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RIVISTA INTERNAZIONALE DI FILOSOFIA E PSICOLOGIA ISSN 2039-4667; E-ISSN 2239-2629

DOI: 10.4453/rifp.2017.0025 Vol. 8 (2017), n. 3, pp. 294-308

RICERCHE

Il paradigma honnethiano del riconoscimento:


interazione, antropogenesi e normatività
Tommaso Sperotto(α)
Ricevuto: 12 giugno 2017; accettato: 27 novembre 2017

█ Riassunto Reificazione presenta notevoli discontinuità rispetto alle precedenti e alle successive trattazioni
honnethiane e costituisce un tentativo audace di fondare una teoria sociale normativa su strutture ontologi-
che e antropologiche. Per salvare la pregnanza di questa prova, cercheremo di conciliare gli aspetti più con-
traddittori dell’opera, mostrando l’unitarietà di fondo dell’intero percorso honnethiano. Innanzitutto, occor-
re mettere a fuoco lo statuto del riconoscimento, preso di per se stesso, al fine di comprendere l’unità che si
gioca alle spalle delle diverse versioni elaborate da Honneth. Poi, ci concentreremo sul riferimento alla psi-
coanalisi e alla psicologia evolutiva, cercando di mettere in relazione i concetti di simbiosi e di imitazione
neonatale. In terzo luogo, intendiamo illuminare la duplice dimensione del paradigma honnethiano del rico-
noscimento: da un lato, esso viene caratterizzato normativamente; dall’altro, ha una pretesa più propriamen-
te ontologica e antropogenetica. Infine, occorre ridefinire l’orizzonte sorgivo del conflitto.
PAROLE CHIAVE: Axel Honneth; Riconoscimento; Intersoggettività; Antropogenesi; Teoria Critica

█ Abstract Honneth’s Paradigm of Recognition: Interaction, Anthropogenesis, and Normativity – Reification


demonstrates a number of discontinuities with Honneth’s earlier and later works and constitutes a bold at-
tempt to ground a social normative theory on ontological and anthropological grounds. In order to respect
the importance of this effort, I try to reconcile some of the more incompatible aspects of this work by point-
ing to the deep unity of the Honnethian path as a whole. First, I focus on the status of recognition itself, in
order to reveal the unity of thought behind the different versions proposed by Honneth. Then, I concentrate
on his references to psychoanalysis and evolutionary psychology, in an attempt to bring together the ideas of
symbiosis and neonatal imitation. Third, I highlight the dual nature of the Honnethian recognition para-
digm: on the one hand, it can be characterized as normative; on the other, it makes a truly ontological and
anthropogenic claim. Finally, I redefine the source of the conflict between this and Honneth’s other work.
KEYWORDS: Axel Honneth; Recognition; Intersubjectivity; Anthropogenesis; Critical Theory

REIFICAZIONE, PUBBLICATO NEL 2005, È che intercorre fra la pubblicazione di Lotta


l’espressione più compiuta e sintetica dei per il riconoscimento (1992) e de Il diritto del-
numerosi mutamenti cui è stato sottoposto il la libertà (2011).1 La nuova prospettiva che si
paradigma del riconoscimento nel periodo attesta nel pensiero honnethiano con

(α)
Dipartimento di Scienze Umanistiche, Università degli Studi di Palermo, viale delle Scienze Ed. 12 -
90128 Palermo (I)
E-mail: tommaso.sperotto@gmail.com ()
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l’avvento del ventunesimo secolo può essere rispetto a Lotta per il riconoscimento.9 Da un
individuata attraverso sei nuclei principali. punto di vista genetico, il “primo posto” viene
(a) Innanzitutto, Honneth lascia da parte il assegnato a una interazione connotata affetti-
modello di riconoscimento hegeliano (fondato vamente, definita «riconoscimento origina-
sulla tripartizione: amore, diritto, stima sociale) rio».10 Questa descrizione – almeno in prima
e la relativa pluridimensionalità dell’auto- battuta – sembra inconciliabile con la sim-
relazione soggettiva; di contro, l’indagine è ri- biosi winnicottiana, che perderebbe dunque
volta nei confronti dell’«individualità stessa, il suo ruolo fondamentale nell’attualizzazione
assunta come fatto normativo» e descritta co- naturalistica dell’originarietà della dimensio-
me fenomeno indivisibile.2 Analogamente, an- ne intersoggettiva descritta da Hegel negli
che il riconoscimento viene affrontato nella sua scritti jenesi.11
unitarietà fattuale e approfondito nei suoi ca- (d) I precedenti punti di distanza da Lotta
ratteri, descrivendo anche la peculiare epistemo- per il riconoscimento sono in larga misura dovuti
logia da esso fondata.3 In altri termini, abban- alla «rivalutazione della filosofia sociale di
donando la triade hegeliana, Honneth sposta la Adorno e in particolare della sua teoria della
sua attenzione sull’individuo e sul riconosci- ragione mimetica».12 È tale categoria a di-
mento presi di per se stessi, cercando di oltre- schiudere la possibilità di radicare nell’inter-
passare le conseguenze immediatamente nor- personale la conoscenza del mondo.13 Inoltre,
mative o sociali indicate dalla fiducia in sé, dal con l’adozione marcata ed esplicita di tali pro-
rispetto di sé e dalla stima di sé.4 spettive, Honneth acquisisce nuovi strumenti
(b) Honneth si allontana anche dalla psico- utili «a svelare le promesse non mantenute del-
logia sociale di Mead, per via della «tendenza la modernità»,14 gli effetti patologici di una
verso il cognitivismo»5 che caratterizza la trat- «modernizzazione paradossale»,15 la «duplici-
tazione del pensatore americano. Descrivere il tà dell’illuminismo».16 Questi esiti contraddit-
processo di individuazione e di integrazione tori e lesivi per l’integrità personale e, quindi,
sociale come una interiorizzazione dei modelli per la società vengono da Honneth ridefiniti
comportamentali dell’altro generalizzato osta- attraverso una rielaborazione della categoria
colerebbe infatti un’adeguata comprensione di lukácsiana di reificazione,17 che riassume in sé i
tutte le dimensioni dell’interazione interperso- concetti di misconoscimento, di ingiustizia e di
nale, come, per esempio, di quelle affettive, so- patologia sociale.
matiche e gestuali. In questo modo, si acuisce la (e) Un’ulteriore peculiarità di Reificazione
distanza fra Honneth e una possibile esplica- consiste nel respiro maggiormente teoretico-
zione del riconoscimento comprensiva del lin- speculativo e gnoseologico degli argomenti
guaggio e da ciò deriva il sempre maggior peso trattati, ottenuto anche grazie al riferimento ad
che viene assegnato ai «gesti espressivi».6 autori come Heidegger, Dewey e Sartre. Il ten-
(c) Nel primo decennio del ventunesimo se- tativo di individuare una forma originaria del
colo, il legame dell’autore con la psicoanalisi e riconoscimento, infatti, «ricava la sua giustifi-
con la teoria delle relazioni oggettuali viene ap- cazione assai più dagli assunti dell’ontologia so-
profondito e ampliato, con numerose conse- ciale o dell’antropologia filosofica che dalla sfe-
guenze – ne sono un esempio Teoria delle rela- ra generalmente designata come filosofia mora-
zioni oggettuali e identità postmoderna7 o alcuni le o etica».18 La descrizione del «coinvolgi-
saggi contenuti in Patologie della ragione.8 In mento esistenziale»19 del soggetto con l’alterità
Reificazione, però, il richiamo a Winnicott vie- segna così una distanza profonda con le «con-
ne notevolmente ridimensionato, in favore dei notazioni politiche della precedente “lotta per il
risultati empirici ottenuti da diversi studiosi nel riconoscimento”».20 Si potrebbe dire, insieme a
campo della psicologia evolutiva, che portano Deranty,21 che con questa opera emerge alla lu-
Honneth a descrivere le prime fasi di vita del ce una duplicità intrinseca allo stesso paradig-
bambino in maniera decisamente differente ma honnethiano: la tensione fra piano norma-
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tivo e dimensione antropogenetica del ricono- spetto alla tripartizione hegeliana o rispetto
scimento. all’oggetto del riconoscimento. In secondo
(f) Un’ultima notevole differenza fra Lotta luogo, ci concentreremo sul riferimento alla
per il riconoscimento e Reificazione riguarda psicoanalisi e alla psicologia evolutiva, cer-
dunque la lotta. Se da una parte essa è una di- cando di mettere in relazione i concetti di
mensione intrinsecamente connaturata alle in- simbiosi e di imitazione neonatale:25 essi infat-
terazioni intersoggettive di riconoscimento, ti appaiono come contrapposti l’uno all’altro
nella seconda opera viene completamente tra- nel descrivere e nel prescrivere l’originarietà
scurata. Da un certo punto di vista, questa as- della costituzione intersoggettiva del sé. In
senza potrebbe trovare giustificazione nel ten- terzo luogo, intendiamo illuminare la duplice
tativo stesso di descrivere una dimensione del dimensione del paradigma honnethiano del
riconoscimento antecedente rispetto a «tutte le riconoscimento. Da un lato, esso viene carat-
altre modalità più sostanziali»22 – amore, dirit- terizzato normativamente: è a questa dimen-
to, stima sociale. In questo senso, tale origina- sione che la trattazione di Lotta per il ricono-
rietà del riconoscimento precederebbe, anche scimento si rivolge. Dall’altro, il concetto ha
solo in senso cronologico, qualsiasi forma di una pretesa più propriamente ontologica e
misconoscimento e di conseguenza ogni lotta antropogenetica. In questo senso, è da chiari-
finalizzata a correggere simili distorsioni re l’originarietà del secondo modello di rico-
dell’interazione sociale. Tuttavia, l’aspetto del noscimento rispetto al primo, così per come
conflitto di cui Reificazione sembra maggior- viene presentato in Reificazione. Infine, oc-
mente mancante non è tanto quello “politico” – corre definire nuovamente l’orizzonte sorgi-
il progresso morale della società – quanto quel- vo del conflitto.
lo generativo. Infatti, l’«equilibrio precario tra Tutte le presenti questioni trovano a no-
autonomia e legame»23 descritto grazie alla stro modo di vedere uno spazio d’indagine
teoria delle relazioni oggettuali e il contrasto fra adeguato nell’approfondimento delle prime
Io e Me rappresenta in Lotta per il riconosci- fasi di vita del bambino, poiché solo se incon-
mento un fattore imprescindibile nella costitu- trato qui il riconoscimento viene radicato in
zione del soggetto. una dimensione strutturale e diviene quindi
Nonostante tutte queste differenze sem- possibile assegnargli il compito che Honneth
brino contraddire i risultati delle precedenti prevede per esso: l’abolizione dell’atomismo
trattazioni honnethiane, Reificazione a nostro a cui la modernità ha consegnato l’individuo.
parere rappresenta un tentativo audace di
fondare la teoria sociale normativa su strut- █ Il riconoscimento come interazione origi-
ture ontologiche e antropologiche volte a naria
mostrare la priorità «del riconoscere (Aner-
kennen) sul conoscere (Erkennen)».24 Al fine Oltre all’abbandono della triade amo-
di salvare la pregnanza di questo tentativo, re/diritto/stima sociale, l’elaborazione hon-
cercheremo di conciliare gli aspetti che paio- nethiana contenuta in Reificazione riconfigu-
no immediatamente contraddittori, mo- ra l’idea stessa di riconoscimento, poiché a
strando l’unitarietà di fondo delle prospettive tale categoria vengono ricondotte non solo le
in campo. In particolare, ci concentreremo su relazioni intersoggettive, ma anche la cono-
quattro delle sei questioni esposte preceden- scenza del mondo oggettuale. In questo mo-
temente. do, il nostro autore intende far coincidere ri-
Innanzitutto, occorre mettere a fuoco lo conoscimento e interazione. Tuttavia, come
statuto del riconoscimento a un livello for- osserva Deranty, in tale equivalenza sembra
male, preso di per se stesso, al fine di com- però che «il significato» stesso «di “intera-
prendere l’unità che si gioca alle spalle delle zione”» subisca «una immensa riduzione»:26
diverse versioni elaborate da Honneth – ri- vincolare il fenomeno conoscitivo alla cate-
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goria di riconoscimento non concederebbe rientra nel modello della reciprocità il ricono-
sufficiente spazio a dinamiche che avrebbero scimento attestato a uno studente attraverso
invece una loro autonomia, come la perce- l’assegnazione di un buon voto. Grazie a tale
zione o il linguaggio. gesto, il lavoro dello studente, le sue attitudi-
Tali operazioni potrebbero dunque essere ni e abilità, la sua capacità critica, ecc. ven-
intese come una «iper-espansione» della ca- gono riconosciuti, anche a un livello pubbli-
tegoria di riconoscimento,27 che assume un co. Tuttavia, perché si possa effettivamente
ruolo fondativo inaggirabile. Infatti, attra- parlare di riconoscimento è necessario che il
verso l’idea di riconoscimento primario o ori- giudizio provenga da una figura adeguata, a
ginario, emerge chiaramente che il «ricono- cui precedentemente viene riconosciuto un
scimento è molto di più che un concetto determinato ruolo: il professore. Senza reci-
normativo che fonda una teoria di giustizia procità – quindi senza che venga riconosciu-
alternativa»:28 esso ha una pretesa totaliz- ta la posizione del “giudicante” al professore
zante. Ponendo il riconoscimento alla base di – il voto non risulterebbe significativo dal
tutte le interazioni con il mondo, gli altri e se punto di vista della stima sociale, stando al
stessi, Honneth è persuaso di aver individua- lessico di Honneth. Perché l’altro possa mo-
to una categoria attraverso la quale l’umano, strare e attestare qualcosa del sé, quest’ultimo
in tutte le sue dimensioni, può essere non so- deve necessariamente riconoscergli la facoltà
lo spiegato fenomenologicamente, ma anche di farlo.
orientato normativamente. Il “trattamento adeguato” presenta invece
Occorre dunque interrogarsi sulla natura numerosi punti di contatto con il modello re-
del riconoscimento, per valutare l’adegua- cettivo descritto da Honneth in Riconoscimen-
tezza di una tale concezione e per capire se to come ideologia. Quest’ultimo, a differenza
una sua forma così ampia possa ancora rien- delle prospettive che leggono il riconosci-
trare nella categoria “classica” senza defor- mento come un atto che attribuisce determi-
marla. I caratteri del paradigma di Honneth nati caratteri all’altro, viene incontro alla
possono essere colti attraverso la distinzione
di due modelli proposti da Laitinen: quello intuizione per cui un comportamento volto
della «reciprocità» e quello del «trattamento al riconoscimento deve concernere un atto
adeguato».29 che è motivato da ragioni pratiche: nel ri-
Secondo il primo, la «relazione di ricono- conoscimento reagiamo correttamente o
scimento o è biunivoca e reciproca o non è».30 appropriatamente in base alle ragioni corre-
Questo è il modello definito da Hegel più late a quelle qualità valutative (evaluativen
compiutamente nelle pagine della Fenomeno- Eigenschaften) che presumiamo essere pre-
logia dello spirito, secondo cui il riconoscimen- liminarmente possedute, sotto diversi aspet-
to «riguarda» e richiede «solo attori del ri- ti, dagli esseri umani.34
conoscimento»,31 due sé razionalmente “già
formati” che si attestano vicendevolmente e Affidando al riconoscimento il compito di
simmetricamente le loro ipseità.32 Al darsi del mettere in luce il valore dell’altro e descri-
rapporto corrisponde dunque un preliminare vendolo come comportamento che si adegua
riconoscimento dell’altro, seppur minimale, a tale valore, Honneth in un certo qual modo
che gli attribuisca una dignità sufficiente a si sbilancia verso l’idea secondo cui vi sia già
permetterci di accogliere ciò che egli dice di “soggetto” prima del riconoscimento, vi sia
noi. Se non riconoscessimo l’altro, non po- una qualche struttura che attende di espri-
tremmo cogliere i suoi gesti nei nostri con- mersi grazie agli atteggiamenti dell’altro.
fronti come adeguati a esprimerci, a “dirci chi Come sostiene Laitinen – da cui Honneth
siamo”.33 riprende il modello recettivo –, «sono le qua-
Per fare un esempio piuttosto semplice, lità normative dell’altro che, immediatamen-
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te, richiedono o esigono una risposta» in In Reificazione, l’atteggiamento affermati-


termini di riconoscimento.35 Ciò significa che vo viene descritto come una «prestazione co-
il valore dell’individuo rappresenta, in una stitutivo-trascendentale»,42 che si articola
qualche misura, un dato di partenza.36 Se- nell’apertura all’alterità in genere, lasciando a
condo questa prospettiva, il riconoscimento essa lo spazio di esprimersi nelle potenzialità
coincide dunque con una risposta, che «è sue proprie. È un trattamento adeguato
sempre un secondo passaggio in una sequen- dell’altro, non distaccato, non reificante, ma
za interattiva».37 coinvolto esistenzialmente con ciò che l’altro
In altri termini, il riconoscimento è tale veramente è e attende di essere. Tuttavia, il
solo a partire da qualcosa che lo precede: la fatto che il riconoscimento del mondo possa
presenza dell’altro e i suoi tratti qualitativi attuarsi solo per via indiretta, mediato
che attendono di esprimersi grazie ad alcuni dall’investimento libidinale diretto ai partner
gesti. Concettualmente – sostiene Laitinen – dell’interazione, lascia intendere che Honneth
questa dinamica possiede una certa unilatera- non escluda l’elemento della reciprocità.
lità e non imporrebbe dunque alcun vincolo Il carattere propriamente umano del rico-
vicendevole, nessuna simmetria. Non preve- noscimento, infatti, emerge nel fatto che esso
dendo nessuna mutualità, tale interazione non riguarda primariamente “attori del riconosci-
necessita di due sé compiutamente formati mento”, soggetti che possono considerarsi
(sia da un punto di vista cognitivo, che da uno simmetricamente. Solo all’interno della reci-
morale), non richiede che i due poli della rela- procità interattiva del legame con gli altri «il
zione siano costituiti da attori del riconosci- mondo ci si presenta come una realtà abitabi-
mento: è in gioco qui una «concezione am- le»43 e l’umano può trovarsi “a casa sua”. Così,
pia» e meno rigida «del “riconoscimento”»,38 l’adeguazione del proprio atteggiamento pratico
che permetterebbe di pensare un atteggiamen- ai tratti qualitativi dell’alterità (anche oggettua-
to del genere come rivolto anche agli anima- le) può inscriversi solo all’interno di una intera-
li,39 vincolante solo in senso ampio, in quanto zione reciproca fra persone: ciò emerge con evi-
richiede una corrispondenza fra atteggiamen- denza nella relazione fra genitore e neonato.
to e valore rinvenuto nell’altro.40 Proprio in uno dei punti in cui il paradigma
Per quanto riguarda il rapporto con gli honnethiano sembra distanziarsi maggiormen-
animali, per esempio, è innegabile che in ogni te dall’assunto di Hegel secondo cui il ricono-
nostro gesto sia implicata una presupposizione scimento è tale solo quando è reciproco – «cia-
di reciprocità. Tuttavia, tale presupposizione scuna» coscienza «vede l’altra fare la stessa
non prevede una duplicità nella vettorialità cosa ch’essa fa; ciascuna fa quello che esige
dei gesti di riconoscimento, ma reazioni a de- dall’altra, e quindi fa quello che fa, soltanto per-
terminati stimoli (come nel caso del gioco). In ché l’altra fa lo stesso»44 – ci accorgiamo che
questo modo, appunto, non viene implicata ciò che il nostro autore abbandona non è la re-
alcuna simmetria di atteggiamenti. ciprocità del rapporto, ma solamente la simme-
Il paradigma del riconoscimento proposto tria del riconoscimento.
da Honneth, a nostro modo di vedere, costi-
tuisce una via mediana fra il modello della Il genitore ha a sua disposizione un ampio
reciprocità e quello del trattamento adegua- repertorio di espressioni gestuali e facciali
to. L’adozione del secondo è ciò che permette che forniscono al bambino dei segnali alta-
a Honneth di radicare la propria teoria sociale mente differenziati della propria sollecitu-
nelle aspettative normative dei partner dine nell’interagire. Dall’altra parte, il bam-
dell’interazione,41 di giustificare il riconosci- bino piccolo può fare uso di un intero spet-
mento a partire dalla richiesta di essere rico- tro di atti riflessi che, in reazione alla stimo-
nosciuti e di far coincidere con esso anche i lazione gestuale del genitore, possono svi-
concetti di apertura, cura e imitazione. lupparsi nelle prime forme di risposta sociale.
Il paradigma honnethiano del riconoscimento 299

Fra i diversi gesti, un ruolo speciale viene as- scimento fra due sé, se la soggettività del
segnato a quella classe di espressioni facciali neonato non è ancora pienamente costituita?
che permettono al bambino di sapere che In questo interrogativo emergono le diffe-
egli è oggetto di amore, dedizione e simpa- renze fra Lotta per il riconoscimento e Reifica-
tia.45 zione. Se l’identificazione esistenziale lascia
presupporre una certa ipseità del bambino
La reciprocità del riconoscimento non ri- piccolo in quanto “protagonista” dell’apertura
guarda dunque gli atti linguistici o «il simbo- affettiva, il riferimento a Winnicott descrive
lico dell’azione»,46 attraverso cui il valore «i neonati come sprofondati in confuse unio-
dell’altro può essere attestato semanticamen- ni simbiotiche».50 Oltre a essere messa in di-
te, ma alcuni gesti affettivamente positivi.47 scussione dai diversi risultati empirici cui an-
Non solo il bambino si costituisce all’interno che Honneth fa riferimento in Rejoinder
delle cure materne, delineando il proprio (2011), la prospettiva winnicottiana appare
ambiente in relazione alla presenza della ma- decisamente problematica in quanto esclude
dre: anche «il genitore reagisce al neonato» la stessa categoria di “soggetto” dalle fasi ini-
in risposta ai suoi «movimenti espressivi».48 ziali della relazione.
È su questa polarità relazionale e gestuale che Risulterebbe dunque difficile parlare di ri-
le successive forme simboliche di riconosci- conoscimento, così per come esso viene gene-
mento si attestano e trovano il loro sviluppo. ralmente caratterizzato a partire dalla tratta-
Honneth sostiene che vi sia una «dipenden- zione hegeliana:51 quella della simbiosi è in-
za del riconoscimento dai gesti espressivi», fatti una fase «in cui non si dà separazione
poiché «solo tali gesti corporei sono in grado tra le due soggettività».52 Stando così le cose,
di articolare pubblicamente l’affermazione» non sarebbe possibile affermare che siano
dell’altro, che «costituisce la differenza tra il due sé distinti a riconoscersi reciprocamente:
conoscere e il riconoscere».49 Questa attività verrebbe dunque saltata «l’esperienza fon-
è dunque pre-linguistica anche nell’età adul- damentale dell’“essere-con” qualcuno»,53 vi-
ta: anzi, anche il linguaggio si articola pro- tale per poter affermare l’altro con cui si è.
priamente come gesto e non come mero atto Tuttavia, è possibile non pensare alla
cognitivo o come articolazione coerente e simbiosi winnicottiana e all’imitazione neo-
calcolata di argomentazioni. natale come a due descrizioni alternative del-
L’estensione del paradigma della recipro- le prime fasi di vita.54 Nel caso, le evidenti
cità attraverso il modello della recettività differenze fra i due modelli riguardano Win-
permette dunque a Honneth di descrivere nicott, da una parte, e Stern, Tomasello e
una categoria pratica di riconoscimento in Hobson, dall’altra: per Honneth è possibile
grado di fondare, genealogicamente e catego- sviluppare comunque un sistema coerente.
rialmente, gli altri modelli di interazione. Si- Questa operazione può essere facilitata sosti-
multaneamente, la correzione dell’ampiezza tuendo il termine “simbiosi” – che potrebbe
propria del modello recettivo grazie al ricorso lasciar intendere l’esistenza di un qualche
alla dimensione della reciprocità impedisce “essente” primordiale in cui i sé siano effetti-
l’impallidire della categoria di riconoscimen- vamente indistinti – con un’altra espressione
to, lasciando così intatta la sua peculiarità di usata da Winnicott: dipendenza assoluta.
fatto inter-umano. L’indissolubilità del bambino e della madre
non è la proprietà di un ente cosale, ma una
█ Dipendenza e ipseità: la costituzione inter- identità pratica determinata dalle rispettive
soggettiva del sé necessità e articolantesi nelle interazioni ge-
stuali di entrambi i poli.55 Il fatto che Winni-
Come può essere però, quello fra madre e cott parli di dipendenza, infatti, annuncia
bambino, un rapporto reciproco di ricono- preliminarmente che vi sia innanzitutto una
300 Sperotto

relazione in cui l’altro da cui si dipende è già formale» perseguita da Honneth in favore di
da sempre implicato. Il fatto che questa di- una più sostanziale idea della “natura uma-
pendenza sia assoluta significa che, per il na”.62
momento, la condizione dei due sé interagen- In altre parole, l’uomo è gettato nell’aper-
ti è totalmente ascrivibile al e descrivibile nel tura affettiva al mondo in quanto consegnato
rapporto. alle braccia della madre. Apertura affettiva e
L’«intersoggettività primaria»56 non è intersoggettività primaria sono dunque coes-
dunque un’entità esistente, una sorta di “me- senziali e cooriginarie: l’una è in funzione
ta-soggetto”, ma una relazione. Allora, è pos- dell’altra e viceversa. Entrambe descrivono la
sibile pensare a questo rapporto come struttura propriamente relazionale dell’essere
un’interazione reciproca in cui il sé del neo- umano: questa, come apertura originaria, si
nato, certamente incompiuto da un punto di articola solo grazie alla fatticità gestuale delle
vista cognitivo, si rapporta alle cure della interazioni. Fuori da un contesto in cui viene
madre attraverso gesti reattivi. umanizzato, il soggetto, oltre a non costituir-
Allo stesso modo, l’imitazione neonatale è si, non potrebbe identificarsi affettivamente
conciliabile con il concetto di dipendenza asso- con gli altri.
luta nel momento in cui concepiamo l’apertura
come socialmente dischiusa all’interno di un █ La precedenza dell’antropologico sul
orizzonte intessuto di gesti affermativi: essa è normativo
infatti «una forma del tutto elementare di atti-
vità intersoggettiva».57 Questa «involontaria In che modo va dunque pensata l’origina-
apertura»58 affettiva verso gli altri, il mondo e rietà dell’identificazione esistenziale, che pre-
sé è originaria proprio perché il neonato è inse- cederebbe «tutte le altre modalità più sostan-
rito altrettanto originariamente nella dimen- ziali» di riconoscimento?63 Da un punto di
sione dell’intersoggettività. Infatti, senza che vista generativo, evidentemente, questa ante-
l’altro sia presente attraverso cure e attenzioni, cedenza non è da pensarsi (esclusivamente)
senza la voce e i gesti del genitore, il bambino in termini cronologici; così come, da un pun-
non potrebbe effettivamente aprirsi. to di vista categoriale, essa non costituisce
una quarta modalità di riconoscimento ante-
[I]l primo sorriso con cui, dopo qualche me- posta alla stregua di un sostrato alla triade
se, il bambino piccolo reagisce all’espressione dell’amore, del diritto e della stima sociale.
facciale del genitore segna il momento in cui Ciò non permetterebbe di comprendere Rei-
questo mondo di proprietà “di valore” è per ficazione come espressione del tentativo di
lui dischiuso per la prima volta.59 Honneth, che rimane invece unitario.
Attraverso le forme più sostanziali del ri-
L’originario ingresso del bambino nel conoscimento il nostro autore intende identi-
mondo qualitativo del riconoscimento accade ficare le concrezioni sociali che incarnano sto-
come reazione alle cure della madre, come ricamente visioni particolari e finite del be-
rendersi presente dell’apertura in cui è stato ne.64 Solo a partire da queste forme effettive e
collocato attraverso le sue risposte affermati- incontrabili socialmente dell’amore (amicizia,
ve.60 L’apertura affettiva del neonato – il suo relazioni intime, famiglia), dell’eguaglianza
sorriso – non è dunque una questione fisiolo- (diritto giuridico) e della stima sociale (sfera
gica in senso stretto, poiché anche le «capaci- pubblica democratica, lavoro) è possibile defi-
tà radicate biologicamente richiedono am- nire il riconoscimento come forma del pro-
bienti sociali» per nascere e svilupparsi.61 Se gresso morale della società. Così, astraendo
l’apertura originaria al riconoscimento non dall’evoluzione normativa fondata sul conflit-
venisse intesa come strutturalmente intersog- to, si può individuare nel riconoscimento un
gettiva si perderebbe la «debole antropologia principio adeguato alla formulazione di un
Il paradigma honnethiano del riconoscimento 301

concetto formale di vita buona e di una teoria █ Conflitto, misconoscimento e vulnerabilità


della giustizia.65 La triade “hegeliana” compo-
sta da amore, diritto e stima sociale risponde Ciò che occorre rideterminare ora è la di-
dunque al tentativo normativo di individuare mensione della lotta per il riconoscimento. In
le condizioni (sociali e individuali) dell’auto- Reificazione essa è non viene affrontata e, anzi,
realizzazione e quindi della giustizia. la primarietà assegnata all’imitazione affettiva
Allora, la priorità genetica e categoriale sembra non lasciare spazio all’«affermazione
del riconoscimento affettivo descritta in Rei- hegeliana secondo cui ogni relazione di ricono-
ficazione diviene comprensibile dal momento scimento dovrebbe includere una intrinseca di-
che quest’ultimo svolge un ruolo simile a namica progressiva», articolantesi grazie alla
quello dell’amore in Lotta per il riconoscimen- lotta.72 Forse per rimediare a questa mancanza
to: l’amore infatti «precede sia logicamente dell’opera, anche nei testi più recenti il conflitto
sia geneticamente qualsiasi altra forma di ri- viene riabilitato nella sua centralità.73 Honneth
conoscimento reciproco».66 Esso, inteso nei rimane infatti persuaso che «tutte le forme so-
termini dell’intersoggettività primaria piutto- ciali dell’“essere-con”» siano «segnate da una
sto che come forma sostanziale concretizzan- frattura»,74 che non vi possa essere aspirazione
tesi nelle relazioni intime o nell’amicizia,67 al legame con l’altro senza timore di disperdere
delinea le condizioni basilari dell’integrità il proprio sé, che non vi possa essere rapporto
personale e dell’autorealizzazione. senza separazione, negativo e conflitto.
In un senso più strutturale o antropologi- Honneth, dopo l’abbandono del paradig-
co, la precedenza del riconoscimento affetti- ma di Mead, deve nuovamente trovare un
vo deve essere considerata non solo come la fondamento che sia in grado di rendere ra-
condizione delle altre forme di atteggiamento gione della necessità della lotta. In Lotta per il
affermativo, ma anche come ciò per cui di- riconoscimento, infatti, il conflitto veniva giu-
viene possibile parlare di autorealizzazione e stificato a partire dalla «spontaneità prati-
giustizia in termini intersoggettivi: se la strut- ca» dell’Io che viene «contrapposto al Me
tura dell’individuo non fosse originariamente come una forza inconsapevole».75 La discon-
relazionale, questo tentativo risulterebbe de- tinuità fra le aspettative di riconoscimento
cisamente privo di fondamento. Data l’ori- del soggetto e le condizioni sociali poteva es-
ginarietà del riconoscimento affettivo, si può sere spiegata, grazie a Mead, attraverso la
sostenere che Honneth delinei una preceden- «negazione delle norme interiorizzate» e «la
za dell’antropologico sul normativo, tale per volontà inconsapevole di distinguere se stessi
cui, se non fosse per la natura intersoggettiva [Besonderungswillen]».76
del sé, le attese normative non riguardereb- Tuttavia, abbandonato il modello di indivi-
bero il riconoscimento che ci si aspetta duazione e integrazione sociale di Mead, anche
dall’altro. In altri termini, «la normatività questa spiegazione della lotta non può essere
morale presuppone un processo genetico di tipo più adottata da Honneth. Radicare il conflitto
intersoggettivo».68 nella tendenza dell’Io a emergere dal contesto
A un livello astorico, strutturale e (debol- definito dall’altro generalizzato non rappresen-
mente) antropologico il riconoscimento affet- ta più una prospettiva soddisfacente.
tivo, in quanto dinamica elementare dell’inter-
soggettività primaria del sé, precede ed è condi- [L]’impulso a ribellarsi contro le forme sta-
zione sia di una «teoria tripolare della giusti- bilite di riconoscimento potrebbe essere ri-
zia»69 che «di un’eticità post-tradizionale e condotto a un bisogno profondamente ra-
democratica».70 Tutte queste forme più so- dicato di negare l’indipendenza di coloro
stanziali di riconoscimento reciproco, infatti, con cui si interagisce e di averli “onnipoten-
si realizzano come simbolizzazioni delle pri- temente” a propria disposizione. Dovrem-
marie interazioni gestuali.71 mo dire che la permanenza della “lotta” per
302 Sperotto

il riconoscimento non ha origine in bilità morale» del soggetto, che – appunto –


un’asociale spinta dell’ego alla realizzazione, si articola a partire dalla «perdita infantile
ma piuttosto in una anti-sociale tensione della esperienza simbiotica di sicurezza».81
all’indipendenza, che conduce ogni soggetto Ciò che non viene chiarito nella nuova
a negare, di volta in volta, la differenza giustificazione del conflitto è come dalla stes-
dell’altro.77 sa fase – la fine della simbiosi – possano sor-
gere insieme la stessa richiesta di riconosci-
Il conflitto si radica dunque, attraverso un mento, motivata dalla vulnerabilità, e il ten-
certo «determinismo psicologico»,78 nella tativo di annullare qualsiasi riconoscimento,
fase in cui il neonato vive rapporti allucinato- il possesso onnipotente dell’altro. Soprattutto,
ri di onnipotenza nei confronti della madre e non si comprende in che modo la conflittualità
del mondo esterno, considerando ciò che lo che deve mantenersi all’interno di ogni relazio-
circonda alla stregua di una propria propag- ne possa articolarsi nella forma del miscono-
gine.79 scimento, rendendo così problematica l’affer-
Così, giunto il passaggio dalla dipendenza mazione secondo cui il conflitto stesso produca
assoluta alla dipendenza relativa, il bambino il progresso morale della società.
inizia a vivere la tendenza del controllo, cer- A nostro modo di vedere, le maggiori
cando di gestire l’equilibrio fra autonomia e problematicità di questa nuova giustificazio-
legame nella forma del possesso aggressivo ne del conflitto risiedono nell’incompatibilità
dell’altro, nel tentativo di ridurre a sé il circo- del tentativo misconoscente di controllo
stante. Anche dopo Reificazione, dunque, non è dell’altro con il progresso morale e nella
possibile abbandonare il modello della simbiosi, mancata chiarificazione del rapporto fra ag-
poiché esso è necessario a Honneth per tentare gressività e vulnerabilità. Queste sembrano
di giustificare la permanenza dell’elemento infatti i due poli in cui la perdita del rapporto
conflittuale nelle relazioni di riconoscimento. primario si dischiude alla dimensione sociale
L’interazione fra madre e bambino non può e politica, in quella tensione fra autonomia e
essere spiegata senza ricorrere a tale categoria legame che caratterizza l’intersoggettività di
winnicottiana, perché, tolta questa, si perde- cui il sé è costituito. Non solo dunque non è
rebbe l’elemento all’interno del quale le spinte pensabile un rapporto senza conflitto, ma
antagonistiche delle relazioni umane trovano questo «nasce» solo «da una precedente
la loro origine. esperienza di reciprocità»:82 il conflitto non è
pensabile senza il rapporto. Anche nei con-
Dove [Johanna Meehan] intravede una fronti della lotta, dunque, il riconoscimento
forma infantile dell’esperienza dell’“essere si mostra nella sua irrinunciabile priorità.
con”, io vedo la compulsione dolorosa del Concludendo, la descrizione fornitaci da
bambino che porta a rompere con gli stati Honneth riguardo al riconoscimento presenta
momentanei di simbiosi con il genitore e a numerose analogie con il modello del tratta-
divenire una entità indipendente.80 mento adeguato, delineandone così una versio-
ne “ampia”; tuttavia, anche la molteplicità degli
Il tentativo di Honneth, però, se purifica- oggetti contemplati come meritevoli di ricono-
to da tendenze psicologistiche che potrebbe- scimento (l’altro, il mondo, se stessi) trova ori-
ro essere effettivamente all’opera, risulta de- gine solamente nella reciproca interazione fra
cisamente interessante. Tuttavia, sembra dif- soggetti. In questo modo, Honneth fonda il
ficile radicare la lotta per il riconoscimento modello recettivo su quello della reciprocità,
nella sola tendenza all’onnipotenza. Infatti, radicando anche il conoscere nel riconoscere.
con il distacco dalla fase di simbiosi non In secondo luogo, simbiosi e imitazione neona-
emerge solamente il tentativo misconoscente tale sono risultate conciliabili e, anzi, concorro-
di controllo dell’altro, ma anche la «vulnera- no a descrivere il medesimo processo, quasi
Il paradigma honnethiano del riconoscimento 303

rappresentando due facce della stessa medaglia: 7


Cfr. A. HONNETH, Objektbeziehungstheorie und
da un lato il necessario contesto intersoggettivo postmoderne Identität. Über das vermeintliche Ver-
di umanizzazione, dall’altro l’attiva ipseità del halten der Psychoanalyse, in: «Psyche. Zeitschrift
neonato, polo interattivo senza il quale non po- Psychoanalyse und ihre Anwendungen», vol. LIV,
trebbe darsi riconoscimento. In terzo luogo, 2000, pp. 1087-1107 (trad. it. Teoria delle relazioni
l’originarietà del riconoscimento affettivo de- oggettuali e identità postmoderna. Sulla presunta ob-
solescenza della psicoanalisi, in: «Psiche. Rivista di
scritto in Reificazione indica la necessaria pre- cultura psicoanalitica», vol. X, n. 1, 2002, pp. 13-30).
cedenza della costituzione sociale dell’individuo 8
Cfr. A. HONNETH, Pathologien der Vernunft - Ge-
sulla dimensione normativa. La priorità del ri- schichte und Gegenwart der Kritischen Theorie, Suhr-
conoscimento esistenziale sulle forme più so- kamp, Frankfurt a.M. 2007 (trad. it. Patologie della
stanziali descritte in Lotta per il riconoscimento ragione. Storia e attualità della teoria critica, tradu-
coincide con la necessaria precedenza della zione di A. CARNEVALE, Pensa Multimedia, Lecce
stessa struttura intersoggettiva del sé sulle for- 2012, in particolare si vedano i capitoli
me effettive della sua espressione. Infine, ab- L’acquisizione della libertà. La concezione freudiana
biamo notato che l’eliminazione del riferimento dell’autorelazionarsi individuale; «Angoscia e politi-
a Mead rende decisamente problematica la giu- ca». Franz Neumann: forza e debolezza della sua
stificazione del conflitto, che nelle sue recenti diagnosi delle patologie e Democrazia e libertà interio-
re. Il contributo di Alexander Mitscherlich alla teoria
versioni più difficilmente si presenta come un critica della società, rispettivamente alle pp. 167-188;
elemento propositivo ai fini del realizzarsi di 189-199 e 201-209).
una eticità democratica volta all’autorealiz- 9
«Le ricerche empiriche di Daniel Stern mi hanno
zazione individuale. portato ad abbandonare, almeno parzialmente, la
nozione di una iniziale simbiosi fra i neonati e coloro
█ Note che rivolgono loro le cure primarie. Inoltre, gli eccel-
lenti studi di Michael Tomasello e Peter Hobson mi
1
Cfr. J.-PH. DERANTY, Beyond Communication. A hanno spinto a introdurre una fase di riconoscimen-
Critical Study of Axel Honneth’s Social Philosophy, to elementare che precede tutte le altre forme di ri-
Brill, Leiden/Boston 2009, p. 461. conoscimento normativo». Cfr. A. HONNETH, Re-
2
Ivi, p. 442. joinder, in: D. PETHERBRIDGE (ed.), Axel Honneth:
3
Cfr. A. HONNETH, Invisibility: On the Epistemology Critical Essays. With a Reply by Axel Honneth, Brill,
of “Recognition”, in: «Aristotelian Society», Vol. Leiden/Boston 2011, pp. 391-421, qui p. 393 - tra-
LXXV, Supplement, 2001, pp. 111-126; A. HON- duzione nostra.
10
NETH, Verdinglichung. Eine anerkennungstheoretische A. HONNETH, Reificazione, cit., p. 82.
11
Studie, Suhrkamp, Frankfurt a.M. 2005 (trad. it. Rei- «La sua riflessione [di Hegel] rimane però legata
ficazione. Uno studio in chiave di teoria del riconosci- ai presupposti della tradizione metafisica perché non
mento, traduzione di C. SANDRELLI, Meltemi, Roma considera il rapporto intersoggettivo come un even-
2007, pp. 45-50 e 59-62). to empirico all’interno del mondo sociale, ma lo sti-
4
Cfr. A. HONNETH, Kampf um Anerkennung. Zur lizza in una dinamica di formazione che si compie
moralischen Grammatik sozialer Konflikte, Suhr- tra singole intelligenze. Un tentativo teorico che in-
kamp, Frankfurt a.M. 1992 (trad. it. Lotta per il rico- tenda trarre impulso dal modello hegeliano per una
noscimento. Proposte per un’etica del conflitto, tradu- teoria normativa della società non può però accon-
zione di C. SANDRELLI, Il Saggiatore, Milano 2002, tentarsi di un fondamento meramente speculativo;
pp. 128, 146 e 155-157). esso necessita anzitutto di una ricostruzione della
5
A. HONNETH, Reificazione, cit., p. 41. tesi di partenza di Hegel alla luce di una psicologia
6
A. HONNETH, Invisibility, cit., p. 117. Cfr. A. sociale impostata empiricamente» (A. HONNETH,
HONNETH, Anerkennung als Ideologie, in: «Wes- Lotta per il riconoscimento, cit., p. 85).
12
tEnd. Neue Zeitschrift für Sozialforschung», n. 1, J.-PH. DERANTY, Beyond Communication, cit., p.
2004, pp. 51-70 (trad. it. Riconoscimento come ideolo- 461.
13
gia, in: A. HONNETH, Capitalismo e riconoscimento, a «È solo attraverso il comportamento mimetico,
cura di M. SOLINAS, Firenze University Press, Firen- un comportamento la cui origine secondo Adorno
ze 2010, pp. 77-99, qui p. 83). risale a un’affezione per le cure amorevoli ricevu-
304 Sperotto

te, che noi perveniamo alla capacità della ragione, 118.


24
dal momento che grazie a un graduale raffigurarci E. PIROMALLI, Axel Honneth. Giustizia sociale come
le intenzioni degli altri impariamo a relazionarci riconoscimento, Mimesis, Milano-Udine 2012, p. 235.
25
alle loro prospettive sul mondo. In questo modo, la Cfr. M. TOMASELLO, The cultural origins of human
realtà per noi non rappresenta più un mero terreno cognition, Harvard University Press, Cambridge
di sfide a cui bisogna adattare le nostre reazioni; 1999 (trad. it. Le origini culturali della cognizione
diversamente, si carica di una crescente moltitudi- umana, a cura di L. ANOLLI, Il Mulino, Bologna
ne di intenzioni, di desideri, di atteggiamenti, ai 2005, pp. 80-81).
26
quali mediante le nostre azioni impariamo a rife- J.-PH. DERANTY, Beyond Communication, cit., p.
rirci in termini di ragioni fondamentali [Gründe]» 463.
27
(A. HONNETH, Una fisionomia delle forme capitali- E. PIROMALLI, Axel Honneth. Giustizia sociale come
stiche di vita, in: Patologie della ragione, cit., pp. 76- riconoscimento, cit., p. 246.
28
108, qui p. 96). «Anche Adorno ha fatto propria J.-PH. DERANTY, Beyond Communication, cit., p.
l’idea secondo cui l’accesso cognitivo al mondo og- 468.
29
gettivo è possibile soltanto grazie all’identificazione A. LAITINEN, On the Scope of “Recognition”: The
con importanti figure di riferimento, cioè grazie Role of Adequate Regard and Mutuality, in: H.-C.
all’investimento libidinale di un “altro” concreto SCHMIDT AM BUSCH, C. ZURN (eds.), The Philosophy
[…]. L’imitazione di una seconda persona concreta, of Recognition. Historical and Contemporary Perspec-
che si nutre di energie libidinali, si trasferisce, per tives, Lexington Books, Plymouth 2010, pp. 319-342,
così dire, sull’oggetto, conferendogli, al di là della qui p. 319 - traduzione nostra.
30
sua realtà indipendente, significati aggiuntivi che la L. CORTELLA, Riconoscimento normativo. Da Hon-
persona amata percepisce in esso» (A. HONNETH, neth a Hegel e oltre, in: «Quaderni di teoria sociale»,
Reificazione, cit., p. 61). vol. VIII, 2008, pp. 15-32, qui p. 27.
14 31
A. FERRARA, La pepita e le scorie. Ripensare la reifi- A. LAITINEN, On the Scope of “Recognition”, cit., pp.
cazione alla luce del riconoscimento, in: «Quaderni di 326-327.
32
teoria sociale», vol. VIII, 2008, pp. 45-68, qui p. 46. Oltre alle pagine dedicate al riconoscimento della
15
J.-PH. DERANTY, Beyond Communication, cit., p. Fenomenologia dello spirito, cfr., per esempio, J.
461. HYPPOLITE, Genèse et structure de la Phénoménologie
16
T.W. ADORNO, M. HORKHEIMER, Dialektik der de l’Esprit de Hegel, Éditions Montaigne, Paris 1946
Aufklärung. Philosophische Fragmente, Querido, Am- (trad. it. Genesi e struttura della Fenomenologia dello
sterdam 1947 (trad. it. Dialettica dell’illuminismo, Spirito di Hegel, traduzione di G.A. DE TONI, La
traduzione di R. SOLMI, Einaudi, Torino 2010, p. nuova Italia, Firenze 1977, pp. 201-212).
33
52). Il concetto di reciprocità, radicato nell’imperativo
17
La trattazione honnethiana del concetto di reifica- kantiano (cfr. J.-PH. DERANTY, Beyond Communica-
zione subisce un influsso notevole da Dialettica tion, cit., pp. 360-361), è connesso al riconoscimento
dell’illuminismo. Per una prospettiva sintetica e chia- fin dalla sua formulazione hegeliana. È l’idea secon-
ra riguardo a come tale concetto arrivi a Honneth do cui non vi può essere pieno riconoscimento se
attraverso la mediazione della Scuola di Francoforte, non in una rottura dell’unilateralità, senza che en-
cfr. A. CHARI, Toward a Political Critique of Reifica- trambi gli attori in gioco interagiscano attivamente
tion: Lukács, Honneth and the Aims of Critical Theo- nell’affermare l’altro. Il riconoscimento fonda dun-
ry, in: «Philosophy & Social Criticism», vol. que una «responsabilità morale» (L. CORTELLA,
XXXVI, n. 5, 2010, pp. 587-606, in particolare pp. Originarietà del riconoscere, in: «Giornale di Me-
594-598. tafisica», vol. XXVII, n. 1, 2005, pp. 145-156, qui p.
18
A. HONNETH, Reificazione, cit., p. 22. 156). Nella Fenomenologia dello spirito emerge chia-
19
Ivi, p. 25. ramente che il movimento del riconoscimento non è
20
A. CHARI, Toward a Political Critique of Reifica- unilaterale, bensì reciproco, messo in atto da parte di
tion, cit., p. 601 - traduzione nostra. entrambe le autocoscienze. Infatti, perché si possa
21
Cfr. J.-PH. DERANTY, Beyond Communication, cit., parlare di riconoscimento è necessario che
p. 463. l’imbattersi nell’altro non rimanga confinato in un
22
A. HONNETH, Reificazione, cit., p. 50, nota al testo momento puntuale, ma che esso si articoli, attraver-
5. so dei gesti, in un rapporto sussistente. Solo così –
23
A. HONNETH, Lotta per il riconoscimento, cit., p. continua Hegel – può essere superata la credenza
Il paradigma honnethiano del riconoscimento 305

limitata che il soggetto ha riguardo a sé e il suo valo- di apprendimento dovrebbe perciò essere concepito
re può essere attestato nell’effettività. È necessario come processo complesso attraverso il quale, insie-
essere riconosciuti da un altro per essere Sé e anche me alla percezione delle qualità valutative, verrem-
l’altro necessita del nostro riconoscimento. La me- mo ad acquisire anche quelle correlate modalità
diazione è essenziale al porsi dell’io: i «due estremi si comportamentali la cui peculiarità dovrebbe consi-
riconoscono come reciprocamente riconoscentesi»; stere nell’ovvia limitazione del nostro naturale ego-
G.W.F. HEGEL, Phänomenologie des Geistes, J.A. centrismo» (A. HONNETH, Riconoscimento come
Goebhardt, Bamberg/Würzburg 1807 (trad. it. Fe- ideologia, cit., p. 86).
37
nomenologia dello spirito, a cura di V. CICERO, Bom- A. LAITINEN, On the Scope of “Recognition”, cit., p.
piani, Milano 2013, p. 277). Hegel ha dunque «de- 324.
38
scritto questo processo come un processo reciproco in Ivi, p. 325.
39
cui due coscienze si costituiscono contemporanea- Deranty sostiene che la centralità assegnata alla
mente e reciprocamente come autocoscienze (attra- vulnerabilità per la formulazione di un’etica del ri-
verso un atto di oggettivazione reciproca, prima del conoscimento permetta di estendere la percezione
quale esse sono semplicemente delle “coscienze”). A del danno morale anche agli animali. L’assenza di
questo processo ha dato la nota definizione di dialet- questo ampliamento al non-umano rivelerebbe
tica del riconoscimento, istituendo quindi un nesso dunque un antropocentrismo nel pensiero di Hon-
indisgiungibile, da un lato, fra processo reciproco di neth; cfr. J.-PH. DERANTY, Beyond Communication,
oggettivazione e processo del riconoscere e, cit., pp. 369-376.
40
dall’altro, fra costituzione dell’autocoscienza e rela- Cfr. A. HONNETH, Anerkennung und moralische
zioni intersoggettive» (L. CORTELLA, Originarietà Verpflichtung, in: «Zeitschrift für philosophische
del riconoscere, cit., p. 149). Cfr. anche G.W.F. HE- Forschung», vol. LI, n. 1, 1997, pp. 25-41 (trad. it.
GEL, Fenomenologia dello spirito, cit., pp. 275-279, Riconoscimento e obbligo morale, in: «Filosofia e
881-893; L. CORTELLA, Riconoscimento normativo, Questioni Pubbliche», vol. IV, n. 1, 1998, pp. 5-18).
41
cit.; E. RENAULT, Riconoscimento, lotta, dominio: il Secondo Honneth, lo sforzo della teoria critica
modello hegeliano, in: «Postfilosofie. Rivista di prati- deve coincidere con una immedesimazione con
ca filosofica e di scienze umane», vol. III, n. 4, 2007, quelle «aspettative normative» che, se disattese,
pp. 29-45. portano a «sentimenti di malcontento e sofferen-
34
A. HONNETH, Riconoscimento come ideologia, cit., za», ma che, se soddisfatte, rendono giusta la socie-
p. 85. tà. Infatti, «ogni società richiede una giustificazione
35
A. LAITINEN, On the Scope of “Recognition”, cit., p. dalla prospettiva dei suoi membri, nella misura in
324. cui essa deve soddisfare un numero di criteri norma-
36
La difficoltà di questa prospettiva è implicata nel tivi che nascono da rivendicazioni radicate nel con-
fatto stesso che in un qualche modo viene indicata testo dell’interazione sociale». Cfr. A. HONNETH, N.
una certa “natura umana” che precede la socializza- FRASER, Umverteilung oder Anerkennung? Eine poli-
zione: ciò sembra inaccettabile per un pensiero pro- tisch-philosophische Kontroverse, Suhrkamp, Frank-
grammaticamente post-metafisico come quello di furt a.M. 2003 (trad. it. Redistribuzione o riconosci-
Honneth. La soluzione honnethiana di questo pro- mento? Una controversia politico-filosofica, traduzio-
blema consiste nel connotare storicamente sia le ne di E. MORELLI, M. BOCCHIOLA, Meltemi, Roma
«ragioni valutative» che ci spingono ad assumere 2007, p. 157).
42
determinati atteggiamenti, sia le «qualità assiologi- L. CORTELLA, Riconoscimento normativo, cit., p. 25.
che» cui l’altro si deve attenere nell’atto del ricono- Con questa espressione, Cortella si riferisce al rico-
scimento. «Le qualità assiologiche (Werteingenschaf- noscimento descritto da Hegel nella Fenomenologia
ten) che debbono poter esser percepite nelle persone dello spirito; tuttavia, abbiamo ritenuto opportuno
(o nei gruppi), allora, non sarebbero immutabili e utilizzarla in questa sede perché essa descrive in ma-
oggettive, ma piuttosto mutabili storicamente, di- niera calzante la fatticità, l’insostituibilità e la onni-
verrebbe così possibile reagirvi con il “giusto” com- comprensività del riconoscimento.
43
portamento volto al riconoscimento. […] il mondo A. FERRARA, La pepita e le scorie, cit., p. 52.
44
sociale della vita dovrebbe essere inteso sul tipo di G.W.F. HEGEL, Fenomenologia dello spirito, cit., p.
una “seconda natura” attraverso cui i soggetti, impa- 277.
45
rando ad esperire gradualmente le qualità di valore A. HONNETH, Invisibility, cit., p. 117 - corsivi no-
delle persone, vengono socializzati. Questo processo stri.
306 Sperotto

46
Ibidem. rapporto, la presenza fisica dell’altro non è accesso-
47
La dimensione propriamente comportamentale ria o secondaria, non è sostituibile, non può essere
del riconoscimento viene già evidenziata con forza supplita attraverso norme, principi, leggi, gruppi o
da Honneth ne Il dolore dell’indeterminato, in qualità istituzioni. Piuttosto, la concretezza dell’altro, il suo
di approfondimento del pensiero hegeliano maturo essere “a portata di mano” e la sua determinatezza
rispetto alle opere jenesi. «L’espressione comporta- costituiscono l’ambito peculiare e particolare in cui
mento, che qui trova uso, chiarisce ciò che Hegel, gli individui si dimostrano vicendevolmente reci-
nello stesso luogo, cerca di sottolineare col concetto proca affezione. In ciò consiste il «particolarismo
di trattare: riconoscersi reciprocamente non signifi- morale» di queste forme di riconoscimento (ivi, p.
ca solo incontrarsi l’un l’altro in un determinato at- 117), tale per cui non chiunque può assumere le vesti
teggiamento, ma implica anche, e soprattutto, rap- dell’altro a cui è rivolta la nostra dedizione.
56
portarsi all’altro nel modo che la forma corrispon- Ivi, p. 121.
57
dente del riconoscimento moralmente esige. A. HONNETH, Reificazione, cit., p. 50.
58
Quel che Hegel, adesso, tenta di elaborare nella sua Ivi, p. 43.
59
Filosofia del diritto, in maniera molto più energica A. HONNETH, Invisibility, cit., p. 124 - corsivo no-
rispetto ai suoi primi scritti, è il lato pratico, compor- stro.
60
tamentale del riconoscimento, al fine di preparare il Wildt sostiene che nel caso della relazione fra
terreno per un criterio ulteriore al quale la sfera madre e neonato non si possa parlare di riconosci-
dell’eticità deve tener testa». Cfr. A. HONNETH, mento personale, ma piuttosto di riconoscimento
Leiden an Unbestimmtheit. Eine Rebaktualisierung preposizionale, in quanto ciò che è in gioco è il ca-
der Hegelachen Rechtsphilosophie, Reclam, Stuttgart rattere bisognoso del bambino, non la sua persona
2001 (trad. it. Il dolore dell’indeterminato. Una attua- (cfr. A. WILDT, “Recognition” in Psychoanalysis, in:
lizzazione della filosofia politica di Hegel, traduzione The Philosophy of Recognition, cit., pp. 189-209, qui
di A. CARNEVALE, Manifestolibri, Roma 2003, p. 96). p. 199). Tuttavia, sembra difficile pensare a una
48
A. HONNETH, Invisibility, cit., p. 117. considerazione immedesimata nei confronti del
49
Ivi, p. 120. bisogno del bambino senza che egli, in quanto per-
50
J. MEEHAN, Recognition and the Dynamics of Inter- sona, venga riconosciuto. Riflettendo sulla que-
subjectivity, in: D. PETHERBRIDGE (ed.), Axel Hon- stione in termini negativi, sarebbe impossibile mi-
neth: Critical Essays, cit., pp. 89-123, qui p. 93 - sconoscere qualcuno attraverso la violenza fisica,
traduzione nostra. negando la sua persona, ma allo stesso tempo rico-
51
Secondo Crespi, questa fase costitutiva del neona- noscere a livello preposizionale il suo essere biso-
to esclude dai propri caratteri la mutualità e la reci- gnoso. Ogni dimensione determinata di ricono-
procità: sarebbe una possibilità propria delle fasi di scimento implica dunque il riferimento a un con-
vita più avanzate dell’individuo. Cfr. F. CRESPI, Ri- cetto unitario di sé e di integrità personale. Dice
conoscimento e relativizzazione dell’identità, in: infatti Honneth: «I genitori non attribuiscono al
«Quaderni di teoria sociale», vol. VIII, 2008, pp. neonato degli specifici caratteri riguardanti il suo
33-43, qui p. 39. bisogno, non operano neppure sulla base di una
52
E. PIROMALLI, Axel Honneth e la psicoanalisi, in: conoscenza della sua condizione; piuttosto, ciò che
«La società degli individui», vol. L, 2014, pp. 149- essi attuano nel sorriso potrebbe essere colto in
162, qui p. 150. maniera migliore dicendo che essi danno espres-
53
J. MEEHAN, Recognition and the Dynamics of Inter- sione diretta a una percezione. […] nella misura in
subjectivity, cit., p. 98. cui il sorriso si separa dalle sue radici naturali e di-
54
Ferrara, per esempio, commentando i passi ri- viene così qualcosa che possiamo rivolgere agli altri
guardanti la priorità genetica del riconoscimento, fa più liberamente, esso deve essere presumibilmente
riferimento a modelli che descrivono i primi mesi di compreso come l’espressione della percezione del
vita del bambino come una fase simbiotica. Cfr. A. neonato come una creatura meritevole di amore»;
FERRARA, La pepita e le scorie, cit., pp. 52-53. A. HONNETH, Invisibility, cit., p. 124.
55 61
Nelle relazioni di affetto, cura o dedizione gli atto- J. MEEHAN, Recognition and the Dynamics of Inter-
ri coinvolti sono innanzitutto «“altri” concreti» che subjectivity, cit., p. 102.
62
«si sentono uniti dal fatto di dipendere l’uno A. HONNETH, Pathologien des Sozialen. Tradition
dall’altro nelle loro necessità» (A. HONNETH, Lotta und Aktualität der Sozialphilosophie, in: A. HON-
per il riconoscimento, cit., p. 118). In questo genere di NETH, Pathologien des Sozialen. Die Aufgabe der So-
Il paradigma honnethiano del riconoscimento 307

zialphilosophie, Fischer, Frankfurt a.M. 1994, pp. 9- evidente dalla lettura di La famiglia tra giustizia e
69 (trad. it. Patologie del sociale. Tradizione e attuali- legame affettivo. In questo articolo, Honneth presen-
tà della filosofia sociale, in: «Iride. Filosofia e discus- ta le diverse problematiche relative alla realtà sociale
sione pubblica», vol. XVIII, 1996, pp. 295-328, qui della famiglia contemporanea. In questo senso, pur
p. 326). rimanendo fenomenologicamente e genealogica-
63
A. HONNETH, Reificazione, cit., p. 50, nota al testo mente all’interno di rapporti di natura familiare,
5 - corsivi nostri. Honneth indica con i due concetti di simbiosi e di
64
«Il modo in cui i presupposti intersoggettivi della imitazione una struttura fondamentale che intesse
possibilità dell’autorealizzazione devono essere co- ogni forma di riconoscimento. Cfr. A. HONNETH,
stituiti si evidenzia soltanto nelle condizioni storiche Zwischen Gerechtigkeit und affektiver Bindung. Die
di un presente che ha già dischiuso la prospettiva di Familie im Brennpunkt moralischer Kontroversen, in:
un’evoluzione normativa delle relazioni di ricono- «Deutsche Zeitschrift für Philosophie», vol. VI,
scimento» (A. HONNETH, Anerkennung und 1995, pp. 989-1004 (trad. it. La famiglia tra giustizia
Mißachtung. Ein formales Konzept der Sittlichkeit, e legame affettivo, in: «La società degli individui»,
1991 (trad. it. Riconoscimento e disprezzo. Sui fonda- vol. II, n. 1, 1999, pp. 5-24).
68
menti di un’etica post-tradizionale, traduzione di A. L. CORTELLA, Riconoscimento normativo, cit., p. 18.
69
FERRARA, Rubettino, Soveria Manelli 1993, p. 38)). A. HONNETH, N. FRASER, Redistribuzione o ricono-
Cfr. anche A. HONNETH, From Struggles for Recogni- scimento?, cit., p. 219.
70
tion to a Plural Concept of Justice: An Interview with A. HONNETH, Lotta per il riconoscimento, cit., p.
Axel Honneth (Interviewed by Gwynn Markle), in: 204.
71
«Acta Sociologica», vol. XLVII, 2004, pp. 380-391. Cfr. A. HONNETH, Invisibility, cit., p. 119.
65 72
«Un concetto formale dell’eticità include le con- A. HONNETH, Grounding Recognition: A Rejoinder
dizioni qualitative dell’autorealizzazione, che posso- to Critical Questions, in: «Inquiry: An Interdiscipli-
no essere distinte dalla molteplicità di tutte le parti- nary Journal of Philosophy», vol. XLV, n. 4, 2002,
colari forme di vita in quanto costituiscono i pre- pp. 499-519, qui p. 503.
73
supposti generali dell’integrità personale dei sogget- Al termine de Il diritto della libertà, constatando la
ti» (A. HONNETH, Lotta per il riconoscimento, cit., p. mancata realizzazione della libertà sociale nella sfera
204). «Una teoria della giustizia [deve] comprende- dello Stato di diritto e in quella del mercato, Hon-
re tre principi egualmente importanti, che possono neth ritiene (e spera) che la comunanza nella storia
insieme essere interpretati come principi del ricono- della lotta possa fornire l’elemento di coesione socia-
scimento. Per godere della propria autonomia, i sog- le utile a generare nuovamente ambiti di riconosci-
getti individuali hanno diritto, in un certo qual mo- mento nella dimensione politica ed economica eu-
do, a essere riconosciuti in riferimento ai loro biso- ropea. «[I]l patriottismo insito nell’archivio europeo
gni, alla loro eguaglianza giuridica o ai loro contribu- degli sforzi collettivi per conquistare la libertà è vol-
ti sociali, a seconda del tipo di relazione sociale in to alla realizzazione di tutte le promesse di libertà
discussione. Come questa formulazione indica, il istituzionalizzate nelle diverse sfere. E in tempi nei
contenuto di ciò che chiamiamo “giusto” è misurato, quali la difesa di libertà già ottenute e la conquista di
per ogni caso, dai differenti tipi di relazione sociale libertà non ancora realizzate di nulla avrebbero più
fra i soggetti: se si tratta di una relazione modellata bisogno che di un’opinione pubblica transnazionale
da un ricorso all’amore, allora il principio del biso- impegnata, rimane quasi soltanto la speranza che,
gno ottiene priorità; se si tratta di relazioni modella- sul terreno di una siffatta coscienza storica, possa
te dal diritto, è il principio di eguaglianza a ottenere svilupparsi una cultura europea di attenzioni condi-
priorità; e se si tratta di relazioni cooperative, vale il vise e di solidarietà allargate» (A. HONNETH, Das
principio del merito» (A. HONNETH, N. FRASER, Recht der Feiheit. Grundriß einer demokratischen
Redistribuzione o riconoscimento?, cit., pp. 219-220). Sittlichkeit, Suhrkamp, Frankfurt a.M. 2011 (trad. it.
66
A. HONNETH, Lotta per il riconoscimento, cit., p. Il diritto della libertà. Lineamenti per un’eticità de-
131. mocratica, traduzione di C. SANDRELLI, Codice edi-
67
La dimensione di intersoggettività primaria deli- zioni, Torino 2015, p. 481)).
74
neata da Honneth con i due plessi concettuali relati- A. HONNETH, Rejoinder, cit., p. 394. Qui Honneth
vi alla simbiosi e al riconoscimento primario emerge risponde al sopracitato saggio di Johanna Meehan.
75
anche nella sua differenza dall’amore inteso come A. HONNETH, Lotta per il riconoscimento, cit., p.
rapporto di matrice normativa. Ciò risulta piuttosto 101.
308 Sperotto

76
A. HONNETH, Grounding Recognition, cit., p. 503. nipotenza può trovare qualche analogia con la inter-
77
Ivi, p. 504. pretazione honnethiana della Begierde descritta da
78
E. PIROMALLI, Axel Honneth e la psicoanalisi, cit., Hegel nel IV capitolo della Fenomenologia dello spiri-
p. 161. to. Honneth legge infatti l’impulso della coscienza
79
Piromalli ritiene che il tentativo di Honneth di come un «bisogno ontologico» di nullificare
fondare con una certa necessità la dimensione con- l’essente; cfr. A. HONNETH, Von der Begierde zur
flittuale nelle prime fasi di vita del bambino fallisca il Anerkennung. Hegels Begründung von Selbstbewußt-
bersaglio. «Senza voler escludere a priori la possibi- sein, in: K. VIEWEG, W. WELSH (Hrsg.), Hegels Phä-
lità che l’interazione tra madre e bambino nella pri- nomenologie des Geistes. Ein kooperativer Kommentar
ma infanzia possa dar luogo a orientamenti psichici zu einem Schlüsselwerk der Moderne, Suhrkamp,
permanenti come quelli indicati da Honneth, […] Frankfurt a.M. 2008, pp. 187-204 (trad. it. Dal desi-
intendiamo sostenere che essi non possono però derio al riconoscimento. Hegel e la fondazione
consistere nella principale origine ontogenetica degli dell’autocoscienza, in: «Iride. Filosofia e discussione
atti di misconoscimento. Le tendenze autoafferma- pubblica», vol. LII, n. 3, 2007, pp. 573-584).
80
tive messe in luce da Honneth, nella loro capillare e A. HONNETH, Rejoinder, cit., p. 394.
81
storicamente invariabile presenza in ogni soggetto, A. HONNETH, Grounding Recognition, cit., p. 504.
82
possono a nostro parere costituire tutt’al più un so- M. SOLINAS, Forme della psicoanalisi e teoria del
strato di aggressività; per esplicarsi concretamente riconoscimento. La psiche intersoggettiva di Axel Hon-
in stabili orientamenti alla sopraffazione o alla nega- neth, in: «Psicoterapia e Scienze Umane», vol.
zione dell’indipendenza dell’altro, tale sostrato ne- XLIX, n. 2, 2015, pp. 221-242, qui p. 323. Soprattut-
cessita di essere alimentato da esperienze, biografi- to riguardo a questo punto, Whitebook muove di-
camente e storicamente determinate, di miscono- verse critiche a Honneth. Cfr. J. WHITEBOOK, Wech-
scimento subìto» (E. PIROMALLI, Axel Honneth. selseitige Anerkennung und die Arbeit des Negativen,
Giustizia sociale come riconoscimento, cit., p. 142). in: «Psyche. Zeitschrift Psychoanalyse und ihre
Tuttavia, si potrebbe dire che Honneth non affronti Anwendungen», vol. LV, 2001, pp. 755-789 (trad. it.
questi necessari episodi successivi, ma che la sua Riconoscimento reciproco e lavoro del negativo, in:
proposta non li escluda di principio. La giustifica- «Rivista di Psicoanalisi», vol. XLVIII, n. 3, 2002,
zione del conflitto nel desiderio allucinatorio di on- pp. 603-635).
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