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PIERINO MUNARI

Pierino Munari, all'anagrafe Pietro Commorana, classe '27 di Frattamaggiore,


Napoli, collega del "Geg�" e detto anche "l'uomo dal polso d'oro". Contraddistinto
dalla grande attenzione che mise nel valorizzre le diverse sonorit� dello strumento
e l'abilit� nell'uso del rullante, � l'interprete per eccellenza del tamburo
militare, come si pi� sentire nelle brillanti esecuzioni da solista nelle colonne
sonore del film La battaglia di Algeri (scritta da Ennio Moricone), Uomini Contro,
Il buono, il brullo e il cattivo e tanti altri. Incoraggiato dal padre
contrabbassita f� il pioniere dei tamburi nella sua famiglia. A sette anni prese in
mano le bacchette per la prima volta e a nove inzi� a studiare il "rullo" con un
insegnate privato. Si dedic� anche allo studio del violino e della tromba prendendo
lezioni private. A partire dal 1946 entro come batterista nelll'orchestra Munari,
l'orchestra di famiglia dove suonava anche fratello e padre. Finita la guerra con
l'arrivo degli americani inizi� a studiare il metodo di Gene Krupa (uno dei pi�
famosi all'epoca), un metodo di samba scritto da un percussionista brasiliano e il
Jim Chapin. F� un batterista molto attivo in RAI, suon� nell'Orchestra Ritmi
Modermi con i maestri Ferrari e Barzizza e divenne ben presto socio dell'Unione
Musicisti Roma e della RCA Italiana, diventando uno dei batteristi pi� richiesti.
Ha al suo attivo pi� di 500 colonne sonore per film incise tra cui Il padrino e
Amarcord. Pur avendo accompagnato molti musicisti jazz tra cui Franco Cerri, Nunzio
Rotondo, Lelio Luttazzi, il Sestetto Swing di Roma e tanti altri la sua attivit�
rimane comunque legata alla musica leggera degli anni sessanta, le incisioni per le
produzioni cinematografiche e il lavoro per le varie orchestre RAI. Muore a Roma
all'et� di 90 anni nel 2017. E' entrato di fatto nell'olimpo dei grandi batteristi,
come del resto suo fratello (Geg�)

GEGE' MUNARI
Istintivo, frizzante e raffinato al tempo stesso, Geg� Munari (all'anagrafe Eugenio
Commorana) � un'icona della batteria jazz italiana, citato nelle enciclopedie del
jazz fra i grandi. Inizia da piccolissimo nell'orchestra di famiglia (gli Otto
Munari Otto) con il fratello maggiore Pierino alla batteria e lui con il ruolo di
ballerino di tip-tap. Prese il posto del fratello Pierino (suo primo insegnante)
quando dovette abbandonare l'orchestra per gli impegni con la leva militare. Fece
il salto di qualit� con un grande maestro: �Fred Buda, un grande della batteria. Lo
conobbi al circolo della Marina Militare americana, a Bagnoli. Facemmo subito
amicizia e mi insegn� parecchi trucchi, mi apr� la mente ad una maniera moderna di
suonare la batteria. Era un fenomeno: quando suonava lui tutti accorrevano perch�
era davvero un piacere ascoltarlo. Ci siamo rivisti poi in America e seppi che era
diventato il direttore della celebre Berklee College of music di Boston. Voglio
ricordare anche Shelly Manne, un altro grande dal quale ho imparato tanto�.
All'inizio della sua carriera suona in complessi da ballo a Napoli e in giro per
l�Europa ma, appena si presenta l�occasione (tra l�altro con la base Nato le
opportunit� non mancano) � subito Jazz con musicisti americani e italiani di
passaggio quali Nunzio Rotondo, Romano Mussolini e altri. Questi ultimi sono i
primi con cui collabora quando, agli inizi degli anni �60 si trasferisce a Roma.
L�attivit� jazzistica si fa intensa. Nel 1964 collabora strettamente con Gato
Barbieri nel cui gruppo suonano anche Enrico Rava, Franco D�Andrea e molti altri.
Nel 1968 collabora con l�orchestra della Radio Televisione Italiana partecipando a
numerosi spettacoli e produzioni televisive, accompagnando artisti internazionali
quali: Liza Minelli, Mirelle Martieu, Jerry Lewis (quest�ultimo nella tourn�e
italiana del 1984) e altri. Nel 1968 partecipa ai �Zildjian Clinics� con Dante
Agostini e Kenny Clarke. Molto importanti le esperieze nella canzone italiana
leggera con Mina, Morricone, Trovajoli di cui � stato batterista preferito per le
colonne sonore. Personalmente ho avuto l'onore di stringergli la mano durante il
periodo di stesura di questa tesi avendo assistito ad un suo concerto in un locale
di Perugia orgnanizzato dal dipartimento Jazz del conservatorio Morlacchi di
Perugia. Vedere un "ragazzino" di 82 anni suonare con un vigore e uno swing
incredibile � stata un'esperienza meravigliosa, e mi piace riportare una sua
dichiarazione (resa a Luca Luciano nel 2016) in risposta alla richiesta di consigli
per le nuove leve della batteria italiana: "Seguite la vostra strada. Per essere
batteristi dovete capire i musicisti con cui state suonando, non bisogna
sovrastarli. Col nostro strumento � facile sconfinare nel rumore. E divertitevi!"

ROBERTO PODIO