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Lettere

Giovanni Pico della Mirandola

© Biblioteca Italiana

2006

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A Ercole d'Este
A Federico Gonzaga
Ad Alfano degli Alfani
A Lorenzo de' Medici
A Niccolò Michelozzi

A Ercole d'Este

Illustrissime Princeps ac excellentissime Domine, Domine mi obsevandissime. Essendomi venuto a


notitia come il Conte Antonio Maria mio fratello s'è querelato a la Celsitudine Vostra circa il facto
de la provisione etc., dubitando io esser stimato circa ciò de simile animo et intentione, m'è parso
per questa mia far noto a la Excellentia Vostra che, essendomi stato continuamente il Magnifico
Messer Galeoto non fratello ma patre, mia intentione è non descompiacergli mai in veruna cosa;
anzi le demonstration grandissime d'amore che de continuo me ha facto con li boni effecti me
persuadeno a voler essere sempre obedientissimo, prima però a la Excellentia Vostra come bono et
fidelissimo servitore, poi a Sua Signoria come bon figliolo. A la prelibata Celsitudine Vostra et a la
Illustrissima sua consorte humiliter me raccomando. Mirandulae, die 8, 1478. Excellenti Celsitudini
Vestrae servus Ioannes de la Mirandula Protonotarius Apostolicus, manu propria.

A Federico Gonzaga

Illustris et excelse Domine, Domini mi honorandissime etc. Hauendo deliberato di andare fra
quindeci o venti dì a Ferrara al studio, dove forsi per tal causa dimorarò circha quatro o cinque anni,
et volendo mandare a quella citate quelle robe le quale mi serano necessarie per il mio stare ivi et de
la famiglia mia, lo inventario de le quale serà monstrato a Vostra Excellentia per lo presente
exhibitore, èmmi necessario per maggior commoditate, movendole dal nostro castello de la
Concordia et arivando al fiume di Po, passare per il tenire di Vostra Ilustrissima Signoria. Per la
qual cosa io prego quella si voglia dignare di concedermi uno mandato per vigore del quale possi
liberamente senza alcun pagamento de dacii, de portione di gabelle né di altra inquietudine che si
potesse fare, condure le dicte robe et altre che successivamente di tempo in tempo mi siano
necessarie ut supra. Farammi di ciò grandissima comoditate, et singularissimo appiacere ne riceverò
da Vostra Excellentia di usarmi tal liberalitade, a cui continuamente mi raccomando etc.
Mirandulae, 14 Aprilis MCCCCLXXVIIII. Servus Ioannes de la Mirandula Protonotarius
Apostolicus, Concordiae etc.

Ad Alfano degli Alfani

Alphano mio. Hebbi da M. Angelo el vostro libro, et molto caro ve ne ringratio: li caratteri sono
indiani. Vi prego diciate al Maxeo ch'io ho ad Roma, con altri mei libri, certi soi quinterni. Como li
ho qui, glieli manderò, alli piaceri vostri. Florentiae, 2 Iunii 1488.

A Lorenzo de' Medici

Magnifico Lorenzo.

Se nostro S.r vole commettere qui, o ad quello Vescovo che scrive lo oratore, o ad altri che intenda
s'io sento delle conclusione mie quello che sua S.tà ne ha determinato, o altramente, lo po' fare et io
sarò paratissimo et ad lui et ad ogni altro far sempre intendere ch'io ho le predecte conclusioni per
tale, quale nostro S. ha indicato che lo siano: nè mai o in scripti o in parole tentarò cosa alcuna in
oppositum.

Quando volessino ch'io confessassi havere mai per alcun tempo transgresso lo edicto di N.S. et non
observato quello che S.S.tà nella bolla sua comanda, prima a loro non è onore che de' loro
comandamenti sia stato tenuto poco conto, alla fede non è utile, ma piuttosto scandalo, a me è
gravissimo preiuditio, perchè quantunche io sia poi absoluto dalla pena che ne consequirebbe, non
posso mai essere absoluto dall'infamia et onta del peccato, del quale bisogna nella absolutoria si
faccia expressa mentione, et quod peius est saria cosa iniustissima, perchè io confessarei havere
facta cosa ch'io non fea mai. Il che a loro po' esser manifestissimo: però che la bolla di N.S. fu
publicata in Roma a dì XV di Dicembre, et non prima, di che tutta a città po far testimone, et ad mia
notitia pervenne alli sei del mese sequente, essendo io nel cammino di Franza. E benchè la data
della bolla sia del mese di Agosto, nondimeno sanno ch'io non sono, nè veruno altro è obligato ad
obedirgli insino che la non è publicata. Da quello tempo in qua, non solo io non ho transgresso in
parte alcuna lo edicto di N.S., ma non ho mai curato altro, se non da ogni canto et per ogni via a me
possibile far constare alla S.tà sua la mia obedientia et levargli ogni suspitione che potesse essere in
contrario. Di questo ne ponno far fede gli Oratori soi che erano in Franza, se non voglono tacere el
vero, alli quali offersi non una, ma molte volte et privatim et publice etiam nel mezo della
Università di Parigi confessare el iuditio mio delle conclusioni esser tale, quale N.S. havea iudicato.
La M.tia Vostra si po ricordare quante volte gli ho fatto intendere ch'io non desidero altro che far
cognoscere al nostro S.re la obedientia mia.
Quando loro allegassino che prima ch'io partissi da Roma io giurai non diffendere le conclusioni
dannate da quelli padri ad li quali nostro S.re havea data questa cura, io non giurai mai questo, ma
bene giurai de avere le conclusioni mie per tale quale Nostro Signore et loro le iudicassino. Et
benchè del parere delli Padri fussi già certo, non era certo di quello di N.S., dal quale
principalmente dependeva, nè mai seppi el loro iuditio esser confirmato da sua Santità, se non
quando lessi la bolla, ne la quale Sua S.tà dice: quorum iuditium apostolica auctoritate firmamus.

Hor voglo intrar in iustificatione della causa mia, nè per altro merito cercho la declaratione di N.S.
che per intercessione della M.tia V. la quale non mi valerebbe a niente se la causa mia fusse chiara
talmente che etiam li inimici miei in modo alcuno la potessino calumniare. Vaglami la auctoritate
vostra ad questo, che senza altra discussione di questa cosa, la quale avendosi ad far e per lettera
sarebbe di gran tempo et gran fastidio, che N.S. sia contento fare in mio benefitio quello più ch'el
può senza preiudicare o alla fede o al honor suo. Quello che io desidero è un breve ne la forma ch'io
scriverò di sotto. Faccia vedere la Sua Santità se per concederlo ne li po nascere o danno o vergogna
o scandalo alcuno nella ecclesia di Dio, ch'io so gli sarà dicto di no, se ne saranno domandati
uomini non passionati. El breve voria che fusse in questa forma:

«Havendo tu già proposto per disputare alcune conclusioni etc., fu iudicato per noi che el libro di
quelle non fusse letto, come in una nostra tale bolla si contiene etc.; di poi nacque qualche
suspitione che tu non avessi obedito ad lo edicto nostro etc. Et havendo noi indagato questa cosa
diligentemente tandem ad noi è constato della innocentia tua circa ciò et havemo apertamente
conosciuto te non havere in cosa alcuna contrafacto ad la decta bolla nostra, poichè tu havesti
notizia d'esta. Et per questo, ad ciò che la tua innocentia sia così nota ad ogni altro come la è ad noi,
declariamo per questo breve te non essere incorso alcuna pertinacia eretica e consequentemente
niuna censura o pena debita ad chi incorre in simile errore, ma t'havemo per bon figlolo di Santa
Chiesia».

In questa sententia vorei el breve adaptandolo con quelli termini che usa la corte et che sono
necessarii per far la absolutione la più efficace, di che se haverà parere da chi se ne intende quando
nostro S. sia disposto al farlo. Potrà anche la M.tia dell'Oratore mandare un poco di minuta del
breve voranno far loro, se N.S. è disposto.

E perchè el Conte Antonio mio fratello mi dice Monsignor di Napoli havergli decte due cose, l'una
che da non so che Vescovo da Parigi gli è stato significato ch'io parlai là contro la bolla di N.S.,
l'altra ch'io scrivo di novo di questa materia, alla prima dico che sono contento che N.S. mai mi
faccia grazia alcuna quando possa con vero intendere che a Parigi in veruno loco nè publico nè
privato parlassi contro alla bolla sua. Anzi feci sempre lo opposito, come ho dicto e sanolo li oratori
che erano là se lo voglano dire.

Alla S.ria io non ho scripto altro di nuovo che quella expositione sopra el Genesi ch'io ho mandata
alla M.tia. Vostra, e lei po far fede se è contra el Papa o no, che tanto è distante dalle materie di
quelle conclusioni quanto è el cielo dalla terra. Et per certo questa mia opera sarebbe in tutto vana
di cercare con tanta instantia ch'el se intendesse ch'io fussi stato obediente a N. S. quando io fussi in
proposito di far pubblicamente l'opposito.

FlLIUS IO. DELA MIR.LA.


1489 d'Agosto a dì XXVII
A Niccolò Michelozzi

Prestantissimo viro domino Nicolao Michel. Magnifici Laurenti Med. Secretario Amico optimo
honorando. Romae.

Ser Niccolò mi carissimo et honorando. Vi ringratio sommamente della ambasciata mi mandasti per
Roberto alla partita vostra. Heri el Magnifico Lorenzo mi mandò a dire per el cancelliere ch'io
scrivessi ad Messer Cosmo di Pazzi che 'l vi faccia intendere tutti li bisogni che 'l vede li per
expedientia delle cose mie che lui ve havea data amplissima commissione sopra epse. Io l'ho più
caro che s'io gli fussi io in persona perché so farete con quello medesimo animo per me che faresti
per vui et saprete molto meglio che non saprei io. Ho scripto a Messer Cosmo el volere del
Magnifico Lorenzo. Nunc tibi et me et causam meam commendo.

Se voi potete con destro modo cavare dal Maestro di Casa del Papa li libri di Mitridate, mi farete
cosa gratissima et ve li rimandarò in uno mese; pagarò le vetture e gabelle et ogni spesa: ma non
bisogna mostrare di volerli per me che non ve li darebono. Ad vui mi raccomando.

Flor. XVII Novembre 1489.


vr. Io. de la Mirandola comes Concordiae.