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Pubblicato il 02/10/2018

N. 05664/2018REG.PROV.COLL.
N. 04237/2014 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Sesta)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 4237 del 2014, proposto dal
Ministero per i beni e le attività culturali, dal Ministero dell'ambiente e della tutela
del territorio e del mare e dall’ Ente Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano, in
persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, rappresentati e difesi
dall'Avvocatura generale dello Stato, domiciliata ex legein Roma, via dei Portoghesi,
12;
contro
la società Camping Calù di Carlo del Mastro & C. S.a.s., in persona del legale
rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall'avvocato Antonio Brancaccio,
con domicilio eletto presso lo studio del difensore, in Roma, via Taranto, 18;
la Associazione regionale dei complessi turistici ricettivi all'aria aperta FAITA
Campania, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa
dagli avvocati Pasquale D'Angiolillo e Laura Clarizia, con domicilio eletto presso lo
studio dell’avv. Guido Rinaldi in Roma, via Casperia, 30;
la Cilento Turismo.It - Unione delle associazioni turistiche del Cilento e Vallo di
Diano, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli
avvocati Pasquale D'Angiolillo, e Alberto La Gloria, con domicilio eletto presso lo
studio dell’avv. Guido Rinaldi in Roma, via Casperia, 30;
nei confronti
del Comune di Montecorice, non costituito in giudizio;
per l’annullamento ovvero la riforma
previa sospensione
della sentenza del TAR Campania, sezione staccata di Salerno, sezione I, 14
novembre 2013 n.2253, resa fra le parti, con la quale ha accolto il ricorso n.277/2012
R.G. proposto per l’annullamento:
a) dell’ordinanza 26 gennaio 2012 n. 3, notificata il giorno stesso, con la quale il
Direttore dell’Ente parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano ha ordinato al legale
rappresentante della Camping Calù S.a.s. di rimuovere in quanto abusive opere
realizzate in località Capitello, frazione Agnone del Comune di Montecorice, su area
di proprietà interna al camping, distinta al catasto al foglio 24, particelle 5. 42. 43,
45, 46, 161, 341, 365, 370, 371, 372, 374, 375, 377, 378. 379, 385, 388, 389, 390, 391,
392, 393, 394, 397, 398, 403, consistenti in: a) n. 31 case mobili poggiate su pilastrini
in mattoni ovvero strutture in ferro provviste di ruote con coperture in lamiera
coibentata, con dimensioni in pianta variabili fino ad un massimo di 5 x 10 mt ed
altezza, comprensiva del basamento, di circa mt. 3,20; b) n. 4 strutture in ferro
destinate presumibilmente ad alloggiare case mobili; c) n. 7 roulotte;
b) della relazione di sopralluogo 24 gennaio 2012 n.1002 del Responsabile dell’Area
tecnica dell’Ente stesso;
c) del verbale di notifica 26 gennaio 2012 del Corpo forestale dello Stato;
di ogni altro atto presupposto, connesso, collegato e conseguenziale;

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;


Visti gli atti di costituzione in giudizio della Camping Calù di Carlo del Mastro & C.
S.a.s. e delle associazioni FAITA Campania e Cilento Turismo.It;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 20 settembre 2018 il Cons. Francesco
Gambato Spisani e uditi per le parti l’avvocato Antonio Brancaccio e l’avvocato
dello Stato Fabio Tortora;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO
1. Il giorno 19 gennaio 2012, personale del Coordinamento territoriale per
l’ambiente del Corpo forestale dello Stato di Vallo della Lucania ha eseguito un
sopralluogo presso il campeggio gestito dalla ricorrente appellante, su un’area di
proprietà che si trova in località Capitello, nella frazione Agnone del Comune di
Montecorice, ed ha rilevato la presenza delle opere meglio indicate in epigrafe,
realizzate senza titolo, in sintesi di trentuno case mobili di dimensioni variabili, con
coperture in lamiera, poggiate su pilastrini in mattoni ovvero su strutture in ferro
provviste di ruote, di quattro strutture in ferro destinate presumibilmente ad
alloggiare altre simili case mobili e di sette roulotte.
2. Con l’ordinanza meglio indicata in epigrafe, il Direttore del Parco nazionale
intimato appellato, nel cui territorio il camping si trova, ha quindi ordinato al legale
rappresentante della società titolare del camping, appunto quale proprietaria
dell’area, la demolizione di tali strutture e la rimessione in pristino dell’area.
3. In motivazione, ha osservato anzitutto che le strutture in questione da un lato non
risultano nei grafici allegati al permesso di costruire 11 marzo 2011 n.7 rilasciato dal
Comune di Montecorice per lavori di riqualificazione della struttura; dall’altro lato
che esse sono state rilevate in un momento in cui i lavori in questione non
risultavano ultimati, e comunque diversi mesi prima che la struttura aprisse al
pubblico, sì da ritenere non plausibile che si trattasse di costruzioni destinate a
coprire esigenze temporanee.
4. Sempre in motivazione, ha allora ritenuto trattarsi di nuove costruzioni ai sensi
dell’art. 3 del T.U. 6 giugno 2001 n.380, realizzate senza alcun titolo edilizio e senza
il nulla osta previsto dalla legge speciale sui parchi nazionali, ovvero dall’art. 13 della
l. 6 dicembre 1991 n.394, nulla osta necessario in quanto ci si trova all’interno
dell’area protetta, precisamente in zona D e in zona B1 della perimetrazione del
parco ai sensi del Piano del parco, come stabilito dalla deliberazione della Giunta
regionale della Campania 13 aprile 2007 n.617, successivamente approvata con
delibera del Consiglio regionale nella seduta del 24 dicembre 2009 (doc. 2 in I grado
ricorrente appellante, ordinanza in questione; il permesso di costruire citato è il doc.
5 in I grado ricorrente appellante, ove gli estremi citati).
5. Da ultimo, ancora nella motivazione, ha espressamente dato atto della
inapplicabilità alla fattispecie, relativa alle norme a tutela dell’ambiente, dell’art. 1
comma 129 della l.r Campania 15 marzo 2011 n.4. La norma in questione ha
sostituito l’art. 2 della l.r. Campania 26 marzo 1993 n.13, di disciplina dei complessi
turistico ricettivi all’aria aperta, e in particolare il comma 1 di esso, nel senso che “I
campeggi sono esercizi ricettivi aperti al pubblico a gestione unitaria, attrezzati in aree recintate per
la sosta in apposite piazzole e per il soggiorno di turisti provvisti, di norma, di unità abitative quali
tende ed altri mezzi autonomi di pernottamento, quali roulotte, maxi caravan e case mobili. Tali
installazioni anche se collocate permanentemente entro il perimetro delle strutture ricettive
regolarmente autorizzate, non costituiscono attività rilevanti ai fini urbanistici, edilizi e
paesaggistici. A tal fine i predetti allestimenti devono: conservare i meccanismi di rotazione in
funzione, non possedere alcun collegamento di natura permanente al terreno e gli allacciamenti alle
reti tecnologiche, gli accessori e le pertinenze devono essere removibili in ogni momento”.
6. Contro tale ordinanza, la destinataria ha proposto ricorso avanti il TAR
territoriale; nel relativo giudizio sono intervenute ad adiuvandum le associazioni di
operatori turistici indicate in epigrafe, le quali hanno chiesto che esso fosse accolto.
7. Con la sentenza meglio indicata in epigrafe, il TAR in questione ha effettivamente
accolto il ricorso in questione e annullato l’ordinanza impugnata. In motivazione, ha
ritenuto infondato il motivo volto a contestare in radice la competenza del Parco a
reprimere gli abusi edilizi compiuti sul, proprio territorio; ha invece ritenuto fondato
anzitutto il motivo centrato sulla asserita incompetenza del Direttore del Parco ad
adottare le ordinanze di rimessione in pristino del tipo di quella in questione, che
sarebbero invece di competenza del Presidente; ha poi ritenuto ulteriormente che
l’Ente parco avesse omesso di verificare l’applicabilità in concreto alla fattispecie
dell’art. 1 comma 129 l. r. 4/2011 citato, dal quale sarebbero discesi “l’esonero delle
opere in discorso dall’obbligo di acquisizione di titoli edilizi e paesaggistici di sorta”
e la “conseguente insussistenza delle condizioni per l’esercizio del potere di rilascio
del nulla osta” (motivazione, p. 15, dall’undicesimo rigo).
8. Contro tale sentenza, hanno proposto impugnazione l’ente intimato e le
amministrazioni ministeriali indicate in epigrafe, con appello principale che contiene
quattro censure, corrispondenti secondo logica ai due motivi che seguono:
- con il primo di essi, corrispondente alle censure prima e seconda alle pp. 7-13
dell’atto, deducono violazione dell’art. 29 della l. 394/1991, dell’art. 4 commi 2 e 3
del d. lgs. 30 marzo 2001 n.165. Sostengono in proposito che dopo l’entrata in vigore
di quest’ultima norma, conforme peraltro ad altre precedenti a partire da quelle
introdotte con il d. lgs. 3 febbraio 1993 n.29 e con l’art. 45 del d. lgs. 31 marzo 1998
n.80, la competenza ad adottare atti amministrativi attribuita come nella specie al
legale rappresentante di un ente, in questo caso al Presidente, deve intendersi riferita
ai dirigenti dell’ente stesso, e quindi al Direttore che nella specie ha agito;
- con il secondo motivo, corrispondente alle censure terza e quarta alle pp. 13-15
dell’atto, deduce infine violazione dell’art. 1 comma 129 della l.r. Campania 4/2011
di cui s’è detto, sostenendo che l’Ente parco non potrebbe subire limitazioni nelle
proprie competenze di tutela ambientale per opera di una legge regionale, a pena di
violazione dell’art. 117 comma 2 lettera s) della Costituzione.
9. La ricorrente appellata si è costituita con memoria 24 giugno 2014, ed ha chiesto
che il ricorso sia respinto; con successivo atto depositato il giorno 26 giugno 2014,
ha proposto appello incidentale, sulla base di un unico motivo di violazione degli
artt. 31 e 41 del T.U. 6 giugno 2001 n.380, nel senso che, a suo dire, il Parco non
avrebbe il potere di cui s’è detto, spettante invece al Comune, di reprimere gli abusi
edilizi commessi sul proprio territorio.
10. Con memoria 27 giugno 2014, la ricorrente appellata ha ribadito le proprie
asserite ragioni.
11. Alla camera di consiglio del 1 luglio 2014, fissata per decidere la domanda
cautelare, la causa era rinviata al merito, alla pubblica udienza del giorno 2 dicembre
2014.
12. Nel frattempo, con atto 22 agosto 2014, le amministrazioni appellanti hanno
chiesto la reiezione dell’appello incidentale; con distinti atti depositati il 31 ottobre
2014, le associazioni intervenienti si sono costituite nel grado ed hanno invece
chiesto che l’appello incidentale sia accolto, con reiezione di quello principale; lo
stesso ha chiesto ancora la ricorrente appellata, con memoria 31 ottobre 2014
13. Con ordinanza 2 febbraio 2015 n.469, pronunciata all’esito della pubblica
udienza di cui si è detto, la Sezione ha respinto l’appello incidentale ed ha accolto il
primo motivo di appello principale, ritenendo la competenza del Direttore dell’ente
parco ad adottare le ordinanze del tipo di quella per cui è causa; sollevava invece la
questione di legittimità costituzionale dell’art. 1 comma 129 della l.r. Campania
4/2011, sotto il profilo del rispetto delle competenze dello Stato in materia
ambientale.
14. La Corte costituzionale, con sentenza 29 novembre 2017 n.246 ha accolto la
relativa eccezione, ed ha dichiarato l’illegittimità della norma in questione.
15. Con memoria 20 luglio 2018, la ricorrente appellata ha chiesto che l’appello sia
dichiarato improcedibile per carenza di interesse, affermando di avere proceduto a
demolire, meglio detto ad allontanare le strutture in discussione; ha poi sostenuto
che le strutture in questione, in base alla normativa sopravvenuta, ovvero alle
modifiche apportate all’art. 3 del T.U. 380/2001, si potrebbero oggi realizzare senza
titolo alcuno, e quindi che l’appello sarebbe ulteriormente inammissibile; ha chiesto
comunque che l’appello stesso sia respinto nel merito.
16. Alla udienza del giorno 20 settembre 2018, da ultimo, la Sezione ha trattenuto il
ricorso in decisione.
17. Ciò posto, l’appello principale va dichiarato improcedibile, limitatamente
all’unico motivo non deciso con l’ordinanza 469/2015 di cui sopra, per le ragioni
che seguono.
18. In primo luogo, va chiarito in fatto che il provvedimento citato, 469/2015,
ancorché formalmente qualificato soltanto come ordinanza, ha natura mista, ovvero
di ordinanza nella parte in cui solleva la questione di legittimità costituzionale di cui
si è detto, e di sentenza non definitiva nella parte in cui, come si desume a semplice
lettura, respinge sia il primo motivo di appello principale, sia, per intero, l’appello
incidentale dell’originario ricorrente. Di conseguenza, in questa sede si dovrebbe
comunque decidere soltanto relativamente ad un capo di impugnazione, quello che
consta del secondo ed ultimo motivo di appello principale.
19. Relativamente a tale capo di impugnazione, l’appello va dichiarato improcedibile.
In linea di fatto, il ricorrente appellato ha affermato, nella memoria 20 luglio 2018
pagine da 2 a 4, da un lato che tutte le realizzazioni di cui all’ordinanza impugnata
sono state definitivamente “rimosse” ovvero “eliminate” ovvero “allontanate” - e
ciò in fatto è incontestato -- sicché “l’oggetto sul quale era intervenuto il
provvedimento direttoriale controverso non est de hoc mundo, con la conseguente
improcedibilità dell’appello per sopravvenuta carenza di interesse”. Ha poi
affermato che attualmente vi sarebbe la “carenza di qualsiasi interesse alla
coltivazione dell’impugnazione” perché a suo dire il quadro normativo sarebbe
mutato, nel senso di permettere ora di realizzare manufatti del tipo di quelli in
contestazione.
20. Tali affermazioni vanno lette nel loro significato proprio ed evidente, secondo il
quale l’originario ricorrente non ha più interesse al ricorso proposto in primo grado.
E’ noto infatti che per pacifica giurisprudenza, che come tale non necessita di
particolari citazioni, che il processo amministrativo è governato dal principio
dispositivo, e che quindi chi lo ha in origine instaurato può porlo nel nulla in qualsiasi
momento, sino al giudicato, dichiarando appunto di non avere più interesse alla
impugnazione dell’atto amministrativo da lui proposta.
Ne consegue che il ricorso originario va dichiarato improcedibile, e che per tale
ragione va dichiarato improcedibile anche l’appello principale, unico sul quale si deve
ancora pronunciare con effetto definitivo.
21. Tale risultato non viene smentito dall’affermazione, fatta all’udienza di oggi dal
difensore del ricorrente appellato, secondo il quale egli avrebbe interesse ad una
pronuncia che in qualche modo entrasse nel merito della questione, ovvero
dichiarasse anche per il passato che le opere per cui è processo erano legittimamente
realizzabili anche all’epoca dei fatti. Tale questione infatti non farebbe comunque
parte dell’oggetto di cognizione di questo Giudice di appello, dato che non è
prospettata né nell’appello principale, relativo esclusivamente alla spettanza astratta
del potere sanzionatorio ed alla competenza ad esercitarlo, né nell’appello
incidentale, incentrato anch’ esso soltanto sulla spettanza astratta del potere di
reprimere gli abusi edilizi nel territorio del Parco.
22. La natura della controversia, che ha comportato anche una rimessione alla Corte
costituzionale, è giusto motivo per compensare per intero le spese di entrambi i gradi
di giudizio.
P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente
pronunciando sull’appello come in epigrafe proposto (ricorso n.4237/2014 R.G.),
lo dichiara improcedibile l’appello principale e per conseguenza dichiara
improcedibile il ricorso di I grado (ricorso n.277/2012 R.G. TAR Campania
Salerno), ai sensi e nei limiti di cui in motivazione.
Spese dell’intero giudizio compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 20 settembre 2018 con
l'intervento dei magistrati:
Sergio Santoro, Presidente
Vincenzo Lopilato, Consigliere
Dario Simeoli, Consigliere
Francesco Gambato Spisani, Consigliere, Estensore
Italo Volpe, Consigliere

L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Francesco Gambato Spisani Sergio Santoro

IL SEGRETARIO