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Psicofisica

(Weber, 1830-6; Fechner, 1860; Donders, 1869)

• Psicofisica→ «la scienza esatta delle relazioni funzionali o relazioni di dipendenza tra lo
spirito e il corpo»; misura le relazioni tra stimoli fisici e sensazioni soggettive.

Soglie sensoriali
– Soglia assoluta
Quantità minima di energia di uno stimolo percepibile a livello sensoriale.

– Soglia differenziale
Quantità minima di energia che consente di rilevare un aumento di intensità di un certo
stimolo.
 Legge di Weber (1834)
L’aumento percepibile di intensità fisica dello stimolo deve essere proporzionale al valore
iniziale dello stimolo ed è espresso da una costante.
Le origini storiche
• Nel 1879 Wilhelm Wundt fonda a Lipsia il primo laboratorio
di psicologia sperimentale.

• Precedentemente Weber e Fechner avevano applicato il


metodo sperimentale allo studio dei fenomeni psicofisici.
• Secondo Wundt l’oggetto della psicologia è l’esperienza
diretta o immediata, diversamente dalle scienze naturali che
studiano i fenomeni, non l’esperienza che di essi si fa:
il chimico osserva il colore di un determinato preparato,
mentre lo psicologo studia la “percezione del colore”.
Associazionismo
(1832-1920)

Secondo Wundt, la psicologia deve


studiare i contenuti mentali immediati,
attraverso uno specifico metodo di
indagine: la tecnica sperimentale di
autoosservazione introspettiva,
finalizzata a descrivere gli elementi
più elementari (sensazioni, immagini
mentali,emozioni) che associati tra loro
compongono la coscienza.
Psicologia della Forma (Gestalt)
Max Wertheimer (1880-1943);
Kurt Koffka (1886-1941); Kurt Lewin (1890-1947)

Nel 1912 Werthimer pubblica gli studi sperimentali sulla


percezione del movimento, che si verifica in assenza di un
effettivo spostamento fisico dell’oggetto percepito (fenomeno φ).

Il soggetto dunque percepisce un movimento apparente.


In antitesi a Wundt, dimostra che il tutto è qualcosa di più della
somma delle singole parti che lo compongono.
• La percezione è qualcosa di più della somma degli
elementi che la compongono.
• L’unità della percezione è data dalla “forma”
mediante cui gli elementi si organizzano.
• Il contenuto della percezione deriva dalla forma
dell’organizzazione.

Per es.
• Nessuna sensazione originata da un qualsiasi
elemento di un triangolo preso singolarmente
possiede la qualità “triangolare” che si rileva, invece,
in presenza della totalità degli elementi che
compongono il triangolo.
Ogni fenomeno psichico (percezione, memoria,
ecc.) è organizzato in Gestalten
– Gestalt= totalità, forma, configurazione, struttura
globale, insieme ordinato e regolato da leggi,
Il prodotto di un processo di organizzazione.

– Principio di totalità non sommativa:


Il tutto è più della somma delle parti
Il metodo fenomenologico prende in
considerazione l’esperienza psichica così
come essa appare (fenomeno),
indipendentemente da ciò che si conosce
sulla realtà esterna (stimolo distale) o
riguardo alle modalità di ricezione sensoriale
(stimolo prossimale).
Psicoanalisi ed approcci
psicodinamici

(1856 –1939)

La psicoanalisi è teoria dell’inconscio e prassi


terapeutica.
Studia i significati inconsci dei sintomi psicopatologici,
attraverso l’interpretazione di sogni,desideri,
fantasie, discorsi, azioni, credenze,
espressioni artistiche.
3 istanze psichiche→ Es-Io-Super-Io

Osservazione clinica, ermeneutica


Il comportamentismo
• Nasce nel 1913 con l’articolo di Watson
“La psicologia così come la vede il
comportamentista” (manifesto del
comportamentismo).
• Oggetto di studio: il comportamento
osservabile
Watson critica il metodo introspettivo:

- l’osservatore si identifica con l’osservato;


- I dati non sono verificabili da altri;
- Rifiuta la “coscienza” quale oggetto di
studio.
Pavlov aveva messo a punto le
procedure di condizionamento
classico, ampliando
l’osservazione della secrezione
salivare e
gastrica che si produceva nei cani
alla sola vista del cibo o non appena
udivano il
rumore dei passi di colui che
portava il cibo.
• Watson applicò i principi del condizionamento per generare
una nevrosi fobica in un bambino.

• L’organismo viene considerato come una scatola nera “black


box), su cui incombono gli stimoli ambientali (S), in
concomitanza dei quali l’organismo emette delle risposte.
Cognitivismo
Gli storici della psicologia e gli psicologi cognitivisti stessi sono
quasi tutti concordi nell’indicare il 1956 come una data
fondamentale nella storia del cognitivismo.
Dal 10 al 12 settembre di quell’anno si tenne al Massachusetts
Institute of Technology di Boston un simposio sulla teoria
dell’informazione, in cui furono presentate relazioni di
straordinaria innovazione per la ricerca psicologica
• Oltre all’impostazione interdisciplinare, la psicologia cognitiva
era caratterizzata da altri aspetti che la differenziavano dal
comportamentismo. In primo luogo, si interessava appunto dei
processi cognitivi (la percezione, l’attenzione, la memoria, il
linguaggio, il pensiero, la creatività), che erano stati trascurati
dai comportamentisti o considerati come dei “prodotti”
dell’apprendimento.
• A questi processi veniva riconosciuta sia un’autonomia
strutturale sia una interrelazione e interdipendenza reciproche.
• La mente era concepita come un elaboratore di
informazione che ha un’organizzazione prefissata di
tipo sequenziale e una capacità limitata di
elaborazione lungo i propri canali di trasmissione.
• L’analogia tra mente e calcolatore, o la metafora della
mente come calcolatore, era basata sulle nozioni di
informazione, canale, sequenza di trasmissione ed
elaborazione dell’informazione, strutture di entrata
(input) e uscita (output) dell’informazione
dall’elaboratore, strutture di memoria (modello HIP).
• Un altro aspetto importante del cognitivismo
consiste nell’accentuazione del carattere
finalizzato dei processi mentali.
• Comportamento → serie di atti guidati dai
processi cognitivi ai fini della soluzione di un
problema, con continui aggiustamenti per
garantire la migliore soluzione.
• La nozione di «retroazione» (feedback)
sviluppata dalla cibernetica risulta centrale in
questa concezione del comportamento
orientato verso una meta.
TOTE
Miller, Galanter e Pribram (1960)
Il comportamento non è l’epifenomeno di un arco
riflesso (input sensoriale-elaborazione-output motorio), ma
il risultato di un processo di continua verifica retroattiva del
«piano» di comportamento secondo l’unità TOTE (test
operate-text-exit): l’atto finale (exit) non consegue
direttamente ad un input sensoriale o a un comando
motorio, ma è il risultato di precedenti operazioni di verifica
(test) delle condizioni ambientali, di esecuzioni (operate)
intermedie e di nuove verifiche (test).
Il comportamento è il risultato di un processo di verifica
continua e retroattiva (test) del piano d’azione volto ad attenere
un certo risultato (exit), raggiungibile mediante opportune
correzioni