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G.

Fitzer

CHE COSA HA
veramente
DETTO Lutero

UBALOINI EDITORE
Proprio in questi anni, in cui il re­
cente Concilio Ecumenico ha fatto
convergere l'attenzione generale sui
problemi della religione, anche la Ri­
forma luterana presenta motivi di nuo­
vo interesse .
Nei secoli trascorsi dali'epoca del­
l'affissione delle 'tesi' a Wittenberg,
sono state però falsificate parecchie ci­
tazioni ed espressi molti giudizi sba­
gliati su Lutero e sul cristianesimo
evangelico.
Gottfried Fitzer ha saputo scegliere
fra le opere di Lutero ( 4 50 scritti a
stampa, 3000 sermoni e 2600 episto­
le) i passi più significativi, alternan­
doli con commenti altamente istruttivi
per far meglio capire le ragioni della
loro grande diffusione. Tuttavia Lutero
non si presenta solo nelle vesti di attivo
militante di Cristo, di uomo dalla co­
scienza tormentata da dubbi attuali al­
le soglie delYera moderna , di geniale
teologo e di coraggioso sacerdote, ma
anche in quelle di studioso, di critico
di cultura, di uomo politico, di tra­
duttore, di poeta ed infine di polemi­
sta talvolta piuttosto sarcastico.

segue tn terza pagina di copertina


Il ritratto dell'uomo è insieme anche
il ritratto di uno dei più drammatici
periodi della storia.

* * *

GoTTFRIED FI T�E R , nato nel 1903


a Gross Bresa (Breslavia) studiò teolo­
gia evangelica nelle Università di Bre­
slavia, Tubinga e M�rburgo sul Lahn,
conseguendo a Breslavia l'abilitazione
alla docenza di lingua e scienza del
Nuovo Testamento. Nel 1935 fu arre­
stato nel terzo Reich per aver parte­
cipato alla lotta della Chiesa Militante,
e gli fu revocato l'insegnamento. Più
tardi fu parroco in Slesia, da dove,
alla fine della guerra, fuggl con tutta
la sua comunità in Francia. Fu docente
straordinario ad Erlangen, da dove fu
chiamato ad occupare per due semestri
una cattedra a Vienna. Dal 1950 è or­
dinario di Nuovo Testamento nella fa­
coltà teologico-evangelica dell'Universi­
tà di Vienna.
CHE COSA HANNO 'VERAMENTE' DE T TO

VoL. XVII

CHE COSA HA 'VERAMENTE' DETTO

LUTERO

di

GoTTFRIED FITZER

Traduzione italiana di
FEDERC
I O RASETSCHNG
I

© 1968, Verlag Fritz Molden, Wien.

© 1969, Casa Editrice Astrolabio - Ubaldini Editore s.r.l. - Roma.


G. Fitzer

CHE COSA HA
veramente
DETTO Lutero

UBALDINI EDITORE
Martin Luther

1483 Nasce a Eisleben.


1505 Entra nel convento degli Eremiti agostiniani di Erfurt.
1507 E' ordinato sacerdote.
1508 E' trasferito a Wittenberg dove insegna filosofia, poi
teologia.
1510 Viaggio a Roma.
1517 31 ottobre. Manda all'arcivescovo di Magdeburgo le fa­
mose 95 tesi.
1520 15 giugno. Leone x con la bolla Exsurge Domine mi­
naccia la scomunica a Lutero.
1520 10 dicembre. Lutero brucia pubblicamente la Exsurge
Domine, le decretali, il codice canonico ed altri libri
pontifici.
1521 3 gennaio. Con la bolla Decet Romanum Pontificem
Leone x scomunica Lutero.
1522 Settembre. Esce la traduzione tedesca del Nuovo Te­
stamento ad opera di Lutero.
1525 Nozze di Lutero.
1530 Dieta di Augusta. Formulazione della Confessio Au­
gustana.
153 1 Lega dei Principi protestanti a Smalcalda.
1534 Lutero termina la sua traduzione in tedesco della
Bibbia.
1540 Paolo III approva l'istituzione dell'ordine dei Gesuiti;
in particolare, l'ordine ha il compito di estirpare
l'eresia.
1541 Il riformatore Calvino fonda lo Stato religioso della
città di Ginevra.
1545 Inizia il Concilio di Trento, che dura fino al 1563 e
formula le tesi contrarie a quelle della Riforma.
1546 18 febbraio. Lutero muore a Eisleben .

Cronologia dei papi


Sisto v: 1471 - 1484 Leone x: 1513- 1521
Innocenza VIII: 1484- 1492 Adriano VI: 1522- 1523
Alessandro VI: 1492- 1503 Clemente vn: 1523- 1534
Pio m: sett.- ott. 1503 Paolo m: 1534 - 1549
Giulio n: 1503- 15 13
l. L'affissione delle tesi

---
NoN È VERO che Lutero affisse a Wittenberg le sue tesi
sull'indulgenza. È questa la conclusione alla quale è giun­
to uno studioso cattolico di storia della chiesa, dopo aver
approfondito attentamente i fatti. La storia di Martin Lu­
tero, trentaquattrenne, monaco agostiniano e professore di
teOlogia all'Università di Wittenberg, cb� inchioda l� __s�
95 te� aLP9tt�le_dell�. chi_e�a del castello e con queste
"rimbombanti martellate" apre un'era nuova nella storia
della chiesa e del mondo, è pura leggenda. Su questa ��er-_
mazione è in corso una vivace-· polemiCa fra i professori
FJ:.wiJi fsertOb: ..I<femens Honselmann, !<:uri Aland; Hein-
- -

rich Bornkamm ed altri.


· -

È assodato, invece, che con una lettera del 31 otto­


bre 1.?1 7, e�i_I}ViQ queste tesi al competente arcivescovo
d11lagdeburgo, il ventisettenne Alberto di Hohenzollern.
Questo giovane principe, imbelle ed irresoluto, era abil­
mente riuscito ad assicurarsi diverse importanti cariche,
fra le quali, oltre l'arcivescovado di Magdeburgo, la curia
vescovile di Halberstadt e quella importantissima di Ma­
gonza, che comportava la dignità di Elettore. Per ottenere
il pallio, aveva dovuto versare al Vaticano la somma, allora
astronomica, di 30.000 fiorini, che si era fatta anticipare
dal Banco Fugger di Augusta. I finanzieri pontifici gli
suggerirono di restituire il denaro alla banca, versando le
ablazioni che avrebbe incassato dal popolo in cambio delle
indulgenze con:esse. Il papa aveva decretato un'indul­
genza "estremamente efficace" di ben otto anni, e lo aveva
delegato ad amministrarla in veste di commissario per la
Germania centrale. Metà del ricavato doveva essere desti­
nato alla fabbrica della basilica di S. Pietro, l'altra metà
all'ammortamento del debito. Ma occorreva far fronte an-
6 CHE COSA HA ' VERAMENTE ' DETTO LUTERO

che alle spese dei predicatori, del commissario generale e


dei numerosi sottocommissari. E non erano poche. Cosl,
per esempio, il cinquantaduenne domenicano Johann Tetzel,
riceveva un appannaggio mensile di ottanta fiorini, oltre
al rimborso spese per il vitto, per la carrozza e per i tre
cavalieri incaricati di accompagnarlo, e a dieci fiorini per
il servitore. Era, ovviamente, un propagandista dei più
efficienti di questa indulgenza, che garantiva la "completa
remissione di tutti i peccati".
Con la formula della "remissione dei peccati", l'indul­
genza toccava il nervo della vita cristiana di allora, ed era
diventata un grosso affare a spese della morale, mentre
rinnegava le verità di fede sancite dalla Sacra Scrittura.-Tli�
tero se ne rese chiaramente conto e passò all'attacco. PÌÙ
tardi, nel 1 54 1 , scriveva: « Allora il vescovo ebbe la bril­
lante idea di pagare il pali io ai Fugger (che gli avevano an­
ticipato il denaro) spillando quattrini alla povera gente.
Mandò in giro il grande esattore (cioè il Tetzel ) che si
mise a battere cassa a più non posso . . . Il papa stesso si
era inserito nell'affare disponendo che metà dei proventi
andasse alla fabbrica di S. Pietro. . . Tutto questo a quel
tempo non lo sapevo ».
L'abuso che si faceva dell'indulgenza indignò Lutero aJ
purlt:o da indurlo a combatterla a fondo. Le sue conside­
razioni sul problema erano, soprattutto, di ordine pratico�
N.on poteva sopportare che gente, alla quale per buone
ragioni aveva rifiutato l'assoluzione, gli venisse a sventa­
gliare sotto il naso l'attestato di remissione, ottenuto nella
non lontana cittadina di Jiiterbog oltre il confine con la
Sassonia, convinta di essersi mondata da tutti i peccati.
Lo spingeva non solo la vaga gelosia del padre spirituale
che vede i suoi fedeli attingere ad altre fonti e farsi furbi,
ma anche la delusione del pastore che sente le pecorelle
sfuggirgli di mano e non riesce a trarle a riva. Le sue vere
ragioni, però, erano più profonde.r Secondo Lutero offrire
alla gente la possibilità di comprarsi col denaro la remis­
sione dei peccati, significava minare alle radici ed in mo­
do gravissimo la struttura stessa della fede cristiana-:JSu
L'affissione delle tesi 7
-
: l�:
·
questo argomento, cio�\ u gravità del peccato, egli aveva
fatto, qualche anno pifma, profondi studi teologici, per
lui diventati poi un'esperienza fondamentale di fede. È
in essa che affonda le sue radici la Riforma. Il problema
che tormentava Lutero era grosso : come era possibile
assicurarsi la grazia di Dio? Come ottenere il perdono dei
peccati._
'";>

Da secoli sulla remissione dei peccati si articolava la


prassi dottrinale dell'espiazione. Da �ssa dipendeva la sal­
vezza dell'umanità. Ma, come era inevitabile, l'azione pa­
storale era contaminata in modo pegcoloso da un'ambi­
zione sfrenata di dominio sulle masselLa confessione e la
penitenza, l'ammissione dei propri peccati e la punizione,
la riparazione ed il perdono erano diventati le sottili armi
del potere ecclesiastico, che strumentalizzava l'ira di Dio,
terrorizzando la gente col giudizio divino, privandola della
libertà ed impedendole di emancipars!J
In un sistema simile, il giovane Lutero non riusciva a
trovare una risposta soddisfacente a1 suoi molti interro­
gativi sulla grazia.
In effetti, egli non era entrato in convento per voca­
zione o spinto dai genitori. Era di estrazione contadina.
Con il duro lavoro di montanaro, con tenacia e parsimonia
suo padre era riuscito a raggiungere un certo benessere e,
visto che Martino dimostrava di possedere un'intelligenza
fuori del comune, avrebbe desiderato che studiasse legge.
Terminati gli studi, gli sarebbe stato facile trovare una
buona sistemazione in qualche amministrazione civica o
alla corte di qualche principe. Nel 1501, a diciotto anni,
Lutero si iscrisse all'Università di Erfurt. Come usava al­
lora, compì innanzitutto lo studium generale delle cosidet­
te arti liberali, cioè delle scienze (chiamate allora 'arti'), lau­
reandosi magister artium.
Il padre era molto superbo del figlio e , in segno di ri­
spetto per le sue capacità, cominciò a dargli del "voi" .
Ma alcuni avvenimenti imprevedibili condizionarono in mo­
do decisivo la mentalità di Martin Lutero: un incidente
per il quale poco mancò che morisse dissanguato in mezzo
8 CHE COSA HA ' VERAMENTE ' DETTO LUTERO

ai campi, la morte improvvisa di un collega col quale si


era preparato all'esame di magistero, e, infine, lo spa­
vento preso per la caduta vicinissima di un fulmine men­
tre si trovava alla periferia di Erfurt. Fu in questa occa­
sione che fece voto di prendere il saio. Nel 1 505 entrò nel
convento degli Eremiti Agostiniani nella stessa Erfurt, dove
ancora oggi è possibile visitare la sua cella. Severa e spo­
glia com'è, l'annessa chiesa gotica sembra più spaziosa di
quanto in verità non sia.
Durante la vita monastica, Lutero si dibatté per anni in
gravi crisi di coscienza sul problema della grazia. La chiesa
esortava di meritarla attraverso le buone opere, vivendo
santamente ed in mistico raccoglimento. Lutero lo fece,
ma trovò che la via delle buone opere era infinita e che
quindi era impossibile vivere santamente. Nell'estasi, poi,
vi era quel satis non est satis che spinge l'individuo ad
autodistruggersi, rendendo impossibile la stessa estasi, non
solo, ma anche le buone azioni. Così la predicazione del­
l'ira di Dio e la pratica della penitenza imprigionavano,
tormentavano e turbavano la coscienza. Lutero ebbe la
soluzione del problema solo quando approfondì lo studio
della teologia, trovando in S. Paolo l'insegnamento della
grazia di Dio in Gesù Cristo, cioè della "grazia senza con­
troparti ta". Fu per lui un esercizio di fede, un'esperienza
sconvolgente : ciò che Dio concede per grazia non può esse­
re comperato col denaro. La rivelazione divina gli giungeva
così dalle Sacre Scritture. Erano motivi di coscienza, di
fede e di convinzione quelli che lo spinsero ad opporsi
all'ignobile mercato delle indulgenze mai suffragare da dog­
ma alcuno. Analizzando alla luce della teologia questo mer­
cato, l'indulgenza assumeva, ai suoi occhi, un carattere
sempre più precario e dubbio. Lutero volle discutere il
problema e formulò le 95 tesi che il 3 1 ottobre 1 5 17
mandò, con una lettera, all'arcivescovo e poco dopo, a Ge­
ronimo Scultetus (Schulz), vescovo di Brandeburgo. Le cor­
tesi espressioni di sottomissione indirizzate al suo supe­
riore spirituale non mancano; ma le argomentazioni sono
chiare ed incisive:
L'affissione delle tesi 9

« Reverendissimo padre in Cristo, serenissimo principe,


prego Vostra eccellenza di perdonarmi se nella mia pochez­
za ho ardito anche solo pensare di scrivere queste righe.
Gesù mi sia testimone che, consapevole della mia inde­
gnità ed insignificanza, ho rimandato a lungo quanto ora
sfacciatamente espongo. A farlo, mi ha spinto soprattutto
l'obbligo di fedeltà che m! lega a Voi, mio reverendissimo
padre in Cristo. Vostra altezza voglia degnarsi di prestare
attenzione a me che sono polvere e di accettare benevol­
mente le mie scuse.
«Dappertutto si vanno offrendo, in nome di Vostra
grazia, le indulgenze per la costruzione del1a chiesa di
S. Pietro a Roma. Non che io voglia denunciare l'indescri­
vibile schiamazzo dei predicatori che, a dire il vero, non
ho avuto modo di ascoltare , ma deploro l'impressione
quanto mai sbagliata che il popolo può trarre dal moào
in cui queste indulgenze vengono decantate alla gente sem­
plice. Leggendo le lettere di assoluzione, gli sciagurati cre­
dono di assicurarsi la vita eterna e che al tintinnare del
denaro deposto nella cassetta, le anime lascino, seduta stan­
te, il purgatorio. Non solo : dicono che l'efficacia del­
l'indulgenza è tale da cancellare qualsiasi peccato, anche il
più grave, e che sarebbe perdonato anche chi stuprasse (se
fosse possibile) la Madonna. E che l'indulgenza libera l'in­
dividuo da ogni pena e colpa.
«Buon Dio! è così che le anime affidate alla Vostra
custodia, carissimo padre, imparano a morire. Sarete chia­
mato a rendere severo e sempre pi� ampio conto di tutte
queste anime. Ecco perché non ho potuto tacere oltre. La
dignità e l'opera del vescovo non possono garantire al­
l'uomo la beatitudine, come non lo può la grazia infusa del
Signore. Per essere beati l'Apostolo (Fil. 2 , 1 2 ) ci impone
di operare nel timore. Anche il giusto a stento si salva
(I Pietro 4 , 1 8 ). Ed infine la via che porta alla vit a è tanto
angusta che, per bocca dei profeti Amos e Zaccaria, il Si­
gnore chiama coloro che sono destinati alla salvezza: incen­
dio da strappare al fuoco. Ripetutamente il Signore pro­
clama quanto sia difficile raggiungere la felicità eterna. Co-
10 CHE COSA HA 'VERAMENTE' DETTO LUTERO

me fanno allora a dare certezza al popolo e a sollevarlo


dal timore con quella falsa favola e promessa di remis­
sione, se la remissione non aiuta le anime ad ottenere la
grazia eterna, ma assolve solo dalla pena corporale un
tempo comminata in ottemperanza ai canoni?
« Le opere di devozione e di carità sono infinitamente
più efficaci dell'indulgenza, ma nessuno le predica con
altrettanta pompa e zelo. Al contrario. Conviene non par­
larne affatto per non interferire nella predicazione dell'in­
dulgenza, mentre compito prevalente ed unico di tutti i
vescovi dovrebbe essere proprio quello di insegnare al
popolo il Vangelo e l'amore in Cristo. Mai, infatti, Cristo
ha ordinato di predicare l'indulgenza. Con tanto più fer­
vore ha invece esortato a predicare soprattutto il Vangelo.
Quanto grave è, quindi, l'errore ed il pericolo in cui incor­
re il vescovo che, passando sotto silenzio il Vangelo, con­
sente di portare fra la sua gente solo lo schiamazzo del­
l'indulgenza. Non dirà loro Cristo (Matt. 2 3 ,24 ) : Voi che
vedete la pagliuzza nell'occhio altrui e non la trave nel
vostro?
« A questo si aggiunge, poi, reverendissimo padre, il
fatto che nelle istruzioni emanate in Vostro nome ai com­
missari si definisce, senza dubbio a Vostra insaputa e con­
tro la Vostra stessa volontà, questo inestimabile dono di
Dio come la sua grazia più nobile perché permette all'uomo
di riconciliarsi con Dio e di estinguere tutte le pene del
purgatorio. È come dire che coloro che assolvono al breve
pontificio non hanno più bisogno di pentirsi.
« Non posso fare altro, reverendissimo vescovo ed ec­
cellentissimo Elettore, che scongiurarVi in nome di nostro
Signore Gesù Cristo, a considerare questo fatto con pa­
terna benevolenza ed a revocare integralmente la bolla
sull'indulgenza, ordinando ai predicatori di svolgere il loro
ufficio in altro modo, per evitare che qualcuno possa inter·
venire contraddicendo non solo loro ma anche la stessa bol­
la con somma onta per Vostra eccellenza. Detesto che ciò
avvenga, benché lo tema, se non si provvederà quanto pri­
ma. Nella mia pochezza prego Vostra grazia reverendissim&
L'affissione delle tesi 11

di accogliere con nobile degnazione il servigio che offro


con sincerità e devozione. Anch'io sono parte del Vostro
gregge. Nostro Signore Gesù Vi protegga e conservi in
eterno. Amen. Wittenberg 1 517, vigilia di Ognissanti. Pia­
cendo a Vostra Eminenza si potranno esaminare questt.
mie dispute, perché risulti chiaro quanto sia cosa dubbia la
dottrina dell'indulgenza che essi diffondono come assolu­
tamente certa. Il Vostro indegno figlio Martin Lutero, ago­
stiniano, dottore in teologia ».
L'originale di questa lettera esiste ancora ed è conser­
vato nell'archivio di Stato di Stoccolma. L'epistola fu aper­
ta dai consiglieri dell'arcivescovo e principe Alberto soltanto
il 17 novembre 1517. Il 1 3 dicembre l'arcivescovo con­
fermò « di aver ricevuto un trattato e la relativa conclu­
sione di un presuntuoso frate di Wittenberg » . Trasmette
gli atti a Roma, accompagnandoli con un rapporto, evi­
dentemente perché nel frattempo le tesi di Lutero avevano
destato enorme scalpore. Erano infatti già state stampate
a Norimberga, senza il consenso di Lutero, in traduzione
tedesca. Un contemporaneo di Lutero, certo Myconius, scris­
se in proposito: « In due sole settimane le tesi si sono pro­
pagate in tutto il mondo cristiano come portate da angeli » .
Lutero fu molto sorpreso, dato che sulle prime egli
aveva desiderato soltanto sollecitare con le sue tesi una
pubblica discussione. Motivo per cui le aveva stilate in
latino.

Dalle 95 tesi:

« Per amore e zelo della verità di portarle alla luce,


saranno discusse a Wittenberg ]e tesi sottoscritte, sotto la
presidenza del reverendo padre Martin Lutero, maestro
delle arti e della sacra teologia, nonché professore ordi­
nario della stessa. Perciò egli prega coloro che non pos­
sono essere presenti per discutere verbalmente con noi,
di farlo per iscritto. Nel nome di nostro Signore Gesù
Cristo. Amen.
l. Il Signore e maestro nostro Gesù Cristo, dicendo:
12 CHE COSA HA ' VERAMENTE' DETTO LUTERO

Fate penitenza, ecc., ha voluto che tutta la vita dei fedeli


sia penitenza.
2. Per penitenza non può intendersi la penitenza sacra­
mentale (cioè la confessione e la riparazione amministrata
dai sacerdoti).
3 . Né d'altra parte si intende la sola penitenza interiore,
che, anzi, è nulla se non �i traduce esteriormente nella
mortificazione della carne.
4. La pena dura, quindi, finché dura l'odio contro se
stesso (che è la vera penitenza interiore), cioè fino all'en­
trata nel regno dei cieli.
5. Il papa non può rimettere alcuna pena, fuorché
quelle che ha imposte per volontà sua o dei canoni.
6 . Il papa non può rimettere alcuna colpa se non dichia­
rando e garantendo che è stata rimessa da Dio . . .
7 . Dio non rimette colpa a nessuno, senza sottometterlo,
al tempo stesso, inter3mente umiliato, al sacerdote, suo
vtcano.
8. I canoni penitenziali sono imposti soltanto ai vivi, e
nulla si deve imporre ai moribondi in virtù dei medesimi.
9. Fa bene, dunque, lo Spirito Santo ad indurre sem­
pre il papa ad eccettuare, nei suoi decreti, i casi di morte
e di necessità.
10. Agiscono male e con tgnoranza quei sacerdoti che
riservano ai moribondi pene canoniche da espiare in pur­
gatorio.
1 1 . Quelle zizzanie del mutare pene canoniche in pene
di purgatorio sembrano essere state seminate mentre i
vescovi dormivano.
12. In passato, le pene canoniche erano imposte non
dopo, ma prima della assoluzione, come prova di vera con­
trizione.
1 3 . I morenti riparano tutto con la morte e sono già
morti alle leggi dei canoni, essendo per diritto sciolti da
esse.
L'affissione delle tesi 13

· 16. Inferno, purgatorio e paradiso sembrano differire


tra loro come la disperazione, la semidisperazione e la spe-
ranza.
20. Perciò il papa, rimettendo le pene, non intende af­
fatto rimetterle tutte, ma soltanto quelle da lui imposte.
· 21. Sbagliano, pertanto, quei predicatori di indulgenza,
i quali dicono che l'indulgenza pontificia libera l'uomo da
ogni pena e gli dà salvezza.
· 27. Predicano insegnamenti umani e non divini coloro
che dicono : « Appena il saldino tintinna nella cassa, un
anima vola in paradiso » .
·· 28. Quel che è certo, è che al tintinnio della moneta
nella cassa può accrescersi il lucro e l'avarizia; ma l'esito
del suffragio della Chiesa dipende dal beneplacito di Dio
solo.
30. Nessuno è sicuro della sincerità della propria con­
trizione, tanto meno del conseguimento della remissione
plenaria.
32. Saranno dannati eternamente con i loro maestri co­
loro che per merito delle lettere di indulgenza credono di
essere sicuri della loro salvezza.
3 5 . Predicano una dottrina non cristiana quelli che
insegnano che a coloro che redimeranno anime . . . non sia
necessaria la contrizione .
. 3 6 . Ogni cristiano veramente pentito ottiene la ptena
remissione della pena e della colpa meritata, anche senza
lettere di indulgenza.
3 7. Ogni vero cristiano, vivo o morto, è partecipe per
volere di Dio di tutti i beni di Cristo e della Chiesa, anche
senza lettere di indulgenza.
46. Si deve insegnare ai cri�tiani, che non posseggono
beni superflui; che sono tenuti a risparmiare il necessario
per la famiglia e non sprecarlo per le indulgenze.
� 50. Si deve insegnare ai cristiani che se il papa fosse a
conoscenza del modo in cui i predicatori estorcono i denari
per le indulgenze, preferirebbe che la basilica di San Pie-
14 CHE COSA HA ' VERAMENTE ' DETTO LUTERO

tro andasse in cenere piuttosto che edificarla con la pelle,


la carne e le ossa delle sue pecore.
79. Dire che la Croce con le insegne papali equivalga
alla Croce di Cristo è bestemmia.
8 1 . Questa scandalosa predicazione delle indulgenze ren­
de difficile anche a dei dotti difendere il rispetto dovuto
al papa dalle calunnie, o se si preferisce, dalle sottili obie­
zioni dei laici.
82. Perché, per esempio, il papa non liquida il purga­
torio in nome della divina carità e della somma necessità
delle anime, che tra tutte è la ragione più ingiusta, dal
momento che pretende liberare un. numero illimitato di
anime per il vile denaro per la costruzione della basilica ,
un motivo cosl banale?
. 86. Perché il papa , le ·:ui ricchezze sono oggi immensa­
mente più grandi di quelle degli uomini più ricchi, non co­
struisce la basilica di San Pietro col suo denaro, invece
che con quello dei poveri fedeli ?
8 7 . Che cosa rimette o quali benefici dà il papa a co­
loro che, in virtù di una perfetta contrizione, hanno diritto
alla piena remissione ed a tutti i benefici?
89. Perché il papa, che per mezzo delle indulgenze cerca
la salvezza delle anime più che il denaro, sospende le let­
tere e le indulgenze precedentemente concesse, ugualmente
efficaci ?
90. Soffocare queste pericolosissime argomentazioni dei
laici con la forza e senza addurre ragioni valide, vuoi dire
esporre la Chiesa ed il papa alle beffe dei nemici e rendere
infelici i cristiani.
1517 ».

La pubblica disputa con teologi e dottori, per l a quale


Lutero aveva concepito le tesi, non ebbe luogo. Lo scopo
originario era stato superato dagli effetti inattesi che esse
avevano provocato.
Le 95 tesi presentano ancora delle incertezze, ma in
L'affissione delle tesi 15

molti punti già rivelano la zampa del leone. L'incisività


del concetto teologico delle tesi l, 21, 32, la prevalente iro­
nia delle tesi 1 1 , 8 1 , il celato sarcasmo nelle argomenta­
zioni dei 'laici ' scoprono il filosofo che si accinge a realiz­
zare il suo piano con armi nuove, col coraggio proprio del
oenio e con la certezza di rinnovare i fondamenti stessi
della fede. Non più di due mesi prima Lutero aveva dichia­
rato battaglia alla teologia scolastica tradizionale. Tre mesi
dopo scrisse un trattato di 1 30 pagine in cui spiega e di­
fende ogni singola tesi. Prima di pubblicarlo, aveva diffuso
nel marzo 1 5 1 8 un 'foglietto', un volantino di 4 pagine,
che ebbe diffusione anche maggiore delle 95 tesi teologi­
che. Scritto in tedesco, articolato in 20 punti ed intitolato :
« Sermone suJl' indulgenza e sulla grazia, del Reverendo
Dottor Martin Lutero agostiniano, a Wittenberg » . In esso
Lutero si richiama alla distinzione scolastica fra pentimen­
to, confessione e riparazione ; ques({Jltima comprendeva la
preghiera, il digiuno e l'elemosina . \L'indulgenza non poteva
che riferirsi alla sola riparazione e su questo erano tutti
d 'accor<iiJ i n tal caso, però, i 'precetti' ( preghiera, digiu­
no, beneficenza e carità verso il prossimo ) diventavano su­
perflui. Dopo una discussione teorica sui primi 8 punti Lu­
tero affronta cosi il problema:
« Nono. Se la chiesa cristiana decidesse e dichiarasse tut­
tora che l'indulgenza è più efficace delle buone opere, allo­
ra dico che sarebbe mille volte meglio che nessun cristiano
comperasse o desiderasse l'indulgenza, ma facesse piuttosto
le buone opere e soffrisse le pene; l 'indulgenza infatti altro
non è, né lo diventerà, se non una remissione di buone ope­
re e di salutari castighi, che sarebbe meglio imporre piut­
tosto che rimettere, benché i predicatori abbiano inventato
due tipi di castigo, uno medicativo ed uno soddisfatorio e
cioè di semplice miglioramento il primo e di soddisfazione
l'altro. Ma, ringraziando Dio , la libertà di respingere simili
fandonie è maggiore di qualsiasi pena ; tutto quanto Dio ci
impone può infatti renderei migliori ed è salutare per ogni
cristhmo.
« Tredicesimo. È errore grave credere di voler espiare un
16 CHE COSA HA ' VERAMENTE' DETTO LUTERO

peccato se Iddio, nella sua infinita misericordia , lo perdona


senza nulla chiedere in cambio se non di vivere una vita
onesta . . .
« Quattordicesimo. L'indulgenza finisce per favorire i cri­
stiani imperfetti e pigri che non intendono praticare con
coraggio le buone opere e che non desiderano soffrire ; l'in­
dulgenza non serve a migliorare alcuno ma tollera la loro
imperfezione. Non è quindi necessario disprezzare l'indul­
genza ma nemmeno consigliarla .
« Sedicesimo. È molto meglio operare per un bisognoso
che per edificare una chiesa o, peggio, per gli scopi per i
quali si stanno concedendo le indulgenze ; è molto meglio
infatti un'opera buona di molte indulgenze .
« Per non fraintenderci, se volete dare qualche cosa ba­
date innanzitutto a dare al vostro prossimo bisognoso, la­
sciando fuori causa la fabbrica di S. Pietro e l'indulgenza.
Ma se si arrivasse al punto che nella vostra città non vi
fosse più alcuno bisognoso di aiuto (e questo, se Dio vuole,
non accadrà mai ) allora potrete donare preziosi e calici alle
chiese, agli altari della vostra città . E se anche questo non
fosse necessario potrete finalmente donare per la fabbrica
di S. Pietro o per altro. E tuttavia non dovrete farlo per
ricevere indulgenza ; perché S. Paolo dice : chi non aiuta il
vicino non solo non è cristiano, ma è peggio di un pagano .
E ricordati : chi parla diversamente tenta solo di traviarti
e cerca l'anima tua dentro il tuo borsellino. E se vi trova
gli spiccioli, h preferisce alla tua anima. Allora devi dire :
in tal caso non pagherò più le indulgenze ; ed io rispondo :
ti ho già detto che è mia volontà, desiderio, preghiera e
consiglio che nessuno paghi indulgenze. Lascia che paghino
per l'indulgenza i cristiani pigri ed assonnati e tu procedi
per la sua strada.
« Diciottesimo. Personalmente non so e non credo che
l'indulgenza liberi le anime del purgatorio, anche se alcuni
neo-dottori lo sostengono ; ma è loro impossibile dimostrar­
lo. Neanche la chiesa lo ha decretato. È molto più sicuro,
quindi, che tu operi e preghi in loro favore per tuo conto,
perché questo sisrema è già sperimentato e sicuro.
L'affissione delle tesi 17

« Ventesimo. Taluno, danneggiato finanziariamente da


questa verità, vorrà ora accusarmi di eresia, ma non darò
importanza alle sue grida, dal momento che può farlo solo
un cervello tenebroso che non abbia mai ficcato il naso
nella Bibbia, letto la dottrina cristiana e capito i suoi stessi
maestri e che va a picco con le sue opinioni lacere e trite.
Se infatti avesse compreso, si renderebbe conto di non po­
ter calunniare alcuno impunemente. A lui ed a noi Iddio
ispiri il giusto. Amen. 1 5 1 8 ».
L'evidenza dei concetti e lo stile popolaresco con i quali
viene qui trattato il problema dell'indulgenza ebbero effetti
portentosi. Furono in molti ad approvare il monaco di Wit­
tenberg. Entrarono in azione gli avversari : i predicatori
dell'indulgenza, l'arcivescovo e le autorità ecclesiastiche.
A Roma affidarono il caso all'inquisitore domenicano Sil­
vestro Prierias. Nell'agosto 1 5 1 8 Lutero è invitato a Roma
per essere interrogato. Vogliono chiedergli conto del suo
operato. Ma il processo si trascina per le lunghe perché
nel gioco politico per la successione dell'imperatore Massi­
miliano Roma ha bisogno dell'alleanza dell'Elettore da cui
dipende Lutero, il duca Federico di Sassonia. Ma l 'Elettore
parteggia per il do:ente che sta diventando famoso, anche
perché utile alla giovane università di Wittenberg da lui
stesso fondata. Si ottiene che Lutero venga interrogato dal
cardinale Caetani, legato pontificio. Nei primi giorni di ot­
tobre 1 5 1 8 Lutero si reca ad Augusta. La sua posizione è
seria. A Melantone, che dal 1 5 1 8 è professore a Witten­
berg, egli scrive : « Qui non ci sono novità, eccetto che la
città è piena della polvere sollevata intorno al mio nome e
che tutti vogliono vedere l'uomo che come un novello Ero­
strato provoca un incendio di siffatte proporzioni. Tu agi­
sci da uomo, come hai sempre fatto , ed insegna ai giovani
quello che è giusto. lo vado là per sacrificarmi per voi e
per loro, se piacerà a Dio. Preferisco morire e ( quello che
più mi dispiace) rinunciare per sempre ai meravigliosi di­
scorsi con voi, piuttosto che rinnegare le cose giuste che
ho detto e rovinare i migliori studi di questi poco saggi
acerrimi nemici dello studio serio. L'Italia è sprofondata in
18 CHE COSA HA 'VERAMENTE ' DETTO LUTERO

tenebre egizie : conoscono tutti Cristo, ma non quello che


ha insegnato. E questa è la gente che ci governa e ci istrui­
sce nella fede e nelle azioni ».
L'interrogatorio dinanzi al cardinale diventa una discus·
sione teologica, senza alcun risultato pratico.
Quando seppe che Roma aveva ordinato di impiegare
la forza contro di lui, Lutero, consigliato dall'Elettore,
fuggl a cavallo nella notte del 2 1 ottobre da Augusta a
Norimberga. Nel gennaio 1 5 1 9 il notaio pontificio Carlo
von Miltitz, nobiluomo sassone, tentò di raggiungere un
accordo nella residenza dell' Elettore Federico il Saggio.
Consigliò a Lutero di scrivere una lettera di sottomissione
al papa, scusandosi per la propria impetuosità e promet­
tendo in futuro il silenzio. In compenso gli avversari non
lo avrebbero più perseguitato. Lutero era disposto ad ac­
cettare. Era convinto di essere un fedele figlio deHa gran­
de chiesa di Cristo e credeva ancora che nella chiesa pon­
tificia fosse possibile operare riforme. Si difese contro l'ac­
cusa del suo grande avversario il professar Eck di Ingol­
stadt che lo diceva ussita ed eretico perché distorceva im­
portanti articoli di fede :
« Dottor Martin Lutero, agostiniano ; indicazioni su al­
cuni articoli che i suoi denigratori gli attribuiscono. 1 5 1 9 .
« A tutti coloro che vedranno. udranno e leggeranno que­
sta lettera io, Martin Lutero, agostiniano di Wittenberg,
offro i miei devoti servigi e le mie umili preghiere .
« Succede che alcune persone espongano al popolo dab­
bene i miei scritti ed in particolare quelli che sono stati
oggetto di una rigorosa discussione con gli eruditi. Li espon­
gono in modo errato ed in alcuni punti insinuano il so­
spetto. Di conseguenza molti che sono meno saldi nella
fede parlano ora male dell'intercessione dei sand, del pur­
gatorio, delle buone opere, del digiuno, della preghiera, ecc . ,
dell'autorità ecclesiastica d i Roma, come s e fossero tutte
cose che non debbono esistere. Questo mi costringe ad
affrontare le malelingue per chiarire i vari punti . Chiedo
ad ogni devoto cristiano di ascoltarmi bene e di non cre­
dere ai miei non richiesti interpreti più che a me stesso » .
L'affissione delle tesi 19

Lutero affronta ad uno ad uno i più attuali problemi


di fede e, nel difenderli dalle false interpretazioni, assume
posizioni alquanto conservative. Non è intransigente nel
negare l'intercessione dei santi : occorre solo tener presente
che essi non hanno il potere di fare qualche cosa, potere
che ha solo Dio, e che, da parte nostra, dovremmo chie­
dere essenzialmente doni spirituali.
Ammette il purgatorio solo come strumento della giu­
stizia di Dio e sostiene che non si può finire fra le brac­
cia di Dio con pratiche umane, quali, ad esempio, l'in­
dulgenza. Non si deve attribuire importanza maggiore ai
comandamenti della chiesa che ai comandamenti di Dio.
Così dicendo non vuole annullare le opere veramente buo­
ne. Per il suo martirologio anche la chiesa romana merita
rispetto, solamente ha bisogno di essere migliorata in molte
cose. Spetta ai dottori stabilire fin dove può arrivare l'au­
torità della Cattedra di Roma.
« Spero che sia chiaro, ora, che non voglio detrarre al­
cunché alla Chiesa Romana come pretendono i cari amici.
Ma dal momento che non tollero gli ipocriti, penso di es­
sere nel giusto e di non dover temere delle semplici bolle
di sapone. Dobbiamo seguire in tutto e per tutto la s anta
Cattedra di Roma ma non credere più agli ipocriti» .
A quell'epoca Lutero non pensava an:ora di separarsi
da Roma e dal Pontefice. Era perfino disposto a control­
larsi. Ma gli avversari non tacquero ed egli si ritenne quin­
di libero da ogni ulteriore vincolo . I n verità erano in
ballo cose ben più importanti e profonde dei semplici
problemi organizzativi e della stessa unità esteriore. Erano
state offuscate questioni fondamentali di fede, s i erano
avute deviazioni teologiche. Fra il 15 12 e il 1517, attra­
verso dure contestazioni e studi esegetici approfonditi, Lu­
tero era giunto a nuove conclusioni teologiche. Queste,
poi, si erano tradotte in vere e proprie concezioni scien­
tifiche. L'umanesimo aveva dato l'avvio all'era della nuova
libera scienza. (( È un piacere vivere» , aveva esclamato m­
rich von Hutten . In Lutero è possibile riscontrare la con­
sapevolezza del tecnico, dello scienziato, del nuovo teologo
20 CHE COSA HA 'VERAMENTE ' DETTO LUTERO

che cercava le fonti e risaliva alle origini per disporre di


un metro da usare nella critica, che doveva essere una cri­
tica della realtà contemporanea e della tradizione. Non sor­
prende quindi affatto che agli occhi di molti apparisse irri­
verente. La cosa più importante era, per lui, la nuova
teologia.
2. Lutero teologo e studioso

LA QUESTIONE dell'indulgenza fu la scintilla che fece


esplodere la Riforma luterana, il cui enorme successo fu
certo determinato non solo dalla corruzione diffusa nella
chiesa .:attolica romana, ma anche dall'evoluzione culturale,
dal progresso scientifico, politico ed economico già in atto.
Occorre aggiungere, poi, che le strutture sociali del medio­
evo cominciavano a vacillare paurosamente da ogni parte.
L'imperatore era costretto a combattere contro l'ambizioso
re dei francesi, contro il papa e contro i turchi; i principi in­
sorgevano, i cavalieri cercavano di difendere l'indipendenza
raggiunta nei confronti dei principi, i mestieri e le corpo­
razioni erano cresciute a dismisura per effetto di gro�se
iniziative edilizie, i commercianti si arricchivano, il denaro
cominciava a rendersi in certo qual modo indipendente ed
esercitava nelle banche e nella finanza il suo potere per
mohi versi anonimo. Dal progresso rimanevano esclusi i
contadini, che non erano liberi e soffrivano molto per la
servitù della gleba. Non sorprende quindi che tutti i ceti
tendessero l'orecchio al segnale che annunciava l'avvento
di tempi nuovi.
Ma il successo iniziale della riforma si deve più che altro
alla scoperta teologica di Lutero ed al ritorno alle origini
della fede. Ed è proprio qui che si rivelarono decisive le
battaglie religiose di Lutero, le sue esperienze di fede e
la sua preparazione teologica e filosofica. Nella sua veste
di monaco egli non solo aveva fatto voto di povertà, di
castità e di obbedienza, ma si era dedicato anche alle
opere che la chiesa chiedeva. Il saggio Johann von Stau­
pitz, suo diretto superiore, gli aveva insegnato la fiducia
in Dio e le Sacre Scritture. E Lutero le aveva imparate
a fondo. L'Ordine infatti, nell'autunno 1 50 8 , lo aveva man­
dato da Erfurt all'università di Wittenberg, istituita da
22 CHE COSA HA ' VERAMENTE ' DETTO LUTERO

appena sei anni, per seguire gli studi di teologia. Si lau­


reò il 18 ottobre 1 5 1 2 e poco dopo gli fu affidata la cat­
tedra di esegesi delle Sacre Scritture. Cercando di spie­
gare un passo dell'epistola ai Romani ( 1 , 1 7 ), spinto da
una crisi di coscienza sulla giust· izia di Dio, fece nella
sua stanza di lavoro nella torre del 'Monastero nero' di
Wittenberg una 'scoperta esegetica' : Dio dà giustizia agli
uomini in base a quanto Gesù aveva fatto ed avuto in
terra .
Ne parla per la prima volta nell'inverno 1 5 1 5- 1 6 , in una
delle sue lezioni sugli Scolii alla lettera ai Romani, il cui
manoscritto è stato ritrovato solo al principio di questo
secolo. Riferendosi al primo capoverso della lettera Lutero
commenta : « L'essenza di questa epistola è distruggere, sra­
dicare e disperdere ogni sapienza e giustizia della carne
( cioè per quanto grande possa essere al cospetto degli uo­
mini , e anche di fronte a noi stessi) anche se sgorghino
sinceramente dall'animo, e fondare , stabilire , ampliare l'im­
portanza del pecca to ( anche se di per sé non sia o si pen­
sasse che fosse) . .. Dio infatti ci vuole salvare non attra­
verso la esteriore giust1z1a e sapienza : giustizia e sapienza
che non vengano e sorgano da noi, ma che vengano dal
cielo. Pertanto è necessario apprendere una giustizia del
tutto esterna e a noi estranea . . . Ma ogni vero cristiano
deve a tal segno non avere nulla di proprio e deve essere
cosl spogliato di ogni cosa. da sapere egualmente nella glo­
ria e nella ignominia che la gloria non è offerta a lui , ma
a Cristo, la cui giustizia e i cui doni splendono in lui, e
che la ignominia a lui aggiudicata è aggiudicata a lui e
a Cristo ».
Questa nozione divenne per lui la chiave per accedere
al vangelo e alla pace del cuore. Da questo momento la
fede e la ragione conquistavano una loro posizione assolu­
tamente nuova. Da questo momento si scardinava il siste­
ma della filosofia e della teologia medioevale nella pecu­
liare formula escogitata da San Tommaso d'Aquino. Lu­
tero affrontava ora la teologia scolastica tomista, in cui
la filosofia aristotelica e la dogmatica cristiana erano amai-
Lutero teologo e studioso 23

gamate in un ms1eme unico. La nuova teologia fu messa


a punto in due distinte dissertazioni . Il 4 settembre 1517,
in occasione della laurea di Franz Giinther di Nordhausen,
Lutero compilò una serie di tesi tanto incisive da infir­
mare gli stessi principi teologici e filosofici della scola­
stica. Lutero le mandò personalmente (già stampate ) ad
Erfurt ed a Norimberga , deciso a difenderle contro chiun­
que, pubblicamente, dato che era convinto che la nuova
teologia non doveva ridursi in clandestinità. Sono 98 pro­
posizioni brevi e significative :
« 4 . In verità l'uomo è un albero cattivo che può fare
e volere solo il male.
5. È falso che l'uomo possa decidere liberamente il pro­
prio comportamento di fronte ad un dilemma. Egli, anzi,
non è affatto libero, ma servo.
6. È falso che la volontà possa adeguarsi per vie natu­
rali al giusto comandamento .
9 . La stessa natura è cattiva e perversa .
1 2 . Non si deve dire che questo è contrario a quanto
sostiene Sa r. t'Agostino e cioè che su nulla la volontà può
eser::itare il proprio potere quanto su se stessa.
1 3 . È assurdo concludere che il peccatore possa amare
il creato, e perciò è impossibile che ami anche Dio.
17. Non si può affermare che l'uomo per sua natura
può volere che Dio sia Dio, dato che è più ovvio che
voglia egli stesso essere Dio e che Dio non sia Dio.
1 8 . Amare Dio sopra ogni cosa è frase fatta, chimerica.
20. L'atto di amicizia non è un fatto di natura, ma di
grazta.
2 1 . I n natura, solo la fornicazione è contro Dio.
25. La speranza non ci è data dai meriti, ma dalle tri­
bolazioni che distruggono i meriti.
29. La migliore ed infallibile preparazione alla grazia e
l'unica condizione necessaria per riceverla è di esservi elet­
ti e predestinati da Dio .
3 0 . Da parte dell'uomo vi è solo, prima della grazia,
24 CHE COSA HA 'VERAMENTE ' DETTO LUTERO

l'indisponibilità, anzi di più : la ribellione alla grazia.


38. Non può esservi virtù morale senza superbia o cat­
tiveria, cioè senza peccato.
39. Non è valida la frase : dal principio alla fine siamo
padroni delle nostre azioni, perché siamo servi .
40. Non ha senso dire: diventiamo giusti operando azio­
ni giuste, bensl : fatti giusti, operiamo azioni giuste.
4 1 . Quasi tutta l'etica di Aristotele è cattiva e nemica
della grazia.
42. Sbaglia chi sostiene che l'opinione di Aristotele non
contrasta con la dottrina cristiana.
43. E' errore dire : senza Aristotele è impossibile diven­
tare teologi .
44 . Meglio è dire che non si diventa teologi se non lo
si diventa senza Aristotele.
49. Se la logica deduttiva potesse essere applicata alle
questioni divine, sarebbe possibile " sapere" e non " crede­
re" il dogma della Trinità.
50. In breve, Aristotele è per la teologia quello che le
tenebre sono per la luce.
97. Dobbiamo volere che tutto quanto ci riguarda sia
comunque conforme alla volontà di Dio.
98. Non solo dobbiamo volere ciò che vuole Dio, ma an­
che dobbiamo volere per il futuro ciò che sempre Dio
vuole.
99. I n queste tesi non intendiamo esprimere, né cre­
diamo di aver espresso alcunché in contrasto con la chiesa
cattolica e la dottrina ecclesiastica. 1 5 1 7 » .

Sei mesi dopo ebbe luogo la disputa di Heidelberg. Il


vicario generale Johann von Staupitz, che voleva smasche­
rare Lutero, aveva convocato per il 25 aprile 1 5 1 8 a
Heidelberg il Capitolo della congregazione teutonica agosti­
niana permettendo a Lutero di esporre la propria teolo­
gia. La disputa sulle tesi che il maestro Leonhard Beyer
Lutero teologo e studioso 25

aveva avuto l'incarico di difendere, era presenziata dallo


stesso Lutero. Queste tesi divennero famose nella teologia
protestante con la denominazione di teologia crucis ( teo­
logia della croce ), e ne determinarono il programma.
In quell'occasione Lutero disse : « Ho compilato e di­
scusso queste tesi in primo luogo per dimostrare quanto
differiscano le sofisticherie degli scolastici dalle opinioni
aristoteliche e fino a qual punto essi inibridiscano con le
loro fantasie la lettura di un Aristotele che non riescono
a comprendere. In secondo luogo l'ho fatto perché, se ac­
cettiamo integralmente i concetti aristotelici, non potremo
trame conclusioni utili non solo per la teologia e per il
Vangelo, ma nemmeno per la stessa filosofia. Che cosa
serve alla conoscenza il fatto che possiamo trastullarci con
i concetti aristotelici di materia. di forma, di movimento,
di fine e di tempo? Diffidando dei consigli dello spirito
( non fidarti della tua intelligenza ), sottoponiamo umilmen­
te al giudizio dei presenti questi paradossi teologici, perché
risulti ben evidente se sono buoni o cattivi. Sono paradossi
tratti da S. Paolo, vaso e strumento eletto da Cristo, non­
ché da Sant'Agostino, il suo più fedele commentatore.
l. La legge di Dio, salutare insegnamento di vita, non
può imporre all'uomo la giustizi a, al contrario . . È questo
.

il concetto agostiniano delle leggi di Dio, anche le più


sante, concetto di cui è permeato tutto il suo scritto "Lo
spirito e la lettera" .
2 . Ancor meno possono portare alla giustizia l e opere
dell'uomo, anche se ripetute per legge naturale.
3 . Si può dimostrare facilmente che le opere dell'uomo,
per quanto particolari e buone possano appartre, sono
peccato mortale.
4. Le opere di Dio, per quanto possano sembrare prive
di forma e cattive, sono in verità meriti immortali.
Che le opere di Dio possano essere prive di forma lo
spiegano chiaramente Isaia 53: " Egli non ha forma né
bellezza " ed il primo Libro dei Re 2: " Il Signore uccide
e dà la vita, egli getta all'inferno e santific a" . Queste pa-
26 CHE COSA HA 'VERAMENTE ' DETTO LUTERO

role vanno intese nel senso che il Signore ci annichilisce


e ci spaventa con la sua legge e mostrandoci i nostri pec­
cati, al punto che dinanzi agli uomini e a noi stessi sem­
briamo nulla , stolti e cattivi e lo diventiamo realmente. Se
riconosciamo ed ammettiamo tutto questo, allora " non
avremo più forma o bellezza " ma vivremo in Dio occulto
( cioè nella nuda fiducia della sua misericordia ) trovando in
noi stessi la risposta ai peccati , alla stoltezza, alla morte
ed all'inferno. . . Ed è proprio questo ciò che Isaia 28
chiama l'" opus alienum" che Dio compie per perfezionare
la propria opera. Per meglio dire : egli ci umilia di fronte
a noi stessi !asciandoci alla nostra disperazione, per risolle­
varci nella sua infinita misericordia e trasformarci in uo­
mini pieni di speranza . . . E cosl dunque le opere prive di
forma che Dio compie in noi , cioè quelle che vengono
compiute in umiltà e nel timore di Dio, sono veramente
immortali, perché l'umiltà ed il timore di Dio costituiscono
tutto il nostro merito.
13. Dopo il peccato originale il libero arbitrio non è che
un modo di dire: quando operiamo di nostra iniziativa fac­
ciamo peccato mortale . . . siamo liberi solo di commettere
il male .. . Giustamente il beato Agostino nella sua lettera
"Lo spiri to e la lettera" afferma che " il libero arbitrio scis­
so dalla grazia ha solo la capacità di peccare" . E nel suo
secondo libro contro Giuliano: " lo chiamate libero, ma in
realtà dovrebbe essere chiamato ' servo arbitrio', ecc.", e
cosi via in tanti altri passi.
15. Il libero arbitrio non realizza se stesso nemmeno al
livello dell'ingenuità irresponsabile, ma solo a quello del
potere primitivo, né può perfezionarsi nel bene.
16. L'uomo che crede di raggiungere la grazia mediante
le proprie intenzioni pecca e si rende colpevole due volte.
17. Così dicendo, non vogli0 indurre l'uomo in dispera­
zione ma infondergli umiltà e risvegliare in lui il desi­
derio di cercare la grazia.
18. Certo è che l'uomo, per rendersi degno della grazia
di Cristo, deve disperare delle proprie forze.
Lutero teologo e studioso 27

1 9 . Non è degno di essere chiamato teologo colui che


contempla la perfezione invisibile di Dio nelle sue opere.
20. Ma colui che discerne ed intende le orme visibili di
Dio, nelle nostre sofferenze e nella croce.
[ Qui Lutero cita I Cor. l, 25 e l, 2 1 ] . Cosl a nessuno
sia sufficiente e giovi conoscere Dio in gloria e maestà,
se non lo conoscè nell'umiltà e nell'ignominia della croce.
Così Dio " fa perire la sapienza dei sapienti " ecc. come di­
ce l sai a: " I n verità tu sei un Dio che ti nascondi " . Cosl
in Giovanni 1 4 : quando Filippo secondo la teologia della
gloria diceva: "Mostraci il padre ! " , Cristo ne richiamò
il pensiero che divagava in cerca di Dio, altrove, e lo ricon­
dusse a sé dicendo: " Filippo, chi vede me, vede anche il
padre" . Quindi : la vera teologia e conoscenza di Dio s ta
in Cristo crocifisso .
2 1 . Il teologo della gloria chiama male il bene e bene
il male ; il teologo della croce dà ad ogni cosa il suo vero
nome. La tesi è evidente, perché chi ignora Cristo, ignora
Dio nascosto nelle afflizioni. Quindi antepone le opere
alle sofferenze e la gloria alla Croce, la potenza alla mise­
ria , la saggezza alla stoltezza e, in generale, il bene al male.
L'Apostolo chiama nemico della Croce di Cristo chi così
agisce perché odia la Croce e le tribolazioni ed ama le
opere e la gloria terrena, chiamando così male il bene
della Croce e bene il male delle opere. Ma abbiamo detto
che non è possibile trovare Dio se non nelle afflizioni e
nella Croce. Gli amici della Croce dicono, dunque, che la
Croce è buona mentre le opere sono malvage, perché con
la Croce distruggono le opere ».
In questa ventunesima tesi si riscontrano, in modo evi­
dente, i motivi di fondo che alimentano la diffusa opposi­
zione alla chiesa ai tempi di Lutero. Nel theologus gloriae
( in questo caso, gloria significa fama, splendore, potenza,
maestà, in sostanza tutte le qualità illimitatamente attribui­
te a Dio) Lutero vede rappresentata la Chiesa imperante,
la cui teologia si arroga , proprio in nome della resurrezione
di Cristo, il diritto ad esercitare la sua autorità temporale.
Perciò la Chiesa non vuole la sofferenza ma la potenza,
28 CHE COSA HA 'VERAMENTE ' DETTO LUTERO

non la debolezza ma la forza brutale , non la vergogna ma


l'onore. Monopolizza la saggezza, l'astuzia e la politica e
considera bene solo quello che dà vantaggio: ecco per­
ché si esalta delle opere ed ama essere glorificata. Cosl
si perde il significato stesso della Croce di Cristo. Oggi
diremmo : benché esposta in tutte le strade ed in tutte le
chiese, essa è ridotta, in realtà, ad oggetto da museo.
Con S. Paolo, Lutero invece la considera una realtà della
vita. È possibile trovare Dio solo nella Croce e nelle sof­
ferenze, perché questo è il vero significato della Croce di
Cristo.
Tale con::ezione non conduce ad un esistenzialistico spro­
fondare dell'uomo in se stesso, sebbene alla scoperta del
vero modo per difenderlo dalla inumanità del ' superuomo'
da un lato, per salvarlo dalla disperazione di fronte ai pro­
pri difetti ed alla morte, dall'altro. In questa teologia della
croce, riconoscere la Croce di Cristo e l'opera salvatrice
di Dio vuol dire : afferrare in questo mondo, che in tante
cose appare insensato. il senso dell'uomo come essere do­
tato di predestinazione. Egli ne conosce il senso perché
trae la sua stessa vita dalla rivelazione ; gli risulta risolto"
anche l'estremo mistero, quello della morte, perché " mo­
rire " , dice Lutero nella ventiquattresima tesi, " è sentire
in modo attuale la morte " . A questo punto, egli comincia
a considerare la soluzione dei misteri di questo mondo
meraviglioso come un magnifico compito che gli è assegna­
to, e l'umiltà dinanzi a Dio gli permette di dedicarvisi con
coscienza tranquilla. Ma la grazia di Dio rivelata nella
Croce di Cristo ha dato allo studioso la libertà di pensiero
ed il coraggio di emanciparsi. Da questa posizione di fondo,
è possibile comprendere l'effetto universale dell'incontro
fra fede cristiana, che risale alle origini, e umanesimo.
« 24. La saggezza, tuttavia , non si identifica col male e
la legge non va ripudiata ; solo che, senza la teologia della
croce, l'uomo finisce per fare del meglio l 'uso peggiore . . .
26 . L a legge dice : " Fai questo ! " e non succede nulla .
La grazia dice : "Credi a questo ! " e già tutto è accaduto.
La prima parte è chiarita in molti passi dell'apostolo e
Lutero teologo e studioso 29

del suo commentatore, il beato Agostino, . . . " La legge im­


pool:'", come dice Agostino, " ciò che la fede raggiunge" .
Grazie alla fede Cristo è i n noi, anzi è tutt'uno con noi.
28. L'amore di Dio non trova il proprio oggetto, m a
l o crea; l'amore umano è , invece, creato dal proprio og­
getto . » .
. .

Con quest'ultima tesi teologica Lutero vuole contrap­


porre all'amore reattivo dell'uomo la sovranità dell'opera­
re divino. Iddio ama per sua natura, l'uomo ama la cosa
amata. All'uomo viene presentata sempre qualche cosa
sulla quale estendere il suo amore, mentre Dio crea nel
momento stesso in cui ama. L 'amore di Dio è costitutivo
della società, mentre l'uomo attinge la vita dalla società,
realizzandola nell'amore.
Risulta cosl provato che le tesi delle dispute sono afori­
smi che raccolgono sotto la forma di affermazioni un intero
concetto e, nella dimostrazione, un intero sistema di pen­
siero e di fede.

Dalle tesi trattate nella disputa di Heidelberg emerge il


concetto fondamentale scoperto da Lutero con la teologia
della croce, dal quale egli non si scosterà più e che deter­
minerà le strutture del suo pensiero e delle sue azioni.
È la conoscenza teologica dell'operare di Dio che pre­
cede ogni operare umano, in cui Iddio viene concepito
esclusivamente come ' atto puro ' . Per Lutero, come per
S. Paolo, al quale il Riformatore si richiama, è determi­
nante il fatto che Dio agisca giudicando l'uomo, ma anche
redimendolo.
Venivano cosl svuotati definitivamente dei loro conte­
nuti l'eterogeneo operare di coloro che anelavano alla per­
fezione della santità ( che onestamente mai avrebbero po­
tuto raggiungere) e tutti gli sforzi e sacrifici che la Chiesa
chiedeva agli uomini di compiere. Questo concetto doveva
necessariamente apparire come una rivoluzione contro la
prassi della Chiesa ufficiale mentre Lutero la considerava
solo una riforma, un ritorno alle origini.
Nella conoscenza teologica rientra quella cristologica:
30 CHE COSA HA 'VERAMENTE ' DETTO LUTERO

Dio ci viene incontro in Gesù Cristo suo figlio e questo


Gesù Cristo ha assunto la nostra umanità e, con essa, il
nostro sottostare alla legge e , di conseguenza, il peccato
e la morte, facendo della croce il simbolo dell'uomo di fron­
te a Dio . Questa dovette sembrare una rivoluzione contro
la tradizione della chiesa e dei santi, mentre Lutero la
considerava una semplice riforma, ossia un ritorno al Cri­
sto primitivo.
Al di là della conoscenza teologica e cristologica vi era
quella teoretica: la fede è l'atteggiamento umano di cui
l'operare di Dio in Cristo è realtà presente. E' una fede in
cui il tirocinio teologico, la scienza umanistica, l'esperien­
za del cuore e l'azione formativa, riferite alla comunità
data, formano quell'insieme unitario e complesso che per­
mette a sua volta di concepire l'uomo come unità a s é
stante. Anche questo pensiero doveva apparire come una
rivoluzione contro la filosofia esistente, che si era trasfor­
mata in teologia, e contro lo teologia scolastica, che diven­
tava filosofia piuttosto dubbia.
È evidente che in Lutero agiva un forte interesse scien­
tifico ; di fatto, egli non lo ha mai negato, nemmeno nella
sua radicale polemica contro Aristotele, e precisamente con­
tro l'Aristotele di concezione scolastica, né in quella con­
tro la " ragione meretrice". Egli ha dato battaglia alla filo­
sofia ed alla teologia con l'acume della sua non comune
intelligenza, rotta a tutte le forme di pensiero della tradi­
zione filosofica e teologica . Nessuno dei suoi scritti princi­
pali è privo di questa vena teologica scientifica . Egli non
si è mai sottratto alle polemiche, che fossero piccole o
grandi. Nell'estate 1 5 1 9 accompagna a Lipsia il suo col­
lega Andrea Bodenstein, soprannominato Karlstadt, della
facoltà di teologia di Wittenberg, alla grande disputa con
il professar Johann Mayr di Ingolstadt, detto Eck. Rac­
coglie la sfida dei professori e delle facoltà di Colonia e di
LOwen e risponde loro con un libello nel marzo 1 920. Al­
lora l'erudito professore di teologia, Giacomo Masson di
Cambron nello Hennegau, lo affronta rispondendogli con un
nuovo scritto polemico molto esplicito, che firma con
Lutero teologo e studioso 31

l o pseudonimo umamsttco di ' La tomo'. Lutero viene a


conoscenza di questo atteggiamento nel marro del 1 52 1 ,
alla vigilia del suo viaggio alla dieta di Worms. L'8 mag­
gio viene pubblicato il libro di Latomo, ed il 26 dello
stesso mese Lutero se ne vede arrivare una copia in con­
vento. Pur essendo occupato, nello stesso periodo, nella tra­
duzione del Nuovo Testamento, il 30 giugno termina la
voluminosa risposta. Esempio, questo, della sua incompa­
rabile rapidità nel lavoro.
Lo scritto contro Latomo ci permette di farci un'idea
di come si svolgevano le polemiche fra gli s tudiosi del
tempo. Lutero si serviva di tutti i mezzi della polemica
erudita : sarcasmo, incredibile villania, ma anche acutissime
argomentazioni esegetiche e teologiche, critica rigorosa della
pseudofilosofia. Trattandosi di dispute fra eruditi, essa
era ovviamente stilata in latino.
Nella sostanza essa contiene i principi teologici della
sola gratia, sola fide e sola serip tura ( soltanto attraverso la
grazia . la fede e la sacra Scrittura ) . La tesi del servo arbi­
trio dell'uomo e delle buone azioni ( « ogni buona opera è
peccato se non è perdonata dalla misericordia » ), viene giu­
stificata esegeticamente mediante richiami e spiegazioni di
passi della Sacra S::rittura e teologicamente dimostrata. Vi
sono discussioni importanti, principi dell'ermeneutica (cioè
del metodo di interpretazione ), ossia del modo nel quale
debbono essere intese ed esposte le parole e le illu strazioni
della Sacra Scrittura.

Lo scritto contro Latomo è intitolato: " Confutazione


di Lutero contro il parere espresso da Latomo per i teo­
logi della facoltà di Lowen, che hanno dato alle fiamme
gli scritti di Lutero".
« In primo luogo Latomo mi rimprovera di aver sotto­
posto, fin dall'inizio, i miei scritti al giudizio del papa. È
una affermazione ad uso e consumo della sua coscienza
sofistica. Per quanto mi riguarda, mi pento di essermi
assoggettato davvero con tanta serietà . A quel tempo, in­
fatti, non pensavo altro del papa, dei Concili e delle Uni-
32 CHE COSA HA ' VERAMENTE ' DETTO LUTERO

versità se non quanto tutti ne pensano. Benché molte cose


mi sembrassero insensate e molto lontane da Cristo, per
oltre un decennio sono riuscito a reprimere i miei pensieri,
ricordando le parole di Salomone : "Non fidarti del tuo
intelletto" , ed ho sempre ritenuto che nelle Università vi­
vessero nascosti dei teologi che non avrebbero taciuto se
fossero accadute empietà . Allora credevo ancora che fosse
difficile trovare altrove meno folli ed asini grossolani ( ed
ora devo aggiungere, ribaldi) che a Lowen. Ma la disputa
mi ha reso più perspicace ed anche più coraggioso. Nel
modo in cui si sono accaniti all'opera alla quale sto ribat­
tendo, è stata messa perfettamente in mostra la loro esem­
plare ignoranza e nullità. Se non avessero fatto una cosi
brutta figura e si fossero preoccupati di salvare almeno le
apparenze ! Ma ringrazio il Signore per avermi concesso di
subire, su questa terra, questo attacco ed avermi dato
modo di convincermi che il papa è quel mostro apocalit­
tico, annunciato dalle Scritture, cioè l'Anticristo, e che le
Università sono le Sinagoghe di Latomo in cui i teologhi
sofisti, quei porci epicurei , esercitano il loro dominio.
« Latomo sostiene, poi , che non osservo assolutamente
la moderazione voluta dal Vangelo che io stesso vado predi­
cando. Dice che essa difetta soprattutto nel libello col qua­
le ho risposto a quei sofisti di Loewen che con le loro
sentenze hanno condannato il mio pensiero. Non ho mai
tenuto molto ad essere considerato moderato o santo, ma
ho desiderato solo che tutti conoscessero il Vangelo. La­
scio quindi ad ognuno la libertà di criticare, come meglio
crede, il mio modo di vivere. Ma posso in coscienza van­
tarmi di non aver mai criticato il comportamento di una
persona o di aver leso il suo onore, ma solo di essermi
sempre scagliato animosamente contro i dogmi, le dottrine
e gli animi ribellatisi in modo tanto empio e vergognoso
alla parola di Dio. Non devo riparare alcuna colpa, tanto
più che non mi mancano i precedenti. Giovanni · Battista e ,
dopo di lui, Cristo, chiamarono genia d i vipere i farisei
pronunciando cosi un'inaudita e violenta maledizione all'in­
dirizzo di questi uomini considerati eruditi, santi, po-
Lutero teologo e studioso 33

tenti ed onorati, i quali, dal canto loro, per vendicarsi, lo


chiamarono invasato. Se in quell'occasione avessero chia­
mato Latomo a giudicare, ditemi quale sentenza avrebbero
potuto aspettarsi da lui. In altri momenti Cristo li chiamò
ciechi, bugiardi, corrotti e figli del demonio . . . Ed io cre­
do che i sofisti non abbiano alcun diritto di giudicare il
mio pensiero, dal momento che vedono che il mio operato
non è diverso da quello degli Apostoli, di Cristo e dei
profeti. Presentemente i pedanti come Lutero considerano
moderazione evangelica l'inginocchiarsi dinanzi a sacerdoti
e sofisti empi e sacrileghi, dicendo: " Vossignoria, Vostra
Grazie fa bene ! Nobile maestro, vostra Eccellenza dice
bene ! " . Ma se li chiami per il loro vero nome, cioè igno­
ranti, limitati, empi e sacrileghi e li accusi di arrecare im­
menso danno alla fede ed alle anime, allora offendi tutto
il Vangelo.
« Se invece tu aduli questo papista , allora ti è concesso
di uccidere tutto quanto è mortale e capovolgere il mondo,
senza correre il rischio di essere tacciato di smoderatezza.
Quando mai Latomo avrebbe accusato di smoderatezza
il papa che pur si è buttato furiosamente in tante guerre
e tante cattive azioni? [ Viveva ancora Leone x , della fa­
miglia Medici, che mori un anno dopo, a 46 anni ] .
« Per essi. il fatto che siamo " moderati o smoderati in
senso evangelico " , dipende dal modo in cui riveriamo i
sacerdoti - questi falsi idoli - e queste schiappe di so­
fisti ! E per finire : il posatissimo avvocato e panegirista
della moderatezza, Latomo, non maledice questa bolla san­
guinaria [ la Decet Romanum Pontificem del 3 gennaio
1 5 2 1 ] * , come ogni persona pia deve fare, anche se
ha giustamente esitato ad emettere questa condanna ; al
contrario egli la loda e la esalta, attingendovi credito e
fama. Ecco come sono questi sanguinari intriganti: a pa­
role, a gesti simulano temperanza, ma non meditano che
uccisioni, minacce e sangue. Mai nessuno riuscirà a con-
* E' la Bolla con la quale Leone X scomunica Lutero e chiede
alle autorità temporali di intervenire contro di lui e di bruciare i
suoi libri.
34 CHE COSA HA ' VERAMENTE ' DETTO LUTERO

vincermi della rettitudine e dell'equanimità di chi approva


siffatta bolla. Per quanto mi riguarda preferisco combat­
tere a viso aperto e non ingannare alcuno, adulandolo .
Una cosa posso dire : la mia scorza può anche essere roz­
za, ma il mio cuore è tenero e dolce . . .
« . . . Approvo che si brucino i libri che diffondono l'in­
ganno ma non quelli per i quali ancora non è stabilito
che sviano il lettore, come vogliono, nella loro presun­
tuosa stoltezza, i nuovi profeti . Anch'io ho dato alle fiam­
me i libri del papa, ma solo per dimostrare a questi cam­
pioni che non ci vuole molto per bruciare della carta. Lo
sanno anche i cuochi ed i coppieri . Il fuoco, si dice, non
elimina le prove. Le persone di cui si parla negli Atti degli
Apostoli, 19 , non hanno bruciato i libri prima di essersi
resi conto della verità. . . Mi dispiace, infine, che a suo
tempo, quando i sofisti si scagliarono contro i libri degli
ebrei , Massimiliano non abbia pensato ad una ritorsione,
sistemando una volta per sempre quel mucchio di ver­
mi , insetti , ranocchi e pidocchi che erano i sofisti e non li
abbia ricondotti al Vangelo puro.
« Ed infine Latomo, da ospite raffinato qual è, ci
offre in anteprima un saggio del suo libello, quando di­
chiara che alcune mie tesi contrastano con i principi di
fede. Egli ha alzato il calice al nostro indirizzo e noi lo
solleviamo al suo : stiamo a vedere che cosa intendono a
Lowen per 'principi di fede' .
« La prima ( delle tesi che egli attacca ) è : Dio h a co­
mandato l'impossibile. Quest'uomo d'onore e giusto rigira
la frase con una disinvoltura che mi allibisce. Secondo lui,
le parole 'noi' e 'senza la grazia di Dio', che non può non
aver notato nel mio testo, non cambierebbero gran che il
senso delle mie parole. Ma mi domando se non è imper­
donabile che possiamo adempiere ai comandamenti di Dio
con le nostre sole forze, senza la grazia? Lo ha forse sta­
bilito S. Paolo, o Cristo o Mosè? No. È stato deciso da un
decretucolo umano, suggerito da Girolamo : " Chi afferma
che Dio abbia comandato l'impossibile, sia maledetto " .
Questa ambigua ed oscura parola dell'uomo viene gonfiata
Lutero teologo e studioso 35

dai sofisti al punto da confondere le idee. Da essa il libero


arbitrio ha tratto gran parte della propria forza . . . Hanno
detto : ai comandamenti si adempie in due modi : primo,
eseguendoli materialmente ; secondo, esaudendo l'inten­
zione di colui che comanda. Con questa trovata sono riu­
sciti magistralmente a ridicolizzare la verità ! E concludono,
infatti , che non abbiamo bisogno della grazia di Dio per
adempiere ai Comandamenti, ma solo per esaudire le Sue
intenzioni che andrebbero oltre gli stessi comandamenti . . .
« Poiché, d 'altronde, nel Nuovo Testamento deve preva­
lere la funzione spirituale, cioè la predica della grazia, come
dice l'Apostolo, sarebbe stato auspicabile che Girolamo non
avesse mai pronunciato queste parole, o almeno che fos­
sero rimaste nell'oblio. Infatti al cristiano non conviene
predicare e professare altro se non la gloria di Dio, cioè
la nostra incapacità e la potenza di Dio . . . ed occorre elimi­
nare ogni scandalo atto a suscitare o infondere il libero
arbitrio, come fa, per esempio questo spregevole decreto.
Si preservi da esso la pura conoscenza della grazia di Dio
e della nostra miseria.
« La seconda tesi ( che Latomo mi rimprovera ) dice : Il
peccato resta dopo il battesimo. Egli la condanna serven­
dosi dell'autorità di Gregorio, mentre io l'ho dimostrato
con l 'autorità di S. Paolo, Romani 7 . . .
« La terza tesi ( che Latomo condanna ) dice : Non tutti
i peccati mortali si debbono confessare al sacerdote. La­
tomo ricorda che è stata anatemizzata dal Concilio. Quindi,
maledetta. Deduzione valida . . . per Latomo e per i dottori
( che chiama in causa). Ma quale passo delle Scritture isti­
tuisce il Concilio ? E se il Concilio è valido senza il
crisma del Vangeio e se basta che vi si radunino uomini
con la chierica e la mitra, perché non raccogliamo le statue
di legno e di pietra dei templi , non le adoriamo con mitre
e nastri e non diciamo che è un Concilio ecumenico? Non
è forse assurdo che un Concilio agisca e decida senza il
mandato di Dio ? Ora , per quanto mi riguarda, vado anche
più in là e nego addirittura che si possa imporre la con­
fessione : in proposito ho pubblicato uno scritto in tedesco
36 CHE COSA HA ' VERAMENTE' DETTO LUTERO

e ne voglio scrivere uno in latino, se avrò tempo. Nella


chiesa, infatti, le tradizioni umane vanno abolite e nel suo
Dialogo lo stesso Latomo conferma che avendole intro­
dotte gli uomini, essi possano anche eliminarle. La confes­
sione non è che una tirannica imposizione dei preti, senza
alcun fondamento evangelico.
« La tesi che Latomo atta.::ca con maggiore accanimento,
dice : Ogni opera buona è un peccato » .
Questo enunciato, apparentemente paradossale, contiene
il senso della primitiva ricerca luterana del 'Dio che dà la
grazia'. Con S. Paolo, Lutero vuole dire che le opere del­
l'uomo non sono in grado di carpire la grazia di Dio; e
neppure quelle buone. Ovviamente Lutero non avversa
affatto le buone opere. Egli mette solo in guardia gli uo­
mini dal sentirsi tranquilli facendo delle opere buone, co­
me se fossero una forma di assicurazione. L'uomo che
fa affidamento sulle sue buone opere e con il loro numero
misura i suoi buoni rapporti con Dio, finisce per primiti­
vizzare la sostanza stessa della religione e svalutare, col
calcolo, l'esperienza fondamentale del cristiano nella sua
comunione con Cristo. Erano proprio questo calcolo e que­
sta presunzione a mandare tanto in collera S . Paolo e Lu­
tero. Ad essi, Lutero contrappone la grazia e la misericor­
dia di Dio.
« Ho insegnato che le nostre buone opere non posso­
no essere valide dinanzi al giudizio di Dio come risulta da
quanto ho detto sopra: 'Non giudicare il tuo servo, perché
dinanzi a te nessun mortale è giusto' » .
Isaia, 64,5, spiega che di fronte all'ira e d al giudizio di
Dio, la giustizia umana non conta, anche se gli uomini, a
prescindere dal giudizio di Dio, possono adoperarsi per la
giustizia. L'argomento offre a Lutero l'occasione di espri­
mere il paradosso : « In questo giudizio è necessario che
essi siano insieme giusti e puri ». Concetto, questo, che
riappare in una successiva nota poesia : : « Eppure le no­
stre azioni sono vane anche in una vita migliore » . Isaia,
64 , dice « Che nessuno si fidi della propria giustizia, ma
soltanto della misericordia di Dio . . .
Lutero teologo e studioso 37

« L'errore [ degli avversari ] deriva quindi dal fatto che


essi considerano il V angelo come una raccolta di leggi. In
breve: Vi sono due tipi di p redicazione, quella della let­
tera e quella dello spirito . . .
« Ma lasciamo queste fantasie e veniamo al sodo. A que­
sto punto, caro lettore, ti ordino : sii libero e sii cristiano,
non essere mai assolutamente convinto di quanto ti dicono
gli uomini, professa sempre la Sacra Scrittura ( se chiama
peccato una cosa, allora sii prudente e non !asciarti influen­
zare da parole umane, quando esse, anche se belle, neganc
che sia peccato e cercano di farlo passare per imperfezione,
castigo o errore ). Così non fanno che infirmare e schernire
la parola di Dio, perché il V angelo non prevede alcunché
di simile. Credimi, lo Spirito Santo ha saputo esprimere i
concetti con parole adatte e quindi non ha bisogno dell'in­
ventiva umana. Dobbiamo continuare ad usare il semplice
e tenace termine di 'peccato' e non !asciarlo finché un'au­
torità indiscutibile non ci costringa a farlo. Vogliamo quin­
di approfondire meglio questo punto.
« In primo luogo devi essere convinto che la parola pec­
cato assume, nella Sacra Scrittura, un solo significato, che
è poi molto semplice, e non devi credere ai sofisti ciar­
loni che affermano il contrario. Peccato è tutto quanto
non è conforme alla legge di Dio, perché nell'epistola ai
Romani, 7 , S . Paolo dice : " È dalla legge che deriviamo la
nozione di peccato ", e viceversa dal peccato l'ignoranza
della legge. Perché il peccato è la tenebra che viene illu­
minata e rivelata dalla legge perché possiamo riconoscerlo.
« Dichiariamo senza reticenza, e ne siamo felici, che la
Sacra Scrittura usa spessissimo figure grammaticali, quali la
sineddoche, la metalessi, la metafora e l'iperbole. In nes­
sun'altra scrittura ' cielo' è parola primitiva ed univoca, che
indica appunto la volta celeste, nel Salmo 18 viene usata
in senso traslato per indicare gli apostoli. Tutti conoscono
anche il significato primitivo della parola ' terra' , ma meta­
foricamente essa indica gli empi che debbono essere schiac­
ciati dai propri errori e dalla propria malvagità . . .
« Mi preme dimostrare che la Scrittura è ricca di figure ,
38 CHE COSA HA ' VERAMENTE' DETTO LUTERO

ma non per questo dobbiamo creare altrettanti significati e


concetti quante sono appunto queste allegorie . Altrimenti
a che cosa servirebbero ? E per concludere: Poiché Cristo
si è sacrificato per noi , metaforicamente si è anche ridotto
in peccato, perché si è fatto in tutto e per tutto simile ad
un peccatore, rinnegato, abbandonato, tradito al punto da
non distinguersi più dal peccatore vero se non per il fatto
che la colpa ed il pe�cato che portava non erano stati com­
messi da lui . . .
« Ritorniamo, ora, alla questione sostanziale della di­
sputa, chiedendoci se tale peccato , o, come tu [ Latomo ]
vuoi, debolezza, non sia contro Dio e la sua legge per sua
stessa natura o solo in virtù della misericordia assolutrice .
Non è forse questo il tema centrale del nostro discorso?
Ho dalla mia la terminologia usata da S. Paolo, e tutti
ne conoscono il significato. Per lui è peccato quello che
per sua natura è contro Dio , se non viene perdonato. Tu
credi di avere dalla tua i Padri , che, come dici, sostengo­
no che essa ( la debolezza che resta dopo il battesimo ) non
è per sua natura contro Dio e contro la sua legge [ e cioè
che, in istato di grazia, gli errori non sono contro Dio ] . . .
M a non dico forse anch'io l a stessa cosa, Latomo? Qual è ,
dunque, i l mio delitto se concordiamo nel sostenere che
questa specie di peccato, come lo chiamo io, o debolezza,
come la chiami tu , non ha in sé alcunché di deleterio?
Perché ti infuri talmente e mi ac:cm.i con tanta violenza,
se richiamandoti ai Padri non riesci a dimostrare altro se
non quello che ho detto io ? Forse solo perché non seguo il
tuo cervello e perché mi hai condannato e messo al rogo
prima ancora che sia stato pronunciato il verdetto? Ma
non mi faccio intimorire o mettere con le spalle al muro,
Latomo, dalla frivolezza e dalle fiamme. Può anche darsi
che fra i Padri ve ne sia qualcuno che ancora non conosco.
Conosco Agostino, Girolamo, Ambrogio, Gregorio e Ber­
nardo; e quindi è inutile che tu mi contrapponga un tale
nugolo di testimoni . . .
« Ma tu dici : " S e c i troviamo d'ac�ordo sul problema di
fondo, perché allora vieni con queste chiacchiere irriverenti
Lutero teologo e studioso 39

ed inconcludenti e non ti unisci a noi, evitando lo scan­


dalo ? ". Ed io rispondo : "Perché preferisco bere alla fonte
piu ttosto che ai rigagnoli " ; o vuoi forse impedirmelo? Due
sono, infatti, le ragioni che mi spingono. Per prima cosa,
voglio che la Sacra Scrittura sia più efficace e che né uomi­
ni, né santi la corrompano con ingredienti terreni. . . In se­
condo luogo, perché con parole non più pure avete trat­
tato senza la necessaria purezza questo mistero della grazia
e del peccato, e non avete potuto comprenderlo né amarlo.
Siete cosi diventati freddi, timorosi, tristi e noiosi nel glo­
rificare ed amare Dio . . .
« L a Divina Scrittura s i occupa i n due modi del nostro
peccato, e cioè mediante la legge di Dio , e mediante il
Suo Vangelo. Sono questi i due testamenti preordinati da
Dio per la nostra salvezza, per liberarci dal peccato. La
legge non parla del peccato se non per evidenziarlo, come
dice Paolo, Romani 3 ,20: " È mediante la legge che abbia­
mo la cognizione del peccato" . Questa nozione insegna due
cose : la corruzione della natura e l'ira di Dio . . .
« I l Vangelo parla del peccato solo per cancellarlo, e ,
cosi facendo, adempie alla legge ( dell'Antico Testamento )
nel migliore dei modi. È stata, infatti , la legge a condurci
al peccato, facendolo conoscere ed a determinare in noi
il desiderio di liberarcene e di aspirare alla grazia. Infatti
an::he il Vangelo predica ed insegna due cose : la giustizia
e la grazia di Dio . . .
« Giungiamo, cosi, al punto che c i eravamo prefissi. Il
giusto e credente possiede, senza dubbio, la grazia e il
dono; la grazia che lo investe tutto, che ne riempie la per-'
sona e non lascia posto per l'ira ; ma il dono che lo gua­
risce dal peccato e lo salva dalla rovina dell'anima e del
corpo . . . Dio non premia i peccatori immaginari, ma quelli
autentici e non insegna a sconfiggere il peccato immagi­
nario, ma quello vero. Vedi, io cerco e voglio per me que­
sto modo semplice e paolina di comprendere e di espri­
mere, quando si parla del peccato e della grazia. È un
modo puro e schietto e può essere compreso senza diffi-
40 CHE COSA HA ' VERAMENTE ' DETTO LUTERO

coltà ; non ha bisogno di sofismi ; è meravigliosamente chia­


ro e rende più accessibile tutta la Scrittura . . .
« Non voglio dilungarmi oltre, dato che verrà i l mo­
mento in cui avrò più tempo per contestare anche il resto.
« Quando parla di penitenza e di assoluzione, egli [ La­
tomo ] non è affatto giusto, dato che documenta le sue ar­
gomentazioni solo con scritti di uomini. Né Gregorio e
neppure gli angeli hanno mai avuto l'autorità di stabilire
e di insegnare nella chiesa cose che non risultino già dimo­
strate nella Sacra Scrittura. Non m'interessa che Latomo
mi rimproveri di essere ingrato ed ingiusto con S. Tom:::
maso e gli altri, che per me non hanno merito. Non credo ,
infatti, di mancare di spirito ( lo stesso Latomo deve am­
metterlo) e la mia passione per la scienza non è certo un
segreto. Ho consigliato ai giovani di evitare la filosofia e
la teologia scolas tica che sono mortali per le loro anime .
I Vangeli non sono poi tanto oscuri ed anche i bambini
possono comprenderli . Come furono istruiti i cristiani al
tempo dei martiri, quando questa @osofia e teologia an­
cora non esistevano ? Cristo stesso come ha insegnato?
S. Agnese fu teologa a 15 anni e cosi Lucia ed Anasta­
sia: da dove hanno attinto le loro conoscenze? In tanti
secoli gli studi universitari non ci hanno dato un solo
martire o santo, nemmeno uno che stia a dimostrare che
la sua cultura sia gradita e bene accetta a Dio, mentre
nelle loro scuole personali. gli antichi producevano schiere
di santi. La filosofia e la teologia si riconoscono dai frutti
che danno. Mi domando, quindi, davvero se Tommaso
d'Aquino sia dannato o beato, e sono più propenso a cre­
dere nella beatitudine di Bonaventura * . Tommaso ha scrit­
to molte eresie ed è colpa sua se in teologia a dettar legge
è Aristotele, il devastatore delle pie dottrine. Cosa m'im­
porta se il vescovo della bolla lo ha santificato? Non credo
che il mio giudizio in merito sia poi tanto stupido: vi
sono maturato dentro, ho sfidato le idee dei contempora-
* Giovanni F. Bonaventura ( 1221-1274), francescano dal 1257, Ge­
nerale dell'ordine, Cardinale, autore della biografia ufficiale di
S. Francesco; mistico.
Lutero teologo e studioso 41

nei più eruditi, h o studiato a fondo l e migliori opere sul­


l'argomento, conosco almeno in parte le sacre scritture ed
ho anche esperienza ecclesiastica, ed è chiaro che proprio
questa esperienza è mancata a Tommaso ed a tutti coloro
che scrivono ed insegnano come lui. Consiglio, quindi, a
chi vuole cimentarsi in questa materia, di essere prudente !
Faccio quanto è mio dovere fare e dico con l 'Apostolo :
Badate che nessuno vi inganni con la filosofia e le frivo­
lezze corruttrici (e qui mi riferisco alla teologia scolastica )
non derivate da Cristo ma dalle dottrine umane e dalle
istituzioni temporali ( invocate per legittimare le bolle e
quant'altro la chiesa ha stabilito al di là delle Sacre Scrit­
ture) . È evidente che qui Paolo vuole :he si insegni e si
ascolti solo Cristo. Ma chi non vede in che modo viene
letta la Bibbia nelle nostre accademie? Confronta coloro
che leggono e scrivono sulle Sentenze ( di Pietro Lombar­
do) * e sulla filosofia nelle accademie, con coloro che
hanno scritto o che insegnano la Bibbia, e vedrai a quale
posto l 'accademia ha relegato la parola di Dio . » . . .

Se la disputa con Latomo fu una vivace battaglia su


diversi fronti, l'attacco di Lutero al grande umanista Era­
smo da Rotterdam verteva in particolare sul libero arbi­
trio. I due massimi avversari si affrontarono con le armi
più affilate.
Erasmo da Rotterdam, la cui fama di umanista corri­
spondeva senz'altro all'acume del suo spirito ed alla sua
azione sollecita ed assidua, aveva intuito la modernità del
concetto espresso dalla teologia luterana che, sulle prime,
aveva considerato con simpatia. Vi è anzi chi sospetta che
alcuni passi dei libelli di Lutero contro i sapienti di Colo­
nia e di Loewen fossero di Erasmo, soprattutto laddove
Lutero usa un latino più forbito. Ma il radicalismo delle
tesi luterane e la tempestosa collisione non solo con le
forze tradizionali della teologia, ma anche con la chiesa

* Pietro Lombardo, Magister Sententiarum, morto nel 1 160


professore nell'Università di Parigi, poi vescovo di Parigi. Coi Libri
IV Sententiarum egli scrive la dottrina teologica del medioevo, con
una ricca raccolta dei Padri della Chiesa.
42 CHE COSA HA ' VERAMENTE ' DETTO LUTERO

pontificia, lo avevano indotto ad allontanarsi da Lutero.


Erasmo lo documenta ( forse sollecitato da altri) con lo
scritto sul 'libero arbitrio', contro Lutero : Diatribé seu
collatio de libero arbitrio, pubblicato nel settembre 1 525 .
Lutero stava proprio scrivendo una lettera contro i fa­
natici ed un commento al V libro di Mosè, e nel 1 525
scoppiò la guerra dei contadini con tutte le sue gravi pre­
occupazioni . Ciò nonostante un anno dopo la pubblicazione
dello scritto di Erasmo, egli stava già lavorando intorno
alla replica . Questa fu data alla stampa nel dicembre 1 525 ,
e comprendeva circa 200 pagine. È lo scritto più grave, più
violento, maggiormente permeato di passione teologica di
Lutero. Esso non solo rende più profonda ed insanabile la
rottura con l'Umanesimo, ma è anche di difficile interpre­
tazione ; le sue tesi fondamentali appaiono inaccettabili al­
l'etica filosofica. Vi è messa a fuoco, con insuperabile acu­
me, la condizione del credente, com'esso è concepito nel
Nuovo Testamento.
Il libro di Lutero sul servo arbitrio ( De servo arbi­
trio ) è un dialogo appassionante ed incisivo dalla prima
all'ultima parola. Lutero tiene nella massima considerazione
l'avversario. Per cominciare dedica quasi cento pagine al
libro del grande umanista e, nello stesso epilogo, esprime
in modo quasi commovente la sua stima per lui :
« Ed infine, per amore di Cristo, t i prego, mio caro
Erasmo, di mantenere la promessa fatta, di cedere di buon
grado a chi ti insegnerà il meglio. Non soffermarti a guar­
dare la gente o la persona. lo stesso ammetto che sei un
grande uomo, che hai avuto da Dio molte care, nobili e
preziose doti. A prescindere dal resto, hai dello spirito,
un'erudizione ed una dialettica meravigliose . lo, invece ,
non ne ho affatto e, per la verità, non sono niente, salvo
che posso vantarmi di essere cristiano. Ti apprezzo molto,
perché fra tanti avversari sei stato l 'unico ad affrontare
il nocciolo del problema e non mi hai seccato con tutte
quelle strane trovate sul papato, sul purgatorio, sull'asso­
luzione, ecc., con le quali, finora, mi hanno preso in giro.
Sei l'unico che ha individuato il problema di fondo e che
Lutero teologo e studioso 43

ha voluto prendere l'avversario direttamente per il collo.


Ti ringrazio di cuore. Preferisco, infatti, se ho tempo e
voglia, o:cuparmi delle cose importanti piuttosto che di
problemi secondari.
« Se avessero fatto o facessero ciò anche coloro che finora
hanno creduto di attaccarmi, che si vantano ora di avere
dello spirito e predicano la nuova rivelazione divina,
avremmo certamente meno disordini e più unità e pace.
Ma per punirei della nostra ingratitudine, Dio si serve
di Satana. Se, tuttavia, non sai trattare il problema altri­
menti di come hai fatto nella Diatriba, allora mi piace­
rebbe che ti accontentassi delle tu� doti, dal momento
che finora hai raccolto fama e lodi oltre a vantaggi e pro­
fitto, dall'insegnamento del greco, del latino e di altre
discipline, profondendovi molto lavoro e molta diligenza.
La tua operosità mi ha giovato moltissimo, e riconosco di
dovertene essere grato. Ho veramente grande stima per te,
Erasmo, ed ammetto volentieri pubblicamente che meriti
tutti gli onori . Ma Dio non ha ancora voluto né ti ha
dato che tu sia preparato abbastanza al nostro problema.
Non credere che parli per dispetto e per superbia, ma in­
voco Dio, mio Signore, che tu mi possa presto superare
anche in fatto di Vangelo, almeno quanto mi superi in
tutto il resto. Non è infatti una novità che Dio abbia inse­
gnato a Mosè per bocca di J etro ed a Paolo per bocca
di Anania . . .
« Nella tua umana natura è senz'altro possibile che, an­
che se credi di avere individuato lo scopo ed il fine, non
capisca bene la Scrittura e le sentenze dei Padri, o che
non le abbia approfondite abbastanza. Lo dimostrano le
tue parole, quando dici che vuoi !imitarti a confrontare
fra loro le sentenze, la Scrittura e le idee evitando di a�
provarle e di decidere. Nessuno, infatti, capito il problema
essenziale, lo affermerebbe. Per quanto mi riguarda, non
voglio confrontare la Scrittura, gli errori e le idee, ma
voglio avere approvata e decisa e non giudicata da altri
la mia opinione . Consiglio a tutti di ascoltare la parola
di Dio . . . » .
44 CHE COSA HA ' VERAMENTE ' DETTO LUTERO

Lutero rimprovera al suo avversario di non saper pren­


dere una decisione sul problema di fondo. Il comporta­
mento dell'uomo senza qualità, che, richiesto di decidere,
si rifugia in un ambiguo " potrebbe anche essere altri­
menti " o di quella specie di sapienti, che fra tante consi­
derazioni non vedono l'abisso, è inammissibile per l'homo
religiosus, per il quale la fede è azione e non può esservi
azione senza fede.
In merito all'interpretazione della parola di Giovanni,
1 5 . 5: « Senza di me non potete fare nulla », Lutero si
oppone al tentativo di Erasmo di ammorbidirne il radicali­
smo. « Non meraviglia che, per dover seguire la Sacra
Scrittura, la Diatriba miri a dimostrare che è ambigua ; ma
dà per certe le sentenze dei Padri . È sorprendente cre·
dere che la parola di Dio sia inutile ed incerta, e che
quella dell'uomo sia certa.
« Il più bello è che la Diatriba sia tanto coerente nel­
l 'essere indulgente con se stessa. Essa sostiene che il ter­
mine 'nulla' equivale a 'poco' o 'imperfetto' ; e che se­
condo l'interpretazione più valida, deve essere giusto che
nulla possiamo fare senza Cristo. Perché Cristo parla del
frutto del Vangelo, che non può essere còlto se non da
chi rimane accanto alla vita, che è Cristo, ecc. Qui am­
mette, però, implicitamente che nessuno può distribuire i
frutti del Vangelo se non chi rimane accanto alla vite. E
lo afferma sul filo di quella stessa interpretazione che tende
a dimostrare che 'nulla' significa 'poco' o 'imperfetto' . Ma
forse la Diatriba vuole attribuire un significato ricercato
anche alla paroletta 'nessuna', secondo cui ci potrebbe es­
sere un frutto del Vangelo al di fuori di Cristo, cioè
approssimato ed imperfetto. Allora dobbiamo dire che gli
atei, che sono senza Cristo . . . potrebbero in un certo senso,
anch'essi produrre frutti, cioè che i nemici di Cristo p�
trebbero portare frutti a Dio ed a Cristo . . .
« Chi potrebbe contarli i passi della Scrittura, nei quali
appaiono le parole 'non', 'nihil'. 'nulla' e 'nessuno' . Vuoi
forse dire che richiedono una bella e comoda spiegazi�
ne ? Già. ogni eretico ritiene che la propria interpreta-
Lutero teologo e studioso 45

zione è quella buona e più comoda. Ma trovare una spie­


gazione per i passi più difficili della Scrittura significa forse
spalancare la porta a tutte le false dottrine, a tutte le teste
calde ed a tutti gli spiriti perversi? Credo che una simile
libertà potrebbe consentirti parecchie interpretazioni, non
molto aderenti al significato specifico e certo della Scrit­
tura. Ma per noi, che non vorremmo costruire le co­
scienze ed i cuori cristiani sulla sabbia, non esiste veleno
più dannoso, più cattivo e più mortale di questa tenden­
ziosità ».
Lutero intuisce che la dottrina umanistica del libero ar­
bitrio dell'uomo finisce nel momento stesso in cui non si
evita più di affrontare le decisioni ultime, p oiché essa si
fonda su un modo di pensiero che rimane scettico di fronte
alla certezza. Lutero vi contrappone la certezza della fede.
Egli ha fatto esperienza della miseria dell'incertezza (mi­
seria incertitudinis ) : « Non è cristiano dire : voglio che
nulla sia dichiarato certo. Poiché il cristiano deve essere
assolutamente certo della dottrina e del fatto suo, altri­
menti non è un cristiano. Ma, per evitare inutili giochi
di parole, questo significa essere convinti di un'opinione e
di una dottrina, insistervi, professarle e difenderle ad ol­
tranza ; e non credo che in latino o nell'uso corrente que­
sta parola [ asserere ] abbia significato diverso. Mi riferi­
sco, in particolare, all'asserzione certa di quanto ci è stato
tramandato da Dio nelle Sue Scritture. È superfluo che
Erasmo o altri vengano a dirci che è stupido formulare al
di fuori della Sacra Scrittura asserzioni certe su argomenti
ed insegnamenti in::erti e propugnarle in dispute tanto ac­
canite » .

Lutero è fermamente convinto che una tale certezza


ed una tale affermazione non si fondano sulla semplice
intuizione, ma è quella stessa certezza che Dio dà al cuort:,
mentre l'affermazione è ispirata allo Spirito Santo. Que­
st'ultimo è il soggetto di tale certezza; lo Spirito Santo
non è scettico : spiritus sanctus non est scepticus. Egli non
ha inciso nei nostri cuori parole dubbie o sole opinioni,
46 CHE COSA HA ' VERAMENTE' DETTO LUTERO

ma asserzioni, che sono più certe e sicure della stessa vita


e di ogni esperienza.
Nel suo duro attacco contro Erasmo, Lutero si imbatte
nel dilemma fino ad oggi non ancora risolto che si espri­
me nell'alternativa fra teologia o antropologia. Per essere
più precisi : per Lutero il punto di partenza del pensiero
è l 'uomo che concepisce dentro di sé la possibilità di Dio
con l'ausilio della luce divina, del raziocinio e della pura
volontà . Per Lutero conta il fatto che la rivelazione divina
si attui nella storia, secondo la testimonianza delle Scrit­
ture del vecchio e del nuovo Testamento, in virtù delle
quali il cristiano può ora far rivivere nella storia la vita
e le opere di Cristo. Dal canto suo , Erasmo colloca la
Rivelazione di Dio sul terreno scientificamente purificato
del pensiero, in cui l'uomo rimane misura di tutte le cose,
e perciò perde la misura di se stesso. È la nostra proble­
matica di oggi , moderna. Nessuno degli scritti di Lutero
appare , come questo , che è anche il più difficile, tanto mo­
derno. È Dio la proiezione dell 'uomo sullo schermo nebu­
loso dell'infinito? Dio rimane una incognita , se pensato in
funzione contrapposta all'uomo ? Esiste davvero la possi­
bilità di esperirlo nell'umana famiglia come un padre, al
quale rivolgere la nostra preghiera? Non solo di cercarlo
sempre, ma anche di trovarlo, di 'intuirlo' , di esserne
certi ?
Nella disputa sul libero arbitrio, Lutero ha dato ad
Erasmo risposte dottrinali. Per Lutero, la questione verte
sulla libertà o sulla servitù della volontà nei confronti
di Dio. Egli , naturalmente, non nega che l 'uomo sia
libero di decidere molte cose :
<( La questione del libero arbitrio è sollevata dalle
parole : " Se vuoi osservare i comandamenti, essi ti con­
serveranno " . Secondo me, queste parole ( nel loro giusto
senso ) significano che l'uomo dispone di una duplice auto­
nomia, cioè la libertà di volere e di giudicare al di fuori
dei precetti o dei divieti divini , e cioè nelle cose che
gli sono subordinate : è qui che l'uomo regna e dispone
di se stesso, a suo giudizio ed arbitrio. Non che Dio l 'abbia
Lutero teologo e studioso 47

lasciato tanto libero, da non essere presente nelle sue


azioni, ma da consentirgli di disporre liberamente del
creato, senza vincolarlo in alcun modo. Cosi, per esempio�
il Vangelo ci dà la libertà di servirei delle cose, degli
alimenti, delle bevande� ecc. e di farne quello che meglio
ci aggrada. Ma né Mosè né il papa ci lasciano liberi ,
ma ci legano ed impegnano con precetti e comandament:.
« L'altro governo, al quale invece l'uomo è assogget­
tato, è il regno di Dio. In esso l'uomo non ha la libertà
di agire a proprio piacimento, ma guidato dal pensiero
di Dio » .
I n tale 'Regno di Dio', a Lutero non interessa tanto
che l'uomo diventi uomo, quanto che l'uomo sia redento.
In esso non vi è libertà per l'uomo, al quale è negato per­
fino di dare un sia pur modesto contributo . L'uomo è per
natura alla mercè del peccato. È carne, e questo significa
peccato . Lutero non intende riferirsi ad una caratteristica
o ad un aspetto particolari della natura umana, ad un suo
atteggiamento, o ad una sua parte, ma a tutto il suo in­
sieme, nella sua totalità di fronte a Dio.
« Dato, quindi , che gli uomini sono carne, come Dio
stesso afferma , la loro mentalità non può che essere car­
nale. Anche il libero arbitrio non ha quindi alcuna capa­
cità, e non può che fare il male ed il peccato. Dal mo­
mento che dalla caduta di Adamo gli uomini sono di
natura cattiva e, a mano a mano che il tempo passa, peg­
giorano nonostante venga loro portata la parola di Dio,
che cosa accadrebbe se fossero lasciati in balia di se stessi .
senza lo spirito di Dio? Se dici che Mosè ha parlato solo
della gente del suo tempo, il problema non cambia, per­
ché sono parole, le sue, che interessano tutte le genti
insieme, perché sono tutte carne, come dice Cristo ( Gio­
vanni 3 ,6 ) : " Quello che è nato dalla carne è carne . . . " » .
A questo punto, per Lutero non resta che affrontare il
dilemma con estrema decisione. Egli è intimamente con­
sapevole della difficoltà di capire il senso finale di questa
predestinazione umana. A conclusione della seconda parte,
scrive : « Ora per non far crescere illimitatamente il no-
48 CHE COSA HA 'VERAMENTE ' DETTO LUTERO

stro livello vogliamo piantarla di difendere le nostre sen­


tenze che la diatriba ha voluto confutare . . . Ho infatti già
risposto a iosa a tutto quanto Erasmo va ripetendo nel­
l'epilogo, e cioè che se il nostro insegnamento fosse valido,
tutti i precetti, tutte le minacce, tutte le promesse di
Dio sarebbero inutili e che non vi sarebbero più meriti
e demeriti, né premio né castigo , e che sarebbe difficile
sostenere il concetto che Dio è giusto e buono se male­
dice coloro che per forza debbono peccare, e tante altre
cose insensate, già riscontrate da altri, che non sono riusciti
a venirne a capo. Né tolleriamo ed accettiamo la via di
mezzo che egli ci raccomanda (sia pure a fin di bene ) di
seguire, e cioè di concedere almeno qualche cosa al libero
arbitrio ; di ammettere che esso ha ancora un qualche
potere di rettificare le sentenze della Scrittura che contra­
stano fra loro e gli errori di interpretazione. Ma cosl non
si risolve il problema. Perché se non affermiamo, come i
pelagiani , che il libero arbitrio è onnipotente e detiene
tutto il potere, allora però rimane il fatto che la Scrit­
tura appare piena di contraddizioni, che ricompensa e me­
rito vi sono ignorati, e che essa ci presenta il ritratto di
un Dio poco benevolo ed ingiusto; e rimangono tutte
quelle incertezze che volentieri voi vorreste eludere postu­
lando appunto questa forza modesta e inefficace del libero
arbitrio, come ho mostrato sufficientemente sopra. Ecco
perché dobbiamo attenerci agli estremi, rifiutare sempli­
cemente questo libero arbitrio e far risalire tutto alla
grazia di Dio ; solo cosl la Scrittura non si contraddice in
se stessa, mentre dovremmo accettare il resto, anche se
urta la ragione.
« Ti prego, caro Erasmo, di non credere che io abbia
affrontato il problema con animosità, ma col cuore. Non
mi si può accusare di ipocrisia, come se avessi scritto
cose diverse da quelle pensate. E non è per foga di difesa
che ora, per la prima volta, nego in blocco il libero arbi­
trio, anche se in passato gli avevo concesso qualche
cosa. In nessun passo dei miei libri troverai elementi per
dimostrarlo, ne sono certo. Esistono le dispute e le tesi,
Lutero teologo e studioso 49

nelle quali fino ad oggi ho sempre sostenuto e confer­


mato che il libero arbitrio è assolutamente nulla e che è
qualcosa ( così dissi letteralmente ) de solo titulo, cioè solo
nelle parole. Ma è stata la verità a spingermi a giudicare
ed a scrivere come ho fatto » .
L a sola premessa veramente essenziale di questo atteg­
giamento è, per Lutero, la conoscenza del significato della
croce di Cristo :
« Noi predichiamo il Cristo, il Crocefisso e nient'altro.
Ora si sa che Cristo Crocefisso implica tutto, anche la
saggezza da divulgare fra i Perfetti. Non esiste, infatti,
al tra saggezza da insegnare ai cristiani se non quella
nascosta nel Mistero e che compete solo agli spiriti perfet­
ti, non ai bambini, non al popolo ebraico delle Tavole,
che non si rende conto della giustizia della fede e si vanta
delle sue opere, come dice ed intende S. Paolo. Ma tu
pretendevi che predicare Cristo Crocefisso, si riducesse
a dire soltanto : Cristo è crocefisso » .
Se s i affermasse che l'uomo dispone del libero arbitrio ,
cioè che può decidere d i propria iniziativa della salvezza
divina, si svuoterebbe automaticamente la Croce di Cri­
sto. L'uomo non è affatto libero ed è tutto peccato.
L'uomo alla mercè del contrasto fra Dio e l' Antidio.
Lutero traccia la pericolosa similitudine della schiavitù
della bestia condotta dall'uomo : « La volontà dell'uomo
è sospesa fra Dio e Satana e si lascia influenzare, gui­
dare e spingere come un cavallo o altra bestia. Se lo
conquista e possiede Dio, allora va dove e come vuole
Dio, come dice il Salmo 7 3 : " Vicino a te sono come
una bestia " . Se lo conquista e possiede il demonio, allora
egli vuole e va come e dove vuole il demonio. La volontà
umana non è libera e padrona di scegliere a quale dei
due appoggiarsi e per chi parteggiare, ma sono loro, i due
forti che combattono e litigano per deciderne il possesso >> .
Se proprio non si può fare a meno di parlare del libero
arbitrio, allora il discorso si limiterà in realtà alla sola
capacità dell'uomo di decidere il male, come sostiene Ago­
stino: « Per quanto riguarda l'iniziativa personale, il li-
50 CHE COSA HA ' VERAMENTE' DETTO LUTERO

bero arbitrio non può che scegliere il male ed il peccato.


Nel secondo libro contro Giuliano, Agostino preferisce,
quindi, chiamarlo servum arbitrzum ».
Se così ogni bene e salvezza dipendono dalla grazia
di Dio ed ogni azione dalla sola Sua opera, allora appare
lampante anche il discorso, che appare cosl negativo, se­
condo cui la volontà sarebbe completamente priva di li­
bertà : « Precetti e comandamenti esprimono implicitamente
l 'incapacità del libero arbitrio di osservare i comanda­
menti se non con l 'aiuto esterno, cioè con la Grazia . . . e
quando Dio dice : " Se lo vuoi, puoi volere o vorrai " ,
significa che " se sei uomo di Dio, perché egli ti dà la
forza di obbedire ai comandamenti, allora sarai salvo " .
Questo significa non solo che siamo degli inetti, ma anche
che, se facciamo qualche cosa, è Dio che opera in noi .
Nulla possiamo di nostra iniziativa, ma tutto per grazia
di Dio ».
Sullo sfondo di questo duro insegnamento della catti­
vità della volontà umana , della Croce di Cristo e della
grazia divina, si profila una concezione di Dio che rac­
chiude il concetto del Visibile e dell'Invisibile, della pa­
rola manifesta e dell'imperscrutabile opera di Dio, del­
l'operare divino diventato Stori a nel Verbo e dell'Onni­
presenza di Dio, resa sensibile, pur restando misteriosa,
nella Parola divina. E' l'insegnamento del deus abscon­
ditus e del deus revelatus. Dio si è rivelato nel suo
Verbo indirizzato ai profeti, agli eletti, al Suo popolo,
ed infine incarnatosi in Gesù Cristo. E' il deus predicatus.
Ma è quello stesso Dio, imperscrutabile nei suoi disegni,
nella cui majestas si compie il destino dell'uomo e che
tuttavia lo assiste nel trapasso.
Contrariamente ad Erasmo, dalle parole « Non voglio
la morte del peccatore, ma voglio che si converta e
viva » (Ex, 3 , 1 l ), Lutero deduce che : « Non solo tutte
le parole della Legge stanno contro il libero arbitrio, ma
che anche tutte le parole della promessa lo confutano nel
modo più assoluto : vale a dire che tutta la Scrittura sta
contro il libero arbitrio.
Lutero teologo e studioso 51

Dunque quel versetto ' Io non voglio la morte del pec­


catore' altro non significa se non che viene predicata e of­
ferta al mondo la divina misericordia, che solamente le
coscienze tormentate e mortalmente afflitte accolgono con
gioia e gratitudine, come quelle in cui la Legge ha com­
piuto il suo oflicio, inculcando la cognizione del peccato.
Quanto a quelli che non hanno ancora sperimentato il
beneficio della Legge e non riconoscono il peccato né
avvertono il pericolo mortale, essi disprezzano la mise­
ricordia promessa con la parola di Dio.
« Per quale ragione poi alcuni siano toccati dalla Legge
ed altri no, in modo che quelli accettino la grazia offerta
e questi la disprezzino, è un'altra questione che nel passo
citato non è trattata da Ezechiele. Questi infatti parla
della misericordia di Dio predicata ed offerta, e non glà
di quella misteriosa e temibile volontà di Dio, che ordina
secondo il suo consiglio e decide chi e quali fra gli
uomini debbano essere capaci e partecipi di quella predi­
cata e offerta misericordia. E una tale volontà è inson­
dabile e va adorata con reverenza, come il più profondo
e più santo mistero della maestà divina, che a questa
soltanto è riservato e la cui comprensione è a noi
interdetta.
« Se ora la Diatriba si chiede sarcasticamente se il
buon Dio si rattrista per la morte del suo popolo, da
Lui stesso voluta, e questo è assurdo, rispondiamo ancora
che dobbiamo distinguere fra Dio o la volontà di Dio,
predicati, rivelati , offerti e venerati, e Dio nascosto
taciuto ed ignorato. Dal momento che quest'ultimo si
nasconde [sese abscondit 1 e non vuole essere riconosciuto,
non dobbiamo interessarcene. Qui si verificano effettiva­
mente le parole : Quae supra nos, nihil ad nos : quello
che per noi è troppo elevato non ci interessa . . .
« Nulla può elevarsi a l di sopra d i Dio, quale Egli
non è ancora predicato e rivelato, quale non è ancora ado­
rato in terra, quale è nella sua natura e maestà, ma tutto
è in suo potere. Di conseguenza non dobbiamo indagare
sulla maestà e sulla natura di Dio. Perché non dobbiamo
52 CHE COSA HA 'VERAMENTE ' DETTO LUTERO

darci pena di farlo ed Egli stesso non vuole che lo fac­


ciamo. . . Nella sua Maestà infinita il Dio nascosto [ deus
absconditus l non si rattrista e non toglie la morte, ma
dà vita, morte ed ogni cosa. Nel suo operare, Iddio non
si è autodeterminato con la propria parola, ma si è
riservato per sé la libertà su tutto.
« Nel non saper distinguere fra il Dio rivelato e quello
nascosto, cioè fra la parola di Dio e Dio stesso, la
Diatriba mette in luce la propria ignoranza. Dio fa molte
cose che la sua parola tace . . . Perciò non vuole nemmeno
la morte del peccatore, opera delle volontà che ha rivelato:
ma la vuole secondo la volontà recondita ed imperscru­
tabile. Perciò dobbiamo considerare la parola e non occu­
parci della volontà imperscrutabile, e comportarci di con­
seguenza . . . Ma non abbiamo il diritto di chiedere, di inda­
gare o di sapere quello che la volontà fa, come, dove e fin
dove essa giunge, bensl solo di temerla e di venerarla . . .
« Perché il figlio di Dio s i è f atto uomo ed è venuto
sulla terra per parlare, creare, operare, soffrire ed offrire
benevolmente a tutti quanto loro occorre per avere sal­
vezza. Urta, invece, molti e precisamente quanti per il
segreto volere di Dio rimangono per strada e si irrigidi­
scono. Essi rifiutano Cristo, benché egli li alletti, li stimoli,
li ammonisca, faccia tanto e tanto offra con bontà. Cosl
Giovanni dice: " La luce splende sulle tenebre ma le te­
nebre non l'hanno compresa " ; e: " È venuto nel suo po­
dere ed i suoi non l'hanno accettato . . . ».
"

Il ritorno di Lutero alla Sacra Scrittura è un fatto indi­


cativo. Non è un pretesto e neppure una fuga verso un
'papa di carta' ( come gli avversari ed altri chiamarono
più tardi il nuovo 'codice' del protestantesimo ) . Esso non
è un testo sacro, né un idolo tracciato dalla penna; per
lui non è neppure una raccolta di sublimi testimonianze
di umana devozione. Per lui è la sortita del Signore dalle
sue tenebre, dall'occultezza, e con la sua parola Dio illu­
mina le tenebre, che siamo noi. Fino a questo punto la
Bibbia è coinvolta nell'antesi fra il deus absconditus e
il deus revelatus. Cosl la Sacra Scrittura diventa l'avve-
Lutero teologo e studioso 53

nimento che ha rivoluzionato la vita di Lutero, e la storia


che essa attesta ( la redenzione), prosegue come storia di
Dio, del presente. In essa molte cose possono essere oscure.
Erasmo ne approfitta assiduamente ed il papa ed i fana­
tici si servono della tesi della sua ambiguità, ognuno a
modo suo. D'altronde Lutero constata la claritas della
Scrittura : res sit in luce! ( L'oggetto su cui si posa ne
viene illuminato ). E questo oggetto, che è assolutamente
chiaro, è Gesù Cristo e la giustificazione della fede. « Se
levi Cristo dalla Scrittura che altro di splendido potrai
trovarci ancora? », scrive Lutero. La Scrittura va intesa
attraverso lo spirito di Cristo, dal quale essa trae la
sua evidenza. « A Dio è piaciuto di renderei partecipi
del suo Spirito, non senza la parola ma tramite la parola,
di eleggerci a suoi collaboratori ». Questa vicinanza a Dio
significa tanto lo stretto legame con la Scrittura, quanto la
libertà da essa : questa doppia predestinazione è efficace
contro qualsiasi indurimento ed irrigidimento. Da questa
duplex claritas della Scrittura e dalla sua ambiguità risulta
quel movimento che impone alla fede di andare avanti.
Qui trae la sua radice il compito dell'esegesi ; qui la defini­
zione della fede acquista sempre nuovi impulsi. Lo si può
desumere dalla progressione dei comandamenti e soprattut­
to dalla nuova definizione del concetto di Dio.
Nel 1 529 Lutero pubblica il grande catechismo. La
risposta all'interrogativo « Che cosa è Dio? " assume di­
gnità teologica - forza critica e di fede insieme:

« Il primo comandamento
" Non avrai altro Dio fuori che me " .
·« Cioè : dovrai considerare m e tu o unico Dio. M a
che cos'è Dio, che cosa vuol dire avere un Dio? Dio
è l'entità dalla quale possiamo sperare ogni bene ed in
cui possiamo trovare rifugio nel bisogno. Avere un Dio
significa avere cuore, sperare e credere in lui. Ho ripe­
tuto tante volte che basta la speranza e la fede per
costruire sia Dio che i falsi idoli . Se la fede e la spe-
54 CHE COSA HA ' VERAMENTE' DETTO LUTERO

ranza è fallace , non può esservi il Dio vero. Le due cose ,


la fede e Dio, non si possono disgiungere. Ed in verità
è tuo Dio ciò a cui dài il cuore ed in cui confidi.
« Il comandamento impone quindi al cuore la retta fede
e la retta speranza, che sole trovano l'unico vero Dio ed in
Lui solo si possono trovare. È come dire : " Vedi di
lasciare che io solo sia il tuo Dio e non cercarne altri . Il
bene che ti manca aspettalo e cercalo da me, e quando
sei in disperazione ed in miseria rivolgiti a me e stammi
vicino. Io voglio darti quanto ti manca ed aiutarti, ma
non permettere che il tuo cuore segua e si abbandoni
ad altri " .
« Ma voglio spiegarmi ancora meglio. Tanta gente crede
di averne abbastanza di Dio e di tutto quando ha denaro
e beni ; si fida di essi e se ne vanta senza dare niente
a nessuno. Vedi, questa gente ha anch'essa un dio, il dio
Mammone, cioè denaro e beni , che impegna il loro cuore .
E questo è certo il feticcio più diffuso nel mondo. Chi
ha denaro e beni si sente sicuro, è felice e senza paura,
come se stesse seduto nel bel mezzo del paradiso. Vice­
versa, chi non ne ha, dispera e si perde d'animo come
chi non conosce Dio. Pochissimi, infatti , conservano il
coraggio, non si affliggono e non si lamentano, anche
senza avere Mammone, che ti resta appiccicato addosso fino
alla tomba.
« . . . Chi si fida e si fa forte della propria erudizione,
intelligenza, potenza , benevolenza. delle amicizie e del
proprio cuore, ha anch'egli un dio, ma non dio vero.
Ciò dimostra quanto possa sentirsi sicuro ed orgogl ioso
chi possiede queste doti , e quanto possa sentirsi smarrito
chi non ne ha o le ha perdute. Avere un dio significa né
più né meno che avere qualche cosa in cui credere.
« Ma che cosa abbiamo fatto finora nella nostra imper­
donabile cecità sotto il pontificato ! Chi aveva mal di denti ,
digiunava ed invocava Santa Apollonia; chi aveva paura
degli incendi si raccomandava a San Lorenzo ; chi temeva
di contrarre la peste faceva un voto a San Sebastiano o
a San Rocco, e la scelleratezza ingrandisce a dismisura poi-
Lutero teologo e studioso 55

ché ognuno sceglie un proprio santo da adorare, da im­


plorare nel bisogno. A questa genia appartiene chi fa
anche peggio scendendo a patti col diavolo, perché gli
dia denaro a sufficienza, l'aiuti negli amorazzi, gli con­
servi il bestiame, gli faccia riavere i beni perduti, ecc . ,
come, per esempio, i m aghi ed i negromanti. Questi dedi­
cano il loro amore e la loro fede a tutt'altre cose, non
al vero Dio. Non è da lui che si aspettano il bene né
da lui lo cercano.
« Ora capirai facilmente che cosa e quanto pretende
questo comandamento : tutto l'amore dell'uomo e tutta la
speranza in Dio ed in nessun altro. Possedere Dio non
significa, come facilmente potrai capire, poterlo toccare
con mano, né metterselo in tasca o riporlo nell'armadio.
È il cuore che deve abbracciare Dio ed amarlo. Amarlo
non significa altro che fidarsi completamente di lui. Per
questa ragione egli vuole distoglierci da tutte le cose che
sono fuori di lui, e chiamarci a sé , che è l'unico bene
eterno. Sembra volere dire : tutto quanto prima hai cer­
cato nei santi o in Mammone o in qualsiasi altra cosa,
aspettatelo da me e stai dalla parte di chi vuole aiutarti
e colmarti di ogni bene.
« È questa la vera venerazione ed il vero culto, come
piace a Dio e come Egli nella sua pur eterna ira impone :
che il cuore non cerchi rifugio o consolazione se non da
lui , né se ne lasci distogliere, bensì rischi e trascuri
tutto quanto possiede in terra. Comprenderai così che il
mondo non pratica che false liturgie ed idolatrie. Mai
popolo è stato tanto insipido da non istituire e prati­
care un culto. Ognuno ha elevato a proprio Dio quello
che spera l'aiuti, lo consoli e gli faccia del bene. Così i
pagani, che fondarono la loro fede sulla violenza e su]­
l'oppressione, scdsero come proprio dio Giove, mentre
coloro che cercavano ricchezza, felicità, divertimenti e lus­
suria si rivolsero ad Ercole, a Mercurio, a Venere o ad
altri ; le donne incinte a Diana o a Lucina, e cosi via ;
ognuno, insomma, ha eletto a proprio dio colui verso il
quale il suo cuore si sentiva maggiormente attratto. Quin-
56 CHE COSA H A ' VERAMENTE ' DETTO LUTERO

di anche per i pagani dio non significava altro che fede


e speranza. Ma erano in errore perché la loro fede era
falsa e malriposta, perché non riguardava quell'unico Dio
oltre il quale veramente non esiste altro in cielo né in
terra. Cosi, in effetti, i pagani trasformavano il loro fan­
tastico sogno di dio in feticcio e riponevano la loro fidu­
cia nel nulla. La stessa cosa succede in tutte le forme di
idolatria. Idolatrare non significa solo mettere su di un
piedistallo e venerare un'immagine. Idolatra anche chi
volge il cuore altrove, chi cerca aiuto e conforto in crea­
ture, santi e demoni, e trascura Dio, senza sperare nel
Suo aiuto, credendo, anzi, che il bene che ha non
gli viene da Dio.
« Vi è poi anche la falsa liturgia, e questa è la forma
più spinta di idolatria finora praticata, e che tuttora go­
verna il mondo. Da essa traggono giustificazione anche
le gerarchie ecclesiastiche. Essa punta sulla coscienza che
cerca aiuto, conforto e salvezza nelle proprie opere ed
ha la presunzione di costringere Dio a spalancare le porte
del paradiso e di computare le donazioni , i digiuni, le
messe , ecc . ; essa fa assegnamento su tutte queste cose
e le pretende quasi non volesse accettare nulla in regalo
da Dio, ma potesse acquistarlo da sola o guadagnarsela
con gli avanzi delle opere altrui. Pretende quasi che Dio
stesso debba stare ai nostri ordim ed esserci debitore ,
e noi Suoi padroni . Non significa forse questo trasfor­
mare Dio in misero feticcio e noi in dèi? (Ma è un di­
scorso troppo erudito, ed è meglio non parlarne ai gio­
vani studenti ) . . .
« Anche s e gli uomini Cl fanno del gran bene, dob­
biamo pur ammettere che tutto ci viene per ordine e per
disegno di Dio, lo riceviamo da Lui. Poiché i nostri geni­
tori e superiori (come del resto ciascuno di noi nei con­
fronti del prossimo) sono comandati da Dio di farci
del bene, questo bene non lo riceviamo da loro, bensì
da Dio. Le creature non sono che le mani, i tramiti e gli
strumenti mediante i quali Dio dà ogni cosa, come
dà alla madre il seno ed il latte da offrire al figlio, il
Lutero teologo e studioso 57

grano e le mess1 per nutrirei, beni questi , che nessuna


creatura può fare con le proprie mani . . .
« Lasciate, quindi , che il primo comandamento ci in­
segni che Dio non può tollerare alcuna presunzione
o fede in altre cose e non chieda altro che cieca fiducia nel
bene, cioè che seguiamo la via dritta e retta, ed usiamo
i beni che Dio ci dà non altrimenti di come il calzolaio
usa, per il suo lavoro, l'ago, ] a lesina ed il filo e poi
li ripone a lavoro finito; o come l 'ospite adopera il tetto,
il vitto ed il giaciglio per soddisfare al proprio bisogno
del momento. Cosl ognuno resti nel suo ceto ed agisca
secondo l'ordine divino e non lasci che alcunché diventi
suo padrone o idolo. Ma ora basta col primo comanda­
mento. Abbiamo dovuto soffermarci perché da esso dipende
tutto il resto ; e là dove il cuore ha scelto il Dio giusto
e si osserva questo comandamento, tutti gli altri saranno
facili da osservare ».
3. L'uomo della Chiesa

LuTERO RICONOBBE molto presto i mali che affliggevano


l 'ordinamento ecclesiastico dell'epoca. Nel 1 5 1 2 l 'Ordine
lo mandò a Roma, insieme con un confratello, per 'trat­
tare' . La Roma di allora non faceva certo buona im­
oresstone.
· L'immagine che lo spirito religioso e la Chiesa di quel
primo quarto del secolo XVI emanava era multiforme
con una netta prevalenza degli aspetti oscuri e bassi. Ac­
canto alla devozione più profonda, alla mistica più delicata,
alle buone azioni, all'ascesi più sincera, alle pratiche di
penitenza più rigorose, regnavano la corruzione delle auto­
rità, l'ambizione, uno spirito bellicoso e mondano, un
egoismo illimitato, lo sfruttamento più sfrontato e tanta
malcelata concupiscenza tra i preti e nei conventi.
La riforma iniziò con la lotta di Lutero contro gli
abusi del commercio delle indulgenze, faccenda, questa ,
che aveva per la Chiesa evidentemente soltanto carattere
pratico. In verità, però, essa denunciava il fatto che la
Chiesa era già strettamente coinvolta in problemi di ordi­
ne finanziario, economico e politico.
Solo un concilio avrebbe potu to porre rimedio ed ovvia­
re a questo stato di cose, eliminando crisi ed abusi. Lo
si invocava da tempo, ma veniva rinviato sempre dai papi .
Nel primo grande saggio riformatore Martin Lutero in­
coraggiò le classi sociali laiche - imperatori , principi e
nobiltà - a sposare la causa della riforma ecclesiastica.
Alla fine del giugno 1 520 egli terminò il manoscritto, che
consisteva appena di 70 pagine . In esso egli incitava la
nobiltà ad estirpare i mali della Chiesa e della società.
Le sue parole fecero scalpore. Il tipografo ed editore
Melchior Lotther preparò una prima edizione di 4 .000
copie, che stampate alla fine di agosto, andarono a ruba ;
in sei settimane tutte le 4 .000 copie erano esaurite.
L'uomo della Chiesa 59

« Alla nobiltà cnstlana di nazione tedesca sull'emenda­


mento della società cristiana. 1 520 .
Segue una dedica a Nicola di Amsdorff :
« Al venerabile e degno signore Nicola di Amsdorff
dottore nella S. Scrittura e monsignore a Wittenberg,
amico a me particolarmente benigno. Dottor Martin Lutero.
« Innanzi tutto la grazia e la pace di Dio, degnissimo,
diletto signore e amico !

« Il tempo di tacere è ormai passato, è giunto invece


il tempo di parlare, come dice l'Ecdesiaste. Secondo il
nostro disegno ho messo insieme diverse proposte con­
cernenti l'emendamento della società cristiana per sotto­
porle alla nobiltà cristiana della nazione tedesca , se
Iddio vorrà giovare alla Sua Chiesa per mezzo dei laici ,
poiché gli ecclesiastici , ai quali in verità ciò spetterebbe,
sono divenuti del tutto indegni . Ora mando questo
seri tto ali 'Eccellenza Vostra affinché lo giudichi e, ove ne­
cessario, lo corregga. Ben conosco che mi si biasimerà di es­
sermi ritenuto troppo importante, perché io, uomo sprege­
vole e trascurabile, oso arringare una ·:osl alta e nobile ac­
colta su argomenti tanti egregi e gravi, come se non vi fosse
nessuno al mondo, tranne il dottor Lutero, ad occuparsi
della comunità cristiana ed elargire consigli a gente tanto
ragguardevole ed altolocata. Ma tralascio di presentare
le mie scuse, e mi rimproveri chi crede. Forse io sono
debitore innanzi al mio Dio ed al mondo di una follia
ancora, che ora mi sono proposto di compiere onesta­
mente, se mi riuscirà, anche se dovrò passare per buf­
fone. Se non mi riuscisse, mi rimane però un vantaggio,
che cioè nesst:no potrà ficcarmi in testa un berretto né
farmi la tonsura. Resta però a vedersi chi debba attaccare
all'altro i sonagli. Per me, debbo realizzare il detto :
.. Qualsiasi cosa il mondo voglia intraprendere, sia sempre
presente un monaco, anche se lo si deve dipingere" . Ben
più di una volta già un buffone parlò da savio e , di ri­
mando, ben più di una volta la gente savia folleggiò scom­
postamente, come dice Paolo: " Chi vuole essere savio
60 CHE COSA HA ' VERAMENTE ' DETTO LUTERO

deve prima divenir pazzo ". Inoltre, poiché non sono solo
pazzo, ma un dottore giurato della Sacra Scrittura, mj
compiaccio molto che mi si presenti l'occasione, in que­
sta stessa folle saviezza, di tenere fede al mio giuramento.
Vi prego di volermi scusare presso la media nobiltà, poi­
ché della grazia e benevolenza dell'alta nobilità non so
rendermi meritevole, avendola spesso ricercata e con gran­
de fatica, che d'ora innanzi non voglio più rivolgermi
ad essa né considerarla. Dio ci aiuti affinché cerchiamo
non la nostra, ma la Sua glorificazione. Amen.
« A Wittenberg, nel convento agostiniano, la sera di
S. Giovanni Battista [ 2 3 giugno] , anno 1 520 » .
Dopo questa dedica lo scritto d i Lutero commcta il
discorso all'imperatore e alla nobiltà tedesca:

« Alla potentissima e nobilissima Maestà Imperiale ed


alla nobiltà cristiana di nazione tedesca. Dottor Martin
Lutero.
« Innanzi a tutto grazia e forza di Dio, nobilissimi, di­
letti signori ! Non è per sola impertinenza o temerarietà
che io, pover'uomo, oso venir a parlare dinnanzi a voi,
nobili eccellenze.· Il bisogno e il malanno che opprimono
tutta la Cristianità, in particolare la terra tedesca, hanno
indotto non solo me� ma ognuno di noi a levare un'invo­
cazione di aiuto, ed anche ora mi costringono a gridare
ed implorare, se Iddio vorrà concedere a qualcuno tanto
animo da stendere una mano a questa miserevole nazione.
Già più volte con i Concili s'intraprese qualcosa, ma per
l'astuzia di pochi uomini ogni processo venne sempre abil­
mente impedito e la situazione andò sempre peggiorando.
Intendo ora, e Dio mi aiuti, denunziare tale maligna
perfidia, ormai svelata, perché non possa più essere di
tanto e così dannoso impedimento. Dio ci ha dato per
capo un nobile giovane [ Carlo v , che nel 1 5 1 9 divenne
imperatore a 1 9 anni ] , perché molti cuori siano ridestati
a nuova speranza ; si conviene dunque che anche noi com­
piamo quanto è in nostro potere per utilizzare saggia­
mente il tempo e la grazia.
L'uomo della Chiesa 61

« La prima cosa da fare in simili circostanze, è di


cominciare il nostro disegno con grande serietà e non
fidando troppo sulla nostra forza e saggezza, anche se
tutta la potenza del mondo fosse in nostra mano. Perché
Dio non ama e non tollera che si inizi una buona opera
fidando nelle proprie forze e nella propria ragione. Egli
la getta al suolo, e allora nulla vi può contro, come sta
scritto nel 33o salmo: " Nessun re potrà resistere alla
Sua immensa potenza e nessun signore alla grandezza
della Sua forza " . Per questo motivo io temo, ed è avve­
nuto in tempi passati che i nobili principi, imperatori
Federico I e n e tanti altri imperatori tedeschi, che
tutto il mondo temeva, siano stati così miseramente cal­
pestati ed umiliati dai papi. Forse si sono affidati alla
propria potenza più che a Dio, perciò hanno dovuto soc­
combere. E che cosa ha reso ai nostri tempi tanto po­
tente il vampiro Giulio n * , se non, come stimo, che
Francia, Germania e Venezia si sono fondate solo su se
stesse? I figlioli di Beniamino uccisero quarantaduemila
israeliti solo per il fatto che questi si erano fidati delle
proprie forze ( Giudici, 1 9 ).
« I romanisti [ quelli che tengono senza riserve alla
gerarchia romana] hanno eretto intorno sé con grande
abilità tre muraglie, da cui finora sono stati difesi, co­
sicché nessuno ha potuto emendarli, ed in tal modo l 'in­
tera cristianità è miserevolmente caduta in basso.
« In primo luogo: quando li si volle costringere con
l'autorità secolare, essi stabilirono e proclamarono che
l'autorità secolare non aveva alcun diritto su di loro, ma
che al contrario il potere ecclesiastico era superiore a
quello secolare.
« In secondo luogo: quando si volle riprenderli ser­
vendosi della S. Scrittura, ribadirono non essere di com-
* Papa Giulio n ( 1 503-1513), Giuliano della Rovere, importante
uomo di Stato, che, quale mezzo per la sua politica di potenza
usava senza riguardo guerre e accordi - con Venezia contro la
Francia, con la Francia contro Venezia. Importante mecenate
(S. Pietro, Michelangelo). Convoca nel 1 5 12 il V Concilio ecume­
nico lateranense che dura fino al 1517.
62 CHE COSA HA 'VERAMENTE ' DETTO LUTERO

petenza di alcuno se non del popolo l'interpretazione della


Scrittura.
« In terzo luogo : quando si volle minacciare il papa
con un Concilio, essi inventarono che nessuno ha l'auto­
rità di convocare un Concilio, tranne il papa stesso. I n
questo modo ci hanno furtivamente tolto d i mano tutte
e tre le verghe, onde restare impuniti, e, chiusi dietro
il sicuro riparo delle tre muraglie, compiono tutte le ri­
balderie e scelleratezze che noi ora vediamo. Costretti
alla fine a convocare un concilio, seppero in precedenza
renderlo inefficace, obbligando i principi con giuramento
a !asciarli stare cosl com'erano ed a concedere al papa
piena ed intera potestà su tutti gli ordini del concilio,
cosl è assolutamente indifferente che ci siano molti con­
cili o nessuno, dal momento che essi ci gabbano con fin­
zioni e commedie. Temono talmente per la loro pelle,
dinanzi ad un vero e libero concilio, che hanno spaven­
tato re e principi, facendo credere loro che, non obbe­
dendo al papa in tutte le sue maliziose e scellerate impo­
sture, andavano contro Dio.
« Ora ci aiuti Iddio e ci conceda una delle trombe
con le quali vennero diroccate le mura di Gerico, affin­
ché suonandole, facciamo crollare codeste muraglie di
paglia e di carta, e le verghe cristiane puniscano i peccati,
rendano manifesti gli inganni e le astuzie del demonio,
ed attraverso la penitenza, ci diano il modo di emendarci.
« In primo luogo vogliamo dare l'assalto alla prima
muraglia. Hanno avuto la trovata di chiamare ecclesia­
stici i papi , i vescovi, i preti e gli abitatori dei conventi,
laici invece i principi, i signori, i commercianti e i con­
tadini. Questa è una finissima ed ipocrita costumanza.
Ma nessuno si lasci abbindolare da essa, per le seguenti
ragioni : tutti i cristiani appartengono allo stato ecclesia­
stico, né esiste tra loro differenza alcuna, se non quella
dell'ufficio proprio di ciascuno. Il battesimo, il vangelo
e la fede, infatti , ci fanno tutti religiosi e tutti cristiani.
<( E, per esprimermi più chiaramente : se un gruppo
di pii cristiani laici caduto in prigionia fosse abbandonato
L'uomo della Chiesa 6>

in un deserto e, non avendo con sé alcun sacerdote con­


sacrato da un vescovo, di comune accordo eleggesse uno
tra loro - onorato o no - ordinandogli di battezzare
secondo l'ufficio e di celebrare messa e tenere prediche
e dare assoluzioni, ecco, costui sarebbe in verità un sa­
cerdote come se l'avessero consacrato tutti i vescovi e
pii. Con il loro diritto canonico hanno quasi distrutta
la grazia e potenza del battesimo e del Cristianesimo,
che ci riesce sconosciuta . . . Infatti, ciò che si riceve dal
battesimo ben si può vantare che valga come esser con­
sacrati sacerdoti , vescovi e papi ; sebbene non a ciascuno
si addica di esercitare tali uffici . Perché, essendo noi
tutti egualmente sacerdoti , nessuno deve elevarsi da sé
e ardire di compiere, senza nostra elezione e approva­
zione, ciò su cui noi tutti abbiamo il medesimo potere,
perché ciò che è comune nessuno può prenderlo per sé
senza il volere della comunità. Dove succedesse che uno
prescelto a tale ufficio viene poi deposto per cattivo uso,
egli ritorna ad essere quello che era prima. Perciò nella
cristianità la condizione di un sacerdote non dovrebbe
differire da quella di un magistrato. Finché adempie al
suo ministero è in posizione eminente, ma, deposto che
sia, non è altro che contadino o cittadino come gli altri.
Dunque, un sacerdote non è più sacerdote quando sia
stato deposto. Ma ecco che essi vengono favoleggiando
di caracteres indelebiles, e chiacchierano che un prete
deposto è pur sempre qualcosa di diverso da un sem­
plice laico - queste sono tutte chiacchiere e leggi inven­
tate dagli uomini.
« Ne deriva che laici o preti, principi o vescovi, o come
essi dicono 'mondani' o 'ecclesiastici ' , in fondo non vi è
tra loro nessuna differenza, se ne togli quella propria
all'ufficio o all'opera di ciascuno, non già alla condizione . . .
« Perciò i o affermo che, essendo l'autorità terren a pre­
ordinata da Dio per proteggere i buoni e punire i mal­
vagi , si deve lasciare che l'opera sua penetri indisturbata
in tutto il corpo della cristianità, senza guardare in faccia
nessuno, sia pur papa , vescovo, prete, monaco, monaca
64 CHE COSA HA ' VERAMENTE ' DETTO LUTERO

o quello che vuole. Se per legare le mani all'autorità


secolare fosse sufficiente il fatto che essa è il più infimo
tra gli uffici cristiani, allora si dovrebbe anche vietare
ai sarti, calzolai, tagliapietre, domestici, cuochi, famigli,
contadini e quali altri sono gli uffici laici . di apprestare
per il papa, i vescovi, i preti, i monaci, calzari, vesti,
case, cibo e bevanda, e di pagare il censo . . .
« Perciò le autorità cristiane terrene devono esercitare
indisturbate il loro ufficio, senza guardare in faccia colui
contro il quale agiscono, sia esso papa, vescovo o prete
perché il colpevole paghi. Quello che il diritto canonico
ha oppugnato è solo pura presunzione romana . . .
« Penso ora che questo primo muro di carta sia rove­
sciato, poiché l'autorità civile è divenuta membro del
corpo cristiano, e sebbene abbia un ufficio terreno, appar­
tiene ali' origine religiosa . . .
« La seconda muraglia è ancora più malvagia ed as­
surda: essi soli vogliono esser padroni della Sacra Scrit­
tura, anche se in tutta la loro vita non ne apprendano
una riga, e presumono di aver essi soli l'autorità e con
parole sfrontate vanno buffonescamente affermando din­
nanzi a noi che il papa non può sbagliare in materia
di fede, sia esso pio o malvagio . . .
« Ma per non combattere con loro a parole, portiamo
in campo la Scrittura. Dice San Paolo (I Cor. 1 4 ) : " Se
qualcuno ha qualcosa di meglio da annunziare, anche se
prima sedeva ed ascoltava da altri la parola di Dio, il
primo che parlava taccia e gli ceda il posto" . A che ser­
virebbe cotesto comandamento se tutti debbono credere
a quello che sta lassù e parla? Anche Cristo dice ( Giov.
6 ) che tutti i cristiani debbono essere ammaestrati da
Dio ; ora può ben accadere che il papa ed i suoi siano
malvagi e non veri cristiani, e che, non essendo ammae­
strati da Dio, non abbiano un retto intelletto, e per
contro vi sia un misero uomo che ha un retto intelletto :
perché allora non seguirlo? Forse che il papa non ha
sbagliato un'infinità di volte? Chi vorrà correre in aiuto
alla Cristianità quando il papa sia in errore, se, antepo-
L'uomo della Chiesa 65

nendolo a lui, non è lecito credere ad un altro che abbia


la Scrittura in sé? Perciò tale asserzione è favola sacri­
lega ed inventata, né possono addurre nemmeno una sil­
laba per dimostrare che il papa deve essere il solo a
spiegare la Scrittura o confermarne la spiegazione, che
tale potere se lo sono dati da sé . . .
« La terza muraglia crolla d a sé, s e crollano quelle due
prime. Non trovano alcun fondamento nella Scrittura
della tesi che solo al papa si conviene indire o convali­
dare un Concilio; ciò esiste unicamente nelle loro leggi,
le quali valgono soltanto fino a che non siano dannose
alla Cristianità ed alle leggi divine . . .
« Anche i l celebre Concilio d i Nicea non fu indetto
né convalidato dal vescovo di Roma, ma dall'imperatore
Costantino, e dopo di lui molti altri imperatori hanno
fatto lo stesso - e pure quelli furono i più cristiani tra
tutti i Concili. Ma se il papa solo avesse la potestà
[di indire un Concilio ] quei Concili sarebbero stati tutti
eretici. Anche esaminando i Concili tenuti dal papa, trovo
che nulla di straordinario sia stato compiuto in essi.
« Pertanto, ove necessità lo imponga ed il papa sia
di scandalo alla Cristianità, il primo che lo può - quale
membro fedele dell'intero corpo - deve far si che si
tenga un Concilio davvero libero. Ma ciò non può farlo
nessuno cosl bene quanto la spada secolare, in partico­
lare perché essa è pure parte della Cristianità, sacerdote
come noi, spirituale come noi, con uguale potestà m
tutte le cose . . .
« Non sarebbe forse condotta strana e d innaturale se,
appiccandosi il fuoco in una città, ogni cittadino se ne
stesse inerte lasciando via via ardere quello che può ar­
dere, unicamente per il fatto che non possiede l'autorità
del borgomastro ! . . . Ogni cittadino non è invece tenuto a
destare e scuotere gli altri? Quanto più ciò dovrebbe
avvenire nella città spirituale di Cristo, ove si levi un
fuoco
. di scandalo, sia esso nel governo del papa o dove
SI VUOle '. . . .
« E anche s e avvenisse u n miracolo a favore del papa o
66 CHE COSA HA ' VERAMENTE ' DETTO LUTERO

contro l'autorità temporale, oppure se qualcuno venisse


colpito da una piaga, come essi svariate volte pretendono
essere avvenuto, tutto ciò deve essere considerato opera
del diavolo . . . Miracoli e piaghe non provano nulla, specie
in questi ultimi tempi tanto calamitosi, i cui falsi mira­
coli sono preannunziati in tutta la Scrittura . Perciò tenia­
moci con ferma fede alla parola di Dio, e allora il diavolo
la smetterà certo con i suoi miracoli. Con ciò - io spero
- il terrore falso e menzognero con il quale per lungo
tempo i romani ci resero vili e miserandi è stato distrutto,
ed essi insieme a noi saranno ugualmente resi soggetti alla
spada, né avranno più licenza di interpretare la Sacra Scrit­
tura confidando sulla loro sola forza e senza nessuno stu­
dio; e non avranno più potere di vietare un Concilio o
di gravare sul suo libero volere [ di chiedergli un pegno,
affinché le direttive vengano anche realmente eseguite ] ,
gravarlo di doveri e prendergli la sua libertà. Se lo fanno,
sono veramente progenie dell'anticristo e del demonio, non
hanno nulla di Cristo all'infuori del nome » .

Con la distruzione di queste tre 'mura' Lutero crea un


nuovo concetto ricavato dalle origini del cristianesimo : af­
frontando la distinzione del diritto in ecclesiastico e laico,
in cui il laico dovrebbe essere subordinato all'ecclesiastico,
Lutero ritorna al concetto del 'sacerdozio universale dei
credenti' : il battesimo rende ogni cri stiano spiritualmente
uguale all'altro. Non esiste una differenza di ceto, ma nelle
funzioni che uno svolge ; cessando la funzione, cessa anche
il 'ceto' . L'insegnamento di 'dire quale sia il senso della
Sacra Scrittura' è cosa che riguarda la fede e la ragione,
ma non il privilegio di un'istituzione. Convocare un sinodo
o un concilio non deve essere quindi privilegio della Chie­
sa, ma compito dell'autorità cristiana poiché essa è respon­
sabile dell'ordine di fronte a Dio. È il concetto della pa­
rità dei diritti dei cristiani, della maturità e della libertà,
basato sulla fede e sul giudizio critico. Questo concetto
fondamentale genera poi un programma che analizza nei mi­
nimi particolari anche le cose sconvenienti.
L'uomo della Chiesa 67

« Vogliamo ora esaminare i punti che nel Concilio si do­


vrebbero veramente trattare, e di cui papi, cardinali, ve­
scovi e gli altri dotti dovrebbero assiduamente occuparsi
giorno e notte, se veramente amassero Cristo e la Sua
Chiesa. Ma se essi non lo fanno, agisca allora la comunità
e l'autorità temporale, senza curarsi delle loro scomuniche
o maledizioni . . . Svegliamoci, miei cari tedeschi, e teniamo
più a Dio che agli uomini, affinché non veniamo a far
parte di tutte quelle povere anime che cosi miseramente
si sono perdute a causa dello scandaloso e diabolico reggi­
mento romano ; e ogni giorno il demonio ne acquista sem­
pre di più ; e sarà forse possibile che tale diabolico reg­
gimento diventi ancora peggiore, ma io non posso né con­
cepirlo né crederlo.
« Primo : è orribile e spaventoso a vedersi che il capo
della Cristianità, che si proclama vicario di Cristo e succes­
sore di S. Pietro, viva in tale pompa e magnificenza mon­
dana che l'uguale non lo può pretendere né raggiungere un
re o un imperatore ; e mentre si fa chiamare 'santissimo'
e 'spirituale' è un essere più terreno di quel che non sia
la terra stessa . Porta una triplice corona, mentre i più
grandi re ne portano una semplice ; si paragona alla po­
vertà di Cristo e di S. Pietro, questo invero è un nuovo
e singolare paragone . . .
« Sia come gli piace, una simile pompa è causa d i scan­
dalo, e per la beatitudine della sua anima il papa è tenuto
a deporla . . . Essi affermano che egli è un signore del mon­
do . Ma mentono. Perché Cristo, del quale si vanta mi­
nistro e vicario, disse dinnanzi a Pilato : " Il mio regno
non è di questa terra " , e nessun vicario può regnare più
a lungo del Signore . Inoltre egli non è vicario di Cristo
erede, ma del Cristo crocifisso, come dice S . Paolo : " Io
non ho voluto conoscere presso di voi che Cristo, e non
altro che il Cristo crocifisso " . . .
« Secondo: quale utile viene alla Cristianità d a quella
gente chiamata cardinali ? Ecco, ve lo spiego. Le terre te­
desche e latine hanno molti ricchi conventi , fondazioni,
feudi e parrocchie ; ora non si è trovato un modo migliore
68 CHE COSA HA ' VERAMENTE ' DETTO LUTERO

per darli in pasto a Roma, se non creando dei cardinali


ai quali far dono di vescovadi, conventi e prelature, col
risultato che il culto divino venne ad essere trascurato [ ab·
bandonato alla decadenza ] . Per questo si vede ora le terre
latine ridotte a deserto, l conventi distrutti, i vescovadi
sperperati, i censi delle prelature e di tutte le chiese con­
fluire a Roma, città crollare, terre e genti andare in ro­
vina, perché né servizio divino né prediche si celebrano
più . E perché? Perché i cardinali devono possedere i beni.
Neppure i turchi avrebbero potuto distruggere cosl l'Italia
e calpestare il ministero divino.
« Terzo: se si lasciasse sussistere solo la centesima parte
della corte papale, togliendone novantanove, sarebbe tut­
tavia più che numerosa per rispondere in materia di fede.
Ora invece è un tal vermaio e cancro in quella Roma -
e tutto ciò si vanta di appartenere al papato - quale non
fu mai in Babilonia. Solo di scrivani del papa ve ne sono
più di tremila, e chi vorrà contare la gente degli altri
uffici , quando i soli uffici sono tanti che a malapena si
possono contare? E tutti costoro attendono i conventi ed
i benefici della nazione tedesca come un lupo guarda alle
pecore. Io ritengo che oggi la terra tedesca paghi al papa
assai più che nei tempi passati agli imperatori. Anzi molti
stimano che ogni anno più di 300.000 fiorini passino dalla
Germania a Roma, e proprio per nulla, perché non ne rica­
viamo che dileggio e beffe. E noi ci meravigliamo ancora
che principi, nobiltà, città, conventi, campagne e genti im­
poveriscano, mentre dovremmo meravigliarci di aver anco­
ra di che vivere ! . . . In tempi antichi imperatori e principi
tedeschi consentirono a che il papa riscuotesse le 'annate'
[ redditi annuali di una prebenda non occupata ] da ogni
feudo della nazione tedesca, vale a dire: la metà del censo
del primo anno su ciascun feudo. La concessione avvenne
affinché il papa raccogliesse con quel denaro un grande
tesoro per combattere i turchi e gli infedeli e proteggere
la Cristianità, e affinché tale lotta non gravasse solo sulla
nobiltà, ma vi contribuisse anche il clero. Ma tale buona
e semplice devozione della nazione tedesca i papi l'hanno
L'uomo della Chiesa 69

sfruttata in modo che da più di mille anni ormai riscuo­


tono tale denaro avendone fatto un censo dovuto e obbli­
gatorio, e non solo non hanno messo insieme alcun tesoro,
ma se ne sono serviti per fondare nuovi istituti e cariche
a Roma, le quali con ciò vengono pagate annualmente co­
me da un canone enfiteutico ».
Lutero enumera a questo punto una lunga serie di ordi­
namenti amministrativi, che erano collegati con diritti e
pagamenti in denaro: « Vi è qui un comperare, vendere,
cambiare, scambiare, rumoreggiare, mentire, imbrogliare,
rapinare, rubare, sfoggiare, prostituzione, canagliate, ogni
specie di disprezzo verso Dio, che nemmeno l ' anticristo
sarebbe capace di regnare in modo più sacrilego . . .
« Infine i l papa oltre a tutti questi traffici ha fondato
una casa di vendite che è la casa dei datari a Roma [ edi­
ficio bancario in cui venivano registrati i dati ] . Devono
rivolgersi qui tutti coloro che in questo modo fanno com­
mercio di feudi e benefici. . .
« S e hai denaro i n questa casa, puoi ottenere ognuna
delle combinazioni suddette e non solo queste, ma col
denaro si può parlare di ogni tipo di usura, oltre ad otte­
nere giustificazione per quello che si è rubato. Qui ven­
gono infranti i voti, concesso ai monaci di abbandonare
gli ordini, vi è in vendita ai sacerdoti il matrimonio, qui
i figli di concubine possono diventare legittimi, qui ogni ver­
gogna e disonore può assurgere a dignità e ogni vizio ed
inclinazione iniqua essere consacrata cavaliere e diventare
nobile. Oh, quale concussione e corruzione vi regna, onde
pare che tutto il diritto canonico non sia stato creato per
altro se non per diventare una rete atta a raccogliere de­
naro, dalla quale deve strapparsi chi vuoi essere un buon
cristiano ! Sì, qui il diavolo diventa un santo e addirittura
un dio. Quello che non possono cielo e terra lo può que­
sta casa . . .
« Nessuno deve credere che i o esageri. È tutto pubblico
e quelli stessi di Roma devono riconoscere che in realtà
le cose sono ancora peggiori e più gravi di quel che si
possa dire . . .
70 CHE COSA HA ' VERAMENTE ' DETTO LUTERO

« Rimane ancora il valet [ la formula del saluto ] e devo


pur dirlo. Poiché quella smisurata cupidigia non ne aveva
ancora abbastanza di tali tesori, dei quali in verità non
uno ma tre potenti re si accontenterebbero, cominciò ad
estendere questi suoi uffici e a venderli al Fugger di Au­
gusta , cosicché ora l'affittare, barattare e comperare vesco­
vadi e feudi e l'esercitare la comoda mercatura dei benefici
ha trovato la sua degna sede, è diventata un vero mer­
cato di beni ecclesiastici e secolari . . .
« Quello che hanno predato e rubato in tutti i paesi
con indulgenze, bolle, lettere confessionali e dispense per
l'astinenza, lo considero solo una cosa piccola, come se si
giuocasse ai dadi col diavolo all'inferno . Non già che esse
abbiano procurato poco guadagno - poiché un potente
re potrebbe mantenercisi - ma il guadagno non può es­
sere confrontato ai summenzionati fiumi di denaro. Per
ora non dico dove sia finito il denaro di tali indulgenze.
Un'altra volta ne chiederò informazione e Campo dei Fiori
e Belvedere e molti altri luoghi ne sanno certamente qual­
cosa . . .
« Ora per quanto io sia troppo dappoco per proporre
rimedi giovevoli a migliorare questo sciaguratissimo stato
di cose, voglio pertanto denunciare a gran voce un tale
giuoco da pazzi e dire per quanto lo permette il mio intel­
letto, cosa si potrà e si dovrà fare da parte delle autorità
secolari o di un Concilio generale .
« Primo: che ciascun principe, ciascun nobile , ciascuna
città proibisca ai suoi sudditi di versare le annate a Roma,
e le sospenda del tutto. Infatti il papa ha rotto i patti e
ha fatto delle annate un sistema di ruberie per danneg­
giare e schernire l'intera nazione tedesca . . .
« Secondo : poiché il papa, con i suoi metodi romani,
sta impossessandosi di tutte le fondazioni tedesche, per
donarle e venderle a Roma, a degli stranieri che non hanno
nulla a vedere con la nazione tedesca, derubando in tal
modo gli ordinari del loro diritto, facendo dei vescovi dei
semplici allocchi, giungendo infine al punto che i feudi so­
no venduti solo ad asini volgari e ignoranti a Roma per
L'uomo della Chiesa 71

pura avanz1a, mentre gente pia e dotta dai suoi studi e


dai suoi meriti non ricava nulla, per la qual cosa il povero
popolo tedesco privo di prelati dotti e pii dovrà perdersi ;
per tutto ciò la nobiltà cristiana deve ergersi contro il
seggio romano come contro il comune nemico e distrut­
tore della Cristianità, per amore delle povere anime che
per tale tirannia dovrebbero perire . . .
« Terzo: esca u n decreto imperiale per cui non c i si
debba più recare a Roma ad ottenere il manto vescovile
né la conferma di qualsiasi dignità, ma si ripristino gli
statuti del santissimo e celebre Concilio di Nicea ( 32 5 )
nel quale è stabilito che u n vescovo deve essere confer­
mato dai due vescovi più prossimi o dall'arcivescovo. Se
il papa vuole infrangere gli statuti di quello o di altri
Concili, a che serve tenerne? E poi, chi gli ha dato iJ
potere di di'5prezzare ed infrangere così i Concili ? . . .
« Ottavo: vengano aboliti i gravi e tremendi giuramenti
che i vescovi contro ogni diritto sono costretti a fare al
papa, riuscendone legati proprio come servi, come stabili­
sce in modo arbitrario e con somma ignoranza lo stolto
ed incosciente capitolo Significasti. Non basta dunque che
essi ci leghino beni, corpo ed anima con le loro leggi in­
sensate, per le quali viene indebolita la fede e rovinata la
Cristianità. Ora vogliono imprigionare anche le persone
con i loro uffici e le loro opere, e perfino l'investitura,
che nei tempi passati apparteneva agli imperatori tedeschi
e che in Francia e in altri paesi spetta ancora ai re ·�< • • •

« Nono : il papa non abbia potere alcuno sopra l'impe­


ratore, tranne quello di ungerlo e d'inceronarlo sull'altare ,
come un vescovo incorona un re , e per il futuro non sia
più tollerata la diabolica superbia per la quale l'imperatore
bacia i piedi del papa o siede ai suoi piedi o, come si
racconta, gli regge la staffa e la cavezza della mula quando
* Ottone il Grande (936-937 ) e Enrico m ( 1 039-1056 ) insediavano

i vescovi e li ' investivano' con i simboli della loro dignità, il


pastorale e l'anello. Sotto papa Gregorio vn ( 1073-1085) viene com­
piuta la riforma dell'xi sec. che impone il celibato ai sacerdoti,
retrocede il potere terreno e riserva solo alla Chiesa l'investitura
dei vescovi. ( Scomunica di Enrico IV, Canossa 1077 ).
72 CHE COSA HA 'VERAMENTE ' DETTO LUTERO

monta a cavallo; e tanto meno che giuri fedeltà e devota


sudditanza al papa, come i papi con impudenza sogliano
pretendere quasi ne avessero diritto. E il capitolo Solitae,
nel quale l'autorità papale viene elevata al disopra di quella
imperiale, non vale un quattrino, e cosl tutti coloro che
vi si fondano o che lo temono, perché altro non fa che
violentare la parola di Dio e deviarla dal suo retto signi­
ficato verso la propria arbitraria interpretazione, come ho
dimostrato in latino . . .
« Ugualmente ridicolo e stolto è che il papa, su basi
cosl errate ed invalide, nella sua pastorale Decretalis si
vanti di essere erede legale dell'impero, se questi rima­
nesse vacante. Ma chi gli conferi tale diritto? Forse Cristo,
allorché disse: " I prìncipi dei pagani sono signori, ma
voi non siate come loro ". Lo ha ereditato forse da S. Pie­
tro ? Mi ripugna dover leggere ed apprendere menzo­
gne cosl svergognate, volgari e stolte dal diritto canonico,
e doverle ritenere dottrina di Cristo, mentre sono una men­
zogna diabolica. Della stessa specie è pure l 'altra inaudita
menzogna De donatione Constantini . . .
« Decimo-primo : Non sia più mantenuto il bacio del
piede al papa. E' un esempio non da cristiani, anzi da
anticristo, che un povero peccatore si lasci baciare i piedi
da chi è cento volte migliore di lui . . .
« Superbia altrettanto odiosa è l a sconcia consuetudine
per la quale il papa non si accontenta di andare a cavallo
o in carrozza, bensl, anche se sano e forte, si fa portare
da altri uomini con fasto inaudito, quasi fosse un idolo.
Caro mio, come puoi conciliare codesta superbia, degna
di Lucifero, con Cristo che è sempre andato a piedi come
1. suo1 a posto l"1 ;>. . . .
.

« Decimo-quarto: [Sul sacerdozio] . Non parlo qui del


papa, dei vescovi, delle fondazioni, dei preti e monaci, non
investiti da Dio. Se si sono accollati da soli dei fardelli,
devono anche portarli. Parlo di quelli investiti da Dio
che devono governare con le prediche e i sacramenti,
che devono amministrare la comunità parrocchiale. A que­
sti, un Concilio cristiano dovrebbe dare la libertà di spo-
L'uomo della Chiesa 73

sarsi, per evitare il pericolo ed il peccato . . .


« Consiglio inoltre a colui che continuamente si con­
sacra alla parrocchia, di non promettere in nessun caso
al vescovo di mantenere la sua castità, obbiettandogli che
non ha alcun potere di chiedere un tale voto, e che preten­
derlo è una tirannide demoniaca . . .
« Non voglio suggerire né impedire a quanti non hanno
ancora moglie di sposarsi o no. Lo rimetto ad un ordi­
namento cristiano comune ed al miglior intelletto di cia­
scuno. Ma non intendo nascondere il mio onesto consi­
glio, né negare ogni conforto a quei miseri che al pre­
sente, con addosso il peso di moglie e figli, siedono sen­
za dubbio vergognosi e avviliti che la loro donna sia
chiamata concubina di un prete e i loro figli bastardi di
prete, e dico ciò in piena libertà e diritto. Vi sono molti
pii sacerdoti cui nessuno potrebbe fare il minimo rimpro­
vero, se non quello d'essere stati deboli e d'aver pec­
cato con una donna, mentre uomo e donna in cuor loro
sono tali che ambedue desidererebbero vivere vicini in eter­
no uniti da un vero matrimonio, se soltanto potessero
celebrarlo con sicura coscienza ; ora, pur dovendo soppor­
tare pubblicamente l 'onta, quei due al cospetto di Dio
sono marito e moglie. E io dico allora che, ove essi siano
tali e pervengano a vivere in comune, allora salvino corag­
giosamente la loro coscienza, egli la prenda in legittima
moglie, la tenga con sé e viva onestamente con lei come
marito, senza curarsi se il papa lo voglia o no e se sia
stabilito nel diritto canonico o laico. E' assai più impor­
tante la beatitudine dell'anima tua che non tutte le leggi
tiranniche, arbitrarie, mondane ed empie che non sono
necessarie alla beatitudine né comandate da Dio. Chi ha
una fede cosl viva da osare tanto, mi segua impavido, che
non intendo corromperlo ; e se non ho la potenza di un
papa, ho bensl la potenza di un cristiano, di giovare cioè
al mio prossimo e consigliarlo riguardo ai suoi peccati e
alla beatitudine. E ciò non senza motivo né fonda­
mento. Intanto nessun prete può stare senza una donna,
e ciò non solo per la sua debolezza, ma più ancora per
74 CHE COSA HA 'VERAMENTE' DETTO LUTERO

il governo della casa. Che se egli può col permesso del


papa tenere in casa una donna, ma non averla in moglie ,
che altro è ciò se non mettere insieme e da soli uomo
e donna proibendo loro di cadere? Come se si mettesse
msieme paglia e fuoco proibendo loro di bruciare e di
fare fumo . . .
« Decimottavo : S i aboliscano tutte le feste conservando
unicamente la domenica. Ove si voglia consacrare una fe­
sta a nostra Signora o ai maggiori santi, essa venga ri­
mandata alla domenica o festeggiata solo con la messa alla
mattina, dopodiché il resto della giornata sia dedicato al
lavoro . Perché essendone derivato un abuso nel bere, gio­
care, oziare ed altre cose peccaminose, riusciamo a far
adirare Iddio più con tali giorni festivi che con gli altri.
E tutto viene capovolto, ed i Santi non sono più tali
e Santi sono invece i giorni di lavoro ; e non solo non
rendiamo alcun servigio a Dio ed ai Suoi Santi, bensì
arrechiamo disonore con tutti quei giorni festivi .
« Ventesimoquinto: Anche le università abbisognano di
una buona e radicale riforma. Debbo dirlo, e se ne ramma­
richi chi vuole. Tutto quello che il papa ha ordinato e
istituito è invero diretto ad accrescere il peccato e l'errore.
Che sono le università? Almeno finora sono istituite per
nient'altro che per essere, come dice il libro dei Maccabei,
" ginnasi di efebi e della gloria greca ", nei quali si
conduce una vita libertina, poco si studia della Santa
Scrittura e della fede cristiana, e solo vi regna il cieco
e idolatra maestro Aristotele anche al di sopra di Cristo.
Mio consiglio sarebbe che i libri di Aristotele, Fisica,
Metafisica, De Anima ed Etica} che finora sono reputati
i migliori , fossero aboliti insieme con tutti gli altri
che parlano di cose naturali , poiché non è possibile appren­
dervi nulla delle cose naturali né delle cose spirituali ; inol­
tre finora nessuno è riuscito a comprendere la sua opinione,
e con inutile lavoro, studio e spese, molte generazioni
e nobili anime vennero vanamente oppresse. Posso ben
dire che un pentolaro ha maggior conoscenza delle cose
naturali di quel che non sia scritto in libri di tal specie.
L'uomo della Chiesa 75

Mi fa male al cuore che quel maledetto presuntuoso ed


astuto idolatra abbia traviato e turlupinato con le sue
false parole tanti tra i migliori cristiani ; con lui Dio ci ha
inviato una piaga per punirei dei nostri peccati. Infatti,
quello sciagurato insegna nel suo libro migliore, De Anima,
che l'anima muore col corpo, sebbene molti con inutili
parole abbiano voluto salvarlo. Come se non possedes­
simo la Sacra Scrittura nella quale veniamo abbondante­
mente istruiti in tutte le cose delle quali Aristotele non
ha mai avuto il minimo sentore. Purtuttavia quel morto
idolatra ha vinto e cacciato e quasi calpestato il libro del
Dio vivente ; cosicché se ripenso a simili sventure, non
posso credere altro se non che lo spirito del male abbia
escogitato lo studio a tale scopo. La stessa cosa vale
anche per l'Etica, più tristo di ogni altro che è del
tutto opposto alla grazia divina ed alle virtù cristiane e
tuttavia va per la maggiore. Oh lungi, lungi dai cristiani
cotesti libri ! Nessuno mi rinfacci che parlo troppo o mi
rimproveri che non so nulla. Caro amico, io so quello
che dico! Aristotele lo conosco come lo conosci tu, l'ho
pure letto ed ascoltato con maggiore attenzione di S an
Tommaso o di S::oto * , posso benissimo vantarmene senza
presunzione e, ove necessario, dimostrarlo . . .
« Ma tollererei volentieri che i libri di Aristotele sulla
logica . la retorica e la poetica fossero mantenuti o,
ridotti ad una forma più breve, letti con profitto onde
addestrare i giovani a ben parlare e predicare . . .
« Accanto ad essi s i avrebbero poi le lingue latina,
greca ed ebraica, le discipline matematiche, la storia,
che raccomando ai più intelligenti , poiché ivi la gioventù
cristiana ed il nostro nobilissimo popolo, nel quale si con-
* San Tomrnaso, Tomrnaso di Aquino ( 1224-1274), di origine
nobile longobarda, domenicano, il più grande scolastico (Doctor
angelicus) crea la sintesi medioevale tra Aristotele e la dottrina
cristiana. La Summa Theologica è fino ad oggi ancora la base della
teologia cattolico-romana. Scotus (Johannes Duns Scotus di Scozia,
intorno al 1265 fino al 1308 ), francescano, studioso dell'alta scola­
stica, che mette in evidenza la dottrina della predestinazione, critico
acuto delle fragilità del sistema teologico di Tommaso.
76 CHE COSA HA ' VERAMENTE ' DETTO LUTERO

serva la Cristianità, deve essere erudito e preparato.


Perciò considero che nessuna opera sarebbe più papale
ed imperiale di una buona riforma delle università, vice­
versa non vi è opera più diabolica e malvagia del non ri­
formare le università.
« Innanzitutto nelle scuole grandi e piccole la lezione
migliore e più comune dovrebbe essere quella sulla
Sacra Scrittura, e per i bambini sul Vangelo, e volesse
il cielo che ogni città avesse la sua scuola femminile in
cui le fanciulle per un'ora al giorno ascoltassero il Van­
gelo in tedesco o in latino . . .
« E se l e scuole superiori fossero zelanti nella Sacra
Scrittura non dovremmo inviarvi chiunque - come avvie­
ne ora che ci si preoccupa della quantità e ciascuno vuole
avere un dottore in casa - bensl solo i più solerti già in
precedenza ben allevati nelle scuole inferiori ; quindi il
principe o il consiglio della città dovrebbero fare atten­
zione e non permettere che si inviino altro che i diligenti.
Ma dove regna la Sacra Scrittura, non consiglio a nessuno
di mandarvi il proprio figlio. Tutto ciò che continuamente
non fa la parola di Dio, deve perire ; perciò vediamo quale
popolo nasce e si trova nelle scuole superiori. . .
« Ventesimosettimo. Basti tutto questo intorno alle colpe
degli ecclesiastici. Ma se ne potrebbero trovare anche di
più, a voler considerare con equità la situazione. Voglia­
mo ora mostrare una parte dei misfatti dei laici. Innanzi
tutto sarebbe necessario un editto comune ed un'ordinan­
za concorde della nazione tedesca contro la sovrabbon­
danza ed il costo dei vestimenti, per i quali tanta nobiltà
e popolo impoveriscono. Dio ci ha dato a sufficienza co­
me ad altri paesi, lana, pellicce e lino e tutto il resto che
serve a vestire in modo decoroso e conveniente per cia­
scuna condizione, per cui non abbiamo bisogno di sperpe­
rare pazzamente tanti favolosi tesori per sete, velluti, ori
e tutto quello che è proprio degli stranieri . lo stimo che,
anche se il papa non derubasse noi tedeschi con le sue in­
sopportabili spoliazioni, avremmo purtuttavia anche troppi
di cotesti segreti predoni, quali sono i mercanti di sete e
L'uomo della Chiesa 77

di velluti. Vediamo infatti che per causa loro ognuno vuoi


essere pari all'altro ; cosl nasce e si accresce tra noi, come
ben meritiamo, la superbia e l'invidia, le quali unitamente
alle altre calamità scomparirebbero, se la prudenza ci fa­
cesse stare contenti e grati dei beni che abbiamo da Dio.
« Sarebbe necessario anche diminuire il consumo delle
spezie. Anche questa è una delle grandi navi con cui vie­
ne portato via il danaro della terra tedesca. Per grazia di
Dio da noi cresce roba a sufficienza per mangiare e bere
- preziosa e buona - come in ogni altro paese. lo certo
sembrerò sostenere cose pazz.e ed impossibili , quasi volessi
opprimere il grande commercio ed i mercanti. Ma io faccio
la mia parte : e se la comunità non si emenda, si emendi
ciascuno per sé e a suo gradimento. . .
« Ma la calamità maggiore della terra tedesca è senza
dubbio il prestito ad interesse. Se non ci fosse, più di uno
dovrebbe smettere di comperare le sue sete e velluti, ori,
spezie e tutte le altre raffinatezze. Esistente da non più di
cent'anni, ha già ridotto in miseria, rovina e sventura
quasi tutti i prìncipi, conventi , città, nobiltà ed eredi. Se
rimarrà per altri cento anni, non sarà possibile al popolo
tedesco conservare nemmeno un quattrino e dovremo si­
curamente divorarci a vicenda. I l diavolo lo ha escogitato,
e il papa ha agito male convalidandolo in tutto il mondo.
« Perciò qui io prego e scongiuro: ciascuno consideri la
rovina propria, dei propri figli ed eredi, che ormai non
rumoreggia più davanti alla porta, ma dentro la sua stessa
casa; e imperatore, principi, signori e città facciano in
modo che tale usura sia maledetta e proibita in futuro,
senza curarsi minimamente se il papa con tutto il suo
diritto o antidiritto, vi si opponga, e se con quel danaro
si fondino prelature o conventi . . .
« Si dovrebbe anche mettere un freno alla bocca dei
Fugger e dei loro degni compari. Come è possibile, come
può essere giusto e caro a Dio che in una vita d'uomo si
debbano accumulare in un solo mucchio cosl grandi tesori
regali? lo non so di calcolo, ma non mi posso raffigurare
come con cento fiorini se ne possano ricavare venti all'an-
78 CHE COSA HA ' VERAMENTE ' DETTO LUTERO

no; insomma un fiorino tira l'altro, e ciò non si ricava dal­


la terra o dal bestiame, laddove la ricchezza non risiede nel­
la destrezza umana, ma nella benedizione di Dio. Affido
ciò a coloro che reggono il mondo. Io, come teologo, non
devo punire altro che l'apparenza malvagia e scandalosa.
« Infine, inoltre, l'eccesso nel mangiare e nel bere , per
il quale noi tedeschi, come per nostro vizio particolare, non
godiamo buona fama nei paesi stranieri . Non è assoluta­
mente possibile emendare ciò con prediche , tanto è pene­
trato e ha preso mano. Il danno alla borsa sarebbe il mi­
nore, se non seguissero ad esso altri vizi : omicidio, di­
vorzio , furto, dispregio di Dio e tutti gli altri peccati . . .
« Non è doloroso infine , che noi cristiani dobbiamo te­
nere tra noi liberi e pubblici bordelli , mentre tutti quanti
siamo stati votati alla castità dal battesimo? Ben so quel­
lo che parecchi obbiettano a riguardo , né è facile espel­
lere da un popolo un'abitudine ormai invalsa nell'uso, per
cui è preferibile questo, piuttosto che fanciulle o giovani
maritate o donne anche più onorevoli vivano nel pec::ato .
Ma il reggimento temporale e quello ecclesiastico non do­
vrebbero studiare la maniera di provvedere a ciò per una
via non tanto pagana? E se il popolo d'Israele poté sus­
sistere senza tali vergogne, come non potrebbe fare al­
trettanto il popolo cristiano ? E come tante città, paesi ,
villaggi e mercati possono fare senza tali bordelli, perché
non Io potrebbero le grandi città?
« Con gli articoli trattati qui e più sopra ho inteso addi­
tare quante buone opere possa compiere l'autorità secolare
e quale sia l'ufficio di ogni autorità, affinché ciascuno ap­
prenda quanto sia grave reggere e tenere un posto elevato .
Che gioverebbe un reggitore, per sé santo come S. Pietro,
ove non si preoccupasse assiduamente di giovare ai suoi
sudditi riguardo a questi articoli ? La sua stessa autorità
lo condannerebbe, perché l'autorità è tenuta a cercare il
bene dei sudditi . Oh , qual rara selvaggina sarà in cielo
. .

un signore e un superiore, per tutte queste cose, anche se


avesse fondato cento chiese a Dio e risuscitato tutti i morti.
« Ma per questa volta basti così ; quanto ci sia da fare
L'uomo della Chiesa 79

da parte dell'autorità secolare e della nobiltà, a mio giudi­


zio lo dissi a sufficienza nel mio libretto sulle buone opere.
« Dio conceda a tutti noi un intelletto cristiano, e in
particolare alla nobiltà cristiana della nazione tedesca dia
un animo davvero religiooo affinché agisca per il meglio a
favore della misera Chiesa ! Amen ! » .

Occorre tenere presenti le strutture sociali dell'ultimo


medioevo per comprendere in tutta la sua ampiezza l'ef­
fetto del programma di riforma contenuto in questo libello
indirizzato alla nobiltà cristiana .
La Chiesa aveva permeato ogni aspetto della vita, aveva
tentato di imporsi agli uomini, dai più importanti ai più
modesti , dalla nascita alla morte e, con la dottrina del
purgatorio, anche al di là di questa. Non vi era settore
della vita pubblica in cui la Chiesa non avesse lo zam­
pino. La famiglia e la cittadinanza, la nobiltà ed i regnanti ,
l'istruzione e le università, l'economia e la politica, subi­
vano tutti la sua influenza. Se Lutero in questo libello
aveva affrontato i problemi di tutti i settori, non aveva
certo detto la verità con l'affascinante ingenuità dello stu­
dioso nella commovente inesperienza monacale, ma col
coraggio dell'uomo moderno che ha fiducia nell'acume del­
la propria preparazione intellettuale ed ignorando l'auto­
rità, presuntuosa custode del potere. L'aggressività della
sua intuizione e della sua espressione risulta ovviamente
condizionata dalle nozioni teologiche, dalla coscienza del
giudizio divino e dalla responsabilità dell'uomo di fronte
a Dio.
Il suo attacco al papato era massiccio, ma non andò
a vuoto ; Lutero si serviva della verità , conosceva la sto­
ria ed il cosidetto diritto canonico. Si rendeva anche conto
delle deficienze della realtà quotidiana che si estendevano
fino al lusso nella moda, del meraviglioso vestire rinasci­
mentale e dei preziosi gioielli, fino agli eccessi della ta­
vola, del bere e festeggiare ed al nuovo spaventoso feno­
meno del credito. Lutero cercò di interessare i responsa­
bili anche a queste carenze, e non solo a quelle della Chie-
80 CHE COSA HA ' VERAMENTE ' DETTO LUTERO

sa. Restava quasi sconcertato di fronte al nascente capita­


lismo e considerava 'l'indipendenza del denaro' un fatto
sicuramente diabolico. Egli non poteva ancora comprende­
re che il cristiano deve sperimentarsi nel modo più asso­
luto nelle tentazioni offerte dal denaro, nel suo uso e
nel modo di svalorizzarlo. Come un grottesco frutto della
finanza, egli immaginava che le banche, se fossero riusdte
ad influenzare la vita spirituale della Chiesa nell'attribu­
zione degli alti incarichi, avrebbero fatto di questa influen­
za nuovo oggetto di commercio, sicché alla fine una banca
avrebbe potuto rivendere con l'aiuto di crediti ad un'altra
l'influenza acquistata.
Lutero non solo ha levato la sua voce contro le ' santi­
ficate' tradizioni della Chiesa e condannato spietatamente
il degradarsi della Chiesa nella sfera del denaro e del po­
tere, ma ha avuto altresì il coraggio di provocare il mondo
sempre più autonomo dell'alta finanza e la potenza vaga­
mente anonima del denaro.
Lutero sapeva che la Chiesa aveva un potere straordi­
nario sul singolo individuo, conosceva anche a sufficienza
la paura del modesto di fronte a chi era più potente, del
debole di fronte al potente. Se il vangelo riscoperto doveva
imporsi occorreva avere il coraggio di creare forme nuove ;
se la critica della Chiesa doveva portare a utili correzioni
ed innovazioni, occorreva essere certi dei propri principi
ed essere interiormente un uomo libero.
Nello stesso periodo, nello stesso anno in cui presentava
le sue proposte rivoluzionarie di riforma ed esercitava la
sua critica fondamentale alla Chiesa attaccando la dottrina
dei sacramenti , Lutero pubblicò il libello sulla Libertà del
cristiano. Fu questo uno degli atti più salienti dell'intera
sua opera.
Egli vi sostiene che l'unico legame del cristiano con Dio
esiste nel vangelo attraverso Cristo, vincolo che costi­
tuisce nello stesso tempo la libertà dell'uomo rispetto ad
ogni potenza temporale. Con questo scritto Lutero dava a
coloro che egli invitava alla riforma, la tranquillità della
coscienza e la libertà interiore.
L'uomo della Chiesa 81

S u consiglio del principe d i Miltitz Lutero voleva invia­


re il libello sulla Libertà del cristiano a papa Leone x, ac­
compagnandolo con una lettera introduttiva. Ma l 'editore,
sperando di fare un buon affare, pubblicò per proprio con­
to la lettera di trasmissione a Leone x, costringendo Lu­
tero a scriverne . un'altra. In essa Lutero cerca di prevenire
il rimprovero di aver voluto attaccare lo stesso Santo Pa­
dre. Afferma che non intendeva minimamente farlo come
non intendeva colpire personalmente nessuno, ma solo le
false dottrine e le istituzioni nocive. Ovviamente aveva
usato parole forti, passando per acerbo. Ma anche Gesù
e Paolo avrebbero fatto questo, in particolare l'Apostolo
che « chiama cani, imbroglioni e falsificatori della parola
di Dio » diversi falsi apostoli. Se quelle orecchie delicate
avessero udito cose simili, avrebbero dovuto dire che nes­
suno fu tanto acerbo e insofferente quanto S. Paolo. E
chi è più acerbo dei profeti ? Ai nostri tempi le nostre
orecchie si sono fatte t�nto delicate, con tutta questa massa
di dannosi adulatori, che se uno non ci loda in tutto e per
tutto strilliamo subito che è troppo aspro . . . Ma a che
serve il sale se non pizzica aspramente? A cosa serve il
filo della spada, se non taglia di netto? . . . Perciò ti prego,
santo padre Leone, di voler accettare con benevolenza
queste mie scuse e di ritenermi uno che in verità non ha
mai intrapreso nulla di malvagio contro la tua persona ; uno
che non desidera altro e ti augura il massimo bene, e che
non vuoi né aver lite o contesa con alcuno per la sua vita
malvagia, ma solo per amore della verità della parola
divina. In tutte le cose sono disposto a cedere a chiunque,
ma non posso abbandonare o rinnegare la parola di Dio » .
Vero è che aveva toccato il seggio romano, cioè la cor­
te romana. e lo avrebbe fatto tuttora, soprattutto perché in
certo qual modo il papa era prigioniero di quella corte.
« Non è forse vero che sotto il vasto cielo non esiste
cosa più scandalosa, velenosa, odiosa della corte romana?
Essa supera di gran lunga i vizi dei Turchi, ed è proprio
vero che se un tempo Roma fu la porta del cielo , ora è
la bocca spalancata dell'inferno . . . » . Il Santo Padre è at-
82 CHE COSA HA 'VERAMENTE' DETTO LUTERO

torniato da adulatori che dicono il falso . « Eccomi dunque


qui, Santo Padre Leone, e prostrato ai tuoi piedi ti sup­
plico, se è possibile, di voler intervenire di persona, onde
mettere un freno agli adulatori che sono nemici della pace
e tuttavia protestano di desiderarla . Ma che io debba rin­
negare la mia dottrina è cosa da non parlarne nemmeno, e
nessuno deve chiederlo, a meno che non voglia creare
una confusione ancora maggiore ; né tollererò regole o im­
posizioni nell'interpretazione della Scrittura, poiché la pa­
rola di Dio, che insegna ogni libertà, non può né deve
essere prigioniera. Se mi vengono concessi questi due punti,
non mi si potrà poi imporre qualcosa che io non voglia
fare e tollerare con piena dedizione. Io sono nemico delle
dispute, né voglio aizzare o stuzzicare alcuno, ma non vo­
glio neppure essere provocato . . . Perciò, mio Santo Padre ,
tu non dovresti porgere as�olto ai tuoi adulatori , i quali
sussurrano che tu non sei semplicemente un uomo, ma par­
tecipi di Dio, e devi quindi comandare e dominare in tutte
le cose. Non accadrà cosl. Nulla otterrai , tu sei il servo
di tutti i servi di Dio, e sei in una condizione più mise­
revole e pericolosa di qualunque altro uomo sulla terra .
Non !asciarti ingannare da coloro che mentiscono e ti adu­
lano, dicendo che sei signore del mondo, coloro che non
ammettono che uno sia cristiano se non ti è sottomesso.
Coloro che chiacchierano che il tuo potere si estende fino
in cielo, all'inferno e nel purgatorio - essi sono tuoi
nemici e cercano di portare in rovina l'anima tua . . . Sba­
gliano tutti coloro che dicono che tu sei superiore al Con­
cilio e all'intera Cristianità. Sbagliano quanti a te solo
conferiscono il potere se non la maniera di rafforzare,
sotto il segno del tuo nome, il loro empio procedere in
mezzo alla Cristianità, come purtroppo lo spirito del male
ha operato contro molti dei tuoi predecessori . . . I nfine, af­
finché io non venga a mani vuote dinanzi alla tua San­
tità , porto con me un libretto. È un piccolo libretto, a con­
siderare la mole di carta, ma vi è contenuta l'intera " sum­
ma " di una vita cristiana, se uno ne intende rettamente il
significato ».
. . .
L'uomo della Chiesa 83

« Della libertà di un cnsttano. 1 520.


« l. Perché si possa intendere compiutamente che cosa
sia un cristiano e in che consista la libertà che Cristo gli
ha acquistata e donata, di cui San Paolo ha scritto molto,
io premetterò queste due proposizioni :
« Un cristiano è libero signore sopra ogni cosa e non
è sottoposto ad alcuno.
« Un cristiano è servo di tutte le cose ed è soggetto ad
ognuno.
« 2. Per comprendere queste due asserzioni, fra loro
contraddittorie, della libertà e della servitù, dobbiamo pen­
sare che ogni cristiano ha una duplice natura, spirituale e
corporale. Per l'anima, è detto uomo spirituale, nuovo, inte­
riore; per la carne e il sangue è detto uomo corporale,
vecchio ed esteriore. E proprio per questa differenza la
Scrittura ne parla nei termini fra loro contrastanti, come
già detto, della libertà e della servitù.
« 3 . Se noi consideriamo l'uomo interiore e spirituale,
per vedere che cosa si richiede perché egli sia e sia detto
un cristiano giusto e libero, risulta evidente che nessuna
cosa esteriore può farlo libero e giusto, qualunque nome
possa esserle dato; poiché la sua giustizia e la sua libertà,
e inversamente la sua malizia e la sua servitù, non sono
né corporali né esteriori. Che giova all'anima che il cor­
po sia indipendente, vegeto e sano, che mangi, beva, viva
come vuole? E inversamente, che danno reca all ' anima il
fatto che il corpo sia prigioniero, malato e fiacco, che sia
affamato, assetato e soffra come non vorrebbe? Nessuna di
queste cose giunge fino all'anima, per liberarla o farla pri­
gioniera, per renderla giusta o malvagia.
« 4 . Non giova quindi all'anima se il corpo indossi ve­
sti sacre, come fanno i preti e gli ecclesiastici, e neppure
se esso sia presente nelle chiese e nei luoghi consacrati; né
se esso sia occupato in cose sacre né se materialmente esso
preghi, digiuni, vada in pellegrinaggi e compia tutte le buo­
ne opere, che in ogni tempo possono effettuarsi per mezzo
84 CHE COSA HA 'VERAMENTE ' DETTO LUTERO

del corpo e nel corpo. Deve esserci tutt'altra cosa che ar­
rechi e conferisca all'anima integrità e libertà, poiché tut­
ti questi atti , opere e comportamenti può assumerli ed
esercitarli anche un malvagio, un ipocrita ed un bacchet­
tone. Anzi, da un tal genere di condotta, può derivare solo
un popolo di autentici ipo:riti. Al contrario, l'anima non
soffre alcun danno se il corpo porta vesti profane, si trat­
tiene in luoghi che non siano consacrati, mangia, beve,
non si reca in pellegrinaggio, non prega e trascura tutte le
opere che compiono gli ipocriti, ai quali abbiamo accen­
nato sopra.
« 5. Né in cielo né in terra l'anima ha altra cosa, in
cui vivere ed essere giusta, libera, cristiana, all'infuori
del Santo Vangelo, la parola di Dio predicata dal Cristo.
Egli stesso infatti dice in Giov. 1 1 : " Io sono la vita e la
resurrezione ; chi crede in me, vive in eterno" e parimenti
in Giov. 1 4 : " Io sono la via, la verità e la vita ", e cosi
Matteo 4 : " L'uomo non vive solamente del pane ma di
tutte le parole che escono dalla bocca di Dio " . Dobbiamo
quindi essere convinti che l'anima può fare a meno di
ogni cosa, ma non della parola di Dio, e che senza la pa­
rola di Dio nessuna cosa le giova . Quando invece ha la
parola di Dio, essa non ha bisogno di nient'altro ; trova
in questa appagamento, nutrimento, gioia, pace, luce, intel­
letto, giustizia, verità, sapienza, libertà, ed ogni bene in
abbondanza . . .
«Cristo è disceso sulla terra non per altro ufficio che
per predicare la parola di Dio. Anche tutti gli apostoli, ve­
scovi, preti ed altri sacerdoti non sono eletti ed istituiti per
altra cosa, anche se, purtroppo, all'epoca nostra avvenga
diversamente.
« 6. E se domandi : Qual è dunque questa Parola che
concede cosl indicibili grazie, e come devo farne uso? Ti
rispondo: Non è altro che quanto è stato predicato da
Cristo ed è contenuto nel Vangelo. Ed essa deve essere ed
è tale che tu senta il tuo Dio dirti come tutta la tua vita
e le tue opere non sono niente al cospetto di Dio, e come
dovresti invero essere perduto insieme a tutto ciò che è
L'uomo della Chiesa 85

in te. La qual cosa se veramente credi, che cioè sei colpe­


vole, devi inevitabilmente disperare per te e riconoscere
vera la sentenza di Osea ( 1 3 ,9 } : " O Israele, niente è in
te tranne la tua perdizione, in me solo è il tuo aiuto " .
M a affinché tu possa uscire fuori d a te, vale a dire dalla
tua perdizione, Egli ti manda il Suo diletto Figliolo Gesù
Cristo e ti fa dire per mezzo della Sua Parola vivente e
consolatrice : Dovrai abbandonarti a Lui con ferma fede e
confidare nuovamente in Lui. In tal modo, per questa fede
ti saranno rimessi tutti i tuoi peccati, la tua perdizione sa­
rà vinta e tu sarai fatto giusto, veritiero, pacifico, pio,
adempiente a tutte le leggi e libero da tutte le cose. Come
dice S. Paolo ( Rom., l } : " Il giusto cristiano vive della sua
sola fede" ; e ( Rom., 1 0 ) : "Cristo è il fine e l'adempi­
mento di tutte le leggi per coloro che credono in Lui " . . .
« 1 0 . Dunque noi constatiamo che l a fede basta a u n
cristiano e che egli non h a bisogno d i alcuna opera per
essere giusto; e se non ha più bisogno di alcuna opera, al­
lora egli è certamente svincolato da tutti i comandamenti
e da tutte le leggi; e se egli è svincolato, è certamente li­
bero. Questa è appunto la libertà cristiana , la sola fede la
quale comporta non già che noi possiamo restare oziosi
o fare il male, ma che non abbiamo bisogno di alcuna
opera per arrivare alla giustificazione e alla beatitudine ; su
ciò torneremo in seguito più a lungo . . .
« 1 8 . D a tutto ciò impariamo che non basta predicare la
vita di Cristo e l'opera sua come fosse storia o cronaca;
e tanto meno si può tacere di lui e predicare al suo posto
il diritto ecclesiastico oppure le leggi e le dottrine di altri
uomini. Vi sono molti che leggono e predicano Cristo in
modo tale da provare compassione per lui ed odio per gli
ebrei. Al contrario, Cristo deve essere predicato in modo
tale che la fede in me ed in te venga mantenuta ed accre­
sciuta. Orbene, la fede riesce mantenuta ed accresciuta in
me, se mi viene predicato perché Cristo è disceso sulla
terra, come lo si deve usare e godere, che cosa egli mi ha
portato e donato. Ma ciò avviene solo quando si spieghi
rettamente la libertà cristiana che abbiamo da Lui ' e come
86 CHE COSA HA 'VERAMENTE' DETTO LUTERO

noi siamo fatti, re e sacerdoti, signori sopra tutte le cose,


e come tutto ciò che facciamo sia gradito al cospetto di
Dio ed ascoltato, come sin qui vi ho detto . . .
« 1 9 . Basti dunque quanto s i è detto sull'uomo interiore
e sulla sua libertà e giustificazione. Non c'è bisogno di
alcuna legge né di opere buone, che anzi ne avrebbe danno
chi presumesse di poter essere fatto giusto per mezzo di
queste cose. Veniamo ora all'altra parte, cioè all'uomo este­
riore. Qui vogliamo rispondere a tutti coloro che si scan­
dalizzano per i nostri discorsi precedenti, e sogliano dire
cosl : " Se invero la fede è tutto ed è sufficiente da sola a
farci pii, perché mai allora vengono comandate le buone
opere? Noi vogliamo invece starcene allegri e non far niente".
No , caro il mio uomo, non cosl ! Sarebbe giusto agire in
tal modo se tu fossi soltanto un uomo interiore, fatto inte­
ramente spiritualmente ed interiore, ciò che invece non
potrà avvenire fino al giorno del Giudizio. È e rimane sul­
la terra soltanto un innalzamento ed accrescimento che
verrà compiuto perfettamente solo nel mondo di là. Per­
ciò l'Apostolo chiama questa " primitias spiritus " , vale a
dire i primi frutti dello spirito ; dunque vale per questa
parte la proposizione menzionata più sopra : " Un cristiano
è servo e schiavo, ed a tutti sottoposto " . Significa che per
la parte in cui è libero non è tenuto a far nulla, per la
parte in cui è servo deve compiere ogni specie di cose. In
qual modo ciò avvenga lo vedremo or ora.
« 20. Sebbene l'uomo interiormente, secondo l'anima,
sia sufficientemente giustificato attraverso la fede ed abbia
tutto ciò che deve avere, questa fede e questa sufficienza
egli deve però sempre accrescere fino all'altra vita ; nondi­
meno egli rimane ancora in questa vita corporale sulla
terra e deve governare il proprio corpo e praticare con la
gente. Allora cominciano le opere, allora gli è impossibile
rimanere ozioso , allora il corpo deve essere addestrato ed
esercitato con digiuni, veglie, fatiche e con ogni temperata
disciplina, perché diventi obbediente conforme all'uomo in­
teriore ed alla fede e non ostacoli né resista, come ha co­
stume di fare, quando non viene frenato. L'uomo interiore
L'uomo della Chiesa 87

è unito a Dio, è contento, giulivo per amore di Cristo,


che ha tanto fatto per lui, e pone ogni sua gioia nel po­
tere, a sua volta, servire Dio in libero amore gratuita­
mente. Ma ecco che trova nella sua carne una volontà recal­
citrante che vuole servire il mondo e ricercare ciò che le
piace ; e la fede, che non può soffrire questo, le si av­
venta alla gola animosamente per soffocarla e arrestarla.
Così S. Paolo dice, in Rom., 7 : " Io ho diletto nella vo­
lontà di Dio secondo l'uomo interiore ; ma trovo nella mia
carne un'altra volontà, che mi vuole imprigionare nel pec­
cato " . . . Ed ancora, in Gal., 5 : " Tutti coloro che apparten­
gono al Cristo, crocifiggono la loro carne con i suoi viziosi
appetiti " .
« 27 . Dunque un cristiano, essendo come Cristo suo
signore integro e soddisfatto, deve essere contento della
sua fede ed accrescerla sempre, poiché essa è la sua vita,
la sua pietà e la sua beatitudine . . . Egli deve pensare così :
poiché Dio Padre gli ha concesso tutto con Cristo : " Per
un simile padre che mi ha colmato dei suoi copiosi ed ine­
stimabili beni, voglio liberamente e con gioia e spontaneità
compiere ciò di cui egli si compiace e diventare, nei con­
fronti del mio prossimo, un cristiano quale Cristo è stato
per me . . . Vedi dunque che dalla fede scaturisce l'amore e
la gioia verso Dio, e dall'amore una vita libera, volente­
rosa e gioiosa di servire il prossimo senza compenso . . . Ve­
diamo dunque che è davvero vita alta e nobile la vita di
un cristiano, la quale purtroppo al presente non solamente
è negletta in tutto il mondo, ma non è più conosciuta né
predicata . . .
« 2 9 . M a io voglio darti u n consiglio; vuoi fare una
fondazione, pregare, digiunare? non farlo con l'intenzione
di procurare quakhe bene a te stesso ; dà invece liberamente,
affinché altri possano goderne, e fallo per il loro bene:
cosi sarai un autentico cristiano. A che ti servirebbero
i tuoi beni e le tue buone opere, che ti sono superflue, per
governare e curare il tuo corpo, dal momento che ti basta
la fede, con la quale Dio ti ha dato ogni cosa? Ecco, i beni
di Dio devono fluire dall'uno all'altro ed essere messi in
88 CHE COSA HA ' VERAMENTE ' DETTO LUTERO

comune, in modo che ognuno si prenda cura del prossi­


mo, come se si trattasse di se stesso . . . Da Cristo essi flui­
scono in noi, da Lui che si è incaricato di noi nella sua
vita, come se fosse stato quello che noi siamo. E da noi
essi devono fluire in coloro che ne hanno bisogno, anzi
fino al punto che io devo porre davanti a Dio anche la mia
fede e giustizia per il mio prossimo, per coprire i suoi
peccati, prenderli su di me e non comportarmi altrimenti
che se essi fossero miei, proprio come Cristo ha fatto
per noi tutti. Ecco, questa è la natura dell'amore , quando
esso è sincero. Ma esso è sincero, quando sincera è la fede.
Perciò il santo Apostolo, in I Cor., 1 3 , assegna all'amo­
re il compito di non cercare il proprio interesse, ma quello
del prossimo.
« 30. Da tutto ciò segue la conclusione che un cristiano
non vive già in se stesso, ma in Cristo e nel suo prossimo :
in Cristo mediante la fede ; nel prossimo mediante l'amore.
Per la fede egli si eleva sopra se stesso in Dio, per l'amo­
re egli da Dio ridiscende al di sotto di se stesso, rima­
nendo pur sempre in Dio, e nell'amore divino, come ap­
punto dice Cristo, in Giov., l : " Vedrete i cieli aperti e
gli angeli salire e scendere sul Figlio dell'uomo " . Ecco ,
questa è la vera cristiana libertà spirituale, che libera il
cuore da tutti i peccati, le leggi e i comandamenti, che
sovrasta ad ogni altra libertà, come il cielo alla terra .
Dio ci conceda di bene intenderla e conservarla ! Amen ! ».

Il terzo grande scritto riformatore del 1 520 fu il De


captivitate Babylonica ecclesiae, di circa 85 pagine a stam­
pa. Lutero lo pubblicò in latino, perché destinato ai teo­
loghi e studiosi e perché, in alcuni punti, specie in quelli
riguardanti l'ordine ed il matrimonio, trattava argomenti
che la gente incolta poteva difficilmente capire , o meglio,
facilmente fraintendere. Ma la prudenza non giovò molto.
Uno degli avversari di Lutero, il francescano Thomas Mur­
ner, ne pubblicò infatti solo un anno dopo ( 1 52 1 ) una
traduzione in lingua tedesca.
Nell'epistola, Lutero affrontava i problemi di fondo,
L'uomo della Chiesa 89

suscitando una polemica di fronte alla quale la disputa sul­


l'indulgenza era un semplice battibecco. Nel corso della di­
scussione di Lipsia col professor Eck, e dell' " interroga­
torio " del cardinale Caetani, Lutero si era reso conto che
era importante conoscere a fondo la s truttura fondamentale
della Chiesa. Questa struttura era determinata dalle doti
spirituali e dagli atti della Chiesa, come pure dalla dog­
matica che ne derivava. Essa si estendeva come una ragna­
tela sull'intera vita dell'individuo, e perfino sulla proble­
matica più intima delle decisioni personali fra uomo e
donna. Trasformando la fede in legge, la gerarchia eccle­
siastica aveva raggiunto una posizione di forza, dalla quale
imponeva ai laici di ogni classe sociale l'obbedienza asso­
luta, minacciandoli , all'occorrenza, di bando e interdizione.
La struttura della Chiesa è caratterizzata dalle parole e
dai sacramenti. E proprio i sacramenti si prestavano ad
errori di interpretazione obiettiva e ad essere usati come
strumenti del potere. Lutero li riassume ad espressione e
forma della fede che sfocia nella comunione con Cristo,
nella quale anche i credenti trovano la loro unione. La
personalità ecclesiastica di Martin Lutero viene messa in
risalto proprio dalla inesorabilità con la quale egli verifica,
come teologo e come docente, la struttura della Chiesa
alla luce della Sacra Scrittura ; è il coraggio dell'uomo mo­
derno che ritrova la ragione della fede, e respinge come
pura invenzione umana, non vincolante per ragioni di­
vine, tutto quanto non riusciva a riscontrare in questa
verifica. Lutero anela costantemente alle verità fondamen­
tali, che egli, vinto da Cristo, trova nelle parole di Cristo.
Compie un'elaborazione rigorosa dei momenti costitutivi
del sacramento: la promessa, il segno, la fede. Conclude
con una definizione del concetto sacramentale, severa ed
allineata con le Scritture, e riduce il numero dei sacra­
menti a due. Lutero intuisce chiaramente che questa con­
cezione avrebbe influito sulla Chiesa in tutti i suoi aspetti.
Il rituale della Messa, compendio di una prassi secolare ,
acquista un senso nuovo, perché Lutero vi addita gli ele·
menti non avallati dal Nuovo Testamento. Fra essi l'idea
90 CHE COSA HA 'VERAMENTE ' DETTO LUTERO

sacrificale, il pensiero magico-dogmatico dell' opus opera­


tum {cioè che se l'esecuzione del rito è corretta, il risul­
tato viene raggiunto automaticamente ), e, in diretta rela­
zione con esso, il carattere dell'opera, cioè la convinzione
di acquisire meriti presso Dio, celebrando o pagando una
messa . Lutero vuole che la messa sia in lingua tedesca ,
perché secondo lui la parola di Dio non si identifica col
latino. Egli sa che questa parola ha echeggiato anche in
�braico ed in greco. Perché allora non predicarla e can­
tarla in tedesco ? Attraverso Gesù Cristo che l'ha istitui­
ta, la mensa eucari stica promette il perdono dei peccati ,
e prepara chi vi si accosta alla vita eterna , alla vita con
Dio ; e, se affrontata con fede, lo trasforma in fonte
d'amore .
Motivi biblici rivelano a Lutero che il matrimonio non
è un sacramento. Egli lo libera quindi dall'aureola di falsa
santità in cui era stato avvolto , e lo sottrae alle leggi
ecclesiastiche ; riscontra l'essenza naturale che lo costitui­
sce e rileva che in esso il solo elemento che trascende la
natura è la promessa che due creature si scambiano e che,
appunto perché promessa, è di fronte a Dio indissolubile .
Anche qui Lutero precorre i tempi.
« La Cattività babilonese della Chiesa, preludio di Mar­
tin Lutero .
<( lnnanzitutto nego che i sacramenti siano sette : per il
momento ne tratterò tre : il battesimo, la penitenza, l'eu­
carestia. Confermo che tutti questi sono stati falsati e sfrut­
tati in modo indegno dalla curia romana, mentre tutta la
Chiesa è stata privata della sua libertà. Naturalmente se
volessi fedelmente seguire la Scrittura, dovrei trattare di
un solo sacramento e di tre segni sacramentali .

l. L'eucarestia
<( Esporrò qui il risultato delle mie meditazioni sulla
somministrazione di questo sacramento. Quando pubblicai
il mio sermone sull'eucarestia, tenevo per vera l'opinione
comune, non preoccupandomi affatto dei diritti del papa .
L'uomo della Chiesa 91

Ma ora, provocato, sfidato, anzi, trascinato per i capelli


nella polemica, dirò ciò che penso . . .
« l nnanzitutto deve essere lasciato d a parte i l sesto ca­
pitolo del Vangelo di Giovanni. Non vi accenna neppure
con una sillaba all'eucarestia, non solo per il fatto che
tale sacramento non era stato ancora istituito, ma soprat­
tutto perché le parole del passo ed il loro significato fanno
intendere chiaramente che Cristo alludeva, come ha già
detto prima, alla fede nel Verbo incarnato. Infatti egli
dice : " Le mie parole sono spirito e vita " mostrando di
riferirsi al cibo spirituale che dà vita a chi se ne nutre,
mentre i Giudei credevano che si trattasse di cibo ma­
teriale e disputavano con lui . Me nessun cibo dà vita, se
non la fede, che è veramente nutrimento vivificante del­
l'anima. Anche Agostino dice : " Perché prepari i denti
e lo stomaco ? Credi e sarai saziato " . Il cibo del sacra­
mento non sempre dà vita, poiché molti si accostano ad
esso indegnamente. Non si può quindi concludere che qui
Cristo ha voluto parlare del sacramento . . .
« Due sono i punti che con tutta chiarezza trattano que­
sta cosa: il Vangelo, con l'episodio dell'ultima cena, e
Paolo I Cor., 1 1 . Vogliamo guardarli ! Matteo, Marco
e Luca sono concordi nell'affermare che Cristo diede a
tutti i discepoli il sacramento per intero ; è altrettanto
certo che Paolo ha tramandato ambedue i capitoli, e nes­
suno è mai stato tanto sfa:ciato da negarlo. Matteo narra
che Cristo non disse a proposito del pane : " Mangiate
tutti " , ma disse del calice: " Bevetene tutti " ; Marco non
dice : " Tutti mangiarono " , ma " Tutti ne bevvero" ;
con ciò tutti e due gli Evangelisti dunque riferiscono il
'tutti' al calice, non al pane, come se lo Spirito Santo
avesse previsto la futura distinzione, tra laici e sacerdoti
per cui ai primi il calice sarebbe stato vietato, mentre
Cristo voleva che a tutti fosse concesso . . .
« Se tutti devono bere del calice e non s i può rite­
nere che ciò sia stato detto solo per i sacerdoti , è un
sacrilegio impedire ai laici l'uso del calice, quando lo
chiedono, anche se lo facesse un angelo disceso dal cielo.
92 CHE COSA HA ' VERAMENTE ' DETTO LUTERO

L'affermazione che è stato lasciato all'arbitrio della Chiesa


decidere sotto quale specie la comunione debba essere
data ai laici, non ha fondamento nella Scrittura . . . Questo
mi ha impedito di condannare le teorie dei Boemi [gli
Ussiti ] * i quali, buoni o malvagi che siano , hanno la
parola e l'esempio di Cristo dalla loro parte . Noi invece
né l'una, né l'altra, ma solo quel vano argomento che è :
" La Chiesa h a ordinato cosl ! " , quando non l a Chiesa,
ma i tiranni di essa , senza il suo consenso, che è il con­
senso del popolo di Dio, hanno voluto così . . .
« Concludo , pertanto, che è cosa da sacrileghi e tiranni
negare l 'uso delle due specie ai laici, servendosi di una
autorità che non hanno nemmeno gli angeli , figuriamoci il
papa o un Concilio ; quindi nemmeno il Concilio di Co­
stanza. Se dovesse aver valore la sua autorità, deve avere
valore anche quella del Concilio di Basilea * " \ che deli­
berò in modo diverso, concedendo dopo lunghe discus­
sioni l 'uso delle due specie ai Boemi , come dimostrano
ancora gli annali e le lettere del Concilio. . .
« La prima cattività del sacramento dell'eucarestia
riguarda dunque la sua sostanza ed integrità, di cui ci
privò la tirannide romana. Non dirò che peccano contro
Cristo quelli che fanno uso solo di una certa specie , per­
ché Cristo non ha ordinato di adoperarne una determi­
nata, ma ha lasciato la decisione all'arbitrio di ognuno,
quando disse : " Ogni qual volta farete questo, lo fa­
rete in memoria di me ! ". Peccano invece quelli che
proibiscono di dare a chi le chiede le due specie. La
colpa non è dei laici, ma dei sacerdoti . Il sacramento
non deve essere privilegio dei sacerdoti, ma di tutti, ed
i preti non ne sono padroni, ma ministri, tenuti a dare
* Seguaci di Jan Hus, il precursore della riforma in Boemia,
professore di teologia all'università di Praga, che per la sua dottrina
sulla chiesa fu condannato nel Concilio di Costanza ( 1414-1418) e
pubblicamente arso vivo nel luglio 1415. Egli e i suoi seguaci pre­
tesero che nell'eucarestia venisse dato ai fedeli anche il calice ;
'sotto ambedue le forme' (sub utraque specie) significa : pane e vino.
** Il Concilio di Basilea ( 1431-1439) che per primo delimitò la

potenza del papa ; più tardi perse ogni importanza.


L'uomo della Chiesa 93

le due specie a chiunque le chieda, ogni volta che le


chieda. Se negano tale diritto ai laici , privandoli di esso
con la forza, sono tiranni, e i laici senza colpa rimangono
privi di una delle due specie ; sono salvati però dalla
fede e dal desiderio del sacramento completo . . .
« L a seconda cattività del medesimo sacramento è meno
grave, poiché riguarda la coscienza. Ma non vi è nulla
di più pericoloso che prendere qui una posizione. Mi
chiameranno seguace di Wicliff [John Wicliff, il riforma­
tore della chiesa inglese, morto nel 1 384, che contestò
la transustanziazione ] ed eretico in mille modi. Che im­
porta? Da quando il vescovo di Roma ha cessato di essere
tale per diventare tiranno, non temo i suoi decreti ; per­
ché so bene che non è in suo potere fare nuovi articoli
di fede, come non è in potere di un Concilio in generale .
« Tempo fa, quando studiavo la teologia scolastica, tro­
vai occasione di meditare leggendo un commento al IV
libro delle Sentenze [di Pietro Lombardo] del cardinale
Cambray [ il famoso teologo Pietro d'Ailly, morto nel
1425 ] , che afferma con grande acutezza, che sarebbe molto
più verosimile, senza introdurre miracoli superflui, rite­
nere che sull'altare ci sono vero pane e vero vino, non
solo i puri accidenti - se la Chiesa non avesse delibe­
rato diversamente. In seguito, considerando quale Chiesa
abbia deliberato cosl, cioè la Chiesa di Tommaso, quindi
aristotelica, sono divenuto più audace e, mentre prima
ero nell'incertezza, mi sono convinto della prima opinione,
per cui nel sacramento dell'altare c'è vero pane e vero
vino, in cui si trovano la vera carne ed il vero sangue
di Cristo, non diversamente e non meno di come pensano
essi che si trovino sotto gli accidenti. Cosi decisi, vedendo
che le opinioni dei tomisti - pur approvate dal papa
e dal Concilio - rimangono opinioni e non diventano
articoli di fede, anche se discendesse un angelo dal cielo
a dire altrimenti. Infatti ciò che si afferma senza fondarsi
sulla Scrittura o sulla rivelazione, può essere accettato
come opinione, ma non costituisce materia di fede. Il
parere di Tommaso non è fondato né sulla Scrittura,
94 CHE COSA HA 'VERAMENTE' DETTO LUTERO

né sulla ragione, tanto che mi pare abbia addirittura


ignorato la filosofia e la dialettica di Aristotele. Aristo­
tele infatti tratta degli accidenti e della sostanza in modo
diverso da quello tenuto da Tommaso ; mi dispiace che un
uomo cosi dotto abbia tentato di dimostrare la verità
della fede servendosi della filosofia di Aristotele, anzi
andando contro di essa, senza averla capita, cercando di
edificare una costruzione infelice su di un fondamento an­
cora più infelice !
« Io lascio che ognuno si ritenga libero di seguire
l 'una o l'altra opinione. Mi propongo soltanto di liberare
dagli scrupoli di coscienza chi teme di essere eretico quan­
do ritiene che sull'altare ci sono vero pane e vero vino.
Costui sappia che senza pericolo per la salvezza del­
l'anima può ritenere vera l'una o l'altra interpretazione . . .
« Ciò che avviene nel sacramento, avviene anche in
Cristo. Infatti perché la divinità abiti carnalmente nella
natura umana, non è necessario che questa sia transustan­
ziata cosi che la divinità abbia sede nelle apparenze del­
l'umana natura, ma entrambe le nature sono presenti inte­
gralmente. Perciò si dice in verità : " Quest'uomo è Dio,
questo Dio è uomo ".
« E se la filosofia non lo intende, l'intende la fede.
E l'autorità della parola di Dio è maggiore della nostra
capacità intellettiva. Cosi, perché nel sacramento ci siano
vero corpo e vero sangue, non è necessario che il pane
ed il vino siano transustanziati e che Cristo si trovi negli
accidenti , ma, rimanendo contemporaneamente tutti e due,
si dice giustamente : " Questo pane è il mio corpo, questo
vino è il mio sangue ", e viceversa. Voglio attenermi a que­
sta credenza, in ossequio alla santa parola di Dio, che non
permetterò sia travisata dai cavilli umani e piegata ad altri
significati : essa non proibisce ad altri di seguire l'opinione
:he si trova nelle Decretali, al capitolo "Firmiter" * , purché
* Le disposizioni dei papi nelle raccolte delle decretali venivano

citate con la parola iniziale. Una tale raccolta famosa, come fon­
damento del diritto ecclesiastico o canonico, era quella di Grego­
rio IX nell'anno 1234.
L'uomo della Chiesa 95

non pretendano che le loro opinioni siano accettate da


noi come articoli di fede.
« La terza cattività di questo sacramento è il terribile
abuso per cui si è giunti alla fermissima convinzione
che la messa è un'opera buona ed un sacrificio. Da questo
abuso sono derivati infatti altri, fino ad estinguere com­
pletamente la vera fede nel sacramento, trasformandolo in
mercato, in mercimonio, in lucroso contratto. Cosl è av­
venuto che si fa commercio di comunioni, suffragi, meriti,
anniversari, memorie ed altri affari del genere, vendendo ,
comperando, contrattando; anzi , su questo mercato si fon­
da per intero il sostentamento dei preti e dei frati.
« Affronto qui un errore grave, che credo sia impos­
sibile sradicare. Esso si fonda su di un uso antico di
secoli e sull'unanime consenso e che sarebbe necessario
mutare e abolire la maggior parte dei libri che ora fanno
testo e anzi si dovrebbe cambiare l'aspetto della Chiesa,
introducendo, o piuttosto reintroducendo, un cerimoniale
completamente diverso. Ma il mio Cristo vive, e si deve
osservare con maggior diligenza la parola di Dio che
non l 'opinione di tutti gli uomini e degli angeli. Io farò
il mio dovere, accingendomi a mettere in chiaro le cose,
manifestando la verità disinteressatamente come l'ho rice­
vuta, senza odio per alcuno. Ognuno poi provveda alla sua
salvezza, io farò in modo che nessuno mi possa attribuire
la colpa della sua incredulità e ignoranza del vero . . .
« Le parole con cui Cristo istituì il sacramento sono l e
seguenti : " Mentre cenavano, Gesù prese il pane, lo bene­
disse, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo : Pren­
dete e mangiate, questo è il mio corpo che sarà dato
a voi. E prendendo il calice rese grazie e lo diede loro
dicendo : Bevetene tutti ! Questo calice è il nuovo testa­
mento del mio sangue, che per voi e per molti s arà
sparso in remissione dei peccati. Fate questo in memoria
di me ! " .
« Esaminiamo dunque che cosa significhi testamento ed
avremo inteso che cosa sia la messa, quale l'uso di essa,
frutti , gli abusi. Senza dubbio si chiama testamento la
96 CHE COSA HA ' VERAMENTE ' DETTO LUTERO

promessa di chi sta per morire, promessa con cui definisce


la sua eredità ed istituisce gli eredi. Il testamento com­
porta pertanto: l ) la morte del testatore ; 2 ) la promessa
di un'eredità e 3 ) la designazione dell'erede . . .
« Vedi dunque che ciò che noi chiamiamo messa è la
promessa della remissione dei peccati, promessa fatta da
Dio, rafforzata dalla morte del figlio di Dio . . . Da ciò
è evidente quale sia l'uso legittimo della messa e quali
gli abusi , quale sia la sua degna preparazione e quale
invece l 'indegna. Se è una promessa, come si è detto,
non ci si accosta ad essa né con le opere, né con le nostre
forze, né per merito alcuno, ma per mezzo della sola fede .
E' quindi chiaro che la salvezza dell'anima dipende dal­
la fede con cui ci si accosta alla parola di Dio, il quale,
prescindendo da ogni nostro merito, con misericordia
del tutto gratuita ed immeritata , ci viene incontro offren­
doci la parola della sua promessa . . .
« Da ciò s i deduce che per celebrare degnamente la
messa non si richiede altro se non la fede nella promessa
di Dio, nella veridicità delle parole di Cristo e la certezza
che questi beni immensi sono stati donati all'uomo . . .
« Promessa e fede devono essere insieme . Senza l a pro­
messa non si può credere a niente, senza la fede però la
promessa non ha valore, poiché viene confermata e adem­
piuta in noi dalla fede.
« I sacerdoti hanno fatto una buona opera del testa­
mento di Dio, che comunicano e offrono, mentre do­
vrebbero considerarlo solo un bene ricevuto.
« Ma tu dirai: Come, hai forse intenzione di sovver­
tire tutte le tradizioni e le credenze delle chiese e dei mona­
steri, tradizioni su cui si sono fondati per tanti secoli,
avendo istituito sul fondamento della messa anniversari ,
suffragi, applicazioni, partecipazioni, eccetera, cioè pingui
guadagni ? Rispondo: proprio questo è il motivo che mi
ha indotto a trattare della cattività della Chiesa. Cosl il
sacro testamento di Dio è stato ridotto ad un sacrilego
commercio attraverso le dottrine e le opinioni di uomini
scellerati che, abbandonata la parola di Dio, ci hanno
L'uomo della Chiesa 97

posto innanzi. come articoli di fede . le loro invenzioni,


corrompendo il mondo intero. Che cosa importano il nume­
ro e la potenza di coloro che errano? La verità è più
forte di loro.
« È certo dunque che la messa non è un'opera comu­
nicabile ad altri, ma è come si dice, oggetto di fede par­
ticolare, che ciascuno deve alimentare e rafforzare. Un
altro errore deve essere eliminato, errore molto più dif­
fuso e visibile: l'opinione che la messa sia un sacri­
ficio offerto a Dio. Anche le parole del canone sem­
brano esprimere questa opinione, dove è detto: " Questi
doni, queste offerte, questo santo sacrificio " , e più avanti :
" Questa offerta " . Cosl in modo chiarissimo si chiede
che riesca accetto a Dio il sacrificio, come fu gradito il
sacrificio di Abele, eccetera . Perciò Cristo viene definito
vittima dell'altare . . .
« A questi errori, profondamente radicati, s i devono
coraggiosamente opporre le parole e l'esempio di Cristo.
Infatti, se non crediamo che la messa consiste nella pro­
messa di Cristo, come suonano chiaramente le Sue parole,
togliamo significato a tutto il vangelo e perdiamo ogni
nostro confronto. Non dobbiamo permettere che alle parole
di Cristo si contrappongano altre dottrine, anche se discen­
desse un angelo dal cielo per insegnarcele, poiché in esse
non si tratta neppure vagamente di opere buone o di sacri­
ficio. Inoltre, l'esempio di Cristo è dalla nostra parte.
Infatti , Cristo, istituendo nell'ultima cena questo sacra­
mento e facendo il suo testamento, non offerse se stesso
a Dio padre, né volle compiere con esso un'opera buona
a favore di altri, ma, sedendo a mensa, a ciascuno diede
il medesimo testamento e ne mostrò il simbolo. Quanto
più la messa è simile alla prima di tutte, cioè alla messa
che Cristo celebrò nell'ultima cena, tanto più è cristiana.
E la messa di Cristo fu semplice, senza pompa di para­
menti , di gesti, di canti e di altre cerimonie, e pertanto
Cristo non l'avrebbe affatto istituita se fosse stato neces­
sario offrirla a Dio come sacrificio . . . » .
98 CHE COSA HA 'VERAMENTE' DETTO LUTERO

2. Il sacramento del battesimo


In questo capitolo Lutero parla della forza purifica­
trice dal peccato del battesimo e della fede in questo
sacramento . Si rivolge di nuovo direttamente al lettore :
« Vedi che ricchezza possiede il cristiano, cioè chi ha
ricevuto il battesimo : anche volendo, non può perdere la
sua salvezza , sia pure coi peggiori peccati , purché non si
rifiuti di credere. Nessun peccato può indurlo alla dan­
nazione, fatta eccezione per la miscredenza. Tutti gli altri
peccati , se la fede ritorna o rimane salda nella promessa
divina fatta a chi riceve il battesimo , sono in un attimo
sommersi dalla fede medesima, anzi dalla veracità di Dio,
che non può rinnegare se stesso , se tu lo riconoscerai
ed avrai ferma fiducia nella sua promessa . La contrizione,
la confessione dei peccati , la soddisfazione e tutte le
altre invenzioni umane ti abbandoneranno ben presto,
anzi ti renderanno più infelice, se, immemore della di­
vina verità, ti sarai fondato su di esse. Vanità delle vanità,
afflizione dello spirito sono tutte le cose compiute fuori
della fede nella verità di Dio . . .
« A che serve scrivere tanto intorno al battesimo e non
far capire che è necessaria la fede nella promessa? Tutti
i sacramenti furono istituiti per rafforzare la fede, eppure
non ne parlano ; cosicché , uomini sacrileghi giungono al
punto di affermare che l'uomo non deve essere certo
della remissione dei peccati e della grazia dei sacramenti !
Con le loro empietà conducono a rovina il mondo intero,
distruggendo il sacramento del battesimo , su cui si fonda
la più alta forza della nostra coscienza . . .
« Né può essere vero che nei sacramenti non v i è al­
cuna potenza, e che siano dei segni della grazia ; tali
cose si dicono sul conto della fede perché non s1 conosce
il perdono divino . . . » .

3. Il sacramento della penitenza


In terzo luogo parlerò del sacramento della penitenza.
<<

Argomento a proposito del quale, con dispute e trattati


L'uomo della Chiesa 99

già pubblicati, in cui ho esposto sufficientemente ciò che


penso, mi sono inimicate molte persone. Esporrò ora in
breve il mio pensiero, per mettere in evidenza la tiran­
nide che pesa su questo sacramento non meno che sul­
l'eucarestia . In questi due sacramenti, che offrono occa­
sione per far denaro, l 'avarizia dei pastori ha infierito
con incredibile mercimonio sul gregge di Cristo . . . Confes­
sione e soddisfazione sono diventate le fucine principali
del guadagno e della violenza. Nella confessione è neces­
saria, senza dubbio, la remissione dei peccati, comandata
da Dio. Ma l 'istituzione della confessione è provata nel
modo più certo dal cap. 1 8 del Vangelo secondo Matteo,
in cui Cristo insegna che si deve riprendere, denunziare ed
accusare il fratello che erra e, se non ascolterà, allontanarlo
dalla comunità. Allora 'ascolterà' il rimprovero quando,
accettando la correzione, riconoscerà e confesserà il suo
peccato.
« La confessione segreta, come viene fatta ora, sebbene
non trovi conferma nella Scrittura, tuttavia mi piace mol­
tissimo e la stimo utile, anzi necessaria, né vorrei che
non ci fosse ; anzi mi rallegro che sia stata istituita
nella Chiesa di Cristo, poiché è l 'unico conforto per
le coscienze tormentate. Infatti, manifestati i nostri rimorsi
al fratello ed avendogli rivelato in spirito fraterno la
colpa nascosta , riceviamo dalla sua bocca una parola di
conforto detta da Dio. Ascoltandola con fede, ritroviamo
la pa::e nella misericordia di Dio, che ci rivolge la sua
parola per mezzo del fratello. Soltanto mi empie d'orrore
che la confessione sia stata asservita al tirannico dominio
dei papi. Infatti riservano a sé i peccati occulti e si arrogano
il diritto di assolverli loro stessi [ casus papales ed episco­
pales] . . Anzi, questi sacrileghi tiranni riservano a sé
.

le cose di minore peso, come le ridicole invenzioni con­


tenute nella bolla Coena Domini * , lasciando alla turba dei
* La bolla Coena Domini venne letta nel 1 364, il giovedì santo,

nella basilica lateranense. In essa sono enumerati, tra l'altro, peccati


la cui assoluzione è riservata al papa ; in questi rientrano : l'appellarsi
in un Concilio contro una assoluzione papale, oltraggiare un Car­
dinale, bloccare il rifornimento dei viveri alla corte romana, ecc-
100 CHE COSA HA ' VERAMENTE ' DETTO LUTERO

sacerdoti quelle di maggiore importanza . . . Perciò io non


dubito che sia assolto dai suoi peccati chiunque confes­
sandoli, spontaneamente o indotto dal rimprovero, chie­
derà perdono in presenza di un fratello, qualsiasi cosa
vaneggi a questo proposito la prepotenza dei vescovi,
avendo Cristo dato a qualsiasi suo fedele la facoltà di
assolvere ».

4. La cres1ma

Qui Lutero ricorda l'episodio del Nuovo Testamento in


cui Cristo mette la mano sul capo dei fanciulli e in cui
gli apostoli trasmettono ai sacerdoti lo Spirito Santo con
l 'imposizione della mano. Però in tutto ciò egli non
vede un sacramento, poiché nessun ordine di Cristo impone
di considerare sacra una tale procedura, come l'ultima cena .
Lutero continua :
« È sufficiente considerare la cresima come un rito
ecclesiastico o una cerimonia sacramentale, simile a quella
con cui si consacra l'acqua o altre cose. Infatti, se ogni
altra cosa creata può essere consacrata con preghiere,
perché a maggior ragione non si dovrebbe consacrare
l'uomo? Tuttavia, siccome queste cose non hanno una pro­
messa divina, non dobbiamo considerarli sacramenti della
fede. Essi non sono causa di salvezza ; mentre invece i sa­
cramenti salvano coloro che credono nella divina promessa».

5. Il matrimonio

« Il matrimonio non solo è considerato sacramento


senza alcuna conferma nella Scrittura, ma è diventato una
beffa di quelle medesime tradizioni per le quali si afferma
che è un sacramento.
« Abbiamo detto che in ogni sacramento è contenuta
la parola della divina promessa, a cui deve prestare fede
chi riceve il sacramento ; ma il solo simbolo non può
essere ritenuto sacramento. Tuttavia non si legge in nes­
sun luogo che abbia ricevuto la grazia di Dio chi abbia
L'uomo della Chiesa 101

preso moglie. Anzi, neppure un simbolo è stato istituito


da Dio nel matrimonio . . .
« Inoltre, essendo esistito il matrimonio fin dalla crea­
zione del mondo ed esistendo ancora, anche presso gli
infedeli, non ci sono ragioni per definirlo sacramento
della Nuova Legge e della sola Chiesa. I matrimoni degli
antichi padri non erano meno sacri dei nostri, né meno
veri sono quelli degli infedeli in confronto con quelli
dei credenti ; eppure non vedono nel matrimonio un
sacramento. Inoltre, anche tra i cristiani vi sono coniugi
sacrileghi, peggiori di qualsiasi pagano. Perché presso di
noi si deve parlare di sacramento e non presso i pagani? . . .
« Mi diranno : l'Apostolo afferma ( Efes., 5 ) : " Saranno
due in una carne sola; questo è un grande sacramento " .
Tu dunque oserai andare contro l'evidente insegnamento
dell'Apostolo! Rispondo che questo argomento deriva da
interpretazione affrettata e superficiale. Tutta la Sacra
Scrittura non attribuisce alla parola sacramento il significato
con cui la usiamo noi, ma le dà un valore molto diverso.
Infatti significa sempre cosa sacra, segreta e nascosta, non
simbolo di cosa sacra. [Qui Lutero fa riferimento all'ese­
gesi di I Cor., 4, l ; I Tim. , 3 , 1 6 ; I Cor., 2 , 7 ] . Paolo attri­
buisce alla parola sacramento e mistero il significato di
saggezza dello spirito nascosta nel mistero . . . Il sacramento
è mistero, è cosa nascosta che viene comunicata con le
parole ma preso con la fede del cuore. Nel nostro capitolo
si tratta proprio di questo ( E/es., 5 } : " Saranno due in una
carne sola; questo è un grande sacramento ". Mentre essi
ritengono che ciò sia detto del matrimonio, Paolo lo disse
parlando di Cristo � della Chiesa e lo spiegò chiara­
mente dicendo: " Ma io parlo di Cristo e della Chiesa " .
Ecco come costoro van d'accordo con Paolo ! Paolo dice
di parlare di un grande sacramento a proposito di Cristo
e della Chiesa, quelli attribuiscono le sue parole all'uomo
e alla donna. Se è lecito interpretare cosl la Scrittura, non
c'è da meravigliarsi se si possono trovare in essa cento
o quanti si voglia sacramenti . . .
« Che cosa diremo ora delle sacrileghe leggi umane alle
102 CHE COSA HA ' VERAMENTE ' DETTO LUTERO

quali questa condizione di vita istituita da Dio è stata


piegata e asservita? Buon Dio fa orrore gettare lo sguardo
sulla temerità dei tiranni di Roma, che spezzano e ricon­
giungono matrimoni a capriccio . Dio mio, il genere umano
è stato proprio dato in pasto alla loro sfrenata avidità,
perché ne abusino in ogni modo e perché ne facciano ciò
che vogliono per il maledetto denaro? . . .
« Ma che cosa devo dire o fare? Se volessi trattare
gli argomenti ad uno ad uno, il discorso sarebbe troppo
lungo. Tutto è così confuso, che non si sa di dove inco­
minciare, che strada tenere, dove fermarsi. Sono persuaso
che nessuno Stato può essere amministrato perfettamente
soltanto a forza di leggi . Se il magistrato sarà prudente,
amministrerà ogni cosa meglio col buon senso che con
le leggi. Se non sarà saggio, ispirandosi alle leggi non
farà altro che danni, non sapendo servirsene né mode­
rade a tempo opportuno.
« Perciò più che delle leggi, ci si deve preoccupare che
all'amministrazione dello Stato siano preposti uomini sag­
gi e buoni; saranno essi le leggi migliori, se saranno pre­
parati a giudicare i vari casi con viva giustizia. Se la
conoscenza della legge divina è accompagnata dal buon
senso, inutile e nocivo è avere leggi scritte . Soprattutto
vale però : l'amore non ha bisogno di leggi . . .
« L'unione dell'uomo e della donna è di giurisdizione
divina ed è valida anche se è avvenuta contro le leggi
umane ; anzi le leggi umane devono cedere ad essa . Se
l'uomo lascia padre e madre per unirsi alla moglie, quanto
più sarà giusto che calpesti le frivole ed inique leggi
degli uomini, per unirsi alla sua donna ! Ed il papa e il
vescovo o l'ufficiale che scioglie un matrimonio contratto
contro le leggi umane, è un anticristo, un nemico della
natura, opera contro la maestà di Dio e contro la Sua
legge : " Quelli che Dio ha unito, l'uomo non divida " . . .

« Quando viene contratto un matrimonio non devono


essere tenute in alcun conto le stupidaggini della paternità,
maternità e fraternità spirituali . Chi ha inventato la pa­
rentela spirituale, se non la superstizione umana? Ma
L'uomo della Chiesa 103

se non è lecito al battezzante o al padrino sposare la


battezzata, perché è permesso al cristiano sposare una cri­
stiana? Forse è più importante la parentela che deriva dal
simbolo del sacramento, che quella che deriva dalla sostan­
za del sacramento ? . . . Anche più vana è la parentela legale,
ed anche questa è stata posta sopra il diritto divino.
Io non sono d'accordo nel considerare un impedimento
neppure la differenza di religione, per cui non è lecito
sposare una donna non battezzata neppure sotto condi­
zione che si converta. Chi ha fatto questa proibizione?
Dio o l'uomo? Chi ha dato agli uomini la facoltà di im­
pedire il matrimonio in queste condizioni ? . . . Il pagano
Patrizio sposò Monica, madre di S. Agostino, cristiana.
Perché oggi non si deve poter fare lo stesso ? . . .
« Anche l'impedimento costituito dall'ordinazione sacer­
dotale è una pura creazione umana , anche se i sostenitori
della curia strepitano che il matrimonio può per essa
venir spezzato, sempre ponendo le loro leggi sopra quelle
divine. Io non parlo del sacerdozio quale è oggi , ma so
che Paolo comanda che il vescovo abbia una sola donna ;
perciò non può essere spezzato il matrimonio del diacono,
del prete, del vescovo, o dell'appartenente a qualsiasi
ordine, sebbene Paolo ignori le gerarchie sacerdotali che
abbiamo oggi . Vadano al diavolo queste maledette leggi
umane che si sono introdotte nella Chiesa solo per molti­
plicare i pericoli , le sventure, i peccati . Il matr : monio
tra il prete e sua moglie è legittimo ed indissolubile ,
comandato dalla legge divina. Che cosa importa se uomi­
ni sacrileghi lo vietano o tentano di scioglierlo con la loro
tirannica volontà? Sia pure illecito per gli uomini, è lecito
davanti a Dio, la Cui legge, anche contro le leggi umane,
ha maggior forza » .
...

Riguardo al problema del matrimonio con un impotente,


Lutero dice:
« Espongo il seguente caso : se una donna sposata ad un
uomo impotente non possa o non voglia, con le testimonian­
ze e i pettegolezzi che comporta un processo, provare in
104 CHE COSA HA 'VERAMENTE ' DETTO LUTERO

tribunale l'impotenza del marito, ma desideri aver figli, o


non sappia rassegnarsi alla continenza, io propongo che le
sia concesso di ottenere il divorzio per sposare un altro,
essendo sufficiente la testimonianza dell'esperienza a pro­
vare l'impotenza del marito ; se questi si oppone, io pro­
pongo che col consenso di lui, che non è un marito, ma
un semplice coabitante, possa aver rapporti con un altro,
per esempio col fratello del marito, rimanendo occulta l'u­
nione, ed essendo la prole attribuita al padre putativo.
Questa donna è da considerarsi in grazia di Dio? Io rispon­
do di sì, perché l'ignoranza dell'impotenza del marito ren­
de nullo il matrimonio, e se la tirannide delle leggi non
permette il divorzio, la moglie è libera per legge divina,
e non può essere costretta alla continenza. Perciò l'uomo
deve rinunziare al suo diritto e lasciare la moglie ad un
altro.
« Se l'uomo non consente a separarsi da lei , prima di
!asciarla bruciare nel desiderio o di permetterle l'adulte­
rio, io consiglierei che fuggisse con un altro in un luogo
lontano e sconosciuto . . . Ma se ciò avviene senza che egli
lo sappia o contro la sua volontà, giudichi la libera ra­
gione cristiana [ christiana et libera ratio ] quale dei due
abbia recato maggior danno all'altro . . .
« S i discute se sia lecito il divorzio. Io lo detesto al
punto che preferirei la bigamia, ma non oso dire se è
lecito o no. [ Segue una citazione di Matteo, 5 , 32 ] . Cri­
sto dunque ammette il divorzio solo in caso di adulterio.
Perciò è evidente che il papa erra quando concede il di­
vorzio per altri motivi, e nessuno deve considerarsi sicuro
se ha ottenuto il divorzio più per temerario arbitrio dei
pontefici che per legittima concessione. Ancor più mi me­
raviglia che costringano al celibato l'uomo che si è sepa­
rato dalla moglie, non permettendogli di prenderne una
seconda. Se Cristo concede il divorzio in caso di adulte­
rio e non costringe nessuno alla castità, e se Paolo pre­
ferisce che si sposi piuttosto che bruciare, sembra oppor­
tuno concedere che al posto della donna ripudiata se ne
prenda un'altra. Volesse il Cielo che la questione fosse defì-
L'uomo della Chiesa 105

nita, in modo da poter dare aiuto a coloro che senza colpa


sono costretti alla castità, a quelli cioè che sono stati ab­
bandonati dall'altro coniuge, il quale può starsene lontano
anche dieci anni o non ritornare più. Mi tormentano que­
ste situazioni, di cui mi appaiono quotidiani esempi, sia
che ciò avvenga per la malvagità del demonio, che per di­
sprezzo della parola divina.
« Io non posso da solo decidere su questo argomento
contro la volontà di tutti, ma vorrei che si riferisse a que­
sto caso il passo I Cor. , 7 : " Se il traditore se ne va, vada
pure. In tal caso il fratello o lo sorella non sono legati" .
Qui l 'Apostolo concede che non si trattenga l 'infedele fug­
giasco e permette a chi è rimasto fedele di prendersi un
altro compagno.
« Perché non dovrebbe valere lo stesso principio se il
fedele ( fedele di nome, di fatto infedele ) abbandona la mo­
glie non avendo alcuna intenzione di ritornare ? I o non
ci vedo differenza . . . Però in questa materia non voglio de­
cidere, sebbene io desideri che la cosa sia definita, poiché
non c'è niente che mi tormenti di più al presente, e con
me altri. Ma non voglio che la cosa sia definita dall'auto­
rità del papa o dei vescovi ; se due uomini dotti ed onesti
si mettessero d'accordo e decidessero in nome di Cristo,
io preferirei il loro giudizio alle decisioni dei Concili, quali
sono convocati ai nostri tempi, potenti per numero ed au­
torità, privi però di dottrina e di santità. Sospendo il giu­
dizio su questo argomento, finché non abbia udito il pa·
rere di un altro » .
6 . L'ordine
« La Chiesa di Cristo ignora questo sacramento Inven­
tato dalla chiesa del papa. Infatti non solo non contiene
alcuna promessa di grazia, ma tutto il Nuovo Testamento
non ne fa cenno neppure con una parola. È ridicolo con­
siderare sacramento quello che non si può dimostrare isti­
tuito da Dio. Non che io pensi doversi condannare un rito
celebrato da tanti secoli, ma non vorrei che nelle cose
sacre si introducessero invenzioni umane e non vorrei che
1 06 CHE COSA HA ' VERAMENTE' DETTO LUTERO

fosse permesso dichiarare istituito da Dio ciò che Dio non


ha ordinato, per non riuscire ridicoli agli avversari. Vor­
rei che fosse ben chiaro e fondato sulla Sacra Scrittura
ciò che riteniamo articoli di fede, il che non possiamo
affermare neppur lontanamente per il sacramento in que­
stione.
« La Chiesa non ha facoltà di stabilire nuove promesse
divine di grazia, come pretendono alcuni, per i quali non
avrebbe minore autorità ciò che la Chiesa ha stabilito di
quanto Dio ha voluto, essendo [ la chiesa ] ispirata dallo
Spirito Santo. La Chiesa trae origine dalla promessa di Dio
completata dalla fede e dalla medesima è alimentata e
mantenuta, cioè è sostenuta dalle promesse di Dio, non
viceversa. La parola di Dio sta sopra la Chiesa . . .
« La Chiesa non può promettere la grazia - cosa che
soltanto Dio può fare - e neppure istituire sacramenti.
Anche se avesse la facoltà di farlo, non ne deriverebbe,
necessariamente, che l'ordine è un sacramento. Infatti chi
sa quale è la Chiesa ispirata da Dio, quando decidono que­
ste cose solo pochi vescovi o teologi? È possibile che essi
non rappresentino la Chiesa e che cadano in errore, come
avvenne spesso per i concili e particolarmente per quello
di Costanza, che commise gli errori più sacrileghi . . . Solo
l'insegnamento della parola di Dio fa il sacerdote e il ve­
scovo . . .
« Perciò chiunque dichiara di essere cristiano, sia certo
che siamo tutti ugualmente sacerdoti e che abbiamo tutti
il medesimo potere riguardo all'insegnamento del vangelo
ed ai sacramenti, ma a nessuno è permesso servirsene sen­
za il consenso della comunità - ciò che è comune, a
tutti non può essere usurpato da alcuno singolarmente,
finché non ne abbia l'incarico dalla comunità - e il sa­
cramento dell'ordine, se c'è, non è altro se non il rito con
cui si è chiamati al ministero ecclesiastico. Il sacerdozio
propriamente non è che l 'insegnamento della parola di Dio,
della parola dico, non della legge, ma del vangelo . . . Cioè
colui che ignora o non predica il vangelo non solo non
è sacerdote o vescovo, ma una peste della Chiesa che sotto
L'uomo della Chiesa 1 07

il falso nome di sacerdote e di vescovo soffoca il vangelo


e sotto la pelle della pecora si comporta . nella Chiesa,
da lupo » .
7 . L'estrema unzione
« I nostri teologi hanno fatto due aggiunte al rito per
cm s1 ungono gli ammalati : una, quando l'hanno chiamato
sacramento, l'altra quando hanno aggiunto al sostantivo
'unzione' l'aggettivo ' estrema'. Cosl che il sacramento del­
l'estrema unzione non deve essere somministrato se non
a chi versa in pericolo di vita . .
« Qui gli avversari hanno u n argomento per tapparmi l a
bocca ; la promessa e d i l segno s i fondano sull'autorità
dell'apostolo Giacomo, ed io ho detto che il sacramento
consta di due elementi : la promessa e il simbolo. Egli dice
infatti ( Giac. 5 , 1 3 e segg. ): "Se qualcuno di voi si am­
mala , chiami gli anziani della comunità, i quali preghino
per lui, ungendolo in nome del Signore. La preghiera fatta
con fede salverà l'ammalato, il Signore lo solleverà e se
sarà in peccato gli sarà rimesso " . Ecco, dicono la pro­
messa della remissione dei peccati e il segno dell'olio !
« Io dico, se mai si è vaneggiato, ciò è avvenuto in
questa occasione. Ometto il fatto che molti affermano non
essere questa epistola opera dell'apostolo Giacomo, né de­
gna dello spirito apostolico . . . Tuttavia, se anche fosse del­
l 'apostolo Giacomo , io direi che non gli era lecito di sua
iniziativa istituire un �acramento, cioè dare una promessa
divina con un simbolo. Questo poteva fare soltanto Cristo» .
A questo punto Lutero deduce dal testo, che il capitolo
di Giacomo si riferisce al risanamento della malattia e non
alla morte :
« Anzi, per conoscere meglio la vigile prudenza di co­
desti teologi, osserviamo che la chiamano 'estrema' per­
ché non valga la promessa, cioè perché il sacramento non
sia tale. Se infatti è estrema non risana, ma cede dinanzi
alla malattia. Se invece risana, non può essere estrema.
Così per l'interpretazione di questi maestri si capisce che
Giacomo si è contraddetto ed ha istituito un sacramento
108 CHE COSA HA 'VERAMENTE ' DETTO LUTERO

affinché non fosse tale . La chiamano estrema, sicuri che


non è vero eh� il malato può essere guarito, come egli
voleva . Se questo non è delirio, domando che cosa è? lo
penso che questa unzione sia la stessa di cui parla Marco
nel capitolo 6, alludendo agli apostoli : "Ungevano con
olio molti ammalati - rito lasciato da tempo in abban­
dono " . . . lnfa tti Giacomo dice che la preghiera fatta con
fede aiuterà l'ammalato ; ma ciò oggi manca.
« Fortunatamente tutto coincide felicemente : essi disprez­
zano la preghiera della fede , non risanano gli ammalati,
cosi da un rito antico si sono fatti un sacramento nuovo.
« Sia sufficiente ciò che ho detto su questi quattro 'sa­
cramenti ' . So quanto dispiacerà a coloro che ritengono
doversi contare i sacramenti non fondandosi sulla Sacra
Scrittura, ma sulla volontà della curia romana; come se la
curia romana avesse creato i sacramenti e li avesse rice­
vuti dalle aule delle università [ allusione alla teologia sco­
lastica ] alle quali deve tutto ciò che ha. La tirannide pa­
pale non reggerebbe se non avesse ricevuto tanto aiuto dal­
le università . . .
« Vi sarebbero inoltre altre cerimonie che potrebbero es·
sere poste nel numero dei sacramenti, come tutte quelle
in cui vi è una promessa: per esempio la preghiera, la pa­
rola divina, la croce ... Tuttavia è parso opportuno chia­
mare sacramenti le promesse unite a simboli. Le altre, non
unite a simboli, sono pure e semplici promesse . Ne segue,
se vogliamo parlare con proprietà, che ci sono solo due
sacramenti nella Chiesa: il battesimo e l'eucarestia, poiché
solo in questi vediamo un simbolo istituito da Dio e l a
promessa della remissione dei peccati. Infatti i l sacramento
della penitenza, che io ho aggiunto a questi due, manca
di un simbolo visibile istituito da Dio e ho detto che non
è altro se non una via per tornare al battesimo . . .
« Il battesimo, l a cu i efficacia i o estendo a tutta l 'esi­
stenza, sostituirà sufficientemente tutti i sacramenti dei
quali dovremmo servirei nella vita; l'eucarestia invece è il
sacramento dei moribondi : attraverso essa ricordiamo la
morte di Cristo per imitarlo » .
L'uomo della Chiesa 109

In quel tempo lo studioso e teologo Lutero era stret­


tamente legato alla Chiesa. Finito con la disputa delle in­
dulgenze sotto il torchio del processo ecclesiastico, fu però
aiutato da una buona stella politica. Il dibattimento non
poté essere trasferito definitivamente a Roma, e quando
apparve la bolla Exsurge Domine, del 1 5 giugno 1 520, con
la quale gli si minacciava la scomunica, era già troppo
tardi. Il nunzio apostolico D. ]. Eck fece il possibile per
divulgare la bolla e per bruciare, come essa voleva, i libri
di Lutero. I falò più grandi arsero a Colonia ed a Ma­
gonza. L'impresa del nunzio non era però scevra di peri­
coli, perché il popolo, i cittadini, cominciarono a prendere
le parti di Lutero. Lutero rispose con un atto simbolico
spettacolare : affisse sul giornale murale dell'Università di
Wittenberg un invito rivolto a " tutti coloro che avevano
interesse allo studio della verità evangelica " , di trovarsi
alle nove del 10 dicembre 1 520 presso !a Chiesa della Cro­
cefissione, dinanzi alla porta dell'Elster, fuori le mura. Sot­
to gli occhi degli studenti e dei curiosi che si erano radu­
nati con entusiasmo, Lutero bruciò la bolla, le decretali, il
codice canonico ed altri libri pontifici. Giustificò poi l'a­
zione nella breve epistola intitolata « Perché i libri del
papa e dei suoi discepoli sono stati bruciati dal dottor Mar­
tin Lutero » ( 1 520 ). Egli vi fissa in 30 punti gli "Errori
dei libri del diritto canonico e pontificio , per i quali giu­
stamente essi vanno bruciati ed evitati " .
« l. I l papa ed i suoi accoliti non si sentono in dovere
di assoggettarsi ad obbedire ai comandamenti di Dio . . .
5 . In cuor suo i l papa pensa d i avere pieni poteri s u tutti
i diritti. . . 8 . Nessuno può punire il papa, anche se fosse
tanto cattivo da vendere al diavolo un mucchio di gente . . .
1 0 . Nessuno in terra può condannare i l papa, o le sue sen­
tenze, ma egli può condannare tutti i mortali . . » .
Nella sovranità accampata dal papa, Lutero vide inver­
tito il senso stesso della parola e del mandato di quel Cri­
s to che era venuto per aiutarci e per sacrificare la propria
vita. Questa perversione gli appariva come il segno del
l'anticristo. Essa non solo era insita nella rivendicazione di
1 10 CHE COSA HA 'VERAMENTE' DETTO LUTERO

questa sovranità e nell'esercizio del potere, ma nella con·


seguente reversione teologica della legge e delle opere della
legge. Lutero la considerava come l'antitesi teologica radi­
cale opponentesi a S . Paolo, che predica la giustificazione
senza le opere della legge, ma solo in base alla fede in
Gesù Cristo . Ai fini della sovranità, la legislazione della
Chiesa, il cosidetto 'Diritto Canonico' , era diventata lo
strumento del potere sui credenti . Ecco perché Lutero si
scaglia con tanto accanimento contro il diritto canonico.
L'altra conseguenza di questa involuzione era che il papa ,
come successore di Cristo, pretendeva di essere il padrone
del mondo, di avere il diritto eli disporre di re ed impe­
ratori e di non essere giudicato da nessuno. Lutero av­
versò in tutti i suoi scritti riformatori queste pretese in­
giuste e niente affatto cristiane, soprattutto in quelli dedi­
cati alla scomunica ed al pontificato ( 1 520 ) . Più tardi ,
quando il papa Paolo I I I annunciò un sinodo, Lutero rac­
colse negli ' Arti:oli smalcaldici' * le dottrine fondamentali
della Riforma ( 15 3 8 ). L'anno avanti, si era occupato a
fondo della Donatio Constantini * * , un documento al quale
nel Medioevo i pontefici facevano risalire il loro diritto
di sovranità non solo spirituale ma anche temporale sul­
l' Italia e su tutto il mondo occidentale. Ultima espres­
sione di questo diritto la bolla Unam sanctam di Bonifa­
cio V I I I ( 1 302 ), che, servendosi di teorie ambigue, inve­
stiva il papa della sovranità sul mondo intero e su tutti
gli imperatori e re.
Lorenzo Valla aveva scoperto e dimostrato, un secolo
prima di Lutero, che il documento era falso. Lo scritto

'� I 23 articoli sottoposti da Lutero alla dieta formata a Smalcalda


dai principi riformati nel 1537.
* * Con questo nome si designa quel documento che la Chiesa

asserì diretto nel 3 1 3 da Costantino a papa Silvestro. Con esso


l'Imperatore regolava le dignità ecclesiastiche e donava alla chiesa
di Roma quei territori che costituirono il dominio temporale dei
papi. Secondo la critica storica la confezione del documento avvenne
fra il 7° e il 90 sec. La falsità del documento fu sostenuta prima da
Nicolò da Cusa e poi dimostrata con ragioni filologiche e storiche
dall'umanista Lorenzo Valla ( 1 407-1457).
L'uomo della Chiesa 111

del Valla fu pubblicato da Ulrich von Hutten, e Lutero lo


tradusse in tedesco, lo glossò e lo commentò nel 1 5 3 7 .
Per oltre 7 0 0 anni, i papi se n e erano serviti, ingannando
la cristianità, e per sua colpa guerre sanguinose e dense
di in trighi furono combattute fra il papa e l'imperatore.
Ai tempi di Lutero, la Donatio Constantini era ancora par­
te del diritto canonico : distinctio 96 Canon Constantinus.
" L'imperatore Costantino ha dato al vescovo apostolico
di Roma la corona imperiale e la sovranità su Roma, sul
suo territorio e sul resto del mondo ad occidente del pro­
prio impero . . . D'accordo con i nostri prìncipi e consiglieri,
signori e popolo , soggetti all'imperatore ed alla chiesa ro­
mana , riteniamo ( indipendentemente da come si reputi San
Pietro, che è stato nominato Vicario del figlio di Dio in
terra ) che anche i vescovi , subordinati al principe degli
apostoli, devono avere in terra poteri e sovranità superiori
di quelli attribuiti alla maestà imperiale ". Tutto vi è re­
golamentato, perfino i particolari della residenza in Late­
rane, delle insegne imperiali della corona, dell'abito e del­
la corte. Il papa viene preposto all'imperatore. Lutero
scrive rabbiosamente:
« Finora i papi che si sono succeduti hanno esercitato ed
amministrato questo santo articolo àel sacro diritto eccle­
siastico in modo da far passare chi si rifiutava di credere
a questa diabolica fandonia e bestemmia o ha voluto dubi­
tarne, come il peggiore degli eretici » .
E colpisce con parole estremamente forti ( che oggi con­
sidereremmo fin troppo rudi ) la corruzione dei papi del
primo medio evo e di quelli del Rinascimento, a lui con­
temporanei . Lutero si indigna soprattutto per il fatto che
imperatori e re fossero costretti a baciare i piedi al papa
e ad incensarlo .

La bolla Exsurge Domine che Lutero diede pubblica­


mente alle fiamme, provava chiaramente che la chiesa del
XVI secolo non voleva ascoltare Lutero e che, anzi, lo re­
spingeva. Egli doveva procedere per la nuova via senza
e contro il governo di una chiesa, di cui egli metteva in
1 1 2 CHE COS A H A 'VERAMENTE' DETTO LUTERO

evidenza, punto per punto, tutte le deviazioni. Molti lo


approvavano. Egli non desiderava altro se non quanto la
stessa chiesa di Cristo aveva sempre perseguito fin dalla
sua costituzione : di rimuovere, cioè, le forme più materia­
listiche della liturgia e di sopprimere la manla !egalitaria
che aveva trasformato la parola di Dio in canone eccle­
siastico. Voleva, inoltre, costruire una società disposta a
seguire la parola di Dio ed a convertirsi ad una nuova
onestà verso se stessa e gli altri. I sacramenti del Batte­
simo e dell' Eucarestia garantiscono l'autenticità storica del­
l'azione di Dio nelle parole e nel Verbo incarnato, cioè
in Gesù Cristo. Questo è, in sostanza, il legame che acco­
muna tutti i cristiani, di qualsiasi confessione.
Nella sua critica del modo in cui Roma aveva elaborato
la dottrina e la prassi dei Sacramenti, Lutero aveva avver­
tito chiaramente che si sarebbe dovuta cambiare radical­
mente la forma interiore ed esteriore della chiesa, « intro­
ducendo o, meglio, ripristinando cerimonie di tipo com­
pletamente diverso » (vedi pag. 94 ) . Dato che aderivano in
molti alla sua critica e seguivano la nuova fede in Gesù
Cristo, occorreva ristrutturare anche la liturgia e la poli­
tica ecclesiastica . Anche in questo caso Lutero tratta i pro­
blemi che emergono dalle necessità di tutti i giorni. I suoi
scritti sono ancora tanto vivi, proprio perché sempre con­
tra hunc o ad hoc.
La cittadina di Leisnig, dell'elettorato di Sassonia, aveva
cominciato molto presto a prendere sul serio il nuovo corso.
Fin dal 1 522, l'aristocrazia, la borghesia e la popolazione
rurale si erano scelti un parroco ed un predicatore evan­
gelici, sebbene il diritto di patronato sul luogo spettasse
al vicino convento cistercense. Si istituì un ordinamento
amministrativo per il mantenimento dei prescelti e si chie­
se a Lutero il parere sull'iniziativa . Lutero si espresse in
proposito nel 1 523, in diverse pubblicazioni, in cui dice
fra l'altro :
« Del diritto e potere di un'assemblea o comunità cristia­
na a giudicare la dottrina ed a nominare, insediare e de­
porre i suoi maestri a motivo della Scrittura - 1 523 » .
L'uomo della Chiesa 113

Fino allora, solo i l papa ed i vescovi s i erano riservati il


diritto a giudicare la dottrina. « Ma Cristo afferma il con­
trario, nega ai vescovi, agli eruditi ed ai concili sia il di­
ritto che il potere di giudicare la dottrina, concedendoli
a tutti i cristiani. Dice, infatti : " Le mie pecorelle cono­
scono la mia voce " . E ancora : " Le mie pecorelle non se­
guono gli sconosciuti, perché non conoscono la loro voce " . . .
È quindi facile capire chi abbia il diritto di giudicare la
dottrina. Il papa, i vescovi, gli eruditi e tutti hanno il po­
tere di insegnare ; ma sono le pecorelle a dover giudicare
se la voce che ascoltano è quella di Cristo o di altri. Quali
obiezioni possono sollevare, in proposito, coloro che non
sanno fare altro che ripetere : " Concilia, Concilia" . Si deve
in ogni caso prestare ascolto agli eruditi, ai vescovi, alla
moltitudine, seguire i vecchi usi e costumi ? Pensi forse
che la parola di Dio debba cedere il passo alle vecchie
usanze, alle tradizioni ed alle gerarchie ecclesiastiche? Mai !
Quindi , lasciamo pure (·he i l papa e d i concili deliberino e
legiferino come meglio credono ; ma siamo noi, e non essi
a dover giudicare se la parola ascoltata è veramente quella
di Dio, e quindi debbono ritirarsi e sentire la nostra pa­
rola » . La comunità e, individualmente, ciascuno di noi è
responsabile della dottrina : il suo ordinamento differisce
da quello temporale. Lutero ccmmenta ( l Tess., 5 ) così :
« Verificate tutto e conservate le cose buone ! Egli non
vuole conservare alcuna dottrina o legge che non sia stata
esaminata ed avallata dalla Comunità che l'ascolta.
« La verifica non riguarda i maestri , ma sono i maestri
che devono dire prima che cosa debba essere verificato.
Anche in questo caso, dunque, si è tolto ai maestri il di­
ritto di giudicare, per darlo ai discepoli, creando una situa­
zione del tutto diversa da quella che esiste nella società
temporale : a questo mondo, i padroni impongono ciò che
vogliono ed i sudditi devono assoggettarvisi. Ma fra voi ,
dice Cristo, non deve essere cosi. Fra i cristiani ognuno è
giudice dell'altro e, a sua volta, ad esso sottomesso. I ti­
ranni clericali, invece, hanno trasformato il Cristianesimo
in autorità temporale » .
1 14 CHE COSA HA 'VERAMENTE' DETTO LUTERO

Poco dopo, sugli esempi avuti da Tommaso Mi.inzer e


dagli anabattisti, Lutero si era reso conto dei pericoli insiti
nella situazione contingente, soprattutto del fanatismo che
minacciava di dilagare ovunque. Ma egli ha fiducia che la
parola di Dio, accolta con serietà e lucidità, abbia la forza
necessaria per indi::are la retta via. In ogni caso, egli ha
conferito al cristiano, cioè al cosiddetto laico, la capacità
fondamentale, perché prevista dallo stesso Vangelo, di giu­
dicare in virtù della parola di Dio i maestri e le dottrine
e quanto vi è di giusto e di ingiusto nelle comunità cri­
stiane.
Occorre fondare diversi nuovi istituti , di carattere anche
finanziario ed economico, per la nomina ed il manteni­
mento del parroco e per l'istituzione degli uffici parroc­
chiali evangelici. Lutero approva l' 'ordinamento di Lei­
snig ' , che gli era stato sottoposto, con alcune argomen­
tazioni pregiudiziali nell'epistola « Istituzione di un ordi­
namento comune. 1 523 » .
La cosa più importante era quella d i riordinare l a Litur­
gia. In tutti i problemi di forma, di strutturazione non­
ché di modifica della tradizione, Lutero è molto cauto e
prudente. Nel breve scritto: « Del regolamento liturgico
nel Comune. 1523 » è detto fra l'altro:
« Il culto e l'ufficio della predicazione, come vengono
attuati oggi, hanno entrambi un'origine prettamente cri­
stiana. Ma esattamente come l'ufficio della predicazione è
stato corrotto dai tiranni clericali, cosi lo è stata la litur­
gia dagli ipocriti. E, come non vogliamo sopprimere la
predicazione, ma solo riportarla nei suoi giusti limiti, cos}
non è nostra intenzione abrogare la liturgia, ma solo ri­
condurla alla giusta prassi . . . Per prima cosa, occorre sa­
pere che l'assemblea cristiana non dovrà più riunirsi se non
per ascoltare la parola di Dio e per pregare, e nella for­
ma più concisa possibile » .
Solo dopo molti indugi, Lutero fece pubblicare col titolo
La Messa tedesca, il regolamento liturgico, adottato a Wit­
tenberg fin dall'autunno 1525. Nella prefazione si legge:
« Voglio, innanzitutto raccomandare, per amor di Dio,
L'uomo della Chiesa 1 15

a tutti coloro che leggeranno e vorranno adottare questo


regolamento liturgico, di non trasformarlo assolutamente in
un canone coercitivo o di irretire o ingannare, con esso,
la coscienza di alcuno, ma di decidere secondo il proprio
gradimento, in piena libertà cristiana del come, del quan­
do, del dove applicarlo. Non intendiamo, infatti, distribui­
re questo regolamento con l'idea di voler dominare o go­
vernare qualcuno con delle leggi, ma solo perché da ogni
parte ci viene chiesta la Messa e la liturgia tedesche e
perché hanno destato molte lagnanze e scandalo il modo
estremamente difforme, nel quale viene oggi celebrata la
nuova Messa, in cui tutti seguono sistemi diversi, chi nel­
l'intenzione di fare bene, chi per saccenteria, per introdur­
re delle novità ed entrare cosi nella considerazione del
prossimo. Nella libertà cristiana, infatti, sono pochi coloro
che non ne abusano per proprio piacere e tornaconto in­
vece di servirsene per glorificare Dio e per rendere mi­
gliore il prossimo. Benché l'uso di questa libertà costi­
tuisca un fatto di coscienza, e non sia possibile limitarla
o negarla, occorre tuttavia vigilare affinché essa sia e ri­
manga al servizio dell'amore e del prossimo. Ma quando
succede che le discordanze nella prassi cominciano ad irri­
tare e confondere la gente, allora spetta a noi, intervenire
e fare o non fare il possibile perché la gente diventi mi­
gliore e non si adombri con noi. Poiché questo regola­
mento del tutto esteriore non vuole affatto condizionare la
coscienza davanti a Dio ma essere utile al prossimo, dob­
biamo cercare, per l'amore predicato da S. Paolo, di avere
unanimità di sentimento e, per quanto possibile, modi ed
atteggiamenti conformi, come si conviene a dei cristiani
che hanno avuto un unico battesimo ed il medesimo sacra­
mento, dato che a nessuno Dio ne ha riservato uno parti­
colare. Non voglio pretendere che ::oloro che già hanno
un proprio regolamento buono, o che per grazia di Dio
ne possono compilare uno migliore, lo lascino per seguire
noi. Non pretendiamo che tutta la Germania debba neces­
sariamente adottare proprio il nostro regolamento di Wit­
tenberg » .
1 16 CHE COSA HA ' VERAMENTE' DETTO LUTERO

La parte più nobile ed importante della liturgia è, per


Lutero, il sermone e la dottrina. Nella strutturazione del
culto, egli distingue due cerchie di fedeli : la maggiore, che
comprende i laici, e quella più ristretta, che comprende
coloro « che più seriamente vogliono essere cristiani » .
« Nelle domeniche conserviamo pure per i laici i paramenti,
l'altare e le candele finché non si consumino o non ci
piaccia cambiarli. Ma chi vuoi fare altrimenti lo faccia
pure. Nella Messa vera, tra cristiani puri, l'altare non
dovrebbe restare com'è, ed il sacerdote dovrebbe essere
rivolto verso l'assemblea, come senza dubbio lo era Cristo
nell'ultima cena. Lo si attui con pazienza » .
4. Il pedagogo

MARTIN LuTERO aveva avuto la severa educazione patriar­


cale, caratteristica dell'epoca. Nel Medio Evo, il comanda­
mento cui veniva data la maggiore importanza, era appunto
il quarto : "Onora il padre e la madre".
Lutero, che aveva scelto la vita monastica contro la vo­
lontà paterna, rimase quindi profondamente addolorato sen­
tendosi rinfacciare dal padre montanaro, al quale chiedeva
il consenso a posteriori, proprio questo comandamento .
Lutero si rendeva conto che Vangelo e legge erano indis­
solubili l'uno dall'altra, e l'educazione era ormai diventata
generalmente necessaria per essere uomini moderni , dalle
concezioni scientifiche, e per essere cristiani coscienti . Da
questa nozione e da questo senso di responsabilità, egli trasse
le sue idee e capacità pedagogiche. Divenne un pedagogo di
prim'ordine, perché sapeva attenuare con l'amore i rigori
della legge, perché vedeva nel bambino il futuro uomo.
Intuiva che era giunto il momento di riformare tutto l'ordi­
namento scolastico, comprese le università , e capiva che non
era più competenza dei principi occuparsi del nuovo e più
proficuo sistema di istruzione, ma delle città in espansiçme.
Ai rappresentanti ed ai responsabili di queste città egli
sottopose quindi le sue preoccupazioni e le sue proposte :

« Ai borgomastri ed alle autorità di tutte le città tedesche,


perché istituiscano e gestiscano scuole ::ristiane. 1 524.
« . . . Cari Signori, lungimiranti e saggi ! Sono ormai sco­
municato ed al bando da tre anni, e se temessi gli ordini
umani più di quelli divini, dovrei tacere . Molti in Germania,
grandi e piccoli, continuano quindi ad osteggiare i miei di­
scorsi ed i miei scritti al punto da provocare addirittura
spargimenti di sangue. Ma Iddio mi ha aperto la bocca ed
ordinato di parlare, mi assiste fattivamente ; e, quanto più
1 18 CHE COSA HA 'VERAMENTE ' DETTO LUrERO

essi sbraitano, tanto più aiutano la nostra causa a consolid�rsi


ed a diffondersi anche senza mia diretta partecipazione. E
poiché, come dice il Salmo 2, se ne ride e fa gioco del loro tu­
multuare, chiunque non sia completamente rimbecillito deve
rendersi conto che la nostra causa è la causa di Dio. In essa
si manifesta, infatti, la parola e l'opera di Dio, che diventa
sempre più grande quando la si vuole perseguitare e far
tacere . . .
« I n primo luogo stiamo vedendo chiaramente lo stato di
abbandono in cui versano oggi le scuole in Germania; le
scuole superiori decadono, i conventi diminuiscono . . ».
.

I conventi, dice Lutero, sono fortemente screditati dal


comportamento di frati e monache. E la gente si sta chie­
dendo se vale ancora la pena di far studiare i figli , se non
possono più diventare preti, frati o suore. Finirà che nes­
suno studierà e la gioventù si perderà . Ed è proprio quello
che spera Satana .
« Nessuno », esclama Lutero, « nessuno si rende conto di
quanto sia dannoso e diabolico questo modo di fare; tutto
si svolge in modo tanto subdolo che nessuno se ne accorge
o ammette di essere causa di questa rovina , prima di poter
intervenire per scongiurarla. Abbiamo paura dei Turchi , delle
guerre e della siccità , perché tutti sanno distinguere fra
quello che è dannoso e quello che invece è utile. Ma nessuno
si accorge di quanto il demonio stia preparando, né lo teme.
E' una cosa che viene in silenzio . Se dobbiamo spendere un
giorno per combattere i Turchi , sarebbe più giusto ed utile
spenderne cento, anche se i Turchi fossero già qui, per per­
metterei di istruire sia pure un solo giovane e farne un buon
cristiano. Un solo buon cristiano è infatti meglio e più utile
di tutti gli altri uomini al mondo.
« Per amore di Dio e di questa povera gioventù Vi prego
di non sottovalutare il problema, come tanti che non si accor­
gono delle mire del demonio. E' una cosa seria ed impor­
tante, sta molto a cuore a Cristo ed interessa l'intera umanità,
che aiutiamo ed instradiamo i giovani. Facendolo, aiutiamo e
gioviamo a noi stessi ed a tutti. Cari Signori, ogni anno spen-
Il pedagogo 1 19

diamo molto per le artiglierie, per costruire strade, sentieri,


argini e per tante altre opere atte a garantire la pace mate­
riale alla nostra città e ad evitarle disagi. Perché non spen­
dere di più o almeno altrettanto per la gioventù bisognosa,
per stipendiare uno o due insegnanti in gamba?
« Il cittadino dovrebbe capirlo : Se in passato ha dovuto
rimetterei tanti quattrini e beni per le indulgenze, le messe,
le vigilie, le donazioni, i lasciti, gli anniversari, le elemosine,
le confraternite, i pellegrinaggi e roba del genere, e se da
ora in poi per grazia di Dio gli vengono risparmiati questi
furti e queste donazioni, per rendere grazie ed onore a Dio
dovrebbe, almeno in avvenire, elargirne una parte per le
scuole, da destinare all'istruzione dei bambini poveri. E sa­
rebbe denaro ben speso . . .
« Badiamo anche, come dice S . Paolo ( 2 Cor. , 6 ) a non
ricevere invano la grazia di Dio ed a non sprecare il nostro
tempo. Perché ora, in verità, Dio Onnipotente è sceso fra
noi tedeschi, donandoci un anno davvero aureo : abbiamo
oggi i migliori e più dotti giovani, versati nelle lingue ed in
tutte le arti , capaci di fare cose utili se fossero chiamati ad
istruire la gioventù. Non è forse vero che possiamo oggi
istruire un bambino di tre anni in modo tale che a quindici
o diciott'anni egli sappia più di quanto non abbiano saputo
finora le Università ed i conventi ? Che cosa hanno imparato
finora nei conventi e nelle Università, se non a diventare
asini e zucconi ? Studiano venti, quarant'anni, ma il latino
ed il tedesco non lo sanno ancora, per non parlare poi dei
molti vizi che rovinano cosi miseramente la nobile gioventù.
« Ma piuttosto di tollerare che scuole e conventi riman­
gano come sono e che non cambino i sistemi di istruzione
e di vita, preferirei davvero che i ragazzi restassero ignoranti
e muti. Uno dei miei più grandi desideri sarebbe di vedere
questi ritrovi di asini ed istituti satanici sprofondare negli
abissi o trasformarsi in scuole veramente cristiane.
« Ma poiché Dio è stato tanto prodigo con noi di grazie
dandoci una quantità di uomini capaci di educare i giovani
e di istruirli, è necessario non disperdere queste grazie al
120 CHE COSA HA 'VERAMENTE ' DETTO LUTERO

vento, né lasciare bussare invano Dio alla nostra porta. Egli


è infatti alla nostra porta . Bene per noi, se Lo facciamo entra­
re. Egli ci saluta. Beato chi gli risponde . E se lo lasciamo
andare, chi ce lo riporterà indietro ?
« Se permettiamo che le cose continuino ad andare come

sono andate finora, in modo ingrato e non certo onorevole ,


avremo a soffrire tenebre e piaghe anche più atroci . Tedeschi
cari, fate le vostre compere, dal momento che il mercato si
trova dinanzi alla vostra porta ; raccogliete, dal momento che
il sole splende ed il tempo è buono ; approfittate della grazia
e dell a parola di Dio, dal momento che sono a portata di
mano ! Perché dovete sapere che la parola e la grazia di Dio
sono come un peregrino rovescio di pioggia che non ritorna
più dove è già passato. E' già caduto sugli ebrei, ma se lo
sono fatto scappare, e sono rimasti a mani vuote . Paolo lo
portò in Grecia, m a anche là è ormai finita, ed ora i Greci
hanno i Turchi . Anche Roma ed i paesi latini l'hanno avuto
ma non l 'hanno più, ed ora, in vece sua, hanno il Papa .
Sicché neppure voi tedeschi potete illudervi di averlo per
sempre. La vostra ingratitudine ed il vostro disprezzo non
gli permetteranno di rimanere. Ecco perché chi può allun­
gare la mano per prendere, la allunghi e prenda! Le mam
pigre avranno un'annata cattiva . . » .
.

Dio h a comandato a i genitori di insegnare a i figli a di­


stinguere « qual è il loro bene, e ci chiederà conto del nostro
operato . . .
« Vi chiederete che cosa può importare a dei pubblici

amministratori ed all'autorità ciò che Dio ha detto ai geni­


rari . Ed avete ragione . Ma se non lo fanno i genitori , chi
altro deve pensarci? O dovremmo las::: i are le cose come
stanno e trascurare i bambini ? Con quali scuse, autorità ed
amministratori potrebbero rifiutare di occuparsene ? Mille
sono le ragioni per cui tanti genitori non lo fanno . Vi sono ,
per esempio, quelli non abbastanza timorati ed onesti per
farlo, pur potendo, che si irrigidiscono con i propri figli
come degli struzzi. . . Ebbene, nonostante tutto, questi bam­
bini devono pur vivere fra noi e con noi nella comunità
Il pedagogo 121

cittadina. Come può l a ragione e soprattutto l a carità cri­


stiana tollerare che crescano ignoranti e rovinino anche gli
altri giovani, finendo per danneggiare l'intera città, come è
accaduto a Sodoma e Gomorra, a Gabaon ed in tante altre
città ?
« Vi sono poi genitori, e sono la maggioranza, che non
ci sanno proprio fare e che non hanno la minima idea di
come vadano educati ed istruiti i figli. Succede perché essi
stessi non hanno imparato a fare altro nella vita , se non a
riempirsi lo stomaco, mentre invece per dare un 'educazione
conveniente ed un'istruzione adeguata ai ragazzi, ci voglio­
no persone eccezionali. Ma non dobbiamo dimenticare che
anche i genitori capaci e volenterosi non sempre hanno
tempo e modo di farlo, perché occupati in altri affari e fac­
cende, e sono quindi costretti ad affidare i figli a degli isti­
tutori . La gente modesta, tuttavia, non può permettersene
uno tutto per loro . . . spetta dunque all'amministrazione
pubblica ed all'autorità occuparsi con cura e diligenza estre­
ma dei giovani . . .
« V a bene, direte, d'accordo che le scuole servono, ma
conviene davvero che vi si insegnino il latino , il greco , lo
ebraico ed altre libere scienze ? Potremmo insegnare la
Bibbia e la parola di Dio in tedesco, e questo basta certo
per avere l'eterna salvezza ! Rispondo : purtroppo so per­
fettamente che noi tedeschi siamo e dobbiamo restare
sempre belve e bestie feroci, e se i paesi vicini ci chiamano
con questi appellativi, è perché indubbiamente ce lo meri­
tiamo.
« Mi sconcerta , però, il fatto che non diciamo mai che
non c'importa nulla della seta , del vino , delle spezie e delle
merci altrui , dal momento che in terra tedesca abbiamo non
solo vino, grano, lana, lino, legname e pietre più che suffi­
cienti per le nostre esigenze, ma anche la possibilità di pro­
curarci onore e glorie. Disprezziamo le scienze e le lingue ,
che in sostanza non fanno danno , ma ci offrono solo lustro,
benefici , onori e beni ( perché costituiscono i mezzi sia per
capire la Sacra Scrittura che per esercitare il potere su
122 C HE COS A H A 'VERAMENTE' D'ETTO LU TERO

questa terra) e viceversa non vogliamo farci mancare i pro­


dotti esteri, superflui ed inutili, per i quali [ nonostante
tutto ] siamo sempre pronti ad arrabbattarci fino all'osso .
Non hanno forse ragione di chiamarci bestie e pazzi
tedeschi ?
« E se anche le lingue non fossero utili come sono, do­
vremmo pur sempre rallegrarci ed entusiasmarci all'idea
che ora Dio è sceso proprio fra noi tedeschi, preferendoci
a tutte le altre genti , per offrirei questo suo dono tanto

nobile e delicato . . . Apriamo dunque , diletti tedeschi , gli


occhi, ringraziamo Dio per questo nobile tesoro e teniamo­
celo stretto, perché nessuno possa più togliercelo e perché
Satana non possa soddisfare la propria petulanza.
« Comunque il Vangelo sia giunto e giunga a noi ogni

giorno per opera dello Spirito Santo. dobbiamo pur am­


mettere che sono state le lingue a diffonderlo, e che sono
le lingue che debbono conservarcelo. . . Dedichiamoci alle
lingue con la stessa intensità con cui amiamo il Vangelo .
Dio avrà avuto, certo, una ragione precisa per far scrivere
le sue scritture nelle due lingue : il Vecchio Testamento in
ebraico, e quello Nuovo in greco. Le lingue che Dio non
disdegna ma che anzi ha prescelto fra tutte per diffondere
la propria parola, dobbiamo dunque onorarie anche noi più
di tutte le altre . . .
« Consentiteci di affermare che non potremo conservarci

il Vangelo senza le lingue . Le lingue sono il fodero che cu­


stodisce la lama dello spirito. Sono lo scrigno che racchiude
questo gioiello . Sono il vaso in cui raccogliamo questa be­
vanda. Sono la sala in cui troviamo l'alimento . . . Perciò è
certo che se si abbandonano le lingue, il Vangelo finisce,
giocoforza, per tramontare . . .
« E' pericoloso parlare delle cose d i Dio i n altro modo
o con parole diverse da quelle che Dio stesso ha usato . . .
« Prendiamo ora l a carne e facciamo finta che l 'anima , il

paradiso o l'inferno, non esistano. Consideriamo solo il go­


verno temporale in prospettiva umana e cerchiamo di sta­
bilire se rispetto a quello spirituale esso non abbia bisogno
Il pedagogo 123

di scuole più numerose e migliori e di gente più dotta . . .


« A questo punto, non è necessario ripetere quali sono le

caratteristiche di un governo temporale, perché possa


considerarsi rappresentativo dell'ordine e della condizione
reale. Ne ho già parlato tanto, che spero nessuno abbia più
dei dubbi. Occorre piuttosto studiare il modo migliore per
farvi accedere persone in gamba e preparate. . . Il fatto che
il mondo, anche per conservare nelle sue linee esteriori la
propria condizione materiale, ha bisogno di uomini e donne
capaci, dovrebbe essere motivo sufficiente per far sorgere
ovunque delle ottime scuole per i giovani, sia maschi che
femmine.
« Occorre dare a questi giovani l'istruzione e l'educa­

zione più adeguate per far sl che gli uomini , possano reg­
gere egregiamente le sorti di terre e genti, e le donne, edu­
care bene i figli e la servitù ed amministrare la casa. Non
dimentichiamo che gli uomini, prima di essere uomini , erano
ragazzi , e le donne, ragazze.
« Come ho detto prima , l 'uomo della strada non inter­

viene anche perché non può, non vuole e non sa farlo . Lo


dovrebbero fare i principi ed i signori, ma essi hanno la
preoccupazione di andare in slitta, di bere, di giocare a pal­
line e sono oberati dagli importanti e notevoli affari della
cantina, della cucina e dell'alcova . . . Quindi , cari consiglieri,
il compito resta a voi , che avete anche modo e potere di
farlo, meglio dei principi e dei signori » .
Lutero dà maggiore importanza all'educazione collettiva
nelle scuole che non a quella individuale in casa.
« Perciò, cari signori, dedicatevi all'opera che Dio tanto

vi chiede, che compete al vostro ufficio, e di cui i giovani


hanno tanto bisogno e della quale né il mondo , né lo spirito
possono fare a meno. Purtroppo siamo già marciti e rovinati
fin troppo nelle tenebre . . . Ed infine, tutti coloro che hanno
forza e volontà di farlo, devono preoccuparsi di istituire e
mantenere in terra tedesca, scuole del genere , e far sl che
non vadano risparmiati sforzi e denaro per aprire biblioteche
e librerie, soprattutto nelle grandi città, che hanno la pos-
1 24 CHE COSA HA 'VERAMENTE ' DETTO LUTERO

sibilità di farlo. Se vogliamo che il Vangelo ed ogni scienza


sopravvivano, essi devono essere redatti in libri e scritti ,
e rilegati . . . Ma il mio consiglio è di non raccogliere indiscri­
minatamente ogni genere di libri e di non fissarsi solo ad
ammucchiarli per averne tanti. Vorrei essere io a decidere
che non è affatto necessario raccogliere i commentari di tutti
i giuristi, le sentenze di tutti i teologhi ed i problemi di
tutti i filosofi ed i sermoni di tutti i monaci . Tutta robaccia
da eliminare senza eccezioni , per rifornire la mia biblioteca
di libri responsabili, avvalendomi della consulenza di gente
erudita . . . » .
Segue una proposta di libri da scegliere .

La scuola conventuale ad obbiettivo determinato dovrebbe


quindi essere sostituita dalla scuola statale di indirizzo uma­
nistico, e non è per caso che Lutero accenna ai risultati
dell'educazione ottenuti nella Grecia classica . Per Lutero è
ovvio che questa nuova scuola sia governata secondo lo spi­
rito cristiano. Quanto egli consideri stretto il legame fra le
due cose, egli lo dimostra con l'enfasi che pone sulla que­
stione linguistica. Perché « la lingua è il fodero che custo­
disce la lama dello spirito » . Di ordine didattico è anche la
preoccupazione relativa alle biblioteche che, essendo stru­
menti dello spirito e della vita, devono essere buone ed
amministrate con oculata competenza. Lutero ritiene :::he
la città e gli amministratori cittadini abbiano maggiore ini­
ziativa e buon senso dei principi .
Lutero fu spinto molto presto dai superiori dell'Ordine
alla carriera universitaria e divenne un docente di prim'or­
dine. Con scopi pedagogici e molta genialità egli concepì
nel 1 529 il piccolo catechismo ed il grande catechismo. I
cinque articoli di fede del piccolo ( i dieci comandamenti
con le tanto significative proclamazioni, il Credo, il Padre
Nostro, il Battesimo, l'Eucarestia e l'insegnamento della con­
fessione ) regolano, ancora oggi, in molti paesi del mondo
l'insegnamento e lo studio delle verità fondamentali e delle
questioni vitali della fede cristiana. Lutero pubblicò articoli
Il pedagogo 125

catechistici con l'idea che servissero per la cultura generale,


anche degli adulti e dei parroci. Nelle due prefazioni al
grande Catechismo degli anni 1 529 e 1 5 3 0 così scrisse :
« Questa composizione è stata ordinata e concepita per
l 'istruzione dei fanciulli e della gente semplice. Per questa
ragione, fin dai tempi antichi si chiama in greco catechismo,
cioè insegnamento. Ogni cristiano deve necessariamente
conoscerlo, chi non lo conosce non dovrebbe essere consi­
derato cristiano né ammesso ai sacramenti. Esattamente
come si estromette e si ritiene incapace un artigiano che non
conosce la legge e l'uso del proprio mestiere. Ecco perché
dovremmo far s} che i giovani imparino bene i passi del
catechismo o del sermone per i ragazzi. Ogni padre di fa­
miglia deve, quindi, interrogare almeno una volta la setti­
mana i figli e la servitù su quello che sanno e che imparano
e, se non lo sanno, spingerli seriamente ad imparare . . .
« Abbiamo buone ragioni per esercitarci così intensamen­
te nel catechismo e pretendere e chiedere che gli altri lo
facciano. Osserviamo, infatti, che molti predicatori e parroci
sono purtroppo molto negligenti nel farlo e vengono meno
al loro ministero, trascurando questo insegnamento, alcuni
per troppa erudizione, altri per troppa pigrizia e perché ec­
cessivamente preoccupati per il loro stomaco . . .
« A l mattino , a mezzogiorno e l a sera , invece dell'inutile
e noiosa chiacchierata delle sette orazioni , che ora saranno
finalmente liberi di non fare, dovrebbero almeno leggere
una o due pagine del catechismo, del breviario, del Nuovo
Testamento o della Bibbia e dire un Padre Nostro per
se stessi e per la parrocchia . . .
« L a gente tiene purtroppo i n poco conto i l Vangelo , e

non riusciremo a raggiungere risultati eccezionali se non ci


mettiamo subito all'opera con la massima diligenza . Che
cosa potremmo ottenere se continuiamo ad essere trascu­
rati e pigri come lo siamo sempre stati sotto il papato ?
« A tutto questo aggiungiamo il terribile vizio e la subdo­

la malattia costituiti dalla sicurezza e dalla noia, che indu ­


cono molti a credere che il catechismo sia materia troppo
1 26 CHE COSA HA ' VERAMENTE' DETTO LUTERO

semplice e modesta, da leggere in fretta d'un fiato , e presto


pensano di saper tutto, gettano il libro in un angolo, ed anzi
si vergognano di continuare a leggerlo . Anche fra gli aristo­
cratici si può trovare gente rozza ed avara , che vuole farci
credere che non abbiamo più bisogno di parroci e predica­
tori , perché tutto quel che dicono possiamo anche trovarlo
nei libri ed apprenderlo da soli. Incuranti, lasciano che le
parrocchie si disgreghino, finiscano in abbandono e che
parroci e predicatori soffrano miseria e fame. Sì , ecco come
sono questi pazzi tedeschi. Perché noi tedeschi abbiamo fra
noi gente talmente vergognosa e dobbiamo sopportarla.
« Questo vale anche per me stesso . Sono dottore e predi­
catore e tanto erudito ed esperto come vorrebbero esserlo
tutti coloro che nutrono questa presunzione e questa sicu­
rezza. Ed invece faccio come il bambino al quale si insegna
il catechismo, recito parola per parola le orazioni del mat­
tino, e se ho tempo, il Padre Nostro, i dieci Comandamenti ,
il Credo, i Salmi, ecc . , ed ogni giorno devo leggere e studiare
anche dell'altro. Ciononostante non mi sento all'altezza
come volentieri vorrei e devo restare un bambino, alunno
di catechismo ; e lo rimango volentieri. Con una sola corsa
veloce, questi arroganti compari vogliono essere più dottori
di tutti : dottori , sanno tutto e credono di non aver più
bisogno d'altro. Ma questo è anche un indice certo di come
trascurano sia il loro ufficio che la cura delle anime e perfino
Dio e la sua parola. Prego perciò questi pigri tripponi e
santi presuntuosi di lasciarsi, per l 'amor di Dio, convincere
e di rendersi conto di non essere, in verità, tanto istruiti e
così dottori come credono, e di non illudersi di aver finito
di studiare il catechismo. Poiché anche se lo sapessero e se
ne rendessero conto ( come, in effetti, è impossibile in
questa vita) è molto utile leggerlo ogni giorno ed esercitarsi
con pensieri e discorsi , tenendo presente che in queste let­
ture, discorsi e pensieri, lo Spirito Santo è sempre presente.
« Occuparsi della parola di Dio, parlarne e meditarla aiuta
oltre ogni misura a combattere il demonio, il mondo, la
carne e tutti i pensieri cattivi . . . » .
Il pedagogo 127

In queste prefazioni e nel catechismo stesso si rispec­


chiano tre principi fondamentali per un ragionevole sistema
didattico : l'ordine, l'esercizio, la guida verso il nuovo .
Lutero definisce lo stesso catechismo come un « breve
estratto e sommario dell'intera Sacra Scrittura ». La storia
della creazione e della fine del mondo, della legge e del
Vangelo, del figlio di Dio e dell'uomo, del peccato e della
redenzione, dell'lo del credente e della Chiesa come realtà
dello spirito di Dio è concentrata in questi cinque articoli
di fede. Il coraggio di questa formulazione pedagogica è
sempre motivo di nuova meraviglia .
In due punti troviamo un accenno alla «guida al nuovo' .
Il comandamento dell'Antico Testamento dice : « Non ucci­
dere » ; Gesù spiega: « Ma io vi dico: chi è in collera :on
suo fratello, merita di essere giudicato » ecc. Lutero va
oltre, ma in senso positivo : « Dobbiamo temere ed amare
Dio, per non danneggiare fisicamente o fare del male al pros­
simo, ma aiutarlo e favorirlo in tutte le necessità fisiche » .
Così nel sesto comandamento : « Non fornicare » , Gesù
approfondisce il comandamento dell'Antico Testamento :
« Ma io vi dico : chi guarda una donna con concupiscenza
ha già fornicato in cuor suo con lei ». Lutero continua in
senso positivo : <( Dobbiamo temere ed amare Dio per vivere
casti e costumati nelle parole e nelle azioni e perché ognuno
ami ed onori il proprio coniuge » .
5. L'uom o p olitico

CRI STO si trovava in contrasto con le autorità religiose,


nello stesso tempo politiche, del popolo ebraico. E lo uc­
cisero . La chiesa medioevale si era trasformata in autorità
politica, e desiderava esserlo. çhi ai tempi di Lutero voleva
ricondurre la fede alle sue origini , innegabilmente finiva sul
piano politico. Lutero stesso divenne nel 1 5 1 8 una figura
politica, per un certo tempo , anche di rango elevato ; o era
una pedina nel gioco politico dei grandi , o diventato egli
stesso oggetto della politica del papa e dell'imperatore, di
cardinali e principi . Il suo nome divenne l'insegna di parec­
chi movimenti politici e sociali dell'epoca .

Caratterizza la chiarezza dei concetti di Lutero il fatto


che in tutti gli atti di ordine politico egli non abbandonò
mai l 'indirizzo spirituale e la pazienza della vita di Cristo.
Per lui il Vangelo non si è mai ed in nessun posto appog­
giato alle autorità terrene ed alle loro armi, anzi egli si
sentiva sotto una protezione migliore di quanto l'autorità
temporale, a lui favorevole, avrebbe potuto dargli. Quando
per i disordini di Wittenberg, nella primavera 1 522, egli
lasciò senza autorizzazione dell'Elettore la Wartburg, espo­
nendosi a grave pericolo personale, in quanto scomunicato
e proscritto, così scrisse a Federico il Saggio durante il viag­
gio da Borna :
« Scrivo a Vostra Grazia, perché penso che Ella sappia
che contro Wittenberg dispongo di una protezione maggiore
di quella che mi può essere garantita dall'Elettore. Non
intendo nemmeno chiedere la protezione di Vostra Grazia.
Credo, anzi, di poter proteggere Vostra Grazia molto più di
quanto Ella non possa proteggere me. Anche se sapessi che
Vostra Grazia potrebbe e vorrebbe proteggermi, non verrei.
L'uomo politico 1 29

Perché questa causa non deve e non può trarre consiglio ed


aiuto dalla spada ; in questo caso Dio soltanto deve agire,
senza alcun intervento ed aiuto umano . Perciò chi ha più
fede sarà in grado di offrire la massima protezione . E poiché
ho ancora la sensazione che Vostra Grazia sia tuttora piut­
tosto malfermo nella fede, non posso assolutamente consi­
derarla come l'uomo capace di proteggermi e salvarmi . . . ».
Il Vangelo della sovranità di Dio rischia sempre di essere
pre7o da esaltati come parola d'ordine del disordine, della
violenza e dell'oppressione. Lo dimostrarono i disordini pro­
vocati da Karlstadt ; lo dimostrò anche meglio il fanatico
movimento degli anabattisti . Lutero rintuzzava i 'profeti del
massacro' . La rivoluzione, la sommossa, la violenza, lo spar­
gimento di sangue · non sono del Vangelo .• Lutero avev�
avuto sentore che si volevano u_c�id�� _preti e monaci .
_
_

Benché non Io ciede.sse -seriam-ente, non trascurò di lanciare


il suo monito :

« Ammonimento accorato a tutti cristiani, di astenersi


da insurrezioni e rivolte. 1 52 2 .
Gesù
« A tutti i cristiani che leggono o ascoltano questa let­
tera, Dio conceda grazia e pace. Amen .
« In questi ultimi anni , per grazia di Dio , si è levata di

nuovo la beata rucèaella verità cristiana, già offuscata dal


papa e dai suoi compari . Si sono così resi manifesti il loro
rovinoso e vergognoso traviamento ed ogni genere di ini­
quità e tirannie, che permettevano di prevedere che si sareb­
be giunti·· ad una rivolta ed alla persecuzione ed uccisione
di preti, monaci e vescovi, e tutti gli ecclesiastici, se essi
stessi non avessero preso provvedimenti per attuare un serio
ed evidente rinnovamento spirituale. Infatti, l'uomo comu­
ne - inquieto e crucciato per i danni subiti nei beni, nel
corpo e nell'anima - è fortemente tentato a non subire
oltre, avendo buone ragioni per reagire con frusta e randelli,
come minacciano i contadini . . .
<� Benché io sia convinto che i l papato ed i preti non ver-.
130 CHE COSA HA 'VERAMENTE ' DETTO LUTERO

ranno distrutti da mano d'uomo o da rivolta , essendo per


la loro orrenda malvagità insufficiente ogni punizione che
non sia l'immediata ira divina, non mi sono ancora lasciato
indurre mai a difendere coloro ·che li minacciano con la mano
e con la frusta. So bene che non giungeranno a tanto . Seb­
bene alcuni siano già stati toccati , non si verrà ad un attacco
generale, perché i preti venivano uccisi prima e senza
tumulto, quando ancora si temevano le scomuniche e l'ira
di Dio non si era ancora fatta sentire . . .
« Sebbene io abbia la certezza che la mano non andrà tanto

in là e che non avrò bisogno di trattenerla , è tuttavia neces­


sario che io ammaestri un po' anche i cuori . Innanzi tutto
lascio che intervengano ora le autorità ed i nobili , essendo
loro dovere di autorità costituite occuparsene, ciascun
signore e principe nel suo paese. Infatti ciò che viene pro­
vocato dalle autorità costituite non va considerato sedizioso .
Ma ora queste autorità trascurano tutto e si ostacolano fra
loro, mentre alcune aiutano e giustificano la causa dell' Anti­
cristo. Dio le troverà e le retribuirà secondo l'uso che hanno
fatto del loro potere per la salvezza o per la rovina dei loro
sudditi, nella vita, nelle sostanze e nelle anime . E' neces­
sario tuttavia tranquillizzare l'uomo semplice ed avvertirlo
di astenersi dalle passioni e dalle parole che trascinano alla
rivolta, e di non intraprendere nulla senza l 'ordine delle
autorità o senza l'intervento della forza. Ecco i motivi che
devono indurlo ad agire così :
« Primo : Come abbiamo detto non si passerà ai fatti , e

per ora si ripetono solo parole vane e vani pensieri , perché,


come abbiamo detto, Dio stesso li punirà , non meritando essi
in nessun modo una pena tanto lieve . . . Non è necessario
uccidere i preti, ma si dovrebbe proibire magari con la forza,
che essi continuino ad agire oltre e contro il Vangelo . Non
è necessario bastonare o uccidere, perché con parole e
lettere è possibile fare abbastanza :antro di loro .
« Secondo : Anche se la rivolta fosse possibile e Dio vo­

lesse punir li con (tanta clemenza', un tal modo di procedere


non avrebbe utilità alcuna, né arrecherebbe quel migliora-
L'uomo polittco 131

mento che si cerca. Infatti le rivolte non hanno cervello, e


di solito colpiscono più gli innocenti che i colpevoli. Perciò
nessuna rivolta è giusta, per quanto giusta possa esserne la
causa. Porta più danno che giovamento, a conferma del pro­
v�bio : "Dal male nasce il peggioj È questa la ragione per
cui si è costituita l'autorità : per punire i malvagi e proteg­
gere i buoni, onde evitare la rivolta, come dice S . Paolo in
Rom . , 1 3 e l Pietro, 2 . Ma quando il signor 'omnes' si leva
in piedi, non sa distinguere tra buoni e cattivi né sa rispet­
tare la distinzione ; colpisce nella massa come capita , com-,
mettendo grandi ed orribili torti. Osserva, qujn9iJ _le çlispo­
__

sizioni delJ:auJorità... finché essa non interviene e non dà


ordini ' Ùeni calme le mani, le labbra ed il cuore, e non
curarti di nulla. Se sei capace di indurre l'autorità ad inter­
venire, fallo pure ; ma se essa non vuole, non devi volerlo
neanche tu. Se poi insisti, sei già ingiusto e molto peggiore
dell'altra parte. lo tengo e voglio sempre tenere per la par­
te che subisce la rivolta, per quanto giusta possa esserne la
causa perché la rivolta non può mai avvenire senza spargi­
mento di sangue innocente e senza danno . . .
« M a t u dici : Che cosa dobbiamo fare s e l'autorità non
vuoi prendere l'iniziativa? Dobbiamo forse sopportare oltre
è rendere cosi anche maggiore la loro protervia ? Risponqo:
No, non devi far nulla di tutto ciò. Devi fare tre cose.
Primo : renCie-rti conto del tuo peccato che la severa giustizia
di Dio ha voluto punire con un tale governo anticristiano,
come dice S. Paolo in 2 Tess. , 2. Dio manderà loro una falsa
dottrina ed un governo mendace·, perché non hanno accet­
tato l'amore per la verità della loro stessa salvezza . E' tutfa
colpa nostra se il papa ed i suoi ci hanno arrecato tanto
danno alle sostanze, al corpo ed all'anima. Perciò, innanzi­
tutto devi confessare il tuo peccato e ripudiarlo, se vuoi
essere liberato dalla pena e dal tormento, altrimenti andrai
incontro alla punizione, e la pietra che getti contro il cielo
ricadrà sul tuo capo.
«Ji��ondo : devi -pregare con umiltà contro il governo del
papa, come insegna il salmo. 11Levati, o Dio, e alza la tua
1 32 CHE COSA HA ' VERAMENTE ' DETTO LUTERO

mano, non dimenticare i tuoi poveri". Perché l'empio ti


bestemmia, Signore Iddio, e dice : tu non li hai cercati. Tu
certo vedi e conosci i suoi sforzi e la sua ira, perché ti occupi
di loro. Il povero si abbandona in te, l'orfano sarà aiutato
da te, schiaccia il braccio dell'empio, ::olpisci la sua malva­
gità, perché scompaia per sempre la sua empietà, ecc.
« Terzo: fa sl che la tua bocca sia la bocca dello Spirito
Santo, di cui S . Paolo diceva sopra ( 2 Tess., 2, 8 ) : " Allo­
ra verrà l'empio che il Signore Gesù ucciderà ::ol soffio della
sua bocca". E questo lo facciamo se continuiamo tranqui lla­
mente, come già abbiamo cominciato a fare, ad attaccare con
discorsi e s::ritti le furfanterie e gli inganni del papa e dei
papisti, finché non sia conosciuto e svergognato in tutto il
mondo. Occorre, infatti, ucciderlo innanzitutto con parole, e
dovrà farlo la bocca di Cristo, per strapparlo dal cuore degli
uomini e perché le sue menzogne siano riconosciute e di­
sprezzate. Una volta strappato dal ::uore, in modo che la sua
volontà non conti più, potrà considerarsi rovinato. Cosl si
finisce per demolirlo meglio che con cento rivolte. Con la
violenza non riusciremo a fiaccarlo, anzi lo renderemo più
forte, come tanti hanno fatto finora. Ma con la luce della
verità, alla luce di Cristo, della sua dottrina e del suo Van­
gelo, lo faremo cadere, lo annienteremo senza fatica. Guar­
da come faccio io. Non ho forse recato più danno io, al
papa, ai vescovi, ai preti ed ai monaci con la sola bocca
senza un colpo ferire, di quanto non siano riusciti a fare
con la loro violenza tutti gli imperatori, re e principi? E
perché? Perché Daniele dice : " Questo re sarà distrutto
senza l'opera della mano", e S. Paolo: "Sarà distrutto dal­
la bocca di Cristo".
« Ora, chiunque pronunci la parola di Cristo, io o un altro,

può liberamente vantarsi che la sua bocca è la bocca di


Cristo. Sono certo che la mia parola non è mia, ma è parola
di Cristo, perciò anche la mia bocca deve essere di colui
del quale pronuncia la parola.
« Perciò non devi desiderare la rivolta materiale. Cristo

stesso, con la sua bocca, ne ha già cominciata una che sarà


L'uomo politico 1 33

troppo dura per il papa; lasciatecela seguire e continuare.


Non è opera nostra quella che si compie ora nel mondo. Non
è possibile che un uomo da solo abbia iniziato e diriga una
simile impresa. Si è arrivati a questo punto anche senza mio
intervento e consiglio e tutto continuerà anche senza il mio
consiglio e le porte dell'inferno non potranno ostacolarlo.
L'uomo che anima la rivolta è un altro ; i papisti non lo
vedono e perciò incolpano noi, ma dovranno ben accor­
gersene.
« Il demonio da lungo tempo paventava questi anni ed
ha fiutato da lontano quello che stava per accadere, perciò
ha diffuso anche molte profezie antagoniste, alcune delle
quali accennano a me, tanto che spesso mi sono meravigliato
della sua grande astuzia. Spesso ha anche desiderato di uc­
cidermi ; ora vorrebbe provocare una rivolta materiale, per
infamare ed impedire quella spirituale. Ma se Dio vuole
non si salverà. Sarà distrutto senza le mani, soltanto con
la bocca - nulla serve ad evitarlo.
« Diffondi, quindi, ed aiuta a diffondere il santo Vangelo ;

parla, scrivi e predica che le leggi umane non hanno valore,


vieta e sconsiglia uomini e donne a farsi preti, frati, monache
e, chi già lo è, ne esca. Non dare altro danaro per privi­
legi pontifici, candele, campane, tavole votive, chiese, ma
di' che la vita cristiana è nella fede e nell'amore. I nsisti e
lascia che passino ancora un paio d'anni e vedrai che cosa
sarà rimasto del papa, dei vescovi, dei cardinali, dei preti,
dei frati, delle monache, delle campane, dei campanili,
delle messe, delle vigilie, delle tonache, delle cappe, delle
tonsure, delle regole, degli statuti e di tutto il marcio go­
y_erno
-
papale. Si dissolverà come fumo . . .
« A questo proposito devo ammonire nuovamente alcuni

che istigano gli altri ad abbandonare e screditare il santo


Vangelo. Vi sono di quelli che appena ne hanno letto una
pagina o due, o ascoltato una predica, si gettano alla cieca
nella mischia e più non fanno se non rimproverare aspra­
mente gli altri di non essere evangelici, senza pensare che
alle volte trattasi di gente semplice, che potrebbe benissimo
1 34 CHE COSA HA 'VERAMENTE ' DETTO LUTERO

imparare la verità, purché qualcuno gliela dicesse. Non ho


detto a nessuno di agire in questo modo e S. Paolo lo ha
severamente proibito. Ma lo fanno soltanto per essere con­
siderati moderni e dei buoni luterani. Ed invece si servono
del santo Vangelo per alimentare il loro orgoglio. Così non
riuscirai mai a far entrare il Vangelo nei cuori, anzi li spa­
venterai e dovrai rispondere della grave colpa di averli al­
lontanati dalla verità. Non agire così, stolto, ma ascolta e
lasciati dire : innanzitutto prego sia taciuto il mio nome e
non ci si chiami luterani, ma cristiani. Che cosa è Lutero?
La dottrina non è mia. Né sono stato crocefisso per alcuno.
S. Paolo, in l Cor. , non tollerava che i cristiani si chiamasse­
ro paolini o petrini [ da Pietro ] , ma cristiani . Come posso
io, povero fetido sacco di vermi, lasciare che i figli di Cristo
vengano chiamati col mio nome che non reca salvezza ? Non
cosi, amici miei ; aboliamo i nomi di parte e chiamiamoci di
Cristo, dal quale abbiamo anche la dottrina . Giustamente
i papisti hanno un nome a parte, perché non accontentandosi
della dottrina di Cristo e del Suo nome, vogliono essere
anche papisti, e quindi !asciateli essere papisti, essendo il
papa il loro maestro. Non sono e non voglio essere il maestro
di alcuno. Con la comunità ho in comune solo la dottrina
di Cristo, il quale è il nostro unico Maestro. Matteo, 2 3 . » .
. .

- - Nella primavera dell'anno 1 52 3 , Lutero pubblica uno


studio sul problema 'Cristo e Autorità', intitolato Fino a
qual punto è dovuta obbedienza all'autorità temporale. Lo
scritto è dedi:ato al principe Giovanni di Sassonia, che
aveva chiesto se, come cristiano, poteva ancora praticare le
armi. Nella dedica, Lutero promette di dimostrare che i so­
vrani « debbono restare cristiani e Cristo sovrano » . Dopo
aver parlato del diritto di sovranità, nella seconda parte
tratta dei limiti dell'autorità terrena.
« Siamo cosi giunti all'articolo principale del sermone.
Dopo aver appreso che in questo mondo deve necessaria­
mente esistere un'autorità temporale e come esercitarla cri­
stianamente e santamente, dobbiamo ora sapere fin dove può
arrivare la sua mano, perché non sia troppo lunga, e non
L'uomo politico 1 35

abbia a interferire nel regno e nel governo di Dio . . .


« Quando il potere temporale pretende di imporre limiti

all'anima, allora interferisce nel governo di Dio e provoca


la rovina dell'anima. Questo voglio spiegarlo bene perché si
sappia quanto sono stolti i nostri giovani aristocratici , i
nostri principi e vescovi, quando vogliono con ordinanze e
leggi obbligare la gente a credere una cosa o l'altra » .
Se l'autorità ordina di consegnare i libri della fede, come
per esempio il Nuovo Testamento, allora non dobbiamo ob­
bedire, perché essa non ha il diritto di ordinario. Se poi ven­
gono a prendersi i libri in casa con la forza, allora il cristia­
no deve subire. Con estrema coerenza Lutero nega anche
che Io Stato possa perseguitare gli eretici .
« Dell'eresia non ci si può difendere con la forza. Occorre
attaccarla con altri mezzi. La disputa e l'azione che essa
genera non hanno nulla a che vedere con la spada. Deve es­
sere la parola di Dio a disputare . . .
« L'eresia è u n fatto spirituale, che non può essere di­

strutto con le armi, col fuoco o con l'acqua. Per farlo non
c'è che h parola di Dio . . . » .
Nell'ultima parte, J.utero esprime idee notevoli sulle de­
ficienze del diritto istituzionale e . sulle CQmpete__!1_?:e di chi
�ff_ettivamente esercita il poter�. Costui è caratterizi-a to- a:il
fatto che egli non opera per il proprio tornaconto. « ma con
tutta l'anima per il vantaggio, l'onore ed il bene eli altri
uommt.
« Per questa ragione non voglio ora fare apprezzamenti

sui commerci e sulle leggi temporali dei sovrani. E ' un argo­


mento troppo vasto ed i testi giuridici che lo trattano sono
tanti. Comunque, se il principe stesso non è più saggio dei
propri giuristi e non riesce a pensare oltre quanto sta scritto
nei testi di diritto, allora regnerà certo come dice S alomone :
« II principe che manca d i saggezza, sopprimerà molti ingiu­
stamente" .
« Per quanto buoni e giusti possano essere i diritti , vi

saranno pur sempre delle e:cezioni, che in caso di necessità


li renderanno inadeguati. Per questa ragione, il principe
136 CHE COSA HA ' VERAMENTE ' DETTO LUTERO

deve tenere ben saldo in pugno il diritto non meno della


spada e giudicare personalmente quando e dove applicare la
legge, col massimo rigore, e dove con meno severità. La sag­
gezza deve perciò regnare costantemente al di sopra di ogni
legge e rimanere legge suprema e maestra di ogni diritto . . .
Non si creda che basti e sia cosa eccellente seguire i testi di
diritto o i consulenti giuridici. Ci vuole di più . . .
« Una sentenza perché sia giusta e buona non può e non
deve essere frutto di testi ma il risultato di libere conside­
razioni, come se i libri non esistessero affatto. Sono l'amore
ed il diritto naturale, di cui la ragione è piena, a far sl che
il giudizio sia veramente libero. I libri suggeriscono senten­
ze inopportune ed incerte » .
Lutero cita l'esempio di una dura ma giusta sentenza
emessa contro un aristocratico cattivo. Egli stesso pronun­
cia giudizi spaventosamente severi sulle masnade assassine
e criminali dei contadini, e più tardi, sugli ebrei. Ma il suo
interesse più profondo mira ad impedire che il nome di
Cristo venga ancora usurpato per interessi politici e per
esercitare la violenza. ' Questo lo sottolinea specialmente di
fronte al problema sociale della sollevazione dei contadini.

« Esortazioni alla pace sopra i dodici articoli dei conta­


dini di Svevia. 1 525.
« Sulle loro intollerabili oppressioni, i contadini riuni­
tisi in terra di Svevia, hanno redatto e fatto uscire a stampa
dodici articoli contro l'autorità, cercando di fondarli su pa­
role della Sacra Scrittura. La cosa che in proposito mi è
piaciuta di più è che nell'articolo duodecimo si dichiarano
disposti ad accettare volentieri, dove mancano e sono neces­
sari, insegnamenti migliori ; e si lascerebbero ammaestrare,
purché sulla scorta di chiari, evidenti ed incontestabili detti
della Scrittura, come del resto è giusto che le coscienze non
vengano ammaestrate ed istruite al di fuori o in modo
diverso della Sacra Scrittura.
« Ora, se fanno sul serio e se è questo il loro vero inten­
dimento ( né spetta a me interpretarli altrimenti di come
L'uomo politico 1 37

essi liberamente affermano di essere e se non temono la luce )


ci sono buone speranze che tutto possa andare bene. Ed a
me, sia perché oggidì sono annoverato tra quanti si occupano
della Sacra Scrittura, sia perché essi mi hanno espressamen­
te menzionato nella loro lista indicandomi per nome, ciò dà
tanto maggiore fiducia, e il coraggio di portare alla luce la
mia dottrina sugli amorevoli intendimenti cristiani e sul
dovere dell'amore fraterno; affinché il mio silenzio non mi
faccia attribuire ed imputare davanti a Dio ed al mondo la
colpa d'aver cagionato peccato e sventura . . .
« Ora, essendo la cosa grave e pericolosa - poiché con­

cerne ambedue i regni : quello di Dio e quello terreno -


ove questa sollevazione si estendesse maggiormente e pren­
desse il sopravvento, ambedue i regni andrebbero in rovina,
cosicché non resterebbe né il reggimento terreno né la parola
di Dio, ma seguirebbe la distruzione di tutta la terra tede­
sca; è necessario, quindi , che ne parliamo liberamente e ci
consigliamo, senza guardare in faccia nessuno. Altrettanto
è necessario che ascoltiamo di buon grado e ci lasciamo in­
formare, una buona volta, perché i nostri cuori non siano
impietriti e le nostre orecchie sorde, come è stato finora,
onde evitare che l'ira del Signore debba manifestarsi in
tutta la sua forza . . .

�- «A tutti i principi e signori :


«In primo luogo a nessun altro in terra dobbiamo le ca­
lamità e le sedizioni se non a voi, principi e signori, e soprat­
tutto a voi, vescovi ciechi e stolti parroci e frati che, tuttora
induriti e cocciuti, non cessate di vaneggiare e di infuriare
contro il Santo Vangelo, pur sapendo che è giusto e che non
potete confutarlo. Nel reggimento terreno, poi , non fate
altro che vessare e tassare per poter esercitare la vostra
pompa e la vostra boria, finché il pover'uomo dell�_ p]ebe
llOl1 _pq!�à n(_�oJ:"r�_!_ollerarlq pii! a lunggj La spada vi sta
alla gola, e tuttavia presumete d'essere ben saldi in sella,
tanto che nessuno potrebbe buttarvi giù ; ma appunto questa
vostra baldanza e sicumera vi fiaccherà l'osso del collo e lo
138 CHE COSA HA ' VERAMENTE' DETTO LUTERO

vedrete. Innumerevoli volte vi ho già avvertito di stare in


guardia contro il Salmo 1 0 4 : .,Effundit contemptum super
principes", "Egli spande il disprezzo sui prìncipi". Ma voi vi
battete per questo, voi volete essere colpiti sulla testa ; quin­
di tutte le esortazioni e tutti gli ammonimenti sono inutili.
«l)rbene, poiché siete la causa dell'ira di Dio, ne subirete
le conseguenze se non vi emenderete in tempo. I segni nel
::ielo ed i miracoli sopra la terra sono per voi, cari signori,
non vi annunziano niente di buono e niente di buono vi ac­
cadrà. Già una gran parte dell'ira di Dio si sta sviluppando ;
Egli ci manda tanti falsi maestri e profeti per farci meritare
a priori , errando ed offendendo Dio, l'inferno e la danna­
zione eterna. Ma incombe anche il resto della Sua ira, con
la sollevazione dei contadini, per cui, se Dio commosso dal
nostro pentimento non vi pone riparo, ne deriveranno ro­
vine, desolazione e lutti nella terra tedesca, con orrendi de­
litti e spargimento di sangue.
« Dovete sapere, cari signori , che Dio fa sì che non si
possa né si voglia né si debba tollerare più oltre la vostra
pazzia. Dovete cambiare ed accettare la parola di Dio. Se
non lo fate di buon grado, vi sarete costretti dalla violenza
e dalla rovina. E se non lo fanno questi contadini, lo dovran­

no fare altri. Ed anche se li vinceste tutti, essi non sarebbero


vinti, perché Dio ne farebbe venire altri : Egli vuole colpirvi
e vi colpirà. Miei diletti signori, non sono i contadini a solle­
varsi contro di voi, è Dio stesso che si pone contro di voi .
p�t c.olQire la vostra ini��t_à l Alcuni di voi hanno affermato
di essere pronti a mettere iri gioco terre e genti pur di di­
struggere la dottrina luterana. Cosa credete? Forse siete
profeti di voi stessi e terre e genti sono forse già in gioco?
Non scherzate, signori diletti, non scherzate con Dio ; anche
gli Ebrei dicevano : ''Noi non abbiamo re", e dovranno dav­
vero restare privi di re in eterno. Ma, per peggiorare il
vostro peccare e precipitare in rovina senza misericordia
alcuna, qualcuno comincia ad attribuire la colpa di tutto al
Vangelo, affermando che questi sono i frutti della mia dot­
trina. Avanti, avanti, miei cari signori, bestemmiate sodo ;
L'uomo politico 139

non avete voluto sentire i miei insegnamenti e che cosa sia


il Vangelo, ma chi ve l'insegnerà tosto, è già fuor dell'uscio
se non vi emendate. Voi e tutti dovete darmi atto che ho
insegnato in tutta umiltà, combattendo aspramente ogni ri­
volta, e che con grande diligenza ho spinto ed ammonito i
sudditi all'obbedienza ed al rispetto, anche nei confronti
della vostra autorità dissennata e tirannica ; non potete,
quindi, incolparmi di questa sollevazione. Bensì i profeti
di morte, nemici miei quanto vostri, sono scesi tra la plebe,
con la quale trattano da più di tre anni , e nessuno vi si è
opposto e li ha combattuti quanto io da solo . . . Ancora
voglio consigliarvi, signori miei , che per amore di Dio vo­
gliate evitare il furore : un carro di fieno deve cedere il passo
ad un ubriaco. Tanto più , dunque, vi conviene abbandonare
la follia e la tirannide ostinata, e trattare ragionevolmente
con i contadini. Non cominciate a combatterli perché non
sapete come andrà a finire ; provate prima con benevolenza,
dato che ignorate che cosa voglia fare Dio, perché non
scocchi la scintilla che dia fuoco alla Germania intera, e
che nessuno possa spegnere . . . )

« I contadini hanno composto dodici articoli. Fra questi,


alcuni sono così giusti e ragionevoli da disonorarvi al co­
spetto di Dio e del mondo e da dimostrare la verità del
salmo secondo il quale il disprezzo cade sopra i prìncipi.
Essi hanno però concepito questi articoli quasi esclusiva­
mente in funzione del proprio tornaconto, senza peraltro
tener conto del loro bene. Ben altri articoli sulla nazione e
sul governo potrei comporre contro di voi, come ho già fatto
nello scritto «Alla nobiltà tedesca" , e ben più indicati. Ma
poiché li avete gettati al vento, ora siete costretti ad ascol­
tare e subire questi che sono interessati, e ben vi sta dal
momento che non ci las:iate dir niente.
« Il primo articolo nel quale affermano di voler ascoltare

il Vangelo e scegliersi onestamente un parroco, non potete


validamente respingerlo, benché utilitaristico, accusandoli di
voler mantenere i parroci con la decima che non appartiene
loro. La cosa più importante è che si deve lasciar loro predi-
140 CHE COSA HA 'VERAMENTE' DETTO LUTERO

care il Vangelo, e nessuna autorità può o deve opporvlSI .


Sì , l'autorità non deve opporsi a quello che ciascuno vuole
insegnare o credere, sia esso Vangelo o menzogna ; è suffi­
ciente che insegni ad impedire rivolte e sedizioni.
« Gli altri articoli, anche se riguardano oneri materiali,

come la decadenza del diritto di proprietà del servo della


gleba alla sua morte, imposte e simili, sono anch'essi equi
e ragionevoli ; infatti l'autorità non ha il compito di imporre
il proprio tornaconto ed il proprio capriccio, ma di pro­
cacciare ai sudditi ciò che è utile e giovevole. Ma ora non
si può più tollerare che si continui ad opprimere e tassare
in questo modo ; non giova che il campo d'un contadino
frutti tanti fiorini in grano e frumento, se l'autorità gliene
toglie sempre di più per alimentare il proprio fasto e sperpe­
rare, come fossero pula di grano, i beni in vesti, cibi, bevan­
de, palazzi e così via? Si dovrebbe ridurre il fasto e finire
lo sperpero, perché la povera gente possa ritenere qualche
cosa anche per sé . . . Il resto l'avete certo appreso dal loro
elenco, dove indicano con chiarezza le loro rivendicazioni » .
..---

Ai contadini :
«
Fino a questo momento, cari amici, non avete udito
«

altro se non che io riconosco essere, ahimé, anche fin troppo


vero che i prlncipi e signori, che vietano la predicazione del
Vangelo ed opprimono il popolo in maniera intollerabile,
sono ben degni e ben meritano che Dio li scaraventi giù dal
trono, come tutti coloro che peccano fortemente contro Dio
e contro gli uomini. Né hanno alcuna scusa. Nondimeno
dovete preoccuparvi di realizzare la vostra causa con co­
scienza e giustizia. Se avrete la coscienza pulita, avrete anche
il consolante vantaggio di vedervi sostenuti ed aiutati da
Dio. E anche se per un certo tempo avrete la peggio, o se
sarete uccisi, alla fine finirete per vincere, e l'anima vostra
sarà accanto a tutti i santi in eterno. Ma se non sarete giusti
e non avrete la coscienza pulita, dovrete certo soccombere,
ed anche se per un certo tempo vinceste e riusciste a tru­
cidare tutti i prlncipi, alla fine perdereste anima e corpo . . .
L'uomo politico 141

Dovete, quindi, considerare e ponderare con tutta serietà


non già quanto siate potenti né quanto gravi torti abbiano
gli altri, ma quanto buon diritto e buona coscienza abbiate
VOI .
- « Ecco quanto fraternamente ed amichevolmente vi prego,
cari signori e fratelli : badate a quello che fate, e non cre­
diate ad ogni sorta di visionari e predicatori, perché il tristo
Satana ha ridestato, sotto il nome del Vangelo, le schiere
degli spiriti sediziosi e sanguinari, e ne ha riempita la terra.
Ascoltate e lasciatevi dire, come più volte vi siete offerti di
fare; io non intendo risparmiarvi la sincera esortazione che
vi devo, anche se parecchi di voi, avvelenati dagli spiriti
del male, mi odieranno chiamandomi ipocrita adulatore ; ma
io non me ne curo. M'è sufficiente salvare alcuni di voi,
buoni e giusti, dal pericolo dell'ira di Dio : gli altri tanto
meno li temo quanto più mi disprezzano e non possono nuo­
cermi : conosco qualcuno assai più grande e potente di loro
che così mi insegna ( Salmi 3 , 7 ) : " Io non temo le folle
innumeri che tutto intorno mi sono contro " ; la mia osti­
nazione saprà tener testa alla loro, ne sono sicuro.
« Innanzi tutto, cari fratelli, voi portate il nome di Dio,
vi definite una schiera cristiana, e volete procedere ed agire
secondo il diritto divino. Orbene, voi sapete anche che il
nome, la parola e il titolo di Dio non devono essere usati
inutilmente, come egli stesso dice nel secondo comanda­
mento: "Non nominare il nome di Dio invano". Ed aggiun­
ge : "Perché il Signore non riterrà innocente chi avrà usato
il Suo nome invano". Qui il testo è chiaro e facile e riguarda
voi come tutti gli altri uomini. Come ben sapete, Egli è
anche abbastanza potente da punirvi come minaccia, se use­
rete il Suo nome invano e senza ragione ; non vi aspetta
dunque fortuna alcuna, ma ogni genere di calamità se use­
rete male il Suo nome. Ora sappiate come comportarvi ed
accettate questo amichevole monito. Per Lui, che sommerse
tutto il mondo con il diluvio e ricoperse Sodoma di fuoco,
è poca cosa strangolare o ostacolare tanti contadini. Egli è
un Dio onnipotente e terribile.
1 42 CHE COSA HA 'VER AMENTE' DETTO LUTERO

« In secondo luogo è facile dimostrare che siete voi ad


usare invano il nome di Dio e ad offenderlo. E non v'è
dubbio che per questo sarete colpiti dalla sventura , per­
ché Dio dice per bocca di Cristo : "Chi impugna la spada
perirà" ; e ciò significa che nessuno per proprio empio arbi­
trio deve usare la violenza, bensì , come dice S. Paolo :
"Ciascuno sia soggetto all'autorità con timore e reverenza".
Come potete trascurare questi detti e sentenze di Dio , voi
che vi vantate di procedere secondo la giustizia divina , e
tuttavia impugnate la spada e vi sollevate contro l'autorità
stabilita da Dio? Non pensate che oossa colpire anche voi
la sentenza di Paolo : "Chi resiste all'autorità attirerà sopra
di sé la condanna" ? Così facendo si usa il nome di Dio in­
vano : si sbandiera la giustizia divina e tuttavia. sotto il suo
nome, si agisce contro giustizia. O cari signori , state bene
attenti, che non finirà così !
« In terzo luogo : Sì , voi dite, l'autorità è troppo malvaQia
ed insopportabile, perché non vuole !asciarci il Vanr-:elo e
con troppa durezza ci impone sacrifici di beni temporali. ro­
vinandoci così nel corpo e nell'anima . Rispondo : il fatto che
l'autorità sia malvagia ed ingiusta. non giustifica il brigan­
taggio né la sedizione, perché punire il male compete solo
all'autorità che tiene la spada. Come dice Paolo ( Rom. 1 3 . 4 )
e Pietro ( l Petr. , 2 , 1 3 ss. ) l'autorità è preordinata da Dio
per punire i malvagi. Anche il diritto naturale e quello di
tutto il mondo sostengono che nessuno può né deve essere
il proprio giudice, né vendicarsi per proprio conto, perché
veritiero è il detto : "Chi restituisce il colpo è ingiusto". E .
quindi, chi colpisce suscita contesa. Questo concorda con
il diritto divino ( Deut. 3 2 , 3 5 ) : "Mia è la vendetta, io voglio
rendere la retribuzione, dice il Signore". Ora non potete
negare che la vostra rivolta stia sviluppandosi in maniera
tale che voi state diventando giudici per voi stessi e vendi­
catori, e non volete tollerare ingiustizie ; ma questo non
contrasta solo col diritto cristiano del Vangelo, ma anche
col diritto naturale e con ogni giustizia . . .
« Voglio portare alcuni esempi di giustizia cristiana, af-
L'uomo politico 14}

:finché possiate rendervi conto dove vi hanno condotto i falsi


profeti. . .
« Che cosa f a Gesù Cristo in persona quando gli tolgono

la vita sulla croce, impedendogli di esercitare il compito di


predicare, avuto da Dio per il bene delle anime ? Come narra
San Pietro, Egli si limita a rimettere la cosa a colui che
giustamente giudica, ed accetta così l'insopportabile ingiu­
stizia della morte. Prega perfino per i suoi persecutori e
dice : "Padre, perdona loro perché non sanno quello che
fanno". Se dunque volete essere dei veri cristiani , dovete
agire nello stesso modo e seguire il suo esempio. Se non lo
fate, abbandonate il nome di cristiani e non vantatevi più
di seguire il diritto cristiano . . .
« Con questo non voglio giustificare o difendere l'intolle­

rabile ingiustizia che l'autorità esercita su di voi. Essi sono


ingimti e compiono ingiustizie orribili, lo ammetto, ma vo­
glio dirvi : se tanto l'autorità che voi non intendete farvi am­
maestrare ( in tal �aso Iddio ci assista ) vi metterete l'uno
contro l'altro e vi colpirete in modo che nessuno potrà più
chiamarsi cristiano da ambe le parti . Si potrà dire allora .
come al solito, che Dio punisce il ribaldo per mano di un
altro ribaldo . . .
« Del resto non è neanche vero che vi vantate di ammae­

strare e di vivere secondo il Vangelo. Nessuno dei vostri


articoli contiene anche un solo passo proprio del Vangelo,
ma tutto tende allo scopo di rendervi liberi, corpo e beni ,
e di essere affrancati dalla servitù della gleba. Tutti gli
articoli trattano di cose terrene e temporali . cercando di
possedere potere e beni e evitare altre ingiustizie. Il Vangelo,
però, non si occuoa affatto di cose terrene, ed inquadra la
vita materiale nella sofferenza, nell'ingiustizia, nel1a pazien­
za, nella croce e nel disprezzo dei beni temporali e della vita
stessa. Come dunque potete andare d'accordo col Vangelo?
Solo perché lo usate come maschere per la vostra impresa
non evangelica e non cristiana ; e non vedete che così fa­
cendo offendete il Santo Vangelo di Cristo. Perciò dovete
cambiare atteggiamento, nel senso di lasciar cadere del tutto
144 CHE COSA HA ' VERAMENTE' DETTO LUTERO

l'impresa ed essere disposti a patire quelle ingiustizie, se


volete essere chiamati cristiani, oppure, se volete andare fino
in fondo, di assumere un altro nome e di non pretendere
di essere chiamati e considerati cristiani. Non può esservi
una terza soluzione . . .

« Ammonizione a signori e contadini .


« Orbene, cari signori , poiché da entrambe le parti non

avete nulla di cristiano, e poiché tra voi non sono in causa


questioni cristiane, ma disputate solo di giustizia o ingiu­
stizia terrena e di beni temporali ; e poiché inoltre, come or
ora avete udito, da ambe le parti agite contro Dio, e la Sua
ira incombe su di voi, lasciatevi dire e consigliare per amore
di Dio, ed affrontate la questione come va affrontata, vale
a dire con giustizia, non con la prepotenza o con la lotta,
per non provocare uno spargimento di sangue senza fine in
terra tedesca. Infatti, poiché avete entrambi torto e volete
vendicarvi e difendervi da soli, finirete per perdere . . .
« Contro di voi, signori, sono la Scrittura e la storia , che
mostrano come furono puniti i tiranni . . . Ora, poiché è certo
che voi governate in modo sanguinario, cosa che il Vangelo
vieta, ed opprimete e vessare la povera gente, non vi resta
altro conforto né speranza, se non di perire come i pari
vostri . . .
« M a anche voi, contadini avete contro sia la Scrittura
che l'esperienza, che insegna che nessuna sedizione ha
mai avuto lieto fine ed è sempre stata severamente condan­
nata da Dio : "Chi impugna la spada di spada perirà". Ora,
poiché commettete ingiustizia atteggiandovi a giudici e ven­
dicatori, e poiché a torto vi fregiate del nome di cristiani,
l'ira di Dio incombe anche su di voi, e se anche riuscirete
vittoriosi distruggendo ogni signoria, finireste per scannarvi
tra voi come bestie feroci . . .
« L'altro aspetto è quello della devastazione della terra

tedesca e, una volta ::ominciato lo spargimento di sangue,


difficilmente esso cesserà prima che tutto sia distrutto. Si
fa presto ad iniziare una guerra, ma non è possibile farla
L'uomo politico 145

cessare quando vogliamo. Che male vi hanno fatto tutti


questi fanciulli innocenti, donne e vecchi, che senza scopo
coinvolgereste, insanguinando il paese, esponendolo alle ra­
pine e riempiendolo di vedove ed orfani ? . . .
« Onestamente consiglio, quindi, di eleggere fra i nobili

alcuni conti e signori e, nelle città, alcuni consiglieri perché


trattino ed appianino amichevolmente il contrasto. Consiglio
a voi signori di mitigare un poco la vostra tirannide e la
vostra oppressione, abbandonando la ferocia che presto o
tardi, volenti o nolenti dovrete comunque abbandonare,
perché anche i poveri abbiano aria e spazio per vivere. A
loro volta, consiglio i contadini di abbandonare alcuni arti­
coli che mirano a troppo e troppo in alto, affinché, se la cosa
non può essere trattata con spirito cristiano, sia almeno ap­
pianata secondo il diritto ed accordi umani » .
6. Il traduttore

L'IMPRESA meno appariscente ma nello stesso tempo la


più grande e più efficace di Lutero fu la traduzione della
Bibbia. Con essa, egli offriva al laico lo strumento della
propria emancipazione. Essa diede i suoi frutti anche là dove
l'evoluzione della fede e la riforma erano vietati. Divenne
la cosa più preziosa che il credente potesse possedere.
Le difficoltà di traduzione furono grandissime. Gli uma­
nisti avevano riesumato il greco solo da poco tempo, mentre
l'ebraico dovette essere rielaborato ex novo. Lutero aveva
trovato un valido aiuto nella precedente e più antica espe­
rienza di San Girolamo, che fra il 3 80 ed il 420 aveva tra­
dotto tutta la Bibbia in latino, realizzando la cosidetta 'Vul­
gata', ed in una cerchia di collaboratori , di preparazione filo­
sofica, fra i quali il più erudito ed intelligente fu Filippo
Melantone. Lutero tradusse il Nuovo Testamento nel perio­
do del 'Patmos', cioè della sua reclusione cautelativa nella
Wartburg. Fu stampato nel 1 52 2 . Ci vollero altri 1 2 anni
per tradurre dall'ebraico l'Antico Testamento. Nel 1 5 3 4
apparve la prima pubblicazione tipografica della Bibbia
tedesca. Oggi si calcola che la tiratura di questa edizione
deve essere stata molto elevata, soprattutto per il Nuovo
Testamento. Poco dopo la pubblicazione, il principe Giorgio
di Sassonia, la vietò a Lipsia, ed incaricò il proprio segre­
tario Girolamo Emser a preparare e sottoporgli una nuova
traduzione. Emser fu molto spicciativo, prese il testo di
Lutero, lo modificò e lo pubblicò, sotto il proprio nome, con
una prefazione del principe.
Già altri, prima di Lutero, avevano tradotto la Bibbia in
tedesco. Nella biblioteca nazionale austriaca di Vienna, esi­
ste una Bibbia di Venceslao, sei volumi manoscritti in tutto;
i primi di essi, illustrati da preziose tavole, dipinte in
Il traduttore 1 47

Boemia intorno alla metà del xv secolo. Certamente Lutero


non conosceva questa traduzione.
Magistrale è la produzione filologica di Martin Lutero.
Egli aveva il dono di materializzare quasi le parole. Fu anche
un teorico dell'arte della traduzione e formulò alcuni
principi fondamentali di ermeneutica.
« Messaggio sull'arte di tradurre. 1 5 3 0 .

« Grazia e pace i n Cristo! Onorato , saggio e caro signore

e amico! Ho ricevuto la Vostra lettera sulle due questioni,


sulle quali chiedete il mio parere. In primo luogo mi chie­
dete perché nel terzo capitolo della lettera ai Romani ho
tradotto le parole di S . Paolo : arbitramur. h ominem justifi­
ceri fide absque operibus : 'riteniamo che l'uomo diventi
giusto senza le opere della legge ma solo attraverso la fede ' ;
e subito dopo fate notare che i papisti sono irritati oltre ogni
misura perché nel testo di Paolo non esiste la parola ' solo',
sostenendo che la mia aggiunta è inammissibile nelle parole
di Dio, ecc. Mi domandate, poi, se anche i santi defunti pre­
ghino per noi, dal momento che sta scritto che sono gli an­
geli a pregare per noi ecc. Alla prima domanda se ci tenete,
potete dunque rispondere così ai vostri papisti :
« Primo : se io, il dottor Lutero, avessi potuto credere

erroneamente che i papisti, tutti insieme, fossero capaci di


tradurre bene ed esattamente in tedesco anche un solo
capitolo della Scrittura, mi sarei certo umiliato ed avrei
chiesto loro aiuto ed assistenza nella traduzione del Nuovo
Testamento. Ma dal momento che sapevo e tuttora vedo che
nessuno di essi sa come si deve fare una traduzione e come
si parla in tedesco , ho pensato di risparmiare a loro ed a me
tale fatica. E' facile notare però che dal mio modo di tra­
durre e dal mio tedesco imparano a parlare ed a scrivere in
tedesco. Essi, quindi, rubano la lingua che uso e che prima
tanto poco conoscevano, e non mi dicono neppure grazie,
ma preferiscono usarla contro di me. Glielo concedo volen­
tieri; provo una grande soddisfazione, infatti, a sapere di
aver insegnato a parlare anche ai miei discepoli ingrati , e
fra essi, ai miei nemici.
148 CHE COSA HA 'VERAMENTE' DETTO LUTERO

« Per il resto, potete dire che ho tradotto il Nuovo


Testamento con il massimo impegno ed in piena coscienza.
Non ho costretto nessuno a leggerlo, ma ho lasciato che lo
facessero liberamente e l'ho fatto solo per servire chi non lo
sa fare meglio. A nessuno è vietato farlo meglio. Chi non
vuole leggerlo, lo lasci stare; non prego e non adulo nes­
suno perché lo faccia. Questo è il mio testamento ed il mio
modo di tradurre, e deve essere e restare mio. Se ho sbagliato
in qualche punto ( non me ne rendo conto, ma vorrei non
aver tradotto male neanche una sola lettera) non sopporto
che a giudicarmi siano i papisti; perché per ora hanno orec­
chie ancora troppo lunghe ed il loro ragliare è troppo flebile
per giudicare la mia traduzione. So bene ( ma essi lo sanno
meno del somaro del mugnaio) quanta arte, diligenza, senno
ed intelligenza occorre per tradurre bene ; perché essi non
hanno mai provato a farlo.
« Si dice che chi lavora la strada ha molti maestri. Suc­
cede anche a me. Quelli che non hanno mai saputo parlare,
e men che meno tradurre, si atteggiano a maestri ed io dovrei
essere il loro discepolo. E se avessi chiesto come tradurre
le prime due parole del Liber Generationis ( la tavola genea­
logica di Cristo nel Vangelo di Matteo), nessuno di loro
avrebbe saputo aprire il becco; ma ora mi giudicano tutta
l 'opera, i furbi compari. La stessa cosa era successa a Giro­
lamo, quando aveva tradotto la Bibbia : tutti gli furono
maestri. Egli era l'unico a non sapere niente e coloro che
giudicavano al buon uomo il suo lavoro non erano degni
nemmeno di pulirgli le scarpe. Deve armarsi, quindi, di
molta pazienza chi vuoi fare pubblicamente una �osa buona :
perché il mondo vuole cavillare sempre e mettere la briglia
sotto la coda del cavallo. fingere superiorità e non sapere
nulla . E' il loro modo di fare, e non possono abbandonarlo.
« Vorrei vederlo il papista che si facesse avanti e tradu­
cesse, per esempio, un'epistola di S . Paolo, o di qualche
profeta, senza usare il tedesco e la traduzione di Lutero.
Il suo tedesco e la sua traduzione sarebbero fini ed encomia­
bili. Abbiamo visto, infatti, il pasticcione di Dresda [ H .
Il traduttore 149

Emser ] che ha rimaneggiato il mio Nuovo Testamento -


non voglio neanche più nominare nei miei libri il suo nome ;
egli, infatti, ha già il suo giudice [ morì 1'8 novembre 1 527 ]
ed è ormai ben noto a tutti. Egli ha ammesso che il mio
tedesco era grazioso e buono ed ha visto anche che non era
capace di fare meglio ; nonostante tutto ha voluto infamarlo,
ha preso il mio Nuovo Testamento, quasi parola per parola,
come l'ho fatto io, tolto la mia prefazione, la mia glossa
ed il mio nome, aggiunto il suo nome, la sua prefazione e la
sua glossa, e venduto cosl il mio Testamento come opera sua.
Ahimé, cari figli, quanto torto mi ha fatto la circostanza che
il suo principe in un'orribile prefazione anatemizzasse il
Nuovo Testamento di Lutero, vietandone la lettura ed im­
ponendo, invece, di leggere il Nuovo Testamento, quello del
pasticcione, che è poi quello stesso che ha fatto Lutero.
« E perché qualcuno non pensi che sto mentendo, prenda
entrambi i Testamenti, quello di Lutero e quello del pastic­
cione, li confronti fra loro, e vedrà chi dei due è il tradut­
tore. Quel poco che qua e là egli ha rabberciato o modificato,
anche se non tutto mi piace, posso anche sopportarlo ; per
quanto riguarda il testo, non lo danneggia molto e per questo
non ho mai voluto scrivere contro di esso . Piuttosto ho
dovuto ridere molto saggiamente per le orribili calunnie, gli
anatemi ed il divieto che hanno colpito il mio Nuovo
Testamento, solo perché uscito col mio nome, mentre obbli­
gano a leggerlo sotto altro nome. Lascio che i suoi giudici
stabiliscano quale genere di virtù sia calunniare ed anate­
mizzare il libro di un altro, rubarlo e tuttavia pubblicarlo
sotto il proprio nome e trarre vanto e fama proprio dall'al­
trui lavoro, tanto calunniato. Per quanto mi riguarda , mi
basta e sono felice che la mia opera ( nello stesso modo in
cui si vanta anche S. Paolo) deve giocoforza essere propa­
gandata anche dai miei nemici e che il libro di Lutero debba
essere letto senza il nome di Lutero, sotto il nome dei suoi
nem1c1.
« Non avrei potuto vendicarmi meglio ! » .
150 CHE COSA HA 'VERAMENTE' DETTO LUTERO

Non furono solo le traduzioni a costringere Lutero a me­


ditare sui problemi fondamentali dell'interpretazione, ma
soprattutto il contrasto teologico con la dottrina ecclesia­
stica modificata dalla tradizione. Per lui, solo la Sacra Scrit­
tura rappresenta l'autorità. Ma ad essa si richiamavano
anche gli avversari. Era quindi essenziale capirla bene ed
elaborare principi di interpretazione (noi la chiamiamo er­
meneutica) per dare al risultato ed al metodo di interpreta­
zione un certo carattere di imprenscindibile obbiettività,
onde escludere opinioni puramente individuali. Nella sedice­
sima delle 95 tesi del 1 5 1 7 risuona già quello che oggi
:hiamiamo intelligenza esistenziale, che si serve dello stru­
mento della demitizzazione di quelle idee che cominciano a
sembrare aliene o difficilmente praticabili.
Nello scritto contro Latomo, Lutero si preoccupa della
lingua della fede e tratta l'importante problema del discorso
«reale' e di quello allegorico. Affronta cosi il problema del
valore letterale e di quello allegorico della lingua religiosa.
In uno dei tre sermoni, pronunciati a Torgau nel 1 5 3 3 ,
Lutero incontra lo stesso problema nel passo ««Discese al­
l'inferno" del Credo. « Se anche si volesse parlarne subito
col massimo acume. . . sarà pur sempre impossibile che
il pensiero possa concepire . . . come egli sia disceso all'in­
ferno. Noi dobbiamo raffigurarci piuttosto in pensieri ed
immagini quanto ci viene presentato in parole ; nulla pos­
siamo pensare e comprendere senza immagini. È quindi bene
e giusto che si immagini secondo le parole, come del resto
lo si raffigura nei dipinti, Cristo che vi discende con la ban­
diera, ed infrange e distrugge le porte dell'inferno ; e do­
vremmo lasciar stare i pensieri eccelsi che non si possono
capire. Una simile immagine esprime bene, infatti, il vigore
e lo scopo di questo articolo, per il quale è accaduto, viene
predicato e creduto, cioè che Cristo abbia distrutto la forza
dell'inferno e strappato il potere al demonio. Se lo imma­
giniamo cosi, allora abbiamo compreso il significato ed il
senso della parabola e non dobbiamo chiedere e sottili?:?:are
oltre come ciò sia accaduto e come sia stato possibile; e cosi
Il traduttore 151

anche in altri articoli è vietato sottilizzare e pretendere che


la ragione abbia il sopravvento, quando è impossibile rag­
giungere un risultato. Se volessi essere giudizioso come
tanti che con arroganza si beffano della nostra dabbenaggine,
potrei anch'io s:herzare e chiedere che genere di bandiera
Egli abbia avuto, se questa bandiera era di tela o di carta,
e com'era possibile che all'inferno non sia bruciata ; e di che
genere di porte e serrature fosse munito l'inferno, ecc. ; e
potrei burlarmi come un pagano dei Cristiani che sono tanto
pazzi da credere certe cose. E' brutto e facile e chiunque
sarebbe capace di farlo, anche senza l'insegnamento di altri,
perfino i maiali e le mucche. Così potrei anch'io ricorrere
magistralmente alle allegorie ed interpretare il significato
della bandiera e dell'asta o del tessuto e delle porte dello
inferno . . .
« Nel Vangelo, Cristo stesso si serve sempre d i imma­
gini e parabole per spiegare alla gente il mistero del regno
dei cieli . . . Perché simili immagini spiegano bene e permet­
tono di capire e ricordare le cose; sono anche graziose e con­
fortanti e, se non altro, servono per impedire al demonio
sempre pronto, con i suoi pericolosi dardi e le sue tenta­
zioni, a sviarci dal verbo con eccelsi pensieri, di far sì che
col ragionamento ci arrampichiamo e sofistichiamo sugli
alti articoli, fino a farci precipitare . . .
« Tutto quanto non conosciamo e sappiamo, dobbiamo
rappresentarcelo simbolicamente, anche se non è esatt3mente
o effettivamente come lo immaginiamo. Credo, quindi, che
Cristo abbia personalmente distrutto l'inferno ed incatenato
il demonio, e voglia Iddio che la bandiera, le porte e le
catene fossero di legno, di ferro o non esistessero affatto.
Non importa neanche se ricordo solo quello che queste im­
magini mi presentano : per Cristo devo credere (e questo è
l'articolo di fede, l'utile e la forza che ne traiamo) che né
l'inferno né il demonio potranno mai prendere e danneg­
giare me e tutti coloro che credono in Lui.
« E, benché in sé l'inferno resti sempre l'inferno, esatta­
mente come la morte, il peccato ed ogni disgrazia , tiene pri-
1 52 CHE COSA HA 'VERAMENTE ' DETTO LUTERO

gionieri i miscredenti, in modo che devono rimanervi ed


andarvi in rovina ( come esso ci spaventa e tormenta nella
carne, obbligandoci a combatterla ed a morderla) ; nella fede
e nello spirito questo male è completamente distrutto e
spezzato, e non può arrecarci danno... Occorre fede
salda per rendere saldo e valido questo articolo ed incidere
nel cuore, a caratteri cubitali, grandi come il cielo e la terra,
le parole ««Cristo è risorto"... Se, infatti, si lasciassero la
mente ed i suoi pensieri seguire le apparenze e se, d'altra
parte, non si avesse la parola nel cuore, saremmo come stor­
diti. Non potremmo che avere in mente idee di morte, che
vedere il corpo supino, più miserabile ed orrendo di una
carogna, tanto schifosamente marcio e maleolente, che nes­
suno al mondo potrebbe più sopportarlo o medicarlo, ma
solo cremarlo o seppellirlo, il più profondamente possibile,
sotto terra. Ma se raccogli la parola con fede, il tuo modo
di vedere le cose sarà diverso e, al di là di questa morte,
potrai vedere la resurrezione e riprendere i pensieri puri
e l'immagine della vita. Questo produce nuove sensibilità
e nuove idee che nessuno può avere se non sia già passato
nell'al di là con la fede ed abbia compreso la resurrezione,
e non abbia portato con sé anche la scorza esteriore, in modo
che questa sia costretta a vivere e pensare secondo quella » .
. . .
7. La personalità di Lutero

NESSUNO che abbia letto Lutero, sia tra coloro che lo


amano quanto tra coloro che lo detestano, riesce a sottrarsi
al fascino della sua personalità, o meglio, a quanto di perso­
nale vi è in lui. Esso è motivato da quell'Io, che viene fuori
in tutti i suoi scritti, esattamente come se, sollevato il lembo
della tenda, dall'oscurità interna esca alla luce. Egli si getta
nella mischia con tutto se stesso, con tutto quanto possiede
e sa. Per lui è fede l'impegno individuale dell'intera persona
per partecipare al giudizio di Dio e per giustificarsi in Gesù
Cristo. Fede non significa più 'credere ciò che crede la
Chiesa'; la certezza della redenzione non è più garantita dal­
l'istituto ecclesiastico ; avere fede significa : partecipare per­
sonalmente. L'io del credente assume un nuovo significato.
Questo affiorare dell'Io è un risultato del'Umanesimo, del
Rinascimento. L'opera storico-spirituale di Lutero consiste
nel fatto che egli ha riferito l'Io alla fede ed ha reso indi­
struttibili la correlazione fra Dio e la fede. Cento anni prima
del 'Cogito ergo sum' di Cartesio si sarebbe già potuto
caratterizzare lo spirito luterano con la formula : 'Credo
ergo Domini sum' ( 'Credo, quindi sono del Signore', e pre­
cisamente perché la mia esistenza ha le sue radici in Dio).
Questo 'credo' è obiettivamente determinato nella persona
di Gesù Cristo.
La classica testimonianza per il cambiamento dell'istitu­
zionale 'voi' e 'nostro', stabilito dalla collettività e della
corrispondente proposizione della Creazione nell' 'io' e ' mio'
è.- l'atto di fede e l'interpretazione data da Lutero nel secon­
do articolo del catechismo: « Credo che Dio abbia creato
me con tutte le creature, che abbia dato a me il corpo e
l'anima, la ragione ed i sensi, e che me li conservi ancora » .
Ed ancora: « Credo che Gesù Cristo, vero Dio generato in
1 54 CHE COSA HA 'VERAMENTE ' DETTO LUTERO

eterno dal padre e anche vero uomo nato dalla Vergine


Maria, sia il mio Signore e padrone » . E dello Spirito Santo :
« Credo che la mia capacità di credere in Gesù Cristo mio

Signore, e andare a lui non dipenda dal mio intelletto o dalla


mia forza, ma che io sia stato chiamato, illuminato, santifi­
cato e conservato alla vera fede dallo Spirito Santo, attra­
verso il Vangelo . . . ».
Solo dopo questo Io viene la chiesa : « . . Esattamente
.

come egli chiama, raccoglie, illumina, santifica e tiene vicino


a Cristo, nell'unica vera fede, i Cristiani di questo
mondo . . . . » .
« Questa certezza di fede dà, talvolta, l'impressione di

un'arroganza esasperata - come quella di chi pretende di


conoscere le cose più eccelse e le più profonde; ma essa non
è che la manifestazione dell'impegno della persona che si
offre tutta per essere pervasa interamente da Dio. Essa non
si perde mai nella comunione mistica, perché rimane coin­
volta nel contrasto fra la certezza di fede e la contestazione.
A Lutero si può ben rimproverare di non aver pensato
alla forma, cioè concreta, a fondare cioè una chiesa. Ma
certo è che proprio in virtù di questa enfasi dell'Io, egli
era capace di realizzare al massimo la collettività : « Solo
colui che è qualche cosa può rinunciare a qualche cosa » .
L a collettività impone sempre che s i sacrifichi il più pre­
zioso fra coloro che vi si dedicano, perché anch'essa diventi
efficace e preziosa. Questa dedizione agli altri si manifesta
nelle sue lettere e nel suo interesse per il singolo individuo.
A trentacinque anni egli scrive al ventunenne Melantone,
chiamandolo « eruditissimo suo dulcissimoque », chiama la
moglie « il suo padrone Kate » ( in quasi ogni sua lettera
alla « cara padrona di casa » usa toni scherzosi) e prende
con indulgenza le parti di tutti coloro che non sono ancora
alla sua altezza. Quando raccomanda di sciogliere i conventi,
per utilizzarne i mezzi, per ristrutturare la fede evangelica,
scrive: « Poiché non si può costringere nessuno ad abbrac­
ciare la fede ed il Vangelo, non si dovrebbe cacciare dai con­
venti gli altri che vogliono rimanervi o perché vecchi, o
La personalita di Lutero 1 55

troppo pancmtl, o per motlvl di coscienza, né trattarli in


modo poco cordiale, ma dar loro da vivere, fino alla fine
dei loro giorni, come hanno vissuto finora. Il Vangelo inse­
gna di fare del bene anche agli indegni, come il Padre ce­
leste fa piovere e splendere il sole indistintamente su buoni
e cattivi. Dobbiamo tener presente che questi individui si
sono venuti a trovare in tale condizione solo perché ciechi
e perché in errore, e perché non hanno imparato niente di
cm vtvere » .
Molti contemporanei lodarono la gentilezza di Lutero.
Essa era, infatti, qualche cosa di più di quelle forme di cor­
tesia diffuse in quel Rinascimento, in cui d'altra parte si
manifestavano ovunque anche sfoghi di villania, che oggi
verrebbero considerate talmente offensive, da provocare
addirittura querele. Note di vera umanità contiene un indi­
rizzo ad Erasmo, di cui Lutero ammirava l'erudizione e
l'attività enciclopedica con la stessa forza con cui ne criti­
cava aspramente l'indecisione e la lunaticità nell'affrontare
i problemi di fondo del pensiero e della fede. Alla fine della
seconda parte dello s::ritto contro Erasmo, De servo arbi­
trio (vedi pag. 42 e seg . ) scriveva :
« Ma se ho affrontato la questione con eccessiva violenza
ed irruenza, allora riconosco la mia colpa, se di colpa si può
parlare; mi rallegro, invece, di cuore che mi venga data in
terra questa testimonianza nella causa di Dio . . Dio voglia
che il mio Signore e Dio mi confermi questa attestazione
anche nel giorno del giudizio. Nulla potrebbe, infatti, ren­
dere più felice Lutero del fatto che la gente del suo tempo
riconosca che egli ha agito e proceduto nella causa della
verità senza pigrizia o ipocrisia, ma con la massima energia
e serietà. Così, certo, potrei sottrarmi al giudizio divino,
di cui Geremia dice ( 4 8 , 10) uMaledetto colui che fa l'opera
del Signore con negligenza". Ma se sono stato troppo duro
contro la tua Diatriba, ti prego di perdonarmi. Infatti, non
l'ho fatto con cattiveria, ma me la sono presa a cuore, perché
la tua autorità potrebbe nuocere alla causa di Cristo, dato
che, in questa faccenda, non riesci ad approdare a nulla con
156 CHE COSA HA 'VERAMENTE ' DETTO LUTERO

le tue argomentazioni. Chi, infatti, riesce a controllare


sempre il proprio stile in modo da non farlo mai traboccare?
In questo libro ti sei sforzato di essere tanto moderato e
delicato, da farlo sembrare freddo come se fosse una batta­
glia non troppo seria; eppure dai stoccate tanto violente a
dritta ed a manca e ti lasci sfuggire parole tanto offensive,
che è necessario essere un interprete paziente e ben dispo­
sto, per capire che le tue intenzioni non sono velenose. Ma
questo non ha importanza, e dovremmo perdonarcelo bene­
volmente e simpaticamente l'un l'altro; siamo esseri umani
e non siamo esenti dai difetti umani » .
Ed in verità Lutero non era estraneo alle vicissitudini di
questo mondo, alla felicità come al dolore. In quello stesso
anno 1 525, in cui scrisse quelle righe, sposò, a quarantadue
anni, Katharina von Bora, che due anni prima insieme con
altre dieci monache aveva lasciato il convento ed aveva cer­
cato rifugio a Wittenberg. Questo legame corrispondeva
appieno alle nuove convinzioni acquisite, secondo cui la
vita coniugale, in cui marito e moglie sono vicendevolmen­
te responsabili l'uno dell'altra, e precisamente delle loro
debolezze e delle loro capacità, dei loro errori e del loro
miglioramento, è più giusta e meglio accetta da Dio del
comportamento di quei monaci e monache che nei conventi
mirano ad una santità particolare. Lutero ha provato la
gioia di avere dei figli, ben cinque, ma anche il profondo
dolore di vederne morire due: Elisabetta a otto anni e Mad­
dalena a dodici. Il suo dolore di padre, per il quale non
può esservi vera consolazione, e la consolazione della fede
cristiana, che vede trionfare il dominio di Dio anche sopra
la morte, creano in lui una profonda tensione. Il 23 set­
tembre 1 542, tre giorni dopo la morte della figlia, egli scrive
a Justus Jonas, suo vecchio collaboratore ed amico : « Credo
che tu abbia saputo che la mia carissima figlioletta Madda­
lena è rinata nell'eterno regno di Cristo. Io e mia moglie
dovremmo essere grati e lieti per una fine tanto felice ed
una sl beata morte, che l'ha strappata al domi11.io della carne,
del mondo, dei turchi e del demonio; ma la fa ..a dell'amore
La personalità di Lutero 1 57

paterno è tale che possiamo esserlo solo fra le lacrime ed i


sospiri e nel più profondo dolore. Perché ogni tratto, ogni
parola ed ogni gesto di questa figlioletta, obbedientissima,
rispettosissima viva e morente, ha lasciato un'impronta
profonda nel cuore, e la stessa morte di Cristo, alla quale
nessuna altra morte può essere paragonata, non riesce a can­
cellare del tutto, come dovrebbe essere, il lutto. Perciò rin­
grazia tu Iddio in vece nostra . . . Oh, se potessimo tutti avere
una simile morte, anzi una simile vita; solo questo chiedo
a Dio, padre di ogni consolazione e di ogni misericordia.
Statemi bene in Lui, tu e tutti i tuoi cari » .
Fin dal 1 525 l'Elettore aveva donato a Lutero l'edificio
conventuale di Wittenberg, nel quale da tanto tempo egli
aveva vissuto. Lutero lo trasformò in una casa molto ospi­
tale. Quasi sempre alla sua mensa sedevano invitati o stu­
denti . Ci sono rimasti conservati molti « sermoni conviviali' .
Egli h a una cura particolare per gli studenti che frequentano
la casa. In molte conversazioni ed in molte lettere aleggia
un forte elemento missionario. Una personalità passio­
nale come la sua non poteva ovviamente mancare di qualche
squilibrio. Oggi, per esempio, potremmo contestare l 'op­
portunità di alcune sue decisioni e di alcune sue espressioni
di malcontento. Accanto alla riflessione scientifica ed al
prezioso razionalismo e realismo vi è in lui una immagina­
tiva ingenua. Egli riusciva ad immaginare Dio ed il demonio
solo come persone. Ecco perché egli parla tanto del demonio
e dei suoi numerosi servitori. Ne parla perfino ripetutamente
nelle sue lettere personali alla moglie; tutti i fatti , riguar­
dino essi i grossi problemi della grande vita ecclesiastica o
quelli politici o della famiglia e della «routine' quotidiana,
rientrano per lui nella prospettiva di Dio e del demonio.
La signora Kathe, che provvedeva in modo esemplare, anche
se non sempre senza preoccupazioni, al governo della grande
casa, aveva acquistato il podere a Ziilsdorf. In un meravi­
glioso amalgama di espressioni di stima e scherzose, di fede
e di mondanità, egli le scrive durante tutti i suoi viaggi. La
carica di cordiale umorismo si pro@a già nelle prime pa-
1 58 CHE COSA HA ' VERAMENTE ' DETTO LUTERO

role di ogni missiva: « A mani della ricca signora di Zulsdorf,


signora Katharin Ludherin, abitante fisicamente a Witten­
berg, e spiritualmente traslocata a Zulsdorf, al mio tesoro » ,
scrive il 26 luglio 1 540, da Eisenach ; il viaggio serviva per
preparare un Reichstag (assemblea dei deputati ) . « Col
Reichstag di Hagenau è un pasticcio, fatica , lavoro e denaro
sprecati. Ma se anche non siamo riusciti ad approdare a
nulla, siamo tuttavia riusciti a strappare ancora una volta
dall'inferno Magister Philippus e riportarlo lietamente in
casa dalla tomba, come Dio vuole e nella Sua misericordia ,
Amen ! [ Melantone era stato ammalato gravemente e lo ave­
vano già dato per spacciato ; la sua guarigione fu attribuita
all'assistenza ed alle preghiere di Lutero e di coloro che
erano con lui ] . Qui il demonio è posseduto da altri diavoli
nuovi, brucia e fa danno, è terribile. Al mio buon Signore
sono bruciati nella foresta di Turingia più di mille acri di
alberi e bruciano tuttora. Oggi, poi, abbiamo saputo che
anche vicino a Werda la foresta ha preso fuoco in più punti
ed è impossibile spegnerla. Tutto questo farà rincarare la
legna. Pregate e fate pregare contro Satana maledetto, che
ci colpisce violentemente non solo nell'anima e nel corpo,
ma anche negli averi e nell'onore. Voglia il Signore nostro
Gesù Cristo scendere dal cielo ed accendere anche al demo­
nio ed ai suoi compari un fuocherello, che essi non possano
spegnere. Amen ! Non sono sicuro se questa lettera ti rag­
giungerà a Wittenberg o a Zulsdorf, altrimenti ti scriverei
di altre cose ancora. Sia fatta la volontà di Dio, Amen !
Saluta i nostri figli, i nostri pensionanti e tutti. Lunedl dopo
S. Giacomo, 1 540. Il tuo amato M. L. D. » .
La signora Kathe ha sempre trepidato molto per lui , ha
sempre seguito con apprensione la sua irruenza e la sua ir­
riverenza verso le personalità più importanti. Ella non si
rendeva conto che il suo coraggio nell'affrontare l'autorità
ecclesiastica e quella civile, che gli veniva dalla fede, era
in stretta relazione con un sicuro fiuto che gli consentiva
di individuare l'ordine di precedenza delle cose e con un
buon istinto per la situazione politica. Con il senso di supe-
La personalità di Lutero 1 59

riorità che gli veniva dalla fede schietta e con innata arguzia
egli dissipa le sue preoccupazioni. Si trovava ad Eisleben ,
durante il suo ultimo viaggio. Vi era stato chiamato per
appianare delle controversie di successione, sotto il conte di
Mansfeld. Il 7 febbraio 1546 scriveva alla moglie :
« Alla mia cara padrona di casa, Katharin Ludherin,
dottoressa, mercante di porci a Wittenberg, a mano e piedi
della mia graziosa moglie. Pace e bene nel Signore ! Leggi ,
cara Kathe, Giovanni ed il piccolo catechismo di ::ui un
tempo dicesti : ma se è già tutto detto nel mio libro . Poiché
tu vuoi pensare al tuo Dio, come se non fosse onnipotente,
abbastanza da creare dieci dottori Martino, se un giorno
quello vecchio annegasse nella Saale o a Ofenloch o sul
Paretaio del Lupo. Lasciami in pace con le tue preoccupa­
zioni. Ho qualcuno meglio di te e di tutti gli angeli che si
preoccupano per me, e questi giace nella mangiatoia ed è
attaccato al seno della Vergine, ma ciò nonostante siede alla
destra di Dio padre onnipotente. Sii quindi soddisfatta ,
Amen ! Penso che ora l'inferno ed il mondo intero non ab­
biano più demoni che si sono radunati tutti ad Eisleben,
forse proprio per me. Tanto dura e difficile è la faccenda . . .
E sappi che ho ricevuto tutte le lettere che m i hai scritto ed
oggi mi è giunta quella di venerdì scorso, insieme con la
lettera di Magister Philippus . . . » .
Tre giorni dopo, il 1 0 febbraio , rispondeva i n tono ama­
bilmente canzonatorio alla sua ultima lettera :
« Santissima signora dottoress a ! La ringraziamo cortese­
mente per la sua grande preoccupazione, che le toglie il
sonno. Perché da quando Ella si preoccupa per noi , il fuoco
è stato sul punto di bruciarci nel nostro alloggio , proprio
dinanzi alla porta della mia stanza, e ieri , senza dubbio per
effetto delle sue preoccupazioni . poco mancò che un masso
non ci cadesse in testa e non ci schiacciasse ::ome una trappola
per topi; nella nostra stanza segreta, infatti , per due giorni
continuarono a piovere sulla nostra testa calcinacci ed ar­
gilla, finché non chiamammo qualcuno per riparare il soffitto.
Quando questi toccò con due dita l'intonaco , venne giù un
1 60 CHE COSA HA 'VERAMENTE' DETTO LUTERO

pezzo lungo come un cuscino e largo una spanna. Quegli


aveva in mente di ringraziare la Vostra Santità, se non lo
avessero assistito i cari angeli. Temo che, se non la pianti
di preoccuparti, la terra finirà per ingoiarci e ci perseguite­
ranno tutti gli elementi. E' così che impari il catechismo e
la fede ? Tu prega e lascia che a preoccuparsi sia Dio ; a te
nessuno ha ordinato di preoccuparti per te e per me. Nel
Salmo 55 ed in molti altri passi sta scritto : "Affida al
Signore le tue cure, ed Egli sarà tuo tutore". Grazie al cielo
siamo freschi e sani . . . Vorremmo aver finito presto e tornar­
cene a casa , se Dio vuole, Amen ! Il giorno di S. Scolastica ,
1 546. Servo volenteroso di Vostra Santità, M. L . >> . Lutero
riuscì ad appianare la controversia ed a rappacificare i Conti .

Spirò il 1 8 febbraio 1 546 nella sua città natale Eisleben,


in conseguenza di una calcolosi. Sul tavolino della sua came­
ra fu trovato un biglietto scritto di suo pugno :
« Nessuno può capire Virgilio attraverso le sue poesie

pastorali a meno che non abbia fatto il pastore per almeno


cinque anni. Nessuno può capire Virgilio attraverso le sue
bucoliche, a meno che non abbia fatto per almeno cinque
anni il contadino. Nessuno può capire integralmente Cice­
rone dalle sue epistole, se non ha occupato per almeno venti
anni una posizione preminente nella vita pubblica . Nessuno
si illude di avere gustato a sufficienza la Sacra Scrittura se
non ha governato per almeno cento anni le comunità insieme
con profeti come Elia ed Elisa, con Giovanni Battista, con
Cristo e gli Apostoli. Non manomettere quella divina Eneide
[ la Sacra Scrittura ] ma seguine le orme con profonda devo­
zione. È vero siamo dei miserabili » .
L'ultima parola scritta d a Lutero ci dà testimonianza di
profonda umiltà. Essa ritiene sicuramente in quella sua vo­
cazione missionaria che si compenetra nella situazione par­
ticolare di chi tende la mano e soffre, e che mantiene il con­
siglio libero da ogni forma di fanatismo e radicalismo.
Purché si rispettino i principi della fede, si possono, disse
Lutero, tollerare parecchi aspetti delle forme tradizionali,
La personalità di Lutero 161

se non s i vuole liberarcene subito ; per lui, infatti, la fede


non è una legge nuova, e non può essere imposta con mezzi
coercitivi.
Il prevosto di Berlino, Bucholzer, si era lamentato �on lui
in una lettera che il suo Elettore Gioacchino II, che nel
1 53 9 aveva introdotto la Riforma, era rimasto attaccato a
molte vecchie forme ecclesiastiche, pretendendo da lui di
seguirle. Al prevosto di Berlino, Lutero cosi scrive :
« Se il Vostro Signore, il Margravio ed Elettore, vi fa

predicare ad alta voce, con voce chiara e pura il V angelo di


Cristo, senza alcuna aggiunta umana, e vuole farvi sommi­
nistrare due Sacramenti del Battesimo e del Corpo e Sangue
di Gesù Cristo, dopo il suo insediamento, e lasciar cadere
l'invocazione dei Santi . . . , allora, in nome di Dio , fatelo e
portate una croce d'argento e d'oro ed una cotta o un piviale
di velluto, seta o lino ; e se al Vostro Signore Elettore una
cotta o un piviale non bastano, indossatene tre . . . E se a
Sua Grazia elettorale non basta che facciate un giro di pro­
cessione con suoni e canti, allora fatene sette, come ha fatto
Giosuè con i bambini di Israele intorno a Gerico, facendo
un baccano infernale e suonando le trombe . . .
« S i possono concedere queste cose purché non se ne abusi

e non si tolga nulla al Vangelo ; e purché non se ne faccia


una condizione per la salvezza eterna ed un impegno di
cosc1enza » .
Lutero s a incoraggiare, consolare ogni ceto sociale, anche
in situazioni particolari. Mentre il suo Elettore Giovanni si
trovava preoccupato e maldisposto al Parlamento di Augu­
sta, in cui l'imperatore voleva sferrare un violento attacco
contro gli evangelici, Lutero gli scrisse, dalla fortezza di
Coburgo, il 20 maggio 1 53 0 :
« .
. . I n primo luogo è certo che Vostra Grazia debba
affrontare solo per amore di Dio tali fatiche, spese , pericoli
e lungaggini, poiché tutti i principi furibondi e nemici non
possono accusarVi di nessun'altra colpa che della pura , deli­
cata e viva parola di Dio ; del resto devono ammettere che
Vostra Grazia è un principe senza colpa, tranquillo, devoto
1 62 CHE COSA HA 'VERAMENTE' DETTO LUTERO

e leale. E poiché questo è certamente un segno importante


che Dio ama Vostra Grazia, come colui a cui concede, con
tanta abbondanza, la sua santa parola e che lo rende degno
di subire, per la stessa causa, tale oltraggio ed ostilità, che,
d'altro canto, rende la coscienza tranquilla. Avere amico Dio
è più consolante ::he avere l'amicizia di tutto il mondo . . .
Eppoi, Iddio misericordioso s i dimostra anche più miseri­
cordioso, perché rende tanto potente e feconda la sua pa­
rola proprio nel Vostro territorio. Il territorio di Vostra
Grazia, infatti, ha i migliori e più numerosi sacerdoti e
predicatori di ogni altro paese al mondo, i quali insegnano
con tanta sincerità e purezza e si adoperano per la pacifica­
zione. Oggi, la fragile gioventù, maschi e femmine, cresce
col catechismo e la Sacra Scrittura presentati in modo che
mi fa bene al cuore . . . Grazie a questa gioventù, il paese di
Vostra Grazia è veramente un paradiso, di cui non v'è
uguale al mondo. E tutto questo Dio lo fa nel Vostro ca­
stello, a riprova della Sua Grazia e del Suo favore. Come
se volesse dire : "Orsù, caro principe Giovanni , ti affido il
mio più nobile tesoro, il mio allegro paradiso, siine il padre.
Poiché voglio averli sotto la tua protezione ed il tuo go­
verno e farti l'onore di essere il mio giardiniere e curatore" .
E' sicuramente così ! Perché i l Signore Iddio, che h a nomi­
nato Vostra Grazia padre ed assistente in questo paese, li
nutre tutti mediante l'ufficio ed i servizi di Vostra Grazia,
devono mangiare tutti il Vostro pane. E' come se Dio stesso
fosse ogni giorno Vostro ospite e pupillo, perché la Sua
parola ed i Suoi figli, che hanno la sua parola, sono quoti­
dianamente Vostri ospiti e pupilli. . . » .
Lutero ricorda al suo principe che nel suo paese, giovani
e vecchi pregano per lui, quindi sono in molti ad essergli
spiritualmente vicini . E conclude :
« Vostra Grazia voglia accettare benevolmente queste

mie righe. Dio mi è testimonio che dico la verità e non


faccio l'ipocrita. Mi dispiace, infatti, che Satana possa ad­
dolorare e rattristare Vostra Grazia. In parte lo conosco
bene, so bene come usa mettere i bastoni fra le ruote. E'
La personalità di Lutero 1 63

uno spirito tristo e amaro che non sopporta che un Signore


possa starsene allegro e tranquillo, specialmente in Dio ; lo
contrarierà anche più il fatto che Vostra Grazia abbia avuto
coraggio, dato che sa bene quanto l 'affetto di Vostra Grazia
stia a cuore a noi tutti ; e non solo a noi, ma quasi a tutto
il mondo, e vorrei quasi dire, anche al cielo stesso, perché
certo gran parte del Regno di Cristo è incessantemente
costruito sul territorio di Vostra Grazia, attraverso la pa­
rola della salvezza. Egli sa questo e dimostra il suo risen­
timento. Quindi abbiamo tutti il dovere di assistere fedel­
mente Vostra Grazia, con le preghiere, con il conforto, con
l 'amore e con tutto quanto possiamo, perché se Vostra
Grazia è allegra, noi viviamo ; ma se è triste , allora ci sen­
tiamo male » .
Come s i vede dalle sollecitudini del principe nei confronti
di Lutero, egli non ha certo considerato adulatorie queste
parole, ma come un'espressione di devozione e di fermezza
di fede.
Molti erano coloro che si rivolgevano a Lutero. Dal­
l'Austria gli scrive la signora Dorotea , del nutrito ceppo
degli Jorger di Tolleth e Koppach , che possedeva anche un
castello a Hernals, vicino a Vienna. Suo figlio Cristoforo
era stato dal 1 522 a corte a Torgau ed a Wittenberg. Nel
1 53 3 , ella aveva promesso a Lutero una somma di 500 fio­
rini per gli studenti di teologia bisognosi. Già nel 1 5 2 5 ,
su richiesta di Cristoforo Jorger di Tolleth, Lutero aveva
mandato a Tolleth un predicatore. Più tardi aumentarono
le reazioni contro gli evangelici in Austria. Lutero risponde
che dobbiamo approfittare della libertà, « finché non ne
siamo impediti con la violenza . Perché voi non avete colpa
per gli altri che un'autorità superiore costringe a mettersi
contro di voi. In questo campo, ciascuno deve rischiare di
persona e superare la propria avventura terrena . . » .
.
Indice

l. L'affissione delle tesi 5

2. Lutero teologo e studioso 21

3. L'uomo della Chiesa 58

4. Il pedagogo 117

5. L'uomo politico 128

6. Il traduttore 146

7. La personalità di Lutero 153

Finito di stampare per conto della C. E. Astrolabio - Ubaldini Editore

nell'aprile 1969 dalla Tip. Detti - 00195 Roma, Via G. Savonarola, l