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Didattica dell’inclusione

Lezione 1
1)Quale di queste proposizioni è sicuramente corretta?: La presenza dell'altro (e
quindi del diverso da me) è utile, anzi necessaria per il mio processo di
autocostruzione della mia identità personale.
2)Il processo di crescita della persona si sviluppa lungo tre prospettive fra loro
interconnesse: quella dell'identità, quella dell'alterità, quella della diversità. Fra queste
tre prospettive occorre stabilire una condizione di armonia e di equilibrio. Perché?
Perché l'una si rinforza nel confronto con l'altra.

3)Le differenze sono dei dati di fatto, mentre la diversità è un costrutto sociale.
L'educazione lavora perché le differenze non si trasformino in diversità. Quali possono
essere i fattori responsabili della trasformazione delle differenze in diversità? Il
pregiudizio.

4)Abbiamo ricordato, a lezione, la frase di Robin Williams nel film L'attimo fuggente:
"Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo guardare le cose
sempre da angolazioni diverse". A che cosa si allude? Al rischio sempre possibile della
omologazione.

5)Per eliminare la diversità si possono fare diverse cose. Una di quelle qui riportate è
sicuramente inutile: Trovare il modo di mascherarla e di non farla emergere.

6) La "diversità" è spesso vissuta in chiave negativa, come "minaccia" alla propria


identità. Perché? [segnare la risposta che aiuta a capire il problema]: La relazione con
il diverso è sovraccarica di stereotipi e di pregiudizi.
Lezione 2
1)A scuola la vera uguaglianza va espressa come: Uguaglianza delle opportunità.
2)Non c'è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali”, diceva Don
Milani. Adoperando questo metro, quale delle seguenti proposizioni risulterebbe
errata:Garantire almeno a tutti la sufficienza
3)Qualche volta nella gestione del lavoro scolastico e nell'agire educativo è
preferibile parlare, non già di uguaglianza, ma di equità. Quale dei seguenti
comportamenti nasconde, al di sotto di una patina di uguaglianza, una condizione di
scarsa equità? Rinunciare ai voti nella valutazione degli allievi
4) I discorsi sulla uguaglianza e sulla equità sono sempre esposti al pericolo del
fraintendimento. Ciò accade soprattutto quando non ci si accorge dei seguenti rischi
[Una delle risposte non c'entra. Quale?]: Estrapolazione e serendipità.
5) Fra i neologismi che si adoperano per segnalare i fraintendimenti cui va esposta
l'idea di equità c'è anche il cosiddetto bottecerchismo, ossia l'attitudine a dare un colpo
al cerchio ed uno alla botte. Quale di queste proposizioni risulta chiaramente inquinata
da bottecerchismo?: Gli direi di sì, ma non posso farlo vicino ai compagni: non
capirebbero.
Lezione 3
1)La scuola accoglie e protegge il disadattato; ma può essere anch'essa disadattata. In
tal caso può persino indurre o aggravare il disadattamento degli allievi. Quale di questi
comportamenti è particolarmente pericoloso e comunque esposto a criticità?: Non
dispone di ampi spazi attrezzati.
2)La scuola aiuta a crescere se… Uno solo è il completamento che indica crescita ed
emancipazione positiva. Quale?: Coltiva l'espressività attraverso letture d'Autore e
giochi di ruolo.
3)Il volume in cui si parla della scuola come della “Grande disadattata” è di: Bruno
Ciari.
4)La scuola fa bene a mantenere un certo collegamento fra aula, laboratorio e mondo
circostante?: Certamente, purché tenga presente tutte le manifestazioni richiamate dalle
due risposte precedenti.
5)È utile far precede il fare al sapere, per poi passare al saper fare e al far sapere: Sì, è
il percorso che meglio aiuta a conferire padronanza all'apprendimento.

Lezione 4
1)Insegnanti e formatori accolgono tutti i bisogni, perché ciascuno di essi può avere
rilevanza per l'apprendimento e per l'educazione. Ma non tutti i bisogni possono dirsi
“bisogni educativi speciali” (BES). Per riconoscere i Bes si fa ricorso ad alcuni criteri.
Fra quelli che seguono, uno non c'entra. Quale?: Trovare riscontri nel rapporto del
medico di base.
2) Fra le cose da considerare allo scopo di riconoscere i Bes, ci sono il danno, l'ostacolo
e lo stigma sociale. Che cosa si intende per ostacolo: L'effetto di una situazione di
funzionamento
3)Fra le cose da considerare allo scopo di riconoscere i Bes, ci sono il danno, l'ostacolo
e lo stigma sociale. Che cosa si intende per stigma sociale: L'immagine sociale e la sua
caratterizzazione.
4)Fra le cose da considerare, allo scopo di riconoscere i Bes, ci sono il danno, l'ostacolo
e lo stigma sociale. Che cosa si intende per danno: Una situazione di funzionamento
che danneggia direttamente la persona o che danneggi gli altri.
dizionare le prestazioni del soggetto.
5)La relazione con la disabilità è sempre difficile, così come difficili sono anche
l'integrazione e l'inclusione. Per questo la ricerca scientifica e la pratica professionale
sono sempre alla ricerca di nuove espressioni che possano essere espressive senza
sovraccarichi di pregiudizio. Fra queste espressioni ci sono: [trovare quella che non
c'entra]: Normale diversità
Lezione 5
1)Negli ultimi anni si è assistito in Italia ad un aumento di interesse per i disturbi
specifici dell’apprendimento, che costituiscono un fenomeno molto complesso. Tale
attenzione si è accentuata con l'approvazione di: Una Legge, la 170/2010, intitolata
“Nuove norme in materia di disturbi specifici dell’apprendimento in ambito scolastico”
che ha rappresentato il punto di arrivo di un lungo percorso per il pieno riconoscimento
dei DSA nel nostro Paese.
2) I DSA (Disturbi Specifici Dell’apprendimento) sono: Disabilità che compromettono
significativamente l’acquisizione delle abilità strumentali di lettura, scrittura e del
numero-calcolo che si manifestano in presenza di adeguate capacità cognitive.
3) I DSA (Disturbi Specifici Dell’apprendimento) sono stati classificati all’interno
della Legge 170/2010 e tale classificazione riprende la distinzione operata in ambito
clinico nella Consennsus Conference del 2009 che differenzia nella categoria dei DSA
quattro quadri clinici distinti: Dislessia; Disortografia; Disgrafia; Discalculia.
4) I DSA hanno un carattere evolutivo e si manifestano: Già nelle prime fasi di
apprendimento, quando il bambino viene a contato con il codice scritto.
5) La dislessia viene definita dall’International Dyslexia Association (IDA) come:
«Una disabilità specifica dell’apprendimento di origine neurobiologica. Essa è
caratterizzata dalla difficoltà ad effettuare una lettura accurata e/o fluente e da abilità
scadenti nella scrittura e nella decodifica. Queste difficoltà tipicamente derivano da un
deficit nella componente fonologica del linguaggio che è spesso inattesa in rapporto
alle altre abilità cognitive e alla garanzia di un’adeguata istruzione scolastica».
6) La disortografia può essere definita come: E' un disturbo specifico che si manifesta
in difficoltà nei processi linguistici di transcodifica.
7) Quale tra le seguenti metodologie d'indagine può rilevare un disfunzionamento di
alcune aree della corteccia del cervello delle persone con dislessia: PET (tomografia
ad emissione di positroni) o la RMF (risonanza magnetica funzionale).
8) Il disturbo della lettura è frequentemente associato ad altre condizioni disfunzionali
più o meno evidentemente connesse con l'apprendimento, come ad esempio: Deficit
della percezione visiva.
9) In Italia alcuni studi ritengono che anticipare l’identificazione del rischio all’ultimo
anno della scuola dell’infanzia è una possibilità concreta e rilevante, da cui potrebbero
scaturire numerosi vantaggi, primo tra tutti quello di: Modulare le strategie di
insegnamento sulle specifiche necessità di questi alunni.
10) Gli unici strumenti presenti nel panorama nazionale per l’identificazione precoce
delle difficoltà di calcolo, riguardo per la scuola dell’infanzia, sono: La batteria BIN 4-
6, che fornisce un quadro dei primi apprendimenti matematici in bambini a sviluppo
tipico.
Lezione 6
1)Con la sigla Icf ci riferiamo alla Classificazione Internazionale del Funzionamento,
della disabilità e della salute. Essa viene presentata come uno standard e quindi fornisce
regole e specifiche tecniche. Per tutte queste ragioni essa si presenta come: Utile
strumento interpretativo della eziologia delle disabilità.
2) Come ogni classificazione scientificamente organizzata, anche la ICF
(Classificazione Internazionale del Funzionamento, della disabilità e della salute) parte
da presupposti teorici. Fra gli altri, ce n'è uno che va individuato fra quelli che seguono:
Nello studio della disabilità occorre centrare l'attenzione sulla salute degli individui
stabilendo ogni possibile correlazione fra salute e ambiente.
3) Fra i presupposti teorici utilizzati per la costruzione della ICF (Classificazione
Internazionale del Funzionamento, della disabilità e della salute) c'è anche l'idea che la
disabilità è esperienza umana e tutti possono (o potrebbero) sperimentarla: Sì. È
proprio così.
4) Come ogni classificazione scientificamente organizzata, anche la ICF
(Classificazione Internazionale del Funzionamento, della disabilità e della salute) parte
da presupposti teorici. Fra gli altri ce n'è uno che va individuato fra quelli che seguono:
La disabilità è connessa ad un insieme di aspetti, ivi compreso quello sociale e
situazionale.
5) Per essere uno strumento standardizzato la ICF (Classificazione Internazionale del
Funzionamento, della disabilità e della salute) è una ed una sola. Ciò non ostante in
Italia si usa una versione italiana: Le versioni nazionali, ivi compresa quella italiana,
comportano la traduzione e l'adattamento culturale secondo procedure scientificamente
controllate.
Lezione 7
1 )L'ICF (Classificazione Internazionale del Funzionamento, della disabilità e della
salute) si occupa: Di tutti gli aspetti della salute umana e alcune componenti del
benessere rilevanti per la salute.
2) L'ICF (Classificazione Internazionale del Funzionamento, della disabilità e della
salute) non si occupa: Esclude il disagio sociale, ma non gli effetti sociali di disagi di
altra origine.
3) L'ICF (Classificazione Internazionale del Funzionamento, della disabilità e della
salute) per essere strumento di classificazione, non può consentire incertezze sul
significato dei termini che adopera. Questo significa che alcune parole assumono
significati non proprio identici a quelli d'uso comune. All'interno della ICF, la parola
attività sta ad indicare: L'esecuzione di un compito o di un'azione da parte di un
individuo.
4) L'ICF (Classificazione Internazionale del Funzionamento, della disabilità e della
salute) per essere strumento di classificazione, non può consentire incertezze sul
significato dei termini che adopera. Questo significa che alcune parole assumono
significati non proprio identici a quelli d'uso comune. All'interno della ICF, la parola
partecipazione sta ad indicare: Il coinvolgimento in una situazione di vita.
5) L'ICF (Classificazione Internazionale del Funzionamento, della disabilità e della
salute) per essere strumento di classificazione, non può consentire incertezze sul
significato dei termini che adopera. Questo significa che alcune parole assumono
significati non proprio identici a quelli d'uso comune. All'interno della ICF, la parola
menomazione sta ad indicare: Un problema nella funzione o nella struttura del corpo e
quindi una deviazione o una perdita significativa.
Lezione 8
1)Per come è costruita la ICF (Classificazione Internazionale del Funzionamento, della
disabilità e della salute), si presta a descrivere anche la normalità: Sì, è vero.
2) La Icf (Classificazione Internazionale del Funzionamento, della disabilità e della
salute) prende in esame alcune categorie e per ciascuna delle 4 categorie
(contrassegnate da una lettera dell’alfabeto) aggiunge un numerino che sta ad indicare
una specifica funzione della categoria presa in esame. Possono seguire altri numeri, in
stringhe normalizzate e standardizzate. Alla luce di tutto questo giudicate la seguente
proposizione. Qualsiasi diagnosi, correttamente formulata, deve poter trovare
esauriente condensazione in una delle voci della ICF.: Sì è proprio questo che si vuol
ottenere con l’Icf.
3) Con la sigla ICF intendiamo: La classificazione internazionale del funzionamento,
della disabilità e della salute.
Lezione 16
1)Il parent training: È uno strumento utile alla formazione dei genitori e creato per
fare acquisire loro abilità utili ed efficaci.
2) Generalmente i genitori dei bambini con difficoltà nello sviluppo sociale
considerano il bambino un: Essere socialmente passivo
3) I genitori nell’istaurare la relazione con il figlio finiscono con l’adattarsi: Alla
passività del bambino.
4) In molti casi la difficoltà sociale è mascherata da disturbi: Dell’alimentazione.
5) Gli studi più importanti che hanno individuato gli aspetti fondamentali del
riconoscimento precoce dei bambini, affetti da difficoltà nello sviluppo sociale sono
quelli di: Dawson e di Baranek.
6) L’idea di accettare deve avere in sé il senso di: Ricevere.
7) Tra le abilità necessarie per un intervento efficace ritroviamo “l’abituarsi a pensare”
in: Modo razionale.
8) Quale tra queste abilità rientra in quelle necessarie per un intervento efficace:
Imparare a dosare il proprio sforzo e il proprio impegno
9) Nell'imparare ad Imparare" si chiede agli esperti di:insegnare
10) La collaborazione tra alunni e genitori per un intervento efficace è: Assolutamente
necessaria.
Lezione 17
1) Per Autonomia Organizzativa si intende la possibilità da parte della scuola di:
Organizzare la gestione del sistema scuola.
2) La legge del 7 agosto 1990 n°241 è nota come legge: Sulla trasparenza
amministrativa.
3) Il decentramento amministrativo si realizza secondo il principi di: Sussidiarietà.
4) La piena autonomia scolastica, dal punto di vista amministrativo è avvenuta con: La
legge del 15 marzo 1997 n°59.
5) Le tre “libertà” con le quali si esercita l’autonomia scolastica sono richiamata dalle
legge N°: 59/199.
6) Quale tra queste libertà ritroviamo nell’autonomia didattica: Il diritto ad apprendere
degli alunni.
7) Il curricolo è composto di: Tre livelli.
8) Quale tra questi livelli rientra nella composizione del curricolo: Prescrittivo.
9) Il decreto legislativo n°59 del 19 febbraio 2004, ha conferito la possibilità:
Dell’elaborazione annuale dei Piani dell’offerta formativa.
10) Il POF viene visto come un “musaico” secondo il principio di: Modularità.
Lezione 18
1)L'Unione europea (UE) è:Un'unione politica ed economica di
carattere sovranazionaleche comprende 28 paesi membri indipendenti e
democratici del continente europeo
2)La «Relazione del Consiglio Istruzione» al Consiglio europeo definisce tre obiettivi
strategici, tra cui:
Aumentare la qualità e l'efficacia dei sistemi di istruzione e di formazione
nell'Unione europea
3)I paesi dell'UE hanno individuato alcuni obiettivi comuni per affrontare le sfide
relative all'istruzione e la formazione, entro il 2020, tra cui:Incoraggiare la creatività
e l'innovazione, compreso lo spirito imprenditoriale, a tutti i livelli dell'istruzione e
della formazione
4)Nell’articolo 24 della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità viene
affrontata la questione dell’educazione, sottolineando:Il diritto per tutti i bambini
con disabilità ad un percorso personalizzato ed al sostegno necessario ed adeguato
ad ottimizzare il percorso scolastico e la socializzazione
5)L’International Classification of Functioning (ICF) del 2001 definisce la disabilità
come una:Condizione di salute in un ambiente sfavorevole
6)Il diritto all’istruzione è riconosciuto universalmente come:Diritto umano
fondamentale e il suo pieno riconoscimento è da considerarsi una precondizione per
la crescita e lo sviluppo delle società
7)Gli Obiettivi dell’Education for All sono:Espandere e migliorare la cura e
l'istruzione di tutti i bambini e le bambine, in particolare di quelli più vulnerabili e
svantaggiati
8)Il Consiglio d’Europa ha promosso nel 2005 un progetto sulle Politiche e Pratiche
della Diversità Socioculturale che aveva come obiettivo principale:Formare gli
insegnanti europei sulla gestione della diversità a scuola
9).Nel settembre 2013, 133 paesi e l’Unione Europea hanno ratificato la
Convenzione dell’ONU sui:Diritti delle Persone con Disabilità (CRPD) decretando
l’impegno ad una educazione inclusiva
10)L’Agenzia Europea per lo Sviluppo dell’Istruzione degli Alunni Disabili ha
proposto il progetto sulle:Nuove tecnologie per l’inclusione
Lezione 19

1)Con la parola inclusione si allude ad un processo che fa riferimento al contesto scuola


e quindi alla totalità sistemica del “luogo” di riferimento; questo contesto assume le
caratteristiche di un ambiente che viene interpellato, mobilitato ed organizzato perché
possa rispondere … Ai bisogni di tutti gli allievi.
2)Anche nell'extra scuola si sta passando – pur fra molte difficoltà - da strategie (e da
politiche) basate sull'efficienza, a strategie e politiche basate sulla efficacia. Ossia…:
Da iniziative settoriali a provvedimenti strutturali.
3)Si parla spesso di salvaguardia dei diritti di cittadinanza; ma non sempre si capisce
quali siano questi diritti. Nell'elenco che segue, uno dei diritti ivi riportato non può dirsi
“diritto di cittadinanza”: Garantire che gli alloggi siano forniti di box.
4)Inclusione e sostenibilità viaggiano in parallelo. Favoriscono la sostenibilità e
l'inclusione: Interculturalità e dia logicità
5)La scuola deve prendersi cura delle competenze dell'allievo. Nel caso di allievi con
bisogni educativi speciali la scuola si prende cura delle competenze riguardanti gli
apprendimenti, la comunicazione, la relazione, la socializzazione: Vanno considerate
tutte le aree qui ricordate.

Lezione 20
1)C. Bernard, il padre della medicina sperimentale, ipotizzava fra ambiente interno ed
ambiente esterno un'ampia gamma di variazioni, di perturbazioni e di compensazioni
dalle quali faceva derivare:Una condizione di equilibrio dinamico altrimenti detto
salute
2)Che rapporto c'è fra feedback ed omeostasi: L'omeostasi è un insieme complesso di
circuiti a feedback.
3)In tutti gli organismi viventi c'è un connotato teleonomico che nella persona rinvia
all'insieme delle forze e delle risorse interne che spingono a favore della vita. Proprio
per questo la vita richiede: Stabilità e movimento
4)Perché mai le diagnosi rigidamente deterministiche possono risultare poco efficaci?
Perché qualche volta conviene agire non tanto su ciò che non funziona, ma su ciò che
funziona.
Lezione 24
1)L'espressione potenziale educativo porta con sé, tra le altre, l'idea di: Centralità della
persona.
2)Il potenziale umano della persona: Diventa o può divenire potenziale educativo.
3)La mediazione dispone di alcuni strumenti operativi come: Il linguaggio.
4)Nel processo di mediazione l'educatore occupa: Un ruolo speciale.
5) L'educazione si compie fondamentalmente per iniziativa: Di chi si educa.
6) Secondo M. Leang, l'educazione vede il concorso di due ordini di fattori: Esogeni
e endogeni.
7) Per G. Gentile, nel rapporto educativo la mente del docente e quella
dell'allievo: Divengono una mente sola
8) Un esponente del Positivismo fu: R. Ardigò.
9) Perché si possa parlare di modello occorre: Una proposta educativa coerente e
ordinata.
10) L'assunzione di un modello, nella persona, rappresenta: L'esito di una scelta.
Lezione 25
1)L'esperienza è: Attività che si arricchisce di significati e di valori.
2)le attività di formazione debbono rinforzare principalmente la capacità
di: Progettazione di sé.
3)La competenza è: Un modo di funzionare della persona.
4)Di resilienza in ambito educativo e formativo: Si è cominciato a parlare da poco.
5)La resilienza prevede che rispetto alle difficoltà incontrate: Si possa uscire rafforzati.
6)Il concetto di resilienza nasce in origine: Nelle scienze fisiche.
7)I tratti della persona resiliente: Presentano elementi costanti.
8)Una delle caratteristiche distintive della persona resiliente è: L'introspezione.
9)Le persone resilienti: Accettano i valori del gruppo di appartenenza.
10)L'indipendenza, nelle persone resilienti, si riferisce alla capacità di: Stabilire
distanza emozionale.
Lezione 26
1)La diversità, molto spesso, si trasforma in: Disuguaglianza.
2)L'idea di dinamicità è insita nella parola: Diversità.
3)La parola "disuguaglianza" porta con sé un connotato di tipo: Constatativo.
4)In educazione, la diversità è situazione: Da valorizzare
5)Il primo elemento di diversità è dato da fattori: Culturali
6)La differenza, per A. Rigobello, è fondamento:Dell'autenticità.
7)Alla diversità inerisce l'idea di: Anomalia.
8)Il "paradigma della disgiunzione" è stato introdotto da: E. Morin
9)Secondo E. Morin, occorre passare: Dalla logica degli opposti a quella delle
relazioni.
10)L'educazione si compie fondamentalmente per iniziativa: Di chi si educa
Lezione 27
1) La multiculturalità è una categoria:Descrittiva, analitica, storica, sociologica.
2) La pedagogia interculturale si propone:La gestione non conflittuale delle
opposizioni culturali, oltre che intra-psichiche e relazionali.
3) L’intercultura è:Un compito educativo.
4) L’intercultura promuove:Il riconoscimento delle diversità nelle interazioni tra i
molteplici registri di una stessa cultura e tra le differenti culture
5) L’opzione interculturale costituisce:Un metodo e una prospettiva d’azione capace di
cogliere la sfida della discontinuità.
6)La convivialità delle differenze:Presuppone la conoscenza, l’apprezzamento, il
rispetto, la valorizzazione delle differenze.
7) La parola “interculturale” in riferimento alla pedagogia:Indica un impegno
particolare e specifico della ricerca pedagogica che ha come oggetto l’educazione
interculturale.
8) La prospettiva interculturale può essere vista come un cambiamento di paradigma
pedagogico nel senso che:Si pone come pedagogia della formazione culturale che
permette ad ognuno di essere soggetto storico, individuato e differenziato.
9) La pedagogia interculturale è una pedagogia:Che valorizza la persona.
10) La pedagogia interculturale: è una pedagogia da costruire facendo tesoro di vari
saperi.

Lezione 28
1)Lo studio dell'educazione sociale spetta: Alla pedagogia generale
2)L’educazione sociale è:tutta l’educazione
3)La tensione educativa, nella pedagogia sociale, va: Dalla società verso il soggetto.
4)L'educazione sociale rispetto alla socializzazione: Ne supera i confini.
5)Tra i compiti dell'educazione sociale c'è: L'appartenenza.
6)Quando si ipotizza una nuova cittadinanza, si pensa: Alla solidarietà
7)Nella società complessa, i nuclei decisionali: Non sono sempre ben identificabili
8)Nella società complessa, quel che conta davvero è: Lo scambio comunicativo.
9)La solidarietà oggi è soprattutto: Una esigenza sociale.
10)La solidarietà lega insieme il destino: Del vicino e del lontano.

Lezione 29 manca
1) L'intervento educativo può perseguire, secondo quanto detto nel corso della
lezione, il modello della dipendenza, della indipendenza e della interdipendenza:
Sì. Il modello della dipendenza, della indipendenza e della interdipendenza
2) Il modello della dipendenza conduce: Alla negazione delle differenze.
3) La consapevolezza progettuale: Punta alla promozione della identità distinta
dell’altro ed alla costruzione di un dialogo evolutivo per entrambi i soggetti
coinvolti.
4) Il modello della dipendenza conduce: Alla negazione delle differenze
5) Nel modello della dipendenza: Vi è una coesione difensiva intorno al modello
condiviso ed una percezione negativa di ogni realtà esterna.
6) Il modello della indipendenza: Concede consenso e credito all’altro a patto che
eviti ogni errore.
7) Il modello della indipendenza: Porta allo sviluppo di una solidarietà competitiva.
8) Il modello della interdipendenza: Attiva le potenzialità di crescita e di
cambiamento di tutti i soggetti coinvolti.
9) Il modello della interdipendenza: Considera l’altro termine distinto di
riferimento, motivo di impegno e di responsabilità.
10)Il modello della interdipendenza: Attiva le potenzialità di crescita e di
cambiamento di tutti i soggetti coinvolti.
Lezione 30
1) Indicare l’affermazione falsa: La pedagogia interculturale ha il merito di aver
recuperato valori perduti considerandoli come universalmente condivisibili
2) Il valore della solidarietà (indicare l’affermazione falsa): Non risiede
nell’impegno alla condivisione di propositi e progetti.
3) L’integrazione è: Un compito educativo per tutti.
4) I valori emergenti: Sono valori perenni e condivisibili che le varie culture
avevano cercato di esprimere ma che si erano cristallizzati e persino contrapposti
in diverse forme di tradizione.
5) La logica valoriale: E' fondativa della proposta educativa.
6) La tolleranza: E' sorta in clima di dominanza monoculturale.
7) la tolleranza: E' un valore necessario per la transizione da società tradizionali a
società plurideologiche.
8) Il rispetto: Fonda la possibilità del dialogo.
9) La solidarietà è tipica di una società: Interculturale.
10) Una società che assume il valore della solidarietà punta: Alla progettualità
condivisa e alla partecipazione.

Lezione 31
1)Nel tempo attuale si avverte un bisogno: Di cambiamento.
2)Nel nuovo contesto socio-economico, i progetti educativi dovrebbero toccare la
sfera: Dei comportamenti personali.
3)Nella riflessione pedagogica, occorre individuare interlocutori diversi da: Scuola e
famiglia.
4)La riflessione pedagogica, oggi, deve considerare temi di attualità come:
Identità, consumo, appartenenza
5)La pedagogia sociale intende apportare, nei contesti di vita, delle azioni
di: Miglioramento
6)La pedagogia sociale guarda ai fenomeni sociali in quanto: Spazi di intervento
educativo
7)La definizione dell'identità e dell'appartenenza oggi segue percorsi: Tortuosi e
complessi.
8)In epoca di incertezza e di precarietà esistenziale, l'uomo è alla ricerca
di: Riferimenti di senso.
9) La pedagogia sociale studia i fenomeni sociali non in senso: Ricognitivo.
10)La pedagogia sociale detiene una valenza progettuale di tipo: Utopico.
Lezione 32
1) Secondo la visione di A. Agazzi, l'idea di società è da intendersi come: Sistema.
2) Agazzi auspicava la creazione, tra i vari raggruppamenti sociali, di un
collegamento: Pedagogico e educativo.
3) La realizzazione di una società come ordine educante: E' un auspicio.
4)L'idea di una società come ordine educante deve poter almeno agire come: Idea
regolativa.
5)Il primo a parlare di sapere, potere e volere fu: R. Cousinet.
6)Il potere, nella persona, si riferisce alla capacità di: Ampliare le sue risorse.
7)E' importante che il sapere si trasformi prima di tutto in: Potere.
8)Nell'attuale situazione sociale, sapere, potere e volere: Sono ancora effettivamente
da conquistare.
9)Il possesso culturale implica: Padronanza attiva delle conoscenze.
10) Perché la società possa divenire ordine educante, è necessario che la pedagogia
venga ascoltata: Dalla politica.
Lezione 33
1) La pedagogia come scienza detiene un preciso carattere di:Sistematicità
2) Il carattere di sistematicità della pedagogia fa problema perché talvolta fa pensare
a una struttura di discorso:Fissa e rigida
3) La sistematicità della ricerca pedagogica è un carattere da assumere soprattutto a
livello :metodologioco
4) La premura dell'ordine sistemico induce a verificare:Tutte le implicazioni e le
conseguenze
5) Una teoria pedagogica delimitaUn campo di possibilità di ricerca
6) L'approccio che analizza l'intera realtà, generata dall'interazione di tutti i
componenti del sistema, si definisce:Sistemico
7) Il volume "La teoria generale dei sistemi" fu pubblicato da:L. von Bertalanffy
8) La teoria dei sistemi ritiene i sistemi viventi come:Autopoietici
9) Nel sistema, gli elementi si trovano:In continua interazione tra loro
10) Pensare alla pedagogia come scienza sistemica significa scongiurare il
rischio:Dell'autoreferenzialità

Lezione 34
1)L'ambito più conosciuto della ricerca pedagogica riguarda:La relazione educativa
2)La discussione dei criteri di validazione scientifica delle proposizioni pedagogiche
rappresenta un problema da affrontarsi in sede:Epistemologica
3)L'epistemologia pedagogica fiorì in Italia:Tra il 1975 e il 1990
4)Le proposizioni pedagogiche, per essere scientifiche, debbono riguardare:Una
molteplicità di fatti e situazioni
5)La pedagogia intende assicurare ai suoi giudizi un carattere di:Generalizzabilità
6) La ricerca pedagogica si riferisce all'esperienza coniugando:Normatività e
specificità dell'esperienza educativa
7)La pedagogia cerca le vie della universalità riferendosi costantemente:Al fatto
educativo
8)Una proposizione scientifica, per essere tale, deve qualificarsi come:Universale e
necessaria
9)Il carattere normativo del discorso pedagogico emerge quando si impegna a
indicare:Come si dovrebbe e si potrebbe educare
10) Le modalità di svolgimento del processo educativo:Si possono suggerire

Lezione 35
1)La multiculturalità è una condizione sociale:Attuale
2)Riguardo alla multiculturalità, la pedagogia interculturale si chiede:Come favorire
accettazione e confronto tra culture
3)E' utile favorire il passaggio:Dalla multicultura alla intercultura
4)Educarsi a vivere in dimensione interculturale rappresenta:Una esigenza ormai
irrinunciabile
5)La multiculturalità oggi identifica:Un dato di fatto
6)L'interculturalità è:Una direzione da assumere
7)La pedagogia generale sostiene l'istanza interculturale dal rischio di:Essere un
interesse momentaneo
8)In un mondo globalizzato ogni evento:Non si pone esclusivamente in relazione a un
solo soggetto o luogo
9)Nell'incontro con la diversità è possibile vedere:Un arricchimento e una risorsa
10)La pedagogia interculturale considera la diversità come:Un valore

Lezione 36
1)L'agire educativo è orientato:Allo sviluppo
2)L'educatore che non faccia riferimento a un metodo:Si espone a dei rischi
3)L'agire educativo deve essere sempre:Un agire in situazione
4)L'agire nella relazione educativa è:Reciproco
5)Relazione educativa e comuicazione educativa:Non sono sinonimi
6)Sui concetti di relazione e di comunicazione la letteratura scientifica:E' vastissima e
pluridisciplinare
7)Lo studio della comunicazione interumana affronta problemi:di sintassi, di
semantica e di pragmatica
8)L'educatore, da leader formale, deve trasformarsi in leader:Primario
9)Sul tema della relazione educativa, M. Buber ha condotto studi di natura:Filosofica
10)Per M. Buber l'educatore è colui che:Testimonia una visione del mondo
Lezione 37
1)La ricerca educativa ha lo scopo di:Facilitare interventi nella prassi
2)La ricerca educativa si dice tale perchè:Ha per oggetto il fatto educativo
3)L'espressione "ricerca in educazione" è propria del contesto:Francese
4)Un problema, per dirsi scientifico, ha bisogno di essere:Formalizzato
5)Non vi è ricerca scientifica senza:Un quadro teorico di riferimento
6) Non vi è ricerca educativa se non all'interno:Di un rigoroso discorso pedagogico
7) L'oggetto della ricerca educativa è:Il fatto educativo
8)Tra ricerca educativa, ricerca didattica e ricerca sui temi dello sviluppo:Ci sono
sostanziali differenze
9) I parametri metodologici della ricerca educativa sono in tutto:Tre
10)La ricerca educativa ha come scopo:L'innovazione
Lezione 38
1)L'identità della pedagogia si gioca nel rapporto tra: Ricerca teorica e prassi educativa.
2)La pedagogia guarda alla prassi educativa sempre in chiave: Trasformativa.
3)Regole e criteri educativi devono sempre provenire: Dagli assetti teorici.
4)In pedagogia il nesso teoria-prassi è: Molto stretto.
5)Per M. Baldacci il rapporto teoria-prassi in pedagogia è da intendersi in chiave: Di
unità dialettica.
6)L'unità tra teoria e prassi implica la transizione dal paradigma della conoscenza
contemplativa a quello della conoscenza:
7)La realizzazione dell'unità dialettica teoria-prassi: E' problematica da attuare.
8)L'ipotesi della pedagogia popolare è stata formulata da: J. S. Bruner.
9)Il costrutto della pedagogia popolare è da intendersi come insieme di: "Teorie
ingenue".
10)Mediante l'ipotesi della pedagogia popolare, si ipotizza che il rapporto teoria-prassi:
Non sia diretto.

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