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Episodio

di Ronco di Forlì, aeroporto (FC), 5-6 settembre 1944



I.STORIA


Località Comune Provincia Regione
Ronco di Forlì, zona Forlì Forlì-Cesena Emilia-Romagna
aeroporto

Data iniziale: 05/09/1944
Data finale: 06/09/1944

Vittime decedute:

Totale U Ba Ragaz Adult Anzia s.i. D. Bambi Ragazze Adult Anzian S. Ig
mbi zi (12- i (17- ni (più ne (0- (12-16) e (17- e (più i n
ni 16) 55) 55) 11) 55) 55)
(0-
11)
20 15 13 2 5 5

Di cui

Civili Partigiani Renitenti Disertori Carabinieri Militari Sbandati

3

Prigionieri di guerra Antifascisti Sacerdoti e religiosi Ebrei Legati a partigiani Indefinito

10 7

Elenco delle vittime decedute (con indicazioni anagrafiche, tipologie)
- Alfezzi Pietro, nato a Predappio (FC) il 09/06/1904, residente a Forlì, meccanico di biciclette. Antifascista
aderì al Pci e fu attivo nell’organizzazione clandestina, nella raccolta e nell’occultamento di armi, nella
distribuzione della stampa, nella raccolta fondi; partecipò all’attività dei Gap. Fu arrestato nell’estate del
1944 in occasione di una serie di arresti volti a smantellare l’organizzazione comunista clandestina e recluso
in viale Salinatore 24 alla sede del SD. Riconosciuto partigiano dell’8ª brigata dall’11/02/1944 al
05/09/1944.
- Arienzo Francesco, nato a Cassino (FR) il 20/04/1898, ingegnere navale. Viveva a Cagli (PU) dove era nata
sua moglie e dove la famiglia possedeva diversi poderi e edifici. Nella villa di campagna degli Arienzo
trovarono ospitalità renitenti, partigiani ed ebrei. Arienzo fu arrestato dalle SS tedesche e portato a Forlì in
viale Salinatore 24, sede del SD. Legato a partigiani, non riconosciuto ufficialmente.
- Amsterdam Arthur, nato a Offenbach (Germania) il 27/03/1921. Figlio di Sara Jalka Richter (uccisa
all’aeroporto di Forlì il 17/09/1944, v. Episodio di Ronco di Forlì, aeroporto (FC), 17 settembre 1944),
fratello di Selma Sara Amsterdam (uccisa all’aeroporto di Forlì il 17/09/1944, v. Episodio di Ronco di Forlì,
aeroporto (FC), 17 settembre 1944). Apolide, domiciliato a Milano, industriale. Con il padre Josef fu
internato ad Alberobello (BA) dal luglio 1940 e dal 1941 a Fermignano (PU) dove poco dopo giunsero anche
la sorella Selma Sara e la madre Sara Jalka Richter. Venne arrestato il 03/12/1943, nell’ambito di una serie
di arresti volti a catturare gli ebrei presenti nella provincia di Pesaro, e rilasciato dal carcere di Urbino con
obbligo di soggiorno in città solo nell’agosto 1944, ma la polizia tedesca lo arrestò immediatamente e lo
trasferì a Forlì. Con lui in carcere a Forlì furono detenute anche la sorella e la madre. Ebreo.
- Amsterdamer Israel Isidoro, nato a Czestochowa (Polonia) il 19/04/1899, domiciliato a Fiume dal 1931,
barbiere. Insieme alla moglie Lea Rosenbaum (uccisa all’aeroporto di Forlì il 17/09/1944, v. Episodio di
Ronco di Forlì, aeroporto (FC), 17 settembre 1944), fu registrato dalla questura di Milano come ebreo
straniero. I coniugi Amsterdamer, con altri ebrei, partirono per Bengasi (Libia, colonia italiana) nel 1940 per
cercare di raggiungere la Palestina, ma quello stesso anno furono internati nel campo di concentramento di
Ferramonti di Tarsia (CS); nel 1941 vennero trasferiti a Fermignano (PU). Il 03/12/1943, nell’ambito di una
serie di arresti volti a catturare gli ebrei presenti nella provincia di Pesaro, i due coniugi furono arrestati e
rinchiusi in carcere a Urbino per tornare internati a Fermignano a gennaio 1944. Le SS arrestarono Israel
Amsterdamer il 06/08/1944 e lo portarono al carcere di Forlì. La moglie Lea Rosenbaum fu trasferita alle
carceri di Forlì il 12/08/1944. Ebreo.
- Bruner Bernhard, nato a Vienna il 18/07/1894, prima operaio e poi dirigente d’azienda. Coniugato con
Elena Rosenbaum (uccisa all’aeroporto di Forlì il 17/09/1944, v. Episodio di Ronco di Forlì, aeroporto (FC),
17 settembre 1944). Partecipò alla prima guerra mondiale nelle fila dell’esercito austriaco, fu fatto
prigioniero sul fronte russo, ma riuscì a fuggire; ottenne numerose onorificenze, che, una volta trasferitosi
in Italia per lavoro, donò all’organismo fascista Comitato d’azione per l’universalità. Bruner fu censito come
ebreo straniero nel 1938 e nel 1940 i fascisti lo internarono nel campo di concentramento di Nereto (TE). Il
titolare dell’azienda Adac di Cesenatico (FC) minacciò di chiudere l’azienda se i fascisti non avessero
rilasciato Bruner così che l’Adac potesse averlo come direttore e ottenne la sua liberazione. Bruner diresse
l’Adac da maggio del 1941 al dicembre 1943, quando si nascose con la moglie e la suocera a San Vittore di
Cesena (FC) nella casa colonica del parroco di Cesenatico, Lazzaro Urbini. Il segretario del fascio di Cesena,
Guido Garaffoni, arrestò Bruner e sua moglie il 09 e 10 agosto 1944 a San Vittore di Cesena nell’ambito di
una serie di arresti ordinati dal SD di Forlì. Ebreo.
- Cecere Edoardo, nato a Firenze il 20/12/1892, militare di carriera, colonnello, servì nella prima guerra
mondiale e divenne comandante dell’11° Fanteria di Forlì. Dopo la caduta del fascismo e l’occupazione
nazista rifiutò di aderire all’esercito fascista repubblicano e si nascose sull’Appennino forlivese dove svolse
la funzione di consigliere militare dei gruppi partigiani. Nella primavera del 1944 scese in pianura per
sfuggire ai rastrellamenti tedeschi e si avvicinò al movimento clandestino della Democrazia cristiana e alla
rete di parrocchie che lo sostenevano. I fascisti e i nazisti lo ricercavano attivamente e per questo il
Comitato di liberazione di Forlì decise di farlo andare a Milano presso il Cln Alta Italia. Cecere fu arrestato
da SS e brigatisti neri nella canonica di San Martino in Villafranca (FC) il 09/08/1944 durante una riunione di
organizzazione del suo trasferimento. Con lui tedeschi e fascisti arrestarono i religiosi don Gaetano Lugaresi
e don Anacleto Milandri. Trasferiti in un primo momento nella sede delle Bn di via Garibaldi a Forlì, i tre
uomini vennero in seguito portati alla sede del SD di viale Salinatore 24. I due religiosi furono liberati grazie
all’intervento del vescovo di Forlì. Cecere fu riconosciuto partigiano dal 01/03/1944 al 05/09/1944 nell’8ª
brigata Garibaldi Romagna.
- Del Turco Rosselli Pellegrina, nata a Firenze il 10/06/1891, residente a Ladino di Forlì (FC), nobile. Sposata
con il marchese forlivese Gian Raniero Paulucci de Calboli. Svolse insieme al marito attività a favore degli
Alleati e dei partigiani. Fu arrestata il 02/08/1944 presumibilmente in seguito alla delazione del marconista
di Radio Zella, una delle missioni Ori legate all’Office of strategic services statunitense incaricate di fornire
informazioni e di tenere i collegamenti tra Alleati e Resistenza. Il marito, sospettato di collaborare con il
partigiano Corbari, fu portato dai fascisti del battaglione M IX settembre nel cimitero di Castrocaro e
fucilato il 14/08/1944 (v. Episodio di Castrocaro (FC), 14 agosto 1944). Legata a partigiani.
- Goldberg Josef Israel, nato a Wisniowiec (Impero russo, Polonia dopo la prima guerra mondiale, Urss dopo
la seconda guerra mondiale, oggi Ukraina) il 06/02/1887. Sposato con Sara Riwka Amgyfel (uccisa
all’aeroporto di Forlì il 17/09/1944, v. Episodio di Ronco di Forlì, aeroporto (FC), 17 settembre 1944). Nel
1939 si trasferì con la moglie da Vienna, dove vivevano, all’Italia. Nel 1940 Goldberg venne internato ad
Alberobello (BA), nel luglio 1942 nel campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia (CS) e dai primi di
marzo 1943 a Sant’Ippolito (PU). Qui lo raggiunse la moglie alla fine del mese di marzo. I coniugi Goldberg
furono arrestati nel luglio 1944 dai tedeschi della 51ª divisione da montagna che, con l’accusa di spionaggio
non provata, li consegnarono al SD di Forlì. Ebreo.
- Gottesmann Georg, nato a Vienna il 29/01/1899, apolide, impiegato, in Italia per lavoro dal 1922. Recluso
dal 1940 nei campi di concentramento di Lama dei Peligni (CH) e di Campagna (SA), poi internato ad
Apecchio (PU). Venne arrestato il 03/12/1943, nell’ambito di una serie di arresti volti a catturare gli ebrei
presenti nella provincia di Pesaro, e rilasciato a inizio agosto dal carcere di Urbino con obbligo di soggiorno
in città; fu nuovamente arrestato pochi giorni dopo dalla polizia tedesca che lo portò al carcere di Forlì.
Ebreo.
- Lega Vincenzo, nato a Faenza (RA) il 18/04/1915, ragioniere. Militare all’8 settembre 1943 si trovava a
Reggio Emilia, ma riuscì a sfuggire alla cattura da parte tedesca. Tornato nel Faentino si avvicinò
all’opposizione e al movimento clandestino di matrice cattolica. Collaborò con Radio Zella, una delle
missioni Ori legate all’Office of strategic services statunitense incaricate di fornire informazioni e di tenere i
collegamenti tra Alleati e Resistenza. Il 07/08/1944 fu arrestato a Faenza, forse per una delazione, e portato
a viale Salinatore 24 a Forlì, nella sede del SD. Riconosciuto partigiano nella 28ª brigata Garibaldi Gordini
dall’08/09/1943 al 05/09/1944.
- Lewin Alfred, nato a Berlino l’11/09/1911, domiciliato in Italia dal 1936, commerciante a Cremona dove
con i familiari acquistò una panetteria. Nel 1938 Lewin e sua madre Jenny Hammerschmidt (uccisa
all’aeroporto di Forlì il 17/09/1944, v. Episodio di Ronco di Forlì, aeroporto (FC), 17 settembre 1944) furono
censiti come ebrei stranieri a Cremona e internati dal 1940 nel campo di concentramento di Campagna
(SA). Dal 1942 Lewin fu internato a Fermignano (PU). Arrestato il 03/12/1943, nell’ambito di una serie di
arresti volti a catturare gli ebrei presenti nella provincia di Pesaro, e incarcerato a Urbino; nell’agosto 1944
prelevato dalla polizia tedesca e trasferito al carcere di Forlì. La madre che a dicembre 1943 si trovava a
Fermignano fu arrestata con lui e poi portata al carcere di Forlì nell’agosto 1944. Ebreo.
- Loewsztein Joseph, nato a Varsavia il 27/03/1915. Si trasferì in Italia nel 1933 per studiare medicina, si
laureò a Palermo nel 1939; domiciliato a Palermo, medico. Dal 1940 in campo di concentramento, prima a
Campagna (SA) e poi a Ferramonti di Tarsia (CS). A maggio 1943 internato a Piandimeleto (PU) e a
settembre dello stesso anno a Sant’Angelo in Vado (PU). Riuscì a sfuggire agli arresti del 03/12/1943 volti a
catturare gli ebrei presenti nella provincia di Pesaro, ma fu fermato il giorno dopo e portato in carcere a
Urbino; ne uscì solo a inizio agosto con l’obbligo di risiedere in città. La polizia tedesca lo arrestò pochi
giorni dopo e lo portò al carcere di Forlì. Ebreo.
- Paecht Carl Joseph, nato a Cernauti (Impero austro-ungarico, Romania dopo la prima guerra mondiale,
Urss dopo la seconda guerra mondiale, oggi Ukraina) il 22/05/1898, avvocato, musicista. Con la moglie
Maria Rosenzweig (uccisa all’aeroporto di Forlì il 17/09/1944, v. Episodio di Ronco di Forlì, aeroporto (FC),
17 settembre 1944), Paecht partì per Bengasi (Libia, colonia italiana) per cercare di raggiungere la Palestina,
ma quello stesso anno i coniugi furono internati nel campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia (CS) e
nel 1941 vennero internati prima a Pescina (AQ) e poi a Sant’Angelo in Vado (PU). Riuscirono a sfuggire agli
arresti del 03/12/1943 volti a catturare gli ebrei presenti nella provincia di Pesaro, ma furono fermati il
giorno dopo e, viste le cattive condizioni di salute di Paecht, furono mandati agli arresti domiciliari e poi
riassegnati all’internamento a Sant’Angelo in Vado. Da inizio marzo 1944 si resero irreperibili e da maggio
ad agosto vissero come sfollati in un podere nei pressi di Sant’Angelo in Vado. L’08/08/1944 la polizia
tedesca li arrestò e li rinchiuse ad Urbania (PU) per poi trasferirli al carcere di Forlì. Ebreo.
- Petrucci Alfredo, nato a Galeata (FC) il 31/05/1923, residente a Predappio (FC). Fu arrestato il 14/08/1944
nella sua abitazione (podere Porcia) dai fascisti che lo sospettavano di collaborare con la Resistenza e
portato a viale Salinatore 24 a Forlì. Con Petrucci i fascisti arrestarono Artemio Levi che si trovava a casa dei
Petrucci per comprare del formaggio (Levi fu ucciso il 27/08/1944 in provincia di Ravenna insieme a Ruffillo
Balzani e Antonio Cicognani: v. Episodio di Bagnacavallo (RA), 27 agosto 1944). Lo stesso giorno i fascisti
tornarono a casa di Petrucci, la saccheggiarono e arrestarono i familiari di Alfredo: la madre Rosa Chiari, le
sorelle Nella e Luisa Petrucci e la cognata Caterina Michelacci con i figli. Portarono tutti a Predappio nella
sede della Gnr e poi a Forlì dove interrogarono e picchiarono Luisa Petrucci e sua madre Rosa Chiari per
avere informazioni sui partigiani che frequentavano la loro abitazione. Il 16/08/1944 gli arrestati furono
liberati. Legato a partigiani.
- Stiassny Ludwig, nato a Vienna il 29/12/1887, commerciante. Internato dal 1940 nel campo di Ferramonti
(CS) a dicembre 1941 fu internato a Urbania (PU). Sfuggì agli arresti del 03/12/1943 volti a catturare gli
ebrei presenti nella provincia di Pesaro, ma il 12/01/1944 si presentò spontaneamente dichiarandosi
malato e fu incarcerato a Urbino. Dopo diversi mesi di reclusione Stiassny ottenne di essere trasferito in
ospedale per le sue cattive condizioni di salute, ma fu arrestato il 12/08/1944 dalla polizia tedesca e
tradotto al carcere di Forlì. Ebreo.
- Tacconi Rosa, nata a Riolo Bagni (RA) il 03/03/1890, gestiva il forno del paese con il marito Angelino
Mazzanti, come lei antifascista (fu membro del Cln locale e poi partigiano; morì a Bologna il 27/02/1945 di
leucemia). Il figlio Ivo Mazzanti fu partigiano della 36ª brigata Garibaldi Bianconcini e si suicidò
l’11/10/1944 dopo essere stato ferito nella battaglia di Purocielo (RA) contro i tedeschi. La figlia Marisa
Mazzanti fu arrestata dai fascisti a luglio del 1944 per indurre il fratello Ivo a presentarsi e in seguito
deportata in Germania. Sempre a luglio 1944 i fascisti guidarono i tedeschi a casa dei Mazzanti, sospettati di
nascondere armi della Resistenza: Rosa Tacconi fu arrestata con la figlia Giuseppina di 14 anni che poi
venne liberata, la nuora Natalina Zanotti, un bolognese ospite dei Mazzanti di nome Guidi; vennero
arrestati anche il padre e i fratelli della nuora di Rosa Tacconi, Pietro, Giuseppe e Romeo Zanotti. Furono
tutti portati in viale Salinatore 24 alla sede del SD di Forlì. In seguito Natalina, Giuseppe e Romeo Zanotti
furono deportati e Natalina morì poco dopo il rientro in Italia; Pietro Zanotti fu liberato. Rosa Tacconi è da
considerare legata a partigiani.
- Timan Josef Israel, nato a Vienna il 28/04/1892, rappresentante di commercio. Censito a Milano come
ebreo straniero, da fine luglio 1940 fu internato nei campi di concentramento di Agnone (IS), di Isernia e di
Monteraduni (CB). Da dicembre 1941 internato a Urbania (PU). Arrestato il 03/12/1943, nell’ambito di una
serie di arresti volti a catturare gli ebrei presenti nella provincia di Pesaro, chiese più volte di essere
ricoverato in ospedale per le sue cattive condizioni di salute, ottenendo il trasferimento all’ospedale civile a
inizio luglio. La polizia tedesca lo arrestò il 12/08/1944 trasferendolo al carcere di Forlì. Ebreo.
- Tomasetti Piselli Rosa, nata a Sassofeltrio (PU) il 05/07/1892, residente a Urbania (PU), casalinga. Madre
di Maria e Palma Vergari. Arrestata il 26/08/1944 con le figlie per aver accolto in casa e curato dei partigiani
feriti e per attività svolte in favore del movimento resistenziale. Tradotta a Forlì, fu rinchiusa nella sede del
SD in viale Salinatore 24. Legata a partigiani, non chiara la qualifica che le venne riconosciuta.
- Vergari Maria, nata a Peglio (PU) il 15/09/1910, residente a Urbania (PU), casalinga. Figlia di Rosa
Tomasetti Piselli e sorella di Palma Vergari. Arrestata il 26/08/1944 con la madre e la sorella per aver
accolto in casa e curato dei partigiani feriti e per attività svolte in favore del movimento resistenziale.
Tradotta a Forlì, fu rinchiusa nella sede del SD in viale Salinatore 24. Legata a partigiani, non chiara la
qualifica che le venne riconosciuta.
- Vergari Palma, nata a Urbania (PU) il 14/01/1915, casalinga. Figlia di Rosa Tomasetti Piselli e sorella di
Maria Vergari. Arrestata il 26/08/1944 con la madre e la sorella per aver accolto in casa e curato dei
partigiani feriti e per attività svolte in favore del movimento resistenziale. Tradotta a Forlì, fu rinchiusa nella
sede del SD in viale Salinatore 24. Legata a partigiani, non chiara la qualifica che le venne riconosciuta.


Altre note sulle vittime:
- Casali Guglielmo Gino, nato a Forlì il 01/03/1920, impiegato. Cugino di Aroldo Spazzoli e collaboratore di
Tonino Spazzoli (ucciso il 19/08/1944 v. Episodio di Coccolia (RA), 19 agosto 1944) fu arrestato e
imprigionato al carcere di Forlì da dove fu prelevato il 05/09/1944 con altri partigiani, antifascisti e ebrei.
Deportato in Germania per lavoro, con Aroldo Spazzoli riuscì a fuggire durante il trasporto. Riconosciuto
partigiano nel battaglione Corbari dal 25/10/1943 al 05/09/1944.
- Centolani Teresa. Collaboratrice di Tonino Spazzoli (ucciso il 19/08/1944 v. Episodio di Coccolia (RA), 19
agosto 1944) fu arrestata e imprigionata al carcere di Forlì da dove fu prelevata il 05/09/1944 con altri
partigiani, antifascisti e ebrei. Deportata in Germania per lavoro. Legata a partigiani.
- Fabbri Lucia, nata a Faenza (RA) il 10/10/1915. Collaboratrice di Tonino Spazzoli (ucciso il 19/08/1944 v.
Episodio di Coccolia (RA), 19 agosto 1944) fu arrestata e imprigionata al carcere di Forlì da dove fu
prelevata il 05/09/1944 con altri partigiani, antifascisti e ebrei. Deportata in Germania per lavoro.
Riconosciuta partigiana nel battaglione Corbari dal 01/05/1944 al 30/11/44 .
- Ferrini Orsola Franca, nata a Castrocaro (FC) il 16/08/1923, residente a Forlì. Impiegata ragioniera. Figlia di
Italia Spazzoli e cugina di Aroldo; nipote di Arturo e Tonino Spazzoli (ucciso il 19/08/1944 v. Episodio di
Coccolia (RA), 19 agosto 1944 e il 18/08/1944, v. Episodio di Monte Trebbio (FC) 18/08/1944).
Collaboratrice e parente di Tonino Spazzoli fu arrestata e imprigionata al carcere di Forlì da dove fu
prelevata il 05/09/1944 con altri partigiani, antifascisti e ebrei. Deportata in Germania per lavoro.
Riconosciuta partigiana dal 23/10/1943 al 30/11/1944 nel battaglione Corbari.
- Gardella Albino, residente a Coccolia (RA), calzolaio. Collaboratore di Tonino Spazzoli (ucciso il 19/08/1944
v. Episodio di Coccolia (RA), 19 agosto 1944) fu arrestato e imprigionato al carcere di Forlì da dove fu
prelevato il 05/09/1944 con altri partigiani, antifascisti e ebrei. Deportato in Germania per lavoro. Legato a
partigiani.
- Gerussi Guglielmo. Collaboratore di Tonino Spazzoli (ucciso il 19/08/1944 v. Episodio di Coccolia (RA), 19
agosto 1944) fu arrestato e imprigionato al carcere di Forlì da dove fu prelevato il 05/09/1944 con altri
partigiani, antifascisti e ebrei. Deportato in Germania per lavoro. Legato a partigiani.
- Montaletti Paolo, nato a Forlì il 05/07/1899, custode operaio. Collaboratore di Tonino Spazzoli (ucciso il
19/08/1944 v. Episodio di Coccolia (RA), 19 agosto 1944) fu arrestato e imprigionato al carcere di Forlì da
dove fu prelevato il 05/09/1944 con altri partigiani, antifascisti e ebrei. Deportato in Germania per lavoro.
Riconosciuto partigiano nella 29ª Gap Sozzi dal 01/04/1944 al 30/11/1944.
- Spazzoli Aroldo, nato a San Giovanni in Persiceto (BO) il 20/11/1926, residente a Forlì. Figlio di Tonino
Spazzoli (ucciso il 19/08/1944 v. Episodio di Coccolia (RA), 19 agosto 1944) e nipote di Arturo Spazzoli
(ucciso 18/08/1944, v. Episodio di Monte Trebbio (FC) 18/08/1944). Figlio e collaboratore di Tonino Spazzoli
fu arrestato e imprigionato al carcere di Forlì da dove fu prelevato il 05/09/1944 con altri partigiani,
antifascisti e ebrei. Deportato in Germania per lavoro, con il cugino Casali riuscì a fuggire durante il
trasporto. Riconosciuto partigiano dal 25/10/1943 al 05/09/1944 nel battaglione Corbari.
- Spazzoli Italia. Sorella di Tonino e Arturo Spazzoli, madre di Franca Ferrini. Collaboratrice e parente di
Tonino Spazzoli (ucciso il 19/08/1944 v. Episodio di Coccolia (RA), 19 agosto 1944) fu arrestata e
imprigionata al carcere di Forlì da dove fu prelevata il 05/09/1944 con altri partigiani, antifascisti e ebrei.
Deportata in Germania per lavoro. Legata a partigiani.

Partigiani uccisi in combattimento contestualmente all’episodio:

Descrizione sintetica (max. 2000 battute)
La sera del 5 settembre 1944 verso le 18 l’Aussenkommando della Sicherheitspolizei e del
Sicherheitsdienst (Sipo-SD) di Forlì ordinò di prelevare dal carcere di Forlì 21 detenuti e di trasferirli alla
caserma Romanello. Altri otto prigionieri, quattro uomini e quattro donne furono trasferiti alla caserma
dalle celle della sede delle SD in via Salinatore dove erano stati trattenuti per qualche tempo con l’accusa
di essere favoreggiatori dei partigiani e dove erano stati torturati e interrogati. La caserma fungeva da
centro di smistamento di manodopera destinata al Reich: l’intento degli uomini del SD era quello di
mascherare la fucilazione programmata dei detenuti con la deportazione in Germania.
Tra i prigionieri vi erano 10 ebrei stranieri che erano stati portati alle carceri di Forlì da Urbino dove, in
seguito ad una ondata di arresti effettuata il 03/12/1943 per catturare gli ebrei stranieri internati in
provincia di Pesaro, erano stati quasi tutti detenuti per un periodo.
Sempre il 5 settembre verso le 20 gli otto prelevati dal carcere del SD e dodici prigionieri provenienti dal
carcere di Forlì furono fatti salire su un camion e su automezzi più piccoli che partirono in direzione
dell’aeroporto. Il camion si fermò alla caserma di via Emilia in località Ronco dove si erano acquartierate le
SS e i prigionieri che erano a bordo furono rinchiusi temporaneamente nella caserma, mentre gli altri
automezzi proseguirono per l’aeroporto. Giunti sul luogo prescelto per la fucilazione le SS fecero scendere
i prigionieri dalle vetture e li uccisero. I corpi furono occultati in una buca provocata dai bombardamenti e
ricoperti frettolosamente di terra. Verso le 5 di mattina del 6 settembre 1944 gli uomini del SD, rientrati
alla loro sede la sera precedente, si recarono alla caserma di Ronco, prelevarono i prigionieri che vi erano
stati lasciati il giorno prima, li portarono con delle auto nei pressi dell’aeroporto e li uccisero, gettando i
corpi all’interno di una buca e ricoprendoli con uno strato di terra.
I parenti e collaboratori di Tonino Spazzoli (ucciso il 19/08/1944 v. Episodio di Coccolia (RA), 19 agosto
1944) prelevati dal carcere con le vittime dell’aeroporto furono avviati alla deportazione in Germania per
lavoro.
Quella del 5-6 settembre 1944 fu la prima di tre eliminazioni compiute con analoghe modalità nei pressi
dell’aeroporto. Il 17 settembre furono uccise le donne parenti di alcuni degli uomini ebrei uccisi il 5-6
settembre; il 25 fu la volta degli ultimi prigionieri presenti all’interno delle carceri di viale Salinatore e degli
ultimi ebrei prigionieri.
La logica sottesa a queste uccisioni è eliminazionista e di stampo razziale e tali stragi si collocano in un
momento in cui i tedeschi si preparano a lasciare la città ed eliminano il maggior numero possibile di
prigionieri, ebrei e avversari politici ancora nelle loro mani. La stessa logica si ritrova nelle stragi di
Sabbiuno di Paderno e di San Ruffillo a Bologna, compiute dalle SS di Bologna, di cui facevano parte anche
uomini provenienti dal SD di Forlì (v. Episodi di Sabbiuno di Paderno (BO), 14 e 23 dicembre 1944; San
Ruffillo, stazione (BO), 10 e 20 febbraio, 1, 2, 16, 21 marzo e aprile 1945). Tutte queste uccisioni furono
occultate.

Modalità dell’episodio:
Uccisione con colpi d’arma da fuoco.

Violenze connesse all’episodio:
- Deportazione di nove prigionieri antifascisti.

Tipologia:
Violenza di stampo razziale + violenza eliminazionista.

Esposizione di cadaveri □
Occultamento/distruzione cadaveri X (corpi occultati nei crateri prodotti dai bombardamenti).

II. RESPONSABILI

TEDESCHI

Reparto (divisione, reggimento, battaglione, corpo di appartenenza, ecc.)
Aussenkommando Sipo-SD di Forlì.

Nomi:
- Bodenstein Heinrich, nato a Hannover (Germania) il 13/01/1912. Agente della polizia criminale e della
Gestapo di Roma, prestò servizio anche nel comando SD di Forlì e in quello di Padova. SS-Oberscharführer
(maresciallo).
- Gassner Hans, nato a Hüfingen (Germania) il 16/05/1901. Agente di pubblica sicurezza dal 1919 al 1925 e
in seguito agente della polizia di Stoccarda. Fece parte dei comandi del SD di Roma, Perugia, Forlì, Bologna.
SS-Sturmscharführer (maresciallo maggiore). Morto a Waiblingen (Germania) il 13/03/1978.
- Grübb Hermann, nato a Heilbronn (Germania) il 06/05/1902. Agente della polizia criminale. Prestò servizio
nella Gestapo di Roma e Forlì. SS-Scharführer (sergente maggiore). Ucciso da partigiani a Bologna il
3/12/1944.
- Kaspar Alfred, nato a Eppan (BZ) il 12/04/1905, interprete negli Aussenkommando di Roma, Forlì, Bologna
e nell’Aussenposten di Modena. SS-Scharführer (sergente maggiore). Morto a Bolzano il 05/04/1973.
- Pretz Hermann, nato a Essen (Germania) il 17/06/1912. Membro della polizia di sicurezza fu in servizio
negli Aussenkommando di Roma, Forlì, Parma e nell’Aussenposten di Reggio Emilia. SS-Scharführer
(sergente maggiore).
- Schütz Karl Theodor, nato a Mayen (Germania) l’11/04/1907. Entrato nella Gestapo nel 1938. Durante la
seconda guerra mondiale prestò servizio in Polonia e Europa orientale. In Italia fu vicecapo di Herbert
Kappler nel SD di Roma e dopo la permanenza a Forlì comandante della sezione distaccata del KdS di
Bolzano a Merano. SS-Hauptsturmführer (capitano), comandante dell’Aussenkommando SD di Forlì. Morto
a Colonia il 25/03/1985.
- Süptitz Helmut, nato a Paprodtken (Prussia Orientale, oggi Paprotki, Polonia) il 26/10/1916. Entrò nelle SS
nel 1937. Fu meccanico presso l’autoparco della polizia criminale e partecipò alla campagna sul fronte
orientale. In Italia lavorò nel settore amministrativo dei comandi SD di Roma e Forlì. SS-Oberscharführer
(maresciallo). Morto a Schwerin (Germania) il 28/02/1999.
- Wiedner Karl, nato a Ries (BZ) il 22/07/1908. Membro della polizia di sicurezza lavorò nei comandi SD di
Roma e Forlì e fu interprete alla Gestapo di Genova. SS-Scharführer (sergente maggiore). Processato nel
1947 con Herbert Kappler per la strage delle Ardeatine.

ITALIANI

Ruolo e reparto

Nomi:

Note sui presunti responsabili:
Sedici SS del comando Sipo-SD di Forlì (di cui si conoscono i nominativi) erano stati in precedenza membri
del SD di Roma e si erano trasferiti a Forlì al momento dello smantellamento del comando romano dopo la
liberazione di Roma. Dopo la chiusura del comando forlivese alcuni di loro si spostarono a Bologna o in
altre città dell’Emilia-Romagna e dell’Italia settentrionale.
Oltre a quelli implicati nelle uccisioni del 05-06/09/1944 erano in servizio a Forlì l’SS-Hauptsturmführer
(capitano) Heinrich Wesemann (nato a Höxter, Germania, il 18/09/1907, membro della polizia criminale, in
Italia a Roma e a Forlì) e l’SS-Scharführer (sergente maggiore) Gustav Pustowka (nato a Teschen (Polonia,
Teschen è il nome tedesco di Cieszyn), membro del partito nazista, delle SS e della Gestapo, agente della
polizia criminale, in Italia nei comandi Sipo-SD di Roma, Forlì, Bologna e Ferrara, morto a Ludwigsburg
(Germania) il 15/01/1991), entrambi coinvolti nelle uccisioni dell’aeroporto. Oltre a loro erano a Forlì gli
SS-Sturmscharführer (marescialli maggiori) Max Bannek (nato a Bobeck/Flens il 03/09/1903, in servizio in
Italia a Roma, Forlì e Torino) e Otto Philipp (nato il 14/09/1901, agente di pubblica sicurezza dal 1922 al
1939 a Gelsenkirchen e poi segretario della polizia criminale di Andernach; in Italia presso la Gestapo di
Roma, Forlì e nell’Aussenposten di Merano), l’SS-Hauptscharführer (maresciallo capo) Wilhelm Schlemm
(nato a Bad Soden, Germania, il 30/06/1910, in Italia in servizio a Roma e Forlì), l’SS-Oberscharführer
(maresciallo) Ludwig Jüngling (nato a Hanau/Main, Germania, il 16/07/1906, membro della polizia
criminale, in Italia in servizio a Roma, Forlì e Bologna nel settore amministrativo).

Estremi e Note sui procedimenti:
- Inchiesta dello Special Investigation Branch britannico risalente al novembre 1944 attraverso la quale,
grazie alla collaborazione di un disertore del distaccamento SD di Forlì (il meccanico Herbert Pohl, 19 anni,
nato in Slesia a Festenberg), vennero identificati i responsabili delle stragi dell’aeroporto in Grübb,
Gassner, Schütz, Köller, Brandt, Pustowka, Kaspar e Süptitz. Il fascicolo, passato alla procura generale
militare italiana nel 1946, fu archiviato provvisoriamente nel 1960 e fu ritrovato nel cosiddetto “armadio
della vergogna”. Nel 1996 la procura presso il tribunale militare di La Spezia ricevette il fascicolo e avviò
nuove indagini; nel 2003, dopo aver accertato che tutti i responsabili erano deceduti o irrintracciabili, gli
atti furono archiviati.


III. MEMORIA

Monumenti/Cippi/Lapidi:
- Ronco di Forlì, via Seganti: lapide con 21 nomi delle vittime; questa lapide fu posta nel 1955 in
sostituzione di quella presente in precedenza nello stesso luogo che era stata più volte abbattuta dal
vento. Rispetto alla precedente riporta gli stessi nomi, ma, in aggiunta, è sormontata da un arco con incise
le parole: «Di tutte le patrie di tutte le fedi caddero tutti per la libertà». I nomi delle vittime non sono
corretti.
- Forlì, piazza Saffi, portico di San Mercuriale: nel sacrario dei caduti partigiani compaiono Pietro Alfezzi e
Edoardo Cecere.
- Forlì, cimitero: monumento funebre per le vittime di fede ebraica con una lapide sui cui sono incisi i loro
nomi (distinti tra quelli delle vittime i cui corpi furono riconosciuti e quelli dei non riconosciuti) seguiti dalla
frase di Primo Levi «Meditate che questo è stato»; il monumento è stato inaugurato nel 1992: vi
compaiono Alfred Lewin tra le vittime identificate e Arthur Amsterdam, Israel Amsterdamer, Bernhard
Bruner, Josef Israel Goldberg, Georg Gottesman, Joseph Loewsztein, Carl Paecht, Ludwig Stiassny e Josef
Timan tra le vittime ricordate, ma non identificate; in realtà Paecht, con la moglie Maria Rosenzweig, fu
identificato e sepolto nel cimitero di San’Angelo in Vado (PU) a fine anni Quaranta. Anche Amsterdam,
Amsterdamer, Bruner, Goldberg, Gottesmann, Loewsztein, Stiassny e Timan risultano identificati nella
documentazione dei carabinieri.
- Forlì, cimitero: monumento funebre per le vittime italiane con una lapide sui cui sono incisi i nomi
inaugurato nel 2007.
- Pesaro: sacrario dei partigiani; vi compaiono Rosa Tomasetti Piselli e le figlie Palma e Maria Vergari.

Musei e/o luoghi della memoria:


Onorificenze


Commemorazioni
- 1992 rito funebre ebraico per le vittime di fede ebraica delle stragi dell’aeroporto e inaugurazione di un
monumento funebre loro dedicato.
- 2007 inaugurazione monumento funebre per le vittime italiane delle stragi dell’aeroporto.
- Dagli anni 2000 commemorazioni annuali.

Note sulla memoria
- Le stragi dell’aeroporto sono state a lungo dimenticate; solo a partire dagli anni Novanta la stampa e la
storiografia locale hanno iniziato a discutere e a riflettere sulle uccisioni dell’aeroporto e dagli anni 2000 la
commemorazione delle stragi è entrata a far parte delle commemorazioni ufficiali.
- I britannici vennero a conoscenza delle uccisioni effettuate dai nazisti all’aeroporto di Forlì nell’ottobre
1944 poco prima della liberazione della città, grazie alle rivelazioni del disertore Herbert Pohl e
immediatamente a ridosso della liberazione avviarono le ricerche per le esumazioni dei corpi delle vittime
con un particolare interesse per le sette donne ebree uccise il 17 settembre 1944. Tra il 26 e il 29
novembre del 1944 furono ritrovati i corpi di cinque persone (un uomo rimasto non identificato, Rosa
Tacconi, Palma e Maria Vergari, Rosa Tomasetti Piselli) uccise il 5 settembre 1944; l’8 marzo 1945 furono
riesumati i corpi di sette donne ebree uccise il 17 settembre 1944; nell’aprile 1945 furono ritrovati in
totale i resti di trenta persone uccise il 29 giugno (uomini di Piangipane), il 5-6 e il 25 settembre 1944.
Dopo un complesso processo di identificazione che non portò al pieno riconoscimento di tutte le vittime
(per esempio il corpo di Alfezzi, il cui nome compare tra quelli degli uccisi il 5-6 settembre 1944, non fu
riconosciuto dalla moglie; così come Petrucci, riconosciuto dai familiari solo nel 1956) alcune delle vittime
furono traslate nei cimiteri dei paesi di provenienza (per esempio Arienzo, Lega e Del Turco Rosselli) altre
restarono nel campo comune del cimitero di Forlì e poi nell’ossario. Solo nel 1992 le vittime di fede ebraica
furono traslate dall’ossario in un apposito monumento funebre nel cimitero di Forlì con una lapide sui cui
sono incisi i loro nomi e per loro fu celebrato un rito funebre ebraico. Nel 2007 accanto a questo
monumento funebre ne è stato eretto un secondo per gli antifascisti, i partigiani e i civili italiani uccisi
all’aeroporto e su una lapide sono stati incisi i nomi delle vittime.
- I corpi di Palma e Maria Vergari e di Rosa Tomasetti Piselli furono traslati al cimitero di Urbania (PU) nel
giugno del 1950.
- Il corpo di Rosa Tacconi fu traslato al cimitero di Riolo Bagni (RA) nel settembre 1949.
- Il corpo di Pellegrina Del Turco Rosselli fu sepolto nella tomba della famiglia Paulucci De Calboli a Ladino
di Forlì (FC) nel 1945.
- Il corpo di Francesco Arienzo fu traslato nel cimitero di Cagli (PU) nell’ottobre 1945.
- Il corpo di Vincenzo Lega fu traslato a Faenza (RA) nel dicembre 1945 e seppellito con solenni onoranze.
- Il corpo di Edoardo Cecere fu sepolto nella tomba di famiglia nel cimitero di Forlì a fine anni Quaranta.
- I corpi di Maria Rosenzweig e Carl Paecht furono traslati nel cimitero di Sant’Angelo in Vado (PU) a fine
anni Quaranta.


IV. STRUMENTI

Bibliografia:
- Giancarla Cantamessa Arpinati, Arpinati mio padre, prefazione di Mario Missiroli, Il Sagittario, Roma,
1968, pp. 197-206.
- Vladimiro Flamigni, Forlì, in Luciano Casali, Dianella Gagliani (a cura di), La politica del terrore. Stragi e
violenze naziste e fasciste in Emilia-Romagna, L’Ancora del Mediterraneo, Napoli, Roma, 2008, p. 197.
- Vladimiro Flamigni, Aeroporto di Forlì settembre 1944. La grande strage di ebrei e antifascisti, con una
testimonianza di Sergio Flamigni, Il Pontevecchio, Cesena, 2015.
- Antonio Mambelli, Diario degli avvenimenti in Forlì e Romagna dal 1939 al 1945, a cura di Dino Mengozzi,
Lacaita, Manduria, Bari, Roma, 2003, vol. II, pp. 871-873.

Fonti archivistiche:
- AISRFC, Eccidi, bb. 7, 7bis, 8.
- AISPER, Fondo Commissione parlamentare d’inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a
crimini nazifascisti (Armadio della vergogna), 4 Docc. consegnati maggio 2009, 44/1, f. 111, Legione
territoriale dei carabinieri reali di Bologna, Compagnia di Forlì, Specchio delle violenze commesse dai
tedeschi e dai fascisti contro le popolazioni civili, 28/06/1945 dove si menziona Alfredo Petrucci e si dice
che di lui non si conosce la sorte e ff. 85-87, Legione territoriale dei carabinieri reali di Bologna, Compagnia
di Forlì, Violenze commesse da tedeschi e fascisti contro le popolazioni civili, 08/05/1945, notizia del
rinvenimento nella zona dell’aeroporto dei corpi di Amsterdam, Amsterdamer, Bruner, Cecere, Del Turco,
Goldberg, Gottesmann, Lega, Lewin, Loewsztein, Paecht, Stiassny, Timan, Faccani (ucciso il 25/09/1944) e
di un altro uomo che erroneamente il rapporto indica in Loewzstein ripetendo in questo modo il suo nome
due volte; inoltre si dà notizia del ritrovamento di altre 15 vittime non identificate.

Sitografia e multimedia:
- Istituto per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea della provincia di Forlì-Cesena, Elenco dei
caduti delle formazioni partigiane:
http://www.istorecofc.it/caduti-formazioni-partigiane.asp
(ad nomen; vi compaiono Cecere e Alfezzi).

- Dipartimento di Storia Culture Civiltà, Università di Bologna, Database dei partigiani dell’Emilia Romagna:
http://www.storia-culture-civilta.unibo.it/it/biblioteca/fondi-1/partigiani
(schede relative alla provincia di Forlì, ad nomen; vi compaiono Cecere e Alfezzi, ma non Lega, tra gli uccisi
e Montaletti, Fabbri, Aroldo Spazzoli, Ferrini e Casali tra i deportati).


Altro:



V. ANNOTAZIONI
- Alfezzi compare tra i morti del 5-6 settembre 1944, ma la moglie non riconobbe il suo corpo.
- Petrucci compare tra i morti del 5-6 settembre 1944, ma i familiari lo riconobbero solo nel 1956.

Episodi collegati:
Episodio di Ronco di Forlì, aeroporto (FC), 17 settembre 1944.
Episodio di Ronco di Forlì, aeroporto (FC), 25 settembre 1944.


VI. CREDITS

Istituto per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea della provincia di Forlì-Cesena
Miro Flamigni
Database CPI

Autore della scheda: Roberta Mira