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GALILEO GALILEI

Il metodo di Galileo (04/12/2006)

Galileo è una figura di eccezionale importanza del panorama culturale del ‘600 non solo per le
conoscenze e per le scoperte fatte, ma in generale come figura di scienziato-filosofo, che ha
affrontato lo studio della scienza con un atteggiamento mentale nuovo. L’importanza del pensiero di
Galileo infatti prima di tutto è dovuta al fatto che lui introduce un nuovo metodo di indagine
scientifica: Galileo infatti, e spesso lo dichiarava, sostiene che lo scopo della scienza sia la ricerca
della verità, data dalla natura delle cose. A questa verità si può raggiungere partendo dalla realtà e
facendo degli esperimenti, mettendo le cose in rapporto fisico, cioè Galileo si orienta per un metodo
empirico, basato sull’esperimento sui fenomeni naturali. Galileo senza paura e cedimenti va avanti
con convinzione; è molto aperto nel dichiarare il suo modo di fare scienza. Anche nella prima fase
Galileo è molto critico nei confronti della cultura scientifica tradizionale. Più volte nei suoi scritti,
tramite l’arma dell’ironia, critica la cultura tradizionale libresca, basata cioè sui libri, fatta nelle
biblioteche e nelle università.

L’uso della lingua volgare

Strettamente collegata alla questione del metodo sperimentale, è anche la questione della scelta
della lingua con cui scrivere le proprie opere. Con Galileo infatti abbiamo per la prima volta nel
campo degli studi scientifici opere, testi, scritti volutamente in volgare. Anche questa scelta della
lingua che si opponeva chiaramente alla vecchia tradizione che voleva le opere in latino, ci permette
di comprendere come Galileo portasse avanti un vero e proprio progetto di cultura scientifica, di
politica culturale, di rinnovamento della cultura scientifica.
La scelta del volgare, in particolare, nasce da una esigenza fondamentale, di cui parla lo stesso
Galileo: si tratta di fare in modo che la scienza si avvicini, cioè diventi più accessibile a strati sociali
diversi e nuovi, in particolare Galileo aveva in mente la classe medio-borghese (imprenditori,
navigatori, gente di commerci e di traffici che aveva un approccio alla realtà molto diretto,
empirico), che stava lentamente riemergendo nel corso del ‘600.
Il suo volgare è infatti una lingua molto viva, che coniuga forme espressive più vicine all’oralità,
con un materiale linguistico tipico del mondo artistico, con un linguaggio più legato alla tradizione
letteraria. Pertanto i suoi scritti hanno una rigorosa dignità formale e una solida struttura
argomentativa, ma anche hanno la freschezza di un linguaggio molto vivace.

Dal trattato al dialogo

Oltre alla scelta della lingua, è molto importante sottolineare la scelta di Galileo per quanto riguarda
il genere letterario con cui divulgare le proprie idee. Con Galileo infatti si passa dalla forma
tradizionale del trattato sistematico al discorso e al vero e proprio dialogo, e qui Galileo, via via che
precisa il suo metodo sperimentale, gli risulta sempre più inadeguata ad esso la forma del trattato,
cioè la forma sistematica, chiusa di cognizioni e di dati scientifici. Alla forma del trattato (cui
Galileo ricorre nel periodo padovano nel trattato della sfera), si sostituisce il discorso e il dialogo;
Galileo rifiuta categoricamente l’esposizione di cognizioni o verità già raggiunte, ma esige una
discussione in cui neppure il maestro deve essere chiuso in schemi prefabbricati, senza nutrire
dubbi, ma bisogna affrontare ogni questione scientifica ponendosi in una dimensione dialettica, cioè
basata sullo scambio di conoscenze e sul dialogo tra gli interlocutori, riprendendo i testi greci
platonici (importante è farsi attraversare dal dubbio).
La scuola galileiana

La lezione metodologica di Galileo risulta fondamentale per l’intero sviluppo della scienza moderna
e infatti venne immediatamente raccolta da un gruppo nutrito di seguaci che dettero un grande
impulso alla ricerca scientifica in Italia, facendone proprio uno dei più vitali settori della cultura
seicentesca, quindi siamo proprio di fronte a una scuola galileiana che si può distinguere in due
generazioni di studiosi:

1) Generazione che segue le orme del maestro sul piano metodologico e sulla tipologia delle
ricerche (scienze fisico-matematiche);

2) Generazione che continua a seguire l’impostazione metodologica ma con una convergenza di


interessi a partire dalla seconda metà del ‘600 dal campo delle scienze fisico-matematiche a
quelle bio-fisiologiche.