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IL PROCEDIMENTO MONITORIO E LA FASE DI OPPOSIZIONE

Relatore: Dott.ssa Luisa De Renzis


Giudice del Tribunale di Roma

SOMMARIO:
SEZIONE I –IL PROCEDIMENTO MONITORIO -
1-BREVE PREMESSA METODOLOGICA E CENNI GENERALI SUI PROCEDIMENTI SOMMARI: IL PROCEDIMENTO DI
INGIUNZIONE NEL SISTEMA DELLA TUTELA SOMMARIA.-
2- LA STRUTTURA PROCESSUALE DELLA FASE MONITORIA.-
3- ADEMPIMENTI DI CARATTERE PRELIMINARE DA PARTE DEL GIUDICE E VERIFICA DEI REQUISITI
PROCESSUALI: LA GIURISDIZIONE - LA COMPETENZA – LO IUS POSTULANDI.-
4-LA DOMANDA MONITORIA, LE PARTI, LE SUE FORMALITA’E L’OGGETTO.-
5- VERIFICA DA PARTE DEL GIUDICE DEL REQUSITO DELLA PROVA SCRITTA.-
6- LA PROVA DEL DIRITTO VANTATO: IN GENERALE E IN IPOTESI TIPIZZATE.-
7- CREDITI DELLO STATO E DI ENTI PUBBLICI (ART. 635 C.P.C.).-
8- CREDITI PER PARCELLE PER PRESTAZIONI GIUDIZIALI O STRAGIUDIZIALI, OVVERO DI NOTAI O ALTRI
LIBERI PROFESSIONISTI (ART. 636 C.P.C.).-
9-DECISIONE DELLA DOMANDA MONITORIA.-
10- ELEMENTI ACCESSORI DELLA DOMANDA DI ACCOGLIMENTO.-
11- LA PROVVISORIA ESECUZIONE: CONCESSIONE IN SEDE MONITORIA; CONCESSIONE E SOSPENSIONE IN
SEDE DI OPPOSIZIONE.-
12- FATTISPECIE PARTICOLARI E CASISTICA.-
13- TIPOLOGIE DI PROVVEDIMENTI MONITORI-

SEZIONE II – LA FASE DELL’OPPOSIZIONE -


1-NATURA DEL GIUDIZIO DI OPPOSIZIONE –POTERI DELLE PARTI- POTERI DEL GIUDICE
2-LA PROVVISORIA ESECUZIONE NEL GIUDIZIO DI OPPOSIZIONE
3-LA DECISIONE

1-BREVE PREMESSA METODOLOGICA E CENNI GENERALI SUI PROCEDIMENTI SOMMARI:


IL PROCEDIMENTO DI INGIUNZIONE NEL SISTEMA DELLA TUTELA SOMMARIA

L’oggetto della presente relazione, vale a dire il procedimento


di ingiunzione e la relativa fase di opposizione, impone una
doverosa premessa sul concetto di tutela sommaria, non certo di
facile definizione e rappresentazione. Tale premessa potrà
risultare utile -specie in questo contesto- ove si cercherà di
delineare il modello e la struttura del procedimento di
ingiunzione nell’ambito del nostro sistema processual-
civilistico.
La tutela sommaria, pur nella difficoltà di fornirne una
definizione adeguata, rappresenta una forma di tutela
“differenziata” rispetto agli schemi-tipo rappresentati dal
giudizio a cognizione ordinaria e dal giudizio in camera di
consiglio (procedimenti camerali).
Nel voler definire e studiare la tutela sommaria si potrebbe
persino discutere e soffermarsi su aspetti più propriamente
attinenti alla filosofia del diritto e relativi alla validità o
meno di un modello processuale che faccia ricorso anche a forme
differenziate e a forme sommarie di tutela.
Indubbiamente un modello processuale unico potrebbe presentare
l’indiscutibile vantaggio di essere razionale ed organico ma
sarebbe quasi impossibile da attuare e realizzare, considerando
che il diritto persegue il fine essenziale di tutelare e di
consentire lo sviluppo della persona, dei suoi beni, dei suoi
diritti, della sua vita.
In tale ottica, si inquadra la necessità per il legislatore e
per il giurista di disciplinare ed ipotizzare modelli
processuali differenziati, i quali tengano in debito conto le
particolari situazioni da far valere in sede processuale e le
relative esigenze.
La tutela del diritto nel processo1 esige dunque una pluralità
di forme processuali, sia pure supportate da idonee garanzie di
difesa -in linea con i principi costituzionali- e da un livello
adeguato di tutela che consenta di ricostruire ed accertare i
fatti portati all’attenzione del giudice.
Il nostro legislatore, nel costruire i procedimenti sommari, ha
seguito due tecniche fondamentali: da un lato ha operato in
taluni casi con la tecnica dell’anticipazione (es. costruzione
di fasi processuali sommarie alle quali, talvolta, segue una
fase ordinaria a cognizione piena, si pensi, per l’appunto, al
procedimento per ingiunzione e al procedimento di convalida di
sfratto); dall’altro, specie negli ultimi anni, ha fatto uso di
un sistema sommario da inserire nel procedimento ordinario sino
a volerlo velocizzare e snellire, sia pure con le idonee
garanzie (si pensi alle ordinanze anticipatorie di cui agli
artt. 186-bis e ter c.p.c.).
Trattasi di tecniche differenziate di tutela che consentono di
strutturare il processo secondo modelli diversi e tali da poter
meglio garantire i diritti dei singoli, anche in considerazione
di un’ottica di celerità e rapidità nella definizione dei
giudizi.
Ciò premesso, mi pare che la tutela sommaria possa trovare il
suo logico fondamento nella differenziazione rispetto ai c.d.
modelli ordinari di tutela e nella sua particolare efficacia ed
incisività.2
Ancora, si può ritenere che la tutela sommaria, sia pure volta
a tutelare le medesime categorie ontologiche rispetto alla

1- Sulla tutela del diritto nel processo v. Satta, Il Mistero del processo, Milano, 1994 tale A. esprime un concetto
filosofico di fondamentale importanza quale quello della tutela del diritto nel processo “il problema è vecchio ed
eterno, perché sempre si è cercato di mantenere aderente il processo alla sua funzione, di organizzarlo in modo
che l’esigenza ineliminabile del processo non torni in danno di colui che dal processo attende la tutela del
proprio diritto”.
2
Sulla tutela sommaria in generale v. G.VERDE, La tutela sommaria in generale. I procedimenti sommari non
cautelari, in Quaderni del Consiglio Superiore della Magistratura, 1999, n. 106, volume II. Tale A. , pur partendo
dalla convinzione che non esiste una linea di demarcazione certa tra la tutela sommaria e le altre forme di tutela,
evidenzia l’utilità di un criterio empirico di demarcazione basato sull’adozione di riti differenziati e compatibili
con il modello di un “giusto processo”.
Ancora, tale A. afferma “posto, allora, che non può individuarsi il bisogno di tutela ordinaria di cognizione in
funzione della situazione da tutelare, la distinzione va ricercata o nei modi secondo i quali è erogata la tutela o
nella particolare efficacia del provvedimento conclusivo”.
tutela c.d. ordinaria e alla tutela camerale, possa trovare il
suo fondamento nella pluralità dei diritti da far valere e
nelle svariate esigenze processuali connesse alla tutela di
siffatti diritti (es. è ovvio che in presenza di fattori di
particolare urgenza il diritto potrà essere azionato in sede
processuale con un modello differente rispetto ad una analoga
situazione -stesso diritto fatto valere- non caratterizzata
dall’urgenza).
Fatte tali doverose premesse sulla tutela sommaria in genere,
va chiarito che, nell’ambito della tutela sommaria, il
legislatore italiano ha operato alcune distinzioni di
fondamentale importanza, atte a caratterizzare tali
procedimenti differenziati.
Mi riferisco alla distinzione tra tutela sommaria cautelare
(tutela volta a prevenire e/o evitare uno specifico pericolo
derivante per l’appunto dal trascorrere del tempo, idoneo a
pregiudicare il diritto da far valere e intimamente correlata
alla dimostrazione di tale specifico pericolo) e tutela
sommaria non cautelare perché non correlata alla dimostrazione
di tale pericolo nel ritardo3 ma pur sempre caratterizzata da
esigenze di celerità e di speditezza (si pensi appunto alla
procedura monitoria).
Nel corso della presente relazione scritta verranno
approfonditi -sia pure con le limitazioni imposte dalla vastità
dell’argomento in questione- il modello e la struttura del
procedimento di ingiunzione4 e della relativa fase di

3
V. CONSOLO, Spiegazioni di diritto processuale civile, Milano, 1995, 191.
4
Sul procedimento di ingiunzione e tutela sommaria v. E.BALBI, Il Procedimento di ingiunzione nel sistema
della tutela sommaria. Modello e struttura, in Quaderni del Consiglio Superiore della Magistratura, 1999, n. 106,
volume II, pagg.53 e ss. Tale autore, nel ricostruire storicamente l’istituto della tutela monitoria, ritiene che nel
nostro procedimento di ingiunzione possano riscontrarsi i caratteri di entrambi i procedimenti sommari
dichiarativi del processo comune, il procedimento monitorio che si risolveva in una semplice ingiunzione, causa
non cognita et parte non vocata, e il processo documentale costituito da un mandatum inaudita altera parte. Nel
modello monitorio il praeceptum veniva emanato solo sulla base dell’esistenza dei requisiti di forma e, per il
merito, era sufficiente una dichiarazione unilaterale di esistenza del credito: mancava dunque ogni cognizione,
salva la constatazione del rispetto della forma procedimentale. Nel modello documentale c’era una vera e
propria cognizione, che era sommaria, in quanto limitata ai documenti dai quali risultava il credito. Entrambe le
ingiunzioni erano emanate senza contraddittorio con il debitore e, se non venivano opposte, davano luogo (con
diverse modalità) alla definitività della condanna. Le diverse caratteristiche dell’accertamento sommario si
riflettevano però sull’eventuale accertamento pieno, in quanto l’ingiunzione monitoria a seguito dell’opposizione
perdeva ogni efficacia e l’accertamento pieno si risolveva in un ordinario giudizio di cognizione sul credito, e
l’opposizione all’ingiunzione documentale apriva un giudizio di impugnativa del titolo, con speciali
caratteristiche, destinato a chiudiersi con la sua conferma o la sua revoca. Il codice di rito del 1865 si discostò
dalla tradizione del diritto comune ed unificò nel modello di procedimento ordinario le diverse esigenze di tutela.
Di conseguenza non vi era una forma speciale di tutela del credito. Interessante la ricostruzione storico-
sociologica secondo cui i mutamenti sociali ed economici dei primi anni del novecento, le esigenze pratiche di
deflazione del processo ordinario e l’evoluzione della cultura giuridica portarono alla creazione di una tutela del
credito più efficace rispetto a quella offerta dal processo ordinario. Il primo progetto nel quale si previde un
procedimento sommario di ingiunzione fu il progetto generale Orlando del 1909, dove però la tutela speciale era
limitata ai crediti di somme di denaro liquide ed esigibili delle quali il creditore avesse offerto la prova scritta.
Seguirono altri progetti, che si concretizzarono nrl R.D. 27 luglio 1922 n. 1306, seguito poi dal R.D. 7 Agosto
1936 n. 1531, il quale costituì la base dell’attuale disciplina codicistica, offrendo tutela differenziata sommaria
sia ai crediti di some di denaro sia a quelli per consegna di cose mobili o cose fungibili. Successivamente al
codice del 1942 il procedimento per decreto ingiuntivo non ebbe significative modificazioni, salvo limitati
interventi davanti alla Corte Costituzionale e al consolidarsi di interpretazioni giurisprudenziali, che hanno
cercato di configurare il diritto vivente alle esigenze di tutela dell’intimato.
opposizione, in riferimento anche alle prassi applicative del
Tribunale di Roma (Sezione Decreti Ingiuntivi) ed alle più
recenti problematiche in materia (es. si pensi alla legge sulle
transazioni commerciali). In questa materia infatti è di
fondamentale importanza ricostruire e delineare le prassi
applicative dei singoli tribunali - ciò perché si assiste,
forse più che negli altri settori del diritto, al consolidarsi
di interpretazioni giurisprudenziali e di varie prassi
applicative, il tutto con la finalità di adattare il diritto
alla duplice esigenza di tutela dell’intimato –da un lato- e
del creditore intimante –dall’altro-.
Le esigenze del legislatore in materia sono duplici e per certi
versi opposte, da una parte, si avverte l’esigenza di
rafforzare la tutela del credito (in questo senso v. D.lgs n.
231 9 ottobre 2002 “Attuazione della direttiva 2000/35/CE
relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle
transazioni commerciali” che detta una serie di norme volte a
rafforzare la posizione creditoria di quei soggetti che
professionalmente operano nel settore del commercio e
dell’imprenditoria) secondo modelli processuali più agili e
duttili5, dall’altra, ancora forte rimane l’esigenza di tutela
dell’intimato e l’aggancio ad un sistema processuale saldamente
ancorato alla prova scritta e documentale.

2-LA STRUTTURA PROCESSUALE DELLA FASE MONITORIA

Il procedimento monitorio –nel nostro sistema giuridico-


risulta strutturalmente connotato da una semplificazione
rispetto al modello di cognizione ordinario e si caratterizza
per la sommarietà degli accertamenti da svolgere “sganciati
dalla dimostrazione di uno specifico pericolo nel ritardo”6.
Il procedimento di ingiunzione rappresenta una forma speciale
ed abbreviata del normale processo di condanna.

5
Sulle prospettive de iure condendo v. E.BALBI, Il Procedimento di ingiunzione nel sistema della tutela
sommaria. Modello e struttura, in Quaderni del Consiglio Superiore della Magistratura, 1999, n. 106, volume II,
pagg. 59 e ss. Tale A., nell’operare una comparazione con alcuni sistemi europei, ritiene auspicabile
l’introduzione di un sistema monitorio puro, in coordinamento con l’introduzione di sistemi conciliativi
preventivi.: “se osserviamo l’evoluzione della tutela del credito nei paesi che più del nostro si sono riallacciati
alla tradizione del processo comune, notiamo che il rafforzamento della specialità della tutela in funzione del
rapido ottenimento del titolo esecutivo porta anzitutto la struttura del procedimento di ingiunzione nella fase
senza contraddittorio ad un progressivo abbandono della prova scritta; proprio nella organizzazione
dell’impresa, la ricerca delle risorse finanziarie non può prescindere da una corretta gestione del recupero del
credito, alla cui ottimizzazione la tutela giurisdizionale non può essere un ostacolo: in sostanza, nella gestione
del credito l’accesso alla tutela giurisdizionale deve rappresentare una fase dell’attività recuperatoria in un
contesto globale della gestione delle risorse finanziarie. E così, nei principali paesi europei (con la cui realtà
economica già oggi dobbiamo confrontarci), notiamo una tendenza comune a introdurre un procedimento
sommario per il recupero dei crediti di somme di denaro (più semplice) ed un diverso procedimento (più
complesso) per la tutela speciale di altri tipi di crediti”. L’A. in particolare rammenta le esperienze francesi,
tedesche ed austriache ove trova applicazione un sistema monitorio radicale senza ostacoli all’attività
recuperatoria.
6
Consolo, Spiegazioni di diritto processuale, Milano, 1995, 191
Trattasi di un procedimento caratterizzato dalla sommarietà
7
della cognizione , inizialmente senza contraddittorio,
attraverso il quale il creditore può chiedere al giudice –
allegando idonea documentazione- l’emissione di un decreto di
condanna nei confronti del debitore (artt. 633 e ss. c.p.c.).
Contro tale decreto, il debitore può proporre opposizione,
instaurando così un giudizio a cognizione piena, che si svolge
in contraddittorio tra le parti e con le idonee garanzie di
difesa.
Il contraddittorio tra le parti è soltanto eventuale ed è
rimesso all’iniziativa del soggetto nei cui confronti è stata
emessa l’ingiunzione 8.

7
La dottrina tradizionale configura il procedimento per ingiunzione sulla base di diverse classificazioni. Vale la
pena menzionare le principali teorie sulla natura del procedimento monitorio dalle quali prendono avvio i più
recenti orientamenti dottrinali.
-Chiovenda, Principi di diritto processuale civile, Napoli, 1923, 215, ha classificato il procedimento per
ingiunzione partendo dalla struttura del procedimento, individuando nell’azione monitoria un accertamento con
prevalente funzione esecutiva. In questo senso ha configurato l’azione ingiuntiva quale azione speciale
caratterizzata da una peculiare struttura procedurale nella quale il decreto ingiuntivo, prima del decorso del
termine per proporre l’opposizione, costituisce un titolo con natura diversa dalla sentenza di condanna.
-Calamandrei, Il Procedimento monitorio nella legislazione italiana, Milano, 1926 e Introduzione allo studio
sistematico dei provvedimenti cautelari, Padova, 1936, ha osservato che la procedura monitoria può essere
considerata come una speciale azione sommaria e che il decreto ingiuntivo, sino a quando non diviene esecutivo,
non può essere equiparato alla sentenza. Tale A. inoltre individuava nel diritto di c redito e nella prova scritta della
pretesa la natura di presupposti processuali speciali per l’esperimento della procedura monitoria.
- Satta, Commentario al Codice di procedura civile, Milano, 1962, IV, 4, 130; Diritto processuale civile, Padova,
1973, 618; Di alcuni profili del procedimento per ingiunzione, in Riv. trim. proc. civ., 1968, 956, ha configurato
quale caratteristica del procedimento di ingiunzione l’autonomia del decreto rispetto alla fase dell’opposizione,
ipotizzando una “normativa senza giudizio” ovvero una normativa di condanna che non risulta necessariamente
agganciata ad un giudizio a cognizione ordinaria.
La dottrina più moderna, sulla scia di quella tradizionale, configura il procedimento per ingiunzione come un
procedimento speciale c aratterizzato dalla sommarietà stante l’assenza del debitore, che potrà solo eventualmente
determinarsi ad aprire un processo a cognizione piena nell’ambito del quale rimettere in discussione il credito
portato dal decreto ingiuntivo. In definitiva pare condivisibile l’opinione secondo la quale il ricorso
all’ingiunzione è speciale per la forma della cognizione, caratterizzata dalla struttura del procedimento e dal tipo
di provvedimento conseguibile, senza che venga in qualche modo affievolita la valenza del provvedimento finale
del giudice, del tutto assimilabile a quello delle sentenza ordinarie in caso di mancata opposizione nei termini, e
suscettibile di acquisire forza di giudicato v. G. Di Rosa, Il procedimento di ingiunzione, Roma, 2002, 9 e ss.
8
L’assenza del contraddittorio è stata, in più occasioni, soggetta alla verifica di costituzionalità del procedimento
per ingiunzione (sospetta violazione degli artt. 3, 24 e 111 Cost.) il quale non consente alla controparte ingiunta,
almeno nella prima fase, alcuna possibilità difensiva. La Corte Costituzionale (Corte Costituzionale 1 Marzo
1973, n. 22, in Foro it. 1973, I, 144; Corte Costituzionale 6 Luglio 1972, n. 125, in Foro it. 1972, I, 2355) ha
ritenuto infondati i sospetti di incostituzionalità, trattandosi giuridicamente di un’ azione unitaria connotata da una
fase sommaria (emissione del provvedimento per ingiunzione) e da una eventuale fase di opposizione a
cognizione piena e nel contraddittorio tra le parti. Altro profilo di incostituzionalità è stato da taluni ravvisato
nella carenza di motivazione del decreto (sospetta violazione dell’art. 111 Cost.) Tale questione è stata ritenuta
manifestamente infondata (ex plurimis v. Cass. 2 dicembre 1992, n. 12855, in Giur. It. Mass., 1992) poiché
l’obbligo di motivazione, ove il decreto venisse opposto, si rinviene nella fase dell’opposizione e più
precisamente nella redazione del provvedimento conclusivo la fase di opposizione.
Il problema relativo all’assenza del contraddittorio si è posto nuovamente, ed in termini assai più pregnanti, con il
nuovo testo dell’art. 111 Cost.
L’art. 1 della legge costituzionale 23 Novembre 1999 n. 2, nel modificare il testo dell’art. 111 Cost., così recita:
la giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge”. Il giusto processo è caratterizzato dal
contraddittorio tra le parti in condizioni di parità processuale, viene svolto dinanzi ad un giudice imparziale e la
legge ne assicura la ragionevole durata. Il procedimento monitorio -a contraddittorio differito- è stato ritenuto
comunque conforme alla nuova norma costituzionale poiché l’atto di opposizione, sia pure soltanto eventuale,
assicura lo svolgimento della cognizione piena (sul punto v. Bove , Art. 111 Cost. e “giusto” processo civile, in
In sintesi, lo schema della procedura è il seguente:
a)il giudice –su ricorso del creditore- ordina al debitore di
pagare (entro un termine stabilito) una somma o di versare
una determinata quantità di cose fungibili ovvero di
consegnare una cosa mobile determinata;
b)il debitore può proporre l’opposizione e solo in mancanza
di opposizione il decreto acquista il valore di una sentenza
passata in giudicato;
c)a seguito dell’opposizione, si apre un normale processo di
cognizione (la dottrina, a tale proposito, ipotizza un
procedimento a contraddittorio eventuale e differito).
La legge 26.11.90 n. 353 ha esteso lo schema del procedimento
di ingiunzione anche all’interno del normale processo di
cognizione, attribuendo al giudice la facoltà di emettere, su
istanza di parte, un ingiunzione di pagamento o di consegna
(art. 186 ter c.p.c.) qualora ricorrano i presupposti
previsti dall’art. 633 c.p.c.
Lo scopo della procedura di ingiunzione è quello di ottenere,
il più rapidamente possibile, un titolo esecutivo da far
valere nei confronti del debitore.
Il decreto ingiuntivo può essere chiesto dai seguenti
soggetti:
1) creditore di una somma di denaro liquida (somma
predeterminata nel suo ammontare) ed esigibile (deve
trattarsi di credito non sottoposto a condizioni o
termini) o di una determinata quantità di cose fungibili.
2) dal soggetto avente diritto alla consegna di una cosa
mobile determinata;
3) dagli avvocati, i cancellieri, gli ufficiali giudiziari e
da chiunque abbia prestato la propria opera in occasione
di un processo per il pagamento degli onorari dovuti a
seguito delle prestazioni professionali svolte;
4) i notai ed altri esercenti una libera professione o arte
per la quale esiste una tariffa legalmente approvata al
fine di ottenere il rimborso di spese o il pagamento di
onorari professionali.

3-ADEMPIMENTI DI CARATTERE PRELIMINARE DA PARTE DEL GIUDICE E VERIFICA DEI


REQUISITI PROCESSUALI: LA GIURISDIZIONE - LA COMPETENZA – LO IUS POSTULANDI
Il procedimento monitorio -pur nella sua sommarietà- impone al
giudice di verificare preliminarmente la sussistenza di taluni
requisiti di carattere strettamente processuale, ciò ai fini
della regolare emissione del decreto ingiuntivo. Occorre
preliminarmente verificare la sussistenza (al momento del
deposito del ricorso, cfr. Cass.27.7.1999, n.8118) di:
GIURISDIZIONE Il giudice dovrà verificare, in via preliminare,
il profilo attinente alla giurisdizione specie per taluni tipi
di rapporti(ad es. si pensi alle recenti problematiche sorte in
tema di crediti vantati verso le ASL e le Pubbliche

Riv. dir. proc., 2002, 479; Chiarloni, Il nuovo art. 111 Cost. e il processo civile, in Riv.dir.proc., 2000, 1010;
Luiso, Il principio del contraddittorio e l’istruttoria nel processo amministrativo e tributario, in Dir.proc. amm.
2000, 328; Protp Pisani, Il nuovo art. 111 Cost. e il giusto processo civile, in Foro it., 2000, 241.
Amministrazioni, ai sensi dell’art.33 del D. Lgs. n.80/98,
ovvero alle materie riservate alle Commissioni Tributarie ex
art.1 del D. Lgs.546/92, su tale ultimo aspetto il tribunale di
Roma ha ritenuto la propria carenza di giurisdizione in
relazione alla richiesta di rimborso di imposte cfr. allegato
alla presente relazione);
COMPETENZA:
- per valore: il giudice dovrà verificare la propria competenza
sulla base dell’art. 637 c.p.c., novellato dall’art. 100 del
d.lgs. 15 febbraio 1998 n. 51 ed in vigore dal 2.6.1999, a
norma del quale “per l’ingiunzione è competente il giudice di
pace, o in composizione monocratica, il tribunale che sarebbe
competente per la domanda proposta in via ordinaria”;
- per materia: a) materia del Giudice del Lavoro per i crediti
di lavoro, previdenziali o assistenziali e per i rapporti di
lavoro di enti pubblici e degli altri rapporti di lavoro
pubblico purché non devoluti per legge ad altro giudice; b)
materia locatizia: competenza esclusiva del giudice Unico del
Tribunale. Rimane esclusa la possibilità che il giudice di
pace provveda sui ricorsi in materia di locazione. Il Giudice
di Pace dunque non può emettere i decreti ingiuntivi in
materia di locazione ed i decreti ingiuntivi aventi ad
oggetto gli oneri condominiali di cui il locatore chiede il
pagamento al conduttore, in questo secondo caso la domanda si
fonda comunque sul rapporto di locazione (forme particolari
di ingiunzione sono previste dagli artt. 664 secondo comma
c.p.c. –decreto steso in calce ad una copia dell’atto di
intimazione ed immediatamente esecutivo- e dall’art. 666
secondo comma c.p.c. –contestazione sull’ammontare dei canoni
e ordine di pagamento della somma non controversa con termine
per il pagamento non superiore ai venti giorni- in caso di
mancato pagamento, il giudice convalida l’intimazione di
sfratto e nel caso di intimazione per morosità, emette
decreto ingiuntivo per il pagamento dei canoni); c) materia
fallimentare: il tribunale fallimentare è invece competente
ad emettere il decreto ingiuntivo per le pretese creditorie
del fallimento verso il fallito o verso i terzi creditori
poiché al tribunale che ha dichiarato il fallimento è
devoluta la competenza in ordine a tutte le azioni che
derivano dal fallimento stesso; d) materia agraria; il
decreto ingiuntivo in tale materia dovrà essere emesso dal
giudice monocratico della sezione specializzata;
l’opposizione a norma dell’art. 50 bis, comma 1 n. 3, c.p.c.
dovrà essere proposta innanzi alla stessa sezione
specializzata in composizione collegiale e)materia esecutiva:
forme speciali di ingiunzione regolate dall’art. 611 c.p.c.
(esecuzione per consegna e rilascio- decreto ingiuntivo solo
per le spese vive: in merito cfr. Cass. S.U. 24.2.1996,
n.1471, secondo cui per onorari e diritti, invece, è
possibile, alternativamente, auto-liquidarli in precetto
ovvero richiedere apposito decreto ingiuntivo per il
pagamento di compensi professionali) e 614 c.p.c. (spese
dell’esecuzione forzata degli obblighi di fare e non fare).
In tali casi, il giudice competente è costituito dal giudice
dell’esecuzione individuato come giudice monocratico ai sensi
dell’art. 484, comma 2, modificato dall’art. 90 d.lgs. n. 51
del 1988.
Una forma del tutto peculiare di ingiunzione è costituita
dall’art. 83 disp. Att. c.c. (liquidazione del compenso a chi
procede alla vendita di cui agli artt. 1515 e 1516 c.c.) da
effettuarsi con decreto del giudice unico del luogo in cui
l’incarico è stato eseguito.
- per territorio: Il giudice del monitorio non può rilevare
d’ufficio l’incompetenza per territorio, la quale potrà
essere considerata e vagliata solo a seguito di specifica
eccezione della parte opponente nel successivo giudizio di
opposizione9. Il giudice del monitorio potrà invece rilevare
d’ufficio solo la c.d. incompetenza per territorio funzionale
o inderogabile ai sensi dell’art. 38 c.p.c.
Nella pratica sono assai numerosi i casi in cui le parti hanno,
di comune accordo, individuato un foro esclusivo, ciò ai sensi
dell’art. 1341 c.c.: nel qual caso il ricorso va introdotto
dinanzi al foro individuato in contratto tuttavia il giudice
del monitorio non può rilevare d’ufficio la propria
incompetenza territoriale e dovrà emettere il decreto
ingiuntivo sia pure destinato a cadere –in presenza di apposite
eccezioni nella fase di opposizione.
Lo stesso dicasi per la disciplina introdotta dal d.lgs 15
gennaio 1992 n. 50 che prevede un foro c.d. speciale per i
contratti conclusi fuori dai locali commerciali (la competenza
è del giudice del luogo di residenza o di domicilio del
consumatore). Si tratta, anche in tale fattispecie, di
eccezioni rilevabili solo dalla parte opponente e non rimesse
d’ufficio al giudice del monitorio.

IUS POSTULANDI: il giudice dovrà verificare l’esistenza della


procura in atti e la regolare sottoscrizione del ricorso da
parte del difensore.
- Sussistono dubbi sulla rilevabilità d’ufficio del difetto di
capacità processuale e sulla possibilità di ordinare
d’ufficio la produzione di documentazione integrativa (ad
es. delibera di ente giuridico autorizzante il legale
rappresentante alla richiesta ingiuntiva).

9
La questione è stata sottoposta al vaglio della Corte Costituzionale ed è stata ritenuta manifestamente infondata
v. Corte Cost. 25 Giugno 1996, n. 218, in Foro it. 1997, I, 1020; Corte Cost. 26 Luglio 1996 n. 320, in Giur.
Cost. 1996, 2619 e Corte Cost. 16 Dicembre 1996, n. 394, in G.U. 18 Dicembre 1996, serie speciale, n. 51. Sul
punto v. anche ROMBOLI, Precostituzione del giudice e limiti del potere di scelta ad opera della parte di fronte
ad una Corte Costituzionale incredibilmente distratta, in Foro it. 1993, I, 2995. Con tali decisioni la Corte
Costituzionale ha ritenuto manifestamente infondata la questione relativa all’illegittimità costituzionale dell’art.
637 c.p.c. per violazione dell’art. 25 della costituzione. La Corte Costituzionale ha ritenuto che la possibilità per i
creditori istanti di adire un giudice -prima facie- incompetente non incide sulla legittimità della norma che risulta
conforme al sistema costituzionale, ben potendo tali eccezioni formare oggetto di rilievo in sede di opposizione a
cognizione piena.
4-LA DOMANDA MONITORIA, LE PARTI, LE SUE FORMALITA’E L’OGGETTO-

FORMA (ricorso): La domanda di ingiunzione si propone con


ricorso, il quale, oltre ai requisiti generali di ogni atto di
parte indicati nell’art. 125 c.p.c. deve contenere;
- l’indicazione delle prove che si producono;
- l’indicazione del procuratore del ricorrente oppure, quando è
ammessa la costituzione di persona, la dichiarazione di
residenza o l’elezione di domicilio nel comune ove ha sede il
giudice adito; in mancanza di tali elementi le notificazioni
possono essere fatte presso la cancelleria;
- se la domanda riguarda la consegna di cose fungibili, essa
deve contenere anche la dichiarazione della somma di denaro
che il ricorrente è disposto ad accettare in mancanza della
prestazione in natura, ciò per liberare la controparte
dall’obbligo di consegna.
Il ricorso va depositato in cancelleria insieme con i documenti
che si allegano. Il giudice emette la decisione sulla base
delle prove documentali fornite.

CONTENUTO: Quanto al contenuto del ricorso, si applicano anche


le disposizioni dell’art.125 c.p.c. (nel ricorso vanno indicati
l’ufficio giudiziario, le parti, l’oggetto, le ragioni della
domanda, le conclusioni o l’istanza).In particolare, va
sottolineata l’importanza della specificazione sia della causa
petendi (non potendo essere sufficiente la mera e generica
affermazione di essere creditore) sia del petitum ( in caso di
contratto di somministrazione o relativo a prestazioni
periodiche e continuative il ricorso dovrà specificare
esattamente a quale periodo si riferisce la richiesta di
ingiunzione: ad es. in tema di morosità per utenze del gas,
elettriche, telefoniche o per oneri condominiali devono essere
indicati e specificati i periodi cui si riferisce la richiesta
di pagamento ovvero il tipo di oneri richiesti ed il periodo di
riferimento). Ancora, qualora il creditore agisca per ottenere
il pagamento di somme sulla base di fatture regolarmente emesse
non è sufficiente in ricorso la generica indicazione delle
fatture, le quali, oltre ad essere allegate nella
documentazione, dovranno essere menzionate con l’esatta
indicazione della data, dell’importo e del numero della fattura
(in sostanza, nel ricorso dovranno essere riportati tutti gli
elementi utili ad individuare e delineare il credito). Di
fondamentale importanza è la corretta formazione del fascicolo
dei documenti a norma dell’art. 74 disp.att. c.p.c. (il
fascicolo dei documenti, pur formando parte integrante del
fascicolo d’ufficio, ha una sua autonomia tanto che si è
discusso se lo stesso possa essere allegato d’ufficio nel
giudizio di primo e secondo grado poiché la produzione del
fascicolo presuppone ed implica la costituzione in giudizio
della parte.10

SOGGETTI

-PARTE RICORRENTE: L’art. 633 c.p.c. individua nel “creditore


di una somma liquida di denaro o di una determinata quantità di
cose fungibili…” il soggetto legittimato a proporre il ricorso
per decreto ingiuntivo. La regola di carattere generale è
quella sancita dall’art. 75 c.c. ovvero per poter agire occorre
essere muniti della necessaria capacità processuale (hanno la
capacità di agire in giudizio i soggetti che possono
liberamente esercitare i diritti ed i soggetti che, pur non
avendo il libero esercizio dei diritti, sono rappresentati ed
assistiti nelle forme previste dalla legge) e, ancor prima,
della generale capacità di essere parte (soggetto di diritto).
Vale la pena elencare, sia pure sinteticamente, i seguenti
soggetti che, ove assumano la veste di creditore, possono
utilizzare la procedura monitoria alle condizioni previste
dalla legge:
Minori e interdetti: La capacità di agire in giudizio è in capo
ai soggetti che ne hanno la rappresentanza legale. Per il
minore, di regola, agiscono i genitori esercenti la potestà.
L’azione monitoria compete ai genitori anche disgiuntamente,
come si evince dal testo dell’art. 320 c.c. Per i genitori non
occorre l’autorizzazione del giudice tutelare poiché il ricorso
per decreto ingiuntivo non è atto eccedente l’ordinaria
amministrazione e non comporta una depauperazione del
patrimonio del minore ma semmai è volto all’incremento del
patrimonio.
Per gli incapaci invece agisce il tutore a norma degli artt.
316, 357 e 414 c.c. L’autorizzazione del giudice tutelare è
necessaria per il tutore, il cui operato è sempre soggetto alla
verifica preliminare del giudice.
Creditori inabilitati e minori emancipati: possono proporre il
ricorso per ingiunzione;
Società: Le società con personalità giuridica stanno in
giudizio per mezzo del rappresentante legale a norma della
legge o dello statuto. Lo statuto dovrà essere prodotto in atti
per consentire al giudice di verificare a chi spetti la
qualifica di legale rappresentante della società. Nel caso in
cui agisca in giudizio il procuratore della società dovrà
necessariamente essere prodotto, quale documentazione
essenziale e probante la capacità processuale, l’atto con il
quale siano stati attribuiti al procuratore il potere di agire
in sede monitoria.
Le società prive di personalità giuridica possono agire in
persona dei soci amministratori che ne abbiano la
rappresentanza (società in nome collettivo o società in

10
V. Cass. 26 febbraio 1998, n. 2078, in Giur. It. Mass. 1998
accomandita semplice) ovvero nelle persone dei soci che hanno
la rappresentanza (società semplici).
Fallito: Spetta al curatore, ai sensi dell’art. 43 della legge
fallimentare, la possibilità di agire in sede monitoria previa
autorizzazione del giudice delegato.
Più soggetti creditori e più domande contro la stessa parte: il
decreto ingiuntivo può essere richiesto da più creditori. Al
procedimento monitorio si applicano gli artt. 103 e 104 c.p.c. 11
La procedura monitoria non potrà essere attivata da uno solo
dei litisconsorzi ove si tratti di litisconsorzio necessario ed
il decreto ingiuntivo eventualmente emesso sarà viziato da
nullità. Il contrasto tra i litisconsorti dovrà, in tal caso,
essere affrontato e risolto nella sede del giudizio di
opposizione12.
Da ultimo, non possono essere considerati soggetti legittimati
ad incardinare la procedura monitoria le associazioni
rappresentative delle piccole e medie imprese di tutti i
settori produttivi e degli artigiani. L’art. 8 del d.lgs. 9
ottobre 2002 n. 231 ha riconosciuto a tali associazioni la
sola legittimazione ad agire in sede giurisdizionale per la
tutela degli interessi collettivi al fine di accertare la grave
iniquità delle condizioni generali praticate sulla data di
pagamento o sulle conseguenze derivanti dal ritardo.

-PARTE INGIUNTA:
Vigono le stesse regole di carattere generale menzionate per la
parte ricorrente specie in relazione alla individuazione della
capacità di agire e di stare in giudizio.
Di fondamentale importanza è la corretta indicazione delle
generalità dell’ingiunto, il quale deve essere identificato con
certezza. Ciò eviterà i giudizi di opposizione connessi a
situazioni di omonimia o di dubbi nell’identificazione del
soggetto ingiunto.
Vale la pena indicare talune situazioni che, nella pratica,
possono dar luogo a qualche problema interpretativo:
-decreto ingiuntivo richiesto nei confronti degli eredi: accade
molto spesso che il procedimento monitorio venga incardinato
nei confronti degli eredi del debitore. In tal caso è
necessario provare la qualifica di erede (art. 754 c.c.). La
parte ricorrente dovrà perciò integrare la documentazione base
producendo altresì lo stato di famiglia del de cuius ed il
certificato di apertura della successione;

11
Per una trattazione più approfondita v. G. Di Rosa, Il procedimento di ingiunzione, Roma, 2002, 69 e ss. ove si
evidenzia che in caso di solidarietà attiva l’art. 1292 c.c. consente che uno solo dei creditori proponga ricorso
chiedendo l’adempimento dell’obbligazione, anche per l’intero: in questo caso, non sussistendo litisconsorzio
necessario, la notifica del decreto determina in capo al debitore l’effetto di cui all’art. 1296 c.c. nel senso che lo
stesso sarà liberato pagando al creditore che ha fatto ricorso. Se poi l’ingiunto fa opposizione e vince la causa,
la sentenza non compromette il diritto dell’altro concreditore, come disposto dall’art. 1306 c.c., applicabile al
procedimento monitorio.
12
Il giudice del monitorio non ha il dovere di ordinare l’integrazione del contraddittorio così Cass. 9.6.1977, n.
2377, in Giur. It., 1977, I, 207.
-pluralità di soggetti obbligati: In tal caso si presume la
solidarietà passiva (art. 1294 c.c.) se non risulta
diversamente dal titolo o dalla legge (es. per gli eredi vige
il principio opposto della responsabilità pro-quota ex artt.
752 e 754 c.c.
In caso di prestazione unitaria, si può convenire in giudizio
anche uno solo dei condebitori.
-Fallito: il decreto ingiuntivo non può essere emesso nei
confronti del fallimento poiché, ex art. 52 l.f., sarà in
opponibile alla massa dei creditori. Il decreto emesso nei
confronti di un fallito o di un soggetto che successivamente
fallisce è inefficace ed inopponibile alla massa dei creditori,
ciò anche quando venga notificato al curatore fallimentare. Il
decreto se emesso potrà essere fatto valere contro il fallito
tornato in bonis. Del pari, il decreto ingiuntivo non può
essere emesso nei confronti di un impresa in liquidazione
coatta amministrativa e di un impresa in amministrazione
straordinaria: la domanda, in tali ipotesi, risulta
improcedibile per difetto di giurisdizione del giudice
ordinario.

DEBITORE RESIDENTE ALL’ESTERO


Un tema di grande importanza ed attualità riguarda il DEBITORE
RESIDENTE ALL ’ESTERO .
Il decreto ingiuntivo –a norma dell’art. 633 c.p.c.- non poteva
essere pronunciato se la notificazione di cui all’art. 643
c.p.c. doveva avvenire fuori della Repubblica o dei territori
soggetti alla sovranità italiana. L’emissione del decreto
ingiuntivo, in questi casi, era affetta da nullità, per taluni
non rilevabile d’ufficio13, per altri rilevabile d’ufficio ed
anche in sede monitoria14. La norma peraltro appariva legittima
alla Corte Costituzionale (ordinanza 26.3.1998 n. 80) che, nel
dichiarare la manifesta infondatezza della questione, riteneva
non sussistere limitazioni nel diritto di difesa, essendo -in
simili casi- sempre esperibile ed ipotizzabile per il creditore
l’azione ordinaria di pagamento. La questione ha cominciato ad
assumere rilevanza per le notifiche da effettuarsi all’interno
dell’Unione Europea. Si affermava, in tale contesto, un
orientamento giurisprudenziale favorevole alla possibilità di
emissione e successiva notificazione del decreto anche al di
fuori del territorio della Repubblica 15. La questione veniva
rimessa alla Corte di giustizia per l’interpretazione, ai sensi
dell’art. 177, del Trattato dell’Unione. La Corte di Giustizia,
a sua volta, riteneva che le norme nazionali contrastanti e
recanti ostacolo al commercio intracomunitario sono vietate
dall’art. 34 del Trattato e da ritenersi contrarie all’art. 59
del Trattato stesso16. In sostanza, per un certo periodo, al
13
Cass. 23.3.1998, n. 3271
14
Cass. S.U. 1.8.68 n. 2736.
15
Cfr. Trib. Tolmezzo 8.4.1998; Trib. Rimini 23.7.1998; Trib. Verona 28.4.1999.
16
Corte di Giustiza 154/1989; 180/1989; 198/1989 e relative sentenze 26.2.1991 in Racc. 1991, I/659, 709 e 727.
fine di emettere il decreto ingiuntivo in caso di debitore
residente all’estero (paesi della comunità Europea) il giudice
del monitorio doveva disapplicare l’art. 633 u.c. c.p.c. ai
sensi dell’art. 220 del Trattato di Roma17. Il problema è oggi
risolto per effetto di specifiche prescrizioni e direttive. Il
Parlamento Europeo con la direttiva 29 giugno 2000 n. 35 aveva
impartito delle prescrizioni in merito, dando termine agli
stati membri per l’attuazione sino al 5 agosto 2002. Va poi
menzionata la legge comunitaria 1 marzo 2002 n. 39 con cui il
governo veniva delegato a provvedere entro un anno dalla sua
entrata in vigore. Infine, il recepimento di tali direttive e
prescrizioni è avvenuto con l’art. 9 del d.lgs. 9 ottobre 2002
n. 231 (emanato in attuazione della direttiva CE 2000/35) il
quale ha disposto l’abrogazione dell’ultimo comma dell’art. 633
c.p.c. e stabilito che “se l’intimato risiede in uno degli
stati membri dell’unione europea il termine è di 50 giorni e
può essere ridotto fino a 20. Se l’intimato risiede in altri
stati, il termine è di 60 giorni e comunque non può essere
inferiore a 30 né superiore a 120”, ciò ai fini delle notifiche
per l’opposizione. Da ultimo, di grande importanza in materia
il regolamento n. 44/2001 del 22 dicembre 2000, il quale ha
stabilito che la persona domiciliata in altro stato membro
dell’Unione Europea possa essere direttamente convenuta davanti
ai giudici di uno di tali paesi (v. art. 2,3 e 7). Il Tribunale
di Roma emette numerosi decreti ingiuntivi nei confronti di
soggetti domiciliati in altro stato membro dell’Unione Europea
e, di recente, vengono proposte, da parte dei creditori
ricorrenti per i decreti ingiuntivi non opposti, le istanze al
rilascio di attestato ex art. 54 regolamento Ce n. 44/2001 del
22.12.2000. Tale attestato rientra nell’ambito della procedura
di riconoscimento ed esecuzione del titolo esecutivo di cui
agli artt. 38 e seguenti del regolamento (CE) n. 44/2001.
L’attestato (v. schemi allegati alla presente relazione) viene
compilato a cura del Dirigente l’ufficio di cancelleria Sezione
decreti ingiuntivi ed è redatto sulla base delle indicazioni
fornite dal regolamento in oggetto all’allegato V.

OGGETTO (e relative condizioni di ammissibilità ex art.633


c.p.c.).
Possono essere oggetto di richiesta di ingiunzione:
- somme liquide di denaro;
- quantità determinata di cose fungibili: in tal caso il
creditore deve indicare anche la somma di denaro che è
disposto ad accettare in sostituzione del bene in natura per
liberare il debitore (se per il giudice il valore è

17
V. Corte Gi ustizia Comunità Europee 22 Giugno 1999, in Foro it. 2000, 6, 290, con nota di SCARSELLI, Circa
il decreto ingiuntivo da notificare fuori della Repubblica; in Giust. Civ. 2000, 6, 1957, con nota di CATALDI, La
sopravvivenza dell’art. 633, ultimo comma c.p.c., alla costituzione e all’ordinamento comunitario: uno spunto
per salvare l’ingiunzione dal “giusto processo”?
eccessivo, invita l’istante a depositare certificazione della
camera di Commercio ex art.639 c.p.c.);
- cose mobili determinate
(si noti come dalle suesposte tipologie di oggetto si desume
l’ammissibilità di una richiesta monitoria solo per azioni di
condanna al pagamento ovvero alla consegna di beni mobili, e
non per azioni di condanna ad un facere o di restituzione di
immobile),
purché però il credito:
a. risulti da prova scritta;
b. riguardi onorari, diritti o spese per prestazioni giudiziali
o stragiudiziali di avvocati, cancellieri, ufficiali
giudiziari, c.t,u, custodi giudiziari, ecc.;
c. riguardi onorari e diritti o spese di notai od altri
esercenti libere professioni od arti purché via sia una
tariffa legalmente approvata;
d. se soggetto ad una controprestazione o ad una condizione,
risultino elementi tali da far presumere l’adempimento della
controprestazione o l’avveramento della condizione.

Ne deriva che le condizioni di ammissibilità del ricorso per


ingiunzione sono l’esistenza di un credito che sia (al momento
del deposito del ricorso, pena la revoca del decreto in sede di
opposizione e condanna all’equivalente, cfr. Cass.4.12.1997,
n.12318):
1. CERTO (o facilmente accertabile solo in diritto).
Il procedimento monitorio può essere intrapreso
esclusivamente per l’azione di condanna (condanna al
pagamento di somme o consegna di beni mobili).
Difettano i requisiti della certezza del credito quando si
tratti di svolgere preliminari e doverosi accertamenti in
fatto. Al fine di poter esperire la procedura monitoria
occorre infatti che il credito sia sostanzialmente
accertabile solo in diritto, senza necessità di
istruttorie orali in fatto. Deve trattarsi di un titolo
già di per sé certo e non contestato (ad. es. per
riconoscimento di debito); è escluso quindi il ricorso al
decreto ingiuntivo in caso di proposizione di azione di
risoluzione per inadempimento grave ovvero di rescissione,
postulando esse una decisione giudiziale costitutiva (è,
invece, ammesso in ipotesi di risoluzione di diritto,
quali quelle derivanti da diffida ad adempiere, clausola
risolutiva espressa o termine essenziale, purché sussista
anche la liquidità del danno, ad. es. per esistenza di
penale ovvero per un successivo riconoscimento di un
debito risarcitorio liquido). Nel caso in cui la legge
fissi una condizione di procedibilità occorre verificarne
la scadenza (ad es. si pensi al tentativo obbligatorio di
conciliazione per le controversie di lavoro ai sensi dell’
art.410 c.p.c., in tale ipotesi occorre verificare
quantomeno il decorso del termine di 60 gg. dalla
richiesta ex art.410 bis c.p.c.
2. LIQUIDO.
Occorre che il credito sia determinato ovvero facilmente
determinabile alla luce di parametri certi e dedotti in
atti. La giurisprudenza esclude la liquidità del credito
quando per la sua determinazione occorre svolgere, in via
preventiva, un autonomo procedimento di natura contabile,
con l’implicazioni anche di questioni interpretative18.
Il calcolo degli interessi legali e degli interessi in
misura extra-legale convenzionalmente pattuiti ex art.
1284 c.c non pone alcun problema sotto il profilo della
liquidità. Lo stesso dicasi per quanto concerne
l’applicazione degli interessi moratori di cui al D.lgs 9
ottobre 2002 n. 231.
Da considerarsi liquidi i crediti in moneta estera in
quanto sono facilmente convertibili in moneta italiana. In
tal caso, il giudice dovrà emettere il decreto ingiuntivo
sulla base dell’art. 1278 c.c. ingiungendo al debitore di
pagare nella moneta legale nazionale al corso del cambio
nel giorno della scadenza . Si dovrà indicare nel
provvedimento tale facoltà. Ciò non è necessario qualora
si sia pattuita la clausola “effettivo” o altra clausola
equivalente (art. 1279 c.c.) che consente al creditore di
ottenere il pagamento in moneta estera.

3. ESIGIBILE.
Occorre che non vi siano condizioni o termini e, qualora
vi siano, occorre deve dare prova dell’ adempimento della
controprestazione, dell’avveramento della condizione
ovvero della decadenza dal termine ai sensi dell’art.1186
e dell’art.1819 c.c., solo per il mutuo (mancato pagamento
anche di una sola rata). In particolare, per richieste di
pagamenti relative a contratti di appalto ovvero a
provvigioni derivanti da rapporti di agenzia, occorre -di
volta in volta- leggere il contratto e verificare se si
sia avverata in concreto la condizione di esigibilità
convenzionalmente prevista per lo specifico credito
richiesto (di solito, per l’appalto occorre, a seconda dei
casi, la presentazione del Stato Avanzamento Lavori,
ovvero il verbale di collaudo, ovvero la certificazione
ultimazione lavori, ovvero il decorso di un certo lasso
temporale successivo ad essi ad es. per il pagamento delle
ritenute a garanzia; per i rapporti di agenzia occorre la
percentuale pattuita per le provvigioni e la prova del
verificarsi dell’incasso, da parte dell’agente, degli
introiti considerati per il calcolo del credito richiesto,
ecc.).
Il requisito dell’esigibilità deve sussistere al momento
della presentazione del ricorso e pur non essendo

18
Cass. 9 ottobre 1975, n. 3206, in Giust.civ. 1975, I, 1798; Pretura Roma 15 novembre 1996, in Giur. Lav.Lazio
1997, 126.
menzionato espressamente dalla norma (art. 633 c.p.c.) lo
si ricava dal tenore letterale della stessa laddove si
consente l’emissione dell’ingiunzione di pagamento anche
se il diritto dipende da una controprestazione o da una
condizione purché il ricorrente offra elementi tali da far
presumere l’adempimento della controprestazione o
l’avveramento della condizione19.

5-VERIFICA DA PARTE DEL GIUDICE DEL REQUSITO DELLA PROVA SCRITTA.

Il giudice, in sede di emissione del decreto ingiuntivo, dopo


avere proceduto alle verifiche sui requisiti di carattere
strettamente processuale è chiamato altresì a verificare il
fondamentale requisito della prova scritta di cui all’art. 633
c.p.c. Tale giudizio non si sostanzia in un mero riscontro
formale della validità documentale ma rappresenta un vero e
proprio giudizio circa l’idoneità probatoria o meno del
documento fatto valere a base della domanda monitoria. Si
tratta di individuare, in concreto, quali siano i poteri di
valutazione del giudice nonché di individuare il suo ambito di
cognizione. Il problema di valutazione e di cognizione che
maggiormente si pone nella pratica investe l’efficacia
probatoria della scrittura privata e la conseguente
individuazione della sua autenticità. Il codice civile fornisce
utili strumenti di valutazione per quanto concerne l’atto
pubblico e la scrittura privata autenticata (v. art. 2703 c.c.)
di cui è indubbia la valenza e l’idoneità probatoria. Problemi
di valutazione si pongono invece per la scrittura privata con
firma non autenticata o non verificata giudizialmente. In tali
casi spetta proprio al giudice la valutazione circa
l’autenticità e l’idoneità probatoria del documento, il tutto
senza potersi giovare in tale giudizio delle norme di cui agli
artt. 214 e 215 c.p.c. sul disconoscimento della scrittura
privata e sul riconoscimento tacito della medesima scrittura,
poiché in sede monitoria non è applicabile l’art. 214 c.p.c.,
trattandosi di procedimento in assenza di contraddittorio.
Sulla base delle regole di comune esperienza il giudice dovrà
dunque valutare, caso per caso, se il documento fatto valere
sia da considerare autentico o meno, basando la propria
valutazione su elementi certi e tratti dal comune buon senso.
Vale a dire, il documento dovrà recare una sottoscrizione
quanto meno leggibile ed è logico che nessuna valenza

19
L’art. 1 del r.d. n. 1531 del 1936 menzionava esplicitamente il requisito della esigibilità del credito, ciò a
differenza dell’attuale sistema codicistico, che nell’art. 633 c.p.c. non menziona espressamente tale requisito.
Tale norma però, al secondo comma, implicitamente si riferisce alla esigibilità laddove richiede elementi tali e atti
a far presumere l’adempimento della controprestazione o l’avveramento della condizione, ciò qualora il diritto
dipenda da una controprestazione o da una condizione.
probatoria può essere attribuita ad una scrittura non
sottoscritta dal debitore. 20 La sottoscrizione non inficia
l’idoneità probatoria del documento ove sia apposta facendo
ricorso alla sigla, alla firma abbreviata, a stampatello,
purché in qualche modo risulti certa l’attribuzione della sigla
al sottoscrittore.
Ancora, ai fini della prova richiesta dalla legge per
l’emissione del decreto ingiuntivo è sufficiente qualsiasi
documento di sicura autenticità, anche non proveniente dal
debitore, da cui risulti con certezza l’esistenza del diritto
di credito fatto valere in giudizio21. In genere, il documento
proviene dal debitore e reca la sottoscrizione del medesimo. La
sottoscrizione non inficia l’idoneità probatoria del documento
ove sia apposta facendo ricorso alla sigla, alla firma
abbreviata, a stampatello, poiché in sede monitoria non è
applicabile l’art. 214 c.p.c., trattandosi di procedimento in
assenza di contraddittorio.22
La prova del credito inoltre può provenire anche da un terzo
ovvero dallo stesso creditore.

6-LA PROVA DEL DIRITTO VANTATO : IN GENERALE E IN IPOTESI TIPIZZATE .


PROVA IDONEA IN GENERALE (ART .634, CO.1, C.P.C).
Sono prove idonee i documenti in generale, quali:
- atti pubblici od equipollenti;
- scritture private anche con sottoscrizione non autentica
(appare opportuno chiedere di allegare l’originale);
- i telegrammi, anche se privi di requisiti ex art.2705 c.c.
(sottoscrizione del mittente ovvero se consegnato o fatto
consegnare all’ufficio postale dal mittente);
- polizze assicurative;
- polizze di trasporto (titoli rappresentativi di merci, ad es.
fede di deposito ex art.1790 c.c. e ricevuta di carico ex
art.1684 c.c.);

20
La scrittura non sottoscritta dal debitore deve essere ritenuta inesistente quale fonte di prova v. Cass. 26
gennaio 1987, n. 720.
21
v. Cass.civ., sez. II, 12.7.2000, n. 9232 La S.C. ribadisce il principio di diritto secondo cui, ai fini della prova
richiesta dalla legge per l’emissione del decreto ingiuntivo, è sufficiente qualsiasi documento di sicura
autenticità, anche non proveniente dal debitore, da cui risulti con certezza l’esistenza del diritto di credito fatto
valere in giudizio.
22
In caso di documento informatico (art. 1, lett.a D.P.R. 10 novembre 1997 n. 513) si ha idoneità probatoria al
pari della scrittura privata qualora sul documento sia apposta la c.d. firma digitale (art. 5 punto 1 D.P.R.
1997/513) seguendo l’apposita procedura informatica prevista per tali fattispecie (art. 3 e 10 D.P.R. cit.).
Sul valore probatorio del telefax il D.P.R. 513/1997 all’art. 5 prevede che il documento informatico senza firma
digitale, purché munito dei presupposti prescritti dal regolamento, riveste l’efficacia probatoria di cui all’art. 2712
c.c. Da ultimo, sul valore probatorio delle copie dei documenti informatici l’art. 6 del D.P.R. cit. attribuisce
idoneità probatoria anche alle copie dei documenti informatici secondo il seguente schema giuridico: a) copia di
documento informatico con firma digitale che ha valore di scrittura privata (art. 2702 c.c.);
b) copia di documento informatico con firma digitale autenticata che ha valore di scrittura privata riconosciuta
(art. 2703 c.c.);
c) copia di documento informatico senza firma che ha valore di riproduzione meccanica (art. 2712 c.c.);
d) copia di documento informatico con firma digitale apposta dal pubblico ufficiale incaricato che ha valore ai
sensi dell’art. 2700 c.c. (efficacia dell’atto pubblico).
- promesse unilaterali ed, in particolare i titoli di credito
(cambiale, assegno), i quali danno diritto anche alla
provvisoria esecuzione23 (i titoli di credito privi dei
requisiti formali previsti dalla Legge cambiaria e Legge
assegni – denominazione, data e luogo emissione ecc. -
valgono invece solo come promesse unilaterali e solo tra le
due parti del rapporto causale sottostante (emittente e
prenditore, girante e giratario)24;
- riconoscimento di debito;
- lodo arbitrale irrituale: costruisce idonea prova scritta
poiché si tratta di un atto che proviene dalle parti nel
quale gli arbitri attuano la volontà negoziale espressa dalle
parti in un patto compromissorio. Al contrario, il lodo
arbitrale rituale non costituisce idonea prova scritta perché
l’attività svolta dagli arbitri può inquadrarsi in una tipica
attività giurisdizionale. Tuttavia in giurisprudenza, in
taluni casi, è stato emesso decreto ingiuntivo sul lodo
arbitrale (vedi Pretura Milano 17.06.1985, in Or.Giur.Lav.
1985, 993, che ha emesso il decreto ingiuntivo non esecutivo
sul lodo arbitrale avente ad oggetto il versamento
dell’indennità supplementare al dirigente licenziato senza
giusto motivo);
- provvedimenti giurisdizionali: in linea di massima, si
esclude che il provvedimento monitorio possa essere fondato
su una sentenza di condanna, ciò in quanto, prima del
passaggio in giudicato, si determinerebbe una ipotesi di
litispendenza con il procedimento monitorio;ancora, una volta
passata in giudicato la sentenza, il creditore ricorrente in
monitorio incorrerebbe nel divieto del bis in idem e dunque
la domanda monitoria risulterebbe svuotata di interesse
concreto e sostanziale.In ogni caso, il creditore, a
fondamento della richiesta di ingiunzione, potrebbe avvalersi
di una sentenza di condanna al pagamento di somme non
direttamente indicata e liquidata in sentenza, ciò qualora
per la liquidazione della somma vi sia la necessità di
valutare elementi comunque estranei al giudizio e non
predeterminati per legge (in questo senso cedi Cass.6.3.1996
n. 1741) inoltre è da ritenersi quale prova scritta idonea
alla emissione del decreto ingiuntivo la sentenza di condanna
generica in quanto il petitum è sicuramente diverso rispetto
al petitum dell’azione monitoria (ex plurimis Cass.6.3.1996
n. 1741 cit.).Del pari, ammissibile la domanda monitoria ba-
sata su una sentenza di revocatoria fallimentare passata in
giudicato la quale, in motivazione e non nel dispositivo,
disponga la condanna delle somme oggetto di revoca (vedi

23
Cfr. Cass.civ., sez. I, 19.9.2000, n. 12388 ove si afferma che ai fini dell’emanazione del decreto ingiuntivo, per
prova scritta deve intendersi qualsiasi documento che, sebbene privo di efficacia probatoria assoluta, risulti
attendibile in ordine all’esistenza del diritto di credito azionato; conseguentemente, ove il credito si fondi su un
assegno bancario, è sufficiente –per far presumere la sussistenza di un rapporto obbligatorio e consentire
l’emissione del decreto, anche provvisoriamente esecutivo ai sensi dell’art.642 c.p.c.- la produzione di detto
assegno in fotocopia.
24
Cass. 20 agosto 1990 n. 8483; Cass. 28 novemre 1984 n. 6184.
Cass.10.3.1980 n.1579, in Giur.It.,1986, I,2,pag.286).Da
ultimo, si discute circa l’ammissibilità dell’ingiunzione
sulla base di un provvedimento di volontaria giurisdizione
emesso in camera di consiglio: la Cassazione ha ritenuto
l’ammissibilità dell’ingiunzione sul presupposto che tali
provvedimenti sono modificabili e revocabili in ogni tempo ed
hanno una efficacia comunque limitata e sicuramente non
equiparabile al passaggio in giudicato di una sentenza (vedi
Cass. 93 n.2395).

PROVA IN IPOTESI TIPIZZATE (ARTT .634, CO.2, 635 E 636 C.P.C).

A)Somministrazione di merci e denaro.


In tale ambito, costituiscono prova del credito, anche nei
confronti di soggetti non imprenditori (in deroga agli
artt.2709 e 2710 c.c. secondo cui sono prova solo contro
l’imprenditore e tra gli stessi), gli estratti autentici dei
libri contabili ex art.2214 cc (libro giornale e libro degli
inventari) (libri iva, libri fatture, ecc.) quando siano
bollati e vidimati nelle forme di legge e regolarmente tenuti
(art. 634, II comma, c.p.c.)nonché gli estratti autentici delle
scritture contabili prescritte dalle norme tributarie, quando
siano tenute con l’osservanza delle norme stabilite per tali
scritture.
La legge n. 383 del 2001 all’art. 8 ha abolito l’obbligo di
bollatura e vidimazione per le scritture contabili . Nei mesi
successivi all’approvazione di tale normativa, si è molto
discusso circa la possibilità per i notai di rilasciare
estratti di registri contabili non bollati e vidimati. Tale
possibilità è affermata, a chiare lettere, dal Consiglio
Nazionale del Notariato con la risposta al quesito n. 3982 ove
si ritiene che “per i libri giornali l’estratto autentico può
ancora oggi essere rilasciato ma esso, se il libro è carente
della vidimazione e della bollatura, non sarà idoneo agli
effetti di cui all’art. 2710 c.c. e all’art. 634 c.p.c.”. Si
pone dunque il problema di valutare l’impatto della modifica
introdotta dalla legge 383/2001 sull’assetto normativo degli
artt. 2710 c.c. e 634 c.p.c. 25

25
In sostanza, si tratta di verificare se, per l’efficacia probatoria delle
scritture contabili e per il rilascio del decreto ingiuntivo, sia
sufficiente la regolare tenuta delle scritture, quale attestata dal notaio
alla luce della recente modifica legislativa, che avrebbe comportato, come
inevitabile conseguenza, una parziale abrogazione implicita degli artt. 2710
del c.c. e 634 c.p.c., ovvero se tali documenti (estratto di libro giornale
e degli inventari non vidimati) non siano più idonei all’emissione del
decreto ingiuntivo, ciò per l’evidente e stridente contrasto con la lettera
degli artt. 2710 c.c. e 634 c.p.c. –norme in materia probatoria
caratterizzate da specialità la cui abrogazione e modifica non può che
essere espressa.
La prassi del Tribunale di Roma è nel senso di concedere i
decreti ingiuntivi sulla base di estratti di libro giornale e
degli inventari purché vi sia l’attestazione del notaio che
tali scritture, non più bollate e vidimate, siano regolarmente
tenute secondo le leggi vigenti e che tali estratti siano
conformi all’originale.
Anche se non espressamente prevista dalla norma- al fine di
raggiungere la prova piena sull’esistenza e sull’ammontare del
credito- oltre all’estratto autentico delle scritture
contabili, si ritiene occorra anche la fattura (prova scritta
atipica) per dar prova dell’esistenza dei requisiti minimi
della natura della prestazione (fornitura di merci o
prestazione di servizi), dei soggetti, del prezzo, della
decorrenza degli interessi.
La fattura, quindi, non si ritiene idonea di per sé sola per
l’emissione del decreto (contrariamente ad un certo
orientamento giurisprudenziale, cfr. Cass. 28.5.1979, n.3090)
perché contiene al più gli estremi del contratto (prestazione e
controprestazione) ma non l’accettazione del destinatario.
Pertanto, essa dovrà accompagnarsi all’estratto dei libri di
cui sopra ovvero ad una bolla di consegna sottoscritta dal
destinatario, quale prova dell’accettazione e/o
dell’adempimento.
La bolla di consegna sottoscritta dal destinatario è prova
idonea dell’accettazione del contratto, se contiene la
specifica della prestazione (quantità e qualità della merce) e
controprestazione (prezzo unitario) oggetto di contratto. Nel
caso della vendita può omettersi l’indicazione del prezzo
unitario, ma andrà allegato il listino prezzi, ai sensi
dell’art.1474 c.c.(soccorrendo la presunzione, in difetto di
accordo espresso, che la vendita sia avvenuta al prezzo
normalmente praticato dal venditore).
La fattura accompagnatoria sottoscritta dal solo vettore non
appare costituire prova idonea, giacché prova solo
l’adempimento del venditore (che ex art.1510, co.2, cc. si
libera dell’obbligazione di consegna affidando il bene al
vettore) ma non l’esistenza dell’accordo ed i suoi elementi
essenziali (quantità e qualità di merce e prezzo unitario). In
tali casi, appare opportuno chiedere prova del contratto ovvero
della bolla di consegna sottoscritta dal destinatario.
La fattura su interessi non è prova idonea mancando la prova
della sorte capitale e della decorrenza nonché, se trattasi di
interessi convenzionali, dell’accordo scritto ex art.1284,
co.3, cc. per cui occorre prova anche del contratto.

B)Crediti per prestazioni di servizi: L’art. 8 comma 3 del d.l.


18 ottobre 1995, n. 534, convertito con modificazioni nella
legge 20 dicembre 1995, n. 534 all’art. 634 co. 2 c.p.c. ha
aggiunto la previsione dei crediti per prestazioni di servizi.
La procedura monitoria è applicabile dunque anche per tali
crediti. In difetto di produzione dell’estratto notarile, il
credito per prestazioni di servizi non potrà essere documentato
con la sola fattura. Al fine di dimostrare l’avvenuta
esecuzione della controprestazione sarà necessaria la
produzione del contratto, nonché, sulla base delle singole
tipologie contrattuali, le note di lavorazione sottoscritte dal
cliente, il verbale di collaudo o ad esempio, qualora si tratti
di prestazioni pubblicitarie, le pagine dei giornali su cui la
pubblicità è stata inserita o comunque altra documentazione
firmata dall’ingiunto.

7-CREDITI DELLO STATO E DI ENTI PUBBLICI (ART. 635 C.P.C.).


Per lo Stato ovvero per Enti o Istituti soggetti a tutela o a
vigilanza dello Stato viene riprodotta la norma di cui all’art.
634, co.2, c.p.c. rendendo prove idonee gli estratti dei libri
o registri della P.A., purché con attestazione del funzionario
autorizzato che sono regolarmente tenuti secondo leggi e
regolamenti vigenti.
Resta salva la facoltà degli enti statali di far ricorso anche
all’ingiunzione di cui al R.D. 14.4.1910 n.639, dichiarato
esecutivo dal giudice (prima dal Pretore) ed opponibile entro
trenta giorni dall’ingiunto, che può contestualmente chiedere
la sospensione dell’esecutività del provvedimento, sempre però
solo per crediti certi, liquidi ed esigibili (Cass.2.8.95,
n.8462; Cass. 10.6.1994, n.5658).
Per l’omesso versamento di contributi previdenziali o
assistenziali ex art. 442 c.p.c. è prova idonea il verbale di
accertamento degli Ispettori o funzionari dell’Ispettorato del
Lavoro.
8-CREDITI PER PARCELLE PER PRESTAZIONI GIUDIZIALI O STRAGIUDIZIALI, OVVERO DI NOTAI O ALTRI
LIBERI PROFESSIONISTI (ART. 636 C.P.C.)
Occorre:
- procura ad litem;
- parcelle delle spese e prestazioni sottoscritta dal
professionista;
- parere del Consiglio dell’Ordine Professionale in merito agli
onorari (stabilisce la congruità dell’onorario richiesto dal
professionista rispetto al minimo ed al massimo previsto
dalla tariffa legalmente approvata applicabile; vincola il
giudice solo per la fase monitoria ex art.636, co.2, c.p.c.,
mentre in sede di opposizione la parcella può essere
modificata in base alle diverse risultanze istruttorie; cfr.
Cass. 11.8.1997, n.7476; Cass. 12.2.1998, n.1505; Cass.
4.4.2003 n. 5321 26); non occorre il parere se trattasi di
onorari stabiliti in modo fisso dalle tabelle legalmente
approvate;

26
In tema di prestazioni professionali, la parcella corredata dal parere del consiglio dell’ordine, sulla base della
quale il professionista abbia ottenuto il decreto ingiuntivo contro il cliente, se è vincolante per il giudice nella fase
monitoria, non lo è nel giudizio di opposizione, poiché il parere attesta la conformità della parcella stessa alla
tariffa legalmente approvata ma non prova, in caso di contestazione del debitore, la effettiva esecuzione delle
prestazioni in essa indicate, né évincolante per il giudice della cognizione in ordine alla liquidazione degli
onorari. La presunzione di veridicità da cui è assistita la parcella riconosciuta conforme alla tariffa non esclude né
inverte l’onere della prova che incombe sul professionista creditore -ed attore in senso sostanziale- sia per le
prestazioni effettivamente eseguite che per la misura degli importi richiesti così Cass.civ., sez. II, 4.4.2003.
- documenti giustificativi dei diritti e delle spese (fascicolo
di studio ovvero copia degli atti svolti e dei verbali di
causa giustificanti le singole voci richieste);
- a/r di invio della parcella, come liquidata dal Consiglio
dell’Ordine pervenuta al cliente, per la decorrenza degli
interessi dalla costituzione in mora (altrimenti dalla
domanda).
E’ esclusa la rivalutazione monetaria dei crediti a tale
titolo vantati (Cass.27.3.93, n.3690).

9- DECISIONE DELLA DOMANDA MONITORIA

A) RIGETTO DELLA DOMANDA (art. 640 c.p.c.) Il giudice se non


ritiene sufficientemente giustificata la domanda, dispone
che il cancelliere ne dia notizia al ricorrente,
invitandolo a provvedere alla prova. Se il ricorrente non
vi provvede o comunque se la domanda, nonostante ciò, non
risulta da accogliere, il giudice, qualora il ricorso non
venga ritirato, lo rigetta con decreto motivato. Il rigetto
non pregiudica una eventuale nuova proposizione della
stessa domanda, anche in via ordinaria.Il giudice, in sede
monitoria, non potrà rilevare eccezioni quali ad es. la
prescrizione e la decadenza27. Il giudice dovrà solo
valutare l’esistenza dei presupposti processuali della
domanda nei limiti in cui essi siano rilevabili d’ufficio,
la capacità del ricorrente di essere parte, la
legittimazione attiva, la sottoscrizione del procuratore in
calce al ricorso, la validità della procura, l’interesse ad
agire e l’esistenza del diritto. Al giudice del monitorio
è consentito invece sollevare la questione di legittimità
costituzionale. Nella prassi, piuttosto di frequente, per
questioni di una certa rilevanza, si autorizza la parte
ricorrente a produrre delle memorie illustrative ed
integrative delle ragioni del credito. Si discute circa la
legittimità di tale prassi, ritenendola in contrasto con la
natura del procedimento monitorio28. Negli uffici di grandi
dimensioni tale prassi è piuttosto in uso e consente di
approfondire -senza peraltro espletare alcuna attività
equiparabile alle attività istruttorie- le ragioni poste a
fondamento della richiesta monitoria. Il provvedimento di
rigetto va adottato con decreto motivato qualora non
sussistano i presupposti per l’emissione del decreto ovvero
qualora emergano fatti impeditivi o estintivi del diritto.
Il provvedimento di rigetto non preclude una nuova

27
Il giudice non può nemmeno assegnare il termine ex art. 182 comma II c.p.c. (difetto di rappresentanza o di
autorizzazione), trattandosi di norma prevista per il giudizio di cognizione ordinaria e non rientrante nei poteri
spettanti al giudice ex art. 640 c.p.c.
28
Tribunale Venezia, 4 giugno 1992, in Foro it. 1994,I, 289.
proposizione della domanda e non acquista efficacia di
giudicato.
B) ACCOGLIMENTO DELLA DOMANDA (art. 641 c.p.c) Se sussistono
le condizioni previste dall’art. 633 c.p.c. e dunque il
ricorso è da accogliere, il giudice pronuncia un decreto
motivato con il quale ingiunge all’altra parte di pagare la
somma o di consegnare la cosa o la quantità di cose
richieste, nel termine di quaranta giorni, con
l’avvertimento che nello stesso termine può essere fatta
opposizione e che, in mancanza di questa, si procederà ad
esecuzione forzata29. Tale termine decorre dalla
notificazione del ricorso e del decreto. Il termine di
quaranta giorni ha carattere perentorio ed una volta
scaduto non consente al debitore la facoltà di proporre
opposizione. Tale termine può essere ridotto a dieci giorni
ovvero aumentato sino a sessanta giorni quando concorrono
gravi motivi. Va poi osservato che in taluni casi il
termine per il pagamento non viene concesso sicché il
debitore è chiamato al pagamento immediato della somma
richiesta (art. 642 c.p.c.).
Il Giudice infatti, su istanza del ricorrente, in alcuni casi,
autorizza l’esecuzione provvisoria del decreto (art. 642
c.p.c.):
-se il credito è fondato su cambiale, assegno bancario o
circolare, su certificato di borsa o su atto ricevuto da notaio
o da altro pubblico ufficiale (art. 642 1 co. c.p.c.);
-se vi è pericolo di grave pregiudizio nel ritardo (art. 642 2
co. c.p.c).
Va osservato che, nel primo caso, la concessione della
provvisoria esecuzione è obbligatoria per cui il giudice deve
sempre autorizzare l’esecuzione immediata del decreto ed il
termine viene fissato ai soli fini dell’opposizione.
Nel secondo caso, trattasi di concessione facoltativa.
Il decreto, insieme con il ricorso, deve essere notificato
all’ingiunto e dalla data della notifica decorre il termine per
proporre l’opposizione e per il pagamento.
Il decreto diviene inefficace se non è notificato entro 60
giorni dalla pronuncia, se deve avvenire nel territorio della
repubblica, 90 giorni negli altri casi (art. 644 c.p.c).
Il provvedimento di ingiunzione dovrà contenere alcuni
requisiti essenziali quali l’indicazione dell’autorità
giudiziaria che lo ha emesso, la data di emissione e il
soggetto nei cui confronti è emesso. Ancora, il provvedimento
deve essere firmato nell’originale con firma leggibile. Nel
caso in cui la firma del giudice risulti illeggibile è
indispensabile che si possa individuare il giudice che lo ha
emesso.

29
L’art. 9 del d.lgs approvato il 20 settembre 2002 in attuazione della direttiva 2000/35 CE ha modificato l’art.
641 c.p.c. al secondo comma disponendo che “se l’intimato risiede in uno degli stati dell’Unione Europea, il
termine è di cinquanta giorni e può essere ridotto fino a 20. Se l’intimato risiede in altri stati, il termine è di 60
giorni e, comunque, non può essere inferiore a 30 né superiore a 120”.
Il ricorrente, su sua iniziativa o su invito del giudice, può
ridurre la domanda ed il decreto verrà emesso nei limiti della
domanda ridotta e per una somma inferiore a quella
originariamente richiesta. In tal caso, il ricorrente potrà
agire separatamente per la differenza. Si discute se il giudice
del monitorio possa -di sua iniziativa e senza sollecitare la
preventiva riduzione della domanda al ricorrente- emettere il
decreto ingiuntivo per una somma inferiore. Non sembrano
esistere ostacoli normativi alla riduzione della domanda da
parte del giudice, considerato altresì che il creditore
nell’eventuale giudizio di opposizione può insistere nella sua
originaria domanda. In tal caso non si verifica alcun
pregiudizio per la domanda non accolta né alcuna acquiescenza
alla implicita pronuncia di rigetto per la parte di domanda non
accolta. La soluzione del problema dipende poi dalla
prospettiva iniziale in cui il giudice si pone: se il sindacato
del giudice viene limitato allo stretto controllo circa
l’esistenza formale dell’oggetto e della prova (controllo
astratto delle condizioni di ammissibilità del decreto) non si
può intervenire sul contenuto del provvedimento richiesto
qualora le prove scritte non siano idonee a sostenere l’intera
pretesa azionata e non siano integrabili con documentazione
successiva richiesta ex art. 640 primo comma c.p.c. Laddove il
giudice attribuisca al suo operato una portata più ampia in
ordine alla verifica dei presupposti speciali di ammissibilità
(oggetto e prova) nel senso che la sommarietà del rito non
incide sull’attività di cognizione, che pur incompleta a causa
della mancanza di contraddittorio, non è per questo meno
incisiva, ne consegue come corollario un potere di cognizione
sicuramente più esteso. Accedendo a questa seconda
impostazione, il giudice può modificare il petitum, ciò
soltanto in senso riduttivo pena il generale vizio di
ultrapetizione.
In tale ottica è consentito:
a) ridurre la sorte capitale se tutto l’importo azionato non
è sostenuto da idonea produzione documentale e se non vi
è stata l’integrazione o non è possibile tale
integrazione;
b) modificare la situazione sugli interessi sia in ordine
alla decorrenza che alla misura percentuale;
c) accogliere il ricorso limitatamente ad alcuni dei
debitori;
d) accogliere la richiesta di provvisoria esecuzione solo
per alcuni dei debitori.
Nella prassi del tribunale di Roma, solitamente, si informa il
ricorrente della intenzione di emettere decreto ingiuntivo per
una somma inferiore con l’invito a ridurre la domanda nei
limiti della somma da ingiungere. In sostanza, la consultazione
preventiva del richiedente, ove possibile, dovrebbe precedere
l’adozione dei provvedimenti sub a), b), e c). Quanto alla
provvisoria esecuzione,dettando l’art. 642 c.p.c., sia al primo
sia al secondo comma, dei criteri ben precisi da seguire, si
può prescindere da una preventiva consultazione del
richiedente. La questione però va risolta caso per caso,
tenendo conto delle peculiarità di ogni singolo procedimento,

10-ELEMENTI ACCESSORI DELLA DOMANDA DI ACCOGLIMENTO


-GLI INTERESSI:
Gli interessi applicabili possono essere di diverso genere
a) La prima categoria è quella degli interessi legali
riguardanti le obbligazioni nascenti da contratti non
assoggettati alla nuova disciplina di cui al D.lgv. n. 231/02.
La decorrenza degli interessi viene normalmente ancorata alla
scadenza convenzionale pattuita dalle parti. In mancanza di
espressa pattuizione è comunque necessaria la preventiva messa
in mora ai sensi dell’art. 1219 c.c. e gli interessi decorrono
dalla messa in mora. Vengono fatte salve le fattispecie di mora
automatica (fatto illecito, dichiarazione del debitore di non
volere adempiere, obbligazione scaduta da adempiersi presso il
domicilio del creditore). La prassi del Tribunale di Roma Sez.
Decreti Ingiuntivi è in tal senso: il giudice verifica -caso
per caso- se sussistono i presupposti della mora automatica o
se le parti hanno ancorato la decorrenza degli interessi ad una
scadenza convenzionale. Talvolta anche nella fattura accettata
dal debitore vi sono indicazioni circa i termini previsti per
il pagamento (pagamento a 30 – 60 –90 giorni) ed in tal caso
gli interessi decorrono dalla scadenza dei termini indicati per
il pagamento. In taluni contratti vengono inserite specifiche
clausole “di pagamento a vista fattura” (il pagamento, ivi
compresa la decorrenza degli interessi, è dovuto nel momento in
cui il compratore abbia effettivamente ricevuto la fattura) o
“di pagamento a presentazione della fattura” (il pagamento ed
il computo degli interessi dovrà avvenire alla data di
presentazione della fattura); la presenza di tali clausole
naturalmente determina un diverso termine per il pagamento e,
di conseguenza, una diversa decorrenza degli interessi. In
generale, nei contratti di compravendita l’obbligo del
compratore di pagare il corrispettivo sorge alla consegna del
bene, fatti salvi diversi accordi (art. 1498, primo e secondo
comma, c.c.) sicché gli interessi dovrebbero decorrere dalla
scadenza del termine per il pagamento (solitamente nel decreto
si utilizza la dizione “dalle scadenze al saldo”). Va poi
menzionata la disposizione di carattere generale dell’art. 1186
c.c., che consente al creditore di esigere immediatamente la
prestazione, ciò anche quando per essa sia stabilito un termine
nell’interesse del debitore e quando il debitore stesso sia
divenuto insolvente o abbia diminuito per fatto proprio le
garanzie patrimoniali o non abbia dato le garanzie promesse. In
tal caso, il diritto al pagamento può essere immediato e
dedotto con la domanda o con il ricorso per ingiunzione. Il
diritto alla corresponsione degli interessi, in simili
fattispecie, matura dalla richiesta di pagamento ovvero dal
momento in cui viene comunicata al debitore l’operatività della
norma di cui all’art. 1186 c.c30.
b) La seconda categoria è quella degli interessi moratori per
le obbligazioni assoggettate alla disciplina di cui al D. Lgs.
N. 231 del 2002. Trattasi interessi con tasso ben più elevato
rispetto a quello legale. Ai sensi dell’art. 4 del D.Lgs.
n.231/02, emanato in attuazione della Direttiva 2000/35/CE
relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle
transazioni commerciali, gli interessi decorrono,
automaticamente, dal giorno successivo alla scadenza del
termine per il pagamento. L’art. 4 al punto 2, nei casi in cui
il termine di pagamento non sia stabilito nel contratto, fa
decorrere gli interessi, automaticamente, senza che sia
necessaria la preventiva costituzione in mora, alla scadenza
del seguente termine legale:
-30 giorni dalla data di ricevimento della fattura da parte
del debitore o di una richiesta di pagamento di contenuto
equivalente;
-30 giorni dalla data di ricevimento delle merci o dalla data
di prestazione di servizi quando non è certa la data di
ricevimento della fattura o della richiesta equivalente di
pagamento;
-30 giorni dalla data di ricevimento delle merci o dalla data
di prestazione di servizi quando la data in cui il debitore
riceve la fattura o la richiesta equivalente di pagamento è
anteriore a quella del ricevimento delle merci o della
prestazione dei servizi;
-30 giorni dalla data dell’accettazione o della verifica
eventualmente previste dalla legge o dal contratto ai fini
dell’accertamento della conformità della merce o dei servizi
alle previsioni contrattuali, qualora il debitore riceva la
fattura o la richiesta equivalente di pagamento in epoca non
successiva a tale data.
Per i contratti aventi ad oggetto la cessione di prodotti
alimentari deteriorabili, il pagamento del corrispettivo deve
essere effettuato entro il termine legale di 60 giorni dalla
consegna o dal ritiro dei prodotti medesimi e gli interessi
decorrono automaticamente dal giorno successivo alla scadenza
del termine.
In conclusione il giudice dovrà applicare gli interessi
moratori nei termini strettamente fissati ed indicati dalla
legge. In tal caso, la decorrenza degli interessi è ancorata
al termine indicato dalla legge.
c) La terza categoria di interessi è quella degli interessi con
venzionali ovvero degli interessi convenzionalmente stabiliti
dalle parti per i quali occorre previamente verificare il
tasso. Laddove il tasso risulti superiore al c.d. tasso-soglia
sì da sconfinare in tasso usurario si ammette da taluni la
riduzione del tasso nei limiti di legge.

30
Per l’operatività dell’art. 1186 c.c. è sufficiente la deduzione con la domanda o con il ricorso per ingiunzione di
pagamento del debito non ancora scaduto. V. Cass.civ., sez.III, 8.5.2003 n. 6984.
-LE SPESE:
Il decreto di accoglimento deve liquidare anche le spese dovute
al difensore.
L’art. 611 comma 2 c.p.c. rappresenta un’applicazione della
regola di carattere generale codificata dall’art. 91 c.p.c.. Si
applica inoltre al procedimento monitorio anche il disposto
dell’art. 93 c,p,c, che prevede la distrazione delle spese. Le
spese sono liquidate secondo le tariffe forensi, con IVA se
dovuta e C.P.A. Le spese forfettarie ex art. 15 T.F. non
dovrebbero essere liquidate nella fase monitoria, essendo
proprie della fase contenziosa. All’interno del tribunale di
Roma, al fine di garantire una certa uniformità nella
liquidazione delle spese, considerato l’elevato numero dei
decreti ingiuntivi, è stata redatta una tabella forfettizzata
delle spese per il procedimento monitorio, salve le necessarie
modifiche da valutare ed aggiungere in relazione alla
peculiarità della fattispecie(es. spese di protesto, spese di
certificazione degli estratti dei libri).

MAGGIOR DANNO EX ART . 1124 C.C.:


In linea di principio non è liquidabile in sede monitoria. La
liquidazione del maggior danno può avvenire solo se vi siano i
caratteri della certezza, liquidità e d esigibilità, ciò accade
ad es. nel caso della penale predeterminata.

RIVALUTAZIONE MONETARIA :
Nei crediti ordinari non può concedersi la rivalutazione
monetaria poiché tale capo di domanda esige un preventivo
accertamento in fatto e in diritto incompatibile con la logica
del procedimento monitorio (accertamento circa le condizioni
soggettive del creditore e delle oggettive variazioni
economiche del mercato). Secondo parte della dottrina e della
giurisprudenza il fenomeno della svalutazione monetaria, in
quanto fatto notorio e certo, dovrebbe poter essere considerato
in sede monitoria. Il calcolo di tale voce infatti, secondo i
sostenitori di tale indirizzo, sarebbe piuttosto semplice in
considerazione degli incidi correlati al costo della vita. Tale
orientamento risulta di fatto poco seguito preferendosi
accertare caso per caso, in sede di cognizione ordinaria, il
danno da svalutazione monetaria.

11-LA PROVVISORIA ESECUZIONE: CONCESSIONE IN SEDE MONITORIA .

LA CONCESSIONE DELLA P.E. IN SEDE MONITORIA (ART .642, CO.1 E 2, C.P.C).

La p.e. fondata su prove particolari.


Il comma primo dell’art.642 c.p.c. prevede la concessione della
provvisoria esecuzione del decreto, su istanza del ricorrente,
nel caso di credito fondato su cambiale, assegno bancario,
assegno circolare, certificato di liquidazione di borsa o altro
atto ricevuto da notaio. In tali casi la concessione, su
istanza, appare doverosa per il giudice.
Per la dottrina l’elencazione è tassativa mentre la
giurisprudenza la estende anche ad atti pubblici di valore
fidefaciente analogo.

Altre ipotesi di decreti provvisoriamente esecutivi ex lege:


- oneri condominiali tra condominio e condòmino-proprietario,
ex art.63 disp.att. c.c.;
- canoni scaduti e a scadere, in caso di pronunciato sfratto
per morosità, ex art.664 c.p.c.;
- leggi speciali (in tema di regresso per il pagamento di
imposta di registro da parte di un coobbligato solidale ex
art.58 d.p.r.24.4.86, n.131; in tema di subfornitura, ecc.).

LA P.E. FONDATA SUL PERICOLO NEL RITARDO.


Il comma secondo dell’art.642 c.p.c. prevede invece la
concessione della p.e. in caso di “pericolo di grave pericolo
nel ritardo” previa imposizione al ricorrente anche di
eventuale cauzione.
E’ concessa dal giudice in modo discrezionale, che non vuol
dire in assenza di parametri legali cui ancorare la decisione.
In primo luogo, si ritiene che il pericolo nel ritardo debba
emergere da protesti, azioni esecutive pendenti, volontarie
diminuzioni della garanzia patrimoniale del debitore (vendite
di beni, ipoteche volontarie, ecc.).

PROVVISORIA ESECUZIONE PARZIALE.


Si discute in merito tra l’opinione negativa (facente leva
sull’unicità della richiesta ingiuntiva e di p.e.) e quella
favorevole (facente leva su una concezione di maggiore
duttilità del potere del giudice, in grado di graduare
l’accoglimento dell’istanza anche sulla p.e. riducendone la
concessione sia dal lato oggettivo –ad.es. solo per una parte
del credito- sia dal lato soggettivo –ad.es. nei confronti di
un solo coobbligato solidale-; si pensi all’ipotesi del titolo
di credito che copre solo una parte della sorte
complessivamente richiesta ovvero sottoscritto solo da uno dei
coobbligati nei confronti dei quali si richiede l’ingiunzione).

12-FATTISPECIE PARTICOLARI E CASISTICA

LEASING: a)restituzione beni: contratto e verbale di consegna


dei beni sottoscritto dall’utilizzatore.
b)rate non pagate: contratto, verbale di consegna, conteggio
analitico credito (nel conteggio devono risultare tutte le
voci es. le rate già scaduta, le rate non scadute ed
attualizzate, gli interessi convenzionali e/o la penale).
La domanda monitoria di riconsegna del bene talvolta viene
proposta cumulativamente con il pagamento delle rate scadute
e insolute, che dovranno essere illustrate con apposito
estratto conto dettagliato e specifico. Si ritiene
ammissibile anche la richiesta di somme a titolo di penale e
dei canoni a scadere purché essi formino oggetto di specifica
previsione contrattuale.
Se il decreto ingiuntivo ha per oggetto la richiesta di
ingiunzione delle rate a scadere, resta la questione della
legittimità di tale richiesta in relazione all’art. 1526 c.c.
(il pagamento delle rate a scadere non è previsto nel c.d.
leasing traslativo). In tal caso però la legittimità o meno
della richiesta delle rate a scadere deve essere valutata nel
giudizio di opposizione, esulando dalla fase monitoria nella
quale non è possibile verificare la natura del leasing.
Se il ricorso ha per oggetto la richiesta di ingiunzione dei
soli canoni rimasti impagati, gli interessi decorrono dalle
scadenze e nella misura in cui le parti li hanno pattuiti.
Gli interessi a scadere, pattuiti per l’inadempienza del
conduttore da cui scaturisce la risoluzione del contratto,
decorrono invece dalla costituzione in mora del creditore. A
tal fine sarà necessario produrre la lettera raccomandata di
messa in mora del debitore (ed il relativo avviso di
ricezione) con cui si è comunicato che lo stesso è decaduto
dal beneficio del termine.
Nel caso di cumulo della domanda di riconsegna del bene con
quella di pagamento dei canoni , sarà necessario che il
ricorrente dichiari o il valore attuale del bene o che
fornisca altre indicazioni di massima che consentano di
stabilire il valore medesimo (es. mercuriali in commercio,
listini Eurotax, Quattroruote)
APPALTO: contratto, stato avanzamento dei lavori o verbale di
collaudo o certificato di ultimazione dei lavori.
Occorre però distinguere, a mio avviso, per esigenze di celerità
e speditezza tipiche della fase monitoria i contratti di appalto
di modesta entità ove le parti non abbiano concluso contratti per
iscritto dai contratti di appalto con pattuizioni scritte aventi
ad oggetto lavori di una certa rilevanza e consistenza. Nei primi
parrebbe, in talune ipotesi, sufficiente la fattura e l’estratto
dei libri contabili, dovendosi altrimenti negare l’emissione del
decreto per difetto di idonea documentazione.
Ancora, si deve fare attenzione alle richieste monitorie per
lavori c.d. aggiuntivi e connessi al contratto principale di
appalto. In tale fattispecie, occorre specifica prova in
relazione alla pattuizione dei lavori aggiuntivi oppure deve
risultare evidente che tali lavori siano stati resi necessari
dall’esecuzione del contratto principale (es. trattamenti
particolari e doverosi comunque connessi e correlati alla
regolare esecuzione delle opere di cui al contratto).

LOCAZIONE E RESTITUZIONE DEPOSITO CAUZIONALE


Nei rapporti di locazione sovente il locatore agisce in sede
monitoria per ottenere il pagamento di canoni scaduti ed è tenuto
a produrre il contratto di locazione ed i conteggi dettagliati
dei canoni da percepire qualora la morosità sia perdurante ed il
calcolo difficoltoso.
Di notevole importanza pratica nei rapporti di locazione è il
ricorso in sede monitoria per la restituzione del deposito
cauzionale versato dal conduttore a garanzia degli obblighi
contrattuali. L’obbligazione, azionata dal conduttore, insorge al
termine della locazione e all’atto della restituzione del bene.
Le eventuali pretese risarcitorie del locatore potranno essere
azionate in fase di opposizione a decreto ingiuntivo.
Il ricorrente in tal caso dovrà provare l’avvenuta restituzione
dell’immobile mediante verbale di consegna o documentazione
equipollente. La casistica in materia verte essenzialmente su
richieste di restituzione di deposito cauzionale nei confronti di
enti proprietari di immobili.
FORNITURE DI UTENZE Risulta necessario per il ricorrente
(gas, telefono, specificare i periodi di riferimento della
elettricità) fattura morosità, ciò per assolvere all’onere di
ed estratto dei esatta individuazione della richiesta
libri. monitoria sì da consentire l’esercizio del
diritto di difesa all’utente moroso.

CONTRATTI DI PUBBLICITÀ:commissione della pubblicità-pagine dei


giornali oppure estratti dei libri e fatture in ipotesi di
prestazioni di servizi.

AZIONE DI REGRESSO:fattispecie che si verifica per il recupero di


somme pagate in eccesso rispetto al dovuto (es. somme versate dal
coobbligato solidale, dall’assicurazione garante al beneficiario
in luogo del soggetto garantito). In tali casi occorre: prova del
rapporto solidale; prova dell’avvenuto pagamento per l’intero;
ammontare della quota spettante a ciascun coobbligato nei
rapporti interni.
CREDITI CONDOMINALI:Verbale di approvazione del bilancio (preventivo
o consuntivo); verbale di approvazione della spesa o del piano di
riparto della spesa.31
Il decreto per oneri condominiali ai sensi dell’art. 63 disp.
Att. c.c. é provvisoriamente esecutivo ai danni del condomino
moroso: nei casi di alienazione vi è l’obbligo solidale di
acquirente e venditore per l’anno in corso e per quello
precedente. L’art. 63 disp. Att. c.c. riguarda esclusivamente i
rapporti tra condominio e singolo condomino. Tale norma non è
suscettibile di applicazione analogica in caso di locazione
(rapporti tra proprietario e conduttore) ed in caso di rapporti
inerenti consorzio e consociati per il pagamento degli oneri
consortili. In tale ultima fattispecie è consigliabile verificare
se nello statuto è richiamato, in via convenzionale, l’art. 63
disp.att. c.c. In caso di richiamo espresso, la norma diventa
applicabile per volontà delle parti.

FINANZIAMENTI: contratto di finanziamento e conteggi analitici da


cui si evinca la somma capitale da pagare (singole rate depurate
depurate dagli interessi) sulla quale poi decorreranno gli
interessi.
Nei contratti di finanziamento le società finanziarie concedono
prestiti finalizzati all’acquisto di determinati beni indicati
nei contratti all’uopo stipulati. Le parti pattuiscono altresì
le modalità di restituzione delle somme erogate ed il relativo
tasso di interesse. Il pagamento avviene di regola attraverso la
corresponsione di rate dello stesso importo composte in parte da
capitale in parte da interessi. Per le rate scadute, gli
interessi andranno a decorrere sulla sola quota-parte (rata) di
capitale al fine di evitare l’anatocismo 1. Per quanto concerne le
rate a scadere, operando la decadenza dal beneficio del termine,
l’ingiunzione di pagamento dovrà riguardare l’intera rata al

31
Il ricorso da parte dell’amministratore del condominio al procedimento monitorio ai sensi dell’art. 63
disp.att.c.c. nei confronti del condomino moroso, in base al preventivo delle spese approvato dall’assemblea
postula –avuto riguardo alla natura eccezionale della norma e del fatto che il decreto ingiuntivo presuppone
l’esistenza di una prova scritta del credito proveniente dal debitor- la ricorrenza dell’approvazione del bilancio
(preventivo o consuntivo) da parte dell’assemblea. In questo senso Cass.civ., sez. II, 8.3.2001, n. 3453.
Si ritengono prove scritte idonee ai fini dell’emissione del decreto ingiuntivo i prospetti mensili delle spese
condominiali non contestati oppure le “ricevute” di pagamento mensili per contributi condominiali, ma in questi
casi non può essere concessa la clausola di immediata esecutività ex art. 63 disp. Att. c.c per la quale è necessaria
l’allegazione dello stato di ripartizione della spesa approvata dall’assemblea così Cass. Civ, sez. II, 10.4.1996, n.
3296 e Cass. Civ., sez. II, 29.3.2001, n. 4638. Lo stesso dicasi per il verbale di un’assemblea condominiale
contente l’indicazione delle spese occorrenti per la conservazione o l’uso della parti comuni, il quale costituisce
prova scritta idonea all’emissione del decreto ingiuntivo pur in mancanza dello stato di ripartizione necessario al
fine di ottenere anche la clausola di provvisoria esecuzione del provvedimento ai sensi dell’art. 63 disp. Att. c.c.
Cfr. Cass.civ., sez. II, 21.11.2000, n. 15017.
valore attuale (depurata dalla parte di interessi che essa
contiene a fronte della dilazione di pagamento pattuita in
contratto), su tale rata andranno conteggiati gli interessi
convenzionali ove espressamente pattuiti, i quali decorreranno
dalla data di decadenza del beneficio del termine comunicata al
debitore attraverso la produzione della raccomandata con ricevuta
di ritorno.

CREDITI DA SUBFORNITURA INDUSTRIALE: La subfornitura (definita


dall’art. 1 legge 1998 n. 192 come un contratto con il quale
“un imprenditore si impegna a effettuare per conto di
un’impresa committente lavorazioni su prodotti semilavorati o
su materie prime forniti dalla committente medesima,o si
impegna a fornire all’impresa prodotti o servizi destinati ad
essere incorporati o comunque ad essere utilizzati
nell’ambito dell’attività economica del committente o nella
produzione di un bene complesso, in conformità a progetti
esecutivi, conoscenza tecniche e tecnologiche, modelli o
prototipi forniti dall’impresa committente”) per la sua
peculiare disciplina esige apposita ed analitica
documentazione in fase monitoria da cui risultino gli
elementi tutti dell’accordo. Il contratto infatti deve essere
stipulato per iscritto a pena di nullità. Il prezzo e le
modalità di pagamento devono essere appositamente determinate
(artt. 2 comma 4 e 3 della legge citata). Il prezzo deve
essere corrisposto entro i tempi stabiliti dalla legge o
comunque entro i termini pattuiti. Il mancato pagamento del
prezzo entro i termini pattuiti costituisce titolo per
ottenere il decreto ingiuntivo esecutivo. Si applica, per
quanto concerne il pagamento degli interessi, il d.lgs. 9
ottobre 2002 n. 231 (in G.U. 23 ottobre 2002 n. 249) che ha
sostituito l’art. 3 della legge in materia di subfornitura.
Il tasso di interesse dovuto nel caso di mancato rispetto del
termine di pagamento è pari al saggio di interesse del
principale strumento di rifinanziamento della Banca Centrale
Europea applicato alla sia più recente operazione di
rifinanziamento principale effettuata il primo giorno di
calendario del semestre di riferimento, maggiorato di sei
punti percentuali, fatta salva la pattuizione di interessi
moratori superiori e la prova di danni ulteriori.
Tale normativa ha previsto poi che, in caso di ritardo nel
pagamento superiore a trenta giorni, il committente incorre
in una penale pari al 5% dell’importo.
I CREDITI DELLE BANCHE E DEGLI ISTITUTI DI CREDITO : Un tempo,
vigente l’art. 102 della legge 7.3.1938 n. 141, la Banca
d’Italia, gli Istituti di credito di diritto pubblico, le
banche di interesse nazionale e le casse di risparmio
potevano ottenere il decreto ingiuntivo sulla base
dell’estratto di saldaconto, debitamente certificato da un
dirigente della banca come conforme alle scritture contabili.
L’art. 50 del D.Lgs. 1.9.93 n. 385 ha esteso tale facoltà a
tutte le banche, le quali possono ottenere l’emissione del
decreto ingiuntivo sulla base dell’estratto conto certificato
come conforme alle scritture contabili da uno dei dirigenti
della banca (art. 50: “La Banca d’Italia e le banche possono
chiedere il decreto d’ingiunzione previsto dall’art. 633, del
codice di procedura civile anche in base all’estratto conto,
certificato conforme alle scritture contabili da uno dei
dirigenti della banca interessata, il quale deve altresì
dichiarare che il credito è vero e liquido”1), il quale deve
dichiarare altresì che il credito è vero ed è liquido.
L’estratto conto (v. art. 119 d.lgs. 385/93) deve contenere
tutte le operazioni attive e passive, l’indicazione del tasso
di interesse a debito e a credito, delle spese, delle
commissioni, delle ritenute fiscali.
L’estratto conto prodotto dalla banca deve riferirsi al
periodo temporale in contestazione ed occorre che sia provato
il rapporto tra le parti (ad es. mediante la produzione del
contratto)e che il saldo sia stato debitamente comunicato al
cliente mediante l’invio dell’estratto conto (pertanto è
necessaria ai fini monitori la produzione dell’ultimo
estratto conto inviato al cliente poiché la mancata
tempestiva contestazione opera quale peculiare forma di
riconoscimento del debito). L’invio degli estratti conto è
stabilito dal contratto o, in mancanza di pattuizioni, dalla
legge (art. 1381 c.c. per il conto corrente indica la
periodicità minima semestrale; art. 119 D-Lgs. 385/1993
indica una periodicità minima annuale ovvero, a scelta del
cliente, trimestrale o mensile32.
1
La Relazione al testo normativo in esame individua nell’art. 50, quale elemento di principale novità, l’estensione
a tutte le banche della possibilità di utilizzare la procedura agevolata per ottenere il decreto ingiuntivo previsto
dall’art. 633 del codice di procedura civile. L’estensione trova giustificazione sia nella “ratio” sottesa alla
formulazione dell’art. 102, sia nel superamento della suddivisione delle banche in categorie istituzionali.
Il legislatore del 1936-38 aveva riservato tale privilegio solo a talune categorie di banche (ICDP, BIN e Casse di
Risparmio aventi un patrimonio di almeno 50 milioni di lire) che offrivano maggiori garanzie di una corretta
amministrazione contabile.
La concessione del privilegio non era quindi immediatamente collegata né alla natura pubblica della banca
procedente né alla qualità di pubblico ufficiale del dirigente certificante.
Non può pertanto ritenersi che la forma di s.p.a., assunta attualmente dalla maggioranza delle banche,
costituisca un impedimento alla generalizzazione del privilegio. A ciò aggiungasi la ingiustificata sperequazione
sussistente tra le s.p.a. bancarie rivenienti dai processi di ristrutturazione ex lege Amato e le altre banche
costituite in forma societaria.
La nuova norma consente a tutte le banche l’esperimento della procedura monitoria secondo lo schema
prospettato dall’art. 102 della legge bancaria, eliminando le disparità concorrenziali.
Altra novità è rappresentata dalla sostituzione dell’”estratto di saldaconto” con “l’estratto conto”previsto dagli
artt. 1857 e 1832 del codice civile.
Va infatti rilevato che il “saldaconto” era un particolare registro –caduto ormai in disuso- in cui figuravano tutti
i movimenti a debito e a credito nei confronti del cliente. L’espressione “estratto di saldaconto” usata dall’art.
102 è stata comunemente riferita in giurisprudenza al documento che riporta il saldo finale di rapporti regolati in
conto corrente, nel quale non appaia l’indicazione delle singole partite che hanno concorso a formare il saldo.
Inteso in tal senso l’estratto di saldaconto si differenzia dall’estratto conto che deve invece rappresentare il
risultato di tutte le voci a credito e a debito ricadenti nell’arco di tempo considerato, ivi compresi i diritti di
commissione, le spese, le ritenute fiscali e gli interessi attivi e passivi maturati, con l’indicazione di un saldo
attivo o passivo che costituirà la prima posta della successiva fase del conto.

1
Sulle differenze strutturali e probatorie tra l’estratto di saldaconto e l’estratto conto v. Cass.civ. sez. I, 20.8.2003
n. 12233. Nei rapporti di conto corrente bancario l’estratto conto ha efficacia probatoria fino a prova contraria
anche nei confronti del fideiussore del correntista non soltanto per la concessione del decreto ingiuntivo, ma
anche nel giudizio di opposizione allo stesso e in ogni altro procedimento di congizione ove il debitore principale
sia decaduto a norma dell’art. 1832 c.c. dal diritto di impugnare gli estratti di saldo conto. Ne consegue che il
fideiussore chiamato in giudizio dalla banca medesima per il pagamento della somma dovuta non può sollevare
contestazioni in ordine alla definitività di quegli estratti, cfr. Cass.civ., sez. III, 5.12.2003, n. 18650.

TIPOLOGIE DI PROVVEDIMENTI MONITORI

1-DECRETO DI ACCOGLIMENTO IN CASO DI PIÙ DEBITORI

TRIBUNALE DI ROMA

IL GIUDICE

LETTO il ricorso che precede;

RITENUTA la propria competenza;

RITENUTO che la domanda è fondata sui documenti prodotti;

CONSIDERATO che sussistono le condizioni di ammissibilità previste dall’art. 633 c.p.c. e l’applicabilità

dell’art. 642 II co. c.p.c. secondo quanto appresso specificato ;

INGIUNGE A

-Tizio residente in Roma, Via

-Caio “

di pagare in solido tra loro, senza dilazione, per il titolo di cui al ricorso, alla parte istante, le seguenti

somme:
quanto a Tizio, senza dilazione, la somma di € 49.122,61 oltre interessi al tasso legale dal 1.10.02 sino

all’effettivo soddisfo, nonché entro quaranta giorni dalla notifica del presente decreto la ulteriore somma di

€ 22.022,11, oltre interessi al Prime Rate ABI dal 1.11.02 sino all’effettivo soddisfo;

quanto a Caio senza dilazione, nella sua qualità di avallante, la complessiva somma di € 49,122,61 oltre

interessi al tasso legale dal 1.10.2002 sino all’effettivo soddisfo ed entro quaranta giorni dalla notifica del

presente atto la ulteriore somma di € 20.141,81, quale importo massimo garantito, oltre interessi al tasso

del PRIME RATE ABI tempo per tempo dalla data di emissione del presente decreto sino al soddisfo;

Autorizza, in mancanza del pagamento immediato, la provvisoria esecuzione del presente decreto in

relazione alle somme sopra indicate.

Avverte che può essere fatta opposizione nel termine di giorni QUARANTA dalla notifica del ricorso e del

presente decreto.

Roma lì

2-DECRETO DI ACCOGLIMENTO PER DIVERSI DEBITORI E DIVERSE SOMME

TRIBUNALE ORDINARIO DI ROMA

N.R.G. 65643/2003 D ECR. ING. N.

LETTO il ricorso che precede;

RITENUTA la propria competenza;

RITENUTO che la domanda è fondata sui documenti prodotti;

CONSIDERATO che sussistono le condizioni di ammissibilità previste dall’art. 633 c.p.c. ;


INGIUNGE A

A) 1- Impresa & c. S.a.s - con sede in Via -

2-Tizio - (RM), Via -

3-Caio (RM), Via -

di pagare in solido per il titolo di cui al ricorso, alla parte istante, la somma di € 9.429,25 e quanto a Caio la minor

somma di € 6.713,94 oltre interessi al tasso convenzionale nella misura del Prime Rate ABI tempo per tempo

vigente a far data dal 25.4.2003 sino all’effettivo soddisfo;

B) a Tizio e Caio di pagare la ulteriore somma di € 12.545,28 in solido con la garante per fideiussione Sempronio,

oltre interessi convenzionali nella misura del Prime Rate ABI tempo per tempo vigente far data dal 12.7.2003 sino

all’effettivo pagamento nonché le spese di questa procedura che si liquidano in € 49.40 per spese, in € 297,00 per

competenze e in € 197,00 per onorari, oltre I.V.A. e C.A.P.; e ciò nel termine di quaranta giorni dalla notifica del

presente decreto.

Avverte che può essere fatta opposizione nel termine di giorni QUARANTA dalla notifica del ricorso e del

presente decreto.

3- SCHEMA DECRETO DI CONSEGNA

N.R.G. Decr.ing. N.

- Letto il ricorso ed esaminati i documenti allegati;

- ritenuta la propria competenza;

- considerato che sussistono le condizioni di ammissibilità previste dall’art. 633 c.p.c. e l’applicabilità dell’art.
642 comma I/II c.p.c., e dell’art. 482 c.p.c.

INGIUNGE A

Soc. xyz con sede in …… via …….

Di consegnare, senza dilazione, per titolo di cui al ricorso, alla prima istante, le cose mobili indicate in ricorso,
nonché di pagare le spese di questa procedura, che si liquidano in € per spese, in € per
competenze ed in € per onorari, oltre I.V.A e C.A.P..
Autorizza, in mancanza della consegna immediata, la provvisoria esecuzione del presente decreto senza
l’osservanza del termine di cui all’art. 482 c.p.c..
Avverte che può essere fatta opposizione nel termine di giorni QUARANTA dalla notifica del ricorso e del
presente decreto.

4 SCHEMA DECRETO CON CONCESSIONE DI PROVVISORIA ESECUZIONE

N.R.G. Decr. Ing. N.

- Letto il ricorso ed esaminati i documenti allegati;

- ritenuta la propria competenza;

- considerato che sussistono le condizioni di ammissibilità previste dall’art. 633 c.p.c. e l’applicabilità dell’art.
642 comma I/II c.p.c.,

INGIUNGE A

Soc. xyz con sede in …… via …….

esso debitore
Di pagare ------------------- senza dilazione per titolo di cui al ricorso, alla parte istante, la somma di €
in solido
legali la domanda
coltre gli interessi ----------------- a decorrere da ----------------- nonché le spese di questa procedura, che si liqui-
convenzionali come richiesti

dano in € per spese, in € per competenze ed in € per onorari, oltre I.V.A: e C.A.P..

Autorizza, in mancanza del pagamento immediato, la provvisoria esecuzione del presente decreto.
Avverte che può essere fatta opposizione nel termine di giorni QUARANTA dalla notifica del ricorso e del
presente decreto.
3-DECRETO DI RIGETTO

TRIBUNALE ORDINARIO DI ROMA


-Sezione VII civile-

Il Giudice Unico dott.ssa Luisa De Renzis,


Letto il ricorso per decreto ingiuntivo;
Rilevato che nella fattispecie la ricorrente, avendo proceduto ad effettuare delle spese urgenti
per le cose comuni (rimozione e rifacimento della pavimentazione del terrazzo di proprietà
condominiale e di uso esclusivo della medesima ricorrente), chiede la ripartizione ed il
rimborso di tali spese attivando la presente procedura monitoria;
Ritenuto che ai fini dell’applicabilità dell’art. 1134 c.c. -per il quale il condomino che ha fatto
spese per le cose comuni senza autorizzazione dell’amministratore o dell’assemblea non ha
diritto al rimborso, salvo che si tratti di spese “urgenti”- occorre la prova certa
dell’indifferibilità della spesa e la sussistenza delle condizioni che imponevano di provvedere
senza ritardo e che impedivano di avvertire tempestivamente l’amministratore e gli altri
condomini;
Ritenuto che l’ accertame nto preliminare di fatto relativo alla applicabilità dell’art. 1134 c.c.
(con conseguente diritto al rimborso della spesa affrontata per conservare la cosa comune) sia
di esclusiva competenza del giudice di merito (v. Cass. 26 Marzo 2001 n. 4364) e non sia
compatibile con la struttura del procedimento monitorio ove è proponibile la sola azione di
condanna (al pagamento di somme) che non richieda alcuna preventiva necessità istruttoria in
fatto;
Ritenuta, di conseguenza, l’inammissibilità della procedura monitoria nei casi di proposizione
di azioni che postulano la necessità di preventivi e doverosi accertamenti della situazione di
fatto o di profili di merito ulteriori che non siano facilmente accertabili solo in diritto;
Ritenuto, da ultimo, che l’accertamento tecnico preventivo già svolto, in quanto mezzo di
istruzione preventiva, non costituisce affatto titolo giuridico per l’emissione del decreto
ingiuntivo in quanto trattasi di un accertamento parziale, limitato e di natura preventiva, cui
dovrebbe far seguito, ai fini di una cognizione piena ed efficace anche a fini probatori,
l’incardinazione del giudizio di merito con la conseguente richiesta dei provvedimenti
giurisdizionali del caso (nella specie: richiesta di rimborso delle somme sborsate dal
condomino previa dimostrazione della indifferibilità ed urgenza);
P.Q.M.
Rigetta il decreto ingiuntivo.
Roma lì
Il Giudice
(dott.ssa Luisa De Renzis)
4-DECRETO DI RIGETTO PER I RIMBORSI DI SOMME DOVUTE A TITOLO DI CREDITO IRPEG

TRIBUNALE DI ROMA

Il Giudice Unico dott.ssa Luisa De Renzis,

letto il ricorso per decreto ingiuntivo proposto dalla nei confronti della Agenzia delle Entrate per

conseguire il rimborso di somme dovute a titolo di credito IRPEG, ciò sulla base di una nota (prot. 2003/98616)

dell’Amministrazione Finanziaria con cui sono stati determinati gli importi spettanti a titolo di rimborso IRPEG

per l’anno di imposta 1994, oltre gli interessi maturati e maturandi previsti per legge pari alla somma di €

3.789.799,46;

OSSERVA

1. L’art. 2 del d.lgs. 546/1992, come modificato dall’art. 12, comma 2, della legge 28 dicembre 2001 n. 448,

dispone che appartengono alla giurisdizione tributaria tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi di ogni

genere e specie, compresi quelli regionali, provinciali e comunali.

Si tratta dunque di verificare se il giudice ordinario abbia o meno la giurisdizione in tema di ingiunzioni di

pagamento da emettersi nei confronti dell’amministrazione finanziaria per la restituzione e/o il rimborso di

somme versate, a vario titolo, in eccesso rispetto al dovuto.

2. La domanda di rimborso di somme versate in eccesso, domanda proposta dal ricorrente con il presente ricorso,

comporta comunque un’indagine preliminare relativa all’esistenza e/o ammontare dell’obbligazione tributaria, ciò

anche quando l’amministrazione riconosca il proprio debito.

Anche in ipotesi di riconoscimento di debito si impone al giudice una verifica di carattere preliminare circa il

collegamento causale del credito vantato dal ricorrente con il rapporto tributario sottostante, del quale occorre pur

sempre accertare l’esistenza e verificare l’ammontare e l’esattezza delle somme richieste nei confronti

dell’Amministrazione finanziaria.

Il riconoscimento di debito da parte dell’amministrazione, sotto il profilo civilistico, può essere ben inquadrato

nell’art. 1988 c.c. ma ciò non comporta automaticame nte il venir meno della natura tributaria dell’obbligazione

principale, la quale rimane immutata anche dopo il riconoscimento di debito da parte dell’amministrazione. Va
poi considerato che l’amministrazione finanziaria, nel riconoscere il proprio debito, potrebbe comunque

commettere degli errori di valutazione e/o di calcolo, con la conseguente necessità di verificare nuovamente

l’importo dell’obbligazione tributaria.

Tale premessa induce a ritenere la carenza di giurisdizione del giudice ordinario anche in materia di rimborsi di

imposte e tasse poiché trattasi comunque di valutare necessariamente, in via preliminare, l’esistenza

dell’obbligazione tributaria e di verificare l’ammontare e l’esattezza delle somme richieste nei confronti

dell’Amministrazione finanziaria.

3. Nella fattispecie, si deve poi osservare che la lettera in data 2.7.03, emessa a firma del Funzionario Tributario

in servizio presso l’Agenzia delle Entrate di Roma -Ufficio I-, giuridicamente non attribuisce un diritto

automatico al pagamento in capo al contribuente poiché l’Ufficio finanziario si riserva di provvedere, nel rispetto

dell’ordine cronologico alla tempestiva liquidazione, non appena saranno riattivate le necessarie procedure

informatiche, a suo tempo chiuse per la soppressione del Centro di Servizio delle Imposte Dirette ed Indirette di

Roma.

L’Amministrazione, nella missiva predetta, informa inoltre il contribuente che la materiale erogazione del

rimborso, i cui tempi di emissione sono condizionati dallo stanziamento di fondi in bilancio, sarà gestita a livello

centralizzato, quindi non di competenza dei singoli Uffici delle Entrate. Tali precisazioni da parte

dell’amministrazione evidenziano che -anche a voler ipotizzare giuridicamente una sorta di riconoscimento di

debito da parte dell’amministrazione finanziaria per il rimborso di somme erogate in eccesso dal contribuente-

l’iter per l’effettivo rimborso delle somme è soggetto comunque a criteri automatici nel rispetto dell’ordine

cronologico, nonché la materiale erogazione del rimborso non spetta direttamente all’ufficio (Agenzia delle

Entrate-Ufficio I) che ha effettuato il riconoscimento, o meglio la ricognizione, bensì è condizionata allo

stanziamento di fondi in bilancio e viene gestita a livello centralizzato.

Di conseguenza, ove si riconoscesse la giurisdizione del g.o. e la possibilità di emettere ingiunzioni di pagamento

nei confronti dell’amministrazione tributaria, il decreto ingiuntivo verrebbe emesso nei confronti di un soggetto

(Agenzia delle Entrate) non abilitato a provvedere al pagamento diretto con l’alterazione dell’ordine cronologico
di liquidazione, profili questi sindacabili esclusivamente dalla competente giurisdizione tributaria ai sensi della

normativa sopra citata.

4.Nell’affrontare la questione occorre anche considerare che la giurisprudenza della Corte di Cassazione (da

ultimo v. Cass. sezioni unite 24.4.2002 n. 6036), se per un verso attribuisce al riconoscimento di debito da parte

dell’amministrazione una valenza autonoma sì da conferire autonomia al credito in relazione al rapporto tributario

sottostante (una volta che l’amministrazione ha disposto il rimborso delle imposte, così riconoscendo il credito

del contribuente, tale credito resta enucleato dal rapporto tributario ed integra una ordinaria pretesa creditoria

riconducibile nell’ambito dell’indebito oggettivo), d’altro verso prende le mosse da fattispecie del tutto peculiari

aventi ad oggetto l’emissione di vaglia cambiari, da parte della Banca d’Italia, per il rimborso di imposte; vaglia

cambiari poi trafugati da ignoti ed abusivamente negoziati sicché la condanna (inflitta da parte del g.o.)

dell’amministrazione finanziaria al pagamento del rimborso non percepito non attiene al profilo dell’obbligazione

tributaria, mai investita direttamente o indirettamente da alcuna censura, bensì al diverso profilo della

responsabilità dell’amministrazione finanziaria derivante dal mancato pagamento dell’originario vaglia cambiario.

Tali decisioni non si attagliano alla presente fattispecie poiché nessun rimborso è stato mai disposto a favore del

contribuente e la nota dell’ufficio competente, anche a volerla considerare come formale riconoscimento di

debito, non muta la natura dell’obbligazione tributaria sottostante, per la quale il contribuente dovr à presentare

istanza di rimborso all’amministrazione finanziaria ed eventualmente impugnare il silenzio-rifiuto dinanzi alle

competenti Commissioni Tributarie;

P.Q.M.

Respinge il ricorso.
5- INVITO AD INTEGRARE LA DOCUMENTAZIONE

TRIBUNALE ORDINARIO DI ROMA


-Sezione Decreti Ingiuntivi -
Il Giudice Unico,
Visto l’art. 640 c.p.c.
Invita la parte istante ad integrare la documentazione mediante la produzione degli estratti dei
libri contabili provvisti di attestazione notarile in conformità dell’art. 8 della legge 18.10.2001
n. 383 (attestazione che i libri, non più bollati e vidimati, risultano tenuti regolarmente nelle
forme di legge).

6- INVITO AD INTEGRARE LA DOCUMENTAZIONE PER I RICORSI IN MATERIA BANCARIA

TRIBUNALE ORDINARIO DI ROMA


-Sezione Decreti Ingiuntivi -
Il Giudice Unico,
Visto l’art. 640 c.p.c.
Invita la parte istante ad integrare la documentazione mediante la produzione della seguente
documentazione:
1- estratto conto, comprensivo delle varie operazioni attive e passive effettuate (e non il mero
saldo del conto) per il periodo di maturazione del credito azionato;
2- attestazione a firma del funzionario responsabile che dal credito azionato in sede monitoria
sia stata scorporata la capitalizzazione trimestrale, ciò in conformità del recente orientamento
della Suprema Corte di Cassazione;
Invita altresì la parte istante alla modifica della domanda (anche solo subordinata e/o con
riserva di azione per la differenza) da apporsi in calce al ricorso, con apposita istanza, per la
minor somma calcolata (ciò ai fini di consentire all’ingiunto la comprensione e la conoscibilità
del procedimento logico-giuridico seguito dal giudice nella nuova determinazione del credito);
Roma lì
Il Giudice
(dott.ssa Luisa De Renzis)
7 – Attestato di cui agli art. 54 e 58 del regolamento (CE) n. 44/2001, relativo alle
decisioni e alle transazioni giudiziarie (in lingua italiana)

1. Stato membro d’origine: Repubblica Italiana.


2. Organo giurisdizionale o autorità competente che rilascia l’attestato:
2.1 Nome: Tribunale di Roma
2.2 Indirizzo: Via G. Cesare, 54 b
2.3 Tel.fax:
3. Organo giurisdizionale che ha emesso la decisione / approvato la transazione
giudiziaria:
3.1 Tipo di organo giurisdizionale: Dr.ssa De Renzis Luisa, giudice presso il
Tribunale di Roma.
3.2 Sede dell’organo giurisdizionale: Tribunale di Roma.
4. Decisione / transazione giudiziaria: decreto ingiuntivo n.
4.1 Data: ………..
4.2 Numero di riferimento: Ruolo Generale del procedimento è R.G. ………
4.3 Parti in causa: ……………..
4.3.1 Nome dell’attore: …………………. (ricorrente)
4.3.2 Nome del convenuto:……………..(resistente)
4.3.3 Nome delle eventuali altri parti: ……………….
4.4 Data di notificazione o comunicazione della domanda giudiziale in caso di
decisioni contumaciali: il decreto è stato notificato in data ……… presso
l’Ufficio di Rappresentanza di Roma.
4.5 Testo della decisione / transazione giudiziaria allegato al presente attestato:
copia autentica del decreto.
5. Nomi delle parti alle quali è stato concesso il gratuito patrocinio:………………….

La decisione è esecutiva nello Stato membro di origine (art. 38 e 58 del regolamento)


contro:

Nome:

Fatto a Roma, data ………..

Firma e/o timbro:


SEZIONE II - L’OPPOSIZIONE A DECRETO INGIUNTIVO -

1-NATURA DEL GIUDIZIO DI OPPOSIZIONE –POTERI DELLE PARTI - POTERI DEL GIUDICE
L’opposizione è il mezzo accordato al debitore per contestare
il decreto ingiuntivo. Il giudizio di opposizione costituisce
una fase meramente eventuale e si svolge secondo le regole
tipiche del procedimento a cognizione piena33.
L’opposizione va proposta con atto di citazione allo stesso
giudice che ha emesso il decreto ingiuntivo, nel termine di 40
giorni stabilito dalla legge (art. 641 c.p.c.) o in quello
maggiore o minore fissato dal giudice.
Il legislatore ha previsto altresì la possibilità
dell’opposizione tardiva, oltre il termine stabilito
espressamente dalla legge, ciò quando l’intimato prova di non
avere avuto tempestiva conoscenza del decreto per irregolarità
della notificazione, per caso fortuito o forza maggiore (art.
650 c.p.c.)
L’opposizione, ivi compresa l’opposizione tardiva, non è più
ammessa decorsi dieci giorni dal primo atto di esecuzione.
Come già evidenziato il giudizio di opposizione si svolge
secondo le regole della cognizione ordinaria anche se le parti
di tale giudizio possono essere soltanto colui che ha proposto
la domanda monitoria (originario ricorrente) e colui contro il
quale la domanda monitoria è stata proposta (ingiunto).
In tale giudizio la parte opposta può fornire ogni prova del
diritto fatto valere, non operando -trattandosi di giudizio a
cognizione piena- il limite derivante dalla prova scritta
circoscritto alla sola fase di emissione del decreto.
Incombe peraltro sulla parte opposta (creditore o attore in
senso sostanziale) l’onere di provare il fondamento della sua
pretesa.
La posizione processuale delle parti risulta pertanto
invertita. La peculiarità del giudizio di opposizione fa sì che
l’opponente (attore in senso formale) sia convenuto in senso
sostanziale mentre l’opposto (convenuto in senso formale) sia
attore in senso sostanziale. Il giudizio di opposizione infatti
assume –quanto meno da un punto di vista formale- la natura di
giudizio di impugnazione con inevitabili conseguenze sulle
posizioni processuali delle parti, le quali, rispetto al primo
procedimento (fase monitoria) mutano la propria situazione
processuale34.
Tale peculiare situazione processuale, in verità, crea numerosi
problemi di interpretazione circa i poteri difensivi spettanti
alle parti in causa. Ad es., secondo l’orientamento prevalente

33
Il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo viene considerato quale logico ed eventuale sviluppo della fase
monitoria: si riequilibrano le posizioni delle parti –attraverso il principio del contraddittorio- con cognizione
piena delle difese della parte ingiunta (v. Cass. 26 aprile 1993 n. 4857; Cass. 26 marzo 1991 n. 3258).
34
In questo senso v. Garbagnati, I procedimenti di ingiunzione e per convalida di sfratto, Milano, 1991, 198 e ss.
della S.C., nel giudizio di opposizione spetterebbero alla
parte opposta tutti i poteri derivanti dalla posizione
processuale del convenuto, compresa la possibilità di proporre
domande riconvenzionali.
Al contrario, soltanto la domanda proposta dall’opponente può
essere inquadrata nello schema della domanda riconvenzionale,
dovendosi qualificare le domande proposte dall’opposto quali
domande ulteriori, accessorie e funzionali rispetto alle
domande avanzate in sede monitoria35.
Trattasi di questione di notevole rilievo pratico, di recente,
affrontata dal Tribunale di Roma e risolta secondo la
prospettiva tradizionale della Suprema Corte di Cassazone: alla
parte opposta che, da un punto di vista sostanziale riveste la
posizione di attore, non spetta il potere di proporre domande
nuove ed autonome rispetto a quelle già formulate nella
procedura ingiuntiva, salvo il caso (c.d. reconventio
reconventionis)in cui tali domande dipendono dal titolo dedotto
in giudizio dall’attore o da quello che già appartiene alla
causa come domanda riconvenzionale posta dall’opponente, il
quale riveste (da un punto di vista sostanziale) la posizione
di convenuto36.
Ove si ammettesse la possibilità per la parte opposta di
proporre domande riconvenzionali, le stesse dovrebbero essere
qualificate come vere e proprie domande nuove atte ad ampliare
i limiti derivanti dalla originaria domanda di ingiunzione; si
avrebbe così un giudizio incardinatosi con una domanda di
ingiunzione ben precisa e suscettibile di un ampliamento
indefinito.
Risulta dunque più logica e coerente con il sistema processuale
la preclusione derivante dalla impossibilità -per la parte
opposta- di spiegare domande riconvenzionali, le quali, ove
proposte, dovranno essere dichiarate inammissibili per le
ragioni sopra evidenziate37.
In conclusione, nel giudizio di opposizione, la parte opposta,
in quanto attrice in senso sostanziale, può, a norma degli
artt. 183 e 184 c.p.c., precisare o modificare ma non mutare la
domanda già spiegata con il ricorso per ingiunzione.
L’opponente, in quanto convenuto in senso sostanziale, può –dal
canto suo- proporre, ai sensi dell’art. 36 c.p.c., le domande

35
La S.C. ritiene che “nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo solo l’opponente, sostanzialmente
convenuto, può proporre domande riconvenzionali, mentre l’opposto, sostanzialmente attore, non può proporre
domande diverse da quelle fatte valere con l’ingiunzione” così Cass.sez. II., 29.11.2002 n. 16957.
In tal senso anche Cass.civ., sez. III., 29.3.2004 n. 6202 ove si ribadisce l’impossibilità per l’opposto di
proporre domande diverse rispetto a quelle fatte valere con l’ingiunzione, essendogli consentito solamente
di modificare le domande nei limiti di quanto disposto dall’art. 183 e 184 c.p.c., potendo quindi domandare
senz’altro una somma minore di quella richiesta con l’ingiunzione –purché non si modifichi la “causa
pretendi”-, ma non già una somma maggiore, neppure se tale “causa pretendi” lasci immutata, in tale ipotesi
invero si sostituirebbe la domanda originaria con una nuova domanda.
36
v. Tribunale Roma, Sez. IX, sentenza 12 febbraio 2003 n. 4929 in Il Merito, Milano, Aprile 2004 pagg. 32 e ss.
37
v. Tribunale Roma, sez. II, sentenza 13 novembre 2002, in Giurisprudenza Romana, 2003, 5, pag. 189; Appello
Milano, sentenza 3 luglio 2002, in Gius., 2003, 5, pag. 612; Pretura Torino, sentenza 18 luglio 1996, in Giur.
It.,1997,, I, 2, pag. 378 .
riconvenzionali che, ove proposte, consentono all’opposto il
potere di avanzare la c.d. reconventio reconventionis.
Altro problema di notevole rilevanza pratica si pone per la
chiamata di terzo in causa da parte dell’opponente.
In tema di procedimento per ingiunzione, per effetto
dell’opposizione, come già rilevato, non si verifica alcuna
inversione della posizione sostanziale delle parti nel giudizio
contenzioso, nel senso che il creditore mantiene la veste di
attore, l’opponente quella di convenuto. Tutto ciò esplica i
suoi effetti non solo nell’ambito probatorio ma anche in
relazione ai poteri ed alle preclusioni processuali. Il
problema si pone relativamente all’applicabilità dell’art. 269
c.p.c. (chiamata del terzo in causa) che mal si concilia con il
procedimento di opposizione al decreto. La giurisprudenza della
Cassazione ritiene che l’opponente, in ogni caso, è tenuto a
citare unicamente il soggetto che ha ottenuto il decreto, non
potendo le parti originariamente essere altri che il soggetto
istante per l’ingiunzione di pagamento ed il soggetto nei cui
confronti la domanda è diretta, così che l’opponente (cui è
altresì preclusa, nella qualità di convenuto sostanziale, la
facoltà di chiedere lo spostamento dell’udienza , nonché di
notificare l’opposizione a soggetto diverso dal creditore
procedente in ingiunzione) deve necessariamente chiedere al
giudice, con lo stesso atto di opposizione, l’autorizzazione a
chiamare in giudizio il terzo al quale ritiene comune la causa
sulla base dell’esposizione dei fatti e delle considerazioni
giuridiche contenute nel ricorso per decreto ingiuntivo38.
Tale soluzione sembra la più opportuna da un punto di vista
logico-giuridico poiché, ove la parte opponente abbia interesse
a chiamare in causa un terzo estraneo al giudizio monitorio non
può esserle preclusa tale possibilità difensiva.
La conclusione è la seguente: l’opponente a decreto ingiuntivo,
non potendo chiedere, nella sua qualità di convenuto
sostanziale, lo spostamento dell’udienza in quanto non ancora
fissata e non potendo notificare l’opposizione a soggetto da
chi ha ottenuto il decreto ingiuntivo, non può che richiedere
al giudice, con lo stesso atto di opposizione, l’autorizzazione
a chiamare in giudizio il terzo al quale ritiene la causa
comune39.
Quanto ai poteri del giudice dell’opposizione, deve ribadirsi
che l’opposizione introduce un ordinario giudizio di cognizione
in cui il giudice non deve limitarsi a stabilire se
l’ingiunzione fu emessa legittimamente in relazione alle norme
regolanti l’emanazione del procedimento monitorio, ma deve

38
v. Cass. Sez. I., 27.6.2000, n. 8718. Sul punto v. Tribunale di Trento 2.12.2002 che nega alla parte opponente la
facoltà di convenire in giudizio terzi ai quali ritiene la causa comune, dovendo preliminarmente richiedere al
giudice l’autorizzazione alla chiamata in causa ai sensi dell’art. 269, comma 2, c.p.c.
Sulla inammissibilità della domanda di autorizzazione alla chiamata di un terzo in causa proposta dall’opposto v.
Tribunale di Sanremo 14.5.2002.
39
Sul punto v. Tribunale Firenze, sezione civile, ordinanza 21 maggio 2004 in Guida al Diritto, Milano, 25, pag.
71.
accertare il fondamento della pretesa fatta valere in
monitorio. Nel caso in cui risulti provata l’esistenza del
credito, la domanda di ingiunzione va accolta e l’opposizione
respinta, ciò indipendentemente da eventuali vizi della
procedura monitoria che non determinino l’insussistenza del
diritto stesso40.

2-LA PROVVISORIA ESECUZIONE NEL GIUDIZIO DI OPPOSIZIONE(art.648 e 649


c.p.c).

La concessione della p.e..


L’art.648 c.p.c. stabilisce che può essere concessa la p.e. del
decreto opposto, con ordinanza non impugnabile, nel caso di
opposizione non fondata su prova scritta né di pronta
soluzione.
E’ concessa discrezionalmente dal giudice, valutando se
l’opposizione sia fondata su una prova scritta idonea a provare
un fatto impeditivo, modificativo od estintivo del credito
vantato.
Non appare di pronta soluzione la controversia che richieda
necessari approfondimenti istruttori od altro che valga a
ritardare la decisione finale con sentenza.
La giurisprudenza prevalente ritiene che l’istanza sulla
concessione della p.e. possa essere decisa anche in prima
udienza ex art.180 c.p.c., lasciando ovviamente alla parte
creditrice l’onere di scegliere se chiedere la decisione allo
stato degli atti già prodotti all’udienza di prima
comparizione, ovvero dopo aver meglio chiarito il thema
decidendum all’esito dell’udienza di trattazione.
Per la concessione della provvisoria esecuzione parziale
esistono le tesi contrapposte sia negativa (valorizzando la
modificabilità del decreto solo con la sentenza di accoglimento
parziale ex art.653 co.2, c.p.c., cfr. Cass.7.7.76, n.2549) sia
positiva (Trib. Como 17.4.96, Pretura Monza 13.6.96).

LA SOSPENSIONE DELLA PROVVISORIA ESECUZIONE GIÀ CONCESSA


L’art.649 c.p.c. prevede la sospensione della p.e. già
concessa, con ordinanza non impugnabile, su istanza
dell’opponente, ove ricorrano gravi motivi.

40
La S.C. con una pronuncia assai recente ha ribadito la natura del giudizio di opposizione ed i poteri del giudice
in tale fase evidenziando che “l’opposizione a decreto ingiuntivo dà luogo ad un ordinario giudizio di cognizione
in cui il giudice non deve limitarsi a stabilire se l’ingiunzione fu emessa legittimamente in relazione alle
condizioni previste dalla legge per l’emanazione del provvedimento monitorio, ma deve accertare il fondamento
della pretesa fatta valere con il ricorso per ingiunzione e, ove il credito risulti fondato, deve accogliere la
domanda indipendentemente dalla circostanza della regolarità, sufficienza e validità degli elementi probatori
alla stregua dei quali l’ingiunzione viene emessa, restando irrilevanti, ai fini di tale accertamento, eventuali vizi
della procedura monitoria che non importino l’insussistenza del diritto fatto valere per il tramite di essa.
L’eventuale mancanza delle condizioni che legittimano l’emanazione del provvedimento ingiuntivo, infatti, come
anche l’esistenza di eventuali vizi nella procedura relativa, possono assumere rilevanza wsolo sul regolamento
delle spese dalla fase monitoria” v. Cass.civ., sez. I., 16 marzo 2004 n. 5311.
I GRAVI MOTIVI addotti dall’opponente sono costituiti
generalmente dalla documentata insussistenza dei presupposti
dell’accoglimento definitivo (sentenza) della domanda
ingiuntiva ossia, in sintesi, dal fumus boni iuris
dell’opposizione (nella quale, di solito, si evidenzia
l’originaria inesistenza del credito ovvero l’esistenza di una
causa estintiva del rapporto successiva al suo sorgere).
Sospesa la p.e. già concessa, non appare possibile accogliere
l’istanza del debitore di ordinare immediatamente la
cancellazione dell’ipoteca giudiziale iscritta dal creditore
sulla base del d.i. concesso in forma esecutiva, essendo allo
stato solo sospesa (e non revocata) la p.e. e dovendo
rimandarsi alla sentenza finale la decisione definitiva
sull’esistenza del diritto di credito effettivamente vantato
dall’opposto, con la sola tutela risarcitoria ex art.96 c.p.c.
a favore dell’opponente risultato vincitore alla fine del
giudizio nei confronti del creditore che, senza la normale
prudenza abbia immediatamente iscritto ipoteca giudiziale sulla
base di un d.i. esecutivo poi con sentenza revocato per
inesistenza del relativo credito.

DICHIARAZIONE DI ESECUTIVITA’ (art. 647 c.p.c.)


Se non è stata fatta opposizione nel termine stabilito o se
l’opponente non si è costituito, il giudice –su istanza anche
verbale del ricorrente- dichiara esecutivo il decreto, che
acquista autorità di giudicato sostanziale.
La dichiarazione di esecutività preclude la proposizione di una
nuova opposizione o il proseguimento di quella proposta.

3-LA DECISIONE
RIGETTO DELL’OPPOSIZIONE (art. 653 c.p.c.)
In caso di rigetto dell’opposizione –con sentenza passata in
giudicato o provvisoriamente esecutiva- il decreto acquista
efficacia esecutiva.
In caso di accoglimento parziale, il titolo esecutivo è
costituito è costituito esclusivamente dalla sentenza, ma gli
atti di esecuzione già compiuti conservano i loro effetti nei
limiti della somma o della quantità accertata come dovuta in
sentenza.

ACCOGLIMENTO INTEGRALE DELL’OPPOSIZIONE: Il decreto viene


revocato in caso di accoglimento dell’opposizione.
L’opposizione può essere accolta per motivi di rito (es.
declaratoria di incompetenza) o per ragioni di merito quando il
giudice accerta l’inesistenza del diritto azionato dalla parte
ricorrente o ancora accerta l’ inidoneità della prova ovvero
l’esistenza di fatti estintivi e/o impeditivi allegati dalla
parte opponente.
Molto spesso accade che la parte ingiunta provveda al pagamento
nel corso del giudizio di opposizione. Il pagamento intervenuto
nel giudizio di opposizione impone al giudice la revoca del
decreto ingiuntivo, essendo il titolo caducato dalla
41
sopravvenuta estinzione del diritto .

41
Cass. , Sez. Unite 7 luglio 1993 n. 7448; Cass. 12 febbraio 1994 n. 1421; Cass. 21 dicembre 1995 n. 13027. DA
ultimo, cass. 13 giugno 1997 n. 5336 secondo cui l’avvenuto pagamento totale comporterebbe, quale conseguenza
immediata, la cessazione della materia del contendere.