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MOLOTOV the original #14 Bollettino esteri giacobino Ucciso Imad Mugniyeh , capo Hezbollah 13/02/08 Ansa13 febbraio

MOLOTOV

the original

#14

Bollettino esteri giacobino

Ucciso Imad Mugniyeh , capo Hezbollah

13/02/08

Ansa13 febbraio 2008 BEIRUT (LIBANO) - Un alto esponente del movimento sciita libanese Hezbollah, Imad Mugniyeh, è morto la notte scorsa a Damasco nell'esplosione di un'autobomba che il movimento stesso, sostenuto da Siria e Iran, ha attribuito a Israele. «Dichiariamo con orgoglio che il grande leader jihadista della resistenza islamica in Libano ha raggiunto gli altri martiri. Il fratello comandante Imad Mughinyeh è divenuto un martire dei Sionisti Israeliani» ha recitato una nota della televisione Hezbollah. La nota non diceva in modo esplicito che è stato ucciso, ma l'annuncio è arrivato poche ore dopo l'esplosione di Damasco. Imad Mughniyeh era uno degli uomini più ricercati dagli Stati Uniti, per aver partecipato nel 1985 al dirottamento di un aereo della Twa nel 1985, nel quale rimase ucciso un soldato americano. Secondo molti Mugniyeh sarebbe stato dietro una serie di sequestri di occidentali in Libano negli anni Ottanta. Era il numero uno del movimento sciita libanese per il settore militare. Ha infatti guidato i miliziani sciiti nella guerra contro Israele dell'estate del 2006 perché conosce in modo dettagliato il territorio, essendo nato nella città di Sidone. Sarebbe lui la mente del sequestro dei due soldati israeliani che ha costretto Israele ad attaccare il Libano. Era da tempo ricercato dai servizi segreti americani, per i quali si tratta di un personaggio molto pericoloso che almeno in due occasioni è stato costretto a cambiare le sembianze del suo volto per salvarsi la vita. Una di queste occasioni si è presentata nel 1997, quando viaggiava spesso tra il Libano, l'Iraq e l'Iran. Si tratta dell'uomo che ha ucciso più americani prima dell'11 settembre e per questo è chiamato da alcuni specialisti israeliani «il Bin Laden sciita». Ha sempre evitato di apparire in tv ed era chiamato dal segretario generale di Hezbollah, Hasan Nasrallah, il «Hajj (pellegrino) Imad». I due erano molto vicini ed avevano ruoli quasi paralleli. Se Nasrallah è considerato il capo politico del gruppo, Mughnia era invece quello militare. Nato nel luglio del 1962 a Sidone si è trasferito con la sua famiglia nella periferia meridionale di Beirut dove ha studiato fino alle scuole superiori. Una volta adulto, ha frequentato per un breve periodo l'università americana della capitale libanese senza laurearsi.

Il Venezuela pronto a respingere qualsiasi attacco yankee

Le dichiarazioni del ministro degli esteri Nicolás Maduro PL – “Il Venezuela è pronto, addestrato e forte e può affrontare qualsiasi attacco dell’impero nordamericano”, ha affermato il ministro degli esteri Nicolas Maduro, che ha sottolineato che

l’amministrazione nordamericana: “Non ha riposato e non lo farà nel cercare di destabilizzare il nostro paese e per riportarci alla situazione di colonia petrolifera dipendente”. Ad una domanda di PL sulla nuova campagna intrapresa contro il paese, stavolta dalla transnazionale Exxon Mobil, Maduro ha detto che: “Tutto questo avviene perchè il Venezuela negli ultimi anni ha riscattato gli interessi nazionali. Il risultato di nove anni di lotte del governo bolivariano hanno permesso di costruire un popolo cosciente e allerta, che non si lascia intimidire e non si farà mai più intimorire”. “Siamo in presenza di due mondi”, ha affermato, riferendosi ai problemi con la Exxon Mobil, “quello di coloro che credono alla dignità, alla sovranità e all’indipendenza che si manterranno al disopra di tutto in ogni circostanza e quello dei traditori che vi si oppongono”. Maduro ha posto in risalto l’importanza del processo d’indipendenza economica dell’attualità che si differenzia molto dagli anni passati, quando il Fondo Monetario Internazionale e il Banco Mondiale erano coloro che “portavano la ricetta” che poi i governi di turno firmavano complici. (Traduzione Granma Int.)

Kosovo: il martellatore dei Balcani sostiene la secessione

Balcani D’Alema, quando nel 1999 ricopriva la

carica di primo ministro. “Purtroppo non è stato possibile raggiungere un accordo tra Serbia e Kosovo”, ha detto D’Alema a margine della cerimonia, precisando che “con ogni probabilità si andrà verso l’avvio di una transizione, verso l’indipendenza del Kosovo in un momento delicato che richiederà un grande impegno da parte dell’Unione europea, per governare questo processo evitando nuove lacerazioni e

nuovi conflitti”. In realtà Belgrado ha tentato più volte di giungere ad un compromesso sulla regione con gli occupanti albanesi. Ma i kosovaro-albanesi non hanno voluto sentire ragione, forti come sono del sostegno euro-atlantico alle loro strategie secessionistiche. Il vice primo ministro

ha anticipato che “discuteremo lunedì prossimo nel Consiglio dei ministri degli Esteri dell’Unione europea e naturalmente spero con un massimo di unità, perché questa è la condizione per riuscire ad affrontare una

situazione così delicata”. “Si parla sempre di Kosovo: l’Italia è di gran lunga il Paese più impegnato in tutto questo, nel senso che noi abbiamo in Kosovo 2.800 militari - ha sottolineato il ministro degli Esteri - più di qualsiasi altro Paese. Il ruolo dell’Italia è assolutamente primario”. “L’Italia ha anche una posizione di particolare importanza, perché noi siamo amici sia dei kosovari, sia dei serbi.

  • 12.02.2008 Abbiamo legami profondi di natura non solo politica, ma anche umana, culturale ed economica”. “E quindi - ha concluso - possiamo essere il Paese che svolge il ruolo organizzatore e promotore del dialogo di cui c’è bisogno per affrontare i passaggi che verranno”. Un dialogo che ha uno scopo soltanto, quello di obbligare la Serbia a rinunciare al Kosovo così come hanno deciso i gendarmi dell’impero a stelle a strisce con cui il responsabile della Farnesina è in stretti rapporti e ha comunanza d’intenti, ormai da molti anni.

Andrea Perrone Il responsabile della Farnesina, Massimo D’Alema, ha voluto ribadire ieri il sostegno del dimissionario governo italiano all’imminente secessione del Kosovo. Il ministro degli Esteri Massimo D'Alema durante una sua visita a Bologna per inaugurare la nuova sede del Consorzio Cooperative Costruzioni ha sottolineato che l’Italia godendo di una particolare posizione di amicizia nei confronti dei kosovari e dei serbi, nonché avendo profondi legami di carattere politico, umano, culturale ed economico è il Paese che può svolgere un ruolo organizzatore e promotore del dialogo di cui c’è bisogno. Il solerte capo della Farnesina ha dimenticato anche questa volta i velivoli della Nato partiti da Aviano, circa nove anni fa, e sostenuti dal placet del suo governo. Il risultato di tutto questo fu la fuga di circa 238.000 kosovaro-serbi dal Kosovo per evitare il lancio di bombe sulle loro teste perpetrato dai velivoli dell’Alleanza Atlantica, con l’ausilio e il sostegno delle azioni terroristiche dei kosovaro-albanesi contro di loro. Un impegno, quindi, quello operato dal nostro Paese che si è profuso in un incessante

bombardamento umanitario” condotto per 78 giorni e voluto proprio dal martellatore dei

Cina e Russia: impegno comune per la prevenzione della corsa agli armamenti nello spazio esterno

13-02-2008

MOLOTOV the original #14 Bollettino esteri giacobino Ucciso Imad Mugniyeh , capo Hezbollah 13/02/08 Ansa13 febbraio

Il 12 scorso a Ginevra Cina e Russia hanno consegnato congiuntamente alla sessione plenaria della Conferenza sul Disarmo la bozza del "Trattato di interdizione dell'installazione di armamenti nello spazio esterno e dell'utilizzo o minaccia di utilizzo della forza verso oggetti spaziali", avanzando il raggiungimento attraverso negoziati di un nuovo documento legale internazionale che prevenga la militarizzazione e la corsa agli armamenti nello spazio esterno, così da tutelarne la pace e la stabilità. La presentazione della bozza risulta

molto significativa per l'attuale causa internazionale del disarmo. La bozza pubblicata lo stesso giorno interessa vari aspetti: la conferma del diritto dei vari paesi allo sviluppo e utilizzo pacifico dello spazio esterno; la garanzia che gli oggetti posti nello spazio abbiano solo funzioni pacifiche, e non militari; il bando dell'installazione di qualsiasi arma nello spazio esterno; le attuali risoluzioni dell'Assemblea generale dell'Onu e i documenti legali internazionali in materia sono ancora validi e devono diventare la base della firma di accordi bilaterali o multilaterali. "Lo sviluppo congiunto" e la " non militarizzazione" sono i due punti chiave della bozza, che riflette l'appello comune della comunità internazionale. Di pari passo con lo sviluppo tecnico-scientifico, lo spazio esterno è diventato strettamente collegato alla vita quoditiana dell'umanità, visto che l' esplorazione e la valorizzazione delle sue risorse hanno rapporto con la prosperità e il progresso dei vari paesi del mondo, che sperano tutti di godere del diritto al suo utilizzo pacifico, garantendone il quadro pacifico ed evitando che diventi un palcoscenico del confronto militare fra le grandi potenze. Secondo i risultati di un'indagine recente, il 72% dei russi e l' 80% degli americani ritengono che i loro governi debbano impegnarsi per prevenire la corsa agli armamenti nello spazio esterno. La presentazione della bozza intende anche riempire il vuoto dei documenti legali sull'utilizzo dello spazio esterno e ad infrangere lo stallo che continua da una decina d' anni dei negoziati sull'interdizione della corsa agli armamenti nello spazio. Nel 1967 Usa, Gran Bretagna e l'allora URSS hanno firmato il "Trattato sullo spazio esterno" che vieta l'installazione in orbita e nelle stazioni spaziali di armi di sterminio, tuttavia nessun trattato vieta agli Usa e agli altri paesi di installare nello spazio esterno delle armi del genere. Nel suo messaggio scritto indirizzato alla Conferenza sul Disarmo, il ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi ha affermato che attraverso instancabili sforzi la comunità internazionale ha raggiunto una serie di documenti legali internazionali che hanno svolto un positivo ruolo per l' esplorazione e lo sviluppo pacifico dello spazio esterno. Egli ha sottolineato che la prevenzione della militarizzazione e della corsa agli armamenti nello spazio esterno e la tutela della sua pace e stabilità corrispondono agli interessi comuni dei vari paesi. La comunità internazionale deve stabilire un nuovo documento legale in merito al fine di rafforzare l'attuale sistema legale collegato. Il ministro degli Esteri russo Lavrov, presente ai negoziati sul disarmo dello stesso giorno, ha detto che l'attuale situazione dello spazio esterno è molto grave, per cui le varie parti devono adottare misure per garantire che questo non si trasformi in una sede di confronto e non venga militarizzato. Il problema della prevenzione della corsa agli armamenti nello spazio esterno è sempre stato uno dei temi chiave della Conferenza sul Disarmo, che dal 1985 al 1994 ha ininterrottamente stabilito una commissione speciale in merito, tuttavia i negoziati non hanno registrato progressi, arrestandosi addirittura negli ultimi anni, il che è dovuto principalmente

agli Usa. Nel corso della presenzione della bozza, la parte cinese e la parte russa hanno entrambe espresso i propri auspici. Yang Jiechi ha detto che come unico organismo internazionale di negoziati multilateriali sul disarmo, la Conferenza sul Disarmo si assume l'arduo incarico di promuovere il controllo degli armamenti e la causa del disarmo internazionale. La parte cinese spera che la Conferenza sul Disarmo attivi al più presto delle discussioni essenziali sulla bozza, raggiungendo un consenso. Lavrov ha osservato che la Conferenza sul Disarmo è la sede più adatta per discutere la bozza del trattato, per cui egli spera che le varie parti inizino quanto prima ampie discussioni in merito, al fine di promuovere e tutelare la sicurezza dello spazio esterno. Gli analisti ritengono che visto che la parte Usa persiste ancora nella sua posizione, sostenendo che "ora non esiste una corsa agli armamenti nello spazio esterno" e che "nessun paese possiede il 'diritto di veto' sul piano Usa di occupazione militare dello spazio esterno". In questa situazione, per il raggiungimento di un nuovo documento legale per prevenire la corsa agli armamenti nello spazio esterno, la strada si presenta ancora lunga e difficile.

Un militare italiano ucciso in Afghanistan, un altro è ferito

di Rai News 24 su Rai Tv del 13/02/2008 Un militare italiano è morto e un altro è rimasto ferito in uno scontro a fuoco in Afghanistan. Lo ha comunicato una nota dello Stato maggiore della Difesa. Lo scontro è avvenuto nel pomeriggio - spiega la nota - alle 15.00 locali (11.30 ora italiana) nella valle di Uzeebin, nei pressi della località di Rudbar, zona di responsabilità italiana a circa 60 km della capitale Kabul. Militari italiani della Task Force Surobi, in attività di cooperazione civile e militare e sostegno sanitario alla popolazione, "sono stati fatti segno di alcuni colpi di arma da fuoco portatili - prosegue la nota - da parte di elementi armati ostili a cui i militari italiani hanno risposto". Lo Stato Maggiore comunica inoltre che è in corso il trasporto dei soldati nell'ospedale militare francese a Camp Warehouse a Kabul.

Cosa accade realmente in Kenya?

Mohamed Hassan*

Fine 2007: le elezioni in Kenya precipitano il paese nella crisi. Odinga dell'ODM (Orange

Democratic Movement) denuncia i brogli mentre Kibaki del KANU (National Kenyan African Union) pretende d'essere stato eletto. I rispettivi sostenitori si affrontano violentemente. Jendayi Frazer, Segretario aggiunto agli Affari

africani degli Stati Uniti, è inviato sul posto. Condoleeza Rice invoca la riconciliazione. Bernard Kouchner si scaglia contro le "elezioni truccate". Ambasciatori dell'ingerenza

democratica...

o portavoci ipocriti della

colonialismo? Cosa accade realmente in Kenya?

Per una risposta chiara occorre risalire ai tempi della colonizzazione. Gli inglesi avevano dichiarato che il Kenya era "terra di nessuno", di cui si poteva disporre a piacimento, senza tenere conto dei pastori e agricoltori Masai che vi dimoravano da lungo tempo. Gli inglesi hanno inizialmente tentato di far giungere coloni dal Punjab, che però volevano portare le famiglie al seguito. L'operazione risultava così troppo costosa. Il Kenya fu dunque occupato da coloni inglesi, che ricevettero grandi appezzamenti di terra e buona parte delle greggi dei Masai. Il processo continuò e la popolazione del Kenya che andava costituendosi era composta da coloni inglesi e da abitanti nativi relegati al rango di lavoratori salariati o di disoccupati. Venne utilizzato poi lo strumento fiscale per proletarizzare ed includere i kenioti nell'economia di mercato: per pagare le tasse, occorreva lavorare… per gli inglesi...

Vi furono resistenze?

Sì, assunsero molteplici forme ma provenivano

principalmente dal gruppo minoritario di piccoli proprietari e commercianti kenioti. Essi furono la base del movimento chiamato Mau-Mau.

Cosa significa Mau-Mau?

È un termine spregiativo inventato da Sir Jack Kitson, inviato in Kenya per schiacciare il movimento indipendentista (soprattutto la rivolta kikuyu). Kitson era esperto in questo tipo di "lavoro": aveva già condotto "guerre a bassa intensità" in Malesia e poi nell'Irlanda del Nord. Fu una repressione feroce, ma, nonostante tutto, il Kenya raggiunse l'indipendenza nel 1962.

Si tratta di una piena indipendenza?

No. E' stata un'indipendenza negoziata, con molte concessioni da parte di Jomo Kenyatta.

Per esempio, nella riforma agraria, detta "keniatta", le terre vennero distribuite tra i

sostenitori del partito KANU

I paesi neo-

.... colonizzati nascevano infettate dal clientelismo e dalla corruzione.

L'economia si è sviluppata comunque?

Sì, ma un'economia distorta con le coltivazioni principali (tè, primizie, fiori) destinate all'esportazione e sotto il dominio delle multinazionali straniere. I risultati furono la formazione di una minoranza di kenioti privilegiati mentre la maggioranza della popolazione vive con meno di due dollari al giorno; il dilagare di un tasso di disoccupazione spaventoso (40%) e un debito pubblico che tocca il 47,5% del PIL oltre a una mortalità infantile al 14 per mille.

Che differenze ci sono tra Kibaki ed Odinga?

Ambedue rappresentano gli interessi occidentali - stabilità nel Corno d'Africa e lotta al terrorismo

- e della minoranza agiata keniota. Nessuno dei due partiti difende una politica di indipendenza nazionale. A ciò bisogna aggiungere la "deculturizzazione" imposta dalle missioni fondamentaliste protestanti e dalle ONG che perpetuano una mentalità di dipendenza e assistenzialismo, utilizzando l'etnicismo come arma politica.

ricolonizzazione? Emmanuel Katz ha intervistato Mohamed Hassan, grande esperto del Medio Oriente e dell'Africa.

Kenya: scontri etnici o ripercussioni del