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Mandrioli Carratta

Corso di diritto processuale civile

Edizione disponibile da stampare per uso personale.


INDICE

pag.
Premessa alla dodicesima edizione 1
Premessa alla prima edizione 1

P arte P rima
IL PROCESSO D I ESEC U ZIO N E FORZATA

{/ C apito lo I
IL PROCESSO DI ESECUZIONE
NEI SUOI ASPETTI GENERALI

1. Orientamenti generali e schema della disciplina del,processo di


esecuzione 5
2. L’attività giurisdizionale esecutiva nel quadro della tutela giurisdi­
zionale ; / 7
3. Il processo esecutivo. Sue caratteristiche e suoi principi 8
4. I diversi tipi di esecuzione forzata e di processo esecutivo 11
3. L’azione esecutiva e il titolo esecutivo come unica condizione del­
l’azione esecutiva 13
6. I soggetti del processo esecutivo: gli organi, le parti, i terzi; i limiti
subbiettivi del titolo; la pluralità di parti; la portata obbiettiva del
titolo 18
7. I presupposti del processo di esecuzione: presupposti generali
(competenza, capacità e legittimazione processuale) e speciali (previa
notificazione del titolo e del precetto) 20
8. I difensori nel processo esecutivo. Gli atti conclusivi del pro­
cesso esecutivo. Le spese dell’esecuzione forzata 23
VI INDICE

pag.
^ Ca pito lo II
GLI ATTI PREPARATORI DEL PROCESSO
DI ESECUZIONE FORZATA

9. E titolo esecutivo nella sua disciplina positiva. I suoi diversi tipi 27


10. La c.d. spedizione in forma esecutiva. La disciplina positiva dell’ef­
ficacia del titolo sotto il profilo della sua estensione ai successori.
La successione nel processo esecutivo 31
11. Gli atti preparatori anteriori all’inizio del processo esecutivo; a) la
notificazione del titolo esecutivo 34
12. Segue, b) H precetto e la sua notificazione 36

Ca pito lo III
L ’ESPROPRIAZIONE

Sezione prima
L’ESPROPRIAZIONE FORZATA IN GENERALE
13. Nozione dell’espropriazione, le sue diverse forme e l’ordine seguito
dal codice nella disciplina dell’istituto 43
14. Il giudice dell’esecuzione e i suoi provvedimenti 45
15. L’iscrizione a ruolo dell’espropriazione e la formazione del fascicolo
d’ufficio; la designazione del giudice dell’esecuzione e le modalità
generali delle udienze e degli atti dell’espropriazione 48
16. E pignoramento (in generale): a) funzione ed effetti 50
17. Segue, E pignoramento (in generale): b) la struttura. La ricerca con
modalità telematiche dei beni da pignorare. La conversione e la ri­
duzione del pignoramento; la sua inefficacia 52
18. L’intervento dei creditori nell’espropriazione (in generale) 58
19. Vendita forzata, assegnazione e distribuzione della somma ricavata
(in generale) 63

Sezione seconda
L’ESPROPRIAZIONE MOBILIARE PRESSO IL DEBITORE
20. E pignoramento mobiliare e il pignoramento di autoveicoli, moto­
veicoli e rimorchi 71
21. L’intervento dei creditori (nell’espropriazione mobiliare) 76
22. Vendita (anche con modalità telematiche), assegnazione e distribuzio­
ne (nell’espropriazione mobiliare) 77
INDICE VII

pag.
Sezione terza
L’ESPROPRIAZIONE MOBILIARE PRESSO TERZI
23. L’atto di pignoramento dèi crediti del debitore e delle cose del de­
bitore detenute dal terzo jc.d. pignoramento presso terzi) 83
24. La dichiarazione del terzo e il susseguente eventuale accertamento
«semplificato»: le modifiche introdotte con la L. 228/2012 e con il
D.L. 132/2014. L’interveiito dei creditori 87
25. L’assegnazione e la vendita (nell’espropriazione presso terzi) 90

Sezione quarta
L’ESPROPRIAZIONE IMMOBILIARE
26. E pignoramento immobiliare 92
27. L’intervento dei creditori (nell’espropriazione immobiliare) . 95
28. La vendita (nell’espropriazione immobiliare), anche con modalità
telematiche. Cenni sulle c.d. esecuzioni spedali 96
29. Delega a un professionista della vendita immobiliare 103
30. Assegnazione, amministrazione giudiziaria e distribuzione del ricava­
to (nell’espropriazione immobiliare) 106

Sezione quinta
L’ESPROPRIAZIONE DI BENI INDIVISI E L’ESPROPRIAZIONE
CONTRO IL TERZO PROPRIETARIO
31. L’espropriazione di beni indivisi 110
32. L’espropriazione contro il terzo proprietario 111

CAPITOLO IV
L ’ESECUZIONE DIRETTA O IN FORMA SPECIFICA

33. L’esecuzione per consegna o rilascio 113


34. L’esecuzione forzata degli obblighi di fare o di non fare 118

C apitolo V
LE O PPOSIZIONI NEL PROCESSO ESECUTIVO

35. Le opposizioni nel processo esecutivo in generale 123


36. L’opposizione all’esecuzione 125
Vili INDICE

. pag-
37. L’opposizione agli atti esecutivi 131
38. L’opposizione del terzo nel processo esecutiyo 136

CAPITOLO VI
SOSPENSIONE ED ESTINZIONE
DEL PROCESSO ESECUTIVO

39. La sospensione dell’esecuzione 143


40. L’estinzione del processo esecutivo 147

P arte Second a
I PROCEDIM ENTI SPECIALI

C apito lo VII
I PROCEDIM ENTI SPECIALI IN GENERALE

41. Generalità sui «procedimenti speciali» 133

CAPITOLO V ili
I PROCEDIMENTI SOMMARI DI ACCERTAMENTO
CON PREVALENTE FUNZIONE ESECUTIVA

Sezione prima
IL PROCEDIMENTO D’INGIUNZIONE
42. Nozione, funzione e tecnica del procedimento d’ingiunzione in ge­
nerale 157
43. Presupposti specifici del procedimento (diritti che possono farsi
valere con le forme del procedimento d’ingiunzione e requisiti per
l’impiego di tali forme) 160
44. La fase senza contraddittorio (fase ingiuntiva in senso stretto) e l’ob­
bligo di deposito telematico degli atti; la notificazione del decreto
come provocazione al contraddittorio 162
45. La fase (eventuale) di opposizione e le novità derivanti dal D.L. 21
giugno 2013 n. 69 sull’anticipazione dell’udienza di prima compa­
rizione e trattazione 167
46. La mancata o ritardata costituzione dell’opponente. L’esecutorietà
e l’efficacia del decreto ingiuntivo 173
47. Il procedimento ingiuntivo europeo 176
INDICE IX

Pa&-
Sezione seconda |
IL PROCEDIMENTO PER CONVALIDA DI SPRATTO
48. Nozione, funzione e tecnica del procedimento per convalida di sfratto 179
49. Il diritto sostanziale che si fa valere col procedimento per convalida
e particolarità rispetto all'interesse ad agire 180
50. La fase sommaria del procedimento per convalida. L’ordinanza
di convalida e l’ordinanza di rilascio: natura ed efficacia. L’opposi­
zione tardiva. Il decreto ingiuntivo per i canoni scaduti 183
51. L’opposizione tempestiva e la trasformazione del procedimento som­
mario per convalida in procedimento locatizio. La contestazione del­
l’ammontare del canone 187

CAPITOLO IX ,
I PROCEDIMENTI CAUTELARI E POSSESSORI

52. Generalità sui procedimenti cautelari (richiamo) e possessori. Cenni


sui provvedimenti anticipatori o interinali e sui provvedimenti cau­
telari a strumentalità «debole» 191

Sezione prima
LE DISPOSIZIONI COMUNI
AI PROCEDIMENTI CAUTELARI
53. La nuova disciplina dei procedimenti cautelari in generale. La doman­
da. La competenza. Il procedimento per l’àutorizZazione 195
54. Segue. Il provvedimento di rigetto. Il provvedimento di accogli­
mento. L’inefficacia. La revoca e la modifica in corso di causa. L’at­
tuazione. Il reclamo / 199

Sezione seconda
I SEQUESTRI
55. Sequestro giudiziario e sequestro conservativo; distinzione in rela­
zione alla loro funzione 209
56. Il procedimento. Richiamo alla disciplina generale per la fase di au­
torizzazione, per l’inefficacia e la revoca e per la fase di reclamo. La
fase di attuazione. Gli effetti del sequestro. La conversione del se­
questro,conservativo in pignoramento 211
X INDICE

Sezione terza
LE DENUNCE DI NUOVA OPERA
E DI DANNO TEMUTO E I PROCEDIMENTI POSSESSORI
57. Le denunce di nuova opera e di danno temuto e i procedimenti posses­
sori

Sezione quarta
I PROCEDIMENTI DI ISTRUZIONE PREVENTIVA
58. Funzione e struttura dei procedimenti di istruzione preventiva

Sezione quinta
I PROVVEDIMENTI D’URGENZA
59. Funzione e struttura dei provvedimenti d’urgen2a

CAPITOLO X
IL PROCEDIM ENTO SOMMARIO
D I CO G N IZIO N E

60. La discutibile collocazione dell’istituto nel codice. Il rispetto dei


principi costituzionali. Ambito di applicazione. Strutturazione. Fa­
se introduttiva e costituzione delle parti
61. Lo svolgimento della fase sommaria
62. L’appello avverso l’ordinanza sommaria, quale eventuale seconda fa­
se del procedimento. L’acquisizione dell’idoneità al giudicato

CAPITOLO XI
I PROCEDIM ENTI
IN CAMERA D I CONSIGLIO

63. Giurisdizione volontaria e procedimenti in camera di consiglio


64. Le cosiddette «disposizioni comuni ai procedimenti in camera di
consiglio»
INDICE XI

pag.
C apitolo XII '
! ■
I PROCEDIMENTI
DI COGNIZIONE! SPECIALI N O N SOMMARI
1
Sezione prima
I PROCEDIMENTI IN MATERIA DI STATO
E CAPACITÀ DELLE PERSONE
65. Nozione, funzione e struttura dei procedimenti di separazione e di
divorzio 253
66. Il procedimento di separazione giudiziale, a) Cenni sul suo attuale
fondamento sostanziale, b) La fase introduttiva e l’ordinanza presi­
denziale; cenni sui provvedimenti relativi agli obblighi dei genitori
non coniugati verso i figli minori, nonché sugli obblighi degli
ascendenti se i genitori sono privi di mezzi. La modifica dell’art. 38 t
disp. att. c.c. ad opera della L. 219/2012 255
67. Segue, c) Lo svolgimento del giudizio di separazione giudiziale suc­
cessivo all’udienza presidenziale. L’ultraattività dell’ordinanza pre­
sidenziale 266
68. E procedimento di separazione consensuale 270
69. I procedimenti di divorzio 273
70. Le procedure stragiudiziali in materia di separazione e divorzio, in­
trodotte con il D.L. 132/2014 (conv. dalla L. 162/2014) 283
71. L’amministrazione di sostegno e il giudizio di interdizione e di inabili­
tazione ' 284

Sezione seconda
IL GIUDIZIO DI DIVISIONE
72. Il procedimento di divisione o di scioglimento delle comunioni 295

CAPITOLO XIII
IL PROCESSO DEL LAVORO
E IL PROCESSO LOCATIZIO

Sezione prima
GENERALITÀ SUL «PROCESSO DEL LAVORO»
73. Disegno schematico della disciplina introdotta dalla L. 11 agosto
1973 n. 533 e modificata dalla L. 4 novembre 2010 n, 183 301
74. Caratteristiche e natura del processo del lavoro 303
XII INDICE

pag.
Sezione seconda
LE CONTROVERSIE INDIVIDUALI DEL LAVORO
75. I diritti sostanziali che si possono far valere con le forme del proces­
so del lavoro 305
76. Rinunce e transazioni, tentativo facoltativo di conciliazione, even­
tuale giudizio arbitrale 308
77. La disciplina della competenza e del rilievo dell’incompetenza 310
78. Il passaggio dal rito ordinario al rito speciale e viceversa. Conse­
guenze dell’inosservanza del rito 313
79. Legittimazione processuale, rappresentanza, onere della compari­
zione personale delle parti ed onere del patrocinio. Applicabilità
della disciplina ordinaria per le nullità, i. termini, l’interruzione, la
sospensione e l’estinzione del processo 316
80. Il giudizio di primo grado. La fase introduttiva. Il ricorso, il decreto
di fissazione dell’udienza e la sua notificazione 318
81. La costituzione del convenuto e la proposizione della domanda ri­
convenzionale 320
82. La costituzione e la difesa personale delle parti. L’intervento dei
terzi (cenni sulla posizione delle associazioni sindacali). Riunione e
separazione di cause 323
83. L’udienza di discussione della causa: le verifiche e i controlli di re­
golarità; l’interrogatorio delle parti e il tentativo di conciliazione; le
modificazioni della domanda 325
84. Ancora l’udienza di discussione: decisione immediata della causa
matura ed eventuale istruzione; sentenza non definitiva 328
85. Ancora l’udienza di discussione: pronuncia di ordinanze in via
provvisoria; pronuncia, lettura del dispositivo, deposito (pubblica­
zione) della sentenza definitiva; sua esecutorietà; condanna generi­
ca; sentenza non definitiva 332
86. L’appello, a) La competenza, b) L’introduzione del giudizio. (Even­
tuale riserva dei motivi) 339
87. Segue, c) La costituzione dell’appellato e l’eventuale appello inciden­
tale. d) L’udienza di discussione, le preclusioni e la decisione 343
88. Cenni sugli altri mezzi d’impugnazione e sull’impiego degli stru­
menti di tutela cautelare e monitoria 347
89. Le opposizioni nel processo esecutivo relative alla materia di lavoro
e previdenziale 349
INDICE XIII
pag.

Sezione terza ■
CENNI SUI PROCESSI LOCATIZI
90. Sintesi della disciplina del processo locatizio di cui all’art, 447 bis
c.p.c. e cenni sulla procedura per il rilascio 353

C apito lo XIV
LA «SEMPLIFICAZIONE» DEI RITI

91. Le novità del D.Lgs. 1° settembre 2011 n. 150 sulla c.d. semplifica­
zione e riduzione dei riti 359
92. I «riti di destinazione»: a) il rito del lavoro; b) il procedimento som­
mario di cognizione; c) il rito ordinario 360
93. Mutamento del rito e sospensione del provvedimento amministrati­
vo impugnato 363

P arte T erza
L'ARBITRATO, LA MEDIAZIONE
E LA NEGOZIAZIONE ASSISTITA

Ca pito lo XVÌ
L’ARBITRATO
/
94. Arbitraggio, arbitrato irrituale e arbitrato rituale. Natura, funzione
e struttura dell’arbitrato rituale 369
95. La competenza arbitrale. L’eccezione di incompetenza e il regola­
mento di competenza. Irrilevanza della litispendenza e della con­
nessione 373
96. La fonte dell’arbitrato rituale (convenzione arbitrale; le cause non
compromettibili); i suoi soggetti: le parti e gli arbitri. I mutamenti
soggettivi anteriori e successivi alla domanda. La domanda di arbi­
trato. Imparzialità e compenso degli arbitri 376
97. E procedimento. La sospensione. Il termine. Il lodo e il suo even­
tuale deposito 383
98. Le impugnazioni 392
XIV INDICE

pag.
99. Possibile «trasferimento» in sede arbitrale delle cause pendenti
davanti ai giudici statali, in primo grado o in appello (art. 1 D.L.
132/2014, conv. dalla L. 162/2014) 398
100. Gli arbitrati «speciali» in materia di lavoro e in materia societaria 400

CAPITOLO XVI
LA M EDIAZIONE E LA NEGOZIAZIONE ASSISTITA

101. La mediazione finalizzata alla conciliazione per le controversie ci­


vili e commerciali 405
102. Le ipotesi di obbligatorio esperimento della procedura di media­
zione. La mediazione delegata dal giudice 407
103. Lo svolgimento della procedura di mediazione 409
104. L'efficacia del verbale (di raggiunta o non raggiunta conciliazione) 412
105. La negoziazione assistita da imo o più avvocati 414
PREMESSA ALLA1 DODICESIMA EDIZIONE

In questa nuova edizione si è tenuto conto delle novità introdotte con il


D.L. 24 giugno 2014 n. 90 (convertito, con modificazioni, dalla L, 11 ago­
sto 2014 n. 114), in materia di eri. processo civile telematico, e soprattutto
con il successivo D.L. 12 settembre 2014 n. 132 (convertito, con modifica­
zioni, dalla L. 10 novembre 2014 n. 162), che ha previsto - tra l’altro - la
possibilità del trasferimento in sede arbitrale dei giudizi pendenti in primo
grado o in appello, la «negoziazione assistita da uno o più avvocati» per la
risoluzione stragiudiziale delle controversie civili, e nuove procedure stra-
giudiziali per la separazione dei coniugi, il divorzio e la modificazione delle
condizioni di separazione e di divorzio, oltre ad ulteriori modifiche per il
processo di cognizione e di esecuzione forzata. In essa, inoltre, si è tenuto
conto delle modifiche introdotte dalla L. 27 febbraio 2015 n. 18 in materia
di responsabilità civile dei magistrati.
Infine, come di consueto, la nuova edizione recepisce anche gli oppor­
tuni aggiornamenti giurisprudenzali e dottrinali.
CRISANTO MANDATOLI ANTONIO CAKRATTA

Milano-Roma, marzo 2015

/
PREMESSA ALLA PRIMA EDIZIONE

Le dimensioni raggiunte dall’edizione maggiore, specialmente nel suo


apparato di note, hanno suggerito la predisposizione di questa edizione
abbreviata dedicata agli studenti, in particolare nelle sintesi a margine.
L’inevitabile snellimento ha però lasciato in buona parte integro il testo
base dell’opera che era nata per gli studenti e che qui recupera la sua origi­
naria funzione rii guida nel primo approccio con la «procedura civile».
CKISANTO Mandrioli

Milano, maggio 2000


pa r te P rima
IL PRO CESSO D I E SE C U Z IO N E FORZATA
è;:-;': -•
(
CAPITOLO I

IL PROCESSO DI ESECUZIONE
NEI SUOI ASPETTI GENERALI
i

SOMMARIO: 1. Orientamenti generali e schema della disciplina del processo di ese­


cuzione. - 2, L ’attività giurisdizionale esecutiva nel quadro della tutela giurisdi­
zionale, - 3, H processo esecutivo. Sue caratteristiche e suoi principi. - 4 , 1 di­
versi tipi di esecuzione forzata e di processo esecutivo, - 5, L’azione esecutiva e
il titolo esecutivo come unica condizione dell’azione esecutiva. - 6 ,1 soggetti del
processo esecutivo: gli organi, le parti, i terzi; i limiti subbiettivi dei titolo; la
pluralità di parti; la portata obbiettiva del titolo. - 7 ,1 presupposti del processo
di esecuzione: presupposti generali (competenza, capacità e legittimazione pro­
cessuale) e speciali (previa notificazione del titolo e del precetto). - 8 . 1 difensori
nel processo esecutivo. Gli atti conclusivi del processo esecutivo. Le spese del­
l’esecuzione forzata.

I 'Orientamenti generali e schema della disciplina del processo di


esecuzione.

Il processo esecutivo - o attività giurisdizionale di esecuzione for­


zata - costituisce l’oggetto della disciplina contenuta nel terzo libro
del codice di procedura civile. Questo libro, che è intitolato, appun­
to, «del processo di esecuzione», è interamente dedicato al processo
esecutivo, di cui contiene l’intera disciplina (eccezion fatta soltanto
per i procedimenti concorsuali e per taluni procedimenti esecutivi
speciali, specialmente fiscali) e comprende anzi (come già notammo
nel voi. I di questo «Corso», al § 5) anche la disciplina di alcuni pro­
cedimenti ché sono strutturalmente di cognizione e che soltanto fun­
zionalmente sono coordinati all’esecuzione forzata: le opposizioni
nel processo esecutivo.
Anche la disciplina del processo di esecuzione, come quella del ti terzo libro
processo di cognizione e quella dei procedimenti speciali, è di tipo del codice di rito
disciplina e descrive
descrittivo,mel senso che consiste in una serie di norme che prescri­ la serie degli atti nei
vono (e così anche descrivono) c o m e ^ s v o lge il p ro c e sso a fe ^ c u ^ quali si articola il
processo di
zione, disciplinando dettagliatamente la serie dfeglTatti nei quali si esecuzione forzata.
articola il processo (v. voi. I, § 8 e voi. II, § 1).
Inoltre, anche questa disciplina, come quella del processo di co­
gnizione e quella dei procedimenti speciali, va coordinata con la di­
6 PROCESSO ESECUTIVO §1

sciplina contenuta nel primo libro, dedicato alle disposizioni genera-


li. Ma, a questo riguardi, va’tenuto presente che se, da un lato, tali
Anche questa disposizioni generali sono in linea di massima applicabili ad ogni ti­
disciplina va po di attività giurisdizionale, dall'altro lato - e come già abbiamo
coordinata con le
disposizioni generali avuto occasione di osservare (v. voi. I, § 10) - il legislatore, nel detta­
contenute nel re le suddette disposizioni generali, si è in realtà quasi sempre riferito
primo libro.
al processo di cognizione. Da ciò deriva che, mentre la coordinazio­
ne tra le disposizioni generali e la disciplina d e l^ ò c ^ s tT ^ c o g n l-
zione è già scontata ed implicita nel testo deUe norme, la coordina^
zlone ira lè disposizioni generali e la disciplina del processo di esecu­
zione richiede una delicata opera di adattamento, nel senso che, ri­
spetto a ciascuna delle disposizioni generali, si deve porre e risolvere
il problema del «se» e del «come» esse si applicano nel processo ese­
cutivo. Tl che vale,'naturalmente, anche per i pHhcipi ispiratori del
sistema, a cominciare dagli orientamenti che si riconducono alla no­
zione costituzionale di «giusto processo».

E per l'appunto questa la ragione per la quale, a differenza di quanto


abbiamo fatto nel dare inizio all'esame della disciplina del processo di
cognizione (nel voi. II), dobbiamo premettere all’esame della disciplina
del processo di esecuzione forzata alcune considerazioni di ordine gene­
rale. Ciò a svolgimento di rilievi, che nel voi. I (§ 5) erano stati soltanto
adombrati, circa le caratteristiche funzionali e strutturali del processo di
esecuzione forzata e circa le particolarità dell'azione esecutiva rispetto
all’azione in generale (§ 16), nonché circa le particolarità dei presuppo­
sti del processo di esecuzione forzata; così riconducendo tali particolari­
tà al diverso modo col quale nel processo esecutivo possono dirsi ope­
ranti i principi generali ispiratori del sistema.

D terzo libro del Nel quadro di questa necessaria illustrazione delle particolarità
codice è articolato in funzionali e strutturali dell’attività giurisdizionale esecutiva, emerge­
sei titoli.
rà anche la contrapposizione tra Xesprgpxi(izim£i da un lato, e, dal-
Taltro lato, i due tipi di esecuzione, forzata in forma specifica (esecu­
zione per comegfuToTttascio ed esecuzione forzata degli obblighi di
fare o non fare). Ciò che rileviamo fin da ora perché appunto a tale
contrapposizione il legislatore si è riferito nel suddividere la discipli­
na del terzo libro del codice in sei titoli, secondo un preciso ordine
logico. Più precisamente, il primo titolo è dedicato alla disciplina de­
gli atti introduttivi, anteriori all’inizio del processo esecutivo vero e
proprio e comuni ad ogni tipo di esecuzione forzata (titolo esecutivo
e precetto); il secondo, il terzo ed il quarto titolo sono dedicati alla
disciplina di ciascuno dei tre tipi di esecuzione forzata or ora accen­
nati, con priorità per quello di applicazione di gran lunga più fre­
quente (l’espropriazione); il quinto titolo è dedicato a quelle paren­
tesi di cognizione alle quali abbiamo accennato sopra e che sono le
opposizioni nel processo esecutivo; mentre l’ultimo titolo è dedicato
§2 ATTIVITÀ ESECUTIVA E TUTELA GIURISDIZIONALE 7

alla disciplina di episodi eventuali che si possono inserire nel proces­


so esecutivo, e del quale possono determinare l’arre sto: sospensione
ed estinzione del processo esecutivo.
Si deve, infine, ricordare!, in questa prima visione sintetica della
disciplina del processo di esecuzione, che tale disciplina - come già
quella del processo di cognazione - si riconduce, sia sotto il profilo
della funzione che sotto quello del risultato, ad un gruppo di norme
fondamentali che, appunto perché concernono la tutela giurisdizio­
nale nella sua esigenza e nel' suo risultato di diritto sostanziale, sono
contenute nel codice civile. Più precisamente, occorre tener presente Sullo sfondo sta la
disciplina contenuta
che il quarto titolo (del librò sesto) dei codice civile, intitolato «della nel libro sesto del
tutela giurisdizionale dei diritti», contiene, dopo un capo primo inti­ codice civile.
tolato alle disposizioni generali, un capo secondo, intitolato «della
esecuzione forzata>>(art. 2910 e ss.) e che riguarda questo tipo di pro­
cesso sotto il profilo, appunto, della sua funzione e del suo risultato.
Questo capo si ripartisce a sua volta in due sezioni, dedicate l’una al­
l’espropriazione e l’altra all’esecuzione forzata in forma specifica.

2. U attività giurisdizionale esecutiva nel quadro della tutela giuri­


sdizionale.

Quando (nel voi. I, al § 5 e al § 6) effettuammo una prima indica­


zione sommaria dei caratteri propri dell’attività giurisdizionale ese­
cutiva nel più ampio quadro dell’attività giurisdizionale in generale,
osservammo che - sotto il profilo della funzione - mentre la cogni­
zione vuol conseguire la formulazione concreta della regola di dirit­
to, ossia l’accertamento dell’esistenza del diritto; l’esecuzione forzata
vuol conseguire l’attuazione pratica, materiale, di questa regola, in
via coattiva o forzata, ossia attraverso l’impiego effettivo o potenziale
della forza, da parte dell’ordinamento./Ed osservammo pure che -
sotto il profilo della struttura - le caratteristiche idonee al consegui­
mento di tale funzione, pur variando ih relazione ai diversi tipi dei
diritti da portare ad esecuzione, convergono nel possibile impiego
della forza per superare le eventuali resistenze del soggetto che subi­
sce l’esecuzione. «Possibile» nel senso che proprio tale possibilità ne
rende, il più delle volte, inutile l’impiego effettivo. «Impiego della
forza» in relazióne al fatto che qui non si tratta di operare nel mondo
del conoscere, ma, almeno tendenzialmente, in quello materiale; non
si tratta di giudicare, ma di agire.
In realtà, quando l’ordinamento giuridico ha conseguito, sull’esi­
stenza del diritto, un determinato grado di certezza, pur contando
sull’adempimento spontaneo da parte del soggetto passivo di tale di­
ritto, non può non prevedere l’ipotesi che tale adempimento sponta­
neo non si verifichi. Più precisamente, non può - se vuole essere or-
8 PROCESSO ESECUTIVO §3

dinamento giuridico - non apprestare, per tale ipotesi, gli strumenti


idonei a soddisfare il diritto al di fuori della volontà di questo sog­
getto, o addirittura contro di essa. Tale ipotesi - che è caratterizzata
dalla divergenza tra la già accertata situazione di diritto e quella di
fatto - dà luogo, infatti, in capo al titolare del diritto, ad una nuova
esigenza di tutela giurisdizionale, diversa da quella già soddisfatta dal
processo di cognizione (quando l’accertamento sia stato conseguito
in via giudiziale: v. voi. I, § 6), o dalle altre forme di accertamento (v.
voi. I, § 6 e qui, oltre, § 9), e risultata non sufficiente.
La funzione L’attività giurisdizionale che viene incontro a questa nuova esi-
dell’esecuzione gen2a di tutela mediante soddisfazione forzata è, appunto, l’attività
forzata consiste ...... , ■. T <, . . ^ . Cfr ,
nell’attuazione giurisdizionale esecutiva. La quale attività si contrappone dunque
materiale coattiva di alla cognizione, nel senso che, mentre con quest’ultima si passa dal-

daS’accertamento
contenuto nel titolo sa dall*accertamento all’attuazione materiale coattiva.
esecutivo. Anche quest’attività - come quella di cognizione - si articola in
una serie coordinata di atti giuridici (processuali) configurati dalle
norme e che costituiscono l’esercizio di altrettante situazioni giuridi­
che processuali, tra le quali fanno spicco i poteri; una serie coordina­
ta ed alternata di atti e di situazioni che nel suo insieme concreta un
processo come fenomeno giuridico (v. voi. I, § 8) e precisamente il
processo di esecuzione o processo esecutivo. Il quale processo esecu­
tivo, quando fa seguito al processo di cognizione (di condanna), si
coordina con quest’ultimo sotto il profilo funzionale (nel senso che
la condanna è in funzione dell’esecuzione forzata, la quale è, a sua
volta, in funzione dell’attuazione del diritto: v. voi. I, § 6) pur essen­
do del tutto autonomo sul piano strutturale; mentre, quando si fonda
su un accertamento non giudiziale (v. voi. I, § 6 e qui, oltre, § 9), è
completamente autonomo anche sul piano funzionale. In relazione
con questa completa autonomia strutturale del processo esecutivo
Il processo esecutivo dal processo di condanna che lo ha (eventualmente) preceduto, sta il
e introdotto da una rilievo fondamentale che il processo esecutivo è introdotto da una do-
domanda specifica e , ,r . , , , r, . . . r.
autonoma, manda specifica ed autonoma, rivolta a specilla organi e specifica­
mente intesa ad ottenere la prestazione della tutela giurisdizionale
esecutiva.

3. Il processo esecutivo. Sue caratteristiche e suoi principi

La struttura del Abbiamo già osservato poc’anzi che, sotto il profilo strutturale, il
processo esecutivo p rocesso esecutivo si configura con una certa varietà di forme che
può assumere i diversi , r
caratteri suggeriti dai danno luogo a diversi tipi di processo esecutivo o di esecuzione ror-
diversi tigi di dirittizata, in relazione alle diverse esigenze proprie dell’attuazione dei di-
a attuare, versi diritti sostanziali. Questi diversi tipi di processo - che sono
quelli che costituiscono il fondamento dell’articolazione della disci-
§3 CARATTERISTICHE E PRINCIPI 9

piina del libro terzo del codice, come abbiamo notato poc’anzi (al
§ 1 in fine) - verranno meglio individuati nel § seguente. Tuttavia, la
suddetta varietà di forme e (jli discipline non impedisce di mettere in
rilievo talune caratteristiche strutturali comuni ad ogni tipo di pro­
cessoesecutivo. ;
Occorre premettere che, come vedremo più avanti (§ 6), i soggetti Al centro dell’attività
ai quali fa capo l’attività processuale esecutiva sono, da un lato, Vor- processuale esecutiva
gatto esecutivo che opera nel quadro di un urricio giudiziario (tribù- (l’ufficiale
naie) e sotto il controllo di un giudice, e, dall’altro lato, i soggetti che giudiziario),
corrispondono a coloro che nel processo di cognizione sono l’attore
e il convenuto, ossia i soggetti che rispettivamente chiedono o nei cui
confronti si chiede la tutela giurisdizionale esecutiva. E poiché que­
sta tutela consiste nel dare esecuzione ad un diritto già accertato in
capo ad un soggetto che, rispetto a quel diritto, è un creditore e nei
confronti di un soggetto che, sempre rispetto a quel diritto, è un de­
bitore, queste sono appunto le rispettive qualifiche con le quali nel
processo esecutivo vengono in rilievo i soggetti che nel processo di
cognizione sono l’attore ed il convenuto.
Certamente, il creditore, in quanto propone la domanda esecutiva
ed esercita l’azione esecutiva, è in certo senso un attore. Ma non si
può dire allo stesso modo che il debitore sia un convenuto; ed infatti,
in quanto il debitore non ha che da subire l’esecuzione di un diritto
già accertato, non c’è bisogno, almeno di regola (per un’eccezione, v.
il § 23), d’immediato contraddittorio davanti al giudice, e quindi
neppure del meccanismo che, nel processo di cognizione, tende ad
instaurare subito il contraddittorio e si impernia sulla citazione del­
l’attore nei confronti del convenuto. La domanda dèi creditore è, per
10 più, rivolta direttamente all’organo esecutivo affinché questo prov­
veda senz’altro all’esecuzione, salvi i controlli e le direttive impartite
dall’organo propriamente giudiziario, ossi?) dal giudice. Da ciò deriva
anche che l ’organo esecutivo non può essere imparziale se non in un
senso puramente formale, ossia nel senso che, neU’attuare il diritto
del creditore contro il debitore, deve operare nell’obbiettivo rispetto
delle norme. Da ciò deriva, altresì, che, davanti al giudice, nelle sue
funzioni di direzione e controllo dell’attività esecutiva, il debitore ed
11 creditore possono soltanto, di regola, essere «ascoltati» (art. 485
c.p.c.), in un contraddittorio che normalmente investe soltanto le
modalità dell’esecuzione, al cui ambito si ritiene, d’altra parte, limita­
to l’operare della prova nel processo esecutivo.
La domanda all’organo esecutivo è, di solito, proposta verbal­
mente ed è sempre preceduta da una serie di atti - notificazione del
titolo esecutivo e del precetto (su cui v. oltre, §§ 11 e 12) - che re­
stano ancora al di fuori del processo esecutivo vero e proprio, del
quale costituiscono un preannuncio. La domanda esecutiva ha anche
effetto interruttivo della prescrizione, sia l’effetto istantaneo di cui
10 PROCESSO ESECUTIVO §3
all’art. 2943 c.c. e sia quello permanente di cui all’art. 2945, 2° com­
ma, c.c.
Gli atti dell’organo
L’attività propria dell’organo esecutivo si estrinseca in atti che,
esecutivo sono, per quando incidono direttamente sul mondo materiale, presentano più
lo più, «operazioni»; propriamente i caratteri delle c.d. «operazioni» (v. voi. I, § 69 in fi­
mentre l’attività del
giudice è, dì solito, ne). L ’attività del giudice (sempre nel processo esecutivo) si estrinse­
ordinatoria. ca in provvedimenti, la cui natura è per lo più ordinatoria ed assume
le forme per lo più dell’ordinanza o del decreto (v. voi. I, § 69). La
sentenza, invece, rimane propria ed esclusiva dell’attività di cogni­
zione, che, come tale, non può mai appartenere al processo ese­
cutivo, ma che tuttavia può, nell’ambito di quel processo, dar luogo
- come abbiamo osservato al § 1 - a delle parentesi di cognizione at­
traverso le opposizioni del processo esecutivo (v. cap. 5°).
Le caratteristiche così succintamente evidenziate consentono di
porre in rilievo le differenze con le quali operano (o addirittura non
operano) nel processo esecutivo i fondamentali principi ispiratori
della disciplina del processo, tradizionalmente elaborati con riguardo
al processo di cognizione (v. voi. I, SS 77 e 78).
Operano i principi Il principio della domanda ed il principio dell*impulso di parte ispi­
della domanda, rano la disciplina del processo esecutivo in modo analogo a quella
impulso di parte del processo di cognizione; e così non molto dissimile è il modo col
e delle disponibilità
dell’oggetto del quale, nel processo esecutivo, opera il principio della disponibilità
processo. dell’oggetto del processo, per il quale va soltanto tenuto presente che
qui non si tratta di determinare l’àmbito di un giudizio, ma l’oggetto
dì un’attività esecutiva, che talora è predeterminato dallo stesso àm­
bito del diritto da portare ad esecuzione, e che solo nell’espropria­
zione lascia un margine di scelta, ferma comunque la possibilità della
c.d. litispendenza esecutiva, con la conseguente riunione dei proce­
dimenti ai sensi dell’art. 273 c.p.c.

Quanto al principio deWuguaglianza delle parti ed al principio del con-


traddàViOiio (su cui v. voi. I, § 22), le profonde differenze, con le quali
questi principi operano nel processo esecutivo, emergono chiaramente
dai rilievi compiuti p oc’anzi: l’uguaglianza delle parti è soltanto formale,
poiché l’esecuzione si compie per attuare il diritto dell’una contro l’al­
tra' ed il contraddittorio prescinde dalla contrapposizione dialettica del­
le parti concernendo solo le m odalità dell’esecuzione, sul fondam ento di
ragioni di opportunità; quando, infatti, investe i diritti, già si è nel cam­
po delle opposizioni, ossia della cognizione, col suo tipico contradditto­
rio a struttura dialettica.

Naturalmente, l’identità degli strumenti per il funzionamento del


meccanismo giuridico, attraverso il quale si svolgono i processi ri­
spettivamente di cognizione e di esecuzione, sta in relazione col rilie­
vo che la validità degli atti del processo esecutivo è regolata dalle
medesime norme e principi che soprassiedono alla validità degli atti
§4 I DIVERSI TIPI DI ESECUZIONE FORZATA 11

del processo di cognizione. Il che è vero anche, ovviamente, per


quanto concerne l’invalidità di tali atti. Questo in pratica significa
che agli atti del processo esecutivo si applica la disciplina dell’intero
titolo sesto del libro primo del codice, ivi comprese le norme (spec.
art, 121 c.p.c,), sulle quali si fonda il principio della congruità delle Opera anche il
forme {v. voi. I, § 64), certamente operante anche nel processo esecu­ principio della
congruità delle forme
tivo, nonché la disciplina della nullità degli atti (artt. 156 e ss.). Al allo scopo ed è
quale ultimo riguardo si deve soltanto osservare che tale disciplina va applicabile la
disciplina della
coordinata con quella dell’apposito strumento (di cognizione) previ­ nullità degli atti.
sto per far valere i vizi degli! atti del processo esecutivo: ossia l’oppo­
sizione agli atti esecutivi (della quale ci occuperemo al § 37), che è
per l’appunto una di quelle parentesi di cognizione nel processo ese­
cutivo di cui si parlava poc’anzi.

4. I diversi tipi di esecuzione forzata e di processo esecutivo.

Poiché la funzione dell’esecuzione forzata consiste nel dare ese­


cuzione concreta e materiale ai diritti, è chiaro che tale esecuzione
deve essere, almeno tendenzialmente, esatta e completa. Quest’esi­
genza si esprime in un principio fondamentale (quello di effettività),
che ispira la disciplina del processo in generale nella sua funzione
unitaria comprendente cognizione ed esecuzione; principio che viene
di solito ricordato con le celebri parole del Chiovenda secondò cui il
processo deve far conseguire al creditore «tutto quello e proprio quel­ L’esigenza è quella di
far conseguire al
lo che egli ha diritto di conseguire». Ne deriva che l’optimum dell’at­ creditore tutto quello
tività esecutiva sta nell’attuare il diritto nella sua identità specifica: e proprio quello cui
come, ad es., la consegna o il rilascio proprio di quella certa cosa (art. ha diritto.
2930 c.c.) o il compimento proprio di quella certa attività, ecc. Questa
fondamentale esigenza che, come abbiarrìo detto, ispira l’intera di­
sciplina del processo, è più specificamente espressa, nel nostro ordi­
namento, nelle norme che il codice civile (v. retro, § 1 in fine) dedica
alla funzione e alla disponibilità della tutela giurisdizionale esecutiva,
ossia negli artt. 2930, 2931 e 2933, che appunto enunciano la generi­
ca esigenza di attuare, nelle forme previste dal codice di procedura,
la tutela in forma specifica, in quanto possibile.
Sennonché, questa possibilità viene talora a mancare (nelle esecu­
zioni di diritti diversi dalle obbligazioni pecuniarie), sia a causa di im­
pedimenti materiali e sia a causa di ostacoli giuridici o dei limiti impo­ H problema delle
obbligazioni di fare
sti dal rispetto della libertà della persona (nemo ad factum praecise cogi infungibile e le
potest). Così, non si potrà realizzare la consegna coattiva della cosa misure coercitive.
mobile che il debitore ha distrutto o che ha venduto ad un terzo di
buona fede; non potrà essere coattivamente eseguibile l’obbligazione
di fare infungibile (come, ad es., l’esibizione in teatro di un certo atto­
re, che si rifiuta di farlo) mentre potrà essere eseguita l’obbligazione il
12 PROCESSO ESECUTIVO §4

cui risultato può essere conseguito attraverso la prestazione di un ter­


zo; o, infine, non si potrà distruggere ciò che è stato fatto in violazione
di un obbligo di non fare, se la distruzione pregiudica gravemente
l’economia nazionale (art. 2933 , 2° comma, c.c.). Orbene: quando la
soddisfazione specifica non è possibile, l’ordinamento - qualora non
voglia avvalersi di strumenti di coartazione della volontà del debitore,
c.d. esecuzioni indirette o misure coercitive, introdotte, con portata ge­
nerale, solo dalla L. 18 giugno 2009 n. 69 con l’art. 614 bis c.p.c. (sul
quale v. § 34, in fine) - non può fare altro che reagire trasformando il
diritto sostanziale nella sua essenza, e cioè rendendolo più generico;
tanto più generico quanto è necessario perché lo si possa eseguire
coattivamente (ad es., non quella macchina, ma un’altra uguale; non la
prestazione di quel debitore, ma quella di un terzo) fino a quel massi­
mo limite di genericità e fungibilità che è offerto dal denaro,- nel quale
in definitiva ogni diritto patrimoniale può, più o meno integralmente,
risolversi, attraverso gli istituti della aestimatio rei, dell’obbligo di cor­
responsione del tantundem, del risarcimento dei danni. Ed è appena il
caso di ricordare che ciò sta in relazione col fondamentale principio,
codificato nell’a rt 2740 c.c., per il quale ognuno risponde delle sue
obbligazioni con l’intero suo patrimonio, che ha una funzione di ga­
ranzia per quelle responsabilità; mentre, d’altra parte, ogni elemento
patrimoniale può essere a sua volta trasformato in denaro attraverso
una vendita coattiva, previa sua espropriazione.
Non è compito del processo esecutivo lo stabilire se un diritto
può essere eseguito coattivamente nella sua specificità secondo la
tendenziale esigenza espressa negli artt. 2930, 2931 e 2933 c.c., che
per l’appunto si richiamano alle forme con le quali il codice di pro­
cedura disciplina l’esecuzione specifica; oppure se, a causa degli
ostacoli ai quali sopra si è fatto cenno (v., ad es., l’art. 2933, 2° com­
ma, c.c.) esso deve trasformarsi per poter essere eseguito. Ciò è, in­
Il codice disciplina vece, compito del processo di cognizione, al termine del quale il di­
in primo luogo il ritto deve risultare accertato come eseguibile con le forme preordina­
processo dì
espropriazione e te in astratto dalla legge ma già determinate in concreto nella pro­
quindi i due processi nuncia del giudice, e che gli organi esecutivi debbono semplicemente
di esecuzione in
forma specifica ... attuare. Perciò, i problemi, spesso delicatissimi, concernenti l’esegui­
bilità specifica dei diritti, stanno, come si suol dire, a monte della di­
sciplina del processo esecutivo, la quale in realtà presuppone la già
avvenuta soluzione di quei problemi. Ed è appunto in relazione a ciò
che tale disciplina appronta le diverse forme di esecuzione - o tipi di
processo esecutivo - alle quali abbiamo già accennato (v. § 1) a se­
conda che il diritto sia stato accertato come eseguibile nella sua spe­
cificità (in forma specifica) oppure come eseguibile nella forma gene­
rica che consegue alla sua eventuale trasformazione in credito di de­
naro, o senz’altro in relazione al fatto che esso sia sorto come credito
di denaro (in forma generica o per espropriazione).
§5 TITOLO ESECUTIVO E AZIONE ESECUTIVA 13

Tendenzialmente estranee a questa contrapposizione tra esecu­


zioni dirette ed esecuzioni indirette sono alcune altre forme di esecu­
zione alquanto eterogenee e{ che talora vengono empiricamente rag­
gruppate sotto la denominazione generica di esecuzioni speciali.
I tipi di processo esecutivo che realizzano Vesecuzione forzata in ... ossia il processo
di consegna di cose
forma specifica sono quelli - come si vedrà - strutturalmente più sem­ mobili o rilascio
plici. Essi sono Vesecuzione forzata per consegna di cose mobili o rila­ di immobili...
scio di immobili (disciplinata dal codice nel titolo terzo del libro ter­
zo) attraverso la quale il creditore della consegna o del rilascio può
conseguire la disponibilità materiale di quella determinata cosa m obi­ ... e il processo di
esecuzione degli
le o immobile (art. 2930 c.ci), nonché Yesecuzione forzata degli .obbli­ obblighi di fare e
ghi di fare o di non fare (disciplinata nel titolo quarto) attraverso la non fare.
quale il creditore del fare o del non fare può conseguire la medesima
specifica prestazione di fare o l’eliminazione di quanto fatto in viola­
zione dell*obbligo di non fare (v. artt. 2931 e 2933 c.c.).
Ma prima ancora di questi due tipi di esecuzione forzata in forma
specifica, il codice disciplina (nel titolo secondo del medesimo libro)i
l’esecuzione forzata in forma generica o - avuto riguardo al modo
con cui si attua la trasformazione dei beni del debitore in denaro -
esecuzione per espropriazione. Ed è appena il caso di aggiungere che
proprio questo è il tipo di esecuzione di più frequente utilizzazione,
non solo perché l’ordinamento deve spesso rinunciare all’esecuzione
specifica, a causa degli ostacoli ai quali sopra si è fatto cenno, ma an­
che e specialmente perché gran parte dei diritti da eseguirsi hanno
originariamente ad oggetto una somma di denaro.
Sotto il profilo strutturale, quest’ultimo tipo di processo è assai
più complesso dei due tipi di processo di esecuzione in forma speci­
fica, e ciò per due ragioni: da un lato perché, verificandosi ben rara­
mente la possibilità di rinvenire denaro liquido nel patrimonio del
debitore, la conseguente necessità di espropriare i suoi beni per con­
vertirli in denaro costringe l’ordinamento ad una serie di atti che
hanno funzione solo strumentale e che sono giuridicamente com­
plessi; ed in secondo luogo perché la trasformazione dei beni del de­
bitore in denaro consente ad eventuali altri creditori di utilizzare gli
atti compiuti, dal primo creditore procedente, così realizzando un
concorso con ripartizione proporzionata ai rispettivi diritti, la cui di­
sciplina presenta aspetti complessi (su ciò, v. oltre, § 18).

5. Vazione esecutiva e il titolo esecutivo come unica condizione


dell'azione esecutiva.

Nell’ambito della nozione dell’azione come diritto alla tutela giu­


risdizionale, avemmo a suo tempo (v. voi. I, § 16) occasione di con­
trapporre all’azione di cognizione, intesa come diritto alla tutela giu-
14 PROCESSO ESECUTIVO § 5

risdizionale mediante cognizione, fazione di esecuzione forzata o


azione esecutiva, intesa come diritto alla tutela giurisdizionale me­
diante esecuzione forzata.
Ad ulteriore svolgimento di quei rilievi, dobbiamo ora vedere più
da vicino in che cosa l’azione esecutiva differisce dall’azione di co-
gnizioné. Più precisamente, ricordato che l’azione di cognizione con­
siste nel diritto ad un provvedimento di merito sul diritto sostanziale
affermato nella domanda, dobbiamo chiarire qual è il diverso ogget­
to di quel diritto che si suol chiamare azione esecutiva.
11 rilievo fondamentale, da cui si deve partire per rispondere a
questa domanda, consiste nella constatazione, compiuta al § 2 in fi­
ne, che, mentre l’attività di cognizione si fonda sull’affermazione del
L'accertamento, diritto sostanziale per pervenire al suo accertamento, l’attività di ese­
punto di arrivo del­ cuzione forzata si fonda sull’accertamento del diritto sostanziale per
l'azione di cognizione,
è il punto di partenza pervenire alla sua attuazione concreta in via coattiva. Questo signifi­
dell’azione esecutiva. ca che l'accertamento, il quale, rispetto all'azione di cognizione, era un
punto di arrivo, rispetto all'azione esecutiva è il punto di partenza o il
fondamento.
Gioverà ancora ricordare (v. voi. I, §§ 12 e 13) che l’affermazione
del diritto - come fondamento dell’azione di cognizione - condizio­
na l’esistenza dell’azione stessa nel senso che l’azione di cognizione
esiste se il diritto è affermato in modo tale che la domanda appaia
accoglibile (nell’ipotesi che risultino veri i fatti affermati); e che
quest’ipotetica accoglibilità si articola nei requisiti che sono chiamati
condizioni dell’azione, ossia dipende: a) dal fatto che sia affermato
un diritto come esistente, e come violato o non attuato, e perciò ab-
bisognevole di tutela {interesse ad agire); b) dal fatto che tale diritto
sia affermato come appartenente al soggetto che agisce, nei confronti
del soggetto contro il quale agisce (legittimazione ad agire); c) dal fat­
to che tale diritto sia affermato come fondato su norme giuridiche
[possibilità giuridica).
Tornando all’azione esecutiva, se si tiene presente
- che essa tende all’esecuzione materiale del diritto sostanziale,
- che ciò presuppone il già avvenuto accertamento di tale diritto,
- che d ’altra parte l’esecuzione del diritto, nel processo esecutivo,
deve avvenire da parte di un organo idoneo ad eseguire e perciò di
regola non idoneo a giudicare o accertare,
appare evidente che l'azione esecutiva deve essere condizionata da un
accertamento ed al tempo stesso non può essere condizionata da nul-
Valtro che da un accertamento, purché si tratti di un accertamento ido­
neo a rappresentare o a documentare il diritto (in tutti i suoi elementi
soggettivi e oggettivi) all’organo che deve eseguirlo; e ciò senza ne­
cessità di altri accertamenti o valutazioni interpretative, per le quali,
come si è visto, l’organo esecutivo non è idoneo.
§5 TITOLO ESECUTIVO E AZIONE ESECUTIVA 15

Quest’accertamento - che appare come la sola e vera condizione Questo accertamento


detrazione esecutiva - deve, dunque, essere consacrato in un docu­ è costituito dal titolo
esecutivo ..,
mento che lo raffiguri come! in una fotografia, cosicché l’organo ese­
cutivo possa operare, munito di quella fotografia, senza preoccuparsi
della sua eventuale non corrispondenza con la realtà. Questo docu­
mento, che contiene l’accertamento del diritto sostanziale come esi­
stente e come suscettibile di esecuzione forzata, è il titolo esecutivo;
con la quale espressione ci si riferisce ad un tempo: a) al documento
contenente l’accertamento (la copia della sentenza spedita in forma
esecutiva [di questa «spedizione» ci occuperemo al § 10], la cambia­
le, l’assegno, ecc.) e che, in quanto documento, assolve anche ad una
funzione probatoria (v. voi. II, § 39), sia pure nei limiti del semplice
riscontro formale che può compiere l’organo esecutivo; b) all’atto di
accertamento in esso contenuto (la sentenza come provvedimento,
l’obbligazione cambiaria, ecc.). .
Il titolo esecutivo è, dunque, un aito di accertamento contenuto in
un documento che, nel suo complesso, costituisce la condizione neces­
saria e sufficiente per procedere all’esecuzione forzata. In esso si esau­
riscono le condizioni dell’azione esecutiva, poiché interesse ad agire,
legittimazione ad agire e possibilità giuridica, quando siano riferite
non più ad un diritto affermato, ma ad un diritto accertato come
eseguibile, si riducono ad elementi impliciti nell’accertamento stesso.
Più precisamente: l’interesse ad agire, come bisogno di tutela giuri­
sdizionale esecutiva, è implicito (come anche la possibilità giuridica)
nel fatto che il diritto è accertato come eseguibile; mentre la legitti­
mazione ad agire è implicita nella coincidenza tra i soggetti dell’azio­
ne esecutiva e quelli del titolo esecutivo; ciò che fonda la regola ge­
nerale per cui l’azione esecutiva spetta al soggetto che nel titolo esecu­
tivo risulta come creditore, e nei confronti del soggetto che nel Molo
esecutivo risulta come debitore. '
Abbiamo detto che il titolo esecutivo è condizione necessaria e ... che costituisce la
condizione necessaria
sufficiente per procedere ad esecuzione forzata. Necessaria - preci­ e sufficiente per
siamo - poiché (come abbiamo già vistp sul piano logico e come ve­ procedere
all’esecuzione
dremo essere enunciato espressamente dalla legge: art. 474 c.p.c.) forzata.
non è concepibile esecuzione forzata senza titolo esecutivo {nulla
executio sine titulo)\ ciò che non è contraddetto dalla possibilità (sia
pure limitata) dell’intervento, nell’espropriazione, di creditori non
muniti di titolo (su ciò, v. oltre, § 18); sufficiente, perché gli organi
dell’esecuzione forzata sono, come abbiamo visto, dispensati da ogni
altro compito diverso da quello dell’eseguire e perciò operano in
quanto ci sia (e sia fatto valere) il titolo, anche se, per avventura, il
diritto sostanziale in esso accertato sia superato dalla realtà (ad es.,
colui che è stato! accertato essere debitore, ha successivamente adem­
piuto). In relazione a quest’attitudine, che ha il titolo, di isolare il di­
ritto accertato (come, appunto, una fotografia) dalla realtà, e di fon-
16 PROCESSO ESECUTIVO §5

dare l’esecuzione con riferimento alla fotografia anziché alla realtà, si


suole parlare di efficacia incondizionata del titolo.
Naturalmente, efficacia incondizionata del tìtolo non significa im­
possibilità assoluta di arrestare l’esecuzione di un diritto che non è
più esistente o che, successivamente alla formazione del titolo, sia
stato riconosciuto come non mai esistito. Ma significa impossibilità
di fermare l’esecuzione forzata senza togliere di mezzo il titolo (nei
limiti, naturalmente, in cui ciò - qualora si tratti di un titolo giudizia­
le - non è impedito dal giudicato o dalla litispendenza) o senza
quanto meno avviare una procedura intesa a togliere di mezzo il tito­
lo; significa, cioè, necessità - per fermare l’esecuzione - di contestare
il diritto di procedere ad esecuzione forzata, o azione esecutiva, con­
La possibile testando il titolo; significa insomma necessità di instaurare un giudi­
contestazione del
titolo.
zio di cognizione che, pur potendo influire sull’esecuzione, s’inseri­
sce in essa come una parentesi autonoma. Tale giudizio è Vopposi­
zione aWesecuzione (art. 615 c.p.c.), che è per l’appunto una delle
opposizioni alle quali si è già fatto cenno al § 3 e di cui si parlerà
ampiamente nel cap. 5°.
D ’altra parte, l’efficacia incondizionata del titolo non esclude -
anzi implica - il controllo dell’organo esecutivo circa l’effettiva esi­
stenza di un titolo per eseguire quel diritto, a favore di quel soggetto
che chiede l’esecuzione e contro quel soggetto contro il quale l’ese­
cuzione è richiesta. Tale controllo può dare anche esito negativo con
la conseguente possibilità del rilievo (anche d ’ufficio) del difetto di
titolo esecutivo nonché di un rifiuto a far luogo all’esecuzione. Il
quale rifiuto è ovviamente anch’esso assoggettato a controlli sia a se­
guito di ricorso al capo dell’ufficio giudiziario, dal quale l’organo
esecutivo dipende (arg. ex art. 60 n. 1 c.p.c.) e sia a seguito di un’ini­
ziativa in sede di cognizione (v. anche il § seguente circa il rifiuto di
eseguire per difetto di presupposti processuali).
L ’azione di cognizione - si vide a suo tempo (voi. I, § 14) - è un
diritto autonomo dal diritto sostanziale, poiché si rivolge verso un
soggetto diverso dal soggetto passivo del diritto sostanziale (lo Stato
in persona dei suoi organi giurisdizionali) e tende ad una prestazione
diversa da quella alla quale tende il diritto sostanziale: la tutela giuri­
Anche l’azione sdizionale mediante cognizione. L ’azione esecutiva - il cui esercizio è
esecutiva è un diritto
autonomo dal diritto talora, sul piano funzionale, una prosecuzione dell’esercizio dell’a­
sostanziale ... zione di cognizione - è anch’essa un diritto autonomo dal diritto so­
stanziale, per le medesime ragioni: è rivolta ad un soggetto diverso
dal soggetto passivo del diritto sostanziale (l’organo esecutivo) e ten­
de ad una prestazione diversa da quella alla quale tende il diritto so­
stanziale, ossia tende alla prestazione della tutela giurisdizionale me­
diante esecuzione forzata (v. voi. I, § 16).
Ancora: si vide a suo tempo (v. voi. I, § 14) che l’azione di cogni­
zione è un diritto astratto dal diritto sostanziale poiché sussiste indi-
§5 TITOLO ESECUTIVO E AZIONE ESECUTIVA 17

pendentemente dall’esistenza di quest’ultimo, bastando l’affermazio­ ... ed è anch’essa un


ne di quel diritto, come ipoteticamente accoglibile. L ’azione esecuti­ diritto astratto dal
diritto sostanziale.
va, pur presupponendo l’acjcertamento del diritto sostanziale, è tu t­
tavia anch’essa un diritto in certa misura astratto dal diritto sostanzia­
le, poiché, come si è visto, essa presuppone soltanto il titolo, ossia un
sufficiente grado di accertamento del diritto: e si è visto che diritto
accertato nel titolo non significa necessariamente diritto esistente, o
ancora esistente, poiché da iln lato la legge attribuisce talora l’effica­
cia di titolo esecutivo ad accertamenti non definitivi, mentre, dall’al­
tro lato, l’efficacia incondizionata del titolo lo rende insensibile ai
mutamenti della realtà giuridica, fino a quando il titolo stesso non sia
stato eliminato o modificato.
L’azione di cognizione è diritto all’attività giurisdizionale fino ad
un provvedimento sul merito, che l’attore postula a lui favorevole,
ma che potrebbe anche risultare sfavorevole. L ’azione esecutiva è di­
ritto all’attività giurisdizionale esecutiva fino al suo atto conclusivo,
che è preordinato alla soddisfazione del diritto, ma che potrebbe an:
che non conseguire tale soddisfazione per ragioni contingenti (insuf­
ficienza del patrimonio del debitore, sopravvenuta distruzione della
cosa da consegnare, ecc.).
D ’altra parte, a fronte dell’eventualità, accennata da ultimo, che
l’azione esecutiva non pervenga al risultato della soddisfazione del
credito, può verificarsi l’eventualità opposta: che cioè la soddisfazio­
ne del credito possa avvenire attraverso l’esercizio di un’azione spe­
ciale abbreviata che prescinde dal suo fondamento su un titolo ese­
cutivo, ma che, comunque, non può essere esercitata se non in un
processo esecutivo iniziato da altri (nelle forme dell’espropriazione)
fondato su un titolo esecutivo. Ci riferiamo 2$ intervento nell*espro­
priazione in corso, da parte dei creditori che, pur non essendo muniti
di titolo, possono tuttavia partecipare alla distribuzione del ricavato
della vendita. Come vedremo a suo luogò (§ 18), si tratta di un’azio­
ne accessoria ad un’altrui azione esecutiva e nel cui esercizio sono
riscontrabili gli elementi di un sia pur sommario accertamento in
funzione della partecipazione al risultato dell’esecuzione.
L ’azione esecutiva è, dunque, un diritto autonomo ed astratto,
condizionato in maniera necessaria e sufficiente da un titolo esecuti­
vo, ed avente per oggetto la prestazione dell’attività giurisdizionale
esecutiva fino al suo compimento in funzione della soddisfazione del
diritto accertato nel titolo, ed indipendentemente dall’effettivo con­
seguimento di questa soddisfazione.
E appena, il caso di aggiungere, a conclusione di queste notazioni
sull’azione esecutiva, che anche gli elementi d’individuazione e d’i­
dentificazione (v. voi. I, § 28) di ciascuna singola azione esecutiva si Tutti gli elementi
dell’azione esecutiva
condensano e si esauriscono interamente nel titolo esecutivo. Ed in­ (personae, petitum e
fatti, mentre, per quanto concerne i soggetti {personae), abbiamo già causa petendt) ...
18 PROCESSO ESECUTIVO §6

visto (e meglio vedremo al § 6) come i soggetti dell’azione esecutiva


siano precisamente i soggetti (attivo e passivo) del titolo, per quanto
concerne gli elementi oggettivi {petitum e causa petendi), è chiaro
... risultano dal titolo che, se il titolo contiene l’accertamento del diritto sostanziale da ese­
esecutivo. guirsi, dal titolo e solo dal titolo deve risultare la prestazione da con­
seguirsi in via esecutiva e la ragione giuridica su cui tale prestazione
si fonda.
Questo, però, non impedisce che il diritto sostanziale accertato
nel titolo resti rilevante anche nelle vicende del processo esecutivo,
nella misura in cui la disciplina processuale ne prevede le verifiche.
Ciò che, come si vedrà, accade non solo con le opposizioni all’ese­
cuzione, ma, nell’espropriazione, anche con le contestazioni in sede
di distribuzione del ricavato rispetto ai crediti sia dei creditori inter­
venuti e sia del creditore procedente (v. oltre, §§ 19 e 30).

6. I soggetti del processo esecutivo: gli organi\ le parti\ i terzi; i li­


m iti subbiettivi del titolo; la pluralità di parti; la portata obbiet­
tiva del titolo.

Già osservammo al § 3 che talune caratteristiche proprie del pro­


cesso esecutivo concernono i suoi soggetti e, più precisamente, da un
lato, i suoi organi e, dall’altro, quei soggetti che, con la terminologia
propria del processo di cognizione, chiamiamo «parti».
L1organo esecutivo Con riguardo agli organi, abbiamo già posto in rilievo (al § 3) che
(l’ufficiale
giudiziario) opera
al centro dell’attività esecutiva sta l’organo esecutivo (l’ufficiale giudi­
nell’ambito di un ziario), che, nel processo esecutivo, è assai più che un ausiliario del
ufficio giudiziario giudice (v. voi. I, § 43), il quale, d ’altra parte, opera nell’ambito di
(che è sempre il
tribunale) ... un ufficio giudiziario. Questo ufficio giudiziario (che la legge chiama
genericamente «giudice» nel senso ampio, appunto, di ufficio giudi­
ziario (v. voi. II, § 13)) è - in considerazione del fatto che il giudice
di pace non ha competenza in materia esecutiva - soltanto il tribuna­
le. E naturalmente, nell’ambito di quest’ufficio giudiziario operano
anche altri organi, tra i quali primeggia, per importanza di mansioni,
... e sotto la il giudice deWesecuzione (v. oltre, § 14; «giudice», qui, nel senso di
direzione del giudice organo giudiziario: v. ancora voi. II, § 13). Altre funzioni ordinatorie
dell'esecuzion e.
spettano al presidente del tribunale quale capo dell’ufficio giudizia­
rio (v., ad es., artt. 482, 484, 488, 2° comma, ecc.); ed altre ancora al
cancelliere, analoghe a quelle che a quest’organo competono nel pro­
cesso di cognizione (v. voi. I, § 43). D ’altra parte le funzioni deciso­
rie (che hanno natura di cognizione e sono solo marginali nell’esecu­
zione forzata) appartengono al giudice dell’esecuzione nel ruolo di
tribunale in composizione monocratica (art. 281 quater c.p.c.).
Per quanto concerne le parti, le osservazioni compiute al § 3 nel
senso che esse vengono qui in rilievo senz’altro come creditore e,, ri-
§ 6 SOGGETTI E POETATA DEL TITOLO ESECUTIVO 19

spettivamente, debitore, vanno alquanto sviluppate specie con riguar­


do a quanto abbiamo rilevato nel § precedente circa la funzione, pro­
pria del titolo esecutivo, di individuare, anche sotto il profilo sogget­
tivo, il diritto che si porta ad esecuzione e, correlativamente, di indi­
viduare la titolarità dell’azione esecutiva. La quale azione esecutiva
spetta, come appunto osservammo, al soggetto che nel titolo risulta Parti sono il creditore
creditore e nei confronti del soggetto che nel titolo risulta come debi­ e il debitore quali
risultano dal titolo.
tore, tenendo peraltro presente che questi due soggetti, secondo la
terminologia propria del processo di cognizione, sarebbero invece le
parti legittimate o «giuste parti» (v. voi. I, § 44).
Naturalmente questa conclusione è valida nei limiti in cui il pro­
cesso esecutivo viene condotto sul fondamento di un titolo esecutivo
e si mantiene nell’ambito della sua portata soggettiva; ciò che, nella
concreta realtà, potrebbe anche non verificarsi: quando, ad es., il ti­
tolo esecutivo fosse tale solo in apparenza, o quando, per errore, l’uf-
ficiale giudiziario agisse contro un soggetto diverso da colui che nel
titolo risulta debitore o a favore di un soggetto diverso da colui che
nel titolo risulta creditore. Quando ciò si verifica, quando cioè* (e per
quanto la cosa sia infrequente ed improbabile, per le verifiche alle
quali l’ufficiale giudiziario suole sottoporre il titolo esecutivo) accade
che un soggetto assuma il ruolo di creditore (ossia proponga la do­
manda di esecuzione) senza che un titolo lo qualifichi tale, o ad un
soggetto venga fatto assumere il ruolo del debitore (ossia si agisca
contro di lui) senza che il titolo lo qualifichi debitore; quando, dun­
que, si verifichi una di queste ipotesi, si deve ritenere che quei sog­
getti assumano una qualità assimilabile a quella della parte, in un pro­
cesso che, sia pure eccezionalmente, si svolge al di fuori della portata
soggettiva del titolo. E ciò, naturalmente, j a prescindere dai rimedi
che la legge prevede per ovviare a tale irritualità, con le forme delle
opposizioni nel processo esecutivo. i
L’importanza pratica degli aspetti terniinologici di queste conclu­
sioni non va sopravvalutata poiché, perda già rilevata mancanza, nel
processo esecutivo, della contrapposizione dialettica delle parti (v.
retro, § 3), il codice di solito non attribuisce poteri alle «parti», ma
senz’altro al «creditore» e al «debitore»; più precisamente attribuisce
i poteri d’iniziativa al «creditore», mentre al «debitore» attribuisce
altri più limitati poteri intesi soprattutto a tutelare la legittimità e, in
certa misura, anche l’opportunità, del modo col quale questi subisce
l’esecuzione. Tra i poteri del debitore che, per i rilievi ora compiuti,
debbono essere considerati estesi a coloro ai quali viene, in concreto,
fatto assumerle il ruolo del debitore, è compresa anche (come si ve­
drà meglio al cap, 3°) la legittimazione all’opposizione all’esecuzione
ed all’opposizione agli atti esecutivi.
Questa nozione delle parti («i soggetti che risultano rispettivamen­
te creditore e debitore nel titolo») ed il veduto suo allargamento nel
20 PROCESSO ESECUTIVO §7

senso di ricomprendervi coloro che, di fatto, assumono o ai quali viene


fatto assumere quel ruolo, è utile anche per individuare, di riflesso, la
nozione del terzo nel processo esecutivo. Se, infatti, in linea di princi­
pio, terzi sono tutti coloro che non risultano creditori o debitori nel
titolo, in linea pratica si deve negare la qualità di terzo a coloro che
assumono o ai quali viene fatto assumere il ruolo di creditore o debi­
tore senza che risultino tali nel titolo. È appunto al lume di questi ri­
lievi che si potrà a suo tempo (v. oltre, § 32) precisare e delimitare il
significato della qualifica di terzi che il codice attribuisce a certi sog­
getti (ad es., negli artt. 602 e ss.); e così determinare la legittimazione
all’opposizione del terzo nel processo esecutivo (v, oltre, § 38); e così,
infine, inquadrare, sotto il profilo soggettivo, due figure che il codice
disciplina con riferimento più specifico all’esecuzione per espropria­
zione: la c.d. espropriazione presso terzi (v. oltre, § 23) e l’intervento
dei terzi, o concorso nell’espropriazione (v. oltre, § 18).
Quest’ultima figura, nella quale si concreta il fenomeno della plu­
ralità di parti (su cui v. voi. I, §§ 54 e ss.) nel processo esecutivo, im­
plica un temperamento - ma non una smentita - alla regola nulla
executio sine titulo. Ed infatti, se è vero che (come si vedrà ampia­
mente al § 18) l’istituto in discorso consente a creditori sprovvisti di
titolo esecutivo di partecipare all’espropriazione (ma solo se privile­
giati o sequestranti o creditori di somme risultanti dalle scritture con­
tabili di cui aWart. 2214 c.c.: art. 499,1° comma, c.p.c.), è altrettanto
vero che ciò è possibile soltanto attraverso l’intervento di tali credi­
tori in un’espropriazione già iniziata da almeno un creditore provvi­
sto di titolo esecutivo.
Un temperamento della regola nulla executio sine titulo emerge
anche dal fenomeno per il quale talora l’esecuzione può avvenire le­
gittimamente (e non per errore o arbitrariamente, come accennato
poc’anzi) nei confronti o a favore di soggetti diversi da quelli che ri­
sultano dal titolo. I casi nei quali ciò si verifica sono per lo più previ­
sti dalla legge (di alcuni di essi avremo occasione di occuparci più
avanti: ad es., al termine del § 10 a proposito del fenomeno successo­
rio nel processo esecutivo).
Operazione diversa e non priva di elementi di delicatezza, è quel­
la che concerne la determinazione della portata obbiettiva del titolo,,
ossia della sua interpretazione.

7. I presupposti del processo di esecuzione: presupposti generali


(competenza, capacità e legittimazione processuale) e speciali (pre­
via notificazione del titolo e del precetto).

La nozione dei presupposti processuali che, a suo tempo (voi. I,


§ 10), venne esaminata nell’elaborazione che la dottrina ne ha effet-
§7 PRESUPPOSTI GENERALI E SPECIALI 21

tuato con particolare riguardo al processo di cognizione, può essere


facilmente adattata al processo esecutivo. Ricordiamo che, a proposi­
to del processo di cognizione, con l’espressione «presupposti pro­
cessuali» ci si suole riferire acquei requisiti, che debbono esistere pri­
ma della proposizione della domanda affinché il processo possa per­
venire ad una pronuncia sul merito anziché arrestarsi ad una pro­
nuncia sul processo. Orbene; l’adattamento di questa nozione al pro­
cesso esecutivo riguarda, oltre che la determinazione del momento di
proposizione della domanda, la precisazione di ciò che è condiziona­
to dai requisiti in discorso (in luogo della pronuncia sul merito), non­
ché l’individuazione delle particolarità con le quali, in caso di man­
canza di quei requisiti, può avvenire l’arresto del processo.
La proposizione della domanda è, come si è già visto al § 3, quel­
l’atto col quale, dopo gli atti introduttivi e preparatori (notificazione
del titolo esecutivo e del precetto: v. §§ 11 e 12), ci si rivolge all’orga­
no esecutivo per chiedere il pignoramento (come atto iniziale del­
l’espropriazione) (art. 491 c.p.c.) o la consegna o il rilascio di cose
mobili o immobili (art. 606 c.p.c.); o al tribunale per chiedere la de­
terminazione delle modalità dell’esecuzione degli obblighi di fare o
non fare (art. 612 c.p.c.) oppure, infine, senz’altro al giudice dell’ese­
cuzione per chiedere l’assegnazione o la vendita delle cose soggette a
pegno od ipoteca (art. 502 c.p.c.). I presupposti, di cui appresso,
debbono pertanto esistere prima del compimento dell’uno o del­
l’altro di questi atti, a seconda del tipo di esecuzione. Conseguente­
mente, la validità degli atti preparatori anteriori a quel momento
prescinde dai presupposti in discorso e va valutata autonomamente.
Anche nel processo esecutivo, la presenza dei requisiti in argo­ Presupposti del
mento condiziona l’attitudine del processola pervenire al suo risulta­ processo esecutivo
sono: ...
to; ma, poiché questo risultato non è un dictum (pronuncia), bensì
un factum, è chiaro che i presupposti del processo esecutivo condi­
zionano il compimento dell’esecuzione. Il che, peraltro, non impedi­
sce che, in caso di mancanza di uno o jiiù di quei requisiti, il conse­
guente rifiuto di effettuare l’esecuzione\ (non dissimile dal rifiuto al
quale abbiamo fatto cenno nel § precedente per l’eventualità che
l’organo esecutivo ritenga carente l’azione esecutiva per difetto del
titolo) possa e debba concretarsi in una pronuncia (ovviamente, sul
processo: v. voi. I, § 10). La quale pronuncia assumerà le forme pro­
prie del provvedimento di cognizione (sentenza), se iì difetto del re­
quisito ha dato luogo ad una di quelle parentesi di cognizione che
abbiamo visto (§ 3) essere le opposizioni nel processo esecutivo. Nel­
l’ipotesi contraria, la legge non si cura di disciplinarne le forme, che
pertanto saranno^ quelle più idonee al conseguimento dello scopo
(art. 121 c.p.c.: v; voi. I, § 64), non escluse quelle orali (come, ad es.,
il c.d. rifiuto di pignoramento da parte dell’ufficiale giudiziario, an­
corché assoggettato ad un possibile controllo attraverso un ricorso al
22 PROCESSO ESECUTIVO §7

capo dell’ufficio giudiziario, dal quale l’ufficiale giudiziario dipende;


arg. ex art. 60 n. 1 c.p.c.).
competenza,... Venendo ora ai singoli presupposti processuali generali (ossia co­
muni anche al processo di cognizione) ed incominciando con la com­
petenza^! deve anzitutto osservare che le regole di competenza ven­
gono qui in rilievo sia con riguardo diretto all’organo esecutivo (uf­
ficiale giudiziario) e sia con riguardo all’ufficio giudiziario, nel cui
ambito opera l’organo esecutivo. Sotto il primo profilo, basterà tener
presente che, per il D.P.R. 15 dicembre 1959 n. 1229 (art. 106), l’uf­
sia dell’ufficiale ficiale giudiziario ha competenza (funzionale) esclusiva per compiere
giudiziario ... gli atti del proprio ministero nell’ambito della circoscrizione al quale
è addetto, con riguardo, cioè, al luogo di compimento dell’atto e non
alla competenza dell’autorità giudiziaria. Con riguardo a quest’ulti-
ma, invece, non abbiamo che da richiamare le regole che, essendo
dettate dal codice nel libro primo, in sede di disposizioni generali,
avevamo già esaminato a suo tempo (voi. I, § § 3 6 e 3 7 ) , Un esame
coordinato di queste regole porta a riscontrare che, sotto il profilo
e sia dell'ufficio della materia, soppresso l’ufficio del pretore ad opera del D.Lgs. 19
giudiziario, febbraio 1998 n. 51 ed esclusa ogni competenza esecutiva del giudice
di pace, la competenza in materia esecutiva è ora soltanto del tribu­
nale; e pertanto, coerentemente è stato abrogato l’art. 16 c.p.c., che
in precedenza disciplinava la competenza per materia nell’esecuzione
forzata.
Con riguardo al territorio - tenendo conto delle modifiche intro­
dotte in materia dal D.L. 12 settembre 2014 n. 132 (conv. dalla L. 10
novembre 2014 n. 162) - la competenza spetta:
a) al giudice del luogo ove le cose si trovano, se si tratta di esecu­
zione su cose mobili o immobili (ma, se si tratta di esecuzione su au­
toveicoli, motoveicoli e rimorchi, è competente il giudice del luogo
in cui il debitore ha la residenza, il domicilio, la dimora o la sede)
(art. 26,1° e 2° comma, c.p.c.);
b) al giudice del luogo dove il debitore ha la residenza, il domicilio,
la dimora o la sede, nel caso di espropriazione forzata di crediti (a
meno che il debitore non sia una delle P.A. indicate dall’art. 413, 5°
comma, c.p.c., perché in questo caso è competente il giudice del
luogo dove il terzo debitore ha la residenza, il domicilio, la dimora o
la sede) (art. 26 bis c.p.c.);
c) infine, nel caso di esecuzione degli obblighi di fare o non fare,
al giudice del luogo dove l1obbligo deve essere adempiuto (art. 26, 3°
comma, c.p.c.).
Per completezza di argomento conviene anche ricordare qui le
regole di competenza relative alle cause (che sono di cognizione, co­
me abbiamo notato più volte) di opposizione nel processo esecutivo.
Per queste cause, la legge, con riguardo alla distribuzione della com-
§8 DIFENSORI. ATTI CONCLUSIVI. SPESE 23

petenza tra giudici di tipo diverso, fa riferimento al criterio del valo­


re, secondo quanto più specificamente indicato dalTart. 17 c.p.c.;
mentre, per quanto riguarda il territorio, l’art. 27 c.p.c. si riferisce al
luogo dell’esecuzione o al luogo dove si svolge l’esecuzione.
Per quanto concerne quelTulteriore presupposto processuale ge­ ... la legittimazione
nerale che vedemmo (v. voi I, §§ 45 e 46) essere la legittimazione processuale...
processuale, con riferimento!ialla capacità processuale, da un lato, e
alla rappresentanza processuale, dall’altro lato, sembra sufficiente,
qui, il semplice richiamo a quanto dicemmo, in argomento, in sede
di esame delle disposizioni generali. Ed infatti, la formulazione degli
artt. 75 e ss. in sede di disposizioni generali è tale da consentire l’ap­
plicazione di queste norme anche nel processo esecutivo. Così se, ad
es., con riguardo alle società di persone, si ritiene che la legittimazio­
ne processuale spetti ad esse in quanto dotate di autonoma soggetti­
vità giuridica, e non ai singoli soci (v. voi. I, § 46), è logico desumer­
ne che il titolo esecutivo contro la società non abbia efficacia contro i
singoli soci e viceversa.
Infine, occorre tenere presente che, in quanto il processo esecuti­ ... ed inoltre il previo
vo ha inizio con la proposizione della domanda con le modalità ac­ compimento degli atti
preparatori.
cennate all’inizio di questo §, il regolare compimento, prima della
domanda, di quegli atti che debbono precederla e che abbiamo
chiamato preparatori (sui quali v. il cap. 2°, §§ 11 e 12), assume tutti
i caratteri del presupposto processuale e naturalmente con riguardo
specifico al solo processo esecutivo. Il che in pratica significa che -
come del resto il codice dispone espressamente (art, 479 c.p.c.) - l’or­
gano esecutivo non può dar corso alla domanda di esecuzione se non
gli viene esibita, insieme col titolo esecutivo, la documentazione del-
l’aw enuta notificazione del titolo stesso, nonché della notificazione
del precetto. :

8. I difensori nel processo esecutivo. G li atti conclusivi del processo


esecutivo. Le spese dell’esecuzione forzata.

Nel processo di cognizione (v. voi. I, § 48) il ministero del difen­ Le regole sull’onere
sore costituisce strumento necessario per l’esercizio dell’attività pro­ del patrocinio
operano ...
cessuale delle parti, salve le eccezioni che abbiamo visto a suo tem­
po; l’assistenza1è, invece, soltanto eventuale e facoltativa (art. 87
c.p.c.). Queste regole sono in linea di massima applicabili anche nel
processo esecutivo in quanto le norme sulle quali si fondano, dettate
in sede di disposizioni generali, sono facilmente adattabili all’esecu­
zione forzata, anche se formulate con la terminologia propria della
cognizione. Tale adattamento deve, tra l’altro, tener conto della rile­
vata differenza strutturale (nel processo esecutivo) della posizione del­
le due parti, delle quali soltanto il creditore assume di solito un ruolo
24 PROCESSO ESECUTIVO §8

,.. anche nel attivo. Il che rende chiaro che soltanto rispetto al creditore la regola
processo esecutivo. della necessità del ministero del difensore può dirsi pienamente ope­
rante con esclusione tuttavia del precetto, in quanto quest’atto non
appartiene ancora al processo esecutivo, nonché, secondo la preva­
lente giurisprudenza e dottrina, dell’istanza di vendita, perché non
implica ancora attività di giudizio; mentre, il debitore, che non ha
evidentemente bisogno di difensore quando si limita a subire gli atti
esecutivi, deve sottostare all’onere del patrocinio ogni qual volta as­
sume iniziative o formuli richieste davanti al giudice dell’esecuzione,
oltre che, ovviamente, quando assume iniziative di opposizione.
Con riguardo agli atti conclusivi del processo esecutivo, conviene
ricordare che - come rilevammo al § 3 - l’attività propria dell’organo
esecutivo si estrinseca in «operazioni», mentre l’attività (più o meno
marginale, nel processo esecutivo) del giudice si estrinseca di solito
in provvedimenti ordinatori, quali l’ordinanza e il decreto, e non in
provvedimenti decisori, quali le sentenze (con le quali si concludono
normalmente, invece, quelle parentesi di cognizione che sono le op­
H processo esecutivo posizioni nel processo esecutivo). Da questi rilievi emerge che il pro­
si conclude con atti cesso esecutivo si conclude con atti di diversa natura ma che presentano
privi del carattere
dell'incontrovertibilità, tutti Velemento negativo dell'assenza della incontrovertibilità propria
ancorché irrevocabili del giudicato. Ciò che, peraltro, non esclude quel minimo di definiti­
a processo concluso. vità che è implicito nella irrevocabilità di questi atti conclusivi, una
volta chiuso il processo. Questa irrevocabilità implica una sorta di
preclusione rispetto alle questioni (che, naturalmente, non riguarda­
no il merito sostanziale) risolte nel processo stesso; la quale preclu­
sione copre anche la stessa possibilità di far valere i vizi del procedi­
mento che non siano stati fatti valere con le forme delle opposizioni.
È, invece, ammissibile l’impiego della procedura di correzione degli
errori materiali di cui agli artt. 287 e ss. c.p.c.
Infine, per quanto concerne le spese processuali (v. voi. I, § 52),
l’adattamento al processo esecutivo della disciplina generale del co­
dice su questo punto (artt. 90 e ss.) deve essere compiuto dall’inter­
prete soltanto con riguardo all’onere dell’anticipazione ora configu­
rato - dopo l’abrogazione dell’art. 90 c.p.c. - dall’art. 8, 1° comma,
del D.P.R. 115/2002 (Testo unico in materia di spese di giustizia), la
cui ampia formulazione («ciascuna parte provvede alle spese degli atti
che compie e di quelli che chiede e le anticipa per gli atti necessari al
processo quando l’anticipazione è posta a suo carico dalla legge o dal
magistrato») ben si presta a riferirsi ad ogni tipo di processo. Mentre,
sul punto, assai più importante, che riguarda la possibilità per la par­
te vittoriosa di ottenere il rimborso delle proprie spese dalla parte
soccombente in applicazione della regola detta della soccombenza
(di cui alTart. 91 c.p.c.), l’adattamento di questa regola al processo
esecutivo è già stato compiuto dal legislatore: con riguardo all’espro­
priazione, con un articolo collocato tra le norme dedicate alle spese
§8 DIFENSORI. ATTI CONCLUSIVI. SPESE 25

in sede di disposizioni generali (art. 95 c,p.c.); e con riguardo alle


esecuzioni dirette o specifidhe, nella sede della disciplina propria di
queste esecuzioni (artt. 611 e 614). Nel processo esecutivo non c’è
parte vittoriosa né parte soccombente, ma soltanto un creditore che
deve veder soddisfatto senza decurtazioni il suo diritto già accertato
nel titolo, nei confronti di un debitore che, col suo rifiuto di adem­
piere spontaneamente, rendè necessaria Tesecuzione. Perciò, in que­
sto processo, al criterio della soccombenza si sostituisce il criterio del- Il carico delle spese
va addossato alla
Tattribuzione delle spese a carico di chi subisce l’esecuzione. Ciò che, parte debitrice che,
nell’espropriazione, avviene in sede di distribuzione della somma ri­ con la sua resistenza,
cavata dalla vendita dei beni espropriati (artt. 95 e 510 c.p.c.; v: oltre, ha reso necessario il
processo esecutivo.
§ 19), mentre in sede di esecuzione in forma specifica, richiede un
apposito provvedimento di liquidazione da parte del giudice del-
resecuzione (artt. 611 e 614 c.p.c.; v. oltre, §§ 33 e 34).

Bibliografia di orientamento

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L’esecuzione forzata in forma specifica, Milano, ;1953; B. CAPPONI, Limiti al­
l’esecuzione indiretta, in Riv. es. forzata, 201I;' A A .W ., L’esecuzione proces­
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Riv. es. forzata', 2007; A A .W ., L’esecuzione forzata riformata, a cura di G.
MlCCOLIS e C. PERAGO, Torino, 2009; M. FORNACIARI, Esecuzione forzata
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dova, 2009; M. PlLLONI, Accertamento e attuazione del credito nell’ese­
cuzione forzata, Torino, 2011; E. SILVESTRI, Esecuzione forzata degli obbli­
ghi di fare o non fare, in Diritto on line Treccani, 2013; M. BOVE, Esecuzione
forzata per consegna o rilascio, ibidem-, B. CAPPONI, Manuale di diritto del­
l’esecuzione civile, 3“ ed., Torino, 2015.
Capitolo II
GLI ATTI PREPARATORI DEL PROCESSO
DI ESECUZIONE FORZATA

SOMMARIO; 9, H tìtolo esecutivo nella sua disciplina positiva. I suoi diversi tipi. - 10.
La c.d, spedizione in forma esecutiva. La disciplina positiva dell’efficacia del ti­
tolo sotto il profilo della sua estensione ai successori. La successione nel proces­
so esecutivo. - 11. Gli atti preparatori anteriori all’inizio del processo esecutivo;
a) la notificazione del titolo esecutivo. - 12. Segue, b) H precetto e la sua notifi­
cazione.

9. I l titolo esecutivo nella sua disciplina positiva. I suoi diversi tipi.

La norma, con la quale ha inizio il primo titolo del libro terzo del
codice, e quindi l’intera disciplina del processo di esecuzione (art.
474 c.p.c.), contiene innanzitutto la solenne enunciazione della por­ L’art. 474, 1°
tata essenziale che, come si è ampiamente visto (retro, § 5), spetta al comma, c.p.c. erige a
norma la regola nulla
titolo esecutivo per l’avvio e la prosecuzione del processo esecutivo. executio sine tìtulo.
«L’esecuzione forzata non può aver luogo che in virtù di un titolo ese­
cutivo», enuncia dunque la norma in discorso* che subito precisa:
«per un diritto certo, liquido ed esigibile».; Liquidità significa espres­
sione del credito di denaro (o di altre cose mobili fungibili) in una
misura determinata, così rimanendo escluso ogni credito espresso in
modo generico o per relationem; esigibilità significa che l’eventuale
condizione deve essersi già realizzata e l’eventuale termine già scadu­
to. Entrambi questi requisiti debbono non solo esistere, ma risultare
dal titolo, avuto riguardo alla sua funzione di individuare (e docu­
mentare) il diritto eseguibile per l’organo esecutivo, il quale deve so­
lo portarlo ad esecuzione senza necessità di valutazioni giuridiche.
Il requisito della certezza, invece, più che risultare dal titolo e dai H requisito della
suoi requisiti essenziali, è una conseguenza dell’esistenza del titolo certezza del diritto
portato ad
stesso. Più precisamente, in relazione al fatto che il titolo contiene, esecuzione.
come si è visto, un atto di accertamento, si potrà dire che il diritto
risulta «certo» in quella concreta misura che l’ordinamento ha de­
terminato e indicato come sufficiente, nel momento in cui, discipli­
nando i singoli atti che costituiscono titolo esecutivo, ha attribuito a
quegli atti la qualità, appunto, di titolo esecutivo. Non dunque una
28 ATTI PREPARATORI §9

certezza assoluta (v. voi. I, § 4), e neppure - come già si vide a suo
tempo (v. voi. I, § 6) e come meglio stiamo per ricordare - necessa­
riamente quel massimo grado di certezza, che è determinato dalla
cosa giudicata; ma, una certezza ched’ordinamento giudica sufficien­
te per fondare l’esecuzione forzata, nel momento in cui enuncia che
un determinato atto costituisce titolo esecutivo. Nei suoi termini ge­
nerali, quest’enunciazione è compiuta nel 2° comma del medesimo
art. 474, nel quale sono d’altra parte compiuti richiami ad altre nor­
me, collocate in altri luoghi del codice o in altre leggi, che contengo­
no l’attribuzione della qualità di titolo esecutivo ad altri atti più spe­
cifici.
Il 2° comma dello La suddetta attribuzione in via generale della qualità di titolo ese­
stesso art. 474 elenca cutivo, contenuta in questo 2° comma dell’alt. 474, si articola nel ri­
i titoli esecutivi,
distinguendo tra ferimento a tre gruppi di titoli esecutivi, cui sono rispettivamente
titoli giudiziali (n. 1) dedicati i tre «numeri» nei quali si suddivide il comma ora in esame,
e titoli stragiudiziali
(n. 2 en. 3). e che stiamo per prendere in considerazione singolarmente. Non
senza previamente rilevare che il primo di questi tre gruppi, ossia
quello di cui al n. 1, si riferisce ai titoli di formazione giudiziale, vale
a dire a quegli accertamenti, che costituiscono il risultato di un pro­
cesso di cognizione e che perciò sono chiamati titoli esecutivi giudi­
ziali (v. voi, I, § 6 e voi. II, § 58), mentre il secondo ed il terzo grup­
po, ossia i gruppi di cui ai numeri 2 e 3, si riferiscono a quei titoli
esecutivi, nei quali l’accertamento del diritto da eseguirsi si è forma­
to per una via diversa da quella del giudizio (di cognizione) e che,
perciò, e come già vedemmo a suo tempo (v. voi. I, § 6) sono detti
titoli esecutivi stragiudiziali.
Il 2° comma dell’art. 474 enuncia, dunque, che «sono titoli esecu­
tivi»-.1

I titoli esecutivi 1. «le sentenze, i provvedimenti e gli altri atti ai quali la legge attri­
giudiziali (art. 474,
2° comma, n. 1).
buisce espressamente efficacia esecutiva». Si tratta, come si vede, di
una norma di rinvio a quel complesso di disposizioni che già esami­
nammo a suo tempo (v. specialmente, voi. Il, § 58) e con le quali la
legge attribuisce efficacia esecutiva {id est: efficacia di titolo esecuti­
vo) alle sentenze e agli altri provvedimenti che il giudice pronuncia
in sede di cognizione. Con riguardo alle sentenze, gioverà ricordare
qui che dei tre tipi di sentenza che corrispondono ai tre tipi di cogni­
zione: condanna, accertamento mero e sentenza costitutiva, soltanto
la prima può, per la sua funzione, fondare l’esecuzione forzata (v.
voi. I, § 6 e voi. II, § 58) e che, sotto il profilo dell’efficacia, l’atti­
tudine a fondare l’esecuzione forzata è caratteristica tipica della sen­
tenza di condanna. D ’altra parte - conviene pure ricordare - le stesse
sentenze di condanna non costituiscono titolo esecutivo se non quan­
do siano passate in giudicato oppure, pur non avendo ancora acqui­
sito tale efficacia, siano dichiarate esecutive dalla legge. Provvisoria-
§9 TITOLO ESECUTIVO E SUOI DIVERSI TIPI 29

mente esecutive sono (oltre che le sentenze di secondo grado non an­
cora coperte dal giudicato); per effetto delTart. 282, come modifica­
to dalla L. 353/1990, le sentenze di primo grado, salva la sospensione
dell’esecuzione in caso di impugnazione, di cui agli artt. 283 e 373
c.p.c., e salve le particolarità dell’esecutività delle sentenze di primo
grado in materia di lavoro. In questi casi l’esecuzione forzata si so­
vrappone (o può sovrapporsi) alla cognizione. E naturalmente, se nei
successivi sviluppi del processo di cognizione, la sentenza viene ri­
formata o se viene privata dell’efficacia esecutiva, la conseguente so­
pravvenuta mancanza del titolo esecutivo determina l’immediato ar­
resto del processo di esecuzione forzata, con conseguente diritto al
ripristino della situazione anteriore, che, come appare più logico e
come risulta dalTart. 336, 2° comma, c.p.c., può essere immediato.
Ciò allo stesso modo di quanto accade nel caso di accoglimento del­
l’opposizione all’esecuzione, ossia nel caso in cui - come si è visto
più volte - si ha il fenomeno inverso della sovrapposizione della co­
gnizione all’esecuzione. Nel caso di conferma in appello della sen­
tenza di primo grado, il tìtolo esecutivo è costituito dalla sentenza di
appello, che, se pronuncia nel merito, si sostituisce alla prima (v. voi.
II, § 76).
I provvedimenti giudiziali diversi dalle sentenze, ai quali la legge
attribuisce efficacia esecutiva, sono ordinanze o decreti che, per par­
ticolari disposizioni di legge, decidono in via definitiva, o anche solo
provvisoria, questioni che già investono il diritto sostanziale. Tra i
provvedimenti definitivi (o idonei a divenire tali) va ricordato in par­
ticolare il decreto ingiuntivo (su cui v. i cenni nel voi. I, § 15 sub B, d
e su cui v. oltre, i §§ da 42 a 46) in quanto sia divenuto incontrover­
tibile per mancata o non coltivata opposizione (art. 647 c.p.c.) o per
rigetto dell’opposizione (art. 653 c.p.c.),-o che sia stato dichiarato,
dal giudice, provvisoriamente esecutivo (artt. 642, 648 c.p.c.). Prov­
vedimenti definitivi sono anche Vordinanza di convalida di licenza o
sfratto prevista dall’art, 663 c.p.c., che, peraltro, costituisce titolo
esecutivo soltanto insieme con l’atto d\’intimazione (v. oltre, § 50), e
l’ordinanza pronunciata all’esito del procedimento sommario di co­
gnizione, di cui agli artt. 702 bis-702 quater c.p.c., idonea ad acqui­
stare l’efficacia di giudicato sostanziale ove non appellata (v. oltre, §
62). Tra i provvedimenti non definitivi, si può pensare all ''ordinanza
del presidente 'del tribunale nel giudizio di separazione dei coniugi
prevista dall1art. 708 c.p.c., alla quale l’art. 189 disp. att. attribuisce
efficacia di titolo esecutivo (v. oltre, § 66); e così, ancora, all’ordinan­
za di rilascio ex art. 665 c.p.c. (v. oltre, § 50) e alle ordinanze antici-
patorie di condanna di cui agli artt. 186 bis, 186 ter, 186 quater (v.
voi. II, § 22) e 423 c.p.c. In questi ed in tutti gli altri casi di titoli ese­
cutivi giudiziali, la relativa specifica disciplina contiene l’espressa at­
tribuzione dell’efficacia esecutiva; e ciò in relazione col dettato della
30 ATTI PREPARATORI §9

norma in esame che, come si è visto, dispone che la qualità di titolo


esecutivo non spetta che ai «provvedimenti» e agli «altri atti», ai
quali l’efficacia esecutiva sia attribuita espressamente. Tra gli «altri
atti», ai quali la norma, dopo le riforme del 2005, si riferisce il n. 1
delTart. 474, vengono in rilievo, in particolare, i verbali di concilia­
zione (compreso quello di cui alTart. 696 bis: v. § 58), sia che si for­
mino con l’omologazione da parte del giudice, sia che, invece, ne pre­
scindano (art. 5 del D.L. 132/2014, conv. dalla L. 162/2014, per l’ac­
cordo raggiunto in sede di «negoziazione assistita da uno o più avvo­
cati»; art. 12 del D.Lgs. 28/2010: v. cap. 16° del voi. Ili);
2. «le scritture private autenticate, relativamente alle obbligazioni
di somme di denaro in esse contenute, le cambiali, nonché gli altri tito­
I tìtoli esecutivi li di credito ai quali la legge attribuisce espressamente la stessa effica­
stragiudizìali cia»',
{art. 474,2° comma,
n. 2 e a. 3). 3. «gli atti ricevuti da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizza­
to dalla legge a riceverli».

Questi due gruppi di titoli esecutivi, che esaminiamo insieme per­


ché insieme costituiscono la categoria dei titoli stragiudiziali, sono di
formazione negoziale; il che, peraltro, non impedisce che anch’essi
contengano un atto di accertamento. La scelta concorde di una docu­
mentazione particolarmente solenne e rigorosamente formale (si pensi
all’impiego della parola «cambiale» richiesto dall’art. 1 della legge
cambiaria) o la partecipazione di un pubblico ufficiale alla redazione
dell’atto, hanno indubbiamente la funzione di richiamare l’attenzione
dei soggetti dell’atto stesso sulla circostanza che essi non soltanto do­
cumentano e quindi accertano un diritto, ma lo accertano con quelle
particolari forme documentali alle quali la legge fa conseguire l’effi­
cacia esecutiva, e dunque accertano quel diritto come eseguibile, così
attribuendogli il requisito della certezza in misura che la legge valuta
sufficiente perché si possa fare luogo all’esecuzione forzata.
Nel n. 2 dell’art. 474, si può notare l’impiego della medesima
formula usata nel n. 1, per il richiamo generico ai diversi altri possi­
bili titoli esecutivi; la formula, cioè, con la quale si dice che titoli ese­
cutivi sono soltanto gli atti, ai quali la legge attribuisce espressamente
efficacia esecutiva.
Con riguardo al n. 3, invece, va sottolineato che l’efficacia esecu­
tiva non è attribuita a tutti gli atti ricevuti da notaio o da altro pub­
blico ufficiale, ma soltanto a quelli e nei limiti in cui si riferiscono o
ad obbligazioni aventi ad oggetto somme di denaro, sia contrattuali
che unilaterali, come, ad es., il riconoscimento del debito, o ad ob­
bligazioni di consegna (di beni mobili) o rilascio (di beni immobili)
(su cui v. oltre, § 33).
Va, d’altra parte, tenuto presente che Vesecuzione per consegna o
rilascio, oltre che in forza dei titoli esecutivi di cui al n. 3, può avveni-
§ 10 SPEDIZIONE IN FORMA ESECUTIVA. SUCCESSIONE NEL PROCESSO ESECUTIVO 31

re anche in forza di quelli di cui al n. 1 dell’art, 474 (titoli giudiziali


aut similia). \
Lo stesso 3° comma dell’art. 474 aggiunge che le, scritture private
autenticate di cui al n: 2 del 2° comma debbono essere trascritte inte­
gralmente nel precetto ai sensi dell’art. 480, 2° comma (ciò in quanto
dette scritture di solito noti restano presso il pubblico ufficiale au­
tenticante).
L’efficacia di titolo esecutivo spetta anche, in forza degli artt. 280 L'efficacia di titolo
e 299 (ex artt. 187 e 192 Tratt. CE) del Trattato sul funzionamento esecutivo spetta
anche alle decisioni
dell’Unione europea (nella versione consolidata dopo il Trattato di di alcune Istituzioni
Lisbona, firmato il 13 dicembre 2007 ed entrato in vigore il. 1° di­ dell’Unione europea
(sentenze della Corte
cembre 2009), alle decisioni di talune Istituzioni dell’Unione (sen­ di giustizia; atti del
tenze della Corte di giustizia dell’Unione europea, atti del Consiglio, Consiglio, ecc.), ...
della Commissione o della Banca centrale europea che comportino
un obbligo pecuniario a carico di persone) senza necessità di deliba­
zione, né di exequantur. Ugualmente operante nella sua efficacia ese­
cutiva in ogni Stato membro, senza necessità di alcun procedimento ... al titolo esecutivo
delibatorio, è sia il titolo esecutivo europeo (T.E.E.), disciplinato, sia europeo e
l ’ingiunzione
pure limitatamente ai crediti non contestati, dal Reg. UE 21 aprile europea.
2004 n. 805, sia il provvedimento ingiuntivo europeo (I.P.E.), disci­
plinato dal Reg. UE 12 dicembre 2006 n. 1896 (v. § 47).
La revoca dell’efficacia esecutiva non impedisce la prosecuzione
dell’esecuzione, ad eccezione del caso di inesistenza, nullità o ineffi­
cacia originaria dello stesso (1). La prosecuzione è impedita, invece,
dalla sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo, che può essere
disposta, in sede di opposizione al precetto ai sensi dell’art. 615 c.p.c.,
con provvedimento non reclamabile.
Va, infine, tenuto presente che, quando l’efficacia del titolo ese­
cutivo è subordinata ad una cauzione, l’esecuzione forzata non può
essere iniziata finché la cauzione stessa nòn sia stata prestatai così di­
spone l’art. 478 c.p.c. /

10. La c.d. spedizione in form a esecutiva, ha disciplina positiva del­


l’efficacia del titolo sotto il profilo della sua estensione ai succes­
sori. ha successione nel processo esecutivo.

L ’art. 475,1° comma, c.p.c. dispone che «le sentenze e gli altri L’art. 475,
1° comma, c.p.c.
provvedimenti dell’autorità giudiziaria e gli atti ricevuti da notaio o da stabilisce che tutti i
altro pubblico ufficiale, per valere come titolo per l’esecuzione forzata, titoli giudiziali e
debbono essere muniti della formula esecutiva, salvo che la legge di­ quelli di formazione
notarile...
sponga altrimenti». L’apposizione di questa formula - il cui enfatico1

(1) Così Cass. sez. un. 7 gennaio 2014 n. 61.


32 ATTI PREPARATORI § 10
... debbano essere testo risulta dal 3° comma di questo medesimo art. 475 - preceduta
muniti della dall'intestazione «in nome della legge», costituisce la c.d. spedizione
«formula esecutiva».
del titolo in forma esecutiva. Si tratta di un requisito, che riguarda la
copia dell’atto e che è più formalistico che formale (v. voi. I, § 64),
essendo difficile ricondurlo ad un’autentica ed obiettiva funzione
processuale. Ed in realtà, se da un lato il 2° comma dell’articolo in
esame sembra delineare una siffatta funzione nel senso di un control­
lo circa la legittimazione del soggetto attivo del titolo a servirsi di es­
so («La spedizione del titolo in forma esecutiva può farsi soltanto alla
parte a favore della quale fu pronunciato il provvedimento o stipulata
Vobbligazione, o ai suoi successori...»), dall’altro lato, tale funzione
rimane in realtà svuotata di contenuto per il fatto che il suddetto
controllo non è effettuato da un giudice, ma dal cancelliere o dal no­
taio e rimane, perciò, limitato ai suoi aspetti puramente documentali
e formali (art. 153 disp. att. c.p.c.). Nei quali aspetti formali rientra
anche il disposto dell’art. 476 nel senso che la spedizione può essere
effettuata una sola volta, col rilascio cioè di una sola copia in forma
esecutiva. Si deve, infatti, tenere presente che la spedizione in forma
esecutiva non viene effettuata sull’originale dell’atto, che rimane
sempre presso il cancelliere (se è sentenza o altro provvedimento
giudiziale) o presso il notaio (se è atto pubblico); ma su una copia
autentica (v. voi. II, § 44) dell’atto stesso. E sarà appunto quell’unica
copia spedita in forma esecutiva ad assolvere alla funzione di docu­
mentare all’organo esecutivo l’esistenza del diritto accertato come
eseguibile e cioè il dovere dell’organo esecutivo stesso di eseguirlo,
qualora ne sia richiesto nelle forme di legge. La spedizione di altre
copie in forma esecutiva non può avvenire senza «giusto motivo».
Così dispone l’art. 476 c.p.c., il quale precisa che, in tale eventualità,
la parte interessata richiede il rilascio di un’altra copia, con ricorso al
capo dell’ufficio giudiziario che ha pronunciato il provvedimento o,
quando si tratti di titolo stragiudiziale, al presidente del tribunale
nella cui circoscrizione l’atto fu formato.
Occorre, infine, tener presente che la spedizione in forma esecu­
tiva è necessaria soltanto quando occorre servirsi di una copia del­
l’atto, ossia per i titoli il cui originale deve rimanere presso il cancel­
liere o il notaio; non è, invece, necessaria né possibile per i titoli
(cambiale, assegno, scritture private autenticate, accordo di concilia­
zione raggiunto in sede di mediazione o di negoziazione assistita), il
cui originale è in possesso del creditore; sicché quest’ultimo potrà
servirsi senz’altro dell’originale, con le modalità della trascrizione in­
tegrale nel precetto (v. oltre, § 12).
Il già riportato 2° comma dell’art. 475, con l’indicare i soggetti a
favore dei quali può essere effettuata la spedizione in forma esecutiva
del titolo, mentre da un lato offre un’indiretta conferma (sotto il pro­
filo attivo) del modo già visto (v. retro, §§ 5 e 6) col quale la regola
§ 1 0 SPEDIZIONE IN FORMA ESECUTIVA. SUCCESSIONE NEL PROCESSO ESECUTIVO 33

della legittimazione ad agire opera in sede esecutiva (l’azione esecuti­ Il rilascio della
formula può avvenire
va spetta a colui che dal titolo risulta creditore), dall’altro lato indica il a favore di coloro che
limitatissimo margine di applicazione estensiva di questa regola nel dal titolo risultano
senso che Vazione esecutiva spetta anche ai «successori» di colui che creditori e dei loro
successori.
nel titolo risulta creditore.
Analoga funzione ha - con riguardo al soggetto passivo dell’azio­ Sotto il profilo
passivo, l’art. 477
ne esecutiva - l ’art. 477, 1° comma, c.p.c., il quale dispone che «il c.p.c. prevede
titolo esecutivo contro il debitore ha efficacia contro gli eredi». Ciò, in­ l’estensione della
fatti, significa estendere, nei confronti di questi ultimi, la legittima­ titolarità (passiva)
dell’azione esecutiva
zione dell’azione esecutiva sotto il profilo passivo (v. retro, §§ 5 e 6). nei confronti degli
La quale estensione è soltanto assoggettata all’onere, che la norma in eredi del debitore.
discorso addossa al creditore, di lasciar decorrere almeno dieci gior­
ni tra i due atti preparatori che esamineremo nei prossimi due para­
grafi: la notificazione del titolo esecutivo e la notificazione del pre­
cetto (v. oltre, §§ 11 e 12) e sempre che entrambi questi atti non fos­
sero già stati notificati al de cuius, prima della morte.
H raffronto tra le due norme, dalle quali risulta l’estensione della
portata soggettiva del titolo sotto il profilo rispettivamente attivo e
passivo (ossia gli artt. 475, 2° comma, e 477, 1° comma) consente di
rilevare che, mentre sotto il profilo attivo l’estensione soggettiva ri­
guarda genericamente tutti i successori del creditore, ossia consegue
ad ogni fenomeno successorio, sotto il profilo passivo tale estensione
parrebbe limitata ai soli eredi del debitore, conseguendo alla sola
successione per causa di morte a titolo universale. Quest’ultima li­
mitazione va, peraltro, coordinata col disposto (già esaminato a suo
tempo: voi. I, §59 in fine), dell’art. I l i , ultimo comma, c.p.c., se­
condo il quale la sentenza pronunciata contro l’alienante o il succes­
sore universale spiega sempre i suoi effetti anche contro il successore
a titolo particolare durante la pendenza del giudizio. E poiché, se­
condo l’opinione prevalente, tra codesti effetti è compresa l’efficacia
di titolo esecutivo, ne consegue un ulteriore allargamento dell’effi­
cacia del titolo esecutivo giudiziale con riguardo ai successori anche
a titolo particolare. Non sembra esserci dubbio, invece, sull’allarga­
mento dell’efficacia del titolo nei riguardi anche di alcuni soggetti
corresponsabili per legge, come, ad es., i soci delle società in nome
collettivo.
Se, dunque, il titolo esecutivo può avere eccezionalmente efficacia
anche a favore1e/o contro i successori, ne consegue il rilievo più ge­
nerale che il processo esecutivo può iniziarsi e svolgersi tra i soggetti
(eventualmente diversi da quelli risultanti dal titolo), che dovranno
in definitiva riceverne o subirne gli effetti, non soltanto nei casi, ora
visti, di successione anteriore all’inizio dell’esecuzione, ma anche nei
casi di successione che si verifica quando il processo è già pendente. E
chiaro, infatti, che, se è possibile che il processo esecutivo si svolga,
nell’un caso, con soggetti diversi da quelli risultanti dal titolo, non
34 ATTI PREPARATORI §11

c’è ragione perché questo non sia possibile anche nell’altro caso,
senza che a questa conclusione rechi ostacolo la disciplina degli artt.
110 e 111 c.p.c., la cui discutibile e discussa applicabilità nel proces­
so di esecuzione sarebbe, comunque, da limitarsi alle disposizioni
compatibili con la struttura del processo esecutivo e non sarebbe,
per se stessa, decisiva. In pratica, il successore, documentando tale
sua qualità, potrà senz’altro prendere il posto del suo dante causa; né
è da escludere che un’eventuale iniziativa al riguardo possa essere
assunta anche dall’esecutato o da colui che subisce l’esecuzione co­
me acquirente a titolo particolare.
Nell’ipotesi che venga meno il debitore, l’inapplicabilità, nel pro­
cesso esecutivo, dell’istituto dell’interruzione fa sì che il processo
possa proseguire legittimamente nei confronti dei successori, i quali
però - in ossequio alle esigenze del contraddittorio - debbono essere
resi destinatari (eventualmente nei modi di cui all’art, 477, 2° com­
ma, c.p.c.) delle comunicazioni e degli avvisi, purché ovviamente
l’evento, che ha dato luogo alla successione, risulti da un atto del
processo.

11. G li atti preparatori anteriori aWinizio del processo esecutivo; a)


la notificazione del titolo esecutivo.

Abbiamo già avuto diverse occasioni (retro, § § 3 , 7 in fine, § 10)


di accennare alla caratteristica, propria del processo esecutivo, per la
quale alcuni atti, la cui funzione si riconduce indubbiamente al pro­
cesso esecutivo, debbono tuttavia essere compiuti prima dell’inizio
del processo stesso, e sono perciò atti preparatori o preliminari. Tali
atti - che sono la notificazione al debitore del titolo esecutivo e la
notificazione, pure al debitore, del precetto - hanno la funzione di
preannunciare solennemente al debitore il proposito del creditore di
procedere all’esecuzione forzata, e più precisamente il proposito di
esercitare quella azione esecutiva che si fonda su quel titolo esecutivo
(il quale, appunto perciò, va notificato) per il conseguimento di quel
diritto e con quella portata soggettiva, che emerge dal titolo. Ed è
facile comprendere la ragione di questo solenne preannuncio: offrire
al debitore, da un lato, l’ultima possibilità di eseguire il proprio ob­
bligo spontaneamente (anche se, ovviamente, sotto la pressione della
minaccia dell’esecuzione), così evitando di subire l’esecuzione e le
relative spese; e, dall’altro lato, la possibilità di conoscere tutti gli
elementi dell’azione esecutiva preannunciata onde valutare le con­
crete possibilità di contestarne la legittimità prima ancora del suo ef­
fettivo esercizio (v. oltre, §§ 37 e 38).
La coordinazione funzionale degli atti preparatori in discorso con
il processo esecutivo consente di attribuire loro la generica qualifica
§ 11 NOTIFICAZIONE DEL TITOLO ESECUTIVO 35

di «atti esecutivi», anche se, d’altro canto, essi non appartengono al


(non ancora iniziato) processo esecutivo; mentre, sul piano struttura­
le, essi non presentano le caratteristiche specifiche degli atti esecuti­
vi, poiché si sostanziano, come stiamo per vedere, in notificazioni ed
intimazioni.
L’art. 479, 1° comma, c.p.c. enuncia che «se la legge non dispone L’art. 479,1°
altrimenti, l’esecuzione forzata deve essere preceduta dalla notificazio­ comma, enuncia che
l’esecuzione forzata
ne del titolo in forma esecutiva e del precetto». Il primo degli atti pre­ deve essere preceduta
paratori è, dunque, la notificazione del titolo esecutivo. In un certo dalla notificazione del
titolo esecutivo e del
senso, anche il titolo esecutivo e la sua spedizione in forma esecutiva precetto.
(quando è necessaria) sono atti preparatori dell’esecuzione forzata.
Tuttavia, mentre il titolo esecutivo, per se stesso, è solo il documento
di un atto già compiuto, la spedizione in forma esecutiva, invece, pur
essendo un atto dinamico evidentemente mosso dal proposito di av­
valersi del titolo, è soltanto un indizio di tale proposito, poiché, per
se stesso, l’atto della spedizione si esaurisce nel comportamento del
cancelliere o del pubblico ufficiale che appone la formula esecutiva
sul documento.
In realtà, sia il titolo esecutivo, sia la sua spedizione in forma ese­
cutiva incominciano ad assolvere in modo dinamico alla loro funzio­
ne preparatoria dell’esecuzione forzata soltanto nel momento in cui
il creditore li fa oggetto di un ulteriore atto che, essendo rivolto al de­
bitore, implica già la manifestazione, ancorché implicita, a quest’ul­
timo, del proposito di dare inizio all’esecuzione forzata. Quest’atto è
per l’appunto la notificazione del titolo esecutivo (preventivamente,
in quanto occorra, spedito in forma esecutiva).
Ricordando qui la nozione della notificazione vista a suo tempo La notificazione del
(voi. I, § 70) e quale emerge dall’art. 137 C.p.c.,, possiamo dire che la tìtolo ...

notificazione del titolo esecutivo consiste nella consegna al debitore,


nei modi determinati dalla legge, da parte ideU’ufficiale giudiziario ed
a seguito di richiesta del creditore, di pfia copia autentica del titolo
esecutivo, ossia di una copia autentica'di quell’unica copia in forma
esecutiva, che, agli effetti della notificazione, funzionerà da originale.
Ciò naturalmente riguarda solo i titoli per i quali è richiesta la spedi­
zione in forma esecutiva, mentre negli altri casi (ossia, come abbiamo
visto, quando il titolo esecutivo è costituito da scrittura privata au­
tenticata, da cambiale o altro titolo di credito o da accordo concilia­
tivo a seguito di mediazione o di negoziazione assistita: v. retro, § 9)
la notificazione del titolo si riduce ad una modalità della notificazio­
ne del precetto, come si vedrà tra poco (v. § 12).
Il 2° comma dell’art. 479 dispone che la notificazione del titolo ... va effettuata alla
esecutivo va fatta alla parte «personalmente», a norma degli arti. 137 e parte personalmente
(art. 479,2° comma),
ss. È questo uno dei casi (li si veda, in generale, nel voi. I, § 49), nei
quali il legislatore si serve dell’avverbio «personalmente» per con­
trapporre la parte (qui, il debitore) al suo difensore-procuratore (e
36 ATTI PREPARATORI § 12

naturalmente ci si riferisce al difensore-procuratore delTeventuale


precedente processo di cognizione, poiché quello di esecuzione non
è ancora iniziato). La L. 80/2005 ha eliminato dal 2° comma delTart.
479 la disposizione, secondo la quale la notificazione del titolo-sen­
tenza era valida anche se effettuata al procuratore costituito (nel pro­
cesso di cognizione) a norma dell’art. 170, purché entro Tanno dalla
pubblicazione della stessa sentenza. Di conseguenza, per effetto di
tale eliminazione, quando si abbia a che fare con il titolo-sentenza,
occorrerà la doppia notificazione della sentenza (al procuratore co­
stituito, ai fini del decorso del termine breve per impugnare, ai sensi
dell’art. 326: v. voi. II, § 71; alla parte personalmente, ai fini della
«preparazione» all’esecuzione), che la disposizione soppressa aveva
inteso evitare.
Ad un anno è limitata u n ’ulteriore facoltà, concessa dal 2° comma
dell’art. 477 c.p.c. per il caso (al quale ci siamo già riferiti nel § pre­
cedente) della morte del debitore prima dell’inizio dell’esecuzione
forzata. Agli effetti dell’esercizio dell’azione esecutiva contro gli ere­
di (consentito dal 1° comma, come si è già visto), questo 2° comma
dispone che, entro un anno dalla morte del debitore, la notificazione
del titolo esecutivo può essere effettuata agli eredi, collettivamente e
impersonalmente nell’ultimo domicìlio del defunto.

12. Segue, b) I l precetto e la sua notificazione.

Come abbiamo accennato poc’anzi, la notificazione del titolo ese­


cutivo è già idonea a manifestare al debitore il proposito del credito­
re di procedere ad esecuzione forzata, ma si tratta di una manifesta­
zione soltanto implicita, poiché, con la notificazione del titolo, il de­
bitore non riceve altro che, appunto, il titolo esecutivo. La manife­
stazione del proposito di procedere ad esecuzione forzata viene, in­
vece, compiuta in modo esplicito e solenne con Tatto di precetto,
che è un autonomo atto del creditore, da notificarsi al debitore. Di
quest’atto dobbiamo vedere, anzitutto, in che consiste e, quindi, con
quali modalità va notificato.
H precetto consiste Secondo il disposto dell’art. 480, 1° comma, «il precetto consiste
nell}intimazione ài nell’intimazione ài adempiere l’obbligo risultante dal titolo esecutivo,
adempiere l’obbligo
risultante dal titolo entro un termine non minore di dieci giorni - salva l’autorizzazione di
entro un termine non cui all’art. 482 (e di cui tra poco) - , con l’avvertimento che, in man­
minore di 10 giorni.
canza, si procederà ad esecuzione forzata». Ed è opportuno osservare
subito che quest’avvertimento è generico - ossia lascia indeterminato
l’oggetto della futura esecuzione - se preannuncia l’espropriazione;
mentre è specifico - ossia deve indicare esattamente tale oggetto - se
preannuncia l’esecuzione in forma specifica (v. il § 33).
Se l’obbligo contenuto nel titolo esecutivo consiste nel pagamen­
§ 12 PRECETTO E SUA NOTIFICAZIONE 37

to di una somma, l’indicazione, nel precetto, di una somma maggiore


di quella dovuta non rende nullo il precetto, che resta valido ed effi­
cace per la minor somma dcjvuta.
L ’intimazione; nella quale si sostanzia il precetto, deve logicamen­
te avvenire tra quelle che saranno le due parti nel (non ancora inizia­
to) processo esecutivo; più precisamente, va effettuata dal creditore
(che è, dunque, l’autore del precetto e che deve sottoscriverlo) nei
confronti del debitore, il quàle ne è il destinatario ed al quale, come
stiamo per vedere, il precetto va notificato. Il precetto è, infatti, un
atto tipicamente recettizio nel senso che non produce alcun effetto,
se non in quanto portato a conoscenza (mediante notificazione) del
suo destinatario.
Questi due soggetti, ossia il creditore ed il debitore, debbono
compiere il precetto e, rispettivamente, riceverlo, «personalmente»
(nel senso specifico col quale la legge usa questa parola: v. voi, I,
§ 49), oppure per il tramite dei rispettivi difensori-procuratori? Per
quanto concerne il destinatario dell’atto, la legge addirittura escludè
la possibilità di avvalersi dello strumento del difensore, in quanto di­ II precetto è atto
spone che il precetto va notificato alla parte «personalmente» a recettizio del creditore
net confronti del
norma degli artt. 137 e ss. (art. 480, ultimo comma); per quanto, in­ debitore, al quale
vece, concerne l’autore dell’atto, la medesima disposizione ora citata l’atto va, senza
eccezioni, notificato
si limita ad enunciare che il precetto deve essere sottoscritto a norma personalmente {art,
dell’art. 125, ossia a norma di una disposizione che, come si vide a 480,4° comma).
suo tempo (voi. I, § 65 in fine), contempla, per gli atti di parte, la
sottoscrizione della parte personalmente (se in tal modo essa può
stare in giudizio) oppure del difensore. Si tratta, allora, di vedere se
rispetto al precetto sussiste o meno l’onere del patrocinio: ed a que­
sto quesito si suole rispondere in senso negativo per il rilievo che il
precetto non appartiene al processo esecutivo, ma soltanto ne prean­
nuncia l’inizio. D ’altra parte, l’art. 83 include espressamente il pre­
cetto tra gli atti in calce o a margine det onali può essere rilasciata la
procura al difensore. Se ne deduce che il precetto può (e non deve)
essere sottoscritto dal difensore, purché, naturalmente, questo sia
munito di procura (v. voi. I, § 49), da rilasciarsi anteriormente alla
notificazione^ senza che qui possa operare la disposizione ecceziona­
le di cui al 2° comma dell’art. 125,
Il 2° e il 3° comma dell’art. 480 indicano dettagliatamente i requi­
siti del precetto in aggiunta all’intimazione ad adempiere, che, come
si è visto, ne è l’elemento essenziale. Non è richiesta, in primo luogo, Elemento essenziale
l’indicazione dell’ufficio giudiziario, innanzi al quale si svolgerà l’ese­ del precetto è
1‘intimazione ad
cuzione. E richiesta, invece - ma non a pena di nullità - , la dichiara­ adempiere nel
zione di residenza o l’elezione di domicilio della parte istante nel termine stabilito dal
creditore, non
comune in cui ha sede il giudice competente per l’esecuzione, ai sen­ inferiore a 10 giorni.
si degli artt. 26 e 26 bis c.p.c. (v. retro, § 7); se effettuata, determina
in tale luogo la competenza, ex art. 27 c.p.c., per l’opposizione al
38 ATTI PREPARATORI § 12

precetto, che, come si vedrà al § 36, è una delle forme di opposizione


all’esecuzione; se non effettuata (o se effettuata in un luogo diver­
so), tale competenza spetta al giudice del luogo della notificazione
del precetto e l’eventuale opposizione al precetto può essere notifi­
cata al creditore mediante deposito presso la cancelleria del giudice
(art. 480, 3° comma). Ugualmente, la sanzione della nullità non è
prevista per romissione dell’avvertimento che si procederà ad esecu­
GU altri elementi zione forzata. Sono, invece, richiesti a pena di nullità, i requisiti del-
contenutistici del lJindicazione delle parti .e dell’indicazione della data di notificazione
precetto.
del titolo esecutivo (art. 480, 2° comma). Quest’ultimo requisito (nel
quale è implicito quello dell’indicazione del titolo) è, tuttavia, supe­
rato in due ipotesi:
a) quando il creditore si avvalga della facoltà - che espressamente
gli concede rultim o comma dell’art. 479 - di redigere il precetto di
seguito al titolo esecutivo, e di notificarlo insieme con questo, purché
la notificazione sia fatta al debitore «personalmente» (con che si ve­
de che la notificazione «personale» al debitore, del precetto, è, come
si è visto per la notificazione del titolo esecutivo, senza eccezioni);
b) quando il titolo esecutivo è costituito da cambiale o altro titolo
di credito, da scrittura privata autenticata o, ancora, da accordo rag­
giunto fra le parti all’esito della procedura di mediazione o di nego­
ziazione assistita (cfr. §§ 104 e 105). In tali casi, infatti, opera il di­
sposto dell’art. 480, 2° comma, che richiede la trascrizione del titolo
nel contesto del precetto quando ciò è richiesto dalla legge (tale re­
quisito viene ravvisato nell’art. 63 L. camb. e nell’art. 55 L. ass., men­
tre per le scritture private autenticate lo stesso requisito è espresso
dall’art, 474,3° comma, c.p.c. e, per l’accordo raggiunto all’esito del­
la mediazione, dall’art. 12, 1° comma, D.Lgs, 28/2010, o all’esito del­
la negoziazione assistita, dall’art. 5, comma 2° bis, D.L. 132/2014,
conv. dalla L. 162/2014). E questo, ovviamente, e come si diceva nel
§ precedente, supera anche la necessità di un’autonoma notificazione
del titolo esecutivo. Naturalmente, occorre un’attestazione che il ti­
tolo - così come trascritto dal creditore nel contesto del precetto -
corrisponde all’originale: il codice (art. 480,2° comma, in fine) affida
questo compito all’ufficiale giudiziario.
La sottoscrizione del precetto a norma dell’art. 125 (e quindi ad
opera della parte personalmente o del difensore, come si è visto so­
pra) è richiesta dall’art. 480, ultimo comma; questa norma non com­
mina la nullità per il precetto non sottoscritto, ma non si vede come
tale conseguenza possa essere evitata, attesa la funzione della sotto-
scrizione.
Il precetto - si diceva poc’anzi - è atto recettizio nel senso che
non produce alcun effetto se non è notificato. La notificazione del
precetto - che è atto distinto dal precetto stesso in quanto atto del­
§ 12 PRECETTO E SUA NOTIFICAZIONE 39

l’ufficiale giudiziario (v. voi. I, § 70) - è, tuttavia, atto tipicamente


strumentale ed insostituibile: rispetto al precetto, allo stesso modo di La notificazione
come lo è la notificazione dell’atto di citazione rispetto a quest’ul­ del precetto è atto
dell’ufficiale
timo atto (v. voi. II, § 5). La notificazione del precetto consiste nella giudiziario, distinto
consegna, da parte dell’ufficiale giudiziario, al destinatario - che, co­ dal precetto,
me si è visto, è il debitore «personalmente» o chi per esso - di una ancorché strumentale
ad esso.
copia autentica del precetta debitamente sottoscritta nei modi visti
sopra; consegna da documentarsi nella relazione di notificazione in
calce ad entrambe le copie dell’atto di precetto.
Come il precetto è atto autonomo e distinto dal titolo esecutivo,
così la notificazione del precetto è atto distinto dalla notificazione
del titolo esecutivo. Quest’ultima deve, in linea di principio, prece­
dere la notificazione del precetto, come si desume anche dal rilievo
che, come abbiamo visto poc’anzi, nel precetto dev’essere indicata la
data della notificazione del titolo esecutivo; abbiamo anzi visto (re­
tro, § 10) che in un caso (quello di cui all’art. 477, che concerne l’e­
secuzione contro gli eredi del debitore), tra la notificazione del titolo'
e quella del precetto deve addirittura intercorrere un termine (dila­
torio) di dieci giorni.
Ma, a parte questo caso, il requisito dell’anteriorità della notifica­
zione del titolo rispetto a quella del precetto, non impone un’effet­
tiva anteriorità cronologica, poiché, al contrario, il codice - a parte la
già vista ipotesi della trascrizione del titolo nel contesto del precetto
- consente espressamente (art. 479, ultimo comma), come pure si è
già accennato, la notificazione contemporanea dei due atti, che addi­
rittura possono essere redatti sullo stesso documento: l’uno (il pre­
cetto) di seguito all’altro (il titolo esecutivo), alla sola condizione che
la notificazione sia fatta alla parte personalmente.
A differenza della notificazione del titolo esecutivo, la notifica­ L’efficacia del
zione del precetto (e quindi, il precetto stèsso) non conserva indefi­ precetto è
assoggettata a un
nitamente la sua efficacia propria di atto preliminare all’esecuzione termine acceleratorio
forzata; tale efficacia è, infatti, limitata d novanta giorni dalla notifica­ (90 giorni dalla sua
notificazione).
zione; se entro tale termine l’esecuzione forzata non viene iniziata,
l’aw enuta notificazione non è più utilizzabile (art. 481 c.p.c.), nel
senso che per dare validamente inizio all’esecuzione occorre un nuo­
vo atto di precetto da notificare (ferma invece rimanendo l’efficacia
dell’awenuta notificazione del titolo esecutivo, di cui si dovrà far
menzione nel nuovo precetto).
Si è detto sopra che l’intimazione ad adempiere, in cui si sostanzia
il precetto, deve contenere la concessione di un termine - di regola
non inferiore a dieci giorni - che naturalmente (trattandosi di termi­
ne dilatorio: v. voi. I, § 66) deve essere interamente decorso prima
che si possa validamente dare inizio all’esecuzione. La necessità di
rispettare questo termine è spesso controproducente agli effetti della
funzionalità dell’esecuzione, poiché il debitore può approfittare di
40 A T H PREPARATORI § 12
esso per occultare i suoi beni, per occultare la cosa da consegnare o
comunque pregiudicare i successivi atti esecutivi. Per ovviare a que­
Il presidente del sto inconveniente, il codice (art. 482 c.p.c.) dispone che il capo del­
tribunale può l’ufficio competente per Vesecuzione (ossia il presidente del tribunale)
autorizzare
l’esecuzione o un giudice da lui delegato può —se vi è pericolo nel ritardo —autoriz­
immediata, con zare l’esecuzione immediata, eventualmente subordinando la conces­
dispensa dal termine
dei 10 giorni. sione alla prestazione, da parte del creditore procedente, di una cau­
zione. L ’autorizzazione - precisa la norma in discorso - è data con
decreto scritto in calce ,al precetto e trascritto nella copia da notifi­
carsi.

Per converso, va tenuto presente che la stessa notificazione del pre­


cetto è, nel caso particolare di esecuzione contro la Pubblica Am­
ministrazione, assoggettata ad un termine dilatorio di centoventi giorni,
in forza dell’art. 14 del D.L. 31 dicembre 1996 n. 669 (conv. dalla L. 28
febbraio 1997 n. 30 e successivamente modificato dall’art. 147 L. 23 di­
cembre 2000 n. 388), ciò che attribuisce al rispetto di questo termine la
natura di condizione di efficacia del titolo, anche laddove il titolo venga
utilizzato ai fini dell’intervento nell’espropriazione già iniziata da altri
creditori (v. oltre, § 18),

In conclusione, l’esame della disciplina positiva dell’atto di pre­


cetto evidenzia la stretta coordinazione di quest’atto con la successi­
va serie degli atti del processo esecutivo, nel quale senza dubbio si
inserisce, acquisendo u n ’indubbia natura processuale e più precisa-
Agli effetti mente la natura di atto del processo esecutivo, pur trattandosi di un
dell'interruzione atto cronologicamente anteriore all’inizio del processo stesso ed alla
della prescrizione, il
precetto vale come proposizione della domanda, che contiene il primo esercizio dell’a­
costituzione in mora. zione esecutiva; ciò implica, tra l’altro, che Veffetto interruttìvo della
prescrizione è solo quello proprio della costituzione in mora.

Bibliografia di orientamento

C. M andinoli , L’azione esecutiva, Milano, 1955; A. MASSARI, Titolo


esecutivo, in Novissimo Dig. i t XIX, Torino, 1973; A, LORENZETTO PESE-
RICO, La successione nel processo esecutivo, Padova, 1983; C. MANDRIOLI,
In tema di rapporti tra estensione soggettiva del giudicato ed estensione sog­
gettiva del titolo esecutivo, in Riv. dir. proc., 1985; C.A. NlCOLETTI, Precetto
(dir. proc. civ.), in Enciclopedia del diritto, XXXIV, Milano, 1985; R. ORIA-
NI, Titolo esecutivo, opposizioni, sospensione dell’esecuzione, in Loro it.,
2005, V; I. A ndolina , Il titolo esecutivo dopo le recenti riforme del processo
esecutivo italiano, in Riv. es. forzata, 2006, p. 14 e ss.; A. SALETTI, Le (ulti­
me?) novità in tema di esecuzione forzata, in Riv. dir. proc., 1986; A. CAR-
RATTA, Titolo esecutivo europeo: II) Dir. proc. civ., in Enc. Giur. Treccani,
Roma, 2007; A. RONCO, Sub art. 474, in Le recenti riforme del processo civi­
le, diretto da S. CHIARLONI, I, Bologna, 2007; F. TOMMASEO, L’esecuzione
§ 12 PRECETTO E SUA NOTIFICAZIONE 41
forzata, Padova, 2009; E. D’ALESSANDRO, II conferimento dell'esecutività al
verbale di conciliazione stragiudiziale e la sua circolazione ecc., in Riv. trim.
dir. e proc. civ., 2011; M. BOVE, L’accordo di conciliazione: efficacia ed esecu­
tività ecc., ivi, 2013; AA.W., Appunti di diritto dell’esecuzione civile, a cura
di S. VINCHE, Padova, 2012; FARINA, Titoli esecutivi europei ed esecu­
zione forzata in Italia, Roma, 2012; B. CAPPONI, Sub art. 474, in AA.W.,
Commentario c.p.c., VI, Torino; 2013; A. SALETn, Sub art. 480, ibidem; B.
CAPPONI, Manuale di diritto dell’esecuzione civile, 3aed., Torino, 2015.
'FT
CAPITOLO III
L’ESPROPRIAZIONE

Sezione p r im a

L’ESPROPRIAZIONE FORZATA IN GENERALE


SOMMARIO: 13. Nozione dell'espropriazione, le sue diverse forme e Tordine seguito
dal codice nella disciplina dell’istituto. - 14. H giudice dell’esecuzione e i suoi
provvedimenti. - 15. L’iscrizione a ruolo dell’espropriazione e la formazione del
fascicolo d’ufficio; la designazione del giudice dell’esecuzione e le modalità ge­
nerali delle udienze e degli atti dell’espropriazione. - 16. Il pignoramento (in
generale): a) funzione ed effetti, - 17. Segue. II pignoramento (in generale): b) la
struttura. La ricerca con modalità telematiche dei beni da pignorare. La conver­
sione e la riduzione del pignoramento; la sua inefficacia. - 18. L’intervento dei
creditori nell’espropriazione (in generale). - 19. Vendita forzata, assegnazione e
distribuzione della somma ricavata (in generale).

13. Nozione dell'espropriazione, le sue diverse form e e l'ordine se­


guito dal codice nella disciplina dell'istituto.
y ì

L ’art. 2910 c.c. - che è una delle norjne fondamentali che con- Vespropriazione è lo
cernono la tutela giurisdizionale, la sua disponibilità e il suo risultato strumento processuale
esecutivo finalizzato
di diritto sostanziale e che perciò sono contenute nel codice civile (v. alla soddisfazione
retro, § 1 in fine) - enuncia che «il creditore, per conseguire quanto coattiva dei crediti di
denaro.
gli è dovuto, può fare espropriare i beni, del debitore secondo le regole
stabilite dal codice di procedura civile».
L ’espropriazione forzata è appunto - e come si è visto al § 4 -
quel tipo di procedimento esecutivo che consiste nel sottrarre coatti­
vamente al debitore determinati beni appartenenti al patrimonio di
quest’ultimo e nel trasformarli, pure coattivamente, in denaro, per
destinarli alla soddisfazione del creditore, in attuazione della loro
funzione di garanzia generica dei crediti; quella garanzia generica,
che consegue aHa responsabilità patrimoniale con tutti i «beni pre­
senti e futuri»,,enunciata dall’art. 2740 c.c. E pertanto, è quel tipo di
procedimento esecutivo attraverso il quale possono essere coattiva­
mente soddisfatti i crediti aventi ad oggetto una somma di denaro,
sia che questo fosse il loro oggetto originario o sia che, in sede di co­
44 ESPROPRIAZIONE IN GENERALE §13

gnizione, siano stati trasformati in crediti di denaro, proprio in vista


della loro soddisfazione coattiva.
La disciplina In relazione a ciò, l’espropriazione colpisce preferibilmente il de­
dell’espropriazione naro del debitore ed i suoi beni, cbe siano più facilmente trasforma­
concerne le modalità
per vincolare somme bili in denaro, come i titoli di credito e gli oggetti preziosi (art. 517,
di denaro o 2° comma, c.p.c.); ma, può comunque colpire ogni bene idoneo ad
determinati beni alla
soddisfazione essere trasformato in denaro: beni mobili, crediti, beni immobili. Per­
del credito. ciò, la disciplina dell’espropriazione concerne, anzitutto, le modalità
per sottrarre alla disponibilità giuridica del debitore e vincolare i be­
ni del debitore stesso (pignoramento) e, quindi, per trasformarli coat­
tivamente in denaro {vendita forzata, salvo il caso à é \’assegnazione
diretta). Le quali modalità ovviamente variano a seconda che i beni
appartengano all’una o all’altra delle suddette tre categorie. La di­
sciplina in discorso concerne poi le modalità per passare, col denaro
così conseguito, a soddisfare sia il creditore, cbe ha assunto l’inizia­
tiva (c.d. creditore procedente), e sia gli eventuali altri creditori che
abbiano approfittato di questa iniziativa per partecipare alla riparti­
zione del denaro (c.d. creditori intervenienti: v. retro, § 6 in fine e
oltre, § 18).
Questo iter si riflette, secondo l’articolazione della disciplina lega­
le, nella successione delle tappe scandite dai seguenti istituti: pigno­
ramento, eventuale intervento dei creditori, vendita forzata (o assegna­
zione), distribuzione della somma ricavata. Si determina, così, una se­
quenza che costituisce la linea conduttrice della disciplina dell’espro­
priazione e che il codice percorre dapprima dettando una disciplina
che concerne tutti i suddetti istituti nelle loro caratteristiche generali,
e cioè una disciplina unica per ciascuno di questi istituti, quale che
sia il tipo di bene oggetto dell’espropriazione (capo 1°: «dell’espro­
priazione in generale»)-, e quindi, dettando tre ulteriori discipline in­
tegrative, concernenti gli aspetti particolari che ciascuno di questi
istituti assume a seconda che l’espropriazione abbia ad oggetto:
L’espropriazione può a) denaro o altri beni mobili (capo 2°: «dell’espropriazione mobi­
avere ad oggetto
denaro o beni mobili
liare presso il debitore»)-,
{e. mobiliare)-, b) crediti del debitore o altre cose mobili appartenenti a questo
crediti o altre cose ma non nella sua disponibilità, e perciò presso terzi (capo 3°: «del­
presso terzi
{e. presso terzi)', l’espropriazione presso terzi»)-,
beni immobili c) beni immobili (capo 4°: «dell’espropriazione immobiliare»).
(e, immobiliare).
In ciascuno di questi capi è, pertanto, contenuta una disciplina
(integrativa di quella generale contenuta nel capo 1°) di ciascuno dei
suddetti istituti, e cioè, rispettivamente, e sempre nel medesimo or­
dine, del pignoramento, dell’intervento dei creditori, della vendita e
dell’assegnazione, della distribuzione della somma ricavata.
Naturalmente, spetta al creditore optare per l’una piuttosto che
per l’altra di queste tre forme di espropriazione, in relazione alla pre­
§ 14 GIUDICE DELL'ESECUZIONE 45

senza dell’uno piuttosto che dell’altro tipo di beni nel patrimonio del
debitore, ma nel rispetto delle limitazioni poste dal legislatore. Il co­
dice - che non impone alcun ordine di priorità se non per quanto
riguarda i beni sui quali il creditore già fruisce di una garanzia reale
(art. 2911 c.c.) - consente ali creditore di valersi cumulativamente dei
diversi mezzi di espropriazióne; ma, il debitore può opporsi per ot­
tenere dal giudice dell’esecuzione (su cui v. il § seguente) un’ordi­
nanza non impugnabile che limiti l’espropriazione al mezzo che il
creditore sceglie o, in mancanza, a quello che il giudice stesso deter­
mina (art. 483 c.p.c.), tenuto conto anche dei crediti degli interve­
nienti. Ciò, naturalmente, quando la suddetta azione cumulativa ri­
sulti eccessiva e non sia resa necessaria dall’entità del credito da sod­
disfare in relazione al valore dei beni costituenti oggetto delle singole
espropriazioni, cumulabili anche se dello stesso tipo.
Occorre ancora tener presente che la disciplina delle diverse for­
me di espropriazione è richiamata ed attuata, sia pure nel quadro di
taluni orientamenti in parte diversi, dalla legge fallimentare, che, co­
me rileveremo meglio al § 18, realizza un’espropriazione integrale
del patrimonio del debitore.
Va, infine, evidenziato che, per i crediti dello Stato e di altri enti
pubblici, l’espropriazione avviene secondo le regole della c.d. esecu­ La c.d. esecuzione
zione esattoriale, che attribuisce l’azione esecutiva ai «concessionari esattoriale.
del servizio di riscossione» secondo la disciplina contenuta, dappri­
ma nel D.P.R. 28 gennaio 1988 n. 43, che richiama gran parte delle
disposizioni del D.P.R. 29 settembre 1973 n. 602, abrogando i ri­
chiami alle disposizioni dell’allora vigente R.D. 14 aprile 1910 n. 639,
sull’espropriazione per credito fondiario, ora disciplinata dal D.Lgs.
1° settembre 1993 n. 385; successivamente, nel D.Lgs. 13 aprile 1999
n. 112, che ha abrogato e sostituito il pirecedente D.P.R. 43/1988
(tranne che gli artt. 58 e 59) ed è stato M sua volta modificato dal
D.Lgs. 193/2001 e dal D.L. 203/2005 (eonv. dalla L. 248/2005), isti­
tutivo della Equitalia s.p.a.
La disciplina dell’espropriazione è stata alquanto modificata dalla
riforma del 2005, che ha opportunamente tenuto conto anche di al­
cune prassi applicative, con risultati in qualche misura apprezzabili,
e poi ulteriormente modificata - in alcuni «snodi» significativi - con
il recente D.L. 12 settembre 2014 n. 132 (conv. dalla L. 10 novembre
2014 n. 162). 1

14. I l giudice dell'esecuzione e i suoi provvedimenti.

L ’art. 484 c.p.c. - rubricato sotto il titolo «giudice dell’esecuzio­ L’art. 484,1°
comma, c.p.c.
ne» - enuncia, nei 1° comma, che «l’espropriazione è diretta da un enuncia ch e....
giudice».
46 E SP R O P R IN O N E IN GENERALE § 14

... «l’espropriazione è Ricordando quanto dicemmo a suo tempo circa il duplice possibi­
diretta da un le significato, col quale la legge impiega la parola «giudice», ossia
giudice», che è
il «giudice quello di «ufficio giudiziario» e quello di «organo», al quale sono at­
dell’esecuzione». tribuite determinate funzioni nell’ambito di un ufficio giudiziario (v.
voi. II? § 13), appare subito evidente che, nella surriferita proposi­
zione, il codice si riferisce ad un organo giudiziario e che pertanto
anche nel processo esecutivo, come in quello di cognizione, sussiste
la suddetta contrapposizione tra giudice-ufficio giudiziario e giudice-
organo. Tale contrapposizione si concreta, qui, nella contrapposizio­
ne tra giudice competente per Vesecuzione e giudice dell’esecuzione.
Si tratta di un organo Quando si parla di giudice competente per l’esecuzione, ci si riferisce
appartenente
all’ufficio giudiziario
a quel giudice-ufficio giudiziario, nel cui ambito può svolgersi una de­
(tribunale), terminata esecuzione forzata, nel senso che a quell’ufficio (concreta­
competente per mente operante attraverso i suoi singoli organi) sono attribuiti i poteri
l’esecuzione.
inerenti a quell’esecuzione forzata. Ciò in applicazione delle regole di
ripartizione dei poteri giurisdizionali tra diversi uffici giudiziari, che
sono regole di competenza e che, con riguardo al processo esecutivo,
abbiamo già esaminato al § 7 (v. anche voi. I, §§ 36 e 37).
Quando, invece, parliamo di giudice dell’esecuzione, ci riferiamo
ad un organo (o giudice in senso stretto) di quel determinato ufficio
giudiziario (o giudice in senso ampio), che si suppone competente
per l’esecuzione. Più precisamente, ci riferiamo ad un organo imper­
sonato in una determinata persona fisica di magistrato, da designarsi
volta per volta, così come avviene per il processo di cognizione (v.
voi. Il, §§10, 13). Nel processo esecutivo, tale designazione è disci­
plinata dal 2° comma dell’articolo ora in esame (art. 484), con moda­
lità analoghe a quelle della designazione del giudice nel processo di
cognizione e che esamineremo nel § seguente.
H 4° comma dell’art. 484 dispone che «si applicano al giudice del­
l’esecuzione le disposizioni degli articoli 174 e 175», ossia le norme
che concernono l’immutabilità del giudice (v. voi. II, § 10 in fine) ed
i poteri direttivi ed ordinatori del procedimento attribuiti a quest’ul­
timo (v. voi. II, § 15). Da questa norma di richiamo emerge palese­
mente una consapevole assimilazione della figura del giudice dell’e­
secuzione a quella del giudice del processo di cognizione. Assimila­
zione che è ribadita e completata dall’art. 487, il quale prevede, per Ì
provvedimenti del giudice dell’esecuzione, la medesima forma dei
provvedimenti del giudice della cognizione (ossia l’ordinanza), stabi­
lendo che essi debbono essere pronunciati con le medesime modalità
e comunicati negli stessi modi previsti per le ordinanze del giudice
I provvedimenti della cognizione (artt. 176 e 186 richiamati dall’art. 487, 2° comma,
del giudice
dell’esecuzione
in quanto applicabili), ed ancora che essi hanno le medesime caratte­
sono le ordinanze, ristiche di revocabilità e modificabilità. Tuttavia, tale revocabilità e
modificabilità sussiste fino a quando le ordinanze in discorso non
abbiano avuto esecuzione. Da questa limitazione emerge una prima
§ 14 GIUDICE DELL’ESECUZIONE 47

differenza rispetto alle ordinanze del giudice della cognizione, diffe­


renza che sta evidentemente; in relazione con le particolarità del pro­
cesso esecutivo. |
In realtà, le figure del giudice dell’esecuzione e del giudice della
cognizione, mentre sono assai vicine tra loro per quanto concerne la
posizione formale di organò dell’ufficio giudiziario ed i poteri ordi­
natori del processo, divergono profondamente non appena si scende
alla sostanza della loro rispettiva attività. Ciò in relazione al fatto che,
mentre la cognizione si risolve in un giudizio, per il quale occorre,
oltre all’attività ordinatoria, un’autentica programmazione o addirit­
tura (in un certo senso) anticipazione del giudìzio stesso, l’esecuzio­
ne si risolve, invece, in una serie di atti o di operazioni (v. voi. I, § 69 L’attività del giudice
dell1esecuzione, di.
in fine) con funzione realizzatrice del diritto, per i quali, oltre all’atti­ solito svolta in
vità ordinatoria, occorre soltanto una programmazione di natura udienze, ba portata
pratica, come, ad es., stabilire i tempi e i modi della vendita forzata. per lo piu ordinatoria.

Perciò, se è vero che anche per questo tipo di programmazione pos­


sano o debbano svolgersi degli incontri tra le parti innanzi al giudice,
incontri che hanno tutti i caratteri delle udienze (v. voi. I, § 65), non
è meno vero che in tali udienze non si debbono, almeno di regola, ri­
solvere controversie giuridiche (o programmarne la risoluzione), ma,
di solito, soltanto affrontare questioni di opportunità pratica, oltre
che di funzionalità ordinatoria, in relazione alle quali lo stesso princi­
pio del contraddittorio opera, come abbiamo già visto (retro, § 3), in
una maniera alquanto diversa rispetto al processo di cognizione.
In questa prima visione globale della figura del giudice dell’ese­
cuzione, merita ancora tener presente che in quelle parentesi di co­
gnizione, che sono costituite per lo più, ma non soltanto, dalle oppo­
sizioni nel processo esecutivo, il giudice?dell’esecuzione ha ancora
funzioni di coordinazione tra l’uno e l ’altro processo, specialmente
con riguardo alla possibilità di disporne la sospensione dell’esecu­
zione (v. oltre, § 39). /
Va, infine, tenuto presente che contro le ordinanze del giudice
dell’esecuzione non è normalmente proponibile il reclamo al colle­
gio, salvo che per le ordinanze concernenti l’estinzione del processo
(art. 630 c.p.c.: v. oltre, § 40). La via normale per far valere eventuali
illegittimità delle ordinanze del giudice dell’esecuzione è quella delle
opposizioni e specialmente quella dell’opposizione agli atti esecutivi
(v, oltre, § 37), ciò che di regola preclude l’impugnabilità con altri
mezzi, ed in particolare col regolamento di competenza, salvi i casi in
cui le ordinanze risolvano specificamente contestazioni sulla compe­
tenza.
48 ESPROPRIAZIONE IN GENERALE § 15

15. L ’iscrizione a ruolo dell’espropriazione e la formazione del fasci­


colo d’ufficio; la designazione del giudice dell’esecuzione e le mo­
dalità generali delle udienze e degli atti dell’espropriazione.

Passiamo ora a sciogliere la riserva di poc’anzi circa le modalità


con le quali avviene la designazione del giudice dell’esecuzione. Il 2°
comma dell’art. 484 dispone che tale designazione è compiuta, dal
presidente del tribunale, «su presentazione, a cura del cancellière, del
fascicolo, entro due giorni dalla sua formazione».
L’art. 488 c.p.c. Il fascicolo al quale si riferisce questa norma è il «fascicolo dell’e­
dispone che il secuzione», che, secondo quanto dispone l’art. 488, il cancelliere de­
cancelliere deve
formare, per ogni ve formare per ogni procedimento di espropriazione e nel quale -
procedimento di similmente a quanto si vide a suo tempo per il fascicolo d’ufficio nel
espropriazione, il
«fascicolo processo di cognizione (v. voi. II, § 9) - «sono inseriti tutti gli atti
dell1esecuzìon e». compiuti dal giudice, dal cancelliere e dall’ufficiale giudiziario e gli
atti e documenti depositati dalle parti e dagli eventuali interessati».
Il momento nel quale il cancelliere deve provvedere alla forma­
zione del fascicolo è anche qui, come nel processo di cognizione, un
momento successivo a quello della fase iniziale del processo. Nel
processo di cognizione, il fascicolo d’ufficio viene formato dopo che
è avvenuta la notificazione dell’atto di- citazione e la costituzione di
una delle parti. Qualcosa di simile accade anche per il processo di
Ciò avviene espropriazione. In questo caso il fascicolo d’ufficio viene formato —a
immediatamente dopo
Viscrizione a ruolo
seguito delle riforme del 2014 - dopo l’iscrizione a ruolo del processo
dell’espropriazione ad per espropriazione. Il D.L. 132/2014 (conv. dalla L. 162/2014), infat­
opera del creditore ti, ha introdotto, per le diverse forme di espropriazione (artt. 518, 6°
procedente.
comma, 521 bis, 5° comma, 543, 4° comma, 557, 2° comma), l’onere
a carico del creditore procedente di provvedere ad iscrivere a ruolo il
processo esecutivo così avviato.
Più precisamente, ed anticipando il rilievo fondamentale che il
pignoramento è atto dell’ufficiale giudiziario, nonché il rilievo delle
disposizioni che, come vedremo, impongono all’ufficiale giudiziario
di consegnare «senza ritardo» al creditore procedente il processo
verbale dell’avvenuto pignoramento mobiliare o l’originale dell’atto
di citazione del pignoramento presso terzi o l’atto di pignoramento
immobiliare, in modo che lo stesso creditore possa provvedere al­
l’iscrizione a ruolo (a seconda dei casi, entro 15 o 30 giorni), la for­
mazione del fascicolo dell’espropriazione avviene subito dopo que­
st’ultimo adempimento.
Oltre all’iscrizione a ruolo, che avviene mediante presentazione alla
cancelleria del giudice della nota di iscrizione a ruolo (art. 159 bis
disp. att.), il creditore deve anche provvedere a depositare presso la
cancelleria del giudice competente il titolo esecutivo e il precetto, con
copie conformi, la cui conformità all’originale è attestata dall’avvocato
del creditore. Anch’essi saranno inseriti nel fascicolo dell’esecuzione.
§ 15 ISCRIZIONE A RUOLO, FASCICOLO E SUCCESSIVE MODALITÀ 49
Il deposito della nota dì iscrizione a ruolo, a partire dal 31 marzo
2015, deve avvenire esclusivamente con modalità telematiche (art. 16
bis, 2° comma, D.L. 179/2012, conv. dalla L: 221/2012, così integrato
dal citato D.L. 132/2014).

Va aggiunto che il titolo esecutivo deve essere inserito nel fascico­


lo dell’esecuzione in originale, salva l’autorizzazione del giudice del­
l’esecuzione (o, prima della sua nomina, del presidente del tribunale)
a depositare, in luogo dell’originale, una copia autentica, con l’obbli­
go di presentare l’originale a ogni richiesta del giudice (art. 488, 2°
comma).
Durante il corso del processo di espropriazione (che, nella fase
successiva al pignoramento, si svolge in funzione della vendita forza­
ta e della distribuzione della somma ricavata) ì poteri ordinatori e di­
rettivi fanno capo al giudice dell’esecuzione. Davanti a questo giudice
si svolge, di regola, l’udienza per l’autorizzazione alla vendita delle
cose pignorate (artt. 530, 569: v. oltre, §§ 22 e 28) e si possono svol­
gere eventuali altre udienze (che, come quella di autorizzazione alla
vendita, presentano le caratteristiche viste nel § precedente) richieste
dalla legge o disposte dallo stesso giudice dell’esecuzione, quando
questi ritiene necessario «sentire» le parti ed eventualmente altri in­
teressati. In tal caso - così dispone l’art. 485 - il giudice fissa l’u­
dienza con decreto da comunicarsi (v. voi. I, § 70) a cura del cancel­
liere e col quale dispone la comparizione davanti a lui delle parti e
degli eventuali altri interessati), la cui audizione configura un incon­
tro certamente rilevante anche sotto il profilo di una possibile aper­
tura al contraddittorio.
Al giudice dell’esecuzione possono essere rivolte, dalle parti e da­
gli altri interessati, domande ed istanze, che sonò, di regola, proposte
oralmente quando avvengono all’udienza,: e, negli altri casi, con ri­
corso da depositarsi in cancelleria (art. 486 c.p.c.).
Durante il corso del processo di espropriazione può risultare ne­ Durante il corso del
processo le
cessario effettuare notificazioni o comunicazioni al creditore proce­ comunicazioni e le
dente (si pensi, ad es., al decreto, visto poc’anzi, che fissa un’udienza notificazioni si fanno
davanti al giudice dell’esecuzione, o addirittura all’opposizione all’ese­ nella residenza
dichiarata o nel
cuzione). A questo riguardo, il codice (art. 489 c.p.c.) stabilisce che domicilio eletto
tali notificazioni o comunicazioni si fanno nella residenza dichiarata nell’atto di precetto
e, in mancanza, nella
o nel domicilio eletto nell’atto di precetto (o nella domanda di inter­ cancelleria.
vento: v. oltre, § 18), aggiungendo (in armonia con quanto disposto a
proposito dei requisiti del precetto: v. retro, § 12) che, in mancanza,
le notificazioni possono effettuarsi presso la cancelleria del giudice
competente per l'esecuzione.
Infine, l’art. 490 detta alcune regole generali a proposito della
pubblicità che deve essere data a taluni avvisi di atti dell’espropria­
zione, che possono interessare il pubblico (tra i quali specialmente
50 ESPROPRIAZIONE IN GENERALE § 16

quelli relativi alle vendite forzate e in particolare le istanze di asse­


gnazione e di vendita, secondo il disposto dell5art. 173 ter disp.
trans., che richiama, appunto, l’art. 490 c.p.c.). La norma prevede, al
1° comma, quando debba essere data pubblica notizia ad un atto
esecutivo, la formale (e poco efficace) affissione di un avviso per tre
giorni consecutivi nelTalbo dell’ufficio giudiziario davanti al quale si
svolge il procedimento esecutivo e, al 3° comma, come obbligatoria
l’inserzione dell’avviso una o più volte, almeno 45 giorni prima del
termine per la presentazione delle offerte o della data dell’incanto, sui
quotidiani di informazione locali aventi maggiore diffusione o, quando
opportuno, anche su quotidiani di informazione nazionale o con la
forma di pubblicità commerciale o anche con altri mezzi, ma solo in
via complementare (e non alternativa) alla pubblicazione sui quoti­
diani di informazione. Nell’avviso è omessa l’indicazione del debito­
re (D.Lgs. 30 giugno 2003 n. 196, art. 174). In caso di espropriazione
di beni mobili registrati per un valore superiore a euro 25.000 e di
beni immobili, l’avviso deve essere inserito in appositi siti Internet,
sempre almeno 45 giorni prima del termine per la presentazione del­
le offerte o della data dell’incanto (2° comma dell5art. 490).

16. Il pignoramento (in generale): a) funzione ed effetti.

L ’atto col quale ha L’art. 491 enuncia solennemente che, eccezion fatta soltanto per
inizio l'espropriazione
l’ipotesi prevista dall’art. 502 (che riguarda l’espropriazione delle co­
è il pignoramento
(art. 491 c.p.c.). se soggette a pegno o ad ipoteca: su cui v. oltre, § 17 in fine e § 19),
«l’espropriazione forzata si inizia col pignoramento», che è dunque
- senza possibilità di dubbio - l’atto iniziale del processo espropria-
tivo. Dobbiamo esaminarlo sotto il duplice profilo della sua funzione
e della sua struttura.
La sua funzione In linea generale si può dire che la funzione del pignoramento
è di vincolare consiste nel vincolare determinati beni del debitore alla soddisfazione
determinati beni del
debitore alla del credito, per il quale il creditore procedente agisce, nonché alla
soddisfazione del soddisfazione dei crediti per i quali altri creditori siano successiva­
credito.
mente intervenuti nel processo esecutivo. Si tratta di un vincolo giu­
ridico, che investe le cose con riguardo al loro valore di scambio e
che, perciò, di regola, non impedisce al debitore di disporre mate­
rialmente delle cose pignorate e di servirsene, salve determinate cau­
tele intese ad impedire la loro sottrazione, distruzione o deteriora­
mento (v,, ad es., artt. 520,546,559 c.p.c.).
La tecnica, della quale l’ordinamento si serve per realizzare que­
sto vincolo giuridico, consiste nell5attribuire al pignoramento Yeffetto
(che riguarda il diritto sostanziale e che perciò è disciplinato nel co­
dice civile) di rendere inefficaci nei confronti del creditore procedente
e dei creditori intervenuti nelTespropriazione gli atti con i quali il de­
§ 16 PIGNORAMENTO, FUNZIONE ED EFFETTI 51

bitore intende alienare le cose pignorate o comunque disporne giuri­


dicamente. Questi eventuali atti di alienazione o disposizione sono,
più precisamente, colpiti da un’inefficacia relativa, nei senso che
Tatto, perfettamente valido per se stesso, è soltanto inefficace rispet­
to all’espropriazione e alla s^a funzione: da un lato, ossia con riguar­
do a quest’inefficacia, Tatto idi disposizione non può impedire che il
procedimento esecutivo prosegua con la vendita forzata del bene (il
quale, così, verrà ad appartenere a colui che si sarà reso acquirente in
sede di vendita forzata) e che il ricavo dalla vendita sia destinato alla
soddisfazione del creditore procedente e dei creditori intervenuti;
mentre, dall’altro lato, la validità dell’atto in se stesso fa sì che L’even­
tuale estinzione del processo esecutivo prima della vendita (ad es.,
per rinuncia del creditore, perché questi sia stato altrimenti soddi­
sfatto, per accoglimento di un’opposizione o per qualsiasi altro moti­
vo) restituisca all’atto stesso la sua piena efficacia.
Nel disciplinare dettagliatamente quest’effetto di inefficacia rela­
tiva del pignoramento (che, come abbiamo visto, investe il diritto so:
stanziale), il codice civile si preoccupa di coordinare quest’effetto
con Toperare di altri principi, come gli effetti del possesso di buona
fede di cose mobili non registrate o della trascrizione rispetto agli
immobili e ai mobili registrati e distingue a seconda che Tatto di di­
sposizione sia successivo al pignoramento, oppure anteriore ad esso.
Per Tipotesi che Tatto di disposizione sia successivo al pignoramen­
to, l’art. 2913 c.c. enuncia la regola generale, secondo la quale «non Gli effetti del
hanno effetto in pregiudizio del creditore pignorante e dei creditori che pignoramento e ...

intervengono nell’esecuzione, gli atti di alienazione dei beni sottoposti


a pignoramento Questa è per l’appunto la regola dell’inefficacia
relativa, che, tuttavia, è temperata dalla prevalente esigenza di rispet­
tare l’efficacia del possesso di buona fede di cose mobili non regi­
strate. E pertanto, la norma prosegue aggiùngendo che restano «salvi
gli effetti del possesso di buona fede per ifóobìlì non iscritti in pubblici
registri». /
Gli atti di alienazione o disposizione anteriori al pignoramento ... i conflitti di
dovrebbero, a rigor di logica, prevalere sul pignoramento ed impe­ diritti contrastanti
sui medesimi beni,
dirne l’efficacia. Ma poiché, anche qui, occorre far salve le regole ge­ secondo il disposto
nerali che disciplinano Ì conflitti di diritti contrastanti sui medesimi degli artt, 2914,
2915 e 2918 c.c.
beni, l’art. 2914 c.c. stabilisce che gli atti di disposizione anteriori al
pignoramento prevalgono soltanto se: a) in quanto riguardanti gli
immobili o i mobili registrati, siano stati trascritti anteriormente al
pignoramento; b) in quanto riguardanti i mobili non registrati, il
possesso sia stato trasmesso anteriormente al pignoramento con atto
avente data certa; c) in quanto riguardanti le cessioni di credito, que­
ste siano state notificate o accettate anteriormente al pignoramento;
d) in quanto riguardanti le universalità di mobili, le alienazioni ab­
biano data certa anteriore al pignoramento. Ai medesimi principi si
52 ESPROPRIAZIONE IN GENERALE 17

ispira poi l’art. 2915 c.c. nel disciplinare la prevalenza sul pignora­
mento degli atti e delle domande giudiziali per la cui efficacia rispet­
to ai terzi la legge richiede la trascrizione (2° comma) ed in generale
degli atti che importano vincoli di indisponibilità (1° comma), non­
ché l’grt. 2918 nel disciplinare gli effetti del pignoramento nei con­
fronti della cessione e della liberazione di pigioni e di fitti.
Con riguardo Per l’ipotesi che oggetto del pignoramento sia un credito, l’art.
al pignoramento 2917 c.c. enuncia la regola dell’inefficacia relativa degli atti di estin­
dei crediti, l'art. 2917
c.c. enuncia zione di esso per cause verificatesi in epoca successiva al pignora­
l’inefficacia relativa mento; il che significa in pratica che, quando un credito è stato pigno­
dei pagamenti
effettuati dopo il
rato, il pagamento al creditore (creditore del debito pignorato e debi­
pignoramento. tore nell’espropriazione) non libera il debitore, al quale, proprio per
questo motivo, viene intimato di non disporre di quanto costituisce
oggetto del debito (v. art. 543,2° comma, n. 2 c.p.c.; v. oltre, § 23).
Infine, l’art. 2916 c.c. applica ancora i medesimi principi nel di­
sporre l’inefficacia delle ipoteche e dei privilegi iscritti dopo il pigno­
ramento, nonché l’inefficacia dei privilegi per i crediti sorti dopo il
pignoramento.

17. Segue. Il pignoramento (in generale): b) la struttura. La ricerca


con modalità telematiche dei beni da pignorare. La conversione e
la riduzione del pignoramento; la sua inefficacia.

Dopo aver visto quali sono gli effetti del pignoramento, in rela­
zione alla sua funzione, dobbiamo ora vedere - ed è questo l’aspetto
che particolarmente interessa in questa sede di studio dell’istituto
sotto il profilo processuale - in che consiste l’atto di pignoramento
nella sua essenza propria, ossia nella sua struttura gìuridico-proces-
suale.
Si deve, anzitutto, osservare che la struttura di quest’atto presenta
notevoli differenze nella disciplina dei diversi tipi di espropriazione,
pur essendo comuni gli elementi nei quali si risolve la sua essenza
propria.
Questi elementi comuni ed essenziali emergono dal disposto del
Sotto il profilo 1° comma dell’art. 492 c.p.c., il quale enuncia che «salve le forme
strutturale, i caratteri partiColari previste nei capi seguenti, il pignoramento consiste in un’in-
pignoramentoe giunzione che Iufficiale giudiziario fa al debitore, di astenersi da qua-
comuni ad ogni tipo lunque atto diretto a sottrarre alla garanzia del credito esattamente in-
& espropnazione, f ó catQ j yen; cjoe sj assoggettano aWespropriazione e i frutti di essi».
sono molesti cisji 3rt. # p- # v * l id r
492 c.p.c. Sotto il profilo soggettivo, il pignoramento e, dunque, atto deli uf­
ficiale giudiziario, il quale lo pone in essere su istanza del creditore e
dietro esibizione, da parte di quest’ultimo, del titolo esecutivo e del
precetto debitamente notificati.
Sotto il profilo oggettivo, il pignoramento si sostanzia - salve le
§ 17 PIGNORAMENTO, STRUTTURA, CONVERSIONE, RIDUZIONE 53

particolari modalità e gli ulteriori atti richiesti dalla disciplina dei di­ Il pignoramento si
versi tipi di espropriazione j- nell 'ingiunzione al debitore di non sot­ sostanzia
nell’ingiunzione al
trarre i beni alla garanzia dejl credito; ciò che esige Yesatta indicazione debitore di non
sia del credito e, sia dei beni, che con l’atto in discorso vengono pignorati. sottrarre i beni alla
A questo riguardo, vanno qui segnalate alcune importanti inte­ garanzia del credito.
grazioni dell’art. 492, apportate dalla L. 80/2005 e successivamente
dalla L. 263/2005 e dalla L. 24 febbraio 2006 n. 52, e l ’introduzione
dell art. 492 bis, ad opera del richiamato D.L. 132/2014 (conv. dalla
L. 162/2014).
Si tratta di disposizioni atte ad accrescere le prospettive di succes­
so del pignoramento, da un lato, impegnando il debitore in dichia­
razioni, circa la consistenza del suo patrimonio, vincolanti anche agli
effetti penali e, dall’altro lato, consentendo all’ufficiale giudiziario, su
istanza del creditore procedente, di ricercare i beni da pignorare con
modalità telematiche.
Anzitutto, nei commi 2° e 3° dell’art. 492, è stato previsto che:
«Il pignoramento deve altresì contenere l’invito rivolto al debitore
ad effettuare presso la cancelleria del giudice dell’esecuzione la dichia­
razione di residenza o l’elezione di domicilio in uno dei comuni del cir­
condano, in cui ha sede il giudice competente per l’esecuzione, con
l’avvertimento che, in mancanza ovvero in caso di irreperibilità presso
la residenza dichiarata o il domicilio eletto, le successive notifiche o
comunicazioni a lui dirette saranno effettuate presso la cancelleria del­
lo stesso giudice.
Il pignoramento deve anche contenere l’avvertimento che il debito­ Deve anche
re, ai sensi dell’articolo 495, può chiedere di sostituire alle cose o ai contenere
l’avvertimento che
crediti pignorati una somma di denaro pari all’importo dovuto al credi­ il debitore può
tore pignorante e ai creditori intervenuti, comprensivo del capitale, de­ chiedere la
conversione del
gli interessi e delle spese, oltre che delle spese Idi esecuzione, sempre pignoramento
che, a pena di inammissibilità, sia da lui depositata in cancelleria, pri­ ex art. 495 c.p.c.
ma che sia disposta la vendita o l’assegnazione a norma degli articoli
530, 552 e 569, la relativa istanza unitamente ad una somma non infe­
riore ad un quinto dell’importo del credito per cui è stato eseguito il
pignoramento e dei crediti dei creditori intervenuti indicati nei rispet­
tivi atti di intervento, dedotti i versamenti effettuati di cui deve essere
data prova documentale».
Inoltre, proprio con l’obiettivo di aumentare le possibilità di suc­
cesso del pignoramento, nei commi successivi (4° e 5° dell’art. 492) è
stato aggiunto che:
«Quando per la soddisfazione del creditore procedente i beni assog­ I poteri dell’ufficiale
gettati a pignoramento appaiono insufficienti ovvero per essi appare giudiziario in caso di
insufficienza dei beni
manifesta la lunga durata della liquidazione, l’ufficiale giudiziario invi­ pignorati.
ta il debitore ad indicare ulteriori beni utilmente pignorabili, i luoghi
in cui si trovano ovvero le generalità dei terzi debitori, avvertendolo
della sanzione prevista per l’omessa o falsa dichiarazione.
54 ESPROPRIAZIONE IN GENERALE §17

Dèlia dichiarazione del debitore è redatto processo verbale che lo


stesso sottoscrive».
Poiché dal testo della norma, quale formulata dalla L. 80/2005, ap­
pariva evidente la sua applicabilità soltanto all'espropriazione mobiliare
presso il debitore, la successiva L. 52/2006 si è presa cura di predispor­
re, nel prosieguo dello stesso art, 492 (5° comma), una disciplina distin­
ta per ciascuno dei diversi tipi di espropriazione, disciplina finalizzata
all'estensione del pignoramento ai beni indicati dal debitore in relazio­
ne alla diversa struttura di ciascuna delle suddette espropriazioni.

Così si prevede, dunque, nel 5° comma delTart. 492: «Se sono indica­
te cose mobili queste, dal momento della dichiarazione, sono considerate
pignorate anche agli effetti dell'articolo 388,3° comma, del codice pena­
le e l’ufficiale giudiziario provvede ad accedere al luogo in cui si trovano
per gli adempimenti di cui all'articolo 520 oppure, quando tale luogo è
compreso in altro circondario, trasmette copia del verbale all’ufficiale
giudiziario territorialmente competente. Se sono indicati crediti o cose
mobili che sono in possesso di terzi il pignoramento si considera perfezio­
nato nei confronti del debitore esecutato dal momento della dichiarazione
e questi è costituito custode della somma o della cosa anche agli effetti
dell'articolo 388, 4° comma, del codice penale quando il terzo, prima
che gli sia notificato l’atto di cui all’articolo 543, effettua il pagamento o
restituisce il bene. Se sono indicati beni immobili, il creditore procede ai
sensi degli articoli 555 e seguenti».

L ’art. 492, prosegue così nel 6° comma: «Qualora, a seguitò di in­


tervento di altri creditori, il compendio pignorato sia divenuto insuffi­
ciente, il creditore procedente può richiedere all’ufficiale giudiziario di
procedere ai sensi dei precedenti commi ai fin i dell’esercizio della facol­
tà di cui all’articolo 499, quarto comma». E cioè al fine di indicare ai
creditori chirografari, tempestivamente intervenuti, l'esistenza di al­
tri beni del debitore, utilmente pignorabili, ai quali estendere l’origi­
nario pignoramento.
Quanto, poi, alle ulteriori ricerche (anche con modalità telemati­
che), che l'ufficiale giudiziario può effettuare al fine di individuare
altri beni o crediti del debitore da pignorare, assumono particolare
rilevanza sia l’8° comma dell’art. 492, sia l’art, 492 bis, appositamen­
te introdotto, come già detto, dal richiamato D.L. 132/2014.
E così, l’8° comma dell’art. 492 configura un altro adempimento
da parte dell’ufficiale giudiziario - previa istanza del creditore proce­
dente - per l'ipotesi che il debitore sia un imprenditore commerciale,
adempimento finalizzato all’acquisizione delle sue scritture contabili.
La ricerca con Il nuovo art. 492 bis, invece, prevede che, su istanza del creditore,
modalità telematiche il presidente del tribunale del luogo in cui il debitore ha la residenza,
dei beni da pignorare
(art, 492 bis c.p.c.). il domicilio, la dimora o la sede, verificato il diritto della parte istante
a procedere ad esecuzione forzata, possa autorizzare l'ufficiale giudi­
ziario a procedere alla ricerca di beni da pignorare con modalità tele-
§ 17 PIGNORAMENTO, STRUTTURA, CONVERSIONE, RIDUZIONE 55
matiche, vale a dire mediante collegamento telematico diretto alle
banche dati delle pubbliche amministrazioni o, alle quali le stesse pos­
sono accedere e, in particolare, all5anagrafe tributaria, compreso l’ar-
chivio dei rapporti finanziari' al pubblico registro automobilistico e
alle banche dati degli enti preyidenziali. Ciò, al fine di acquisire «tutte
le informazioni rilevanti per Ifndividuazione di cose e crediti da sotto­
porre ad esecuzione, comprese quelle relative ai rapporti intrattenuti dal
debitore con istituti di credito è datori di lavoro o committenti».
Stando a quanto prevede lfart. 155 quater disp. att. c.p.c., l’opera-
tività di queste modalità di ricerca è subordinata all’emanazione di un
decreto del Ministro della giustizia, che individuerà Ì casi, i limiti e le
modalità di esercizio della facoltà di accesso alle banche dati, nonché
le cautele a tutela della riservatezza del debitore.
Al termine delle operazioni di consultazione delle banche dati -
stabilisce il 2° comma dell’art. 492 bis - l’ufficiale giudiziario redige
un unico processo verbale, nel quale indica tutte le banche dati in­
terrogate e gli esiti. Quindi, a seconda degli esiti della consultazione,
procede nei modi specificamente indicati nei commi successivi (dal
3° al 7°) dello stesso art. 492 bis.
E così: «Se l’accesso ha consentito di individuare cose che si trovano in
luoghi appartenenti al debitore compresi nel territorio di competenza del­
l’ufficiale giudiziario, quest’ultimo accede agli stessi p'er provvedere d’uffi­
cio agli adempimenti di cui agli articoli 527, 518 e 520. Se i luoghi non
sono compresi nel territorio di competenza di cui al periodo precedente-,
copia autentica del verbale è rilasciata al creditore che, entro quindici gior­
ni dal rilascio a pena d’inefficacia della richiesta, la presenta, unitamente
all’istanza per gli adempimenti di cui agli articoli 517, 518 e 520, all’uf­
ficiale giudiziario terriorialemnte competente. ■
L’ufficiale giudiziario, quando non rinviene una cosa individuata me­
diante l’accesso nelle banche dati di cui al secondo comma, intima al debi­
tore di indicare entro quindici giorni il luogo in cui si trova, avvertendolo
che l’omessa o la falsa comunicazione è punita a norma dell’articolo 388,
sesto comma, del codice penale.
Se l’accesso ha consentito di individuare crediti del debitore o cose di
quest’ultimo che sono nella disponibilità di terzi, l’ufficiale giudiziario no­
tifica d’ufficio, ove possibile a norma dell’art. 149 bis c.p.c. o a mezzo tele­
fax, al debitore e al terzo il verbale, che dovrà anche contenere l’indicazio­
ne del credito per cui si procede, del titolo esecutivo e del precetto, dell’in­
dirizzo di posta elettronica certificata di cui al primo comma, del luogo in
cui il creditore ha eletto domicilio o ha dichiarato di essere residente, del­
l’ingiunzione, dell’invito e dell’avvertimento al debitore di cui all’art. 492,
primo, secondo e terzo comma, nonché l’intimazione al terzo di non di­
sporre delle cose o delle somme dovute, nei limiti di cui all’art. 546 c.p.c. Il
verbale di cui al presente comma è notificato al terzo per estratto, conte­
nente esclusivamente i dati a quest’ultimo riferibili.
Quando l’accesso ha consentito di individuare più crediti del debitore o
più cose di quest’ultimo che sono nella disponibilità di terzi l’ufficiale giu­
diziario sottopone ad esecuzione i beni scelti dal creditore.
56 ESPROPRIAZIONE IN GENERALE § 17

Quando ìaccesso ha consentito di individuare sia cose di cui al terzo


comma che crediti o cose di cui al quinto comma, l’ufficiale giudiziario sot­
topone ad esecuzione i beni scelti dal creditore».
Va, infine, ricordato quanto dispone rultim o comma dell’art. 492,
nel caso in cui la legge richiede che rufficiale giudiziario, nel com­
piere il pignoramento, sia munito del titolo esecutivo, e cioè che: «il
presidente del tribunale competente per Vesecuzione può concedere al
creditore Vautorizzazione prevista dall3articolo 488, 2° comma». Ovve­
ro, come si è visto (retro, al § 15), l’autorizzazione a depositare, in
luogo dell’originale, una copia autentica dello stesso titolo esecutivo.
Con riguardo all’elemento dell’individuazione dei beni che vengo­
no pignorati, è opportuno porre in rilievo che soltanto col compimen­
to di quest’atto - che coincide col momento di inizio dell’espropria­
zione e cioè del processo esecutivo - il generico assoggettamento di
tutti i beni del debitore alla soddisfazione dei suoi debiti (che risulta
dall’art. 2740 c.c.) si concreta nell3assoggettamento specifico di deter­
minati beni ad un determinato credito. Ed in realtà, gli atti anteriori al
pignoramento, ossia gli atti preparatori dell’esecuzione forzata, ri­
mangono nel generico in quanto si risolvono in un semplice prean­
nuncio dell’esecuzione (v. retro, §§ 11 e 12); ciò è evidente per la no­
tificazione del titolo esecutivo che esprime solo implicitamente il
proposito di agire in via esecutiva; ed è ugualmente evidente per il
precetto che, pur contenendo l’indicazione esatta del credito per il
quale il creditore intende procedere, e la manifestazione espressa del­
l’intenzione di procedere, lascia ancora indeterminati Ì beni che ver­
ranno assoggettati all’espropriazione.
I medesimi beni possono essere pignorati da più creditori, i quali
possono compiere insieme un unico atto di pignoramento (art. 493,
1° comma) oppure compiere pignoramenti successivi (art. 493, 2°
comma), ognuno dei quali ha effetto indipendente, anche se unito ad
altri in un unico processo (art. 493, 3° comma); ed in effetti, anche
nel disciplinare i diversi tipi di pignoramento, il codice (artt. 524,
550,561 c.p.c.) vuole la riunione dei processi espropriativi sullo stes­
so oggetto, riunione che deve essere disposta d’ufficio.
Al momento del Al momento del pignoramento, il debitore può evitare in extremis il
pignoramento, il pignoramento stesso e quindi l’inizio del processo esecutivo, versando
debitore può evitarlo
versando all'ufficiale nelle mani dell’ufficiale giudiziario la somma per cui si procede, con
giudiziario la somma l’importo delle spese (art. 494, 1° comma, c.p.c.). Ma è chiaro che, in
per cui si procede.
tanto l’ufficiale giudiziario può astenersi dall’effettuare il pignoramen­
to, in quanto riceva un effettivo pagamento, e non un semplice deposi­
to, ossia in quanto il debitore che gli versa la somma, lo autorizzi a con­
segnarla al creditore; quest’autorizzazione può essere attenuata soltan­
to dalla riserva di ripetere la somma così versata (art. 494,2° comma).
Se, invece, il debitore non vuole effettuare il pagamento (perché
intende sollevare opposizioni, o perché è in corso il processo di co-
§ 17 PIGNORAMENTO, STRUTTURA, CONVERSIONE, RIDUZIONE 57

gnizione, o per qualsiasi altra ragione), ma vuole evitare gli inconve­


nienti del pignoramento di |Cose, può versare all*ufficiale giudiziario
ìimporto del credito e delle àpese, aumentato di due decimi, offrendo
tale importo come oggetto di pignoramento (art. 494,3° comma).
Questo stesso risultato può in pratica essere raggiunto anche dopo
il pignoramento delle cose, attraverso un’istanza al giudice dell’esecu­
zione di sostituire alle cose pignorate una somma di denaro pari al­
l’importo delle spese e dei crediti del creditore pignorante e dei credi­
tori intervenuti (art. 495, 1°| comma c.p.c.), ossia con la c.d. conver­
sione del pignoramento (la cui possibilità, come abbiamo visto, va se­ Inoltre, in qualsiasi
gnalata in sede di pignoramento: art. 492, 3° comma, c.p.c.). La con­ momento anteriore
alla vendita, il
versione può essere chiesta prima che sia disposta la vendita o l’asse­ debitore può
gnazione a norma degli artt. 530, 552 e 569 ed è attuata dal giudice chiedere per una sola
volta la conversione
dell’esecuzione con ordinanza sentite le parti (art. 495, 3° comma) e del pignoramento
con l’effetto di liberare le cose pignorate (art. 495, 6° comma). (art. 495 c.p.c.).
D ’altra parte, il codice onera il richiedente al versamento imme­
diato (ossia unitamente all’istanza) di un quinto dell’intero importo,
comprensivo dei crediti degli intervenuti e dedotti i versamenti effet­
tuati (2° comma). Tale versamento deve avvenire unitamente all’i­
stanza ed il relativo importo è destinato ad essere inglobato nei beni
pignorati, in caso di omissione (o ritardo di oltre quindici giorni) del
versamento del residuo (o anche di una sola rata, ove sia ammesso il
versamento rateale: v. infra) (5° comma).
H codice (art. 495, 7° comma) stabilisce, infine, che l’istanza di con­
versione può essere proposta una sola volta a pena d’inammissibilità.
Infine, in sede di conversione del pignoramento è anche consenti­
to il versamento rateale, ma solo nelle espropriazioni immobiliari, se
ricorrono «giustificati motivi», e comunque per un periodo massimo
di diciotto mesi (art. 495, 4° comma). Tuttavia; in caso di omissione
(o ritardo di oltre quindici giorni) del versamento anche di una sola
rata, le somme fino a quel momento versate entrano a far parte dei
beni pignorati ed il giudice dispone senza indugio la vendita di que­
sti ultimi (5° comma). \
Ancora con provvedimento del giudice dell’esecuzione è possibile In caso di eccedenza
la riduzione del pignoramento (ossia la riduzione del vincolo a taluni può essere disposta
anche la riduzione
beni, liberando gli altri), quando il valore dei beni pignorati è supe­ del pignoramento
riore all’importo dei crediti per cui si procede e delle spese (art. 496 (art. 496 c.p.c.).
c.p.c.); così come, d’altra parte, è possibile, nell’ambito dell’espro­
priazione mobiliare (art. 540 bis c.p.c.), l’integrazione del pignora­
mento. In ogni caso l’efficacia del pignoramento cessa per effetto del­
la chiusura anticipata del processo esecutivo.
Il pignoramento può colpire beni mobili o immobili a scelta del
creditore; in linea di principio, tutti i beni del debitore sono pigno-
rabili salvo i casi che l’impignorabilità risulti dalla legge o dalla speci­
fica destinazione dei beni (v. § 20).
58 ESPROPRIAZIONE IN GENERALE § 18

Per quanto concerne la forma, il pignoramento si attua con atto


scritto nell’espropriazione presso terzi (art. 543) ed in quella immobi­
liare (art. 555); verbalmente nell’espropriazione mobiliare presso il
debitore (art. 518); ma anche in quest’ultimo caso viene immediata­
mente documentato in un processo verbale. L ’atto (o il processo
verbale) dì pignoramento viene, dall’ufficiale giudiziario, consegnato
«senza ritardo» al creditore, perché questi provveda all’iscrizione a
ruolo del processo esecutivo, come abbiamo visto retro, al § 15.
L’efficacia del L’efficacia del pignoramento è assoggettata ad un termine (acce­
pignoramento cessa leratorio: v. voi. I, § 66) di novanta giorni. Se entro tale termine non
se nel termine di
90 giorni non viene viene compiuto il successivo atto di impulso processuale - che, come
proposta l’istanza vedremo al § 19, è l’istanza di vendita o di assegnazione delle cose
di vendita o di
assegnazione. pignorate - il pignoramento diventa inefficace (art. 497).
In ogni caso, l’efficacia del pignoramento cessa sia in caso di
mancata iscrizione a ruolo del processo di espropriazione da parte
del creditore procedente (v. retro, § 15), sia in caso di chiusura anti­
cipata del processo esecutivo (ad es., per estinzione: v. § 40). Questa
chiusura anticipata, peraltro, ai sensi delTart. 164 bis disp, att. (in­
trodotto dal già richiamato D.L. 132/2014), può essere disposta an­
L ’inefficacia per che d’ufficio dal giudice dell’esecuzione in caso di infruttuosità del­
infruttuosità l’espropriazione forzata iniziata, e cioè «quando risulta che non è più
dell’espropriazione
forzata iniziata. possibile conseguire un ragionevole soddisfacimento delle pretese dei
creditori, anche tenuto conto dei costi necessari per la prosecuzione del­
la procedura, delle probabilità di liquidazione del bene e del presumibi­
le valore di realizzo». E stata così introdotta nel codice una prassi se­
guita da alcuni giudici di merito, sebbene da sempre contrastata da
quelli di legittimità.
Si deve, infine, tener presente che vi sono dei casi, nei quali gli ef­
fetti propri del pignoramento sono già acquisiti anche indipendente­
mente dal compimento dell’atto di pignoramento: ciò accade quando
si tratta di beni mobili dati in pegno o di beni mobili eccezional­
mente assoggettati ad ipoteca. In questi casi, come vedremo al § 19,
il codice consente il successivo atto d’impulso - ossia l’istanza di
vendita - senza il previo pignoramento (art. 502).

18. L ’intervento dei creditori nell’espropriazione (in generale).

Abbiamo visto che il pignoramento vincola il bene pignorato alla


soddisfazione del credito per il quale si procede, così rendendo speci­
fica quella generica destinazione dell’intero patrimonio di ogni sog­
getto alla soddisfazione dei suoi debiti, che è configurata nel dettato
dell’art. 2740 c.c., per il quale «il debitore risponde dell’adempimento
delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri». Ma qual è l’in­
tensità e quali sono i limiti di questa «specificazione», ossia di questa
§ 18 INTERVENTO DEI CREDITORI 59

sorta di «accaparramento» di un determinato cespite patrimoniale


per la soddisfazione di un determinato credito?
In astratto, il legislatore avrebbe potuto orientarsi in due direzio­
ni opposte: applicare il principio prior in tempore potior in jure, con­
siderando quelT«accaparramento» come esclusivo a favore del credi­
tore pignorante e così attribuendo al pignoramento una funzione di
prelazione simile a quella dèi pegno e dell'ipoteca; oppure conside­
rare quel vincolo come destinato alla soddisfazione di tutti i debiti in
eguale misura, in omaggio al principio della par condicio creditorum.
In concreto, la scelta del legislatore si è determinata nel senso che
rorientamento di massima, ispirato ad una solenne enunciazione del­
la regola della par condicio, rimane in pratica attenuato da alcune mo­
dalità - quelle, appunto, ora in esame - della disciplina dell’espro­
priazione. La suddetta solenne enunciazione della regola della par
condicio è compiuta dall’art. 2741 c.c. secondo cui «i creditori hanno
uguale diritto di essere soddisfatti sui beni del debitore, salve le cause
legittime di prelazione», ossia i privilegi, i pegni e le ipoteche; ed è
appena il caso di osservare che la salvezza delle cause di prelazione
non è in contrasto con la regola della par condicio, ma ne costituisce
un limite imposto dalla stessa ragion d’essere di questi istituti.
L ’attenuazione della regola della par condicio è, invece, determi­
nata dalle modalità della disciplina dell’espropriazione nella misura
in cui tale disciplina limita a favore di determinati creditori le possi­
bilità degli altri creditori di soddisfarsi sui beni pignorati.
Siffatta limitazione è minima o tendenzialmente inesistente nel­
l’espropriazione in sede fallimentare ove l’applicazione rigorosa del
principio della par condicio - salve sempre e soltanto le cause legitti­
me di prelazione - è imposta dalle finalità dell’istituto, ed è, d ’altra
parte, consentita dalla struttura dell’istituto stesso, che, dando luogo
all’espropriazione immediata di tutti i beni del debitore a cura di or­
gani che operano nell’interesse c o lle tti^ consente la soddisfazione,
in egual misura, di tutti i creditori (coècorsualità), senza alcuna pre­
ferenza per quei creditori che hanno assunto iniziative procedurali.
Diversamente accade nella disciplina dell’espropriazione indivi­
duale, della quale attualmente ci occupiamo. Ed infatti, in quanto
quest’espropriazione non ha ad oggetto la totalità dei beni del debi­
tore, ma soltanto quei beni che sono stati assoggettati a pignoramen­
to ad iniziativa1del creditore, per il cui impulso si svolge il processo
espropriativo, la relativa disciplina rende opportuna - e sotto certi
aspetti, necessaria - un’applicazione più attenuata della regola della
par condicio. IPiù attenuata nel senso che - fatte salve sempre le cause
legittime di prelazione - la soddisfazione sul ricavato della vendita
dei beni pignorati, pur non essendo riservata al creditore proceden­
te, ed essendo perciò soggetta ad una ripartizione proporzionale in
caso di insufficienza a soddisfare tutti i creditori, è tuttavia limitata a
60 ESPROPRIAZIONE IN GENERALE § 18

vantaggio, oltre che del creditore procedente, di quelli, tra gli altri
creditori, che abbiano assunto tempestivamente una precisa iniziati­
va nel processo espropriativo, che abbiano, cioè, effettuato un inter­
vento nel processo espropriativo.
I creditori intervenuti A seguito di tale intervento, i creditori intervenuti concorrono, in­
concorrono insieme
col creditore
sieme col creditore procedente, alla ripartizione del ricavato della ven­
procedente, alla dita dei bem pignorati, in misura proporzionale al credito di ciascuno.
ripartizione del In altri termini, con l’intervento nel processo espropriativo già in
ricavato della vendita
dei beni pignorati, in corso, i terzi creditori (nei limiti che vedremo) possono approfittare
misura proporzionale dell’iniziativa assunta dal creditore procedente, dando luogo ad una
al credito, salvi i
legittimi diritti di
ripartizione proporzionale che, a differenza di quella che avviene in
prelazione. sede fallimentare (che riguarda l’intero patrimonio del fallito e la
massa dei creditori), ha per oggetto soltanto alcuni beni (quelli pi­
gnorati) e riguarda soltanto alcuni creditori (quello procedente e gli
intervenienti). D ’altra parte, ogni azione esecutiva su determinati be­
ni deve svolgersi nel medesimo processo.
Venendo, ora, alle modalità ed ai limiti dell’intervento dei credi­
tori, incominciamo ad esaminare le regole che, al riguardo, il codice
detta in questa prima sede di disciplina generale, e che, come abbia­
mo visto (retro, § 13), sono da integrarsi con le altre più particolar­
mente riferite ai singoli tipi di processo espropriativo.
In primo luogo, il codice si preoccupa di evitare che l’espropria­
zione possa avvenire senza la partecipazione dei creditori che hanno,
sui beni pignorati, un diritto di prelazione. Ed infatti, se ciò accades­
se, la prelazione ne rimarrebbe svuotata di contenuto, poiché la ven­
dita forzata libera il bene dall’ipoteca e dai privilegi (art. 586).
A tutela dei diritti Per il caso che il diritto di prelazione risulti da pubblici registri
dei creditori assistiti
da prelazione che
(poiché, nel caso contrario, che è quello del pegno, lo spossessamen-
risultino da pubblici to del debitore costituisce già sufficiente garanzia), l’art. 498 c.p.c.
registri, l’art. 498 dispone che il creditore pignorante notifichi ai creditori assistiti da
c.p.c, dispone che il
creditore pignorante prelazione un avviso contenente l’indicazione del creditore pigno­
notifichi ad essi un rante, del credito per il quale sì procede, del titolo e delle cose pi­
avviso.
gnorate. Questa notificazione dovrebbe avvenire entro cinque giorni
dal pignoramento, ma si tratta di un termine non perentorio, come
risulta dal 3° comma dello stesso articolo, che si limita a disporre
che, in mancanza della prova della suddetta notificazione, il giudice
non può provvedere sull’istanza di assegnazione o di vendita.
Quest’avviso ha evidentemente la funzione di mettere i creditori
assistiti da prelazione nella condizione di intervenire e di far valere la
loro prelazione nel conseguente concorso.
L’art. 499 c.p.c. A questo punto, l’art. 499, 1° comma, nel suo testo previgente,
consente l’intervento
soltanto ai creditori
enuncia la possibilità di intervenire nell’esecuzione anche per gli altri
muniti di titolo creditori, ancorché non privilegiati, né altrimenti qualificati, stabi­
esecutivo e a quelli lendo che l’intervento è consentito soltanto ai creditori muniti di tito­
già sequestranti...
lo esecutivo (in forza del quale il loro intervento è già esercizio di una
§ 18 INTERVENTO DEI CREDITORI 61

loro azione esecutiva), oltre che ai creditori che al momento del pi­ ... o con diritto di
gnoramento avevano eseguito un sequestro sui beni pignorati ovvero pegno o di prelazione
multante da pubblici
avevano sugli stessi un diritto di pegno o un diritto di prelazione risul­ registri, nonché ai
tante da pubblici registri (ivi [Compresi, a quanto si ritiene, i beneficia­ titolari di crediti
risultanti dalle
ri di un provvedimento cautelare o d ’urgenza ex art. 700 c.p.c. per scritture contabili di
somme di denaro), i titolari di crediti di somme di denaro risultanti cui all’art. 2214 c.c.
dalle scritture contabili di cui all1art. 2214 c.c. (ovvero dalle scritture
contabili dell’imprenditore commerciale).
Con riguardo a quest’ultima categoria di creditori, il nuovo testo
del 2° comma dell’art. 499, precisa che «se l1intervento ha luogo per un
credito di somma di denaro risultante dalle scritture di cui al 1° comma,
al ricorso deve essere allegato, a pena di inammissibilità, l'estratto auten­
tico notarile delle medesime scritture rilasciato a norma delle vigenti di­
sposizioni».
Il comma successivo (3°) aggiunge, poi, che «il creditore privo di
titolo esecutivo che interviene nell1esecuzione, deve notificare al debi­
tore, entro i dieci giorni successivi al deposito, copia del ricorso, nonché
copia dell1estratto autentico notarile attestante il credito, se l1interven­
to nell'esecuzione ha luogo inforza di essa».
Inoltre, all’art. 499 è stato aggiunto il seguente 4° comma: «Ai
creditori chirografari, intervenuti tempestivamente, il creditore pigno­ Il creditore privo di
titolo deve notificare
rante ha facoltà di indicare, con atto notificato o all'udienza in cui è al debitore copia
disposta la vendita o l’assegnazione, l'esistenza di altri beni del debito­ del ricorso e
re utilmente pignorabili, e di invitarli ad estendere il pignoramento se dell’eventuale
estratto autentico
sono fo m iti di titolo esecutivo o, altrimenti, ad anticipare le spese ne­ notarile.
cessarie per Vestensione. Se ì creditori intervenuti, senza giusto motivo,
non estendono il pignoramento ai beni indicati ai 'sensi del periodo
precedente entro il termine di trenta giorni, il creditore pignorante ha
diritto di essere loro preferito in sede di distribuzione».
Preso atto che, anche in conseguenza dell’apertura ai titolari di
crediti risultanti dalle scritture contabiJfXdi cui al 1° comma), si ri­
propone il problema della determinazione, agli effetti dell’esecuzio­
ne, dei crediti non fondati su titolo esecutivo, l’art. 499 configura,
allo scopo, una sorta di subprocedimento imperniato sull’eventuale
riconoscimento di tali crediti da parte del debitore, precisando, pe­
raltro, che questo riconoscimento opera solo agli effetti dell’esecuzione.
Si tratta, quindi, di un accertamento anomalo, in quanto si concreta
nella sola alternativa tra contestazione e non contestazione, ed ha ad
oggetto soltanto il diritto processuale al concorso e non l’esistenza
del diritto sostanziale, che, quindi, potrà essere assoggettata ad ac­
certamento in sede di distribuzione del ricavato ai sensi dell’art. 512
c.p.c. (v. oltre iq questo §),
«Con l’ordinanza con cui è disposta la vendita o l'assegnazione ai
sensi degli artt. 530, 552 e 569 - così il 5° comma dell’art. 499 - il
giudice fissa, altresì, udienza di comparizione davanti a sé del debitore
62 ESPROPRIAZIONE IN GENERALE § 18

e dei creditori intervenuti privi di titolo esecutivo, disponendone la no­


tifica a cura di una delle parti. Tra la data dell’ordinanza, e la data fis­
sata per rudienza non possono decorrere più di sessanta giorni.
A ll’udienza di comparizione il debitore deve dichiarare quali dei cre­
diti per i quali hanno avuto luogo gli interventi egli intenda riconoscere
in tutto o in parte, specificando in quest’ultimo caso la relativa misura.
Se il debitore non compare, si intendono riconosciuti tutti i crediti per i
quali hanno avuto luogo interventi in assenza di titolo esecutivo. In tutti
Il debitore verso i casi il riconoscimento rileva comunque ai soli effetti dell’esecuzione. I
i creditori privi di creditori intervenuti ì cui crediti siano stati riconosciuti da parte del de­
titolo deve, in
un’udienza di bitore partecipano alla distribuzione della somma ricavata per l’intero
comparizione, ovvero limitatamente alla parte del credito per la quale vi sia stato rico­
dichiarare se
riconosce i debiti noscimento parziale. I creditori intervenuti ì cui crediti siano stati vice­
(il riconoscimento versa disconosciuti dal debitore hanno diritto, ai sensi dell’articolo SIO,
è implicito nella
non comparizione).
3° comma, all’accantonamento delle somme che ad essi spetterebbero,
sempre che ne facciano istanza e dimostrino di avere proposto, nei trenta
giorni successivi all’udienza di cui al presente comma, l’azione necessaria
affinché essi possano munirsi del titolo esecutivo».
L’abrogazione, da parte della L. 80/2005, del 1° comma delTart.
525 c.p.c., che, con riguardo all’espropriazione mobiliare presso il de­
bitore, condizionava l’intervento alla certezza, liquidità ed esigibilità
del credito, rende certa reliminazione di questo requisito nel suddetto
tipo di espropriazione. Quanto agli altri tipi di espropriazione, l’abro­
gazione dell’alt. 563, 1° comma, che consentiva l’intervento anche per
i crediti soggetti a termine o a condizione, non può essere intesa come
implicita introduzione dei requisiti di liquidità ed esigibilità nell’espro­
priazione immobiliare, poiché in realtà siamo di fronte ad una totale
assenza di previsione legislativa, sicché i requisiti in discorso non sussi­
stono per l’intervento in alcun tipo di espropriazione.
L’intervento si L’art. 499, 2° comma, precisa che l’intervento si effettua con un
effettua con ricorso
che è tempestivo se
ricorso (da depositarsi prima che sia tenuta l’udienza in cui è disposta
anteriore all’udienza la vendita o l’assegnazione), il quale deve essere redatto con l’assisten­
in cui è disposta la za di un difensore munito di procura e contenere l’indicazione del cre­
vendita o
l’assegnazione. dito e quella del titolo di esso (titolo, non nel solo senso di titolo ese­
cutivo, ma anche, di ragione di diritto sostanziale del credito stesso),
la domanda di partecipazione alla distribuzione della somma ricavata
(che è l’atto col quale l’interveniente esercita la sua azione con la re­
lativa documentazione) e la dichiarazione di residenza o l’elezione di
domicilio nel comune in cui ha sede il giudice competente per l’esecu­
zione. L ’efficacia dell’intervento non dipende, ovviamente, dal per­
manere dell’efficacia del pignoramento originario, sempreché la pro­
secuzione dell’esecuzione avvenga su impulso del creditore interve­
nuto titolato (1).1

(1) Cass. sez. un. 7 gennaio 2014 n. 61.


§ 19 VENDITA, ASSEGNAZIONE, DISTRIBUZIONE 63

Le modalità, con le quali i creditori intervenienti partecipano alla


distribuzione del ricavato, dipendono dai tempi dell’intervento, ossia
dalla sua tempestività, tenendo presente che esso è tempestivo quan­
do il ricorso - così, e come ;già accennato, il 2° comma dell’alt. 499
c.p.c. —è depositato prima che sia tenuta l’udienza in cui è disposta la
vendita o l’assegnazione ai sènsi degli arti. 530, 552 e 569. Ciò che dà
senz’altro diritto a partecipare al ricavato dell’espropriazione,
Se, invece, l’intervento è successivo alla suddetta udienza - ossia Se è tardivo
dà diritto alla
tardivo —dà diritto soltanto a partecipare alla distribuzione della par­ distribuzione della
te di ricavato, che sopravanza dopo soddisfatti i diritti del creditore parte che sopravanza
pignorante, di quelli privilegiati e di quelli chirografari intervenuti tem­ alla soddisfazione
degli altri creditori.
pestivamente, purché, comunque, l’intervento avvenga prima del prov­
vedimento di distribuzione nell’espropriazione mobiliare (art. 528) e
prima dell’udienza di cui all’art. 596 nell’espropriazione immobiliare
(art. 565).
H termine finale, però, non riguarda i creditori muniti di titolo
esecutivo in quanto non assoggettati al riconoscimento di cui all’ul­
timo comma delTart. 499, né, a quanto pare, quelli privilegiati, ma
quelli non muniti di titolo che, oltre quel termine, saranno equiparati
ai creditori disconosciuti.
Infine, l’art. 500 determina l’effetto dell’intervento, stabilendo che
esso, sulla base delle disposizioni sulle diverse forme di espropria­
zione e nei casi ivi previsti, non solo dà diritto a partecipare alla distri­
buzione della somma ricavata, ma anche - come enuncia il testo della
norma - a provocarne i singoli atti (in caso di intervento fondato su
titolo esecutivo) con le modalità di cui agli artt. 510 e ss.

19. Vendita forzata, assegnazione e distribuzióne della somma rica­


vata (in generale). }
/
/
L ’atto d ’impulso processuale (v. voi. I, § 21) immediatamente L’atto di impulso
successivo al
successivo al pignoramento è un’istanza che il creditore pignorante pignoramento è
ha l’onere di rivolgere al giudice dell’esecuzione (v. retro, § 14) - di l'istanza di vendita o
cui nel frattempo è avvenuta la designazione con le modalità viste al di assegnazione.
§ 15 - e con la quale egli chiede la vendita forzata dei beni pignorati
o la loro assegnazione in pagamento.
Per tale istanza la legge prevede, oltre al già visto (al § 17) termine
(acceleratorio) di non oltre novanta giorni dal pignoramento (art.
497), anche un termine dilatorio: l’istanza in discorso non può, infat­
ti, essere proposta se non sono decorsi dieci giorni dal pignoramento,
tranne che si tratti di cose deteriorabili (art. 501). Tuttavia, nelle si­
tuazioni che, come si è visto al § 17 in fine, la legge considera - ri­
spetto alle cose mobili - come sostitutive del pignoramento (pegno e
cosiddetta ipoteca su cose mobili; a parte, naturalmente, la particola-
64 ESPROPRIAZIONE IN GENERALE §19

re facoltà attribuita dall’art. 2796 c.c. al creditore pignoratizio, di far


vendere direttamente la cosa ricevuta in pegno), tale termine decorre
dalla notificazione del precetto (art. 502, 2° comma, c.p.c.).
A seguito dell’istanza in argomento, il giudice dell’esecuzione
provvede a disporre la vendita o l’assegnazione con le modalità par­
ticolari a ciascun tipo di espropriazione.
La vendita forzata La vendita forzata ha la funzione di trasformare i beni pignorati in
ha la funzione di
trasformare i beni
denaro liquido. Perciò, ovviamente, la vendita non avviene né deve
pignorati in denaro essere disposta quando il pignoramento abbia colpito una somma dì
liquido. denaro; in tal caso il creditore procedente potrà chiedere senz’altro
la distribuzione, di cui ci occuperemo tra poco.
La vendita viene effettuata con modalità che variano nei diversi
tipi di espropriazione e che esamineremo specificamente nell’esame
della disciplina di ciascuno di questi tipi. In questa prima sede di di­
sciplina generale, il codice si limita a dettare alcune norme di porta­
ta, appunto, assai generale, e così a disporre, in primo luogo, che la
vendita può avvenire talora «con incanto»i ossia con offerte successi­
ve in aumento (c.d. asta), eventualmente a mezzo di istituti autorizzati
(art. 159 disp. att. c.p.c.), e talora «senza incanto» (art. 503), secondo
le modalità previste per le diverse forme di espropriazione. Peraltro,
con specifico riferimento all’espropriazione immobiliare, il 2° comma
dell’art, 503 (appositamente introdotto dal D.L. 132/2014, conv. dal­
la L, 162/2014), limita la possibilità di utilizzare le modalità della
vendita con incanto, stabilendo che «l'incanto può essere disposto so­
lo quando il giudice ritiene probabile che la vendita con tale modalità
abbia luogo ad un prezzo superiore alla metà rispetto al valore del be­
ne, determinato a norma dell'art. 568» (v. oltre, § 28).
In secondo luogo, il codice si limita a stabilire che, quando la
vendita è fatta in più volte o in più lotti, deve cessare quando il prez­
zo già ottenuto raggiunge l’importo delle spese e dei crediti per i
quali si procede (art. 504).
Si è molto discusso e si discute circa la natura giuridica della ven­
dita forzata.
Natura della Anzitutto, la vendita forzata differisce nettamente dal comune
vendita forzata.
contratto di compravendita, per il dato fondamentale che essa avvie­
ne prescindendo totalmente dalla volontà di colui che sarebbe il ven­
ditore. D ’altra parte, l’acquirente non acquista di certo a titolo origi­
nario, ma a titolo derivativo; egli è veramente un acquirente; solo che
colui che vende non è il proprietario, ma è lo Stato e, per esso, l’or­
gano giurisdizionale; e non certo - come sosteneva una teoria da
tempo superata - in rappresentanza del debitore; ma in sua vece. Se­
condo un’autorevole opinione, lo Stato, - che è la fonte di tutti i po­
teri - sottrae al debitore, non il bene, ma il potere di alienarlo. Ed in
realtà, quest’opinione è avvalorata dal dato positivo che il denaro ri­
cavato dalla vendita appartiene ancora al debitore, il quale riceve in
§ 19 VENDITA, ASSEGNAZIONE, DISTRIBUZIONE 65

restituzione l’eventuale residuo (art. 510, ultimo comma). C’è, co­


munque, un acquisto a titolò derivativo per effetto di una vendita ef­
fettuata dall’organo giurisdizionale, con modalità che, oltre ad essere
determinate dalla legge (copie avviene nell’espropriazione per pub­
blica utilità) appartengono strettamente alla disciplina processuale; il
che fa si che l’effetto traslativo non si riconduce allo scambio dei
consensi, ma ad una serie di atti (incluso il pagamento del prezzo)
che appartengono appunto ài procedimento.
Si tratta in sostanza del convergere e reciproco completarsi di atti
che, in relazione ai diversi soggetti da cui sono compiuti, sono rego­
lati da differenti discipline: quelli dell’ufficio esecutivo, da una disci­
plina tipicamente processuale ancorché idonea a produrre effetti an­
che sostanziali; quelli dell’acquirente, da una disciplina tipicamente
negoziale. Gli effetti sono, comunque, quelli configurati dagli artt.
2919 e ss. c.c., che - nel nuovo codice, a differenza di quello previ­
gente - disciplinano dettagliatamente la materia con elementi di ano­
malia (rispetto alla disciplina negoziale), i quali stanno in correlazio­
ne con la prevalenza, nell’istituto in discorso, degli elementi proces-
sualistici; viene, comunque, fatto salvo il principio della tutela del­
l’affidamento incolpevole del terzo acquirente. In realtà, l’art. 2929
c.c., che fa salvi i diritti del terzo acquirente rispetto alle nullità for­
mali degli atti del processo esecutivo, relative a questioni dedotte suc­
cessivamente all’aggiudicazione, non esaurisce la tutela dell’affida­
mento del terzo, che sussiste anche rispetto alle nudità sostanziali (tra
le quali certamente quelle che affliggono proprio la vendita o l’asse­
gnazione) .
\J assegnazione - che nell’espropriazione immobiliare è condizio­
nata dalla mancanza di offerte in sede di svendita forzata (v. oltre, §
30) - è l’attribuzione diretta del bene pignorato al creditore sulla ba­
se di un determinato valore. j
Se non vi sono ragioni di concorso (vi retro, § 18), la soddisfazio­ L’assegnazione è
l’attribuzione diretta
ne dell’unico creditore avviene attraverso una sorta di datio in solu- al creditore del bene
tum, e la determinazione del valore del bene assegnato serve solo a pignorato.
stabilire se il creditore è soddisfatto totalmente, oppure solo par­
zialmente, oppure se, al contrario, c’è un margine di valore in più da
restituire al debitore. Se, invece, si è verificato l’intervento di altri
creditori e si deve conseguentemente far luogo al concorso dei credi­
tori, la determinazione del valore dei beni assegnati serve anche a
stabilire l’importo del ricavato, su cui deve effettuarsi il concorso,
affinché siano fatte salve, in primo luogo, le spese di esecuzione e le
ragioni di prelazione e, quindi, la par condicio dei creditori interve­
nienti non privilegiati. Ciò può esigere che l’assegnatario versi, in
parte, o anche per l’intero, il valore delle cose assegnate; ed in questa
cornice si comprende il disposto dell’art. 506, 1° comma, secondo
cui «rassegnazione può essere fatta soltanto per un valore non inferio-
66 ESPROPRIAZIONE IN GENERALE § 19
re alle spese di esecuzione e ai crediti aventi diritto a prelazione ante­
riore a quello dell’offerente»\ soltanto sull’eventuale valore eccedente
concorrono poi l’offerente e gli altri creditori, osservate le cause di
prelazione che li assistono (art. 506; 2° comma). Infine, se rassegna­
zione hg ad oggetto un credito, essa opera come cessione prò solven-
do (art. 2928 c.c.). L ’assegnazione, con la relativa determinazione del
valore o prezzo di assegnazione, è compiuta, a richiesta del creditore
(art. 505 c.p.c.), dal giudice dell’esecuzione con l’ordinanza il cui
contenuto è dettagliatamente indicato daU’art. 507.
L ’acquirente e l’assegnatario sono, d’altra parte, coperti dai rischi
conseguenti alla nullità degli atti, che hanno preceduto la vendita e
l’assegnazione, nel senso che tale eventuale nullità non ha effetto nei
loro confronti, come abbiamo visto disporre l’art. 2929 c.c.

A proposito dell’ambito applicativo delTart. 2929 c.c. le Sezioni uni­


te della Cassazione - risolvendo un contrasto giurisprudenziale - hanno
affermato che il sopravvenuto accertamento dell’inesistenza di un titolo
idoneo a giustificare l’esercizio dell’azione esecutiva non fa venir meno
l’acquisto dell’immobile pignorato, che sia stato compiuto dal terzo nel
corso della procedura espropriativa in conformità alle regole che disci­
plinano lo svolgimento di tale procedura, salvo che sia dimostrata la col­
lusione del terzo col creditore procedente, fermo peraltro restando il
diritto dell’esecutato di far proprio il ricavato della vendita e di agire per
il risarcimento dell’eventuale danno (Cass. sez. un. 28 novembre 2012 n.
21110).

Se la vendita o l’assegnazione hanno per oggetto un bene gravato


da pegno o da ipoteca, l’aggiudicatario o l’assegnatario possono, con
l’autorizzazione del giudice dell’esecuzione, concordare l’assunzione
del debito liberando il debitore (art. 508 c.p.c.). Ed in tal caso, nel
provvedimento di vendita o di assegnazione va menzionata l’assun­
zione del debito.
La fase successiva è La fase del processo espropriativo, che segue la vendita forzata o
la distribuzione della
somma ricavata.
l’assegnazione, è la distribuzione della somma ricavata. La somma da
distribuire è formata da quanto proviene a titolo di prezzo o congua­
glio delle cose vendute o assegnate, aumentata di eventuali accessori
(art. 509). Se vi è un solo creditore pignorante senza intervento di
altri creditori, la somma ricavata viene attribuita al creditore proce­
dente fino a soddisfazione del credito e degli interessi e delle spese,
salva la già vista restituzione al debitore del residuo.
Quest’attribuzione è compiuta dal giudice dell’esecuzione che prov­
vede con ordinanza, sentito il debitore (art. 510, 1° comma). Se vi
sono intervenienti, il provvedimento del giudice dell’esecuzione ef­
fettuerà un riparto proporzionale (c.d. progetto di distribuzione), se­
condo le modalità proprie di ciascun tipo di espropriazione e co­
munque tenendo conto dei privilegi (inclusi quelli per le spese di giu-
§ 19 VENDITA, ASSEGNAZIONE, DISTRIBUZIONE 67

stizia, di cui all’art. 2770 c.c.) e delle cause di prelazione (art. 510, 2° L’accantonamento
comma), e previo accantonamento delle somme che spetterebbero ai a favore dei creditori
intervenuti
creditori intervenuti privi di] titolo esecutivo, i cui crediti non siano non titolati.
stati in tutto o in parte riconosciuti dal debitore (così il nuovo art.
510,2° comma). j

A proposito delle sommè da accantonare, la L. 263/2005 ha poi ag­


giunto all’art. 510 i seguenti ulteriori commi: «L'accantonamento (che
così determina il protrarsi dall’esecuzione) è disposto dal giudice dell'ese­
cuzione per il tempo ritenuìp necessario affinché i predetti creditori pos­
sano munirsi di titolo esecutivo e, in ogni caso, per un periodo di tempo
non superiore a tre anni. Decorso il termine fissato, su istanza di una delle
parti o anche d’ufficio, il giudice dispone la comparizione davanti a sé del
debitore, del creditore procedente e dei creditori intervenuti, con l'ecce­
zione di coloro che siano già stati integralmente soddisfatti, e dà luogo alla
distribuzione della somma accantonata tenuto conto anche dei creditori in­
tervenuti che si siano nel frattempo muniti di titolo esecutivo. La compari­
zione delle parti per la distribuzione della somma accantonata è disposta
anche prima che sia decorso il termine fissato se vi è istanza di uno dei
predetti creditori e non ve ne siano altri che ancora debbano munirsi di ti­
tolo esecutivo.
Il residuo della somma ricavata, dopo l'ulteriore distribuzione di cui al
3 ° comma ovvero dopo che sia decorso il termine nello stesso previsto, è
consegnato al debitore o al terzo che ha subito l’espropriazione».

Eventuali creditori di ciascun creditore avente diritto alla distri­


buzione possono chiedere di essere sostituiti a lui per la soddisfazio­
ne dei loro crediti, proponendo domanda al giudice dell’esecuzione
con forme analoghe a quelle del ricorso per intervento, di cui all’art.
499, 2° comma (art. 511, 1° comma); il giudice dell’esecuzione prov-
vederà alla distribuzione anche nei loro confronti, ma eventuali con­
testazioni relative alle loro domande non possono ritardare la distri­
buzione tra gli altri creditori concorrentidart. 511,2° comma).
In sede di distribuzione, il creditore procedente e ciascuno dei Poiché i singoli
partecipanti hanno
creditori intervenienti possono assumere evidentemente posizioni di interesse a contestare
reciproco contrasto poiché la concorrenza di ciascun credito può di­ i crediti degli altri, ...
minuire la percentuale di soddisfazione di tutti gli altri. Da ciò il pos­
sibile interesse alla reciproca contestazione dei crediti: la quale con­
testazione è, d’altra parte, resa più probabile dal fatto che, come si è
visto (v. retro, § 18), il codice non richiede, per l’intervento, un ac­ ... possono sorgere
certamento giudiziario definitivo. Il codice, evidentemente preoccu­ controversie in sede
di distribuzione, che
pato di non pregiudicare i creditori non ancora muniti dì titolo, vanno risolte con le
sconta - per evitare questo pregiudizio - l’eventualità di contestazio­ modalità di cui
all’art. 512 c.p.c.
ni, alla quale eventualità è pertanto dedicato l’art. 512 c.p.c.
Abbiamo già avuto occasione di accennare - e più ampiamente si
vedrà al cap. 5° - che il fenomeno della cognizione inserita nel pro­
cesso esecutivo è tipico delle opposizioni nel processo esecutivo. In
68 E SP R O P R IN O N E IN GENERALE § 19

realtà, da un punto di vista generale, anche la contestazione di cui


qui si tratta potrebbe essere assimilata ad u n ’opposizione,
Mentre in precedenza le contestazioni di cui trattasi dovevano
concretarsi subito in una causa di cognizione, l’attuale formulazione
delTart. 512 affida al giudice dell’esecuzione il potere di decidere la
contestazione nell’esercizio dei poteri ordinatori propri del giudice
dell’esecuzione e perciò non con sentenza, ma con ordinanza. E poi­
ché quest’ordinanza è impugnabile nelle forme e nei termini di cui al-
l’art. 617 (come vedremo, propri dell’opposizione agli atti esecutivi),
ne consegue che solo per effetto di questa opposizione parrebbe
aprirsi quell’autentica parentesi di cognizione, che è caratteristica
delle opposizioni nel processo esecutivo, parentesi che, in realtà, già
comincia ad aprirsi davanti al giudice dell’esecuzione, ove le conte-
stazioni riguardano già la sussistenza del credito, come risulta dal-
l’art. 512,1° comma, qui di seguito riportato.
Così, dunque, dispone il nuovo 1° comma delTart. 512 c.p.c.: «Se,
in sede di distribuzione, sorge controversia tra i creditori concorrenti o
tra creditore e debitore o terzo assoggettato all’espropriazione, circa la
sussistenza o l’ammontare di uno o più crediti o circa la sussistenza di
diritti di prelazione, il giudice dell’esecuzione, sentite le parti e com­
piuti i necessari accertamenti, provvede con ordinanza, impugnabile
nelle forme e nei termini di cui all’art. 617, 2° comma».
H giudice Aggiunge il 2° comma che «I l giudice può, anche con l’ordinanza
dell’esecuzione di cui al 1° comma, sospendere, in tutto o in parte, la distribuzione
può comunque
provvedere alla della somma ricavata». Va anche tenuto presente che contro il prov­
sospensione della vedimento di sospensione di cui al 2° comma dell’art. 512 (al quale
distribuzione della
somma ricavata.
ci siamo or ora riferiti) è ammesso reclamo ai sensi delTart. 669
terdecies: così dispone l’attuale 2° comma dell’art. 624 c.p.c., che
estende al provvedimento suddetto la reclamabilità che, nel comma
precedente di quell’articolo 624, è prevista avverso i provvedimenti
di sospensione dell’esecuzione, pronunciati da parte del giudice del­
l’esecuzione.
Va, d’altra parte, tenuto presente che l’art. 512 si riferisce espressa-
mente, oltre che alle controversie tra creditori concorrenti, anche alle
controversie «tra creditore e debitore o terzo assoggettato all’espro­
priazione», così configurando la possibilità che l’oggetto di queste
controversie abbia a coincidere con quello proprio dell’opposizione
all’esecuzione (v. oltre, § 36).
Ebbene, con le modifiche sopra esposte - a cominciare da quella
fondamentale dell’esclusione dell’intervento dei creditori privi di ti­
tolo non sequestranti né privilegiati, né titolari di crediti risultanti
dalle scritture contabili di cui all’art. 2214 c.c. - il legislatore ha, an­
zitutto, mutato i termini della questione, nel passato dibattuta in dot­
trina non senza riflessi in giurisprudenza, del se e come nella disci­
plina del concorso dei creditori anche senza titolo, e della conseguen-
§ 19 VENDITA, ASSEGNA2IONE, DISTRIBUZIONE 69

te distribuzione in assenza di contestazioni, sia implicito l’accerta­


mento della sussistenza di tali crediti.
Nel nuovo sistema appari evidente rorientamento legislativo ver­ Il procediménto per
so reliminazione della partecipazione al riparto di crediti non ac­ la risoluzione delle
controversie
certati in un titolo esecutivo' né riconosciuti dal debitore, o comun­ distributive.
que non assoggettati al vaglio dell’accertamento, di cui all’art. 512.
Orientamento che appare confermato e perfezionato dall’aggiunta
nell’alt. 510 dell’ulteriore previsione, secondo cui, in sede di distri­
buzione, il giudice deve provvedere all’accantonamento delle somme
che spetterebbero ai creditori intervenuti privi di titolo esecutivo, i
cui crediti non sono stati riconosciuti dal debitore «per il tempo ne­
cessario affinché i predetti creditori possano munirsi di titolo esecutivo
e, in ogni caso, per un periodo di tempo non superiore a tre anni» (3°
comma).
Per quanto riguarda, invece, la questione dell’oggetto del giudi­
zio, che si apre a seguito delle contestazioni di cui all’art. 512, ci
sembra decisivo il rilievo che la norma è ben chiara nell’indicare tale
oggetto nelle controversie sulla sussistenza o ammontare dei singoli
crediti o diritti di prelazione, così rendendo possibile un margine di
comunanza con l’oggetto proprio dell’opposizione all’esecuzione.
Di conseguenza, all’accertamento del credito oggetto di contesta­
zione si perviene attraverso un procedimento articolato in due fasi:
runa (quella che si conclude col provvedimento di cui all’art. 512) a
cognizione sommaria e l’altra (eventuale) a cognizione piena ed esau­
riente, che sì conclude con sentenza, impugnabile - secondo l’opinio­
ne che ci sembra preferibile - con l’appello come la sentenza sull’op­
posizione dell’esecuzione, sebbene pronunciata a norma dell’art. 617.

Bibliografia di orientamento }

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70 ESPROPRIAZIONE IN GENERALE §19

somma ricavata, in Enciclopedìa del diritto, XIII, Milano, 1964; A. CAR-


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tore non titolato nell’espropriazione singolare, Roma, 2014; M. BOVE, Espro­
priazione forzata (dir. proc. civ.), in Diritto on line Treccani, 2013; A, BAR­
LETTA, Vendita forzata (dir. proc. civ.), ivi, 2014; A, BARLETTA, Assegnazio­
neforzata (dir. proc. civ.), ibidem-, C , CONSOLO, Un d.l. processuale in bianco
e nerofumo ecc., in Corr. giur., 2014; A. CARRATTA, in A. CARRATTA-P.
D’ASCOLA, Riforme per il processo civile: il d.l. n. 132/2014, in II libro del­
l’anno del diritto Treccani, 2015; G.G, PO LI, Modifiche in tema di iscrizione
a ruolo della procedura esecutiva, ecc., in Foro ii., 2015, V ; M.L, SPADA, Le
modifiche in tema di vendita forzata, ibidem-, AA.W., La nuova riforma del
processo civile, a cura di F. SANTANGELI, Roma, 2015; S. ZlIN O , in C . PUN-
ZI, Il processo civile. Sistema e problematiche. Le riforme del quinquennio
2010-2014, Torino, 2015.
Sezione seconda

L ’ESPRO PRIA ZION E M OBILIARE PRESSO


IL DEBITORE

SOMMARIO; 20. Il pignoramento mobiliare e il pignoramento di autoveicoli, moto­


veicoli e rimorchi, - 21. L’intervento dei creditori (nell’espropriazione mobilia­
re). -2 2 . Vendita (anche con modalità telematiche), assegnazione e distribuzio­
ne (nell’espropriazione mobiliare).

20. I l pignoramento mobiliare e il pignoramento di autoveicoli, mo­


toveicoli e rimorchi.

Ultimato l’esame delle norme che il codice dedica all’espropria­


zione in generale, veniamo ora ad esaminare le norme dedicate più
specificamente ed in via integrativa ai singoli tipi di espropriazione,
incominciando con l’espropriazione mobiliare c.d. presso il debitore.
E poiché, come si è visto (retro, § 13), ciascuna di queste discipline
più specifiche ha per oggetto i medesimi istituti (e nel medesimo or­
dine) che abbiamo or ora visto nella loro disciplina generale, Tesarne
delle norme dedicate all’espropriazione mobiliare incomincia con
quelle dedicate al pignoramento che ha ad oggetto cose mobili, e più
precisamente, quelle cose mobili che sono ;nella disponibilità del de­
bitore, come stiamo per vedere. ;

Abbiamo già rilevato (retro, § 17) che l’atto di pignoramento, nella


sua essenza propria di ingiunzione al debitore, è atto dell’ufficiale giudi­
ziario; atto che talora è scritto e talora' (come appunto nell’espropria­
zione mobiliare) verbale (ma da documentarsi subito in apposito pro­
cesso verbale). Ed abbiamo visto pure che l’ufficiale giudiziario effettua Il pignoramento
il pignoramento a seguito di un’istanza (verbale) del creditore, che costi­ mobiliare è effettuato
dall’ufficiale
tuisce il primo atto di esercizio dell’azione esecutiva, e che implica, ov­ giudiziario munito
viamente, l’esibizione all’ufficiale giudiziario del titolo esecutivo e del del titolo esecutivo
precetto; l’uno e l’altro previamente notificati (tranne che nel caso in cui e del precetto ...
il creditore abbia ottenuto l’autorizzazione all’esecuzione immediata pre­
vista daU’art. 482: v. retro, § 12 in fine; nel qual caso la notificazione può
avvenire immediatamente prima del pignoramento).

L ’ufficiale giudiziario, al quale dunque sia stata rivolta la richiesta ... che ricerca le cose
di effettuare il pignoramento previa esibizione del titolo e del precet­ da pignorare nella
casa del debitore o
to, deve, a questo punto, ricercare le cose da pignorare. Al riguardo, negli altri luoghi
l’art. 513 c.p.c. dispone che egli può ricercarle nella casa del debitore a lui appartenenti...
72 ESPROPRIAZIONE MORTI .TARE §20

... o anche sulla sua (intesa come il luogo nel quale il debitore abita stabilmente) e negli
persona ...
altri luoghi a lui appartenenti (negozio, ufficio, officina, ecc.). Può
anche ricercarle sulla persona del debitore, osservando le opportune
cautele per rispettarne il decoro. E in ogni caso può vincere eventua­
li resistenze, ricorrendo, se del caso, all’assistenza della forza pubbli­
ca (art. 513,2° comma).
H 3° comma dell’articolo in esame contempla l’ipotesi che le cose
da pignorare si trovino in luoghi appartenenti non al debitore ma ad
un terzo, pur essendo nella diretta disponibilità del debitore. Per in­
dividuare bene quest’ipotesi (per la quale si può pensare, ad es., al
contenuto di una cassetta di sicurezza) e le ragioni della sua partico­
lare considerazione, occorre tener presente che, se il debitore non
avesse la disponibilità diretta della cosa, ossia se tale disponibilità
dipendesse dalla prestazione del terzo, si dovrebbe ricorrere alle for­
me del pignoramento presso terzi (su cui v. la sezione terza di questo
capitolo); mentre, d ’altro canto, il fatto che le cose si trovino in luo­
go appartenente ad un terzo la cui cooperazione condiziona in qual­
che modo la disponibilità della cosa da parte del debitore, esige par­
ticolari cautele nei confronti del terzo. Perciò il codice (art. 513, 3°
... o anche in luoghi comma) dispone che in questi casi, quando cioè si tratti di pignorare
diversi purché si tratti
di cose di cui il
cose «che non si trovano in luoghi appartenenti al debitore, ma delle
debitore può disporre quali egli può direttamente disporre», il pignoramento, pur potendo
«■direttamente». avvenire con le forme del pignoramento presso il debitore, presup­
pone che l’ufficiale giudiziario abbia preventivamente ottenuto Vau­
torizzazione del presidente del tribunale o di un giudice da lui delega­
to, il quale provvede con decreto, su istanza del creditore. Tale auto­
rizzazione non è, tuttavia, necessaria quando il terzo consenta di esi­
bire all’ufficiale le cose del debitore da pignorare (art. 513, ultimo
comma).
L ’accesso - eventualmente forzoso - nei luoghi ora visti, allo sco­
po di effettuare il pignoramento, non può avvenire nei giorni festivi
né nelle ore notturne, secondo le precisazioni compiute dall’art. 147,
che riguarda l’ora per le notificazioni, ma che è espressamente ri­
chiamato dall’art. 519.
Ottenuto l’accesso, l ’ufficiale giudiziario provvede, anzitutto, alla
scelta delle cose da pignorare. A questo proposito, il codice, in pri­
mo luogo, impone all’ufficiale giudiziario dì preferire il denaro, gli
oggetti preziosi e i titoli di credito che ritiene di sicura realizzazione
(art. 517, 2° comma), autorizzandolo peraltro ad eseguire il pigno­
ramento preferibilmente non più sulle cose indicate dal debitore, ma
(così il 1° comma dell’art. 517) sulle cose che l’ufficiale giudiziario
ritiene di più facile e pronta liquidazione, nel limite di un presumibi­
le valore di realizzo pari all’importo del credito precettato aumentato
della metà. In ogni caso, il pignoramento non può colpire i beni che
la legge dichiara impignorabili, tra i quali in primo luogo quelli det-
§20 PIGNORAMENTO MOBILIARE 73

tagliatamente elencati nell’art. 514, secondo il criterio deWindispen­


sabilità minima per la vita (ad es., il letto), per il sostentamento (ad
es., commestibili e combustibili per un mese di sostentamento del
debitore e della sua famiglia), per il valore morale (ad es., l’anello
nuziale, le cose sacre, ecc.). [Si tratta di un’impignorabilità assoluta I beni assolutamente
impignorabili e
che, come si vedrà (§ 36 in firie), può essere fatta valere con l’opposi­ quelli limitatamente
zione all’esecuzione (ex art. ó!l5,2° comma). impignorabili.
Regole particolari sono, invece, dettate dagli artt. 515 e 516 con
riguardo a cose mobili impignorabili relativamente, in quanto desti­
nate al servizio o alla coltivazione di un fondo o agli strumenti indi­
spensabili (ma non anche semplicemente utili) per la professione,
l’arte o il mestiere, o pignorabili solo in determinate circostanze (frutti
non ancora raccolti e bachi da seta). Gli strumenti, gli oggetti e i libri
indispensabili per l’esercizio della professione, dell’arte o del mestie­
re del debitore sono pignorabili solo se il presumibile valore di realiz­
zo degli altri beni pignorati appare insufficiente e solo nei limiti di un
quinto del loro valore [limite che, peraltro, non sussiste se il debitore '
è una società o ha comunque struttura con prevalenza di capitale in­
vestito rispetto al lavoro (art. 515, ultimo comma)].

Strumenti, oggetti e beni per la professione, arte o mestiere, dunque,


in quanto non indispensabili risultano pienamente pignorabili. Di con­
seguenza, incombe sul debitore l’onere di provare la natura indispensa­
bile del bene pignorato attraverso l’opposizione all’esecuzione dell’art.
615. Sono comunque pignorabili gli strumenti che, sebbene obiettiva­
mente indispensabili, sono in quantità sovrabbondante (Cass. 11 luglio
2006 n. 15705).

Un limite alla pignorabilità va visto anche nel vincolo delle som­


me di denaro di proprietà della P.A. all’«esercizio di una concreta
funzione pubblica». }
Le cose scelte per il pignoramento tlébbono essere valutate, al­
meno approssimativamente, per la necessaria loro commisurazione
all’entità del credito. A ciò provvede lo stesso ufficiale giudiziario,
che può farsi assistere - se lo ritiene opportuno - da uno stimatore.
L’ufficiale giudiziario sceglie, dunque, le cose da pignorare in rela­
zione al loro valore e, con riferimento ad esse, compie al debitore (o
a un suo familiare o addetto alla casa o all’ufficio, purché non mino­ L’ufficiale giudiziario
re di 14 anni né palesemente incapace; v. art. 139, 2° comma), la fon­ rivolge al debitore
l’ingiunzione di non
damentale ingiunzione di non sottrarre le cose scelte alla garanzìa del sottrarre le cose
credito; e subito provvede a redigere processo verbale delle sue ope­ pignorate alla
garanzia del credito
razioni, dando atto dell’ingiunzione compiuta, descrivendo le cose
pignorate con la determinazione del loro valore, menzionando le di­
sposizioni (alle quali stiamo per accennare) date per la conservazione
delle cose pignorate ed infine - nel caso che il debitore non sia pre­
sente - consegnando alle persone presenti (o affiggendo alla porta
74 ESPROPRIAZIONE MOBILIARE §20

dell’immobile) un avviso circa l’aw enuta ingiunzione al debitore; il


tutto come meglio precisato tra poco nell’esame dettagliato degli
artt. 518 e 519 c.p.c.
Per quanto concerne la custodia delle cose pignorate, il codice
(art. 520) dispone che il denaro, gli oggetti preziosi e i titoli di credi­
to siano consegnati al cancelliere del tribunale. Il denaro viene depo­
sitato con le forme dei depositi giudiziari, mentre i titoli di credito e
gli oggetti preziosi sono custoditi nei modi che il giudice determina.
... e nomina un Per quanto concerne le. altre cose, il codice dispone che l’ufficiale
custode per le cose
che rimangono sul
giudiziario può farle trasportare, quando il creditore ne fa richiesta,
posto. in un luogo di pubblico deposito oppure - come avviene assai più di
frequente - può lasciarle sul posto, affidandole a un custode, il quale
ne assume la responsabilità. Di regola il custòde, che non ha diritto a
compenso se non lo ha chiesto subito e se non gli è stato riconosciu­
to dall’ufficiale giudiziario all’atto della nomina (art. 522), non può
essere il creditore o il suo coniuge, né il debitore o un suo familiare,
a meno che a ciò consenta il debitore o, rispettivamente, il creditore
(art. 521,1° comma).
Se l’ufficiale giudiziario trova un pignoramento già iniziato da al­
tro ufficiale giudiziario, continua le operazioni insieme con lui redi­
gendo un unico processo verbale (art. 523); mentre, se trova che i
beni sono già stati pignorati in precedenza, «ne dà atto nel processo
verbale descrivendo i mobili precedentemente pignorati, e quindi pro­
cede al pignoramento degli altri beni o fa constare nel processo verbale
che non ve ne sono» (art. 524,1° comma).
«Il processo verbale - così il 2° comma dell’alt. 524 - è depositato
in cancelleria e inserito nel fascicolo formato in base al primo pignora­
mento, se quello successivo è compiuto anteriormente aWudienza pre­
vista nell’articolo 525, 1 ° comma [udienza per l’autorizzazione della
vendita o per l’assegnazione], ovvero alla presentazione del ricorso per
l’assegnazione o la vendita dei beni pignorati nell’ipotesi del 2° comma
dell’articolo 525 [valore dei beni pignorati non superiore a 20.000
euro]. In tal caso il cancelliere ne dà notizia al creditore primo pigno­
rante e l’esecuzione si svolge in unico processo».
L’eventuale «Il pignoramento successivo — così il 3° comma dello stesso art.
pignoramento
successivo.
524 —se è compiuto dopo l’udienza di cui sopra ovvero dopo la presen­
tazione del ricorso predetto, ha gli effetti di un intervento tardivo ri­
spetto ai beni colpiti dal primo pignoramento. Se colpisce altri beni, per
questi ha luogo separato processo». Naturalmente, l’ufficiale giudizia­
rio può pignorare altri beni, così dando luogo ad un procedimento
autonomo. Se non ve ne sono, ne dà atto nel processo verbale, così
come del resto deve regolarsi ogni qual volta non trovi beni da pi­
gnorare.
Venendo all’esame dettagliato degù artt. 518 e 519, vediamo che
l’art. 518 dispone, nel suo 1° comma, che «l’ufficiale giudiziario redi-
§20 PIGNORAMENTO MOBILIARE 75

ge delle sue operazioni processo verbale nel quale dà atto dell’ingiun­


zione di cui all’articolo 492 e descrive le cose pignorate., nonché il loro
stato, mediante rappresentazione fotografica ovvero altro mezzo di ri­
presa audiovisiva, determinandone approssimativamente il presumibile
valore di realizzo con l’assistenza, se ritenuta utile o richiesta dal credi­
tore, di un esperto stimatore da lui scelto. Se il pignoramento cade su
frutti non ancora raccolti o separati dal suolo, l’ufficiale giudiziario ne
descrive la natura, la qualità e l’ubicazione».
Nei successivi 2°, 3° e 4° comma, lo stesso art. 518 dispone con
riguardo all’eventuale differimento, alla liquidazione delle spese e
alle disposizioni per la conservazione.
Il 5° comma dello stesso art. 518 dispone, poi, che «Se il debitore
non è presente, Vufficiale giudiziario rivolge l’ingiunzione alle persone
indicate nell’articolo 139, 2° comma, e consegna loro un avviso dell’in­
giunzione stessa per il debitore. In mancanza di dette persone affigge
l’avviso alla porta dell’immobile in cui ha eseguito il pignoramento».
Il successivo 6° comma - modificato dal D.L. 132/2014 (conv.'
dalla L. 162/2014) - disciplina l’iscrizione a ruolo del processo di
espropriazione, con la successiva formazione del fascicolo d’ufficio
dell’esecuzione. \
Infatti, «compiute le operazioni, l’ufficiale giudiziario consegna sen­ II processo verbale è
consegnato senza
za ritardo al creditore il processo verbale, il titolo esecutivo e il precet­ ritardo al creditore,
to. Il creditore deve depositare nella cancelleria del tribunale compe­ perché provveda
tente per l’esecuzione la nota di iscrizione a ruolo, con copie conformi all’iscrizione a molo.

degli atti di cui al periodo precedente, entro quindici giorni dalla con­
segna. La conformità di tali copie è attestata dall’avvocato del creditore
ai soli fin i del presente articolo». Come abbiamo già visto (retro, §
17), il pignoramento diviene inefficace, ove la nota di iscrizione a
ruolo e le qopie degli atti siano depositate óltre il termine di quindici
giorni dalla consegna al creditore. A seguitò dell’iscrizione a ruolo, il
cancelliere forma il fascicolo dell’esecuzione.
In ogni caso, fino a quando non màturi il termine di cui all’art.
497, di cessazione dell’efficacia del pignoramento (retro, § 17), copia
del processo verbale è conservata dall’ufficiale giudiziario a disposi­
zione del debitore.
Nell’ultimo comma deU’art. 518 è prevista, infine, l’eventuale in­
tegrazione del pignoramento, da autorizzare dal giudice dell’esecu­
zione su richiesta del creditore, laddove il presumibile valore di rea­
lizzò dei beni pignorati sia inferiore a quello indicato nel verbale.
L ’art. 519 disciplina il tempo e l’orario del pignoramento mobi­ Tempo e orario
del pignoramento.
liare stabilendo che esso non può essere eseguito nei giorni festivi, né
fuori delle ore indicate dall’art. 147, ossia tra le 7 e le 21. Ma il pi­
gnoramento iniziato nelle ore prescritte può essere proseguito fino al
suo compimento.
Una speciale forma di pignoramento mobiliare è quella discipli-
76 ESPROPRIAZIONE MOBILIARE §21

H pignoramento nata dall’art. 521 bis c.p.c. (introdotto dal D.L. 132/2014, conv. dalla
di autoveicoli,
motoveicoli e
L. 162/2014), che riguarda particolari beni mobili registrati, come au­
rimorchi (art. 521 bis toveicolimotoveicoli e rimorchi.
c.p.c.), Abbiamo già visto (retro, § 7) che in questo caso la competenza
territoriale è del tribunale del luogo in cui il debitore ha la residenza,
il domicilio, la dimora o la sede (art. 26,2° comma, come modificato
dal citato D.L. 132/2014).
Per quanto riguarda il pignoramento su tali beni, invece, esso
viene eseguito dall’ufficiale giudiziario mediante notificazione al de­
bitore «di un atto nel quale si indicano esattamente, con gli estremi
richiesti dalla legge speciale per la loro iscrizione nei pubblici registri, i
beni e i diritti che si intendono sottoporre ad esecuzione.», oltre all’inti­
mazione di cui all’art. 492 (v. retro, § 16). «Il pignoramento - prose­
gue il 1° comma dell’art. 521 bis contiene altresì Vintimazione [al
debitore] a consegnare entro dieci giorni i beni pignorati, nonché i ti­
toli e i documenti relativi alla proprietà e alluso dei medesimi, a ll isti­
tuto vendite giudiziarie autorizzato ad operare nel territorio del circon­
dario nel quale è compreso il luogo in cui il debitore ha la residenza, il
domicilio, la dimora o la sede». In ogni caso, con il pignoramento il
debitore è costituito custode dei beni pignorati e di tutti gli accesso­
ri, senza diritto al compenso, ma con la consegna all’istituto vendite
giudiziarie, custode diventa quest’ultimo.
Eseguita la notificazione al debitore, l’ufficiale giudiziario conse­
gna senza ritardo al creditore l’atto di pignoramento, perché proceda
alla trascrizione nei pubblici registri e, successivamente, all’iscrizione
a ruolo dell’espropriazione così avviata (entro 30 giorni dalla comu­
nicazione dell’istituto vendite giudiziarie dell’avvenuta consegna del
bene da parte del debitore).

Il pignoramento Vanno evidenziate anche le particolarità dei pignoramento delle quo­


delle quote di s.r.l. te delle società a responsabilità limitata, pignoramento che, nella disci­
e delle società
di persone.
plina configurata per esso dal novellato (dal D.Lgs. 17 gennaio 2003 n.
6) art. 2471 c.c., sembra ora riconducibile più all’espropriazione mobi­
liare diretta che non all’espropriazione presso terzi, come la dottrina pre­
valente era solita ritenere.

21. V intervento dei creditori (nel!espropriazione mobiliare).

Possono intervenire Nell’espropriazione di cui ora si tratta, l’intervento dei creditori ai


solo i creditori
muniti di titolo
termini dell’art. 499 c.p.c. (di cui al § 18 abbiamo visto la disciplina
e quelli indicati con riguardo all’espropriazione in generale) può essere effettuato
dall’art. 499 c.p.c. ... non più - come enunciava l’ora abrogato 1° comma dell’art. 525 - da
tutti coloro che nei confronti del debitore hanno un credito certo,
liquido ed esigibile, ma, nel quadro della profonda modificazione in­
trodotta dal nuovo testo dell’art. 499 (v. retro, § 18), dai soli credito-
§ 22 VENDITA, ASSEGNAZIONE, DISTRIBUZIONE 77

ri ivi indicati, ossia quelli muniti di titolo esecutivo e quelli che al


momento del pignoramento avevano eseguito un sequestro sui beni
pignorati o avevano un diritte} di prelazione risultante da pubblici
registri o un diritto di pegno, o .risultavano titolari di crediti risultanti
dalle scritture contabili di cui àlTart. 2114 c.c. D ’altra parte, gli in­
tervenienti muniti di titolo esecutivo potrebbero assumere anche un
ruolo attivo, nel senso che, anziché limitarsi a partecipare alla distri­
buzione del ricavato, potrebbero provocare i singoli atti dell’esecu­
zione (art. 526) (v. retro, § 18). |
L’intervento può avvenire j- nelle forme che si sono viste esami­ ... non oltre Vudienza
nando quest’istituto in generale - non oltre l’udienza di autorizza­ di autorizzazione
della vendita o per
zione della vendita o per l’asségnazione (art. 525, 2° comma) oppure l’assegnazione.
non oltre la presentazione del ricorso con l’istanza di vendita, nel ca­
so della c.d. «piccola espropriazione» (in caso di valore dei beni pi­
gnorati non superiore a euro 20.000), nella quale la vendita viene fis­
sata senza previa udienza: art. 525, 3° comma. Se avviene dopo tale
momento, ma prima del provvedimento di distribuzione (c.d. inter­ Se avviene dopo,
l’interveniente
vento tardivo), l’interveniente, pur potendo - se munito di titolo ese­ tardivo chirogra/ario
cutivo - provocare i singoli atti esecutivi, può soddisfarsi solo sul­ può soddisfarsi solo
l’eventuale residuo dopo la soddisfazione dèi creditore procedente, sull’eventuale
residuo.
dei creditori privilegiati e degli intervenienti tempestivi (art. 528, 1°
comma), a meno che abbia un diritto di prelazione sulle cose pigno­
rate, nel quale caso questo diritto deve essere fatto salvo (art. 528, 2°
comma).
La L. 80/2005 ha abrogato l’art. 527, in correlazione con l’inse:
rimento di quanto già ivi disposto, nel già visto (al § 18) ultimo comma
dell’art. 499, 4° comma. Di conseguenza, ora in ogni tipo di espropria­
zione e non più solo in quella mobiliare presso il debitore, il credito­
re pignorante (al quale il cancelliere ha datò notizia dell’intervento)
ha facoltà di indicare (con atto notificato oj all’udienza) ai creditori
chirografari intervenuti tempestivamente (/ésistenza di altri beni del
debitore, utilmente pignorabili, con le modalità e gli effetti di esten­
sione precisati nell’art. 499,4° comma.

22. Vendita (anche con modalità telematiche)} assegnazione e di­


stribuzione (neWespropriazione mobiliare).

Si è visto (§■ 19) che il primo atto d’impulso successivo al pigno­


ramento è l’istanza che il creditore pignorante e i creditori interve­
nuti muniti di,titolo esecutivo hanno l’onere di rivolgere al giudice Il primo atto
dell’esecuzione nel termine (acceleratorio) di novanta giorni e col ri­ d'impulso successivo
al pignoramento è
spetto del termine (dilatorio) di dieci giorni dal pignoramento (art. l’istanza di vendita o
529,1° comma, con riferimento all’art. 497 e all’art. 501). di assegnazione ...
Oggetto di quest’istanza è la vendita dei beni pignorati, o, più
78 ESPROPRIAZIONE MOBILIARE §22

esattamente, la determinazione delie modalità di tempo e di luogo di


tale vendita forzata, onde destinare il ricavato alla soddisfazione dei
crediti. Ed è chiaro che, se il pignoramento ha colpito denaro liqui­
do, non c’è bisogno di vendita ed il creditore procedente (oppure
ognuno dei creditori intervenienti muniti di titolo esecutivo) può
chiedete senz’altro la soddisfazione del suo credito o la distribuzio­
ne. Ciò è detto espressamente nel 1° comma dell’art. 529. Nel 2°
comma del medesimo articolo è prevista l ’eventualità che il pigno­
ramento abbia colpito titoli di credito o altre cose, il cui valore risul­
ta da listino di borsa o di mercato: delle quali cose il creditore ha fa­
coltà di chiedere l’assegnazione (v. retro, § 19).
... a seguito della A seguito dell’istanza di vendita o di assegnazione, il giudice dell’e­
quale il giudice
dell’esecuzione secuzione provvede, anzitutto, a fissare un’udienza per l’audizione del­
fissa udienza per le parti (art, 530, 1° comma). Ciò, salvo che si tratti della c.d. «picco­
raudizione delle parti la espropriazione» (valore dei beni pignorati non superiore a 20,000
euro: così l’attuale 3° comma dell’art. 525): nel qual caso - e sempre
che non siano intervenuti altri creditori - il giudice dell’esecuzione
dispone senz’altro, con decreto, l’assegnazione o la vendita (art. 530,
5° comma), con le modalità che tra poco vedremo e che potranno
essere anche telematiche, senza fissare l’udienza per l’audizione delle
parti.
Dell’udienza di «audizione delle parti» già si disse, parlando delle
caratteristiche generali dell’esecuzione forzata (v. retro, § 3), che essa
non dà luogo ad una trattazione in contraddittorio per la soluzione
di contestazioni giuridiche, ma è semplicemente l’occasione perché
le parti possano «fare osservazioni circa l’assegnazione e circa il tempo
e le modalità della vendita» (art. 530,2° comma).
E codice compie un accenno alle opposizioni agli atti esecutivi,
disponendo che esse vanno proposte appunto in quest’occasione e
sempre che non sia già intervenuta la decadenza. A questo riguardo,
va tenuto presente che la proposizione dell’opposizione in discorso è
assoggettata al termine di venti giorni dal primo atto di esecuzione o
dal giorno in cui i singoli atti furono compiuti (art. 617,2° comma: v.
oltre, § 37).
Dopo l’audizione Dice, dunque, l’art. 530, 3° comma, che, se non vi sono opposi­
delle parti il giudice
dispone con ordinanza zioni o se su di esse si raggiunge l’accordo, il giudice dell’esecuzione
l’assegnazione o la dispone con ordinanza l’assegnazione o la vendita; altrimenti, decide
vendita. le opposizioni con sentenza (che è il tipico provvedimento che defini­
sce un processo di cognizione; tale è, infatti, come sappiamo, il giu­
dizio sull’opposizione: v. § 35) e dispone con ordinanza l ’assegnazio­
ne o la vendita.
L’ordinanza del giudice dell’esecuzione può disporre la vendita a
mezzo di commissionario oppure la vendita all’incanto. Se il giudice del­
l’esecuzione sceglie ia prima soluzione, affida l’incarico all’istituto di
vendite giudiziarie, ovvero, con provvedimento motivato, ad altro sog-
§22 VENDITA, ASSEGNAZIONE, DISTRIBUZIONE 79
getto specializzato nel settore di competenza e sentito, quando occorre, La vendita senza
uno stimatore; fìssa il prezzo minimo della vendita e l’importo globale incanto avviene
a mezzo di
fino al raggiungimento del quale la vendita deve essere eseguita e può commissionario.
imporre al commissionario una cauzione (art. 532,2° comma).
Il commissionario, anzitutto, assicura agli interessati la possibilità di
esaminare, anche con modalità telematiche, le cose poste in vendita
almeno tre giorni prima della! data fissata per l’esperimento di vendita
(così il 1° comma dell’art. 533, come modificato dal D.L. 193/2009,
conv. dalla L. 24/2010). Per effetto di questa modifica legislativa è stato
superato anche l’obbligo per ii commissionario di vendere il bene solo
per contanti (come prevedeva in precedenza il 1° comma delTart.533).
Ed infatti, il nuovo art. 169 quater disp. att. (introdotto sempre dalla L.
24/2010) dispone che «il prezzo di acquisto può essere versato con siste­
m i telematici di pagamento ovvero con carte di debito, di credito o prepa­
gate o con altri mezzi di pagamento con moneta elettronica disponibili
nei circuiti bancari e postale». Di conseguenza, è stato introdotto l’ob­
bligo per lo stesso commissionario di consegnare la cosa all’acquirente
solo all’esito del pagamento integrale del prezzo (art. 533,1° comma).
Il commissionario deve documentare le vendite effettuate (e ogni
6 mesi presentare un prospetto riepilogativo delle stime e delle vendi­
te: art. 169 quinquies) e non può mai restare al di sotto degli even­
tuali valori di estimo o di borsa. Deve provvedere entro un mese,
salva proroga su richiesta di tutti i creditori intervenuti; dopo di che,
se non ha provveduto, il giudice dell’esecuzione deve disporre la
vendita all’incanto (art. 533,2° comma).
Quando il giudice dell’esecuzione dispone la vendita all’incanto,
stabilisce, col suo provvedimento, il giorno, l’ora e il luogo in cui deve
eseguirsi, affidandone l’esecuzione al cancelliere o all’ufficiale giudi­
ziario o a un istituto all’uopo autorizzato (àrtt. 534 c.p.c. e 159 disp.
att.) e disponendo per l’opportuna pubblicità (art. 534) (v. retro, § 15
in fine). Con lo stesso provvedimento il giùdice dell’esecuzione fissa il
prezzo base dell’incanto, a meno che il valore risulti da listini di borsa
o di mercato, o che il giudice ritenga opportuno autorizzare la vendi­
ta al migliore offerente senza prezzo minimo (art. 535).
Inoltre, con la L. 24/2010 (di conversione del D.L. 193/2009) so­
no stati aggiunti altri due commi nell’art. 530: il 6° e 7°.
Con il 6° comma - come modificato dal successivo D.L. 90/2014, La vendita-con
incanto...
conv. dalla L. 114/2014 - è stato introdotto l’obbligo per il giudice
(perle vendite disposte a decorrere dal 18 settembre 2014) di stabilire,
nel pronunciare l’ordinanza di autorizzazione alla vendita con incanto,
che il versamento della cauzione, la presentazione delle offerte, lo svol­
gimento della gara tra gli offerenti, l’incanto e il pagamento del prezzo
siano effettuati con modalità telematiche, salvo che queste modalità ... con modalità
telematiche (att. 530,
siano pregiudizievoli per gli interessi dei creditori o per il sollecito comma 6°).
svolgimento della procedura. Va anche aggiunto che il relativo decreto
80 ESPROPRIAZIONE MOBILIARE § 22

del Ministro della giustizia, previsto dall’art. 161 ter disp. att., con la
regola tecnico-operativa da seguire per la vendita mobiliare mediante
gara telematica, è stato emanato con il D.M. 26 febbraio 2015 n. 32 e
sarà applicabile decorsi 12 mesi dalla sua entrata in vigore.
Con il 7° comma, invece, è stata ammessa la possibilità per lo
stesso giudice dell’esecuzione di disporre che la pubblicità prevista
dall’alt. 490, 2° comma (in caso di espropriazione di beni mobili re­
gistrati per un valore superiore a euro 25.000), sia effettuata almeno'
10 giorni prima della scadenza del termine per la presentazione delle
offerte o della data dell’incanto.
Il giudice H nuovo art. 534 bis disciplina la possibile delega delle operazioni
dell’esecuzione può
delegare le operazioni
di vendita ad un professionista; più precisamente stabilisce che: «Il
a un notaio o ad altri giudice, con il provvedimento di cui allarticolo 530, può, sentiti gli inte­
professionisti iscritti ressati, delegare a ll istituto di cui al 1° comma dell art. 534, ovvero in
negli elenchi di cui
all’art. 179 ter disp. mancanza a un notaio avente sede preferibilmente nel circondario o a un
att. c.p.c., p e ri beni avvocato o a un commercialista, iscrìtti nei relativi elenchi di cui a ll art.
mobili registrati.
179 ter delle disposizioni di attuazione del presente codice il compimen­
to delle operazioni di vendita con incanto ovvero senza incanto di beni
mobili iscritti nei pubblici registri. La delega e gli atti conseguenti sono
regolati dalle disposizioni di cui a ll art. 591 bis, in quanto compatibili
con le previsioni della presente sezione» (ovvero dalle disposizioni sulla
delega a professionista della vendita immobiliare: v. oltre, § 29).
Nel disporre la Gli artt. 536 e 537 indicano, poi, le modalità di trasporto e di ven­
vendita all’incanto
il giudice fìssa
dita all’incanto; della vendita (le cui modalità sono specificate nel-
il prezzo base. l’art. 537 con maggiore semplicità rispetto a quelle dell’espropria­
zione immobiliare) si redige processo verbale da depositare in can­
celleria (art. 537). In caso di esito negativo del primo esperimento di
vendita il soggetto a cui è stata affidata l’esecuzione della vendita fis­
sa un nuovo incanto ad un prezzo base inferiore di un quinto rispet­
to a quello precedente (art. 538).
Rispetto agli oggetti d’oro e d’argento esiste un minimo al di sotto
del quale gli oggetti stessi non possono essere venduti in nessun caso:
quello del loro valore intrinseco; se restano invenduti sono assegnati
per tale valore ai creditori (art. 539, v. retro, § 19).
Sulle difficoltà che Per quanto concerne il problema della risoluzione delle difficoltà
sorgono nelle
operazioni
che possono insorgere nel corso delle operazioni di vendita delegate
di vendita delegate al professionista, il legislatore ha preferito, anziché ricorrere al sem­
provvede il giudice. plice richiamo all’art. 591 ter (che offre la soluzione per detto pro­
blema nell’espropriazione immobiliare), dettare in modo autonomo
la relativa specifica disciplina in un apposito articolo (l’art. 534 ter),
11 cui contenuto è, peraltro, identico a quello dell’art. 591 ter: possi­
bilità di rivolgersi al giudice dell’esecuzione, che provvede con de­
creto reclamabile allo stesso giudice con ricorso che non sospende le
operazioni di vendita, salvo che il giudice, concorrendo gravi motivi,
disponga la sospensione.
§22 VENDITA, ASSEGNAZIONE, DISTRIBUZIONE 81

L’aggiudicatario deve versare il prezzo (non più necessariamente in ir aggiudicatario deve


contanti), ed il relativo importo, consegnato al cancelliere, viene depo­ versare il prezzo.
sitato con le forme dei depositi giudiziari. In caso di mancato paga­
mento - pagamento che condiziona il passaggio di proprietà, salvi i
diritti acquisiti dal terzo aggiudicatario anche in via provvisoria (art.
187 bis disp. att.) A si fa luo^o ad un nuovo incanto (c.d. rivendita) a
spese e sotto la responsabilità del primo aggiudicatario in quanto con­
traente inadempiente: in pràtica egli risponderà dell’eventuale diffe­
renza in meno del prezzo ricavato, oltre che delle spese (art. 540).
Il ricavato della vendita (è/o il denaro pignorato) va, infine, distri­ Segue la
buito ai creditori, secondo la procedura descritta in via generale dal- distribuzione della
somma ricavata.
l’art. 510 ed aliai quale si è accennato al § 19. Con riguardo particolare
a questo tipo di espropriazione, il codice - che nell’art. 528 detta le
regole che conseguono all’eventuale tardività dell’intervento - si limita
a dettare norme concernenti, da un lato, l’ipotesi che i creditori con­
correnti si siano accordati su un piano di riparto, e, dall’altro lato,
l’ipotesi contraria. Nel primo caso il giudice provvede senz’altro in
conformità al piano concordato (art. 541). Nel secondo caso (se, cioè, i
creditori non raggiungono l’accordo o il giudice non l’approva) il giu­
dice dell’esecuzione, a richiesta di uno o più creditori, provvede alla
distribuzione con riguardo dapprima ai diritti di prelazione e quindi al
criterio di proporzionalità (art. 542). E appena il caso di rilevare che la
mancanza di un accordo su un piano di riparto è cosa diversa da quel­
la vera e propria contestazione del credito o dei crediti altrui che, co­
me abbiamo visto al § 19 in fine, dà luogo all’autonomo giudizio di
cognizione che è previsto dall’art. 512 c.p.c. Con lo stesso prowedi-
\ mento col quale effettua la distribuzione, il giudice ordina il pagamen-
^ to delle singole quote (art. 542,2° comma). ;
La L. 18 giugno 2009 n. 69 si è particolarmente preoccupata di
ovviare nel modo più pratico all’eventualità che il pignoramento
mobiliare effettuato riveli la sua inidoneità o insufficienza per conse­
guire il suo scopo di soddisfare i creditori; ciò che può accadere sia
perché le cose pignorate siano rimaste invendute anche a seguito del
secondo e successivo esperimento di vendita forzata e sia quando la
vendita delle cose pignorate abbia ottenuto un importo insufficiente.
A fronte di questi inconvenienti, la disciplina previgente prevedeva,
per il caso di presumibile insufficienza di quanto pignorato, soltanto
l’integrazione del pignoramento.
L ’art. 540 bis, introdotto dalla L. 69/2009 si occupa dell1ef­ Integrazione
successiva del
fettivo esito insufficiente della vendita o dell’assegnazione così con­ pignoramento.
figurando una sorta di integrazione successiva del pignoramento ad
iniziativa di uno o più creditori, prima che il giudice disponga l’ap­
provazione o la distribuzione del ricavato. Se sono pignorate nuove
cose, ne dispone la vendita senza necessità di nuova istanza; m en­
tre, nell’ipotesi opposta dichiara l’estinzione del procedimento, sal­
82 ESPROPRIAZIONE MOBILIARE §22

vo che non siano da completare le operazioni di vendita.


Questo è, infatti, il disposto del nuovo art. 540 bis:
«Quando le cose pignorate risultano invendute a seguito del secon­
do o successivo esperimento ovvero quando la somma assegnata, ai
sensi degli articoli 510, 541 e 542, non è sufficiente a soddisfare le ra­
gioni dei creditori, il giudice, ad istanza di uno di questi, provvede a
norma dell’ultimo comma dell’articolo 518. Se sono pignorate nuove
cose, il giudice ne dispone la vendita senza che vi sia necessità di nuova
istanza. In caso contrario, dichiara l’estinzione del procedimento, salvo
che non siano da completare le operazioni di vendita».
Particolare interesse presenta la previsione di estinzione del pro­
cedimento per il caso di insuccesso delTintegrazione del pignora­
mento. Premesso che si tratta di un’ipotesi nuova di estinzione, che
si aggiunge a quelle di cui agli artt. 629 e 630, c’è da domandarsi se
quest’ipotesi nuova di estinzione resti limitata all’espropriazione mo­
biliare o possa trovare applicazione in via analogica anche alle altre
ipotesi di espropriazione, ove ricorra il mancato risultato del pigno­
ramento: soluzione, quest’ultima, che sembra più conforme al prin­
cipio costituzionale di ragionevolezza.
Il provvedimento che dichiara l’estinzione sarà l’ordinanza del
giudice dell’esecuzione ex art. 630, 2° comma, c.p.c., impugnabile ai
sensi dell’art. 630,3° comma.
A questa particolare ipotesi di estinzione del procedimento oc­
corre aggiungere anche la possibilità - prevista in termini generali
dall’art. 164 bis disp. att. (introdotto dal già citato D.L. 132/2014) e
già vista retro, al § 17 - della chiusura anticipata (anche d’ufficio)
dell’espropriazione forzata per infruttuosità, ossia «quando risulta
che non è più possibile conseguire un ragionevole soddisfacimento del­
le pretese dei creditori».

' Bibliografia di orientamento

G. BONGIORNO, Espropriazione mobiliare presso il debitore, in Dig. disc.


priv., sez. civ., V ili, Torino, 1992; G. VERDE, Pignoramento mobiliare di­
retto e immobiliare, in Enciclopedia del diritto, XXXIII, Milano, 1983; L.P.
COMOGLIO, L’individuazione dei beni da pignorare, in Riv. dir. proc., 1992;
F. CORSINI, L’individuazione dei beni da pignorare secondo il nuovo art. 492
c.p.c., in Riv. trim. dir. e proc. civ., 2005; A. SALETTI, Le novità in materia di
pignoramento ecc., in Riv. es. forzata, 2005; L.P. COMOGLIO, La ricerca dei
beni da pignorare, ivi, 2006; F. TOMMASEO, L’esecuzione forzata, Padova,
2009; C. PUNZI, Lìmiti alla pignorabilità e oggetto della responsabilità, in
Riv. dir. proc., 2013; B. CAPPONI, Manuale di diritto dell’esecuzione civile, 3a
ed., Torino, 2015; S. ZlINO, in C. PUNZI, Il processo civile. Sistema e pro­
blematiche. Le riforme del quinquennio 2010-2014, Torino, 2015.
Sezione terza i
l ’e s p r o p r ia z io n e Mo b il ia r e pr e sso ter zi
l
SOMMARIO: 23, L’atto di pignoramento dei crediti del debitore e delle cose del debito­
re detenute dal terzo (c.d. pignoramento presso terzi), - 24. La dichiarazione del
terzo e il susseguente eventuale accertamento «semplificato»: le modifiche intro­
dotte con la L, 228/2012 e con il D.L, 132/2014. L’intervento dei creditori, -2 5 .
L’assegnazione e la vendita (nell’espropriazione presso terzi).

23. L ’atto di pignoramento dei crediti del debitore e delle cose del
debitore detenute dal terzo (c.d. pignoramento presso terzi).

Quando l’espropriazione ha ad oggetto crediti del debitore verso L’espropriazione


un terzo o cose di proprietà del debitore stesso in possesso di un ter­ presso terzi ha ad
oggetto crediti del
zo, il procedimento non potrebbe svolgersi con le forme dell’espro­ debitore verso un
priazione presso il debitore. terzo o cose del
debitore in possesso
Da un lato, infatti, i crediti, essendo entità giuridiche prive di con­ di un terzo.
sistenza materiale, non possono essere individuati, valutati, né tanto
meno vincolati se non con la collaborazione o comunque con la parte­
cipazione del loro soggetto passivo, ossia del terzo (debitore del debi­
tore). Dall’altro lato, quando le cose del debitore sono in possesso di
un terzo in modo che il debitore stesso non ne possa direttamente di­
sporre (ché, se così fosse, o se comunque jil terzo ne consentisse l’esi­
bizione, sarebbero applicabili le forme del! pignoramento presso il de­
bitore: art. 513, 3° e 4° comma; v. retro, § !20), la loro acquisizione dà
luogo ad un’intromissione nella sfera giuridica del terzo, che - proprio
come nel caso dell’espropriazione del credito - non può avvenire sen­
za la collaborazione o comunque la partecipazione del terzo.
Questa collaborazione - o almeno partecipazione - del terzo al
procedimento è per l’appunto la principale caratteristica strutturale
del procedimento in discorso. Ma in che consiste questa collabora­
zione o partecipazione?
In primo luogo, si tratta di venire incontro alla necessità di sapere
dal terzo se egli è veramente debitore del debitore, per quale importo,
con quali modalità, termini, ecc.; o se egli veramente possiede cose
del debitore. Da. ciò l’esigenza che egli compia, su tutto ciò, una di­
chiarazione all’ufficio esecutivo, in maniera ufficiale e in certo senso
impegnativa. D ’altra parte, è pure indispensabile che il vincolo che
costituisce il tipico effetto del pignoramento in generale e che conse­
gue all’ingiunzione dell’ufficiale giudiziario di non sottrarre i beni pi-
84 ESPROPRIAZIONE PRESSO TERZI § 23

gnorati alla garanzia del credito, divenga operante subito. Subito, vale
a dire dal momento della prima notizia, che il terzo ha della procedu­
ra esecutiva, e comunque prima della veduta sua «dichiarazione» al­
l’ufficio esecutivo, ad evitare che egli - magari colludendo col debito­
re - anticipi la sua prestazione nei confronti di quest’ultimo, così fru­
strando l’iniziativa del creditore. Infine, occorre la predisposizione di
un meccanismo processuale idoneo a fornire un accertamento, sia pu­
re limitato alla procedura esecutiva in corso, nel caso che la dichiara­
zione fosse negativa o comunque fosse difforme dalla situazione che
risulta al creditore e/o al debitore.
L’atto di Per venire incontro a queste diverse e complesse esigenze, il codi­
pignoramento presso ce ha configurato l’atto di pignoramento c.d. presso terzi come un
terzi è atto
complesso sia nella atto scritto complesso. Complesso sia nel senso che in esso sono pre­
provenienza senti caratteri propri degli atti del processo esecutivo insieme con
e sia nel contenuto.
altri che sono propri dell’accertamento; e sia nel senso che esso è po­
sto in essere dall’attività coordinata di due soggetti (il creditore pro­
cedente e l’ufficiale giudiziario) nei confronti di altri due soggetti (il
debitore ed il terzo). Va anche aggiunto che proprio le modalità di
acquisizione della «dichiarazione» del terzo e dell’accertamento del­
l’eventuale suo obbligo sono state interessate sia dalle modifiche in­
trodotte con la L. 24 dicembre 2012 n. 228, sia, ancora, da quelle del
successivo D.L. 12 settembre 2014 n. 132 (conv. dalla L. 10 novem- ;
bre 2014 n. 162) (v. il successivo §).
Premesso che la competenza territoriale è - come abbiamo già vi­
sto (retro, § 7) - quella inderogabile di cui all’art. 26 bis c.p.c., l’inizia­
tiva è naturalmente assunta dal creditore procedente, il quale inco­
mincia col predisporre l’atto di pignoramento in discorso (in pratica,
anche nella parte che deve far capo all’ufficiale giudiziario, che poi
l’assume su di sé con la sottoscrizione), consegnandola all’ufficiale
giudiziario perché compia quanto di sua spettanza, ossia l’ingiunzione
di non sottrarre il bene pignorato alla garanzia del credito e la notifi­
cazione dell’intero atto al terzo e al debitore pignorato.
Il contenuto dell’atto Vediamo ora più da vicino gli elementi che debbono essere con­
di pignoramento tenuti nell’atto di cui trattasi. L ’art. 543, come modificato dalla L.
presso terzi dopo le
modifiche introdotte 228/2012 e poi dal D.L. 132/2014 - dopo aver premesso, nel 1°
dalla L. 228/2012 e comma, che il pignoramento di cui trattasi si esegue mediante atto
dal D.L. 132/2014.
notificato a due destinatari: al terzo e al debitore - precisa, nel 2°
comma, che l’atto deve contenere, oltre all’ingiunzione al debitore di
cui all’art. 492 (ossia quell’ingiunzione di non sottrarre le còse pi­
gnorate alla garanzia del credito, ingiunzione che l’ufficiale giudizia­
rio compie al debitore, ed in cui si è visto consistere l’elemento es­
senziale del pignoramento) e all’avvertimento previsto dallo stesso
art. 492, 3° comma (vale a dire l’awertimento al debitore esecutato,
volto a renderlo edotto delle modalità di conversione del pignora­
mento di cui all’art. 495), anche i seguenti elementi, che, invece, ap-
$ 23 PIG N O RA M EN TO PRESSO TERZI 85

partengono tutti a quella prima parte dell'atto che promana dal cre­
ditore procedente:
1. l'indicazione del credilo per il quale si procede, del titolo esecuti­
vo e del precetto-, ■ \
2 . l'indicazione, almeno 'generica, delle cose e delle somme dovute
(s’intende, dal terzo al debitore): sono le cose o somme destinate ad
essere indirettamente pignorate; e poiché non sempre il creditore pro­
cedente ne conosce l’esatto ^ammontare o l’esatta consistenza, il codice
ne considera sufficiente la «indicazione almeno generica», fino a quan­
do il terzo non compia le necessarie precisazioni con la sua «dichiara­
zione». Insieme a tale «indicazione», l’atto deve anche contenere Vinti­
mazione al terzo di non disporre delle cose e delle somme dovute al debi­
tore senza ordine di giudice (da non confondersi con l’ingiunzione del­
l’ufficiale giudiziario al debitore; questa di cui ora si tratta è compiuta
dal creditore procedente al terzo e consiste, in pratica, in una intimazio­
ne a non adempiere fino a quando un giudice non avrà stabilito a chi
ed in che misura tale adempimento dovrà essere compiuto; questa in­
timazione sarà vincolante per il terzo in quanto coordinata ed integra­
ta con l’ingiunzione dell’ufficiale giudiziario al debitore);
3. la dichiarazione di residenza o l'elezione di domicilio nel comune
in cui ha sede il giudice dell'esecuzione competente, nonché l'indicazio­
ne dell'indirizzo di posta elettronica certificata del creditore procedente;
4. la citazione del debitore a comparire davanti al giudice competen­
te, con l'invito al terzo a comunicare la dichiarazione di cui all'art. 547
al creditore procedente entro dieci giorni a mezxo raccomandata ovvero
a mezzo di posta elettronica certificata; con l’avvertimento allo stesso
terzo che, in caso di mancata comunicazione della dichiarazione, la
stessa dovrà essere resa comparendo in’un’apposita udienza e che,
quando a tale udienza non compare o, sebbene comparso, non rende
la dichiarazione, il credito pignorato o s possesso di cose di apparte­
nenza del debitore, nell’ammontare e pei termini indicati dal credito­
re, si considereranno non contestati ai fini del procedimento in corso
e dell’esecuzione fondata sul provvedimento di assegnazione.
Naturalmente, la citazione - come è proprio di quest’atto (v. voi.
n , § 3) - conterrà l’indicazione di un’udienza di comparizione, che
verrà scelta e indicata dal creditore procedente in modo che tra la no­
tificazione dell’atto in discorso e la data dell’udienza, decorra il ter­
mine (dilatorio) dell’art. 501 (almeno 10 giorni) (art. 543,3° comma).
Il giudice, davanti al quale il debitore viene citato, è il giudice del­
l’esecuzione presso il tribunale competente ai sensi dell’art. 26 bis.
L’atto, così predisposto dal creditore nella parte di sua competenza
e sottoscritto da esso (se sta in giudizio in persona) o dal suo difenso­
re, viene consegnato all’ufficiale giudiziario, il quale vi aggiunge (o, in
pratica, fa propria con la sottoscrizione di quanto già predisposto dal
86 ESPROPRIAZIONE PRESSO TERZI §23

creditore) ringiunzione al debitore di cui si è parlato sopra, e quindi


provvede a notificare batto stesso al terzo e al debitore.
L’atto contiene La notificazione al debitore di quest’atto complesso - che apre
l’ingiunzione al
solo una fase del processo esecutivo - segna il momento determinan­
debitore d i non
sottrarre i crediti te perf l’acquisto dell’efficacia, e anche per la stessa esistenza, del pi­
pignorati alla gnoramento, la cui fattispecie, peraltro, non è ancora completa. Da
garanzia d el credito.
quel momento il debitore è soggetto ai vincoli propri del pignora­
mento, mentre il terzo, che non può essere assoggettato a quei vinco­
li in quanto propri del soggetto passivo dell’esecuzione, viene assog­
gettato soltanto ad un vincolo indiretto, che il codice riconduce agli
obblighi del custode (art, 546 c.p.c., il quale limita tale responsabilità
all’importo del credito precettato aumentato della metà). In pratica,
egli è custode responsabile del credito colpito dal pignoramento; re­
sponsabile nel senso che, se adempie senza ordine di giudice, tale
adempimento non sarà per lui liberatorio, come appunto dispone
l’art. 2917 c.c.
L'iscrizione a ruolo Eseguita l’ultima notificazione, l’ufficiale giudiziario consegna sen­
dell’espropriazione
presso terzi e la za ritardo al creditore l’originale dell’atto di citazione, perché provve­
formazione del da ad iscrivere a ruolo il procedimento espropriativo (come detto, a
fascicolo
dell’esecuzione.
pena di inefficacia del pignoramento già compiuto), depositando la
nota di iscrizione a ruolo, con copie conformi dell’atto di citazione,
del titolo esecutivo e del precetto, entro 30 giorni dalla consegna.
Agli stessi adempimenti prow ederà il creditore anche laddove
l’ufficiale giudiziario abbia proceduto alla ricerca delle cose e dei
crediti da pignorare con le modalità telematiche, ai sensi dell’art. 492
bis (v. retro, § 17) (così il 5° comma dell’art. 543). In questo caso,
tuttavia, previa istanza del creditore procedente (o di uno dei credi­
tori intervenuti muniti di titolo esecutivo) di assegnazione o vendita
dei beni mobili o dei crediti rinvenuti con tali modalità, il giudice fis­
sa l’udienza di comparizione del debitore e del creditore con un de­
creto, che deve contenere anche l’invito e l’avvertimento al terzo di
cui al n. 4 del medesimo art. 543 (v. retro, in questo §), e provvede a
norma degli artt. 552 e 553 (cioè, all’assegnazione o alla vendita: v.
oltre, il § 25).
L ’individuazione della competenza territoriale, ad opera del nuo­
vo art. 26 bis, 2° comma, nel luogo di residenza, domicilio, dimora o
sede del debitore consente di superare i problemi, emersi nel passato
- quando la competenza territoriale veniva radicata dall’abrogato 2°
comma dell’art. 26 nella residenza del terzo - , nel caso di pignora­
mento presso terzi residenti in luoghi appartenenti a circoscrizioni
diverse.
Sempre nel caso di pignoramento eseguito presso più terzi, il de­
bitore può chiedere al giudice dell’esecuzione la riduzione propor­
zionale a norma dell’art. 496 o la dichiarazione di inefficacia parziale
(art. 546,2° comma).
§24 D ICHIARAZIONE D EL TERZO. INTERV EN TO D I ALTRI CREDITORI 87

Se il credito pignorato è garantito da pegno, si intima a chi detie­


ne la cosa data in pegno di non eseguire la riconsegna senza ordine
del giudice. Se il credito pignorato è garantito da ipoteca, l’atto di
pignoramento deve essere annotato nei libri fondiari. Così dispone
l’art, 544 nei suoi due commi1;
Non tutti i crediti sono pignorabili; non lo sono i crediti alimenta­ I crediti
ri (tranne che per cause di alimenti, previa autorizzazione del giudice impignorabili.
e nella misura da lui determinata con decreto: art. 545, 1° comma) ed
i sussìdi dì sostentamento o d\ assistenza (art. 545, 2° comma).
Quanto ai crediti per stipendi salari ed indennità dovuti da privati
relativi al rapporto di lavoro; o di impiego (comprese le indennità da
licenziamento), essi possono essere pignorati, per causa alimentare,
nella misura determinata dal giudice e, per altre cause, in misura non Gli stipendi, salari-
superiore al quinto (art. 545, 3° e 4° comma), e comunque, in caso di e retribuzioni sono
pignorabili nella
concorso, mai in misura superiore alla metà (art. 545, 5° comma); misura di un quinto.
un’ulteriore limitazione è stata introdotta poi per i crediti di natura
tributaria dal D.L. 2 marzo 2012 n. 16 (conv. dalla L. 26 aprile 2012
n. 44).

L ’art. 3, 5° comma del citato D.L. 16/2012, infatti, h a fissato - in­


troducendo l ’art, 72 ter nel D.P.R. 602/1973 - in un decimo il lim ite di
pignorabilità per im porti tributari dovuti fino ad euro 2.500 e in un set­
tim o p er im porti fra euro 2,500 ed euro 5.000. Resta ferma la m isura di
cui all’art. 545, 2° comma, c.p.c. se le somme dovute superano i 5.000
euro.

Per quanto concerne gli emolumenti dei pubblici dipendenti., che


in precedenza erano sottratti alla pignorabilità, ora sono equiparati,
per effetto di una serie di sentenze della Corte costituzionale, agli
stipendi ed emolumenti dei dipendenti privati. La stessa cosa è acca­
duta per le pensioni, anch’esse pignorabilii nei limiti del quinto, dopo
alcuni interventi della Corte costituzionale.
Mentre in precedenza si riteneva che il vincolo del pignoramento
colpisse l’intera somma, di cui il terzo è debitore e non la sola quota
di essa pari al credito per il quale il creditore ha agito in via esecuti­
va, ora il 1° comma dell’art. 546 dispone, come detto, che il terzo è
assoggettato agli obblighi del custode nei limiti dell’importo precet­
tato aumentato della metà.

24. La dichiarazione del terzo e il susseguente eventuale accertamen­


to «semplificato»: le modifiche introdotte con la L. 228/2012 e
con il D.L. 132/2014. L ’intervento dei creditori.

Come abbiamo visto, il 4° comma dell’art. 543 dispone che il cre­


ditore è tenuto a depositare presso la cancelleria del tribunale com-
88 ESPROPRIAZIONE PRESSO TERZI §24

petente la nota di iscrizione a ruolo, con le copie conformi dell’atto


di citazione, del titolo esecutivo e del precetto, che vengono inseriti
nel fascicolo dell’esecuzione.
Si giunge, così, alla «dichiarazione» del terzo e all’udienza fissata
per la comparizione del debitore e del creditore.
La dichiarazione del Quanto alla «dichiarazione» del terzo, l’art. 547,1° comma (come
terzo resa a mezzo modificato dal citato D.L. 132/2014), stabilisce che «a mezzo racco­
raccomandata o
p.e.c. mandata inviata al creditore procedente o trasmessa a mezzo di posta
elettronica certificata, il terzo, personalmente o a mezzo di procura­
tore speciale o del difensore munito di procura speciale, deve speci­
ficare di quali cose o di quali somme è debitore o si trova in possesso
e quando ne deve eseguire il pagamento o la consegna», precisando
altresì se vi sono stati altri precedenti pignoramenti o sequestri (v.
oltre, § 45) o cessioni che gli sono state notificate o che ha accettato
(art. 547,2° comma; art. 550,1° comma).
In caso di precedente sequestro, il creditore pignorante deve
chiamare nel processo il sequestrante, nel termine perentorio fissa­
to dal giudice (art. 547, 3° comma). In caso di precedenti pignora­
menti, il terzo può limitarsi a richiamare la dichiarazione preceden­
te e i pignoramenti ai quali si riferiva (art. 550, 2° comma). Si ap­
plicano comunque le disposizioni dell’art. 524, 2° e 3° comma (v.
retro, § 20).
Se il creditore procedente ed il debitore non hanno contestazioni
ì da sollevare circa il contenuto della dichiarazione del terzo, viene a
mancare ogni ragione perché ci sia l’esigenza di un accertamento: la
dichiarazione del terzo —pur non essendo una vera confessione - of­
fre tutti gli elementi necessari per la prosecuzione, che avverrà nelle
forme che vedremo nel § seguente.
Sennonché, può accadere che il terzo non renda la dichiarazione
o che sul contenuto di essa sorgano contestazioni (perché, ad es., es­
sa sia negativa o riconosca un debito inferiore a quello che risulta al
creditore procedente e/o al debitore). E con riferimento a queste e-
ventualità che sono intervenuti dapprima la L. 228/2012 e poi il D.L.
132/2014, già richiamati, apportando rilevanti modifiche.

Prima di queste modifiche il codice prevedeva la necessità che, in


questo caso, si procedesse ad accertare l’esistenza o l’entità del credito o
la proprietà di cose del debitore in possesso del terzo attraverso un
normale giudizio di cognizione, su iniziativa del creditore procedente,
che si concludeva con una sentenza destinata a definire, agli effetti del­
l’esecuzione, i rapporti tra debitore e terzo.

Le novità introdotte A seguito delle richiamate modifiche - introdotte nel 2012 e nel
con la L, 228/2012 e
con il D.L. 132/2014.
2014 - la necessità di avere un vero e proprio giudizio di cognizione
è stata superata e sostituita da un accertamento «semplificato» del-
l’obbligo del terzo verso l’esecutato o della proprietà di questo sui be-
$24 D ICH IA RA ZIO N E D EL TERZO, IN TERV EN TO D I ALTRI CREDITORI 89

ni in possesso del terzo, che, in quanto tale, può avere efficacia ai soli
fini del procedimento esecutivo <dn corso».
A questo proposito, tuttavia, |i nuovi artt. 548 e 549 c.p.c. distin­
guono l’ipotesi della mancata dichiarazione del terzo dall’ipotesi in
cui la dichiarazione del terzo vi sia stata ma su di essa siano sorte con­
testazioni. !
Ed infatti, secondo la nuovà formulazione deH’art. 548 c.p.c.,
«Quando all’udienza il creditore dichiara di non aver ricevuto la dichia­ La mancata
razione, il giudice, con ordinanza, fissa un’udienza successiva. L ’ordi­ dichiarazione del
terzo e la fissazione
nanza è notificata al terzo almeno dieci giorni pritiia della nuova dell’udienza per la
udienza. Se questi non com pari alla nuova udienza o, comparendo, sua comparizione.
rifiuta di fare la dichiarazione, il credito pignorato o il possesso del
bene di appartenenza del debitore, nei termini indicati dal creditore, si
considera non contestato ai fin i del procedimento in corso e del­
l’esecuzione fondata sul provvedimento di assegnazione e il giudice
provvede a norma degli artt. 552 e 553». Vale a dire che, in questo ca­
so, l’accertamento così ottenuto è sufficiente per procedere all’asse­
gnazione o alla vendita delle cose o delle somme dovute dal terzo.
Questo non toglie, tuttavia, che il terzo possa impugnare «nelle
forme e nei termini di cui all’art. 617,1° comma, l’ordinanza di asse­
gnazione di crediti adottata ...s e prova di non averne avuto tempesti­
va conoscenza per irregolarità della notificazione o per caso fortuito o
forza maggiore» (art, 548,3° comma).
Ma ciò al solo fine di neutralizzare gli effetti dell’ordinanza di as­
segnazione e dunque per far valere eventuali vizi dì natura formale di
questa. Per questa ragione è da ritenere che rimanga intatta la possi­
bilità del terzo di agire in un autonomo giudizio di cognizione per
ottenere l’accertamento negativo del suo obbligo e la conseguente
restituzione di quanto indebitamente versato b consegnato.
Diversa la procedura prevista per l’ipotesi, in cui la dichiarazione La contestazione
del terzo sia stata resa e su di essa siano sorte contestazioni. In questo della dichiarazione
del terzo ed il
caso, infatti, - stabilisce il nuovo art. 549 ép.c. - «il giudice dell’ese­ conseguente
cuzione le risolve, compiuti i necessari accertamenti, con ordinanza». accertamento
«semplificato».
Ed anche quest’ordinanza «produce effetti' ai fin i del procedimento in
corso e dell’esecuzione fondata sul provvedimento di assegnazione ed è
impugnabile nelle forme e nei termini di cui all’art. 617».
Non è chiaro, tuttavia, quale sia l’oggetto di questa successiva ed
eventuale «impugnazione», e cioè se la sola regolarità formale del
provvedimento del giudice dell’esecuzione oppure anche il diritto
sostanziale oggetto della dichiarazione e delle successive contesta­
zioni. Dalla scelta per l’una o per l’altra soluzione dipende anche,
evidentemente, l’efficacia (solo endoprocessuale o anche sostanziale)
dell’ordinanza in questione e la possibilità che il diritto, sul quale so­
no sorte le contestazioni, sia oggetto di un autonomo giudizio di co­
gnizione.
90 ESPROPRIAZIONE PRESSO TERZI §25

L’intervento di altri Infine, quanto all’intervento dei creditori, l’individuazione dei sog­
creditori. getti legittimati all’intervento è lasciata, ancora una volta, all’art. 499,
che tale legittimazione disciplina con riguardo ad ogni tipo di espro­
priazione. D ’altra parte, l’art. 551 enuncia espressamente che valgo­
no le regole dettate dagli artt. 525 e ss. con riguardo all’intervento
dei creditori nell’espropriazione mobiliare (v. retro, § 21). Viene solo
precisato, nel capoverso, che il termine la cui osservanza consente la
partecipazione alla ripartizione è quello dell’udienza di comparizione
delle parti (ovvero quella indicata nella citazione notificata al debito­
re o differita d ’ufficio dal giudice).

25. L'assegnazione e la vendita (nell'espropriazione presso terzi).

Rimane ora da vedere come prosegue il processo esecutivo dopo


che l’esistenza del diritto del debitore nei confronti del terzo sia stata
accertata, per riconoscimento di quest’ultimo o attraverso l’accerta­
mento «semplificato» che abbiamo visto nel precedente §,
Le cose mobili Se il terzo si è riconosciuto (o è giudizialmente dichiarato) posses­
verranno poste in sore di cose mobili di proprietà del debitore, queste cose sono sen­
vendita o assegnate
(art, 552 c.p.c.). z’altro assoggettate all’espropriazione; più precisamente, il giudice
provvederà per la loro assegnazione o la vendita, sentite le parti, se­
guendo le medesime regole che il codice detta per l’espropriazione
mobiliare presso il debitore (art. 552 c.p.c.; v. retro, § 22).
Se, invece, si tratta di crediti del debitore, ossia se il terzo si è ri­
; conosciuto o è stato giudizialmente dichiarato debitore di una somma
di denaro nei confronti del debitore, occorre distinguere tra l’ipotesi
I crediti vengono che il credito sia esigibile immediatamente (o comunque entro un
assegnati o sottoposti termine non superiore a novanta giorni) e l’ipotesi che esso sia esigi­
a vendita forzata.
bile in un termine più lungo. Nel primo caso il giudice dell’esecu­
zione prow ederà senz’altro alla sua assegnazione, eventualmente pre­
via ripartizione prò quota con i creditori concorrenti (art. 553,1° com­
ma, c.p.c.). E naturalmente si tratterà di un’assegnazione salva esa­
zione, ossia prò solvendo: il che significa che il creditore assegnatario
dovrà prima escutere il terzo debitore e, solo in caso di incapienza,
potrà proseguire nella sua azione esecutiva contro il suo debitore ori­
ginario (ad es., pignorando altri suoi beni). Nel secondo caso, ossia
nel caso di crediti esigibili in termine maggiore di novanta giorni, co­
me anche nel caso di censi o rendite perpetue o temporanee, l’asse­
gnazione è possibile solo se chiesta concordemente dai creditori; al­
trimenti, il credito verrà venduto con le regole della vendita forzata
delle cose mobili (art. 553, 2° comma: v. retro, § 22) ed insieme col
credito verranno trasferite le relative garanzie reali (art. 554).
L ’ordinanza di assegnazione è impugnabile (anche da parte del
terzo) soltanto con l’opposizione agli atti esecutivi.
§25 ASSEGNAZIONE O VENDITA 91

Va, infine, rilevato che anche Tefficacia del pignoramento presso


terzi, come quella di ogni altra forma di pignoramento, cessa con la
chiusura anticipata del procèsso esecutivo, che - come abbiamo già
visto (retro, § 17) - oggi pud essere disposta d ’ufficio dal giudice an­
che per infruttuosità, ai sensi! dell’art. 164 bis disp. att.

Bibliografia di orientamento,
I
j
V. COLESANU, Il terzo debitore nel pignoramento di crediti, M ilano,
1967; V. COLESANTT, Pignoramento presso terzi, in Enciclopedia del diritto,
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Dig. it., VI, T o rin o , 1960; R. VACCARELLA, Espropriazione presso terzi, in
Dig. disc. privv sez. civ., V ili, T o rin o , 1992; M , ACONE, Novità in tema di
pignoramento presso terzi, in Riv. es. forzata, 2006; A. SALETTI, Vespropria­
zione presso terzi dopo la riforma, in Riv. es. forzata, 2008; L. PELLE, Sull'og­
getto del giudizio di accertamento del diritto pignorato nell’espropriazione
presso terzi, in Giusto proc. civ., 2010; E. BRUSCHETTÀ, Oggetto del pignora­
mento prezzo terzi, in Riv. es. forzata, 2011; AA.VY-, Le espropriazioni presso
terzi, a cu ra di F . AULETTA, B ologna, 2011; V. COLESANTI, Novità non liete
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G . MONTELEONE, Semplificazioni e complicazioni nell’espropriazione presso
terzi, in Riv. es. forz., 2013; A. SALETTI, Le novità dell’espropriazione presso
terzi, ibidem', G . OLIVIERI, Modifiche legislative all’espropriazione presso ter­
zi, in II libro dell’anno di diritto Treccani, R om a, 2014; M . MONTANARI, Sui
limiti di revocabilità del riconoscimento (effettivo o presunto) del credito pi­
gnorato ecc., in Giusto proc. civ., 2014; A. CARRATTA, Riforma del pignora­
mento presso terzi e accertamento dell’obbligo del terzo, iri Giur. it., 2014; C.
CONSOLO, Un d.l. processuale in bianco e neràfumo ecc., in Con. giur., 2014;
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il d.l. n. 132/2014, in II libro dell’anno del diritto Treccani, 2015; E. D ’ALES­
SANDRO, L’espropriazione presso terzi, in Foro it., 2015, V; AA.W., La nuo­
va riforma del processo civile, a cura di F. f>ANTANGELI, R om a, 2015; P . FA­
RINA, in C. PUNZI, Il processo civile. Sistema e problematiche. Le riforme del
quinquennio 2010-2014, T o rin o , 2015.
Sezione quarta

L ’ESPRO PRIA ZION E IM M OBILIARE

SOMMARIO: 26. Il pignoramento immobiliare, - 27. L’intervento dei creditori (nel­


l’espropriazione immobiliare), - 28. La vendita (nell’espropriazione immobilia­
re), anche con modalità telematiche. Cenni sulle c.d. esecuzioni speciali. - 29.
Delega a un professionista della vendita immobiliare. - 30. Assegnazione, ammi­
nistrazione giudiziaria e distribuzione del ricavato (nell’espropriazione immobi­
liare):

26. Il pignoramento immobiliare.

La circostanza che il pignoramento abbia ad oggetto beni immo­


bili (o diritti reali di godimento su beni immobili) dà luogo a partico­
lari esigenze, che a loro volta introducono particolari modalità del
procedimento.
II pignoramento Anzitutto, la scelta dei beni da pignorare non è compiuta dall’uf-
effoma coivano giudiziario, al momento del pignoramento, ma, in un momen-
scritto del creditore, to anteriore, dal creditore procedente. Quest’ultimo, oltre a dover
optare per il pignoramento immobiliare piuttosto che per quello
mobiliare o presso terzi, dovrà già sapere (in quanto scelga il pigno­
ramento immobiliare) quali beni immobili appartengono al debitore
e se il loro valore sia approssimativamente sufficiente per soddisfare
il suo credito; e per sapere ciò dovrà fare capo alle risultanze dei
pubblici registri immobiliari, anche per conoscere le eventuali ragio-
ni di altrui prelazione che potrebbero frustrare la sua iniziativa, o r e ­
sistenza di altri precedenti pignoramenti che potrebbero indurlo a
preferire un intervento nelle relative procedure. Il solo limite nella
scelta riguarda il creditore ipotecario, il quale non può pignorare al­
tri immobili, se non sottopone a pignoramento anche gli immobili
gravati da ipoteca (art. 2911 c.c,). Se il creditore ipotecario estende il
pignoramento a immobili non ipotecati a suo favore, il giudice del­
l’esecuzione può ridurre il pignoramento ai termini delTart. 496 (v.
retro, § 17) oppure può sospendere la vendita fino al compimento di
quella relativa agli immobili ipotecati (art. 558 c.p.c.).
Il pignoramento dell’immobile comprende gli accessori, le perti­
nenze e i frutti della cosa pignorata. Dal rilievo che l’art. 2912 c.c. con­
figura palesemente un’estensione del pignoramento (come risulta an­
che dalla sua rubrica), si deve desumere l’automaticità di tale estensio­
ne e l’unicità del pignoramento. Non si verifica, invece, estensione au-
§26 PIG N O R A M EN TO IMMOBILIARE 93

tomatica con riguardo ai mobili che arredano l’immobile. In questo


caso, il collegamento - non funzionale, ma meramente economico -
può rendere opportuno loj svolgimento contemporaneo delle due e-
spropriazioni, come appunto prevede l’art. 556 c.p.c., che configura,
per tale ipotesi, la formazióne di atti di pignoramento separati per gli
immobili e per i mobili, dà depositarsi entrambi nella cancelleria del
tribunale, nella cui competenza viene attratto anche il pignoramento
mobiliare. Come già accennato (v. § 13), questi collegamenti sono i so­
li contemplati dalla disciplina dell'espropriazione individuale, che in
particolare non dà rilievo al collegamento aziendale.
Una volta scelto il bene (o i beni) che intende pignorare, il credi­
tore procedente dovrà individuarli e indicarli in maniera che non
consenta equivoci; ciò in funzione di quello che, anche qui, è l’ele­
mento centrale del pignoramento, ossia l’ingiunzione dell’ufficiale
giudiziario al debitore, prevista dalTart. 492 c.p.c.; infine, il meccani­
smo delTopponibilità ai terzi di tutti Ì trasferimenti o i vincoli che
colpiscono i beni immobili esige che il pignoramento sia fatto risulta­
re nei pubblici registri immobiliari.
A questa complessa e triplice esigenza (scelta e individuazione dei L’atto di
pignoramento
beni da pignorare, da parte del creditore procedente; ingiunzione da immobiliare
parte dell’ufficiale giudiziario e trascrizione nei pubblici registri im­ è un aito complesso
mobiliari) viene incontro la struttura complessa dell’atto di pignora­ del creditore e
dell’ufficiale
mento immobiliare. Quest’atto, a differenza del pignoramento mobi­ giudiziario.
liare (che, come si ricorderà, è atto orale del solo ufficiale giudiziario,
documentato in un processo verbale) consiste in un aito scritto predi­
sposto e sottoscritto dal creditore procedente (e, per esso, dal suo di­
fensore munito di procura): cosi dispone l’art. 170disp. att. Vatto de­
ve contenere l’esatta indicazione dei beni è dei diritti immobiliari che si
intendono sottoporre ad esecuzione, con gli estremi richiesti dal codice
civile per l’individuazione dell’immobile ipotecato (art. 555 c.p.c.).
L ’atto, così predisposto e sottoscritto, viene poi consegnato dSìuf­ L ’atto notificato
att’esecutato va
ficiale giudiziario, il quale lo integra con l’ingiunzione al debitore di trascritto n e i pubblici
non sottrarre i beni pignorati alla garanzia del credito e provvede registri immobiliari
quindi alla sua notificazione al debitore (art. 555). In pratica, l’in­ a cura dell’ufficiale
giudiziario...
giunzione al debitore rimane incorporata nel contesto della relazione
di notificazione predisposta dallo stesso creditore procedente.
A questo punto, per la perfezione del pignoramento manca sol­
tanto la sua trascrizione nei pubblici registri immobiliari. Tale tra­
scrizione può essere compiuta dall’ufficiale giudiziario oppure dal
creditore pignorante. Nel primo caso, l’ufficiale giudiziario, che do­
vrà essere stato, in precedenza, munito della nota (ossia: istanza) di
trascrizione (in due esemplari), prowederà, immediatamente dopo la
notificazione, a consegnare copia autentica dell’atto così notificato,
al competente conservatore dei registri immobiliari, che trascriverà ... oppure del
creditore procedente.
l’atto e gli restituirà uno degli esemplari della nota con gli estremi di
94 ESPROPRIAZIONE IMMOBILIARE §26

avvenuta trascrizione (art. 555, 2° comma). Nel secondo caso, luffì-


cìale giudiziario consegnerà - se richiesto - al creditore procedente
la copia autentica dell’atto notificato, in modo che il creditore pro­
cedente possa provvedere a richiedere la trascrizione (art. 555, 3°
comma).
In ogni caso, l’originale dell’atto di pignoramento notificato e la
nota di trascrizione restituita dal conservatore dei registri immobilia­
Seguirà l’iscrizione ri devono essere, dall’ufficiale giudiziario, consegnati al creditore
a ruolo
dell’espropriazione
senza ritardo, affinché questi possa provvedere, entro 15 giorni, al-
e la formazione Xiscrizione a ruolo del procedimento di espropriazione, depositando
del fascicolo nella cancelleria del tribunale competente la nota di iscrizione a ruo­
dell’esecuzione.
lo, con copie conformi del titolo esecutivo, del precetto, dell’atto di
pignoramento e della nota di trascrizione (art. 557, 1° comma, come
modificato dal D.L. 132/2014, conv. dalla L. 162/2014).
A seguito di ciò, il cancelliere prow ederà alla formazione del fa­
scicolo dell’esecuzione, restando inteso che - come abbiamo già visto
(retro, § 17) - il pignoramento è destinato a perdere efficacia (con
conseguente cancellazione del pignoramento, ai sensi dell’art. 164 ter
disp. att,), ove l’iscrizione a ruolo non venga effettuata dal creditore
nel termine prescritto (art, 557, 3° comma, anch’esso modificato dal
D.L. 132/2014).
Il fascicolo dell’esecuzione è - per un determinato immobile -
sempre unico, anche nell’eventualità di più pignoramenti successivi:
in tal caso, infatti, il cancelliere, che avrà avuto notizia del preceden­
te pignoramento, poiché di esso il conservatore avrà fatto menzione
sulla nota di trascrizione che restituisce (art. 561, 1° comma), deposi­
terà l’atto di pignoramento successivo nel fascicolo formato in base
al primo pignoramento (art. 561,2° comma).
Col pignoramento il debitore è costituito custode dei beni pigno­
rati, e di tutti gli accessori, compresi le pertinenze e i frutti, senza di­
ritto a compenso.
Così dispone il 1° comma dell’art. 559, seguito ora dai seguenti
ulteriori commi:
H debitore è «Su istanza del creditore pignorante o di un creditore intervenuto, il
nominato custode
dei beni pignorati,
giudice deWesecuzione, sentito il debitore, può nominare custode una
salva designazione persona diversa dallo stesso debitore. Il giudice provvede a nominare
diversa (art. 559). una persona diversa quando l’immobile non sia occupato dal debitore.
Il giudice provvede alla sostituzione del custode in caso di inosser­
vanza degli obblighi su di lui incombenti.
Il giudice, se custode dei beni pignorati è il debitore e salvo che per
la particolare natura degli stessi ritenga che la sostituzione non abbia
utilità, dispone, al momento in cui pronuncia l’ordinanza con cui è au­
torizzata la vendita o disposta la delega delle relative operazioni, che
custode dei beni medesimi sia la persona incaricata delle dette opera­
zioni o l’istituto di cui al primo comma dell’articolo 534.
§ 27 INTERVENTO D E I CREDITORI 95

Qualora tale istituto non sia disponibile o debba essere sostituito, è


nominato custode altro soggetto.
I provvedimenti di cui ai fam m i che precedono sono pronunciati
con ordinanza non impugnabile».
i .
La L. 80/2005 e successivamente la L, 263/2005 hanno riscritto co­
m e segue (nell’art. 560) anche la disciplina dei com portam enti dei diver­
si soggetti coinvolti, con riguardo alla custodia, all’amministrazione e al­
la gestione dell’immobile pignorato. E così si prevede che:
«I provvedimenti di nomina e di revoca del custode, nonché Vautoriz­
zazione di cui al terzo comma o la sua revoca, sono dati con ordinanza non
impugnabile. In quest ultimo, caso l’ordinanza costituisce titolo esecutivo
per il rilascio. Dopo l’aggiudicazione deve essere sentito l’aggiudicatàrio ai
sensi dell’articolo 485.
Ad essi è fatto divieto di dare in locazione l’immobile pignorato se non
sono autorizzati dal giudice dell’esecuzione.
Con l’autorizzazione del giudice, il debitore può continuare ad abitare
nell’immobile pignorato, occupando i locali strettamente necessari a lui e
alla sua famiglia.
Il giudice dell’esecuzione dispone, con provvedimento non impugna­ Il giudice dispone,
bile, la liberazione dell’immobile pignorato, quando non ritiene di auto­ con provvedimento
che costituisce titolo
rizzare il debitore a continuare ad abitare lo stesso, o parte dello stesso, esecutivo, la
ovvero quando revoca la detta autorizzazione, se concessa in precedenza, liberazione
ovvero quando provvede all’aggiudicazione o all’assegnazione dell’immo­ dell’immobile
bile. pignorato.
Il provvedimento costituisce titolo esecutivo per il rilascio ed è eseguito
a cura del custode anche successivamente alla pronuncia del decreto di tra­
sferimento nell’interesse dell’aggiudicatario o dell’assegnatario se questi
non lo esentano.
Il giudice, con l’ordinanza di cui al 3° comma dell’art. 569, stabilisce le
modalità con cui il custode deve adoperarsi, affinché gli interessati a pre­
sentare offerta di acquisto esaminino i beni in vendita. Il custode provvede
in ogni caso, previa autorizzazione del giudice dell’esecuzione, all’ammi­
nistrazione e alla gestione dell’immobile pignorato ed esercita le azioni
previste dalla legge e occorrenti per conseguirne la disponibilità».

21. Vintervento dei creditori (nell’espropriazione immobiliare).

Anche nell’espropriazione immobiliare, l’individuazione dei sog­ Legittimati


all’intervento sono
getti legittimati all’intervento è lasciata alla nprma che tale legittima­ solo quelli indicati
zione disciplina con riguardo ad ogni tipo di espropriazione, ossia al- dalTart. 499,
l’art. 499, 1° comma, sicché, mentre da un lato operano anche qui le 1° comma...

limitazioni previste da detta norma, dall’altro lato, è, a maggior ra­


gione, eliminata l’estensione che il previgente (e ora abrogato) art.
563, 1° comma, compiva con riguardo ai titolari di crediti sottoposti
a termine o a condizione.
Anche nell’espropriazione immobiliare si distingue tra intervento
96 ESPROPRIAZIONE IMM OBILIARE §28

tempestivo (ossia effettuato non oltre la prima udienza per l’autoriz­


zazione della vendita) e intervento tardivo. Questa distinzione emer­
ge dall'attuale 1° comma delTart. 525, dall’art. 564 (il quale aggiunge
che anche qui i creditori muniti di-titolo esecutivo possono provocare
i singoli atti) e dall’art. 566, ove si dispone che i creditori intervenuti
dopo l’udienza di autorizzazione della vendita, ma prima del provve­
dimento di distribuzione, possono soddisfarsi soltanto sull’eventuale
...e g li residuo, a meno che siano creditori ipotecari o privilegiati, nel qual
intervenienti tardivi
possono soddisfarsi caso possono concorrere alla distribuzione del ricavato secondo i lo­
solo sull’eventuale ro diritti di prelazione (art. 566). Ma, sia nell’uno che nell’altro caso,
residuo (art. 565),
salvi i diritti di
occorre che l’intervento, ancorché tardivo, avvenga prima dell’udien­
prelazione. za di approvazione del progetto di distribuzione, di cui all’art. 596
(v. oltre, § 30).

28. La vendita (nell*espropriazione immobiliare), anche con modali­


tàtelematiche. Cenni sulle c. d. esecuzioni speciali.

La vendita va chiesta L ’iter procedimentale che conduce alla vendita è assai simile a
con ricorso al giudice
dell’esecuzione.
quello visto per l’espropriazione mobiliare. Inizia con l’istanza di
vendita da proporsi (dal creditore pignorante o da altro creditore in­
terveniente munito di titolo esecutivo) al giudice dell’esecuzione
nominato dal presidente del tribunale ai termini delTart. 484, col ri­
spetto del termine dilatorio di dieci giorni dal pignoramento.
Il nuovo testo delTart. 567, dopo avere così disposto, specifica,
nei successivi commi 2° e 3°, gli ulteriori adempimenti ai quali deve
provvedere il creditore che procede alla vendita, come segue:
«Il creditore che richiede la vendita deve provvedere, entro cento-
venti giorni dal deposito del ricorso, ad allegare allo stesso Vestratto del
catasto effettuato nei venti anni anteriori alla trascrizione del pignora­
mento; tale documentazione può essere sostituita da un certificato no­
Al ricorso vanno tarile attestante le risultanze delle visure catastali e dei registri immo­
allegati i documenti
relativi alla situazione
biliari» (2° comma).
catastale, ipotecaria e «Il termine di cui al 2° comma può essere prorogato solo una volta
urbanistica. su istanza dei creditori o dell' esecutato, per giusti motivi e per una du­
rata non superiore ad ulteriori centoventi giorni. Un termine di cento-
venti giorni è inoltre assegnato al creditore dal giudice quando lo stesso
ritiene che la documentazione da questo depositata debba essere com­
pletata. Se la proroga non è richiesta o non è concessa oppure se la do­
cumentazione non è integrata nel termine assegnato ai sensi di quanto
previsto nel periodo precedente, il giudice dell'esecuzione, anche d'uffi­
cio, dichiara l'inefficacia del pignoramento relativamente all'immobile
per il quale non è stata depositata la prescritta documentazione. L'inef­
ficacia è dichiarata con ordinanza, sentite le parti. Il giudice, con l'ordi­
nanza, dispone la cancellazione della trascrizione del pignoramento. Si
§28 VENDITA 97

applica l'articolo 562, 2° comma. Il giudice dichiara altresì l'estinzione


del processo esecutivo se non vi sono altri beni pignorati» (3° comma).
Il certificato della rendita catastale consénte al giudice dell’ese­ I suddetti documenti
cuzione di stabilire il valore,dell’immobile agli effetti dell’espropria­ consentono
al giudice
zione, ossia il valore base per la vendita. L ’art. 568 stabilisce, infatti, dell’esecuzione di
che tale valore viene determinato a norma dell’art. 15, 1° comma, os­
sia moltiplicando Timporto del reddito dominicale del terreno o del­
la rendita catastale del fabbricato per quei coefficienti fissi che la
norma suddetta indica per la determinazione del valore agli effetti ... stabilire il valore
della competenza; ma si tratta di un criterio di massima che talora base dell’immobile.
non soccorre (quando, ad ès., si tratta di immobile non soggetto a
tributo o la cui rendita non è stata determinata) e dal quale il giudice
può comunque prescindere, eventualmente ricorrendo ad un esperto
(art 568,3° comma).
Questa determinazione del valore dell’immobile è compiuta dal
giudice dell’esecuzione col provvedimento col quale dispone la ven­
dita e che viene pronunciato in sede di udienza di autorizzazione deb
la vendita, e sempre che in tale sede non siano state sollevate opposi­
zioni.
La disciplina dell’udienza di autorizzazione della vendita e delle
modalità che precedono e investono tale autorizzazione è contenuta
nel nuovo testo (quale modificato dalla L. 80/2005) dell’art. 569.
«A seguito dell'istanza di vendita - così il 1° comma dell’art. 5 6 # - Il giudice
dell’esecuzione
di cui all'art. 567 il giudice dell'esecuzione, entro trenta giorni dal de­ nomina l’esperto e
posito della documentazione di cui al 2° comma dell'art. 567, nomina fìssa l’udienza per la
l'esperto convocandolo davanti a sé per prestare il giuramento e fissa comparizione
delle p a rti...
l'udienza per la comparizione delle parti e dei creditori di cui all’art.
498 che non siano intervenuti. Tra la data del provvedimento e la data
fissata per l'udienza non possono decorrere più di centoventi giorni».
«All'udienza - prosegue il 2° comma -j le parti possono fare osser­ ... che possono fare
osservazioni.
vazioni circa il tempo e le modalità della/vendita, e debbono proporre,
a pena di decadenza, le opposizioni aglf atti esecutivi, se non sono già
decadute dal diritto di proporle».
«Se non vi sono opposizioni - così il 3 ° comma, come modificato Se non vi sono
opposizioni o se su
dal richiamato D.L. 132/2014, al fine di adeguarlo a quanto previsto di esse si raggiunge
dall’art. 503, 2° comma, c.p.c. (v. retro, § 19) - o se su di'esse si rag­ l’accordo, il giudice
giunge l'accordo delle parti comparse, il giudice dispone con ordinanza dispone la vendita e
fìssa il termine per
la vendita, fissando un termine non inferiore a novanta giorni, e non la proposizione delle
superiore a centoventi, entro il quale possono essere proposte offerte offerte d’acquisto.
d'acquisto ai sensi dell'art. 571. Il giudice con la medesima ordinanza
stabilisce le modalità con cui deve essere prestata la cauzione e fissa, al
giorno successivo alla scadenza del termine, l'udienza per la delibera­
zione sull'offerta e per la gara tra gli offerenti di cui all'articolo 573. Il Residualità della
vendita all’incanto
giudice provvede ai sensi dell'articolo 576 [con la vendita all’incanto] nell’espropriazione
solo quando ritiene probabile che la vendita con tale modalità possa immobiliare.
98 ESPROPRIAZIONE IMMOBILIARE §28

aver luogo ad un prezzo superiore della metà rispetto al valore del be­
ne, determinato a norma dell3art. 568».
Con la stessa ordinanza, poi, secondo quel che prevede Fattuale 4°
comma, «il giudice può stabilire che di versamento della cauzione, la pre­
sentazione delle offerte, lo svolgimento della gara tra gli offerenti e, nei
casi previsti, l’incanto, nonché il pagamento del prezzo, siano effettuati
La vendita può con modalità telematiche». Le modalità tecnico-operative per procede­
avvenire con modalità re alla vendita immobiliare con modalità telematiche (come già detto a
telematiche.
proposito della vendita mobiliare: v. retro, al § 22) sono state fissate
con il D.M. 26 febbraio 2015 n. 32. In tal caso, inoltre, l’art. 173 quin-
quies disp, att. c.p.c. ammette che il giudice possa anche disporre, per la
presentazione dell’offerta d’acquisto e la prestazione della cauzione ai
sensi degli arti. 571, 579, 589 e 584, che siano utilizzati sistemi telemati­
ci di pagamento ovvero carte di debito, di credito o prepagate o altri
mezzi di pagamento con moneta elettronica disponibili nei circuiti ban­
cario e postale e mediante la comunicazione, a mezzo posta elettronica
certificata ovvero, quando ciò non è possibile, a mezzo telefax, di una di­
chiarazione contenente le indicazioni prescritte dai predetti articoli.
«Se vi sono opposizioni —precisa il 5° comma dello stesso art. 569
Se vi sono - il tribunale le decide con sentenza e quindi il giudice dell’esecuzione
opposizioni, il
tribunale le decide dispone la vendita con ordinanza».
con sentenza e il L’ultimo comma stabilisce, infine, che «con la medesima ordinan­
giudice dispone za il giudice fissa il termine entro il quale essa deve essere notificata, a
la vendita con
ordinanza. cura del creditore che ha chiesto la vendita o di un altro autorizzato, ai
creditori di cui all’articolo 498 [(ossia i creditori privilegiati “iscritti”]
che non sono comparsi».
Le modalità della vendita si riconducono a due procedure diver­
se: la vendita senza incanto e la vendita con incanto (eventualmente
delegabile a un professionista ai sensi delTart. 591 bis c.p.c., anche
mediante ricorso alle modalità telematiche: v. il § 29).
A differenza del sistema precedente, la nuova disciplina (ulte­
riormente integrata dal D.L. 132/2014) prevede che si debba dispor­
La vendita deve re sempre la vendita senza incanto, mentre l’incanto possa essere di­
avvenire sempre sposto solo laddove il giudice ritenga che, con tale modalità, la ven­
senza incanto e,
residualmente, dita possa aver luogo ad un prezzo superiore alla metà del valore del
con incanto. bene, determinato ai sensi dell’art. 568 (così gli artt. 503, 2° comma,
e 569,3° comma).
La pubblicazione dell’avviso di vendita è l’atto col quale ha inizio
la procedura di vendita senza incanto. Le modalità di quest’avviso e
della pubblicità alla quale deve essere assoggettato risultano daU’art.
570 (in cui la L. 263/2005 ha inserito il riferimento al sito Internet,
sul quale è pubblicata la relativa relazione di stima, del numero e del
recapito telefonico del custode nominato in sostituzione del debito­
re) e, più in generale, dall’art. 490 richiamato dalla norma in discor­
so. DaH’awiso va esclusa l’indicazione del debitore (art. 174 D.Lgs.
30 giugno 2003 n. 196, c.d. codice della privacy).
§28 VENDITA 99

I I meccanismo della vendita senza incanto si sostanzia nell’esame, da ha vendita senza


parte del giudice dell’esecuzione, e nell’eventuale accoglimento, del- mcant0-
l’offerta che chiunque - tranne il debitore - può compiere per l’acqui­
sto dell’immobile pignorato, Jcon dichiarazione scritta da presentarsi in
cancelleria personalmente oja mezzo di procuratore legale anche a
norma dell’art. 579, ultimo comma. L’offerente - così prosegue il 1°
comma del nuovo art. 571 - deve presentare nella cancelleria dichiara­
zione contenente l’indicazione del prezzo, del tempo e modo del pa­
gamento e ogni altro elemento utile alla valutazione dell’offerta.
L’offerta - così il 3° compia - è irrevocabile, salvo che:
1) il giudice ordini l’incanto;
2) siano decorsi centoventi giorni dalla sua presentazione ed essa
non sia stata accolta.
Infine, il 2° e il 4° comma dispongono che «l’offerta non è efficace
se perviene oltre il termine stabilito ai sensi dell*articolo 569, 3 ° com­
ma, se è inferiore al prezzo determinato a norma dell1articolo 568 o se
l’offerente non presta cauzione, con le modalità stabilite nell’ordinanza r'
di vendita, in misura non inferiore al decimo del prezzo da lui proposto.
L ’offerta deve essere depositata in busta chiusa all’esterno della L’offerta deve essere
depositata in busta
quale sono annotati, a cura del cancelliere ricevente, il nome, previa chiusa, da aprirsi
identificazione, di chi materialmente provvede al deposito, il nome del alla presenza degli
giudice dell’esecuzione o del professionista delegato ai sensi dell’arti­ offerenti.
colo 591-bis e la data dell’udienza fissata per l’esame delle offerte. Se è
stabilito che la cauzione è da versare mediante assegno circolare, lo
stesso deve essere inserito nella busta. Le buste sono aperte all’udienza
fissata per l’esame delle offerte alla presenza degli offerenti».
Il successivo art. 572 è dedicato alle deliberazioni sull’offerta.
«Sull’offerta - così il 1° comma - il giudice dell’esecuzione sente le
parti e i creditori iscritti non intervenuti». j
Il 2° e il 3° comma prendono poi infeonsiderazione le due ipotesi H giudice delibera
sull’offerta.
che l’offerta sia superiore oppure inferiore al valore dell’immobile
come determinato a norma dell’art. 568, aumentato di un quinto, di­
sponendo che nella prima ipotesi l’offerta è senz’altro accolta, men­
tre nella seconda ipotesi «il giudice non può far luogo alla vendita
quando ritiene probabile che la vendita con il sistema dell’incanto pos­
sa aver luogo ad un prezzo superiore alla metà rispetto al valore del
bene determinato a norma dell’art. 568. In tali casi lo stesso ha senz’al­
tro luogo alle condizioni e con i termini fissati con l’ordinanza pronun­
ciata ai sensi dell’art. 569».
L’ultimo comma di questo stesso articolo dispone, infine, che si
applicano anche in questi casi le disposizioni degli artt. 573, 574
(concernenti, come stiamo per vedere, un’eventuale gara tra gli offe­
renti e il provvedimento sulla vendita e il versamento del prezzo),
nonché l’art. 577 (concernente l’indivisibilità dei fondi).
100 ESPROPRIAZIONE IMMOBILIARE §28

Tutto questo nell’ipotesi che l'offerta sia una sola; se, invece, le
offerte sono più, il giudice dell'esecuzione invita gli offerenti ad una
gara sull'offerta più alta; ma per questa gara è necessaria l'adesione
degli offerenti stessi; se tale adesione manca, il giudice può disporre
la vendita al maggiore offerente oppure ordinare l’incanto (art. 573).
Quando dispone la vendita, il giudice pronuncia un decreto col
quale indica le modalità del versamento del prezzo (art. 574 c.p.c.),
Quindi (ma solo a versamento avvenuto), pronuncia un altro decreto
col quale l'immobile viene trasferito in proprietà all'acquirente (ossia
il decreto che l’art. 586 configura per il caso della vendita con in­
canto).
La vendita con Il meccanismo della vendita con incanto è, invece, - e come risulta
incanto.
dall’espressione - imperniato su un incanto, ossia su una gara ad of­
ferte in aumento (c.d. vendita all’asta).
Il punto di partenza di questa procedura è l'ordinanza con la qua­
le il giudice - se non ritiene di avvalersi della facoltà di delegare le
operazioni a un professionista - ordina l'incanto. Tale ordinanza -
che è anch'essa pubblicata dal cancelliere ai termini dell'art. 490 e
con eventuali altre forme di pubblicità straordinaria - deve contene­
re taluni elementi necessari per il successivo svolgimento della pro­
cedura e che sono elencati nell’art. 576. Tra essi sono particolarmen­
te importanti, oltre all’indicazione del prezzo base dell’incanto (che è
quello determinato ai sensi dell’art. 568), l’indicazione del giorno e
dell'ora dell’incanto, la misura minima dell’aumento da apportarsi al­
le singole offerte; l’ammontare della cauzione (in misura non supe­
riore al decimo del prezzo base d'asta) da depositare in via preventi­
va entro un termine da fissarsi, di natura perentoria, il termine entro
il quale, in caso di aggiudicazione, il prezzo deve essere versato non­
ché il termine che deve decorrere tra le forme di pubblicità e l'in­
canto. Solo eventualmente possono essere disposte forme di pubbli­
cità straordinaria. Le operazioni di vendita possono essere affidate a
un istituto autorizzato (art. 159 disp. att.) o ad un professionista.
Chiunque - tranne Chiunque, eccetto il debitore, può partecipare all’incanto, perso­
il debitore - può
partecipare all’incanto
nalmente o a mezzo di procuratore speciale (art. 579); gli avvocati
(art. 579). possono fare offerte per persona da nominare che va designata nel
termine di tre giorni, altrimenti l’aggiudicazione diviene definitiva al
nome dell’avvocato (art. 583).
«Per offrire alPincanto - così l’art. 580,1° comma, c.p.c. - è neces­
sario avere prestato la cauzione a norma deWart. 576». L'ammontare
della cauzione è quello indicato dall'ordinanza ex art. 576. Le moda­
lità per la prestazione della cauzione sono indicate all'art. 86 disp.
att.
Il 2° comma dello stesso art. 580 c.p.c. precisa che, se l’offerente
non diviene aggiudicatario, la cauzione e il deposito per le spese gli
vengono restituiti dopo la chiusura dell’incanto (salvo che lo stesso
§28 VENDITA 101

abbia omesso di parteciparvi senza giustificato motivo, nel qual caso


gli vengono restituiti solo i nove decimi), mentre per l’ipotesi che
l’offerente divenga aggiudicatario, ma non versi il prezzo nel termine
stabilito, l’art. 587 prevede la pèrdita della cauzione a titolo di multa:
ciò che induce la prevalente dottrina ad assimilare la cauzione de
qua, sotto il profilo funzionale,' alla caparra confìrmatoria. L ’offerta
non accompagnata dalla cauzione può essere dichiarata inefficace con
provvedimento ordinatorio, mentre Fammissione all’incanto di offer­
ta inefficace per i suddetti motjvi dà luogo a u n ’irregolarità che può
essere fatta valere con l’opposizione agli atti esecutivi.
L ’incanto ha luogo in un’udienza davanti al giudice dell’esecu­
zione - secondo il disposto dell’art. 581, 3° comma - con l’attesa di
un periodo complessivo di tre minuti per la proposizione di altre of­
ferte che non sono valide se non superano il prezzo base o l’offerta
precedente nella misura indicata nell’ordinanza che dispone l’incan­
to. In questo caso, l’offerente precedente cessa di essere impegnato
dalla sua offerta (art. 581 ultimo comma). Rimane aggiudicatario
l’offerente la cui offerta non è superata, entro il periodo suddetto, da
una valida offerta maggiore.
Avvenuto l’incanto, possono ancora essere fatte offerte di acqui­
sto (con le modalità di cui all’art, 571, e quindi anche con modalità
telematiche) entro il termine perentorio di dieci giorni, ma non sono
efficaci se il prezzo offerto non supera di almeno un quinto quello
raggiunto nell’incanto (c.d. aumento di quinto o offerta dopo Vincan­
to-, art. 584). Se viene superato questo minimo, l’offerta dopo l’in­
canto fa caducare l’offerta precedente e, se gli offerenti sono più,
può svolgersi un’ulteriore gara, ai termini dell’art. 573.
L ’art. 584 disciplina, nei successivi commi l’iter da percorrere per
queste ulteriori offerte e della gara ulteriori che può svolgersi tra i
nuovi offerenti. ■
«Le offerte di cui al 1° comma - così il i 0 comma - si fanno me­
diante deposito in cancelleria nelle fo rm e,di cui all’art. 571, prestando
cauzione per una somma pari al doppio della cauzione versata ai sensi
dell'art, 580».
«Il giudice - prosegue il 3° comma - verificata la regolarità delle
offerte, indice la gara, della quale il cancelliere dà pubblico avviso a
norma dell’art. 570 e comunicazione all’aggiudicatario fissando il ter­
mine perentorio\entro il quale possono essere fatte ulteriori offerte a
norma del 2 ° comma».
«Alla gara possono partecipare - così il 4° comma - oltre gli offe­
renti in aumento di cui ai commi precedenti e l’aggiudicatario, anche
gli offerenti al precedente incanto che, entro il termine fissato dal giu­
dice, abbiano integrato la cauzione nella misura di cui al 2° comma».
«Se nessuno degli offerenti in aumento partecipa alla gara - così in­
fine il 5° comma, come integrato dalla L. 263/2005 - indetta a norma
102 ESPROPRIAZIONE IMMOBILIARE §28
del 3° comma, l’aggiudicazione diventa definitiva, ed il giudice pronun­
cia a carico degli offerenti di cui al 1° comma, salvo che ricorra un do­
cumentato e giustificato motivo, la perdita della cauzione, il cui impor­
to è trattenuto come rinveniente a tutti gli effetti dall’esecuzione».
L ’aggiudicatario - a favore del quale è ormai vincolato il potere di
vendere, a fronte del suo obbligo di pagare il prezzo - non è ancora
proprietario (art. 585). Per divenirlo, egli dovrà provvedere a versare
il prezzo nel termine e nel modo fissati dall’ordinanza che dispone la
vendita consegnando al cancelliere il documento comprovante l’av­
venuto versamento.
«Se l’immobile è stato aggiudicato —proseguono i commi successi­
vi dello stesso art. 585 - a un creditore ipotecario o l’aggiudicatario è
stato autorizzato ad assumersi un debito garantito da ipoteca, il giudice
dell’esecuzione può limitare, con suo decreto, il versamento alla parte
del prezzo occorrente per le spese e per la soddisfazione degli altri cre­
ditori che potranno risultare capienti.
Se il versamento del prezzo avviene con l’erogazione a seguito di
contratto di finanziamento che preveda il versamento diretto delle
somme erogate in favore della procedura e la garanzia ipotecaria di
primo grado sul medesimo immobile oggetto di vendita, nel decreto di
trasferimento deve essere indicato tale atto ed il Conservatore dei regi­
stri immobiliari non può eseguire la trascrizione del decreto se non
unitamente all’iscrizione dell’ipoteca concessa dalla parte finanziata».
Soltanto dopo il Soltanto dopo il suddetto versamento, il giudice dell’esecuzione
versamento del
prezzo, il giudice
pronuncia decreto col quale trasferisce all’aggiudicatario il bene espro­
pronuncia decreto di priato ^ordinando la cancellazione delle trascrizioni, dei pignoramen­
trasferimento ti e delle iscrizioni ipotecarie. Il decreto contiene l’ingiunzione al de­
all’aggiudicatario.
bitore o al custode di rilasciare l’immobile venduto e costituisce tito­
lo esecutivo per il rilascio, nonché titolo per la trascrizione della
vendita sui pubblici registri immobiliari (art. 586). Tuttavia, in alter­
nativa a questa pronuncia, il giudice dell’esecuzione può sospendere
la vendita quando ritiene che il prezzo offerto sia notevolmente inferio­
re a quello giusto. Ciò è disposto dal 1° comma dell’art. 586.
Gli effetti sostanziali della vendita forzata sono disciplinati dagli
artt. 2919 e ss. c.c.

Essi offrono all’acquirente una certa stabilità configurando l’irrile-


vanza delle nullità anteriori alla vendita (art. 2929 c.c.) e, tra l’altro,
escludono la garanzia p er i vizi (art. 2922 c.c.), ma non quella dell ’aliud
prò alio (Cass. 2 aprile 2014 n. 7708). All’acquirente sono, d’altra parte,
opponibili le locazioni di immobili salvo l’onere della trascrizione delle
locazioni ultranovennali (art. 2643 n. 8 c.c.).

Se il prezzo non è Se il prezzo non è depositato nel termine stabilito, il giudice del­
depositato nel l ’esecuzione dichiara la decadenza dell’aggiudicatario, pronuncia la
termine, ...
perdita della cauzione a titolo di multa e dispone un nuovo incanto
§ 29 D ELEG A A UN PROFESSIONISTA DELLA V EN D ITA IMMOBILIARE 103

(art. 587), Si fa così luogo alla c.d. rivendita in danno dell’aggiudi­ ... l’aggiudicatario
catario inadempiente, nel senso che, se il ricavato è inferiore all’of­ decade (art. 587)
e si fa luogo alla
ferta dell’aggiudicatario, quésti è condannato a pagare la differenza rivendita.
(art. 587,2° comma). j

La disciplina ora esaminata non si applica nelle c.d. espropriazioni


speciali e, in particolare ndOÙespropriazione esattoriale, nella quale, tra le
altre particolarità, manca il provvedimento di vendita di cui all’art. 569
c.p.c., mentre il procedimerito ha inizio con l’awiso di vendita, ai sensi
dell’art, 78 D.P.R. 29 settenibre 1973 n. 602, che va trascritto nei registri
immobiliari prima di essere notificato all’esecutato.

i
29. Delega a un professionista della vendita immobiliare.

La L. 3 agosto 1998 n. 302 aveva inserito, dopo la disciplina della Gli artt. 591 bis
vendita con incanto (su cui v. il § che precede) il nuovo istituto della e 591 ter configurano
la delega a un
delega al notaio (che poi la L. 80/2005 ha esteso ad altri professioni­ professionista delle
sti) delle operazioni di vendita di beni immobili, senza incanto e con operazioni d i vendita.

incanto, dedicando ad esso i nuovi artt. 591 bis e 591 ter.


Con questo nuovo istituto, la legge, nel quadro dell’immutata
funzione del giudice dell’esecuzione di dirigere l’espropriazione (art.
484, 1° comma c.p.c.) e nell’ambito della previsione di cui all’art. 68,
2° comma c.p.c., gli attribuisce - nel momento in cui provvede sul­
l’istanza di vendita di cui all’art. 569, e sentiti gli interessati - il pote­
re di delegare ad un notaio, ad un avvocato ovvero ad un commer­
cialista iscritti in appositi elenchi di cui all’art. 179 ter disp. att.
c.p.c., il compimento delle operazioni di vendita secondo le modalità
indicate al 3° comma dell’art. 569. j
Il professionista così designato (con scélta discrezionale del giudi­
ce) assume la veste di ausiliare del giudice1e, se aveva dato la sua di­
sponibilità ad essere incluso negli eleiichi, non può rifiutare l’in­
carico, salvo che ricorra il «giusto motivo di astensione», di cui al­
l’art. 63, 1° comma, c.p.c., che costituisce anche un dovere.
«Con la medesima ordinanza - così il 1° comma dell’art. 591 bis -
il giudice stabilisce il termine per lo svolgimento delle operazioni dele­
gate, le modalità della pubblicità, il luogo di presentazione delle offerte
ai sensi dell3art. 571, il luogo ove si procede all3esame delle offerte e
alla gara tra gli offerenti e ove si svolge l3incanto».
Inoltre, la L. 24/2010 ha aggiunto, sempre nel 1° comma dell’art. Il professionista può
essere delegato anche
591 bis, l’applicabilità dell’art. 569, 4° comma, ovvero la possibilità alla vendita forzata
che, con la medesima ordinanza, il giudice stabilisca che il versamento con modalità
della cauzione, 'la presentazione delle offerte, lo svolgimento della gara telematiche.

tra gli offerenti e, nei casi previsti, l3incanto, nonché il pagamento del
prezzo, siano effettuati con modalità telematiche (in proposito v. retro,
§28).
104 ESPROPRIAZIONE IMM OBILIARE § 29

L'ambito della delega - che può essere revocata o modificata, ma


che non consente al giudice di sostituirsi al professionista nell’eser­
cizio dei poteri a lui delegati - comprende tutte le operazioni nelle
quali si articola la procedura di vendita fino alla predisposizione
(compresa nella delega) del decreto di trasferimento, mentre la pro­
nuncia del decreto stesso è riservata al giudice dell’esecuzione, così
come resta a lui riservata la pronuncia degli altri provvedimenti di
cui all’art. 586 (eventuale sospensione della vendita per inadeguatez­
za del prezzo, ordine di cancellazione della trascrizione del pignora­
mento: art. 591 bis, 9° comma), oltre alle operazioni di vendita senza
incanto.
L ’art. 591 bis, 2° comma, contiene la dettagliata elencazione delle
Le operazioni operazioni incluse (salve limitazioni, da ritenersi possibili) nella dele­
delegabili sono
elencate nelTart.
ga al professionista a cominciare dalla determinazione del valore del-
591 bis, 2° comma. l’immobile a norma dell’art. 568,3° comma, eventualmente con l’au-
silio di un esperto nominato dal tribunale.

Si prevede, dunque, che:


«Il professionista delegato provvede:
1) alla determinazione del valore dell immobile a norma dell1art. 568,
3 ° comma, tenendo anche conto della relazione redatta dall1esperto nomi­
nato dal giudice ai sensi dell1art. 569, 1° comma, e delle eventuali note de­
positate dalle parti ai sensi dell1art. 173 bis, 4° comma, delle disposizioni
di attuazione del presente codice;
2) agli adempimenti previsti dall1art. 570 e, ove occorrenti, dall’art.
576, 2° comma;
3) alla deliberazione sull'offerta a norma dell1art. 572 e agli ulteriori
adempimenti di cui agli arti. 573 e 574;
4) alle operazioni dell’incanto e all’aggiudicazione dell’immobile a nor­
ma dell’art. 581;
5) a ricevere o autenticare la dichiarazione di nomina di cui all’art.
583;
6) sulle offerte dopo l’incanto a norma dell’art. 584 e sul versamento
del prezzo nella ipotesi di cui all’art. 585,2° comma;
7) sulla istanza di assegnazione di cui all’art. 590;
8) alla fissazione del nuovo incanto e del termine per la presentazione
di nuove offerte d’acquisto ai sensi dell’art. 591;
9) alla fissazione dell’ulteriore incanto nel caso previsto dall’art. 587;
10) ad autorizzare l’assunzione dei debiti da parte dell’aggiudicatario o
dell’assegnatario a norma dell’art. 508;
11) alla esecuzione delle formalità di registrazione, trascrizione e voltu­
ra catastale del decreto di trasferimento, alla comunicazione dello stesso a
pubbliche amministrazioni negli stessi casi previsti per le comunicazioni di
atti volontari di trasferimento nonché all’espletamento delle formalità di
cancellazione delle trascrizioni dei pignoramenti e delle iscrizioni ipoteca­
rie conseguenti al decreto di trasferimento pronunciato dal giudice dell’e­
secuzione ai sensi dell’art. 586;
§ 29 DELEGA A UN PROFESSIONISTA DELLA VENDITA IMM OBILIARE Ì05

12) alla formazione del progetto di distribuzione ed alla sua trasmis­


sione al giudice dell’esecuzione che, dopo avervi apportato le eventuali va­
riazioni, provvede ai sensi^dell’art. 596;
13) ad ordinare alla banca o all’ufficio postale la restituzione delle cau­
zioni e di ogni altra somma direttamente versata mediante bonifico o de­
posito intestato alla procedura dagli offerenti non risultati aggiudicatari.
La restituzione ha luogo nelle mani del depositante o mediante bonifico a
favore degli stessi conti da cui sono pervenute le somme accreditate».
\

L ’art. 591 bis dispone, d’altra parte, nel comma 3°, che nell’a m o
di cui all’art. 570 (sottoposto alla pubblicità di cui all’art. 490) è speci­
ficato che tutte le attività òhe, a norma degli artt. 571 e ss., devono es­ t
sere compiute in cancelleria o davanti al giudice dell’esecuzione o dal
cancelliere o dal giudice dell’esecuzione, sono eseguite dal professioni­
sta delegato presso il suo studio ovvero nel luogo indicato nell’ordi­
nanza di cui al primo comma (salva la possibilità - come detto - che il
giudice autorizzi l’utilizzazione della vendita con modalità telematiche
di cui all’art. 569, 4° comma: v. retro, § 28). All’avviso si applica l’art.
173 quater delle disposizioni di attuazione.
I nuovi 4° e 5° comma dell’art. 591 bis dispongono poi che «Il
professionista delegato provvede altresì alla redazione del verbale d’in­
canto, che deve contenere le circostanze di luogo e di tempo nelle quali
l’incanto si svolge, le generalità delle persone ammesse all’incanto, la de­
scrizione delle attività svolte, la dichiarazione dell’aggiudicazione prov­
visoria con l’identificazione dell’aggiudicatario.
II verbale è sottoscrìtto esclusivamente dal professionista delegato
ed allo stesso non deve essere allegata la procura speciale di cui all’art.
579, 2° comma (ove le offerte siano state effettuate a mezzo mandata­
rio munito di procura speciale)». ; Se il prezzo non è
Se il prezzo non è stato versato nel termine - così l’art. 591 bis, 6° versato nel termine,
il professionista ne
comma - il professionista ne dà tempestivo avviso al giudice trasmet­ dà avviso al giudice.
tendogli il fascicolo. /
L ’art. 591 bis, 7° comma, dispone che, avvenuto il versamento del Se avviene il
versamento
prezzo ai sensi degli artt, 574,585 e 590, 2° comma, il professionista il professionista
predispone il decreto di trasferimento (che - come già rilevato - va predispone il decreto
pronunciato dal giudice dell’esecuzione) trasmettendogli senza indu­ di trasferimento per
la pronuncia da parte
gio il fascicolo, e specifica che «al decreto, se previsto dalla legge, deve del giudice.
essere allegato il certificato di destinazione urbanistica dell’immobile
quale risultante dal fascicolo processuale. Il professionista delegato prov­
vede alla trasmissione del fascicolo al giudice dell’esecuzione nel caso
in cui non faccia luogo all’assegnazione o ad ulteriori incanti ai sensi
dell’art. 591. Contro il decreto previsto nel presente comma è proponi­
bile l’opposizione di cui all’art. 617».
L ’8° comma dispone, poi, che le somme versate dall’aggiudicata­
rio sono depositate presso un istituto di credito indicato dal giudice.
Particolare interesse presenta, infine, l’art. 591 ter, che risolve i
106 ESPROPRIAZIONE IMMOBILIARE §30

Le eventuali problemi dell’ambito dei poteri del professionista delegato di fronte


difficoltà sono all’insorgere di difficoltà, anche giuridiche, nonché, più in generale, i
risolte, ad iniziativa
del professionista, dal problemi del regime degli atti del professionista stesso invalidi, ille­
giudice (art. 591 ter). gittimi o inopportuni.
Mediando tra le diverse soluzioni proposte in precedenza, la nor­
ma attribuisce al professionista il potere di risolvere direttamente tut­
te le questioni attinenti alle modalità di svolgimento dell’esecuzione,
lasciandogli però l’alternativa di rivolgersi per istruzioni al giudice
dell’esecuzione, il quale - se richiesto formalmente - provvede con
decreto. Questo decreto, come anche Ì provvedimenti pronunciati di­
rettamente dal professionista, può essere fatto oggetto di reclamo con
ricorso allo stesso giudice non sottoposto a termine (ma, comunque,
non più proponibile dopo la pronuncia del decreto di trasferimento)
e che, d’altra parte, non sospende le operazioni di vendita, salva solo
l’ipotesi che il giudice ritenga sussistenti gravi motivi per la sospen­
sione. Sul ricorso il giudice provvede con ordinanza.
L’esperibilità A queste disposizioni, contenute nel 1° comma, segue la semplice
dell’opposizione agli
atti esecutivi avverso
enunciazione che «restano ferm e le disposizioni di cui all’art. 617».
le ordinanze del Questo significa che, in questo particolare subprocedimento, l’oppo­
giudice. sizione agli atti esecutivi, non proponibile contro i provvedimenti del
professionista, né contro i decreti del giudice dell’esecuzione, è pro­
ponibile soltanto contro le ordinanze che quest’ultimo pronuncia a
seguito del reclamo; ordinanze, che sono, d’altra parte, assoggettate
al consueto regime di revocabilità ex art. 487, fino a quando non ab­
biano avuto esecuzione.
Non è, infine, inutile rilevare che il regime così descritto si diffe­
renzia da quello della procedura senza delega al professionista nel
senso che, in quest’ultimo, l’opposizione è proponibile contro i sin­
goli atti del subprocedimento, i quali, per effetto della mancata pro­
posizione dell’opposizione agli atti nel termine dei venti giorni, ac­
quisiscono stabilità, salva solo la revocabilità delle ordinanze fino alla
loro esecuzione.

30. Assegnazione, amministrazione giudiziaria e distribuzione del


ricavato (neWespropriazione immobiliare).

In caso di esito negativo dell’incanto per mancanza di offerte, si


può far luogo all 'assegnazione, sempre che questa sia stata chiesta in
precedenza.
Vassegnazione va
chiesta 10 giorni Va premesso che, secondo il disposto dell’art. 588, ogni creditore
prima della data interessato all’assegnazione è onerato a chiederla già prima dell’in­
dell’incanto canto e più precisamente dieci giorni prima della data dell’incanto, e
per l’ipotesi che la
vendita all’incanto ciò per l’ipotesi che la vendita all’incanto abbia a rimanere senza esi­
abbia esito negativo. to per mancanza di offerte.
§ 30 ASSEGNAZIONE, AM M INISTRAZIONE GIUDIZIARIA, DISTRIBUZIONE 107

L’art. 589 precisa, poi, che «l’istanza di assegnazione deve conte­


nere l’offerta di pagamento di una somma non inferiore a quella previ­
sta nell’art. 506 ed al prezzo, determinato a norma dell’art. 568».
Nel 2° comma lo stesso! art. 589 aggiunge che «fermo quanto pre­
visto al 1° comma, se nella procedura non risulta che vi sia alcuno dei
creditori di cui all’art. 498 |(ossia creditori privilegiati iscritti in pub­
blici registri) e se non sono intervenuti altri creditori oltre al proceden­
te, questi può presentare offerta di pagamento di una somma pari alla
differenza fra il suo creditoìin linea capitale e il prezzo che intende of­
frire, oltre le spese». j
L’art. 590 stabilisce, inoltre, che «se la vendita all’incanto non ha iti mancanza di
offerte all’incanto
luogo per mancanza di offerte e vi sono domande di assegnazione, il il giudice provvede
giudice provveda su di esse fissando il termine entro il quale l’assegna­ sulle istanze d i,
tario deve versare l’eventuale conguaglio. assegnazione.
Avvenuto il versamento, il giudice pronuncia il decreto di trasferi­
mento a norma dell’art. 586».
Che accade se, dopo l’insuccesso dell’incanto, non vi sono do­ Se l’incanto non
ha avuto successo
mande di assegnazione o se il giudice decide di non accoglierle? e non ci sono istanze
L ’art. 591 stabilisce, nel suo 1° comma, che in tal caso il giudice di assegnazione
dell’esecuzione dispone l’amministrazione giudiziaria a norma degli accoglibili ...
artt. 592 e ss., oppure pronuncia nuove ordinanze ai sensi dell’art.
576 perché si proceda a nuovo incanto.
Vediamo separatamente le due alternative iniziando da quest?ulti-
ma, della quale incomincia ad occuparsi il 2° comma dello stesso art.
591.
«Il giudice - dispone detto 2° comma - p u ò altresì stabilire diverse ... il giudice può
disporre nuovo
condizioni di vendita e diverse forme di pubblicità, fissando un prezzo incanto a diverse
base inferiore di un quarto a quello precedente./Il giudice, se stabilisce condizioni...
nuove condizioni di vendita o fissa nuovo prèzzo, assegna altresì un
nuovo termine non inferiore a sessanta giorni, e non superiore a no­
vanta, entro il quale possono essere profoste offerte d’acquisto ai sensi
dell’art. 571». i
L’ultimo comma dell’art. 591 precisa, poi, che «ri applica i l 3° com­
ma, secondo periodo dell’art. 569», il quale, come si ricorderà prevede
che il giudice fissi al giorno successivo alla scadenza del termine l’u­
dienza per la deliberazione sulle offerte e per la gara tra gli offerenti.
Il codice non prevede l’ipotesi che anche quest’incanto rimanga
senza esito. Nella quale ipotesi parrebbe inevitabile l’amministrazio­
ne giudiziaria, a meno che si ritenga possibile, come in precedenza
proposto, riaprire la via «circolare» dell’eventuale assegnazione o fis­
sazione di altro incanto con l’ulteriore superamento dei limiti e salva
l’assegnazione dell’immobile allo Stato per crediti tributari.
E veniamo alla seconda alternativa, ossia all’amministrazione giu­ ,., oppure dispone
Tamministrazione
diziaria,, una misura provvisoria che ha lo scopo di lasciare un margi­ giudiziaria.
ne di tempo affinché il nuovo incanto o l’assegnazione possano av­
108 ESPROPRIAZIONE IMMOBILIARE §30

venire nelle condizioni più idonee. Essa è disposta per un termine


non superiore a tre anni ed è affidata ad uno o più creditori o a un
istituto all’uopo autorizzato, oppure allo stesso debitore, se tutti i
creditori vi consentono (art. 592). L ’amministratore è naturalmente
tenuto al rendiconto (art. 593), e le rendite (da depositarsi nei modi
stabiliti dal giudice) possono essere assegnate ai creditori, con le for­
me della distribuzione del ricavato (su cui fra poco), a decurtazione
del loro credito (art. 594).
Durante l’amministrazione giudiziaria, ognuno può fare offerta
d’acquisto; ciò evidentemente in relazione con le finalità dell’istituto.
Per le medesime ragioni, il creditore pignorante o uno dei creditori
intervenuti può, in ogni momento, chiedere che il giudice dell’esecu­
zione, sentite le altre parti, proceda a un nuovo incanto o all’assegna­
zione (art. 595,1° comma).
Allo scadere del termine, l’amministrazione cessa (salve proroghe
che non possono prolungare complessivamente l’amministrazione ol­
tre i tre anni) e viene, quindi, disposto un nuovo incanto (art. 595, 2°
comma).
La distribuzione del Rispetto alla distribuzione del ricavato, la disciplina dettata dal co­
ricavato.
dice con riguardo specifico all’espropriazione immobiliare - disciplina
che è naturalmente anch’essa aggiuntiva e integrativa di quella genera­
le contenuta negli artt. 509 e ss. e che si vide al § 19 - è imperniata sul
progetto di distribuzione, che il giudice dell’esecuzione o il professio­
nista delegato - salvo il caso che vi sia un solo creditore - deve com­
piere entro trenta giorni dal versamento del prezzo. Tale progetto -
che contiene la c.d. graduazione dei creditori in relazione ai rispettivi
diritti di prelazione, e la relativa liquidazione - va depositato in cancel­
leria (affinché possa essere consultato dai creditori e dal debitore) nel
contesto di un’ordinanza che fissa un’udienza (a distanza di almeno
dieci giorni) per l’audizione degli uni e dell’altro (art. 596).
All’udienza, le parti possono senz’altro approvare il progetto (e la
mancata comparizione all’udienza implica approvazione: art. 597), op­
pure raggiungere altrimenti un accordo. Di ciò si dà atto nel processo
verbale e il giudice dell’esecuzione o il professionista delegato ordina il
pagamento delle singole quote. L’eventuale mancanza dell’accordo ha
qui un significato ed una portata più grave di quanto non labbia in
sede di espropriazione mobiliare. Là, trattandosi di accordo preventi­
vo, la sua mancanza lascia aperta la via della distribuzione ad opera del
giudice (art. 542); qui, poiché il progetto giudiziale di distribuzione
costituisce la base dell’eventuale accordo, la mancanza di accordo im­
L’eventuale mancanza plica già una vera e propria contestazione sull’esistenza del diritto di
di accordo implica
già contestazione da uno o più creditori o della relativa ragione di prelazione; implica in­
risolversi con le somma una di quelle contestazioni da risolversi con le modalità di cui
modalità di cui all’art.
512 {art. 598 c.p.c.}. all’art. 512 c.p.c., che è per l’appunto richiamato dalla disciplina in di­
scorso (art. 598) (v. retro, § 19).
§ 30 ASSEGNAZIONE, AM MINISTRAZIONE GIUDIZIARIA, DISTRIBUZIONE 109

Bibliografia di orientamento

G. VERDE, Pignoramento ipobiliare diretto e immobiliare, in Enciclopedia


del diritto, X X X III, Milano, 1983; G, BONGIORNO, Espropriazione immobi­
liare, in Dig. disc, priv,} sez. cip., V ili, Torino, 1992; A. CERINO CANOVA,
Offerte dopo l’incanto, Padova, 1975; G. TARZIA, La sospensione della ven­
dita forzata immobiliare, in Riv. dir. proc., 1991; R. ORIANI, Il regime degli
atti del notaio ecc., in Foro i t 1998, V; R. ORIANI, Ancora sul regime degli
atti del notaio delegato nell’espropriazione immobiliare, in Foro it., 1999, V;
A. SALETTI, La custodia dei beni pignorati nell’espropriazione immobiliare,
in Riv. es. forzata, 2006; E. FABIANI, La delega delle operazioni di vendita in
sede di espropriazione forzata immobiliare, Padova, 2007; G. TRISORIÒ LlUZ-
ZI, La responsabilità del professionista delegato alla vendita ecc., in Riv. es.
forzata, 2010; P. FARINA, L'aggiudicazione nel sistema delle vendite forzate,
Napoli, 2012; E. GASBARRINI, Espropriazione forzata e diritto di abitazione,
in Riv. es. forzata, 2013; B. CAPPONI, Manuale di diritto dell’esecuzione civi­
le, fi ed., Torino, 2015; M.L. SPADA, Le modifiche in tema di vendita forza­
ta, in Foro it., 2015, V.; A A .W , La nuova riforma del processo civile, a cura
di F. SANTANGELI, Roma, 2015; P. FARINA, in C. PUNZI, Il processo civile.
Sistema e problematiche. Le riforme del quinquennio 2010-2014, Torino,
2015; G . BONGIORNO, ibidem.

i
Sezione quinta

L ’ESPRO PRIA ZION E D I B EN I IN D IV ISI


E L ’ESPRO PRIA ZION E C O N TR O
IL TER ZO PR O PRIETA RIO

SOMMARIO: 3 1 . L’espropriazione di beni indivisi. - 32. L’espropriazione contro il


terzo proprietario.

31. Uespropriazione di beni indivisi.

Oggetto di questo tipo di espropriazione è la quota (ideale) di un


Quando il bene indiviso. Quando il procedente è creditore di uno solo dei
procedente è
creditore di comproprietari, o vuole comunque agire contro uno solo, l’espro-
uno solo dei priazione deve colpire solo la quota di questo, senza violare i diritti
comproprietari di un dei comproprietari.
bene indiviso,
occorre procedere al Per conseguire questo risultato, occorre innanzi tutto evitare che i
pignoramento nei comproprietari colludano col debitore per attuare una divisione in
confronti anche degli
altri comproprietari. pregiudizio del creditore. A tale scopo l’art. 599, 2° comma, dispone
che del pignoramento sia notificato avviso, a cura del creditore pi­
gnorante, anche agli altri comproprietari, ai quali da quel momento è
fatto divieto di lasciare separare dal debitore, la sua parte delle cose
comuni senza ordine del giudice.
In secondo luogo, occorre predeterminare un iter che consenta di
espropriare quella sola quota del bene indiviso che appartiene al de­
bitore. Ciò può avvenire in tre maniere diverse: 1) la separazione, 2)
la vendita della quota indivisa e 3) la divisione. La separazione - che,
agli effetti pratici, è una divisione in natura, parziale, ossia limitata
alla quota del debitore ed attuata nell’esclusivo ambito del processo
esecutivo - è la soluzione in certo senso preferita dal codice, il quale
all’art. 600, 1° comma, prevede che essa venga disposta dal giudice
dell’esecuzione quando è possibile.
«Se la separazione non è chiesta o non è possibile» - aggiunge il
2° comma del medesimo art. 600 - il giudice dell’esecuzione «dispo­
ne che si proceda alla divistone a norma del codice civile, salvo che ri­
tenga probabile la vendita della quota indivisa ad un prezzo pari o su­
periore al valore della stessa, determinato a norma dell’art. 568». Se si
deve far luogo alla divisione, la quale costituisce in tale contesto una
parentesi di cognizione del processo esecutivo (con competenza del
giudice dell’esecuzione: art. 181 disp. att. c.p.c.) - precisa, infine, l’art.
§32 ESPROPRIAZIONE CO N TRO IL TERZO PROPRIETARIO 111

601 - l’esecuzione è sospesa finché sulla divisione stessa non sia rag-
giunto un accordo tra le parli, o pronunciata una sentenza passata in
giudicato o quanto meno di fecondo grado.
Avvenuta la divisione, il processo esecutivo deve essere riassunto
ai termini dell’art. 627 (v. oltre, § 39 in fine) dopo di che si fa luogo
alla vendita o all’assegnazione dei beni attribuiti al debitore (art. 601,
2° comma).
La procedura ora riassunta trova applicazione con riguardo ad
ogni tipo dì comunione, coippresa quella tra coniugi per debiti per­
sonali di uno dei coniugi ai;1'termini dell’art. 189 c.c., nonché quella
di crediti incorporati in un i-libretto bancario di risparmio ordinario
nominativo intestato a più soggetti.

32. L Jespropriazione contro il terzo proprietario.

Con questa espressione ci si riferisce ai casi in cui il proprietario L’espropriazione del


«terzo» proprietario
del bene espropriato, pur essendo estraneo al rapporto debitorio di un bene gravato
(«terzo» in questo particolare senso; v. retro, § 6), è tuttavia gravato da ipoteca, pegno o
da responsabilità per debito altrui. Ciò si verifica, da un lato, nei casi altro onere per un ■
debito altrui (art. 602
in cui il bene del terzo sia gravato da ipoteca, pegno o privilegio con c.p.c.).
sequela, per avere il terzo acquistato il bene già onerato o per aver
egli fornito garanzia reale per un debito altrui; e, dall’altro lato, nel
caso in cui l’alienazione del bene del debitore al terzo sia stata revo­
cata per frode ai termini dell’art. 2901 c.c.
In tutti questi casi, espressamente indicati dall’art. 602 c.p.c., l’e­
spropriazione colpisce un soggetto diverso dal debitore e perciò si
parla di espropriazione contro il «terzo proprietario». Ma la situa­
zione ora descritta costituisce soltanto, per così dire, la premessa del
processo espropriativo di cui trattasi, poiché, nel momento stesso in
cui viene instaurato il processo espropriàtivo contro il «terzo», que­
sto «terzo» cessa di essere tale sul piallo processuale, in quanto, es­
sendo lui il vero soggetto passivo dell’espropriazione (come risulta
indirettamente dal disposto generico dell’art. 602 c.p.c.), egli è in
realtà parte nel processo esecutivo pur rimanendo terzo sul piano p u ­
ramente sostanziale.
La legge, pur continuando a definire «il terzo» il soggetto di cui
trattasi, prende senz’altro atto della necessità che questi diventi parte
nel senso di soggetto passivo dell’esecuzione (v. retro, § 6), e detta, al
riguardo, alcune norme che non lasciano dubbi su tale qualità. Così
dispone che il titolo esecutivo e il precetto siano notificati anche al
terzo, aggiungendo anzi che nel precetto (sottoscritto dal difensore
munito dì apposita procura) si deve fare precisa menzione del bene
del terzo che si intende espropriare (art. 603); enuncia nella maniera
più chiara che tutti gli atti di espropriazione si compiono «nei con­
I

112 ESPROPRIAZIONE D I BENI IN D IV ISI O DEL TERZO PROPRIETARIO § 32

fronti del terzo, al quale si applicano tutte le disposizioni relative al de­


bitore», eccezion fatta soltanto per quella che concerne il divieto ài
debitore di rendersi acquirente del bene espropriato (art. 604,1° com­
ma); ed infine, dispone che ogni qual volta sia prevista l’audizione del
debitore, deve essere sentito anche il terzo (art. 604,2° comma).
In conclusione, si può affermare che quest’espropriazione si com­
pie congiuntamente nei confronti di due soggetti; l’uno (il debitore)
in una posizione che, sul piano processuale, è quella della parte in un
senso puramente formale, ma pur sempre parte necessaria, anche nel­
l’eventuale giudizio di opposizione ex art. 615 c.p.c. avanzata dal ter­
zo assoggettato all’esecuzione; mentre l’altro (il c.d. terzo) è il vero
soggetto passivo della espropriazione, considerato dalla legge come
se fosse il debitore ed è perciò parte nel processo esecutivo.
Queste particolarità si riflettono anche sui limiti all’intervento dei
terzi in questa procedura, nel senso, da un lato, della totale impossi­
bilità di intervento dei creditori personali del debitore e, dall’altro
lato, della limitazione del diritto di concorso dei creditori del terzo
proprietario a quanto residua alla soddisfazione del creditore privi­
legiato.

Bibliografia di orientamento

E. GRASSO, Vespropriazione della quota, Milano, 1957; A, TRAVI, Espro­


priazione dei beni indivisi, in Dig, disc. priv., sez. civ., V ili, Torino, 1992; G.
MlCCOLIS, L’espropriazione forzata per debito altrui, Torino, 1998; A. TRA­
VI, Espropriazione contro il terzo proprietario, in Dig. disc. priv., sez. civ.,
V ili, Torino, 1992; F. VlGORITO, L’espropriazione di beni indivisi, in Riv.
es. forzata, 2004; L .F . D i NANNI, L’espropriazione dei beni indivisi e il giudi­
zio di divisione, ivi, 2008; R. LOMBARDI, Profili problematici dell’espropria­
zione dei beni indivisi, in Riv. dir. proc., 2012; G . BALENA, Brevi riflessioni
sull’espropriazione di beni in comunione legale, in Giusto proc. civ., 2014.
Capitolo IV
L’ESECUZIONE DIRETTA
O IN FORMA SPECIFICA

SOMMARIO; 33. L'esecuzione per consegna o rilascio. ~ 34. L ’esecuzione forzata de­
gli obblighi di fare o di non fare.

33. Vesecuzione per consegna o rilascio.

Considerando richiamati qui i rilievi d ’ordine generale compiuti


al capitolo I intorno alle caratteristiche proprie dell’esecuzione diret­
ta o in forma specifica (in contrapposizione a quelle dell’esecuzione
per espropriazione); e venendo senz’altro al primo tipo di esecuzione
specifica, ossia all’esecuzione per consegna o rilascio, occorre in pri­
mo luogo individuare il diritto sostanziale che con questa forma di ese­
cuzione trova soddisfazione.
Quest’individuazione risulta dall’art. 2930 c.c. che, per l’appunto,
enuncia l’eseguibilità specifica dell’obbligo di consegnare una cosa
mobile o di rilasciare urna cosa immobile con le forme che stiamo per
esaminare. Ed è appena il caso di aggiungere che con la parola «ob­
bligo» la legge si riferisce ad ogni situazione passiva che si presenta
come obbligo al momento dell’esecuzione, e cioè, oltre ai casi in cui
l’obbligo in parola sta di fronte ad un diritto di natura obbligatoria o
personale, anche ai casi in cui l’obbligo sta di fronte ad un diritto
reale la cui violazione dà luogo per l’appunto alTobbligo della resti­
tuzione mediante consegna o rilascio.
La disciplina del procedimento in discorso, pur costituendo l’og­
getto dell’intero titolo terzo del libro intitolato all’esecuzione, si
esaurisce in pochi articoli, dedicati alcuni (605 e 611) genericamente
sia all’esecuzione per consegna e sia a quella per rilascio, e gli altri
specificamente o all’esecuzione per consegna (606 e 607) o a quella
per rilascio (608 e 609).
Con riguardo ad entrambi i tipi di procedimento, il codice detta,
anzitutto, una disposizione che concerne un atto anteriore all’inizio
del procedimento, ossia il precetto. Più precisamente, dispone che il
precetto, la cui notificazione, nel procedimento di cui trattasi, come
114 ESECUZIONE IN FORMA SPECIFICA §33

La disciplina comune in ogni altro procedimento esecutivo, deve precedere l’inizio del pro­
ad entrambe le cedimento stesso (insieme o successivamente alla notificazione del
procedure:
titolo esecutivo), ha qui un requisito in più, e cioè la descrizione som­
maria dei beni sui quali s’intende procedere con l’esecuzione per con­
segna o rilascio (art. 605,1° comma); ed in ciò si può ravvisare il fon­
damento per il rilievo già compiuto (v. § 12) che il precetto, il quale
può e deve avere portata generica quando preannuncia l’esecuzione
per espropriazione, deve, invece, avere una portata specifica quando
1. il precetto] preannuncia un’esecuzione in forma specifica. D ’altra parte, anche
nell’intimazione ad adempiere, il creditore deve, nel precetto, riferir­
si al termine eventualmente disposto nel titolo esecutivo e che potreb­
be essere più lungo di quello di cui all’art. 482. Così dispone l’art.
605,2° comma.
Ancora con riguardo ad entrambi i tipi di procedimento, va qui
ricordato (v. retro, § 9) che i titoli esecutivi idonei a fondare quest’e­
secuzione sono quelli indicati dal 3° comma deU’art. 474 ossia quelli
indicati dallo stesso art. 474, 2° comma n. 1 (le sentenze, i provvedi­
menti giudiziari e gli altri atti ai quali la legge attribuisce espressa-
mente efficacia esecutiva) e n .3 (gli atti ricevuti da notaio o altro
pubblico ufficiale autorizzato dalla legge a riceverli), superando così
la limitazione (precedentemente ritenuta) deWidoneità di questi ultimi
titoli alla sola esecuzione per espropriazione.
Si ritiene che l’esecuzione de qua possa essere fondata anche sul
verbale di conciliazione in quanto compreso, ora, tra gli «altri atti»
di cui all’art. 474 n. 1. Ciò è confermato anche daU’art. 12 del D.Lgs.
28/2010, che riconosce all’accordo conciliativo l’idoneità ad acqui­
stare l’efficacia di titolo esecutivo anche ai fini dell'esecuzione per
consegna o rilascio (v. § 104).
2. le eventuali La seconda delle disposizioni che concernono tanto l’esecuzione
difficoltà (diverse
dalle vere e proprie per consegna quanto quella per rilascio contempla l’eventualità che,
contestazioni); nel corso dell’esecuzione, sorgano «difficoltà che non ammettono di­
lazione», stabilendo —per quest’eventualità - che ciascuna parte può
chiedere al giudice dell’esecuzione, anche verbalmente, i provvedi­
menti temporanei occorrenti (art. 610) revocabili e modificabili.
Queste «difficoltà» non sono vere e proprie contestazioni di na­
tura giuridica sulla legittimità del «se» o del «come» dell’esecuzione,
poiché siffatte contestazioni esigono un giudizio di cognizione e per­
ciò possono essere sollevate solo con un’opposizione (v. il capitolo
seguente), per la cui proposizione, peraltro, l’iniziativa in discorso
può offrire l’occasione. Si tratta, invece, di questioni di opportunità
o di modalità dell’esecuzione: quelle questioni che, nell’espropria­
zione, costituiscono il campo d’azione del potere direttivo del giudi­
ce dell’esecuzione in quanto tale. Perciò, i provvedimenti sul punto
non hanno carattere decisorio. Anche da questa disposizione si può
dedurre che, in questo procedimento, pur non essendo espressamen­
§33 PER CO N SEGNA O RILASCIO 115
te disciplinata la nomina di un giudice dell’esecuzione, ne sono pre­
viste le funzioni, ancorché in via eventuale. Eventuale perché, come
stiamo per vedere, resecuziotjie di cui trattasi e caratterizzata da atti
tanto semplici, da poter essere affidati senz’altro all’organo esecuti­
vo, ossia all’ufficiale giudiziario; mentre il giudice rimane come sullo
sfondo. Il che - giova ricordare incidentalmente - sta in relazione col
rilievo, già compiuto a suo tempo (v. retro, § 7), che le norme con­
cernenti la competenza per questo procedimento, e che si riferiscono
genericamente al tribunale del luogo dove si trovano le cose da con­
segnare o rilasciare (art. 26 c.p.c.), debbono essere intese come ri­
guardanti più propriamente l’ufficio giudiziario, ossia il tribunale, al
quale appartengono sia l’organo esecutivo (ufficiale giudiziario) e sia
il giudice dell’esecuzione (le cui funzioni sono solo eventuali).
Ancora nel quadro di questo ruolo di sfondo che ha il giudice 3. le spese
dell’esecuzione.
dell’esecuzione, va vista la sua funzione - che costituisce oggetto del­
l’ultima delle disposizioni (art. 611) dettate tanto per l’esecuzione
per consegna quanto per quella per rilascio - di liquidare, a norma
degli artt. 91 e ss., le spese dell’esecuzione: ciò che il giudice compie,
sulla base di una specifica effettuata dall’ufficiale giudiziario, con un
decreto che costituisce titolo esecutivo. Tra queste spese è dubbio
che sia compreso il compenso al difensore, anche se sembra preva­
lente la tesi contraria.
Il procedimento per consegna di cose mobili si realizza con un Il procedimento per
consegna di cose
semplice atto dell’ufficiale giudiziario, a seguito di richiesta anche mobili.
verbale del creditore della consegna. Dopo l’esaurimento degli atti
preliminari all’esecuzione, ossia dopo la notificazione del titolo e del
precetto, ed il decorso del relativo termine, il creditore può, esiben­
do titolo e precetto, rivolgere la suddetta richiesta all’ufficiale giudi­
ziario, il quale si reca (munito, appunto, dei titolo e del precetto) sul
luogo in cui le cose si trovano, e le ricerca con le modalità stabilite
dall’art, 513. Dopo averle rinvenute, se ne impossessa e ne fa conse­
gna alla parte istante o a persona da lui designata (art. 606). Ciò che
naturalmente non può avvenire nell’ipotesi che le cose da consegnare
risultino pignorate; nel qual caso la parte istante deve far valere le
sue ragioni mediante opposizione ai termini dell’art. 619 (art. 607)
(v. al riguardo il § 38).
Nell’esecuzione per il rilascio di immobili, le forme procedimentali
sono lievemente'meno semplici.
L ’art. 608 incomincia con l’enunciare che:
«L’esecuzione inizia con la notifica dell1avviso con il quale l’ufficia­
le giudiziario comunica almeno dieci giorni prima alla parte, che è te­ L ’esecuzione per
rilascio
nuta a rilasciare7’immobile, il giorno e l’ora in cui procederà». dell’immobile.
Con la quale disposizione il codice prende, tra l’altro, posizione
sulla questione del momento d’inizio di quest’esecuzione (soprattut­
to rilevante con riguardo alle modalità di proposizione delle opposi­
116 ESECUZIONE IN FORM A SPECIFICA 33

zioni): nel senso che anche chi scrive aveva ritenuto più logico, ma
che contrastava con l’orientamento della Cassazione.
Nel giorno e nell’ora stabiliti, l’ufficiale giudiziario, debitamente
richiesto e sempre munito del titolo e del precetto, si reca sul luogo
dell’esecuzione e, facendo uso, quando occorre, dei poteri conferiti­
gli dall’art. 513, immette la parte istante, o una persona da lei desi­
gnata, nel possesso dell’immobile, del quale le consegna le chiavi. È
appena il caso di precisare che questa consegna, intesa in senso ma­
L’immobile occupato teriale, non è che un modo (non indispensabile: si pensi al caso di
da terzi.
immobili privi di dispositivo di chiusura, come i campi) per rendere
più efficace l’ingiunzione (che in tal caso avviene re anziché verbis),
che è il provvedimento conclusivo che dà luogo all’immissione in
possesso della parte creditrice. Qualora l’immobile sia detenuto da
terzi nomine debitoris (ad es., conduttori o affittuari), la cui deten­
zione non impedisce il trasferimento del possesso, l’ufficiale giudi­
ziario ingiunge a tali eventuali detentori di riconoscere il nuovo pos­
sessore (art. 608,2° comma). Qualora, invece, il terzo detentore vanti
un titolo di possesso autonomo da quello del debitore, o comunque
non assoggettato espressamente dalla legge all’efficacia del titolo con­
tro il debitore, l’esecuzione non può, almeno in linea di principio,
proseguire fino a quando non sia stata respinta l’opposizione nella
quale la pretesa del detentore dovrebbe concretarsi ed alla quale esso
detentore sarebbe legittimato in quanto assoggettato all’esecuzione, e
fino a quando il creditore non si sia munito di un titolo nei confronti
del terzo.
I beni mobili estranei Per l’ipotesi in cui siano presenti nell’immobile beni mobili estra­
all’esecuzione
presenti
nei all’esecuzione, l’art. 609 c.p.c., nella sua nuova formulazione in­
nell’immobile. trodotta dal D.L. 132/2014, conv. dalla L. 162/2014, contiene una
serie di indicazioni che dovrebbero consentire di risolvere il proble­
ma, di particolare rilevanza pratica.
Nella sua nuova formulazione, infatti, l’art. 609, 1° comma, pre­
vede che l’ufficiale giudiziario intimi (anche mediante atto notificato)
alla parte tenuta al rilascio ovvero a colui al quale gli stessi beni mo­
bili risultino appartenere di asportarli, assegnandogli il relativo ter­
mine, e laddove entro il termine assegnato l’asporto non sia stato ese­
guito, lo stesso ufficiale giudiziario, su richiesta e a spese della parte
istante, determina il presumibile valore di realizzo dei beni e indica
le prevedibili spese di custodia e di asporto.
Qualora il valore di realizzo appaia sufficiente a coprire le spese
di custodia e di asporto - prosegue il 2° comma - l’ufficiale giudizia­
rio, sempre a spese dell’istante, provvede a nominare un custode e lo
incarica di trasportare i beni in altro luogo. Se, invece, non viene
avanzata l’istanza o non vengono anticipate le spese, i beni mobili si
considerano abbandonati e l’ufficiale giudiziario ne dispone lo smal­
timento o la distruzione.
§33 PER C O N SEG N A O RILASCIO 117

Ciò, tuttavia, sempreché non appaia evidente l’utilità di procede­


re ad un tentativo di vendita, secondo le modalità stabilite dal giudi­
ce dell’esecuzione. In quest’ultinjo caso, la somma ricavata verrà im­
piegata per il pagamento delle spese e dei compensi per la custodia,
per l’asporto e per la vendita (5° tomma).

Se sono rivenuti documenti inferenti lo svolgimento di attività impren­


ditoriale o professionale che non siano stati asportati - stabilisce il 3°
comma dell’art. 609 - gli stessi sono conservati per un periodo di 2 anni
dalla parte istante ovvero, su istànza e previa anticipazione delle spese
da parte di quest’ultima, da un custode nominato dall’ufficiale giudizia­
rio. In difetto di istanza e di pagamento anticipato delle spese si procede
nel modo indicato dall’ultimo periodo del 2° comma.

Comunque sia, colui al quale i beni appartengono - stabilisce il 4°


comma dello stesso art. 609 - può chiedere (previo pagamento delle
spese e dei compensi per la custodia e per l’asporto) la consegna al
giudice dell’esecuzione per il rilascio anche dopo decorso il termine
fissato nell’intimazione dell’ufficiale giudiziario, ma prima che sia di­
sposta la vendita o lo smaltimento o la distruzione.
Infine, l’ultimo comma dispone che, se le cose mobili presenti
nell’immobile sono pignorate o sequestrate, l’ufficiale giudiziario dà
immediatamente notizia dell’awenuto rilascio al creditore su istanza
del quale fu eseguito il pignoramento o il sequestro e al giudice del­
l’esecuzione per l’eventuale sostituzione del custode.
L ’ufficiale giudiziario può, per assolvere al suo compito, avvalersi
dell’assistenza della forza pubblica; in pratica, quest’assistenza, la cui
effettiva concessione è affidata alla discrezionalità dell’autorità am­
ministrativa, è considerata essenziale dagli ufficiali giudiziari.
A differenza di quanto si è visto accadere ;per la consegna delle
cose mobili, l’eventuale pignoramento o sequestro dell’immobile non
ne impedisce il rilascio. /
Le spese anticipate dal procedente sono specificate dall’ufficiale
giudiziario nel verbale e sono poi liquidate a norma degli artt. 91 e
ss. c.p.c. dal giudice dell’esecuzione con decreto che costituisce tito­
lo esecutivo (art. 611 c.p.c.).
Molto opportuna sul piano pratico è, infine, la precisazione con­ La parte istante
può notificare atto
tenuta nel nuovo art, 608 bis aggiunto dalla L. 80/2005 ove, in armo­ di rinuncia che
nia con quanto l’art. 629 enuncia con riguardo all’espropriazione, si determina
dispone che «Vesecuzione di cui all1articolo 605 si estingue se la parte l’estinzione
dell’esecuzione.
istante prima della consegna o del rilascio, rinuncia con atto da notifi­
carsi alla parte esecutata e da consegnarsi all’ufficiale giudiziario proce­
dente». L’estinzione,, dunque, non abbisogna di accettazione e può
senz’altro essere dichiarata con ordinanza del giudice dell’esecuzione.
118 ESECUZIONE IN FORM A SPECIFICA §34

34. L'esecuzione forzata degli obblighi d i fare o di non fare.

I titoli esecutivi Con questa forma di esecuzione forzata specifica sì realizzano gli
utilizzabili per obblighi positivi di fare alcunché, oppure quelli, originariamente ne­
Pesecuzione degli
obblighi di fare o di gativi, consistenti nel divieto di fare alcunché, ma che, a seguito della
non fare. violazione di questo divieto, sono divenuti anch’essi positivi, in quan­
to trasformati nell’obbligo di eliminare ciò che è stato fatto in viola­
zione dell’originario obbligo di non fare (artt. 2931,2933 c.c.).
Anche qui l’espressione «obbligo» va intesa con riferimento alla si­
tuazione successiva alla pronuncia della sentenza di condanna, e per­
ciò l’obbligo eseguibile specificamente può essere, oltre che un’obbli-
gazione in senso proprio (ad es., l’obbligo di demolire un muro co­
struito in violazione di un’obbligazione personale di non costruire),
anche l’obbligo conseguente alla violazione di un diritto assoluto (ad
es., demolizione di una costruzione effettuata in violazione di una
servitus altius non tollendi) e, secondo l’opinione prevalente, anche
gli obblighi conseguenti all’affidamento dei minori.
Il limite all’utilizzazione di questo strumento processuale non è
dato, dunque, dalla natura del diritto da cui è sorto l’obbligo di fare o
di non fare, ma soltanto dalla obiettiva possibilità dell’esecuzione for­
zata, in quanto questa avviene - come sempre - prescindendo dalla
volontà dell’obbligato o addirittura contro la sua volontà. Sotto que­
sto profilo, basterà ricordare quanto dicemmo al § 4 circa l’obbiettiva
impossibiltà di eseguire coattivamente gli obblighi di fare infungibili.
Il codice (art. 612 c.p.c.) riconduce assai chiaramente il procedi­
mento di cui trattasi alla «sentenza di condanna»y lasciando intendere
di ritenere questo tipo di titolo esecutivo come l'unico idoneo a fonda­
re l'esecuzione in argomento. Pur potendosi convenire sull’opportu­
nità di intendere la parola «sentenza» in senso comprensivo di ogni
provvedimento contenente una condanna, si deve senz’altro prende­
re atto della necessità che il titolo esecutivo sia costituito da un prov­
vedimento giudiziale (che, ovviamente, non può essere che di con­
danna); necessità che il legislatore ha evidentemente riconosciuto co­
me conseguenza del fatto che l’impiego della procedura in discorso
presuppone una valutazione circa la fungibilità dell’obbligo, valuta­
zione che a sua volta deve emergere, senza possibilità di equivoci, da
un provvedimento giudiziario.
Il verbale di Questa conclusione, tuttavia, è stata contrastata da una sentenza
conciliazione ai sensi interpretativa di rigetto della Corte costituzionale (C. Cost. 12 luglio
dell’art. 12
D.Lgs. 28/2010. 2002 n. 336), la quale ha riconosciuto che il verbale di conciliazione
offrirebbe, con riguardo all’esecuzione degli obblighi di fare o non
fare, le stesse garanzie della sentenza. D ’altro canto, non può non re­
gistrarsi la novità contenuta nell’alt. 12 del D.Lgs. 28/2010 (sul qua­
le v. oltre, cap. 16°, § 104) in base al quale il verbale di conciliazione
costituisce titolo esecutivo anche per l'esecuzione di fare o di non fare.
§34 OBBLIGHI DI FAEE O NON FARE 119

Naturalmente, il provvedimento di condanna, per assolvere al requi­


sito della liquidità ed esigibilità di cui all’art. 474 c.p.c. deve conte­
nere la specificazione del quid faciendum.
Venendo alla disciplina del1,procedimento, vale anche qui quanto
dicemmo a proposito dell’esecuzione per consegna o rilascio, circa
l’attribuzione (da parte del codice) delle funzioni proprie del giudice
dell’esecuzione al tribunale del* luogo dove l’obbligo deve essere ese­
guito (art. 26, ultimo comma, ;c.p.c.). Ma qui le funzioni del giudice
dell’esecuzione non sono (a differenza di quanto abbiamo visto acca­ H ruolo del giudice
dere nell’altro tipo di esecuzione diretta) soltanto quelle eventuali del dell’esecuzione.
risolvere le difficoltà che possono insorgere nel corso del procedimen­
to (art. 613, da porre in relazione con l’art. 610). Né tali funzioni sono
solo quelle marginali di pronunciare il provvedimento che consente il
recupero delle spese della procedura a carico del debitore (art. 614, da
porre in relazione con l’art. 611); provvedimento questo, che qui è
espressamente definito dalla legge come decreto d’ingiunzione, da
pronunciarsi su presentazione di nota delle spese anticipate. Le sud­
dette funzioni del giudice dell’esecuzione hanno, in questo procedi­
mento, un ruolo necessario ed essenziale, poiché è previsto, come atto
base per l’intero successivo iter procedimentale, un provvedimento del
giudice, da chiedersi con ricorso a cura del creditore istante e la cui
funzione consiste nella determinazione delle modalità dell’esecuzione.
Più precisamente, il creditore istante - dopo aver provveduto ai
consueti atti preliminari all’inizio dell’esecuzione forzata, ossia la noti­
ficazione del titolo esecutivo e del precetto - deve inoltrare al giudice
dell1esecuzione un ricorso, col quale chiede che siano determinate le mo­
dalità deWesecuzione (art. 612, 1° comma). Il giudice, a seguito di que­ L’ordinanza di
sto ricorso, deve innanzitutto attuare il contraddittorio (naturalmente determinazione delle
modalità esecutive.
quel contraddittorio, con portata e funzioni limitate, che al § 3 si è vi­
sto esser tipico del processo esecutivo in generale) ossia disporre l’au­
dizione delle parti; dopo averle sentite, pronuncia il provvedimento
(ordinanza) col quale determina le modalità dell’esecuzione, designan­
do l’ufficiale giudiziario che deve procedere all’esecuzione e le perso­
ne che debbono provvedere al compimento dell’opera non eseguita o
alla eliminazione di quella compiuta (art, 612, 2° comma).
Si discute, in dottrina e in giurisprudenza, se il contenuto dell’or­
dinanza di cui trattasi debba restare limitato alla designazióne del­
l’ufficiale giudiziario e delle persone incaricate del compimento o
della distruzione dell’opera o se, invece, può assolvere ad una fun­
zione integratrice del titolo che, pur dovendo essere completo nella
determinazione del quid faciendum, ben può postulare la sua integra­
zione, ma con riguardo soltanto alle modalità pratiche del fare.
La giurisprudenza della Cassazione è decisamente orientata in L’ordinanza è
quest’ultimo senso; ed in questa cornice s’inquadra la soluzione del­ assoggettabile
all1opposizione agli
l’ulteriore problema che concerne l’impugnabilità dell’ordinanza di atti esecutivi.
120 ESECUZIONE IN FORMA SPECIFICA §34

cui trattasi. Se, infatti, quest’ordinanza si mantiene nei limiti determi­


nati dalla suddetta sua funzione integratrice, sotto il solo profilo pra­
tico, rispetto al titolo, la sua natura ordinatoria e la sua revocabilità
ne escludono l’impugnabilità sia-con l’appello, sia col ricorso per
cassazione straordinario ex art. I l i Cost. (v. voi. II, § 78) e sia col
regolamento di competenza, salva solo l’opposizione agli atti esecuti­
vi. Nell’ipotesi che, invece, l’ordinanza in discorso contenga statui­
zioni contrastanti col contenuto del titolo o decida controversie in ­
sorte sul merito della situazione contenuta nel titolo o sulla confor­
mità al titolo della pretesa esecutiva dell’istante, la Cassazione è per
lo più orientata ad applicare la regola detta della prevalenza della so­
Appellabilità stanza sulla forma (su cui v. voi. I, § 67 e II, § 69) e ad attribuire al­
dell'ordinanza l’ordinanza de qua la cosiddetta natura sostanziale di sentenza (di op­
nel caso della sua
sostanziale natura posizione all’esecuzione) con la conseguente sua impugnabilità con
di sentenza. l’appello, mentre ha solo qualche volta ritenuto che la «natura di sen­
tenza», che deve attribuirsi all’ordinanza in discorso, sia quella che
ne consente l’impugnabilità ai termini dell’art. I l i Cost.
Successivamente, spetta all’ufficiale giudiziario realizzare l’esecu­
zione secondo le modalità indicate nell’ordinanza, salva la sua richie­
sta al giudice dell’esecuzione di provvedimenti per eliminare le even­
tuali difficoltà, ai termini del già visto art. 613.
Il giudice dell’esecuzione provvede poi, con decreto ingiuntivo «a
norma dell’art. 642», alla liquidazione delle spese (art. 614 c.p.c.) li­
mitatamente, però, a quelle proprie dell’esecuzione.
H problema Per quanto riguarda la possibilità di ovviare all’infungibilità di ta­
dell’esecuzione lune prestazioni di fare o di non fare ed in particolare il precedente
degli obblighi
di fare infungibile limitato impiego dello strumento delle «astreintes», avevamo già ac­
o di non fare ... cennato, nel § 4, al fatto che la L. 18 giugno 2009. n. 69 è finalmente
intervenuta eliminando questa grave lacuna con una nuova disposi­
zione, ossìa con l’art. 614 bis c.p.c.
Il testo di questo art. 614 bis è il seguente:
«Con il provvedimento di condanna il giudice•, salvo che ciò sia ma­
nifestamente iniquo, fissa, su richiesta di parte, la somma di denaro do­
vuta dall’obbligato per ogni violazione o inosservanza successiva, ovve­
ro per ogni ritardo nell’esecuzione del provvedimento. Il provvedimen­
to di condanna costituisce titolo esecutivo per il pagamento delle som­
.. e il nuovo art. 614 me dovute per ogni violazione o inosservanza. Le disposizioni di cui al
bis c.p.c. introdotto
dalla L. 69/2009.
presente comma non si applicano alle controversie di lavoro subordina­
to pubblico e privato e ai rapporti di collaborazione coordinata e conti­
nuativa di cui all’articolo 409.
Il giudice determina l’ammontare della somma di cui al 1° comma
tenuto conto del valore della controversia, della natura della prestazione,
del danno quantificato o prevedibile e di ogni altra circostanza utile».
È appena il caso di rilevare che, mentre la finalità di questa dispo­
sizione è quella di sopperire all’infungibilità delle prestazioni in ar­
§34 OBBLIGHI DI FARE O NON FARE 121
gomento, lo strumento del quale il legislatore si è servito è quello c.d.
deir esecuzione indiretta, ossia con portata non proprio punitiva, ma
piuttosto compulsoria nel sienso della previsione di una sanzione al­
ternativa capace di indurre il debitore a preferire l’adempimento spon­
taneo. Ed è pure evidente che la novità della norma sta specialmente
nella sua portata generalizzata rispetto ad altre misure di questo tipo
già presenti nel nostro sistema.
D ’altra parte, la palese finalità, poc’anzi evidenziata, di sopperire
all’infungibilità delle prestazioni in argomento consente di ovviare
alla mancata precisazione, nel contesto della norma (che, a differenza
della rubrica, si riferisce sólo al provvedimento di condanna) p che le
prestazioni di cui la norma stessa vuol provocare l’adempimento so­ L’ambito di
no solo quelle —appunto infungibili - degli obblighi di fare infungi­ applicazione dell’art.
614 bis.
bile e di non fare.
La norma precisa, seppure forse superfluamente, che la pronun­
cia in discorso è subordinata alla domanda di parte.
La lettera della norma rende, d’altra parte, evidente che la pronun­
cia di cui si tratta può essere solo contestuale alla pronuncia della con­
danna alle prestazioni infungibili che la legge stessa vuol tutelare, ciò
che induce a qualche perplessità perché ne consegue l’inutilizzabilità
dello strumento nei casi di inadempienza sopravvenuta e non prevista,
specie quando si tratti di prestazioni continuative e periodiche.
Il riferimento alla condanna è, d’altra parte, da intendersi piutto­ Il riferimento alla
sto in senso sostanziale che formale (possibili ordinanze o decreti a condanna va inteso
in senso sostanziale
contenuto condannatorio, eventualmente anche di natura cautelare), indipendentemente
né, infine - a quanto pare - limitato alle pronunce di primo grado. dalla forma (sentenza,
ordinanza, decreto).
Apprezzabile è l’inciso che fa salve, per la pronuncia in discorso,
le ipotesi nelle quali «ciò sia manifestamente iniquo») sulla quale va­
lutazione la legge attribuisce al giudice ampi poteri discrezionali im­
perniati sul criterio di obbiettiva impossibilità di adempiere anche
per ragioni di solidarietà umana e sociaje
La precisazione, da parte della nornia, che il provvedimento di cui
trattasi costituisce titolo esecutivo per il pagamento delle somme do­
vute per ogni violazione o inosservanza non è, come potrebbe apparire
a prima vista, superflua, in quanto lascia intendere che questa esecuti­
vità sussiste anche quando non è ancora esecutiva la condanna di base.
Molte perplessità (anche di rilevanza costituzionale) suscita l’e­ L’esclusione
splicita enunciazione di non applicabilità di questo strumento alle con­ dell’impiego dello
strumento nelle
troversie di lavoro pubblico e privato e ai rapporti di collaborazione controversie di
coordinata e continua. La disformità di trattamento è tanto più evi­ lavoro pubblico o
privato.
dente in quanto le prestazioni escluse sono quelle che più sembrano
meritarne l’applicazione per ragioni di solidarietà sociale.
Quanto, infine, ai criteri per la determinazione dell’ammontare
delle somme di cui al 1° comma, i criteri ai quali il giudice deve ispi­
rare la sua determinazione, quali indicati dal 2° comma dell’articolo
122 ESECUZIONE IN FORMA SPECIFICA §34

in esame, sono in d u b b iam en te i p iù logici, m entre appare inevitabile


l ’am pio spazio che essi lasciano alla discrezionalità del giudice.

Bibliografia di orientamento

C. MANDRIOLI, Esecuzione per consegna o rilascio, in Dig. disc. priv., sez.


civ., V ili, Torino, 1991; L. MONTESANO, Esecuzione specifica, in Enciclope­
dia del diritto, XV, M ila n o ,!966; C. MANDRIOLI, In tema di esecuzione per
consegna o rilascio contro il terzo possessore o detentore, in Riv. dir. civ.,
1985, I; G. BORRÈ, Esecuzione forzata degli obblighi di fare e di non fare,
N apoli, 1965; C. MANDRIOLI, Esecuzione forzata degli obblighi di fare e di
non fare, in Dig. disc. priv., sez. civ., VII, Torino, 1991; E. SILVESTRI, Esecu­
zione forzata degli obblighi di fare o non fare, in Diritto on line Treccani,
2013; M. BOVE, Esecuzione forzata per consegna o rilascio, ivi, 2013; G. T rI-
SORIO LlUZZI, L3esecuzione dei provvedimenti di rilascio di immobili, in Riv.
es. forzata, 2003; S. VlNCRE, Desecuzione per rilascio dell3immobile urbano
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Torino, 2009; B. GAMBINERI, Attuazione degli obblighi di fare infungibile o
di non fare, in Foro it., 2009, V; S. MAZZAMUTO, La comminatoria di cui al-
Vart. 614 bis c.p.c. ecc., in Europa e diritto privato, 2009; A. CARRATTA, La
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Prime note sul sistema delle misure coercitive ecc., in Riv. dir. proc., 2009; M.
BOVE, La misura coercitiva di cui all’art. 614 bis c.p.c., in Riv. trim. dir. e
proc. civ., 2010; L. D e A n GELIS, La nuova generale misura coercitiva ecc., in
Foro it., 2011, V; B. CAPPONI, Limiti dell’esecuzione indiretta, in Riv. es.
forzata, 2011; S. CHIARLONI, Le nuove misure coercitive ai sensi dell’art. 614
bis c.p.c., in II libro dell’anno del diritto Treccani, Roma, 2012; R. METAFO­
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zata, 2012; F. TOMMASEO, L’esecuzione indiretta e l’art. 614 bis c.p.c., in
Riv. dir. proc., 2014; S. RECCHIONI, L’attuazione forzata indiretta dei co­
mandi cautelari ex art. 614-bis c.p.c., in Riv. trim. dir. e proc. civ., 2014; S.
CHIARLONI, L’esecuzione indiretta ai sensi dell’art. 614 bis c.p.c.: confini e
problemi, in Giur. it., 2014; G. COSTANTINO, Tutela di condanna e misure
coercitive, ibidem; M. TARUFFO, Note sull’esecuzione degli obblighi di fare e
di non fare, ibidem; C. BESSO, L’art. 614 bis c.p.c. e l’arbitrato, ibidem; A,
RONCO, L ’art. 614 bis c.p.c. e le controversie in materia di famiglia, ibidem;
N. VENTURA, La misura coercitiva di cui all’art. 614 bis c.p.c. e l’esecuzione
dell’obbligo di contrarre, ibidem; D. POLETTI, Sulla infungibilità degli obbli­
ghi di cui all’art. 614 bis c.p.c., ìbidem; E. D ’ALESSANDRO, La circolazione
della condanna ex art.. 614 bis nello spazio europeo, ibidem; A. MONDINI,
L ’attuazione degli obblighi infungibili, M ilano, 2014.
CAPITOLO V
LE OPPOSIZIONI NfEL PROCESSO ESECUTIVO

SOMMARIO: 35. Le opposizioni nel-processo esecutivo in generale. - 36. L’opposi­


zione all’esecuzione, - 37. L’opposizione agli atti esecutivi. - 38. L’opposizione
del terzo nel processo esecutivo,

35. Le opposizioni nel processo esecutivo in generale.

Abbiamo, già diverse volte, accennato a quelle parentesi di cogni­


zione che sono occasionate dal processo di esecuzione forzata e che
vanno sotto il nome di opposizioni nel processo esecutivo.
Sul piano concettuale, il rapporto tra le opposizioni ed il processo
esecutivo che le occasiona - rapporto di autonomia strutturale e, in­
sieme, di coordinazione funzionale - emerge come conseguenza di
quella che abbiamo chiamato (voi. I, § 16 e qui, retro, § 5) efficacia
incondizionata del titolo esecutivo. Abbiamo visto, infatti, come que­
st’efficacia stia in relazione con la necessità che il processo esecutivo
proceda indisturbato verso il risultato di realizzazione pratica del di­
ritto, alla sola condizione che questo diritto risulti accertato in una di
quelle forme che garantiscono una certezza sufficiente per far luogo
all’esecuzione. La sussistenza di questa cpndizione - che è appunto il
titolo esecutivo - dà già per acquisita la/certezza giuridica nella misu­
ra sufficiente perché possa attuarsi l’esigenza di attuazione pratica
del diritto, che è la funzione propria del processo esecutivo. E si è
visto pure che, proprio per questa ragione, non esiste, nel processo
esecutivo, un vero e proprio contraddittorio: del quale non c’è biso­
gno per la semplice ragione che non c’è luogo ad alcun giudizio poi­
ché l’esecuzione deve effettuarsi con riferimento a quella situazione
giuridica che è rappresentata nel titolo, prescindendosi da tutto ciò
che dal titolo non risulta.
Quest’efficacia, che potrebbe dirsi «isolante», del titolo rispetto
alla realtà giuridica in divenire, è appunto ciò che consente agli or­
gani esecutivi di assolvere indisturbati al loro compito, senza essere
distolti da esso da compiti di giudizio per i quali sono strutturalmen­
te inidonei; ma al tempo stesso quest’efficacia, proprio perché isola,
124 OPPOSIZIONI NEL PROCESSO ESECUTIVO §35

ossia «ferma» un momento della rappresentazione della realtà giuri­


dica, che viceversa continua ad evolversi, può condurre a conseguen­
ze inique e contrarie ai fini dell’ordinamento, quale sarebbe ad es.
l’esecuzione coattiva di una situazione-giuridica superata dalla realtà
(ad es., un credito che nel frattempo sia stato pagato) o l’esecuzione
sul fondamento di atti illegittimi.
L’ordmamento Per evitare queste conseguenze inique, senza d ’altra parte com­
configura alcune
parentesi di
promettere quell’efficacia incondizionata o «isolante» del titolo, che
cognizione nel corso è essenziale per la funzionalità dell’esecuzione, non c’è che una via:
del processo consentire di far valere quelle eventuali discordanze dalla realtà o
esecutivo.
quelle eventuali illegittimità, anziché nel processo esecutivo (ciò che
non sarebbe possibile in relazione alla struttura di questo processo, e
che sarebbe in contrasto con l’efficacia incondizionata del titolo), in
un’autonoma sede di cognizione, quella, appunto, delle opposizioni
nel processo esecutivo. Sede di cognizione, poiché si tratta di far luo­
go ad un accertamento, che è compito tipico del giudice, in sede di
cognizione; autonoma, nel senso che postula un autonomo atto in­
troduttivo di un giudizio che - per quanto funzionalmente coordina­
to col processo esecutivo, come stiamo per vedere - si svolge in mo­
do autonomo, ad iniziativa di chi vuol far valere quella discordanza o
illegittimità. Più propriamente, ad iniziativa del soggetto passivo del­
l’esecuzione (è questo il caso «delle opposizioni del debitore e del ter­
zo assoggettato all’esecuzione»: così s’intitola il capo primo del titolo
quinto - delle opposizioni - del libro terzo del codice) o di un terzo
(è questo il caso «delle opposizioni di terzi»' così si intitola il capo se­
condo del titolo in esame). Colui che assume quest’iniziativa - debi­
tore o terzo - assume la veste di opponente e, come tale, è un vero e
proprio attore, mentre convenuto è il creditore o colui che si vanta
tale con una concreta iniziativa di avvio o di preannuncio del proces­
so esecutivo.
Con le opposizioni si Processo autonomo, ma - come abbiamo detto - funzionalmente
introduce un processo
di cognizione
coordinato col processo esecutivo. Da un lato, infatti, le opposizioni
autonomo dal sono occasionate da un processo esecutivo iniziato o almeno prean­
processo esecutivo. nunciato; mentre, dall’altro lato, e proprio per questo motivo, esse
debbono poter influire - sia pure indirettamente - su quel processo.
Più precisamente, l’opposizione opera sul titolo, togliendolo di mez­
zo (o pretendendo di toglierlo di mezzo) quando con essa si contesta
il «se» dell’esecuzione (opposizione all’esecuzione); oppure (ma nul­
la impedisce la proposizione contemporanea delle due opposizioni)
opera sugli atti del processo esecutivo, quando con essa si contesta il
«come» dell’esecuzione (opposizione agli atti esecutivi e opposizione
del terzo nel processo esecutivo). L ’eliminazione del titolo o la di­
chiarazione di illegittimità di determinati atti del processo esecutivo
travolge o arresta questo processo; e questa è per l’appunto l’effica­
cia indiretta che le parentesi di cognizione in argomento producono
§36 OPPOSIZIONE ALL’ESECUZIONE 125
sul processo esecutivo nel quale s’inseriscono o che comunque le oc­
casiona.
Queste considerazioni possono riferirsi anche - da un punto di Questi caratteri
vista generale - a quella parentesi di cognizione che è occasionata, in appartengono anche
die contestazioni
sede di distribuzione della somma ricavata dall’espropriazione, dalla distributive, di
contestazione di uno o più creditori concorrenti, ai termini dell’art. cui all’art. 512 c.p.c.
512 c.p.c. Il relativo giudizio - del quale ci siamo già occupati al ter­
mine del § 22 - può perciò essere inquadrato nell’ambito delle op­
posizioni nel processo esecutivo.
Va, infine, rilevato che - coine vedremo (§§ 102 e 105) - nei pro­
cedimenti di opposizione o incidentali di cognizione relativi a lì esecuzio­
ne forzata non trova applicazióne né il comma 1 bis dell’art. 5 D.Lgs.
28/2010 sull’obbligatorio esperimento preventivo della procedura di
mediazione, né il 2° comma dello stesso art. 5 sulla «mediazione dele­
gata dal giudice» (v. § 102), né l’art. 3 D.L. 132/2014 (conv. dalla L.
162/2014) sull’obbligatorio esperimento preventivo della procedura
di «negoziazione assistita da uno o più avvocati» (v. § 105).

36. V opposizione a lì esecuzione.

Il capo (1° del titolo 5° del libro terzo) del codice intitolato, come
si è visto, alle opposizioni del debitore e del terzo assoggettato all’e­
secuzione (il quale terzo viene, però, qui in rilievo, come si è visto,
non come terzo, ma in relazione al ruolo di debitore che la legge gli
fa assumere; v. retro, § 32) è ripartito in tre sezioni dedicate rispetti­
vamente all’opposizione all’esecuzione, all’opposizione agli atti ese­
cutivi e alle opposizioni in materia di lavorò di previdenza e di assi­
stenza; mentre le opposizioni del terzo in sènso proprio sono disci­
plinate in un successivo capo 2°.
Lasciando alla trattazione del processo del lavoro l’esame della
suddetta terza sezione (v. oltre, § 82), si deve incominciare col mette­
re in rilievo che le opposizioni nel processo esecutivo del debitore (o
ad esso assimilato) sono, da un lato, l’opposizione all’esecuzione e,
dall’altro lato, l’opposizione agli atti esecutivi.
Abbiamo già accennato, poc’anzi, che l’opposizione all’esecuzio­ Con l’opposizione
all’esecuzione il
ne è quella con la quale si contesta il «se» dell’esecuzione, più preci­ debitore (o ritenuto
samente - così testualmente l’art. 615, 1° comma, c.p.c. - quella con tale) contesta il «se»
la quale «si contesta il diritto della parte istante di procedere ad esecu­ dell’esecuzione.
zioneforzata».
Sotto il profilo soggettivo attivo, ove si ponga l’ampia espressione
del codice {«si contesta») in relazione col titolo del capo in esame,
risulta evidente che l’opposizione in discorso può essere proposta
(nella veste di opponente o attore in opposizione) da tutti coloro che
in concreto subiscono l’esecuzione (o il suo preannuncio, con l’inti­
126 OPPOSIZIONI NEL PROCESSO ESECUTIVO §36

mazione del precetto), coloro insomma ai quali la parte istante attri­


buisce o pretende di attribuire il ruolo di «debitore», sia che tale ve­
ste risulti e sia che non risulti dal titolo esecutivo. Legittimata passi­
vamente è invece, ovviamente, la parte istante.
Sotto il profilo oggettivo, è evidente che «il diritto di procedere ad
esecuzione forzata» non è altro che Vazione esecutiva che si fonda sul
titolo esecutivo. Si tratta, dunque, di contestare né più né meno che il
tipico effetto processuale del titolo attraverso la negazione dell'esi­
stenza di un titolo, fin dall'origine (ad es.: nego che quel certo docu­
mento sia una cambiale; oppure sostengo la nullità del giudizio a se­
guito del quale è stato pronunciato il provvedimento o la nullità del
provvedimento stesso: c.d. vizio di costruzione), o sopravvenuta per
caducazione (ad es,, affermo che la sentenza esecutiva è stata rifor­
mata in appello o cassata o ne è stata revocata l’esecutività); o attra­
verso la negazione della idoneità soggettiva del titolo a fondare l'ese­
cuzione ad opera di quel soggetto o contro quel soggetto (ad es., ne­
go la mia qualità di erede del debitore, agli effetti dell’art. 477, o la
qualità di successore del creditore in capo a colui che agisce); o at­
traverso la negazione della idoneità del titolo a fondare quella esecu­
zione (ad es., nego la legittimità della esecuzione di un obbligo di fa­
re sulla base di un titolo stragiudiziale); o attraverso la negazione del­
la corrispondenza della misura richiesta col contenuto del titolo; op­
pure per ragioni di merito, attraverso la negazione dell’esistenza at­
tuale del diritto per la cui attuazione si procede ad esecuzione forza­
ta (ad es., sostengo di aver adempiuto il debito dopo il passaggio in
giudicato della sentenza), contestando la situazione sostanziale così
come è enunciata nel titolo, attraverso l’allegazione di fatti impeditivi
o estintivi sopravvenuti o, al contrario, sostenendo che le condizioni
dell’azione esecutiva determinate da fatti sopravvenuti alla notifica
del precetto, non sussistessero al momento (determinante) di tale no­
tifica.
In questi ultimi casi (c.d. opposizione di merito all3esecuzione)
l’ambito delle possibilità di contestare da parte del debitore è diverso
a seconda che il titolo sulla cui base si procede sia giudiziale oppure
stragiudiziale; ed infatti, nel caso dell’opposizione di merito, come
anche in quello in cui si fanno valere i vizi processuali di formazione
del titolo (c.d. vizi di costruzione), la natura giudiziale del titolo fa sì
che le contestazioni di merito o processuali incontrano il limite gene­
rale e assoluto determinato dal giudicato, che, come si suol dire, copre
il dedotto ed il deducibile e sana i vizi processuali (art. 161 c.p.c.); e
perciò, tali contestazioni possono fondarsi soltanto su fatti estintivi
ed impeditivi successivi alla formazione del giudicato (posso opporre
di aver pagato dopo la formazione del giudicato; ma non posso op­
porre di aver pagato prima; posso opporre la c.d. inesistenza della
sentenza, ma non la semplice nullità di una sentenza non impugnata
§ 36 OPPOSIZIONE ALL’ESECUZIONE 127

o impugnata senza far valere il vizio). D ’altra parte, un ulteriore limi­


te sussiste nell’ipotesi che la pronuncia sul merito dei fatti sopravve­
nuti sia riservata ad una competenza esclusiva o a un rito speciale.
Inoltre - quando si tratti di sentenza esecutiva, non ancora passata in
giudicato - le contestazioni jin discorso incontrano il limite, ugual­
mente generale, determinato\ dalla litispendenza o dalle preclusioni
eventualmente verificatesi, nel senso che le eccezioni e contestazioni
di merito o processuali costituiscono, presumibilmente, già oggetto
del giudizio di impugnazione e comunque non possono essere solle­
vate se non in quella sede salvi solo i vizi di inesistenza e salva l’ipo­
tesi che i fatti su cui tali eccezioni si fondano siano sopraggiunti in
una fase del processo di cognizione che non consente nuove allega­
zioni difensive. Naturalmente, il giudice dell’opposizione deve anche
valutare la portata del titolo esecutivo giudiziale e tener conto di
quanto accada in sede cognitiva. .
Quando, invece, si tratti di titolo stragiudiziale, quei limiti ovvia­
mente non esistono, pur potendo esistere limiti di altro genere (ad
es., i limiti di cui agli artt. 64 e 65 L. camb.).
Passiamo ora a vedere come si propone l’opposizione di cui trat­
tasi e come si svolge il relativo giudizio. Poiché si tratta di un giudi­
zio di cognizione, l’iter normale per la sua instaurazione sarebbe
quello della notificazione di un atto di citazione davanti al giudice
competente, secondo le regole operanti nel giudizio di cognizione in
conformità agli artt. 163 e ss. In realtà, questa è la soluzione prescelta
per il caso (contemplato dal 1° comma delTart. 615) in cui l’esecu­
zione contro la quale ci si oppone, non sia ancora iniziata (c.d. oppo­
sizione preventiva)', mentre, nel caso in cui l’esecuzione sia già inizia­
ta (c.d. opposizione contestuale o repressiva), il legislatore impone un
diverso modus procedendi, e cioè un iter che, cóme stiamo per vede­
re, assicuri, nella fase iniziale, una maggióre coordinazione col pro­
cesso esecutivo. Vediamo più da vicino le due ipotesi.
Incominciando col caso dell'esecuzione non ancora iniziata, ci si Se l’esecuzione non
è ancora iniziata ...
deve anzitutto domandare come può sórgere l’esigenza, o anche solo
l’opportunità, di opporsi ad una esecuzione non ancora iniziata. L’ap­
parente contraddizione è subito superata non appena si ponga mente
al rilievo che l’esecuzione forzata è sempre necessariamente precedu­
ta da un atto che ha la tipica funzione di preannunciare l’esecuzione
stessa: tale atto è il precetto (v. retro, § 12), che, come si ricorderà, è
preceduto a sua volta da (o compiuto insieme con) la notificazione
del titolo esecutivo. Soltanto dopo il compimento di questi atti ha ini­
zio l’esecuzione forzata o processo esecutivo; l’espropriazione inizia -
come si ricorderà - col pignoramento (art. 491), mentre l’esecuzione
in forma specifica inizia col compimento del primo atto dell’ufficio
esecutivo: nell’esecuzione per consegna, l’inizio delle operazioni da
parte dell’ufficiale giudiziario, nell’esecuzione per rilascio il momento
128 OPPOSIZIONI NEL PROCESSO ESECUTIVO §36

della notifica dell’avviso di rilascio, mentre nell’esecuzione degli ob­


blighi di fare o non fare tale primo atto dovrebbe consistere nel prov­
vedimento ex art. 612; ma la giurisprudenza suole, invece, ravvisare
l’inizio del processo nella presentazione del ricorso al giudice per la
pronuncia di quel provvedimento.
Ricordato tutto dò, appare evidente che, mentre da un lato la no­
tificazione del precetto è già sufficiente per prospettare come immi­
nente l ’inizio di un’esecuzione sufficientemente individuata nel suo
riferimento al titolo e nel suo oggetto, così da rendere attuale l’inte­
resse ad opporsi a tale esecuzione che si assume illegittima, dall’altro
lato, il non ancora avvenuto inizio di tale esecuzione escluderebbe, in
... l’opposizione si linea di principio, la necessità di un collegamento particolare tra il
introduce con un
normale atto di giudizio di cognizione-opposizione ed il processo esecutivo (non an­
citazione del debitore cora iniziato). Perciò, l’opposizione - che è propriamente un’opposi­
contro il creditore zione al precetto (art. 615,1° comma) - s’instaura col normale atto di
innanzi al giudice
competente secondo citazione davanti al giudice competente secondo le normali regole
gli artt. 17 e 27 c.p.c. (artt. 17 e 27 c.p.c.).
Ma poiché, in pratica, il debitore teme le conseguenze del possi­
bile inizio dell’esecuzione, il nuovo testo dell’art. 615, venendo in­
contro a queste esigenze in modo che supera gli espedienti ai quali la
giurisprudenza era solita ricorrere, dispone (in deroga all’art. 623, il
La possibilità di quale riserva al giudice dell’esecuzione il potere di sospendere l’ese­
sospendere l’efficacia
esecutiva del titolo, cuzione) che «il giudice, concorrendo gravi motivi, sospende su istanza
di parte l’efficacia esecutiva del titolo».
Si svolgerà così, ad iniziativa del debitore (che diviene opponente,
ossia attore in opposizione) o di colui che è equiparato al debitore
(art. 604), un normale giudizio di cognizione (destinato a concludersi
con una sentenza, la cui impugnabilità con i normali mezzi, ora risul­
ta dall’art. 616 c.p.c. modificato dalla L. 18 giugno 2009 n. 69) e il
cui collegamento con l’esecuzione sta in ciò che la sentenza, alla qua­
le tende, è destinata ad influire sul titolo o per negare o per riaffer­
mare la sua efficacia, ossia per negare o riaffermare l’esistenza del­
l’azione esecutiva.
Diversa è, invece, la situazione che si verifica quando l’esecuzione è
già iniziata. Da un lato, occorre evitare il già attuale pericolo - in ipo­
tesi irreparabile - che venga esecutivamente attuato un diritto che si
assume inesistente; e perciò, occorre poter fermare provvisoriamente
l’esecuzione (o almeno valutare l’opportunità di fermarla); mentre,
dall’altro lato, la pendenza del processo esecutivo offre gli strumenti
per poter realizzare quell’esigenza, ossia il modo di operare sull’ese­
cuzione. Più precisamente, poiché la pendenza dell’esecuzione impli­
ca la già avvenuta designazione del giudice dell’esecuzione o (nelle
esecuzioni dirette) la presenza di un giudice che ne svolge le funzioni,
c’è l’organo al quale rivolgersi perché esamini l’eventuale opportunità
di una sia pure provvisoria sospensione dell’esecuzione.
§ 36 OPPOSIZIONE ALL’ESECUZIONE 129

Queste sono le ragioni per le quali il codice (art 615, 2° comma) L ’opposizione
dispone che, quando l’esecuzione è già iniziata, l’opposizione all’ese­ dopo l’inizio
dell’esecuzione
cuzione va proposta con ricorso al giudice dell’esecuzione, il quale fis­ forzata si propone con
sa, con decreto in calce al ricorso stesso, l’udienza di comparizione ricorso al giudice
dell'esecuzione.
delle parti davanti a sé (udietìza che per il nuovo art, 185 disp. att., si
svolge con le forme del giudizio camerale) ed un termine perentorio
per la notificazione del ricorso e del decreto. All’udienza così fissata,
il giudice dell’esecuzione - che in quel momento assomma le funzio­
ni di organo del processo esecutivo e di giudice dell’opposizione - si
pronuncia sull’eventuale istahza di sospensione dell’esecuzione, con­
cedendo tale sospensione qualora sussistano gravi motivi (art. 624,1°
comma, c.p.c.; v. oltre, § 30); ciò con ordinanza leclamabile ex art.
669 terdecies (art. 624,2° comma).
A questo punto, le ragioni che hanno suggerito la veduta sovrappo­
sizione di funzioni in un solo organo si attenuano alquanto. Il giudizio
di opposizione si svolgerà d’ora innanzi (ossia in una seconda fase suc­
cessiva alla fase camerale) in modo autonomo secondo le consuete re-'
gole del giudizio di cognizione, comprese quelle sulla posizione delle
parti rispetto all’onere dell’allegazione e della prova, tenendo presente
che l’opponente assume la veste sostanziale e processuale di attore, e
quelle sulla competenza. Nell’ipotesi che queste regole sulla compe­
tenza indichino come competente per la causa di opposizione il tribu­
nale, al quale appartiene il giudice dell’esecuzione, i due processi (quel­
lo esecutivo e quello di opposizione) procederanno in modo autono­
mo l’uno dall’altro, sicché le funzioni di giudice istruttore potrebbero
essere affidate ad altro magistrato designato dal presidente.

Su questo punto, la norm a in realtà non dice nulla, a differenza di


quanto il nuovo art. 186 bis disp. att. c.p.c. prevede ora con riguardo al­
l’opposizione agli atti esecutivi. Ciò che, però, non impedisce di desu­
m ere dalle nuove m odalità di introduzione della causa ricondotta sui b i­
nari ordinari, la possibilità che il presidehte abbia a designare un istrut­
tore in persona diversa dal giudice dell’ésecuzione.

In quest’ipotesi - così l’art. 616 c.p.c. nel testo integrato dalla L.


52/2006 - , se competente per la causa sia l’ufficio giudiziario al qua­
le appartiene il giudice dell’esecuzione, questi «fissa un termine pe­
rentorio (non inferiore a un mese, né superiore a tre: art. 307, 3°
comma) per l'introduzione del giudizio di merito secondo le modalità
previste in ragione della materia e del rito, previa iscrizione a ruolo, a
cura della parte interessata, osservati i termini a comparire di cui al­
iar t. 163 bis,, o altri, se previsti, ridotti alla metà. Altrimenti rimette la
causa dinanzi all'ufficio giudiziario competente assegnando un termine
perentorio per la 'riassunzione della causa».
L ’eventualità alla quale si riferisce quest’ultima proposizione nor­
mativa è, appunto quella che le regole della competenza indichino
130 OPPOSIZIONI NEL PROCESSO ESECUTIVO §36

come competente un altro giudice (ciò che potrà verificarsi quando


la competenza per materia e valore spetti al giudice di pace, sebbene
i criteri della competenza per territorio riconducano sempre al luogo
dell esecuzione: art. 27), la norma .sopra riportata (art. 616 c.p.c.) di­
spone che il giudice dell’esecuzione (ovviamente con ordinanza, co­
me tutti i provvedimenti di quest’organo) rimetta le parti davanti al-
1 ufficio giudiziario competente, assegnando un termine perentorio
per la riassunzione della causa davanti a quest’ultimo. Si tratta di
provvedimento ordinatorio che solo indirettamente implica pronun­
cia sulla competenza e perciò di dubbia impugnabilità col regola­
mento; ciò neppure se vi sia stato contrasto tra le parti sulla compe­
tenza; così almeno secondo un orientamento della Cassazione.
Il problema sembra ormai superato sia dalla nuova disciplina del
regolamento di competenza la quale, negli artt. 42 e 43 c.p.c., dispo­
ne che, di regola, il provvedimento impugnabile col regolamento è,
appunto, l’ordinanza; e sia anche dal ripristino deU’impugnabilità,
con i mezzi ordinari della sentenza che decide su quest’opposizione,
come stiamo per vedere.
La parte convenuta La parte convenuta - che è la parte che chiede l’esecuzione - si
(creditore opposto)
si può costituire con può costituire con comparsa di risposta e può svolgere la sua attività
comparsa di risposta difensiva che di solito consisterà nella richiesta del rigetto dell’oppo­
ed il giudizio sizione con la contestazione del suo fondamento sia processuale che
prosegue fino alla
sentenza. di merito; si ritiene, d’altra parte, che il creditore opposto possa an­
che superare l’ambito della semplice attività difensiva e proporre an­
che domanda riconvenzionale (ad es., per chiedere la condanna, se
l’esecuzione si svolge sul fondamento di un titolo stragiudiziale), ma
non sarebbe corretto configurare questo potere come un onere per­
ché l’oggetto del processo consiste nella contestazione del diritto di
procedere ad esecuzione soltanto per il motivo dedotto dall’oppo­
nente e non per tutti i possibili motivi. Se la parte istante rinuncia al
precetto, non ne consegue l’estinzione del giudizio di opposizione,
ma la cessazione della materia del contendere.
La decisione avverrà con sentenza; in caso di competenza del tri­
bunale, per il nuovo art. 50 ter c.p.c. la decisione di queste cause
spetta al tribunale in composizione monocratica ai sensi dell’art. 281
quater c.p.c.
La causa è decisa La sentenza che conclude il giudizio è impugnabile con i mezzi or­
con sentenza
impugnabile con i
dinari.
mezzi ordinari. Va, d ’altra parte, rilevato subito che, in forza dell’art. 618 bis in­
serito nel codice dalla L. 52/2006, al procedimento relativo a que­
st’opposizione (come a quello relativo all’opposizione agli atti esecu­
tivi) in materia di lavoro e previdenziale, si applica il rito del lavoro
(v. oltre, § 89), ferma la competenza del giudice dell’esecuzione per Ì
provvedimenti di cui all’art. 615, 2° comma, nei limiti dei provvedi­
menti assunti con ordinanza.
§37 OPPOSIZIONE AGLI ATTI ESECUTIVI .131

La sentenza che conclude il giudizio dopo l’eventuale istruzione


sarà di accoglimento o di rigetto dell’opposizione.. In quest’ultimo
caso la sentenza passata in giudicato ha portata di mero accertamen­
to del legittimo svolgimento e della proseguibilità dell’esecuzione
sotto il profilo dedotto come motivo dell’opposizione. Nel caso del­
l’accoglimento, la sentenza passata in giudicato ha la portata ~ pure L’accoglimento
dell’opposizione
dichiarativa - di negare l’esistenza o l’efficacia attuale del titolo ese­ elimina (o riduce)
cutivo o comunque dell’aziojne esecutiva nel suo concreto esercizio, il titolo esecutivo,
con la conseguente invalidazione degli atti compiuti e negazione ra­
dicale (che, cioè, trascende il motivo addotto) del potere di iniziare o
di proseguire il processo esecutivo.
L ’opposizione all’esecuzione non è assoggettata ad alcun termine,
ma, presupponendo la pendenza del processo esecutivo, non può es­
sere proposta dopo la pronuncia del provvedimento che chiude tale
processo.
La procedura che abbiamo visto or ora è estesa dal codice (art. L’opposizione
all’esecuzione può
615, 2° comma) anche al caso dell’opposizione che riguarda la «pi- fondarsi anche sulla
gnorabìlìtà dei beni», ossia al caso in cui il pignoramento abbia colpi­ contestazione della
to beni obbiettivamente impignorabili (artt. 514, 515, 516, 545; v. pignorabilità dei
beni, come
retro, § 20), ciò che ovviamente presuppone il già avvenuto inizio del­ espressamente
l’esecuzione. L’inclusione di questa opposizione nell’ambito dell’op­ previsto dall’art. 615,
2° comma.
posizione all’esecuzione (col conseguente assoggettamento alla me­
desima disciplina) appare del tutto corretta anche sul piano concet­
tuale, poiché, quando si assume che il pignoramento abbia colpito
beni impignorabili, si contesta la legittimità di quell’esecuzione così
come vuol realizzarsi in concreto, ossia si contesta il «se» e non sol­
tanto il «come» di quella esecuzione.
Per quanto concerne il regime impugpatorio delle sentenze che
hanno deciso opposizioni all’esecuzione, detto regime, che ha subito
diverse modificazioni negli ultimi anni, è iora quello riassunto come
segue dalla Cassazione: «Le sentenze chc'hanno deciso opposizioni al­
le esecuzioni pubblicate tra il 1° marzo ‘2 006 ed il 4 luglio 2009 sono
soggette a ricorso per cassazione ai sensi (leffl'art. I l i Cosi.; le sentenze
che hanno deciso opposizioni alle esecuzioni pubblicate successivamen­
te alla predetta data del 4 luglio 2009, sono invece appellabili in virtù
del nuovo regime impugnatorio dell’art. 616 cod. proc. civ. come novel­
lato dalla legge n. 69 del 2009».

37. L ’opposizione agli atti esecutivi.

L’opposizione agli atti esecutivi (detta anche opposizione forma­


le) è la seconda'delle due opposizioni che di regola si riconducono
all’iniziativa del debitore; essa è, infatti, disciplinata, subito dopo
l’opposizione all’esecuzione, nella sezione seconda del capo intitola­
132 OPPOSIZIONI NEL PROCESSO ESECUTIVO §37
to alle «opposizioni del debitore e del terzo assoggettato all’esecu­
zione».
Sotto il profilo della legittimazione attiva, al richiamo a quanto
detto con riguardo all’opposizione-all’esecuzione va solo aggiunto il
rilievo che la contestazione del «come» —che, come si è già accenna­
to, è l’oggetto di quest’opposizione - , in quanto può investire i sin­
goli atti per se stessi, allarga l’ambito dei soggetti legittimati all’op­
posizione formale, rispetto a quelli legittimati all’opposizione all’ese­
Con l1opposizione cuzione. L’opposizione in esame può, infatti, essere proposta, oltre
agli atti esecutivi, il
debitore (ma anche che dal debitore Co comunque dal soggetto passivo dell’esecuzione) e
ogni altro soggetto dal terzo assoggettato all’esecuzione (nel senso visto nel § preceden­
avente un molo nel te), anche da tutti i soggetti destinatari dei singoli atti interessati a
processo esecutivo)
contesta il «come» rimuoverli, compresi gli intervenienti e quelli che nel processo esecu­
dell’esecuzione. tivo hanno un ruolo marginale. La legittimazione passiva spetta ov­
viamente alla parte istante, ma anche ai creditori intervenuti e gli al­
tri interessati (ma solo se concretamente coinvolti) sono litisconsorti
necessari.
L ’interesse che sta alla base di questa opposizione è evidentemen­
te finalizzato all’invalidazione dell’esecuzione, ma con un possibile
ulteriore margine per la liquidazione delle spese relative alla stessa
opposizione.
Con riguardo all’oggetto, si è già detto che qui si contesta il «co­
me» dell’esecuzione, ossia non si nega che il creditore abbia l’azione
esecutiva, ma si contesta la legittimità del modo col quale l’esercizio
dell’azione è avvenuto, o è stato preannunciato; si contesta, in altri
termini, secondo la terminologia del codice (art. 617 c.p.c.), la rego­
larità formale dei singoli atti o di un singolo atto del processo esecu­
tivo o degli atti che lo preannunciano o lo introducono.
L ’irregolarità formale, che costituisce il fondamento dell’opposi­
zione in esame, è nozione atecnica e generica, indubbiamente più am­
pia della nullità, in quanto la comprende senza esaurirsi in essa e cioè
lasciando un margine per le ipotesi di irregolarità che non sono nulli­
tà, e nel quale vanno incluse tutte quelle divergenze dalla fattispecie
legale che, da un lato, non sono espressamente previste dalla legge
come nullità e, dall’altro lato, non consistono (secondo l’espressione
dell’art. 156 c.p.c.) in difetti di requisiti indispensabili per il raggiun­
gimento dello scopo dell’atto. Questo margine è particolarmente evi­
dente nella contrapposizione tra nullità e irregolarità che, come stia­
mo per vedere, la legge compie, sia pure implicitamente, con riguar­
do al titolo esecutivo, dal momento che la nullità di quest’ultimo è
materia di opposizione all’esecuzione.
La prima delle ipotesi di contestazioni che possono sollevarsi con
l’opposizione in esame è configurata, dall’art. 617, 1° comma, come
La contestazione può contestazione della regolarità formale del titolo esecutivo. Ma, si noti:
riguardare anche ...
contestazione della sola regolarità formale, poiché se si sostenesse la
§37 OPPOSIZIONE AGLI ATTI ESECUTIVI 133

nullità del titolo o, a maggior ragione, la sua inesistenza (o si negasse ...la regolarità
la qualità di titolo esecutivo) si rientrerebbe nel campo dell’opposi­ formale del titolo
esecutivo o del
zione all’esecuzione; così, sé, ad es., si fa valere la mancanza della precetto.
eseguibilità provvisoria perché sospesa ai sensi dell’art. 283 (v. voi.
II, §58), si deve proporre opposizione all’esecuzione; mentre, se si
contesta la correttezza della formula esecutiva, ossia il difetto di spe­
dizione in forma esecutiva (v. retro, § 10), si deve proporre opposi­
zione agli atti esecutivi. L ’altra ipotesi di contestazione configurata
espressamente dal 1° comma! dell’art, 617 consiste nella contestazione
della regolarità formale del precetto (ad es., per mancanza di uno dei
requisiti di cui all’art. 480): ài pensi al caso in cui nel precetto manca
la data della notificazione del titolo, avvenuta in precedenza; ma qui
la nozione di regolarità non è più contrapposta a quella della nullità,
bensì comprensiva di essa; così come anche nel caso della contesta­
zione della regolarità della notificazione del titolo e del precetto
nonché nel caso dì omissione della notifica del titolo.
In tutti i casi ora visti - ai quali la giurisprudenza assimila la stessa
mancanza del precetto - il vizio di regolarità investe un atto anterio­
re all’inizio dell’esecuzione; ma può anche accadere che il vizio inve­
sta un atto successivo all’inizio dell’esecuzione stessa: ad es., un vizio
di forma del pignoramento (un vizio, cioè, che investe il modo del
pignoramento, e non il suo oggetto, nel qual caso si rientrerebbe nel­
la veduta ipotesi di cui all’art. 615,2° comma) o dell’istanza di vendi­
ta o dell’ordinanza che dispone la vendita o, insomma, di un qualsia­
si atto del processo esecutivo: sono queste le ipotesi prese in consi­
derazione nel 2° comma dell’art, 617 c.p.c.; tra le quali, d ’altra parte,
l’opinione che prevale in dottrina e in giurisprudenza tende ad in­
cludere anche le censure di inopportunità; o di incongruità, che, al­
trimenti, stante il numerus clausus delle opposizioni nel processo ese­
cutivo, rimarrebbero prive di tutela. }
Venendo al modo col quale si propope quest’opposizione, va os­ Come l’opposizione
all’esecuzione, si
servato in primo luogo che anche per l’opposizione agli atti esecutivi, propone con forme
come per l’opposizione all’esecuzione, il codice distingue tra i casi di diverse a seconda che
opposizione quando l’esecuzione non è ancora iniziata e i casi di oppo­ la proposizione
avvenga prima o
sizione successiva all’inizio dell’esecuzione. Nella prima ipotesi - quel­ dopo l’inizio
la cioè in cui si contesta la regolarità formale del titolo o del precetto, dell’esecuzione, ma
sempre col
poiché questi sono i soli atti relativi al processo esecutivo, anteriori litisconsorzio di tutti i
all’inizio del processo stesso - l’art. 617, 1° comma, dispone che l’op­ soggetti del processo.
posizione si propone con atto di citazione. Più precisamente, essa si
propone (dal «debitore», o da colui che è assimilato al debitore [art.
604], o eventualmente anche un altro soggetto, come si è visto, che Se è proposta
prima dell’inizio
comunque assume la veste di opponente, ossia attore in questo auto­ dell’esecuzione è
nomo giudizio di cognizione) con atto di citazione davanti al giudice proposta con
citazione davanti al
indicato dall’art. 480, 3° comma (che è il giudice competente per l’e­ giudice indicato
secuzione, come si vedrà tra poco) da notificarsi entro venti giorni dall’art. 480;...
134 OPPOSIZIONI NEL PROCESSO ESECUTIVO §37

dalla notificazione del titolo esecutivo o del precetto. Ed è bene no­


tare subito che questo termine è un elemento caratteristico e costan­
te dell’opposizione di cui trattasi; si può dire, infatti, in linea genera­
le, che questa opposizione va sempre* proposta entro venti giorni dal
compimento o dalla notificazione dell’atto che si assume viziato o ir­
regolare.
Il termine di venti giorni decorre dal compimento del primo atto
di esecuzione, quando - venendo così ai casi di opposizione propo­
... se è proposta sta dopo l’inizio dell’esecuzione - si fa valere il vizio della notificazione
dopo Vinizio
dell’esecuzione, con del titolo o del precetto, oppure un vizio di regolarità del titolo o del
ricorso al giudice precetto che non sia stato possibile far valere prima dell’inizio del­
dell'esecuzione. l’esecuzione (art. 617, 2° comma). Infine, tale termine decorre dal
giorno del compimento di ciascun singolo atto, quando si contesta la
regolarità di un qualsiasi atto successivo all’inizio dell’esecuzione
(art. 617, 2° comma) e comunque dal momento in cui le parti del
processo esecutivo vengono a conoscenza dell’atto stesso o dell’atto
successivo che necessariamente lo presuppone o dell’atto conclusivo
della relativa fase.
In tutti questi casi di opposizione successiva a lì inizio delì esecuzio­
ne, l’opposizione stessa va proposta, anziché con citazione, con ricorso
al giudice dell’esecuzione, analogamente a quanto si è visto per l’op­
posizione all’esecuzione, e per ragioni pure analoghe. Anche qui -
ove peraltro non si pone alternativa riguardante la competenza che
comunque appartiene all’ufficio giudiziario competente per l’esecu­
zione - il giudice dell’esecuzione fissa (art. 618, 1° comma) con de­
creto l’udienza di comparizione delle parti davanti a sé e il termine
perentorio per la notificazione del ricorso e del decreto, pronun­
ciando senz’altro - nei casi urgenti - eventuali provvedimenti oppor­
tuni.
«All’udienza —che, per il nuovo art. 185 disp. att., si svolge con le
forme del procedimento camerale - dà con ordinanza i provvedimenti
che ritiene indilazionabili ovvero sospende la procedura. In caso di so­
spensione fissa un termine perentorio per l’introduzione del giudizio di
merito (in realtà, si tratta della prosecuzione in altra fase di un giudi­
La sentenza non è zio già pendente), previa iscrizione a ruolo a cura della parte interessa­
impugnabile (salvo ta, osservati i termini a comparire di cui all’articolo 163 bis, o altri se
solo il ricorso per
cassazione ex art. previstiridotti della metà. La causa (che, ai sensi dell’art. 186 bis
I l i Cosi.). disp. att. c.p.c. dovrà essere affidata ad altro magistrato da designarsi
dal presidente) è decisa con sentenza non impugnabile» (art. 618, 2°
comma).
In quest’udienza potrà anche revocare i provvedimenti urgenti
eventualmente già pronunciati.
Sia che il giudizio sia stato iniziato con citazione prima dell’inizio
dell’esecuzione, e sia che sia stato iniziato con ricorso dopo tale ini­
zio, esso si svolge con le regole proprie del giudizio di cognizione,
§ 37 OPPOSIZIONE AGLI ATTI ESECUTIVI 135
analogamente a quanto si è visto per il giudizio di opposizione al­
l’esecuzione e fermo restando che l’opponente si costituisce col sem­
plice deposito del ricorso, mentre il convenuto opposto potrà costi­
tuirsi prima dell’udienza fissati per il giudizio di merito, ferma la va­
lidità della prassi secondo la t|uale, nelle opposizioni ad esecuzione
iniziata, il convenuto suole costituirsi alla prima udienza di compari­
zione innanzi al giudice dell’esecuzione.
Va tenuto presente che anche con riguardo al procedimento rela­
tivo a quest’opposizione, come con riguardo a quello sull’opposizio­
ne all’esecuzione, nelle cause di lavoro e previdenziali, si applicano le
norme del rito del lavoro in quanto compatibili. Così dispone l’art.
618 bis, il quale, nel 2° comma integrato dalla L. 52/2006, precisa
che resta ferma la competenza del giudice dell’esecuzione nei casi
previsti dall’art. 617, 2° comma, nei limiti dei provvedimenti assunti
con ordinanza.
Sia che il giudizio sia stato iniziato con citazione prima dell’inizio
dell’esecuzione, e sia che sìa stato iniziato con ricorso dopo tale ini­
zio, esso si svolge con le regole proprie del giudizio di cognizione,
analogamente a quanto si è visto per il giudizio di opposizione all’e­
secuzione e fermo restando che l’opponente si costituisce col sempli­
ce deposito del ricorso. Tuttavia, rispetto a quest’ultimo giudizio,
vanno messe in evidenza alcune ulteriori essenziali differenze che in­
ducono una parte della dottrina a considerare l’opposizione agli atti
esecutivi come una fase incidentale inserita nel processo esecutivo, e
che comunque autorizzano a considerare il giudizio sull*opposizione
agli atti esecutivi come meno autonomo rispetto al processo esecutivo,
di quanto non lo sia il giudizio sull*opposizione all*esecuzione.
Ciò va detto specialmente con riguardo jalla competenza, che ri­
mane ferma, in tutto il corso del giudizio, nel giudice (nel senso di
ufficio giudiziario) competente per l’esecuzióne; nonché alla non im­
pugnabile che da sempre è caratteristica dèlie sentenze che definisco­
no questo giudizio. Va, peraltro, aggiunto che la suddetta non impu-
gnabilità rimane temperata dalla possibilità - ormai pacificamente
riconosciuta dalla giurisprudenza - di proporre, contro la sentenza
in discorso, il ricorso per cassazione previsto dall’art. I l i , 7° comma,
della Costituzione (v. voi. Il, § 78), che è proponibile per tutti i mo­
tivi di cui all’art. 360 (v. il nuovo ultimo comma dell’art. 360 c.p.c.).
La competenza rimane ferma, in tutto il corso del giudizio, in ca­
po al giudice (nel senso di ufficio giudiziario) competente per-l’ese­
cuzione, mentre va esclusa la coincidenza nella stessa persona tra il
giudice dell’esecuzione e l’istruttore della causa, secondo il disposto
del nuovo art. 186 bis disp. att. c.p.c. (introdotto dalla L. 69/2009).
L’eventuale accoglimento dell’opposizione di cui trattasi darà
luogo alla dichiarazione di nullità degli atti esecutivi contestati, con
la conseguente eventuale dichiarazione d ’invalidità degli atti succes­
136 OPPOSIZIONI NEL PROCESSO ESECUTIVO § 38

sivi che ne sono dipendenti (art. 159 c.p.c.) e così, eventualmente,


dell'intero processo esecutivo (v. voi. I, § 71 e qui, retro § 3 in fine);
la nullità non ha effetto nei confronti dei terzi acquirenti, salvo il ca­
so di collusione (art. 2929).
In caso di rigetto dell’opposizione agli atti, se non c’è stata so­
spensione (che certamente non si verifica ex lege: v. oltre § 39) non
occorre riassunzione e il processo esecutivo può proseguire senz’al­
tro.
Nulla, infine, impedisce che col medesimo atto vengano proposte
congiuntamente sia u n ’opposizione all’esecuzione e sia un’opposi­
zione agli atti esecutivi o che, d ’altra parte, contro due distinte pro ­
nunce contenute in una sentenza formalmente unica, siano proposte
le due distinte opposizioni ed eventualmente le due successive distin­
te impugnazioni.

38. L ’opposizione del terzo nel processo esecutivo.

Con l’opposizione nel Accanto alle vedute due possibili reazioni del soggetto passivo
processo esecutivo,
il terzo fa valere
dell’esecuzione, il codice contempla - nel capo II del titolo dedicato
eventuali errori alle opposizioni, e sotto la rubrica: «delle opposizioni di terzi» - la
nell’esecuzione che possibilità di un’opposizione da parte di un soggetto che, pur non
abbia per errore,
colpito beni essendo giuridicamente parte nell’esecuzione (e perciò essendo terzo
di sua proprietà. rispetto al processo esecutivo), viene tuttavia, di fatto, ed illegittima­
mente, coinvolto in essa, in modo che, se l’esecuzione giungesse al
suo epilogo, codesto terzo subirebbe l’ingiusto sacrificio di suoi di­
ritti.
Questo fenomeno si verifica tipicamente nell’espropriazione} quan­
do accade (e l’ipotesi è particolarmente frequente nell’espropriazio­
ne mobiliare presso il debitore) che il pignoramento colpisca, per er­
rore, beni appartenenti non al debitore, ma ad un terzo. Abbiamo
detto: per errore, poiché sappiamo che il titolo esecutivo non ha al­
cuna efficacia contro il terzo, e l’ufficiale giudiziario non potrebbe
colpire scientemente beni di un terzo, né il creditore procedente
avrebbe interesse a che ciò avvenisse. Tuttavia, in linea di fatto può
accadere - ed accade con una certa frequenza - che l’ufficiale giudi­
ziario pignori beni di un terzo, nella convinzione che essi apparten­
gano al debitore, secondo la presunzione conseguente .al fatto che
tali beni si trovano in luoghi appartenenti al debitore; né sarebbe
concepibile che l’ufficiale giudiziario si astenesse dal pignorare, per il
solo fatto che il debitore gli affermasse che quei determinati beni
appartengono ad un terzo; se ciò fosse sufficiente, sarebbe troppo
facile, per il debitore, sottrarsi all’esecuzione forzata. Perciò, può ac­
cadere che il pignoramento colpisca beni sui quali un terzo pretenda
di avere dei diritti; e naturalmente, tale pretesa può essere fondata,
§38 OPPOSIZIONE DEL TERZO 137
come anche infondata, ciò che dà luogo ad un'esigenza di accerta­
mento, ossia a quel tipo di esigenza alla quale viene tipicamente in­
cóntro il processo di cognizion]e.
Quando ciò accade, il codice lascia l’iniziativa per contestare la
legittimità dell'esecuzione nonigià al debitore, ma a colui che è diret­
tamente interessato, ossia il terzo. A questo terzo la legge attribuisce
la legittimazione a proporre un'opposizione, con le forme e le carat­
teristiche del giudizio di cognizione, in contraddittorio non solo col
creditore, ma anche - in un'evidente ipotesi di litisconsorzio necessa­
rio (v. voi. I, § 54) - col debitóre (quest’ultimo, infatti, potrebbe con­
testare il diritto del terzo; mentre è chiaro che l’eventuale riconosci­
mento spontaneo di questo diritto da parte del debitore non potreb­
be essere decisivo, per l'ipotesi della troppo facile collusione), non­
ché degli eventuali più creditori pignoranti. Il conseguente autono­
mo giudizio di cognizione dà luogo ad un accertamento (sul diritto
vantato dal terzo), che è determinante, in un senso o nell'altro, sulla
legittimità del pignoramento e degli atti successivi e quindi sull’ulte­
riore procedibilità dell’esecuzione. Si ritiene (ma non senza contra­
sti) che quest’accertamento abbia efficacia anche autonoma, ossia al
di fuori dell’esecuzione, naturalmente se ed in quanto su di esso sia
sceso il giudicato.
Il codice, nel disciplinare quest'opposizione, ne determina l’og­ L’art. 619,
1° comma, indica
getto nella pretesa del terzo di «avere la proprietà (comunque acquisi­ l’oggetto di questa
ta) o altro diritto reale sui beni pignorati» (art. 619, 1° comma), ossia opposizione nella
con una formula che riassume il fenomeno al quale ci siamo sopra pretesa del terzo di
avere la proprietà o
riferiti, e che sembra non lasciar margine né per far valere vizi del altro diritto reale sui
procedimento (salvo specifico interesse), né per una sua applicazione beni pignorati.
a fenomeni analoghi. Tali fenomeni analoghi potrebbero essere, da
un lato, il caso in cui, sempre nell’ambito dell’espropriazione, il terzo
vanti, sulle cose pignorate, un diritto non reale, ma personale; e, dal­
l’altro lato, il caso in cui il processo esecutivo sia diverso dalla espro­
priazione, ossia consista in una esecuzione diretta. In realtà, nono­
stante l’inequivocità della lettera della legge, una parte della dottrina
e della giurisprudenza sostiene che l’opposizione in discorso possa
essere utilizzata sia in taluni casi eccezionali di diritti di credito del
terzo che rimarrebbero travolti dal pignoramento e sia in taluni casi
di esecuzione specifica nei quali i diritti del terzo potrebbero venire
travolti per errore materiale in modo analogo a quanto accade nell’e­
spropriazione.
Qui basterà osservare - con riguardo al fatto che l’art. 619 fa rife­
rimento, per l’opposizione in discorso, alla sola espropriazione - che
la palese limitazione della formula della legge all’espropriazione e ai
diritti reali eventualmente pregiudicati dal pignoramento, ha la sua
ragion d'essere in ciò che, da un lato, solo l'espropriazione coinvol­
ge, con le sue particolari modalità, beni diversi da quelli che costitui­
138 OPPOSIZIONI NEL PROCESSO ESECUTIVO §38

scono oggetto del diritto che si porta ad esecuzione, mentre, dall’al­


tro lato, nelle esecuzioni dirette la coincidenza tra il bene colpito e il
bene oggetto del diritto, di solito esclude la stessa possibilità dell’er­
rore; in altri termini, Verrore che sta alla base del fenomeno sopra de­
scritto è un errore tipicamente inerente a quella scelta dei beni da pi­
gnorare che è propria dell’espropriazione, mentre nell’esecuzione
specifica quell’errore è reso difficilmente immaginabile dal fatto che
il titolo esecutivo indica, per eseguire un diritto ben determinato, un
iter altrettanto ben determinato: poiché, di solito, avuto riguardo alle
caratteristiche dell’esecuzione diretta, tale diritto ed iter risultano,
già nel titolo, ingiustamente pregiudizievole per il terzo, questi avrà a
disposizione i consueti rimedi del giudizio di cognizione (tipicamen­
te, l’opposizione di terzo ex art. 404 c.p.c.; v. voi. II, § 84); se, inve­
ce, il creditore procedente pretendesse di far valere contro il terzo
un titolo esecutivo che contempla un diverso debitore, questo terzo
- che in realtà non sarebbe tale, ma di fatto già soggetto passivo del­
l’esecuzione - potrebbe facilmente opporre il limite soggettivo del
titolo, ossia il difetto di titolo contro di lui, con un’opposizione all’e­
secuzione ai termini dell’art. 615.
Ciò riaffermato in linea di principio, si può tuttavia, da un lato,
convenire che la terminologia del codice non è determinante, per
l’abitudine del legislatore di servirsi, spesso impropriamente, della
terminologia dell’espropriazione; e, dall’altro lato, riconoscere l’esi­
stenza dì taluni casi eccezionali, nei quali un errore analogo a quello
del pignoramento dei beni di un terzo può verificarsi sia nelle esecu­
zioni in forma specifica e sia, nelle espropriazioni, in pregiudizio di
diritti non reali, ma personali del terzo.

Nelle esecuzioni specifiche si può pensare al caso di un ufficiale giu­


diziario che, nell’eseguire contro Bianco il diritto di Rosso al rilascio del
Fondo Corneliano, trasferisca a Rosso anche il possesso di una parte del
Fondo Serviano appartenente a Verde; oppure si può pensare al caso di
un ufficiale giudiziario che, nell’eseguire contro Caio il diritto di Tizio,
ad es., alla consegna di una cosa determ inata nei confronti di Caio, con­
segni a Tizio una cosa di Sem pronio (ma è chiaro che in questo caso an­
che Caio p o trebbe far valere, con l’opposizione ex art. 615, il supera­
m ento del limite oggettivo del titolo). O , ancora, si può pensare al caso
in cui il giudice dell’esecuzione, nel determ inare le m odalità dell’esecu­
zione di fare ai term ini dell’art. 612 c.p.c., o l’ufficiale giudiziario nell’at-
tuarle, investano erroneam ente, col provvedim ento o con la sua attua­
zione, il bene di u n terzo. Con riguardo, invece, all’eventualità che nelle
espropriazioni, vengano pregiudicati diritti del terzo non reali, m a p e r­
sonali, si può pensare, sotto il profilo del margine lasciato dall’art. 2915,
2° comma, c.c., ai diritti potestativi all’annullam ento o alla rescissione.

L ’opposizione di cui trattasi - che non è proponibile prima del


pignoramento - non è assoggettata a termini di preclusione. Tutta-
§38 OPPOSIZIONE DEL TERZO 139
via, la necessità di tener conto dei diritti di coloro che, per effetto Questa opposizione
dell’espropriazione, siano divenuti acquirenti delle cose pignorate, che presuppone
sempre l’esecuzione
pone un limite alla funzionalità dell’opposizióne, a partire dal mo­ iniziata, trova il suo
mento della vendita o dell’assegnazione (art. 619, 1° comma); non limite temporale
che l’opposizione in discorso pon possa essere proposta anche dopo nella vendita o
nell’assegnazione.
tale momento; solo che, in tal1-caso, gli eventuali diritti del terzo non
possono essere fatti valere che* sulla somma ricavata (art. 620) e natu­
ralmente se ed in quanto questa somma non sia stata ancora distri­
buita. j
L ’iter procedimentale è presso a poco il medesimo contemplato La domanda si
per l’opposizione all’esecuzióne dopo l’inizio dell’esecuzione stessa propone con
ricorso al giudice
(è appena il caso di rilevare che quest’opposizione non è concepibile dell’esecuzione nei
se non dopo l’inizio dell’esecuzione): ricorso al giudice dell’esecuzio­ confronti di tutti Ì
soggetti interessati.
ne, fissazione, con decreto, da parte di quest’ultimo, dell’udienza di
comparizione delle parti - che sono, oltre al terzo, anche, necessa­
riamente, il creditore e il debitore - davanti a sé (udienza che, per il
nuovo art. 185 disp. att., si svolge con le forme del procedimento ca-1
merale) e del termine perentorio per la notificazione del ricorso e del
decreto (art. 619, 2° comma); designazione del giudice istruttore,
quando è competente l’ufficio giudiziario ài quale appartiene il giu­
dice dell’esecuzione o, in caso contrario, fissazione all’opponente di
un termine perentorio per la riassunzione della causa davanti all’uffi­
cio giudiziario competente per valore (art. 619, 3° comma); il tutto,
previo eventuale provvedimento di sospensione della vendita (arg. ex
artt. 620 e 624).
Tutto questo è ora espresso sinteticamente nel testo (modificato Se le parti non
dalla L. 52/2006) dell’art. 619, 3° comma, c.p.c., ove si stabilisce che, raggiungono un
accordo, il giudice
se le parti non raggiungono un accordo, iljgiudice provvede ai sensi provvede ai sensi
dell’art. 616, tenuto conto della competenza per valore; così richia­ dell’art. 616, mentre
se lo raggiungono, il
mando la norma che disciplina l’intero procedimento di opposizione giudice ne dà atto.
all’esecuzione (compresa la ripristinata impugnabilità con l’appello
della sentenza che decide quest’opposizione).
Va, però, precisato che il nuovo testo dell’art. 619 si riferisce al
caso che le parti abbiano invece raggiùnto un accordo, stabilendo
per quest’eventualità, che «il giudice ne dà atto adottando ogni altra
decisione idonea ad assicurare, se del caso, la prosecuzione del processo
esecutivo, ovvero ad estinguere il processo, statuendo altresì, in questo
caso, anche sulle spese».
Abbiamo accennato sopra che l’eventuale acquiescenza del debi­ Il terzo non può
tore alle pretese del terzo non può essere ritenuta sufficiente, stante provare con testimoni
il suo diritto sui beni
il pericolo di,collusione tra il debitore e il terzo per frustrare l’esecu­ pignorati nella casa
zione. Ancora con l’occhio rivolto a questo pericolo, il legislatore po­ ó nell’azienda del
debitore, ...
ne dei limiti severi ai mezzi di prova di cui il terzo può servirsi per
provare il diritto da lui vantato. Più precisamente, l’art. 621 nega al
terzo opponente la possibilità di provare con testimoni il suo vantato
140 OPPOSIZIONI NEL PROCESSO ESECUTIVO §38

diritto sui beni mobili pignorati nella casa o nell’azienda del debito­
re. Questa disposizione - che ovviamente non concerne i presuppo­
sti di applicabilità della norma - va posta in relazione col rilievo che
la stessa presenza di tali beni in luoghi appartenenti al debitore crea
una sorta di presunzione di appartenenza a quest’ultimo, presunzio­
ne che il legislatore non considera superabile se non con la particola­
re efficacia dello scritto (e, naturalmente, deve trattarsi di scritto
avente data certa anteriore al pignoramento: art. 2704 c.c.) o quanto
meno in presenza di particolari circostanze inerenti alla professione
o al commercio esercitato dal terzo o dal debitore, circostanze che
... salva la rendono verosimile la suddetta presenza di cose del terzo presso il
verosimiglianza
opposta per ragioni
debitore. E pertanto, solo in quest’ultimo caso la legge consente al
di professione o terzo la prova per testimoni. Va, d ’altra parte, tenuto presente che -
commercio almeno secondo l ’orientamento prevalente della giurisprudenza della
(art. 621 c.p.c.).
Cassazione - il terzo ha l’onere di provare i fatti costitutivi non solo
della sua proprietà delle cose pignorate, ma anche dall’affidamento
di esse al debitore.
Ancora sotto l’impulso di preoccupazioni analoghe, il legislatore
aveva disposto, all’art. 622, l’improponibilità dell’opposizione in di­
scorso da parte della moglie convivente col debitore relativamente ai
beni mobili pignorati nella casa di lui, tranne che in determinate ipo­
tesi. Ma questa norma è stata dichiarata incostituzionale dalla Corte
costituzionale con sentenza 15 dicembre 1967 n. 143, in quanto lesi­
va del principio della parità della condizione giuridica dei coniugi.
L ’opposizione della moglie, che è conseguentemente divenuta pro­
ponibile, si assimila così all’opposizione di qualsiasi altro terzo anche
con riguardo ai limiti probatori di cui all’art. 621.

Bibliografia di orientamento

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TARZIA, Sul litisconsorzio necessario nell'opposizione di terzo all’esecuzione,
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§38 OPPOSIZIONE DEL TERZO 141
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Riv. trim. dir. e proc. civ., 2012j; R. METAFORA, Vopposizione di terzo all’ese­
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merito, in Riv. trim. dir. e prop. civ., 2013; G. MlCCOLIS, L’opposizione di
terzo all’esecuzione e i terzi nel processo esecutivo, in Riv. es. forzata, 2014; B.
CAPPONI, Manuale di diritto dell’esecuzione civile, 3a ed., Torino, 2015; P.
VITTORIA, Opposizione all’esecuzione e vicende del titolo esecutivo, in II li­
bro dell’anno del diritto Treccapi, Roma, 2015.

/
[

C O IT O L O VI
'j
SOSPENSIONE ED ESTINZIONE
DEL PROCESSO ESECUTIVO

SOMMARIO: 3 9 , L a s o s p e n s io n e d e ll’e s e c u z io n e . - 4 0 . L ’e s tin z io n e d e l p r o c e s s o e s e ­


c u tiv o .

39. La sospensione dell’esecuzione.

La sospensione del processo esecutivo (o sospensione dell’ese­


cuzione: espressione abbreviata per indicare il medesimo fenomeno)
produce conseguenze praticamente analoghe a quelle prodotte dalla Anche il processo
sospensione del processo di cognizione (su cui v. voi. Il, § 62). An­ esecutivo può essere
sospeso.
che qui la sospensione dà luogo ad un arresto della sequenza degli
atti processuali. Quando il processo è sospeso - dice l’art. 626 rie­
cheggiando l’art. 298 - nessun atto esecutivo può essere compiuto,
salva diversa disposizione del giudice dell’esecuzione.
Diverso è (o può essere), invece, il fenomeno che costituisce la
ragione della sospensione. Mentre nel processo di cognizione tale ra­
gione sta sempre (e salvi solo i casi di sospensione su accordo delle
parti: art. 296) nel fatto che il giudizio in corso dipende dall’esito di
un altro giudizio (pregiudizialità), nel processo esecutivo la ragione
della sospensione solo eccezionalmente/consiste nel suddetto rappor­
to di pregiudizialità (tipico il caso, visto al § 31, della sospensione
dell’espropriazione dei beni indivisi fino all’esito del giudizio di divi­
sione: art. 601, 1° comma). Di solito, nel processo esecutivo, tale ra­ La sospensione
gione sta nel fatto che in un giudizio di cognizione in corso (in sede avviene per ragioni
di opportunità.
di opposizione o anche di impugnazione: ad es., quando è in corso
l’appello contro una sentenza provvisoriamente esecutiva) è in con­
testazione l’esistenza dell’azione esecutiva o la legittimità delle moda­
lità con le quali si sta svolgendo l’esecuzione. La quale contestazione
potrebbe in ipotesi concludersi con una pronuncia di totale o parzia­
le inesistenza dell’azione o di illegittimità dell’esecuzione. Di fronte a
quest’eventualità - il cui grado di probabilità dovrà essere valutato
caso per caso - si delinea il pericolo che la prosecuzione dell’esecu­
zione comprometta la situazione di fatto in modo irreparabile o dif-
144 SOSPENSIONE ED ESTINZIONE §39

ficilmente riparabile. Di qui ropportunità di un arresto provvisorio


dell’esecuzione fino alla definizione del giudizio di cognizione. Non
si tratta, dunque, di ragioni di necessità più o meno imposta dalla
priorità logica; si tratta solo di ragioni di opportunità che stanno pa­
lesemente in relazione con finalità di natura genericamente cautelare.
NelToccuparci delle singole opposizioni nel processo esecutivo,
abbiamo avuto occasione di mettere in evidenza come proprio l ’op­
portunità di offrire uno strumento per l’eventualità della sospensione
dell’esecuzione abbia talora guidato il legislatore nel configurare
l’iter introduttivo delle opposizioni stesse. Abbiamo più precisamen­
te visto che tale iter (quando l’esecuzione sia già iniziata, poiché in
Perciò Tergano caso contrario il problema non si pone) è strutturato in modo da far
strutturalmente
qualificato a disporre
sì che quel medesimo organo giudiziario (il giudice dell’esecuzione)
la sospensione è il al quale è affidata la prima trattazione del giudizio di opposizione -
giudice ed è perciò in grado di valutarne, sia pure sommariamente, la fonda­
dell’esecuzione.
tezza o meno - abbia al tempo stesso i poteri inerenti allo svolgimen­
to (e quindi anche alla sospensione) del processo esecutivo.
In questa cornice va vista la disposizione, di portata generale, del-
l’art. 623, secondo la quale l’esecuzione non può essere sospesa che
con provvedimento del giudice dell’esecuzione. Va anche osservato
che la norma in esame premette una salvezza, pure di portata genera­
le, per l’ipotesi che la sospensione sia disposta dalla legge (come acca­
de, ad es., ai sensi dell’art. 182 bis, 3° comma, L. fall., a seguito di
Ma ci sono anche presentazione di una proposta di accordo per la ristrutturazione dei
casi di sospensione
disposta per legge o
debiti) o dal «giudice davanti al quale è impugnato il titolo esecutivo»,
dal giudice davanti al con un evidente riferimento ai casi d ’impugnazione, in senso pro­
quale è impugnato il prio, dei provvedimenti giudiziari che siano già esecutivi, ma non an­
titolo esecutivo in
sede di cognizione. cora passati in giudicato (v. voi. Il, § 58). Sono tipici i casi di cui agli
artt. 283 (potere di sospensione attribuito al giudice di secondo gra­
do in pendenza di appello), 373 (potere di sospensione attribuito al
giudice di secondo grado in pendenza di ricorso per cassazione), 401
(potere di sospensione attribuito al giudice della revocazione), 407
(potere di sospensione attribuito al giudice dell’opposizione di terzo);
tutti casi caratterizzati dal fatto che il giudice dell’impugnazione ha il
potere di sottrarre al provvedimento l’efficacia esecutiva, in modo ta­
le che l’esecuzione non potrebbe essere iniziata, mentre, qualora fosse
già stata iniziata, essa rimarrebbe sospesa per effetto di tale sottrazio­
ne, così come rimarrebbe sospeso il termine del precetto.
La sospensione a L ’art. 624 prevede, poi, più dettagliatamente, la sospensione a se­
seguito delle
opposizioni
guito della proposizione delle opposizioni di cui agli artt, 615, 1° e
esecutive, 2° comma (e questo, sebbene letteralmente il riferimento dell’art.
624 sia solo all’opposizione di cui al 2° comma dell’art. 615) e 619,
enunciando che a ciò provvede, concorrendo gravi motivi, il giudice
dell’esecuzione, mentre nel caso di competenza del giudice di pace
prevale la tesi che la domanda vada proposta al tribunale.
§39 SOSPENSIONE DELL’ESECUZIONE 145

L ’art. 624 omette ogni accenno all’opposizione agli atti esecutivi.


Tuttavia, tale omissione non significa che quell’opposizione non pos­
sa dar luogo a sospensione, poiché soccorre il potere che l’art. 618
attribuisce, come si è visto (retilo, § 37), al giudice dell’esecuzione, di
pronunciare «i provvedimenti lche ritiene indilazionabili ovvero so­
spende la procedura». Mentre, d ’altra parte, il fatto stesso della pro­
posizione dell’opposizione agli! atti esecutivi sospende il decorso del
termine di efficacia del pignoramento (art. 628).
Il nuovo testo dell’art. 624 contiene ora un 2° comma, nel quale si li/ordinanza che
dispone sull’istanza
dispone che «contro Vordinanza che provvede sull1'istanza di sospen­ di sospensione
sione è ammesso reclamo ai sensi dell"art. 669 terdecies». {anche nelle
Disposizione, questa, che, come emerge dalla sua formulazione, controversie di
cui all’art. 512)
riguarda anche il provvedimento di sospensione dell’efficacia esecu­ è reclamabile al
tiva e si applica anche al provvedimento di cui all’art. 512, 2° com­ collegio ex art.
669 terdecies.
ma, di sospensione della distribuzione del ricavato.
I commi 3° e 4° dello stesso art. 624, come modificati dalla L.
69/2009, prevedono ora che:
«Nei casi di sospensione del processo disposta ai sensi del 10 com­
ma, se l’ordinanza non viene reclamata o viene confermata in sede di
reclamo, e il giudizio di merito non è stato introdotto nel termine pe­
rentorio assegnato ai sensi dell’articolo 616, il giudice dell’esecuzione La particolare
ipotesi di estinzione
dichiara, anche d’ufficio, con ordinanza, l’estinzione del processo e or­ di cui al 3° comma
dina la cancellazione della trascrizione del pignoramento, provvedendo dell’art, 624.
anche sulle spese. L ’ordinanza è reclamabile ai sensi dell’articolo 630,
3° comma.
La disposizione di cui al 3° comma si applica, in quanto compatibi­
le, anche al caso di sospensione del processo disposta ai sensi dell’arti­
colo 618». ;
II testo del 3° comma è chiaro nel prevedere l ’estinzione del pro­
cesso (e non del pignoramento), che il giudice dell’esecuzione di­
sporrà anche d’ufficio con ordinanza nei casi nei quali l’ordinanza di
sospensione del processo non sia stata reclamata o sia stata confer­
mata in sede di reclamo, mentre, d’altra parte, il giudizio sul merito
non sia stato introdotto nel termine perentorio assegnato ai sensi del-
l’art. 616. Insieme con la dichiarazione di estinzione, il giudice di­
sporrà la cancellazione della trascrizione del pignoramento provve­
dendo anche sulle spese.
L ’applicabilità di questo disposto è poi estesa, dal 4° comma, al
caso di sospensione del processo disposta ai sensi dell’art. 618, in
quanto compatibile.
Come risulta dal testo della nuova norma, l’introduzione del giu­
dizio di merito impedisce 1*applicabilità di questo meccanismo estin­
tivo, che è pure impedito dalla proposizione dell’opposizione a pre­
cetto.
Il riferimento alla «cancellazione della trascrizione del pignora­
146 SOSPENSIONE ED ESTINZIONE §39

mento» potrebbe indurre a ritenere che questo meccanismo possa


operare solo nell’espropriazione immobiliare, ciò che peraltro, come
si è già osservato (1), sarebbe in contrasto col principio di ragione­
volezza.
La precedente riforma, venendo incontro ad un’esigenza assai av­
vertita, aveva già disciplinato, in un nuovo art. 624 bis, la sospensio­
ne su istanza concorde di tutti i creditori muniti di titolo esecutivo
(mentre il debitore deve solo essere sentito), così legittimando e re­
golando una prassi già in atto.
«Il gmdtce dell’esecuzione — dispone dunque l’art, 624 bis - su
istanza di tutti i creditori m uniti di titolo esecutivo, può, sentito il de­
bitore, sospendere il processo fino a ventiquattro mesi. L ’istanza —così
La sospensione su la norma come ora integrata dalla L. 263/2005 - può essere proposta
istanza delle parti.
fino a venti giorni prima della scadenza del termine per il deposito del­
le offerte di acquisto o, nel caso in cui la vendita senza incanto non ab­
bia luogo, fino a quindici giorni prima dell’incanto. Sull’istanza, il giu­
dice provvede nei dieci giorni successivi al deposito e, se l’accoglie, di­
spone, nei casi di cui al 2° comma dell’art. 490, che, nei cinque giorni
successivi al deposito del provvedimento di sospensione, lo stesso sia
comunicato al custode e pubblicato sul sito Internet sul quale è pubbli­
cata la relazione di stima. La sospensione è disposta per una sola volta.
L ’ordinanza è revocabile in qualsiasi momento, anche su richiesta di
un solo creditore e sentito comunque il debitore. Entro dieci giorni dal­
la scadenza del termine la parte interessata deve presentare istanza per
la fissazione dell’udienza in cui il processo deve proseguire».
«Nelle espropriazioni mobiliari - specifica in fine la norma - l’i­
stanza per la sospensione può essere presentata non oltre la fissazione
della data di asporto dei beni ovvero fino a dieci giorni prima della data
della vendita se questa deve essere espletata nei luoghi in cui essi sono
custoditi e, comunque, prima della effettuazione della pubblicità com­
merciale ove disposta. Nelle espropriazioni presso terzi l’istanza di so­
spensione non può più essere proposta dopo la dichiarazione del terzo».
L ’art. 625 dispone, poi, che sull’istanza di sospensione di cui al-
H giudice provvede l’art. 624 il giudice provvede con ordinanza sentite le parti, ossia
con ordinanza che
può essere anticipata previa instaurazione di un contraddittorio sia pure limitato (v. retro,
con decreto (art. 625). § 3). Soltanto nei casi urgenti, il giudice può disporre la sospensione
prima di instaurare il contraddittorio, provvedendo con un decreto
col quale fìssa l’udienza di comparizione delle parti. All’udienza prov­
vede poi con ordinanza (art, 625,2° comma).
Il processo esecutivo L ’art. 627 disciplina l’iter per la ripresa del processo esecutivo do­
viene riassunto con
ricorso al giudice
po la sospensione. Tale ripresa avviene con un atto impropriamente
dell’esecuzione. definito «riassunzione» in analogia col fenomeno corrispondente nel1

(1) A. CAERATTA, i n C. MANDRIOLI-A. CARRATTA, Come cambia il processo civi­


le, T o r in o , 2 0 0 9 , p . 116,
§40 ESTINZIONE DEL PROCESSO ESECUTIVO 147

giudizio di cognizione (v. voi. II, § 64). È previsto un ricorso da inol­


trarsi nel termine perentorio fissato dal giudice dell’esecuzione e, in
ogni caso, non più tardi di sei mesi dal passaggio in giudicato della
sentenza di primo grado che rigetta l'opposizione, o dalla sua comuni­
cazione, se si tratta di sentenzia d’appello, e comunque dalla cessa­
zione degli effetti della sospensione, senza che ci sia bisogno di un
provvedimento di revoca della sospensione. L’istanza è rivolta al giu­
dice dell’esecuzione, che provvede con ordinanza da ritenersi recla-
mabile al collegio ex art. 630 c.p.c.

40. L ’estinzione del processo esecutivo.

Anche l’istituto dell’estinzione del processo esecutivo è stato con­


figurato dal legislatore secondo uno schema analogo a quello proprio
dell’istituto medesimo nel processo di cognizione (v. voi. II, § 64),
senza che, peraltro, sia stato tenuto adeguatamente conto della pro­
fonda differenza strutturale dei due processi. Ciò costringe l’inter­
prete a compiere un delicato lavoro di adattamento.
Occorre, anzitutto, ricordare che l’estinzione del processo di co­
gnizione (e dunque anche del processo esecutivo) è configurata dal
legislatore come u n ’ipotesi di fine anormale del processo stesso, per
cause diverse da quella fine normale che è determinata dall’esauri­
mento della serie degli atti (v. voi. II, § 64). Ed inoltre, occorre te­
ner presente che quest’esaurimento della serie normale degli atti
(con conseguente fine normale del processo) si verifica, nel processo
esecutivo, sia nell’ipotesi che sia stato conseguito il risultato di at­
tuazione coattiva del diritto e sia nell’ipotesi che questo non sia sta­
to conseguito (per ragioni contingenti, come ad es., nell’espropria­
zione, la mancanza o l’insufficienza dei beni del patrimonio del de­
bitore; l’irreperibilità della cosa da consegnare nell’esecuzione per
consegna, ecc.).
Ciò premesso, le ragioni che possono dar luogo alla fine anormale L’estinzione del
processo esecutivo si
del processo sono, anche qui, come nel processo di cognizione, di può avere: ...
due ordini e fanno capo ài due tipi di estinzione:
a) per rinuncia, da compiersi, prima dell’aggiudicazione o dell’as­
segnazione, «personalmente» dal creditore procedente e dai creditori a) per rinuncia,
da compiersi
intervenienti. La rinuncia anche di questi ultimi è necessaria solo se personalmente dal
essi sono muniti di titolo esecutivo (art. 629, 1° comma); ma, se la ri­ creditore (art. 629); o
nuncia avviene dopo la vendita, occorre che sia effettuata da tutti i
creditori concorrenti anche non muniti di titolo (art. 629, 2° comma).
Circa le modalità della rinuncia, il codice (art. 629, ultimo com­
ma) dichiara applicabile, in quanto possibile, la norma dell’art. 306,
che disciplina la rinuncia nel processo di cognizione (v. voi. Il, § 64);
148 SOSPENSIONE ED ESTINZIONE § 40

b) per inattività delle parti, che si verifica o per il difetto di atti


b) per inattività d’impulso (prosecuzione o riassunzione) nel termine perentorio sta­
delle parti.
bilito dalla legge o dal giudice (art. 630, 1° comma), oppure per man­
cata comparizione all’udienza, secondo il meccanismo che l’art. 631
configura in modo analogo a quello col quale opera l’art. 309 c.p.c.
nel processo di cognizione (v. ancora, voi. Il, § 64), tenendo, peral­
tro, presente che - come previsto da un inciso che la L. 263/2005 ha
inserito nelTart. 631, 1° comma - dalle udienze alla cui diserzione
consegue l’estinzione va esclusa quella in cui ha luogo la vendita.
A questo riguardo va segnalata una rilevante modifica introdotta
dalla L. 69/2009 sul meccanismo dell’estinzione del processo esecu­
tivo. Ciò nel senso che, da un lato (e, come è anche previsto per
l’estinzione del processo di cognizione, dal nuovo art. 307, 4° com­
L’estinzione può ma), l’estinzione può essere dichiarata anche d'ufficio; mentre, dal­
essere dichiarata
anche d’ufficio, con
l’altro lato, è stata eliminata, anche per l’estinzione del processo ese­
ordinanza cutivo, come già per il processo di cognizione (v. cap. Il, § 8), la pro­
reclamabile, blematica aggiunta (all’enunciazione che l’estinzione opera di diritto)
dell’espressione «ma deve essere eccepita dalla parte interessata pri­
ma di ogni altra difesa».
Tutto questo risulta dal nuovo 2° comma dell’art. 630 c.p.c. che
così dispone:
«L’estinzione opera di diritto ed è dichiarata, anche d’ufficio, con
ordinanza del giudice dell’esecuzione, non oltre la prima udienza suc­
cessiva al verificarsi della stessa. L ’ordinanza è comunicata a cura del
cancelliere, se è pronunciata fuori dall’udienza».
Nel sistema previgente non era prevista la possibilità che l’estin­
zione potesse essere dichiarata anche d ’ufficio, ciò che dava luogo a
problemi che la giurisprudenza e la dottrina affrontavano pervenen­
do a risultati diversi, ma per lo più incentrati sulla configurazione di
una sorta di «estinzione atipica».
Ora è, ormai, certo (anche alla luce di quanto previsto dall’art. 164
bis disp. att. sulla chiusura anticipata per infruttuosità dell’espropria­
zione forzata: retro, § 17) che il giudice dell’esecuzione può e deve
prendere atto del sopravvenire di ciascuna delle diverse evenienze che
rendono evidente l’inutilità della prosecuzione del procedimento, del
tutto indipendentemente da eccezioni delle parti. Ciò ovviamente non
impedisce alla parte interessata di eccepire la sopravvenuta estinzione
o ragione di estinzione, purché lo faccia entro quel termine che la nuo­
va norma impone anche al giudice per il suo rilievo d’ufficio, ossia non
oltre la prima udienza successiva all’estinzione avvenuta di diritto.
La quale prima udienza successiva (eventualmente non prevista)
potrebbe anche essere fissata proprio a questo scopo, dal giudice
dell’esecuzione su istanza della parte interessata. Ché se poi tale
udienza si svolgesse senza che né il giudice, né alcuna delle parti
§40 ESTINZIONE DEL PROCESSO ESECUTIVO 149

avesse rilevato o eccepito l’avvenuta estinzione, d ò presupporrebbe


l’avvenuto superamento della ragione di estinzione con un implicito
accordo di prosecuzione del processo non ancora dichiarato estinto.
Va, infine, rilevato che il venir meno dei presupposti del processo
esecutivo (come, in particolare, l’efficacia del titolo) non potrebbe
essere oggetto che di un provvedimento di cognizione.

La revoca del titolo esecutivo non im pedisce la legittima prosecuzio­


n e dell’esecuzione da parte dei creditori intervenuti, m uniti di titolo ese­
cutivo, ad eccezione del caso di inesistenza, nullità o inefficada origina­
ria dell’atto di pignoram ento iniziale (così Cass. sez. un. 7 gennaio 2014
n. 61, a composizione di precedente contrasto).

Perplessità sorgevano in relazione alla possibilità di impugnazione


che l’art. 630, 3° comma (applicabile anche nei casi di estinzione per
rinuncia: C. Cost. 195/1981), contempla nei confronti dell’ordinanza
del giudice dell’esecuzione che dichiara l’estinzione o rigetta la rela­
tiva eccezione; la quale ordinanza, se è pronunciata fuori udienza, è
comunicata a cura del cancelliere.
Ma tali perplessità, sono superate dall’inciso che la L. 80/2005 ha
inserito nel 3° comma dell’art. 630, specificando, oltre che i soggetti
legittimati al reclamo (il debitore, il creditore pignorante e gli altri H3° comma dell’alt,
630 precisa che il
creditori intervenuti), il termine perentorio (venti giorni dall’udienza reclamo è rivolto al
o dalla comunicazione dell’ordinanza) e precisando che, con le for­ collegio con le forme
me di cui all’art. 178, 3°, 4° e 5° comma, il reclamo è rivolto al colle­ dell’art. 178,3°, 4° e
5° comma.
gio che provvede in camera di consiglio con sentenza appellabile, ai
sensi dell’art. 130 disp. att.
Per tale impugnazione sono dunque contemplate le stesse modali­
tà (reclamo al collegio) previste nei confronti/del corrispondente
provvedimento nel giudizio di cognizione; il controllo di cui trattasi
ha, palesemente, natura di cognizione e s’hiserisce ciononostante nel
processo esecutivo; si deve dunque pensare ad un istituto in certo
senso assimilabile ad un’opposizione. Diverso, invece, sembra debba
essere il regime di impugnazione del provvedimento di estinzione
parziale e dei provvedimenti conseguenziali all’estinzione, ai quali si
applicherà il rimedio generale dell’opposizione agli atti esecutivi, di
cui all’art. 617 c.p.c.
L ’estinzione arresta, come si è visto, la serie degli atti processuali Le conseguenze
rendendoli del tutto inoperanti se ed in quanto non abbiano già dato dell’estinzione.
luogo a situazioni sostanziali nuove. Perciò, se l’estinzione si verifica
prima dell’aggiudicazione o dell’assegnazione, tutti gli atti compiuti
in precedenza divengono inefficaci ed il processo esecutivo non pro­
duce, in pratica, alcuna conseguenza. Se, invece, avviene dopo l’ag­
giudicazione o l’assegnazione, le conseguenze di questi atti sono or­
mai intangibili; ma la somma ricavata - che, come si è visto (§ 11),
appartiene ancora al debitore - va restituita a quest’ultimo.
150 SOSPENSIONE ED ESTINZIONE §40

Se, quando si verifica l’estinzione, pendono opposizioni, occorre


distinguere a seconda che si tratti di contestazioni sul «come» o di
contestazioni sul «se» dell’esecuzione. Nel primo caso, il giudizio di
opposizione si svuota della materia del- contendere; non così nel se­
condo caso, poiché il giudizio in corso investe - con possibilità di au­
tonomo giudizio - i rapporti tra creditore, debitore ed eventualmen­
te un terzo.
Anche nel processo esecutivo, le spese del processo estinto resta­
no a carico delle parti che le hanno anticipate (art. 310, ultimo com­
ma, richiamato dall’art. 632, ultimo comma, c.p.c.).
Va, infine, tenuto presente che nel processo esecutivo non opera
l’interruzione.

Bibliografia di orientamento

C. FURNO, ha sospensione del processo esecutivo, Milano, 1956; F. BU-


COLO, La sospensione nell’esecuzione, M ilano, 1972; A. SALETTI, Estinzione
del processo, in Enciclopedia giuridica, X III, Roma, 1988; F .P . LUISO, So­
spensione del processo civile: processo di esecuzione forzata, in Enciclopedia
del diritto, X L III, M ilano, 1990; R. ORIANI, La sospensione dell’esecuzione
(sul combinato disposto degli arti. 615 e 624 c.p.c.), in Riv. es. forzata, 2006;
F . CARPI, Sospensione dell’esecuzione: I) Dir. proc. civ., in Enc. Giur. Trecca­
ni, X X IX , Roma, 2006; R. METAFORA, Sospensione dell’esecuzione, in Dig.
disc. privsez. civ., Aggiornam ento, II, Torino, 2007; A. M ICCO, La sospen­
sione del processo esecutivo, in Riv. es. forzata, 2007; P . VITTORIA, Sospen­
sione dell’esecuzione e sospensione dell’efficacia del titolo esecutivo, in Giust.
civ., 2009, II; B. CAPPONI, Inibitorie e sospensioni nell’esecuzione forzata, in
Riv. es. forzata, 2009; C . VELLANI, La disciplina della sospensione dell’esecu­
zione: c’è qualcosa di nuovo?, in Riv. trim. dir. e proc. civ., 2012; F. RUSSO,
La sospensione del processo esecutivo, Roma, 2012; M. ORLANDO, Le so­
spensioni esterne alla procedura esecutiva, in Riv. es. forzata, 2012; V . BAT­
TAGLIA, Spunti per una sistemazione dei rimedi sospensivi nell’esecuzione
forzata, ivi, 2013; G, TOTA, La riattivazione del processo esecutivo sospeso ai
sensi dell’art. 624 bis c.p.c. Problemi applicativi, in Giur. it., 2013; F. COSSI-
GNANI, L’art. 624 c.p.c. dopo la L. n. 69/2009: i nuovi interrogativi e le que­
stioni irrisolte, ivi, 2014; M. ClRULLI, La sospensione del processo esecutivo,
Milano, 2015.
i .
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P arte Se c o n d a
I PR O C ED IM EN TI SPECIALI

f
[
C a r t o l o VII

I PROCEDIMENTI SPECIALI IN GENERALE

SOMMARIO: 41. G eneralità sui «procedim enti speciali».

41. Generalità sui «procedimenti speciali».

Il libro quarto del codice di procedura civile contiene la discipli- '


na di una serie di procedimenti, che non hanno altro in comune se
non la loro «specialità», ossia la loro divergenza da un non meglio
definito modello di procedimento normale.
Approssimativamente, si può dire che tale modello di procedi­ I «procedim enti
speciali» disciplinati
mento normale, rispetto al quale i procedimenti speciali presentano
nel 4° libro del
delle divergenze più o meno rilevanti, è, nel disegno del legislatore, codice (e anche nel
quello del processo ordinario di cognizione. Ma si deve subito osser­ codice civile e in
leggi speciali) sono
vare che di fronte a questo unico tipo di processo, per cosi dire, di riconducibili
«riferimento della specialità», ben diverse sono, nei modi e nell’inten­ a diversi gruppi.
sità, le divergenze che, rispetto a questo modello, caratterizzano i sin­
goli procedimenti speciali. Tanto che, proprio con riguardo alla mino­
re o maggiore intensità di queste divergenze, è possibile inquadrare in
almeno quattro gruppi, ben diversi ed eterogenei tra loro, Ì procedi­
menti speciali disciplinati in questo libro del codice.
D ’altra parte, non tutti i procediménti speciali riconducibili ai
quattro gruppi che stiamo per indicare .sono disciplinati nel quarto
libro del codice di procedura civile, poiché diversi procedimenti giu­
risdizionali in senso proprio o di giurisdizione volontaria sono disci­
plinati in leggi speciali o nel codice civile o, come il c.d. processo del
lavoro, nel libro secondo del codice di rito dedicato al processo di
cognizione.
Un primo gruppo comprende quei procedimenti speciali che sono Un primo gruppo
tali perché, sebbene essi divergano, sotto qualche aspetto, dalla di­ comprende i
procedim enti speciali
sciplina del procedimento ordinario di cognizione, le divergenze da d i cognizione
quest’ultimo non investono le caratteristiche proprie dell’attività giu­ caratterizzati talora

risdizionale di cognizione (ossia, tendenzialmente, l’attitudine a dar


luogo alla cosa giudicata: v. voi. I, § 4): e pertanto sono procedimenti
speciali di cognizione. A questo gruppo appartengono le due figure
154 PRO C ED IM EN TI SPECIALI §41

... dalla sommarietà principali di quelle «condanne speciali» che a suo tempo (v. voi, I,
della cognizione §15 sub B, d) esaminammo sotto la specie e con le caratteristiche
stessa ...
degli «accertamenti con prevalente funzione esecutiva», qualificati dal­
la sommarietà della cognizione per il più rapido conseguimento della
funzione propria della condanna, ossia della funzione introduttiva del­
l’esecuzione forzata. Ci riferiamo al procedimento per ingiunzione ed
al procedimento per convalida di licenza o sfratto, procedimenti che
esamineremo nel cap. 8°..
... e talora da alcune A questo gruppo appartengono inoltre alcuni procedimenti di co­
esigenze proprie gnizione che sono speciali non perché sommari, ma perché struttura­
delle situazioni
sostanziali sulle quali ti con alcune particolarità suggerite dalla specialità delle situazioni
incidono; ... sostanziali sulle quali incidono e cioè in materia di famiglia o di stato
delle persone (procedimenti di separazione dei coniugi e di divorzio,
procedimenti di interdizione o inabilitazione, di nomina delì ammini­
stratore di sostegno) o in materia di scioglimento dalle comunioni
{giudizio di divisione). Sarà oggetto del cap. 12°.
... tra questi il Queste medesime caratteristiche - natura strettamente di cogni­
processo del lavoro. zione accompagnata da una strutturazione particolare suggerita dalla
specialità della situazione sostanziale sulla quale incide - qualificano,
altresì, il processo del lavoro, al quale il codice di procedura civile de­
dica l’intero titolo IV del libro secondo, dedicato al processo di co­
gnizione. Di questo processo - che, per la sua estrema importanza e
perché frutto di una specifica riforma legislativa, merita un esame par­
ticolarmente attento - ci occuperemo in un autonomo capitolo di
questo volume (cap. 13°).
Un secondo gruppo Un secondo gruppo comprende alcuni procedimenti che sono spe­
comprende i ciali perché divergono dal giudizio ordinario di cognizione, in una
procedimenti cautelari.
maniera ben più radicale, e cioè per il fatto che non sono di cogni­
zione, avendo invece le caratteristiche funzionali e strutturali à é ìa t­
tività cautelare che esaminammo ampiamente a suo tempo (v. voi. I,
§ 5, sub C; e § 16). Sono, cioè, procedimenti speciali nel senso gene­
ralissimo per cui con essi si attua un tipo particolare di attività giuri­
sdizionale caratterizzato dalla strumentalità rispetto al risultato della
cognizione o dell’esecuzione. Inoltre, questi procedimenti presenta­
no la caratteristica (strutturale) della sommarietà, così come gli accer­
tamenti con prevalente funzione esecutiva. Sono questi i procedimen­
ti cautelari {sequestri, denunce di nuova opera e procedimenti possesso­
ri, provvedimenti d’urgenza, e procedimenti d’istruzione preventiva) che
esamineremo al cap. 9°.
Sempre in questa parte, poi, verrà affrontata (cap. 10°) la tratta­
zione di un procedimento del tutto particolare, introdotto con la L.
69/2009, il procedimento sommano di cognizione, il quale, sebbene
con funzione e struttura cognitive, riprende, almeno per la tratta­
zione di primo grado, la disciplina propria dei procedimenti caute­
lari.
§41 GENERALITÀ SUI «PROCEDIM ENTI SPECIALI» 155

Un terzo gruppo comprende procedimenti che sono speciali nel Un terzo gruppo
senso che divergono dal procedimento ordinario di cognizione in una comprende i
procedimenti
maniera ancora più radicale, poiché non soltanto non hanno le carat­ di giurisdizione
teristiche proprie della cognizione, ma hanno caratteristiche che solo volontaria.
sotto un certo particolare profilo, possono dirsi giurisdizionali. Si trat­
ta, infatti, dei procedimenti nei quali si concreta quell’attività di giuri­
sdizione volontaria di cui a suo tempo (v. voi, I, § 5 in fine) mettemmo
in evidenza le caratteristiche nettamente contrapposte alla giurisdizio­
ne di cognizione, in quanto imperniate sul difetto di attitudine a dar
luogo alla cosa giudicata. Ce ne occuperemo nel cap. 11°.
Una trattazione a sé, infine, viene dedicata - nella parte seconda La c.d.
del volume - alle novità derivanti, proprio in materia di utilizzazione semplificazione
dei riti del D.Lgs.
dei procedimenti speciali al di fuori del codice, derivanti dal D.Lgs. 150/2011.
1° settembre 2011 n. 150 sulla «semplificazione e riduzione» dei riti
speciali di cognizione, in attuazione della legge-delega contenuta nel-
l’art. 54 L, 69/2009. Con quest’intervento normativo, infatti, alcuni
riti speciali di cognizione, in precedenza contenuti in diverse leggi
spedali, sono ricondotti, a seconda delle loro peculiarità, ai tre mo­
delli processuali codicistici del rito ordinario di cognizione, di quello
del lavoro e del procedimento sommano di cognizione, ma con ra g ­
giunta di specifiche disposizioni speciali, che varranno solo con rife­
rimento ai procedimenti disciplinati dal D.Lgs. 150/2011. Ce ne oc­
cuperemo nel cap. 14°.
La ragione per la quale questi «procedimenti speciali», così ete­
rogenei e multiformi, sono riuniti, nella loro maggior parte, in un
unico libro del codice, non ha alcuna evidenza sistematica, ma è pu­
ramente empirica. Questi procedimenti sono in realtà affastellati in
qualche modo in questo ultimo libro del codice, nel quale il legisla­
tore del 1940 rivela la fretta con cui aveva chiuso la sua opera.
Ad aumentare ulteriormente la sensazione di empirìa e di disordi­
ne determinata da tanta eterogeneità, si aggiunge il rilievo che il crite­
rio col quale i singoli procedimenti si succedono nel libro in discorso
non ha riguardo (come nella riparrizionè in gruppi sopra abbozzata)
al tipo di attività disciplinata, ma ad altri elementi, neppur essi omo­
genei. Così, sotto il titolo primo («Dei procedimenti sommari») è
contenuta la disciplina dei due procedimenti di cognizione che appar­
tengono alla categoria degli accertamenti con prevalente funzione ese­
cutiva (ingiunzione e convalida di sfratto) ed insieme la disciplina dei
procedimenti cautelari\ sotto la discutibile specie comune del carattere
(strutturale) della sommarietà; così, il titolo secondo contiene la disci­
plina di procedimenti accomunati dal loro oggetto sostanziale {«pro­
cedimenti in materia di famiglia e di stato delle persone») e tuttavia
appartenenti, sotto il profilo strutturale, in parte alla giurisdizione di
cognizione ed in parte alla giurisdizione volontaria; e così pure gli al­
tri titoli disciplinano procedimenti qualificati per lo più con riguardo
156 PRO C ED IM EN TI SPECIALI §41

all’oggetto sostanziale, ma talora con riguardo ad altri criteri.


Per parte nostra, nel breve esame, al quale si accingiamo, di que­
sti procedimenti spedali, abbiamo ritenuto preferibile seguire, nei
limiti del possibile, il criterio del tipo di attività, in base al quale ab­
biamo compiuto la ripartizione dei singoli procedimenti nei tre
gruppi sopra configurati. E pertanto seguiremo l’ordine suddetto,
anche se ciò dovrà condurci, in diversi punti, a scostarci dall’ordine
del codice. Per quanto poi concerne, più in particolare, il processo
del lavoro, abbiamo preferito dedicargli una specifica trattazione.
Ciò allo scopo di evidenziare, anche nell’ordine della trattazione, la
posizione del tutto particolare che spetta, nel nostro ordinamento, a
questo procedimento che, in quanto contiene la disciplina di cogni­
zione ordinaria per i rapporti di lavoro e di previdenza, è incluso nel
libro dedicato al processo di cognizione, ma che, purtuttavia, presen­
ta elementi di specialità cosi marcati ed importanti da legittimare quel-
l’evidenziazione tutta particolare, del resto già implicita nell’espres­
sione «processo del lavoro».
Analoghi rilievi vanno compiuti per il c.d. processo locatizio, la cui
disciplina è ricalcata su quella del processo del lavoro, e al quale dedi­
cheremo qualche cenno dopo l’esame del processo del lavoro (§ 90).
Capitolo V ili
I PROCEDIMENTI SOMMARI DI ACCERTAMENTO
CON PREVALENTE FUNZIONE ESECUTIVA

Sezione prima

IL PROCEDIMENTO D’INGIUNZIONE
SOMMARIO: 42. Nozione, funzione e tecnica del procedimento d'ingiunzione in ge­
nerale. - 43. Presupposti specifici del procedimento (diritti che possono farsi va- >
lere con le forme del procedimento d’ingiunzione e requisiti per l’impiego di tali
forme). - 44. La fase senza contraddittorio (fase ingiuntiva in senso stretto) e
l’obbligo di deposito telematico degli atti; la notificazione del decreto come pro­
vocazione al contraddittorio. - 45. La fase (eventuale) di opposizione e le novità
derivanti dal D.L. 21 giugno 2013 n. 69 sull’anticipazione dell’udienza di prima
comparizione e trattazione. - 46. La mancata o ritardata costituzione dell’oppo­
nente. L’esecutorietà e l’efEcacia del decreto ingiuntivo, - 47. Il procedimento
ingiuntivo europeo,

42. Nozione-, funzione e tecnica del procedimento d ’ingiunzione in


■ generale. jIl

Il procedimento d ’ingiunzione è un tipo particolare di procedi­ Il procedimento


mento di cognizione, e più precisamente^ di condanna. Esso appar­ ingiuntivo è
caratterizzato
tiene alla categoria di quegli accertamenti che, nella terminologia del dalla funzione di
Chiovenda, sono detti «accertamenti coh prevalente funzione esecuti­ contemperare le
esigenze della
va» (su cui v. voi. I, § 15) in quanto caratterizzati, dal punto di vista rapidità con quelle
della funzione, dall’esigenza di conseguire, il più rapidamente possi­ delle garanzie del
bile, il titolo esecutivo e con esso ravvio dell’esecuzione forzata; non­ contraddittorio.

ché, dal punto di vista strutturale, dalla sommarietà della cognizione.


Più precisamente - e sempre secondo la terminologia chiovendiana
(v. voi. I, § 15 sub B, d) - la cognizione è, in questo procedimento,
sommaria perché superficiale. Ed abbiamo già visto (retro, § 41) che
quest’elemento della sommarietà è quello in relazione al quale il co­
dice avvicina qùesto procedimento oltre che (e molto correttamente)
ad un altro procedimento di accertamento-condanna con prevalente
funzione esecutiva (convalida di sfratto), anche (ed assai meno op­
portunamente) ai procedimenti cautelari.
158 PRO C ED IM EN TO IN G IU N TIV O §42

La sommarietà (per c.d. superficialità) della cognizione costituì'


sce, dunque, nel procedimento di ingiunzione, lo strumento struttu­
rale per mezzo del quale la legge vuol conseguire lo scopo di ottene­
re, in determinati casi, la rapida formazione di un titolo esecutivo.
Dobbiamo,, pertanto, incominciare a vedere, in un primo sguardo
sintetico, da un lato, quali siano questi «determinati casi» nei quali
sia opportuna una cognizione di tipo sommario perché superficiale; e,
dall’altro, in che consiste tale sommarietà per superficialità, in che
limiti essa possa operare senza pregiudicare la bontà del giudizio e
soprattutto come (ossia con quali accorgimenti tecnici) essa possa
risultare compatibile con la salvaguardia delle garanzie del contrad­
dittorio: non si deve, infatti, dimenticare che le lungaggini del giudi­
zio ordinario di condanna, se, da un lato, costituiscono un inconve­
niente al quale è giusto cercare di ovviare, dall’altro lato, sono im po­
ste, almeno entro certi limiti, dall’esigenza di far salve quelle garanzie
del contraddittorio che sono assicurate dalla posizione di uguaglian­
za delle parti davanti al giudice (v. voi. I, § 22) e che, sia pure con
determinati accorgimenti, debbono in ogni caso essere rispettate.
- In relazione a tutto ciò, appare innanzitutto evidente che i casi nei
quali la sommarietà della cognizione appare possibile, prima ancora
che opportuna, sono quelli nei quali il giudizio può risultare più
semplice, e più probabile l’effettiva esistenza del diritto che si fa va­
lere; e ciò sia per la natura e l’oggetto del diritto stesso e sia per la
particolare attendibilità della prova offerta a fondamento di quel di­
ritto. In secondo luogo, appare pure evidente che la sommarietà del­
la cognizione deve assolvere a due esigenze che di solito sono tra loro
contrastanti: eliminare le complessità del giudizio ordinario di cogni­
zione in funzione delle esigenze del contraddittorio, senza d ’altra
parte eliminare le garanzie di uguaglianza insite nel contraddittorio
stesso.
Ripartizione del Il conseguimento della prima di queste esigenze, senza sacrificare
procedimento in due l’altra, costituisce un problema di tecnica processuale che i legislatori
fasi l’una senza
contraddittorio e di molti paesi, forti di una lunghissima esperienza radicata nel pro­
l’altra... cesso italiano del periodo intermedio, risolvono con l’impiego di un
espediente: quello di articolare il procedimento in due fasi. Una pri­
ma fase (che è la sola che presenta i caratteri della sommarietà della
cognizione) si instaura ad iniziativa di chi fa valere un diritto di cre­
dito (ossia colui che si afferma creditore), si svolge in modo rapidis­
simo, senza contraddittorio, e si conclude con un provvedimento (de­
creto ingiuntivo) pronunciato - qui sta appunto la sommarietà (per
superficialità) della cognizione - addirittura inaudita altera parte', ed
una seconda fase che può svolgersi ad eventuale iniziativa di colui nei
cui confronti è stato pronunciato il decreto ingiuntivo (c.d. debitore
ingiunto) e nella quale quest’ultimo, fruendo di tutte le garanzie del
contraddittorio, può ovviare al pregiudizio che può aver subito per
§42 N O Z IO N E, FU N Z IO N E E TECNICA 159

la sommarietà della cognizione nella prima fase. In sostanza, il debi­


tore ingiunto, dopo la pronuncia inaudita altera parte del decreto in­
giuntivo e la successiva notificazione a lui di questo provvedimento,
può, entro un breve termine perentorio (v. v oi I, § 66), esercitare un
potere in tutto analogo a quello di u n ’impugnazione (opposizione).
La proposizione dell’opposizione instaura un giudizio, che si svolge ... a contraddittorio
con tutte le garanzie del contraddittorio (c.d. contraddittorio differi- pieno.
to), e che è ancora di primo grado in quanto si sostituisce interamente
(come giudizio, appunto, di primo grado) a quello svoltosi somma­
riamente nella prima fase. Il decreto ingiuntivo viene così sostituito
dalla sentenza che chiude la fase di opposizione.
La funzionalità dell’accorgimento tecnico sta nel fatto che, se, da
un lato, la seconda fase del giudizio presenta tutte le garanzie - ed
anche le lungaggini - del normale giudizio di condanna, dall’altro
lato, la circostanza che questa fase viene instaurata solo se l’asserito
debitore ritiene di assumere la relativa iniziativa (con tutti i conse­
guenti oneri, compreso quello dell’anticipazione delle spese: v, voi. I,
§ 52), fa sì che ciò avvenga solo quando il debitore ingiunto sia effet­
tivamente convinto che valga la pena di far ciò, ossia quando egli - il
quale è evidentemente il soggetto più di ogni altro in grado di valuta­
re la serietà o viceversa la pretestuosità delle sue difese - abbia serie
prospettive di ottenere una pronuncia diversa da quella contenuta
nel decreto ingiuntivo. Ché, se, invece, fosse egli stesso convinto di
aver torto - il che in pratica accade nella maggior parte dei casi, dal
momento che (come abbiamo già accennato) l’accesso a questo pro­
cedimento speciale è consentito soltanto quando la prova del credito
è particolarmente attendibile - allora non avrebbe alcun interesse ad
assumere gli oneri conseguenti all’iniziativa dell/opposizione (poiché
ciò non farebbe che aggravare il suo carico di spese) e lascerebbe de­
correre il termine, così supplendo, con la sua acquiescenza rispetto al
decreto ingiuntivo, al difetto del contraddittorio nella fase della sua
pronuncia. In tal modo il decreto ingiuntivo acquisterebbe subito
Vefficacia esecutiva, oltre che, come vedremo (§ 46), la definitività.
In sostanza, la tecnica dell’accorgimento è imperniata sxdKinver­ Questa tecnica
sione dell'onere dell'iniziativa circa l}instaurazione del contraddittorio è imperniata
szdKinversione
per il giudizio a cognizione piena e completa, ossia sul fatto che tale dell'onere
onere viene addossato alla parte che, il più delle volte, ne conosce dell'iniziativa circa
Vinstaurazione del
l’inutilità. La quale parte, insomma, mentre avrebbe resistito passi­ contraddittorio.
vamente ove fosse stata convenuta nel giudizio ordinario di condan­
na, non assumerà invece l’iniziativa dell’opposizione se non in quei
casi in cui saprà di aver serie ragioni da far valere. Sicché, in definiti­
va, alle garanzie (e alle lungaggini) del giudizio a contraddittorio pie­
no si farà luogo soltanto quando ve ne sarà veramente bisogno.
Quando, invece, il debitore sa di aver torto, non c’è bisogno di con­
traddittorio ed egli stesso troverà conveniente compiervi una spon-
160 PR O C ED IM EN TO IN G IU N TIV O §43

tanea rinuncia astenendosi dall’opposizione; ciò che renderà incon­


trovertibile il decreto ingiuntivo attribuendogli l’efficacia esecutiva
che già non gli fosse stata conferita in precedenza, oltre che la defini­
tività (v. oltre, § 46).

43. Presupposti specifici del procedimento (diritti che possono farsi


valere con le form e del procedimento d'ingiunzione e requisiti
per l'impiego di tali forme).

L’art. 633 c.p.c. (con le integrazioni risultanti dagli artt. 634, 635
e 636) indica, sotto la generica ed impropria denominazione di «con­
dizioni di ammissibilità», i requisiti necessari per poter impiegare le
forme del procedimento d ’ingiunzione. Tali requisiti concernono, in
primo luogo, il diritto che si può far valere con queste forme; in se­
condo luogo, la prova su cui tale diritto si fonda; ed infine, talune
modalità particolari che concernono da un lato l’ipotesi che il diritto
fatto valere dipenda da una controprestazione.
I diritti che si A) Con riguardo al diritto che si fa valere. In base al disposto del 1°
possono far valere comma dell’art. 633, le forme del procedimento d’ingiunzione possono
con le forme
del procedimento essere impiegate, anzitutto, soltanto per far valere un credito: ma - si no­
ingiuntivo. ti - un credito, nel senso ampio per cui è credito ogni diritto ad un’al­
trui prestazione; il che può verificarsi anche a seguito della violazione
di un diritto reale (ad es., il diritto alla restituzione della cosa propria).
Inoltre, codesto credito deve essere esigibile ed avere ad oggetto o una
somma di denaro o una quantità di cose fungibili; ma, è essenziale che
tale somma sia liquida (ossia precisata nel suo importo) e che tale quan­
tità sia determinata; infine, il credito può avere ad oggetto la consegna
di una cosa mobile determinata. Rimangono così esclusi, oltre ai crediti
di fare e di non fare, solo i crediti di rilascio di cose immobili e quelli
aventi ad oggetto quantità non determinate di denaro o di altre cose
mobili fungìbili; nel primo caso, l’esclusione è dovuta all’inopportunità
e mancanza di necessità di un accertamento accelerato; nel secondo ca­
so, all’incompatibilità tra la tecnica con cui la legge realizza quest’accer­
tamento accelerato e l’indeterminatezza del credito.
Questi requisiti concernenti il diritto fatto valere debbono concor­
rere“col requisito della prova scritta e di cui sub B). Tuttavia, quando
il credito ha per oggetto: a) onorari o rimborso di spese a favore di
avvocati, procuratori o di chi in generale ha prestato la propria opera
in occasione di un processo; b) onorari di notai o di altri esercenti
una professione per la quale esiste una tariffa legalmente approvata
(art. 633, n. 2 e n. 3), il requisito della prova scritta è di regola sosti­
tuito con quello della parcella sottoscritta dal creditore e corredata
dal parere della competente associazione professionale (art. 636).
(
§43 PRESUPPOSTI E REQUISITI 161

A proposito delle tariffe professionali, d’altro canto, occorre anche


ricordare che l’art. 9 del D.L. 24 gennaio 2012 n. 1 (conv. dalla L. 24
marzo 2012 n. 27) ha abrogato tutte le tariffe dèlie professioni regolamen­ Abrogazione delle
tate nel sistema ordinistico, prevedendo la sostituzione con i parametri tariffe professionali e
fissati da appositi regolamenti ministeriali. Con riferimento all’attività art. 633 n. 3 c.p.c,
degli avvocati la determinazione di tali parametri si è avuta con il D.M.
20 luglio 2012 n. 140, poi sostituito dal D.M. 10 marzo 2014 n. 55, il
quale, tuttavia, per espressa previsione dell’art. 28, si applica «alle liqui­
dazioni successive alla sua entrata in vigore». A meno che non si ritenga
che l’art. 633 n. 3 sia stato implicitamente abrogato per effetto di queste
modifiche, probabilmente il suo riferimento alla «tariffa legalmente ap­
provata» va inteso oggi rivolto ai «parametri» predeterminati legislati­
vamente.
In via alternativa al procedimento di cui all’art. 633 c.p.c., i crediti
per onorari degli avvocati per prestazioni giudiziali svolte innanzi ai giu­ La speciale
dici ordinari possono essere fatti valere con la speciale procedura, confi­ procedura prevista in
precedenza dagli artt.
gurata nel passato dagli artt. 28-30 L. 13 giugno 1942 n. 794 come pro­ 28-30 L. 794/1942 e
cedimento in camera di consiglio davanti al tribunale in composizione ora dall’art. 14
collegiale ed oggi prevista dall’art. 14 D.Lgs. 1° settembre 2011 n. 130 D.Lgs. 130/2011.
come procedimento sommario di cognizione (v. cap. 14°).

B) Con riguardo alla prova. Salvi i casi particolari visti da ultimo, Tranne che nei casi
di regola l’accesso alle forme del procedimento ingiuntivo dipende di crediti
professionali basati
anche dal fatto che del diritto fatto valere si dia prova scritta (art. 633, su parcelle vistate,
n. 1). Tale requisito sta in relazione col fatto, già rilevato, che la fun­ occorre sempre la
prova scritta (art.
zione e la tecnica del procedimento di cui trattasi esigono, da un la­ 633,1° comma, n. 1).
to, una forte probabilità di esistenza del credito e, dall’altro lato, una
rapida ris contrabilità di tale esistenza o, quanto meno, di tale proba­
bilità. La nozione di prova scritta che qui viene in rilievo non è del
tutto la stessa che emerge dalla disciplina contenuta nel codice civile
e negli altri libri del codice di procedura civile (yl voi. II, §§ 36 e ss.).
La differenza consiste in un lieve allargamento della portata probato­
ria, allargamento che sta in relazione col fatto che, nella mancanza di
ogni onere di contestazione (stante l’assehza di contraddittorio), non
si può qui configurare alcuna efficacia dì prova legale; il che dà luo­
go ad un più ampio affidamento alla libera valutazione del giudice
(v. voi. I, § 20 e voi. II, § 34). Più in concreto, tale allargamento ri­
guarda, anzitutto, il fatto che, contrariamente a quanto si è visto per
il processo ordinario (voi. Il, § 41), può attribuirsi qui efficacia pro­
batoria anche allo scritto proveniente da un terzo, nonché il rilievo
che le scritture private provenienti dal debitore hanno efficacia pro­
batoria sebbene non ancora riconosciute (v. voi. II, § 41) (salva natu­
ralmente la facoltà di disconoscerle nella fase di opposizione) e, più
in generale, anche in mancanza dei requisiti prescritti dal codice civi­
le (art. 634, 1° comma, c.p.c.). In secondo luogo, tale allargamento
consiste nel fatto che gli estratti autentici delle scritture contabili di
un imprenditore regolarmente bollate e vidimate, costituiscono pro-
162 PRO C ED IM EN TO IN G IU N TIV O §44

va a suo favore non solo nei rapporti con altro imprenditore (come
previsto dall’art. 2710 c.c.), ma anche nei confronti di chi non è im­
prenditore (v. voi. II, § 42 in fine). Ciò risulta dall’art. 634, 2°
comma, c.p.c. che, nel nuovo testo, integrato dalla L. 20 dicembre
1995 n. 534, supera la precedente limitazione ai «crediti per som­
ministrazioni di merci e di denaro» con l’aggiunta dei «crediti per
prestazione di servizi». Da ultimo, un ulteriore allargamento risulta
dal disposto dell’art. 635, secondo cui «per ì crediti dello Stato, o di
enti o di istituti soggetti a tutela o vigilanza dello Stato, sono prove
idonee anche i libri o registri della pubblica amministrazione, quando
un funzionario all’uopo autorizzato o un notaio ne attesta la regolare
tenuta» (1° comma), mentre «per i crediti derivanti da omesso ver­
samento dei contributi agli enti di previdenza o di assistenza ...» sono
prove idonee anche gli accertamenti eseguiti dall’ispettorato del la­
voro (2° comma). Non è, invece, titolo idoneo, a questi effetti, il
provvedimento non definitivo, ancorché esecutivo, pronunciato nel-
l’ambito di altro procedimento, nel quale soltanto può essere sog­
getto a verifica.
Se il diritto
dipende da una C) Con riguardo all’ipotesi che il diritto dipenda da una contropre­
controprestazione
il ricorrente deve
stazione. In quest’ipotesi occorre che il ricorrente offra elementi ido­
offrire elementi sul nei a far presumere l’adempimento della controprestazione o l’avve­
suo adempimento. ramento della condizione (art. 633, 2° comma).

44. La fase senza contraddittorio (fase ingiuntiva in senso stretto) e


l’obbligo di deposito telematico degli atti; la notificazione del de­
creto come provocazione al contraddittorio.

La domanda La domanda introduttiva del procedimento ingiuntivo è propo­


introduttiva del
procedimento sta, anziché con citazione, con ricorso. La differenza più rilevante tra
ingiuntivo è quest’atto e quello con cui si propone la domanda in via ordinaria
proposta con ricorso.
(ossia l’atto di citazione) sta nel fatto che esso ha la struttura formale
di un atto che si rivolge direttamente al giudice senza previamente
provocare l’altra parte al contraddittorio: in sostanza esso contiene
solo la proposizione della domanda al giudice (editio actionis) e non
anche la votatio in jus della controparte (v. voi. II, § 3). Quanto al
restò, il ricorso qui in esame non si differenzia dalla citazione; deve
corrispondere al contenuto che risulta dalTart. 125 (v. voi. I, § 65) e
contenere, tra l’altro, oltre all’indicazione del giudice competente,
del creditore ricorrente (e del suo procuratore), nonché del debitore,
l’esposizione del fatto e l’affermazione del credito, l’elezione di do­
micilio, l’indicazione delle prove (scritte) che si producono (art. 638
c.p.c.). Quando la domanda riguarda la consegna di una quantità di
cose fungibili, il ricorrente deve, inoltre, dichiarare, nel ricorso, la
§44 FASE SENZA CO N TRA D D ITTO RIO E N O TIFICA ZIO N E 163

"somma di denaro che è disposto ad accettare in mancanza della pre­


stazione in natura (art. 639).
Il ricorso, una volta redattp, corredato con la procura e sottoscrit­
to dal procuratore, non'viene notificato all’altra parte (come, invece,
accade per l’atto di citazione! ed anche per il ricorso per cassazione
[v. voi. II, § 79]), ma senz’altro depositato - insieme con i documenti
che costituiscono la necessaria prova scritta - nella cancelleria del
giudice competente.
Come abbiamo già visto (al § 70 del voi. I), l’art. 16 bis del D.L.
179/2012 (come modificato dal D.L. 90/2014, conv. dalla L.
114/2014) ha previsto, proprio con riferimento al procedimento in­
giuntivo e ad esclusione del giudizio di opposizione (al quale co­
munque si applica la disciplina generale sull’obbligo di deposito de­ Obbligo di deposito
telematico a
gli atti per via telematica, di cui al 1° comma dello stesso art. 16 bis), decorrere dal 30
che - a decorrere dal 30 giugno 2014 - «il deposito dei provvedimen­ giugno 2014.
tid e g li atti di parte e dei documenti ha luogo esclusivamente con mo­
dalità telematiche», salva comunque la possibilità che il presidente
del tribunale autorizzi il deposito con modalità non telematiche
«quando i sistemi informatici del dominio giustizia non sono funzio­
nanti e sussiste una indifferibile urgenza».
Giudice competente è esattamente quello che sarebbe competente Giudice competente
per la domanda proposta in via ordinaria (art. 637, 1° comma). Va, è lo stesso competente
per la domanda in via
tuttavia, tenuta presente una particolarità che consegue al rilievo che ordinaria (art. 637,
la funzione e la struttura di questa prima fase esigono una pronuncia 1° comma).
immediata, quale può essere effettuata soltanto da un giudice uni­
personale. In relazione a ciò, mentre non sorge alcun problema
quando la competenza spetta al giudice di pace - chè è giudice sin­
golo o unipersonale (v. voi. II, §§ 66 e 67) - quando viceversa la
competenza spetta al tribunale, occorre che la domanda sia proposta
ad un organo unipersonale di questo giudice: perciò il codice ne pre­
vede la proposizione al tribunale in composizione monocratica. Sem­
pre a proposito della competenza, va rilevata anche una competenza
aggiuntiva e facoltativa (per questa nozione, v. voi. I, § 37 in fine)
per i crediti a favore degli avvocati, in capo sia al giudice che ha de­
ciso la causa alla quale il credito si riferisce, e sia al giudice del luogo
dove ha sede il Consiglio dell’ordine al quale è iscritto l’avvocato
creditore (art. 637, 2° e 3° comma). Questa competenza facoltativa
che ha riguardo' al luogo ove si trova il Consìglio dell’ordine o l’uf­
ficio, sussiste anche per i notai, mentre quella del giudice che ha de­
ciso la causa riguarda anche le altre persone indicate dall’art. 633, n.
2 (cancellieri, ufficiali giudiziari, ecc.).
Il ricorso, corredato con i documenti e depositato in cancelleria,
viene, dal cancelliere, sottoposto immediatamente all’esame del giu­
dice, il quale, pronunciandosi inaudita altera parte (come si è visto al
§ 42) può rigettare oppure accogliere la domanda.
164 PRO C ED IM EN TO IN G IU N TIV O §44

Il rigetto della Il rigetto della domanda (art. 640 c.p.c.) consegue al difetto di uno
domanda è o più dei presupposti o requisiti specifici sopra esaminati (oltre che,
pronunciato con
decreto motivato. naturalmente, dei normali requisiti per l’esistenza e la proseguibilità
del processo: presupposti processuali e condizioni dell’azione) oppu­
re ad un’insufficiente giustificazione della domanda. In quest’ultimo
caso, il giudice, prima di pronunciare il rigetto, dispone che il cancel­
liere inviti il ricorrente ad eventualmente integrare la documentazio­
ne (art. 640, 1° comma). Se quest’integrazione non viene effettuata o
risulta insufficiente o comunque se la domanda non appare fondata,
il giudice la rigetta con decreto motivato (art. 640, 2° comma). La ca­
ratteristica di questo decreto di rigetto sta nel fatto che esso non pre­
giudica minimamente la riproposizione della domanda né in via in­
giuntiva né in via ordinaria (art. 640, 3° comma). In altri termini, es­
so, in quanto pronuncia senza contraddittorio, non dà luogo al giu­
dicato e, correlativamente, non è impugnabile, mancando, tra l’altro,
ogni ragion d ’essere dell’impugnazione.
Se il giudice accoglie Se, invece, esistono le condizioni previste dalla legge ed il giudice
la domanda, ritiene fondata la domanda, il giudice - così dispone l’art. 641 c.p.c.
pronuncia, in calce al
ricorso, il decreto - accoglie la domanda; per far ciò pronuncia, in calce al ricorso, un de­
{ingiuntivo). creto motivato da emettere entro trenta giorni dal deposito del ricorso
- che è appunto il decreto ingiuntivo - col quale ingiunge al ritenuto
debitore di pagare la somma (o di adempiere alla diversa obbligazio­
ne) entro il termine dì quaranta giorni dalla notificazione del decreto
(per giusti motivi, tale termine è riducibile fino a dieci o aumentabile
fino a sessanta giorni): così dispone il 2° comma dell’art. 641, il quale
prosegue disponendo che, se l’intimato risiede in uno degli altri Stati
dell’Unione europea il termine è di cinquanta giorni e può essere ri­
dotto fino a venti giorni. Se l’intimato risiede in altri Stati, il termine
è di sessanta giorni e, comunque, non può essere inferiore a trenta né
superiore a centoventi. Nel medesimo decreto è contenuto Vespresso
avvertimento', a) che nel termine suddetto può essere proposta, dallo
stesso ritenuto debitore, l’opposizione che introduce la seconda fase e
di cui si parlerà tra poco, e: b) che, se il suddetto termine trascorrerà
senza che l’opposizione sia stata proposta, si procederà ad esecuzione
forzata. Ancora col medesimo decreto, il giudice liquida a favore del
creditore le spese del procedimento e ne ingiunge il pagamento (art.
641,3° comma, c.p.c.).
Naturalmente - e come si desume anche dal contenuto dell’in­
giunzione or ora visto - il decreto ingiuntivo non acquista efficacia
esecutiva se non quando sia decorso il termine dei quaranta giorni
senza che sia stata proposta opposizione. Tuttavia, il codice contem­
pla alcune ipotesi eccezionali nelle quali il decreto ingiuntivo deve o
può essere dichiarato provvisoriamente esecutivo su istanza del ricor­
rente. Tali ipotesi eccezionali possono riscontrarsi o al momento
stesso della pronuncia del decreto, oppure nel momento iniziale del­
la fase di opposizione. Lasciando al prossimo § l’esame di q u estuiti-,
§44 FASE SENZA CO N TRA DDITTO RIO E N O T IFIC A ZIO N E 165

ma eventualità, incominciamo col vedere la prima delle due suddette


ipotesi.
Se il credito è fondato su cambiale, assegno, certificato di borsa o atto lì decreto ingiuntivo
può essere dichiarato
notarile o, comunque, su atto pubblico, e sempre che il creditore ne ab­ provvisoriamente
bia fatta richiesta col ricorso, il giudice - così dispone l’art. 642, 1° esecutivo al momento
comma - attribuisce al decreto (ossia deve attribuire, se richiesto) effi­ della sua pronuncia.
cacia esecutiva provvisoria; più precisamente, ingiunge al debitore di
adempiere alTobbligazione immediatamente (cioè subito dopo la noti­
ficazione) autorizzando, in mancanza, l'esecuzione provvisoria. Ciò na­
turalmente non costituisce ostacolo alla proposizione dell’opposizione,
in funzione della quale, pertanto, il giudice ha ancora motivo di fissare
il termine che di solito è di quaranta giorni (art. 642,1° comma).

La stessa cosa accade nelle ipotesi in cui l’applicazione delTart. 642,


1° comma, c.p.c. sia espressamente richiamata, come nel caso in cui il
credito concerna il recupero di contributi obbligatori da parte degli enti
previdenziali (secondo quel che dispone l’art. 1 D.L. 2 dicembre 1985 n.
386, conv. dalla L. 31 gennaio 1986 n. 11) o una controversia rispetto al­
la quale sia stato avanzato r«invito» ad una negoziazione «assistita da
uno o più avvocati» (v. § 105) e la controparte abbia omesso di rispon­
dere entro 30 giorni o si sia rifiutata (art. 4, 1° comma, D.L. 12 settem­
bre 2014 n. 132, conv. dalla L. 10 novembre 2014 n. 162).

Oltre che per queste ragioni di particolare qualificazione della


prova scritta, l’esecutorietà provvisoria può essere attribuita al decre­
to ingiuntivo (nel momento in cui viene pronunciato): a) nell’e­
ventualità che sussista un pericolo (ovviamente da dimostrarsi, sia
pure sommariamente) di grave pregiudizio nel ritardo; b) «ovvero se
il ricorrente produce documentazione sottoscritta dal debitore compro­
vante il diritto fatto valere». \
In ciascuno di questi casi il giudice pùò imporre una cauzione
con le modalità di cui all’art. 86 disp. att./inentre solo nei casi di pe­
ricolo nel ritardo e di documentazione filmata dal debitore il giudice
può anche dispensare il creditore dall’ósservanza del termine (non
inferiore a 10 giorni) che di regola deve essere concesso col precetto
(art. 642, ultimo comma in relazione all’art. 482; v. retro, § 12).

Non mancano, infine, ipotesi eccezionali nelle quali il decreto in­


giuntivo è esecutivo ex lege (come, ad es., l’art. 3, 4° comma, L. 18 giu­
gno 1998 n. 192, con riguardo ai decreti ingiuntivi a favore dei subfomi-
tori).

Mentre l’originale del ricorso, con l’originale del decreto steso in


calce ad esso, rimane depositato in cancelleria (art. 643, 1° comma)
insieme con i documenti (che non possono essere ritirati fino alla
scadenza del termine per l’opposizione), il ricorrente deve aver cura
di provvedere alla notificazione del ricorso e del decreto in copia au­
166 PRO C ED IM EN TO IN G IU N TIV O §44

II ricorrente deve tentica (art. 643, 2° comma). Se tale notificazione non avviene entro il
notificare il ricorso termine di sessanta giorni dalla pronuncia del decreto, quest’ultimo
con in calce il decreto
ingiuntivo al debitore perde ogni sua.efficacia-, salva, tuttavia, la possibilità di riproporre la
entro 60 giorni dalla domanda (art. 644).
pronuncia del decreto.
L’iter relativo alla dichiarazione di questa inefficacia è disciplinato
dall’alt. 188 disp. att. che, con riferimento all’ipotesi che il decreto non
sia stato notificato, prevede un ricorso al giudice che ha pronunciato il
decreto, la fissazione di una udienza e la pronuncia, in contraddittorio
con l’altra parte, di un’ordinanza che, se di rigetto, non è impugnabile
neppure col ricorso straordinario ex art. I l i Cost. e che è invece im­
pugnabile con questo mezzo, se di accoglimento. In alternativa a questo
procedimento, la parte ingiunta - e sempre che il decreto non le sia stato
notificato - può proporre un’autonoma azione di cognizione per accer­
tare la suddetta inefficacia, come risulta indirettamente dall’ultimo com­
ma dell’art. 188 disp. att.

L ’atto della notificazione del ricorso e del decreto assume un’evi­


dentissima importanza rispetto alla tecnica su cui è imperniato il
procedimento ingiuntivo e rispetto alla sua funzione. Basti tener pre­
sente, al riguardo, che appunto attraverso quella notificazione l’asse­
rito debitore viene finalmente a conoscere la domanda del ricorren­
te, di cui fino a quel momento era rimasto all’oscuro; ed insieme vie­
ne a conoscere il decreto pronunciato contro di lui e senza il suo
contraddittorio. Nel momento in cui apprende tutto ciò, il debitore
si sente provocato al contraddittorio in quanto legge sul decreto che,
se ha ragioni da far valere, e per le quali ritiene ingiusto il decreto,
può proporre opposizione nel termine; e contemporaneamente legge
che, se lascerà decorrere tale termine senza aver proposto l’opposi­
zione, egli subirà l’esecuzione forzata; e ciò in forza di un provvedi­
mento che, sebbene pronunciato senza la sua partecipazione, egli
avrà praticamente accettato con la sua acquiescenza. In relazione a
La notificazione del ciò, il codice (art. 643, 3° comma) enuncia che la notificazione - che,
ricorso e del decreto
determina la come si ricorderà, costituisce il momento d’inizio della decorrenza
pendenza della lite del termine per l’opposizione - determina la pendenza della lite. Ed
(art. 643, 3° comma). infatti, è in quel momento che il contraddittorio può dirsi attuato, sia
pure nella forma embrionale della provocazione al contraddittorio
stesso sotto pena delle conseguenze proprie dell’acquiescenza. E ap­
pena il caso di aggiungere che appunto in relazione a ciò sta la vedu­
ta disposizione per la quale i documenti allegati al ricorso debbono
rimanere in cancelleria fino alla scadenza del termine per l’opposi­
zione: il debitore, cioè, deve poterli conoscere per poter formulare la
sua opposizione o anche, magari, per decidere di non opporsi.
§45 FASE (EVENTUALE) D I O PPO SIZ IO N E 167

45. La fase (eventuale) di opposizione e le novità derivanti dal D.L.


21 giugno 2013 -n. 69 sull'anticipazione deW udienza di prima
comparizione e trattazione,

Competente per il giudizio di opposizione è l’ufficio giudiziario al Competente per


l’opposizione è
quale appartiene il giudice monocratico che ha emesso il decreto: sempre 1‘ufficio
giudice di pace o tribunale in' composizione monocratica. A prescin­ giudiziario che
dere dai dubbi che sono stati sollevati sulla natura funzionale di que­ ha pronunciato
il decreto.
sta competenza, è comunque certo che si tratta di competenza che,
almeno in linea di principio, non tollera deroghe, neppure nel caso
di incompetenza del giudice che ha pronunciato il decreto (nel quale
caso, il giudice dell’opposizione è tenuto a dichiarare la nullità del
decreto), nonché neppure in caso di continenza o di connessione sia
generica e sia specifica di cui agli artt. 34, 35, 36 c.p.c. con altra cau­
sa pendente, o di domanda riconvenzionale per la quale sia compe­
tente altro giudice (il giudice dell’opposizione rimette al giudice su­
periore solo la riconvenzionale, pronunciando sull’opposizione ed
eventualmente sospendendo il giudizio).
L ’atto col quale viene introdotta la fase di opposizione del procedi­ L ’opposizione è
introdotta con atto
mento ingiuntivo è un normale atto di citazione (salva l’utilizzazione d i citazione.
del ricorso, quando questo sia richiesto dal rito applicabile all’oppo­
sizione [ad es., in caso di adozione del rito del lavoro]), che va sotto-
scritto dal difensore munito di procura e che va notificato al ricor­
rente. Tale notificazione deve essere effettuata nel domicilio che il
ricorrente ha eletto nel ricorso o nella residenza dichiarata, nel co­
mune dove ha sede il giudice adito (così dispone l’art. 645, 1° com­
ma, che richiama l’art. 638) e quindi, nella maggior parte dei casi,
presso il procuratore del ricorrente (v. voi. Il, § 9)v Quest’atto di cita­
zione in opposizione (e, più precisamente, ila sua notificazione, che
ne condiziona l’esistenza: v. voi. Il, § 5) è/'al tempo stesso l’atto in­
troduttivo della fase di opposizione e l’alto il cui tempestivo compi­
mento impedisce la decadenza dalla pròposizione dell’opposizione;
è, insomma, l’atto che l’opponente ha l’onere di compiere nel termi­
ne (perentorio: v. voi. I, § 66) assegnatogli col decreto e che è di qua­
ranta giorni. Il che in pratica significa che prima della scadènza di
quel termine l’opponente deve aver effettuato la notificazione dell’at­
to di citazione in discorso.
In applicazione del principio introdotto dalla C. Cost. 26 novem­
bre 2002 n. 477, questo termine è osservato dall’opponente notifi­
cante al momento della consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario, ma
a condizione che la notifica abbia poi a perfezionarsi.
Per le stesse ragioni, laddove l’opposizione sia da proporre con ri­
corso, essa diviene improcedibile se non sia seguita anche dalla tem­
pestiva notificazione del ricorso e del relativo decreto di fissazione di
udienza.
168 PRO C ED IM EN TO IN G IU N TIV O § 45

La perentorietà del Come si vede, il meccanismo introduttivo di questa fase è in tutto


termine assimila identico al meccanismo introduttivo di un’impugnazione (v. voi. II, §
l’opposizione a
im’impugn azione, 71) e più precisamente del giudizio di appello (voi. Il, § 75) a comin­
sebbene si tratti di ciare dalla legittimazione ad agire, che spetta alTingiunto e non ad
una fase del giudizio
di primo grado. altri. Così come è uguale il contenuto dell’atto (come stiamo per ve­
dere) e così come sono uguali le conseguenze dell’eventuale mancata
osservanza del termine ugualmente perentorio; vedremo, infatti, (nel
prossimo §) che la conseguente decadenza dall’opposizione dà luogo
al fenomeno della cosa giudicata, allo stesso modo di come accade a
seguito della decadenza da un’impugnazione ordinaria (v. voi. I, § 4
e voi. II, § 71 in fine).
Sennonché, le caratteristiche proprie dell’impugnazione subisco­
no, a questo punto, una profonda attenuazione o anomalia, poiché
una volta introdotto, il giudizio di opposizione costituisce un giudizio
di primo grado, che conduce ad una sentenza assoggettata alle comu­
ni impugnazioni previste per le sentenze, a cominciare dall’appello.
Se ne deve desumere che il giudizio di opposizione (in questa sua
prima fase alla quale possono seguire le successive fasi d ’impugna­
zione) è soltanto una fase eventuale del giudizio di primo grado, la
cui introduzione avviene con le forme e le modalità proprie dell’im­
pugnazione e la cui mancata introduzione dà luogo all’immediata
formazione del giudicato. Le caratteristiche dell’impugnazione si ri­
presentano poi al momento della decisione con riguardo ai rapporti
tra il decreto opposto e la sentenza sull’opposizione (v. oltre, in que­
sto §).
In realtà, il legislatore ha chiaramente mostrato di voler configu­
rare l’atto di opposizione come l’atto introduttivo non già di un giu­
dizio autonomo e neppure di un grado autonomo, ma semplicemen­
te di una fase (eventuale) del giudizio già pendente; più precisamente
ha mostrato di voler attribuire alla suddetta (eventuale) introduzione
della fase di opposizione, la portata di u n ’autentica riconduzione del
procedimento - che fino a questo punto si è svolto con forme e ca­
ratteristiche «speciali» - entro i binari del processo ordinario di co­
gnizione.
In seguito Ciò è enunciato esplicitamente dall’art. 645 c.p.c., che, dopo aver
all’opposizione il
giudizio sì svolge
disposto (nel 1° comma) quanto abbiamo già visto circa le forme del­
secondo le norm e del l’introduzione di questa fase (precisando anche che l’ufficiale giudi­
giudizio ordinario ziario che notifica l’opposizione deve notificarne avviso al cancelliere
(art. 645,2° comma).
perché ne prenda nota sull’originale del decreto), enuncia, nel 2°
comma, che «in seguito all*opposizione, il giudizio si svolge secondo le
norme del procedimento ordinario davanti al giudice adito».
Questo significa, in pratica, che l’opposizione che, da un lato, non
toghe automaticamente di mezzo il decreto ingiuntivo, dall’altro lato,
gli sottrae ogni efficacia diretta (salva la sua eventuale esecutorietà
provvisoria), sicché le parti si ritrovano davanti al giudice di primo
§45 FASE (EVENTUALE) D I O PPO SIZ IO N E 169

grado nella stessa posizione sostanziale che avrebbero avuto se il de­


creto non fosse mai stato pronunciato; mentre, sotto il profilo forma­
le, il decreto rimane come punto di riferimento della pronuncia che
chiude il giudizio di primo grado, nel quale fattore in opposizione è
colui che nel giudizio ordinario sarebbe stato il convenuto, e vicever­
sa. Più concretamente: la pronuncia del decreto inverte solo l’onere
delTinstaurazione dell’effettivo contraddittorio senza ulteriormente
influire sulla posizione delle parti davanti al giudice, ed in particolare
senza invertire l’onere della prova, per il quale vigono le regole gene­
rali, così come con riguardo alla portata e all’efficacia delle prove.
L ’opposizione, dunque, dà luogo ad un giudizio ordinario che inve­
ste senz’altro e comunque, oltre che la competenza e la legittimazio­
ne passiva del debitore, il merito della pretesa del creditore, e nel
quale ciascuna delle parti viene ad assumere la propria naturale posi­
zione sostanziale. In pratica, l’atto di opposizione, che ha la struttura
dell’atto di citazione, ha il contenuto della comparsa di risposta. L ’e­
quiparazione, sotto il profilo del contenuto, dell’atto di opposizione
alla comparsa di risposta implica il riferimento ad esso delle preclu­
sioni di cui all’art. 167 c.p.c. (v. § 8 del voi. II). Questo implica che
l’atto dì opposizione costituisce il momento preclusivo per le domande
riconvenzionali (comprese le domande di accertamento di rapporti
giuridici pregiudiziali ex art. 34 c.p.c.), che solo l’opponente, di re­
gola, può proporre, e per la chiamata in causa di terzi, nonché per le
eccezioni di rito e di merito non rilevabili d’ufficio.
Il tutto in funzione di un giudizio (di primo grado) che investe
senz’altro e comunque il merito della pretesa del creditore, senza ar­
restarsi agli eventuali vizi della procedura monitoria e non senza te­
ner conto di eventuali circostanze sopravvenute.

La regola or ora vista e secondo la quale la fase di opposizione viene


introdotta con un normale atto dì citazioni subiva, tuttavia, una parziale
ed eventuale deroga nel senso che così proseguiva il 2° comma dell’art.
645 - «i termini dì comparizione sono ridotti alla metà», prima che la L.
29 dicembre 2011 n. 218 sopprimesse ! inciso in questione. Quest’inter­
vento normativo è stato giustificato dal fatto che le Sezioni unite della
Cassazione (Cass. sez. un. 9 settembre 2010 n. 19246) (mutando un pre­
cedente maggioritario orientamento) hanno ritenuto che la dimidiazione
dei termini di comparizione, di cui all’art. 645, 2° comma, c.p.c., nel te­
sto previgente fosse conseguenza automatica e necessitata della proposi­
zione dell’opposizione e determinasse, di riflesso, l’altrettanto automati­
ca riduzione dei termini di costituzione in giudizio per l’opponente e
per l’opposto.

Proprio per questa ragione la citata L. 218/2011, oltre a soppri­


mere l ’inciso presente nel 2° comma dell’art. 645, ha anche stabilito
- con norma interpretativa - che, nei procedimenti di opposizione a
170 PRO C ED IM EN TO IN G IU N TIV O § 45

Dopo la L. 218/2011 decreto ingiuntivo pendenti alla data dell’entrata in vigore della stes­
anche i termini di
comparizione e di
sa legge, ai quali continua ad applicarsi l’inciso soppresso, la ridu­
costituzione delle zione dei termini di costituzione per le parti si applichi solo se Top-
parti sono quelli ponente abbia assegnato all’opposto un termine di comparizione in­
ordinari.
feriore a quello ordinario (di cui all’art. 163 bis, 1° comma, c.p.c.).
Sul medesimo 2° comma dell’art. 645 è intervenuto anche il D.L.
21 giugno 2013 n. 69 (conv. dalla L. 98/2013), inserendo un ulterio­
re periodo, a tenore del quale «l’anticipazione di cui all’art. 163 bis,
3° comma, deve essere disposta fissando l’udienza per la comparizione
delle parti non oltre trenta giorni dalla scadenza del termine minimo a
comparire». L ’obiettivo è evidente: consentire al convenuto nel giu­
dizio di opposizione al decreto ingiuntivo, e cioè al titolare del credi­
to oggetto dell’originario ricorso, che si presume maggiormente inte­
ressato ad arrivare nel più breve tempo possibile alla definizione del­
la controversia, di ottenere u n ’anticipazione dell’udienza di prima
comparizione e trattazione fissata dall’attore-opponente ad una data
individuata entro i 30 giorni dalla scadenza del termine minimo a
comparire, così come indicato dal 1° comma dell’art. 163 bis c.p.c.
(§ 4 del voi. II).
La veduta struttura impugnatoria dell’opposizione, ancorché solo
introduttiva di una nuova fase del giudizio di primo grado, implica
che l’opponente ha l’onere di produrre, quando si costituisce, il prov­
vedimento impugnato, ossia il decreto ingiuntivo che, d ’altra parte,
deve essere corredato dalla relazione di avvenuta notifica con l’evi­
dente funzione di documentare la tempestività sia della suddetta no­
tifica e sia della costituzione.
Si è visto che l’opposizione va proposta entro il termine assegna­
to, che è normalmente di quaranta giorni. In via del tutto eccezionale
L ’opposizione tardiva. l’art. 650 consente Vopposizione (c.d. tardiva) nonostante l’awenuta
scadenza del termine, quando l’opponente prova di non aver avuto
tempestiva conoscenza del decreto, per irregolarità della notificazione o
per caso fortuito o forza maggiore (e quindi escluso il caso àdtl’ine­
sistenza della notificazione da farsi valere con l’opposizione all’esecu­
zione ex art. 615 c.p.c.: v. retro, § 36) e purché comunque non siano
trascorsi dieci giorni dal primo atto di esecuzione (art. 650, 3° com­
ma). Si tratta (come è facile comprendere e come meglio si vedrà, nel
prossimo §, parlando dell’efficacia di cosa giudicata che spetta al de­
creto ingiuntivo non opposto) di un rimedio di carattere straordina­
rio (v. voi. II, § 70 sub C), che, d ’altra parte, preclude ogni altro ri­
medio.
Nel § precedente, incominciando ad esaminare l’istituto dell’ese­
cutorietà provvisoria del decreto ingiuntivo, avevamo visto i casi nei
quali tale esecutorietà provvisoria può essere concessa al momento
della pronuncia del decreto. Dobbiamo ora vedere i casi nei quali
l’esecutorietà provvisoria, non concessa al momento della pronuncia
§45 FASE (EVENTUALE) D I O PPO SIZ IO N E 171

del decreto, può essere concessa in seguito, ossia dopo la proposi­


zione dell’opposizione, e nonostante tale proposizione. La suddetta Alla prima udienza
possibilità si verifica alla prima udienza innanzi all’istruttore nel giu­ l’istruttore può
concedere
dizio di opposizione. Più precisamente, l’art. 648 c.p.c. attribuisce il l’esecutorietà
potere di concedere l’esecutbrietà provvisoria, con ordinanza non provvisoria al
impugnabile, alla prima udienza, in due ipotesi: a) che l'opposizione decreto che non ne
fosse già provvisto.
non sìa fondata su prova scritta o di pronta soluzione: in tal caso la
concessione dell’esecutorietà è meramente facoltativa; b) che la parte
che l'ha chiesta offra cauzione: per questo caso la norma in esame di­
sponeva che l’istruttore deve concederla; ma la Corte costituzionale,
con sua sentenza 4 maggio 1984 n. 137, ha restituito al giudice istrut­
tore il potere e dovere di valutare discrezionalmente l ’opportunità
della concessione, avuto riguardo sia all’idoneità della cauzione e sia
alla consistenza della prova scritta offerta. D ’altra parte, per il caso
di contestazione parziale, una proposizione aggiunta (dall’art. 9 del
D.Lgs. 9 ottobre 2002 n. 231) al 1° comma dell’art. 648, stabilisce
che «il giudice concede l'esecuzione provvisoria parziale del decreto
ingiuntivo opposto limitatamente alle somme non contestate, salvo
che l’opposizione sia proposta per vizi procedurali».
Nell’ipotesi che, invece, l’esecutorietà provvisoria sia stata con­ Se invece
cessa all’atto della pronuncia del decreto ai termini dell’art. 642,17- resecutorietà
provvisoria era stata
struttore può, su istanza dell'opponente e purché ricorrano gravi moti­ già concessa
vi, concedere - con ordinanza non impugnabile, né revocabile o mo­ il giudice può
concedere la
dificabile - la sospensione dell'esecuzione provvisoria (art. 649 c.p.c.). sospensione
Tale concessione che, come ormai ritenuto pacifico, può avvenire già dell’esecuzione
alla prima udienza, è quanto meno dubbio che possa avvenire prima {art. 649 c.p.c,).

di tale udienza ed ancora più dubbio se possa avvenire prima della


designazione del giudice istruttore. È, d ’altra parte, esclusa, secondo
il diritto vigente, la revoca dell’esecutività; provvisoria. Il potere di
sospensione è comunque previsto anche nell’ipotesi di opposizione
tardiva, esaminata poc’anzi (art. 650,2° cpmma).
Sul diverso argomento che concerne il possibile accesso in questo
giudizio di opposizione, alle ordinanze di cui agli artt. 186 bis, ter e
quater, v. voi. Il, § 22.
Occorre anche ricordare che, ai sensi dell’art. 5, 4° comma,
D.Lgs. 28/2010, dopo la pronuncia delle istanze di concessione e so­
spensione della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo, va espe­
rita la procedura di mediazione qualora la controversia rientri fra
quelle per le quali è necessario l’esperimento della procedura di me­
diazione, di cui ai commi 1° bis e 2° dello stesso art. 5 (v. oltre, §
102). M entre,un identico discorso non vale per quanto riguarda le
ipotesi di obbligatorio esperimento preventivo della «negoziazione
assistita da uno o più avvocati», di cui all’art. 3 del D.L. 132/2014
(conv. dalla L. 162/2014), il quale, comunque, non si applica «nei
procedimenti per ingiunzione, inclusa l'opposizione» (v. oltre, § 105).
172 PRO C ED IM EN TO IN G IU N TIV O §45

Il giudizio di Durante il corso dell’istruzione, può avvenire che le parti si conci­


opposizione può lino, per effetto, o meno, del tentativo di conciliazione svolto dal giu­
chiudersi per effetto
di conciliazione... dice. In questo caso il decreto ingiuntivo può essere utilizzato per
sanzionare raccordo in un titolo definitivo ed esecutivo (attraverso
l’attribuzione, o la conferma, da parte del giudice, con ordinanza non
impugnabile, dell’esecutorietà); e ciò per l’intero importo, oppure
per quello inferiore sul quale le parti si sono accordate (art. 652). In
quest’ultimo caso, rimane ferma la validità degli atti eventualmente
compiuti e dell’ipoteca eventualmente iscritta, fino a concorrenza
della somma ridotta. Ché se, invece, le parti si fossero accordate nel
senso di non considerare esistente il credito, occorrerebbe un’espli­
cita rinuncia al decreto, ad evitare che l’estinzione del giudizio di
opposizione dia luogo alla definitività del decreto, come stiamo per
accennare.
... o per estinzione, Indipendentemente dalla conciliazione, il giudizio di opposizione
che produce l'effetto può chiudersi anche per effetto dell’estinzione disciplinata dagli artt.
di rendere definitivo
il decreto opposto. 306 e ss. (v. voi. II, §§ 64 e 65). In tale ipotesi, si verifica un fenome­
no analogo a quello che si verifica quando si estingue un giudizio
d’impugnazione (v. voi. II, § 71): il provvedimento impugnato - qui
il decreto opposto - diviene definitivo, come se non fosse mai stato
opposto, così acquisendo u n ’efficacia che (come vedremo nel pros­
simo §) è quella della vera e propria incontrovertibilità che fonda il
giudicato.
Ma naturalmente la conclusione normale del giudizio in discorso,
come quella di ogni altro giudizio ordinario di cognizione, è la sen­
tenza, la cui pronuncia è affidata all’organo giudicante (giudice di
pace o tribunale in composizione monocratica). Questa sentenza, co­
me ogni altra sentenza di primo grado, può essere impugnata con i
consueti mezzi, fino a quando, per ^esaurimento della serie dei mez­
zi o per il decorso dei termini, essa, o u n ’altra di grado superiore,
passa in giudicato (voi. I, § 4; voi. Il, §§ 68 e 71), salva naturalmente
la possibilità che durante le fasi d’impugnazione abbia ad operare
l’istituto dell’esecutorietà provvisoria. In ogni caso, la sentenza, quale
che sia il suo grado, si sostituisce al decreto ingiuntivo, che viene tolto
di mezzo salvo che, per effetto del rigetto dell’opposizione, sia con­
fermato o recepito nella sentenza per relationem. Il decreto va co­
munque revocato quando risulti la fondatezza, anche solo parziale,
dell’opposizione.
Precisato ciò da un punto di vista generale, è tuttavia bene esami­
nare più da vicino le singole ipotesi che possono verificarsi.
L’opposizione può, anzitutto, essere rigettata. Il rigetto dell'oppo­
sizione può fondarsi sia su ragioni processuali e sia su ragioni di me­
rito. Ragioni processuali sono, ad es., Vinammissibilità dell’opposi­
Se la sentenza è di zione proposta fuori termine o la sua improcedibilità per mancata o
rigetto, il decreto, ... ritardata costituzione dell’opponente o per altre cause o, ancora, Vin-
§46 ESECUTORIETÀ ED EFFICACIA DEL DECRETO IN G IU N TIV O 173

competenza funzionale del giudice in quanto diverso da quello che ha


pronunciato il decreto, mentre, nel caso di dichiarazione dell’incom­
petenza per territorio o per vàlore del giudice che ha pronunciato il
decreto, la pronuncia è di accoglimento dell’opposizione. Ragioni di
merito sono il riscontro dei fatti costitutivi e/ó l’accertata insussisten­
za di fatti estintivi o impeditivi e comunque il rilievo della sussistenza
del credito. Per quest’ipotesi del rigetto dell’opposizione (con senten­
za passata in giudicato o provvisoriamente esecutiva, come ora è sem­ .,, se non ne sia già
munito, acquista
pre anche la sentenza di primo grado) - come anche per l’ipotesi del­ efficacia esecutiva
l’estinzione (da dichiararsi con ordinanza) -, il codice dispone che il (art. 653, 1° comma).
decreto che non ne sia già munito acquista efficacia esecutiva (art. .653,
1° comma); ed è chiaro che il passaggio in giudicato della sentenza di
rigetto copre con l’efficacia del giudicato anche il decreto.
Altra ipotesi che può verificarsi è quella che l’opposizione sia in Se la sentenza è di
parte accolta e in parte respinta. Per quest’ipotesi, l’art. 653, 2° com­ accoglimento parziale•,
il titolo esecutivo è
ma, dispone che «il titolo esecutivo è costituito esclusivamente dalla costituito solo dalla
sentenza ma gli atti esecutivi già compiuti in base al decreto conserva­ sentenza.
no i loro effetti nei limiti della somma o della quantità ridotta».
Infine, può verificarsi l’ipotesi dell’accoglimento totale dell'oppo­
sizione in merito (per il difetto dei fatti costitutivi o per l’operare di
fatti estintivi o impeditivi rilevabili d ’ufficio o debitamente eccepiti)
o anche in rito (come, ad es., nel caso della dichiarazione dell’incom­
petenza del giudice che ha pronunciato il decreto, la quale, determi­
nando la dichiarazione di nullità del decreto, esclude la trasmigra­
zione del procedimento ingiuntivo). Per queste ipotesi il codice non Se la sentenza è di
dispone specificamente nulla, ma è chiaro che l’accoglimento totale totale accoglimento il
decreto è revocato
dell’opposizione implica la caducazione integrale del decreto, sicché, o dichiarato nullo.
mentre sotto il profilo sostanziale, i rapporti tra le parti restano rego­
lati dalla sentenza sull’opposizione, sotto il profilo processuale il de­
creto perderà ogni efficacia, compresa quella esecutiva, qualora ne
fosse munito. /
Come già accennato in precedenza le norme ora richiamate sono
nuovamente riconducibili alla tecnica che, nelle impugnazioni, carat­
terizza i rapporti tra la pronuncia impugnata e la pronuncia sull’im­
pugnazione, salvo poi vedere se prevale la tecnica dell’impugnazione
sostitutiva o quella dell’impugnazione rescindente.

46. La mancata o ritardata costituzione dell'opponente. L'esecuto­


rietà e l'efficacia del decreto ingiuntivo.

Rimane ora da esaminare l’ipotesi che l’intimato non abbia pro­


posto l’opposizione nel termine, neppure in via c.d. tardiva.
Per quest’ipotesi, alla quale viene totalmente equiparato (dal co­ Se Vintimato non ha
proposto opposizione..
dice) il caso della mancata costituzione da parte dell’opponente, non-
174 PRO C ED IM EN TO IN G IU N TIV O §46

... o non si è ché (dalla giurisprudenza) quello della sua costituzione fuori ter­
costituito, il giudice mine, l’art. 647 dispone che «il giudice che ha pronunciato il decreto,
che ha pronunciato il
decreto, lo dichiara su istanza, anche verbale, del ricorrente, dichiara esecutivo il decreto».
esecutivo. Nel caso della mancata opposizione, il» giudice deve tuttavia previa­
mente ordinare che sia rinnovata la notificazione «quando risulta o
appare probabile che Tintinnato non abbia avuto conoscenza del de­
creto».
Sul fondamento della natura speciale della disposizione delTart.
647, la giurisprudenza ormai quasi costante della Cassazione con
l’appoggio quasi unanime della dottrina ritiene che il disposto della
norma suddetta abbia portata derogatrice del meccanismo di rimbal­
zo del termine di costituzione previsto dal 2° comma delTart. 171
c.p.c. nonché dell’iter che, nel giudizio ordinario, conduce all’estin­
zione del processo solo se ed in quanto non si sia verificata la rias­
sunzione nel termine trimestrale, secondo il combinato disposto de­
gli artt. 307 e 171 c.p.c. (v. voi. II, §§ 11 e 64). La conseguenza è che
l’opponente non costituito o costituito tardivamente non può in al­
cun modo evitare Timprocedibilità dell’opposizione non potendo util­
mente riassumere il giudizio neppure prima che sia stato pronuncia­
to il decreto di esecutorietà ed indipendentemente dal fatto che il
creditore opposto si sia o meno costituito nel suo termine. Il rigore
di quest’orientamento, specie sotto i due profili evidenziati da ulti­
mo, ha dato luogo a non poche perplessità, anche sotto il profilo del­
la legittimità costituzionale.
Mentre le conseguenze della mancata opposizione e della manca­
ta (o ritardata) costituzione sono, come si è visto, automatiche e ir­
reversibili, l’efficacia esecutiva del decreto non viene in essere per
effetto automatico del decorso del termine: occorre un provvedi­
mento che ne dichiari l’esecutorietà o in via provvisoria (artt. 642,
648) o in via definitiva. In quest’ultimo caso, l’esecutorietà, quando
non è disposta con la sentenza che respinge l’opposizione o con l’or­
dinanza che dichiara l’estinzione del giudizio di opposizione (ossia
nelle due ipotesi contemplate dall’art. 653, 1° comma, e viste nel §
precedente) è conferita con decreto del giudice che ha pronunciato
l’ingiunzione, scritto in calce all’originale del decreto ingiuntivo (art.
654,1° comma).
H decreto ingiuntivo dichiarato esecutivo costituisce titolo esecuti­
vo a tutti gli effetti; gode anzi dell’agevolazione di non dover essere
ulteriormente notificato per procedere ad esecuzione forzata (salvo
che non vada portato ad esecuzione nei confronti di un soggetto di­
verso da quello risultante dal decreto ingiuntivo); e ciò in deroga alla
regola generale dell’art. 479 (v. retro, § 11). È, infatti, sufficiente che,
nel testo del precetto, venga fatta menzione del provvedimento che ha
disposto l’esecutorietà e dell’apposizione della formula (art. 654, 2°
comma). Inoltre, i decreti ingiuntivi dichiarati esecutivi, anche in via
§46 ESECUTORIETÀ ED EFFICACIA DEL DECRETO IN G IU N TIV O 175

provvisoria, e quelli rispetto ai quali è rigettata l’opposizione, costitui­


scono titolo per l’iscrizione dell’ipoteca giudiziale (art. 655 c.p.c.).
Tutto quanto precede riguarda l’efficacia del decreto ingiuntivo
in quanto titolo esecutivo. Ma; a parte quest’efficacia esecutiva, qual è
la sua efficacia sul piano dell’àccertamento? Più precisamente, qual è
il grado di efficacia di accertamento che spetta al decreto nei cui
confronti non sia stata proposta l’opposizione o rispetto al quale il
giudizio di opposizione sia stato dichiarato inammissibile o impro­
cedibile o si sia successivamente estinto?
Il codice non dice espressamente che il decreto ingiuntivo non Il decreto ingiuntivo
non opposto (o
opposto (od opposto con giudizio poi estinto o dichiarato inammis­ opposto con giudizio
sibile o improcedibile) acquista l’efficacia di cosa giudicata. Tuttavia, poi estinto)
la dottrina e la giurisprudenza prevalenti sono concordi nel ritenere acquista efficacia di
giudicato.
ciò sul fondamento di disposizioni di legge dalle quali si può desu­
mere l’intenzione del legislatore di attribuire al decreto ingiuntivo
l’efficacia propria del giudicato. Tali disposizioni sono: l’art. 650
c.p.c. che, nel disciplinare l’opposizione tardiva, indica - come si è
visto nel § precedente - alcune limitazioni che non avrebbero senso
se il decreto ingiuntivo non fosse incontrovertibile; e soprattutto
l’art. 656 c.p.c., che dispone che il decreto ingiuntivo dichiarato ese­
cutivo ai termini dell’art. 647 (ma, si ritiene, divenuto tale anche ai
sensi dell’art. 653) può impugnarsi con la revocazione straordinaria
(v. voi. II, § 82) o con l’opposizione di terzo revocatoria (v. voi. II, §
84) esattamente come è previsto nei confronti delle sentenze passate
in giudicato. È chiaro, infatti, che se non fosse presupposta l’efficacia
del giudicato, non avrebbe senso assoggettare il decreto ingiuntivo ai
rimedi impugnatori straordinari, che in tanto hanno ragione d ’essere,
in quanto l’esaurimento della possibilità di Quelli ordinari ha già dato
luogo al giudicato. Naturalmente la portata e i limiti del giudicato
coincidono con quelli della sentenza di condanna.
Diverso problema è quello di vedere se l’efficacia di cosa giudica­ Esso è sottoponibile a
revocazione
ta - con la conseguente improponibilità/o improcedibilità dell’oppo­ straordinaria e
sizione - consegue automaticamente al decorso del termine o se, in­ all’opposizione di
vece, si verifica solo a seguito della dichiarazione di esecutorietà. terzo revocatoria.
Quest’ultima soluzione parrebbe suggerita dalla lettera dell’art. 647,
2° comma, che, come si è visto all’inizio di questo §, dispone che
«l’opposizione non può essere più proposta né proseguita» «quando
il decreto è stato dichiarato esecutivo»; ciò che sembra sottintendere
che prima di tale dichiarazione l’opposizione può ancora essere
proposta o proseguita. Ma si è giustamente obbiettato che mentre,
sotto il profilo letterale, all’art. 647 si contrappone l’art. 650, 1°
comma, che, nell’introdurre la possibilità dell’opposizione tardiva,
indica chiaramente il momento preclusivo nella scadenza del termi­
ne indicato nel decreto, sotto il profilo sistematico è decisivo il rilie­
vo della perentorietà dei termini di impugnazione e perciò anche, in
176 PRO C ED IM EN TO IN G IU N TIV O §47

mancanza di u n ’esplicita enunciazione in contrario, del termine di


cui trattasi.
U acquisizione dell’efficacia di giudicato in capo al decreto non op­
posto implica - in applicazione della regola dell’assorbimento dei vi­
zi di nullità in motivi di gravame - che i vizi di nullità del decreto
non fatti valere con l’opposizione (eventualmente tardiva) al decreto
non possono più essere fatti valere neppure con l ’opposizione all’ese­
cuzione, così come non possono essere fatte valere le eccezioni di
merito proponibili con l’opposizione al decreto.
A quest’ultimo riguardo va, tuttavia, tenuto presente che, se i fatti
estintivi, impeditivi o modificativi si verificano durante la pendenza
del giudizio di opposizione al decreto, la preclusione alle relative ec­
cezioni in sede di opposizione all’esecuzione si verifica soltanto se al
momento del venire in essere dei fatti suddetti le eccezioni stesse
erano ancora proponibili in sede di opposizione al decreto (eventual­
mente in appello se sopravvenuti alla sentenza di primo grado).

47. I l procedimento ingiuntivo europeo.

Il procedimento Il Regolamento C.E. 12 dicembre 2006 n. 1896, entrato in vigore


ingiuntivo europeo si
applica alle
il 12 dicembre 2008, ha introdotto nello «spazio giudiziario euro­
controversie peo» (con la sola eccezione della Danimarca) un «procedimento in­
transfrontaliere per il giuntivo europeo» (I.P.E.) per il pagamento dei crediti pecuniari non
pagamento di crediti
pecuniari non contestati. Si tratta di un istituto con portata transfrontaliera, appli­
contestati, liquidi ed cabile con riferimento alle controversie c.d. transfrontaliere (quelle
esigibili.
tra parti di cui almeno una abbia domicilio o residenza abituale in
uno Stato diverso da quello del giudice adito) che riguarda solo cre­
diti di natura contrattuale già liquidi ed esigibili e che si affianca «fa­
coltativamente» ai procedimenti ingiuntivi vigenti nei singoli Stati
dell’Unione e, che, peraltro, limita la sua disciplina alla struttura ini­
ziale dell’iter ingiuntivo, lasciando alla legislazione dei singoli Stati la
disciplina della fase procedimentale successiva all’eventuale opposi­
zione, la quale si svolgerà davanti ai giudici competenti dello Stato
membro d’origine (quello cui appartiene il giudice che ha emesso il
provvedimento ingiuntivo) e dovrà essere improntata alle «norme di
procedura civile ordinaria» (art. 17 del Regolamento).

Il modello utilizzato La scelta tra il modello dell’ingiunzione c.d. «pura», che prevede la
è quello del concessione dell’ingiunzione senza prova, ma sulla semplice affermazio­
procedimento
ingiuntivo senza
ne del ricorrente, e il modello della concessione subordinata a prova
prova. scritta si è orientata nel primo senso, peraltro con la previsione della fa­
coltativa descrizione dei mezzi di prova offerti e che saranno utilizzati in
caso di opposizione da parte del debitore.

H provvedimento è pronunciato dall’autorità competente del sin­


§47 PRO C ED IM EN TO IN G IU N TIV O EU RO PEO 177

golo Stato membro «sulla scorta del contenuto del modulo di do­
manda» ed è soggetto ad opposizione del debitore in un termine di
30 giorni dalla notifica, che, se proposta (utilizzando il modulo alle­
gato al Regolamento), lascia ia fase successiva alla disciplina dei sin­
goli Stati e, se non proposta, fonda il provvedimento esecutivo in tu t­
ti gli Stati, con l’efficacia di accertamento prevista dai singoli Stati, e
quindi, per l’Italia, con l’efficàcia di giudicato. Va ricordato, tuttavia,
che l’opposizione del debitore comporterà l’estinzione del procedi­
mento, laddove il ricorrente abbia manifestato una volontà in tal sen­
so nell’iniziale domanda di ingiunzione.
La notificazione al convenuto del provvedimento ingiuntivo do­
vrà avvenire con le modalità di cui agli artt. 13 e 14 del Regolamento,
i quali distinguono i procedimenti notificatori che assicurino la pro­
va dell’avvenuto ricevimento del provvedimento da parte del desti­
natario o di un suo rappresentante da quelli che non assicurino una
simile prova. La distinzione assume rilevanza al fine di consentire la
proposizione dell’opposizione c.d. tardiva, di cui all’art. 20 del Rego-1
lamento, ammessa soltanto quando si sia utilizzato un procedimento
notifìcatorio del secondo tipo.
L ’efficacia esecutiva in tutti gli Stati dell’Unione Europea è previ­
sta come automatica, senza necessità di exequatur né di altra certifi­
cazione o attribuzione, per il provvedimento conclusivo di questo pro­
cedimento ingiuntivo.
L ’eventuale provvedimento di rigetto lascia aperta ogni via. di ri­
proposizione, come nel nostro sistema (artt. 8 e 9 del Regolamento).

Bibliografia di orientamento

E. GARBAGNATI, Il procedimento d’ingiunzione, Milano, 1991 (poi, a cu­


ra di A.A. ROMANO, Milano, 2012); G . TO M pI, Procedimento d’ingiunzione,
in Dig. disc. prie., sez. civ., XIV, Torino, 1996; A. PROTO PISANI, Il procedi­
mento di ingiunzione, in Riv. trim. dir. e proc. civ., 1987; A. RONCO, Struttu­
ra e disciplina del rito monitorio, Torino, 20CÌ0; A. RONCO, Procedimento per
decreto ingiuntivo, in I procedimenti sommari e speciali, a cura di S. CHIAR-
LONI e C . CONSOLO, I, t. 1, Torino, 2003; AA.W., Verso il procedimento
ingiuntivo europeo, a cura di A. CARRATTA, Milano, 2007; A. CARRATTA,
Titolo esecutivo europeo: I) Dir. proc. civ., in Enc. Giur. Treccani, XXXI,
Roma, 2007; A. CARRATTA, Il procedimento ingiuntivo europeo e la «comu-
nitarizzazione» del diritto processuale civile, in Riv. dir. proc., 2007; M.A.
LUPOI, Dei crediti non contestati e procedimenti di ingiunzione ecc., in Riv.
trim. dir. e proc. civ., 2008; A.A. ROMANO, Il procedimento europeo di in­
giunzione di pagamento, Milano, 2009; A. PROTO PISANI, Ingiunzione euro­
pea di pagamento ecc., in Giusto proc. civ,, 2009; E. ZUCCONI GALLI FO N-
SECA, La provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo, in Riv. trim. dir, e
proc. civ., 2009; AA.W., Il procedimento d'ingiunzione, a cura di B. CAP-
178 PRO C ED IM EN TO IN G IU N TIV O §47

PONI, Bologna, 2009; E. GABELLINI, La sentenza di rigetto dell'opposizione


a decreto ingiuntivo, in Kiv. trini, dir. e proc. av., 2012; E. ZUCCONI GALLI
FONSECA, Procedimento ingiuntivo, in Diritto on line Treccani, 2012; R..
CONTE, Il procedimento d'ingiunzione, in Comm. c.p.c., diretto da S. CHIAJR-
LONI, Bologna, 2012; E. GABELLINI, Opposizione a decreto ingiuntivo: i
problemi esègeticiposti dall'art. 653 c.p.c., in Kiv. trim. dir. e proc. civ., 2014.
Sezione seconda I
IL PR O C ED IM EN TO PER CONVALIDA D I SFRATTO
I
SOMMARIO : 4 8 . Nozione, funzione e tecnica del procedimento per convalida di
sfratto. - 4 9 .
Il diritto sostanziale che si fa valere col procedimento per convalida
e particolarità rispetto all’interèsse ad agire. - 50. La fase sommaria del proce­
dimento per convalida. L’ordinanza di convalida e l’ordinanza di rilascio: natura
ed efficacia. L’opposizione tardiva, H decreto ingiuntivo per i canoni scaduti. -
51. L’opposizione tempestiva e la trasformazione del procedimento sommario
per convalida in procedimento locatizio, La contestazione dell’ammontare del
canone.

48. Nozione, funzione e tecnica del procedimento per convalida ài


sfratto.

Anche il procedimento per convalida di sfratto come quello d’in­


giunzione, al quale opportunamente è avvicinato dal codice, è una
forma speciale di procedimento di cognizione, e più precisamente di
condanna. Anch’esso è caratterizzato, dal punto di vista funzionale, li procedimento per
dall’esigenza di conseguire rapidamente il titolo esecutivo nonché, convalida di sfratto
appartiene alla
dal punto di vista strutturale, dall’eventuale sommarietà, della cogni­ categoria degli
zione. E pertanto anch’esso appartiene, sotto il primo profilo, alla accertamenti con
categoria degli «accertamenti con prevalente funzione esecutiva» e, prevalente funzione
esecutiva.
sotto il secondo profilo, agli accertamenti sommàri. Solo che qui la
sommarietà, anziché essere determinata dalla superficialità della co­
gnizione, è determinata o senz’altro e direttamente daWacquiescenza
(come nel caso dell’ordinanza di convalida ex art. 663) o dalla incom­
pletezza della cognizione (come nel caso dell’ordinanza di rilascio con
riserva delle eccezioni, ex art. 665).
Anche qui la funzione sta nell’esigenza di ovviare alle lungaggini
del procedimento ordinario di cognizione, per conseguire rapida­
mente il titolo esecutivo attraverso un determinato accorgimento che
faccia salvi i diritti del contraddittorio. Quest’accorgimento è tutta­
via, qui, notevolmente diverso, in relazione anche al diverso diritto
che si fa valere: il rilascio di un immobile a favore del locatore o del
concedente in conseguenza della fine o della risoluzione del contrat­
to di locazione, di mezzadria, di affitto o di colonia.
Da un lato, qui non è richiesto alcun tipo particolare di prova; men­
tre, dall’altro lato, ossia per quanto concerne la tecnica del procedi­
mento, la distinzione in due fasi non è qui così netta ed evidente co­
me nel procedimento ingiuntivo. Più precisamente: mentre nel pro­
180 PRO C ED IM EN TO PER CONVALIDA D I SFRATTO §49

cedimento ingiuntivo c’è una prima fase del tutto senza contraddit­
torio, ossia che si chiude con un provvedimento pronunciato inaudi­
ta altera parte; alla quale fase può seguire, ed anche non seguire, una
seconda fase a contraddittorio pieno- e da introdursi con atto auto­
nomo; qui manca totalmente la fase senza contraddittorio, poiché qui
(e salvo solo il caso dell’opposizione c.d. tardiva) fatto introduttivo è
uno solo e già idoneo ad instaurare il contraddittorio, trattandosi di un
Qui la sommarietà atto di citazione. La sommarietà della cognizione può verificarsi in
della cognizione occasione della prima udienza, come conseguenza del comportamen­
consiste
nell’acquiescenza del to del convenuto (qui: intimato); più precisamente, come conseguen­
convenuto o nella sua za dell’eventuale acquiescenza di quest’ultimo. Il codice stabilisce,
impossibilità di offrire infatti, che qualora, alla prima udienza, rintimato non si opponga o
prova scritta.
anche semplicemente non compaia, il giudice può pronunciare un
provvedimento, che, come vedremo, è definitivo (art. 663). Se, inve­
ce, l’intimato propone, all’udienza, la sua opposizione, ciò basta per
trasformare il procedimento speciale in procedimento ordinario che
ora si svolge col rito locatizio. Né manca una situazione intermedia,
determinata dall’eventualità che l’intimato si opponga senza essere in
grado di provare per iscritto le sue eccezioni: ciò che consente al
giudice la pronuncia di un provvedimento di cognizione sommaria
(perché incompleta), ma non definitivo (art. 665).
Naturalmente l’impiego delle forme del procedimento speciale in
esame è soltanto facoltativo, ossia alternativo rispetto al processo or­
dinario, nelle forme, come già accennato, del rito locatizio.

49. Il diritto sostanziale che si fa valere col procedimento per conva­


lida e particolarità rispetto all’interesse ad agire.

Col procedimento Col procedimento in discorso si può far valere soltanto il diritto al
per convalida si può rilascio di un immobile a favore del locatore o del concedente inforza di
far valere il diritto al
rilascio di un un contratto di locazione, di affitto, di mezzadria o di colonia (art. 657),
immobile a favore oppure in forza di un contratto di locazione d’opera avente come corri­
del locatore o del spettivo (totale o parziale) il godimento di un immobile (art. 659).
concedente.
Va, tuttavia, tenuto presente che il diritto al rilascio a favore del
locatore può essere (facoltativamente) fatto valere con le forme di
questo procedimento soltanto nei casi espressamente previsti nelle
norme che stiamo per esaminare, mentre in tutti gli altri casi si appli­
cano le norme del giudizio ordinario in materia locatizia con le for­
me del rito locatizio (sul quale v. oltre, § 90), salva una residua mar­
ginale applicabilità di talune norme procedimentali contenute nella
L. 392/1978 detta dell’«equo canone».
D ’altra parte, il diritto al rilascio - ed è, questa, una notevolissima
particolarità del procedimento di cui trattasi - può essere fatto valere
anche in taluni casi in cui ciò non sarebbe ancora possibile secondo
§49 D IRITTO TUTELATO 181

le regole comuni del diritto sostanziale e processuale. Più precisa-


mente: mentre, secondo le norme sostanziali in tema di contratti, e
quelle che più specificamente riguardano i contratti sopra ricordati,
il diritto al rilascio sorge solo quando il contratto è scaduto (senza
che si sia verificata la tacita riconduzione di cui all’art. 1596, 2° com­
ma, c.c. o quella conseguenti alla mancata disdetta nei termini previ­
sti dalla L. 392/1978 o dalla1L. 431/1998, e sempre che il contratto
non sia prorogato ex legè), oppure quando si è verificato un fatto che
dà luogo alla risoluzione (ed eventualmente in quanto sia avvenuta la
pronuncia della risoluzione stessa), razione nelle forme speciali di cui
trattasi è concessa anche prima della scadenza (limitatamente, s’inten­
de, alla cognizione per l’ottenimento anticipato del titolo esecutivo) L’azione speciale de
ed indipendentemente da un fatto idoneo alla risoluzione. In termini qua è concessa anche
prima della scadenza
processuali, ciò significa che l’azione di condanna, sempre con que­ del contratto.
ste forme speciali, è concessa anche quando, mancando ancora l’at­
tualità del diritto al rilascio, manca pure, a maggior ragione, la sua
violazione. E poiché l’azione è tuttavia concessa, ciò implica un al­
largamento eccezionale dell’interesse ad agire. Un allargamento de­
terminato dal fatto che il codice ha ravvisato l’opportunità che il fu­
turo creditore del rilascio possa procurarsi il titolo esecutivo anche
prima della scadenza, per poter subito (ossia al momento della sca­
denza) far luogo all’esecuzione, nel caso probabile {secundum quod
plerumque accidit), di mancato rilascio in quel momento. Ed in rela­
zione a tale opportunità, ha finito in pratica con l’equiparare quella
probabilità di violazione alla violazione stessa, sotto il profilo della
sua idoneità a determinare l’interesse ad agire. È il fenomeno che ti­
picamente fonda la condanna in futuro che esaminammo in sede di
esame delle disposizioni generali (voi. I, § jl5 sub B, c) e di cui que­
sto procedimento offre l’esempio più caratteristico, con la disposi­
zione dell’art. 657,1° comma. }
Inoltre, e sempre sulla base di questa/disposizione, va posta in ri­
lievo un’ulteriore particolarità del procedimento in esame, con ri­
guardo ancora all’ipotesi dell’azione prima della scadenza: la partico­
larità per cui l’atto introduttivo del giudizio si compie contestual­
mente con un atto di schietta efficacia sostanziale, ossia l’atto della
licenza o disdetta previsto dall’art. 1596, 2° comma, c.c. (e/o dalle L.
392/1978 e 431/1998) e che produce l’effetto (sostanziale) di evitare
la c.d. tacita riconduzione quando l’atto contenente tale disdetta sia
notificato e la disdetta intimata nei termini previsti dal contratto, dal­
la legge o dagli usi. Ed è appunto in relazione a ciò che l’art. 657, 1°
comma, qualifica l’atto introduttivo come intimazione della licenza Questa possibilità è
con contestuale citazione per la convalida. «Il locatore o il concedente configurata dall’art.
657,1° comma.
- recita dunque la norma in discorso - può intimare al conduttore,
all affittuario coltivatore diretto, al mezzadro o al colono, licenza per
finita locazione prima della scadenza del contratto, con la contestuale
182 PRO C ED IM EN TO PER CONVALIDA D I SFRATTO § 49

citazione per la convalida, rispettando i termini prescritti dal contratto,


dalla legge o dagli usi locali».
L’accesso alle forme del procedimento speciale non è, tuttavia, ri­
servato all’ipotesi eccezionale (ora vista) dell’azione anteriore alla
scadenza; tali forme sono, infatti, utilizzabili anche nell’ipotesi in cui
il diritto al rilascio è già attuale perché la scadenza si è già verificata,
nonché nell’ipotesi in cui il diritto al rilascio può divenire attuale in
conseguenza della risoluzione del contratto che il giudice può pronun­
ciare per effetto della morosità.
A questa ipotesi, Con riguardo alla prima di queste due ipotesi, il 2° comma del-
l’art. 657,2° comma, l’art. 657 dispone che il locatore o il concedente può intimare senz'al­
affianca quella
normale dello sfratto tro lo «sfratto» - e non, dunque, la licenza prevista dal 1° comma -
per finita locazione,... purché non si sia, in precedenza, già verificata la tacita riconduzione\ la
quale tacita riconduzione dovrà essere stata impedita o in virtù del
contratto stesso (che, ad es., escluda esplicitamente la tacita ricondu­
zione) o per effetto di una disdetta (o licenza) intimata in precedenza
nei termini di legge, di contratto o di uso.
Per la seconda delle due suddette ipotesi (ossia la morosità), il co­
dice configura uno strumento che consente di conseguire rapida­
mente i risultati propri di un’azione costitutiva di risoluzione del
contratto per inadempimento, nonché quelli di una conseguente, an­
che se contemporanea, azione di condanna al rilascio ed al pagamen­
,. mentre l’art. 658 to dei canoni. L ’art. 658 c.p.c., infatti, disponendo che «il locatore
affianca Tulteriore può intimare al conduttore lo sfratto con le modalità stabilite nell'arti­
ipotesi della
risoluzione per
colo precedente anche in caso di mancato pagamento del canone di af­
morosità. fitto alle scadenze», offre innanzitutto la possibilità di fruire delle
forme accelerate del procedimento di convalida (ora in esame) per
ottenere il provvedimento di rilascio, che naturalmente implica la
pronuncia della risoluzione (arg. ex art. 669) e che perciò ha, al tem­
po stesso, natura costitutiva e di condanna. Inoltre, offre anche la
possibilità di fruire contemporaneamente delle forme proprie del
procedimento ingiuntivo per ottenere «il pagamento dei canoni sca­
duti» (v. il § seguente e voi. I, § 36). A meno che, naturalmente, il lo­
catore preferisca agire solo per il rilascio, nel quale caso «la pronun­
cia sullo sfratto risolve la locazione, lasciando impregiudicata ogni
questione sui canoni» (art. 669).
Infine, il codice (art. 659) prevede l’ipotesi che il godimento del­
l’immobile costituisca corrispettivo, anche parziale, di una prestazio­
ne d’opera; ed a questa ipotesi estende la possibilità di agire in eia-
som a delle tre situazioni sopra viste, precisando che ciò è possibile
quando il contratto viene a cessare per qualsiasi causa.
§ 50 FASE SOMMARIA, ORDINANZA, OPPOSIZIONE TARDIVA 183

50. La fase sommaria del procedimento per convalida. Vordinanza


di convalida e l’ordinanza di rilascio: natura ed efficacia. L'oppo­
sizione tardiva. Il decretò, ingiuntivo per i canoni scaduti.
I
L'impiego delle forme del procedimento speciale per convalida La competenza per
implica, anzitutto, l’osservanza di regole inderogabili (in parte diver- materia è del tribunale
e quella per territorio
se da quelle ordinarie) circa la competenza. Sotto il profilo della ma­ è quella del luogo in
teria, la competenza spetta, dopo la soppressione dell’ufficio del pre­ cui si trova la cosa
locata (art. 661),
tore, inderogabilmente al tribunale. Sotto il profilo del territorio, è
inderogabilmente competente il giudice del luogo in cui si trova la
cosa locata (art. 661).
L atto introduttivo è, come si è visto, l’atto di citazione che tutta­
via può avere un contenuto più ampio di quello del normale atto di
citazione poiché può includere, nel suo contesto, anche un atto di
portata sostanziale ossia l’intimazione della licenza o dello sfratto. La L’atto introduttivo è
quale intimazione costituisce, anzi, l’elemento che concreta il conte­ la citazione, che
può contenere
nuto anche della domanda al giudice davanti al quale l’intimato vie­ anche la disdetta.
ne citato, ed al quale viene chiesta, per l’appunto, in contraddittorio
con l’intimato, la convalida dell'intimazione. Ed in realtà, se si tiene
conto che l’intimazione ha ad oggetto precisamente il rilascio del­
l’immobile, appare evidente che l’espressione «convalida dell’intima­
zione» è un modo sintetico di esprimere per relationem (ossia con ri­
ferimento all’intimazione) la condanna al rilascio già intimato.
Peraltro, la proposizione della domanda con il procedimento in
questione non presuppone il preventivo esperimento obbligatorio
della procedura di mediazione secondo quanto previsto dall’art. 5, 4°
comma, D.Lgs. 28/2010 (v. oltre, § 102). .
La notificazione di quest’atto - attesa ila sua particolare impor­
tanza in relazione alle conseguenze dell’eventuàle mancata compari­
zione deU’intimato - va effettuata con maggiori cautele; perciò, da
un lato, è esclusa la validità della notificazione al domicilio eletto
(art. 660, 1° comma); e, dall’altro, si dispone che quando la notifica­
zione non avviene «in mani proprie» (v, voi. I, § 70), l’ufficiale giu­
diziario deve avvertire l’intimato dell’effettuata notificazione, con
lettera raccomandata, allegandone la ricevuta all’originale dell’atto
(art. 660, 7° comma). Nell’atto di citazione, il locatore deve dichia­
rare la propria residenza o eleggere domicilio nel comune dove ha
sede il giudice àdito; altrimenti, le notificazioni delle opposizioni o
di ogni eventuale altro atto possono avvenire nella cancelleria (art.
660,2° comma).
Abbiamo già visto che, in questo procedimento, la prima udienza
assurge a particolare importanza, poiché è appunto in relazione al
comportamento delle parti in tale udienza che il procedimento può
sfociare in un’immediata pronuncia sommaria, oppure trasformarsi
in un ordinario processo di cognizione.
184 PROCEDIMENTO PER CONVALIDA DI SFRATTO §50

La citazione deve Avuto riguardo alla suddetta possibilità di pronuncia sommaria,


contenere anche l’art. 660, precisamente nel suo 3° comma, dispone che, nell’atto di
rinvito a comparire
nell’udienza indicata citazione, l’invito e l’avvertimento che, per il giudizio ordinario sono
con un particolare configurati dall’alt. 163, 3° comma n: 7, siano formulati in maniera
avvertimento.
diversa; dispone, cioè, che la citazione per la convalida contenga, nei
confronti del convenuto, <d’invito a comparire nell’udienza indicata»
e «l’avvertimento che, se non comparisce, o comparendo non si oppo­
ne, il giudice convalida la licenza o lo sfratto ai sensi dell’art. 663».
Sempre in considerazione delle particolarità del procedimento di
Tra il giorno della cui trattasi, il 4° comma dispone che «tra il giorno della notificazione
notificazione e quello dell’intimazione e quello dell’udienza debbono intercorrere termini li­
dell’udienza devono
intercorrere almeno beri non minori di venti giorni», salva abbreviazione alla metà su
20 giorni liberi. istanza deU’intimante; mentre il 5° comma dispone che «le parti si
costituiscono depositando in cancelleria l’intimazione con la relazione
di notificazione o la comparsa di risposta oppure presentando tali atti
al giudice in udienza». Il che implica che la costituzione dell’una e/o
dell’altra parte è tempestiva, anche agli effetti delle preclusioni con­
seguenti, anche se effettuata all’udienza.
Inoltre, il 6° comma precisa che «ai fin i dell’opposizione e del
compimento delle attività previste negli articoli da 663 a 666 è suffi­
ciente la comparizione personale dell’intimato».
Non sussiste quindi - ai suddetti fini e per il solo convenuto -
l’onere del patrocinio, né è necessaria la comparsa di risposta (ov­
viamente possibile), che è invece necessaria per la proposizione delle
eventuali domande riconvenzionali.
Passiamo ora ad esaminare le diverse situazioni che possono veri­
ficarsi alla prima udienza.
Alla prima udienza Può accadere, anzitutto, che alla prima udienza non compaia l’in­
se l’intimante timante-. in tale ipotesi - dispone l’art. 662 - l’intimazione perde effi­
non compare,
l’intimazione perde cacia.
efficacia (art. 662);... Ma l’ipotesi di gran lunga più importante è quella della mancata
comparizione dell’intimato, alla quale il codice equipara, sotto ogni pro­
filo, l’ipotesi in cui l’intimato, pur essendo comparso davanti al giudi­
ce, non si opponga alla convalida. Per queste ipotesi il codice (art. 663)
dispone che il giudice, previo ordine di rinnovare la citazione ogni
...se non compare qualvolta sussista il dubbio che l’intimato non comparso non ne ab­
l’intimato, o bia avuto conoscenza o non sia potuto comparire per caso fortuito o
comparendo non si
oppone, il giudice forza maggiore, «convalida la licenza o lo sfratto e dispone, con ordi­
convalida la licenza o nanza in calce alla citazione, l’apposizione su di essa della formula ese­
lo sfratto.
cutiva». In pratica, ciò significa che il giudice pronuncia, seduta stan­
te, un provvedimento con la forma dell’ordinanza ed il contenuto,
assai semplice, della convalida dell’intimazione con la conseguente
apposizione, in calce ad essa, della formula esecutiva. In tal modo
l’ordinanza assume la portata di una condanna immediatamente esecu­
tiva al rilascio, riferita, per ogni suo elemento e modalità, all’intima-
§50 FASE SOMMARIA, ORDINANZA, OPPOSIZIONE TARDIVA 185

zione; perciò il^ o lo esecutivo è costituito* in quanto documento, dal-


rintimazione, integrata dalla stesura, in calce, dell’ordinanza di con­
valida, e dall’apposizione dèlia formula esecutiva. L ’efficacia esecu­
tiva viene in essere, tuttavia! “ nel caso che l’intimato non sia com­
parso - soltanto dopo trenta Igiorni dalla data di apposizione della for­
mula. |
L’ordinanza di convalida costituisce un provvedimento di con­
danna - che, tra l’altro, in quanto definisce un procedimento di co­
gnizione, sia pure speciale, deve pronunciare sulle spese - dotato di
immediata efficacia esecutiva (salva la protrazione di cui si è appena
fatto cenno), e con l’ulteriore caratteristica che, quando si tratta d ’in­
timazione prima della scadenza, costituisce una condanna in futuro.
Ciò va riaffermato contro talune isolate opinioni secondo le quali il
giudice non farebbe che prendere atto di un accordo di natura nego­
ziale, tra intimante e intimato. In realtà, non si tratta di accordo, ma
semplicemente di acquiescenza da parte deh’intimato; la quale ac­
quiescenza offre al giudice elementi sufficienti per effettuare una co­
gnizione sommaria, e, su quella base, pronunciare un’autentica con­
danna con immediata efficacia esecutiva.
Ma, oltre che di efficacia esecutiva, l’ordinanza di convalida è do­ Contro
tata, come il decreto ingiuntivo non opposto, di autentica efficacia di l’ordinanza di
convalida è prevista
cosa giudicata. Sebbene il codice taccia in proposito, la conclusione solo Vopposizione
suddetta si desume da alarne altre disposizioni, tra le quali primeg­ tardiva di cui
alTart. 668 ...
gia quella dell’art. 668. Questa norma dispone, infatti, che contro l’or­
dinanza in discorso, l’intimato può proporre opposizione (c.d. oppo­
sizione tardiva da proporsi innanzi al tribunale che, ha pronunciato
l’ordinanza e con le forme dell’opposizione tardiva al decreto ingiun­
tivo, in quanto compatibili) in quanto provi di non aver avuto conoscen­ ... ma la Corte
za dell’intimazione, per irregolarità della notificazione o per caso fortuito costituzionale ha
ammesso anche le
o forza maggiore (oppure - dopo la sent. della C. Cost. 89/1972 - in impugnazioni
quanto provi che, per caso fortuito o fopzia maggiore, sia stato impos­ straordinarie,
sibilitato a comparire, pur avendo avuto conoscenza dell’intimazio­ riconoscendone
l’efficacia di
ne) e sempre in quanto non siano decorsi dieci giorni dall’inizio del­ giudicato.
l’esecuzione (ossia al primo accesso dell’ufficiale giudiziario sul luogo
dell’esecuzione, munito del titolo esecutivo di rilascio). Questo signi­
fica che, quando non sussistono le suddette circostanze eccezionali -
che attribuiscono all’opposizione il carattere dell’impugnazione stra­
ordinaria (come l’opposizione tardiva al decreto ingiuntivo) -, non è
possibile proporre l’opposizione. E poiché il codice non contempla
alcun altro mezzo d’impugnazione contro l’ordinanza in discorso,
salve solo le impugnazioni straordinarie rese ora ammissibili dalla
Corte costituzionale (v. oltre in questo §), ne deriva la sua definitività
e idoneità al giudicato.
Dal rilievo, or ora compiuto, che il codice non contempla altro
mezzo di impugnazione contro l’ordinanza in discorso, all’infuori del-
186 PROCEDIMENTO PER CONVALIDA DI SFRATTO § 50

l’opposizione c.d. tardiva, si deve desumere che, quando mancano i


particolari requisiti per questa impugnazione straordinaria, non esiste
alcuna possibilità di rimedio contro l’ordinanza di convalida? Il pro­
blema sorge, in pratica, con una certa frequenza nei casi in cui l’ordi­
nanza sia stata pronunciata al di fuori dei presupposti della legge pro­
cessuale (ad es., nonostante l’opposizione dell’intimato o a seguito di
una notificazione invalida o addirittura non verificata) od eventual­
mente anche sostanziale (ad es., nel caso che venga convalidata una
licenza intimata senza il rispetto dei termini previsti dal contratto).
Nell’ipotesi di Secondo la Cassazione, confortata dalla prevalente dottrina, la
ordinanza pronuncia al di fuori dei presupposti di legge, e quindi con una for­
pronunciata al di
fuori dei presupposti ma diversa da quella con la quale il provvedimento avrebbe dovuto
di leggej la essere pronunciato, dovrebbe fondare l’applicazione della regola c.d.
Cassazione ritiene
ammissibile l’appello. della prevalenza della sostanza (che qui sarebbe di sentenza) sulla
forma (v. voi. I, § 67) con la conseguente impugnabilità del provve­
dimento con l’appello.
In giurisprudenza e dottrina sussistono contrasti circa l’ammis­
sibilità, avverso l’ordinanza de qua, del regolamento di competenza;
d’altra parte, giurisprudenza e dottrina erano orientate contro l’am­
missibilità dell’opposizione di terzo avverso l’ordinanza in discorso,
prima dell’intervento della Corte costituzionale con sua sentenza n.
167/1984, che ha aperto la via a quest’impugnazione; successiva­
mente, la C. Cost. 20 dicembre 1989 n. 558 ha aperto la via anche
alla revocazione di cui all’art. 395 n. 4 c.p.c.
Nel caso dello sfratto per morosità, si è visto che il locatore può
chiedere anche la condanna, con decreto ingiuntivo, al pagamento dei
canoni scaduti e da scadere fino all’esecuzione dello sfratto. In tal ca­
Insieme con lo sfratto so, il giudice pronuncia un decreto ingiuntivo, che costituisce provvedi­
per morosità può mento autonomo da stendersi in calce ad un’altra copia dell’intimazione
essere chiesto il
decreto ingiuntivo da conservarsi in cancelleria; il decreto è immediatamente esecutivo,
per i canoni arretrati. ma suscettibile di opposizione nel termine consueto di quaranta gior­
ni e di acquistare efficacia di giudicato in caso di mancata opposizio­
ne; naturalmente l’eventuale opposizione non toglie efficacia all’awe-
nuta risoluzione del contratto (art. 664 c.p.c.). D ’altra parte - e come
pure si è visto - la richiesta del decreto ingiuntivo per il pagamento
dei canoni costituisce, per l’intimante, una semplice facoltà e non un
onere (v. art. 669). Un vero e proprio onere per l’intimante è, invece,
previsto dal codice (art. 663,3° comma), sempre con riguardo all’inti­
mazione di sfratto per morosità: si tratta dell’attestazione in giudizio
che la morosità persiste. E poiché il codice subordina a tale attesta­
zione la pronuncia dell’ordinanza di convalida, se ne desume che fino
a quel momento l’intimato può utilmente sanare la morosità.
L ’altra ipotesi che può verificarsi alla prima udienza è quella che
l’intimato (o un suo procuratore speciale, appositamente nominato)
compaia all’udienza e si opponga alla convalida. Premesso che que­
§ 51 OPPOSIZIONE E TRASFORMAZIONE IN PROCEDIMENTO LOCATIZIO 187

st’opposizione non richiede forme particolari, va tenuto presente Se Vintimato compare


che, mentre il fatto puro e ^emplice dell’opposizione trasforma, co­ e si oppone, questa
opposizione
me vedremo tra poco, il procedimento sommario in procedimento trasforma il
ordinario, il codice prende in particolare considerazione l’ipotesi che procedimento
sommario in
l’opposizione non sia fondata su prova scritta; e, per tale ipotesi, procedimento
prevede la pronuncia di un provvedimento che, pur non essendo de­ ordinario.
finitivo come l’ordinanza di convalida, ha tuttavia il carattere di un
provvedimento a cognizione sommaria, più precisamente sommaria
perché incompleta. L ’art, 665 dispone, infatti, che «se Vintimato com­
parisce e oppone eccezioni non fondate su pròva scritta, il giudice, su L'ordinanza di
istanza del locatore, se non sussistono gravi motivi in contrario, pro­ rilascio con riserva
delle eccezioni
nuncia ordinanza non impugnabile di rilascio con riserva delle eccezio­ del convenuto
ni del convenuto». Questo significa che l’intimante viene a disporre (art. 665 c.p.c.).
immediatamente di un titolo esecutivo fondato su un provvedimento
che, da un lato, non è impugnabile, ma che, dall’altro, non è neppure
definitivo. Esso infatti, in relazione all’incompletezza della cognizio­
ne su cui si fonda, non chiude il procedimento; tale procedimento
deve in realtà proseguire per quell’esame delle eccezioni dell’intima-
to, che, come si è visto, è, nell’ordinanza in discorso, fatto oggetto di
espressa riserva. Ed è chiaro che, se tale esame dovesse dare esito fa­
vorevole all’intimato, l’ordinanza di rilascio rimarrebbe caducata e
posta nel nulla.
L ’ordinanza in discorso è, dunque, un provvedimento assimilabi­ In caso di successiva
le alla condanna con riserva delle eccezioni (v. voi. I, § 15 sub B, d) estinzione del
processo,...
sotto il profilo del contenuto, ma non anche sotto il profilo della
struttura, che è piuttosto quella tipica dell’anticipazione (v. oltre, §
55). In particolare, non sembra accettabile l’assimilazione alle sen­
tenze di condanna agli effetti dell’art. 310, 2° comma, c.p.c., assimila­
zione sul cui fondamento si sostiene la protrazione dell’efficacia del­
l’ordinanza in discorso anche dopo l’estinzione del processo. Secon­
do la giurisprudenza, invece, la struttura del provvedimento, che ne ... l’ordinanza di
esclude la definitività e che si riconduce alla funzione anticipatoria, rilascio conserva
la sua efficacia.
suggerisce che l’estinzione del processò non dia luogo alla caduca­
zione dell’ordinanza di cui trattasi. Per le medesime ragioni, la cadu­
cazione si verifica a seguito della pronuncia della sentenza di primo
grado.

51. L ’opposizione tempestiva e la trasformazione del procedimento


sommario per convalida in procedimento locatizio. La contesta­
zione dell’ammontare del canone.

Abbiamo avùto occasione di osservare, nel § precedente, che men­


tre nel caso della mancata comparizione o della mancata opposizione
deU’mtimato, la conseguente pronuncia dell’ordinanza di convalida
188 PROCEDIMENTO PER CONVALIDA DI SFRATTO §51

ex art. 663 pone termine senz’altro al procedimento, quando invece


l’intimato compare e si oppone, il procedimento prosegue con le for­
me del procedimento ordinario. Ciò che accade anche quando, non
essendo l’opposizione fondata su prova scritta, il giudice pronuncia
l’ordinanza di rilascio ex art. 665, che ha la natura di una condanna
con riserva.
Nel § precedente abbiamo pure avuto occasione di accennare al­
l’opposizione «tardiva» ex art. 668, precisando che questa opposi­
zione va proposta con le forme dell’opposizione (tardiva) al decreto
ingiuntivo (nel caso di specie con ricorso, stante l’applicabilità del
rito locatizio). Ed è chiaro che la ragione per cui occorre un’autono­
ma iniziativa giudiziaria sta nel fatto che l’opposizione tardiva è ri­
volta contro un provvedimento già pronunciato ed ha pertanto carat­
teristiche assimilabili a quelle di un’impugnazione: presso a poco co­
me accade nella fase di opposizione al decreto ingiuntivo.
\J opposizione Ben diversa natura e struttura ha, invece, l’opposizione che l’inti­
(c.d. tempestiva) mato propone comparendo alla prima udienza e che, per distinguer­
delTintimato alla
prima udienza è la da quella tardiva, è chiamata, da taluno, «tempestiva». Con que­
rivolta contro la st’opposizione,>infatti, non ci si oppone ad un provvedimento già pro­
pronuncia della
convalida. nunciato,, ma alla pronuncia (non ancora avvenuta, ed impedita pro­
prio con quell’atto) della convalida. Perciò l’intimato si limita ad op­
porsi all’accoglimento della domanda dell’intimante, ossia propone
quella domanda di rigetto che è la reazione tipicamente propria del
convenuto rispetto alla domanda dell’attore (v. voi. I, § 24); e pertan­
to introduce una nuova fase del giudizio solo nel senso particolare
per cui, come stiamo per vedere, d ’ora innanzi il giudizio si svolge
secondo le regole ordinarie nella materia locatizia.
L ’opposizione «tempestiva», dunque, non è altro che una conte-
stazione rispetto alla pronuncia del provvedimento chiesto dall’atto­
re; una domanda di rigetto che non abbisogna neppure di alcuna for­
ma particolare. Di solito viene compiuta nella comparsa di risposta
come conclusione principale (e non necessariamente unica) di quel­
l’atto (v. voi. II, § 8). Ma, proprio perché la legge non richiede, per
essa, alcuna forma particolare, si ritiene che possa essere utilmente
compiuta anche verbalmente all’udienza, come è enunciato dall’art.
660, 6° comma, c.p.c. Basta, insomma, che l’intimato compaia e di­
chiari, in qualunque modo, che intende opporsi all’intimazione.
A questo punto il A questo punto il procedimento rientra nei binari del giudizio lo­
giudizio prosegue per catizio, con la conseguenza che, mentre, da un lato, non sono più ri­
la decisione sul merito,
previa ordinanza di chiesti i presupposti specifici del procedimento speciale, dall’altro
mutamento del rito. lato, tornano ad applicarsi le regole ordinarie, che peraltro (come si
vedrà al § 90) rimandano ancora alla competenza del tribunale e al
rito «locatizio» ricalcato su quello del lavoro dall’art. 447 bis, previa
ordinanza di mutamento del rito. L’art. 667 dispone, infatti, che,
dopo l’opposizione e dopo le eventuali pronunce ai sensi degli artt.
§ 51 OPPOSIZIONE E TRASFORMAZIONE IN PROCEDIMENTO LOCATIZIO 189

665 e 666, su cui subito appresso (e salvo il caso di controversie su


affitto di fondi rustici, sottoposte al rito del lavoro dalTart. 11 D.Lgs.
1° settembre 2011 n. 150: vlcap. 14°; o di controversie non concer­
nenti immobili urbani, sottoposte a quello ordinario), il giudizio pro­
segue per la decisione del rqerito nelle forme del rito spedale «loca­
tizio», previa ordinanza di mutamento del rito ai sensi delTart. 426.
La quale norma prevede, tr i gli atti connessi a questo mutamento, il
deposito di memorie integrative degli atti introduttivi; queste memo­
rie potranno contenere allegazioni, produzioni e richieste istruttorie
nell’ambito della situazione sostanziale individuata con la citazione
per la convalida. Peraltro, dopo la pronuncia dell’ordinanza di m u­
tamento del rito, l’art. 5, 4° comma, D.Lgs. 28/2010 impone resperi­
mento obbligatorio della procedura di mediazione - su iniziativa del-
l’intimante - nelle materie di cui al comma 1° bis del medesimo art.
5 (v, oltre, § 102).
L ’ordinanza di mutamento del rito ha effetto imperativo per tutto
l’ulteriore corso del procedimento e non è suscettibile di revoca,
neppure implicita. Di conseguenza, la pronuncia della sentenza do­
vrà avvenire, a pena di nullità, con l’osservanza della formalità della
lettura del dispositivo in udienza, prevista per il rito speciale locati-
zio.
La disciplina in esame prende in particolare considerazione l’ipo­ Nel caso di
tesi che, nel caso dell’intimazione di sfratto per morosità, il convenu­ intimazione di sfratto
per morosità, il
to neghi la propria morosità contestando l’ammontare della somma giudice può disporre
pretesa. Per quest’ipotesi, l’art. 666 c.p.c. stabilisce che il giudice con ordinanza il
pagamento della
può disporre con ordinanza il pagamento della somma non contro­ somma non
versa, concedendo al convenuto un termine non superiore a venti contestata.
giorni; se il pagamento non avviene in questo termine, il giudice con­
valida l’intimazione di sfratto eventualmente pronunciando decreto
ingiuntivo per il pagamento dei canoni. Se invece il pagamento av­
viene, il giudizio prosegue per la decisione del merito e l’eventuale
risoluzione del contratto ai termini deU’art. 667, che, nel suo testo
novellato, rimanda, come si è visto, al rito locatizio.
Ferme, dunque, queste regole che eliminano ogni problema di
competenza e di rito, al giudizio di merito si applica la disciplina del
giudizio ordinario sotto ogni altro profilo, compreso quello della po­
sizione delle parti e della distribuzione dell’onere della prova ferme
peraltro restando le preclusioni già maturate. La sentenza sarà poi
impugnabile nei modi consueti, col rito locatizio.
Ciò vale, naturalmente, anche per l’opposizione tardiva che, ana­
logamente a quanto si è visto per l’opposizione al decreto ingiuntivo,
dà luogo ad una fase eventuale del giudizio di primo grado. In que­
sto caso l’opponente, che ha assunto formalmente la veste di attore, è
sostanzialmente un convenuto, mentre l’onere della prova grava su
chi vuol far valere il diritto, che è normalmente l’intimante opposto.
190 PROCEDIMENTO PER CONVALIDA DI SFRATTO §51

Bibliografia di orientamento

G. TRISORIO LlUZZI, Procedimenti in materia di locazione, in Dtg. disc.


priv,, set- civ., XIV, Torino, 1996; E. G akbagn ATI, I procedimenti di in­
giunzione e,per convalida di sfratto, 5a ed., Milano, 1979; R. PREDEN, Sfratto
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1990; C, MANDRIOLI, Sull'impugnazione dell3ordinanza di licenza o di sfrat­
to, in Riv. dir. proc., 1968; E. FAZZALARI, Cosa giudicata e convalida di sfrat­
to, in Riv. trim. dir. e proc. civ., 1956; R. FRASCA, Convalida di sfratto (proce­
dimento per), in Dig. disc. priv., sez. civ., Aggiornamento, I, Torino, 2003;
G. TRISORIO LlUZZI, Procedimenti speciali di rilascio degli immobili locati, in
I procedimenti sommari e speciali, a cura di S. CHIARLONI e C. CONSOLO, I,
t. 2, Torino, 2005; AA.W., Il procedimento per convalida di sfratto, a cura
di A. TEDOLDI, Bologna, 2009; G. TRISORIO LlUZZI, Convalida di sfratto e
licenza. Procedimento, in Diritto on line Treccani, 2013.
C a p it o l o IX
I PROCEDIMENTI,CAUTELARI E POSSESSORI

SOMMARIO: 5 2 , G e n e r a lità su i p r o c e d im e n ti c a u te la r i (ric h ia m o ) e p o s s e s s o ri. C e n n i


su i p r o v v e d im e n ti a n tic ip a to r i o in te r in a li e s u i p r o v v e d im e n ti c a u te la r i a s tr u -
m e n ta lità « d e b o le » .

52, Generalità sui procedimenti cautelari (richiamo) e possessori.


Cenni sui provvedimenti anticipatori o interinali e sui provve­
dim enti cautelari a strumentalità «debole».

Il secondo gruppo dei procedimenti speciali che, secondo Lordi­


ne tracciato al § 41, viene ora in esame, è quello dei procedimenti
cautelari, ossia dei procedimenti la cui «specialità» consiste in una
divergenza (dal giudizio ordinario di cognizione), che investe addirit­
tura il tipo di attività giurisdizionale che con essi si svolge, e che è
Vattività cautelare, nonché l’azione che con essi si esercita, ossia
Vazione cautelare.
Gon riguardo alle caratteristiche dC a ttività cautelare, basterà qui
richiamare Ì rilievi compiuti in sede di nozioni introduttive (v. voi, I,
§ 5) circa la funzione non autonoma, ma strumentale di questo tipo di
attività giurisdizionale rispetto alla funzióne (ossia rispetto alla frut­
tuosità) della cognizione o dell’esecuzione; nonché, correlativamen­
te, circa il difetto di caratteri strutturali specifici di questo tipo di at­
tività, che presenta in un primo momento caratteri paragonabili a
quelli della cognizione ed in un ulteriore momento caratteri parago­
nabili a quelli dell’esecuzione. Qui giova aggiungere il rilievo che
nella fase assimilabile alla cognizione sussistono più precisamente i
caratteri della cognizione sommaria’, ciò che - come si vide al § 41 -
ha indotto il legislatore a disciplinare questi procedimenti accanto ai
procedimenti di cognizione speciali perché sommari.
In realtà, la sommarietà, o cognizione (in senso ampio) sommaria,
se, da un lato, è caratteristica sempre presente nei procedimenti cau­
telari, non è, dall’altro lato, esclusiva di questi ultimi, poiché appar­
tiene anche ai procedimenti sommari non cautelari, disciplinati, in
parte, nel titolo primo del libro quarto del codice di rito e in altre
192 PROCEDIMENTI CAUTELARI E POSSESSORI 52

sedi legislative anche non codicistiche; nonché, per lo più, anche nei
procedimenti di giurisdizione volontaria.
Con riguardo alle caratteristiche dellyazione cautelare basterà pure
richiamare i rilievi compiuti in sede di esame delle diverse figure di
azione (v. voi. I, § 16) circa le particolarità e il diverso modo di at­
teggiarsi delle condizioni proprie di quest’azione nei veduti due di­
versi momenti del processo cautelare. Più precisamente, basta ricor­
dare: a) che nella fase assimilabile alla cognizione (autorizzazione del­
la misura cautelare), l’azione cautelare è condizionata sia dalla sussi­
stenza di un pericolo, al quale il ritardo può esporre il diritto (pericu­
Si ricorda che lum in mora) e sia da un’approssimativa verosimiglianza circa resi­
le condizioni
dell’azione cautelare, stenza del diritto stesso {fumus boni juris)\ b) che nella fase assimila­
nella fase di bile all’esecuzione (attuazione della misura cautelare), il provvedi­
autorizzazione, sono mento di autorizzazione assume un ruolo in qualche modo parago­
il periculum in mora e
il fumus bonijuris. nabile a quello del titolo esecutivo nell’esecuzione forzata.
La regolamentazione anteriore alla L. 353/1990 non conteneva,
per l’esercizio dell’azione cautelare e per lo svolgimento dell’attività
cautelare, una disciplina autonoma ed organica come per la cognizio­
ne e per l’esecuzione forzata, ma si limitava a disciplinare, nel libro
dedicato ai procedimenti speciali, alcuni procedimenti caratterizzati
dalla funzione cautelare; tuttavia, preoccupandosi di attribuire ad
uno di essi (quello in funzione dei c.d. provvedimenti d ’urgenza) il
carattere della sussidiarietà, ossia l’attitudine ad operare al di fuori
delle situazioni tipiche in relazione alle quali sono disciplinati Ì sin­
goli procedimenti cautelari.
La L. 353/1990 ha La L. 26 novembre 1990 n. 353 ha profondamente modificato
inserito nel codice
(artt. 669 bis e ss.) il
questa situazione, introducendo per la prima volta, una serie di di­
procedimento sposizioni - collocate all’inizio del capo terzo (del titolo primo del
cautelare uniforme. libro quarto del codice) intitolato ai procedimenti cautelari - riunite
in un’apposita prima sezione dedicata ai «procedimenti cautelari in
generale» che pertanto offre una disciplina organica del processo
cautelare, ancorché destinata ad integrarsi con le discipline specifi­
che tendenzialmente limitate all’individuazione delle fattispecie pro­
prie dei singoli procedimenti cautelari, contenute nelle sezioni suc­
cessive di questo medesimo capo terzo.
Il capo terzo ora in esame si articola in cinque sezioni: la prima,
dedicata, come si è già accennato, ai procedimenti cautelari in genera­
le e contenente le disposizioni applicabili, almeno tendenzialmente, a
tutti i procedimenti cautelari; la seconda alla disciplina specifica del
sequestro (che è il provvedimento cautelare più caratteristico e di più
frequente utilizzazione); la terza alla disciplina specifica delle denun­
ce di nuova opera e di danno temuto; la quarta alla disciplina specifica
dei procedimenti di istruzione preventiva; la quinta alla disciplina spe­
cifica dei provvedimenti d}urgenza, questi ultimi con la funzione sus­
sidiaria alla quale ci siamo riferiti poc’anzi.
§ 52 GENERALITÀ SU CAUTELA E ANTICIPAZIONE 193

La successiva L. 18 giugno 2009 n. 69 ha poi introdotto nel codi­


ce il capo terzo bis (del titolo primo del libro quarto), interamente
dedicato al nuovo procedimepto sommario di cognizione.
Abbiamo, d ’altra parte, già accennato che il codice disciplina in
un capo diverso e successivo (il capo quarto del medesimo titolo pri­
mo) il procedimento possessòrio, ossia il procedimento con il quale si
esercitano le azioni possessorie di cui agli artt. 1168 e ss. del codice
civile. Si tratta di un procedimento strutturato in maniera assai simile
ai procedimenti cautelari, dai quali peraltro si distingue per la sua
funzione. Ed infatti, tale funzione, pur essendo in parte coincidente
con quella (strumentale) dei procedimenti cautelari (per le situazioni
di pericolo alle quali dà luogo la turbativa del possesso, che può in­
vestire anche la fruttuosità della tutela petitoria), ha caratteristiche
autonome, in relazione al fatto che il possesso è configurato dalla leg­
ge come situazione di diritto sostanziale tutelabile autonomamente e
che pertanto postula un giudizio (con caratteristiche di cognizione)
autonomo.
Precisato ciò, si deve, d’altra parte, rilevare che il codice, non sol­
tanto configura il procedimento possessorio con caratteristiche strut­
turali identiche a quelle dei procedimenti cautelari, ma addirittura lo
disciplina, in parte, con un richiamo alla disciplina dei procedimenti
cautelari. L ’affinità dell’oggetto sostanziale e della disciplina suggeri­
sce l’opportunità del suo esame insieme col procedimento sulle de­
nunce di nuova opera e di danno temuto.
Dedicheremo, pertanto, la prima sezione di questo capitolo alle
disposizioni concernenti i procedimenti cautelari in generale, la se­
conda al procedimento per il sequestro; la terza alle denunce di nuo­
va opera e di danno temuto e, insieme, al ;procedÌmento possessorio;
la quarta ai procedimenti d’istruzione preventiva e la quinta ai prov­
vedimenti d’urgenza. ,i
Si deve ancora rilevare, nel quadro di duesti cenni generali in tema
di procedimenti cautelari, che, agli effetti della classificazione e della
collocazione nel codice, la legge non attribuisce alcun particolare rilie­ Ferma la
vo al fatto che in taluni procedimenti cautelari la funzione strumentale caratteristica
strumentalità di tutti
- che, come si è visto, è propria dell’attività cautelare —viene consegui­ i provvedimenti
ta attribuendo al provvedimento cautelare la portata c.d. interinale ca­ cautelari, alcuni di
essi hanno la
ratterizzata &&&anticipazione degli effetti propri del provvedimento di caratteristica
cui (tendenzialmente, ma non necessariamente) vuole assicurare la dell 'anticipa torietà...
fruttuosità e che, al momento della sua pronuncia, dà luogo alla cadu­
cazione del provvedimento anticipatorio; d ò non senza la possibilità di
assumere un ruolo autonomo con l’acquisizione dì effìcada indefini­
tamente protratta, prescindendo dall’introduzione del giudizio di me­
rito, come previsto dall’art. 669 octies, 6° comma, c.p.c. (v. oltre, §
54). Sebbene si debba prendere atto, comunque, del differente regime
di strumentalità (più o meno «forte») che si ricava dallo stesso 6°
194 PROCEDIMENTI CAUTELARI E POSSESSORI §52

comma delTart. 669 octies, a seconda che il provvedimento cautelare


abbia o meno contenuto anticipatorio (v. oltre, § 54).
D ’altra parte, l’eventuale presenza dell’elemento dell’anticipato-
rietà in alcuni provvedimenti cautelari (in particolare in alcuni prov­
vedimenti d’urgenza) impone la netta contrapposizione, sul piano
strutturale, tra provvedimenti anticipatori cautelari (caratterizzati dal­
la loro strumentalità e quindi dall’appartenenza ad un tipo di tutela
... tenendo peraltro distinto dalla cognizione) e provvedimenti anticipatori in senso pro-
presente che esistono prioy caratterizzati dall’anticipazione dei medesimi effetti della sen­
procedimenti
anticipatori non tenza definitiva (almeno sotto il profilo qualitativo), previa cognizio­
cautelari. ne non definitiva, ancorché potenzialmente piena, nell’ambito di un
processo di cognizione ordinario o speciale e quindi nel quadro della
tutela di cognizione.

Esempi di provvedimenti anticipatori non cautelari sono offerti, nel


procedimento ordinario di cognizione, dalle ordinanze di cui agli artt. 186
bis e 186 ter (v. voi. U, § 22); tra i procedimenti speciali, dal decreto in­
giuntivo (nella sola ipotesi della successiva opposizione) (v. retro, § 42)
dall’ordinanza di rilascio ex art. 665 c.p.c. (v. retro, § 50), nonché dall’or­
dinanza presidenziale ex art. 708 c.p.c. (v. oltre, § 66); tra i procedimenti
ancora da esaminare fanno spicco le ordinanze al pagamento di somme di
cui all’art. 423 c.p.c. nel processo del lavoro (v. oltre, § 85); tra i provve­
dimenti previsti da leggi speciali, meritano menzione l’ordinanza di rein­
tegrazione nel posto di lavoro dei lavoratori c.d. sindacalmente impegnati
prevista daU’art, 18, 11° comma, della L, 20 maggio 1970 n. 300, come
modificato dalla L. 92/2012; nonché, il provvedimento delTart. 147 del
D.Lgs. 7 settembre 2005 n. 209, c.d. codice delle assicurazioni. In questi
ultimi provvedimenti sono, peraltro, evidenti anche taluni caratteri cautela­
ri. Caratteristiche anticipatone possono ravvisarsi anche in taluni provve­
dimenti di giurisdizione volontaria, come, ad es., quello di cui all’art. 336
c.c. Con più limitato riferimento ai provvedimenti cautelari disciplinati dal
codice di rito, e che ci accingiamo ad esaminare, segnaleremo di volta in
volta l’eventuale presenza in essi dei caratteri dell’anticipazione.

Va, infine, rilevato che neppure la nuova disciplina si è occupata


dell’eventualità del pregiudizio dei diritti del terzo per effetto della
pronuncia o dell’esecuzione del provvedimento cautelare. In queste
ipotesi, non si potrà che continuare a ricorrere, come già in preceden­
za, ad istituti generali quali l’intervento e Topposizioné all’esecuzione,
salvo, quando ne sussistano i presupposti, il ricorso alla tutela d’ur­
genza. Sembra prevalere, d ’altra parte, la tesi dell’applicabilità anche
nel procedimento cautelare dell’istituto del litisconsorzio necessario e
della legittimazione al reclamo in capo al litisconsorte pretermesso e,
secondo un altro orientamento, in capo al terzo che, pur non essendo
litisconsorte, subisce pregiudizio diretto dal provvedimento.
Sezione prima i "

LE DISPOSIZIONI COJVtUNI
AI PROCEDIMENTI CAUTELARI
i ■
SOMMARIO: 53. La nuova disciplina dei procedimenti cautelari in generale. La do­
manda. La competenza. Il procedimento per l’autorizzazione. - 54. Segue, U
provvedimento di rigetto. Il pirowedimento di accoglimento. L'inefficacia, La
revoca e la modifica in corso di causa. L’attuazione, Il reclamo.

53. La nuova disciplina dei procedimenti cautelari in generale. La


domanda. La competenza. Il procedimento per l ’autorizzazione.

Come abbiamo già rilevato nel § precedente la L. 353/1990 ha in­


serito, nel capo dedicato ai procedimenti cautelari, una sezione inte­
ramente nuova (la prima, col conseguente slittamento nella numera­
zione di quelle successive) intitolata «Dei procedimenti cautelari in
generale» e contenente una disciplina unitaria per tutti i procedimen­
ti cautelari, disciplina da integrarsi con quella dei singoli procedi­
menti cautelari contenuta nelle successive sezioni (dalla seconda alla
quinta) del medesimo capo. I quattordici articoli di questa sezione
che, come detto, è interamente nuova (ancorché in parte ricalcata su
alarne norme dettate in precedenza per il sequestro), s’inseriscono
nella numerazione del codice con la tecnica della reiterazione del
precedente art. 669; sono gli artt. da 669 bis a 669 quaterdecies. Ed è
proprio in quest’ultimo articolo che è contenuta la determinazione
dell’ambito di applicabilità di questa disciplina.
Si tratta di una disciplina unitaria che, da un lato, è generale per­ Ambito applicativo
ché si applica: a) a tutti i procedimenti cautelari, ulteriormente e spe­ della disciplina sui
procedimenti
cificamente disciplinati nelle successive sezioni seconda, terza e quin­ cautelari in generale.
ta [tranne che ai procedimenti di istruzione preventiva, ai quali è ap­
plicabile solo l’art. 669 septies; ma, a seguito di successivi interventi
della Corte costituzionale - come vedremo: oltre, § 58 - anche l’art.
669 quinquies è, con riferimento al provvedimento di rigetto, l’art.
669 terdecies (1)]; b) «in quanto compatibili, agli altri provvedimenti
cautelari previsti dal codice civile e dalle leggi speciali», oltre, s’in­
tende, quelli che la richiamano espressamente; dall’altro lato, questa1

(1) Il riferimento è a C. Cost. 16 maggio 2008 n. 144 efi a C. Cost. 28 gennaio


2010 n. 26 (v. oltre, § 58).
196 DISPOSIZIONI COMUNI AI PROCEDIMENTI CAUTELARI §53

disciplina non è esaustiva, in quanto, come già detto, da integrarsi


con la disciplina dettata nelle sezioni successive con riguardo ai sin­
goli procedimenti cautelari.
Questa disciplina si articola in tre fasi: a) la fase di autorizzazione
Questa disciplina del prowpdimento cautelare che si sviluppa anche nella disciplina
si articola: del regime di stabilità del provvedimento stesso; b) la fase della sua
attuazione o esecuzione e c) la fase di impugnazione con reclamo.
a) nella fase di La fase di autorizzazione ha caratteristiche strutturali simili a quel­
autorizzazione-, le dell’attività di cognizione (v. voi. I, § 6) e si svolge, su domanda
dell’interessato, in funzione della pronuncia di un provvedimento.
Tale provvedimento, che ha la forma talora del decreto e talora del­
l’ordinanza, ha il contenuto di una pronuncia di autorizzazione della
misura cautelare. Più precisamente, con tale provvedimento, il giudi­
ce, previo riscontro dell’esistenza dei presupposti e delle condizioni
di fondatezza dell’azione cautelare, autorizza la misura, oppure nega
tale autorizzazione. Nel primo caso, il provvedimento non assume
alcuna incontrovertibilità e può essere revocato o dichiarato ineffica­
ce (v. sul punto, il § successivo); mentre nel secondo caso, la ripro­
posizione dell’istanza non è priva di limiti (art. 669 septies, 1° com­
ma). Il provvedimento autorizzativo apre l’adito immediatamente al­
la seconda fase, salve le eventuali successive vicende che riguardano
la sua stabilità.
b) nella fase di La fase di attuazione della misura cautelare ha caratteristiche
attuazione-, strutturali assimilabili a quelle dell’esecuzione forzata (v, ancora, voi.
I, § 16); come abbiamo già notato, rispetto ad essa, il provvedimento
autorizzativo sta in un rapporto in certo senso assimilabile a quello
che sussiste tra il titolo esecutivo e l’esecuzione forzata. Ed è appena
il caso di precisare che gli effetti di cautela propri della misura caute­
lare conseguono all’attuazione della misura stessa e non alla sua au­
torizzazione.
c) nella fase di La fase di impugnazione è una novità, che venendo incontro ad
impugnazione. esigenze avvertite dalla giurisprudenza e dalla dottrina quasi unani­
me, consente un controllo sul provvedimento autorizzativo la cui at­
tuazione può incidere durevolmente e talora irreparabilmente, sulla
situazione tra le parti.
La disciplina della prima fase inizia con l’art. 669 bis, il quale
enuncia che «la domanda si propone con ricorso depositato nella can­
La domanda « celleria del giudice competente». Con ciò il codice si limita a genera­
propone con ricorso
lizzare l’impiego della forma del ricorso, che già caratterizzava la for­
ma della domanda per i singoli procedimenti cautelari. E requisito
del deposito in cancelleria ha indotto ad escludere la possibilità della
proposizione della domanda verbalmente all’udienza. E ricorso - in
mancanza di specificazione legislativa del suo contenuto e di una di­
sciplina di preclusioni al riguardo - deve contenere essenzialmente i
requisiti generali di cui all’art. 125 c.p.c., oltre all’indicazione delle
§53 DOMANDA, COMPETENZA, PROCEDIMENTO 197

condizioni proprie dell’azione cautelare ifumus boni juris e periculum ... e deve contenere
le ragioni proprie
in mora) ed oltre all’indicazione del provvedimento cautelare ri­ delle condizioni
chiesto, anche l’indicazione,1nel caso di domanda ante causam, de­ dell’azione cautelare:
gli elementi individuatoti della proponenda azione per il merito; periculum in mora
e fumus bonijuris.
ciò, tra l’altro, agli effetti idei riscontro della tempestiva propo­
sizione di quest’ultima, nonché della determinazione della compe­
tenza e del prodursi dell’effetto interruttivo della prescrizione (art.
2943 c,c.), che si protrae per tutta la durata del procedimento. Va
anche rammentato che la proposizione della domanda cautelare
non è subordinata - per espressa previsione deU’art. 5, 3° comma,
D.Lgs. 28/2010 —al preventivo esperimento obbligatorio della pro­
cedura di mediazione nelle materie indicate dal comma 1° bis dello
stesso art, 5 (v. il § 102), né - per espressa previsione delTart. 3, 4°
comma, D.L. 132/2014 (conv. dalla L. 162/2014) - al preventivo
esperimento obbligatorio della procedura di «negoziazione assistita
da uno o più avvocati», nelle materie individuate dal 1° comma dello
stesso art. 3 (v. il § 105).
L ’individuazione del giudice competente è compiuta nei successi­
vi artt. 669 ter, quater e quinquies, che disciplinano, in modo organi­
co e semplificato, la competenza nei procedimenti cautelari in gene­
rale, distinguendo le due ipotesi della domanda proposta anterior­
mente alla proposizione della causa sul merito e della domanda propo­
sta in corso di causa e ispirandosi al principio della maggior possibile
coincidenza tra il giudice della cautela e il giudice del merito.
Per il caso in cui non vi sia ancora la causa pendente, l’art. 669 ter Se non pende la causa
enuncia, nel 1° comma, che la domanda si propone al giudice compe­ per il merito, la
domanda si propone
tente a conoscere del merito e se questo è il giudice di pace - così il 2° al giudice competente
comma - la domanda si propone al tribunale. «Se il giudice italiano a conoscere il merito.
non è competente a conoscere il merito - aggiunge il 3° comma - la
domanda si propone al giudice che sarebbe competente per materia
o valore, del luogo in cui deve essere eseguito il provvedimento cau­
telare». Il 4° comma dispone poi che, à seguito della presentazione
del ricorso, il cancelliere forma il fascicolo d’ufficio e lo presenta
senza ritardo al presidente del tribunale per la designazione del ma­
gistrato al quale è affidata la trattazione del procedimento.
Nel caso in cui vi sia già la causa pendente per il merito, l’istanza va
proposta (sempre con ricorso da depositarsi in cancelleria) al giudice
della stessa (art: 669 quater, 1° comma) e più precisamente all’istrut­
tore, se la causa pende innanzi al tribunale in composizione collegia­ Se pende la causa per
le (anche se già rimessa in decisione); se poi (in caso di pendenza da­ il merito, la domanda
va proposta al giudice
vanti al tribunale in composizione collegiale), l’istruttore non è stato della stessa.
ancora designato o il giudizio è sospeso o interrotto, come anche nel
caso di cancellazione della causa dal ruolo, l’istanza va proposta al
presidente del tribunale, il quale provvede ai sensi dell’ultimo com­
ma dell’art. 669 ter, ossia si limita a designare il magistrato (even-
198 DISPOSIZIONI COMUNI AI PROCEDIMENTI CAUTELARI § 53

tualmente sé medesimo) al quale è affidata la trattazione del proce­


dimento (art. 669 quater, 2° comma). Se la causa pende innanzi al
giudice di pace, l’istanza si propone al tribunale (art. 669 quater, 3°
In pendenza comma). Se è pendente il termine per proporre l’impugnazione, la
del termine di domanda si propone al giudice che ha pronunciato la sentenza, che
impugnazione, la
domanda si propone giudicherà a mezzo dell’organo decidente. Per il caso di pendenza
al giudice a quo; .,. innanzi al giudice straniero senza che il giudice italiano sia compe­
tente a conoscere del merito, il 5° comma dell’art. 669 quater riman­
da al veduto 3° comma dell’art. 669 ter, che indica il giudice del luo­
go in cui dovrebbe essere eseguito il provvedimento cautelare. La
stessa soluzione è indicata dal 6° comma per il caso in cui l’azione
... se il giudizio civile sia stata esercitata o trasferita nel processo penale. Se il giudi­
pende in appello, al zio pende in grado di appello, la domanda va proposta al giudice
giudice dell’appello,
dell’appello, sia questo il tribunale o la Corte d’appello.
Dubbi sussistono anche con riguardo all’ipotesi che la causa pen­
da innanzi alla Cassazione.
Infine, per l’ipotesi che il giudizio penda innanzi agli arbitri (an­
che non rituali, come ora precisato dall’art. 669 quinquies: v. cap.
... mentre se pende 15°) o che, comunque, la controversia sia oggetto di clausola com­
davanti agli arbitri, al
giudice che sarebbe
promissoria o sia compromessa in arbitri, la domanda si propone al
stato competente. giudice che sarebbe stato competente a conoscere del merito.
Veniamo ora all’attività procedimentale. Il codice non precisa le
modalità con le quali avviene l’instaurazione del contraddittorio, li­
mitandosi, al riguardo, alle implicazioni contenute nell’inciso, nel-
L’attività l’art. 669 sexies, 1° comma, «sentite le parti»; né disciplina il potere
procedimentale. dell’altra parte di replicare al ricorso con un atto difensivo scritto.
Ma al riguardo, mentre, da un lato, sembra corretto l’impiego del
meccanismo della pronuncia di un decreto che fìssa la comparizione
delle parti, da notificarsi all’altra parte insieme col ricorso, dall’altro
lato, non sussistono dubbi sulla legittimità della prassi anteriore alla
riforma e proseguita dopo l’entrata in vigore delle nuove norme, che
contempla il deposito ad opera dell’altra parte, di una memoria di­
fensiva all’udienza di comparizione.
Avuto riguardo all’urgenza, che è un elemento normale, se non
essenziale, della situazione che induce a chiedere la misura cautelare,
il codice configura l’attività che conduce alla pronuncia del provve­
dimento autorizzativo, con i caratteri della cognizione sommaria pro­
pria di tutti i provvedimenti disciplinati nel titolo in esame. Tale
sommarietà si manifesta, in primo luogo, nel fatto che per la prova
del fum us bonijuris e del periculum in mora il giudice può fondarsi
anche soltanto sui documenti esibiti dalla parte istante, o procedere
ad atti di istruzione indispensabili senza alcuna particolare formalità,
o può fondarsi su fonti di semipiena probatio, esclusa la semplice ve­
rosimiglianza delle asserzioni della parte istante. «Il giudice così
l’art. 669 sexies, 1° comma, dettando disposizioni applicabili anche
§ 54 PROVVEDIMENTO E SUE VICENDE 199

alla pronuncia di provvedimenti cautelari in corso di causa -, sentite


le parti\ omessa ogni formalità non essenziale al contraddittorio, proce­
de nel modo che ritiene più opportuno agli atti di istruzione indispen­
sabili in relazione ai presuppósti e ai fin i del provvedimento richiesto e
provvede con ordinanza all’accoglimento o al rigetto della domanda».
In secondo luogo, la sommarietà della cognizione si concreta nel Il giudice può anche
fatto che il codice consente, in taluni casi, di provvedere inaudita al­ provvedere inaudita
altera parte
tera parte. ■ \ con decreto.
«Quando la convocazione della controparte potrebbe pregiudicare
l’attuazione del provvedimento - cosi dispone il 2° comma dell’art.
669 sexies - il giudice provvede con decreto motivato, assunte, ove oc-
corra, sommarie informazioni». Ma anche in questo caso, il contrad­
dittorio va, comunque, instaurato al più presto possibile in udienza
ravvicinata (anche se ovviamente, successiva all’esecuzione del prov­
vedimento) destinata al riesame in contraddittorio del provvedimen­
to, quale che sia il suo contenuto, anche di rigetto. «In tal caso - così
prosegue il 2° comma ora in esame - fissa, con lo stesso decreto, l’u­
dienza di comparizione delle parti davanti a sé entro un termine non
superiore a quindici giorni, assegnando all’istante un termine peren­
torio non superiore a otto giorni per la notificazione del ricorso e del
decreto. A tale udienza, il giudice, con ordinanza conferma, modifica o
revoca ì provvedimenti emanati con decreto». «Nel caso in cui la noti­
ficazione debba effettuarsi all’estero - aggiunge infine il 3° comma - i
termini di cui al comma precedente sono triplicati».
Il codice non prevede, in questo procedimento, la proponibilità
del regolamento preventivo di giurisdizione, che sembra, d ’altra par­
te, improponibile anche sotto il profilo sistematico.

54. Segue. Il provvedimento di rigetto. I l provvedimento di accogli­


mento. L ’inefficacia. La revoca e lafmodifica in corso di causa.
L ’attuazione. Il reclamo. \
\

. Veniamo ora al provvedimento. Con riguardo alla forma, le di­


sposizioni dell’art. 669 sexies, citate al termine del § precedente, evi­
denziano che tale forma è, di regola, quella dell’ordinanza, mentre è
quella del decreto nel solo caso del provvedimento inaudita altera
parte, destinato ad essere confermato, revocato o modificato dalla suc­
cessiva ordinanza; ciò che si verifica nel caso dell’art. 669 sexies, 2°
comma (v. il precedente §), che la giurisprudenza ammette anche
nelle ipotesi di rigetto immediato della domanda per motivi di rito,
ma non anche per motivi di merito.
Con riguardo al contenuto, la prima ipotesi che il codice prende in L ’efficacia
dell’ordinanza di
considerazione (all’art. 669 septies) è il provvedimento a contenuto rigetto (art. 669
negativo, stabilendo che esso è pronunciato sempre con ordinanza, septies, 1° comma).
200 DISPOSIZIONI COMUNI AI PROCEDIMENTI CAUTELARI §54

In caso di pronuncia distinguendo poi l’ipotesi della pronuncia di incompetenza da quella


anteriore all’inizio di rigetto in merito. Con riferimento alla prima ipotesi, il 1° comma
della causa, il
provvedimento di dell’articolo in esame, senza occuparsi della pronuncia di difetto di
rigetto contiene ... giurisdizione (da assimilarsi a quella di difetto di competenza), di­
spone che l’ordinanza di incompetenza non preclude la riproposi­
zione della domanda (con conseguente esclusione del regolamento di
competenza). Tale riproposizione è possibile pure - prosegue il me­
desimo 1° comma in esame - dopo l’ordinanza di rigetto in merito,
ma in questo caso a condizione che si verifichino mutamenti nelle cir­
costanze (ivi compreso lo jus superveniens o un successivo intervento
della Corte costituzionale) o vengano dedotte nuove ragioni di fatto o
di diritto (compresa l’utilizzazione di nuove prove).
I commi successivi di quest’articolo dispongono poi, recependo
un orientamento giurisprudenziale ormai fermo, che, se l’ordinanza
di incompetenza o di rigetto nel merito è pronunciata nel procedi­
mento autonomo introdotto con la domanda prima dell’inizio della
... la condanna alle causa, il provvedimento negativo, che così chiude il procedimento
spese con pronuncia cautelare, pronuncia definitivamente sulle spese di detto procedi­
esecutiva.
mento (art. 669 septies, 2° comma, c.p.c.) e sull’eventuale condanna
per responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c. La condanna alle spese
è immediatamente esecutiva. La disciplina previgente prevedeva l’op-
ponibilità di questo provvedimento con la forma dell’opposizione a
decreto ingiuntivo. La L. 18 giugno 2009 n. 69 ha eliminato, per ra­
gioni non evidenti, quest’opponibilità, ciò che induce a ritenere la
possibile applicabilità a questo provvedimento del reclamo ai sensi
dell’art. 669 terdecies.

Se è così, qual è la sorte del provvedimento all’esito del reclamo? Si


può pensare aU’esperibilità di un autonomo giudizio a cognizione piena
(proponibile anche in sede di opposizione all’esecuzione ex art. 615
c.p.c.), ciò che induce ad escludere la ricorribilità ex art. I l i Cost.
(Cass. 24 maggio 2011 n. 11370; Cass. 16 febbraio 2012 n. 2264).

Venendo ora al provvedimento di accoglimento, va in primo luogo


osservato, che per effetto del nuovo art. 614 bis (su cui v. retro, § 34
in fine), può ritenersi superato il quesito se detto accoglimento po­
tesse essere condizionato dall’obbiettiva possibilità della sua attua­
zione coattiva.
L ’ordinanza di L ’art. 669 octies si riferisce all’ipotesi del provvedimento di acco­
accoglimento glimento, per disciplinare - con riferimento alla sola ipotesi che la
(art. 669 octies).
domanda sia stata proposta prima dell’inizio della causa di merito -
un meccanismo che - salva l’eccezione che vedremo fra poco (art.
669 octies, 6° comma) - fa dipendere il permanere dell’efficacia del
provvedimento dall’introduzione del giudizio di merito, innanzi al­
l’ufficio giudiziario che ha pronunciato il provvedimento cautelare,
§54 PROVVEDIMENTO E SUE VICENDE 201

in un termine perentorio non superiore a sessanta giorni, da fissarsi


con l’ordinanza di accoglimento (art. 669 octies, 1° comma) e che, in
mancanza dì fissazione, è cojnunque di sessanta giorni (art. 669 oc­
ties, 1° e 2° comma). Térmìnlp che decorre dalla pronuncia dell’ordi­
nanza, se avvenuta in udienza, o altrimenti dalla sua comunicazione,
ed entro tale termine, come già detto, va proposta la domanda intro­
duttiva del giudizio di merito;
La L. 80/2005 ha aggiuntò all’art. 669 octies tre nuovi commi, che, La L. 80/2005
attenuando il requisito della1strumentala, esibiscono una disciplina ha configurato una
strumentalità
tutta particolare per l’efficacia dei provvedimenti d’urgenza di cui al- «debole» per i
l’art. 700, delle denunce di nuova opera o danno temuto e dei provve­ provvedimenti
d'urgenza, cautelari
dimenti cautelari a contenuto anticipatorio, nel senso che questi prov­ anticipatori e denunce
vedimenti restano efficaci (ma di un’efficacia materiale che non impli­ di nuova opera o di
ca il giudicato) anche in mancanza di proposizione del giudizio di me­ danno temuto.

rito (il quale, peraltro, può essere sempre proposto) salva la loro revo­
cabilità e modificabilità in caso di mutamento delle circostanze.
«Le disposizioni di cui al presente articolo e al primo comma dei­
pari. 669 novies - così il nuovo 6° comma dell’art. 669 octies - non si
applicano ai provvedimenti di urgenza emessi ai sensi dell’art. 700 e
agli altri provvedimenti cautelari idonei ad anticipare gli effetti della
sentenza di merito, previsti dal codice civile o da leggi speciali' nonché
ai provvedimenti emessi a seguito di denunzia di nuova opera o di dan­
no temuto ai sensi dell’art. 688, ma ciascuna parte può iniziare il giu­
dizio di merito».
A questo 6° comma la L. 69/2009 ha aggiunto un nuovo 7° com­
ma che così stabilisce:
«Il giudice, quando emette uno dei provvedimenti di cui al 6° com­
ma prima dell’inizio della causa di merito, provvede sulle spese del pro­
cedimento cautelare».
Si può dire che questo nuovo comma cólma una lacuna nel senso
che, prendendo atto che le pronunce di dui al 6° comma possono as­
sumere quell’efficacia indefinitamente protratta poc’anzi rilevata (ciò
che può implicare la non prosecuzione del procedimento); e consta­
tato che in tale ipotesi resterebbe aperta la impregiudicata decisione
sull’onere delle spese, ne trae l’ovvia deduzione che, col provvedi­
mento suddetto, il giudice deve anche provvedere sulle spese del pro­
cedimento.
Il testo degli ultimi commi di questo art. 669 octies - che sono
quelli dai quali tra l’altro emerge la portata della suddetta efficacia
indefinitamente protratta - è il seguente: «L’estinzione del giudizio di
merito - stabilisce l’8° comma - non determina l’inefficacia dei prov­
vedimenti di cui al sesto comma, anche quando la relativa domanda è
stata proposta in eorso di causa». Uautorità del
provvedimento non è
«L ’autorità del provvedimento cautelare - aggiunge il 9° comma - invocabile in un
non è invocabile in un diverso processo». diverso processo.
202 DISPOSIZIONI COMUNI AI PROCEDIMENTI CAUTELARI §'54

L ’art. 669 undecies, per parte sua, dispone, quale ulteriore ipotesi
che può eventualmente dar luogo all’inefficacia, che il provvedimen­
to di accoglimento o di conferma o di modifica (e quindi, a quanto
pare, solo a contraddittorio pieno) può contenere l’imposizione alla
partei istante, previa valutazione di ogni circostanza, di una cauzione
per l’eventuale risarcimento dei danni. Il relativo provvedimento de­
ve presentare i requisiti dì cui alTart. 119 c.p.c., tra i quali la fissazio­
ne del termine per la prestazione, dalla cui inosservanza può derivare
rinefficacia del provvedimento.
Altre ipotesi di Tenuto presente tutto ciò, il codice affida all’art. 669 novies il
inefficacia.
compito di esplicitare e disciplinare la sanzione dellyinefficacia del
provvedimento cautelare nelle diverse ipotesi specificate nel 1°, nel 3°
e nel 4° comma. Quelle prese in considerazione nel 1° comma sono
l’ipotesi, già vista, del mancato inizio del giudizio di merito nel ter­
mine perentorio di cui all’art. 669 octies (nei casi diversi da quelli di
cui al nuovo 6° comma dell’art. 669 octies) in caso di provvedimento
cautelare ante causam, nonché quella dell’estinzione di questo giudi­
zio successivamente al suo inizio, senza che occorra il provvedimento
di dichiarazione di quest’estinzione, né che questo provvedimento,
ove pronunciato, sia divenuto definitivo (2).
Il 2° comma di quest’art. 669 novies disciplina l’iter di dichiara­
zione della suddetta inefficacia nelle ipotesi di cui al 1° comma. La
parte interessata a tale dichiarazione propone un ricorso al giudice
che ha emesso il provvedimento; in calce a tale ricorso, lo stesso giu­
dice stende un decreto che convoca le parti, decreto che (sebbene il
codice non lo disponga) va notificato all’altra parte. All’udienza, se
non c’è contestazione (e quindi anche nel caso di mancata replica o
comparizione all’udienza), il giudice dichiara con ordinanza l’ineffi­
cacia del provvedimento, dando - è, questa, una novità di notevole
rilievo - «le disposizioni necessarie per ripristinare la situazione prece­
dente» comprensive della responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c.,
ma non necessariamente del risarcimento dei danni. «In caso di con­
Le modalità per la testazione, l’ufficio giudiziario al quale appartiene il giudice che ha
dichiarazione di
inefficacia e il emesso il provvedimento cautelare, decide con sentenza provvisoria­
ripristino della mente esecutiva salva la possibilità di emanare in corso di causa i prov­
situazione anteriore. vedimenti di cui all’art. 669 decies» (ossia i provvedimenti di revoca o
di modifica di cui tra poco).
Il 3° comma di questo medesimo art. 669 novies prende in consi­
derazione altre ipotesi di inefficacia e cioè quella che, nel caso di im­
posizione di una cauzione previsto dall’art. 669 undecies ed al quale
abbiamo fatto cenno poc’anzi, sia mancato il versamento di detta
cauzione; nonché quella della dichiarazione dell’inesistenza del dirit­

te) Cass. sez. un. 16 luglio 2012 n. 12103, che ha cosi composto il contrasto emer­
so nella giurisprudenza della Corte.
§54 PROVVEDIMENTO E SUE VICENDE 203

to a cautela del quale il provvedimento stesso era stato concesso, in


quanto detta dichiarazione sia avvenuta con una sentenza anche non
passata in giudicato. La norm^ precisa che in quest’ipotesi la dichia­
razione di inefficacia del provvedimento è compiuta dalla stessa sen­
tenza o, in mancanza, con ordinanza a seguito di ricorso al giudice
che ha emesso il provvedimento.
Infine, l’ultimo comma dell’art. 669 novies disciplina la perdita di
efficacia del provvedimento cautelare nei casi in cui la causa di meri­
to appartiene alla giurisdizione di un giudice straniero o ad arbitrato
italiano o estero. La norma dispone che, in questi casi, il provvedi­
mento cautelare perda efficacia, oltre che nei casi previsti nel 1° e nel
3° comma (ossia mancato inizio del giudizio di merito nel termine
perentorio, ove ciò sia previsto a pena di inefficacia, o mancato ver­
samento della cauzione): 1) nel caso che dopo la pronuncia della sen­
tenza straniera o del lodo arbitrale, la parte che aveva chiesto il prov­
vedimento cautelare non presenti domanda di esecutorietà in Italia
della sentenza straniera o del lodo arbitrale entro i termini eventual­
mente previsti a pena di decadenza dalla legge o dalle convenzioni
internazionali; 2) se sono pronunciati sentenza straniera {anche non
passata in giudicato) o lodo arbitrale che dichiarino inesistente il di­
ritto per il quale il provvedimento era stato concesso. In questo caso
la dichiarazione di inefficacia avviene con le modalità di cui al 2°
comma.
A queste ipotesi di inefficacia va poi aggiunta quella che l’art. 675
c.p.c. prevede per i sequestri e su cui torneremo al § 56 nonché, per
il solo sequestro conservativo, quelle di cui agli artt. 156 e 156 bis
disp, att. c.p.c.
Veniamo ora alla revoca e alla modifica del provvedimento cautela­ Il provvedimento può
essere modificato o
re. Anzitutto, l’iniziativa rivolta alla revoca (o alla modifica) si distin­ revocato.
gue da quella propria del reclamo (su cui tra poco) perché, a differen­ (art. 669 decies,
za di quest’ultima, non contesta l’originarià concedibilità del provve­ 1° comma).
dimento, ma fa valere mutamenti sopravvenuti.
L ’art. 669 decies, che fa opportunamente salvo il caso che sia sta­
to proposto reclamo ai sensi dell’art. 669 terdecies (nel qual caso, i
motivi sopravvenuti alla proposizione del reclamo vanno fatti valere
in sede di reclamo, come dispone l’art, 669 terdecies, 4° comma), di­
spone al riguardo che, nel corso dell’istruzione del giudizio di meri­
to, la revoca e la modifica possono essere disposte dal giudice istrut­
tore della causa di merito, su istanza di parte e con ordinanza, anche
se il provvedimento cautelare è stato emesso anteriormente alla cau­
sa. Ma ciò solo se si siano verificati mutamenti nelle circostanze o se si
allegano fatti anteriori di cui si è acquisita conoscenza successivamente
al provvedimento cautelare (nel qual caso l’istante deve fornire la
prova del momento in cui ne è venuto a conoscenza).
204 DISPOSIZIONI COMUNI AI PROCEDIMENTI CAUTELARI §54

Rimane salva l’ipotesi, tuttora prevista, per il sequestro conservativo,


dall’immutato art. 684 c.p.c., di offerta di cauzione da parte del debitore
(v. § 56). Questo potere del giudice istruttore ci sembra, d’altra parte,
sussistente anche nei confronti dei provvedimenti modificati o confer­
mati o concessi in sede di reclamo ai sensi dell’art. 669 terdedes.

H procedimento, nel silenzio del codice, sembra doversi modella­


re secondo l’interprelazione analogica dell’art. 669 sexies, senza
escludere la possibilità della richiesta verbale all’udienza. E dubbio
in giurisprudenza se il provvedimento di revoca o di modifica sia im­
pugnabile col reclamo come parrebbe preferibile.
Quanto ora esposto è contenuto nel nuovo 1° comma dell’art.
669 decies come modificato dalla L. 80/2005, la quale a tale 1° com­
ma ha aggiunto un nuovo 2° comma, che così dispone:
La revoca o la «Quando il giudizio di merito non sia iniziato o sia stato dichiarato
modifica in caso di estinto, la revoca e la modifica dell’ordinanza di accoglimento, esaurita
giudizio di merito
non iniziato Veventuale fase del reclamo proposto ai sensi dell’art. 669 terdedes,
o estinto. possono essere richieste al giudice che ha provveduto sull’istanza caute­
lare se si verificano mutamenti nelle circostanze o se si allegano fatti
anteriori di cui si è acquisita conoscenza successivamente al provvedi­
mento cautelare, in tale caso Vistante deve fornire la prova del momen­
to in cui ne è venuto a conoscenza».
Se, però, la causa di merito è devoluta alla giurisdizione di un
giudice straniero o ad arbitri, ovvero se l’azione civile è stata esercita­
ta o trasferita nel processo penale, la revoca o la modifica vanno
chiesti allo stesso giudice che ha pronunciato il provvedimento cau­
telare (art. 669 decies, 3° comma).
Veniamo ora alla fase di attuazione delle misure cautelari.
Uattuazione dei L’art. 669 duodecies disciplina le modalità dette di attuazione dei
provvedimenti
cautelari (art. 669
provvedimenti cautelari enunciando che - salvo il disposto degli artt.
duodecies). 677 e ss. (ossia le norme che disciplinano autonomamente l’attuazio­
ne dei sequestri e che pertanto si sostituiscono a questa disciplina
generale che si applica a tutti gli altri provvedimenti cautelari) - i
provvedimenti cautelari si attuano: a) quelli aventi ad oggetto somme
di denaro nelle forme degli artt. 491 e ss. (ossia le forme del pignora­
mento’. v. retro, la sezione seconda del cap. 3°), in quanto compatibi­
li; b) quelli aventi ad oggetto obblighi di consegna, rilascio, fare o
non fare, «sotto il controllo del giudice che ha emanato il provvedi­
mento cautelare, il quale ne determina anche le modalità di attuazione
e, ove sorgano difficoltà o contestazioni, dà con ordinanza i provve­
dimenti opportuni, sentite le parti. Ogni altra questione [comprese
eventuali istanze di revoca e salvo il mutamento delle circostanze] va
proposta nel giudizio di merito». Viene così delineato un iter attuativo
che, salvi i richiami espliciti, assume talora aspetti autonomi dalle
forme dell’esecuzione forzata, pur nell’ambito di un tipo di tutela at-
§ 54 PROVVEDIMENTO E SUE VICENDE 205

tuativa che implica il richiamo alle forme dei corrispondenti proce­


dimenti di esecuzione. '

Per quanto riguarda, poi- i provvedimenti cautelari aventi ad oggetto


obblighi di fare infungibili o f i non fare potrà trovare applicazione la mi­
sura coercitiva di cui alTart. (j>14 bis c.p.c. (in proposito v. retro, il § 34).

Il silenzio della norma sulle opposizioni all’esecuzione delle misu­ Il codice non
re cautelari va spiegato col rilievo che, mentre, per quanto concerne configura
opposizioni
l’attuazione delle misure aventi ad oggetto obblighi di consegna, rila­ all’esecuzione dei
scio, fare o non fare, l’art. 669 duodecies attribuisce ogni potere al provvedimenti
cautelari.
giudice che ha concesso la misura cautelare, anche per quanto* con­
cerne l’attuazione delle misure aventi ad oggetto somme di denaro,
lo spazio per eventuali opposizioni è estremamente ridotto, oltre che
dai poteri di controllo da parte del giudice che ha concesso la misura
cautelare, dalle riserve sull’esperibilità in sede di attuazione del re­
clamo, di dichiarazione di inefficacia e di sopravvenute ragioni di me­
rito.
Veniamo, infine, alla fase di impugnazione, che, come già più volte
accennato, costituisce una delle più rilevanti novità della nuova di­
sciplina.
A rigor di principi, la natura non decisoria e provvisoria dei prov­ La fase di
impugnazione si
vedimenti investiti dalla nuova disciplina comune, dovrebbe esclu­ concreta nel potere
derne l’impugnabilità, poiché si tratta di provvedimenti destinati ad dì reclamo.
essere superati ed assorbiti dalla pronuncia sul merito, la cui fruttuo­
sità sono destinati a tutelare. Ma, poiché i tempi lunghi del giudizio
sul merito protraggono in maniera abnorme l’efficacia di provvedi­
menti spesso pronunciati in un affrettato clima di tensione, talora de­
bordando dal loro specifico ambito e qualche volta creando situazio­
ni difficilmente reversibili, il rigore dei principi deve cedere alla più
impellente esigenza di consentire un più ponderato - e tuttavia im­
mediato —riesame di questi provvedimenti.
Pertanto, sulla spinta delle sollecitazioni in questo senso, per la
verità espresse soltanto con riguardo al provvedimenti d’urgenza, e
tenendo conto delle diverse esperienze di ordinamenti stranieri, il
legislatore del 1990 ha introdotto il nuovo istituto del reclamo con­
tro i provvedimenti cautelari, configurandolo, più che come ima vera
e propria impugnazione, come una sorta di prosecuzione del giudi­
zio cautelare unitario; ciò in funzione di una nuova pronuncia nell’e­
sercizio degli stessi poteri da parte di un giudice, che è diverso da
quello che ha pronunciato il primo provvedimento, solo perché ope­
ra in ima composizione sempre collegiale per lo più nell’ambito dello
stesso ufficio giudiziario; e tutto ciò con l’attribuzione alla nuova
pronuncia della portata di sostituirsi alla prima. E naturalmente an­
che questa nuova pronuncia ha il carattere della provvisorietà, che
206 DISPOSIZIONI COMUNI AI PROCEDIMENTI CAUTELARI § 54

ne implica, oltre che la revocabilità e la modificabilità in pendenza


del giudizio di merito, la naturale caducazione per effetto della pro­
nuncia negativa sul merito (ai sensi delTart 669 novies, 3° comma: v.
retro).
H procedimento per il reclamo è strutturato dal legislatore secon­
do la falsariga dei procedimenti in camera di consiglio alla cui disci­
plina compie diversi richiami, che però debbono intendersi come li­
mitati alle disposizioni espressamente richiamate.
I provvedimenti impugnabili col reclamo di cui trattasi nel termi­
ne perentorio di quindici giorni dalla pronuncia in udienza ovvero dal­
la comunicazione o notificazione se anteriore sono - così l’art. 669
terdecies, 1° comma - tutte le ordinanze (e quindi esclusi i decreti di
cui alTart. 669 sexies, 2° comma: v. il § precedente) con le quali «sia
stato concesso o negato il provvedimento cautelare».
Tenendo conto anche dell'enunciazione della portata dell’intera
disciplina di cui alla prima sezione in esame, compiuta dalTart. 669
quaterdecies, il riferimento va inteso a tutti i provvedimenti in forma
di ordinanza pronunciati in tema di sequestri (sezione 2a) di denunce
(sezione 3a) e di provvedimenti d’urgenza (sezione 5a) (oltre che ai
possessori), nonché a tutti i provvedimenti cautelari previsti dal co­
dice civile e dalle leggi speciali. Va, tuttavia, ricordato che, per effet­
to dell’intervento della Corte costituzionale, la quale, con la sent. n.
144/2008, ha dichiarato incostituzionale in parte qua l’art. 669 qua­
terdecies, la possibilità di reclamo è estesa anche al provvedimento
di rigetto dell’istanza di istruzione preventiva.
La competenza per il Giudice competente per il reclamo contro i provvedimenti del
reclamo.
giudice singolo del tribunale è il tribunale a mezzo dell’organo colle­
giale (art. 669 terdecies, 2° comma), «del quale non può far parte il
giudice che ha emanato il provvedimento reclamato». «Quando il prov­
vedimento cautelare è stato emesso dalla Corte d ’appello [sia nei li­
mitati casi in cui operi quale giudice di primo grado, sia nel caso in
cui abbia pronunciato il provvedimento cautelare in pendenza del
giudizio d’appello] - prosegue la norma in esame, che così conferma
che la mancata previsione di quest’ipotesi nell’art. 669 quater non è
stata voluta - il reclamo si propone ad altra sezione della corte o, in
mancanza, alla Corte d ’appello più vicina». Nei casi in cui il tribuna­
le decide sempre in veste collegiale (art. 50 bis c.p.c.) il reclamo an­
drà proposto ad altra sezione o, in mancanza, al tribunale più vicino.
Il procedimento sul H procedimento sul reclamo è disciplinato dagli articoli 737 e
reclamo.
738, dai quali si desume che il tribunale può assumere informazioni,
ma senza che d ò implichi attribuzione di ulteriori poteri inquisitori e
che il presidente nomina tra Ì componenti del collegio un relatore
che riferisce in camera di consiglio.
II 4° comma dell’art. 669 terdecies impone di dedurre in sede di
redam o (invece che farne oggetto di istanza di revoca o modifica: v.
§54 PROVVEDIMENTO E SUE VICENDE 207

retro) circostanze o motivi sopravvenuti, con la relativa possibile


istruzione. Esso, infatti, stabilisce che:
«Le circostanze e ì motivi\sopravvenuti al momento, della proposi­
zione del reclamo debbono essere proposti, nel rispetto del principio
del contraddittorio, nel relatièp procedimento. Il tribunale può sempre
assumere informazioni e acquisire nuovi documenti».
«Il collegio - così il 5° comma dello stesso art. 669 terdecies -
convocate le parti, pronuncia) non oltre venti giorni dal deposito del
ricorso, ordinanza non impugnabile con la quale conferma, modifica o
revoca il provvedimento cautelare», nonché - nei casi di reclamo con­
tro provvedimento di rigetto - concede la misura cautelare qualora
ne sussistano i presupposti. Si tratta di un provvedimento a carattere
sostitutivo che implica riesame della domanda cautelare nel suo com­
plesso e non del solo provvedimento e che lascia alla riproposizione
solo il fondamento su motivi sopravvenuti, esclusa ogni possibilità di
rimessione al primo giudice, come espressamente previsto dal 4°
comma dello stesso art. 669 terdecies, naturalmente esclusa ogni im-
pugnabilità, anche quella ex art. I l i Cost.

A chi spettano, in caso di accoglimento del reclamo, i poteri di attua­


zione del provvedimento, che l’art. 669 duodecies c.p.c. riserva al giudice
che ha concesso il provvedimento stesso? Il problema dovrebbe essere ri­
solto nel senso che tali poteri spettano al giudice del reclamo, sia per la
natura sostitutiva del reclamo stesso e sia per l’ossequio al dettato del-
l’art, 669 duodecies; si deve, peraltro, prendere atto di notevoli contrasti
in proposito sia in dottrina che nelle applicazioni giurisprudenziali.

«Il reclamo - prosegue e termina il 6° comma - hon sospende l’e­ Il reclamo non
secuzione del provvedimento; tuttavia, il presidente del tribunale o sospende
l’esecuzione
della corte investiti dal reclamo, quando per motivi sopravvenuti (si del provvedimento,
noti questa ripresa del requisito del «mutàmento delle circostanze», ma, in caso di grave
danno per motivi
che è una costante nella disciplina della/revoca o modifica dei prov­ sopravvenuti, il
vedimenti cautelari) il provvedimento arrechi grave danno, può di­ presidente può
sporre, con ordinanza non impugnabile, la sospensione dell’esecu­ concedere la
sospensione.
zione o subordinarla alla prestazione di congrua cauzione».
Il provvedimento sul reclamo, come già detto non più impugnabi­
le, neppure ex art. I l i Cost. (3), può tuttavia essere anch’esso revo­
cato ai termini dell’art. 669 decies, mentre è solo eccezionalmente
assoggettabile al regolamento di competenza d ’ufficio. D ’altra parte,
come abbiamo visto, va senz’altro ammesso il reclamo nei confronti
dei provvedimenti di revoca e di modifica.

(3) V., ex multts, Cass. 4 marzo 2015 n. 4292.


208 DISPOSIZIONI COMUNI AI PROCEDIMENTI CAUTELARI § 54

Bibliografia di orientamento

C. MANDRIOLI, Per una nozione strutturale dei provvedimenti anticipato­


ri o interinali, in Riv. dir. proc., 1964; G. CECCHELLA, Il processo cautelare,
Torino, 1997; E. MERLIN, Procedimenti cautelari ed urgenti in generale, in
Dig. disc. priv.} set. civ., XIV, Torino, 1995; A. SALETTT, Appunti sulla nuo­
va disciplina delle misure cautelari, in Riv. dir. proc., 1991; G. OLIVIERI, I
provvedimenti cautelari nel nuovo processo civile, in Riv. dir. proc., 1991; G.
VERDE, Appunti sul procedimento cautelare, in Foro it., 1992, V; I. ANDO-
LINA, Profili della nuova disciplina dei provvedimenti cautelari, in Foro it.,
1993, V; G. ARIETA, Reclamabìlità del provvedimento di rigetto e struttura
del reclamo cautelare, in Giur. cost., 1994; A, CARRATTA, Profili sistematici
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dimenti cautelari, Torino, 2001; S. RECCHIONI, Il processo cautelare unifor­
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Come cambia il processo civile, Torino, 2009; G. ARIETA, La cautele. Il pro­
cesso cautelare, in Prati, dir. proc. civ., 2a ed., X II, Padova, 2011; AA.W., Il
processo cautelare, a cura di G. TARZIA e A. SALETTI, 4a ed., Padova, 2011;
A. CARRATTA (a cura di), La tutela sommaria in Europa. Studi, Napoli,
2012; C. DELLE DONNE, L’attuazione delle misure cautelari, Roma, 2012; A.
CARRATTA, Procedimento cautelare uniforme, in I provvedimenti cautelari, a
cura di A. CARRATTA, Bologna, 2013; G. BASILICO, Considerazioni sull'at­
tuazione delle misure cautelari soggette a strumentalità attenuata, in Riv. es.
forzata, 2014; A. SALETTI, Il processo cautelare, oggi, in Riv. dir. proc., 20X4.
Sezione seconda
I SEQUESTRI
SOMMARIO: 55. Sequestro giudiziario e sequestro conservativo; distinzione in rela­
zione alla loro funzione. - 56. tì procedimento. Richiamo alla disciplina generale
per la fase di autorizzazione, pei* l’inefficacia e la revoca e per la fase di reclamo.
La fase di attuazione. Gli effetti del sequestro. La conversione del sequestro
conservativo in pignoramento, f

55. Sequestro giudiziario e sequestro conservativo; distinzione in re­


lazione alla loro funzione.

Veniamo ora all’esame delle disposizioni specificamente dedicate


ai singoli procedimenti cautelàri configurati nelle successive sezioni
di questo capo terzo del codice, incominciando con il sequestro.
Abbiamo già osservato che il sequestro costituisce il provvedi­
mento cautelare più caratteristico e di più frequente utilizzazione.
Ed abbiamo pure osservato che il codice dedica ad esso (ossia alla
configurazione della fattispecie ed alla residua disciplina del relativo
procedimento) la sezione seconda del capo intitolato ai procedimenti
cautelari. Va, peraltro, precisato che questa disciplina si limita ora,
dopo la riforma del 1990, solo alla configurazione dei diversi tipi di
sequestro (artt. 670, 671, 687), alla regolamentazione del termine di
efficacia (art. 675), della custodia nel caso di sequestro giudiziario
(art. 676), dell’intera fase di attuazione (ajtt. 677, 678 e 679), della
vendita di cose deteriorabili (art. 685) e della conversione del seque­
stro conservativo in pignoramento (art. 686).
Questa disciplina - che incominciamo ad esaminare - è dettata
congiuntamente con riguardo ai due tipi di sequestro ai quali il codi­
ce si riferisce, e cioè il sequestro giudiziario, da un lato, e il sequestro
conservativo, dall’altro lato, dopo la configurazione di questi due isti­
tuti.
La distinzione tra gli stessi si fonda su elementi in parte funzionali
ed in parte strutturali. Ed infatti, mentre, dal punto di vista struttu­
rale, il sequestro giudiziario si contrappone al sequestro conservativo
nel senso che (come vedremo) il primo si porta ad attuazione con
forme assimilabili a quelle dell’esecuzione specifica e l’altro con for­
me assimilabili a quelle dell’espropriazione, dal punto di vista fun­
zionale lo stesso sequestro giudiziario si presenta in due figure distin­
te (in relazione al suo diverso possibile oggetto) che assolvono a fun-
210 SEQUESTRI §55

zioni nettamente diverse. Conseguentemente, con riguardo alla fu n ­


zione, è opportuno affiancare al sequestro conservativo le due figure
nelle quali si articola il sequestro giudiziario e così evidenziare tre fi­
gure di sequestro. E precisamente:
il sequestro 1, Sequestro (giudiziario) in funzione della fruttuosità deWeven-
gw dim no di bem. esecuzione diretta, o sequestro di beni. È quello che l’art. 670, n.
1, individua pure in relazione al suo oggetto, disponendo che «il giu­
dice - abbiamo già visto (§53) quale e come - può autorizzare il se­
questro giudiziario d i ... beni mobili o im m obiliaziende o altre uni­
versalità di beni». In questo caso il sequestro può essere concesso
quando del bene di cui trattasi è controversa la proprietà o il possesso
ed è opportuno (in quanto sussista il periculum in mora, che qui è pe­
ricolo di alienazione, sottrazione, danneggiamento, gestione rovinosa
dell’azienda, ecc.) provvedere alla sua custodia o alla sua gestione tem­
poranea.
il sequestro 2. Sequestro (giudiziario) in funzione della fruttuosità della cogni-
gìudmario di prove, ^ione o sequestro di prove. È quello che l’art. 670, n. 2 individua, in
relazione al suo oggetto, disponendo che il giudice «può autorizzare
il sequestro d i ... libri, registri, documenti, modelli, campioni e ogni al­
tra cosa da cui si pretende desumere elementi di prova». In questo ca­
so il sequestro può essere concesso «quando è controverso il diritto
alla esibizione o alla comunicazione» di libri o registri, ecc.; ed è op­
portuno (in quanto sussista il periculum in moraì che qui si specifica
nel pericolo della sottrazione o alterazione dei suddetti necessari
mezzi di prova) <<provvedere alla loro custodia temporanea».
il sequestro 3. Sequestro (conservativo) in funzione della fruttuosità deWeven-
conservativo. tuale esecuzione per espropriazione. E quello configurato dall’art, 671
c.p.c. che così dispone: «il giudice, su istanza del creditore, che ha fo n ­
dato timore di perdere la garanzia del proprio credito, può autorizzare
il sequestro conservativo dei beni, mobili o immobili del debitore o del­
le somme o cose a lui dovute, nei limiti in cui la legge ne permette zi
pignoramento».
La funzione di questo provvedimento cautelare sta nell’owiare al
periculum in mora (del creditore) di perdere la garanzia del proprio
credito, e ciò in relazione al fatto che a tale garanzia è destinato il pa­
trimonio del debitore (art. 2740 c.c.) e al conseguente interesse del
creditore alla conservazione dell’integrità del suddetto patrimonio del
debitore, nei limiti del proprio credito. E, infatti, su tale patrimonio
che il creditore non soddisfatto può trovare la sua soddisfazione coat­
tiva attraverso l’espropriazione forzata, secondo il disposto dell’art.
2910 c.c. (v. retro, § 13). E poiché, da questo punto di vista, i singoli
beni del debitore vengono in rilievo non per la loro individualità, ma
in relazione al loro valore - ossia in relazione alla loro attitudine ad
§ 56 PROCEDIMENTO E PROVVEDIMENTO 211

essere trasformati in denaro (vedi ancora retro, § 13) - anche la disci­


plina del sequestro conservativo li prende in considerazione global­
mente e genericamente (beni mobili o immobili, somme di denaro,
crediti). Perciò anche il giudice, nel pronunciare il provvedimento au-
torizzativo del sequestro conservativo, non si riferisce, di solito - ed a
differenza di quanto accade per il sequestro giudiziario - a specifici
beni, ma si limita a determinare il valore fino a concorrenza del quale
il sequestro può essere eseguito su qualsiasi bene del debitore.
Abbiamo visto che l’art. 671 precisa che il sequestro conservativo Il sequestro
(ed in particolare il sequestro dei crediti) può essere autorizzato ed conservativo può
essere considerato
eseguito nei limiti in cui è permesso il pignoramento. In realtà, 'il se­ come un
questro conservativo può essere considerato, in certo senso, come un pignoramento
anticipato e viene
pignoramento anticipato, anche quando ha per oggetto crediti. Ciò attuato con le forme
che è confermato dal fatto che, come si vedrà tra poco (v. § 56), esso del pignoramento.
viene eseguito con le forme proprie del pignoramento (art. 678);
mentre, d’altra parte, nel momento in cui il creditore ottiene senten­
za di condanna esecutiva, il sequestro si converte senz’altro in pigno­
ramento (v. oltre, § 56).

4. Sequestro c.d. liberatorio. Occorre, infine, far menzione di un’al­ Il sequestro


tra ipotesi di sequestro configurata dall’art. 687 c.p.c. sotto la rubrica liberatorio.

«casi speciali di sequestro». Si tratta del sequestro «delle somme o del­


le cose che il debitore ha offerto o messo comunque a disposizione del
creditore per la sua liberazione», sequestro che il giudice può ordina­
re «quando è controverso Vobbligo o il modo del pagamento o della
consegna, o Vidoneità della cosa offerta».
Si tratta di un’iniziativa con la quale il debitore vuole evitare le
conseguenze della mora debendi e che presuppone sia la permanenza
della contestazione sulla sussistenza del debito o sulle sue modalità e
sia, eventualmente, l’offerta al creditore. J
/ /'
/
56. Il procedimento. Richiamo alla disciplina generale per la fase di
autorizzazione, per l’inefficacia e la revoca e per la fase di recla­
mo. La fase di attuazione. G li effetti del sequestro. La conversio­
ne del sequestro conservativo in pignoramento.

Veniamo ora1alla disciplina del procedimento.


Come già accennato, il codice non configura separatamente due
procedimenti per il sequestro giudiziario e per il sequestro conserva­
tivo, ma detta la disciplina di un unico procedimento per il seque­
stro, salva l’integrazione con alcune norme specificamente riferite al­
l’uno o all’altro tipo di sequestro. Questa disciplina è, d ’altra parte,
articolata con riguardo alle fasi che costituiscono o integrano la di­
sciplina generale dei procedimenti cautelari (§§ 53 e 54).
212 SEQUESTRI §56

Lasciando da parte Finterà fase di autorizzazione, che è discipli­


nata dai già esaminati artt. da 669 bis a 669 octies, nonché le ipotesi
generali di inefficacia previste dal pure già esaminato art. 669 novies,
va qui fatto cenno alla particolare previsione di perdita di efficacia,
configurata dall’art. 675.
Al riguardo, va anzitutto ricordato che, una volta ottenuto il prov­
vedimento autorizzativo, il sequestro, per produrre i suoi effetti di
il sequestro perde cautela, deve essere eseguito. In relazione a ciò, l’art. 675 dispone
efficacie se non è che, se l’attuazione non-avviene entro trenta giorni dalla dUta della
eseguito entro 30
giorni dalla pronuncia pronuncia, il provvedimento diviene inefficace.
del provvedimento, Naturalmente la dichiarazione dell’inefficacia avverrà con le for­
me di cui all’art. 669 novies.
Anche per quanto concerne Vimpugnazione del provvedimento,
non abbiamo che da richiamare la disciplina che la veduta prima se­
zione dedica all’istituto del reclamo (art. 669 terdecies) e che abbia­
mo esaminato al § 54.
La fase di attuazione Veniamo ora alla fase di attuazione, che il veduto art. 669 duode-
è disciplinata cies (v. § 54) lascia, con esplicita salvezza, alla disciplina degli artt.
autonomamente dagli
artt. 677, 678, 679. 677 e ss., i quali escludono l’applicabilità dell’art. 669 duodecies se
non in via residuale.
Si può dire in linea di massima che la fase dell’attuazione del se­
questro (come in generale dei provvedimenti cautelari) ha caratteri­
stiche strutturali assimilabili a quelle dell’esecuzione forzata. Questa
affermazione ha il suo preciso fondamento nel codice, la quale, nel-
l’indicare le forme con le quali il sequestro deve attuarsi, si richiama
senz’altro alle forme dell’esecuzione; e precisamente: per il sequestro
giudiziario - che, come si è visto, ha ad oggetto cose determinate -
alle forme dell'esecuzione su cose determinate, ossia all'esecuzione per
consegna o rilascio (v. retro, § 33), omessa, tuttavia, la notificazione
del precetto e l’avviso di cui all’art. 608, 1° comma (art. 677), salvo
che il custode sia persona diversa dal detentore (nel qual caso la noti­
ficazione dell’avviso è necessaria); per il sequestro conservativo - che,
come si è visto, costituisce una sorta di pignoramento anticipato -
sostanzialmente alle forme proprie del pignoramento; e così, se si trat­
ta di sequestro su cose mobili nella disponibilità del debitore, esso si
esegue «secondo le norme del pignoramento presso il debitore» (art.
678), mentre, se si tratta di sequestro di credito o dì cose di proprietà
del debitore, ma in possesso di un terzo, esso si esegue secondo le nor­
Il difetto di me per il pignoramento presso terzi. Tuttavia, in quest’ultimo caso -
coordinamento probabilmente per un difetto di coordinamento con la riforma della
dell’art. 678 con la
riforma del disciplina sul pignoramento presso terzi introdotta dal D.L. 132/2014,
pignoramento presso conv. dalla L. 162/2014 (v. retro, § 23) - , l’art. 678 continua a pre­
terzi intervenuta vedere che il sequestrante deve citare il terzo a comparire davanti al
nel 2014.
tribunale del luogo di residenza del terzo stesso per rendere la di­
chiarazione di cui all’art. 547. Difetto di coordinamento che potreb-
§56 PROCEDIMENTO E PROVVEDIMENTO 213

be essere superato ritenendo questa parte dell’art. 678 implicitamen­


te abrogata e dando rilevanza alla prima parte dello stesso articolo,
laddove esplicitamente vengbno richiamate le «norme stabilite per il
pignoramento presso terzi». Ne deriverebbe che, anche per l’attuazio­
ne del sequestro conservativp presso terzi, il terzo dovrebbe essere
invitato - secondo quel che prevede l’art. 543, 2° comma, n. 4, per il
pignoramento presso terzi (vi retro, § 23) - a comunicare la dichiara­
zione di cui all’art. 547 al creditore procedente entro 10 giorni a mez­
zo raccomandata ovvero a mezzo posta elettronica certificata (men­
tre solo il debitore dovrebbe; essere citato a comparire davanti al giu­
dice competente, ovvero il tribunale del luogo di residenza, dimora,
domicilio o sede dello stesso debitore: art. 26 bis, 2° comma, c.p.c,;
v. retro, § 23).
Per quanto riguarda, invece, il sequestro conservativo su immobi­
li, il codice, anziché compiere un richiamo alle forme del pignora­
mento immobiliare, dispone senz’altro che il sequestro si porta ad
attuazione con la trascrizione del provvedimento presso l’ufficio del'
conservatore dei registri immobiliari del luogo in cui i beni sono si­
tuati (art. 679).
D ’altra parte, ai sensi dell’art. 155 sexies disp. att., introdotto sem­
pre dal D.L. 132/2014, ai fini dell’individuazione dei beni del debitore
da sottoporre a sequestro conservativo, il creditore può utilizzare an­
che le modalità telematiche di ricerca, di cui all’art. 492 bis c.p.c., che
disciplina tali modalità - come abbiamo visto (retro, § 17) - con rife­
rimento ai beni da pignorare.
Se il sequestro concorre col pignoramento, si ritiene che debba
prevalere il processo di esecuzione, tanto più che il sequestrante par­
tecipa, previo intervento nel processo esecutivo in corso, alla distri­
buzione della somma ricavata (art. 686, 2°:comma); mentre nel caso
che il medesimo bene sia colpito da sequestro giudiziario e sequestro
conservativo, la precedenza spetta alla Pausa sull’appartenenza dei
beni, che ha dato luogo al sequestro giudiziario.
Il codice, nel richiamare per l’attuazione del sequestro, le forme
dell’esecuzione forzata, sembra escludere il sequestro chiesto dal de­
bitore su quanto da lui dovuto (perché contesta il debito o vanta al­
tro credito) o c.d. sequestro presso se stesso, sulla cui ammissibilità
vengono d ’altra parte sollevate talune serie obbiezioni di principio,
soprattutto per il rilievo che in questo campo opera la compensazio­
ne legale o giudiziale di cui all’art. 1243, 1° e 2° comma, c.c. Poiché,
peraltro, la giurisprudenza talora ammette questo sequestro, in tali
ipotesi occorre adattare le forme della procedura alla particolare si­
tuazione. / ,
Ricordato che l’attuazione va iniziata nel termine perentorio di cui
all’art. 675 c.p.c. e ricordato che, dalla pronuncia (o dalla comunica­
zione) del sequestro inizia a decorrere il termine perentorio che l’art.
214 SEQUESTRI §56

Il debitore può 669 novies prevede, a pena di inefficacia, per l’inizio del giudizio di
ottenere la revoca merito, e che nella pendenza del giudizio di merito il provvedimento
del sequestro
conservativo di sequestro può essere revocato o modificato, secondo il disposto
prestando idonea dell5art. 669 decies, va infine tenuto presente che, per l’art. 684, la re­
cauzione (art, 684 voca del sequestro conservativo è possibile anche quando il debitore
c.p.c.}.
offre idonea cauzione, mentre non è possibile la sospensione.
Se le cose sequestrate Quando il sequestro ha ad oggetto cose deteriorabili, il giudice
sono deteriorabili, può - ove sussista il pericolo di deterioramento - ordinare la vendita
il giudice può
ordinarne la vendita nei modi stabiliti per le cose pignorate; ciò - così dispone l’art. 685 -
(art. 685). con lo stesso provvedimento di concessione e con altro successivo.
Infine, per il caso di sequestro giudiziario, l’art. 676 stabilisce che
nel disporre detto sequestro, il giudice nomina il custode (v. voi. I, §
43) eventualmente nella persona di quello dei contendenti che offre
maggior garanzia (art. 676, 2° comma), stabilisce i criteri e i limiti
dell’amministrazione delle cose sequestrate e le particolari cautele
idonee a rendere più sicura la custodia e a impedire la divulgazione
dei segreti.
La nuova disciplina non si occupa della tutela del terzo che si af­
ferma pregiudicato dalla misura cautelare in sé o dalle modalità della
sua attuazione, tutela che in precedenza trovava il suo sbocco nell’in­
tervento nel giudizio di convalida. Al riguardo si è sostenuto, con ar­
gomenti condivisibili, che nella prima ipotesi sia possibile l’intervento
del terzo nel procedimento cautelare, esclusa, peraltro, la sua legitti­
mazione al reclamo e che, nella seconda ipotesi, si verifichi un’ineffi­
cacia che può essere fatta valere con le modalità dell’art. 669 novies.
Vediamo ora quali sono gli effetti propri del sequestro.
Mentre, come abbiamo già notato (retro, § 53), il provvedimento
autorizzativo non produce, per se stesso, alcun effetto all’infuori di
quello d ’introdurre l’attuazione del sequestro, il primo e più tipico
effetto del sequestro stesso si verifica immediatamente dopo tale at­
tuazione e consiste in quell’idoneità a conservare la situazione in atto
in funzione della fruttuosità del processo di merito, che è propria
della misura cautelare. Tale effetto è espressamente previsto, per il
sequestro conservativo, da una norma che, per la sua natura sostan­
ziale, è contenuta nel codice civile: l’art. 2906 c.c. che sancisce l’inef­
L’attuazione del ficacia relativa (ossia rispetto al creditore sequestrante) degli atti di
sequestro produce alienazione e, comunque, di disposizione delle cose sequestrate. Si
rinefficacia relativa
degli eventuali atti tratta di un’inefficacia del medesimo tipo di quella prevista per il pi­
di disposizione sui gnoramento dall’art. 2913 c.c. (v. retro, § 16) e che il codice in certo
beni sottoposti a
sequestro.
qual modo anticipa al momento del sequestro. Al riguardo non ab­
biamo pertanto che da richiamare i rilievi compiuti al § 16. Per il se­
questro giudiziario il codice non configura alcun effetto che investa la
disponibilità delle cose sequestrate, né alcun altro effetto di natura
sostanziale. Ciò sta in relazione con la funzione propria di questa mi­
sura cautelare, che non ha riguardo al valore di scambio delle cose
§56 PRO C ED IM EN TO E PRO V V EDIM ENTO 215

sequestrate, ma senz’altro alla disponibilità materiale delle cose stes­


se. L ’efficacia della misura va, pertanto, ricondotta direttamente alle
norme che concernono la custodia della cosa sequestrata, nonché al­
le norme che sanzionano penalmente l’eventuale violazione di tali di­
sposizioni ed in generale la sottrazione o il danneggiamento delle co­
se sottoposte a sequestro o a pignoramento (art. 334 c.p.).
Gli effetti di cautela, ché si determinano all’atto dell’attuazione
del sequestro, durano fino a quando si verifica una delle cause di
inefficacia previste dall’art. 669 novies e dall’art. 675 e sopra già esa­
minate. Ma se non si verifica alcuna causa di inefficacia, e se, d’altra
parte, il provvedimento non viene revocato o modificato ai termini
dell’art, 669 decies o in sede di reclamo ai termini dell’art. 669 terde-
cies ed il giudizio sul merito conduce al riconoscimento dell’esisten­
za del diritto cautelato, allora la funzione propria della cautela si com­
pleta e si realizza integralmente.
Nel sequestro giudiziario, tale completamento della funzione cau­
telare si verifica e si esaurisce automaticamente con la chiusura del
processo di cognizione. Ed infatti, da un lato, nel caso di sequestro
di libri, documenti o altre prove di cui all’art. 670, n. 2, ciò è ovvio
dal momento che la misura cautelare è, qui, in funzione della cogni­
zione. Dall’altro Iato, nel caso di sequestro di cose determinate (art.
670, n. 1), l’esaurimento della funzione cautelare è ugualmente ovvio
perché il riconoscimento del diritto del sequestrante sulle cose se­
questrate attribuisce al titolare sequestrante un titolo di possesso (o
detenzione) autonomo che si sovrappone, sostituendolo, a quello da­
to dal sequestro.
Nel sequestro conservativo, il completamento della funzione cau­
telare si realizza invece attraverso la confluenza del sequestro nell’e­
spropriazione, in funzione della quale la tnisura cautelare era stata
concessa ed attuata. Se, infatti, si tiene presente che l’effetto del se­ Nel sequestro
questro conservativo consiste (come sy é visto poc’anzi) in un’an­ conservativo, il
completamento della
ticipazione dell’efficacia propria del pignoramento, se ne desume lo­ funzione cautelare
gicamente che tale anticipazione non ha più ragion d’essere non ap­ si realizza attraverso
la conversione del
pena ima sentenza di condanna passata in giudicato o comunque sequestro in
esecutiva consenta il pignoramento ed il successivo ulteriore svilup­ pignoramento (art.
po dell’espropriazione. E poiché, d’altra parte, il sequestro conserva­ 686 c.p.c.).
tivo, oltre ad avere la stessa efficacia (sostanziale) del pignoramento,
ne ha anche la stessa struttura, in quanto si porta ad attuazione con
le sue medesime forme, è logico che il sequestro confluisca nel pi­
gnoramento, come appunto avviene attraverso la cosiddetta «conver­
sione del sequestro in pignoramento».
«Il sequestro-conservativo - dispone l’art. 686, 1° comma - si con­
verte in pignoramento al momento in cui il creditore sequestrante ot­
tiene sentenza di condanna esecutiva» (anche se, dunque, non è pas­
sata in giudicato, purché esecutiva). Ma, poiché l’art. 156 disp. att.
216 SEQUESTRI §56

soggiunge che «il sequestrante che ha ottenuto la sentenza di con­


danna esecutiva prevista dall’art. 686 del codice deve —oltre che pro­
cedere alle notificazioni di cui all’art. 498 del codice (avviso ai credi­
tori privilegiati “iscritti”) - depositarne copta nel termine perentorio
di sessanta giorni dalla comunicazione, nella cancelleria del giudice
competente per l’esecuzione», la dottrina e la giurisprudenza si sono a
lungo affaticate nel domandarsi se la conversione avviene automati­
camente oppure per effetto del suddetto deposito; e, nella prima ipo­
tesi, quali sarebbero le conseguenze del mancato deposito. Secondo
l’opinione che prevale in dottrina e nella giurisprudenza della Cassa­
zione, la conversione si verifica automaticamente, mentre l’onere del
sequestrante di effettuare il suddetto deposito nella cancelleria del
giudice competente per l’esecuzione investe la procedibilità del (già
avviato) processo di espropriazione nel senso che, se non avviene nel
termine, tale processo si estingue.
Più di recente ci si è domandati se l’effetto della conversione del
sequestro in pignoramento possa essere determinato anche da prov­
vedimenti condannatori esecutivi diversi dalla sentenza ed in partico­
lare dall’ordinanza ingiuntiva di cui all’art. 186 ter. La ratio della
norma sembra avvalorare la soluzione affermativa.
Si discute se la conversione si verifica ex fune con effetto retroat­
tivo alla data del sequestro, o - come sembra preferibile onde evitare
un’alterazione sia pure a posteriori della struttura della misura caute­
lare - con effetto ex nunc.
Per l’ipotesi che la causa di merito sia attribuita alla giurisdizione
di un giudice straniero, l’art. 156 bis disp. att. stabilisce che il seque­
strante deve, a pena di perdita di efficacia del sequestro conservativo
ottenuto, proporre domanda di esecutorietà in Italia della sentenza
straniera o del lodo, entro il termine perentorio di sessanta giorni.
A seguito della La conversione del sequestro in pignoramento produce anche
conversione, i vizi del l’effetto che i vizi del sequestro possono essere fatti valere (se non è
sequestro possono
essere fatti valere con intervenuta decadenza) con l’opposizione agli atti esecutivi ex art.
l’opposizione agli atti 617, mentre le contestazioni sulla conversione si configurano come
esecutivi.
opposizioni all’esecuzione ex art. 615.

Bibliografia di orientamento
\

M. ZUMPANO, Sequestro giudiziario, in Enciclopedia del diritto, XLII,


Milano, 1990; M. FORTINO, Sequestro conservativo e convenzionale, in Enci­
clopedia del diritto, XLII, Milano, 1990; B . BRUNELLI, Note sull’esecuzione
del sequestro, in Riv. trim. dir. e proc. civ., 1997; M. VELLANI, La conversio­
ne del sequestro conservativo in pignoramento, Milano, 1955; R. CAPONI, Il
sequestro giudiziario di beni nel processo civile, Milano, 2000; R. CONTE, Il
sequestro conservativo nel processo civile, Torino, 2000; R. CONTE, Il seque-
§56 PRO C ED IM EN TO E PRO VV EDIM ENTO 217

stm conservativo, in I procedimenti sommari e speciali, a cura di S. CfflAR-


LONI e C . CONSOLO, II , t. 2 , Torino, 2005; F , CORSINI, Il sequestro giudizia­
rio di beni, ivi; M . MONTANARI, Il sequestro giudiziario di prove, ivi; M . D e
C r i s t o f a r o , Gm speciali di sequestro (art. 687 c.p.c.), ivi; G. GUARNIERI, Il
sequestro giudiziario e il sequestro liberatorio, in 1/ processo cautelare, a cura
di G. TARZIA e A. SALETTI, 4a|ed., Padova, 2011; P. POTOTSCHNIG, Il se­
questro conservativo, ivi; G. A^RIETA, he cautele. Il processo cautelare, in
Tratt. dir. proc. civ., 2a ed,, XI, (Padova, 2011; S. TRABACE, Il sequestro c.d.
liberatorio (art. 687 c.p.c.), Bari} 2011; D . DALFINO, Il sequestro giudiziario,
Il sequestro conservativo, Il sequestro liberatorio, in I procedimenti cautelari,
a cura di A. CARRATTA, Bologna, 2013.

.i

!
Sezione terza
LE DENUNCE DI NUOVA OPERA E DI DANNO TEMUTO
E I PROCEDIMENTI POSSESSORI
SOMMARIO; 5 7 . L e d e n u n c e d i n u o v a o p e r a e d i d a n n o t e m u t o e i p r o c e d im e n ti p o s ­
se sso ri.

57. L e denunce di nuova opera e di danno temuto e i procedimenti


possessori.

La L. 353/1990 non ha modificato la collocazione della disciplina


delle denunce di nuova opera e di danno temuto (alle quali è dedica­
ta la sezione terza del capo terzo, titolo primo del libro IV), né quella
del giudizio possessorio (al quale è ancora dedicato l’autonomo capo
quarto del medesimo titolo primo). Tuttavia, in entrambe queste di­
scipline la nuova legge ha eliminato le disposizioni che configurava­
no hiter dei due procedimenti (quello possessorio attraverso un ri­
chiamo a quello sulle denunce) e che sono ora sostituite dalle già
esaminate (SS 53 e 54) disposizioni generali sui procedimenti caute­
lari, rispetto alle quali le norme residue costituiscono una sorta di di­
sciplina integrativa. L ’applicabilità delle disposizioni generali risulta,
per il procedimento sulle denunce, dalla disposizione (art. 669 qua-
terdecies), che concerne l’ambito della suddetta disciplina generale,
mentre per il procedimento possessorio il relativo richiamo è conte­
nuto nel nuovo 2° comma dell’art, 703. Abbiamo d’altra parte già
visto (retro, § 52) che la ragione della diversa collocazione dei due
procedimenti (l’uno nel capo terzo e l’altro in un autonomo capo
quarto) sta nella diversa funzione dei due provvedimenti. Più preci­
samente nel fatto che mentre le «denunce» hanno una funzione sicu­
ramente cautelare, che si coordina con quella del relativo giudizio di
merito, per la cui fruttuosità questi procedimenti si svolgono, non
altrettanto si può dire per i provvedimenti possessori che hanno un lo­
ro oggetto sostanziale autonomo e non assolvono, dunque, alcuna fu n ­
zione cautelare.
Ricordato tutto ciò, cominciamo con l’esaminare le residue dispo­
sizioni contenute nell’attuale sezione terza dedicata alle denunce a
completamento della disciplina generale dei procedimenti cautelari,
per poi passare ad esaminare le norme che costitu