Sei sulla pagina 1di 3

CARLO GOLDONI

La vita (29/01/2007)

Un altro autore particolarmente importante per approfondire la diffusione dell’illuminismo nel nord
Italia è Carlo Goldoni, che nasce a Venezia nel 1707 da una classica famiglia veneziana borghese (il
padre era un medico, di personalità inquieta, che viaggiava molto: andò a Perugia, dove frattanto il
figlio iniziò gli studi presso i Gesuiti; poi Carlo andò a Rimini per approfondire gli studi).
A Rimini accade un avvenimento particolare: Carlo scappa su una barca in compagnia di un gruppo
di comici, recandosi a Chioggia, dove viveva la madre. Siamo tra il 23 e il 25, quando comincia gli
studi di giurisprudenza all’università di Pavia; fu ospite in un collegio. Anche qui c’è un
avvenimento curioso: Carlo scrive una satira contro le donne di Pavia, indi per cui viene cacciato.
Seguono una serie di anni di inquietudine, di minipiccole avventure, anche amorose. Carlo poi si
decide a riprendere gli studi di legge. Si impiega presso la cancelleria di Chioggia ed è importante
questa esperienza perché costituirà il materiale su cui costruirà una delle sue commedie più
importanti, dal titolo Baruffe Chiozzotte. Il padre muore nel 1737 e Carlo deve mantenere la casa.
Egli riesce a laurearsi a Padova nell’università (una delle più importanti d’Italia). Si avvia alla
professione di avvocato e intanto Carlo matura dentro di sé la sua vera vocazione, che è quella
teatrale, che si era già manifestata, ma che sempre aveva coltivato attraverso una serie molto
assidua di letture di letteratura italiana e straniera. E’ interessante il fatto che fosse molto aperto alla
letteratura straniera e aveva continuato a restare in contatto con le scene teatrali. A Verona conosce
un capo comico e grazie a lui ottiene l’incarico di scrivere delle opere per il teatrino veneziano di
San Samuele. Carlo spazia tra tragicommedie, melodrammi, intermezzi (brevissimi spettacoli
recitati tra un atto e l’altro). Questa primissima produzione è di scarso interesse in quanto Carlo
segue clichet circolanti all’epoca e quindi manca l’apporto originale. Inoltre non sperimenta
nessuna commedia vera e propria. Comincia ad interessarsi di commedia in modo accurato e
avverte l’esigenza di cambiare qualcosa, rispetto alla Commedia dell’Arte, con l’idea di creare
qualcosa di innovativo. Carlo è riformatore del teatro comico: tale percorso di riformazione viene
portato avanti gradualmente, diluito nel tempo. Da questa sua iniziale attività di scrittore non riesce
a sopperire ai bisogni economici. Nel 1743 Carlo fugge a Venezia causa debiti. Dal 45 al 48 va a
Pisa dove riprende l’attività di avvocato, entrando comunque nella colonia dell’Arcadia.
Carlo continua a scrivere testi con il teatro e a Livorno conosce Medebach, un capocomico, che
valorizza il talento di Goldoni, convincendolo a farlo diventare poeta-autore della compagnia, con
un contratto di 8 commedie l’anno e in cambio un compenso soddisfacente. Carlo abbandona
l’avvocatura e diventa scrittore di teatro di professione, delineando una nuova figura di intellettuale
e poeta. Il contratto è significativo poiché ci testimonia che l’intellettuale ha un nuovo rapporto in
confronto con i secoli precedenti:

Storia della committenza

Dalla nascita del volgare all’età cortese sono le corti e la chiesa a promuovere l’attività
dell’intellettuale; in Italia rinascimentale è sempre presente l’istruzione della corte però, a partire
dall’età comunale, ad essa si affianca l’università. Inoltre a causa del maggior controllo sulla
produzione letteraria nel periodo della controriforma, molti intellettuali per poter scrivere prendono
gli ordini, in modo tale da sopperire anche ai loro problemi economici; nel Seicento si hanno le
accademie; nel Settecento con Goldoni, tra committente e letterato vi è un contratto che prevede il
pagamento di una somma di denaro in cambio di opere.
Goldoni lavora con Medebach dal 48 al 53 e scrive un numero elevato di commedie, portando
avanti la sua riforma, vincendo le resistenze del pubblico.
Tra il 50 e il 51 scrive ben 16 commedie nuove (alcune molto belle) e vive l’esperienza di
competere con l’antagonista Pietro Chiari; si aprì una sfida appassionante, in cui i due scrittori si
stimolarono a vicenda. Nel 53 Goldoni entra in attrito per questioni economiche con Medebach,
entrando nella campagna di San Luca, trovando Carlo Golzi, un altro “antagonista”.
In questo periodo comincia il declino di Goldoni; Golzi ha più successo e Goldoni, amareggiato, va
a Parigi, accettando un incarico importante: diventò Direttore della Comédie Italienne nel 62;
tuttavia in Francia sono fermi alla Commedia dell’Arte e quindi Goldoni deve ricominciare a lottare
per la sua riforma, ma il pubblico si mostra freddo, causa anche la lingua, ma non ebbe grande
successo. Per mantenersi Goldoni dovette entrare a corte, diventando maestro di italiano delle
principesse reali, con un modestissimo compenso. Scoppiò la rivoluzione e nel 92 fu sospesa la
pensione per Goldoni, perché concessa dal re, e pertanto egli si trovò in miseria.
Nel gennaio del 93 Goldoni proprio nel giorno in cui l’assemblea decise di rendergli la pensione,
morì in condizioni misere.

La riforma della Commedia (09/02/2007)

Allo stato dei fatti, la Commedia dell’Arte domina, dopo aver trionfato in epoca barocca. Gli attori
impersonavano le maschere personali (Pantalone, Dottore, Brighella, Arlecchino), improvvisavano
le battute senza seguire un testo scritto, ma sulla base di un canovaccio che indicava le azioni
principali. Goldoni assunse un atteggiamento polemico, spiegato in alcuni scritti.
Il suo rifiuto era per:

1) la volgarità buffonesca, rozza (scadimento della comicità);

2) rigidità stereotipata dei tipi umani;

3) ripetitività della recitazione degli autori;

4) costruzione sgangherata e incoerente degli intrecci (avventurosi e sentimentali);

5) inverosomiglianza degli intrecci (storie irreali).

Effettivamente la Commedia dell’Arte seguiva vecchi canoni, per cui necessitava un cambiamento.
Goldoni aveva dalla sua il fatto di essere un letterato molto preparato, partendo dalla questione delle
maschere e relativa caratterizzazione. Goldoni parte dal presupposto che la commedia deve essere
verosimile, ispiratrice della “natura”, in cui i caratteri sono colti nell’individuabilità e ciascuno de
ve essere irripetibile, inconfondibile , con aspetti di complessità, mutevolezza, con sfumature
psicologiche e comportamentali. Per creare caratteri realistici, vivi, Goldoni guarda la società in cui
vive: la sua realtà è quella borghese (Goldoni è infatti un libero professionista).
Caratteri e ambienti sociali (26/02/2007)

I caratteri dei personaggi di Goldoni non sono mai delle individualità isolate, ma sono sempre
radicati nel contesto sociale concreto in cui vivono, il quale incide in modo profondo sulla loro
conformazione psicologica. Goldoni pensa che vizi e virtù degli uomini (e i sentimenti in generale),
assumano una diversa fisionomia a seconda dell’ambiente sociale in cui si sono formati e vivono.
Per es. la gelosia si manifesta in modo molto diverso a seconda dei personaggi (Fabrizio è
compassato, mentre gli altri drammatizzano). Per questo le commedie non sono fisse, ma costruite
con obiettività e ricche di ricostruzioni di ambienti. Quindi le Commedie di Goldoni si definiscono
commedie di carattere, di ambiente. Certamente il realismo delle commedie, che già di per sé
costituiva una grande novità, non raggiunge la completezza che al contrario sarà raggiunta con il
realismo manzoniano e di Verga dell’800 in quanto Goldoni si ferma un po’ alla superficie dei
fenomeni.

Il rifiuto dell’improvvisazione

Da quanto detto finora, si capisce perché l’improvvisazione della Commedia dell’Arte non è più
praticabile. Goldoni riporta in auge la centralità del testo teatrale con l’idea di fondere insieme “il
mondo” e il teatro, per burlarsi della realtà viva e umana. Goldoni ebbe molte difficoltà anche
perché gli stessi autori, abituati alle maschere fisse, si ribellavano, così come il pubblico all’inizio
restò sconcertato per mancanza di fitte trame intrecciate. Un tratto evidente è la critica alla nobiltà
ottusa e facilmente manipolabile (Mirandolina capisce la decadenza della nobiltà).
Queste opere autobiografiche vogliono marcare la differenza tra il vero linguaggio e il linguaggio
dato, cioè si tratta di scritti in cui Goldoni vuole rivelarsi: il linguaggio piano, semplice e familiare
era ritenuto fatto ad arte. C’è una mitigazione del realismo, cioè si adotta il dialetto borghese reale
settecentesco; un certo realismo che può essere spinto agli estremi, è una caratteristica che si
mantiene (fa apparire i personaggi vivi e reali): c’è un realismo meno forte, più mitigato, che
rispecchia il sintomo del momento culturale illuminista. Le Memoires non sono ben accolte dai
parigini, hanno uno sfondo un po’ malinconico.

La Locandiera: perché è un capolavoro

Nella Locandiera ritroviamo le caratteristiche della riforma goldoniana: si parte dal presupposto che
la commedia deve essere verosimile; i personaggi non devono essere tipi stereotipati, ma si devono
evolvere, cioè devono essere soggetti a un cambiamento. L’inserimento nel contesto sociale incide
sulla psicologia dei personaggi. Da ciò risulta chiaro che il mistero per cui l’improvvisazione degli
attori non è praticabile.

Interessi correlati