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1. l’uomo è un essere composto di anima e di corpo.

Che sia composto di corpo è sotto gli occhi di tutti.


Che sia un corpo vivo, e cioè animato (che è quanto dire: dotato di anima), è ugualmente sotto gli
occhi di tutti.

2. Ciò che diversifica un corpo vivo da un corpo morto è proprio la presenza dell’anima.
Per anima intendiamo ciò che dà la vita.

3. Sotto questo aspetto sono esseri composti di anima e di corpo anche gli animali.
Tuttavia gli animali hanno una vita soltanto sensitiva e vegetativa.

4. L’uomo invece, per la sua capacità di pensare, di elaborare concetti, di astrarre, di fare conti, di
dedurre, di progettare, ha una vita non soltanto sensitiva e vegetativa, ma anche spirituale.
La sua stessa capacità di pensare a realtà spirituali, ancora indipendentemente dalla loro esistenza
(come gli Angeli e Dio), sta a significa che è dotato di vita spirituale e non solo materiale.
Per questo l’anima dell’uomo non è solo un’anima sensitiva che gli permette di gustare, di toccare,
di odorare, di vedere, di udire come tutti gli animali, ma è anche spirituale, perché è capace di
pensare, è capace di vita spirituale.
Tra l’altro, proprio perché è capace di vita spirituale, è capace di conoscere, amare e possedere Dio,
che è purissimo spirito.

5. Dunque quando si dice che l’uomo è un essere composto di anima e di corpo si sottintende che è
composto di anima spirituale (e cioè razionale) e di corpo.

6. Ora muore solo ciò che è dotato di vita sensitiva, ciò che è organico.
Quando le varie parti si logorano e non armonizzano più tra loro, l’essere si disgrega, viene meno,
muore.
Ma ciò che è spirituale non può morire perché è al di sopra della materia. È immateriale, non si
disgrega, e pertanto è immortale.

7. Da ciò segue che l’anima umana, proprio perché dotata di vita spirituale, immateriale e
immortale, non ci viene comunicata dai nostri genitori, ma è creata direttamente da Dio nell’atto del
concepimento del corpo.
Ne segue anche che l’anima, al momento della morte del corpo, proprio perché è dotata di vita
spirituale, non muore e non può morire. Sopravvive ed è immortale.

8. Fin qui, in tutti i ragionamenti che ho fatto, non è necessario scomodare la fede. Tutto questo lo
capisce la ragione con le sue sole forze.
Invece per comprendere quale sia la sorte dell’anima quando si separa dal corpo dobbiamo bussare
alle porte della fede. O, per meglio dire, è necessario ascoltare ciò che ci dice Dio, attraverso la
Divina Rivelazione così come ci è presentata dalla dottrina della Chiesa.

9. Ti ripropongo allora che cosa dice la Dottrina della Chiesa sulla costituzione dell’uomo e sulla
sorte dell’anima separata dal corpo.
Circa la costituzione dell’uomo il Catechismo della Chiesa Cattolica dice: “Unità di anima e di
corpo, la persona umana, creata a immagine di Dio, è un essere insieme corporeo e spirituale.
Il racconto biblico esprime questa realtà con un linguaggio simbolico, quando dice che «Dio plasmò
l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita, e l’uomo divenne un essere
vivente» (Gn 2,7).
L’uomo tutto intero è quindi voluto da Dio” (CCC 362).
10. Il CCC dice inoltre: “Spesso, nella Sacra Scrittura, il termine anima indica la vita umana, oppure
tutta la persona umana.
Ma designa anche tutto ciò che nell’uomo vi è di più intimo e di maggior valore, ciò per cui più
particolarmente egli è immagine di Dio: «anima» significa il principio spirituale nell’uomo” (CCC
363).
“L’unità dell’anima e del corpo è così profonda che si deve considerare l’anima come la « forma »
del corpo; ciò significa che grazie all’anima spirituale il corpo composto di materia è un corpo
umano e vivente; lo spirito e la materia, nell’uomo, non sono due nature congiunte, ma la loro
unione forma un’unica natura” (CCC 365).
“La Chiesa insegna che ogni anima spirituale è creata direttamente da Dio – non è «prodotta» dai
genitori – ed è immortale: essa non perisce al momento della sua separazione dal corpo nella morte,
e di nuovo si unirà al corpo al momento della risurrezione finale” (CCC 366).

11. Sulla sorte dell’anima separata dal corpo, ecco che cosa dice la dottrina della Chiesa:
“La morte pone fine alla vita dell’uomo come tempo aperto all’accoglienza o al rifiuto della grazia
divina apparsa in Cristo. Il Nuovo Testamento parla del giudizio principalmente nella prospettiva
dell’incontro finale con Cristo alla sua seconda venuta, ma afferma anche, a più riprese,
l’immediata retribuzione che, dopo la morte, sarà data a ciascuno in rapporto alle sue opere e alla
sua fede. La parabola del povero Lazzaro e la parola detta da Cristo in croce al buon ladrone così
come altri testi del Nuovo Testamento parlano di una sorte ultima dell’anima che può essere diversa
per le une e per le altre” (CCC 1021).
“Ogni uomo fin dal momento della sua morte riceve nella sua anima immortale la retribuzione
eterna, in un giudizio particolare che mette la sua vita in rapporto a Cristo, per cui o passerà
attraverso una purificazione, o entrerà immediatamente nella beatitudine del cielo, oppure si
dannerà immediatamente per sempre” (CCC 1023).

Ecco tutto, dunque.


Ti ringrazio del quesito, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

1. il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma che


“- ogni uomo
– fin dal momento della sua morte
– riceve nella sua anima immortale
– la retribuzione eterna,
– in un giudizio particolare
– che mette la sua vita in rapporto a Cristo,
– per cui o passerà attraverso una purificazione,
– o entrerà immediatamente nella beatitudine del cielo,
– oppure si dannerà immediatamente per sempre” (CCC 1022).

Ti commento partitamente ognuna di queste espressioni.

2. Ogni uomo: dunque ogni persona umana fin dal primo istante della sua esistenza nel grembo
materno.
Ogni uomo infatti è voluto da Dio per l’eternità.

3. Fin dal momento della sua morte: vale a dire dal momento della separazione dell’anima dal
corpo.
Noi non sappiamo in quale istante questo avvenga.
Secondo la prassi della Chiesa di amministrare il sacramento della remissione dei peccati – almeno
sotto condizione – fino a 20-30 minuti dal decesso, possiamo arguire che l’anima non si separa nel
momento in cui il corpo esala l’ultimo respiro.
C’è un processo di morte che deve attuarsi soprattutto nelle parti centrali del cervello.

4. Riceve nella sua anima immortale: per ora è solo la nostra anima – a motivo della sua spiritualità
e immortalità – che viene direttamente coinvolta. Il corpo dovrà attendere la fine del mondo con la
risurrezione finale.
Con la morte la persona umana – che è costituita essenzialmente di anima e di corpo – viene meno.
Per questo la Chiesa anche nel suo linguaggio parla di suffragio per le anime dei defunti.

5. La retribuzione eterna: consiste nel premio o nel castigo, nel paradiso o nell’inferno.
Questo non significa che vada direttamente in paradiso, ma riceve già con certezza la sentenza di
salvezza o di condanna.
Anche nel caso che per entrare in paradiso sia necessaria un’ulteriore purificazione, si è certi
dell’esito finale.
Il purgatorio non è una sorta di esame di riparazione, il cui esito per sua natura è incerto.
Con questo si esclude la reincarnazione o metempsicosi.
La retribuzione non è interlocutoria, ma certa ed eterna.

6. In un giudizio particolare.
Il Vangelo fa capire che ci saranno due giudizi: uno immediato e particolare, l’altro alla fine del
mondo e sarà universale.
L’esistenza del giudizio particolare emerge dall’insegnamento di Gesù il quale nella parabola del
ricco epulone e del povero Lazzaro dice che questi fu subito portato dagli angeli in cielo, mentre il
ricco andò all’inferno (Lc 16,22).
In croce Gesù ha detto al buon ladrone: “Oggi sarai con me nel paradiso” (Lc 23,43).
Che vi sia un giudizio immediato lo si evince da quanto afferma la lettera agli Ebrei: “E come è
stabilito per gli uomini che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio” (Eb 9,27).
Anche l’esistenza di una retribuzione immediata subito dopo la morte rimanda ad un previo
giudizio. Certamente a questo allude San Paolo quando dice: “Siamo pieni di fiducia e preferiamo
andare in esilio dal corpo ed abitare presso il Signore” (2 Cor 5,8), “sono messo alle strette infatti
tra queste due cose: da una parte il desiderio di essere sciolto dal corpo per essere con Cristo, il che
sarebbe assai meglio” (Fil 1,23).
In maniera esplicita lo dice in 2 Cor 5,10: “Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di
Cristo, ciascuno per ricevere la ricompensa delle opere compiute finché era nel corpo, sia in bene
che in male”.

7. Che mette la sua vita in rapporto a Cristo:


È un giudizio in cui non c’è discussione perché ognuno vede perfettamente se stesso.
Questo giudizio non viene fatto come nei tribunali umani.
Senti come lo presenta un grande domenicano, il p. Sertillanges, nel catechismo degli increduli (è
un catechismo fatto per domanda e risposta).

Domanda: Dove pensi che abbia luogo questo giudizio?


Risposta: Là dov’è l’anima, là dov’è Dio, e ho già detto che questo non è un luogo materiale. Noi
siamo sempre in Dio; non c’è bisogno di viaggio per raggiungerlo. La vita eterna è essenzialmente
uno stato, non un luogo, e se essa è tale nella sua pienezza, tale è pure nel suo cominciamento.

Domanda: È strano!
Risposta: Sì, quale mistero, che uno possa immergere in Dio tutta la sua vita senza accorgersene, e
quale risveglio, trovarsi tutt’a un tratto davanti a lui nella piena luce
Domanda: Non vi è dunque tribunale?
Risposta: È questa una metafora tolta dalla vita sociale.

Domanda: Che cosa significa questa metafora?


Risposta: Comparire al tribunale, per l’anima, è prendere davanti a Dio il sentimento di ciò che essa
è, di ciò che vale, di ciò che ha fatto, di ciò che ha utilizzato o profanato, e di quello che ne segue
per la sua sorte eterna.

Domanda: Non vi è dunque sentenza, come non vi è tribunale?


Risposta: Non vi è bisogno di sentenza. Il nostro bilancio interiore coi suoi effetti: ecco la nostra
sentenza. Sotto gli auspici della grazia, dei suoi gradi e della sua essenza, la vita eterna è in noi
sostanzialmente; ciascuno porta in sé il suo inferno o il suo cielo. Colui che fa il bene è subito
beatificato dentro, come una terra seminata che le stagioni favoriscono; colui che fa il male è subito
ferito dentro, spogliato, disorganizzato, tagliato fuori di comunicazione con Dio, sola forza che
arricchisce, consegnato alla creazione ostile, e così votato alla sventura.

Domanda: L’unico tribunale è dunque in noi?


Risposta: Sì, ed è la coscienza; ma la coscienza voce di Dio, e non la falsa coscienza formata dai
nostri vizi.

Domanda: Questo tribunale è sempre eretto?


Risposta: È sempre in segreta attività; ma alla fine, tutta la causa si chiarisce.

Domanda: Ed è anche in noi il luogo di esecuzione?


Risposta: E dove sarebbe, a titolo principale? Si tratta del nostro destino. Ma la creazione vi
collabora. Operi bene o male, l’uomo è subito trasformato nella natura della sua propria azione, e
posto così in accordo o in conflitto con l’ordine morale che Dio regola. La sua felicità o la sua
infelicità sono fin d’allora acquisite, salvo che egli non cambi. Noi siamo di fronte al mondo come
colui che fa la sua scelta prima di partire.

Domanda: Siamo noi dunque rigorosamente gli agenti del nostro destino, compreso il nostro
destino eterno?
Risposta: Noi siamo gli autori del nostro destino, nell’interno e per l’azione dell’ordine divino. Il
destino eterno non è che la manifestazione dello stato di coscienza che il giusto o il peccatore hanno
provocato in se stessi, e la fissazione eterna dei suoi effetti. L’uomo vola allora con le proprie ali e
respira del suo alito, quell’alito dello Spirito Santo, la grazia del quale gonfiò il suo cuore; oppure è
preso nelle sue proprie reti e vi soffoca. “Dio per punire il male, non ha che da lasciarlo fare”
(Lacordaire). “La loro colpa non è una cosa e la loro pena un’altra: ma contro di loro si rivolge la
loro colpa stessa” (S. Gregorio).

8. Per cui o passerà attraverso una purificazione: dal testo di p. Sertillanges che ti ho riportato
risulta che l’anima da se stessa sente di avere Dio nel cuore, ma che ha bisogno di ulteriore
purificazione.
Santa Caterina da Genova dice che la possibilità di questa purificazione è una grande atto di
misericordia di Dio verso di noi, perché stare eternamente davanti a Lui con qualche macchia
sarebbe peggio di mille inferni.

9. O entrerà immediatamente nella beatitudine del cielo: al dire di santa Teresa sono ben poche le
anime che vanno dritte in paradiso. Lei stessa dice che delle persone da lei conosciute solo due
erano andate direttamente in cielo: un santo religioso domenicano, suo confessore, e un carmelitano.
D’altra parte la Sacra Scrittura dice che anche il giusto pecca sette volte al giorno (Pr 24,16) e che
nulla d’impuro entra nella Gerusalemme celeste (Ap 21,27).

10. Oppure si dannerà immediatamente per sempre: per chi muore in peccato mortale non c’è
nessun preambolo prima di andare all’inferno. Va immediatamente.
Santa Teresa dice aver visto anime dannate mentre sulla terra si celebravano solennemente i loro
funerali.

Ti ringrazio molto della preghiera che fai costantemente per me.


Molto volentieri ti assicuro la mia per te e per i tuoi cari.
Ti saluto cordialmente e ti benedico.
Padre Angelo

n giovane chiede di essere corretto nelle sue


varie affermazioni sui concetti di angelo, di
anima e di spirito
Le risposte sono poste in grassetto e corsivo subito dopo le singole domande.

Caro padre Angelo,


sono un giovane studente universitario. Proprio pochi giorni fa è stato san Michele arcangelo.
Questa ricorrenza ha indotto a pormi delle domande sulla natura degli angeli, argomento che le
dovrebbe essere caro visto il nome che porta.

Carissimo,
solo alcune delle tue affermazioni sono corrette.
Tutte le altre hanno bisogno di precisazioni.

Le mie convinzioni a riguardo sono le seguenti:


1) gli angeli non hanno anima ma soltanto spirito;

se per anima s’intende ciò che dà vita ad un corpo, evidentemente gli angeli non possiedono
un’anima, ma sono sostanze o esseri spirituali.
Si distinguono da Dio perché sono costituiti di atto e di potenza.
Solo Dio è atto puro, perfezione somma.

2) l’uomo è un’anima, ma ha uno spirito da quando lo Spirito Santo viene insufflato in noi (mi si
passi il termine) attraverso i Sacramenti;

l’uomo non è un’anima, ma è dotato di anima. È infatti composto di corpo e di anima.


L’anima dell’uomo – sotto il profilo ontologico (e cioè dal punto di vista dell’essere) – è un essere
spirituale.
Pertanto per natura l’uomo è composto di materia e di spirito.
Quando si usa la parola spirito è necessario distinguere.
Vi sono infatti delle realtà create che sono spirituali di loro natura (come ad esempio l’anima
umana e gli angeli).
Quando San Paolo distingue tra anima e spirito, per spirito intende la partecipazione alla vita
soprannaturale di Dio.
Allora questa partecipazione alla vita soprannaturale la possiedono gli angeli che si trovano in
paradiso (e non quelli che trovano all’inferno) e le anime in grazia.
Questa grazia o vita spirituale (partecipazione dello Spirito Santo) ci viene comunicata
ordinariamente nei Sacramenti.

3) lo Spirito Santo e lo spirito dell’uomo sono la stessa cosa, nel senso che lo spirito dell’uomo
implica lo Spirito Santo;

no, no.
L’uomo che vive in grazia non è lo Spirito Santo, ma possiede una partecipazione dello Spirito
Santo nel medesimo modo in cui un metallo incandescente non è lo stesso fuoco, ma ha una
partecipazione del fuoco. E tale partecipazione lo rende incandescente.

4) riprendendo la ripartizione aristotelica delle funzioni dell’anima, nel momento in cui l’anima
umana riceve lo Spirito Santo allora acquisisce anche una funzione spirituale, la quale affianca le
preesistenti funzioni vegetativa, sensitiva, intellettiva;

Se quando dici: “acquisisce una funzione spirituale” intendi una partecipazione della vita divina,
dello Spirito Santo o dell’ordine soprannaturale sono d’accordo.
Tuttavia anche la funzione intellettiva di sua natura è spirituale, sebbene non di ordine
soprannaturale.

5) il concetto di Spirito è stato sviluppato per lo più dalla teologia cristiana. Ne è prova il fatto che
la lingua greca, per indicare ‘‘spirito’ (pneuma) e ‘‘anima’ (psiche), usa i due termini simili,
concettualmente affini al concetto di respiro;

È necessario ancora precisare: di Spirito (e di Spirito Santo) parla Nostro Signore. Lo Spirito
Santo viene indicato col termine Pneuma, che evoca il concetto di respiro, ma non si tratta di un
respiro di ordine materiale.
L’Amore, compreso l’Amore di Dio assomiglia ad uno “spirare o soffiare”, ad un’effusione.

6) gli animali hanno un’anima vegetativa e sensitiva, mancano di quella intellettiva e spirituale,
quindi la loro vita si esaurisce con la morte;

Questa è l’unica affermazione perfettamente esatta e che non necessita di distinzioni o


precisazioni.

7) Dio è in sostanza pura anima. Se le tre Persone di Dio sono consustanziali allora anche lo Spirito
Santo è pura anima;

Anche qui è necessaria una distinzione: se per anima s’intende ciò che dà la vita ad un corpo,
Dio non possiede anima.
Quando si parla di anima si evoca una realtà che per natura è sempre agganciata ad un corpo, di
cui è il principio vitale.
Le anime separate, come le anime dei defunti, sono in una situazione innaturale, perché l’anima
è fatta per essere principio vivificante di un corpo.

8) gli Angeli non sono mai stati uomini, quindi è sbagliato dire san Michele;

Certamente gli Angeli non sono mai stati uomini,


Tuttavia se per santo s’intende il partecipare alla vita divina, allora gli angeli, compreso San
Michele, sono Santi.
L’unico Santo per natura è Dio.
Tutto gli altri (angeli o uomini) lo sono per partecipazione.

Le chiedo di correggere punto per punto i miei errori. So che saranno molti visto che in
quest’ambito mi muovo solo da autodidatta. Le sarei molto grato se potesse aiutare una povera
anima ad avvicinarsi alla verità.
La saluto e la ringrazio.

Caro Padre Angelo,


ho da chiederle chiarimenti in merito alla questione dell’anima.
L’altro giorno ho avuto un’ "interessante" diatriba con un mio compagno di scuola (ateo di
fatto perché vive in una famiglia sostanzialmente "atea", ma per fortuna una persona che utilizza
veramente la ragione) sull’aborto. Per la verità, sono riuscito a convincerlo (almeno parzialmente)
della presenza "scientifica" di una vita sin dall’attimo del concepimento. Tuttavia, quando ho
ampliato il discorso dalla scienza alla fede, egli mi ha posto dinnanzi al solito pensiero
materialistico sulla questione dell’anima (che o la nega, o la assimila al corpo, oppure sostiene che
finirà con il corpo) ed io, pur rimanendo convintissimo dell’esistenza della prima, della sua origine
divina e della sua immortalità, non ho saputo proporre risposte adeguate, dal punto di vista della
fede.
Mi potrebbe elencare quali sono i punti principali della dottrina cattolica dell’anima (a partire da
cosa si intende, in senso pratico, per essa)?
In particolare, mi chiarirebbe il rapporto tra anima, corpo ed intelletto (visto lo scontro tra le
neuroscienze e la fede), se vuole, anche da un punto di vista scientifico?
Grazie.
Enrico

Risposta del sacerdote

Caro Enrico,
1. non solo il tuo amico doveva ammettere che fin dall’istante del concepimento ci troviamo di
fronte ad un essere vivo, ma anche che si tratta di un essere vivo che appartiene alla specie umana.
Il dna è quello umano.
Ciò che comincia a germogliare nel grembo di una donna non è un’erbetta o un animale, ma un
essere umano.
Questo è così vero che tu puoi dire: quello ero io al momento dell’inizio della mia esistenza.
Nel dna c’erano già tutti i tratti essenziali di quello che saresti diventato sotto il profilo biologico.

2. Mi dici che quando sei passato dalla scienza alla fede e avete parlato dell’anima…
Quando si parla dell’anima non si passa alla fede, ma si rimane ancora nell’ambito della ragione.
Questo tuo amico non può assimilare l’anima al corpo perché c’è una differenza tra un corpo umano
vivo e un corpo umano morto. Il primo è animato, e cioè è mosso da un’anima (principio vitale), il
secondo invece è disanimato, senz’anima, è un cadavere.
Quando Aristotele scrive il De anima non era mosso dalla fede. Era infatti un pensatore pagano,
vissuto nel quarto secolo avanti Cristo. Egli stesso constatava la differenza tra un essere vivo e un
essere morto e diceva che nell’esser vivo c’è il principio vitale, l’anima, che invece non è più
presente nel cadavere.
3. Noi conosciamo la natura dell’anima umana dal suo dinamismo.
Se quest’anima assolvesse solo a finalità vegetative, diremmo che ci si trova si fronte ad un
vegetale.
Ma la persona umana, pur esplicando funzioni vegetative, non si esaurisce in esse, non è un
vegetale.
Esplica infatti anche funzioni sensitive e per questo diciamo che è anche un’anima sensitiva, come
quella degli animali.

4. Ma l’anima umana va al di là dei puri sensi come avviene per gli animali, perché esplica attività
spirituali, come sono quelle del pensare, del progettare, del trascendere il tempo, della stessa
capacità di esprimere e progettare valori spirituali come la pace, la concordia, la solidarietà, il
concetto di bene comune, di diritto, di dovere, di giustizia, di sussidiarietà, ecc…
La stessa capacità di formulare i pensieri attraverso suoni variamente combinati e comunicati ad
altri manifesta chiaramente la trascendenza dell’uomo sulla materia.

5. Sì, l’uomo è un essere materiale. Ma non esaurisce tutta la sua vita nella materia perché è capace
di trascenderla e di fatto la trascende.
L’uomo è vincolato alla materia e ai suoi meccanismi.
E tuttavia, a differenza degli animali, in parte ne è svincolato a motivo della libertà, che è il segno
più alto della trascendenza e della spiritualità dell’uomo.

6. Certo un bambino nel grembo della madre non è ancora capace di pensare, come del resto non è
ancora capace di tante altre attività anche materiali. Un bambino di un anno non può fare l’orafo o il
giornalista.
Ma è un essere umano?
Indubbiamente sì.
Allora bisogna distinguere tra ciò che si è in atto primo e ciò che si è in atto secondo.
La persona umana è un essere intelligente. Lo è sempre, anche quando non pensa, anche quando è
in coma o ha perso i sensi.
In questo caso è un essere intelligente sempre, ma in atto primo.
È invece un essere intelligente in atto secondo chi attualmente pensa.
Un bambino dentro il grembo della madre o appena nato è un essere intelligente in atto primo.

7. Pertanto è chiaro (senza toccare la fede) che la persona umana è un essere composto di corpo e
di anima razionale, che è quanto dire spirituale e immortale.
Ed è anche chiaro che le facoltà spirituali, come quelle del pensiero, non coincidono con la materia,
ma sono facoltà che ineriscono direttamente nell’anima spirituale.

8. In conclusione: l’uomo è un essere composto di materia e di spirito.


Nella sua parte materiale è dotato di sensi esterni (i cinque sensi) e di sensi interni (quelli presenti
nel cervello). Si tratta di sensi che sono comuni anche agli animali.
Ma l’uomo sovrabbonda su di essi per altre facoltà come l’intelletto (capacità di pensare ed
elaborare concetti) e la volontà, la cui massima caratteristica è la volontà.
Queste due facoltà (intelletto e volontà) ineriscono direttamente nell’anima spirituale, e rimangono
in essa anche dopo la scioglimento dell’unione dell’anima e del corpo che avviene con la morte.
Tutto questo ragionamento, come vedi, si fa senza scomodare la Divina Rivelazione e cioè la fede.
Ogni uomo lo può capire con le forze della ragione.
Aristotele, per fare solo un esempio, lo sottoscriverebbe in pieno.

Gent.mo p. Angelo,
lettore assiduo della sua rubrica, desidero trasmetterle alcune affermazioni del mio parroco che mi
hanno lasciato perplesso:
che l’uomo sia fatto di anima e corpo è solo una concezione derivante da influssi della filosofia
greca, ma non è detto sia proprio così: ad es. i giudei dividevano in corpo, psiche e spirito (però non
ha chiarito di cosa sia effettivamente fatto l’essere umano, mi è parso di aver intuito che non si sa
con esattezza, almeno secondo quanto riporta il mio parroco);
Cordiali Saluti
Claudio

Risposta del sacerdote

Caro Claudio,
1. è vero che per i giudei, o meglio per san Paolo, l’uomo è fatto (o, meglio, dovrebbe essere fatto)
di corpo, di anima e di spirito.
Ma per san Paolo “spirito” sta per “grazia”, vale a dire la partecipazione alla vita divina.
Quello che noi chiamiamo anima, san Paolo la chiama psiche.

2. Allora anche per i giudei l’uomo è fatto di anima e di corpo, come emerge chiaramente dal
linguaggio della Genesi dove vediamo Dio che col suo soffio infonde nel corpo l’anima spirituale.
Ma l’uomo che si salva non è fatto solo di anima e di corpo, ma anche di grazia (spirito).
Per questo san Paolo dice: “e tutto quello che è vostro, spirito, anima e corpo” (1 Ts 5,23).

3. Il Concilio di Vienne ha sancito come dogma di fede che l’uomo è costituito di anima e di corpo
(DS 902).
Il Concilio Vaticano II, nella Gaudium et spes n. 14, ha detto che l’uomo è “unità di anima e di
corpo”.

4. Il Catechismo della Chiesa Cattolica quando parla della costituzione dell’uomo usa queste
espressioni:
– “La persona umana, creata a immagine di Dio, è un essere insieme corporeo e spirituale” (CCC
362).

– “Unità di anima e di corpo, l’uomo sintetizza in sé, per la sua stessa condizione corporale, gli
elementi del mondo materiale, così che questi attraverso di lui toccano il loro vertice e prendono
voce per lodare in libertà il Creatore. Allora, non è lecito all’uomo disprezzare la vita corporale; egli
anzi è tenuto a considerare buono e degno di onore il proprio corpo, appunto perché creato da Dio e
destinato alla risurrezione nell’ultimo giorno [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 14]” (CCC
364).

– “L’unità dell’anima e del corpo è così profonda che si deve considerare l’anima come la «forma»
del corpo; [Cf Concilio di Vienne (1312): DS 902] ciò significa che grazie all’anima spirituale il
corpo composto di materia è un corpo umano e vivente; lo spirito e la materia, nell’uomo, non sono
due nature congiunte, ma la loro unione forma un’unica natura” (CCC 365).

“Talvolta si dà il caso che l’anima sia distinta dallo spirito. Così san Paolo prega perché il nostro
essere tutto intero, «spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore» (1Ts
5,23). La Chiesa insegna che tale distinzione non introduce una dualità nell’anima [DS 657].
«Spirito» significa che sin dalla sua creazione l’uomo è ordinato al suo fine soprannaturale, [DS
3005; Gaudium et spes, 22] e che la sua anima è capace di essere gratuitamente elevata alla
comunione con Dio [Cf Pio XII, Humani generis: DS 3891]” (CCC 367).
5. La dottrina dunque è chiara e immutabile (si parla addirittura di dogma).

6. Uno dei compiti principale del sacerdote è quello di insegnare la dottrina cristiana.
Dispiace sapere di preti che non conoscono la dottrina: come possono insegnarla in maniera certa ai
loro fedeli?
Se avessero l’umiltà del santo Curato d’Ars starebbero ben attenti a non allontanarsi da quello che
insegna la Chiesa, che nel suo magistero ha ricevuto precise garanzie da parte di Nostro Signore.

Chiedo gentilmente di sapere se l’uomo appena nato e prima del Battesimo è composto di anima,
corpo e spirito.
Inoltre gradirei sapere il valore dello Spirito Santo e la trasformazione della creatura dopo il
Battesimo.
Grazie per la disponibilità
Corrado

Risposta del sacerdote

Caro Corrado,
1. La tripartizione dell’uomo in corpo, anima e spirito è di san Paolo.
Per San Paolo lo spirito corrisponde a quella realtà che noi chiamiamo grazia.
La grazia è quel germe di vita divina infusa in noi che ci rende figli di Dio.

2. Pertanto: l’unità di anima e di corpo costituisce la persona umana.


L’unità di anima e di corpo con l’aggiunta della grazia costituisce il figlio adottivo di Dio.

3. L’uomo appena nato, che non ha ancora ricevuto il Battesimo, non è ancora reso partecipe della
figliolanza divina.
Pertanto in lui c’è l’unità di anima e di corpo. È intatta la dignità della persona.
Ma in lui manca ancora la grazia, quella realtà – come si è ricordato – che San Paolo chiama spirito.

4. Mi chiedi poi quale sia il valore dello Spirito Santo.


In Dio lo Spirito Santo è la terza persona della SS. Trinità. È l’amore personale di Dio.
È in forza dello Spirito Santo che l’uomo viene reso partecipe della vita del figlio: “E che siete figli
ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, che grida Abbà,
Padre” (Gal 4,6).
È l’Amore personale di Dio che ci unisce a Sé, rendendoci partecipi della vita del Figlio.

5. Ciò significa in concreto che noi siamo partecipi della vita di Dio proprio perché amiamo come
ama Dio.
Scrive San Cirillo di Alessandria: “Il Figlio di Dio è venuto per darci il potere di diventare per
grazia ciò che Egli è per natura e di far sì che ciò che gli è proprio ci diventi comune… Fatti
partecipi del Figlio per mezzo dello Spirito Santo, abbiamo ricevuto il sigillo della sua somiglianza”
(San Cirillo di Alessandria, In Joannem 1,1).
Lasciando il suo sigillo, lo Spirito Santo ci conforma a Sé, come fa lo stampo quando s’imprime
nella cera.
Lo Spirito Santo dunque ci rende partecipi della vita di Dio e ci rende sempre più conformi
all’immagine del Figlio attraverso l’amore.
È stata questa la grande intuizione di san Tommaso: “Quando viene dato lo Spirito Santo viene
realizzato in noi il congiungimento con Dio secondo il modo proprio di quella persona, cioè
mediante l’amore” (In I Sent., d. 14, q. 2, a. 2, ad 3).
E ancora: “Poiché lo Spirito Santoè Amore, l’anima mediante il dono della carità diventa simile a
lui” (Somma teologica, I, 43, 5, ad 2).

6. Dopo il Battesimo si diventa partecipi della vita divina, capaci di pensare come pensa Dio, di
amare come ama Dio, di confidare nella sua potenza.
La conformazione al Figlio, a Gesù, trova nelle realtà di questo mondo un paragone particolarmente
espressivo anche nel ferro che diventa incandescente quando è unito al fuoco.
Infatti come il ferro nel fuoco diventa sotto un certo aspetto una realtà nuova, senza perdere la
propria identità, così l’uomo innestato in Cristo acquista un nuovo splendore, perché viene reso
partecipe non solo del suo essere, ma della sua soprannaturale natura divina, anzi della sua stessa
filiazione divina ed eterna.
Allora con il Battesimo, come dice San Cirillo, si diventa per grazia ciò che Cristo è per natura.

Ti ringrazio, ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.


Padre Angelo

Quesito

Caro padre Angelo,


volevo domandarle:
ho letto che l’uomo è un essere tripartito, composto di spirito, anima e corpo;
lo spirito umano dato all’uomo tramite lo spirito santo di Dio, sede di Dio, comunica all’anima
l’esistenza di Dio, l’anima, sede della volontà ed intelletto umano, decide se dare ascolto allo spirito
oppure se seguire il richiamo dei sensi, e il corpo che obbedisce agli impulsi dati dall’anima.
E’ per questo, cioè per il fatto che comunica con lo spirito, che l’anima dell’ uomo è spirituale,
mentre quella degli animali è detta sensitiva in quanto loro non hanno la percezione dell’esistenza
di Dio, a noi data tramite lo spirito?
Inoltre, che fine fa lo spirito umano dopo la morte corporale, se è soltanto l’anima immortale?
Saluti ed aspetto con ansia una risposta
Manuela B.

Risposta del sacerdote

Cara Manuela,
1. l’uomo è costituito di due elementi: anima e corpo.
Questa è pure la dottrina della Chiesa, ricordata anche nella Gaudium et spes n.14.

2. San Paolo usa l’espressione: “e tutto quello che è vostro, spirito, anima e corpo, si conservi
irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo” (1 Ts 5,23).
Come vedi San Paolo distingue tra anima e spirito.
Per spirito (in greco: pneuma) egli intende la grazia, la quale permette all’uomo di godere della
presenza soprannaturale e personale di Dio in lui.
Per anima (in greco: psyché) intende la sede dell’intelletto e della volontà e anche il principio della
vita del corpo.

3. È chiaro che lo spirito (la grazia) inerisce nell’anima e non nel corpo.
4. Potrei dire che la persona umana, in quanto tale, è costituita di due elementi: anima e corpo.
Invece colui che è diventato figlio di Dio per adozione è costituito di corpo, anima e grazia (spirito).
Ma la grazia, per quanto importante e decisiva in ordine alla salvezza eterna, non è un costitutivo
della persona. Chi non è in grazia non è meno persona di chi è in grazia.

5. La grazia, che San Paolo chiama spirito, non esiste mai da sola, ma inerisce nell’anima.
Quello che tu chiami spirito umano si identifica con l’anima.

6. L’anima di suo è spirituale e immortale.


L’anima dotata di grazia non soltanto è spirituale e immortale, ma va in paradiso, previo il
purgatorio se necessario.
L’anima priva della grazia va all’inferno.

Mi auguro di aver portato un pò di chiarezza.


Colgo l’occasione per porgerti gli auguri di un sereno e santo Natale. Li accompagno con una
preghiera.
Ti benedico.
Padre Angelo

cosa è esattamente l’essere umano?


Dopo la morte si annulla o resta qualcosa di noi tutti?
La ringrazio

Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. l’uomo è un essere composto di anima e di corpo.
Che sia composto di corpo è sotto gli occhi di tutti.
Che sia un corpo vivo, e cioè animato (che è quanto dire: dotato di anima), è ugualmente sotto gli
occhi di tutti.

2. Ciò che diversifica un corpo vivo da un corpo morto è proprio la presenza dell’anima.
Per anima intendiamo ciò che dà la vita.

3. Sotto questo aspetto sono esseri composti di anima e di corpo anche gli animali.
Tuttavia gli animali hanno una vita soltanto sensitiva e vegetativa.

4. L’uomo invece, per la sua capacità di pensare, di elaborare concetti, di astrarre, di fare conti, di
dedurre, di progettare, ha una vita non soltanto sensitiva e vegetativa, ma anche spirituale.
La sua stessa capacità di pensare a realtà spirituali, ancora indipendentemente dalla loro esistenza
(come gli Angeli e Dio), sta a significa che è dotato di vita spirituale e non solo materiale.
Per questo l’anima dell’uomo non è solo un’anima sensitiva che gli permette di gustare, di toccare,
di odorare, di vedere, di udire come tutti gli animali, ma è anche spirituale, perché è capace di
pensare, è capace di vita spirituale.
Tra l’altro, proprio perché è capace di vita spirituale, è capace di conoscere, amare e possedere Dio,
che è purissimo spirito.

5. Dunque quando si dice che l’uomo è un essere composto di anima e di corpo si sottintende che è
composto di anima spirituale (e cioè razionale) e di corpo.
6. Ora muore solo ciò che è dotato di vita sensitiva, ciò che è organico.
Quando le varie parti si logorano e non armonizzano più tra loro, l’essere si disgrega, viene meno,
muore.
Ma ciò che è spirituale non può morire perché è al di sopra della materia. È immateriale, non si
disgrega, e pertanto è immortale.

7. Da ciò segue che l’anima umana, proprio perché dotata di vita spirituale, immateriale e
immortale, non ci viene comunicata dai nostri genitori, ma è creata direttamente da Dio nell’atto del
concepimento del corpo.
Ne segue anche che l’anima, al momento della morte del corpo, proprio perché è dotata di vita
spirituale, non muore e non può morire. Sopravvive ed è immortale.

8. Fin qui, in tutti i ragionamenti che ho fatto, non è necessario scomodare la fede. Tutto questo lo
capisce la ragione con le sue sole forze.
Invece per comprendere quale sia la sorte dell’anima quando si separa dal corpo dobbiamo bussare
alle porte della fede. O, per meglio dire, è necessario ascoltare ciò che ci dice Dio, attraverso la
Divina Rivelazione così come ci è presentata dalla dottrina della Chiesa.

9. Ti ripropongo allora che cosa dice la Dottrina della Chiesa sulla costituzione dell’uomo e sulla
sorte dell’anima separata dal corpo.
Circa la costituzione dell’uomo il Catechismo della Chiesa Cattolica dice: “Unità di anima e di
corpo, la persona umana, creata a immagine di Dio, è un essere insieme corporeo e spirituale.
Il racconto biblico esprime questa realtà con un linguaggio simbolico, quando dice che «Dio plasmò
l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita, e l’uomo divenne un essere
vivente» (Gn 2,7).
L’uomo tutto intero è quindi voluto da Dio” (CCC 362).

10. Il CCC dice inoltre: “Spesso, nella Sacra Scrittura, il termine anima indica la vita umana, oppure
tutta la persona umana.
Ma designa anche tutto ciò che nell’uomo vi è di più intimo e di maggior valore, ciò per cui più
particolarmente egli è immagine di Dio: «anima» significa il principio spirituale nell’uomo” (CCC
363).
“L’unità dell’anima e del corpo è così profonda che si deve considerare l’anima come la « forma »
del corpo; ciò significa che grazie all’anima spirituale il corpo composto di materia è un corpo
umano e vivente; lo spirito e la materia, nell’uomo, non sono due nature congiunte, ma la loro
unione forma un’unica natura” (CCC 365).
“La Chiesa insegna che ogni anima spirituale è creata direttamente da Dio – non è «prodotta» dai
genitori – ed è immortale: essa non perisce al momento della sua separazione dal corpo nella morte,
e di nuovo si unirà al corpo al momento della risurrezione finale” (CCC 366).

11. Sulla sorte dell’anima separata dal corpo, ecco che cosa dice la dottrina della Chiesa:
“La morte pone fine alla vita dell’uomo come tempo aperto all’accoglienza o al rifiuto della grazia
divina apparsa in Cristo. Il Nuovo Testamento parla del giudizio principalmente nella prospettiva
dell’incontro finale con Cristo alla sua seconda venuta, ma afferma anche, a più riprese,
l’immediata retribuzione che, dopo la morte, sarà data a ciascuno in rapporto alle sue opere e alla
sua fede. La parabola del povero Lazzaro e la parola detta da Cristo in croce al buon ladrone così
come altri testi del Nuovo Testamento parlano di una sorte ultima dell’anima che può essere diversa
per le une e per le altre” (CCC 1021).
“Ogni uomo fin dal momento della sua morte riceve nella sua anima immortale la retribuzione
eterna, in un giudizio particolare che mette la sua vita in rapporto a Cristo, per cui o passerà
attraverso una purificazione, o entrerà immediatamente nella beatitudine del cielo, oppure si
dannerà immediatamente per sempre” (CCC 1023).

caro p. Angelo,
l’altro giorno in parrocchia vi è stata una conferenza sulla donazione degli organi; si parlava della
morte; il conferenziere, professore di morale e di bioetica ha detto che la morte è conseguenza del
normale deperimento del corpo; quindi Dio non la vuole. Io penso invece che Dio può volerla o può
permetterla se questo è per il nostro bene. Penso bene?
E poi altra questione: la morte è determinata dal distacco dell’anima dal corpo? Cioè, è l’anima che
vivifica il corpo, e quindi quando questa lo abbandona, il corpo muore? Oppure è il corpo o le parti
vitali di esso che si fermano e allora l’anima solo dopo si libera dal corpo? E ciò significa che non è
l’anima che vivifica il corpo.
La saluto con affetto e la ricordo nella preghiera.
don Rosario.

Risposta del sacerdote

Caro Don Rosario,


1. la morte fa parte del naturale processo di deperimento di ogni essere organico.
Facendo parte di questo naturale processo è stata da Dio voluta per ogni vivente di questo mondo.

2. Nello stato di innocenza originale, e cioè del peccato originale, per un dono preternaturale Dio
aveva reso immuni i nostri progenitori dal deperimento e dalla morte.
In seguito al peccato originale la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo (Sap 2,24).
Dio ha permesso il peccato originale, e con esso il deperimento organico e la morte, solo in vista di
un bene più grande.

3. In conclusione possiamo dire che:


Dio non ha creato l’uomo per la morte.
La morte però è entrata in questo mondo a causa del peccato.
Dio ha permesso che gli uomini la sperimentino per un bene più grande.

4. Circa la seconda domanda: anche se noi diciamo che l’uomo muore quando l’anima si distacca
dal corpo, è vero però che l’anima si distacca solo perché il corpo non si presenta più come capace
di essere vivificato dall’anima.
Corpo e anima sono fatti per stare insieme.
Questa unione viene meno quando l’organismo corporale si disgrega.
A rigore pertanto bisognerebbe dire che è il corpo che si distacca dall’anima.

5. L’anima rimane nel corpo finché nel corpo rimane qualcosa che possa essere vivificato.
È difficile stabilire quale sia questo momento.
In genere si concorda con questo: quando le parti interne del cervello sono del tutto morte.
Si presume che siano del tutto morte quando l’elettroencelofalogramma risulta piatto da sei ore.
Solo da tale momento è possibile l’espianto di organi unici e vitali.

Ti ringrazio per la fiducia e per la preghiera.


Ti porgo i più cordiali auguri per il tuo ministero sacerdotale e ti assicuro il mio ricordo davanti al
Signore.
Padre Angelo
Buongiorno, sono un ragazzo cristiano principalmente cattolico ma anche un pò protestante e vorrei
fare delle domande:
1)pensare che si sia giustificati e perdonati soltanto perchè si crede e si spera nella salvezza
indipendentemente dalle proprie opere e dai propri peccati (come dice spesso san Paolo e come
credono alcuni protestanti) è coerente con il messaggio del vangelo o è forse un interpretazione
incompleta?
2) e se la fede è operante nella carità?
3) è possibile che un cristiano con una fede autentica possa essere dannato per l eternità?
4) dato che il peccato è stato inserito nel mondo da adamo ed eva non è colpa nostra ma colpa loro.
Quindi dato che siamo innocenti non dovremmo subire alcun castigo.
5) un laico credente può testimoniare il vangelo ad un pubblico?
6) per essere perdonati da Dio per un peccato qualsiasi basta riporre in lui la fede oppure bisogna
anche pentirsi?
Grazie mille Padre Angelo
Che Dio la benedica!

Carissimo,
1. è vero che san Paolo dice che veniamo giustificati per la fede e non per le opere.
Ecco una delle sue affermazioni più note: “sapendo tuttavia che l’uomo non è giustificato per le
opere della Legge ma soltanto per mezzo della fede in Gesù Cristo, abbiamo creduto anche noi in
Cristo Gesù per essere giustificati per la fede in Cristo e non per le opere della Legge; poiché per le
opere della Legge non verrà mai giustificato nessuno” (Gal 2,16).
Per giustificazione s’intende la giustizia e cioè la santità o vita divina che Dio comunica agli
uomini.
Nella Sacra Scrittura la giustizia spesso è sinonimo di santità, di grazia. Per questo, ad esempio.
Giuseppe viene definito giusto.

2. La giustificazione comporta nello stesso tempo la remissione dei peccati e un rinnovamento


interiore.

3. Si tratta di una realtà di ordine soprannaturale.


Nessun’opera dell’uomo potrebbe meritarla a motivo della disparità tra ciò che è naturale e ciò che
è soprannaturale.
Essa viene data gratuitamente agli uomini da parte di Dio.
Ed è proprio per questo che si parla di grazia, di benevolenza, di concessione, di misericordia.

4. Le opere della legge secondo San Paolo sono le opere buone secondo la legge di Mosè e in
particolare l’osservanza di alcune leggi rituali come la circoncisione, le varie abluzioni che si
dovevano fare per aver toccato oggetti a loro volta toccati dai pagani che gli ebrei consideravano
impuri, e altri rituali di purificazione a motivo delle eventuali secrezioni corporali.
In ogni caso, dice San Paolo, nessuna di queste opere, proprio perché umane, può ottenere la
comunione di vita soprannaturale con Dio, l’unione con Cristo.
La grazia è dono di Dio che viene dato a chi si apre a Dio per mezzo della fede.

5. Questa fede a sua volta non s’identifica con la religiosità naturale per la quale l’uomo riconosce
l’esistenza di Dio e alcune sue perfezioni.
Ma è quell’intervento di Dio nel cuore dell’uomo (ecco la grazia!) in forza del quale l’uomo viene
aperto soprannaturalmente a Dio e viene unito a Dio.
In questo senso la fede è dono di Dio ed è solo opera di Dio.
È chiaro allora che cosa intenda dire San Paolo quando afferma che veniamo giustificati (e cioè
uniti a Dio) solo per la fede (e cioè per opera di Dio) e anche quando dice che “per le opere della
Legge non verrà mai giustificato nessuno” (Gal 2,16).

6. Questa fede non si limita a dire che Dio c’è, ma fruttifica in opere buone.
Per questo San Paolo dice: “Perché in Cristo Gesù non è la circoncisione che vale o la non
circoncisione, ma la fede che si rende operosa per mezzo della carità” (Gal 5,6).
Ed è anche per questo che dice: “Se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi
la carità, non sarei nulla” (1 Cor 13,2).
San Giacomo a sua volta dirà: “Insensato, vuoi capire che la fede senza le opere non ha valore?”
(Gc 2,20).
“Infatti come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta” (Gc 2,26).

7. Per cui non hai nessun motivo per essere un po’ protestante.
Se la fede è autentica opera per mezzo della carità.
Se non opera per mezzo della carità non è autentica e non è sufficiente per salvarsi.
Gesù ha detto: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa
la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Mt 7,21).

8. Circa le altre domande: “dato che il peccato è stato inserito nel mondo da Adamo ed Eva non è
colpa nostra ma colpa loro. Quindi dato che siamo innocenti non dovremmo subire alcun castigo”
Sì, circa il peccato di Adamo, che è il peccato originale, non siamo colpevoli. L’ha commesso lui e
per questo peccato non veniamo castigati.
Siamo invece colpevoli dei peccati che commettiamo noi.

9. Per essere perdonati dei peccati da noi commessi è necessario essere pentiti.
Senza pentimento non vi è alcun perdono.
Non solo, ma è anche necessario confessarsi perché la confessione è il mezzo ordinario per essere
perdonati, come ha stabilito il Signore: “A chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li
rimetterete, resteranno non rimessi” (Gv 20,23).

10. Infine mi chiedi se un laico credente possa testimoniare il vangelo ad un pubblico.


E perché no?
Gesù ha detto: “Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e
rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli” (Mt 5,16).

Mentre ti auguro la fede, anzi una fede molto grande che opera per mezzo della carità, ti assicuro la
mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo

a ringrazio ancora una volta per la sua risposta,


ho riflettuto molto sulle parole che mi ha scritto nell’ultima e-mail e a riguardo, vorrei che lei mi
guidasse ancora una volta nelle mie riflessioni.
Leggendo un libro di Pietro Pomponazzi, illustre filosofo del 1500 che ha scritto, tra le altre opere,
il “De Immortalitate Animae”, ho appreso che il suddetto filosofo, (in seguito ripudiato dalla
Chiesa), dichiarò che l’anima, al contrario di quanto tutti pensavano, muore insieme al corpo per poi
dissolversi nell’aria, ovviamente questo gli bastò per essere messo all’indice. Io, personalmente, al
di là dell’esattezza logico-concettuale, ancora devo capire cosa sia l’anima, se essa fluttui nel
mondo delle idee platoniche, o se faccia parte di un più atomistico “disegno”, democriteo, oserei
dire. Ecco, Padre, in tutto questo, io navigo, come un minuscolo marinaio, disperso in un vasto
oceano… in questo universo di concetti, ragionamenti e riflessioni, io nuoto con pacata
arrendevolezza, come una foglia viene spinta dal vento, la mia mente è in continua ma altalenante
discesa verso le profondità del pensiero…
Un caro saluto,
Emanuele

Caro Emanuele,
1. capisco la tua difficoltà a comprendere che cosa sia l’anima.
Filone, un grande pensatore ebreo del primo secolo, ha detto che “la mente che è in ciascuno di noi
può comprendere ogni cosa, ma non ha la possibilità di comprendere se stessa” (Legum allegoriae
I,9).
Che fare per comprendere noi stessi?
Sant’Agostino l’aveva capito quando scrisse: “Se avrò conosciuto te avrò conosciuto anche me”
(Noverim Te noverim me).
Non può essere che così dal momento che siamo fatti ad immagine e somiglianza sua.

2. Tuttavia Aristotele in termini molto semplici ha detto che “l’anima è il principio primo per il
quale viviamo, sentiamo e pensiamo” (De anima, 412, 12).
Se c’è infatti una cosa che differenza una realtà viva da una morta è proprio la presenza dell’anima.
L’anima è il principio della vita.
Se non fosse una tautologia si potrebbe dire: l’anima è ciò che anima!
Ma in questa apparente tautologia comprendiamo bene di che cosa si tratta.
L’anima è ciò che fa essere vivi.

3. Tu potresti dire: anche le piante sono vive. Allora anch’esse avrebbero l’anima!
Sì, hanno l’anima anche le piante. Hanno però un’anima solo vegetativa nel senso che assimilano,
crescono, emettono i loro fiori e producono i loro frutti.
Analogamente anche gli animali hanno l’anima. Vengono detti animali proprio per questo. In essi
l’anima è principio di vita vegetativa e sensitiva.

4. E adesso giungiamo agli uomini, che sono animali in modo ancora più perfetto perché – oltre ad
avere una vita vegetativa e sensitiva – hanno anche una vita razionale e spirituale.
In altre parole hanno un’anima razionale.

5. Per questa vita razionale e spirituale possono conoscere tutte le cose: non solo quelle materiali
ma anche quelle spirituali, come Dio, la grazia santificante, le virtù teologali, i doni dello Spirito
Santo.
Se l’uomo non fosse dotato di anima spirituale non potrebbe neanche ipotizzare la possibilità di tali
realtà spirituali.

6. Poiché l’anima umana è razionale e spirituale è anche immortale.


Per questo Pomponazzi sbagliava dicendo che al termine dei nostri giorni l’anima si sarebbe
dissolta.
Si dissolvono o disgregano solo le realtà materiali.
L’anima umana invece essendo razionale e spirituale non è materiale, non è composita. E proprio
perché non è composita non si disgrega, non si dissolve. È semplice e pertanto anche immortale.

7. Con questo sono consapevole di averti detto poco.


Ma è quanto è sufficiente per dire che vale la pena inoltrarsi in questa realtà misteriosa e invisibile.
Dio l’ha voluta spirituale perché potesse conoscerlo, amarlo, custodirlo dentro di sé.
8. Mi piace concludere con alcune espressioni di Santa Caterina da Siena: “Tu, o alta ed eterna
sapienza, non hai voluto che l’anima fosse sola, ma l’hai accompagnata con le tre potenze della
memoria, dell’intelletto e della volontà.
Queste potenze sono tanto unite fra loro che dietro a quello che vuole l’una, le altre vanno.
Onde se la memoria si pone a contemplare i tuoi benefici e la tua smisurata bontà, subito l’intelletto
li vuole conoscere e la volontà amare e vuol mettere in esecuzione la tua volontà.
E perché non l’hai voluta sola?
Tu non vuoi che stia sola perché non vuoi che essa sia senza l’amore di te e la dilezione del
prossimo.
E allora è in sé perfettamente unita quando è così accompagnata, fatta cioè una sola cosa con te e
col prossimo per unione d’amore e affetto di carità” (Orazione 24).

vorrei porle una domanda sulla differenza tra anima e spirito. Spesso vengono usati come sinonimi
(erroneamente dice qualcuno..), altri invece sostengono che anima significhi "mente" e che quindi
non sia eterna e che lo spirito sia il soffio divino ed eterno…. ma se le cose stanno così Cristo come
avrebbe potuto dire: "Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, perchè non possono
uccidere la vostra anima"? E perchè nel momento della morte è scritto che "Consegnò lo spirito"?
L’individualità dell’uomo risiede nell’anima o nello spirito? Io credo che l’anima sia una realtà
spirituale, è quella a cui facciamo riferimento quando cerchiamo di dare un senso alla nostra vita,
dove il bene e il male diventano oggetto di scelta. Quindi mi sembra assurdo sentire che l’anima
non sia eterna. Non a caso San Francesco parlava di "morte secunda" o "morte dell’anima", cioè
l’anima priva di qualsiasi luce interiore, incapace di distinguere il bene dal male, ma non MORTA
in senso letterale. Mi perdoni se non sono stata abbastanza chiara. La ringrazio per l’attenzione e

spero che mi risponderà presto

Camilla

Risposta del sacerdote

Cara Camilla,
1. di per sé l’anima umana è spirituale, e come tale è incorruttibile e immortale. Può morire solo ciò
che è composito, costituito di parti. La disgregazione delle parti in un vivente ne segna la morte.
L’anima umana invece, essendo spirituale, non è costituita di materia e pertanto non ha parti e
conseguentemente è incorruttibile e immortale.

2. Che l’anima umana sia spirituale si può provare con le sole risorse della ragione.
Sant’Agostino, all’età di 18 anni, pur non essendo ancora cristiano, dopo aver letto le opere di
Platone e l’Ortensio di Cicerone, due grandi pensatori pagani, si convinse della spiritualità
dell’anima umana.
A suo tempo, nel nostro sito, ne ho portato le argomentazioni.

3. Per noi dire anima spirituale e spirito umano è la stessa cosa.


I due termini sono sinonimi.
Per questo comunemente si dice che l’uomo è composto di anima e di corpo.
Oppure si dice che è composto di materia e di spirito, intendendo per materia il corpo, e per spirito
l’anima.
L’individualità dell’uomo non consiste nel suo spirito, ma nell’unità di anima e corpo.
4. In San Paolo però anima e spirito non sono la stessa cosa.
In 1 Ts 5,23 egli scrive: “e tutto quello che è vostro, spirito, anima e corpo” (1 Ts 5,23).
Per San Paolo lo “spirito” distinto dall’anima corrisponde a ciò che noi chiamiamo grazia.
La grazia è quello splendore soprannaturale che Dio infonde in noi quando ci genera come suoi figli
e ci rende capaci di possedere dentro il nostro cuore la sua presenza personale, la presenza della SS.
Trinità.
In questo senso lo spirito è così distinto dall’anima che ne può essere anche separato, come avviene
in chi si trova in peccato mortale e pertanto perde la grazia.

5. Ancora: l’anima spirituale è una realtà di ordine naturale. Appartiene alla natura umana.
La grazia invece o, per usare il linguaggio di san Paolo, lo spirito è una realtà di ordine
soprannaturale, è una partecipazione della vita divina fatta all’uomo.

6. L’anima spirituale e il corpo fanno l’uomo.


L’anima spirituale, il corpo e la grazia fanno il cristiano, il figlio di Dio.

7. Quando si legge che Gesù emise lo spirito, s’intende come primo significato che consegnò la sua
anima al Padre, mentre lasciava il suo corpo alla terra.
Ma s’intende anche che morendo consegnò il suo spirito, la sua vita a noi.

Caro padre Angelo,


vorrei farle una domanda un pò particolare riguardo all’anima.
Ho sentito dire che qualche volta sia capitato ad esempio in casi di coma o altre esperienze pre
morte che il malato durante tale stato vedeva dall’esterno il suo corpo inerme e le persone intorno.
Le chiedo se in tali casi l’anima ha lasciato anche se momentaneamente il corpo.
E poi le chiedo se sia possibile che questo avvenga nel caso di altre malattie, per esempio la
demenza senile o il morbo di Alzheimer.
Mi chiedo infatti se alla malattia del cervello che rende non cosciente, che procura un offuscamento
delle facoltà superiori possa corrispondere un offuscamento delle facoltà della anima.
Ma se l’anima rimane consapevole, intelligente, con memoria e volontà, nel malato psichico rimane
nel corpo e si limita a tacere?
Le sto ponendo queste domande perché da circa un mese mia madre ottantasettenne ha sintomi di
demenza, spesso non mi riconosce come sua figlia.
Però qualche volta che mi son trovata in difficoltà su come agire con essa perché mi è sembrato di
sentire mia mamma al mio fianco incoraggiarmi mentre invece era di fronte a me dicendo tutt’altra
cosa.
Sarà la mia fantasia? Oppure l’anima di mia mamma mi viene in aiuto fuori dal corpo?
Grazie sin da ora per la risposta.
Dio la benedica per l’apostolato che fa annunciando la verità e dissipando i dubbi.
Maria

Cara Maria,
1. l’anima, che è il principio vitale, si stacca dal corpo solo al momento della morte.
Finché il corpo è in vita è unito alla sua anima.
Le esperienze cosiddette di pre morte sono di persone che sono ancora vive, la cui anima è
perfettamente unita al corpo.
Tali esperienze sono stati psicologici particolari per noi difficilmente spiegabili.
2. Non possiamo parlare di persone che sono andate al di là e poi sono tornate indietro.
Anche perché il più delle volte le loro descrizioni non corrispondono a quelle realtà che ci sono
insegnate dalla Divina Rivelazione e dalla Chiesa e cioè che al termine della nostra vita c’è il
giudizio, che avviene in un istante ed subito seguito dallo stato per il quale l’anima si è preparata:
inferno, purgatorio, paradiso.

3. Certo, non possiamo negare a priori che ad alcune persone in fin di vita il Signore si possa
manifestare in maniera particolare.
Questo è confermato dall’esperienza di non pochi Santi che hanno visto il Signore o la Madonna
che andavano loro incontro.
Ed è confermato anche da chi accanto a sé nel momento estremo della propria vita ha visto
addirittura il demonio che veniva a tentarlo, come si legge nella narrazione della morte di San
Martino di Tour.

4. Come pure non possiamo negare che il Signore possa comunicare delle sensazioni particolari,
riconducili ad alcune esperienze di pre morte, per far comprendere la pericolosità della loro
situazione e portarle a conversione.
In quest’ottica possono essere lette alcune testimonianze rilasciate da persone della cui veracità non
si può dubitare e che hanno manifestato tutto questo con segni inequivocabili impressi nel loro
corpo e con un’autentica conversione di vita.
Ma si tratta sempre di esperienza di persone la cui anima non si era ancora separata dal corpo.
Perché appena avviene la separazione subito c’è il giudizio e subito si entra nello stato per il quale è
preparata la nostra anima in quel momento.

5. Per venire agli anziani colpiti da qualche malattia particolare si deve dire che anche in loro
l’anima è perfettamente congiunta al corpo e lo vivifica.
Tuttavia alcune facoltà dell’anima, come la mente e la volontà, rimangono indebolite, offuscate e
talvolta quasi paralizzate perché la parte sensoriale (il cervello e altre facoltà sensitive) non
funzionano più come dovrebbero.

6. Noi che guardiamo dall’esterno vediamo talvolta alcune di queste persone come inebetite.
Non sappiamo però quello che avvenga al loro interno.
È certo che Dio non abbandona nessuno con la sua volontà salvifica e che sempre provvede a tutti
con la sua eterna misericordia.
La loro salvezza però rimane sempre legata alla loro libera corrispondenza alla grazia.

7. Sulla sensazione di aver sentito tua mamma al tuo fianco mentre contemporaneamente la vedevi
nel suo stato di malattia: non si può escludere che il Signore abbia voluto consolarti e fortificarti
attraverso quella sensazione.
Ma di una cosa sono certo: che l’anima di tua mamma in quel momento non era uscita dal suo
corpo. Diversamente sarebbe morta.

Egregio padre Angelo,


le scrivo per una domanda spirituale a cui ho trovato poche risposte e tanti dubbi!
Innanzitutto, mi presento. Mi chiamo Davide e sono un cristiano cattolico praticante.
Le volevo porre un’interessante ma poco disquisito quesito: Un’anima una volta dipartita dal corpo
mantiene la sua razionalità, i suoi ricordi, le sue conoscenze intellettuali? Nel senso, quando io
morrò e abbandonerò il mio corpo manterrò il ricordo della mia identità, i miei ricordi, le mie
esperienze terrene belle o brutte che siano, la mia lingua, il mio sapere o queste capacità e qualità si
annulleranno con la morte, sebbene l’anima sopravviva e ascenda al cielo o vada all’inferno o in
Purgatorio?
Dio permette che il nostro passato sia cancellato con la morte o permette una mantenuta razionalità
dell’anima ?
Lessi una volta che Tommaso d’Aquino scrisse che le capacità intellettive, i ricordi e le esperienze
rimangano vive, anche dopo la dipartita dell’anima? La teologia che posizione ha su questo aspetto?
Perdiamo le nostre facoltà? Nella vita futura, dopo risorti, per i giusti ci sarà l’opportunità di
imparare nuove cose, lingue o aver capacità che col corpo corruttibile di questa vita non si hanno?
Aspetto con ansia una sua risposta e la saluto cordialmente e l’abbraccio in Cristo Gesù!
Grazie e buona vita!

Carissimo,
1. con la morte l’anima sopravvive perché è spirituale e pertanto immortale.
L’anima sopravvive con le sue potenze, e queste sono l’intelletto e la volontà.

2. L’intelletto e la volontà sopravvivono con tutto il corredo di conoscenza acquisita nella vita
precedente e con tutto il bagaglio virtuoso nella volontà.
San Girolamo in una lettera a Paolino scrive: “Impariamo sulla terra quella scienza che
conserveremo in cielo” (Ep. 53).
E san Tommaso: “Gli abiti scientifici, per quanto risiedono nell’intelletto, rimangono nell’anima
separata” (Somma teologica, I, 89, 5).

3. Chiedendosi se gli atti della scienza acquistata in questo mondo rimangano nell’anima separata
San Tommaso dice di sì, poggiando il suo dire su quanto Abramo dice al ricco che si trovava
all’inferno: “Ricordati che tu ricevesti la tua parte di beni durante la vita” (Lc 16,25).

4. Certo non rimangono con le immagini sensibili perché queste si sono perse con la corruzione del
corpo, ma “servendosi dei concetti acquistati quaggiù perché l’anima separata è in grado di
ripensare le cose conosciute in precedenza.
Non lo fa volgendosi alle immagini, ma nella maniera che si conviene a un’anima separata.
E quindi l’atto della scienza acquistata quaggiù rimane nell’anima separata, ma il modo non è
identico” (Somma teologica, I, 89, 6).

5. Né la separazione dal corpo impedisce di vedere in lontananza perché “si legge nel Vangelo che
il ricco epulone “mentre era nei tormenti, alzando gli occhi, vide da lungi Abramo” (Lc 16,23).
Dunque la lontananza non impedisce la cognizione dell’anima separata” (Somma teologica, I, 89, 7
sed contra).

6. Circa la conoscenza di quanto avviene in questo mondo San Gregorio dice “che le anime sante
poiché vedono intimamente la chiarezza di Dio onnipotente dalla loro mente non rimane fuori
qualche cosa ignorato da esse” (Moralia, 12,21).
Anzi, “come dice San Gregorio, le anime dei santi ammessi alla visione di Dio conoscano tutti gli
avvenimenti attuali di questo mondo.
Esse infatti sono equiparate agli angeli: riguardo ai quali anche Sant’Agostino afferma che non
ignorano quello che avviene presso i vivi. Però, siccome esse hanno un’adesione perfettissima alla
giustizia divina, non si rattristano per le vicende dei vivi, e non vi partecipano, se non nei casi in cui
lo esigono le disposizioni di quella divina giustizia” (Somma teologica, I, 89, 8).

8. Infine possono conoscere tutto lo scibile che c’è in Dio, tutti gli idiomi, tutti i segreti della
scienza e della tecnica.
Secondo i teologi questo fa parte della beatitudine accidentale che non s’identifica con l’essenza
divina. E vi si partecipa secondo il grado di carità raggiunto sulla terra.

Quesito

Caro Padre Angelo,


le scrivo per cercare di capire un fatto che mi ha fatto porre molte domande.
Ho letto di una ragazza che è stata dichiarata morta celebrale anche se le funzioni vitali
continuavano nella spina dorsale. Dopo una preghiera si è ripresa e ha continuato a vivere. Ha però
perso la memoria completamente anche per quanto riguarda le più semplici cose come mangiare
ecc… Lo stesso succede a chi si ammala di Alzheimer; il cervello è danneggiato e si perde la
memoria. Da questo mi sembra che la memoria sia un fatto da ricondurre unicamente al cervello.
Morto questo in teoria non si potrebbe ricordare più nulla. Chi va in Paradiso può ricordare e capire
vedendo le cose in Dio. Ma chi va all’inferno come può capire o ricordare qualcosa non vedendo le
cose in Dio e non avendo ancora un corpo per memorizzarle? Chi ha avuto delle esperienze di pre
morte (ne conosco alcuni tra cui anche un sacerdote ) ha visto con il cervello, con l’anima o con
entrambe?

Grazie della risposta, spero di chiarirmi un po’ le idee

Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. in noi c’è una duplice memoria, quella sensitiva e quella intellettiva.

2. Quella sensitiva risiede nel cervello, che è l’organo che custodisce le immagini sensibili.
Quest’organo può andare fuori combattimento, come succede ad esempio per i malati di Alzheimer.

3. Per chi si trova in stato di morte cerebrale non sappiamo che cosa avvenga all’interno del
cervello: infatti dalla morte cerebrale a quella reale passa un certo lasso di tempo in cui i vari organi
progressivamente si spengono.
Solo dopo lo spegnimento definitivo la memoria sensitiva svanisce e muore.
La memoria sensitiva ce l’hanno anche gli animali.

4. La memoria intellettiva, invece, poiché non risiede nel cervello ma nella mente e più
precisamente nell’anima, non svanisce e non muore.
È in virtù di questa memoria che avviene il giudizio particolare subito dopo la morte e in un
battibaleno ognuno rivede tutta la propria vita e intuisce quale sarà il suo destino eterno.

5. Sant’Agostino faceva della memoria intellettiva una terza facoltà dell’anima. È per essa che
siamo a somiglianza del Padre, come per l’intelletto siamo a somiglianza del Figlio e per la volontà
siamo a somiglianza dello Spirito Santo.
San Tommaso invece identifica la memoria intellettiva con l’intelletto, mentre per la sostanza della
nostra anima siamo ad immagine del Padre.

6. Il motivo per cui bisogna riconoscere una memoria intellettiva distinta da quella sensitiva è dato
dal fatto che noi ricordiamo i concetti e i ragionamenti, e questi – essendo frutto dell’esercizio
dell’intelligenza che è una facoltà spirituale – sono realtà di ordine spirituale.
7. Alla domanda se nella parte intellettiva dell’anima ci sia la memoria San Tommaso risponde
affermativamente e dice: “Ciò che viene ricevuto in un soggetto, è ricevuto secondo la natura del
ricevente. Ora l’intelletto è di natura più stabile e permanente, che la materia dei corpi.
Se dunque la materia non soltanto conserva le forme che riceve, quando attualmente opera per loro
mezzo, ma anche quando ha cessato di operare, in maniera molto più immobile e permanente
riceverà le specie intelligibili l’intelletto, sia che le riceva attraverso i sensi, sia che gli vengano
comunicate da un intelletto superiore.
Perciò, se per memoria intendiamo la sola capacità di conservare delle specie intenzionali, bisogna
concludere che essa si trova anche nella parte intellettiva.
Se invece si riduce il concetto di memoria alla facoltà che ha per oggetto il passato in quanto
passato, allora la memoria non esiste nella parte intellettiva, ma solo in quella sensitiva, che è fatta
per conoscere i singolari. Infatti il passato come tale, indicando l’esistenza di una cosa in un
determinato tempo, partecipa la natura dei singolari” (Somma teologica I, 79, 6).

8. Pertanto la memoria intellettiva sussiste anche dopo la morte e viene conservata perfettamente
tanto all’inferno, quanto in Paradiso e in Purgatorio.

Gentile Padre Angelo,


sono un giovane cattolico, cresciuto cattolicamente, in seguito allontanatosi dalla fede e poi
riavvicinatosene per trovare un senso alla sua vita.
La mia esperienza di fede è stata, come credo sia normale, costellata di dubbi ed incertezze di vario
genere.
A tutte ho messo più volte una “toppa” ma ogni tanto saltano fuori di nuovo. È il caso di una
perplessità che è sorta nell’analisi del Magistero della Chiesa Cattolica riguardo l’anima immortale
nell’uomo.
La scienza ha da qualche tempo in avanti decretato l’uomo come mero “apice della scala evolutiva”,
senza dare peso al grande delta che questo si trova ad avere nei confronti degli altri animali, quasi
ritenendolo “trascurabile”.
Ora il mio dubbio è il seguente: cosa rende l’uomo possessore di un’anima e l’animale no?
È l’anima collegata all’autoconsapevolezza? I bambini per esempio non sono completamente
autoconsapevoli fino ai 18 mesi, mentre una vasta gamma di animali adulti lo é (dai cavalli ai
cetacei fino alle scimmie).
Cosa determina dunque che uno zigote umano se muore ha vita eterna e un orango adulto no?
È l’uomo speciale per definizione, oppure è riscontrabile in natura una caratteristica che sancisce
l’immortalità della sua anima?
La ringrazio dell’attenzione,
Le chiedo di pregare molto per me, affinché non perda la fede.
Buon fine settimana,
Matteo

Caro Matteo,
1. anche gli animali hanno l’anima.
Ma quella degli animali è solo un’anima sensitiva, mentre la nostra, oltre ad essere vegetativa e
sensitiva, è anche razionale.

2. Anche gli animali hanno una certa percezione di se stessi.


Ma questa percezione non è ancora capacità riflessiva, quella per la quale raccontano se a se stessi e
per la quale sono in grado di raccontarsi anche agli altri.
Agli animali manca la trascendenza sul tempo. Sono legati all’istante in cui vivono. Hanno istinti
ben sviluppati, a volte anche meglio di noi. Ma non vanno più in là.

3. Noi invece trascendiamo gli istinti, sappiamo stimolarli e sappiamo anche contenerli, combatterli,
superarli.
Nello stesso tempo siamo capaci di scoprire le leggi della natura, di ricombinarle e di fruire così
delle tante ricorse della scienza e della tecnica.
Tutto questo manifesta una reale trascendenza sulla materia.
Anche il solo fatto di poter pensare all’esistenza di realtà spirituali e senza materia –
indipendentemente dalla loro effettiva esistenza – è possibile perché non siamo solo materia.
L’agire segue l’essere (agere sequitur esse) diceva il vecchio filosofo greco Aristotele.
Non potremmo svolgere attività spirituali come quelle del pensiero, se non fossimo anche spirituali.

4. L’autocoscienza è un segno della spiritualità.


Non è necessario che si abbia l’autocoscienza in atto per avere un’anima spirituale immortale.
È sufficiente averne la capacità.
Questa capacità rimane anche in una persona in coma.
E questa capacità è presente anche in un bambino, sebbene non sia in grado di esprimerla in
pienezza.

5. È questa capacità, già presente, che fa sì che la sua anima sia spirituale e pertanto immortale.
Questa capacità in un bambino non è solo potenziale, ma è presente in atto primo, ma non in atto
secondo.
Come del resto anche quando dormiamo o siamo sotto anestesia la nostra capacità riflessiva non
solo potenziale, ma è presente in atto primo, sebbene non in atto secondo.

6. Dire che sia solo potenziale vuol dire che non c’è ancora.
Come ad esempio: dire che in una classe delle elementari ci siano degli ingegneri in potenza
significa dire che di fatto davanti a noi non ce n’è neanche un ingegnere.
Dire invece che una realtà è presente in atto primo significa affermarne l’esistenza ma non ancora
l’esercizio.

7. Ecco, è proprio quest’anima spirituale, presente già nello zigote di una persona, a renderla
immortale, anche se al momento non è ancora capace di formulare pensiero.
È razionale in atto primo, sebbene non in atto secondo.
E non potrebbe diventare un giorno razionale in atto secondo se al momento non avesse questa
intrinseca capacità, che noi definiamo “in atto primo”.

Ti ringrazio del quesito, ti ricorderò intensamente al Signore perché la tua fede cresca e si consolidi
sempre più.

Salve Padre Angelo,


avrei da chiederle alcuni quesiti che mi sono sorti a scuola durante l’ora di filosofia; abbiamo
iniziato a trattare Platone: il quale dice che le idee sono trascendenti all’uomo (appartengono a
un’altra dimensione) e che solo morendo o con la ragione esse possono essere concepite dall’uomo.
Socrate, maestro di Platone, invece riteneva che le idee fossero innate nell’uomo, ovvero l’uomo, in
quanto uomo, le portasse dentro da sempre, doveva solo sforzarsi di farle "nascere" in lui.
Tutto ciò è stato trattato in classe per definire come Platone volesse dimostrare l’immortalità
dell’anima. Bene, noi sappiamo per fede e ragione che l’anima umana è immortale (non eterna
perché si genera e si infonde nel nascituro al momento del concepimento e non esiste da sempre).
Ora qua la mia domanda: queste motivazioni platoniche possono essere usate per dimostrare
l’immortalità dell’anima anche nel cristianesimo? Perché se esse fossero innate nell’anima non
troverei nessun attrito con la dottrina, ma se esse facessero parte di un’altra dimensione mi
sorgerebbero alcuni dubbi. Ovvero: il Paradiso, come Inferno e Purgatorio, sono trascendenti
all’uomo, cioè fanno parte di una dimensione spirituale e non materiale che l’uomo non può
affrontare/sondare se non per grazia ricevuta; tuttavia le idee (concetto per esprimere il "senso"
delle cose: ovvero noi sappiamo che quello è un gatto perché abbiamo contemplato l’idea di gatto)
sono innate nell’uomo o esso le scopre trascendendosi? Se esse fossero innate, si dovrebbe far
ricorso all’esperienzialismo perché esse ci affiorino in mente (difatti se noi parlassimo di cani e
gatti a coloro che non gli hanno mai visti si creerebbero un concetto errato di essi)?
Penso di essere stato un po’ contorto, ma la ringrazio comunque molto per il lavoro che lei svolge
con la sua rubrica.
Grazie mille ancora, Lorenzo.

Risposta del sacerdote

Caro Lorenzo,
1. le idee trascendono l’ordine sensibile.
In genere prendono il loro avvio dalle cose. Ma poi l’uomo elabora quanto ha appreso attraverso i
sensi, congettura, relaziona, programma.
Queste attività sono tutte trascendenti la materia e non le troviamo negli animali che invece sono
legati puramente ai loro istinti.

2. L’attività che noi due stiamo compiendo in questo momento è un’attività materiale, perché
mettiamo nero su bianco o leggiamo nero su bianco, ma nello stesso tempo usiamo della materia
(pc) elaborata e programmata dall’uomo con un’attività straordinariamente trascendente.
E noi stessi – attraverso i segni che scriviamo – ci mettiamo in una relazione e in una comunione
spirituale di pensiero.

3. Si potrebbe dire che in ogni evento l’uomo, pur vivendo nell’ordine dei sensi (è fatto di corpo),
tuttavia continuamente lo trascende.
Lo trascende col suo linguaggio, con le sue decisioni, con le sue programmazioni, nel suo
relazionarsi con gli altri dove attraverso i segni sensibili del linguaggio si mette in comunione con
altre persone che vivono in altri luoghi, in altre culture e anche in altre epoche.
Proprio per questo si dice che l’uomo trascende lo spazio e il tempo.
Gli animali, che vivono nel loro ordine proprio che è quello sensitivo, non riescono a trascendere la
materia.
È inutile parlare con loro dei loro “colleghi” che vivono in America o sono vissuti nel passato.

4. Platone tutto questo l’aveva capito. Ed era riuscito a dimostrare razionalmente la spiritualità e
l’immortalità dell’anima umana.
Sant’Agostino, leggendo le sue opere, pur non essendo ancora battezzato e moralmente fuori strada,
leggendo Platone (e anche Cicerone) si convinse razionalmente sia dell’esistenza di Dio sia della
spiritualità e dell’immortalità dell’anima umana.

5. Per il frasario che hai usato, non è corretto parlare di idee innate, alle quali qualcuno può essere
ricorso nella storia del pensiero.
Costoro hanno capito che le idee manifestano una realtà spirituale presente in un corpo materiale. E
si domandavano: da dove viene questa realtà spirituale (l’anima, per intenderci)?
Ipotizzavano una caduta dal mondo celeste (dal mondo dell’iperuranio, così lo chiamavano).
Sicché l’uomo starebbe in questo mondo per purificarsi in attesa di tornare là dov’era prima.

6. La riflessione è posteriore ha fatto comprendere che l’anima umana, proprio a motivo della sua
spiritualità, non viene generata dai nostri genitori, i quali nell’atto del concepimento si sono
trasmessi solo qualcosa di materiale. Ed è giunta alla conclusione che è stata creata immediatamente
da Dio.
Sicché all’inizio della propria esistenza la mente umana (che insieme alla volontà è una delle due
facoltà dell’anima) è tabula rasa.
Comincia ad elaborare i concetti appena i sensi le trasmettono le immagini o la materia.

7. Sono contento di essere tornato su questi temi che di per sé non fanno ancora parte della fede,
perché sono dimostrabili razionalmente.
E giustamente vengono chiamati preamboli della fede e, da un punto di vista umano, le danno
solidità.

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.


Padre Angelo

Quesito

Caro Padre Angelo,


mi potrebbe spiegare come consideravano gli antichi, prima della venuta di Cristo, l’al di là?
Leggendo l’Antico Testamento si trova più volte l’accenno alla speranza di un perdono e di un
premio in un’altra vita: ma come potevano pensare a questo se Cristo non era ancora arrivato fra
loro?
Gesù ci ha portato l’immortalità. Allora prima di Lui, gli uomini in che cosa potevano sperare? Non
erano forse già coscienti che esisteva un’altra vita, una vita eterna?
Sono un po’ confusa, perché questi dubbi mi potrebbero portare a credere che Gesù sia venuto
invano. Perdoni questa bestemmia, ma credo proprio di avere bisogno di un suo intervento per
diradare questa nebbia.
Grazie di cuore
Annarosa

Risposta del sacerdote

Cara Annarosa,
1. anche gli antichi credevano in una vita ultraterrena. Lo testimonia la mitologia pagana e anche la
credenza degli ebrei.
E il motivo è semplice: perché l’anima umana di sua natura è immortale.
Cicerone e Platone, due filosofi pagani, vissuti prima di Cristo, avevano dimostrato con la ragione
l’immortalità dell’anima.
Sant’Agostino, prima della sua conversione, e precisamente 12 anni prima di ricevere il battesimo,
leggendo le loro opere si convinse razionalmente dell’immortalità o della sopravvivenza dell’anima.
Per Kant, filosofo moderno, l’immortalità dell’anima era fuori discussione e faceva sua
quest’affermazione di Cartesio: “Non abbiamo nessun argomento né esempio che ci possa
convincere che ci sono delle sostanze spirituali soggette ad essere annientate”.
Ma in che cosa consisterebbe questa vita ultraterrena?
La ragione umana non va molto in là.
2. Sono stati i protestanti ad enfatizzare l’affermazione: Cristo ci ha portato l’immortalità.
Per i protestanti, con la morte dell’uomo, morirebbe non solo il corpo ma anche l’anima.
Per questo negano l’esistenza di una escatologia intermedia, e cioè della sopravvivenza dell’anima
separata da corpo. Ed è per questo che escludono che si possa pregare per le anime dei defunti.
Per loro Cristo ci ha promesso l’immortalità, evidentemente dopo la risurrezione dei corpi e delle
anime.
Ma il pensiero dei protestanti non trova appoggio nella sacra Scrittura, ad esempio nel
convincimento di Santo Stefano, il quale mentre stava per lasciare il suo corpo alla terra, pregava
dicendo: “Signore Gesù, accogli il mio spirito” (At 7.59). Stefano era convinto di essere accolto
subito in paradiso col suo spirito, con la sua anima.
Il pensiero dei protestanti non trova appoggio neanche nella promessa fatta da Cristo al buon
ladrone: “oggi sarai con me nel Paradiso” (Lc 23,43).
E la negazione dei suffragi per le anime dei defunti è contraddetta da quanto si legge nel secondo
libro dei maccabei: “Perché se (Giuda, l’eroe fortissimo) non avesse avuto ferma fiducia che i
caduti sarebbero risuscitati, sarebbe stato superfluo e vano pregare per i morti. Ma se egli
considerava la magnifica ricompensa riservata a coloro che si addormentano nella morte con
sentimenti di pietà, la sua considerazione era santa e devota. Perciò egli fece offrire il sacrificio
espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato” (2 Mac 12,44-45).
Ma siccome il libro dei maccabei dà loro palesemente torto, non hanno trovato di meglio che di
toglierlo dal novero dei libri della sacra Scrittura.

3. Pertanto, ad essere precisi, Cristo non ci ha portato semplicemente l’immortalità, ma la vita del
paradiso, la comunione e il possesso di Dio, che secondo il linguaggio di san Giovanni si chiama
vita eterna.
Cristo non è venuto a darci la sopravvivenza dell’anima, perché questa sopravvive già di suo, ma a
riempire di contenuti e di vita questa sopravvivenza.
Se talvolta anche nel linguaggio cristiano si afferma che Cristo ci ha portato l’immortalità,
quest’espressione non viene intesa secondo l’accezione pagana o vetero testamentaria, ma come
vita soprannaturale, come pienezza di vita nuova, come partecipazione alla vita del Signore risorto,
come comunione con Dio e con i beni del paradiso, e anche come promessa della risurrezione del
corpo.

Ti saluto, ti ricordo al Signore ti benedico.


Padre Angelo

Quesito

Caro Padre Angelo,


sono …. Volendo riformulare il quesito del giovane che sto seguendo per la preparazione alla
cresima e a cui non riesco a rispondere in maniera per lui convincente, potrei dire così:
come è possibile che una persona perfetta, completamente realizzata e con tutte le qualità
(intelligenza chiara, nessun trauma, amicizia e rapporto diretto con Dio), cada in un’azione
sbagliata, imperfetta, autodistruttiva, come è un peccato?….
certamente l’uomo creato perfetto da un Dio perfetto doveva avere tutte le qualità superiori, negate,
per esempio, alle entità meno evolute (piante, animali). e tra queste qualità doveva esserci anche la
libertà (meglio: libero arbitrio). con tale libertà si spiega la possibilità per l’uomo – anche delle
origini – di scegliere il male. ma, in realtà, doveva essere solo una possibilità teorica. io posso
buttarmi dalla finestra di casa mia, se lo voglio. ma se sono sano, ciò resta solo una possibilità
teorica: non la metterò mai in pratica. avere la possibilità reale di fare qualcosa non equivale per
forza alla sua concretizzazione/realizzazione… quindi, ripeto, il dilemma è: come può un essere
perfetto e “sano” cedere ad un’azione sbagliata come un peccato, anche avendone la possibilità?…
grazie mille.
preghi per me.

Risposta del sacerdote

Caro don ….
1. la premessa fatta da quel giovane non è esatta e per questo alla fine i conti non tornano.
La premessa non corretta è questa: “come è possibile che una persona perfetta, completamente
realizzata…”.

2. Ebbene, l’uomo è uscito perfetto dalle mani di Dio nella linea dell’essenza, come animale
razionale.
Potrei dire che è uscito perfetto dalle mani di Dio come persona.
Proprio per questo tutti gli uomini sono di uguale dignità e nessuno è più persona di un altro.

3. Anzi, l’uomo è uscito dalle mani di Dio fatto a sua immagine, dotato di intelletto e volontà.

4. Ulteriormente, fin dall’inizio ha goduto dell’amicizia e della familiarità con Dio mediante la
grazia santificante.

5. È uscito dunque perfetto nella linea dalla natura (dell’essenza) e nella linea soprannaturale
(quella della grazia).

6. Ma dalle mani di Dio è uscito perfettibile nella linea della personalità.


Dio ha voluto che l’uomo diventasse artefice della propria fisionomia spirituale.
A tal fine insieme con le due facoltà che trascendono la materia (l’intelletto e la volontà) lo ha dotati
anche di libertà, sicché possa generare la sua fisionomia spirituale in un modo o in un altro.

7. In questa linea (secondaria rispetto alla prima, e cioè a quella della natura o della persona) ci ha
creati perfettibili.
Si potrebbe dire che ci ha creati imperfetti: non nel senso che ci abbia dato qualcosa di difettoso, ma
mancanti di una ulteriore perfezione.
Ha voluto che questa ulteriore perfezione ce la dessimo da noi stessi con l’aiuto della sua grazia.

8. Con la libertà ci ha dato anche la possibilità di fallire l’obiettivo, di sbagliare.


Non sarebbe stata piena la libertà dell’uomo se non avesse avuto anche tale possibilità.
Questa libertà, con la possibilità di fallire l’obiettivo, Dio l’aveva data anche agli Angeli, alcuni dei
quali ne hanno usato male e sono diventati demoni.

9. Le cose dunque sono abbastanza chiarite.


Rimane ancora un problema.
Come poteva l’uomo usare male della libertà quando tutto gli parlava della bontà di Dio e della
gratuità della sua amicizia?
Come poteva usarne male quando in lui tutto era buono e non c’era alcuna inclinazione al male?
Perché è stato così stolto?
La Sacra Scrittura ricorda che all’inizio c’è stata anche una presenza malefica, un essere personale
nemico dell’uomo che l’ha tentato attraverso una seduzione.
L’uomo aveva tutte le risorse per resistere alla tentazione, come del resto le abbiamo anche noi
oggi.
Ma ha ceduto.
Questa possibilità era stata messa nel conto da parte di Dio.
E Dio l’ha permessa in vista di beni e di perfezioni ancora più grandi: quelli legati alla redenzione.
Sicché l’uomo la redenzione di Cristo è diventato capace non solo di diventare santo, ma anche di
santificare, di benedire, di riscattare, di redimere.
E pertanto con la possibilità di meritare in maniera ancora più grande e di generare in se stesso, con
l’aiuto della grazia, una fisionomia spirituale ancora più perfetta e splendente.
Scrive San Tommaso: “Come dice S. Agostino: “Dio, essendo sommamente buono, non
permetterebbe in nessun modo che nelle sue opere ci fosse del male, se non fosse tanto potente e
tanto buono, da saper trarre il bene anche dal male”. Sicché appartiene all’infinita bontà di Dio il
permettere che vi siano dei mali per trarne dei beni” (Somma Teologica, I, 2, 3, ad 1).

10. In conclusione: sappiamo portare delle buone motivazioni. Sicché non troviamo contraddizioni,
assurdità o cose irragionevoli in ciò che crediamo.
Ma rimane ancora per noi qualcosa di misterioso, e cioè di nascosto, che sarà svelato solo alla fine.
Per questo si parla del mistero del male o di mistero dell’iniquità, come dice San Paolo (2 Ts 2,27).

Ti ricordo volentieri al Signore e ti auguro un fruttuoso ministero.


Padre Angelo

Sull’immortalità dell’anima
Quesito

Caro Padre Angelo,


Oltre al libro della Sapienza, in quali altri libri della Bibbia viene esplicitamente o implicitamente
configurata l’immortalità dell’anima?
Perché solo molto tardi (1513) la Chiesa, col concilio Lateranense V, giunse a ritenere dogma di
fede l’immortalità dell’anima?
Un cordiale saluto.
Alessandro

Risposta del sacerdote

Caro Alessandro,
1. tutti i libri della Bibbia, in un modo o nell’altro, parlano della sopravvivenza dell’anima, che è la
stessa cosa della sua immortalità.
La Bibbia è essenzialmente “Parola di vita eterna”.
È sufficiente che tu l’apra e dappertutto senti un messaggio che indica la vita senza fine.
È come se uno ti domandasse: in quale momento della giornata brilla la luce del sole? La risposta è
chiara: dall’inizio alla fine.

2. Mi chiedi poi perché solo sal 1513 si ritenne dogma l’immortalità dell’anima.
Va ricordato che sono state fissate come verità di fede (dogmi) quelle affermazioni che sono state
messe in discussione.
Ci sono delle verità basilari e scontate che non sono mai state fissate come dogma: ad esempio
l’esistenza di Dio, di Gesù Cristo, di Maria…
Questo non significa che Dio non esista, che Gesù Cristo o Maria non siano esistiti.
Allora per venire alla tua domanda: la Chiesa nel 1513 ha respinto l’insegnamento di Pietro
Pomponazzi, il quale impregnato di averroismo, sosteneva che le anime fossero mortali.
Questo non significa che prima ci fossero dei dubbi. Tutti ne erano convinti. Ma quando
Pomponazzi sostenne il contrario, la Chiesa reagì fissando la dottrina.
La stessa cosa avvenne per la libertà dell’uomo. La Chiesa fissò come verità di fede (1520) che
l’uomo è libero quando Lutero affermò il contrario. Egli asseriva che della libertà, dopo il peccato
originale, è rimasto solo il nome. Di fatto l’uomo sarebbe sempre schiavo della concupiscenza.

Ti saluto e ti benedico.
Padre Angelo

Quesito

Salve,
dopo la morte incontreremo i nostri cari?
Quale aspetto potrebbero avere?
Le anime sono completamente estranee alla vita terrena?
Esistono case infestate da entità o sono le persone che sono possedute?
Dopo la morte l’anima è libera di andare dove vuole?

La ringrazio molto.
Andrea

Risposta del sacerdote

Caro Andrea,
1. di là incontreremo i nostri cari se andiamo in Paradiso.
Quando il Signore dice che di là non si prende moglie né si prende marito non esclude che coloro
che sono stati uniti nella carità in terra lo siano anche in cielo.
Anzi, proprio perché la carità rimane per sempre e non avrà mai fine (1 Cor 13,), in Paradiso i
vincoli della carità saranno ulteriormente perfezionati.
La grazia non distrugge la natura, ma la perfeziona.
Così se nella vita presente anche le persone più care talvolta danno fastidio, di là questo non
succederà mai.

2. Nella vita del Paradiso tutti proveranno grande ed eterno fascino l’uno per l’altro, anche quelli
che di qua hanno avuto reciproca antipatia.
Il ricordo del passato non sarà motivo di imbarazzo o di vergogna perché tutti saranno
benevolmente colpiti dalla trasformazione attuata dalla misericordia del Signore e lo loderanno e
ringrazieranno eternamente per aver compiuto dopo tanto contrasto una eterna e meravigliosa
comunione.

3. Mi domandi quale aspetto potrebbero avere?


Ti trascrivo quanto dice San Tommaso:
“Le condizioni in cui verranno a trovarsi in generale tutti i corpi dei risorti sono quattro.
1- La prima riguarda l’identità dei corpi dei morti. A risorgere sarà lo stesso corpo, con la stessa
carne e con le stesse ossa che ha ora, anche se alcuni hanno sostenuto che il corpo attuale si
corromperà e non risorgerà. Ma questa affermazione contraddice quanto è detto nella Sacra
Scrittura, che afferma invece che per virtù divina risorgerà alla vita il medesimo corpo che abbiamo
ora. Dice infatti Giobbe: Di nuovo mi rivestirò della mia pelle e nella mia carne vedrò Dio (Gb
19,26).

2 – La seconda riguarda la loro qualità.


I corpi dei risorti saranno di una qualità diversa dall’attuale, perché, sia quelli dei beati che quelli
dei dannati, saranno incorruttibili, in quanto i buoni saranno sempre nella gloria e i cattivi sempre
nella pena. Lo conferma san Paolo nel testo sopra citato: È necessario che questo corpo corruttibile
si vesta di incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta di immortalità (1 Cor 15,53). E, dato che
il corpo sarà incorruttibile e immortale, dopo la risurrezione non avrà bisogno di cibo né di usare del
sesso, come rivelò Gesù stesso: Alla risurrezione non si prende né moglie né marito, ma si è come
angeli nel cielo (Mt 22,30). Verità, questa, che va contro la credenza degli ebrei e dei musulmani, e
ad essa allude anche Giobbe quando dice che chi scende agli inferi più non risale, né tornerà più
nella sua casa (Gb 7, 9-10).

3 – La terza riguarda la loro integrità.


Sia i buoni che i cattivi risorgeranno con quella integrità corporale che spetta alla perfezione del
corpo umano. Allora non ci sarà più né cieco, né zoppo, né alcun altro difetto. L’Apostolo infatti
dice che i morti risorgeranno incorrotti (1 Cor 15,52).

4 – La quarta riguarda la loro età.


Tutti risorgeranno come se avessero trentadue o trentatré anni, che è l’età perfetta. Il motivo è che
coloro che non erano ancora giunti a tali anni non avevano l’età perfetta; e i vecchi l’avevano già
persa. Di conseguenza, ai giovani e ai bambini verranno aggiunti gli anni che loro mancano per
avere l’età perfetta; ai vecchi, invece, questa verrà restituita. Lo dice san Paolo quando afferma:
Finché arriviamo tutti.., allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità
di Cristo (Ef 4,13)” (Commento al Simbolo degli Apostoli).

4. Chiedi inoltre se le anime saranno completamente estranee alla vita terrena?


No affatto, perché la carità si troverà nel suo stato di perfezione sicché dal paradiso ci aiutano con la
loro intercessione. Anzi, dal momento che seguono l’Agnello dovunque va, dobbiamo credere che
con i santi sono sempre e dovunque col Signore e sono sempre pieni di carità verso di noi.
San Gregorio Magno dice che “le anime sante, poiché vedono intimamente nella mente di Dio,
vedono tutto quello che avviene sulla terra” (Moralia 22,21).
Sant’Agostino espresse, prima di san Gregorio, un pensiero diverso. Ricordando che il Signore
aveva promesso al re Giosia di farlo morire prima di vedere i mali imminenti al suo popolo,
espresse in forma dubitativa che i Santi di là non vedano quanto avviene sulla terra.
Ecco che cosa dice san Tommaso: “Però S. Agostino parla in forma dubitativa; difatti aveva
premesso la frase: "ciascuno prenda come vuole quello che dico". Invece S. Gregorio asserisce,
come è evidente da quell’espressione: "non si può credere assolutamente…".
Sembra più giusto ritenere con S. Gregorio che le anime dei santi, ammessi alla visione di Dio,
conoscano tutti gli avvenimenti attuali di questo mondo.
Esse infatti sono equiparate agli angeli: riguardo ai quali anche S. Agostino afferma che non
ignorano quello che avviene presso i vivi.
Però, siccome esse hanno un’adesione perfettissima alla giustizia divina, non si rattristano per le
vicende dei vivi, e non vi partecipano, se non nei casi in cui lo esigono le disposizioni di quella
divina giustizia” (Somma teologica, 89, 8).
E poiché sono piene di carità ci vengono in aiuto con le loro preghiere e i loro meriti.

5. Dice ancora San Tommaso: “le loro preghiere hanno efficacia d’impetrare dai loro meriti
precedenti e per il fatto che sino graditi a Dio” (Somma teologica, II-II, 83, 11, ad 1).
E ancora: “Quantunque i santi in cielo non si trovino nello stato di poter meritare per sé, tuttavia
possono meritare per gli altri, o meglio possono aiutare gli altri per i meriti precedentemente
acquistati: essi infatti hanno meritato in vita di vedere esaudite dopo morte le loro preghiere”
(Somma teologica, Supplemento, 72, 3, ad 4).
Sicché è molto utile e fruttuoso onorarli e ricorrere alla loro intercessione.

6. Domandi se esistano case infestate da entità o se lo siano solo le persone.


Il Vangelo testimonia che persone e animali possono essere possedute o infestate dai demoni.
Lo possono essere anche le abitazioni dal momento che il demonio può agire sulla terra e nell’aria.
San Tommaso dice che Dio “permise che i demoni da lui scacciati recassero danno ai corpi e ai
beni degli uomini, per l’utilità delle loro anime, cioè per loro ammaestramento.
Il Crisostomo dice che Cristo "permise che i demoni entrassero nei porci, non perché pregato da
loro", ma per i motivi seguenti:
"primo, per mostrare agli uomini quale danno recano loro i demoni;
secondo, perché tutti imparassero che i demoni non potevano neppure entrare nei porci, senza il suo
permesso;
terzo, per mostrare che negli uomini essi avrebbero potuto produrre peggiori mali che nei porci, se
gli uomini non fossero stati soccorsi dalla provvidenza divina".
Per gli stessi motivi permise che l’uomo, il quale veniva liberato dal demonio, fosse
momentaneamente tormentato: benché l’abbia liberato subito da questa afflizione.
In tal modo viene dimostrato anche, secondo S. Beda, che "quando cerchiamo di convertirci a Dio
dopo il peccato, veniamo assaliti dal demonio con nuove e maggiori insidie. E questo lo fa o per
disamorarci della virtù, o per vendicare la sua espulsione"" (Somma teologica, III, 44, 1 ad 4).

7. Infine chiedi se “dopo la morte l’anima è libera di andare dove vuole”.


Dopo la morte avviene il giudizio.
Dopo il giudizio c’è la sentenza: paradiso, purgatorio, inferno.
Le anime che vanno in paradiso non hanno bisogno di andare qua o là perché in Dio c’è ogni bene e
fuori di Dio non c’è alcun bene.
Quelle che vanno in purgatorio sono soggette alla volontà di Dio.
Non è escluso che vengano purificate là dove hanno commesso dei peccati. San Tommaso scrive:
“Il secondo luogo per fare il purgatorio è quello accordato per una dispensa. E così si legge di
alcuni che sono stati puniti in diversi luoghi: o per ammaestramento dei vivi; o per un aiuto a favore
dei morti, in modo che, venendosi a conoscere da parte dei vivi, la loro pena venisse mitigata dai
suffragi della Chiesa” (Supplemento, questione sul Purgatorio, 2).
L’inferno invece è uno stato di pena eterna dal quale non si può uscire.

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.

Quesito

Egr. Padre Angelo,


innanzitutto complimenti e grazie per questo servizio di predicazione su internet, mi pare davvero
un faro nel burrascoso e pericoloso mare della rete internet.
Le pongo il mio quesito: il Paradiso Terrestre come è narrato della Genesi è lo stato che Dio aveva
voluto per l’uomo e per cui lo ha creato, giusto? mentre la caduta nel peccato originale ha introdotto
nella storia dell’uomo la condizione umana attuale e la necessità della Redenzione per tornare a
partecipare della presenza di Dio. Questo significa che alla fine dei tempi torneremo nella
condizione in cui si trovavano i nostri progenitori? e nel Paradiso Terrestre cosa ci faceva il
serpente tentatore? e perché è stato in grado di tentare i progenitori che a differenza nostra non
vivevano la miseria della condizione umana? E’ possibile che anche una volta risorti dovremo fare i
conti con le tentazioni?
La ringrazio.
Massimo.

Risposta del sacerdote

Caro Massimo,
1. se in nostri progenitori non avessero disobbedito a Dio, il Paradiso terrestre avrebbe
rappresentato lo stato provvisorio di vita in attesa di andare nel Paradiso celeste.
I nostri progenitori, benché provvisti di una conoscenza molto grande di Dio e anche di una certa
amicizia con Lui, vivevano ancora nella fede e non nella perfetta fruizione di Dio.

2. Alla fine del tempi, con la risurrezione dei corpi, non torneremo alla condizione del Paradiso
terrestre, ma entreremo direttamente in Dio e cioè in una condizione infinitamente superiore.
Il nostro corpo sarà glorioso, come il corpo che Gesù ha manifestato nel giorno della
Trasfigurazione. Non sarà più soggetto alle necessità in cui era ancora soggetto nel Paradiso
terrestre come ad esempio il mangiare e il dormire…

3. Mi chiedi che cosa ci facesse il serpente tentatore nel Paradiso terrestre.


Non va dimenticato che il racconto della creazione e della caduta dei nostri progenitori viene
descritto con linguaggio antropomorfico, adeguato alla comprensione di gente abbastanza primitiva.
Tenuto presente questo criterio, puoi comprendere bene quanto dice la Bibbia di Gerusalemme a
proposito del serpente:
“Il serpente serve qui per mascherare un essere ostile a Dio e nemico dell’uomo? È noto che la
tradizione sapienziale, poi il Nuovo Testamento e tutta la tradizione cristiana vi hanno riconosciuto
l’avversario (o tentatore), il diavolo (cf. Gb 1,6).
A favore di questa identificazione si nota che il serpente agisce proprio in opposizione al divieto
divino, come se Dio volesse nascondere all’uomo e alla donna ciò che succederebbe se mangiassero
del frutto proibito; essa tuttavia è in tensione con la descrizione che lo presenta come un semplice
animale, ma astuto, e con la condanna a strisciare sul ventre e a mangiare la polvere (v. 14).
Forse l’intervento di un animale astuto come tentatore è solo un modo per suggerire che l’uomo e
lo donna debbono incolpare solo se stessi della trasgressione.
L’autore presenterebbe sotto forma di dialogo tra il serpente e lo donna ciò che è il risultato di un
processo umano: l’attrattiva del frutto proibito porta alla trasgressione; 3,6 descrive appunto queste
processo umano” (nota a Gn 3,1).

4. Satana è stato in grado di tentare i nostri progenitori perché è un essere esistente. Ha tentato
anche Nostro Signore che pur avendo una natura umana mortale, tuttavia non era inclinato al male
come siamo noi.
E questo fa capire che il diavolo non tenta solo i miseri, ma anche i santi.

5. Nel Paradiso celeste non vi sarà in alcun modo la presenza di Satana né si subiranno le sue
tentazioni.
Alla fine del mondo Satana sarà definitivamente vinto e spodestato. Non potrà più tormentare
nessuno. Si legge nel libro dell’Apocalisse: “E il diavolo, che li aveva sedotti, fu gettato nello
stagno di fuoco e zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta: saranno tormentati giorno e
notte per i secoli dei secoli” (Ap 20,10).
Con questa vittoria definitiva su Satana si aprirà la strada per fondare il Regno di Dio su una terra
nuova. Il primo passo sarà la risurrezione universale e il giudizio finale (Ap 20,11-15).
Se sia giusto dire che noi siamo un corpo oppure che noi
abbiamo un corpo come ha detto padre Carbone a
Rimini
Quesito

Caro Padre Angelo,


Sono Federico, studente universitario.
Seguo molto le sue risposte e in generale ho grande stima del suo ordine che ritengo uno degli
ultimi baluardi della Chiesa Cattolica.
Le scrivo per chiederle una delucidazione su una domanda che padre Carbone propose al Meeting
di Rimini.
Lui parlava della teoria gender, in particolare argomentava il fatto che spesso un problema di natura
psicologico venga risolto con un’operazione chirurgica.
Lui chiese: "Noi siamo un corpo o abbiamo un corpo?"
Pensandoci su mi verrebbe da rispondere che noi siamo un corpo (anche se non è solo corpo ciò di
cui siamo fatti).
Eppure la risposta non è così semplice e non mi sembra di avere le idee tanto chiare.
Le chiedo dunque se potrebbe aiutarmi.
La ringrazio in anticipo per questo servizio che più volte mi ha tanto aiutato.
Federico

Risposta del sacerdote

Caro Federico,
1. l’uomo è costituto di corpo e di anima razionale.
Questo, oltre che di evidenza per tutti, è anche dogma di fede.

2. È di evidenza per tutti perché il primo segno tangibile del nostro essere presenti in questo mondo
è proprio il nostro corpo.
Non un corpo morto, ma un corpo vivo, e pertanto animato.
E animato non solo sensitivamente come gli animali, ma anche razionalmente.

3. È di fede, perché la Chiesa col Concilio di Vienne (1312) ha definito in termini dogmatici che
l’anima è forma del corpo (DS 902; cfr. anche CCC 365).
Il Concilio Vaticano II vi fa riferimento e in termini stringati afferma che la persona umana è “unità
di anima e di corpo” (Gaudium et Spes 14).
Dunque tanto il corpo quanto l’anima sono elementi essenziali della persona.
E questo è così vero che quando il corpo muore, la persona viene meno.

4. Agire sul corpo umano è dunque la stessa cosa che agire sulla persona.
Proprio per questo un documento del Magistero ecclesiastico sulla bioetica ricorda che “un
intervento sul corpo umano non raggiunge soltanto i tessuti, gli organi e le loro funzioni, ma
coinvolge anche a livelli diversi la stessa persona; comporta quindi un significato e una
responsabilità morali, in modo implicito, forse, ma reale” (Donum vitae, Intr., 3).
La persona non è qualcosa, ma è qualcuno.
È qualcuno chi è dotato di coscienza, di liberta, di sussistenza oltre la morte del corpo.
5. Allora possiamo comprendere quanto ha detto Gabriel Marcel, filosofo francese del secolo
scorso: “Ciò che è proprio del mio corpo è di non esistere da solo e di non poter esistere da solo.
Si può dire che ‘io sono il mio corpo’, purché non s’intenda in senso esaustivo per affermare che
noi siamo soltanto corpo.
E si può dire ‘io ho un corpo’ purché non si intenda che esso è semplicemente oggetto” (Il mistero
dell’essere).

6. Con le debite distinzioni, dunque, tutte e due le affermazioni sono vere.

7. Aggiungo un’ultima considerazione perché nella tua mail mi ha colpito quanto hai scritto nella
premessa: “in generale ho grande stima del suo ordine che ritengo uno degli ultimi baluardi della
Chiesa Cattolica”.
Come ho già avuto occasione di ricordare, per il nostro Ordine (nel suo insieme) essere un baluardo
della fede e della Chiesa Cattolica è una grazia di stato.
Questa grazia di stato è stata confermata da quanto l’Eterno Padre disse a Santa Caterina da Siena:
“A questo fine, per un mio dono straordinario, è stato dato a lui (san Domenico) e ai suoi frati di
comprendere la Verità delle mie parole, e di non allontanarsi mai dalla Verità” (beato Raimondo
da Capua, S. Caterina da Siena, Legenda maior, n. 205).
Dio manterrà questa promesse fino alla fine del mondo.
Penso che Santa Teresa d’Avila abbia detto in riferimento a questa promessa che il nostro Ordine
durerà fino alla fine del mondo e che con l’avvicinarsi della fine renderà alla Chiesa molti servizi.

8. Ho aggiunto che il nostro Ordine si conserverà come baluardo “nel suo insieme”.
Questa precisazione è doverosa.
E a questo proposito mi piace riportare una visione molto consolante che ebbe la Beata Caterina da
Racconigi, domenicana come Santa Caterina da Siena e in tutto simile a lei per i fenomeni mistici,
per lo zelo della salvezza delle anime e per l’affetto verso l’Ordine di san Domenico.
Le fu mostrata una fonte nella forma di un pozzo profondo, piena di acqua limpidissima nella quale
galleggiavano alcune foglie e pagliuzze, ma si vedevano nel fondo molte pietre preziose.
Questa fonte era custodita da Angeli e dalla gloriosa Madre di Dio.
La fonte – le spiegò San Pietro Martire – simboleggiava l’Ordine dei Predicatori (domenicani);
la limpidezza dell’acqua la purezza della dottrina, propria di questo Ordine;
e foglie e le pagliuzze i comuni difetti dei suoi religiosi, i quali però non erano tali da offuscare la
gloria dell’Ordine;
le molte pietre preziose indicavano i molti religiosi ferventi che racchiudeva dentro di sé.
Ecco, questa è la radiografia del nostro Ordine oggi nel suo insieme.
È di consolazione per tutti e, ne son certo, anche per te.

Ti ricordo al Signore e ti benedico.


Padre Angelo

L’anima umana non viene trasmessa dai


genitori (traducianesimo), ma viene creata
immediatamente da Dio (creazionismo)
Quesito
Caro padre Angelo,
grazie per il contributo che offre con le sue risposte. Leggendo sant’Agostino mi sono imbattuto sul
traducianismo, opposto al creazionismo, secondo il quale l’anima viene trasmessa di padre in figlio
attraverso la generazione del corpo, spiegandone così l’ereditarietà del peccato originale. Non si
può d’altronde ammettere che Dio crei un’anima dannata (stato in cui si trova tutta l’umanità da cui
nessun membro può essere sottratto se non dalla misericordia e dalla grazia di Dio. Devo dire che
ciò spiegherebbe molte mie perplessità. La mia domanda è dunque: bisogna credere alla visione che
ci offre la dottrina del traducianismo, o quella offertaci dal creazionismo? Riflettendo, la prima
offre importanti risposte, credo, anche nel campo della bioetica.
La ringrazio per la pazienza e l’ascolto.
Mi ricordi nelle sue preghiere.
Eugenio

Risposta del sacerdote

Caro Eugenio,
1. a vantaggio dei nostri visitatori ricordo il significato di traducianesimo e creazionismo.
Il problema riguarda l’origine dell’anima.
Per la prima teoria l’anima trae origine dai genitori e viene trasmessa dai genitori al figlio.
Per la seconda ogni singola l’anima viene creata direttamente da Dio.

2. A Sant’Agostino il traducianesimo pareva più consono con la dottrina del peccato originale,
anche se il creazionismo salvava meglio la spiritualità dell’anima.
Per San Tommaso e per il pensiero a lui successivo l’anima viene creata direttamente da Dio.
Essendo l’anima di natura spirituale non può trarre origine dalla materia, ma solo da Dio mediante
un suo atto creativo..

3. Ecco che cosa insegna San Tommaso: “(L’anima umana) non può derivare da una materia
preesistente né corporea, perché sarebbe allora di natura corporea, né spirituale, perché in tal caso le
sostanze spirituali si trasmuterebbero le une nelle altre” (Somma teologica, I, 90, 2).
Pertanto “è necessario concludere che l’anima umana viene prodotta solo per creazione” (Ib.).

4. Anzi, è creata da Dio: “Alcuni pensarono che gli angeli, operando per delegazione divina,
producono le anime umane. Ma questo è assolutamente impossibile e contrario alla fede. Infatti
abbiamo visto che l’anima umana non può essere prodotta che per creazione.
Ora, Dio solo può creare.
Infatti è prerogativa del solo primo agente operare senza presupposto alcuno: invece la causa
seconda presuppone sempre qualche cosa dovuta al primo agente…
Ma chi produce un effetto presupponendo qualche cosa compie una trasmutazione; mentre soltanto
Dio può compiere una creazione. E poiché l’anima intellettiva non può derivare per trasmutazione
da una qualsiasi materia, non potrà essere prodotta che immediatamente da Dio” (Somma teologica,
I, 90, 3).

5. Aderire al creazionismo non significa affermare che l’anima sia stata creata in stato di
dannazione.
Questo la Chiesa non l’ha mai insegnato e neanche ipotizzato.
Anzi, per le anime morte senza peccati gravi personali e senza la grazia conferita dal Battessimo la
Chiesa ipotizzava il limbo, e cioè uno stato di felicità naturale.
6. Per la trasmissione di tare o handicap particolari non è necessario ricorrere al traducianismo. È
sufficiente ricordare che alcune tare si trasmettono a livello genetico.

7. Desidero precisare infine che oggi al termine “creazionismo” si dà per estensione un significato
più ampio e lo si oppone alla teoria dell’evoluzione.
Su questo punto il Magistero della Chiesa lascia libertà di pensiero purché si affermi che il mondo è
stato creato da Dio e che, al momento della comparsa dell’uomo, la sua anima sia stata creata
immediatamente da Dio.

Ti ricordo volentieri nelle mie preghiere come hai chiesto, e ti benedico.


Padre Angelo

Vorrei porle alcune domande riguardanti


l’anima umana
Quesito

Caro padre Angelo,


vorrei porle alcune domande riguardanti l’anima umana.
Come si comporta l’anima in caso di trapianto? Occupa il nuovo organo e l’anima del donatore
lascia l’organo donato?
Nel caso di gemelli siamesi come il caso di due ragazze americane che hanno un corpo solo e due
teste; in questi casi due anime occupano lo stesso corpo per l’80%, tranne le teste che sono distinte?
Si può parlare di anime “fuse” o si verifica come nelle possessioni di più demoni in un unico corpo?
Quando siamo tentati, a che livello della mia istintività si innesta, si inserisce e predomina il
demonio?
L’anima è subordinata alle doti fisiche o alla sanità del corpo. Un handicappato mentale o disabile
mentale, uno in stato di coma, e così via, non riescono ad usare le proprie doti appieno, causa un
incidente esterno che non permette un corretto uso del cervello.

Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. è necessario anzitutto ricordare che cosa è l’anima per un corpo umano.
Per anima s’intende ciò che dà la vita.
E nell’essere umano la vita è anzitutto spirituale, e nello stesso tempo è anche sensitiva e vegetativa.
Ciò che fa la differenza tra un corpo morto e un corpo vivo è proprio l’anima. Il primo è cadavere, il
secondo è animato.

2. Nel momento in cui un organo viene espiantato, viene disanimato.


Ma non è ancora cadavere, altrimenti non sarebbe utile per un impianto.
In lui vi sono come delle disposizioni prossime ad essere di nuovo vitalizzato.
Innestato in un nuovo organismo, viene vivificato dall’anima di quest’ultimo e diventa suo.

3. Nel caso delle due sorelle da te menzionate, essendovi due teste si deve dire che vi sono due
anime. Queste sono ben distinte. Ognuna pensa e fantastica quello che vuole, indipendentemente
dall’altra.
Vivificano tuttavia il medesimo tronco.

4. I demoni, nel caso di una possessione, non vivificano il corpo, non prendono il posto dell’anima.
Ma con le loro suggestioni fanno muovere le membra, le fanno parlare, come fossero sotto violenza.

5. Quando siamo tentati, l’azione diabolica è solo a livello di influsso, di inclinazione, di


suggestione.
Inoltre l’azione del demonio può influenzare i sensi esterni e i sensi interni dell’uomo, ma non può
penetrare direttamente nell’anima e pertanto non tocca l’intelligenza e la volontà.
Queste ultime possono essere paralizzate nella loro attività perché il demonio può “imbarazzare” i
sensi che interagiscono con l’intelletto e la volontà.

6. Scrivi: “L’anima è subordinata alle doti fisiche o alla sanità del corpo”.
Non userei quest’espressione. Piuttosto direi che la sua attività è condizionata dai nostri sensi,
soprattutto da quelli interni, localizzati nel cervello.
Perché sono proprio questi sensi che interagiscono con l’anima e le presentano le immagini e la
memoria.
Su quanto è fornito dal cervello, la mente elabora, fa la sua parte.
Ma se la materia prima è sconnessa, anche l’elaborazione rimane compromessa.

In quale momento viene creata l’anima


Quesito

Caro Padre Angelo,


Secondo la Chiesa Cattolica Romana se non sbaglio un feto è ‘‘dotato’ di anima sin dal
concepimento.
La mia domanda è la seguente: le anime sono create da Dio prima del concepimento stesso e poi
‘‘assegnate’? Da piccola mi ricordo che ero solita immaginare le anime dei bambini non ancora
concepiti come tanti passerotti addormentati nelle mani del Signore…
Ma adesso, vorrei saperne di piu’.
Grazie di cuore
Elena S.

Risposta del sacerdote

Cara Elena,
le anime non preesistono alla materia ma sono create nel medesimo istante del concepimento.
A proposito della creazione e dell’infusione dell’anima S. Tommaso dice che “viene infusa mentre
viene creata, e viene creata mentre viene infusa”. (“Creando infunditur et infundendo creatur”; 2
Sent., d.3, q.1, 2, ad 2.).
Pertanto cominciano ad esistere simultaneamente sia l’anima che il corpo.
Se le anime fossero create prima, sorgerebbero parecchi problemi. Che cosa farebbero, dove
sarebbero?

Ti ringrazio del quesito, ti prometto una preghiera e ti benedico.


Che cosa sia l’anima, la sua provenienza
infusa, se preesista quando viene infusa…
Quesito

Gentile Padre Angelo,


mi trovo a scriverle nuovamente per esporle, in forma di appunti, dubbi, o non so come meglio
definirli, alcuni spunti che possono essere, spero, di interesse generale per molti credenti.
Li butto giù così, come vengono alla mia mente, legati forse da un “pensiero”, che è quello che mi
spinge a cercare Dio.
La invito, quindi, se vorrà, ad intervenire, correggendomi ed illuminandomi con la sua sapienza.
L’intento di questa mia, mi creda, non è affatto provocatorio, ma scaturisce dal desiderio di avere
sempre meglio chiari alcuni aspetti della nostra Fede.

Nel tentativo di interpretare, cioè, meglio, di comprendere l’essenza del messaggio biblico, nella
sua accezione più ampia, anche con riferimento all’Enciclica Humanae Vitae (aiutato in questo,
s’intende, da lei), sono arrivato alla conclusione che Dio, nella sua infinita bontà, abbia “fame” di
anime, cioè abbia il desiderio di portare a Sé più anime possibile, non certo per un fine egoistico, di
compiacimento per gli effetti dell’amore da esse rivoltogli, quanto, al contrario, per aver dato loro la
possibilità di godere in eterno della Sua amicizia e presenza.
Quando un essere umano aderisce al peccato, rifiuta questa, più che preziosa, vitale (riferito alla vita
eterna) opportunità e Dio, nelle sue Tre Persone, soffre non per l’azione rivoltagli, cioè per l’offesa
ricevuta, ma perché egli (il peccatore), appunto, inizia a soffrire, e, se non corre ai ripari, soffrirà in
eterno.

Ignoro, però, la “provenienza” delle anime; questa considerazione le potrà sembrare puerile, ma,
ritengo, sottenda molteplici implicazioni di ordine escatologico ed etico.
Dio attribuisce ad ognuno di noi un’anima e desidera, ardentemente, per il nostro bene ultimo, che
venga mantenuta a Sua somiglianza.
Quando avviene questa attribuzione? al momento del concepimento? prima? Ogni anima ha un suo
inizio, una sua nascita? O esiste, per così dire, un numero finito e precostituito, una sorta di deposito
di anime da attribuire a ciascuno di noi, fino alla fine dei tempi?
Oppure sono infinite, o meglio estemporanee e, quindi, discrezionali della creazione divina;
ciascuna anima è unica per ogni individuo terreno?
Mi risulta (così ci insegnavano) che gli animali non posseggano un’anima, ma alcuni, pur rarissimi,
esempi farebbero pensare il contrario; se non un’anima, un “alito” divino?

Se posso permettermi, auspico una maggiore risonanza pubblicitaria al vostro sito.


La ringrazio molto e la saluto calorosamente.
G.

Risposta del sacerdote

Caro G.
Inizio a rispondere alla serie di domande che mi hai inviato.
Per ora rispondo alla prima, che ruota tutta attorno alla realtà dell’anima.
Tu dici che Dio ha “fame” di anime”. L’espressione è da interpretare nel senso che Dio le vuole
colmare della presenza di se stesso.
Ma adesso vengo alla risposta.
Anzitutto bisogna avere le idee chiare sulla consistenza dell’anima.

1. Per anima s’intende il principio vitale.


E allora tutti gli esseri viventi hanno l’anima.
Dunque non solo gli uomini, ma anche gli animali e le piante hanno l’anima.

2. Noi vediamo che vi sono forme diverse di vita.


Alcuni esseri sono dotati solo di vita vegetativa (le piante), altri hanno vita sensitiva (gli animali),
altri ancora sono dotati di vita razionale.
La conclusione è la seguente: vi diversi gradi di anime.
Alcune sono solo di vita vegetativa, altre di vita vegetativa e sensitiva, altre infine di vita
vegetativa, sensitiva e razionale.
Gli animali non hanno vita razionale. Sono dotati talvolta di un fiuto o di un intuito notevolissimo,
ma non siamo ancora nell’ordine razionale.
La loro anima è di ordine sensitivo. Per questo l’espressione che tu hai usato “alito divino” non
sarebbe corretta e si presta ad equivoci.
Neanche l’uomo possiede per natura un alito (forma di vita) divino. Lo riceve per partecipazione nel
momento in cui gli viene infusa la grazia.

3. Solo l’anima umana è razionale. E dalla sua razionalità ne segue la sua spiritualità e immortalità.
Su questo tema puoi guardare la risposta che ho dato ad un quesito simile e che puoi trovare nella
rubrica di prima pagina, intitolata quesiti di attualità.

4. Solo l’anima umana, per la sua natura spirituale, viene creata immediatamente da Dio. I coniugi
nell’atto del concepimento mettono in atto meccanismi di fusione di qualcosa di biologico:
spermatozoi e ovulo.
Lo spirito, l’anima viene infusa da Dio.
Per la precisione del linguaggio: Dio non applica l’anima, ma crea, infonde l’anima.
L’espressione “applica l’anima” da l’impressione che vi sia qualcosa di preesistente, il che non è
vero.

5. Le anime non sono preesistenti al corpo. Diversamente si potrebbe parlare di metempsicosi.


Ma Dio crea ogni anima, singolarmente nel momento in cui si creano le premesse per la sua
infusione, vale a dire nel momento del concepimento.
Dicendo crea si vuole intendere che vengono prodotte dal nulla.
Dicendo singolarmente si afferma che ogni anima viene creata per essere forma di vita di quella
determinata persona.
Dicendo nel momento del concepimento significa che dove c’è vita umana lì c’è anima umana. Ora
siamo in presenza di vita umana fin dal momento in cui si forma lo zigote, la prima cellula vitale. È
vita di un essere umano.
Le anime pertanto non preesistono in un altro mondo, per venir poi calate di volta in volta in
qualche corpo, come pensava Platone, filosofo pagano vissuto quattrocento anni prima di Cristo.

Ti ringrazio del quesito. Ti prometto una preghiera e ti benedico.


Padre Angelo
Alcuni segni che indicano la spiritualità e
l’immortalità dell’anima umana
Quesito

Caro padre,
quest’anno, il 30 settembre mi è toccata la triste ventura di vedere mio padre morto all’obitorio.
Oltre alle promesse di Gesù che prova razionale potrebbe esserci dell’esistenza dell’anima, se già
non bastassero certi fenomeni soprannaturali che pure esistono, e soprattutto della risurrezione del
corpo? Delle volte sono stato tentato di pensare che la vita umana sia solo un fenomeno biologico e
che il resto siano solo chiacchiere, ma cerco sempre, come posso di vincere questo pensiero che
però, non nascondo, a volte mi dà una certa ansia.
Cari saluti
Andrea

Risposta del sacerdote

Caro Andrea,
intanto ti presento le mie condoglianze per la morte di tuo padre e assicuro per te, per tuo padre e
per i tuoi la mia preghiera.
Venendo alla tua domanda, va distinto un doppio problema: quella dell’esistenza dell’anima e
quello della spiritualità dell’anima umana.

1. Noi diciamo che vi è anima dovunque c’è vita.


La differenza tra un corpo umano vivo e un corpo umano morto è questa: il corpo umano vivo è
animato, quello morto è cadavere.
La stessa cosa va detta anche per gli animali e per le piante.
Dovunque c’è vita, c’è anima.
Per anima infatti s’intende il principio vitale.
Potrei dire che fin qui le cose sono così semplici, al punto che non bisogna neanche dimostrarle, ma
solo guardarle.

2. Il problema più grosso consiste nel dire che l’anima dell’uomo non è soltanto vegetativa e
sensitiva come per le piante e gli animali, ma che è spirituale.
Noi partiamo da questo principio: ogni realtà manifesta se stessa attraverso il suo operare.
Ebbene, dal momento che le piante manifestano un’attività soltanto vegetativa (assimilazione,
crescita…) possiamo comprendere che la loro anima, il loro principio vitale, è soltanto vegetativo.
Vediamo invece che gli animali, oltre ad esprimere vita vegetativa, manifestano anche una vita
sensitiva: provano emozioni, come il dolore e il piacere, sentono, vedono… Per questo diciamo che
l’anima degli animale è un’anima sensitiva.
Ma la vita dell’uomo non si esprime solo nel vegetare o nel provare emozioni, ma anche nella vita
spirituale, come ad esempio nel fare cultura, nel pensare, nell’elaborare concetti, nell’inventare.
L’uomo, nelle sue attività, manifesta una superiorità, una trascendenza sulla materia: la elabora, la
riesprime, la ricombina.
Per fare un esempio molto banale: tu non avrai mai visto un animale accendere il fuoco e fare da
mangiare. L’uomo invece lo fa. E questa attività manifesta una trascendenza sulla materia, sicché ne
prende possesso, la rielabora, la ricombina come vuole.
Non avrai mai visto gli animali comunicare attraverso giornali, che in definitiva sono carta sporca di
inchiostro. Ma quell’inchiostro è messo in modo tale che quel nero diventa un segno e gli uomini
comunicano tra di loro.
Anche la possibilità di parlare manifesta una trascendenza sulla materia: gli animali si limitano ad
emettere suoni e sempre nello steso modo. La persona umana chiama le cose con nomi diversi: in
italiano, in latino, in greco, in francese, in tedesco, in cinese… Non è anche questa trascendenza
sulla materia?
Gli uomini si raccontano quello che hanno fatto, si manifestano i loro progetti, i loro desideri, fanno
memoria delle opere dei loro antenati (basta leggere un libro di storia). Questa è un’attività
impensabile tra gli animali, i quali sono solo materiali e determinati dagli istinti.
Gli uomini, purtroppo, dicono anche le bugie. Ma hai tu mai visto gli animali dire le bugie? Anche
la possibilità di pensare una cosa e di dirne un’altra manifesta superiorità o trascendenza sulla
materia.
E anche solo la possibilità di pensare a realtà spirituali (Dio, gli angeli, i demoni, l’anima
immortale), indipendentemente ancora dalla loro esistenza, non manifesta che nell’uomo c’è
qualcosa di spirituale? Infatti non potrebbe captare o anche solo pensare a realtà spirituali, se egli
stesso non fosse in qualche parte di se stesso spirituale.

Questi, caro Andrea, sono i motivi che hanno spinto gli antichi filosofi, come Platone, a riconoscere
razionalmente che l’anima umana non è solo vegetativa e sensitiva, ma è anche spirituale. Lo
manifesta dal suo agire, dal suo operare.
Sant’Agostino all’età di 18 anni (non era ancor battezzato e tanto meno convertito) leggendo le
opere di Platone e l’Ortensio di Cicerone (due filosofi vissuti prima di Cristo) si convinse
razionalmente della spiritualità e dell’immortalità dell’anima umana.
Il passaggio poi dalla spiritualità all’immortalità è molto breve: muore solo ciò che è organico, ciò
che è costituito di parti. Quando le parti di un organismo non cooperano più per il bene del tutto,
questi tutto si disfa, muore, si corrompe.
Ma ciò che è spirituale non è materiale e pertanto non è neanche composto di parti che possano
disgregarsi fra di loro. Ne segue che ciò che è spirituale è anche immortale.

Quesito

Padre Angelo,
grazie alle sue risposte alle mie precedenti domande mi sono reso conto di non sapere
assolutamente nulla sul Purgatorio.

Le anime del Purgatorio hanno la percezione del tempo che passa?


Il Purgatorio “chiuderà” all’atto del Giudizio Universale, quando anche il tempo smetterà di
esistere?
Un’anima del Purgatorio si accorge se un suo “collega” ha terminato il proprio periodo di penitenza
ed è stato ammesso in Paradiso e nel caso se ne rallegra?
Le anime del Purgatorio possono pregare per i vivi anche se non sono ancora al cospetto di Dio (in
fondo hanno la certezza che un giorno lo saranno)?

Sono domande che forse le faranno cadere le braccia, padre Angelo, ma le mie idee sul Purgatorio
sono poche, vaghe e confuse e derivano per la maggior parte dalla Commedia dantesca più che dal
Catechismo della Chiesa…

La saluto caramente e la ringrazio per le sue risposte e le sue preghiere.

Risposta del sacerdote


Carissimo,
sono tutte giuste le tue domande e non mi fanno cascare per nulla le braccia.

1. Le anime del Purgatorio sono fuori del tempo e non sono ancora entrate nell’eternità.
San Tommaso aveva concepito uno stadio di mezzo, che chiamava evo.
Tuttavia più che sentire il tempo che passa, esse avvertono sempre di più il bisogno di Dio e
sentono che il momento della purificazione definitiva si approssima.

2. Sì, il purgatorio finirà col giudizio universale, con la fine del mondo e quindi con la fine del
tempo.

3. Un’anima del Purgatorio viene a sapere se qualcun altro dal purgatorio va in paradiso se Dio
glielo concede.
Certamente se ne rallegra e nello stesso tempo aumenta in lei il desiderio bruciante della
purificazione perfetta.

4. Le anime del purgatorio non pregano per i vivi nel senso in cui lo intendiamo noi.
Di fatto, tutto il bene che hanno compiuto in grazia di Dio sta davanti al Signore col suo intatto
potere di intercessione.
Una cosa è certa: in purgatorio non possono meritare. Ma quello che hanno fatto di bene in grazia di
Dio merita eternamente.
Pertanto questa loro intercessione rifluisce anche sulla chiesa pellegrina sulla terra.
Molto di più, quando entrano in Cielo possono aiutare coloro che le hanno aiutate ad abbreviare la
loro purificazione.

Ti saluto, ti ricordo volentieri al Signore e ti benedico.


Padre Angelo