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Jazz

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Il jazz è una forma musicale che nasce agli inizi del ventesimo secolo come
Jazz
evoluzione di forme musicali utilizzate dagli schiavi afroamericani, che
trovavano conforto e speranza improvvisando collettivamente ed Origini Musica afro-americana
individualmente canti. stilistiche Ragtime
Spiritual
Contaminata anche poi dalla musica europea, si sviluppa negli Stati Uniti, Gospel
inizialmente venivano adottate improvvisazioni collettive di suonatori che Blues
componevano musica «ad orecchio», gruppi di suonatori (massimo 3 Musica classica
strumenti) e con le jazz band a New Orleans, Louisiana. È nato come musica Origini Tra gli anni dieci e gli
vocale perché si eseguiva durante il lavoro cioè W
" ork Song" nelle piantagioni culturali anni venti negli Stati Uniti
o durante costruzioni ferroviarie e delle strade, questo per ritmare e coordinare meridionali
i movimenti del lavoro (infatti il ritmo era binario, deriva ad esempio dalla
Strumenti pianoforte, sassofono,
raccolta e rimessa del cotone nella cesta). Il jazz arriverà anche a Chicago con
tipici tromba, contrabbasso,
Louis Armstrong e poi anche in Europa dove avrà un successo grandissimo.
basso elettrico, batteria,
Con gli anni andrà modificandosi e diventerà anche una musica commerciale
chitarra, voce, clarinetto,
con lo swing fino a riprendere le tradizioni della cultura afroamericana delle
trombone, vibrafono,
prime jazz band col bebop.
tuba, cornetta, flauto
Nel jazz ci sono due forme primarie: il blues, in 12 battute (3 frasi musicali), e traverso
la canzone, in 32 battute. Inizialmente l'essenza dell'improvvisazione era nella Popolarità dagli anni '20 agli anni '70,
linea melodica, ciò è dovuto al fatto che il mezzo jazz prototipico (originale) è arrivando a suscitare
il gruppo di ottoni, in cui, dato che ogni suonatore può produrre una sola nota interesse e partecipazione
alla volta, gli assoli sono necessariamente melodici. Gli strumenti armonici di di musicisti e pubblico fino
accompagnamento (pianoforte, chitarra, contrabbasso) vennero introdotti ai giorni nostri.
dopo. Sin dai primi tempi il jazz ha incorporato nel suo linguaggio i generi
Sottogeneri
della musica popolare, del ragtime, del blues, della musica leggera e infine
Early jazz - Acid jazz - Free jazz - Fusion -
della musica colta, soprattutto statunitense. In tempi più recenti il jazz si è
Progressive jazz - Cool jazz - Hard bop -
anche mescolato con tutti i generi musicali moderni anche non statunitensi,
Jazz-pop - Mainstream jazz - Bebop -
come il samba, la musica caraibica e ilrock.
Crossover jazz - Swing - Latin jazz -
Il jazz si è trasformato, nel corso del ventesimo secolo evolvendosi in una Brazilian jazz - Dixieland - New Orleans
grande varietà di stili e sottogeneri: dal dixieland di New Orleans dei primi jazz - Smooth jazz - ragtime - Nu jazz -
anni, allo swing, delle big bands negli anni trenta e quaranta, dal bebop della Soul jazz - Jazz-funk
seconda metà degli anni quaranta, al cool jazz e al hard bop degli anni Generi derivati
cinquanta, dal free jazz degli anni sessanta alla fusion degli anni settanta, fino Soul - Funk - Rock and roll - Reggae -
alle contaminazioni con il funk e l'hip hop dei decenni successivi. L'uso di Rap
queste etichette non è stato poi molto gradito da tanti musicisti (jazzisti) che
Categorie correlate
preferiscono definire la loro musica semplicemente come jazz. Dopo gli anni
'70 il jazz è entrato a pieno diritto nella cosiddetta musica colta, entrando Gruppi musicali jazz · Musicisti jazz · Album
quindi nei corsi tenuti nelle scuole musicali e nei Conservatori. jazz · EP jazz · Singoli jazz · Album video jazz
Indice
Caratteristiche
Musica popolare ma colta
Sociologia del jazz
Cenni storici
1900 - 1910
1911 - 1920
1930 - 1940
1940 - 1960
1960 - 1970
1980 - 2019
Stili
La giornata internazionale del jazz
Note
Bibliografia
Altri progetti
Collegamenti esterni

Caratteristiche
(EN) (IT)
«By and large, jazz has always been like the kind of a «In genere, il jazz è sempre stato come il tipo d'uomo
man you wouldn't want your daughter to associate con cui non vorreste far uscire vostra figlia.»
with.[1][2][3]»

(Duke Ellington )
Il jazz si sviluppa agli inizi del XIX secolo a New Orleans,
Louisiana. La cittadina costituiva un ribollente crogiolo etnico:
prima di dominazione francese, poi spagnola, era diventata parte
degli Stati Uniti con il "Louisiana Purchase" del 1803. Il jazz si
afferma subito come sintesi tra numerose culture musicali, europee
(musica per banda militare) e africane (percussione, ritmo).

I principali elementi del jazz sono due: ritmo e improvvisazione.

Dal punto di vista tecnico, il jazz moderno è caratterizzato dall'uso


estensivo dell'improvvisazione, di blue note, di poliritmie e di
progressioni armoniche insolite se confrontate con quelle in uso
nella musica classica. In particolare la pulsazione ritmica jazzistica,
elastica e a volte scandita in maniera ineguale, chiamata swing, ha L'orchestra di Duke Ellington alla Hurricane
Ballroom.
sempre rivestito grande importanza in quasi tutte le forme di questa
musica.

Sin dagli inizi, l'interpretazione del genere ha posto un grande accento sull'espressività e, nel corso degli anni, anche sul virtuosismo
strumentale. La musica jazz degli albori era basata su combinazioni di elementi musicali africani, articolata cioè su scale
pentatoniche, con caratteristiche blue notes, mescolate ad armonie derivate dalla musica colta europea, ed un notevole uso di ritmi
sincopati e poliritmi.
Caratteristica peculiare della musica jazz è l'improvvisazione la quale, partendo dalla semplice variazione sul tema iniziale, ha
assunto via via sempre maggiore importanza. Nella forma che fu chiamata "free jazz" e che ebbe il suo periodo d'oro negli anni
sessanta-settanta, il tema poteva anche scomparire in esperimenti che venivano chiamati "improvvisazione totale collettiva".

La formazione jazzistica moderna tipica è costituita da un gruppo musicale di dimensioni limitate. La combinazione più frequente è il
quartetto, quasi invariabilmente costituito da una sezione ritmica composta da batteria, basso o contrabbasso, pianoforte e da uno
strumento solista, generalmente unsassofono o una tromba.

Nell'ambito della piccola formazione sono possibili e frequenti una gran varietà di cambiamenti. Per quello che riguarda la
consistenza numerica, si trovano esempi di performance solistiche (spesso, ma non sempre, si tratta di pianoforte solo) fino ad
arrivare al nonetto, formazione che comincia già ad assumere caratteristiche orchestrali. Si hanno anche svariatissime combinazioni
per quello che riguarda la qualità degli strumenti coinvolti: si hanno esempi di jazz suonato solisticamente con la maggior parte degli
strumenti orchestrali (perfinooboe e arpa) o folcloristici (ad esempio, lakora).

Il jazz possiede anche una lunga tradizione orchestrale, che ha avuto come protagonisti musicisti d'eccezione. Le formazioni
jazzistiche orchestrali, che entrarono in crisi profonda alla fine degli anni trenta, sono oggi abbastanza rare, soprattutto a causa delle
difficoltà economiche e organizzative collegate alla gestione di un complesso che comprende moltedecine di musicisti.

Per lungo tempo il territorio privilegiato dai musicisti afroamericani fu gli Stati Uniti d'America. Il jazz è oggi suonato, composto e
ascoltato in tutto il mondo come una nuova musica colta: se questo è vero soprattutto nel mondo occidentale, è anche vero che le
esplorazioni delle radici musicali africane che molti jazzisti intrapresero a partire dagli anni sessanta e i contatti tra culture e stili
musicali caratteristici dell'ultima parte del 20° secolo, hanno contribuito a creare molti tipi di jazz, che vanno dalla tradizionale
performance per piccolo ensemble, derivato dalle esperienze boppistiche e post-boppistiche, alla creazione di sonorità insolite che
nascono dalla ibridazione di diverse tradizioni strumentali e musicali fino ad arrivare a dissolversi nel genere chiamato world music
(e in questo caso non si parla più di jazz).

Un fenomeno simile ha recentemente conferito la categoria di genere colto anche a parte della musica brasiliana e argentina (Antônio
Carlos Jobim, Astor Piazzolla e altri), che fra l'altro si è apparentata con il jazz, anche per l'opera svolta da Stan Getz ed altri in
conseguenza della quale molti standard jazz utilizzano modelli brasiliani e gentini.
ar

Musica popolare ma colta


La musica Jazz è il fenomeno musicale più importante del '900, si può considerare come un nuovo varco verso altri mondi musicali:
un genere che, partendo da un substrato che comprendeva le forme popolari del blues (si può dire che tutta la musica moderna
discende dalla poetica spassosa del bluesprimitivo, che è tutt'altro che un cimento infantile), degli spirituals e della musica bandistica
e incorporando via via altre forme di musica nera (ad esempio il ragtime degli anni 1920) arrivò ad utilizzare una base di standard
usati come punto di partenza per modificarne di continuo ogni moduloarmonico, melodico, e ritmico.

Tutta la musica jazz e derivata è stata definita come colta, appunto per il presupposto che è risultante della conoscenza della musica
classica, delle varie etnie musicali e di sviluppi armonici complessi. Lo stesso non può dirsi per il blues iniziale. Il passaggio di
qualità può forse attribuirsi a George Gershwin, musicista di grande valore, figlio di emigranti russi, morto giovane ma che ebbe dei
maestri importanti e fu ispirato da autori come Debussy e Ravel. La sua produzione è incredibilmente vasta, ma restano più valide le
opere definite minori (circa 700), utilizzate anche ora come standard inesauribili. Ricordiamo che lo stesso Debussy venne
influenzato dal jazz, come si può ben vedere in "Golliwogg's Cakewalk", brano posto alla fine del "Children's Corner", una delle sue
più celebri suite per pianoforte.

Sociologia del jazz


Già dagli anni Sessanta si è cominciato ad analizzare questo fenomeno musicale sotto il profilo sociologico ancorché antropologico,
analizzando il rapporto fra questa musica e la società, facendo riferimento a tutti i segmenti che tale musica incontrava nella sua
diffusione (origini ed effetti sociali, ascolto, riproduzione, produzione discografica, comunicazione di massa, consumo giovanile). I
primi tentativi sono stati realizzati non proprio da sociologi od antropologi bensì da due personaggi che, a modo loro, avevano
competenze culturali per operare tali indagini. Primo fra tutti lo storico Eric J. Hobsbawm, storico e docente inglese, con il libro The
Jazz Scene del 1961, e Amiri Baraka (Leroi Jones) con Blues people. Negro Music in White America del 1963, due libri basilari ed
eccezionali tuttavia datati e relegati ad un periodo storico. Bisognerà aspettare il Terzo Millennio per completare la parte temporale
mancante, con il libro Una storia sociale del jazz dei sociologi Gildo De Stefano e dell'autorevole Zygmunt Bauman, per una ricerca
di natura epistemologica del fenomeno musicale, partendo dalla società schiavista fino al fenomeno peculiarmente baumiano del jazz
liquido, sondando non solo le condizioni di vita dei giovani del Nuovo Millennio e, quindi, delle forme del consumo dei prodotti
musicali e dell'attività ideologica e simbolica a questi collegata, bensì le condizioni di produzione, promozione, distribuzione, e di
mercato.

De Stefano chiude il suo saggio analizzando il pubblico (soprattutto giovanile) ed il consumo della musica jazz. Su questo aspetto
devo affermare che la 'società liquida' ha abbandonato il culto dei martiri ed eroi, e lo ha sostituito con l'ammirazione per le
"celebrità", che è molto meno impegnativo. Le caratteristiche principali della celebrità sono la continua visibilità sui media,
l'onnipresenza dell'immagine, la frequenza con cui viene pronunciato il nome della persona. Anche il jazzista rientra in questa
categoria di persone note per la loro notorietà. Se si prova ammirazione per un eroe o per un martire, religioso o civile, ciò significa
che si segue il suo pensiero, si professa la sua fede, si rientra in un gruppo di persone accomunate da un ideale. Essere fan di una
celebrità provoca l'illusione di far parte di un gruppo sociale di persone accomunate da un'ammirazione per quel personaggio,
sicuramente ciò non richiede alcun impegno, ci si può distaccare in qualunque momento, e rivolgere la propria ammirazione verso
[4]
altri. E, naturalmente, si può essere al contempo fan di più celebrità: certamente non ci sarà nessuno a criticarvi

Cenni storici

1900 - 1910
La musica che originariamente sarebbe stata chiamata, con termine di origine incerta, jazz
nasce quasi certamente a New Orleans all'inizio del XX secolo. Il musicista cui è attribuito il
titolo di "padre del jazz", Buddy Bolden, è attivo a New Orleans nel 1904. Nel 1906 il
pianista Jelly Roll Morton compose il brano King Porter Stomp, che fu uno dei primi brani
jazz a godere di vasta notorietà, e negli anni seguenti a New Orleans furono attive molte
formazioni jazz: tra le più importanti, quella capeggiata dal cornettista Joe "King" Oliver. La
parola "jazz" venne stampata da un quotidiano, per la prima volta, nel 1913.

Grande notorietà ebbe laOriginal Dixieland Jass Band(O.D.J.B.), composta da soli bianchi e
diretta dal cornettista, di origini italiane, Nick La Rocca. Dopo il debutto a Chicago il 3
marzo 1916, il 26 febbraio 1917, la O.D.J.B. registrò per la prima volta un brano jazz Livery
Stable Blues. Per questo alla O.D.J.B. venne attribuito il titolo di "inventori del jazz".

Sidney Bechet
1911 - 1920
Tra il 1910 e il 1920, molti musicisti di New Orleans, spinti dai maggiori guadagni
che venivano offerti al Nord e dalla decadenza dell'intrattenimento a New Orleans si
spostarono al nord e molti di essi scelsero Chicago, città che attrasse anche King
Oliver, e attorno alla quale si creò una scuola da cui emersero molti protagonisti
soprattutto bianchi, tra cuiBix Beiderbecke, Frank Trumbauer, Pee Wee Russell.

Il jazz aumentava la sua popolarità, affermandosi tra l'altro come musica da ballo e
nei locali notturni. Molti protagonisti, tra cui il sassofonista Sidney Bechet fecero
tournée in Europa. Nelle orchestre aumenta l'importanza del solista come
simboleggia l'emergere della figura di Louis Armstrong (agli esordi seconda cornetta Louis Armstrong negli anni cinquanta
della "Creole Jazz Band" di Joe "King" Oliver) reso famoso dalle registrazioni dei
suoi gruppi, gli Hot Five e gli Hot Seven nel 1925.
Nacquero in questo periodo molte orchestre (Big band) tra cui si ricordano quelle di Fletcher Henderson, quella del bianco Paul
Whiteman (il primo esecutore della Rhapsody in Blue di Gershwin) e quella del giovane Duke Ellington. La fiorente industria
dell'intrattenimento e l'abbondanza di sale da ballo fanno diNew York una delle città centrali per il jazz.

È iniziata in questa epoca l'Età del jazz.

1930 - 1940
A seguito della crisi di borsa dell'ottobre 1929 l'intrattenimento musicale negli Stati
Uniti d'America subì un drammatico azzeramento e negli anni immediatamente
successivi, passati alla storia come "la Grande depressione", pochi musicisti
riuscirono a sopravvivere con la loro musica. I migliori iniziarono fortunate
esibizioni in Europa; gli altri fecero fatica a sbarcare il lunario. La rinascita
musicale, e con essa totale, dell'America è legata all'intuizione di un giovane
musicista di origine ebrea, Benny Goodman. Questi mise a punto un'originale
formula musicale utilizzando un tempo costante, rendendo perciò "ballabile" il
nuovo stile, e un'accelerazione progressiva nei toni, nei timbri, nei contrappunti. La
musica che ne derivò prese il nome di "swing", come il giro di mazza del giocatore
di baseball. Ogni brano comincia con tranquillità per scatenarsi progressivamente,
mantenendo però rigorosamente lo stesso ritmo. Per rendere ancora più gradito ai
ballerini il nuovo stile, Goodman utilizzò una grande orchestra, con una ricca
sezione di strumenti a fiato e una sezione ritmica. La formazione tipo dell'orchestra
Duke Ellington
swing comprendeva tre o quattro trombe, tre tromboni, cinque sassofoni tra cui due
contralti, due tenori e un baritono. La sezione ritmica comprendeva una chitarra, un
contrabbasso, un pianoforte e la batteria. A questa formazione si aggiungeva lo strumento del leader, nel caso di Goodman il
clarinetto.

Le orchestre jazz diventarono il principale veicolo di diffusione del jazz. In questo periodo assunsero ai primi posti delle classifiche
musicali le orchestre di Benny Goodman (che assunse Fletcher Henderson come arrangiatore), Duke Ellington, Cab Calloway,
Woody Herman, Count Basie, Chick Webb (che aveva come cantante Ella Fitzgerald), Artie Shaw, Glenn Miller, lanciando nuovi
balli quali il jitterbug e lo swing.

New York assurse ad un ruolo di preminenza sulla scena jazzistica, prima coi locali e le sale da ballo di Harlem (tra cui il famoso
Cotton Club), poi coi club che fiorirono attorno al Greenwich Village, a Broadway e alla Cinquantaduesima strada, soprannominata
Swing Street o "la strada che non dorme mai". Furono questi i palcoscenici che portarono al successo Billie Holiday, Art Tatum, Fats
Waller, Coleman Hawkins, Lester Young. Lo stile che nacque in questi locali era rilassato e notturno, esemplificato
dall'interpretazione di Body and Soul data in quegli anni da Hawkins, che fu anche uno degli strumentisti che resero il sax tenore la
voce dominante del jazz.

Uno stile jazzistico più rivolto al blues e con caratteristiche meno urbane di quello newyorkese veniva in quegli anni praticato dalle
orchestre di Kansas City, luogo di fondazione dell'orchestra di Count Basie. In questa città si formarono molti protagonisti degli anni
che seguirono, fra i quai Art Tatum e Roy Eldridge.

La segregazione razziale, che era stata fino ad allora la regola nelle orchestre di jazz così come nei locali, iniziò in quegli anni a
perdere un po' della sua compattezza, grazie anche al coraggioso esempio di direttori d'orchestra come Goodman e Shaw che
portarono in tournée gli artisti afroamericaniRoy Eldridge e Billie Holiday.

1940 - 1960
Le mutate condizioni economiche costrinsero alla chiusura la maggior parte delle grandi orchestre. Solo le maggiori sopravvissero:
quelle di Duke Ellington, Count Basie, Woody Herman e Stan Kenton furono tra le più longeve, prolungando la loro attività anche
negli anni 1960 e oltre.

Attorno al 1945, si saluta la nascita di un nuovo stile, nato dalle jam session che si
tenevano a tarda ora in due locali di Harlem, il Minton's Playhouse e il Monroe's.
Questo stile fu chiamato dapprimarebop, poi bebop o semplicemente bop, dal suono
di una frase ricorrente nei brani tipici di questa nuova musica ed era praticato
soprattutto da musicisti giovani, appena giunti sulla scena jazz di New York.
Caratterizzato da armonie complesse e tempi velocissimi, il bebop fu tenuto a
battesimo dal trombettista Dizzy Gillespie, che ne fu il pioniere assieme all'alto
sassofonista Charlie Parker – detto Bird o Yardbird. Il successo del nuovo genere,
che richiamava un pubblico intellettuale (i bopper attirarono subito l'ammirazione di
Da sinistra a destra: Tommy Potter,
molti esponenti del movimento letterariobeatnik) e molto più ristretto di quello delle
Charlie Parker, Max Roach (quasi
big band, mise in luce altri protagonisti del periodo: il pianista e compositore nascosto da Parker), Miles Davis e
Thelonious Monk e il suo amico (anch'egli pianista) Bud Powell, il batterista Kenny Duke Jordan, ritratti da William P.
Clarke, i trombettisti Clifford Brown e Fats Navarro, i sassofonisti Sonny Rollins e Gottlieb al Three Deuces, sulla
Sonny Stitt, i batteristi Max Roach e Kenny Clarke. Il bebop fu molto criticato sia Cinquantaduesima strada, intorno
all'agosto del 1947.
come movimento giovanile e fenomeno sociale, sia – per motivi diversi – dal punto
di vista musicale. La critica sociale verteva inizialmente sugli aspetti più provocatori
dell'atteggiamento e dello stile di vita dei bopper per focalizzarsi poi soprattutto sulla contiguità tra il mondo del jazz e la droga, che,
agli inizi degli anni cinquanta, iniziò a mietere vittime di alto profilo tra i jazzisti in generale e tra i bopper in particolare. Billie
Holiday, Fats Navarro e Charlie Parker furono solo i più famosi musicisti a trovare la morte a causa della loro dipendenza: molti altri,
se non morirono, subirono le conseguenze di questo flagello. Sotto il profilo musicale, alcuni artisti della generazione precedente (che
i bopper chiamavano "mouldy figs", "fichi ammuffiti") si distinsero come critici particolarmente severi: il più famoso di questi fu
senz'altro Louis Armstrong. Altri importanti esponenti della corrente del jazz classico tuttavia, seppero cogliere gli elementi
d'interesse contenuti nel nuovo movimento: un nome fra tutti è quello diColeman Hawkins.

La fine degli anni quaranta e la prima metà degli anni cinquanta videro una reazione agli aspetti
più estremi del movimento bebop, reazione che, dalle sue caratteristiche melodiche e rilassate,
prese il nome di cool jazz. Iniziato a New York e nel Midwest dalle esperienze di Miles Davis e
Gil Evans (dei quali si ricorda l'album Birth of the Cool), Lennie Tristano ed altri, il cool jazz fu il
primo stile jazz a radicarsi in California. Molti dei suoi protagonisti furono bianchi: Gerry
Mulligan e Chet Baker (che diedero vita ad un famoso quartetto), Lee Konitz, Dave Brubeck, i
sassofonisti Stan Getz (che fu anche protagonista della fusione del jazz con la musica brasiliana) e
Paul Desmond. L'afroamericano John Lewis elaborò l'estetica cool creando un quartetto, il
Modern Jazz Quartet, che fuse il jazz con elementi e sonorità derivanti dalla musica classica
(soprattutto barocca) europea. Da queste esperienze prese il via un movimento, detto "Third
Stream" che cercava di coniugare il jazz con altre esperienze provenienti dalla tradizione musicale
Dizzy Gillespie
colta: uno dei suoi maggiori esponenti fuGunther Schuller.

Il bebop negli anni cinquanta nel frattempo maturò, abbandonando parte delle sue caratteristiche
più sperimentali ed evolvendosi in un genere di più facile ascolto che fu chiamato hard bop, tra i cui protagonisti si ricordano Art
Blakey, e i suoi Jazz Messengers, Horace Silver, Miles Davis e le sue classiche formazioni comprendenti John Coltrane, Red
Garland, Paul Chambers, Philly Joe Jones, Cannonball Adderley. Gli anni cinquanta furono inoltre gli anni che videro nascere una
giovane stella del Jazz quale Ray Charles, tutt'oggi considerato uno dei principali musicisti del Novecento, nonché uno dei pionieri
della musica soul.

Le esperienze di jazz orchestrale continuarono, anche se con difficoltà, con le orchestre di Count Basie, Duke Ellington, Woody
Herman, Stan Kenton, e con le originali collaborazioni di Miles Davis e Gil Evans. Il contrabbassista Charles Mingus si segnalò
come personaggio di grande spicco alla testa di formazioni allar
gate (anche se non di organico propriamente orchestrale).
1960 - 1970
Nel corso di questo decennio il jazz affrontò numerose trasformazioni che finirono
per frazionarlo in molteplici stili.

La corrente hard bop iniziò a dividersi tra coloro che seguirono l'esperienza di Miles
Davis e John Coltrane nel cosiddetto "jazz modale" (uno stile musicale meditativo e
intellettuale, che vide la sua fondazione nella storica incisione di Davis nel 1959,
Kind of Blue) e quanti invece preferirono avvicinarsi al rhythm and blues praticando
quello che alcuni chiamavano "soul jazz".

Lo stile modale visse il suo periodo più fecondo a cavallo tra la fine degli anni
cinquanta e la metà degli anni sessanta, soprattutto con l'attività del (secondo)
quintetto di Miles Davis e del quartetto di John Coltrane, finendo col diventare un
idioma consolidato della tradizione jazzistica.

Una tendenza senz'altro più radicale e controversa fu determinata dal contemporaneo


avvento di uno stile che venne dapprima chiamata "The New Thing" ("la cosa
nuova") e in seguito "free jazz". Fondato alla fine degli anni cinquanta da giovani Dave Brubeck e Paul Desmond, 8
musicisti quali Ornette Coleman e Cecil Taylor, il free jazz praticava una forma ottobre 1954.

d'improvvisazione collettiva totale la cui conseguenza è la totale frantumazione della


maggior parte delle idee tradizionali di forma, armonia, melodia e ritmo. Oltre ad
implicare una forte componente di critica politica e sociale, il free jazz incorporava anche una moltitudine di influenze musicali di
provenienza Asiatica e Africana. Il free jazz attirò l'attenzione di molti protagonisti (Charles Mingus, Steve Lacy, Sun Ra), reclutò
giovani brillanti (Archie Shepp, Albert Ayler, Pharoah Sanders) e ricevette aspre critiche da parte di alcuni dei nomi più in vista
(Davis e Gillespie tra gli altri) dando origine a polemiche che furono tra le più violente che il jazz avesse mai conosciuto e che
durarono decenni senza mai esaurirsi completamente, anche dopo che l'esperienza storica del free jazz poté dirsi conclusa: i critici più
accesi affermarono che il free jazz rimuoveva la distinzione tra chi sapeva suonare e chi no. Non v'è comunque dubbio che il
movimento free jazz mancasse quasi totalmente della componente popolare che per lungo tempo aveva costituito una delle due anime
del jazz, e che fosse seguito quasi esclusivamente dalle élite: questo, negli USA, ne decretò anche un crescente insuccesso
commerciale, che diveniva tanto più evidente quanto più si ingigantiva il successo di altri generi musicali contemporanei. Nel free
jazz finirono per confluire alcuni esponenti della parte considerata più "colta" del jazz: il più in vista tra questi fu senz'altro John
Coltrane, che si avvicinò al movimento free jazz negli ultimi anni della sua vita. Il free jazz ebbe miglior fortuna in Europa, dove
molti giovani musicisti lo adottarono come un veicolo che permetteva d'incorporare nel linguaggio jazzistico una varietà di contesti
musicali e culturali.

Una diversa tendenza stilistica nacque dall'attenzione reciproca che alcuni musicisti jazz e le nuove leve della musica brasiliana si
rivolgevano. Già Jelly Roll Morton aveva definito il jazz come una musica che conteneva "sfumature spagnole" ("spanish tinge").
Questa definizione era stata onorata nel corso degli anni da diversi compositori (un nome per tutti: Duke Ellington). Negli anni 1950
alcuni musicisti, il cui più famoso rappresentante era senz'altro Dizzy Gillespie, avevano coniugato col jazz temi stilistici tipici della
musica cubana e latina in generale ("Afro-Cuban bop"). Questo stile si avvaleva dell'apporto e dell'influenza musicisti provenienti
dall'America latina (Chano Pozo, Xavier Cugat, Tito Puente, Arturo Sandoval), nonché della strumentazione e delle forme tipiche
della tradizione latina. Fu nel solco di questa tradizione che negli anni 1960 gli esponenti del movimento brasiliano detto Bossa Nova
(Elizete Cardoso, Antônio Carlos Jobim, Vinícius de Moraes, João Gilberto, Luiz Bonfá, Chico Buarque de Hollanda) intrapresero
varie collaborazioni con musicisti jazz come Stan Getz e Charlie Byrd, creando uno stile noto come "jazz samba". Il movimento fu
lanciato da una serie di incisioni di Getz, le più famose delle quali videro anche la partecipazione di Joao Gilberto e di sua moglie
Astrud Gilberto in veste di cantante. Diversi brani divennero successi planetari (come ad esempio
Garota de Ipanema).

Nella seconda metà degli anni sessanta, l'irruzione del fenomeno della musica di massa, che in gran parte s'imperniava sulle
generazioni più giovani e sulla loro musica d'elezione, il rock, mise in difficoltà, anche economica, la gran parte dei musicisti jazz.
Quelli che non scelsero la critica radicale del free jazz e che non sparirono dalla scena dovettero cambiare stile. Alcuni scelsero di
accentuare il carattere funky della loro musica fino ad apparentarla al funky e alla sempre più popolare musica soul-dance. Una
diversa tendenza cercava l'avvicinamento rock e all'elettronica, e portò alla nascita del cosiddetto genere fusion. Molti critici
ritengono che fra le prime incisioni fusion vi sianoHot Rats di Frank Zappa, il quale sembrò avvicinarsi al jazz partendo dal rock con
quest'album del 1969, ed il doppio album Bitches Brew di Miles Davis (1970). Seguirono poi numerosi protagonisti, con nomi quali
quelli di Weather Report (un supergruppo comprendente alcuni ex musicisti di Miles Davis – Joseph Zawinul e Wayne Shorter – e la
nascente stella del basso Jaco Pastorius), Herbie Hancock, il trombettista Freddie Hubbard. Molte di queste esperienze furono bollate
dalla critica come commerciali (e alcune indubbiamente lo furono).

1980 - 2019
Alla fine degli anni settanta l'esperienza "free and" perse forza e pubblico e vide la
sparizione o la defezione di molti dei suoi protagonisti, così come una forte
riduzione numerica del pubblico degli appassionati. A questa tendenza reagì negli
anni successivi al 1980 con particolare energia un gruppo di artisti che si richiamava
al cosiddetto mainstream (stilisticamente riconducibile alle diverse correnti
stilistiche emerse e praticate negli anni cinquanta-sessanta, a volte indicati anche con
il nome "straight-ahead"). Tra di essi si mise in particolare evidenza il giovane Il trombettista "fusion" Miles Davis
Wynton Marsalis, che promosse con forza il tema del ritrovamento delle radici e nel 1989
delle forme originali della musica. Esempio moderno di Third Stream influenza è la
musica di Charles Mingus, Krzysztof Penderecki, Nikolaj Kapustin, Kobi Arad e
altri.

Mentre molti musicisti della vecchia guardia continuavano a calcare le scene, gli anni tra il 1980 e l'inizio del XXI secolo videro
emergere molti nuovi interessanti musicisti, anche nell'area europea che assunse un propria identità rispetto ai periodi precedenti, nel
corso dei quali il jazz europeo era stato quasi sempre in una posizione di subalternità rispetto al modello statunitense.

Stili
Acid jazz Free jazz Jazz manouche o Modal
Be bop Fusion Gipsy Jazz jazz
Cool jazz Hard bop Jazz samba Ragtime
Dixieland o New House jazz Jazz sinfonico Smooth
Orleans jazz o Nu jazz Latin jazz jazz
Swing

La giornata internazionale del jazz


Celebrata per la prima volta nel 2012, il 30 aprile è, per l'UNESCO, la giornata internazionale del jazz. Città grandi e piccole sia
all'estero (da Parigi a New York) sia in Italia (da Roma a Milano, da Forlì a Pozzuoli) programmano speciali eventi e concerti per
l'occasione.

Il 30 aprile del 2012, anche laRAI aderì all'iniziativa con una puntata speciale diSostiene Bollani.

Note
1. ^ Nat Hentoff: Jazz Is
2. ^ Nat Hentoff: At the Jazz Band Ball: Sixty Years on the Jazz Scene
3. ^ David Butler: Jazz Noir
4. ^ Zygmunt Bauman in Gildo De Stefano, Una storia sociale del jazz, Mimesis Edizioni, Milano 2014

Bibliografia
Iain Lang, a cura di Roberto Leydi Il Jazz, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1975
Arrigo Polillo, Jazz: La vicenda e i protagonisti della musica afro-americana , Milano, Oscar Mondadori 1975
(DE ) Joachim Ernst Berendt, Günther Huesmann (a cura di),Das Jazzbuch, Francoforte sul Meno, 2005.ISBN 3-10-
003802-9
(EN ) Dyer, Godfred But Beautiful: A Book about Jazz.Londra, 1991. ISBN 0-86547-508-3
(EN ) Gunther Schuller, Early Jazz: Its Roots and Musical Development. , Oxford University Press, 1968, ristampa nel
1986. ISBN 0-19-504043-0
(EN ) Gunther Schuller, The Swing Era: The Development of Jazz 1930-1945Oxford University Press, 1991.ISBN 0-
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Collegamenti esterni

Jazz, su Treccani.it, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.


Jazz, su thes.bncf.firenze.sbn.it, Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.
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Italia in Jazz, su italiainjazz.it.
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