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FISICA TECNICA 1B A.A.

2015-2016

1
PROF. SERGIO MONTELPARE
CORSO DI
FISICA TECNICA 1B A.A. 2015-2016
PROF. SERGIO MONTELPARE

FISICA TECNICA 1
a.a. 2015-2016
Approfondimento

Prof. Ing. Sergio Montelpare


Dipartimento INGEO
Università “G. d’Annunzio” Chieti-Pescara

2
Cenni storici sulla termografia infrarossa
Fino a 200 anni fa circa, non si sospettava neanche l'esistenza della porzione a infrarossi dello
spettro elettromagnetico. II significato originale dello spettro infrarosso, o, come spesso viene
chiamato, semplicemente "infrarosso", come forma di irradiazione di calore è forse meno ovvio
oggi di quanto non fosse ai tempi in cui e stato scoperto da Herschel, nel 1800.
La scoperta avvenne accidentalmente durante la ricerca di un nuovo materiale ottico. Sir William
Herschel, astronomo reale del re Giorgio III d'Inghilterra e già famoso per aver scoperto il
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pianeta Urano, era alla ricerca di un filtro ottico in grado di ridurre la luminosità dell'immagine
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del sole nei telescopi durante le osservazioni. Mentre provava diversi campioni di vetro colorato
the fornivano analoghe riduzioni di luminosità, fu attratto dalla constatazione che i campioni
mostravano un diverso potere filtrante sul calore del sole.
Herschel si convinse presto della necessità di condurre un esperimento sistematico, con l'obiettivo di individuare un
unico materiale in grado di ridurre la luminosità ai valori desiderati e allo stesso tempo di ridurre al massimo il
calore. All'inizio, i suoi esperimenti si basarono sull'esperimento del prisma condotto da Newton, ma furono rivolti
più all'effetto termico che alla distribuzione visiva dell'intensità nello spettro.
Herschel annerì con inchiostro il bulbo di un termometro sensibile contenente mercurio e lo utilizzò come rilevatore
di radiazioni per studiare l'effetto termico dei vari colori dello spettro, definiti in base a una tabella, mediante il
passaggio di luce solare attraverso un prisma di vetro. Altri termometri, collocati al riparo dai raggi del sole,
servivano da elementi di controllo.
Man mano the il termometro annerito veniva spostato lentamente lungo i colori dello spettro, i valori della
temperatura mostravano un aumento costante passando dal violetto al rosso. Il risultato non era del tutto imprevisto,
considerato che il ricercatore italiano Marsilio Landriani aveva osservato lo stesso effetto in un esperimento
analogo condotto nel 1777. Fu Herschel, tuttavia, il primo a riconoscere l'esistenza di un punto in cui l'effetto
termico raggiunge un massimo e che le misurazioni limitate alla porzione visibile dello spettro non erano in grado
di individuare questo punto. Spostando il termometro nella regione scura, oltre l'estremità rossa dello spettro,
Herschel ebbe la conferma che il calore continuava ad aumentare.
Cenni storici sulla termografia infrarossa
II punto massimo venne individuato da Herschel ben oltre l'estremità rossa, in quelle the oggi
chiamiamo le "lunghezze d'onda degli infrarossi".
Quando Herschel compi la sue scoperta, denominò questa nuova porzione dello spettro
elettromagnetico "spettro termometrico",. Definì la radiazione stessa a volte come "calore nero",
a volte semplicemente come "raggi invisibili". Paradossalmente, e contrariamente a quanto si
pensa, non fu Herschel a introdurre il termine "infrarosso". La parola cominciò a comparire nei
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testi circa 75 anni più tardi e non e stato ancora chiarito a chi attribuirne la paternità.
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Cosa aveva fatto Herschel?


Facendo incidere un fascio di luce bianca su di un prisma si
decompone la luce in un insieme di fasci monocromatici; ciò
accade a causa della deviazione che la luce stessa subisce nel
passare da un mezzo materiale (aria) ad un altro (vetro):
RIFRAZIONE.
Poiché la Rifrazione è diversa al variare della lunghezza d’onda
del raggio incidente si ha che le radiazioni ad alta lunghezza
d’onda vengono meno deviate rispetto a quelle a minore
lunghezza d’onda. Lo stesso fenomeno è all’origine
dell’arcobaleno, dove al posto del prisma sono le goccioline di
acqua a scindere monocromaticamente la luce bianca.
Herschel dopo aver scisso la luce con il prisma, sottoponeva il bulbo del termometro alle diverse radiazioni
monocromatiche, semplicemente spostandolo fra le diverse bande di colore. Superata la fascia del ROSSO egli si
accorse che la temperatura del termometro subiva un innalzamento repentino, senza però riuscire a vedere alcuna
radiazione incidente sul bulbo; ecco perché la definì radiazione invisibile.
Cenni storici sulla termografia infrarossa
L'uso del vetro nel prisma fatto da Herschel nel suo primo esperimento originale
sollevò alcune dispute tra i suoi contemporanei sull'esistenza effettiva delle
lunghezze d'onda degli infrarossi. Diversi ricercatori, nel tentativo di confermare
i risultati del suo lavoro, utilizzarono indiscriminatamente vari tipi di vetro,
ottenendo trasparenze diverse nell'infrarosso. Nei suoi esperimenti successivi,
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Herschel si rese conto della trasparenza limitata del vetro rispetto alla radiazione
termica recentemente scoperta e fu costretto a concludere che l'ottica per
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l'infrarosso era probabilmente determinata esclusivamente dall'uso di elementi


riflessivi, quali specchi piani o curvati.
Fortunatamente, ciò si dimostrò vero solo fino al 1830, quando il ricercatore italiano Macedonio Melloni
fece una scoperta molto importante: il salgemma presente in natura (NaCl), contenuto nei cristalli naturali
sufficientemente grandi per produrre lenti e prismi, è notevolmente trasparente all'infrarosso.
II risultato fu che il salgemma divenne il principale materiale ottico infrarosso nei successivi cento anni, fino
a quando non si perfezionò la produzione di cristalli sintetici negli anni '30 del XX secolo. I termometri
utilizzati come rilevatori di radiazioni rimasero immutati fino al 1829, anno in cui Nobili inventò la
termocoppia. Grazie a Melloni, che collegò una serie di termocoppie in sequenza per formare la prima
termopila, si realizzò una svolta decisiva. II nuovo dispositivo era almeno 40 volte più sensibile del miglior
termometro disponibile allora per il rilevamento dell'irradiazione di calore, in grado di rilevare il calore di
una persona a tre metri di distanza.
La prima cosiddetta "immagine del calore" fu possibile nel 1840, frutto del lavoro di Sir John Herschel,
figlio dello scopritore dell'infrarosso e già famoso astronomo. In base all'evaporazione differenziale di una
sottile pellicola di olio esposta a un modello termico, l'immagine termica poteva essere visualizzata dalla
luce riflessa, laddove l'interferenza della pellicola di olio rendeva l'immagine visibile all'occhio umano. Sir
John riuscì inoltre a ottenere un primitivo risultato di immagine termica su carta, che denominò
"termografia".
Cenni storici sulla termografia infrarossa
II perfezionamento della sensibilità del rilevatore di raggi infrarossi prosegui
lentamente. Un'altra tappa importante, il cui autore fu Samuel Pierpoint Langley
nel 1880, fu l'invenzione del bolometro. Questo strumento era costituito da una
sottile striscia annerita di platino collegata a un ramo di un circuito a ponte
Wheatstone, esposta alle radiazioni dei raggi infrarossi e collegata a un
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galvanometro sensibile. Allo strumento era stata attribuita la capacità di rilevare il


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calore di una mucca a una distanza di 400 metri.


Lo scienziato inglese, Sir James Dewar fu il primo a introdurre l'uso di gas
liquefatti come agenti di raffreddamento, come l'azoto liquido a temperature di
-196°C nella ricerca sulle basse temperature. Nel 1892 inventò un contenitore a
chiusura ermetica in cui era possibile conservare gas liquefatti per giorni interi. II
comune "thermos", utilizzato per conservare bevande calde o fredde, si basa su
questa invenzione.
Cenni storici sulla termografia infrarossa
Tra il 1900 e il 1920, venne "scoperto" l'infrarosso. Furono concessi molti brevetti per dispositivi in
grado di rilevare individui, artiglieria, velivoli, navi e perfino iceberg. Il primo sistema operativo, nel
senso moderno, venne sviluppato durante la prima guerra mondiale, quando entrambe le parti in
conflitto conducevano programmi di ricerca dedicati allo sfruttamento militare dell'infrarosso. Questi
programmi includevano sistemi sperimentali per il rilevamento di intrusioni nemiche, il rilevamento
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della temperatura di oggetti lontani, le comunicazioni sicure e la guida dei "missili guidati". Un
sistema di ricerca a infrarossi collaudato durante questo periodo era in grado di rilevare un velivolo in
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avvicinamento a una distanza di 1,5 km o una persona a più di 300 metri. In questo periodo, i sistemi
più sensibili furono tutti basati su variazioni dell'idea di bolometro, ma fu nel periodo tra le due
guerre che si assistette allo sviluppo di due nuovi rilevatori di raggi infrarossi rivoluzionari: il
convertitore di immagini e il rilevatore di fotoni. All'inizio, il convertitore di immagini ricevette
un'estrema attenzione da parte del settore militare, perché consenti per la prima volta nella storia,
letteralmente, di "vedere nel buio". Tuttavia, la sensibilità del convertitore di immagini era limitata
alle lunghezze d'onda degli infrarossi vicini e gli obiettivi militari più interessanti, i soldati nemici,
dovevano essere illuminati da raggi di ricerca a infrarossi. Considerato che ciò comportava il rischio
di annullare il vantaggio dell'osservatore perché il nemico poteva essere analogamente equipaggiato,
è comprensibile che l'interesse militare per il convertitore di immagini alla fine diminuì. Gli
svantaggi militari tattici dei cosiddetti sistemi di imaging termico "attivi", vale a dire attrezzati con
raggi di ricerca, fornirono l'occasione dopo la seconda guerra mondiale per ulteriori ricerche sugli
infrarossi coperte da segreto militare, mirati allo sviluppo di sistemi "passivi", privi di raggi di
ricerca, basati sul rilevatore di fotoni particolarmente sensibile. Durante questo periodo, i regolamenti
sul segreto militare impedirono la diffusione della tecnologia di imaging a infrarossi. Solo alla metà
degli anni ’50 il segreto fu rimosso ed i dispositivi di imaging termico iniziarono ad essere disponibili
per la scienza e l’industria civile.
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Spettro Elettromagnetico e Bande Spettrali
Trasmissione dell’atmosfera nella banda dell’infrarosso
L’aria ed i componenti in essa presenti si comportano in modo selettivo rispetto alla
radiazione infrarossa e quindi determinano assorbimenti differenziali legati alla lunghezza
d’onda. Nelle rilevazioni termografiche ciò assume importanza in quanto va quantificata
la distanza dalla superficie osservata per correggere l’energia ricevuta dalla temocamera
rispetto a quella emessa dall’oggetto.
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Lo Spettro Elettromagnetico
lambda 106

[micrometri] 105 Corrente Alternata in


un Conduttore
Elettrico
104
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Microonde La frequenza di una


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103
emissione elettromagnetica
è direttamente connessa al
Rotazione 102 tipo di fenomeno fisico che
Molecolare determina il livello di
101 Infrarosso energia interna del corpo.
Vibrazione Termico Più tipologie di fenomeni
Molecolare 100
0.7 interni possono coesistere
Spostamento degli 0.4 luce contemporaneamente
Elettroni Esterni di 10-1 generando, così, uno
un Atomo Ultravioletto spettro di emissione.
10-2
Spostamento degli
Elettroni Interni di 10-3 Raggi X
un Atomo
10-4
Spostamento di
Nucleoni nel Nucleo
10-5 Raggi Gamma
di un Atomo
L’Emissione Radiante
Un corpo emette radiazioni elettromagnetiche a condizione che la sua temperatura
assoluta sia superiore a 0 K. Nel caso dei solidi e dei liquidi l’emissione è un fenomeno
superficiale, legato solamente ai primi micron della superficie esterna. Nei gas, invece, il
fenomeno è di tipo volumetrico e l’emissione è sferica. Quando una superficie emette la
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stessa quantità di energia in ogni direzione viene detta: Emettitore Diffuso.


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Parametri che influenzano l’emissione radiante


sono:
ü la temperatura della superficie
ü la direzione di ricezione
ü il tipo di materiale che riveste la superficie
ü la lunghezza d’onda
ü la dimensione stessa della superficie.
Grandezze Fondamentali
dq
Intensità di Radiazione: I λ (λ, Θ, Φ) =
dA cos Θ dΩ dλ
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E’ la quantità di energia di lunghezza d’onda lambda, emessa per unità di intervallo di


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lunghezza d’onda dl, per unità di tempo, per unità di area normale alla direzione di
propagazione e per unità di angolo solido [W/m2mmsr]

π
2π 2

Potere Emissivo: eλ (λ ) = ∫ ∫I
0 0
λ (λ ,Θ,Φ) cos Θ senΘ dΘ dΦ


E = eλ (λ ) dλ = π I
0

Su base monocromatica rappresenta li flusso di radiazione di lunghezza d’onda lambda


emesso per unità di area e per unità di intervallo di lunghezza d’onda dl su tutte le
direzioni dell’emisfero sovrastante l’area [W/m2mm]
Corpo Nero
Per valutare l’emissione Spettrale di una superficie risulta conveniente introdurre una
superficie ideale di riferimento che, a parità di temperatura e lunghezza d’onda, emetta più
di ogni superficie reale. A tale superficie viene dato il nome di “Corpo Nero”; la sua
caratteristica fondamentale è quella di essere un emettitore diffuso, la cui emissione
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dipende solo dalla temperatura del corpo e dalla lunghezza d’onda di emissione.
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Benché “Ideale” un corpo nero può essere realizzato mediante una Cavità dotata di una
piccola apertura. La cavità è mantenuta a temperatura costante, ed al suo interno le pareti
sono annerite, onde poter assorbire completamente le eventuali radiazioni che,
dall’esterno, entrano nella fessura.

T=costante
Rayleigh ; Wien ; Planck
Lord Rayleigh (1842-1919) partendo dal concetto di “Etere Luminifero” ed applicando i
concetti della Meccanica Classica e della Termodinamica arrivò ad una prima
determinazione dell’Energia associata ad un’onda elettromagnetica

ε = k ⋅T = Energia associata ad una vibrazione


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E(ν )∝k ⋅T ν 2 = Energia associata ad ogni frequenza


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Wilhelm Wien (1864-1938) partendo da considerazioni semiempiriche dei risultati


ottenuti a Berlino arrivò a determinare una nuova legge per l’energia associata ad una
vibrazione:
a

ε = b⋅e T dove a e b dipendono dalla frequenza

Max Planck nel 1900 interpolò i dati ottenuti a Berlino ipotizzando una distribuzione
“discreta” dell’energia spettrale ed introducendo l’idea che l’energia di vibrazione non
fosse associata solo alla temperatura ma anche alla lunghezza d’onda:
c0
λ= = Lunghezza d ' onda [m]
n ⋅ν
h ⋅c c0 = 2,998 ⋅108 = Velocità della luce nel vuoto [m / s ]
e=
λ
= h ⋅ν [J] n = Indice di rifrazione (n = 1 per l ' aria; n = 1,5 per acqua e vetro)
ν = Frequenza [Hz ] = [s −1 ]
h = Cos tan te di Planck = 6,625 ⋅10 −34 [J ⋅ s]
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Rayleigh ; Wien ; Planck
Leggi di Planck e di Wien

3.742⋅10 8
eλ ,n =
⎡ ⎛ 1.439⋅10 4 ⎞ ⎤ λm T = 2897.6 µmK
λ ⎢ exp ⎜
5
⎟ −1⎥
⎝ λT ⎠ ⎦
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1.E+08
280 K
1.E+07 550 K
1100
1.E+06 2200 K
4450 K
1.E+05 5800 K
lmax
1.E+04
En,λ
1.E+03

1.E+02

1.E+01

1.E+00

1.E-01
0.1 1 10 100
λ
Legge di Stefan-Boltzman
La legge di Planck ci fornisce il potere emissivo spettrale. Per conoscere il Potere
Emissivo Totale, ossia l’insieme dei contributi energetici associati a tutto lo spettro di
radiazione, è necessario integrare l’equazione di Planck. Questo è l’approccio classico,
che ci porta alla legge di Stefan-Boltzmann e che viene ottenuto come soluzione del limite
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per la lunghezza d’onda che tende ad infinito:


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En = ∫ En,λ (T ) ⋅ dλ = σ ⋅ T 4 [W / m ]
2

Frazione della Radianza Totale

Per poter calcolare la potenza radiante emessa da un corpo nero in un certo campo di
lunghezze d’onda, si può utilizzare l’espressione della Frazione di Radianza Totale.

F0 − λ =

0
eλ ,n d λ
σ T4
Il Caso del Sole
Nel caso del Sole, la cui temperatura è di 5800 K, la legge di Wien ci dice che il massimo
dell’emissione monocromatica avviene per l = 0.5 mm.
Da un punto di vista del potere emissivo totale, invece, la legge di Stefan Boltzman ci dice
che l’energia prodotta dal Sole è di 64·106 W/m2. Di quest’ultima, in seguito all’angolo di
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vista fra i due ed all’assorbimento dell’atmosfera, solo una minima parte arriva sulla terra.
Si può assumere che l’energia media che il sole fornisce alla terra sia pari a 1353 (W/m2)
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ed è chiamata Costante Solare.


Volendo valutare quale frazione della radianza totale del sole è compresa nel campo del
visibile tra 0.4 e 0.8 mm, si può utilizzare l’espressione F0.4 – 0.8

Fλ1 − λ2 = F0 − λ2 − F0 − λ1
λ1 T = 0.4⋅5800 = 2320 µmK F0 − λ1 = 0.125
λ2 T = 0.8⋅5800 = 4640 µmK F0 − λ2 = 0.585
⇒F0.4 − 0.8 = 0.585 − 0.125 = 0.46
Emissività
Essendo il corpo nero un qualcosa di ideale è utile introdurre il concetto di Emissività per
valutare l’energia emessa da un corpo reale; difatti quest’ultima sarà sempre inferiore a
quella emessa da un corpo nero nelle medesime condizioni.
Nel caso dell’ Emissività monocromatica direzionale:
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I λ (λ , Θ, Φ, T )
ε λ , Θ, Φ (λ , Θ, Φ, T ) =
I λ , n (λ , T )

Nel caso dell’ Emissività totale


emisferica:

1 ∞
ε (T ) = ε λ (λ , T ) ⋅ eλ , n (λ , T ) dλ
En ∫0
E (T )
ε (T ) =
En (T )
Corpo Grigio
Proprio a causa della forte variabilità dell’emissività dei corpi reali si assume, per calcoli
pratici, che un corpo reale presenti un’emissività spettrale costante. In questo modo il
potere emissivo del corpo reale avrà un andamento simile a quello del corpo nero, anche
se scalato di una quantità proporzionale alla temperatura. Tale approssimazione non è
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applicabile a tutte le superfici in quanto molti materiali, ad esempio la pelle umana, sono
selettivi e presentano alte emissività in alcune bande spettrali. In questo caso si assume
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che l’emissività spettrale abbia un andamento a gradini.


Emissività di alcuni materiali nell’infrarosso

Pelle umana 0.98


Cemento 0.95
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Acciaio lucidato 0.07


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Acciaio ossidato 0.79


Vernici 0.8-0.9
Carta bianca 0.7-0.9
Mattone rosso 0.93
Acqua 0.96
Neve 0.85
Legno 0.90
Suolo 0.92
Proprietà Radiative
Quando una radiazione colpisce una superficie, parte di essa viene Assorbita, parte
Trasmessa e parte Riflessa. L’entità di tali contributi energetici dipendono: dalle
caratteristiche della superficie e dal tipo di radiazione incidente

G = Grifl . + Gtras . + Gass. = α ⋅ G + ρ ⋅ G + τ ⋅ G


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1 = α + ρ +τ
I coefficienti ora definiti sono
fortemente dipendenti dalla Radiazione Incidente (W/m2)
lunghezza d’onda; ad esempio
la vernice bianca, che nel
visibile è fortemente riflettente, G
Radiazione Riflessa (W/m2)
nell’infrarosso è fortemente rG
assorbente. Lo stesso dicasi per
la neve, per il vetro o per la
pelle umana. La selettività
mostrata dalle superfici Radiazione Assorbita (W/m2)
trasparenti è causa generante aG
di quello che viene chiamato,
in edilizia, “Effetto Serra”. tG
Radiazione Trasmessa (W/m2)
Vetri per l’infrarosso
Diamante Sintetico
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Silicio
Seleniuro di Zinco
Rilevamento di “difetti” interni ad un materiale

PROBLEMA: Rilevare la presenza del difetto posto all’interno del materiale mediante
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una tecnica Non Distruttiva


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Difetto
Materiale di base

SOLUZIONE: Possiamo pensare di indurre un disturbo al sistema e vedere come esso


risponde alla sollecitazione
Possibili Analisi
ANALISI TERMICA
Rilevazione della temperatura superficiale mediante contatto ( Termocoppie, Termoresistenze,
Termistori.... )
•  Molto accurata ma richiede un gran numero di sensori qualora non si conosca la posizione del
difetto
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Rilevazione della temperatura superficiale senza contatto ( Termografia IR, Cristalli Liquidi.... )
•  Meno accurata della prima ma consente di avere una mappa termica della superficie
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TECNICHE PER INDAGINI NON DISTRUTTIVE


Sollecitazione Acustica (Ultrasuoni)
Sollecitazione Meccanica (Analisi Vibrazionale)
Sollecitazione Elettromagnetica ad alta frequenza (Analisi con raggi X o raggi Gamma)
Sollecitazione Elettromagnetica a bassa frequenza per Irraggiamento Termico (Analisi Termica)
Sollecitazione Termica per Conduzione (Analisi Termica)

La presenza di un difetto posto all’interno di un materiale può essere evidenziato mediante una
mappatura della temperatura superficiale.
L’indagine termica deve essere effettuata in condizioni transitorie qualora il difetto sia di piccole
dimensioni e di materiale termicamente meno conduttivo rispetto al materiale di base.
Per difetti di grossa entità (Ponti Termici, zone estese di distacco di materiale, ecc....) l’analisi
termica fornisce buoni risultati anche in condizioni stazionarie.
Applicazione I
Rilevazione di eventuali difetti interni a materiali mediante prova termografica non
distruttiva (Materiale Isolante). Al tempo iniziale l’onda termica ancora non è passata e la
temperatura superficiale ha valori uniformi.
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Flusso Termico
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Difetto

Termocamera I.R.
Applicazione I
Nel momento in cui l’onda termica inizia ad interagire con il difetto interno, la sua diversa
conducibilità e la sua conseguente diversa diffusività influenzano la quota parte di calore
assorbito e trasmesso. Ne deriva una disuniformità della temperatura superficiale.
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Applicazione I
La disuniformità superficiale aumenta nel tempo sino a raggiungere un valore massimo ad
un istante di tempo legato al tipo di difetto ed alla sua profondità.
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Applicazione I
Una volta superato l’istante di massima disuniformità la temperatura superficiale inizierà
ad uniformarsi portandosi verso una condizione stazionaria.
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Applicazione I
Se il difetto è di piccole dimensioni allo stazionario non abbiamo più modo di rilevare la
sua presenza dalla mappatura di temperatura superficiale..
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TERMOGRAFICI
SISTEMI DI ACQUISIZIONE
Short Wave o Long Wave
Le termocamere vengono generalmente classificate in LW o SW, a seconda del range di
lunghezza d’onda per cui il sensore è in grado di percepire l’energia radiante.
Normalmente le SW arrivano sino a 5 micron, mentre le LW vanno oltre i 7 micron.
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Sensori delle Termocamere
Due sono le tipologie principali di sensori utilizzate su termocamere FLIR (Forward
Looking InfraRed)
ü  Sensori Fotoelettrici
ü  Sensori Bolometrici
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I primi funzionano grazie all’effetto fotoelettrico, che induce una coppia elettrone-lacuna
in un materiale semiconduttore. Normalmente vengono usati sensori in InSb (8-12
micron) o HgTe+CdTe (3-5 micron).
I sensori Bolometrici sono invece dei Termistori NTC o PTC; di conseguenza la
radiazione elettromagnetica porta ad una variazione della caduta di tensione sui capi della
resistenza.
Sensori delle Termocamere
Un sensore non può acquisire contemporaneamente l’informazione radiativa di una intera
superficie. Nelle macchine termografiche di precedente generazione era quindi necessario
effettuare un processo di scansione, la cui efficacia era fortemente connessa alla minima
porzione rilevabile dal sensore.
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Negli attuali sistemi Focal Plane Array è possibile una scansione in tempo reale grazie alla
presenza di una matrice di sensori. Ad oggi è possibile trovare comunemente matrici di
320 x 240 punti, o anche macchine da 640 x 480 punti.
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Risoluzioni geometriche e campi di vista
Analisi dell’Immagine mediante scansione meccanica
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La scansione dell’oggetto di misura viene effettuata utilizzando un prisma rotante ed uno


specchietto oscillante, che spazzano l’intera superficie ed inviano i fotoni percepiti su di
un unico elemento sensibile. Il microprocessore provvede successivamente alla
ricostruzione del quadro immagine interlacciando in un unico frame quattro differenti
campi aventi ognuno 100 linee orizzontali di scansione; di queste 100 linee, 70 sono usate
effettivamente per la ricostruzione dell’immagine ed il frame sarà quindi di 70 x 4 = 280
linee. La velocità di scansione è di 25 campi al secondo e quindi di 25 / 4 = 6.25 immagini
al secondo.
Analisi dell’Immagine mediante scansione meccanica

Scansione
Verticale
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Sensore e
Ottica I.R.
Refrigeratore

Scansione
Orizzontale
Sistemi di Raffreddamento
Azoto Liquido ( circa 70 K )
Short Wave alta Stabilità
Long Wave ottima risoluzione termica ( 0.08 °C )
scarsa trasportabilità e poca autonomia
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Peltier MicroCooler ( circa 200 K)


Short Wave buona stabilità e media precisione
buona risoluzione termica ( 0.1 - 0.2 °C )
ottima per indagini su campo

Stirling MicroCooler ( circa 75 K )


Short Wave alta Stabilità
Long Wave ottima risoluzione termica ( 0.05 °C )
ottima per indagini su campo
Sistemi di Raffreddamento

Sensore Raffreddato mediante


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Celle Peltier a 3 Stadi


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Sensore Raffreddato mediante


Cella a Ciclo Stirling
Curve di calibrazione di un sensore fotoelettrico
Nel caso più generale un
apparato termografico effettua
una misura dell’energia
irradiata da un oggetto per poi Corpo Nero utilizzato
restituirci un’informazione per verifiche periodiche
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derivata sulla temperatura di di calibrazione


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tale oggetto.
Ciò che la macchina
termografica valuta è il
voltaggio generato dal sensore.
Quest’ultimo è poi legato
R
all’energia emessa dall’oggetto I= B
di misura secondo una
relazione del tipo: e −F
T

Vs
En =
km ⋅ R D

RD= Responsivity
VS= Voltaggio sensore
km= costante apparato
Energia ricevuta dalla termocamera
Wtot = τ ⋅ ε ⋅ Wobj + τ ⋅ (1− ε ) ⋅ Wrefl + (1− τ )⋅ Watm
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Energia emessa dalla superficie osservata ( Tsup , es )


Energia riflessa dalla superficie osservata ( Trad , rs )
Assorbimento dell’aria
Differenze fra campo Visibile ed Infrarosso
Quando osserviamo un oggetto nel campo del Visibile ne valutiamo le sue capacità di
riflettere la radiazione elettromagnetica.
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Nell’Infrarosso invece è la proprietà Emissività che ci fornisce l’informazione


dell’oggetto. Non sempre, quindi, la forma dell’oggetto ci risulta simile a quella a noi
conosciuta. Qualora l’emissività dell’oggetto sia bassa, è la sua riflettività a prevalere, e
ciò fornisce immagini termiche analoghe a quelle visibili.
Sistemi Termografici di Ultima Generazione
ü Sensibilità termica: 20 mK
ü Sensore: GaAs Quantum Well FPA
ü Range: 8-9 micron
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ü Raffreddamento: Stirling cooler


ü Digitalizzazione: 14 bit
ü Frequenza 50/60 Hz non interlacciato
Sistemi Termografici di Ultima Generazione

GaAs GaAs
Nessun Elettrone
Elettroni Liberi Libero
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Salto Energetico Salto Energetico


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Elettroni Vincolati Elettroni Vincolati

Nuovo Salto di
Energia nel Griglia Bidimensionale
SottoLivello

Energia
AlGaAs Un Pixel
Well

AlGaAs
Salto di
Energia GaAs

Sottostrato di GaAs
Rilevazioni Termografiche nell’Edilizia

Analisi termica delle


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dispersioni
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Ponte termico di spigolo


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Rilevazioni Termografiche nell’Edilizia
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Rilevazioni Termografiche nell’Edilizia