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Torquato Tasso (27/10/2006)

Torquato Tasso nasce a Sorrento nel 1544. Il padre era un attendente, cioè un funzionario, un poeta
di corte. Quest’ultimo, infatti, scrive anche un poema intitolato Amadigi. La madre è molto colta e,
quindi, Tasso è fortemente stimolato agli studi. Tasso nell’infanzia viene mandato a Napoli, dove
frequenta le scuole gesuitiche ricevendo lì un’educazione fortemente impregnata di ortodossia.
Successivamente, dopo alcuni anni ad Urbino sotto la protezione dei Della Rovere, Tasso si
trasferisce a Venezia con il padre e lì il suo interesse per lo scontro tra islam e cristianità aumenta
anche perchè la città lagunare si sta scontrando regolarmente con i Turchi per la supremazia nel
Mediterraneo. A quindici anni Tasso compone il suo primo poema “Gerusalemme”. In seguito egli
si trasferisce nel 1560 a Padova dove frequenta la facoltà di diritto che abbandona dopo breve
tempo per dedicarsi agli interessi umanistici. In questo periodo Padova è un centro culturale molto
importante per quanto riguarda l’aristotelismo e, quindi, anche Tasso viene condizionato da questo
contesto. Inizia un altro poema, “Rinaldo”, e scrive molte liriche d’amore a fanciulle. In questo
periodo lo stile di vita di Tasso è molto influenzato dalle corti, anche perchè Padova e Venezia sono
città dove i provvedimenti presi dal concilio di Trento, che limitano in molti aspetti la produzione
artistica e l’attività letteraria, hanno poco peso. In questo periodo Tasso, infatti, può frequentare le
accademie. Nel 1565 viene assunto da Luigi d’Este, potente cardinale, e si trasferisce a Ferrara,
dove si sta celebrando il matrimonio di Alfonso d’Este. Questi anni della vita di Tasso sono i più
splendidi anche perchè la corte di Ferrara mantiene ancora una certa autonomia ed è prestigiosa e
Tasso vi si inserisce subito. Nel 1567 questi diventa segretario personale del duca e riceve uno
stipendio. In questo periodo comincia a mettere mano al poema sulla prima crociata. Frattanto
comnpone all’incirca intorno al 1573 un dramma pastorale intitolato Aminta. E’ in questo periodo
che Tasso comincia ad avere dei dubbi circa la conformità delle proprie opere ai dettami letterari e a
quelli religiosi, questi ultimi stabiliti dal concilio di Trento e per questo nel 1575 si reca a Roma con
l’intento di far leggere le proprie opere ad un gruppo scelto di letterati per sapere se esse erano in
linea con i parametri. Questi letterati si approfittano della debolezza dello scrittore e gli muovono
critiche di carattere morale. Tasso allora difende le sue opere, ma la sua irrequietudine aumenta. In
questo senso risulta evidente la pressione esercitata dalla controriforma sugli intelletuali.

Aminta (03/11/2006)

L’Aminta è un testo drammatico che si colloca nel genere letterario della favola pastorale, che
riscuote successo a Ferrara, per cui venivano rappresentate vicende amorose ambientate nel mondo
dei pastori; quindi per fabula si intende un testo drammatico.
L’Aminta è basato su un dialogo e tutte le vicende sono raccontate in terza persona dai personaggi e
si nota in questo una scelta originale di Tasso che vuole valorizzare più che la trama, la
caratterizzazione dei personaggi e i loro punti di vista (plurivocità) e quindi la parola è al centro
dell’azione; quindi il testo dell’Aminta ha una forte dimensione poetica e va collocato nel genere
drammatico, inteso come un testo pieno di sentimento.
Alcuni critici hanno visto un elemento tipico di Tasso: una certa ambiguità, cioè non esiste
un’interpretazione univoca (ci sono temi festosi contrapposti a passaggi più cupi).
Gerusalemme liberata (06/11/2006)

Quest’opera si caratterizza per le continue fasi di revisioni. Anche nell’ultima fase della sua vita, nel
caso dei sette anni di reclusione all’ospedale di Sant’Anna, Tasso continua a pensare alla
Gerusalemme Liberata e in quel periodo raggiunge il culmine della crisi, perché viene pubblicato
senza il suo consenso, dato che lui non considerava finito il poema, con il titolo di Goffredo e poi di
Gerusalemme Liberata. Fu un dramma per lui questa pubblicazione non autorizzata, anche perché
egli non poteva godere dei benefici.
Il poema della Gerusalemme Liberata riporta in primo piano il genere letterario dell’epica, in
quanto:

1) riguarda le vicende di un popolo, di un collettivo;

2) ha come obiettivo non solo quello di celebrare le gesta di un popolo o di eroi, ma illustrare
un sistema di valori;

3) dà importanza alle figure eroiche, positive, portatrici di valori che diventano modelli da
imitare.

Inoltre il poema epico ha la pretesa di partire sempre da vicende storiche reali; naturalmente, sulla
base di eventi storici, nel poema epico si inserisce l’elemento fantastico. Il poema deve coniugare
l’elemento storico con l’elemento della finzione. Tasso elabora un vero e proprio progetto di poetica
nel senso che la stesura travagliatissima della Gerusalemme Liberata è costantemente accompagnata
da una approfondita riflessione teorica sulla propria poetica (il modo di impostare la sua opera
analizzando gli argomenti, lo stile, gli obiettivi). Tasso addirittura scrive i “Tre discorsi dell’arte
poetica” contemporaneamente al poema, spiegando i suoi intenti; in questi discorsi egli affronta il
problema delle differenze tra poema cavalleresco e poema epico-eroico. Tasso vuole tornare al
poema epico-eroico inteso secondo il modello classico, perché vuole rispondere all’esigenza
culturale dei tempi in cui vive. Anzitutto, dice Tasso, è necessario scegliere un avvenimento storico
fondamentale, che deve rimanere l’argomento principale, filo conduttore del poema. Per sceglierlo
adeguatamente è necessario che non sia un evento troppo lontano nel tempo, perché altrimenti il
letterato è senza documentazione ed è portato ad ipotizzare, ma nemmeno sceglie un evento troppo
recente in quanto avrebbe difficoltà ad inserire l’elemento del fantastico in quanto troppo coinvolto:
si cerca una via di mezzo. Inoltre l’evento scelto deve essere significativo sul piano dei valori,
anche perché il poema epico-eroico ha sempre un obiettivo di carattere didascalico. Ecco che Tasso
va a scegliere lo scontro tra i cristiani e i turchi per la riconquista di Gerusalemme, cioè Tasso
prende come tema fondamentale le crociate, un evento sufficientemente antico, ma allo stesso
tempo contemporaneo per quanto concerne il problema dei turchi. Inoltre l’evento delle crociate
consentiva a Tasso di andare a cuore delle tematiche religiose: infatti quando Tasso presenta il suo
poema, la etichetta come poema epico eroico cristiano.
La Gerusalemme Liberata è un’opera emblematica dell’epoca in cui si colloca, cioè di un tipo di
letteratura che vuole anzitutto essere in armonia con le esigenze del mondo culturale e del mondo
religioso (gerarchie ecclesiastiche) e Tasso è consapevole di questo; inoltre egli scarta del poema
cavalleresco il fatto che esso garantisce unità di protagonista (es. Orlando Furioso), per poi seguire
il principio di molteplicità di avvenimenti. L’inverso accade nel poema epico-eroico, cioè è presente
l’unicità degli avvenimenti ma pure una molteplicità di personaggi in scena e nei modi di narrazione
(es. aspetti fantastici). Tasso scarta l’eccessivo spazio dato alla mitologia pagana e all’elemento
fantastico, in quanto sono troppo eterogenei, strani, lontani dagli obiettivi del poema.
L’elemento mitico è molto ridimensionato, così come il fantastico (che ricopre grande spazio nel
poema cavalleresco) e tutti questi elementi sovrannaturali sono riconducibili e motivabili attraverso
la fede cristiana.
Struttura narrativa della Gerusalemme Liberata (10/11/2006)

Nel poema si possono rintracciare alcuni filoni fondamentali:

1) la rappresentazione del mondo pagano visto come multiforme, portatore dei valori
rinascimentali, quali il forte individualismo che vede l’uomo come l’artefice del proprio
destino (homo faber); valori edonistici (sul piacere dei sensi); il valore della tolleranza, cioè
si ammette una certa pluralità di posizioni;

2) il filone della presenza dei cristiani e dei valori controriformistici, in quanto i cristiani sono
portatori di un codice tipico della controriforma, cioè la rigida subordinazione di ogni fine
individuale al fine religioso; i valori cristiani rappresentano una realtà autoritaria che impone
un’unica verità, che non accetta il pluralismo, che non tollera il diverso e vuole ricondurre
tutto ad una visione unitaria della fede; anzitutto imponendo una rigida moralità (no
all’edonismo).

Quindi, se il mondo pagano è il mondo del molteplice, il mondo cristiano è il mondo dell’unità. C’è
comunque un terzo filone, che costituisce il risultato dell’intreccio dei due filoni, cioè, nel poema è
molto presente la sperimentazione di un incontro voluto tra visioni della realtà diverse, per cui
vedremo che si rappresenta la caratteristica dell’ambiguità. Si parla di oscillazione della visione
molteplice del reale di stampo rinascimentale e una visione più rigida, controllata e unitaria di
stampo controriformistico. Tasso cerca di ricondurre il molteplice all’unità; in certe parti del poema
è quasi presente una lotta tra le due forze e talvolta emerge una simpatia per gli sconfitti (Argante,
Solimano, Clorinda, Armida). Questi sono sicuramente personaggi negativi ma sono personaggi
ricchissimi di dignità e molto valorosi
Quindi, per quanto il diverso dovrebbe essere combattuto, Tasso non compie questa operazione fino
in fondo. Anche i personaggi sconfitti sono compatiti da Tasso (Tancredi e Rinaldo).
La struttura narrativa risponde a questa struttura ideologica; anche a livello formale si noterà questa
stessa tensione tra molteplice e uniforme (tra forze centrifughe e aspirazione all’unità). Tasso vuole
infatti costruire una storia che non si perda come nell’Orlando Furioso in divagazioni: ci deve
essere invece un’azione unitaria concentrata dei crociati e altrettanto importante è la figura di
Goffredo. In realtà poi da questa linea centrale, inevitabilmente divergono altri fili narrativi che
fanno capo ai singoli eroi, pagani e cristiani, perché l’eroe è quanto di più individualistico, in
quanto rappresenta le forze centrifughe proteso all’azione, spinta da desideri personali.

I primi canti (13/11/2006)

Il secondo canto è incentrato sui preparativi dello scontro (compare Aladino); con il terzo canto si
mette in moto l’azione e c’è lo scontro tra Argante e Clorinda. Clorinda ingaggia poi un duello con
Tancredi, e Tasso inserisce il tema amoroso (Tancredi si innamora di Clorinda); intanto, dall’alto
delle mura di Gerusalemme, Erminia, prigioniera di Tancredi, indica ai soldati saraceni i principali
eroi cristiani. Erminia è a sua volta segretamente innamorata di Tancredi. Nel terzo canto si nota che
Tasso sposta l’attenzione dal campo di battaglia sulle vicende amorose di certi personaggi, creando
delle relazioni controverse, contraddittorie.
Nei canti 4 e 5 Tasso punta l’attenzione su un altro tema: l’elemento della magia. C’è un concilio di
demoni che si riunisce, che vuole ovviamente ostacolare i cristiani. Viene mandata la maga Armida
che, tramite l’inganno, travestito da fascino femminile, cerca di raggiungere scopi politici, inerenti
allo scontro: si parla di seduzione amorosa pericolosa. Scoppiano infatti contese e rivalità
all’interno del campo cristiano. Quindi Goffredo è in difficoltà (interventi diabolici), fin quando
Rinaldo uccide Germando ed è costretto a lasciare il campo.
Nel canto 6° scende in campo Argante e sfida i più valorosi eroi cristiani. C’è Erminia che osserva
dalle mura di Gerusalemme. Il primo duello è tra Argante e Tancredi; quest’ultimo resta ferito ed
Erminia si sente coinvolta e decide di seguire Tancredi, ma si traveste da Clorica. Va notato il tema
dell’azione di Erminia che non è mossa dallo spirito di battaglia, ma dall’amore che già in partenza
crea problemi. Si apre una parte considerata pregevole che introduce un tema importante che insiste
sulle contraddizioni interne della visione della realtà di Tasso.
Erminia vaga alla ricerca di Tancredi; è disperata (si insiste molto a tal proposito), è inseguita dai
nemici, vaga per una notte nella foresta; si dispera, si ciba dei suoi male (non si preoccupa
nemmeno di mangiare). A un certo punto arriva in una radura e c’è un incontro con un pastore e qui
c’è un brusco, improvviso cambio di ambientazione, perché si passa dal campo di battaglia a una
scena di idillio campestre, cioè in un locus amoenus dove le presenze sono tutte colte in una
condizione opposta a quella dei guerrieri: Tasso cioè vuole creare un contrasto fortissimo tra la
concitazione della scena di guerra e la situazione di calma assoluta in cui Erminia si trova.
Il pastore se ne sta lì placido, accoglie Erminia; i due si confidano le loro avventure e addirittura,
colpita dalla tranquillità, Erminia chiede di potersi fermare lì, e il pastore accetta; la donna si sente
sollevata e vive appartata in un mondo separato, entusiasta, quasi intenzionata a restarci a lungo.
Emergono le contraddizioni di Tasso nella disperazione di Erminia ala ricerca di Tancredi e nella
tranquillità e serenità che lei prova nel vivere presso questo nuovo mondo. E’ come se Tasso
scompigliasse le carte e complicasse la trama con dei colpi di scena che fanno sì che i personaggi
risultino più arricchiti e non monolitici.

Commento al testo di Clorinda e Tancredi (24/11/2006)

Si tratta di un episodio, intriso di simbologia, di carattere laico e anche di forte impronta cristiana.
Sono presenti le seguenti tematiche:

 Il tema dell’amore controverso (come Tasso);


 Il tema dell’onore e del valore in campo;
 Il tema dell’amore equilibrato (come Tirsi e Dafne nell’Aminta);
 Il tema della guerra vista dall’ottica femminile;
 Il tema del riscatto femminile sulla gloria maschile;
 Il tema della simpatia per gli sconfitti, che sono comunque personaggi dignitosi e portatori
di valori;
 Il tema del contrasto tra amore e guerra;
 Il tema dell’ambiguità;
 Il tema della ricerca della gloria che, se da una parte costituisce un valore eroico, in realtà
può portare alla morte: non si tratta cioè di un valore assolutamente positivo, a differenza del
poema cavalleresco.

La morte di Clorinda è avvolta, scandita da una serie di presagi funesti: anzitutto la scelta delle armi
nere in luogo di quelle bianche, come se andasse incontro alle tenebre, che simboleggiano la morte;
poi il racconto di Arsete, con tutta la narrazione di infausti sogni fatti dallo stesso Arsete e anche da
Clorinda. Alla luce di questi indizi, molti critici hanno visto in questo episodio, un sacrificio (come
se Clorinda andasse incontro alla morte). Il cammino di Clorinda verso il suo destino sembra essere
consapevole, quasi volontario, perché è come se questa eroina cercasse una chiarificazione
interiore, poiché non va dimenticato che Clorinda ha appena appreso che sarebbe potuta essere
cristiana; forse c’è, anche inconsciamente, un volersi rimettere in gioco, per scoprire la propria
interiorità.
Anche il combattimento tra Tancredi e Clorinda va letto in chiave simbolica: entrambi sono molto
valorosi, motivati. Tancredi avverte di avere davanti un eroe particolare e tutto il combattimento
sembra quasi una scena di corteggiamento, perché spesso in amore, sentimenti opposti vengono
provati (eros e tanatos, cioè rispettivamente amore e morte).
Si parla di sacrificio cristiano perché e visto come un atto d’amore (in questo caso Clorinda è sola,
travestita; per i cristiani si fa riferimento alla morte di Gesù).
Molto toccante è la parte in cui Tancredi riconosce l’amata; l’omaggio di Tasso alla liturgia cristiana
(con l’atto del battesimo di Tancredi nei confronti dell’infedele); cristo si sacrifica per salvezza
dell’umanità, così Tancredi, distrutto dall’aver ucciso la sua donna, viene salvato.
Nell’episodio c’è comunque il messaggio per cui la fede cristiana si impone presso i fedeli.

Il giardino di Armida (27/11/2006)

Un’altra parte significativa è quella relativa al giardino della maga Armida (16° canto).
L’eroe Rinaldo si trova nelle Isole Fortunate, e si è completamente dimenticato della sua identità e
dovere di eroe, abbandonandosi ai piaceri di questo luogo meraviglioso e dell’amore con la maga
Armida. Tasso immagina una situazione in cui l’eroe si abbandona ai piaceri materiali, della carne;
Rinaldo è un eroe criticabile e in effetti c’è nei suoi confronti una critica da parte dell’autore, ma la
contrapposizione che si crea tra il piacere da una parte e la virtù (il senso del dovere di un eroe, il
suo corredo di valori), anche stavolta, è una contrapposizione ambigua in Tasso, cioè, questa
situazione di smarrimento di Rinaldo infatti è anche molto sentita da Tasso, cioè Tasso crea una
situazione nel giardino di Armida veramente ammaliatrice.
Dunque lo smarrimento di Rinaldo è compreso dall’autore, ma l’aspetto più negativo di Rinaldo è il
fatto che non semplicemente egli si lascia sedurre dalla maga, ma arriva al punto di perdere la
propria identità; ecco che Tasso ci vuole far capire che i piaceri della vita devono essere controllati
(è giusto viverli ma senza perdercisi dentro).
In soccorso di Rinaldo, Tasso è costretto a mandare altri due eroi, Ubaldo e Carlo, che a loro volta
sono assistiti dal mago Ascalona. Singolare è il modo per far rinsavire Rinaldo: l’espediente usato
per far riprendere conoscenza all’eroe è quello del tema dello specchio (l’idea della riflessione della
luce e dell’immagine). Lo specchio è un oggetto di forte valore simbolico perché permette di
analizzare l’interiorità e ha il fascino dell’ambiguità. La situazione che Tasso crea è quella di fare in
modo che Ubaldo e Carlo, attraverso i loro scudi, avvicinandosi a Rinaldo, facciano riflettere l’eroe
sugli scudi ed egli si vede come un essere estraneo a sé stesso, cioè vede un essere del tutto
effeminato, dal fisico rammollito e per questo motivo si vergogna di sé: Rinaldo viene pertanto
toccato nell’onore e vedendosi in quella condizione reagisce e decide di tornare a combattere.

Il duello di Argante e Tancredi

L’epilogo del poema, il canto 19°, si apre con una serie di duelli: abbiamo Argante che si ostina a
difendere le mura di Gerusalemme, ma viene colpito da Tancredi.
I due guerrieri sono faccia a faccia e portano a termine il duello, che viene ambientato in un luogo
isolato (Tasso dà una zona privilegiata ai duelli, permettendone lo svolgimento in completa
solitudine). Questo espediente concorre per enfatizzare il diverso carattere dei due contendenti.
Argante è un eroe valoroso ma anche tormentato, attraversato da una sottile malinconia, non sempre
entusiasta di sé. Tancredi è più l’eroe tipico, di nobili principi ma anche molto pietoso, clemente,
tanto che vorrebbe salvare il suo avversario; pertanto questo costituisce un aspetto positivo perché
Tasso rispetta la forza dell’avversario. L’autore inoltre conferma la sua capacità di dare spessore
(psicologico) ai personaggi; nello stesso tempo Tasso si fa travolgere dal gusto di fare sfoggio delle
conoscenze dell’arte della scherma, dando vita a scene molto realistiche, con descrizioni dettagliate
delle azioni.
I tratti specifici del linguaggio (01/12/2006)

Nel poema cavalleresco c’è un incontro tra registro più alto e più basso. Nel poema epico si evita
questo. Nella Gerusalemme Liberata infatti troviamo un registro solenne, elevato, raffinato, ma con
una tendenza a ritornare al lessico cavalleresco quando si è in presenza di digressioni di raccordi
narrativi.
Per quanto riguarda la sintassi, c’è una ricerca di concitazione, un’assenza di punteggiatura; i
periodi lunghi sono caratterizzati da una complessità.
Il contenuto influenza il tipo di prosa, è misuratore della complessità sintattica: da una parte c’è
equilibrio, simmetria come nel modello classico, ma quando prevale l’aspetto emotivo e l’analisi
psicologica dei personaggi troviamo figure retoriche quali l’enjambement, l’iperbato, il chiasmo, le
metafore, l’inversione, la similitudine, e di conseguenza la sintassi è parcellizzata, con dei singulti
(singhiozzi). Le figure retoriche sono subordinate comunque al lessico.
I termini tecnici e specifici sono propri della descrizione dei duelli, della guerra e delle
ambientazioni. Troviamo una vasta gamma di aggettivi.
Per quanto riguarda gli aspetti fonico-ritmici, il ritmo è rallentato dalla descrizione ed è più
concitato nelle scene di guerra; la musicalità va di pari passo con le scene, quasi a farne da sfondo.
Il ritmo, pertanto, è armonioso.