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Trappole e illusioni delle dipendenze affettive

dott.ssa Luisa Fossati


Psicologa Psicoterapeuta

La dipendenza si caratterizza per l'irrefrenabile bisogno fisiologico e/o psicologico di una sostanza,
un'attività, una persona, una relazione ecc...

Si può quindi essere dipendenti da una sostanza, dal gioco, da sesso, dallo sport ma anche da una
persona o da una relazione.

In questo articolo, proverò a schematizzare in breve e in più “puntate”, alcune dinamiche tipiche
della dipendenza affettive dando qualche indicazione sui segnali per riconoscerla.

I tipi di dipendenza di cui parlerò sono riconducibili a tre tipologie che sintetizzo con tre frasi:

1. Accetto di tutto pur di non perderti perchè tu mi salverai.


2. Grazie al mio amore ti salverò.
3. Ti odio ma non posso fare a meno di te.

Accetto di tutto pur di non perderti perchè tu mi salverai.

“Sei l'uomo più egoista e prepotente che abbia conosciuto mai. Ma c'e' di buono che al momento
giusto tu sai diventare un altro. In un attimo tu sei grande, grande, grande le mie pene non me le
ricordo più"
(Mina: Grande grande grande)

Succede spesso purtroppo che una persona si leghi morbosamene a un'altra e pur di non perderla
accetti qualunque vessazione nella speranza (o meglio, nell'illusione) che nonostante tutto quella
persona possa essere fonte di felicità e magari riscattare anche tutta l'infelicità che si è subito in
passato.

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Gli attori
Gli attori protagonisti sono due; talvolta può esserci una comparsa:

• La prsonalità dipendente: una persona con un livello piuttosto basso di autostima e un'idea
negativa di sé (dovuta probabilmente a relazioni familiari in cui derisioni e solitudine erano
di casa) con propensione alla dipendendenza. Più frequentemente si tratta di donne ma non
sempre.
• La personalità narcisista: una persona splendida splendente, fascinosa e carismatica (...e
spesso narcisista). Più frequentemente si tratta di uomini ma non sempre. Si caratterizzano
per presentarsi come affascinanti, sicuri di sé e, spesso, quando conoscono una persona
nuova sciorinano complimeni e si perdono in belle parole.
• La comparsa: il parter “normale” che appena capisce l'antifona si dilegua...per questo fa la
comparsa. Ma verrà descritto più dettagliatamene a breve.

La dinamica
Quello che può accadere in questi casi è che una persona cresciuta in un ambiente familiare fatto da
una buone dose di critiche, disconferme, derisioni e abbandoni possa crescere con l'idea di essere
una persona in qualche modo sbagliata e di essere “in credito” di affetto; come se ci fosse un'idea
del tipo: “la vita mi deve qualcosa per compensare il dolore che mi ha dato fin'ora”.

La speranza è quella di riscattarsi completamente di tutta la solitudine, gli abbandoni e le critiche


subite.

E di chi si innamora una persona insicura e desiderosa di riscattarsi? … di un'altra sicura di sé,
affascinante, carisamtica...avete già capito...

Sì, esato: il narcisista.

La personalità narcisista porta in sé tutte quelle caratteristiche di sicurezza e carisma tanto


desiderate.

La persona, quindi, vede nell'altro la salvezza e la possibilità di sentirsi, attraverso una sorta di luce
riflessa, appagati e finalmente amati (ricordo ancora la frase di una donna che mi disse: “lui così
bello ha scelto me che non sono mai stata guardata da nessuno”).

Sei grande, grande, grande


Come te sei grande
Solamente tu.

...ma l'llusione dura poco...

Ora, le personalità narcisiste sono famose per apparire sicure e affascinanti ma non sono atrettanto
famose per essere capaci di prendersi cura di qualcuno che non coincida con loro stessi.

Inizialmente, infatti, godono nell'attrarre a sé persone che cadono ai loro piedi poi però una volta
terminata la fase di seduzione il giochino si rompe e l'idillio finisce...e non è un lieto fine.

Infatti il/la narcisista può scegliere di andarsene (perchè si annoia e perchè la personalità dipendente
richiede molto amre e molta attenzione) o di restare (per tenere a sé una persona adulante) e in

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entrambi i casi il vissuto dell'altra persona sarà devastante. Nel primo caso perchè la persona si
trova a rivivere l'ennesimo abbandono; nel secondo perchè restando, la persona dipendente si illude
che adattandosi, adeguandosi, sacrificandosi e sopportando di tutto, l'altro risponderà con l'amore
tanto agognato. Frasi del tipo “ho fatto di tutto per adattarmi a lu/lei, mi sono sacrificato/a per
renderlo/a felice e nonostante tutto mi ha tradita/o” non sono così rare da sentire.

La vita è quella che tu dai a me


In guerra tutti giorni sono viva
Sono come piace a te.

Le cose che in il dipendente affettivo non si hanno chiare, sono sostanzialmente due:

1. Accettare le prevaricazioni, i tradimenti, gli abusi ecc...non servirà a niente. L'altra persona
non cambierà e se lo farà non sarà certo grazie allo spirito di sacrificio del dipendente. Il
pensiero: “se sono come tu mi vuoi tu mi amerai”, è pura illusione”; il narcisista non è
capace di amare un'altra persona.
2. Finchè la persona dipendente non impara a prendersi cura di se stessa in prima persona non
potrà mai sentirsi riscattata. E' come se si rifiutasse di accettare la possibilità di brillare di
luce propria e si illudesse che la sua unica speranza è brillare di luce riflessa.

...ma perchè allora restare con una persona narcisisa visto che non dà quell'amore che tanto si
desidera?

Per due motivi; il primo (non in ordine di importanza) è che la persona dipendente spesso ritiene di
non poter avere di meglio (“se mi lascio con lui/lei chi mi piglia?”).
Il secondo, è che chi cresce in un contesto di critica e prevaricazione non sarà una persona abituata
a sentirsi amata; pertanto partner normali (la “comparsa” dei nostri tre attori per intendersi) saranno
percepiti come “strani” e minacciosi (si teme sempre ciò che non si conosce) e, inoltre, appena un
parner “normale” si trova di fronte a una persona che richiede sempre attenzione e rassicurazione
spesso lamentandosi di non sentirsi abbastanza amata, è altamente probabile che scappi.

Il dipendene affettivo alterna momenti di sotomissione (“sono come tu mi vuoi”) a momenti di


protestta impotente (“sei cattivo a non darmi l'amore che merito”). Nessuno di questi due messaggi
avvicina l'altra persona...piuttosto la allontana.

Cosaci dice che si è a rischio di trovarsi in questo tipo di dipendenza?

• Quando ci si sente trattati ingiustamente e non rispettati dal partner ma si trovano


giustificazioni al comportamento prevaricante dell'atra persona (“lui ha sbagliato ma anche
io a volte sono insopportabile”; “mi ha urlato contro ma del resto con l'infanzia che ha
avutto è normale che a volte si senta arrabbiato, sono io che devo fare attenzione”).
• Quando ci si sente trattati ingiustamente e non rispettati dal partner ma non si ha il coraggio
di chiudere la relazione per paura della solitudine (meglio un partner maltrattante su cui
illudersi che possa cambiare piuttosto che l'assenza di partner): “se ci lasciamo nessuno/a mi
vorrà”.
• Quando si sentono feriti i propri bisogni, desideri e valori ma si sceglie di sacrificarli in
nome dell'altro nell'illusione (e sottolineo illusione) che così facendo l'altro vedrà quanto lo

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amiamo e risponderà con l'amore. Attenzione: la cultura religiosa e quella maschilista spesso
hanno dato e danno il messaggio che Amore significhi anche sacrificarsi per l'altro e che
Amore significhi perdonare … attenzione perchè se modi di pensare come questi si
irrigidiscono diventano autostrade preferenziali per la dipendenza:

“vorrei tanto uscire con i miei amici ma so che a lui/lei non piacciono e so anche che non
ama stase solo/a; non esco e resto a casa”;

“lui non accetta mai di fare l'amore con me, io non mi sento desiderata ma in questo
periodo lui/lei è stanco/a e mi sento egoista a dirgli/dirle che non mi sento dsiderato/a”.

Ti odio poi ti amo poi ti amo


Poi ti odio poi ti amo

Non lasciarmi mai più

Bibliografia
L. Greenberg (2004). Lvorare con le emozioni in psicoterapia integrata. Collana di Edoardo Giusti.
Roma: Sovera Multimedia.
Borgioni, M. (2015). Dipendenza e controdipendenza affettiva: dalle passioni scriteriale
all'indipendenza vuota. Roma: Alpes.
Minolli, M. (2016). Che aspetti ad andartene? L'more nella cultura iper-moderna. Roma: Alpes.
Mina (1972). Grande grande. Singolo tratto dall'album Mina.

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