Sei sulla pagina 1di 2

Disturbi psico-sessuali 1

Disturbi psico-sessuali
Giorgio CARBONE

Per classificare e descrivere i disturbi psicosessuali mi rifaccio a:


AMERICAN PSYCHIATRIC ASSOCIATION, DSM III. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali,
Masson, Milano 1983;
AMERICAN PSYCHIATRIC ASSOCIATION, DSM IV. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali,
Masson, Milano 1996.

Premessa
Si ricordi cosa è la sessualità umana.
Oggi è erroneamente identificata con la genitalità.
In verità la sessualità è una ricchezza di tutta la persona e comporta la dimensione cromosomica o genetica,
quella gonadica, quella endocrinologica-ormonale, e infine quella morfologica. La sessualità comporta una
evoluzione, una maturazione che consiste nella capacità di donare se stessi alla persona dell’altro.1
Transessualismo detto anche disturbo dell’identità di genere
Criteri diagnostici:
 una forte e persistente identificazione con il sesso opposto (non solo un desiderio di qualche presunto
vantaggio culturale derivante dall’appartenenza al sesso opposto). Gli adulti che presentano tale disturbo
sono infastiditi quando sono considerati dagli altri o quando si comportano nella società come membri
del sesso che è loro assegnato anagraficamente;
 preoccupazione di sbarazzarsi delle proprie caratteristiche sessuali primarie e secondarie, ad es. la ri-
chiesta di ormoni, interventi chirurgici o altre procedure per alterare fisicamente le proprie caratteristi-
che sessuali, in modo da assumere l’aspetto di un membro del sesso opposto;
 convinzione di essere nati nel sesso sbagliato;
 l’anomalia non è concomitante con una condizione fisica intersessuale (come l’ermafroditismo);
 l’anomalia causa disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa, o di
altre aree importanti del funzionamento, disagio che può arrivare fino alla schizofrenia e a tentativi di
suicidio.
 L’evoluzione spesso conduce al delirio.
Il transessuale è quella persona la cui identità di genere è in conflitto con il proprio sesso biologico, compre-
sa la morfologia esterna. Si sente donna intrappolata in un corpo di maschio (caso raro); oppure si sente ma-
schio intrappolato in un corpo di donna (caso più frequente del precedente). C’è una pulsione psicologica di
appartenere al sesso opposto a quello genetico, endocrino e fenotipico e (ovviamente) anche anagrafico.
Abitualmente è proposto a tali persone:
 trattamento ormonale;
 chirurgia corporea;
 stereotipi comportamentali.
Il problema è di ordine psicologico: la persona transessuale ha una esperienza patologica del proprio corpo.
Riconosce il corpo nella sua reale morfologia, ma è vissuto come estraneo e perciò è rifiutato. È un problema
di identità psicologica:
 coscienza dell’io
 continuità dell’io nella corporeità, perché la corporeità sono io.2
Visione antropologica della sessualità e quindi dell’essere uomo e dell’essere donna: io sono il mio corpo; e
non è vero dire «io ho il mio corpo». Il corpo costituisce me stesso, cioè contribuisce alla identificazione di
me in modo costitutivo e irrinunciabile, e non è qualcosa di provvisorio o un aspetto formale ed esteriore.
La medicina deve rispettare la corporeità e non arrogarsi il diritto di manipolare il corpo. La prima terapia è
il rispetto del corpo e della sua integrità.

1
Per una presentazione sintetica sulla sessualità mi sia permesso rinviare a: V. BALDINI, G. M. CARBONE, Pillole che
uccidono, ESD, Bologna 2006, pp. 86-93.
2
Cf. SPINSANTI, in «Medicina e morale» 1982, pp. 231 ss.; M. COZZOLI, Il problema etico del transessualismo, in «Me-
dicina e morale» 1984, pp. 806 ss.
Disturbi psico-sessuali 2
L’omosessualità detta anche omofila
Innanzitutto è necessario ricordarsi sempre di parlare nei termini di «persona omosessuale» o «persona con
tendenza e/o comportamento omosessuale», per il semplice fatto che la persona non esaurisce se stessa nella
sua condizione sessuale.
Inoltre, bisogna sempre distinguere tra:
 condizione omosessuale: che è l’inclinazione, la tendenza amorosa verso persone dello stesso sesso,
cioè l’essere eroticamente attratti o l’essere semplicemente innamorati di una persona dello stesso sesso;
 comportamento omosessuale: che comporta la consumazione di atti sessuali-genitali con persone dello
stesso sesso.
La condizione omosessuale è causata dal mancato superamento della fase edipica. Considerata in se stessa
non è una colpa morale, ma non è neanche una condizione normale. «Gli psichiatri americani tendono a ve-
derla [l’omosessualità] come un arresto o un blocco dello sviluppo psicosessuale dell’individuo e non attri-
buiscono molta importanza a cause fisiche o ereditarie. Comunque, l’influenza della loro opinione
sull’establishment complessivo della scienza ufficiale è ben lungi dall’essere decisiva. Infatti, nel 1973 il
Consiglio direttivo dell’American Psychiatric Association ha sostituito nel suo Manuale Diagnostico ufficia-
le la definizione dell’omosessualità come “disturbo” con il termine neutro di “condizione”. Ciò è avvenuto
dopo intense manovre dei gruppi di pressione degli omofili militanti»3. Tutto ciò è avvenuto non sulla base
di evidenze scientifiche, ma in forza di una decisione presa a maggioranza.
Il comportamento omosessuale spesso è causato dalla condizione omosessuale, ma talvolta è il frutto della
scelta di compiere esperienze sessuali-genitali eccitanti. Spesso si traduce in un esercizio compulsivo della
sessualità-genitalità. Il comportamento omosessuale, quale che sia la sua origine, se compiuto deliberatamen-
te, è una colpa morale grave, cioè un peccato mortale. Dal punto di vista soggettivo ci potranno essere delle
condizioni aggravanti o attenuanti la responsabilità morale.
Nell’opinione pubblica oggi dominante si ritiene che l’omosessualità sia una variante della sessualità umana,
alla pari dell’essere uomo o dell’essere donna. Spesso si sente dire che quella tale persona è nata omosessua-
le.
Criteri di manifestazione:
 disturbo emotivo;
 autocommiserazione infantile, come il piangere, il lamentarsi continuamente, il cercare conforto e com-
passione;
 complesso di inferiorità: un maschio si sente meno maschio, meno virile, quando è stato allevato in mo-
do iperprotettivo e iper-ansioso da una madre impicciona e quando il padre ha avuto troppo poca impor-
tanza nella sua educazione (immagine di un padre insufficiente);
 problema dell’auto-identificazione: assegnare a sé la condizione, «sono proprio così», fatalismo depri-
mente, ha la sensazione di essere una creatura diversa e inferiore dagli altri. Questa sensazione è presen-
te anche in quelle persone omosessuali che sono egregiamente inserite nell’ambiente sociale e sono ac-
cettate da tutte. Perciò, questa sensazione di «essere diversi» non è effetto della discriminazione sociale.
Piuttosto, la causa del sentirsi diversi è dentro di loro.4
Soluzioni per un cambiamento
È possibile uscire gradualmente dalla pratica omosessuale mediante la psicoterapia. Ciò non significa che la
persona con tendenze omosessuali debba immediatamente nutrire attenzioni eterosessuali. Sarà necessario un
processo di maturazione forse lungo di:
 volontà di cambiamento;
 auto-osservazione;
 lotta, nella quale la persona non è lasciata sola ma avrà lo psicoterapeuta come allenatore;
 fugare i suoi desideri di contatto omosessuale e rompere la sua relazione con compagno/a. È necessario
rompere senza compromessi;
 terapia antilamentela.5

3
G. VAN DEN AARDWEG, Omosessualità & speranza. Terapia & guarigione nell’esperienza di uno psicologo, Edizioni
Ares, Milano 1995, pp. 33-34.
4
Cf. G. VAN DEN AARDWEG, Omosessualità & speranza, cit., pp. 26-28.
5
Cf. G. VAN DEN AARDWEG, Omosessualità & speranza, cit., pp. 135-175.