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L’AZIONE DI RIDUZIONE E GLI ALTRI STRUMENTI

DI TUTELA DEL LEGITTIMARIO

SOMMARIO: 1.- Determinazione della legittima.— 2. Mutamenti sopravvenuti nel valore dei
beni.— 3. Intangibilità della legittima.—4. Lascito eccedente la porzione
disponibile.— 5. La riduzione prevista nell’art. 553.— 6. La posizione del legittimario
nella divisione del testatore.— 7. L’azione di riduzione.— 8. Accettazione dell’eredità
con beneficio di inventario. 9. Imputazione delle liberalità in conto. 10. La
dispensa dall’imputazione.— 11. Collazione, imputazione ex se e riduzione.— 12.
Legittimazione attiva e passiva all’azione di riduzione. 13. Riduzione delle
disposizioni testamentarie.— 14. Riduzione delle donazioni.— 15. La domanda di
riduzione.— 16. L’azione di restituzione contro gli onorati testamentari e i donatari.—
17. La riduzione di disposizioni avente per oggetto beni determinati.— 18. Liberalità
elargite a legittimari.— 19. Il terzo comma dell’art. 560.— 20. Restituzione dei
frutti.— 21. Sorte dei pesi imposti dal donatario sulla cosa da restituire.— 22.
L’azione di restituzione contro i terzi acquirenti. 23. Insolenza del donatario
soggetto a riduzione.— 24. Trascrizione della domanda di riduzione.— 25. Modi di
estinzione dell’azione di riduzione: prescrizione e rinuncia.26. Donazioni
simulate.—27 (Segue) Beneficio di inventario e azione di simulazione. 28. (Segue).
Prescrizione dell’azione di simulazione.

1. Determinazione della legittima.

Il problema della tutela del legittimario sorge nel momento in cui alcune
categorie di soggetti, legati al defunto da uno stretto vincolo familiare, non
conseguano dalla successione un utile che quanto meno eguagli il valore di una
certa porzione del patrimonio complessivo del defunto, determinata dagli art. 537 e
ss. in una frazione calcolata sui valore dei beni lasciati nella successione e sul
valore dei beni che siano stati oggetto di liberalità inter vivos (riunione fittizia).
E opinione unanime che la riunione fittizia dei beni relitti ai beni donati sia
una mera operazione di calcolo: i beni donati non sono investiti da un diritto di
comunione del legittimario, né è necessario che essi siano acquistati pro quota dal
legittimario in caso di lesione, se nel relictum si trovano beni sufficienti a
uguagliare il valore della porzione riservata (art. 554).
Posto che la legge calcola l’oggetto del diritto del legittimario in una certa
proporzione dei beni relitti e dei beni donati, ma poi non sancisce l’inefficacia, in
quella stessa proporzione, delle donazioni, se ne deduce che il legittimario deve
recuperare altrove la quota del donatum che è compresa nella legittima. Ed è
altrettanto chiaro che questo recupero non può avvenire che, come recupero di
valore, sui beni relitti. Da qui la conclusione che il quoziente ottenuto dalle frazioni
stabilite negli art. 537 e ss., applicate sulla massa dei beni relitti e beni donati,

1
deve compiere un percorso inverso rispetto a quello operato con il procedimento ex
art. 556. Esaurito tale procedimento, quel quoziente deve divenire frazione dei beni
compresi nell’asse ereditario, in modo che per il futuro i diritti dei legittimari,
destinatari ex art. 536 c.c. di una quota riservata, siano suscettibili di essere definiti
in astratto, indipendentemente dai valori.
In che modo avviene la devoluzione di tale quota a favore del legittimario,
quando egli non sia già munito, per legge o per testamento, di un titolo ereditario di
uguale o maggiore ampiezza?
In tale indagine è possibile fissare due nozioni estreme: a) il riconoscimento al
legittimario di una certa utilità non comporta che egli sia erede ispo iure, pure in
presenza di una istituzione universale in favore di altri, perché le disposizioni
lesive della legittima, comprese quelle a titolo universale, non sono nulle né
annullabili, ma riducibili, e, perciò efficaci sino a quando non siano impugnate con
l'azione di riduzione;1 b) è certamente erede il legittimario al quale la quota di
riserva sia attribuita dal testatore o dalla legge, ferma la necessità dell’accettazione,
espressa o per facta concludentia, da parte del chiamato. 2
In questi due estremi s’inserisce la posizione del legittimario preterito o
istituito in una quota che non gli consenta di integrare il valore della riserva.
Secondo la giurisprudenza il legittimario preterito ottiene la quota di riserva e,
con essa, la qualità di erede per via giudiziale, mediante l’azione di riduzione, il cui
esercizio vittorioso determina la sopravvenuta inefficacia della disposizioni
testamentarie per la parte in cui eccedono la disponibile.3 Ma perché la qualità di
erede non sia una formula vuota, è chiaro che l’inefficacia che segue alla riduzione
non va riferita all’utilità economica espressa dalla disposizione, ma deve incidere,
comprimendola nei limiti della disponibile, sulla frazione istitutiva astratta,4
altrimenti il legittimario sarebbe erede senza quota, mentre nel nostro ordinamento
(art. 588) il concetto di erede è indissociabile dalla titolarità di una quota astratta
dell’universum ius defuncti. D’altra parte, una volta riconosciuto che la riduzione è
in grado di fare acquistare la qualità di erede al legittimario preterito, a maggior
ragione l’azione consentirà di integrare una vocazione ereditaria insufficiente, se il

1
Cass. 19 dicembre 1941 n. 2964; Cass. 8 novembre 1957 n. 4309: Cass. 24 maggio 1962
n. 1206, in Giust. civ., 1962, I, 1864; Cass. 7 febbraio 1964 n. 276, ivi, 1964, I, 509; Cass. 3
gennaio 1966 n. 3; Cass. 24 giugno 1972 n. 2141, in Giur. it., 1973, I, 1, 1615; Cass. 28
marzo 1973 n. 861; Cass. 17 ottobre 1973 n. 2624, in ; Cass. 19 novembre 1973 n. 3098;
Cass, 7 gennaio 1981 n. 105; Cass. 19 giugno 1981 n. 4024; Cass. 6 marzo 1992 n. 2708;
Cass. 29 ottobre 1994 n. 8942, in Giur. it., 1995, I, 1, 1228, con nota di DE GREGORIO;
Cass. 12 gennaio 1999 n. 251.
2
GIANNATTASIO, Delle successioni, in Commentario del Codice civile, Libro II, t.1, Torino,
1971, 279.
3
In questo senso Cass. 15 marzo 1958 n. 867, in Giust. civ., 1958, I, 952, con nota di
CASSISA; Cass. 22 giugno 1963 n.1679, in Foro it., 1963, I, 1914; Cass, 28 gennaio 1964 n.
204, in Giust. civ.,, 1964, I, 534; Cass. 11 marzo 1966 n. 699, ivi, 1966, I, 1775; Cass. 15
luglio 1966 n.1910, in Foro it., 1967, I, 2446; Cass. 26 gennaio 1970 n. 160, in Giust. civ.,
1970, I, 1228; Cass. 29 gennaio 1970 n. 187, ivi, 1970, I, 703; Cass. 12 marzo 1975 n. 926,
in Foro it., 1975, I. 1371; Cass. 14 marzo 1977 n. 1018, in Giust. civ., 1978, I, 353, con
nota di A ZZARITI; Cass. 15 novembre 1982 n. 6098, ivi, 1983, I. 49, con nota di A ZZARITI;
Cass. 22 ottobre 1988, in Vita not., 1988, I, 735; Cass. 5 aprile 1990 n. 2809, in Giust. civ.,
1991, I, 2787, con nota di DI M AURO.
4
CARBONE, Riduzione delle donazioni e delle disposizioni lesive della legittima , in Dig.
disc. priv., XVII. 1998, 617.

2
legittimario non sia stato trascurato, ma istituito in quota inferiore.5 Nell’uno e
nell’altro caso, a seguito della riduzione, ne deriverà una variazione delle quote
istitutive astratte, in favore dei legittimari e a scapito degli eredi istituiti.
Le quote sono immuni da modifiche solo quando il legittimario, già investito
della quota ereditaria per legge o per testamento, agisca in riduzione contro
donatari e legatari per conseguire l’utile netto (pars bonurum) espresso dalla quota
di riserva.
E’ stato precedentemente chiarito che il risultato quantitativo che scaturisce
dalle operazioni descritte nell’art. 556 costituisce, al pari della massa da cui è
generato, una misura di calcolo: in primo luogo misura del quantum che è riservato
al legittimario, come utile netto, ottenuto moltiplicando le frazioni ex art. 537 e ss.
per il valore della massa; in secondo luogo, quel quantum, per chi considera la
legittima quota d’eredità, costituisce il parametro per stabilire l’entità della frazione
dell’universum ius del defunto, nella quale sono chiamati a succedere i destinatari
della vocazione necessaria. Il legittimario, in altre parole, sebbene non sia erede in
quanto tale, ha diritto di subentrare in una quota ereditaria che gli permetta di
conseguire beni relitti di valore pari alla porzione riservata, al netto della
proporzionale quota dei debiti di cui anche la legittima risponde:6 «numeratore è il
valore della porzione indisponibile risultante dal calcolo dell’art. 556;
denominatore è il valore del relictum al netto dei debiti. Concretata sul valore lordo
dell’eredità, questa frazione esprime il valore della legittima al lordo della quota
proporzionale dei debiti ereditari di cui il legittimario, come ogni altro erede,
risponde, secondo il principio generale dell’art. 754». Relictum 100, debiti 20,
donatum 40 (sulla disponibile); sopravvive un figlio legittimo. A 60 ammontando
la legittima del figlio e a 80 il valore dei beni relitti, sono riservati ¾del patrimonio
(60:80) del relictum di 100 (= 75) gravati da una quota corrispondente dei debiti
ereditari (- 15), di guisa che il figlio consegue iure hereditario un utile di 60, pari
alla sua legittima. 7
Si parla in proposito di «elasticità» della quota riservata, proprio per porre
l’accento sul fatto che la quota non è predefinita dalla legge in una misura fissa, ma
scaturisce a posteriori dal rapporto fra l’indisponibile e i beni relitti; il fenomeno
dell’elasticità dipende dal principio per cui la legittima si calcola sul relictum
aumentato dei beni donati, ma si prende innanzi tutto sui beni relitti; e, dal punto di
vista aritmetico, il fenomeno dipende dalla regola per cui un certo valore (la
riserva), derivante da una frazione predefinita applicata su due complessi di beni
(relictum e donatum), nel momento in cui deve trasformarsi in frazione di uno solo
di questi complessi (relictum), non è più esprimibile con la frazione originaria, ma
per forza di cosa richiede l’uso di una frazione maggiore.
Se il rapporto fra indisponibile e relictum è inferiore all’unità, la differenza
esprime la quota disponibile, intesa non come valore di calcolo, ma come quota
ereditaria in senso tecnico. In caso contrario, se quel rapporto è uguale o supera
l’unità, significa che il de cuius ha elargito in vita donazioni sulla disponibile in

5
BIANCA, Le successioni, Milano, 2001, 617: la riduzione delle disposizioni a titolo
universale comporta che il legittimario diviene erede nella misura in cui le stesse
disposizioni sono ridotte a suo favore.
6
BIANCA, op. cit., 617: il legittimario deve conseguire con la riduzione beni per una valore
tale che, pagati i debiti, rimanga nel suo patrimonio l’utile netto della legittima.
7
M ENGONI, Successioni per causa di morte. Successione necessaria, t. 2, Milano, 2000, 62
e n. 56, dove è proposto l’esempio riportato nel testo.

3
misura tale da esaurirla: la totalità dei beni relitti è allora compresa nella riserva in
favore dei legittimari, e non esiste disponibile.
La quota di riserva cessa di essere elastica quando la massa di calcolo della
legittima sia costituita dal complesso dei soli beni relitti. In questo caso la frazione
ex art. 537, dovendo essere calcolata e concretata su un unico complesso di beni,
finisce per esprimere, nello stesso tempo, sia il valore della riserva e sia la misura
della quota ereditaria da devolversi al legittimario. 8
Il fenomeno dell’elasticità della riserva non è conseguenza necessitata della
riunione fittizia del relictum al donatum, ma si manifesta solo se le donazioni siano
fatte in favore di estranei o di legittimari con dispensa dall’imputazione. Ciò
dipende dal fatto che le liberalità elargite in conto di legittima, mediante
l’imputazione ex se, sono incluse nella quota di riserva, concorrendo alla sua
formazione fino a concorrenza del valore dei beni donati o legati. 9
La determinazione concreta della legittima è un’operazione non solo
preliminare per stabilire se la legittima sia salva o se invece, per la sua
integrazione, si renda necessaria la riduzione delle disposizioni testamentarie e
delle donazioni, ma da eseguire sempre quando sia rilevante stabilire quale sia nel
caso l’entità della legittima, come nell’ipotesi in cui legittimari concorrano con
successori legittimi o con istituiti non in quote determinata, ma genericamente nella
disponibile.10
D’altra parte, l’esigenza della riunione fittizia non ricorre in tutte le ipotesi di
riduzione. Se il de cuius ha lasciato solo beni relitti e non ci sono donazioni e, al
contrario, in presenza di donazioni quando il relictum sia inesistente o per intero
assorbito da passività, non si fa luogo a riunione fittizia, perché la legittima si
calcola e si prende o solo sui beni relitti o solo sui beni donati oggetto della
domanda.11
Le considerazioni che precedono implicano che la «legittima» sia quota di
eredità, senza che ciò significhi che il legittimario sia necessariamente erede, pure
in presenza di un’istituzione universale in favore di altri.
Una diversa tesi12 considera la legittima non quota di eredità, ma pars
bonorum. Il legittimario è erede se la quota di riserva gli sia attribuita per
testamento o dalla legge. Se egli sia stato preterito dal testatore o sia stato istituito
in quota inferiore, la sua posizione di legittimario leso non gli conferisce il potere
di modificare per via giudiziale la sua posizione nell’eredità. Esercitando la
riduzione egli consegue, come successore a titolo particolare, solo la quota di utile

8
CATTANEO , La vocazione necessaria, in Trattato di diritto privato diretto da RESCIGNO,
V, 1, Torino, 1987, 391.
9
M ENGONI, op. cit., 134 s.: l’imputazione ex se opera con gli effetti indicati nel testo nei
rapporti fra legittimario e i coeredi, quando il primo venga alla successione per la sola
legittima, in veste, cioè, di mero legittimario; nei rapporti con i donatari o legatari a carico
della disponibile, l’imputazione è solo operazione di calcolo, che serve ad accertare l’entità
per la quale le liberalità sono riducibili.
10
Cass. 7 gennaio 1967 n. 74, in Giust. civ., 1967, I, 707; nello stesso senso SANTORO
PASSARELLI, Dei legittimari, in Commentario del cod. civ. diretto da D’A MELIO, Libro
delle successioni, Firenze, 1941, 305; PINO, La tutela del legittimario, Padova, 1954, 44.
11
Cass. 5 dicembre 1968. 3896, in Giust. civ., 1969, I, 1097.
12
Cfr. per una panoramica delle varie tesi sulla natura della successione necessaria
CONTURSI - LISI , Successione necessaria, in Dig. disc. priv., Sez. civ., XIX, 1991, 101-108.

4
netto cui ha diritto, mentre l’eredità, come universum ius, rimane nella mani
dell’erede istituito. 13

2. Mutamenti sopravvenuti nel valore dei beni.

Il calcolo della legittima richiede la preventiva traduzione in termini monetari


del valore dei beni su cui essa va calcolata. Le fasi del procedimento di calcolo
sono stabilite nell’art. 556. In primo luogo si determina il valore dei beni
appartenenti al defunto al tempo della morte; quindi si detraggono i debiti ereditari,
compresi i debiti che sorgono al momento della morte a carico degli eredi (le spese
funerarie, per l’apposizione dei sigilli, per imposte di successione ecc); al valore
netto del relictum si aggiunge il valore dei beni donati dal defunto (riunione
fittizia). Accertato il valore della massa, c’è ancora un’altra operazione da fare,
costituita dall’imputazione delle liberalità in conto, che vanno portate in detrazione
dalla porzione individuale spettante ai singoli legittimari gratificati.
In tutte queste operazioni, di stima e di imputazione, il valore dei beni relitti e
donati va determinato con riferimento al tempo dell’apertura della successione.
La giurisprudenza dominante ritiene che tale criterio di valutazione valga per
ogni effetto, sia che si tratti di determinare la proporzione tra l'asse cosi formato e
la quota spettante al legittimario, sia che si tratti di stabilite la quantità dei beni da
attribuire in concreto al legittimario ad integrazione delle sue ragioni, mediante
prelievo dal relictum e dal donatum.14 E’ stato notato che, sottoponendo i beni che
vengono dati ad integrazione della legittima al medesimo criterio di stima usato per
determinare la lesione, il legittimario, il quale concorre con un diritto sui beni e non
è un creditore di valuta,15 è reso automaticamente partecipe dell’incremento o del
deprezzamento intervenuto nel valore di tali beni. 16 La compartecipazione del
legittimario ai mutamenti di valore è realizzata da tale tesi anche se la prestazione
in natura debba essere convertita in una somma di denaro, perché nella
liquidazione del dovuto il giudice deve tener conto della sopravvenuta svalutazione
monetaria.17

13
A ZZARITI, Successione per causa di morte e donazioni, Padova, 1979, 252, 265, 280;
CANTELMO, Successioni e donazioni, a cura di RESCIGNO; nello senso FERRI , Dei
legittimari, in Commentario del codice civile a cura di SCIALOJA e BRANCA, Libro secondo.
Delle successioni. Bologna-Roma, 1971, Art. 536-564, 118: i creditori del de cuius
potranno chiedere all’erede il pagamento dei loro crediti in proporzione della sua quota
ereditaria, che non varia per effetto dell’eventuale riduzione che abbia subito. Del pari il
legittimario che, sia anche erede legittimo o testamentario in una certa quota, resta erede in
quella quota, tanto se agisce vittoriosamente in riduzione, quanto se non agisce,
rinunciando all’integrazione della legittima.
In giurisprudenza aderisce a questa tesi App. Roma, 12 luglio 2000, in Vita not., 2001, 87,
con nota di CRUSCUOLI.
14
Cass. 2 febbraio 1962 n. 208; Cass. 23 luglio 1964 n. 1971, in Foro it., 1965, I, 292.
15
FERRI , op. cit., 158.
16
Cass. 28 luglio 1967 n. 2006, in Foro it. 1967, I, 2030.
17
Cass. 3 marzo 1955 n. 637; Cass. 28 giugno 1976 n. 2452, in Giust. civ., 1977, I, 690;
Cass. 5 giugno 2000 n.7478
In realtà, più che sulla rivalutazione monetaria, occorre porre l’accento sulla necessità che
l'aestimatio rei sia riferita al tempo della pronuncia giudiziale che attua la conversione della
cosa in una somma di denaro: non si tratta, infatti, di rivalutare l’entità monetaria della

5
Secondo un diverso modo di pensare, il criterio temporale ex art. 556 c.c. deve
trovare applicazione solo per una finalità di calcolo, onde stabilire se via sia stata o
no lesione di legittima; ma, una volta determinata l’entità della lesione secondo i
valori del tempo di apertura della successione, e tradotta tale lesione in una certa
frazione del bene oggetto di riduzione,18 la porzione che si assegna al legittimario
va stimata secondo il suo valore venale attuale al momento della pronuncia, in
applicazione della norma di cui all’art. 726 in tema formazione delle quote nella
divisione ereditaria.19
Posta la premessa che la determinazione dei valori è funzionale per reperire
due entità numeriche da porre in rapporto fra di loro - e il cui risultato costituisce la
misura della riduzione - è lecito dedurne che la stima è operazione superflua
quando sia possibile fissare il rapporto che misura la lesione indipendentemente dai
valori. E’ il caso del legittimario preterito in un contesto in cui non ci siano
donazioni: qualunque fosse il valore dei beni al tempo della morte, la riduzione si
pronuncia per quella la frazione, predefinita ex art. 537 e ss., che esprime la riserva
calcolata sui soli beni relitti.

3. Intangibilità della legittima.

Dispone l’art. 549: «il testatore non può imporre pesi o condizioni sulla quota
spettante ai legittimati, salva l’applicazione delle norme contenute nel titolo IV di
questo libro».
La riserva delle norme contenute nel titolo IV (della divisione), comprendenti
i due istituiti dell’assegno divisionale e della divisione del testatore, costituisce
positiva conferma della natura squisitamente quantitativa della lesione di legittima,
che indica solo il fatto oggettivo di una certa relazione di valore fra la liberalità e la
massa di calcolo, quale risulta al momento di apertura della successione.20 Non
soltanto il legittimario non ha pretese da accampare sulle donazioni, se il valore dei
beni relitti basta a soddisfare la riserva, ma non può neanche pretendere che la
legittima sia composta con una frazione di tutti i beni ereditari. 21 Infatti, ex art. 549,
sono operanti nei suoi confronti sia l’art. 733, che consente al testatore di stabilire
particolari norme, con effetti vincolanti per gli eredi, per formare le porzioni,22 sia

lesione, ma piuttosto di dare al legittimario l'esatto equivalente del bene che avrebbe avuto
il diritto di conseguire; in questo senso Cass. 21 giugno 1958 n. 2199; Cass. 16 aprile 1970
n. 1079.
18
M ENGONI, op. cit., 69 s: qualora il calcolo rilevi una lesione, le liberalità devono essere
proporzionalmente ridotte. E’ questa proporzione, rappresentata dal rapporto fra l’entità
della lesione e il valore complessivo delle disposizione da ridurre (determinato con riguardo
al tempo dell’apertura della successione) che rimane fissa, insensibile alle variazioni di
valore sopravvenute dopo la morte dell’ereditando; non il rapporto in cui il valore applicato
alla massa di calcolo si esprime.
19
Cfr. Cass. 6 luglio 1963 n. 1828, in Giust. civ., 1963, I, 2369; Cass. 18 giugno 1964 n.
1562, ivi, 1965, I, Cass. 18 febbraio 1977 n. 739, ivi, 1977, I, 567; Cass. 20 marzo 1991 n.
2975.
20
PINO, op. cit., 61.
21
CASULLI, Successione (Diritto civile), in Nss. D.I., XVIII, 1971, 806.
22
Cfr. Cass. 5 luglio 1963 n. 1815: il potere del testatore di cui al primo comma dell'art
733 importa quello di attribuire ad altri, ed anche all'erede istituito nella disponibile, la

6
l’art. 734, che gli conferisce il potere di dividere i suoi beni tra gli eredi,
comprendendo nella divisione anche la porzione indisponibile.23 Il testatore ha il
potere di vincolare la composizione della quota di riserva anche fuori della
fattispecie della divisione testamentaria, mediante isolate istitutiones ex re certa,
sia positivamente, mediante istituzione del legittimario in beni determinati, sia
negativamente, mediante concretamente della quota devoluta all’erede della
disponibile. In quest’ultimo caso il legittimario consegue ab intestato le ceterae res
e non potrà pretendere di assoggettare a riduzione i beni esclusi se non dimostrando
l’insufficienza del residuo. 24
Quel che il testatore non può fare è pregiudicare la composizione della
legittima con legati in conto, che il legittimario ha sempre facoltà di rifiutare;25 né
egli può imporre che la legittima sia soddisfatta dai coeredi con denaro non
proveniente dall’asse ereditario. 26 Se non c’è il consenso del legittimario,27 un
simile pagamento è legittimo solo se funzionale ad una divisione per conguaglio, in
presenza di immobili non divisibili o che debbono restare indivisi nell’interesse
della produzione nazionale.28
L’inesistenza di limiti quantitativi, seppure consenta al testatore di comporre
la quota come meglio creda, anche con solo denaro, purché questo si trovi nel
relictum,29 non permette, invece, di disporre che la quota del legittimario sia
formata mediante smembramento di diritti ereditari, con solo usufrutto o solo nuda

facoltà di scegliere, con effetto vincolante per i legittimari, il bene o i beni da includere
nella propria quota, cosi determinandone la composizione qualitativa; cfr. M ENGONI, op.
cit., 104 s: il divieto di designazione di un erede o legatario per formare i lotti secondo la
stima da lui fatto non implica anche il divieto di accordare all’erede la scelta dei beni. Con
la stima si garantisce l’uguaglianza quantitativa dei lotti, che è principio non derogabile al
testatore; la clausola testamentaria che rimette all’erede solo la scelta può alterare la parità
di trattamento degli erede nel senso in cui il principio di uguaglianza è derogabile dal
testatore.
23
Cfr. Cass. 10 febbraio 1970 n.326.
24
M ENGONI, op. cit., 108 s; FERRI , op. cit., 80 s; cfr. Cass. 23 marzo 1963 n. 737, in Giur.
it., 1964, I, 1, 185: l'institutio ex re certa vale a determinare la quota dell’istituito, non già
ad attribuirgli la qualità di unico erede se vi siano anche legittimari. Questi, in tal caso,
succedano sui beni dei quali il testatore non ha disposto.
25
FERRI , op. cit., 83; M ENGONI, op. cit., 111 s.: se il legittimario decide di conseguire il
legato, questo va imputato nella quota per il suo valore al momento di apertura della
successione, per questo il legittimario ha diritto di conseguire nella divisione solo il
supplemento. Contra PINO, op. cit., 109, che nega al legittimario il diritto di agire in
riduzione se ha rifiutato il legato.
26
Cfr. Cass. 22 luglio 1963 n. 2023, in Foro pad., 1963, I, 1340; Cass. 28 giugno 1968 n.
2202, in Foro pad., I, 1969, I, 1000; Cass. 11 luglio 1969 n. 2540: nella controversia circa
la validità di una clausola con la quale il testatore, esercitando la facoltà di dettare norme
per la divisione, ha assegnato all'erede legittimario soltanto una somma di denaro, incombe
all'erede il quale assume che i diritti del legittimario debbono essere soddisfatti in
denaro, l'onere di provare che nell'asse ereditario si trova la somma all'uopo necessaria.
27
M ENGONI, op. cit., 112: con il consenso del legittimario, invece, anche l’intera legittima
potrà essere soddisfatta con un diritto di credito verso i coeredi.
28
Cfr. Cass. 12 settembre 1970 n. 1404, in Foro it., 1970, I, 2399; nello stesso senso FERRI ,
op. cit., 80.
29
Contra A ZZARITI, op. cit., 230, per il quale testatore può comporre le quote dei legittimati
anche con una ragione di credito verso il coerede.

7
proprietà: il legittimario non può essere costretto né direttamente, né indirettamente
a integrare la legittima diversamente che in piena proprietà. 30
Oltre alle norme in tema di divisione testamentaria, debbono intendersi fatte
salve dall’inciso finale dell’art. 549 anche le disposizioni che consentono al
testatore e all’autorità giudiziaria di differire la divisione ereditaria (art. 713,
715).31
La violazione del divieto di pesi e condizioni è sancita con la nullità.
Il divieto si applica tanti ai «pesi o condizioni» che incidono sull’oggetto di
un’istituzione di erede o di un legato disposto dal testatore, quanto a quelli che
vengono da lui imposti sulla quota spettante al legittimario come erede ab
intestato; sempre – e nella misura in cui – essi gravano sulla legittima.32
I pesi e le condizioni vanno intesi in senso ampio, cioè non solo le condizioni
nel significato tecnico, ma ogni disposizione che diminuisca in qualsiasi modo i
diritti riservati al legittimario ovvero modifichi la sua posizione rispetto a
qualsivoglia bene che faccia parte della quota di riserva.33
E’ stato anticipato che la lesione di legittima, qual è prevista dall’art. 556,
implica una relazione fra due valori, da accertarsi volta per volta al momento
dell’apertura della successione. Nella fattispecie prevista dall’art. 549 c’è la
particolarità che la lesione, nonostante si presenti pur sempre sotto la forma di una
diminuzione di valore,34 non deriva da un certo rapporto fra la disposizione e il
patrimonio del defunto, ma è inferta direttamente dalla disposizione in sé
considerata, e non c’è bisogno di calcoli e di stime per averne conferma: illecita
non è la modalità, ma la stessa apposizione della medesima.35
Ogni qual volta il carattere lesivo possa essere riconosciuto senza necessità di
ricorrere al procedimento di cui all’art. 556, il rimedio a disposizione del
legittimario è costituito dall’azione di nullità prevista dall’art. 549; viceversa,
quando quel calcolo sia imprescindibile, il rimedio attribuito al legittimario è
l’azione di riduzione.36
Incorrono nel divieto sia le limitazioni che riguardano la persona del
legittimario, che diminuiscono o condizionano o differiscono nel tempo o
depauperano nel contenuto la quota di riserva,37 sia - se sono apposti a carico del
legittimario istituito nella sola legittima - le limitazioni che configurano liberalità a
favore di terzi. «In questo caso il legato non grava sulla disponibile o su una parte
individuata di essa (mediante istituzione del legittimario in una quota superiore alla
legittima), eccedendone il valore, secondo l’ipotesi dell’art. 554, ma è una
disposizione (strutturalmente autonoma) che funge da modalità (peso) del lascito

30
M ENGONI, op. cit., 282; contra Cass. 12 settembre 2002 n. 13310, in Riv. not. 2003, II,
235.
31
TAMBURRINO, Successione Necessaria (dir. priv.), in Enc. dir., XLIII, Milano, 1990,
1362.
32
CATTANEO, op. cit., 405.
33
TAMBURRINO, op. cit., 1361.
34
Cfr. Cass. 12 settembre 1970 n. 1404, in Foro it., 1970, I, 2399; FERRI , op. cit., 74;
SANTORO PASSARELLI, op. cit., 295: il divieto di pesi è ordinato alla preservazione
quantitativa della legittima, perché il peso adempiuto diminuirebbe il valore
dell’attribuzione patrimoniale, inadempiuto renderebbe la stessa risolubile.
35
SANTORO PASSARELLI, op. cit., 295.
36
CONTURSI -LISI , op. cit., 109: la lesione è sempre eventuale, a seguito e risultato di
operazioni di calcolo.
37
M ENGONI, op. cit., 90 s.

8
(della sola) legittima. Tale funzione la attrae, per identità di ratio, nel campo di
applicazione dell’art. 549. 38 Sono esclusi dal dominio della norma i legati ordinati a
carico dell’eredità o a carico del legittimario istituito ni una quota superiore alla
sua legittima, sia i legati con efficacia reale, sia i legati obbligatori. Nella misura in
cui il loro valore eccede la porzione disponibile, o la frazione di questa quota
attribuita al legittimario onerato, essi sono riducibili a norma dell’art. 554».39
Diversamente, per i pesi e le condizioni che non costituiscono liberalità a
favore di terzi, la distinzione fra legittimario istituito nella sola legittima e
legittimario istituito in quota superiore è rilevante in questo senso, che nel primo
caso la condizione è totalmente nulla, nel secondo è valida per la parte compresa
nella disponibile.40 L’inefficacia totale o parziale del peso può essere riconosciuta
solo dopo eseguito il procedimento di calcolo ex art. 556. 41
Inoltre la modalità apposta all’istituzione del legittimario in quota maggiore di
quella riservata può formare oggetto di una valida clausola del tipo della cautela
sociniana, per cui al legittimario è proposta l’alternativa o di accettare la quota
maggiore cum onere, oppure, rifiutando il peso, di conseguire la sola quota di
riserva.42
La nullità sancita dalla norma non è rilevabile d’ufficio, ma deve essere
eccepita dal legittimario, il cui interesse si atteggia come onere qualora domandi la
riduzione di disposizioni testamentarie o donazioni lesive. Egli non può pretendere
di spostare l’onere o il peso a carico dei beneficiari della disponibile, potendo agire
soltanto per la lesione che eventualmente residui dopo la detrazione della modalità
gravosa apposta al lascito a lui fatto. 43
E’ applicabile l’art. 590: l’esecuzione volontaria del peso imposto alla
legittima impedisce di farne valere la nullità ai sensi della norma citata.44
La sentenza che accerta l’esistenza di un peso o di una condizione contrastante
con la norma imperativa dell’art. 549 ha natura dichiarativa.45

38
M ENGONI, lc. cit.
39
M ENGONI, op. cit., 93: se il legato è apposto a carico di legittimario istituito in quota
maggiore della legittima, ove la successione sia gravata da altri legati, non è applicabile il
criterio di riduzione proporzionale.
Appartiene alla categoria delle disposizioni riducibili, e non a quello delle disposizioni ipso
iure inefficaci, anche il legato di usufrutto eccedente il reddito della disponibile ordinato
senza lasciare al legittimario (istituito erede nella sola quota di riserva), un compenso in
nuda proprietà, restando perciò esclusa l’applicabilità del rimedio speciale di cui all’art.
550. In tal caso si è in presenza di una lesione di qualità che costituisce la misura di una
lesione quantitativa, la cui tutela è data dalla riduzione. La capitalizzazione dell’usufrutto
non è in funzione dell’integrazione dei diritti del legittimario, che avviene comprimendo
l’usufrutto nei limiti della disponibile, ma serve per mantenere la parità proporzionale fra il
legatario e l’erede, tenuto a versare una somma di denaro idonea a mantenere il rapporto
originario di valore sussistente fra le due disposizioni (M ENGONI, op. cit., 282-284).
40
FERRI , op. cit., 78; BIANCA, op. cit., 610.
41
CANTELMO, op. cit., 517.
42
Cfr. Cass. 29 dicembre 1993 n. 12936; M ENGONI, op. cit., 96; A ZZARITI, op. cit., 224..
43
M ENGONI, op. cit., 95 s.
44
FERRI , op. cit., 77; secondo PINO, op. cit., 120, l’eventuale sanatoria che dovesse seguire
all’esecuzione o conferma delle disposizione invalide, pur precludendo l’azione di nullità,
non preclude al legittimario la possibilità di chiedere la riduzione, se queste sono lesive.
45
TAMBURRINO, op. cit., 1361.

9
Una rilevante limitazione legale del principio di intangibilità della legittima è
ravvisabile nell’art. 540, che attribuisce al coniuge il diritto di abitazione sulla casa
familiare e di uso dei mobili. La limitazione non discende tanto dalla regola che
qualora la disponibile non sia sufficiente i diritti in questione «gravano» sulla quota
di riserva del coniuge ed eventualmente dei figli. In realtà ciò che limita la
legittima è la stessa previsione di tali diritti, che privano i legittimari concorrenti
della frazione di godimento della casa familiare compresa nella riserva, effetto,
quest’ultimo, che si verifica sempre, anche se il valore dei diritti è contenuto nella
disponibile.

4. Lascito eccedente la porzione disponibile.

La norma presuppone che, in base alla volontà del de cuius, il legittimario


consegue qualche cosa meno della legittima, ma d’altra parte, anche qualche cosa
della disponibile.46 Esempio: se il testatore dispone dell’usufrutto generale a favore
di un terzo, l’unico figlio legittimario, invece della legittima di ½ in piena
proprietà, consegue la totalità del patrimonio in nuda proprietà; identicamente
avviene se il de cuius dispone della nuda proprietà di tutti i suoi beni a favore di un
terzo, lasciando l’usufrutto universale al figlio unico legittimario. 47
In questi casi esiste senza dubbio, e senza necessità di calcoli, una lesione
qualitativa della riserva, in rapporto al diritto del legittimario di conseguire la
legittima in piena proprietà. Ma è anche possibile una lesione quantitativa, in
relazione alla durata della vita della persona cui è attribuito il godimento; tuttavia
tale lesione quantitativa eventuale non condiziona la tutela accordata dalla norma:
il legittimario può pretendere in ogni caso la sua legittima in piena proprietà
abbandonando la disponibile o quando di essa avrebbe conseguito. 48
Quando l’ereditando, mediante testamento o con donazione,49 abbia disposto
in uno dei modi indicati, il legittimario può conformarsi alla sua volontà, oppure
può pretendere integralmente la legittima, ma allora non può acquistare la parte
della disponibile che gli era stata attribuita: così si evita, per una via diversa da
quella solita dell’imputazione, il cumulo della legittima e della disponibile.50
La scelta del legittimario 51 si configura quale diritto potestativo,52 il cui
esercizio, che si manifesta attraverso un atto negoziale o anche attraverso una

46
SANTORO PASSARELLI, op. cit., 297.
47
M ENGONI, op. cit., 365: l’ipotesi dell’art. 550, comma 2, è che il testatore abbia disposto
a titolo particolare di tutti i suoi beni o di una parte eccedente la porzione disponibile,
legando l’usufrutto al legittimario e la nuda proprietà all’estraneo: il legittimario è erede ab
intestato e, come tale, ha l’opzione prevista dalla norma in esame in luogo della riduzione.
48
FERRI , op. cit., 85: il rimedio evita al legittimario il rischio della capitalizzazione
dell’usufrutto. Nello stesso senso CONTURSI -LISI , op. cit., 110.
49
FERRI , op. cit., 93: con riguardo alle donazioni di nuda proprietà, la norma trova
applicazione solo se il donante abbia donato la nuda proprietà ad estranei e riservato
l’usufrutto per sé e per il legittimario; altrimenti alla morte del donante l’usufrutto si
consolida con la nuda proprietà donata all’estraneo.
50
SANTORO PASSARELLI, op. cit., 298.
51
M ENGONI, op. cit., 362: è improprio parlare di scelta, perché «il legittimario che esegue
la disposizione eccedente il reddito o la nuda proprietà della disponibile, contentandosi del
compenso ricevuto in nuda proprietà o in godimento sulla disponibile, non opera alcuna
scelta, ma semplicemente si astiene dal far valere il diritto alla legittima in piena proprietà.

10
domanda giudiziale,53 gli consente di incidere unilateralmente sulla successione
modificandone gli effetti, in particolare trasformando l’oggetto della disposizione
di usufrutto54 o di nuda proprietà in una piena proprietà. 55 Non si ha un
trasferimento di diritti dal legittimario al legatario, ma costui acquista la nuda
proprietà o il reddito della disponibile abbandonati dal legittimario direttamente dal
defunto,56 senza bisogno di accettazione e senza possibilità di rinuncia. 57
Ex art. 550 «il legatario, conseguendo la disponibile abbandonata, non
acquista la qualità di erede». E’ stato notato che la soluzione normativa comporta il
singolare risultato che un legato, che è per definizione una disposizione a titolo
particolare, risulta avere per oggetto una quota di un patrimonio. 58 Dopo la scelta, il
legittimario non può più rinunciare all’eredità, né ricorrere all’azione di riduzione,
e se ha dato spontanea esecuzione alla disposizione, non potrà abbandonare la nuda
proprietà o il reddito della disponibile, avendo con la spontanea esecuzione
manifestato la volontà di rinunciare alla scelta.59
L’esercizio dell’opzione non è vincolato da requisiti formali, neanche in
presenza di beni immobili. 60 In tutti i casi l’opzione può essere provata anche per
testimoni o per presunzioni. 61
La norma opera in favore del legittimario anche se costui non sia destinatario
dell’intera nuda proprietà o di tutto il reddito della disponibile, ma solo di una parte
della stessa disponibile.62 In questo caso i legatari consolidano l’usufrutto con la
nuda proprietà solo nella misura in cui questa esisteva nelle mani del legittimario, e
potranno ricevere dal legittimario molto meno di quanto dovranno dare:63
sembrando iniquo che la tutela del legittimario avvenga a scapito del solo legatario,
è stato suggerito il correttivo di imporre agli altri beneficiari di attribuzioni sulla
disponibile di versare al legatario una somma di denaro, sì da ripristinare per
questa via l’originaria proporzione esistente fra le rispettive disposizioni. 64

Viceversa, il legittimario che abbandona la disponibile non sceglie una diversa forma di
esecuzione della disposizione, bensì non la esegue affatto, opponendosi ad essa».
52
A ZZARITI, op. cit., 291.
53
TAMBURRINO, op. cit., 1363
54
Cfr. Cass. 19 gennaio 1985 n. 141, in Riv. not., 1985, II, 995: la norma è applicabile sia
nel caso di usufrutto disposto dal testatore per tutta la durata della vita dell'usufruttuario,
sia nel caso di usufrutto disposto per una durata inferiore o a termine fisso, come
consentito dallo art. 979.
55
M ENGONI, op. cit., 360.
56
CANTELMO, op. cit., 523.
57
M ENGONI, op. cit., 358 s.: applicato alle donazioni di usufrutto o di nuda proprietà, la
norma esclude la costituzione di un nuovo titolo di acquisto nei confronti del donatario.
58
CATTANEO , op. cit., 407.
59
TAMBURRINO, op. cit., 1363.
60
FERRI , op. cit., 89; contra CAPOZZI, Successioni e donazioni, t. 1, Milano, 2002, 292: la
rinuncia del legittimario che abbia ad oggetto immobili va fatta per iscritto, ai sensi dell’art.
1350 n. 5.
61
Cfr. Cass. 18 gennaio 1995 n. 511, in Giust. civ., 1995, I, 1532.
62
M ENGONI, op. cit.: se ai legittimari è stata assegnata una parte soltanto della nuda
proprietà della disponibile, vuol dire che dell’altra parte il defunto ha disposto in favore di
altri.
63
FERRI , op. cit., 87.
64
M ENGONI, op. cit., 355: si tratta di una forma indiretta di attuazione del principio della
riduzione proporzionale.

11
La norma è applicabile anche quando non una, ma più liberalità eccedano, per
il godimento o la nuda proprietà, la disponibile.65
Essendo più i legittimari, occorre l’accordo di tutti perché la disposizione
testamentaria abbia effetto. La norma sancisce la prevalenza della scelta per la
legittima in natura: la volontà testamentaria sarà attuata solo con il consenso
unanime dei legittimari, che si configura come negozio plurilaterale tendente ad un
risultato unico. 66
La norma, sia nel caso del primo comma e sia nel caso del secondo comma,
implica un confronto non fra valori, ma fra quota astratte di reddito e di capitale:
precisamente fra la quota devoluta per testamento o ab intestato al legittimario, che
deve essere maggiore della quota di riserva, e la quota assorbita dalla disposizione
a titolo particolare, che deve eccedere il reddito o la nuda proprietà della
disponibile. 67

5. La riduzione prevista nell’art. 553.

Le norme sulla successione necessaria intervengono nella successione


legittima quando la quota intestata non è in grado di far conseguire ai legittimari il
valore della quota di riserva: in forza dell’art. 553 le porzioni dei non legittimari si
riducono di quanto è necessario per integrare la quota riservata ai legittimari. Tale
coordinamento avviene automaticamente, senza necessità di ricorrere al rimedio
della riduzione vera e propria, poiché questo termine implica un conflitto fra
vocazioni, che nella specie non è concepibile, data l’identità del fine perseguito
dalla legge con le due successioni. 68 I legittimari, cioè, sono chiamati a succedere
da subito non nella quota intestata, ma nella quota di riserva, determinata con le
solite operazioni di riunione fittizia e di imputazione ex se delle liberalità in
conto. 69 Gli eredi non legittimari succedono nella quota residua.70

65
M ENGONI, op. cit., 350: la nuda proprietà della disponibile abbandonata è conseguita dai
legatari dell’usufrutto proporzionalmente al valore capitale del diritto di ciascuno. Nel caso
previsto dal secondo comma della norma, invece, unico essendo l’usufruttuario, è certo che
le porzioni di nuda proprietà assegnate ai legatari stanno fra di loro nel medesimo rapporto
di valore intercedenti fra le stesse porzioni in piena proprietà (ID. lc. cit., n. 36).
Contra SANTORO PASSARELLI, op. cit., 297: in presenza di più legatari l’intera disponibile
deve devolversi secondo le regole ordinarie della vocazione legittima o testamentaria.
66
TAMBURRINO, op. cit., 1363 s.
67
M ENGONI, op. cit., 364 s: è estranea all’ambito di applicazione della norma l’istituzione
del legittimario in quota inferiore alla riserva, accompagnata da un usufrutto universale. In
questo caso si ha un legato in conto di legittima, che il legittima può rifiutare, ma che se
accetta deve imputare a norma dell’art. 564 (ID., lc. cit., n. 89).
68
SANTORO PASSARELLI, op. cit., 267, 308; contra FERRI , op. cit., 118: dopo la riduzione la
responsabilità per i debiti ereditari e per i legati continua ad essere misurata dalla quota
intestata. Nello stesso senso CAPOZZI, op. cit., 307 s.
69
L’imputazione in questo caso non è disposta in funzione di una riduzione in senso tecnico
delle quote intestate, ma è semplice operazione di calcolo, necessaria per determinare la
legittima.
70
M ENGONI, op. cit., 68 avverte che in presenza di legati «la riduzione delle porzioni che
«spetterebbero ai coeredi non legittimari» non avviene in via di modificazione delle quote
ereditarie determinate secondo le norma della successione legittima, bensì modificando
l’incidenza sulle due categorie di coeredi dell’onere dei legati, che secondo il criterio

12
L’art. 553 letteralmente considera l’ipotesi che il de cuius abbia elargito
donazioni contenute nei limiti della disponibile: i beni ereditari sono sufficienti a
comporre la riserva, ma il concorso dei non legittimari impedisce al legittimario di
conseguire quanto gli spetta. Ciò non toglie che anche nella successione legittima
possa avvenire che il relictum non sia sufficiente, giacché è possibile che il de
cuius abbia donato in vita beni per un valore superiore a quello della disponibile. In
queste ipotesi la riduzione delle porzioni dei non legittimari, sebbene operata
integralmente, lascia sopravvivere una lesione da prendere con la riduzione delle
donazioni. Il rimedio stabilito dall’art. 553 e la riduzione si trovano perciò in
rapporto di successione cronologica: nel senso che la riduzione può essere esperita
solo per ovviare a quella parte di lesione che sopravviva nonostante il sacrificio
totale delle porzione dei non legittimari. 71
Può avvenire altresì che il de cuius disponga per testamento di una sola parte
del relictum, e che la parte sulla quale si apra la successione ab intestato,
sufficiente in linea teorica a far conseguire al legittimario la porzione riservata, non
lo sia causa del concorso con altri successibili. Anche in questo caso il legittimario
non consegue la quota cui sarebbe chiamato per legge, ma la quota che gli consenta
di conseguire sulla parte intestata quanto gli è necessario per l’integrazione della
riserva. Con l’art. 553 si dà così base testuale al principio che la porzione di beni
riservata al legittimario non può essere integrata con la riduzione di disposizioni
testamentarie e di donazioni, se prima non sia esaurito il relictum.72
E’ sorto il quesito se il legittimario, gratificato con una donazione dispensata
da collazione, concorra sul relictum, invariabilmente, per il valore della sua quota
intestata, soggiacendo a riduzione per l’eventuale eccedenza, ovvero se la sua
porzione debba ridursi automaticamente di quanto necessario ad integrare la quota
di riserva, ai sensi dell’art. 553. In una fattispecie di donazione dispensata da
collazione, ma nei cui riguardi i coeredi avevano lasciato prescrivere l’azione di
riduzione, la giurisprudenza ha fornito un’indicazione univoca nel senso della
riduzione automatica, ritenendo la norma espressione di un principio generale
applicabile anche in ipotesi di concorso fra legittimari. 73
Sebbene operante in forza di legge, la modifica prevista dall’art. 553 implica
che i successibili legittimari domandino la riunione fittizia.74 In caso di
contestazioni la sentenza non modifica una situazione già acquisita, come avviene

generale dell’art. 663 dovrebbe distribuirsi proporzionalmente alle quote ereditarie. La


responsabilità dei successibili legittimari si riduce nella misura necessaria per lasciare
integro nella loro quota il valore della legittima. Per esempio (lc. cit., n. 71): reclitum 300
(debiti 0, donatum 0); il de cuius lascia un testamento che ordina legati per 150; succedono
in parti uguali un genitore (legittima 100) e un fratello germano. In virtù dell’art. 553
l’onere dei legati gravante sul genitore, che secondo la regola dell’art. 662 ammonterebbe a
75, si riduce a 50, così che il genitore consegue un utile netto di 100 pari alla sua legittima,
mentre aumenta a 100 l’onere dei legati gravanti sul fratelli, la cui porzione netta disunisce
da 75 a 50.
Contra FERRI , op. cit. 120 s: la distribuzione del carico dei legati non comporta modifiche
esterne, ma opera nei rapporti interni, consentendo ai coeredi legittimari di pretendere da
quelli che legittimari non sono la reintegrazione della loro legittima, fino al completo
incameramento di tutto l’attivo, se un attivo vi sia.
71
CATTANEO , op. cit., 16.
72
PINO, op. cit., 38; FERRI , op. cit., 115 s.
73
Cfr. Cass. 6 marzo 1980 n. 1521, in Vita not., 1980, I, 179.
74
M ENGONI, op. cit., 63 s, n. 58.

13
nella riduzione delle disposizioni lesive, ma sancisce, con una statuizione di mero
accertamento,75 l’avvenuto coordinamento fra le norme sulla riserva e le norme
sulla successione legittima, con la prevalenza delle prime sulle seconde.

6. La posizione del legittimario nella divisione del testatore.

Dispone l’art. 735, comma 1: «la divisione nella quale il testatore non abbia
compreso qualcuno dei legittimari o degli eredi istituiti è nulla».76
E’ opinione unanime che la nullità sancita dalla norma colpisce la divisione
solo dal punto di vista distributivo, mentre i profili che riguardano la preterizione
intesa in senso istitutivo, come riflesso della devoluzione dell’intera eredità in
favore di altri, ricadono sotto l’ambito della riduzione.
A) Nel caso in cui il testatore abbia distribuito con la divisione tutto il suo
patrimonio, trascurando il legittimario, costui non è soltanto escluso dalla
ripartizione dei beni, ma è privato della quota ereditaria, vale a dire preterito in
senso tecnico. In quest’ipotesi il legittimario ha l’onere di reclamare
pregiudizialmente la quota ereditaria di riserva, proponendo l’azione di riduzione
contro gli eredi istituiti, e solo dopo avere conseguito per questa via la qualità di
erede può far valere la nullità della divisione e chiedere una divisione giudiziale,
nella quale egli concorre in ragione della quota di riserva conseguita con la
riduzione.77 Posto che la nullità incide solo sul riparto, la nuova divisione dovrà
essere fatta assegnando al legittimario una porzione di valore pari alla quota
legittima e mantenendo fra gli altri eredi la proporzione di valore voluta dal
testatore.78
B) Se il testatore ha trascurato il legittimario, tuttavia lasciando nella
successione beni sufficienti a comporre la riserva, il legittimario consegue ab
intestato le ceterae res della massa: la divisione testamentaria è salva, dovendosi
considerare tale ipotesi espressione del potere del testatore di comporre le porzioni
di legittima come meglio creda, senza essere vincolato da limiti qualitativi nella
scelta dei beni. 79
C) Se i beni devoluti ex lege al legittimario non sono sufficienti a comporre la
riserva, nel senso che la quota possa essere parzialmente composta con i beni
residui, la divisione testamentarie non si sottrae alla sanzione della nullità sancita
dalla norma per il caso di preterizione.80

75
BIANCA, Le successioni, Milano, 2001, 612.
76
A MADIO, La divisione del testatore senza predeterminazione di quota, in Riv. dir. civ.,
1986, I, 253: la divisione testamentarie può essere attuata sia mediante predeterminazione
di quote astratte, sia mediante una pluralità di istituzione ex re. Se il testatore ha fatto
precedere la distribuzione del patrimonio dalla preventiva istituzione in quote astratte, il
legittimario può trovarsi nella condizione di erede istituito, che il testatore ha omesso di
prendere in considerazione nel riparto dei beni. Mentre la preterizione dell’erede istituito
non è ravvisabile che in questa ipotesi, la preterizione del legittimario, può avere luogo
anche nella divisione testamentaria attuata mediante istitutiones ex re certa (ID, op. cit.,
258).
77
Cfr. Cass. 6 ottobre 1972 n. 2870.
78
M ENGONI, op. cit., 73
79
M ENGONI, op. cit., 108.
80
M ENGONI, La divisione testamentaria, Milano 1950, 104-106; contra A MADIO, op. cit.,
260, il quale rileva come sia contraddittorio ammettere la nozione di apporzionamento ex

14
D) Se il testatore ha istituito erede il legittimario nella quota di riserva o in
quota maggiore, ma poi l’ha dimenticato nella formazione delle porzioni in sede di
divisione, questa è nulla e dovrà procedersi a nuova divisione, nella quale il
legittimario vi parteciperà come erede testamentario, in base alla quota che il
testatore gli ha attribuito.
E) Ancora l’azione di nullità, concepita come il passaggio essenziale per
pervenire a nuova divisione, costituisce la tutela del legittimario al quale sia stata
assegnata una somma di denaro non compresa nel relictum, ma che deve essere
corrisposta dall’assegnatario dei beni relitti. Essendo il legittimario contemplato nel
testamento, non c’è preterizione,81 e nemmeno lesione quantitativa se la quota in
denaro corrisponde a quanto gli spetta. Ciò che rende invalida la divisione è il fatto
che il diritto del legittimario ad una quota di beni non si può trasformare ni un
diritto di credito, senza il concorso della sua volontà. 82
F) In tutte le altre ipotesi il legittimario è tutelato dall’azione di riduzione
prevista dall’art. 735 comma 2, da cui consegue, secondo la regola dell’art. 558, la
proporzionale inefficacia delle attribuzioni nei limiti in cui ledano la legittima.83
Sono applicabili i principi che governano la riduzione delle disposizioni aventi ad
oggetto cose determinate.84

7. Il rimedio giudiziale della riduzione.

Quando la situazione lesiva sia cagionata da liberalità testamentarie o da


donazioni, sorge il diritto potestativo85 del legittimario di ottenere un
provvedimento dal giudice che rimuova la disposizione che cagiona la lesione.

lege a favore del legittimario e poi considerare nulla la divisione sei beni non sono
sufficienti, per la disparità di trattamento con la fattis pecie prevista nell’art. 735, comma 2:
si avrà nullità della divisione se l’apporzionamento insufficiente trova il titolo nella legge
ed invece semplice riducibilità per lesione di legittima, nel caso che l’assegnazione
inidonea a soddisfare la riserva sia disposta dal testatore.
81
M ENGONI, Successioni per causa di morte. Successione necessaria, t. 2, Milano 2000,
112: non è incompatibile col concetto di quota che questa sia formata con un diritto di
credito verso i coeredi, salvo il diritto del legittimario di rifiutare l’attribuzione.
82
Cfr. Cass. 2 ottobre 1974 n. 2560, in Foro it. 1975, I, 82; Cass. 23 marzo 1992 n. 3599, in
Nuova giur. civ. comm., 1994, 819; Cass. 12 marzo 2003 n. 3694.
83
Cfr. M ENGONI, op. ult. cit., 235 n. 32: la riduzione opera sia nel caso di istitutiones ex re
del legittimario in quantità insufficiente, sia nel caso di apporzionamento insufficiente
preceduto da una istituzione del legittimario in quota astratta, non importa se minore o pari
alla quota di riserva.
84
V. infra n.17.
85
Cfr. Cass. 11 dicembre 1971 n. 3605; Cass. 26 giugno 1976 n. 2414, in Foro. it., 1976, I,
2839: all’esercizio della riduzione non corrisponde alcun obbligo di prestazione a carico
della controparte, ma solo il suo assoggettamento all’iniziativa del legittimario.
Cfr Cass. 16 giugno 1971 n. 1831, in Foro. it., 1981, I, 1854: l’atto di costituzione in mora,
idoneo ex art. 2943, ultimo comma, ad interrompere la prescrizione solo di diritti
obbligatori non vale a interrompere il corso della prescrizione dell’azione di riduzione della
disposizione lesiva della legittima; nello stesso senso cfr. Cass. 11 luglio 1969 n. 2546, in
Giust. civ., 1970, I, 473; Cass. 7 agosto 1996 n. 7259; Cass. 25 novembre 1997 n. 11809.

15
Ciò avviene con l’azione di riduzione, azione personale di accertamento
costitutivo, che determina la sopravvenuta inefficacia delle disposizioni lesive 86 nei
confronti del legittimario: per la parte che corrisponde alla lesione di legittima, i
beni si considerano come mai usciti dal patrimonio del de cuius.87 Essi sono
acquistati dal legittimario nella sua qualità di erede, preesistente o conseguita con
la riduzione.88
Benché si parli di inefficacia relativa, 89 è chiaro che questa stessa inefficacia,
una volta pronunciata, vale erga omnes: 90 il legittimario preterito assume la qualità
di erede non solo nei rapporti con l’erede istituito, ma anche nei rapporti con i
creditori ereditari, verso i quali la responsabilità per i debiti e per i pesi ereditari si
ripartisce fra l’erede istituito e il legittimario in proporzione delle rispettive quote,
in conformità dell’art. 754. 91
Tenuto conto dei suoi particolari effetti, l’azione di riduzione non può essere
fatta valere mediante la proposizione di un'eccezione.92

8. Accettazione dell’eredità con beneficio di inventario.

L’art. 564 impone al legittimario che voglia far ridurre donazioni o legati
l’onere di accettare l’eredità con beneficio di inventario, salvo che si tratti di
liberalità fatte a persone chiamate alla successione ereditaria.93 E’ indifferente che
i chiamati siano tali in forza di successione legittima o testamentaria,94 né rileva la

86
CAPOZZI, op. cit., 305: solo una disposizione valida può essere lesiva della legittima; anzi
la validità della disposizione costituisce un presupposto dell’azione. Cfr. sulla validità delle
disposizioni lesive della legittima, Cass. 17 gennaio 1970 n. 99; Cass. 11 dicembre 1971 n.
3605; Cass. 19 novembre 1973 n. 3098, in Rass. avv. dello Stato, 1974, I. sez. 4, 632; Cass.
4 aprile 2001 n. 4977, nonché le sentenze citate alla n. 3.
87
PINO, op. cit., 43.
88
M ENGONI, op. ult. cit., 237: la sentenza non determina una vicenda traslativa nei rapporti
fra colui contro il quale è pronunziata e il legittimario. Il titolo d’acquisto non è la sentenza,
ma la quota d’eredità di cui è investito il legittimario per vocazione testamentaria o intestata
o che gli viene devoluta per legge in conseguenza della riduzione pronunciata contro
l’erede istituito. Il legittimario domanda la legittima, in quanto tale, in veste di terzo, ma la
prende come erede, cioè come avente causa a titolo universale del de cuius. In questa
qualità egli domanda al possessore, divenuto sine causa, con una diversa azione, la
restituzione dei beni donati o legati.
89
PINO, op. cit., 126.
90
TAMBURRINO, op. cit., 1368.
91
M ENGONI, op. ult. cit., 234.
92
Cfr. Cass. 5 dicembre 1974 n. 4005, in Giur. it., 1976, I, 1, 439; PINO, op. cit., 74: il
diritto di ottenere un mutamento di una situazione giuridica mediante provvedimento del
giudice coincide con quello di adire il giudice, vale a dire con l’azione; M ENGONI, op. cit.,
230: l’accertamento giurisdizionale è sostituibile da un accordo con il soggetto passivo.
93
Cfr. Cass. 27 novembre 1941 n. 2867, Cass. 7 dicembre 1962 n. 3299, in Giust. civ.,
1963, I, 277; Cass. 20 dicembre 1962 n. 3386.
94
Cfr. Cass. 17 marzo 1961 n. 601, in Giust. civ., 1961, I. 1631; Cass. 13 febbraio 1967 n.
359, in Foro pad., 1967, I, 873; Cass. 3 agosto 1972 n. 2609; Cass. 21 luglio 1984 n. 4270.

16
diversità del titolo della vocazione, se la successione è in parte testata e in parte
intestata.95
L’onere dell’accettazione con beneficio di inventario è stato spiegato con
l’esigenza di un tempestivo e obiettivo accertamento della consistenza dell’asse
ereditario, che valga ad evitare abusi a carico dei terzi che non hanno il possesso né
il controllo dei beni ereditari. 96 Secondo un’altra spiegazione 97 si vuole evitare che
i creditori del defunto vengano a profittare dell’azione di riduzione con sacrificio
dei terzi donatari, perché, in mancanza di accettazione beneficiata, i creditori non
incontrerebbero il limite di valore dell’asse ereditario e potrebbero aggredire i beni
pervenuti nel patrimonio dell’erede a seguito dell’azione di riduzione.98
Una volta perfezionatasi l’accettazione beneficiata, l’azione è proponibile
contro gli estranei anche se il legittimario sia decaduto dal beneficio di inventario
(art. 564).
In caso di pluralità di legati, alcuni fatti in favore di coeredi e altri in favore di
estranei, il legittimario, il quale abbia accettato l'eredità senza beneficio di
inventario, può far ridurre solo i legati in favore dei primi e limitatamente alla
quota proporzionale per la quale tali legati, in concorso con quelli fatti ad estranei,
eccedono la disponibile, e non anche per la residua parte che avrebbe potuto
conseguire se avesse accettato l'eredità con beneficio d'inventario. 99 Lo stesso
dicasi per le donazioni: il legittimario che abbia omesso di fare ricorso al beneficio
di inventario e di redigere il previsto inventario imputet sibi, se non può agire
contro il donatario posteriore non coerede. Ciò significa che egli potrà aggredire la
donazione anteriore fatta a favore del coerede solo nei limiti in cui risulti
dimostrata l’insufficienza della donazione posteriore a integrare la riserva.100
L'art. 564, nel contemplare quale condizione dell’azione l'accettazione
dell'eredità con beneficio d'inventario, si riferisce al legittimario chiamato
all'eredità (per disposizione testamentaria o per delazione ab intestato). La norma
non opera nei confronti del legittimario pretermesso dal testatore,101 non essendo

95
PINO, op. cit., 97: sono coeredi anche coloro che succedono per vocazione indiretta
accanto a persone che succedono per vocazione diretta.
96
Cfr. Cass. 18 giugno 1964 n. 1562, in Giust. civ., 1965, I, 562. Argomentando da tal
esigenza Cass. 28 marzo 1981 n. 1787, in Giust. civ., 1982, I, 253, con nota di A ZZARITI, ha
dedotto la necessità che la dichiarazione di accettazione beneficiata sia seguita dall’effettivo
compimento dell'inventario nei termini di legge. V. altresì CATTANEO , op. cit., 214: se
l’inventario non viene fatto, non si verifica la decadenza dal beneficio, ma manca la
condizione da cui deriva l’applicazione di esso.
97
FERRI , op. cit., 214.
98
In dottrina si pone in luce come ambedue le spiegazioni non siano soddisfacenti, tenuto
conto che, al fine di fare costatare la consistenza dell’asse, bastava la confezione
dell’inventario, senza imporre l’accettazione beneficiata; mentre la seconda spiegazione
enunciata nel testo male si concilia con la conservazione dell’azione in caso di decadenza
dal beneficio. Per tutti M ENGONI, op. ult. cit., 257-262.
99
Cfr. Cass. 20 giugno 1942 n. 1721; Cass. 18 giugno 1964 n. 1562, in Giust. civ., 1965, I,
562.
100
Cfr. Cass. 22 ottobre 1975 n. 3500, in Foro. it., 1976, I, 1952.
101
Cfr. Cass. 7 aprile 1990 n. 2923; Cass. 6 agosto 1990 n. 7899; Cass. 1 dicembre 1993 n.
11873, in Corr. giur., 1994, n. 4, 324, con nota di PORCARI ; Cass. 9 dicembre 1995 n.
12632, in Gazz. giur., 1996, n. 10, 1138, con nota di M ORELLI.

17
costui destinatario di alcuna delazione.102 Viceversa, è tenuto ad accettare con il
beneficio di inventario il legittimario erede che voglia agire in riduzione contro il
legittimario preterito. 103
Agli effetti della norma in esame, la giurisprudenza tende a configurare una
situazione di preterizione non solo nel caso in cui il de cuius abbia distribuito tutto
il suo patrimonio con disposizioni a titolo universale, ma anche quando la
distribuzione della totalità sia stata operata mediante disposizioni a titolo
particolare inter vivos o mortis causa: 104 anche in questi casi il legittimario è
esentato dall’onere di accettare l’eredità con beneficio di inventario.
E’ stato anticipato che l’accettazione con beneficio di inventario costituisce
condizione dell’azione;105 c’è però la particolarità che essa, diversamente dalle
altre condizioni dell’azione, deve necessariamente intervenire prima dell’inizio
della lite e non può intervenire nel corso del giudizio. La regola si spiega perché
l’esercizio della riduzione, naturalmente da parte di chi sia chiamato ex lege o per

102
Non è operante, nei confronti del legittimario che abbia formato l’inventario per i fini di
cui all’art. 556, la decadenza prevista dall’art. 487, ché tale norma presuppone una chiamata
attuale e non solo potenziale. In questo senso PINO, op. cit., 134; in giurisprudenza Cass. 28
gennaio 1964 n. 204, in Giust. civ., 1964, I, 534; Cass. 28 ottobre 1974 n. 3220. Cfr.
M ENGONI, op. ult. cit., 239-242: il legittimario, ottenuta la riduzione, può avere interesse a
qualificarsi erede beneficiato, soprattutto quando per integrare l’utile netto di legittima
abbia domandato la riduzione di donazioni o legati. Il beneficio di inventario è in tal caso
necessario per sottrarre i beni recuperati alla garanzia dei creditori ereditari. Se ha fatto
l’inventario in precedenza, la dichiarazione deve intervenire nel termine di quaranta giorni
dal passaggio in giudicato della sentenza di riduzione contro gli eredi testamentari. Tale
dichiarazione non sarebbe una vera e propria accettazione, ma varrebbe solo come
manifestazione della volontà di valersi del beneficio di inventario. Posto che la qualità di
erede scaturisce dall’esercizio vittorioso della riduzione, il meccanismo è tale che la
delazione della quota coincide con il suo acquisto. Il requisito dell’accettazione ne rimane
assorbito. Se il legittimario è nel possesso dei beni ereditari, unico modo che egli ha per
qualificarsi come erede beneficiato è di chiedere e completare l’inventario nei termini
indicati nel primo comma dell’art. 485 c.c.; altrimenti, a seguito della sentenza di
accoglimento della domanda di riduzione contro gli eredi testamentari, egli sarà considerato
erede puro e semplice. Contra Cass. 3 dicembre 1996 n. 10775, in Riv. not. 1997, n. 5,
1302: la riduzione delle disposizioni testamentarie consente al legittimario pretermesso di
acquistare la qualità di chiamato; PINO, op. cit., 133 s: per il legittimario preterito i termini
per accettare l’eredità decorrono dalla sentenza di riduzione, non dall’apertura della
successione. Per questa ragione il possesso dei beni ereditari può diventare rilevante solo
dopo la sentenza di riduzione, con decorrenza dei termini stabiliti dall’art. 487 dal
passaggio in giudicato della sentenza di riduzione.
103
Cfr.Cass. 18 giugno 1963 n. 1636.
104
Cfr. Cass. 6 maggio 1964 n. 1077, in Giust. civ., 1964, I, 2051; Cass. 26 gennaio 1970
n.160, Giust. civ., 1970; Cass. 11 novembre 1970 n. 2367; Cass. 11 dicembre 1971 n. 3605;
Cass. 17 ottobre 1973 n. 2624; contra cfr. Cass. 6 agosto 1977 n. 3610: la condizione
dell'accettazione dell'eredità con beneficio di inventario, per l'esperibilità dell'azione di
riduzione nei confronti dei legatari e donatari che non siano coeredi, ricorre anche quando il
legittimario sia subentrato ex lege nelle sole passività ereditarie, per avere il testatore
disposto di tutti i suoi beni, singolarmente considerati, a favore di legatari e, pertanto, in
tale ipotesi il legittimario, qualora abbia compiuto atti che importino l'accettazione tacita
dell'eredità, non può chiedere la riduzione dei legati.
105
Cfr. Cass. 5 giugno 1968 n. 1701, in Rass. giur. Enel, 1968, 464.

18
testamento, è atto che importa accettazione tacita di eredità. 106 Posto che
l’accettazione con il beneficio dell'inventario non è giuridicamente concepibile
dopo che l'eredita sia stata gia accettata, il legittimario non ha neanche la
possibilità di giovarsi della accettazione con beneficio fatta nell'interesse di altro
legittimario incapace.107
Ex art. 564 l’azione è proponibile contro i coeredi ancorché abbiano rinunziato
all’eredità, il che significa che, ai fini della operatività della condizione, la
distinzione da farsi non è tanto fra coeredi ed estranei all’eredità, ma piuttosto fra
legittimati passivi che possono considerarsi «persone chiamate come coeredi» e
persone che tali non sono, che, cioè, non sono chiamate come coeredi. 108
La deduzione circa il difetto di accettazione con beneficio di inventario non è
un’eccezione in senso tecnico; come per tutte le altre condizioni dell'azione in
generale, la sua mancanza è rilevabile d'ufficio. 109

9. Imputazione delle liberalità in conto.

Il legittimario che intende esperire l'azione di riduzione è tenuto ad imputare


nella propria porzione tutte le liberalità ricevute dal de cuius, sia con donazioni,
sia a titolo di legato e di prelegato. 110 La norma vuol dire che l’attore, nel
determinare la quota oggetto della sua domanda e nel dare la prova del suo diritto,
ha l’onere di sottrarre il valore delle liberalità ricevute.111 Deve essere sottratto
anche il valore dei beni conseguiti dal legittimario in veste di erede, in forza di
successione a titolo universale.
L’imputazione opera a tutela della disponibile, imponendo al legittimario di
integrare quanto gli spetta innanzitutto sui beni donati o legati e consentendo la
riduzione solo per il supplemento. 112 In realtà, l’imputazione è prescritta non solo
per la riduzione delle disposizioni lesive, ma anche per una finalità di calcolo, per
esempio quando il de cuius abbia disposto per testamento non di quote determinate,
ma genericamente della disponibile.113

106
Cfr. Cass. Cass. 9 luglio 1971 n. 2200, in Giur. it., 1972, I, 1, 164; M ENGONI, op. cit.,
239; contra PINO, op. cit., 67.
107
Cfr. Cass. 22 giugno 1963 n. 1679, in Foro. it., 1963, I, 1914: la norma dell'art. 510
opera solo quando l'accettazione beneficiata sia fatta tempestivamente; se uno dei
legittimari accetta puramente o semplicemente, oppure (il che è lo stesso) agisce in
riduzione senza la sua previa accettazione beneficiata, l'estensione non è più concepibile.
Nello stesso senso PINO, op. cit., 101.
108
Cfr. Cass. 22 giugno 1963 n. 1679, cit: non può ritenersi chiamato all'eredità il legatario
in sostituzione di legittima il quale abbia preferito di conseguire il legato.
109
Cfr.Cass. 5 giugno 1968 n. 1701, in Rass. giur. Enel, 1968, 464.
110
Cfr. Cass. 12 marzo 1966 n. 711, in Foro. it, 1967, I, 125.
111
CATTANEO , op. cit., 415.
112
Cfr. Cass. 23 luglio 1964 n. 1971, in Foro. it., 1965, I, 292.
113
SANTORO PASSARELLI, op. cit., 308 s.

19
10. La dispensa dall’imputazione.

Ex art. 564 l’onere del legittimario non sussiste quando la liberalità, donazione
o legato, sia fatta con dispensa dall’imputazione. Effetto della dispensa è riversare
la liberalità sulla disponibile,114 creando una posizione di indiscutibile vantaggio
in favore del beneficiario, al quale è consentito di limitare o, addirittura, escludere
l'efficacia delle liberalità disposte in favore di altri e di conservare le proprie.
Il donante o il testatore, nel momento in cui dispensa la liberalità
dall’imputazione, comprime i suoi ulteriori poteri di disposizione, perché consente
al legittimario di pretendere l’intera legittima su altri beni, diversi da quelli
costituenti l’oggetto della liberalità già elargita.115 Per la gravità di queste
conseguenze, sebbene non sia richiesto l’uso di formule sacramentali, è
indispensabile che la volontà del donante o del testatore risulti compiutamente dal
contesto dell'atto. E’ inibito per identificarla il ricorso ad elementi extratestuali,116
com'e possibile per la dispensa dalla collazione.117
Con la dispensa dall’imputazione l’ereditando antepone la liberalità fatta al
legittimario alle altre. Si intende perciò come la dispensa dall’imputazione di un
legato non possa essere efficace a danno di un donatario, e quella dall’imputazione
di una donazione a danno dei donatari anteriori (questa è l’ipotesi considerata
dall’art. 564: la dispensa urta allora contro il principio dell’irrevocabilità delle
donazioni). L’aggettivo «anteriori» non si riferisce alla data della donazione, ma
alla data della dispensa, la quale, se è ordinariamente coeva alla donazione, può
essere anche posteriore. La dispensa non solo non può pregiudicare le donazioni
anteriori alla liberalità fatta al legittimario, ma nemmeno, se successiva, le
donazioni posteriori intervenute prima dell’atto aggiuntivo di essa.118
La dispensa dall’imputazione della donazione va disposta nelle stesse forme
normali dell’atto di liberalità: se è fatta con disposizione di ultima volontà seguirà
le forme del testamento, mentre se è fatta con atto inter vivos fra vivi, seguirà le
forme della donazione, costituendo di questa una modalità accessoria. Nella
donazione indiretta la dispensa seguirà la forma prescelta per realizzare la
liberalità.
La dispensa successiva con atto inter vivos richiede sempre le forme della
donazione vera e propria, anche quando acceda ad una precedente donazione
indiretta, perché essa costituisce una liberalità ulteriore, che trasforma la liberalità
in conto di legittima in liberalità per antiparte.119

114
Cfr.Cass. 12 marzo 1966 n. 711, cit.
115
Cfr.Cass. 4 agosto 1982 n. 4381; Cass. 13 gennaio 1984 n. 278.
116
Cfr. Cass. 26 novembre 1971 n. 3457: la dispensa dall'imputazione ex se può ravvisarsi
nella dichiarazione del donante che la donazione viene da lui fatta sulla disponibile; contra
cfr. Cass. 6 giugno 1983 n. 3852.
117
Cfr. Cass. 16 luglio 1969 n. 2633, in Giust. civ., 1970, I, 926: una volta contestata
l'esistenza della dichiarazione di dispensa, nel contratto di donazione, deve,
necessariamente, procedersi all'indagine sulla volontà del donante, al fine di accertare se
egli abbia inteso dispensare dalla collazione, ex art.737, ovvero anche dall’imputazione ex
se di cui al comma secondo dell'art. 564, non potendosi assolutamente ritenere che le due
clausole di dispensa (da collazione e da imputazione), agli effetti pratici, si equivalgono,
quando la seconda e destinata ad operare nei confronti di altri legittimari.
118
M ENGONI, op. ult. cit., 269.
119
SANTORO PASSARELLI, op. cit., 329.

20
Se contenuta in un atto di donazione, la dispensa non è revocabile
unilateralmente dal donante, né è rinunciabile dal donatario,120 ma può venir meno
solo per mutuo consenso. 121
E’ possibile anche che la donazione sia oggetto di dispensa testamentaria, nel
qual caso la dispensa ha natura di negozio di ultima volontà, essenzialmente
revocabile, con cui il testatore attribuisce al legittimario il diritto di cumulare la
legittima con la donazione, e in questo senso pone in essere in suo favore una
nuova liberalità.
La dispensa dall’imputazione del legato è contenuta nel testamento.
Nel terzo comma è stabilito che, nel caso di successione per rappresentazione,
il legittimario deve imputare anche le liberalità fatte all’ascendente, ancorché
abbiano rinunziato all’eredità del medesimo. 122

11. Collazione, imputazione ex se e riduzione.

A differenza della riduzione (e del correlativo onere di imputazione ex se), che


sono imperniati sul rapporto riserva disponibile, la collazione prescinde dai
concetti di legittima e disponibile, essendo destinata ad assicurare l’uguaglianza
proporzionale di trattamento dei coeredi, in relazione all’intero patrimonio. Essa
non ha nulla a che vedere con la questione su quale delle due quote debba essere
imputata la donazione ricevuta da uno dei discendenti (o coniuge) per stabilire se il
donatario abbia il diritto di domandare la riduzione delle liberalità disposte in
favore di altri.
La dispensa dalla collazione, anche se espressa, non vale a esonerare il
legittimario dall’imputazione della liberalità alla sua porzione legittima; e,
viceversa, la dispensa (espressa) dall’imputazione non implica per sé sola dispensa
dalla collazione.123 Le due dispense, infine, possono coesistere con il risultato che
il donatario è esonerato sia dal conferimento e sia dall’imputazione ex se.124
Secondo la giurisprudenza, nei rapporti soggettivi in cui opera la collazione, la
questione della riduzione sorge se solo il coerede donatario, coniuge o discendente
del de cuius, sia stato dispensato dalla collazione, giacché, in caso contrario, il
solo meccanismo della collazione sarebbe sufficiente per far conseguire ad ogni
coerede la porzione spettantegli sull'eredita, senza necessita di ricorso alla
specifica tutela apprestata dalla legge per la quota di le gittima.125

120
Cfr. Cass. 27 luglio 1961 n. 1845, in Giust. civ., 1962, I, 100.
121
Cfr. Cass. 11 novembre 1970 n. 2361.
122
FERRI , op. cit., 232: i discendenti debbono imputare i legati e le donazioni in conto fatte
al legittimario rinunciante in quanto quelle liberalità sono a loro destinate. Se opera la
rappresentazione il legittimario rinunciante non può trattenere ex art. 552 le donazioni e i
legati a lui fatti sulla disponibile, ma deve rimetterli ai discendenti che succedono per
rappresentazione. Cfr. M ENGONI, op. ult. cit., 140 n. 96: se la donazione e il legato sono
fatti con dispensa dall’imputazione, il rinunciante è tenuto a cedere solo l’eventuale
eccedenza rispetto alla disponibile, che è imputata alla quota di legittima devoluta ai
chiamati in rappresentazione del rinunciante.
123
M ENGONI, op. ult.. cit., 140 s.
124
Cfr.Cass. 12 marzo 1966 n. 711, in Foro. it., 1967, I, 125.
125
Cfr. Cass. 6 marzo 1980 n. 1521, in Vita not., 1980, I, 179.

21
Il principio è disapprovato dalla dottrina, per la quale, in favore del
legittimario che sia insieme coerede discendente o coniuge, è consentito il concorso
fra l’azione di riduzione e l’azione di collazione, ove gli effetti della collazione non
bastino a fargli conseguire la legittima nella sua integrità qualitativa.126 Il
legittimario consegue l’integrazione della legittima con l’azione di riduzione,
mentre la collazione interviene in un secondo momento, ridistribuendo fra coniuge
e discendenti il valore delle donazioni eccedente la porzione indisponibile.127
L’autonomia e la possibilità della contemporanea applicazione dei due istituti
si manifesta con ancora maggiore chiarezza quando con donazioni in favore di
soggetti tenuti a collazione concorrano donazioni o legati in favore di estranei.

a) Si supponga che l’ereditando lasci due figli Caio e Sempronio, e che abbia donato,
dapprima, 20 al figlio Caio con dispensa dall’imputazione e dalla collazione, e poi abbia
donato 20 ad un estraneo. Nel relictum ci sono 50. Essendo la donazione anteriore
imputabile alla disponibile, sulla base dei calcoli ex art. 556, si ricava che la donazione
posteriore è riducibile per 10 (disponibile 30). I due figli Caio e Sempronio si dividono in
parti uguali il relictum e poi agiscono in riduzione contro l’estraneo, conseguendo altri 5
ciascuno. Sempronio avrà così conseguito la sua legittima di 30, Caio, oltre la legittima, ha
conservato l’intera donazione di 20 sulla disponibile, grazie alla dispensa dall’imputazione.
b) Nella medesima situazione potrebbe avvenire che Caio sia stato dispensato dalla
collazione, ma non dall’imputazione. In questo caso il calcolo ex art. 556 ci dice che la
seconda donazione è salva; nei rapporti fra i coeredi, il donatario, dispensato dalla
collazione, è tenuto a imputare la liberalità solo nella misura necessaria per integrare la
legittima altrui. Sempronio riceve 30 per intero dal relictum, Caio 40, 20 dal relictum e 20
con la donazione, beneficiando quindi della disponibile di 10 non assorbita dalla donazione
in favore dell’estraneo. La conservazione della disponibile costituisce effetto della dispensa
dalla collazione.
c) Nel caso di dispensa dall’imputazione e non dalla collazione, la successione si
svolge come nell’esempio illustrato sub a), con ambedue i figli che agiscono in riduzione
contro il donatario posteriore, salva la successiva ripartizione, per effetto della collazione,
del valore della donazione sulla disponibile ricevuta da Caio.128

La giurisprudenza nega l’operatività della collazione qualora il relictum sia


inesistente o di modico valore, avendo il de cuius esaurito l’asse con donazioni o
legati o con le une e gli altri insieme. In tal caso il legittimario potrà pretendere

126
FERRI , op. cit., 140; M ENGONI, op. ult. cit., 297 s..
127
PINO, op. cit., 92.
128
M ENGONI, op. ult. cit., 141 s: il legatario, o in donatario di data posteriore, non può
eccepire che, in virtù della collazione, si costituisce una massa dividenda di valore pari alla
riserva complessiva dei figli. In virtù della collazione il bene rientra nella massa dividenda
come parte della disponibile, mentre la riserva è integrata mediante riduzione delle altre
liberalità». M ENGONI, per spiegare il concetto, (lc. cit., n. 79) propone quest’esempio: asse
600; sopravvivono due figli chiamati all’eredità in parti uguali, ad uno dei quali il de cuius
ha donato in vita 400 senza dispensa dalla collazione; vi è un testamento che ordina un
legato di 200 in favore di un estraneo. In questo caso la donazione è imputabile alla riserva
solo per 200, in pratica fino a concorrenza della porzione del figlio donatario, mentre
l’eccedenza va a carico della disponibile assorbendola interamente. Il legato è riducibile per
intero in favore dell’altro figlio, il quale conseguirà poi altri 100 in base al conferimento cui
è obbligato il fratello a norma dell’art. 737.

22
solo la riduzione delle donazioni nella misura necessaria a integrare la sua
legittima.129

12. Legittimazione attiva e passiva.

Sono legittimati all’azione di riduzione, oltre i legittimari, i loro eredi o aventi


causa. I legittimari vengono in considerazione in quanto tali, come terzi, anche se
investiti di una vocazione ereditaria, testamentaria o legale.130
Deve ritenersi che la legittimazione dei soggetti diversi dai legittimari
supponga che questi ultimi siano chiamati all’eredità e abbiano personalmente
dichiarato la loro volontà di conseguire la legittima,131 mentre, in ipotesi di
preterizione, l'azione di riduzione spetta esclusivamente al legittimario leso. 132
Eredi sono tanto gli eredi legittimi, quanto gli eredi testamentari, i quali
subentrano in tutti i rapporti patrimoniali spettanti al defunto e quindi anche nella
loro tutela.133
Aventi causa sono i cessionari dei diritti del legittimario, i quali acquistano in
conseguenza della cessione, onerosa o gratuita, anche il diritto di agire in
riduzione.134
L’azione compete in via surrogatoria anche ai creditori del legittimario. 135
La legittimazione sostituiva dei creditori, quando occorra ridurre legati o
donazioni fatti ad estranei, presuppone che l’eredità sia stata accettata dal
legittimario con beneficio di inventario. 136

129
Cfr. Cass. 9 luglio 1975 n. 2704, in Giur. agr. it., 1977, II, 33; Cass. 25 novembre 1975
n. 3935: il fatto che, anche quando il defunto abbia donato in vita o legato tutte le sue
sostanze ciò nonostante, alla sua morte, rimane spesso un relictum, di sia pur modico
valore, non basta a far considerare l'esistenza di tale relictum come fatto di comune
esperienza, tale da rendere sempre esperibile l'azione di collazione; Cass. 17 novembre
1979 n. 5982, in Riv. not., 1980, II, 576. Per la dottrina, nello stesso senso, BIANCA, op. cit.,
618.
130
PINO, op. cit., 64 s.: se il legittimario non avesse una particolare qualità diversa da quella
di erede non gli sarebbe possibile impugnare gli atti di simulazione compiuti dal de cuius,
giacché come successore di una delle parti del negozio simulato il legittimario sarebbe
soggetto alle limitazioni di prova stabilite dall’art. 2722.
131
SANTORO PASSARELLI, op. cit., 315.
132
Cfr Cass. 26 gennaio 1970 n.160, Giust. civ., 1970, I, 1228; M ENGONI, op. ult. cit., 244
s., il quale spiega il limite con la considerazione che la riduzione costituisce un modo di
adizione dell’eredità.
133
CAPOZZI, op. cit., 309
134
FERRI , op. cit., 165 s; contra GIANNATTASIO, Delle successioni, in Commentario del
Codice civile. Libro II, t.1 Torino, 1971, 342: l’azione di riduzione non è cedibile né
alienabile.
135
Cfr. Cass. 29 settembre 1963 n. 2592.
La legittimazione sostitutiva di creditori e aventi causa non opera in caso di preterizione;
contra, Trib Roma 7 gennaio 1960, cit., sulla premessa implicita che il legittimario preterito
è chiamato all’eredità ipso iure; cfr. Trib Roma 7 gennaio 1960, in Foro pad., 1960, I,
1056.
136
Cfr. M ENGONI, op. ult. cit., 243 s.: se il legittimario ritarda o rifiuta l’accettazione i
creditori possono esperire l’actio interrogatoria; se rinuncia o lascia decorrere
infruttuosamente tale termine, essi hanno il rimedio previsto dall’art. 524, che consente loro

23
Ex art. 557, comma 3, i creditori del defunto non possono chiedere né
profittare della riduzione, se il legittimario avente diritto a riduzione ha accettato
con beneficio di inventario. La ratio della norma viene ravvisata nella circostanza
che il creditore del defunto poteva contare solo sul patrimonio di questi per
soddisfarsi, e solo su questo potrà continuare a fare affidamento nell’ipotesi di
accettazione beneficiata. Se la garanzia generica del credito era stata compromessa
da atti di alienazione a titolo gratuito compiuti dal debitore (gli stessi oggetto
dell’azione di riduzione), il creditore aveva a disposizione l’azione pauliana; ma
non può avendo trascurato di esercitare tale azione soddisfare il proprio credito
sfruttando l’azione di riduzione intentata per altri fini. 137 E’ chiaro che se il
legittimario accetta puramente e semplicemente, i creditori ereditari sono ammessi
a domandare la riduzione o a profittarne come creditori personali dell’erede per
effetto della confusione dei patrimoni, non in deroga, ma in applicazione del primo
comma dell’art. 557. 138
Il terzo comma dell’art. 557, quando dice che della riduzione non possono
profittare i legatari e i donatari, non si riferisce a coloro che beneficiano di un
legato o di una donazione nella qualità di legittimari,139 ma a chi - donatario,
legatario o beneficiario di una disposizione testamentaria - sia stato avvantaggiato
dal de cuius con una disposizione sulla disponibile. La norma esclude che l’onorato
possa pretendere di integrare la stessa disponile mediante la riduzione delle
liberalità elargite ai legittimari in conto di legittima, quando ne sopravanzano
l’ammontare.140
L'azione di riduzione non dà luogo a litisconsorzio necessario, né dal lato
attivo, né dal lato passivo. 141 Ciascun dei legittimari può domandare la riduzione
nei limiti della sua quota individuale e non può aspirare a prendere la parte di
coloro che sono rimasti inattivi o che hanno rinunciato all'azione, ancorché
abbiano partecipato al processo. 142 In altre parole, quando ci sono più legittimari
lesi e la riduzione sia chiesta da uno soltanto, costui deve conseguire la sua quota
come se anche gli altri dovessero conseguire la loro. 143 E’ pacifico inoltre che la
pronuncia di riduzione non implica l’automatica integrazione delle quote di
legittima di tutti coloro che abbiano partecipato al giudizio, ma opera soltanto in
favore di quei legittimari che l’abbiano effettivamente richiesta.144

di soddisfarsi sia sui beni ereditari, sia, per applicazione analogica, sui beni oggetto di
liberalità a titolo particolare lesive della legittima. L’art. 524 è applicabile per analogia
anche al caso in cui il legittimario accetti l’eredità e rinunci alla sola azione di riduzione.
137
Cfr. Cass. 23 febbraio 1982 n. 1114, in Foro it. 1982, I, 2454.
138
M ENGONI, op. cit., 246; FERRI , op. cit., 166.
139
Cfr. Cass. 26 luglio 1985 n. 4358. In questo senso anche PALAZZO, Le successioni, t. 1,
Milano, 2000, 573.
140
M ENGONI, op. ult. cit., 247.
141
Cfr. Cass. 30 novembre 1963 n. 3077, in Giur. it., 1964, I, 990; Cass. 9 luglio 1971 n.
2200, in Giust. civ., 1972, I, 164; Cass. 21 marzo 1983 n. 1979; Cass. 27 settembre 1996 n.
8529.
142
Cfr. Cass. 22 ottobre 1975 n. 3500, in Foro it., 1976, I, 1952; Cass. 28 novembre 1978
n. 5611.
143
Cfr. Cass. 15 giugno 1964 n. 1510, in Giust. civ., 1965, I, 1688.
144
Cfr. Cass. 27 febbraio 1998 n. 2174; in senso sostanzialmente conforme cfr. Cass. 12
maggio 1999 n. 4698: l’eccedenza delle donazioni sulla quota disponibile va verificata non
con riferimento alla quota di riserva spettante a tutti i legittimari, ma esclusivamente in

24
Stante l’assoluta autonomia del diritto di ciascun legittimario di esercitare
l’azione per l’integrazione della propria quota di riserva, le pronunce intervenute
sulle domande precedenti di alcuni legittimari, ancorché relative alla medesima
successione, non vincolano il giudice sulle domande proposte da altri, anche se il
relativo processo sia stato riunito al precedente.145
La prescrizione resta interrotta solo a favore di chi ha agito. 146
Legittimati passivi sono solo i beneficiari delle disposizioni di cui l’attore
chiede la riduzione. «Non può essere legittimato passivo il beneficiario di un
modus. Se questo è a carico del legittimario stesso si applica il divieto di pesi e
condizioni, mentre se la donazione o la disposizione modale ha per destinatario
un’altra persona, una lesione della legittima può derivare dalla stessa donazione o
disposizione e non già dall’onere cui essa è sottoposta: sicché l’azione deve essere
esperita non contro il beneficiario del modus, ma contro l’onerato. Questi, poi, se è
un legatario o un donatario è tenuto all’esecuzione soltanto entro il limite
dell’oggetto del legato o della donazione, quale risulta determinato dopo la
riduzione, e verrà liberato se la riduzione è totale. Se è erede, l’onerato risponderà
dell’onere intra vires solo se ha accettato con beneficio di inventario. Quanto si è
detto per il modus vale anche per il legato a carico di uno o più legatari oppure di
un singolo erede testamentario. Il legato, infatti, può ledere la legittima solo se è a
carico dell’eredità e non se grava su altre disposizioni testamentarie. In
quest’ultimo caso la legittimazione passiva non può dunque spettare che
all’onerato.»147
Dal lato passivo l’assenza di litisconsorzio implica che l’azione può essere
esercitata esclusivamente nei confronti di uno o più degli obbligati all’integrazione
della quota, e spiegare effetto solo nei loro confronti in caso di accoglimento. 148 E’
ovvio che l’azione, esperita contro solo alcuni dei potenziali legittimati passivi, va
mantenuta nei limiti in cui i convenuti sono tenuti a contribuire all’integrazione
della legittima, secondo i principi stabiliti negli art. 558-559.149
Non sono legittimati passivi, né litisconsorti necessari nel giudizio di
riduzione, i terzi aventi causa, i quali sono destinatari della autonoma domanda di

relazione all’effettiva entità delle lesioni individuali subite dai legittimari che agiscono in
riduzione.
145
GIANNATTASIO, op. cit., 340.
146
TAMBURRINO, op. cit., 1369.
147
CATTANEO , op. cit., 413.
148
Cfr. Cass. 28 luglio 1967 n. 2006 in Foro it. 1967, I, 2030; contra: Cass, 26 ottobre 1981
n. 5591, in Riv. not. 1982, II, 116: qualora il coerede legittimario agisca in riduzione, si
determina una comunione (ed un consorzio di lite) tra coeredi e legatari soltanto se la
preventiva ficta aestimatio dell'asse, ex art. 556, abbia rivelato l'insufficienza dell'attivo
al soddisfo delle ragioni del legittimario, nel qual caso, ai sensi del precedente art. 554, le
disposizioni testamentarie devono essere ridotte proporzionalmente, senza distinzione tra
eredi e legatari, con il risultato economico-giuridico di rendere il legittimario
compartecipe dei beni della universalità e dei singoli beni legati, sia pure soltanto in
relazione alla percentuale determinata nella sua eredità, da distaccarsi dai beni attribuiti in
misura maggiore a quella della disponibile. Pertanto, ove sia pacificamente esclusa dai
coeredi la necessità di sacrificare i legati ad integrazione della legittima, gli stessi ben
possono autonomamente regolare i loro rapporti ed approntare in proposito idonea
transazione, nella piena estraneità dei legatari.
149
V. supra n. 8

25
restituzione conseguente al vittorioso esperimento della riduzione.150 La
giurisprudenza, tuttavia, consente la citazione degli aventi causa come parti
secondarie della causa di riduzione, affinché la sentenza sulla riduzione faccia
stato anche nei loro confronti ed eviti una loro successiva opposizione quando è
chiesta la restituzione.151
Una diversa tesi considera legittimati passivi dell’azione di riduzione, oltre gli
onorati, anche i terzi acquirenti dei beni donati. In questo senso l’azione di
riduzione avrebbe la doppia caratteristica di essere, oltre che actio in personam,
anche actio in rem.152

13. Riduzione delle disposizioni testamentarie.

Le disposizioni testamentarie eccedenti la disponibile vanno ridotte


proporzionalmente al loro valore, indipendentemente dal titolo universale o
particolare (art. 558): la norma è chiara nel sottolineare che i legati gravano su tutta
l’eredità e solo l’azione di riduzione può addossarne il carico, nei limiti del valore
ridotto, esclusivamente all’erede della disponibile.
Se l’azione sia promossa dal legittimario preterito o dal legittimario istituito in
quota inferiore, la riduzione restringe il titolo di acquisto dell’erede istituito nei
limiti della disponibile, ma in pari tempo diminuisce l’onere dei legati gravanti su
di lui.153 L’erede della disponibile è tenuto all’adempimento del legato non per il
valore originario, ma per un valore che riproduca, secondo il principio di
proporzionalità, il rapporto originario esistente fra il legato, come previsto dal
testatore, e l’utile netto che avrebbe conseguito l’erede.
La quota per la quale la riduzione va pronunciata scaturisce dal rapporto fra
entità delle lesione ed il complesso delle disposizioni riducibili, che sono quindi
ridotte tutte nella stessa proporzione. Così è preservata la proporzione voluta dal
testatore.154 E’ importante porre in rilievo che la regola di proporzionalità comporta
un principio di calcolo che opera anche se l’azione sia proposta soltanto contro
alcuni dei beneficiari delle disposizioni lesive. Qualunque siano la scelte o le
necessità del legittimario, ciascuno dei convenuti è assoggettato a contributo non
per l’intero, ma per la sua parte che la regola di proporzionalità pone a suo carico.
Si consente al testatore di preservare singole disposizioni dalla riduzione (art. 558,
comma 2): questa va ridotta solo quando il valore delle altre non è sufficiente a
integrare il valore della quota legittima. La preferenza accordata ad una data
disposizione rispetto alle altre non implica l’uso di formule solenni, ma può
risultare anche implicitamente dal complesso delle espressioni usate nel
testamento. 155

150
Cfr. Cass. 21 giugno 1958 n. 2199; Cass. 18 marzo 1961 n. 613; Cass. 17 maggio 1980
n. 3243, in Giust. civ., 1980, I, 2193.
151
Cfr. Cass. 20 settembre 1963 n. 2592; Cass. 5 dicembre 1966 n. 2835; Cass. 6 giugno
1969 n. 1988, in Foro it., 1969, I, 3147.
152
A tale tesi, prospettata da FERRI , op. cit., 168-174, aderiscono BIGLIAZZI GERI -BRECCIA-
BUSNELLI-NATOLI , Successioni a causa di morte, Torino, 1997, 246.
153
M ENGONI, op. ult. cit., 272.
154
M ENGONI, op. ult. cit., 271.
155
L’intento preferenziale manifestato in favore di uno degli eredi con un prelegato non
sottrae la disposizione alla riduzione proporzionale di cui al primo comma dell'art. 558; in

26
14. Riduzione delle donazioni.

Ai sensi dell’art. 555, comma 2: «le donazioni non si riducono se non dopo
esaurito il valore dei beni di cui è stato disposto per testamento.»
Il divieto di ridurre le donazioni, ove a soddisfare le ragioni dei legittimari sia
sufficiente il relictum, sussiste anche nel caso che questo sia costituito da denaro e
da crediti pecuniari. 156
Sono soggette a riduzione sia le donazioni attuate attraverso il solenne
contratto di cui all’art. 769, sia le donazioni indirette, cioè le liberalità che risultino
da atti diversi da quelli previsti dall’art. 769 (art. 809, che esplicitamente le
sottopone a riduzione), sia infine le donazioni simulate sotto l’apparenza di un
negozio oneroso, dopo che il legittimario abbia fornito la prova della
simulazione.157
Ex art. 559 le donazioni sono soggette a riduzione secondo il criterio
cronologico della precedenza riguardo al tempo, cominciando dall’ultima e
risalendo via via alle anteriori (art. 559). La norma trova il suo fondamento nel
principio di irrevocabilità delle donazioni da parte del donante.158
Se il legittimario si sia discostato dal criterio cronologico e abbia agito subito
contro uno dei donatari anteriori, potrà aggredire tale donazione 159 solo nei limiti in
cui risulti dimostrata l’insufficienza della donazione posteriore a integrare la
riserva. 160
Quando più donazioni lesive siano state fatte contemporaneamente, esse
debbono essere ridotte, come le disposizioni testamentarie, in proporzione al loro
valore, e anche in questo caso si deve fare salva la volontà del donante che una
delle donazioni abbia effetto a preferenza delle altre coeve, purché tale volontà sia
dichiarata nello stesso atto che tutte le contiene. Non avrebbe effetto a danno degli
altri donatari una dichiarazione di preferenza successivamente inserita nel
testamento. 161
Va negato invece che l’ereditando possa disporre, in una delle donazioni o nel
testamento, che una donazione posteriore sia ridotta solo quando il valore delle
altre non sia sufficiente ad integrare la porzione legittima. La validità di una simile
preferenza contrasterebbe a con il principio dell’irrevocabilità della donazione.162
Per determinare la data della donazione, quando l’accettazione è fatta con atto
separato, occorre considerare la data in cui l’accettazione è notificata al donante.163
Ove la donazione non sia consacrata in un atto pubblico, il che può verificarsi

questo senso, Cass. 25 maggio 1962 n. 1206, in Foro it., 1963, I, 143; Cass. 28 luglio 1967
n. 2006 in Foro it. 1967, I, 2030; Cass. 29 dicembre 1970 n. 2776.
156
GIANNATTASIO, op. cit., 352.
157
TAMBURRINO, op. cit., 1369.
158
CATTANEO , op. cit., 416.
159
V. supra n. 8
160
Contra Cass. 22 ottobre 1975 n. 3500, cit.: il legittimario che agisce in riduzione non ha
facoltà di scelta, dovendo osservare l’ordine stabilito; diversamente egli avrebbe il diritto di
favorire un coerede a danno di un altro.
161
M ENGONI, op. ult. cit., 276.
162
SANTORO PASSARELLI, op. cit., 318; FERRI , op. cit., 185. .
163
Cfr. Cass. 2 agosto 1966 n. 2150.

27
quando si tratti di donazioni indirette, la data può provarsi con ogni mezzo. 164 E’
stato giustamente osservato che i donatari sono terzi fra loro agli effetti
dell’applicazione dell’art. 2704, sicché le date contenute in scritture private non
saranno reciprocamente opponibili, se non dal giorno in cui la scrittura ha
acquistato data certa.165
Il problema della data sarà comunemente oggetto di controversia fra i
donatari; tuttavia se per qualsiasi ragione dovesse esistere un interesse del
legittimario a sollevare la questione, egli è da considerare terzo agli effetti dell’art.
2704, come è da considerare terzo nella prova della simulazione.166

15. La domanda di riduzione.

Il legittimario che propone l'azione di riduzione ha l'onere di allegare e


comprovare tutti gli elementi occorrenti per stabilire se sia o meno avvenuta ed in
quale misura la lesione della quota di riserva, e quindi anche l'inesistenza nel
patrimonio del de cuius di altri beni oltre quelli che formano oggetto dell'azione
di riduzione, giacché in conformità del principio di cui all'art. 2697 anche i fatti
negativi quando costituiscono il fondamento del diritto che si vuol far valere in
giudizio debbono essere provati dall'attore come i fatti positivi. 167
Inoltre, in relazione al principio sancito dagli art. 555 e 559, egli ha l'onere
di indicare, oltre al valore, l'ordine cronologico in cui sono stati posti in essere i
vari atti di disposizione, non potendo l'azione di riduzione essere sperimentata
rispetto alle donazioni se non dopo esaurito il valore dei beni di cui è stato
disposto per testamento e cominciando, comunque, dall'ultima e risalendo via via
alle anteriori. 168

16. L’azione di restituzione contro gli onorati testamentari e i donatari.

E’ stato precisato che l’effetto costituivo della riduzione si esaurisce nel


rendere inefficace l’attribuzione lesiva, senza far conseguire al legittimario i beni
oggetto della disposizione ridotta. All’azione di riduzione vera e propria si
accompagna perciò una diversa azione, di natura personale,169 esperibile contro il

164
FERRI , op. cit., 186.
165
M ENGONI, op. ult. cit., 280 s.: qualora non si raggiunga la prova del tempo in cui le
donazione indirette o manuali sono state fatte, si dovrà procedere a riduzione proporzionale
e cumulativa di tutte.
166
Cass. 16 marzo 1981 n. 1449; M ENGONI, op. ult. cit., 281: il legittimario avrebbe
interesse a sollevare la questione della data se uno dei donatari anteriori fosse solvibile e
insolvibile il donatario posteriore.
Non sono neanche da escludere interesse dettati da preferenze soggettive del donatario per i
beni oggetto di una determinata donazione, FERRI , op. cit., 187.
167
Cfr. Cass. 7 maggio 1971 n. 1297; Cass. 17 ottobre 1992 n. 11432: il Cass. 12 settembre
2002 n. 13310, in Riv. not., 2003, II, 235.
168
Cfr. Cass. 29 ottobre 1971 n. 3661.
169
M ENGONI, op. ult. cit., 314-316: la natura personale discende con sicurezza dalla
circostanza che l’azione è esperibile solo contro i beneficiari delle disposizioni lesive, i

28
beneficiario della disposizione lesiva, il cui petitum è costituito dai beni in natura,
se essi si trovano presso l’onorato, o dall’equivalente in denaro, se sono stati
alienati.
L’esigenza della restituzione non ricorre in tutti i casi di riduzione, ma implica
che l’azione sia stata proposta contro disposizioni aventi ad oggetto cose
determinate: legati di specie,170 donazioni e istitutiones ex re certa. Nei confronti
degli eredi istituiti in quota astratta, la riduzione incide sulla quota istitutiva,
determinando l’ingresso del legittimario preterito nella comunione ereditaria,
oppure, se l’azione sia stata proposta da legittimario istituito in quota insufficiente,
modificando la distribuzione interna delle quote fra i coeredi. Nell’uno e nell’altro
caso non si pone un problema di «restituzione»: i legittimari, nella misura in cui le
disposizioni siano state ridotte in loro favore, 171 conseguono i beni ai quali hanno
diritto con la divisione ereditaria.
E’ consentita la proposizione della domanda di divisione in via di cumulo
condizionato con l’azione di riduzione nel medesimo giudizio, ma in tal caso il
giudice, prima di scendere all’esame della domanda di divisione, dovrà decidere
sulla domanda di riduzione, che ha carattere pregiudiziale rispetto alla prima.
L’esercizio cumulativo delle due azioni nello stesso processo importerà che
l’azione di riduzione venga attratta nella competenza del giudice dell’aperta
successione, alla quale appartiene l’azione di riduzione (art. 22 n. 1 c.p.c.).172
Della possibilità del cumulo può giovarsi anche il legittimario preterito. 173

17. La riduzione di disposizioni avente per oggetto beni determinati.

Se la disposizione eccede la disponibile solo in parte, dalla riduzione


scaturisce una comunione fra i legittimari che abbiano esercitato l’azione ed il
titolare della disposizione ridotta,174 il cui scioglimento è disciplinato dall’art.
560.175

quali conservano la legittimazione anche quando abbiano alienato i beni, convertendosi un


tal caso l’oggetto nell’equivalente in denaro.
170
PINO, op. cit., 82: nei riguardi dei legatari di quantità la tutela del legittimario si
esaurisce sul piano della riduzione, con la dichiarazione di inefficace della disposizione.
171
BIANCA, op. cit., 619 s.
172
GIANNATTASIO, opc. cit., 343.
173
Cass. 24 maggio 1962 n. 1206, in Giust. civ., 1962, I, 1864; Cass. 9 giugno 1962 n.
1443, ivi, 1963, I, 109; Cass. 5 gennaio 1967 n. 35, ivi, 1967, I, 1332; Cass. 28 giugno
1969 n. 2342, ivi, 1969, I, 2020; Cass. 11 novembre 1970 n. 2367; Cass. 19 novembre 1973
n. 3098; Cass. 12 febbraio 1981 n. 866; Cass. 4 aprile 1992 n. 4140; Cass. 29 marzo 2000
n. 3821, ivi, 2001, I, 3059.
174
Cfr. Cass. 30 maggio 1967 n. 1192, in Giust. civ., 1967, I, 1438.
175
PALAZZO, Le successioni, t. 1, 583: l’azione di restituzione, conseguente alla riduzione,
assume in questo caso funzione divisoria, dato che comporta la scioglimento dello stato di
in divisione in cui il bene di trova. Cfr, per la giurisprudenza, Cass. 23 luglio 1964 n. 1971,
in Foro it., 1965, I, 292; Cass. 5 marzo 1970 n. 543, in Giur, it. 1970, I. 1, 1422; Cass. 6
dicembre 1972 n. 3522: qualora la riduzione sia pronunciata nei confronti di beneficiari a
titolo particolare, la communio incidens che ne scaturisce, quando la riduzione è solo
parziale, investe solo i beni oggetto delle disposizioni lesive, dai quali deve trarsi, mediante
distacco parziale, il supplemento a favore del legittimario leso. Pertanto la cumulabilità
dell’azione di riduzione con divisione sotto il profilo del ristabilimento di una communio

29
Secondo tale norma «la riduzione si fa separando dall’immobile la parte
occorrente per integrare la quota riservata, se ciò può avvenire comodamente.».
Quando la separazione non sia conveniente, nella soluzione del conflitto generato
della non comoda divisibilità, è sancita la prevalenza del legittimario o dell’onorato
in relazione al fatto che la quota di riduzione esprima una frazione della disponibile
maggiore o minore del quarto. 176 In questo senso l’art. 560 costituisce eccezione al
criterio di preferenza della maggior quota stabilito dall’art. 720 c.c. per la divisione
dei beni non comodamente divisibili. 177
La norma è applicabile sia nel caso di riduzione di legati o donazioni di
immobili, sia nel caso di disposizioni a titolo universali avente ad oggetto beni
determinati: istitutiones ex re certa e assegni divisionali qualificati. 178

18. Liberalità elargite a legittimari.

Essendo la legittima una quota inalterabile che viene fissata in relazione alle
sostanze ereditarie, l'erede della legittima e della disponibile che deve integrare la
quota legittima di altri eredi, deve togliere l'integrazione, non dalla sua legittima,
che cosi verrebbe lesa contro le disposizioni di legge, ma dalla sua disponibile.179

19. Il terzo comma dell’art. 560.

Il terzo comma dell'art 560 dispone:«il legatario o il donatario che è


legittimario può ritenere tutto l'immobile, purché il valore di esso non superi
l'importo della porzione disponibile e della quota che gli spetta come
legittimario». In giurisprudenza è formulato il principio che tale disposizione non
può trovare applicazione se non sia possibile, per mancanza di altri beni, soddisfare
il diritto del legittimario, agente in riduzione, al conseguimento della propria
legittima in natura.180
Si pensi al caso di un concorso di due figli, uno dei quali avesse ricevuto una
donazione di 40 con dispensa dalla collazione; al momento della morte il de cuius
lascia beni per 20, sui quali i figli sono chiamati a concorrere in parti uguali ab
intestato. Qualora la donazione fosse stata elargita al legittimario con dispensa

incidens tra i legittimari a seguito dell’accertata lesione della riserva non può essere intesa
se non al limitato fine della reintegrazione della quota del legittimario leso, mediante
distacco parziale dei beni assegnati per testamento o a titolo gratuito in eccedenza alla
quota di cui il de cuius poteva disporre.
176
M ENGONI, op. ult. cit., 294: la norma è applicabile anche se sono assoggettati a
riduzione una pluralità di attribuzione contemporanee, poiché il principio di riduzione
proporzionale identifica per tutti i donatari una quota di riduzione unica. Nel caso in cui tale
unica quota sia maggiore del quarto, i requisiti cui è subordinata la preferenza accordata al
legittimario ricorrerebbero contemporaneamente per tutti i singoli legatari.
177
FERRI , op. cit., 190 s.: se il legittimario non chiede l’attribuzione, ritorna applicabile
l’art. 720, con possibilità, ove neppure il legatario aspiri a conservare per sé l’intero
immobile, che questo sia venduto agli incanti.
178
M ENGONI, op. ult. cit., 290.
179
Cfr. Cass. 2 aprile 1964 n. 708, in Giust. civ., 1965, I, 393.
180
Cfr. Cass. 17 novembre 1979 n. 5982, in Riv. not., 1980, II, 576.

30
dall’imputazione,181 il donatario non è tenuto ad imputarla alla sua quota legittima.
Egli dovrebbe concorrere sul relictum in ragione della sua quota intestata e subire
la riduzione per la parte eccedente. 182 Ebbene la norma in esame, se i beni relitti
sono sufficienti a formare la quota dei legittimari lesi, attribuisce al donatario la
facoltà di imputare l’eccedenza alla legittima, sottraendo la liberalità a riduzione.
«Per effetto di tale dichiarazione […] viene così rimosso il limite che, prima
dell’imputazione, impediva agli altri legittimari di concretare interamente le loro
quote sui beni relitti: viene cioè rimossa la lesione di legittima e con essa l’azione
di riduzione. Dopo l’imputazione il legittimario, legatario o donatario, ha diritto di
partecipare alla divisione soltanto se e in quanto l’eccedenza della liberalità sulla
disponibile non pareggi il valore della sua quota nella riserva».183
La norma non allude a un modo di divisione, come i primi due commi dell’art.
560, ma configura un’eccezione contro la domanda di riduzione, proponibile
indipendentemente dalla divisibilità o meno del bene.184 Se il donatario non se ne
avvale l’alternativa è la riduzione, soggetta ai primi due commi dell’art. 560,185
che in questo caso sarebbe diretta a ricostituire la riserva per intero, anche per la
parte che appartiene al beneficiario della disposizione lesiva.186

20. Restituzione dei frutti.

L’art. 561 stabilisce che i frutti dei beni restituiti in conseguenza della
riduzione sono dovuti dal donatario o dall’onerato dal giorno della domanda
giudiziale. Ne escono rafforzate la validità e l’efficacia interinale della donazione o
della disposizione testamentaria lesiva: se fossero nulle i frutti dovrebbero essere
restituiti dal giorno della donazione o dalla morte dell’ereditando. 187
Fino al giorno della domanda giudiziale i donatari e i legatari conservano i
frutti come proprietari, non come possessori di buon fede.188 I frutti sono dovuti
dalla domanda anche in caso di donazione dissimulata fraudolentemente sotto
forma di vendita allo scopo di pregiudicare i diritti del legittimari. 189

181
M ENGONI, op. ult. cit., 295 precisa che, nei rapporti fra legittimari, le donazioni che non
siano fatte in conto, sono imputabili alla disponibile, ancorché manchi la dispensa
dall’imputazione.
182
Se la donazione fosse stata elargita in conto di legittima il figlio non donatario
conseguirebbe la totalità del relictum, perché non dovrebbe subire il concorso del figlio non
donatario, la cui legittima sarebbe interamente soddisfatta dalla donazione
183
M ENGONI, op. ult cit., 299 s.
184
M ENGONI, lc. cit.
185
GIANNATTASIO, op. cit., 370.
186
M ENGONI, op. ult. cit., 295 e n. 5, dove si chiarisce con un esempio come ciò non
significhi che si stabilisca fra i legittimari litisconsorzio necessario.
Nel caso esaminato nel testo, la riduzione dovrebbe essere pronunciata non per 10, vale a
dire per la parte di legittima mancante al figlio non donatario, ma per 20, in modo da
ricostituire nella successione l’intera riserva di 40.
187
SANTORO PASSARELLI, op. cit., 306, 321; Cass. 28 luglio 1967 n. 2006 in Foro it. 1967,
I, 2030.
188
Cfr. . Cass. 28 giugno 1967 n. 1607.
189
GIANNATTASIO, op. cit., 374.

31
I frutti debbono costituire oggetto di apposita domanda 190 ed essi sono dovuti
dalla data della domanda di riduzione, anche se l’azione di restituzione sia
promossa separatamente contro l’onorato o il terzo acquirente.191 Il terzo
acquirente, potendo liberarsi dall’obbligo di restituire il bene pagandone il valore
(art. 563, comma 3), può limitarsi a rimborsare gli interessi sulla somma, anziché il
corrispondente valore dei frutti. E così pure l’onorato quando sia possibile pagare il
tantumdem, invece di restituire il bene.192
Sono tenuti per i frutti non solo i donatari e i legatari, ma anche i beneficiari di
disposizioni a titolo universale, sempre con la medesima decorrenza dal giorno
della domanda giudiziale di riduzione.193
Nell'ipotesi in cui l’obbligo di restituzione dei frutti debba essere posto a
carico di più persone, su un medesimo bene ad esse donato o attribuito per quote
ideali, l'obbligo di restituzione non è solidale, ma incombe pro quota sui vari
beneficiari soggetti alla riduzione: ciascuno di essi è tenuto a rispondere soltanto
nei limiti ed in proporzione del valore di cui si riduce l'attribuzione o la quota a
suo tempo conseguita.194
L'obbligazione di restituzione dei frutti naturali, a meno che essi non siano
rappresentati fin dall’origine da una somma di denaro, è debito di valore. Se essi
non sono restituiti in natura la stima va fatta con riguardo al loro valore al
momento della liquidazione, non al valore che avevano quando furono percepiti. 195

21. Sorte dei pesi imposti dal donatario sulla cosa da restituire.

L’efficacia retroattiva reale della riduzione si manifesta con la liberazione


degli immobili soggetti a restituzione da ogni peso o diritto reale di garanzia o di
godimento, del quale fossero stati gravati dall’onorato:196 il legittimario acquista i
beni, di cui l’onorato sia ancora titolare, nella stessa condizione giuridica in cui si
trovavano presso il de cuius.197 Benché la dizione legislativa si riferisca
letteralmente solo alla donazione, è da intendere che analoga disposizione si
applichi all’erede che abbia gravato di pesi e ipoteche i beni ereditari. 198

190
Cfr. Cass. 26 febbraio 1993 n. 2453, in Giur. it., 1993, I, 1, 1846: la relazione di
accessorietà che intercorre fra riduzione e domanda di restituzione dei frutti lascia
sussistere la loro autonomia sul piano sostanziale e processuale.
191
Cfr. Cass. 18 marzo 1961 n. 613, cit.; FERRI , op. cit., 200.
192
Cfr. Cass. 28 luglio 1967 n. 2006 in Foro it. 1967, I, 2030; Cass. 16 aprile 1970 n. 1079;
Cass. 5 giugno 2000 n.7478.
193
FERRI , op. cit., 199; contra GIANNATTASIO, op. cit., 375: l’erede deve i frutti dal giorno
dell’apertura della successione.
194
Cfr. Cass. 28 giugno 1968 n. 2202, in Foro pad. 1969, I, 1000.
M ENGONI, op. ult. cit., 303: la quota di riduzione vale anche quale misura del diritto del
donatario per il rimborso delle spese straordinarie sostenute per la conservazione della cosa,
non cagionate da colpa, e l’obbligo di lui per i deterioramenti a lui imputabili. E’
applicabile nel primo caso il diritto di ritenzione previsto dall’art. 748.
195
Cass. 17 marzo 1953 n. 653, in Giur. it., 1953, I, 1, 247.
196
Cfr. Cass. 12 settembre 1970 n. 1392, in Foro it., 1970, I, 2403.
197
SANTORO PASSARELLI, op. cit., 321.
198
TAMBURRINO, op. cit., 1376.

32
Nella nozione di peso sono compresi anche i vincoli di carattere obbligatorio,
come l'anticresi, l'affitto, la locazione, incidenti negativamente sulle facoltà di
godimento dell’immobile.199
L’efficacia retroattiva reale opera anche per quanto riguarda le donazioni di
beni mobili.200 In verità la norma dell’art. 561 menzione sola i beni mobili
registrati, ma l’applicabilità della norma anche ai mobili comuni discende dall’art.
563, comma 2, che prevede la possibilità di richiedere ai terzi acquirenti la
restituzione dei beni mobili, salvi gli effetti del possesso di buona fede.201
La disciplina in esame fa salvo il disposto del n. 8 dell’art. 2652. Se la
domanda di riduzione è trascritta entro i dieci anni dall’apertura della successione, i
diritti dei terzi cedono al legittimario, benché l’iscrizione o la trascrizione del terzo
siano stati curate prima della trascrizione della domanda di riduzione. Se la
domanda di riduzione è trascritta dopo il decennio, riprende vigore il principio
prior in tempore: prevalgono i terzi o il legittimario che per primi abbiano trascritto
o iscritto. E’ condizione della prevalenza del terzo che l’acquisto sia a titolo
oneroso. 202

22. L’azione di restituzione contro i terzi acquirenti.

La disciplina della restituzione nei confronti del terzo acquirente (art. 563)
evidenzia come, nel conflitto fra l’interesse del legittimario a conseguire la
legittima in natura e l’interesse del terzo a conservare il bene acquistato, sia stato
ritenuto più meritevole di tutela il secondo: il legittimario non può pretendere dai
successivi acquirenti la restituzione dei beni costituenti oggetto delle liberalità, se
può conseguire dal gratificato il valore di quei beni. In funzione di tale prevalenza,
la legge accorda al legittimario l’azione contro il terzo acquirente solo dopo
l’inutile escussione del donatario, introducendo così una deroga sia alla retroattività
reale della riduzione e sia al principio che la legittima è dovuta in natura.203 Va da
sé che il donatario alienante può impedire l’escussione dei suoi beni soddisfacendo
in denaro i diritti del legittimario. 204
Altra deroga al diritto del legittimario ai beni in natura deriva dalla facoltà, 205
attribuita dal terzo comma dell’art. 563, di prestare, in luogo dei beni acquistati,
l’equivalente del loro valore.206 L’aestimatio rei deve essere eseguita secondo i
prezzi correnti al momento della sentenza che accoglie la domanda di

199
Cfr. Cass. 8 luglio 1971 n. 2178, in Foro it., 1971, I, 1488.
200
SANTORO PASSARELLI, op. cit., 320.
201
M ENGONI, op. ult. cit., 305: una norma corrispondente deve essere sottintesa nell’art.
561, comma 1; nello stesso senso FERRI , op. cit., 197 s.
202
FERRI , op. cit., 196: la prevalenza del terzo non significa sacrificio del diritto del
legittimario. Questo, infatti, potrà rivalersi contro l’erede, il legatario o il donatario, se
solvibili.
203
SANTORO PASSARELLI, op. cit., 324.
204
FERRI , op. cit., 206.
205
Cfr. Cass. 12 settembre 1970 n. 1392, in Foro it., 1970, I, 2403: trattandosi di facoltà, il
legittimario non potrebbe pretendere l’equivalente in denaro, quando il convenuto non
intenda valersi di tale facoltà.
206
Si discute se si tratti di un diritto potestativo di riscatto, in forza del quale il terzo
riacquista la proprietà del bene (M ENGONI, op. ult. cit., 308) o di una prestazione in
facultas solutionis (TAMBURRINO, op. cit., 1377 n. 210).

33
restituzione.207 Operata la commutazione, il credito diventa pecuniario, come tale
soggetto al principio nominalistico, ed è produttivo di interessi nella misura
legale.208
L’azione implica che sia stata già pronunciata, con sentenza passata in
giudicato, la riduzione a carico di colui dal quale il terzo ha preso causa.209 Non è
consentito al legittimario chiedere l’accertamento incidentale della lesione nei
giudizio intentato direttamente contro l’acquirente del donatario. 210
La restituzione può essere chiesta ai successivi acquirenti «nel modo e
nell’ordine con cui si potrebbe chiederla ai donatari medesimi».211 Ciò significa
che, trattandosi di beni donati, i subacquirenti vengono, rispetto all’obbligazione di
restituzione, ordinati in tante categorie quante sono le donazioni, di cui
costituivano oggetto i beni da essi acquistati, con la conseguenza che i beni oggetto
dell’ultima donazione formano con il loro dante causa la prima categoria di
obbligati e così via. L’acquirente del donatario posteriore è soggetto per primo
all’azione di restituzione, anche se la data del suo titolo sia meno recente di quella
del titolo dell’acquirente dal donatario anteriore. Se si seguisse l’ordine delle
alienazioni il donatario anteriore sarebbe assoggettato a escussione prima del
donatario posteriore, il che è vietato dall’art. 559. 212
Diverso è il caso in cui un medesimo donatario abbia alienato in tempi diversi
i beni oggetto del lascito o diverse porzioni del medesimo bene. In questa ipotesi
«l’azione per ottenere la restituzione deve proporsi secondo l’ordine di data delle
alienazioni, cominciando dall’ultima (art. 563, comma 2)».
Infine, se i terzi acquirenti immediati hanno a loro volta alienato i beni,
legittimato passivo all’azione di restituzione è l’ultimo subacquirente, fermo il
requisito della previa escussione del donatario contro cui è stata pronunciata la
riduzione.
La legge non distingue fra acquirenti a titolo gratuito o oneroso, di buona o di
mala fede. In presenza dei requisiti il terzo subisce l’azione anche se la donazione
fosse stata dissimulata sotto forma di alienazione a titolo oneroso. 213
La norma ammette che il legittimario possa chiedere anche la restituzione dei
mobili, ma fa salvi gli effetti del possesso di buona fede. La buona fede consisterà
non già nell’ignorare l’alienità della cosa, ma nel non prevedere la sopravvenienza
della riduzione.214
L’azione di restituzione contro il terzo acquirente ha natura reale, volta ad
ottenere la consegna della cosa posseduta dall’acquirente.215 Il titolo d’acquisto del

207
Cfr. Cass. 24 maggio 1997 n. 2997; Cass. 25 febbraio 1950 n. 447; Cass. 29 maggio
1952, n. 1549, in Giur. it., 1953, I. 1, 288; Cass. 23 aprile 1960 n. 918, in Foro pad., I,
1062, I, 22.
208
GIANNATTASIO, op. cit., 355.
209
Cfr. Cass. 18 maggio 1957 n. 1793, in Giust. civ.1958, I, 1253.
210
Cfr. Cass. 18 marzo 1961 n. 613, cit.: la dimostrazione della mancanza di beni esime il
legittimario dall’onere di procedere in executivis contro il donatario, non dall’agire in via
principale contro di lui per ottenere la riduzione; contra FERRI , op. cit., 204 s.
211
M ENGONI, op. ult. cit., 311: il riferimento al modo significa che sono applicabili al terzo
le medesime regole di restituzione contro i beneficiari delle disposizioni ridotte, e in
particolare, l’art. 560.
212
M ENGONI, op. ult. cit., 312,
213
M ENGONI, op. ult. cit., 313
214
CATTANEO , op. cit., 419; FERRI , op. cit., 208.
215
M ENGONI, op. ult. cit., 315.

34
terzi è stato già travolto dalla retroattività reale della riduzione pronunciata contro
l’acquirente.216
Essa è esperibile anche quando siano stati alienati beni che abbiano costituito
oggetto di disposizioni testamentarie.217

23. Insolvenza del donatario soggetto a riduzione.

Se la cosa oggetto della liberalità non è recuperabile in natura e la persona


obbligata 218 per equivalente in denaro è insolvente, il valore che non può realizzarsi
si detrae dalla massa. Gli effetti dell’insolvenza sono in questo modo risentiti
proporzionalmente dal legittimario e dagli altri gratificati, nei cui confronti la
riduzione e proponibile per il minore importo derivante dal calcolo della legittima
sulla massa più ristretta,219 diminuita del valore che non può ripetersi dal
donatario. 220
La norma fa salve le ragioni di credito del legittimario e dei donatari
antecedenti contro il donatario insolvente.221
Essa, sebbene si riferisca letteralmente soltanto alle donazioni, la norma, deve
ritenersi applicabili anche alle disposizioni testamentarie.222

24. Trascrizione della domanda di riduzione.

La trascrizione della domanda di riduzione, eseguita entro dieci anni


dall’apertura della successione, pregiudica l’acquisto del terzo, anche se trascritto o
iscritto anteriormente alla trascrizione della domanda stessa. Nell’ipotesi di
trascrizione della domanda entro il decennio è importante distinguere se l’acquisto

216
CATTANEO , op. cit., 419.
217
SANTORO PASSARELLI, op. cit., 323. Nello stesso senso Cass. 18 maggio 1957 n. 1793,
in Giust. civ.1958, I, 1253; Cass. 22 marzo 2001 n. 4130, in Giust. civ., 2001, I, 2390.
218
SANTORO PASSARELLI, op. cit., 322: con riguardo al perimento della cosa per colpa degli
aventi causa, l’ipotesi della norma deve ritenersi comprensiva del caso in cui, potendosi
chiedere l’equivalente all’avente causa, questi sia insolvente, fermo restando il presupposto
della costatata insolvenza del donatario.
219
CATTANEO , op. cit., 420.
220
FERRI , op. cit., 201: l’insolvenza del donatario è rilevante quando si tratti di donazione
di danaro o di cose mobili di cui non sia possibile il perseguimento contro il terzo, perché
protetto dagli effetti del possesso di buona fede.
221
M ENGONI, op. ult. cit., 331 e n. 300, dove propone questo esempio: asse 300; il de cuius
ha donato una somma di 150 a Tizio; successivamente ha donato una somma di 100 a Caio;
la riunione fittizia determina la riducibilità per intero, in favore del figlio legittimario, della
donazione ricevuta da Caio. Ma costui ha dissipato la somma e al momento della morte si
trova insolvente. Ridotta la donazione e costatata l’insolvenza di Caio, il valore dell’ultima
donazione di detrae dalla massa (300-100), così che l’azione di riduzione contro il primo
donatario è accordata al legittimario non per l’intera legittima di 150 (la quale
comporterebbe una quota di riduzione di 100), ma per una legittima calcolata su 200, la
quale pone a carico di Tizio una quota di riduzione di 50. Mediante detrazione dalla massa,
la perdita di 100, determinata dall’insolvenza del donatario, è ripartita fra il legittimario e il
primo donatario in proporzione della quota di riserva e della disponibile: nell’esempio a
metà (50 e 50), essendo le due quote uguali.
222
SANTORO PASSARELLI, op. cit.,. 321 s.; GIANNATTASIO, op. cit., 378.

35
del terzo sia stato trascritto o no prima della trascrizione della domanda. Se è stata
trascritta prima la domanda, vale la normativa dell’acquisto della res litigiosa in
corso di causa. La sentenza pronunciata contro il donatario alienante ha effetto
anche contro l’acquirente: egli viene a trovarsi nella medesima posizione giuridica
del donatario, suo autore e non potrà pertanto chiedere l’applicazione dell’art. 563,
cioè pretendere la previa escussione dei beni del donatario, o pagare il valore della
cosa, invece di restituirla in natura.
Se invece il terzo acquirente abbia trascritto il suo acquisto prima della
trascrizione della domanda di riduzione contro il donatario, la sentenza pronunciata
contro quest’ultimo non farà stato contro di lui. Contro il terzo acquirente il
legittimario dovrà proporre una nuova autonoma domanda e il terzo potrà chiedere
l’applicazione delle norma poste a sua salvaguardia dall’art. 563. 223

25. Modi di estinzione dell’azione di riduzione. Prescrizione e rinuncia.

L'azione di riduzione è soggetta al termine di prescrizione ordinario, decorso


il quale il legittimario non può più pretendere di conseguire, per altro titolo, i beni
oggetto delle disposizioni lesive.224
Il termine decorre dal momento dell'apertura della successione 225 e non
dall’accertamento della lesione;226 non è rilevante, al fine di impedire l’inizio della
decorrenza, l'eventuale ignoranza dell'esistenza di un testamento, perché l’art.
2935 considera soltanto gli impedimenti legali e non anche quelli di fatto o di
natura esclusivamente soggettiva.227
Secondo un diverso orientamento, contro le disposizioni testamentarie, il
termine di prescrizione dell'azione di riduzione decorre dalla data della
pubblicazione del testamento, circostanza dalla quale deriva una presunzione
juris tantum di conoscenza del testamento medesimo a carico di tutti gli
interessati, presunzione vincibile con la prova della ignoranza della esistenza del
testamento. 228
Il secondo comma dell’art. 557 stabilisce che alla riduzione delle donazioni
non si può rinunciare durante la vita del donante, né espressamente né tacitamente,
mediante prestazione di assenso alla donazione. Il divieto opera anche per la
riduzione delle disposizioni testamentarie, quale manifestazione del generale
divieto dei patti successori. 229 I diritti del legittimario diventano disponibili dopo
l’apertura della successione e ciascuno può rinunciare a esercitare la riduzione
indipendentemente dagli altri. In tal caso, quando solo alcuni abbiano rinunciato e
altri no, il legittimario ha diritto soltanto alla frazione della quota di riserva che

223
Cfr. Cass. 22 giugno 1965 n. 1309., in Giust. civ., 1965, I, 388.
224
Cfr. Cass. 6 giugno 1957 n. 2069; Cass. 15 luglio 1966 n. 1910, in Foro pad., 1967, I,
138, con nota di STOLFI; Cass. 17 gennaio 1970 n. 99; Cass. 22 ottobre 1988 n. 5731, in
Vita not., 1988, I, 735; Cass. 10 luglio 1978 n. 3462.
225
CATTANEO , op. cit., 420: è salva l’ipotesi che i presupposti dell’azione di riduzione
vengano in essere in un momento posteriore, per esempio nell’ipotesi di dichiarazione
giudiziale di filiazione naturale maturata dopo la morte del de cuius.
226
Cfr. Cass. 28 novembre 1978 n. 5611.
227
Cfr. Cass. 25 novembre 1997 n. 11809.
228
Cfr. Cass. 17 gennaio 1970 n.99; Cass. 16 giugno 1999 n. 5920, in Giust. civ., 2000, I,
3293, con nota di M OSCUZZA.
229
M ENGONI, op. ult. cit., 54 n. 30.

36
gli spetta come integrazione della legittima e non può pretendere le quote dei
legittimari rinuncianti. 230
La rinunzia non è soggetta ai requisiti di forma previsti dall’art. 519 per la
rinuncia all’eredità, neanche quando provenga dal legittimario preterito. 231 E’
sufficiente che essa sia desumibile con sicurezza da fatti concludenti, incompatibili
con la volontà di conservare il diritto, 232 purché non si tratti di comportamenti del
legittimario precedenti alla morte del de cuius.233
La rinuncia non comporta trasferimento di diritti già acquisiti al patrimonio
del legittimario, ma comporta solo l’intangibilità delle situazioni giuridiche
determinate dal donante o dal testatore.234 Anche se fatta tacitamente, la rinuncia
ha sempre carattere ricettizio:235 i fatti che la concretano devono valutarsi con
riferimento alla conoscenza che ne abbiano avuto coloro contro i quali avrebbe
dovuto esercitarsi l'azione.236
La rinuncia, sia espressa sia tacita, va riferita a singole disposizioni riducibili.
E’ possibile rinunciare al diritto di far ridurre solo le disposizioni testamentarie o
solo le donazioni; e nell’ambito di ciascuna delle categorie di disposizioni
riducibili, la rinuncia non deve necessariamente comprenderle tutte, essendo
perfettamente configurabile la perdita del diritto nei confronti di alcuni e il
mantenimento nei confronti degli altri. 237
In linea di principio – posto che le disposizioni lesive della legittima sono
valide, anche se soggette a riduzione - gli art. 590 e 799, riguardanti la conferma o
l’esecuzione delle disposizioni testamentarie o delle donazioni nulle, non sono
applicabili alle disposizioni lesive della legittima, a meno che l’esecuzione, in
quanto avvenuta con la consapevolezza della lesione, non possa considerarsi, essa
stessa, come una manifestazione di tacita rinuncia.238
Qualora la disposizione lesiva sia anche invalida, la conferma o l’esecuzione
volontaria possono importare rinunzia soltanto quando chi l’abbia fatta, oltre alla
volontà di convalidare la disposizione, abbia manifestato anche la volontà di
rinunciare alla legittima.239
La rinuncia all’azione di riduzione può essere impugnata dai creditori ex art.
524.240

26. Donazioni simulate.

Il principio che la legittima è una quota di attivo netto, calcolata sulla massa
dei beni relitti e dei beni donati in vita, rende l’eventualità che il de cuius abbia
compiuto in vita atti gratuiti sotto l’apparenza di negozi onerosi sempre

230
Cfr. Cass. 18 luglio 1962 n. 1913; Cass. 28 novembre 1978 n. 5611.
231
Cfr. Cass. 3 dicembre 1996 n. 10775, in Riv. not. 1997, n. 5, 1302.
232
Cfr. Cass. 7 dicembre 1962 n. 3299; Cass. 7 maggio 1987 n. 4230.
233
CARBONE, op. cit. 619.,
234
Cfr. Cass. 28 marzo 1997 n. 277.
235
TAMBURRINO, op. cit., 1375.
236
Cfr. Cass. 7 dicembre 1962 n. 3299, in Giur. it., 1963, I, 212.
237
Cfr. Cass. 2 febbraio 1980 n. 730.
238
Cfr. Cass. 9 ottobre 1957 n. 3672; Cass. 3 gennaio 1966 n. 3; Cass. 4 agosto 1985 n.
8611; Cass. 8 ottobre 1971 n. 2771; Cass. 4 agosto 1995 n. 8611.
239
Cfr. Cass. 6 aprile 1938 n. 1180, in Foro it. 1938, I, 1473.
240
V. supra n. 12, nt. 136.

37
potenzialmente lesiva per il legittimario, al quale è consentito di dare la prova della
simulazione senza incorrere nelle limitazioni stabilite dall’art. 1417, alla stregua
dei creditori e dei terzi.
Il legittimario agisce a tutela di un diritto proprio, tanto se preterito dal
testatore, quanto se chiamato in una quota d’eredità, purché, in questo secondo
caso, egli chieda l’accertamento della simulazione a tutela del suo diritto di
legittima.241 In giurisprudenza è opinione unanime che, al fine di riconoscere al
legittimario la veste di terzo, non è necessario che egli chieda l’accertamento della
simulazione in funzione della futura riduzione del negozio simulato. 242 Il
legittimario è terzo anche quando deduca la simulazione assoluta del negozio
ovvero quando, dedotta la simulazione relativa, il negozio dissimulato sia nullo per
difetto di forma o per qualsiasi altra causa.243 Nei casi ora considerati, il
legittimario integra la legittima sul bene oggetto della vendita assolutamente
simulata mediante la petitio hereditatis contro il simulato acquirente, non con
l’azione di riduzione.244
La giurisprudenza subordina le agevolazioni probatorie in favore del
legittimario a queste due condizioni: a) egli deve dedurre che la simulazione crea
una situazione lesiva che gli impedisce di conseguire la quota di riserva;245 b)
insieme all’azione di simulazione deve proporre, nello stesso giudizio, l’azione che
gli consenta la «reintegrazione» della legittima, intesa questa espressione in senso
ampio, sì da trascendere l’ambito della riduzione: la riserva di agire per
l’integrazione in un secondo momento lascia il legittimario nella veste di erede,
nonostante la deduzione della lesione di legittima.246
Se tali condizioni sussistono il legittimario si trova nella veste di terzo, tanto
se fa valere la simulazione relativa, quanto se agisce con l’azione di simulazione
assoluta. Naturalmente diversi sono nei due casi gli effetti dell’accertamento della

241
Cass. 23 dicembre 1955 n.3932; Cass. 7 febbraio 1964 n. 276, in Giust. civ., 1964, I,
509; Cass. 8 luglio 1964 n. 1800, ivi, 1964, I, 1710; Cass. 4 gennaio 1966 n. 39, in Foro
pad., 1967, I, 154; Cass. 21 febbraio 1966 n. 522, in Giust. civ., 1966, I, 854; Cass. 18
luglio 1980 n. 4719; Cass. 28 marzo 1973 n. 861; Cass. 7 luglio 1973 n. 1954; Cass. 1
aprile 1974 n. 913, in Giur. it. 1975, I, 953, con nota di A ZZARITI; Cass. 11 novembre 1975
n. 3795; Cass. 23 febbraio 1978 n. 905; Cass. 23 gennaio 1980 n. 567; Cass. 18 aprile 1980
n. 2559; Cass. 15 dicembre 1980 n. 6507; Cass. 12 febbraio 1981 n. 866; Cass. 29 giugno
1984 3861, in Arch. civ., 1984, 1005; Cass. 21 luglio 1984 n. 4275; Cass. 27 ottobre 1984
n. 5515; Cass. 12 febbraio 1986 n. 853; Cass. 18 dicembre 1986 n. 7674; Cass. 6 agosto
1990 n. 7909, in Giur.it., 1991, I, 1, 791, con nota di CIANNI; Cass. 24 febbraio 2000 n.
2093, in Giur. it., 2000, n. 7, 1355.
242
Cass. 21 luglio 1981 n. 4704, in Giur. it., 1981, I, 1, 172, con nota di CONSERVA .
243
Cass. 29 maggio 1995 n. 6031, Nuova giur. civ.comm., 1996, 255. Cfr. altresì Cass. 13
novembre 1976 n. 4193: proposta azione di simulazione relativa, al fine di poter poi
esperire l'azione di riduzione ed ottenere la reintegrazione della sua quota di riserva, il
giudice può rilevare d'ufficio la nullità del contratto, quale donazione priva della forma
essenziale.
244
M ENGONI, op. ult. cit., 182 s.
245
Cass. 30 luglio 2002 n. 11286, in Giust. civ., 2003, n 1, 77.
246
Cass. 11 ottobre 1986 n. 5947, in Foro it. 1987, I, 1175; Cass. 21 dicembre 1987 n.
9507; Cass. 4 aprile 1992 n. 4140; Cass. 29 ottobre 1994 n. 8942, in Giur. it., 1995, I, 1,
1228, con nota di DE GREGORIO; Cass. 5 giugno 1998 n. 5519; cfr. altresì Cass. 30 luglio
2002 n. 11286, cit.: la mera deduzione della nullità del contratto dissimulato lascia il
legittimario nella posizione di erede.

38
simulazione. Trattandosi di simulazione relativa il bene rimane nella proprietà del
donatario, tenuto eventualmente a subire la riduzione nei limiti dell’eccedenza sulla
disponibile. Trattandosi di simulazione assoluta, la sentenza accerta che il bene non
è mai uscito dal patrimonio del de cuius e che quindi fa parte dell’asse ereditario.
Benché l’accertamento della simulazione assoluta sia, in linea di principio,
idoneo a permettere al legittimario di conseguire un utile che va oltre l’esigenza di
tutela della legittima, la giurisprudenza concede le agevolazioni probatorie anche in
casi del genere; anzi ritiene che quelle agevolazioni, una volta concesse,
consentano al legittimario di recuperare il bene per intero. «Non è certo sufficiente
la mera allegazione della qualità di legittimario per ottenere l’automatico svincolo
dalle limitazioni di prova, ma occorre anche che sia prospettata la lesione, e che si
agisca per la reintegrazione della porzione legittima, con la conseguenza che,
qualora tale lesione si accerti non sussistente, la prova, ammessa senza limitazione
nel solo presupposto di quella lesione, non potrebbe essere utilizzata. Ma se,
viceversa, la lesione sia stata confermata, il legittimario ha diritto di giovarsi di
tutti gli effetti eventualmente derivanti dall'accertamento della simulazione, anche
per i suoi diritti di erede, senza che la relativa domanda possa far risorgere per lui i
predetti limiti alla prova della simulazione.»247
Nella giurisprudenza, talvolta, è sostenuta la tesi che il legittimario è terzo
solo se la sua domanda, non necessariamente coincidente con la domanda di
riduzione, si mantenga nei limiti del conseguimento della legittima, altrimenti, se la
domanda sia diretta a procurare un utile ulteriore sulla disponibile, il legittimario è
nella posizione di un comune erede. «Il legittimario deve proporre la simulazione
in funzione strumentale non di una domanda diretta a conseguire la quota sull’asse
nella consistenza risultante dall’accertamento della simulazione, ma una domanda
dal contenuto più limitato, diretta al conseguimento o all’integrazione dei suoi
diritti sulla quota indisponibile. Solo in questo caso l’accertamento della
simulazione si pone come mezzo rispetto al fine di assicurare l’intangibilità della
riserva, e i suoi effetti non possono andare oltre la soddisfazione di tale
esigenza.»248
Quest’orientamento comporta che il giudicato che accerta la simulazione
assoluta sulla base delle prove testimoniali o per presunzioni non abbia efficacia

247
Cass. 2 aprile 1977 n. 1244, in Foro it., 1977, I, 1701. Nello stesso senso Cass. 19
ottobre 1967 n. 2524; Cass. 5 gennaio 1980 n. 66, in Giur. it., 1980, I, 1, 802; Cass. 9
febbraio 1987 n. 1338; Cass. 22 ottobre 1975 n. 3499; Cass. 8 agosto 1979 n. 4635; Cass.
16 luglio 1980 n. 4612; Cass. 21 febbraio 1986 n. 1049; Cass. 2 febbraio 1999 n. 848, in
Riv. not. 1999, 1261; Cass. 26 aprile 2002 n. 6078.
Il principio opera anche per l’ipotesi di atto relativamente simulato, che dissimuli un
negozio nullo per qualsiasi ragione, poiché anche in tale caso il bene oggetto del negozio
dissimulato è interamente recuperato all’asse ereditario; v. per tutte Cass. 25 febbraio 1987
n. 1999; Cass. 1 aprile 1997 n. 2836, in Vita not., 1997, n. 2, 882.
248
Cass. 26 aprile 1969 n. 1362, in Foro it., 1970, I, 1, 1720; nello stesso senso Cass. 3
marzo 1954 n. 607; Cass. 22 giugno 1962 n. 1627; Cass. 12 aprile 1963 n. 932, in Giust.
civ., 1963, I, 932; Cass. 22 gennaio 1972 n. 167; Cass. 25 ottobre 1974 n. 3149; Cass. 8
luglio 1980 n. 4352.
Cfr. altresì Cass. 3 giugno 1975 n. 2205, in Arch. civ., 1976, 384: nel caso in cui l’azione a
tutela della riserva sia stata proposta in via subordinata rispetto ad altra o ad altre azioni
intese al conseguimento della disponibile, le prove diventano ammissibili qualora, all'esito
negativo della decisione sulle altre domande, il giudice debba prendere in esame la
domanda intesa esclusivamente alla tutela della quota di riserva.

39
nei confronti del legittimario «al di là del limite entro cui la esenzione della
restrizione è ammessa: il giudicato così ottenuto non può servire all’erede
legittimario se non per pretendere la restituzione dei beni nella misura occorrente
per formare la sua legittima».249
Finora l’analisi ha avuto quale premessa che il negozio, oggetto di
simulazione assoluta o relativa, comprenda beni il cui valore sia compreso in tutto
o in parte nella riserva. In realtà, in materia di simulazione relativa, il pregiudizio
potrebbe sussistere anche se la donazione simulata non sia per sé stessa lesiva
della legittima. I criteri di calcolo della quota di riserva sono congegnati in modo
tale che l’accertamento della simulazione, facendo entrare il bene nella massa di
calcolo, potrebbe creare le condizioni per una diversa ripartizione dei beni relitti,
oppure potrebbe rendere riducibili disposizioni altrimenti al riparo da pretese del
legittimario, al quale deve essere perciò consentito di far valer la simulazione in
qualità di terzo anche in situazioni del genere, per evitare il danno che si
verificherebbe se la riserva venisse calcolata senza conteggiare nella massa il bene
apparentemente simulato. 250 In questo senso è esatto il rilievo che la qualità di
terzo appartiene al legittimario in quanto tale e si manifesta prima e
indipendentemente dalla questione di riduzione, quando domanda la formazione
della massa di calcolo della legittima.251 Già in questo momento egli si contrappone
al de cuius, tant’è che calcola la sua quota anche sui nei donati o legati.
Non è terzo il legittimario che reclama l’obbligo di collazione.252

249
Cass. 13 gennaio 1932, in Giur. it., 1932, I, 1, 186; Cass. 15 febbraio 1979 n. 986: se la
simulazione è proposta da legittimari ed eredi che non sono tali, e la stessa simulazione sia
stata accertata grazie al regime probatorio favorevole di cui usufruiscono i legittimari che
agiscono a tutela della riserva, il medesimo negozio può essere dichiarato simulato nei
confronti del terzo e non nei confronti della parte o dei suoi aventi causa, perché non è
possibile attribuire a ciascun litisconsorte maggiori possibilità di ottenere il riconoscimento
del proprio autonomo diritto sostanziale di quelle che egli avrebbe avuto se avesse
esercitato la sua azione in un distinto processo. Contra Cass. 7 febbraio 1949 n. 192, in Riv.
trim. dir. proc. civ., 1950, 846, con nota di POGGESCHI: l’accertamento della simulazione di
una vendita compiuta dal de cuius, pronunciata sulla base delle prove testimoniali dedotte
dal legittimario, fa stato anche nei confronti dell’erede testamentario della disponibile che
ha proposto la stessa domanda contro l’acquirente corredandola con l’offerta di quelle
medesime prove testimoniali, ancorché tali prove siano state dichiarate, quanto a lui,
inammissibili.
Nel senso che il giudicato sulla simulazione non sia scindibile, FORCHIELLI, in Giur. it.,
1951, I, 1, 227; M ENGONI, op. ult. cit., 187 s. E’ favorevole all’estensione del giudicato
anche BIANCA, op. cit., 625, sul rilievo che il limite probatorio è posto alle parti nel loro
interesse, per evitare che la stabilità del contratto sia facilmente contestata adducendo prove
di non agevole e pronta soluzione. Non ci vi è quindi ragione di invocare tale limite quando
per altra via legittima sia raggiunta la verità processuale circa la simulazione dell’atto.
250
Cass. 26 aprile 1969 n. 1362, cit.
251
Cass. 02 agosto 1966; Cass. 14 giugno 1968 n. 1904; Cass. 28 giugno 1980 n. 4100.
252
Cass. 29 luglio 1994 n. 7142; Cass. 24 febbraio 2000 n. 2093: contra Cass. 9 luglio 1953
n. 2196, in Giust. civ., 1953, 2431: l’erede legittimario è sempre svincolato dai limiti
probatori imposti ai contraenti, anche quando esercita soltanto l’azione di collazione.

40
27. (Segue). Beneficio di inventario e azione di simulazione.

Il legittimario, per potere agire in riduzione contro donatari non chiamati


come coeredi, ha l’onere di accettare l’eredità con il beneficio di inventario. Si
tratta di stabilire se a tale requisito sia subordinata anche l’azione di simulazione
relativa proposta contro gli estranei. Il problema sorge se il legittimario voglia
domandare l’accertamento della simulazione in veste di terzo, senza soggiacere ai
limiti probatori imposti ai contraenti. Viceversa, se il legittimario agisce in veste di
erede, la domanda è certamente proponibile indipendentemente dall’accettazione
beneficiata, ma egli non può fornire la prova con testimoni o per presunzioni.
Una prima tesi, sostenuta in dottrina ed in alcune oramai remote pronunce, 253
sostiene che l’azione di simulazione del legittimario, proposta contro un negozio
che dissimuli una liberalità valida, sia ammissibile indipendentemente
dall’accettazione beneficiata, essendo sufficiente a giustificarla l’interesse
all’accertamento della reale natura del negozio posto in essere dalle parti, anche se
il legittimario non debba temere per l’integrità della quota di riserva o se non possa
agire in riduzione per avere contravvenuto all’art. 564.
Secondo l’orientamento maggioritario, fuori dall’ipotesi di simulazione
assoluta o di simulazione relativa che dissimuli una liberalità nulla, l’azione di
simulazione è in funzione strumentale della riduzione, per cui se la possibilità della
riduzione fosse preclusa per avere il legittimario accettato puramente e
semplicemente, si ritiene che egli non abbia interesse ad accertare la
simulazione.254
Tale ultima tesi è in contrasto con le pronunce che riconoscono che il
legittimario è terzo anche se chieda la simulazione solo per una finalità di calcolo.
Una soluzione mediana si ritrova in alcune pronunce di merito: l’azione di
simulazione è proponibile, svincolata dal requisito della preventiva accettazione
beneficiata, anche per una finalità di calcolo, per assoggettare a riduzione le
disposizioni testamentarie o donazioni fatte a coeredi. Il requisito dell’accettazione
beneficiata condiziona l’interesse del legittimario solo se l’azione sia proposta
esclusivamente in funzione della riduzione contro la liberalità dissimulata.255
La questione non si pone quando l’azione di simulazione sia proposta da un
legittimario preterito.
L’esercizio dell’azione di simulazione da parte del legittimario chiamato
all’eredità implica accettazione pura e semplice, al pari dell’esercizio dell’azione di
riduzione.256

253
Cass. 5 ottobre 1951 n. 2620, in Foro it., 1951, I,1324; M ENGONI, op. cit., 208-212.
254
Cass. 19 giugno 1952 n. 1770; Cass. 9 luglio 1962 n. 1796, in Foro it., 1962, I, 2172;
Cass. 29 settembre 1964 n. 2476, in Foro it., 1965, I, 550; Cass. 9 luglio 1971 n. 2200, in
Giust. civ., 1972, I, 164; Cass. 10 febbraio 1987 n. 1407; Cass. 7 luglio 1973 n. 1954; Cass.
19 marzo 1996 n. 2294, in Il corriere giur., 1996, n. 11, 1279, con nota di GASPARINI;
Cass. 18 aprile 2003 n. 6315; Cass. 27 giugno 2003 n. 10262.
255
Trib. Verona 10 marzo 1953, in Foro it., 1954, I, 148; Cass. 17 marzo 1955 n. 810, in
Giust. civ., 1955, I, 1095; App. Napoli, 17 maggio 1955, in Foro it., 1955, I, 1629; Trib.
Roma 17 maggio 2001, in Giur. merito, 2001, 888.
256
Cass. 12 ottobre 1955, in Foro it., 1955, I, 1628:

41
28. (Segue). Prescrizione dell’azione di simulazione.

L’azione di simulazione relativa, in quanto mira ad accertare la nullità del


negozio simulato è imprescrittibile al pari dell’azione diretta ad accertare la
simulazione assoluta, ai sensi dell’art. 1422 c.c. La prescrizione può colpire solo i
diritti che presuppongono l’esistenza del negozio dissimulato (come ad es. il diritto
di esperire l’azione di riduzione dissimulata da una vendita o di chiedere il
pagamento del prezzo in relazione ad una vendita dissimulata da una donazione),
facendo venir meno l’interesse all’accertamento della simulazione del negozio
apparante. Il decorso del tempo, cioè, può incidere solo indirettamente sulla
proponibilità dell’azione di simulazione relativa.257

GIUSE PPE TEDESCO

257
Cass. 6 maggio 1991 n. 4986, in Giust. civ., 1991, I, 2285; Cass. 18 agosto 1998 n. 7682,
in Giur. it., 1988, n. 7, 1342: è stata così superata la giurisprudenza precedente che
assoggettava a prescrizione ordinaria decennale l’azione di simulazione diretta a far valere
un diritto che discenda immediatamente dal contratto dissimulato e che presupponga
necessariamente il riconoscimento dell'esistenza ed efficacia del contratto dissimulato,
come il diritto alla riduzione; in questo senso Cass. 17 giugno 1974; Cass. 7 agosto 1979 n.
4569; cfr. M ENGONI, op. ult. cit., 334: posto che tale ultimo orientamento fissava il termine
di decorrenza della prescrizione dalla data di apertura della successione (Cass. 6 novembre
1986 n. 6493), si producevano decisioni motivate scorrettamente, ma sostanzialmente
corrette.

42
INDICE SOMARIO

L’AZIONE DI RIDUZIONE E GLI ALTRI STRUMENT I


DI TUTELA DEL LEGITTIMARIO

1. Determinazione della legittima......................................................................................................1

2. Mutamenti sopravvenuti nel valore dei beni...............................................................................5

3. Intangibilità della legittima. ...........................................................................................................6

4. Lascito eccedente la porzione disponibile. ................................................................................10

5. La riduzione prevista nell’art. 553. .............................................................................................12

6. La posizione del legittimario nella divisione del testatore......................................................14

7. Il rimedio giudiziale della riduzione...........................................................................................15

8. Accettazione dell’eredità con beneficio di inventario. ............................................................16

9. Imputazione delle liberalità in conto..........................................................................................19

10. La dispensa dall’imputazione. ...................................................................................................20

11. Collazione, imputazione ex se e riduzione. ............................................................................21

12. Legittimazione attiva e passiva. ................................................................................................23

13. Riduzione delle disposizioni testamentarie.............................................................................26

14. Riduzione delle donazioni. .........................................................................................................27

15. La domanda di riduzione. ...........................................................................................................28

16. L’azione di restituzione contro gli onorati testamentari e i donatari. .................................28

17. La riduzione di disposizioni avente per oggetto beni determinati.......................................29

18. Liberalità elargite a legittimari..................................................................................................30

43
19. Il terzo comma dell’art. 560.......................................................................................................30

20. Restituzione dei frutti..................................................................................................................31

21. Sorte dei pesi imposti dal donatario sulla cosa da restituire.................................................32

22. L’azione di restituzione contro i terzi acquirenti....................................................................33

23. Insolvenza del donatario soggetto a riduzione........................................................................35

24. Trascrizione della domanda di riduzione.................................................................................35

25. Modi di estinzione dell’azione di riduzione. prescrizione e rinuncia. ................................36

26. Donazioni simulate......................................................................................................................37

27. (Segue). beneficio di inventario e azione di simulazione. ....................................................41

28. (Segue). prescrizione dell’azione di simulazione...................................................................42

44