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Voglio sentirmi una puttana
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SESSOSelf – Publishing


Titolo | Voglio sentirmi una puttana


- Fottimi come una troia
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AVVERTENZA SUL CONTENUTO
Bianco la mamma , rosso la figlia
Quel pomeriggio così sensuale
A sandwich
Voglio sentirmi una puttana
Adesso faccio parte della squadra dei culi rotti
Fottimi come una troia
Un tanga nero
Fino allo sfinimento
Eccitazione alle stelle
Addosso agli uomini
Finiremo entrambi all'inferno?
Sentendo l'orgasmo montare
Concorso a premi
AVVERTENZA SUL CONTENUTO
Nuove vie di conoscere il sesso
Maialina della mamma
Un nuovo modo di pensare e vivere il sesso
Scivolò tra le mie cosce

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AVVERTENZA S UL CONTENUTO

Questo libro di narrativa erotica è riservato ad un pubblico adulto, i minori ed i falsi moralisti sono invitati ad uscire per la via più breve. Le
pagine che stai per visualizzare comprendono contenuti adatti solo agli adulti. Il linguaggio di sesso esplicito utilizzato in questo libro è indicato
per un pubblico maturo E CONSAPEVOLE.
Se sei minorenne o se pensi che il contenuto possa offenderti sei invitato a uscire. Alcuni racconti rappresentano un'interazione sessuale tra
parenti.
Ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale. I racconti sono frutto di pura
fantasia. II codice penale italiano stabilisce ex art. 564 la pena della reclusione da uno a cinque anni per chiunque commetta incesto con un
discendente o un ascendente, o con un affine in linea retta, ovvero con un fratello o con una sorella, in modo che ne derivi scandalo pubblico.
Ci sono fantasie erotiche che attengono a particolari argomenti, che potrebbero suscitare malumori. Per cui prego i minori di anni 18 di non
proseguire e invito, con cortesia, i moralisti e i minorenni di non leggere e di uscire per la via piu' breve.
N.B.: L’intero ricavato della vendita del presente libro sarà totalmente destinato ad un brillante progetto di sostenibilità dei più deboli.
Bianco la mamma , rosso la figlia

Clara è la mia segretaria da parecchi anni .. all’inizio è stato un rapporto difficile e


contrastato al punto di pensare di licenziarla . quando le ho detto che per lei la porta era
aperta ….. ha capito che non scherzavo . poi ha cominciato ad accompagnarmi da
clienti all’estero ed il sesso ha fatto la sua parte diventando la mia amante . lo facciamo
in modo molto discreto , credo che in azienda nessuno se ne sia accorto . il suo
abbigliamento è sempre castigato . .tutto quello che so della sua vita privata è che ha
una figlia giovane che adora . quando me ne pala le si illuminano gli occhi .. dopo molte
insistenze ho accettato il suo invito a cena “ così conoscerai mia figlia , mi dirai se ti
piace “ ho portato un regalo per la mamma ed uno per la figlia . ero curioso di
conoscere la ragazza sapevo solo che si chiamava bea . diminutivo di beatrice , me
l’aveva sempre descritta bella e graziosa “ è tutta la mia vita”. con mia grande sorpresa
indossavano un corto abitino trasparente bianco la mamma , rosso la figlia .. Clara mi
ha abbracciato , quel corpo lo conoscevo a memoria . il contatto con il suo corpo
faceva mi sempre arrapare . la baciai sulle labbra...sapevano di figa . bea si è seduta su
un divano quell’abitino non nascondeva nulla ” Avete lesbicato vero? “ chiesi
stringendola contro me . e clara ridendo “ tardavi ad arrivare e abbiamo riempito
l’attesa ” – “ vi siete saziate? “ e mentre si sfilava l’abito
” Per saziarci aspettavamo te “ clara prese per mano la figlia e l’avvicinò a me . che
meraviglia , ho preso il suo visino tra mani e l’ho baciata sulla bocca , mi ha messo le
braccia al collo e mi ha baciato a lingua in bocca con passione , si sfregava contro me “
mamma mi ha detto che sei bravo a fare l’amore , 9nsewgnami come si fa e spero di
soddisfarti come lei “ riprese a baciarmi armeggiando con i miei calzoni , li ho lasciati
cadere il pene era teso e fremente , con una manina l’ha scappellato , la sua lingua
saettava nella mia bocca “ è proprio bello e duro “ forse clara non si aspettava queste
avance della figlia e “ gigi vuoi bere qualcosa ? “ – “ cosa c’è di meglio del fiore di tua
figlia? “ bea si è spogliata , l’ho ammirata incantato e baciandola l’ho stesa sul divano
ho appoggiato una mano sulla figa “ vediamo chi te la bacia meglio io o mamma “ ha
chiesto il consenso a mamma che ha annuito dicendo “ gigi sii delicato è tutta la mia
vita “ partendo dalla bocca le ho baciato tutto il corpo morbido mentre una mano
visitavo il suo corpicino. che piacere i seni non molto grossi ,ma sodi . le ho baciato la
fighettina e dopo poche leccate ha messo le gambe sui braccioli…che spettacolo rosa ,
morbida con le grandi labbra ondulate .avevo timore a violarla , ho baciato la figa
chiusa .ad ogni colpo di lingua sussultava lievemente , ha messo le mani sul mio capo
movendolo…con due dita l’ho socchiusa infilando la lingua lappandola piano , quasi
con timore . l’ho socchiusa un po’ di più affondando la lingua . ha sussurrato ad occhi
chiusi “mi piace gigi ti prego , non smettere “ ormai tutti i miei freni inibitori erano
spariti , clara si è avvicinata accarezzandole il viso “ ti piace bambina mia “ – “ non ho
mai goduto così tanto “ sono salito a leccarle il clito . l’ha scossa un fremito violento “
mamma mi succhia il bottoncinoooo ahhh che bello ,succhialo , succhialoo “ non sapevo
se era ancora vergine ,ho infilato una falange in figa titillandola e continuando a
deliziare il suo “ bottoncino “ ormai tutto il suo giovane corpo era in preda a movimenti
scomposti . ho sussurrato a clara “ smetto ? “ mi ha fatto segno di spostarmi . si è
inginocchiata davanti a bea continuando a farla godere di lingua . l’intesa madre-figlia
era perfetta . .avevo il cazzo che stava letteralmente esplodendo , era evidente che lo
facevano sovente per essere così affiatate . sentivo bea respirare sempre più
velocemente e poi “ mami vengoo , vengooo, ohh che piacere , vengooo “ clara si è
alzata accarezzandola dolcemente “ ti è piaciuto amore “ mi sono avvicinato a bea
baciandola sulla bocca e le ho fatto un bel ditalino …dolce bea ha ricominciato a
godere scuotendo il corpo . l’ho fatta rilassare coccolandola . il suo viso era disteso e
sorridente… clara ci ha servito dello spumante che ci ha rinfrescato ….nudo mi sono
seduto in poltrona bea mi si è avvicinata sedendosi in braccio . le ho baciato il viso , le
sue tettine erano ben sviluppate , ho appoggiato la bocca su un capezzolo toccandolo
con la lingua . l’ha scossa un brivido “ che bella lingua calda che hai gigi “ si è
rannicchiata “ stringimi , scaldami “ era ormai tardi , clara si è avvicinata ha preso bea
per mano “ andiamo a letto se vuoi vieni a trovarci “ nudo e con il cazzo
meravigliosamente eretto , mi sono avvicinato a clara Il mio sguardo corse al suo
ventre, lo conoscevo bene …..bea era stesa supina , il viso angelico sorridente “ amore
mi lasci fare l’amore con gigi ? “ – “ si mamma io sono troppo stanca , divertitevi “ il
mio membro eretto faceva un'ampia curva sopra la sacca dei testicoli , al pensiero di
fare l’amore con clara si stava gonfiando e si sarebbe alzato imponente e fiero per la
sua gioia .
Ero in piedi , clara aveva occhi solo per il mio cazzo. una mia mano scese fino alla
biforcazione delle sue cosce e sotto il cespuglietto sentii la passerina umida . aveva
capito quali erano le mie intenzioni perché mentre salivo sul letto divaricò le gambe, le
mie mani s’infilarono sotto la sua schiena e scesi lentamente penetrandola…. . . “ non
muoverti , lo faccio io “ dissi con sicurezza .
avvicinai il viso e sfiorai tutto il suo corpo con le sole labbra , risalii sempre
baciandola . sentii socchiudersi la sua bocca e la sua lingua cercare la mia. . . vi entrai
aspirando ancora la sua lingua…mentre ci baciavamo la penetrai con tutta la lentezza di
cui sono capace . più la penetravo più mi baciava con passione….il mio povero cazzo
pulsava e vibrava nella figa . clara respirava affannosamente “ gigi ti prego non farmelo
desiderare più di così , lo voglio , lo voglio tutto , voglio il tuo succo , prendimi ,
scopami , ti vogliooo “ fu quasi un urlo . bea assisteva silenziosa alla scena , allungai
una mano accarezzandola . mosse il corpo prima clara facendosi penetrare il cazzo fino
ai testicoli , lo feci pulsare , clara stimolò i muscoli vaginali , sembrava volesse
tranciarmelo , ma quando cominciai a penetrarla con sapienti , lunghe e lente
penetrazioni , tutto il suo corpo si rilassò facendosi montare come una cavallina
impazzita dal piacere . il suo corpo sobbalzava così tanto da sollevarmi . “ sììì gigi
cosìì ,che bello nel mio lettone magico , dai spingiii , spingiii ahhh , sto già venendo ,
vengoo ,vengooo “ poi quasi sfinita allargò le braccia ed in questa posizione si fece
penetrare finchè la mia violenta sborrata non profanò la sua vagina… allargò le gambe
a dismisura per farsi penetrare tutto il cazzo e quando terminò l’eiaculazione , le chiuse
su di me . respirava a fatica il suo viso era madido di sudore . bea aveva assistito al
nostro amplesso , si avvicinò alla mamma e con un lembo del lenzuolo le asciugò
dolcemente il viso . solo allora clara si ricordò della presenza di bea “ amore dammi
un bacio hai visto gigi come mi ha fatto godere ? “ e quasi per giustificarsi “ è il solo
uomo con cui ho fatto l’amore ed ogni volta mi sembra più bello “ bea si avvicinò a me
baciandomi sulla bocca , accarezzandomi . s’impossessò del cazzo , era ancora sporco
degli umori di sua mamma e dei miei , allungò timorosa la linguetta e avvolse la
cappella .la tentazione è stata quella d’insegnarle a spompinarmi ma mi accontentai di
muoverlo piano tra le sue labbra .gloria l’osservava sembrava volesse distorglierla dal
mio cazzo , si avvicinò l’accarezzò “ tesoro ti faccio vedere cosa piace ai maschietti “
gloria leccò lentamente la cappella , poi la offrì a bea “ prova ad usare la punta della
lingua “ lo fece senza timore , gloria le guidava la testa incoraggiandola . il muovermi
fu più forte della mia volontà accompagnavo le dolci succhiate di bea muovendo il
bacino “ così brava amore mio , hai imparato in fretta adesso con una manina
scappellalo ma sempre piano . quella linguetta soave , anche se inesperta , mi deliziava
, cominciai a muovermi per pomparglielo in bocca , sentivo lo sperma salire “ gloria
aiutala sto per venire “ la mamma alzò il viso della figlia “ sei stata proprio brava , ma
per questa volta lo finisco io , se vuoi assaggerai le ultime gocce “ e con una sapiente
smanacciata si gustò la sborrata . lo sfilò ai lati della bocca le usciva un rivolo di
sborra . gli ultimi spasmi li fece gustare a bea che li accolse ….il suo viso era sereno ,
felice e mi disse “ gigi vorrei provare lo stesso piacere di mamma , quando mi vorrai
sarai il mio primo uomo “ per quella sera avevamo fatto anche troppo con bea e dopo
una doccia “ di gruppo “ clara ed io andammo a letto lasciando bea nella sua cameretta
. clara si adagiò su di me prendendo in mano il cazzo “ chissà cosa abbiamo fatto
passare nella mente di bea “ la rassicurai “ ha accettato tutto e lo faceva con passione ,
quando mi succhiava il cazzo sentivo la lingua muoversi velocemente “ e dopo un lungo
silenzio “ clara non vorresti fare un bel 6 9 “ mi baciò e poi ” sono stanca lo facciamo
domattina “ un bisogno fisiologico mi svegliò . gloria dormiva contro il mio corpo , la
vedevo respirare ritmicamente… la luce del giorno era già intensa , guardai il mio
orologio ..erano le ore 11 . mi alzai richiudendo la porta alle mie spalle . dal bagno è
uscita bea nuda , splendida ma anch’io ero nudo . toccando il cazzo mi ha dato una
bacio sulle labbra “ ti aspetto in camera mia “ era sul letto mi ha teso le braccia , le
sono andato vicino che pelle delicata , che corpo magico… mentre ci baciavamo le ho
accarezzato la fighettina ha aperto le gambe e mosso l’addome… le ho sfioratola figa “
lo vuoi un bel bacetto “ che dolcezza la sua figa…ho infilato la lingua cercando subito
il clito al primo tocco ha avuto un sussulto “ sii gigi , sii mi piace troppo “ questa volta
l’ho fatto con più coraggio oltre alla lingua ho infilato un dito stimolandola con
delicatezza . il suo bacio è diventato più appassionato , muoveva l’addome per godersi
il ditalino si muoveva e respirava affannata “ ti piace tesoro “ ha risposto
martellandomi la lingua con la sua . la voglia era quella di titillarla con più forza ma
l’ho solo slinguata aumentando la velocità . smaniava , si dimenava ben presto la sua
passerina è diventata una fontanella “ vengoo . vengooo ahhh il paradiso ,vengooo “ ha
cercato il cazzo stringendolo da farmi male “ lasciamelo prendere in bocca “ mi ha
appoggiato la figa sulla bocca e la sua lingua si è dedicata al mio povero cazzo
….l’esperienza fatta con la mamma le è servita.. lappava la cappella con colpetti veloci
per poi lavorarlo con la lingua ed infilarselo in bocca . non so dove trovava la forza per
far fremere la figa e gustarsi le mie leccate frenetiche . con una manina soppesava la
sacca dei coglioni continuando a spompinarmi finchè la sborrata è esplosa
incontrollabile “vengo bea vengo spostalo “ invece ha stretto le labbra e le ho inondato
la bocca per poi deglutire i liquido vizioso . con la lingua si è pulita le labbra , si è
stretta a me dicendo “ la mamma non lo sa ma ho un ragazzo e mi ha insegnato a fare i
pompini , ti sono piaciuta ? “ ho alzato le coperte e l’ho baciata , coccolata “ sei stata
bravissima resterà un segreto tra noi due “ si è stesa strusciando i seni e ci siamo
rilassati .” bea torno dalla mamma prima che si svegli “ e ci siamo lasciati con un bacio
a lingua in bocca . dopo essermi sciacquato la bocca..sono tornato nel letto . clara si
stava svegliando “ hai dormito bene gigi “ mi ha stretto contro il suo corpo caldo
facendomi gustare le tettone sode . ha cercato il cazzo che si è ben presto impennato , si
è inginocchiata prendendolo in bocca così in profondità da procurarle un conato “ mi
sembra più lungo del solito “ ed ha riso divertita . desideravo toccarla ma appena
accennai a farlo la mano di Clara scostò la mia . era ora al mio fianco, l’altra sua mano
scese cercando il cazzo strizzò la cappella le sue dita sfiorarono il taglio da cui
uscirono delle goccioline e con la lingua le gustò . la desideravo , desideravo il suo bel
culo che mi aveva donato poche volte . le accarezzai la figa continuando fino a
raggiungere lo sfintere “ lo sai che hai un culo splendido che mi sempre attratto me lo
lasci visitare ? “ sorrise mi baciò ” lo sai che sei uno sporcaccione ? “ mi alzai dal
letto chiusi la porta a chiave tornai a letto ed infilai un dito nell’ano che si contrasse . “
clara ti desidero , ti voglio , voglio il tuo splendido culo “ pigramente si girò alzandolo
e aprendo la cosce …che bel buco nero… feci scendere un po’ di saliva massaggiando
il foro anale penetrandolo un po’ “ ti voglio amore è la nostra prima volta , vedrai ce ti
piacerà “ e tenendo le chiappe spalancate ho appoggiato la cappella “ fai un bel
respirane “ spingevo e mi muovevo piano fermandomi per poi riprendere l‘avanzata…
“ ti faccio male “ senti un flebile “ no “ la cappella più penetrava più si gonfiava , le
accarezzavo la figa ed avanzavo…” tesoro è tutto dentro , gustalo “ sentivo lo sfintere
pulsare piano…strinsi le chiappe belle sode , armoniose cavalcandola sempre più
velocemente , ormai era mia e non poteva liberarsi dell’intruso.. i suoi gridolini di
piacere erano il miglior segnale che l’inculata la faceva godere . quello che seguì fu di
una lussuria senza pari , la cavalcavo , si dimenava , sbuffava , imprecava accelerai le
penetrazioni ero ben riposato la montavo con passione finchè sentii la sborra scorrere
nel pene e sfociare violenta in quello stretto pertugio .la tenni contro me sborrando fino
all’ultima goccia …tutto il suo corpo era scosso da spasmi violenti , le accarezzavo il
culo . la figa “ ti ho fatto male amore “ ha scosso l capo e poi “ avevo tanta paura ma è
stato bellissimo chissà perché non ho mai voluto donarti il culo ma è stato così bello “
Clara disse accarezzandomi che era adesso che aveva voglia , adesso che la sua fichina
grondava eccitazione Inconsciamente presi fra le dita i capezzoli e li pizzicai , un
urletto di clara mi fece desistere . la porta si aprì e comparve bea nella sua splendida
nudità salì sul letto baciando sulla bocca la mamma poi si rivolse a me mi baciò sulla
bocca “ ciao gigi hai dormito bene ? “ lo disse facendo l’occhiolino…che porca poco
prima mi aveva spompinato .
le sussurrai in un orecchio “ lo sai vero che sei una troietta ? “ si voltò verso la mamma
baciandola a lingua in bocca , aveva le cosce socchiuse e le feci un lento ditalino . al
primo tocco ebbe un sussulto ma aprì di più le gambe . le alzai l’addome le baciai la
figa , le infilai la lingua sleccandola .come le piaceva ,arretrava offrendomi il suo fiore
giovane e fresco poi esplose in un “ sììì gigi mi piace , continua , mi stai facendo
veniree , mamma vengo , vengoo mi scoppia il ventre mamma vengooo “ il suo dolce
miele mi deliziò e la leccai con ancor più piacere . bea si voltò verso la mamma le
prese una mano “senti mamma come ho goduto “ clara le massaggiava maternamente
l’addome “ tesoro mio oggi sei diventata donna e sai cos’è il piacere che può donarti un
uomo “ andammo a fare una gita sul lago di garda , pranzammo allegramente , bea non
aveva occhi che per me , mi baciava sulle guance “ se la mamma è d’accordo e ti aiuta ,
stanotte ti faccio diventare donna “
Quel pomeriggio così sensuale

Ho 40 anni , vivo solo dopo che mia moglie se n’è andata con il padrone dell’azienda
dove lavora . ho fatto mille mestieri e non trovavo mai il lavoro giusto . in certi periodi
facevo il disoccupato vivendo alle spalle di mia moglie . è la segretaria del padrone , è
una bella donna e quando il suo padrone, che conosceva la mia situazione le ha chiesto
di andare a vivere con lui , ha preso come si suol dire armi e bagagli e se n’è andata . .
inconsciamente è stata la molla che mi ha fatto mettere la testa a posto . se non lavoravo
non mangiavo . ho una sorella ma con cha faccia le potevo chiedere di mantenermi….da
qualche anno ho un lavoro fisso di assistenza e riparazione che mi piace . quando mia
sorella si è sposata , è andata a vivere nella villetta con due appartamenti di proprietà
del marito . la sua famiglia vive in quello grande . al piano superiore , in quello piccolo
, vivevano i suoi suoceri . ho scritto vivevano , perchè qualche anno fa sono morti
entrambi in un incidente ..mia sorella è sposata con figli e conosceva bene la mia
situazione precaria e d’accordo con il marito , mi hanno concesso di abitare sopra loro
. . quell’inattesa soluzione , mi ha fatto mettere la testa a posto – era ora - ora lavoro
facendo assistenza tecnica in molte aziende . non ho orari , sono sempre disponibile ,
reperibile e sono soddisfatto . a mezzogiorno mangio dove capita .la sera mi arrangio
.al sabato , quando posso , mi dedico alla casa tenendola in ordine .ho imparato a
lavarmi la biancheria in quei negozi di lavaggio automatico … poi mia sorella stira le
mie cose . Cristina , mia sorella ,viene a fare le pulizie nel mio appartamentino al
sabato . un sabato pomeriggio dell’estate appena passata ,faceva un caldo bestiale e
rientrai prima del solito .sapevo che lei era li . quando entrai non vedendola , andai
verso la camera da letto e passando davanti al bagno sentii il rumore dell’acqua della
doccia. la porta del bagno era socchiusa entrai , chiamai Cristina . ma con lo scrosciare
dell’acqua non mi rispose …. la spiai attraverso il vetro opaco e vedevo le sue forme
,erano anni che non la vedevo nuda ma da quel che vedevo era ancora in forma sebbene
avesse avuto due gravidanze . si lavava i seni facendoli ballonzolare ..che belle
tettone… e che dire del culo e delle cosce erano forse un po’ grosse ma ho sempre
pensato che una donna troppo magra punge…. la vagina si poteva intuire dalla peluria
scura che la copriva…..a quella visione ebbi un erezione violenta ….
finalmente chiuse i rubinetti . mi ero preparato con l’accappatoio aperto per coprirla…
aprì la porta della doccia . non si aspettava di vedermi e sgranò gli occhi …riuscii a
vedere le tettone… .il cazzo mi venne duro come il marmo vedendola nuda …che
spettacolo … mi guardò e notò subito l’espressione che avevo da porco arrapato… “
grazie gigi come sei gentile “ e quasi sfidandomi si mise ad asciugarsi le gambe
aprendo l’accappatoio e facendomi vedere il boschetto pubico…. come resistere
….cristina era uno spettacolo magnifico . non si scompose e divaricando un po’ le
gambe mi disse “ claudio lo so che prima mi guardavi , ti faccio ancora il solito effetto
? “ – “ sei sempre stata una gran figa , adesso mi piaci ancora di più , mi piaci da
morire e come invidio tuo marito che ti trova a letto vicina ogni notte . vorrei scoparti
ancora , sei stata la mia prima donna “ si passò una mano sulle tette e l’altra in mezzo
alla figa… mi spogliai , avevo il cazzo impennato e cominciai a menarmelo . cristina
aveva le dita di una mano dentro la figa e cominciava ad ansimare e mentre mi guardava
con occhi imploranti “ claudio la tua sorellina , ha voglia di un cazzo bello duro
cos’aspetti , leccamela ho voglia di sentire la tua linguaccia che mi succhia il clitoride
“ m’inginocchiai davanti a lei e prendendole i fianchi la tirai verso di me…cominciai
ad assaporare le piccole gocce che colavano dalla vagina . la sentii irrigidirsi , mi mise
le mani sulla testa e mi premeva perché gliela mangiassi… le passavo la lingua sulle
labbra vaginali poi la infilavo dentro cercando il clito per lavorarlo con la lingua …si
gonfiò come un piccolo capezzolo ed ogni tanto le infilavo la lingua dentro più che
potevo ,volevo gustare tutto quel nettare che colava…..Cristina si lasciava fare tutto
ormai era in un’estasi totale gemeva , ansimava , muoveva il ventre per gustare la mia
lingua… mi incitava – Siii….ohh cazzo come sei che bravo ..mmhhh…. mi fai godere
come una vacca dai lecca , lecca bene la figa di tua sorella , dai lecca , leccaaa poi te
la do…. Si dai ..così , cosììì “ la desideravo la volevo subito…. mi alzai le dissi di
girarsi . ubbidì prontamente e intuendo cosa avevo in mente si mise a 90° con una
gamba sopra una sedia . prima le spennellai il cazzo sulla figa , si muoveva per
accoglierlo ,” dai gigi mettimelo dentro , mi fai morire dalla voglia , , mettimelo
dentroo ti pregooo “ glielo misi dentro con un solo colpo…era così bagnata che
sarebbe entrato un palo tanto la figa era fradicia di umori…. in quel lago il cazzo entrò
con molta facilità . cercavo di farglielo solo gustare ma la voglia me la fece pompare
con lunghe e profonde penetrazioni , cristina si dimenava , arretrava schiacciandosi
contro me ma non contento le prendevo le tette con le mani strizzandole… ” ti piace
vaccona , ti diverti ? “ e lei godendo come un’ossessa “ siii ahhh…. spingilo tutto sto
cazzo ….spingi , rompimi ,daiii , daiii … sono la tua troiona montami , ti piace che tua
sorella sia troia ? dillo che ti piace , dimmeloo !! “ Cominciai a pomparla con più
violenza e rispondeva con spinte di culo da farsi sbattere anche le palle dentro . ero
sfinito , lo tirai fuori….e appena ripresi a respirare…tra le belle chiappe sode vidi il
terzo canale ( il buco del culo ) e fu un’ attrazione fatale…cominciai a leccarglielo ed
insalivarlo “ porco vuoi anche il mio culo , ti piace il mio buco del culo ? “ con le mani
si allargò le chiappe “ non ti basta la figa di tua sorella vuoi anche il suo culo ? sei uno
sporcaccione vuoi tutti i buchi di tua sorella ? “ Avevo la cappella viola da tanto era
turgida…le feci scendere una bella dose di saliva spennellandola con la cappella sul
buco magico… l’appoggiai e lentamente , molto lentamente entrai . doveva averlo già
collaudato da mio cognato perché tutti i miei venti cm . sprofondarono il quel paradiso
– sììì bello sììì sfondami” più le pompavo il culo più mugugnava …” cazzo che bello “
godo amore mio godo da morire… “ - “ Ti piace, ehhh, ti piace il cazzone del fratellino
eh ? “ ero letteralmente spompato e dopo averle allagato lo sfintere con una bella
sborrata , mi stesi sul letto distrutto dalla fatica… cristina ansimando e gemendo si
stese accanto a me accarezzandomi e baciandomi… mi accarezzava , mi baciava
dolcemente…con un asciugamani mi asciugò cazzo e coglioni dai nostri umori
appiccicaticci….ero senza saliva , avevo la bocca riarsa ed andammo a bere qualcosa
di fresco…cristina camminava davanti a me…che culo.. che sbattimento di chiappe…
la raggiunsi abbracciandola , baciandola sul collo , strizzandole i seni… ” dimmi che
vuoi far morire cristina per troppo piacere , dimmelo “ si girò baciandomi in bocca e
schiacciando il suo splendido corpo contro me…era calda , morbida , sensuale…una
goduria cosi intensa non l’avevo mai provata... andammo in camera da letto dove
troneggiava un bel letto matrimoniale….si sedette prese il cazzo in mano
accarezzandolo…era ancora molle ma se lo mise in bocca succhiandolo , baciandolo ,
smanacciandolo …pian . piano si rizzò . il suo viso s’illuminò con un gran sorriso “
dimmi che cristina è stata brava a farlo risorgere “ e cominciò con un pompino
sublime…come godevo , come me lo succhiava….ma non mi accontentavo , la volli
sopra di me con la figa sulla mia faccia e senza sfilare il cazzo dalla bocca si girò
mettendosi in posizione…cosi ripartimmo con uno stupendo 6 9… facevamo a gara chi
succhiava meglio… ma dopo un po’ cristina smise di succhiarmelo “ è così bello duro
che più duro non si può , fammelo smollare nella passerina “ e s’impalò sul mio cazzo .
il suo viso , nonostante quella maratona , era sorridente…. lentamente cominciò un sù e
giù alternando un va e vieni che aveva per me l’effetto di una ventosa che mi
risucchiava le palle…il cazzo entrava e usciva lentamente . le presi le tette tra le
mani… si fermò un momento offrendomi i capezzoli da succhiare… e intanto il cazzo
era sempre più duro e se lo guidava lentamente dentro e fuori… era in un mare di umori
,m’incitava con voce rauca “ Dai spingi spaccami tutta , dai porco sei un gran porco ma
mi piaci da morire…. voglio la tua sborra dentro…..dai porco ..sììì dai cosi ….che bel
cazzo che hai “ ma ormai eravamo tutt’e due stremati …stavo per venire… ma anche lei
stava per venire… accelerò il ritmo furiosamente gridando ” si vengoo sìììì……cosìììì
“ e con un grido strozzato si accasciò su di me . poi cominciò a tremare sotto l’effetto
dell’orgasmo e sfinita si lasciò cadere…vinta dall’orgasmo e dalla fatica…quando mi
ripresi mi alzai .ammiravo la mia cristina… era sudata fradicia , la coprii , mi misi al
suo fianco accarezzandola e coccolandola…era ad occhi chiusi ma il suo viso era
radioso , sorridente.. eravamo tutt’e due sudati e sporchi ci coprimmo con il lenzuolo
ed una coperta leggera… quando ci riprendemmo giocammo a lingua in bocca , lei mi
palpava il cazzo e le palle ormai vuote io le trastullavo la figa con la mano e le dita ,
poi guardandomi mi disse sorridendo “gigi sei stato magnifico lo facciamo ancora la
prossima volta adesso io sono tua ti amo , non ho mai scopato cosi nemmeno con mio
marito, sei mio fratello ma ti amo da morire,e non preoccuparti se mi hai sborrato in
figa , perché prendo la pillola “ – “ Anch’io ti amo e anche se un giorno mi risposerò ,
con te farò sempre l’amore , ormai sei la mia troia “ continuammo a baciarci
stendendoci su quel letto incestuoso.
Il tempo era volato . eravamo impiastricciati , sudati e sporchi . ci accolse la doccia e
sotto quel getto ristoratore ci baciammo , cristina mi lavava il cazzo scappellandolo
mentre io le lavavo la figa …da quel pomeriggio così sensuale , perverso e …
incestuoso approfittiamo di ogni assenza di suo marito per fare l‘amore . prima avevo
fatto un pensiero di trovarmi una compagna , un’amica per non essere solo come un
cane…ma adesso non mi serve più . ogni volta che siamo soli, io e mia sorella
scopiamo come due amanti…ed ogni volta scopriamo un modo per gustarci e godere…
A sandwich

Tutto ha inizio qualche anno fa. L’inizio di una piacevole complicità. Mia sorella
Federica di qualche anno più giovane di me, attraversava davvero un momento terribile
della sua vita.
Federica, bella donna di 27 anni, viveva a Roma, felicissima nella professione un po’
meno nella vita privata, stava separandosi dal marito di cui era profondamente
innamorata. Lui l’aveva lasciata per un’altra. Spesso alla fine di interminabili
telefonate cercavo di farle capire che cambiare aria per qualche giorno, l’avrebbe
aiutata; “vieni qualche giorno a Milano”, ma lei era sempre titubante finchè un giorno
mi disse: “fratellone se vuoi, sono libera da impegni di lavoro e ti raggiungo per un po’
di giorni, parto mercoledì e domenica sera mi riaccompagni all’aeroporto”. Fui felice
ma anche consapevole che la crisi stava toccando l’apice. Tornando a casa la sera dopo
il lavoro, la vidi con mia moglie che conversavano e che lei piangeva, mi si strinse il
cuore e cercai di metterle un po’ di allegria, grandi abbracci, grandi complimenti,
grandi consolazioni. Purtroppo il lavoro mi tenne impegnato tutto il resto della
settimana e potetti dedicarmi davvero poco a lei, ma il sabato sera avevo programmato
un uscita a tre con mia moglie per farla svagare un pò. Purtroppo la sera mia moglie
dette forfeit: un mal di testa, dovuto alla cervicale, le toglieva ogni voglia; nonostante
tutto, consapevole della situazione ci pregò di uscire ugualmente e che lei avrebbe
preso un antidolorifico e si sarebbe messa a letto. Controvoglia ma pur sempre convinto
che per mia sorella avere una serata diversa da quelle che ultimamente stava passando
sarebbe stato un toccasana, uscimmo. Lei si era messa in tiro ed io le dissi "stasera ci
prendono per fidanzatini, e se non fossi mia sorella ci proverei" giusto per tirarla su.
Al ristorante gran parte dei nostri discorsi, si rivolse alla famiglia al lavoro fino a che
lei non introdusse il discorso che la faceva stare male. Il tradimento del marito e il
successivo suo allontanamento da casa. Era disperata la cosa la toccava nell’intimo, si
sentiva ferita come moglie e come donna, era una cosa inspiegabile e non riusciva a
metabolizzarla, era prostrata, avvilita, ed io non riuscivo con le mie tenere carezze e le
parole di conforto a tirarla su. La cena volgeva al termine e mentre pagavo ebbi un
idea. “Stasera passiamo una serata diversa, dai” lei di rimando mi fa “non vedi che
palla che sono, preferirei tornassimo a casa”. Io invece la presi sottobraccio e mi
diressi verso Corso Buenos Aires. Entrammo nel locale e lei ancora non aveva
realizzato se non quando scendemmo le scale, di cosa si trattava. “dove mi hai Adv
portata sei impazzito” ed io di rimando “ passeremo una serata strana, ma diversa
chissà che lo shock non ti tiri un po’ su” ci sedemmo su un divano, in pista tanti uomini
e qualche coppia ballavano musica anni 80.Una coppia vicino a noi continuava a
limonare ed un signore seduto vicino li guardava e si palpeggiava la patta. Gli sguardi
dei maschi erano insistenti e il suo imbarazzo notevole, continuava ad essere nervosa e
ripetermi che ero pazzo. “vado a prendere qualcosa da bere cosa vuoi?” “qualcosa di
forte” mi alzo e mi dirigo verso il bar. Con la coda dell’occhi vedo che il primo le si
avvicina ma lei continuava a dire di no a non so quale domanda. Ritorno mi siedo “cosa
voleva?” “mi ha invitata a ballare, ma gli ho risposto di no” “ed invece dovresti ti
rilassi un po’ e poi vedi che sei sempre desiderabile” mandò giù il jack Daniel che le
avevo preso e mi prende per mano “andiamoci io e te”. La seguì, in un nulla fummo
circondati da 4 maschi che le sorridevano e le facevano complimenti, al 3 brano le
faccio nell’orecchio:
“non sono abituato vado a sedermi”. lei rimase lì e la vidi che cominciava a
scongelarsi. Dopo qualche minuto io guardavo intorno sorseggiavo il mio drink e la
osservavo. Fu dopo un po’ che non la vedevo più in pista e mi preoccupai, mi alzai e
cominciai a cercarla, fino a che non mi decisi di andare nelle stanze attigue, la vidi. Era
seduta sul letto, un maschio le aveva ficcato il cazzo in bocca, mentre un altro già nudo
alle sue spalle la stava palpeggiando. Rimasi sorpreso, mi misi ad osservare
discretamente se la cosa era forzata oppure lei era compiacente. Non c’era dubbio a lei
andava me ne accorsi dal fatto che lo aveva preso in mano per aiutarsi mentre lo
spompinava, dalla foga e dai colpi di lingua che ogni tanto faceva balenare, uno vicino
a me ad alta voce: “stasera c’e bella gente io entro è proprio una bella pompinara
questa” e varca la soglia. I due maschi si erano dati il cambio ora lei lo succhiava
all’altro mentre l’altro si spogliava. Si era distesa sul letto e gli leccava le palle, lo
ingoiava con ingordigia, gli dava colpetti di lingua sul frenulo per poi ingoiarlo ancora.
Avevo il cazzo durissimo, ormai nuda con tre uomini nella stanza, era eccitata e a suo
agio. Nuda solo con le calze potetti vederle la figa, una fessurina con po’ di pelo sul
monte di venere, lucida dall’eccitazione. l’avevano messa a pecorina ed uno la scopava
inesorabile da dietro mentre lei succhiava l’altro cazzo. Era evidente che da tanto non
ne prendeva e che l’astinenza le era bastata. Il terzo entra in scena dio pensai questo la
rovina. Era un anziano sui 50 anni con un cazzo inverosimile sia per lunghezza che per
diametro già duro, lei lo vide arrivare lascio di succhiare per imboccarsi il cazzone.
Lui le disse “succhiami troia, ha mai preso un cazzo così?”, quello dietro continuava
con una foga incredibile ad assestargli violenti colpi. Il cazzone ad alta voce dice
“preparatela che me la voglio fare questa cagna!”. Mi faccio coraggio ed entro anch’io
mi siedo vicino a lei sul letto, come un automa mi tiro fuori il cazzo e comincio a
segarmi,il vecchio intanto sposta quello dietro e la prende per i fianchi, lei trasale è
allora che si accorge della mia presenza, ci guardiamo negli occhi le dico “ti stai
divertendo”. il vecchio la sculaccia ,lei non ha la forza di rispondermi, abbassa gli
occhi in segno di assenso, sento la sua voce solo quando urla “no, lì no, non voglio”; il
vecchio la tiene ferma era sudato e con uno sguardo truce glielo pianta in culo lo
capisco dal suo urlo uno dei due mi fa: "tienila ferma per le braccia non farla
muovere”; io li accontento le tengo le braccia mentre viene inculata selvaggiamente.
Aveva smesso di succhiare urlava all’unisono con il cazzo che le entrava era evidente
che era troppo per lei, quando è venuto il vecchio ridendo ci fa “ora non vi divertite più
venite a vedere come è largo” cavolo aveva il buco arrossato e pulsante non riusciva a
chiudersi. Ebbe un attimo di tregua era esausta dolorante ma fu solo un attimo, gli
conficcarono subito un cazzo in bocca “succhia puttana lavorami il cazzo” fu allora che
persi la testa, era di fianco che oscenamente mi offriva il culo aperto e la fighetta
guazza al mio sguardo di fratello, ma anche di maschio, e fu allora che glielo infilai
dentro. Che figa calda! Stretta, un gioiello da chiavare e da godersi. Mi stavo chiavando
mia sorella ma non ero assolutamente dispiaciuto non avevo sensi di colpa, ero felice
di fottermi una meravigliosa creatura disponibile, bella e vacca. Lei leccava i due cazzi
a turno, godeva a ripetizione. Finche i due non mi dissero che adesso toccava a loro
prenderla. La fece sedere sul suo cazzo il secondo da dietro comincio a puntarlo
sull’ano sfondato. La presero a sandwich, io la guardavo in volto guaiva e adesso li
incitava “ancora si si dai non fermarti, più forte, dammelo, spingi”. mi guardò e mi
disse "vieni ti faccio sborrare" capì al volo cosa desiderava e glielo misi in bocca.
Venimmo insieme, loro nei preservativi, io direttamente nella sua bocca. Mando giù
tutto fino all’ultima goccia e quello che aveva sulla bocca e sul viso lo raccolse con un
dito e se lo leccò.
Per strada non ci dicemmo una parola, lei era seduta dietro sdraiata sul sedile e
percepivo dei flebili lamenti, al ritorno a casa mia moglie dormiva beata.
Voglio sentirmi una puttana

Ormai con mio padre gli incontri non si contavano, seghe pompini scopate inculate di
tutti i modi in tutti i posti, con la scusa di aiutarlo nel sistemare la cantina, non
perdevamo tempo, ogni scusa era buona per finire a fare sesso, spesso alla pecorina,
poggiata sugli scatoloni, la sua sborra ne avevo bevuto a litri, eppure mi mancava
qualcosa per completare l’opera.
Quella mattina mia madre come solito va al negozio, papà dormiva, era rientrato verso
le 3, da una riunione fuori città. Uscendo mia madre mi disse ”non fare troppo rumore
tuo padre dorme, è tornato tardi”; ci penso io, meditai dentro di me.
Una doccia veloce, mi profumai per bene, un leggero trucco e mi fiondai in camera
dove lui dormiva beato. Tutta nuda m’intrufolai sotto il lenzuolo al solo pensiero mi ero
bagnata fradicia un primo contatto con il pacco lo feci con la mano, ben presto
m’immisi nel suo boxer afferrando il cazzo, con molta sorpresa lo trovai seme rigido.
Lo strinsi iniziando a menarlo, immancabilmente lui si svegliò: ”quindi non è un sogno,
è realtà mia porcellina” “certo che sono io papi non sai da quanto sto aspettando;
sempre lei tra i piedi, credo che stamane potremmo divertirci senza problemi” ” a chi
lo dici, ti ho sognato tutte le notti, mi manca la tua boccuccia, le tettine e poi per non
parlare del tuo culetto sempre accogliente”;gli stampai un bacio da risucchiare tuta la
sua lingua.
Nella posizione in cui ero, mi restava facile strusciarmi con il corpo sul suo bastone e
contemporaneamente baciarlo e sfregare il seno sul suo torace, poco dopo mi rotolò mi
trovai sdraiata e lui sopra di mi prese tra le sue grandi mani i miei seni e iniziò a
massaggiarli, baciarli e succhiarli è la sua grande abilità.
Scendendo sempre leccando tutto il corpo arrivò alla fica, mi allargò le gambe e si tuffo
iniziando una lunga perlustrazione, infilava la lingua a dismisura, mi pareva di essere
scopata da un piccolo cazzo, non trascura nemmeno il culetto, alternava infilate di
lingua in fica e buchetto, con le mani poi nemmeno a parlarne facevano di tutto,
palpavano seno gambe di tanto in tanto me ne infilava un paio in bocca e subito dopo di
me le ritrovavo o in fica o nel culetto, un primo orgasmo non tardò ad arrivare, difatti
ancora un colpetto di lingua e gli versai sulla faccia tutti i miei umori.
In quell’occasione erano più del solito, pareva di fare pipi. Lui incurante bevve tutto,
ero stremata, quell’orgasmo mi aveva distrutto.
lui disse "mentre ti ripigli, vado un attimo in bagno, sai ho bisogno di fare pipì"; restai
un attimo a riflettere e poi Adv
pensai ora o mia più. Mi precipitai in bagno, dove lui stava in piedi davanti al water,
purtroppo il cazzo duro non gli permetteva di urinare, gli dissi “papi vorrei provare una
cosa nuova, ho visto prima che hai bevuto tutti i miei umori, mi è venuta voglia di
assaggiare la tua pipì”.
Sbalordito dalla mia richiesta rispose ”ne sei sicura, ma dove cavolo impari queste
cose?” e senza replicare presi in bocca il cazzo iniziando a pomparlo, ”amore se
continui così mi fai venire”.
Ci trasferimmo nella doccia, inginocchiata lui si porse con il corpo e il suo cazzo
veniva quasi all’altezza della mia bocca, si concentrò e poco dopo iniziò a far uscire i
primi zampilli di pipì, andarono a finire sul mio seno, poi titubante mi avvicinai e
iniziai a farmela scorrere sul viso e dopo in bocca, bloccando la gola entrava e
fuoriusciva senza ingoiarla, ma verso la fine mi decisi e gli ultimi zampilli li ingoiai, fu
una sensazione strana, sentire quel liquido caldo salato calarmi per la gola mi eccitai.
Lo presi tutto in bocca il cazzo ripulendolo dalle gocce di pipì, gli feci un bidè con la
bocca, mio padre stava in estasi, non riusciva a capacitarsi di tale comportamento,
esclamò ”ho una troietta di figlia, tu mi farai impazzire”. alzatami, gli stampai un bacio
in bocca, avendo le labbra sporche di pipì non poté fare al meno di assaporare il suo
gusto.
Imbrattata com’ero, ci facemmo insieme la doccia, non riuscimmo a resistere sotto
l’acqua mi scopo alla grande, poggiata con le mani al tubo della doccia e lui da dietro
mi stantuffava, essendo leggermente più piccola di statura di lui mi restava facile
calarmi sul palo, farmelo entrare fino alle palle era formidabile, nella stessa posizione
volle incularmi, con il culetto tutto insaponato mi entrò in un baleno senza sentire
troppo dolore, inculava e a volte lo tirava fuori per farmelo sentire in fica, affioravo
colarmi per le gambe i miei umori; facendo in questo modo potetti valutare bene la
cosa: quando lo prendevo in fica non sentivo quelle sensazioni come quando lo
prendevo in culo e ancora una volta potetti valutare che prenderlo dietro e molto più
piacevole della fica.
Ormai mancavo poco a venire, mi sfilai e inginocchiata davanti al trofeo me lo
imboccai, mischiando salive umori anali iniziai a pomparlo, pochi colpi e iniziò a
riempirmi la bocca di sperma caldo.
Non ne feci perdere nemmeno una goccia, ingoiai tutto e ripulendolo ebbi nuovo forse
la posizione accovacciata con la mano, mi sgrillettavo e in questo modo venni da
nuovo, ormai esausta mi sdraiai sul tappeto del bagno, vedendomi in questo stato, prese
un telo e iniziò ad asciugarmi e poco dopo prendendomi in braccio mi portò sul mio
lettino.
Una volta adagiatami, mi allargo le gambe e mi disse ora rilassati che ti faccio toccare
il cielo di nuovo, con la lingua riprese a esplorarmi la fica, leccava e succhiava il mio
clito, orami diventato duro come un piccolo cazzetto, più lo stringeva tra le labbra e più
diventava grande indurendosi.
Un dito tornò a farsi strada nel mio culetto, sapeva ormai che a me prenderlo dietro
dava un’emozione formidabile, il suo cazzo stava risvegliandosi, gli proposi di mettersi
a sessantanove, io sotto e lui sopra, infilandomi il cazzo in bocca pareva di scoparmi.
Purtroppo la posizione non era delle migliori, cambiamo, ora lui sotto ed io sopra, mi
restò facile imboccare il cazzo, anche lui gli restava facile incularmi con le dita e
leccarmi la fica, orami avevo entrambi i buchi in fiamme, ma non desistetti, mi alzai e
subito dopo mi calai sul cazzo infilandomelo tutto in culo, iniziai a cavalcarlo
facendomelo arrivare fin dentro la pancia, salivo e scendevo da quel palo duro.
Le gambe non mi reggevano più, cambiammo di nuovo posizione mi fece stendere sulla
pancia e ma montato sopra poggiando l'uccello tra le chiappe, con la punta della lingua
mi percorse tutto il filo della schiena, muovendo lentamente i fianchi e facendo
scivolare il pisellone duro nel solco del culo.
Poi sceso un po’ più giù, gli ho allargato le chiappe e scoperto il buchino ci si è buttato
vorace e affamato, mordendomi e infilato la lingua e intanto con l'altra mano si menava
il cazzo in tiro e pronto a sparare.
E ancora mi stuzzicava con la punta del cazzo bagnata facendomi desiderare il cazzo, in
un momento che sentivo il contatto del cazzo poggiato sul forellino, ho dato uno stimolo
per farmelo entrare tutto, non se tirato indietro ma spingendo me la infilato tutto. Ormai
sentivo il peso del suo corpo, sentirmelo tutto dentro era troppo, colpi profondi e veloci
per poi rallentare uscire quasi totalmente e poi tornare ad affondare iniziai ad accusare
delle fitte al culo in fiamme volevo che finisse e nello stesso momento che andasse
avanti all'infinito e poi l'ho sentito aumentare il respiro, i colpi, e afferrati i fianchi, ha
spinto in fondo e con un rantolo bestiale riversare un fiume di sperma bollente nel mio
culetto, un due cinque sei e ancora e ancora era così tanta che l'ho sentita colare fuori
dal buco ormai slabbrato, finirmi luogo le gambe.
Una telefonata di mamma ci fece tornare in se, ci avvisava che per causa di un
rappresentante non poteva rientrare, quindi dovevo preparare il pranzo solo per noi,
chiese se papi si fosse svegliato e rispondendo con una bugia dissi che dormiva ancora.
Sfiniti ma soddisfatti ci recammo in bagno, riempiendo la vasca idromassaggio gli
riversai dentro una bottiglietta di Sali ed entrando mi diede una pacca sulle chiappe
dicendomi “ oggi vuoi proprio sfinirmi”.
Accesa, ci rilassammo abbracciati, ci coccolammo, dovevo recuperare il tempo perso,
troppo che non facevo sesso con lui, nonostante fosse venuto due volte il solo contatto
della mano gli si stava svegliando. in apnea mi buttai con la bocca prendendolo e
facendolo sparire del tutto dentro, succhiai e in un baleno me lo trovai di nuovo duro. lo
guardai, teneva gli occhi chiusi, con un movimento veloce mi ci sedetti su,
guidandomelo tutto dentro.
“Certo che nemmeno tua madre è mai riuscita a farmi risvegliare dopo la seconda
venuta, tu sei proprio una troietta affamata”.
Lui seduto e poggiato di spalle alla vasca ed io sedutami sul suo cazzo guardandoci in
faccia baciandoci mi lasciavo guidare dal cazzo dentro di me con movimenti di bacino
me lo sentivo tutto dentro ancheggiando mi scopavo il bel cazzone di papi, con il solo
movimento dei fianchi mi entrava tutto; lui non perdeva tempo dedicandosi al mio seno,
con le mani mi allargava le chiappe infilando spesso due dita nel culetto.
Restando nella stessa posizione me lo sfilai e lo puntai diritto al culetto, un po’ per la
posizione un po’ ormai collaudato entrò senza dolore. Salivo e scendevo su quel
meraviglioso palo “Ecco tesoro l’hai completamente dentro di te, sei bravissima”.
Chiudo gli occhi e una marea di brividi di piacere mi assalì trascinandomi in un mondo
estatico.

Quando è vicino all’orgasmo, mi fa inginocchiare nuovamente ai suoi piedi, si alza


sedendosi sul bordo della vasca, appoggia il cazzo alla mia bocca: - "Adesso preparati
perché ti vengo in faccia" non è una sorpresa particolare "So che ne hai voglia" -
continua convincente. Sa bene che è piacevole, per celebrare la giornata degnamente
come si fa con lo Champagne. Passa il cazzo su tutto il mio viso: sulle guance e sul
mento; poi ancora sulle labbra, dove lascia le tracce del suo calore. E' una sensazione
tattile sottile e sconvolgente, amplificata dalla posizione sottomessa in cui sono; già più
che sufficiente a farmi eccitare. Il mio desiderio aumenta sempre di più, sempre di più.
Quanto deve durare ancora questo supplizio? "ti prego, vienimi in faccia, voglio
vedermi allo specchio tutta sporca, voglio sentirmi una puttana" -.
Mi piazza la cappella a pochi centimetri dal volto. Poi tutto accade in un attimo:
"Eccomi...", mugola con un grosso rantolo di soddisfazione. Istintivamente apro un po'
le labbra per accoglierlo. Un istante dopo si lascia andare a una sborrata liberatoria, un
primo fiotto di sperma improvviso e violentissimo mi ha colpito poco sopra il labbro
superiore. Non so esattamente cosa ho pensato in quel momento Soprattutto, sentivo che
era una cosa molto porca. Allora, in una frazione di secondo, ho deciso di appoggiare
la cappella sulla mia lingua, che intanto mi ero affrettato a tirare fuori. In questo modo
il secondo schizzo, più abbondante e denso, lo scarica dentro la mia bocca aperta,
peccato che poiché era la terza volta era poco abbondante, ma pur sempre buona.
Adesso faccio parte della squadra dei culi rotti

Un venerdì mattino gironzolavo senza meta per la città . non avevo voglia di andare a
pranzo casa e sentire le geremiadi (lamentazioni) di mia moglie .passeggiando guardavo
distrattamente i negozi . mi attirò uno con due vetrine una femminile ed una maschile . .
in quella maschile c’era una polo con il collo alto ed un pantalone coordinato il colore
mi piaceva…... non mi regalo mai niente e si avvicinava il mio compleanno . mi sposto
sulla vetrina femminile una donna la stava arredando .che figa ....con un gran bel culo ,
una nuvola di capelli rossi… sotto la gonnellina leggera a vita bassa si vedeva un tanga
rosso e muovendosi per lavorare spuntava l’elastico .... entro e si avvicina una
commessa distinta alta , capelli lunghi biondi occhi grigio-azzurri due belle tette
ballonzolanti contenute a fatica in un reggiseno bianco che s’intravedeva sotto la
maglietta . una donna florida con delle forme attraenti con il classico culo a mandolino
messo in risalto dal jeans attillato...Chiedo di poter vedere maglietta e pantalone
coordinati che ho notato in vetrina . cerca ma non trova niente .. allora chiama la tipa
che era in vetrina . scende da dove stava lavorando , va nel retrobottega e torna con la
polo ma del pantalone non trova la taglia . si china per cercarla tra una pila di pantaloni
e con quella mossa mette in mostra il suo bellissimo culo . la gonna si abbassa
mostrando meglio il pizzo del tanga… che bella visione non mi lascia indifferente… il
pene inizia a gonfiarsi ed indurirsi... dopo qualche minuto la commessa dice alla
titolare che è quasi ora di chiusura .e se ne va . la titolare si mette sul braccio pantalone
e polo e andiamo verso lo stanzino di prova con un sorriso mi dice “ siamo rimasti soli
“ entro e la signora sta sulla porta . tolgo i calzoni….il cazzo impennato si nota…la
donna sorride sorniona... mi provo il tutto e mi guardo allo specchio ... la signora
continua ad osservare il mio pacco e ... “ scusa se mi permetto - infila una mano e
stringe il cazzo leccandosi le labbra - “ com’ è bello duro chissà come soffre “ poi
prende in mano il sacchetto “ li hai belli gonfi te li svuoto ? “ s’inginocchia me lo bacia
, lo slingua fa ruotare la lingua attorno alla cappella la fa sparire i bocca tirandomi un
bocchino di rara intensità…lo con maestria, succhia che è uno spettacolo….e quando
sente la sborra pronta per il lancio stringe le labbra …e beve tutto …. Si alza ha il viso
soddisfatto . infilo il pantalone per vedere se sta bene “ devi tirarlo più su..”. prende i
lati del pantalone e li tira ma facendo così sfiora il mio pacco .mi gira un po’ attorno e
mi dice di tornare nello stanzino, entra e chiude la porta... “ questa seconda erezione
l’ho forse provocata io? “ sorrido e le dico “ siamo qui solo tu ed io chi può avermi
eccitato così tanto “ - “ ti ho visto come mi guardavi in vetrina , poi sei entrato e ti è
piaciuto il mio sedere quando mi sono abbassata…” lì per lì mi ha spiazzato e non
riuscivo a rispondere “ non fare il timido “ ma non riuscivo a staccare gli occhi da
quelle belle tettone racchiuse nel reggiseno rosso di pizzo come il tanga . “ se ti attirano
così tanto toccale , non ti mangiano sai ? “ - “ sei stupenda ed è raro vedere una donna
così bella “ si è stupita dalla mia risposta . “ forse è arrivato il tuo giorno fortunato ...
tra un po’ chiudo il negozio “ mi prende il viso tra le mani e mi bacia... sento la sua
lingua che sfiora le mie labbra , entra nella mia bocca e ci scambiamo un bacio intenso ,
sensuale , le nostre lingue si toccano ... mi sembra di percepire una scossa…metto una
mano nel tanga…una foresta di peli copre la figa infilo un dito alla ricerca delle grandi
labbra …navigo nella foresta di peluria , poiil dito entra fin dove può…abbassa una
mano “ hai il pacco che sta ancora scoppiando ... adesso ci penso io... “ si china mi
abbassa i pantaloni ed il boxer .con una mano tira fuori il cazzo e mi dice... “ sei
proprio ben dotato “ inizia una dolce e lenta sega... me lo scappella e bacia la
cappella…siamo soli , il negozio è chiuso e penso adesso ci divertiamo . si sfila il
reggiseno . mi avvento sulle tette tenendole in mano . gliele faccio ballonzolare…ride
divertita , le succhio le palpo , le spremo , le bacio i capezzoli …ha solo il perizoma
…incomincio a non capire più niente...più succhio e più sospira , abbassa una mano
stringendo il cazzo scappellandolo . il suo viso è sorridente e tenendo in mano il cazzo
s’inginocchia iniziando un altro pompino fantastico . sono eccitato , fremo , cerco di
trattenermi dal venire per godere il più a lungo possibile ma la sua bocca …..è una
macchina d a pompini …il suo servizio dura pochi minuti e le vengo ancora in bocca
con caldi schizzi… non perde nemmeno una goccia del mio seme... siamo entrambi
ansimanti ci coccoliamo l’un l’altro , ci baciamo . quando siamo rilassati ci rivestiamo
mi abbraccia “ sono sta brava ? “ – “ sei una dea , sei desiderabile “ mi stringe e mi
bacia dolcemente . l’invito a pranzo . dopo il caffè usciamo a passeggiare finchè arriva
l’orario di apertura pomeridiana del negozio . le dico che devo fare delle commissioni
ma prima di salutarci mi dice “ stasera a casa mia ti farò conoscere il vero piacere...”
nel pomeriggio svolgo il mio lavoro ma il pensiero è a quella bella figa ed alla serata
che mi aspetta..…e visto il doppio servizio che mi aveva fatto prima di pranzo….le ore
non passano più . mi fermo a distanza del negozio , vedo uscire la commessa e allora mi
avvicino . giunti a casa sua per prima cosa ci facciamo la doccia .. e scopro il suo culo
bello , sodo , tonico con le chiappe ben disegnate…e due tette che stanno in piedi da
sole…sotto il getto della doccia ci baciamo e le faccio un lento e profondo ditalino .
più aumento il ritmo più muove l’addome come se stesse chiavando .strabuzza gli occhi
e… “ vengoo , vengooo “ prolungato e muove l’addome per raddoppiare il piacere .
lavàti., asciugati e puliti m’infilo solo slip ecamica , lei uno scamiciato corto che le
copre a mala pena le cosce . deve preparare la cena e mentre è ai fornelli le vado dietro
, le massaggio le tettone , le palpo il culo , le riempio il collo di bacetti . infilo una
mano tra le cosce accarezzando la figa… appoggia i gomiti allarga le gambe e si piega ,
cerco di accarezzarle la figa …ma c’è quel bosco di peli che la protegge , a fatica entro
con un dito titillandola… ci muoviamo insieme , la mordicchio sul collo “ se te lo infilo
dentro pensi che ti dia fastidio “ gira il viso e con un gran sorriso “ prova poi ti dico se
mi piace “ ho il cazzo duro e vibrante , faccio strada tra i peli e metto la cappella nelle
grandi labbra . muovo il randello su e giù …” ahhh che bella sensazione infilalo un po’
di più …un po’ di più ….o tutto o niente “ e glielo sbatto dentro finchè i coglioni si
schiacciano contro il suo bel culone . cerco di resistere facendolo solo pulsare e le
mungo le tette ..ma chi resiste a stare fermo in una simile figa comincio a pomparla con
lente e profonde penetrazioni , la sento ansimare si abbassa ad angolo retto e pompo ,
pompo con tutte le mie forze , le stringo e seni e li strapazzo “ spingi toro , spingi
voglio godere , ho bisogno di godere pompami , pompamiiiii “ ormai la sua voce è un
suono rauco , cerco di sbatterla più che posso . mi fermo per prendere fiato e con un
dito le titillo la figa…povero dito quasi annega in quel lago di umori . riprende lei ad
arretrare e finchè non sborro non le concedo tregua pompandola come un dannato…la
tengo stretta contro l’addome e “ vengoo , vengooo , ti allago tuttaaa “ schiaccia anche
lei il culo contro me e si lascia sborrare fino all’ultima goccia…le accarezzo le tettone
, le bacio la schiena “ sìì continua così come sei dolce , sto godendo ancora “ ma
quando il cazzo ha fatto il suo dovere…esce miseramente sfinito e spompato… si gira i
suoi occhi sono splendenti . mi bacia con le sole labbra . mi accarezza .cerca il cazzo “
poverino com’è ridotto “ e ride divertita .siamo impiastricciati di sborra e di umori e ci
laviamo….quando la cena è pronta accende delle candele e spegne la luce .i suoi occhi
sembrano due stelle da tanto luccicano …mentre beviamo l caffè si siede in braccio ,
mi bacia e mi dice “ mi fai un ultimo regalo ? “ – “ certo se la cosa fattibile “ – “ dormo
sempre sola fammi compagnia ti farò assaggiare il mio latte “ scopre una bella tettona e
se la fa succhiare . ci stendiamo su un divano in salotto ci illumina una luce fioca .
parliamo , ci baciamo , allunga una mano e sente il cazzo in tiro . s’inginocchia in terra
davanti a me , lo cerca lo tira fuori…con entrambe le mani lo palpa , lo cappella …poi
appoggia la lingua…i suoi occhi sono splendidi ed imploranti “ lasciamelo gustare
ancora “ fingo di ritirarlo dalla sua bocca , il suo viso si corruccia “ perché me lo togli
, lo voglio “ – “ te lo presto ad una condizione “ – “ qualunque cosa vuoi è tua “ la
faccio sedere sulle mie gambe con un dito le titillo il foro anale “ lo voglio , voglio il
tuo bel culo “ si schernisce , mi accarezza “ ridi pure di me ma è ancora vergine , chissà
che dolore “ la coccolo , si stringe a me “ facciamoci un bel 6 9 così intanto ti preparo
il culo “ si alza , si mette le mani sui fianchi allarga le gambe sorridendo “ sei
incorreggibile “ ho davanti alla bocca la sua figa e gliela bacio senza leccarla…
socchiude le gambe e me l’appoggia sulla bocca “ comincia a lavorarmela e
bagnarmela bene “ la lecco e le faccio scendere un po’ di saliva…mi strofina la figa
sulla labbra , bagno un dito nei suoi umori vaginali e le lavoro il foro anale …si ritrae “
sciocca è solo il mio dito lasciati preparare bene “ continuo a bagnare le dita , ne infilo
due e le rigiro dentro . quando le sfilo mi guarda sorridente “ sei un porco ma mi è
piaciuto . proviamo ma non farmi male “ la faccio mettere in ginocchio sul divano le
allargo bene le gambe . il suo foro anale è rosa e le sussurro “ hai il culetto rosa come
un neonato “ ride senza controllarsi …approfitto e le appoggio la cappella sul buco
magico …” fai un bel respirane “ e come vedo l’ano dilatarsi un po’ le pianto dentro la
cappella e mi fermo….la faccio solo pulsare , non si lamenta spingo piano ed entra
ancora…penso questa qui ha il culo vergine come mia sorella…” mi muovo senza
avanzare , glielo manovro a destra e a sinistra “ lo senti ,ti piace “ fa sì con la testa . mi
sistemo bene a cosce larghe l’abbranco per le chiappone e spingo , spingo , spingo….le
massaggio le tette “ ti piace “ muove la testa e sento un flebile “ sìì “ ancora una
spintarella ed il cazzo è quasi tutto dentro “ mi piace , mi piace credevo di sentirmi
rompere il culo ..se lo sapevo prima… “ abbassa le spalle apre bene le gambe ed il
foro anale si dilata…comincio a pomparla molto lentamente , si nuove anche lei . poco
a poco prendiamo un bel ritmo “ ti faccio male “ – “ nooo è bellissimo chissà perché “
una mia violenta inculata la fa tacere ma ormai il gioco è iniziato e la pompo con
piacere , con le mani sul culo guido il suo va e vieni…ma si muove da sola . la sento
ansimare ma arretra sempre più velocemente “ ti piace “ è senza fiato ma sento un
prolungato “ sììì “ provo a staccare le mani dalle sue chiappone , arretra da sola e me
l’inculo con passione…ormai il ritmo è indiavolato “ dai spingi , spingii , godo anche
nella figaaa dai spingii , spingiii “ continuo imperterrito ma sto per venire e quando
sento la sborra riempire il cazzo la costringo contro me tenendola ferma “ vengo
dolcezza mia , vengoo , vengoooo “ il mio è un rantolo animalesco…ma il piacere è
piacere..e poi in un culo vergine il piacere è doppio ….sto contro ile suo corpo , le
accarezzo le tette , le massaggio l’addome . ha appoggiato le braccia sul letto ed il suo
corpo è scosso dal piacere…purtroppo il cazzo si ammoscia e si sfila…in qualche
modo le fermo la fuoriuscita delle poche gocce di sborra…si stende sul dorso , è sudata
ma sorridente , e asciugo il sudore “ti ho fatto male ? “ – fa di no con il capo e allunga
le braccia “ baciami sei un bastardo mi hai fatto godere . non credevo fosse così
piacevole sentirselo nel culo “ le ore erano volate . mi sono steso per respirare e
riprendere fiato . ha messo una gamba tra le mie… le accarezzavo il culo , la baciavo
dove potevo arrivare con la bocca “ ti è passato il dolore “ – “ si è girata
accarezzandomi “ è stato bello credevo di sentire un gran dolore ma è passato in fretta
grazie gigi “ Ci siamo addormentati abbracciati e la mattina il chiarore del giorno ci ha
svegliati ancora uno contro l’altra.. “ ciao dolcezza hai dormito bene ? “ mi ha
accarezzato e sorridendo “ adesso faccio parte della squadra dei culi rotti ma è stato
bellissimo , ti aspetto ancora , la prossima volta me la gusterò di più “
Fottimi come una troia

Adamo aveva da sempre nutrito insolite fantasie erotiche che lo portavano ad essere
attratto da donne molto avanti con gli anni. Una in particolare stimolava le sue voglie:
la nonna Giulia, la madre di suo padre. Giulia abitava con la famiglia di Adamo, che
era figlio unico. Il ragazzo aveva ora 20 anni ed era studente universitario, e nonostante
avesse avuto le sue esperienze sessuali, la nonna rappresentava ancora, e più di prima,
la sua massima aspirazione. La donna, ormai 65enne, aveva un corpo più che
prosperoso, con due tette esageratamente grosse, un culone ampio e cosce carnose. I
chieletti di troppo e le inevitabili rughe non facevano altro che aumentare l’attrazione
sul nipote, il quale impazziva di libidine per il viso da vecchia bagascia della nonna.
Fino ad allora Adamo aveva sempre represso questa insana voglia limitandosi a
masturbarsi in suo onore, ma adesso aveva deciso di provarci. Voleva assolutamente
scoparsi la nonna. La convinzione che Luisa fosse una troia lo incoraggiava, ma
comunque era difficile dire alla propria nonna “voglio scoparti”. Ma ormai era deciso
ed aspettava solo l’occasione propizia. I suoi genitori avevano l’abitudine di uscire il
sabato sera, e lui pensò che in una di quelle occasioni doveva concretizzare il suo
insano progetto. Quel sabato i genitori uscirono per una cena con gli amici e avrebbero
fatto certamente le ore piccole, e Adamo restò in casa con la nonna. Cenarono insieme e
poi lui l’aiutò a sparecchiare la tavola e mettere a posto. Si trovavano in cucina quando
Giulia disse:
“Adamo sei stato carino ad aiutarmi, ma è sabato vai a divertirti con i tuoi amici”.
Lui rispose prontamente “è più piacevole stare con te” e lei ribattè “sei gentile ma alla
tua età chissà quante ragazze sono lì ad aspettarti”. E Adamo “nessuna delle ragazze lì
fuori vale te”. Giulia si mostrò compiaciuta del complimento e disse qualcosa che il
ragazzo non si aspettava; “Ma allora non ti sono passate le fantasie che nutrivi da
ragazzino nei miei confronti?”. Adamo non si aspettava che la nonna fosse a conoscenza
dei suoi desideri erotici e restò interdetto. Quasi preso in contropiede e dopo un attimo
di imbarazzato silenzio, la nonna chiese ancora “mi sono sempre chiesta cosa ci
trovassi di attraente in una vecchia come me”. Adamo si riprese dalla sorpresa e
rispose
“le tue forme abbondanti mi hanno sempre fatto impazzire e se posso essere sincero ti
dico che il tuo viso e la tua espressione mi hanno fatto sempre pensare ad una donna
piena di voglie. Una di quelle donne che a letto fanno impazzire gli uomini”. Giulia
scoppiò in una fragorosa risata e aggiunse “beh in effetti in quanto a Adv
voglie non ti sbagli”, e così dicendo si girò verso il lavabo dando le spalle al nipote.
Lui, ormai eccitatissimo e incoraggiato dall’atteggiamento della nonna, le si avvicinò e
cingendola per i fianchi le fece sentire tutta la sua erezione sulle grosse chiappe. La
nonna non si sottrasse a quelle attenzioni, anzi strofinò il culone sul palo rigido
imprigionato nei pantaloni. Adamo salì con le mani fino ad arrivare alle enormi tette, le
toccò e soppesò, le strinse e stuzzicò i capezzoli. Giulia lo lasciò fare per qualche
istante, poi si voltò verso di lui dicendo
“vuoi vederle? Vuoi vedere come sono e toccarle?”. Senza aspettare risposta si aprì la
camicetta e tolse il reggiseno mostrando orgogliosa al nipote quelle due montagne di
carne, che se pur cadenti fino ad arrivare sulla pancia anch’essa abbondante, erano per
il ragazzo il massimo della libidine. Le guardò incantato e poi si tuffò a palparle,
baciarle, leccarle e succhiare i capezzoli grossi e scuri. Giulia portò una mano alla
patta del giovane ed armeggiò fino a tirarglielo fuori facendolo svettare in tutta la sua
maestosa erezione.
Lo strinse nella mano complimentandosi per la potenza che mostrava, e poi si
inginocchiò mettendoselo tra le tette. Lo imprigionò in mezzo al seno, strofinò la
cappella gonfia di piacere sulle areole, se lo passò su tutte le tette e poi lo imprigionò
di nuovo muovendo le mammelle nella più classica delle spagnole. Adamo era troppo
arrapato per resistere a lungo e sborrò copiosamente schizzandole sul viso gli spruzzi
di sperma caldo ed cremoso. La nonna lo ripulì con la lingua e lo prese in bocca, e sentì
quel cazzo che incredibilmente tornava immediatamente duro. Allora con aria
soddisfatta disse “sei di nuovo pronto, adesso ti porto nel mio letto e ti faccio divertire
con calma”. Nella stanza la donna si spogliò mostrando al nipote quel corpo
esageratamente abbondante. Adamo si denudò in un attimo e si tuffò con la testa tra le
gambe della nonna. Baciò e leccò quelle due colonne di carne che erano le cosce e poi
assaporò la fica slinguandola e penetrandola usando la lingua come un piccolo cazzo.
Giulia godeva tenendogli le mani sulla testa schiacciandogli il viso sulla vulva. Adamo
leccava e palpava cosce e culo. Poi si posizionò su di lei, tra le sue gambe aperte e la
penetrò. Finalmente il suo cazzo duro e rigido entrava nella donna che aveva sempre
desiderato. Lo faceva scorrere aritmicamente e ogni tanto si fermava completamente
immerso in lei per farglielo sentire tutto dentro. La nonna godeva come una vacca e lo
incitava con frasi oscene “si così sbattimi fottimi come una troia ti piace sbatterti questa
vecchia troia, vero? Dai godi goditi la puttana di tua nonna sbattimi come hai sempre
desiderato!”.
Adamo questa volta riuscì a resistere a lungo portando la nonna a ripetuti orgasmi, ma
alla fine si lasciò andare e sborrò nel ventre caldo e accogliente di sua nonna. Giulia
avrebbe voluto tenerlo ancora nel suo letto e lui lo voleva ancora di più. Ma si era fatto
tardi e i genitori potevano rientrare, così dovettero lasciarsi e il ragazzo tornò nella sua
stanza. Ma la nonna gli fece una promessa che era tutto un programma: “questo è stato
solo l’inizio, vedrai come ti farò divertire..."
Un tanga nero

Quando meno te l’aspetti , le occasioni ti capitano da sole . ho una figlia che frequenta
le superiori . la settimana scorsa mi telefona chiedendomi se posso andare a prenderla a
scuola
“ qui sta diluviando e per prendere il bus devo fare un bel tratto di strada a piedi “ – “
arrivo “
davanti alla scuola c’è una lunga tettoia , mi metto sotto , mia figlia mi vede si tuffa in
macchina e sale dietro “ ciao perché dietro ? “ – “ susy una mia amica deve prendere un
bus interurbano , ti scoccia accompagnarla alla fermata ? “ – “ se dici che è tua amica
non c’è problema “ le fa un cenno e quella si precipita alla macchina apro la portiera e
si fionda dentro . con un filo di voce “ ti ringrazio sei molto gentile “ penso “ una volta
ai più grandi si dava del “tu”…quel breve tratto di strada l’ha bagnata come un pulcino
, le do qualcosa per asciugarsi i capelli , mia figlia l’aiuta . accendo il riscaldamento e
parto . con la coda dell’occhio la guardo . ha una mini molto mini che sedendosi è salita
ancor di più e si vede uno slip scuro …..avrà il ciclo… mentre guido le chiedo dove
abita , quanto tempo impiega ad andare a casa con i mezzi pubblici…. è timida o forse
sono io che l’intimorisco . mia figlia scende davanti a casa e restiamo soli . susy si è
quasi asciugata e quelle belle cosce fresche sono una tentazione…
” se mi dici dove abiti ti accompagno a casa “ – “ no grazie e bla ,bla “ – “ se sei amica
di mia figlia lo faccio volentieri “ si gira sul culo per guardarmi in viso , la mini sale
sale… parliamo mi dice che ha il ragazzo , cambiando marcia le sfioro una coscia “
chissà al tuo moroso come piacerà accarezzarti le cosce così belle morbide “ accavalla
le gambe . quella cosa scura che avevo visto è un tanga nero . le accarezzo una coscia si
scoscia socchiudendo le gambe . penso
“ che porchetta vuoi vedere che se ci provo ci sta ? “ con una mano le sfioro la figa
lascia fare “ il tuo ragazzo l’ha già assaggiata ? “ arrossisce vistosamente e dopo un
lungo silenzio “ ho paura che mi faccia male “ – “ con la lingua non può farti male e poi
alle donne piace “ mentre guido cerco un posto dove fermarmi ma è tutta campagna
piatta “ svolta a sinistra e vai avanti “ in lontananza vedo un vecchio casale e quando
sono vicino “ gira dietro “ scende apre un portone entro . chiude e sale in macchina “
qui non ci disturberà nessuno “ mi fa segno di stare zitto apre il cell. “ mamma sono a
casa di una mia amica , tarderò un po’ non preoccuparti “ dal baule prendo un grosso
plaid , reclino un sedile e lo stando susy segue tutto con attenzione .tolgo la giacca , si
avvicina e la bacio a labbra chiuse . mi mette una mano dietro la nuca e ci pensa lei a
baciarmi aspirandomi la lingua . le metto una mano tra le cosce e accarezzo la figa
sopra il tanga . mi bacia con più passione e scosta il tanga…faccio scorrere un dito su
tutta la figa….allarga le gambe e spalanca la figa ….le sussurro all’orecchio “ vuoi
gustare una bella slinguata ? “ ci stacchiamo ha il viso sorridente e lo sguardo da porca
. si stende sui sedili , arretra le sfilo il tanga … scendo dalla macchina mi tolgo calzoni
e slip . ho il cazzo teso , grosso e impennato . lo guarda sgranando gli occhi ….
che.bella visione.la fighetta rosea con le labbra morbide e appena accennate .
m’inginocchio e gliela riempio di bacetti , uso la lingua come quella di un serpente
quando ispeziona la zona circostante . ad ogni tocco è un brivido ed un breve sussulto le
guardo il viso è sorridente ad occhi chiusi “ ti piace “ – “ sììì continua sei delizioso “
piega le gambe spalancando le cosce…che bel fiore fresco da succhiare…lo bacio, lo
assaporo la ciuccio con dei bei risucchi .alza l’addome per farsi penetrare la lingua “
mi piace , mi sai facendo venire , baciala , succhiala dai acora , ancoraa .ahhh sto
venendoo sììì mi piace come sei bravoooo succhilaaaaa , succhialaaaa “
s’irrigidisce il suo addome esplode dal piacere , respira affannata “ vengooo , vengooo
, ancora , ancoraa , ancoraaaa” è un grido che si strozza in gola .le massaggio l’addome
per farla rilassare . le accarezzo il viso è rossa e sudata . quando si calma allunga le
braccia “ stenditi vicino a me “ mi tolgo il poco che ho addosso , il cazzo duro da
scoppiare è contro una sua coscia . lo prende in mano scappellandolo . ci baciamo a
lingua in bocca “ ti ho fatto male “ – “ nooo , mi hai fatto godere “ ci stendiamo fianco a
fianco cerca il cazzo e lo smanetta “ sei capace di venirmi sopra “ appoggia il ventre
sul mio e sfila maglietta e reggiseno , si stende su di me . che piacere sentire le due
tettine sode e calde sul mio petto . ci baciamo , le accarezzo il culo e da dietro cerco la
passerina , la sfioro con un dito “ ti è piaciuta la leccata ? “ per tutta risposta si abbassa
e mi bacia con passione .inarca la schiena e di offre i capezzoli da succhiare . ho il
cazzo di marmo , lo faccio pulsare s’impenna e le tocca la fighettina .si siede su di me è
sorridente “ posso farti un pompino ? “ – “ solo un pompino no ma se sei capace ci
facciamo un bel 6 9 “ aggrotta le sopracciglia “ perché non un pompino ? “ sorrido “ si
vede che sei giovane “ con un pompino godo solo io con il 6 9 godiamo tutt’e due “ mi
giro piega e spalanca le gambe il suo fiore appare in tutta la sua freschezza….gliela
bacio tutta , infilo la lingua . sento che si picchietta il cazzo sulle labbra ,lo slingua con
delle belle leccate e poi fruccc lo fa sparire in bocca . le tengo le grandi labbra bene
aperte e mi gusto quella dolce fighetta bella , rosea , fresca… ad ogni leccata è una
succhiata al cazzo . più gliela lecco e più la desidero , la sgrilletto dolcemente strozza
tra le labbra il cazzo succhiandolo . la sento respirare affannosamente ma non molla
l’osso .. vorrei sditalinarla ma se per caso è ancora vergine… allora continuo a
succhiargliela e la sgrilletto solo tra le piccole labbra . susy ormai è un terremoto di
piacere e me lo succhia con passione . il suo corpo ha un brusco movimento “ vengoo
,vegoo, ahhh , siii succhiala , succhialaaa “ poi vinta dal piacere si abbandona su di me
. la faccio girare vis a vis e ci copriamo con la coperta . la stringo la coccolo , struscia
su di me i seni “ ti ho fatto male susy “ il suo volto parla per lei . ha la fronte imperlata
di sudore ma il bel visino è radioso . ormai si è calmata . mette una gamba tra le mie e
si struscia “ adesso capisco cosa vuol dire mia sorella quando mi dice che il suo
fidanzato l’ha spedita in paradiso “ con delle salviette le pulisco la figa , esce dalla
macchina e l’aiuto a rivestirsi . mentre a porto a casa è taciturna , le accarezzo il viso “
ti ho fatto male “ si gira e mi bacia sulla guancia
“ vorrei che piovesse così ogni settimana per farmi portare a casa da te “
si adagia su una mia spalla e le dico “ sei fortunata perché oggi sono a casa , ma sono
quasi sempre in giro per lavoro “ Prima di scendere ci scambiamo un rapido bacio
“ mi sei piaciuta susy “ mi fa fermare nelle vicinanze di casa sua e con passo veloce si
avvia .
Fino allo sfinimento

un mio zio possiede un grande negozio che conduce con la moglie, una gran bella figa.
era la sua giovane commessa. possiede una bella villa in montagna e mi avevano
invitato a trascorrere una decina di giorni con loro. non so sciare, mi sarei accontentato
di rilassarmi, riposarmi, ma l’improvvisa partenza dello zio ha fatto il resto.
questo è un breve riassunto di quei giorni…
buona lettura.

i primi giorni dormivo fino a tardi e nel pomeriggio con la zia andavamo a passeggiare
sulla neve.
una sera lo zio disse che la mattina dopo saremmo andati in un rifugio in quota. l’idea
mi attivava ma quando la mattina scesi a fare colazione, zio mi disse che doveva andare
a casa perchè dovevano consegnarli della merce per il negozio… che delusione. zia la
lesse sul mio viso. mi accarezzò e mi baciò “ci penserò io a farti divertire e farti
passare la delusione“. si dedette in poltrona davanti a me accavallando le gambe... che
belle cosce. mi chiese se avevo la fidanzata. un po' imbarazzato le risposi di no “sai zia
sono molto timido“ finse o non volle capire perché mi disse “hai mai fatto sesso?“. zia
è una gran bella donna, mi sentivo il viso avvampare e non sapevo cosa dire o fare, mi
fissava con un'espressione maliziosa, aveva capito tutto. con un filo di voce dissi che
avevo fatto solo sesso manuale e rise sorniona, si avvicinò prendendomi per mano e
alzandomi dalla sedia, mi fece sedere sul divano accanto a lei. mi diede un bacio su una
guancia, mi accarezzò e mi disse dolcemente “se vuoi ci penso io a far divertire il mio
bel nipote - mi strinse il cazzo duro - c'è sempre una prima volta. per tutto“. a sentire
quelle. parole fui preso dal panico. a zia avevo dedicato molte seghe è una bella donna
molto giovanile, bionda con le curve al punto giusto. seduto vicino a lei sul divano
sentivo il profumo del suo corpo. mi sorrideva dolcemente mi diede un bacio su una
guancia “rilassati, vedrai che scopare è bello ed è del tutto naturale”. il cazzo
s’impennò, mi faceva quasi male. zia si alzò ed iniziò a spogliarsi, sfilò il maglione ed i
pantaloni rimanendo maliziosamente in reggiseno e perizoma. non riuscivo a
controllarmi. zia si avvicinò dicendo ”coraggio ora tocca a te, ma visto che per te è la
prima volta, penserò a tutto io, non dovrai fare altro che fare quello che ti dirò ed
imparare“. mi sfilò camicia e pantaloni, avevo il cazzo che guardava il cielo …zia l’ha
visto e sorridendo: ”tesoro della Adv
zia sei tesissimo, cerca di rilassarti“. fino a quel momento non avevo detto niente,
pensavo a tutte le seghe che mi ero fatto pensando a lei. si avvicinò sculettando, lo
prese in mano da sopra gli slip, mi baciò e leccò il petto. Si allontanò, mi guardò
leccandosi le labbra prese il cazzo in mano “mi piace insegnare a scopare ad un
ragazzo giovane, se poi insegno a mio nipote”. dandomi le spalle si slaccia il reggiseno,
si gira e “queste sono le tette, ti piacciono?“. annuii deglutendo, si avvicinò e
“toccale e senti come sono belle sode e calde“. allungo timidamente una mano “come
sono belle zia vorrei baciarle“ e con un gran sorriso
“baciale pure sono tutte tue“. avvicino la bocca e bacio il capezzolo, lo prendo in
bocca e lo succhio, lo lecco con la lingua allungo una mano e stringo una tettona, guardo
il viso di zia, ha gli occhi socchiusi e si lecca le labbra, appoggia una mano sul mio
pene, mi guarda negli occhi e dice: ”come hai fatto a non scopare con un uccello così
bello“. mi sfila le mutande e me lo mena; “per un uccello del genere perdo la testa“ -
avevo il cuore in gola - “adesso cucciolo ti faccio un bel pompino ma mi raccomando
quando stai per venire dimmelo che non vorrei che tu mi sborrassi in faccia“. feci sì
con la testa, incominciò baciandomelo dai coglioni fino alla cappella senza staccare gli
occhi dai miei… poi si divertì a stuzzicarmi il filetto lo sfregò con un polpastrello, lo
prese quasi tutto in bocca e dopo un paio di minuti di su e giù si staccò chiedendomi
“cosa ne dici sono stata brava?“ - “sei fantastica zia se solo avessi saputo che era così
bello” sorrise soddisfatta “e siamo solo all’inizio, alzati e andiamo in camera da letto“.
mi fa stendere, avevo l’uccello teso, vibrante e sempre più in tiro, era rimasta solo con
il perizoma “ho voglia di mangiare ancora un po’ il tuo bell’uccellone, mi raccomando
non venire che siamo solo agli inizi“. con il capo annuii, zia è in piedi, si lecca le
labbra sfila il perizoma, nuda è bellissima, il suo corpo è armonioso e ben fatto, il
cazzo vibra da solo mi sembra stia scoppiando. “adesso viene il bello“ -”sììì zia mi
piaci, sei bellissima“ sono state le mie uniche parole. Sale sul letto e gattonando mi
mette la figa davanti alla bocca ”questa è la figa è qui dentro che dovrai mettere il tuo
uccello prima però me la devi scaldare con la lingua, vediamo se sei capace di
leccarla“. mi passarono davanti agli occhi le foto dei giornaletti hard, i maschi che
leccavano e succhiavano la figa ma non dissi nulla. ”cucciolo adesso me la dovresti
leccare soprattutto qui, questo è il clitoride il punto dove la donna gode come una
troia“. pensando alle foto gliela baciai, poi allargai le grandi labbra ed incominciai a
leccargliela come se fosse un gelato mentre lei incominciava ad emettere dei mugolii,
piegò le gambe aprendola tutta, infilai un dito la smanettavo e leccavo, leccavo, le
aspiravo gli umori. il suo ventre sembrava esplodere, allungò le mani scompigliandomi
i capelli “leccala, leccalaaaa, dai leccala, sei bravo mi stai facendo venire, leccalaa sìì
così“. dopo un pò si alza dal letto, apre un cassetto e tira fuori un preservativo: “sei
ancora inesperto non vorrei mai che mi venissi dentro, perché non prendo a pillola“ –
“mettimelo tu non so come si fa“.
me lo infila, non capivo più nulla stavo per impazzire, si mette a cavalcioni su di me
tenendosi sollevata. “sei pronto?“ disse “Si“ risposi. impugna l’uccello lo tiene dritto,
lo porta all’entrata della fica “spingi un po’ ma fermati quando te lo dico io“. Infilai
con un solo colpo la cappella, in quel paradiso. il suo viso s’illuminò di un sorriso:
”gigi è favoloso, è bellissimo sentirsi dentro il cazzo vibrante, sembra che tu abbia
sempre chiavato“ – “è la tua figa stretta che è favolosa!“
Incominciò a muoversi ma molto lentamente, mi prese le mani e se le appoggiò sulle
tette dicendomi di strizzarle i capezzoli. Stare in quella figa era un’esperienza stupenda,
il piacere che provavo mi fece aumentare il ritmo e zia fremeva, si dimenava emettendo
dei sospiri e dei mugolii “sei bravissimo gigi, ti sento, lo sentoo“. aumentai il ritmo
delle pistolate, le tette di mia zia andavano su e giù, mi sembrava di vedere un film
porno ma il cazzo piantato nella figa era il mio. ci muovevamo abbastanza bene, andavo
dentro e fuori da quella figona sempre più calda e bagnata. mi fermai un momento per
respirare e poi ricominciai a chiavarla… sentii l’uccello pronto per sborrare: ”zia sto
per venire“. forse non mi aveva sentito, guardandomi in faccia e sorridendo continuava
a gustarsi il mio uccello ”vengo zia, vengooo“ urlai e scaricai una bella sborrata;
”amore della zia questo è il sesso, ti è piaciuto?“ - "mi sembrava di essere in paradiso“
risposi. mi accarezzò, mi baciò il viso.
”sei ancora alle prime armi ma prometti bene e hai ancora tanto da imparare. ti sei
comportato proprio bene ed è piaciuto anche a me“.
si stese su di me, sentivo il suo corpo ansimare, strusciava le tettone sul mio corpo.
dopo una serie di baci e palpate in bagno mi lavai il cazzo impastato dai nostri umori,
andai nella mia stanza e mi addormentai.

zia mi svegliò con un bacio dicendomi che il pranzo era pronto. feci la doccia e la
raggiunsi a tavola. zia indossava una vestaglia leggera e trasparente che arrivava a metà
coscia. le diedi un bacio palpando le tettone. Mentre mangiavamo parlavamo della
scopata che avevamo fatto e zia mi disse “non ti montare la testa, questo è solo l’inizio
di quello che si può fare. non abbiamo fatto neanche un 69, abbiamo scopato in una sola
posizione e non mi hai ancora scopato il culo“.
A quelle parole mi venne duro, speravo che continuasse nella lezione, invece si alzò
per andare a lavare i piatti. mentre li lavava io sparecchiavo la tavola; notai che sotto
non aveva niente, era nuda. pensai che era una gran bella troia, le andai dietro e feci
sentire in mio uccello sul culo. si fermò un momento ma poi riprese a lavare i piatti
dicendo: “tanto non hai il fegato di farlo“. infilai le mani palpando le tettone , le
accarezzavo e le strizzavo, le baciai il collo ebbe un brivido intenso “se fai così non
lavo più i piatti“ speravo che continuasse lei le lezioni. pensai che era giunto il
momento di provare a fare qualcosa da solo. gli andai dietro, tirai su la vestaglia per
scoprirle il culo, bello, sodo che belle chiappone. gliele palpai con entrambe le mani,
ondeggiava il culo, avevo il cazzo duro, cercai di piantarglielo ma non riuscivo a
trovare il buco. zia si mise a ridere, mi diede un bacio su una guancia, poi si piegò
allargò le gambe e con le mani si aprì le cosce
“adesso lo vedi il buco del culo? punta l’uccello e spingi tesoro, spingi ma fai piano“.
il cazzo trovò subito la strada ”bravo il mio gigi hai fatto centro, sì sì cosììì ora spingi
tesoro“. si mise a 90 ed mio cazzo sparì nel culo, in quel momento mi sembrava di
toccare il cielo con un dito perché sentivo il calore del culo. ”bravo gigi, bravo sìì così
cosìììì, sù dai spingi piccolo mio, spingilo dentro bene e tutto“.
Diedi un paio di pompate si piegò allargando le gambe, che spettacolo, il mio cazzo era
tutto nel suo bel culone, i coglioni sbattevano contro. la pompai come un ossesso, zia
cominciò a venire con gridolini di piacere che poi si tramutò in un suono gutturale e
rauco, muoveva il corpo da tutte le parti, la sentivo venire il mio povero uccello
navigava nel culo…”zia vengoo, vengooo“. se lo sfilò velocemente, mise la bocca
davanti al cazzo e “dammi tutto il tuo miele sborrami tutto in bocca dai sborrami,
sborramiii“. le schizzai in bocca ma anche sul viso…se la lasciò colare sulle labbra e
se la gustò da gran troia, si adagiò sul letto, il suo respiro era affannato. le pulii il viso
con un fazzolettino e poi glielo accarezzai “ti ho fatto male zia?“ – “nooo mi hai fatto
godere come una troia, mi sei piaciuto“. si staccò, mi prese per mano e andammo in
camera da letto
“mi è piaciuto ma sono stanca, dormo un po’“.
si è sdraiata spalancando le gambe facendomi vedere la figa, le baciai la bocca
facendole un delicato ditalino e si addormentò. quando si svegliò il suo viso era
riposato.
”Adesso tocca a te farmi godere, ricordati che la calma è la virtù dei forti, incomincia
leccandomi le tette e poi leccarmi la figa“ dopo poco che leccavo mi disse “è proprio
bravo il mio nipotino ha imparato in fretta a far godere la zia siiii così da bravo sii“.
incominciò a rilasciare i suoi umori, il sapore amarognolo mi stimolò a succhiargliela
in profondità poi infilai due dita facendole un ditalino. iniziai piano accelerando man
mano lo sfregamento. arcuò la schiena spalancando la figa “sto godendo, sto godendo
ancora come una troia bravo cucciolo mio, bravo“
Mi stavo esaltando, volevo che godesse di più fino a quando mi disse: ”adesso
sbattimelo dentro , ma tutto non resisto più dal desiderio …voglio goderre, godere“.
non vedevo l’ora di sentirmelo dire, mi alzai, appoggiai la cappella tra le grandi labbra
e lo spinsi dentro, quasi con violenza. “questa sì che è una bella infilata si cosììì
bravo“. la pompai con tutta la passione che ci potevo mettere, il suo corpo era tutto un
fremito , sbatteva le mani dappertutto ”Sei stupenda zia stai godendo come una porca“.
dopo un po’ mi disse “fermati non ce la faccio più, lasciami riprendere fiato“.
il cazzo stava bene in quel buco caldo; “gigi dimmi che sono porca lo voglio ancora nel
culo“.
a malincuore sfilai il cazzo, si mise bene a pecorina e “metti la cappella nella figa e
bagnala bene, così entra meglio nel culo e sento meno male ma non spingerlo tutto
dentro subito entra poco alla volta“. feci come zia desiderava, puntai dentro solo la
cappella, poi un po’ di più fino a quando disse “ adesso spingilo dentro con un colpo
deciso”. fece un urletto “ti ho fatto male zia?“. Incominciai a pompare con più foga. si
muoveva da gran maestra assecondando i miei movimenti “sono la tua troia sbattimi più
forte che puoi, spaccami la figa godo, godoooo“
pompavo con tutte le mie forze, la tenevo stretta e spingevo come un dannato “ti piace
ehh…puttana, sei una gran puttana, ti piace anche farti chiavare e allora prendi questi
ultimi colpi“ ”siii sono la tua puttana ma tu sei un gran chiavatore, sei un porco
chiavatore“.
Pompai fino a quando sentii la sborra salire velocemente, zia sentì il cazzo fremere ed
urlò
“devi venirmi in faccia , così sarò davvero la tua troia“
uscii velocemente, lo prese in mano, me lo menò e dopo poche menate “vengoo zia,
vengoo bevi tutto troionaa“ “siii così dai in faccia, sìì, è bellissimo vedere partire gli
schizzi e sentirli arrivare in faccia“
nudi, stanchi morti ci accasciammo sul letto. quando mi svegliai, zia aveva una mano
sul mio cazzo, cazzetto ormai striminzito e molle. le baciai le tette, le succhiai i
capezzoli senza aprire gli occhi sorrise “come sei dolce gigi ti sono piaciuta così
tanto?“. le baciai tutto il corpo scostò le cosce e le baciai la figa sorrideva felice “zia
non potremmo farci una bella doccia?“. si mise su un gomito guardandomi da porca “e
sotto la doccia cosa vorresti farmi?“. la baciai a lingua in bocca, cercò il cazzo, lo
smanettò e reagì con una bella erezione “zia immagina di essere sotto la doccia e
sentirti il cazzo entrare nel culetto o sentirti fare magari un bel ditalino” – “gigi mi fai
venire voglia di provare, però devi farmi tutto quello che hai detto“. ci facemmo la
doccia insieme. come le infilai il cazzo nel culetto si mise a 90, la pompai fino allo
sfinimento e le riempii il culo di calda sborra. era sfinita, le infilai l’accappatoio,
l’asciugai bene e poi stanchi ma soddisfatti ci addormentammo.
lo zio tornò dopo qualche giorno. zia, da grande attrice, disse allo zio che le era
mancato. venne anche il giorno di tornare a casa. Mentre lo zio caricava la macchina zia
mi baciò a lingua in bocca e mi disse: “ogni volta che vorrai scopare telefonarmi a
questo numero, è quello di casa“
ho imparato a memoria quel numero di telefono…
Eccitazione alle stelle

Tutti la conoscevano in paese,gli uomini la desideravano,le donne la temevano e la


studiavano con circostanza. Avrebbero dato qualsiasi cosa per sapere dove si recava
alcune notti ,quando spariva da sola nella campagna.
Era una donna bellissima,una bellezza algida,una statua dal carnato bianco latte dove si
perdevano due occhi neri,due fessure taglienti che schivavano sempre lo sguardo degli
altri
I capelli castani le avvolgevano generosamente le spalle e quando camminava incedeva
con grazia come se fosse sospesa da questa terra. Forse il cielo aveva voluto premiarla
per farsi perdonare di quel grande difetto che la rendeva diversa…
Era muta,dalla nascita,chiusa nel suo mondo fatto di sguardi di gesti ,di passi veloci e
di movenze eleganti,misurate.
Infine la sua bocca ,rossa e carnosa, un autentico capolavoro,quasi non avendo la
funzione del linguaggio,ancor piu’ esprimeva sensualita’,come se il suo essere muta
avesse amplificato la sua espressione interiore.
La chiamavano” figlia della luna”,perche’ era solita uscire misteriosamente per la
campagna,non appena la falce o il disco della luna illuminava il cielo,molti l’avevano
spiata e seguita con lo sguardo,ma si perdeva inesorabilmente ,ingoiata dalla notte e
l’immaginario delle persone si sbizzarriva nel pensare al perche’ di quelle passeggiate
notturne.
Molti pensavano che avesse incontri o frequentazioni con un amante ,altri pensavano
fosse licantropa,qualcuno azzardo’ che fosse sonnambula,ma rimaneva per tutti un
mistero che accendeva le ipotesi piu’ eccitanti.
Io decisi che volevo sapere,non mi davo pace,volevo capire l’essenza di quell’essere
stupendo,inaccessibile a tutti e quella notte di luna piena la seguii.
Nel silenzio ascoltavo solo il mio cuore che batteva forte mentre da lontano seguivo la
sua sagoma che camminava sula collina ,quasi volando tra l’erba,i suoi capelli lunghi
ondeggiavano al vento insieme al suo scialle,nero come lei,ma la luce lunare la faceva
ancora piu’ bella,la avvolgeva in un fascio protettivo e la esaltava,Dio come era
bella…!
Dove si dirigeva,chi,cosa l’aspettava? Chi avrebbe potuto godere di lei o solo
intrattenersi con un angelo muto?
Ecco che ora si ferma ,cosi’ come il mio respiro,si accuccia amorevolmente,intravedo
la forma a clessidra del suo bacino che si allarga,non riesco a vedere,ma poi…la luna
si spalanca da una nuvola e mi regala una sorpresa inaspettata…
Li’ ai suoi piedi un cane,, un dolcissimo cane nero ,lei lo abbraccia e lui la lecca ,e’
una scena di amore intenso.
tenera e commovente,quanta dolcezza e quante effusioni,mai l’avrei creduta capace di
simili slanci, lei cosi’ glaciale e distaccata dalle emozioni e dal mondo!
Poi ad un tratto si sdraia,i capelli sparsi sull’erba ed il viso dritto al cielo,il cane non si
staccava da lei,la leccava con devozione ed insistenza e lei lo lasciava
fare,dappertutto,ovunque…
Ora lei si offriva con languore e sensualita’ ,apri’ le gambe e lascio’ che il cane la
deliziasse della sua lingua potente e assetata,non credevo ai miei occhi ,una scena
inaspettata ed inquietante che fece schizzare la mia eccitazione alle stelle !
La vedevo inarcare il bacino ed il torace si dimenava ritmicamente ,fino a quando dalla
sua bocca cucita usci’ un mugolio gutturale,lungo,affannato,era il suo piacere…..
Anch’io ero arrivato poiche’ era impossibile non godere di cio’ che vidi,ero estasiato
stupito,incredulo!
La figlia della luna cosi’ viveva ,aveva scelto un cane ,forse perche’ quegli umani
avevano un linguaggio a lei incomprensibile e lei li temeva, non voleva rapportarsi a
loro,preferiva quel cane che amava fino in fondo……
Fu bellissimo cio’ che vidi, il suo orgasmo nato al buio in silenzio, ,fu molto eccitante e
quasi naturale vederla cosi’..
Poi lei si ricompose , lo abbraccio’ con tenerezza e lui le si accuccio’ ai piedi,non si
moveva,cercava ancora il suo contatto!
Erano uguali, soli con bisogno di dare e prendere amore, due bestiole che come unico
linguaggio si scambiavano effusioni.
Ero stravolto,ancora incredulo .La vidi che gli dava del cibo e dopo averlo baciato a
lungo ,si rialzo’ scivolando nel buio e volando tra l’erba a passi veloci per tornare a
casa.
Fu fantastico cio’ che vidi,ma dopo la forte sensazione di piacere, una gran pena si era
insinuata in me,e ripensavo a lei
che solo ad un cane riusciva a donare il suo corpo e all’abisso profondo della sua
contorta realta’….
Addosso agli uomini

Era nata con un destino ben definito. La sua vita aveva preso un’unica direzione, perché
era nata per amare, per gioire di tutto ciò che la natura ed il corpo offrivano al suo
intimo piacere. Crescendo, aveva incarnato il ruolo di femmina, concentrando tutte le
sue pulsioni e l’energie emozionali in unica direzione: la ricerca ossessiva e sfrenata
del suo piacere. La scoperta del sesso,per lei,era iniziata molto presto,poi la sua innata
predisposizione fece il resto. Nella mente esisteva soltanto la libidine, una libido che
non era in grado di controllare. Il bisogno diun amore spirituale non l’aveva mai
sfiorata, perché lei sublimava tutto con l’espressione del suo erotismo. Se un uomo la
fissava per più di un momento, lei era già in tumulto e pronta a sprizzar sesso e lo
comunicava modulando i suoi messaggi esaurienti ed espliciti. Sguardi, movenze e
gestualità rispondevano al segnale e gli uomini la “sentivano” a distanza come gli
animali avvertono l’odore della femmina in calore. Si prestava ed accettava qualunque
situazione con spensieratezza ed incoscienza. Era affascinata dall’impatto con gli
uomini sconosciuti ed usava soddisfare ogni suo desiderio, digerendo, tranquillamente,
tutte le situazione erotiche. Affacciata ad un muro, mentre si inebriava di una vista
panoramica, si lasciava toccare, con naturalezza, da due uomini che la carezzavano
sotto il vestito, frugandola dappertutto in ogni suo anfratto aperto e pulsante.
Impassibile li lasciava fare con lo sguardo fisso all’orizzonte e le braccia distese sul
muro, come se raffigurasse una croce greca. Solo il suo bacino ondeggiava
assecondando quelle dita mentre godeva impazzita di questi giochi che la potevano
esporre al rischio ed al ludibrio della gente. Spesso queste situazioni nascevano
casualmente, nel quotidiano, lei richiamava il maschio e spandeva i suoi ormoni come
un’ape impazzita sparge il polline sui fiori. Adorava la carezza della lingua, amava
essere baciata lì, tra le cosce e lo riteneva indispensabile come preludio dell’amplesso.
Aveva soddisfatto la sua voglia, riuscendo a ricevere queste carezze vellutate, anche
sott’ acqua mentre era immersa fino al collo con le braccia appese al bordo
dell’affollata piscina comunale. Così come nella calca frenetica dei mezzi pubblici
affollati, urtava i suoi fianchi ed i seni generosamente esposti con maestria fino a
incontrarne i risultati nei membri eccitati, da tale “insulto”. Si strusciava come una
serpe, addosso agli uomini, che in un primo momento interdetti, si stringavano
premendo su quella carne invitante. Le mani, poi, cercavano, cercavano.
Sudore,adrenalina ed eccitazione,riempivano l’ambiente. Nel pub, seduta ad un tavolino
basso tra due uomini, con le cosce larghe, nascosta nell’ombra del locale, stringeva,
con entrambe le mani, i membri turgidi e sfacciati e li masturbava, ricevendo le loro
dita che si perdevano tra le le labbra carnose e rosee, avide e spalancate, poi, quando
tutto di lei era pieno, aggiungeva al suo piacere le sue intrise di sperma, dopo aver loro
“svuotato l’anima”. La notte, sul terrazzo di casa sua, amava star seduta con le cosce
aperte, senza slip, appoggiate sul bordo della ringhiera, assorta e con gli occhi chiusi,
assaporando la dolce sensazione del vento che la sfiorava. Evocava sguardi ipotetici ed
occhi che potevano spiarla e continuava così ad intrecciare nella sua mente il desiderio
e l’eccitazione, anche da sola, nella solitudine della notte. E mentre ammirava le stelle,
sussurrava ridendo: “guardatemi anche voi,io,sono nata per amare”
Finiremo entrambi all'inferno?

abbastanza decisa, rispose: “Certo, dai. Facciamolo!”


Il giovane cittadino si inginocchiò di fronte al cazzo in tiro di Cesare e lo avvolse nel
suo pugno, provocando un gemito del ragazzo. Poi iniziò a far lentamente scivolare la
pelle del suo prepuzio avanti e indietro sulla sua cappella. Vide una goccia di liquido
prespermatico spuntare fuori dal buchetto della cappella di Cesare e, chinandosi in
avanti, lo leccò via dalla punta del membro del cugino.
“Santo cielo! Non riesco a credere che tu l'abbia leccato, ma è stato così bello!”
gemette Cesare che, non avendo mai fatto nulla di neanche lontanamente simile con altre
persone, stava scoprendo delle sensazioni che non aveva mai neppure immaginato:
“Stavo pensando che magari potrei anch'io giocare col tuo...”
“Possiamo fare tutto quello che vuoi, Cè. Ora però stenditi sull'erba accanto a me, ti
farò vedere una cosa” disse Samuele. Cesare si stese sull'erba soffice e suo cugino si
sistemò accanto a lui, ma in senso contrario, assumendo la posizione del 69.
“Fai tutto quello che hai voglia di fare, Cè. E va benissimo anche se non farai quello
che farò io” aggiunse Samuele prima di ingoiare la mazza di Cesare fino alle palle.
Il giovane verginello lanciò un forte gemito a sentire la sua verga avvolta da quella
bocca: quello era molto più che un gioco! Se qualcuno li avesse scoperti, don Tommaso
li avrebbe dannati all'inferno per l'eternità, ma ora non gliene importava nulla: stava
facendo sesso per la prima volta! Quindi allungò una mano per prendere il cazzo di
Samuele ed iniziò a masturbarlo, fissando come ipnotizzato il buchetto della cappella di
quest'ultimo, che si apriva e si chiudeva al ritmo delle sue sollecitazioni.
Samuele rimase senza fiato quando sentì Cesare giocare col suo cazzo e decise di
rischiare, per vedere fino a che punto potesse spingersi: si leccò un dito e lo premette
tra le chiappe del cugino; quando trovò il buco, ci infilò dentro metà del dito.
“Unngh!” grugnì Cesare con forza, sentendo qualcosa spingersi dentro il buco del suo
sedere, e subito strinse la sua presa sul fallo di Samuele. Con una mano lo scappellò il
più possibile senza arrivare a fargli male, con un dito dell'altra iniziò a carezzargli la
cappella, per poi riprendere a masturbarlo.
Samuele gemette per quel trattamento e, notando che a Cesare il dito stava piacendo, lo
infilò fino alla nocca ed iniziò a scoparlo col dito. Intanto, sentendo l'orgasmo montare,
iniziò istintivamente a muovere di scatto le anche verso la bocca di Cesare.
Il giovane contadino sentiva il dito di Samuele andare sempre più in profondità dentro
di sé. All'improvviso poi il dito toccò qualcosa dentro Cesare che gli fece girare la
testa. Nella sua mano, la fava del cugino fremeva.
Samuele si tolse di bocca il randello di Cesare per dirgli che stava per sborrare, poi
riprese a succhiarlo e a scopargli il culo col dito con furia. Pochi secondi dopo sentì
quell'esplosione atomica in miniatura nel suo inguine e fece zampillare la sua sborra in
grossi schizzi, gemendo forte intorno al cazzo di Cesare.
Quest'ultimo era così ipnotizzato da quello che stava accadendo che non aveva neppure
sentito l'avvertimento di Samuele. E così, prima ancora di capire cosa stesse
succedendo, si era ritrovato con il membro del cugino che gli schizzava in faccia.
Quando sentì quel seme caldo colpirgli il viso, Cesare perse completamente la testa ed
iniziò a dire gemendo con voce roca: “Schizzo... schizzo... schizzo!”
Samuele sentì l'avvertimento di Cesare e lo succhiò con più vigore, continuando a
infilargli il dito nel buco. Pochi attimi dopo il giovane cittadino su ricompensato dalla
sborrata bollente che gli venne schizzata in bocca. Ne bevve ogni singola goccia e
coccolò la mazza di Cesare fino a quando non si ammosciò.
“Cè, ti amo, cazzo! Non ho mai... wow!” esclamò Samuele, estrando il dito dal culo del
cugino e girandosi in modo da ritrovarsi faccia a faccia con lui... e rimase a bocca
aperta!
“Ho la tua roba in faccia” ansimò debolmente Cesare.
“Cazzo, mi spiace se la cosa ti ha shockato. Ho provato ad avvertirti” ribatté Samuele,
temendo che il cugino, come capita molto spesso ai maschi dopo aver fatto sesso per la
prima volta con un altro maschio, si sentisse in colpa.
“Non c'è problema, non ti ho sentito. Ma mia mamma mi ammazzerà se torno a casa con
questa cosa in faccia!”
Nessun senso di colpa, benissimo! Samuele si chinò su Cesare e gli leccò via ogni
goccia di sborra che gli copriva la faccia. Poi lo baciò sulle labbra, facendogli sentire
il sapore della sua sborra.
Cesare si sentiva nervoso mentre le labbra di Samuele si avvicinavano al suo volto, ma
allo stesso tempo voleva capire cosa avrebbe provato a baciare il giovane cittadino.
Non sapeva perché voleva scoprire questa cosa e, dopo tutto quello che avevano fatto,
ormai non gliene importava poi molto. Quindi aprì leggermente le proprie labbra,
aspettando con ansia che, per la prima volta nella sua vita, le labbra di un altro ragazzo
toccassero le sue. E prima che potesse capire cosa stava succedendo, la lingua di
Samuele entrò nella sua bocca. Cesare si sentiva girare la testa.
Samuele sollevò la propria testa da quella del cugino. Con gli occhi carichi di lacrime
di felicità fissava gli occhi dell'altro. Era la prima volta che si innamorava e glielo
voleva dire: “Cè, ti amo!”
Cesare guardava Samuele sentendo una tempesta di emozioni dentro di sé. Quello che
avevano fatto gli era piaciuto molto, ma era anche molto spaventato: “Questo significa
che sono gay come te, Sam? Che finiremo entrambi all'inferno?”
“Cazzo! No, non finiremo all'inferno! Ne sono certo, ti amo troppo perché accada. Non
c'è da preoccuparsi per queste cose, cazzo, vedrai che lo capirai anche tu” replicò
Samuele, anche se poi non ne era così certo (ma non era il caso di rivelarlo proprio
ora...): “Quando dobbiamo tornare alla fattoria?”
“Dovremmo muoverci. Ma non voglio che mia madre scopra quello che abbiamo fatto,
Sam. Lei la pensa come don Tommaso e penserebbe che siamo il demonio. Va bene,
Sam?”
“Ok, non lo dirò a nessuno se non vuoi. Non permetteremo a nessuno di scoprirlo fino a
quando non ti sentirai pronto. E se ti ci vorrà molto tempo, non sarà un problema”
rispose Samuele, abbracciandolo.
“Va bene, Sam, questo mi fa sentire molto meglio. E c'è un'altra cosa.”
“Che cosa?”
“Quello che abbiamo fatto è stato davvero divertente. E molto eccitante. Non avevo mai
provato sensazioni simili a quelle prima. Sei la prima persona con cui faccio qualcosa
e credo di amarti anch'io”
“Grazie Cè, non hai idea di quanto avessi bisogno di queste parole” replicò Samuele,
che per la prima volta nella sua vita provava qualcosa di più del semplice desiderio
sessuale nei confronti di un ragazzo. Sì, era amore quello per Cesare: si sarebbe
impegnato perché tutto andasse bene.

***

Il giovane contadino ed il giovane cittadino tornarono insieme alla fattoria, godendosi


la reciproca compagnia. Mentre Cesare accompagnava Samuele al piano di sopra per
cambiarsi ed indossare abiti da lavoro, passarono accanto a Matilde, che disse: “Visto?
L'avevo detto che avreste fatto amicizia in un attimo. Ti stai prendendo cura del mio
tesoro, Samuele?”
“Sì, signora. Mi ha fatto vedere il ruscello e ci siamo divertiti a nuotare. Grazie per
avermi accolto, signora Matilde!”
“Vieni, Sam, ti mostro come si munge una mucca” esclamò Cesare con entusiasmo: era
ormai del tutto convinto che lo aspettava un anno fantastico con Samuele. Dopo che i
due ragazzi si furono cambiati, ovviamente con grande lentezza per potersi osservare
meglio nel frattempo, Cesare condusse il cugino nella stalla.
“Ehm... Cè, io non ho mai munto una mucca prima d'ora, non so se ne sono capace”
“Ma si che ne sei capace, è facile!” esclamò Cesare. Il giovane contadino preparò le
quattro mucche che erano pronte a dare latte, poi prese uno sgabello e lo posizionò
accanto alla prima mucca: “Ecco, siediti qui, Sam.”
“Ok Cè” replicò Samuele, sedendosi sullo sgabello e ritrovandosi davanti agli occhi il
pacco di Cesare.
“Bene Sam, non appena avrai finito di fissarmi l'inguine, prendi questi due secchi. Per
prima cosa devi mungere pochissimo latte da ogni mammella dentro il secchio piccolo,
per assicurarti che il latte sia buono.”
“Scusa, non volevo fissartelo” rispose Samuele afferrando con una mano una mammella
della mucca e provando a tirarla come aveva visto fare in tv, senza ottenere alcun
risultato.
“Nessun problema, signor mungitore, stavo solo scherzando. Anzi, mi piace quando mi
guardi in quel modo. Comunque, ricordi prima come mi tenevi quando mi hai fatto
sentire così bene?”
“Yes... Ma che centra?”
“Prova a far sentire così bene anche la mucca!” scoppiò a ridere Cesare.
Samuele ci riprovò... e questa volta un po' di latte uscì fuori! Il suo sguardo era
raggiante di felicità.
“Bravissimo, signor mungitore! Ti ho appena insegnato come si masturba una mucca!”
esclamò Cesare ridendo a crepapelle, poi, non appena si riprese, disse a Samuele di
finire di mungere la mucca nel secchio grande. Il giovane cittadino, una volta riempito
tutto il secchio, gli chiese cosa doveva fare a quel punto.
“Beh, perché non ti assicuri che il latte delle altre mucche sia buono, mentre io preparo
la mungitrice automatica?”
“Ok, ma prima vorrei assicurarmi che è buono il tuo di latte.”
Cesare arrossendo replicò: “Aspetta fino a stanotte, quando andremo a letto. Ma non
sperare che riesca a farne quanto una mucca!”
“Ok Cè... Ma se vuoi fare qualcosa, sarò felice di accontentarti!”
Cesare e Samuele finirono di mungere le mucche, poi il giovane contadino portò il
giovane cittadino a dar da mangiare alle galline. Una volta finito, entrambi i ragazzi
avevano bisogno di farsi una doccia prima di cenare.
“Beh, per oggi abbiamo finito, vero?” chiese Samuele, che non aveva alcun desiderio di
rientrare nella fattoria, ma, d'altra parte, non era per nulla abituato a rimanere fuori di
casa per tutto il giorno.
Mentre Cesare chiudeva tutto per la notte, si girò verso Samuele e gli diede un bacetto
sulle labbra, dicendogli ridacchiando: “Sì, abbiamo finito! Ora andiamo a farci una
doccia prima di cena, signor mungitore!”
“Non è che tu profumi come una rosa, signor cowboy!” rispose Samuele ridendo e
chiedendosi se Cesare avesse i suoi stessi progetti per la doccia...
Sentendo l'orgasmo montare

"Ma che vadano tutti a farsi fottere!” pensò Samuele uscendo dall'aula del
Tribunale: “Questi stronzi mi hanno messo in imbarazzo, anzi mi hanno proprio
umiliato. Prostituzione. E droga... E per fortuna che non hanno scoperto tutto! E manco
mi hanno dato una condanna normale, no, mi hanno dato una condanna alternativa! Quei
coglioni dei giudici mi mandano in fattoria! In fattoria! Ma per chi mi hanno preso, per
Katia Ricciarelli?”
Samuele vide sua madre che, a spasso spedito, lo superava per raggiungere
l'automobile. Non era più la stessa da quando aveva scoperto cosa faceva sua figlio
quando le diceva che andava a studiare... Anzi, non gli aveva rivolto neppure la parola,
se non lo strettissimo necessario, da quando era andata a prenderlo al Beccaria, il
carcere minorile. A Samuele sembrava che lei non avesse minimamente tentato di
salvarlo dalle grinfie del giudice. Grinfie che, doveva ammetterlo, non erano state poi
così terribili. Doveva passare un anno in una fattoria, è vero, ma sarebbe stato molto
peggio passare tutto quel tempo al Beccaria. Fatto sta che doveva partire già il giorno
dopo: il biglietto era già pronto.
Appena arrivati a casa, la madre di Samuele gli sibilò un “testa di cazzo” e poi si
chiuse nella propria camera.
Anche Samuele si chiuse nella propria stanza e, dopo aver trovato il borsone più
capiente, iniziò a riempirlo coi propri vestiti. Poi prese il suo zaino e ci mise dentro il
suo lettore CD e tutti i dischi che ci potevano stare. Samuele non riusciva a immaginarsi
troppo bene come sarebbe stato quell'anno in fattoria, ma, dopo tutto, magari sarebbe
stato meno peggio di quanto gli era sembrato di primo acchito. Chissà, magari si
sarebbe pure divertito...

***

Aveva appena finito di svolgere il suo lavoro quando sua madre lo chiamò per
parlargli. Cesare, a 16 anni, era già un ragazzo in ottima forma e ben fatto, grazie
soprattutto a tutto il lavoro che svolgeva nella fattoria di famiglia.
“Ciao mamma, che cosa volevi dirmi?”
“Volevo parlarti un ospite che verrà a stare da noi” rispose sua madre, Matilde:
“Ho fatto domanda per entrare a far parte di un nuovo programma statale a favore di
ragazzi che sono finiti nei guai con la legge. Come ben sai il raccolto quest'anno non
sarà molto fruttuoso, abbiamo davvero un gran bisogno di soldi, e per questo
programma lo Stato paga bene. Insomma... La domanda è stata accettata.”
“Aspetta... Vuoi dire che ospiteremo un criminale?”
“Che paroloni! È un ragazzo della tua età che ha avuto delle difficoltà. E inoltre, il
caso vuole che sia tuo cugino.”
“Perché, io avrei un cugino? E come mai non l'ho mai visto?”
“Lui è il figlio della sorella del mio primo marito. Con quella parte della famiglia
abbiamo perso i contatti. Comunque, arriverà domani e si dovrebbe fermare qui per un
anno”
“Come idea sembra divertente!”
“Un'ultima cosa, amore. Dividerà la camera con te.”
Vedendo l'espressione del figlio incupirsi, Matilde decise di lasciarlo solo a
riflettere un attimo. A Samuele faceva certo piacere avere un ragazzo della sua età in
casa, ma dover condividere la propria stanza era ben altro affare. Inoltre, come avrebbe
potuto fare quella cosa che aveva scoperto da poco più di un anno? Visto che era una
cosa che tutti dicevano essere sbagliata e peccaminosa, quel ragazzo avrebbe potuto
denunciarlo alla madre.
Dopo averci riflettuto un po' e aver valutato i pro ed i contro (soprattutto i contro, a
dire il vero...), il ragazzo si decise a chiedere a sua madre: “Ma è proprio necessario
che questo ragazzo divida la camera con me?”
“Sì, amore, sai quanto costa riscaldare l'intera casa in inverno. E non possiamo
certo farlo installare in una stanza che d'inverno lasciamo al freddo e al gelo... Dai,
comunque credo proprio che non sarà una cosa terribile come la immagini.”

***

Samuele scese dal treno e si guardò intorno. Il borsone e lo zaino che portava a
mano erano molto più pesanti di quanto aveva immaginato riempiendoli. Per questo si
avviò verso una panchina per sedersi un attimo. Mentre si sedette, notò una donna ed un
ragazzo della sua età che si guardavano attorno. La donna aveva una folta e lunga
capigliatura castana. E il ragazzo... beh, il ragazzo era un gran bel pezzo di ragazzo! Lo
sguardo di Samuele fu subito catturato dai suoi capelli biondo-scuro, lisci e
piacevolmente spettinati. E dalla tranquillità dei suoi occhi verdi che non escludeva una
certa luce di vivace intelligenza. Samuele si meravigliò di notare un simile dettaglio a
oltre due metri di distanza, ma evidentemente quella era la prova di quanto il ragazzo lo
avesse colpito.
Ora il giovane biondo lo guardò meglio e poi gli disse: “Scusa, tu sei Samuele?”
“Yes” rispose Samuele con diffidenza, cercando di sorride e non riuscendoci
affatto: “E voi quindi siete la signora Matilde e Cesare...”
Il giovane gli porse la mano e Samuele, mentre contraccambiava, pensò: “Questi
due mi stanno accogliendo solo per prendersi quelle quattro lire che gli darà il giudice.
Mi aspetta un anno di inferno...”
Sebbene la sua stretta di mano fosse decisa, Cesare parlò con timidezza: “Ciao.
Sono tuo cugino Cesare. A quanto pare per il prossimo anno condivideremo la camera.”
“Condivideremo la camera?” pensò Samuele: “Ma che cazzo dice! Non avrò
neppure una stanza per me? Ma sarebbe stato molto meglio finire in galera allora!”, ma,
tenendosi queste considerazioni per sé, mormorò solamente un “Benissimo, amico.”
Samuele notò che l'espressione di Cesare ebbe un piccolo cambiamento. Di solito
gli era facile capire le persone già dal primo sguardo, ma con questo ragazzo non ci
stava riuscendo. Beh, era certamente una persona più complessa di quello che ci si
potrebbe aspettare da un qualunque ragazzo di campagna.
E intanto Cesare pensava: “Accidenti! Spero proprio che la mamma sappia cosa
sta facendo...”, ma anche lui non esternò le proprie sensazioni e anzi chiese: “Vuoi che
ti aiuti con le valigie?”
“Yes sir, grazie” rispose Samuele, abbastanza sorpreso dalla gentilezza di Cesare:
non si aspettava proprio una proposta di aiuto.
“Benissimo ragazzi” disse sorridendo Matilde: “Ho parcheggiato il furgoncino non
lontano da qui.”
Samuele rimase a bocca aperta quando vide come Cesare sollevò le borse:
sembrava che fossero prive di qualsiasi peso! Ed ebbe anche un principio di erezione
osservando i muscoli del giovane contadino muoversi sotto la sua maglietta...
Cesare portò il borsone e lo zaino del cugino fino al furgone. Samuele si rendeva
conto che in quel ragazzo c'era qualcosa di diverso da tutti gli altri ragazzi che aveva
conosciuto, ma non riusciva a focalizzare di cosa si trattasse. Lo studiò per tutto il
tragitto fino a casa, ma non riuscì a raggiungere alcuna conclusione.
Quando il furgoncino si fermò davanti alla fattoria, Cesare gli disse: “Dai,
Samuele, vieni che ti mostro la nostra stanza. Dopo ti faccio fare un giro per la fattoria.
Ti hanno detto che dovresti anche aiutarci in qualche lavoretto, vero?”
“Ma dai! Pensa che credevo fosse una vacanza premio...” pensò Samuele,
ammettendo tra sé e sé che, però, fare qualche lavoretto con Cesare non sarebbe stato
poi così male... Comunque gli rispose: “Ok, ma prima posso disfare le valigie e
cambiarmi?”
“Certo! Dai, ti faccio vedere dov'è camera nostra.”
Cesare portò Samuele al primo piano e gli mostrò dove poteva sistemare le sue
cose. Aveva notato che il cugino lo guardava in modo un po' strano, ma decise che per
ora era meglio non dire nulla. Anzi, gli chiese se avesse bisogno di qualcosa.
“Sì, di una cosa sì, se non ti spiace. Non riesco a capire dove ho messo il mio
deodorante” rispose Samuele guardando con occhi carichi di desiderio come Cesare si
guadasse attorno.
“Deodorante... Ah, certo, è quella cosa che profuma che papà si mette ogni
domenica! Sono sicuro che non sarà per lui un problema se ne userai un po' del suo,
ma... per chi vuoi profumare? Per le mucche?”
Samuele sorrise al pensiero di come certi stereotipi sui contadini sembrassero
essere veri e disse: “Uhm... Dai, non importa. Ho qualche soldo e la prossima volta che
la signora Matilde andrà in qualche supermercato le chiederò un passaggio.”
Mentre Cesare rimaneva in piedi, Samuele postò il suo borsone sul letto che
sembrava non occupato, poi iniziò a tirare fuori i propri vestiti e a riempire la
cassapanca che era accanto al suo letto. I cassetti erano completamente vuoti, quindi
dedusse che fossero riservati per lui. Quindi, dopo aver scelto una vecchia maglietta e
un paio di jeans molto consumati, si sfilò la maglietta ed i pantaloni che indossava,
cercando di osservare con la coda dell'occhio il volto del cugino.
A Cesare non importava proprio nulla di osservare Samuele mentre si cambiava e
anzi stava per chiedergli se voleva che uscisse, ma non ne aveva avuto l'occasione. Poi
una volta che il giovane cittadino si era tolto la maglietta, le cose erano cambiate: non
poteva fare a meno di notare come la sua pelle sembrasse molto più liscia di quella
della maggior parte dei suoi amici e, senza neppure rendersene conto, si accarezzò
delicatamente il pacco.
“Santo cielo!” pensò Samuele: “Questo ragazzino mi sta guardando! Beh, ci sono
buone prospettive per quest'anno... ma cosa dirà quando scoprirà perché sono finito in
galera? Oddio... Ma glielo avranno detto o no?”
Il giovane cittadino si rivestì lentamente, accertandosi di mostrare il suo petto ben
formato che tanti soldi gli aveva fatto guadagnare in città. Quando alla fine si fu
rivestito e sistemato, guardò direttamente Cesare.
“Bene Cesare, dimmi pure, cos'hai da farmi vedere?” chiese Samuele
sorridendogli sinceramente.
“Eh... Ecco...” balbettò il contadino: “Possiamo iniziare dalla stalla.”
Cesare accompagnò il cugino fuori, chiedendosi perché si fosse sentito così strano
a guardare Samuele cambiarsi. A scuola i suoi amici si cambiavano gli uni davanti agli
altri senza problemi, nell'ora di educazione fisica, e mai aveva provato sensazioni
strane. La cosa lo faceva sentire un po' nervoso, così, mentre entravano nella stalla, si
disse che non doveva pensarci più.
“Ma come mai sei finito nei guai, Samuele?” chiese Cesare senza pensarci.
“Ehm... ecco... Per cose che non avrei dovuto fare” disse Samuele, sentendosi in
forte disagio per quella domanda a cui non sapeva cosa rispondere senza mentire: “Mi
hanno scoperto con dell'erba. E quelli che mi hanno scoperto erano sbirri” continuò,
sperando che, almeno per ora, Cesare potesse accontentarsi di quella risposta.
“Hanno trovato anche dei miei amici con quella roba. Ma qui non ne fanno un
dramma, di solito. Invece in città la polizia pedina ovunque tutte le persone?”
“Beh, non proprio. Però quando ti beccano, ti fanno il culo. Soprattutto se ti
beccano più di una volta. Tu hai mai fumato? Io fumo da un po' di tempo, ma dopo 'sti
casini mi sa che sarà meglio che smetto” replicò Samuele con un ghigno. Stava
cercando di sviare il discorso. Si sentiva molto nervoso: Cesare lo stava facendo
sentire un po' senza il controllo della situazione. E questa era la cosa che Samuele
odiava di più al mondo. Lui aveva bisogno di controllare la situazione.
“Non l'ho mai neppure provata. Mamma e papà mi hanno detto che è robaccia, che
non va bene per me. Uno dei miei amici, Lorenzo, è stato scoperto a scuola con della
marijuana una volta. Ha dovuto fare lavori di pubblica utilità per una settimana e mi
hanno detto di non giocare più con lui, perché è un cattivo ragazzo.”
Cesare non riusciva proprio a capire come mai, per lo stesso misfatto, il suo amico
fosse stato condannato a dieci giorni di lavori di pubblica utilità, mentre suo cugino era
stato condannato al carcere, anche se la pena era stata poi commutata in una pena
alternativa. Si rendeva però conto che il discorso innervosiva un po' il cugino, quindi
decise di cambiare discorso.
“Comunque anche io faccio cose brutte” confessò con voce colpevole il giovane
contadino.
“Cioè, amico?” chiese Samuele, davvero curioso di capire cosa potesse aver mai
fatto di male quel ragazzone con l'innocenza di un bambino.
“Accidenti! Dovevo mordermi la lingua!” pensò Cesare, che però, di fronte
all'onestà del cugino, non se la sentì di mentire o di ritrattare e disse arrossendo: “Ecco,
non so se sai quella cosa che si fa giocando con il pisello per farlo diventare duro...
Alcuni dicono che è una cosa sbagliata, ma io la faccio comunque.”
“Amico, tutti lo fanno, anche se nessuno lo dice” ribatté Samuele sorridendo e
cercando di non scoppiare a ridere (Cesare era così dolce, così innocente...): “Non ti
preoccupare, lo faccio sempre anch'io.”
Il volto del contadino si illuminò: “Davvero? Che bello! Io pensavo di non poterlo
più fare quando sono steso a letto di notte. Di solito lo faccio in quel momento. Mi dà
sensazioni molto piacevoli.”
Rendendosi conto che i propri pantaloni iniziavano a mostrare i segni di un certo
gonfiore, Cesare decise di cambiare argomento. Ma quando si accorse che anche
Samuele aveva un gonfiore simile, cambiò decisamente idea e chiese: “Ma tu hai mai
fatto cose simili a questa?”
Samuele esitò a rispondere. “Ecco... ehm... io... ehm... il fatto è che io sono finito
nei casini per qualcosa del genere. Ti prego non ti spaventare. Non ho malattie o cose
del genere, ma io... beh, io lo facevo per soldi...” disse, con gli occhi carichi di lacrime
che chiedevano pietà a Cesare, anche se il giovane cittadino avrebbe preferito evitare
di mostrare la propria debolezza. Ma sentiva di potersi fidare di un ragazzo così dolce
come suo cugino.
“Non ti preoccupare, Sam” lo rassicurò Cesare, avvicinandosi e circondando con
un braccio il cugino in lacrime: “Ma non capisco perché qualcuno voleva pagare perché
tu giocassi col tuo pisello, comunque! E poi davvero a fare questa cosa si prendono
malattie?”
“Cazzo, non sarà facile farlo capire a questo bambinone!” pensò Samuele, che
singhiozzando disse: “Non... non facevo solo quello, Cesare... Io... io permettevo che
facessero altre cose con me... cose che possono passarti delle malattie.”
Samuele serrò gli occhi con tutte le sue forze, aspettando che il cugino, come tutte
le altre persone che aveva conosciuto, se ne andasse via disgustato.
Cesare non ci stava capendo proprio nulla: che cosa voleva dire il giovane
cittadino con “altre cose”? Poi gli si accese una lampadina in testa e, con gli occhi
brillanti di ammirazione e di fascinazione, chiese: “Intendi dire che hai avuto rapporti
sessuale con delle ragazze e che queste ragazze ti hanno pagato?”
Samuele non sapeva cosa rispondergli. Cercò di ricacciare via le lacrime,
sperando di riuscire a parlare senza scoppiare a piangere.
“Cesare, io... io non ho fatto sesso con nessuna ragazza, a me non mi piacciono.
Io... io ho fatto sesso con... con dei maschi!” mormorò il ragazzo, con le lacrime che
riprendevano a rigargli le guance.
Il giovane contadino si ritrovò con una completa confusione in testa. A scuola
alcuni ragazzi parlavano di gente che faceva cose del genere, gente che Cesare aveva
sempre immaginato come delle specie di orribili mostri... e invece Samuele non
sembrava niente affatto un mostro! Aveva anche sentito come bisognerebbe trattare
queste persone, ma si trattava di cose così atroci che il ragazzo si era sempre
dispiaciuto che qualcuno potesse essere trattato in quei modi. E poi il cugino sembrava
così carino... Cesare non avrebbe sopportato di vedere che gli succedeva qualcosa di
brutto.
E così Cesare strinse a sé Samuele ancora più forte e gli disse: “Va tutto bene,
cugino, per me non ci sono problemi. Anzi, mi spiace di averti turbato così tanto con le
mie domande. Possiamo essere ancora amici?”
Con la voce rotta dall'emozione, l'altro gli rispose: “Sei davvero super!
Continuiamo il giro, allora?”
Samuele era sinceramente grato a Cesare: nessuno lo aveva mai accettato in quel
modo. All'uscita dalla scuola, quando ancora ci andava, era stato pestato un sacco di
volte. Invece il giovane contadino lo aveva abbracciato. E lo aveva fatto sentire
davvero bene.
Sorridendogli, Cesare gli rispose: “Certo, cugino! Partiamo all'esplorazione della
fattoria di famiglia. Ci sono tanti bei posti da vedere, soprattutto sul retro: da quel lato i
nostri terreni arrivano fino ad un ruscello.”
Il giovane contadino prese Samuele per mano e lo condusse in ogni angolo della
fattoria. Certo, continuava a pensare a quello che il cugino gli aveva rivelato, aveva un
enorme quantità di domande che gli sarebbe piaciuto rivolgergli, ma per il momento
capì che era meglio aspettare: ora voleva solo divertirsi con il nuovo ospite.

***

Finalmente il giro di visita della fattoria finì sulle rive del ruscello che scorreva ai
confini dei terreni di proprietà della fattoria.
“Gesù, è stupendo qui, Cesare!” esclamò Samuele: “Non ci vieni mai a nuotare?”
“Il solo posto abbastanza profondo per farci il bagno si trova a circa duecento
metri da qui seguendo il corso del ruscello. C'è una piccola ansa, che forma una specie
di piccola piscina naturale. Tra l'altro è un posto molto isolato... A volte ci faccio
anche il bagno nudo” concluse Cesare con un sorriso colpevole.
“Beh, ti capisco, è molto più bello nuotare nudi che col costume da bagno! E poi,
magari, potremmo andarci qualche volta insieme, no?”
“Certo! Non c'è nulla di male, dopo tutto siamo cugini. E poi sai, Samuele, mi
piace la tua compagnia.”
Sì, a Cesare la compagnia del cugino piaceva davvero. Anche se sapeva che le
cose che gli erano state confessate prima non le avrebbe approvate nessuno. Ma il
giovane contadino non aveva nessuna intenzione di rivelare a nessuno il segreto del
giovane cittadino.
“Anzi, se vuoi abbiamo ancora del tempo libero prima dei lavori serali: ti va di
andare a farci il bagno adesso?”
“Of course, di corsa!” rispose Samuele, desideroso come non gli era mai capitato
con nessun altro di vedere quel gran bel giovane fattore come mamma l'aveva fatto.
Cesare accompagnò il cugino lungo il corso del ruscello, chiedendosi come mai
con lui stesse provando sensazioni del tutto nuove, che mai aveva provato mentre era in
compagnia degli altri ragazzi. Una volta giunti al piccolo laghetto, il giovane contadino
si tolse i suoi vestiti senza un attimo di esitazione.
Samuele rimase a bocca aperta: Gesù, l'altro si stava spogliando completamente
nudo! Dopo un primo momento di sorpresa, comunque, anche lui iniziò a sfilarsi i
propri vestiti, senza levar di dosso lo sguardo da Cesare. Fatto che non passò
inosservato da quest'ultimo, il quale, in un primo tempo, non riusciva a capirne il
perché: dopo tutto erano entrambi ragazzi e avevano la stessa fisionomia! Ma poi
ricordò quello che gli era stato detto poco prima: Samuele aveva fatto sesso con dei
maschi.
Intanto però il giovane cittadino aveva qualche problema con la propria erezione,
che si gonfiava nei pantaloni. Non poteva certo mostrarla al cugino, quindi gli disse:
“Ok, facciamoci il bagno, Cesare”
Il giovane contadino, pur essendosi reso conto che Samuele stava avendo
l'alzabandiera (come lo chiamava lui), controbatté: “Va bene, Sam! Ma non vorrai mica
nuotare con i pantaloni indosso...”
“Beh, io... ok” rispose, sfilandosi i pantaloni, ma non le mutande. Si trattava di
boxer bianchi molto aderenti, attraverso i quali Samuele si rese conto che Cesare
poteva vedere il profilo dei suoi 17 centimetri di cazzo in tiro.
“Dai Sam, le tue mutande sono strepitose, ma toglietele!” ridacchiò il giovane
contadino, per poi subito mordersi la lingua la pensiero di aver definito “strepitoso”
l'abbigliamento intimo dell'altro.
Aggettivo che non passò inosservato neppure alle orecchie di Samuele, che lo
gradì molto. Per quanto lo riguardava, lui con Cesare ci avrebbe provato volentieri, non
fosse stato per il fatto che il cugino era eterosessuale. Il giovane cittadino si infilò i
pollici sotto l'elastico dei boxer e se li calò. Mentre lo faceva, il suo fallo balzò su,
colpendo la sua pancia con un colpo molto rumoroso. Samuele temette che Cesare si
spaventasse a quella vista.
E invece Cesare, quando sentì il rumore prodotto dall'altro nel togliersi i boxer,
scoppiò a ridere. Il fatto è che, mentre convinceva Samuele a spogliarsi, il giovane
contadino aveva scoperto come la propria fava si stesse ingrossando, fino a raggiungere
l'alzabandiera da 19 centimetri. Insomma, avevano decisamente lo stesso problema!
“Mi sa che hai il mio stesso problema, Sam!” esclamò Cesare, girandosi per
mostrare orgoglioso la sua erezione.
Il randello di Samuele era già completamente duro alla vista del corpo perfetto del
cugino, ma iniziò quasi a gocciolare alla vista di quel pilastro di carne in tiro. Solo un
barlume di razionalità lo trattenne dal gettarsi in ginocchio per ingoiarlo tutto in un
colpo.
“Cesare, ma sei sicuro di voler nuotare con me... così?” chiese Samuele, non
sapendo fino a che punto il cugino potesse accettare la sua omosessualità e temendo di
commettere un errore e rovinare tutto.
“Certo! Non lo farei se tu fossi una ragazza, ma qui non è strano trovare ragazzi
nudi che fanno il bagno o perdono tempo. Oppure ti dà fastidio se stiamo nudi insieme?
Per me non c'è problema, non mi interessa quello che hai fatto in passato.” rispose
Cesare, non capendo perché Samuele fosse così nervoso per un fatto così semplice
come farsi una nuotata nudi insieme. E non capendo, parimenti, come mai un fatto così
semplice avesse acquistato tutta quella importanza anche per sé stesso.
“Beh, non volevo metterti a disagio, tutto qui. Sono gay e te l'ho confessato.
Insomma, non mi devi trattare come un ragazzo normale solo per non ferire i miei
sentimenti. E poi non hai paura che io possa avere voglia di fare qualcosa con te?”
chiese Samuele, desiderando finire in acqua prima che Cesare si rendesse conto
davvero del perché fosse in tiro.
Ma il giovane contadino gli si avvicinò e gli mise un braccio sulle spalle,
sorridendo. “Ti tratto come voglio trattarti, Sam. Ti tratto così perché mi piaci. E ora,
in acqua!” gridò, spingendo per gioco il cugino nell'acqua fredda.
“Faccia da culo!” urlò Samuele quando la sua testa emerse dall'acqua: non si
aspettava quello scherzo da Cesare! Poi ridendo aggiunse: “Beh, non vieni Ce'? Magari
l'acqua fredda ti risolve quel... piccolo problemino che hai! Scherzo, eh!”
Cesare saltò nel laghetto il più vicino possibile a Samuele (ma abbastanza lontano
da non fargli male), cercando di schizzare più acqua che poté. Quando il giovane
contadino vide il sedere del giovane cittadino galleggiare sulla superficie, con uno
sguardo birichino gli diede una scherzosa pacca sopra, gridando: “Ce l'hai!”
“Ma che vuole fare, sculacciarmi?” si chiese Samuele, ma sentendo il grido
dell'amico capì il gioco e lo placcò in acqua. Lottando corpo a corpo, i due ragazzi si
ritrovarono a sfregarsi i propri cazzi ancora duri contro la pancia dell'altro. Non
appena ciò accadde, il giovane ex prostituto fece un balzo all'indietro: il suo volto era
completamente rosso per l'imbarazzo.
“Cesare, scusami cazzo. Non volevo farlo, lo giuro!” disse Samuele con voce
tremante.
“Fare cosa? Stavamo solo giocando. Se darti una pacca sul sedere ti ha dato
fastidio, ti prego di scusarmi, Sam” disse Cesare, amaramente pentito di quel gesto
scherzoso, temendo che l'altro lo considerasse uno sciocco ragazzino di campagna: “Per
favore, Sam, possiamo mettere una pietra sopra a quanto ho fatto e rimanere amici?”
“Cazzo, non sei tu il problema, sono io. Io è come se... ecco, mi piaci e mi piaci
più di quanto ci piace di solito un amico. Non volevo dirtelo, ma intanto credo che
prima o poi lo avresti capito da solo. Solo che non volevo spaventarti o offenderti, Cè.
E va bene se mi dici che mi vuoi lasciare per i cazzi miei per tutto quest'anno, lo
capirei” replicò Samuele, a cui Cesare piaceva davvero, anche se credeva che quel suo
sentimento non sarebbe mai stato corrisposto.
“Cosa vuol dire che ti piaccio più di quanto si solito ci piace una amico? Vuol dire
che ti piaccio come quegli uomini di cui mi ha parlato prima, quelli che incontravi
quando stavi in città?”
“No, loro non mi piacevano in realtà. Mentre tu mi piaci davvero molto. Voglio
dire, è come una specie di amore. Insomma, Cè, credo di essermi innamorato di te”
spiegò Samuele, pensando quanto Cesare fosse ingenuo. Adorabilmente ingenuo.
Intanto, ancora una volta, il giovane contadino si trovava in una situazione di
grande confusione. Da una parte era sollevato dal fatto che non aveva fatto nulla di
sbagliato a Samuele, ma dall'altra non sapeva cosa pensare sul fatto che quest'ultimo gli
avesse detto di essersi innamorato di lui. Sapeva solo che il cugino gli piaceva e che
doveva comunque replicare qualcosa per farlo rilassare.
“Sam, tu mi piaci tantissimo. Non so cosa dire su questa cosa dell'innamoramento.
Sono stato educato a pensare che giocare col proprio alzabandiera fosse una cosa
sbagliata, ma so anche che mi piace farlo. Quindi, se tu... se tu ti sei innamorato di me,
beh, sarò una cosa che affronteremo insieme” disse Cesare, non capendo perché con
questo ragazzo sentisse cose diverse da quelle provate nei confronti degli altri e perché
l'amicizia con Samuele avesse assunto, in così poco tempo, una tale importanza.
“Beh, Cè, io sono pronto ad accettare tutto quello che deciderai tu. Volevo solo che
tu sapessi quello che provo. Comunque, adesso, possiamo farci una nuotata o dobbiamo
tornare subito indietro?” disse Samuele, che non sapeva più cosa pensare: Cesare gli
aveva dato un barlume di speranza e ne era molto felice. Ma era meglio non pensarci
adesso.
“Dovremmo iniziare a tornare per fare i lavori serali. Comunque non possiamo
mica tornare così!” rispose Cesare, puntando il dito con un sorriso birichino alle loro
erezioni: “Ma io l'unico metodo che conosco per farlo tornare giù è quello di giocarci
finché non sputa!”
“Beh, Cè, vuoi una mano per farlo?” chiese Samuele, sperando di non disgustare il
cugino.
Cesare non sapeva proprio cosa replicare. Sapeva solo che dopo quelle parole il
respiro gli si era fatto pesante e la gola si era seccata. Alla fine, dopo essersi raschiato
la voce, rispose: “Io... io credo che potremmo anche... se tu lo desideri veramente.”
“No, la questione è se lo desideri tu, non se lo desidero io. Io non voglio forzarti a
fare nulla, Cè, voglio solo fare quello che vuoi tu”ribatté Samuele. Ed era sincero,
anche se sperava con tutto il cuore che Cesare accettasse di giocare con lui.
Il giovane contadino serrò gli occhi nello sforzo di capire quali fossero i desideri
di Samuele. Ed i propri desideri. Ed alla fine, con una voce abbastanza decisa, rispose:
“Certo, dai. Facciamolo!”
Il giovane cittadino si inginocchiò di fronte al cazzo in tiro di Cesare e lo avvolse
nel suo pugno, provocando un gemito del ragazzo. Poi iniziò a far lentamente scivolare
la pelle del suo prepuzio avanti e indietro sulla sua cappella. Vide una goccia di
liquido prespermatico spuntare fuori dal buchetto della cappella di Cesare e,
chinandosi in avanti, lo leccò via dalla punta del membro del cugino.
“Santo cielo! Non riesco a credere che tu l'abbia leccato, ma è stato così bello!”
gemette Cesare che, non avendo mai fatto nulla di neanche lontanamente simile con altre
persone, stava scoprendo delle sensazioni che non aveva mai neppure immaginato:
“Stavo pensando che magari potrei anch'io giocare col tuo...”
“Possiamo fare tutto quello che vuoi, Cè. Ora però stenditi sull'erba accanto a me,
ti farò vedere una cosa” disse Samuele. Cesare si stese sull'erba soffice e suo cugino si
sistemò accanto a lui, ma in senso contrario, assumendo la posizione del 69.
“Fai tutto quello che hai voglia di fare, Cè. E va benissimo anche se non farai
quello che farò io” aggiunse Samuele prima di ingoiare la mazza di Cesare fino alle
palle.
Il giovane verginello lanciò un forte gemito a sentire la sua verga avvolta da quella
bocca: quello era molto più che un gioco! Se qualcuno li avesse scoperti, don Tommaso
li avrebbe dannati all'inferno per l'eternità, ma ora non gliene importava nulla: stava
facendo sesso per la prima volta! Quindi allungò una mano per prendere il cazzo di
Samuele ed iniziò a masturbarlo, fissando come ipnotizzato il buchetto della cappella di
quest'ultimo, che si apriva e si chiudeva al ritmo delle sue sollecitazioni.
Samuele rimase senza fiato quando sentì Cesare giocare col suo cazzo e decise di
rischiare, per vedere fino a che punto potesse spingersi: si leccò un dito e lo premette
tra le chiappe del cugino; quando trovò il buco, ci infilò dentro metà del dito.
“Unngh!” grugnì Cesare con forza, sentendo qualcosa spingersi dentro il buco del
suo sedere, e subito strinse la sua presa sul fallo di Samuele. Con una mano lo
scappellò il più possibile senza arrivare a fargli male, con un dito dell'altra iniziò a
carezzargli la cappella, per poi riprendere a masturbarlo.
Samuele gemette per quel trattamento e, notando che a Cesare il dito stava
piacendo, lo infilò fino alla nocca ed iniziò a scoparlo col dito. Intanto, sentendo
l'orgasmo montare, iniziò istintivamente a muovere di scatto le anche verso la bocca di
Cesare.
Il giovane contadino sentiva il dito di Samuele andare sempre più in profondità
dentro di sé. All'improvviso poi il dito toccò qualcosa dentro Cesare che gli fece girare
la testa. Nella sua mano, la fava del cugino fremeva.
Samuele si tolse di bocca il randello di Cesare per dirgli che stava per sborrare,
poi riprese a succhiarlo e a scopargli il culo col dito con furia. Pochi secondi dopo
sentì quell'esplosione atomica in miniatura nel suo inguine e fece zampillare la sua
sborra in grossi schizzi, gemendo forte intorno al cazzo di Cesare.
Quest'ultimo era così ipnotizzato da quello che stava accadendo che non aveva
neppure sentito l'avvertimento di Samuele. E così, prima ancora di capire cosa stesse
succedendo, si era ritrovato con il membro del cugino che gli schizzava in faccia.
Quando sentì quel seme caldo colpirgli il viso, Cesare perse completamente la testa ed
iniziò a dire gemendo con voce roca: “Schizzo... schizzo... schizzo!”
Samuele sentì l'avvertimento di Cesare e lo succhiò con più vigore, continuando a
infilargli il dito nel buco. Pochi attimi dopo il giovane cittadino su ricompensato dalla
sborrata bollente che gli venne schizzata in bocca. Ne bevve ogni singola goccia e
coccolò la mazza di Cesare fino a quando non si ammosciò.
“Cè, ti amo, cazzo! Non ho mai... wow!” esclamò Samuele, estrando il dito dal
culo del cugino e girandosi in modo da ritrovarsi faccia a faccia con lui... e rimase a
bocca aperta!
“Ho la tua roba in faccia” ansimò debolmente Cesare.
“Cazzo, mi spiace se la cosa ti ha shockato. Ho provato ad avvertirti” ribatté
Samuele, temendo che il cugino, come capita molto spesso ai maschi dopo aver fatto
sesso per la prima volta con un altro maschio, si sentisse in colpa.
“Non c'è problema, non ti ho sentito. Ma mia mamma mi ammazzerà se torno a casa
con questa cosa in faccia!”
Nessun senso di colpa, benissimo! Samuele si chinò su Cesare e gli leccò via ogni
goccia di sborra che gli copriva la faccia. Poi lo baciò sulle labbra, facendogli sentire
il sapore della sua sborra.
Cesare si sentiva nervoso mentre le labbra di Samuele si avvicinavano al suo
volto, ma allo stesso tempo voleva capire cosa avrebbe provato a baciare il giovane
cittadino. Non sapeva perché voleva scoprire questa cosa e, dopo tutto quello che
avevano fatto, ormai non gliene importava poi molto. Quindi aprì leggermente le
proprie labbra, aspettando con ansia che, per la prima volta nella sua vita, le labbra di
un altro ragazzo toccassero le sue. E prima che potesse capire cosa stava succedendo,
la lingua di Samuele entrò nella sua bocca. Cesare si sentiva girare la testa.
Samuele sollevò la propria testa da quella del cugino. Con gli occhi carichi di
lacrime di felicità fissava gli occhi dell'altro. Era la prima volta che si innamorava e
glielo voleva dire: “Cè, ti amo!”
Cesare guardava Samuele sentendo una tempesta di emozioni dentro di sé. Quello
che avevano fatto gli era piaciuto molto, ma era anche molto spaventato: “Questo
significa che sono gay come te, Sam? Che finiremo entrambi all'inferno?”
“Cazzo! No, non finiremo all'inferno! Ne sono certo, ti amo troppo perché accada.
Non c'è da preoccuparsi per queste cose, cazzo, vedrai che lo capirai anche tu” replicò
Samuele, anche se poi non ne era così certo (ma non era il caso di rivelarlo proprio
ora...): “Quando dobbiamo tornare alla fattoria?”
“Dovremmo muoverci. Ma non voglio che mia madre scopra quello che abbiamo
fatto, Sam. Lei la pensa come don Tommaso e penserebbe che siamo il demonio. Va
bene, Sam?”
“Ok, non lo dirò a nessuno se non vuoi. Non permetteremo a nessuno di scoprirlo
fino a quando non ti sentirai pronto. E se ti ci vorrà molto tempo, non sarà un problema”
rispose Samuele, abbracciandolo.
“Va bene, Sam, questo mi fa sentire molto meglio. E c'è un'altra cosa.”
“Che cosa?”
“Quello che abbiamo fatto è stato davvero divertente. E molto eccitante. Non
avevo mai provato sensazioni simili a quelle prima. Sei la prima persona con cui faccio
qualcosa e credo di amarti anch'io”
“Grazie Cè, non hai idea di quanto avessi bisogno di queste parole” replicò
Samuele, che per la prima volta nella sua vita provava qualcosa di più del semplice
desiderio sessuale nei confronti di un ragazzo. Sì, era amore quello per Cesare: si
sarebbe impegnato perché tutto andasse bene.

***

Il giovane contadino ed il giovane cittadino tornarono insieme alla fattoria,


godendosi la reciproca compagnia. Mentre Cesare accompagnava Samuele al piano di
sopra per cambiarsi ed indossare abiti da lavoro, passarono accanto a Matilde, che
disse: “Visto? L'avevo detto che avreste fatto amicizia in un attimo. Ti stai prendendo
cura del mio tesoro, Samuele?”
“Sì, signora. Mi ha fatto vedere il ruscello e ci siamo divertiti a nuotare. Grazie
per avermi accolto, signora Matilde!”
“Vieni, Sam, ti mostro come si munge una mucca” esclamò Cesare con entusiasmo:
era ormai del tutto convinto che lo aspettava un anno fantastico con Samuele. Dopo che
i due ragazzi si furono cambiati, ovviamente con grande lentezza per potersi osservare
meglio nel frattempo, Cesare condusse il cugino nella stalla.
“Ehm... Cè, io non ho mai munto una mucca prima d'ora, non so se ne sono capace”
“Ma si che ne sei capace, è facile!” esclamò Cesare. Il giovane contadino preparò
le quattro mucche che erano pronte a dare latte, poi prese uno sgabello e lo posizionò
accanto alla prima mucca: “Ecco, siediti qui, Sam.”
“Ok Cè” replicò Samuele, sedendosi sullo sgabello e ritrovandosi davanti agli
occhi il pacco di Cesare.
“Bene Sam, non appena avrai finito di fissarmi l'inguine, prendi questi due secchi.
Per prima cosa devi mungere pochissimo latte da ogni mammella dentro il secchio
piccolo, per assicurarti che il latte sia buono.”
“Scusa, non volevo fissartelo” rispose Samuele afferrando con una mano una
mammella della mucca e provando a tirarla come aveva visto fare in tv, senza ottenere
alcun risultato.
“Nessun problema, signor mungitore, stavo solo scherzando. Anzi, mi piace quando
mi guardi in quel modo. Comunque, ricordi prima come mi tenevi quando mi hai fatto
sentire così bene?”
“Yes... Ma che centra?”
“Prova a far sentire così bene anche la mucca!” scoppiò a ridere Cesare.
Samuele ci riprovò... e questa volta un po' di latte uscì fuori! Il suo sguardo era
raggiante di felicità.
“Bravissimo, signor mungitore! Ti ho appena insegnato come si masturba una
mucca!” esclamò Cesare ridendo a crepapelle, poi, non appena si riprese, disse a
Samuele di finire di mungere la mucca nel secchio grande. Il giovane cittadino, una
volta riempito tutto il secchio, gli chiese cosa doveva fare a quel punto.
“Beh, perché non ti assicuri che il latte delle altre mucche sia buono, mentre io
preparo la mungitrice automatica?”
“Ok, ma prima vorrei assicurarmi che è buono il tuo di latte.”
Cesare arrossendo replicò: “Aspetta fino a stanotte, quando andremo a letto. Ma
non sperare che riesca a farne quanto una mucca!”
“Ok Cè... Ma se vuoi fare qualcosa, sarò felice di accontentarti!”
Cesare e Samuele finirono di mungere le mucche, poi il giovane contadino portò il
giovane cittadino a dar da mangiare alle galline. Una volta finito, entrambi i ragazzi
avevano bisogno di farsi una doccia prima di cenare.
“Beh, per oggi abbiamo finito, vero?” chiese Samuele, che non aveva alcun
desiderio di rientrare nella fattoria, ma, d'altra parte, non era per nulla abituato a
rimanere fuori di casa per tutto il giorno.
Mentre Cesare chiudeva tutto per la notte, si girò verso Samuele e gli diede un
bacetto sulle labbra, dicendogli ridacchiando: “Sì, abbiamo finito! Ora andiamo a farci
una doccia prima di cena, signor mungitore!”
“Non è che tu profumi come una rosa, signor cowboy!” rispose Samuele ridendo e
chiedendosi se Cesare avesse i suoi stessi progetti per la doccia...
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Nuove vie di conoscere il sesso

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di
Dorian
YeSelf – Publishing


Titolo | Un nuovo modo di pensare e vivere il sesso
Nuove vie di conoscere il sesso - Maialina della mamma
Copertina a cura dell’autore

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Nuove vie di conoscere il sesso
Maialina della mamma
Un nuovo modo di pensare e vivere il sesso
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Questo libro di narrativa erotica è riservato ad un pubblico adulto, i minori ed i falsi moralisti sono invitati ad
uscire per la via più breve. Le pagine che stai per visualizzare comprendono contenuti adatti solo agli adulti. Il
linguaggio di sesso esplicito utilizzato in questo libro è indicato per un pubblico maturo E CONSAPEVOLE.
Se sei minorenne o se pensi che il contenuto possa offenderti sei invitato a uscire. Alcuni racconti rappresentano
un'interazione sessuale tra parenti.
Ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale. I
racconti sono frutto di pura fantasia. II codice penale italiano stabilisce ex art. 564 la pena della reclusione da uno a
cinque anni per chiunque commetta incesto con un discendente o un ascendente, o con un affine in linea retta, ovvero
con un fratello o con una sorella, in modo che ne derivi scandalo pubblico.
Ci sono fantasie erotiche che attengono a particolari argomenti, che potrebbero suscitare malumori. Per cui
prego i minori di anni 18 di non proseguire e invito, con cortesia, i moralisti e i minorenni di non leggere e di uscire per
la via piu' breve.
N.B.: L’intero ricavato della vendita del presente libro sarà totalmente destinato ad un brillante progetto di
sostenibilità dei più deboli.
Nuove vie di conoscere il sesso

Il mio nome è Lilli, ho 40 anni e sono una donna sposata con due figli. Ho sempre avuto
un'attrazione per i ragazzi giovani, e a volte di nascosto da mio marito, scambio
occhiate di complicità con ragazzi che incontro lungo la strada. Mi piace provocare, e
ultimamente mi sono messa dentro situazioni "peccaminose". Quando mio marito è al
lavoro, come stamattina, mi piace stare su internet, e a volte mi fermo in siti sexy, e mi
piace leggere racconti erotici o guardare video porno. Sono una moglie maialina, non
sono proprio una santa insomma.
Ultimamente, mi sono resa conto che la mia mano scivola giù lungo il mio corpo, fino
ad accarezzare la mia passerina, quando davanti a me ho la visione di donne che
vengono violate da cazzi giovani, soprattutto quando ragazze nude, stanno in ginocchio
davanti ad un uomo e aprono la bocca per ricevere uccelli duri e vogliosi. Comincio
dunque, ad immaginarmi inginocchiata davanti al cazzo di un amico di mio figlio,
immagino di prenderlo in bocca e riempirmela completamente.
A volte immagino che dietro la porta ad osservarci ci sia proprio mio figlio con la
voglia di unirsi a noi e farsi spompinare dalla mamma.
Con questi pensieri, lascio scivolare le mie dita dentro la figa e raggiungo umidi
orgasmi molto forti. Immagino Andrea, il mio figlio minore di 19 anni, davanti a me, col
cazzo duro e con la voglia di scoparsi la mamma.
Non vi nascondo che da un po’ di tempo sono ossessionata da questo pensiero. Mi
capita di osservare Andrea camminare per casa in mutande e di notare il suo pacco.
Sembra che il suo cazzo sia grosso, molto diverso da quello che ricordo io, di quando
da piccolino lo cambiavo o gli facevo il bagnetto.
Ossessionata da un po’ di tempo dall’idea di mio figlio, ho cominciato a scopare con
mio marito, immaginando che a fottermi fosse il cazzo di suo figlio e quando mi faccio
prendere a pecora, raggiungo orgasmi molto violenti, perché mio marito ha la voce
simile a quella di mio figlio e così posso immaginare che dietro di me, ci sia un altro
uomo, un altro cazzo.
Un giorno, ero entrata in camera di mio figlio per pulire la stanza, lui era sotto la doccia
e il suo computer era acceso.
Sono stata presa da una forte eccitazione, ho cominciato ad immaginare mio figlio,
seduto sulla sedia a guardare film porno e a segarsi. Mi sono immaginata davanti a lui,
prenderglielo in bocca ed a farmi impalare dal suo cazzo, mentre lui passava da un film
all’altro.
Cercai di distrarmi e cominciai a sistemare il letto. Quando mi avvicinai alla scrivania
percepì un forte odore di sborra, poco dopo mi resi conto da dove arrivava
quell’odore, sicuramente mio figlio prima di fare la doccia si era masturbato e aveva
buttato i fazzolettini nel cestino.
Non resistetti ed andai a controllare,c’erano alcuni fazzolettini e uno tra tutti era umido
e pesante, lo presi in mano e con mia sorpresa notai che era pieno zeppo di sborra.
Mi eccitai da morire, ero li, con la sborra di mio figlio in mano.
Portai il fazzolettino al naso e un poco di liquido cadde sulle mie narici, lo feci
scivolare sulle mie labbra e con la punta della lingua ne assaporai il gusto salato.
Mi portai una mano sul seno e mi strinsi un capezzolo, un brivido percorse la mia
schiena, avvicinai il viso al fazzolettino e appoggiai le labbra sul liquido che mi stava
dando tanto piacere, avevo le labbra bagnate completamente dallo sperma di Andrea.
Feci scivolare l’altro mano tra le cosce e con un dito cominciai ad accarezzarmi.
Stavo per penetrarmi quando sentì un click, era la porta del bagno, mio figlio aveva
finito di farsi la doccia, e stava tornando in camera.
Fui presa dal panico e provai a gettare il fazzoletto nel cestino, ma prima che ci
riuscissi entrò Andrea. Rimase fermo, immobile sull’ingresso della porta, spaesato.
Balbettò qualcosa: mamma cosa fai? Cercai di essere indifferente, gli risposi che stavo
pulendo la stanza come sempre, ma il mio respiro era veloce, i miei capezzoli duri, si
intravedevano dalla sottile maglietta che indossavo e soprattutto le mie labbra… notai
lo sguardo di Andrea fisso sulle mie labbra, erano umide e biancastre, macchiate dalla
sua lunga sborrata. Quando me ne resi conto, passai la lingua per pulire, e
involontariamente ingioiai…
Era molto strano, tutto accadde velocemente, gli occhi di mio figlio addosso, mentre
involontariamente la sua sborra mi arrivava in gola…
Andrea con voce rotta, mi disse… mamma…
Curvò la schiena, e dall’accappatoio uscì il suo cazzo. Un’asta rivolta verso l’alto,
molto più grossa e più lunga di quella di suo padre…
Da quel momento in poi non ci furono parole, ne ci guardammo in faccia. Ricordo che
mi avvicinai al suo cazzo e lo presi in bocca, lui cominciò a muoversi dentro di me, mi
prese per i capelli e si lasciò succhiare.
Prima di venire, uscì e scaricò un’intensa sborrata sul mio collo e sulla mia maglietta.
Restammo così per un minuto, il suo cazzo che pulsava e lentamente tornava a
dimensioni normali davanti ai miei occhi, ed io…li, incredula di quello che era appena
successo, con le mutandine completamente bagnate dagli orgasmi avuti da quel primo
pompino incestuoso.

II

E’ interessante notare come gli eventi ci cambino completamente, come pochi minuti
possano cambiare del tutto le dinamiche di una famiglia, come nella mia, dove una
regolare vita famigliare è stata interamente stravolta da quella volta che presi in bocca
il cazzo di mio figlio.
Stavo in camera sua e stavo pulendo, quando un forte odore di sborra che usciva dal
cestino della spazzatura mi fece completamente perdere il controllo.
Presi in mano quel fazzolettino e cominciai ad assaporare i suoi umori, mentre mio
figlio dall’uscio della porta cominciava ad eccitarsi nell’osservare la mamma così
vogliosa.
Finì in pochi minuti col suo cazzo in bocca e con la magliettina piena di sborra.
Un incesto che avrebbe cambiato le dinamiche della mia vita coniugale e il rapporto tra
me ed i miei figli.
Il giorno dopo a quel pompino non ebbi il coraggio di guardare in faccia mio figlio e tra
i due ero io la più imbarazzata, perché Andrea, invece, avrebbe volentieri ripetuto
quell’esperienza con la mamma.
Lo notai sin da subito.
Come ogni mattina rimanevamo soli in casa ed io evitavo in tutti i modi di incrociarlo,
anche se lui cercava un contatto e continuava a provocarmi.
Girava in casa in mutande, un fisico asciutto e muscoloso. Un diciannovenne con una
sottile peluria e un cazzo grosso e lungo che gonfiava tra le mutande. Facevo finta di
non guardarlo, ma con la coda dell’occhio catturavo il suo corpo, i suoi muscoli.
Cercavo la forma del cazzo dietro le mutande.
Cercavo di essere indifferente alla sua presenza, ma era difficile dimenticare che il
giorno prima mi ero ritrovata inginocchiata col suo cazzo in bocca.
Andrea dovette capire che ero indifferente alle sue provocazioni e senza dire niente si
chiuse in bagno a fare la doccia.
Rimasi per qualche secondo immobile, pensando a cosa era successo il giorno
precedente, si stava creando la stessa situazione, mio figlio chiuso in bagno ed io pronta
ad andare a pulire la sua stanza… di colpo un pensiero mi sconvolse, e se Andrea
aveva ricreato la stessa situazione? E se in camera aveva lasciato nuovamente una
sorpresina per me? Nel pensare tutto questo il mio cuore arrivò in gola, presi la scopa
ed entrai in camera sua… facevo finta di pulire, ma i miei pensieri erano concentrati su
quel cestino, immaginavo di ritrovarci i suoi umori, la sua provocazione… non
resistetti alla tentazione e sospirai quando cominciai ad avvicinarmi a quel cestino.
Ero già bagnata dall’idea di ritrovare la sua sborra, di mettermela in bocca e di godere
di nascosto con gli umori di mio figlio.
Rimasi delusa, dentro il cestino non c’era nulla.
Forse per Andrea era tutto finito li, forse aveva già dimenticato la mamma, forse la mia
perversione era destinata a nascere e morire dopo quel pompino fugace del giorno
prima … uscì dalla camera prima che mio figlio uscisse dal bagno, non volevo che
Andrea mi vedesse in camera sua, non volevo che pensasse anche solo per un secondo
che sua mamma era entrata in camera, con lo scopo di fare nuovamente la troia.
Dopo poco Andrea uscì dalla doccia e venne in cucina, con i capelli bagnati che lo
facevano apparire ancora più piccolo, mi disse: mamma, puoi andare a pulire in bagno,
devo uscire velocemente e non ho tempo!
Accennai un si con la testa, dissimulando un certo imbarazzo e senso di colpa per
quello che avevo pensato qualche minuto prima, per aver cercato nuovamente mio
figlio, e soprattutto perché lui non aveva cercato me.
Andai in bagno e quello che mi si presentò davanti mi fece completamente perdere il
controllo.
C’era qualcosa nel lavandino, la porcellana blu, era ricoperta di schizzi biancastri. Era
la sborra di mio figlio!
Non potevo crederci, mio figlio aveva cominciato a giocare con me. La sua perversione
era superiore a quella della mamma.
Mi invitò nuovamente ai suoi umori, alla sua sborra.
Mi avvicinai al lavandino e percepì l’odore forte. Ne raccolsi un po’ con l’indice e lo
portai in bocca.
Mentre il suo sapore mi riportava al giorno prima, raccolsi un altro po’ e la feci
scivolare sulle guance. davanti a me c’era uno specchio, potevo osservare il mio volto,
perso in una forte eccitazione e rigato dagli umori di mio figlio.
Feci scivolare la stessa mano giù, e andai oltre le mutandine, giocavo con i peli della
mia figa,macchiandoli con il succo di mio figlio.
Mi penetrai.
Un sospiro mi si dipinse il volto, mi morsi le labbra e cercai con la lingua un’altra
macchia di mio figlio. Erano secondi interminabili e soprattutto molto eccitanti.
Quando rialzai la testa, vidi qualcuno sull’uscio della porta, era Andrea, appoggiato ad
un angolo, completamente nudo e col cazzo in mano. Sul suo viso c’era stampato un
sorrisino malizioso, lo guardai con voglia, osservai il suo cazzo lungo e grosso che
puntava verso l’alto, mi eccitai quando sputò sulla cappella e cominciò a
lubrificarsela…guardai la sua mano, andare su e giù.
Spostai lo sguardo verso di me, ero davvero eccitata, un dito in bocca, il viso rigato
dalla sborra di mio figlio, una tetta grossa che fuoriusciva dalla maglietta, il capezzolo
turgido, l’altra mano dentro i pantaloni.
Potevo ben capire che con una visione simile mio figlio era al massimo
dell’eccitazione.
Si avvicinò a me , mi guardò per un attimo, e si chinò sul mio seno.
Cominciò a succhiare, con i denti pizzicava il capezzolo turgido, giocherellava con la
lingua mentre sospiravo come una troia.
Con l’altra mano, tirò fuori dalla maglietta l’altra tetta e sprofondò tra di esse.
Cominciò a leccare a morderle, le stringeva, le faceva sue.
Avevo raggiunto il primo orgasmo e lui se ne accorse perché, mise la sua mano sulla
mia figa e ne raccolse gli umori e i piaceri… cominciò a giocare con la figa, pizzicava i
miei desideri, e lentamente scivolò giù, cominciando a leccarmela, e facendomi godere
dal piacere.
Mentre mi leccava si masturbava.
Ero invidiosa della sua mano, volevo essere io a masturbarlo, volevo avercelo io il suo
cazzo in mano.
Mentre Andrea mi leccava, il mio sguardo cadde nuovamente sulla sua sborra, sul
lavandino e allora mi chinai e continuai a leccarla tutta, pulivo il lavandino con la mia
lingua, mentre mio figlio puliva la mia figa. Per leccare mi ero curvata e Andrea ne
approfittò per scivolare con la lingua in un ‘altro posto, dove mio marito non era mai
arrivato.
Mio figlio cominciò a leccarmi il buchetto del culo.
Una nuova sensazione mi avvolse, cominciai a gemere e a sospirare, lui dovette capire
la mia eccitazione e cominciò a leccare avidamente, infilava la lingua dentro e a
momenti mordeva le mie chiappe.
Persi completamente il controllo venni su di lui, e lo perse anche lui, perché mentre con
la lingua stava dentro al mio sedere, cominciò a sborrare.
Uno, due, tre schizzi, macchiavano il pavimento, mentre sborrava, contraeva i muscoli e
stringeva i denti sul mio buchino, mentre scaricava gli ultimi schizzi di piacere
incestuoso, penetrava il mio culo con la sua lingua.
Un altro passo in avanti era stato fatto quel giorno, tra me e mio figlio una nuova
complicità stava prendendo piede … l’unico rammarico di quella mattinata era stato
che non ero riuscita neanche per un attimo a godere del suo cazzo, ma davanti a noi
c’erano tante mattinate e tante nuove occasioni per stare insieme.

III

Dopo i primi approcci con mio figlio Andrea, si svilupparono nuove complicità,
soprattutto dopo l’ultima volta, quando mi ritrovai in bagno, con il suo viso tra le cosce
e la lingua sulla figa.
Cercavamo un contatto in tutti i modi, anche quelli più pericolosi.
Soprattutto Andrea, che nell’impeto di possedere sua madre, dimostrava l’incoscienza
dei suo anni.
A volte, anche davanti a suo padre riusciva ad essere perverso. Lo faceva cornuto senza
che se ne accorgesse.
Una mattina per esempio, stavo facendo colazione insieme a Gabriele, e mio figlio,
appena alzatosi, mi passò accanto, strusciandomi sulla schiena il cazzo ancora in tiro
dalla notte.
In quelle occasioni cercavo di restare impassibile, ero tremendamente impaurita dalla
reazione che avrebbe potuto avere Gabriele, ma non vi nascondo che la situazione mi
intrigava.
Un’altra volta invece, ero seduta sul divano e mio marito era appena andato in bagno,
mi ritrovai Andrea dietro di me, e senza voltarmi cominciai ad accarezzarlo, ci misi
qualche secondo a realizzare che non stavo toccando la sua mano, ne il suo braccio, ma
mio figlio, incoscientemente, se ne stava dietro di me, col cazzo fuori dalla tuta a
farselo accarezzare. In quella occasione mi innervosì, gli lanciai uno sguardo nervoso e
lui si rimise subito il cazzo dentro la tuta. Dovette sedersi per dissimulare la sua
erezione, visto che il padre stava rientrando in camera.
Quella volta fu strana, perché mio marito si sedette vicino a me e mi prese la mano, la
stessa mano che aveva appena accarezzato il cazzo di suo figlio.
Evitai di guardare Andrea, ma potevo immaginare un piccolo sorrisino tra le sue
labbra.
Ci furono tanti piccoli gesti come questo, per esempio, Andrea faceva finta di non
accorgersene e prendeva il bicchiere dove avevo bevuto e se lo portava in bocca,
solamente io riuscivo a percepire la malizia con la quale appoggiava le labbra dove
poco prima avevo bevuto io.
Non vi nascondo che anche io a volte , scendevo a compromessi con la sua incoscienza
giovanile, gli passavo accanto, strusciandogli la figa sulla mano, oppure mentre
mangiavo, aprivo la bocca in modo tale da dissimulare il momento nel quale, avevo
avuto il suo cazzo in bocca.
In quei momenti era Andrea in difficoltà, la cosa mi divertiva e Dio solo sapeva, in che
stato si trovava il suo cazzo.
A volte lo guardavo e mi stupiva vederlo così diverso da suo padre.
Da me, aveva ereditato i caratteri dolci del viso e gli occhi, grandi e scuri, ma la sua
pelle era bianca, così diversa dalla mia e da quella di suo padre.
Mio marito è un uomo forte, peloso, mediterraneo, capelli scuri e corti, le gambe
muscolose e pelose, il suo cazzo è lungo e grosso, ma non come quello di suo figlio,
quello di Andrea è più grosso e più lungo.
Dal primo pompino che gli ho fatto non me lo ero levato più dalla testa, ed a volte mi
sento in colpa per questi pensieri, ma in altri momenti me ne infischio e cerco in tutti i
modi un nuovo contatto col suo cazzo.
L’altra sera eravamo davanti alla tv, io ero nel mezzo tra mio marito ed Andrea,
avevamo una coperta addosso.
Non era una situazione nuova, ma visti gli eventi dell’ultimo periodo era molto
pericolosa.
Mi preoccupava la stupidità di Andrea e ve lo confesso, mi preoccupava anche il mio
essere troia, e queste due cose insieme erano pericolose.
Stavamo guardando un film e Gabriele mio marito ogni tanto si addormentava, io ero
presa talmente tanto dal film, da non accorgermi che nel frattempo Andrea si era
leggermente girato verso di me strusciandomi il cazzo sulla coscia.
Me ne accorsi dalle pulsazioni del suo uccello oramai in tiro appoggiato sulla mia
gamba.
Lo fulminai con lo sguardo e spostai la gamba, ma l’idea di quell’uccello pulsante mi
aveva già eccitata, e ad accorgersene fu anche Andrea, che con un movimento furtivo,
infilò la mano tra le mie cosce.
La levò e strofinando il pollice con l’indice e il medio, mi guardava. Le sue dita erano
bagnate dagli umori della mia figa.
Mi vergognavo da morire, era bastato il suo cazzo addosso per eccitarmi, ed ora la mia
eccitazione si perdeva dentro la sua bocca.
Mio marito continuava a dormire mentre Andrea riportava le sue dita tra le mie gambe e
pizzicava le mie labbra.
Quello che voleva mio figlio era farmi godere e assaporare i miei umori, e diverse
volte si portò le dita in bocca.
Ad un certo punto prese la mia mano e se la portò sul suo cazzo. Non era mia intenzione
fargli una sega, soprattutto con mio marito di lato, ma neanche era intenzione di Andrea.
Quello che voleva era ben altro, con le dita strinse la sua cappella che rilasciò un
liquido sulle mie mani. Non era sborra, ma un liquido pre- seminale. Si avvicinò al mio
orecchio e mi disse: “assaggia”.
Portai gli umori del cazzo di Andrea in bocca e mi lasciai invadere dal sapore salato di
quella crema.
Mio figlio mi guardava mentre assaporavo la sua perversione.
Fu così che finì quella serata, col sapore del suo cazzo in bocca e con una frase che
furtivamente mi sussurrò: “mamma voglio vedere come ti scopa papà”.

IV

A volte basta poco per cambiare la percezione della realtà, a volte bastano poche
parole per cambiare un’emozione, il modo col quale percepiamo e viviamo uno spazio,
il modo col quale ci rapportiamo con gli altri… a volte bastano poche parole per
percepire qualcun altro in maniera nuova.
E quella volta bastò la lingua di mio figlio per farmi desiderare il cazzo di mio marito,
in modo nuovo.
Molti di voi forse hanno vissuto la sensazione di un rapporto coniugale, l’abitudine di
avere accanto sempre la stessa persona, e anche se i modi di scopare possono cambiare
e maturare nel tempo, molti di voi forse sapranno come gli anni segnano e possono
rendere una persona scontata.
Questo è successo con Gabriele, mio marito.
Con lui ho passato momenti felici, attimi di eccitazione estrema.
Abbiamo raggiunto dei limiti con lo scopo di oltrepassarli, abbiamo sempre cercato
nuove vie di conoscere il sesso, anche se mai, credetemi mai, ho avuto il coraggio di
dargli il culo.
Ho cercato in tutti i modi di lasciarmi andare, ma quando il cazzo di mio marito cercava
di farsi strada mi contraevo e mi giravo dall’altro lato.
Ricordo una volta, che la cappella di mio marito era riuscita a penetrarmi.
Sentivo il buco del culo aprirsi al passaggio del suo cazzo.
Ricordo la percezione del l’uccello, un’asta calda e dura che penetrandomi mi dilatava
e mi faceva sentire piena. Lo volevo con tutte le forze, ma nello stesso tempo, avevo
paura, contraevo i muscoli e diveniva impossibile farmi scopare.
Ma qualche tempo fa, fu diverso.
Dopo tanti anni di matrimonio e di scopate, avevo bisogno di vivere una nuova
emozione e sono convinta che la causa fu proprio mio figlio.
Precedentemente mi aveva fatto scoprire il piacere di essere forzata con la lingua.
Ricordo ancora la sensazione della sua lingua che con enfasi leccava il mio buchetto,
mi sentivo umida e con il buco aperto, sentivo che pian piano, la sua lingua poteva
scendere ancora più giù … penetrarmi il culo, farmi sentire puttana, percepivo i miei
muscoli rilassati e non contratti come quando mio marito cercava di prendermi.
Si, forse era dovuto a questo, mio figlio, aveva aperto la strada al padre. La sua
dolcezza nell’avvicinarsi al mio culo era la porta d’ingresso per il cazzo di suo padre.
Gabriele forse aveva sbagliato approccio, invece di sputare sul cazzo e poi scoparmi di
colpo, forse doveva alzarmi le gambe e tuffarsi sul mio buchetto, farmi godere, farmi
rilassare, farmi sentire troia e poi scoparmi.
In quel periodo Gabriele amava prendermi da dietro, mi diceva che così ero ancora più
troia, più desiderabile. Questo mi divertiva, anche perché a volte, quando mio marito
era dietro di me, stringevo le cosce sul suo cazzo, e lo sentivo in tutta la sua potenza:
grosso e caldo.
Quella sera, ci mettemmo a letto e non persi tempo nel fargli capire che avevo voglia di
lui…una delle cose che fa impazzire Gabriele sono i miei perizomi, molto sottili e di
pizzo e feci in modo che avvertisse il filo rosso che stringevo tra le natiche.
Lui accarezzava la mia schiena e lentamente scivolava giù. La sua mano sfiorò il filo
del perizoma.
Bastò quel contatto per eccitarlo, potevo avvertire il suo cazzo crescere, pulsava sulla
mia pelle… contrassi il bacino e spinsi il culetto verso le sue mani.
Lui, giocava col filo delle mie mutandine, ne seguiva il percorso, lo tirava,
provocandomi una leggera pressione sulla fica che mi eccitava.
Nel frattempo mi baciava sul collo e mi premeva il cazzo sulla schiena, avevo voglia di
lui, del suo uccello nel culo, volevo essere la sua puttana. Le sue dita seguirono il filo
del mio perizoma, arrivarono sul mio sederino, e proseguirono ancora, fino ad arrivare
sulla mia fica.
Non era quello che volevo, speravo che si fermasse prima, sul mio culo. Fu così che mi
mossi leggermente, avvicinando il mio culetto alla sua manona. Mio marito rimase un
attimo fermo…incredulo… e subito dopo si avvicinò e mi sussurrà: amore!
Accennai un sorriso, mentre Gabriele cominciò a roteare l’indice sul mio buchino e
questo mi stava già facendo impazzire… volevo essere leccata, penetrata con la lingua,
sentirmi desiderata con mai prima. Gabriele fece scorrere l’altra sua mano sul mio
viso, ne portò un dito nella mia bocca e raccolse un po’ della mia saliva, la portò sul
mio culo e delicatamente mi penetrò.
Istintivamente mi irrigidì, ma non volevo rovinare quel momento, volevo il suo cazzo
nel culo, volevo essere posseduta.
Mi girai e cominciai a baciarlo delicatamente sulle labbra, sfiorai la sua lingua e gliela
morsi. Questo lo eccitò da matti, si prese la mia bocca, la sua lingua leccava
avidamente le mie labbra, penetrava la mia bocca, lentamente scese sul mio collo,
cominciò ad assaporare la mia pelle, mi regalava brividi intensi, lo avvolsi con le mie
gambe mentre mi mordeva i seni, avvertivo il suo cazzo sulla pelle, la sua voglia di me.
Scivolò lentamente verso il mio ombelico, fino ad arrivare sulla mia fica, cominciò a
leccarmi ed io a gridare, strinsi la sua testa con le gambe mentre godevo intensamente.
Inarcai la schiena e Gabriele si ritrovò con il viso sul mio culo, alzò gli occhi e mi
guardò, riuscì a percepire il suo stupore, mentre se ne stava con la testa tra le mie cosce
ed io lentamente lo facevo scivolare sul mio culetto.
A quel punto Gabriele perse il controllo, cominciò a leccarmi avidamente il culo ed io
a gemere come una maialina.
Fu così che mi feci prendere il culo, mio marito mi teneva le gambe in aria, mentre col
culo in aria mi aprivo al suo cazzo. Mi penetrò con delicatezza, ma comunque avvertì
un forte dolore, anche se diverso rispetto alle altre volte…mi coprì la bocca … e il
dolore dopo un po’ divenne piacere, il suo cazzo si faceva strada dentro di me, sempre
più in profondità.. ero persa dalla goduria, non pensavo fosse possibile provare una
tale sensazione… anche mio marito era fuori di se.
I primi attimi di dolcezza si trasformarono in passione e adesso mi scopava con
violenza, sentivo le palle sbattere contro il mio culo, il cazzo invadermi completamente.
Mi accorsi che stava per venire, il suo cazzo si gonfiò e lui si irrigidì, a quel punto feci
una cosa da grande porcellina, lo strinsi a me, non lo lasciai uscire e con un forte urlo
di mio marito sborrò dentro.
Avvertivo la sborra invadermi, gli schizzi riempirmi. Il suo cazzo, liberarsi da tanti
anni di attesa per il mio culo.
Ancora col cazzo dentro, Gabriele si sdraiò su di me … e insieme cercammo di
calmare i nostri respiri. Mentre mi godevo la sensazione del cazzo di mio marito, volai
col pensiero su mio figlio.
Fu lui ad aprire la strada a suo padre, grazie a lui, mio marito si prese il mio culo.
Gabriele doveva prendere lezioni dall’esperienza giovanile del suo bambino.

Il giorno dopo mi svegliai prima di mio marito, il sole faticava ad alzarsi e fuori dalla
finestra intravedevo un’alba nascente.
Andai in bagno per fare pipì. Rimasi per un attimo ferma, guardandomi allo specchio.
Ne rifletteva l‘immagine di una quarantenne sensuale e ancora assopita dalla notte.
La seta bianca della vestaglia disegnava le mie curve, il culo spiccava prepotentemente,
tirando la stoffa sul davanti, che strusciava la mia figa, calda e piena di pipì.
Il culetto ancora mi faceva male, la sera prima mio marito mi aveva posseduta per la
prima volta, se mi concentravo potevo ancora percepire il suo cazzo dentro, la sborra
uscire, la sensazione di essere riempita.
Furono questi pensieri ad eccitarmi, sentivo le mie voglie crescere.
I capezzoli tiravano la stoffa, che disegnava due seni floridi e sodi.
Le mie tette erano sempre stato un punto forte, erano una delle cose che mio marito
apprezzava di più.
A volte stava ore supino su di me, appoggiava la testa sui miei seni, mentre ci
scambiavamo confidenze.
A volte li stringeva tra le mani, mentre con la bocca cercava i miei capezzoli che
mordeva e succhiava con avidità.
Con le tette ci giocava, infilandoci il cazzo.
Lo stringeva tra i miei seni e si faceva masturbare.
Ricordai allora una volta che stavamo così, col cazzo di mio marito tra le tette, ed io
che me le stringevo.
Ero come ipnotizzata dalla sua cappella, che si scopriva ogni qualvolta muoveva il
bacino.
il suo cazzo spuntava tra i miei seni e poi spariva … guardavo il buco della sua
cappella, la pelle che lo copriva e lo scopriva mentre lo masturbavo … I miei
capezzoli duri, li guardavo e godevo concentrandomi sul calore del suo membro.
Quella volta accadde qualcosa di particolare.
Mio marito, aveva sborrato all’improvviso, senza avvisarmi. Se ne stava, col cazzo
stretto tra le tette, puntato in faccia e mi schizzava.
Il primo schizzo mi arrivò sugli occhi, un secondo mi raggiunse sul naso.
Il porcello di mio marito, si era fatto fare una sega con le tette e forse aveva
premeditato di sborrarmi in faccia e adesso, finiva di godere addosso, scaricando gli
ultimi rivoli di sperma.
Mi sentivo la protagonista di un film porno, con gli occhi chiusi, le ciglia incollate
dalla sborra, le labbra macchiate di bianco.
Lui ansimava ancora, mentre io cercavo di levarmela dagli occhi che ora cominciavano
a bruciarmi.
Mio marito si avvicinò e mi disse: “Scusami amore, ma avevo tanta voglia di venire”!
Ritornare a quel pensiero mi aveva eccitata e una mano scese tra le mie cosce, aprì
leggermente le gambe e agevolai le mie dita che scivolarono sulla figa.
Cominciai a masturbarmi e a godere, pensando anche a quello che era successo la sera
prima: “Mio marito, mi aveva presa nel culo”.
Mio marito mi aveva aperta ed ora cominciava un nuovo modo di vivere il sesso.
Me ne stavo con due dita nella figa e uno nel culetto.
Stavo godendo come una maialina quando bussarono alla porta… sentì una voce….
“Mamma sei tu”?

VI

Mamma ci sei tu in bagno?


Mio figlio si era svegliato e doveva pisciare.
Me lo ritrovai dietro la porta, mentre in segreto alle prime luci dell’alba accarezzavo le
emozioni vissute la notte precedente con mio marito.
Ero rimasta pietrificata, mio figlio aveva aperto la porta all’improvviso, scoprendomi
con la mano mentre mi pizzicavo il clitoride.. stringevo le labbra con i denti mentre mi
godevo quell’eccitazione.
Non feci in tempo a levare la mano dalla fica. Mio figlio mi beccò così … presa da un
autoerotismo sconvolgente.
Mamma, continua! Furono queste le sue parole . Sei una gran maiala lo sai?
Rimasi sconvolta dal suo linguaggio volgare, non era da lui.
Levai la mano dalla fica e cercai di sistemarmi, celando un lieve imbarazzo.
Fu Andrea a rompere quell’imbarazzo. Si portò la mano sul cazzo e mi disse:
“Mamma”, guarda cosa hai fatto!
Abbassai lo sguardo e notai una notevole protuberanza che spingeva il pantalone del
suo pigiama.
Il cazzo giovane di mio figlio, tirava e spingeva verso me, verso sua madre.
Rimasi ipnotizzata da quella visione, lo sapete, amo il cazzo di mio figlio. Mi fa
impazzire. E’ grosso, lungo e punta verso l’alto. A volte mi immagino seduta su di lui,
su quell’asta talmente dura, che mi penetra fino in fondo.
Continuando a tenersi il cazzo chiuse la porta del bagno a chiave e si avvicinò a me.
Mamma ho voglia di un pompino.
Mi prese per i capelli e senza lasciarmi il tempo di riflettere, mi sbatté contro il suo
cazzo.
La stoffa del pigiama premeva sul mio viso, percepivo il suo odore misto a un leggero
odore di pipì.
Andrea si abbassò i pantaloni e liberò l’uccello.
Era già scappellato, visto che il suo cazzo puntava verso l’alto, non avevo la cappella a
portata di bocca.
Leccavo l’asta attaccata ai suoi coglioni gonfi degli umori notturni.
Andrea mi lasciò leccare per un po’, presi le sue palle e le misi in bocca, leccandole
mi ritrovai i peli sulla lingua, qualcuno mi rimase in bocca facendomi sentire ancora
più perversa.
Quando si stancò, indirizzò la punta verso la mia bocca che non vedeva l’ora di
accoglierlo.
Con la lingua, lo ripulì da una goccia di pipì che era fuoriuscita. Ingoiai.
Spinse il suo cazzo tutto dentro, mi afferrò dai capelli e cominciò a scoparmela, prima
lentamente e poi velocemente.
A volte mi fermavo e rimanevo col cazzo di mio figlio in bocca, lui mi accarezzava le
guance e poteva percepire la sua asta, che a momenti spariva dentro la mia gola …
Continuammo così per qualche minuto, finche levò il cazzo dalla bocca, che fece un
rumore sordo, visto che le mie labbra erano strette su di esso, e mi tirò su… eccitato
cominciò a baciarmi. La sua lingua ora, occupava il posto del cazzo.
Cominciammo a pomiciare.
Mi stringeva le tette, mi penetrava con le dita, giocava col clitoride, mentre io gli
accarezzavo le spalle.
Avevo perso il controllo e quando Andrea mi fece girare e cominciò a baciarmi il
collo, scendendo poi giù con la lingua fino al mio culo, lo lasciai fare.
Mi baciò le natiche e le leccava, fino ad inserire la lingua dentro.
Cominciò a leccare, all’improvviso si fermò.
Scostò il viso dal mio culo e istintivamente sputò per terra… cominciò a dire qualcosa:
“che cazzo… che cazzo hai nel culo”!
A quel punto trasalì, fui presa da un forte imbarazzo, ero talmente eccitata da scordarmi
completamente che nel culo avevo ancora la sborra di mio marito.
Fu mio figlio a ricordarmela.
“Questa cos’è? Ti sei fatta sborrare il culo, mamma”?
“Non hai fatto in tempo a lavarti mamma? Ti ho beccato con la sborra nel culo? Come
una squallida troia?”
Queste parole invece che offendermi mi eccitavano, ed anche Andrea lo era, visto che
ora, mi mise un dito nel culo e cominciò a penetrarmi.
Roteava il dito, mentre mi faceva riprovare le sensazioni vissute la notte precedente
con Gabriele.
Mi strinse a se e mi levò il dito dal culo, me lo mise in bocca.
Mio figlio era più perverso di quello che potevo immaginare, mi aveva ripulito il culo
dalla sborra del padre ed ora me la portava in bocca.
Cominciai a leccare, eccitata dalla situazione, facevo un pompino alle dita di mio
figlio, leccando la sborra del padre.
Ero in una situazione così eccitante, da non rendermi conto che mio figlio si era sputato
sul cazzo, pronto a prendermi il culo… mi ritirai, impaurita, ma lui mi strinse e se e con
un colpo di bacino mi penetrò.
Cominciò a scoparmi, mettendomi a pecora sul gabinetto.
Sentivo ancora il sapore della sborra di mio marito e questo mi eccitava ancora di più.
Mamma, mi diceva Andrea, quanto sei porca, ti sei fatta sborrare in culo.
Dimmi, chi te l’ha fatto? Dimmelo mamma!… mi scopava trattandomi da porcellina, mi
limitavo a gemere, non parlavo, vivevo un misto di sensazioni, imbarazzo, eccitazione,
trasgressione.
Mio figlio usciva e rientrava nel mio culo, spingendomi la schiena e tenendomi a
pecora sul gabinetto.
Stringeva le chiappe sul cazzo, creandosi uno spazio ancora più stretto da scopare..
Allora mamma? Dimmi, chi ti ha sborrato in culo? Dimmelo…
Tra un gemito e l’altro gli dissi che era stato suo padre a scoparmi, che la sborra che
avevo in culo, era quella di suo padre
Fu così che Andrea esplose, cominciò a svuotarsi le palle dentro di me.
Anche lui come il padre, mi scaricava la sua sborra in culo.
In meno di ventiquattrore due uomini diversi mi avevano fatto il culo.
Quando Andrea finì di scaricarsi, si accasciò su di me, riprendendo il controllo del suo
respiro.
Mi staccai da lui lentamente, sentivo il suo cazzo scivolare con facilità, agevolato dalla
sborra.
La sensazione mi provocò un forte orgasmo. venni copiosamente anche io.
Uscì dal bagno prima di Andrea, cercando di sistemarmi per tornare a letto da mio
marito che da li a poco si sarebbe svegliato.
Fu quando mi coricai che mio marito mi abbracciò e mi strinse a se.
Mi venne in mente un piccolo dettaglio, mi ero scordata di levarmi dal culo la sborra di
mio figlio, e questo invece di preoccuparmi mi eccitò nuovamente.
Mi strinsi a mio marito e sospirai.

VII

Era un pomeriggio come tanti altri, mio marito e il figlio maggiore erano al lavoro. Mi
trovavo sola in casa, Andrea era fuori, giocava una partita di calcetto.
Mi piaceva guardare mio figlio quando tornava da quelle partite.
Tornava con i muscoli delle gambe in tensione, gli occhi vivi di un giovane che fa
sport, e soprattutto indossava quei pantaloncini corti che nascondevano la sua virilità.
Anche quel pomeriggio aspettavo il suo ritorno, un po’ per giocare con la sua
giovinezza, un po’ per sconfiggere la noia che mi perseguitava in quelle ore.
Ricordo che quando tornò stavo in cucina, preparandomi un the, sentì la porta aprirsi e
mio figlio urlare: “Mamma? Sono rientrato, con me ci sono Alessandro e Domenico.”
Era una delle prime partite di calcetto che Andrea faceva dopo i nostri furtivi incontri
di sesso e un po’ rimasi delusa dalla presenza dei suoi amici.
Speravo rientrasse solo, per poter stavolta godere dei suoi muscoli in tensione, del
sudore di maschio e soprattutto del suo membro, che ricordavo ancora con eccitazione
dentro al mio culo.
Alessandro e Domenico erano i migliori amici di mio figlio, erano cresciuti insieme e
spesso venivano in vacanza con noi.
Andrea mi raggiunse in cucina con i suoi due amici. Prese la Coca Cola dal frigo e
cominciò a bere senza bicchiere, direttamente dalla bottiglia. La stava per lanciare agli
altri ragazzi, quando lo rimproverai.
“Andrea, prendi i bicchieri per piacere...!”
Lui accennò un sorriso e avvicinandosi a me mi sussurrò in un orecchio: “mamma ti
preoccupi che bevo da una bottiglia? Ricordi anche tu che ti sei leccata la mia sborra
dal cesso?”
Rimasi impietrita dalle parole di mio figlio, non me lo aspettavo, tantomeno davanti ai
suoi amici.
Dissimulai un certo controllo e con un occhiata mi assicurai che i due ragazzi non
avessero notato Andrea e le sue parole.
I due ragazzi per fortuna erano distratti, parlando di altro e così tirai un sospiro di
sollievo e fulminai con gli occhi Andrea, mentre un brivido attraversava il mio corpo e
la fica ….
Lo stupido si passò velocemente la lingua sulle labbra, dissimulando il momento nel
quale assaporavo i suoi umori.
Smettila! Gli dissi velocemente, soffocando qualsiasi suono che potesse uscire dalla
mia bocca.
Lui sorrise e si avvicinò agli amici.
Bevvero questa benedetta bibita e andarono in camera di mio figlio.
Le sue parole risvegliarono in me piacevoli ricordi: quella volta in bagno,quando la
mia lingua raccoglieva ogni singolo schizzo della sua sborra, mentre lui mi leccava il
culo.
Sospirai, versai l’acqua nella teiera ed andai in bagno.
Mi sedetti a fare pipì e mentre uscivano le prime goccioline ripensavo a quei
particolari momenti.
Feci una cosa che non avevo mai osato, avvicinai le mie dita alla fica e con le ultime
goccioline di pipì mi lubrificai, accarezzavo le mie perversioni e la voglia di essere
posseduta nuovamente, accarezzavo le mie voglie pensando alle parole di mio figlio.
Stavo penetrandomi quando qualcuno provò ad entrare in bagno.
“Si?” Dissi, con la mia voce ancora rotta dall’eccitazione.
Era la voce dell’amico di mio figlio… “o signora, mi scusi” disse, “pensavo fosse
libero il bagno”.
Un pensiero perverso cominciò a farsi vivido nella mia mente,
Volevo farlo entrare, volevo fargli un pompino, farmi strappare la magliettina che
indossavo, farmi succhiare i capezzoli, volevo che si perdesse tra le mie tette.
Pensavo questo e mi masturbavo.
Volevo il cazzo dell’amico di mio figlio, essere la mamma troia, darmi a lui. A tutti e
tre i ragazzi.
Come potete immaginare, l’azione fu diversa da quello che avrei voluto.
Non feci nulla e uscita dal bagno andai a sorseggiare il mio the.
Mentre l’amico di mio figlio era in bagno, Andrea mi raggiunse in cucina.
Mi si avvicinò e mi disse? “Come va oggi mamma?”
“Va bene” gli dissi, accennando un lieve sorriso. Gli sussurrai: “ma tu sei pazzo! Come
ti è venuto in mente di dirmi quelle cose davanti ai tuoi amici”!
Lui si avvicinò ancora una volta a me e mi disse: “mi è venuto in mente perché posso,
perché ti ho vista leccare la mia sborra come una troia, perché ho visto come scivolava
il mio cazzo nel tuo culo, lubrificato dalla sborra di papà”. E continuò…
“Perché sei una puttanella mamma e perché mentre ti dico questo… il mio cazzo è duro
come una roccia”! Abbassai gli occhi e notai con sorpresa la cappella del cazzo di mio
figlio venire fuori dai pantaloncini, una cosa molto eccitante.
Andrea mi guardò e con un tono eccitato mi disse: “dagli un bacino mamma”!
Io gli dissi: “ma sei matto? Ci sono i tuoi amici di là”…e Andrea.. “ma non
preoccuparti, non vengono qui”… “dai mamma, baciami il cazzo”!
Mi spinse sul suo uccello. Cercai di liberarmi ma lui non mi fece alzare e pressava la
mia bocca contro la sua cappella.
Avevo il suo uccello appoggiato sulle labbra, non riuscì a resistere.
Socchiusi le labbra e mi lasciai andare. Lo presi in bocca e cominciai a succhiarglielo,
ero eccitata da morire, mentre Andrea mi teneva per i capelli e guidava il ritmo del
pompino.
Di colpo sentimmo la porta del bagno aprirsi.
Ebbi un sussulto! Impaurita mi allontanai da Andrea e lui si rimise il cazzo dentro i
pantaloncini.
Il suo amico venne in cucina e mi chiese un bicchiere d’acqua.
Andai a prenderglielo con la bocca che ancora sapeva di cazzo di mio figlio…
Per fortuna non ci aveva beccato…!
Stavo pensavo questo quando ebbi un sussulto! Notai che Domenico stava bevendo, ma
la sua attenzione era catturata da qualcos’altro.
Continuava a bere, mentre guardava il cazzo di mio figlio che ancora non era andato a
riposo dopo il pompino che gli avevo fatto poco prima.

VIII

Provo vergogna!
Penso alla mia condizione di moglie e provo disagio, alla condizione di madre e provo
imbarazzo.
Penso alla fedeltà verso la mia famiglia e mi sento stupida, puttana, troia.
Forse qualcuno di voi penserà che non dovrei esagerare, ma l’ aprile e il maggio che
ho vissuto, sono stati molto forti.
Sto vivendo un periodo molto particolare, di riflessione. Mi sento umiliata come donna.
E’ vero, ho giocato con mio figlio, ho esagerato, e anche quando ho goduto col suo
cazzo in culo, non ho provato rimorso.
Ma adesso, ora che mi ritrovo qui da sola, con l’esagerazione sulle spalle, mi sento
stupida.
Ho esagerato e forse parlarvene mi aiuterà, scriverlo mi farà uscire da un tunnel di
rimorso che vivo nei confronti di mio figlio e mio marito
E’ successo che sono stata sedotta da un mio lettore, un ragazzo che ha letto le mie
storie e che lentamente è riuscito a prendermi, un gioco perverso che mi ha portata ad
essere usata da lui e da altre persone.

Verso la fine del marzo scorso, ho ricevuto la mail di un ragazzo, che si complimentava
per i miei racconti erotici, mi confessava che diverse volte si era masturbato e come
prova, mi aveva inviato diverse foto.
Ricordo in particolare una foto, un primo piano del suo cazzo, macchiato di sborra.
Puntava verso un foglio, era la foto del mio viso che il ragazzo aveva scaricato da
facebook.
In quella foto, avevo la bocca e un occhio irriconoscibili, imbrattati dalla sua sborra.
Il commento a quella foto era più o meno il seguente: cara Lilli, hai visto cosa ho fatto
al tuo viso? Senza che te ne accorgessi, ti ho reso puttana, ti ho usata, violata. Sei la mia
troia!

Ricordo ancora che stavo scrivendo di Andrea sul blog quando aprì quella mail, di
come mi scordai completamente del post e di voi, mentre la mia mano scendeva
lentamente tra le mie gambe.
Continuavo a fissare la foto del mio viso, sborrata da uno sconosciuto, la macchia di
seme che deformava la mia bocca e mi toccavo.
Con una mano mi stringevo un capezzolo e con l’altra mi penetravo.
Mentre godevo, fissavo il cazzo di quello sconosciuto, le sue foto.
In una foto c’era il suo corpo, giovane e muscoloso, nell’altra un primo piano della sua
cappella, umida di umori nascosti, in un’altra la foto di una ragazza, forse la sua
fidanzata messa a pecora, e nell’altra la mia immagine, sporca di sborra.
Raggiunsi l’orgasmo fissando la mia immagine, le mie cosce erano umide, come la
tastiera del mio computer, che stavo usando ora per rispondere a quella e-mail.
Un’azione che da li a poco avrebbe avuto conseguenze molto forti nella mia vita
sessuale.

IX

I capelli bagnati, un uccello su di me che rilascia le ultime gocce di pipì, le mie


mutandine gialle, le gambe che sgocciolano gli umori dei tre ragazzi, il mio sedere
dolorante, due dei tre preservativi svuotati sul mio viso, le mie lacrime che scivolano
sulle guancie.
Fu questo il momento nel quale dissi basta.
Accadde qualche giorno fa. Nell’ultimo degli incontri con Sebastiano e quegli
sconosciuti.
Dissi basta alle perversioni di quel ragazzo che aveva bisogno di soldi, aveva bisogno
di me.
Il primo incontro che ebbi con Sebastiano fu su internet, attraverso una e-mail.
Aveva allegato al messaggio alcune foto, tra le quali la stampa della mia foto di
facebook, tutta sborrata.
Non riconoscevo quasi il mio volto, avevo gli occhi e la bocca coperti di sborra.
La cosa mi eccitò talmente tanto che mi masturbai, e risposi a quella e-mail
provocatoria:
“Ciao Sebastiano, grazie per avermi scritto, le tue foto mi hanno eccitato talmente tanto
che non ho resistito e mi sono toccata. Quanti anni hai? Sembri giovane, un bacio.
Lilli”.
A questa mail seguì la sua risposta: “ciao Lilli, lo sapevo che ti saresti eccitata, perché
sei una puttana, e per questo che ti voglio, è per questo che devi incontrarmi, per sentirti
troia insieme ad un ragazzo di ventuno anni”.
Non c’erano altre parole in quel messaggio, ma solo un numero di telefono.
Chiusi d’istinto la mail e mi allontanai dal pc.
Ero eccitatissima. Andai di là, e a guardare un film davanti la tv c’era mio figlio.
Lo volevo, volevo il suo membro.
Mi sedetti accanto a lui e gli chiesi cosa stesse guardando. Mi rispose distrattamente.
Maledette partite pensai! Volevo il suo cazzo, avevo una gran voglia. Quella mail mi
aveva eccitato tanto.
Non volevo farglielo capire però, volevo che fosse mio figlio a prendermi e
desiderarmi.
Lentamente aprii le gambe, sfiorando quella di mio figlio. Percepivo il calore della sua
coscia, anche se portava la tuta, immaginavo i suoi muscoli ed era come se me li
sentissi sulle cosce, immobilizzandomi, mentre mi prendeva da dietro.
Pensavo a questo e il desiderio cresceva, ma Andrea, non sembrava provasse le stesse
sensazioni.
Maledetta Roma pensai! Feci allora finta di essere interessata alla partita ma nello
stesso tempo mi portavo un dito in bocca, dissimulando una certa ingenuità… mi
mordevo l’indice, seguendo quel pallone, con la punta della lingua inumidivo l’unghia
coperta di smalto rosso.
Nulla da fare. Non riuscivo ad avere l’attenzione di mio figlio.
Avvicinai allora il mio piedino al suo. Un piedone enorme, che copriva il mio per ben
due volte. Feci finta di nulla mentre strofinavo i mie collant sul suo piede nudo …
questo lo avrebbe eccitato pensai! Ma cosa..in Tv c’era la sua Roma…e allora, tutto
era impossibile!
Mi alzai e mi diressi in bagno.
Mi sedetti sul water e lì aprii le gambe.
Non avevo il cazzo di Andrea, ma in compenso, una spazzola che usavo molte più volte
di quanto immaginassero a casa.
Il manico della spazzola era grosso e freddo. Era leggermente rigato, e questo ogni
qualvolta mi penetrava, sfiorava i punti giusti che mi facevano eccitare da morire.
Giocavo col clitoride, mentre la punta del manico si faceva spazio dentro la fica.
Quando la facevo uscire, notavo come il colore del legno del manico fosse più scuro,
proprio nel punto dove mi ero penetrata.
I miei umori lo tingevano quasi di nero, una macchia di piacere ben visibile sul manico
anche la mattina quando mi pettinavo.
A volte ridevo, pensando a quanto fossi porcellina e immaginando la reazione dei miei
figli e mio marito se solo avessero saputo che quel manico era consumato dalla
maialina della mamma.
Mi penetrai col manico di legno della spazzola per l’ennesima volta, lo roteavo dentro
di me, pensando a mio figlio, a mio marito, ma soprattutto al cazzo dello sconosciuto
della mail.
Chi era, perché mi eccitava così tanto? Quella mia foto macchiata di sperma …
mmm… venni!

Quella sera raggiunsi un orgasmo intenso..peccaminoso e molto pericoloso.

I giorni successivi furono un susseguirsi di domande.


Perché sentivo curiosità nei confronti di un ragazzo estraneo? Perché quella mail mi
aveva eccitato così tanto?
A volte scopriamo che i nostri gusti e le nostre piccole perversioni, cambiano e si
evolvono.
L’avete mai notato? Da un giorno all’altro ci si rende conto che a letto eccitano cose
nuove, magari piccole cose che però fanno la differenza.
Come con mio marito Gabriele.
Ultimamente c’è una cosa che mi eccita tanto. A volte, quando andiamo a dormire,
aspetto che lui si addormenti e mi avvicino.
Incastro i piedini tra le sue gambe e inarco la schiena in avanti. Così facendo, regalo al
mio culetto, la sensazione calda del suo cazzo. Lo sento crescere lentamente, mentre mi
muovo contro di lui.
In queste situazioni sto attenta a non svegliarlo. Adoro, avere il suo cazzo tutto per me.
Farci quello che voglio, mentre lui dorme. E dunque lo sfioro delicatamente, e quando
lo sento eccitato, mi piace spingere il culetto ancora di più contro la sua asta.
A volte alzo la vesta e mi avvicino a lui. Stringo il culetto contro la forma del suo
uccello, disegnato dallo slip. Una sensazione magnifica.
Il tessuto delle sue mutande è caldo, lo percepisco sulla pelle, tra le natiche che muovo,
indirizzando il suo membro verso il mio buco.
Vorrei levarglielo dalle mutande, ma so che lo sveglierei, così continuo a muovermi
sulle sue mutande, immaginandomelo dentro.
In quei momenti mi sento porcellina, perché mi allontano per qualche secondo, giusto il
tempo di notare l’assenza di qualcosa tra le mie natiche. Lo percepisco, sento la
mancanza del suo cazzo. E allora mi avvicino nuovamente e ci rigioco. Lo stringo
ancora un po’. Lo faccio mio.
Anche in questi momenti di “assenza” Gabriele è eccitante. Perché è il mio uomo,
grosso e massiccio, abbandonato a sua moglie.
In un certo senso, la sua vulnerabilità mi eccita. Come mi eccita il suo odore. Capita
che in questi momenti, gli metta una mano dentro lo slip e la lasci li. Non ci faccio
nulla, non lo masturbo.
Semplicemente sento il calore di mio marito nella mano, e quando la levo, la avvicino a
me, annusandola e leccandola. L’odore e il sapore del suo cazzo, rubato in quelle notti,
sono un’altra cosa che in passato non avevo mai vissuto.
Forse è questo, forse la nostra sfera sessuale si evolve, perché siamo noi a scoprire.
Siamo noi, che godiamo di cose che prima non avevamo pensato, di cose, che non
conoscevamo.
Come per il momento che desiderai un rapporto anale con mio marito.
Prima di quel momento, forse non ero io a non volerlo. Ma semplicemente, non l’avevo
scoperto nel modo giusto.
Semplicemente la lingua di Gabriele, non aveva osato arrivare, dove invece era
arrivata quella di Andrea, suo figlio.
Quando Andrea, mi leccò per la prima volta in bagno, non solo si prese i miei umori.
Ma regalò a sua madre una nuova sensazione, un nuovo modo di pensare e vivere il
sesso anale.
L’abbandono che mi provocò la sua lingua, fu la porta per il cazzo di suo padre. Fu una
nuova scoperta e un nuovo piacere per sua madre.
L’amore che provo per mio figlio è enorme, lui ha fatto tanto per me, ed io sono
orgogliosa di avercelo accanto.
Per questo mi sento ancora di più colpevole per i due mesi appena trascorsi. Due mesi
dove non solo ho tradito i miei due uomini, ma li ho usati volontariamente per godere e
far godere quello sconosciuto.
Un senso di colpa che mi porto dietro e che cercherò di espiare, servendo con maggiore
amore e devozione i miei due uomini.

XI

I miei racconti erotici, sono stati la porta per una serie di esperienze molto eccitanti.
Far rivivere su un foglio la vita sessuale di una mamma quarantenne, è stato come
rivivere tutta le mie esperienze.
E’ stato come scopare nuovamente con mio figlio. Sentire per la prima volta l’odore
della sua sborra, è stato come prenderlo nuovamente nel culo, essere scopata, una volta
ed ancora un’altra.
Racconti erotici molto spinti che mi hanno portato a conoscere molte fantasie di chi mi
scrive, che mi hanno portato ad eccitarmi con le foto delle loro perversioni.
In questi mesi, tante volte mi sono masturbata, osservando le foto dell' uccello dei miei
lettori, leggendo e godendo delle loro eccitazioni.
Ma i miei racconti erotici, sono stati anche la porta per un’esperienza molto pericolosa,
vissuta negli ultimi due mesi.
Racconti spinti che mi hanno portato ad un tacco dodici e ad un rapporto molto
pericoloso con uno dei miei lettori. Cominciò tutto da lì, con un rapporto epistolare
molto stretto, dove Sebastiano giocava con la mia sessualità, mi preparava e mi
spingeva verso quel momento, verso quel primo nostro incontro.
Uno scambio di foto ed azioni che senza che me ne rendessi conto mi fecero divenire la
sua schiava. Inconsapevolmente schiava delle sue fantasie erotiche.
Cominciò a parlarmi delle sue perversioni, così arrivammo a chattare e arrivai ad
aprirgli le gambe, prima in web-cam e successivamente dal vero.
I suoi racconti perversi, erano tremendamente eccitanti ed io non riuscivo a farne a
meno, avevo sete delle sue storie, delle sue perversioni.
Avevo sete di lui.
Un giorno che rimasi sola a casa, Sebastiano mi convinse ad aprire la web-cam.
Fu la prima volta che azzardavo una sexy chattata con un uomo.
Ero intimorita, ma allo stesso tempo curiosa di vivere questa nuova esperienza.
Quando le webcam si accesero, nel mio schermo si visualizzò l’immagine di un ragazzo
giovane, senza maglietta.
Il suo fisico era asciutto, non troppo muscoloso, ma ben delineato.
Non lo riuscivo a vedere in faccia, la webcam inquadrava il suo torace e la linea sottile
dei suoi addominali, che si perdevano sotto i suoi jeans.
Li seguì con lo sguardo arrivando al bottone dei suoi pantaloni.
Proprio li, sotto l’ombelico, fuoriusciva una fitta peluria scura, rendendo
quell’inquadratura tremendamente sexy.
Alla vista dei peli del suo cazzo tremai, il mio corpo dovette reagire istintivamente,
visto che Sebastiano, si complimentò per i miei capezzoli, che spingevano contro la
magliettina che indossavo.
Lanciai uno sguardo al mio seno. Era vero, i miei capezzoli, risposero alla vista del suo
corpo, restituendo la siluette di una donna quarantenne eccitata da un ragazzino.
Sorrisi e portai l’indice e il medio sul capezzolo sinistro. Stringendolo per un attimo.
A questa vista Sebastiano, si portò la mano sul jeans, accarezzandosi l’uccello.
Mi scrisse,” Lilli dopo un secondo che ti ho vista, ho il cazzo è in fiamme”.
Accennai un sorrisino davanti questa sua dichiarazione diretta e volgare,nulla di più, fu
lui che continuò a guidare la conversazione.
Mi disse: accetta il file che ti sto inviando.
Accettai e mentre aspettavo che il file venisse trasferito, gli chiesi quale dei miei
racconti preferisse.
Mi scrisse che la scena che più gli era rimasta in mente era quando presi il fazzolettino
carico di sborra di mio figlio e me lo portai al naso.
Ero d’accordo con lui, anche perché grazie a quel momento, la mia vita, anzi la nostra
vita, quella di mio figlio e la mia erano cambiate per sempre. Un momento di debolezza
per una mamma era diventato una porta per una vita sessuale con il figlio.
In ogni caso, avevo ben presente l’eccitazione che provai nel prendere quel fazzolettino
dal cestino.
La pesantezza di quel fazzolettino carico di sborra di mio figlio, l’odore di sesso, la
mia perversione.
Il file è stato ricevuto!
Una scritta apparve sul mio monitor, cliccai su "apri" e davanti a me si presentò una
foto del tutto particolare.
Una donna, matura direi, poteva avere cinquant’anni, portava un paio di scarpe nere con
un tacco vertiginoso.
Stava seduta su una sedia di ferro battuto e mentre una gamba poggiava a terra, l’altra
finiva sul viso di un uomo.
Poggiava le braccia sullo schienale, mentre il tacco della sua scarpa, finiva dentro la
bocca dell’uomo, sdraiato per terra e nudo.
Fissavo la bocca di quell’uomo, aperta sulla scarpa della donna. Aveva gli occhi chiusi
mentre si godeva la sottomissione da parte della sua donna. Stava succhiando il tacco
della scarpa!
Risalì la gamba della cinquant’enne, fino ad arrivare alla sua fica, una peluria scura
nascondeva le sue intimità.
Sullo schermo apparve una scritta.
"Vedo che ti piace la foto Lilli."
Distolsi lo sguardo dalla foto e riportai l’attenzione su di me.
La mia mano era scivolata sotto la mia gonna, incurante del mio interlocutore dall’altro
lato della webcam.
Tolsi subito la mano e risposi al ragazzo: "si, è molto eccitante" …!
Allora Sebastiano inviò un’altra foto, che cominciai a scaricare.
Nel frattempo mi chiese di mio marito Gabriele, e dell’altro figlio, quello maggiore.
Come attento lettore, mi fece notare che non ne avevo mai parlato.
Lucio, è questo il suo nome . Quattro anni più grande di Andrea.
La differenza di età tra di noi è minima e questo lo percepisco anche quando a volte il
suo sguardo si posa su di me.
Il file è stato ricevuto!
Aprì e stavolta la composizione dell’immagine era diversa.
L’uomo giaceva sempre a terra, ma stavolta la gamba della donna era altrove, sul
bacino di lui.
Con le dita del piede, pressava il cazzo dell’uomo, mentre con il tallone si poggiava ai
suoi testicoli.
L’altra gamba era rialzata, sul letto, sostenuta da una terza mano.
Non si vedeva la terza persona, ma era ben evidente l’apertura posteriore della donna.
Notai come l’ano fosse aperto, un’ alone rosa, circondava la circonferenza del buco del
suo culo. Quella donna era stata scopata più volte da dietro, lo denunciava l’apertura
del suo culo.
Mi chiesi se anche il mio buchetto fosse in tali condizioni.
Mi chiesi se bastasse essere scopata qualche volta, affinché il buco del culo venisse
deflorato così tanto, mi chiesi se bastasse prendere qualche volta il cazzo nel culo per
apparire così deflorata.
Rimasi catturata dall’immagine, fu Sebastiano ancora una volta a svegliarmi da quel
semi stato di ipnosi scrivendo un messaggio.
Cosa ne pensi Lilli?
Gli risposi di getto.
Gli chiesi chi fossero quei due.
Mi rispose che erano una coppia spostata da venticinque anni, che avevano deciso di
festeggiare le loro nozze d’argento in un modo del tutto nuovo: un nuovo cazzo per la
moglie, e le corna per il marito, che da sempre aveva sognato di sentirsi umiliato
davanti alla sua signora.
Mi disse che a tenere alzata la coscia della signora c’era proprio lui, che lo aveva fatto
apposta per fotografare il buco del suo culo già deflorato dal marito, ma recentemente
sfondato anche dal suo cazzo.
Riguardai la foto, focalizzai la mia attenzione sull’uomo di quella donna.
Stava godendo della moglie che davanti a lui le aveva appena messo le corna, si era
fatta scopare.
Il suo uccello era in tensione, circondato dalle dita del piede della moglie. Sembrava
stesse godendo tanto, anche se la donna con il piede le stava comprimendo i testicoli.
Chiesi a Sebastiano, se si sentisse in colpa. Si era intromesso dentro una coppia che
viveva un rapporto coniugale di venticinque anni. Come era riuscito a scopare quella
donna? E poi, davanti al marito?
"E’ strano" mi scrisse Sebastiano…, "è strano che sia proprio tu a farmi tutte queste
domande, che una donna come te, che si fa chiavare dal figlio viva di limitanti morali,
che una zoccola come te e che va a leccare la sborra dai fazzolettini sporchi del figlio,
si scandalizzi".
Quella sua risposta mi turbò… "mi ha detto che sono una troia", pensai.
Lo congedai velocemente. C’era qualcosa di pericoloso in quelle parole, che mi feriva
e mi eccitava.
Alcune lacrime cominciarono a scivolare sul mio viso, cominciai a piangere,
continuando a fissare quella foto.
Pensavo alle sue parole, mi sentivo umiliata nel mio essere donna e nel mio essere
mamma.
In quel momento la mano scivolò tra le mie cosce e le mie dita cominciarono a bagnarsi
dagli umori della mia fica.
Maialina della mamma

I capelli bagnati, un uccello su di me che rilascia le ultime gocce di pipì, le mie


mutandine gialle, le gambe che sgocciolano gli umori dei tre ragazzi, il mio sedere
dolorante, due dei tre preservativi svuotati sul mio viso, le mie lacrime che scivolano
sulle guancie.
Fu questo il momento nel quale dissi basta.
Accadde qualche giorno fa. Nell’ultimo degli incontri con Sebastiano e quegli
sconosciuti.
Dissi basta alle perversioni di quel ragazzo che aveva bisogno di soldi, aveva bisogno
di me.
Il primo incontro che ebbi con Sebastiano fu su internet, attraverso una e-mail.
Aveva allegato al messaggio alcune foto, tra le quali la stampa della mia foto di
facebook, tutta sborrata.
Non riconoscevo quasi il mio volto, avevo gli occhi e la bocca coperti di sborra.
La cosa mi eccitò talmente tanto che mi masturbai, e risposi a quella e-mail
provocatoria:
“Ciao Sebastiano, grazie per avermi scritto, le tue foto mi hanno eccitato talmente tanto
che non ho resistito e mi sono toccata. Quanti anni hai? Sembri giovane, un bacio.
Lilli”.
A questa mail seguì la sua risposta: “ciao Lilli, lo sapevo che ti saresti eccitata, perché
sei una puttana, e per questo che ti voglio, è per questo che devi incontrarmi, per sentirti
troia insieme ad un ragazzo di ventuno anni”.
Non c’erano altre parole in quel messaggio, ma solo un numero di telefono.
Chiusi d’istinto la mail e mi allontanai dal pc.
Ero eccitatissima. Andai di là, e a guardare un film davanti la tv c’era mio figlio.
Lo volevo, volevo il suo membro.
Mi sedetti accanto a lui e gli chiesi cosa stesse guardando. Mi rispose distrattamente.
Maledette partite pensai! Volevo il suo cazzo, avevo una gran voglia. Quella mail mi
aveva eccitato tanto.
Non volevo farglielo capire però, volevo che fosse mio figlio a prendermi e
desiderarmi.
Lentamente aprii le gambe, sfiorando quella di mio figlio. Percepivo il calore della sua
coscia, anche se portava la tuta, immaginavo i suoi muscoli ed era come se me li
sentissi sulle cosce, immobilizzandomi, mentre mi prendeva da dietro.
Pensavo a questo e il desiderio cresceva, ma Andrea, non sembrava provasse le stesse
sensazioni.
Maledetta Roma pensai! Feci allora finta di essere interessata alla partita ma nello
stesso tempo mi portavo un dito in bocca, dissimulando una certa ingenuità… mi
mordevo l’indice, seguendo quel pallone, con la punta della lingua inumidivo l’unghia
coperta di smalto rosso.
Nulla da fare. Non riuscivo ad avere l’attenzione di mio figlio.
Avvicinai allora il mio piedino al suo. Un piedone enorme, che copriva il mio per ben
due volte. Feci finta di nulla mentre strofinavo i mie collant sul suo piede nudo …
questo lo avrebbe eccitato pensai! Ma cosa..in Tv c’era la sua Roma…e allora, tutto
era impossibile!
Mi alzai e mi diressi in bagno.
Mi sedetti sul water e lì aprii le gambe.
Non avevo il cazzo di Andrea, ma in compenso, una spazzola che usavo molte più volte
di quanto immaginassero a casa.
Il manico della spazzola era grosso e freddo. Era leggermente rigato, e questo ogni
qualvolta mi penetrava, sfiorava i punti giusti che mi facevano eccitare da morire.
Giocavo col clitoride, mentre la punta del manico si faceva spazio dentro la fica.
Quando la facevo uscire, notavo come il colore del legno del manico fosse più scuro,
proprio nel punto dove mi ero penetrata.
I miei umori lo tingevano quasi di nero, una macchia di piacere ben visibile sul manico
anche la mattina quando mi pettinavo.
A volte ridevo, pensando a quanto fossi porcellina e immaginando la reazione dei miei
figli e mio marito se solo avessero saputo che quel manico era consumato dalla
maialina della mamma.
Mi penetrai col manico di legno della spazzola per l’ennesima volta, lo roteavo dentro
di me, pensando a mio figlio, a mio marito, ma soprattutto al cazzo dello sconosciuto
della mail.
Chi era, perché mi eccitava così tanto? Quella mia foto macchiata di sperma …
mmm… venni!

Quella sera raggiunsi un orgasmo intenso..peccaminoso e molto pericoloso.


Un nuovo modo di pensare e vivere il sesso

I giorni successivi furono un susseguirsi di domande.


Perché sentivo curiosità nei confronti di un ragazzo estraneo? Perché quella mail mi
aveva eccitato così tanto?
A volte scopriamo che i nostri gusti e le nostre piccole perversioni, cambiano e si
evolvono.
L’avete mai notato? Da un giorno all’altro ci si rende conto che a letto eccitano cose
nuove, magari piccole cose che però fanno la differenza.
Come con mio marito Gabriele.
Ultimamente c’è una cosa che mi eccita tanto. A volte, quando andiamo a dormire,
aspetto che lui si addormenti e mi avvicino.
Incastro i piedini tra le sue gambe e inarco la schiena in avanti. Così facendo, regalo al
mio culetto, la sensazione calda del suo cazzo. Lo sento crescere lentamente, mentre mi
muovo contro di lui.
In queste situazioni sto attenta a non svegliarlo. Adoro, avere il suo cazzo tutto per me.
Farci quello che voglio, mentre lui dorme. E dunque lo sfioro delicatamente, e quando
lo sento eccitato, mi piace spingere il culetto ancora di più contro la sua asta.
A volte alzo la vesta e mi avvicino a lui. Stringo il culetto contro la forma del suo
uccello, disegnato dallo slip. Una sensazione magnifica.
Il tessuto delle sue mutande è caldo, lo percepisco sulla pelle, tra le natiche che muovo,
indirizzando il suo membro verso il mio buco.
Vorrei levarglielo dalle mutande, ma so che lo sveglierei, così continuo a muovermi
sulle sue mutande, immaginandomelo dentro.
In quei momenti mi sento porcellina, perché mi allontano per qualche secondo, giusto il
tempo di notare l’assenza di qualcosa tra le mie natiche. Lo percepisco, sento la
mancanza del suo cazzo. E allora mi avvicino nuovamente e ci rigioco. Lo stringo
ancora un po’. Lo faccio mio.
Anche in questi momenti di “assenza” Gabriele è eccitante. Perché è il mio uomo,
grosso e massiccio, abbandonato a sua moglie.
In un certo senso, la sua vulnerabilità mi eccita. Come mi eccita il suo odore. Capita
che in questi momenti, gli metta una mano dentro lo slip e la lasci li. Non ci faccio
nulla, non lo masturbo.
Semplicemente sento il calore di mio marito nella mano, e quando la levo, la avvicino a
me, annusandola e leccandola. L’odore e il sapore del suo cazzo, rubato in quelle notti,
sono un’altra cosa che in passato non avevo mai vissuto.
Forse è questo, forse la nostra sfera sessuale si evolve, perché siamo noi a scoprire.
Siamo noi, che godiamo di cose che prima non avevamo pensato, di cose, che non
conoscevamo.
Come per il momento che desiderai un rapporto anale con mio marito.
Prima di quel momento, forse non ero io a non volerlo. Ma semplicemente, non l’avevo
scoperto nel modo giusto.
Semplicemente la lingua di Gabriele, non aveva osato arrivare, dove invece era
arrivata quella di Andrea, suo figlio.
Quando Andrea, mi leccò per la prima volta in bagno, non solo si prese i miei umori.
Ma regalò a sua madre una nuova sensazione, un nuovo modo di pensare e vivere il
sesso anale.
L’abbandono che mi provocò la sua lingua, fu la porta per il cazzo di suo padre. Fu una
nuova scoperta e un nuovo piacere per sua madre.
L’amore che provo per mio figlio è enorme, lui ha fatto tanto per me, ed io sono
orgogliosa di avercelo accanto.
Per questo mi sento ancora di più colpevole per i due mesi appena trascorsi. Due mesi
dove non solo ho tradito i miei due uomini, ma li ho usati volontariamente per godere e
far godere quello sconosciuto.
Un senso di colpa che mi porto dietro e che cercherò di espiare, servendo con maggiore
amore e devozione i miei due uomini.
Scivolò tra le mie cosce

I miei racconti erotici, sono stati la porta per una serie di esperienze molto eccitanti.
Far rivivere su un foglio la vita sessuale di una mamma quarantenne, è stato come
rivivere tutta le mie esperienze.
E’ stato come scopare nuovamente con mio figlio. Sentire per la prima volta l’odore
della sua sborra, è stato come prenderlo nuovamente nel culo, essere scopata, una volta
ed ancora un’altra.
Racconti erotici molto spinti che mi hanno portato a conoscere molte fantasie di chi mi
scrive, che mi hanno portato ad eccitarmi con le foto delle loro perversioni.
In questi mesi, tante volte mi sono masturbata, osservando le foto dell' uccello dei miei
lettori, leggendo e godendo delle loro eccitazioni.
Ma i miei racconti erotici, sono stati anche la porta per un’esperienza molto pericolosa,
vissuta negli ultimi due mesi.
Racconti spinti che mi hanno portato ad un tacco dodici e ad un rapporto molto
pericoloso con uno dei miei lettori. Cominciò tutto da lì, con un rapporto epistolare
molto stretto, dove Sebastiano giocava con la mia sessualità, mi preparava e mi
spingeva verso quel momento, verso quel primo nostro incontro.
Uno scambio di foto ed azioni che senza che me ne rendessi conto mi fecero divenire la
sua schiava. Inconsapevolmente schiava delle sue fantasie erotiche.
Cominciò a parlarmi delle sue perversioni, così arrivammo a chattare e arrivai ad
aprirgli le gambe, prima in web-cam e successivamente dal vero.
I suoi racconti perversi, erano tremendamente eccitanti ed io non riuscivo a farne a
meno, avevo sete delle sue storie, delle sue perversioni.
Avevo sete di lui.
Un giorno che rimasi sola a casa, Sebastiano mi convinse ad aprire la web-cam.
Fu la prima volta che azzardavo una sexy chattata con un uomo.
Ero intimorita, ma allo stesso tempo curiosa di vivere questa nuova esperienza.
Quando le webcam si accesero, nel mio schermo si visualizzò l’immagine di un ragazzo
giovane, senza maglietta.
Il suo fisico era asciutto, non troppo muscoloso, ma ben delineato.
Non lo riuscivo a vedere in faccia, la webcam inquadrava il suo torace e la linea sottile
dei suoi addominali, che si perdevano sotto i suoi jeans.
Li seguì con lo sguardo arrivando al bottone dei suoi pantaloni.
Proprio li, sotto l’ombelico, fuoriusciva una fitta peluria scura, rendendo
quell’inquadratura tremendamente sexy.
Alla vista dei peli del suo cazzo tremai, il mio corpo dovette reagire istintivamente,
visto che Sebastiano, si complimentò per i miei capezzoli, che spingevano contro la
magliettina che indossavo.
Lanciai uno sguardo al mio seno. Era vero, i miei capezzoli, risposero alla vista del suo
corpo, restituendo la siluette di una donna quarantenne eccitata da un ragazzino.
Sorrisi e portai l’indice e il medio sul capezzolo sinistro. Stringendolo per un attimo.
A questa vista Sebastiano, si portò la mano sul jeans, accarezzandosi l’uccello.
Mi scrisse,” Lilli dopo un secondo che ti ho vista, ho il cazzo è in fiamme”.
Accennai un sorrisino davanti questa sua dichiarazione diretta e volgare,nulla di più, fu
lui che continuò a guidare la conversazione.
Mi disse: accetta il file che ti sto inviando.
Accettai e mentre aspettavo che il file venisse trasferito, gli chiesi quale dei miei
racconti preferisse.
Mi scrisse che la scena che più gli era rimasta in mente era quando presi il fazzolettino
carico di sborra di mio figlio e me lo portai al naso.
Ero d’accordo con lui, anche perché grazie a quel momento, la mia vita, anzi la nostra
vita, quella di mio figlio e la mia erano cambiate per sempre. Un momento di debolezza
per una mamma era diventato una porta per una vita sessuale con il figlio.
In ogni caso, avevo ben presente l’eccitazione che provai nel prendere quel fazzolettino
dal cestino.
La pesantezza di quel fazzolettino carico di sborra di mio figlio, l’odore di sesso, la
mia perversione.
Il file è stato ricevuto!
Una scritta apparve sul mio monitor, cliccai su "apri" e davanti a me si presentò una
foto del tutto particolare.
Una donna, matura direi, poteva avere cinquant’anni, portava un paio di scarpe nere con
un tacco vertiginoso.
Stava seduta su una sedia di ferro battuto e mentre una gamba poggiava a terra, l’altra
finiva sul viso di un uomo.
Poggiava le braccia sullo schienale, mentre il tacco della sua scarpa, finiva dentro la
bocca dell’uomo, sdraiato per terra e nudo.
Fissavo la bocca di quell’uomo, aperta sulla scarpa della donna. Aveva gli occhi chiusi
mentre si godeva la sottomissione da parte della sua donna. Stava succhiando il tacco
della scarpa!
Risalì la gamba della cinquant’enne, fino ad arrivare alla sua fica, una peluria scura
nascondeva le sue intimità.
Sullo schermo apparve una scritta.
"Vedo che ti piace la foto Lilli."
Distolsi lo sguardo dalla foto e riportai l’attenzione su di me.
La mia mano era scivolata sotto la mia gonna, incurante del mio interlocutore dall’altro
lato della webcam.
Tolsi subito la mano e risposi al ragazzo: "si, è molto eccitante" …!
Allora Sebastiano inviò un’altra foto, che cominciai a scaricare.
Nel frattempo mi chiese di mio marito Gabriele, e dell’altro figlio, quello maggiore.
Come attento lettore, mi fece notare che non ne avevo mai parlato.
Lucio, è questo il suo nome . Quattro anni più grande di Andrea.
La differenza di età tra di noi è minima e questo lo percepisco anche quando a volte il
suo sguardo si posa su di me.
Il file è stato ricevuto!
Aprì e stavolta la composizione dell’immagine era diversa.
L’uomo giaceva sempre a terra, ma stavolta la gamba della donna era altrove, sul
bacino di lui.
Con le dita del piede, pressava il cazzo dell’uomo, mentre con il tallone si poggiava ai
suoi testicoli.
L’altra gamba era rialzata, sul letto, sostenuta da una terza mano.
Non si vedeva la terza persona, ma era ben evidente l’apertura posteriore della donna.
Notai come l’ano fosse aperto, un’ alone rosa, circondava la circonferenza del buco del
suo culo. Quella donna era stata scopata più volte da dietro, lo denunciava l’apertura
del suo culo.
Mi chiesi se anche il mio buchetto fosse in tali condizioni.
Mi chiesi se bastasse essere scopata qualche volta, affinché il buco del culo venisse
deflorato così tanto, mi chiesi se bastasse prendere qualche volta il cazzo nel culo per
apparire così deflorata.
Rimasi catturata dall’immagine, fu Sebastiano ancora una volta a svegliarmi da quel
semi stato di ipnosi scrivendo un messaggio.
Cosa ne pensi Lilli?
Gli risposi di getto.
Gli chiesi chi fossero quei due.
Mi rispose che erano una coppia spostata da venticinque anni, che avevano deciso di
festeggiare le loro nozze d’argento in un modo del tutto nuovo: un nuovo cazzo per la
moglie, e le corna per il marito, che da sempre aveva sognato di sentirsi umiliato
davanti alla sua signora.
Mi disse che a tenere alzata la coscia della signora c’era proprio lui, che lo aveva fatto
apposta per fotografare il buco del suo culo già deflorato dal marito, ma recentemente
sfondato anche dal suo cazzo.
Riguardai la foto, focalizzai la mia attenzione sull’uomo di quella donna.
Stava godendo della moglie che davanti a lui le aveva appena messo le corna, si era
fatta scopare.
Il suo uccello era in tensione, circondato dalle dita del piede della moglie. Sembrava
stesse godendo tanto, anche se la donna con il piede le stava comprimendo i testicoli.
Chiesi a Sebastiano, se si sentisse in colpa. Si era intromesso dentro una coppia che
viveva un rapporto coniugale di venticinque anni. Come era riuscito a scopare quella
donna? E poi, davanti al marito?
"E’ strano" mi scrisse Sebastiano…, "è strano che sia proprio tu a farmi tutte queste
domande, che una donna come te, che si fa chiavare dal figlio viva di limitanti morali,
che una zoccola come te e che va a leccare la sborra dai fazzolettini sporchi del figlio,
si scandalizzi".
Quella sua risposta mi turbò… "mi ha detto che sono una troia", pensai.
Lo congedai velocemente. C’era qualcosa di pericoloso in quelle parole, che mi feriva
e mi eccitava.
Alcune lacrime cominciarono a scivolare sul mio viso, cominciai a piangere,
continuando a fissare quella foto.
Pensavo alle sue parole, mi sentivo umiliata nel mio essere donna e nel mio essere
mamma.
In quel momento la mano scivolò tra le mie cosce e le mie dita cominciarono a bagnarsi
dagli umori della mia fica.