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ANGELO ALLEGRINI

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Tutte le Migliori Tecniche di Apprendimento


della PNL per Eccellere nello Studio
I I BRUNO
EDITORE
E book per la Formazione

I
ANGELO ALLEGRINI

STUDIARE CON LA PNL

Tutte le Migliori Tecniche di Apprendimento della PNL


per Eccellere nello Studio

Tutti i Diritti Riservati – Vietata qualsiasi duplicazione del presente ebook


Titolo
“STUDIARE CON LA PNL”

Autore
Angelo Allegrini

Editore
Bruno Editore

Sito internet
http://www.brunoeditore.it

ATTENZIONE: questo ebook contiene i dati criptati al fine


di un riconoscimento in caso di pirateria. Tutti i diritti sono
riservati a norma di legge. Nessuna parte di questo libro può
essere riprodotta con alcun mezzo senza l’autorizzazione scritta
dell’Autore e dell’Editore. È espressamente vietato
trasmettere ad altri il presente libro, né in formato cartaceo né elettronico, né
per denaro né a titolo gratuito. Le strategie riportate in questo libro sono frutto di
anni di studi e specializzazioni, quindi non è garantito il raggiungimento dei
medesimi risultati di crescita personale o professionale. Il lettore si assume piena
responsabilità delle proprie scelte, consapevole dei rischi connessi a qualsiasi
forma di esercizio. Il libro ha esclusivamente scopo formativo e non sostituisce
alcun tipo di trattamento medico o psicologico. Se sospetti o sei a conoscenza di
avere dei problemi o disturbi fisici o psicologici dovrai affidarti a un appropriato
trattamento medico.

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Sommario

Introduzione pag. 5
Capitolo 1: Come capire il funzionamento della mente pag. 8
Capitolo 2: Come imparare a memorizzare pag. 16
Capitolo 3: Come capire cosa vuole il professore pag. 27
Capitolo 4: Come entrare in sintonia
con un esaminatore pag. 38
Capitolo 5: Come evitare le trappole della lingua pag. 49
Capitolo 6: Come vincere la paura pag. 58
Conclusione pag. 67

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Released by fagiolo
Introduzione

Fra le tante applicazioni pratiche possibili, quella che forse più si


addice alla PNL è proprio quella dello studio. Poiché
l’apprendimento è la comprensione e l’esposizione di quanto si è
chiamati a imparare, cosa c’è di meglio di una disciplina che
insegna un utilizzo ottimale del cervello?

Secondo Wikipedia la Programmazione Neurolinguistica (PNL o,


in inglese, NLP da Neuro-linguistic programming) è una «tecnica
che postula la possibilità di influire sugli schemi comportamentali
di una persona tramite la manipolazione di processi neurologici
attuata tramite l’uso del linguaggio» e il suo scopo principale è
«sviluppare abitudini/reazioni di successo, amplificando i
comportamenti “facilitanti” (cioè efficaci) e diminuendo quelli
“limitanti” (cioè indesiderati)».

L’idea centrale della PNL è che ciascun essere umano può in ogni
momento scoprire come dotarsi di nuove abilità e acquisire nuove

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consapevolezze. Nel mio precedente corso Vincere fobie e paure
(Giacomo Bruno editore, 2012) ricordavo di come Richard
Bandler, uno dei due fondatori della Programmazione
Neurolinguistica, nel suo libro Il tempo per cambiare (Urgnano,
Roberti, 2004), usasse l’efficace immagine del manuale perduto
per spiegare come sia possibile cambiare i comportamenti che non
ci piacciono.

A differenza di qualsiasi macchina o strumento, tutti dotati, al


giorno d’oggi, di manuali di istruzioni, quando siamo nati
nessuno ci ha fornito un manuale per insegnarci a usare al meglio
tutte le funzioni del nostro cervello. Scherzando, Bandler ipotizza
che sia rimasto nella placenta, ma poi aggiunge subito che
nessuno si è mai premurato di spiegarci come si fa ad aumentare
le nostre sensazioni di benessere e a vivere meglio.

E siccome la PNL, appunto, può essere validamente considerata


come una sorta di manuale ritrovato per l’uso della nostra mente,
la sua applicazione nell’ambito dello studio e dell’insegnamento
dovrebbe essere un caposaldo indiscutibile da cui iniziare ogni
tipo di ragionamento. Purtroppo, almeno in Italia, siamo ben

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lontani dall’applicare alla didattica nozioni e conoscenze
scientifiche, anche se consolidate, e preferiamo nascondere
l’impreparazione di molti operatori dell’educazione dietro la
coperta stretta degli ormai antichi programmi ministeriali. La
PNL nelle scuole è relegata, non solo per scarsità di risorse
economiche, a brevi corsi marginali destinati per lo più a pochi
insegnanti volenterosi e sensibili che si preoccupano di dotarsi,
spesso a proprie spese, di un aggiornamento professionale serio e
adeguato.

In ogni caso, questo corso non si prefigge di colmare nessun


ritardo ma solo di fungere da manuale pratico, da utilizzarsi come
strumento per ottenere risultati brillanti e successo nello studio,
attraverso un uso maggiormente consapevole delle capacità e
delle potenzialità che tutti possediamo. Attraverso semplici ed
esaurienti spiegazioni vedremo insieme come sia possibile
studiare meglio, come perfezionare i risultati e ottenere esiti
brillanti e, infine, anche come vincere quelle paure che talvolta
impediscono di raggiungere il successo nonostante i grande sforzi
profusi.

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CAPITOLO 1:
Come capire il funzionamento della mente

Quando ero ragazzo e frequentavo il liceo, avevo un amico che


era abbastanza noto per i suoi brillanti risultati nello studio; anche
lui aveva fatto lo scientifico, seppure in un altro istituto, ed era
l’unico in città che riusciva a ottenere non solo nove in pagella e
sui quadri riportanti le votazioni finali dell’anno scolastico, ma
anche quei dieci che noi tutti avevamo dimenticato dai tempi delle
elementari.

A noi studenti “normali” che dovevamo combattere


continuamente per riuscire a guadagnarci la promozione o per
strappare un otto all’insegnante, quel secchione ci sembrava un
mostro inarrivabile ma lo stupore era destinato a crescere quando
dalle superiori passammo agli studi universitari. Dopo la maturità
io mi immatricolai alla facoltà di Filosofia, mentre questo mio
amico, destinato evidentemente ad avere successo e a diventare in
futuro un Ministro della Repubblica, era iscritto da due anni a

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Medicina e, neanche a dirlo, aveva già inanellato una serie
ininterrotta di 30 e lode. Quello che tuttavia suscitava in me più
ammirazione era il fatto che per ottenere quei risultati non aveva
bisogno di faticare o di impegnarsi troppo: studiava con un suo
compagno, anch’egli molto bravo, che aveva il compito di leggere
ad alta voce i testi d’esame mentre lui ascoltava e in questo modo
memorizzava tutto quanto gli veniva letto.

SEGRETO n. 1: per raggiungere ottimi risultati nello studio


non occorre che ti sacrifichi, se conosci i trucchi del
funzionamento della tua mente.

Come faceva? Aveva fatto un patto con il diavolo? Per me che per
preparare un esamino facile impiegavo dagli otto ai dieci mesi e
che di lì a poco avrei interrotto per molto tempo gli studi, era un
mistero che sarebbe rimasto tale per anni, fino al momento in cui
la PNL non mi svelò il segreto. La spiegazione stava tutta nel
fatto che gli stimoli provenienti dalla realtà circostante, in questo
caso le parole lette dal compagno di studi, raggiungono il nostro
cervello e più precisamente il talamo, attraverso il sistema
nervoso periferico e, soprattutto, i nostri cinque organi di senso,

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quegli organi che in PNL vengono comunemente definiti sistemi
rappresentazionali.

Secondo i principali fondatori della PNL, Dilts, Bandler, Grinder


e DeLozier, essi sono «gli elementi fondamentali a partire dai
quali si formano gli schemi del comportamento umano, i sistemi
percettivi con cui i membri della specie operano sul loro
ambiente: visivo, auditivo, cenestesico, gustativo, olfattivo».

Secondo Lankton, un altro specialista, autore di importanti libri di


PNL: «Un sistema rappresentazionale è un processo sensoriale
che dà origine e regola il comportamento: il ricordo di qualcosa
che si è visto o udito; una sensazione sia viscerale che tattile
provata, il ricordo di un sapore o di un odore… ogni volta che un
essere umano interagisce con il mondo circostante, lo fa tramite
rappresentazioni sensoriali» (magia pratica).

Quindi, è proprio attraverso i sistemi rappresentazionali che noi


registriamo le informazioni che provengono dall’esterno e
memorizziamo i concetti e le nozioni che memorizziamo durante i
processi di apprendimento.

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SEGRETO n. 2: tutti i contenuti che memorizzi durante lo
studio sono acquisiti dai tuoi sensi secondo una tua procedura
standard che dovresti imparare a conoscere.

Nel suo articolo Il magico numero sette, più o meno due,


pubblicato nel 1956, lo psicologo George Miller afferma che il
numero di oggetti che il cervello umano può tenere
contemporaneamente a mente è 7 ± 2. È stato calcolato che in un
minuto l’organismo umano riceve circa dieci milioni di
informazioni diverse attraverso i sensi.

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Di queste, come nel ben noto esempio dell’iceberg, solo 7±2
affiorano contemporaneamente alla nostra consapevolezza per
mezzo di occhi, orecchie, pelle e olfatto. Una volta che le
informazioni sono state catturate dai nostri sensi, vengono
trasmesse alle aree della corteccia cerebrale preposte al
riconoscimento e alla codificazione che mette in moto i processi
comportamentali e l’output dell’individuo.

In PNL gusto e olfatto vengono considerati un solo senso e per


questo i sistemi rappresentazionali sono quattro: visivo, auditivo,
cinestesico, olfattivo/gustativo e vengono rappresentati con
l’acronimo VAKO/G, detto anche 4-pla o, in italiano, quadrupla.
Per completare il quadro della nostra esperienza della realtà
percepita, occorre distinguere ancora se l’informazione proviene
dall’esterno o dal nostro interno. Per far ciò si usano gli
esponenti:

e (es.: Ve – visivo esterno, Ue – uditivo esterno)


i (Ui – visivo interno)

Possiamo inoltre distinguere se l’informazione viene ricordata o

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costruita con gli esponenti:
r e c

Benché per rappresentare l’esperienza utilizziamo tutti i sistemi


rappresentazionali a nostra disposizione, ve n’è di solito uno
(talvolta due) che prevale sugli altri, e viene chiamato s. r.
primario. Tale predominanza è dovuta a cause diverse che
possono essere sia momentanee che permanenti nel tempo: ad
esempio, una patologia che determini una carenza sensoriale o un
fattore contingente che richiami con prepotenza la nostra
attenzione. Il sistema rappresentazionale primario influenza sia il
nostro comportamento sia le modalità del nostro apprendimento.

SEGRETO n. 3: per memorizzare in maniera efficace le


informazioni, le date e i contenuti del tuo studio devi
utilizzare il tuo sistema rappresentazionale primario che
imparerai a riconoscere nel prossimo capitolo.

Uno dei segnali di accesso più evidenti del sistema


rappresentazionale primario è l’uso di specifici predicati, ossia
espressioni (parole, verbi, aggettivi o intere frasi) sensorialmente

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basati. A volte in presenza di particolari circostanze, è possibile
sperimentare la sovrapposizione di più sistemi rappresentazionali.
Pensando a un ricordo dell’infanzia, capita spesso che assieme a
un’immagine si possa sentirne anche il profumo (es. erba
tagliata). Tale sovrapposizione è detta sinestesia. Le informazioni
acquisite, attraverso uno o più sistemi rappresentazionali, sia in
sequenza che in sovrapposizione (sinestesia), raggiungono i lobi
cerebrali e vengono archiviati secondo una specifica struttura
neurale.

Per ri-accedere all’informazione occorre replicare l’ordine dei


sistemi interessati attraverso un sistema rappresentazionale che
chiameremo guida e che provvede a stimolare il cervello in
maniera tale da recuperare l’intera informazione richiesta.

SEGRETO n. 4: per mezzo del sistema guida è possibile


rievocare un’esperienza passata o il contenuto del tuo studio,
anche solo attraverso un odore, un suono, un sapore,
un’immagine o una rappresentazione interna.

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RIEPILOGO DEL CAPITOLO 1:
 SEGRETO n. 1: Per raggiungere ottimi risultati nello studio
non occorre che ti sacrifichi, se conosci i trucchi del
funzionamento della tua mente.
 SEGRETO n. 2: Tutti i contenuti che memorizzi durante lo
studio sono acquisiti dai tuoi sensi secondo una tua procedura
standard che dovresti imparare a conoscere.
 SEGRETO n. 3: Per memorizzare in maniera efficace le
informazioni, le date e i contenuti del tuo studio devi utilizzare
il tuo sistema rappresentazionale primario che imparerai a
riconoscere nel prossimo capitolo.
 SEGRETO n. 4: Per mezzo del sistema guida è possibile
rievocare un’esperienza passata o il contenuto del tuo studio,
anche solo attraverso un odore, un suono, un sapore,
un’immagine o una rappresentazione interna.

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CAPITOLO 2:
Come imparare a memorizzare

Nel precedente capitolo abbiamo detto che per memorizzare in


maniera efficace quello che dobbiamo studiare occorre conoscere
bene il procedimento con cui il nostro cervello recepisce la realtà
esterna e apprende quel che gli serve e che dobbiamo anche
conoscere quale, tra i quattro sensi che la PNL enumera, è il
nostro sistema rappresentazionale primario.

Non è un puro esercizio teorico: se vuoi ottenere risultati brillanti,


o almeno positivi senza sforzi sovraumani, devi sapere se la tua
mente, nel processo di memorizzazione, utilizza prevalentemente
il sistema visivo, quello auditivo o quello cinestesico. Ho
volutamente tolto dalla quadrupla del VAKO/G il sistema
olfattivo/gustativo, non perché non sia possibile memorizzare
informazione con esso visto che, anzi, è ormai assodato che il
senso dell’olfatto è collegato direttamente al cervello e in Francia
ci sono ospedali che usano l’olfattoterapia per far recuperare la
memoria a pazienti che hanno subito traumi cranici, ma solo
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perché per quanto riguarda la pratica dello studio e
dell’apprendimento sono gli altri sensi ad essere utilizzati in via
pressoché esclusiva. Ma come faccio a sapere con sicurezza e
senza sbagliarmi qual è il mio sistema rappresentazionale
primario?

Non è che poi mi sbaglio e utilizzo un sistema meno idoneo, e


faccio le ore piccole davanti a una caffettiera colma di caffè a
leggere e rileggere i miei libri di testo senza poi ricordarmi nulla
la mattina dopo? Evidentemente, se è vero che molti ragazzi si
applicano e studiano con impegno senza risultati proporzionati al
loro sforzo, il rischio c’è e la possibilità che si usi un metodo di
studio sbagliato è meno remota che mai.

SEGRETO n. 5: studiare nel modo sbagliato richiede più


tempo e maggior impegno e, poiché non attiva le stimolazioni
giuste della corteccia cerebrale, il contenuto dello studio viene
spesso dimenticato in breve tempo.

Per fortuna la PNL ci viene in aiuto e, grazie alle ricerche


condotte negli ultimi trent’anni specialmente dalle Università

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americane su volontari che si sono sottoposti all’osservazione di
psicologi e scienziati, si è scoperto che esistono diverse serie di
indicatori e segnalatori che ci rivelano cosa sta succedendo dentro
la nostra testa e quali processi sono in corso durante l’attività
cerebrale dello studio e dell’apprendimento.

I LEM – Lateral Eyes Moves


Una stimolazione corticale molto potente che ci segnala l’accesso
ai diversi sistemi rappresentazionali viene prodotta dai movimenti
oculari o LEM (Lateral Eyes Movements). Attraverso
l’osservazione dei rapidi movimenti con cui l’occhio si sposta
lateralmente e verso il basso o verso l’alto è possibile conoscere
quale parte del cervello viene stimolata e, quindi, a quale tipo di
sistema rappresentazionale il nostro interlocutore sta accedendo.

SEGRETO n. 6: osservando i movimenti degli occhi di un


nostro interlocutore è possibile conoscere se il suo sistema
rappresentazionale primario sia visivo, auditivo o cinestesico.

Se gli occhi, invece di muoversi, si fissano al centro verso


un’immagine indefinita, magari con un leggero dilatarsi delle

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pupille, la specifica posizione che si definisce defocalizzata
segnala l’accesso al sistema rappresentazionale visivo oppure il
coinvolgimento di più sensi provocato da una sinestesia. Poiché,
tuttavia, come ci insegna la PNL, la mappa non è il territorio e
una buona dose di flessibilità è indispensabile per prevedere tutte
le eccezioni che confermano comunque la regola, è anche bene
ricordare che questo schema va considerato in maniera indicativa
come riferito a soggetti normalmente destrimani.

Per facilitare l’osservazione e la memorizzazione dei vari segnali


che l’interlocutore ci trasmette, Robert Dilts, inoltre, ha ideato un
modello che prende il nome dalla famosa ciambella di Homer
Simpson, il BAGEL.

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Bagel è l’acronimo di:
 B: Body Posture (postura);
 A: Accessing Cues (micro segnali come respirazione, colorito
della pelle);
 G: Gestures (gesti);
 E: Eye Movement (movimenti oculari);
 L: Language Patterns (predicati e modelli linguistici);

A noi però, in Italia, quelle ciambelle piacciono poco e così


abbiamo preferito inventarci un altro tipo di schema, più legato
alla nostra identità, che intreccia i sistemi rappresentazionali ai
diversi segnali di accesso: il GOAL, ossia l’acronimo di gesti,
occhi, accessi e linguaggio.

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Il GOAL è un tracciato facile che ti può aiutare a capire
inizialmente qual è il sistema rappresentazionale primario delle
persone attorno a te e che, con un minimo di applicazione e
magari con l’aiuto di qualcuno o di una piccola telecamera per
mezzo della quale potrai osservarti e riascoltarti mentre parli, ti
farà capire in maniera sufficientemente esatta quale senso
prediligi e usi più degli altri.

SEGRETO n. 7: attraverso uno schema esemplificativo


denominato GOAL è possibile risalire al sistema
rappresentazionale utilizzato da un soggetto sia per come si
esprime sia per mezzo dell’osservazione dei suoi
comportamenti.

In ogni caso i lem ci offrono segnali particolareggiati che rivelano


anche di più di quello che occorre per capire quale senso si stia
usando, ma i movimenti oculari sono così veloci che ci vuole una
certa pratica per capire quale delle tante posizioni degli occhi è
proprio quella che ci serve; per questo ti suggerisco di badare per
prima cosa a due elementi più semplici, che difficilmente
potranno essere confusi: la postura e il linguaggio.

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Per quanto riguarda la prima, così come una posizione eretta del
tronco e della testa indicano con certezza un accesso visivo, allo
stesso modo puoi essere sicuro che una posizione curva, raccolta,
ti sta segnalando l’uso del sistema rappresentazionale cinestesico,
mentre quello auditivo è spesso denotato da una postura
lievemente inclinata o dalla sottolineatura delle orecchie. Il
linguaggio è altrettanto utile. Prima ancora di far attenzione ai
predicati, che faranno esplicito riferimento al sistema
rappresentazionale primario del soggetto parlante, già la modalità
paraverbale del linguaggio ci fornisce l’indicazione richiesta.

Se, infatti, il parlare sarà veloce e con un ritmo continuo ma non


ossessivo, il sistema rappresentazionale primario coinvolto è
quello visivo, mentre se il parlare è continuo, monotono o
incessante, il sistema rappresentazionale è l’auditivo; quando le
parole vengono invece scandite lentamente, con tono caldo e,
magari, a basso volume, allora il sistema rappresentazionale è
sicuramente cinestesico.

Se avessimo ancora dei dubbi, per nostra fortuna, possiamo far


riferimento ai predicati linguistici sensorialmente basati: se il

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nostro parlante userà aggettivi come chiaro, evidente, luminoso,
oscuro, buio, opaco, dorato, colorato, brillante, fosco, apparente,
palese ecc., e verbi come vedere, trasparire, illuminare,
visualizzare, scrutare, figurare, immaginare, intravedere e così
via, avremo un accesso al sistema visivo; se tra i termini utilizzati
troveremo i verbi suonare, risuonare, echeggiare, ascoltare,
registrare, chiedere, replicare, udire o aggettivi come melodico,
silenzioso, ritmico, rumoroso ecc., il sistema rappresentazionale
coinvolto è quello auditivo: se, ancora, tra i vocaboli e le
espressioni adoperate ritroveremo termini come sensazione,
calore, brivido, febbre, toccare, accarezzare, manipolare,
modello, pesantezza, leggerezza, pelle d’oca, peso sullo stomaco,
duro, morbido, freddo o caldo, saremo in presenza di un accesso
cinestesico.

SEGRETO n. 8: i predicati linguistici di un soggetto rivelano


con sicurezza il sistema rappresentazionale di un soggetto.

Conoscere il tuo sistema rappresentazionale primario è


indispensabile per decidere in maniera intelligente quale dovrebbe
essere il tuo metodo di lavoro più efficace, quello più idoneo a

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farti ricordare tutti i contenuti del tuo studio, spesso vasto e
particolareggiato. Ora puoi capire che il mio amico secchione del
primo capitolo era un auditivo puro e, per questo, il modo più
immediato per far giungere al cervello e memorizzare le
informazioni di cui aveva bisogno era quello di ascoltarle.

Questo significa che, se ad esempio anche tu sei un auditivo e non


hai la possibilità di avere un amico che legge i libri per te, puoi
sempre farlo da solo ad alta voce e ascoltare le tue parole.
Similmente, se sei uno studente visivo troverai più conveniente
memorizzare le immagini delle pagine che stai leggendo e creare
delle rappresentazioni, mentali o disegnate, dei contenuti che devi
ricordare. Io invece, che sono un cinestesico, ho scoperto tardi
che il metodo per me più potente era quello di scrivere a mano su
un quaderno il riassunto dei testi di esame che avevo
preliminarmente sottolineato a matita.

In pratica, per me, il canale di memorizzazione e apprendimento


più breve è stato l’uso del corpo e, specificatamente, del senso del
tatto: certo mi ci è voluto più tempo ma, una volta scoperto il
trucco, il risultato è stato brillante e, grazie alla PNL, mi sono

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laureato con 110 e lode in soli cinque anni e per di più lavorando
e facendo un sacco di altre cose.

SEGRETO n. 9: se vuoi ricordare contenuti con ricchezza di


dettagli devi imparare a riconoscere il tuo sistema
rappresentazionale primario e a utilizzare nello studio gli
organi di senso specifici di quel sistema.

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RIEPILOGO DEL CAPITOLO 2:
 SEGRETO n. 5: Studiare nel modo sbagliato richiede più
tempo e maggior impegno e, poiché non attiva le stimolazioni
giuste della corteccia cerebrale il contenuto dello studio viene
spesso dimenticato in breve tempo.
 SEGRETO n. 6: Osservando i movimenti degli occhi di un
nostro interlocutore è possibile conoscere se il suo sistema
rappresentazionale primario sia visivo, auditivo o cinestesico.
 SEGRETO n. 7: Attraverso uno schema semplificativo
denominato GOAL è possibile risalire al sistema
rappresentazionale utilizzato da un soggetto sia da come si
esprime che per mezzo dell’osservazione dei suoi
comportamenti.
 SEGRETO n. 8: I predicati linguistici di un soggetto rivelano
con sicurezza il sistema rappresentazionale di un soggetto.
 SEGRETO n. 9: Se vuoi ricordare contenuti con ricchezza di
dettagli devi imparare a riconoscere il tuo sistema
rappresentazionale primario e a utilizzare nello studio gli
organi di senso specifici di quel sistema.

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CAPITOLO 3:
Come capire cosa vuole il professore

A volte succede che, pur avendo studiato e pur ricordando bene


tutto il contenuto richiesto, non si riesce a entrare in sintonia con
chi ci sta interrogando o esaminando e il risultato della nostra
prestazione coincide poco o affatto con la nostra aspettativa. A me
è capitato nel colloquio orale della maturità e so bene come ci si
sente.

Vi racconto come andò perché penso possa essere utile. Il


commissario che mi interrogava in storia mi chiese di Napoleone
III e io cominciai a parlare della campagna dei banchetti, un
evento per me importante per capire l’ascesa di quel personaggio
e come fu possibile il verificarsi di certi fatti. Appena iniziato a
esporre, il commissario mi interruppe chiedendomi di nuovo di
Napoleone III e io continuai con i miei ragionamenti per arrivare
alla risposta; nuovamente il professore mi fermò ripetendo la sua
domanda, al che io tentai di spiegargli che ci stavo arrivando e

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che le vicende di cui stavo parlando erano state determinanti per
generare le condizioni con cui Luigi Napoleone Bonaparte
raggiunse il potere. Solo a questo punto, irritato, il commissario
mi disse che lui quelle cose le conosceva bene e non aveva
bisogno di sentirsele raccontare ancora; mestamente cominciai
allora a ripetere, a pappagallo, che Napoleone III nacque a Parigi,
con il nome di Carlo Luigi Napoleone Bonaparte ecc., e
finalmente il professore si tranquillizzò.

Ora, nel nostro caso, non ci interessa sapere chi aveva ragione e
chi torto, l’importante è capire cosa è accaduto e perché, al fine di
imparare a gestire con flessibilità le diverse situazioni che ci
possono capitare. Le motivazioni sono più di una, ma la
principale, la più evidente, è che le persone hanno diversi modi di
ragionare e di considerare l’esistenza. Questo accade perché ci
sono tutta una serie di filtri e di vincoli nel nostro modo di
pensare che rappresentano la realtà esterna in maniera diversa.
Sono filtri di tre tipi:
 fisiologici: ossia determinati dai limiti del nostro stesso corpo
e del nostro sistema nervoso;
 sociali: ossia costituiti dall’appartenenza a un gruppo,

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culturale, linguistico;
 personali: ovvero derivanti dalla nostra esperienza unica e
individuale.

Ciò fa sì che raramente quello che noi elaboriamo nella nostra


mente come rappresentazione della realtà circostante o, per
rimanere legati all’argomento, come rappresentazione del nostro
studio, corrisponda esattamente alla realtà stessa o anche alle
rappresentazioni che se ne fanno le altre persone. Da questo
principio – come ho approfondito nel mio corso Vincere fobie e
paure, che invito a leggere per conoscere l’impostazione generale
della programmazione neurolinguistica – è derivato il presupposto
fondamentale della stessa PNL, reso celebre da Gregory Bateson.

SEGRETO n. 10: la mappa non è il territorio che essa


rappresenta, ma se è esatta, ha una struttura simile a quella
del territorio, che ne spiega l’utilità.

«Ogni esperienza è soggettiva (…) è il nostro cervello a costruire


le immagini che noi crediamo di “percepire”.
È significativo che ogni percezione – ogni percezione conscia –

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abbia le caratteristiche di un’immagine. Un dolore è localizzato
in una parte del corpo: ha un inizio, una fine e una collocazione,
e si evidenzia su uno sfondo differenziato. Queste sono le
componenti elementari di un’immagine. Quando qualcuno mi
pesta un piede, ciò che esperimento non è il suo pestarmi un
piede, ma l’immagine che io mi faccio del suo pestarmi il piede,
ricostruita sulla base di segnali neurali che raggiungono il mio
cervello in un momento successivo al contatto del suo piede col
mio. L’esperienza del mondo esterno è sempre mediata da
specifici organi di senso e da specifici canali neurali. In questa
misura, gli oggetti sono mie creazioni e l’esperienza che ho di
essi è soggettiva, non oggettiva. Tuttavia, non è banale osservare
che pochissimi, almeno nella cultura occidentale, dubitano
dell’oggettività di dati sensoriali come il dolore o delle proprie
immagini visive del mondo esterno. La nostra civiltà è
profondamente basata su questa illusione…».
(Gregory Bateson: Mente e natura, Milano, Adelphi, 1984).

Se non esiste esperienza che sia realmente oggettiva, se –


tornando alla nostra mappa e al nostro studio – non abbiamo
certezza che le indicazioni che vi troviamo segnate e i concetti

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che abbiamo memorizzato coincidano esattamente con quelli della
mappa del nostro professore, ciò di cui dovremo preoccuparci è
che essa sia il più possibile simile al territorio ma, soprattutto, che
sia almeno compatibile con la raffigurazione di chi ci dovrà
esaminare.

SEGRETO n. 11: studiare è importante ma per ottenere


risultati brillanti è altrettanto importante conoscere quello
che il professore si aspetta di ascoltare.

Se, per capire qual è il metodo di studio più appropriato per


ciascuno, ci sono stati d’aiuto i sistemi rappresentazionali, per
intuire invece cosa i nostri insegnanti desiderano che noi diciamo,
la PNL ci mette a disposizione un altro strumento importante
chiamato metaprogramma.

I metaprogrammi non sono nient’altro che quei vincoli, inconsci e


quindi potentissimi, che abbiamo ricordato prima a proposito dei
filtri della realtà che ci circonda. Pertanto, sono condizionati
dall’ambiente e dalla cultura e sono strettamente legati alla nostra
identità e ai nostri valori. Essendo filtri, essi non modificano i

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contenuti dell’esperienza ma piuttosto li selezionano o li
accantonano secondo il nostro personale modo di prestare
attenzione. È in questo modo che i metaprogrammi, indicando
quali sono per noi gli oggetti cui riserviamo la nostra attenzione,
ci segnalano gli aspetti più interessanti di una questione, se è più
importante la campagna dei banchetti o la data di nascita di
Napoleone III.

SEGRETO n. 12: i metaprogrammi sono filtri che rivelano la


nostra visione delle cose, l’organizzazione delle informazioni
memorizzate e il modo di porre più o meno attenzione ad esse.

La PNL distingue due famiglie di diversi metaprogrammi, quelli a


selezione primaria e quelli a selezione funzionale. Mentre i
secondi, essendo più legati alla cultura e al contesto, tendono a
variare da situazione a situazione, i metaprogrammi a selezione
primaria attivi e operanti, di solito, possono essere due o tre per
ciascun individuo. Sono quelli che ci rivelano il valore delle cose,
quello che è importante per noi, e possono essere così elencati:

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Nel nostro caso, conoscere il metaprogramma di un insegnante
diventa indispensabile per capire quali sono gli aspetti di un
argomento cui presta maggiore attenzione. Se, ad esempio il suo
MP sarà INFORMAZIONE, è molto probabile che si aspetterà la
descrizione delle cause, del perché, di cosa ha prodotto il
realizzarsi di un evento. Se il MP è TEMPO farà invece
attenzione alla successione temporale o alla contemporaneità
degli eventi.

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Allo stesso modo, in caso di MP PERSONE, sarà interessato ai
protagonisti, uomini e donne, della storia; in caso di MP LUOGHI
sarà la geografia ad essere importante; il MP COSE valorizzerà
gli oggetti, gli strumenti, le invenzioni e, infine il MP ATTIVITÀ
prediligerà le azioni compiute dai vari personaggi.

I metaprogrammi a selezione funzionale sono più complessi e,


come si è detto, entrano in azione a seconda dei casi.

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Entrare nel merito dei metaprogrammi a selezione funzionale
rischia di portarci lontano dal discorso che ci interessa e, quindi,
non è il caso di approfondirne gli aspetti; ho voluto tuttavia
elencarli tutti perché ne conosciate l’esistenza e, soprattutto,
perché ce n’è uno, il MP CHUNKS, che, invece, in
un’interrogazione può fare la differenza. Questo perché ciascuno
di noi comunica con diversi gradi di approfondimento dei
dettagli; c’è chi trova superfluo descrivere i particolari di
un’informazione e chi invece ritiene utile e necessario scendere
fino alla specifica degli aspetti microscopici di un discorso.

Se ci pensate un attimo, non farete fatica a ricordare quella volta


che vi è capitata una persona che vi ha seccato per raccontarvi una
cosa banale accadutale, soffermandosi su una miriade di
sfumature per voi insignificanti o, nel caso opposto, quell’altra
che, invece, parlando di un evento per voi assolutamente
importante sorvolava sui fatti salienti costringendovi a porle
continue domande per completare le informazioni che vi
occorrevano. Sia nell’uno che nell’altro caso, in presenza di un
esaminatore con MP CHUNKS opposto al vostro, è facile
prevedere che, in mancanza di un vostro sforzo per riuscire ad

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adeguarvi al suo livello di interesse per i dettagli, anche se avete
esposto correttamente l’intero contenuto, sarà difficile che
possiate ottenere un risultato brillante. Per questo è consigliabile
conoscere i nostri professori, osservarne le abitudini e individuare
anche le loro eventuali particolarità o stranezze, non tanto per
farne oggetto di scherzi e di lazzi ma per estrarre i loro
metaprogrammi e renderli nostri alleati nello studio. Sia nel caso
di selezione primaria che di selezione funzionale i
metaprogrammi si riconoscono con l’ascolto attento delle parole
dei nostri interlocutori.

SEGRETO n. 13: è possibile individuare i Metaprogrammi


dei nostri professori ascoltando le loro parole e verificandone
all’interno la quantità e la concentrazione dei diversi elementi
contenuti nei MP stessi.

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RIEPILOGO DEL CAPITOLO 3:
 SEGRETO n. 10: La mappa non è il territorio che essa
rappresenta, ma se è esatta, ha una struttura simile a quella del
territorio, che ne spiega l’utilità.
 SEGRETO n. 11: Studiare è importante ma per ottenere
risultati brillanti è altrettanto importante conoscere quello che
il professore si aspetta di ascoltare.
 SEGRETO n. 12: I Metaprogrammi sono filtri che rivelano la
nostra visione delle cose, l’organizzazione delle informazioni
memorizzate e il modo di porre più o meno attenzione ad esse.
 SEGRETO n. 13: È possibile individuare i Metaprogrammi
dei nostri professori ascoltando le loro parole e verificandone
all’interno la quantità e la concentrazione dei diversi elementi
contenuti nei MP stessi.

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CAPITOLO 4:
Come entrare in sintonia con un esaminatore

Abbiamo visto fin qui come studiare meglio e come cercare di


capire cosa desideri il professore o, quantomeno, come ragioni e
cosa quindi aspettarsi che lui stesso desideri: è un lavoro
indispensabile ma, se vuoi ottenere risultati (e voti) brillanti, non
è ancora sufficiente perché dovrai impegnarti anche a controllare
il meccanismo della tua comunicazione. A questo proposito devi
sapere che proprio il concetto di comunicazione è diventato un
aspetto fondamentale nello studio dei processi cognitivi e quindi
dell’apprendimento, grazie a Paul Watzlawick, autore principale
di Pragmatica della comunicazione umana.

Dobbiamo, infatti, ai suoi studi, assieme a quelli di Gregory


Bateson, della scuola di Palo Alto (CA) (Mental Research
Institute), che la psicologia cominci a occuparsi degli effetti
pratici della comunicazione, sia nelle patologie sia nella vita
quotidiana.

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Attraverso l’analisi di paradossi comunicativi, Watzlawick
sviluppa tesi importantissime ma, soprattutto, per quello che
interessa a noi e riguarda l’argomento dello studio, elabora una
teoria della comunicazione che si fonda, essenzialmente, su tre
concetti che hanno rivoluzionato, tra l’altro, lo studio delle
psicosi, delle nevrosi e di tutte le patologie psicologiche.

SEGRETO n. 14: secondo quella che è stata definita la prima


legge della comunicazione della scuola di Palo Alto, è
impossibile non comunicare.

Il comportamento non ha un suo opposto, in altre parole non


esiste qualcosa che sia un non comportamento o, per dirla ancora
più semplicemente, non è possibile non avere un comportamento.
Ora, se si accetta che ogni comportamento in una situazione di
interazione ha valore di messaggio, vale a dire che è
comunicazione, ne consegue che comunque ci si sforzi, non si
può non comunicare. Dunque, ogni comportamento comunica
qualcosa a chi lo percepisce. E, quindi, durante un esame o
un’interrogazione, anche se stiamo zitti e pensiamo di non aver
detto niente, stiamo trasmettendo un messaggio di qualche tipo al

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nostro esaminatore.

SEGRETO n. 15: il secondo assioma di Watzlawick sostiene


che ogni comportamento ha una parte di contenuto e una di
relazione. La seconda definisce la prima.

Questo significa che nessun rapporto tra due soggetti che


comunicano tra loro potrà mai essere ridotto a fenomeno
esclusivamente scientifico e razionale. Nessuna relazione può
essere analizzata senza tener conto delle emozioni e del rapporto
tra i soggetti comunicanti. Cioè, nel nostro caso, la
comunicazione con un professore, compreso il tenore dei suoi
contenuti, dipende essenzialmente dal rapporto che noi abbiamo
con lui.

È pertanto probabile supporre che l’episodio da me raccontato


dell’interrogazione in storia durante l’esame di maturità avrebbe
avuto un esito di molto diverso qualora il professore fosse stato
un commissario interno che mi conosceva e che – pur ragionando
esattamente allo stesso modo e con gli stessi metaprogrammi –
per simpatia, complicità, comprensione o per qualsiasi altro

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motivo legato al tipo di relazione esistente, mi avesse lasciato
esporre liberamente il mio pensiero.

SEGRETO n. 16: l’esito di una comunicazione dipende da


quello che l’altro comprende e da quello che prova (feedback).

Ossia, la natura del messaggio viene recepita, trasformata e


deformata dal punto di vista del ricevente. Ecco perché non si usa
– e non devi mai pronunciare – l’espressione non hai capito ma
dovresti piuttosto far attenzione a che le tue parole vengano
pronunciate in maniera tale da essere comprese nel modo in cui tu
vorresti. In sostanza, questi tre assiomi ribadiscono che, se non è
possibile non comunicare, tutte le informazioni e tutto il
contenuto dei nostri messaggi viene trasmesso non soltanto con le
parole (che potrebbero anche non venire pronunciate) ma con
tutti i nostri comportamenti, coscienti e non consapevoli. Mentre
siamo esaminati, noi comunichiamo con tutta la nostra fisiologia,
con i rossori, con la sudorazione, con la tensione muscolare e
persino con la respirazione e con le funzioni istintive che
sfuggono al nostro controllo.

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Tutto ciò influenza il nostro interlocutore nell’interpretazione del
messaggio e nelle sue reazioni e richiede perciò una forte
padronanza. Non devi tuttavia scoraggiarti, perché la notizia
buona della PNL è che esiste una tecnica che ci permette non solo
di mantenere il controllo ma, addirittura, di influenzare la persona
con cui stiamo parlando. Questa tecnica si chiama ricalco.

SEGRETO n. 17: il ricalco è un procedimento attraverso il


quale è possibile instaurare rapport con un’altra persona sulla
base dell’innata tendenza dell’uomo a uniformarsi ai
comportamenti dell’altro.

Questo perché, quando due persone si incontrano, entrano in


azione dei meccanismi automatici, soprattutto inconsci, di
osservazione e comparazione, finalizzati all’identificazione con
gli altri. Quando il paragone viene processato positivamente si
crea il rapport. Il rapport o, più semplicemente, rapporto, può
essere di due tipi:
Sintonico – up/up
Distonico – up/down

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Quando ci si trova ad esempio di fronte a un superiore gerarchico
o a un esaminatore o a qualsiasi altra persona che si posiziona a
un livello più alto rispetto al nostro, il rapporto distonico provoca
una reazione di adattamento, spesso accompagnata da agitazione e
tensione che crea stress. Lo stress, dunque, non è nient’altro che
una risposta, a un evento che modifica l’equilibrio di una persona
e può essere sia fisiologico e positivo (eustress), sia patologico (lo
stress così come lo conosciamo, detto anche distress).

La tecnica del ricalco, utilizzata più o meno consapevolmente non


solo da terapeuti ma anche da politici, venditori, formatori e da
molti altri, è stata codificata dallo psicologo Carl Rogers,
inventore della “terapia centrata sul cliente” e consisteva in
origine nella condivisione e accettazione acritica del punto di
vista dell’interlocutore.

SEGRETO n. 18: il ricalco in PNL consiste in un processo di


riproposizione degli schemi comportamentali di una persona
mediante il quale rimandiamo all’altro per retroazione.

Questi, trovandosi rispecchiato in noi, osservando il suo stesso

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stato d’animo, il suo modo di essere e comportarsi, vede più
facilmente in noi un buon interlocutore, una persona vicina al suo
modo di pensare e vedere le cose. La causa di questo
comportamento risiede nel sistema nervoso autonomo (NSA) o
neurovegetativo, simpatico e parasimpatico.

Il sistema nervoso simpatico viene tradizionalmente associato alle


funzioni di fuga/attacco (fight or flight) e viene attivato da segnali
di pericolo o da quanto non venga riconosciuto e come tale
considerato diverso. Il sistema nervoso parasimpatico provvede
invece a funzioni viscero-sensitive e somato-sensitive e si attiva
in condizioni di riposo e sicurezza predisponendo alla
condivisione e all’accettazione del proprio simile. Per il nostro
inconscio tutto quello che ci assomiglia e ci è familiare ci
tranquillizza, mentre quello che è diverso e sconosciuto ci
preoccupa.

La distonia ci stimola una reazione di salvaguardia e di


allontanamento, mentre il ricalco, al contrario, rendendoci simili,
ci fa abbassare le difese. È dunque assai probabile che un
professore ricalcato, che ti consideri simile a lui, sia più

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indulgente e benevolo di uno che invece ti vede estraneo o
diverso. Per effettuare il ricalco puoi utilizzare tutti e tre i livelli
di comunicazione classificati da Watzlawick:
1. verbale: il livello delle parole, dei contenuti semantici, della
sintassi e del linguaggio correttamente parlato;
2. paraverbale: il livello dei suoni e della voce, che riguarda il
tono, il volume, il timbro, la velocità del parlato;
3. non verbale: il livello della mimica (le facce), dei gesti e delle
posture ma anche della prossemica (psicogeografia), delle
azioni e di tanti altri segnali d’accesso.

A livello verbale:
 sia nei contenuti:
o preferenze (è vero, meglio Foscolo che Leopardi);
o gusti (l’impressionismo piace anche a me);
o valori (l’educazione viene prima di tutto);
o credenze (la conoscenza del latino aiuta a studiare);
o identità (anch’io tifo per la Lazio);
o emozioni (anch’io ho pianto leggendo quel libro);
 che nella struttura:
o predicati sensorialmente basati;

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o violazioni linguistiche (distorsioni, cancellazioni e verbi
modali che vedremo nel prossimo capitolo);
o metaprogrammi (direzione, chunk, referenza int./est.,
informazione, relazione);
o codici (dialetto, gergo, hotwords o parole ripetute di
continuo, proverbi e metafore);

A livello paraverbale,
 sulle sottomodalità del P.V. : volume, tono, velocità, pause.
A livello non verbale,
 sulle sottomodalità del N.V.: postura, respirazione, gestualità,
mimica.

SEGRETO n. 19: secondo Milton Erickson il ricalco più


efficace è quello che agisce sui comportamenti di cui siamo
meno consapevoli e, quindi, quello paraverbale.

Esistono modi diversi in cui puoi effettuare il ricalco del tuo


professore:
 Ricalco parallelo: allo stesso livello di comunicazione e con
le stesse sottomodalità (es.: parlare lentamente a volume basso

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con parlare lentamente a volume basso);
 Ricalco incrociato I: allo stesso livello di comunicazione con
diverse sottomodalità (es.: far penzolare una gamba o un piede
al ritmo del movimento delle dita; movimento del piede destro
al posto del piede sinistro);
 Ricalco incrociato II: a un diverso livello di comunicazione
con le stesse sottomodalità (es.: movimento delle dita con
velocità del parlato).

Attraverso il ricalco potrai accompagnare il tuo interlocutore, una


volta ottenuta la sua fiducia e la sua confidenza, verso una
specifica direzione, migliore e positiva per entrambi. Iniziando
con piccoli gesti e piccole modifiche della comunicazione aspetta
che l’interlocutore ti segua, ricalcando questa volta lui quello che
farai tu. Quando questo accade allora potrai iniziare a “guidare” la
persona verso il tuo obiettivo di benevolenza o, se invece,
l’interlocutore non risponde ai tuoi stimoli, dovrai allora fare un
passo indietro per ricominciare a ricalcarlo in maniera più precisa.

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RIEPILOGO DEL CAPITOLO 4:
 SEGRETO n. 14: Secondo quella che è stata definita la prima
legge della comunicazione della scuola di Palo Alto, è
impossibile non comunicare.
 SEGRETO n. 15: Il secondo assioma di Watzlawick sostiene
che ogni comportamento ha una parte di contenuto e una di
relazione. La seconda definisce la prima.
 SEGRETO n. 16: L’esito di una comunicazione dipende da
quello che l’altro comprende e da quello che prova (feedback).
 SEGRETO n. 17: Il ricalco è un procedimento attraverso il
quale è possibile instaurare rapport con un’altra persona sulla
base dell’innata tendenza nell’uomo a uniformarsi ai
comportamenti dell’altro.
 SEGRETO n. 18: Il ricalco in PNL consiste in un processo di
riproposizione degli schemi comportamentali di una persona
mediante il quale rimandiamo all’altro per retroazione.
 SEGRETO n. 19: Secondo Milton Erickson il ricalco più
efficace è quello che agisce sui comportamenti di cui siamo
meno consapevoli e, quindi, quello paraverbale.

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CAPITOLO 5:
Come evitare le trappole della lingua

A questo punto della lettura di questo corso, se hai inteso i


consigli e le spiegazioni delle dinamiche che si mettono in moto
durante i processi di apprendimento, dovresti essere in grado di
mettere in pratica almeno un po’ dei miei suggerimenti e dovresti
anche essere capace di migliorare i tuoi risultati. Gioverà ripetere
che parliamo di performance in cui diamo per scontato che
preliminare ad ogni ragionamento c’è sempre la giusta quantità di
studio e che nessuna tecnica potrà mai supplire all’ignoranza dei
contenuti richiesti; stiamo parlando di come migliorare una
prestazione e per questo abbiamo visto come studiare meglio e
come costruire un rapporto efficace con i professori.

Per essere brillante, però, ci vuole ancora qualcosa in più. Non


basta una padronanza del linguaggio che sia soltanto la capacità di
parlare correttamente: ci vuole l’abilità di parlare senza cadere
nelle trappole che talvolta vengono tese dalla nostra stessa mente.

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Bisogna cioè imparare a evitare di dire una cosa quando se ne
vuole dire un’altra, ad accorgerci di come il linguaggio parlato
possa essere a volte ingannevole e inesatto. Ancora una volta
torna in gioco il concetto della mappa che non è il territorio, ma
stavolta riguarda, più che le nostre credenze e opinioni, il modo in
cui parliamo e, meglio ancora, come raccontiamo con il
linguaggio la complessa realtà che teniamo in mente.

A meno che non siamo degli esperti linguisti infatti, quasi mai ci
accorgiamo che, parlando, produciamo una profonda distorsione
della realtà, per fortuna quasi sempre senza conseguenze ma che
durante un esame o un’interrogazione può fare veramente la
differenza. Si tratta di un’alterazione che si sviluppa all’interno
della nostra mente che deriva dall’istinto naturale del linguaggio e
dall’esistenza di una struttura profonda di significato scoperta dal
linguista Noam Chomsky e residente nella parte inconscia del
cervello.

SEGRETO n. 20: quando parliamo il nostro inconscio filtra il


significato del nostro pensiero e lo trasforma in frasi
grammaticalmente strutturate non sempre identiche al

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contenuto della mente.

Attraverso processi di cancellazione, generalizzazione e


deformazione del linguaggio una parte dell’esperienza viene
nascosta alla nostra visione cosciente della realtà e solo un pezzo
di conoscenza viene lasciata affiorare fino alla struttura
superficiale di significato. Ti faccio un esempio per farti capire
meglio: se tu dici «Mi piacerebbe andare a vivere in California ma
non posso andarci», apparentemente stai esprimendo un concetto
semplice che nessuno, di norma, contesterà, perché ritenuto
corretto, giusto?

Ebbene non è così. Questa frase è inesatta perché l’uso del verbo
modale potere è sbagliato e segnala una cancellazione o una
distorsione del significato profondo del tuo pensiero che, magari,
intendeva dire: «Non ho denaro a sufficienza per trasferirmi». La
stessa frase, più o meno, avrebbe potuto essere corretta se
pronunciata nel XIX secolo e riferita alla luna piuttosto che alla
California, visto che l’espressione «non posso andarci» suonerà
esatta fino a quando non avranno ancora inventato un mezzo
adatto per muoversi nello spazio.

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Allo stesso modo succede spesso con l’uso del verbo dovere:
 «Professore, mi creda, non ho studiato perché ho dovuto far
compagnia a un amico triste perché lasciato dalla sua
ragazza».
 E il professore: «Chi ti ha obbligato? Con quale strumento di
coercizione o di tortura?»

SEGRETO n. 21: gli operatori modali (posso e devo) sono


segnali di un procedimento di cancellazione con il quale
rimuoviamo alcune parti dell’esperienza linguistica completa
dalla struttura profonda.

Altri segnali di avvenuta cancellazione sono evidenziati dall’uso


di falsi avverbi o di comparativi privi di termine di paragone:
«Ovviamente è assente», «Naturalmente non ti ha capito» oppure
«Accettare sarebbe peggio». Non sempre, tuttavia, gli avverbi
sono falsi e indicano un’alterazione semantica; se vuoi imparare a
riconoscere i falsi avverbi devi eliminare il suffisso –mente e
sostituirlo con il predicato è e poi verificare se il significato
rimane identico, ad esempio: Chiaramente non ti sei svegliato = È
chiaro che non ti sei svegliato; stesso significato = falso avverbio.

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Ma Lentamente sei arrivata  È lento che sei arrivata; la frase
perde senso e quindi vero avverbio, non contestabile. Allo stesso
modo di come eseguiamo le cancellazioni, noi operiamo altre
violazioni linguistiche ogni volta che pronunciamo frasi in cui
non è chiaro chi sia il soggetto oppure è un quantificatore
universale: «Gli altri non capiscono», «Nessuno mi vuole bene»,
«La gente è cattiva».

SEGRETO n. 22: la generalizzazione è il processo attraverso


il quale un evento della nostra esperienza personale viene
trasformato in un altro facente parte dell’intera categoria cui
esso appartiene.

Non finisce qui. Le nominalizzazioni (quando una parola che


indica un processo viene espressa sottoforma di nome o di
evento), i presupposti (quando nella struttura superficiale manca
una parte che è necessaria per dare senso alla frase), la causa-
effetto (una frase che implica che qualcuno o qualcosa provochi
un’emozione in un’altra persona), la lettura del pensiero
(convinzione che qualcuno possa conoscere pensieri o sentimenti
altrui) e la performativa perduta (un giudizio generalizzato senza

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fornirne la fonte), sono tutti altri esempi di violazioni linguistiche
definite deformazioni.

SEGRETO n. 23: la deformazione è il procedimento che


modifica la nostra esperienza di dati sensoriali trasformandoli
in qualcosa di differente dalla realtà.

Tutti questi sono solo esempi di una vasta casistica di alterazioni


linguistiche che non solo producono inesattezze ma, se non
stiamo attenti, ingannano anche noi stessi e ci condizionano la
vita, a volte anche con spiacevoli conseguenze. Per evitare di
incorrere in questi errori e recuperare così maggiori risorse
contenute nella struttura profonda di significato la PNL si serve di
semplici, e allo stesso tempo efficaci, domande chiamate
metamodello.

Con esse è possibile contestare la violazione linguistica e


ampliare la mappa mentale del soggetto incorso nell’errore.
Essendo queste domande differenti quante sono le diverse
violazioni, ti faccio alcuni esempi divisi per categorie linguistiche
con a sinistra l’errore e a destra la relativa contestazione

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metamodello:

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RIEPILOGO DEL CAPITOLO 5:
 SEGRETO n. 20: Quando parliamo il nostro inconscio filtra il
significato del nostro pensiero e lo trasforma in frasi
grammaticalmente strutturate non sempre identiche al
contenuto della mente.
 SEGRETO n. 21: Gli operatori modali (posso e devo) sono
segnali di un procedimento di cancellazione con il quale
rimuoviamo alcune parti dell’esperienza linguistica completa
dalla struttura profonda.
 SEGRETO n. 22: La generalizzazione è il processo attraverso
il quale un evento della nostra esperienza personale viene
trasformato in un altro facente parte dell’intera categoria cui
esso appartiene.
 SEGRETO n. 23: La deformazione è il procedimento che
modifica la nostra esperienza di dati sensoriali trasformandoli
in qualcosa di differente dalla realtà.

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CAPITOLO 6:
Come vincere la paura

Tutto quello che abbiamo visto finora, potrebbe non bastare.


Potresti aver studiato bene tutto quello che c’era da studiare, aver
imparato a riconoscere i tuoi sistemi rappresentazionali e i
metaprogrammi dei professori, essere capace di parlare in modo
esatto e, nello stesso tempo, non essere in grado di sostenere un
confronto perché sopraffatto dalla paura. Non credere che sia un
caso raro o patologico, io lo so bene perché ne sono stato affetto.
Più o meno intorno ai vent’anni ho cominciato a credere di non
farcela, di non sapere, non ricordare quello che studiavo,
insomma di non essere in grado di superare gli esami.

Passavo giorni e notti sui libri eppure credevo di non essere


preparato e, alla lunga, sono stato costretto a cedere e a lasciare
l’Università. Come e perché è nata questa paura non lo so, ma so
bene che per me è stata una disgrazia che mi ha lasciato per anni
uno spiacevole rammarico che solo la PNL è riuscita a colmare e

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guarire. Fatto sta che il nostro cervello impara con grande facilità,
spesso anche senza che ne siamo consapevoli. Pensa alle volte che
non riesci a scacciare un’idea o anche una canzone dalla tua
mente: forse non te ne eri mai reso conto ma la cosa strabiliante è
il come vi sia entrato quel motivetto nella tua testa. Anche le
paure, per rimanere in tema con il nostro argomento principale,
non sono altro che una forma straordinaria di apprendimento.

Spesso basta una sola esperienza, un solo tentativo, per imparare


ad aver paura di una cosa. Ed è un apprendimento solido e
resistente nel tempo.

SEGRETO n. 24: imparare è facile, lo facciamo tutti, ogni


giorno.

Perché, però, il nostro cervello impara ad avere paure che


limitano la nostra sfera d’azione e invece di aiutarci ci bloccano?
Il fatto è che la nostra mente funziona così bene che fa
esattamente quello che le diciamo di fare. Da quando nasciamo
fino al momento della nostra morte siamo tutti continuamente
impegnati a fare operazioni complesse e a usare particolari abilità

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e competenze che hanno qualcosa di meraviglioso per la loro
difficoltà. Guidare un’automobile è di per sé un’esperienza di
complessità unica che richiede un controllo totale nelle distinte
azioni che la compongono, ma anche aprire una porta è
un’esperienza da non trascurare: devi valutare se la devi spingere
o tirare, se c’è una maniglia o un pomello e quindi se devi ruotare
la mano o spingerla in basso; tutto nella frazione infinitesimale di
secondo che passa tra quando vedi la porta e il momento che la
stai attraversando.

Ti sembra una cosa da poco? La nostra vita è costellata di


momenti in cui necessitiamo di conoscenze e abilità che ci
servono per fare e ottenere mille cose, studiare, richiedere
attenzione, scrivere un testo come questo, calcolare il prezzo del
pane e così via. Se non applicassimo dei trucchi e delle
scorciatoie il nostro cervello andrebbe in fumo prima del
raggiungimento dell’età della ragione.

Questi trucchi, in PNL, si chiamano strategie. Dato che le


strategie sono ripetitive, può capitare che fuori dal contesto in cui
sono state generate diventino fuorvianti, che quello che era utile e

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giusto ieri non lo sia più domani e che la tua strategia efficace in
un dato momento sia divenuta limitante in un’altra situazione.
Comunque, tornando al nostro tema dello studio, se è vero che
imparare è facile e che la nostra paura l’abbiamo appresa con
facilità, è altrettanto vero che con la stessa facilità possiamo
imparare a superarla.

Ora ti insegnerò un esercizio molto utile ed efficace; esegui le mie


indicazioni con impegno, fai appello a tutti i tuoi sensi e chiama
in causa tutto il tuo essere. Per una migliore riuscita dovrai
prenderti del tempo e rilassarti. Io ti consiglio di sederti, se hai
una poltrona preferita o un posto tutto tuo mettiti proprio lì dove
pensi che nessuno ti possa disturbare, chiudi gli occhi e
immaginati nel futuro.

Identifica e descrivi verbalmente un comportamento piacevole per


te che desideri sviluppare o utilizzare durante l’esame,
l’interrogazione o in un qualsiasi altro contesto. Per aiutarti a
definire il comportamento in questione:
 scomponilo e organizzalo in una sequenza di azioni specifiche;
 prendi a modello qualcuno che sa agire in quel modo;

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 agisci come se sapessi già farlo.

Visualizza te stesso mettere in atto il comportamento desiderato,


come se ti osservassi e ascoltassi in un film di cui sei spettatore.
Da questa posizione di osservazione, effettua le modifiche
necessarie al comportamento finché la sequenza delle azioni non
ti soddisfa pienamente.

Associati all’immagine (avvicinala ed “entra” in essa) in modo da


vedere e udire ciò che vedresti se fossi lì. “Sentiti” di agire
fisicamente. Accertati che agire in tal modo ti dia una sensazione
di sufficiente familiarità o adeguatezza. In caso contrario, ripeti
più volte la simulazione mentale del comportamento o ritorna allo
step precedente per compiere eventuali modifiche alla sequenza di
azioni.

Identifica nel contesto in cui desideri agire in quel modo uno


stimolo visivo, auditivo o cinestesico (la vista di un certo luogo o
di una persona, un suono o tono di voce ecc.) che serva da
“innesco” per il nuovo comportamento. Ripeti più volte la
simulazione mentale del comportamento per associarlo al

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presentarsi di tale stimolo.

Pensa a qualcosa che sai per certo accadrà (ne hai l’aspettativa).
Osserva le sottomodalità di questa esperienza e confrontale con
quelle della visualizzazione del nuovo comportamento. Modifica
le sub-modalità della visualizzazione in modo da avere un senso
di “aspettativa certa” anche nei confronti del nuovo
comportamento. Che ne pensi?

SEGRETO n. 25: il semplice pensare o agire come se… è uno


strumento possente, capace di moltiplicare le tue potenzialità
in maniera inaspettata.

Io per esempio uso spesso lo stratagemma di vedermi nei panni di


uno dei miei attori preferiti e immagino un film con la situazione
esatta che devo affrontare. Come si comporterebbe in questo
frangente Al Pacino? Cosa penserebbe? Cosa direbbe e come
risolverebbe il problema che mi sta capitando?

Naturalmente, al posto di un attore o di un’attrice, posso metterci


chiunque, anche un fumetto o una persona reale che reputo capace

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e piena di risorse; l’importante è cambiare posizione percettiva. Il
concetto di posizioni percettive, termine usato in psicologia e
ispirato ancora una volta da Gregory Bateson, indica quanto un
sistema complesso possa sembrare diverso e come diverse
informazioni possano rendersi disponibili, a seconda di come le si
guarda e dal proprio punto di vista.

Ad esempio, considerando una situazione o un rapporto dal punto


di vista di sé (prima posizione), di un altro soggetto coinvolto
(seconda posizione) o da un punto di vista distaccato, neutrale e
obiettivo (terza posizione, “una mosca sul muro”).

SEGRETO n. 26: ogni volta che puoi prova ad assumere una


posizione percettiva diversa.

In questo modo, modificando i nostri schemi percettivi, spesso la


realtà ci appare diversa e anche la paura può tornare ad essere
nient’altro che un comportamento appreso, una capacità utile a
proteggerti da qualcosa, imparata in un determinato momento e
divenuta tuttavia un limite per la tua vita; un impedimento al tuo
benessere che può essere disimparato e trasformato in qualcosa di

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veramente utile.

SEGRETO n. 27: come hai imparato ad avere paura di una


cosa puoi anche, allo stesso modo, con la stessa facilità e con la
stessa velocità, imparare a non temere più quella stessa cosa.

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RIEPILOGO DEL CAPITOLO 6:
 SEGRETO n. 24: Imparare è facile, lo facciamo tutti, ogni
giorno.
 SEGRETO n. 25: Il semplice pensare o agire come se… è uno
strumento possente, capace di moltiplicare le tue potenzialità
in maniera inaspettata.
 SEGRETO n. 26: Ogni volta che puoi prova ad assumere una
posizione percettiva diversa.
 SEGRETO n. 27: Come hai imparato ad avere paura di una
cosa puoi anche, allo stesso modo, con la stessa facilità e con
la stessa velocità, imparare a non temere più quella stessa
cosa.

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Conclusione

Giunto alla fine di questo corso è probabile che per il momento


non tutto quello che hai letto – specialmente se si tratta del tuo
primo approccio con la PNL – sia stato tutto già interiorizzato; le
nozioni apprese sono state tante e un po’ di tempo ci vuole
affinché possano diventare un tuo bagaglio in cui trovare gli
strumenti che ti serviranno di volta in volta.

Abbiamo visto come i sistemi rappresentazionali selezionino e


recepiscano in modo differente la realtà che ci circonda e, con
essa, l’oggetto dei nostri studi. Abbiamo imparato anche a
riconoscerli attraverso una serie di segnali complessi. Ti ho poi
spiegato come quella stessa realtà percepita sia filtrata, compresa
e memorizzata in modo diverso a seconda di molteplici
metaprogrammi e come sia possibile, conoscendo tutti questi
diversi aspetti, creare un rapporto positivo e fruttuoso con gli
insegnanti per mezzo della tecnica del ricalco. Infine ti ho anche
avvertito e ti ho insegnato a fare attenzione alle trappole tese dal

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nostro inconscio prima di illustrarti una tecnica per superare
eventuali paure agendo come se.

Fra poco, inoltre, ti insegnerò un trucco potentissimo. Ora sta a te


mettere in pratica tutto quanto; se mi hai seguito fin qui dovresti
aver capito che le cose più importanti, quelle che ti servono
veramente, sono le risorse; non tanto averle, quanto sapere quali ti
servono, perché – come insegna la PNL – il cambiamento deriva
dalla consapevolezza delle proprie risorse e, soprattutto, non
esistono fallimenti, esistono solo risultati.

Gli insuccessi che a tutti capitano e che purtroppo in molti casi


condizionano i nostri comportamenti in maniera negativa, anche
se possono apparire come fallimenti, non sono altro che risultati
di azioni e circostanze che hanno prodotto degli effetti. Sono solo
effetti e nessuno ha diritto di considerarli un fallimento.

Pensa solo a quanti amori non ricambiati hanno permesso di


trovare la propria anima gemella e hanno generato situazioni che
altrimenti non si sarebbero potute realizzare. Una mia amica
macedone un giorno mi ha insegnato un bellissimo proverbio
ortodosso che dice che non sapremo mai da quali sventure Iddio
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ci ha protetto, mentre Lao Tsu, l’autore de L’Arte della guerra, ha
scritto che «ciò che il bruco chiama fine del mondo il maestro lo
chiama una farfalla».

A questo punto sei consapevole che tutti i comportamenti umani,


anche controproducenti o sgraditi, dipendono dalle nostre
rappresentazioni della realtà e che è possibile ampliare queste
rappresentazioni scoprendo nuove possibilità tra le quali
scegliere. E, tornando al tema dello studio, se gli effetti delle
nostre azioni non sono altro che risultati e noi possiamo cambiare
questi effetti sulla base delle nostre risorse, allora, a parità di
condizioni, diventa innegabile che tu puoi ottenere gli stessi
successi che sono stati raggiunti da qualcun altro.

Perché, se è possibile nel mondo, è possibile per me.

Concludendo veramente voglio svelarti un trucco veramente


efficace che sembra magico, come tutta la PNL, ma in realtà è
soltanto fondato sui meccanismi dell’ipnosi conversazionale e sul
presupposto, già accennato nel libro, che la nostra mente esegue
pedissequamente, con scrupolo e diligenza, quello che le diciamo
di fare.

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Io l’ho eseguito sempre, ripetendo a me stesso le esatte parole che
seguono, prima di ogni mio esame e come ho già detto mi sono
laureato brillantemente, lavorando, in soli cinque anni, con 110 e
lode:
 mi piace andare bene all’esame;
 sono capace di andare bene all’esame;
 voglio andare bene all’esame;
 il mio inconscio recupera tutte le risorse, i contenuti e la
memoria che mi occorre per andare bene all’esame.

Provatelo e poi fatemi sapere.

Per ogni tipo di dubbio o domanda irrisolta scrivimi pure


all’indirizzo: allegrini60@gmail.com

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