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I Giganti

© 2008, Il Filo s.r.l., Roma

Titolo originale dell’opera: The Prophet Traduzione dall’inglese di Francesco


Medici su licenza delle Edizioni San Paolo s.r.l. © 2006

I edizione “I Giganti”: febbraio 2008

ISBN 978-88-6185-614-1

È vietata la riproduzione, anche parziale, con qualsiasi mezzo effettuata,


compresa la fotocopia, anche ad uso interno o didattico, non autorizzata.

www.ilfiloedizioni.it

Libri in uscita, interviste, reading ed eventi. Kahlil Gibran

Il Profeta

li F i l o

al-Mu s.afà, t .l’eletto e l’amato, lui che fu un’alba nel suo giorno, dodici anni
aveva atteso nella città di Orphalese che la sua nave tornasse per ricondurlo
nell’isola della sua nascita. E nel dodicesimo anno, nel settimo giorno di
Àylūl, il mese delle messi, salì sulla collina fuori le mura della città e guardò
il mare; e vide giungere la sua nave insieme alla nebbia.

Allora d’improvviso gli si spalancarono le porte del cuore e la sua gioia volò
lontano sulle onde. Chiuse gli occhi e pregò nei silenzi della sua anima.

Ma mentre discendeva la collina, una grande tristezza lo avvolse ed egli


pensò nel suo cuore: Come potrò andar via in pace e senza affan-no? Oh, non
lascerò questa città senza una ferita nel mio spirito.

Lunghi sono stati per me i giorni di pena vissuti tra le sue mura, lunghe le
notti di solitudine; ma chi può lasciare le sue pene e la sua solitudine senza
rimpianto?

Troppi frammenti del mio spirito ho disseminato in queste vie, e troppi sono i
figli del mio anelito che vagano nudi tra queste col ine, e io non posso
abbandonarli senza un peso né un dolore. Non è un abito di cui oggi mi
svesto, ma una pel e che lacero con le mie stesse mani. Non è un pensiero che
lascio dietro di me, ma un cuore dolce di fame e di sete.

Eppure, non posso trattenermi più a lungo. Il mare che chiama a sé ogni cosa
oggi pronuncia il mio nome, e io devo imbarcarmi. Restare, sebbene brucino
le ore nel a notte, vorrebbe dire farsi ghiaccio e cristal o, rimanere prigioniero
in una forma.

Potessi portare con me ogni cosa che è qui!

Ma come potrò farlo?

Non può una voce recare con sé la lingua e le labbra che le diedero ali. Da
sola dovrà cercare l’etere.

E sola e senza nido volerà l’aquila al di là del sole.

Così, quando giunse ai piedi della collina, si volse ancora verso il mare, e
vide la sua nave avvicinarsi al porto, e sulla prua scorse i marinai, gli uomini
della sua terra.

E la sua anima gridò forte ed egli disse: Figli della mia antica madre, voi
cavalieri delle maree,

Quanto spesso avete veleggiato nei miei sogni! E ora approdate al mio
risveglio, che è il mio sogno più profondo.

Sono pronto a partire, e a vele spiegate la mia brama attende il vento.

Solo un’ultima volta respirerò quest’aria calma, solo un ultimo sguardo


d’amore volgerò indietro, E poi sarò tra voi, navigante tra naviganti. E tu,
vasto mare, madre insonne,

Unica pace e libertà per il fiume e le correnti, Soltanto un’altra curva


descriverà il ruscello, soltanto un altro mormorio emetterà il torrente in
questa radura,

E poi verrò a te, goccia infinita in sconfinato oceano.

E nell’andare scorse di lontano uomini e donne che lasciavano i campi e i


vigneti e si affrettavano verso le porte della città. 9

E udì le loro voci chiamare il suo nome e gridare di campo in campo,


annunciando gli uni agli altri l’arrivo della sua nave.

Ed egli disse a se stesso:

Il giorno della separazione sarà anche il giorno dell’incontro?

E si dirà forse che la mia vigilia fu in realtà la mia alba?

E cosa darò in cambio a chi ha lasciato il suo aratro a metà del solco o a chi
ha fermato la ruota del suo torchio?

Potrà il mio cuore farsi albero carico di frutti che io possa cogliere e donare?

E sgorgheranno come fonte i miei desideri, perché io possa colmare le loro


coppe?

Sono forse un’arpa che la mano dell’Onnipotente può pizzicare, oppure un


flauto attraverso il quale passa il Suo soffio?

Un cercatore di silenzi sono io, e quale tesoro ho mai scoperto nei silenzi da
poterlo dispensare agli altri con fiducia?

Se questo è il mio giorno di raccolto, in quali campi mai ho seminato, e in


quali stagioni dimenticate?

Se è proprio questa l’ora di sollevare la lanterna, non sarà mia la fiamma che
vi brucerà dentro. 10

Vuota e buia alzerò la mia lanterna,

Sarà il guardiano del a notte a colmarla d’olio e sarà lui ad accenderla.

Tutto questo egli disse in parole. Ma molto di non detto restò nel suo cuore.
Perché egli stesso non poteva esprimere il suo segreto più profondo. E
quando entrò nel a città, tutta la gente gli venne incontro e lo acclamò con
una voce sola. E gli anziani del a città si fecero avanti e dissero:Non lasciarci,
non ancora. Sei stato un sole alto nel nostro tramonto, e la tua giovinezza ci
ha donato sogni da sognare. Non sei straniero in mezzo a noi, né un ospite,
ma nostro figlio e il nostro beneamato. Non permettere ancora che i nostri
occhi abbiano fame del tuo viso. E i sacerdoti e le sacerdotesse gli dissero:
Non lasciare che ci separino ora le onde del mare e che gli anni trascorsi in
mezzo a noi diventino solo un ricordo. Hai camminato come uno spirito fra
noi, e la tua ombra è stata luce sui nostri volti. Molto ti abbiamo amato. Ma è
stato senza parole il nostro amore, e coperto di veli. 11

Ma ora grida e a piena voce si vuole rivelare a te.Perché è sempre accaduto


che l’amore abbia ignorato quanto fosse profondo fino al ’ora del distacco.

E vennero altri ancora a supplicarlo. Ma egli non rispose. Chinò soltanto il


capo; e chi gli stava accanto vide le lacrime scendergli sul petto.

E insieme al a gente avanzò verso la grande piazza dinanzi al tempio.

E là dal santuario uscì una donna il cui nome era al-Mi t.rā. Ed era una
veggente. Ed egli la guardò con tenerezza infinita, perché era stata lei la
prima a cercarlo e a credere in lui fin dal giorno del suo arrivo nel a loro città.

Ed el a lo salutò, dicendo:

Profeta di Dio, che ricerchi l’assoluto, a lungo hai scrutato l’orizzonte


cercando la tua nave.

E ora la tua nave è giunta, e tu devi andare. Profonda è in te la nostalgia per la


terra dei tuoi ricordi e per la dimora dei tuoi più grandi desideri; e neppure il
nostro amore potrà farti restare né il nostro bisogno.

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Ma, prima che tu ci lasci, ti chiediamo di parlarci e di trasmetterci la tua


verità. Noi la trasmetteremo ai nostri figli, e questi ai loro figli, così essa non
perirà.

Sui nostri giorni hai vegliato in solitudine, e nella veglia hai ascoltato il
pianto e il riso del nostro sonno. Ora dunque aprici a noi stessi, e rivelaci
tutto quel o che a te è stato mostrato su ciò che esiste tra il nascere e il morire.

Ed egli rispose:

Gente di Orphalese, di cosa potrei parlarvi se non di quel o che anche in


questo momento si agita nel e vostre anime?

Alora al-Mi t.rā disse:

Parlaci del ’Amore.

Ed egli sol evò il capo e alzò gli occhi sul a fol a, e su tutti d’improvviso
scese un gran silenzio. Al ora a gran voce rispose: Quando l’amore vi chiama,
seguitelo,

Anche se le sue vie sono dure e scoscese. E quando le sue ali vi avvolgono,
abbandonatevi a lui, Anche se la lama, nascosta tra le sue piume, vi può
ferire.

E quando vi parla, credetegli,

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Anche se la sua voce può mandare in frantumi i vostri sogni, come il vento
del nord devasta il giardino.

Perché come l’amore vi incorona, così vi crocifigge. E come vi fa crescere,


così vi poterà.Come ascende fino in cima per accarezzare i vostri rami più
teneri che tremolano al sole, Così discenderà alle vostre radici e le scuoterà

fin dove più a fondo si aggrappano alla terra. Come fasci di grano, vi
raccoglierà.

Vi batterà fino a farvi spogli.

Vi setaccerà per liberarvi dei gusci.

Vi macinerà per farvi bianca farina.

Vi impasterà fino a rendervi docili alle mani; E poi vi consegnerà al suo


fuoco sacro, perché

siate il pane consacrato alla sacra mensa di Dio. Tutto questo deve compiere
in voi l’amore, affinché conosciate i segreti del vostro cuore e, conoscendoli,
diventiate un frammento del cuore della Vita.

Ma se avrete paura e cercherete soltanto la quiete e il piacere dell’amore,

Allora sarà meglio per voi coprire le vostre nudità e lasciare l’aia dell’amore,

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Per il mondo senza stagioni dove riderete, ma non tutto il vostro riso, e
piangerete, ma non tutto il vostro pianto. L’amore non dà nul a al ’infuori di
se stesso e non prende nul a se non da sé.

L’amore non possiede né vuol essere posseduto; Perché l’amore basta al


’amore.

Quando amate, non dovreste dire: «Dio è nel mio cuore», ma piuttosto: «Io
sono nel cuore di Dio».

E non crediate di guidare il cammino dell’amore, perché sarà l’amore, se vi


troverà degni, a indicarvi la via.
L’amore altro non desidera che il suo compimento. Ma se amate e non
riuscite a non chiedere, siano questi i vostri desideri:

Sciogliervi ed essere come il ruscello che scorre e intona al a notte il suo


canto; Conoscere la pena della troppa tenerezza; Essere feriti dal a vostra
stessa comprensione d’amore;

E sanguinare di buon grado, e con gioia; Destarvi al ’alba con le ali al cuore e
rendere grazie per un altro giorno d’amore;

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Riposare nel meriggio e meditare sul ’estasi d’amore;

Con gratitudine tornare a casa, a sera; E addormentarvi avendo in cuore una


preghiera per chi amate e un canto di lode sul e labbra. Alora al-Mi t.rā
nuovamente parlò e chiese: Cos’è, Maestro, il Matrimonio?

Ed egli rispose, dicendo:

Voi siete nati insieme, e insieme starete per sempre.

Starete insieme quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri


giorni.

Sì, starete insieme anche nella tacita memoria di Dio.

Ma che vi siano spazi nella vostra unione, E che i venti dei cieli danzino in
mezzo a voi. Amatevi l’un l’altro, ma non fate dell’amore un’angusta
prigione:

Vi sia piuttosto un mare ondoso tra le due sponde delle vostre anime.

Colmatevi l’un l’altro la coppa, ma non bevete da una coppa sola.

Ognuno dia al ’altro del proprio pane, ma non mangiate dal o stesso pane.

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Cantate e danzate insieme e siate al egri, ma che ognuno di voi sia solo,

Come sole sono le corde del liuto, anche se vibrano insieme della stessa
musica.

Donate il cuore a chi amate, ma non dateglielo in custodia, Perché soltanto la


mano della Vita può contenere i vostri cuori. E restate uniti, ma non troppo
vicini:

Perché le colonne del tempio sono distanti, E la quercia e il cipresso non


crescono l’una all’ombra dell’altro.

E una donna che stringeva un bambino al seno disse:

Parlaci dei Figli.

Ed egli rispose:

I vostri figli non sono figli vostri.

Sono i figli e le figlie del a brama che la Vita ha di sé.

Essi vengono attraverso di voi, ma non da voi, E benché vivano con voi,
ciononostante non vi appartengono.

Potete dar loro il vostro amore, ma non i vostri pensieri,

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Perché essi hanno i propri pensieri.

Potete dare al oggio ai loro corpi ma non al e loro anime,

Perché le loro anime abitano la casa del domani, che neppure in sogno voi
potrete visitare. Potrete cercare di essere simili a loro, ma non cercate di
renderli simili a voi,

Perché la vita non procede a ritroso e non si attarda sul passato.


Voi siete gli archi da cui i vostri figli come frecce vive sono scoccati.
L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero del ’infinito, e con la Sua forza vi
tende, perché le frecce vadano veloci e lontane.

Fatevi tendere con gioia dalla mano dell’Arciere; Poiché Egli, come ama la
freccia che vola, così

ama l’arco che è saldo.

Allora un uomo ricco disse:

Parlaci del Donare.

Ed egli rispose:

Donate ben poco, se donate le vostre ricchezze. È quando date voi stessi che
donate veramente. Poiché cosa sono le vostre ricchezze se non 18

ciò che custodite e nascondete per paura di averne bisogno domani?

E domani, che cosa porterà il domani al cane troppo previdente che, senza
lasciare alcuna traccia, sotterra gli ossi nella sabbia mentre segue i pellegrini
alla città santa?

E cos’è il timore del bisogno se non il bisogno stesso?

Non è forse sete inestinguibile il terrore della sete quando il vostro pozzo è
colmo?

Ci sono quelli che danno poco del molto che possiedono, e lo danno per
essere ricambiati, e quel segreto desiderio corrompe i loro doni. E ci sono
quelli che hanno poco e donano tutto.

Essi hanno fede nel a vita e nel a sua generosità e il loro scrigno non sarà mai
vuoto. Ci sono quel i che danno con gioia, e quel a gioia è la loro ricompensa.

Ci sono quel i che danno con rimpianto, e quel rimpianto è il loro battesimo.
E ci sono quel i che danno senza rimpianto né gioia, senza curarsi in alcun
modo del merito; Donano, questi, come il mirto che sparge nel ’aria, laggiù
nel a val e, il suo profumo. Attraverso le mani di quel i come loro Dio 19

parla e da dietro i loro occhi sorride al a terra. È bene dare quando ci viene
chiesto, ma è

meglio comprendere e dare senza che vi sia richiesta alcuna; E, per chi è
generoso, cercare chi riceverà il suo dono è gioia ancor più grande del dare. E
quale ricchezza mai vorreste trattenere?

Tutto quanto possedete un giorno sarà dato; Perciò date adesso, affinché la
stagione del donare sia vostra e non dei vostri eredi. Voi dite spesso: «Vorrei
dare, ma soltanto a chi merita».

Gli alberi del vostro frutteto non dicono questo, e neppure le greggi del
vostro pascolo. Essi danno per vivere, perché tenere per sé

è morire.

Chi è degno di ricevere i suoi giorni e le sue notti, è certamente degno di


ricevere tutto il resto da voi.

E chi è degno di bere all’oceano della vita, merita certo di riempire la sua
coppa al vostro piccolo ruscello.

E quale deserto sarà grande quanto il coraggio, la fiducia, anzi, la carità che
sta nel ricevere?

E chi siete voi perché gli uomini debbano mostrarvi il cuore, e togliere il velo
al proprio orgo20

glio, così che possiate vedere il loro nudo valore e la loro improfanabile
fierezza?

Siate prima voi stessi degni di essere allo stesso tempo colui che dà e
strumento del dare. Perché in verità è la vita che dà alla vita, mentre voi, che
vi credete donatori, non siete che testimoni. E voi che ricevete – perché tutti
ricevete – non lasciate che la gratitudine vi opprima, altrimenti imporrete un
giogo tra voi e chi vi ha donato. Libratevi in volo, invece, insieme al
donatore, e siano ali i suoi doni;

Perché preoccuparvi troppo del vostro debito è dubitare della sua generosità,
che ha per madre la prodiga terra e per padre Dio.

Alora un vecchio che aveva un’osteria disse: Parlaci del Mangiare e del Bere.

Ed egli rispose:

Magari voi poteste vivere del profumo della terra, e trovare nutrimento dalla
luce come una pianta che palpita nell’aria!

Ma poiché dovete uccidere per mangiare e derubare il neonato del latte


materno per placare la sete, sia allora, il vostro, un atto di adorazione. E sia la
vostra mensa un altare sul quale i puri e gli innocenti della foresta e dei campi
vengano 21

sacrificati a quanto di più puro e innocente è nell’uomo. Quando uccidete un


animale, ditegli in cuore: «Dal o stesso potere che ora ti abbatte, io stesso
sarò vinto e schiacciato.

Perché la legge che ha consegnato te nel e mie mani, consegnerà me in mani


più potenti. Il tuo sangue e il mio sangue nient’altro sono che la linfa che
nutre l’albero del cielo». E mentre masticate una mela, ditele in cuore: «I tuoi
semi vivranno nel mio corpo, E i tuoi germogli di domani fioriranno nel mio
cuore.

E la tua fragranza sarà il mio respiro, E insieme godremo in tutte le stagioni».


E in autunno, quando raccoglierete dal e vigne l’uva per il torchio, dite in
cuor vostro:

«Anch’io sono una vigna, e anche i miei frutti saranno colti per il torchio, E
come vino nuovo sarò io stesso custodito in vasi eterni».
E in inverno, quando spil erete il vino, intonate dentro di voi un canto per
ogni coppa; 22

E in quel canto vi sia il ricordo dei giorni d’autunno, del a vigna e del torchio.

Allora un contadino disse:

Parlaci del Lavoro.

Ed egli rispose:

Voi lavorate per tenere il passo con la terra e con l’anima della terra.

Perché oziare è diventare estranei alle stagioni e uscire dal corteo della vita,
che con maestà e con fiera sottomissione avanza verso l’infinito. Quando
lavorate, siete un flauto che attraverso il suo cuore trasforma in musica il
mormorio delle ore.

Chi di voi vorrebbe essere una canna muta e silente, mentre tutte le altre
cantano insieme all’unisono?

Sempre vi è stato detto che il lavoro è una maledizione e la fatica una


sventura.

Ma io vi dico che, quando lavorate, voi realizzate una parte del sogno più
remoto del a terra, quel a che vi fu assegnata in sorte quando quel sogno
stesso ebbe origine,

E, vivendo del e vostre fatiche, voi amate in verità la vita,

E amare la vita attraverso la fatica significa 23

essere tutt’uno con il suo segreto più profondo. Ma se nel vostro dolore
chiamate disgrazia il giorno in cui nasceste e condanna scritta sul a vostra
fronte il dover mantenere la vostra carne, al ora io vi rispondo che soltanto il
sudore del a vostra fronte laverà via quel a scritta. Vi è stato detto anche che
la vita è tenebra e, nella vostra stanchezza, voi ripetete le parole di quegli
uomini stanchi.
E io vi dico che la vita è davvero tenebra solo se non vi è slancio,

E ogni slancio è cieco se non vi è conoscenza, E ogni conoscenza è vana se


non vi è il lavoro, E ogni lavoro è vuoto se manca di amore; E che, quando
lavorate con amore, legate voi a voi stessi, gli uni agli altri, e voi tutti a Dio.
E cos’è lavorare con amore?

È tessere un abito con i fili del cuore, come se dovesse indossarlo, proprio
quel vestito, la persona che amate. È costruire una casa con dedizione, come
se chi amate dovesse lui andarvi ad abitare. È spargere i semi con tenerezza e
mietere il raccolto con gioia, come se chi amate dovesse lui mangiarne il
frutto.

24

È infondere in tutto ciò che fate il soffio del vostro spirito,

È sapere che tutte le anime benedette dei defunti vi stanno accanto e vegliano
su di voi. Spesso vi ho udito dire, come parlando nel sonno:

«Chi scolpisce il marmo e ritrova nel a pietra la forma del a sua anima è più
nobile di chi ara la terra.

E chi afferra i colori del ’arcobaleno e li stende su una tela in immagine


umana è superiore a chi fabbrica sandali per i nostri piedi». Ma io vi dico –
non nel sonno, ma nel a più

lucida veglia meridiana – che il vento parla con la stessa dolcezza al e querce
gigantesche come al più minuscolo dei fili d’erba.

E che è grande soltanto chi trasforma la voce del vento in un canto reso più
dolce dal suo stesso amore.

Il lavoro è amore reso manifesto.

Se non riuscite a lavorare con amore ma solo con riluttanza, sarà meglio per
voi lasciare il vostro lavoro e sedere al a porta del tempio a ricevere
l’elemosina da chi invece lavora con gioia.

Perché, se preparate il pane con indiffe25

renza, avrete un pane amaro che sazierà solo a metà la fame del ’uomo.

E, se spremete l’uva con odio, il vostro odio distil erà veleno nel vino.

E anche se cantate come angeli, ma non amate il canto, renderete l’uomo


sordo al e voci del giorno e al e voci del a notte. Alora una donna disse:

Parlaci del a Gioia e del Dolore.

Ed egli rispose:

La vostra gioia è il vostro dolore senza maschera. E la stessa fonte da cui


scaturisce il vostro riso, fu spesso colma del e vostre lacrime. E come
potrebbe essere altrimenti?

Quanto più a fondo scava il dolore nel vostro essere, tanta più gioia potrete
contenere. La coppa che contiene il vostro vino non è

forse la stessa coppa che è stata cotta nel forno del vasaio?

E non è forse il liuto che rasserena il vostro spirito il legno stesso scavato dai
vostri coltelli? Quando siete felici, guardate in fondo al vostro cuore e vedrete
che è solo ciò che vi ha procurato dolore a darvi ora gioia.

Quando siete tristi, guardate ancora den26

tro di voi e scoprirete in verità di piangere per quel o che è stato il vostro
godimento. Alcuni di voi dicono: «La gioia è più grande del dolore», altri
dicono: «No, il dolore è più grande». Ma io vi dico che sono inseparabili.

Essi giungono insieme, e quando l’una siede a tavola accanto a voi,


ricordatevi che l’altro dorme nel vostro letto.

In verità, voi oscillate tra gioia e dolore come i piatti di una bilancia.
Soltanto se vuoti, siete fermi e in equilibrio. Ma quando il tesoriere vi alzerà
per pesare il suo oro e il suo argento, allora per forza la vostra gioia e il
vostro dolore dovranno sollevarsi o ricadere. Allora si fece avanti un
muratore e disse: Parlaci delle Case.

Ed egli rispose:

Costruite con la vostra immaginazione una capanna nel deserto, prima di


costruire una casa dentro le mura della città.

Perché, come rincasate voi al tramonto, così

fa il viandante che è dentro di voi, eternamente esule e solitario.

La vostra casa è il vostro corpo più grande. Essa cresce nel sole e dorme nella
quiete della 27

notte; e non è priva di sogni. Non sogna forse la vostra casa? E sognando non
lascia forse la città

per il bosco o per la cima di una collina?

Vorrei poter raccogliere nella mia mano le vostre case, e come un seminatore
spargerle per i prati e le foreste.

Vorrei fossero valli le vostre strade e verdi sentieri i vostri vicoli, perché
possiate cercarvi l’un l’altro tra le vigne e incontrarvi con i vestiti pregni del
profumo della terra.

Ma questo non può ancora accadere.

Nella loro paura, i vostri antenati vi hanno riuniti troppo vicini gli uni agli
altri. E quella paura in voi durerà ancora a lungo. E ancora le mura della
vostra città separeranno dai campi i vostri focolari.

E ditemi, gente di Orphalese, che cosa avete in queste vostre case? Che cosa
custodite mai dietro le porte sbarrate?
Forse la pace? Il calmo impeto che rivela la vostra forza?

Forse i ricordi? Gli archi di pallida luce che si stendono tra le vette della
mente?

Custodite forse la bellezza, che conduce il cuore dagli oggetti forgiati in


legno e in pietra alla montagna sacra?

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Ditemi, avete forse questo nelle vostre case?

O ci tenete soltanto la ricchezza, e l’avidità di ricchezza, quella che entra


furtiva in casa come ospite, poi ne diventa padrona e infine sovrana?

Ahimè, essa vi domina e vi doma, e con l’uncino e la frusta riduce in


marionette le vostre più

alte aspirazioni.

E se le sue mani sono di seta, il suo cuore è

di ferro.

Vi culla per farvi addormentare, solo per restare accanto al vostro letto e
prendersi gioco della dignità della carne. Deride i vostri sensi intatti e li
depone nell’ovatta come fragili vasi. In verità, l’avidità di ricchezza uccide la
passione dell’anima, e poi ghignando ne segue il funerale. Ma voi, figli dello
spazio, inquieti nel riposo, non sarete intrappolati né domati.

La vostra casa non sarà un’ancora, ma un albero maestro. Non sarà la


pellicola lucente che ricopre la ferita, ma la palpebra che protegge l’occhio.
Non ripiegherete le ali per passare attraverso le porte, non chinerete il capo
per non urtare contro la volta, né tratterrete il respiro per timore che i muri si
crepino e crollino.

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Non abiterete in tombe costruite dai morti per i vivi.

E, nonostante la sua magnificenza e il suo splendore, la vostra casa non


custodirà il vostro segreto né darà asilo alle vostre aspirazioni. Perché ciò che
è sconfinato in voi abita la casa del cielo, la cui porta è la bruma del mattino e
le cui finestre sono i canti e i silenzi della notte. E il tessitore disse:

Parlaci dei Vestiti.

Ed egli rispose:

I vestiti coprono gran parte della vostra bellezza, eppure non nascondono ciò
che non è bello in voi. E benché cerchiate nei vestiti un’intima libertà,
potreste trovare in essi briglie e catene. Vorrei che voi incontraste il sole e il
vento più

con la pelle e meno con le vostre vesti, Perché il soffio della vita è nella luce
del sole, e la mano della vita è nel vento.

Alcuni di voi dicono: «È il vento del nord che ha tessuto gli abiti che
indossiamo».

E io vi dico di sì, che è stato il vento del nord,

Ma la vergogna è stata il suo telaio e la debolezza il filo. 30

E, quando il lavoro fu terminato, il vento rise nella foresta.

Non dimenticate che il pudore è uno scudo contro lo sguardo del ’impuro.

Ma quando l’impuro sparirà, cosa mai sarà il pudore se non un vincolo che
incatena la vostra mente?

E non dimenticate che la terra ama sentire i vostri piedi nudi e che al vento
piace giocare con i vostri capel i.

E un mercante disse:
Parlaci del Comprare e del Vendere.

Ed egli rispose:

A voi la terra dispensa i suoi frutti, e non vi mancheranno se solo saprete


colmarvene le mani.

È scambiando i doni della terra che troverete l’abbondanza e sarete


soddisfatti.

Ma se lo scambio non avverrà con amore e con benevola giustizia, porterà


soltanto ad alcuni la fame e ad altri l’ingordigia.

Quando voi, lavoratori del mare, dei campi e delle vigne, incontrerete nella
piazza del mercato i tessitori, i vasai e gli speziali,

Invocate lo spirito supremo della terra perché

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scenda in mezzo a voi a benedire le bilance e il calcolo dei numeri, affinché


veramente peso corrisponda a valore. E non lasciate che prenda parte ai vostri
affari chi ha la mano sterile, perché costoro vi venderebbero chiacchiere in
cambio della vostra fatica. A tali uomini direte:

«Venite nei campi con noi o andate con i nostri fratelli a gettare le reti in
mare; Perché la terra e il mare saranno generosi con voi come lo sono con
noi».

E se là verranno i cantanti, i bal erini e i suonatori di flauto, comprate pure i


loro doni. Perché anch’essi raccolgono frutta e incenso, e ciò che vi offrono,
benché sia fatto di sogni, è

veste e cibo per la vostra anima.

E prima di lasciare la piazza del mercato, badate che nessuno se ne vada a


mani vuote. Perché lo spirito supremo del a terra non dormirà in pace nel
vento finché i bisogni del ’ultimo tra voi non siano appagati.
Alora uno dei giudici dela città si fece avanti e disse: Parlaci del a Colpa e del
Castigo.

Ed egli rispose:

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È quando il vostro spirito va errando nel vento, Che voi, soli e indifesi,
commettete ingiustizia verso gli altri e quindi verso voi stessi. E per il torto
commesso dovrete bussare e, inascoltati, restare ad attendere al a porta dei
beati. Come l’oceano è il vostro Io divino;

Per sempre rimane immacolato.

E come l’etere sol eva solo gli esseri alati. Come il sole è il vostro Io divino;

Non conosce le cieche gal erie del a talpa né va in cerca dei serpenti nel e
loro tane.

Ma il vostro Io divino non abita da solo nel vostro essere.

Molto è ancora uomo in voi, e molto non lo è, È un pigmeo informe che


cammina addormentato nella nebbia in cerca del risveglio. Ma è dell’uomo
che è in voi che desidero parlarvi ora. Perché è lui, e non il vostro Io divino
né il pigmeo nella nebbia, a conoscere la colpa e il suo castigo.

Spesso vi ho udito parlare di chi commette un torto come se non fosse uno di
voi, ma un estraneo e un intruso nel vostro mondo. 33

Ma io vi dico che come il santo e il giusto non possono innalzarsi al di sopra


di quanto vi è di più alto in voi,

Così anche il debole e il malvagio non possono cadere più in basso di quanto
in voi vi è

di più basso.
E come una singola foglia non ingial isce senza la muta consapevolezza del
’intera pianta, Così chi commette un errore non può farlo senza il tacito
consenso di voi tutti.

Come in processione camminate insieme verso il vostro Io divino.

Siete la via e i viandanti.

E quando uno di voi cade, cade per quel i dietro di lui, avvertendoli del
’intralcio. Sì, ma cade pure per quel i davanti a lui, che, più rapidi e più sicuri
nel passo, tuttavia non rimossero l’ostacolo.

E vi dirò di più, benché la mia parola possa gravare pesante sui vostri cuori:

L’assassinato non è estraneo al a colpa del suo stesso assassinio,

E il derubato non è privo di responsabilità

per il furto che ha subito.

Il giusto non è innocente del e cattive azioni commesse dal malvagio, 34

E chi ha le mani pulite non è immune dai delitti del criminale.

Sì, il colpevole è spesso vittima dell’offeso, E ancora più spesso il


condannato porta la croce di chi non ha colpa né biasimo.

Ma non si può separare il giusto dall’ingiusto, né il buono dal cattivo;

Perché essi sono uniti insieme al cospetto del sole, come insieme sono
intrecciati il filo bianco e il filo nero.

E, se il filo nero si spezza, il tessitore dovrà

esaminare la tela per intero e pure il telaio. Se uno di voi volesse portare in
giudizio una moglie infedele,

Pesi sulla bilancia anche il cuore del marito, e ne misuri l’anima col metro.
E chi volesse frustare l’offensore, scruti lo spirito dell’offeso.

E se qualcuno di voi, in nome della giustizia, volesse punire e abbattere con


la scure l’albero malato, ne osservi le radici;

E in verità troverà le radici del bene e quelle del male, le feconde e le sterili,
tutte intrecciate assieme nel cuore silenzioso della terra. E voi, giudici, che
pretendete di essere giusti, Quale sentenza pronunciate contro colui che,
anche se onesto nella carne, è ladro nello spirito?

35

Che pena infliggete a chi uccide nella carne ma è lui stesso ucciso nello
spirito?

E come perseguite chi agisce con l’inganno e la violenza,

Se pure lui è oppresso e oltraggiato?

E come punirete quelli il cui rimorso è già più

grande del misfatto?

Non è forse il rimorso la giustizia amministrata proprio da quella legge che


aspirate a servire?

Eppure non potete imporre il rimorso a chi è

innocente, né strapparlo dal cuore del colpevole. Inatteso, esso chiamerà nella
notte, affinché

gli uomini si sveglino e scrutino dentro di sé. E voi che vorreste comprendere
la giustizia, come potreste se non esaminando tutti i fatti nella pienezza della
luce?

Solo così saprete che chi è in piedi e chi è caduto sono lo stesso uomo che sta
nel crepuscolo tra la notte del suo Io pigmeo e il giorno del suo Io divino,
E che la pietra angolare del tempio non è

certo più elevata della pietra più bassa delle sue fondamenta.

Allora un avvocato chiese:

Ma cosa pensi delle nostre Leggi, Maestro?

36

Ed egli rispose:

A voi piace emanare le leggi,

Ma più ancora vi piace trasgredirle.

Come bambini che in riva al ’oceano giocano a costruire con cura castel i di
sabbia e poi ridendo li distruggono. Ma mentre innalzate i vostri castel i di
sabbia, l’oceano trasporta altra sabbia sul a riva, E quando li distruggete
l’oceano ride con voi. L’oceano, in verità, ride sempre con l’innocente. Ma
che dire di quel i per cui la vita non è un oceano e le leggi umane non sono
castel i di sabbia,Ma per i quali la vita è una roccia, e la legge uno scalpel o
con cui vorrebbero scolpirla a immagine di sé?

Che dire del o zoppo che odia i danzatori?

E del bue che ama il suo giogo e giudica l’alce e il cervo del a foresta esseri
smarriti e vagabondi? E dela vecchia serpe che, non potendo più

perdere la pel e, accusa gli altri di essere nudi e svergognati?

E che dire di colui che arriva per primo al banchetto di nozze e satol o e
stanco se ne va, predicando che tutti i banchetti sono trasgressioni e
trasgressori del a legge tutti i convitati?

Cosa dovrei dire di loro se non che stanno 37

anch’essi in piena luce ma che rivolgono la schiena al sole?


Essi vedono soltanto la propria ombra, e le loro ombre sono le loro leggi.

E cos’è il sole per loro se non un seminatore di ombre?

E cosa significa conformarsi alle leggi se non chinarsi e tracciare la propria


ombra sulla terra?

Ma voi che camminate guardando il sole, quali immagini impresse sulla terra
vi potranno trattenere?

Voi che viaggiate con il vento, quale banderuola guiderà il vostro corso?

Quale legge dell’uomo vi legherà, se spezzerete il vostro giogo, ma non sulla


soglia di una prigione?

Quali leggi temerete mai, se danzerete senza inciampare nelle ferree catene
umane?

E chi vi porterà in giudizio, se vi spoglierete del vostro abito ma non lo


abbandonerete lungo le vie degli uomini?

Gente di Orphalese, potrete soffocare il rullo del tamburo e allentare le corde


della lira, ma chi impedirà all’allodola di cantare?

38

E un oratore disse:

Parlaci della Libertà.

Ed egli rispose:

Alle porte della città e presso il focolare vi ho veduto prosternarvi e adorare


la vostra libertà, Come schiavi che si umiliano al cospetto del tiranno e gli
rendono lode sebbene lui li uccida. Ahimè, nel boschetto del tempio e
all’ombra della fortezza ho veduto i più liberi tra voi indossare la propria
libertà come giogo e ceppi. E ho sentito il mio cuore sanguinare: perché
potrete esser liberi soltanto quando anche il desiderio di libertà diventerà
catena per voi, e quando cesserete di parlare della libertà come di un fine da
perseguire.

Sarete liberi, infatti, non quando i vostri giorni saranno privi di affanni e le
vostre notti trascorreranno senza una pena né un dolore, Ma piuttosto quando
queste cose saranno ben strette alla vostra vita, eppure voi saprete
distaccarvene nudi e senza catene. Ma come potrete levarvi oltre i giorni e le
notti, senza spezzare prima le catene che all’alba della vostra conoscenza
avete stretto intorno all’ora del meriggio?

In verità, quella che voi chiamate libertà è la 39

più resistente di queste catene, anche se i suoi anelli brillano al sole e


abbagliano i vostri occhi. E a cosa vorreste rinunciare, se non a una parte di
voi stessi, per diventare liberi?

La legge ingiusta che vorreste abolire è la stessa che di vostro pugno vi siete
scritti sulla fronte. Non potete cancellarla bruciando i libri di diritto né
lavando la fronte ai vostri giudici, neppure se rovesciaste il mare intero su di
loro. E se è un tiranno che volete deporre, badate prima che sia stato distrutto
il suo trono eretto dentro di voi.

Perché, come può un tiranno regnare su uomini liberi e fieri, se non ci fosse
tirannia nella loro libertà e vergogna nella loro fierezza?

E se è di un affanno che volete liberarvi, sappiate che quel l’affanno è stato


scelto da voi, e non vi è stato certo imposto.

E se è un timore che volete allontanare, ricordate che il luogo in cui esso si


annida è il vostro cuore e non la mano di chi temete.

In verità, tutto ciò che desiderate o che temete, che vi ripugna o che vi
seduce, che rincorrete o che vorreste fuggire, si agita costantemente nel
vostro essere in un incompiuto abbraccio. 40

Si agita tutto questo dentro di voi come le luci e le ombre che sono
strettamente appaiate le une al e altre.

E quando l’ombra si dilegua e svanisce, la luce che si accende diventa ombra


per un’altra luce.Così la vostra libertà, quando spezza le sue catene, diventa
essa stessa catena di una libertà

più grande.

E il veggente intervenne di nuovo e disse: Parlaci del a Ragione e del a


Passione. Ed egli rispose:

La vostra anima è spesso un campo di battaglia, dove il giudizio e la ragione


fanno guerra al a passione e agli appetiti.

Potessi essere io a portare la pace nel a vostra anima, così da volgere la


rivalità e la discordia dei vostri elementi in unità e armonia!

Ma come potrò farlo io, se non riuscite voi stessi a conciliare, anzi ad amare,
ogni vostro elemento?

La ragione e la passione sono il timone e le vele del a vostra anima in


viaggio.

Se le vele o il timone si spezzano, non potrete che finire al a deriva in balia


dei flutti o restare immobili in mezzo al mare.

Perché la ragione, se domina da sola, è una forza che limita. E la passione,


quando è senza 41

control o, è una fiamma che brucia fino al a sua stessa distruzione.

Perciò la vostra anima esalti la ragione fino al culmine della passione, perché
possa cantare; E guidi la passione con la ragione, affinché la passione possa
vivere ogni giorno la sua risurrezione, e come la fenice rinascere dalle ceneri.
Vorrei che consideraste ragione e desiderio due ospiti ugualmente graditi in
casa vostra. Di certo non avreste riguardi più per l’una che per l’altro, perché,
se riservaste tutte le vostre attenzioni a uno solo dei due, perdereste l’affetto e
la fiducia di entrambi.

Quando sedete tra le colline all’ombra fresca dei bianchi pioppi, godendo la
pace e la serenità

dei campi lontani e dei prati, fate che il vostro cuore vi dica in silenzio: «Dio
riposa nella ragione».E quando la tempesta infuria e il forte vento scuote la
foresta, quando tuoni e lampi proclamano la maestà del cielo, allora fate che
il vostro cuore dica con riverente timore: «Dio agisce nella passione».

E poiché siete un alito nella sfera di Dio e una foglia nella Sua foresta, nella
ragione anche voi riposerete e nella passione anche voi agirete. 42

E una donna gli disse:

Parlaci del Dolore.

Ed egli rispose:

Il vostro dolore è il rompersi del guscio che racchiude la vostra


comprensione.

Come il nocciolo del frutto deve rompersi perché il suo cuore possa esporsi al
sole, così voi dovete conoscere il dolore.

Poteste voi ogni giorno aprire il cuore alla meraviglia dei miracoli della
vostra vita, il dolore non vi stupirebbe meno della gioia;

E accogliereste le stagioni del vostro cuore come avete sempre accolto le


stagioni nei vostri campi.

Allora vegliereste sereni anche negli inverni del vostro affanno.

Gran parte del vostro dolore l’avete scelto voi.È la pozione amara con cui il
medico che è in voi guarisce il vostro Io malato.

Perciò confidate nel medico, e bevete il suo rimedio, tranquilli e in silenzio:


Perché la sua mano, benché sia rude e dura, è

guidata dalla tenera mano dell’Invisibile, E la coppa che vi porge, anche se


brucia le vostre labbra, è stata modellata con l’argilla che il Vasaio ha
bagnato con le Sue sacre lacrime. 43

E un uomo disse:

Parlaci della Conoscenza di sé.

Ed egli rispose:

I vostri cuori conoscono in silenzio i segreti dei giorni e delle notti.

Ma le vostre orecchie hanno sete di sentire ciò

che il vostro cuore già conosce.

Vorreste conoscere attraverso le parole ciò

che avete sempre saputo nel pensiero.

Vorreste toccare con le dita il corpo nudo dei vostri sogni.

Ed è bene che sia così.

La sorgente sotterranea della vostra anima dovrà venire alla luce un giorno e
correre mormorando verso il mare; E il tesoro della vostra infinita profondità
dovrà rivelarsi ai vostri occhi. Ma non ci siano bilance a pesare il vostro
ignoto tesoro;

E non sondate le profondità della vostra conoscenza con la pertica o lo


scandaglio. Perché l’Io è un mare immenso e sconfinato. Non dite: «Ho
trovato la verità», ma piuttosto:

«Ho trovato una verità».

Non dite: «Ho trovato la strada dell’anima». Dite piuttosto: «Ho incontrato
l’anima sulla mia strada».

44

Perché l’anima percorre tutte le strade. L’anima non cammina in linea retta,
né cresce dritta come una canna.

L’anima si dischiude come un fiore di loto dai mil e petali.

Alora un maestro disse:

Parlaci del ’Insegnamento.

Ed egli rispose:

Nessuno può rivelarvi nul a, se non ciò che già

sonnecchia nel ’alba del a vostra conoscenza. Il maestro che passeggia al


’ombra del tempio, tra i discepoli, non dispensa loro la sua saggezza, ma
piuttosto la sua fede e il suo amore. Se egli davvero è saggio, non vi inviterà
a entrare nel a casa del a sua sapienza, ma vi guiderà

invece fino al a soglia del a vostra mente. L’astronomo può parlarvi del e sue
nozioni dello spazio, ma non può donarvi le sue conoscenze. Il musicista vi
può cantare la melodia che vibra nel ’universo, ma non può darvi l’orecchio
che coglie il ritmo, né la voce che gli fa eco. E chi è esperto nel a scienza dei
numeri può

descrivervi le regioni dei pesi e del e misure, ma non potrà certo condurvi
laggiù.

Perché la visione di un uomo non presta le sue ali a un altro uomo.

E, come ciascuno di voi è solo nel a conoscen45

za che Dio ha di lui, così ognuno dovrà restare solo nel a sua conoscenza di
Dio e nel suo modo di intendere il mondo.
E un giovane disse:

Parlaci del ’Amicizia.

Ed egli rispose:

I vostri amici sono i vostri bisogni esauditi. Sono il vostro campo che
seminate con amore e che mietete con gratitudine.

E sono la vostra mensa e il vostro focolare. Perché andate da loro affamati, e


li cercate per la vostra pace.

Quando un amico vi confida il suo pensiero, non abbiate dentro di voi timore
di dirgli “no”, e non trattenete il vostro “sì”.

E quando lui tace, il vostro cuore non smetta di ascoltare il suo;

Perché senza parole, nel ’amicizia, tutti i pensieri, i desideri e le attese


nascono e sono condivisi, con una gioia priva di clamori.

Quando vi separate dal ’amico, non addoloratevi;Perché le cose che più


amate in lui possono farsi più chiare in sua assenza, così come la montagna
appare al o scalatore più nitida quando è vista dal a pianura.

46

E non vi sia altro scopo nell’amicizia se non l’approfondimento dello spirito.

Perché l’amore che non cerca se non di rivelare il proprio mistero, non è
amore, ma una rete lanciata a caso che pesca solo cose inutili. E offrite
all’amico la parte migliore di voi stessi.

Se egli deve conoscere la vostra bassa marea, che conosca anche l’alta marea
di voi.

Per cosa è vostro amico, se lo cercate solo per uccidere le ore?

Cercatelo invece per vivere il tempo.


Perché egli può colmare ogni vostro bisogno, ma non il vostro vuoto.

E nel a dolcezza del ’amicizia abbondino il riso e i piaceri condivisi.

Perché è nella rugiada delle piccole cose che il cuore ritrova il suo mattino e
si rigenera. E allora un erudito disse:

Parlaci del Discorrere.

Ed egli rispose:

Voi discorrete quando non siete più in pace con i vostri pensieri;

E quando non potete più abitare nella solitudine del vostro cuore, vivete
allora sulle labbra, e le parole sono uno svago e un passatempo. 47

E in molti dei vostri discorsi il pensiero è quasi ucciso. Perché il pensiero è


un uccello che ama lo spazio, e in una gabbia di parole può spiegare le ali, ma
di certo non può volare.

Vi sono tra voi quelli che cercano le persone loquaci per paura di restare soli.

Il silenzio della solitudine rivela le nude identità del loro essere da cui
rifuggono. E vi sono quelli che senza alcuna consapevolezza o cognizione
parlano di verità che neanche comprendono.

E ci sono quelli che hanno in sé la verità, ma non la esprimono con le parole.

Nel loro petto lo spirito dimora in eloquente silenzio.

Quando per la strada o nella piazza del mercato incontrate un amico, lasciate
che sia lo spirito a muovervi le labbra e a guidarvi la lingua. Lasciate che la
voce della vostra voce parli all’orecchio del suo orecchio; Perché la sua
anima custodirà la verità del vostro cuore come un vino di cui si ricorda il
sapore, Anche quando si è dimenticato il suo colore, e la coppa è ormai
perduta.

48
E un astronomo chiese:

Maestro, cosa dici del Tempo?

Ed egli rispose:

Voi vorreste misurare il tempo che non ha misura ed è incommensurabile.


Vorreste regolare la vostra condotta e dirigere perfino il corso del vostro
spirito secondo le ore e le stagioni.

Del tempo vorreste fare un ruscello sulle cui rive sedere e guardarlo scorrere.

Ma ciò che è eterno in voi sa che la vita è senza tempo, E sa che ieri non è
che il ricordo di oggi, e di oggi è sogno il domani.

E ciò che è canto e contemplazione in voi ancora dimora in quel primo istante
in cui le stelle furono scagliate nello spazio.

Chi tra voi non sente che la sua forza di amare non ha limiti?

Eppure, chi non sente che questo stesso amore, sebbene illimitato, è
racchiuso nel centro del suo essere, e non si muove da un pensiero d’amore a
un altro, né da un atto d’amore a un altro?

E non è forse il tempo, come l’amore, indivisibile e immobile?

Ma se proprio dovete, nella vostra mente, mi49

surare il tempo in stagioni, fate allora che ciascuna stagione comprenda tutte
le altre, E che il presente abbracci il passato con il ricordo e il futuro con
l’attesa. E uno degli anziani della città disse:

Parlaci del Bene e del Male.

Ed egli rispose:

Posso parlare del bene che è in voi, ma non del male.


Perché cos’è il male se non il bene torturato dalla sua stessa fame e dalla sua
stessa sete?

In verità, quando il bene è affamato cerca il cibo anche nelle caverne oscure,
e quando è assetato beve anche acque putride. Voi siete buoni quando siete in
armonia con voi stessi.

Ma anche quando non siete in armonia con voi stessi, non siete per questo
cattivi. Perché una casa divisa non è un covo di ladri, è soltanto una casa
divisa.

E una nave senza timone può vagare senza meta tra isole perigliose senza
naufragare. Siete buoni quando vi sforzate di dare qualcosa di voi stessi. Ma
non siete cattivi quando cercate un guadagno per voi. 50

Perché, quando vi adoperate per un guadagno, non siete che una radice che si
aggrappa alla terra e succhia al suo seno.

Certo, il frutto non può dire alla radice: «Sii come me, matura e piena e
sempre generosa nella tua ricchezza».

Perché per il frutto dare è una necessità, così

come è una necessità per la radice ricevere. Voi siete buoni quando avete
coscienza piena di ciò che dite.

Ma non siete cattivi quando nel sonno la vostra lingua parla a sproposito. E
anche un discorso confuso può dare forza a una debole lingua.

Siete buoni quando andate dritti alla meta, sicuri e con passo deciso. Ma non
siete cattivi se ci andate zoppicando. Anche chi zoppica va avanti.

Ma voi, che siete forti e veloci, badate di non zoppicare davanti allo zoppo
credendo di usargli cortesia.

Voi siete buoni in mille modi diversi, ma non siete cattivi quando non siete
buoni,
Siete soltanto pigri e indolenti.

È un peccato che il cervo non possa insegnare la corsa alla tartaruga.

51

Nel desiderio di essere il gigante che è in voi risiede la vostra bontà: e questo
desiderio è di tutti.Ma in alcuni esso è un torrente che scende a precipizio
verso il mare, trascinando con sé i segreti dei pendii e i canti della foresta. In
altri è una placida corrente che si perde in anse e curve, e indugia a lungo
prima di raggiungere la costa. Ma chi nutre tanti desideri non dica a chi ne ha
pochi: «Perché sei così lento e incerto?». Chi è davvero buono, infatti, non
chiede a chi è nudo: «Dov’è il tuo vestito?», né a chi è senza tetto: «Cos’è
accaduto alla tua casa?». Allora una sacerdotessa disse:

Parlaci della Preghiera.

Ed egli rispose:

Voi pregate nell’angoscia e nel bisogno, ma dovreste pregare anche nella


pienezza della vostra gioia e nei giorni di abbondanza. Perché cos’è la
preghiera se non l’espansione di voi stessi nell’etere vivente?

E se vi è di conforto versare nello spazio la vostra oscurità, sia allora anche


gioia per voi riversarvi l’alba del vostro cuore. E se non potete non piangere
quando l’anima 52

vi invita alla preghiera, sappiate che pregando, perfino tra le lacrime, potreste
arrivare a sorridere.Quando pregate, vi innalzate a incontrare nell’aria coloro
che pregano nel medesimo istante, e che mai, se non nella preghiera, potreste
incontrare. Perciò la vostra visita a quel tempio invisibile non abbia altro
scopo se non estasi e dolce comunione. Perché se entrate nel tempio solo per
chiedere, allora non riceverete; E se vi entrate per umiliarvi, non sarete
innalzati; E perfino se vi entrerete per implorare il bene degli altri, non sarete
ascoltati.

E sufficiente che voi entriate nel tempio invisibile. Io non posso insegnarvi
come pregare con le parole.

Dio non ascolta le vostre parole, se non le pronuncia Egli stesso attraverso le
vostre labbra. E non posso insegnarvi la preghiera dei mari, delle foreste e
delle montagne.

Ma voi, che siete figli delle montagne, delle foreste e dei mari, potrete
scoprire la loro preghiera nel vostro cuore. 53

E se solo tenderete l’orecchio nella quiete della notte, li sentirete dire in


silenzio:

«Dio nostro, che sei il nostro Io alato, è la Tua volontà dentro di noi che
vuole.

È il Tuo desiderio in noi che desidera. È il Tuo potere che è dentro di noi a
trasformare le nostre notti, che sono le Tue notti, nei nostri giorni, che sono i
Tuoi giorni.

Non c’è nulla che dobbiamo chiedere a Te, perché conosci i nostri bisogni
prima ancora che nascano in noi:

Il nostro bisogno sei Tu; e nel farci dono ogni giorno di più di Te stesso, ci
dai tutto». Allora un eremita, che visitava la città una volta l’anno, si fece
avanti e disse:

Parlaci del Piacere.

Ed egli rispose:

Il piacere è un canto di libertà,

Ma non è la libertà.

È il fiorire dei vostri desideri,

Ma non è il loro frutto.


È un abisso che conduce a una vetta,

Ma non è il fondo né la cima.

È l’uccello in gabbia che prende il volo, Ma non è lo spazio conquistato.

Sì, invero il piacere è un canto di libertà. E vorrei che lo intonaste con tutto il
cuore, 54

ma non vorrei che nel cantarlo smarriste il vostro cuore.

Alcuni dei vostri giovani ricercano il piacere come se fosse tutto, e per questo
sono giudicati e biasimati.

Io non li giudicherei né li biasimerei. Li lascerei cercare. Perché essi


troveranno il piacere, ma non solo quello;

Sette sono i fratelli del piacere e il minore di essi è più bello di lui.

Non avete udito di quell’uomo che, scavando la terra in cerca di radici, vi


scoprì un tesoro?

E alcuni dei vostri anziani ricordano con rimorso i piaceri come errori
commessi nell’ebbrezza. Ma il rimorso è la nebbia della mente e non il suo
castigo.

Essi dovrebbero invece ricordarsi dei loro piaceri con riconoscenza, come il
raccolto di un’estate.

Ma se il rimorso serve a consolarli, si consolino pure. E vi sono tra voi coloro


che non sono né giovani per cercare, né vecchi per ricordare; 55

E, nel a loro paura di cercare e ricordare, si negano ogni piacere per timore di
non curare o di offendere lo spirito.

Ma anche nel a rinuncia trovano il piacere. E così anch’essi trovano un


tesoro, sebbene cerchino radici con mani tremanti.
Ma ditemi, chi mai può offendere lo spirito?

Offende forse l’usignolo il silenzio del a notte, o la lucciola le stel e?

E la vostra fiamma o il vostro fumo contrastano forse il vento?

Pensate forse che lo spirito sia come uno stagno immobile, che potete agitare
con un bastone?

Spesso, negandovi al piacere, non fate che accumulare il desiderio nei recessi
del vostro essere. E chi può dire che domani non ci sia ad attendervi ciò che
oggi credevate di avere accantonato?

Anche il vostro corpo conosce i suoi diritti e i suoi giusti bisogni, e non si
lascerà ingannare. Il vostro corpo è l’arpa del ’anima,

E dipende da voi il trarne dolci melodie oppure suoni confusi. E ora


chiedetevi in cuor vostro: «Come distingueremo ciò che è bene da ciò che
non è bene nel piacere?».

56

Andate nei campi e nei vostri giardini, e imparerete che il piacere del ’ape è
ricavare il miele dal fiore,

Ma che dà piacere anche al fiore concedere al ’ape il suo nettare.

Perché per l’ape il fiore è fonte di vita, E per il fiore l’ape è un messaggero
d’amore, E per entrambi, per l’ape e per il fiore, dare e ricevere piacere è
insieme estasi e bisogno. Gente di Orphalese, siate nei vostri piaceri come i
fiori e le api.

E un poeta disse:

Parlaci del a Bel ezza.

Ed egli rispose:
Dove cercherete la bel ezza e come riuscirete a trovarla, se non sarà essa
stessa per voi sentiero e guida?

E come potrete mai parlarne, se non sarà lei stessa la tessitrice del vostro
discorso?

Gli afflitti e gli offesi dicono: «La bel ezza è

benevola e gentile.

Come una giovane madre cammina in mezzo a noi quasi abbagliata dal suo
stesso splendore». 57

I passionali invece dicono: «No, la bel ezza è

qualcosa di possente e pauroso.

Come la tempesta, scuote la terra sotto di noi e il cielo che ci sovrasta».

Gli stanchi e gli annoiati dicono: «La bellezza è un debole sussurro che parla
dentro il nostro spirito.

La sua voce cede il posto ai nostri silenzi, come una fioca luce che trema
intimorita dall’ombra». Ma chi è inquieto invece dice: «L’abbiamo sentita
urlare tra le montagne,

E insieme alle sue grida abbiamo udito un frastuono di zoccoli, un battito


d’ali e i ruggiti dei leoni».

Di notte le guardie della città dicono: «La bellezza sorgerà con l’alba da
oriente». E dicono, nel meriggio, i lavoranti e i viandanti: «L’abbiamo vista
affacciarsi sulla terra dalle finestre del tramonto».

D’inverno, chi è assediato dalla neve dice: «Arriverà con la primavera


saltellando sulle colline». E nell’afa estiva i mietitori dicono: «L’abbiamo
vista danzare con le foglie d’autunno, e aveva uno spruzzo di neve tra i
capelli».
Tutto questo avete detto della bellezza, 58

Ma in realtà non parlavate di lei, bensì dei vostri bisogni insoddisfatti. La


bellezza non è un bisogno, ma un’estasi. Non è una bocca assetata né una
mano vuota protesa,

Ma piuttosto un cuore in fiamme e un’anima incantata.

Non è l’immagine che vorreste guardare, né il canto che vorreste udire,

È piuttosto un’immagine da ammirare anche a occhi chiusi, e un canto da


ascoltare anche coprendovi le orecchie. Non è la linfa nei solchi della
corteccia, né

un’ala da cui spunta un artiglio,

Ma piuttosto un giardino sempre in fiore e una schiera di angeli eternamente


in volo. Gente di Orphalese, la bellezza è la vita, quando la vita svela il suo
volto sacro. Ma voi siete la vita e siete il velo.

Bellezza è eternità che si contempla allo specchio.Ma voi siete l’eternità e


siete lo specchio. E un vecchio sacerdote disse:

Parlaci della Religione.

Ed egli rispose:

Ho forse parlato d’altro in questo giorno?

Religione non è forse ogni gesto e riflessione, 59

E anche ciò che non è né gesto né riflessione, ma meraviglia e sorpresa che


sempre sgorgano dal ’anima, anche mentre le mani spaccano la pietra o
tendono il telaio?

Chi mai può separare la sua fede dal e sue azioni, o il suo credo dal e sue
occupazioni?
Chi può disporre dinanzi a sé le ore, dicendo:

«Questa per Dio e questa per me; questa per l’anima e questa per il corpo»?

Ogni ora è un battito d’ali nel o spazio dal ’uno al ’altro Io di voi stessi.

Chi indossa la propria moralità come se fosse il suo abito migliore, farebbe
meglio a restare nudo. Il vento e il sole non scalfiranno la sua pel e. E quel i
che condizionano la propria condotta con l’etica, imprigionano in gabbia
insieme agli uccel i anche il loro canto. Il canto più libero non passa tra reti e
sbarre. E colui per il quale l’adorazione è come una finestra da aprire e
chiudere a piacimento, non ha ancora visitato la casa del a sua anima, le cui
finestre sono spalancate dal ’alba al ’alba. La vostra vita di ogni giorno è il
vostro tempio e la vostra religione.

Ogni volta che vi entrate, portate con voi tutto il vostro essere.

60

Portate l’aratro e la fucina, il martel o e il liuto, Le cose che avete forgiato per
bisogno oppure per diletto. Perché anche nell’immaginazione non potete
elevarvi sopra i vostri successi, né cadere più in basso dei vostri fallimenti.

E portate con voi anche tutti gli uomini: Perché nell’adorazione non potete
volare più

in alto delle loro speranze, né precipitare più in basso della loro disperazione.

E se volete conoscere Dio, non siate per questo dei solutori di enigmi.
Guardatevi intorno, piuttosto, e Lo vedrete giocare con i vostri bambini.

E guardate nello spazio: Lo vedrete camminare sulle nuvole, allargare le


braccia nel lampo e scendere in pioggia.

Lo vedrete sorridere tra i fiori, poi levarsi e salutarvi con la mano tra le
fronde degli alberi. Allora al-Mi rā parlò, dicendo:

t.
Ora vorremmo chiederti della Morte.

Ed egli rispose:

Voi vorreste conoscere il segreto della morte.

Ma come lo scoprirete, se non cercandolo nel cuore della vita?

61

Il gufo, i cui occhi notturni sono ciechi al giorno, non può svelare il mistero
della luce. Se davvero volete contemplare lo spirito della morte, aprite il
vostro cuore al corpo della vita. Perché la vita e la morte sono una cosa sola,
come una cosa sola sono il fiume e il mare. Nel profondo delle vostre
speranze e dei vostri desideri vive la muta conoscenza dell’aldilà; E, come
fanno i semi sotto la neve, così il vostro cuore sogna la primavera. Credete ai
sogni, perché in loro si nasconde la porta dell’eternità.

La vostra paura di morire non è che il tremito del pastore al cospetto del re,
prima che questi gli posi la mano sul capo in segno d’onore. Nella sua
trepidazione, non è forse felice il pastore perché recherà per sempre su di sé
quell’impronta regale?

E tuttavia non continua egli a tremare?

Perché cos’è morire, se non restare nudi nel vento e disciogliersi nel sole?

E che cos’è smettere di respirare, se non liberare il respiro dalle sue insonni
maree perché

possa, ormai senza peso, levarsi, espandersi e cercare Dio?

62

Solo quando berrete al fiume del silenzio, voi potrete cantare per davvero.

E quando avrete raggiunto la vetta del monte, solo allora comincerete a salire.
E quando la terra pretenderà le vostre spoglie, allora soltanto danzerete
veramente.

E intanto si fece sera.

E al-Mi rā, la v

t.

eggente, disse:

Sia benedetto questo giorno e questo luogo e il tuo spirito che ha parlato.

Ed egli rispose:

Ero io a parlare? Non sono stato forse anch’io un ascoltatore?

Poi discese i gradini del Tempio e tutta la gente lo seguì. E raggiunse la sua
nave e restò in piedi sul ponte.

E, ancora rivolgendosi alla folla, levò alta la voce e disse:

Gente di Orphalese, il vento mi comanda di lasciarvi.

Io sono meno impaziente del vento, ma devo andare.

Per noi viandanti, sempre in cerca della via più solitaria, nessun giorno inizia
mai dove un altro si è concluso; e nessun’alba ci ritrova dove il tramonto ci
ha lasciato.

63

Anche quando la terra dorme, noi siamo in viaggio.

Noi siamo i semi della pianta tenace che, giunti alla maturità e alla pienezza
del cuore, sono consegnati al vento e dispersi.

Brevi furono i miei giorni tra voi, e ancor più


brevi le parole che ho pronunciato.

Ma se le vostre orecchie dimenticheranno la mia voce, e il mio amore svanirà


nella vostra memoria, allora io ritornerò. E con un cuore più ricco e una
lingua più

vicina allo spirito vi parlerò.

Sì, tornerò con la marea,

E se anche la morte mi celasse a voi e il più

grande silenzio mi avvolgesse, cercherei ancora la vostra comprensione.

E non la cercherei invano.

Se qualcosa di ciò che ho detto è verità, questa verità dovrà rivelarsi in una
voce più chiara, e in parole più affini ai vostri pensieri.

Parto con il vento, gente di Orphalese, ma non verso il nulla;

E, se questo giorno non è stato compimento delle vostre attese né del mio
amore, che sia almeno la promessa per un altro giorno. I bisogni dell’uomo
mutano, ma non l’amore, e neppure il desiderio che il suo amore possa sod64

disfare quei bisogni. Sappiate dunque questo, che dal più grande silenzio io
farò ritorno. La nebbia che all’alba si dilegua, lasciando sui campi solo la
rugiada, si leverà per condensarsi in nube e per ricadere in pioggia.

E io non sono diverso dalla nebbia.

Nella quiete della notte ho camminato per le vostre strade, e il mio spirito è
entrato nelle vostre case, E i battiti dei vostri cuori erano nel mio cuore, e il
vostro fiato era sul mio viso, e vi ho conosciuto tutti. Sì, ho conosciuto la
vostra gioia e la vostra pena, e nel vostro sonno i vostri sogni erano i miei
sogni.

E spesso sono stato tra voi un lago in mezzo alle montagne.


Ho specchiato in me le vostre vette e i curvi pendii, e anche le greggi di
passaggio dei vostri pensieri e dei vostri desideri.

E al mio silenzio giungevano come ruscelli le risa dei vostri bambini, e come
fiumi i desideri ardenti dei vostri ragazzi.

E, anche raggiunta la mia profondità, questi ruscelli e questi fiumi non


cessarono di cantare. Ma qualcosa di ancor più dolce del sorriso e più grande
di ogni desiderio è giunto a me: 65

L’infinito che è in voi;

L’uomo immenso di cui non siete che cel ule e nervi;

Colui nel cui canto tutte le vostre voci non sono che un muto singhiozzo.

É in quell’uomo immenso che voi siete immensi, Ed è stato contemplando lui


che io vi ho veduto e vi ho amato.

A quali distanze può infatti giungere l’amore, che non siano contenute in
questa sfera immensa?

Quali visioni, quali attese e quali congetture potranno levarsi più in alto di
quel volo?

Come una quercia gigantesca coperta di fiori di melo è l’uomo immenso che
è in voi.

La sua forza vi lega al a terra, il suo profumo vi sol eva nel o spazio, e nel a
sua longevità voi siete immortali.

Vi è stato detto che, simili a una catena, voi siete deboli come il vostro anel o
più debole. Ma questo è vero solo a metà. Voi siete anche forti come il vostro
anel o più forte.

Misurarvi giudicando le vostre azioni più basse è come calcolare la potenza


del ’oceano dal ’inconsistenza del a sua schiuma. Giudicarvi per le vostre
debolezze è come accusare le stagioni per la loro incostanza. 66
Sì, voi siete come un oceano,

E anche se le navi gravate dei loro carichi attendono sul e vostre rive la
marea, proprio come l’oceano, neppure voi potete affrettare le vostre maree.
E siete simili anche al e stagioni;

E, benché nel vostro inverno voi rinneghiate la vostra primavera,

La primavera, che riposa in voi, sorride pigramente e non si offende. Non


pensate che io dica tutto questo perché voi vi diciate l’un l’altro: «Ci ha
ricoperto di lodi. Non ha visto che il bene in noi».

Io vi ho solo espresso in parole ciò che voi già

conoscete nel pensiero.

E che cos’è la conoscenza espressa in parole se non l’ombra del a conoscenza


che non si può esprimere?

I vostri pensieri e le mie parole sono onde che provengono da una stessa
memoria sigil ata, che in sé conserva i nostri giorni passati,

E i giorni remoti in cui la terra non sapeva nul a di noi né di se stessa,

E le notti in cui essa era in preda al caos. Uomini saggi sono venuti per
donarvi la loro saggezza, io sono venuto per riceverla da voi. Ma vedo che ho
trovato qualcosa che è più grande del a saggezza. 67

È la fiamma del vostro spirito che si nutre di se stessa e si alimenta sempre


più,

Mentre voi, ignari del suo espandersi, piangete lo sfiorire dei vostri giorni. È
la vita che cerca la vita, in corpi che temono la tomba. Non ci sono tombe
qui.

Queste montagne e queste pianure sono solo una cul a e una pietra per
attraversare un guado.Quando passate per il campo dove avete sepolto i vostri
antenati, guardatevi bene intorno e vedrete voi stessi e i vostri figli danzare
mano nel a mano.

In verità, spesso voi fate festa senza saperlo. Altri sono venuti a farvi auree
promesse e voi, confidando in loro, avete donato in cambio ricchezze,
potenza e gloria.

Io vi ho dato meno di una promessa, eppure siete stati più generosi con me.

Mi avete donato la mia più profonda sete di vita.Di certo non c’è dono più
grande per un uomo del vedere tutti i suoi propositi mutarsi in labbra ardenti
e tutta la vita in una fonte. E in questo sta il mio onore e la mia ricompensa:
68

Ogni volta che vengo a bere al a fontana, trovo l’acqua anch’essa viva e
assetata; E, mentre io la bevo, anch’essa mi beve, Alcuni di voi mi hanno
ritenuto fiero e troppo schivo per accettare doni.

Di certo sono troppo fiero per accettare compensi, ma non doni. E benché
abbia mangiato bacche sulle colline mentre voi avreste voluto che io sedessi
alla vostra mensa, E benché abbia dormito nel portico del tempio quando voi
mi avreste con gioia offerto riparo, Non è stata forse la vostra amorevole
premura per i miei giorni e le mie notti a rendere il cibo dolce alla mia bocca
e a popolare il mio sonno di sogni dorati?

Per questo ancor più vi benedico:

Voi date molto e non sapete che date tutto. Invero, la carità che si ammira
allo specchio si trasforma in pietra,

E una buona azione che si compiace di se stessa genera maledizioni.

Qualcuno di voi mi ha giudicato un solitario inebriato della sua stessa


solitudine,

E avete detto: «Parla con gli alberi della foresta, ma non con gli uomini. 69
Siede appartato sulle cime delle colline e guarda la nostra città dall’alto». È
vero che ho scalato le colline e ho camminato per luoghi remoti. Ma come
avrei potuto vedervi, se non da una grande altezza o da una grande distanza?

Come si può essere vicini, se non stando lontani?

E altri tra voi si sono rivolti a me dicendo, ma non a parole:

«Straniero, straniero, amante di altezze irraggiungibili, perché vivi tra le vette


dove solo le aquile fanno il nido?

Perché ricerchi l’impossibile?

Quali tempeste vorresti catturare con la tua rete?E quali chimere insegui in
cielo?

Vieni, e sii uno di noi.

Scendi e sazia la tua fame con il nostro pane e placa la tua sete con il nostro
vino».

Nel a solitudine del e loro anime dissero questo; Ma se la loro solitudine


fosse stata più profonda, avrebbero compreso che io non cercavo altro che il
segreto della vostra gioia e del vostro dolore,

70

E inseguivo soltanto il vostro Io più grande che si libra nel cielo.

Ma il cacciatore è stato anche la preda; Perché molte delle frecce scoccate dal
mio stesso arco hanno raggiunto il mio petto. Per volare bisogna prima
strisciare;

Così, quando le mie ali erano spiegate al sole, la loro ombra sulla terra era
una tartaruga. E io, il credente, sono stato anche il dubbioso; Perché spesso
ho messo il dito nella mia stessa piaga, così da poter nutrire in voi la mia fede
più grande e avere di voi la più profonda conoscenza. Ed è con questa fede e
con questa conoscenza che vi dico: Voi non siete limitati al vostro corpo, né
confinati nelle case o nei campi. Il vostro essere abita oltre le vette dei monti
e vaga con il vento.

Non è qualcosa che striscia al sole per scaldarsi o che scava al buio una tana
per cercarvi rifugio,

Ma è qualcosa di libero, uno spirito che avvolge la terra e fluttua nell’etere.


71

Se queste parole sono vaghe per voi, non cercate di chiarirle. Vago e
nebuloso è il principio di tutte le cose, ma non la loro fine,

E io vorrei che voi mi ricordaste come un principio.

La vita e tutto ciò che vive sono concepiti nella nebbia e non nel cristallo. E
chi può dire che il cristallo non sia nebbia che si disfa?

Questo vorrei che serbaste di me nel vostro ricordo:

Ciò che in voi sembra più debole e confuso, è

invece la parte più forte e più determinata. Non è stato forse il respiro che ha
eretto e rinsaldato la struttura delle vostre ossa?

E non è stato forse il sogno che nessuno di voi ricorda di aver sognato a
costruire la vostra città e a forgiare tutto quanto essa contiene?

Se solo voi poteste vedere le maree di quel respiro, allora non vedreste più
nient’altro, E, se solo poteste udire il mormorio di quel sogno, allora non
vorreste udire nessun altro suono. Ma voi non vedete né sentite, e questo è un
bene.

72

Il velo che copre i vostri occhi sarà sollevato dalle mani che lo hanno tessuto,

E l’argilla che riempie le vostre orecchie sarà


rimossa dalle dita che l’hanno impastata. E allora voi vedrete

E udirete.

E non rimpiangerete di aver provato la cecità, né vi rammaricherete di essere


stati sordi. Perché quel giorno conoscerete le ragioni occulte di ogni cosa. E
benedirete le tenebre così come benedireste la luce.

Detto questo, si guardò intorno e vide il pilota della sua nave in piedi accanto
al timone che scrutava ora le vele gonfie, ora l’orizzonte. E disse:

Paziente, fin troppo paziente è stato il capitano della mia nave. Il vento soffia
e senza posa si agitano le vele; Anche il timone reclama la sua rotta;

Eppure il capitano attende senza fretta il mio silenzio.

E questi miei marinai, già avvezzi al coro del mare più grande, mi hanno
anch’essi ascoltato con pazienza.

Non attenderanno oltre.

Sono pronto.

73

Il fiume è giunto al mare, e una volta ancora la grande madre stringe suo
figlio al petto. Addio, gente di Orphalese.

Questo giorno è al a fine.

Si sta chiudendo su di noi come il giglio d’acqua sul suo domani.


Custodiremo ciò che qui ci è stato donato, E se non basta, ci ritroveremo
ancora insieme e insieme tenderemo le mani al donatore.

Non dimenticatelo, io ritornerò tra voi. Ancora un istante, e il mio anelito


raccoglierà

polvere e schiuma per un altro corpo.


Un momento ancora, un attimo di calma del vento, e un’altra donna mi
partorirà.

Addio a voi e al a giovinezza che ho trascorso in mezzo a voi.

Soltanto ieri ci incontrammo in sogno.

Voi avete cantato per me nel a mia solitudine, e io, con i vostri desideri, ho
costruito una torre nel cielo.

Ma ora il nostro sonno si è dileguato, il sogno è

svanito, e non è più l’alba.

Ormai il meriggio è su di noi, il dormiveglia è

diventato giorno pieno, e noi dobbiamo separarci. Se ci incontreremo ancora


nel crepuscolo del a memoria, parleremo di nuovo insieme e voi intonerete
per me un canto più profondo. 74

E, se le nostre mani si sfioreranno in un altro sogno, allora costruiremo


un’altra torre nel cielo. Così dicendo, fece un cenno ai marinai, e subito essi
levarono l’ancora, sciolsero la nave dagli ormeggi, e fecero rotta verso
oriente.

E un grido sorse dalla folla, come da un unico cuore, si alzò nel crepuscolo e
andò a perdersi lontano sul mare, come un potente suono di trombe.

Soltanto al-Mi rā

t . restò in silenzio, guardando

fisso la nave finché non scomparve nella nebbia. E, quando tutta la gente si
disperse, lei restò

sola, ritta sul molo, ripetendo nel suo cuore ciò

che lui aveva detto:


«Un momento ancora, un attimo di calma del vento, e un’altra donna mi
partorirà».

75

I GIGANTI
Volumi già pubblicati

Le notti bianche

Fëdor Dostoevskij

L’assassinio di via Belpoggio

Italo Svevo

La metamorfosi

Franz Kafka

li F i l o

Stampato presso

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