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Economica

Laterza

Giuseppe Patota

Prontuario di grammatica
L'italiano dalla A alla Z

Editori Laterza
© 2017, Gius. Laterza & Figli

Edizione digitale: giugno 2017


www.laterza.it

Proprietà letteraria riservata


Gius. Laterza & Figli Spa, Bari-Roma

Realizzato da Graphiservice s.r.l. - Bari (Italy)


per conto della
Gius. Laterza & Figli Spa
ISBN 9788858130032
È vietata la riproduzione, anche parziale, con qualsiasi mezzo effettuata
Sommario

Avvertenza
A
B
C
D
E
F
G
H e I
J e K
L
M
N
O
P
Q
R
S
T
U
V
W e X
Y e Z
a Cristina Rodríguez
Avvertenza

Questo Prontuario presenta in ordine alfabetico tutti gli argomenti e i principali


dubbi relativi alla fonetica, all’ortografia, alla morfologia, alla sintassi e al
lessico della lingua italiana. È una app grammaticale su carta che informa
sull’italiano in modo rapido, completo e scientificamente fondato.
Le singole voci (in MAIUSCOLO o in corsivo) sono autonome; una freccia
verso destra → indica il rinvio a un’altra voce, non indispensabile ma utile per
ampliare la conoscenza di un argomento o inquadrare il singolo dubbio in un
contesto più ampio. Nei casi dubbi, in cui le forme alternative (in corsivo)
sono separate da una barretta, dopo i due punti è indicata la forma corretta o
più usata (in grassetto) e sono evidenziate eventuali differenze tra l’uso scritto
e quello parlato (si veda, a titolo d’esempio, la voce a me piace / a me mi piace).
Dei 75 verbi irregolari o difficili catalogati sono riportate tutte le forme che
possono suscitare incertezze; la presentazione dei modi e dei tempi verbali
contiene le seguenti abbreviazioni: ind. = indicativo; cong. = congiuntivo;
cond. = condizionale; imp. = imperativo; ger. = gerundio; part. = participio;
pres. = presente; imperf. = imperfetto; pass. rem. = passato remoto; fut. =
futuro; aus. = ausiliare.
Il segno □ introduce le costruzioni (o reggenze o valenze) di circa 200 verbi,
da abbondare a vivere. Degli elementi retti dal verbo, il complemento oggetto è
riportato in grassetto; degli altri complementi e delle frasi è in grassetto la
preposizione (a, da, di ecc.) o la congiunzione (che) che apre gli uni o le altre.
A

A → PREPOSIZIONE che può indicare: 1) una posizione in un luogo o una


direzione verso un luogo: “Sono a casa”, “Vado a Parigi”; 2) un tempo:
“Partirò a settembre”; 3) un modo: “Parlare a voce alta”; 4) uno scopo: “Vado
in Germania a lavorare”; 5) la condizione in un’ipotesi: “A sentire Claudia (=
Se si sente Claudia), è lui che ha lasciato lei”; 6) a chi o a che cosa è diretta
l’azione del verbo: “Dico a te”, “Pensa sempre al passato”; 7) a che età si fa
qualcosa: “Mi sono laureato a venticinque anni”; 8) a chi o a che cosa si
procura un vantaggio o uno svantaggio: “Il fumo fa male al cuore”; 9) a che
prezzo si vende o si compra qualcosa: “Ho comprato un computer usato a
duecento euro”; 10) a che gioco si gioca: “Giochiamo a tennis”; 11) a che
velocità si procede: “Andavo a cento all’ora”; 12) quanto è distante qualcuno o
qualcosa: “Abito a due chilometri da qui”; 13) una qualità o una caratteristica:
“Una camicia a maniche corte”.
ABBONDANZA, COMPLEMENTO DI Indica ciò che si ha in
abbondanza. È introdotto dalla preposizione di e dipende da verbi, aggettivi e
nomi il cui significato è legato all’idea dell’abbondanza, come abbondare,
traboccare, riempire, arricchire, abbondante, pieno, ricco, abbondanza, ricchezza ecc.:
“La regione abbonda di laghi”, “La relazione è piena di errori”. ◙ Risponde alla
domanda: di che cosa abbonda?
abbondare □ hai abbondato col vino; l’Italia abbonda di spiagge; ha abbondato nei
complimenti → VALENZA
abitare □ abita l’appartamento al secondo piano; abita a Napoli; abita con la sorella; abita
dalla sorella; abita in un monolocale; vorrebbe abitare su Marte → VALENZA
acacie / acace: acacie → NOME; ORTOGRAFIA
accelerare / accellerare: accelerare → ORTOGRAFIA
ACCENTO In ogni parola italiana di due o più sillabe ce n’è una che si
pronuncia con più forza delle altre: è la sillaba su cui cade l’a. tonico. Si
chiama così l’a. che si fa sentire nella pronuncia; esso è diverso dall’a. grafico,
che è quello che si indica nella scrittura. In una parola come Natale (che non
ha a. grafico), l’a. tonico cade sulla sillaba centrale, detta, per questo, sillaba
tònica; le altre due sillabe si chiamano invece àtone, cioè ‘prive di accento’. ◙
Le parole italiane si distinguono in: 1) tronche, se l’a. cade sull’ultima sillaba:
andò, parlerà, virtù; 2) piane, che sono la maggioranza, se l’a. cade sulla
penultima sillaba: pànna, cuscìno, partiréte; 3) sdrucciole, se l’a. cade sulla
terzultima sillaba: càttedra, raccóntami, asciùgano; 4) bisdrucciole, se l’a. cade
sulla quartultima sillaba: càpitano, qualìficano, quantìficano. ◙ Le parole che
suscitano più spesso dubbi riguardo alla posizione dell’a. sono:
Abbàino o abbaìno? → abbaìno
Àbrogo o abrògo? → àbrogo
Acrìbia o acribìa? → acribìa
Àdulo o adùlo? → adùlo
Àmaca o amàca? → amàca
Appèndice o appendìce? → appendìce
Arteriosclèrosi o arterioscleròsi? → tutt’e due
Autòdromo o autodròmo? → tutt’e due
Bàule o baùle? → baùle
Bòcciolo o bocciòlo? → bocciòlo
Càduco o cadùco? → cadùco
Càrisma o carìsma? → carìsma
Centèllino o centellìno? → centellìno
Codàrdia o codardìa? → codardìa
Cùculo o cucùlo? → cucùlo
Dissuàdere o dissuadére? → dissuadére
Èdile o edìle? → edìle
Èlevo o elèvo? → elèvo
Guàina o guaìna? → guaìna
Ìlare o ilàre? → ìlare
Ìnfido o infìdo? → infìdo
Leccòrnia o leccornìa? → leccornìa
Lùbrico o lubrìco? → lùbrico
Medìceo o medicèo? → medìceo
Mìmesi o mimèsi? → tutt’e due
Mòllica o mollìca? → mollìca
Mùliebre, mulièbre o mulìebre? → mulìebre
Nècrosi o necròsi? → tutt’e due
Persuàdere o persuadére? → persuadére
Pùdico o pudìco? → pudìco
Rùbrica o rubrìca? → rubrìca
Sàlubre o salùbre? → salùbre
Tèrmite o termìte? → tèrmite
Ùpupa o upùpa? → ùpupa
Zàffiro o zaffìro? → zaffìro

◙ Nella scrittura si hanno due tipi di a.: l’a. acuto (´), che va dal basso verso
l’alto, e l’a. grave (`), che va dall’alto verso il basso. ◙ Hanno l’a. grave le
vocali a, i, u e la o aperta: carità, colibrì, servitù, e canterò, però, portò. Sulla o chiusa
(quella che si fa sentire nella parola pollo) l’a. grafico (che sarebbe acuto) non si
indica. ◙ L’a. acuto e l’a. grave, infine, indicano due suoni distinti della vocale
e: l’a. acuto indica la e chiusa (= perché) mentre l’a. grave indica la e aperta (caffè).
◙ Le parole più comuni che richiedono l’a. acuto sulla e finale sono: affinché,
benché, cosicché, finché, giacché, né, nonché, perché, poiché, purché, sé (quando è
pronome: “Giulia pensa solo a sé”), sicché, ventitré e tutti i composti di tre
(trentatré, quarantatré, centotré ecc.); infine, le terze persone singolari del passato
remoto di alcuni verbi in -ere come battere, potere, ripetere ecc.: batté, poté, ripeté
ecc. In tutti gli altri casi, l’a. sulla e finale è grave. È importante, in particolare,
segnarlo sulla terza persona singolare del presente indicativo del verbo essere: è.
◙ Nella scrittura è obbligatorio indicare l’a. in due casi: 1) su tutte le parole
tronche di almeno due sillabe: darò, servitù, fatalità, specificità; 2) su alcune parole
di una sola sillaba che, se non avessero l’a., si confonderebbero con parole
scritte allo stesso modo ma dotate di un significato diverso. Notiamo la
differenza:
dà, verbo dare da, preposizione (“Arriva da Parigi”)
è, verbo essere e, congiunzione (“Pasta e piselli”)
là, avverbio di luogo la, articolo o pronome (“– Vedi la nave? – La vedo”)
lì, avverbio di luogo li, pronome (“Li riconosco”)
né, congiunzione (“Né carne né ne, pronome (“Ne vuoi?”) o avverbio di luogo (“Me ne vado”)
pesce”)
sé, pronome tonico (“Tra sé e sé”) se, pronome atono (“Non se lo ricorda”) o congiunzione (“Se posso, vengo con
voi”)
sì, affermazione si, pronome (“Si lava”)
tè, bevanda te, pronome (“Dico a te”)

Su tutte le altre parole di una sola sillaba l’a. grafico non c’è; attenzione, in
particolare, a non segnarlo nelle voci verbali fa, fu, sto, va e in qua, qui, su, no.
acchito / acchitto: acchito → ORTOGRAFIA
accompagnare □ accompagno Luigi; accompagno Luigi a scuola; accompagno il pesce con
un vino bianco; accompagno Luigi dal medico; ti accompagno in centro → VALENZA
accordarsi □ il vino bianco si accorda al pesce; la cravatta si accorda con la giacca; ci
accorderemo sui particolari → VALENZA
accostare □ accostare la porta; accostare la mano alle orecchie; accostare la camicetta con la
gonna → VALENZA
gli account / gli accounts: meglio gli account → PLURALE DELLE PAROLE
INGLESI
accusare □ accuso la stanchezza; accuso un dolore al petto; mi hanno accusato di truffa; mi
hanno accusato di essere severo → VALENZA
acèrrimo / acrissimo: acèrrimo → AGGETTIVO (forme di comparativo e/o di
superlativo irregolari)
acme, maschile o femminile? femminile → NOME
acne, maschile o femminile? femminile → NOME
adempiere □ adempiere una promessa; adempiere ai propri doveri → VALENZA
adire □ adire le vie legali → VALENZA
aerare, aerato / areare, areato: aerare, aerato → ORTOGRAFIA
aeroplano / aereoplano / areoplano: aeroplano, e così tutti i composti con aero- →
ORTOGRAFIA
afferire □ afferire all’ufficio
AFFERMAZIONE, AVVERBI DI → AVVERBIO
affinché vada bene / affinché va bene: affinché vada bene (congiuntivo) → VERBO
affrancare □ affrancare una lettera; affrancare un popolo dalla schiavitù → VALENZA
AGENTE, COMPLEMENTO DI Indica la persona o l’animale che compie
l’azione in una frase passiva: “Claudia è stata rimproverata dalla madre”,
“Giovanni è stato aggredito da un cane”. È sempre introdotto dalla
preposizione da, semplice o articolata (dal, dallo, dalla ecc.). Può aversi solo se
nella frase c’è un verbo passivo. ◙ Quando a compiere l’azione nella frase
passiva è una cosa o un’entità astratta, si parla di c. di causa efficiente: “La finestra
è stata aperta dal vento”. ◙ Risponde alla domanda: da chi? → CAUSA
EFFICIENTE, COMPLEMENTO DI
AGGETTIVO È una parola variabile che si riferisce a un nome, indica una
sua caratteristica (“una casa piccola”, “un abito scuro”) o lo precisa meglio
(“questa casa”, “il tuo abito”). ◙ Fra gli a. che indicano una caratteristica
distinguiamo gli a.: 1) qualificativi: “un uomo buono”, “una casa nuova”; 2)
di colore: “una giacca bianca”, “i capelli grigi”; 3) di relazione, che
esprimono un rapporto con qualcosa: “il sistema solare” (= relativo al sole, che
ha al centro il sole), “il trasporto aereo” (= relativo agli aeroplani, fatto con gli
aeroplani); 4) geografici ed etnici, che segnalano l’appartenenza a (o la
provenienza da) un luogo o un popolo: “un vino piemontese”, “un orologio
svizzero”, “una donna libica”. ◙ Fra gli a. che precisano il nome (detti, nel loro
insieme, a. determinativi), distinguiamo gli a.: 1) → POSSESSIVI; 2) →
DIMOSTRATIVI; 3) → INTERROGATIVI; 4) → ESCLAMATIVI; 5) →
INDEFINITI. ◙ A volte l’a. viene usato come un nome: si dice, allora, che è
sostantivato. Lo riconosciamo perché è preceduto dall’articolo e non
accompagna nessun nome: gli sportivi, un giovane, una polacca. ◙ L’a. concorda
con il nome a cui si riferisce nel genere e nel numero: “un muro bianco”
(nome e a. al maschile singolare), “lampade bianche” (nome e a. al femminile
plurale). ◙ Quasi tutti gli a. hanno una parte fissa che dà informazioni sul
significato (la radice: caldo) e una vocale finale variabile che dà informazioni
sul genere e sul numero (la desinenza: caldo, calda, caldi, calde: maschile,
femminile, singolare e plurale). ◙ Gli a. si dividono in tre gruppi: 1) a. a
quattro uscite: maschile singolare -o, femminile singolare -a, maschile
plurale -i, femminile plurale -e: cald-o, cald-a, cald-i, cald-e; 2) a. a due
uscite: maschile e femminile singolare -e, maschile e femminile plurale -i:
util-e, util-i; 3) a. a tre uscite: maschile e femminile singolare -a, maschile
plurale -i, femminile plurale -e: altruist-a, altruist-i, altruist-e.
I GRUPPO m. sing. caldo f. sing. calda m. plur. caldi f. plur. calde
II GRUPPO m. e f. sing. utile m. e f. plur. utili
III GRUPPO m. e f. sing. altruista m. plur. altruisti f. plur. altruiste

◙ Infine, ci sono gli a. invariabili (pari, dìspari e ìmpari; arrosto e gli a. di colore
amaranto, blu, lilla, rosa, viola), che non cambiano nel genere e nel numero, e gli
a. composti, dati dalla combinazione di due a., come per esempio quelli che
indicano i colori delle squadre di calcio: bianco-nero o bianconero, giallo-rosso o
giallorosso ecc. Gli a. femminili in -cia e in -gia (per esempio fradicia e grigia) e gli
a. maschili in -co e in -go (per esempio greco e profugo) suscitano dubbi nella
formazione del plurale. Quelli di uso più frequente sono riportati in questo
repertorio in ordine alfabetico.
◙ Un a. qualificativo può esprimere una qualità in tre gradi: positivo,
comparativo e superlativo. ◙ Al grado positivo, l’a. esprime una qualità
senza precisarne la misura e senza che ci siano confronti: “Antonio è forte”
(non sappiamo se sia molto forte o se sia più forte di un’altra persona). ◙ Al
grado comparativo, l’a. attribuisce una qualità a due individui o due cose che
fanno da primo e secondo termine di paragone. 1) Se la qualità è presente PIÙ nel
primo che nel secondo termine di paragone, si ha un comparativo di
maggioranza (“Antonio [1° termine] è più forte di Franco [2° termine]”); 2)
se la qualità è presente MENO nel primo che nel secondo termine di paragone,
si ha un comparativo di minoranza (“Antonio è meno forte di Franco”); 3)
se la qualità è presente in misura UGUALE nei due termini messi a confronto, si
ha un comparativo di uguaglianza (“Antonio è [così] forte come Franco”,
“Antonio è [tanto] forte quanto Franco”). ◙ Con un comparativo di
maggioranza o di minoranza, il secondo termine di paragone è introdotto da di
o da che: “Claudia è più furba di Sonia”, “Claudia è più furba di me”, “Sei più
bravo in fisica che in matematica”, “È un fatto più unico che raro”, “Meglio
amare che odiare”. ◙ Al grado superlativo l’a. attribuisce a un nome una
qualità al massimo livello, in due modi: assoluto, senza termini di
riferimento: “Ho incontrato un ragazzo simpaticissimo”; relativo, facendo
riferimento a UN GRUPPO DI PERSONE O COSE: (“Claudio è il più simpatico DEI
MIEI AMICI” (e non, per esempio, di tutti i ragazzi del quartiere o di tutti i
ragazzi in generale). 1) Il superlativo assoluto si forma aggiungendo alla
radice dell’a. di grado positivo l’uscita -issimo, -issima: cald-o → cald-issimo, util-e
→ util-issima; 2) il superlativo relativo si forma premettendo all’a. di grado
positivo l’articolo determinativo (il, lo, la ecc.) seguito da più o da meno:
“Walter è il più ambizioso dei (oppure tra i) miei colleghi”, “Walter è il meno
generoso dei (oppure tra i) miei colleghi”. Il gruppo di persone o cose che fa da
termine di riferimento (negli ultimi due esempi “i miei colleghi”) è preceduto
dalle preposizioni articolate dei, delle, tra i, tra le ecc. ◙ Alcuni a. presentano
delle forme di comparativo e/o di superlativo irregolari. In particolare:
1) buono, cattivo, grande e piccolo hanno, accanto ai comparativi e superlativi
regolari, delle forme di comparativo e di superlativo in più: buono → comp. più
buono / migliore; superl. buonissimo / ottimo; cattivo → comp. più cattivo / peggiore;
superl. cattivissimo / pessimo; grande → comp. più grande / maggiore; superl.
grandissimo / massimo; piccolo → comp. più piccolo / minore; superl. piccolissimo /
minimo; 2) il superlativo di acre, celebre, integro, misero e salùbre è acèrrimo,
celebèrrimo, integèrrimo, misèrrimo e salubèrrimo (ma misero e salùbre hanno anche i
superlativi miserissimo e salubrissimo; un caso simile è dato da aspro, che ha sia
asperrimo sia asprissimo); 3) alcuni a. non hanno il grado positivo, ma solo il
comparativo e/o il superlativo: il comparativo termina in -ore (anteriore ‘che è
più avanti’, posteriore ‘che è più dietro’, inferiore ‘che è più in basso’, superiore ‘che
è più in alto’, interiore ‘che è più dentro’, esteriore ‘che è più fuori’, ulteriore ‘che è
più al di là’), mentre il superlativo termina in -mo (estremo ‘che è alla fine’,
infimo ‘che è molto in basso’, intimo ‘che è più dentro possibile’, primo ‘che è
all’inizio’, prossimo ‘molto vicino’, ma anche, semplicemente, ‘vicino’, supremo e
sommo ‘che è più in alto possibile’, ultimo ‘che è alla fine in assoluto’). ◙ Molto,
tanto e poco, pur non essendo a. qualificativi (ma indefiniti), hanno ugualmente
il comparativo e/o il superlativo: molto ha il comparativo più (invariabile) e il
superlativo moltissimo; tanto ha il superlativo tantissimo; poco ha il comparativo
meno (invariabile) e il superlativo pochissimo.
àlacre / alàcre: àlacre → ACCENTO
al di là / aldilà: al di là (a meno che non si tratti dell’aldilà, il regno dei cieli) →
ORTOGRAFIA
al di sopra / al disopra / aldisopra / aldi sopra: al di sopra e al disopra →
ORTOGRAFIA
al di sotto / al disotto / aldisotto / aldi sotto: al di sotto e al disotto → ORTOGRAFIA
ALLOCUTIVI, PRONOMI Alcuni pronomi personali (→ PERSONALE,
PRONOME) vengono usati anche per rivolgere la parola a qualcuno: si parla,
in questo caso, di p. a. Ne distinguiamo due coppie: tu / voi e lei / voi. 1) Tu e
voi si adoperano quando si è in confidenza con qualcuno, in SITUAZIONI
INFORMALI (tu quando ci si rivolge a una sola persona, voi quando ci si rivolge a
più persone). Richiedono concordanze di 2ª persona singolare (“Tu, Maria,
conosci questo gioco?”) e plurale (“Neanche voi lo conoscete, ragazzi?”). 2) Lei
e voi si adoperano quando non si è in confidenza con qualcuno, sia in
SITUAZIONI FORMALI sia in SITUAZIONI INFORMALI (lei quando ci si rivolge a una
sola persona, voi quando ci si rivolge a più persone). Lei richiede concordanze
di 3ª persona singolare (“Lei, signore, conosce questo gioco?”), voi richiede
concordanze di 2ª persona plurale (“Neanche voi lo conoscete, signori?”). ◙ Lei
si usa sia per rivolgersi a un uomo sia per rivolgersi a una donna. I pronomi
riferiti a questo lei saranno femminili (le e la, anche se ci si rivolge a un uomo):
“Signor Ferri, la disturbo? Le dovrei chiedere una cosa”. Nomi o aggettivi
riferiti al lei, invece, andranno al maschile se ci si rivolge a un uomo, e al
femminile se ci si rivolge a una donna: “Signor Giovanni, so che lei è molto
attento a questioni del genere”, “Signora Emanuela, so che lei è molto attenta a
questioni del genere”. ◙ In alcune regioni d’Italia (in particolare, in quelle
meridionali), spesso si usa il voi al posto del lei. Questa forma di cortesia è
fortemente (e nobilmente) radicata nella nostra storia linguistica, sicché si può
continuare a usarla negli scambi locali; ma nelle occasioni comunicative in cui
è richiesto l’uso dell’italiano comune (a partire da quelle che riguardano la
scuola e l’università) è importante impegnarsi a usare il lei. ◙ Il quadro dei
pronomi allocutivi è completato da due forme: ella e loro. 1) Ella sostituisce
sempre più raramente il lei per rivolgersi a una persona con cui non si è in
confidenza in SITUAZIONI MOLTO FORMALI, per esempio nei discorsi ufficiali
(“Ella, signor Presidente...”) o nel linguaggio burocratico, in cui convive con
l’altra forma La Signoria Vostra, generalmente abbreviata in S. V. (“Ella / La S.
V. è invitata a presentarsi...”). 2. Loro può sostituire il voi per rivolgersi a più
persone con cui non si è in confidenza in SITUAZIONI FORMALI (in un ristorante
elegante, il cameriere può dire ai clienti: “Loro hanno già ordinato?”). Ella
richiede la concordanza al femminile singolare anche se è usato per un uomo
(“Ella, signor Ministro, è nota per il suo spirito d’iniziativa”); loro richiede la
concordanza al plurale, maschile se ci si rivolge a uomini (“Si sono trovati a
loro agio nel nostro albergo?”), femminile se ci si rivolge a donne (“Si sono
trovate a loro agio nel nostro albergo?”).
ALLONTANAMENTO O SEPARAZIONE, COMPLEMENTO DI
Quando il complemento di → MOTO DA LUOGO precisa il luogo (oppure
la persona, la cosa o l’animale) da cui ci si allontana o ci si separa, viene
chiamato c. di a. o s. Generalmente è introdotto dalla preposizione da e
dipende da verbi come allontanare, allontanarsi, separare, separarsi ecc.: “Claudia
si è separata da Marco”. ◙ Risponde alle domande: da dove?, da quale luogo?, da
chi?, da che cosa?
ALTERATA, PAROLA Si forma aggiungendo a una parola di base un
particolare → SUFFISSO, detto alterativo. A differenza della parola →
DERIVATA, la p. a. non ha un significato completamente diverso da quello
della parola di base, ma lo ripropone modificato, indicando qualcuno o
qualcosa di più grande, più piccolo, più bello o più brutto. Possono essere
alterati i nomi (piatto → piattino), gli aggettivi (piccolo → piccoletto), gli avverbi
(male → maluccio) e i verbi (parlare → parlottare). ◙ Ogni p. a. ha un significato
generale, valido in tutti i contesti e per tutti i parlanti, e un significato
occasionale, che dipende dal singolo contesto e anche dal valore affettivo che
chi parla le attribuisce. La parola casa, ad esempio, ha sei alterati possibili:
casina, casetta, casettina, casuccia (= ‘c. piccola’), casona (= ‘c. grande’), casaccia (=
‘c. brutta’). Dei sei, i primi tre evocano una casa non solo piccola, ma anche
graziosa, connotata in senso positivo (“Ho visto una casetta deliziosa. La
affittiamo?”, “C’era una volta una bambina che viveva con la mamma in una
casina, una casettina in mezzo al bosco”); il quarto, invece, evoca una casa non
semplicemente piccola, ma eccessivamente piccola e anche povera: “Vive in
una casuccia senza niente”.
gli altoforni / gli altiforni: tutt’e due → COMPOSTA, PAROLA
gli altopiani / gli altipiani: tutt’e due → COMPOSTA, PAROLA
àmaca / amàca: amàca → ACCENTO
a meno che tu (non) venga / a meno che tu (non) vieni: a meno che tu (non) venga
(congiuntivo) → VERBO
a me piace / a me mi piace: a me piace nello scritto; tutt’e due nel parlato →
PRONOME
ammesso che ce la faccia / ammesso che ce la faccio: ammesso che ce la faccia
(congiuntivo) → VERBO
ammettere □ non ammetto scuse; mi hanno ammesso agli esami; mi hanno ammesso a
sostenere gli esami; ammetto di aver sbagliato; ammettiamo che dica la verità →
VALENZA
a mo’ d’esempio / a mò d’esempio: a mo’ d’esempio → ACCENTO; APOSTROFO
amplissimo / ampissimo: tutt’e due → ORTOGRAFIA
ANDARE ◙ ind. pres. vado, vai, va, andiamo, andate, vanno; imperf. andavo
ecc.; fut. andrò, andrai, andrà, andrémo, andréte, andranno; ◙ cong. pres. vada,
andiamo, andiate, vàdano; ◙ cond. andrèi, andrésti, andrèbbe, andrémmo, andréste,
andrèbbero; ◙ imp. va o va’ o vai, andate; le altre forme, dal tema and-, sono
regolari; aus. essere □ vado a fare una passeggiata; vado con Gianni; il sentiero va dal
fiume al bosco; mi va di fare un giro; vado in studio; vado per funghi; vado sugli sci; non
mi va che mi tratti così → VALENZA
aneddotico / anedottico: aneddotico → ORTOGRAFIA
anelare □ il popolo anela la libertà; tutti anelavamo alla vittoria → VALENZA
angosce / angoscie: angosce → NOME; ORTOGRAFIA
anticipare □ hanno anticipato le vacanze; hanno anticipato il rientro a venerdì; lo hanno
anticipato di un giorno; il primo ministro ha anticipato che non verrà → VALENZA
antistante la stazione / antistante alla stazione: tutt’e due → PREPOSIZIONE
antropofagi / antropofaghi: tutt’e due → NOME; ORTOGRAFIA
antropologi / antropologhi: meglio antropologi → NOME; ORTOGRAFIA
APODOSI → IPOTETICHE, PROPOSIZIONI
APOSTROFO L’a. è obbligatorio: 1) con l’articolo lo e con le preposizioni
articolate composte con lo: lo abito > l’abito; dello abito > dell’abito, allo abito >
all’abito; 2) con l’aggettivo bello: “Bell’amico che sei!” (ma al femminile è più
usata la forma intera, senza apostrofo: “Una bella espressione”, “la buona
educazione”); 3) con santo e santa seguiti da un nome che comincia per vocale:
Sant’Eugenio, Sant’Anna (ma non con san, che è sempre seguito da un nome
che comincia per consonante: San Paolo, San Francesco); 4) con ci davanti al
verbo essere: c’è (non ci è), c’era (non ci era); 5) in alcune espressioni ricorrenti: a
quattr’occhi, l’altr’anno, mezz’ora, nient’altro, quant’altro, sott’occhio, tutt’al più,
tutt’altro, tutt’e due (ma si può anche scrivere, a seconda dei casi, tutti e due o tutte
e due); 6) in queste espressioni con la preposizione di: d’accordo, d’argento, d’oro,
d’epoca; 7) in queste espressioni con la preposizione da: d’altra parte, d’altronde,
d’ora in avanti, d’ora in poi; 8) con le seguenti forme: da’ = da(i), imperativo di
dare; di’ = di(ci), imperativo di dire; fa’ = fa(i), imperativo di fare; sta’ = sta(i),
imperativo di stare; va’ = va(i), imperativo di andare; mo’ = mo(do): “a mo’ di
esempio”; po’ = po(co): “un po’ di pane”. ◙ L’a. è preferibile con l’articolo la e
con le preposizioni articolate composte con la: la apertura ma, preferibilmente,
l’apertura; della apertura ma, preferibilmente, dell’apertura; alla apertura ma,
preferibilmente, all’apertura. ◙ L’a. è facoltativo: 1) con questa e quella: questa
insegna e quest’insegna; quella insegna e quell’insegna; 2) con le parole di una sola
sillaba: t’amo o ti amo; m’ha ascoltato o mi ha ascoltato; l’aspetto o lo aspetto
(pronome); se n’è andata o se ne è andata; d’essere o di essere. ◙ Con l’articolo gli (e
le relative preposizioni articolate) l’a. si può usare solo se la parola successiva
comincia per i, ma è un’abitudine rara: il tipo senza a. gli italiani, degli italiani,
agli italiani è molto più usato del tipo con l’a. gl’italiani, degl’italiani, agl’italiani.
Se poi la parola non comincia per i, l’a. non va assolutamente usato: gli elefanti,
non gl’elefanti. ◙ Infine, l’a. non va mai usato: 1) con un e nessun seguiti da un
nome o aggettivo maschile iniziante per vocale: un amico, nessun amico; invece,
se il nome è femminile, dobbiamo usare la forma con l’a.: un’amica,
nessun’amica, oppure la forma piena (una amica, nessuna amica); 2) con il
pronome ci, davanti a parola che comincia per a, o, u: ci aveva salutato (non
c’aveva salutato), ci offrì da mangiare (non c’offrì da mangiare), ci urlò qualcosa (non
c’urlò qualcosa); 3) con da: “Il treno partito da Alessandria” (non “Il treno
partito d’Alessandria”); 4) con i pronomi personali le e li: le accade (= accade a
lei), non l’accade; le insegue (= insegue quelle), non l’insegue; li invita (= invita quelli),
non l’invita; 5) se la parola successiva comincia con i, y o j seguita da un’altra
vocale: lo iodio e non l’iodio; lo yogurt e non l’yogurt; lo juventino e non l’juventino;
6) con qual, non importa se maschile o femminile: si scrive sempre qual è, mai
qual’è!
APPARIRE ◙ ind. pres. appàio, appari, appare, appariamo, apparite, appàiono; fut.
apparirò ecc.; pass. rem. apparvi, apparisti, apparve, apparimmo, appariste, appàrvero;
◙ cong. pres. appàia, appariamo, appariate, appàiano; ◙ part. pass. apparso; aus.
essere.
è appartenuto / ha appartenuto: tutt’e due → AUSILIARI, VERBI; VERBO
APPOSIZIONE È un nome che accompagna un altro nome per descriverlo
meglio: “L’ingegner Novelli”, “Visiteremo Parigi, la capitale” ecc. L’a. è, per
così dire, un nome che si comporta da attributo. Raramente l’a. è data soltanto
da un nome, come nell’esempio precedente (in questo caso si parla di a.
semplice); di solito, al nome che fa da a. si aggiungono altri elementi (in
questo caso si parla di a. composta): “Parigi, la capitale della Francia, è
attraversata dalla Senna”.
APRIRE ◙ ind. pass. rem. aprii, apristi ecc.; ◙ part. pass. apèrto; aus. avere.
a proposito / approposito / aproposito: a proposito → ORTOGRAFIA
appropriato / appropiato: appropriato → ORTOGRAFIA
a quattr’occhi / a quattrocchi: a quattr’occhi → ORTOGRAFIA
Aquila / L’Aquila: L’Aquila; vado a L’Aquila / vado all’Aquila: tutt’e due →
ORTOGRAFIA
arance / arancie: arance → NOME; ORTOGRAFIA
arancia / arancio: arancia il frutto, arancio l’albero → NOME
archeologi / archeologhi: meglio archeologi → NOME; ORTOGRAFIA
l’architetta / l’architetto (per una donna): tutt’e due → FEMMINILE DEI
NOMI DI PROFESSIONE
ARGOMENTO, COMPLEMENTO DI Indica l’argomento o la materia di
cui si parla o si scrive. È introdotto: a) dalle preposizioni di, su, circa, sopra:
“Discutono sempre di politica”, “Ho letto un articolo su Leonardo”; b) dalle
espressioni (dette locuzioni preposizionali) a proposito di, riguardo a, intorno a:
“Non tutti sono d’accordo riguardo alle misure contro la crisi”. ◙ Risponde alle
domande: di chi?, di che cosa?, intorno a chi?, intorno a che cosa?
arrivare □ sono arrivato al traguardo; sono arrivato a capirlo; sono arrivato dal dentista; il
materiale è arrivato in ufficio; la polizia è arrivata sul posto → VALENZA
articolarsi □ l’omero si articola alla clavicola; il femore si articola con l’anca; il corso si
articola in due moduli → VALENZA
ARTICOLO È una parola variabile che precede il nome a cui si riferisce,
concorda con esso in genere e numero e lo qualifica: “Un gelato con la panna
in una coppa”. ◙ L’a. può precedere anche parole che non sono nomi: per
esempio, può accompagnare un verbo al participio (gli abitanti, i concorrenti, i
partecipanti) o all’infinito (il mangiare, il bere), un aggettivo (il buono, il brutto) o
una congiunzione (“Spiegami il come e il perché): se precedute dall’a., queste
parole diventano nomi a tutti gli effetti. ◙ Esistono due tipi di a.:
determinativo e indeterminativo. Ecco tutte le forme:
determinativo indeterminativo
maschile femminile maschile femminile
sing. il, lo (l’) la (l’) un, uno una, un’
plur. i, gli le

◙ Per quel che riguarda l’a. maschile, a) le forme il, i e un si usano davanti a
una parola iniziante per consonante semplice o per gruppi di due o più
consonanti diversi da quelli elencati sotto, al punto b: il vestito, i gemelli, un
delfino; il clima, i treni, un prodotto; il web, un whisky, i western; b) le forme lo, gli e
uno si adoperano davanti a una parola iniziante per: 1) s + consonante: lo spacco,
gli scudi, uno slittino, uno svedese; 2) s palatale, che si scrive sc e sci: lo sciacallo, gli
scienziati, uno scemo; 3) n palatale, che si scrive gn: lo gnorri, gli gnocchi, uno gnu; 4)
z e x: lo zenzero, gli zoccoli, uno zaino, lo xilofono; 5) pn e ps: lo pneumologo, gli
pneumatici, lo psicofarmaco, uno psichiatra; 6) y e i + vocale: lo iugoslavo, uno yogurt,
gli iugoslavi; c) le forme l’, gli, un si usano davanti a una parola iniziante per
vocale: l’uomo, gli attimi, un orso; gli si adopera anche con la parola dei (gli dei),
plurale di dio. ◙ Per quel che riguarda l’a. femminile, a) le forme la e una si
usano davanti a una parola singolare iniziante per consonante: la / una carta, la /
una strada; b) le forme con l’apostrofo l’, un’ si usano davanti a una parola
singolare iniziante per vocale: l’attrice, un’attrice (ma è anche possibile scrivere
una attrice, usando la forma non apostrofata); c) per il plurale esiste solo la
forma dell’a. determinativo le: le carte, le strade, le attrici; l’a. indeterminativo,
infatti, non ha il plurale. Al suo posto, per accompagnare un nome plurale è
possibile: 1) adoperare le preposizioni articolate dei, degli, delle: “Ho sentito una
strana storia” → “Ho sentito delle strane storie”; 2) adoperare l’aggettivo
indefinito alcuni, alcune: “Ho sentito alcune strane storie”; 3) non adoperare
niente: “Ho sentito strane storie”. ◙ In Toscana e nell’Italia del Nord c’è
l’abitudine di usare l’a. determinativo prima dei nomi propri di persona: “Ho
incontrato l’Alberto”, “Ho parlato con la Carla”. Si tratta di usi regionali, che
non coincidono con le norme dell’italiano. ◙ Nell’italiano di tono elevato,
sopravvive anche l’abitudine di usare l’a. prima dei cognomi di personaggi
storici e soprattutto letterari illustri: il Savonarola, il Leopardi, il Manzoni ecc.
L’a. non si usa, invece, con i cognomi di personaggi storici sentiti come vicini,
perché appartenenti, nel bene e nel male, alla memoria storica degli italiani:
Garibaldi, Mazzini, Cavour, Verdi, Mussolini, Gramsci e non il Garibaldi, il
Mazzini, il Verdi ecc. L’a. non si usa nemmeno con i cognomi di stranieri
illustri: Mozart, Beethoven, Voltaire, Shakespeare, piuttosto che il Mozart, il
Beethoven ecc. Per semplificare le cose, converrà non adoperare mai l’a. davanti
a un cognome, e quindi dire o scrivere Savonarola, Leopardi, Manzoni, Garibaldi,
Mazzini, Mozart, Voltaire ecc.: in questo modo non si sbaglierà mai. Converrà
fare la stessa cosa anche con i cognomi di donne del passato e del presente:
anziché dire o scrivere la Montessori, la Bindi, la Santanchè, sarà meglio dire o
scrivere Montessori, Bindi, Santanchè, evitando differenze fra uomini e donne.
artificiere / artificere: artificiere → ORTOGRAFIA
asce / ascie: asce → NOME; ORTOGRAFIA
gli asciugamano / gli asciugamani: gli asciugamani → COMPOSTA, PAROLA
ASINDETO → GIUSTAPPOSIZIONE
asma: maschile o femminile? tutt’e due → NOME
asparaghi / asparagi: asparagi → NOME; ORTOGRAFIA
aspèrrimo / asprissimo: tutt’e due → AGGETTIVO (forme di comparativo
e/o di superlativo irregolari)
aspirare □ Mario aspira il fumo; l’atleta aspira alla gloria → VALENZA
l’assessora / l’assessore (per una donna): tutt’e due → FEMMINILE DEI
NOMI DI PROFESSIONE
assicurare □ ho assicurato la moto; ho assicurato a tutti la mia partecipazione; ti assicuro
di non aver trascurato nulla; ho assicurato la casa contro gli incendi; mi hanno assicurato
che tutto è pronto → VALENZA
assistere □ assistere un disabile; assistere a un concerto → VALENZA
assolutamente: nelle risposte, assolutamente non va mai usato da solo: bisogna dire
e scrivere assolutamente sì per affermare e assolutamente no per negare →
AVVERBIO
assolvere □ assolvere gli impegni; assolvere a un incarico; il giudice lo ha assolto da tutte le
imputazioni → VALENZA
astensione / astenzione: astensione → ORTOGRAFIA
attendere □ attendo la convocazione; attendo alle mie occupazioni; attendo di essere
chiamato; attendo che arrivi il direttore → VALENZA
è atterrato / ha atterrato: tutt’e due → AUSILIARI, VERBI; VERBO
attingere □ attingere una grande fama; attingere acqua alla sorgente; attingere il vino dalla
botte → VALENZA
ATTIVI, VERBI → VERBO
ATTRIBUTO È un aggettivo o un participio che non ha una funzione
autonoma nella frase (normalmente si dice che “non sta da solo”), ma si
riferisce sempre a un nome con cui concorda nel genere e nel numero: “il
libro bianco” (nome maschile singolare, a. maschile singolare); “la frequenza
oraria” (nome femminile singolare, a. femminile singolare). Generalmente a un
nome si accompagna un solo a., ma questa non è una regola, perché un NOME
può avere anche due o più a.: “Questa è la mia cara vecchia CHITARRA”.
AUSILIARI, VERBI Sono detti a. i verbi → AVERE e → ESSERE quando
precedono il participio passato di altri verbi, formando così i tempi composti o
il passivo. I verbi transitivi richiedono l’a. avere per i tempi composti e l’a. essere
per il passivo (ho rimproverato; sono stato rimproverato); i verbi impersonali e
riflessivi richiedono l’a. essere per i tempi composti (mi è parso; mi sono vestito). I
verbi intransitivi e quelli atmosferici presentano invece delle oscillazioni.
Quando un verbo è preceduto da un verbo servile (→ VERBO), mantiene l’a.
che solitamente richiede (ad es. essere in “sono potuto uscire”, come in “sono
uscito”; avere in “ho dovuto mangiare” come in “ho mangiato”), ma se
l’infinito è un verbo intransitivo è possibile usare anche avere (“ho potuto
uscire”); avere è obbligatorio, invece, se l’infinito è essere (“ho dovuto essere
presente”) oppure se è passivo (“avrei dovuto essere interrogato”). Se l’infinito
è combinato con un pronome atono (infinito pronominale), l’a. è essere se il
pronome precede il verbo (“ci siamo dovuti andare”); è, invece, avere se il
pronome segue il verbo (“abbiamo dovuto andarci”) → VERBO
auspicare / auspicarsi: auspicare → VERBO
avallo, avallare / avvallo, avvallare: avallo, avallare → ORTOGRAFIA
AVERE ◙ ind. pres. ho, hai, ha, abbiamo, avéte, hanno; pass. rem. èbbi, avésti,
èbbe, avémmo, avéste, èbbero; fut. avrò, avrai, avrà, avrémo, avréte, avranno; ◙ cong.
pres. àbbia, abbiamo, abbiate, àbbiano; ◙ cond. avrèi, avrésti, avrèbbe, avrémmo,
avréste, avrèbbero; ◙ imp. abbi, abbiate; ◙ part. pass. avuto; le altre forme sono
regolari. Come ausiliare (→ AUSILIARI, VERBI) forma i tempi composti dei
verbi transitivi attivi (ho amato) e di gran parte di quelli intransitivi (ho
camminato); fa anche da ausiliare a sé stesso (ho avuto).
avvantaggiarsi □ mi avvantaggio delle mie conoscenze; mi avvantaggio negli affari; mi
sono avvantaggiato sugli altri → VALENZA
AVVERBIO È una parola invariabile che modifica o precisa il significato di
un’altra parola. Generalmente l’a. modifica un verbo (“Sto male”, “Mangia
poco”, “Torno tardi”), ma può anche modificare o precisare un nome (“Mi
piacciono soprattutto I DOLCI”), un pronome (“Mi dispiace specialmente per LEI”),
un aggettivo (“Sei troppo BUONA con lui”), un altro a. (“È proprio TARDI”) o
un’intera frase (“Purtroppo DEVO PARTIRE”). ◙ Gli a. si distinguono in semplici,
derivati e locuzioni avverbiali. 1) Gli a. semplici (come bene, male, sempre,
sopra, già, poco, forse ecc.) hanno una forma propria, non derivata da altre parole
né composta con altre parole. 2) Gli a. derivati derivano da un’altra parola,
trasformata con l’aggiunta di una parte finale detta suffisso: a) gli a. derivati da
aggettivi (che sono la maggioranza) si formano aggiungendo al FEMMINILE
dell’aggettivo il suffisso -mente: giusto > giusta > giustamente; b) gli a. derivati da
nomi o da verbi si formano aggiungendo alla RADICE del nome o del verbo il
suffisso -oni: ginocchio → ginocchioni, ciondolare → ciondoloni ecc. 3) Le
locuzioni avverbiali sono combinazioni di due o più parole equivalenti a un
a.: per esempio all’antica, alla svelta, a mano a mano, a poco a poco, così così, di bene
in meglio, di nascosto, di tanto in tanto, in futuro ecc. ◙ A seconda del significato e
della funzione che hanno, gli a. possono essere: di modo (o qualificativi), di
tempo, di luogo, di quantità, di giudizio, interrogativi, esclamativi e
presentativi. 1) Gli a. di modo precisano il modo in cui si svolge un’azione
(“Cammina lentamente”), oppure esprimono un punto di vista (“Sinceramente
non so che pensare”). Sono a. di modo: a) gli a. in -mente: attentamente,
precisamente; b) gli a. in -oni: penzoloni, cavalcioni; c) gli a. che riprendono
direttamente un aggettivo qualificativo maschile singolare: forte, chiaro; d) altri
a. come bene, male, volentieri, insieme, invano; e le locuzioni avverbiali di modo:
alla svelta, in un batter d’occhio ecc. 2) Gli a. di tempo precisano il tempo di
svolgimento di un’azione (“Ha sempre studiato”) e specificano il momento in
cui si verifica, si è verificato o si verificherà un fatto (“Marco è arrivato ieri, oggi
mangia con noi, domani riparte”). Appartengono a questa categoria gli a. ora,
adesso, oggi, domani, dopodomani, allora, prima, dopo, ieri, poi, ancora, presto, tardi,
sempre, spesso, mai, già, talora, talvolta, tuttora, finora e le locuzioni avverbiali un
giorno, un tempo, una volta, d’un tratto, all’improvviso, per sempre, d’ora in avanti, fra
poco, di frequente, in futuro ecc. 3) Gli a. di luogo precisano il luogo di
svolgimento di un’azione (“Dentro stanno ballando”) oppure specificano quale
sia la posizione di un oggetto rispetto a chi parla (“La valigia è là”).
Appartengono a questa categoria gli a. qui, qua, quaggiù, quassù, lì, là, laggiù,
lassù, fuori, dentro, dietro, indietro, davanti, dinanzi, oltre, presso, sopra, sotto, su, giù,
vicino, lontano, dappertutto, altrove, intorno, dovunque, ovunque, contro e le locuzioni
avverbiali qua sotto, qua sopra, là sotto, là sopra, di qua, di là, di sopra, di sotto, in su,
in giù, per di qua, per di là, nei pressi, nei paraggi, da lontano, da vicino ecc. 4) Gli a.
di quantità fanno riferimento a una quantità in modo indefinito, senza
misurarla con esattezza: “Ho bevuto troppo”. Appartengono a questa categoria
gli a. molto, poco, tanto, troppo, alquanto, altrettanto, parecchio, assai, abbastanza,
nulla, niente, più, meno, quanto ecc. e le locuzioni avverbiali press’a poco, all’incirca,
né più né meno, a bizzeffe, fin troppo, un poco (un po’) ecc. 5) Gli a. di giudizio
servono per affermare, negare o mettere in dubbio un fatto, un evento o una
dichiarazione. All’interno di questa categoria si distinguono: a) gli a. e le
locuzioni avverbiali di affermazione: certo, certamente, sicuro, sicuramente,
esattamente, proprio, appunto, davvero, indubbiamente e di sicuro, di certo, senza dubbio,
per l’appunto; b) gli a. e le locuzioni avverbiali di negazione: non, neanche,
nemmeno, neppure; c) gli a. e le locuzioni avverbiali di dubbio: forse,
probabilmente, possibilmente, eventualmente, magari, quasi, quasi quasi. Attenzione: sì
e no, tradizionalmente considerati a. di affermazione e di negazione, non sono
a., ma “profrasi”, cioè singole parole che equivalgono a un’intera frase: infatti
non modificano, come qualunque a., l’elemento al quale si riferiscono, ma
sostituiscono un’intera frase di risposta: “– Hai fame? – Sì (= ho fame) / No (=
non ho fame)”. 6) Gli a. interrogativi introducono una domanda (diretta o
indiretta) che può riguardare il modo (“Come stai?”), il luogo (“Non so dove
siano finiti”), il tempo (“Quando vieni?”), la misura, il valore o la quantità
(“Quanto costa?”) o la causa (“Perché stai zitta?”). 7) Gli a. che interrogano su
modo, luogo, quantità e tempo compaiono anche in frasi esclamative; in
questo caso sono a. esclamativi: “Come stai bene!”, “Dove sono finiti!”,
“Quant’è bella!”, “Quando si dice la fortuna!”. 8) La categoria degli a.
presentativi è costituita da pochissime forme: la più importante è ecco. Ecco si
usa per richiamare l’attenzione su qualcosa, o per indicare una persona o una
cosa che appare improvvisamente: “Ecco il libro che volevi leggere”, “Ecco
papà!”. ◙ Quasi tutti gli a. di modo, gli a. di luogo lontano e vicino e gli a. di
tempo presto, tardi e spesso hanno il grado comparativo e il grado superlativo,
come gli aggettivi qualificativi. In particolare, 1) il comparativo di
maggioranza e di minoranza di un a. si forma premettendo all’a. stesso le
parole più e meno (più forte / meno forte, più rapidamente / meno rapidamente); 2) il
superlativo di un a. si forma aggiungendo: a) il suffisso -issimamente alla radice
dell’a. in -mente: chiaro > chiar-issimamente; b) il suffisso -issimo alla radice dell’a.
che deriva direttamente da un aggettivo qualificativo maschile singolare: forte >
fort-issimo (in contesti colloquiali, il superlativo può formarsi anche ripetendo
alcuni a. di questo tipo: “Ti abbraccio forte forte”). Gli a. di quantità poco e molto
hanno i comparativi irregolari meno e più e i superlativi regolari pochissimo e
moltissimo; l’a. di dubbio probabilmente ha il grado comparativo più probabilmente,
meno probabilmente, ma non ha il superlativo.
AVVERSATIVE, CONGIUNZIONI → CONGIUNZIONE
AVVERSATIVE, PROPOSIZIONI Le a. sono proposizioni coordinate che
contrastano in tutto o in parte con quanto è espresso nella principale: “Prendi
quello che preferisci, ma lascia qualcosa per gli altri” → COORDINAZIONE;
FRASE
l’avvocata / l’avvocatessa / l’avvocato (per una donna): meglio l’avvocata e l’avvocato
→ FEMMINILE DEI NOMI DI PROFESSIONE
B

badare □ bada ai bambini!; bada di non farti male!; bada se è chiuso il gas; bada che
l’arrosto non bruci → VALENZA
balzare □ balza subito agli occhi; balzò dalla sedia; cosa ti è balzato in mente?; il leone è
balzato sulla preda; l’aggressore è balzato addosso alla vittima → VALENZA
bandire □ bandire un concorso; bandire i grassi dall’alimentazione → VALENZA
barare □ barare al gioco; barare con la propria coscienza; barare nel gioco; barare sull’età
→ VALENZA
i bassorilievi / i bassirilievi: tutt’e due → COMPOSTA, PAROLA
bàule / baùle: baùle → ACCENTO
i belghi / i belgi: i belgi → AGGETTIVO; ORTOGRAFIA
benché ti sia allenato / benché ti sei allenato: benché ti sia allenato (congiuntivo) →
VERBO
beneficenza / beneficienza: beneficenza → ORTOGRAFIA
i benefit / i benefits: meglio i benefit → PLURALE DELLE PAROLE INGLESI
BERE ◙ ind. pres. bévo, bévi, béve, beviamo, bevéte, bévono; pass. rem. bévvi,
bevésti, bévve, bevémmo, bevéste, bévvero; fut. berrò, berrai, berrà, berrémo, berréte,
berranno; ◙ cond. berrèi, berrésti, berrèbbe, berrémmo, berréste, berrèbbero; le altre
forme derivano regolarmente dal tema bev- dell’antico bevere; aus. avere.
i, le big / i, le bigs: meglio i, le big → PLURALE DELLE PAROLE INGLESI
bilance / bilancie: bilance → NOME; ORTOGRAFIA
bisce / biscie: bisce → NOME; ORTOGRAFIA
i, le blogger / i, le bloggers: meglio i, le blogger → PLURALE DELLE PAROLE
INGLESI
blu / blù: blu → ACCENTO
bocce / boccie: bocce → NOME; ORTOGRAFIA
bolge / bolgie: bolge → NOME; ORTOGRAFIA
i bomber / i bombers: meglio i bomber → PLURALE DELLE PAROLE
INGLESI
botanici / botanichi: botanici → NOME; ORTOGRAFIA
i bracci / le braccia: i bracci della gru, le braccia del corpo umano → NOME
braciere / bracere: bracere → ORTOGRAFIA
brindare □ brindare all’anno nuovo; brindare con gli amici; brindare per il successo di
un’iniziativa → VALENZA
i, le broker / i, le brokers: meglio i, le broker → PLURALE DELLE PAROLE
INGLESI
bucce / buccie: bucce → NOME; ORTOGRAFIA
i budelli / le budella: i budelli = i passaggi stretti e contorti, le budella = l’insieme
degli intestini → NOME
i budget / i budgets: meglio i budget → PLURALE DELLE PAROLE INGLESI
bue: qual è il plurale? i buoi → NOME
i bungalow / i bungalows: meglio i bungalow → PLURALE DELLE PAROLE
INGLESI
buon amica / buon’amica / buona amica: buona amica, e così con ogni parola
femminile che inizia per vocale → APOSTROFO
buon anno / buon’anno: buon anno, e così con ogni parola maschile che inizia per
vocale → APOSTROFO
buttare □ buttare i soldi; buttare a mare; buttare dalla finestra; buttare la carta nel cestino;
buttare qualcuno per terra; buttare la giacca sul divano → VALENZA
C

cacce / caccie: cacce → NOME; ORTOGRAFIA


CADERE ◙ ind. pass. rem. caddi, cadésti, cadde, cadémmo, cadéste, càddero; fut.
cadrò, cadrai, cadrà, cadrémo, cadréte, cadranno; ◙ cong. pres. cada ecc.; ◙ cond.
pres. cadrèi, cadrésti, cadrèbbe, cadrémmo, cadréste, cadrèbbero; ◙ ger. cadèndo; aus.
essere □ cadere dalle scale; cadere in contraddizione; cadere per terra; cadere su un ostacolo
→ VALENZA
calare □ calare i prezzi; la febbre è calata a 37 gradi; l’acqua cala dalla montagna; le
vendite sono calate del 15%; calare il secchio nel pozzo → VALENZA
cambiare □ cambiare le lenzuola; cambieresti il tuo panino con il mio?; cambiare di posto;
cambiare euro in dollari → VALENZA
il càmice / il càmicie: il càmice → NOME; ORTOGRAFIA
le camice / le camicie: le camicie → NOME; ORTOGRAFIA
i camposanti / i campisanti: tutt’e due → COMPOSTA, PAROLA
cancellare / scancellare: tutt’e due → ORTOGRAFIA
la cancelliera / il cancelliere (per una donna): tutt’e due → FEMMINILE DEI
NOMI DI PROFESSIONE
canottiera / cannottiera: canottiera → ORTOGRAFIA
la capitana / il capitano (per una donna): tutt’e due → FEMMINILE DEI
NOMI DI PROFESSIONE
la carabiniera / il carabiniere (per una donna): tutt’e due → FEMMINILE DEI
NOMI DI PROFESSIONE
i carceri / le carceri: le carceri → NOME
le card / le cards: meglio le card → PLURALE DELLE PAROLE INGLESI
CARDINALI → NUMERALI
casa madre: qual è il plurale? case madri → NOME
casomai / caso mai: tutt’e due → ORTOGRAFIA
cataloghi / catalogi: cataloghi → NOME; ORTOGRAFIA
CAUSA, COMPLEMENTO DI Indica la causa dell’azione o della
condizione espressa dal verbo. È introdotto: a) dalle preposizioni per, di, a, da,
con: “Sono arrivato tardi per un contrattempo”, “Era madido di sudore”, “A quelle
parole, non ci ho visto più”, “Tremo dal freddo”, “Non posso dormire con questo
rumore”; b) dalle espressioni (dette locuzioni preposizionali) a causa di, a motivo
di, per via di: “Molti treni sono stati soppressi a causa (per via) dello sciopero”. ◙
Risponde alle domande: a causa di chi?, di che cosa?, per quale motivo?
CAUSA EFFICIENTE, COMPLEMENTO DI Indica la cosa o l’entità
astratta che compie l’azione in una frase passiva: “La finestra è stata aperta dal
vento”. ◙ Risponde alla domanda: da che cosa? → AGENTE,
COMPLEMENTO DI
CAUSALI, PROPOSIZIONI Sono subordinate che indicano la causa per cui
avviene il fatto espresso dalla proposizione reggente: “Non riesco a dormire
perché fa caldo”. ◙ Possono avere forma esplicita o implicita. ◙ Le c. esplicite
sono introdotte da perché, poiché, giacché, siccome, che, ché, per il fatto che, per il
motivo che, dal momento che, dato che, visto che, considerato che, in quanto che; il modo
verbale è quasi sempre l’indicativo (“Ho preso il cappotto perché fa molto
freddo”); in alcuni casi possono aversi il congiuntivo (“Non mi piace non perché
sia brutto, ma perché non è il mio tipo”) e il condizionale (“Ti ho chiamato
perché avrei bisogno di un favore”). Delle varie congiunzioni, 1) perché è la più
usata. Oltre a perché abbiamo: 2) siccome, usata soprattutto nell’italiano parlato:
“Siccome ha sbagliato, dobbiamo farlo di nuovo”; 3) che, usata solo nell’italiano
parlato e colloquiale e solo per indicare la causa di un comando o di un invito:
“Sbrigati, che è tardi”; 4) poiché, usata soprattutto nell’italiano scritto: “Poiché
non si è raggiunto il pareggio di bilancio, saranno necessari altri tagli”; 5) giacché,
che è molto rara: “Giacché non si è raggiunto il pareggio di bilancio...”; 6) infine, le
locuzioni congiuntive dato che, visto che, considerato che, visto e considerato che, dal
momento che, per il fatto che, in quanto, in quanto che: “Visto e considerato che non mi
ascolti mai, non chiedermi più consigli”. ◙ Le c. implicite possono essere
costruite: 1) con per + l’infinito, generalmente passato: “Cesare si è sentito
male per aver bevuto troppo”; 2) con il gerundio, presente o passato: “Conoscendo
Marco, so che si offenderà”; 3) con il participio passato: “Ci siamo
addormentati subito, distrutti dalla stanchezza”.
CAUSATIVI, VERBI → VERBO
ceco / cieco: ceco = della repubblica ceca; cieco = non vedente → ORTOGRAFIA
cedere □ cedere il passo; cedere a una richiesta insistente → VALENZA
celebèrrimo / celebrissimo: celebèrrimo → AGGETTIVO (forme di comparativo
e/o di superlativo irregolari)
celo / cielo: celo = nascondo; cielo = quello che sta sopra la terra →
ORTOGRAFIA
ce n’è / ce né / cenè / c’è né / c’è n’è: ce n’è → APOSTROFO; ORTOGRAFIA
ce n’era / ce nera / cen’era / c’è n’era: ce n’era → APOSTROFO; ORTOGRAFIA
ce ne sono / cene sono: ce ne sono → APOSTROFO; ORTOGRAFIA
c’entra / centra: c’entra; la forma verbale entrarci è composta da ci (apostrofato in
c’) + entrare → ORTOGRAFIA
cesàreo / cesarèo: cesàreo → ACCENTO
chiamare □ chiamare qualcuno; chiamare un amico al cellulare; chiamare un amico sul
cellulare; chiamare un tecnico alla presidenza di una società.
CHIEDERE ◙ ind. pass. rem. chièsi, chiedésti, chièse, chiedémmo, chiedéste,
chièsero; ◙ part. pass. chièsto; aus. avere.
la chirurga / il chirurgo (per una donna): tutt’e due → FEMMINILE DEI
NOMI DI PROFESSIONE
chirurghi / chirurgi: meglio chirurghi → NOME; ORTOGRAFIA
chiudere □ chiudere la porta; chiudere la mente a nuove idee; con lei ho chiuso; chiudere le
mucche nella stalla → VALENZA
c’ho, c’hai, c’ha, c’abbiamo, c’avete, c’hanno / ci ho, ci hai, ci ha, ci abbiamo, ci avete, ci
hanno: tutt’e due; sbagliato ciò, ciài, cià, ciabbiamo, ciavete, ciànno →
APOSTROFO; ORTOGRAFIA
i cigli / le ciglia: i cigli = i peli che formano le ciglia intesi uno per uno, oppure i
bordi di un fosso, di un burrone o di una strada; le ciglia = quelle degli occhi
nel loro insieme → NOME
ciliege / ciliegie: tutt’e due → NOME; ORTOGRAFIA
CINGERE ◙ ind. pass. rem. cinsi, cingésti, cinse, cingémmo, cingéste, cìnsero; ◙
part. pass. cinto; aus. avere.
CITTÀ, NOMI DI Nell’italiano attuale tutti i n. propri di c., quale che sia la
vocale con cui terminano (Messina, Udine, Napoli, Milano, Cefalù) sono
femminili: la bella Milano, l’antica Napoli ecc. → NOME
codàrdia / codardìa: codardìa → ACCENTO
coefficente / coefficiente: coefficiente → ORTOGRAFIA
COGLIERE ◙ ind. pres. còlgo, cògli, còglie, cogliamo, cogliéte, còlgono; fut. coglierò
ecc.; pass. rem. còlsi, cogliésti, còlse, cogliémmo, cogliéste, còlsero; ◙ cong. pres. còlga,
cogliamo, cogliate, còlgano; ◙ part. pass. còlto; aus. avere.
è coinciso / ha coinciso: tutt’e due → AUSILIARI, VERBI; VERBO
collutorio / colluttorio: collutorio → ORTOGRAFIA
colluttazione / collutazione / colluttazzione: colluttazione → ORTOGRAFIA
colorare □ colorare un disegno; colorare ad acquerello; colorare con una vernice coprente;
colorare di giallo; colorare in rosso → VALENZA
COLORE, AGGETTIVI DI → AGGETTIVO
COLPA, COMPLEMENTO DI Indica la colpa di cui qualcuno è accusato o
responsabile. È introdotto dalle preposizioni di e per: “È accusato di furto”, “È
stato condannato per rapina”. ◙ Risponde alle domande: di quale colpa?, per quale
colpa?
coma: maschile o femminile? maschile → NOME
combattere □ combattere la mafia; combattere con un nemico invisibile; combattere per i
diritti umani; combattere contro la mafia → VALENZA
cominciare □ cominciare un romanzo; cominciare a conoscere; il libro comincia con l’elenco
degli argomenti; comincerei da alcune considerazioni → VALENZA
COMPAGNIA E UNIONE, COMPLEMENTO DI Indica la persona o
l’animale (compagnia) o l’oggetto (unione) insieme al quale si compie o si
subisce l’azione o ci si trova nella condizione espressa dal verbo. Può essere
introdotto: a) dalla preposizione con: “Sono a pranzo con un collega”; b) dalle
espressioni (dette locuzioni preposizionali) insieme con, insieme a, assieme a, in
compagnia di, in unione con, unitamente a: “Ti va di andare al cinema insieme a
noi?”. ◙ Risponde alle domande: con chi?, con che cosa?, in compagnia di chi?, in
unione con che cosa?
COMPARATIVO → AGGETTIVO
compensare □ i pregi compensano i difetti; compensare i difetti con i pregi; basterà a
compensarti del lavoro fatto?; compensare in natura → VALENZA
competere □ questo lavoro compete all’ufficio amministrativo; competere con voi è faticoso;
compete in bravura con il campione in carica; competo per il primo posto in classifica →
VALENZA
compiacere □ compiacere il pubblico; compiacere agli amici → VALENZA
COMPLEMENTO È un nome (o una parola d’altro tipo usata come nome)
che completa il soggetto, il predicato o anche un altro elemento della frase: “La
madre di Francesca ha cambiato i mobili di casa”. ◙ I c. possono essere distinti in
base a tre criteri diversi: 1) l’elemento da cui dipendono; 2) la forma di
collegamento che hanno; 3) la funzione che svolgono. 1) Mentre i c. del
nome dipendono dal soggetto (“L’agente di Nicole Kidman ha prenotato una
suite al Grand Hotel”), i c. del verbo dipendono dal predicato (“L’agente di
Nicole Kidman ha prenotato una suite al Grand Hotel”). ◙ Sono c. del nome i c.
di specificazione, partitivo e di denominazione, mentre sono c. del verbo i c.
oggetto, predicativo dell’oggetto, di termine, d’agente e tutti gli altri. 2) Un c.
è diretto se non è preceduto da preposizioni (“Ho trovato un portafogli”),
mentre è indiretto se è preceduto da preposizioni o locuzioni preposizionali
(“Ho trovato un portafogli sotto il tavolo”). ◙ Sono c. diretti i c. oggetto,
predicativo dell’oggetto, di tempo continuato, di peso e di misura, mentre
sono c. indiretti tutti gli altri. 3) Sono avverbiali i c. che, più che completare
il significato del termine da cui dipendono, lo modificano, svolgendo una
funzione analoga a quella dell’avverbio (“La madre di Claudia ha invitato gli
amici in montagna” = lì), mentre sono non avverbiali i c. che NON sono
avverbi e che NON possono essere sostituiti da avverbi (“La madre di Claudia ha
invitato gli amici”). ◙ Sono c. avverbiali i c. di luogo, allontanamento, origine,
relazione, età, argomento, quantità, qualità, peso, materia, estensione,
distanza, stima, prezzo, vantaggio, distributivo, colpa, pena, esclusione,
concessivo, tempo, modo, fine, compagnia, mezzo, causa, abbondanza,
privazione, limitazione, sostituzione, comparazione, mentre sono non
avverbiali i c. oggetto, predicativo dell’oggetto, di specificazione, partitivo, di
denominazione, di termine, d’agente e di causa efficiente.
COMPLESSA, FRASE → FRASE
COMPLETIVE, PROPOSIZIONI Le proposizioni oggettive, soggettive e
interrogative indirette si chiamano anche c. perché completano la proposizione
reggente (→ INTERROGATIVE INDIRETTE, PROPOSIZIONI;
OGGETTIVE, PROPOSIZIONI; SOGGETTIVE, PROPOSIZIONI)
i componenti la commissione / i componenti della commissione: tutt’e due →
PREPOSIZIONE
COMPOSTA, PAROLA Si forma unendo due o più parole: capovolgere (< capo
+ volgere), pescecane (< pesce + cane), maledire (< male + dire). Le p. c. possono
essere composti veri e propri, oppure voci → POLIREMATICHE (come
macchina da cucire) o anche parole → MACEDONIA (come cantautore).
i computer / i computers: meglio i computer → PLURALE DELLE PAROLE
INGLESI
comunicare □ il ministero ha comunicato le materie; comunicare la notizia ai giornalisti;
la camera da letto comunica con il bagno; comunichiamo di avere accolto la richiesta;
comunichiamo che la richiesta è stata accolta → VALENZA
CON → PREPOSIZIONE che può indicare: 1) un modo: “Mangia con
avidità”; 2) una causa: “Non posso uscire con questa pioggia”; 3) un rapporto
di unione con qualcuno o con qualcosa: “Ero fidanzato con una spagnola”,
“Fragole con la panna”; 4) un mezzo: “Ti raggiungo con la macchina”; 5) una
qualità o una caratteristica: “Un uomo con i baffi”; “Una camicia con le
maniche corte”; 6) un possesso (in questo caso significa ‘che ha’, ‘che aveva’):
“Una villa con piscina”; 7) un tempo: “Con l’estate torna il caldo”.
CONCEDERE ◙ ind. pass. rem. concèssi, concedésti, concèsse, concedémmo,
concedéste, concèssero; part. pass. concèsso (meno com. conceduto); aus. avere.
CONCESSIVE, PROPOSIZIONI Sono subordinate che presentano un fatto
che contrasta con quello che viene detto nella proposizione reggente; in altre
parole “concedono”, ammettono un’opposizione rispetto alla reggente:
“Nonostante Federica si sia allenata molto, non è riuscita a entrare in finale”. ◙
Possono avere forma esplicita o forma implicita. ◙ Le c. esplicite sono
introdotte da benché, sebbene, quantunque (più usate nello scritto formale),
nonostante (che), malgrado (che), per quanto, anche se, con tutto che, oppure da
pronomi e aggettivi indefiniti o avverbi come chiunque, qualunque, comunque. Il
modo verbale è il congiuntivo: “Benché (sebbene, quantunque, malgrado) sappia di
avere torto, non vuole ammetterlo”, “Qualunque cosa abbia fatto, non c’è motivo
di trattarlo così”, ma in alcuni casi possiamo avere l’indicativo (quando la c. è
introdotta da anche se e con tutto che: “Ho mangiato tutto, anche se non mi piaceva
niente”) e il condizionale (quando la c. esprime un’ipotesi, un’opinione
personale: “Parla pure, se vuoi, anche se a mio parere sarebbe meglio stare zitti”. ◙
Le c. implicite possono essere costruite: 1) con pure o anche + gerundio (“Pur
essendosi infortunato, Messi ha voluto essere in campo”); 2) con pure, benché,
sebbene, quantunque + participio passato (“Benché ferito, l’agente ha inseguito i
malviventi”); 3) con a costo di, a rischio di, nemmeno a, neppure a, manco a, +
infinito (“Ci sarò, a costo di viaggiare tutta la notte”).
CONCESSIVO, COMPLEMENTO Indica le persone, le cose,
l’avvenimento nonostante i quali avviene un determinato fatto. È introdotto
dalle preposizioni nonostante, malgrado, con: “Nonostante il cattivo tempo, è
partito”, “È partito malgrado il cattivo tempo”. ◙ Risponde alle domande:
nonostante (o malgrado) chi?, nonostante (o malgrado) che cosa?
CONCLUSIVE, CONGIUNZIONI → CONGIUNZIONE
CONCLUSIVE, PROPOSIZIONI Le c. sono proposizioni coordinate che
costituiscono la conclusione logica di quanto è espresso nella principale:
“Pioveva, perciò sono rimasto a casa” → COORDINAZIONE; FRASE
concorrere □ concorre alla raccolta dei fondi; concorre in categoria juniores; concorre per un
posto → VALENZA
CONDIZIONALE → VERBO
CONDIZIONALI, PROPOSIZIONI → IPOTETICHE,
PROPOSIZIONI
CONDURRE ◙ ind. pres. conduco, conduci, conduce, conduciamo, conducéte,
condùcono; imperf. conducévo, conducévi, conducéva, conducevamo, conducevate,
conducévano; pass. rem. condussi, conducésti, condusse, conducémmo, conducéste,
condùssero; ◙ cong. pres. conduca, conduciamo, conduciate, condùcano; imperf.
conducéssi, conducéssi, conducésse, conducéssimo, conducéste, conducéssero; ◙ ger.
conducèndo; ◙ part. pres. conducènte; pass. condótto; aus. avere.
confacente / confaciente: confacente → ORTOGRAFIA
conferire □ conferire un incarico; conferire un premio a un attore; conferisco con il direttore
→ VALENZA
CONGIUNTIVO → VERBO
CONGIUNZIONE È una parola invariabile che serve a collegare due o più
parole o frasi tra loro: “Sono molto affezionato A MARCO e A PAOLA”, “Ti
telefono appena posso”. ◙ Accanto alle c., formate da una sola parola, esistono
le locuzioni congiuntive, formate da più parole: anche se, a patto che, dal
momento che, dato che, di modo che, per il fatto che, ogni volta che, visto che ecc. ◙
Distinguiamo due categorie di c.: 1) le c. coordinative o coordinanti, che
collegano due parole o due frasi mettendole sullo stesso piano (es. di
collegamento di due parole: “CLAUDIO e GIULIA sono fratelli”; es. di
collegamento di due frasi: “NON CAPISCO ma MI ADEGUO”); 2) le c.
subordinative o subordinanti, che collegano due frasi non mettendole sullo
stesso piano, ma facendo dipendere una dall’altra (“Mi sono addormentato
perché ero stanco”: la frase perché ero stanco, introdotta dalla c. perché, dipende dalla
frase Mi sono addormentato). ◙ Le c. e le locuzioni congiuntive coordinanti e
subordinanti possono essere di vario tipo, a seconda del tipo di collegamento
che stabiliscono. Nelle tavole alle pagine seguenti sono elencati i tipi più
importanti.
connettere □ connettere i fili; connettere un fatto a un altro; connettere un fatto con un
altro → VALENZA
conoscente, conoscenza / conosciente, conoscienza: conoscente e conoscenza →
ORTOGRAFIA
CONOSCERE ◙ ind. pass. rem. conóbbi, conoscésti, conóbbe, conoscémmo,
conoscéste, conóbbero; ◙ part. pass. conosciuto; aus. avere.
consce / conscie: consce → AGGETTIVO; ORTOGRAFIA
CONGIUNZIONI COORDINANTI
tipo funzione forma esempi
copulative e aggiungono qualcosa a ciò e, anche, pure, inoltre, Non hai un lavoro, neanche lo cerchi,
copulative che si è detto; collegano due neanche, né, neppure, e ti lamenti?
aggiuntive parole o due frasi per di più
disgiuntive collegano due parole o due o, oppure Torni per cena o fai tardi?
frasi: una esclude l’altra
avversative collegano due parole o due ma, però, tuttavia, Strano, ma vero.
frasi: una contrasta in tutto pure, eppure, peraltro, Non è lui, ma gli somiglia.
o in parte con l’altra sennonché (o se non
che)
conclusive introducono una dunque, quindi, La crisi è ancora in atto, pertanto
conclusione logica pertanto, perciò, allora, saranno necessari altri tagli.
ebbene, per la qual cosa
esplicative spiegano ciò che si è detto cioè, vale a dire, ossia, Parleremo di etologia, cioè della
prima in altre parole, in altri scienza che studia il comportamento
termini degli animali nel loro ambiente
naturale.
correlative usate in coppia, mettono in e ... e, né ... né, o ... Non è né carne né pesce.
corrispondenza due parole o, sia ... sia, non solo
o due frasi ... ma anche

CONGIUNZIONI SUBORDINANTI
tipo funzione forma esempi
dichiarative introducono frasi che, come Mi ha raccontato che si
oggettive, soggettive e erano divertiti moltissimo
dichiarative alla festa.
Mi ha raccontato come si
fossero divertiti
moltissimo alla festa.
interrogative introducono una frase se, come, quando, perché, quanto Chiedile se si è offesa.
interrogativa indiretta
causali introducono una frase perché, poiché, giacché, siccome, che, dato che, Vado a farmi una doccia
causale per il fatto che, dal momento che, considerato perché sono tutto sudato.
che
finali introducono una frase perché, affinché, che, in modo che Prego perché tutto questo
finale finisca.
consecutive introducono una frase che (anticipata da così o tanto o talmente o Ha mangiato così tanto che
consecutiva a tal punto o in modo tale), sicché, cosicché non vuole più niente.
condizionali introducono una frase se, qualora, quando, purché, ammesso che, Se potessi, lo farei
ipotetica nell’ipotesi che, a condizione che, volentieri.
nell’eventualità che
concessive introducono una frase benché, sebbene, quantunque, malgrado Andrò alla cena, anche se
concessiva (che), anche se, nonostante, per quanto non mi va per niente.
temporali introducono una frase quando, come, prima che, dopo che, mentre, Sono rientrato in casa
temporale finché, ogni volta che, fino a che mentre tutti dormivano.
comparative introducono un (così ...) come, (tanto ...) come, (tanto ...) È intelligente come
paragone o una frase quanto, (più ...) che, (meno ...) che, (meglio pensavo.
comparativa ...) che Si è comportato meglio di
quanto pensassi.
modali introducono una frase come, secondo che, nel modo che, come se, Fai la cura come ti ha
modale quasi che consigliato il medico.
esclusive introducono una frase senza che Se ne è andato senza che ce
esclusiva ne accorgessimo.
eccettuative introducono una frase salvo che, a meno che (non), eccetto che, Non risponderò, a meno
eccettuativa tranne che, fuorché che non me lo chiedano
per scritto.
limitative introducono una frase per quanto, quanto a, per quello che, secondo Per quanto ne so, sono solo
limitativa che, secondo quanto amici.

CONSECUTIVE, PROPOSIZIONI Sono subordinate che indicano la


conseguenza dell’azione o del fatto espressi nella proposizione reggente:
“Giorgio ha mangiato così tanto che non vuole più niente”. ◙ Come risulta anche
dall’esempio che precede, generalmente la c. è anticipata e segnalata, nella frase
reggente, da: 1) un avverbio: tanto, così, talmente; 2) un aggettivo: tanto, tale,
simile; 3) un avverbio + un aggettivo: così bello, così simile; 4) due avverbi: così
tanto, talmente tanto; 5) altri gruppi di parole: a tal punto, in modo tale, in maniera
tale. ◙ Le c. possono avere forma esplicita o implicita. ◙ Le c. esplicite sono
introdotte da che, sicché, cosicché, così che, tanto che, di modo che, al punto che, a tal
segno che; il modo verbale è quasi sempre l’indicativo (“È talmente stanco che
non può giocare”); in alcuni casi possiamo avere il congiuntivo (quando la
conseguenza è anche uno scopo: “Ha parlato in modo tale che solo io potessi
capire”) e il condizionale (quando la conseguenza è possibile a patto che si
realizzi una condizione sottintesa: “Ho tanto sonno che andrei a letto subito”;
condizione sottintesa: se potessi). ◙ Le c. implicite sono introdotte da da e
hanno il verbo all’infinito: “È così puntuale da non perdere mai un minuto di
lezione”. ◙ Le parole o i gruppi di parole che anticipano la c. (tanto, così ecc.) e
le parole che la introducono (che, da) possono anche fondersi in un’unica
espressione: cosicché (o così che), tanto che, di modo che, tanto da, così da, in modo da
(e anche al punto di): “Si prevedono nubifragi, cosicché i meteorologi sconsigliano di
partire”, “Si è offeso al punto di togliermi il saluto”.
consentire □ lo stipendio non consente spese; non mi (= a me) consentono di andare;
consento con le vostre opinioni; non mi consentono di partecipare; non consento che mi si
tratti in questo modo → VALENZA
consigliare □ il medico ha consigliato Giovanna; il medico ha consigliato a Giovanna una
cura dimagrante; il medico ha consigliato a Giovanna di dimagrire → VALENZA
consistere □ la casa consiste di tre stanze e servizi; il pranzo consiste in un primo, un
secondo e un dolce → VALENZA
contare □ conto i giorni; conto di arrivare in tempo; ogni famiglia conta per uno; conto sul
vostro appoggio; conta che farai nuove esperienze → VALENZA
contendere □ contendere il primato al campione in carica; contendere con i vicini per
questioni condominiali; contendere con i vicini per questioni condominiali →
VALENZA
continuare □ continuerò gli studi; continua a interrompermi; il programma continua con
un approfondimento; continueremo nell’impresa → VALENZA
contorsione / contorzione: contorsione → ORTOGRAFIA
contraddire □ contraddire l’interlocutore; contraddire a un principio → VALENZA
contro Giorgio (nome) / contro a Giorgio / contro di Giorgio: contro Giorgio →
PREPOSIZIONE
contro me (pronome), te, lui, lei, noi, voi, loro / contro di me, te, lui, lei, noi, voi, loro:
contro di me, te, lui, lei, noi, voi, loro → PREPOSIZIONE
convenire □ non conviene a me; convengo con te; abbiamo convenuto di pagare metà per
uno; abbiamo convenuto che la spesa sarà divisa a metà → VALENZA
le convention / le conventions: meglio le convention → PLURALE DELLE
PAROLE INGLESI
convincere □ convincere qualcuno; convincere una persona a partire; l’ho convinto del suo
errore; li convinse di aver ragione; li convinse che avevano torto → VALENZA
COORDINATA, PROPOSIZIONE → COORDINAZIONE; FRASE
COORDINAZIONE La c. (o paratassi) è il modo in cui si collegano due o
più proposizioni poste sullo stesso piano. La coordinata è dunque una
proposizione sullo stesso piano di quella che la precede: per esempio, nel
periodo “Mi sono alzato alle sette e ho fatto colazione”, la proposizione e ho
fatto colazione è coordinata alla principale Mi sono alzato alle sette, mentre nel
periodo “Non ceno perché è tardi e (perché) ho troppo sonno”, la
proposizione e (perché) ho troppo sonno è coordinata alla subordinata causale
perché è tardi. ◙ Le parole che collegano le varie frasi coordinate sono le
congiunzioni coordinanti, come e, né, ma, o, oppure ecc. (→
CONGIUNZIONE). ◙ La c. può essere di sei tipi: copulativa, disgiuntiva,
avversativa, conclusiva, esplicativa e correlativa. 1) La c. copulativa si ha quando la
coordinata aggiunge qualcosa alla frase precedente: “Ho spento il computer e
ho messo sotto carica il cellulare”. Introducono le proposizioni coordinate
copulative le congiunzioni copulative e, anche, pure, inoltre, neanche, né,
neppure. Più proposizioni coordinate, ciascuna collegata alla precedente da una
congiunzione copulativa, formano un polisindeto: “Parlava e si agitava e
inveiva e non la smetteva più”. 2) La c. disgiuntiva si ha quando la coordinata
è alternativa alla frase precedente: “Andiamo in moto o preferisci andare in
macchina?”. Introducono le proposizioni coordinate disgiuntive le
congiunzioni disgiuntive o, oppure. 3) La c. avversativa si ha quando la
coordinata contrasta in parte o in tutto con la frase precedente: “Si vogliono
bene, ma litigano in continuazione”. Introducono le proposizioni coordinate
avversative le congiunzioni ma, però, tuttavia, eppure, peraltro, sennonché (o se
non che). 4) La c. conclusiva si ha quando la coordinata si presenta come la
conclusione logica della frase precedente: “Messi è infortunato, perciò non
giocherà”. Introducono le proposizioni coordinate conclusive le
congiunzioni conclusive perciò, allora, ebbene, per la qual cosa. 5) La c. esplicativa
si ha quando la coordinata spiega la frase precedente: “Ha detto che in questo
momento non può far niente per noi, in altre parole non ci aiuterà”. Introducono
le proposizioni coordinate esplicative le congiunzioni ed espressioni
esplicative cioè, vale a dire, ossia, in altre parole, in altri termini. 6) La c. correlativa
si ha quando la coordinata e la proposizione che la precede sono collegate da
una coppia di congiunzioni che si richiamano tra loro: “O se ne va lui o me ne
vado io”, “Non solo ci ha offeso, ma ci ha (anche) mentito”. Introducono
proposizioni coordinate correlative le coppie di congiunzioni correlative e
... e, né ... né, non ... né, o ... o, non solo ... ma (anche).
COPULATIVE, CONGIUNZIONI → CONGIUNZIONE
COPULATIVE, PROPOSIZIONI Le c. sono proposizioni coordinate che
costituiscono un’aggiunta alla principale: “Non ha un lavoro, per di più non lo
cerca, e si lamenta” → COORDINAZIONE; FRASE
i corni / le corna: i corni = gli strumenti musicali, oppure le estremità (i corni della
montagna, i corni di un dilemma); le corna = le protuberanze degli animali →
NOME
CORRELATIVE, CONGIUNZIONI → CONGIUNZIONE
CORRELATIVE, PROPOSIZIONI Le c. sono proposizioni coordinate che
presentano un rapporto di corrispondenza e di parallelismo con la frase
principale: “Né lo disapprovo né lo giustifico” → COORDINAZIONE;
FRASE
correre □ correre un pericolo; corro al lavoro; corro a lavorare; è corso subito da noi; corro in
casa; la strada corre sulle colline → VALENZA
cortecce / corteccie: cortecce → NOME; ORTOGRAFIA
cosce / coscie: cosce → NOME; ORTOGRAFIA
cosciente, coscienza / coscente, coscenza: cosciente, coscienza → ORTOGRAFIA
cosmopòlita / cosmopolìta: cosmopolìta → ACCENTO
cospargere □ cospargere la focaccia con il sale; cospargere la focaccia di sale; cospargere il sale
sulla focaccia → VALENZA
credere □ credevo Marco corretto; credo alle sue parole; credo di farcela; credo in voi; credo
che Marco sia in casa → VALENZA
CRESCERE ◙ ind. pass. rem. crébbi, crescésti, crébbe, crescémmo, crescéste, crébbero;
◙ part. cresciuto; aus. essere.
cucce / cuccie: cucce → NOME; ORTOGRAFIA
CUOCERE ◙ ind. pres. cuòcio, cuòci, cuòce, cuociamo, cuocéte, cuòciono; pass.
rem. còssi, cuocésti, còsse, cuocémmo, cuocéste, còssero; ◙ part. pass. còtto; aus. avere.
D

DA → PREPOSIZIONE che può indicare: 1) una posizione in un luogo o


una direzione verso un luogo (se il luogo è una persona): “Sono da mia
sorella”, “Vado dagli zii”; 2) una provenienza: “Arrivo da Milano”, “Lo
spagnolo deriva dal latino”; 3) un passaggio: “Sono passati dalla finestra”; 4)
una causa: “Mi sento male dal caldo”, “La riconosci da un neo sulla guancia”;
5) una conseguenza: “Fa freddo da morire”; 6) qualcuno o qualcosa che
compie un’azione in una frase passiva: “Il protagonista è stato applaudito dal
pubblico”, “Sono stato colpito da un pugno”; 7) una qualità o una
caratteristica: “Una donna dal carattere mite”, “La fata dai capelli turchini”; 8)
il valore di qualcosa: “Una giacca da trecento euro”; 9) un limite: “Non ci
vedo da un occhio”; 10) uno scopo: “Abiti da lavoro”.
dà / da: dà verbo dare / da preposizione (“Arriva da Parigi”) → ACCENTO
d’accordo / daccordo: d’accordo → ORTOGRAFIA
d’altronde / daltronde: d’altronde → ORTOGRAFIA
dappertutto / da per tutto / dapertutto: meglio dappertutto, sbagliato dapertutto →
ORTOGRAFIA
DARE ◙ ind. pres. do (dò), dai, dà (scritto accentato), diamo, date, danno;
imperf. davo, davi ecc.; pass. rem. dièdi o dètti, désti, diède o dètte, démmo, déste,
dièdero o dèttero; fut. darò ecc.; ◙ cong. pres. dia, diamo, diate, dìano; imperf. déssi,
déssi, désse, déssimo, déste, déssero; ◙ imp. da o da’ o dai; ◙ ger. dando; ◙ part.
pass. dato; aus. avere □ stasera in televisione danno un bel film; danno sempre la colpa a
me; gli ho dato un libro da leggere; dare del ladro a qualcuno; dare nell’occhio; la finestra
dà sulla piazza; devi darti un contegno; mi sono dato alla fuga; bisogna darsi da fare; non
mi sono dato per vinto → VALENZA
davanti alla casa / davanti la casa: davanti alla casa → PREPOSIZIONE
decaloghi / decalogi: decaloghi → NOME; ORTOGRAFIA
decidere □ Messi ha deciso la partita; il giudice decise della loro sorte; ho deciso di partire;
abbiamo deciso per il no; ho deciso che verrò anch’io → VALENZA
decina / diecina: tutt’e due → ORTOGRAFIA
deficiente, deficienza / deficente, deficenza: deficiente e deficienza → ORTOGRAFIA
DENOMINAZIONE, COMPLEMENTO DI È un tipo particolare di
complemento di → SPECIFICAZIONE che indica il nome proprio di un
luogo, di un mese o di un giorno della settimana: “l’isola di Ponza”, “il
principato di Monaco”, “il mese di luglio”, “il giorno di sabato”. ◙ Risponde alla
domanda: di quale nome?
dentro il cassetto / dentro al cassetto: dentro il cassetto → PREPOSIZIONE
dentro me / dentro di me: dentro di me → PREPOSIZIONE
denunce / denuncie: denunce → NOME; ORTOGRAFIA
la deputata / il deputato (per una donna): tutt’e due → FEMMINILE DEI
NOMI DI PROFESSIONE
DERIVATA, PAROLA Si forma aggiungendo a una parola di base un
elemento, detto → PREFISSO se si mette all’inizio e → SUFFISSO se si
mette alla fine. Per esempio: alto → altezza (suffisso), bacio → baciare (suffisso),
dare → (prefisso) ridare, eroe → eroico (suffisso), fare → (prefisso) rifare, giorno →
giornale (suffisso), nodo → (prefisso) annodare (suffisso), stare → (prefisso) sottostare,
vernice → (prefisso) sverniciare (suffisso), zucchero → zuccherare (suffisso). Alcune
parole (negli esempi, i verbi annodare e sverniciare) possono avere
contemporaneamente un prefisso e un suffisso.
dermatologi / dermatologhi: meglio dermatologi → NOME; ORTOGRAFIA
DETERMINATIVI, AGGETTIVI → AGGETTIVO
dèvio / devìo: devìo → ACCENTO
DI → PREPOSIZIONE che, oltre che introdurre una proposizione →
OGGETTIVA o → SOGGETTIVA, può indicare: 1) una stagione o un
momento della giornata: “D’estate Roma è bellissima”, “Vieni di mattina”; 2)
un modo: “Mi sono svegliato di pessimo umore”; 3) un possesso: “La casa di
Marco”; 4) un rapporto di amicizia, di parentela, di lavoro: “Quello laggiù è
un amico di Giulio, mentre quella vicino al tavolo è la sorella di Carlo; vicino a
lei c’è il direttore di Iole”; 5) l’autore o l’inventore di qualcosa: “Tutta la vita
davanti è un film di Paolo Virzì”; 6) un argomento di discussione: “Abbiamo
parlato di calcio”; 7) la materia di cui è fatto un oggetto: “Un anello d’oro”; 8)
quello di cui qualcuno o qualcosa abbonda o è privo: “Ho l’armadio pieno di
camicie”, “È totalmente privo di ironia”; 9) una qualità o una caratteristica:
“Un uomo di poche parole”, “Un libro di valore”; 10) un insieme: “La
Juventus è la più famosa delle squadre di calcio italiane”; 11) il secondo
elemento di un paragone: “Claudia è più simpatica di Carla”; 12) un mezzo:
“Ungi la padella di olio”; 13) l’età di qualcuno: “Ho una figlia di ventun anni”;
14) la colpa di cui si accusa qualcuno: “È accusato di rapina a mano armata”.
di’ / dì: di’ imperativo di dire / dì = giorno → ACCENTO; APOSTROFO
diabete: maschile o femminile? maschile → NOME
dialoghi / dialogi: dialoghi → NOME; ORTOGRAFIA
dietro la porta / dietro alla porta: dietro la porta → PREPOSIZIONE
dietro me / dietro di me: dietro di me → PREPOSIZIONE
diluire □ diluire la vernice; diluire il vino con l’acqua; diluire il vino in un bicchiere
d’acqua → VALENZA
dimenticare □ ho dimenticato il biglietto; ho dimenticato di comprare il biglietto; ho
dimenticato che dovevo comprare il biglietto → VALENZA
dimenticarsi □ mi sono dimenticato il biglietto; mi sono dimenticato del biglietto; mi sono
dimenticato di comprare il biglietto; mi sono dimenticato che dovevo comprare il biglietto
→ VALENZA
dimostrare □ dimostrerò la mia innocenza; hai dimostrato di avere coraggio; andare in
corteo a dimostrare per la pace; dimostrare contro il governo; questo dimostra che non siete
maturi → VALENZA
DIMOSTRATIVO È una parola (un aggettivo se accompagna un nome:
“Non mi piace questa pasta”; un pronome se lo sostituisce: “Preferisco quella
che sta mangiando il signore laggiù”) che indica la posizione di qualcuno o di
qualcosa, che può essere vicino o lontano rispetto a chi parla, sia nello spazio
(come nei due esempi precedenti) sia nel tempo (“Quest’estate fa meno caldo”,
“Ti ricordi quell’estate che andammo a Creta?”). ◙ Attenzione: la distanza
indicata dal d. può essere non solo materiale, ma anche psicologica. Se dico
“Quel tizio non mi piace nemmeno un po’”, usando il d. quello intendo dire
che il “tizio” è lontano da me non materialmente, ma psicologicamente: io
non condivido il suo modo di fare e di pensare. ◙ I principali aggettivi e
pronomi d. sono: 1) questo (questa, questi, queste), che indica qualcuno o
qualcosa vicino a chi parla; 2) quello (quella, quelli, quelle), che indica qualcuno o
qualcosa lontano da chi parla; 3), 4) stesso (stessa, stessi, stesse) e medesimo
(medesima, medesimi, medesime), che indicano qualcuno o qualcosa già visto o di
cui si è già parlato o comune a più persone o cose: “Abbiamo lo stesso padrone
di casa”, “Gli assegni ‘a me medesimo’, di fatto, sono equiparabili agli assegni
non trasferibili” 5) ciò (solo pronome), che significa ‘questa cosa’, ‘la cosa’:
“Ciò che lei ha fatto è vergognoso”; 6) colui, colei, coloro (solo pronome), che
significa ‘quella persona’, ‘quelle persone’: “A coloro che ne faranno richiesta
sarà consegnato un buono acquisto di cinquanta euro”.
dio: qual è il plurale? gli dei → NOME
DIPENDENTE, PROPOSIZIONE → FRASE; SUBORDINAZIONE
DIRE ◙ ind. pres. dico, dici, dice, diciamo, dite, dìcono; imperf. dicévo, dicévi, dicéva,
dicevamo, dicevate, dicévano; fut. dirò, dirai ecc.; pass. rem. dissi, dicésti, disse,
dicémmo, dicéste, dìssero; ◙ cong. pres. dica, diciamo, diciate, dìcano; imperf. dicéssi,
dicéssi, dicésse, dicéssimo, dicéste, dicéssero; ◙ imp. di’, dite; ◙ part. pres. dicènte;
pass. detto; ◙ ger. dicèndo; aus. avere.
DIRETTO, DISCORSO → DISCORSO, TIPI DI
la direttrice / il direttore (per una donna): tutt’e due → FEMMINILE DEI
NOMI DI PROFESSIONE
DIRIGERE ◙ ind. pass. rem. dirèssi, dirigésti, dirèsse, dirigémmo, dirigéste,
dirèssero; ◙ part. pass. dirètto; aus. avere.
DISCORSO, TIPI DI ◙ Quando in un testo vogliamo riferire il pensiero o le
parole pronunciate da un’altra persona, possiamo usare tre tipi di discorso: il d.
diretto, il d. indiretto e il d. indiretto libero. ◙ Il discorso diretto è quello che
riproduce fedelmente le parole pronunciate (“All’improvviso Carla gli disse:
«Devo confessarti una cosa». «Cosa mi devi confessare?» chiese lui”); esso è
preceduto (o, più raramente, seguito) da un verbo come dire o chiedere (disse,
chiese), che però può essere anche sottinteso (“E Carla: – C’è un’altra
persona”). Il d. diretto è messo in evidenza, nella scrittura, dalle virgolette o
dalle lineette. In particolare, le lineette si usano per introdurre le battute di un
dialogo: “– Chi ha fatto la focaccia? – Io”. ◙ Il discorso indiretto riferisce il
pensiero o le parole di una persona attraverso il racconto fatto da un narratore,
che riporta il discorso dell’altra persona facendolo dipendere da un verbo come
dire o chiedere: “All’improvviso Carla gli disse che doveva confessargli una
cosa”, “Lui le chiese cosa dovesse confessargli”. Le stesse frasi che nel d.
diretto si presentano come proposizioni indipendenti, racchiuse tra virgolette
o lineette, nel d. indiretto diventano proposizioni subordinate, oggettive o
interrogative indirette. ◙ Il discorso indiretto libero riporta in forma
indiretta il discorso di un personaggio, mantenendo alcune caratteristiche del
d. diretto (frasi interrogative, esclamative, interiezioni, puntini di
sospensione). Mancano il verbo col significato di dire e la congiunzione che
propri del d. indiretto, come se il discorso riportato non avesse più bisogno di
collegarsi al resto del racconto. Il d. indiretto libero fonde insieme il d. diretto
e quello indiretto, evitando però sia le virgolette o le lineette tipiche del d.
diretto sia le frasi subordinate tipiche del d. indiretto. Il d. indiretto libero,
tipico dei romanzi, delle novelle e dei racconti, fonde insieme le parole e i
pensieri dello scrittore e dei personaggi, sicché il lettore non distingue più, nel
fluire del racconto, quando parla lo scrittore e quando parla il personaggio.
Ecco un esempio di d. indiretto libero tratto da un romanzo di Elsa Morante:
“Ed ecco, una mattina Francesco [...] annunciò non senza impaccio di aver
celebrato il proprio matrimonio quella mattina stessa, non più di mezz’ora
avanti. E di essere qui, adesso, per raccogliere le sue proprietà in una valigia:
dopo di che, raggiunta Anna che lo aspettava in una pasticceria poco lontano,
si sarebbe trasferito, insieme con la sposina, alla casa nuziale”. Dopo il primo
periodo (“Francesco [...] annunciò...” ecc.) i due piani, quello dell’autrice e
quello del personaggio, si confondono, e comincia il d. indiretto libero. La
narratrice si immedesima nel protagonista, e indica sua moglie come avrebbe
potuto indicarla lui, con un diminutivo affettivo (“la sposina”), racconta il suo
futuro come avrebbe potuto raccontarlo lui (“si sarebbe trasferito, insieme con
la sposina, alla casa nuziale”) ecc. Nel brano sono presenti alcune delle
caratteristiche tipiche del d. indiretto libero: l’uso dell’indicativo imperfetto e
del condizionale passato (“lo aspettava”, “si sarebbe trasferito”) e soprattutto
l’accoglimento di pronomi e avverbi riferiti alla concreta situazione del
momento (“qui”, “adesso”).
DISCUTERE ◙ ind. pass. rem. discussi, discutésti, discusse, discutémmo, discutéste,
discùssero; ◙ part. pass. discusso; aus. avere □ discutere i problemi urgenti; ho discusso
con te; ho discusso di alcune questioni; bisogna discutere su tutto → VALENZA
DISGIUNTIVE, CONGIUNZIONI → CONGIUNZIONE
DISGIUNTIVE, PROPOSIZIONI Sono proposizioni coordinate che
costituiscono un’alternativa alla principale: “Domani andrò al cinema, oppure
guarderò un po’ di televisione” → COORDINAZIONE; FRASE
disotto / di sotto: tutt’e due → ORTOGRAFIA
disperare □ ormai disperavano della salvezza; i medici disperano di salvarlo; disperava
nella riuscita dell’impresa; disperavamo che potesse arrivare in tempo → VALENZA
dispiacere □ a me dispiace molto; mi dispiace di aver sbagliato; mi dispiace per l’accaduto;
mi dispiace che tu non possa venire → VALENZA
disporre □ il sindaco ha disposto la chiusura delle scuole; disporre la mente alla riflessione;
disporre di molto denaro; aveva disposto di lasciare tutto ai poveri; disporre i colori in
gruppi; ho disposto i piatti sul tavolo; dispongo che la festa abbia inizio → VALENZA
disputare □ disputare una gara; disputare la vittoria a qualcuno; disputare di politica;
disputare di politica con qualcuno; disputare sull’opportunità di una decisione →
VALENZA
dissuàdere / dissuadére: dissuadére → ACCENTO
DISTANZA, COMPLEMENTO DI Indica la distanza che separa un luogo
da un altro, oppure una cosa o una persona da altre cose o da altre persone.
Quando è retto da verbi come distare, essere lontano e simili non è preceduto da
preposizioni: “La nostra casa dista due chilometri dal centro”; negli altri casi è
introdotto dalle preposizioni a, tra (o fra): “Il centro è a due chilometri da casa
nostra”. ◙ Risponde alle domande: quanto?, a quale distanza?
distinguere □ distinguere la verità dalla menzogna; distinguere una cosa dall’altra;
distinguere le parole in categorie grammaticali; non distinguevamo più tra il giorno e la
notte → VALENZA
le dita / i diti: le dita della mano o del piede nel loro insieme; i diti considerati
uno per uno (i diti anulari); due dita o due diti di vino → NOME
DIVISIONE IN SILLABE → SILLABA
dò / do: tutt’e due per la prima persona del presente indicativo di dare; solo do la
nota musicale → ACCENTO
docce / doccie: docce → NOME; ORTOGRAFIA
domandare □ domandai a te; continuava a domandare di suo figlio; domandai di poter
partecipare → VALENZA
dopodomani / dopo domani: dopodomani → ORTOGRAFIA
dopotutto / dopo tutto: tutt’e due → ORTOGRAFIA
DOVERE ◙ ind. pres. dèvo o dèbbo, dèvi, dève, dobbiamo, dovéte, dèvono o dèbbono;
fut. dovrò ecc.; pass. rem. dovéi o dovétti, dovésti, dové o dovétte, dovémmo, dovéste,
dovérono o dovéttero; ◙ cong. pres. dèva o dèbba, dobbiamo, dobbiate, dèvano o
dèbbano; ◙ cond. pres. dovrèi, dovrésti, dovrèbbe, dovrémmo, dovréste, dovrèbbero; aus.
avere o essere. In particolare: ho dovuto se l’infinito che segue è un verbo
transitivo (ho dovuto leggere); ho dovuto o sono dovuto se l’infinito che segue è un
verbo intransitivo o riflessivo (ho dovuto andare e sono dovuto andare; ho dovuto
lavarmi e mi sono dovuto lavare). Dunque, se si usa l’ausiliare avere, non si sbaglia
mai: ho dovuto fare, ho dovuto andare, ho dovuto lavarmi → AUSILIARI, VERBI;
AVERE; ESSERE; VERBO.
i drink / i drinks: meglio i drink → PLURALE DELLE PAROLE INGLESI
DUBBIO, AVVERBI DI → AVVERBIO
DUE PUNTI Si usano per introdurre: 1) una spiegazione: “Sessant’anni fa ci
fu il boom economico: un grande sviluppo industriale che produsse ricchezza e
benessere, ma anche squilibri e contraddizioni”; 2) una dimostrazione: “Le
conseguenze del nubifragio sono state devastanti: dieci morti e oltre quattromila
sfollati”; 3) un elenco: “Domani comincia la scuola e devo ancora comprare
tutto: fogli, quaderni, blocchi, penne, matite...”; 4) un discorso diretto, prima delle
virgolette o della lineetta: “La donna chiese: – Perché sei tornato?”.
durare □ ha durato a tirare vento per due giorni; è un problema che dura da tempo; durare
in carica; il maltempo durò per una settimana; il maltempo durerà fino a domenica →
VALENZA
è durato / ha durato: tutt’e due → VERBO
E

è / e: è verbo essere / e congiunzione (“Pasta e piselli”) → ACCENTO


eccedere □ questa spesa eccede le mie possibilità; non eccedere con le critiche; non eccedere
nel mangiare → VALENZA
eccellere □ eccellere in matematica; eccelleva sui compagni di corso; eccellere tra i propri
coetanei → VALENZA
eccelso / più eccelso: solo eccelso → AGGETTIVO
eccetto che (non) venga / eccetto che (non) viene: eccetto che (non) venga (congiuntivo)
→ VERBO
le eclisse / le eclissi: le eclissi → NOME
l’eclissi / l’eclisse: l’eclissi → NOME
eco: maschile o femminile? tutt’e due (al plurale è maschile: gli echi) →
NOME
ecuadoriano / ecuadoregno: ecuadoriano → AGGETTIVO
èdile / edìle: edìle → ACCENTO
efficiente, efficienza / efficente, efficenza: efficiente, efficienza → ORTOGRAFIA
effigie / effige: effigie → ORTOGRAFIA
egregie / egrege: egregie → AGGETTIVO; ORTOGRAFIA
elevare □ elevare un muro; è stato elevato alla carica di ministro; elevare il muro di un
metro → VALENZA
ELISIONE → APOSTROFO
ELLA, DARE DELL’→ ALLOCUTIVI, PRONOMI
ellisse / ellissi: tutt’e due in geometria e in astronomia, solo ellissi in grammatica
→ NOME
ELLISSI → PREDICATO; SOGGETTO
e-mail maschile / femminile: tutt’e due → NOME
emergere □ l’isola emerge dal mare; il campione emerge su tutti per la classe; tra tutti
emergerà il vincitore → VALENZA
è emigrato / ha emigrato: tutt’e due → AUSILIARI, VERBI; VERBO
emorragia / emoraggia / emorraggia: emorragia → ORTOGRAFIA
entrare □ sono entrato a scuola; entrò da un ingresso secondario; entrò in acqua; entrammo
nel paese per la via più breve; entrò attraverso il cortile principale → VALENZA
ESCLAMATIVE, PROPOSIZIONI Sono proposizioni indipendenti (→
FRASE) che contengono un’esclamazione; nello scritto hanno il → PUNTO
ESCLAMATIVO e nel parlato hanno una caratteristica intonazione “che
scende”: “Com’è bella!”, “Quanto sei antipatico!”. Di solito, la proposizione
e. ha il verbo all’indicativo, ma può avere anche l’infinito (“Io fare una cosa
del genere!”) oppure il congiuntivo e il condizionale, se l’esclamazione
consiste in un desiderio o in un augurio (“Magari vincessi al Superenalotto!”,
“Sarebbe bello un mondo senza guerre!”).
ESCLAMATIVI, AVVERBI → AVVERBIO
ESCLAMATIVO È una parola (un aggettivo se accompagna un nome:
“Quante paia di scarpe hai!”, un pronome se lo sostituisce: “Quante ne hai!”)
che si usa per fare un’esclamazione in relazione a tre categorie fondamentali: la
qualità (“Che vino!), la quantità (“Quante belle cose ti sei comprato!”),
l’identità (“Chi si vede!”). ◙ Le forme coincidono con quelle degli aggettivi e
pronomi interrogativi: chi, che cosa, cosa, che, quale, quanto. In particolare, chi e
che cosa sono solo pronomi; quale è solo aggettivo; che e quanto possono essere sia
pronomi sia aggettivi. Ecco un quadro riassuntivo:
singolare plurale esempi
maschile femminile maschile femminile
pron. chi Chi si vede!
pron. che cosa, cosa (Che) cosa mi tocca fare!
agg. e pron. che Che danno ho fatto!
Che ho fatto!
agg. e pron. quanto quanta quanti quante Quanti vestiti hai!
Quanti ne hai!
agg. quale quale quali quali Quali idiozie devo sentire!

ESCLAMATIVO, PUNTO → PUNTO ESCLAMATIVO


ESCLAMAZIONE → INTERIEZIONE
ESCLUSIONE, COMPLEMENTO DI Indica la persona, l’animale o la cosa
che rimane esclusa rispetto a quello che viene affermato dal predicato. È
l’esatto contrario del complemento di compagnia e unione. È introdotto: a)
dalle preposizioni senza, fuorché, tranne, eccetto, meno, salvo: “Caffè senza
zucchero”, “Potete scrivere di tutto, tranne le parolacce”; b) dalle espressioni
(dette locuzioni preposizionali) all’infuori di, ad eccezione di, a parte ecc.: “Non
avrai altro Dio all’infuori di me”. ◙ Risponde alle domande: senza chi?, senza che
cosa?, eccetto chi?, eccetto che cosa?
ESCLUSIVE, PROPOSIZIONI Sono subordinate che indicano
un’esclusione rispetto a quanto contenuto nella reggente, mettendo in risalto il
mancato verificarsi di una circostanza. Le proposizioni e. esplicite sono
introdotte da senza che e sono seguite dal congiuntivo (“Ha finito i compiti
senza che glielo chiedessimo”). Le proposizioni e. implicite sono introdotte da
senza e seguite dall’infinito oppure sono costruite col gerundio negativo
(“Abbiamo vinto senza soffrire troppo”, “Abbiamo passato una settimana non
parlando con nessuno”).
ESPELLERE ◙ ind. pass. rem. espulsi, espellésti, espulse, espellémmo, espelléste,
espùlsero; ◙ part. pass. espulso; aus. avere.
ESPLICATIVE, CONGIUNZIONI → CONGIUNZIONE
ESPLICATIVE, PROPOSIZIONI Sono proposizioni coordinate che
spiegano quanto è espresso nella principale: “Avevi ragione tu, infatti avevo
capito male” → COORDINAZIONE; FRASE
ESPLICITA, FORMA (O PROPOSIZIONE) → SUBORDINAZIONE
ESSERE ◙ ind. pres. sóno, sèi, è, siamo, siète, sóno; imperf. èro, èri, èra, eravamo,
eravate, èrano; fut. sarò, sarai, sarà, sarémo, saréte, saranno; pass. rem. fui, fósti, fu,
fummo, fóste, fùrono; ◙ cong. pres. sia, siamo, siate, sìano; imperf. fóssi, fóssi, fósse,
fóssimo, fóste, fóssero; ◙ cond. sarèi, sarésti, sarèbbe, sarémmo, saréste, sarèbbero; ◙
imp. sii, siate; ◙ part. pres. (raro) essènte; pass. stato; ◙ ger. essèndo. Come
ausiliare (→ VERBO) forma i tempi composti dei verbi transitivi passivi (sono
amato), dei riflessivi (ti sei lodato; mi sono lavato le mani; si è pentito; si sono
picchiati), dei servili quando reggono un infinito che solitamente prende essere
come ausiliare (non sono potuto venire; sono dovuto restare), dei verbi impersonali
(era accaduto; è nevicato), di molti verbi intransitivi (sono venuto da te; sono andato a
Firenze); aus. essere □ Giorgio è a Parigi; siamo tutti con te; sono da Pietro; siamo di
Napoli; sono stato in Sicilia; sono per il risparmio energetico; sei sulla strada giusta; sono
contro le diseguaglianze sociali; siamo tra amici → VALENZA
estendersi □ l’allarme maltempo si è esteso a tutta la regione; gli Stati Uniti si estendono
dall’Atlantico al Pacifico; l’incendio si estende per tutta la foresta; meglio non estendersi
troppo sull’argomento; il contagio si estese fino alla capitale → VALENZA
estensione / estenzione: estensione → ORTOGRAFIA
esterefatto / esterrefatto: esterrefatto → ORTOGRAFIA
esteriore / più esteriore: solo esteriore → AGGETTIVO (forme di comparativo
e/o di superlativo irregolari)
estremo / più estremo: solo estremo → AGGETTIVO (forme di comparativo
e/o di superlativo irregolari)
ETÀ, COMPLEMENTO DI Indica l’età di una persona, di un animale o di
una cosa. È introdotto: a) dalla preposizione di se indica l’età precisa: “Ho un
figlio di trent’anni”; b) dalla preposizione su se indica l’età approssimativa: “Un
uomo sui cinquant’anni”; c) dalla preposizione a o dalle espressioni (dette
locuzioni preposizionali) all’età di o intorno a se precisa a quale età una persona
ha compiuto o subito un’azione: “Ho cominciato a lavorare all’età di diciotto
anni”. ◙ Risponde alle domande: di quanti anni?, a quanti anni?, a che età?
ETNICI E GEOGRAFICI, AGGETTIVI → AGGETTIVO
evadere □ evadere le tasse; ha evaso una grossa somma al fisco ma è stato scoperto; evadere
dalla prigione → VALENZA
F

fa: tanti anni fa / tanti anni fa’ / tanti anni fà: tanti anni fa → ACCENTO;
APOSTROFO
facce / faccie: facce → NOME; ORTOGRAFIA
familiare / famigliare: tutt’e due → ORTOGRAFIA
i, le fan / i, le fans: meglio i, le fan → PLURALE DELLE PAROLE INGLESI
FARE ◙ ind. pres. faccio, fai, fa, facciamo, fate, fanno; imperf. facévo, facévi, facéva,
facevamo, facevate, facévano; pass. rem. féci, facésti, féce, facémmo, facéste, fécero; fut.
farò ecc.; ◙ cong. pres. fàccia, facciamo, facciate, fàcciano; imperf. facéssi, facéssi,
facésse, facéssimo, facéste, facéssero; ◙ cond. farèi, farésti ecc.; ◙ imp. fa’ o fai o fa,
fate; ◙ ger. facèndo; ◙ part. pres. facènte; pass. fatto; aus. avere □ hai fatto un bel
lavoro; facciamo una sorpresa alla mamma; gli fece da testimone di nozze; la cosa non fa
per me; feci per rispondere → VALENZA
farmaci / farmachi: meglio farmaci → NOME; ORTOGRAFIA
fasce / fascie: fasce → NOME; ORTOGRAFIA
i fast-food / i fast-foods: meglio i fast-food → PLURALE DELLE PAROLE
INGLESI
fatiscente / fatisciente: fatiscente → ORTOGRAFIA
FEMMINILE DEI NOMI DI PROFESSIONE Un caso particolare è
rappresentato dal femminile dei nomi di professioni o cariche fino a qualche
tempo fa riservate agli uomini. Qual è il femminile di avvocato: avvocata,
avvocatessa, avvocato (al maschile), donna avvocato o avvocato donna? Così per
questo come per molti altri casi analoghi, la situazione ancora oscillante non
consente di dare un’unica indicazione, e il grammatico è obbligato a
considerare accettabili tutte le alternative: avvocata, avvocatessa, avvocato (al
maschile), avvocato donna, donna avvocato. Ciò premesso, alcune forme sono a
nostro avviso preferibili ad altre sia per rispetto nei confronti della donna sia
per coerenza grammaticale. Ecco un elenco delle forme che suscitano dubbi.
La parentesi aguzza > rinvia al femminile a nostro avviso preferibile: 1) il pilota
> la pilota; 2) l’assessore > l’assessora, il dottore > la dottoressa, il professore > la
professoressa, il questore > la questora; 3) il cancelliere > la cancelliera, l’ingegnere >
l’ingegnera, il finanziere > la finanziera, l’usciere > l’usciera; 4) il giudice > la giudice, il
presidente > la presidente, lo studente > la studentessa, il vigile > la vigile (meglio della
vigilessa); 5) l’architetto > l’architetta, l’appuntato > l’appuntata, l’avvocato > l’avvocata
(meglio dell’avvocatessa), il bagnino > la bagnina, il chirurgo > la chirurga, il deputato
> la deputata, il magistrato > la magistrata, il ministro > la ministra, il notaio > la
notaia, il poliziotto > la poliziotta, il sindaco > la sindaca, il soldato > la soldata.
il ferramenta / la ferramenta / le ferramenta: il ferramenta o la ferramenta per il
negozio; le ferramenta per gli oggetti → NOME
i fili / le fila: i fili; solo le fila del formaggio e le fila (= gli intrecci) di una congiura, di
un complotto ecc. → NOME
i film / i films: meglio i film → NOME
FINALI, PROPOSIZIONI Sono subordinate che indicano il fine, l’obiettivo
verso il quale tende l’azione o il fatto espresso nella p. reggente: “Sono andato
a Roma per incontrare Giorgio”. ◙ Possono avere forma esplicita o implicita. ◙
Le f. esplicite (piuttosto rare) sono introdotte da perché, affinché, che, onde, in
modo che; il verbo è al congiuntivo presente se nella frase reggente c’è un
presente o un futuro (e lo scopo riguarda il presente o il futuro: “I dirigenti
insistono perché accettiamo l’offerta”) e al congiuntivo imperfetto se nella frase
reggente c’è un passato (e lo scopo si colloca nel passato: “I dirigenti
insistevano perché accettassimo l’offerta”). Delle varie congiunzioni finali, 1)
perché è la più usata; 2) affinché è propria dell’italiano formale; 3) che si usa dopo
verbi come ordinare, pregare e simili: “Prega che vada tutto bene”. ◙ Le f. implicite
(molto più usate delle esplicite) sono introdotte da per, a, da, onde, in modo che,
allo scopo di, al fine di, nell’intento di, pur di e hanno il verbo all’infinito: “La
polizia ha lavorato moltissimo per prendere i colpevoli”. Delle varie preposizioni o
locuzioni preposizionali, 1) per è la più usata; 2) a si adopera dopo verbi di
movimento (“Vado a sentire un concerto”), dopo verbi e nomi che esprimono
esortazione oppure obbligo (costringere, esortare, invitare, obbligare, sbrigarsi;
esortazione, invito, obbligo: “L’hanno obbligata ad accettare”, “Spero che lei
accolga il mio invito a partecipare alla riunione”); 3) da si adopera dopo verbi
come dare, lasciare, offrire, portare (“Mi hanno dato da mangiare”); 4) onde, al fine
di, allo scopo di, nell’intento di si adoperano nell’italiano scritto di tono formale
(“Il sindaco presenterà un decreto onde provvedere allo sgombero dell’edificio”); 5)
infine, pur di si adopera per esprimere uno scopo che si vuole ottenere ad ogni
costo e in qualunque modo (“Farebbe qualunque cosa pur di farsi notare”).
FINE, COMPLEMENTO DI Indica lo scopo dell’azione o della condizione
espressa dal verbo. È introdotto: a) dalle preposizioni per, di, a, in, da: “Mi
alleno per la gara”, “Sei d’esempio per tutti”, “Mi sta a cuore”, “Ho avuto un
libro in regalo”, “Le scarpe da tennis”; b) dalle espressioni (dette locuzioni
preposizionali) al fine di, allo scopo di, con il fine di, con lo scopo di, in vista di ecc.:
“Un contatto importante ai fini del lavoro”. ◙ Risponde alle domande: per chi?,
per che cosa?, per quale fine?
finire □ ho finito il compito; a forza di spendere ho finito col consumare tutto il
patrimonio; ho finito di studiare; ho finito per appassionarmi alla materia; se va avanti
così finirà che me ne andrò → VALENZA
finora / fin ora / fin’ora: meglio finora, sbagliato fin’ora → ORTOGRAFIA
è fiorito / ha fiorito: tutt’e due → AUSILIARI, VERBI; VERBO
i fondamenti / le fondamenta: i fondamenti = i principi fondamentali (p. es. di una
scienza); le fondamenta = le strutture su cui si fonda un edificio → NOME
FONDERE ◙ ind. pass. rem. fusi, fondésti, fuse, fondémmo, fondéste, fùsero; ◙
part. pass. fuso; aus. avere.
formaggiera / formaggera: tutt’e due → ORTOGRAFIA
fortùito / fortuìto: meglio fortùito → ACCENTO
FRA → PREPOSIZIONE che può indicare: 1) un rapporto tra due o più
persone: “Siamo fra amici” 2) un insieme: “La Juventus è la più famosa fra le
squadre di calcio italiane”; 3) un tempo: “Arrivo fra due ore”.
fra Martino / fra’ Martino / frà Martino: meglio fra Martino → ORTOGRAFIA
fra me (pronome), te, lui, noi, voi, loro / fra di me, te, lui, voi, loro: tutt’e due →
PREPOSIZIONE
è franato / ha franato: tutt’e due → AUSILIARI, VERBI; VERBO
frange / frangie: frange → NOME; ORTOGRAFIA
FRASE È una sequenza di parole al cui interno ci sono uno o più predicati
nella forma di un verbo di senso compiuto (→ PREDICATO). ◙ Si
distinguono due tipi di f.: 1) la f. semplice o proposizione, che possiamo
definire come un insieme di parole che si uniscono intorno a un unico
predicato (“Il cane di Claudio ABBAIA forte”) e 2) la f. complessa o periodo,
che possiamo definire come un insieme di due o più proposizioni collegate o
sullo stesso piano (“Il cane di Claudio SENTE un rumore [P] || e ABBAIA forte”)
o su piani diversi (“Se il cane di Claudio SENTE un rumore, || ABBAIA forte [P]
|| per AVVERTIRE || che qualcosa non VA”). ◙ All’interno del periodo c’è
sempre una proposizione autonoma sul piano della sintassi e del significato
(diciamo che “si regge da sola”): è la proposizione principale, indicata da una
[P] negli esempi precedenti. Quando il periodo si compone di questa sola
proposizione, esso è detto uniproposizionale, e la proposizione è detta
indipendente; quando il periodo si compone di più proposizioni, alla
proposizione principale se ne aggiungono altre, ad essa collegate da rapporti di
→ COORDINAZIONE, → GIUSTAPPOSIZIONE o →
SUBORDINAZIONE. Ad esempio, nel periodo “Il cane di Claudio sente
un rumore || e abbaia forte” troviamo, nell’ordine, una proposizione
principale (Il cane di Claudio sente un rumore) e una proposizione coordinata
alla principale (e abbaia forte); invece, nel periodo “Se il cane di Claudio SENTE
un rumore, || ABBAIA forte || per AVVERTIRE || che qualcosa non VA”
troviamo, nell’ordine, una proposizione subordinata o dipendente (Se il cane
di Claudio sente un rumore), una proposizione principale (abbaia forte), una
proposizione subordinata dipendente dalla principale (per avvertire;
subordinata di primo grado) e una proposizione subordinata a sua volta
dipendente dalla subordinata (che qualcosa non va; subordinata di secondo
grado). ◙ Di quante proposizioni si compone un periodo? Per saperlo, basta
individuare il numero dei predicati: a ognuno di questi corrisponde una
proposizione (separata dalle altre da due stanghette negli esempi precedenti).
FRASEOLOGICI, VERBI → VERBO
frecce / freccie: frecce → NOME; ORTOGRAFIA
FRIGGERE ◙ ind. pass. rem. frissi, friggésti, frisse, friggémmo, friggéste, frìssero; ◙
part. pass. fritto; aus. avere.
Frìuli / Friùli: Friùli → ACCENTO
i frutti / la frutta / le frutta: i frutti = i prodotti delle piante (o di mare) o i vantaggi
che si ricavano da qualcosa (i frutti del pero, i frutti della cultura); la frutta (raro le
frutta) = l’insieme dei frutti che si mettono a tavola (un piatto di frutta) →
NOME
fuggire □ fuggire le tentazioni; fuggire agli inseguitori; fuggire dalle tentazioni; fuggire di
casa; fuggire in luoghi più tranquilli; fuggire sui monti; fuggire tra la folla →
VALENZA
FUNGERE ◙ ind. pass. rem. funsi, fungésti, funse, fungémmo, fungéste, fùnsero; ◙
part. pass. funto; aus. avere.
fuorché (non) vinca io / fuorché (non) vinco io: fuorché (non) vinca io (congiuntivo) →
VERBO
G

i gadget / i gadgets: meglio i gadget → PLURALE DELLE PAROLE INGLESI


garantire □ garantiamo i nostri prodotti; ci (= a noi) garantì di aver pensato a tutto;
garantì di aver pensato a tutto; garantisco io per tutti; ti garantisco che lo farò →
VALENZA
GEOGRAFICI ED ETNICI, AGGETTIVI → AGGETTIVO
GERUNDIO → VERBO
i gesti / le gesta: i gesti = i movimenti del corpo; le gesta = le imprese di un eroe, di
un personaggio importante → NOME
giacché / giacchè / già che: giacché → ORTOGRAFIA
GIACERE ◙ ind. pres. giàccio, giaci, giace, giacciamo, giacéte, giàcciono; pass. rem.
giacqui, giacésti, giacque, giacémmo, giacéste, giàcquero; ◙ cong. pres. giàccia,
giacciamo, giacciate, giàcciano; ◙ part. pass. giaciuto; aus. essere o avere.
i ginocchi / le ginocchia: tutt’e due → NOME
giocare □ ha giocato una fortuna al videopoker; giocare a pallavolo; giocare con la palla;
giocare in borsa; giocare contro una squadra forte → VALENZA
girare □ girare la maniglia; girare a sinistra; girare sui tacchi → VALENZA
la giudice / il giudice (per una donna): tutt’e due → FEMMINILE DEI NOMI
DI PROFESSIONE
GIUDIZIO, AVVERBI DI → AVVERBIO
GIUNGERE ◙ ind. pass. rem. giunsi, giungésti, giunse, giungémmo, giungéste,
giùnsero; ◙ part. pass. giunto; aus. essere □ giungere le mani; giungere a casa; giungo a
pensare questo; il progetto è giunto in porto → VALENZA
GIUSTAPPOSIZIONE La g. (o asindeto) è un modo di collegare due o più
proposizioni che sono sullo stesso piano non per mezzo di congiunzioni
coordinanti, come nel caso della coordinazione (→ CONGIUNZIONE, →
COORDINAZIONE), ma per mezzo di un segno di interpunzione (virgola,
punto, punto e virgola, due punti). ◙ Una proposizione giustapposta è
dunque una coordinata non introdotta da congiunzioni, ma semplicemente
accostata alla proposizione precedente. Eccone alcuni esempi: “Entra in casa,
non si toglie nemmeno il cappotto, va subito in camera sua, si butta sul letto, si
addormenta”.
gli (pronome): si può usare per a lui e a loro, ma non per a lei: quando vedrò
Giorgio, gli parlerò; quando vedrò Paola, le parlerò; quando vedrò Giorgio e Paola,
parlerò loro, parlerò a loro e anche gli parlerò (ma non ci parlerò) → PRONOME
gli anni / gl’anni: gli anni; e così con tutte le parole che cominciano con una
vocale che non sia i → APOSTROFO; ARTICOLO
gliela / glie la, gliele / glie le, glieli / glie li, glielo / glie lo: gliela, gliele, glieli, glielo →
PRONOME
gli italiani / gl’italiani: tutt’e due; e così con tutte le parole che cominciano con
i → APOSTROFO; ARTICOLO
-gnate / -gniate (p. es. sognate / sogniate): -gnate al presente indicativo, -gniate al
presente congiuntivo → ORTOGRAFIA; VERBO
-gniamo / -gnamo (p. es. sogniamo / sognamo): tutt’e due al presente indicativo,
solo -gniamo al presente congiuntivo → ORTOGRAFIA; VERBO
gnocco: tutte le parole che cominciano per gn richiedono gli articoli lo, uno e gli:
lo gnocco, uno gnocco, gli gnocchi → ARTICOLO
gocce / goccie: gocce → NOME; ORTOGRAFIA
GODERE ◙ ind. fut. godrò ecc.; pass. rem. godéi o godètti, godésti, godé o godette
ecc.; cond. pres. godrèi ecc.; ◙ part. pass. goduto; aus. avere.
è grandinato / ha grandinato: tutt’e due → AUSILIARI, VERBI; VERBO
gratis / a gratis: gratis → AVVERBIO
grattugiare / grattuggiare: grattugiare → ORTOGRAFIA
grattugie / grattuge: grattugie → NOME; ORTOGRAFIA
gratùito / gratuìto: tutt’e due → ACCENTO
gravare □ gravare gli studenti con molti compiti; gravare gli studenti con molti compiti;
gravare gli studenti di compiti; grava su di lui una grande responsabilità → VALENZA
greci / grechi: greci → AGGETTIVO; ORTOGRAFIA
gridare □ gridò la sua indignazione; ha gridato a suo figlio di smetterla; ha gridato a suo
figlio di smetterla; il popolo grida contro il tiranno; gridava a suo figlio che doveva
smetterla → VALENZA
i gridi / le grida: i gridi degli animali; le grida degli uomini → NOME
grigie / grige: grigie → AGGETTIVO; ORTOGRAFIA
gru / grù: gru → ACCENTO
grucce / gruccie: grucce → NOME; ORTOGRAFIA
guance / guancie: guance → NOME; ORTOGRAFIA
il guardacoste / il guardacosta: il guardacoste → COMPOSTA, PAROLA
guardare □ guardare il tramonto; guarda a lui come a un padre; guarda di rigare dritto!; lo
guardai bene in viso; un alloggio che guarda sulle colline; un alloggio che guarda verso le
colline; guarda che non capiti un’altra volta! → VALENZA
H e I

gli hamburger / gli hamburgers: meglio gli hamburger → PLURALE DELLE


PAROLE INGLESI

identificarsi □ si è identificata con la protagonista; si è identificata nella protagonista →


VALENZA
iettatore: tutte le parole che cominciano per i seguita da un’altra vocale
richiedono gli articoli lo, uno e gli: lo iettatore, uno iettatore, gli iettatori →
ARTICOLO
igiene, igienico / igene, igenico: igiene, igienico → ORTOGRAFIA
immune da una malattia / immune a una malattia: immune da una malattia → DA,
PREPOSIZIONE
imparare □ impariamo un nuovo teorema; devi imparare a stare con gli altri; ho imparato
tutto da lui; ho imparato che nella vita bisogna lavorare → VALENZA
impazzire □ è impazzito dalla gioia; è impazzito di gioia; è impazzito per la gioia →
VALENZA
impedire □ la neve impedisce il passaggio; la polizia impediva ai curiosi di avvicinarsi; il
muretto impedisce di entrare; impedire che il contagio si diffonda → VALENZA
impegnarsi □ impegnarsi a rispettare i patti; impegnarsi con il direttore; impegnarsi negli
allenamenti → VALENZA
IMPERATIVO → VERBO
IMPERSONALI, VERBI → VERBO
IMPLICITA, FORMA (O PROPOSIZIONE) → SUBORDINAZIONE
importare □ l’Italia deve importare petrolio; ti (= a te) importa solo del risultato;
importare materie prime dall’estero; non mi importa di quello che dice la gente; m’importa
soltanto di stare bene; una ditta che importa frutta esotica in Italia; non importa che tu
alzi la voce → VALENZA
IN → PREPOSIZIONE che può indicare: 1) un tempo: “Natalia è nata nel
1974”; 2) una posizione in un luogo o una direzione verso un luogo: “Sono in
casa”, “Vado in Austria”; 3) un mezzo: “Vengo a prenderti in moto”; 4) la
materia di cui è fatto un oggetto: “Un letto in ferro battuto”; 5) una quantità o
un numero: “– In quanti siete? – Siamo in otto”; 6) un limite: “È molto bravo
in fisica”.
è inciampato / ha inciampato: tutt’e due → AUSILIARI, VERBI; VERBO
le donne incinta / le donne incinte: le donne incinte → AGGETTIVO
incominciare □ incominciare un lavoro; incominciare a lavorare; incomincio con la
presentazione della ricerca; incominciamo dall’inizio → VALENZA
inconsce / insconscie: inconsce → AGGETTIVO; ORTOGRAFIA
incosciente, incoscienza / incoscente, incoscenza: incosciente, incoscienza →
ORTOGRAFIA
indecente, indecenza / indeciente, indecienza: indecente, indecenza →
ORTOGRAFIA
INDEFINITO Gli i. sono parole che accompagnano (se sono aggettivi) o
sostituiscono (se sono pronomi) un nome senza precisarne la quantità o il
numero (“Ho bevuto molta acqua”, “Ho vari problemi”) oppure la qualità
(“Comprerò un vino qualunque”) o ancora l’identità (“Ho conosciuto un tale”).
◙ Gli i. vengono distinti in quattro gruppi: singolativi, collettivi, negativi e
quantitativi. ◙ Gli i. singolativi considerano il nome che accompagnano o
sostituiscono come un’unità, qualcosa di singolo: “Qualcuno lo ha visto” (=
una o più persone singole). I principali i. singolativi sono:
solo aggettivi aggettivi e pronomi solo pronomi
Qualche Alcuno, alcuna, alcuni, alcune Qualcuno, qualcuna
Certo, certa, certi, certe Qualcosa
Tale, tali Uno, una
Taluno, taluna, taluni, talune
Altro, altra, altri, altre

1) Qualche (invariabile) si riferisce a nomi singolari, maschili o femminili.


Significa ‘uno o più d’uno’, ‘una certa quantità (o numero) di’: “Il concerto
riprenderà fra qualche minuto”. 2), 3) I pronomi corrispondenti a qualche sono
qualcuno, qualcuna, che può significare ‘qualche persona’ o ‘qualche cosa’
(“Quanti libri! Ne comprerò qualcuno”), e qualcosa, che significa sempre e solo
‘qualche cosa’ (“Vuoi qualcosa da mangiare?”). 4) Uno, una significa ‘una
persona’ e si adopera o per indicare una persona che non si conosce (“Ho
incontrato uno e gli ho chiesto un passaggio”) o per indicare un soggetto
generico e imprecisato (in questo caso uno è seguito da un verbo alla 3a
persona singolare: “In certe situazioni uno non sa che rispondere”). 5) Al
singolare, alcuno, alcuna può sostituire nessuno, nessuna nell’italiano di tono
formale (“Non ho nessuna critica da farle” → “Non ho alcuna critica da farle”);
al plurale, alcuni, alcune può sostituire qualcuno e qualche, con passaggio dal
singolare al plurale: “C’è qualcuno che mi segue” → “Ci sono alcuni che mi
seguono”, “Ha invitato qualche amica e qualche amico” → “Ha invitato alcune
amiche e alcuni amici”. 6) Quanto a certo, certa, certi, certe: a) come aggettivo,
certo equivale a qualche (attenzione: certo significa ‘qualche’ solo se precede il
nome a cui si riferisce; se invece segue il nome, certo è un aggettivo
qualificativo che significa ‘sicuro’: “Il programma avrà un certo successo” =
qualche successo / “Il programma avrà un successo certo” = un successo sicuro);
b) come pronome, certo si usa solo al plurale, quasi sempre al maschile, ed
equivale ad alcuni: “Ci sono certi che si comportano proprio male” = “Ci sono
alcuni che si comportano proprio male”. 7) Tale, tali può alludere a
un’indeterminatezza parziale o totale. In particolare, se tale è preceduto
dall’articolo determinativo o dal dimostrativo quel, quella, quei, quelle
l’indeterminatezza è parziale; se tale è preceduto dall’articolo indeterminativo
un, una (al plurale dei, delle) l’indeterminatezza è totale. Per esempio: “Ti ha
cercato quel (il) tale”, “Ti ha cercato quel (il) tale Cutelli” = conosco la persona,
l’indeterminatezza è parziale; “Ti ha cercato un tale”, “Ti ha cercato un tale
Cutelli” = non conosco la persona, l’indeterminatezza è totale. 8) Altro, altra,
altri, altre informa che qualcuno o qualcosa non è x, è diverso da x (dove x è il
termine di riferimento e di confronto): “Non voglio questa cravatta (x), ne
preferisco un’altra (= che non è x, che è diversa da x)”. ◙ Gli i. collettivi
alludono alla totalità di persone o cose indicate dal nome che accompagnano o
sostituiscono: “Ogni appartamento ha il riscaldamento autonomo” (= la
totalità degli appartamenti). I principali i. collettivi sono:
solo aggettivi solo pronomi aggettivi e pronomi
Qualunque Chiunque Ciascuno, ciascuna
Qualsiasi Ognuno Tutto, tutta, tutti, tutte
Ogni

1) Se qualunque e qualsiasi precedono il nome a cui si riferiscono, significano


‘tutti i possibili’, ‘tutte le possibili’; se seguono il nome a cui si riferiscono,
significano ‘il primo che capita’, ‘la prima che capita’. Notiamo la differenza:
“Comprerò qualunque (qualsiasi) cosa” (= tutte le cose possibili) / “Comprerò
una cosa qualunque” (= la prima cosa che capita). Qualunque e qualsiasi possono
anche includere nel significato un pronome relativo e formare in questo modo
una frase relativa col verbo all’indicativo o al congiuntivo: “Comprerò
qualunque (qualsiasi) cosa mi consiglierai” oppure “Comprerò qualunque
(qualsiasi) cosa tu mi consiglierai” (= tutte le cose che...). 2) Il pronome di
persona che corrisponde a qualunque e qualsiasi è chiunque. Significa ‘qualunque
persona’, ‘tutte le persone che esistono’ e ‘tutti quelli che’, ‘tutte le persone
che’: “Chiunque (= qualunque persona) vorrebbe conoscere Messi”, “Chiunque
ne abbia necessità può rivolgersi all’ufficio accoglienza” (= tutti quelli che ne
hanno necessità possono...). 3) Ogni può significare: a) ‘tutti, tutte’ in
relazione al numero: “Ogni appartamento ha il riscaldamento autonomo”; b)
‘qualsiasi’: “È al di sopra di ogni sospetto”; c) ‘tutti i possibili, tutte le possibili’:
“Ti aiuterò in ogni modo” (= in tutti i modi possibili). 4) Il pronome
corrispondente a ogni è ognuno, ognuna; significa tutti, tutte in relazione al
numero: “Ognuno sceglie quello che preferisce” (= tutti scelgono quello che
preferiscono). 5) Ciascuno, ciascuna (che può essere sia aggettivo sia pronome)
ha lo stesso significato di ognuno: “Contatteremo personalmente ciascun
acquirente”, “Contatteremo personalmente ciascuno”. 6) Tutto, tutta, tutti, tutte
allude a una totalità: a) quando è aggettivo singolare indica una quantità totale
e significa ‘tutto intero’, ‘tutta intera’: “Ho letto tutto il libro” (= tutto quanto
il libro); b) quando è aggettivo plurale indica un numero totale e significa
‘ogni’: “Ho letto tutti i libri” (= il numero totale dei libri); c) quando è
pronome singolare, indica una totalità di cose: “Ho visto tutto”; d) quando è
pronome plurale, indica una totalità di persone: “Alla festa c’erano tutti”. ◙ Gli
i. negativi hanno la funzione di rafforzare una negazione, negando totalmente
un dato senza precisarlo. I principali i. negativi sono nessuno, nessuna; niente;
nulla. 1) Nessuno, nessuna può essere sia aggettivo (“Non hai nessuna prova”) sia
pronome (“Non lo ha salutato nessuno”) e si adopera solo al singolare. Significa
‘nemmeno uno’, ‘nemmeno una’, ‘nemmeno un individuo’; 2) niente e nulla
sono solo pronomi e sono invariabili; significano ‘nessuna cosa’: “Non mi
distrae niente (nulla)”. Come risulta dagli esempi, se l’i. negativo segue il verbo,
il verbo stesso è preceduto dalla negazione non (o da né); se invece l’i. negativo
precede il verbo, la negazione non (o né) manca. Si noti la differenza: “Non lo
ha salutato nessuno” / “Nessuno lo ha salutato”, “Non mi distrae niente” /
“Niente mi distrae”. ◙ Gli i. quantitativi indicano una quantità o un numero
senza precisarli. I principali i. quantitativi (che possono essere tutti sia aggettivi
sia pronomi) sono: 1) poco, poca, pochi, poche; 2) alquanto, alquanta, alquanti,
alquante; 3) parecchio, parecchia, parecchi, parecchie; 4) molto, molta, molti, molte; 5)
tanto, tanta, tanti, tante; 6) troppo, troppa, troppi, troppe; 7) altrettanto, altrettanta,
altrettanti, altrettante. Quasi tutte queste parole esprimono una gradazione di
quantità o di numero che aumenta progressivamente, come in una scala:
meno del normale un po’ più del più del normale molto più del normale ben oltre il limite
normale accettabile
“Ho poco sonno” “Ho alquanto sonno” “Ho parecchio “Ho molto, tanto “Ho troppo sonno”
sonno” sonno”

Solo altrettanto resta fuori dal gruppo. Altrettanto significa ‘la stessa quantità’, ‘lo
stesso numero’ e implica sempre un confronto con un ALTRO TERMINE: “Tu
hai SONNO, e io ne ho altrettanto”.
indicare □ il cartello indica l’ingresso; gli (= a lui) indico la strada; il cartello indica di
svoltare; il cartello indica che c’è una curva → VALENZA
INDICATIVO → VERBO
INDIPENDENTE, PROPOSIZIONE → FRASE
INDIRETTO, DISCORSO → DISCORSO, TIPI DI
INDIRETTO LIBERO, DISCORSO → DISCORSO, TIPI DI
inefficiente, inefficienza / inefficente, inefficenza: inefficiente, inefficienza →
ORTOGRAFIA
inerente al problema / inerente il problema: inerente al problema → PREPOSIZIONE
inferiore / più inferiore: solo inferiore → AGGETTIVO (forme di comparativo
e/o di superlativo irregolari)
ìnfido / infìdo: infìdo → ACCENTO
infimo / più infimo: solo infimo → AGGETTIVO (forme di comparativo e/o
di superlativo irregolari)
INFINITO → VERBO
l’ingegnera / l’ingegnere (per una donna): tutt’e due → FEMMINILE DEI
NOMI DI PROFESSIONE
ingegnere / ingeniere / ingegniere: ingegnere → ORTOGRAFIA
ingegnoso / ingenioso / ingegnioso: ingegnoso → ORTOGRAFIA
ingiungere □ il tribunale ha ingiunto l’estradizione; gli (= a lui) ingiunse di tacere; gli
ingiunsero di tacere; il giudice ha ingiunto che venga affidato ai servizi sociali →
VALENZA
in modo che ce la facciate / in modo che ce la fate: in modo che ce la facciate
(congiuntivo) → VERBO
innaffiare / annaffiare: tutt’e due → ORTOGRAFIA
in quanto / inquanto: in quanto → ORTOGRAFIA
insieme a qualcuno / insieme con qualcuno: tutt’e due → PREPOSIZIONE
insistere □ insisto a volerti aiutare; non insistere con le tue pretese; non insistere nella tua
ostinazione; insisto per pagare; non insistere sulla questione; insiste che non è stato lui →
VALENZA
integèrrimo / integrissimo: integèrrimo → AGGETTIVO (forme di comparativo
e/o di superlativo irregolari)
intelligente / inteliggente / intelliggente/ inteligente: intelligente → ORTOGRAFIA
intercambiabile / interscambiabile: tutt’e due → ORTOGRAFIA
interdire □ hanno interdetto la circolazione; interdire l’ingresso al pubblico; interdire i
curiosi dall’affacciarsi sul ponte; interdire ai curiosi di affacciarsi sul ponte →
VALENZA
interdisciplinarità / interdisciplinarietà: interdisciplinarità → ORTOGRAFIA
INTERESSE, COMPLEMENTO DI → VANTAGGIO E SVANTAGGIO,
COMPLEMENTO DI
interferire □ interferisce con la mia attività; non interferire nelle mie decisioni; non devono
interferire tra loro → VALENZA
INTERIEZIONE L’i. (detta anche esclamazione) è una parola invariabile
che ha il valore e il significato di un’intera frase esclamativa: per esempio, un
“Insomma!” rivolto a qualcuno che ci spinge in un autobus affollato equivale a
un’intera frase del tipo “Faccia attenzione!”, “Non spinga!” ecc. ◙ L’i. si usa
per esprimere un sentimento (p. es. la meraviglia: “Oh, che splendore!”), una
sensazione (p. es. il disgusto: “Puah, questo pollo puzza!”), un rimprovero
(“Vergogna!”), o anche per ordinare o salutare (“Via! Andatevene!”,
“Buongiorno, Gianni!”). ◙ L’i. è tipica della lingua parlata o della lingua scritta
che riproduce la lingua parlata; essa è pronunciata con un tono enfatico, che
nella scrittura è rappresentato dal punto esclamativo (per indicare meraviglia,
incertezza: ah!, mah!) o dal punto interrogativo (per indicare sorpresa,
incredulità: eh?, come?). Il punto esclamativo può anche non seguire
immediatamente l’i., ma chiudere l’intero discorso (in questo caso, subito
dopo l’i. c’è una virgola: “Uffa, quanto sei noiosa!”). ◙ Si distinguono: 1) i.
primarie o proprie, parole che hanno solo valore di i.; 2) i. secondarie o
improprie, che sono nomi, aggettivi, avverbi o verbi usati anche come i.; 3)
locuzioni interiettive, cioè insiemi di parole usati come i. ◙ Le più
importanti i. primarie sono: ah, ahi, alt, bah, beh o be’, boh, eh, ehi, ehm, ih, mah,
marsch, marsc, o, oh, ohi, oi, ps, pst, psst, puah, sciò, st, sst (o ss, sss, ssss), to’, uff, uffa
(o auff), uh, uhm . ◙ Molte i. secondarie sono nomi di animali (cane!, porco!,
maiale!, verme!, pecora!, serpente!, vipera!, oca!, gallina!, vacca!, asino!, somaro!, pollo!,
troia!, micio!, micia!, baccalà!, sanguisuga!, tartaruga!, bestia!, animale!); altre i.
secondarie sono nomi, aggettivi, avverbi o verbi usati: a) per agire
sull’interlocutore: zitto!, voce!, fuori!, dentro!, basta!, coraggio!, animo!, su!, suvvia!,
andiamo!, pietà!, perdono!, scusa!, scusi!, bene!, bravo!, giusto!, esatto!, male!,
vergogna!, sciocco!, maledetti!, accidenti!, acciderba!, accidempoli!, accipicchia!, acc...!; b)
per avviare, mantenere o chiudere il contatto con l’interlocutore: pronto?, sì?,
senti, senta, scusa, scusi, vedi, guarda, per favore, grazie; c) per dare coesione al testo
(o, come si dice comunemente, per “tenere il filo” del discorso): ecco, insomma,
già, cioè, no? ◙ Le parole riportate ai punti b e c sono dette anche segnali
discorsivi: sono parole che hanno perduto il loro valore grammaticale
originario (per esempio quello di verbo: senti, senta, scusi, guarda ecc.) e si sono
trasformate in elementi che sorreggono l’intero discorso, collegano parti di
testo, sottolineano gli scambi nella conversazione. ◙ Rientrano nel gruppo
delle i. secondarie gli insulti, più o meno violenti, più o meno volgari: cretino,
scemo, stupido, idiota, imbecille, stronzo ecc., e i → SALUTI. ◙ Infine, ecco un
elenco delle più importanti locuzioni interiettive: guai a te! (esprime minaccia),
per amor di Dio!, santo cielo!, per carità (aprono un’esortazione o un ordine), Dio
ce ne scampi e liberi!, al diavolo! (si usano per rifiutare o allontanare qualcuno o
qualcosa o il pensiero di qualcuno o di qualcosa).
interiore / più interiore: solo interiore → AGGETTIVO (forme di comparativo
e/o di superlativo irregolari)
interpretare, interprete / interpetrare, interpetre: interpretare, interprete →
ORTOGRAFIA
INTERROGATIVE DIRETTE, PROPOSIZIONI Sono p. indipendenti
(→ FRASE) che contengono una domanda, segnalata dal → PUNTO
INTERROGATIVO nello scritto e da una caratteristica intonazione “che
sale” nel parlato: “Da dove vieni?”, “Chi è stato?” ecc. Come si può vedere, la
domanda è espressa in forma “diretta”, cioè è riportata così come è detta o
scritta. ◙ Esistono vari tipi di p. i. d. Una prima distinzione è fra i. d.
semplici e i. d. disgiuntive. Nelle i. d. semplici la domanda non offre
possibilità di scelta: “Hai mangiato?”, “Che cosa fai?”. Nelle i. d. disgiuntive,
invece, la domanda offre due (o anche più) possibilità di scelta: “Vuoi bere
ACQUA o VINO?”, “RESTI SVEGLIA CON ME oppure VAI A DORMIRE?”. Come risulta
dagli esempi, le alternative sono collegate da o o da oppure. ◙ Una seconda
distinzione è fra i. d. reali (che contengono una domanda vera; chi la formula
non conosce la risposta: “Come si chiama?”, “Avete dormito bene?”, “Lei
aspetta qualcuno?”) e i. d. fittizie o retoriche (che contengono una domanda
finta; chi la formula già conosce o già si è data la risposta: “Non sarebbe
meglio per tutti se non ci fossero guerre?”, “È giusto far del male a una
persona?”). ◙ Come risulta anche dagli esempi, il modo verbale più usato nelle
p. i. d. è l’indicativo; in alcuni casi, però, si adoperano il condizionale (“Se
ti invitassi, verresti a cena con me?”,“Dove potremmo andare?”), il congiuntivo
(“Che sia stato lui?”) o l’infinito (“Che fare? Dove andare?”).
INTERROGATIVE INDIRETTE, PROPOSIZIONI Sono subordinate
che esprimono una domanda o un dubbio in forma indiretta, cioè senza il
tono o il punto interrogativo e in dipendenza da una p. reggente: “Dimmi che
cosa ti ho fatto”. ◙ Tutte le p. i. i. possono dipendere da: 1) verbi come ‘dire’ e
‘pensare’ (= dire, affermare, raccontare, sapere, pensare, spiegare, credere): “Mi hanno
spiegato come arrivare”; 2) verbi come ‘indovinare’ e ‘scoprire’: “Indovina chi
c’è”; 3) verbi che esprimono un dubbio (= dubitare, ignorare, non sapere): “Non so
chi sia quel ragazzo”; 4) verbi che esprimono una domanda (= domandare, chiedere,
interrogare, indagare, cercare di sapere, informarsi): “Giovanna chiede se vogliamo
andare a cena da lei”; 5) verbi che esprimono una percezione (vedere, sentire,
guardare, osservare): “Hai visto quanto si è invecchiato Giorgio?”; 6) aggettivi e nomi
di significato corrispondente a quello dei verbi indicati ai punti precedenti (=
incerto, dubbioso, indeciso; domanda, dubbio, incertezza, problema, questione): “Il
problema è come risparmiare sulla spesa”. ◙ Possono avere forma esplicita o
implicita. ◙ Le i. i. esplicite hanno il verbo all’indicativo (“Mi domando che
cosa ho fatto di sbagliato”), al congiuntivo (“Nessuno sa che fine abbia fatto”) o al
condizionale (“Non so se accetterebbe”). ◙ Le i. i. implicite hanno il verbo
all’infinito presente: “Non so a chi rivolgermi”.
INTERROGATIVI, AVVERBI → AVVERBIO
INTERROGATIVO L’i. (che è un aggettivo se accompagna un nome:
“Quale dolce vuoi?”, e un pronome se lo sostituisce: “Quale vuoi?”) è una
parola che si usa per fare una domanda o esprimere un dubbio in relazione a
tre categorie fondamentali: 1) la qualità o il tipo, come negli esempi
precedenti; 2) la quantità: “Quanti dolci vuoi?”, “Quanti ne vuoi?”; 3)
l’identità: “– Che cosa sono? – Sono dolci”. ◙ La serie degli i. è composta dalle
forme seguenti:
singolare plurale
maschile femminile maschile femminile
pronome chi
pronome che cosa, cosa
aggettivo e pronome che
aggettivo e pronome quale quale quali quali
aggettivo e pronome quanto quanta quanti quante

1) chi (invariabile) è un pronome che interroga sull’identità di una persona: “–


Con chi parli? – Con Francesca e con Paolo”; 2) che cosa o cosa (invariabile) è un
pronome che interroga sull’identità di una cosa: “– Cosa cerchi? – Cerco lo
spazzolino da denti”; 3) che (invariabile), 4) quale, quali e 5) quanto, quanta,
quanti, quante possono essere sia aggettivi sia pronomi. Che e quale interrogano
sulla qualità e sull’identità di una persona (“Che uomo sei?”, “Quali dischi ti
piacciono?”, “Quali ti piacciono?”) o di una cosa (“Che / quale libro leggi?”,
“Che / quale leggi?”), mentre quanto interroga sulla quantità (Quanta pasta
vuoi?”, “Quanta ne vuoi?”) o sul numero (“Quante persone hai invitato?”,
“Quante ne hai invitate?”). ◙ La differenza fra che e quale in funzione di
aggettivi riguarda gli àmbiti d’uso. Nell’italiano corrente che si usa più spesso
di quale, almeno nelle domande dirette: “Che libro leggi?” è più usuale di
“Quale libro leggi?”. Nelle domande indirette, invece, che e quale si adoperano
indifferentemente: “Vorrei tanto sapere che / quale libro stai leggendo”.
INTERROGATIVO, PUNTO → PUNTO INTERROGATIVO
intimare □ il vigile gli (= a lui) ha intimato l’alt; il rapinatore ci ha intimato di stenderci
a terra; il prefetto ha intimato che le scuole vengano chiuse → VALENZA
INTRANSITIVI, VERBI → VERBO
invano / in vano: invano → ORTOGRAFIA
investire □ la moto ha investito un passante; investire qualcuno di un ruolo; investire in
azioni → VALENZA
IPOTASSI → SUBORDINAZIONE
IPOTETICHE, PROPOSIZIONI Sono subordinate che esprimono una
condizione, che è sempre accompagnata da una conseguenza: “Se quelle scarpe
costassero un po’ meno, le comprerei”. ◙ La p. i. (detta anche protasi) e la p. che
esprime la conseguenza (che è una p. reggente chiamata apodosi) formano nel
loro insieme un periodo ipotetico. ◙ A seconda che l’ipotesi formulata sia
certa, possibile o irreale avremo un periodo ipotetico della realtà, della
possibilità o dell’irrealtà:
tipo di periodo ipotetico protasi apodosi
realtà (l’ipotesi è presentata come qualcosa di certo) Se lo hai detto, hai sbagliato: scusati
possibilità (l’ipotesi è presentata come qualcosa di Se per caso dicessi (avessi detto) sbaglieresti (avresti sbagliato)
possibile) così,
irrealtà (l’ipotesi è presentata come qualcosa di irreale) Se fossi (stato) un animale, vorrei (avrei voluto) essere un
gatto

Come risulta – almeno in parte – dagli esempi, 1) il periodo ipotetico della


REALTÀ può avere tutti i tempi dell’indicativo sia nella protasi sia nell’apodosi
(inoltre, nell’apodosi può trovarsi l’imperativo); 2) il periodo ipotetico della
POSSIBILITÀ e quello dell’IRREALTÀ hanno: a) il congiuntivo imperfetto nella
protasi e il condizionale presente nell’apodosi se l’ipotesi è riferita al
presente; b) il congiuntivo trapassato nella protasi e il condizionale
passato nell’apodosi se l’ipotesi è riferita al passato. Nel caso però che i fatti
indicati nell’apodosi dell’irrealtà avvengano nel presente, si usa il condizionale
presente al posto del condizionale passato: “Se avessi ascoltato i miei consigli,
oggi staresti meglio”. Inoltre spesso, per esprimere un’ipotesi irreale, nell’italiano
parlato e colloquiale, al posto del congiuntivo e del condizionale si adopera
l’indicativo imperfetto: “Se me lo dicevi, venivo prima” (anziché “Se me lo avessi
detto, sarei venuto prima”). L’indicativo imperfetto può trovarsi anche solo nella
protasi, insieme al condizionale passato nell’apodosi: “Se me lo dicevi, sarei
venuto prima”; oppure solo nell’apodosi, insieme al congiuntivo trapassato
nella protasi: “Se me lo avessi detto, venivo prima”. ◙ Le p. i. possono avere
forma esplicita o implicita. ◙ Le i. esplicite sono introdotte: 1) dalla
congiunzione se, seguita – come si è già detto – dall’indicativo per esprimere
un’ipotesi certa o molto probabile (“Se risparmi puoi fare una bella vacanza”) e
dal congiuntivo per esprimere un’ipotesi possibile (“Se piovesse dovrei mettere
l’impermeabile”) o irreale (“Se il mio gatto parlasse, mi direbbe di dargli sempre
da mangiare”); 2) dalle congiunzioni qualora, quando, purché, casomai, ove,
laddove, e dalle locuzioni congiuntive ammesso che, concesso che, dato che, posto che,
a condizione che, a patto che, nell’ipotesi che, nell’eventualità che e simili, tutte seguite
dal congiuntivo: “Qualora (oppure quando, casomai, ove, laddove, nell’eventualità
che ecc.) decida di affittare la sua casa, i nostri agenti saranno a sua disposizione”,
“Farò quello che mi chiedi, a patto che (oppure purché, a condizione che ecc.) tu
rispetti il nostro accordo”. ◙ Le i. implicite possono essere costruite con il
gerundio, il participio passato (da solo o preceduto da se) oppure l’infinito
presente preceduto dalla preposizione a: “Mangiando di meno (= se mangiassi di
meno) ti sentiresti meglio”, “Amministrato meglio (= se fosse amministrato meglio), il
nostro Paese sarebbe perfetto”, “A sentirlo parlare (= se lo si sente parlare), si
rimane incantati”.
IPOTETICO, PERIODO → IPOTETICHE, PROPOSIZIONI
l’ispettrice / l’ispettore (per una donna): tutt’e due → FEMMINILE DEI
NOMI DI PROFESSIONE
J e K

J La i lunga (sempre più spesso indicata con l’anglicismo jay) si trova: 1) in


alcuni nomi di luogo come Jugoslavia, Jonio ecc., che però possono trovarsi
scritti anche Iugoslavia, Ionio ecc.; 2) in alcuni nomi propri e in alcuni cognomi
come Jacopo (o Iacopo), Jole (o Iole) e Jovine, Scialoja ecc. La i lunga compare
anche in parole inglesi e francesi adoperate in italiano: jet, jogging; abat-jour,
petit-déjeuner ecc.
juventino: tutte le parole che cominciano per j seguita da un’altra vocale
richiedono gli articoli lo, uno e gli: lo juventino, uno juventino, gli juventini →
ARTICOLO

K La cappa si trova in parole commerciali e pubblicitarie (Bankitalia, Park


Hotel, cinema Kursaal ecc.), in alcune parole straniere (kit, kamikaze, karaoke) e
in alcune sigle: km (chilometri), kg (chilogrammi), ok (okay, pronunciato anche
occàppa) ecc.
Nell’italiano telematico, per comporre un messaggio nel modo più rapido e
sintetico possibile, la lettera k sostituisce il gruppo ch davanti a e e a i: nella
comunicazione in rete e negli sms generalmente non si scrive “che fai” e “chi
sei” ma “ke fai” e “ki6”.
i, le killer / i, le killers: meglio i, le killer → PLURALE DELLE PAROLE
INGLESI
L

(andiamo) là / (andiamo) la: (andiamo) là → ACCENTO


i labbri / le labbra: i labbri (cioè gli orli) di una ferita, di una tazza o di un vaso; le
labbra della bocca → NOME
l’altr’anno / laltranno / l’altranno: l’altr’anno → ORTOGRAFIA
lance / lancie: lance → NOME; ORTOGRAFIA
lasciare □ ha lasciato il marito; ha lasciato la casa ai figli; ha lasciato il figlio dai nonni;
ha lasciato la moto in garage; ho lasciato la valigia sul treno; lascia che ti spieghi →
VALENZA
i laser / i lasers: meglio i laser → PLURALE DELLE PAROLE INGLESI
i, le leader / i, le leaders: meglio i, le leader → PLURALE DELLE PAROLE
INGLESI
leccòrnia / leccornìa: leccornìa → ACCENTO
LEDERE ◙ ind. pass. rem. lési, ledésti, lése, ledémmo, ledéste, lésero; ◙ part. pass.
léso; aus. avere.
legare □ legare le mani; ho legato la bici al cancello; non ho legato con i colleghi; l’orefice
sta legando uno zaffiro in un anello → VALENZA
LEGGERE ◙ ind. pass. rem. lèssi, leggésti, lèsse, leggémmo, leggéste, lèssero; ◙
part. pass. lètto; aus. avere □ ho letto un libro; la mamma legge una favola ai figli; ho
letto della crisi; l’ho letto nel giornale; l’ho letto sul giornale; ho letto che avremo un taglio
degli stipendi → VALENZA
legittimo / leggittimo: legittimo → ORTOGRAFIA
LEI, DARE DEL → ALLOCUTIVI, PRONOMI
lì / li piove: lì piove → ACCENTO
LIMITAZIONE, COMPLEMENTO DI Indica entro quali limiti o in quale
àmbito è valida l’affermazione che si fa. È introdotto: a) dalle preposizioni di,
in, per, a: “È un’esperta di fisica”, “È bravissima in italiano”; b) dalle espressioni
(dette locuzioni preposizionali) in quanto a, quanto a, limitatamente a,
relativamente a, rispetto a ecc.: “In fatto di barche, lui ne sa più di me”. ◙ Risponde
alle domande: limitatamente a chi?, a che cosa?, rispetto a chi?, a che cosa?
LINEETTA La l. (–) è più lunga del → TRATTINO (-). ◙ Si adopera: 1) per
introdurre un discorso diretto, in alternativa alle virgolette: Il giovane chiese:
“Chi è stato?” = Il giovane chiese: – Chi è stato?. Attenzione: mentre le virgolette
aprono e chiudono il discorso diretto, la l. lo apre soltanto; la l. apre e chiude il
discorso diretto solo se questo è seguito da altre parole: – Chi è stato? – chiese il
giovane; 2) per isolare un inciso, in alternativa alle virgole o alle parentesi tonde:
“I rappresentanti delle parti sociali – se le indiscrezioni in nostro possesso sono
esatte – concordano su vari aspetti della riforma”.
lisce / liscie: lisce → AGGETTIVO; ORTOGRAFIA
logge / loggie: logge → NOME; ORTOGRAFIA
loquace / locuace: loquace → ORTOGRAFIA
LORO, DARE DEL → ALLOCUTIVI, PRONOMI
LUOGO, AVVERBI DI → AVVERBIO
M

ma: si può usare all’inizio di periodo, dopo il punto? Sì, in particolare per
indicare il passaggio a un altro argomento: “Ma vediamo ora...” →
CONGIUNZIONI
MACEDONIA, PAROLA Le p. m. sono pezzi di parole che si fondono
insieme per formarne altre. Come la macedonia è costituita da tanti pezzetti di
frutta, così queste parole sono formate da vari pezzi di parole fuse le une nelle
altre: autoferrotranviario (< “automobilistico + ferroviario + tranviario”),
cartolibreria (< “cartoleria + libreria”), fantascienza (< “fantasia + scienza”),
informatica (< “informazione + automatica”) ecc.
machiavellico / macchiavellico: machiavellico → ORTOGRAFIA
maggiore / più maggiore: maggiore → AGGETTIVO (forme di comparativo
e/o di superlativo irregolari)
la magistrata / il magistrato (per una donna): tutt’e due → FEMMINILE DEI
NOMI DI PROFESSIONE
magnifici / magnifichi: magnifici → AGGETTIVO; ORTOGRAFIA
MAIUSCOLE E MINUSCOLE Normalmente le parole si scrivono con le
lettere minuscole. La maiuscola iniziale (solo iniziale) è richiesta: 1) all’inizio
di una frase, dopo il punto: “C’era una volta...”; 2) all’inizio di un discorso
diretto, dopo le virgolette o la lineetta: “– Lo conosci? – No, non lo conosco”;
3) dopo un punto interrogativo o esclamativo; 4) con i nomi propri di persona
e di animale, reali e immaginari: Carla, Giulio, Geppetto, Paperino, Fido; 5) con i
nomi di luogo, reali e immaginari: Torino, Po, Vesuvio, Baleari, Topolinia; 6) con
i nomi di Dio e della Madonna e con altri termini che li indicano: il Creatore, il
Signore, l’Onnipotente, la Vergine; 7) con i nomi di divinità e di oggetti di culto
di tutte le religioni: Brahma, Shiva, la Croce, la Sindone; 8) con i nomi di corpi
celesti: Giove, Nettuno; 9) con i nomi di feste: Natale, Pasqua; 10)
preferibilmente nell’indicazione dei secoli: il Trecento, il Novecento; invece,
nell’indicazione dei decenni c’è una totale oscillazione: “Gli anni Trenta” e
“Gli anni trenta” ecc.; 11) con i titoli di un’opera artistica (un libro, un
quadro, un’opera musicale): Canale Mussolini, La vita è bella, Il barbiere di
Siviglia. ◙ I nomi comuni mare, fiume, monte, che accompagnano il nome
geografico, richiedono la maiuscola iniziale: Mar Baltico, Fiume Giallo, Monte
Bondone. ◙ I nomi piazza, strada, via, viale, vicolo, porta, ponte e palazzo, che
accompagnano il nome proprio, possono essere scritti sia con la maiuscola sia
con la minuscola: Piazza Vittorio (o piazza Vittorio), Via Garibaldi (o via
Garibaldi) ecc. Attenzione: la preposizione di vuole sempre la minuscola: via dei
Condotti o Via dei Condotti, mai via (o Via) Dei Condotti. ◙ I nomi terra, sole e
luna, se sono usati come termini generici, vogliono la minuscola (per esempio:
“Oggi non c’è sole”); se invece sono usati come termini astronomici, vogliono
la maiuscola (per esempio: “La distanza della Terra dalla Luna è...”). ◙ Spesso la
maiuscola iniziale indica la popolazione antica, mentre la minuscola indica la
popolazione moderna: “I Romani fondarono un grande impero” ma “Quasi
tutti i romani fanno il tifo per la Roma”. Negli altri casi, c’è libertà di scelta fra
maiuscola e minuscola, oggi preferita: si può scrivere “Gli Svizzeri sono molto
puntuali” ma si tende a scrivere “Gli svizzeri sono molto puntuali”. ◙ In alcuni
casi la maiuscola iniziale consente di distinguere fra due parole identiche ma
diverse nel significato. Si noti la differenza: a) una borsa di Gucci / la Borsa di
Francoforte; b) la chiesa del paese / la Chiesa ortodossa; c) Ti do un consiglio / il
Consiglio di Amministrazione; d) Lei ha facoltà di parlare / la Facoltà di
Psicologia. ◙ In una lettera, ci si può rivolgere al destinatario con la maiuscola
iniziale per manifestargli attenzione e cortesia: “Gentile Signora, Le
proponiamo...”. Questa maiuscola di rispetto può comparire anche
all’interno di parola: “Desideriamo informarLa che...”. La maiuscola di
rispetto può essere adoperata anche con i titoli professionali (Dottor, ma anche
dottor Franceschilli) e con i nomi delle autorità politiche o religiose: il Presidente
della Repubblica, il Ministro dell’Interno, il Papa, il Dalai Lama, il Rabbino Capo,
l’Ayatollah ecc.
malconce / malconcie: malconce → AGGETTIVO; ORTOGRAFIA
malèfici / malèfichi: malèfici → AGGETTIVO; ORTOGRAFIA
malgrado (che) tu abbia studiato / malgrado (che) tu hai studiato: malgrado (che) tu abbia
studiato (congiuntivo) → VERBO
malvagie / malvage: malvagie → AGGETTIVO; ORTOGRAFIA
i, le manager / i, le managers: meglio i, le manager → PLURALE DELLE
PAROLE INGLESI
mancare □ mancare il colpo; a voi manca il senso dell’umorismo; manco dall’ufficio da
una settimana; manca di iniziativa; non mancherò di fartelo sapere; nel caffè manca lo
zucchero; mi manca poco per vincere → VALENZA
mance / mancie: mance → NOME; ORTOGRAFIA
manici / manichi: meglio i manici → NOME; ORTOGRAFIA
ma però: si può usare? Sì, specialmente nel parlato: non solo perché l’italiano
ammette l’uso di due → CONGIUNZIONI avversative (come nel caso di ma
bensì), ma anche perché esempi di ma però si trovano anche in opere di grandi
scrittori, da Dante Alighieri ad Alessandro Manzoni.
marce / marcie: marce → NOME; ORTOGRAFIA
la marinaia / il marinaio (per una donna): tutt’e due → FEMMINILE DEI
NOMI DI PROFESSIONE
i, le marine / i, le marines: meglio i, le marine → PLURALE DELLE PAROLE
INGLESI
massicce / massiccie: massicce → AGGETTIVO; ORTOGRAFIA
MATERIA, COMPLEMENTO DI Indica la materia, la sostanza di cui è
fatta una cosa (o, negli usi figurati, una persona). È introdotto dalle
preposizioni di e in: “Un orologio d’oro”, “Un cuore di pietra”, “Un piatto in
porcellana”. ◙ Risponde alla domanda: fatto di quale materia?
medìceo / medicèo: medìceo → ACCENTO
i meeting / i meetings: meglio i meeting → PLURALE DELLE PAROLE
INGLESI
i membri / le membra: i membri di gruppo, le membra del corpo umano → NOME
il mèndico / il mendìco: il mendìco → ACCENTO
io mèndico / io mendìco: meglio io mèndico → ACCENTO
menzognero / menzogniero: menzognero → ORTOGRAFIA
meritare □ merita un premio; la sua bravura gli (= a lui) ha meritato la stima di tutti;
non merito di essere trattato in questo modo; meriteresti che dicessi a tutti la verità →
VALENZA
meteoròlogi / meteoròloghi: meglio meteoròlogi → NOME; ORTOGRAFIA
meteorologia / metereologia: meteorologia, e così tutte le parole composte con meteo-
→ ORTOGRAFIA
METTERE ◙ ind. pass. rem. misi, mettésti, mise, mettémmo, mettéste, mìsero; ◙
part. pass. mésso; aus. avere. mettersi □ mettiti il cappotto; mettersi al lavoro; mettersi a
lavorare; Anna si è messa con Andrea; mettersi in giacca e cravatta; mettersi contro
qualcuno → VALENZA
le mezzanotti / le mezzenotti: tutt’e due → COMPOSTA, PAROLA
mezz’ora / mezzora: mezz’ora → APOSTROFO
(le tre) e mezzo / (le tre) e mezza: tutt’e due → AVVERBIO
MEZZO O STRUMENTO, COMPLEMENTO DI Indica la persona o
l’animale (mezzo) oppure l’elemento concreto o astratto (strumento) per
mezzo del quale si compie l’azione espressa dal verbo. Può essere introdotto: a)
dalle preposizioni con, per, a, di, mediante, tramite, attraverso: “Ti passo a prendere
con la macchina”, “Ho chiuso il portone a chiave”, “Le invio il progetto per posta
elettronica”; b) dalle espressioni (dette locuzioni preposizionali) per mezzo di, ad
opera di, grazie a: “Grazie alle vostre offerte, l’ospedale avrà un’ambulanza nuova”.
◙ Risponde alle domande: per mezzo di chi?, per mezzo di che cosa?
è sbagliato mica quello che dici / non è mica sbagliato quello che dici: non è mica sbagliato
quello che dici (la negazione non è obbligatoria, a meno che mica preceda il verbo:
mica è sbagliato quello che dici) → AVVERBIO
migliore / più migliore: solo migliore → AGGETTIVO (forme di comparativo
e/o di superlativo irregolari)
minacce / minaccie: minacce → NOME; ORTOGRAFIA
la ministra / il ministro (per una donna): tutt’e due → FEMMINILE DEI
NOMI DI PROFESSIONE
minore / più minore: solo minore → AGGETTIVO (forme di comparativo e/o
di superlativo irregolari)
misèrrimo / miserissimo: tutt’e due → AGGETTIVO (forme di comparativo
e/o di superlativo irregolari)
MISURA, COMPLEMENTO DI → PESO O MISURA,
COMPLEMENTO DI
MODO, AVVERBI DI → AVVERBIO
MODO O MANIERA, COMPLEMENTO DI Indica il modo in cui si
compie un’azione o si verifica un fatto. Può essere introdotto: a) dalle
preposizioni con, di, a, per, in, secondo, senza: “Si comporta sempre con
freddezza”, “Mi sono svegliato di cattivo umore”, “Non parlate a voce alta”; b)
dalle espressioni (dette locuzioni preposizionali) alla maniera di, al modo di ecc.:
“Recita alla (maniera di) Benigni”. ◙ Oltre che da un nome, il c. di m. può
essere espresso da un avverbio di modo: “Si è comportato onestamente”, “Ho
messo le cose alla rinfusa”. ◙ Risponde alle domande: come?, in che modo?
mòllica / mollìca: mollìca → ACCENTO
i monitor / i monitors: meglio i monitor → PLURALE DELLE PAROLE
INGLESI
dizionari monolingue / monolingui: tutt’e due → AGGETTIVO
monologhi / monologi: monologhi → NOME; ORTOGRAFIA
montare □ ho montato il portapacchi; la sentinella monta di guardia; monta in macchina;
monto sull’albero → VALENZA
MORDERE ◙ ind. pass. rem. mòrsi, mordésti, mòrse, mordémmo, mordéste,
mòrsero; ◙ part. pass. mòrso; aus. avere.
MORIRE ◙ ind. pres. muòio, muòri, muòre, moriamo, morite, muòiono; fut. morirò
o morrò, morirai o morrai, morirà o morrà, morirémo o morrémo, moriréte o morréte,
moriranno o morranno; pass. rem. morìi, moristi ecc.; ◙ cong. pres. muòia,
moriamo, moriate, muòiano; ◙ cond. morirèi o morrèi, morirésti o morrésti, morirèbbe
o morrèbbe, morirémmo o morrémmo, moriréste o morréste, morirèbbero o morrèbbero; ◙
part. pass. mòrto; aus. essere.
MOTO A LUOGO, COMPLEMENTO DI Indica il luogo verso il quale si
muove qualcuno o qualcosa o verso cui è diretta un’azione. Dipende da verbi
di movimento, come andare, partire, recarsi, entrare, scendere, salire, mandare ecc. È
introdotto: a) dalle preposizioni in, a, da, per, su, verso, sopra, sotto, dentro:
“Torno in camera”, “Parto per Milazzo”, “Vado dal medico”; b) dalle espressioni
(dette locuzioni preposizionali) in direzione di, alla volta di: “Prendi il raccordo
in direzione Milano ovest”. ◙ Risponde alle domande: dove?, verso dove?, verso
quale luogo?
MOTO DA LUOGO, COMPLEMENTO DI Indica il luogo da cui ci si
muove o da cui proviene un’azione. Dipende da verbi di movimento come
venire, arrivare, partire, uscire ecc. È introdotto dalle preposizioni da, di:
“Arriviamo adesso da Messina”, “Sono appena uscita di casa”. ◙ Risponde alle
domande: da dove?, da quale luogo?
MOTO PER LUOGO, COMPLEMENTO DI Indica il luogo attraverso il
quale si passa o attraverso il quale ci si muove per compiere un’azione.
Dipende da verbi che indicano passaggio, come passare, correre, fuggire, entrare,
uscire ecc. È introdotto dalle preposizioni per, attraverso, in, da: “Passo per il
centro”, “I ladri sono entrati dalla finestra”. ◙ Risponde alle domande: per dove?,
attraverso quale luogo?
MUOVERE ◙ ind. pass. rem. mòssi, muovésti o movésti, mòsse, muovémmo o
movémmo, muovéste o moveste, mòssero; ◙ part. pass. mòsso; aus. avere.
i muri / le mura: i muri della casa, le mura della fortezza o della città → NOME
N

NASCERE ◙ ind. pass. rem. nàcqui, nascésti, nàcque, nascémmo, nascéste,


nàcquero; ◙ part. pass. nato; aus. essere.
nascondere □ le nuvole nascondono il sole; ha nascosto la verità ai giudici; non ti nascondo
di essere deluso; ho nascosto i soldi in un posto sicuro; non ti nascondo che sono
profondamente deluso → VALENZA
è naufragato / ha naufragato: tutt’e due → AUSILIARI, VERBI; VERBO
né carne né pesce / ne carne ne pesce: né carne né pesce → ACCENTO
ne voglio ancora / né voglio ancora: ne voglio ancora → ACCENTO
negare □ ha negato l’evidenza; non negarmi (= a me) l’aiuto; negava di aver sbagliato;
non nego che le cose stiano così → VALENZA
NEGAZIONE, AVVERBI DI → AVVERBIO
neòfita / neofìta: neòfita → ACCENTO
nessun’amica / nessun amica: nessun’amica, e così davanti a tutte le parole
femminili che cominciano per vocale → ARTICOLO
nessun anno / nessun’anno: nessun anno, e così davanti a tutte le parole maschili
che cominciano per vocale → ARTICOLO
lo ha cercato nessuno / non lo ha cercato nessuno: non lo ha cercato nessuno (la
negazione non è obbligatoria, a meno che nessuno preceda il verbo: nessuno lo ha
cercato) → AVVERBIO
è nevicato / ha nevicato: tutt’e due → AUSILIARI, VERBI; VERBO
mi diverte niente / non mi diverte niente: non mi diverte niente (la negazione non è
obbligatoria, a meno che niente preceda il verbo: niente mi diverte) →
AVVERBIO
no / nò: no → ACCENTO
nòcciolo / nocciòlo: nòcciolo se è il ‘guscio del seme’ o il ‘centro’ di qualcosa;
nocciòlo se è l’albero → ACCENTO
◙ NOME (o SOSTANTIVO) È una parola che serve a indicare persone
(Luisa, sorelle), animali (topo, orsi), cose (bicchieri, campo), idee (libertà, rispetto),
sentimenti (simpatia, odio), fenomeni (tempesta, terremoti), sensazioni (caldo,
piacere), azioni (rapina, dormita), fatti reali o irreali (guerra, incantesimo). ◙
Possono svolgere la stessa funzione del n. il pronome (che molto spesso
sostituisce un n.) e anche le altre parti del discorso, in particolare l’aggettivo (=
“Il giusto e l’ingiusto”) e il verbo all’infinito (= “Fra il dire e il fare c’è di mezzo il
mare”): in tal caso si dice che queste parole sono sostantivate. ◙ Il n. è una
parola variabile: la sua parte finale (detta desinenza o morfema
grammaticale) cambia a seconda del genere (maschile e femminile: il gatto /
la gatta) e del numero (singolare e plurale: i gatti / le gatte). ◙ I n. possono
essere distinti in varie categorie sia in base al significato sia in base alla forma
che hanno. ◙ In base al significato, i n. possono essere distinti in: 1) comuni
(che indicano persone, animali, cose e concetti in modo generico: donna,
elefante, regione, giustizia) e propri (che indicano persone, animali e cose in
modo specifico: Carla, Dumbo, Umbria); 2) concreti (che indicano individui e
oggetti materiali: ragazzo, cane, parola) e astratti (che indicano concetti non
materiali, percepibili solo attraverso la mente: infanzia, bestialità, significato); 3)
individuali (che indicano un singolo individuo o oggetto: calciatore, uccello,
canottiera) e collettivi (che indicano un insieme di individui o di oggetti dello
stesso tipo: squadra, stormo, biancheria). ◙ In base alla forma, i n. si possono
distinguere in: 1) semplici o primitivi (che non derivano da altre parole:
corpo); 2) derivati (che si formano aggiungendo a una parola di base un
elemento, detto prefisso se si mette all’inizio e suffisso se si mette alla fine
della parola di base: corpo → anticorpo / corpetto; il derivato ha un significato
diverso e autonomo rispetto a quello della parola di base: → DERIVATA,
PAROLA); 3) alterati (anche questi n. si formano aggiungendo alla parola di
base un suffisso ma, senza cambiare completamente il significato del termine
di base, lo modificano soltanto, presentandolo come più grande, più piccolo,
più bello o più brutto: corpuccio, corpicino, corpaccio ecc.: → ALTERATA,
PAROLA); 4) composti (che si formano unendo due o più parole: guardia del
corpo: → COMPOSTA, PAROLA). ◙ Nella maggior parte dei casi il genere
di un n. (maschile o femminile) si ricava dalla vocale finale. In particolare,
sono maschili quasi tutti i n. che terminano in -o (il quadro), mentre sono
femminili molti n. in -a (la stanza), quasi tutti i n. in -i (la paralisi), i n. in -tà
(la verità) e quasi tutti i n. in -ù (la virtù). Infine, i n. che terminano in -e sono
in parte maschili e in parte femminili (il dente / la mente). Fanno eccezione i n.
propri di città (→ CITTÀ, NOMI DI). ◙ Mentre i n. che indicano oggetti o
concetti non subiscono trasformazioni nel genere e rimangono sempre o
maschili o femminili (il motore / la ruota), i n. che indicano persone e animali
hanno solitamente tutti e due i generi. Nei n. di persona è la desinenza diversa
che distingue il maschile dal femminile. In particolare, i n. che al maschile
escono in -o, in -a e in -e al femminile escono in -a o, più raramente, in -essa
(il nonno, l’avvocato, lo psichiatra, il poeta, il padrone, il duca / la nonna, l’avvocata o
l’avvocatessa, la psichiatra, la poetessa, la padrona, la duchessa); i n. che al maschile
escono in -tore al femminile escono in -trice (il pittore / la pittrice) o in -tora (in
pochi casi legati al passato o al presente: p. es. il pastore / la pastora; il questore / la
questora); infine, i n. che al maschile escono in -sore al femminile escono in -
itrice se è possibile risalire a un verbo d’origine, mentre escono in -sora se non è
possibile risalire a un verbo d’origine (si noti la differenza: il difensore / la
difenditrice, da difendere; ma l’assessore / l’assessora e il professore / la professoressa: su
questi ultimi casi e, più in generale, sul femminile dei n. di professione →
FEMMINILE DEI NOMI DI PROFESSIONE). Schematicamente:
maschile femminile
-o il nonno, l’avvocato -a, -essa la nonna, l’avvocatessa
-a il collega, il poeta -a, -essa la collega, la poetessa
-e il padrone, lo studente -a, -essa la padrona, la studentessa
-tore il lettore -trice la lettrice
-sore difensore (difend-ere) -itrice difenditrice

◙ I n. di animali hanno, di solito, un’unica forma, maschile o femminile, per


indicare sia il maschio sia la femmina (il serpente / la volpe). In alcuni casi, per
distinguere il maschile dal femminile si aggiunge al n. di animale la parola
maschio o femmina (il serpente maschio / il serpente femmina) o si ricorre ad
espressioni come il maschio di, la femmina di + il n. di animale (il maschio della
volpe, la femmina della volpe). ◙ Alcuni n. di persone e di animali formano il
femminile aggiungendo alla parola base -ina, -ella, -etta (eroe / eroina, Antonio /
Antonella / Antonietta) oppure formano il maschile aggiungendo alla parola base
(che è femminile) -one (capra / caprone). ◙ Anche la distinzione del numero
(singolare e plurale) è segnalata dal cambio della desinenza. ◙ Possiamo
distinguere tre gruppi: 1) maschili e femminili in -a (il poeta, la dieta); 2)
maschili e femminili in -o (il nano, la mano); 3) maschili e femminili in -e (il
dente, la gente). I n. del primo gruppo al plurale escono in -i se sono maschili e
in -e se sono femminili (i poeti, le diete); i n. del secondo gruppo e del terzo
gruppo, maschili o femminili che siano, al plurale escono tutti in -i (i nani, le
mani, i denti, le genti). Schematicamente:
gruppo singolare plurale
o m. in -a (poeta) -i (poeti)
1
f. in -a (meta) -e (mete)
2o m. e f. in -o (nano, mano) -i (nani, mani)
o m. e f. in -e (dente, gente) -i (denti, genti)
3

◙ Queste tre regole generali presentano molte particolarità ed eccezioni. Ne


ricordiamo alcune: 1) i n. femminili ala e arma al plurale escono in -i anziché
in -e: le ali, le armi; 2) il plurale dei n. dio e tempio è dèi e templi, ripreso
direttamente dal latino; 3) il plurale di bue è buoi. ◙ Alcuni n. hanno la stessa
forma al singolare e al plurale. In particolare, sono invariabili: 1) i n. che
terminano con vocale accentata: la / le qualità, il / i caffè; 2) i n. di una sola
sillaba: la / le gru, il / i re; 3) alcuni n. maschili in -a: il / i gorilla, il / i cinema; 4) il
n. maschile euro (gli euro) e i n. femminili in -o: la / le moto, la / le biro (fa
eccezione la mano / le mani); 5) quasi tutti (ma non tutti) i n. femminili in -ie:
la / le serie, la / le specie; 6) i n. in -i: la / le analisi, l’ / le ipotesi, il / i brindisi; 7) i n.
di origine straniera (soprattutto inglesi, ma non solo) che terminano in
consonante: il / i tram, la / le card, il / i quiz, lo / gli sport, il / i cachet, l’ / gli hotel, il
/ i lager (→ PLURALE DELLE PAROLE INGLESI). Il quadro è completato:
8) dai n. che al singolare terminano in -cia e -gia: camicia, mancia, ciliegia, frangia;
9) dai n. che al singolare terminano in -fago e in -logo: antropofago e antropologo;
10) dai n. che terminano in -co e in -go (farmaco, chirurgo); 11) da 10 n. che
hanno due plurali, generalmente con significati diversi: braccio / bracci e braccia,
ciglio / cigli e ciglia, dito / diti e dita, frutto / frutti e frutta, ginocchio / ginocchi e
ginocchia, grido / gridi e grida, labbro / labbri e labbra, muro / muri e mura, orecchio /
orecchi e orecchie, osso / ossi e ossa. I n. più usati dei gruppi 8, 9 e 10 e tutti i n. del
gruppo 11 sono presenti in questo Prontuario in ordine alfabetico.
NOMINALE, FRASE → PREDICATO
nonostante / non ostante: meglio nonostante → ORTOGRAFIA
nonostante (che) tu dica / nonostante (che) tu dici: nonostante (che) tu dica
(congiuntivo) → VERBO
la notaia / il notaio (per una donna): tutt’e due → FEMMINILE DEI NOMI
DI PROFESSIONE
NUMERALI Sono aggettivi e pronomi che indicano numeri. Come
aggettivi, accompagnano un nome o un pronome (“Siamo sei persone”, “Il
primo posto”, “Quei due stanno bene insieme”); come pronomi, lo
sostituiscono (“I quattro dell’Ave Maria”). ◙ Possono essere di due tipi:
cardinali e ordinali. ◙ I cardinali sono i n. più usati, i fondamenti della
numerazione: tre, sedici, centotrentasei, duemilacinquecento ecc. Si indicano con le
cifre arabe: 3, 16, 136, 2500. Normalmente precedono il nome a cui si
riferiscono: “Un signore sui sessant’anni”, “Abbiamo speso duecento euro”;
seguono il nome negli usi tecnici, scientifici e commerciali (in questo caso il
numero non è espresso in lettere, ma in cifre: “Ciascun lato del triangolo
misura cm. 60”, “Il costo del biglietto è di € 120), oppure nel linguaggio
burocratico e giudiziario (“L’imputato è condannato alla pena di anni due e
mesi sei di reclusione”). ◙ Gli ordinali indicano l’ordine di successione di
individui, oggetti e concetti: terza, sedicesimi, centotrentaseiesimo,
duemilacinquecentesimo ecc. Si indicano con le cifre romane: III, XVI,
CXXXVI, MMD; oppure con le cifre arabe seguite da un cerchietto in
esponente: 3°, 16°, 136°, 2500°. Generalmente i n. ordinali precedono il nome
a cui si riferiscono (“Prendi la terza strada a sinistra”), ma seguono i nomi di re
o di papi (“Benedetto XVI”).
Cardinali e ordinali
cardinali in lettere cardinali in cifre arabe ordinali in lettere ordinali in cifre romane
Uno, Una 1 Primo I
Due 2 Secondo II
Tre 3 Terzo III
Quattro 4 Quarto IV
Cinque 5 Quinto V
Sei 6 Sesto VI
Sette 7 Settimo VII
Otto 8 Ottavo VIII
Nove 9 Nono IX
Dieci 10 Decimo X
Undici 11 Undicesimo XI
Dodici 12 Dodicesimo XII
Tredici 13 Tredicesimo XIII
Quattordici 14 Quattordicesimo XIV
Quindici 15 Quindicesimo XV
Sedici 16 Sedicesimo XVI
Diciassette 17 Diciassettesimo XVII
Diciotto 18 Diciottesimo XVIII
Diciannove 19 Diciannovesimo XIX
Venti 20 Ventesimo XX
Ventuno 21 Ventunesimo XXI
Ventidue 22 Ventiduesimo XXII
Trenta 30 Trentesimo XXX
Quaranta 40 Quarantesimo XL
Cinquanta 50 Cinquantesimo L
Sessanta 60 Sessantesimo LX
Settanta 70 Settantesimo LXX
Ottanta 80 Ottantesimo LXXX
Novanta 90 Novantesimo XC
Cento 100 Centesimo C
Centouno 101 Centunesimo CI
Duecento 200 Duecentesimo CC
Mille 1000 Millesimo M
Duemila 2000 Duemillesimo MM
Un milione 1000000 Milionesimo
Un miliardo 1000000000 Miliardesimo

Corrispondenza fra anni e secoli


dall’anno all’anno indicazione in n. romani indicazione in n. arabi
1000 901 X (o decimo) sec.
900 801 IX (o nono) sec.
800 701 VIII (o ottavo) sec.
700 601 VII (o settimo) sec.
600 501 VI (o sesto) sec.
500 401 V (o quinto) sec.
400 301 IV (o quarto) sec.
300 201 III (o terzo) sec.
200 101 II (o secondo) sec.
100 1 I (o primo) sec.
a.C. = avanti Cristo
0 --- nascita di Cristo ----------------------------------------------
d.C. = dopo Cristo
1 100 I (o primo) sec.
101 200 II (o secondo) sec.
201 300 III (o terzo) sec.
301 400 IV (o quarto) sec.
401 500 V (o quinto) sec.
501 600 VI (o sesto) sec.
601 700 VII (o settimo) sec.
701 800 VIII (o ottavo) sec.
801 900 IX (o nono) sec.
901 1000 X (o decimo) sec.
1001 1100 XI (o undicesimo) sec.
1101 1200 XII (o dodicesimo) sec. Cento
1201 1300 XIII (o tredicesimo) sec. ’200 (o Duecento)
1301 1400 XIV (o quattordicesimo) sec. ’300 (o Trecento)
1401 1500 XV (o quindicesimo) sec. ’400 (o Quattrocento)
1501 1600 XVI (o sedicesimo) sec. ’500 (o Cinquecento)
1601 1700 XVII (o diciassettesimo) sec. ’600 (o Seicento)
1701 1800 XVIII (o diciottesimo) sec. ’700 (o Settecento)
1801 1900 XIX (o diciannovesimo) sec. ’800 (o Ottocento)
1901 2000 XX (o ventesimo) sec. ’900 (o Novecento)
2001 2100 XXI (o ventunesimo) sec. Duemila

NUOCERE ◙ ind. pres. nòccio o nuòccio, nuòci, nuòce, nociamo o nuociamo, nocéte
o nuocéte, nòcciono o nuòcciono; imperf. nocévo o nuocévo ecc.; pass. rem. nòcqui,
nocésti o nuocésti, nòcque, nocémmo o nuocémmo, nocéste o nuocéste, nòcquero; fut.
nocerò o nuocerò ecc.; ◙ cong. pres. nòccia o nuòccia, nociamo o nuociamo, nociate o
nuociate, nòcciano o nuòcciano; imperf. nocéssi o nuocéssi ecc.; ◙ cond. nuocerèi
ecc.; ◙ imp. nuòci, nocéte o nuocéte; ◙ part. pres. manca; pass. nociuto o nuociuto;
aus. avere.
O

obbediente, obbedienza, obbedire / ubbidiente, ubbidienza, ubbidire: tutt’e due le serie


→ ORTOGRAFIA
obiettare, obiettivamente, obiettivo, obiettore, obiezione / obbiettare, obbiettivamente,
obbiettivo, obbiettore, obbiezione: tutt’e due le serie → ORTOGRAFIA
obliquo / oblicuo: obliquo → ORTOGRAFIA
offendere □ offendere una persona → VALENZA
OFFRIRE ◙ ind. pres. òffro ecc.; pass. rem. offrìi o offèrsi, offristi, offrì o offèrse,
offrimmo, offriste, offrìrono o offèrsero; ◙ part. pass. offèrto; aus. avere.
OGGETTIVE, PROPOSIZIONI Sono subordinate che fanno da
complemento oggetto alla p. reggente: “Penso [che cosa?] > che tu abbia ragione”
◙ Le p. o. dipendono da: 1) verbi ed espressioni che indicano affermazione o
dichiarazione: dire, annunciare, affermare, asserire, assicurare, dichiarare, informare,
comunicare, ripetere, narrare, raccontare, negare, confessare, giurare, promettere, riferire,
rivelare, scrivere, telefonare, ritenere, dare notizia, dare comunicazione ecc.: “Ti
assicuro che non ho fatto niente”; 2) verbi ed espressioni che indicano percezione
o ricordo: vedere, ascoltare, sentire, percepire, ricordare, accorgersi, capire, dimenticare;
avere l’impressione di, venire alla mente ecc.: “Ho la sensazione di aver dimenticato
qualcosa”; 3) verbi ed espressioni che indicano opinione o ipotesi: pensare,
credere, stimare, ritenere, convincere, giudicare, sostenere, reputare, dubitare, supporre,
ipotizzare, sospettare; essere dell’idea, rendersi conto, avere il dubbio, avere il sospetto
ecc.: “Penso che non abbia capito”; 4) verbi ed espressioni che indicano speranza
e timore: volere, desiderare, sperare, ordinare, comandare, vietare, impedire, permettere,
concedere, proibire, provare, temere; avere desiderio, paura, essere timoroso, desideroso,
speranzoso ecc.: “Ho paura di aver sbagliato”; 5) verbi ed espressioni di
sentimento: godere, rallegrarsi, compiacersi, lamentarsi, meravigliarsi, dispiacersi, dolersi,
rammaricarsi; provare meraviglia, essere compiaciuto ecc.: “Mi dispiace che non ti
abbiano aiutato”. ◙ Come risulta anche dagli esempi, le p. o. possono avere
forma esplicita o implicita. ◙ Le o. esplicite sono introdotte da che e il modo
verbale è, a seconda dei casi, l’indicativo, il congiuntivo o il condizionale: 1)
l’indicativo esprime certezza, e si adopera se nella p. reggente c’è un verbo
che appartiene all’area della certezza (= dire, annunciare, confermare, raccontare,
negare ecc.: “Dico che hai fatto bene”); 2) il congiuntivo esprime opinione,
volontà, speranza o timore, e si adopera se nella p. reggente c’è un verbo che
appartiene all’area delle opinioni, dei sentimenti personali, dell’apparenza (=
pensare, supporre, credere, volere, desiderare, sperare, temere, augurarsi, rallegrarsi,
dispiacersi, sembrare ecc.: “Penso che tu abbia fatto bene”, “Spero che tu faccia bene”
ecc.); 3) il condizionale si adopera: a) quando il fatto espresso nella p. o.
dipende da una condizione: “Credo che Claudio lo farebbe” (sottinteso: se glielo
chiedessi, se potesse farlo ecc.); b) per esprimere un futuro in dipendenza da un
passato (in questo caso, il tempo adoperato è il condizionale passato: “Sapevo
che ce l’avresti fatta!”). ◙ Le o. esplicite possono essere introdotte anche da come
(segue il congiuntivo): “Ho visto come sia difficile non litigare”. ◙ Le o. implicite
sono introdotte da di e hanno il verbo all’infinito: “Giuro di dire la verità”; la
preposizione di manca se nella p. reggente ci sono i verbi fare, lasciare, ascoltare,
sentire, udire, vedere e guardare: “Lasciala parlare, falla sfogare”, “L’ho vista e sentita
piangere”.
OGGETTO, COMPLEMENTO È l’elemento su cui l’azione – compiuta dal
soggetto ed espressa dal predicato – ricade direttamente, cioè senza
preposizioni: “Carla mangia un’arancia”. Generalmente, a fare da c. o. è un
nome o un pronome: “Conosci Giulia?”, “Conosci quella lì?”, “Non la
conosci?”. ◙ Il c. o. può completare solo un verbo transitivo attivo (si dice
infatti che l’azione “trànsita”, cioè “passa direttamente” dal soggetto al c. o.:
“Carla mangia > un’arancia”). Un verbo intransitivo, invece, esprime un’azione
o un modo di essere che riguarda esclusivamente il soggetto: l’azione non può
passare direttamente (senza preposizioni) su un altro termine (“Carla passeggia
>”?), e dunque non può esserci c. o. ◙ Risponde alle domande: chi? che cosa?
olivo / ulivo: tutt’e due → ORTOGRAFIA
òmega / omèga: meglio omèga → ACCENTO
òmero / Omèro: òmero l’osso, Omèro il poeta → ACCENTO
oncòlogi / oncòloghi: meglio oncòlogi → NOME; ORTOGRAFIA
onnisciente / onniscente: onnisciente → ORTOGRAFIA
operare □ il chirurgo ha operato il paziente; è stato operato al cervello; lo hanno operato di
appendicite; opera nell’edilizia; questo farmaco opera sulla gastrite → VALENZA
oppure / o pure: oppure → ORTOGRAFIA
ORDINALI → NUMERALI
orecchi / orecchie: tutt’e due → NOME
orecchia / orecchio: tutt’e due → NOME
ORIGINE O PROVENIENZA, COMPLEMENTO DI Indica l’origine o
la provenienza di una persona, di un animale o di una cosa, anche in senso
figurato; è molto simile al c. di → moto da luogo ma, a differenza di questo,
non indica un movimento. È introdotto dalla preposizione da e dipende da
verbi come nascere, derivare, discendere, provenire, sorgere, essere e simili: “Giacomo
Leopardi nacque da Adelaide Antici”, “Il Po nasce dal Monviso”. ◙ Risponde alle
domande: (nato, proveniente) da dove?, da quale luogo?, da chi?
ORTOGRAFIA Ci sono alcuni termini che spesso non sappiamo come
scrivere: scienza o scenza? registrazione o registrazzione? igene o igiene? Sembra che
non ci sia una regola e che, per non sbagliare, ci si debba affidare soltanto alla
memoria, ma non è così. ◙ I dubbi ortografici non riguardano tutte le parole,
ma solo quelle che non si scrivono come si pronunciano. Nessuno è incerto su
come scrivere parole come casa, mano, gara, perché in esse a ogni suono
corrisponde una lettera distinta. Le difficoltà riguardano altri tipi di parole,
come per esempio scienza, registrazione o igiene, nelle quali non c’è una perfetta
corrispondenza fra grafia e pronuncia: nel parlato la i di scienza e di igiene non si
fa sentire, e l’unica z di registrazione si pronuncia come se fosse doppia
(pronunciamo registrazzione, non registrazione!). In alcuni casi, poi, gli errori
ortografici derivano dall’influenza della pronuncia dialettale. Per esempio,
nell’Italia centromeridionale la g palatale di giro, se si trova tra due vocali, viene
pronunciata doppia: si dice (e, per errore, si scrive) traggico, aggile, aggente,
mentre queste parole in italiano vanno scritte – e pronunciate – con una sola g.
Al contrario, nell’Italia settentrionale tutte le consonanti doppie poste tra due
vocali vengono pronunciate come se fossero una sola: un italiano del Veneto
tenderà a pronunciare belo, atento, colegamento anziché bello, attento, collegamento, e
questa pronuncia potrà influenzare il modo di scrivere. ◙ Quali sono, dunque,
le parole che suscitano dubbi ortografici? Possiamo distinguerle in sei gruppi:
1) Parole con la z. La z fra due vocali si pronuncia sempre doppia (zz), ma si
scrive quasi sempre semplice. Questo avviene in particolare: a) nelle parole che
terminano in -àzia e -azìa; in -èzia e ezìa; in -ìzia, -ìzie e -izìa; in -ozìa, -ùzia e
-zione; in -àzio, -èzio, -ìzio, -òzio, -ùzio. Qualche esempio: disgrazia e
democrazia, La Spezia e polizia, sporcizia e canizie, sazio, trapezio, ozio e Muzio
(fanno eccezione pazzia e razzia); b) quando la z è la lettera iniziale della
seconda parte di una parola composta: protozoo (= proto + zoo), prozio (= pro +
zio), azoico (= a + zoico); c) in alcune parole che non rientrano in nessun
gruppo, tra cui ricordiamo: azalea, azienda, azoto, bazar, bizantino, eziologia,
gazebo, mazurca, nuziale, ozono, paziente e pazienza, prezioso, quoziente, raziocinio,
rizo- (dal greco rhíza, ‘radice’) in rizoma, rizobio ecc. 2) Parole in -sione e -zione
con s e z precedute da consonante. Si scrivono con la z i nomi che hanno
la stessa radice di un participio o di un altro nome in cui ci sia t (quindi
attenzione e non attensione, perché si dice attento); si scrivono con la s i nomi che
hanno la stessa radice di un participio o di un nome con s (quindi pretensione e
non pretenzione, perché si dice preteso; estensione e non estenzione, perché si dice
esteso). Questa regola pratica non vale per astensione, estorsione, contorsione,
distorsione che hanno s nonostante la t dei participi astenuto, estorto, contorto,
distorto. 3) Parole con ce, ge, sce / cie, gie, scie. Queste parole sono
particolarmente insidiose, perché la loro pronuncia è identica sia che si
scrivano con la i sia che si scrivano senza i. Pronunciamo la sequenza scie di
scienza e la sequenza sce di pesce allo stesso modo, anche se scienza si scrive con
la i, mentre pesce si scrive senza la i. Le ragioni di queste differenze grafiche
sono varie; il caso più frequente è che si faccia sentire l’influsso della parola
latina da cui deriva quella italiana: per esempio, scienza riproduce il latino
scientiam, che aveva la i, mentre pesce continua il latino piscem, in cui la i non
c’era. Sono ben rappresentate sia le parole da scrivere con ce, ge, sce sia le parole
da scrivere con cie, gie, scie, senza che ci sia una regola precisa. Qualche
esempio: cosciente e sufficiente, ma innocente e confacente; sufficienza e scienza, ma
indecenza e conoscenza; artificiere e braciere, ma carcere e viceré; cartucciera e sincera,
formaggiera e megera. E ancora: cielo e celo (verbo celare), scendere e scienziato ecc.
Nella situazione descritta, converrà ricorrere al vocabolario ogni volta che
sorga un dubbio legato alla grafia di parole di questo tipo. 4) Parole con gna,
gne, gno. Le parole in cui compaiono le sequenze gna, gne, gno (compagna,
ingegnere, gnomo, ingegno) vanno scritte sempre senza la i. La i è presente
obbligatoriamente solo nella parola compagnìa, compagnìe. Attenzione,
comunque, al fatto che queste parole siano effettivamente scritte con gna, gne,
gno e non con nia, nie, nio pronunciati gn per influsso del dialetto (v. più
avanti). 5) Parole col suono cu seguito da a, e, i, o. La grafia delle parole di
questo tipo è varia: alcune si scrivono con cu, altre si scrivono con qu. La
doppia possibilità dipende dal fatto che qu è un semplice doppione di cu:
teoricamente, potremmo scrivere quore anziché cuore, cuota anziché quota. Visto
che il suono è lo stesso, perché scriviamo cuore e quota? La risposta ci viene dal
latino. Alla base di cuore c’è una parola che in latino si scriveva con la c: cor; alla
base di quota c’è una parola che in latino si scriveva con la q: quota (da quota pars,
‘quale parte’). La diversa lettera usata in latino spiega molti altri casi di cu e di
qu: cuoio (dal latino corium), quattro (dal latino quattuor), questore (dal latino
quaestorem) ecc. 6) Parole influenzate dalle pronunce dialettali. I gruppi di
parole che seguono suscitano dubbi ora in questa ora in quella regione d’Italia,
a seconda dell’influenza del dialetto locale. a) Parole con la doppia fra due
vocali: pelliccia, non peliccia; farebbe, non farebe; eccellente, non eccelente ecc.; b)
Parole con una b fra due vocali: ribelle, non ribbelle; abito, non abbito;
vagabondo, non vagabbondo ecc.; c) Parole con ld e lt: soldato, non sordato; coltello,
non cortello ecc.; d) Parole con ls, ns, rs: polso, non polzo; pensilina, non
penzilina; borsa, non borza ecc.; e) Parole con gl: figlio, non fio (e neppure filio o
fillio); moglie, non moie (né molie o mollie); togliere, non toiere (e neppure toliere o
tolliere) ecc.; f) Parole con due r fra due vocali: ferramenta, non feramenta;
ricorrenza, non ricorenza ecc.; g) Parole con nia, nie, nio, che in alcune regioni
tendono a essere pronunciate e scritte con gna, gne, gno: matrimoniale, non
matrimognale; straniero, non stragnero; scrutinio, non scrutigno; h) Parole con gna,
gne, gno, che in altre regioni tendono a essere pronunciate e scritte con nia, nie,
nio: insegnare, non inseniare; ingegnere, non ingeniere; assegno, non assenio; i)
Parole con una g fra due vocali: agente, non aggente; egemonia, non eggemonia;
vigente, non viggente; cogente, non coggente; ugello, non uggello; agile, non aggile;
legittimo, non leggittimo; vigile, non viggile; logico, non loggico; pugile, non puggile
ecc.
ossequente / ossequiente: ossequente → ORTOGRAFIA
gli ossi / le ossa: gli ossi degli animali (e anche quelli degli uomini considerati uno
per uno), gli ossi delle ciliegie, le ossa dell’uomo nel loro insieme → NOME
ottenere □ ha ottenuto l’assoluzione; ha ottenuto vantaggi dalla sua carica; ha ottenuto di
posticipare il pagamento; ha ottenuto che il danno gli sia risarcito → VALENZA
ovvero / o vero: ovvero → ORTOGRAFIA
P

pacifici / pacifichi: pacifici → AGGETTIVO; ORTOGRAFIA


pance / pancie: pance → NOME; ORTOGRAFIA
pancera / panciera: tutt’e due → ORTOGRAFIA
PARAGONE, COMPLEMENTO DI È il secondo termine di un confronto
o paragone; dipende sempre da UN AGGETTIVO O UN AVVERBIO AL GRADO
COMPARATIVO: “Secondo me la pasta è PIÙ LEGGERA della carne”; “Claudia vive
MEGLIO di me”. ◙ Risponde alle domande: (più, meno) di chi?, di che cosa?, quanto
chi?, quanto che cosa?, come chi?, come che cosa?
PARATASSI → COORDINAZIONE
PARENTESI TONDE Introducono un inciso: “Passarono più di due ore
(l’orologio era di fronte a me) prima di avere sue notizie”.
PARERE ◙ ind. pres. pàio, pari, pare, paiamo, paréte, pàiono; fut. parrò, parrai,
parrà, parrémo, parréte, parranno; pass. rem. parvi o parsi, parésti, parve, parémmo,
paréste, pàrvero; ◙ cong. pres. pàia, paiamo, paiate, pàiano; ◙ cond. pres. parrèi,
parrésti, parrèbbe, parrémmo, parréste, parrèbbero; ◙ part. pres. parvènte; pass. parso;
◙ imp. manca.; aus. essere.
parlare □ parlo il tedesco; ho parlato a mia madre; ho parlato con mia madre; parliamo di
calcio; parla in inglese → VALENZA
parmigiano / parmiggiano: parmigiano → ORTOGRAFIA
parolacce / parolaccie: parolacce → NOME; ORTOGRAFIA
parroci / parrochi: meglio parroci → NOME; ORTOGRAFIA
PARTICIPIO → VERBO
partire □ parto con l’aereo; parto da Napoli; parto in treno; parto per le vacanze; è partita
su una mongolfiera → VALENZA
PARTITIVO, COMPLEMENTO È una forma particolare di complemento
di → SPECIFICAZIONE: specifica il tutto di cui il TERMINE REGGENTE indica
la parte. È introdotto dalle preposizioni di, tra, fra: “Ho comprato UN LITRO
d’olio”, “Riconosce ALCUNI tra i presenti?”. ◙ Risponde alle domande: di chi?, di
che cosa?, tra chi?, fra chi?
i, le partner / i, le partners: meglio i, le partner → PLURALE DELLE PAROLE
INGLESI
passare □ ho passato l’esame; gli (= a lui) è passata; passo da mia sorella; passa di qua
l’autobus?; è passato in seconda media; passa per uno stupido; è passato tra due macchine
→ VALENZA
PASSIVI, VERBI → VERBO
peggiore / più peggiore: solo peggiore → AGGETTIVO
pellicce / pelliccie: pellicce → NOME; ORTOGRAFIA
i pellirosse / i pellerossa: tutt’e due → COMPOSTA, PAROLA
PENA, COMPLEMENTO DI Indica la pena o la condanna inflitta a
qualcuno. Se è retto dal verbo condannare o dal nome condanna è introdotto
dalla preposizione a: “Sono stati condannati a due anni di reclusione”; se invece
è retto dai verbi punire e castigare è introdotto dalla preposizione con: “I
camorristi sono puniti con la confisca dei beni”; se infine è retto dal verbo
multare è introdotto dalle preposizioni di o per: “Lo hanno multato di (per)
centocinquanta euro”. ◙ Risponde alle domande: a quale pena?, con quale pena?
pensare □ penso e ripenso la soluzione; pensa ai fatti tuoi!; pensi di essere simpatico?;
penso che sia ora di andare → VALENZA
PER → PREPOSIZIONE che può indicare: 1) un tempo che continua: “Ho
studiato italiano per un anno”; 2) un passaggio attraverso un luogo: “Passo per
il centro”; 3) uno scopo: “Vado in Germania per lavoro”, “Vado in Germania
per lavorare”; 4) una causa: “La galleria è chiusa per un incidente”; “Si sente in
colpa per non averci aiutati”; 5) a chi o a che cosa si procura un vantaggio o
uno svantaggio: “Non lo faccio per te, ma per tua madre”; 6) a che prezzo si
vende o si compra qualcosa: “Vendono una casa bellissima per centomila
euro”; 7) un mezzo: “Le invio il documento per posta”; 8) la colpa per cui si
condanna qualcuno: “È stato condannato per rapina a mano armata”; 9) uno
scambio o una sostituzione di persona o di cosa: “L’avevo scambiata per
un’altra”.
per cui o percui: per cui → ORTOGRAFIA
PERDERE ◙ ind. pass. rem. pèrsi (o perdéi o perdètti), perdésti, pèrse (o perdé o
perdétte), perdémmo, perdéste, pèrsero (o perdéttero o perdérono); ◙ part. pass. pèrso o
perduto; aus. avere.
perenne / più perenne: solo perenne → AGGETTIVO
perfino / per fino: perfino → ORTOGRAFIA
PERIODO → FRASE
perlomeno / per lo meno: tutt’e due → ORTOGRAFIA
perlopiù / per lo più: tutt’e due → ORTOGRAFIA
permettere □ il prefetto ha permesso la manifestazione; non mi (= a me) ha permesso di
aiutarlo; mi ha permesso di spiegare; permetti che ti dica come la penso → VALENZA
perpetuo / più perpetuo: solo perpetuo → AGGETTIVO
PERSONALE, PRONOME È una parola che indica: 1) chi parla (io, 1a
persona singolare); 2) chi ascolta (tu, 2a persona singolare); 3) uno o più
individui, oggetti o concetti di cui si parla (lui, lei, esso, essa, 3a persona
singolare; loro, essi, esse, 3a persona plurale o sesta persona). Inoltre, il p. p. può
indicare: 4) chi parla + un’altra persona (noi, 1ª persona plurale o quarta
persona); 5) chi ascolta + un’altra persona (voi, 2ª persona plurale o quinta
persona). ◙ Noi e voi sono tradizionalmente indicati come pronomi di 1ª e di 2ª
persona plurale. Manteniamo questa denominazione, precisando, però, che
sarebbe più corretto indicarli come pronomi di quarta e di quinta persona. Noi e
voi, infatti, non sono il plurale di io e tu; non rappresentano “le persone che
parlano” e “le persone che ascoltano”, ma sono, piuttosto, il risultato di una
somma: noi include la persona che parla (io) + una o più persone; voi include la
persona che ascolta (tu) + una o più persone. ◙ Alcuni p. p. (tu, voi, lei, ella, loro)
vengono usati anche per rivolgere la parola a qualcuno: si parla, in questo caso,
di pronomi → ALLOCUTIVI). ◙ I p. p. hanno una forma diversa a seconda
che svolgano la funzione di soggetto o di complemento. ◙ I p. p. soggetto
sono i seguenti:
singolare plurale
a a
1 p. io 1 p. noi
a
2 p. tu 2a p. voi
a lui, egli, esso; lei, essa 3a p. loro, essi, esse
3 p.

Il p. p. soggetto in genere precede il verbo: “Io faccio il medico”. Non è


obbligatorio esprimerlo, a meno che esso non serva a mettere in evidenza il
soggetto (“– La torta l’ho fatta io. – Veramente l’hai fatta tu?”) o a evitare
fraintendimenti (“È incredibile che tu mi dia torto”: dato che dia può essere 1a,
2a e 3a persona singolare del presente congiuntivo, se mancasse il p. p. soggetto
tu la frase sarebbe ambigua, perché potrebbe anche essere interpretata come “È
incredibile che io mi dia torto” o come “È incredibile che lui, lei mi dia
torto”). ◙ I p. p. complemento sono di due tipi: tonici (= con accento) e
atoni (= senza accento). Ecco l’elenco completo:
p. p. complemento tonici p. p. complemento atoni
a me mi
1 p. s.
a
2 p. s. te ti
a lui, lei gli, le (= a lui, a lei), lo, la (= lui, lei)
3 p. s.
a
3 p. s. riflessivo sé si
a noi ci
1 p. pl.
a voi vi
2 p. pl.
a loro, essi, esse gli, loro (= a loro), li, le (loro)
3 p. pl.
a
3 p. pl. riflessivo sé si

◙ I p. p. complemento tonici possono essere adoperati sia in funzione di


complemento oggetto sia in funzione dei vari complementi indiretti. Nel
primo caso, essi seguono il verbo senza preposizioni: “Mario ascolta me”. Nel
secondo caso, essi sono preceduti da varie preposizioni (per esempio a, di, da,
in, davanti, dietro, oltre ecc.). Il complemento indiretto così formato può sia
seguire sia precedere il verbo: “Non discuto con lui” / “Con lui non discuto”. ◙
I p. p. complemento atoni svolgono o la funzione di complemento di termine
(CT) o la funzione di complemento oggetto (CO). I pronomi di 1ª e 2ª
persona singolare e plurale mi, ti, ci, vi e il pronome riflessivo di 3ª persona
singolare e plurale si svolgono entrambe le funzioni: CT “Carlo mi (ti, ci, vi) ha
fatto coraggio” = ha fatto coraggio a me, a te, a noi, a voi; CO “Carlo mi (ti, ci,
vi) ha incoraggiato” = ha incoraggiato me, te, noi, voi; CT “Giulio si è fatto
coraggio” = ha fatto coraggio a sé stesso; CO “Giulio e Wanda si sono
incoraggiati” = hanno incoraggiato sé stessi. Invece, hanno due forme distinte
sia il pronome non riflessivo di 3ª persona singolare: CT “Gli (le) ho parlato”
= ho parlato a lui, a lei; CO “Lo (la) ascolto” = ascolto lui, lei; sia il pronome
non riflessivo di 3ª persona plurale: CT “Ho parlato loro” = ho parlato a loro;
CO “Li (le) ascolto” = ascolto loro. Il quadro dei p. p. complemento atoni è
completato da ne, che può significare di lui, di lei, di loro, di ciò e da lui, da lei, da
loro, da ciò: “– Conosci quella ragazza? – No, ma me ne (= di lei) ha parlato
Maria. È meglio starne (= da lei) alla larga”. ◙ Come risulta dagli esempi
precedenti, il p. p. atono precede sempre il verbo. Esso segue il verbo (e si
unisce al verbo nella scrittura) solo in quattro casi, e precisamente se il verbo è:
1) all’imperativo: “Carla, parlami”; 2) al gerundio: “Parlandole, mi sono
emozionato”; 3) al participio passato: “Salutatolo, se ne andò”; 4) all’infinito:
“Vorrei parlarti”. Il p. p. atono si unisce anche all’avverbio ecco: “Eccola!”. ◙ I p.
p. atoni possono essere usati sia da soli (come accade in quasi tutti gli esempi
precedenti) sia in combinazione con altri p. p. atoni. In questo caso cambiano
lievemente nella forma: mi → me; ti → te; gli e loro → glie; si → se; ci → ce; vi →
ve. La combinazione più usata è ‘complemento di termine + complemento
oggetto’: 1) “Giovanni me lo, me la, me li, me le chiede” = lo, la, li, le chiede a
me; “Giovanni te lo, te la, te li, te le chiede” = lo, la, li, le chiede a te; “Giovanni
glielo, gliela, glieli, gliele chiede” = lo, la, li, le chiede a lui, a lei, a loro; “Giovanni ce
lo, ce la, ce li, ce le chiede” = lo, la, li, le chiede a noi; “Giovanni ve lo, ve la, ve li, ve
le chiede” = lo, la, li, le chiede a voi; “Giovanni se lo, se la, se li, se le chiede” = lo,
la, li, le chiede a sé; “Giovanni e Carla se lo, se la, se li, se le chiedono” = lo, la, li,
le chiedono a sé. ◙ La posizione di una combinazione di p. p. atoni è la stessa
del singolo p. p. atono: la combinazione precede il verbo, tranne che con un
imperativo, con un gerundio, con un participio, con un infinito. Notiamo la
differenza: “Me lo dai? / Dammelo, dandomelo, datomelo, darmelo”.
PERSUADÉRE ◙ ind. pass. rem. persuasi, persuadésti, persuase, persuadémmo,
persuadéste, persuasero; ◙ part. pass. persuaso; aus. avere □ non ha persuaso i giudici;
lo persuase a partire; lo persuase dell’impossibilità di partire; lo persuase che non si poteva
partire → VALENZA
pertanto / per tanto: pertanto → ORTOGRAFIA
pescare □ ho pescato una spigola; pesco con la mosca; pesca una pallina dal contenitore; ho
pescato un biglietto nella busta → VALENZA
i pescecani / i pescicani: tutt’e due → COMPOSTA, PAROLA
PESO O MISURA, COMPLEMENTO DI Indica il peso o la misura di una
persona, un animale o una cosa. Non è preceduto da preposizioni ed è retto da
verbi come pesare, misurare o da aggettivi come lungo, largo, alto, profondo:
“Federico pesa sessanta chili ed è alto un metro e settantadue”. ◙ Risponde alle
domande: quanto?, di quanto?, per quanto?
PIACERE ◙ ind. pres. piàccio, piaci, piace, piacciamo, piacéte, piàcciono; pass. rem.
piàcqui, piacésti, piàcque, piacémmo, piacéste, piàcquero; ◙ cong. pres. piàccia,
piacciamo, piacciate, piàcciano; ◙ part. pass. piaciuto; aus. essere.
PIANGERE ◙ ind. pass. rem. piansi, piangésti, pianse, piangémmo, piangéste,
piànsero; ◙ part. pass. pianto; aus. avere □ piango mio padre morto; piango di dolore;
piango per la morte di mio padre; inutile piangere sul latte versato → VALENZA
piantare □ piantare un chiodo; ho piantato il campo a mele; piantala di fargli dispetti! ho
piantato i pomodori nell’orto → VALENZA
le piattaforme / le piatteforme: tutt’e due → COMPOSTA, PAROLA
pie’ / piè: piè → ACCENTO; APOSTROFO
la pilota / il pilota (per una donna): tutt’e due → FEMMINILE DEI NOMI
DI PROFESSIONE
piogge / pioggie: piogge → NOME; ORTOGRAFIA
PIOVERE ◙ ind. pass. rem. piòvve; ◙ part. pass. piovuto; aus. essere o avere (è
piovuto o ha piovuto: tutt’e due)
piuttosto che al posto di o (vado spesso a Roma piuttosto che a Parigi piuttosto che a
Londra): è sbagliato, perché piuttosto che ha valore comparativo →
CONGIUNZIONE
PLURALE DELLE PAROLE INGLESI Quando una parola di origine
inglese si diffonde così largamente da entrare a far parte della lingua comune,
essa deve essere trattata come una parola italiana, e quindi la s del plurale (che
non esiste nella nostra lingua) non deve essere aggiunta. Per segnalare che si
tratta di un plurale è sufficiente l’articolo: i charter, i container, i designer, i fan, i
film ecc.
pneumatico: tutte le parole che cominciano per pn richiedono gli articoli lo, uno
e gli: lo pneumatico, uno pneumatico, gli pneumatici → ARTICOLO
un po’ / un pò: un po’→ ACCENTO; APOSTROFO
POLIREMATICA, VOCE Le v. p. sono insiemi di più parole che ne
formano una sola sul piano del significato. Per esempio, assistente di volo,
conferenza stampa, ferro da stiro, viaggio premio sono insiemi di parole obbligati: per
designare quella determinata persona, quel concetto o quell’oggetto si ricorre
sempre alla stessa sequenza, che non può essere variata nell’ordine né può
avere altri elementi al suo interno (possiamo dire “una conferenza stampa”, non
“una stampa conferenza”; possiamo dire “un’interessante conferenza stampa” o
“una conferenza stampa interessante”, ma non possiamo dire “una conferenza
interessante stampa”).
POLISINDETO → CONGIUNZIONE; COORDINAZIONE
la poliziotta / il poliziotto / la donna poliziotto (per una donna): la poliziotta o il
poliziotto → FEMMINILE DEI NOMI DI PROFESSIONE
i pomodori / i pomidoro / i pomidori: tutt’e tre → COMPOSTA, PAROLA
PORGERE ◙ ind. pass. rem. pòrsi, porgésti, pòrse, porgémmo, porgéste, pòrsero; ◙
part. pass. pòrto; aus. avere.
PORRE ◙ ind. pres. póngo, póni, póne, poniamo, ponéte, póngono; imperf. ponévo,
ponévi, ponéva, ponevamo, ponevate, ponévano; fut. porrò ecc.; pass. rem. pósi,
ponésti, póse, ponémmo, ponéste, pósero ◙ cong. pres. pónga, poniamo, poniate,
póngano; imperf. ponéssi, ponéssi, ponésse, ponéssimo, ponéste, ponéssero; ◙ cond.
porrèi ecc.; ◙ part. pres. ponènte; pass. pósto; ◙ ger. ponèndo; aus. avere.
portare □ porto io il vino; porta il vino agli amici, porto a riparare l’orologio; porto la
macchina dal meccanico; porto il bambino in piscina → VALENZA
POSSESSIVO Il p. (che è aggettivo se accompagna un nome: “Non trovo più
la mia matita”, e pronome se lo sostituisce: “Puoi prestarmi la tua?”) ha sei
forme, parallele a quelle dei pronomi personali:
m. s. m. pl. f. s. f. pl.
1a p. s. (il) mio (i) miei (la) mia (le) mie
2a p. s. (il) tuo (i) tuoi (la) tua (le) tue
3a p. s. (il) suo (i) suoi (la) sua (le) sue
a (il) nostro (i) nostri (la) nostra (le) nostre
1 p. pl.
a
2 p. pl. (il) vostro (i) vostri (la) vostra (le) vostre
a (il) loro (i) loro (la) loro (le) loro
3 p. pl.

Altri due p. sono proprio (che può sostituire suo o loro: “Il tecnico ha fatto / I
tecnici hanno fatto il proprio dovere”) e altrui, un aggettivo invariabile che
significa ‘di un altro’, ‘di altri’ (“la proprietà, i diritti altrui”). ◙ Il p. ha una
funzione doppia: attraverso la radice (la parte fissa, che nelle forme riportate
nello specchietto è sottolineata) indica il possessore (“il tuo computer” = il
possessore del computer sei tu), mentre attraverso la desinenza, che cambia nel
genere e nel numero, indica il posseduto (“il tuo computer”: l’oggetto posseduto
è il computer, maschile singolare come tuo). ◙ Generalmente l’aggettivo p.
precede il nome a cui si riferisce: “Giorgia è mia amica”; quando lo segue, il
rapporto di possesso (o d’altro genere) è espresso con un’enfasi particolare:
“Giorgia è amica mia, non tua!”. ◙ Il pronome p. è sempre preceduto
dall’articolo o dalla preposizione articolata (“– Tu che pensi delle nostre
professoresse? – Secondo me, la mia è più severa della tua”); l’aggettivo p. è
quasi sempre preceduto dall’articolo o dalla preposizione articolata (“Ho
parlato con il tuo superiore/ con un tuo superiore”). L’articolo e la preposizione
articolata mancano: 1) obbligatoriamente, se l’aggettivo p. accompagna i nomi
di parentela padre, madre, figlio, figlia, marito, moglie (al singolare ma non al
plurale: mio padre, tua moglie, nostro figlio, vostra figlia ma i miei figli, le nostre mogli
ecc.); 2) preferibilmente, se l’aggettivo p. accompagna gli altri nomi di
parentela (sempre al singolare ma non al plurale: mia zia meglio che la mia zia,
ma al plurale le mie zie). Questa norma non si applica al p. di 3a persona plurale
loro, che è preceduto dall’articolo qualunque nome di parentela accompagni: il
loro padre, la loro madre, i loro figli ecc.
i poster / i posters: meglio i poster → PLURALE DELLE PAROLE INGLESI
posteriore / più posteriore: solo posteriore → AGGETTIVO (forme di
comparativo e/o di superlativo irregolari)
posticipare □ posticipare la data di consegna; abbiamo posticipato l’assemblea a giovedì;
posticipare l’appuntamento di un’ora → VALENZA
POTERE ◙ ind. pres. pòsso, puòi, può, possiamo, potéte, pòssono; imperf. potévo,
potévi, potéva, potevamo, potevate, potévano; pass. rem. potéi, potésti, poté, potémmo,
potéste, potérono; fut. potrò, potrai, potrà, potrémo, potréte, potranno; ◙ cong. pres.
pòssa, possiamo, possiate, pòssano; imperf. potéssi ecc.; ◙ cond. potrèi, potrésti,
potrèbbe, potrémmo, potréste, potrèbbero; ◙ ger. potèndo ◙ part. pres. potènte; pass.
potuto; aus. avere o essere. In particolare: ho potuto se l’infinito che segue è un
verbo transitivo (ho potuto fare); ho potuto e sono potuto se l’infinito che segue è un
verbo intransitivo o riflessivo (ho potuto andare e sono potuto andare; ho potuto
lavarmi e mi sono potuto lavare). Dunque, se si usa l’ausiliare avere, non si sbaglia
mai: ho potuto fare, ho potuto andare, ho potuto lavarmi → AUSILIARI, VERBI;
AVERE; ESSERE; VERBO
precipitarsi □ mi sono precipitato al lavoro; mi sono precipitato ad aiutarlo; è precipitato
dal terzo piano; la polizia si precipitò sull’attentatore; ci siamo precipitati verso l’uscita →
VALENZA
PREDICATIVO DELL’OGGETTO, COMPLEMENTO È un nome o un
aggettivo che completa il significato del predicato riferendosi all’oggetto. Gli
stessi verbi che, al passivo, richiedono il c. → predicativo del soggetto, all’attivo
richiedono il c. p. dell’o. In particolare, reggono il c. p. dell’o. i seguenti VERBI
ATTIVI: a) appellativi: chiamare, denominare, soprannominare, dire ecc.: “Lo
chiamano Rodolfo Valentino perché si dà arie da gran conquistatore”; b)
estimativi: stimare, considerare, giudicare, valutare, credere, ritenere, fare (nel senso di
“stimare”): “Non ti credevo così severo”; c) elettivi: eleggere, creare, nominare
ecc.: “Hanno eletto Gioia rappresentante degli studenti”.
PREDICATIVO DEL SOGGETTO, COMPLEMENTO È un nome o un
aggettivo che completa il significato del predicato riferendosi al soggetto: “La
nonna riposa tranquilla”. Oltre che trovarsi da solo, il c. predicativo del
soggetto può essere preceduto: a) dalle preposizioni da o per: “Mario studia da
avvocato”, “È stato scambiato per un molestatore”; b) dalla preposizione come:
“Lucio ha trovato lavoro come commesso”; c) da espressioni del tipo in qualità
di, in veste di: “Parlo in qualità di privato cittadino”. ◙ Con la maggior parte dei
verbi il c. p. del s. è un elemento non necessario, ma aggiuntivo. Richiedono
obbligatoriamente il p. del s. soltanto i verbi copulativi, cioè i verbi che, come
essere, svolgono la funzione di collegamento tra il soggetto e un nome o un
aggettivo riferito al soggetto. Rientrano fra i copulativi i verbi effettivi e tre
gruppi di verbi usati al passivo, cioè i verbi appellativi, i verbi elettivi e i verbi
estimativi. Gli effettivi sono alcuni verbi intransitivi che hanno un significato
vicino a quello del verbo essere: diventare, divenire, parere, sembrare, stare,
annunciarsi, rendersi, risultare ecc.: “Valentino è diventato un uomo”, “L’acquirente
SEMBRA interessato”. I verbi appellativi usati al passivo rinviano al significato di
“essere chiamato”: sono chiamato, sono denominato, sono soprannominato, sono detto
ecc.: “Alessandro FU SOPRANNOMINATO il Grande dai Macedoni”. I verbi elettivi
usati al passivo rinviano al significato di “essere eletto”: sono eletto, sono creato,
sono nominato ecc.: “Carlo Rossi è stato eletto eurodeputato”. I verbi estimativi usati
al passivo rinviano al significato di “essere stimato”: sono stimato, sono ritenuto,
sono considerato, sono giudicato, sono valutato, sono creduto, sono reputato ecc.
“Petrarca è considerato un grande poeta europeo”.
PREDICATO È l’elemento essenziale di una frase, ed è caratterizzato da un
rapporto assolutamente speciale col soggetto. Normalmente il p. è: 1) un
verbo che segue il soggetto: “Mia sorella DORME molto”; 2) ciò che si dice a
proposito del soggetto: “Il cane è un animale fedele”; 3) la parola che riceve dal
soggetto le desinenze della persona, del numero e, talvolta, del genere:
“Claudio RIPOSA”, “Le atlete SONO ARRIVATE”. ◙ Il p. può indicare: 1) l’azione
compiuta dal soggetto: “Gianni PARLA”; 2) l’azione subita dal soggetto:
“Claudia è apprezzata da tutti”, “Marco SI PETTINA”; 3) lo stato, la qualità, il
modo di essere attribuiti al soggetto: “Il fumo è dannoso”, “Quel signore
SEMBRAVA CORDIALE”. ◙ A seconda del tipo di verbo che lo compone,
distinguiamo due tipi di p.: il p. nominale e il p. verbale. 1) Il p. nominale è
formato da due elementi: una voce del verbo essere e un AGGETTIVO o un NOME
che la completa: “Giorgio è stato BRAVO”, “Mio padre è MEDICO”. La voce del
verbo essere si chiama copula (dal latino copula, ‘legame’); l’aggettivo o il nome
che la completa si chiama nome o parte del p. nominale (o anche,
semplicemente, parte nominale: negli esempi precedenti, le parole bravo e
medico). ◙ Sono assimilabili a essere i cosiddetti verbi copulativi, i quali, come
essere, svolgono funzione di collegamento tra il soggetto e un nome o un
aggettivo riferito al soggetto: sono copulativi alcuni verbi intransitivi come
stare, restare, rimanere, parere, sembrare, diventare, divenire e alcuni verbi passivi
come essere detto, essere chiamato, essere nominato, essere eletto, essere creato, essere
stimato, essere ritenuto, essere considerato: “L’avvocato mi è parso incerto sul da
farsi”, “Sandro Rossi è stato eletto eurodeputato”. 2) Il p. verbale è dato da
qualsiasi verbo che non sia essere o che non sia assimilabile a essere: “Cesare
legge”, “Monica è stimata da tutti”, “Giovanni incontra Antonio” ecc.
Attenzione: quando essere significa ‘esistere’, ‘stare’, ‘trovarsi’, non è una
copula, ma un p. verbale a tutti gli effetti: “C’è Gianni”, “Gianni è in treno”,
“Roma è in Italia” ecc. ◙ Il p. di una frase può essere sottinteso, come accade
spessissimo nei titoli di giornale: “Ultimatum dei sindacati al governo” (= C’è,
è stato fatto un ultimatum...). Questo fenomeno prende il nome di ellissi del p.;
la frase priva di p. è detta nominale perché è costituita prevalentemente da
elementi nominali come nomi e aggettivi.
predisporre □ la direzione ha predisposto una soluzione; questo luogo predispone al
raccoglimento; la scuola ha predisposto un questionario per i genitori → VALENZA
la prefetta / il prefetto (per una donna): tutt’e due → FEMMINILE DEI NOMI
DI PROFESSIONE
PREFISSO È un elemento che si mette all’inizio di una parola per formarne
un’altra, detta parola → DERIVATA. I p. possono premettersi a nomi (terra >
entroterra), aggettivi (contento > scontento) e verbi (fare > rifare).
PREFISSOIDE È un → PREFISSO che in greco antico o in latino era una
parola con un suo significato. Per esempio, nella parola automobile, auto- è un p.
che in greco antico significava ‘da sé’.
premere □ premere il tasto; i lavoratori premono per ottenere un aumento; i lavoratori
premono sull’azienda → VALENZA
premiare □ la giuria ha premiato il vincitore; la giuria ha premiato il vincitore con una
targa; la giuria ha premiato il vincitore per l’originalità dell’opera → VALENZA
i, le premier / i, le premiers: meglio i, le premier → PLURALE DELLE PAROLE
INGLESI
prendere □ prendi il volante; gli (= a lui) ho preso il numero di targa; d’improvviso prese a
urlare; lo prendo con me; prendi le medicine dall’armadietto; l’ho preso per la giacca →
VALENZA
PREPOSIZIONE È una parola invariabile che, premessa a un nome (“Ho
incontrato la professoressa con IL PRESIDE”), a un pronome (“Dice a ME?”), a un
avverbio (“Non ho fatto niente di MALE”) o a un verbo all’infinito, mette
ciascuna di queste parole in relazione con un’altra parola che precede (nel caso
dell’infinito, con una frase che precede: “Bisogna mangiare per VIVERE, non
vivere per MANGIARE”). ◙ L’insieme costituito dalla p. e dal nome o pronome
(negli esempi precedenti, le sequenze con il preside e a me) è detto complemento
indiretto o sintagma preposizionale (→ COMPLEMENTO). ◙ Distinguiamo tre
gruppi di p.: p. proprie, p. improprie e locuzioni preposizionali. 1) Le p.
proprie (o semplici), che sono di, a, da, in, con, su, per, tra (o fra), possono
essere usate solo come p. 2) Le p. improprie sono parole che non
appartengono alla classe delle p. ma sono usate come se fossero p. a) Alcune,
quando sono adoperate da sole, sono avverbi: davanti, dentro, dietro, fuori, lontano,
lungo, mediante, oltre, senza, sopra, sotto, vicino, contro, dopo ecc.; quando invece
reggono un nome o un pronome, hanno il valore di una p. Notiamo la
differenza: “Vieni fuori!” (avverbio) / “Vado fuori Roma” (p. impropria). b)
Altre p. improprie sono aggettivi: per esempio lungo, salvo, secondo ecc.; quando
reggono, anziché accompagnarlo, un nome o un pronome, hanno il valore di
una p. Notiamo la differenza: “Ha conquistato il secondo posto” (aggettivo) /
“Secondo te, ho ragione?” (p. impropria). c) Altre p. improprie, infine, sono
verbi dell’italiano antico diventati p. nell’italiano attuale: durante, mediante,
nonostante, rasente, stante, tranne, eccetto, verso ecc. 3) Le locuzioni
preposizionali sono combinazioni di parole (fra le quali c’è una p.) che
equivalgono a una p.: davanti a, prima di, insieme con (o insieme a), accanto a,
attorno a, intorno a, invece di, vicino a, lontano da, fin da ecc.: “La signora pranzerà
insieme a noi”, “Tutti intorno a me”, “Non posso vivere lontano da te”. ◙ Tutte le
p. proprie possono unirsi ai vari articoli determinativi e formare delle p.
composte dette p. articolate (per esempio: di + la = della, in + lo = nello, fra + il
= fra il), che hanno gli stessi valori e le stesse funzioni delle p. semplici da cui
derivano. Delle p. articolate, alcune hanno forma analitica (cioè la p. e
l’articolo si scrivono separati: con il, fra la ecc.), altre hanno forma sintetica
(cioè la p. e l’articolo si scrivono uniti: sul, dalla ecc.). Ecco un quadro
completo delle p. articolate:
preposizione semplice articolo
il lo l’ la l’ i gli le
a al allo all’ alla all’ ai agli alle
con con il con lo con l’ con la con l’ con i con gli con le
col collo coll’ colla coll’ coi cogli colle
da dal dallo dall’ dalla dall’ dai dagli dalle
di del dello dell’ della dell’ dei degli delle
fra fra il fra lo fra l’ fra la fra l’ fra i fra gli fra le
tra tra il tra lo tra l’ tra la tra l’ tra i tra gli tra le
in nel nello nell’ nella nell’ nei negli nelle
per per il per lo per l’ per la per l’ per i per gli per le
su sul sullo sull’ sulla sull’ sui sugli sulle

PRESENTATIVI, AVVERBI → AVVERBIO


la presidente / il presidente / la presidentessa (per una donna): la presidente o il
presidente; la presidentessa può avere una sfumatura ironica o spregiativa →
NOME
pressappoco / press’a poco / pressapoco: pressappoco e press’a poco → ORTOGRAFIA
pretendere □ pretendo rispetto; pretendere alla successione; pretendo di essere rispettato;
pretendo che mi rispettiate → VALENZA
pretensioso / pretenzioso: pretenzioso → ORTOGRAFIA
la pretora / il pretore (per una donna): tutt’e due → FEMMINILE DEI NOMI
DI PROFESSIONE
è prevalso / ha prevalso: tutt’e due→ AUSILIARI, VERBI
PREZZO, COMPLEMENTO DI Indica quanto costa una cosa o un essere
animato. Quando è retto da verbi come costare e pagare, non è preceduto da
preposizione: “La vacanza è costata in tutto cinquecento euro”, “L’abbiamo
pagata poco”. Quando è retto da verbi come affittare, vendere, comprare, invece, è
introdotto dalle preposizioni a o per: “Ho affittato una villetta per novecento
euro”, “L’hai affittata a un ottimo prezzo”. ◙ Risponde alle domande: quanto?, a
quale prezzo?
PRINCIPALE, PROPOSIZIONE → FRASE
PRIVAZIONE, COMPLEMENTO DI Indica ciò di cui si è privi. È
introdotto dalla preposizione di e dipende da verbi, aggettivi e nomi il cui
significato è legato a un’idea di privazione, come mancare, privare, bisognoso,
privo, mancante, bisogno, carenza, mancanza, scarsità ecc.: “Giorgio manca di
intraprendenza”, “Abbiamo bisogno di aiuto”. ◙ Risponde alle domande: di che
cosa è privo?, di che cosa ha bisogno?, di che cosa manca?
procurare □ la piena ha procurato danni; procurami (= a me) un avvocato; procura di
ordinare tutto; procurate che tutto sia in ordine → VALENZA
la procuratrice / il procuratore (per una donna): tutt’e due → FEMMINILE DEI
NOMI DI PROFESSIONE
prolifici / prolifichi: prolifici → AGGETTIVO; ORTOGRAFIA
prologhi / prologi: prologhi → NOME; ORTOGRAFIA
PRONOME È una parola variabile che sostituisce un nome (o un altro
elemento usato come nome; per esempio un altro p. o una frase intera) e
mantiene il genere e il numero del nome sostituito: “Ho incontrato un signore
simpaticissimo. Lo conosci?” (= il signore, maschile singolare). ◙ Non tutti i p.
hanno la funzione di sostituire nomi o altri elementi. Nell’esempio che segue:
“– Che cosa ne pensi? – Io non ne penso proprio niente”, i p. che cosa, io e niente
non sostituiscono alcuna parola ma sono usati “assolutamente”, cioè senza
riferimento alle parole presenti nella frase. ◙ Molte forme pronominali, oltre
che sostituire un nome, possono accompagnarlo per determinarlo meglio: si
parla, in questo caso, di aggettivi pronominali. ◙ Il quadro d’insieme dei p.
e degli aggettivi pronominali è il seguente:
pronomi (e aggettivi pronominali)
personali (p.) io, tu, lui, lei, egli, noi, voi, loro ecc.
possessivi (p. e a. p.) mio, tuo, suo, nostro, vostro, loro ecc.
dimostrativi (p. e a. p.) questo, quello, stesso, medesimo ecc.
indefiniti (p. e a. p.) qualche, qualcuno, uno, nessuno ecc.
relativi (p.) chi, che, il quale ecc.
interrogativi (p. e a. p.) chi, che ecc.
esclamativi (p. e a. p.) chi, che ecc.

Le caratteristiche dei vari tipi di p. e aggettivi pronominali sono descritte alle


voci: → PERSONALE, PRONOME; → POSSESSIVO; →
DIMOSTRATIVO; → INDEFINITO; → RELATIVO, PRONOME; →
INTERROGATIVO; → ESCLAMATIVO
i pronto soccorso, i pronto soccorsi o i pronti soccorsi? i pronti soccorsi o i pronto soccorso →
COMPOSTA, PAROLA
pronunce / pronuncie: pronunce → NOME; ORTOGRAFIA
propendere □ propendo a ritenere che si tratti di una truffa; propendo per il sì;
l’amministrazione propende verso il taglio degli sprechi → VALENZA
proporsi □ mi sono proposto un risultato importante; proponiti a qualche impresa come
consulente; mi ero proposto di non intervenire → VALENZA
PROPOSIZIONE → FRASE
prorogare □ prorogare gli incentivi; prorogare la presentazione delle domande a fine mese;
prorogare le iscrizioni di un mese → VALENZA
proseguire □ ha proseguito la gara; prosegue a migliorare; proseguire una discussione con
un altro intervento; intende proseguire negli studi; proseguiamo per l’aeroporto;
proseguiamo verso l’aeroporto → VALENZA
prospiciente alla spiaggia / prospiciente la spiaggia: prospiciente la spiaggia →
PREPOSIZIONE
PROTASI → IPOTETICHE, PROPOSIZIONI
provare □ provare la propria estraneità; proverò ai giudici la mia innocenza; provo a
dormire; ha provato ai giudici di essere innocente; proverò che non mi tiro indietro →
VALENZA
PROVENIENZA, COMPLEMENTO DI → ORIGINE O
PROVENIENZA, COMPLEMENTO DI
provincie / province: tutt’e due → NOME; ORTOGRAFIA
psicologi / psicologhi: psicologi → NOME; ORTOGRAFIA
psicologo: tutte le parole che cominciano per ps richiedono gli articoli lo, uno e
gli: lo psicologo, uno psicologo, gli psicologi → ARTICOLO
pùdico / pudìco: pudìco → ACCENTO
PUNGERE ◙ ind. pass. rem. punsi, pungésti, punse, pungémmo, pungéste,
pùnsero; ◙ part. pass. punto; aus. avere.
puntare □ puntare i piedi; puntare a un buon risultato; puntare a vincere; puntò il dito
contro qualcuno → VALENZA
punti cardine / punti cardini: punti cardine → NOME
PUNTINI DI SOSPENSIONE Si usano, nel numero fisso di tre, per indicare
che il discorso viene interrotto. Questa interruzione può dipendere da varie
ragioni, esprimendo di volta in volta imbarazzo (“Veramente, preferirei di
no...”), minaccia (“Se scopro chi è stato...”), emozione (“Insomma... che cosa
vuoi?”) ecc. L’interruzione di un discorso è una caratteristica del parlato più
che dello scritto; scrivendo, dunque, sarà bene adoperare il meno possibile i p.
di s., a meno che non si debba riprodurre un aspetto tipico del parlato. ◙ Tre
p. tra parentesi quadre segnalano che in una citazione sono state saltate una o
più parole: “Nel mezzo del cammin di nostra vita [...] la diritta via era
smarrita”.
PUNTO Si usa quando tra due frasi c’è un’interruzione forte, o perché
cambia l’argomento o perché cambiano le cose dette su quell’argomento.
PUNTO E VIRGOLA Si usa quando tra due frasi c’è un’interruzione forte
sul piano della forma (le frasi sono autonome e separate), ma non c’è
un’interruzione forte sul piano del contenuto: ciò che è espresso dopo il p. e v.
è fortemente legato, sul piano del significato, a ciò che è espresso prima del p.
e v., il che rende inopportuno l’uso del punto. Nell’esempio che segue lo
scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa descrive il protagonista del romanzo
Il Gattopardo: “Non che fosse grasso: era soltanto immenso e fortissimo; la sua
testa sfiorava (nelle case abitate dai comuni mortali) il rosone anteriore dei
lampadari; le sue dita sapevano accartocciare come carta velina le monete da
un ducato; e fra villa Salina e la bottega di un orefice era un frequente
andirivieni per la riparazione di forchette e cucchiai che la sua contenuta ira, a
tavola, gli faceva spesso piegare a cerchio”. Ogni frase ha, al centro, un
argomento diverso (per esempio la testa o le dita del protagonista), ma tutte
rinviano a un argomento comune (la sua prestanza fisica): non c’è interruzione
sul piano del contenuto; perciò, per collegarle, è corretto adoperare il p. e v.
PUNTO ESCLAMATIVO Si mette alla fine di un’esclamazione: “Accidenti,
fa freddo!”.
PUNTO INTERROGATIVO Si mette alla fine di una domanda: “Che ore
sono?”.
purché Carlo arrivi in tempo / purché Carlo arriva in tempo: purché Carlo arrivi in
tempo (congiuntivo) → VERBO
purtroppo / pur troppo: purtroppo → ORTOGRAFIA
Q

qua / quà: qua → ACCENTO


qualcosa è accaduto / qualcosa è accaduta: tutt’e due → PRONOME
qualcun’altra / qualcun altra: qualcun’altra → APOSTROFO
qualcun altro / qualcun’altro: qualcun altro → APOSTROFO
qual è / qual’è: qual è (sempre senza apostrofo, anche se è femminile) →
APOSTROFO
QUALIFICATIVI, AGGETTIVI → AGGETTIVO
QUALITÀ, COMPLEMENTO DI Indica una qualità o caratteristica di una
persona, un animale o una cosa. È introdotto dalle preposizioni di e (meno
comunemente) a, da, con: “Un uomo di grande educazione”, “Un oggetto di
valore”, “Una donna dai capelli biondi”. ◙ Risponde alle domande: di che qualità o
tipo?, come?, con quali caratteristiche?
qualora Franco non arrivi in tempo / qualora Franco non arriva in tempo: qualora Franco
non arrivi in tempo (congiuntivo) → VERBO
QUANTITÀ, AVVERBI DI → AVVERBIO
quantomeno / quanto meno: tutt’e due → ORTOGRAFIA
quantopiù / quanto più: tutt’e due → ORTOGRAFIA
quantunque abbia parlato / quantunque ha parlato: quantunque abbia parlato
(congiuntivo) → VERBO
quella immagine / quell’immagine: tutt’e due → APOSTROFO
querce / quercie: querce → NOME; ORTOGRAFIA
questa immagine / quest’immagine: tutt’e due → APOSTROFO
la questora / il questore (per una donna): tutt’e due → FEMMINILE DEI
NOMI DI PROFESSIONE
quest’ultime / queste ultime: queste ultime → APOSTROFO
quest’ultimi / questi ultimi: questi ultimi → APOSTROFO
qui / quì: qui → accento
R

radiòlogi / radiòloghi: meglio radiòlogi → NOME; ORTOGRAFIA


re / rè: re (sia la nota sia il monarca) → ACCENTO
realizzare □ ho realizzato un sogno; ha realizzato di essere guarito; ho realizzato che
non ci sono vie d’uscita → VALENZA
recarsi □ recarsi al lavoro; recarsi dal medico; recarsi in fabbrica; recarsi sulla scena del
crimine → VALENZA
i record / i records: meglio i record → PLURALE DELLE PAROLE INGLESI
le regge / le reggie: le regge → NOME
REGGENTE, PROPOSIZIONE → SUBORDINAZIONE
REGGENZA → VALENZA
REGGERE ◙ ind. pass. rem. rèssi, reggésti, rèsse, reggémmo, reggéste, rèssero; ◙
part. pass. rètto; aus. avere □ reggere un peso; reggere alle privazioni → VALENZA
RELATIVE, PROPOSIZIONI Sono subordinate aperte da un pronome
relativo (che, cui, il quale ecc. → RELATIVI, PRONOMI) o da un avverbio
relativo (per esempio dove) che si riferisce a un elemento della frase reggente,
detto antecedente (a). In particolare, la p. r. dà un’informazione in più
sull’antecedente:
antecedente frase relativa
Aspetto IL TRENO che parte alle sei
informazione
◙ Possono avere forma esplicita o implicita. ◙ Le p. r. esplicite possono avere il
verbo 1) all’indicativo, quando danno un’informazione certa: “Aspetto il treno
che parte alle sei”; 2) al congiuntivo o al condizionale, quando presentano un
fatto come possibile, eventuale o ipotetico, o anche con una sfumatura finale:
“Voglio prendere un treno che parta alle sei”, “Se non ci fosse stato lo sciopero,
avrei preso il treno che sarebbe partito alle sei”, “Cerco qualcuno che mi aiuti a fare
i compiti”. ◙ Le p. r. implicite sono introdotte da un pronome relativo con
funzione di complemento indiretto (cui, di cui, a cui, con cui, al quale ecc.)
oppure dalla preposizione da, e il modo verbale è sempre l’infinito: “Non ho
nessuno a cui rivolgermi”, “Questa è la poltrona da aggiustare” (= che deve essere
aggiustata).
RELATIVO, PRONOME “Ho trovato il regalo che cercavo”: il p. r. (in
corsivo nell’esempio) sostituisce un nome che lo precede e mette in relazione
due frasi: di qui il nome di relativo. Nella prima frase (“Ho trovato il regalo”),
che è la reggente, c’è il termine che il p. r. sostituisce, detto antecedente (“il
regalo”); la seconda frase (“che cercavo”), che è una subordinata, è sempre
aperta dal p. r. e prende il nome di proposizione relativa. ◙ Le forme del p. r. si
distinguono in invariabili (che / cui) e variabili (il quale, la quale, i quali, le
quali). 1) Delle forme invariabili (che sono molto più usate di quelle variabili),
che si usa per il soggetto (“Cerco un regalo che non costi troppo”) e per il
complemento oggetto (“Questo è il regalo che volevo”), mentre cui (preceduta
dalle varie preposizioni: di, a, da, in, con, su, per, tra, fra, sopra, sotto, verso ecc.) si
usa per i complementi indiretti (“Quella è la ragazza con cui esco, di cui ti ho
parlato, da cui mi sono fatto aiutare” ecc.). In alcuni casi cui senza preposizione
equivale a a cui (“Ecco l’elenco delle associazioni cui rivolgersi” = a cui
rivolgersi) o a di cui (“Si tratta di una legge il cui contenuto non è chiaro” = una
legge di cui non è chiaro il contenuto). 2) Delle forme variabili, il quale, la quale,
i quali, le quali può essere soggetto (“Calcio Siracusa, intervista esclusiva con
Marco Mauceri il quale dichiara: ‘società in difficoltà’”) o, molto raramente,
complemento oggetto (“C’è un’entrata secondaria, varcando la quale si arriva
in spiaggia”); del quale, al quale, dal quale ecc. – preceduta dalle varie
preposizioni articolate – ha il valore di complemento indiretto (“Quello è il
funzionario al quale potrà rivolgersi”). ◙ La serie dei p. r. è completata da chi,
quanti, quante, quanto e chiunque, detti p. r. doppi perché nel significato
equivalgono a due pronomi, uno che fa da antecedente e uno che fa da
relativo: 1) chi = ‘colui che’, ‘quello che’ o ‘qualcuno che’: “Chi non lavora non
mangia” (= colui che non lavora...); “C’è chi preferisce non mangiare carne”
(= c’è qualcuno che preferisce ...); 2) quanti, quante = ‘quelli che’, ‘quelle che’,
‘tutti quelli che’, ‘tutte quelle che’: “Quanti lo desiderano possono iscriversi”
(= quelli che lo desiderano possono ...”); 3) quanto = ‘quello che’, ‘tutto quello
che’: “Farò quanto mi si chiede” (= tutto quello che mi si chiede) 4) chiunque =
‘ognuno che’, ‘tutti quelli che’, ‘tutte le persone che’: “Daremo aiuto a
chiunque ne abbia bisogno” (= a tutti quelli che ne abbiano bisogno). ◙
Normalmente il p. r. si trova subito dopo il suo antecedente. Quest’ordine fa
capire che il termine a cui il p. r. si riferisce è sempre quello che gli sta vicino.
Si noti la differenza: “In quella biblioteca ho trovato IL LIBRO di cui mi avevi
parlato” / “Ho trovato il libro IN QUELLA BIBLIOTECA di cui mi avevi parlato”. ◙
Il p. r. ha lo stesso genere (maschile o femminile) e lo stesso numero (singolare
o plurale) dell’antecedente, ma questa concordanza è evidente solo quando si
usano le forme variabili del p. r. (il quale, la quale ecc.): “Non conosco UNA
DONNA alla quale non piacciano i fiori”; con la forma invariabile la
concordanza, che pure c’è, non è evidente: “Non conosco UNA DONNA a cui
non piacciano i fiori”.
RELAZIONE, AGGETTIVI DI → AGGETTIVO
RENDERE ◙ ind. pass. rem. rési, rendésti, rése, rendémmo, rendéste, résero; ◙
part. pass. réso; aus. avere.
i reni / le reni: i reni = gli organi del corpo umano, le reni = la parte bassa della
schiena → NOME
restare □ resto a letto; resto con i miei figli; resto da te; resto sulle mie posizioni →
VALENZA
reticente, reticenza / reticiente, reticienza: reticente, reticenza → ORTOGRAFIA
retrocedere □ retrocedere da una posizione; retrocedere di qualche metro; retrocedere in serie
B → VALENZA
la rettrice / il rettore (per una donna): tutt’e due → FEMMINILE DEI NOMI
DI PROFESSIONE
ricominciare □ ricominciare un’attività; ricomincia a studiare; non ricominciare con questa
storia!; ricominciamo dall’inizio → VALENZA
ricompensare □ ho ricompensato Giorgio; l’ho ricompensato con un regalo; voglio
ricompensarti dell’aiuto; voglio ricompensarti per la tua diligenza → VALENZA
riconnettere □ riconnettere il collegamento; riconnetti la stampante al computer; riconnetti
il computer con la stampante → VALENZA
riconoscere □ ho riconosciuto i vecchi amici; riconoscere all’avversario la correttezza; l’ho
riconosciuto dalla camminata; riconosco di aver sbagliato; riconosco che ho sbagliato →
VALENZA
ricoprire □ ricopre un ruolo importante; ricoprire il pavimento con il parquet; l’ha ricoperto
di complimenti → VALENZA
ricorrere □ ricorrere a un tecnico; ricorrere in Cassazione; ricorrere contro una sentenza →
VALENZA
RIDERE ◙ ind. pass. rem. risi, ridésti, rise, ridémmo, ridéste, rìsero; ◙ part. pass.
riso; aus. avere
rifarsi □ rifarsi una vita; mi rifaccio alle sue dichiarazioni; cerca sempre di rifarsi con i
dipendenti; rifarsi del danno subito; cerca sempre di rifarsi sui dipendenti → VALENZA
RIFLESSIVI, VERBI → VERBO
RIFLETTERE ◙ ind. pass. rem. riflèssi, riflettésti, riflèsse, riflettémmo, riflettéste,
riflèssero; ◙ part. pass. riflèsso; aus. avere
rimandare □ rimandare la consegna; rimandare il paziente a casa; rimandare la consegna
di due giorni; lo avevano rimandato in latino → VALENZA
RIMANERE ◙ ind. pres. rimango, rimani, rimane, rimaniamo, rimanéte,
rimàngono; fut. rimarrò, rimarrai, rimarrà, rimarrémo, rimarréte, rimarranno; pass.
rem. rimasi, rimanésti, rimase, rimanémmo, rimanéste, rimàsero; ◙ cong. pres.
rimanga, rimaniamo, rimaniate, rimàngano; ◙ cond. rimarrèi, rimarrésti, rimarrèbbe,
rimarrémmo, rimarréste, rimarrèbbero; ◙ part. pass. rimasto; aus. essere.
rimettersi □ mi rimetto alle vostre decisioni; mi sono rimesso dall’operazione →
VALENZA
rimproverare □ rimproverare un figlio; rimproverare a un genitore la troppa severità; mi ha
rimproverato di non aver seguito le lezioni; rimproverare un genitore per la troppa severità,
per aver trascurato i figli → VALENZA
rinunce / rinuncie: rinunce → NOME; ORTOGRAFIA
riparare □ ho fatto riparare la moto; pensa a riparare alle tue stupidaggini; riparare la testa
con il cappello; riparare gli occhi dal sole → VALENZA
ritirare □ ritirare un pacco; hanno ritirato il permesso di soggiorno alla mia badante; il
governo ha ritirato gli ambasciatori dal paese in guerra; vado a ritirare il pacco in ufficio
→ VALENZA
rocce / roccie: rocce → NOME; ORTOGRAFIA
le roccheforti / le roccaforti: tutt’e due → COMPOSTA, PAROLA
RODERE ◙ ind. pass. rem. rósi, rodésti, róse, rodémmo, rodéste, rósero; ◙ part.
pass. róso; aus. avere.
ROMPERE ◙ ind. pass. rem. ruppi, rompésti, ruppe, rompémmo, rompéste,
rùppero; ◙ part. pass. rótto; aus. avere □ rompere un piatto; piantala di rompergli (= a
lui) le scatole!; Giulia ha rotto con il fidanzato → VALENZA
rùbrica / rubrìca: rubrìca → ACCENTO
S

i sabato / i sabati: i sabati → NOME


sagge / saggie: sagge → AGGETTIVO; ORTOGRAFIA
SALIRE ◙ ind. pres. salgo, sali, sale, saliamo, salite, sàlgono; pass. rem. salìi, salisti
ecc.; ◙ cong. pres. salga, saliamo, saliate, sàlgano; ◙ part. pres. salènte o saliènte; ◙
ger. salèndo; aus. essere □ salire le scale; sali al terzo piano; saliamo con l’ascensore;
saliamo da Luca; il fiume è salito di un metro; sali in barca!; salire per le scale; salire su
una sedia → VALENZA
salsicce / salsiccie: salsicce → NOME; ORTOGRAFIA
salsiccia / salciccia: salsiccia → ORTOGRAFIA
saltare □ ha saltato l’allenamento; la sua bellezza salta agli occhi; il gatto è saltato dalla
finestra; salta in sella!; saltare sul letto → VALENZA
salubèrrimo / salubrissimo: tutt’e due → AGGETTIVO (forme di
comparativo e/o di superlativo irregolari)
sàlubre / salùbre: salùbre → ACCENTO
SALUTI I s. adoperati in italiano sono: 1) buongiorno, buonasera (che si usano sia
all’inizio sia alla fine di un incontro; il momento della giornata in cui si passa
dall’uno all’altro cambia da regione a regione: in Toscana ci si saluta con il
buonasera già dal primo pomeriggio, in Sardegna dopo aver consumato il primo
pasto, indipendentemente dall’ora); 2) buondì (che equivale a buongiorno, ma va
rivolto solo a persone con le quali si ha una certa confidenza); 3) ciao (che apre
e chiude un incontro con una persona a cui si dà del tu); 4) salve (che può
sostituire sia ciao sia buongiorno/buonasera e si adopera quando si è incerti se
rivolgersi all’interlocutore con il tu o con il lei), arrivederci (che si usa alla fine di
un incontro); 5) buonanotte (che si usa prima di congedarsi nella tarda serata o
prima di andare a letto) → INTERIEZIONE
salvo che non lo voglia lui / salvo che non lo vuole lui: salvo che non lo voglia lui
(congiuntivo) → VERBO
SAPERE ◙ ind. pres. so, sai, sa, sappiamo, sapéte, sanno; fut. saprò, saprai, saprà,
saprémo, sapréte, sapranno; pass. rem. sèppi, sapésti, sèppe, sapémmo, sapéste, sèppero;
◙ cong. pres. sàppia, sappiamo, sappiate, sàppiano; ◙ cond. saprèi, saprésti,
saprèbbe, saprémmo, sapréste, saprèbbero; ◙ imp. sappi, sappiate; ◙ ger. sapèndo; ◙
part. pres. sapiente; pass. saputo; aus. avere.
sarcofaghi / sarcofagi: tutt’e due → NOME; ORTOGRAFIA
i sbadigli / gli sbadigli: gli sbadigli, e così con ogni parola che comincia per s
seguita da un’altra consonante → ARTICOLO
è sbandato / ha sbandato: tutt’e due → AUSILIARI, VERBI; VERBO
scambiare □ scambiare gli appunti; scambiano un gioco con un altro; lo hanno scambiato
per mio marito → VALENZA
scandìnavo / scandinàvo: meglio scandinàvo → ACCENTO
scaramucce / scaramuccie: scaramucce → NOME; ORTOGRAFIA
SCEGLIERE ◙ ind. pres. scélgo, scégli, scéglie, scegliamo, scegliéte, scélgono; fut.
sceglierò ecc.; pass. rem. scélsi, scegliésti, scélse, scegliémmo, scegliéste, scélsero; ◙ cond.
sceglierèi ecc.; ◙ cong. pres. scélga, scegliamo, scegliate, scélgano; ◙ part. pass. scélto;
aus. avere.
SCENDERE ◙ ind. pass. rem. scési, scendésti, scése, scendémmo, scendéste, scésero;
◙ part. pass. scéso; aus. essere □ scendere le scale; scendo con gli sci; scendi dalla moto!;
la temperatura è scesa di dieci gradi; scendo in garage; scendo a fare due passi; scendo per
portare fuori il cane; il paracadutista è sceso su un albero → VALENZA
schegge / scheggie: schegge → NOME; ORTOGRAFIA
scientifico, scienza, scienziato / scentifico, scenza, scenziato: scientifico, scienza, scienziato
→ ORTOGRAFIA
SCIOGLIERE ◙ ind. pres. sciòlgo, sciògli, sciòglie, sciogliamo, sciogliéte, sciòlgono;
fut. scioglierò ecc.; pass. rem. sciòlsi, sciogliésti, sciòlse, sciogliémmo, sciogliéste,
sciòlsero; ◙ cong. pres. sciòlga, sciogliamo, sciogliate, sciòlgano; ◙ part. pass. sciòlto;
aus. avere □ sciogliere i muscoli; sciogliere le trecce al vento; sciogliere da un voto; sciogli il
miele nel latte → VALENZA
è scivolato / ha scivolato: tutt’e due → AUSILIARI, VERBI; VERBO
sconce / sconcie: sconce → AGGETTIVO; ORTOGRAFIA
SCOPO, COMPLEMENTO DI → FINE, COMPLEMENTO DI
scorrazzare / scorazzare: scorrazzare → ORTOGRAFIA
SCUOTERE ◙ ind. pass. rem. scòssi, scuotésti, scòsse, scuotémmo, scuotéste,
scòssero; ◙ part. pass. scòsso; aus. avere.
sé / se: sé (pronome: pensa solo a sé); se (congiunzione: se piove, prendi l’ombrello)
→ ACCENTO
sebbene Claudio abbia lavorato / sebbene Claudio ha lavorato: sebbene Claudio abbia
lavorato (congiuntivo) → VERBO
SECONDARIA, PROPOSIZIONE → SUBORDINAZIONE
selvagge / selvaggie: selvagge → AGGETTIVO; ORTOGRAFIA
SEMPLICE, FRASE → FRASE
la senatrice / il senatore (per una donna): tutt’e due → FEMMINILE DEI
NOMI DI PROFESSIONE
sennonché / senonché / senonchè / se non che: sennonché, senonché e se non che
senza Marco (nome) / senza di Marco: senza Marco → PREPOSIZIONE
senza me (pronome), te, lui, lei, noi, voi, loro / senza di me, te, lui, lei, noi, voi, loro:
senza di me, te, lui, lei, noi, voi, loro → PREPOSIZIONE
SEPPELLIRE ◙ ind. pres. seppellisco, seppellisci ecc.; ◙ part. pass. sepolto o
seppellito; aus. avere.
SERVILI, VERBI → VERBO
servire □ tra poco servono la cena; il computer mi (= a me) serve; il telecomando serve a
cambiare canale; le buste servono per la spesa; il telecomando serve per cambiare canale →
VALENZA
sé stesso / se stesso: tutt’e due → ACCENTO
sì con accento / si senza accento: sì con accento, l’affermazione (– Ti piace? –
Sì), si senza accento, il pronome (si lava); per si → ACCENTO; per sì →
AVVERBIO
sicché, sicchè / sì che: sicché → ORTOGRAFIA
siccome / siccome che: siccome → CONGIUNZIONE
SILLABA È una sequenza di suoni prodotta con un’unica emissione di voce. ◙
Le norme che regolano la divisione delle parole in s. sono nove: 1) una vocale
iniziale seguita da una consonante costituisce da sola una s.: o-nore; 2) una
consonante semplice forma una s. con la vocale seguente (anche x, che
foneticamente vale per due consonanti: cs, si comporta come una consonante
semplice): li-ma, Do-xa; 3) due o tre lettere che rappresentano un unico suono
non si dividono e quindi fanno s. con la vocale seguente: sta-gio-ne (e non sta-
gi-one), ra-glia-re, co-scia; 4) non si dividono i gruppi di due consonanti formati
da b, c, f, g, p, t, v + l o r: ru-blo, la-cri-ma, fri-go-ri-fe-ro, si-gla, re-pli-ca, tea-tro, do-
vrei; 5) non si divide il gruppo formato da s + consonante: la s che precede una
consonante (detta anche “s impura”) forma sempre un’unica s. con la
consonante e la vocale che seguono: cre-sco, mo-stro, Gi-smon-di; 6) si dividono i
gruppi di due consonanti uguali (e il gruppo cq): spal-le, ses-so, ac-qua; 7) si
dividono i gruppi formati da due qualsiasi altre consonanti: sal-do, por-to, fuc-
sia, Ed-gar-do, Daf-ne, Lep-tis. Il criterio alla base di questa norma è quello di
non far cominciare una s. con un gruppo di consonanti che non si
troverebbero ad inizio di parola; è il caso, negli esempi citati, di ld, rt, cs, dg, rd,
fn, pt. Invece, esistono numerose parole inizianti per bl (bloccare) o cr (crema) – in
armonia con la regola 4) – e numerose altre parole inizianti per s + consonante
(scorta, strillo, smania), in armonia con la regola 5; 8) nei gruppi di tre o più
consonanti la divisione avviene in genere tra la prima e la seconda consonante:
com-prendo, pol-trire, inter-stizio. Quando l’incontro tra seconda e terza
consonante dà luogo a un gruppo non ammesso dalla fonetica italiana (v. la
regola 7), la divisione avviene tra seconda e terza consonante: feld-spato, tung-
steno; 9) nell’incontro di vocali si possono dividere solo le vocali in iato (le-one,
bosni-aco), non quelle che formano un dittongo (fiam-ma, feu-do, pie-no). ◙ Le
nove regole che abbiamo indicato consentono di dividere correttamente le
parole in fin di rigo e andare al rigo successivo; vanno applicate anche alle
parole composte con un prefisso come trans, iper, sub, super: tran-satlantico e non
trans-atlantico, iperef-ficiente e non iper-efficiente, subap-paltare e non sub-appaltare,
superat-tico e non super-attico. Bisogna aggiungere, però, che la scrittura su
computer ha reso queste norme un po’ superate, nel senso che il programma di
scrittura ordina automaticamente il formato del testo, la disposizione delle
righe, la distribuzione delle parole e la loro eventuale divisione fra un rigo e
l’altro.
la sindaca / il sindaco (per una donna): tutt’e due → FEMMINILE DEI
NOMI DI PROFESSIONE
smettere □ smettere un’attività sportiva; ho smesso con il gioco; non smette di piangere →
VALENZA
so / sò: so → ACCENTO
socievole / socevole: socievole → ORTOGRAFIA
sociologi / sociologhi: meglio sociologi → NOME; ORTOGRAFIA
soffrire □ soffro il mal di mare; soffro a parlare del mio divorzio; soffro con voi; soffro di
gastrite; non può soffrire di sentirlo parlare; soffro nel saperti così giù; soffre per il mal di
denti → VALENZA
SOGGETTIVE, PROPOSIZIONI Sono subordinate che fanno da soggetto
alla p. reggente: “Bisogna [che cosa?] → che mi ascoltiate”. ◙ Dipendono da: 1)
verbi come sembrare, parere, accadere, convenire, bisognare, capitare, risultare e simili,
usati impersonalmente alla terza persona singolare: “Con questo freddo mi
sembra di essere sulla neve”; 2) verbi come credere, pensare, sperare, raccontare, dire,
narrare, temere e simili, preceduti dal pronome si e usati alla terza persona
singolare: “Si spera che il maltempo passi presto”; 3) espressioni impersonali
formate dal verbo essere + un aggettivo o un nome: “È indispensabile che tu
faccia qualcosa”. ◙ Possono avere forma esplicita o implicita. ◙ Le s. esplicite
sono introdotte da che e il modo verbale è, a seconda dei casi, il congiuntivo,
l’indicativo o il condizionale: 1) il congiuntivo si adopera se nella p. reggente
c’è un’espressione di apparenza, necessità o convenienza: “Sembra (bisogna,
conviene) che vi comportiate bene”; 2) l’indicativo si adopera se nella p. reggente
c’è un’espressione di certezza: “È evidente che siete stati voi”; 3) il
condizionale si adopera: a) quando il fatto espresso nella p. s. dipende da una
condizione: “È chiaro che Giulia sarebbe d’accordo con me” (sottinteso: se glielo
chiedessi, se potesse dire come la pensa ecc.); b) per esprimere un futuro in
dipendenza da un passato (in questo caso, il tempo adoperato è il condizionale
passato: “Era chiaro che prima o poi avreste litigato!”). ◙ Le s. implicite hanno il
verbo all’infinito, con o senza di: “È ora di dormire”, “Bisogna rifare tutto”.
SOGGETTO In genere il s. è: 1) un nome (preceduto o non preceduto
dall’articolo) o un pronome che precede o, più raramente, segue il verbo:
“L’AVVOCATO / GIOVANNI / QUELLO è simpatico”, “Ha chiamato LA NONNA”;
2) l’argomento principale di cui parla il verbo: “IL FUMO fa male alla salute”; 3)
l’elemento che dà al verbo la desinenza di persona e di numero e, in alcuni
casi, di genere: “VALERIA scrive benissimo”, “LE PIZZE sono arrivate solo ora”.
◙ Il s. può indicare: 1) nelle frasi con verbo attivo, chi o che cosa compie
l’azione espressa dal predicato: “CARLO parla”; 2) nelle frasi con verbo passivo
o riflessivo, chi o che cosa subisce l’azione espressa dal predicato: “ALBERTA è
stimata da tutti”, “CARLO si lava”; 3) nelle frasi con verbo che indica uno stato
o un modo di essere, a chi o a che cosa è attribuito un determinato stato o una
qualità: “IL FUMO è dannoso”, “Quel SIGNORE sembra molto cortese”. ◙ In
alcune lingue (per esempio l’inglese e il francese) l’espressione del s. è
obbligatoria; in italiano, invece, il s. può anche essere sottinteso: questo
fenomeno prende il nome di ellissi (= ‘mancanza’) del s. Anche quando il s.
non è espresso, le desinenze verbali permettono di individuarlo: io ascolto =
ascolto; tu ascolti = ascolti ecc. ◙ Il s. è sottinteso: 1) quando il verbo è
all’imperativo: “Lasciami!”; 2) in una risposta, se il s. è lo stesso della
domanda: “– È arrivato il medico? – Sì, è arrivato”.
la soldata / la soldatessa / il soldato (per una donna): la soldata e il soldato; la soldatessa
può avere una sfumatura ironica o spregiativa → FEMMINILE DEI NOMI
DI PROFESSIONE
sollevare □ sollevare un peso; sollevami da questo compito → VALENZA
sommo / più sommo: solo sommo → AGGETTIVO
sopra al tavolo / sopra il tavolo: tutt’e due → PREPOSIZIONE
sopra di me (pronome), te, lui, lei, noi, voi, loro / sopra me, te, lui, lei, noi, voi, loro:
sopra di me, te, lui, lei, noi, voi, loro → PREPOSIZIONE
sopra Giorgio (nome) / sopra di Giorgio: sopra Giorgio → PREPOSIZIONE
i sopraccigli / le sopracciglia: tutt’e due → NOME
il soprano / la soprano: il soprano → NOME
soprattutto / sopra tutto: soprattutto → ORTOGRAFIA
SORGERE ◙ ind. pass. rem. sórsi, sorgésti, sórse, sorgémmo, sorgéste, sórsero; ◙
part. pass. sórto; aus. essere.
sorta / sorte: sorta = tipo; sorte = fortuna → NOME
sospettare □ sospetto un imbroglio; la polizia lo sospetta di rapina; non sospettava di essere
intercettato; la polizia sospetta che l’assassino sia lui → VALENZA
SOSTANTIVO → NOME
sotto al tavolo / sotto il tavolo: tutt’e due → PREPOSIZIONE
sott’occhio / sottocchio: sott’occhio → ORTOGRAFIA
sotto di me (pronome), te, lui, lei, noi, voi, loro / sotto me, te, lui, lei, noi, voi, loro:
sotto di me, te, lui, lei, noi, voi, loro → PREPOSIZIONE
sotto Franco (nome) / sotto di Franco: sotto Franco → PREPOSIZIONE
la sottosegretaria / il sottosegretario (per una donna): tutt’e due → FEMMINILE
DEI NOMI DI PROFESSIONE
SOVRAORDINATA, PROPOSIZIONE → SUBORDINAZIONE
sparare □ sparare un colpo di fucile; hanno sparato a John Lennon → VALENZA
le specie / le spece / le speci: le specie → NOME
SPECIFICAZIONE, COMPLEMENTO DI È un c. indiretto introdotto
dalla preposizione di. Precisa un TERMINE che altrimenti resterebbe generico:
“Giulia si riposa all’OMBRA di un albero”. ◙ Risponde alle domande: di chi? di che
cosa?
specifici / specifichi: specifici → AGGETTIVO; ORTOGRAFIA
spegnere / spengere: meglio spegnere → ORTOGRAFIA
Spezia / La Spezia: La Spezia; vado a La Spezia / vado alla Spezia / vado a Spezia:
vado a La Spezia e vado alla Spezia → NOME; ORTOGRAFIA
spiagge / spiaggie: spiagge → NOME; ORTOGRAFIA
gli, le sponsor / gli, le sponsors: gli, le sponsor → PLURALE DELLE PAROLE
INGLESI
Marco si è sposato / Marco ha sposato: Marco si è sposato; ma: Marco ha sposato
Claudia, Marco si è sposato con Claudia; è sbagliato Marco si è sposato Claudia →
AUSILIARI, VERBI; VERBO
spostare □ ho spostato i mobili; abbiamo spostato la riunione alle nove; sposta la sedia dal
muro; ho spostato il divano di un metro; spostiamo la lavatrice in cucina; spostiamo la
lavatrice sul balcone → VALENZA
gli spot / gli spots: meglio gli spot → PLURALE DELLE PAROLE INGLESI
SQUADRE DI CALCIO, NOMI DI I n. delle s. di c. (sempre preceduti
dall’articolo: la Roma, il Milan, la Juventus ecc.) sono in parte maschili e in parte
femminili. Si possono individuare due tendenze: 1) i n. che ripropongono in
forma identica quello della città sede della società sono maschili: il Bari, il
Bologna, il Brescia, il Campobasso, il Catania, il Cesena, il Foggia, il Napoli, il
Messina, il Palermo, il Perugia, il Pescara, il Torino, il Venezia, il Verona (unica
eccezione rilevante la Roma, che è femminile); 2) i n. che non ripropongono
in forma identica quello della città sede della società o che non rinviano al
nome di una città sono femminili: l’Atalanta, la Casertana, la Fiorentina, l’Inter,
la Juventus, la Lazio, la Reggiana, la Reggina, la Salernitana, la Sampdoria,
l’Udinese, la Ternana, la Triestina (uniche eccezioni il Genoa e il Milan, maschili,
il cui nome è comunque molto simile a quello delle città dove hanno sede le
squadre, cioè Genova e Milano) → NOME
gli, le stalker / gli, le stalkers: meglio gli, le stalker → PLURALE DELLE
PAROLE INGLESI
STARE ◙ ind. pres. sto, stài, sta, stiamo, state, stanno; fut. starò ecc.; pass. rem.
stètti, stésti, stètte, stémmo, stéste, stèttero; ◙ cong. pres. stìa, stiamo, stiate, stìano;
imperf. stéssi, stéssi, stésse, stéssimo, stéste, stéssero; ◙ cond. starèi ecc.; ◙ imp. sta o
sta’ o stai; ◙ part. pass. stato; aus. essere □ saper stare alle battute; ti (= a te) sta bene!;
davvero stai con Marco?; non stava in sé dalla gioia; i calzini stanno nel cassetto; sta
sempre sulle sue → VALENZA
STATO IN LUOGO, COMPLEMENTO DI Indica il luogo in cui si svolge
un’azione, si verifica una situazione o in cui si trova qualcuno o qualcosa.
Dipende da verbi che indicano stato o permanenza, come stare, essere, vivere
ecc. È introdotto: a) dalle preposizioni in, a, su, da, per, tra, sopra, sotto, fuori,
dentro: “Abito in centro / al mare”, “Mi sono fermato dai nonni”; b) dalle
espressioni (dette locuzioni preposizionali) nei pressi di, nei dintorni di, all’interno
di, accanto a, vicino a: “Siamo nei dintorni di Catania”. ◙ Oltre che da un nome,
può anche essere espresso da un avverbio di stato in luogo: “Ti aspetto qui”. ◙
Risponde alle domande: dove?, in quale luogo?
le stele / le steli: meglio le stele → NOME
STIMA, COMPLEMENTO DI Esprime la valutazione che si dà di qualcosa
o di qualcuno, sul piano materiale o su quello morale; è retto da verbi come
stimare, valutare, considerare, apprezzare, valere ecc., e non è introdotto da
preposizione: “Quel quadro è stato stimato un milione di euro”, “Andrea è
apprezzato molto dai colleghi”. ◙ Risponde alla domanda: (stimato, valutato)
quanto?
strappare □ ha strappato l’assegno; il ladro mi (= a me) ha strappato la borsa; strappare
una cosa dalle mani; strappare le parole di bocca → VALENZA
STRINGERE ◙ ind. pass. rem. strinsi, stringésti, strinse, stringémmo, stringéste,
strìnsero; ◙ part. pass. strétto; aus. avere □ stringi i pugni; strinse il figlio al petto; la
BCE ha stretto un accordo con i paesi indebitati; il freddo ci ha stretto nella sua morsa; la
telecamera stringe sul luogo del ritrovamento; stringete il pallone tra le ginocchia →
VALENZA
strisce / striscie: strisce → NOME; ORTOGRAFIA
la strofa, le strofe / la strofe, le strofi: tutt’e due → NOME
STRUMENTO, COMPLEMENTO DI → MEZZO O STRUMENTO,
COMPLEMENTO DI.
SU → PREPOSIZIONE che può indicare: 1) una posizione in un luogo o
una direzione verso un luogo: “Sono sul tetto”, “Salgo sull’autobus”; 2) un
argomento di discussione: “Ho letto un libro su Cervantes”, “Abbiamo
discusso su una questione importante”; 3) l’età di qualcuno: “Una donna sui
quarant’anni”.
su di me (pronome), te, lui, lei, noi, voi, loro / su me, te, lui, lei, noi, voi, loro: su di
me, te, lui, lei, noi, voi, loro → PREPOSIZIONE
su Franco (nome) / su di Franco: su Franco → PREPOSIZIONE
SUBORDINATA, PROPOSIZIONE → FRASE; SUBORDINAZIONE
SUBORDINAZIONE È la forma di collegamento di due o più proposizioni
poste su piani diversi, come quelle che seguono: “La gita è andata male perché
ha piovuto sempre”. Delle due frasi, una (perché ha piovuto sempre), priva di
autonomia sul piano del significato e della sintassi (correntemente si dice che
“non si regge da sola”), richiede la presenza dell’altra (La gita è andata male): la
prima proposizione si chiama subordinata o secondaria, mentre la seconda si
chiama reggente o sovraordinata. La subordinata è collegata alla reggente da
una congiunzione, una preposizione o un altro elemento subordinante (perché,
quando, che, per ecc.). ◙ Il rapporto di s. è di 1° grado quando una proposizione
dipende direttamente dalla frase principale (come nell’esempio precedente); è
di 2° grado quando una proposizione dipende da una subordinata di 1° grado,
a sua volta dipendente dalla principale; è di 3° grado quando una proposizione
dipende da una subordinata di 2° grado ecc.: per esempio, nel periodo “Ti
assicuro che non ho mangiato niente perché non avevo fame”, Ti assicuro è la
proposizione principale, che non ho mangiato niente è una subordinata di 1°
grado, perché non avevo fame è una subordinata di 2° grado. ◙ Le proposizioni
subordinate possono avere forma esplicita o forma implicita. ◙ Le
subordinate esplicite hanno il verbo all’indicativo, al congiuntivo o al
condizionale (“Il direttore ha comunicato che arriverà più tardi”, “Vuole che gli
diciamo tutto”, “Chiedigli se accetterebbe la proposta”), e possono essere introdotte:
a) da una congiunzione o da un’espressione subordinante (perché, affinché,
quando, sebbene, prima che, dopo che, di modo che ecc.); b) da un pronome o da un
avverbio relativo (che, il quale, cui, dove ecc.; solo le subordinate relative); c) da
un pronome, un aggettivo o un avverbio interrogativo (chi, quale, quanto ecc.;
solo le subordinate interrogative indirette). ◙ Le subordinate implicite hanno
il verbo all’infinito, al participio o al gerundio (“Ha studiato molto per superare
l’esame”, “Vista la situazione, ce ne siamo andati”, “Si allontanò correndo”), e
possono essere introdotte: a) da preposizioni che reggono l’infinito (a, di, da,
per, dopo, senza ecc.); b) da congiunzioni (anche, pur ecc.: “I neonati imparano
anche dormendo”, “Giorgio non sa nuotare, pur abitando in una città di mare”).
Inoltre, le subordinate implicite possono essere collegate direttamente alla
proposizione reggente, senza congiunzioni: “Letto il messaggio, si tranquillizzò”,
“Vedo arrivare i vigili del fuoco”, “Leggendo a lungo, mi bruciano gli occhi”. ◙ A
parte qualche eccezione, una subordinata può avere forma implicita solo se il
suo soggetto è lo stesso della reggente. Si noti la differenza: a) “Giulia sa che
(lei) ha fatto bene” → “Giulia sa di aver fatto bene”; b) “Giulia sa che Gianni ha fatto
bene → “Giulia sa di Gianni aver fatto bene” ???: la forma implicita è possibile
nella subordinata dell’esempio a), che ha lo stesso soggetto della reggente, ma
non nella subordinata dell’esempio b), che non ha lo stesso soggetto della
reggente. ◙ In base al significato e alla funzione che svolgono all’interno del
periodo, le proposizioni subordinate si distinguono in: aggiuntive, avversative,
→ CAUSALI, comparative, → CONCESSIVE, → CONSECUTIVE, →
DICHIARATIVE, eccettuative, esclusive, → FINALI, →
INTERROGATIVE INDIRETTE, → IPOTETICHE, limitative, modali,
→ OGGETTIVE, → RELATIVE, → SOGGETTIVE, → TEMPORALI
SUCCEDERE ◙ ind. pass. rem. succèssi o succedéi o succedetti, succedésti, succèsse
o succedé o succedette, succedémmo, succedéste, succèssero o succedérono o succedettero); ◙
part. pass. succèsso o succeduto □ al re morente succederà il figlio; non te la prendere:
succede con tutti!; mi è successo di incontrarlo; è successo che non ci siamo intesi →
VALENZA
succubo, succuba / succube: tutt’e tre → NOME
sudicie / sudice: sudicie → AGGETTIVO; ORTOGRAFIA
sufficiente, sufficienza / sufficente, sufficenza: sufficiente, sufficienza →
ORTOGRAFIA
SUFFISSO È un elemento che si mette alla fine di una parola per formarne
un’altra, → DERIVATA o → ALTERATA. I s. possono aggiungersi a nomi,
aggettivi, verbi e avverbi: il nome, l’aggettivo e l’avverbio perdono la vocale
finale, mentre il verbo all’infinito perde l’uscita -are, -ere o -ire. Per esempio:
muro → mur atore, basso → bass ezza, indietro → indietr eggiare, picchiare →
picchi ettare.
SUFFISSOIDE È un → SUFFISSO che in greco antico o in latino era una
parola con un suo significato. Per esempio, nella parola sonnifero, -fero è un s.
che in latino significava ‘che porta’.
superare □ superare un ostacolo; ha superato di un centesimo di secondo il record mondiale;
superare qualcuno in bravura → VALENZA
le superfici / le superficie: meglio le superfici → NOME
la superficie / la superfice: la superficie → ORTOGRAFIA
superiore / più superiore: solo superiore → AGGETTIVO (forme di
comparativo e/o di superlativo irregolari)
SUPERLATIVO → AGGETTIVO
suppergiù / su per giù: tutt’e due → ORTOGRAFIA
i, le supporter / i, le supporters: meglio i, le supporter → PLURALE DELLE
PAROLE INGLESI
T

TACERE ◙ ind. tàccio, taci, tace, taciamo, tacéte, tàcciono; pass. rem. tàcqui, tacésti,
tàcque, tacémmo, tacéste, tàcquero; ◙ cong. pres. tàccia, tacciamo, tacciate, tàcciano; ◙
part. pass. taciuto; aus. avere □ tacere le proprie responsabilità; ho taciuto a mia madre
la verità; ti prego di tacere con i vicini!; ha taciuto a tutti di non essere laureato; ho taciuto
sull’accaduto; ha taciuto a tutti che non era laureato → VALENZA
i, le talent-scout / i, le talent-scouts: meglio i, le talent-scout → PLURALE DELLE
PAROLE INGLESI
talora / tal ora: talora → ORTOGRAFIA
talvolta / tal volta: talvolta → ORTOGRAFIA
tantomeno / tanto meno: tutt’e due → ORTOGRAFIA
tantopiù / tanto più: tutt’e due → ORTOGRAFIA
i target / i targets: meglio i target → PLURALE DELLE PAROLE INGLESI
tè / te: tè bevanda, te pronome (“Dico a te”) → ACCENTO
te al posto di tu: te canti, te parli / tu canti, tu parli: tu canti, tu parli →
PRONOME
te e io / tu e io: tu e io → PRONOME
telefonare □ telefonare a qualcuno (la forma lo telefono, la telefono è sbagliata: bisogna
dire e scrivere gli telefono, le telefono)
tempio: al plurale fa i templi → NOME
TEMPO, AVVERBI DI → AVVERBIO
TEMPO CONTINUATO, COMPLEMENTO DI Indica per quanto
tempo o da quanto tempo dura il fatto, l’azione o la circostanza espressa dal
verbo. È introdotto: a) dalle preposizioni per, in, da, durante (o anche da nessuna
preposizione): “Siamo rimasti fermi (per) tre ore”, “Sono a Berlino da una
settimana”; b) dall’espressione (detta locuzione preposizionale) fino a: “Ha
lavorato fino a tardi”. ◙ Risponde alle domande: quanto?, per quanto tempo?, in
quanto tempo?, da quanto tempo?, fino a quando?, da quando?
TEMPO DETERMINATO, COMPLEMENTO DI Indica il momento, il
periodo o l’epoca in cui si verifica il fatto, l’azione o la circostanza espressa dal
verbo. È introdotto: a) dalle preposizioni a, in, di, per, su, tra, durante: “La
partita inizierà alle sei”, “Lavoro di notte”, “Torno per le quattro”; b) dalle
espressioni (dette locuzioni preposizionali) al tempo di, prima di, dopo di: “Avrei
voluto vivere al tempo dei dinosauri”, “Arriverò prima di notte”. ◙ Risponde alle
domande: quando?, per quando?, a quando?, tra quanto tempo?, in quale momento?,
in quale periodo?
TEMPORALI, PROPOSIZIONI Sono subordinate che collocano nel tempo
l’azione o il fatto espresso nella p. reggente. Possono esprimere: 1)
contemporaneità: il fatto espresso nella p. reggente accade, è accaduto o
accadrà nello stesso tempo di quello indicato dalla p. t.: “Mentre facevo
colazione, è arrivato Giorgio” 2) anteriorità: il fatto espresso nella p. reggente
accade, è accaduto o accadrà prima di quello indicato dalla p. t.: “Sono andati
via prima che Giorgio arrivasse”; 3) posteriorità: il fatto espresso nella p.
reggente accade, è accaduto o accadrà dopo il fatto indicato dalla p. t.:
“Francesca è arrivata dopo che ce ne siamo andati”. ◙ Possono avere forma
esplicita e forma implicita. ◙ Le t. esplicite che esprimono contemporaneità
sono introdotte da quando, mentre, allorché, allorquando, al tempo in cui, nel
momento che (“Mentre facevo colazione mi ha telefonato Carlo”); il modo verbale è
l’indicativo, ma può aversi il congiuntivo (introdotto da quando) per esprimere
probabilità: “Quando lo desideri, le restituiremo la somma da lei versata”. Le t.
implicite che esprimono contemporaneità si costruiscono con il gerundio
presente (“Correndo sono scivolato”) o con al, nel, col, sul + l’infinito (“Nel vedere
Luca, Laura diventò rossa”). ◙ Le t. esplicite che esprimono anteriorità sono
introdotte da prima che (“Siamo venuti via prima che tu arrivassi”); il modo
verbale è il congiuntivo. Le t. implicite che esprimono anteriorità si
costruiscono con prima di + l’infinito (“Parlane con i tuoi, prima di prendere una
decisione”). ◙ Le t. esplicite che esprimono posteriorità sono introdotte da dopo
che (“Mi riposerò dopo che avrò finito il lavoro”); il modo verbale è l’indicativo,
ma può aversi il congiuntivo per esprimere probabilità: “Lo inviterò solo dopo
che mi abbia chiesto scusa”. Le t. implicite che esprimono posteriorità si
costruiscono con dopo + l’infinito passato (“Dopo aver parlato, ascoltò gli altri”),
oppure col participio passato, preceduto o no da una volta (“[Una volta]
terminato lo spettacolo, il pubblico uscì dal teatro”).
TENDERE ◙ ind. pass. rem. tési, tendésti, tése, tendémmo, tendéste, tésero; ◙
part. pass. téso; aus. avere.
TENERE ◙ ind. tèngo, tièni, tiène, teniamo, tenéte, tèngono; fut. terrò, terrai, terrà,
terrémo, terréte, terranno; pass. rem. ténni, tenésti, ténne, tenémmo, tenéste, ténnero; ◙
cong. pres. tènga, teniamo, teniate, tèngano; ◙ cond. terrèi, terrésti, terrèbbe,
terrémmo, terréste, terrèbbero; ◙ imp. tièni, tenéte; ◙ part. pres. tenènte; pass. tenuto;
aus. avere.
i tergicristalli / i tergicristallo: tutt’e due→ COMPOSTA, PAROLA
TERMINE, COMPLEMENTO DI È l’elemento della frase su cui l’azione
espressa dal predicato “termina”, cioè ricade indirettamente, per mezzo della
preposizione a: “Lucia ha prestato un libro a Elena”. Come si può vedere,
l’azione compiuta dal soggetto (Lucia) ed espressa dal verbo (ha prestato) ricade
su due elementi diversi: un libro e Elena. Il primo (un libro) è legato al verbo
direttamente, senza preposizioni: è il c. → OGGETTO. Il secondo (Elena) è
legato al verbo indirettamente, per mezzo della preposizione a: per questo il c.
di t. è anche detto “complemento oggetto indiretto”. ◙ Di solito il c. di t.
dipende dal verbo. Può dipendere, però, anche da molti aggettivi: utile, inutile,
simile, dissimile, identico, uguale, contrario, caro, ostile, avverso, vicino, prossimo, adatto,
idoneo, necessario, propenso, incline, attento ecc. ◙ Risponde alle domande: a chi?, a
che cosa?
tèrmite / termìte: tèrmite → ACCENTO
i test / i tests: meglio i test → PLURALE DELLE PAROLE INGLESI
tienilo / tienlo / tiello: tutt’e tre → PRONOME; VERBO
tienimi / tiemmi: tutt’e due → PRONOME; VERBO
tienine / tienne: tutt’e due → PRONOME; VERBO
tirare □ tirare la corda della tenda; tirare una scarpa a uno; quel negoziante tira a
imbrogliare; finalmente è riuscito a tirare con la mazza da baseball; tirare di boxe; tirare
qualcuno per la giacca; tirare sul prezzo → VALENZA
to’ / tò: to’ → ACCENTO; APOSTROFO
TOGLIERE ◙ ind. pres. tòlgo, tògli, tòglie, togliamo, togliéte, tòlgono; fut. toglierò
ecc.; pass. rem. tòlsi, togliésti, tòlse, togliémmo, togliéste, tòlsero; ◙ cong. pres. tòlga,
togliamo, togliate, tòlgano; ◙ cond. toglierèi ecc.; ◙ part. pass. tòlto; aus. avere □
toglimi (= a me) un dubbio; togli la spina con l’ago; togli i piatti dalla lavastoviglie;
togliere il pane di bocca → VALENZA
torce / torcie: torce → NOME; ORTOGRAFIA
TRA → FRA
tracce / traccie: tracce → NOME; ORTOGRAFIA
tra me (pronome), te, lui, lei, noi, voi, loro / tra di me, te, lui, lei, noi, voi, loro: tutt’e
due → PREPOSIZIONE
tranne che (non) lo voglia lui / tranne che (non) lo vuole lui: tranne che (non) lo voglia
lui (congiuntivo) → VERBO
TRANSITIVI, VERBI → VERBO
TRARRE ◙ ind. pres. traggo, trai, trae, traiamo, traéte, tràggono; imperf. traévo,
traévi, traéva, traevamo, traevate, traévano; fut. trarrò ecc.; pass. rem. trassi, traésti,
trasse, traémmo, traéste, tràssero; ◙ cong. pres. tragga, traiamo, traiate, tràggano;
imperf. traéssi, traéssi, traésse, traéssimo, traéste, traéssero; ◙ cond. trarrèi ecc.; ◙
imp. trai, traéte; ◙ ger. traèndo; ◙ part. pass. tratto; aus. avere □ trarre le
conclusioni; trarre le reti a riva; ha tratto il libro da una storia reale; ha tratto di tasca le
chiavi; mi ha tratto in inganno → VALENZA
trattare □ oggi trattiamo questo argomento; trattare la vendita con il proprietario; la
discussione tratta di politica → VALENZA
TRATTINO Il t. (-) è più corto della → LINEETTA (–). Si usa per indicare:
1) la divisione di una parola in sillabe: sor-bi-re; 2) la separazione tra due cifre:
“17-18 febbraio”, “C’erano venti-trenta persone”; 3) una relazione: “i rapporti
italo-francesi, “il derby Roma-Lazio”, “l’incontro governo-parti sociali”; 4) due
aggettivi o due nomi accoppiati: “la politica economico-finanziaria”, il decreto-
legge (ma anche decreto legge, senza trattino); 5) il t. può anche isolare le due
parti di una parola composta: auto-analisi, socio-economica ecc.; ma in questi casi
è più comune la grafia unita: autoanalisi, socioeconomica ecc.
il trave / la trave: la trave → NOME
tre / tré: tre; ma ventitré, trentatré, quarantatré e tutti gli altri numeri che finiscono
con tre → ACCENTO
trecce / treccie: trecce → NOME; ORTOGRAFIA
TU, DARE DEL → ALLOCUTIVI, PRONOMI
tutt’altro / tuttaltro: tutt’altro → ORTOGRAFIA
tuttalpiù / tutt’ al più: tutt’e due → ORTOGRAFIA
tuttavia / tutta via: tuttavia → ORTOGRAFIA
tutte e due / tutt’e due / tutte due / tutteddue: tutte e due e tutt’e due →
ORTOGRAFIA
tutti e due / tutt’e due / tutteddue: tutti e due e tutt’e due → ORTOGRAFIA
tutt’oggi / tuttoggi: tutt’oggi → ORTOGRAFIA
tuttora / tutt’ora: tuttora → ORTOGRAFIA
tutt’uno / tuttuno: tutt’uno→ ORTOGRAFIA
U

ubbidiente, ubbidienza, ubbidire → obbediente, obbedienza, obbedire


Ucràina / Ucraìna: Ucraìna → ACCENTO
ucràino / ucraìno: tutt’e due → ACCENTO
UDIRE ◙ ind. pres. òdo, òdi, òde, udiamo, udite, òdono; fut. udirò o udrò, udirài o
udrài, udirà o udrà, udirémo o udrémo, udiréte o udréte, udiranno o udranno; ◙ cong.
pres. oda, udiamo, udiate, òdano; ◙ cond. udirèi o udrèi, udirésti o udrésti, udirèbbe o
udrèbbe, udirémmo o udrémmo, udiréste o udréste, udirèbbero o udrèbbero; ◙ part.
pres. udènte, aus. avere.
ulivo / olivo: tutt’e due → ORTOGRAFIA
ulteriore / più ulteriore: solo ulteriore → AGGETTIVO (forme di comparativo
e/o di superlativo irregolari)
un’amica / un amica: un’amica, e così con ogni parola femminile che inizia per
vocale → APOSTROFO; ARTICOLO
un anno / un’anno: un anno, e così con ogni parola maschile che inizia per
vocale → APOSTROFO; ARTICOLO
UNIONE, COMPLEMENTO DI → COMPAGNIA E UNIONE,
COMPLEMENTO DI
unire □ uniamo i letti; unire l’acqua all’impasto; un tunnel che unisce uno Stato con
l’altro → VALENZA
ùpupa / upùpa: ùpupa → ACCENTO
gli urli / le urla: gli urli degli animali e le urla degli uomini → NOME
USCIRE ◙ ind. pres. èsco, èsci, èsce, usciamo, uscite, èscono; ◙ cong. pres. èsca,
usciamo, usciate, èscano; ◙ imp. èsci, uscite; aus. essere.
utènsile / utensìle: utènsile se è aggettivo (macchina utènsile), utensìle se è nome (gli
utensìli del falegname) → ACCENTO
V

va / và: lui va → ACCENTO; ANDARE


ha vacillato / è vacillato: ha vacillato → VERBO
vai / va’ / va / và via subito: vai, va’ e va via subito → ACCENTO; ANDARE;
APOSTROFO
VALENZA Quasi tutti i verbi, per formare un concetto di senso compiuto,
devono collegarsi (con o senza preposizioni) a uno o più elementi. Questa loro
caratteristica si chiama valenza o reggenza, mentre gli elementi che
accompagnano il verbo (il soggetto, i complementi e alcuni tipi di frasi) si
chiamano argomenti. Per esempio:
argomento 1 verbo argomento 2 argomento 3
Marco ha detto a Giulia che la aiuterà
I rari verbi che per formare un concetto di senso compiuto non hanno
bisogno di argomenti si chiamano zerovalenti (es.“Piove”: è un verbo a zero
posti); i verbi che per formare un concetto di senso compiuto hanno bisogno
di un argomento (il soggetto, espresso o sottinteso) si chiamano monovalenti (es.
“L’atleta marcia”: verbo a un posto); i verbi che hanno bisogno di due
argomenti si chiamano bivalenti (es. “La mamma compra i regali”: verbo a due
posti); i verbi che hanno bisogno di tre argomenti si chiamano trivalenti (es.
“Giovanna ha dato un aiuto a Aurelio”: verbo a tre posti).
VALERE ◙ ind. pres. valgo, vali, vale, valiamo, valéte, vàlgono; fut. varrò, varrai,
varrà, varrémo, varréte, varranno; pass. rem. valsi, valésti, valse, valémmo, valéste,
vàlsero; ◙ cong. pres. valga, valiamo, valiate, vàlgano; ◙ cond. varrèi, varrésti,
varrèbbe, varrémmo, varréste, varrèbbero; ◙ part. pass. valso; aus. essere.
valige / valigie: tutt’e due → NOME; ORTOGRAFIA
VANTAGGIO E SVANTAGGIO, COMPLEMENTO DI Indica la persona,
l’animale o la cosa a vantaggio o svantaggio della quale si verifica l’azione o la
condizione espressa dal verbo. È introdotto: a) dalla preposizione per:
“Abbiamo raccolto soldi per i cani abbandonati”, “Il fumo è pericoloso sia per chi
fuma sia per chi non fuma”; b) dalle espressioni (dette locuzioni preposizionali)
a vantaggio di, a (o in) favore di, in difesa di, a svantaggio di, a danno di, contro ecc.:
“Gioia ha parlato in difesa di Marco”. ◙ Risponde alle domande: per chi?, per che
cosa?, a vantaggio di chi, di che cosa?, a danno di chi, di che cosa?
VEDERE ◙ ind. pres. védo, védi, véde, vediamo, vedéte, védono; fut. vedrò, vedrai,
vedrà, vedrémo, vedréte, vedranno; pass. rem. vidi, vedésti, vide, vedémmo, vedéste,
vìdero; ◙ cong. pres. véda, vediamo, vediate, védano; ◙ cond. pres. vedrèi, vedrésti,
vedrèbbe, vedrémmo, vedréste, vedrèbbero; ◙ imp. védi, vedéte; ◙ ger. vedèndo; ◙
part. pres. vedènte; pass. visto o veduto; aus. avere □ vedere qualcuno; vedrò di venire
→ VALENZA
VENIRE ◙ ind. pres. vèngo, vièni, viène, veniamo, venite, vèngono; fut. verrò,
verrai, verrà, verrémo, verréte, verranno; pass. rem. vénni, venisti, vénne, venimmo,
veniste, vénnero; ◙ cong. pres. vènga, veniamo, veniate, vèngano; ◙ cond. verrèi,
verrésti, verrèbbe, verrémmo, verréste, verrèbbero; ◙ imp. vièni, venite; ◙ part. pres.
veniènte; pass. venuto; aus. essere □ vieni al cinema; venite con me; vieni dal dentista;
verrò in macchina → VALENZA
VERBO È una parola variabile che fornisce informazioni sul soggetto; indica,
a seconda dei casi, l’azione che il soggetto compie o subisce (“Il fornaio prepara
il pane” / “Il pane è preparato dal fornaio”), l’esistenza o lo stato del soggetto
(“C’è il fornaio”), il rapporto tra il soggetto e il nome del predicato (“Giorgio è
un fornaio”); inoltre, il v. riceve dal soggetto le desinenze di persona e di
numero e, in alcuni casi, di genere (“Giorgio inforna”, “I fornai sono
arrivati”). ◙ Ogni voce verbale si compone di una parte iniziale che non
cambia e informa sul significato del v. (la radice: ascolt-iamo) e di una parte
finale che cambia (la desinenza: ascolt-iamo). ◙ Tra la radice e la desinenza c’è
la vocale tematica che, nell’infinito in particolare, ci permette di riconoscere
la coniugazione. I v. italiani, infatti, si distribuiscono in tre diverse
coniugazioni: 1) alla prima coniugazione appartengono i v. che all’infinito
terminano in -are, con vocale tematica a: ascoltare, cantare, parlare; 2) alla
seconda coniugazione appartengono i v. che all’infinito terminano in -ere, con
vocale tematica e: temére, lèggere, scrìvere; 3) alla terza coniugazione
appartengono i v. che all’infinito terminano in -ire, con vocale tematica i:
servire, dormire, capire. ◙ I v. che si allontanano dal modello della coniugazione a
cui appartengono si dicono irregolari. Tra i v. irregolari, i più importanti
sono avere e essere, detti ausiliari (= che aiutano) perché servono a formare i
tempi composti di tutti gli altri v. ◙ La desinenza del v. fornisce vari tipi di
informazioni. 1) Il primo tipo di informazioni riguarda la persona verbale:
“Io dormo poco”, prima persona singolare, “Tu dormi troppo”, seconda
persona singolare, “Lei non dorme”, terza persona singolare ecc.: →
PERSONALI, PRONOMI. 2) Il secondo tipo di informazioni riguarda il
tempo dell’azione o situazione descritta dal v.: “Il treno parte” (tempo
presente), “Il treno partirà alle 19:22” (tempo futuro), “Il treno partì in
ritardo” (tempo passato). 3) Il terzo tipo di informazioni riguarda il modo in
cui è presentata l’azione o situazione descritta dal v.: essa può essere presentata
come un dato certo (modo indicativo: “Vado a dormire”) o come un dato
possibile (modo congiuntivo: “E se andassi a dormire?” o modo condizionale:
“Se potessi, andrei volentieri a dormire”); come un comando (modo
imperativo: “Va’ a dormire!”) o come un desiderio (modo condizionale:
“Quanto dormirei volentieri!”). ◙ Dei sette modi verbali esistenti, soltanto tre (i
cosiddetti modi “finiti”) presentano le desinenze che distinguono tutte le
persone verbali: sono l’indicativo, il congiuntivo e il condizionale.
L’imperativo distingue solo due persone (la seconda singolare e la seconda
plurale), mentre l’infinito, il participio e il gerundio (i cosiddetti modi
“indefiniti”) non distinguono persone verbali. ◙ Ecco uno schema completo
dei modi e tempi verbali:
modo tempo
semplice composto
INDICATIVO (8 tempi) presente pass. prossimo
imperfetto trapass. prossimo
passato remoto trapass. remoto
futuro semplice futuro anteriore
CONGIUNTIVO (4 tempi) presente passato
imperfetto trapassato
CONDIZIONALE (2 tempi) presente passato
IMPERATIVO (1 tempo) presente
INFINITO (2 tempi) presente passato
PARTICIPIO (2 tempi) presente passato
GERUNDIO (2 tempi) presente passato
◙ L’indicativo si adopera per presentare un fatto come obiettivo, certo, senza
sfumature di dubbio sia in frasi indipendenti o principali, cioè autonome (“I
Rossi hanno una bella casa”), sia in frasi subordinate, cioè non autonome ma
dipendenti da altre frasi (“Lo sai che i Rossi hanno una bella casa?”).
L’indicativo ha quattro tempi semplici, formati da un unico elemento (il
presente: ascolto, temo, servo; il futuro: ascolterò, temerò, servirò; l’imperfetto:
ascoltavo, temevo, servivo) e il passato remoto: ascoltai, temei o temetti, servii), e
quattro tempi composti, formati da due elementi (il passato prossimo,
formato dall’indicativo presente dell’ausiliare seguito dal participio passato del
v. da formare: ho ascoltato, ho temuto, ho servito; il futuro anteriore, formato
dall’indicativo futuro dell’ausiliare seguito dal participio passato del v. da
formare: avrò ascoltato, avrò temuto, avrò servito; il trapassato prossimo, formato
dall’indicativo imperfetto dell’ausiliare seguito dal participio passato del v. da
formare: avevo ascoltato, avevo temuto, avevo servito; il trapassato remoto,
formato dal passato remoto dell’ausiliare seguito dal participio passato del v. da
formare: ebbi ascoltato, ebbi temuto, ebbi servito). ◙ Il congiuntivo presenta
un’azione, una situazione o un fatto come incerti, sperati, possibili, dubbi e
comunque legati a un’opinione (“Credo che i Rossi abbiano una bella casa”), a
un desiderio o a una volontà personale (“Spero / voglio che i Rossi vengano a
trovarci”); è un modo tipico delle frasi subordinate, ma può incontrarsi anche
in alcuni tipi di frasi indipendenti. Il congiuntivo ha due tempi semplici (il
presente: ascolti, tema, serva, e l’imperfetto: ascoltassi, temessi, servissi) e due
tempi composti, formati da due elementi: il passato (formato dal
congiuntivo presente dell’ausiliare seguito dal participio passato del v. da
formare: abbia ascoltato, abbia temuto, abbia servito) e il trapassato (formato dal
congiuntivo imperfetto dell’ausiliare seguito dal participio passato del v. da
formare: avessi ascoltato, avessi temuto, avessi servito). ◙ Nelle frasi principali, il
condizionale esprime una conseguenza all’interno di un’ipotesi: “Se ci fosse
un bel film, andrei volentieri al cinema”; più raramente, esso si adopera: 1) per
attenuare una richiesta (“Mi faresti un favore?”) o un’affermazione (“Sarebbe
meglio andare via”); 2) per esprimere un dubbio (“Che dovremmo fare?”) o un
desiderio (“Quanto mi piacerebbe venire!”). Il condizionale ha due tempi, il
presente (formato da un unico elemento: ascolterei, temerei, servirei) e il passato
(formato da due elementi: il condizionale presente dell’ausiliare seguito dal
participio passato del v. da formare: avrei ascoltato, avrei temuto, avrei servito). In
alcune frasi subordinate, il condizionale passato si adopera per esprimere l’idea
del futuro nel passato: “Tanto tempo fa Marcello mi aveva promesso che
sarebbe venuto a trovarmi”. ◙ L’imperativo si usa per: 1) ordinare: “Corri!”; 2)
rimproverare: “Vergognatevi!”; 3) invitare o pregare: “Venite a trovarci!”, “Abbi
pazienza!”. L’imperativo ha solo due persone (la seconda singolare e la seconda
plurale: tu / voi) e solo un tempo (il presente). ◙ L’infinito ha caratteri a metà
tra il v. e il nome: a) è il v. di quasi tutte le frasi subordinate implicite
(oggettive, soggettive, interrogative indirette, causali, temporali, finali,
consecutive ecc.) e di alcune frasi indipendenti che esprimono un dubbio
(“Che fare?”), un’esclamazione (“Proprio lui dire queste cose!”), un ordine o
un’istruzione (“Tenere la destra”), un desiderio (“Ah, averlo saputo prima!”); b)
preceduto o non preceduto dall’articolo o da una preposizione, può essere un
nome: “Mi piace tanto (il) cantare” (= il canto); “Ho sempre avuto la passione
di cantare”. L’infinito ha due tempi: il presente (formato da un elemento) e il
passato (formato da due elementi: l’infinito presente dell’ausiliare e il
participio passato del v. da formare: avere ascoltato, avere temuto, avere servito).
L’infinito presente è la “forma di citazione” del v., cioè quella, riportata nel
vocabolario, che convenzionalmente rappresenta tutte le forme di un
determinato v. ◙ Il participio ha due tempi: presente (= ascoltante, temente,
servente) e passato (= ascoltato, temuto, servito). Il participio presente, che non si
adopera con tutti i v., si usa quasi esclusivamente come aggettivo (“È un film
avvincente”) o come nome (“È una cantante”); il participio passato, invece, si
adopera quasi sempre come v.: 1) per formare i tempi composti di tutti i v. (in
questo caso segue i v. ausiliari avere o essere: ho ascoltato, sono andata); 2) per
formare i v. passivi (in questo caso segue il v. essere o il v. venire: “Il fallo fu /
venne segnalato dall’arbitro”; 3) in vari tipi di frasi subordinate (causali:
“Svegliato dal telefono, il malato non ha preso più sonno”; ipotetiche: “Il vino,
bevuto con moderazione, non fa male”; concessive: “Benché innamorati,
litigano sempre”; temporali: “Appena arrivato a casa, accendi i termosifoni”;
relative: “Non ho ancora ricevuto i libri comprati on line”). ◙ Il gerundio si
trova solo in frasi subordinate, che possono essere ipotetiche (“Volendo, potete
continuare a giocare”), causali (“Nessuno ti presta niente, sapendo che non
restituisci niente”), concessive (“Pur essendo amici, non ci vediamo molto”),
temporali (“Giorgio si è addormentato guardando la televisione”), modali
(“Claudio parla muovendo sempre le mani”). Il gerundio ha due tempi:
presente (detto anche gerundio semplice: ascoltando, temendo, servendo) e
passato (detto anche gerundio composto, formato da due elementi, che
sono, nell’ordine, il gerundio dell’ausiliare e il participio passato del v. da
formare: avendo ascoltato, avendo temuto, avendo servito). ◙ Date le tante funzioni
che svolgono, classificare i vari tipi di v. non è facile: sono possibili varie
distinzioni, ciascuna legata a un criterio diverso. ◙ Una prima distinzione è fra
v. impersonali (che non richiedono un soggetto e sono usati solo alla terza
persona singolare, come i v. “atmosferici”: piove, lampeggia, tuona, grandina,
nevica, gela ecc.) e v. personali (che richiedono un soggetto, anche sottinteso:
“[Claudia] corre in moto”. ◙ Una seconda distinzione è fra v. transitivi, che
ammettono un complemento oggetto (per esempio leggere: “Marco legge un
libro”), e v. intransitivi, che non ammettono un complemento oggetto (per
esempio camminare: “Marco cammina”). ◙ Una terza distinzione è fra v. attivi
(nei quali il soggetto è chi agisce o chi sperimenta l’azione: “I VIGILI spengono
l’incendio”), v. passivi (nei quali chi agisce non è il soggetto: “L’INCENDIO è
spento dai vigili”) e v. riflessivi, nei quali il soggetto coincide con il
complemento oggetto: “CARLA si veste” = “CARLA veste sé stessa” ◙ A queste
categorie dobbiamo aggiungere altri tre gruppi, formati da v. che hanno in
comune la seguente caratteristica: non si usano (o si usano raramente) da soli,
ma precedono un secondo v. all’infinito (in qualche caso al gerundio), e
formano con questo un unico predicato verbale. Sono tali: 1) i v. servili
(come potere, dovere, volere), così chiamati perché accompagnano, come se lo
“servissero”, l’infinito che li segue: “Potremmo partire”, “Devo studiare”,
“Voglio dormire”; 2) i v. causativi (come fare e lasciare), i quali indicano
un’azione causata dal soggetto, ma non compiuta direttamente dal soggetto:
“Faccio dormire il bambino”, “Lasciamo parlare Iole”; 3) i v. fraseologici
(come stare per, cominciare a, continuare a, finire di), i quali precisano come
un’azione o una situazione si sviluppi nel tempo, indicando di volta in volta la
sua imminenza (“Sto per parlare”), il suo inizio (“Comincio a parlare”), il suo
svolgimento (“Sto parlando”, “Continuo a parlare”), la sua fine (“Finisco, smetto
di parlare”).
Un verbo di prima coniugazione: ascoltare
INDICATIVO
presente passato prossimo imperfetto trapassato prossimo
io ascolt-o io ho ascoltato io ascolt-avo io avevo ascoltato
tu ascolt-i tu hai ascoltato tu ascolt-avi tu avevi ascoltato
lui ascolt-a lui ha ascoltato lui ascolt-ava lui aveva ascoltato
noi ascolt-iamo noi abbiamo ascoltato noi ascolt-avamo noi avevamo ascoltato
voi ascolt-ate voi avete ascoltato voi ascolt-avate voi avevate ascoltato
loro ascolt-ano loro hanno ascoltato loro ascolt-avano loro avevano ascoltato
passato remoto trapassato remoto futuro semplice futuro anteriore
io ascolt-ai io ebbi ascoltato io ascolt-erò io avrò ascoltato
tu ascolt-asti tu avesti ascoltato tu ascolt-erai tu avrai ascoltato
lui ascolt-ò lui ebbe ascoltato lui ascolt-erà lui avrà ascoltato
noi ascolt-ammo noi avemmo ascoltato noi ascolt-eremo noi avremo ascoltato
voi ascolt-aste voi aveste ascoltato voi ascolt-erete voi avrete ascoltato
loro ascolt-arono loro ebbero ascoltato loro ascolt-eranno loro avranno ascoltato
CONGIUNTIVO
presente passato imperfetto trapassato
io ascolt-i io abbia ascoltato io ascolt-assi io avessi ascoltato
tu ascolt-i tu abbia ascoltato tu ascolt-assi tu avessi ascoltato
lui ascolt-i lui abbia ascoltato lui ascolt-asse lui avesse ascoltato
noi ascolt-iamo noi abbiamo ascoltato noi ascolt-assimo noi avessimo ascoltato
voi ascolt-iate voi abbiate ascoltato voi ascolt-aste voi aveste ascoltato
loro ascolt-ino loro abbiano ascoltato loro ascolt-assero loro avessero ascoltato
CONDIZIONALE IMPERATIVO
presente passato presente
io ascolt-erei io avrei ascoltato
tu ascolt-eresti tu avresti ascoltato ascolt-a
lui ascolt-erebbe lui avrebbe ascoltato
noi ascolt-eremmo noi avremmo ascoltato
voi ascolt-ereste voi avreste ascoltato ascolt-ate
loro ascolt-erebbero loro avrebbero ascoltato
INFINITO PARTICIPIO GERUNDIO
presente passato presente passato presente passato
ascolt-are avere ascoltato ascolt-ante ascolt-ato ascolt-ando avendo ascoltato

Un verbo di seconda coniugazione: temere


INDICATIVO
presente passato prossimo imperfetto trapassato prossimo
io tem-o io ho temuto io tem-evo io avevo temuto
tu tem-i tu hai temuto tu tem-evi tu avevi temuto
lui tem-e lui ha temuto lui tem-eva lui aveva temuto
noi tem-iamo noi abbiamo temuto noi tem-evamo noi avevamo temuto
voi tem-ete voi avete temuto voi tem-evate voi avevate temuto
loro tem-ono loro hanno temuto loro tem-evano loro avevano temuto
passato remoto trapassato remoto futuro semplice futuro anteriore
io tem-ei (o tem-etti) io ebbi temuto io tem-erò io avrò temuto
tu tem-esti tu avesti temuto tu tem-erai tu avrai temuto
lui tem-é (o tem-ette) lui ebbe temuto lui tem-erà lui avrà temuto
noi tem-emmo noi avemmo temuto noi tem-eremo noi avremo temuto
voi tem-este voi aveste temuto voi tem-erete voi avrete temuto
loro tem-erono (o tem-ettero) loro ebbero temuto loro tem-eranno loro avranno temuto
CONGIUNTIVO
presente passato imperfetto trapassato
io tem-a io abbia temuto io tem-essi io avessi temuto
tu tem-a tu abbia temuto tu tem-essi tu avessi temuto
lui tem-a lui abbia temuto lui tem-esse lui avesse temuto
noi tem-iamo noi abbiamo temuto noi tem-essimo noi avessimo temuto
voi tem-iate voi abbiate temuto voi tem-este voi aveste temuto
loro tem-ano loro abbiano temuto loro tem-essero loro avessero temuto
CONDIZIONALE IMPERATIVO
presente passato presente
io tem-erei io avrei temuto
tu tem-eresti tu avresti temuto tem-i
lui tem-erebbe lui avrebbe temuto
noi tem-eremmo noi avremmo temuto
voi tem-ereste voi avreste temuto tem-ete
loro tem-erebbero loro avrebbero temuto
INFINITO PARTICIPIO GERUNDIO
presente passato presente passato presente passato
tem-ere avere temuto tem-ente tem-uto tem-endo avendo temuto

Un verbo di terza coniugazione: servire


INDICATIVO
presente passato prossimo imperfetto trapassato prossimo
io serv-o io ho servito io serv-ivo io avevo servito
tu serv-i tu hai servito tu serv-ivi tu avevi servito
lui serv-e lui ha servito lui serv-iva lui aveva servito
noi serv-iamo noi abbiamo servito noi serv-ivamo noi avevamo servito
voi serv-ite voi avete servito voi serv-ivate voi avevate servito
loro serv-ono loro hanno servito loro serv-ivano loro avevano servito
passato remoto trapassato remoto futuro semplice futuro anteriore
io serv-ii io ebbi servito io serv-irò io avrò servito
tu serv-isti tu avesti servito tu serv-irai tu avrai servito
lui serv-ì lui ebbe servito lui serv-irà lui avrà servito
noi serv-immo noi avemmo servito noi serv-iremo noi avremo servito
voi serv-iste voi aveste servito voi serv-irete voi avrete servito
loro serv-irono loro ebbero servito loro serv-iranno loro avranno servito
CONGIUNTIVO
presente passato imperfetto trapassato
io serv-a io abbia servito io serv-issi io avessi servito
tu serv-a tu abbia servito tu serv-issi tu avessi servito
lui serv-a lui abbia servito lui serv-isse lui avesse servito
noi serv-iamo noi abbiamo servito noi serv-issimo noi avessimo servito
voi serv-iate voi abbiate servito voi serv-iste voi aveste servito
loro serv-ano loro abbiano servito loro serv-issero loro avessero servito

CONDIZIONALE IMPERATIVO
presente passato presente
io serv-irei io avrei servito
tu serv-iresti tu avresti servito serv-i
lui serv-irebbe lui avrebbe servito
noi serv-iremmo noi avremmo servito
voi serv-ireste voi avreste servito serv-ite
loro serv-irebbero loro avrebbero servito
INFINITO PARTICIPIO GERUNDIO
presente passato presente passato presente passato
serv-ire avere servito serv-ente serv-ito serv-endo avendo servito

◙ Più di 400 verbi della terza coniugazione non si coniugano come servire, ma
come pulire. La differenza fra questi due tipi di verbi sta nel fatto che pulire, in
alcune forme, ha un ampliamento della radice in -isc-, che così da pul- diventa
pulisc-. Le forme che presentano la radice ampliata sono: l’indicativo
presente (1a, 2a, 3a persona singolare e 3a persona plurale: io pulisco, tu pulisci,
lui pulisce, loro puliscono), il congiuntivo presente (1a, 2a, 3a persona singolare e
3a persona plurale: io, tu, lui pulisca, loro puliscano) e l’imperativo (2a persona
singolare: pulisci).
Un verbo passivo: essere ascoltato
INDICATIVO
presente passato prossimo imperfetto trapassato prossimo
io sono ascoltato io sono stato ascoltato io ero ascoltato io ero stato ascoltato
tu sei ascoltato tu sei stato ascoltato tu eri ascoltato tu eri stato ascoltato
lui è ascoltato lui è stato ascoltato lui era ascoltato lui era stato ascoltato
noi siamo ascoltati noi siamo stati ascoltati noi eravamo ascoltati noi eravamo stati ascoltati
voi siete ascoltati voi siete stati ascoltati voi eravate ascoltati voi eravate stati ascoltati
loro sono ascoltati loro sono stati ascoltati loro erano ascoltati loro erano stati ascoltati
passato remoto trapassato remoto futuro semplice futuro anteriore
io fui ascoltato io sarò ascoltato io sarò stato ascoltato
tu fosti ascoltato tu sarai ascoltato tu sarai stato ascoltato
lui fu ascoltato ----- lui sarà ascoltato lui sarà stato ascoltato
noi fummo ascoltati noi saremo ascoltati noi saremo stati ascoltati
voi foste ascoltati voi sarete ascoltati voi sarete stati ascoltati
loro furono ascoltati loro saranno ascoltati loro saranno stati ascoltati
CONGIUNTIVO
presente passato imperfetto trapassato
io sia ascoltato io sia stato ascoltato io fossi ascoltato io fossi stato ascoltato
tu sia ascoltato tu sia stato ascoltato tu fossi ascoltato tu fossi stato ascoltato
lui sia ascoltato lui sia stato ascoltato lui fosse ascoltato lui fosse stato ascoltato
noi siamo ascoltati noi siamo stati ascoltati noi fossimo ascoltati noi fossimo stati ascoltati
voi siate ascoltati voi siate stati ascoltati voi foste ascoltati voi foste stati ascoltati
loro siano ascoltati loro siano stati ascoltati loro fossero ascoltati loro fossero stati ascoltati
CONDIZIONALE IMPERATIVO
presente passato presente
io sarei ascoltato io sarei stato ascoltato
tu saresti ascoltato tu saresti stato ascoltato sii ascoltato
lui sarebbe ascoltato lui sarebbe stato ascoltato
noi saremmo ascoltati noi saremmo stati ascoltati
voi sareste ascoltati voi sareste stati ascoltati siate ascoltati
loro sarebbero ascoltati loro sarebbero stati ascoltati
INFINITO PARTICIPIO GERUNDIO
presente passato presente passato presente passato
essere ascoltato essere stato ascoltato manca ascoltato essendo ascoltato essendo stato ascoltato

Un verbo riflessivo: lavarsi


INDICATIVO
presente passato prossimo imperfetto trapassato prossimo
io mi lavo io mi sono lavato io mi lavavo io mi ero lavato
tu ti lavi tu ti sei lavato tu ti lavavi tu ti eri lavato
lui si lava lui si è lavato lui si lavava lui si era lavato
noi ci laviamo noi ci siamo lavati noi ci lavavamo noi ci eravamo lavati
voi vi lavate voi vi siete lavati voi vi lavavate voi vi eravate lavati
loro si lavano loro si sono lavati loro si lavavano loro si erano lavati
passato remoto trapassato remoto futuro semplice futuro anteriore
io mi lavai io mi fui lavato io mi laverò io mi sarò lavato
tu ti lavasti tu ti fosti lavato tu ti laverai tu ti sarai lavato
lui si lavò lui si fu lavato lui si laverà lui si sarà lavato
noi ci lavammo noi ci fummo lavati noi ci laveremo noi ci saremo lavati
voi vi lavaste voi vi foste lavati voi vi laverete voi vi sarete lavati
loro si lavarono loro si furono lavati loro si laveranno loro si saranno lavati

CONGIUNTIVO
presente passato imperfetto trapassato
io mi lavi io mi sia lavato io mi lavassi io mi fossi lavato
tu ti lavi tu ti sia lavato tu ti lavassi tu ti fossi lavato
lui si lavi lui si sia lavato lui si lavasse lui si fosse lavato
noi ci laviamo noi ci siamo lavati noi ci lavassimo noi ci fossimo lavati
voi vi laviate voi vi siate lavati voi vi lavaste voi vi foste lavati
loro si lavino loro si siano lavati loro si lavassero loro si fossero lavati

CONDIZIONALE IMPERATIVO
presente passato presente
io mi laverei io mi sarei lavato
tu ti laveresti tu ti saresti lavato làvati
lui si laverebbe lui si sarebbe lavato
noi ci laveremmo noi ci saremmo lavati
voi vi lavereste voi vi sareste lavati lavatevi
loro si laverebbero loro si sarebbero lavati
INFINITO PARTICIPIO GERUNDIO
presente passato presente passato presente passato
lavarsi essersi lavato lavantesi lavatosi lavandosi essendosi lavato

vicino casa / vicino a casa: vicino a casa → PREPOSIZIONE


le videoclip / le videoclips: meglio le videoclip → PLURALE DELLE PAROLE
INGLESI
vienimi / viemmi: tutt’e due → PRONOME; VERBO
la vigile / la vigilessa: meglio la vigile; la vigilessa può avere una sfumatura ironica
o spregiativa → FEMMINILE DEI NOMI DI PROFESSIONE
VINCERE ◙ ind. pass. rem. vinsi, vincésti, vinse, vincémmo, vincéste, vìnsero ◙
part. pass. vinto □ vincere una gara; vincere al gioco; ha vinto con due punti di
vantaggio; il cavallo ha vinto di una lunghezza; vincere in astuzia; ha vinto per uno a
zero → VALENZA
vìolo / viòlo: vìolo → ACCENTO
VIRGOLA Collega due parole o due frasi fra le quali c’è una pausa,
un’interruzione debole sul piano del significato. Quindi si usa: 1) negli elenchi
di nomi o aggettivi: “Ho preso le pizze, i supplì, le crocchette, la birra, l’acqua
minerale”, “È una studiosa seria, attenta, scrupolosa”; 2) per collegare due o più
frasi prive di congiunzione (→ GIUSTAPPOSIZIONE): “Giorgio si svegliò
tardi, si vestì in fretta, fece colazione rapidamente, prese l’autobus al volo, riuscì ad
arrivare miracolosamente in orario”; 3) prima di un’apposizione, cioè un nome che
ne illustra un altro: “Capri, un’isola meravigliosa”; 4) prima (ed eventualmente
anche dopo) un’invocazione: “Aspetta il tuo turno, Federico!”, “Federico, aspetta
il tuo turno!”; 5) negli incisi, cioè quelle parole o frasi aggiuntive che possono
essere tolte senza che per questo il discorso perda senso: “Io, però, avevo
chiesto un favore a te, non a lei”, “Alessandro Manzoni, come tutti sanno, era
milanese”. Si ricordi, però, che per isolare un inciso si possono usare, oltre che
le v., anche le lineette e le parentesi tonde; 6) prima e/o dopo vari tipi di frasi
subordinate, come le relative (“Il Po, che è il fiume più lungo d’Italia, attraversa
tutta la pianura Padana”), le temporali (“Quando rivide il suo paese, si
commosse”), le concessive (“Tutti cercavano di fare qualcosa, benché non ci fosse
più nulla da fare”), le ipotetiche (“Se vincerà anche la prossima Olimpiade, sarà
l’atleta più medagliato della storia”).
VIRGOLETTE Le v. basse (« ») o alte (“ ”) si adoperano, sempre in coppia,
per: 1) riportare un discorso in forma diretta: “Rispose: «Non so che dirti!»”;
2) riportare il titolo di un libro, di un film, di un quadro, di una scultura ecc.:
“Il vecchio e il mare”, “La vita è bella”, “La Gioconda”, “La Pietà” ecc. L’uso
delle v., in questo caso, è alternativo all’uso del corsivo, che è il modo più
comune di indicare un titolo: Il vecchio e il mare, La vita è bella, La Gioconda, La
Pietà ecc.; 3) contrassegnare un uso particolare, non comune, di una parola o
di un’espressione (solo le v. alte): in un articolo di giornale, ad esempio, si può
leggere che nei quartieri di periferia delle grandi città non è difficile incontrare
“perati” più o meno “fatti” (= tossicodipendenti inebetiti dagli effetti della
droga).
VIVERE ◙ ind. pass. rem. vissi, vivésti, visse, vivémmo, vivéste, vìssero; fut. vivrò
ecc.; ◙ part. pass. vissuto; aus. essere o avere □ vivo una vita serena; vivo a Roma;
vivo con mia sorella; vivo dai miei; vivo del mio lavoro; vivo in campagna; vivo per i figli;
vive tra la povera gente → VALENZA
VOI, DARE DEL → ALLOCUTIVI, PRONOMI
è volato / ha volato: tutt’e due → AUSILIARI, VERBI; VERBO
VOLERE ◙ ind. pres. vòglio, vuòi, vuòle, vogliamo, voléte, vògliono; fut. vorrò,
vorrai, vorrà, vorrémo, vorréte, vorranno; pass. rem. vòlli, volésti, vòlle, volémmo,
voléste, vòllero; ◙ cong. pres. vòglia ecc. ◙ cond. vorrèi, vorrésti, vorrèbbe,
vorrémmo, vorréste, vorrébbero; ◙ part. pres. volènte; pass. voluto; ◙ ger. volèndo; ◙
imp. vògli; aus. avere o essere. In particolare: ho voluto se l’infinito che segue è un
verbo transitivo (ho voluto fare); ho voluto e sono voluto se l’infinito che segue è un
verbo intransitivo o riflessivo (ho voluto andare e sono voluto andare; ho voluto
lavarmi e mi sono voluto lavare). Dunque, se si usa l’ausiliare avere, non si sbaglia
mai: ho voluto fare, ho voluto andare, ho voluto lavarmi → AUSILIARI, VERBI;
AVERE; ESSERE; VERBO
W e X

W La vu doppia compare per lo più in parole di origine inglese o tedesca. Nelle


parole tedesche (p. es. Würstel) e in quelle italianizzate (riconoscibili perché
terminano per vocale: Wanda, Wilma) si pronuncia v, mentre nelle parole
inglesi (p. es. whisky, welfare, web) si pronuncia u. Se però la parola inglese è
diventata comune in italiano (è il caso, ad esempio, di water, welter, Walter), la w
si pronuncia come v (e dunque vater, velter, Valter). Tutte le parole che
cominciano per w richiedono gli articoli il, un e i: il whisky, un whisky, i whisky
→ ARTICOLO

X La ics corrisponde a un nesso di due consonanti: c + s. Si trova in un certo


numero di parole di origine greca (xenofobo, toxoplasmosi), latina (ex, extra,
uxoricida) o straniera moderna (texano, sex-appeal); si trova anche nella parola
telefax, nella forma abbreviata fax e nel verbo derivato faxare. Nell’italiano
telematico la lettera x (che in aritmetica è il segno della moltiplicazione)
significa ‘per’: “xké” = ‘perché’, “xò” = però. Tutte le parole che cominciano
per x richiedono gli articoli lo, uno e gli: lo xilofono, uno xilofono, gli xilofoni →
ARTICOLO
Y e Z

Y La i greca o ipsilon compare soprattutto in parole straniere (generalmente


inglesi) o derivate da parole straniere adoperate in italiano: baby, floppy, yacht,
yankee ecc. Oggi compare spesso in diminutivi di nomi italianissimi come
Giuseppe (Geppy), Tommaso (Tommy), Rosa (Rosy), Nicola (Nicky) ecc. Tutte le
parole che cominciano per y seguita da un’altra vocale richiedono gli articoli
lo, uno e gli: lo yogurt, uno yogurt, gli yogurt → ARTICOLO

zabaione / zabaglione: zabaione → ORTOGRAFIA


zàffiro / zaffìro: tutt’e due → ACCENTO
-zione / -zzione (p. es. azione / azzione): -zione → ORTOGRAFIA