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Cuccioli al pianoforte

CORSO DI PIANOFORTE PER BAMBINI

A PARTIRE DAI 4 ANNI

DOCENTE: FRANCESCA CAROLA

“In ogni bimbo si può cogliere


una meravigliosa profondità espressiva”
Robert Schumann

Perché cominciare a 4 anni?


Il corso di pianoforte per bambini in età pre-scolare nasce dal presupposto che OGNI bambino sia dotato di
una musicalità innata e che questa vada espressa e coltivata il prima possibile.
Per “musicalità” non vogliamo intendere la capacità tecnica di suonare uno strumento, avere una bella voce
o avere “orecchio”, ma intendiamo piuttosto la capacità di apprendere un linguaggio, proprio come un
bambino già dalla nascita comincia ad assimilare la propria “lingua Madre”.
L’apprendimento della musica non avviene quindi tramite l’acquisizione di una determinata quantità di
nozioni, ma attraverso un metodo che guarda all’immaginario e all’universo creativo del bambino, proprio
per accostarsi a lui usando una lingua a lui comprensibile.
Essendo individui così piccoli, che non sanno leggere e scrivere ed hanno così poca esperienza, ci si deve
affidare alla loro immaginazione, alla loro fantasia, al loro mondo fantastico: la parola d’ordine è GIOCARE
CON LORO.
Attraverso il gioco – ovviamente guidato dall’adulto e mirato alla conoscenza – il bambino interpreta tutto
ciò che lo circonda: il gioco è uno strumento di conoscenza, è il presupposto della conoscenza. Il bambino
IMPARA GIOCANDO.
Con questo metodo, che rispetta anche i tempi di apprendimento infantili (che a questa età variano
notevolmente anche da un mese all’altro e sono estremamente diversi da bambino a bambino), i bimbi
crescono e imparano ad amare la musica con un approccio facile e immediato, in un mondo davvero a loro
misura.

Perché cominciare con il pianoforte?


Essendo uno strumento a precussione il pianoforte si rivela, in quest’ottica, uno strumento ideale per i bimbi
di quest’età, che sentono il bisogno di toccare, battere, manipolare tutto ciò che emette un suono, bello o
brutto che sia.
Finalità del corso di strumento
☺ Arricchire la personalità dei giovani allievi, perché il suonare sia un’espressione della propria
personalità e non un’attività tecnica fine a sé stessa;
☺ Sviluppare abilità utili nello sviluppo mentale e cognitivo del bambino, come la capacità di ascoltare con
attenzione (preziosa sia per il successo scolastico che per le relazioni interpersonali), la capacità di
memorizzare velocemente, la capacità di concentrazione, l’autocontrollo e la disciplina, un alto livello di
coordinazione psico-motoria…
☺ Creare un rapporto positivo tra allievo e strumento, in modo che ogni bambino possa imparare ad amare
il pianoforte ed avere soddisfazioni e gratificazioni da esso, utili per lo sviluppo della propria autostima;
☺ Imparare in breve tempo piccole canzoncine orecchiabili e piacevoli, fino ad affrontare pezzi sempre
più complessi. Nel giro di 3-4 anni tutti i bambini con questo metodo sono in grado di suonare piccoli pezzi
di Bach, Beethoven, Mozart.
☺ Affrontare le difficoltà che comporta imparare a suonare uno strumento così complesso e impegnativo
come il pianoforte, imparare la disciplina e la pazienza necessarie per ottenere un obiettivo, riuscire a
superare la propria emozione di fronte ad un pubblico.

Caratteristiche del metodo


1. Libri e materiali
Dovendoci rivolgere a bambini piccoli e – come già detto – usare un linguaggio a loro comprensibile, è
importante che i libri e i materiali usati siano estremamente accattivanti.
L’insegnante propone schede da colorare, con grandi e divertenti illustrazioni accompagnate da vari
personaggi tipici del mondo infantile (coniglietti, Paperino, Topolino, farfalle, elefanti, leoni…), adesivi,
attività grafiche varie, lavagnetta, carte, dadi, pupazzetti, pentagrammi e note magnetiche o di stoffa,
strumentini…Il materiale più fantasioso e vario è requisito fondamentale perché le lezioni dei piccoli
vengano vissute come un momento divertente che non si vede l’ora di ripetere!
Ogni concetto viene presentato prima di tutto dal punto di vista visivo in modo da essere compreso
immediatamente e ricordato con facilità.
La comprensione avviene tramite l’associazione di ogni concetto teorico (lettura delle note, ritmo, posizione
delle note sulla tastiera…) con idee semplici e immediatamente comprensibili dal bambino.
[esempio 1: chiave di basso/suoni gravi/leone/mano sinistra => il bambino ricorderà che la mano “sinistra”
è quella del leone che fa suoni gravi e vicino alla chiave di basso verrà messa l’immagine di un leone.
esempio 2: nota da 4 tempi/nota lentissima/come una tartaruga => il bambino vedendo la nota da 4 sillaberà
la parola tar-ta-ru-ga che ha 4 battiti e vicino alla nota verrà messa l’immagine di una tartaruga]
Oltre alle schede proposte dall’insegnante, nel corso del primo anno, vengono usati tre libri di testo
parallelamente a queste:
- Francesca Carola: Cuccioli al pianoforte – metodo di introduzione al pianoforte per bambini dai 4
anni in su
- John Thompson: Corso facilissimo di pianoforte parte prima
- Denes Agay: The Joy of First-Year Piano

2. Gestione dei tempi della lezione


Le lezioni sono individuali e durano 30 minuti.
Siccome per i bimbi di quest’età mezz’ora di concentrazione e di ascolto può sembrare un’eternità, la
lezione viene suddivisa in più momenti, in modo da renderla un’eperienza varia, ricca e stimolante.
I momenti della lezione sono generalmente:
-preparazione allo strumento, postura, chiacchiere, controllo del quadernino dei compiti;
-si suona ciò su cui il bimbo si è esercitato, per una decina di minuti. Se i pezzi riescono bene, si mette un
piccolo premio come un disegno, un timbro, un adesivo;
-attività vocale: canto ed educazione della voce e dell’orecchio (ascolto di musica, canto ad eco, giochi di
riconoscimento dei parametri del suono…);
-attività ritmica [in alternativa a quella vocale, ogni 2 lezioni]: giochi con strumentini come maracas,
tamburelli, legnetti…o giochi di lettura e scrittura di note;
-si suonano le cose nuove e si affrontano gli argomenti nuovi;
-attività ludico-musicale possibilmente motoria o giochi per l’abilità delle dita e delle manine;
-si suonano i pezzi preferiti del bambino (i bambini amano suonare ciò che a loro riesce bene);
-compilazione del diario e saluto.

3. Presenza e coinvolgimento dei genitori


Per i primi due anni di strumento è fondamentale che i genitori (o uno di essi) assistano alle lezioni e
vengano coinvolti in tutte le attività musicali del bambino. I motivi di questa scelta sono:
1) l’esperienza della musica va vissuta soprattutto IN famiglia e CON la famiglia se si vuole che il piccolo
resti attratto dalla musica e ne tragga quei benèfici influssi che arricchiranno la sua personalità. Per i bimbi
così piccoli è importante che venga coinvolta anche la sfera emotiva e affettiva familiare, perché possano
apprendere serenamente e nel modo migliore possibile.
2) Anche dal punto di vista pratico il genitore rappresenta un aiuto notevole: segue la lezione, assimilando
ciò che l’insegnante propone al bambino. La maestra tiene un piccolo quaderno su cui segna ciò che viene
fatto durante la lezione e i compiti da fare a casa.
3) Perché suonare uno strumento non diventi un’attività sporadica e fine a sé stessa, è importante ritagliare
15-20 minuti OGNI giorno da dedicare alla pratica musicale: in questo modo la musica diventerà parte della
vita quotidiana del bambino e il percorso diventerà più rapido, piacevole e gratificante.

4. Entusiasmo e modo di fare


L’entusiasmo, l’amore per i bambini, la fiducia nella capacità educativa della musica, la fiducia in sé stessi e
negli obiettivi formativi che si vogliono raggiungere, sono i punti essenziali della mia didattica.
I bambini comunicano e quindi assorbono attraverso canali emotivi piuttosto che verbali: in poche parole
non conta ciò che viene detto ma come lo si dice.
È importante quindi sviluppare un tono di voce calmo e gentile, ma fermo, che possa tranquillizzare il
bambino, essere paziente, rilassato e incoraggiante; mantenere sempre vivo l’entusiasmo nella voce e in ciò
che si fa è il modo migliore per farsi ascoltare dai bambini piccoli.
L’insegnante di musica deve anche ispirare rispetto: grande fermezza e determinazione, senza eccessiva
severità.
Ed infine l’insegnante sarà reattivo e sensibile al carattere individuale e unico di ciascun allievo perché i
bambini sono come semi: se nutriti nel modo giusto sbocciano tutti, ma ogni seme è diverso dall’altro.