Sei sulla pagina 1di 5

DISABILITA’ SENSORIALI, VISIVE, UDITIVE E

MOTORIE

1
La sordità è la riduzione più o meno grave dell’udito e può riguardare uno o entrambi gli orecchi,
può essere cioè monolaterale o bilaterale. Il livello e l’intensità della perdita uditiva si misura con
l’audiogramma tonale: durante questa prova vengono fatti ascoltare al bambino dei toni puri con
frequenze e intensità simili a quelle che si trovano nei suoli del linguaggio. La perdita uditiva viene
misurata in decibel (dB) e si basa sulle soglie uditive minime che il bambino è ancora in grado di
riconosce con l’orecchio che sente meglio. In base all’entità della perdita uditiva vengono distinte le
seguenti forme di sordità: Lieve, con perdita uditiva da 26 a 40 dB; Media, con perdita uditiva da 40
a 70 dB; Grave, con perdita uditiva da 71 a 90 dB; Profonda, con perdita uditiva superiore a 90 dB.
Nei paesi occidentali in media un bambino ogni mille presenta una sordità grave o profonda e circa
il 95% nasce da genitori udenti. Le cause della sordità sono molteplici e legate ad una varietà di
fattori; possono essere divise in due grandi aree: sordità congenite, cioè insorte prima della nascita e
sordità acquisite, insorte al momento della nascita (neonatali) o in seguito (postnatali).
La categoria delle persone sorde è disomogenea perché al suo interno esistono realtà molto diverse
tra loro che comportano differenti “esperienze del mondo” e differenti bisogni: bambini nati sordi o
divenuti tali entro i 3 anni di vita (cioè prima di aver acquisito completamente il linguaggio); sordi
figli di sordi e sordi figli di udenti; sordi che conoscono la Lingua dei Segni Italiana (LIS) e sordi
che non la conoscono; sordi educati al linguaggio con un metodo esclusivamente orale; sordi
educati con il metodo bimodale; sordi esposti ad un’educazione bilingue. A tutto questo va
aggiunto: l’età della diagnosi e della protesizzazione e l’iter riabilitativo e scolastico.
L’elemento comune a tutte queste categorie (anche se secondo modalità diverse) è la necessità di
comunicare attraverso una lingua parlata e scritta che si impara solo dopo un lungo e faticoso iter
logopedico, perché non è possibile per il bambino sordo acquisire il linguaggio verbale in modo
naturale, spontaneo e completo, come avviene per il bambino udente. Vorremmo concludere con
alcune regole comportamentali importanti quando si interagisce con una persona sorda utilizzando
solo la lingua vocale, perché anche la presenza della protesi non sempre garantisce una perfetta
ricezione del parlato:
 Per consentire alla persona sorda una buona lettura labiale la distanza ottimale nella
conversazione non deve mai superare il metro e mezzo.
 La fonte luminosa deve illuminare il viso di colui che parla.
 Chi parla deve tenere ferma la testa e il suo viso deve essere a livello degli occhi della
persona sorda.
2
 Occorre articolare bene le parole ma senza esagerare.
 Si può parlare con un tono di voce normale, senza gridare. La velocità del discorso deve
essere moderata: né troppo in fretta né troppo adagio
 E’ preferibile usare frasi corte e semplici ma complete. Non è necessario parlare in
maniera infantile.
 Quando si pronunciano nomi di persona, località o termini inconsueti la lettura labiale è
molto difficile. Se la persona sorda non riesce, nonostante gli sforzi, a recepire il messaggio,
si può scrivere la parola in stampatello.
Dalle analisi sulle forme di comunicazione visivo-gestuale usate dai sordi condotte negli USA a
partire dagli anni '60 e, in maniera sistematica, nel corso degli ultimi trent’anni in varie parti del
mondo, è emerso che si tratta di vere e proprie lingue che possiedono caratteristiche analoghe ad
ogni altra lingua umana e quindi anologhe possibilità e funzioni: sono quindi arbitrarie e
convenzionali, sono articolate, possiedono una grammatica ed una sintassi, cambiano nel tempo in
relazione all’uso. Le Lingue dei Segni sono, conseguentemente, diverse per ogni comunità di sordi.
Nella ricerca scientifica sulla lingua dei segni, si utilizza il termine ‘segno’ e non ‘gesto’: il segno è
scomponibile in parametri e presenta delle regolarità fonologiche e morfologiche che non sono
condivise dai ‘gesti’. Esistono dei gesti convenzionali in tutte le culture, che non sono universali
come molti ritengono, ma si tratta sempre di gesti isolati, con i quali non è possibile comunicare in
maniera esaustiva, poiché non esistono quelle regole morfologiche e sintattiche che consentono la
costruzione di enunciati.
Esamineremo adesso in dettaglio alcune caratteristiche delle lingue dei segni
*Le Lingue dei Segni hanno una doppia articolazione: Si tratta di codici doppiamente articolati, in
cui una prima articolazione è data dal livello significativo dei morfi e dei sintagmi, mentre la
seconda articolazione è data dalle unità minime prive di significato, cioè i fonemi per le lingue
verbali, i cheremi (dal nome greco della mano keir) nelle lingue dei segni. Quindi nelle lingue dei
segni, le unità significative sono le seguenti:
LUOGO - il luogo in cui viene articolato il segno;
CONFIGURAZIONE – la forma della mano;
MOVIMENTO – il movimento della mano;
ORIENTAMENTO – l’orientamento del palmo della mano.

*Le lingue dei segni sono arbitrarie e convenzionali, sono diverse per ogni comunità di segnanti e
mutano nel tempo in relazione all'uso.

3
* Le lingue dei segni possiedono grammatiche altamente articolate, che hanno complessità e
possibilità espressive pari a quelle delle lingue vocali, anche se si esplicano secondo modalità
differenti, peculiari al differente canale espressivo utilizzato.

I sordi gravi o profondi costituiscono circa l’1x1000 della popolazione italiana. Il 95% ha genitori
udenti perché la sordità è geneticamente recessiva e perché può essere originata da patologie
prenatali o perinatali. Ciò comporta che la grande maggioranza non può avere accesso all’interno
della propria famiglia ad una lingua che, come, la LIS, si esplica attraverso il canale integro (visivo-
gestuale). Da un punto di vista neurolinguistico, è stato ipotizzato che, per quanto riguarda
l'acquisizione del linguaggio esista una "età critica" oltre la quale non sarebbe più possibile
pervenire ad una normale competenza linguistica: anche se non è ancora definito esattamente lo
spazio di tempo entro cui tale età critica può essere collocata , in generale si può affermare che i
primi anni di vita sono cruciali per l'acquisizione di un "buon linguaggio" e che quindi l'esposizione
ad una lingua storico naturale dovrebbe avvenire il più precocemente possibile.
Perché avvenga una "buona esperienza linguistica " è necessario che fin dai primi giorni di vita si
instauri una relazione comunicativa soddisfacente tra il bambino e coloro che si prendono cura di
lui. Il linguaggio nasce quindi all'interno di una dimensione sociale, ha origine dapprima come
mezzo di comunicazione tra il bambino e le persone che lo circondano.
Per ciò è estremamente importante che bambini sordi profondi vengano precocemente in contatto
con una lingua che, esplicandosi attraverso un canale integro, possa consentire loro di raggiungere
un normale sviluppo cognitivo, linguistico, affettivo-emotivo e culturale.
Le lingue dei segni, esattamente come le lingue verbali, variano nel tempo e nello spazio. Non esiste
un’unica lingua dei segni internazionale, ma, poiché le lingue rispecchiano non soltanto la cultura
ma anche i bisogni degli utenti, esistono nel mondo tante lingue dei segni diverse, che non
presentano, naturalmente, nessuna somiglianza con la lingua parlata nel paese di appartenenza.
In Italia, esistono diverse varietà geografiche della lingua dei segni che presentano, almeno allo
stato della conoscenza attuale, delle variazioni esclusivamente lessicali.
Le persone sorde nel nostro paese hanno la possibilità di avere una molteplicità di ausili che
facilitino il loro inserimento sociale e che migliorino la qualità della loro vita, riducendo la
“situazione di handicap”.
Alcuni di questi riguardano direttamente il deficit sensoriale, poiché mirano alla miglioramento
delle possibilità uditive, altri riguardano invece il miglioramento delle condizioni di vita quotidiana
delle persone sorde, l’accesso alle informazioni, gli strumenti per facilitare il successo formativo.
Tra i primi ritroviamo le protesi acustiche e riguardo al secondo genere di ausili, da molti anni
ormai la ricerca scientifica ha sottolineato il fatto che moderne tecnologie costituiscono una
4
fondamentale risorsa per abbattere le barriere comunicative e per consentire l’accesso alle
informazioni, in quanto offrono alle persone sorde il grande vantaggio di poter utilizzare la vista.
Giochi al computer, programmi didattici,videogiochi, videofonini, SMS, internet, e-mail, web-cam,
sottotitoli nei video, hanno ampliato moltissimo le possibilità di interazione col mondo da parte
delle persone sorde, sia in contesti di formazione (come la scuola e l’università), sia in contesti di
lavoro, sia rispetto alla dimensione sociale, agli scambi comunicativi, e ancora, ai momenti di svago
e relax. Internet , in special modo, è diventato uno degli stimoli maggiori per apprendere la lingua
scritta, in quanto navigare sul web (si pensi alle possibilità offerte da Google…) obbliga in qualche
modo a misurarsi con le proprie conoscenze lessicali e con le proprie abilità di lettura e scrittura.