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Veramente mirabile e celeste fu Lionardo, figliuolo di ser Piero

da Vinci, e nella erudizione e principii delle lettere arebbe fatto


profitto grande, se egli non fusse stato tanto vario et instabile.
Perciò che egli si mise a imparare molte cose e, cominciate, poi
l’abbandonava. (sottolinea il carattere mutevole e
impaziente di Leonardo )
Nondimeno, benchè egli a sì varie cose attendesse, non lasciò
mai il disegnare et il fare di rilievo, come cose che gl’andavano a
fantasia più d’alcun’altra. Veduto questo, ser Piero, e considerato
la elevazione di quello ingegno, preso un giorno alcuni de’ suoi
disegni gli portò ad Andrea del Verrochio, ch’era molto amico suo
1
E non solo esercitò una professione, ma tutte quelle ove il
disegno si interveniva. Et avendo uno intelletto tanto divino e
maraviglioso che, essendo bonissimo geometra, non solo operò
nella scultura, fa ma nell’architettura ancora fè molti disegni così
di piante come d’altri edifizii
Fece disegni di mulini, gualchiere et ordigni, che potessino
andare per forza d’acqua; e perchè la professione sua volle che
fusse la pittura, studiò assai in ritrar di naturale, e qualche volta
in far medaglie, di figure di terra, e gli lavorava di nero e bianco
con la punta del pennello, che era cosa miracolosa.

1 In famiglia si accorgono precocemente del suo talento nel


disegno, tanto che il padre lo affida alle cure di Andrea del
Verrocchio, il più importante maestro fiorentino del tempo ; pittore,
scultore, intagliatore, architetto ma soprattutto gestisce la più
importante bottega dell’Arno.
La curiosità di Leonardo si sazia, può qui fare pratica delle tecniche
più disparate, studia la geometria, la prospettiva e l’anatomia (degli
uomini e degli animali, sviluppa l’interesse per l’urbanistica e per il
paesaggio e può esercitarsi nella sua vera passione: il disegno.
Il maestro Andrea inizia ad affidargli l’esecuzione di alcune figure
nelle sue pale d’altare come ad esempio il Battesimo di Cristo che
oggi si trova
agli Uffizi
(1472)

Secondo l'indicazione di Vasari, confermata poi anche dalla critica moderna, è da assegnare a Leonardo
l'angelo in primo piano a sinistra e il morbido paesaggio sullo sfondo
In quest'opera sono già evidenti alcuni motivi dello stile leonardesco, che superano i limiti degli
insegnamenti di bottega: la decorazione basata su motivi fluenti, l'attenzione agli elementi vegetali, o
all'espressività dei volti, spesso ritratti con un sorriso ambiguo, nuova scansione spaziale nonché i primi
accenni a uno stile sfumato

Tra tutti gli artisti suoi contemporanei, costituisce un caso unico,


malgrado egli si definisca un "uomo senza lettere", per ribadire
che la sua formazione non era basata sulla tradizione letteraria
classica ma sulla concreta esperienza (studio Scientifico della realtà)

L’ Uomo Vitruviano

Esso viene esposto in rarissime occasioni e fa parte di una raccolta di fogli


leonardeschi conservati alle Gallerie dell’Accademia di Venezia.
È grazie allo studio anatomico che Leonardo darà vita all’uomo
vitruviano.
Cerchio e il quadrato considerati perfetti dal filosofo Platone .
Per realizzarlo si ispirò al trattato de architettura di vitruvio .
utilizza le proporzioni umane di Vitruvio citate nel suo trattato “De
Architectura”

4 dita equivalgono a un palmo

4 palmi equivalgono a un piede

6 palmi formano un cubito

4 cubiti equivalgono all’altezza di un uomo

4 cubiti equivalgono a un passo

24 palmi equivalgono a un uomo”


Nella parte superiore c’è scritto:

Vetruvio architetto mette nella sua opera d’architettura che lle


misure dell’homo sono della natura disstribuite in quessto modo.
Cioè, che 4 diti fa un palmo e 4 palmi fa un piè; 6 palmi fa un cubito,
4 cubiti fa un homo, e 4 cubiti fa un passo, e 24 palmi fa un homo; e
cqueste misura son ne’ sua edifizi. Se ttu apri tanto le gambe che
ttu chali da chapo 1/14 di tua alteza, e apri e alza tanto li bracci che
colli lunghi diti tu tochi la linia della sommità del chapo, sappi che ’l
cientro delle stremita delle aperte membra fia il bellicho. E llo spatio
che ssi truova infra lle gambe fia triangolo equilatero”.

Nella seconda l’artista descrive il corpo del modello come frazioni:


“Dalle radici dei capelli al fondo del mento è il decimo dell’altezza di
un uomo .Dal fondo del mento alla sommità della sua testa c’è un
ottavo della sua altezza .Dalla parte superiore del petto fino alla
sommità della sua testa sarà un sesto di un uomo. Dalla sommità
del seno alle radici dei capelli sarà la settima parte di tutto
l’uomo.Dai capezzoli alla cima della testa sarà la quarta parte di un
uomo.La larghezza delle spalle contiene in sé la quarta parte
dell’uomo.Dal gomito alla punta della mano sarà la quinta parte di
un uomo.Dal gomito all’angolo dell’ascella sarà l’ottava parte
dell’uomo

L’intera mano sarà la decima parte dell’uomo


L’inizio dei genitali segna il centro dell’uomo

Il piede è la settima parte dell’uomo

Dalla pianta del piede al di sotto del ginocchio sarà la quarta parte
dell’uomo

Da sotto il ginocchio all’inizio dei genitali sarà la quarta parte


dell’uomo

La distanza dal fondo del mento al naso e dalle radici dei capelli
alle sopracciglia è, in ogni caso la stessa, e come l’orecchio, un
terzo della faccia”.

LA VERGINE DELLE ROCCE

Fu voluta nel 1483 su commissione della


confraternita dell’immacolata concezione.

Probabilmente era destinata alla chiesa di


san Francesco Grande ( che come voleva la
tradizione sorgeva su un cimitero cristiano
,detto grotta)
È già un inizio di prospettiva aerea ( per il paessaggio) e dello sfumato
(per i personaggi)

Va oltre la tradizione che ha sempre raffigurato la madre con il bambino


contro un cielo azzurro o dorato

San Giovannino in adorazione di Gesù

Realizzazione piramidale , avrebbe avuto successo anni successivi