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IL TRAMONTO DELL’ERA CRISTIANA


DAL RINASCIMENTO MAGICO ALLA NEW AGE
Roberto Negrini

“Sappiamo che per ognuno di noi la vita è una rivelazione spirituale, seducente e magica, che
nessuna filosofia o religione è riuscita finora a chiarire del tutto. E siamo a conoscenza anche di
qualcos’altro: sappiamo che nel momento in cui comprendiamo ciò che sta succedendo,
mettendo in moto questa forma di crescita e mantenendola in vita, il genere umano effettuerà un
incredibile balzo in avanti raggiungendo finalmente il nuovo stile di vita che ha inseguito
nell’arco di tutta la sua storia.”
James Redfield. La profezia di Celestino1

“Il mitico simbolo religioso non sarà più un uomo sulla croce ma una coppia uomo-donna unita
nella più alta comunione d’amore [...] il tono emotivo della nuova filosofia sarà edonistico,
estetico, senza paura, ottimistico, umoristico, pratico, scettico. Ora noi stiamo vivendo un periodo
di attesa, silenzioso e preparatorio. Tutti sanno che qualcosa sta per accadere.”
Timothy Leary. Neuropolitique2

SFONDI CULTURALI E PREMESSE ANTROPOLOGICHE


PER L’ATTESA DI UNA “NUOVA ERA”
DALLA CRISI DELLE RELIGIOSITÀ ESCATOLOGICHE DEL TEMPO LINEARE
AL RITORNO DEL MAGISMO PRIMORDIALE DEI TEMPI CICLICI

Verso la fine degli anni ’50 Carl Gustav Jung, giunto alla fine del suo percorso di vita
e di un itinerario intellettuale fra i più creativi nella storia del pensiero sia filosofico
che scientifico, nel suo Un mito moderno — dedicato all’emblematico enigma degli
UFO — dichiarava:

come già sappiamo dalla storia dell’antico Egitto, esistono


fenomeni psichici di mutazione che si verificano costantemente
alla fine di un mese platonico o all’inizio del successivo. Vi sono,
a quanto pare, mutamenti nella costellazione delle dominanti
psichiche degli archetipi, degli “dei” che causano o
accompagnano trasformazioni secolari della psiche collettiva.
Questa trasformazione è cominciata e ha lasciato le sue tracce
all’interno dello sviluppo storico dapprima nel passaggio dall’età
del Toro a quella dell’Ariete, poi dall’età dell’Ariete a quella dei
Pesci, il cui inizio coincide con il sorgere del cristianesimo. Ci
2

stiamo ora avvicinando a una grande trasformazione con l’entrata


del “punto primaverile” nell’Acquario.3
Al culmine delle sue ricerche sui rapporti tra psiche umana e universi simbolici del
Sacro il geniale ricercatore svizzero non disdegnò quindi di fare propria la
concezione astrosofica e astrologica secondo cui è ravvisabile una sorta di
sincronicità fra le mutazioni e i ciclici ritorni delle dominanti zodiacali e le grandi
trasformazioni spirituali, psichiche e storiche dell’umanità.
Una visione cosmologica che, pur secondo diverse modalità di calcolo o
interpretazione, risulta comune a tutte le culture pre-monoteiste, dai Veda con i loro
“grandi” e “piccoli” cicli temporali (kalpas e yugas) fino a Platone e al suo “Grande
Anno” o “anno consummante”, così identificato nel Timeo:

quando insieme giungendo a compimento ritornino al principio le


reciproche velocità degli otto cerchi.4

Lo specifico codice riferito da Jung sulle “ere zodiacali” e sull’imminente “Era


dell’Acquario” si riferisce a una di queste possibili letture, basata sul fenomeno
astronomico della precessione equinoziale, già noto e calcolato da Ipparco fin dal II
secolo a.C., in virtù del quale — contemporaneamente a precisi cambiamenti
d’identificazione della stella polare — il “punto gamma” o punto vernale o
equinoziale del cielo visibile, coincidente con l’inizio della Primavera, risulta
allineato con una diversa costellazione zodiacale ogni 2160 anni secondo un
percorso retrogrado.
In base a questo schema, ben conosciuto dalle scienze astrologiche e
archeoastronomiche, sarebbe possibile, seppur approssimativamente, inquadrare a
posteriori l’identificazione di un’epoca protostorica che potremmo definire “stellare”
in un arco di tempo che andrebbe dal 6000 al 4000 a.C. circa. A questo ciclo
potrebbero riferirsi le varie mitizzazioni relative a un’Età Aurea, caratterizzata dal
prevalere psichico e sacrale (e quindi storico e sociale) di archetipi androginici o
ginandrici, rappresentati da coppie ierogamiche di mostruose deità teratomorfe e
nictomorfe correlabili a una concezione cosmico-stellare del Sacro. Un’epoca le cui
strutture psichiche collettive sarebbero state influenzate dall’osservazione delle stelle
(utilizzate come regolatrici nel computo del tempo) orientate sull’asse della stella
Thuban [Alpha Draconis] nella costellazione del Drago, che ebbe funzione di stella
polare fin circa al II millennio a.C. Tale ciclo di tempo, certamente leggibile in chiave
immaginale e metastorica ma di cui troviamo qualche eco storicizzata —
rintracciabile probabilmente anche in alcune culture megalitiche — nei miti
cosmogonici di molteplici culture, apparirebbe, in virtù della suddetta Precessione, in
risonanza equinoziale con la costellazione dei Gemelli, archetipo mercuriale della
duplicità, dell’ambivalenza e della Coppia Primordiale. Mentre una successiva era
“matristica” e per alcuni aspetti “matriarcale”5, dominata dall’archetipo sacrale
femminile delle Grandi Madri e da modelli psichici e storici ginosofici e a volte
ginecocratici, procederebbe dal 4000 al 2000 a.C. circa, in evidente corrispondenza
3

con il predominio (precessionale) della costellazione del Toro (archetipo venereo di


fecondità e pandemia orgiastica), per concludersi con l’uscita di Thuban e della
costellazione del Draco dall’asse polare.6 Il successivo affermarsi del principio solare
paterno — definibile come “patristico” laddove si manifesta nella violenta prevalenza
di archetipi maschili luminosi e spesso guerrieri — si collocherebbe poi entro un
ciclo temporale che va dal 2000 a.C. fino all’inizio della cosiddetta era cristiana,
correlandosi all’influenza equinoziale della costellazione di Ariete (archetipo
marziale di assialità sia fallica che guerriera). Dall’anno 0 fino al 2000 d.C. circa, in
risonanza con l’installarsi equinoziale della costellazione dei Pesci, avremmo invece
un ciclo che possiamo considerare come “tomba” o “incubazione” o “congelamento”
degli archetipi patristici stessi, che divengono “patriarcali” 7 frantumando ogni
possibile ierogamia e ogni possibile bilanciamento tra le diverse componenti
dell’Essere, della psiche e della carne.
Alla conclusione dell’attuale periodo storico, in cui assistiamo a confusione,
sovrapposizione e contraddizione reciproca fra tutti i paradigmi culturali e i relativi
ordini simbolici, nonché alla nascita di nuove insospettate forme di percezione del
Cosmo, della Natura e dell’Essere, si può infine ravvisare l’albeggiamento e forse il
riverbero psichico collettivo di un nuovo ciclo precessionale in cui stiamo per
immetterci, risonante a vari livelli con i poteri uranici e saturnici, celesti e infernali
della costellazione di Acquario: ovvero una delle quattro costellazioni (le altre sono
Toro, Leone e Scorpione) che gravitano tuttora nel cielo visibile intorno all’odierna
stella polare, oggi non più collocata nel ventre del Draco ma comunque ancora
emblematicamente avvolta dalle spire del complesso stellare che porta questo nome.
Da qui la possibilità di ravvisare nella cosiddetta Era di Aquarius un qualche ritorno
ciclico di valori psico-spirituali e sacrali sia matristici che androginici e quindi
nuovamente stellari, tipici dell’universo simbolico della Serpe Draco (Ere dei
Gemelli e del Toro) dei cicli protostorici.

La percezione di questa sorta di “orologio cosmico” rappresenta letteralmente il


cardine centrale di una grande quantità di linguaggi mitici antichi, da un capo all’altro
del mondo, e vi sono buone ragioni per ritenere che dietro gli adombramenti
metaforici della ciclicità precessionale si nasconda la genialità di un sapere
metascientifico preistorico che attende ancora di essere pienamente esplorato.
Nella loro monumentale e rivoluzionaria opera di analisi epistemologica sui miti
arcaici Il mulino di Amleto, che ha rappresentato una tappa fondamentale della ricerca
contemporanea sulla complessità delle culture pre-razionali, gli storici Giorgio de
Santillana e Herta von Dechend ci offrono su questo tema considerazioni illuminanti.

A mano a mano che seguiamo gli indizi — stelle, numeri, colori,


piante, forme, poesia, musica, strutture — scopriamo l’esistenza
di una vastissima intelaiatura di rapporti che interessa molti
livelli. Ci si trova all’interno di una molteplicità riecheggiante,
ove ogni cosa reagisce e ha un suo luogo e un suo tempo
stabilito. È un vero e proprio edificio, una specie di matrice
4

matematica, un’immagine del Mondo che s’accorda a ognuno dei


molti livelli, regolata in ogni sua parte da una rigorosa misura.8

E più avanti, nel tentativo di spiegare al lettore, specialista e non, il significato e per
molti versi lo “scandalo” della loro ricerca, decisamente innovativa rispetto al
conformismo accademico maggioritario in quella fine anni ’60 in cui la prima
edizione del libro apparve negli Stati Uniti, i due studiosi sottolineano come sia

necessario comprendere una volta per tutte che l’abisso tra il


mondo arcaico e il nostro era vasto quanto la scienza: i prodigi di
esattezza e di calcolo non erano sufficienti a colmarlo; l’unica a
poterlo fare era la carta astronomica [...] Il nostro compito
consisteva dunque nel recuperare dal lontano passato una scienza
interamente perduta, legata a una cultura altrettanto perduta in
cui gli antropologi hanno scorto soltanto un mondo “primitivo”
analfabeta [...] questa scienza perduta, immensamente raffinata,
non possedeva alcun “sistema”, alcuna chiave sistematica su cui
fondare l’insegnamento. Esisteva prima che si potesse pensare a
dei sistemi.9

Naturalmente la corretta chiave di lettura di simili paradigmi deve fondarsi su una


visione pre-logica e non meccanicistica del Reale, in cui la mappatura astrosofica
riflette sincronicamente universi interiori e paesaggi dell’inconscio collettivo etnico a
cui appartiene il sistema simbolico utilizzato. Divinità del mito sacrale e stelle del
kosmos immaginale astrologico rappresentano qui un codice di lettura la cui validità
di significati si giustifica coerentemente in se stessa al di là degli eventuali riscontri
nell’oggettività apparente della natura e della storia. I valori che ne possono essere
tratti rappresentano tendenze della psiche, impalcature del pensiero, sfondi e contorni
paradigmatici inerenti alla complessità degli eventi epocali... e non semplici sequenze
meccaniche organizzate secondo criteri diretti di causa-effetto connessi a qualche
“radiazione” planetaria; o per lo meno non soltanto questo.
E a proposito del possibile utilizzo del codice astrosofico in relazione alle formule
arcaiche di comprensione dell’universo e di codifica dei Tempi Sacri sono ancora
Santillana e la von Dechend a collocare il problema nella giusta prospettiva.

Il maggior divario tra il pensiero arcaico e quello moderno sta


nell’uso dell’astrologia. Non s’intende con ciò l’astrologia
comune e giudiziaria, oggi ridivenuta capriccio e moda tra il
pubblico ignorante [...] È necessario risalire ai tempi arcaici, a un
universo che non sospetta minimamente della nostra scienza e del
metodo sperimentale su cui essa è fondata, inconsapevole
dell’arte terribile della separazione che distingue il verificabile
dal non verificabile. Era quello un tempo ricco di un’altra
conoscenza andata poi perduta, che ricercava princìpi diversi;
5

esso fornì la lingua franca del passato, la sua era una conoscenza
di corrispondenze cosmiche che trovavano riprova e suggello di
verità entro uno specifico determinismo, anzi un
sovradeterminismo soggetto a forze totalmente prive di
ubicazione.10

Quanto poi all’utilizzo magico dei dati astrosofici in relazione a un controllo


oggettivo della natura o alla comprensione mantica di quella misteriosa sequenza
causale e complessa che definiamo “destino” si tratta di un diverso ordine di
problemi, che esula dal tema di queste considerazioni e di cui ci siamo occupati in
altri contesti a cui rimandiamo.11 In ogni caso la controversia tra un sapere
astrologico esperito come codice di lettura del Reale e dei suoi contenuti metafisici e
un’Astrologia intesa invece come mantica e strumento di conoscenza di eventi futuri
è molto antica e dopo aver percorso l’intero Rinascimento, attraverso le visioni, le
intuizioni e le vivaci polemiche di giganti del pensiero come Marsilio Ficino,
Giordano Bruno o Pico della Mirandola, è arrivata fino a oggi, coinvolgendo tuttora
la frontale contrapposizione fra opposte concezioni dell’Universo. Dando anche
occasione a desolanti cadute di livello critico presso alcuni ambienti autoproclamatisi
“scientifici” ma in realtà settariamente scientisti, come l’americano CSICOP
(Committee for the Scientific Investigation of Claims of the Paranormal) e l’italiano
CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale), che
pretendono d’invalidare radicalmente ogni forma di cultura esoterica e che verso il
grande impianto teoretico astrologico ostentano ottuso disprezzo, senza peraltro nulla
conoscerne e con una protervia ignorante che a volte si colora delle tinte un po'
malsane della volgarità inquisitoria. Nelle loro pubblicazioni, improntate a
un’autentica crociata contro ogni formula culturale non inquadrata entro gli angusti
confini del razionalismo integralista, le sapienze di Babilonia e di Persia e le
complesse speculazioni di Albumasar o di Delminio o dello stesso Jung, per non
parlare di Ficino, Bruno e Pico, vengono equiparate, nella totale assenza di apparati
critici (storici, filosofici o antropologici), alle farneticazioni dell’ultimo astrologastro
da rotocalco. Così una millenaria visione del mondo viene liquidata
contrapponendovi un supponente dileggio d’incredibile superficialità, spesso condito
da un linguaggio da taverna che non ha neppure il pregio di essere caustico o
spiritoso.
Ne è una significativa testimonianza, per esempio, la prosa del fisico Roberto
Vanzetto, personaggio di punta del CICAP, in un suo articolo sull’Astrologia apparso
sul bollettino di quest’associazione, dove si lamenta l’esistenza di

gruppi dell’acquarianesimo e della Nuova Era (New Age)


prossima ventura, i quali, dopo aver sentito dire da qualche parte
che il punto Gamma si sposta nelle Costellazioni [...] hanno
deciso che qualcosa dovrà capitare anche a noi. Ebbene, secondo
questi tizi, che in fantasia e ignoranza non hanno nulla a che
invidiare agli astrologi classici, quando il punto Gamma entrerà
6

nell’Acquario (da cui il nome acquarianesimo) il mondo


cambierà completamente (da cui il nome Nuova Era).12

Atteggiamenti e linguaggi di questo tipo si squalificano da soli e distano anni luce


dall’effettiva posizione degli specialisti, degli storici, degli epistemologi e
antropologi del Sacro nei confronti della tradizione culturale esoterica e
particolarmente ermetico-astrologica. Fra questi la compianta Frances A. Yates, una
tra le maggiori autorità mondiali nel campo degli studi sulla cultura rinascimentale,
rilevava che

la concezione meccanicistica del mondo prodotta dalla


rivoluzione del XVII secolo è stata a sua volta superata dagli
stupefacenti, ulteriori progressi della conoscenza scientifica. Può
essere illuminante distinguere la rivoluzione scientifica in due
fasi, la prima caratterizzata da un universo animistico governato
dalla magia e la seconda da un universo meccanicistico regolato
dalla meccanica. Un’indagine su entrambe le fasi, e sulle loro
interazioni, può rivelarsi un metodo più utile, per affrontare i
problemi sollevati ai nostri giorni dalla scienza, di quello che si
ferma soltanto al trionfo del XVII secolo. Non è infatti la scienza,
tutto sommato, nient’altro che una gnosi, una visione della natura
del Tutto procedente attraverso rivelazioni successive?13

E l’epistemologo genovese Paolo Aldo Rossi, che tanto in Italia ha fatto per un
corretto recupero delle culture scientifiche, magiche e spirituali di Medioevo e
Rinascimento, a proposito del codice astrosofico stellare ci ricorda che

l’astrologia (come pars theorica) e la magia (come pars practica)


si propongono come lo strumento fondamentale in grado di
salvare la libertà dell’uomo, affrancandolo dalla natura madre e
matrigna e rendendolo padrone e coautore sia del proprio destino
che di quello del mondo in cui egli vive.

E ancora, relativamente alla presunta conflittualità insanabile tra pensiero magico e


rivoluzione scientifica:

il residuo magico astrologico non influenza in senso teoretico la


costruzione delle teorie scientifiche, in quanto non sta alla
scienza dar valore ai propri risultati. Il conferimento di senso non
entra in contraddizione con le tematiche scientifiche, appartiene
semplicemente ad un’altra dimensione.14

Appare fin troppo evidente che le concezioni cicliche del Tempo e l’idea della Storia
come avvicendamento circolare o spiroidale di epoche simbolicamente codificabili
7

sono categorie del pensiero strettamente connesse a una visione magico-panteistica


del mondo e del percorso umano. Il loro attenuarsi sugli orizzonti della cultura
umana, per dare spazio a concezioni prima lineari ed escatologico-religiose, poi
evoluzionistico-razionali, si manifesta infatti contestualmente all’oscurarsi delle
culture magiche dietro gli orizzonti della coscienza e all’imporsi di due diversi
paradigmi: il monoteismo religioso giudeo-cristiano e, in seguito, il razionalismo
evoluzionista scientifico.
Come annotava Mircea Eliade,

il giudeo-cristianesimo presenta un’innovazione di capitale


importanza: la fine del mondo sarà unica, così come è stata unica
la cosmogonia. [...] Il tempo non è più il tempo circolare
dell’eterno ritorno, ma un tempo lineare e irreversibile. Ma non è
tutto: l’escatologia rappresenta anche il trionfo di una storia
sacra, poiché la fine del mondo rivelerà il valore religioso degli
atti umani, e gli uomini saranno giudicati secondo le loro azioni.
Non si tratta più di una rigenerazione cosmica che implica anche
la rigenerazione di una comunità (oppure della totalità della
specie umana) ma di un giudizio, di una selezione: solamente gli
eletti vivranno in una beatitudine eterna [...] Vi è poi un’altra
differenza con le religioni cosmiche: per il giudeo-cristianesimo
la fine del mondo fa parte del mistero messianico. Per gli Ebrei
l’arrivo del Messia annuncerà la fine del mondo e la
restaurazione del paradiso. Per i cristiani la fine del mondo
precederà la seconda venuta del Cristo e l’ultimo giudizio [...].15

Queste concezioni lineari e finalistiche degli eventi umani hanno informato di sé due
millenni di evoluzione del pensiero e della coscienza, particolarmente in Occidente,
grazie alla pressoché assoluta egemonia culturale delle teologie monoteiste, che
hanno virtualmente inteso trasformare la Storia in un unico progetto arbitrario del
loro Dio Personale. Un progetto etico, teleologico e inesorabilmente patriarcale in
cui Uomo e Natura non sono che prodotti della creazione volitiva di un Nume
Generatore Fallico, nella cui volontà capricciosa e dittatoriale si esaurisce il percorso
del tempo universale, dalla Genesi all’Apocalisse. Il conseguente dualismo tra Essere
(Logos generatore) e Divenire (Universo generato) trovò poi una sistematizzazione
teoretica nello sviluppo del pensiero filosofico greco, in cui parallelamente — pur
conservandosi con Pitagora e Platone la concezione panteistica e circolare del
Kosmos e ciclica del Tempo e delle epoche umane — l’immobilità astratta di un
principio metafisico trascendente venne sempre più contrapposta alla costante e
travagliata mobilità delle cose e della Natura manifesta. A partire da Parmenide,
lungo un itinerario che confluirà nell’ambivalenza del sistema di Aristotele (da cui si
poterono trarre conclusioni opposte e contrastanti, sia teologico-spiritualistiche che
razionalistico-scientifiche), la Natura, la Storia, l’Anthropos e le loro ciclicità
divennero mondi sempre meno “divini” e sempre più secondari, da un lato sottomessi
8

alla volontà astratta di un Nume inconoscibile, dall’altro regolati da leggi


automatiche razionalmente esplorabili attraverso modelli logici e matematici
circoscritti.
Domenico Antonino Conci, docente di Filosofia teoretica ad Arezzo e una tra le voci
più interessanti nel panorama accademico italiano sugli studi del pensiero antico,
analizzando il passaggio dalle arcaiche culture della Grande Madre a quelle
patristiche del Logos greco (nei cui paradigmi, oltre a tutta la teologia cristiana, resta
ancor oggi radicato lo stesso pensiero scientifico-positivista) ha rilevato come sia
fondamentale

evidenziare la differenza fenomenologica estrema fra una


condizione antropologica segnata dal realismo segnico e quella,
come l’occidentale, dominata profondamente dall’obbiettivismo
scientifico e tecnologico. Nella prima l’esistenza e la verità sono
funzioni dirette ed immediate della manifestazione medesima
che, in quanto attestazione diretta del reale, non è mero fenomeno
[...] bensì presenza in carne ed ossa (realismo segnico). La
seconda muove — dopo la catastrofe culturale prodottasi nel
Medioevo ellenico (1200-fine 900 a.C.) con la crisi
dell’egemonia magico-religiosa e quindi con la perdita di fiducia
nel realismo segnico — dal dramma esistenziale cognitivo della
differenza tra apparire ed essere, per giungere alla conoscenza del
reale [...] solo mediante espedienti integrativi, concettuali e
operativi forniti dal nuovo logos.

Dopo aver frantumato in due mondi contrapposti (Essere e Divenire) il cerchio


cosmico, unitario, estatico e visionario delle cosmogonie arcaiche si cercò dunque di
ricomporne la perduta unità ouroborica attraverso espedienti cognitivi o intuitivi e
giustapposizioni dialettiche tra l’Uno e i Molti, tra essenza e sostanza, e
successivamente s’intrecciarono tali speculazioni con la montante marea dell’innesto
giudeo-cristiano, per approdare infine all’ibrida convergenza — consacrata da
Tommaso d’Aquino e dai suoi emuli — tra il “motore immobile” di Aristotele e il
Celeste Padre “Creatore del Mondo” del paradigma cristiano. Nonché alla
conseguente affermazione definitiva del tempo lineare e sequenziale, che influenzerà
anche lo sviluppo del pensiero scientifico fino all’estrema reazione, uguale e
contraria, dell’evoluzionismo materialista e all’interpretazione della Storia quale
evoluzione biologica casuale, ma pur sempre lineare e finalistica, dall’animale al
cosiddetto “uomo civilizzato”.

Eppure in tutta la loro storia, e segnatamente in due momenti fondamentali


riconoscibili nel Rinascimento e nel nostro stesso secolo, l’osservare scientifico e il
costruire tecnologico si sono ritrovati a confrontarsi con problemi e domande che
costantemente mettevano in crisi la linearità presupposta di una Natura regolata o
addirittura “eticamente” orientata da qualche singola entità (identificabile con il Deus
9

personale monoteistico). Problemi e domande che tendevano a riproporre, sia pure in


forma diversa, le lampeggianti visioni simboliche di concezioni olistiche,
sciamaniche e magiche arcaiche riconducibili al realismo segnico, non foss’altro che
per l’evidente struttura ciclica, complessa e non-lineare o addirittura frattale di ogni
processo naturale osservabile, nonché per l’altrettanto evidente correlazione fra i più
ancestrali archetipi del Sacro e le strutture morfologiche della psiche umana e del suo
substrato inconscio.
Una codifica storico-antropologica esaustiva intorno al lento ritrarsi del mondo
magico (comune, in epoche diverse ma forse sincroniche, a tutte le culture del
pianeta) di fronte all’affermarsi dell’atteggiamento religioso aspetta ancora di essere
scritta. E questo nonostante le più accreditate ricerche etnologiche, tra le prime quelle
di James Frazer, padre tanto discusso quanto ancora attuale dell’antropologia,
abbiano ormai dimostrato che la Magia è antecedente alla Religione:16 si potrebbe
anzi dire che è la più antica delle religioni, in un tempo sospeso fra mito e
archeologia in cui probabilmente non era ancora avvenuta quella frattura tra mondo
magico e universo religioso che — originatasi poligeneticamente, come abbiamo
visto, in seguito all’imporsi dei modelli dualistico-patriarcali — ha trasformato la
Religione, specie nell’Occidente cristiano, nella più feroce persecutrice della Magia.
Com’è dunque accaduto che la Magia, forma primordiale di esperienza del Sacro e di
percezione della Natura, si sia oscurata dinanzi all’avanzare dell’atteggiamento
religioso, che invita la coscienza umana ad abbandonarsi all’arbitrio degli Dei (o del
Fato, o dei Demoni) e, alla fine, di un unico “Dio personale” attraverso rituarie per
molti versi opposte a quelle magiche, come l’apotropaica preghiera? Non è possibile
allo stato attuale delle nostre conoscenze cronologizzare con certezza questo
passaggio, ma è antropologicamente certo che il prometeismo magico (consustanziale
e sincronico al realismo segnico) secondo cui l’Anthropos è un riflesso-contenitore
del divino, capace con tecniche e sapienze esperibili di esercitarne ogni potestà, è di
gran lunga anteriore al paradigma devozionale religioso, che infatti risulta sfumato o
pressoché assente in quelle culture tanto “primitive” da conservare ancora legami
profondi e fisiologici con le proprie concezioni mitiche primarie. Lo rilevò lo stesso
Frazer quando, parlando degli aborigeni australiani, “i selvaggi più primitivi di cui si
abbiano notizie”, dovette constatare che “in Australia tutti sono maghi ma nessuno è
un prete; tutti sono convinti di poter influenzare i loro simili e il corso della Natura
tramite la Magia empatica, ma a nessuno verrebbe in mente di propiziarsi gli dèi con
preghiere e sacrifici”. E nonostante che spesso, come certificato anche dalle ricerche
etnologiche di un Malinowski,17 Magia, Religione e Scienza abbiano potuto coesistere
nelle medesime epoche e culture, la dimensione magica ha sempre conservato la sua
natura di sfondo primario, vissuta come nostalgica angoscia di un’elezione perduta e
successivamente come minaccia da parte di arcaici poteri ormai percepiti come ostili.
Ma se nel corso del tempo, specie all’interno dei monoteismi giudeo-cristiano e
islamico, la contrapposizione fra Religione e Magia si è andata sempre più
rafforzando (contemporaneamente alla perduta percezione delle grandi ciclicità
cosmiche) sono invece emerse — come ancora Frazer tematizzò ampiamente —
evidenti affinità tra alcuni aspetti del pensiero magico e aspetti paralleli del moderno
10

pensiero scientifico. Sia la Magia che la Scienza concepiscono infatti l’universo come
un Macro-Essere (ente o struttura impersonale) complesso e multiforme, animato da
meccanismi le cui leggi e funzioni possono essere conosciute e in qualche modo
controllate dagli umani. Non è quindi probabilmente un caso che civiltà pervase da
religiosità magica, come quelle egizia, babilonese, cinese o mesoamericana, abbiano
sviluppato, in perfetta concordanza con le proprie pulsioni sacrali, raffinate forme di
speculazione scientifica e di realizzazione artistica, architettonica e tecnologica,
mentre il rigido monoteismo giudaico non produsse al proprio interno alcuna
tecnologia. I polimorfici sviluppi culturali di Islam e Cristianesimo dovettero in realtà
la loro principale fioritura speculativa il primo all’influenza persiana (pervasa di
Magia), il secondo ai travasi sapienziali dell’Oriente pre-cristiano nelle corporazioni
di mestiere — e particolarmente muratorie — nonché alla rivoluzione culturale e
antiteologica dell’ermetico Rinascimento e del massonico Illuminismo. Come, del
resto, le scienze occidentali hanno potuto progredire in seguito nel loro tentativo di
comprensione e successivamente di controllo della Natura solo a fronte di un distacco
sempre maggiore, anche se spesso dissimulato e controverso, dalle religioni
monoteistiche imperanti e particolarmente dal Cristianesimo.

È in base a queste necessarie premesse che intendiamo qui analizzare la polimorfa


corrente sociale, culturale e spirituale nota come New Age, che appare evidentemente
parte di quella più vasta fenomenologia antropologica di mutazione epocale che
all’alba del nuovo millennio sembra marcare la riemersione planetaria del realismo
segnico e l’albeggiamento di un nuovo Rinascimento stellare, gnostico e magico.
Vedremo come proprio attraverso alcuni nuovi paradigmi filosofici e culturali,
evidenziati nelle espressioni più mature della New Age, un nuovo pensiero scientifico
post razionalista e un nuovo pensiero magico neo-gnostico si stiano ricercando per
incontrarsi e per ritrovare forse le proprie comuni radici da troppo tempo oscurate.
Tracceremo brevemente gli antecedenti e gli sviluppi teoretici e storici di questo
fenomeno e tenteremo di tracciarne le fondamentali categorie paradigmatiche di
applicazione. E nel far questo mostreremo come la New Age rappresenti il primo
segnacolo storico collettivo del prossimo e inevitabile tramonto del mondo
monoteistico (culturale, spirituale e religioso), particolarmente nella sua forma
cristiana, della quale tutti i paradigmi neo-gnostici e le formule di pensiero e di
azione caratterizzate come New Age rappresentano l’antitesi radicale.

RADICI E SVILUPPI DI UN’IDEA “SCANDALOSA”


Le dottrine implicanti una visione ciclica della storia e il ritorno periodico di una
sempre rinnovata Età dell’Oro appaiono, come abbiamo visto, estremamente antiche
e radicate in una Gnosi atemporale, e spesso gravida d’implicazioni esoteriche, che
appartiene all’alba dell’Umanità. Sono poi noti il persistere e la ricorrente
riemersione di tali idee-forza nella storia del pensiero europeo, paralleli al filone
magico-ermetico dell’attesa imminente di una Nuova Era di pace e saggezza. Un
percorso di allegoriche utopie che negli ultimi cinque secoli va dal Rinascimento, con
11

le infiammate visioni di Giordano Bruno (nelle cui opere riprendendo temi già cari a
Virgilio e a Dante si vagheggia il ritorno di Astrea, dea della Giustizia) alle
settecentesche visionarie intuizioni di Giambattista Vico, con le sue cicliche e
successive “Età degli Dei, degli Eroi e degli Uomini” e i suoi corsi e ricorsi storici.
Il riaffiorare moderno in Occidente di una sistematizzazione storico-filosofica basata
su queste concezioni, sia pure a livelli inizialmente marginali ed elitari, si sviluppò, a
partire dalla seconda metà dell’Ottocento, attraverso il generale rifiorire di società
iniziatiche e movimenti di pensiero fondati sul recupero di tradizioni esoteriche,
magiche e gnostiche. Fondamentale in questo senso risultò a cavallo tra Otto e
Novecento l’influenza di personaggi quali l’occultista francese Alphonse-Louis
Constant (meglio noto come Eliphas Levi), il magista e poeta neo-pagano inglese
Aleister Crowley, l’esoterista russa Helena Petrovna Blavatsky madre fondatrice del
movimento teosofico, nonché degli ideali continuatori di alcuni aspetti del pensiero di
quest’ultima: i teosofi inglesi Annie Besant, Charles Webster Leadbeater e Alice
Bailey e l’esoterista austriaco Rudolf Steiner, fondatore dell’Antroposofia.
Dai primi mesi del 1900 fino al 1930 ad Ascona, in Svizzera, nel luogo che ancor
oggi porta l’emblematico nome di Monte Verità, furono organizzate, tra varie
vicissitudini, colonie e comunità progressiste, anarchiche e spiritualiste dedite al
nudismo e alle danze rituali, nonché fondate su formule teosofiche proiettate verso
un’ideale trasformazione globale della civiltà e della cultura occidentali. E già nel
1917 il massone tedesco Theodor Reuss, Gran Maestro dell’O.T.O. (Ordo Templi
Orientis, una tra le più trasgressive e rivoluzionarie fra le organizzazioni iniziatiche,
paramassoniche e magiche sorte ai primi del secolo) organizzava a Monte Verità un
congresso esoterico e metapolitico i cui scopi dichiarati ruotavano intorno a temi
quali “forme di società anazionali e cooperative, educazione conforme all’età
moderna, emancipazione della donna nella società futura, massoneria mistica, nuove
forme di socialità, arte, danza rituale e cultuale”. Proprio mentre negli stessi decenni
vittoriani Aleister Crowley, che tra l’altro successe a Reuss come Gran Maestro
dell’O.T.O., prefigurava l’avvento imminente di una nuova epoca — o “Eone” 18 —
fondata sulla Magia, sulla Scienza e sulla liberazione degli Istinti Primordiali: una
Nuova Era che sarebbe seguita al decomporsi del Cristianesimo e del Razionalismo.
Tra i primi esponenti del pensiero neo-gnostico che a partire dagli anni ’20, sulla scia
di quest’humus metaculturale, coniarono le definizioni tecniche di “Età
dell’Acquario” e “Nuova Era” (New Age) i più noti furono il francese Paul Le Cour
fondatore dell’associazione Atlantis e la citata teosofa inglese Alice Bailey, che
sviluppò parte delle sue esperienze nel clima di Monte Verità e che sull’idea della
nuova epoca imminente, magica e spiritualmente globale concentrò tutto il suo lavoro
e l’attività dei diversi gruppi, soprattutto americani, da lei promossi. 19 Numerose
furono poi le elaborazioni e le influenze, sia teoriche sia operative, che gradualmente
dagli anni ’40 e ’50 in poi contribuirono, per la loro ampia diffusione, ad alimentare
nei paesi occidentali il milieu umano e spirituale proiettato verso l’idea-forza di una
Nuova Era: in particolare vanno ricordate quelle dei filosofi indiani Sri Aurobindo e
Bhagwan Shree Rajneesh (conosciuto negli ultimi anni della sua vita come Osho). La
visione palingenetica di Aurobindo sul risveglio collettivo di una “Supermente” fu
12

ripresa e amplificata dalla sua compagna e continuatrice Mira Alfassa (conosciuta


sotto lo ieronimo di Mère), che nel 1963 fondò in India Auroville, la “città del
futuro”, concepita come “luogo di ricerche materiali e spirituali per dare un corpo
vivente a una vera umanità”. Quanto alla profonda dottrina di liberazione dai tabù
religiosi e intellettuali e all’empito verso un nuovo tipo di umanesimo illuminato
scaturiti da Osho non devono essere confusi né possono esaurirsi con certe forme di
cultismo esasperato sviluppate da alcuni tra i suoi seguaci.
Fu comunque nel corso degli anni ’60 che, in piena sinergia con la controcultura
americana e poi europea e con il movimento hippy, presero forma — inizialmente
soprattutto nei paesi di lingua inglese — esperienze collettive di ricerca sia spirituale
che scientifica dichiaratamente fondate sulla costruzione e sull’avvento di una
rivoluzione globale, definita, specie in America, con il termine “New Age”.
Nel 1962 un gruppo di teosofi e sensitivi fortemente influenzati dal pensiero di Alice
Bailey dettero vita in Scozia alla comunità di Findhorn, dedita a rapporti sperimentali
con i poteri elementali e alle conseguenti applicazioni nel campo della botanica e
dell’agricoltura. Nello stesso anno a Big Sur, in California, su ispirazione tra gli altri
dello scrittore Aldous Huxley,20 un gruppo di psicologi, esoteristi e ricercatori di una
Nuova Gnosi scientifica fondarono l’Esalen Institute, che diverrà uno dei principali
punti di riferimento mondiali per le ricerche di frontiera sullo sviluppo del
“potenziale umano” e i cui referenti culturali coinvolgeranno l’opera e le ricerche di
rivoluzionari esploratori dello spirito e del pensiero come Timothy Leary e Carlos
Castaneda.
I ricordi autobiografici di Leary, che nel 1996 ha voluto provocatoriamente diffondere
su Internet i momenti cruciali della propria stessa morte, risultano a questo proposito
ampiamente esplicativi:

eravamo penetrati nel dialogo del mito, inseriti in quell’antica


corrente di appassionata speranza e credenza rischiosa che
credeva possibile vedere l’umanità evolvere verso la più alta
saggezza. Era il familiare credo gnostico, ermetico, neo-
platonico, alchemico, faustiano, jeffersoniano, rivolto a leggere
nell’individuale il microcosmo e a scoprire la più completa
visione dell’universo. Un universo con numerosi centri, il quale
dà vita all’esistenza individuale, continuamente ricorrente. Un
credo quindi sempre contrastato dall’inquisizione e
costantemente deriso dalla versione autorizzata del dogma del
momento.21

Nei decenni successivi, lungo innumerevoli ramificazioni coinvolgenti tutti gli aspetti
di cultura, storia, scienza e religione, oltre che di esoterismo e antropologia del Sacro,
l’atmosfera New Age — scaturita, come abbiamo visto, dall’iniziativa innovatrice di
alcune strutture iniziatiche europee, sviluppata dal libero associazionismo americano
e infine rientrata in Europa come movimento culturale collettivo — ha informato di
sé una vasta rete di movimenti, centri, fondazioni, gruppi e singoli ricercatori e
13

ricercatrici, assumendo, almeno nelle intenzioni, la dimensione di un Nuovo


Paradigma umanistico.
Ancora nei primi anni ’60, e sempre in California, Thomas Kuhn, una tra le voci più
innovative dell’epistemologia contemporanea e, almeno ufficialmente, estraneo a
qualsiasi coinvolgimento New Age, proponeva che il percorso di crescita della scienza
venisse inteso procedere non “per accumulazione di singole scoperte e invenzioni”
secondo uno schema lineare di successione, bensì attraverso la formazione di
“paradigmi”, laddove “leggi, teorie, applicazioni e strumenti” ben definiti generano
definizioni sistematiche a priori e modelli di pensiero circoscritti si articolano in
particolari tradizioni scientifiche caratterizzate da una loro coerenza. Tali paradigmi,
secondo Kuhn, tendono ciclicamente a superarsi nel tempo attraverso vere e proprie
“rivoluzioni” di percezione e di metodo.22
In effetti, specie tramite alcuni suoi portavoce americani come Marilyn Ferguson,
David Spangler, Patricia Mishe, Shirley McLaine e per molti versi il fisico Fritjof
Capra, autore del celebre Tao della Fisica, l’onda mentale New Age si presenta
innanzitutto come l’annuncio di una prossima, inevitabile “mutazione dei paradigmi”.
Di tutti i paradigmi: religiosi, filosofici, scientifici, artistici, antropologici e politici.

REAZIONI DI PAURA E PAURE REAZIONARIE


La diffusione sempre più ampia e articolata di un pensiero radicalmente perturbante e
destabilizzante come la New Age all’interno di un ancor più vasto Rinascimento neo-
gnostico e neo-magico, in cui è ravvisabile ciò che alcuni ormai chiamano un
generale reincantamento del mondo, non ha ovviamente mancato di suscitare violente
reazioni di allarme sia tra le frange più conservatrici del mondo scientifico
istituzionale che in numerosi ambienti religiosi e ai vertici delle fedi stabilite. Le
crociate bandite contro le “pseudoscienze” da organismi di propaganda scientista
come i già citati CSICOP e CICAP (il cui congresso del 1998 si è occupato appunto,
con il consueto stile superficiale e diffamatorio, di “New Age: nuova era o vecchie
idee?”), l’isterismo del fondamentalismo protestante di molti paesi che ravvisa
apertamente nella New Age il “volto dell’Anticristo”e le esternazioni sempre più
frequenti della CEI (Conferenza Episcopale Italiana) contro “magia e superstizione”
rappresentano il segnale indiscutibile dei timori degli esponenti della Vecchia Era
dinanzi all’avanzata di un Nuovo Pensiero.
Ma cosa dunque vi può essere di tanto terribile nelle formule della New Age da
produrre addirittura anacronistiche alleanze tra il razionalismo esasperato e spesso
dichiaratamente ateo di organizzazioni quali CSICOP e CICAP, il fondamentalismo
religioso americano ed europeo e gli stessi vertici di chiese millenarie? E questo
mentre su fronti culturali indubbiamente più maturi, anche se ugualmente critici e
spesso influenzati da paradigmi cristiani, per esempio in uno studio del ’92 di Aldo
Natale Terrin (docente di Filosofia e Storia delle religioni alla Cattolica di Milano), si
parla del pensiero acquariano come di una naturale evoluzione religiosa del
14

“postmoderno” e ancora, sotto certi versi più opportunamente, come della


riemersione di una “religione della Grande Madre”.23

Il “fenomeno New Age” è caratterizzato, come noto, da un’estrema fluidità strutturale


e da una forte indeterminazione dinamica: tentare perciò di classificarlo in forme
troppo rigorose porterebbe inevitabilmente fuori da una sua corretta comprensione.
Riteniamo però importante, a fronte di certe Guerre Sante che rischiano di confondere
le idee perfino a chi nei confronti della New Age prova un genuino interesse ma stenta
a ravvisarne i contorni, tentare di definire quanto finora la New Age, attraverso i suoi
principali gruppi e portavoce, ha dimostrato di non voler essere, classificando così,
per contrasto, ciò che fino a oggi ha voluto essere.
Proponiamo quindi una griglia contenitrice formulata in otto paradigmi radicali, di
cui tre primari e cinque derivati, in cui è possibile configurare la totalità del nuovo
modello antropologico acquariano.
I tre paradigmi primari, che informano di sé le loro conseguenti derivazioni e
applicazioni, s’identificano in un fondamento metafisico e religioso Panteista, in una
prassi della Sincronicità (basata in gran parte sulle ricerche pionieristiche di Jung) e
in una teorizzazione della Complessità (considerabile nella sua essenza anche al di
fuori del “problema” New Age, in quanto risulta oggi essere al centro delle ricerche
sociologiche “ufficiali” più avanzate24).
Le cinque applicazioni paradigmatiche che derivano da questa triade e investono
tutti i molteplici aspetti del Nuovo Pensiero sono poi quelle religiose, filosofiche,
scientifiche, artistiche e politico-sociali.

APPLICAZIONI RELIGIOSE
IL NUOVO PARADIGMA: MISTICISMO GNOSTICO

Il Movimento New Age non vuole essere una nuova religione, ma un kosmos
religioso reticolare in cui tutte le espressioni religiose antiche e moderne possano
essere incluse, reinterpretate o ridisegnate.

La New Age come fenomeno unitario non ha alcuna caratteristica di “rivelazione”


autoritaria o definitiva tipica delle grandi religioni monoteistiche e dei loro derivati;
non ha un profeta o una singola incarnazione divina o comunque un fondatore
definito, né un conseguente libro sacro fondamentale con qualche gerarchia
sacerdotale che lo rappresenti e lo interpreti. Peraltro non esiste nell’universo
spirituale “acquariano” uno sfondo etnico o mitico unitario che leghi chi ne partecipa
a cosmogonie o pantheon sacrali definiti e circoscritti.
Dal punto di vista della fenomenologia delle religioni vi si può indubbiamente
riscontrare qualche similitudine con la dimensione religiosa estremo-orientale (specie
nelle sue forme buddista e taoista) o addirittura con certi aspetti della paganità
classica, in cui formule di culto anche molto diverse tra loro coesistevano e
s’influenzavano a vicenda secondo un processo sincretico inclusivo. Considerando
15

che le radici spirituali della religiosità New Age sono indubbiamente pagane e per
molti versi pre-monoteistiche e comunque pre-cristiane, e vista la filiazione diretta di
alcuni suoi aspetti fondamentali da elaborazioni esoteriche moderne della filosofia
religiosa asiatica, risulta ovvia l’impossibilità di definirne i contorni come “religione”
in senso occidentale, mentre si giustifica il suo tentativo di proporsi quale sintesi
inclusiva e superamento evolutivo di tutte le rivelazioni e sacre scritture del passato,
nonché dei culti e cosmogonie di ogni popolo, etnia o epoca — sintesi e superamento
tesi verso un sincretismo totalizzante.
Le idee-forza fondamentali del kosmos religioso acquariano, che qui ripercorriamo
brevemente, si caratterizzano infatti in modo evidente come un esplosivo punto
d’incontro fra le categorie fondamentali del pensiero magico-gnostico (come in parte
rielaborato dalle fratellanze iniziatiche dei secoli XVIII, XIX e della prima metà del
XX) e la sensibilità laica del nostro tempo.

A) Impersonalità del Divino


Il rifiuto radicale del concetto teologico cristiano del “Dio Persona” a fronte del
recupero di una concezione per molti versi panteistica e cosmico-energetica del
Sacro, che in quanto avulsa dal concetto di una divinità personale totalizzante
qualcuno giunge paradossalmente a definire atea, come già avvenuto in relazione a
certe correnti del Buddismo.

B) Panteismo
Ogni dualismo materia-spirito si dissolve e tutto è divino poiché ogni espressione
fisica o metafisica del Reale contiene e riflette la totalità, in un gioco ologrammatico
di riflessione o emanazione; fino a giungere alla formula radicale
dell’Anthropoteismo, secondo cui l’uomo e la donna (o meglio le loro radicalità
profonde) sono Dio in quanto microcosmi olografici o immagini viventi della totalità
cosmica.
Per molti aspetti nella New Age questi due approcci risultano combinati in una sorta
di Panteismo Politeista: infiniti risultano infatti i diversi microcosmi omologhi,
superiori, inferiori o paralleli all’entità umana in cui il kosmos divino si riflette,
secondo una visione complessa di Enti, Dei o Deva, Esseri Elementali, Coscienze
ultraumane angeliche e demoniche, Gerarchie multidimensionali, Forze o Entità
aliene (spesso connesse alla fenomenologia ufologica) con cui la dimensione umana
sarebbe da sempre in relazione sinergica.25

C) Relativismo Spirituale e conseguente Relativismo Religioso


Ogni singola religione, pur se individuata nel suo nocciolo essenziale o nei suoi
eventuali contenuti esoterici, non esprime che un aspetto dell’approccio al Divino,
spesso limitato e circoscritto da connotazioni etniche, razziali, geografiche o storiche.
Viene in questo senso enfatizzata l’esistenza di uno sfondo metafisico che, comune a
tutti i culti, sta emergendo nei Tempi Nuovi, tendendo ad annullare la funzionalità
stessa delle singole religioni ed evidenziandosi quale punto di arrivo e convergenza di
ogni realizzazione spirituale sia individuale che collettiva. Tale sfondo a sua volta
16

non è una verità assoluta e definibile, bensì una ragnatela di potenzialità creative la
cui conoscenza e attuazione si concretizzano nell’esperienza di ogni Coscienza
Individuale maschile o femminile che, se opportunamente addestrata tramite tecniche
molteplici, può giungere a identificarsi con una o più di queste potenzialità,
divenendo essa stessa Dio o Dea e acquisendo quindi la conoscenza e il potere atti a
costruire e ricostruire ogni possibile Realtà in base al proprio Volere profondo.
D) Conoscenza ed esperienza diretta del Sacro e parimenti della Natura e del
Mondo (o dei Mondi)
Realizzazioni ottenibili tramite un rapporto attivo e volitivo sia con le dimensioni
invisibili che con la Natura visibile. Un rapporto magico e prometeico in cui tecniche
psico-spirituali, come la Meditazione o lo Yoga o l’Alchimia Sessuale o altre (mutuate
da varie tradizioni più o meno antiche), travalicano e annullano la dimensione passiva
e apotropaica della preghiera.

E) Rifiuto radicale del concetto di “peccato”


Laddove non esiste alcuna restrizione non esiste neppure trasgressione. La natura del
“Male” viene piuttosto interpretata come malattia, cioè quale temporanea
perturbazione degli equilibri dinamici fisici, parafisici o spirituali tra le molteplici
componenti di quel complesso software che compone la realtà di ciascun essere. In
questo modello concettuale gli “squilibri energetici” ricordano molto da vicino la
diffusione dei virus biologici o informatici: da qui l’ampio spazio dedicato alla
ricerca e alla pratica di metodi terapeutici olistici (ovvero fisio-psico-spirituali), di cui
la vasta messe di “terapie alternative” recuperate o elaborate all’interno della New
Age rappresenta un aspetto importante. In questo senso la lotta contro le “energie
negative” di qualsiasi tipo (che in definitiva altro non sono che gli effetti
relativamente temporanei di qualche “mancanza di illuminazione”) e il tentativo di
trasmutarle in “potere positivo” costituiscono un’ulteriore occasione di
consapevolezza e di evoluzione per Uomini e Donne Nuovi, secondo un tipico
intreccio in cui aspetti religiosi, filosofici, scientifici e magici del Nuovo Pensiero si
trasfondono e si combinano in formule olistiche.

F) Richiamo teogonico al “Cristo Cosmico”


È presente in alcune correnti della New Age molto diffuse negli USA, nelle quali però
il Christos assume una valenza squisitamente gnostica e assai lontana dal
cristocentrismo antropomorfico e messianico delle chiese cristiane storiche e
istituzionali. La “Coscienza Cristica” ricercata e proclamata da alcuni settori
acquariani è da individuarsi semmai quale ipostasi di quella Coscienza Cosmica che
ogni entità autocosciente può scoprire e realizzare attraverso la propria
autodivinizzazione. Laddove ne viene ammessa l’esistenza storica il “Maestro” Gesù
di Nazareth viene tutt’al più concepito come uno tra coloro che avrebbero realizzato
questa palingenesi iniziatica fino a raggiungere lo status di Avatar o “incarnazione
divina”, al pari di Buddha, Lao-Tse o Zoroastro. Il “ritorno del Cristo” identificato
con la Nuova Era non ha quindi alcuna fisionomia millenarista o apocalittico-
messianica, in quanto concepito sull’onda di un tempo ciclico e non lineare e quindi
17

rappresentativo non della fine della Storia, ma di una fase fisiologica di riemersione
periodica di un archetipo di rigenerazione individuale e collettiva.26

APPLICAZIONI FILOSOFICHE
IL NUOVO PARADIGMA: ANDROGINIA METAFISICA

Il Pensiero New Age non vuole essere una nuova filosofia, ma una sintesi armonica
di prospettive filosofiche diverse in cui, secondo i canoni della complessità, possono
trovare spazio l’Idealismo come il Materialismo, Goethe non meno di Marcuse, e
dove Platone può serenamente incontrare Voltaire e Proust per discutere di Fate e di
Fisica Quantistica.

Il risveglio della Coscienza profonda individuale e collettiva e l’attesa partecipata e


attiva a una Grande Mutazione, percepita come imminente, si concretizzano nel
tentativo di forgiare uomini e donne Nuovi, cioè Maestri e Maestre di una nuova
formula esistenziale. E si concretizzano altresì nella ricerca virtuale o reale di
contatto con esseri o poteri (umani e non) già “rinnovati”, o comunque “ascesi” o
“cosmici”, che possano indicare metodi e vie per il Grande Conseguimento. Ne
deriva un atteggiamento creativo e positivo verso la vita e soprattutto verso la morte,
bilanciate ed esaltate entrambe tramite il concetto di Reincarnazione, inteso quale
meccanismo regolatore centrale attraverso cui si determinano i rapporti fra cicli
biologici ed evoluzione della Coscienza.
Un ulteriore aspetto importante è l’enfatizzazione degli Archetipi e dei Simboli
Femminili, in quanto — come abbiamo visto — la Femminilità metafisica risulta
essere alle radici arcaiche del Sacro prima della sclerotizzazione patristica e
patriarcale culminata nei diversi monoteismi. La focalizzazione sul mito
dell’Androgine come chiave risolutiva di bilanciamento tra i sessi conduce anche,
all’interno di molte correnti del milieu New Age, all’accettazione della dimensione
omosessuale quale opzione sia naturale che spirituale.
La teorizzazione etico-filosofica della New Age è quindi una prassi d’inclusione
assoluta, in cui l’unico punto di riferimento è la coscienza di sé. Le diverse
gradazioni umane di partecipazione, impegno, compassione, aggressività,
indifferenza, altruismo o egoismo non sono che variabili opzionali di un Gioco che la
coscienza intrattiene con se stessa e con altre coscienze e forme naturali, da
intendersi tutte quali riflessi o parti del proprio sé, al di là di qualsiasi morale definita
di “bene” o “male”.

APPLICAZIONI SCIENTIFICHE
IL NUOVO PARADIGMA: OLISMO METASCIENTIFICO

La visione del Mondo e della Natura della New Age non vuole essere una nuova
scienza, ma l’elaborazione di modelli di ricerca e conoscenza olistici (dal greco
18

holos, “tutto”), in cui materia, psiche, mente e spirito non sono che gradazioni di
una Realtà Unica.

Viene enfatizzata una nuova visione inclusiva e multidisciplinare delle scienze e


particolarmente della medicina e della fisica. Le possibilità che ne conseguono
rappresentano certamente l’aspetto più orizzontale e diffuso del Nuovo Pensiero e
includono tra l’altro:

A) il risveglio della Materia e della corporeità, mediante antiche e moderne formule


di dinamica psico-corporea e il ristabilimento degli equilibri psicofisici attraverso la
pratica di medicine alternative;

B) la Psicologia transpersonale e i molteplici, diversi incrementi del Potenziale


Umano;

C) il marcato interesse per l’utilizzo di tutte le nuove tecnologie informatiche e per


le ricadute filosofiche e sociologiche di una Cyberfilosofia Technopagana della Rete
Globale;

D) la libera ricerca sugli stati alterati di coscienza e la loro esplorazione


(Psiconautica) tramite l’utilizzo controllato di sostanze psicoattive (droghe) definite
come enteogene, cioè rivelatrici della Divinità Interiore;

E) le ricerche e le sperimentazioni di contatto con altri livelli di realtà, mondi


paralleli o entità micro o macrocosmiche non umane;

F) nuove formule storiche e antropologiche, inclusive di una visione globale e


ciclica del percorso umano, delle sue origini e delle sue prospettive e finalizzazioni
future.
La ricomprensione degli archetipi arcaici, delle strutture mitiche primarie e delle loro
profonde connessioni porta inevitabilmente allo sviluppo di un pensiero
multidimensionale e creativo, in cui la miopia del razionalismo e gli abbagli del
fideismo possono essere superati in base a quel medesimo modello di Nuova
Alleanza tra scienze fisiche, biologiche e umanistiche vagheggiato anche da molti
scienziati contemporanei, fra cui l’epistemologo belga — e premio Nobel per la
Chimica — Ilya Prigogine.27 È comunque assodato il crescente interesse di umanisti e
scienziati per una rivoluzione nei processi della conoscenza e quindi della coscienza.
Partendo dalla constatazione sociologica del formarsi spontaneo della “società
complessa”, e parallelamente all’esigenza di nuove forme di dialogo tra le
componenti razionali ed extrarazionali della nostra cultura e della nostra stessa
identità, cominciamo forse a comprendere (o a ricomprendere) che la Realtà non è il
regno di un solo Dio né il “regno dell’Uomo” e della sua coscienza ancora limitata.
Forse semplicemente la Realtà non è un “regno”, ma un tessuto, una rete, un alveare
composto di molteplici dei e coscienze e forze e potenzialità, coesistenti in una
19

dimensione olografica, e per molti versi caotica, nella quale ogni piccolo frammento
riflette l’intero. Tanto che in un kosmos che si dimostra sempre meno riducibile ai
paradigmi cartesiani, così come alle categorie teologiche, ogni realtà ordinata
apparente — compresa la cosiddetta “oggettività” tanto cara al pensiero razionalistico
— non può essere considerata che il prodotto dell’atto stesso del percepirla e
qualsiasi azione (o moto di energia fisica, psichica o biologica) si scopre
inesorabilmente correlata a qualsiasi altra, secondo un criterio che ricorda le categorie
magiche dell’imitazione e del contagio (rilevate da Frazer nel magismo delle culture
arcaiche) e che ci riporta all’antico assioma ermetico di Mercurio Trismegisto: “ciò
che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso
per fare i miracoli della cosa una”.28 Ogni processo conoscitivo, esplorativo o di
controllo del Reale non può riconvertirsi allora che in una sorta di Arte della Trama o
Scienza dei rapporti fra le diverse componenti dell’insieme (Rete). Ovvero in una
nuova, gnostica Magheia.

APPLICAZIONI ARTISTICHE ED ESISTENZIALI


IL NUOVO PARADIGMA: ECOLOGISMO VITALISTICO

Le formule estetiche New Age non vogliono essere una nuova forma d’arte più o
meno rivoluzionaria, ma la costante ricerca di una sintesi artistica fra sensibilità
arcaiche, contemporanee e future, sia naturali che tecnologiche.

Nella New Age esiste una ricerca estetica dinamica atta a esprimere
contemporaneamente “vibrazioni”, pulsioni e contenuti ideali delle idee-forza
acquariane. In particolare la musica sorta all’interno del kosmos New Age, che incarna
un elemento fondamentale della sua diffusione soprattutto fra i giovani, tende a
reificare sensazioni e concetti del Nuovo Pensiero recuperando motivi classici e
perfino liturgici (come il canto gregoriano) e connettendoli a tonalità moderne (quali
blues, jazz o rock), per poi proiettare verso il futuro le sue tematiche sonore, secondo
il consueto criterio di sintesi, attraverso l’utilizzo della musica elettronica.

APPLICAZIONI POLITICHE E SOCIALI


IL NUOVO PARADIGMA: UNIVERSALISMO ANARCHICO

L’empito sociale New Age non vuole essere una nuova formula politica da
contrapporre alle altre, ma una visione operativa globale di simbiosi fra tutte le
componenti naturali, economiche e sociali che sia in grado di realizzare la pienezza
e la felicità di ogni essere.

Una particolare enfasi neo-ecologica viene posta sulla necessità di rapportarsi alla
Natura come Entità vivente e autocosciente e di recuperare un rapporto sinergico con
il nostro Pianeta Madre Gaia, sulla scia di una concezione geofisiologica ben nota
alle antiche tradizioni sia estremorientali che occidentali e parzialmente recuperata
20

alla fine dei nostri anni ’70 dal ricercatore inglese James E. Lovelock con la sua
“ipotesi di Gaia”: il pianeta Terra inteso come unità vivente capace di manipolare i
suoi singoli elementi costitutivi per le proprie necessità globali.
Sul piano sociale la proposta New Age si traduce in un mondialismo complesso e
multietnico in cui si riflette l’universalismo cosmico dei nuovi paradigmi, mentre
all’individuo viene proposta la formula di un’autodeterminazione radicale fondata
sul risveglio della propria coscienza e sul rifiuto di ogni autorità estranea a tale
risveglio, secondo una prassi di anarchico neo-illuminismo.

L’AURORA DEGLI ARCOBALENI E IL TRAMONTO DELLA CROCE

È evidente come ognuna di queste idee-forza, sia singolarmente sia in relazione alle
altre, rappresenti una netta e dichiarata antitesi rispetto a qualunque paradigma
religioso totalizzante e come risulti segnatamente inconciliabile con la totalità delle
religioni monoteiste e particolarmente con il Cristianesimo, almeno per quanto
riguarda le formule teologiche, sociali e storicamente consolidate che tali religioni
hanno assunto attraverso tre millenni, dal Sinai alla Mecca e dal Golgota al Vaticano.
Indubbiamente va riconosciuta all’interno delle tradizioni storiche ebraiche e
islamiche la presenza di un filone sapienziale esoterico, riferibile alla Kabbala e al
Sufismo, in cui le proposizioni teologiche “ufficiali” di Giudaismo e Islam vengono
ribaltate o interpretate secondo formule molto lontane dall’ortodossia patriarcale —
formule che hanno anche sensibilmente contribuito alla formazione di quel
patrimonio iniziatico che, in parte e sotto forma metaculturale, la migliore New Age
ha ereditato. Ma va anche ricordato che queste correnti di pensiero hanno
emblematicamente rappresentato l’alterità ereticale sia nell’Ebraismo che nel mondo
culturale e religioso islamico e che le loro dirette influenze e prassi sono sempre state
circoscritte a élite semisegrete.
Per quanto riguarda invece il Cristianesimo quelle grandi matrici di idealità e
sapienza arcaica e spesso magica riconoscibili in tradizioni quali la Gnosi religiosa
del I e II secolo (e di molte “eresie” successive), l’Ermetismo, il Templarismo, la
jerosofia cavalleresca del Graal o la Rosa+Croce hanno salvaguardato e trasmesso la
propria esistenza — fino a riemergere oggi in molti aspetti del pensiero acquariano —
non attraverso la religione ufficiale, bensì nonostante o contro di essa. Ben lungi dal
rappresentare un inesistente “esoterismo cristiano” questi movimenti hanno sempre
finito per incarnare una radicale alternativa virtuale al Cristianesimo, pur
nascondendosi spesso sotto il velame dei suoi totem al fine, quando possibile, di
salvaguardare la propria sopravvivenza storica e, ancora in tempi non troppo lontani,
la stessa vita fisica dei loro rappresentanti.
Qualsiasi cristiano che oggi intimamente aderisca anche a una soltanto delle formule
paradigmatiche New Age che abbiamo enunciato in relazione all’esperienza religiosa
si pone dunque automaticamente fuori da qualsiasi ortodossia cristiana riconosciuta e
in special modo da quella più diffusa nel mondo, ovvero il Cattolicesimo Romano.
Peraltro la stessa letteratura di area cattolica, specialistica e non, sia laica che
21

ecclesiastica, intorno alla New Age ha ampiamente provveduto a chiarire l’inevitabile


contrapposizione e la radicale incompatibilità fra i paradigmi portanti del pensiero e
della prassi acquariani e tutti i principali fondamenti teologici, morali e sociali del
Cristianesimo in senso lato e del Cattolicesimo in particolare.
Il cardinal Paul Poupard, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, ha per
esempio avvertito che “il fenomeno del New Age, assieme a tanti altri nuovi
movimenti religiosi, è una delle sfide più urgenti per la fede cristiana” e che “un fatto
aggrava la situazione: aderiscono alle dottrine del New Age non soltanto persone
lontane dalla fede, ma anche cristiani che si lasciano influenzare da certi concetti-
chiave, spesso senza accorgersi della loro incompatibilità con il messaggio
evangelico”.
L’approccio al divino come realtà impersonale e non codificata in un culto preciso e
quindi, in forza di un approccio radicalmente panteista, la sostanziale negazione di
valore del “Dio Personale” presentato dal giudeo-cristianesimo rappresentano in
effetti ben più che una semplice rottura con l’universo spirituale cristiano: si tratta di
un’esperienza del Sacro che si pone al di là e oltre rispetto all’essenza stessa del
monoteismo patriarcale, un’esperienza che rivendica e recupera (o vorrebbe
recuperare) tutto ciò che già era ben prima che il monoteismo e più tardi il
Cristianesimo venissero concepiti, secondo un modello ciclico perfettamente coerente
ai paradigmi di un ritorno pagano dell’Età dell’Oro. Una rivoluzione, quindi, che in
realtà costituisce una restaurazione, un ritorno amplificato e potenziato di quei valori
e universi magici e sapienziali che in particolare il Cristianesimo — percepito in
questo contesto come un momento di decadenza — aveva cercato di distruggere fin
dai tempi della loro malvista sopravvivenza nello gnosticismo ereticale dei suoi primi
secoli di vita. Come in una sua analisi polemica sulla Gnosi religiosa antica ci ricorda
emblematicamente, e con qualche sfumatura di nostalgia inquisitoriale, lo studioso
cattolico Alberico Lolli, professore emerito della canadese Laurentian University,

la gnosi in seno al primo cristianesimo [...] venne subito a


configurarsi agli occhi attenti dei Padri come un’emergenza
pericolosa e preoccupante — tanto distintiva nei modi quanto
deteriore negli effetti — cioè come vera e propria “deviazione
eterodossa” del Cristianesimo e pertanto meritevole di essere
avversata e distrutta dalla gerarchia ecclesiastica che, sebbene
ancora in via di formazione, già sapeva assegnare a se stessa un
ruolo di legittima detentrice del “conoscere ortodosso”, e nella
interpretazione dei testi sacri e nella costruzione dell’edificio
teologico.29

Le parole che nel II secolo il vescovo Ireneo di Lione, uno tra i primi Padri della
Chiesa, rivolgeva agli gnostici nel suo Adversus haereses sintetizzano egregiamente
l’essenza di una contrapposizione frontale che ancor oggi risulta esplosiva in tutta la
sua evidenza.
22

Conserva dunque la modestia del tuo sapere e non oltrepassarla


ignorando il tuo bene, Dio che non è superabile, né cercare che
cosa ci sia sopra il Demiurgo poiché non troveresti nulla [...] e se
persisti a crederti più sublime e grande del tuo Creatore e al di là
di tutti i suoi regni cadresti in una vera pazzia. È dunque meglio e
più salutare essere semplici e ignoranti e appressarsi a Dio
mediante la carità piuttosto che credere di sapere molte cose e
dopo molte avventure di pensiero essere blasfemi contro Dio.30

E ancora, sul versante della mistica, il cattolico Giovanni della Croce nel XVI secolo,
in piena epoca rinascimentale, dichiarava che

ormai non conviene più interrogare Dio [...] né d’altra parte è


necessario che Egli parli poiché, avendo rivelato in Cristo tutte le
verità di fede, non ha né avrà mai più altra verità da manifestare.
Perciò desiderare ancora di ricevere qualche cosa per via
soprannaturale è come ammettere che Dio non abbia dato nel
Figlio tutto ciò che è sufficiente. [...] Dunque non si deve
aspettare dottrina o altra cosa per via soprannaturale [...] Perciò
dobbiamo lasciarci guidare in tutto in modo umano e visibile
dalla legge di Cristo uomo, della sua Chiesa e dei suoi ministri, e
per questa via porre rimedio alla nostra ignoranza e debolezza
spirituale, poiché in essa troveremo abbondante medicina ad ogni
nostro male. Tutto ciò che esce fuori da tale cammino è non solo
curiosità, ma grande presunzione e noi non dobbiamo credere a
cosa ricevuta per via soprannaturale, ma solo a quanto ci viene
insegnato da Cristo uomo e dai suoi ministri, uomini anch’essi.31

Questa è la prassi cattolica rispetto al Sacro e ai rapporti tra il divino e l’umano: altre
non ve ne sono mai state né potranno mai esservi, come chiarito inequivocabilmente
dalla più recente edizione del Catechismo della Chiesa Romana, in cui, dopo ampie
citazioni di Ireneo, si riconferma che

noi crediamo tutto ciò che è contenuto nella Parola di Dio, scritta
o tramandata, e che la Chiesa propone a credere come
divinamente rivelata. La fede è necessaria alla salvezza. Il
Signore stesso lo afferma: “Chi crederà e sarà battezzato sarà
salvo, ma chi non crederà sarà condannato” (Mc 16,16).32

E certamente i paradigmi New Age del relativismo spirituale, religioso ed etico


nonché la ricerca esperienziale diretta del Sacro alla ricerca dell’autodivinizzazione
rappresentano l’assoluta negazione e per molti versi l’esatto opposto di tutto ciò. Se
poi consideriamo che dai primi secoli alla rivolta protestante, e ancora ai giorni
nostri, ogni comunità religiosa o denominazione cristiana, dalle più piccole fino a
23

quelle maggioritarie, ha sempre ritenuto che la propria Chiesa fosse l’unica pervasa
da infallibilità, o che il proprio tipo di interpretazione o libero esame delle Scritture
bibliche fosse l’unica strada verso la “salvezza”, non possiamo non concludere che
un atteggiamento filosofico religioso che non ricerca alcuna salvezza (per lo meno in
senso morale) — per il semplice motivo che non accetta alcuna condanna
primordiale — e ritiene vieppiù che ogni essere debba e possa costruire i propri
paradisi o i propri inferni costituisce la materializzazione dei peggiori incubi di ogni
tipo di teologia cristiana, di qualunque confessione esistita o esistente.
Peraltro lo stesso capo della Chiesa Cattolica Giovanni Paolo II ha assunto a questo
proposito posizioni nette e definitive e nel 1993 in un suo discorso ai vescovi
statunitensi ha dichiarato senza mezzi termini che

le idee della New Age alcune volte penetrano nella predicazione,


nella catechesi, nei seminari di studio e nei ritiri e quindi
influenzano anche cattolici praticanti, che forse non sono
consapevoli dell’incompatibilità di queste idee con la fede della
Chiesa. Nella loro visione sincretistica e immanente questi
movimenti parareligiosi [...] tentano di giungere a Dio attraverso
conoscenze ed esperienze basate su elementi presi a prestito dalla
spiritualità orientale e dalle tecniche psicologiche. Essi tendono a
relativizzare la dottrina religiosa a favore di una vaga visione del
mondo espressa da un sistema di miti e di simboli esposto con un
linguaggio religioso. Inoltre essi spesso propongono una
concezione panteistica di Dio che è incompatibile con le Sacre
Scritture e con la tradizione cristiana. Essi sostituiscono la libertà
personale delle proprie azioni di fronte a Dio con un senso del
dovere verso il cosmo e in tal modo ribaltano il vero concetto di
peccato e il bisogno di redenzione attraverso Cristo.33

A parte la curiosa definizione del pensiero New Age come “vaga visione del mondo”
con “elementi presi a prestito dalla spiritualità orientale” e “senso del dovere verso il
cosmo”, che rivelano quanto poco tempo Woytjla abbia dedicato alla lettura dei testi
specialistici della e sulla New Age, il cuore del problema è sicuramente stato centrato
e la sostanza di queste affermazioni è assolutamente coerente con le posizioni da
sempre assunte dalla Chiesa rispetto a quel pensiero gnostico che a buona ragione è
stato individuato all’interno della New Age.
La chiave fondamentale, il cuore stesso di ogni esperienza, spiritualità e cultura
cristiane è infatti rappresentata dall’incarnazione storica di Cristo, intesa come
storicizzazione unica e irripetibile di Dio: il “Dio Personale”, relazionale e trinitario
che per riparare la “frattura del peccato” causata dalla debolezza e dall’orgoglio
umani esplica il proprio amore paterno (o paternalistico) facendosi storia attraverso
la catarsi sacrificale di suo figlio e riassumendo a se stesso il mondo in un atto di
redenzione che s’identifica con l’effusione dello Spirito Santo. Dopo aver elaborato
una presunta colpa si elabora quindi un conseguente perdono, che va comunque
24

individualmente meritato attraverso la sottomissione a precise regole spirituali e


morali. Tutto ciò che non si fa cannibalizzare in questo processo, tutti coloro che non
accettano le regole di questo gioco ricattatorio, dettate da imperativi morali indicati
come unica via per ottenere la redenzione da una misteriosa “colpa originale”,
vengono abbandonati alla devastante nemesi del “nemico”, il Satana, la cui esistenza
stessa è funzionale al progetto escatologico della salvezza. Minando questa chiave,
come l’intero movimento New Age sta facendo in forma crescente (individuando una
pluralità di Avatar o incarnazioni divine differenziate, viste alla base di tutti i culti,
affermando l’inesistenza di un significativo “peccato” e dell’idea totemica di un
qualunque “Satana” e proponendo una possibile autodivinizzazione dell’Anthropos),
l’intero edificio cristiano viene destituito di qualsiasi significato.

Ci sembrano perciò problematiche, quando non contraddittorie, le tesi di alcuni


ricercatori o commentatori che, favorevoli o comunque connessi all’area New Age,
sono orientati verso una sorta di compromesso revisionista nei confronti del
Cristianesimo. Uno tra i più noti è certamente lo storico delle religioni di origine
indiana Carl A. Keller dell’Università di Losanna, il cui testo sul movimento
acquariano è stato tradotto alcuni anni fa in Italia con la prefazione di Paola Giovetti.
In quest’opera Keller, oltre a una serie di segnalazioni oggettivamente errate (per
esempio quella secondo cui “l’uomo del New Age afferma il primato dello Spirito
sulla materia”!), si arrampica su molti specchi per giungere a dichiarare che il nuovo
pensiero acquariano sarebbe una forma rinnovata di Cristianesimo ancora
inconsapevole di se stessa, la cui funzione consisterebbe nel risvegliare e testimoniare
l’autentico messaggio di Cristo di fronte al Cristianesimo delle grandi chiese ufficiali,
che avrebbe perso la propria forza illuminante. Secondo Keller vi sono peraltro nella
New Age “contaminazioni magiche e pagane” che devono essere identificate e
rimosse per “esorcizzare” e “purificare” il movimento “da tutto ciò che è decisamente
incompatibile con il Cristianesimo e che mette in ombra una comunione autentica con
il Cristo”.34 E aggiunge: “il guru che guida i figli dell’Acquario verso la perfezione
altri non è che il Cristo che agisce nell’anonimato”. 35 Simili affermazioni, oltre che
vagamente surreali, ci sembrano francamente estranee sia ai più maturi sviluppi della
New Age sia allo spirito essenziale del Cristianesimo, mentre assomigliano molto alle
dottrine di certe frange teosofiche dei primi del secolo, come l’Antroposofia di
Rudolf Steiner, che — pur avendo partecipato, lo ricordavamo sopra, al generale
risveglio neo-gnostico da cui il pensiero acquariano è derivato — non riuscì mai a
liberarsi dall’idea ibrida che le religioni siano sì tutte ugualmente ispirate da una
Gnosis comune, ma che quella cristiana sia comunque destinata a conciliarle e ad
assorbirle in se stessa in quanto l’Avatar Gesù Cristo avrebbe lui solo incarnato
pienamente il potere del Logos. Le conclusioni che trae Keller ne rivelano poi tutta
l’ambiguità quando, dopo aver speso quasi 100 pagine nell’apologia della “sua” New
Age cristiana, l’autore finalmente dichiara: “la vera Nuova Era? Il cristianesimo
stesso! Il cristianesimo che resterà quando la ‘Nuova Era’ sarà dimenticata e
l’Acquario avrà deluso le aspettative dei suoi figli”.36
25

Rispetto a posizioni di questo genere ci sembra molto più onesta e apprezzabile,


anche se di parte avversa, la lucida analisi di un cattolico inossidabile come Massimo
Introvigne — presidente del CESNUR (Centro Studi sulle Nuove Religioni) e
sicuramente uno tra i principali esperti mondiali di questo e di altri problemi connessi
ai nuovi movimenti religiosi e magici — quando in uno dei suoi molti interventi sulle
nuove forme di gnosticismo contemporaneo, presenti anche (ma non soltanto) nella
New Age, osserva che

il grado di maggiore lontananza — anzi di opposizione


irriducibile — rispetto al cristianesimo emerge da un altro aspetto
del nuovo gnosticismo, che peraltro porta alle loro conseguenze
estreme temi già presenti nello gnosticismo antico. La
“separazione” nel corpo dell’uomo della scintilla divina (l’anima)
dalla materia in cui è caduta avviene qui grazie allo sforzo
dell’uomo e non per grazia di Dio. Si può forse parlare di
redenzione [...] ma si tratta di una auto-redenzione. È la volontà
magica dell’uomo che si impadronisce dell’immortalità, si
costruisce con una tecnica l’anima, diventa sovrana e signora
della vita e della morte, appropriandosi del potere stesso di Dio.37

Se, come riteniamo di aver sufficientemente dimostrato, tutti i principali paradigmi


religiosi acquariani appaiono a dir poco antitetici rispetto a qualunque formula
cristiana codificata, se tutta la storia del Cristianesimo — da Paolo di Tarso a
Giovanni Paolo II — è pervasa da una lotta sistematica e spesso cruenta contro
quelle medesime idee gnostiche, magiche e sicuramente neo-pagane che oggi in una
diversa forma riemergono attraverso la New Age, allora quale strano Cristianesimo
potrà mai essere “nascosto” all’interno di questo movimento come Keller sostiene?
Certamente non quello di Ireneo o di Agostino di Ippona o di Tommaso d’Aquino, e
neppure quello di Bernardino da Siena (che molto volentieri avrebbe mandato Steiner
e lo stesso Keller a friggere sul rogo) o di Giovanni Bosco, ossessionato da visioni
“sataniche”, o di Pio IX, estensore di un celebre Sillabo di aspra condanna nei
confronti di qualunque libertà religiosa, culturale o di coscienza. E se si tratta di altro,
e non ha nulla o poco a che fare con i Vangeli, con le eresie messianiche giudaiche e
con la storia teologica, politica e ideologica di quella particolare religione, perché
chiamarlo “Cristianesimo”? Ci sembra invece evidente che la New Age come
movimento metaculturale, qualunque forma o denominazione possa assumere in
futuro, potrà dichiarare attuata la propria funzione religiosa fondamentale solo
quando il monoteismo biblico e coranico in genere e il Cristianesimo in particolare,
con i loro carichi di peccato, sottomissione e percezione riduttiva del Sacro, si
saranno completamente estinti o trasformati in qualcosa di radicalmente diverso. E va
detto che i sintomi di un simile processo antropologico d’implosione e collassamento
della vecchia e ormai stanca spiritualità patriarcale sono già individuabili in
molteplici aspetti della nostra società complessa postmoderna.
26

Naturalmente sulla base della propria assoluta indipendenza spirituale ogni uomo o
donna che in qualche modo aderisca ai paradigmi dell’Acquario potrà anche scegliere
di “giocare” con il culto cristiano così come con qualsiasi altro culto, facendolo
proprio e reinterpretandolo secondo il proprio personale universo interiore. Ed è
precisamente questo che il Pontefice romano e gli intellettuali più attenti e intelligenti
del mondo cristiano, soprattutto evangelici e cattolici, temono di più, come appare
evidente dalle riflessioni che abbiamo riportato. Non appena venga sfiorato dall’alito
del “drago acquariano” il cattolico o il cristiano ortodosso (a qualunque confessione o
denominazione appartenga) si ritrova infatti automaticamente liberato dalla schiavitù
del proprio nume demiurgico patriarcale (la gratuita “Grazia Santificante” della
teologia cattolica), divenendo così — almeno potenzialmente — un liberto, padrone
assoluto della propria spiritualità; e istantaneamente finisce per non avere più nulla in
comune con tutto quanto storicamente è stato rappresentato dal Cristianesimo.
A fronte di ciò è inevitabile che ogni tipo di “apertura al dialogo” da parte delle
chiese maggioritarie nei confronti della New Age si riveli esclusivamente come una
strategia finalizzata a tentativi di recupero e rievangelizzazione. Scopo che viene
peraltro apertamente dichiarato da esponenti di spicco della Chiesa come Jean
Vernette, vicario generale della diocesi di Montauban e delegato dell’Episcopato
francese per lo studio sulle nuove fenomenologie religiose. Il quale, tanto attento
quanto ferocemente critico nei confronti della New Age, nella sua opera principale
dedicata all’argomento spiega molto chiaramente come la realtà acquariana debba
essere “esorcizzata” per ricondurne le possibili componenti “buone” verso
l’abbraccio del Cristianesimo.

Il risveglio della dimensione spirituale alle soglie della nuova era


non è quindi in sé fenomeno positivo o negativo. Persino sotto la
sua forma deviata esso manifesta una latente aspirazione di
questa nostra generazione: il cristianesimo non lo può ignorare,
ma giacché non è sempre santo e puro, si rende necessario
esorcizzarlo. “Discriminando tra gli spiriti”. Per evangelizzarlo.
Quale segno dei tempi, esso interroga il cristiano sulle forme di
misticismo che gli sono proprie. È nella misura in cui si
svilupperà un misticismo cristiano [...] che la ricerca spirituale di
alcuni figli dell’Acquario troverà una strada alternativa per
evitare le trame intricate dell’irrazionale e le fantasie più
bizzarre.38

Un progetto certamente lecito dal punto di vista cattolico e che fra l’altro ricalca in
qualche modo il revisionismo di Keller, sebbene osservato dall’opposto punto di
vista; ma che ancora una volta ci ricorda come l’unico ecumenismo concepito dalla
Chiesa di Roma sia quello che si attua sotto il controllo dei suoi templi.
Non mancano certo studiosi cattolici, come in Italia i già citati Terrin e Introvigne,
che hanno tentato con serenità di giudizio, obiettività e rigore culturale, e senza voler
evangelizzare alcuno, di confrontarsi con la New Age, di studiarne le origini, le
27

diverse componenti e la storia, nonché di dialogare con i suoi esponenti, senza per
questo rinunciare alla propria posizione ideologica che, almeno nel caso di
Introvigne, resta radicalmente antitetica. Su queste basi, eminentemente e
trasversalmente culturali, un dialogo leale fra Cristianesimo e Nuove Culture
acquariane è possibile e certamente auspicabile, se non altro per la maturazione
individuale di chi ne dovesse partecipare. Ma dev’essere chiaro che si tratta di un
dialogo tra mondi diversi e che rimarranno inevitabilmente distinti, fino alla
scomparsa dell’uno o dell’altro. Una maggior fermentazione di dibattiti aperti fra
esponenti di culture diverse nella comune ricerca qualificherebbe la vitalità e lo
spessore intellettuale di tutti i gruppi di pensiero coinvolti e proprio nell’irriducibile
contrapposizione potrebbe generarsi quel cortocircuito dialettico circolare che in
fondo appartiene al nuovo modello intellettuale olistico acquariano. Mentre sarebbe
al contrario opportuna da parte degli esponenti più attivi e preparati della New Age
una maggiore attenzione polemica e una strategia di difesa molto più dura e articolata
della propria identità di fronte ad atteggiamenti di aperta demonizzazione
diffamatoria e virulenta, per esempio quelli assunti in Italia da sacerdoti esorcisti
come Gabriele Amorth o da antropologi, sempre e comunque di dichiarata militanza
cattolica, come Cecilia Gatto Trocchi, le cui esternazioni allarmistiche da talk show e
pubblicazioni pseudoscientifiche di tono popolare sulle “sette” e sui loro “pericoli”
sono già state aspramente criticate da esponenti del mondo accademico e perfino da
studiosi cattolici, fra cui lo stesso Introvigne.

Al di là comunque di eventuali e stimolanti dialoghi fra ricercatori il Cristianesimo


nel suo complesso, per sua stessa natura, non può che percepire la New Age come una
pericolosa forma di Luciferismo, e da un certo punto di vista in questo forse non è
lontano dal vero, considerando che il simbolismo di Lucifero fu elaborato dai Padri
della Chiesa proprio demonizzando una catena di archetipi mitici — soprattutto
femminili — precedenti all’avvento antropologico patriarcale e successivamente
recuperati dallo gnosticismo storico e oggi dal neo-gnosticismo e da gran parte della
New Age. E vale la pena notare che fin dai primi secoli della nuova e controversa
avventura cristiana le simpatie degli gnostici storici sono sempre state rivolte più
verso il Serpente liberatore e dispensatore di conoscenza (“nel giorno in cui
mangiaste di esso i vostri occhi si aprirebbero e diverreste come Dio conoscitori del
bene e del male” - Genesi 3,5) che verso il corrucciato dittatore dell’Eden (“non
mangiare dell’albero della conoscenza del bene e del male perché il giorno in cui tu
ne mangiassi moriresti” - Genesi 2,17) ... e la volontà di essere Dio è l’essenza stessa
della “peccatologia” cristiana.

Se poi dal piano più strettamente religioso e sacrale — che nell’ambito New Age si
confonde e si trasfonde costantemente nella dimensione iniziatica — spostiamo il
nostro sguardo verso gli aspetti filosofici, etici, scientifici, artistici e metapolitici del
pensiero acquariano più sopra delineati risulta evidente che la “filosofia globale”
New Age, pur nelle sue diverse forme ed espressioni, si pone in netta antitesi rispetto
sia all’umanesimo cristiano che al razionalismo post illuminista, all’edonismo
28

capitalista così come al materialismo marxista: l’accusa di snaturare le tradizioni


culturali occidentali formulata da alcuni critici della New Age, come il filosofo
francese Michel Lacroix dell’Università di Evry, è quindi per certi versi corretta,
salvo considerare che tali tradizioni furono a loro volta lo snaturamento di paradigmi
precedenti, oggi recuperati e amplificati appunto nei diversi contesti filosofici
acquariani. Il conflitto millenario tra “Essere” e “Divenire”, la drammatica
lacerazione fra “corpo” e “anima”, la percezione angosciosa di essere “separati da
Dio” tradotta come inesorabile solitudine esistenziale o come stimolo malfermo verso
una riconquista della perduta felicità pur nella rassegnata convinzione di un’oggettiva
impossibilità del suo totale compimento, la presunta consapevolezza infine della
“piccolezza umana” dinanzi all’ossessione dell’Eterno, tutto questo perde ogni
significato dinanzi alla sostanziale e radicale identità tra umano e divino che
rappresenta lo sfondo radicale di ogni aspetto della New Age. A questo proposito
l’analisi critica di Lacroix, che “denuncia” il pensiero acquariano come “pericoloso”
per la stabilità della coscienza occidentale, ci sembra assolutamente attinente al di là
delle sue fin troppo “laiche” e obsolete conclusioni:

dal punto di vista della cultura occidentale, la condizione umana


si presenta lacerata fra due realtà antitetiche, ha dovuto subire la
prova della divisione; non a caso Hegel parla di “coscienza
infelice”. Questa nozione emblematica di disagio della coscienza
evidenzia l’insoddisfazione e l’inquietudine dell’anima
occidentale che, insoddisfatta, non può impedirsi di immaginare
che esista, contrapposto alla realtà, un mondo tanto perfetto
quanto inarrivabile [...] Questa separazione, che è alla base della
tradizione giudeo-cristiana, viene vissuta dall’uomo in maniera
crudele poiché egli avverte inconsciamente che in un’epoca
lontana ha vissuto in quell’altro mondo da cui un giorno è stato
scacciato. Al fondo dell’anima occidentale c’è un sentimento
tragico legato a questa caduta, alla rinuncia, a una inconsolabile
nostalgia [...] Il mondo della New Age è non problematico,
mentre il mondo occidentale, il nostro mondo, è tragico. Ma è in
questo mondo tragico che le nostre anime respirano l’aria della
libertà e trovano le giuste motivazioni per condurre la loro
battaglia per la vita. Noi sappiamo che Dio è inaccessibile, che
l’infanzia è perduta con il passato, che la finitezza è il nostro
destino, che non c’è rimedio alla solitudine, che la vita è una sola
e non esiste altra possibilità. Ma questo sentimento tragico non è
anche il grande stimolo della nostra cultura?39

La contrapposizione è netta ed evidente e nel suo tentativo di delegittimare la New


Age Lacroix ne ha probabilmente colto il senso profondo più di tanti newagers
improvvisati che con le loro semplificazioni e i loro “angeli” da week-end
banalizzano e per molti versi appesantiscono e danneggiano il nuovo pensiero più di
29

qualsiasi inquisizione. Ciò che lo studioso francese però dimentica, o finge di


dimenticare, è che il tragismo dualistico occidentale è datato e scavando più a fondo
possono essere recuperate radici e percezioni ben diverse. A un Druido celtico o a un
Lucumone etrusco — e non è che un esempio — la sua apoteosi della “frattura
tragica” tra umano e divino sarebbe risultata molto più aliena di quanto a lui risulti la
conclamata paganità olistica e riconciliatrice dell’Acquario. E l’Età di Aquarius si
afferma proprio come un ritorno di perduti significati e percezioni della vita e della
storia capaci di risanare la frattura imposta all’Occidente dalla diffusione del
tragismo dualistico dei pastori di Abramo e dal cerebralismo lacerante dei
commentatori di Aristotele.

Naturalmente ciò non significa disconoscere o azzerare le grandi pulsioni e


realizzazioni che lo stesso attrito della frattura ha potuto generare, ma assorbirne e
trasmutarne tutti gli aspetti creativi per amplificarli in una dimensione enormemente
più complessa. E, considerando che al paradigma della separazione si sostituisce
quello dell’inclusione, anche e soprattutto gli aspetti oscuri e rimossi dell’esistenza
— sia spirituale che biologica — vengono recuperati alla loro piena dignità. È la
nemesi dell’Ombra che reclama la ciclica mutazione della Luce rivendicando, per
esempio, la piena realizzazione tanto spirituale quanto sociale di valori come
spiritualità femminile e multisessualità, erotismo e Magia, comunione panica e
animalesca con la Natura e identificazione mistica e mitica con il kosmos, nel
recupero globale di tutte le qualità umane e divine rifiutate e spesso perseguitate
durante gli Eoni patriarcali di Ariete e Pesci. La stessa struttura portante del pensiero
occidentale, fondata sul compromesso tra fede cristiana e razionalismo scientifico,
viene così radicalmente messa in crisi dalla sacralità scientifica e dalla scienza
religiosa della New Age.

Psiconauti e cybernauti prometeici che tentano il volo sciamanico fra i reticoli neurali
della mente e le reti virtuali del Cyberspazio, nutriti e carburati dalle antiche droghe
degli Dei. Streghe amazzoni che esplorano i misteri e le occulte energie della carne
cibandosi del sangue della propria vulva. Scienziati stregoni che affiancano Pitagora
ai neutroni, coniugando gli arcaici sigilli della Magia con le formule quantiche di
nuove cosmologie. Bardi e pitonesse omosessuali che esplorano nuove Alchimie alla
ricerca dell’androgino ermetico. Archeologi gnostici che ricercano i contorni di
Atlantide fra le grandi “Bestie” inscritte in cielo e astronomi illuminati che ritrovano
codici stellari tra consunte tavolette sumere e variopinti pittogrammi aztechi. Medici
sciamani che al rullio di antichi tamburi cercano il segreto musicale e terapeutico
delle cellule e magisti del Caos che tra le griglie di complessi frattali ricercano le
forme indescrivibili di architetture viventi capaci d’imbrigliare gli orgasmi pulsanti
della Madre Terra. Raffinate tecnologie informatiche al centro di boschi sacri.
Piramidi egizie clonate come cristalli pensanti. Danze orgiastiche alternate ad
ascetiche meditazioni... Tecnologie rituali e magie di laboratorio che già sembrano
evocare inquietanti risposte nella stessa Natura visibile, sempre più percorsa da quei
fenomeni spontanei di aggressiva alterità su cui già il genio di Jung aveva posato
30

l’attenzione: luci e macchine di eco mitologica nei cieli, sulle terre e nei mari di tutto
il mondo; strani e immensi sigilli spiroidali che compaiono come tatuaggi di Gaia tra
campi coltivati, deserti e praterie; forme di antichi Dei e arcaici totem neolitici che
riemergono da lucenti astronavi simboliche in veste di demoni alieni; percorsi
lancinanti che dalle saghe misteriche del Graal portano fino alle misteriose entità
animate che sembrano orchestrare la scenografia degli UFO e che lasciano
intravedere indicibili promesse di immortalità, avventura e poesia galattica.40
Mentre nuove forme di coscienza sognano e invocano alternative dimensioni di
Realtà, dai reami ancora insondati del Mistero qualcosa o qualcuno sembra così
incominciare a rispondere...

Tutto questo e altro ancora — di cui le nuove Gnosi e in parte la New Age sono
portatrici — reifica e incarna modelli e fenomeni antropologici decisamente esplosivi
e corrosivi, che propongono una diversa percezione del mondo e della vita.
Nuove sapienze, speculazioni ed emozioni; esplorazioni virtuali, immaginali,
multidimensionali; inebrianti tenerezze, abbandoni, comunioni ed eccitanti
esaltazioni di potenza e azione; inedite problematicità; mutazioni psichiche,
fisiologiche e sessuali polimorfiche e complesse; paradossi etici indefinibili e forse
nuove forme di piacere o di dolore; indecifrabili santità o crudeltà; estasi cosmiche
che possono confinare con l’onnipotenza delle energie naturali o con l’orrore del
vuoto stellare... Modelli sicuramente estremi e forse “pericolosi”, ma che nell’ebbro
sapore dell’avventura titanica e luciferica amplificano e interconnettono ogni
pulsione creativa del passato fino a distruggerne limiti e confini. E che
inevitabilmente fanno apparire ogni nostalgica resistenza dell’ormai logoro vecchio
mondo — lineare, dualistico, fideistico, nonché bellicoso, lacerato, violento, o ancora
disperatamente materialistico, algido, razionale — in una luce quasi patetica di
polverosa obsolescenza.

Le ovvie ricadute sociali e politiche di un simile sommovimento spirituale —


definitesi nel corso del tempo sotto forma di quel generale e trasversale
universalismo anarchico che anche indipendentemente dalla New Age in senso stretto
sembra fermentare in espressioni sempre più evidenti da un capo all’altro del mondo
— rappresentano a loro volta un inquietante motivo di allarme per ogni forma di
totalitarismo o imperialismo, sia di tipo religioso che meramente edonistico o
demagogico. In particolare gli enormi interessi economici di grandi chiese
istituzionali: prima fra tutte la Chiesa Cattolica Romana, il cui nutrimento finanziario
ed enorme prestigio sociale, dipendendo interamente dall’accettazione incondizionata
e fideistica dei suoi paradigmi mitici da parte del tessuto sociale, rischiano
pesantissimi contraccolpi per l’esodo crescente di fedeli verso realtà spirituali diverse
e per l’affermarsi più o meno diretto del relativismo religioso New Age. La messa in
discussione del colonialismo religioso operato dalle Missioni, la rivalutazione
culturale delle religiosità pagane autoctone e la nascita di movimenti di revisione
teologica interni alla stessa Chiesa non possono poi che rappresentare ulteriori gravi
preoccupazioni per i vertici delle principali istituzioni cristiane.
31

Quanto al settore artistico la New Age Music propriamente detta è ancora un


fenomeno parziale e spesso balbettante, nonché generalmente privo di quell’autentico
spessore catartico che tipifica ogni autentica rivoluzione estetica. Il filone musicale
che porta questo nome coglie quasi esclusivamente alcuni elementi — e non sempre i
più interessanti — della nuova sensibilità e con la sua enfasi sul relax come antidoto
allo stress risente inevitabilmente delle spietate leggi del network di massa, che tende
a rispondere ai bisogni elementari della collettività più che a creare nuovi stimoli.
Eppure i germi fecondi del Nuovo Pensiero sono presenti in questo come in altri
habitat dell’espressione artistica acquariana, e si potrebbe altresì notare che interi
percorsi dell’arte contemporanea in tutte le sue espressioni, dal Surrealismo al Rock,
sembrano convibrare molto di più e molto meglio con l’emersione dei nuovi
paradigmi. Tanto che alcuni tra gli aspetti più interessanti della sensibilità olistica
appaiono al momento maggiormente — anche se forse inconsciamente — presenti
all’interno di realtà artistiche ampiamente diffuse ma dissacratorie (sperimentali o di
avanguardia) che non nelle manieristiche e spesso soporifere melodie “da
meditazione” prodotte e commercializzate in serie con targa New Age. In questo
senso si può sperare che un nuovo, onnivoro cannibalismo artistico sappia coniugare
e integrare le sue varie componenti generando effettive reversioni di sensibilità
estetica capaci di mettere definitivamente in crisi gli stessi concetti di bellezza e di
armonia che supportano la visione sia cristiana che razionale del mondo.

PAROLA D’ORDINE: CONNESSIONE


Ogni nuova formula culturale, per quanto raffinata e potenzialmente ricca di
prospettive, mostra al suo sorgere momenti e fasi fisiologiche di crisi, ingenuità
contenutistiche e bizzarrie patologiche che ricalcano il balbettio ma anche la purezza
dell’infanzia. Certamente il movimento che viene oggi definito New Age (ma
all’interno del quale spesso ci si rifiuta d’incapsularsi in tale definizione), oltre che
per i suoi entusiastici progetti, per le sue stimolanti idee-forza e per i suoi indubitabili
successi nell’aver ormai sensibilmente modificato i rapporti dell’immaginario
collettivo occidentale con il Sacro, si è anche caratterizzato per le molte
superficialità, per la frequente mancanza di un autentico spessore culturale, nonché
per l’eccessiva frammentazione. E soprattutto si è connotato ma anche largamente
diffuso per la sua evidente involuzione commerciale, che abbandonandosi alla
contaminazione dei network americani ha generato una sorta di supermercato del
Magico e del Sacro, riproducendo così un paradigma capitalistico che ha ben poco di
“acquariano” con i suoi innumerevoli “corsi” a pagamento per “raggiungere
l’illuminazione” o per “ricordare le vite precedenti”, i suoi guru miliardari, i suoi
cristalli onnipotenti, il suo channeling indiscriminato, le sue “piramidi” tuttofare...
Tutto questo ha naturalmente portato numerose frecce agli archi più o meno obiettivi
dei vari censori religiosi o razionalisti, che di tale involuzione hanno fatto la loro
arma più efficace, come recentemente riconosciuto e lamentato, tra gli altri, da David
Spangler, personalità di spicco del pensiero acquariano negli USA. È tuttavia proprio
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attraverso il business commerciale di iniziative per molti versi mediocri (come il


romanzo di James Redfield La profezia di Celestino) che alcuni importanti modelli di
pensiero della New Age hanno conosciuto nei trascorsi anni ’90 e continuano a
conoscere oggi, oltre i bastioni del fatidico “anno 2000” una diffusione di massa
senza precedenti, scatenando così nell’attualità europea e, per quanto ci riguarda, in
quella italiana un fenomeno che comunque appare in fase di trasformazione alle
soglie della transizione millenaria. Mentre la presunta “recessione del New Age”, che
ricercatori quali lo statunitense Gordon Melton e Massimo Introvigne, entrambi del
CESNUR, hanno ritenuto di constatare analizzando alcune flessioni del network
americano e lo sviluppo di nuove formule derivate, ci sembra francamente un falso
problema. Vi sono da decenni nel mondo innumerevoli movimenti e gruppi i quali,
pur aderendo del tutto o in parte ai paradigmi acquariani, rifiutano decisamente
l’etichetta New Age, che in effetti sembra più amata dai media che da coloro che ne
condividono i contenuti. Nulla di strano quindi nel fatto che sorgano nuove
denominazioni tendenti a privilegiare una componente o l’altra del paradigma
acquariano nel suo complesso, come la Next Age di cui da qualche tempo si parla o il
Revival Arcaico teorizzato dall’esperto di sciamanismo Terence McKenna, uno dei
principali punti di riferimento americani dell’onda acquariana, il quale da sempre
dichiara di ritenere inadeguata la denominazione New Age.
Le esperienze italiane della comunità-stato di Damanhur in Piemonte o delle diverse
iniziative editoriali e comunitarie di un precursore come Bernardino del Boca e, più
recentemente, del Villaggio Globale in Toscana, realtà tutte in cui s’incarnano alcuni
tra gli aspetti più creativi e maturi della New Age, ci dimostrano inoltre come la terra
italica, che fu del resto la culla storica del Rinascimento magico e alchemico, abbia
ancora molto da offrire nel quadro di un Nuovo Rinascimento, di cui la New Age
propriamente detta non è che una sfaccettatura.
La formazione di un Nuovo Paradigma o di una Rete di Paradigmi Interconnessi
implica però la necessità di definire isole paradigmatiche (fuori e dentro i circuiti
“accademici”), cioè spazi e ambienti in cui le vecchie idee, quali esse siano, vengano
comprese alla luce di nuove formule e poi eventualmente superate o amplificate,
senza la frenesia del “nuovo a tutti i costi” e soprattutto evitando contaminazioni con
il modello millenarista cristiano di attesa “messianica”. Secondo i suoi stessi
presupposti la Nuova Era non sopraggiungerà infatti come una sorta di “dono del
cielo”, ma dovrà essere costruita attivamente e prometeicamente da tutti coloro che
ne percepiscono e ne percepiranno l’emersione archetipica.
Come ricordava ancora Thomas Kuhn nella sua opera fondamentale La struttura
delle rivoluzioni scientifiche non è del resto possibile creare un nuovo paradigma se
non sullo sfondo del vecchio, altrimenti diventa solo crescita disordinata e
distruttiva.41 Da qui l’importanza di ritrovare gli sfondi arcaici dalla permutazione,
spesso involutiva, dai quali sorsero gli stessi paradigmi obsoleti della Vecchia Era che
oggi dobbiamo superare. In questo senso lo spirito migliore e l’implicita chiave
metaculturale della New Age potrebbero essere classificati come l’anticipazione
militante di un autentico Nuovo Rinascimento Magico Globale.
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Ecco perché risulta di fondamentale importanza la connessione fra tutte le


componenti in gioco: società e tradizioni iniziatiche coinvolte nel Rinascimento neo-
gnostico e neo-magico, comunità libere e spontanee del Nuovo Pensiero, istanze
metapolitiche e umanistiche postmoderne, personalità e ricerche della Nuova Scienza,
realizzazioni e ricadute filosofiche delle Nuove Tecnologie... e altro ancora che forse
risulta al momento difficile individuare e classificare. Una simile sinergia dinamica
sarebbe certo in grado di generare un Pensiero Forte all’interno del quale potrebbero
incontrarsi anche correnti postmoderne di pensiero molto più aggressive e radicali,
ma implicitamente acquariane, quali ad esempio il cyberpunk, il neo-femminismo
radicale e il paganesimo neo-gnostico, nonché comunità di ricerca parascientifica
come quelle ufologica e parapsicologica: una vastissima popolazione di realtà
spirituali, culturali e sociali che allo stato attuale, pur avanzando — a volte non del
tutto consapevolmente — su coordinate simili e talvolta identiche a quelle
“acquariane”, si trovano spesso molto lontane dalla New Age propriamente detta.
Occorre allora sviluppare la capacità di comprendere lo sfondo comune e
interpretarne i segnali sia antropologici che metastorici: una sfida culturale e
un’avventura spirituale che valgono certamente la pena di essere vissute. La
percezione antropologicamente estesa dello sfondo potrà infatti abbattere divisioni o
controversie tra le diverse “parti” del nuovo Rinascimento e dissipare assurdi
complessi d’inferiorità, fin troppo diffusi negli ambienti alternativi, rispetto allo
scientismo dominante e alle fedi istituzionali ormai morenti.
Da parte nostra consigliamo ai ricercatori più tendenzialmente eclettici e meno
contaminati da un certo “angelismo” dolciastro e cristianoide, tipico della peggiore
New Age, di studiare i testi autentici della tradizione magica ed ermetico-alchemica
sia classica che rinascimentale e in seguito i testi fondamentali in cui si è incarnato il
risveglio neo-pagano moderno, di cui il pensiero acquariano nella sua globalità non è
che un particolare sviluppo. Opere sistematiche d’immenso interesse come quelle dei
magisti Aleister Crowley42 e Giuliano Kremmerz,43 ai quali principalmente si devono
le moderne rinascenze contemporanee del pensiero magico nei suoi vari aspetti sia
tradizionali che innovativi; o degli esoteristi Schwaller de Lubicz e Georges
Gurdjieff, le cui grandi costruzioni teoretiche e operative restano rispettivamente, in
forme più o meno dichiarate, alla base del rinnovato interesse per le tradizioni egizia
e sciamanico-caucasica; o degli occultisti e antropologi autodidatti Godfrey Leland44
e Gerald Gardner,45 principali iniziatori della neo-stregoneria moderna; e ancora le
trattazioni più recenti di autori prolifici ed esponenti rivoluzionari del pensiero
magico come Kenneth Grant,46 Michael Bertiaux,47 Peter Carroll48 o Maggie
Crosby,49 per non citarne che alcuni, personalità di spicco della cultura neo-gnostica
contemporanea e tuttora viventi, anche se certamente meno noti e pubblicizzati di un
James Redfield o di un Paulo Coelho, soprattutto in Europa.
Per quanto poi attiene alla cultura più propriamente “accademica” accanto a Leary o a
McKenna gioverebbe a chi ricerca sfondi culturali appropriati all’approccio
acquariano accostarsi, per esempio, alle opere di un Ernesto De Martino 50 o di un
Mircea Eliade, che offrono materiali molto più preziosi e fecondi di molta letteratura
pseudoacquariana d’accatto. O ancora scorrere le pagine di genialità eclettiche quali
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gli psicologi e psicoterapeuti Erich Neumann51 e Wilhelm Reich,52 con le loro


ricerche inimitabili sui fondamenti inconsci del mito il primo e sulle energie
biologiche della sessualità il secondo; il biochimico Albert Hofmann, 53 scopritore
dell’LSD e del suo utilizzo enteogeno; l’etnomitologo Joseph Campbell; 54 e infine
l’archeologa Marija Gimbutas,55 le cui ricerche su arcaiche realtà cultuali hanno
fornito base scientifica alla dichiarata esistenza di culture pre-patriarcali, o la teologa
americana ex cattolica Mary Daly,56 teorizzatrice della “castrazione di Dio” in nome
di un Rinascimento spirituale femminile di tonalità anche omoerotica. Mentre nel
nostro panorama italiano non dovrebbero essere ignorate da chi intende abbracciare la
totalità del Nuovo Pensiero operazioni culturali “di confine” sul recupero delle
tradizioni esoteriche — come quella effettuata da Elémire Zolla — e dell’intero filone
ermetico e metaculturale, curato da Roberto Calasso tramite l’editrice Adelphi che già
da alcuni anni, proprio per il suo impegno di diffusione della cultura neo-gnostica,
viene violentemente attaccata da cattolici integralisti come Maurizio Blondet, 57 con la
comica quanto scontata accusa di essere al centro di un “complotto satanico”!

La Connessione auspicabile per un’effettiva reificazione del Nuovo Rinascimento


dovrebbe prevedere in questo senso un’inclusività cannibalesca e una virtuale
conciliazione di tutte le contraddizioni. E paradossalmente è proprio analizzando,
come qui abbiamo voluto fare, alcune tra le più colte e acute “contestazioni” rispetto
al Nuovo Pensiero formulate dagli “avversari”, soprattutto religiosi, che può essere
ritrovata la Chiave della Nuova Forza. Spesso quanto viene evidenziato da costoro
come “pericoloso” o “distorto” o “inquietante” nella New Age rappresenta
esattamente ciò di cui gli esponenti di questo pensiero dovrebbero maggiormente
compiacersi e che dovrebbero irresistibilmente alimentare: come aver “perso” il
senso del tragico e del “peccato”, o abbracciato un relativismo etico ed estetico, o
esaltato valori che per la Vecchia Era rappresentavano il “male”, quali libidine,
orgoglio, curiosità, scetticismo, sete di conoscenza, rifiuto di ogni autorità,
anarchia... Ricordando, come scriveva il succitato antesignano della New Age
Aleister Crowley, che “l’unico Peccato è la Restrizione”.

Occorre dunque che gli esponenti della New Age evitino di trasformarsi in ciò che
non vogliono essere, e che non hanno mai voluto essere, per diventare efficacemente
concorrenziali sia alle scienze sia alle fedi ormai superate, raggiungendo così una
maggiore consapevolezza della propria alterità e dell’importanza di mantenere quella
loro marginalità aliena capace di trasformarsi in una Spirale il cui Centro è ovunque.
Se la New Age s’indirizzerà ulteriormente sulle direttrici del business e del network
pragmatico non rappresenterà alla fine che la componente corticale e transitoria di un
processo di mutazione epocale ben più ampio e radicale, che sembra comunque
previsto e ineluttabile nel codice genetico dell’umanità futura. Se invece le
personalità e i movimenti guida dell’Acquario sapranno costantemente ricercare e
riscoprire le proprie origini e amplificare le interconnessioni tra le diverse
componenti del paradigma, generando costantemente nuove qualità e nuovi mondi di
pensiero, di scienza e di esperienza, allora il “fenomeno” New Age potrà crescere
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travolgendo ogni sclerotica resistenza e rappresentare lo sfondo brulicante e


fertilizzante di una Rivoluzione Globale. Il Paradigma Complesso della New Age,
magari liberandosi dalle strettoie di un’etichetta ormai troppo codificata, potrebbe
allora rappresentare la parte integrante di un’Ultima Rivoluzione del Pensiero e della
Storia; dopo il suo eventuale affermarsi non vi sarebbe infatti più nulla da
rivoluzionare: tutto infatti nell’Uomo, nella Donna e nella Natura sarebbe in continua,
costante rivoluzione spiroidale, espansiva, dinamica, volumetrica, proiettata verso
una dilatazione orgiastica senza fine.
1James Redfield. La profezia di Celestino: romanzo, Milano, Corbaccio, 1995, 13. ed., p. 5.
2Timothy Leary. “I germi degli anni Sessanta” (da Neuropolitique, Las Vegas, 1988), Cyberpunk:
antologia di testi politici, Milano, Shake edizioni underground, p. 190.
3Carl Gustav Jung. Su cose che si vedono nel cielo, Milano, Sonzogno, 1974, p. 6.
4Timeo 39 d, in: Platone, I dialoghi, Milano, Rizzoli, 2. ed., 1964, 3 vol.
5Si vuole intendere con matristico un ordine simbolico fondato sull’universalizzazione dell’archetipo
femminile e terndente a includere e a contenere quello maschile. Il termine matriarcale può invece
riferirsi ad un eventuale traduzione di tale paradigma in termini politici e/o sociali di attuazione storica.
6Sui diversi aspetti mitici, antropologici ed esoterici delle epoche matristiche e sulla loro influenza
rispetto alle successive epoche patriarcali cfr.: Roberto Negrini. “Luce Nera: la tradizione spirituale
della Notte”, Tradizioni e culti pagani di primavera, Bari, Editrice Miriamica, 1996; “Le Maschere
della Dea Oscura: nascondigli e metamorfosi del Corpo Sacro”, I volti di pietra della Matriarchia,
Bari, Editrice Miriamica, 1997.
7Si distingue nel testo fra patristico e patriarcale. Patristico indica un ordine ontologico e/o simbolico
in cui l’elemento archetipico maschile si impone come dominante e primario rispetto a quello
femminile che viene conseguentemente emarginato e depotenziato in base a una visione mitica,
filosofica o religiosa androcentrica che può anche prescindere dalle forme contingenti della Storia e
dell’organizzazione politico-sociale. Quando il patrismo si traduce in forme storiche e politiche tende a
estremizzarsi in assolutismo androcratico e si ha allora il patriarcato.
8Giorgio de Santillana; Herta von Dechend. Il mulino di Amleto, Milano, Adelphi, 1998, p. 31.
9Ivi, p. 94-95.
10Ivi, p. 103.
11Cfr. Roberto Negrini. “Le Icone Danzanti, mutazioni e permutazioni del Libro di Thoth”, Oracoli:
misteri e arti divinatorie tra Oriente e Occidente, Bari, Editrice Miriamica, 1997.
12Roberto Vanzetto. “Ma quale Era dell’Acquario?”, Scienza & Paranormale n.20 (lug.-ago. 1998), p.
34-35.
13Frances A. Yates. Giordano Bruno e la tradizione ermetica, Bari, Laterza, 1989, p. 486.
14Paolo Aldo Rossi. “Sapiens dominabitur astra”, Abstracta n. 2 (feb. 1986), p. 49.
15Mircea Eliade. Mito e realtà, Milano, Rusconi, 1974, p. 77-78.
Domenico Antonino Conci. “Delle cose che si vedono e si sentono negli stati alterati di coscienza”,
Ars Regia n. 13 (lug.-ago. 1993), p. 20.
16Vedi: James Frazer. Il Ramo d’Oro, Roma, Newton Compton, 1992, p. 72-84.
17Di Bronislaw Malinowski vedi il saggio Magic, Science and Religion (1925).
18Una prossima età pagana e gnostica definita da Crowley come Eone di Horus, il “Figlio Incoronato
e Conquistatore” delle antiche deità archetipiche egizie.
19Per un’analisi del pensiero di Alice Bailey relativamente alla “Nuova Era” vedi le sue opere:
L’educazione della Nuova Era, Città di Castello, Unione arti grafiche, 1966; Il destino delle nazioni,
Vitinia di Roma, Nuova Era, 1971; La coscienza dell’atomo, Vitinia di Roma, Nuova Era, 1976;
Autobiografia incompiuta, Vitinia di Roma, Nuova Era, 1989.
20Sul pensiero di Huxley in relazione alle modificazioni della coscienza tramite sostanze psicoattive
vedi: Aldous Huxley. Le porte della percezione, Milano Mondadori, 1990.
21Leary. “I germi degli anni Sessanta” ... cit., p. 185.
22Vedi: Thomas Kuhn. La struttura delle rivoluzioni scientifiche, Torino, Einaudi, 1995.
23Vedi: Aldo Natale Terrin. New Age: la religiosità del postmoderno, Bologna, Edizioni Dehoniane,
1993.
24Vedi: Gianluca Bocchi; Mauro Ceruti (curatori). La sfida della complessità, Milano, Feltrinelli,
1986.
25Cfr. Roberto Negrini. “Oltre il Contattismo / Magonia, finestre di interferenza” e “Oltre il
Contattismo / Mitiche ricezioni”, Dossier Alieni n. 5 (feb.-mar. 1997, p. 14 sg.), n. 6 (apr.-mag. 1997, p.
39 sg.) e n. 7 (giu.-lug. 1997, p. 54 sg.).
26Vedi: Alice A. Bailey. Il ritorno del Cristo, Roma, Aryasanga, 1969.
27Vedi: Ilya Prigogine; Isabelle Stengers. La Nuova Alleanza: metamorfosi della scienza, Torino,
Einaudi, 1981.
28Rosario e Sabina Piccolini (curatori). La biblioteca alchemica, Padova, MEB, 1990, p. 29.
29Alberico Lolli. “Considerazioni storiografiche sul concetto di ‘gnosi’ e la sua fruibilità scientifica”,
Sette e religioni (rivista trimestrale di cultura religiosa del Gruppo di Ricerca e Informazione sulle Sette
/ GRIS), a. I, n. 3 (lug.-set. 1991).
30Ireneo di Lione. Contro le eresie, Siena, Cantagalli, 1984, p. 193-194 (II 25,4-II 26,1).
31Teresa d’Avila; Giovanni della Croce. Estasi e passione di Dio, Milano, Newton Compton, 1981, p.
143.
32Catechismo della Chiesa Cattolica, Città del Vaticano, Editrice Vaticana, 1992, p. 60 (par. 182-183).
33Riportato in: Pierluigi Zoccatelli. Il New Age, Torino, ElleDiCi, 1997, p. 27-28.
34Carl A. Keller. New Age: lo spirito della Nuova Era, Roma, Mediterranee, 1996, p. 81.
35Ivi, p. 70.
36Ivi, p. 94.
37Massimo Introvigne. Il ritorno della magia, Milano, Ancora, 1998, p. 148-149.
38Jean Vernette. Il New Age: all’alba dell’era dell’Acquario, Cinisello Balsamo, San Paolo, 1992, p.
184-185.
39Michel Lacroix. L’ideologia della New Age, Milano, Il Saggiatore, 1998, p. 96, 99.
40Vedi: Johannes Fiebag. Gli alieni, Roma, Mediterranee, 1994; Whitley Strieber. Communion,
Milano, Rizzoli, 1988.
41Vedi: Kuhn. La struttura ... cit.
42Vedi: Aleister Crowley. Magick, Roma, Astrolabio, 1976.
43Vedi: Giuliano Kremmerz. Il mondo secreto: avviamento alla Scienza dei Magi, Viareggio, Rebis,
1982, 2 vol.; La sapienza dei Magi, Genova, Melita, 1987, 3 vol.
44Vedi: Pier Luca Pierini R. Il segreto della magia di Aradia e il Vangelo delle Streghe, Viareggio,
Rebis, 1994.
45Vedi: Gerald Gardner. Stregoneria oggi, Milano, Club 3000, s.d.
46Vedi: Kenneth Grant. Il risveglio della magia, Roma, Astrolabio, 1973.
47Vedi: Michael Bertiaux. The Voudon Gnostic Workbook, New York, Magikal Childe, 1988.
48Vedi: Peter J. Carroll. Liber null e psychonaut, York Beach-Maine, Samuel Weiser, 1987.
49Vedi: Maggie Crosby (Soror Andahadna). Il libro dei dimenticati e Liber Pennae Praenumbrae,
archivio privato dell’autore.
50Vedi: Ernesto De Martino. Il mondo magico: prolegomeni a una storia del magismo, Torino,
Boringhieri, 1973.
51Vedi: Erich Neumann. La Grande Madre, Roma, Astrolabio, 1981.
52Vedi: Wilhelm Reich. L’irruzione della morale sessuale coercitiva, Milano, SugarCo, 1972; Analisi
del carattere, Milano, SugarCo, 1973.
53Vedi: Albert Hofmann. LSD: il mio bambino difficile, Milano, Libri Urra, 1995.
54Vedi: Joseph Campbell. Mitologia primitiva, Milano, Mondadori, 1990.
55Vedi: Marija Gimbutas. Il linguaggio della Dea, Milano, Longanesi, 1990.
56Vedi: Mary Daly. Al di là di Dio Padre, Roma, Editori Riuniti, 1990.
57Vedi: Maurizio Blondet. Gli Adelphi della dissoluzione, Milano, Ares, 1994.