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Aprile 2010 1

Lavori in corso
notizie da Progetto Sviluppo Liguria
hombres trabajando
travaux en cours
工作进展
works in progress
lucrările în curs
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Con l’acqua torna la vita


Conclusione del progetto quadriennale per il recupero e la gestione sostenibile delle risorse
idriche nei bacini dei fiumi Playas e Catamayo.

Il 30 settembre 2009 si è concluso il progetto avviato nel 2005 nella Provincia di Loja: le attività realizzate hanno portato a
un miglioramento profondo dello stile di vita delle comunità coinvolte, che, tramite una gestione consapevole, partecipata e
sostenibile delle risorse naturali, possono ora soddisfare i propri bisogni primari senza rinunciare ad abitare la terra d’origine.
Il progetto, propostoci nel 2004 da una ONG ecuadoriana con grande esperienza nell’ambito dello sviluppo rurale, si
presentava come molto ambizioso e interessante per la sua capacità di coniugare componenti di carattere diverso:
storiche, ambientali, infrastrutturali e produttive.

Le problematiche
L’area d’intervento si trovava in uno stato di avanzato degrado ambientale dovuto a
un clima siccitoso riconducibile alla particolare collocazione geografica: piove solo tra
gennaio e marzo, non essendoci ghiacciai manca l’acqua di altura e, vista la forte
pendenza delle montagne, l’acqua che scorre nei fiumi di fondo valle può essere
utilizzata per l’agricoltura solo nel 4% del territorio. Ad aggravare la situazione si
aggiunse lo sfruttamento irrazionale, da parte dell’uomo, delle risorse idriche, unito a
un continuo disboscamento e al prelievo dell’acqua dalle falde più profonde.
La mancanza di acqua, disponibile soltanto 2 ore al giorno, comportava problemi di
carattere sanitario ed economico, perché non era più possibile assicurare il
sostentamento delle famiglie contadine, e con essi lo spopolamento dell’area.
Nel 2004 il 33% della popolazione era emigrato e il 90% di coloro che erano rimasti
sopravviveva con meno di due dollari al giorno. In molte zone erano rimaste solo
persone anziane.

Gli obiettivi
Gli abitanti originari di questa zona, gli indios Paltas, avevano creato un sistema abbastanza sofisticato per fronteggiare il
problema della siccità.
Avevano costruito un insieme di lagune di altura per raccogliere l’acqua piovana che poi, filtrando nel terreno, andava a
ricaricare le falde freatiche profonde e riaffiorava in vari punti del territorio sotto forma di sorgente; veniva poi incanalata e
utilizzata per l’attività agropastorale e per uso umano perché potabilizzata dai minerali presenti nel suolo.
Con l’arrivo degli spagnoli l’intero sistema fu abbandonato e, per l’assenza di manutenzione, si perse completamente.
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Attraverso il progetto si voleva dimostrare che era possibile Processo di accumu


lo dell’acqua
ricreare le condizioni favorevoli per la produzione agricola
mediante il recupero delle conoscenze e delle opere pre-
incaiche, coniugate con tecniche scientifiche moderne.
L’acqua come ‘bene comune’ è il messaggio più
importante contenuto in questo progetto. La sua gestione
responsabile è stata occasione per rinnovare la
partecipazione popolare e la concertazione territoriale,
finalizzate al ripristino e alla tutela delle risorse idriche, del
manto vegetale e dei suoli.
Tramite la costruzione di opere fisiche e una forte sensibilizzazione sulle tematiche ambientali, si voleva riattivare la
produzione agricola, garantendo una maggiore sicurezza alimentare, migliorare le condizioni sanitarie e frenare i
fenomeni migratori.
Il tutto con particolare attenzione alla valorizzazione del ruolo delle donne e cercando il coinvolgimento effettivo delle
istituzioni locali per trasformare la gestione partecipata del territorio e delle risorse naturali in una politica pubblica.

I risultati
Si è partiti dalla riattivazione del
ciclo dell’acqua.

I racconti orali degli anziani hanno


permesso di condividere con il
resto della comunità le antiche
tecniche pre-incaiche di
captazione dell’acqua piovana
che, combinate con tecniche più
moderne, hanno portato alla
costruzione di 157 lagune
scavate sulle pendici dei monti, in
grado di raccogliere, durante la
breve stagione delle piogge, oltre
100.000 metri cubi d’acqua.

Moltissime fonti naturali sono di


nuovo attive e la popolazione dei
due bacini dispone di acqua per
la maggior parte della giornata
(tra le 12 e le 18 ore), anche
durante i lunghi periodi siccitosi
che caratterizzano la regione.
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La fase successiva si è concentrata sulla riattivazione degli orti familiari e sulla riforestazione delle aree in prossimità delle
lagune, al fine di mantenere l’umidità creata e garantire una maggiore biodiversità. La disponibilità di acqua ha reso
possibile allestire 10 vivai comunitari, che ad oggi hanno prodotto circa 85.000 piante, destinate alla riforestazione. Una
superficie complessiva di oltre 30 ettari ospita invece 117 orti familiari, più della metà dei quali attrezzata con sistemi
d’irrigazione meccanica.
Complessivamente, la produzione agricola è aumentata del 27%; questo importante risultato garantisce ai contadini, da
un lato, una dieta diversificata e ricca, e, dall’altro, la possibilità di vendere sul mercato locale parte del raccolto,
assicurandosi così una fonte di guadagno.

L’intero processo è stato reso possibile dall’attiva partecipazione delle comunità destinatarie, per un totale di oltre 9.000
persone. Sono stati gli stessi contadini coinvolti, dopo i primi mesi di attività, a chiedere di essere aiutati a dotarsi di
strutture organizzative di vario livello per diventare soggetti attivi del progetto. A questo scopo è stato costituito il Comitato
Cantonale di Gestione dei bacini dei fiumi Playas e Catamayo, rappresentante di tutte le comunità coinvolte, che si è
rafforzato fino a diventare il vero motore del progetto e la controparte rispetto alle istituzioni locali per tutto ciò che
concerne la gestione del territorio e in particolare delle risorse naturali.
In questo modo si sta creando una nuova pratica di democrazia comunitaria capace, da un lato, di tradurre le esigenze
che emergono dalla base in obiettivi futuri per l’organizzazione e, dall’altro, di generare nei singoli un senso di
appartenenza e di responsabilità sociale.

Allo scopo di rafforzare la capacità organizzativa delle comunità destinatarie, in un’ottica di gestione autonoma dell’intero
processo, sono stati, inoltre, formati 350 contadine e contadini in ambito tecnico (costruzione e manutenzione di lagune e
serbatoi, tecniche di agricoltura biologica, allevamento di animali da cortile, educazione ambientale) e socio-politico
(rafforzamento organizzativo, gestione di progetti, applicazione dei piani di gestione e azioni di cittadinanza attiva).
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Infine, componente di fondamentale importanza per la socializzazione del progetto, è stata la realizzazione di un piano di
educazione ambientale e di divulgazione (visite di campo, programmi televisivi e radiofonici settimanali) indirizzato agli
abitanti della regione.
Nel corso della terza annualità, grazie al contributo dell’Associazione Fabio Sormanni, è stato possibile acquistare un
terreno di 400 m2 su cui l'istituzione provinciale locale ha costruito la Casa del Comitato Cantonale, un primo modulo
abitativo destinato ad essere centro di formazione ambientale, politica e di economia solidale rivolto, in particolare, alle
generazioni più giovani, affinché il bagaglio di conoscenze fin qui acquisite non vada perduto e continui ad assicurare
sostenibilità al progetto.

Oggi la maggior parte della popolazione dell’area è consapevole dell’importanza di una corretta gestione delle risorse
idriche e spesso, spontaneamente, realizza interventi di manutenzione agli invasi e partecipa alle giornate di lavoro
comunitario volontario.

Finalità ultima di ogni progetto di cooperazione internazionale è creare le condizioni affinché il processo avviato possa
proseguire senza la necessità di apporti esterni.
Il progetto ha cercato, durante l’ultima annualità, di conquistare questo traguardo introducendo nuove attività che
permettano non solo di migliorare ulteriormente l’alimentazione dei contadini, ma anche di garantire loro entrate
economiche che possano essere reinvestite nel progetto.
In questa ottica sono stati introdotti l’apicoltura e l’allevamento di pesci d’acqua dolce, di porcellini d’india e di galline
che hanno prodotto importanti risultati: nelle lagune sono stati allevati 18.000 tilapias; la prima raccolta negli apiari ha
fruttato 25 litri di miele biologico; nei cortili delle case dei contadini si allevano 516 porcellini d’india e 500 tra polli e galline.
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A riprova della propria validità, il progetto ha riscosso un forte interesse, diventando un modello tanto a livello nazionale
quanto internazionale.
Il risultato più significativo però, a nostro avviso, è il ritorno in queste terre di diverse famiglie migranti, richiamate dalla
prospettiva di poter condurre una vita dignitosa, grazie a una gestione partecipata e attenta delle risorse naturali.
Il progetto ha avuto un costo complessivo di circa 300.000 euro.
In Italia l’iniziativa è stata finanziata da soggetti privati, dall’Associazione Fabio Sormanni e da diversi Enti Pubblici liguri: la
Regione Liguria, la Provincia e i Comuni di Genova e Savona. Tali contributi si sono aggiunti a quelli messi a disposizione
da Istituzioni e organismi ecuadoriani, dal Comitato Cantonale e da diversi organismi internazionali, tra cui le Nazioni Unite
attraverso il Programma Piccole Donazioni.

Un ringraziamento speciale a tutti coloro che, con la loro donazione, ci hanno


permesso di portare a termine questo ambizioso progetto.

I risultati finora raggiunti sono frutto


del lavoro reso possibile
breve

dal sostegno concreto ricevuto


nel tempo da molte persone.
in
Redazione: Lara Camia, Elena Gritti

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