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Marina Borruso

:LINSEGNAMENTO DI

ECKHART TOLLE
Testo di accompagnamento alle carte del
Potere di Adesso

ARMENIA
ISBN: 978-88-344-2203-8

Copyright testo di accompagnamento:


© 2008 Gruppo Editoriale Annenia S.p.A
Via Valtellina, 63 - Milano
Fotografie di Marina Bonuso

armenia@armenia.it
www.armenia.it

Stampato da Print Duemila S.r.l.


per conto del Gruppo Editoriale Armenia S.p.A.
INTRODUZIONE
Quando l'editore Armenia mi ha chiama­
to per offrirmi di scrivere questo libretto di
accompagnamento alle carte del Potere di
Adesso di Eckhart Tolle, confesso che è subi­
to sorta in me una domanda: perché scrive­
re un testo sui suoi insegnamenti quando le
sue parole, i suoi libri, le registrazioni dei
suoi seminari sono l'insegnamento?
Ci ho pensato un po' su, ho lasciato che
l'offerta mi parlasse e poi ho accettato. Mi
sono infatti resa conto che questo breve testo
di accompagnamento alle carte può essere
un ponte per chi ancora non si è avvicinato ai
suoi testi e, attraverso questa lettura più sem­
plice, può sentir nascere il desiderio di farlo.
Mi sono anche venuti in mente coloro
che mi raccontano di aprire a caso una pagi­
na di un suo libro e di trovare sempre una
risposta a ciò che stanno vivendo. Tutti colo­
ro che, avendo capito la potenza di questi
insegnamenti così essenziali, mi scrivono
perché vogliono veramente riuscire a tra­
sformare l'ascolto e la lettura delle sue paro­
le in pratica da portare nella vita di tutti i
giorni. E ancora coloro i quali partecipano
ai miei seminari sulla Pratica del Potere di
Adesso, perché hanno riconosciuto quanto
questi insegnamenti siano attuali, quanto
rispondano a ciò che tutti stiamo vivendo
oggi e quanto la loro pratica renda possibile
il fiorire di questo stadio di consapevolezza

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che sta manifestando già adesso questo
nuovo mondo.
Queste pagine sono per tutti loro.
Scrivere questo libretto è stato per me
onorare gli insegnamenti di Eckhart Tolle.

Come usare queste carte

Queste carte sono un veicolo per portarti


in uno spazio di meditazione.
Quando questa accade, permettila.
Usa queste carte quando vuoi portare
Presenza in ciò che stai vivendo o anche quan­
do cerchi una risposta a una tua domanda.
Prendi un'altra carta se la risposta non ti
è immediatamente comprensibile e vuoi dei
chiarimenti.
Ma puoi usare queste carte anche in un
modo creativo: inventa i tuoi modi.
Al di là del senso mentale delle parole,
della comprensione mentale, le parole delle
carte indicano una verità che l'essenza di chi
sei riconosce. E alla quale, se lo lasci acca­
dere, ritorna scivolandovi dentro come se
tornasse a casa.
Più che cercare di capire il senso della
carta che hai preso quindi, stai ferma o fermo
nello spazio interiore del corpo e lascia che le
parole entrino: Mentre stai così raccolto in te
stesso, la verità che queste frasi indicano ti

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riporterà a uno spazio senza tempo, a uno
spazio nutriente, vitale. A un sì interiore. A
una spaziosità. Quello è il Presente.
Da questa dimensione accedi natural­
mente a ciò che in te sa, a chi sei veramen­
te. Allora le parole che leggi sembreranno
provenire dallo stesso spazio nel quale sei.
Esse provengono da te, sono le tue. Sono 1'10
SONO che parla in te.

Come usare questo libretto

Puoi accompagnare la lettura di una


carta a quella del testo di questo libretto. Ma
puoi anche usarlo ogni volta che vuoi appro­
fondire la comprensione di una qualsiasi
carta o di un gruppo di carte.
I cinque capitoli in cui è diviso fanno
riferimento ai cinque gruppi in cui le carte
sono state raccolte:

• li potere della Presenza


• La saggezza dell'Arrendersi
• La via per uscire dalla Sofferenza
• La fiamma della Consapevolezza
• La liberazione attraverso il Cambiamento

Ogni capitolo ne approfondisce la com­


prensione e spesso ne suggerisce anche una
pratica da portare con te durante il giorno.

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Per una conoscenza approfondita degli
insegnamenti di Eckhart Tolle vi rimando ai
quattro libri tradotti da Ghee Bertotti
(Stella) e da me e pubblicati in Italia: Il
Potere di Adesso, Come mettere in pratica li
potere di Adesso, Parole dalla quiete, Un
nuovo mondo.

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CAPITOLO 0

l. Chi è un maestro spirituale?


2. Chi è Eckhart Tolle?
3. n suo insegnamento
l. Chi è un maestro spirituale?

Un maestro spirituale, un risvegliato


come viene chiamato in altre culture, è qual­
cuno nel quale pensiero e consapevolezza si
sono separati. Così il pensiero, invece di
dirigerne la vita, si è messo al servizio della
consapevolezza. In un essere risvegliato
quindi, uomo o donna, l'identificazione con
il mondo delle idee è finita e per questo si è
dissolta anche l'identificazione con la perso­
nalità, con l'idea di sé. La mente è forma,
quindi in quest'essere sono anche cadute
tutte le identificazioni con il mondo della
forma, dunque con pensieri ed emozioni,
forme temporanee, ma anche con opinioni,
principi, modi di essere. Un risvegliato allo­
ra onora la forma, la rispetta, la vive, la gode
ma senza identificarsi con essa.
Il risveglio o illuminazione è la piena rea­
lizzazione della vera natura di quell'essere.
Finalmente è pienamente se stesso. È ciò
che è accaduto a Gesù quando è divenuto il
Cristo, o a Siddharta quando è divenuto il
Buddha. Il suo fare diventa un fare consape­
vole, totalmente allineato con il suo proposi­
to nella vita, con ciò che è venuto a fare.
Diventa il fluire stesso della Vita.
Un maestro non è più agganciato al pas­
sato né proteso verso il futuro. È totalmente
nel Presente. Non c'è in lui o in lei nessuna

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forma di resistenza a ciò che è. È allineato
con la Vita. E per questo è separato dalla
sofferenza. Non genera sofferenza per sé e
non ne genera quindi neppure intorno a sé.
n fatto che la ruota della sofferenza si sia
fermata crea una diversa qualità nella mate­
ria che abita. n vecchio dolore storico, per­
sonale e collettivo, che gli umani normal­
mente si portano dentro, il corpo di dolore, è
stato annullato, è stato tutto trasmutato. È
accaduta, per così dire, un'ascensione inte­
riore. Avete probabilmente sperimentato
come lo stare, per esempio, seduti in riva a
un fiume che scorre, il semplice contempla­
re quella vitalità libera, possa generare in
noi uno stato di quiete, di pace, uno stato in
cui siamo presenti e uniti a ciò che ci circon­
da. Questo può farci comprendere ciò che
accade quando siamo accanto a un risve­
gliato. La sua vitalità, non essendo più appe­
santita dall'accumulo della vecchia sofferen­
za, fluisce libera. Ma, a differenza di un
fiume, quest'essere ha una totale coscienza
di sé, per questo il campo energetico che
genera ha una qualità più alta. C'è intorno a
questi esseri un campo energetico di consa­
pevolezza che porge Presenza a chiunque gli
sta intorno.
Un essere illuminato non è più identifica­
to con la forma ma lo è con l'essenza, con la
consapevolezza stessa, quindi con il Tutto,

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perché ogni cosa è in essenza animata dalla
consapevolezza.
La consapevolezza è la connessione
cosciente con l'intelligenza universale. Un
maestro quindi non attinge alla sua perso­
nale conoscenza ma a quella comune ed
eterna che è di ogni risvegliato, al di là del
tempo e della cultura ai quali appartiene,
una conoscenza che è anche di ognuno di
noi. Per questo le parole di tutti i maestri e
le maestre ci risuonano dentro e per questo
a volte ci può sorprendere che insegnamen­
ti distanti nel tempo sembrino provenire
dalla stessa fonte e indicare la stessa verità.
Le parole di un maestro parlano all'essen­
za di chi siamo, a chi siamo veramente, per
questo non offrono cibo alla nostra mente,
non aggiungono informazioni a quelle che
già abbiamo, ma al contrario ci tolgono
qualcosa. Ci tolgono la dipendenza dal pas­
sato riportandoci al presente. Rompendo la
nostra dipendenza dalla mente e dal mondo
virtuale creato da questa, ci mostrano la
strada della conoscenza di noi stessi.
Le parole di un maestro sono suoni che
vibrano di verità, ascoltate da uno stato di
Presenza, hanno il potere di ricordarci chi
siamo veramente, chi siamo sempre stati, ci
riportano finalmente a casa da noi, allora la
nostra vita, anche se resta la stessa, si tra­
sforma e il mondo si illumina.

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2. Chi è Eckhart Tolle?

Eckhart Tolle è uno dei più grandi mae­


stri spirituali contemporanei universalmen­
te riconosciuti.
Il suo insegnamento ha le sue radici nella
consapevolezza senza tempo e fiorisce nel
presente. Incarna l'essenza di ogni antico
insegnamento ma è assolutamente contem­
poraneo, appartiene a questo presente stori­
co. È un insegnamento senza tempo, ma di
questo tempo. Manifesta la nuova consape­
volezza emergente che sta sbocciando oggi
sul nostro pianeta. Schiude a chi lo ascolta
un presente che abbraccia ogni passatp. Un
Eterno Presente senza tempo.
Per questo sono tanti coloro che, qualun­
que percorso spirituale seguano, si ricono­
scono nelle sue parole e ricevono da queste
un appoggio per la propria pratica.
La semplice verità del suo insegnamento,
che spoglia di connotazioni personali i luoghi
comuni della sofferenza, ha il potere di farci
finalmente accogliere con compassione la
condizione umana e per questo di liberarcene.
La semplicità e la gentilezza di Eckhart,
la sua incredibile qualità di attenzione vigi­
le e di rispetto per qualunque forma di vita,
il suo godere della vita senza attaccamento,
la sua capacità insomma di onorare la
forma, mi toccano sempre profondamente.

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Il suo essere nel presente, con qualunque
cosa quel presente lo confronti, anche quan­
do si tratta della sofferenza di chi gli è intor­
no, genera un campo di compassione, di
pura consapevolezza, che è sempre stato per
me un grande insegnamento.
Eckhart Tolle incarna ciò che insegna. Lo
manifesta in ogni suo gesto, in ogni suo
atto, in ogni suo sguardo, in ogni sua paro­
la. E questo è evidente anche nei video dei
suoi insegnamenti, persino nella leggerezza
delle facce buffe che fa per illustrarli. È un
incredibile dono per tutta l'umanità. Ci
mostra ciò che può accadere in ognuno di
noi quando siamo, e accogliamo così la
nostra vera natura, ci mostra che la fioritu­
ra della nuova consapevolezza è possibile,
che è a portata di mano, che sta già acca­
dendo, Adesso.

3. Il suo insegnamento

L'insegnamento di Eckhart Tolle è essen­


ziale, ha la qualità della semplicità che non
lascia appigli, né scappatoie. La pratica si
fonda su pochi semplici elementi:

Il Presente è l'unica vita che abbiamo e il


solo luogo nel quale possiamo conoscere chi
siamo veramente.

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L'interno del corpo è il mezzo per accedere
al Presente.
La resa rende possibile rimanere nel
Presente e permette la trasmutazione di ogni
sofferenza.

Nell'insegnamento di Tolle c'è però


qualcosa di fondamentalmente nuovo: il
concetto di corpo di dolore, l'accumulo
della vecchia sofferenza che ognuno di noi
si porta dietro e che è possibile trasmutare
dal Presente. Anche la visione che ci offre
dell'ego è un potente strumento di libera­
zione. Lego smette infatti di essere qualco­
sa di personale, per essere semplicemente
lo stadio evolutivo dell'umanità.
I suoi insegnamenti sono pratiche acces­
sibili a tutti in qualunque momento e sono
assolutamente portatili. Non c'è nulla di
nuovo. Eppure, se li mettiamo in pratica,
possono generare nella nostra vita qualcosa
di incredibilmente nuovo.
La pratica di questi insegnamenti accele­
ra incredibilmente il nostro processo di
risveglio, permettendoci di accedere subito
a questo nuovo stato di consapevolezza che
sta emergendo sul pianeta.
Linsegnamento di Eckhart Tolle ci aiuta
veramente, in maniera pratica, a far sì che il
nostro passato non abbia più alcuna
influenza sul nostro presente.

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In occasione di un suo discorso, la prima volta che
venne in Italia, a Firenze nel 200 l, Eckhart Tolle mi
chiese di tradur/o in simultanea. Cercai di sottrarmi,
consapevole di non avere la conoscenza di una tradut­
trice simultanea, ma lui insistette e io mi arresi. È stato
incredibile come quell'esperienza abbia veramente
cambiato la mia conoscenza del suo insegnamento.
Quando ho tradotto le sue parole dal vivo, quando
ho lasciato passare attraverso di me quel flusso di
energia che le parole sempre contengono, ho toccato
una dimensione di una intelligenza a me sconosciuta,
ho sperimentato con quella lucidità che viene dalla pre­
senza, con una comprensione che non è della mente,
quanti diversi livelli offra contemporaneamente questo
insegnamento. Potrei dire di aver percepito, durante
quella traduzione, la vastità della consapevolezza stes­
sa. Potrei forse dire di avér avuto l'esperienza della
mente di Dio.

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CAPITOLO l
IL POTERE DELLA PRESENZA

l. La pratica di essere nel momento


presente
2. Vedi se puoi dare attenzione
3. Sii presente come l'osservatore
4. n campo energetico interiore
5. Se hai difficoltà a sentire le tue
emozioni
6. Le sfide della vita
7. La pace interiore
8. Una delle pratiche spirituali più
potenti
l. La pratica di essere
nel momento presente

n potere della Presenza è il potere della


vita stessa. Perché la vita accade nell'Adesso.
In realtà la vita e il presente sono sinonimi.
I.:Adesso è come un gran fiume che scor­
re, è sempre uguale eppure le sue acque
sono sempre nuove.
Ma non confondiamo il presente con ciò
che accade nel presente. Ciò che accade nel
presente è forma ed è temporanea come
ogni forma. n Presente è non-forma. È il
contenitore nel quale le forme si muovono,
si avvicendano, nascono e muoiono. n pre­
sente è il fluire senza tempo della Vita.
È possibile riconoscere il potere della
Presenza guardando i bambini piccoli. Sono
totali, vitali, gioiosi. E per questo amiamo
stare con loro. Perché percepiamo la
Presenza quando la vediamo riflessa nei
loro occhi. Per un istante mentre ci guardia­
mo siamo nell'Adesso.
È possibile riconoscerla negli animali
che abbiamo intorno. Possiamo riconoscere
guardando come sono vigili, come da uno
stato di completo rilassamento, di assoluto
stare senza fare, sono pronti a passare
all'azione.
È possibile impararlo dalla natura che
abbiamo intorno. C'è allo stesso tempo quie-

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te e vita in ogni albero, in ogni foglia, in ogni
fiore, anche in una piccola pianta in vaso
che teniamo in casa. Anche Gesù ce lo ha
mostrato quando ha indicato i gigli dei
campi. Lo possiamo notare se osserviamo
senza dare un nome, senza etichettare.
Quando guardiamo, senza dare un nome, la
natura che abbiamo intorno, un albero o
anche solo una fogliolina, possiamo stupirei
di quanta vita c'è.
Quello è il potere della Presenza. È tut­
t'intorno a noi. Sempre. Ma è anche in noi,
perché anche noi umani siamo una manife­
stazione di vita.
Per accedervi è necessario solamente
essere nel qui e ora. Nell'Adesso. Non è
richiesto niente altro.
Vi accorgerete però facilmente che non è
possibile essere nell'Adesso, attingere al
potere della Presenza, se stiamo pensando.
Vi accorgerete che per essere nel presente è
necessario separarsi dalla voce che parla
nella nostra mente. Noterete che non appe­
na smettete di identificarvi con quella voce,
di sviluppare quei pensieri o di perdervi in
essi, c'è subito in voi un altro stato, c'è una
quiete che prima non c'era, c'è una spaziosi­
tà che prima non c'era, c'è un senso di
benessere che non ha bisogno di nulla.
Allora siamo vivi, siamo nella sola vita che
abbiamo: questa.

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E in questo essere presenti c'è una intima
gioia, una gioia impalpabile, un sorriso inte­
riore. È proprio la stessa gioia quieta che
vediamo nei bambini molto piccoli. È la
gioia dell'Essere.
Questo è il potere di Adesso.

PRATICA:
Presta attenzione ai tuoi passi quando cammi­
ni. Presta attenzione alle sensazioni delle tue dita
quando usi il computer, o quando ti lavi le mani, o
quando sfogli le pagine di un libro o i fogli di una
pratica. E poi, qualunque cosa tu stia facendo, fer­
mati di tanto in tanto. Ferma tutto per un brevissi­
mo attimo. Sii.

2. Vedi se puoi dare attenzione

Essere attenti è essere presenti, essere


nell'Adesso, entrare nel flusso della vita
attraverso quello che percepiamo. Questa
qualità di attenzione è già Consapevolezza.
Quando siamo in uno stato vigile, in ascol­
to, siamo presenti e allora entriamo nella
vita e questa si schiude davanti a noi in una
maniera completamente differente. Allora
sentirsi vivi e goderne non dipende più da
ciò che accade ma solamente da noi.
All'inizio questo stato di attenzione può
essere confuso con la concentrazione, che è

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ancora uno stato mentale, che ha uno scopo,
un obiettivo ed è quindi proiettata verso un
futuro e, non essendo del presente, genera
un certo grado di tensione. I.:attenzione di
cui parliamo invece è rilassata e non ha
obiettivi. Abita il momento.
È il dito alzato del maestro zen, ma è
anche il cane che sta puntando qualcosa.
Potete farne l'esperienza se seguite, per
esempio, un suono. Un qualunque suono
che nasce e muore, che comincia e finisce.
Noterete che c'è il suono e poi c'è il silenzio.
E mentre c'è il suono, lo seguite attentamen­
te; poi, quando il suono finisce e arriva il
silenzio, ascoltate anche quello. Potete
usare il cinguettio di un passero, per esem­
pio, o anche il suono del motore di un'auto
che passa. C'è in questa attenzione una vigi­
lanza, una curiosità senza scopo, che è simi­
le a quella che ha un bambino che ascolti le
cose per la prima volta. Potete forse perce­
pirvi anche un certo senso di stupore.
Prestare attenzione a ciò che sta accaden­
do adesso potrebbe farvi notare quanto spes­
so siete rivolti verso il passato o proiettati
verso il futuro. Quanto spesso insomma per­
dete il presente. Ma se scoprite che siete
spesso nel passato o nel futuro, non vi preoc­
cupate troppo, non vi è nulla di personale in
questo: è solamente un'abitudine culturale.

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PRATICA:
Vedi se puoi dare attenzione a qualunque cosa
ti offra il presente. A qualunque cosa ci sia in que­
sto istante. Questo signifìca entrare nell'istante
attraverso ciò che l'istante ti sta porgendo. Puoi
usare per questo uno qualunque dei tuoi sensi: per
esempio, la vista o l'udito, ma anche il tatto o il
gusto. Puoi gustare un boccone stando attenta o
attento alle sensazioni o bere un caffè stando vera­
mente in ogni sorso, in ogni pausa, in ogni varia­
zione di sapore. Fai questo senza prestare troppa
attenzione ai moti del pensiero, ai tuoi giudizi, per
esempio, o alle tue aspettative. Senza cioè coinvol­
gere la mente.
Presta attenzione ai disagi e alle scomodità che
si manifestano in te, nota come siano spesso il giu­
dizio e un no interiore a generarli, osserva come sei
pronto a imprigionarti lì dentro. Non c'è bisogno di
far nulla. Tt accorgerai che osservarli e diventarne
consapevole genera già un cambiamento.

3. Sii presente come l'osservatore

Se rivolgiamo questa qualità di attenzio­


ne vigile verso noi stessi, poggiandola all'in­
temo del corpo, entriamo nel presente attra­
verso noi stessi e siamo quell'osservatore
silenzioso al quale hanno fatto riferimento
tanti cammini spirituali attraverso i secoli e
che ci indica anche Eckhart.

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L'osservatore non è forma ma essenza.
La mente è forma. Dalla mente viviamo
l'identificazione con ciò che le è simile: il
mondo delle forme, interiori ed esteriori.
Dall'osservazione attenta, che è consapevo­
lezza e che è sempre nel presente, possiamo
invece guardare le forme, i moti interiori
temporanei, le emozioni, i pensieri, le sen­
sazioni, gli stati d'animo e quelli esteriori,
gli avvenimenti, senza identificazione.
Possiamo cioè viverli senza identificarci
con la loro forma. In questo modo andiamo
all'essenza di ogni forma, ritorniamo alla
consapevolezza attraverso ogni forma.

PRATICA:
Diventa l'osservatore dei tuoi pensieri, delle tue
sensazioni, delle tue emozioni. Ma senza sviluppa­
re una dipendenza. Senza che diventi un fare. In
realtà non stiamo facendo niente. In realtà è uno
stare, un essere attenti a ciò che c'è.
Diventa quell'osservatore silenzioso e allora per­
cepirai dietro alla tua attività mentale e dietro alle
tue emozioni che è la consapevolezza stessa che sta
osservando. Non c'è allora più nessun io, nessuna
identità. Potremmo in realtà dire che l'osservatore è
ciò che in te percepisce, non c'è infatti nessun io lì,
solo uno stato di Presenza, solo Consapevolezza.

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4. n campo energetico interiore

Eckhart Tolle indica spesso il campo


energetico interiore, l'interno del corpo
come una chiave importante per la pratica.
Come il mezzo per entrare nell'Adesso.
Cos'è?
Invece di cercare di conoscerlo mental­
mente, sperimentalo in questo momento,
mentre stai leggendo, distogliendo sempli­
cemente l'attenzione dalla mente e dirigen­
dola verso l'interno del corpo. Ferma la tua
attenzione lì. Senti il corpo da dentro.
Sentine la vitalità. Senti la vita dentro il
corpo. Senti il corpo interiore invisibile.
Ecco, sei nell'Adesso.
La mente cerca sempre di negare
l'Adesso e di sfuggirlo. Il corpo e il suo sen­
tire sono sempre onestamente nell'Adesso.
Il corpo come forma fisica è una perce­
zione erronea della nostra vera natura.
Abbiamo del nostro corpo una percezione
illusoria. Ne vediamo l'aspetto esterno,
perdendo così di vista che è l'interno e non
l'esterno che racchiude la verità di chi
siamo. Tutto ci indica che il corpo è una
cosa diversa da quella che appare. Sembra
solido eppure è più liquido che solido,
sembra appartenere al piano materiale ed
è, a un livello elementare, semplicemente
particelle in vibrazione nel vuoto. In essen-

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za non è solido, non è liquido ma è vuoto
vivo!
È un campo energetico vibrazionale.
In questo modo, andando profondamen­
te nel corpo, trascendiamo il corpo.
Quando la nostra attenzione è diretta
verso l'interno del corpo, nel campo energe­
tico interiore allora conosciamo noi stessi
per ciò che siamo veramente, conosciamo
noi stessi al di là della forma esteriore. Della
forma del corpo ma anche della forma-pen­
siero di chi siamo, dell'idea che abbiamo di
noi stessi. n corpo è l'unico punto di acces­
so al regno senza tempo e senza forma
dell'Essere.
Come entrarvi?
Basta semplicemente dirigere l'attenzione
verso l'interno del corpo. Puoi farlo, per esem­
pio, seguendo il respiro e fermando la tua
attenzione lì dove il respiro si ferma. Quando
l'espirazione porta fuori di nuovo l'aria, lascia
che la tua attenzione resti dentro.
Cosa guardare?
Quando rimani appoggiato nello spazio
interiore, attento e senza aspettative, dopo
un po' potrai cominciare a notare un moto
leggero, una vibrazione sottile. A volte
comincia con un calore o un formicolio, poi
diventa una vibrazione. Quella è la percezio­
ne della vita che scorre sotto la nostra pelle.
È la vitalità che siamo. Quella vibrazione è il

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campo energetico vitale interiore. Non c'è
un io lì. C'è solamente vita intelligente.
C'è qualcosa da fare?
No. C'è solamente da ESSERE.
La tua attenzione è rivolta al campo
energetico interiore e stai a osservare quella
vitalità.
:Losservatore silenzioso, la consapevolez­
za che in te osserva, dopo un po' può scende­
re nel campo energetico interiore, diventando
una cosa sola con quello. Se questo accade
facilmente bene, se invece non succede, fer­
mati all'osservazione del campo energetico.
Non c'è quindi nulla da fare: non c'è da
comprendere, da analizzare, da evitare, da
dirigere o interferire in alcun modo.
In questo modo, grazie al corpo, non sola­
mente abbiamo accesso al Presente, ma vi
entriamo senza un io, vi entriamo essendo
ciò che in essenza siamo: vita intelligente.
Siamo presenti nella vita, totalmente in que­
sto istante e liberi dall'identificazione col
mondo virtuale delle idee. Siamo nella vita
senza il condizionamento collettivo egoico.
Quando andiamo in questo modo, al di là del
personale, la nostra dimensione individuale,
libera dall'idea di chi sono, si espande e si
pacifica, si arricchisce per diventare più vera
e più spontanea. E la nostra mente comincia
a rilassarsi e ad attingere ad una conoscenza
più vasta, comincia a diventare veramente

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creativa. Siamo allora 1'10 SONO, l'Atman,
l'Essenza, siamo la luce che c'è in noi, incar­
niamo l'essenza che siamo.

PRATICA:
Rivolgi l'attenzione a una qualunque parte del
corpo, osservane l'interno e aspetta attento o atten­
ta fino a che ne percepisci la vitalità. Poi sposta la
tua attenzione su una qualunque altra parte del
corpo e ripeti l'esperienza. Pratica fino a che puoi
percepire la vitalità in tutto il corpo. Tz accorgerai a
poco a poco di percepire la totalità del corpo come
un unico campo energetico vitale e vibrante e che la
percezione di questo campo energetico interiore si
farà sempre più intensa.
Durante il giorno, prendi l'abitudine di dirigere
l'attenzione verso l'interno del corpo e di mantener­
la lì per qualche momento. Mentre sei occupato
nelle tue faccende o coinvolto con il tuo lavoro,
mantieni comunque una parte della tua attenzione
rivolta al corpo, appoggiata su quel campo energe­
tico. Rimani radicato all'interno. E osserva come
questo stare cambia la qualità del tuo vivere e quin­
di anche la qualità di quello che stai facendo.

5. Se hai difficoltà a sentire


le tue emozioni

Linsegnamento di Eckhart Tolle aiuta a


capire cosa siano veramente le emozioni e

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questa comprensione ci permette di viverle,
di sperimentarle in una maniera profonda­
mente diversa, ci permette in realtà di speri­
mentarle senza identificazione, rimanendo­
ne liberi.
Grazie a questo insegnamento vediamo le
emozioni non più come energie positive o
negative con le quali possiamo o meno identi­
ficarci, che possono più o meno possederci
dirigendo le nostre azioni, ma come un
addensamento di energia vitale, una forma
temporanea. Tutte le emozioni sono l'eco fisi­
ca di un moto mentale. Un pensiero ci attra­
versa la mente, a volte troppo veloce per
notarlo, ed ecco apparire nel corpo l'eco di
quel pensiero nella forma di una sensazione
fisica di paura, di rabbia, di risentimento, di
colpa, o di felicità ecc. Alcune volte il pensiero
che ha originato l'eco emozionale è una rispo­
sta a un moto esterno a noi, altre volte no.
Quella forma-emozione è temporanea,
non durerà per sempre, ma quando siamo
inconsapevoli ci possiede, ·ci identifichiamo
con quel sentire, diventiamo quella emozio­
ne. Cominciamo allora a pensare pensieri
intrisi di quella emozione.
È accaduto che il pensiero è sceso dalla
mente al corpo facendolo vibrare di un'eco
emozionale per poi risalire di nuovo verso la
mente alimentando pensieri pieni di quella
energia emotiva. DaUa mente poi partirà un

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nuovo riverbero che si rifletterà nel corpo
con altre onde di emozione. Si forma così un
circolo vizioso fra mente e corpo che genera
e amplifica pensieri emotivi e vibrazioni fisi­
che emotive. Spesso in questo caso cerchia­
mo di liberarcene rifugiandoci nella mente
per cercare soluzioni, un fare che ci liberi da
quel sentire. Oppure cerchiamo di fermare
tutto, congelandoci, reprimendo, tentando di
soffocare l'emozione, totalmente ignoranti
del fatto che quella emozione rimarrà nel
corpo accumulandosi e se non sarà trasfor­
mata finirà per generare malesseri e malattie.
Il potere infinitamente semplice di questo
insegnamento sta proprio nell'essere in con­
tatto con l'interno del corpo. Perché è lì che
l'energia emozionale sta muovendosi. Il sem­
plice fatto di essere l'osservatore che guarda
quel moto fa sì che non ci sia identificazione.
Quando ciò che in noi osserva guarda acca­
dere senza fare non è possibile nessuna iden­
tificazione. Allora siamo liberi. E l'emozione
lasciata libera, come accade a qualunque
moto energetico, si espande per poi annullar­
si, cresce per poi decrescere e spegnersi del
tutto. Grazie a questa pratica non diventiamo
liberi quando l'emozione finisce, siamo già
liberi mentre la osserviamo e la lasciamo
accadere. Non c'è bisogno di nessun fare.
Quando riconosciamo l'emozione e la
guardiamo, anche quando è intensa, mante-

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nendo l'attenzione lì mentre siamo presenti,
allora, non solo l'emozione non dirige più la
nostra azione, ma grazie a questo stare
senza fare, interrompiamo la connessione
fra pensiero ed emozione. E ne siamo fuori.
Non agiamo più come una emozione o non
soffochiamo più per le emozioni che tentia­
mo di ingoiare. Allora, per esempio, non agi­
remo più sotto l'impulso della rabbia e la
paura non ci impedirà più di agire. È questo
stare senza fare a regalarci la libertà.
Diventiamo in questo modo liberi di sceglie­
re fra le possibili azioni quella che risponde
meglio al momento presente, e questo acca­
de perché ogni azione quando è libera dal­
l'emozione non è più reattiva, non è più
quindi ripetitiva.

PRATICA:
Esercita questa bellissima pratica durante il
giorno, quando ti accorgi di essere preoccupato o
ansioso. È sufficiente entrare nell'Adesso. Invece di .
seguire la preoccupazione, segui il respiro senza
cambiarlo. Invece di farti possedere dall'ansia entra
nel campo energetico interiore. Tz accorgerai che
l'ansia e la preoccupazione dopo un po' non sono
più così dominanti. Tz accorgerai, per così dire, che
la Presenza è più presente di loro.
Quando noti che è la paura a intrappolarti
impedendoti di agire, allora onora quella forma
dandole attenzione. Osserva la sensazione fisica

32
che questa è. Entrare da uno stato di Presenza nella
paura, attraverso la sensazione fisica, genera qual­
cosa di sorprendentemente nuovo. Scoprilo.

Quando siamo abbastanza presenti da


lasciare che le emozioni accadano dentro di
noi e ci rendiamo conto che, non solo non
accade niente di pericoloso, ma che il
nostro grado di libertà aumenta, allora rico­
nosciamo finalmente le emozioni come un
fatto comune a molte delle forme di vita di
questo pianeta: umana, animale, vegetale.
Possiamo riconoscerle e viverle come un
sentire che non ha nulla di personale. E
possiamo persino stupirei nel renderei
conto che non c'è emozione che possa spo­
starci fuori di noi, che non c'è emozione che
abbia potere su di noi.
E che, malgrado questo, possiamo conti­
nuare a sentirle e a goderle.
Diventiamo allora arrendevoli come l'ac­
qua quando lascia che il vento le increspi la
superficie, diventiamo solidi come un albe­
ro quando lascia che i suoi rami siano scon­
volti dalla furia del vento.

6. Le sfide della vita

L'insegnamento di Eckhart Tolle ci


accompagna nella realtà della vita di tutti i

33
giorni, ci guida attraverso le difficoltà e le
sfide che la vita ci offre e che richiedono una
risposta alla quale non possiamo sottrarci. I
suoi insegnamenti sono assolutamente pra­
tici e fanno del nostro quotidiano la medita­
zione attraverso la quale accediamo a que­
sto nuovo stato di consapevolezza. n nostro
quotidiano diventa in questo modo il luogo
di meditazione e la vita acquista un senso
che non aveva prima.

PRATICA:
Quando arrivano le sfìde della vita, da una
persona, da un avvenimento, o da un qualcosa
che viene invece da te, prendi l'abitudine di entra­
re senza perder tempo in te stesso, prendi l'abitu­
dine di appoggiare la tua attenzione nel campo
energetico all'interno del corpo e di stare lì fermo e
attento. Da quell'appoggio nel quale non perdi te
stesso, ma grazie al quale sei totalmente presente,
accogli le emozioni se ci sono, osserva i pensieri se
ci sono, ma, senza identificazione, senza quindi
lottare o farli sviluppare. Stai fermo dentro di te,
ancorato allo spazio interiore senza aspettativa e
vedrai arrivare la risposta alla sfìda ricevuta. Può
darsi che sia un fare, un 'azione, come può darsi
che sia un parlare apertamente, un dichiararsi. In
ogni caso è un potere che si manifesta. E di qua­
lunque cosa si tratti, nascerà spontaneamente. E
sentirai chiaramente che proprio ciò che va fatto è
·

la risposta giusta.

34
A volte la sfida che la vita ci presenta
viene da ciò che stiamo facendo. Magari
perché ci sentiamo costretti a farlo e ne
siamo per questo risentiti. Oppure viene da
qualcuno che abbiamo intorno, magari per­
ché lo riteniamo responsabile di ciò che pro­
viamo. Oppure siamo risentiti con noi stes­
si. Questi risentimenti generano una energia
estremamente dannosa prima di tutto per
noi stessi. n risentimento che manteniamo è
come un veleno che ci inquina e inquina
attraverso di noi l'ambiente circostante.
n nostro spazio interiore è l'unico luogo
nel quale possiamo liberarcene. E il presen­
te è il solo momento nel quale lo possiamo
fare. Solamente quando la sensazione fisica
del risentimento si sarà sciolta, tornando a
fare quello che stavamo facendo, ci accorge­
remo di farlo in una maniera diversa, lo
faremo senza generare sofferenza, da uno
stato interiore di accettazione. Oppure potrà
accadere che ci scopriremo liberi di andar­
cene. E quando il risentimento è rivolto a
una persona, potremo scoprire che questa
persona non ci infastidisce più come prima.
In ogni caso sarà chiaro per noi quale sia
l'azione da intraprendere.

PRATICA:
Tra i luoghi più comuni dell'inconsapevolezza
egoica ci sono certamente quelli di farsi vittima, di

35
lamentarsi e di giudicare. Quando allora ti scopri
a lamentarti di qualcosa o di qualcuno facendo di
te una vittima, quando giudichi te stesso o ciò che
stai facendo oppure una persona che hai intorno,
ascoltati. Osserva il tuo spazio interiore. Potrai
notare che mentre parli, mentre ti lamenti o giudi­
chi, sia che lo fai mentalmente o a voce alta, c'è in
te una sensazione fisica di sofferenza, noterai che
lo spazio interiore è divenuto più angusto, più
chiuso, più pesante. Se dai attenzione a questa
sensazione, il tuo farti vittima o il tuo giudicare
cambierà. E sarà questo che ti permetterà di
lasciare la situazione oppure di accettarla, di con­
tinuare a relazionarti con quella persona o di
allontanartene.
Come dice Eckhart, qualunque altra cosa sareb­
be una pazzia.
Fai la stessa cosa quando ti rendi conto che
stai difendendo una opinione o un punto di vista.
Quando vuoi aver ragione o dare torto. Questi
sono solamente i luoghi dell'inconsapevolezza
egoica. E non vi è nulla di personale: è lo stadio
evolutivo dell'umanità. Se ne fai qualcosa di per­
sonale cercherai di combatterli o di cambiarli,
genererai sofferenza e ti sposterai verso il futuro
con l'aspettativa di liberartene, invece è suffìcien­
te osservar/i da uno stato di presenza per separar­
sene.
Osserva allora nel campo energetico interiore
l'addensamento che si sta manifestando mentre
parli. Percepisci l'energia fisica dell'aggressione.

36
Osservala e vivila stando molto presente a te stesso.
In questo modo vedrai che diventerà possibile
[asciarla andare.

7. La pace interiore

Eckhart lo dice esplicitamente: quando


la nostra presenza diviene più alta, quando
abitiamo il momento presente più spesso, la
nostra consapevolezza si eleva, e ce ne
accorgiamo proprio dal fatto che il nostro
grado di benessere interiore è aumentato.
Questo benessere è pace. Il risultato dell'es­
sere attenti, dell'essere nel presente ci porta
la pace. È quella stessa pace che percepiamo
nella natura, quella quiete che percepiamo
quando guardiamo da uno stato non menta­
le un filo d'erba, il passaggio di una nuvola
o quando ascoltiamo lo scorrere dell'acqua,
o la carezza del vento, quando osserviamo il
soffio del respiro di un bimbo addormenta­
to. Quella pace la conosèiamo perché è ciò
che in essenza siamo.
Quando la nostra presenza è più alta,
notiamo che non siamo più identificati tutto
il tempo né con la voce che parla nella mente
e neppure con la sua eco fisica, le emozioni.
Pensieri ed emozioni possono continuare a
passare dentro di noi, li notiamo ma non li
raccogliamo. In un certo senso non ci infilia-

37
mo più lì dentro. Possiamo renderei conto
allora che gli spazi in cui siamo presenti si
allargano. E lì c'è la pace. Era sempre stata
lì, ma ora ne siamo coscienti. È quello stato
interiore nel quale si attenua la sete del futu­
ro, nel quale cade l'illusione che sia il futuro
che può portarci qualcosa di migliore rispet­
to a quello che c'è ora. La pace è infatti quel­
lo stato interiore che non dipende da quello
che stiamo vivendo e neppure da un fare,
non dipende da niente altro che dall'essere.
Ci accorgiamo che la pace è più vicina di
quanto l'abbiamo mai percepita prima. Ci
accorgiamo anzi che è sempre lì a portata di
mano.
È in questo modo che la pace prende il
posto che occupava il dramma. Cominciamo
a fare a meno della negatività. Pian piano il
nostro bisogno di sofferenza si va attenuan­
do e non è più il malessere che guida i nostri
passi, che ci dice ciò di cui abbiamo bisogno,
cosa scegliere, verso quale futuro muoverei.
La pace ci aiuta a stare nel presente e l'assen­
za di pace ci aiuta a ritomarvi. Fino a un
certo punto abbiamo bisogno della sofferen­
za per fare un passo verso una nuova consa­
pevolezza, un passo nell'Adesso. Allora fino a
che la negatività è ancora lì, usiamola.
Usiamola per ritornare, ogni volta che la sen­
tiamo, al presente attraverso l'attenzione
appoggiata nel campo energetico interiore.

38
8. Una delle pratiche spirituali
più potenti

Nella nostra cultura si distoglie spesso lo


sguardo dalla dissoluzione della forma.
Guardiamo l'impermanenza con paura,
spesso con rancore, come la suprema ingiu­
stizia della vita. Spingiamo la morte nel
futuro, facendo finta eli non sapere che quel
futuro diventerà inevitabilmente presente.
Lo facciamo con la nostra morte e con quel­
la eli coloro che amiamo.
In una società che vuole vedere solo il
movimento eli crescita, eli espansione, la
contrazione, la decrescita, viene vissuta con
paura. Per questo non vogliamo vedere l'in­
vecchiamento. L'inizio della dissoluzione
della nostra forma. E cerchiamo di mostrar­
ci sempre giovani. Ricorriamo a tinture per
nascondere i capelli bianchi e al bisturi per
far scomparire le rughe. Rinchiudiamo i
nostri vecchi nelle case eli riposo e li lascia­
mo morire negli ospedali lontani da casa. Li
accompagniamo al cimitero quando siamo
certi che la bara è chiusa, che non vedremo
nessun corpo morto.
La consapevolezza della morte rompe l'il­
lusoria identificazione con il corpo. E ci
riporta all'Adesso, alla vita che abbiamo in
questo momento. Quando guardiamo la
paura che abbiamo della morte e vi entria-

39
mo, quando smettiamo di distogliere lo
sguardo dalla temporaneità della forma che
abitiamo e possiamo riconoscere che ogni
forma che si manifesta in noi, siano pensie­
ri, stati d'animo, emozioni, morirà proprio
come qualunque altra forma che abbiamo
intorno, allora da questa coscienza possia­
mo veder sorgere, distaccandosi, l'essenza
immortale che siamo, l'eterno IO SONO, che è
parte del Tutto. Possiamo percepirlo solido e
immutabile, radioso e totalmente vivo,
innalzarsi in noi dallo stato di consapevolez­
za. E solamente allora siamo grati per la vita
che abbiamo e la viviamo pienamente, solo
allora onoriamo la forma che abbiamo. E
onorare la forma vuol dire riconoscere i
talenti che abbiamo e metterli a frutto per
realizzare ciò che siamo venuti a fare. La
morte ci aiuta in realtà ad allinearci con la
Vita.

PRATICA:
Osserva nel tuo quotidiano come vivi la fìne
delle cose, anche delle piccole cose. Osserva se ti
aggrappi, se resisti oppure se cerchi subito qualco­
sa di nuovo in cui tuffarti o se invece diventi incon­
sapevole.
Entra nei sentimenti che provi quando noti i
segni dell'età apparire sul tuo corpo.
Quando vedi davanti a te un corpo vecchio
osserva i sentimenti che hai dentro.

40
Mantieni uno stato di presenza vigile quando ti
trovi davanti alla morte di qualcuno. Accogli la sof­
ferenza se c'è, accogli le emozioni se ci sono.
Diventa un campo energetico di consapevolezza.

Eckhart incarna ciò che insegna. La sua stessa


presenza è un insegnamento. Stargli accanto mi ha
sempre riportato al senso semplice e gioioso della
vita. È stato così, seguendo/o attenta, che ho speri­
mentato e avuta la comprensione del Presente.
Accanto a lui il presente si schiude leggero e vibran­
te. Così è accaduto qualche volta, mentre cammina­
vamo insieme su una spiaggia o in un bosco, di sorri­
derei spontaneamente o perché un moto d'aria muo­
veva un ramo in maniera buffa o per l'irrompere
improwiso dello stridio di un passero nel silenzio. In
quei momenti, guardando i suoi occhi pieni di presen­
te, mi è accaduto di ritornare al meraviglioso stupore
infantile. Mi è accaduto di essere assolutamente viva
per quel senso inequivocabile di essere Uno con il
Tutto. Mi è accaduto così di riconoscere che il potere
della Presenza è in lui, è in me, è in Tutto. E che posso
accedervi in ogni istante, da qualsiasi cosa stia acca­
dendo. Proprio come l'insegnamento di quel maestro
zen al quale il discepolo aveva chiesto cosa fosse lo
zen. Si racconta che il maestro, alzando un dito a indi­
care attenzione, rispondesse: «Entra nello zen dal
suono del torrente».
Noi viviamo per lo più in città, lontani dal suono

41
delta natura, ma per entrare nel Presente, nell'Adesso, è
possibile usare qualunque suono cittadino, anche quello
del tubo di scappamento di un'auto.
CAPITOLO 2
LA SAGGEZZA DELL'ARRENDERSI

l. L'energia spirituale dell'arrendersi


2. L'arrendersi ti rende presente
3. È vero che la resistenza è forza?
4. L'arrendersi è l'accettazione
interiore di ciò che è
S. L'arrendersi è perfettamente
compatibile con l'azione
l. L'energia spirituale dell'arrendersi

Quando siamo nell'Adesso, in quella


dimensione interiore di presenza, non iden­
tificati quindi con la voce che parla nella
mente, possiamo notare che fra due pensie­
ri comincia a crearsi una piccola distanza:
uno spazio.
La resa, qualunque resa, accade da quel­
lo spazio. Da un vuoto interiore.
Perché quando siamo in quello spazio,
non essendo identificati con la mente, non
lo siamo neppure con il mondo delle forme.
Con quello delle forme interiori come pen­
sieri, emozioni, sensazioni, stati d'animo, o
delle forme esterne come persone o avveni­
menti. Non abbiamo allora più nessun biso­
gno di resistere a una forma. Abbiamo rico­
nosciuto che non c'è forma che possa
minacciarci e quindi possiamo !asciarla
essere come è. Il che non vuol dire che ci va
bene tutto, che non ci importa nulla, che
tanto è uguale. Ma è invece riconoscere che
quello che c'è è già qui e che in questo
momento è così.
Quando siamo allineati con il momento
presente, ogni identificazione con la forma
cade, allora smettiamo di etichettare o di
giudicare, noi stessi, le cose, gli avvenimen­
ti, le persone, smettiamo cioè di relazionar­
ci con l'involucro della forma e di cercare di

44
manipolarlo in qualche modo, e andiamo al
di là, andiamo all'essenza. Quando permet­
tiamo alla forma di essere come è, è come se
la attraversassimo e allora la forma ci schiu­
de la sua essenza, che è Vita.
In questo modo non ci relazioniamo più
soltanto con il mondo delle forme, ma anche
con ciò che le anima, con la Vita stessa.
È questo il potere spirituale della resa.
Lo possiamo riconoscere perché quando
ci arrendiamo siamo in uno stato di pace, in
uno stato di grazia. Non è uno stato nel
quale ci facciamo vittime di ciò che c'è, ma
è invece uno stato di vigile, attento ascolto.
Continueremo a relazionarci con la
forma perché viviamo su un piano materia­
le, e il nostro risveglio avviene qui, ma men­
tre ci relazioniamo con quella saremo capa­
ci di riconosceme anche l'essenza e di viver­
la mentre siamo coinvolti con un fare. È in
questo modo che siamo nel mondo, ma non
del mondo.

2. L'arrendersi ti rende presente

Eckhart Tolle descrive l'arrendersi come


un atto intelligente, come la profonda sag­
gezza di dire sì a quello che c'è. Qualcosa
che sembrerebbe ovvio fare poiché quello
che c'è è la sola cosa che c'è in questo

45
momento. Eppure normalmente siamo abi­
tuati a resistere a ciò che c'è, a cercare in
qualche modo di cambiarlo per manifestare
ciò che invece vorremmo che ci fosse. Lo
facciamo per abitudine culturale, ma lo fac­
ciamo anche perché resistere rinforza il
senso della nostra identità, il nostro ego,
l'idea che abbiamo di noi stessi. Resistere
alla vita fa sentire più vivo il nostro ego!
Eppure se consideriamo le cose vera­
mente, non possiamo fare a meno di render­
ci conto di quanto sia sciocco dire no a quel­
lo che c'è per cercare qualcosa che non c'è,
eppure lo facciamo.
Quando resistiamo a qualcosa che sta
accadendo siamo assolutamente inconsape­
voli che ciò a cui stiamo resistendo è in
essenza vita e che dire no alla vita è dire no
al presente, cioè che resistendo, dicendo no
stiamo uscendo dal presente.
Dire sì, arrendersi è accogliere il presen­
te e lo sentiamo nel corpo; infatti quando ci
arrendiamo, percepiamo subito che siamo
più presenti, più vivi, più leggeri.
Quando diciamo sì, quando lasciamo che
ciò che c'è sia, non offriamo resistenza alla
vita e in questo modo non dipendiamo più
dagli avvenimenti, non è più così importan­
te che vadano bene oppure male. Siamo in
uno stato di grazia, siamo più vivi. Invece di
fermarci alla forma e così trattenere noi

46
stessi nel mondo delle forme, accediamo al
suo potere, a ciò che la anima, alla vita stes­
sa e per questo sentiamo in noi la presenza.
Non hai più bisogno del passato e questo
non ha più alcun potere.

PRATICA:
Prova durante il giorno a praticare la resa.
Sperimenta l'arrendersi prima con un moto inte­
riore. Lascia, per esempio, che una qualunque sen­
sazione che si manifesta nel tuo corpo sia cosi come
è. Prova a dirle di si. E osserva ciò che accade.
Sperimenta poi anche con una emozione, osser­
vala nel corpo e lasciala libera di muoversi come
vuole. Da uno stato di vigilanza appoggiato sulla
sensazione fisica.
Nota come diventi presente non appena dici sì.

3. È vero che la resistenza è forza?

Senza resa non entriamo nel Presente. Non


è possibile. Perché il resistere è un irrigidirsi,
un no, e per questo ci separa dalla energia
della vita e genera sofferenza.
Dire sì è una pratica interiore. È la prati­
ca che possiamo portare nella nostra vita di
tutti i giorni. Al lavoro con noi.
Da uno stato interiore di resa, la vita di
tutti i giorni acquista una qualità diversa.
Quando accettiamo senza riserve tutto quel-

47
lo che la vita ci porge, diventiamo saggi e
fluiamo. Diventiamo come l'acqua che scen­
de dal monte trovando sempre naturalmen­
te il cammino migliore.
Da uno stato di resa, dalla presenza che
questa resa ci regala, abbiamo la certezza
interiore che ciò che stiamo facendo va
bene. Diventiamo più attenti nell'ascoltare i
moti della vita e ci muoviamo di conseguen­
za. Comincia così, fra noi e la vita, una col­
laborazione. E la vita diventa benevola men­
tre i nostri passi d iventano più fermi.
E spesso vediamo che gli avvenimenti
esterni cambiano da soli, senza che sia
necessario sforzarsi.

PRAITCA:
La resistenza è interiore e l'arrendersi è un atto
interiore.
Il primo passo di questa pratica è rendersi conto
che stai resistendo. Che c'è un no interiore a ciò che
c'è. Comincia con l'accettare questo no. Noterai che
già questo genera un cambiamento.
Fino a che c 'è, usa la resistenza per renderti
conto che quando dici no c'è un qualcosa in te che
si sente più forte. C'è una forma che si consolida.
Quello è l'ego. Osservalo. Avrai così la possibilità di
conoscerlo dal campo energetico che genera.
Notane la densità, la pesantezza, la contrazione.
Da questa osservazione comincia la separazio­
ne dall 'ego.

48
4. L'arrendersi è l'accettazione
interiore di ciò che è

Una comune credenza del passato era


che arrendersi fosse sinonimo di perdita.
Cosi abbiamo sviluppato nei secoli un moto
compulsivo di resistenza a qualunque movi­
mento interiore o esteriore. Ci facciamo vit­
time di ciò che sta accadendo e sopportia­
mo, oppure lottiamo per cercare di vincere.
E chiamiamo questo forza. C'è invece nel
resistere alla vita una sofferenza della quale
ci alimentiamo giorno dopo giorno. C'è una
compulsività che è una dipendenza che non
ci dà scelta.
Non ci rendiamo conto che resistere a
quello che c'è ci mantiene in un certo senso
imprigionati in quella cosa, mentre l'acco­
glierla, il lasciare che ciò che è sia cosi come
è, ci lascia liberi interiormente e da questa
libertà abbiamo poi la scelta di rispondere a
ciò che sta accadendo, di intraprendere la
necessaria azione.
Dire sì ci lascia vigili e presenti, per nulla
distaccati da ciò che sta accadendo, sempli­
cemente non ne siamo coinvolti. Basta spe­
rimentare la resa, infatti, per rendersi conto
di come questa ci regali uno stato interiore
molto diverso dalla resistenza. C'è nella resa
uno stato completamente differente da quel­
lo che questa cultura conosce: c'è una spa-

49
ziosità interiore nella quale le cose, gli
oggetti, le forme, il contenuto del presente si
muovono, mentre noi siamo fermi nel pre­
sente.
È questa la forza dell'arrendersi: libertà.
Questa libertà è un atto di pacificazione
che ci restituisce la pace interiore e ci per­
mette di fare la pace con tutto quello che ci
circonda.

PRATICA:
Comincia a sperimentare la resa con gli avveni­
menti esterni, con le cose che accadono. È soprat­
tutto quando le cose vanno storte che hai bisogno
di praticare la resa per smettere di soffrire. Vivi ciò
che la vita ti porta come se l'avessi scelto tu stesso.
Arrenditi senza riserve da uno stato di attenzio­
ne poggiata nell'interno del corpo, di' di sì a ciò che
sta accadendo e osserva l'elevarsi in te dello stato di
presenza.
Pratica la resa con le persone che hai intorno.
Con i familiari, con coloro con cui lavori. Stai fermo
dentro, in uno stato vigile, e accogli senza condizio­
ne ciò che gli altri generano in te. Diventa totalmen­
te responsabile dei tuoi moti interiori. Osserva come
l'arrendersi ti permette finalmente di accettare gli
altri come sono. E quindi di avere una relazione pro­
fondamente diversa, una relazione più vera.
Pratica la resa quando la sofferenza è intensa.
Sia la sofferenza fzsica che quella psichica. Gesù lo
ha insegnato dalla croce. Ci ha mostrato che la resa,

so
anche quando la sofferenza è intensa, porta alla
resurrezione. Qualunque dolore accolto diventa solo
una sensazione avvolta da uno spazio di pace.

5. L'arrendersi è perfettamente
compatibile con l'azione

Il vero scopo, dice Eckhart, che abbiamo


in questa vita è di risvegliarci. Questo è il
nostro obiettivo primario. n fare è l'obietti­
vo secondario. Quando siamo allineati con il
nostro obiettivo primario, il fare si mette al
servizio del risveglio e diventa un fare con­
sapevole. Per questo la resa non è, come
spesso si crede, un non fare, non è uno stato
passivo, ma, al contrario, è la capacità di
fare insieme alla vita, di fare da uno stato di
unità e non di separazione, di fare da un sì
invece che da un no. È fare essendo total­
mente presenti. È ovvio che un fare consa­
pevole, un fare al servizio del risveglio, può
manifestarsi solamente dall'essere allineati
con noi stessi e quindi con la vita e da un
essere presenti: non potrebbe essere altri­
menti.
Noterete che da uno stato di resa fluisce
nel vostro fare una qualità completamente
differente. Siete veramente presenti, siete
identificati con chi siete veramente e questo
vi aiuta a riconoscere con chiarezza l'azione

51
da intraprendere e vi permette di darle
un'attenzione totale. E la vostra attenzione
metterà a fuoco una cosa per volta.
Noterete anche che questo fare non gene­
ra più stress perché è proprio il moto di
rifiutare ciò che c'è, e di protenderei verso
un futuro, a generarlo.
Grazie all'arrendersi saprete quando ini­
ziare un cambiamento perché saprete rico­
noscere quando è il momento giusto per
farlo. E l'azione non verrà da un movimento
compulsivo dovuto al fatto che non potete
dire sì alla situazione che state vivendo.
Potrete prefiggervi un obiettivo perché da
uno stato in armonia con la vita, quindi
anche con voi stessi, l'obiettivo è inevitabil­
mente in armonia con ciò che siete venuti a
fare in questa vita.
Larrendersi è l'unico stato dal quale può
nascere un fare consapevole, un fare cioè nel
quale fluisce il vostro stato di presenza. Un
fare che non è al servizio dell'ego. Allora la
coscienza fluisce nei vostri pensieri e li ispi­
ra, fluisce in quello che fate e gli dà potere.

PRATICA:
È suffìciente praticare la resa per cominciare
dopo un po' a notare che la qualità del tuo fare
cambia. Riconoscere che ciò che stiamo facendo è
ciò che ci tocca fare, che possiamo accettarlo atti­
vamente e usarlo per il nostro obiettivo primario, il

52
risveglio, cambia la maniera in cui stiamo nella
vita. Noterai anche che le tue scelte diventano più
facili e più chiare. L'abitudine a stare con quello che
c'è renderà la maniera di prefìggerti degli obiettivi
più pratica, più essenziale, più rispondente alla
realtà.
E un giorno potrai notare che il passato è usci­
to dalla tua vita. Che i vecchi comportamenti reat­
tivi hanno lasciato il posto a un comportamento
intelligente e creativo e che la vita è diventata più
facile. E che tutto questo è accaduto senza sforzo.
Noterai che non ti impigli più nelle piccole cose,
negli awenimenti senza importanza della vita di
tutti i giorni, che il tuo incedere è diventato più
fermo e più sicuro.
Quando vivi una situazione di impotenza,
quando non c'è nessuna possibilità di agire, ascol­
ta. Dietro ciò che sta accadendo c'è la vita che sta
cercando di insegnarti qualcosa. Usa allora questa
situazione per arrenderti più profondamente, e
quindi per essere più intensamente presente a te
stesso. Arrenderti ti riporta a chi sei veramente,
all'Essere.
La forza, il potere e la verità sono lì.

Mi è accaduto, durante un ritiro, di vedere un par­


tecipante sfidare Eckhart Tolle chiedendogli in maniera
aggressiva perché non potesse filmare un suo insegna­
mento. Eravamo un gruppo numeroso e stavamo

53
aspettando che lui entrasse. In quel momento questa
persona lo ha bloccato proprio sulla porta della sala di
meditazione. La situazione era anche piuttosto comica,
perché l'uomo aveva un piede ingessato e cercava di
tenersi in equilibrio stringendo le stampelle, mentre
gesticolava e parlava veementemente. Portava sulle
spalle una macchina da presa piuttosto grande e aveva
tutto il corpo contratto per lo sforzo. Eckhart, al contra­
rio, era assolutamente immoto e tranquillo. Non tenta­
va di passare oltre o di sottrarsi in alcun modo. Stava
in piedi e non appariva per nulla infastidito. Si poteva
vedere che era molto attento, ma non alle parole e ai
gesti che vibravano intorno a lui. Ciò che mi sorprese,
e che mi ha poi sorpreso in altre occasioni nelle quali
ho visto il manifestarsi della sofferenza intorno a lui, è
stata la non-separazione né dall'avvenimento, né dalla
persona. Era ovvio che era con lui, non contro di lui, ma
da uno spazio completamente differente da quello in
cui era l'uomo.
Ho capito, osservando/o e stando allo stesso tempo
presente, di aver già per quel giorno ricevuto l'insegna­
mento: di aver visto l'accettazione.
Ho capito in quel momento anche cosa sia la
pazienza che non ha nulla a che vedere con l'essere
paziente, con il sopportare, ma solo con l'essere nel
presente e permettere a ciò che c'è di essere. E in quel
vivere ciò che c'è il tempo cambia qualità, diventa
l'eterno Presente.

54
CAPITOLO 3

LA VIA PER USCIRE

DALLA SOFFERENZA

l. Ogni sofferenza è creata dall'ego


2. Ogni negatività è causata dalla
negazione del Presente
3. La sofferenza emozionale
4. n corpo di dolore si scioglie dal
Presente
l . Ogni sofferenza è creata dall'ego

I.:ego - l'idea di chi sono, una forma men­


tale che è sostenuta da credenze, opinioni,
da certe emozioni, reazioni e modi di essere,
che fa riferimento costantemente a una sto­
ria, la mia, a ciò che ho vissuto - ci impedi­
sce di conoscere chi siamo veramente, ci
impedisce di riconoscere l'IO SONO.
Essendo una forma, si identifica con le
forme e si conferma grazie a queste. Vive
per questo una realtà inquietante perché
ogni forma interiore - mentale, emozionale
- o esteriore - gli avvenimenti e gli oggetti
materiali - è impermanente, è destinata
prima o poi a scomparire. Per questo l'ego
ha bisogno costantemente di conferme. E
per averle si aggrappa al mondo della forma.
Da questo bisogno di confermarsi viene la
sua avidità, la sua bramosia. Il non avere
mai abbastanza dell'ego. Da questo essere
sempre incompleto proviene la sua dipen­
denza dal futuro. Il completamento dell'ego
è infatti sempre nel futuro. E così ogni
oggetto, ogni amore, ogni riconoscimento,
ogni possedimento, sarà una soddisfazione
di breve durata, perché in realtà l'ego non è
mai abbastanza.
Non appena, come dice Eckhart, il nostro
senso del sé si mescola con la forma, ecco
emergere l'ego, ed ecco arrivare la sofferen-

56
za. Frustrazione, irritazione, o una qualun­
que altra forma di negatività.
Osserviamo da vicino l'avidità dell'ego in
questo nostro costante bisogno di avere, in
questa nostra continua sete di apparire, in
questo senso di insoddisfazione che ci
accompagna, in questa nostra corsa verso il
futuro perché finalmente ci confermi chi
siamo. Questi sono i luoghi della sofferenza
dell'ego. E ci illudiamo che in futuro andrà
meglio, ma non è vero.
La buona notizia, il meraviglioso liberato­
rio regalo dell'insegnamento di Tolle, è che
non c'è niente di personale nell'ego. È sempli­
cemente lo stadio evolutivo della razza
umana. Non è quindi il mio ego, ma è il nostro
ego. È una rete collettiva di inconsapevolezza
che ha intrappolato gli esseri umani per gene­
razioni. È la forma della vecchia inconsapevo­
lezza che diventa per noi sempre più stretta.
La nuova consapevolezza che sta emer­
gendo attraverso di noi sta rompendo le
maglie di questa rete. Ogni volta che qualcu­
no di noi entra nel Presente, in quel momen­
to si sta separando dall'ego e nel far questo
contribuisce ad aprire una breccia nell'incon­
sapevolezza egoica collettiva. In quel
momento sta contribuendo a chiudere col
passato, chiude per un attimo con la soffe­
renza. Lo fa per se stesso e nel farlo regala la
liberazione dalla sofferenza a tutta l'umanità.

57
PRATICA:
Osserva se la tua sofferenza emozionale nutre il
senso di chi sei. Osserva se, quando ti ritrovi impri­
gionato nelle solite emozioni, c 'è in te un senso di
compiacimento, di soddisfazione, se c'è una soffe­
renza che alimenta, anche se con dolore, un io.
Quando la sofferenza è diventata identità, un
luogo dal quale posso confermare un certo senso di
me, posso confermare la mia storia, le mie opinio­

ni, è difficile liberarsene. L'aver ragione dell'ego sarà


più forte. Resisterà e saboterà qualunque tentativo
di trasmutare quella sofferenza. E tutto awerrà nel­
l'inconsapevolezza.
Quindi sii molto vigile soprattutto quando
appaiono emozioni che conosci bene, emozioni
ricorrenti. Nel momento in cui te ne rendi conto e
le osservi, rompi la dipendenza, spezzi l'attacca­
mento. Sei libero.

2. Ogni negatività è causata


dalla negazione del Presente

Ci domandiamo spesso il perché dei nostri


stati di malessere interiore. Nell'illusione
forse che il saperlo ci libererà da quello stato.
Ma ogni malessere, ogni negatività, nasce dal
semplice fatto di non abitare il presente e di
tendere invece verso un futuro o di guardare
ancora verso il passato. Qualunque stato inte­
riore vissuto dal presente perde la forma che

58
ha e diventa ciò che in essenza è, diventa
energia vitale, consapevolezza, si scioglie
nella pace dell'Essere.
Entrare nel pres ente dissolve miracolo­
samente la forma di qualunque negatività.
È possibile notare che non appena ci per­
diamo nella dimensione del passato o del
futuro, non appena cioè ci identifichiamo
con la voce nella mente, si affaccia un certo
senso di scomodità, che spesso identifichia­
mo con il peso della vita, perfino a volte con
il peso di me stesso, di chi sono io. Possiamo
anche notare che quel senso di scomodità si
accompagna a una tensione, sembra che lo
spazio interiore si sia ristretto, anche il respi­
ro sembra awenire con difficoltà. Basta però
richiamare la nostra attenzione e poggiarla
nell'interno del corpo, basta insomma ritor­
nare al presente per vedere lo spazio interio­
re allargarsi, il respiro liberarsi, il senso del
tempo cambiare. Accade allora che ricono­
sciamo che la forma, nessuna forma, non
può più minacciarci, e paura e desiderio
scompaiono. Sperimentiamo una espansio­
ne, una spaziosità, e si affaccia un senso di
pace che prima non c'era.

PRATICA:
Quando prendiamo l'abitudine di stare nel pre­
sente, anche la negatività può diventare utile.
Ogniqualvolta la notiamo sappiamo subito che

59
siamo usciti dal presente. Sappiamo che ci siamo
persi nel passato o nel fu turo. È suffìciente allora
entrare nello spazio interiore del corpo per essere di
nuovo nell'Adesso. Usa la negatività come un
segnale della vita che sta indicando il presente.

3. La sofferenza emozionale

Molte persone che negano la loro sofferen­


za emozionale, che, per esempio, quando
vivono una emozione tendono a darne la
responsabilità fuori, agli altri, agli awenimen­
ti, oppure che tendono a dire che tutto va
bene quando invece sono carichi di emozio­
ne, non si rendono conto che questa vibrazio­
ne densa non riconosciuta genera in loro e
intorno a loro un campo energetico impre­
gnato di quel sentire, e che gli altri lo assorbo­
no spesso senza rendersene conto. È impor­
tante diventare consapevoli che ogni sofferen­
za emozionale non risolta lascia dentro uno
strascico di malessere, che si mescola con la
sofferenza che ci portiamo dietro dal passato,
insediandosi dentro di noi, nella mente e nel
corpo, e rendendo ancora più pesante quel
malessere interiore che ci accompagna.
Spesso accade che il senso di chi siamo,
l'ego, si identifichi con una certa emozione.
Con la rabbia, per esempio, o con la paura.
Possiamo allora usare la rabbia o la paura

60
per confermare una immagine di noi.
Quando accade questo, qualunque tentativo
facciamo per liberare quella emozione verrà
sabotato dall'ego. Saremo allora portati a
dire che questa modalità non funziona per
noi. Ma se siamo capaci di vedere il nostro
attaccamento, la nostra dipendenza da quel­
la emozione, anche se saremo scioccati da
questa scoperta, saremo però liberi dalla
dipendenza. E potremo, ogni volta che quel­
la emozione si affaccia per riproporre un
certo comportamento, per riproporre la sua
prigione, per generare di nuovo la stessa sof­
ferenza emozionale, riconoscere che quella
emozione non ha più presa su di noi, che
ormai la dipendenza si è spezzata.

PRATICA:
Ogni sofferenza emozionale è sempre creata dalla
resistenza a quel moto. Ogni volta che giudichiamo
una emozione che proviamo o che ne diamo respon­
sabilità fuori di noi, o che la reprimiamo, scegliamo
la sofferenza.
Essere presenti con l'attenzione posta nel corpo
aiuta a notare le emozioni non appena si manifesta­
no. Se restiamo attenti e presenti nella sensazione fisi­
ca dell'emozione e lasciamo quella forma libera di
essere, senza identificazione e senza manipolazione e
senza l'aspettativa che scompaia, la vedremo prima
allargarsi e poi dissolversi. Sapremo che si è trasmu­
tata perché noteremo che siamo più vivi, perché

61
l'energia vitale che la animava si è liberata. Alcune
emozioni ci mettono più tempo di altre per trasmu­
tarsi. Alcune ritornano subito dopo e continuano a
ritornare per un certo periodo di tempo. Ma il cam­
biamento importante è che il manifestarsi delle emo­
zioni, di qualunque emozione, non ci turberà più così
tanto. Vedremo a poco a poco che non diventiamo
quella emozione, che non agiamo più come una emo­
zione, che non ne siamo posseduti. Ci emozioneremo
ancora e ne godremo ancora, ma senza soffrirne.

4. Il corpo di dolore si scioglie


dal Presente

li corpo di dolore è l'accumulo della vec­


chia sofferenza che nel passato non abbia­
mo potuto trasformare. Si è andata accumu­
lando negli anni e ce la portiamo ancora
dentro. Resta in uno stato latente, come dor­
miente e poi d'improvviso si risveglia, maga­
ri in un momento assolutamente tranquillo.
Si alimenta di ciò di cui è fatto: di sofferen­
za. Per questo si risveglia quando non è
stato alimentato per qualche tempo per
andare in cerca di sofferenza.
Quando il corpo di dolore si risveglia, sen­
tiamo una sofferenza che ci è nota, perché in
effetti è sempre la stessa. Quando ne siamo
inconsapevoli, torniamo a soffrirla. In questo
modo nutriamo ancora una volta il corpo di

62
dolore e aggiungiamo nuovo dolore al vec­
chio. n fardello di sofferenza che ci portiamo
dentro va crescendo. E noi restiamo impri­
gionati sempre nella stessa ripetizione.
Quando il risvegliarsi del corpo di dolore
avviene nell'inconsapevolezza, sale alla testa
e controlla il nostro pensiero. Allora comin­
ciamo ad avere pensieri che alimentano la
nostra sofferenza.
n corpo di dolore può però essere osser­
vato in uno stato di consapevolezza. È possi­
bile percepire la sua energia attraverso la
sensazione fisica. Mantenere la nostra atten­
zione vigile nel corpo, fissa su quella sensa­
zione, taglia il legame fra il corpo di dolore e
il processo mentale. In questo modo invece
di soffrire di nuovo quel vecchio dolore, lo
trasmutiamo. Andiamo trasmutando la vec­
chia sofferenza senza aggiungerne di nuova.
È così che usciamo dal passato.
Ma è necessario essere presenti e vigili,
appoggiati all'interno del corpo, per trasmu­
tare la sofferenza e alimentare così la consa­
pevolezza.

PRATICA:
Conosciamo bene il nostro corpo di dolore. Ci ha
posseduto spesso. Lo abbiamo pianto molte volte.
Siamo tornati a soffrirlo molte volte. Ci siamo spes­
so chiesti se questa sofferenza sarebbe mai finita.
Ora sappiamo che è possibile, che può finire.

63
Possiamo finalmente lasciar cadere questo baga­
glio pesante che ci siamo portati dietro per tanti anni.
Possiamo smettere di soffrire e possiamo smet­
tere di far soffrire.
Quindi, quando il rigurgito della vecchia soffe­
renza riaffìora, quello è il momento della meditazio­
ne. Quello è il momento di deporre quel peso. È suf­
ficiente osservarlo dalla consapevolezza, dall'essere
nell'Adesso. Questa sofferenza viene da lontano, ma
ora è qui per essere liberata. Basta osservame la
densità, la pesantezza frsica, da uno stato di vigile
attenzione che lascia essere.
La pratica è la stessa anche quando ciò che si è
risvegliato è il corpo di dolore del nostro sesso, la
sofferenza collettiva del maschile o quella del fem­
minile, oppure quella del nostro paese. Anche in
questo caso è sufficiente non lasciarsi tirare dentro,
non identificarsi, non abbattersi nell'incoscienza. È
possibile che la sensazione del dolore sia intensa, è
possibile che le lacrime scorrano; ciò che ti libera è
il guardarla e l'accoglierla da uno stato di Presenza.
Dall'IO SONO che vive nell'Adesso, è possibile tra­
smutare ogni vecchia sofferenza per intensa che sia.

<<Cos'è il perdono?» gli domandai. Ed Eckhart mi


chiese: <<Cosa sarà di quell'awenimento fra mille
anni?». Sentii quella storia sbricio/armisi dentro, come
ridotta in polvere dal tempo. «Allora perché non
Adesso?» mi chiese.

64
CAPITOLO 4
LA FIAMMA DELLA CONSAPEVOLEZZA

l . Il vero cambiamento accade


dentro e non fuori di noi
2. Essere attenti alla sofferenza
3. La nostra percezione del mondo
4. La felicità e l'infelicità
5. La compassione e le vere relazioni
l. n vero cambiamento accade
dentro e non fuori di noi

A volte quando seguiamo un cammino


spirituale vorremmo vedere cambiare la
nostra vita, avere risultati tangibili all'ester­
no. Invece, quando la consapevolezza si
alza, quando diventiamo più presenti, il
gran cambiamento lo notiamo dentro.
Quando stiamo più a lungo nel momento
presente, quando abitiamo più spesso
l'Adesso, e lo facciamo stando nello spazio
interiore del corpo, cominciamo a notare
che non siamo sempre identificati con la
mente pensante, che ci accade sempre
meno di essere persi nel flusso dei pensieri;
notiamo anche che questi non si affollano
più nella nostra mente come accadeva
prima; cominciamo a notare spazi senza
pensieri, dapprima brevi, poi sempre più
lunghi. E in quegli spazi notiamo che
abbiamo smesso di etichettare e di giudica­
re, che abbiamo smesso di cercare di con­
trollare ciò che stiamo vivendo e la spinta
compulsiva a fare si è rilassata. Man mano
che la mente si rilassa, il silenzio prende il
posto del brusio mentale.
Cominciamo ad assaporare una spaziosi­
tà interiore che non conoscevamo. Si affac­
cia qui e là un senso di benessere prima sco­
nosciuto, un sorriso interiore, qualcosa che

66
non dipende più da come vanno le cose. La
pace e la quiete hanno preso il posto della
turbolenza e dell'irrequietezza. Il nostro fare
si è liberato dalla necessità di confermare
una idea di noi stessi e cambia di qualità.
Cominciamo a provar piacere per quello che
abbiamo fra le mani, mentre lo stiamo
facendo. E questo si riflette in una intima
soddisfazione del lavoro fatto. Ed è per que­
sto che la qualità del lavoro migliora.
È la fiamma della consapevolezza che
finalmente brilla attraverso di noi. E può
accadere che chi ci incontra la riconosca. Ci
può così capitare, per esempio, di ricevere
un sorriso dalla cassiera del supermercato
che prima sembrava essere sempre frettolo­
sa, oppure l'impiegato della banca che
prima non ci guardava neppure ci rivolge
inaspettatamente e senza motivo un'atten­
zione speciale. La gente improvvisamente
sembra vederci e curarsi di noi. Ci può acca­
dere che, malgrado la nostra vita sia la stes­
sa, ci appaia del tutto nuova. Gli incontri
diventano più veri, senza che facciamo nulla
perché lo siano, le relazioni, anche quelle
brevi, diventano più profonde. La pace che
abbiamo dentro sta irradiandosi fuori. Il
vero cambiamento è accaduto dentro.

67
2. Essere attenti alla sofferenza

Eckhart Tolle ci offre uno strumento


estremamente potente proprio per la sua
semplicità. Ci offre la possibilità di liberarci
dal passato. Ci regala un presente sul quale
il passato non ha più nessuna influenza. Un
presente nuovo. E grazie alla pratica del suo
insegnamento anche la sofferenza diventa
una opportunità di illuminarci.
La consapevolezza non esclude nulla, né la ·

luce né l'oscurità. Da uno stato interiore con­


sapevole non distogliamo più lo sguardo da
ciò che prima consideravamo spiacevole o
scomodo. Ci rendiamo conto che la negativi­
tà, qualunque forma di sofferenza, è solamen­
te una opportunità di liberarci del passato. La
consapevolezza è un gran potere, è un'atten­
zione vigile che non ha più motivo per evitare
ciò che lo stato di inconsapevolezza era
costretto a sfuggire.
Smettiamo di temere il dolore, quello
nostro e quello degli altri, smettiamo di
scappare da qualunque luogo interiore per
oscuro e denso che sia. Non scappiamo più
per paura, perché sappiamo che non c'è più
nulla da temere. Perché abbiamo ricono­
sciuto la verità di ogni cosa: in essenza è
consapevolezza anche la paura. Ogni cosa è
l'Uno e noi ne siamo parte.
Quando notiamo l'apparire della soffe-

68
renza e diveniamo attenti, presenti con tutto
il nostro essere, in ogni cellula del corpo, ed
entriamo nel dolore, nella paura, nella soli­
tudine, o in qualunque forma abbia preso in
quel momento la sofferenza e la accettiamo,
diveniamo la luce che penetra la vecchia
oscurità dissolvendola.
Ed è la consapevolezza che lo fa attraver­
so noi.

PRATICA:
Prendi l'abitudine di non distogliere lo sguar­
do dal dolore. Non appena lo vedi, entravi. Fallo
coraggiosamente. Guarda il dolore che c'è onesta­
mente e vai fino in fondo. Stai con il dolore fino
a che c'è. Il dolore è un grande maestro di
Presenza. Usa lo spazio interiore del corpo ed
entrerai subito nel Presente. Non è possibile tra­
smutare la sofferenza da nessun altro momento
che da quello in cui siamo. Ed è il corpo che ci
aiuta ad entrarvi.

3. La nostra percezione del mondo

«Noi vediamo ciò che pensiamo», si dice


in Un corso in Miracoli. In realtà non siamo
separati da ciò che vediamo. C'è fra l'interno
e l'esterno, fra il nostro mondo interiore e il
mondo che vediamo fuori di noi, una corri­
spondenza che vale la pena di osservare.

69
È il nostro stato di consapevolezza di
questo momento che sta creando ciò che
vede, ciò che abita e con cui si relaziona.
Quando vedo nemici fuori, la paura,
l'odio e la negatività che percepisco fuori
sono un riflesso di ciò che ho dentro. Non
vuol dire che la negatività non esista fuori di
me, ma vuol dire che sto vibrando della stes­
sa energia che vedo, che la porto dentro di
me, e se non la riconosco e non la trasformo
dentro di me non solo continuerò a esserne
parte, ma non genererò nessun cambiamen­
to nel mondo. Perché quando io cambio,
quando genero un campo energetico diverso
dentro di me, la consapevolezza si innalza in
me, ma anche intorno a me ed è in questo
modo che il mondo cambia insieme a me.
Non esiste quindi un mondo obiettivo. ll
mondo che vediamo è sempre il riflesso del
nostro stato di consapevolezza di questo
momento.

PRATICA:
Una pratica utile è quella di usare la nostra
visione del mondo come uno specchio nel quale
possiamo veder riflesso il nostro stato di consape­
volezza di questo momento. Guardare la paura che
abbiamo del mondo come la nostra paura cambia
radicalmente le cose. Quando vediamo l'oscurità
del mondo che ci circonda ed entriamo in quella
densità trasmutandola, e vi entriamo magari attra-

70
verso le emozioni che questa ci dà, la nostra visio­
ne del mondo comincia a cambiare. È come, in un
certo senso, se aprissimo le finestre in una stanza
buia e scoprissimo che la luce c'era sempre stata.
Abbiamo in questo modo alleggerito noi stessi e
contemporaneamente abbiamo tolto quel peso che
avevamo posto sul mondo. Siamo ascesi a un livel­
lo più alto di consapevolezza e questo si riflette
sulla nostra capacità di vedere.
Togliamo quel peso che avevamo messo sul
mondo e lo trasmutiamo attraverso il nostro senti­
re. È questo il senso di prendere su di sé i peccati del
mondo.
In questo modo mettiamo in pratica ciò che
Gesù ha detto: «Ama i tuoi nemici», perché è in
questo modo che smettiamo di avere nemici.
Grazie a questa pratica, noteremo che la nostra
visione del mondo continuerà a mutare. Ci accadrà
di vedere per istanti un mondo di pace. Non accade
di colpo, ma va accadendo a poco a poco. Perché
questa trasformazione, dissolvendo l'oscurità den­
tro di noi, libera i nostri occhi, e questo abbatte il
muro di separazione che l'inconsapevolezza aveva
alzato fra noi e il mondo. La nostra visione cambie­
rà. È così, muovendoci dall'interno verso l'esterno,
che cominciamo a vivere nel mondo che abbiamo
sempre desiderato.

71
4. La felicità e l'infelicità

Quando siamo identificati con il flusso


dei pensieri, siamo identificati con il mondo
della forma e con una realtà duale, una real­
tà illusoria fatta di bianco e di nero, di
buono e di cattivo. Spesso allora volgiamo le
spalle a ciò che crediamo sia cattivo per cer­
care ciò che crediamo sia buono. Fuggiamo
l'infelicità che abbiamo dentro per cercare
la felicità, credendo che siano opposte, che
se abbiamo l'una, non abbiamo l'altra.
Ma invece, proprio come in quel bellissi­
mo racconto nel quale un uomo per uscire
da una caverna nella quale era stato rinchiu­
so cercava di andare verso l'alto, verso la
luce di una apertura, senza rendersi conto
che l'uscita si apriva nell'oscurità proprio
davanti a lui, anche noi cerchiamo la felici­
tà distogliendo lo sguardo dall'infelicità che
abbiamo dentro.
Crediamo, come quell'uomo, che l'uscita
sia dove c'è la luce, invece l'uscita molto
spesso è proprio in quello che c'è e, se c'è
l'oscurità, l'uscita è proprio lì.
Spesso, pur di avere un attimo di felicità,
pur di scrollarci di dosso l'infelicità che sen­
tiamo, ci buttiamo in un fare o cerchiamo di
distrarci. Ma sappiamo ormai che queste
cose non risolvono. Che continuare a fare o
continuare a distrarci non ci porta da nessu-

72
na parte. In questo modo, mentre noi conti­
nuiamo a cercare la felicità, l'infelicità con­
tinua a rimanere dentro di noi, avvelenando
noi stessi e chi ci sta intorno.
L'uscita è proprio davanti a noi, in ciò
che c'è: nell'infelicità. È accogliendo la
nostra infelicità che la trasformiamo in con­
sapevolezza ed è questa ad avere in sé quel­
lo stato di gioia, di benessere, di vitalità che
cercavamo. La semplice gioia di essere che
non ha bisogno di nulla.
Come sempre, è entrando nella forma
che andiamo al di là di essa. E lì, nella con­
sapevolezza che abbiamo raggiunto, proprio
ll accanto a noi dove era sempre stata, c'è la
gioia di vivere.

PRATICA:
Sii vigile, sii pronto ad accogliere l'infelicità in
qualunque forma si presenti, consapevole che è una
porta per il Presente, che contiene nel suo interno
quella gioia di essere che non ha bisogno di nulla.

S. La compassione e le vere relazioni

La compassione sboccia dalla consape­


volezza. Quando siamo presenti riconoscia­
mo che la consapevolezza è tutto ciò che c'è.
Che è ciò che move il sole e l'altre stelle, tutto
ciò che anima il piano materiale e ciò che

73
siamo. Allora abbiamo riconosciuto noi
stessi, chi siamo veramente, e solo da questo
riconoscimento possiamo vedere realmente
l'altro e vivere l'Uno che in essenza siamo.
Fino a che, infatti, siamo identificati con
una idea di noi, ci relazioneremo con una
idea dell'altro. Quando siamo presenti,
quando siamo l'm SONO, quando siamo la
consapevolezza dell'Essere, allora, anche se
vediamo la forma dell'altro, la mente e il
corpo, anche se vediamo l'ego dell'altro, non
ci sarà identificazione con questa forma.
Saremo capaci di vedere dietro quella
forma l'essenza che la anima e di relazionar­
ci con quella. Riconosceremo insomma l'ro
SONO dell'altro, anche se ne vediamo la
forma.

PRATICA:
Presta attenzione a cosa ti si muove nel corpo
quando sei identificato con il giudizio che la tua
mente fa dell'altro. Osserva come, anche quando il
tuo giudizio ha ragione di essere, il farlo, l'essere
insomma identificato con la mente che etichetta e
separa, genera in te una densità, una pesantezza
che ti rende inconsapevole, separandoti da te stesso
e dall'altro.
Pratica l'ascolto dell'altro da uno spazio di non­
mente, non ti preoccupare di capire e di trovare la
risposta, lascia invece che le parole entrino in te dal
corpo, ti accorgerai che la comprensione avviene da

74
uno spazio diverso e che ha una qualità di profon­
dità che non ti saresti aspettato. Quando arriverà il
momento di rispondere, ti scoprirai a farlo non più
dalla reattività, ma dalla profondità dell'essere, da
una intelligenza più grande e più viva.
Stai più che puoi nel presente mentre sei con gli
altri, usa l'attenzione appoggiata nel campo energe­
tico del corpo, questo genererà una dimensione di
consapevolezza che annulla ogni illusione di sepa­
razione. Da questa dimensione vedrai sorgere una
relazione nuova.

Spesso ero piena di domande. Arrivavo con tante


cose da chiedergli. Ma quando ci sedevamo insieme, Je
domande per lo più svanivano. A volte provavo lo stes­
so a tirar/e fuori. Ma uscivano come se fossero morte.
lo stessa non ne capivo più il senso. Così rinunziavo. E
stavamo così seduti in silenzio proprio come in quella
bellissima poesia di U Po de/ Settecento:

Ci sediamo insieme, la montagna e io,


fino a che rimane solo la montagna.

75
CAPITOLO 5

LA LIBERAZIONE ATTRAV ERSO

IL CAMBIAMENTO

1. n potere alchemico della


trasmutazione
2. L'azione nella vita quotidiana
3. La gioia di essere
4. La vera salvezza
5. L'illuminazione
l . n potere alchemico
della trasmutazione

Il potere alchemico della trasmutazione


era la capacità di trasmutare la materia.
Un metallo in oro. Ma anche in un percor­
so di risveglio si pratica la trasmutazione
interiore. Tutto ciò che è densità, sofferen­
za, negatività in ogni sua forma, che
appartenga al passato o al presente, può
essere trasmutato. L'aver riconosciuto che
ogni forma è in essenza animata dalla Vita
permette di viverla senza identificazione,
permette di andare al di là di quella forma.
Questa resa opera la magia: qualunque
forma interiore, pensiero o emozione,
quando è accettata, libera la sua essenza,
diviene ciò che in essenza è. Abbiamo in
questo modo trasmutato il metallo pesante
in oro, la densità della sofferenza in consa­
pevolezza.
Quando trasmutiamo la densità che ci
portavamo dentro sotto forma di accumulo
di vecchia sofferenza, il corpo di dolore, o
quando lo facciamo con una nuova sofferen­
za, psichica o fisica, la consapevolezza, la
Vita che era rinchiusa in quella forma, si
libera e si manifesta. Ecco allora apparire la
gioia e la vitalità.

78
PRATICA:
Ogni volta che osservi il manifestarsi di una
qualunque forma di sofferenza, entraci e accettala.
Ogni volta che le cose vanno male, ogni volta che si
manifesta nella tua vita un fallimento sotto qua­
lunque forma, ogni volta che la vita ti dice di no, e
lo fa attraverso una persona o una situazione, sii
pronto a viverlo da uno stato consapevole. Ad
accettarlo come se lo avessi scelto tu. La saggezza
della vita ti sta porgendo ciò che ti può condurre
all'illuminazione. Non nell'illuminazione futura,
ma in quella presente.
Non lasciare che l'ego si alimenti di quella sof­
ferenza. Il tempo della trasmutazione è Adesso.
Entraci.

2. L'azione nella vita quotidiana

Da uno stare nel presente, siamo pronti


ad agire appena la vita lo richiede.
E ciò che gli animali ci insegnano. Sono
presenti anche in uno stato di riposo e sono
pronti a rispondere al moto esterno.
Quando si presenterà una situazione alla
quale dovrete rispondere, se siete nel
Presente, la vostra azione sarà efficace e
incisiva. Venendo da uno stato di presenza,
l'azione è inevitabilmente aderente alla
necessità del presente. Quando invece siamo
identificati con la mente, la risposta viene

79
dal condizionamento del passato, per que­
sto sarà un'azione ripetitiva. Noterete con la
pratica che dal presente l'azione è creativa,
spontanea e intuitiva. È un'azione libera e
non condizionata. È spesso sorprendente. Ci
stupisce perché accade senza un pensiero, è
rapida ed è la cosa giusta.

PRATICA:
Prendete l'abitudine di fare le piccole cose di
ogni giorno da uno stato di presenza che si appog­
gia sull'attenzione posta nel corpo.
Svolgete le piccole faccende quotidiane, per
esempio rimettere in ordine, o lavarvi i denti, o
aspettare in coda il vostro turno, con una parte
della vostra attenzione riposta dentro, nell'interno
del corpo. Fate in questo modo i vostri acquisti, le
vostre telefonate, o la vostra passeggiata. Fare la
spesa da uno stato di presenza può essere una espe­
rienza del tutto nuova.
Diventate più fisici, vivete la vita dal corpo, più
che dalla mente.
La mente ve ne sarà grata, diverrà più rilassa­
ta e più chiara. Il superfluo andrà scomparendo,
il rumore di fondo costante, quel cicaleccio men­
tale a volte così frenetico, lascerà il posto a pen­
sieri nuovi, spesso mai pensati. E il corpo, libero
dal condizionamento della mente, manifesterà
nella vita quotidiana la sua intelligenza e le sue
capacità.
Noterete che state diventando più efficienti e vi

80
sorprenderete del manifestarsi spontaneo della
vostra intuizione.

3. La gioia di essere

Accade a poco a poco, e quando ce ne


accorgiamo ne siamo persino stupiti, che
quella compulsività che ci spingeva a uscire
dal presente perda forza.
Il semplice fatto di aver osservato come
non appena entriamo nel Presente trovia­
mo uno stato di quiete, di pace, e diventia­
mo quella pace, ha prodotto un effetto
magnetico, grazie al quale ci è dolce ritor­
narvi. C'è qualcosa, ed è proprio la coscien­
za di ciò che siamo, di ciò a cui appartenia­
mo, che ci spinge a tornare al presente non
appena ci rendiamo conto che ce ne siamo
allontanati. E può sorprenderei ancora di
più il fatto che quella gioia di essere che
cominciamo a percepire si espanda perme­
ando ogni cosa che facciamo. Non appena
entriamo nel Presente e viviamo quella
semplice gioia di essere, questa sembra
espandersi impregnando di sé ogni area
della nostra vita, illuminando di sé ogni
nostro fare. Abbiamo finalmente smesso di
abbandonare noi stessi, di perderei, e per
questo siamo entrati più profondamente
nella materia e possiamo essere chi siamo,

81
apparteniamo di più a questo mondo, e
allora la consapevolezza illumina il nostro
muoverei nel mondo.

4. La vera salvezza

Molti di noi sognano la liberazione dal


peso di questa vita, dal peso di noi stessi, dai
nostri problemi quotidiani, la liberazione
dall'incessante movimento della mente e
dall'eco delle emozioni, ma mettono questa
liberazione nel futuro.
Quando fissiamo lo sguardo sui moti
delle onde che i venti creano sulla superficie
delle acque, spesso ci dimentichiamo che
giù, nella profondità di quelle stesse acque,
tutto è pace e silenzio.
In noi avviene qualcosa di simile.
Quando osserviamo quei tumulti interiori
fatti di pensieri frenetici, di emozioni
intense, o di vecchi dolori che ritornano a
galla e che spingono proprio come fanno le
onde delle grandi acque, basta entrare
nell'Adesso, e non appena diveniamo l'os­
servatore che permette quella sofferenza,
quelle emozioni e quei pensieri, questi
diventano proprio come le onde della
superficie che dalla profondità sono solo
suoni distanti, neanche troppo importanti.
Da uno stato di consapevolezza arriva il

82
silenzio e la quiete delle profondità della
Presenza.
Così come, quando guardiamo i moti
della superficie dell'acqua, vediamo solo
quelli e perdiamo di vista la tranquillità della
profondità, nello stesso modo, quando siamo
presi da una sofferenza emozionale, perdia­
mo di vista che la salvezza è qui nell'Adesso,
nella nostra capacità di lasciare che i movi­
menti superficiali delle forme temporanee
interiori, i nostri pensieri e le nostre emozio­
ni siano, mentre stiamo profondamente radi­
cati nella quiete e nel silenzio delle profondi­
tà del nostro essere.
n pensiero compulsivo, la negatività in
ogni sua forma, la negatività come forma di
passato o di futuro, non è niente altro che
forma temporanea, forma superficiale, onde
più o meno potenti che prima o poi finisco­
no. Qualunque forma di sofferenza accolta
diventa la pace delle profondità di chi siamo
veramente, diventa la gioia dell'Essere.

5. L'illuminazione

Quante volte abbiamo desiderato che


finalmente finissero i conflitti, quelli esterni
e quelli interiori? Con quanta intensità
abbiamo detto dentro di noi: «Basta! »?
Quell'aspirazione è dell'Essere. È la sete

83
di ritornare alla verità. Alla nostra vera
dimensione. Quel richiamo è il richiamo
all'illuminazione, ad ascendere a uno stadio
diverso di coscienza. È il sogno della fine del
regno della menzogna virtuale della mente,
della fine della schiavitù, dell'oscurità, della
negazione, della separazione.
I.:illuminazione è lo stato di quiete che si
genera quando il flusso dei pensieri si placa,
è lo spazio che improvvisamente sentiamo
espandersi dentro quando la morsa arro­
gante del flusso dei pensieri che dirige e giu­
dica lascia il posto all'armonia e all'unità del
silenzio interiore. È la libertà di essere final­
mente chi siamo veramente.
È uno stato che molti di noi conoscono
già. Anche se per brevi istanti.
L'illuminazione non è qualcosa di miste­
rioso, e soprattutto non è nel futuro.
In un certo momento è accaduto a molti,
moltissimi di noi di essere totalmente
coscienti, di non essere identificati con la
mente né con una idea di chi siamo. Di sen­
tire senza ombra di dubbio l'eternità del
nostro Essere. Di sentirei incredibilmente
liberi e vivi.
Lo stato di illuminazione non è distante,
è qui. Racchiuso nella origine della nostra
percezione, in ciò che in noi percepisce,
nella coscienza che abbiamo di ciò che sta
accadendo Adesso.

84
PRATICA:
Presta attenzione all'origine della percezione.
Non perderti in ciò che percepisci, quello è forma
impermanente. Mantieni una parte della tua atten­
zione appoggiata in ciò che in te percepisce. In quel­
la origine. E ritornaci. Da ciò che vedi o ascolti o
gusti o tocchi o vivi, fai un passo indietro e dentro,
e vedrai la Consapevolezza stessa. Vedrai il centro.
Vedrai il sole del sistema solare. Da questo stato di
coscienza è possibile onorare la forma imperma­
nente, è possibile cioè stare nel mondo in un altro
modo.
Riconosci e accogli i piccoli risvegli interiori
quando accadono.

Risponde al telefono e subito sento il suo sorridere


quando mi riconosce. Entriamo insieme in una conver­
sazione fatta più di pause, di silenzi, che di suoni. Anzi
ogni suono sembra sorgere dal silenzio. Sembrano, le
mie e le sue, parole nel vuoto. Mi chiede, s'informa,
vuole sapere. In una dimensione di Presenza. Una
dimensione incredibilmente vasta.

85
EPILOGO
Quando ti accadono, e ti accadranno
sempre di più, quegli istanti di illuminazio­
ne, quei brevi momenti nei quali sei chi sei
veramente, chi sei sempre stata o stato.
Quegli istanti nei quali vedi le cose sotto una
luce completamente diversa, e la compren­
sione che hai delle cose non è della mente
perché attingi a una intelligenza più vasta, e
riconosci, perché la senti chiaramente den­
tro di te, la verità delle cose. Quegli istanti
nei quali sei la gioia dell'Essere. Quando
questo ti accade, vivilo senza darne il meri­
to all'esterno. Non riconoscere la consape­
volezza solo nelle parole che hai letto, in
quelle che hai ascoltato, o in chi ti ha ispi­
rato.
In quel momento in cui la stai sperimen­
tando, guarda la Consapevolezza in te.

I fiori, eterei, delicati e fragranti, ci por­


tano «la fragranza del mondo dello spirito>>,
potremmo forse dire che sono lo stato di
illuminazione delle piante.
Ogni fiore manifesta la non-forma, l'es­
senza che abita tutte le cose. E dal fiore
nasce il frutto che genera un'altra pianta e
che nutre altri esseri.
Quando onori la Consapevolezza che si è
manifestata in te, onori l'Essenza stessa
della Vita che ti ha manifestato e che sei; in
questo modo la incarni, diventi il fiore che

88
emana la sua essenza ed è in questo modo
che ti apri alla possibilità che attraverso di
te si manifesti il dono dei suoi frutti che
nutrono il mondo.

89
Eckhart Teachings

P.O.Box 9366 1 Nelson Park RPO


Vancouver, BC, Canada, V6E 4L7
Telefono: l 604 8938500
Fax: l 604 8938585
Email: info@eckharttolle.com

www.eckharttolle.com

90
LAUTRICE
MARINA B ORRUSO

Si occupa da quasi trent'anni della evolu­


zione della consapevolezza umana.
n suo essere, e di riflesso il suo insegna­
mento, ha sempre indicato la consapevolez­
za emergente della nuova era alla quale
l'umanità si sta affacciando. Forse per que­
sto i suoi insegnamenti sono stati richiesti
in paesi che si trovavano a vivere profondi
cambiamenti, come la Spagna degli anni
Ottanta e la Russia degli anni Novanta.
n suo insegnamento - conferenze, ritiri e
seminari condotti in vari paesi del mondo -
è essenziale e semplice. È diretto all'essenza
dell'essere umano più che alle forme tempo­
rali o culturali della società. Attinge a cono­
scenze antiche di vari cammini spirituali e si
ancora agli insegnamenti di Eckhart Tolle,
del quale ha tradotto insieme a Stella (Ghee
Bertotti) tutti i libri in italiano.
Centinaia di persone nel mondo hanno
trovato risposte alle proprie aspirazioni,
sono uscite dalla sofferenza, hanno trasfor­
mato la relazione con se stesse e hanno dato
un nuovo senso alla propria vita grazie al
suo insegnamento.

91
Architetto per formazione, viaggiatrice
per passione, oggi insegna la Pratica del
Potere di Adesso, in Europa occidentale ed
orientale. Ha creato speciali esercizi e medi­
tazioni che permettono di portare l'insegna­
mento di Tolle nel quotidiano.
Vive in Toscana. È un'artista: le mostre
delle sue fotografie e delle sue sculture sono
per lei solo una forma non verbale d'inse­
gnamento.
Ha pubblicato per Tecniche Nuove «Lo
Splendore del Presente» note per la pratica
quotidiana del vivere il Presente.
Per informazioni sul suo insegnamento:
email: marborruso@yahoo.it
www. marinaborruso.net

92
INDICE

INTRODUZIONE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 5
Come usare queste carte . . . . . . . . . . , 7
Come usare questo libretto . . . . . . . . , 8

CAPITOLO o . . . . . . . . . . . . . . . . . . ..... )) 11
l . Chi è un maestro spirituale? . . . . . )) 12
2. Chi è Eckhart Tolle? . . . . . . . . . . . . )) 15
3. n suo insegnamento . . . . . . . . . . . . )) 16

CAPITOLO l
IL POTERE DELLA PRESENZA . . . . . . . . . . )) 19
1 . La pratica di essere nel momento
presente . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . )) 20
2. Vedi se puoi dare attenzione . . . . . )) 22
3. Sii presente come l'osservatore . . . )) 24
4. n campo energetico interiore . . . . )) 26
5. Se hai difficoltà a sentire
le tue emozioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . )) 29
6. Le sfide della vita . . . . . . . . . . . . . . )) 33
7. La pace interiore . . . . . . . . . . . . . . )) 37
8. Una delle pratiche spirituali
più potenti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . )) 39

CAPITOLO 2
LA SAGGEZZA DELL'ARRENDERSI . . . . . . . )) 43
l . L'energia spirituale
dell'arrendersi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . )) 44

93
2. L'arrendersi ti rende presente . . . . )) 45
3. È vero che la resistenza è forza? . . )) 47
4. L'arrendersi è l'accettazione interiore
di ciò che è . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . )) 49
S. L'arrendersi è perfettamente
compatibile con l'azione . . . . . . . . . . )) 51

CAPITOLO 3
LA VIA PER USCIRE DALLA SOFFERENZA . )) 55
l . Ogni sofferenza è creata dall'ego . >> 56
2. Ogni negatività è causata
dalla negazione del Presente . . . . . . . >> 58
3. La sofferenza emozionale . . . . . . . >> 60
4. n corpo di dolore si scioglie
dal Presente . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . >> 62

CAPITOLO 4
LA FIAMMA DELLA CoNSAPEVOLEZZA . . . >> 65
l . n vero cambiamento accade dentro
e non fuori di noi . . . . . . . . . . . . . . . . >> 66
2. Essere attenti alla sofferenza . . . . >> 68
3. La nostra percezione del mondo . . >> 69
4. La felicità e l'infelicità . . . . . . . . . . >> 72
S. La compassione e le vere
relazioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . >> 73

CAPITOLO 5
LA LffiERAZIONE ATTRAVERSO
IL CAMBIAMENTO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . >> 77
l . n potere alchemico
della trasmutazione . . . . . . . . . . . . . . >> 78

94
2. L'azione nella vita quotidiana . . . . )) 79
3. La gioia di essere . . . . . . . . . . . . . . )) 81
4. La vera salvezza . . . . . . . . . . . . . . . )) 82
5. L'illuminazione . . . . . . . . . . . . . . . . )) 83

EPILOGO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . )) 87
L'AUTRICE MARINA BORRUSO . . . . . . . . . )) 9 1

95