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Formazione e fortuna del Tasso nella cultura della Serenissima : atti del Convegno di studi nel

4. centenario della morte di Torquato Tasso (1595-1995) : Padova-Venezia, 10-11 novembre


1995 / a cura di Luciana Borsetto e Bianca Maria Da Rif. - Venezia : Istituto veneto di scienze
lettere ed arti, 1997. - 322 p. : ill. ; 24 cm
(IT-MiFBE)80012017

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ISTITUTO VENETO DI SCIENZE. LETTERE ED ARTI

FORMAZIONE E FORTUNA
DEL TASSO NELLA CULTURA
DELLA SERENISSIMA
L'Istiruro Vtntto di Scienz.e, Lcttcrc ed AI-
ti, che uova la sua lonrana origine nel Rea-
le Istiruro Nazionale, voluro da Napoleone
per l'halia all'inizio dcl XIX secolo, sul-
l'aanpio dcli' INIÌl#I dc Frana, ~ poi
rifundaro c;on I'amaak denominazione: nel
1838 dall'lmpcrarorc d'Ausrria Fmlinan-
do I. Con l'unione dd Vtntto al ~o
d'lralia, l'lsriruro fu ric:onosciuro di inrcrcs-
sc nazionale, assieme alle principali accade-
mie degli srari prcunirari, anche se la sua
maggiore arrenzione ha c:ontinuaro ad esser
rivolra alla vira adrurale e scientifica delle
V enczic. La sua configurazione è quella di
un'Accademia scientifica. i cui membri so-
no dcai dall'A&Rmbka dci soci dl'caivi,
pur venendo la nomina form•liznra c:on de-
acro minisraialc.
L'Istiruro pubblica gli A m rivista rrimc-
srralc disrinra in due classi: quella di scien-
ze morali, lmcrc ed arti e quella di scicntt
fìsichc, marcmarichc e narurali. Pubblica
alual le MEMORIE. pure suddistinrc nelle
due menzionare clwi, per srudi monogra.fì-
ci ric:onocciuri di panic:olarc rilcvarua
scientifica e adruralc da apposirc commis-
sioni di esperti. Pubblica infine collane spe-
cializnrc come anche gli arri dei convegni,
dclk scuole di spccializnzionc e dci semi-
nari da CISO promot1i.

lncopcnjna
RMolilo ~ A"""'1 Ml 1idnlilro. GiMlboaUca
1\qlolo 1742-45 ..... The Art buciaR
o( llMrqn l'llnil:ollR.
Medaglia comrnemor:ll iva
dello scultore Piero Pcrin
commissionata dal Comune di Pado' a e
dall'Università degli Studi di Pado,•a
ISTITUTO VENETO
DI SCIENZE. LETfERE ED ARTI

FORMAZIONE E FORTUNA
DEL TASSO NELLA CULTURA
DELLA SERENISSIMA

;\TTI DEL CONVEGNO DI STUDI NEL IV CENTENA RIO


DELLA MORTE DI TORQUATO TASSO
(1 595. 1995)
Padova. Vcnezin. 10-11 novc1nbrc 199.5

a cura di

LUCIANA BORSETTO
e
BLA 'CA MARIA DA RIF

VENEZIA 1997
ISBN 88-86166-49-4

©Copyright 1997 by Istituto Veneto cli Scienze. Lcucrc cd Arti


Pa lazzo Loredan, S. Marco 2945 • 30 124 Venezia
Tel. 041 -52 1O177 • Telefax 041 -52 10598
e. mail ivsla@uni ve. it

Fini to di stampare nel mese di ouobrc 1997 con i tipi


della Tipografia "'La Garnngola.. di P:1dova
INDICE

Presen1a:.io11e Pag. 7

" 9
G 1A"' ITO RFSrA - Salmo ............................. •. .. 15
G tAXVITO RESTA - Ffl r11ur:.ione e not1i:;.ia10 <lei Tass;110 . ...... . » 17
VllTORIO ZACCAtU.-\ - le accatle111ie 11ad<111e cinquecenresclre e il
T<1s.<0 ..... .. . ... . . .. . . .. . ....... .. . .. .. .. .. .... . 35
"
M 1\RIA ThRP.5A G 1RAR0 1 - Tasso. S11em11i e la rn/1111·a 1111tlol'm111 . » 63
M ARI>\ L UISA Doc110 - Tasso «principe della modemo tm"sia•
nei d;sc:orsi lU'Clltlen1ici di Paolo Ben i .. .. ... . . .. .. .. . . » 79
G 1NE~·rA A U7.7.AS - u1'mcml1a· delle «Rime de gli Academici
E tert!1• . ............ . . ....... . . ................. .
" 97
M AM IO PASTORl STOCCHI - la poetica degli Eterei ......... . 109
"
M ARllil.l.A M \OLI'"' - Swmpatori 1•eneti del Ta.r.w . ......... . 121
"
A NTOs10 0 AN1Eu; - Sul Rinaldo.. .. •. .. • . ............•..• 141
"
D ANI EJ. l:. RoT,, - I 1(1.lSO a Bergt11110, cillà <lellt1 Sere11issi11u1 . .. » 171
GIOVANNI o,, Pozzo - ù.1 111e111oria u1s.\·ia11a tle/l'es11e1·ie11:.t1 ,.,...
neta .. . .. . ... . ... . .. . . ........ . . .. .... .. . .. .. .. . » 189
ADRIAl'IO M 1\Rll'1 - Gli n11wri di Ri11nldo e Armida 11el/'i11te11m··
1td o11e di Gio111lm11i.wa Ttepolo ... .. .. .. . ... . ...... . . 21 I
"
6 INDICI;

P AOLO l'Rno - 7(1s.w. \1ene:ia e i T111d1i... . .............. P ag. 243

P AOLO FAllDRI - Ta.<w e la rna fort111m 11111sicale a \~ne:ia.. .. » 25 1

P n.RMARIO Va.>a>\O - •Una fi111et1 bi:.:.arm e s111diosa•: El Gof-


fredo del Ta'"° cani~ nlla barcariola dcl donor Tomaso
~londini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . " 259

G1,;oRGE,ç Gu'-rurr - •De' 111iei \e<·re1i Jo110 signore:.: re1ice11:.e


e cliiari111e111i nelle Lencn: poc1ichc del 1i1sso . . . • • . . . • • " 285

G10RCIO Ro~ço~1 - Nou1 s11/l'i111p1't!s<1 del 7(1ss<1 fra gli Eterei . " 297
G!O\'A'~' Sçi "ATI('() - Tmw neodassico. Dal Pinde1110111e al
Fo.1colo. . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . • . » 305
PRESENT AZIONE

L' ls1i1u10 Vene10 di Scienze. Leuere ed Arti è licio di pubblicare


gli aui dcl convegno tassiano promosso nel novembre 1995 :.0110
regida dclrUniversi1à di Padova. del Comune di Padova. dell'Acca-
demia Pm:wina di Scienze. Leuere ed Arti (rccen1emen1e ribauezza1a
Accademia Galileiana). dell'Accademia Olimpica. dell'Accademia
dei Concordi. della Biblio1eca Nazionale Marciana e dello stesso ls1i-
tu10 Veneto.
Già il numero e il prcs1igio degli E111i promo1ori sono indicmivi
della cen1rali1à. dcl rilievo dell'opera dcl Tasso ndla cuhura Vcncla e
i co111ribu1 i qui pubblicati confermano proprio la profondità del rap-
pcmo e dcl rec iproco a11·icchimcnto tra il poeia giun10 da Urbino a
Venezia ancor giovani ssimo e la Seren issima.
Ricord iamo ancora le illuminami relazioni e I' interessallle dibm-
1i10 delle varie se:.sioni che si sono svohe in pai1icolarc presso r ospi-
1alc Accademia Pa1:wina e presso J'Js1iw10 Veneto. così come il con-
1ribu10 \'eramen1c cnìcace dato allo s1udio dei 1cmi dcl convegno dal-
la mo.ira organiuaia nella Libreria Sansoviniana dalla Biblio1eca
azionale Marciana.
Sono grato al Prcsidcn1e dell'Accademia Galileiana prof. Ezio
Rionda10 per la pre1:iosa cd essen1jaJc collabora1ione offerta per il
successo dcll'inizialiva. al Segre1ario accademico dcli' l ~lituto Veneto
professor Manlio Pastore Stocchi e alle donorcs>c Luciana Bor:.euo e
Bianca Maria Da Rii'. curaLrici del volume. per il valido e così com-
petente niu10 1>restato.
IL PRl,~IOENTE
BIHJNO ZANl':'ITIN
Vcnczi:1. 14 settembre 1997
INTRODUZIONE

Un primo >istematico tentativo d i descrivere la forma1ione e la


fonuna dcl T:~\O nella cultura della S erenissima ri~alc ad alcuni fon-
damentali contributi eruditi degli ultimi decenni dell'Ottocento e dei
primi dcl Novecento. frutto P,.czioso di quella ;,cuoia po>itivistica
che. coniug:mdo in;,icmc indagine fi lologico-letteraria e ricerca stori-
ca, ci ha lasciato in eredità un retaggio cli cono>cenle ancor oggi im-
prescindibile. ~ ~~
Il vero ca1>olavoro di q uel l'epoca resta la monumentale biografia
d i Angelo Solerti, che, liquidando i V<lri miti romantici legati alla vita
dcl poeta . ne ripercorre. con il vaglio cli font i clocumcnt;ttissimc. i cli ·
versi moment i dell'itinerario umano e intellettuale. le frequentazioni,
i legami con i centri e gli ambienti più prestigiosi e ricchi di eventi
cu ltural i dcl l:1 pen isola: Padova e Venezia ll'<l questi e in modo parti·
colare.
Nella città lagunare il Tasso era approdato quindicenne nel l 559
e vi aveva conosciuto - senza dire d i altri - il Venicr e il Cataneo. il
Verdizzotti e il Magno. il Molino e il Groto. l'Atanagi e il Ruscelli.
che tanta pane avrebbero avuto nei suoi primi c~pcrimenti di ;crittura
lirica e narrativa.
A Padova avrebbe soggiornato. in modo sia pure di•continuo. dal
'60 al '65: dapprima per seguirvi le scuole di diritto. di filosofia e di
filologia. in >cguito in fuga da Bologna: in un caso come nell'altro a
stretto contatto con personalità di grande rili evo dentro e fuo ri il
mondo accademico: dal Piccolomini al Pcndasio. cl;1 I Sigon io al lo
Speroni. dal Gonzaga al Pinelli, tu u i in vario modo legati alla sua
prima produzione lirica o lt re che alla contemporanea riflessione criti-
ca sui modi e le l'o nne della poesia,
Nel 1895. terzo Centenaiio del la morte. Padova aveva o norato
IO tUCIA KA B0KSlr11'0 · BIANCA 1\IARIA DA 1<11:

la memoria del poeta con una lapide e un vibrante discorso di Vin-


cenzo Crescini. che aveva ricordalo l" allie.vo glorioso dello Studio in
alcuni degli anni centrali del Cinquecento.
A un secolo di di stanza da quelrappuntamento. allo scadere del
quarto Centenario della morte. Padova e Venezia - come molte ;litre
ciuà i1aliane legale alla sua biografia letteraria - hanno voluto ridise-
gnarne la mappa delle presenze nel Domin io vcnc10 con un Conve-
gno di St udi che, ri leggendone percorsi e incomri alla luce delle nuo-
ve ricerche fi lologiche cd erudite nel fr<111empo elaborate. ne seguisse
anche la ricezione e i riusi in lellerati e artisti della regione.
Il di agramma del le presenze tassiane 1ra Padova e Venezia negl i
anni Sessanta del Cinquecento (Studio e Accadem ie i n particolare)
ponava necessariamente a ridi scutere l"imponante capitolo relativo
alla gesiazione del Gierusalem111e. dcl Rinaldo. delle Rime e a rivisi-
tare i nodi della prima 10rmen1arn riflessione critica su ll a poetica: dal-
la Preftdone al Rinaldo ali' iter redazionale elci Discorsi.
Il profi lo della ricezione e dei ri usi in terri1orio veneto nel corso
del tempo cond uceva invece al problema della coeva riscrinura della
li rica in ch iave madrigalistica e a quello della fortuna post uma della
Liberata.
Nel primo caso si trallava cli riannodare i fi li del laboratorio crea-
tivo e teorico di un giovane Tasso, raffinato speri111en1a1ore di solu-
zioni poe1iche. dialeniche e narrative, indicando al contempo la pro-
1os1oria editoriale dci primi testi prodoni e i rapporti con gl i edi1ori
configurati: nel secondo di ripercorrere i significati iconologici, lene-
rari e parale11erari di un Tasso già mawro e oramai "canonizzato", cli
descriverne la fenomenologia della lenura e della rileuura. radegua-
ment(l progressivo a principi este1ici "altri"'. l'impallo con generi e
tradizioni diverse, con le11era1i e artisti cli differente formazione e
cu ltura.
E quan10 si sono proposti di fare i singoli co111ribu1i al tema del
Convegno, promosso e organ izzalo dalle Università di Padova e Ve-
nezia, dall" Istituto Veneto di Scienze. Lettere ed Arti, dall" Accade-
mia Patavina di Scienze Leuere ed Arti. da quella Olimpica di Vicen-
za e da quella dei Concordi di Rovigo e dalla Bibl io1eca Nazionale
Marciana.
Svi luppatosi in due giornme di studio - a Padova i l I O, a Venezia
r 11 novembre 1995 - i l Convegno è stato preceduto dalredizione
critica delle Rime de gli Academici Eterei per le cure di Gincna Auz-
zas e Manlio Pas1ore Stocchi con l111rod11~ione di Antonio Dan iele e
affo111cato dalla Mostra marciana Torquaw Tasso e la Repubblica Ve-
11ew. co11"cda1a eia denso e ben documcn1ato Catalogo (La ragione<'
/"arte) approntai<) per I° occasione da Giovanni Da Pozzo.
INTRODl 'ZIO!\E II

Le due giornate di ~tudio sono state apcnc dalram1>ia e commos-


o;a prolu-.ionc di Gianvito Resta. Presidente dcl Comitato naLionale
per le cclebrationi centenarie. che. rivbit:mdo raggrovigliato itinera-
rio esi<tcn1.ialc e letterario del Tassino tra Padova e Venezia. il <uo
«novi7iato» poetico in «private camere» e «publichc ~cole» . prcs~o
maestri e amici. nelle aule universiiaric e nelle Accademie. ha offc110
una so11a di c:movaccio ideale ad alcuni degli approfondimenti MIC·
cessi vi.
Un primo approfondimento sul variegato mflndo cult urale delle
Accademie i nfatti - e sia pure in una dimensione lutamcntc veneta.
anzi «padan;1» - è stato offerto dallo studio di Vittorio Zaccaria. che
ha ricercato il ruolo svolto all'interno di queste b1itu1.ion i dal futuro
autore della Li/Jerllra. mentre la tradizione scicntilic:1 dello Studio pa-
tavino. il magiMero di Carlo Sigonio. il dibattito degl i Infiammati. il
dialogo con lo Speroni. nel tormentato intreccio tra retorica e poesia.
tra filosofia e poetica configurati nella rincssione critica del Tasso
giovane (e non solo giovane). sono stati toccati dal contributo di Ma-
ria Teresa Girardi.
Sul mondo delle Accademie si sono soffermati anche Gincna
Auzza~ e Manlio Pastore Stocchi: la prima rinencnclo 'ulla "raccol-
ta" cli Rime mes'a insieme dagli Accademici Eterei nel 1567 (al suo
i111erno si trova anche un corposo manipolo di lirich.: tassiane) e sul-
la Mra configurazione editoriale: il secondo indag:111do su lla poetica
ncoplillonicn dell 'Accademia parnvina. coraggiosamente ahcrna1iv;1
al la linea perip:llctica dello Studio ed esemplarmente cmblcmatizzata
dal l ' icona che ne cont rassegnava l'i mpresa.
La ··mccolta" eterea del '67 è Stata toccata anche dal contributo cli
Giorgio Ronconi. inserito pour cause in questi «Atti». benché suc-
cessivo ai lavori dcl Convegno. perché conceme111c il presunto ritrai·
10 ciel giovane Ta,,o ad opera del Bassano po;.10 a in\egna ciel Con-
vegno mecle~imo.
Sul Ritwldo è invece inter.-enuto Antonio Daniele. che ha delineato
i prcsuppo,ti teorici ciel poema tassiano nel dialogo ciel poeta col Sigo-
nio e lo Speroni. nell'emancipazione dal modello paterno cicli' Amadigi.
nella ricerca clel1:1 clifferen7~, tra linguaggio lirico e linguaggio epico.
ne lla tcn-.ionc tra amico e moderno. tra varietà rom:mLC>Ca e idea
cieli' opern come «picciolo mondo».
Sul l?i11aldo. ma per seguire la trafila di editori e 1i1>ogralì coi n-
volti nella stampa. è imcrvenurn anche Mariella Magliani. che ha il -
lustrato in particolw-c gli indirizzi ed itorial i di Francesco dc' France-
sch i. il 'uo profi lo di imprenditore. i rapporti da esso intranenuti con
altri stampn!Ori ed ed itori veneti ciel Tasso.
Ancora su l Ni11a/do. ma come luogo della «memoria ta•,iana dcl-
12 LUCIANA UORSE'rfO • DIANC/\ r>.lt\RI,\ DA RIF

le cose venete», è tornato anche Giovanni da Pozzo in un contributo


volto a del ineare una sorta di fenomenologia dcl «buon ricordo» ciel
poeta: incontri. in fl ussi, impressioni relativi a eventi e a personaggi.
ma anche sedimenta7.ioni e stratificazioni ciel dire: memoria delle cit-
tà e degli amici. ma anche del le opere proprie e degli altri, che si ri-
chiamano a vicenda in un dialogo a distanza fino di rinvii: dal Rinal-
do. appunto. e dal Giemsa/emme o dalle Rime al la Liberata.
A un altro dialogo a distanza. quello stabilito dal Tasso con i de-
sti natari veneti delle cosiddene Leuere poe1iche. ha fano riferimento
Gcorges Giintert ana lizzando le forme di autoi111erpretazione e di au-
10com111ento che vi si registrano. i «chiarimenti» e le «reticenze» sul-
la questione cruciale della rielaborazione tematica e sti li stica del poe-
ma. i difficili rapponi con lo Speroni su llo sfondo della cu ltura con-
trori formistica.
A quella cultura, ma anche a quella precedente. relativa agli anni
del Tassino a Bergamo, ha rinviato Daniele Rota nel suo percorso at-
traverso un Veneto di latato, di confine e pure strenamentc connesso
alla biografia dcl poeta. rivisi tata alla luce cl i nuove acq uisizioni do-
cu mentarie, che in parte demoliscono alcu ne delle ipotesi su cu i si
fondavano, nei loro profili, biografi e studiosi tassiani tra Selle e Ot-
10cento.
Alla central ità della cu ltura veneziana degli anni Sessanta, inve-
ce. ai carteggi diplomatici della Repubblica e alla sua pubbl icistica
ha ricondotto lo storico Paolo Prcto. liquidando definitivamente la
leggenda che vedeva il motivo tassiano dell<1 crociata presente nel
Giernsa/e111111e (e nella Libemw) deri vare più o meno dire11amenre da
precisi indirizzi del governo della Seren issima.
Alla temperie cultun1le veneta seguita alla morte del poeta hanno
rinviato i vari contTibuti sulla fortuna postuma del le opere. su lle rilet-
ture più o meno immediate, i n sede letteraria e nelle arti sorelle, della
Li/Jemla in particolare.
Vi ha fallo per primo riferimento. per quanto concerne i l Seicen-
to. lo studio di Maria Luisa Doglio. incentrato sulla «canonizzazio-
ne» del poema ad opera di Paolo Beni. sull'ampio commento con il
quale all'inizio del XV II secolo i l docente padovano si avvici nò al
Tasso sono il segno del confronto agonist ico con Omero e Virgilio,
nel l 'ambito di quella querelle tra antichi e moderni che autorizzav<1
ormai a proclamare il poeta della Gemsale111111e «principe della mo-
derna poesia».
A lla «modernilà» tassiana in poesia ma sopra11u110 nella pinura
(111 piCllm1 poiesis, in fan i !) si è richiamato anche Adriano Mariuz nel
descrivere gli esiti artistici della LilJC'rm11 nel le trasposizioni pillori -
che di Giamba11ista Tiepolo. la risemant izzazione dei terni e dei mo-
INTRODUZIONE 13

1ivi operali dall'anisia veneto nei pri mi decenni ciel Sct1ccen10. di cui
offre docu mentazione esemplare. nella lunga trafila di redazioni e ri-
facimen1i prodoui. il ciclo pi11orico degli amori di Rinaldo e Armida.
Su quesw sogge110 pme1ico-semimenrnle del poema tassiano, e su
ahri motivi consi mi li (comba11i 111en10 cli Tancredi e Clorinda, avven-
ture di Erminia in particolare) si è soffermalo Piiolo Fabbri nel suo
studio declica10 alla presenza della Gerusc1/e111111e nel 1ea1ro musicale
veneziano fra Sei e Onoccnto.
Il capi tolo su lle varie riprese venete dell a Gerusalemme si è con-
cluso con la riscri1tura parocl ica realizzala nel vernacolo veneziano
degli uhimi decenni del Seicento eia Tommaso Mondini. sulla quale
si è in1ra11enu10 Piermario Vescovo nel suo studio sul Gt!/Jredo co111à
alla barcariola.
Non alle 1rnsposizioni venete del poema iassiano infa11i, ma ai
suoi ech i in ambiente neoclassico. alle sue fruizioni a livell o cli im-
maginario e cli gusto in in1elle11uali e poeti come Pindemome, Cesa-
roui . Foscolo. ai suoi consu mi ideologici nel trapasso Ira cuhura neo-
classica e cultura romantica si è rifatta Rosanna Scianatico in uno
studio approdato al Convegno a lavori ultimali e che ora si colloca
all a fi ne degli «A lli» a chiuderne idealmente i discorsi.
Questi. in sintesi. i temi sviluppati nel corso delle due giornate
tassiane e in ulteriori elaborazioni ad esse stre11ame111e legate*.

• La loro ~uc•;:c~"io1)c negli •1\11i » rii.1>e('(:hia c1udlt1 in c-aléndario n..:1 p1·o~ f~1111111-a dcl Con\'Cgnv.
che si pubblic:i pér t.'!>ll":-o qui ~•pprcsw. con l'a\'vc11cnza dt1: in C!>:-O mam:ano i contributi di
GiorgiCI Ronconi e di Ros~1nn;.1 S<:i:matko. ng~iunti in seguii<>. com~ tii i- scriuo sopra.
l':ido,·a. 1O non.•nthl'f'
ort ?.30 Chil'sa d i Sa n to~ Sotl;.1 • ' '· 1\ llin<llt : Ccrin»nia rdi~i0'-'1 oflicfata dJ ~lon s. Oanidc
R<11a: Il C(11/l't'111t1.r: .uu.1iC"11s l'tJ1d1 ·i111u c~guc brani di mu., ka :.w.:ra.
Dip:1rlin1c n10 d i ~ l:ll ~ m ali(':t • \'. P:uJlolli ang. ' '· Uelzoni: l n:mgur:1;oio•~ cli una l:1pid<.- in
11\11."nl<>ria déll'ulti1no M..'ggiorno pado' ano dcl T~~:.C>. già :...:olm'O dello S1udiC>.
on: 11.00 P:.d :11:zo dl'I llo - Aul:t ~ l:1~na: ,,,,..,.,,,,.a del Crmr~·1:110. Satu10tkllc Autorità. f"ru-
lu-siooc dcl l:>tcsidc•llC dcl Co.rnit:llO n:vion:llc per le celcbr:11ioni 1:1s ...i:.lne (;1 \:-;\•rro R1;.u... •
Fon1u1~it111e t' 11ori~io10 d~I 1'as.\ iltr>. lnh:rmc;.zo mu:'iéale: il Cm1n•11111s Mu:1kfls P"t<11·ii111.\ .
llircuo J:1l 1\'l:1<.-.;1ro r:r:i ~-o r::icchin. c~l!uc brani mul;(Ìc:ili :-u 1cs1i cll'I Pocm.
ort 12.00: Vi-.it>l ~111:. Salu ddlc Laut(C tlcll:i F;icohà di Lenci\" . .-ii riirani d<.:g1i ~uuichi c.l0i..x-1ui
e ~dio stcnuru1 dcl Tas.w.
ore 15.00 1\ t.'i.'adem ia P~11nvina di S<-ien1,c Lt.'llcre ed A rti: '" A,•c:ndC'm i:1. 7: Pru.~fc'11:.irmt•
dt'I ro1n'l'J{llO. Coonlin ~1 i ta,·ori G1Ar-vrro Rt:.TA (U n ivc.·1~i1à di 1\ ·k s\i1K1): V1n0fl10 z,,Cl'.\kl\
<Uni\'crsi1à di Padov:1) • lt! (U't'11dt-mit' 111ul1111e cùu111et·e111e.\·c~he t • il 'fiu.«1: ~1 .\$U \ T1:.1u,...:;A G1.
R·\kOI <Univc,:.i1f1 Ca 11oli c~1 di ~·1 i l;1no) • 7iu~o. SJH'l'ofli .- 1<1 <'11/t111•t1 pt11/111•1111u; ~1 .,klA l..A l\A
Oot;.uu (Univcn.ittl lii Turino) - 7i:1~0 ..,,,;11<·ipe {/(·lfu nwdt'nl<1 /HIC'.}Ìt1 •• llt'Ì tJi,<·t1r\i tt('('<Ult'nli·
r'i di l'tt1>lt> /Jt-11i: (i1.,.t;TIA At..'1'1.A'i CUni1·l.'r.si1ò di l'~1dov:l) - i .fl ",ywct1flt1" d f'llt' Kiutc dc t;li
Ac~1dcm k i ELcrci: 1 \.IA:-<UO P ... sroRF S1ncnu (Unive1'$ita di P:tdov:i) ·/.,Jr /HWIÙ'tt tlfsli Ht('tr-i:
OiM:us..ionc.
14 LUCI ANA RORSETrO • 61,\ NCA MARIA DA RII:

Un Convegno di Studi - part icolarmente un Convegno centenario


- assai più che come occasione ce lebrativa e come 11101111111e11111111. si
pone come tentativo di confronto critico tra studiosi della materia.
come rivisitazione di dati acquisiti alla luce di nuovi materiali, come
segnalazione di percorsi. di lince di svi luppo. di impegni in progress.
A questa provvisorietà di risu ltati non si è sottratto, crediamo.
neppure questo Convegno tassiano. terzo in ordine di tempo tra quel-
li organizzati in Italia in onore del poeta della liberaw nel corso del
1995. Lo attestano i contributi diversi, ma in qualche modo in dialo-
go tra loro, che ora si licenziano per la stampa.
La duplice formula della "formazione" e della ·'fortuna.. del Tas-
so nella cu ltura della Serenissima a cui si è voluto ancorarli molto al-
tro consentirebbe sicuramente di aggiungere. Mollo tutlavia è stato
eletto in queste pagine. che ora si offrono al lettore nella ce11ezza che
il provvisorio è in fondo i l migliore viatico per i l definitivo. che
l'opera dello studioso è per sua natura "aperta.. e che la ricerca si nu-
tre di avvi i assai più che di approdi.

L uc1,1N11 BoRsE·no - B 1ANCA MARIA D A R1F

Padova. 14 giugno 1997

Vcn l•1;i:1. I I nO\'Nnbre


ore 10.00 lsli1uto Veneto di Scicn:t(', IA'll<'r(' ed Arti. Cnn1po S. Sterano 29.&S: Coordina i
la\'ori M,\t<ZIANO (ì uro1.1Et>1 1~crn (Univetsi1~1 di Torino); J,.•IAIOEU•.A MA(il JA:'\I (Uibli otéé~l tivkti
di Padova) • Sum11x11orl 1'('11t•ti ,i.•J 1l1ss": A~~1nNJC) DAMLLI: (Unh·c~ità di Coscnla) • S11I l(i·
n;ilde>: 0 A"<lf..tt; RcnA (Uni' cn.ilà di lkll!,amo} • I TaSSQ (1 8ft"8011U,, d tuì """" .St1rr11i.\·..,i1Jm:
G1ov,\~M DA Pov.o (Univcrsi1~ di Padovn) - Ln 11umuJrit1 uu.'ìitmtt tlt•ll't'J.J~ril'n:.a \'t:fl('f{t,
01"(' 12. 15 l.,ibn:ritl SanS4H inianu. Pi a~.za S<Hl ~ l arco. IJA: Vhila alla ~lo:>tra ·1'on:1uato
Tasso e la Repubb1ic:3 VCPela.. con i1 cunuorc Gio\'nnni 0 11 Puzzo e il llÌrcUOré cléll:l Biblio1ec:1
~1al'Ciana Ntarino Zort,.i.
o~ 15..,0 L~lit uto Vt-1lttO di Scitnzt.1.•C.'lltn: t:d Arti - Cmnpo S. S1ef:1no 2945: Cool'din:i i
la\ Ori DANltLE ROTA (Uni\'er~ità di Berg;uno): AUtìlASO MARll'.l. (Univcr'Sità di UdirM!) • Gli
omuri ,/; Rùutldo t ' Armt't.1<1 nell'i11te17Jft'Ul':ic)llf' di CiamlH111i~t(l Tti>polo: f>AOl.0 P1U!TO (Uni•
\'<.'Dilà di Pa<lova.) - Jiu.w,, \ 'i-11e:,i"<1 ('i T11n:lii: P1\0LI> fAIJHRI IUnivcrsilh tli r-effarn). Ti1.'ìS(J t!
/(1 s11<1 /11rt111u1 11msh'11le tr \~'l/t'.·hr: P11':kMAklC> Vl:SCO\'O (Univcr:;i1à di Venezia) ., LJ11<1 fi11i't·u
4

hi:_:_t1rr<1 t' ,\'t11llio.~1·: El Ciofredo dcl 1ì.1s."Q canli'I all:l h:1reariol:1d~I Dottor To1n.t..-.o ~1ondini;
G F.OMGI:.~ Gt'-'lHn (U n ivc~i1 i1 di Zurigo) · "Dt·' ntf('i St:Cr'l.'ti so110 si.1:11t)~ ~: r~•1in•11:_e t' rldan•
uu•111i ""Ile U w:.re f>OC' ichc tft111C1s,\·,~; (>iscu:ssionc e c hiusur:1dci l:lvori.
Comi1:110 M"icntilico: 1\<lanlio PAST<lltt S TOl'Clll fP1x:sidentl'>. Gl1ido 6 r\LO ,\~'"MM I . Ptrrmndo
ll"sOl:"'L FranCC.."("0 BkUN•. Giovanni OA Pm:to, Antonio l)ANU'1:,t--. Adri~mo ~·lw.lCITI. Giorl!io
Ro..-.ro:.1. Viuorio i'.At.'<'A1uA.
S.Cgrcttria: Lm:ianil BoR..'\f,lm, Hia.1lC:I ~1:ui:i OA Rn·.
SALUTO

li 25 maggio del I 595 , confortato dalla preghiera dci frati , nella


dolce quiete del Convento di S. Onofrio in Roma. lontano dal rumore
delle stanze cortigiane. dove pur aveva menato la sua di sgraziata esi-
stenza. mori va Torquato Tasso. Alla vigilia delle sue ultime giornate.
sconsolato. in una celebre lettera all' amico Costanti no, aveva traccia-
to un rapido triste bi lanc io della propria vita:

1... ( non è più 1cmpo ch'io parli dc la


mia ostinata fomma. per non di re de
ringrmituclinc dcl mondo, la quale ha pur voluto aver la villoria di condur-
mi a la sc1>0ltura mendico: quando io pensava che quella glori a che. mal
grado di chi non vuole. che avrà questo secolo da i 1niei scriu i, non fusse
per lasciarn1i senza gratitudine-.

Era certo un estremo stanco lamento, ancora un'ultima accalonua


protesta, ma tanto più avvi lita nella lucida consapevolezza che i suoi
scrilli avrebbero dato gloria al suo secolo, a quel l'età travagliata da
una profonda crisi di consunzione e di trapasso. di cui aveva amara-
mente soffe110, dandone. tu11avia. stupenda espressione poetica. tulle
le logoranti contraddizioni, letame angosce e gli slanci e gli squilibri.
Con la sua morte cal ava il sipario sul lento e grigio tramonto di
una già lussureggiame stagione rinasc imentale; e fu subito da tuui
avvertito i l significato di quella fi ne e la grandezza del poeta se appe-
na qualche anno dopo, nel 1597, pubblicando le sue His1orie del
111011do, Cesare Campana si scusava con i leuori se «per far testimo-
nianza dcl vero» . con1'cgli scri veva. «aveva passato i Lermi ni
dell'istoria», facendosi ammirato banditore della comune opi ni one.
con l' attestare che «a giudizio d'ogni persona dotta. i l pi[1 pieghevole
i ngegno ad ogni maniera di lettere non nacque in verun"ahra età. né
i l più acuto nell'invenzione delle cose. né i l pi ù grave nel trattarle, né
16 SAl.UTO

i l più giudizioso nell 'elegger le migliori. Di maniera che così nel ver-
so. come nella prosa, molti di coloro che nella stima dc' lcnerati ven-
gon riputati pi(1 che mezzani. confessano i ngenuamente aver egli la-
sciato altrui pi11 tosto desiderio che possanza d"imitarlo» . Ed era nel
giusto i l Campana se i secol i success ivi. con una eccezionale e spes-
so appassionata partecipazione italiana e stran iera. dovevano sempre
più e sempre meglio dimostrare e affenm1re l'alto valore di quella
tormentata e suggestiva produzione poetica e l'importanza dell'atti-
vità e del ruolo del letterato nel la temperie culturale del suo tempo.
Quest' anno ricorre, dunque, il quarto centenario della morte di
TorquatO Tasso: Venezia e Padova. le ci ttà dove Tasso ha compiuto la
sua formazione poetica e culturale, le città in cu i ha elaborato le pri -
me prove della sua prodigiosa produzione letteraria, non potevano
non partecipare al le manifestazioni celebrative del Cemenario. Perciò
è doveroso ringraziare le Università di Padova e Venezia, il Comune
di Padova. 1· Accademia Patavi na ùi Scienze. Lellere ed Ani. J' Acca-
demia Olimpica. l'Accademia dei Concord i. l' Istituto Veneto di
Scienze, Lettere ed Arti. la Bibl ioteca Nazion;i le Marciana. i collegh i
llltti del Comitato scienti fico e i loro col laboratori che questa mani fe-
stazione hanno voluto organizzare e con gran rigore e dignità realiz-
zare. come attestano eia un Imo la magni fica e tanto attesa edizione
critica delle Rime de gli Acade111ici Eterei a cura di Ginetta A uzzas e
Manlio Pastore Stocchi, con l11tmd11zio11e di un esperto slllclioso di ri-
me tassiane come Antonio Daniele : dall'altro lato con lo splendido
Catalogo (quasi una clona ed esaust iva monografia: La ragione e
/'arte. 7òrq11mo Tasso e la Repubblica Veneta) della ben selezionata
e rappresentativa Mostra tassiana al lestita presso la Biblioteca Nazio-
nale M arciana cli Venezia, ideata e curata con la consueta dottrina e il
severo impegno da Giovanni Da Pozzo. che ha potuto giovarsi della
collaborazione del doti. Marino Zorzi . Direttore della Marciana. e di
molti altri collaboratori. Padova e Venezia. come già nel 1895, con i l
notevole apporto ùi nuovi ed interessanti scavi storici . fi lologici e cri-
tici, tornano così ad onorare Tasso. che in questi luoghi ha trascorso i
pochi anni gioiosi e tranquil lamente operosi del la sua vita.

G11\NVITO R ESTA
Presidente del Comitato nazionale
per le celebrazioni del IV Centenario
della morte di Torquato Tasso
G 1MfVITO Ri>ST/\

FORMAZIONE E NOV IZ IATO DEL TASSINO*

ella primavera del 1559. per patema decisione. Torquato si ira-


sferiva a VeneLia da Urbino. dove. nella splendida e liberale eone di
Guidubaldo 11° Della Rovere. mentre il padre attendeva :illa revisio-
ne dell"Amadigi. aveva compiuto il suo rimale noviziato di conigia-
no. addestrato perciò anche nella osservanza delle norme di buona
«creanza» e delle ani cavalleresche. Soprattutto in quella corte («ri-
duuo in ogni tempo de gli uomini lene rati». come il T<1sso la doveva
definire), dove nncora risuonava il grato omaggio e la esemplare le-
zione dcl Bembo e dcl Castiglione, ·Consumava ccl uflìnava il suo
esercizio poetico, sul l'esempio del padre e ccrtumcnte confortato
dall ' incoraggiamento e dalrapprezzamento elci letterati c dci poeti
che allora q uella corte frequentavano, tra i quali erano il <1uasi cieco
ed elegante cd esperto rimatore Bernardo Capel lo. Girolamo Muzio.
Marco Mo ntano. Antonio Gallo, Dionigi Atanagi (che pochi anni
dopo, nel 1565. nella sua celebre raccoha di Rime. doveva glorificar-
lo. collocandolo nelrOlimpo dei poeti toscani) e quel PieLro Bona-
ventura al quale poi Bernardo doveva dedicare i I suo vcneLiano Ra-
gio11a111e1110 tfel/a poesia. E già allora. dalle clone convers:11ioni e di-
spute che animavano le riunioni di quel sodalizio. moLivate tra r al-
tro proprio dalla revisione delrAmadigi. sarll st:tto il giovane Tasso
interessato alla problematica relati va alrane poctic:1 e a dibauutc
questioni ling ubtichc. tanto pi(1 che sicuramente Berm1rdo avrà fauo
conoscere anche a lui il contenuto delle leuerc scnmbiaie in proposi-
to soprauuuo con Cinzio Giraldi e Spero ne Speron i.
Il Tasso gi ungeva a Venezia qua11do <ivcva appena compiuto il
suo qu incliccsimo :111110 d"ctà. già cari.co. tutt:1v ia. di dolo rose espe-


18 GIANVITO RF,STA

rienze. già duramc111e e proficuamente i mpegnato in studi intensi e


severi. già con prove sign ificat ive della sua precoce e fel ice disposi-
zione alla poesia. Il padre ne ern orgoglioso: «ho fermissima opinio-
ne», scriveva. «che debba riuscir un grand' huomo».
La visione di Venezia deve aver suscitato in lui profonda emozio-
ne e tanta meraviglia: «città meravigliosa» !" aveva già definita i l pa-
dre Bernardo. La trovava. i l Tassino, proprio nella pienezza degli
splendori del suo tardo Rinascimento, dotata ancora di una robusta
rete commerciale, che. sia pure ritagl iata e trafilla. consenti va con
una diffusa agimezza una sorprendente vivacità cli espressioni e di
comportamenti in tulti i senori della vi ta cinadina, oltre che la fervi-
da anivilà di un colorito e fastoso emporio commerciale. dove, nono-
stante tutto, turchi , arabi. veneziani e commercianti di regioni vicine
e lontane, maomettani e cristiani, lucravano dai loro intensi traffici.
Allora Venezia con Tiziano, Tintoretto, Paolo Veronese e Iacopo Bas-
sano, ma anche con Andrea Sch iavone (che nel 1566 doveva ritrarre
il poeta in un dipinto di notevole forza espressiva) ed altri non meno
val idi artisti. continuava a tessere la fascinosa trama della sua stupen-
da avventu ra pittorica, mentre Jacopo Sansovino completava l ' origi-
nale ed amm irato reticolato del soffitto della Marciana, destinato ad
ospitare l 'epopea della pi11ura veneta del tempo. e mentre Palladio la-
sciava i magnifici segni del l' armon ia chiroscurale e classica della sua
archi1e11ura. E se negli sfarzosi saloni signorili s'effondevano le com -
plesse suggestive melodie di A ndrea Gabriel i. nel le sedi accademi-
che, nelle più attrezzate officine editoriali , nelle l ibrerie più fornite,
in diverse sontuose e festose case patrizie si riunivano, per doni e
fervidi conversari , intelleuuali di varia estrazione sociale. M a c 'era
pure chi , come l' eretico Antonio Bruciol i, «in età decrepita et in
estrema miseria>>. come lamentava la moglie, struggeva sol itario la
propria vita prigioniero in una miseranda casa . Eppure. quella fase
fel ice della vita economica. sociale e culturale veneziana degli anni
'59-·60. una fase di necessiiana trasformazione e.d adauamento alla
nuova situazione politica ed economica europea. comportava ahi co-
st i ed umil ianti rinunzie. la cui risonanza solo una grande trad izione
di gloriosa vicenda siatuale, anche se ormai estenuata. poreva con-
sentire di aumire col confo1to della inevitabile alternanza delle sorti
nel risch ioso gioco politico di condi zionamenti cd alleanze. Comun-
que. i l problema del declino e dei rischi delle rolle commerciali
orientali e dello scarso impegno del le potenze europee ad accorda1~5i
con Venezia per la loro di fesa, e perciò stesso quel lo della sempre pi11
vivace e baldanzosa mi naccia IUrca sui mari e sulle terre dell'Europa
continentale. nel M editerraneo orientale e persino ncll' Adriatico in-
festato da bande di pirati. spesso sostenu ti dagli stessi wrchi. erano
FOR~tAZIONE E NOVIZIATO DEL TASSINO 19

angosc iosamente e quotidianamente presenti al governo (che, tempo-


reggiando. s'adoprava per approntare opportune e costose difese) e
alla società veneziana. con tuno ciò che queste condizioni e le relati-
ve difficoltose connessioni e drammatiche conseguenze comportava-
no per le fortune e per la stessa sopravvivenza della Repubblica pro-
prio nel momento del suo massimo isolamento pol itico e mi litare e
ne l comesto. invece. di una foite politica europea che s'accompagna-
va. perahro. a quella profonda crisi morale che aveva travagliato e
cominuava a travagliare le coscienze a segu ito della Riforma. della
Controriforma e del triste avvento dei tribunal i dell'Inquisizione.
Calato i n qucll'ambicme. i l giovane Tasso partecipava pienamen-
te di quella vita, di quelle tensioni. di quelle emozioni. di quel senti·
mento generale della crisi, recependo intense sollec itazioni e memo-
rabil i impressioni e suggestion i. Frequentava la dimora del l 'i nvalido
Domenico Venier, il delicato poeta che la lezione bembesca aggior-
nava con vario e raffinato esercizio stilistico, ispirato ad un allo semi-
mento morale. E là aveva modo di incontrare e int ranenersi con alt ri
artefici di quella felice stagione poetica veneziana: Girolamo Molino,
Luigi Groto. Celio Magno, Gi rolamo Ruscell i (che proprio in quel
tempo lo presentava come «giovane di rara speranza per la vivacità
dell'ingegno ed affezione agl i studi») e probabilmente anche Gabrie-
le Fiamma ed altri. che. pur nel solco di un petrarch ismo sempre più
vagliato e misurato, sperimentavano con direzioni. limiti e stru menti
diversi. nuovi (e più o meno artificiosi) moduli espressivi di gusto
manieristico. alimentato, peraltro. anche da suggestive proposte
dell ' arte veneta contemporanea. In quella fervida officina. vibrante
anche di passione pol itica. di moral ismo religioso, di tormentosi ti-
mori per l'invadenza turca. i l Tassi no nutriva i suoi sentimenti e tem-
prava ed arricchiva le sue risorse poetiche, mentre alla scuola paterna
consol idava le proprie esperienze partecipando al la finale limatura
dell'Amadigi e delle Rime di Bernardo (ed iti l'uno e le alt re dal Gio-
lito nel 1560). Frequentava altresì le riunioni dell'Accademia del la
Fama (di cui era cancell iere i l padre), i nteressato a quelle conversa-
zioni. vivacizzate anche dal la tensione e da lla passione a dar corpo a
un utopico progeno cu lturale-editoria le enc icloped ico. E vi avrà
ascoltato Il ragio11a111emo della poesia (la quale «ahhraccia e nel suo
seno racchi ude tulle le arti e tutte le sc ienze»), lcno nel 1559 da Ber-
nardo in un seduta cieli' Accademia, con l'elogio della Poe1ica aristo-
telica. dei suoi commentatori e della sua importante fun zione:
[ ... I ora la Poe1ica di quel famosissimo filosofo. la qunl con tanto ordine e si
particolarn1cnlc insegna rane del poe1are 1an10 te1npo nell 'oscure tenebre
dcll'ignol'anza del mondo sepolta. e felicemente nella latina favell a tradotta
e perfenamente dall'erudito Robo11ello. dal nostro giudiziosissimo Messer
20 GIANVITO REST1'

Vincenzo Maggio e dall'eccellente Messer Pier Vinorio isposia Cl imerpre-


l<lla, quasi sicura e fidaia scona per le difficili slrade della poesia ci va con-
ducendo.

Quella del Vettori (i cui Co111111e111ari uscirono a Firenze proprio


nel 1560) è staia citazione aggiun ta da Bernardo in sede di stampa
del di scorso nel 1562. Anche quei Co111111e111ari. comunque, furono
subilo letti dal Tassino, che, come è stato dimostrato da Claud io
Scarpa1i, li ha utilizzali per la elaborazione del Rinaldo: la lenura sa-
rà Stata sollecilata anche da Carlo Sigonio (che molto stimava il Vet-
tori), all ora docente di lenere greche e latine nel le Scuole di S. Marco
e «reggeme [della Stanza.I degli humanisli» nell 'Accademia della Fa-
ma. Il Tassino deve aver subito apprezzato la vasta cultu ra e il rigore
storico e critico del Sigon io. che da poco (nel 1557) aveva pubblicato
per i tipi del Manuzio gli E111e11da1io1111111 libri duo al commento ari-
stotelico del Robortello (anch'egl i docente nello Swdio padovano) e
quella raccolta di sue prolusioni accademiche (le Omtiones septem,
edite in Venezia presso lo Zi letti nel 1560) che hanno esercitato, in
panicolare i l De la11dib11.1· historiae, una notevole in fl uenza sulla ri-
flessione teoretica tassiana intorno ai problemi della poetica. La qua-
le riflessione, già stimolata nel corso del le discussion i urbinati. pro-
prio in quel vivace ambieme veneziano. in quella Fer vida temperie
culturale trovava elementi e ragioni per anal isi pit1 motivate ed ap-
profondite.
Più assidua sarà stata la frequenza della casa, in contrada S. Pan-
taleone. dello scu ltore e poeta, molto amico di Pietro A retino e di Ti-
ziano. Danese Cataneo (di lui Tasso dirà: «non meno ne lo scrivere
che ne lo scolpire eccellente»), che già da qualche tempo lavorava
al l'Amor di Marfisa . ambizioso poema epico con impasto storico e
romanzesco, ispirato a sentimento religioso e con i ntenti celebrati vi.
In casa del Calanco conobbe quel Mario Verdizzoui. modesto sculto-
re e poeta anche lui, i l quale anni più tardi doveva attestare che i l
«Tasso tolse per soggeno l' acquisto di Terrasanta per ricordo di mes-
ser Danese Cataneo [ ... J» e che questi «ricordò al nostro Tasso la ma-
teria ciel suo poema». Tornavano opportuni e fecondi quegl i stimol i
al giovane Tasso, l' an imo !Urbato dal le costanti e vibranti tensioni
amiturche degli ambienti veneziani, proprio in quei mesi del 1560
alimentate dagli esiti del l'in fausta sped izione delle Gerbe per l'ama-
ra. disastrosa disfalla subita allora dalla flotta e dall 'esercito cristi a-
no; l'animo commosso dai drammatici e spesso truci racconti dei
mercanti e dei navigatori reduci dall' Oriente: l'animo ancora trepi-
dante per il ricordo vivo e cocente delle angosciose ansie per le sorti
della sorella. sfuggita miracolos:uneme al grande cec idio di Sorrento
l•ORr>.lf\ZIONE E l\OVIZl.vro l)f:I. T1\SSINO 21

ad opera dei corsari turchi : la fantasi a ecc iiarn dalla leuura di crona-
che dell e crociate che circolavano su l mercato librario veneziano e
dalle voci che da più pan i si levavano per inci tare all a lotta. per con-
trastare l'invadente e violenta marcia dci turchi. Persino Bernardino
Tomitano indirizzava nel 1556 una egloga latina al doge Lorenzo
Priolo per csonarlo a muovere contn:> il lllrco a difesa della mi naccia-
ta cristiani tà. Testimonianza ed in sieme nutri mento di questo comune
interesse per la vicenda turca e del dif fuso e forte senti mento di ri val-
sa era una pubbl icistica aggiornata ed informata: circolava. sempre
pi(1 rich iesto. i l Compendio de le guerre di Maho111e110 gran turco
falle con vene~iani. co11 il re di Persia e co11 il re di Napoli, edi to a
Venezia ne l 1552: nel 1557 il Giolito (l'editore delle opere di Bernar-
do} pubbl icava la traduzione dell a Pali11odìa dello spagnolo Tanco
Vasco Diai (cioè il Libro del/'origi11e et successo dell'imperio de'
turchi): e proprio nel 1560 Francesco Sansovino dalla sua tipografia
da poco avviata diffondeva la sua rac.coha, destinata a grande succes-
so con diverse ristampe. della Historia 1111iversale dell'origine e1 im-
perio de' 11ud1i, con la pubblicazione. tra altri testi wrcheschi, della
relazione di Anton Francesco Cim i .sulla recenti ssi ma disfa11a delle
Gerbe. Dcl resto lo stesso Consiglio dei Dieci si preoccupava di par-
tecipare a questa operazione di informazione e propaganda e di al i-
mentare i l sentimento antiturco se nel 1556 incaricava Paolo Ramu-
sio (figlio di Giovan Bauista. che. pernltro. proprio nel 1559 comple-
tava la pubbl icazione della sua grande raccolta di Navigmio11i e1
viaggi) di redigere una storia della conquista di Costantinopoli da
parte dei crociati .
Tuui impulsi. denunzie. esortazioni, dolenti testimonianze che in-
liammavano quel progetto che i l giovane Tasso veniva sempre pili
malll ranclo di misurare ormai le proprie capacitì1 nella composizione
cli un poema. anche per acquistare subito una appagante sol ida fama
(dopo le valide esperienze di una apprezzata auività nel campo della
l irica}, già probabilmente suggestionato dai fanciulleschi ricord i di
racconti uditi a Cava de· Tirreni su Urbano Il e sulle imprese dei cro-
ciati e forse anche da trame epico-na rrative sul riacquisto di Gerusa-
lemme che i l Muzio negli anni di Urbi no andava tessendo; certamen-
te confortato da una fasc inosa tradizione storico-letteraria e
dall 'esempio e dall'incoraggiamento dell ' amico Cataneo. Tutta una
concomitanza di segnal i, dunque. di stimoli. di circostanze, di aspira-
zioni, sospinse Tasso a por mano al Giemsale111111e, cioè alla trava-
gliata elaborazione di quel che voleva e doveva essere i l grande poe-
ma epico cristiano della etì1 moderna e che doveva costi!llire i l quoti-
diano impegno e tormento di tu!la la :sua vita.
Il Giemsa/e111111e fu composto, com'è ormai assodato, tra i l m11g-
22 CilAN"VITO RESTA

gio del 1559 e i l novembre del 1560. frequentando casa Ca1aneo.


Giovan Mario VerdizzotLi in proposito sc riveva:

J... 1credo che a punto in casa sua fosse dal Tasso principiato in buona parte.
E io, che allora e d'età più giovane e più sfacendato eh· io era, aveva tempo
cli crovarrni quasi ogni giorno insienlc con lui in casa de1cleuo Cattaneo. ve-
dendo che il Tasso malvolentieri girencleva la fatica dello scrivere. gli fui
conesc con mia sodisfazione cli scd vergli di mia mano tutto il primo canto.

Quel ms. è l 'alluale Urb. lat. 4 13 della Bibl ioteca Vaticana.


Il soda lizio col Cataneo è s1a10 ce11ameme determinante per la
decisione tassiana, ma anche di prezioso aiu10, come è stato possibile
acccnare. nella s1essa elaborazione del Cier11sale111111e. A parte altra
probante documentazione, Ezio Raimondi non solo ha riscomrato
che nel canto X dell'Amor di Mmjìsa si legge (e i l Tasso leggeva) un
inno all a prima crociata. ma ha pow10 affermare che in quel poema
«Si rintracciano cadenze. mo1ivi. schemi scenografici analoghi a
quelli del Cier11sa/e111111e».
A l di là. comunque, degli intensi s1 imol i esterni cd interni e dei
soccorsi alla elaborazione, rimane i l fauo i1Tefu1abile e abbas1anza si-
gnilica1ivo tanto delle tensioni del Tassi no a scel1c e percorsi autono-
mi. quanto di una sua pi11 accorta e aggiornaia sensibi li1à culturale.
che proprio mentre il padre dava alle stampe il di latatissimo e a lun-
go rielaboralo poema cavalleresco A111adigi. i l giovane Torquato co-
minciava. invece. la stesura di un poema eroico, il Cieru.rnle111111e,
appunto: si muoveva, cioè. in tun'ahra direzione. E due dali risu lta-
no. comunque. i ncontrovert ibi li: gran pane di quelle cemosedici ona-
ve sono state poi inglobate - in una temperie psicologica diversissi-
ma e in un momento creati vo di ben altra maturità - e spesso senza
ri levanli modi fiche, nei primi canti dell a Liberora. e dunque con la
piena conferma del l 'au1ore cieli.e ragioni e della potenzial ità di quel
pri mo ed ormai lontano abbozzo, le cui spinte 11101ivazionali e 1ema-
1iche, perciò. non solo non sono mai siate denegate. ma hanno conti-
nuato a crescere nel profondo della coscienza dell 'autore senza inci-
siv i rmnamemi di rolla, sia a livello teoretico che di prassi scrinoria.
E - in seconda istanza - che all'altezza della fine degli anni cinquan-
ta il giovanissimo Torquato non aveva pensato ad altra linea progres-
siva nell'opera se non a quella relati va ai falli d' arme (al di fuori,
dunque. di ogni digressione d 'amore e d'avventura) ed alla celebra-
zione re ligiosa. Certo è che la scena delraccorrcre dei crociali verso
Gerusalemme soprallullo, e con minor forw (e con alcu ni momenti
addirillu ra acerbi o fievol i) l'episodio dell'ambasceria di A letc e di
Argame, la de~cri zione della sfilata deJ J'eserci10 cristiano, sono nar-
rati con un epos corale, con un senso così vivo e risuonanlc dcll ' uni1à
FOR~l ,\Z I 01" 1! E NOVIZIATO OEl. TASSINO r_.)

d" intenti tra i paladi ni della cristiani tà. con una glorificai.ione così
autenticamente sent ita dcl sigillo divino sull'impresa. da fare di que-
sto frammento di poesia storica - come giustamente rilevava Gcuo
giil in anni !omani - un testo pervaso di rara freschezza e sopranuuo
nuovo nella sua linea portante e nella sua companea:a ispirati va. dal-
la quale traspare una sincera vocazione alla poesia eroica. nutrita di
non libresco spirito rel igioso ed ammantata di colori fervidi. giova-
ni lmente commossi nella rievocazione e nell"affresco.
Poi quel tentati vo fu accantonato per dar vita al Rinaldo. Questa
scelta dipendeva non da una temporanea sconfessione dell'aspirazio-
ne al poema eroico o da una rinuncia alla fasci nazione eserc itata
dall" improba diflicoh11 di riproporre in forme modeme il genere epi-
co classico. ma dalla maturala coscienza di avere sommariamenle
clabonuo un progeno troppo innovativo cd al1ernati vo per essere por-
1a10 avanti senza sostanziali approfondimenti 1eore1ici, senza un ul1e-
riore e fecondo periodo di i ncubazione e cli decan1azione, data la por-
tata e la complessità delle is1anze genetiche che ne avevano generato
una pri ma delineazione e un inizio di elaborazione, ma anche senza
un più scaltrilo esercizio cl i scritturn narra1iva epica.

***
Ai primi di novembre del 1560 Tasso. sedicenne. si recava a Pa-
dova per seguire. secondo la volontà pa1erna. gli s1ud i di legge. C" era
stato per(> un primo approccio con la cinà quando. nel giugno del
'59. in occasione della Fiera di S. Antonio. Bernardo gl i aveva confe-
ri io !"incarico di recare allo Speroni alcu ni can1i del suo Amadigi per
onenerne pareri e suggerimenli correui vi (vi ritornò con le stesse
mansion i il 17 di quel mese). Evidentemen1e il buon Benrnrdo. che
aveva a cuore le fortune del figlio. avrà provocalo o eolio un"occasio-
ne per fargl i conoscere di persona i l lellerato pi[1 autorevole del 1em-
po ed avviare cosl in tono am ichevole i loro rappo11i. E già prima. al ·
la fi ne di agosto. Bernardo aveva affidato allo stesso Speroni la cura
«di provvedere della dozzina per Torqua10 [ ...], conoscendo quello
ch .importa a porlo in casa d"uom ini dabbene, e lontano dalle male
con1pagnie».
A Padova il Tassi no 1rovava ben al1ro ambieme, ben altra dimen-
sione cuhura le. ben all ra vita cinaclina. Passata la fervida stagione ar-
tis1ica quauroccmesca con la varia operosa dimora di grandi ani sl i
toscani (e i l giovane Tasso deve aver amm irato e consegnato alla me-
moria la possanza guerresca del superbo monumenlo eq uesl re di Do-
natello) e recepiia la grande lezione di Ma111egna e conchiuso anche
1'i1inerario piuorico di Bartolomeo Montagna. a segu ito delle clisgra-
24 Gl1\NVITO R l~".ì TA

ziate vicende seguite alla lega di Cambrai e con la rovina o dispersio-


ne di tanta parte del ceto nobi liare, Padova si lrovava impoverila del-
le sue risorse cli comm iucnza e di produzione, per cu i solo brevi e
saltuari sono stali i soggiorn i del fiorent ino Banolomeo Ammann ali,
111en1re necessitato diveniva il ricorso alle limitate e modeste doti dc l
padovano Stefano deJJ' Arzere. Tasso, però, non avrà mancalo di ve-
dere ed apprezzare il bronzeo bus10 di Lazzaro Bonamico da poco
modellato dal suo amico Cataneo per il monumemo eretto in San
Giovanni di Verdara, e i bus1i di Bembo e di Alessandro Contarini,
opere dello stesso Cataneo, collocati nel la Chiesa di S. Antonio. Avrà
altresì anche a Padova ammirato opere. e soprauuuo J'A11111111cia:io11e
(ora al Museo Civ ico) di quel Giuseppe Porta anch'egl i deuo Salviati
(come i l suo maes1ro fiorenl ino Francesco de' Rossi. peraltro anche
valente ritrauista, di cui , però. doveva ormai essersi quasi del luuo
spemo il ricordo di un suo lontano e fugace soggiorno veneziano).
che nel 1541-'42 aveva lavorato a Padova nel Palazzo Salvatico e
che egl i. Tasso. ancora affascinat0 dai suggesti vi londi (Pallade co11
la Fomma e la Fonez:a e Mercurio. /'Arie e Ne1111110) dipinti su l li ·
gnco solfato sansovin iano della Marciana. doveva (rara memoria di
arti sw in tutta la sua opera) con giovanile e forse anche am ichevole
esuberanza elogiare nel Ni11aldo ( VII. 69), a proposito delle «imma-
gin ritraile» che ornavano le pareli del Palazzo della Cortesia. Me-
more poi della loro fama, si sarà compiaciu10 per i medaglion i con i
ri1raui del Navagero e del Fracastoro, collocati ad ornamento della
nuova porta aperta nella cerchia muraria; e incuriosi10 si sarà pure in-
teressato alla acclamata novità del giardino dei semplici. il fuwro or-
10 botanico. E se non mancavano ricche biblio1eche private ed eccle-
siastiche come la Vescovi le. r Antoni ana. quelle ciel Monas1ero di S.
Gius1ina e cli S. Giovanni di Verdara, se operavano l ibrerie adeguata-
mente fornite, stentata ed a servizio delle esigenze accadem iche. con
circui10 commerciale limirn10 si svolgev;1 lierò la maggior parte
dell'auivilà editoriale: le opere più rilevanti si pubbl icavano al1rove.
Si lranava. comunque. o di letteratura ufficiale. per lo pi[1 encomiasti·
ca e commemorati va. oratoria, o di cultura ;1ccademica e professiona-
le, di precipuo imeresse universitario, quasi luna Ialina: esigua e di
modesta qual ità era la produzione letteraria in volgare: Bernardino
Tomilano ne era il pi11 qualifica10 esponente. Insomma Padova glo-
riosamente v iveva la stagi one aurea del suo S1udio. sos1enuui dall'ac·
corta pol itica veneziana che garantiva la pmavi11a libenas, pu r eser-
citando un rigoroso control lo deg li organismi e del le s1ruuurc e ridu-
cendo gli spazi di autonomia di governo dell' Uni versi1à, ridoua per-
ciò a una sona di Università di Sta10. e come ta le. però. anche protet-
ta e potenziala nel suo processo di sviluppo. con esaltazione quindi
IC>R\l.\7JOXE E SQ\'17.JATO l>LI TA ~\1' 0

del prc~tigio europeo che a'eva già acqubito. Frc<1ucn1:1va l"Uni,·er-


'ità una folla di \lmlcmi eterodossi provenienti da qua'i tunc le na-
zioni europee: animavano la vi ta cinadina con 'J>en,iermc e goliardi-
che 111anifc,t:11ioni. panicolarmcmc intense e chi:1"o'c per le feste di
San Mani no e della prima neve. La commedia Il pano s11p1wsito. che
è proprio di <1uegli an ni, ne è preziosa testi111onia111a. Anche il giova-
ne Ta•so pare ' i sia lasciato coinvolgere in qualcuna di quelle mani-
fcsrnzioni se il padre ri ngraziava l' amico Cesare Pnve;i per ;ivcr rim-
proveraw di ciò il fìglio. trascinato. come scriveva. dn l «furore della
giovi nezza». Il quale. tunav ia. ebbe anche modo di conoscere subito,
legandosi con forte e duratura amicizia. il poco pit1 che venten ne
Giovan Vincenzo Pi nell i. che. dowto cli beni cli forw na. sulla line del
I558. dalla natia Napoli. già dono di greco e latino ccl interessato a
vari ambiti culturali, s'era trasferito a Padova per continuare i suoi
studi. aprendo peraltro la sua casa agli amici ~tudio'i per incomri e
convcrs:uioni cd utiliaando le sue risorse economiche per la costitu·
zione di una grande biblioteca. Pure in quegli anni Ta,~o ~trinse ami-
cizia con Diomede Bo!1lhesi che do,·eva poi farsi 'acccntc censore
della •ua scriuura poetica. Gli furono allora compagni di >tudio ed
amici (e tanto <la meritare un ammirato ricordo già nel Rinaldo VIII.
IOe 11) ùue personaggi destinati a svolgere in mi>tira e tempi diversi
un molo importante nel corso della sua vita: Annibale di Capua («on-
de di trii-tn I convicn che lieta Roma un tempo vadn»). e Scipione
Gonzaga. anch'egl i futuro cardina le («a Minervn. a le Muse. a Febo
amico»). E compagno e am ico fu pure dei poeti Luigi Vcni cr. nipote
di Domenico. di Luigi Gradenigo. di Rodolfo Arlo11 i e di <1ucll ' Asca-
nio Pigmnclli (con l"Arloui e il Graden igo anch'egli poi tra i rimatori
"eterei") che molto piì1 tardi. negli anni naplctani. Tm,;o doveva rive-
dere e frequentare.
NelrUnivcr;ità. comunque. si svolgeva un"intcnsa all ività. conti-
nuava. potcn1iata cd aggiornata. la lunga e glorio~a tradiLione di cen-
tro europeo delr aristotelismo. che. anzi. proprio ai tempi dcl Tasso
godeva dcl maggiore campo di diffusione e rbonan1a. interc•sando
tulli gli ;unbiti culturali. ponendosi come principio unificante <lei vari
se11ori di,ciplinari. Aristotelismo. tu11avia. torment:ito e ~pinta in più
direzioni. agitato da molteplici suggestion i. con apcnure umanistico-
platoncggianti. coesistente con le specu lazion i teologiche di domeni-
cani e francc;,cani. La discussione profond:t e ;,pcsso polemica di
aspelli. problemi e interpretazion i vecch ie e nuove della do11rina fi lo-
sofica ari,lotclica continuava ad alimentare controversie di notevole
livello ,pcculativo. Memorabi li i contrasti tra Mnrco Amonio de·
Passeri. dello il Genova. Francesco Piccolomini e gli alcss:indrini Fe-
derico Pcndasio e Giacomo Zabarella: Hlll i docenti le cu i lezioni Tas-
26 GIAN Vl'r o RES1';-\

so deve aver seguito. Ma le polemiche. a dimostrazione della vivac ità


della vita dello Studio. investivano tulli i settori cuhurali: fra i 2iuri-
sti :1 proposito del mos italicus e del 11ws gallicus; tra i matem;~ici a
proposito del la struuura del la matematica che si tentava di ridtirre ai
canoni aristotelici del discorso logico-d ialeuico. Pure. dal l ' intenso.
intrecciato e trasversale clibauito scientifico risultava una comunanza
di interessi. quando non anche di vedute e di metodi di ricerca. per
cui il matemat ico Francesco Barozzi commentava la Repubblica e
Pietro Catena leggeva la Sfem cli Sacrobosco (e Tasso sari1 doceme
proprio di Sfera nell'Un iversità di Ferrara): leggeva altresì i l Catena
gli Elementi di Eucl ide e la Geografia di Tolomeo. ma J'alcssandrini-
sta fi losofo Zabarel la commentava la matematica aristotelica.
li Tassi no seguiva nel 1560- "61 i corsi di pandeue e decretali te-
nuti da Guido Panciroli e da Francesco Mantica. membri autorevoli
della scuola giuridica che. fondata su una secolare esperienza, sia per
la metodologia che per i contenuti degli insegnamenti. interessati tutti
al dirino civile, senza spazi per la leueratura critica. per la esegesi,
per le considerazioni swrico-erud ite, ma solo con particolare ;men-
zione, invece. al la disputa e al le contestazioni. era ormai decisamente
orientata alla formazione nell'a111bito di una sorta cli di ritto pratico.
perciò meramente professionale. Tuuo ciò ovviamente non pmeva in-
teressare i l Tassino. che alla fìne del l?i11aldo (X li. 90. 7-8) lamentava
la condizione di disagio e di avvilimento di quel tempo: «i ngrati stu-
di, dal cui fondo oppresso I giaccio ignoto ad altru i. greve a me stes-
so». Per cu i l'anno accadem ico successivo. 156 1-"62. passò al corso
di Filosofia. Anche là, in verirà. non poteva trovare apprezzabile uti-
lità a segu ire le lezioni di Giovanni Fasolo. che conti nuava a tenere
l ' insegnamento delle leuere latine e greche dopo la morte di Lazzaro
Bonam ico, le cui tesi sulla difesa della lingua latina contro l'invaden-
za del volgare. nonostante il contrario e fermo parere dello Speroni.
nume llllelare allora del la cu ltura umani stica padovana, e nonostanre
la propaganda e r auività in direzione opposta svolta dall' Accademia
degli Infi ammati . trovava ancora qualche sia pur flebile risonanza.
Più congen iali. e s1imola111i e uti li, trovava certa111ente le lezioni di
Sigonio. che aveva già conosci uto a Venezia e di cui deve avere ap-
prezzato la forte rivendicazione della central ità delle l111111mwe litte-
rae nei confronti delle alr re discipline formul ata nel la prolusione ac-
cademica letta a Padova il sette novembre di quel lo stesso anno 1560,
essendo simo chiamato quale docenre nella eloq11e11tiae sclwla. Quel
Sigonio che. scriveva nella premessa "'Ai lc11ori"' de l Rinaldo « Ora
con gloria di sé e stupore ed invidia altrui espone i n Padova» la Poe-
tim di Aristotele. Con ch iara allusione. cioè, alle aspre polemiche
(con minacce. atti di v iolenza e persi no scontro tra gli opposti soste-
l:OK,\iAZION€ E NOVIZIATO OGL T,.\SSINO 27

nitori) intercorse con l'altro docente di e loq uenza nella stessa Univer-
sità patav ina. Francesco Robortello. che teneva, per emu lazione. e
..invidia" . anch'egl i un corso sulla Poe1ica. Tasso. dunque. seguì e
parteggiò per Sigonio, di cui. peraltro, deve aver leno. proprio in quei
giorn i. non solo i P(l(avi11ar111n dispu1a1io1111111 ad,.ersus Fn111cisc11111
Robor1el/11111 (edi ti allora a Padova), ma soprattuno quel De dialogo
liber (pubblicato appunto a Venezia da Ilo Z i letti nel 1562), dal quale
ha derivato non pochi spunti e sostegni alla sua riflessione teoretica e
non solo per i l suo discorso Dell'arte del dialogo. Verso i l Robortel-
lo, invece, mantenne e continuò a dimostrare un duro at1eggiamento
critico. giudicando severamente, le poch issime volte che lo ha citato.
alcune sue opinioni e spesso con espressioni anche pesanti (come nei
Discorsi del poema eroico: «però molto s' ingannò i l Robortello [ ... ]»;
«laonde senza alcuna ragione il Robertello biasima f ... ] »: «come dice
A ristotele nella sua Me1ajìsica, la qual e non considerò molto il Ro-
bertello, perché ivi avrebbe letto [ ... ]. Potea parimenti ricercare nel
Filebo di Platone e ne gli al tri suoi dialogh i e ne' commenti del Fici -
no la buona interpretazione delle cose non bene intese»): un atteggia-
mento critico e polemico che informava anche la sua lettura, e le rela-
tive postille, della edizione delle Explica1io11es del Robonello alla
Poe1ica di Aristotele (Firenze, 1518: Stamp. Barb. cr. Tass. 37 della
Biblioteca Vaticana). È molto probabile che i l Tassino, sospint0,
com· era. da molte curiosità culturali. abbia ascoltato le lezioni che
più rispondevano ai suoi bisogni di conoscenza, e in vari settori disci-
plinari: quelle matematiche del Barozzi e del Catena, quelle di logica
del Genova e del Pendasio, quelle giuridiche di Marco Mantova Bo-
navides e di Tiberio Deciani e poi le lezioni del Sigonio e del Tomita-
no prima e di Iacopo Zabarella e di Francesco Piccolomin i dopo. del
quale ha anche lasciato affettuoso ricordo nel dialogo i l Cosw111e ove-
ro de /(I clemenza: «fu già in Padova mio dottore, ma non de la moral
fi losofia . De la naturale molte cose appresi da lui ne le publ iche scuo-
le. le quali non ritengo più fermamente ne la memoria: e s'è lecito il
dir la verità, ne la grandissima copia d'i questo dottissimo filosofo ho
riconosciute alcune considerazioni de la mia fanciullezza, ch'a lui
non ebbi ardimento di palesare» con U' affermazi one conclusiva che
«mare veramente e oceano d'ogni scienza sono i suoi scritti». Più tar-
di gli doveva riconoscere, rispello al Castelvetro, «maggior maturità
di giudizio, e forse maggior dottrina in minor erudizione: ma senza
dubbio dottrina più aristotelica, e pi11atta a resposizione de' l ibri ari-
stotel ici».
Questa dimensione cu lturale eclet1 nca, di matrice aristotel ica, tut-
tavia moderata ed incrinata notevolmea11e dall ' innesto di alt ri impor-
tanti filoni dottrinari, soprattutto platonici. è stata la risorsa fonda-
28 Ù l ;-\~VITO Rl::SiA

mentale della elaborazione e de·lla discussione 1eore1ica iassiana. for-


temente segnala. appunto. dal costante. pumuale e dominanle ri feri-
mcmo alle diverse pani dell'intera opera aristotel ica.
Di più, però. premeva i n quei giorni l'intensa vaghezza di narrare
fasci nose avventure d'armi. intrecciale a trepiclallli e commosse vi-
cende amorose. che la fervida fantasia s'immaginava. appena frenata
eia irrisolti nodi problema1ici del la strunura del poema epico. E ira
Padova e Venezia, sollecitato dagli impulsi e dalle suggestioni che gli
derivavano dall'esempio delle f:a1iche epiche paterne e dal le connesse
discussioni. da ll a consue1udine cli una leuura appassionata e critica di
poemi epici. «Spinto». con,. egl i scriveva, «dal suo geni o. i l quale al la
poesia sovra ad ogn·a11ra cosa» lo i nchinava, confonmo dalle «esor-
1azioni» cli Danese Caianco (i l quale. torna opportuno ricordare. ave-
va già tentato di comporre un poema i n quana rima proprio sul Pere-
grinaggio di Rinaldo) e cli Cesare Pavesi («genti luomo ne la poesia e
ne le piC1 grav i lenere di fì losofìia degno di molia lode»). pur sapendo
di non avere l'approvazione de] padre (che «avrebbe des iderato ch'a
più sald i studi si fosse allenuto»), assecondando la sua «naturale in-
cl inazione. i l desiderio di farsi conoscere 1... 1 e r esonazioni di molli
amici», si dedicò tutto alla elab<>razione di un poema. a quella prova .
c ioè, cui i l suo «giovenil ardo1-e lo traspo11ava». componendolo «ne
lo spazio di dieci mesi» ira il 156 1 e i l '62. Tra quei «molti am ici» è
da annoverare il Vcrd izzo1ti (non ci1a10. comunque, dal Tasso), al
qua le. però, tornava comodo esagerare la po11ara dei suoi i nterventi
per menar vanto cli aver «com i nciato a destare all a mira del poema
continuato dall'eroiche azioni » il Tassino. di averlo «persuaso» a
comporre i l Rinaldo, nel quale l' autore. asseriva. avrebbe imi talo il
suo poema Orlando (di cui. però, solo pi11lardi. nel 159 1 pubbl icò il
primo ed un ico canto sotto i l nuovo titolo di Aspromonte!) e avrebbe
utilizzato anche le stesure di all ri suoi poemi 1
Spronato dal Molino e dal Venier («i l valore de' quali», scriveva,
«supera di gran lunga la grandi ssima fama». e il cui parere convinse
pu re Bernardo a dare i l suo consenso). il Tassino consegnò al le stam-
pe i l suo poema. che fu pubbl ica!() nelres1a1e del 1562 in Venezia
dalredi1ore Francesco de' Frnnccschi. che sei mesi dopo doveva
pubblicare i l Dell'amor di Ma1jìsa del Carnneo (già annunziato ed
elogialo dal Tasso nella prefazione al Rinaldo: «poema ad imitazione
degli antichi e secondo la st rada ch'insegna Aristoti le: per la quale
ancora me egl i esortò a cam1ninare»). memre nel lo stesso anno i l
Gioli to ristampava l'A111adigi e i l Dolce esitava ancora una sc iapita
puntala della sua co111inu azione di quel poema. ma con inten1i e toni
più di messi. con i l Pri111aleo11ejìg/iolo di Pa/merino (la prima. il Pal-
merino. appunto. era apparsa 1 ·~111no precedente).
FOR/\l>\ ZIONE l! ~OVIZIATO l)l!t 'rA$:)1NO 29

Ma quel Ri11a/da del dicionenne Tasso. con la sua sc ioha e facile


scrillura. con la sua strunura non sempre salda e ben incatenata. con i
suoi frequenti ech i letterari vicini (soprallullo deJl'Amadigi) e lonta-
ni. con i suoi approssimativi sviluppi narrativi. con certe sue sbrigati-
ve solu zioni psicologiche, ma anche con i suoi non pochi pregi di
abile esercizio tecnico, stilistico e narrati vo doveva risulwre i l pro-
dollo più cospicuo ed arioso di quella stagione dell'epica: documen-
to. comunque, del felice approdo di giovani l i esperienze di virn. di
studio. di riflessioni. che. sopranuno, accordava fiducia e sprone
alrautore a seguire il suo «genio», e ad i1npegnarsi per (<dare un
giorno cosa piL1degna[...] ch'a lui loda maggior potesse recare», co-
me prometteva «ai lettori » del suo poema.
Il Rinaldo è opera improntata ad uno sperimenta lismo ambizioso
e diverso rispeno al Gierusa/emme, ma non rispeno al le esigenze
della scrittura epica. Nel momento in cu i accantonava la storia per
imprendere e narrare l 'avventura di un personaggio ed un mosaico di
vicende att inte o rielaborate da l ciclo cavalleresco. i l Tassino - in
parte su lla scia di alcun i principi delle teorizzazion i di Gira Idi Ci nzio
(e del Pigna), peraltro non rigidamente assunti , e dell 'i nsegnamento
dello Speroni (una grande autorità. tuttavia. che qui sembra piuLLosto
citata e blandita per opportu nità), avversi al le drastiche chiusure delle
posizioni dell'aristotel ismo dominame (le cui «ferree leggi». scriveva
i l lasso nel la premessa «Ai lenori». «spesso hanno reso a voi poco
grati quei poemi che per altro gratissimi vi sarebbero stati»). ambiva
a i nfondere fresca vital ità al poema cavalleresco. suscitando i111eresse
e diletto col racconto delle varie vicende di un eroe onnipresente che
desse unità a molte azioni , in modo «che la favola fosse una. se non
streua111cme. almeno largamente considerata». Si Lrnllava. cioè. di
penetrare nel regno romanzesco dei caval ieri introducendo. ceno.
elementi di classica regolari tà anche nella strutturazione della mate-
ria avventurosa e fantastica. ma mirando ad una eq ui librata e conci·
lia111e soluzione tra le opposte tesi dei «severi filosofi seguaci d'Ari-
stot ile», e quelle dei «troppi affezionati de l ' A riosto». cioè tra l 'eroi·
co e il romanzesco: un equ il ibrio certamente non facile. molto preca-
rio, condizionato da una vigi le misura di rapport i struLLurali e stil isti-
ci. Aggiungeva, ri provando che quei «Severi filosofi seguaci d' Ari·
s101ile», non solo non «riguardano 111ai al dilello». ma non corrispon-
dono neppure a «quel che ricch ieggono i costum i d" oggidì», memore
anche della raccomandazione del Dolce affìdarn alla prefazione alla
ed izione del 1560 dell"Amadigi. che. cioè. era necessario «accomo·
darsi aJl'uso del secolo in cui si scrive». con riguardo «al giudizio
comune». al pubblico dei Jeuori. quello che può decretare i l succes-
so. Cui ardentemente il ·1~1ssino aspirava e chiedeva ai ··1cuori"' del
30 GIANVrTO REST,-\

suo Rinaldo. «pan e ad imitazione degli antich i e pane a quella de'


moderni composto» . Era in fondo la sua più una generica dichiara-
zione d'intenti che la vaga formu la di una personale approfondita ri-
flessione teoretica su l complesso problema, una soluzione quasi istin -
tiva. formul ata dal poeta più clile dal teorico. tuuavia secondo quell a
tendenza conci liativa (espressa pure da Bernardo nel Ragionamenw
della poesia) emersa dalla discussione 1eore1ica contemporanea, e
che trovava motivi macros1ru1turali d'appoggio anche nella is1i1uzio-
nalizzazione del " romanzo" div ulgata dal Giraldi: ohretuuo il Tassi-
no ben conosceva la famosa le11era-1n11tato dcl Giraldi al padre
dell' o11obre 1557 (proprio il 1es10 implicitamente segu ito e con1rad-
deuo nella prefazione e nel la costruzione del Rinaldo) e d'altra pane
proprio in quell 'anno era stato pubblicato l'Ercole (il tanto aueso
poema del Giraldi che avrebbe dovuto porsi ad exemplum del gene-
re), cos1rui10 secondo gli schemi di una rigida regolamentazione: a
quel poema i n fondo il Tassino contrapponeva, senza confessarlo. e
nell a consapevolezza di una azzardata speri memazione. con scenario
però moderno ed a11ore della tradizione cavalleresca (sulla strada sia
pure già malamente percorsa dal!' A lamanni col Girone il correse, per
Tasso «poe1a d'argomento in tutto fi nto e favoloso, e però libero nel
poetate. e signore affauo dell'azione») il suo Rinaldo, rivendicando,
cioè. le ragioni dell a fantasia e della poesia: ancora molti anni più
tardi, contrariameme, appunto. a quanto ritenuto dal Giraldi. osser va-
va (nel Gi11dizio sovr<1 la sua Ger11sale111111e: «lame sono l'azioni faue
da Ercole, e così di genere indeterminate. che di loro non si può for-
mare un'azione ed una favola solamellle».
Ce110 nel Rinaldo è ben lontano i l vasto e vario intreccio narrati-
vo del Furioso, sostituito da scenari sovrapposti spesso legati con
esil i fi li, e d'altra parte forzata a volle risulta la perseguita costante
ce ntralità dell 'eroe eponimo: non sempre poi i l merav iglioso riesce
ad ammantarsi di naturalezza, e la preoccupazione morale frena i
compiac iuti i ndugi sensuali e modera le tormentose espansioni volu1-
tuosc della passione amorosa. Tuuavia. permea i dod ici canti del poe-
ma una giovanile carica di vi1ali1à e di spensierato gioco che accom-
pagna e anima i l trascorrere di Ri naldo di terra in terra e di avventura
in avvemura sempre mirabolanti, e circolano in essi flussi id illici ed
elegiaci che efficacemente colorano i paesaggi (particolarmente i not-
turni) e spesso imeneriscono le siw azion i amorose, come pure affiora
una soui le vena melancon ica. più scopcita nelle sequenze mo11uarie.
che riesce. variando ioni e ri somanze. ad aprire spiragli anche a flebili
noie di accorata tristezza. Tuili segna li. comunque. di percorsi !ema-
tici. tecnici. stilistici e persino del timbro della imminente grande
poesia tassiana.
1:0R~t 1\Z I ONE E NOVIZIATO DEL TASSINO 31

Ai prim i di novembre del 1562 il Tassino non pi(t a Padova ma a


Bologna si recò per continuare i suoi swd i. Vi era stato indotto dal
desiderio cli seguire il Sigonio che colà si era trasferito, dalla oppor-
tunità di godere della protezione e dei favori dell' autorevole giurista
Giovan Angelo Papio. molto amico di Berm1rdo. e dalla prospettiva
di potersi trovare in compagnia dei cugini bergamasch i Ercole e Cri-
stoforo Tasso. anche loro per quell 'anno accademico studemi nello
Studio bolognese. Come è noto. disgraziate vicende gi udiziarie loco-
strinsero, nel gennaio del 1564, a fuggire da Bologna e a ri fugiarsi
nelle terre dei conti Rangone. Ai primi di marzo cli quello stesso an-
no tornava a Padova invitato dal giovane amico Scipione Gonzaga,
suo futuro autorevole mecenate, a far parte ciel i' Accademia degl i
Eterei da lui istitui ta e i naugurata il primo gennaio con una orazione
di Stefano Santi ni.
Tornava . dunque, a Padova dopo nuove esperienze di vita e cli
cultura e anche con più mature considerazioni su motivi. aspetti e
problemi di retorica e di poetica, avendo potuto a Bologna, frequen-
tando le riunioni di casa Papio. di quelle del Sigon io e del Cesi ,
dell'Accademia degli Spinola (dove, rammentava poi, per sua «buo-
na fortuna» aveva conosciuto il Santi ni e ne era divenuto am ico), di-
scutere. approfondire. confromare le proprie opinioni in proposito (e
doveva ricordare quelle esposte «al signor Pirro degli U nti. memre
stud iavamo insieme a Bologn a»). part icolarmente «nei pubblici treb-
bi» con Francesco Bologneui, allora impegnato nella composizione
de Il Cos1a111e.
È molto più probabi le e confacente ri tenere (tornando alla vec-
chia e piii ragionevole tesi dcl Serassi) che proprio durante questo se-
condo periodo padovano Tasso, riprendendo note ed appunti. possibi -
li occasiona li osser vazioni e considerazioni, formulate prima e du-
rante l'elaborazione del Gierusalemme e dcl /U11aldo, abbia avvenito
la necessità di verificare. ripensare, integrare ed ordinare «in pochi
giorni» quei material i in una sona di trauazione unitaria (stesura non
definitiva dei futuri Discorsi dell'arte poetica) delle varie questioni
relati ve al la poesia epica «per ammaestramento di rne stesso>>. dove-
va poi precisare (nel le Delle differenze poe1icl1e). quasi a guida. cioè.
del proprio concreto operare «per trovar la driua strada del poetare
[ ... ].vedendo molte strade e calcate da molti». Un'operazione questa
cui è de l tulio improbabi le che possa essersi dedicalo nel corso della
composizione del Rinaldo, la cu i prefazione è testi monianza certa del
l ivel lo e della qualit?1 del la riAessione teorica tassiana di quel tempo:
allora. con le sue generiche o ambigue considerazioni. con i suoi ar-
bitrari accow11ne111i, con la sua inconsistente ricerca dcl compromes-
so. con la sua facile conciliante soluzione. il Tassino dimostrava di
32

non possedere ancora la dovurn consapevolezza del la complessi1à.


della plural i1à e correlazione dei problemi di cui scriveva. Quella
prefazione, cioè. ceriameme non aveva le sue rad ici. neppure di scri1-
1Ura. in un abbozzo dei fu1 uri Discorsi. Invece. nel '64. di ri torno da
Bologna. piL1 ma1uro d'età. di swdi. di esperienze. calmo di nuovo
nella temperie cullurale padovana, questa volta avvivata anche dalle
lezioni del Piccolom ini nello Stud io e dalle discussioni in casa Spe-
roni. ed i nsieme dalla assidua partecipazione alla varia attivi1à cu ltu-
rale cieli' Accademia degli Eterei. i l Tassino sarà stato certamente in-
dotto a riconsiderare, e però i n modo organico. i problemi strutturali
della poesi a epica: oltrewno vi era sospimo anche. se non soprauutto.
dalla fascinosa fìna trama di avvemure eroiche e cavalleresche e di
vicende belliche e amorose che già nella sua eccitata fantasia liev ita-
va dalle ottave del Gier11sa/e111me. st ruuurando i l Go11ijÌ't!tlo. Pera ltro.
oltre all'Ora<.io11e nella morte del Sa111i110, nella quale, pur tra palu-
date note di oratoria ufficiale. s"intrecciano. con abi le e misurato gio-
co wnale, commosse rievocazioni, motivi e indugi aut0biografici, di-
chi arazion i di poetica cd elementi agiografici, com'era norma
dell ' Accademia degli Eterei. deve aver panecipato ai lavori con alt ri
interven1i, forse con allrc orazioni, probabilmente comprese era quei
«dialoghi e orazion i» che l'anno dopo diceva di aver composto: testi
perduti , nei quali. tra l' altro. po trebbe aver trauato anche di questioni
di arte poetica. E della partecipazione allora (e soltanto al lora e non
negli anni precedenti ) alle utili discussioni di casa Speroni doveva at-
testare grato ricordo in una iarda aggiu nta nel primo dci Discorsi
dell'arte poetiça:
I... ) la cui privata can1era. 111entre io in Padova studiavo. era solito di fre-
quemare non meno spesso e volentieri che le publiche scole. parendomi che
mi rappresenrnsse la sembianza di quella Accademia e di quel Liceo in cui i
Socrmi e i Pla1oni aveano in uso di disputare.

Una freque111a2.ione. comunque, che poté aver luogo solo a partire


dall'autunno dcl 1564. quando. cioè. lo Speron i fece ritorno a Pado-
va. da d<we si era allontanatO, per prendere dimora a Roma, dalla fine
di novembre dcl 1560 (proprio quando cioè il Tassino a Padova si re-
cava per l ' inizio dei suoi studi universitari) al settembre del 1564.
Memore. poi , di tanto fervore di stud io. di discussioni, di esperienze
culturali diverse, nella Orazio11e falla 11ell'aprirsi dell'Accademia
fermre.1·e po1cva precisare che con «Stil i e mezzi diversi» si operava
«nelle scole pubbliche» e nelle Accadem ie nel «trauar le materie».
con una perspicace ind ividuazio ne dei l imiti, dei pregi, dei difetti ol-
tre che dei diversi lini.
Tasso ha, i nsomma. vissuto questo secondo periodo padovano i n
FOR~IALJO~ f L. '0\ f/JAT0 DEJ. TASSI.SO 33

un ambiente e in un tempo di eccezionale vitalità culturale. Salda


perdurava la contiguità e la continuità di rapporti tra Studio e vita so-
cia le e culturale cinadina, tra cultura aristotelica e scolastica e cultura
uman ist ica. E lo studio continuava a condizionare in modo nwssiccio
ed csclu!>ivo man ifestazion i cd esiti. 1>er cui anche le Accademie sor-
te in quel periodo. nella loro breve durata. sono vissute accanto allo
Studio. frequentate dagli stessi docenti. impegnati nelle '-ICS>C pro-
blematiche con le stesse solu1ioni e prospettive. Ma è stato anche
possibile il sorgere. allora. di un· Accademia atipica come quella de-
gli Eterei. voluta e gestita da giovani. per lo più studenti o giovani in-
1ellenuali non di stretta provenicnla padovana e perciò non radicati
nella ci llà. col programma dcl tulio insolito che prevedeva per i
membri la «facu ltas tum stili cxerccndi. tum quae didiccrant. cx mo-
ralibus prncscrti m interpretancli. tum clenique aliqu id et solu ta. et me-
trica ora1ione scribendi». E se la vita dcli' Accademia fu appunto le-
gata a quel la dello studente suo fonda1ore. Scipione Gonzaga. a diffe.
renza delle altre lasciò traccia notevole e significati va della sua anivi-
1à e vitalità con la raccolta delle Rime degli Eterei: una scelta antolo-
gia poetica che consegnava la mirabile misura di una da1a1a >tagione
poetica. Fu pubblicata nei primi mesi del 1567. ad onorare il triennio
di vita del!' Accademia (perciò la dedica a Margherita di Valoi' reca
la data dcl primo gennaio di quell'anno). molto probabilmente in Ve-
nczitt dalla boue1rn di Comin da Trino. Ma già dall'es1:11c dcl 1565 il
Tassino aveva lasciato Padova e s'appres1ava :1d iniziare. con l'au -
1urmo. il suo lavoro di lcucrato e il suo servizio cli cortigiano presso
gli Estensi.
A Padova. tuuavia. tornava nella primavera o. meglio. nell'autun-
no dcl 1566. probabilmente per partecipare. insieme agli :unici acca-
demici. alla progettazione della raccolta poetica e fors'anche a segui-
re la stampa delle sue rime in cs'a inserite. Le quali. perciò. rbultano
una sorta di antologia della sua produzione lirica elaborata entro c1uel-
la da1:1. e. cioè. prima durante e dopo i tempi di Venezia e di Padova.
Pertanto i trentouo soneui. le due canzoni e i due madrigali. che co-
stituiscono la raccolti na eterea tassiana. ord inata. come osservava
Lanrranco Careui, secondo «uno schema, non dissimulato. di esterna
simmctrin» (due disegua li gruppi di soncui , separati dai due madrigal i
e con le due canzoni a chiusura). provengono da una accorta scelta.
struuurando un eccezionale florilegio d'autore, tanto più impor1a111c
da1:1 la ben nota precarietà della •tampa delle rime tassiane (e non di
esse ;oltamo).
Non proprio un piccolo can.wnierc. dunque (anche se è po.sibile
rilevare vaghe tensioni a compattare. all'i r11emo. gruppeui di rime).
ma una raccolta. organicamcmc compagi nata in simmetrie Mrutturali ,
34 GIANVITO RES'fA

delle rime più felici e significative di quella fase espressiva della gio-
vani le sperimentazione li rica tassiana; una testi monianza del matura-
re di tendenze, di g usto, di sensibil ità; una vagliata campionat ura tec-
nica e stilistica delle varie forme poetiche utilizzate (sonetti, appunto,
madrigali e canzoni) e della consueta tastiera tematica della poesia li-
rica: rime d'amo re (con su llo sfondo appena i fantasmi della Bendi-
dio e della Peperara). d'occasione. d'encomio: soprauutto d'amore,
tramate, q ueste, con i tradizionali motivi della fenomenologia dell'a-
more. Peraltro, dagli stessi poch i "argomenti .. premessi ad alcuni
componimenti. si ricavano solo accenni a vaghi percorsi sentimenta li
e narrativi; e perciò no n riescono (e non miravano) a incatenare ele-
ment i per una loro ..storia". Ad un più stringente accorpamento dei
testi, provvede, se mai , una comune già ammaestrata perizia tecnica,
una studiata retorica, una disinvolta ed abi le capacità di assimilare e
rimpastare (con esiti a volte anche nuovi e suggestivi) modi poetici
diversi (soprattutto da Petrarca a Bembo, a Della Casa), ed insieme
(anche se non sempre adeguatamente real izzata) una dolce musicali tà
riverberata e fusa nelle linee aggraziate e morbide del paesaggio,
memre l'edonismo della bellezza. sottratto a fi nalismi estrinsec i, s'ef-
fonde con un gioco distaccato ed arioso senza gravame di conceui. In
fondo, come già il Rinaldo, la raccolti na tassiana appare anch'essa
legata al clima edo nistico della società venera-patavi na, ai suoi raffi-
nati riti mondani e al la sua libertà intellettuale. ma reca anche i segni
di una marcata elegante Jeuerarietà e di una strenua, persi no scopena,
ricerca espressiva.
Conch iuso ormai con le Rime eteree il ciclo della sua formazione
culturale e poetica, Tasso poteva intraprendere la sua intensa e di-
sgraziata vicenda umana e intel leuuale. Gl i anni di Venezia e di Pa-
dova sono stati certamente decisiv i per la sua formazione: sono stati
gli anni in cu i Tasso po teva porre le salde fondamenta delle direttrici
di svi luppo (in fondo senza incisivi aggiustamenti} di tutta la sua fu-
tura attività letteraria. Proprio da Padova ha tratto quella prodigiosa
dimensione cu lturale che, arricch ita ed aggio rnata. doveva alimentare
la sua tormentata fatica lungo il breve arco della sua vita affannata e
sventurata.
Vm'ORIO ZACCARIA

LE ACCADEMIE PADANE CINQUECENTESCHE E IL TASSO

Il tema è suggerito dall'istanza di descri vere. con particolare at-


tenzione. quelle acci1dc111ie <lella pianu ra padana al le quali il Tasso*
fu legato nella parte della sua vita dalradolcscenza alla mawrilà.
Ci rcoscriuo l'argomento in questi limiti. si dovranno tralasciare
le altre accademie padovane che, prima o dopo i soggiorni padovani
dcl poeta. ebbero fama per illustri iscriui: gli Infiammati. coi più no-
tevoli soci. provenienti da molte pani d'Italia (e del resto già ampia-
mente studiati nell'u lt imo trentennio); gli Elevati. i Rinascenti e gli
Stabili, questi ultimi vici ni. nel tempo. ai nostri Ricovrati , tra i quali
possono essere ci tali alcun i che già appartennero alle delle Accade-
mie: il Guarini (Etereo), il Dell' Anguillara (Infiammato ed Etereo), il
Mussato (fone protagonista della cultura padovana del tempo: Eleva-
to. Etereo, Animoso. e Rinasceme). Antonio Quarengo. Faustino
Su1111110 e Paolo Beni: (Animosi). Inoltre dovranno essere omesse le
minori accademie, anche padovane. appena ricordate dal St1ggio dcl
Gcnnari e della S10rit1 del Maylender, che anche qui solo si citano: i
Costanti ( l 566), i Potcmi ( I557) e Gy111nosophis1i (I 564) gli Hoplo-
sophisti (I570). i Facondi. gli Avveduti (fine sec. XV I) e gli Atestini
( 1575).
li recemissimo catalogo della Mostra Torquato Tassa e la Repub·
blic<1 Ve11e1a' comprende, nella prima pane. alcuni saggi che talora si
incrociano con questa mia relazione: anzitutto il contributo di Carlo
Dionisoui Amadigi e Ri11alclo a Ve11e~ia (pp. 13-25), una pane dcl
quale è dedicata. con notizie nuove e acme osservazion i. ali' Accade-

• Per brè' ità d'or.i in poi 1:


I) /,,1.1 f'ugl<Nt~ ~/"arti', 7i>r(/l'flto Jto,o ~ tu Rep11bblia1 ~i·1u·r11, a c . di G. O.:i Po110. V('nc1•a. Il
C!Udo. 1995 (Catalogt1 drlfa J\lo~tro).
36 VITIORIO ZACCARIA

mia veneziana (e ad essa aniene anche ampiamente Marino Zorzi, Le


biblioieche. ira pubblico e privalo, pp. 35-48: saggio al quale debbo
alcune notizie che ho inserite nel mio paragrafo su ll° Accademia ve·
neziana e soprattulto r ampia bibliografia. pp. 41-48 e n. 17): poi di
Gino B enzoni, Tra Padova e Venezio: le accademie (pp. 49-56): di
Paolo Preto. Tasso e /'Università di Padova (pp. 57-62); e di Giovan-
ni Da Pozzo. L'esperiem;a ve11e1a del giovane Tasso: gli amici, i ma-
estri, le sce/1e (pp. 89- 10 1) . Essi però non affrontano il mio terna. se
non indirenamente. perché non trattano il rapporto di accademie con
il Tas~o. Mi sono giovato i nvece delle schede del Ca1alogo che affe-
riscono al la mia relazione, e eh.e di volta in volta citerò.
Debbo dichiarare subito i l mio debi to verso il fondamentale Sag-
gio s1orico sopra le.Accademie di Padova, in Saggi sciemifici e leue-
rari dell'Accademia di Padova, I , 1786; e. per le altre accademie.
non padovane, verso la classica opera del Maylende12 .
lo non devo proporre documenti nuovi. Ho cercato di tracciare un
quadro d'insieme delle accadem ie padane; ma natura lmente ho docu-
mentato nelle Note con rinvii b:io-bibliografìci, gl i autori e le opere di
cui tratto.
A titolo puramente orientacivo, un cenno su i soggiorni padovani
del T. (puntualmente indicati dal Solerti' e adeguatamente riassunti
dal Preto nel saggio citato e, in ambito più esteso, da Giorgio Ronco·
ni in un suo recente contributo'). Il T. giovane fu a Padova molte vol-
te. la prima. quindicenne, nel 1559, per la fiera del Santo, recando al-
lo Speroni' alcuni canti dell'Amadigi del padre Bernardo ( I 493-
1569), per una revisione e approvazione: la seconda e la terza, tra
l 'autunno '60 e l'estate '6 1 e tra l' ottobre ' 61 e l' estate '62, per fre·
quentare. prima. gl i studi giuridici (maestri Guido Panciroli e France-
sco Mantica), pOi quelli di fi losofia e arti (maestri Francesco Piccolo·
mini e M. A. Passera, detto il Genoa; e, per la recorica, Carlo Sigonio,
commentatore della Poe1ica di Aristotele (vedi schede 11 e 12 del
Cawlogo), segu ito dagli studenti con v ivo interesse; la quana. nel
marlo '64. a far pane del l 'Accademia degli Eterei (e riprese gli studi,
interrotti a Bologna, fi no all 'estate dello stesso anno); la quinta. dal
novembre '64 all'estate '65. per un altro anno di lezioni universitarie;
la sesta, nella primavera del '66, per sovrintendere alla stampa delle

2) ~1. 'rvlAYU-J>.i,l'l'tR, S1t>ria 1/dlt• At'l'tuftm1il' 1/'l u1li(1, voli. l·V. Bologna. Fofni. 1926· 1930".
~) 1\ , So11'KT1, Viur di 1i>~m1101fl.ssfJ. I, l...t• 1•il11. Totino. Locschel'. 1895. cnpp. 11 1. I V, VI. VII. Xl
e XV.
.l) G. RuNrol\1. /I 7tust1t1 Pi1d(J1'lf, in .. Padovu e il .,uo territorio», 57. scn-011. 199.$.
5) Cfr.. oltre l;1 ,+~1sti~si1na bibliografià. in qul."sti Aui, il coniributo di ~1 .1". G11tt\1tl'M e il s3ggio di
I\ , DANn;1,1; in .. Padov:1"" il suo 1crri1orio», ci1.. pp. 24·29.
l, E ACCAOEMIE PAl)ANECINQUECE,'TESCME E I~ TASSO 37

sue poesie nelle Rime degli Academici Eterei~ (e nell'occasio ne mo-


strò al Gonzaga' e al Pinelli' alcuni canti del Gorriji·edo ); la settima.
nell' ottobre del ' 71 , per accompagnare, col Guarini e col Pigna, il du -
ca Alfonso d' fate ai fanghi di Sant ' Elena d'Este (e rivide lo Speroni
e il Pinelli ); l'ottava, nel marzo '75, per pa1tccipare al le adu nanze
del!' Accadem ia degli Animosi (e vide ancora il Pinelli sottoponendo-
gli il poema testè ullimato. ma in corso di revisione); la no na, nel lu-
gl io '78: e fu allora ospite di quattro studenti vicentin i in una casa
presso la chiesa di S . Spirito. nel borgo del Portello (più tardi dei frati
di S. Francesco di Paola, i Paolotti); e fu protagonista di un episod io,
naturalmente ricordato dal Solerti• e narrato in sue Memorie dal vi-

6) R«<:11tc1nemc NI . t'-·1,..Gl..IAr.'I. S11 l't<ll:)o11e <h·ll~ ,,Rit1tt',. de gli t\cotltnriti Ettlli. in ..t-.ie1norie
ctcll'Accadémia P:n.ivina di Stie nze Leuere ed Arti,., A .A. 1993-' 94. CVI. p. l ii. PadQva,
199.S, pp. 5·26.confcnn3ndo l'ipotesi di D. E. Ruo~(v. 13 ''ote Co111i11 do Tr'hw. in Diz}1111<1·
rio biogmficu dt•gli flltlitmi. 21. Roma. 1982. p. 577). ha. con più stri11ge111i PfO\'C. auribuito lo
s1amp:1 (s.n.t.) a Comin da 'frino. in Venezia. e modific-mo. in 1567. la d313 della stnmpn dc11J
raccoho. soli1omen1e au(ibui1a al 1566. sulla base della dedica a i\1atgheriia di Valois. dma1a (
genn3io 1567. In effetti la licenz:i cdicorinlc.. ri1ro\ ata dalla Magliani. fu ril;i.sci:ua il 20 aprile
1

1567: e quindi il libro dovrebbe esse(e s1nto st:1.mpato a.uomo. o subilo dopo. quella d.·u.a. Oc·
correrebbe perciò nlOdilicare- secondo fa "'1àgliani - in 1567. la data della leuerti del T. ::il t u·
gioo l!rcolc. asscgnuln <1:11 Gual:'ti (I.e lette~ di J: 7:. I, Firenze. l,.c f\1onnicr, 18.54, pp. 15· 16)
al 1566. nella q uale si legge: «Se desiderate essere ragguaglimo del mio suuo. sappiate che mi
(fO\'O ai scn•izi del <:arei. d' E~te e c-he or.t sono in P:tdova per alcuni n1ici negozi 1>artic-0lari e
che :indrò fr:i pochi giorni a "1:_uuov-a. O\'e aspc11erò çhe il card. rienlri da Rom:i. Si srnmpemn·
oofrt• pochi glt>n11' le Ri111~ <it·gli Eterti. ove saranriO ;Ll<:une mie rirne 1nai più srn.1npate. Sono
arri\'ato al se.-.to <:unto dcl Gou1f~1/o... f\1 u - a pane gli argomcn1i tuttora validi dcl Soleni (pp.
113 e 116). per un.1 visila del T. a P.idova nella primavera dcl 1566 {e da li proseg-uì per Pa\'Ì<'l
e ~l an tova) . mentre non risultano soggiorni nel '67 - ora \•iene la conferma della daca tradi1Jo.
nate clnl ri1rnno dcl T.• :itcribuito a Jacopo l)a Pon1c.• per il qunlc rinvio nllu 1VQU1 s11/l'lmpre.ft1
dtl Tauo fra gU Eterei di G. RoNcor--1in questi Aul. ohre che alla scheda di \V, R. REAIUCK nel
C<ual"g" <:il.. pp. 5·6. Oécomrà dunque confermare che: le Rimt' sono state .St:unpatc nel Lttrdo
1566. qunkhc 1emp<> prima della liccn7,.a cdi1orialc (\', or:.t ançhc In scheda 27 di M. M A.CUA~I
e M. PASTOU Sroccm se1nprc nel C(ltalogo).
7) Per Sçipiooe Gonzaga. ohrc quanto più avanti si scrive. v, hl scheda 23 del C(ltologo cit. Le
lenere del T. a lui in G. DA Po?J.o. L'epl~·u}/orio del 1às,ço e il territorio «W!neto"· in Cau1/()·
g<> c ii .. pp. 247 ss.
8) Per G. Vint."'Cn;i;o Pinclli (Napoli 1535.1>adova 1601), d i famiglia genovese vissuto a Padovn
dal 1558. proprietario di una ricchissima bìblio1cca (puriroppo oggi p:1ssm.-i nelle biblioceche
A ntbrosiana t Va1i<::ina} nel suo p."tfozzo di via del Santo. dO\'C. lo visitavano leuer.ni e scien·
7.i:lti - dal T. allo Speroni a Galileo (ma il P. non \'Olle esser( iscritto ad alcuna Accademia) -
basterà ri11\'i<lte alla Vita /oho1u1is Vi11n•111ii Pi11elli. auc1ore Paulo Gualdo. AuguSlàé Vindeli·
éOrurn. Ad insigne pinu.s. 1607) e nl n."CCnte A. STl!l.t.A, (iati/et>. il cil'ct>lo c11/111ra!t• di G. V. Pi·
1telli" '" "pnuwi11a lilx•nas,.. in G<1liko e 1<1 e11/1t1ra 1N1dav-ono. Con\'egno di studi promosso
dall'J\ (.-c-ademia P.-ua\'iM di Scicn1.e Lettere ed A11i, 13·15 febbt:lio 1992. a c. di G. San1incllo,
PadO\'a. 1992. pp. 307-325 (e \'. anche ddlo s1esso in «Pado\'3 e il suo 1erritorio ». 40. 1992.
pp. 54·55). Per le.nere a lui dcl ·r. \'.G. l)A Pov,o. l/~pi:uqlario f...1. cii., pp. 248-249.
9> Op. dt.. pp. 286-288.
38 VJlTORIO ZACCARIA

cemino Paolo Gua ldo (uno dei quamo student i vicenti ni), riesumato,
da l cod. hai. 146 della Biblioteca Marciana, in una lettura del 19 apri-
le 1868 da un poco noto accademico padovano G. B. Marin i. pubbli-
cato nella «Riv ista period ica» del l'Accademia Patavina••.
Il Marini commette il grave errore di riferi re l'aneddoto, prima a
Vicenza e poi a Padova (mentre tulio si svolse a Padova) fraintenden-
do il testo del Gualdo. Comunque, ecco la sua relazione, per quanto
ci interessa:

Occorse in quel tempo [ 1578] che, essendo divenuto pazzo a Fena rn il


famosissimo poeta Torqua10 Tasso, cd essendo fuggito dalla città e venu10
in questa ! Vicenza]. fu riconosciuto da Senorio Losco. e. vedendo che an·
dava vagabondando senza rccapilo alcuno. l' invitò a venirsene a star seco,
che lo riceverebbe a singola11ssirno favore. il che egli accettò e fu di gran·
dissimo gusto a tuua la compagnia. Si sparse la fama della venuta di
quest' uomo per llllla la ciuà. onde ognuno des iderava di conoscerlo a vista
e di sentirsi recitare de' suoi leggiadrissimi versi. il che egli promissimo fa-
ceva. né s i può dir con quanto gus10 erano ascoltati 1...]. Qui in Vicenza si
fermò più di undici giorni in casa dclii dcni scolari , onde pareva che alla
detta casa vi fosse un giubileo ampli ssimo per lo con1inuo sfo1·zo delle gellli
che bramavano di vederlo e sentirlo[ ... ].

In segui to il cronista aggiunge:

«Si ritrovava in allora a Padova Sforza Pallavicino, generale di questi


signori lvenezianiJ. il quale aveva grnn desiderio di udire esso Tasso e man-
dò a pregare questi vicentini che volessero un gionio addurglielo, poiché
egli, per esser podagroso, non usciva di casa. Si colllcntò il Tasso e cosl con
li quanro suoi deui ospiti andò a casa del deuo Signore. il quale subito gli
fece po11are una sedia nella sala. e fece portare anco uno scabello vicino a
lui, inviiando il T<l~so a voler sedere. Il Tasso con molla ri verenza. stando in
piedi, si scusò di non voler sedere, al quale lo Sforza replicò piè1e piì1 vohc
anco. volesse fargli grazia di sedere; ed egli. pur iscusandosi che stava bene
e non voleva farlo. Finalmeme, imponunandolo deuo s ignore con nuove
preghiere, egli fauagli una bella riverenza si pa11ì e n' andò gi(1 per le scale.
onde correndogli diciro Paolo [Gualdol, pregandolo a voler ritornare e non
far ques10 affronto ad un personaggio così grande. egli risolutamente gli
disse che non ne voleva far niellle, ed interrogato dal Gualdo perché facesse
ciò gli rispose: «Bisogna Lalora a questi tali insegnar creanza». soggiunge11*
do: «E perché non portar da far sedere anche a voi ahri gentiluom ini'! Per-
ché a me solo quesrn particolarità? Chi sie1e voi? E non siete per ogni ri-
speuo maggiori di mc?». El con ttmo che il Gualdo c ircasse di placarlo. non
fu mai possibile che volesse riiornarc, sì che l)al'lirono anche gli ahri anco-

10) XVII. 1868: 1(1$~(} t· Padora. pp. 51-70.11 Solerti. "I'· <'il .• ~tll:i n. 9. uffrt rifcrioieoti ad altl'i
au1ori c he nlen.1.iunanu I' cpiMldio ( J). 288. n. I),
I.E ACCAOJ;..\ UE PADANE CINQUECEf'frESCI IE E Il... T1\SSO 39

ra. restando il signor Sfo1...L.a tutto confuso, at1 ribucndo ad un umor pazzo del
Tasso quello eh'era 111ala creanza sua.

Segu irò ora, per la mia relazione. l' ord ine cronologico delle Ac-
cademie padane tra il 1557 e i l 1609 (s'intende che ebbero rapporti
con T.).

J. L'Accademia della Fama (o venetiww) fu costituita nel 1557


dal senatore veneziano Federico Badoer. nel suo palazzo" . L' Impre-
sa fu i n figura di donna alata, con alla bocca la tromba. e i l piede si-
nistro su un globo. col motto: Cosi dal basso me ne volo al cielo" . Il
programma fu simile a quel lo che. mezzo secolo prima, aveva dato
A ldo Manuzio all a sua Accademia Aldi na: soprattutto promuovere.
col mezzo di una riunione di letterati e tipografi, la stampa e i l volga-
rizzamento delle migl iori opere antiche e odierne. Inoltre l ' Accade-
mia si era offerta di ristampare, riordi nandole. le leggi della Repub-
blica; di rielaborare uno studio sull a forma dei Consigli e delle Magi-
strature e un altro con la descrizione delle scuole e delle confraterni-
te; di curare la pubblicazione di un libro sulle pubbliche ceri monie:
di desti nare alcuni accademici al servizio di Principi e forestieri che
desiderassero visitare la ciuà. Il Catalogo delle opere che s' intendeva
pubblicare è comenuto i n una Somma delle opere e/te in 11111e le
scienze e le arti più nobili [... ] ho da fll(Jlldore in luce l'Accademia
venetiana ( Venezia, I 558), che fu seguita, nel 1559, da una Summa
in latinou.
L'Accademi a aveva una propria tipografia, diretta da Paolo Ma-
nuzio nella zone delle Mercerie, e una ricchissima bibl ioteca, donata
dal fondatore (scheda 17 del C(l[alogo). Pm1roppo solo 22 delle 600
opere, di cui era stata progettata la stampa, furono pubbl icate; e ciò
per gravi difficoltà economiche. che condussero allo sciogl imento
del!' Accadem ia, quando i l Badoer fu imestato per fallimento e truffa
nel 156 1".
Tra i soci. che fi rmarono i capi tol i di fondazione, c'è i l nome di

11 ) ~1. ZoNZI, /1 biblio1eclle J... ). cit.. p. 41, pubblic:t ,1n bmno della supplica dcl Ba<loel' al Sert:·1·
10 (accolla il 4 (ICIObfc 1558) che .-igual'da l'im1>egno di <.-onstr\•are i libri gitl presenti nd ln
pubblica Librerin di S. ~h1rcoe di aggiungcnu~ altri to.chc (... J sian<.> b:t:;uinti ad accrescerne la
bcllc7z:i .... Per F. 13n.docr, '" la voce di A . STELI.A in Di:)<11r«ri" bivgr<l}it:t1 dt•gli /u~litu1;. 5.
1963.
12) Il rvta)'lcndcr. "· 1>p. 436-437, p1•ima indica il mono: "lv volo al ciel per rip0s;1nni in Dio..; poi
quello tmehc da snc ricavato da L.. C0:-."11LL. Rt1f,:imu1mt'11to stJpra /11 proprit!tà dellt• lm11rc•st',
Pa\1Ì:I, B:u1oli. 157-l. p. 42.
13) Sull:1S1111111w . v. la scheda 34 dcl C(ltaloJ.:o cii.
14) V. la schedt137. fri.
40 VITTORIO ZACCARl•I

Bernardo Tasso. Egl i era stato invitato a Venezia da Urbino - dove si


trovava. ospite del duca Guidoba ldo - da Girolamo Molino" : con la
proposta di stampare, a spese dcli' Accadem ia, il suo Amadigi. Ber-
nardo accettò l'i nvito, ma preferì pubblicare per suo conto il poema
presso il veneziano Ferrari, per poterne ricavare tulio il profino possi-
bile. Tuttavia Bernardo - che lesse in Accadem ia un Ragionamemo
sulla poesia, stampato poi a Venezia dal Giolito nel 1562" - assunse
l' incarico di cancell iere (I 559), con lo st ipendio di 200 ducati " : inca-
rico che peraltro per poco mantenne, perché nel marzo 1560 si dimi se
anche dall'Accademia" ; ma che gli fece sciogliere un inno di ringra-
ziamento, per r onore, concessogli, nell"uhimo canto dell'Amadigi:

Oh bella schiera. o pellegrino coro


d'altri poeti ch"a ' nconrrar mi viene[ ...]
il Veniero, il Moli n, Luca Comile
che sì allo e profondo è nei suoi carmi:
e il Patrizio con essi . c he la loro
bellezza ha mostro al mondo[ ... ];
e il Tomita~. che per gli .aperti can~fi
de la filosofia sen va a diporto [... J

Oltre al Manuzio e ai nominati da Bernardo. l Accademia - che


raggiunse i 240 componenti alla fine del I 558'° - ebbe u·a i suoi

15) Cfr. ; copitoli di fondazione (1560) riassunli in A. A. RE.~OIJA~U. A1111alt's de l'lmprimerit! des
Alde.s. Paris. J. Renouard. 1834. p. 280. n. 52 (poi in .iGioro. Lcn . hai.• . S. I. 23. pp. 49·68).
Lu lcucm cli G. ~'l olino del 22 gennaio ISSS si legge in /...euere di St'nwrdQ Ta.ut>. Pado\•a.
1733. p. 539). In essa è. in simcsi. riassumo il programma dell'AIXildemin. Girolamo ~! olino
( 1500· I560). vctlt:;:.iano. potta e Jcuerato e cul1ore di musica(\'. Vi1a del claris.çimo G. Moli11tJ
''"st·ri1u1 da mo11s. G. /tf. Vt:nli:zotti. in Rlmt d1' G. Afolino. a c. di G. Contal'ini. Celio Mag1~0
e O. Vcnicr. Venc7.ia, s.L, I573 e ont lit schedo 7 del CntalogQ cit.
16) V. la schcd:l 3. ;,.;,
17) ,\, A, REl'OOARO.A1u:ales 1... 1.cit., p. 278. n. 42 («6dc gennro 1560..)e Soleni. Vira 1..• J. cit.,
pp. 38 39. che dta G. TtRAflOSC'HI. St'1rit1 dt!lla lellenuura iu11ia11a, VII. P. I, ~1 ilano. Società
4

1ipogr.tfica. 1824. p. 25S. il quale però dichiara di non ;lvcmc irova.10 ntemori::i.
I8) A. Sol.ERTI. Vita l ...J. <:it., p. 42.
19) B. TASSO. Amat!igi. Venezia, Zoppini. 1583. pp. 124-126. Per In priina ed. 1560. v. la schcd" 2
dcl Cautlogo cii.
20) l'cr Paolo tvtanu~io. v. la scheda 17. fri: per i 240componin11:n1i \'.la scheda 34. ;r;. p. 132.
Francesco Pa1rizi (I 529· 1597) di Chcrro, studiò a Pad0\'3 e fu a Venc:1.i:l in quel 1enlpo. oome
si ric:,v:1d:il1":1utobiogrufìa. pubblicmo dnl Solerti in • Archivio Storico pcr"f'rie..;te e l' Istria e il
Treri 1i1~0» . lii. rase. 3.4 , Scrisse un poecneuo. l'Erùll'mo. in lode degli & te-nsi. numerosi tra1ta1i
Jilosofici nll'inscgn:1 dcll'onti11ristoccli.~nto (N1wl1 de uflircrsiJ' 11//ilos<Jp/Jia lil>ri. Vcnciia. ~le ·
ieui. 1593)e due tran ~1ti Dt•llu pt>etito (ferr.tro. Baldini. I586)e Delltt Re1nrit'a (Vcneiia. S:i.ocsc.
1562). nei c1uali SQ:;lcnnc h1 supcriorit3 dcli' Ariosco sul 'f. (v. o~ laschcd.a 14 dcl Cat"fogo cii.).
LE ACCADl':~11 C PA0AN!1 CINQUECE.1'*TESCHE E lt TASSC> 41

membri (o almeno tra i simpati z7:ant i): Celio Magno, Girolamo Mu -


zio, Girolamo Ruscelli. Dionigi Atanagi", Sperone Speroni: leuerati,
dei quali alcuni avevano partecipalo. sin dalla fine degl i anni Quaran-

Luca Comilc (IS05-IS74), senese. fu .scgn:1:uio dd ~tarc:hcse di Vasto. 1\ lfonro Oa\';'10$.


Con1n1<..-diog_rafo é rirnatOfe: come diploinatico fu :imlxl.sci:uore di Fcnmndo Gonzag:n in P-0!0-
nia. Compose Rime e Hgloght• (1560) e tre <:()OHucdie (Ct:uirt•<t. Peseara, Tt•ù1(!:.:in). lmpor-
ian1c il RagÌ<)11(111u•11tQ cii. alla n. 12 (v. la voce di C. ~'1 U1L~I in Di~io1wrlo /JiQgnrjic:r> <legli
llaliani. 28. 1986. pp. 495-5-0'2).
l)onlCni<:o Vcnier (1517- 1582). venc:d.rwo. lcucrato e J>Oe-l3.. tl'3d111tore di Ovidio e di Or:11iu,
gtande ;.unico del Bembo. fo sua cas:1 divenne un ccnat.-olu di rio1.:i1ori petr.ltChisti·bembisti. Il
Semssi - citato dal ~lay len<kr e dal Bana.gfo 0826) - definisce i1 ccnocolo Acca<lc1nià Venie·
rn. con)( oggi, nel Ctua/(Jgo d i.. (p. 51), G. Benzoni. Le sue Rime. ~p..'lrse in molle t>cdi. furo-
no raccohe postume e srn1np.11c a Bc~11mo d:tl Scmssi. che ne sc-ri~:.e la Vir11 (1750). Fu ami·
c.'O anche del T.. che incoraggiò alla pubblicazione: dcl Ri110/dQ. l'ìc1rc> Arttino gli dichiarò il
suo con.sçnso per le poesie in diuktto vcnt:dano. Cfr. A. ZFJJOU. Vito di gt>111illton1i11i l't'lft"·
:ja11i tlel scc·11to XVI. Venezia. Anlonclli. 1848. pp. 30 e 39: E. TAUDl.O. Il 111a11it•ri.f11u1 '"""'YJ•
ri() tli Do111e11ico t.~nit'r. in «Studi $1."~:en 1esc-hi~·. X. 1969 e F. EMs1·A~ t t;R, Pe11·arr;Jii.11tu' e ma·
11icriJmO 1u•ll<1 liric<1 tic'! St'<'Ondo Ci11q11e<'l'lltf). in Storiil tlellil 01ltun1 ''t'llt'Ut. -i. I. Vicenz,.'l,
Neri Po1.7.a. 1983. pp. 192· 197.
Bernardino l'omi1:ioo (1517-1576). pado\1ano. 1ntdico e leuerato e filosofo. profCSSQn: di 1o-
gic:a nello S111diò dal 1559 al 1563. già lnfiamnHllQ. Elevato e poi t\niinos<>. <'tutore di çom.
mcmi nris.totclki ~ di due imp0rtan1i opere pet la s1oria della culmrn e della lingua dcl Cin-
qucccruo: R<1gio11amc•11ri 1Jt./li1 li11g11n toscantr (1545) e Q11artro lilJ,.; della li11g11(1 IQSt'Oll(l
( 1570>. Nun risulta :.ia appanenuto all"1\ccadeo1ia della fama. Dcl resto Bernardo TasM> no-
mina. a distan1,.'l, ques1i cd altri pocli. scn:r.it indicare quali :ipixvtcnncro :illa sua accademia.
Sul Toinii:tno. dopo ;\ , DA~IEU:. Sperone ~jN>rYJlli, flenu1rdi110 1iHnittuu' e l'Acnult•1m'<1 <!egli
l1ifir111tma1i tli Ptult>w1. in •Filologia Vtnc1:1··•. 2. Padova Edi1ori:ile Programma. 198<). pp. I·
52. sooo da vedere t\I. R. 0AVI , H. Tnmiu11w filosofi> medico e letterC1t() ( 1517·1576). Pf(Jji/o
bit>grtljico e critico. Trieste. Edizioni LINT. 1995 e 1\1. T. Ù !MARDL Il strpt•re e le lc•Ut•1-e l11
IJt•f'11nnli11() Ttm1i1ano. ~·1i lano. Vi1:i (' Pensiero. 1995 (v, ora. la scheda 9 dcl CtualogQ cii.).
21) Celìo ~ lngnu (Vene:da 1546- 1602). veneziano. poela e lcucrato. diplonl:lliCQ e ambascimure in
Siria. Oahn;lZia e Sp:i.gn:i: segretario dcl SenalOe poi del Consiglio dei Dice-i. Le sue Rimt> so--
no stale raccolte da O. Giustiniru'o a Venezia (A. l\1uschio) nel 1600.
Girolmno l\'luzio (J-1%·1576). podn\•ano. rinll'1t0<e e U'3.UU1ista. 1\u1ore di Eg/tJgltr e di due
tr<'tlt3ti: Il d1u·llo e Il Gt•11ti1110111() ( 1550 e I564). Importanti le sue 8a11aglie p~r 1'/u1lltil lh1·
g11a (I582). pC>Sturno.
Girolamo Ruscelli ( 150-1- 1566). viterbese. fondò l'Accademia degli SdcgJ•osi e d31 1548 si
stabin a Venez.ia per la\'Ota.re al sen•izio dci tipografi. Oivulg.ntore di ((lk'~tion i gra1n m;njca.li e
ccorkhc ('tre discor.n· ili D<1lc~. Venc1.ia. P. Piettasan1:1, 1553 e /)e/ mt)(/n di CQ111pQrrt1 ùr l'ersi
nt>llt1 li11guf1 it<11ia11a. Venc1.ia, 1\1. Sessa. I 558). Col Dolt:e e col Donle1lichi curò la raccoh':t. in
nove libri. dcllt Rinu: tlb·t•rse tli 111ùltl c·C<·ellt·11ti a11rori ( I $45· 15&)).
Ojonìgi Atnnagi ( 151(). 1573>. pcs:1resc. lcuemto e filologo. A Rom3 fu segrccario di Giovanni
Guidirtioni e attese :'lll:i rt:\•isiooe dc ll' Amtuligi di Bern;irdo ·rassu. Da:l IS59 si .stabilì a Vei•c·
7.ia e si di!dicò :'! curare edi1joni (Rimi! di tliw:r,fi 11obiliuimi 11111ori i11 mqne di lrr.ne Spilim·
bC'rgO. Veneii3, 1561. che con1engono ire sooc-ui del T. e :Lhri degli Eletti (Pigna1elli. Gf\ldcni-
go e Bonagcnte): Rime• di (/11•en;i 11obili poeti t(M<'<mi. Venezia. G. A\·anzo. 1565. ton quauro
$0netti tkl ·r.. CXLV. CLIII. CLIV. CLXXVIII 1>0i passa1i nelle Ri111t! tlt'gli Ete"i; ft>n;t- a lui
dovute. oomc suppone. cQn validi arse>1nenti. G. 1-\UZl.A.\ nt l con1ribu10 in questi Aui'.
Per i lc11crali citati. "'· anche il s3ggio cit. di (i. llua.òr.i nel Ct11al"I:" tit.. p. 51. <·01ne facenti
t'llpo 1111· Acc:1demi:'t Vè'niera.
42 v rrrORIO ZACCAl:tl;\

ta. al circolo di Domenico Venier. nel suo palazzo. Ma con essi il T.


non c'entra.
Gli Accadem ici s' impegnarono, con atto del gennaio 1560" , per
un uffi cio a Torquato. che era a Venezia dall' apri le o maggio 1559:
ma per il precoce scioglimemo dell'Accademia. il giovane - che pur
venne cenamente in contatto con gli amic i dcl padre, e inoltre con
Giuseppe Zarli no, Bernardino Loredan, bibliotecario di S. Marco,
con Carlo Sigonio. con Danese Cataneo e con Gian Mario Verdizzot·
ti - potè appartenere ali' Accademia solo in pectore (ma probabil-
1_nente. data la sua precocità. potè anche frequantarla giovanissimo").
E comu nque da rilevare che proprio in questo tempo. il T. abbozzò
un primo schizzo del poema(// Giemsale111111e, 1559-'61) e compose,
in parte, il Rinaldo (agosto '6 1) che, continuato a Padova, tra l'autu n-
no '61 e il maggio '62, fu pubblicato a Venezia nel luglio 1562.

2. Nel luglio '62 il T. era a Mantova, dove.dall'i nizio dell'anno.


il padre era stato accolto dal duca Gugl ielmo Gonzaga. Dalla biogra-
fia che il T. scrisse e pronunciò in un 'orazione. detta nel novembre
'64 alrAccademia degli Eterei. in mone dell'accademico Stefano
Santini''. si apprende che Torquato conobbe a Mantova il giovane let-
terato, che allora appaneneva a!l' Accademia degli Invaghiti. fondata,
nel suo palazzo, da Cesare Gonzaga nel novembre 1562" . L'Impresa
era un 'aquila affisa nel sole ed il motto Nil p11/cl1ri11s (eco del ciccro-

22> A. A. R ENOlTARD. A111w/f,\' 1... 1. 1,;it .. p. 278: «Et c,o;scndo Bemal'do in Citi c.'hé l)OS..!>ia111ò pròtnCt·
ten:. per ragion di nntur.1, c hè snpnt\'\'ii.·cndu ad esso. di uvcr per r3CC(>manda10 i\1. Torqomo
suo figliuolo. dt 1lOSH7• propria volontà diccrno che 1lO•' li 11\:1.nchcranno rnai. ~:-.i \'OITTI adope-
rare in quali;ivoglb carico e.li c1ue.\la virtuQsissim:1 e christinna impre."3 dcli' Accadcmi3. et se
no1l \"O«à o 1U>1l poo~. non li manehcre1:no in f..xle di gentilhuo1nini a f;h·orirfo nclln patria no.
str.1 c1(uori con dcsidcra1n cnic3Cia j ... J...
23) Si \'Cda il $:1.ggio di O. l>A Po1J..o. citato nel C111ulog" pure cit •• e. fri. le schede 4. 5. 11 e 12.
2.i) On1:.io1tf i1111m1·1~ <lt•l 5'J11tiffo. in T. TASSO. Ptr>)'t: ,/i1·c.•r1". :1c. di G. Guasti. Firt1lze. U t-.lon·
nicr. 1885. pp. 9 ss. Per l':unicizi:\ dd T. col S:u11ini. significativo il brano: •·.l'>esidcrni io 1:1sua
~uniciziJ. con~ d·uomo per dh·ersc vinù ~unm i l'3bile: egli la n1ia. co1nc uomo dei $uOi 1neriLi
:unmirnlorc. non riliu1ò: e se il nodo dcll:i noi;tra nmicizia t'uda elezione d·a.mbed11ç ordi10 e
risLreno. non irnendo che l:i lllC>tlc dell'uno l'abbia 1><>luto sciogliere o :illon1an:uc». NociLie sul
Snnlini in A. $oct:lf11. VittJ ( •.• 1. d t.. pp. $2-85.
25) Giulio Cc"'arc Gon7..:ag3. dut·:i tf Ariano, principe di ~fol(cun. come di Guasrnll:i. v, G. T11t111io.
sc111, Storia (.•. J. cii.. par. XXVI e t-.1. Mt\YIJ!NDf:R. Ston·a 1...1.cit.. lii . pp. J.63-366. La 11oti1.ia
della rond.:l1.ione. in unn lcucrn dcl S nc)vcml:>rc 1562 di Giulio C3~1e ll :111i al card. Bernardo
Navagcro. Vi ap1>at1c11ncro. ohrc il S;u11ini. i futuri Eterei: Stipiooe Gmn:ag.it, Annibale Bona·
genie e Gi:in rrnoc"C..;co Pus1crfa. F°requcnl:a\'300 I' Aoo1dcmia :uw:he Rlùlle donne. c.hc indossa·
"ano le masc:hen:. <.'OlllC ri~ulla da ahra lélU.·m lici Calitell:ini u Cesare (ion1.:iga dcl 10 febbraio
IS(lJ. Il Gon1ag:l 1nC>ri nel fobbr:1io 1575. l ' /1111,rc-su dcl!li lnvaghi1i è ripr'Odona MChe nei
c,1111mt•111uril del Gon1.aga: <·fr. scheda 23. p. 73 dcl CawloJ:<1 ci1.
LE ACC1\0E~ 1 1E PADANE CINQUECENTESCHE E IL TASSO 43

niano 11il virt111e pulchrius). Agli Invaghiti era iscrino anche Bemar·
do Tasso, il quale, col Sant ini, con Scipione Gonzaga, con Annibale
Bonagcn1c e Gian Francesco Pusterla (che ritroveremo tra gli Eterei)
e con Gian Mario Vcrclizzolti . e molti ahri. entrò, con i suoi versi. nei
Compo11imellli d i diversi a/I/ori ecce/le111i l11 vagl1iti i11 morte d el
1110 11s. Ercole Go11:agc1, cardinale d i Mantova, che furono pubblicati
a M amova eia G. Ru ffi nello nel 1564. Anche Torquato Tasso vi
avrebbe dovuto partecipare con la canzone Già s 'era i111omo la 110-
vella udita e con il sonetto Q11a1110 lo sceum e /'onorata spada"'. ma
i suoi versi non giunsero a tempo per essere inseriti nel la silloge" .
Che però il T. sia appartenuto ali ' Accademia si può. con qualche pro-
babilità, affermare perché nell'autografo del sonetto Mantova illustre
ch'ora i duci e /'an11e", conservato nel cod. già Il F 16 della Biblio-
teca Estense di Modena, c'è. a margine. la didascali a: «Scrive al sig.
Ferrante Gonzaga, lodando Mantova e dolendosi di non aver potuto
finire i suoi studi so110 la protezione del sig. Cesare suo figlio, princi-
pe di q11el/'Accade111ia»" . L a quale venne meno nel febbraio 1575.
con la morte del Gonzaga. ma fu mantenuta in vita da Bernardino
Marliani, e poi dallo stesso duca di Mantova, fino al 1738·"'.

3. Ali' Accademia dei fratel li Francesco e Domenico Spinola di


Bologna, nel loro palazzo, sito in via Barbera. presso San Paolo. il T.
appanenne, come egl i stesso ci informa nell 'orazione citata in morte
del sig. Francesco Spinola: «I l Santini fu il primo che con publica le-
zione destò aspettazione meravigliosa di quella onorata compagn ia; la
quale, si come dal suo valore fu escitata, così anche dal suo valore fu
principalmeme sostenuta. Quivi allora a me che nella medesima A c-
cademia mi trovai. fu per mia buona fortuna concesso d'essere nella
sua benevolenza accolto»" . Secondo i l Sole11i il T. ragionò in Acca-
demia sopra quei Principi d'arte poetica. che solo più tard i furono ri-
presi e sistemati
. nei Discorsi
. dell'arte
. .poetica e in particolare
... .... del .po-
,,
e111a e roico; ma su questa 1potes1. oggi superata. tornero p1u avan1r-.
lnteressame, durante il soggiorno bolognese. l'episodio ripo11ato
dal Solerti " : «Il 15 ottobre Torquato pranzava con ahri i nvitati J... I
26) li sonl!ttoc l;1c::in1.one in T. TASSO. 01~rr. a e.di B. ~l3icr. I. Mikioo. Ri1.ioli.1963. pp. 52{H! 532.
27) A. Sou:an. Vì1a 1... 1. cii .. p. 84. n.
28) Il soncno in Opt•r~. a c. di B. ~t :1i cr. cii .. p. 770 Cc,._ ;-\. !)o! t:R'11. Viu11 ... j. cit .. p. 3~. n. 3).
29) A . SOl.F.JtTI, Vita 1...1, cii., p. S3. n. "'·
30) ~..t. f\1, \\'l,f.Sllldt, St1>rit1 l...J. cit .. lii. pp. 36-1 i.s.
31) Orff~io"" i11111oru dt<I Sll,,tino.tit.. J). 12 Ce''· J\. S0Lr.Jtr1, \'ito 1... f.ci1 .. pp. 82·8J),
32) A. So1..urr1. '"'" 1... 1. cii .. p. SZ. 1) , 5. e qui n. SJ.
33) ll>i<I.. 1>. 84.
44 VITI'O:RIO ZACCARl1\

ohre ai familiari , in casa dello Spinola; poiché. avendo la sera in nan-


zi Francesco Spinola commesso un omicidio. per causa di una corti -
giana, nel processo che ne seguì. Camillo da Nonantola, bravo dello
Spinola, deponeva che alla 1avola del giorno dipoi sedeva con gli al-
tri un certo giovane. grande quale il Tasso». Commenta il Sole11i:
«Non dobbiamo meravigl iarci <li trovare il Tasso immischiato in si -
mili faccende, quando si sappia che 1ale era la vita degli studenti: le
risse, i colpi di spada e di pugnale frequem issimi e il pi11 delle volte
per causa di un tal genere di donne».

4. All' Accademia degli Eterei il T. appartenne dal marzo '64 (con


intervallo dall'estate all 'au1unno) fino all'estate 1565. S u tale Accade-
mia mi lim ito a fornire - per la continuità dell'argomento e per l'op-
portunità di offrire qualche documemazione - alcune no1izie esterne
ed essenzial i, dal momemo che gl i Eterei sono qui illus1rati per le loro
Rime (fi nalmente pubblicate in ed izione critica, con l111rod11zio11e di
Amonio Daniele·" ) nelle relaz ioni dei cura1ori Gineua Auzzas e
Manlio Pastore Stocchi. Ovviamente io ci1erò dalla nuova edizione.
li 16 gennaio 1563 lo Speroni rispondeva all'amico Ban olomeo
Zacco, che gli aveva scritto che in Padova si pensava di dar vita ad una
nuova Accademia per ri suscitare quella, da non molto tempo scioha,
degli Eterei" . In effetti vi stava sorgendo, per iniziativa di Scipione
Gonzaga ( 1542-'93), mantovano del ramo di Sabbione1a, l'Accademia
degli Eterei. Il Gonzaga era venuto sedicenne a Padova per compiervi
gli studi di fi losofia (ebbe maestri il citato Genoa e Federico Pendasio
- scheda 20 del Catalogo), cu i segu irono quelli di teologia, poiché il
giovane (che aveva preso gli ordini mi nori fi n dal 1553) aveva abbrac-
ciato la carriera ecclesiastica, che lo portò fino al patriarcato di Aqui-
leia e al cardinalato, concessogl i da Sisto V nel 1587: cardinalato ce-
lebrato dal T., do po essere slato ospite del patriarca a Roma, con la can-
zone Non è nuovo l'onor di lucid'osrro e con il dialogo Del/(I dignità"'.
Dai Commemarii dello stesso Gonzaga, scritti, forse per solleci-

34) Ri111(' tlt• gli Acade111ici f."tt•1Y?i. a c. di G. Aul.'l.as e- i\.l. P;1:stort Stocchi. PIKIO\':L Cc.,"Cltun. 1995.
l11t1ndtf -;.io11<- di A. Daniele alle pJ>. 3·38. Di qucst'uhirno s.i \'cdano a_nchc l ì 1pitt)/i '"·\'Sit111i,
P:i.dova. An1cnorc, 1983. pp. 3-33.
35) 0{Jt!l'f,Vcncii:1, Occhi. V. 1740, p. 11 3. Sull'Accatli:1nia dcgli Eltnui. v. B. B1u:.-.i,u.1 Bostrrr1.
IJ11e ucc<1dt'u1ie /Kidonmt• del Ci11q1u:ct-1110. in .. t\ui e- ~1 emo1·i e dcli' Accadctnia l':l13vina di
Scienze l..cttcrc cd Ani ... Padova. XXV I. l920. pp. 43 ss.
36) U1can7.onc rn:1nca in 011e1't', :i c. di B. Majer. cit., e :ux:hc in A. S()l.F.~n. Ri11w di r. 'fi.1.ss'1. Bologna.
aomag.noli Dcli' Ac<1ua. lll. 1900. Per StCiJ)iC>ne Gonz:iga. V, lt1~d100:t 23 dct Ct1f(1/ogo Cii. 11 G.
ri,·olgc son( lii 3gli E1cr<i: Gi:.in Fra ncc$l.~ Pus1crla (CXVI), Gu:1rini CCXXVI). A lui sooodircui
i soneui XX ( Bonag.énh:). XXIX {Pign:uclli). LVII (Gu.arini. l'ht· 1•ingra.titt dell'or.,zie>nc dedi·
c;i1;1,gli. come Principe. dal G.), XC VII ( Arlotti>. CXl l ($:m1ini, dcl quale v. :tlln n. 51).
l.G ACCADEMIE PADANE CINQUECENl'l;SCflE E I~ TASSO 45

iazione del T." , e pubblicati postumi a Roma ne l 179 1", si apprende


c he venti g iovani cominc iarono a radunarsi ne lla casa del Gonzaga e
vi fondarono l'Accademia: prima, privatamente, nel 1563. poi, pub-
b licamente, dal 1564, come ci informa uno degli Eterei, Stefano San-
tin i, ne ll 'ora7..ione inaugurale detta il primo gennaio 1564"'. Ecco un
brano d el Gonzaga s ull'orig ine e s ugli aspeui formal i dell 'Accade-
mia. nel la c itata traduzione del Della Terza:

La domenica. o nel giorno scnimana Imcme concesso ai Professori del


Ginnasio Padovetno. i soci si riunivano per dedicarsi alla n1cdiLazione e nl
riposo dell'anima. Quivi un membro dell" Associazione. destinato dalla sor-
te e selezionato dal Prefetto dell'Accadem ia. pronunciava un discorso. co-
me soleva accadere ogni tre mesi nel tempo dell'atu·ibuzione delle cariche
speciali: o trauava qualche suo 1c111a dall'alio di un podio, secondo la prati·
ca a cui si auengono gli uo1nini di scienza. L'argo1ncn10 di tale discorso e la
lingua in cui veniva svolto, dipendevane> unicamente dall 'arbitrio del par-
lame [... ]. Dopo queste discettazioni su argomenti gravi e seriosi. venivano
lette ad alta voce e recitate dal segretario del!' Accademia, sempre col con-
senso dci Censori , detratte dall ' urna apposta alla cattedra maggiore, poesie
scritte in latino o in volgare.io.

Dagli stessi Com111e11wrii si apprende c he il Principe d urava in


carica tre mesi e c he i te mi de lle relazioni riguardavano la fi lo sofia.
la matematica, l'etica. la retorica e la poesia.
Ne ll a Piu11re del Doni all 'acl'l1de111ico Pellegrino (Padova, G.
Percacino , 1564) si legge u n e lenco di vent id ue soci de ll' Accademia,
seguiti talora dai temi trattati in essa, ne l seguente ord ine: Iacopo
Cornaro. Vincenzo Graden igo, Pomponio Beccade lli, Scipione Gon-
zaga, Luigi Grade nigo. Pietro Gabrie l li. Francesco Moli no , Lazzaro
Mocenigo, Luigi Pesaro, Marco Antonio Begliocch i, Stefano Santini,
Gioacchi no Scai no, Girolamo Palazzi, Girolamo Grimani, Anni bale

37) Ncll:1 St-conda 1çr.1ina dcl soneuo CLXXXI desii E1en:i: -Pcn·hé ciò dc,·c i1 Scipio esser di·
s<lcuo I se già. nt' M:nza onor. Ce~1rc il fece·~...
38) Comt11<'11tt1rior11m n•r11m ,·riurwn libri Jres. Rom:1. Si1lomonio, 179 1: or:1 in((!. nn;,s1 .. con lf".J·
duzionc di D. Oclla Terza, ~todcna. Panini. 1987. Per l' Impresa del Gonzag;i il Pignalclli
(XXIX) :1cccnna ad on cig1lO che ~piega .. j g1ori o~ i vanni... din~n.a da quella indic:aw d3llO
s1esso T.. Il CtN1ft' tJ l'c'IV "" l"lmprese. aom3. Salerno. 1993'. PI>· 197· I 98 e d:i c. c...~lllJJ.
lmprt·sr ill11s1ri 1/i 1/h°t''"~; 1... ). Vcnciia. Zilcni. 1586. ché p:trfano di unà nave che. ract."(lilc le
vele, sole~ il mare a fOl'l~'L di tt-ltli. col nKltlo Pn1priis uiu1r.
39) OratitJ prtJ At'llu:rion1111 A<"lUll!mkonmr luil/(1 p-,,,,u·ii lwlJito C11let1tlis lmum riis J'1D/..'(/l/I,
Vcnccii..,, ~1pud N. Bé\'ilà(lu~n. ~IDLXll ll e v. hl sc-hcd:l 22 dcl Ca111log1J cit, Il S:1111ini mori
nél ll()\•e1nbl'<' 156-t Un soncuo per I:' su.\! monc :scri"SC il T.: Rll'qui palustlY' "''K""" ,. 1•i/c• ,.
sQ/o. in 0/h'rt>. :t c. di B. ~1aicr. I. cii .. pJ). 532-533.
40> CtJ1111111!11tarù11·u111 l ... J. cii .. I. 37.
46 \111TORIO ZACCARIA

Bonagente, Ridolfo Arlotti. Giuseppe di Pe11istagno. Scipione Bardi,


Ottaviano Capra. Gian Francesco Mussato. Andrea del!' Anguillara.
Torquato Tasso" . Mancano all 'elenco Battista Guarini. Gian France-
sco Pustcrla e Ascani o Pignatell i, verosimi lmente perché non erano
iscritti quando il Doni stampò le sue Pi1111re. In pan icolare si sa che il
Guarini fu ammesso tra l'aprile e il giugno 1564''. Gli ultimi tre no-
minati, e altri otto tra quelli citati dal Doni. entrarono a far parte della
raccolta delle Rime de gli Academici Eterei, pubbl icata nel 1565''.
Il nome Eterei riprendeva la figura del lImpresa: un carro con au-
riga, tirato da due cavalli: uno nero. sul punto di cadere. l'altro bian-
co. che si leva in alto. Il motto, di derivazione dal Fedro platonico,
allude a quest'elevazione verso il cielo: Victor se rollit ad auras.
Ali' Impresa si riferisce il T. nel sonetto A ragione il gra11 nome
011de pavema.,:

Quinci celes1e carro e sommo duce


ti scorge grande onor perché non prezzi
il lauro e l'ostro nel pensiero intemo.

La raccolta delle Rime - promossa e sostenuta dal Gonzaga - è


preceduta da una ded ica a Margherita di Valois, sposa di Emanuele
Filiberto di Savoia, firmata dal segretario Guari ni e dal Principe Lui-
gi Gradenigo, datata I gennaio 1567" . La seconda edizione (Ferrara,
Baldi ni. I588) è invece preceduia da una lettera di ded ica al cardinal
Gonzaga dal curatore Alfonso Caraffa.
Ecco ora l'elenco degl i undici poeti delle Rime, accompagnati dal
soprannome accademico (in parentesi i numeri dei componimenti nel-
la raccolta): Annibale Bonagente, il Digiuno (li- XXV); Ascanio Pi-
gnatell i, lAdombrato (XXVI-XX IX); Battista Guarin i. il Costame
(X XX-LXVI); Gioachino Scai no, lAnimoso (LXV II); Gian France-
sco Pusterla, l'Affermato (LXVfll-LXXXIV); Luigi Gradenigo, l'Oc-
culto (LXXXV-LXXXVI); Pietro Gabrielli, l Impedito (LXXX VH-
XCJll); Ridolfo Arlotti, il Sicuro (XCIV-CXTII); Scipione Gonzaga,
lA rdito (CXIV-CXXXVIII); Stefano Santini, J'lnvaghito (CXXXIX-
CXLI II); Torquato Tasso, il Pentito (CXLIV-CLXXXV). Sono 185
componi menti, primi dei qual i, per numero. quell i del T.. 42. e del

4 1) A. F. J)os1, l'iuurt!. Pitdo\'a. O. Pcrchacino. cc. 2 e ss.


18~6. p. 18. Si no1i che il Doni dia
42) V, Ros,.i. /J(lttis1a G11ariJ1i t• il Prutor fidn, Torino, l.oc'SCher,
conte principe dcli' J\ttj demi;1 lat o1x> Corn<lrO. che 1>er prinl() l:i pre11.icdc11c.
.J3) Per la d<11a delle Rime. rin\'ÌO allà n. 6.
J4 ) Il scmeuo in 0/1''re. a c. di B. ~1 àicr. tit.. p. 832 .
.&S) Rimt' dt' gli An ult-mlt i Et~n·l. d i.. pp. ~ l -42.
LE ACCADEMIE PADANE CINQUEC13N11lSCI IE Il IL TASSO 47

Guarini. 37 (ma questi ha il maggior nu mero di versi: 940 contro i 560


del T.). Sono in prevalenza sonetti. poi canzoni, s tanze di canzoni e
madrigal i.... Il primo sonetto. Do1111a, nume maggior de /'Occide11te. è
d ireuo alla dedicatari a. Tra ì nomi spiccano q uel li del T. e del G uarini .
Dell'i nvito e dell'accoglienza al T. da pane di Scipione Gonzaga
è noti zia nella didascal ia premessa a l sonetto CLXVII: Poi che '11 1·0·
stm terre11 vii tasso alberga, c he sotto si riproduce:
Venendo l'auiore di Bologna in Padova. fu raccolto nella Accademia
degli Eterei che si ragunava nella casa del signor Scipione Gonzaga. suo
par1icolare signore e pro1e11ore. ond'egli scrisse loro questo soncno, con1i·
nuando nella mcrnfora dcl wsso, arbore dcl suo cognome, dc' cui frulli, gu-
siando. l'api prnducono il mele amarissimo.
Poi che 'n vostro terren vii iasso alberga.
dal Ren traslato. ond'en1pia 1nan lo svelse.
là 've par eh· eguahnente 01nai I 1 acce Ise
piante a le basse orrida pioggia asperg(t.

s'egli fu già negle11a ed un1i l verga.


or. mercé di colui che qui lo scelse
fra' suoi bei lauri e propri a cura lè lsc.
tos10 avve1·1'à ch'al ciel pregialo s'erga.

E caldi raggi e fresc'aure e rugiade


pure n'attende a 1naturar possenti
e raddolcir l'amate frulla acerbe.

onde il lor succo a rapi schife aggrade


e mel ne stilli che si preg i e serbe
poscia in Parnaso a le fu~ure gent i.

Per un 'adeguata analisi del sonetto e in generale del le Rime rin·


vio, dop<> g li interventi del Careni, de l Di Benedeno e del Baldacci" ,
all' /111rod1do11e e allo studio citato del Daniele e inoltre a lle relazio·
ni , in q uesti A11i. di Ginetta Auzzas e Manl io Pastore Stocchi: e anco·
ram i permetto dì segnalare, nel numero c itato della rivista «Padova e
il s uo te rritorio». un mio p iccolo cont1·ibuto. con una breve antologia,
commentata, delle Rime e noti zie bio-b ibl iografiche che si affiancano

4'()) Pl'ccis.1men1c: 67 M)ncui, 8 c;in1.Qni, 62 st:in1.c di c::in;ronc. 3 nladrl~:.all .

4 7) I.. C"~"Tn . S111d; s11lle Rim~ 1!t•l Tt1.uo. Ro1m1, Ed. di Storin e lc ttcr.. 1972V: T. 1'.. Nilltt! Ett'ree.
!lc. di I... Careni. l~1ml!l, U.ra. 199~ {cd. 311:1.$.1. dcll:i prin<:cps 1)67); A. Di a....~1--fltfITO. Tt1.$.~(I
uu'nori,. minimi 11 Fern1rt.1. Torioo. Gtnc~i . 1989. J>p. 9· 12: L. B...1.o,,cc1. /I '1'J.\.JO elt•n•u. i1l
u$tudi ll~lli :ini » .1 11 , 199 1. pp. S-12.
48 vrn'ORIO Z,\ CCARIA

a quelle delle schede 22-23 del Catalogo. quasi tulle a cura di Gio-
vann i Da Pozzo" .
Dopo aver seguito gli swdi nell 'Università di Padova, nell 'anno
accadem ico ' 61-'62, il T. si era trasferi to a Bologna: e per riunirsi al
padre. e per ascoltare le lezion i del suo maestro Carlo Sigonio, co-
stretto ad allontanarsi da Padova per le violente polemiche col rivale
Robo11ello (schede 11-12 e 15 del Catalogo). Ma a causa di una pa-
squinata. oltraggiosa nei confronti di alcuni docenti e studenti. nel
contesto di una vita un po' dissipata e spregiudicata, da gol iardo. in-
cappò nei rigori della giusti zia e dovette riparare presso i conti Ran-
goni di Modena. che lo ospitarono nel loro palazzo di Castelvetro.
Qui lo raggiun se l ' invito del Gonzaga, che lo liberò dal difficile mo-
mento. E il T. mostrò la sua gratitudine col soneuo sopra trascri tto; e
fra lu i e i l Gonzaga, «signore e protettore». si instaurò un rapporto di
am icizia e di collaborazione anche nell a stesura della Gemsalemme
(che i l Gonzaga copiò tutta di sua mano), amicizia che durò fino alla
morte del Gonzaga, un paio d'anni prima di quella del T.
Per l'edizione delle Rime, ~tampate - come si è detto - a Venezia.
i l T. ritornò a Padova da Ferrara nell 'apri le '66. in casa del Gonzaga;
al quale, e al Pinelli, mostrò tre canti del poema. Il canzoniere del T.
comprende 38 sonetti, e canzoni c 2 madrigali .
Per quanto riguarda il ritrailo del T. ad opera di Iacopo eia Pome,
rinvio al contributo di G. Ronconi i n questi Alli.
Non trauerò ora del Guarnni. troppo noto, se non per ricordare
quanto egl i scrive i n una leuera a S. Gonzaga del 3 senembre 1590,
rievocando i l tempo delrappan enenza agl i Eterei:

Voi manto per mia consolazione cercandone i vestigi: e per rnia fé, s' io mi
pano di ca•a. come alcuna volta m'interviene. sovra pensieri [ ... 1 io son pona·
10. né mc n'avveggo (... I all'albergo Etereo. dove habitava l'animo mio[...)''.

-18) V. Z.\tcAJclA. L'Acc<1de111ia Jl"dowum tf~gli Eu·rt'i t' il 7i:1.çso. cii .. pp. 35·39.
49) n. GuAIUN1. uu~rr. Vcnet.i:1. G. B. Cil) lli. 1600. J>. 34. Sul Gual'ini ( 1538· 16 12). dopo il ('il:tl(l
\'Olume del Rossi. ci si l i1nita 3d indiCTtrc il rcccmc t':1pitolo di C. $èAJU'.\'n. Ptw1ira t' retori<·"
d; Il. (i .. in S11uli .~111 Cinqut'c~111u i1<1fìa110. f\1ila1,o. Vita e Pensiero. 1982. pp. 201· 208. /d,
an:llii.Lando un dialogo poco noto dcl Gu:irini. del 159·1. in1i1ok11Q Il St>grc>tario. non entrato
ncll't.-dizione vcronc:-c del Timmerman. lo Scal'jKtti ne rilc,·a la c.-on1inui1?1 rispeno a.i dialoghi
Vt'rnuo pri111(1. e \1-rn1ru St't'Ot/lf(), scriui ocll:t PQ!cn1ic:11..-un (ìi:1.son dc Norcs. lnollrc \'Ì sono
C$11min:ui i rupponi con Giat.-onMl Zabarell:t (che fu Elè\·a10 Rina..;tcl'lh:.e S1abilé C' proiagoni::rn
della cuhun1 filo:.ofica. po1dovan ~). che avc,·a aO'romato il 1>roblcina delle rcl:i:r,ioni rcciproché
1~ logica. rc1oric:1, c1icn. J>l'>Ctica e lilo~li:1 <:i"ilc. In pàrlicol;ui:o inRuì MAI G. l'e!>JHlC dcl rap·
pono 1.ra l0gtea e n::toric-a. già ticcoho d3ll' t\ninloso Amonio Riecoboni (dcl quale si dirà più
:t\'ttmi), che :ivcva in1i1<>l:uo la suu prc111c......so :111;1 tn1d1.1Lionc dcllu Pr-.elit'd di Ari.....totcle Quomn•
do /Klt'IÌCU .\ il /tllrs loKic(I~· e 1579). Il Gu:1rini studiò giutiliJ)n.•dcnl.:l :1 PadQ\':1, dO\'e fu t'On gli
Eterei d:1I 1564 :11 1567. Segui poi h1 c:uticra diplotn:tlka. Innominato nel 1574 é Rico,•ra10 d;il
t6UI. Ndlc Rim~ th',t!li Eu•rt'i il Gual'ifli h:i 35 .$O!lcui. 5t. ~t:uw:c di c3n1.onc e I 111;1drigale.
I t. ACCADE.\ 1IE PADANECIXQUECF.l\'TF...~HF. h Il. TASSO 49

E nella Vita del Tasso di Bartolomeo Barbato (P:1dova. Tozzi.


1628) si affcnna:
1... 1il cavaliere Guarino non mai veniva a Padova [e c i veniva as'kli spesso I
se non anda,sc a baciare sulla cattedra degli E1crei. colorirn di verde. con
rlmpresa di essi (sulla quale oggidì nella chiesa dcl Snnlo dircndono le loro
Conclusioni i padri di quell"ordine). per rimembranza di quei discorsi sopra
di essi fotti dnl Tasso. con s uo profitto 1...1.

Il IO settembre 1569. d edicando a l Gonzaga l'orazione di Scipio-


ne Bargagli Delle lodi dell'Accademit1 . scri veva lo s tampatore L uca
Bone lli :

Avvenne in quei giorni che. fermandosi alquamo ncll:1 nos1m libreria al-
cuni onorali gcmilomini fores1ieri. i quali mostravano di ri1ornare dallo Sw-
dio di Padova. furono da ceni nobili accademici fioremini addimandmi in
che stato si 1rovasse r Accademia, apena ultimamcmc in quella città: a cui
diedero rispo>1a che. essendo di là panim r illusi rissi mo signor Scipione
Gonzaga. stato principale amore fra gli altri. di aprirla. ella s·cra per s ua
panita medesimamente serrata 1... ]"'.

Il G onzaga pan l da Padova, per Roma. prima della Quaresima


del 1567".

50) S. 8AIWAC.l I, /)r11/t1 /(){/i drll'A«fulr1'tie. Pirenze. Bonctti. I569.


51> A. So1 111.11, Vila 1... 1, cit. 1>. ltS (da Co,,11ue11u11·ii. p. S7). Conu111i C.'\ll\ gll •~11.~rci. con lo S1>ero-
nì e c:ol 1':h-.o ebbe 11 Pndova - dove visse cfal 1564 e si spoMl nel 1585 - il sc1w:..o DionM.'<ie
Borshci.i ( 1$40- 1598). che vi pubblicò Rime a111oro:re. Pa.~1 u3fl, l.SS$). dcdicnlc 11S. GonLaga,
che rispo\C rol M;1nC1to CXXII delle Ri11le (e il Bo.-ghe.!>i n:phcb col ..oncoo: G1H1:.a1:11. 011t11· 1/(' •
pi1ìfomo11 .-roi). Oil prima (1567) il Borghesi aveva pubblic:uo 1n 1'1mr (Pa...q11ali) due M)Q(ltÌ
al T.: Q11a11tt 1·o/1r nm ''""''°· /ac< <strale e Ta.uv g<ntUc-' cur IN"""'; /1ifio,,1nl(I. Più mnb il
Borgh(:i-1 '' tra\(ormò 1n pedante 3\'\'C~ dcl T. e nl06.'>C cnlte~. 'ul piano lingui:i.cico. al
TMrimrtHNlo '' l.t \Ote di G. l... 8f<'CAMA in Di::.ionarnt biogrufo'O tl.-111 lta/u,,li. 12. 1970. pp.
6.13-6J6>. S1 (anno qui ~gutre :1kuni dari csscrwall MJgh Etcn1. (111XnJo ptt«dcrc 1h undici
dttlc R1"~ (e;.ctu-.. o-. namcn1c il T.. il Cmnni e il Goru..aJ;a) e~ nrll'onhnc \I figurano:
Ann1mk BoNgcntc. 'i«'ntino. auiorc di un Disrono ditmotr ((Mio e.bi Pli;:ro Ohmpiro e
r'alXOlto d:il Sonn:acchKnO). Viccnu., PMn. 159.S (scheda U dd Cu1olo,o). Fu autore di Rirn<
:1rw:hc in •htt' raccohc: cinqucccmcsche (p. es. Ml le RitM dcl Botthc-.1). Su dt lui G. ~1. ~1Al
ll('HW 1. 5'nlfnrr tl'/1nlu1, 11. IV Bn"~ia. ~ini. 1753. p. 2309 e: A. l)t S. ~1A•tA. Rib/i011't,Y1
,. s111rifl 1... 1 ttCr111i11a. V, Vlccn7a, Vcndramini. 1779. p. 23. Soncui d1 lui anche ntlla r.t<'COha
<1.U1111pala :i Vcnc.1111 da F. Rocc.i nel 1565. Tempro d"/la 1Hl·ù1tt \il:'""" Orrr,,1i11u1 Colfumd
d'At"g1111t1 (ln' :1nche ahri Mmciii d.c-gli Elcrci: Guarini. Arloui. G:1ht1dh e Gon1a_ga e d1 .-ihri.
gaà qui. o 1l1ÌI ~'mui. ricord:ui: A. Qu:1rcngo. H. Z:icco. A. A11,chn1. O. B. Pigna. D. Vcnit!'t e
I). A1:um11-i). Sul lllmag.ence \'t eli am:he T. fkfG1...~1. A11pt'111.lkt• alla Hll1Ho~n1jì11 tn Hirma di
1.-'rl,:i ltX'fl1t•lli, in •Studi la~'i:ufr... 36. 1988. p. 2:S I'.t
A..c1L11io Pi ~11:11e:lli {o l'i.s11:11çllo) (15.lJ-160 1). n.1polc111no. t1cttul »h ,1ud1 t1mr1dk1 a P.iidC>\'a.
Ollrt' . 1 qu:rnto 'crilto nella ...chcda 25 dcl Ca1trlt1gu. si può ri~"O<J.ir\! che il 1>0et;l, ~ià afft!'rm;l·
10. ~p11ò ocll:t \Ull- c:L..a il ~1 arino. tm il 1588 e il I:590. dal <1ualc ne è rkorJ'11J la 1nonc nçll:1
50 VITTORIO ZACCARIA

S. Segue. in ordine cronologico l'Accademia ferrarese. fondata


nel 1567 da Iacopo Mazzoni e Anni bale Pocaterra;'. li T. - che era a

Lira (in Ri1nt•. Venezia. Brigonéi. 1666: Asc(lJ1io. è 111<1rto. ;,, pkci'1l 1·11.ro f...I). Il Pignatclli
cantò. col ~·1 ari no. la IDQrtc di ri.1nn.-i Davnlos. ucc:ìs:i dal rn:1rito il 16 onobrc 1590 (v. A. BoR·
~w. Il ctn·alif'r G. B. i\lari.110. N:tpoli_ Prit'>rt'. 1898). Il Pign:uelli enlm con le sue rfrne in I.ti
loc11:Jrµ1e 011ifiriosa di O. FERRO.'\! e A. Qoo~DAM, Roma, 19!)3. pp. 403-4 13. Si vedano <>rJ le
Rime. a c. di f\1. Slawinski, Torino. Ed. Rcs. 1996.
Gioochino ScainQ ( 15$3-1608). di Salò del Garda. s1udiò tìlosofin e legge n Padova: uditore di
Rota a Bologna per dicci anni. dal 1593 prores.'>ore di diri1to civik-all'UniverSità di ~dova. li·
no alln morte. Recitò. in due giorni. alr Accndemia. un'orazione: $111 Ttmp<J. come ri.suha dalla
dcdkàtoria a lui del Dt• horton1m c11lt11rll di Giuseppe ~·1ilio Voltolina (Brescia. V. SiibU.
1574). Nella schl'da 29 dcl Cou1/lJglJ cii. si considera soncuo quclln che è 1:1 prima s1:inza della
canzone LXVII degli Eterei direua al c-ardinal Otto Truckse-ss. già Vt'$C'OVO di Augu~ta (Sl1t·1'('
augusto p<LSl(n' che dtJ l'et,.111ue). cleuo da P~olo 111 nel 1545. morco nel 1573. Fu Ricovr:uo e
in Acc:tcle1nfo tr.tllb della Gloria (A. ~1.Acx.;101.0. I soci dell'Acc11dt'n1ia Pt11avùu1 d11ll<1 s11t1/011·
tlazio11e. Padova, E.rrcdici. 1983. p. 298). V. i rinvii bibliogr:.tfici nella sc:hOOa.
(;. Frnoc·esco Posterla (fl. 1$60) n1il n.rtc:'~~~. coinpose p<>esic in raccollt <:inquccentesehe (:1nchc
in l:nino, in Rime di tlfrersi 11ut(>ri n1cco/1(' da G. Offi't.'t/i, Cremona. Comi. 1560). Nella sche·
da 30 dcl Catalogo cit. è riprodotto il brano dclh1 Hiblitnhl'c<1 $Criptnn1m medioltmensiu1n di
F. ;\RGELATI, in cui si uana del Pus:1et1a.
Luigi Gr:Klcnigo (1543·1S82), di Andrc:•. vcnc:t,.iano. fu prindjX' dcll'Accodcmìn nei primi
mesi del 1567, quando tirinò fa Jcueradi dedica delle Ri111e a f\1arghctila di Valois. Fu SO\'tin--
1enden1c della tibrcria di San Marco (J. ~1 0tt.F.u.1. Velia librerit1 di S. ~farco. J)i.r.rer1aziq11e
s1orict1, Venezia. Zana. 1774. p. &8: r>.i. Zofu1. UJ librt•ria a Sa" !tfttn·o. f\1ilano. 1\1ond.adori.
1987. pp. 176- 177), Nella Dedica delle Rime 1/i P. GrotlerrigQ" V. Gqnz.ago. Vcnc1.ia. Rnmp:t·
zini, 1$83. Francesco Sansovino lo definisce ..chi àris..~iln<J per le lcu<:.re greche~ latine e per
cognizio11e di filosofia» {v. anche la scheda 31 del Cat(1/ogo cii.). Una lcncrn a h1i del T. al n.
XXXI di G. DA Po-a.o. t 'epistqfario 1...1. cii.. ivi, p. 243.
Pietro Gabrieli. ma~h igi ano (v. F. VEOCtnBrn e T. ~IORO. Bibliottttt pittno o siti 1101izi<' ijfq.
riclit' tle.llt' npere "degli .~crirtQri pit;eni. IV. Osimo. Quercetti. 1795, p. 249). Componimenti
suoi anche ne la celeste lira di P. Petroctì. Vc1lCZ.ia.. Deuch.ino. 1612 e ilei Ttn1pio tlello tliv1'.
11Q ( ... J. soprn citato. Per panicolnri. v. le .schede 32 e 46 dcl CatalQ&tJ cii.• dnllc quali risul!ano
due altre opere del G.: PrOtllpticòn ct1n11en, in I. TAUkEU.I. E.w1uisitìor pt1t1V11ymit1. Vcneliis.
Aldo. MDLXV e. naturnlnlcn1e, In C'1nwne XCIII d..:llc Rime 1-;1eree.
Ridolfo Artoni (1546-1613), di Reggio E1nilia. la.urt.o'tlò a Fe1Tara ùr ltlll></Ut' iure nel 1568. Mi·
nislro di Alfonso Il e scgrc1ario dcl cardinaJe Alessandro d'Este. li soneuo CXII delle Rime: So·
l'r" lt1 sepoltura del Pi!trarca ··Questo è quel nido tuo sacro onom10", risuunpato nella Scelta di
so11t•tti e. ct111:,t.111; tl~i più ttctllt111ì ,.;,,,cuori. Bologna. G. Pisarri. 1709. svolge un 1ema caro ai
poeti dcl primo CinquccenlO, specialmente accademici lnfian1mmi, sulla scia di quello
dell'amico del Petrarca Giovan1'i Dondii dall'Orologio (\'edilo 1,ell'ed, curata da A. Daniele. Vi·
ccnz:a. Neri Pol:ta. 1991). Altri versi nel 1tmpio delltt 1/il•ùu1 j •••J. cit. e nei due /)ittloghi 1/r/1<1
''"rgog1111 di A. Pocatemi (v. a\•anti) e Ul'I scn,euo. premesso al dialogo L'in111111"'"l'"' di BNnoro
Z.1mpcsc:hi (Bologna. kossi. I56S). che CQnlicnc :inchc due soncni del 1". tra!>fcri1i poi nelle Ri·
mt' 1/egli E1en·i CLXXIX e CLXXX. 1,nponante (m3 rirnasto iu1e1Tono) un poema sulla Cori·
q1rfau1 di Crtmtua, ripreso nel Seicento dii Ciirol.amo Grai.inni ( 18 ouavc in (;. GuAsc.-o. Storia
letttrariu dtll 'Acc1uft111io di /Jellt• &tteq- di Rt•ggio. 111. Reggio. I. Vétlroui. 1711. J)p, 155 s.s.).
Stefano S:1mini di Guas1all::t (in. 1rn lug lio e ouobrc 1564. vedi scheda 33 dcl Cow/lJgQ cit.).
sludib a fi!orr.·1n.1 e conobbe - Cònlé si è deuo - il T. a ~1 anlò\'lL Nello ci1:11a rotcoha Cou11JtmÌ·
menti tli tli1'é'tSI t'<-' ttll('l11i f11tUiti, i\'i p1.1bbfo::1u1 nel 1564. ('(lrnposc unn Vittt del cardinale Er·
cole Gonzaga. li D1 nÈ~l.1)1:..,,0. 'Utsso f ~ ..J. cii. p. 13 segnala «prtl<LSM!'Schi e sannazarinni cs<>r·
L~ ACCADE.\11b PADANECl:<QllECENTESCll~ E IL TASSO 51

Ferrara dall'oitobrc '65. presso il cardinal d'Este. con l'impegno uni-


co di scrivere il poema eroico. annunciato e promesso nel Rinaldo -

di C\'()Cllill\Ì di c1nqu< dei ~i m:Klrig:lli boco1ici• dcl Sanlln1 ncUc Hu11t drili tll'rri. S1 1ra11a
delle \tante ( I·5> d1 r1n1onc. ool 11umcro CXLIII della raixoll:.i. Suol \Cf'i 1n e~~: 12 Mloncui
(IN! i quul1 11 CXXXV :u Mgnori Atadc1nici E1erei). le ~tante c:iuuc e due cn.n1oni: CXLI e
CXLII. 111 1>rh11.11 delle quali .nl Gonzaga. con didn.t.C:tlia i>hnilc n quclln dcl ·r. per il ...oneuo so-
pra ripotta10, che rt.'C irn: «Que~•>l canzone fu fou:i dall'r\utQrc :11l' lll u~1ri~~. Signor Scipione
Gon~ag.11. in C~l'n lici <1uale er11 fomhl1.a I' Acadcmiol degli Etcr~i. <1uando quel Signore lo chii1·
mò al $UO \Cf\'Ìtio a Uologna. do,•c egli :;t:iva ron 1nollo 5.uO inconuuoclo-.;, La can1,.onc: ha ini·
lio pctr:IJ\'.'hc..ro: N" la .~raklo11 t'llt' più sdegnqsq il cieltJ. Si è dello dcll'onuione in:iugurnlc
dc:1h E1erci. l'er la ..ua morte, ollrc :11éi1:i10 SOnC'UO lici T•• \'Cdine due lici (iuarini: LXI e LXII
nelle Rintf"ift'Jlll F..tt<l'fi, V, orn In scheda 12 dcl Catalt>gt>c in c:.s..11a il hnalc dcll'ora1iQnC: •Sic
rnuneri \'C~tro ..a1i-..rocicnlC'S c1 huius :1mplissimx u1bis c-.:pcc1a11om rc'1>0ndcn1cs. 'ere tunc
Acthc-rc1. ~() Cthc:rc &loriam \'Clltr.un lcrmin:abiti.Sit.
Scguooo pochr indtellliof'li big.liografichc sugli altn Eletti:
l:.:opo Conwo. \'CMtiano. prinC'ipe dell'i\ecadt~adopo la rondalK>M. ln4ttptt{Ò un'ode di
Pindaro Stdl<1 \1'rnì. A~tt' k> chi3m3 li Guanni. 1.ncbruundo 11 S<lne'ltO LVIII a L Gradtn1io
oo;Mlla 1nchspl\i1M>ne de l'illustrc Signote Ab6at~ COl'nOtt> ln\ol\o Ektto·
Vincm1.o Grackn1&0. , ·cncr.iano: •Ado~ns primum CAttlso animo omn1bu.,quc \>Ìrtutibus
C\IJ,SCf'llO. 1n hoftcs:llSSllNI {"11riti(mf.m iJn~Unl acadt'm;a. qu~1 palc~:ua .çc C\CfCUlt Ul indc
m.u1mum 1n1cr 1u,cno nomrn tt:ponattt maxirnamque rarundiac cxpctta11onrm a.pud omncs
ord1ncS c.~c11:1rc11t CN. ÙAS'iO jr.• Gloria patririonun ''~ll<larwn. Vtncn.:a. DeuC"hino, 1612. pp.
103-· 16"). Il Crn-..loO lo elogia per l'onima conosccnu delle lettere 11ah:uw: e la11nc e ne rioo«l.-..
li: mi s~ìoni dlplom:itiehc per la Repubblica. spc<:ialn'ltnle in Turchia.
Pomponio Bccc.idclli. bolognese. nipe>IC dcl ramoso b1osraro dcl Pc1rt1rca. l\l'('i\'CSCOVO Ludo-
vico (IS-01°1572). L'edizione delle Ep;srolae del P3normirn. suo 3\'0, è prcccdurn cL1 una sua
cpi,tol:-1 ( IS~3): /)t' /:('"' " t'l llQbilit111.- JJeccate/111. Godcuc dello p1'Cl1èlionc dcl nunr,.io ponlifi·
cio n Veneti:•. 1noos. Della Ca5'1 (v, G. FA~'TV'QJ, Scriuqri 'hJlr>gnl'JI, Il . Oolognn. s1. Tomrnaso
d'Aquiolo. 1872. r>. 27).
tr.inccsco ~1olìno, vcnc1iano, ru scolaro a ~dova di ~1. A. ~1utc10. che oc invia più volle i :;a.
Iuli in sue k1tcre a P. ~tanuzio (ed. Robo<e1i. Bcmini ~na. 1737. pp. 12· 14). Lo s1ci.SO i\lanuzio
nelle J.11tert (V.:nc11n, Aldo. lii, I584. p. 118) loe.M)rta ad t"S:loCtc <kg.no dcl m:ac~1 ro (•uc ~tun:-ti
con1ubcm10 ac d1~iphM dignum te pracs1c$J>). i enne un d1!>t'Of'\O '"' Stm.,10. in A«:idcm1'1.
La.uaro ~l0«n110. 'c:ntziano. ~ pure elogiato dal ~lurc10 in un;i kncra al ~t:tnuLio (rd tit..
11. p. 14).. Parlò"' Accadtmia wlla Fonwra.
l.ui.J.1 Pesaro (m IS86), ''Cnt1.iano: N. Cn.sso jr.• PiJIJ11ra lf'ltS. Vc:nc11a.. Combe. 16.5?. pp. 73·
76: ·lncrcd1b1h pnmum indulllria acque studionun COOSWlll.I Pa1~' 11 uw-.. e~ 1.•.1clocuntum
obluMut• (C'bbc Pl'f mx~1n 8. Pctttlla.. lo ZabMclb C' F. Ptttotomin1). fu so·•T1ntcntkntt aJl3
l.ibttna d1 S ~tam> t: ~ne a Venezia la ~ucdn d1 filosofia. a'cndo pu 'OCOl:An Andrea
~10f0\lnl e NIC<'Olò Contmn1 ''" ax:mti) ( Cristororo Valltr (I. ~1oitWJ. op. Cli., p. 8.8~. srn~.
se un 1rnn01to lk 1>n.{rot'Jlnt sapit'11tt1111 placiris oc OfHimo ph1/o,Oflh;n'° ~,.,,,.1".
~1. Antonio lkg1ìocchi. pronuociò in Ace.ade.inia 1c1joni sul PelrJJt~.
Oirol:1mo Pal1111i. b<t~iano. Jcssc in Accademia le Hl~Klt' d1 Tibullo.
GiO'ln Franccv.:o ~tu ..J>.1to Cl.S33·1613). pado,·ano. prowgnnista della cuhura cin0tdin:t, crudi·
ti ..,imo nelle kllCN greche. latine cd eb1.1ichC': 1n:1 rifiutò 1:1 caucdm :11i::.ioccliét1 nello Studi<>.
Fu l!Opr;mnomin:110, in ''ha e in mone, .icsccondo Catone• e .. novello Tr:1'4!11•. Piì1 volte ornttl·
te e 3mb.'l~i111 ore 1>res~ la Repubblica Vcne1a. Posscdc'>'a una ricC3 hlhliou.-cu e un gi:irdino
bot:mico (•i-lifl>lb!.h r:irioribu~ nuui1ne conspicuu ~it). ramo~o al ~uo 1c1111>0. Dopo e~..cre M:no
(calor:i pri11t1'/J\) dciii Elc..,:ili. degli Ecereì. degli Animo'i e dcl Rin11 .....".:nti. ru 1m i fond<Hori
dei Rii.'O\rllli. h·i fu COltlnlCIOOt310 da A. Friginll!llca e d.a A . ~ tUl\).. lftÌ, Un.'i ~ua ~l iUU~ r..
52 VITTORIO ZACCARIA

pronunciò il discorso inaugurale il 21 dicembre 1567". lntrauenne gli


uditori sul tema dell' ozio: che è da fuggire, e si fugge. con due eser-
cizi principali: le ani l>Olitichc e lo studio delle lctlere; ed esaltò la
città di Ferrara e i suoi principi, invocandone la grazia e il favore.
Superata l' ipotesi dcl Solerti della composizione, al tempo del-
la sua appanenenza all'accademia. dei Discorsi su//'orre poetica" .

tttCta. ptr inizia1h'J dc-i Rico\r.M1. net 1778. in PrMo detl3 \"ilk. da P. l:bin.tfklo. Sue lettere. e
a lui dr~tc. nel rod.. DCXIX cklb 81bh0k'c:1 del Scmirwio (A RtC't'OIQl,:1, /N GymMS.io Pa-
1minoCOl'nl'ne1fta,ii. P;id(),-a. 8oltc11a. l.SSS.anas1. Bolo&"3. R>m1. 1980. p. 17; G. Vl.DO'A. Bio-
8"".fiadfgli scn·uon pa1lo•v111i, P:ado\:1. ~111'1t'f''1L 1832. pp. 631-633. èor.t<b 'tedcft F. f'c».-rA.'l.
Il grtt0 d1 G. F. td1ds.ato 1w,ir<1,10 ""'"'"'"'·in • Ri\'istn di ~nidi b1n1n1ini e slù\i•. f. 1981. pp.
131-163.
Andrta Dell'Anguillara (l.Sl7°1572) di Sull'i. lauwuo;,, 111roq11t i11rt!, r.cl 1541. a P..-do ...a. u-a·
dullorc. in .,·c~i. delle A·f~tllmo1fo•..ti di 0\•idio (IS54) e dei libri I e Il ddl" f11(1f1lt ( 156 1). Au·
1orc dì un3 tl"'.i.gedia &lipfw, r111>1>rc~eru:U:L nel 1556. nel pala110 di Al\'ii.C Cornaro. e ~1mnpa1a
a l>;ldo\':I nello s.1e:sso anno(\', la \'OCC di C. ~1tmNI in Di:itNuirit1 IJi<>J:.rt.ifico th•gli Jrn/it111i, I,
1961. pp. 3()6.300).
01 GlrolanlO Grimani, Giu\Cppc dì Pcni ~tagno. Scipione dr" Burdi e Otllll\•ÌW,) carpa. non ho
LrO\"Jlo dati nei rcptnori bio-b1bhoçafK':i. Del seoonoo posso tulta"ia nftrire che figura lr2 gli
MHOri di Poni' larint t 1'0/tori 1.- J ut IOttk drll.illusrrissimo si('IOr ;\'kolò CunJOrini. Udine.
G 8 . N:11olini. 1598. I quxtto - come altri aominali - pocrtbbrro CMCre ~1 studenti
dell'Uoi\'ersità: ma non ne ho tro\·aco trXria.
52) l:K'OP) ~13.lzoni (I S-lS-1598). ttf<natc, oppose al Discorso an1i<b.nte~ d1 Ridolfo Castra\'111.3
un suo Din·on.o in di/tu' dtll" Com,,1<dtu dr/ d1dno potili D<u1tt C157 J), che ri-claborù in una. più
vaMa Difesa di fJa111r, della quak \'enne in luce a CC$Cna (B. R:lvtrij) il I "olumc nel 1587. men·
tn.: il Il rimase inedi10 per circa un secolo ( 1688) (Cesena. Vcndoni), Al ~1!1uun i C>l)l>OSt SC\'cre
critiche - ma solo per ragioni teoriche- il T. (v. G. Sc... RrA"n. S11uli 1... 1. cii,, pp. 197· I98. n. 30).
Annibale Po<:atemi ( 1559· I~93). ferrnrcl'<:. le1tcrn.10. :;;tudiò rncdicina e filt)(Ofi;1 <;0110 la guida
di Antonio ~1on1cc~lini (\'. M>tte>). l\u1orc di P0t:s;e omomsr (eod. hai. 129 dcll:a Bibl. Eslensc
dì ~lodcna) e di due diak>ghi Oetla 1rrsogna. Per il suo douorato il T ~n'sc un "Onctto (cd.
B. ~1aatf'. I. p. 96.s) e gli dedteò 11 dialogo: Il Goo:11ga ~Nit>. "~'rm drl SH>c'O (prr le P«sir
°'
Olttl)f'OJ"le \'. A. 8~1llfn0. 1ÌIJJO 1... 1. Cli .. pp. ISS· 162 ).
SJ) Prose di•v~. cii•• Il pp. 17·23 (e &.à 1n T. TAS"SO. RUM, hmt'.11, Vcnit11~ Aldo. 1583. pp.
114-14-$: e'· la scheda 61 ~I Cotologt1 <:1L).
54) Secondo il Soleni. Vira (...1. c 1t., pp. 121-122. il T. c.'Onl~. al tempodcllJ ,.ua appartcne:n1..a
a q~ta Acatdemin (e romunc1uc prim:1 dcl 1570) i DiS(C.)I'# <ltll"tin.- /Nw11n1 t ;,, p<1rticolo,..
JOJ"" il fHH!""' eroico ( pubbl k~ui poi. !lienLa il ""ò consen~. nel 15~1. :1 Vcnc1i:1 da G. B. Li·
dno). Dopo l'in1crvcn10 di U. Soa1, Stmll j u/ TaJ,((}, Pisa., Niç1ri l.i'-Chl. 1954. 1>1>. 20.5·2 15 -
çhe confermava là dmn1ionc dcl Scrtl....i. 1564 e contun(1ue non )i '-l>ini;cv:i ohrc i primi 1ncsi
dcl 1566 - L. PQ.\tA, /)i,srt)~ì. Dari. Ltuer1.à. 1964 anticipa al periodo 1n.. li novembre '62 e il
i;enn.ajo '64 la oo.nposi)'Jonc dci /Jhroni, prQPrio per il pa\MJ. :1ddo110 dal Solerti. nei Oisc"r·
.,; )11/ ptH'n to <'miro: ...Però dcUc 1nohe rose che M> ho da poi j(nc e ro.1..ìdrt.11e in que&la ma·
leria ho aggiuntò )()l:tmen1e quelle fkllc quah 3\'C\a rsgÌQn.3to pubblM."a1ncn1C in Boloina o.
prnaumentc in Ferr.n e 1n ahtt pani C'On amici miri•. Dunqut, rrosino :a llokJt;tu i Di$f;'(N>t
furono composti. anche M" (ON: &•l conttpiti e :ibbon:rt1 a P.to\-i 11"1 Il '61 ~ Il '62. qooodo il
T. !Ctuh·a le klioni ~I S1s;ont0 ~lii P«tKo 3ristC>IC'lica. LI conferma ckU' inftu~ dtl Sigo-
mo ~u ll.a 1~nionc:- dti Due(),.,,~ ronfcon:ua dall'impon.an1c c:on1nbuto dello Sc~i (J;uso.
~t!(tHrr'1 e \1"1tOl'i nc~ l1 Sttr(/, 1... J. c1c.• pp, 1~200). Lia tc~1imon i.1n1.1 nddou.i d.il Solerti ~Fer­
,.,_,,u r fu corte f'SUll..\f', Ciu.'i i.h (.'a,h:llo. L:1pi. 18'9 1. p. Xl.VIII) d1 L P"nu11. l>fl/a /}'Hli<'il.
L...E ACCAOE~·l lE 1>;\0ANE CINQUOCENTESCBE E IL TASSO 53

rimane cena la lezione sul sonetto del Casa Quesm 11i1a monal".
Tra i soci. oltre ad altri ferraresi (Orazio Ariosto, 1555-1593, An-
nibale Romei, 111. l 590, Antonio Montecati ni e i fratelli Ercole e Re-
nato Cato) e alla modenese Tarq uinia Molza,., furono anche Pirro Li -
gorio e Leonardo Salviati" .

l-A1 (/c•<Y1 is1nrinlt', re1Tara. Ba.ldini, 1586 nella dedica ;i Lucrc.da d'Este (.·Qui lornb in vita l ... J
dal Tasso l'af1C dell'eroico·..) poteva riferirsi gencricamcn1e al poc1na. non net"CSsariamenic :ti·
1:1 composizione. o nlmcnQ alla concezione. dci Oi$c:ol'ti. Al soggion~o padovano possono bi.•n
riponarci le Diffi·~u:.e 110e1ìd1t' (in Pro.Je tU~·ene. 6 1.. I. p. 435): ..quei Discor.si che 1n'uscim·
oo cli roa.1lO qu:irk1'ero giòvineuo ..): o la lettera a Cuo:io Ardbl.io. in Pn.M~ 'li~·c•r,Je, cit.. Il. p.
430: .. Di.tt:'1rsi della mi:1 foociullc7~:.l».
55) Pn1se 1/b·t•rse. Il. t'it.. pp. 11 · i34. Per il r:ippono T.· Oelln Casa.\'. or:i A. 01 B11Noorrro. T<usv
(...f. cii.. pp. 35-91.
56) Orazio Ario:-;to {1555- 1593). forrnrcsc. pronipocc di Ludo\•ico. caoonit-"O. cus1ode della Cane-
drnlc di Fcrrnra. fi losofo e poeta. OistuSM'. il FuriostJ.: hl Liberau' in Risp<Mte nd alt•wti /11()·
ghi del Diulox" dell't•pica poe,~i" del signo1· C11111illo l'••lltgrino (Fe1Yarn. 1586): c.:01npose poi
g.li J\rgomt-11fi per le edizioni di Parma e Cas~Llm 3ggiorc ( 158 I) della Gentsalemme. Lo ,.,lesso
T. \'Olle che le Ri!l/l()tle fossero inserite ncll 'AptJ!ogi" ( 1585) (v. 1:1 voce di O. Tools1 in Di:.i<>-
rwrio biografico ,/egli Ju11iaui, 4. 1962).
Annib3le Romei. Ferr:trese. saltuariamcntt: ;-il Sé."rvizio di Alfonso Il d·E..,ç1e. per il qunlc ricopri
in1pottà1\li incarichi diplomatici: no10 per /)isCQ1•si in .sci giornale. di :u-gomemo vario. pubbli·
cati - dopo edi7.ioni cinque<:entesche - da 1\ . Sol.ERTI in Ft!rrara (... I. c.:it. pp. 1-28().
An1oc1io ~"l ontecatini (1537-1589). di fami gli:i lucchese, (u lcnorc di filoso(ìa aris101clica e
pubblicb a 1~cm1f3. nel 1562. Ac<tth•mi('(I T11t'1remcua f 1090 1>«>1>0Sizioni lìlosofid1e) ,\'«'Ufl·
,/11111 Ptri/)(l/t'IÌC.at! philosophiat onlint:m (/ì:ttiJJcttl . Primo ministro di Affondo Il e c:mll!ricrc
segreto di Clcn.cn1c VII. suggeri nl 1·. le (,i11u:l1i.\'iq11i n11ttJl't)Sc', delle quali si dice nel testo.
Ercole e ~enato Caio. fermresi: il pri1no. segretario <lei cardi1l;-ile d'Este. letter.tto. fondatore
dell'Accademia degli Intrepidi. traduttore di Esticnnc e d i Bodin: il secondo. nllicvo dell'AI·
dato. lettore di diritto canonico e civile. segrciario ducale. lod:110 dal T. nel di;llogo Il mc-stag-
gero (cmrambi furono OOl'l'ispooden1i del T.).
Pel' ahti lc1terati ferr.irc~i . al 1cmpo dcl T.. \'. A. 01 BF.:-;i.,.1».Tro. Tiu~'<> 1•.. J. cii .. pp. 151 · 158 c
163·182.
Tarquinfo t>.1olia ( 1542·1617). modenese. nipo1e del più noto FrilnceS<:o Maria. Ammirnta per
i suoi \'i!'-l'Si it;iliani c Ialini (pubblie-nti, con quelli del nonno. Francesco ~1arin . ~ Venezia. Gio-
lito, I553) e per In sua raflina1cz1.a. ru t-eleb<ata dal Pall'iz.i 1l.:I dialogo l 'cmr11rosajilostJjia. Pu
a1lchc trodu11riee di Platone. Il Solérti (Ferrara {...I. cii.. p. LXVII), ci1a il madrigale dcl T.
7i1Yq11l11itr s~ rimiri e il soncuo Alto WMtrt:' soper itt clou~ <'CU'lt'. dcdic:11ole per i ~uoi ~tudi di
:LSironomia: ci1a anche un'1 leueta del Prevosto di Férraru ( 14 dk-tmbrc 1582) dall:1 <1ualc ri·
sulla che «UI !-ig. T<1rc1uinia (...1 si crede che non più tornerà. :mcorn che fosse :ulcL11a la voce
che do,·cssc cnu:.uc ncll'A,·cadt111it1. in compap,1lia di quesci ahri signori"· La ~iolza fu c.-urteg·
gim:i dal T. e-he le cltdicò il djaJogo la ~Jt1/~, o 1·ttro de l"llmrJn' (0. Tn1At10S('l11. lliblint«''
fftode11t·.w~. lii. ~'lOdena, Socie1à 'Jipogr.. 1783. p. 244).
57) r-.1. MAYU!l'<:OUJt. Storill (... I. Il. ciL p. 1()$.
Pim> Ligorio. n:1polc:1ano. piuore e 3rchitcno di Villa d'f,:;1c a Ti\·oli e della basilica di S. Pie·
1ro. dopc> la monc di ~1ichc l ange lo.
Leonardo Salvimi (IS..0·1589). fion:ntino, accademico dclln Cruscu, :imbJ.sci~1ore degli
l!slcnsi a Vienna. autore degli 1hn·enit11('111i dcl/ti ling1u1 sopr<1 U Dec11mt'r011, (158.J-'86). dopo
l'edi7.ionc. d.i lui promos~.-i. del 1582. hl Accademia autore.di un'or.i:t.ionc per la 1nortc di Al·
fo1lso Il d'EMe (ferr:lf'.I 1587).
VITTORIO 7.ACCARIA

Alla vigilia del malrimonio tra la principessa d'Este Lucrezia e il


principe Francesco Maria della Rovere - che era stato suo compagno
di srudi ad Urbino - Torquato pubblicò r 11 genMio 1570 - per dare
1cs1imonianza d"affeno ai foiuri sposi - Ci11q1u111w Co11clusio11i amo·
rose. dedicaie a Ginevra Malatesla" . suggeri1egli da Anlonio Monte·
caiini, come lo stesso T. auesta nel dialogo li Cata11eo o 1•em de le
Co11c/11sio11i, che sviluppa la sua ouava Conclusione Amore essere
tlesiderio di 1111io11e per compiacime1110 di l1elle:w,.. li poeta invitò
chiunque a discuiere e contraddire le Com:/11sio11i in sedute dcli' Ac·
endemia. prcsicdula allora da Renaio Cato. Le dispute ebbero luogo
il 18 gennaio e il I e 6 febbraio 1570 e vi assis1euero il duca e la con·
so11c in maschera. Ci è rimas1a memoria di due oppositori: Paolo San
Manino e Orsolina Benolaia Cavalcui"'.

6. All" Accademia degli Animosi appanenne il T.. se si vuol cre·


derc alla testimonianza di Paolo Beni ( 1552- 1625) - lcnerato e criii-
co di cui si 1raua in ques1i Aui - che scrive di sé nel Ca1•alca111i ovve-
ro dell"A111icrusca:
S1uden1e a Padova. avendo avuto amistà e fomiliarilà con T. Tasso di
cui nclJ" Accademia degli Animos i di Padova nel 1574 (ma forse occorrerà
con·cggcre 15751 fu collega" .

SK) Pto.wr tlÌl't!t'Sr, Il. t il.. p, 58·69 (e primtt Rimr e Prose'. eh., l)P, 59.fl<>), li T. dedicò al O\àU'illlO·
nio ire sonelli: uno 1>er l'arrivo del principt': con I'nitro C\:llcò la princi1>Css.i; nel 1cr1;0 :lugurò
felicilà 11gli \po.!>i (A. Sou:m. Viu1 1•.. 1. cit.. lll. 1>p. 47°48 e 50).
59) Dinl11gl1i. a c. dì E. Raimondi. Fittnze. San~ni, 1958, p. 795 e J)l'_r la Caw1/le1ta. SOltt)C"i11ua.
ll.p. 6 17.
60) A. Sown1. \'lta 1••• ). I. cii•• pp. 129-130. Sul&e CtHrr/1,fl011I a'"'""~· v, A . ~iA..,.ETTI. U Con·
rlUJwn1amorost>, 1n ..Studi laS$i3n̕. 14. 1974. pp 33-tS.
61) Il CtnolC'tlnti, o•"'\-tro I.a difesa dell'AnJ;cn1sro, ~-a. 8ol1ct~ 1614. pp SJ e 11.a. pobbfi·
nto sot10 lo psicudoli1mo di ~lid'Clangelo Fooft. 1n n~.J :alk R"u.O.u dcl Cnbt:anli afl'An·
ll't'ntJC'U. O\'\l'tt> il pa~ de ritaJiana l1R(WI, P.Jdoo.Ol, ~IM11n1. 1612. 1n CUI -dopo b pu~
blJC'alec>nc ckl \Waboluno J.elta C'11ka - a\t"\I anxnto '•ntmx:nk 1 Cl'U$C'.anli (ma su
que::<110 e illm h!m1 relati\ i al Beni. v.. in q~•• Atti, il eoo1r1bu10 d1 ~I. L. Ooouo: e. della~•~
~la'<. lùn/1n D1:Jooariocri1kodella Utterc111u·a ltlllit111C1, I, 1986' pp. 271-273).
P.lolo Beni ( 1552·1625) di C:andi3 (mo di fomiglia cugubin:i.). lcncr:uo e crilii:o. professore d1
um0ln11..\ :1 Pudo\a dop<> il Riccoboni. icJ3) 1600 ul 1623: cia11c<lr.1 :1ll;i tiu:tk prolu.sc còn l"ora 4

1101\C /Jt• J1tJmcmi1<11ls Sflt<liis (Padov:i.. Paç(1\lali, 1600). A <1utll':rnno e <11 1601 ( PadO\'~ e Vc-
ntli;'I) ri\algono glì inter.·cnli oell3 diK us..,ion.: sul PtHllir fa/o, i11 <1if~3 dcl Gu:trini. sull:i pie·
1u1 libc1i!l dcll'a11i~~ ( l'<ldova. Bolzcn3. 1600). l) ifcM: tuM:hc la l>OC:-"ia dcl T. e 13 sua superiori·
lb Ml toni i pc>eti epici ncll<1 C"m1x11·111io11r di ll11111c•n1 Vir((llU," 1: 1iisst> (11\ldov:1., J>asqu;11i,
1007 e ~1 an ini. 1612). 0fode poi un'ediziOM, con \UO coinmtnto. dci primi IO ca1uì della G~·
t1Ht1lr11wte (l';1do\'a. PaS<1u:ui, 1616) e pili 111rdi lo 1..•omplc1ò (po~tumo. POOO\':I, Pasquali,
1626) S1ntc1ie~1 .'.'lii;tc1na.z.ionc del suo pcn)icro filo501iro nei Cu11111H'11tt1r# ;,, Aris101eli.l PMri·
c<mt (l•;Klov~. l.4ol7clla. 1613, poi Vcnc7ia, Ciuenlio, 162.S). Conuncntò ;.nchc i primi sci libri
LE ACCAOEMIE P1\01\NE CINQUECENTESCHE E IL 1"ASSO 55

L'Accademia fu fondata nel I 573 da Ascanio Ma11inengo bre-


sciano ( 1555-1583) quand'era studente a Padova col fratel lo Cami l-
lo e nacque per suggerimento degli ex-Infiammati Sperone Speroni,
Bernardino Tomitano e Matteo Macigni 62 e di Francesco Picco·
tom ini" . Oltre a questi, ne divennero soci, tra gli altri. Ant<mio Ric-
coboni, i l vero protagonista del!' Accadem ia. che pronunciò la prolu-
sione nel marzo 1573 e ne scrisse le cronache"', Antoni o Que-
ddr E11tùh• (Vcnciia. Guerilio. 1622) e kt Re1oriclt di Aristotele: (Vcnc1.ia. Gucrilio. 162-1). Le
opere rul'Ono poi in p.inc raccolte in 5 volmni (Veneiia. Guerilio. 1622·'2.5). L'appa11cncn"..n
dcl T. agli Ani1nosi sulla 1estirno11fani:1dcl Beni è 11Cccnna1<1 ooche ~LI Soleni (Vi1a 1... f. I, cit..
p. 20~). il quale p:Lrla di una v i~it<'I a Padova del T. nel 1575. per consultare il Pioolli sulla Gt:·
n,,\'t1ft•f11t11t·. testé oompiu13. Il Beni ìndito il 1574: io quell'.-.nno (luglio) il ·r. ru a Venezia e
non si poirtbbe escludere che in umi git:i a l>ndova aves~ prutecipato ;;ilr r\ccOOcmia; nt.i il
cenno dcl Beni pare alludere proprio 3d ufla collegMza. che po1é av\'enirc ~olo nel 1575. Si ci·
la. dd Beni. anche il luogo del Caw1/c,1111i. p. 53. ove~ detto che «ncll'Accadcmin si udivano
musiche nobilissime e rogiona.n~nti pieni di erudizione cdi eloquenza,.. Sugli Animosi. oltre
al G~NARI, Soggi(J 1... J. cii .• pp. Xl.l·tlll. si veda t'-.1. ~1...vLENOF.R.. $1Qrù1 ( .•• I, cit., I. pp. l97·
200: e per il Beni la voce di G. ~1.AZUCUJCATI in /Jhù11writ1biognifin>1/1•gll llolia11i, 8. 1966.
pp. 494 •.50 I.
62) G . (ii;tSr-;,.1u. S"ggio (... 1. di .. p. XLIII.
Bcnurdi110 Tomi1ano (\'. n. 20). nel titolo di :1kuni suoi versi comenu1i nella r.1ccolta delle Po·
e,u·e nel do1tora101/i' Gi11:.'rp1>e Spintlli (P:idovn., Pasquali. IS75) è déno «AcC3de1nico lnfiam·
(l\:Uo e p:xlrc nlCri1issi1no dc:g.li Ele\ l'.ltÌ <:degli Animosi».
1

Matteo f\1:ic·igni (lll, 1582). \'Crtez.i:mo. giel Infiammato. laurt.ato a P:idO\'" 1'11ir1ihu.s il l:t ago·
s10 1539. lc!)SC a Salerno (dO\'e strinse ;unicizia con Bcma.rdo Ta.">...0) la Fi.\·ka di 1-\ rist01.ele
( 1541 ·"42 <:dal 1543 nl 1546). Nel gennaio IS47 ritot•'Ò a Padova e vi 1cnnc lezioni sul l)e
(111ima di Arii.1otele (V. V1Al\l!l.LO. li leueratQ l'Accxulcmi11 e il libro. Pad0\ a. Amenore. 1988.
1

p. 67 n.).
63) Francesco Piccolon1ini ( 1 520-1~). senese. studiò a P:id-ov:t, do\'e ebbe compagno Felice Pe·
reni. il futuro pa~'l Sisto V. Professore di filosofia nelle Univcrsi1à di Siena, ~·l aceram e Pcru·
gi:t. dal IS60 3) 1601 in quella di PaOOva t Ricovrnlo dal 1601). Scrisse co111memi ai libri di
Ariste>1ele Ve roelr>, 1Wetere1>I.. De gen<'rttti<>11é'. D~ 1111im tr. l,.c opere maggiori: Ur1 i~·t'm1 phi·
/tJ.WJJJlil" de uwri'bus (Vcnczi::t. ()e Fr.inceschi. 1583) e Con1ts Poli1ì<·11...i: (Venezia, 1584) susd·
1;1ron-o unn polemica con lo Zabarella. che rispose cQI /Je tlt1t'trilure 01Ui11t• apologie; ( 1584). A
proposito dcll:i tesi iab;1rclliana dél earaucre soggeuivo della logicn, ivi affemmto. v. la n. 49.
Il ViL-.oli (l..<1 /J}gfrx1 in StQrit1 dellfl cul111ra 1•ene10. Ili. 3. Vicenza. 'eri POi'.J',.'l, 1981, p. 72. n.
15<)) considera il Piccolrnnini il \'eto autore delle Ac11dtmiìYtt1 r:n111emplt11io1u•s di St<:fort<l Tic,.
palo (v. n. 67). Per il Pkcotomini vedi oru la scheda 16 dcl Catalogo cii.
64) Antonio RiC<Xlboni ( 1$4 1-1 599). rodigino. successo al Fasolo. professore nella eauedra gi!\ del
Murcto e dcl l~obortello di Eloq11c•,r:.n grec" e lt11itw: mael>CtO. il primo. di l~olo ~1anui'..io. dcl
Si.gonio e dello s1c..,so Rkcòboni. È famoso per il Dr Gy11111asio P111tn·i110. g.ià citato. che c."(>H·
tiene preziooe 11otizic S\I docenti univcr~itarì a Padova fino a tulio il Cin<1ucccn10. €gli pronun·
ciò un·ornzione /Jt• felici1"rt'. In pl'imorvlii,JArotl.-mifle A11imt}l·1Jr1"11. nel mao.o 15 73. La si lcg·
ge in Orotit>t1t:J. I, Pndo\'3. ~·1 cictto. 1592. cc. 44v49v. Ne riproduco un brano significativo:
Excoci1a1ionu1n autem vestru1n don1icilium eolloca.,tis in aedibu.s Ascanii l\'1anincngi. pr.iccla·
rissimi et n:ligi<)!;Ìs.~imi abb:uis f ... J. Uoc igi1ur sii \'cslrum Lyccurn. haec \'Ci.tta Academia. hacc
\'CSl.1'::1 Portict.is.. hoc vc~tru nl Gymn;is.ium. hic \'CSter aditus. :w;I cam. quam rnodò descrips.imus.
rtlidtatcm. Tu vero·. i\bbas optinle 1... 1ut idc1n foeias ::ioctor es (... I H• inqu ~un (... J cog_iu1re dc·
bes m:iximo tibi dcL:ore f0<e proeclara horum 1-\ cndcmk"Qrum in.stitutà. admirobiles h~1i us pnic ~
56 VITTORIO ZACCARIA

rengo" e ahri padovani (Antonio Can-iero, Fausti no Sum mo, Ercole


Sassoni a, Sigismondo Della Torre e Gian Francesco Mussato..) e

sum1is.sin1i CQCtUS :id omniurn litccarurn tandc1n progrcsi;us 1...J CgQ fon.-is.se in illis ero qui \'i·
rium imbecillitate t i inopia. obtincre ca q'inc v<1Jum non queu111. Non dcsinan1 tamcn, si mi n u~
ingenio ne doctrina potero, u-1 sahe1n diligcnlia cl assiduitntc vobil' sa1isfacian1 f...J.
Allea ornziot1e Di! ast·e11:r11 coeli ex Pl<tro11h'or11m doe1rir1(1 ( Ort11ìo11e.f ( ..•1. Il. P:1dc>va. i\1CÌCI·
10. 1591. p. 15) fu dcua in altra sessione. d-c.)f>Ct un intcl'\ allo di silenzio. nelle escrcitazio11i: e
0

ne ai:1proliuò il Riccoboni ptr ri"ponderc agli :uu1cchi di coocc>iYèrHi in\•idiosi. Due: :liii\! ora·
zioni il Riccob<.>ni pronunciò in occasione dell'invito :ille i.cs.-.ioni :~dcmkhe di Jacopo Fo·
scar"ini. podestà. é di Francesco Duodo. ca1)i1ano di l~d0\'3: rispeuivarncntc: Dr t1pri11u> prae·
side e /)e Jor1i1111ti11t, s.1:11ll(XllC nel V libro dcl De Gy11mn.sio Pa1a\•inQ. ;\hri disoorsi furono
deui 1>er Ja mone. d i Pio V (On.11fr111es. I 7). di ~1a.rco ~·1 an1oa Be.navidcs (Il 7). di l).emardino
Trcvis:m ( Il 9J. dì Sperone Speroni (Il 10) e di Giilcomo Z:ih:ircll:i (Il 12). Infine due Ort11io 0

11t•s furono pronunciate Cum incipt'r~r r.'<plit'art Rltr1orit<1m t'I PtJ('/ictu11 ArùU>tl'liS (Il 17-13):
le uaduiioni delle due opete furono suunpatc a Venezia. ti.tcicuo. 1579 e a P.-iOOv;i, 1\1eieuo,
1587. Una Co111ro1•e1'.~ù1 habifa ('11111 C<trolo Sigonio de còt1SOlt1tifJ1w è in De G,w muuin PtU(l·
l'itu1, IV, p. 1$. Un·ampia cronaea De Acx1de111ia A11imost>n1m r.'< G.w1111, Patu1: t'mijialn è nel
libto V del De Gy11uuuit1 Pau1vitu1. lvi i 001ni di 1\.sca11io ~·1 art inengo. S1:icron Speroni. Ber·
nardino Ton1ita1lO. France.sco Piccclomini. ~tolte<.) ~'1 :M:igni, ;-\monio Quertngo. fàuSlino
Summo. Stefano Ticp<>k>. Sigismondo Della T0tre e Niocolò Conta.rini. t:Qrn.1.ione Pro s111diis
IUlltl(ll/iUlli,t (Il 16) è intCtJnlCntc riprodo&Ul in G. c.
MAUACURATI. lu crisi n-toriC"a unw11;s1i·
n1 di!/ Ci1u1ul!c,1uo (Antonio Ric"cob<J11i). Napoli. Libreria Scicntifìca, l961. V. .-inc.'hc la voce
di ~1. SA!-<'TOfl.O. it1 E11cl<.·lo1,etlit1 dtmres<:t1. IV, p. 910. Più rctentemen1e. in Quadl!n1i per fil
stt1ria tlell"U11il•er,f;1ò di P<Jdo1,(I. 22·23. Padova. Aruenore. pp. 305-3 10. P. G10Gll0t.0. li tt'.\'l<1·
mt•11ro ologrtifo <li A. Rkcobf/11i. ne ha trncci'1.to un profilo biogtafico.
Dopo g li s1udi a Venezia e Padova e le funzioni di pubblko prcccuore nella sua cinà (foce an-
che pà.111!' dcli' A<..x-ndc1nia degli Addormcn1ati. chiusa 1ttl 1562). il Riccoboni 0111:.nnc a P:idova
la l:Hirca lit i1IM/11t' i111't': poi fu lettore di umanità. nn1agonis1a di Gi<lroino Fàsolo. sui..x-c$So al
Rob<>rtcllo. e. dopo la mor1e dcl Fasolo. titolate della canedra. che mantenne per un uemcn·
nio. lnlponamc il suo i11tervan10 ull'Accadcmia Olimpica per In pl'iina ta)JpreM:nlazionc :ti
Teàlrò Olirnpic-o. crcuo dal Palktdio.
65) Per AntQnio Qucrengo (1546·1633). pado\+aOO. distintosi lln da giov:inc oelle lenere. special-
mente classic-he. verseggiatore l31ino ollrc che volgare. v, G. Ro~co.~1. /'nqfo Gualtf<J, A11umil1
Q11ere,.go e le Acc'1<1t>mù·. in «Aui e Men1orie. Acc:1demiu Pa1avin::t di Scienze U uete cd Ar·
ti». CV. p. lii. P:ldova, 1994, pp. 101· 11 9. Fu discepole> di Marco ~1 an 1oa Bi:nn\'i-dcs,, per J!li
studi giuridici. e di Gi3corno Za~1rella. Federico ~nda$io e ri.1arcan1onio Pellegrini. per quelli
filOSòfiti. lntr.1prcsa In c:nrriern <."<:'Clcsin,s1ica. si laureò in tcolt>gi3 nel 1573. Poi fu al scrviiio
di Federico Col'nat<>. vescovo di Padova (e ivi la sua <..--usa fu frequentata da doui e $(."ien1J:11i.
tra i quali Galileo) e :1 l<onm cn1rò. c.-on divetsi inc-arichi. nella Curia Pontificia: referendario di
P:1olo V. poi 31 setvizio dcl cardinale Alcs.san<.lro d'E;$,tc. Suoi \'Crsi in \•olg_are (Roma. Facciot·
10. 1616) e l h•:ra111<tt1'i ronnl11is libri se.li ( Roma. Zaneuo. 1613). Fu pure Ricovrn10 (e Principe
160-l."05). Sul Quereugo sono da vedere anche i coniributi di ~1. ~1u.Ar.:1 e C. 8 1;J.1.L.,.An. in
Galilt''~ e'" t•1tlt11rQ /1<ul<)'''""'· cic.. pp. 179 ss, e 327 ss.
()()) Alc~mdro C:iricro (o Caniero) (154().. 1626). laurt;110 ùt 1t1t'{)(/Uf i11rc• ::i P<ldova. pl'C\'OStOdi S.
Andtt~'l. Presentò in Acc.· ndemi:1 due di s..~r1:1i'ioni: De so11111iìs ( 1575) e P1J.ui11t11l' ""/" simpU-
cit11•eraq11(' 111eu11la gig11i ( 1579). Dopo un Bfl!~'t' liiscorso c'<)lflf'Q l"l1/kro di D<mrr (P;1JO\':l.
Mcic.110. 1582). pole1nh:zò ron Hclis:uio Uul!?:trini che lo avc"a a<:cusmo di pJogio di ~uc Cl.Ht·
.o·d,.rt1zir>1Ji 1nanoscrittc i1l una A1>0logit1 di A. C. JNUliJwuw t"fmuo I<' imp11ra:.ùJ11i tft•f ,'liJ<. BrU·
Juri1> IJ11IJ:"'i11i st111t'.Je. l'alùuuli" del 11tt<lc•,\'imo C. ut•llt1 '''""" ,.,.; tli11uu·1rt1 l"f'<'C't'lle11:tt ti<'!
57

veneziani (Gian Giacomo Diedo. Lorenzo Giustiniani, Giambattista


Basadona, Stefano Tiepolo. Giovanni Cappello. Nicolò Contarini e
Andrea Morosini" ). il candiota Luigi Lol lino. poi vescovo di Bellu-

110e11w J; /)antt' (Padova, ~1 ci c11 0, 1583): u11a. \'C'l'a ri1ratt:azione dcl pri1noscri110. cui il Hulgarini
ri.,posc ron una Di/<'Slr i11 ri,ç1't>Slltt11/ 'Ap<1logia <' PtJliluNlia lii ~I. A. C<n'ic•tfJ, Siena. 6o1lc11i. 1588
(v. le vv, 8"lg<1ri11l e C11rrien1 in Dit.ù11wrio IJitJg1t.ifi<'t> <h•gli llaHa11l. 15. 1972. pp. -10--13 di F.
AC'.Os 1 1~1~-.: 20, 1977, pp. 749.753 di S, 01..1vn:R1 St:rou B.: e in l::nciclopedi111/cu11"s"''· I, pp.
717 e 831 ). Su un suo tfilt1:110 D e po1estt1lt' Ruma11i {IQlltijici.s (1</w•rs11.r Ùnf)Ì():J rwliti('()S (P'<idO\'O:..
Bolzeua. 1599) un con1ribu10 di G. PIAIA in ..-Padov:a e il suo u:rritoriO•. 40. 1992. pp. 39-40.
Per faustino Summo, lc111: r.i10 e discepolo di S. Spe.roni. e con lui lnfimnmato, mnico di GiMQn
dc Norçs col QU<.lle polemitl..Ò contro il Gunrini nei Discorj; pQnir i, Pad0\'3. B<ilzcua. 1600.
<lfl:lSL 1969. Profc.·SS<>rc di logica nello S1udio d:il 157 1 J1fo monc ( 1611), lntl"r\'~nne nei ditxmi1i
~ulla lmgc.-dia. polcmilzan<lo C01l B. C;;ivalcruui e S. Speroni in due OiserJr.si (Padova. ~1 ci elli.
1590) e con G. B. Liviera. difcn..oredcllo Caucu·~. (P'n do\•a. ~tcicui. 1590). RiCO\'t;uodal 1600.
Erc:ole Sassoni:t ( ISSl- 1607). lm.ircn10 in mcdicin11 a l>adcn·a. profo$SOrc di logica e medicina
dal 1590. Il Ccnn:iri (Sdggh; 1... 1. cit. p. L.) d1:1 P. Buccio, U i11rorr11u1:Jo11i t!i Pohmitt e tH
Fr(u1tit1 ,/ctl crùtiani.uù110 re F.11rico lii. ciL, P:1dova, Pasqu:ìli. 1576. p. 132: "'Diver..é \'Olle
neu· Ac.-c.:-1dcmi11 degli Aninle>si. con bellissimi e douissinii discon;:i. t.'O'.Si latini IS111lft Cr<'<l:iO·
11el come volgari (Sui colt1ril ha dmo a tuui 1... J cag_ionc di :unmirarlo», rer l'elenco delle opt·
re è da ,·edere G. Vw)()vA. HingJ'lljia J... J. <:il .. Il. pp, 219-22 1. Fu oi suoi tempi cclct)rc per
aver visi1n10. in5'icme <.'01 f\·fercl1rialc (per il quale. v. schc.'<.ta 19 dcl Coutf<,go ci1.), r impero!Ol'C
~1assimili ano Il e per un~rl o gumilo (r-\. R1çc;,-011(>...,a, De G.HmUu'iO Pa1<u·i11Q. ci1.. p. 47).
Sigis1nondo Della Torre fu principe degli ;\ni1no:i.i. dopo il Riccoboni (!)e Gyrtuu1si11 P<11t1l'i·
'10, Cii ., p. 108),
Pet Gian Fr.1oce.'>t o ~1uss:uo. v. la n. 51.
67) Gian Giocomo Diedo «primkcriu$ E.cclcsiae 1>n1nvinac,. d~il 1584 al 1616. anno della morte.
Fu \'CSCOVO di Crema ( E UBFI . Hict; c,11h.. I. ~lonasu:rii. 1923. p. 1$1). Nel 1615 furonO Sl\Ull•
1xuc n Venezia. da Licinio Dr:1go. Rime t/'11/tri illu.uri au1,Jri et·,·t/lf111iu iml ,,11·i1t.111v Id. Ci",
Gitrcomo Die,Jt,,
l.orcn:r.o Giu51iniani, vcoezfano. testiniooe dtlla lo.urea dcl Qucrcngo il 28 m:ir;:o 1573 (G.
Roi'OOONI. Paolo Gtmldt1 (...f. cit.. p. 105. n. 16), l':i~lio di una sotella del \'CSOO\'O Nl:uco Cor-
naro. figura ...commcnd:11orc di M11l1:v.. in una tenera di P. Gu:1ldo t1I Quércngo dcl 6 novcm·
brc 1599 (ibitl. p. 119. 1l. 32).
Giamba11is1a O:ì.1'àdonna. dogioto dn O. 1:-crruri 1'1!113 XXVI Pn>l11,\·it1. Padova. P'éplu.s Vcnctu..;.
1668. l{t-"Citò in Acc:1dcmi3 un'orazione per il doge Scb.titiano Vcnicr (A. Rw:cooo..,.1. Dt' Gym•
IU1$iO P<UtH'i11t}, <:it.. p. 128).
Stefanò Tiep0lo. \'Cnc-1.i:mo. autore di A c11(/e111ic 11t ,·0111t•mpl<1tlo11e.v libri' X. Vene.t.i:1. l~uchi·
no. 1576 (1n:1 \'. la n. 63). Fu 1ncrnbt<> dcl Consiglio dci Oieci e rifonn:uore dello S1udio di
Padova.
Giovanni C.uppcllo, cnnonico di Padova dal 1563 (E. ;-\ , CK'OGNA. l.w·ri:itmi l't'\'t-::inne. VI. 2.
Vcnc7.ia, Otfondelli. I830. J>. 676).
Niccolò Contarini. grosso pcl'Jion:1ggio dell:i, s1oria <:uhuraJe di Venezia. f.ilc>sofo. fumoso per il
/)t• pe1fenù>J1« rerum (Venczi:t. SomaS('(). 1576). frull ò degli Mudi giov:inili di iodiritzo pkllO·
niro coo Giulio C;1rr'à~S<.-. Autore di l/isu,ri~ \'t'11Nùmr in 13 libri (pet il 1>erio<lo dal 1597 tll
16().1). in IXlrlC riprodotte in Sit.,,.ù•i e p<Jlitici n~11t'tl dd Chu1uere1110. :i c. di G. Bcn:r,.oni e T.
Zan1110, 1\1ilanQ, Napoli. Ricciardi, 1982. pp. ll3- 142. (v. nnchc l:t \'<>CC di (i, Co121. in Oi:.1'1·
tUlfi<1 bi1>grufi<'<' degll ltaU11ni. 28. 19&.s. pp. 2~7·255).
Andn::l ~torosini ( 1 ~58-1619). s1orioo \'COCliano. Ne scrbse là biogrJfia Niccolò Crasso
( 1586-165.S). Dimorò uc anni a PadO\'tl al 1enlpo degli AninlOSi per Mudi:u"\'i cloquenn1. kggi
e me1afisica. Fu RiCO\'rato. ~unico di Gi:in f.rnnccsco t\1us:s.:uo e ne <."Oll\mCn)()(Ò la mOr1é in
58 VITrORIO ZACCARIA

no e Ricovrato". il friulano C amillo Carga e il veronese Giovanni


Fratta" .
Allesta il Beni:

Oltre i principali dottori dello Studio. i quali mni facevano ampio nu-
1nero. assaissiini nobili veneziani ,di aho ingegno e gcn1ilhuo1nini scolari di
varie nazioni, dei pii• lodati ed eruditi, vi furono ascrini.

E ancora di sé:

Ancorché giovanetto. ern erudi10 volentieri, talllo che eziand io ai tempi


più celebri, gli fu incaricato di rng ionare'".

Il nome dell'Accademia - c he trallò soprattuuo argomenti scien-


tifici - fu trailo dal coraggio di Fri sso, che, affidato all' ariete, varcò il
mare che poi prese nome dall 'amante Elle, precipitata in esso. Facilis
iactura fu il mono dell ' Impresa. Mito. motto e Impresa furono illu -
strati dal Riccoboni. quando fu principe, nell'orazione De insigni in
primonliis Academiae Animosorum" .

Accademia. L'Qr:.lZÌc>ne fu nebre del f\1otosini fu rcci1:na dttl n1edico \'enafono Aurelio Pala1,·
zolo. L'opeta maggiore del Morosini è l o Hùtoria w~new (in 18 libri) nbtumo 1521 tul a111111u1
16/S {ed. pos:1unm, Vi:nez.io. Pìnclli. 1623). che venne <..-ond::mnata dalla Chicstt per i chiari in·
flussi del!.: dottrine giurisdiz.io11alistichc del Sarpi.
68) Luigi Lollino ( 1555· I625). c-a1ldioca. s.1uck111e :i P"dov:1. ivi laureaio ù1 l1t1m111e ittn! nel 1583 e
hl teologia nel 1596. Vcsco\'O di Beltun<>. lasciò la sua IÌ('Ca bilbte>1ec:i alla Capi1olarc della
ciii:\. F'u Rk-ovrato dal 1601 e ool 1estanlCnto dispose un fasçito per il 1nan1cnimcn10 di Ire S<:O·
lari bellunesi nello Studio di Pndo\ta. Il i\1orosini (Opmìcoli. Vtnei.ia. Anelli. 1625. pp. XLI V~
XLV. poslutno) ricorda i fel ici lé-lllpi p.tdo"ani dell'amiciziJ col Lollino: «O preclara 1cmpora!
CulU nobilit:uis venelae flos in amplissimo ac plilcherrimo li1ter11r11111 theatro sese ad cgregios
morcs mquc disciplinas effins,c-rc1 ...
69) Carni Ilo Carga. l'riulnno. medico e filo~fo. studiò socio 1·Astemio. me-.dico pubblico di Clvid3·
le. Lo Di.sJert11:jon,~ di cui al Saggiq (... 1. ci1.. di G. G El\'NAltl, p. XLIX fu rccil:ll.u souo il prin·
cijXltO di G. C'l.ppcll<.> e pubblka1u a P..1dova dal Pnsquàli nel 1573 (G. Lnu.rn. Dell(• opere de;
le1u.-1n1ifriul1111i. Ve1lez.ia. t\gostini. 1830. IV. pp. 60·61).
Gil)\t3nni Fran~ . economista \'croncsé. è detto Anitnoso n('lla racool1~1 di POt'sie ,~,.li i/()ll()T(I ·
1(), cii. Pra le sue opere in ''ersi e prose. una f;,t\'Ola pas1orule Rige/111 ( VcrQn:i. Js.n.t.J. 1582) e
un poern:l in ouave l..t1 l11t1/1fidt: (Vcron:1. Zahic·ri, 1596). dedk1110 à R~muccio Fa1ne.~e. con
premes.-.o un giudizio dcl T.: .._ti.ii so110o meroviglia10. Signor lii .. nel sapere t.'hc r :iu1orc della
prese111e 01>era iniitolata ~1al1ei1/r, sia gcn1iluo1no di leggi 1... ) e con\·ene nucndcre no1i meno
::ill'cçonomin che :ill:i poetica» (J>. 676)NIl G~n nari (Sàggio ( ...1. cit.. 1» XLV) riCQrd:i andu: un
Aun:Jio Nobili di ~1on1 c:icuto e Chritclla. :Lbatc di Spineto, p:1ren1c Ji Giulio li i. il cui donora·
10 fu celchmto da G. 1\1Altlt.,.ENCO in P11esie 11d tft111onJf(> f... J. ~--it .: d<l un epigramma dello
slc$sC> ai due :1ba1i 1\ . Nobili e 1\ . ~1 anincngo si <k.'d1~ che cs..<>i ébbcro comuni gli studi ed
cra1lOamici con-.c AninK>Si.
70) C11\•alc:ul1i. I. c.
7 1) A . RteeOIK),."<I, Orfltioues. I. cii.. 1592. cc. SQr.54,,,
LI:. ACCADF-\11E PADANE CINQlJECE.'1TESCllE t: lt TASSO 59

L'Accademia si sciolse nel 1576. alla panen1A1 del suo fonda-


toren .

7. L'Accademia degli Innominati di Parma fu fondata auorno al


1574. L'anno si deduce dalla stampa della traduzione del De part11
Vìrgi11is dcl Sannazaro di Eugenio Yisdomini. nella quale si legge:

Siccome io fui il primo che ardentissimamente si movcssc a dar princi-


pio a questa cosl ono111ta acaden1in nostra. così pari1ncn1i sl:trò scn1pre caf ..
dissimo a procnccinrc tuuo quell'onore che 1>0no alla stessa Acadcmia".

Insieme col Yisdom ini fu fondatore Giul io Smagliati'' . L' Impresa


fu una pianta d'alloro con appesovi uno scudo bianco e il mouo vir-
gi liano Famam exte11dere factis (Ae11.. X. 468). Protenore ne fu pro-
clamato S.Antonio di Padova. in onore del quale si teneva ogni anno.
il 13 giugno. un'adunanza pubblica nella quale gli Innominati recita-
vano la loro composizione. Una potrebbe averla recitata anche il T..
il più illustre dei soci, insieme con Guarini". Il T.. già iscriuo ali' Ac-
cademia. fu richiesto. nell"aprile 1581. dal duca di Parma. Ranuccio
Famese. che assunse poi la carica di Principe nel 1586, di inviare
qualche suo componi mento. Il T. accenò e. col soprannome di Penti-
to (già avuto lrn gli Eterei). inviò un sonetto, dedicmo :ti duca e
all' Accademia:

Innominata ma famosa schiera


di scelli ingegni che i gran nomi illustri
con gloria tal che per girar di lustri.
non diverrà men bella e meno altera:
siccome col passar di primm•era
caggiono a terra i candidi ligustri.
cosi col grido van de· molti illustri
ogni pregio volgar av,•icn che pera.

72) Q. Ci•''"•1.Sagiu1 (... ).tic.. p. UlL


73) ~t. ~1""'' "'llla. Stt>rltt f... J. 111. c-11.. p. 293. Sugli lnnoinit1;;i1i. anche f. S. Q1.,.A1>1uo. IHorlu. B°"
logn;a, 1739, I, p. 89. Al Visdomin1, detto il Roco, indìri1..-ò un "1n<:llO ~Jk"hc 11 T.: R<X:o .-
<1u111u/o fu nt(u IY.Kt! <'1J1tfil'd CT. TASSO. Opttt'(', 3 ç, di B. 1\·laicr. cii .• p. 591).
74) ri.1. ~IAYI J',1)1 lit, U1itl.
75) tl'I. p. 29S. è d.1vedere la lcllcrtt di Eugenio Vi)(l<>mini 11d On11io Ario,to :1 l'ul'111:1; • Il <lì di
S. An1ooio. nel quale l!Ì fa ogni anno lma P'lbblica orn1io1lC, e c1uc.;1'anno ''"~ "" Jiominis fe ·
lit'itt111', '°1)r11 il qu:1l i.ogge110 V. S. ne favorirà p.:t1•imel'l1i di fonie 100t10 t1I ç:1v. Guarini 1... 1e
se dcl poH:m .,;,, 1h~.,.., ,j polc!i~ in questo pro1>0.!.Ìlo a\·en1e qualro1oa, 1w \Jfèbbe ciui.!>!>ÌnM>•.
(A. SouJ11'1, \llut ( ... I, Il, c-i1,, p. 11, n. CXLVIII).
60 VITI.ORIO ZACCARIA

E quelli solo non ci1duchi onori


sono che in dote carta aJu·ui conserva.
ove Ranuccio avrà perpelua vita.
per ora tua, che i suoi celesti fiori
vi sacri insieme e par eh' ella si serva
che ciascun'altra è 1nen da lui gradi1a'".

Il Guarini , detto il Pellegri no, accolse pure l' aggregazione agli


Innominati con un sonetto al quale gli Accademici risposero" e, pri-
ma di darlo alle stampe, sottopose al loro giudizio il Pasrorjìdo.
Altri famosi soci dell'Accademia furono: Bernardino Baldi, Pom-
ponio Torelli (che fu poi Ricovrato). Angelo Ingegneri e Muzio Man-
fredi (pure Ricovrati) e la modenese Tarquinia Molza" . Più tardi fu-
rono iscritti il Marini, il Quarengo, Enrico Caterino Davila e Tomma-
so Stigliani" .

76) 1"1. t-.1Arl.~D0t.S1oria ( ..•). Ili. Cii•. p. 295.


77) Il Gm1tini entrò in Aç<:~ldem i a col nome di Pellegtino (Uuert. cit. p. 144): .. ,\i Signori Acca·
demici lnnomin:ui di Parma. Alla mol1:1 pron1czza con cui le SS. VV. lii. mi favorirono già di
ncc~uarmi 11el nobili.ulmt> lor co11s<1r:.io. );j c:on"eniva senz.'akun fallo maggiore celerità
oelrescguire il debito nlio 1...1. Di Ferr;,tra il 5 scucmbrc 1581». Nc:llc: JXlginc su«essive un
wnello dcl Guarini: S1e/1<1 in parte dt! l'Alpe orrida,. buia e il ringraz.ionltnto degli A<.X"<l.dc:-
mici: la ftn11e ('h ·,, 11'1i 11u('quc ;,, pi~1n; 1/111'(1,
78) B ert~l'dino Baldi (1553· 1607). urbinate. 1>0eta e filologo. autore dl iS libti in versi sdohi sulla
Nau1ica e di J;glogl1t {Vcnc1;a. F. Oc Franccschi, 1576 e 1590}.
J>om1><>nio Tòrelli (1539-1608}, parmense. studiò a Pado\·a: poi ptcttttore di Ranuctio Fanlc:·
se. ~uorc di Aris101c:lc: e: autore di alcune tragedie in Acc~dcmi :i : !tft>f'Q/lé' (1579). 1f111cre1H
( 1598). Galate<1 ( 1602). Polidon1 (1605). Fu anche Rico\•r;uo. e a quegli ;·1ct::idemici dédi('b ht
1ragedia Vi1u1ri" 0605).
Angelo lngt>gncri ( 1550- 1613),vcneziano. L.c11er.a10 e uomo di tèalrc> (Dt•/1<1 ~sitt r<Jp/JreJell·
101ini (' tfel 111odo cli m11p~.f~1110~ le fin·ofe .~C'c11icllc. Ferra~. Ba!dini. 1598). Editore ck:lla
(il'rusa/~111111,. l.ilwrau1, litolo da lui dnto alla stampa dcl 158 1 n Casnhnaggiorc (Canacci-
Vioui) e t1 Pa.ima (Viocti). Del T. pubblicò a.1,che le s~uc gionwlt' dd mondo nt'"IO (Ve1lezia.
Giuo1i-Cioui, 1609: e v. l)chcda 167 dcl Cautl()g(> cit,). Fu anche Ricovr:uo.
lvtu.zio f\1anfredi (1535-1607). <.-c....;.ena1c. Principe degli Jnr1on1in;'lti nel 1580. Fu ~I :.(l'\'iliO di
Ferrame Il Gon1.nga e d:tl 1591 sc:grcu1rio della duchessa di BrunS\\'ick a Nancy. Aul(lf'c di
n1adrig.ali (Vtnezia.. ~tcgli eui. 1606). della favola 1>.1s1orale Il t·111uras10 a111(Jrt>.w. Vtnezia.
Somoasco. 1602 e della 1rngcdia St 111iramis . Bergamo. C. Vcn1um. 1593 ( P. C1NANN1.1\·/e111()rif'
.~toriche 1/,.gU scrittori r111,e1111t1ti. Il. facn1.a. An:hi. 1769. p. 15).
Per An1onio Qucrcngo. '" fan. 65.
79) Enrico C:.ltcrino 0:1\'il:i {1570.1631), storico pado,•ano: lfiSttJTitJ delle gu<·rre cll'ili di Frt,11u·i"
( Venezia. Baglioni. 1630). Pt1g,gio alla corte di Caterina dc' ~1l"d id. <.Xlmbauè in Francia du-
rante le guelTc di fCligione dalla pane cattolica. Passò poi al setvitio di Venez.i;ì, (:he lo fece
go,·crnatore n1ililarc :1Candia, nel Friuli e in Oalm:'ll.ia. 1\•lori, uccis.o da un domcs:1ic."O. rnentre
cr.t in \'iaggio ''eOO Cremona.
Tommaso Stig.lhmi ( 1573· 165 I). 1nu1cmno. poct:1e critico. Contras1ò il r>.1urino e il 1narinis1no
nelle rime parodi'f.tichc del suo Cc111:.m1h·1l'. Roma. Z:lneui. 1623 (lib1'0 IV) e ocll'Ot:t.•hiolr
IJ; A('{'AOE.\llE PAOA.'IECll<QUECENThSCHE L IL TASSO 61

Nelle adunan1.e si tennero lezioni di filosofia. di leneratura e di


ani belle. cui seguivano discussioni: come accadde il 27 gennaio
1594, in occasione della lezione spiri111ale di Alessandro Porri sopra
il soneno dcl Petrarca Padre del ciel: lezione stampata nello stesso
anno con lAvvenenza: «Le concl usioni sostenute. dopo esser stata
recitata la lenio ne nella stessa Acadcmia». Discussioni suscitaro no
anche le lezioni di Pomponio Torell i sull ' Etic" e la Poetica di Aristo-
tele, come si deduce dal Debito del cavaliere ( 1596) dello stesso"".
L'Accademia si sciolse nel 1609; ma altri sostengono che il Vi-
sdomini riuscì fl tenerla in vita fino al 1642".
Delle altre Accadem ie cinquecentesche padovane, l'ultima fu
quella degli Stabili ( 1580-1614). Ma essa fu presto oscurata dal 1599
dall 'Accademia dei Ricovrati, che ebbe vita ben pili lunga, se è vero
che noi continuiamo la sua sto ria, auspicando, col Presidente Rio nda-
to, di riprendeme anche il nome, unito a quello del suo più illustre
fondatore e socio. Galileo Galilei: gloria, dunque. della nostra Acca-
demia, oltre che dell ' Università.

(Vénc:dia, 1627), Serbi.e urM:hc il 1>0tmcuo Il J>olljà110 (1600), il 1x1ienK1 cpku li m11111/<J 1111a1•1t
(Rom:1, ~111~:11111. 16210 e l..c•uc•n• (RomiL ~tancl~i. 165 1).
80) i\1. ~1'" 11 Mli H., Srnrlt1 1... J. IIl. cii.. p. 296·297.
81) /biti.
TASSO. SPERONI E LA CULTURA PADOVANA

Una testimonianza diretta e piuttosto circostanziata della frequen-


tazione tra Torquato Tasso e Sperone Speroni è fornita dal noto passo
conclusivo del primo dei Discorsi dell 'arte poericll. dove. menendo a
confronto Omero e Virgilio per ciò che concerne r eiezione della ma-
teria pocmmica. il giovane poeta ricorda in propos ito il giudi zio dcl
leuerato padovano. di colui «la cui privata camera. mentre io in Pa-
dova swdiavo ero solito di frequentare non meno spesso e volentieri
che le publichc scole. parendomi che mi rappresentasse la sembianza
di quella Accademia e di quel Liceo. in cu i i Socrmi e i Platoni ave-
vano in uso di disputare» '.
Se la memoria tassiana rinvia al primo soggiorno padovano del
sedicenne studente di diritto civile e canonico e poi di fi losofia presso
lo Studio dal 1560 al '62. ne deriva che il rappono con il lenerato ira
i più autorevoli allora in Italia, doveue essere tanto intenso quanto
breve: i due ebbero occasione di frequentarsi per non più di un mese
o un mese e meuo. dal momento che già il 30 novembre dcl 1560 lo
Speroni pani va da Padova alla volta di Roma. da cui avrebbe fano ri-

I) T. TA\SO. Durorsi clf'll'artf' P'O"llc'n, 1n Dist'Ms.; dell'arrr pMttf'a f' fkl /'(NINO f'ro,<"o. a c. d1 L.
Ponl.1., 8:1.n, Later1.1, 196J C•Scrinori d'ltaliai-. 228). p IS. (li !Xl'"'°
compare anche nei o;.
SCQl'\'i ,/4'/ ~llf(I l'frJk". tl'I. p. 115).
Sui l':tpponi tra T11''-0 e Speroni <i vedano F. ZA..'"1&0~1. T. ToJJO,. S. S1>ttYH1i, in • R :is~cgn;i pa·
dòv111K1 d1 Scicn1c. U ttcrc èd Arli ... I. fosc. IV· V. 1891. pp. 107-110 e 129°141: E. I l1.,1..1CL,
5ilt•nuli t '1ill'Jt1: .111i Oi ...con.i e i l)i:1loghi sopm Virgilio " " " " St"'"''''· In "'Aui e ntcmoric
dcli' Acc:idemi11 P:11:1\'in:HJ1 Scienze. Lcnere e Ani•, \'OI. Cl. 1x1flc lii. IY8g:g9, pJ>. 59·7 I ~ 1\ .
l>A.~11 u. Ttnr/ulltfl 'li'"'' ti !,j1eru1u• Sperru1i, in .. Pm.IO\'o e il 'uo lcrriturioit, 57. 1995. 1>p. 24·
29. Ri,uarJu 1>ib i11 atcncrulc il periodo pado\'ano del l'a'i\O A. ~1-At..\fl(l"IAH. Il Tt.owJ 11 f' lldll\'ll.
Sut> 11ri11H1 " mOIY' r /N1'' \ it• gùwa11ili. Srorù1 it1tim(l e a11c-d,/r1tu·11. P:KI0\'~1 . Pro..pcrini, 1889: G.
Ro~tV>,1, Torytuuu 'ftu~f.t ~ l'oduwJ. in "'Pad0\'3 e il z..uo tl'nitòfHJ.., 4.'it , pp. 20·23.
64 ~IARIA TERESA GIRARDI

torno quattro anni dopo. nel settembre I 564. per rimanervi - a parte
un breve soggiorno pesarese tra i l 1568 e il ' 69- lino al 1573, quan-
do tornerà nella città pontificia. Con l'autunno ciel 1564 si apre dun-
que il secondo e più lungo periodo cli possibi li , e presumibil i, contani
personali tra lo Speroni e il Tasso che, reduce dal la parentesi univer-
sitaria bolognese, si trovava a Padova già dal marzo di quello stesso
anno, invitato dall'amico e compagno di studi Scipione Gonzaga a
prendere pa11e alla neonata Accadem ia degli Eterei. Ripresi gl i studi
nell ' Ateneo patavino. il poeta rimase nella città veneta, a parte i mesi
esti vi e alire saltuarie assenze. probabilmente lino a tutto il I 566, ti -
no, cioè, alla stampa del volume delle Rime eteree. uscita alla luce
nei primi mesi ciel 1567. al cui allesti mento concorse con attiva e sol-
lecita cura'.
A l 157 1 risale un ahro, occasionale, incontro tra i l Tasso. recatosi
ai bagni di Este al segu ito di Al fonso il, e lo Speroni: ne rende testi -
monianza una lettera ciel I 579 i n cui i l poeta. annunciando al lellerato
padovano l intenzione di «pubblicare alcuni discorsi de r Arte poe-
tica, e di scrivere alcuni dialoghi, ne' qual i è mio proponimento di di-
fender Virgilio eia tutte le opposizioni che li possono essere faue, e
panicolarmente da quelle che intendo che voi medesimo gli fate»'. gl i
ricorda come soltanto in quel la ci rcostanza egli era venuto a cono-
scenza del lavoro speroniano anorno al poeta cieli' Eneide. Quattro
anni più tardi. nel marzo 1575, i l Tasso è nuovamente a Padova: non
c'è però lo Speroni, all'epoca residente a Roma nella casa di San Sal-
vatore delle Coppel le, dove. nel novembre e dicembre cli quello stes-
so anno. ebbe ospite presso cl i sé Torquato, col quale pare 1rascorresse
lunghe serate leggendo canti della Gerusalemme liberata' .
Oltre a segnare la data dell'ultimo incontro tra i l poeta e l'anzia-
no letterato, il I 575 coincide con il coinvolgimento dello Speroni nel
lavoro cli revisione della Liberata, quasi ce11amente per iniziativa au-
tonoma cli Scipione Gonzaga . L1 vicenda ciel rapporto tra autore e re-
visore è storia di contrasti e di tensioni: le cosiddette Leuere poetiche
documentano che i l Tasso decise di mostrare tardi i canti allo Spero-
ni, cosicché nell' onobrc. quando gli ahri Jenori avevano quasi com-
pletato i l lavoro, i l padovano doveva ancora iniziarlo. Le divergenze

2) Si n.-Ja in propoi:ito A. O A:-.11:1.to. li 7'a.tsQ t' l'Arr1ufl'mia dJ-gli E1t't'f'i, nel .;,uo \'olume Ct1pilaU
UtS.)i(llli. l>:!do\-a, Amcm.ll"C. 1983. 1>p. 3·33. Déllc Rime.• dt• >:li Acxultw1lci t'lt',_..i è (>J\'I diSJX)l~ Ì ·
bile l'.:di:dClnc critica a c. di (ì. Aut.7~S e ri.t. l~1..ç1 o-rc S1occhi, 1>Cr 1:1 qu:ile si rim:1nd:1 :1i ri1<1pct·
ti\'i in1ervc111i oompr~·:.i l)l"I 1>rc~·1u c \'olunw.
3) T. T,,sso. U: lt•uc•rc•. Il. a é. di C. Gu:1~1i. Fi1..:nzc. Le rvlonnic-r. 1853. n° 12~ . p(>. (>8·69 (d'orJ
in poi l11tl'n>).
4) I>. A. S1:1•M.ss1. La l'iJ11di1: 7fU,\<'· I, r:ircn1,c, B:irhCrJ e Hir1nchi. 1858. Il· 2112.
TASSO. SPERONI Ell\ CU~TURA PADOVANA 65

d'opinione relative al poema dovettero forse emergere con ch iarezza


durante i ricordati incomri romani del novembre-dicembre, se nelle
lettere successive i l Tasso affida a L uca Scalabrino i l compito cli fun -
gere da i ntermediario tra lui e lo Speroni'. Tra i l febbraio e il maggio
'76, il rappo110 si guasta ulteriormente, tamo che i l poeta manifesta
allo Scalabrino l ' intenzione di «rompere» con lo scomodo e i nvidio-
so rev isore ed esprime sol lievo per il fatto che questi non abbia avuto
in lettura gli ultimi cinque cami del poema•; ad aggravare la già diffi-
coltosa relazione, si era frattanto aggiu nto il risentimento dello Spe-
roni per la supposta negligenza mostrata dal Tasso nel sollecitare
presso Lucrezia d 'Este. duchessa cli Urbino, una sua ch iamata al ser-
vizio di A lfonso TI. Nutrito e maturato nel tempo. il dissapore sfocia
nella nota accusa di plagio lanciata dallo Speroni al Tasso nelle mis-
sive del 29 gennaio e del 24 febbraio 1581 indirizzate all 'amico Feli-
ce Paciotto, nelle quali il padovano rivendica la paternità del pensie-
ro poetico che egli presuppone sia staio elaborato dal discepolo di un
tempo nei Discorsi dell'arte poetica'. Fu , probabi lmeme, il colpo de-
fini ti vo infeito a un controverso legame: non c'è quasi traccia dello
Speroni nell 'epistolario tassiano successivo agl i anni '80 (eccetto
qualche fugace e vagamente polemica menzione), né un cenno in oc-
casione della sua morte. avvenuta ai primi di giugno del 1588. Lavo-
ce dell' illustre padovano si farà cli nuovo sentire, invece, nel tardo e
incompiuto Giudicio sovra la sua Gernsalemme da lui medesimo ri-
formara , nel quale i l Tasso considera e rid iscute punti di vista spcro-
niani in fallo di poetica con un atteggiamento che appare serenamen-
te obiettivo. deferente. disposto a riconoscere alr antico '"maestro"
profond ità cli riflessione e acutezza di pensiero.

Al di là ciel ri ferimento autobiografico. i l passo dei Discorsi


dell'arte poetica da cui abbiamo preso le mosse. rievoca la realtà sto-
rica di una consuetudine cu lturale della città veneta - la dimora dello
Speroni come luogo di ritrovo e di dotte conversazion i - e colloca la
figura stessa clell ' intelleuuale padovano in un ambito in cui si incon-

5) Sulla \ icendn della rcvis.ionç spcronian:i della Ge1•11;s(lfemmt sl \'c<L'l T. TASSO. f~11c1't' 110e1i·
1

«lit•. r1c. di C. ~lolin:1ri. ~rrn a. Fondalione Pieiro Bc1obo1Gm1nd~1. 1995. pp. XXII-XXIV.
6) T. TASSO. U•lfl'rr. cii .. I. n° 71, p. 174 e n° 74. 1>. 179. 1\ propm;ito delros1ili1à 1assia1':1 nei
t--onfronli dello Speroni. not3 oppoctun:unenlc il D:tnicle c:on1é luttavia esiw «viene poi c.'1llt·
1rnddcna C(lO 1amc ahrc ricerche di opinione e di consenso ( ... J. In molte ()l.'(;:1sioni :inii. il Tas·
so fa valere il parere dello Spel'Oni. al qu:-ile si ~eppoggia" ( 1-\ , o...~1 ctE. 1òrt11ra10 Tc1ssll e Spe·
ro11e Spt>mni. cit .. p. 28).
7) Le due lettere.sono édite in S. S1•1iRo....:1. Open• 1n.1tl(' tl" · tnllllll!>'t·ritti arigitwli. V. a c. di N. Dalle
l..mai:.: ~I. J!'orcellini. Venci ia. Occhi. 1740. pp. 272 .: 27-l. Nella sc<:onda epi,.tola al P:ic:iotto
lo Spçroni dichi:l.f'n :ipcn:u11en1c di non ~'-çrc lcnl) gli $C:rini t:is.'\i;u1i che pone sono :icc:usa.
66 ~·1 ARIA TERF.SA (;IRARDl

1rano leneramra e filosofia. La remin iscenza tassiana rimanda allora.


inclie1ro nel tempo. a un" ahra memoria, a un'ahra 1es1imonianza: i l
resoconto offerto eia Bernardino Tomitano, nei Ragio11a111e111i della
lingua toscana. delle conversazion i occorse proprio nella casa dello
Speroni, all'indomani della sua elezione, nel novembre 154 1. a
..principe'" della Accademia degli Infiammati. ira soci clell' Accade-
mia stessa e uomini di cu ltura presenti i n Padova per r occasione' . E
rendendo omaggio al neo-eletto principe infiammato. il Tomi lano,
anch"egli sodale accademico, saluta in Speron i colui che degnamen1e
saprà assumere la carica conferitagli. in vi n ù della «molta cognizione
che egli delle cose di fi losofia e della l ingua toscana ritiene»•. L'elo-
gio del Tornitano rimanda non solo alla formazione e all' ani vità dello
Speroni '0 , ma al l 'impostazione del suo program 111a accade111 ico, in
base al quale solo la fi losofia e la letteratura toscana avrebbero costi-
tui10 111ateria delle letture.
Non è senza ragione, in ordine all"assu nto del nostro in1ervento.
l'indie1reggiare nel la storia della cu ltura padovana fi no ai primi anni
quaranta del Cinquecento, all 'epoca della fondazione del!' Accademia
degli In fiammati: se breve fu la sua esistenza. infatti. ben più duratu-
ro fu il suo influsso sullo sviluppO della cu ltura non solo veneta; ne-
gl i anni sessanta, quell i dell'arrivo a Padova dcl Tasso, le li nee di
fondo del dibattito fiorito in quel consesso accademico, risultavano
ancora auuali" . Caratterizzata dalla presenza di toscani illustri - ri·

8) A proposil<J ddl'ek ziooc d i Sperone Spé")ni a ..1>rincipc" dcli' 1\ccadtmià de.gli h)fiam1na1i. si
' 't'tla V. V 1A1'[LLO. li lt·tu.'tatt>. l'A«a,/f m ill, il /ib1'0. Crm1ri/J111i \'111/0 c·tdt111'll l't'llt>U1 th./ ("in·
q11<'<'c•t110. J":ldov:t, Antenore. 1988, pp. 96-99.
9) B. To:.UTASO, Ragifuwme111i dt. 'lla Ji111:11a ttJ.«.'111u1. V~ne.t.i a. G. Farri. 1545 e 1546. p. 12: l'ope·
ru. ris<:rit1:1e tunpli:.'lta. useì in un;t nuova e definitiva edizione nel 1570 a PadO\'à presso OlmQ,
col 1ilolo Q11a1uo libri dcllt1 lùtgut1 t ll rMCllllll. Nei Qunttn> lihn' k1ci1azie>1'K! ~i ln)\'<I al f. 6r. Per
il ·romil.:lno mi pennc:tto di rimandare al mio volume li M11x-n: t• lt· lt•11t•1'f ;,, 8('n1<1rdù10 .,iimi·
umo. ~1i lano. Virn e Pensiero. 1995: rclnth•a in p.111icolare :11i omi1noo lilc>sofo è là mooogr.i·
lìn di 1\ 1. ~. Ù A\'I. /?t'r11<trtli1tt> 1h~11it1uu1 fil<1s<iffJ. mt'tlit11 t' lf•uer111t1 ( 1517· I 576J, PMfih) hlo·
grt1ficu" t·riticu. T1'ics1e. Edizioni L1-...'T, 1995.
10} Laureato.si in artilJ11,f nel 1518 nello SUJdio di PadO\'J, nel 1520 lo S1>eroni ru ivi chi!unato ud
insegnare al primo luo,gQ di logi<.·a e nel IS2J al Sééòndo di filO!>Olia .!>lruordinati3. eui rinunciò
1>er seguire ~1 Bologna il 1nael'tl'O Pon1ponazzi: 1otnmo 3 P:i.dov.-i nel 1525 ripr1!$c <1udl' ins~·
!Znnmen10 lino al 1528. q u:1ndo lasciò dcllnitivamcntc lo Studio: ~•I . Po/.tl. Spt'n;,11r Sp,•r(mi.
'""'" i11trod11ttfra. in 'fh 1ttuti:11i dr/ Ci11q11tTt'1Uc>. I. ~til:rno·N3poli. Ricciardi. 1978, pp. .J71·
509: J, L, N1'J1tl\'l;J., /_,e.J tlialfJg11t'.f 1/r Sper<m~· Spernni: liber1ls dt' ltt fN11Vlt' el r>f(lt'S d<' l'l<'ri·
111n:. ti.1alburg. Mi11.cro1h. l990 (Ar:> Rhctorica. 2). PI>· 146· 148.
11) Per fa bibliogrJfia r<'lt1ti\'A all'Ac.::adcini3 degli l1lfia sn1na1i si \'Cdà ti.t. T. GIR.AROt, li .it1/)t'I~ c• lt•
lt1ttfl' ( ••• (.cii .. p, J; un ri;;-soconto ~kll:l ·"fortuna" dcll'Ai.-cndcmia e <léll~1 nu·inotia di esi:<l
pr<."sso gli scrittori è ofl'..:rtu da A. DAMEl.E. S1tt•1u11e S1u·n111i, 8 t'n1an1i11t1 'ft111tirw10 e• l'Arr,u/~..
111it1 fleg/l lt1}it1111m<11i tli 1~111/(}\ 'tt, in ., f'Zilolo~i:t \'crk!l:t», 2. P:1d<w=1. F.ditciriall· Progminma.
1989. ,,.,. 2·5'.\::t
TASSO. SPERONI E LA CULTURA P;\l)OVANA 67

cordiamo. tra gli altri. i l Varchi e il Piccolomini - . poi di lombardi


(padovani. venezian i. bresciani). docenti e discenti dello Studio ciua-
dino, di umanisti, di leuerati impegnati anche in altri campi del sape-
re. specie scientifico, di leuerat i-fì losofi. essa si configura come luo-
go realmente interd isc ipli nare. dove lo scambio e l'incontro tra gli
orientamenti della tradizione fi losofico-scientifica dello Studio e
l'elaborazione del lascito umanistico di matrice bembiana fervente
nel circolo accademico, aveva favorito la messa in primo piano del
problema relativo alla definizione degli spazi discipli nari, del con-
fronto tra l'ambito specu lativo. scientifico e quello retorico-leuerario.
Su tal i questioni si erano interrogati i più importanti dialoghi spero-
ni ani, i l Delle lingue e. soprallutto. il Della retorica. nel quale il rap-
porto tra le forme e i linguaggi del sapere era posto nei termin i della
distinzione tra il vero indagato dal fi losofo auraverso gli strumenti
della conoscenza dimostrativa. e il verisim ile e il probabi le pe11inenti
al discorso re10rico, l'unico pienamente umano, cui prerogat iva è la
possibil ità di comun icazione e di azione nella società civi le e nel
quotidiano commercio" . Notiamo al lora subito come una pagina gio-
vanile del Tasso. lOrazione j'(Jlla nel/ 'aprirsi dell 'Academio ferrare-
se, risu lti evidentemente debitrice a tale caposaldo della riHessione
speroniana. nel suo distinguere tra il modo di trattare le materie nella
scuola, tra i douori, più sonile. ma difficile e severo. tram ite il quale
la verità si mostra poco seducente e allontana dalla socialità. e il mo-
do proprio di un consesso accadem ico, dove il discorso fac ile e pia-
cevole allena gli an imi e adorna la verità, non dissolvendo la conver-
sazione. ma rendendola più giovevole''.

12> Si vt<lano in propo!Oilo E. GA1u:-.:. .1\ledi<1t'\'O ~ Rin<t.s<·iment11. B:tri. La1~rt.a. 1954. pp. 12-1· l-19:
C. VA..'iOl.1. Su t1/nu1i probft•mi ~ tlisr11.ui'1ni logie'ht' 1/c•I Cintfllf'Cf'IUO i1r1/i11110, in lo., l..1.1 t't1/t11·
rn d<>I Ri11,,S<:i111t:1110. lv131tduria. (s.e.). 1968. pp. 264·27.l: R. Sc1uVA:-tO. C11/111r<1 e'"""'"'",."
ù1 Spc•rn11t• Spenn1i. in lo.. Cultura e /e1u•n1111ra nel Ci11q11ece11tll. Roma. Edit.ioni dcli' AtcOC'().
1966, pi>. 119-1.JI: (i, r-.tA7.7,.ACVRA"n, J.,t1 crisi <lc•ll<1 n:1oric11J111m11i,wico11t•I Cin<Jt1t"<'t•1UQ (r\,
Rlc-colxmo). Napoli. Librcri:1 Stientifiéà Editric.-e. 1961. J)p. 74-93: lo.. Il Ri11tu·<·il11t>1110 dei
nwtfen1i. l~ o l<>gna. Il ~1ul int>. l'>SS. pp. 237-257: V. V'""i-::u.o. 11 le11erato j... J. cit., pp. 157·
16J: ~t Pozzi. SpC'rr>lfC' S11en.mi e il gc'nt'tr r11ùliuic.>t1 in .. filologia 't.:•l<'W ... ci1 .. 1)1l. 68·74: J.
L. P0t.1u..:u. U stlit1lag1u•.\ 1... 1. dt.. pp. 128· 138.
13) «l,•i Incile scu-Ole pubblichtl l ... j il n1odo di lranar le 1nateric. l>é bC'n<.- è più i:.:.:qui~ito. ha lanto
dd di01cile e dcl S.C\'cro. che $gontenfa g.li ingcgnì in altro occ·up:ui ( ... j~ <1ui jnclr Accadcmi~)
la m~nicr"a. 1-echcffi ~ 1tinla facilità. ron 1an1a 1>incevolczza accomp~nata. ch'alkuctà l'a1~i ·
mo di ciobcuno. àncorché l)('CUp<Llissimo. l \•i la \'cri13 !>Ì nK>Slr:i squallida cd irK·olln. ~nza 11.'S·
gi.:1dri:1 di conol.'Ui e :;c;nza om:1mcn1(1 alcuno di SC'(:hc parole, che cosl 1>ar che rkhicggi:1 il Ctr
"wmc 1i~ n110 ck l mondo~ e spesso~ così ricoperta~. rornbre de' sofismi e de ll'~gu1.ie. ch'a
pcmt si riconoscé: qui ~i V<.-drà nuda é manifc:!>la. :...: non qu11.ntò dn' ricchis~imi frc.i;i dell'clo-
qucnzn s:uit adommn e \'l!t>ti1n. lvi ciò che s·impar:i. •<imp:u-:i con t'a1ic:1; qui ciò che {apprcn·
dcrà. i;'apprende-r~ con dilcuo. Quegli studi son molle volle c--.i.gio11e che l'tiorno ~i M:-1>~U'i t
68 ~1 ARIA TERF..SA C I RA ~ OI

Distinte dalle dottrine speculative quamo al grado. o meglio. al ti -


po di verità portata alla luce, al linguaggio, ai luogh i e ai destinatari.
le arti del dire sono tuttavia. nella riAessione degli Infiammati , ricon -
do tte a contatto con lambito fi losotico, in virtù del la pe11inenza. nel-
la loro spec ificità, al processo conoscitivo. Pertinenza affennata sul la
base del De i111erpretatio11e di Aristotele. per cu i le parole dipendono
dai concetti, immagi ni delle res: pertinenza suggerita sempre dal fon-
damento dell 'estetica aristotelica, per cui il diletto proprio non solo
della poesia. ma - tratto questo tipicamente speroniano - della retori-
ca. è di natura intel lettuale, è il piacere che attraverso i sensi, nella
fattispecie l' udito, giunge alla mente. generando un accrescimento
conoscitivo.
Procede da qui l' articolata argomentazione speroniana, condotta
nel trattato del Tomitano, relativa alla necessità del sapere, dell 'ac-
q uisto di un basilare bagaglio dottrinale per il letterato: se, ragiona lo
Speroni , la parola «tanto bene opera quanto bene viene mossa diti
pensiero» e se, di conseguenza, dai concetti dipende la q uali tà
dell'espressione («q uanto più saranno i concetti nostri alti e generosi.
altrotanto ne dive1Tt1 il parlare alto e generoso»"), al loro possesso e
arricchimento. ottenuto mediante la competenza fi losofica, devono
tendere coloro per i quali la comunicazione verbale è lo strumento
del proprio operare: per r oratore e il poeta la dimestichezza con con-
tenuti concettualmente elevati è condizione di altezza e ricchezza
elocutoria. D 'altra parte, nell 'aitificio della parola elaborata, respon-
sabile dell'efficacia comunicativa, risiede una possibilità supplemen-
tare nella illustrazione e trasmissione del pensiero: avve1tcndo il bi-
sogno di far reagire istanze squisitamente umanist iche con l'indagine
delle specificità discipl inari e dei ling uaggi, un intellettuale di forma-
zio ne infiammata come Benedetto Varchi. giunge, ad esempio. ad af-
fermare il valore dello sti le e della elocuzione arti ficiosa anche per la
comunicazione scientifica".

s·:1licni da gli altri uomini. e c1uasi for.1solitaria viva sol;1.men1e a se stesso e~· i suoi pensieri
non pagando quello(hc deve a la communanz:i dc· suoi ci11:1dini; questi non disSQlvono la con-
''cn;:t:r,ionc, 1na 1:1 rendono più doke e gio\té\'-Ole .... (T. T ASSO. OnJ:)tHU.' fiJtu1 11elf'apl'ir.,·i
tlell'J\<·t1dn11h1 /tn'<ll'<':lt!. in lo.. I.A.· J>l'W<' rlfrcl'Sc'. Il, :1 c. di C. (iua:;.1i, l':irén1,c. Le r-.tonnicr.
I 875. p. 22~ e si v<:da in proposito B. RA1MOSOt. /I pn>blem(ljifologico t! /c~llt'rnrio tiri Dialoghi
di 'f. Tt1sso. nel suo volume Rht11,ft'imet1rt} in<Jtlit•I<), l~dctnlO. Mnn(rcdi. 1965. pp. 23 1-164:
248·2-'9.
14) Elnrambc le citazioni in B. 1'w.uTANU, R11gifJll<J11te111i dellrJ /i11g11t1 t'1.w:t11u1. di.. J>P· 129 e 24
{Qut1t1TU libri dt•l/t1 li11g11t11'10.U·'111t1 • .:"it.. ff. $5\' e 12v),

15) Si \'t"(bno in pl'OpOSÌI() le OSSCC\':'IZ.ioni di V. V1A....EU.O. li /~Ut'r'O!O 1... 1. cii.. pp. 1-'6· 150 e tl.-1.
T . G1RAR01, 11 .fll/)l!l'f'" lr lturno 1... ), cii.. pp. 81·8S.
TASSO. SPF.RONI E LA CULI URA P1\DOVAN"A 69

Ancora, procede dal presupposto della natura imelleuuale propria


dellapprensione retorica e poetica. la ridefinizione delle arti nel si-
stema del sapere elaborata dalla scuola padovana, dal Lombardi e dal
Maggi. dal Tomitano. dallo Spernn i, dal Varchi, dal Piccolomin i tino
allo Zabarella. che. riauual izzando la sistemazione averroistico-ari-
stotelica e poi scolastica, apparema retorica e poesia con le arti logi-
che, nell'ambi to della filosofia razionale ... Sistemazione che sarà ac-
colta dal Tasso nei Discorsi del poema eroico, proprio nelle pagine
del secondo libro (ma ribadita anche 11el qu into) in cu i difende la per-
tinenza della poesia con il vern co111ro Jacopo Mazzoni, anch'egl i cli
formazione padovana. discepolo dello Zabarella, che, a partire da
quella classificazione delle a11i e esasperando fino al punto limite
l'i ntelleuualismo estetico. aveva sospinto la poesia su l terreno della
sofistica" .
I termini in cu i si configura. presso i filosofi e i Jeuerati raccohi
nella compagine infiammata, il rapporto u·a dottrina ed eloquenza. ri-
spondo no all'intento di affermare la dimensione intellettualmente e
mo ralmente rilevante delle a11i del dirie, di <lign ificarle nella lo ro spe-
cificità. Ma tale sforzo teorico acqu ista un rilievo culturale pili sign i-
ficativo, se si tiene presente che esso ha di mira non tanto l' eloquen-
za in generale, quamo l'eloquenza moderna: fin dal suo sorgere. ma
pa11icolannente per l'appono del Piccolomini, del Varchi, dello Spe-
roni, lAccademia aveva inteso non solo promuovere la lingua volga-
re, ma sostenerne l' idoneità a tranare ogni materia, allargarne l'ambi-
to di dicibi lità ai con1enuti intellenualmente più impegnativi. Ribadi-
re la val idità. anche in ambito toscano, dell 'ideale del l'unità tra sa-
pienza ed eloquenza, presupponeme una figura di letterato collo. mu-
nito di competenza dottrinale oltre che linguistica. significava d un-
que rivendicare alla scrittura moderna una dignità pari all'antica.
Appare d unq ue possibile, alla luce dei rilievi sinteticamente ac-
cennati. ricondurre alcuni aspeni della riflessione poetica del Tasso e
degli intenti del suo programma letterario, alle suggestioni della cu i-

16) llanno pasto l' a~:ccnto sul1:1 classifi<."11:t.ionc ..p11dov3na.. della rcforkn e della poe1ica come
..arti logiche)> C. V"sou. Su tJlc"uni ru'Of,f~·mi t' dise1tJ$Ìòni /(Jgiclir 1... ). cit. pp. 295·297: P. O.
KRtSTF.U.fR. n it' 1\ltJ<h•r11 SyJtt-1110/Ans l 19Sl- J9S2}. poi in lo., Ret1ai.5.fa11ce r11011gl11, Il, New
Yc>ri:. Harpc.r & ~o w. 1965. pp. 163·227; a. \VEJS6ERO. Tlte cfassijicarlo11 o/ /l(Ntics (lfll(lllg
1/ir S<'Ù'1tcts. in lo.. A Nisrory ()f l lten•f)' Critici.\'111 ili the /111/ian Rt'na;s.ç1111c~. I. Chicngo.
Uni\'crsi1y of Chit ago Pre$S. 1961 . pp. J-37: F. llR1;s1, Spenuw Sp~ro11; e l'A<:Cil demi11 degli
lnfillmmt11i. in .. Pilolog.i:1e lcucrnmrn•. Xlii, 1967. pp. 48·5 I: C. SC'ARPATI. 1t·11s1it1J e f<u1uu1i-
c·t>. in 11>.. l>hv: ltt ''fri1t}.r1/ pri11cìpt!. lvlil~no. Vita e Pensiero. J987.1>p. 244-247: V. V1Ar.:1;iJ.(),
li ltt1tt-n11a 1... J. cit. PJ>. 1'42-1 43: 1\tl . T. GtJtAKòl. JI sa1,..•rr .- te /ettt'ff' 1... 1. cii., pp. 94 - 104 ~ ~1 .
R. D AVI. ll4'n1an/i110 10 mitllllll J... j. cit.. 1>p. 1·17-16-i.
17) Si v<.-da in proposilo C. S CAJèi'>.1'1. l rll.wiro efan1as1ico, cit .. pp. :?31-244.
70 ~'1ARIA 1.ERESA GIRARDI

tura propria dell 'ambiente nel quale ebbe inizio la sua formazione.
Gli apporti di provenienza speroniana e infiammata. quali l'indagine
dei nessi tra sapere sistematico e res literaria. lo sforzo di collegare
saldamente l ingua e pensiero. la rivendicazione di una sapienza pro-
pria delle ani del dire, l 'abilitazione a veicolare un discorso filosofico
riconosciuta al la lingua volgare, si saldano con J" insegnamemo dello
storico e umanista Sigon io, seguito dal Tasso prima a Padova. poi,
nel 1563. a Bologna. che lo lasciò erede di una concezione nobile e
severa di poesia, come ane che si nutre di studio e di dollrina, cui
spetta un ruolo non marginale tra le più alte attività dell'uomo.
Si origina di qui l'intento persegu ito dal Tasso nell'intera sua atti-
v ità di poeta e di teorico. di innalzare e nobi litare la scri11ura volgare
in wni i suoi generi, di abi litar la. sopra11uttO. a trattare «i pi(1 degni
soggetti », come scri ve in una pagina del dialogo I' Epitafio, a propo-
sito della quale. come a proposito della prosa dialogica tassiana in
generale. Ezio Raimondi rimanda proprio allo Speroni e al Piccolo-
mini. propugnatori dell'idea di una prosa didascalica in volgare. ma-
teriata d'esanezza filosofica e nello stesso tempo affabile, chiara. ele-
gante, rispondente cioè alle ]stanze della comunicazione e della
Jeueratura" . Rimandano certamente al lo Speroni e al milieu padova-
no i testi in cui è messa a tema dal Tasso la questione dei l inguaggi:
accanto al passo del l'Orazione prima ricordato. a un passaggio del
dialogo il Forno, che confronla discorso fi losofico e conversazione
co11igiana'', di particolare interesse risultano le osservazioni condotte
nella Lezione sopm il sone110 Questa vita mortai di monsignor Della
Casa. dove il poeta approfondisce spunti già presenti nei Discorsi
dell'arte poetica. Muovendo dal presupposto aristotelico, fano pro-
prio dai fi losofi Je11erati padovani, della dipendenza delle parole dai
conceui e dal concorso di elocuzione e conceuo nella determinazione
dello stile. la Lezione si sofferma a considerare che ciò non sembra
vero per il fi losofo, di cui è peculiare l'altezza. cioè la profondità
concettuale, ma nel lo stesso tempo la mediocrità del l inguaggio, la
proprietà elocu10ri a, <d 'ordine minuto e distinto», che rifugge da tra-
slat i e figure, necessari alla «orandezza del parlare», ma mi nanti
J'esauezza della comun icazionel1.. Negli stessi termini si era espresso
lo Speroni nei Ragionamemi del Tom itano: «Il fi losofo quella va-
ghezza di parlare che nell'oratore si ricerca non disidera, ma quelle

IS) E. RAIMO.Srn, /11>ml>lem<1filologil~<) (' lett<'tarù11 ... 1. cii.. PJ>. 2.i7-2.J9: la d 1;u.ioné 1a~i.ian;1 è in
1". ·r"~. /)ia/oghi. IF. ed. critica a c. cti I~. H.aimondì, l~in:nic. S:.lnwni. 1958. pp. 729·730.
1~)) , ._ TASSO. J)ia/oghi. 11:. cit., PJ>. 22-23.

20) 1'. TASSO. Lt·~it11lt' rr1·it<11a 1wll'Anulfw1ìofn·r11 r,·.~1· .~01w11 il .~Q1w110 QuClll~ vi1a monnl di mon·
,\'ig11u1· 01·/lu Ctuct. in U.· PnJ,\'t- <lii ·t•1·~'.t'. Il. cii .. p. 121.
TASSO. SPERONI E L.A CUL'fURA PAOOVANA 71

parole solamente vuole che con piÌI semplice e dimestico modo por-
tano fuori la vaghezza de' suoi pensieri»". Con l'acutezza pro pria del
grande poeta. il Tasso scavalca l'aporia: al pari del fi losofo, il poeta
può parl are «del cielo o della terra o altre cose simiglianti», ma con
un'altra final ità, che giustifi ca la «mag nificenza dello sti lo». Se alla
scrittura filosofica spetta insegnare gl i alti concetti di cui ragiona. la
parola poetica, attraverso «quel bello e meraviglioso ch' in lo ro appa-
re», cond uce ad «amm irarli e contemplarli»" : il processo conosciti vo
di natura estetica si compie attraverso lo sguardo stupito dell' inte llet-
to che coglie in profond ità il senso delle cose" .
Il prosieguo della Lezio11e. volta a dimostrare la magn ificenza del
dettato dellacasiano, configura un ideale di poe1a <ioc111s che ri manda
ancora una volta alla riflessione dello Speron i tom itani ano, in base al-
la q uale il poeta che aspira all 'eccellenza deve possedere un solido
bagaglio dottrinale, essendo sua prerogati va comunicare attraverso il
diletto. cioè in forma "amabile", corntenuti di natura intellettuale e
morale. Una tale connessione tra sapienza filosofica e fare poetico
solleva inevitabilmeme il nodo teorico relativo alla pe11inenza della
poesia con la verità: la risposta dello Speroni tomitan iano. in li nea
con una tendenza comune alla 1eoresi medio e tardo cinquecentesca, e
forlemente suggestio nata dalla lezio ne dell a Genealogia deor11111 ge11-
1i/i11111 del Boccaccio, riattualizza la co ncezione platonica della poesia
come trasposizione favolosa di verità nascoste, sconosciute, e disve-
labili per il tramite dell 'allegoria, trovando dunque suppo110 teorico
nel rec upero della leggibilità della parola poetica in chiave morale e
allegorica. È lo stesso terreno su cui si muove il percorso riflessivo
1assiano, che giungerà a intuire, ancora una volta con un balzo in
avanti nella q ual ità del pensiero, reinten-ogando in proposito i testi
dell'ermeneutica scritturistica, in particolare Sant' Agos1ino, la natura
intrinsecamente metaforica del linguaggio poetico" . Poeta docws,
tuttavia, specifica lo Speroni. non è colui che mette in versi conceni
fi losofici, ma chi sa fame il nutrimento sotterraneo delle proprie scrit-
ture: «lo provai il poeta dover essere filosofo; vi ricordarete ancora

21) B. TOMITASO. Rt1gio11a111e11ti de/Ili lingua uuc'"'"· cit.. p. 37 (Q11a11ro libri della li11,i:11a tllosca·
'"'· cit.. ff. 19\•-Wr).
22) Tuuc le <.·i1:u:.ioni in T. TMso. le::.io11< j•.. ) sopr" il so11t•tt<1 I...). cit .. p. 121.
23) Si \'Cda i1l propos.i10 c. c.
sc~\itl'ATI. \'éro t' ft1lso 11t'I pensit'ro /IQf'fÌCO tf(•/ Tt:tS~'(), in $c;;ARl',\Tl·E.
B1ll.LL'\1. /I 1·en1 e il fii/so dc·i p~·ti. ~1ilano. Viu1 e! Pensiero. 1990. pp. 9-13. e H. GROS~R. UJ
SIJllif:lie>:.:11 del di!p11u1re, Firenze. L..;1 Nuov~ hali.-i. 1992. p. 166.
24) C. S<·A•U"All. TaS.\'O, Sigo11io. Vc'ttt.>ri. nel suo volL1mc St11di sul Cù1quen.•1110 it"lhuu1, ;\<lifa110.
Vita e Pcn.!iiicra, 1982. pp. I 87·200 <.' lo.• Ve1v ~ fitlso llt'I /}e1uiero />t.>t:tict> tlel 1f.usn. cit.. PI>·
30-34. Ho tOC\";i.to l:i q,1cs1ionc alle pJ>. 115· 11 7 <lel n\io ,·olume Il St1petr: e le /(ll('J'f ( ... j, cit.
72 r>.tARIA TERESA GIRARDI

che io soggi unsi me non di meno non volere che il poeta in ogni ver-
so che egli farà, sia tenuto di parlare della immortalità de gl i an imi.
della provvidenza di Dio e d'altre quistioni naturali[... ]. Voglio adun-
que che miglior poeta sia quel lo e più grave che con l'aiuto della filo-
sofia saprà render i suoi componimenti più belli e più gravi. ma non
per questo che egli di filosofia tenzoni o parli»" . Sul fondamento di
tale principio, sotteso anche al discorso condotto nella Lezione, i testi
tomitaniano e tassiano speci ficano in termini del tutto analoghi i modi
i n cui sapienza e dottrina possono sostanziare i l dettato poet ico, senza
alterarne la natura, sul modello del la lirica petrarchesca: il criterio
classico del «celare l'arte», interpretato come capacità di presupporre
la sapienza invece di ostentarla è assunto da entrambi a metro di giu-
dizio su i poeti; e se di questi il Tasso condanna la pretesa di inoltrarsi
nei meandri più profondi delle scienze, da parte sua il Tomitano cir-
coscrive la competenza dourinale ad essi richiesta al possesso dei
principi fondamentali desunti da Platone e Aristotele. ritenendo suffi-
ciente sapere di filosofia «quel tanto che per lo scriver genti lmente ci
fa di mestiere»~'. Nei Ragio11a111e111i e nella Lezione Dante e Caval-
canti sono accomunati in un giudizio di eccessivo intellettualismo,
determinato dalla pretesa di atti ngere «dal pii1 intimo seno della filo-
sofia»" concetti difficili e oscuri, che hanno guadagnato loro fama di
doui più che di eloquenti: i l Petrarca, in vece, che «solamente accennò
la cognizione delle cose»", ha saputo equi librare dottrina e eloquen-
za, salvaguardando le prerogative poetiche della semplicità e della
purezza.
Dante è solo momentaneamente tagliato fuori: rientrer11 senza ri-
serve nella riscrittura dei Ragio11a111e11ti, i Quauro libri della lingua
1hosca11a ( 1570), in questo più fedeli al credo dello Speroni, cultore
della poesia dantesca fin dai tempi degli Infiammati, alla quale dedi-
cherà negli ultimi anni della sua vita le proprie energie di studioso"';
rientrerà, per ciò che riguarda il Tasso. anzitutto nell 'elaborazione del

2:5) B. io~111'A:..·o. Ragh>11<1111f1Ui d"ll" linglla un..c<m<1. ( it .. pp. 286-287.


26) /\•i, p. 124 CQ111111rv libd (/('/lii li11g1Ut 1hosn11ur. cii.. f. 76v).
27) T. TAS.."O. IA'zimtt! (...! sop,.a il soncuo (... 1. ci1 .. p. 122.
2$) I~. Toi.slTAl\"(). R.1gio1~(111/fllli dt•1/(1 /ingua I OSCU/lll. d1 .. p. 286: crr. ·r. TASSO. U:i<mt• 1... 1sopr(I
U :.•onetro 1... J. cit .. p. 122: ...il nQslm Pocui I Petrarca] ~ccenna solamente quelle <..-osi: che sono
considcraiionc di più p<oronda dourinà•.
29) Intorno agli :umi onanrn lo Speroni scrisse due Discor.~i Jopra D11111e. che videro 13 luce sol·
1anto ncll'edizit'loè Occhi ddk 01H!re llCI 1740. 1na che crono cirtolnii 1nanoscri11i: il primo.
breve. è \'Oho a confuiare. il punto di \•ist~ bcmbiam.> imomo a Dante~ il scoondo è dircuo alla
<.."Qfllest:1:t.ionc pu111u:1le delle 01>inio11i antidantesche. eh.: il :.c.~nc.!>C Heli~uio l~ulgorini a\'CV:t
espresso nelle C(Jn ~·idt'rt1:,ùmi ,w1pr" il DiM>orso di 1l1. (iit1ro1>1> /11(1:,:.oni.
'fASSO. SPf.ROXI E l..A CUt..TtJR_,t. PAOOVANA 73

suo poema. c. per rimanere nell'ambito della scrinura critica. nelle


Co11sitlem:;Jrmi sopra tre ca11:011i di M. Cio1•a11 Ba11isw Pigna imito·
late Le tre sorelle. di ~oli due anni posteriori alla ricdi1ionc dcl 1rana-
10 dcl Tomiiano. Le Co11sidera:io11i approfondiscono r :1pcrtura verso
una poesia SO>larlliala di materiale filosofico. sulla 'corta dell'esem-
pio dantesco: r oscurità e la difficoltà condannmc nella Le:,io11e. co-
me nei Discorsi del/'one poetica. sono ora acccnaic nel canzoniere
dcl ferrarese. in quanto. lu ngi dall 'essere difcno di elocuzione. deri-
vano da profondità concenuale, requ isito dell 'altezza sti listica.
Nell 'epoca in cu i non erano ancora cancellate le trncce dell'ostra-
cismo bembiano nei con fromi di Dante, l'nmorc per il poeta della
Co111111edif/ è un altro lìlo che si dipana Ira lo S1>eroni e il Tasso.

Occorre un'altra volta tornare all'accenno autobiografico dei Di-


scorsi tlel/'f/rte poetica, per un'ultima. breve, considerazione. Speci-
ficando l'oggcno dcl proprio ricordo - un giudizio spcroniano relati-
vo a Omero e Virgilio in comparazione con Demos1ene e Cicerone -
il Tasso testimonia il dirigersi dell'interesse 1eorico e critico dcl pa-
dovano. :momo :1gli anni sessanta. verso la poesia. osservata in rap-
porto con le altre discipline della parola. come, in que>10 caso. l'arte
ora1oria. Se all'epaca dci dialoghi Delle li11g11e, Della retorica. Del/li
viw auiva e co11te111pllltiw1 e della par1ecipazionc ali' Accademia degl i
lnfìam1m1ti. lu riflessione speron iana si era concentrma anorno al bi -
nom io lilosofia-rciorica. o. più in generale, filosofia e linguaggi , in
primo pinno sono ora piunosto i nessi e gl i elementi distintiv i tra poe-
sia, oratoria e storia. Né tale interesse dello Speroni, ovviamente di
matrice aristotelica. risulta isolalo nella cuhura padovana di q uei pri-
mi anni sessanta. quando insegnano nello S tudio Francesco Robortcl-
lo. non solo primo commen1a1ore della Poerica di Aris101clc. ma au-
tore. sempre nel 1548. di uno dei primi 1rana1i sulla s1oria. il De hi-
.uorica fac11ltf/1e tli.1·1J111atio e Carlo Sigonio. che fa del nesso sioria-
poesia il cardine delle proprie lezioni universitarie.
Per quamo riguarda lo Speroni, la svolta pare collocabile ira il
1563 e il 156-1. dunque negli uhimi tempi del soggiomo romano e
della p:iriccipalione alr Accademia delle Noni Vaticane fondata da
Carlo Borromeo. dove la questione della storia era uno dci soggclli di
discussione. e poi nel periodo del secondo soggiorno padovano del
Tasso" : nel 1563 egl i lavora auomo al Dialogo del giudicio di Se110-
fo111e, che mene a tema la disti nzione ira i ling uaggi della storia e
clell'ormori a, :icccnn ando. senza entrarne però nel meri to. al li ng uag-
gio della poesia. e che discute, per confutarlo, il conccllo di a11ctori-

3()) Si vcd~ J, 1- Ful M." 1. /..1t 1/il1lfl~UeJ.' l···I· cit., p. J.6.l.


74 ~I A RI A TERESA GIRARl)t

tas sulla base del primato accordato all'i11ve111io. Tale problematica


relativa al rapporto tra imitazione e in venzione. approfondita nel coe-
vo trallatello S11/ri111i1azio11e"" · costituisce il cardi ne del giudizio spe-
roni ano sulla poesia di Virgilio. che egli elabora. a partire sempre dal
1563, lungo quasi una ventina d 'anni di lavoro aura verso ouo discor-
si e due dialoghi, i primi evidentemente preparatori dei secondi-".
Im itatore di Omero per ciò che concerne la favola. aristotelica-
mente individuata come lo specifico dell'arte poetica. Virgilio è accu-
sato dallo Speroni di insufficienza nell' invenzione e nella disposizio-
ne: eccellente, d' altra pane, nell 'elocuzione, la sua brevità è tuttavia
«bell issima. ma non poetica», propria piuttosto dello storico. cui non
competono ornamemo e ampl ificazione". Definendo Omero, in vinù
della sua florida facondia, «più poeta che non è Virgilio», lo Speroni
stabi lisce tra i due massi mi epici della classicità una gerarchi a di va-
lore di cui si ricordò il Tasso nella pagi na più volte qu i citata dei Di-
scorsi dell'ar1e poe1ica: «Con tullo ciò [Virgilio] se ne va a le volte
così ristreno, e così parco negli ornamenti, che se ben quel la purità e
quella brevi tà sua è meravigl iosa e ini mitabile, non ha per aventura
tanto del poetico, quanto ha la fiorita e faconda copia di Omero»".
Negli scriui virgil iani dello Speroni risulta dunque messa a fuoco
la questione del rapporto tra poesia e storia rimasta al margine del di-
battito su Senofonte, che troverà pili ampia sistemazione nel Dialogo
della isloria, alla cui stesura egl i si dedicò negl i ultimi tre ann i della
vita, lasciandolo incompiuto. Si tratta di un testo denso e importante,
punto di arrivo e nello stesso tempo tentativo di si ntesi di un coerente
percorso di riflessione spesso affidato dal letterato padovano alla

31) Il 1r.iu31cllo. incompìuto. è l'abbozzo di unl'> scritto sull'rirgonlcnto a cui h> S1>erll-ni si M<h'3
dedic-à1ldo fin d<ig,li inizi de1 suo favo'°' ''irgjlinoo. come suggerisce un.1 lcucra del 30 seucm·
l>rc 1564 in cui Annib:1I Caro invilii lo .Speroni a portare prc~to a lccmine il .. 1.ra11:110 <kll'imi·
1azione.. (A. CARO. /Jll(ft~ ftu11ìliuri. JIC. a c. cli A. Grc..~'O. Firc1lZC'. San.soni. 1961. p. 203). lm·
ponami considcr:11ioni circa il priocipio di imiu1zionc sono contenute anche nel 1ra11a1cllo
Dell"llne oraturi<1. in S. SPERO~•. Open: r.•.1. V. cii.. pp. 5 35~544. Sulla posiz.ione speroniana
in fauo di imi1aiionc si vcd3no A. 0 AN ll;l.E, Spenmto S1,.,mni, /lfnuttdi11t> Ttlmiu1110 1...1. cii.,
pp. 17- 19: ~1. T. G 1KAM01, Il so1wre e le lt•ttert' (... ). C'il.. pp. 161· 170.
32) l)atatC> Ro1na 1563 ~i l 1nàno~rith'> del sesto d iscoM su Virgilio: dàlle lettere dcl 9 onobre
1574 a ?o.·faneo ~1 :t<:i gni e 19 maggio 15:81 a Felice l>:iciono. ::;appiamo che lo Speroni s:lav:i an·
col'3 lavorando ,,.u Virgilio($. St'EROSt. Operr 1... ). V, cii.. pp. 2 1Oe '280-28 1}.
33) S. Sl'tltos1. J)i:;r,1r.w, primo sop nt Vi1');,ilill. in Opt'1V' 1...1. cit .. IV. p. 439: lo Slé ~SO giudizio è
cspré.>SO nel 1mumcllo D•·ll<1 J>Ot'JÌlt. in 0 1>e1't! ( ... J. V. cii.• p. 522: .:..il poc1:1non con poche p:i·
cole, ma CQn 1noltc e 1u11c lioritc cd cleg:nnii oc traila lddl'azionc una e m..: rJvi g l ios~ I. e non
brcn:me111e ('ome J)ur volse Virgilio: la qu ~1I bte\'ità è ptoi>ria dell"is.torico. sì che r u<1mo non
w:dc l°Qr3 di intendere 1:1 \'Cril3 che ~rii \·c l'i.;toriC'C>: e <i perché r is1orico p:lrl:1di molli e non
d'un wlo. pérb dcc CSM·r bre\'e per non 1.·re~r~ in inlinito ...
3-1) T. 1'.,sso. Dl.u·t,r.~; tlf'll 'o rlt tJt>f'IÌC:tl. 1.'i l.. p. 15.
TASSO. SPl~RONI E LA CULTURA PADOVANA 75

frammentarietà dell'abbozzo, dell'appunto, se non alla sola comuni-


cazione orale. Ed è un 1cs10 significativo anche i n ordine alla com-
prensione del piì1 rilevante mo1ivo cli contrasto i ntorno all'idea di
poema Ira il Tasso e lo Speroni. per i l quale. è noto, l'azione epica
doveva essere una e di uno solo e non una <li molti. come gli sembra-
va fosse invece la Gerusa/e111111e lil>erc11a. Nel Dialogo della istoria,
della quale intende dimos1rare lo s1mu10 di arie, lo Speroni affronta il
no<lo del rappor10 ira essa e la poesia non opponendo, aris101elica-
men1e, vero e verisimile. universale e pai1icolare. ma al l'i nterno del
genere comu ne della narrazione cui le ani sermocinali appa11en-
g(mo" . A11raverso il suo portavoce. il giovane padovano Gerolamo
Zabarella, che a sua voha ri ferisce il pensiero di Pietro Pomponazzi
affidato a un inedito opuscolo. lo Speroni propone cosl uno schema
cli c lassificazione - i l «Chiasmo del Pereno» - comprendente quatlro
forme di narrazione, derivale dagli annal i, cioè dalla materia storica:
i l sermone, che narra molte operazioni di molli uomini, la v ita, narra-
zione di molti eleni e fani di un uomo, la storia, che trana di un'im-
presa sola fatta da molti, infine i l poema, che narra di un'azione sola
di un uomo solo. La perplessità susciiata negl i interlocu1ori dalla pre-
senza della poesia nel chiasmo pere11iano, dà modo allo Zabarella di
diffondersi in un elogio cli essa. qua1ta parte del chiasmo ma prima
per eccellenza: la poesia non solo si fonda su lla verità s1orica in
quanlo «Suo tronco o sua foniana è lo anna le», ma è sua prerogativa
Fare oggeno di nam1zione l'azione meravigl iosa di un uomo «Ollimo
tra i migliori», come mostrano i poemi omerici che hanno can1ato «di
Achi lle il valore, che piì1 per l'ira cli pochi giorni fu conosci uto e am-
mirato, che non fu prima i n dieci anni» e «il core e il senno e l'amor
di Ulisse nel far ritorno alla palria, solo senza arme [ ...]e 1u110 ciò in
0110 giorni, essendo siato ven1i anni assente e perdulo». Accanto allo
stru men10 dullile del verso e a un linguaggio che può far uso di ciò
che per la gramma1ica è vizio, le figure re1oriche, propria della poesia
è la capaci1à di raccontare non solo falli, ma «pensieri di Dei ed uo-
111i ni»36.
Lo sforzo dell'indagine speroniana, che 1en1a cli ridisegnare lo
schema del sapere umanis1ico alla ricerca della specificità delle ani

35) Si \'C'dano in pro~sito J, L Foutt"fl. Il Di:ilog.o della i.stcnii1: rli11/.tJrt1t()re al rt•ligìo)t>, i1l •·fi·
lologin \·t.'ne1:1••. d t.. pp. 139- 167: lo.. Us di<1logues 1... ). ci1 .. pp. 225-2.J7: lu.. Il ..,.,mu1let>11·
te"(' u ··c111){>11·', s1~'f(>ll(' Spt:rru1i f' '" eri1ict1 del rrJllUllt~O. in ..:Schifanoiai'>. 12. 199 1. Pl>-
105-109. La di:-tiniivne <tui optrorn d-1110 Speroni con1p:irc anche nei 1r:111atelli Dt'llu 1>0~siu e
f)isr•.,rst> i111on1" olrl:Jtorit1 (in Oper~ 1... 1. V. cii .. pp. )22 e )2~·529). quest°ullimo chinm-
mcn1e ;1bbo11,0 1wc~l.'lr:.l10ri o dcl Dfr1l"R" delltr ist'1rirr.
36) Tulle k ci1:11ioni in$. S1,1;;.1u)."'· Dial'1gr1 d~llo 1,\f(uù1. Ptu'le pl'i111t1, in 0(H"re l ... I. cìt .. Il. pp.
241 242.
4
76 MARIA TERESA GIRARDI

scrmocinali. è certamente lontano dalla profondità intuitiva e


dall'ampiezza di respi ro cui giunge la teoresi del Tasso, forse in virtù
ciel suo essere. a differenza dello Speron i, innanzitutto un grande
poeta che riHene sulla sua ane. Qui preme tuttavia ri levare un dato
culturalmente significativo: attraverso la storia, Io Speroni è condot·
tO. come mai prima. ad interrogarsi attorno al rapporto tra poesia e
verità; tale nodo concettuale, presente lungo tutto il camm ino della
riflessione tassiana, diviene tuttavia centrale nei tardi scritti teorici
del poeta, dall'Apologia sopra la Gerusalemme liberata, ai Discorsi
del poema eroico, al Giudicio sulla Gerusalemme co11q11istaw, a par-
tire, dunque, da quello stesso 1585 che vede Io Speroni accingersi
all ' ultima sua fatica del Dialogo della istoria. Negli anni in cui ri-
prendeva vigore, attraverso fi losofi come Francesco Patrizi e Jacopo
Mazzoni, la condanna platonica della poesia. lontana tre gradi dalla
verità, entrambe le voci dello Speroni e del Tasso, pur così diverse e
con diversa intensità. si alzano in difesa della sua dignità e della sua
perti nenza al vero.
È poco probabile che il ma noscritto del Dialogo de/1(1 istoria (ri-
masto inedito fino all'edizione Meietti delle opere dello Speroni, del
I596) fosse capitato tra le man i del Tasso: piì1 plausibile appare
l'ipotesi che la classificazione delle specie di narrazione là appronta-
ta fosse comunque nota da tempo, o perché esposta oralmente dallo
Speroni in una delle sue dotte conversazioni, o forse consegnata a
qualche lettera perduta del pea'iodo della revisione della liberata: è
certo però che nel Giudicio sopra la Conquistata, trattando dell'unità
di azione, il Tasso si confronra a lungo con le posizioni speroniane
espresse nei Dialoghi sopra Virgilio e soprattutto nel Dialogo del/(J
istoria, del quale ripercorre i iPrinci~ali passaggi argomentati vi e ri-
propone il materiale esempl ificativo' .
Pur ribadendo la distanza del proprio punto di vista da quello spe-
roniano per ciò che riguarda il concetto di unità del poema e il discri-
mine fra storia e poesia, individuato dal Tasso, aristotelicamente,
nell'opposizione tra vero e verosimi le, il poeta rende forse un tardivo
omaggio allo scomparso "maestro", confrontandosi non distratta-
mente con il suo pensiero e pronto a riconoscerne gli aspett i di val i·

37) T. l°ASSO. Giudicio Joi·r" /(1 .om Gt•rust1le111111t• dt1 lui medt'simo rifi1m1111u. in Le prost' dit·t•r,\·~.
cii .. I. pp. S1S·S l9: ripon:mdo la distinziQnc tra le (orme dcll:l narrnziofte. il l':lsso scrive che
~rnoltc azio11i di inohi no1l possooo eon vc.~né \'Olmcnte essere tnurn1e da .:dcuno scriuore» (p.
516). mentre nel chialime.> dcl l)iafog(J tl••llt1 is1orifl. wlc oggeno di na1Yaz.ione è proprio del
M-n1't011e: 11el bl'e\'C Dì.\'('orsQ b1tt1n1() " " " i.\torit1. pèrì>. IQ Speroni n<>n p;u-ki dd M"JlllOne. rn;1
:11Yenn:1che «SC di molti: persone 1noltc C:Q~C o imprese llrauiamol. bise>g1la rid url e~ una uni1!\
OC('{'SSatiamenle. e non .-.i face1~do (1ue.sta ritluzion..-. ne sc&m: confu.-.iQOC u:dios!l•• (in S. Sr•i,..
Jl(Jr'I, Opt•fl" 1... 1. V, d t.. p. 528).
TASSO. SPERONI E I.A CUlTURA PADOVANA 77

dità. Ne loda. in particolare. l'acume con cui aveva difeso l'unità


d'azione e d'agente dell'Iliade omerica, rispetto all'opinione contrn-
ria sostenuta da alcuni (e il riferimento è al Castclvetro): ne ripete il
giudizio sull'eccellenza di Omero .in materia di invenzione e
disposizione" .
Se si considera che uno degli aspetti piì1 appariscenti del passag-
gio dalla Liberaw alla Co11q11is1aw è rappresentato proprio dal mag-
giore riferimento al modello dell'Iliade, nella favola e ncll'elocuzio·
ne. è forse lecito porre nel segno di Omero l'uhimo. postumo incon-
tro tra il Tasso e lo Speroni.

38) T, TASSO. Gftt(//c-ia ( ... 1. cii.. l>P· 513. 516, 518.


MARIA WISA Doc;uo

TASSO «PRINCIPE DELLA MODERNA POESIA»


NEI DISCORSI ACCADEMl lCI DI PAOLO BEN I

A Giancarlo Ma:::.11c11rati.
/11 111e111oria111.

Nel 1607. quando esce la Compara:io11e di Omero. Virgilio e Tor-


q11ato di Paolo Beni - ex gesuita. successore di Antonio Riccoboni
sulla cattedra di umanità nello S tudio di Padova. già riconosciuto
nlae~lro di lìlologia e insieme. in una simbiosi di per se stessa emble-
matica. critico militante impegnato nelle più roventi polemiche lette-
rarie - il Tasso era morto da dodici anni. Eppure nel titolo detro pera
viene manifestamente indicato con il solo nome, secondo un lucido
di segno. accanto agli antichissi mi. «Sovrani poeti» Omero e Vi rgilio.
L"archetipo di 'comparare·, di me ttere a confronto o di contrap-
porre paradigmaticamente l'epicità di Omero e Virgilio con !"epicità
«moderna». nella prospettiva dcli" epica assurta ai vertici della ~cala
dei generi e dcl «poema grande e magnifico». si ripropone con va-
rianti di rilievo lungo la linea che va dal Castelvetro al Tasso al Beni
e che giungerà sino al Tesauro'. Nel suo rigore aristotelico il Castel-
vetro applicava la comparazione ai sol i Omero e Virgi lio e per la per-
fetta misura del «modo narrativo pie no» anteponeva. com"è noto,
l' epicità oggettiva di Omero all 'epicità soggettiva di Virgil io'. Nei

I) Il n.odulo bc:1u.-.no di roinparore il nMXkmo con , ~~nlico ha imml.!dialalllc•uc una '"dichfaru1io-


tlC' ixr 1n1magine'" nel marchio IÌJ>Oitr.•h'-"O del Pa~uaci al di souo dcl 111olo completo <k-lla
C1H,JJN1r11:.NHrt. con 1·imptesa di Luii1 Xli. 1'1-..ncc 'ioOmlOOl3tO d:ll n'IOl10 C11n1t1i1t~ ti l'm1n1u.
(;hc Il Tcqum consider.a simbo&o ckll~ ·pcrfc:n1,~1nu imsnsa:-. Cfr E. TuAlltt''- '41ro dt>llt'
f1't'rft'tlf" ""IHl"Jt. loto incdlto a e_ <h ~I l- Ooclio. FittnLc. Olschk.i. 191S. p 11$.
2 •- CA.QTJ\TlllO, P«1'CO d"A.ri.slot~lt n1ftun::_ota t iptJMa. a('~ di \V. Ronwu. nan. L.11ttr7.;L
1978· 1979. I. pp. 72. 78-79. Sul Ca'4chc1ro nn'to al ~uio dcl l990d1 I!. R41'•,...1'111, /I ,,ar·
ffltotr fNJU;fNuuo, ora in lo.. I ·'""'H'N ''"'
lruorr, I. Bologna. Il ~1ultno. 199-l. PJ>. 53J·SSO.
80 ~IARIA LUISA DOGLIO

Discorsi del poem(I eroico il Tasso significativa mente allargava il


confromo a Dante «quasi tc.rzo fra costoro. come dice egl i stesso ;.fra
cotan10 senno"». E «paragonando le virtù» dei due amichi distingue-
va: «la virtt1 d' Omero è vi rtù propria del poeta e d'ogni poeta. quella
di Virgilio propria del poeta eroico, a cui si conviene servar il decoro
e sostenere la grandezza oltre tutce I'altre cose»·' . Ma già nei Discorsi
dell 'arte poe1ica, i l Tasso insinuava una comparazione tra gli antichi
e i moderni. tra Omero, Virgi lio, l 'Ariosto e il Trissino. proprio in
rapporto al la «varietà» additata come l'istanza di fondo del poema
moderno, varietà originata dal tipico «gusto isvoglialo» che marchia
il secolo dell'Ari osto e del Trissino rispetto ai «tempi di Virgilio e
d'Omero» e che non solo riflette la crisi di un'epoca e di una società.
ma separa abissalmellle lidea. il mondo e gli anni della Gerusa-
lemme dal progetto, dal mondo e dall'età del Furioso' .
Modulo pecul iare del «genere» dei trattat i di poetica, l 'archetipo
del comparare è applicato dal Beni, con abi le forma di innesto ma
con indubbio trasporto, al «genere» dei di scorsi accademici. Di fatto,
per la struttura, la Comparazione di Omero, Virgilio e Torquato risu l-
ta una "corona" o meglio un " libro" di discorsi, pronunciati da tre ac-
cademici rappresentati nella loro speci fica figura (I' accademico No-
m ista. l' accademico Assetato, l'accademico Travi ato). Un libro privo
di dedicatoria, con un preliminare avviso ai lettori che riporta diretta-
mente al milieu dell 'Accademia patavina dei Ricovra1i l' assunto cen-
1rale dell 'opera che è «non solo» il paragonare i l Tasso con Omero e
Virgi lio, ma il farlo «riconoscere, e con chiare e vive ragion i appari-
re, superiore a quanti fin ora hanno gareggiato di gloria nell 'eroico
poema». Lo Studio di Padova, <<nuova e famosa Atene» e «la dollrina
e l'ingegno» degli Accademici costituiscono dunque, dichiaratamen-
te, i l pubblico - reale e ideale - a cu i sono rivolti , in sequenza, i selle
discorsi che, oltre a esemplare l 'evolu zione dal dialogo al ragiona-
mento al discorso accademico, segnano nell'immagine, nell ' icono-
grafia e nello stesso mi10 del Tasso il netto, radicale spostamento da
cortigiano o secretario a «principe della moderna poesia».

3) T. r ...~;;o. ViSt'IJfSi dt•l/'tiTlt! JH>elit(I e• dt·f 11(.lfUl(I C'l'OÌtu. a c . di L. Pom:t, l3:1ri, l.:11crLa. 196.I.
1>. 2.S8 (libfo sesto"
-1) Le eitazioni a p. 35 (discorso secondo>. in un p.:1s..-o 1uuo drl riporu1ré: «Non era per a\•vcnturn
<"Osi ncccs....,:1ri:1quc!>l:t ":uietà a' 1co1pi di Virgilio t d'Omero. e..;;seodo gli uomini di quel scco-
lt> di gusto co~ì i!'vogliate>: però non urn10 vi auescro. benché nt:1ggiu<~ nondi1neno in Virgilio
che in Omero ~i ritrovi. Necc~s:ulssi11K1 era ~Li n<>.:.tri t.:01pi e JX'!rciò dO\'CV:1il Trissine> cv' sa·
pori di que.;;1a \•atictà condire il suo pocn13, se \'Okva chç d:t quc:-1i gus1i (.-O:-;Ì delicati non fos.·
:-1! schiviuo ( ... 1 lo per mc l" occc..saria nd p0è10a eroico l:t ~Limo e 1>0ssìbilc a COft:;cguirc».
(lbidt'111}.
T,\SSO .. PRINCIPE OELl,.A ~·! ODE.RNA POf::SIA• 81

Università, Accadem ia. archetipo storico del comparare, in altri


termi ni insegnamento, dibattilo accadem ico, difesa del moderno, pro-
testa antiarcaicizzante, opposizione sistematica ad ogni tipo di natu -
ral ismo lcncrario o l inguistico connotano. in un intreccio profondo.
la scriuura latina e volgare del Beni e l ' intera sua produzione, a pan i-
re dal 1600. dalla solenne prolusione al pri mo corso allo Studio di
Padova. Già la coeva difesa del Pasror fido. articolata in due lunghi
appassionati discorsi a sostegno delle tesi del Guarini - della «favo-
la» vero «soggetto della poetica». de:ll'esistenza irrefutabi le di uno
iato tra «operazione poetica e morale» (per cu i «il poeta può operare
senza la filosofia morale») e a riprova dell a piena legittimità della
tragicommedia come dell 'eccellenza della «poetica mista. più perfet-
ta delle semplici». assolutamente conforme al principio di unità. per-
ché «niuna cosa può essere mista che non sia una» - rivela, al di là
della coscienza dell'egemonia dei moderni, di quella che i l Tasso
chiamava la «maestà» del proprio tempo' , i l ricorso frequente al pa-
ragone, al modulo del comparare. U n ricorso che si riscontra anche
nel registro latino della provocatoria Dispu1a1io in qua os1e11di111r
praeswre co111oedia111 atque rragoediam metrom m vi11c11/is so/vere,
meritoriamente riproposta dal Weinberg a chiusa dei laterziani Trar-
ttlli di poetico e retorica del Ci11q11ecenro. Dispwtuio nella quale la
commedia, collocata all ' ultimo posto della gerarchia dei generi in
quanto specch io del quotidiano. del privato e dell 'umile, sale decisa-
mente al primo, mentre il verso cede di necessità all a prosa per ragio-
ni cli «verosimiglianza». di «utile» e di «onesto diletto».
In un sistema di voluta continu it~L rientra ch iaramente con una
sua precisa fisionom ia il modu lo beniano dcl comparare e in questa
prospeui va. alla luce di una ricorreme istanza metodologica credo
vada lena la Comparazione di Omero, Virgilio e Torq11a10. testo oggi
lasciato alquanto 'a margine' per il diffuso appuntarsi. se non addi-
riuu ra concentrarsi, dell 'auenzione critica su lla sola A111icrusc<1.
lopera «maggiore», oggi come all ora. stando ai più recenti studi e
oggeno. negli ultimi anni, di indagin i a diversi l ivelli, dalla storia
letteraria alla storia della l ingua•. Non solo come presuppos10 impre-

5> /\•i. p. 32 (l\rte 1w.•1i<.-a. di~Qrso secondo).


(>) Per la i>IOfÌa leucrarin. oltre le pagin~ fond:uncntali dcl 1963 di C11nninc Jannaco nel bcnc1nc·
filO S~~l<'i'J11() v.:illa.rdfonQ, n1i limilO :t <:iiare i\1, l)F.11.AQCll.-', /Jr /X)f('mÌ('tl lllllÌ(l'l'SCYlllfC' 1/l
Paolt1 Bt•t11'. lk1ri. 1-\ dri:ni1:a. 1970: I' cdii.ione ddl'A11ti<"r11s(·ll. 1>;1rti Il. li i. IV. Ttc~ll'> inl-dito 11
c. di C. Casat;mndc. l'.:iren1.c. Accndcmin della C n1i;c::i. 19$2 (e fl."lativn intmduziQnc): 6. P.
Dll'R.E\', />(uìlo 8t'11i: '' hlogrflplu'cul 111u/ cl'i11'tY1I s111tl}-. Oxrord. Clarcodon Press. 1988 - con
lo n."t"t n~i onc di P. C11CRC1U. in ••llitlica ... LXVIII. 1991. n. 2. pp. 230-233 - e il n:ccnle t.~ontri ·
buto di 1\ •I . 01-J.1°Aotm.A, Il Ct11·alrt1111i di 1'110!0 J'J.nii. in 1dtalianis1ica .... XXIII. 199-i. nn. 2·3.
PI>· 333·359. Qua.n10 alta $1 00~1 dc11~ lingua. b.'l.Sl!l il rinvio:.\ L. Si;.Rl.\\\'71:1, ltr pro,\'(1 , in Stori11
82 i\1ARIA LUISA OOCLIO

sc indibi le dell' Ami.ycmsca - basti pensare alla pagina in cui il Beni


contesta il criterio di propo rre a modello in luogo del «Sommo. per-
fettissimo» Tasso il Giamboni , il Buti e simili , con il «numero inau-
dito di volgari zzatori, di mano scritt i fiorentini coi q uaderni dei con-
ti» e altre scritture e atti di notai' - ma anche come testo chiave nel-
la fitta serie di apologie del Tasso, la Comparazione merita una rilet-
tura e un rie.~ame che forse non sarà ino ppo rtuno, a comi nciare
clall' avantesto. dal sottotitolo formulato alla maniera della questio ne
accademica («a chi si debba l a palma nell'eroico poema»), con il
rinvio al vagl io dei «precetti» dei poeti eroici g reci. latini, italiani e
con l' allusiva avvertenza a s igillo («in particolare si fa giudizio
cieli' Ariosto»). Tra i d ue poli di «questione» e «giudizio» si di sten-
dono quindi i sette discorsi che ricreano l' atmosfera del! ' Accade-
mia no n solo nello svolgimento del paragone e nelle pieghe del pro-
cesso comparativo, ma negli elogi mirati allo «Splendore e maestà di
così illustre e ampia corona di Academici e uditori pien i d'ogni dot-
trina»• come nella trama di rife rimenti alle regole di una consorteria
di «sapienti», dal rituale cli omaggi al Principe ai modi del «ragiona-
mento» e dell ' ascolto.
Al di là del manifesto ai lettori, il primo di scorso afferma la su-
periorità del Tasso sul fondamento della «più nobile e perfetta idea
di valoroso capitano ed eroe», specchio di prudenza, ritratto di virtù

,Jc•l/(l /ingu11 it(l/ù.J;1a. n c. di L. Seriannì e P. Trifone. Torino. Einaudi. 19CJ3. I. J)p. 47 1-472.
Per la bibliografia più antit"a ri1nando :tlle n>ei di G. MAr.J.AùJRATI. /)i~im1ario tJiogr<'.fi1..•1J tle·
gli i1alia11i. VIII, Roma, ls.tituto dell'Enciclopedia haliana. 1966. PI). 494-5-01 e di M. L Do.
c.uo. Diz.io11t1rio critica della le11enuurt1 italii11111. diretto da V. Branca, ·rorino. UTJ;T. 1986:.
I. pp. 27 1· 273.
7) P. BEN•. L 't\nrlcrusctr. pane prima. cd. anastatica. Fi1"t11ze. 1-\CX'àdemia dtll;l Cn1.sc.·~1 -Lc Lettere.
1983. p. 81. E si pensi :inche all'elogio di P:1dova. in cui il Tasro • bcv\'e il latte delle dottrine»
e dO\'e •tserei1b lo stile e il can 10~ . il Tasso c:hc nell'epica ...non Solamente 50fmOnlo gli italia·
ni lutti. ma nnc-OQ Virgilio e molto più sopra Omero si :ivan1..1. ritenendo la p.'lhna nell'eroico
poc-m:ii. t che «SOi ne: I lirico (benché in questo ancora sia eccellente e mara\•igliOS()) concede il
prinlQ luogo nl Pcuarc:1 1... ) se ben 1an10 se gli à\'''icina che. à ditnc il vero. a niun altro si3 più
k"('ito di sedc-nìi al Pi:trart"a cosi "icino » (p. 8.5). ~la è già di per se .s1esso cstrcm:imcntc indie:,.
li\'O. nell'avviso al le110fc. il richiamo :Jlla Co1111xn•t1:J<me: «A\'èndo io gi?a p<>stc lunghe e gtj·
vi faliche nella (ìil•ri1s11lnmttt! lil>er<lltr dc1 nostro Ta$...~. dichiar:indo ques•o nobil poema di
pane in pane e risol"eodo vnrii dubbi e opposì;dofli ron ispiegar le l'UC bclk imi1;ujoni e l'ar·
1ificio tutto e insieme paragonandolo tu uavia con On1cro e Virgilio. :l('Ciò che pi(1chiarnmcn1e
si scorga ch'ci giunga al som1no e pcl'Cjò debba ric.-e\'crsi per esscmpio é idea déll'croi<'O pot·
nm. tantQ pili volcn1icri farò pane :ti 111ondo di <1uesfopcra quanhJ \'Cdrò che e il Pdn1g1l11t~
dt•lln li11g11<1 e fo Cu1111x1r<1~itJnt! <lt•I Tt.1.t.1u \'Cng:.1 g,rt1di1a ~ . Un richfrunt> che costiluirà più 1;1rdi.
nel 1616. con le stc.,.sc p:,mlc, il so11Qii1olo dcl commemo ai l>fimi dicci C3111i dclln GC't'11.wr·
lr111111t·. Cft. più oltrt rt()(<l SI .
8) P. 6 0"1. Com/Nll'a:,io1u• <li Omero. Vì1xilift t! 1()1'(/tltlt" ( ...1. Padc)\':t. L..J>asqu:i1i. 1607. pp. 85-
86. d'ora in ~')()i ci1a1a scmplicententc. per bre\•i1à. Cou11Jltt't1~iOt1t•.
TASSO ..PRINCIP€ Ot:~Ll.A l\'100ERNA POE.SIA .. 83

ed «esempio perfetto» ai principi «non meno in g uerra che in pace»'.


Idea. specchio. ritratto, ese111pio, costanti della trattatistica dal Rina-
scimento al Barocco e parametri essenzial i della poetica e dell'esteti-
ca tassiana, divengono i cardini dell'analisi del Beni. Se gi~1 la sola
lettura della Gemsale111111e liberata fa riconoscere al Tasso, «Oltre
tutti gli orname11ti e bellezze di Omero e Virgilio. un'ampiezza e
maestà di concett i, una grandezza e nobiltà di sti le, una felicità e so-
avità di ragionare» superiore a «ogni credenza e ingegno umano», la
comparazione rende evidente, alla luce del raffronto metodico di
canti e versi, che Torquato «principe dell ' italiana poesia» ha nel suo
Goffredo raccolto tutte le virtù che in Ach ille, in Ulisse e in Enea si
ritrovano, «aggiungendov i la pe1fezione delle virtù cristiane». in mo-
do da esprimere e rappresentare una nuova «idea di perfetto capitano
ed eroe che non solo di gran lunga avanzi l'Iliade e Odissea di Ome-
ro[ ... ] ma ancora agguagli e non poco avanzi l'Eneide di Virgilio»'".
Ne l duplice esercizio di «occhio e giudizio» il Beni misura la
grandezza del Tasso sia sul metro del confro nto, con il riporto testua-
le di passi. sia sul metro, assai più problematico e spinoso, dell 'imita-
zione. E proprio nell 'evidente, palese imitazione tassiana di «assais-
sime invenzioni di Virgilio e d'Omero» il Beni ind ividua la «maggio r
lode» del poeta moderno dovuta a tre ragioni determi nanti: la varietà
«più malagevole» e «più audace», imitando da una lingua diversa
dalla propria; il vi ncolo delle rime, «Che rendono la tessitura di g ran
lunga più difficile» rispetto al greco o al latino per la necessità di
«piegare e accomodare il conceuo alla rima», con l'obbligo di «rin-
chiudere in minor gi ro di versi i concetti»". Obbligo o costrizione
inesorabi le, in quanto, a differenza del poeta greco che «per !'ampie
licenze» cammina su una «pianissi ma strada» e del poeta lati no che

9) /\•i, pp. 2·3. Sun· «idea dcl pcr(cuo capiiano» il Beni rilom.u in una picg.<1dcl dir.corso secondo
che vale fo pena di rileggere per cs1eso: «E ceno sl come la pocsin vien in1r00011:1 per ammac·
str.untnto della vita. per indur per mez1.o della imitazione e dileno buoni costumi negli ~111irn i
um:ini, CQSi in panicolarc il pocrna eroico (ornm l' iden dcl pcrrcuo e-apilnno cd eroe principal·
nlCntc per esempio di coloro i quali hanno dominio e gow:.mano popoli rnmo in 1>ai:e qu3010 in
gucrr:i. l,..aond~. già che a prtndpi. m.assinle d":tltò affare. convien per lo g(>ven10 de' ~tali e
regni csserciuirsi in oprc n1ili1~ri e ci\•ili. com'è guidare cserci1i, ncc:unporsi, ordinare schiere.
affrontar nemici. aS$édiar ('iltà. 1nunir aJloggi:intenti e fotie?..7.C, :snimnr ragionando i solcbLi.
fonn:ir lct;gi e nnunini.strar g.iustizi:t. con altre publichc azioni rnnto di p;·1c:c qu:uuo di guerra,
oottame1ue reroioo poenlà dee l'~IJ)~)(csenta~ eroe il quale a· capiLani d'eserciti e prcncipi di
pOpOli e rl'gni sia cSémpio di pn1dcnai. fonézza e d'ogni croié3 "inù nelle predl~ltc e ~irniti al·
tre azioni. le qu11li scnz:i n1ini,lri e St.>g.gCUi non è PQSSibilc di C$t'Crdt:trc. Quindi è che i pocnti
etoici oon1111lco1c1ne fo1'lnano eroe con\e principe e dùce di IU(>hi inferiori. il (1ualc per mezzo
di qul':.ti focda gloriO.!>e irnpn-,~e .. (pp. 60·61 ).
10) /\·i. ncll'ordint. J>P. 2. 4. 39.
11) 11·;. pp. 39·4 I,
84

cammina per sentiero meno piano ma pur sempre agevole, il poeta


italiano cam mina «a guisa di funambolo sopra una corda» o «sopra
un filo di spada»" . A con ferma della «maggior lode» del Tasso i l Be-
ni aggi unge alle due ragion i d'ordine naturale, linguist ico e metrico,
una ragione a1tistica i nerente allo sti le. perché, sebbene i l Tasso si è
«servito assai ampiamente di Omero e Vi rgil io, nondimeno ha col
suo giudi zio e stile data maravigliosa perfezione a conceni e inven-
zioni altrui », rappresentandoli i n una sua unica, singolare «maniera»
fana di «leggiadria, vaghezza, gravità, maestà[...) e dolcezza»" . Una
maniera vibrante, calda, che si coglie i mmediatamente nel raffronto
con l Italia liberata del Trissimo. «di ligentiss imo imitator d'Omero».
ma aU!ore di un poema «freddo e privo di grazia e decoro»".
L' «eccellenza e perfezione dell a Gerusalemme», I' improma
del!' «artificio» del Tasso si accentuano nel secondo discorso, volto a
dimostrare i l primato del poeta moderno, «non solamente per l'i n-
venzione ma per l a disposizione o vero ordine e perfezione delle par-
ti e insieme per la locuzione e sti le»" . Qui la serie di minuti riponi
testuali , la rete di richiami ad Aristotele come ai più vicin i commen-
tatori - dal Castel vetro allo Speroni al De Nores - valgono a chiarire
la supremazia del Tasso per aver conservato l'unità della favola
«molto meglio di Omero e di Virgilio» . Nel corso di una minuta disa-
mina della perfetta unità della favola del poema tassiano, il Beni sot-
tolinea una condizione essenziale del poema eroico, cioè che la mate-
ria sia «non già finta ma deri vata da istoria» 16, insomma fondata su
eventi del reale accaduto. Ceno, tale condizione appare comune tanto
ali ' Iliade e Odissea, quanto all'Eneide e alla Gerusalemme (moti vo
per cui i l Tasso «resta uguale a Omero e Virgi lio»). Ma, «a ben guar-
dare», i l Tasso si scopre «di gran lunga superiore» per una pecu liarità
precipua della materi a della Gernsa/emme legata alla vicenda storica

12) h·i. p. 4 1.
13) lvi, p. 42.
14) h·i. pp. .a2-.-3. Qui. e<.>n>e in :1hri punti, si !lV\'Crle r eco dcli~ lezione dcl T.-isso: .,·il Trissino
1... ) t he i JXl<."llli d'01neto rcligiO$.'uner11e si propose d'imi1are e dl.'ntro i prcc:é11i d' Ari.stotclé ~i
restrinse. mcmov:uo da pochi. lcuo da pochissimi. prczz3lO q ua~i da nissuno. lll\HO nel 1emro
dcl nM>udo e nlC>rto 011:1luce degli uomini. sepollo :i pe-nu nelle librerie e nello studio d'ukun
lcucra10 se ne rimnoc.-. Dove l'oblio e la monc sono 1amo più tenibilmcnte gravi nel cont.m·
sto con la vilà e la perenne giovinC"t.1.a dcli' Ariosto che... p:111cndo d:tllc \'Cstigfo de gli ;uitichi
SC"rinori e d:1.llc regole d' Aris1occle. ha molle e di\•erse: aziof\i nel sul) poe1na abbraccimc. è lct·
io e rilcuo d11 1uue l'età. da 1uui i ~essi. noto a tulle le ling1k.', piace a 1u11i, 1uuì il lodano. ''i\·t
e ringiovinisce sempre nella sua. fama e vola gl(ltiC>SO 1>er le lingue de" monali». (Di,\'Ct,rsi
tft'll'arte 1xu•tica ( ... 1. cii.. pp. 2.3 e 22-23).
I)) C111111><1n1;.ir>11e. cit.. p. -is.
161 /\-;, p. 77.
TASSO "PRINCIPE. DELLA ~!ODE.RNA POF-51;-\ • 85

delle crociate e ali' epopea delle «cristiane genti». perfettamente ade-


guata alla norma di un'azione che «possa riusci re sommamente grata
e soave a coloro dai quali i l poema come domestico e nativo avrà ad
essere ricevuto e letto» " . In questa giuntura centrale del discorso i l
Beni postula. con l'esigenza moderna di una poesia fondata sulla sto-
ria - che poi teorizzerà nel trattato De historia destinaw. come i
Co111111e111arii, ai dotti di tutt'Europa - l'esigenza di un poema nazio-
nale, «Caro non a Roma sola ma ad Italia tutta», un poema <«lomesti -
co» all 'intera cristianità, che celebra glorie comuni «non solamente a
Ital ia tutta, ma ad ogn i popolo dove si spiega il vessi llo santo di Cri-
sto. né solo a' presenti secoli , ma a· futuri ancora, anzi fi n ch'i l ciel
giri»". Poema nazionale, o meglio «più che nazionale», secondo la
formu la del Leopardi nello Zibaldone 19, epopea eterna delle «cristia-
ne genti» che implica e diffonde l'idea di una cristianità unita, la Ge-
rusalemme attesta la superiorità del Tasso sia per l 'assoluta novità
della materia. mai cantata da altro poeta, sia per l' argomento non
troppo antico (come i nvece è i l caso dell'Eneide, dell'A1gonautica di
Fiacco, della Tebaide e dell'Achilleide di Stazio, della stessa Africa
del Petrarca), ma nemmeno troppo moderno, «perfettissimo» anche
perché lontano dai rischi degli argoment i illustri «moderni e ben no-
ti» di 110 11 lasciare spazio «a nuove invenzioni»'".
Idea del perfetto capitano a capo di crociati di diversi paesi, uni -
verso eroico ricavato dalla storia. carattere nazionale e bandiera
dell'unità cristiana fanno della Gerusalemme liberata un poema
«n1araviglioso e sovrano», «superiore ad og·ni altro poerna eroico» 1 ' .
Nella cornice che inquadra e raccorda i discorsi, il cambio di interlo-
cutore - all'accademico Nomista succede l 'Assetato- raffigura, oltre
la consonanza di opi nioni. i l riconoscimento corale delr «eccellenza»
del poeta moderno, al quale tre esponenti dell'alta cultura patavina
unanimemente assegnano, in un concorde eloquio a più voci, la pal-
ma del primato. Il terlo di scorso. dopo una sottile ricapitolazione dei
precedenti, quasi a ribad ire e inculcare la riconosciuta superiorità del
Tasso, continua il paragone in rapporto ali' «integrità e perfezione
della favola» o azione eroica. perfetta secondo Aristotele «quando ha
principio, mezzo e fi ne», principio, mezzo e fine che per i l Ben i non
è sempre facile discernere in quanto la favola «è composta di tanta e

17) ,,.;, p. 78.


18) fri. pp. 8 1-82.
19) G. LE0t'AR01. ZilH1ftlt111('. ediziooe cti1ic3 a c. di G. P;M.'Clla. Mil:'ino. Gal'z<rnli. 1991 . 11. p. 164..t.
20) Co1111)t1rt1:.io11t•. d i .. 1>· 82.
2 1) ,,.;, p. 84.
86 ~I ARIA LUIS;-\ l>OGLIO

tale moltitudi ne e varietà di episodi [... ] di per se stessi d iffici li a ri -


conoscere e d isti nguere dalle parti proprie dell'azione»" . Sistemati-
camente il paragone si apre al vagl io dei «giudizi » dei commentatori
antichi e uman isti (da Dione Crisostomo a Maffeo Vegio) e al riscon-
tro delle teorie dei modern i (dal Castel vetro al Piccolomini al Ricco-
bon i). Al vaglio si intreccia la distinzione tra I' «ordine naturale o
istorico», che «racconta le cose prime, le mezzane e l'uhime al fine»
nel modo illustrato da Aristotele, e I' «ordine artificiale» che non rac-
conta le cose con il loro o rdine naturale «ma con alcuna trasmutazio-
ne delle parti», procedura, questa, cara a Orazio. Macrobio, Cicerone.
Quinti liano. Plutarco, Eliodorot'. A termi ne della d isquisizione
sull'ordine - conclusa. all ' insegna dell' apertura, dall'assioma secon-
do cui «talora un ordine e talora l' altro riesce più a uso e serve a
maggior vaghezza e perfezione ciel poema»" , il Beni fissa, secondo il
suo solito modu lo ternario, tre conclusioni . Prima: né l'Iliade, né
r Eneide contengono «azione intera e perfena», come già sosteneva-
no Dione Crisostomo e Maffeo Vegio; per g iunta «non si rappresen-
tano col debito pri ncipio, mezzo e fine». Il Tasso, invece, scegl ie
un ' azione «veramente una, intera e perfetta» , conforme al criterio di -
chiarato dal Tasso stesso nella lettera a Lorenzo Malpigl io puntual-
mente rich iamata" . Seconda: è grandissimo errore ritenere i viaggi d i
Ul isse e di Enea «episod i e non pane della favola»". Terza, nell'evi-
denza piena del sillogismo: essendo «di propria natura la disposizio-
ne ordi ne naturale accomodato e propr io del poema», il Tasso. che ha
«Senza d ubbio abbracciato e segu ito l'ordine naturale», ha «Ottima-
mente conservata l'integrità e perfezione della favola»" .
Quasi a corollario il quano discorso. centrato sul la «conveniente»
ampiezza, denuncia, a prova di esempi testuali, sul filo del paragone
continuo, la soverchia, «smisurata lunghezza» de ll'Iliade e delI' Odis-
sea, l'eccessivo numero di versi cieli ' Eneide e, all'opposto, la giusta
misura del poema tassiano, che, «di mole e corpo è similissimo
ali' Eneide», ma «per moltitudine di concetti» è «mi nore e moderato»,
così come «di tessitura è piano», tale «da esser compreso n11to cli par-
te in pa11e. dal principio al fi ne con maravigliosa facilità»" .

22) I d . pp. 86. 90.


23) fri. pp. 106. 101. 11 2.
24) I d , p. 116.
20) I d , Pi>· 105. 130.
26) I d , p. 13 1.
27) / 4•i, PI>· 133· 134.
28) fr;, pp. 136. ISO. ISI.
TA SSO ..PRINC IPE D ELLA ~'I Ol)CRNA POflSIA • 87

Un secondo cambio di interlocutore con la salita alla ribalta


del!' Accadem ico Traviato e una seconda descriprio dell a scena del
«bel teatro» di «nobi lissimi udi tori» con l'omaggio di rito al Principe
del!' Accadem ia e i l nuovo riepilogo dei «passati ragionamemi» si-
glano e raccordano i ire ultimi discorsi. Argomento del quinto sono
gli episodi: quanti e quali debbano essere, con qual ordine e ai1e si
debbano tessere, chi tra Omero, Virgilio e Tasso ne abbia «più conve-
nientemente ornato il suo poema»"'. Ridefinita la natura di episodio
come «lUllO ciò che non è proprio della sostanza e somma dell' azio-
ne[...] ma vi si aggiunge, traendosi o derivandosi da altra parte» e ri-
badita la «difficoltà di riconoscerli e ben discernerl i». ossia di capire
se «Siano parte accidentale della favola» oppure «parli proprie ed es-
senziali>>'0, difficoltà palese nel! ' Iliade, nel! ' Eneide e nel la stessa Ge-
rusalemme (per quanto concerne gli incanti di l smeno, l' ambasceria
d' Argante e d' A le1e, la notizia ponma a Goffredo della morte del
Principe dei Dani). il Ben i spiega tale difficoltà sulla base dell'analo-
gia ira poema e giardino, analogia preuamente padovana lungo l 'ai·co
dallo Speroni al Dottori. Il poema, infatti, «non è a guisa d'uomo o
cavallo armato, nel qual a prima vista si discerne quello che vi sia di
proprio, come la testa, i l braccio, il piede e quello che vi sia aggiunto
di fuori come l 'el mo. il ci miero, la sella, i l freno. l 'armatura», ma «è
a guisa di piuura o giardino ove molte cose possono portar dubio se
appartengano alla costituzione del soggetto o vero all 'abbellimen-
to» " . La regola migliore, universalissima. per distinguere gli episodi
dall'azione sta nel guardare «alla proposizione» che, anche se breve,
comprende tutta la sostanza della favola e guida alla lettura come
«Stella o calamita»"'. Altra regola «Certa» dettata dal Ben i è che «la
mole della favola» debba «avanzare quella degli episodi»"'. Quanto
all 'arte di tessere gli episodi. il Beni consiglia i l poeta a tenersi nei
termini della «giusta mole di versi» affinché il poema «riesca pro-
prorzionato all ' intelligenza e memoria» del lettore, evitando gli ec-
cessi della brev ità come della prol issità e osservando tre regole capi-
tali: non allungare gli episodi tanto che il lettore possa perdere il !ilo
dell 'azione; non dare a ciascun epi sodio il suo nodo o la sua peripe-
zia per non farne un cumulo di azioni; concatenarli in modo «che non
paiano posti nel poema a caso e fuor di proposito, ma sembrino assai

29) fl'i. pp. 17 1-1 72.


30) I d. PI). 173· I 74.
31 ) l1·l. p. 175.
32) lt·i, PI>· 176· I 8 I.
33) ,,.,., ,,, 183.
88 MARIA LUISA DOGLIO

congiunti», onde il lettore «giudizioso» possa accorgersi «che to-


gliendosi via, null a si pregiudichi all'integrità e perfezione della fa-
vola»". Comparando e riscontrando, i l Beni desume che I' lli<ule con-
tiene episod i «mollo sproporzionat i» e in numero soverchio. mentre
l'Odissea sembra «quasi nuda di episod i», che l'Eneide e la Gerusa-
lemme meritano lodi per aver evitato i due contrari scogli di Omero.
ma il Tasso molto più di Virgilio, per aver scelto «materia men ampia
e perciò più capace di episodi»" .
Il sesto discorso, quasi a sommario degli argomenti trattati . riper-
corre, puntualizzandol i. gli aspetti salienti e innovativi. Dapprima il
ricorso alla millenaria comparazione delle ani sorelle, poesia e pittu-
ra e dei loro «propri uflici» porrn a ridefinire «il disegno ciel poema
eroico>>. D isegno che «consiste nel fo1mare e figurare la favola e
azione», dandole «debita grandezza e conveniente figura»; mentre «il
colorire» consiste «nel costume. sentenza ed elocuzione con cui si
spiega la detta azione» che appare perciò «maravigliosa, verisimile,
affettuosa, ornata e piena di vaghezza e decoro»,._ Poi la «notomia»
di alcuni «dubbi» intorno al disegno del poema con la graduale «riso-
luzione» mediante i l fi ltro di esempi testuali po11a a ribadire i vantag-
gi della materia eroica fondata sulla storia. quali la «maggiore gravità
e autorità», le maggiori prerogative di comprensione, la maggiore ve-
rosi miglianza e credibil ità, la maggiore capacità di rispecchiare valo-
ri «domestici e fami liari» e di «accendere i generosi petti», la mag-
gior possibil ità di imitazione per i l roeta e di coinvolgimento e sti-
molo a «vinuose opere» per i lettori.1 . In una ricapitolazione mirata a
estremo sigillo, unità della favola, materia fondata sulla storia e non
«finta», «Stile istorico», ordine natura le si ripropongono per la sesta e
ultima volta a fondamenti visibil i e «indubbie ragioni» della superio-
rità del Tasso su Omero e Virgi lio"'.
Con un trapasso non solo annunciato ma sottolineato da un inci-
so («tuttoché i l suo poema non contenga unità di favola»)", il seui-
1110 discorso gira l 'obiettivo sull ' Ariosto. riducendo, non a caso. il
modu lo del comparare da uno schema ternario (Omero. Virgilio.
Torquato) a uno schema binario (Ariosto e Omero) nel paragone tra
l'Orlando .furioso da un lato, l'l/i(lt/e e l'Odissea dall'altro. Esposle

J.ll M . PI'- t86. 190.


35) M . PI'- 191. 195. 2 11.
36) M . pp. 213-2 15.
37) /1·i. pp. 228-230.
3S) f1·i. pp. 2-14-245.
39) /ri. p. 2-15. nélln t:hius:1dcl scs10 di-~r~o.
TASSO .,..fRIN'CIPF. DEI.LA MODERNA POE..~ I A " 89
per sommi capi le cri tiche al poema dell'Ariosto. il Beni viene a mo-
strare come nel titolo. nella proposizione e nell' invocazione l'A rio-
sto «Sia più felice di Omero o meno si allomani dal perfetto»"'.
Quindi con una comparazione volu tameme «breve» indica le ragio-
ni della superiorità dell' A riosto nelr «art ificio e bellezza marav iglio-
sa dei nodi e scioglimenti delle favole», nella «Viva rappresemazio-
nc» anestata da numerosi esempi. nelle più efficaci similitudin i, nei
«compassionevoli lamenti», nel mosaico di sentenze. sopranuuo re-
lative a «cortesie, incanti, amori». e infine nell 'uso straordinario di
scienze qual i l' astrologia. la topografia, la geografia e la cosmografia
che «maravigliosamente» innervano i l Furioso. facendone «quasi
un 'enciclopedia»".
li paragone tra l'Ariosto e Omero con l'excursus su l Furioso
chiude la Comparazione gettando un ponte tra Ariosto e Tasso; un
ponte. però, che sembra escludere ogn i ipotesi di confronto fra i due
moderni, ogni eventuale riscontro di «superiorità». perché «la palma
nel l'eroico poema» è già stata assegnata, una volta per sempre, sin
dal sottotitolo nel frontespizio. a Torquato.
Per oltre un decennio, dalla Comparazione sino al commento ai
primi dieci canti della Gerusalemme. anche mentre lavora all 'A111i-
lT11scc1 e ai Commentarii, il Beni postu la rassoluta superiorità del
Tasso su ogni altro poeta della tradizione classica su l piano dell' elo-
c11tio e la sua esemplarità tra i modern i sul piano della dispositio e
dell' i11ve111io, legando le ragioni di tale superiorità a una poesia fon-
data sulla storia. a un poema nazionale ed insieme sovrannazionale,
europeo, «epopea delle cristiane genti». al patetico e a «quel non so
che di flebi le e soave», secondo le parole del Tasso nel canto dodice-
si mo della Liberaw, che impronta e distingue la «m<>derna poesia».
Nel 1612, lo stesso anno in cui esce l'Anticrusca , il Beni ristam-
pa, nella propria stamperia. sita nella sua stessa casa, la Comparazio-
ne. con r aggi unta di tre discorsi e i l titolo mutato in Comparazione
di Torq11ato Tasso con Omero e Vilgi/io, insieme con la difesa
dell'Ariosto paragonato ad Omero. Un mutamento lieve, questo, ma
atto a persuadere, che assegna immed iatamente al Tasso i l primo po-
sto e che evidenzia la difesa del!" A riosto, non solo presentata con il
tennine tipico del dibattito in corso sul poema eroico, ma prolungata
in un nuovo discorso (l" onavo. sempre pronunciato dall 'Accademico
Traviato), «dove si va continuando il paragone del l' Orlando Furioso
con l' Iliade e l'Odissea» per conrrobanere e van ificare le critiche ri-
volte all'Ariosto - di mancato rispeuo al verisimile. di «laide e eliso-

.J.0) /d . pp. 253-270.


4 1) ln·. pp. 287-3 16.
90 t'.IARl.1\ tUIS1\ l>OGLIO

neste invenzioni». di «Offese alla religione cristiana», di spregio del


«decoro». di «bassezze e cose com iche», di «voci. frasi e numero»
sconven ienti , di eccessiva. «Spropositata moltitudine delle favole». di
groviglio inestricabile di episodi , di «azioni interposte senza opportu-
nità». di discutibili «machine ,per sciorre i nodi», di numerose «Con-
tradizioni», di «Soverchia lunghezza del poema» - critiche demolite
ad una ad una al fine di riaffermare più diffusamente la superiorità
deIl ' Ariosto non solo su Omero, ma su «ogni alt ro italiano poeta che
avanti gli fiorisse» e di proclamare la novità del Furioso, «di gran
lunga superiore al Morgcmte», addirittura «incomparabile» coi Trionfi
del Petrarca e la Commedia di Dante''.
Nella significativa aggiunta cli tre discorsi acquista particolare ri-
lievo il discorso nono (messo in bocca a un nuovo interlocutore,
l 'Accademico Rinascente) in c ui il Beni rifonde alcuni argomenti dei
quanro libri De hisroria stampati nel 1611. Innanzi tutto, l'idea che
«il fondamento del poema eroico sia la storia» e che «il verisimile
come verisimile sia forma e perfezione dell'azione poetica»"'. Poi. la
differenza cruciale tra storico e poeta individuata, secondo la prassi
dell ' Umanesimo, mediante l ' analisi dei relat ivi «uffici».
È «proprio» dello storico «raccontare le cose fatte e ciel poeta co-
me dovevano farsi», per cui la poesia è «Cosa più filosofica e pitt in-
dustriosa della storia», in quanto «la storia si sforza di narrare i par-
ticolari avvenimenti per appun to come son successi, sì che né ancora
nome cangia», mentre «i l poetta come quegli che li nan-a o come po-
tevano succedere o come dovevano succedere o anco come sono
successi - ma però sempre secondo il verisimile e necessario - im-
pone anco i nomi , sì come singolarmente si scorge nella Comme-
t!ia»"".
Conseguentemente tale differenza induce non solo alla regola cli
formare «differente e varia» l'azione eroica dall'azione storica, ma
fissa i l modulo del comparare Tasso, Omero e Virgi lio sul fuoco del
loro proprio «distinguere la favola dalla storia», fuoco che non solo
fa apparire chiaramente come l a Gerusale111111e sia «tessuta secondo il

42) P. BllM. C<J11t/Nll'<1:i<"'" di' Torq1u1to T<tJSQ ct>11 Ome1v t' Vìr1:ilitJ. lnslemt• <"(Hl /11 tlifestr
(/t//f't\rilJSUI parogmu1U) ad 0111ertJ, P;idova, a.
i\1:1,rtini, 16 12. pp. 2·62. Ai -~CllC diSCOl"$i
<.k ll'edizionc del 1607 seguot10. ton flUC>\'a nunk"r.'IZione ddlc pag.im:. l 'ou~1vo. il nono e il dt·
cimo. Ci10 (fall'csemphin.:: della 8iblio·1 ~:i Apos10Jica V:uicana.
43) fri. pp. so. 94.
44) /1•i. p. 95. Qui il Bçni riprende le jXlrolc dcl T.'l.Sso nel 1crzo libro dci Disrorsi dell"<11·u· 1>ot·1i·
t'a: «(jucllo che principalm\'nt~ c.·<>n:.tiluist·e e tlclcrmina l:l na1urn dcll:t poc!ii:l. e k1 fa dnJl'h.to·
ri:"t difl"c<cmc. non è il vcrw. con'le di""C Aris101clc 1... 1 ma è il eonsideral'e le co..~ non 001nc
st'>1)C) sl:uc. m:i in qu.:lla gub.tì c:hc do\•rtbbono csscn:. avendo rigu111'do più l<hlo r1ll'univcrsalc
"-"he all:i. \'Cfilà dc· panicolati•.. Dì$t.tJr':.fi ,/,•/l'arl'' pt1<'IÌCt1 1.•. 1. eit. p. 11 7.
T;\SSO «PRINCIPE l)ELJ..A rvtOOERNA POESIA.. 91

verisimile e necessario» ma. ancora. come il Tasso «resti a Omero di


gran lunga. a Virgilio in qualche parte superiore»''.
Mollo importante riesce anche il decimo e ultimo discorso (pure
dell ' Accademico Rinascente) su tre altre cond izioni essenziali della fa-
vola. cioè che «non sia episodica». che «sia maravigliosa». che «sia o
sempl ice o irnplessa»..., dove implessa comprende in senso lato la no-
zione di dispiegata e di patetica . E proprio la favola patetica diviene
per il Beni il segno distinti vo della grandezza e della modernità del poe-
ma tassiano, perché Goffredo, ri spetto agli eroi antichi , «piì1 alta sof-
ferenza dimostra, sì che le sue passioni rappresentano dignit11 maggiore
e maggior meraviglia muovono»''. Ma oltre che patetica, la favola della
Gerusalemme è anche «morata», fatta di «virtuosi esempi e precetti»
ani «ad ammaestrar l' umana vita e renderla costumata»; patetica, dun-
que. e totalmente formativa come non accade - o accade solo in parte
- nei poemi antichi, in specie nell' Odissea, sparsa di «esempi rei», cli
«vizi assai gravi», di «COSlu n1i plebei », di «fraudi , inganni, rapacità, in-
giustizia, crude ltà. impudicizia, avarizia, menzogna [...] tanto sonno.
effeminato piant0»" . In ultima analisi, la poesia fondata sulla stoiia in
cui il lettore riconosce, comprendendole appieno, le radici della propria
identità nazionale e del proprio appa11enere alla «cristiana gente», il
meraviglioso, con la fascinazione dell ' intelligenza e dei sentimenti, il
patetico. con la carica formativa del dolore e della sofferenza sono i
«segni» che fanno ciel Tasso il «principe della moderna poesia». ma so-
no anche i punti di forla di un modo di comparare che il Beni sviluppa
nei tre discorsi. in un continuo «pensare e ripensare» al suo lavoro.
L'aggiunta di tre discorsi ai sette preesistenti (mantenuti tal qua-
li), il lieve mutamento del titolo in direzione programmatica. raccor-
to maquillage delle prime carte con l' inserto di una dedicatoria", lun-

45) lbitle11t.
46) I d, pp. 101-102.
47) /d . p. 133.
48) /d . p. 153.
49) Cfr. i<>Opra. nota 42. Il Beni fece 1ogJiett le prime due cane da molli c:.cmplari dell'edizione
Pasquali e diede a riswmpare :11 tvfonini il frontc.spiz.io e lo prcfoz.ionc a cui :tg~ iu nse una lun·
g~ dedicatoria a Giov;ulni lii conte di Ventirnigli:i. Poi lc\'ò d:1.ll"cdi1ionc P;):squ:ui 1·ultim(l fo-
g.lio (n:gislro RR) con la fine dd di:.cors.o settimo e la Tavul;1delle t'Osé nocabili. so:.tilutndovi
r ini1io dcl discorso (Ml3\'0 e cominuflndo con nuova nurocrnzionc e rcgi:o.tro sino :ili:• ti ne dd
dc<: imo. do,·e collocò l;i T•h·ol;i,. com-datà delle "cose" dei tre nuC>\•i discol'Si. Non fece t1ui11di
una seconda edi ~i onc dci sene disc..'Of!(i già u.sdti nel 1607. nm aggiung.cm:Jo i Ire nuovi li pub-
blicò in numero di dieci. oo-n :ihm frontespizio e col l'K)mC dcl ~1 :\n ini che nel 16 12 era diret·
tore della S.tàmperia beni ~1na . L'ope1~7-io11e oon sfuggì ;tll'occhie> degli eruditi del Seucccruo.
Cfr.. in particol:'1.n:. A. Zii~>. An111Jla';.io11i allt1 BibliotectJ dr/ Fo11ur11i11i. V..:rK·l.ià. 1753. I. pp.
32S·J29. l)l)po la mone del Be ni, il ~l :utini ne ft."« una ri~tampa che u ~i nel 1627.
92 t>.IARIA tUISA OOGtlO

gi dal chiudere un percorso preludono a un ulteriore intervento, non


più sul metro del comparare ma nell'oHica di un commento «d i canto
in canto. quasi di stanza in stanza» del la Cerusa/e111111e, secondo un
progeHo cli indagine testuale e imenestuale per ridimostrare da un al-
tro punto di vista «l'eccellenza e perfezione» del Tasso «principe del-
la moderna poesia». Non a caso il Beni lo annuncia nella chiusa del
discorso decimo, a sigillo dell 'intera opera, segnalandone il peso tra-
mite il ricorso a una figura retorica «convenientissima» come la me-
tafora del la nave. Infatti «solcato il pelago della comparazione», non
resta che passar a «riconoscere ed esaminare» il poema tassiano «di
parte in parte [ ... ] non con distinti discorsi. ma con alquanto più ri-
streHo commento»"'. Un commento pubbl icato quattro anni più tardi ,
preceduto da pagine introduttive che si rifanno continuamente alla
Comparazione e che credo vadano leue nella prospettiva del passag-
gio dai fondamenti teorici del discorso accademico alla maniera piì1
scolastica, al lo «Sti le più moderato e temperato» del l'anal isi testuale
a scopo espl icativo sub specie storica, linguistica, metrica, con un
corredo di «ampie, copiose annotazioni» per indicare le fonti classi -
che, le riprese dal Petrarca e dai petrarchisti , e con la «necessaria»,
debita sonolineatura del la peculiarità delle immagini. dci toni, degli
esiti " modem i" della poesia tassiana" .
Del resto, il passaggio dal discorso accademico alla «Spiegazio-
ne» del poema come mappa di «segni della moderna poesia» , come
nodo di figure, attese e ansie del presente, come icona della modern i-

50) I d . p. 158.
51) Il Gt1ffn:do ln-ero In Gien1salemmt' lilx·nH<t del Tas.\'O col t''1mmt•11to del Ht'ni. /Jt:1\'e 11on s11ln·
111e111t' si dicliium qut:s''' 111Jl'1'/ fH?e11111 e ,çi l'i:i·o/\tu10 1·ari dubbi(' 01>posi:it111i r(m spù•Jttlrsi h·
:s1u• w1ghe i111iw:.ù mi. ('d iruo111111a /'ar1ifich1 11111". 1/i 1x1r1~ i111x11·1(•, nm "'"'"'" $i P""'C'""'
c·o11 0111(1'(.1 ~ Vtrgi/io, 111QS1r(u1d1> ~f,e gù1nga (1/ so11m1() t' 11t•rr..·ìi> /1'>SM• e dt'11bn ricert•rsi pt•r
t'S.f1•1111>it1 t' idt•f1 dell't•n1ico ptH!l1W. Padovn. r~. l~ob;c:ua Crivcllnri, 1616, pp. 8·9. L'opcrn. di
ohi-e mille e duocemo pagine. dedicaia 3 Fedirl;tndo Ge>nzag_;1duca di ~·l anto\':1 e del ~1 onfcrra·
10. 3VC\'a susci1:i10 enomte :tllcMt conll! npp:trc anche da un:1 kuera di G.aliloo. già cit:.ua dal
$('tassi: .cii comnle1ltC> del Beni \'iene aspettato an.sios.arncnte da tulli gli cn1diti ... Nel 1626 fu
ris1ampa1a da Ga:;.paro Cri\'cllari, con dedica a Nioolò Sapicha. signore di Polonia. Nel 1625
lo stesso Cri\·èllari ne ave\'a proposto un'edizione di oltre .$Cllcc~n to p;1gìnc-. dedicata a Urbit·
no VII I. con lo i:1csso tito!Cl seguilo dnlla pnxisazionc Dr>W! ìl Br11ì. '1lln.· U mlgliorur i11 q1u•.\'f(1
$('('(JJ1d(I sum111t1 w1ri luughi. ct1111111e11ta di pirt i dit•t·i 11/timi t't1111i. ro11 f''1ggi11111" di un" t'tJpio·
$ rt Hn"Q/(1 eh ·.,rd molto rl",'iith·r(ua. Il comme1 no. però. arriva l!>i1~0 tilla lii'e del quinto canto. Il
Scg,hei.ii e il St.-r:ts~i. Wcisi 3 c<1mpicntc fa pubblit:a1.ione, ne cercarono invano il nt:moi:critte>,
rorse und:uo perduto. Cfr. P. 1\ . Si::1tASs1. Vitti di 101'(1111110 Ttu.111. Fir<.·nz..-. Bai1>èr.i e BituK"hi.
1858. 11. pp. 39 1. 39.S-395. Le tre edizioni del conuncnto prcscn1:i1)() un {CSI<) pressoché idcnti·
C.'.1.l. l.-"Oft qualche \'i~1 os.:1 diffcr1.·nza nei fro111cspit i e nelle dédic-a1orie. Nun è mK1 M:Opt•.ria: il
follò è rilc\'itlO da T. FRIGlL"'•· in L. l..OCAlt:LI 1, llìbliograji11 u1.ç~·i(m<1. ~1nc q~1:ina. n, 68:? e dal
C:\lalogQ Lii rarro/10 t(1.f#t11111 drllct Bibli<JIC•t·a Cfrir" ..A. /l1ai • tli fl<'rJ:a11u>. n c. di L Chiodi.
Bergamo. Uibliotcc-a Ci"ica. t<x>O. nn. 692-69·~. pp. l.JJ . J.JJ,
TAS..ot;O .. PRINCIPE DEtl.t\ 1\10013RNA POUSIA .. 93

111 con le sue lacerazioni e i suoi dilemmi, è evocato da l Ben i s1esso


nell'ln1roduzione al commen10, vera e propria premessa che riprende
il fi lo del discorso accadem ico. Richiamandosi - e rinviando di coni i-
nuo - al de11a10 della Co111parazio11e. a quanto «s'è mosira10 assai
ch iaro». i l Beni riconsidera i11 li111i11e le ragioni della gloria di Omero
e di Virgilio e «i l vero» della superiori1à del Tasso. «principe e cori·
feo» dei poe1i epici per «il sommo» della Gerusalemme. «esempio e
idea dell 'eroico poema» e insieme «Specchio» del moderno come
«perfezione e cu lmine» dell'anlico" . Nel riesporre «in succ into» le
«lodi» e i «biasimi» dei poeti antichi il critico accosia, con un ahro
1ipo di paragone, ai mili di Omero e Virgi lio. di cui varie ci11i1 a gara
si arrogarono la patria, il mi10 del Tasso, accollo dai maggiori princi -
pi d' halia, applaudilo da doni accorsi d'ogni dove per vederlo e
ascol1arlo, conteso dalle pi(1 famose Accademie, leuo e amm irato
«con incredibi l plauso»" . Agli scenari del passato si sostituisce così
la scena del presenie, nell'epifania di un mito moderno, del poe1a
«ilinerante» che «pratica» tra co11i e Accademie, la cui vicenda bio-
grafica si presen1a 1eairalmen1e all' immaginario dei lettori anraverso
le figure delle sene ciuà «madri»: Sorrento dove nacque, Bergamo
dove fu educato, Padova dove apprese «le più nobili scienze e donri-
ne», Ferrara, dove fu ricevuto alla co11e es1ensc e dove compose la
Gerusalemme, Napoli che fu «soven1c caro nido». Urbino con il Me-
tauro, dove «giovaneuo fece dimora e pianse con dolce tenerissimo
scile la perduta madre», i nfine Roma. «la regina del mondo», che
«nelle sue prime sciagure lo raccolse, lo nudrì e nelle prime ani libe-
ral i lo erudì fanciullo» , che «in vari 1empi gli fu poi molle volle ricet-
to». che «Sopra 1u110» l 'accolse in età matura «sollevandolo dalle sue
penose pe1turbazioni, sì che nel grembo di ques1a regina passò giorni
più l ieti e in ques10 finalmen1e spirò e depose il suo morialc»"'. Di
proposi10, prima di sviscerare sul tes10 del poema, di oliava in ouava,
!'«artificio dell'invenzione e dispos izione» e la «fabrica perfetta
dell 'elocuzione», prima di «penetrare i recessi del sacrario della mu-
sa» del Tasso. «principe della moderna poesia» e «principe della no-
stra l ingua». il Beni consegna all 'i mmaginario colle1tivo il mito del
Tasso «gran poeia» e insieme personaggio «di grido»"'.
L' immagine del poe1a malato. vi1tima della sua «infermi tà e per-
1urbazione», si accampa, varcaia la soglia dell ' ln1roduzione, al centro

52ì /\';. p. 9.
53) "';. p·p. IO· I I.
54) ll·i. 1>p. 12- 14.
55) ,,.;, pp. 14· 15.
94 MARIA LUISA 00Gt l0

del discorso su l titolo che precede il commento teswale dei pnnu


dieci canti a guisa di corn ice. quasi a proiezione di una sensibilità in·
tima al Beni, di un ricordo personale. di una memoria autobiografica
immanenti al commento prima di diventare realtà compiuta della no-
ta o della chiosa. Nel ·ragionare· sul titolo geminato Il Goj]i-edo o ve-
ro la Gemsalemme liberata che «rende ch iarissima tuua l'azione e.
l'argomemo», i l Beni, alludendo alla scelta ultima de l Tasso di «chia-
mare il suo poema Gerusolemme co11q11isto/a», confessa che «Tor·
qua10 ebbe pensiero di aggiungere e mutar alcuna cosa del primo
poema e che di più a ciò fare si diede i n tempo che la mente e il giu·
dicio fu men turbalo». E subito precisa: «ma che egli avesse disegno
di venire a tanla e tal mutazione quanta e quale appare nella Co11<111i·
stata, non dee stimarsi». Contestualmen1e la dichiarazione perentoria
è ancorata al vissuto autobiografico: «io che in Roma v idi benissimo
l occasione della Co11q11is1a1a e andai osservando, con vederne in
penna buona parie, i suoi progetti e lo stato del l 'autore ancor egro e
infermo, sì che e per queste cagioni e per altre ebbi piena con1ezza di
ial mu1azione, darei di ciò pieno e largo ragguaglio e farei chiaro co-
me né con menie in tutto sana, né con i mera elezione cangiò i I suo
poema»,.. TI ricordo del Tasso «infermo e penurbato», se orienta a
priori i l giudizio critico. sancisce - sulla scona dell'esame delle va-
ria111i relative all'amore di Tancredi per Clorinda. alla rassegna delle
genti d'Italia dilatata da quattro versi a trenta stanze - la legit1imi1à e
la perfezione della Liberata con la recisa condanna della «mu1azione
del primo poema, avendo io questo solo per legillimo e perfetto»" .
Il profi lo del poeta «egro e infermo», che i l Tasso stesso conse-
gnò alla prosa sorvegliata dell'epistolario, presiede all'interpretazio·
ne del la Gemsolemme così come la memoria autobiografica del Ben i
presiede al commen10, un commento che privi legia, o megl io giudica
«legittimo e perfetto», solo il «primo poema», affermando una posi-
zione e una 1endenza critica destinate a dur11re si no alla metà dcl No·
vecen10. li mito ·moderno' del Tasso fissato dal Beni nelle pagine in -
trodunive al le annotazioni agisce, con il ricordo de l comune segmen·
to di vita romana, da filtro di lettura della Gerusalemme. Congiu111a-
mente, la perfezione del poema accenaia comparando e il personag·
gio mi1ico del poe1a assurgono a immagine simbolica del moderno.
In un tracciato i11 pmgress si compie il cammi no del discorso ac·
cadem ico beniano dall ' uso del modulo del comparare come «SOStan-
w della dimostrazione» della superiorità del Tasso su Omero e Virgi ·
lio all ' idea di moderno come «perfezione e cu lmine» del l' a111ico.

56) /n'. 1>P· 21 ·23.


57) /~{I). 26 e. <.'tllllplé'.!-~i \';llnC lllC. pp. 23~ 26.
TASSO •PRINCJPE OF.l.J,..,\ ~IODF.RNA POESIA,. 95

alrapcnur:i divulgativa del commento basato sui prc~upposti teorici


della Comp<mdone. con la scelta di un impegno non più o non solo
rivolto alla ristrena élite dell'Accademia. bensì all-.•univen.o» dei
lcnori . Ma con questo commento che richiede un apposito sllldio sia
per il rnglio. le finalità e i risvolti, sia per l' incidenza - ancora mollo
da verificare" - nella sto ria della fonuna dei commenti alla Gen1sa-
lemme. si c11tn1 in un nuovo capitolo. non tanlo dell'apologetica del
Beni quanto dcli' esegesi testuale del poema tassiano, che va oltre i li-
miti dcl mio tema.

58) Anche :-e un:i !\01111 d1 :1pproccio. \.'On una sceha ~u?.ialc di 1>•l'>SI (cire;1 160 11aginc co111ro le
1217 dcl 1.'{lnuncn10 bcniano) ~ ~lala ten1ata di n"C~nl e dit S. TOMA\\UO, f,' ../lc>tuir'11 ", tu/ r.st•m·
pio, '/iHJt>,. /Jrnl. 'f\,l'int>. Gcnc!>i. 199.I, in un'cdi1.iQnc che • rinco1Tr un'tcdo4kn han.lCca non
••lloC>Jlim.1da i111n1n'IJ.!i"ltti c.'1iteri n•O<kmis.1iC"i.. (p. 53). Il florilegio delle ..,,1111i (orli dcl com·
nu~nlO• \'li da p. 55 :1 I' · 217,
G1Nf!TTA Auzz,,s

LA 'RACCOLTA' DELLE
«RIME DE GLI ACADEMICJ ETEREI»*

A solennizzare con degna pompa la ricorrenza dcl terlo anno di


vita del lo ro sodalizio (aveva visto la luce il Capodanno del 1564) i
giovanissimi soci dell'Accademia Eterea, ossia dell 'aristocratico ce-
nacolo voluto ed ospitato con mun ifica intelligenza da Scipione Gon-
zaga nella sua dimora patavina. a festeggiarne d unq ue l'anni versario
del '67, fecero uscire per le stampe un sofisticato volumetto dal titolo
Rime de gli Academici Eterei, nel quale essi avevano provveduto a
riunire il lìor da fiore delle creazioni poetiche nate in seno alla loro
ristreua conventicola'.
La scelta di pubblicare una raccolta poetica cost ituisce un evento
di per sé niente affatto straordi nario, sia perché rientra nel sistema tra-
diziona le di diffusione dei testi in versi. sia - anzi sopranuuo - in rap-
porto allo sviluppo spellacolare del libro di rime nel Ci nquecento. Pe-
rò, nonostante il proliferare potenzialmente contagioso, epidemico,
delle sillogi. la decisione eterea non può essere giud icata tra le più
scontate. Le forme di a11ivi tà colle11iva sono connaturate alla ragion
d'essere medesima dell'istituto accademico. di q uello cinquecentesco
in particolare, in ordine al legame serrato con la «tendenza espansiva
e associativa»' - com'è stata definita - caraueristica della società Jet-

• Qoes1c pagine d'oc-casionc \'Cngono pubbli(.'11tc t.'O'.'Ì rotnc sono ~L:tl c lette (\'i sono s1:11i :tg·
giunti solo akuni esscn1.iali rinvii bibliogt;tfici in not:i), e penanto delta pcimiti,•a comu1,ica·
:1,ionc orale c.;sc c()nservano anche il c:lrattcrc prov\'ise>ri<>. ipolclìco.
J) Cfr. Ri11u• de gli J\c<1de111ici Eterei. s.n.1. ltna P:1do\·a. Cornin da Trirkl. t567J: se ne veda ora
r cdizionc critica (P:tdova. Cedam. 1995) :1 c . di (ì. Aui'1.:I.!> e ~·I. Pa<;torc Stocchi. L'On irurodu-
zione di A. Daniele. Per fo storia dcli' ACCOOemia si roofronri in,•ec;e in ques-10 s1e.sso ''Olu1nc il
COnlribulò di V. Zrici:arià.
2) C. Dt0.....-1som. Lu lt•11t>r11111nt i111/i<11w ut!ll 'tt/; dt.'I Condiio ,lì 1i't1110. in Get>g1'(tji(1 t: s1oria (/(•/·
/(I ft•uenuura i1a/it11w. Torin<>. Einaudi. 1967. p. 191: a qut-~"lO sa.gg_io del Dionisoni. dt~I resto.
98 GINETTA AUZZ.AS

teraria nell 'epoca del Concilio di Trento. E di questo operare in comu·


ne il modello, la manifestazione eminente. l'espressione universal iz-
zante sono costituiti soprauu110 dall 'esercizio della poesia in quanto
essa vale, si propone d'autorità come discorso su ll 'uomo. Però. se la
lett ura o la declamazione di versi rientrava nella norma del rituale ac-
cademico - lo statuto degli Eterei, ad esempio. prevedeva in chiusura
di ognuna delle due tornate seuimanali la dizione di poesie da loro
composte estratte da un 'urna' - parrebbe ci fosse la propensione. tuuo
sommato, a trattenere entro la cerchia dei soci quei pa11i leuerari.
Gli strumenti di cui possiamo avvalerci per ricostruire la storia
delle accademie ci nquecentesche non sono - ahinoi! - troppo soddi-
sfacenti e la bibliografia relativa alle raccolte poetiche è - come ben
noto - ancora parecchio carente. Tuttavia. su lla base della documen-
tazione disponibile, sul fondamento in particolare dello spoglio della
sezione dedicata dal Quadrio al libro di poesia, del moderno censi-
mento delle cinquecentine ital iane e, soprattutto, della farragi nosa ma
pur sempre ricch issima - la più ricca a tutt'oggi - Sroria delle Acct1-
demie del Maylender', l' insieme che ci si prospetta induce ad asse-
gnare una po11ata senz'altro modesta al fenomeno dell 'antologia liri-
ca intesa come diretta emanaz ione accademica, dato che, lungo l'in-
tero arco del secolo, i volumi collettanei di poesie volgari a stampa
patrocinati da altrena,1te accadenùe oltrepassano di poco la deci na' .
Inoltre, fra di essi , soltanto un manipolo molto ristretto corrisponde
al caso del sodalizio che in forma per cosl dire ufficiale faccia circo-
lare all'esterno il saggio del proprio lavoro letterario•. Le restanti

le presemi pagi1lc. benché rncit~mcntie. sono debitrici souo pii• di un riguardo. come ixirc Jo
sono nei confronti degli studi di A. Quondam. rispcttivamt'ntc: Pe1nut'l1i.J.1110 me,/ia10. Pt'r
""" critict1 dcllaformtt tr(mlt>logia... Roma. Bulzoni. 1974: la lr1ttM11u<1;,,1ipO,flrafi<1. in ltt·
1rr<u1u•a iu1/ia1u1. dir. d3 A. Asor Rosa, Il. PrQdu:,ionr e co11.~111no. Torino. l!in:1udi. 1983. pp.
555--686: Jn1r<H111:.io1w (~· q11<1/cosn d't1ltro). in Il libro di /XJt•sù1 dul oopiJta al 1ipogrtifò. a c.
di ~1 . Saniag~rn e 1\ . Quondmn, ~1odcna. Edd. ~mini, 1989. pp. I-XXII.
3) Cfr. S. GO}<ZA<IAE cardinalis Com1111•11rt1rionu11 s11i1r11m ren1m 1... 1. Roni.'l, S:1lornonio, 179 1. p.
37 (di qucstn cdi:done ~i pub consullare lu riproduzione anaSl<'tlicu con LrnduLÌOnt e co1n1neino
i1~ S. G0."17~\GA, A11tt>biogroji(1, lmrodu1ionc e uaduzione di D. Della Tco,,;11... 1. ~1odcm1, !;:dd.
P:tnini. 1987).
4) Ctr. F. S. Q1,1AQ1uo. Dt•tl" sroriu e dt·lta n1gio11e 1/i ogni /Xk':>ù1 1... 1. t\'1ifano. Agnelli. 1741. Il.
l'l'· .l47· 391: Ismuro CV-TRA•Ji P{R u. CATALOGO ll'.... teo UELLe 81BUOTF..C11E ITAUA..'IE 1... J. lt.• e1li·
:1.11ti italit111t' del XVI .secolo, RQm11, s.c .. t99()1. I ; r-.1. r-.1A\'lJ:.."Ul•R. Sroria delle Acnu!t•m;e
11"/tlllia. Bologoa. Cappelli, 1927.
5) Ad essi ne va aggiunto uri paio di 111atioscriui (cft. ti-1. ~·IAYLENDUt Stori" 1•••). ci1 .. I, pp. 372·
374, e I l, pp. 218·23 I ; ;.lcuni, pochi a Itri, :i qarnpa, wnicngono invece canni l:ttini).
6) Vnlc ~dire, ohre alla rnocolu1 degli E1crci, <1ucllt: degli Accesi di l>:ilcrmo. degli A01dati di l~1 -
\1ia. dei Geluti dj Bologna. degli lntenli aoc.,'Cra di Ptivia. degli Océulti di Bttl>C'ia; cfr. rvt. i\1r\\'-
Ltir>l'.ltR. S101'it11 ... ). cic .. nlle \'OC:i rispcuivamcn1c dcdiC'11lc nlle singole :w.x·:1dcmie.
I.A ' RACCOLTA' Ohll h ·RIME OECi~I ACADb\llCI hl loRhl• 99

pubblicazioni. al contrario. app:iiono dcterminme all'origine e suc-


cessivamente indirizzale. secondo una con~uctudinc dcl resto assai in
voga. alla celebrazione di eventi contingenti, per cui ecco venirci in·
contro le svariate raccohe. per esempio. nella 111Qrte tiella Serenissi-
ma Maria di PQrtogallo (Parma 1577. Accademia degli Innominati).
nella crea~im1e del Pontefice Gregorio XIV (Bologna 1572. Accade-
mia dci Selvaggi di Ravenna). nelle no~e <lei/i signori Lndo1•ico Vi-
starino et A11relio Sorbellona (Milano 1599. Accademia degli Im-
provvisi di Lodi). etc. Infine. di tulle queste sillogi. appena tre. a
quanto parrebbe risuhare. precedono nel tempo le Rime degli Eterei:
Sone11i de gli Actulemici Tmsfomwti di Milano. Milano 1548: Rime
de· Signori ltwaghiti Academici Mmuomni in morre di Monsignore
Hercole Gon:.aga. Mantova 1564: Rime de gli Academici Affidati.
Pavia 1565: mentre una sohanto - le lagrime de g/'J//11strati Acade-
mici di Casale in morte del/'il/11strissi11111 et eccellemissima madama
Margherita Paleologa d11chessa di Ma111o>'a e marr:hesana di Mon-
ferrato -è loro contemporaneo. cioè datma Torino 1567.
Ora. la genesi e la realizzazione delle Rime degli Eterei sono av-
volte in una densa nebbia (basti pensare che solo mollo di recente.
dopo reiterati tentativi a vuoto. si è potuti giungere a formulare
un'ipotesi attendibi le su l nome dello stampatore. taciuto nell'edizio-
ne)'. Tuttavia, non sembra al tutto interdcno arrivare a comprendere
come si sia potuti pervenire :id elaborare il progetto, che sarebbe
dunque inusuale. dcl volume collcttaneo. e cosa si sia inteso attuarvi.
Per cominciare, in primo luogo, seppur mini ma. non sarà da sti-
mare ciel llltto insignificante la circostanza che il patrono e la mente
del gruppo. Scipione Gonzaga. nel 1567 poteva vantare al suo attivo
un ' altra precedente affi liazione accademica in quanto membro (vi si
nomi nava r Affannato) degli Invaghiti. il sodalizio costituito a Man-
tova. nel suo palazzo. fin dal novembre dcl '62 da Giu lio Cesare
Gonwga. e che proprio in seno ad esso il futuro card inale aveva po-
tuto sperimentare già nel '64 l'i niziativa della raccolta poetica con
quelle Rime appena ricordate in morte di Ercole Gonzaga. in cui
compariva anch'egli con ver~i accorati'. e che penanto se ne sia potu-
to ricordare a Padova e gli sia stato facile e naturale additarne
l'esempio. Del resto. il Gonwga. nella sua autobiografia. quando gli
accade di riferirsi alle liriche pubblicate in sede eterea. è vero che
non dice nulla che possa illuminarne la vicenda. ma dalla pagina

7) C1T. ~I . ~IM.iU"'-'•· Snll'«l1:.«lftt' Mlltt Rune dc eh Aradtm1C1 Etttri tkl 1567. in •Ani e ~le·
monc dcll Aceadmu.1 P;.1.1\HU d1 Sc'K"nlt Lcnm ~ At11 1--1•. ~1e~ <klb Cb»c di
0

Scic-RlC ~1orah l.t1tttt cd Ani. A A 199,·1994. CVI. P. 111. pp. S··:?6.


8) Cft. ~1. ~'"'lL'"DlR. Sulrln I .J. c:1t. lii. p. l6.l
100

sprizza un così malcelato orgoglio che riesce pro prio difficile impe-
dirsi di immaginare che la loro ideazione sia potuta dipendere in mi -
sura non trascurabile dalla volo ntà di chi, oltre a tutto. dell'Accade-
mia era magna pars' .
Più ancora. Ha sempre grandemente colpito quanti si sono acco-
stati alle Rime degl i Eterei la loro politezza, e la medesima ha indotto
a supporre la presenza durante l'allestimento di un redattore straord i-
nariamente abile e scrupoloso, il quale, d'altra parte, proprio per l'as-
sidua vigi lanza esercitata stentandosi a fissarlo in qualche oscuro cor-
renore di tipografia, avvertendosi al tempo stesso il bisogno, quasi
l'obbligo, di focalizzarlo in un personaggio di primo piano. è stato
individuato di volta in volta nel Tasso stesso. in Guarino e nell' Ata-
nagi. Sennonché le prime d ue candidature. q uamunque suggestive,
non parrebbero poter reggere, essere sostenibi li. Al Tasso si è pensa-
to per alcu ne frasi che si leggono in una lenera non datata al cugino
Ercole:

Se desiderate esser raguagliato del mio stato, sappiate ch'io mi trovo a i


servigi del cardinal da Este, e e' ora sono in Padova per alcuni miei negozi
particolari. e che andrò fra pochi giorni a Mantova[... ]. Si stamperanno fra
pochi giorni le Rime de gli Eterei, ove sa.ranno alcune mie rime non più
stampate'0 •

Ma il cenno ai «negozi particolari» è - a nostro avviso - troppo


vago, neutro, perché sia lecito riconoscervi r allusione a un coinvol·
gimento direno del poeta nell ' impresa eterea" . Quanto a Guarino, il

9) Cfr. S. Gos'/.AGAE! ( ..•J C<m1111t111t1ric>n1111 '"'"''"" n..•rum [ ... I. cit•• pp. 37·38: ·•Ptrnc1is iis <1uac
"d grn,•ioro pcniniercn1 s:1udin, si qun cam1in:1 l-:uim.> :tul Etrusco $Cnnone conscripla in an:u·
l:un 4uand:un od hoc ip:tum m;·1jori cathedl'ae appositam injwa fucmnt. ex1mhcba1uur 1!l clata
voce ab eo qui Acadcmiac cra1a sccretis 1... 1rcci1ab.1n1ur. Q\rnc rcs. uti auditon.-s. qui fcnne
::idcrnnt frc<1ucntÌs$.imi. nòn mediocriter oblectabat. sic 1ande1n aliquod :-ui 1oonunk1Uum po·
s.tl.'ris telinquendi universa(: Aca<lcmiae occ:1sioncm pmcbui1. Cum cnim id aJi<lU:)ndO in con·
sulrn1ioncn1 vcni.'>sct \.'idcrcnturque orJtiones aliaeque troctatìones :tb Acadtniici.s habi1;1c diii·
gen1iorein a1que exac1iorem postulare censumm quanl qu.ae brc\•i 1cmporis ~patio adhibcri
possct, statucrunt l"<lcndns esse puctìcas l~ntum lucubrutionci>. cx iisquc. non Llllinai>. ~d quae
TuS(.-0 setrnone oonsrnb:ult. llaque. selcc1is paucls quibusdam. cn qu:un emendatissime 1ypis
cudcndri curnn1n1. Ex1:11libcllus sub hoc 1i1ulo: 1-\ c:ade1nicorum Ae-lherorum Cormina».
10) U h•ut•re tli T. 'rASSò di.spt1s1e JH'r tJnline tli lf•mp11 t•fl illwarate tla C. (ìu:tsti. I. Firtnzt. Le
Monnier. 1854. p. 15 (d'orJ. in poi lellt'l't'}.
11) Si cfr. per qucsrn. intcrprl!-la~ione sop1'tlnu110 T. TASSO. U """'- Edizio11c cri1i 1..~ su i moooscrit·
1i e 1e a01i 1.~hc S.ULmpc o c. di A. Soleni, I. llihliognljit,, H<>logn:1, Ro1n:1gnoli·Onll 'Acqu:i.
1898. pp. 196-197: I.. CAMUrn. Vt•r,'l·i git1nmili tlì 10rr111ul'11(1.u 'lJ. i11 S11uli s11ltt• rime• dc/ 'Tl1!;SQ.
Roma. Edd. di S1orfo e Lc11crn1urn, 1950. pp. 9-112et35· 193: 17·1~ (risi. :1n:is1. con com.-1.. e
:1gg.. il'i. 1973): cfr. ~111d1e T. TASSO. Ri'mc- •t.'leret... a t . I.li L. C;iretti. Parma. &kl. Zar.1. 1990.
la c-ui Pv,'rf":,iont• - pp. XLIX-LVIII - riprende quc-sco \."t)lltribu10.
LA ·RACCOLTA' OELLE · RIME DE GLI ACADEMICI ETEREI• I0 I

suo nome è stato avanzato senza ne fosse prodotta i 11sieme pezza


d'appoggio alcuna" - che per altro parrebbe 11011 esistere - e pertanto
sembra arrisch iato insistervi. PiÌI persuasiva, al contrario, appare in
ultima analisi, l'ipotesi di un intervento dell'Atanagi, ad avallare la
quale opererebbe il brano della lettera i ndirizzata dal Tasso a Luca
Scalabrino il 24 maggio 1575 in cu i. discettando di questioni formali
intorno all a liberata, il poeta così si esprime: «Rese. So ben io che la
nostra accademia padovana ne la revisione de le rime, instigando
l'Atanagio, l'escl use da le Rime Eteree [ ...l»". In effetti, il breve ri-
cordo tassiano appare piuttosto espl icito, e già di per sé quindi fareb-
be propendere ad i nvestire il grammatico di Cagl i di responsabi lità di
un certo peso nel la redazione del volume. Ma. se mettiamo i n conto
pure la circostanza che il suo arri vo a Venezia qualche anno prima
(sul finire del '58) era avvenuto al seguito di Bernardo Tasso. il qua-
le, essendosene pure giovato tempo addietro per la correzione delle
lettere, lo aveva fermamente voluto come revisore del suo Amadigi
(tanto fermamente da solleci tare gli interposti uffici dello stesso duca
d'Urbino per convincere il malandato Atanagi ad allontanarsi dalla
cittadina natale dove si era rifugiato per curare i non lievi acciac-
ch i)" ; se facciamo mente locale sulla specificità, significativa per noi.
di queste precedenti prestazioni; se teniamo presente che. ancora con
Bernardo, i l quale ne fu cancell iere, egl i cond ivise, in veste di segre-
tario, l'esaltante stagione della fugace Accadem ia della Fama". men-
tre a Torquato lo possiamo osservare premurosamente vicino fin da-
gli esord i della carriera poetica, se è vero che lo volle accolto tra gli
auwri accuratamente selezionati riuniti nelle sue Rime del '65": se
notiamo inoltre la pi[1che probabile frequentazione per parte sua pu-
re di altri Eterei, visto che i l Pignatelli, i l Gradenigo e il Bonagente li
incontriamo tulli e tre nelle Rime da lui date in luce per Irene di
Spil imbergo" : insomma, se uniamo tutte queste schegge indiziarie (le

12) crr. V. 1)1; l\·1Al.Ot;. /..,(1 ll'(ldiz;o,,e dt'lltt Rime taSSit11lt' Ira .\'Idria e le$Rt'"(/O, in ;;cFilologia e cri ~
Lic:1•. 9. 1984. p. 2.l5.
13) I.Atte~. cii.. I. p. 80: ecrr. A . DA~1e~ Il Ta.s.w1 e /'Acc11d~111ia degli Et(~1'. in Ct.1piloU u1ssia·
uì. Pnduva. Antenore. 19$;\, p. 19.
I.i) t:fr. Del/" lt'llertt di M. B. TASSO (... j. P:tdov:1, O. Comino. 1733. Il. 122 e 138. pp. 337 e 376·
378: ~. anche I). ATANAOI. Rime 1/'ent<,mìt> e morte. a c. di G. Dc S.anti. Anc-on~t. Edd. l'As1ro·
gallo. 1979. pp. 65 e 145: A. St>1J1R'r1, Vita di 'Tt>rqtwu> 1'us(), I, Torino. Loeschcr. 1895. pp. 3J
<38.
15) crr. ~I. ;\1.A\'lll'l)[ft. Storia( ... ). cil., V. p. 441, e I). A TA:o;AGI. Rintt 1... 1. Cii.. i>· 145.
16) crr: Vt: I(' rime (/i di\'('r'J.Ì 1111bUi /Wt'li lt>Sallti rtU'C(J/ft• d11 ~·I. o. ATASAQI, Libro t 1... 1. Venezia.
I... ;\ VtlnZù. 1565.
17) crr. Rimt• di ,un~rsi 11obilb,·,ti111i t!I c'Ccelle111i.sJimi fllttOri ùt m()rt(! 1/ c/111 Signortr lrcnt• dtlf<' Si·
g11orr dl S11illmbetg(1. Vc.·nczia. G. e (i. Guerra. 1561.
102 CilNETfA AUZZAS

quali, d'altronde. appaiono comunque ri nviare ad un cl ima indubita-


bi lmente improntato a una genera le familiarità), non sarà azzardato e
neppure troppo inverosimi le giudicare che la ch iosa del Tasso nel la
lettera allo Scalabri no possa adombrare, riguardo la revisione delle
Rime eteree, qualcosa di pit1di una chi amata in causa occasionale e
sporadica nell a persona di quello che doveva allora essere sti mato
per largo consenso un consulente espe110 e di grande prestigio. D' al-
tra pa1tc, si n dall 'epoca del suo approdo a Venezia I' A tanagi ave va
intensificato l' allività editoriale con operazion i di sempre pit1 cre-
scente impegno. tra le quali spiccano, nell ' ambito delle opere d' in-
sieme, la cura delle già ricordate Rime in mo11e di Irene di Spilimber-
go e del primo libro delle Le11ere facete e piacevoli di diversi uomini
grandi e chiari e beg/'ingegni'' , questo e quelle usc iti entrambi nel
'61, e che cu lminano nel ' 65 quando lo troviamo attendere alle an-
ch'esse citate Rime di diversi nobili poeti toscani. Come, pertanto,
sollrarsi alla tentazione cli pensare che un qualche incoraggiamento
per la progeuazione stavolta della silloge eterea non sia potuto di-
scendere anche da lui, non sia potuto procedere da un letterato la cu i
provata competenza nel settore dei col lellanea a quella data è facile si
trovasse ad essere universalmente riconosciuta?
Ma, se così fosse, chiudendo a questo punto il cerchio, sul lo sfon-
do delle Rime de gli Academici Eterei si verrebbe a profi lare da un
lato la suggestione del complessivamente isolato modello mantovano
introclouo dall'Invaghito Gonzaga (cu i possono aver dato man forte
il Bonagente e i l Gabrielli, pure essi collaboratori del «lempio» per il
cardinale Ercole, come anche il Pusterla, un altro Etereo, che compa-
re ugualmente nel volume celebrati vo, e che sappiamo, per di più, es-
ser anche appartenuto all'Accademia mantovana)", dall 'altro lato, in-
vece, la prospeu iva dell'impresa dei giovani accademici patavini
sembrerebbe aprirsi, per il tram ite dell' affacciar visi dell ' Atanagi, sul
fenomeno veneto del l ibro di ri me, nel senso che nella sua rappresen-
tatività, nella sua veste di protagoni sta, egli ci conduce entro il cuore
stesso della lussureggiante fioritura di si llogi poetiche che si veniva
allora spandendo per Venezia, in particolare schiudendocene la porta
le sue Rime del ' 65. una crestomazia esemplare che sigilla idea lmen-
te e insieme concretamente la stagione più luminosa e matura per
questa categoria di libri. per questi strumenti di comunicazione nuo-
vamente adonati dalla repubblica del le lenere.

18) Cfr. Dr le lntl're fiwete et pi<1t't!\'Qli di rli,·t•rs; 11(lmi11i g1·cmdi N d1ian' <'I h(•J,:l'i11~~1:11i. Libro L
Vcnçii:t, l). Z.1llit"ri, 1561.
19) Cfr. qui sopra 1>. 100.
I.A 'RACCOl.T A' DEI.I. E · R"IE DE GLI ACAOEMICI ETEREI• I03

lnfaui. se è vero. e già più sopra lo si è accennato, che la raccolta


poet ica di per sé non è estranea, anzi rientra in un metodo tradiziona-
le di trasmissione dei testi in versi e che non bisogna eccedere disco-
noscendone una certa contiguità con gli antecedenti umanistici e
quaurocenteschi. le antologie del Cinquecento, però. conlìgurano in
buona parte uno scenario mai datosi prima, giacché esse rispecch ia-
no. nel presupposto di una mutata situazione globale della società let-
teraria, un diverso senti re nei confront i della pratica della scrinura.
Specialmente le antologie venete: le quali. oltre a mostrare un'atti-
nenza relativa con quanto viene prima, la sve lano pure con ciò che le
affianca.
Questo perché il loro tipo esemplare - su lla linea delle giolitine,
per i ntenderci - è il frutto del connubio tra istanze pragmatiche e op-
zioni cultural i particolari. anche inedi te. Ossia, alla raccolta veneta
occorre guardare, avanti lllllO, come al l'esito di un ' iniziativa squisi-
tamente imprenditoria le avviata allo scopo di procurare una risposta
adeguata. proienaia sul la scala dell 'orizzonte nazionale che ormai la
in vocava. alla peti zione incalzante di testi lirici che sal iva da un pub-
blico di consumatori il quale di ventava di giorno in giorno più folto,
più consistente, si allargava, si estendeva ognora di più. Essa. i n altre
parole, è la figlia. il creato per eccellenza della tipografia. i l genere di
libro a stampa in cui più li mpido e prepotente emerge il ruolo anivo
svolto da quest 'ultima in ordine alla programmazione culturale. non
fosse altro per la frequente ingerenza cu i è dato d'assistere nella pre-
parazione di queste raccolte. accanto al letterato, del l'editore medesi-
mo. Per altro verso, invece, sono i l profi lo delle scelte di indirizzo,
nella sil loge veneta sembra doversi isolare e sonolineare un'idea di
letteratura per così dire militante, che non pa1Tebbe insinuarsi altro-
ve, nei suoi omologhi, come dire che non la si rinviene nelle sue na-
turali antagon iste, le raccolte toscane. Infatti, se si pone mente a
quante di esse si sono venute via via susseguendo lungo l'asse signi-
ficativo delimitato dalla Raccolta Aragonese da una parte e dalla
Giumina delle Rime A ntiche dall'ahrn. si può notare che la preoccu-
pazione ivi dominante consiste nella cal ibratissima messa a punto di
un rarefatto flori legio di a11c1ores in cui i poeti del presente sono
ch iamati a identificare i progenitori e i padri , le radici. gli i1Tinuncia-
bili modelli. In altre parole - e lo ostenta sopranuno la Giunti na che,
nata proprio nell'estremo, alla resa dci conti inane. sforzo di contra-
stare l' irruenza del bi nomio veneto petrarchismo-tipografia. si può
dire va lga emblematicamente a riassumerle tutte - in altre parole,
queste raccolte ·toscane rappresentano libri fiorentin i per leuori fio-
rentini. libri ideati e diffusi per educare alla poesia nel segno appunto
di un attaccamento incrollabile alla più pura tradizione autoctona.
104 GINE'rf;\ AUZZAS

Mentre, diversamente dunque da quanto accade con esse, i l campo


d'azione del libro di rime veneto è il presente (il solo passato che vi
possa trovare ospitalità essendo tun 'al più un immediato passato
prossimo), e il suo orientamento è a disegnare panorami complessivi
sulla distanza ravvicinata (I' Atanagi per esempio con le sue Rime del
'65 detta una sorra di originale SLOria poetica del secolo), e su quei
panorami ad effetluare bi lanci atti a consentire cli produrre la tradi-
zione di sé. Ecco allora come nella silloge veneta possano fi nire con
il trovar posto, tutt i ugualmente allo stesso modo, sullo stesso piano,
verseggiatori profession isti e provetti e poeti dilcnanti, figure di mi·
nori e figuri ne cli minimi. con accostamenti apparentemente, per noi
al meno, anche sorprendenti, i ncongrui, ma che in veri tà, pur cloven-
dovi~i ravvisare l'i ncidenza degl i imperativi uti litaristici, in conse-
guenza elci quali le raccolte erano costrette anche a sottostare alle
pretese di un mercato avido e onnivoro, testi moniano soprattuno una
concezione non elitaria bensì generosa della pratica della scrinura l i-
rica, ri flesso a sua volta della già richiamata «tendenza espansiva e
associmiva dell 'attività letteraria»'° cu i la medi azione tipografica of-
friva l'adito ad un potenziamento enorme sia nel lo spazio che nel
tempo.
Le Rime degli Eterei appaiono, dunque, iscri versi in questo qua-
dro, essere compartecipi di siffa11a peculiare tipologia veneta della
raccolta, verso la quale ci si è lasciati guidare dalla figura dell ' Atana-
gi perché rappresentativa, suadente, non per ciò stesso, tutlavia, pre-
sumendo di enfatizzarne, nella reali zzazione della nostra antologia,
chiss11che responsabil ità preponderante, la quale, i nvece, è molto pili
verosimi le deva andare distribuita tra pili soggetti , come parrebbe la-
sciar trapelare la ragnatela degli i ndizi posseduti. meglio ancora, è
più verosi mile la si deva riferire prudentemente a una generale cli ffu.
sa sensibilità per la forma della raccolta, acuita semmai nel caso spe-
ci fico dalla vicinanza favorevole delle persone giuste e dalla sugge-
stione fruttuosa di fatti convenienti; sensibi lità che, al proposito degli
Eterei, p~mebbero aver concorso ad accendere anche alcune ragioni
sostanzial i particolari di cui adesso, per concludere, verrà fatto breve-
mente cenno.
Il fenomeno dcli' istituzione accademica cinquecentesca non tro-
va convincente riscontro in altre epoche, né prima né dopo. poiché
strettamente collegato a condizioni esclusive della società letteraria
in quel tempo, alle sue pu lsioni verso i modi della mani festazione
colletti va pi uttosto che di quel la individuale. Esso appare, inoltre, in-

20) crr. qui 1:1noia 2.


LA 'RACCOt: rA' or,u.~ . RtMr, DF. Gl,I A(ADF.~llCI ETEREI· I05

scindibile dal processo di riforma e di unificazione l inguistica com-


pi utosi giusto poco prima si verificasse l'exploit delle accademie
medesi me (databi le, com'è noto. agl i anni '40), vale a dire insepara-
bile da quel la convergenza di alti e di eventi che aveva po1tato, in
concreto, all'estensione della norma del volgare all'intera Pen isola e
alla dilatazione, oltre i limiti municipali e cortesi, degli orizzonti let-
terari. M a questa aspirazione. si potrebbe dire, alla comunicazione,
alla sol idarietà, poiché era sopranuuo nella lirica che parevano con·
centrarsi le piì1 redd itizie potenzial ità aggregative, socializzanti, co-
sì come sue prerogati ve apparivano il costituire la forma dell 'espres-
sività per antonomasia e i l rappresentare i l modello gnoseologico-
leuerario i ncontrastato per una societas cli genti luomini che delle let-
tere si arrogavano l'appannaggio. questa aspira;r,ione, dunque, al l'in-
terno dell a pratica della scriuura, incli nava a sperimentare sopranut-
to nella sfera della poesia la fusione dei fatlori distintivi della menta-
liti1 accadem ica.
Ora, ed è naturale, è questa l ' ideologia sposata anche dall a rego-
larissima Accademia eterea, ed è ai fin i e secondo le direttrici indicati
che se ne vedono agire gli adepti. Solo che - e qui andrebbe constata-
ta la congiuntura fuori del comune - gli Eterei sembrerebbero in più
aver captato in quanto accadeva intorno a loro, nel dinamico vivacis-
simo mondo dell 'accortissima industria cu lturale veneta, che al loro
intento di scri vere versi «a fi ne che clebbian vivere et esser com mu -
nj»" poteva coiTispondere il supporto dei testi spiegato in esuberante
rigoglio sono i loro occhi, in grado cli eludere sia la local izzazione ri -
stretta sia la rigidezza dei rapporti interpersonali , in una parola, capa-
ce di sottrarsi, per spiegarci. ai vincoli in generale pretesi dal mano-
scritto (si pensi ad esempio ai l ibri della poesia conigiana del prossi-
mo secondo Quanrocento), dato che ogn i libro a stampa può essere
i n uno tanto un mezzo personale e dedicato quanto un oggeuo gene-
rico e anonimo, ad ogn i stampa appa11enendo la vocazione, quanto
meno la speranza, ad aver la meglio sull' edacità ciel tempo (e, per in-
c iso. non sarà per un puro caso che il tipo della raccoha d 'occasione
risulti praticamente assente tra i manoscritti).
Pertanto, raccogl iendo un po' a questo punto le fi la. parrebbe cli
poter dire che gl i Eterei abbiano deciso di abbracciare nel loro sofi-
sticato disegno autocelebrativo la forma, infrequente nell'ambito ac-
cademico, della raccolta a stampa, in primo luogo perché, affrancabi-
le com'era da servitù gerarchiche, al iena da esse, poteva tollerare la
presenza cli neofi ti, l' assunzione di una fi sionomia pubblica anche da

2 1) G. RUSCF.ll I, Dc>! I/UH.I" (/i ('(JWJN'lrl'f' i11 w·r~i J14•/lf11ill>!llfl italinfld 1...1. Vcnc:t.fa. G. n. Ses~l e
Fr.11<.·lli. 1582. 1>. 9. .
106 GINETIA AUZZAS

parte di principiami quali gl i Eterei tutto sommato e in defi nitiva so-


no; qui ndi, e soprallutto, perché essa - la forma della raccolta - ac-
corda d' irrobustirsi, di farsi pi (1 sonora nel contano reciproco della
compagi ne, nell ' armonia del coro, a voc i che la dispersione fatal-
mente affievolirebbe, in quanto sovrapposti l' uno all'alt ro, slruuurati
insieme. i testi vengono a compo1Te un ed ificio solenne («templi»
troviamo spesso denominate quelle sillogi), riuscendo con questo a
riscattare anche l'originale contingenza; un edificio le cui pietre sono
le parole che, incidendosi nel marmo della stampa. il ludono, alla fi ne,
il so;no di eternità intimo al «sistema monumemale» ciel classici-
smo- .
Alle Rime de gli Academici Eterei arrise nell ' immediato un suc-
cesso quanto mai lusi ngh iero. Ne fa fede Scipione Bargagli, il quale
nel '69, in un passo della sua Orazione delle lodi defl 'Accademie, ne
produce questo caloroso ed ammirato ricordo:

Della qual Accademia (degli Eterei] qua·nto d'u1ile quanto d'onore se ne


possa con ragione dal mondo sperare, stimisi dallo spirito elevato, dal saper
grave. dal giudicio saldo del suo fondatore e innalzatore f... ]; e comprendasi
appresso dal valor di quel Torquato Tasso. oggi primiern speranza che deb-
ba la nostra lingua esser poria in su l'ultima cima del vero e perfeno poeta-
re: e da' poemi ancora de gli altri Eterei Accademici , che con tanta vaghez-
za sono nelle mani tenu1i delle persone di sì falli studi vaghe e con sl faua
dolcezza riguardati,'.

Ce lo ribadisce con ancor superiore chiarezia la testimonianza di


Alfonso Caraffa, il quale, pubblicando nel 1588 quella che ne fu
l'un ica ristampa, nell 'epistola dedicatoria così si pronuncia:

Già sono intorno a vem'anni che le bellissime Rime de gli Eterei usci-
rono in luce con 1amo applauso del mondo, e di coloro più che più sanno,
che se ben ne fu stampato un buon numero, non bastarono alla me1à dcl bi·
sogno. A questa sete unive1·sale, che n'è rimasta, e querimonia che tuuo il dì
se ne fa ho voluto io provedere col ristamparle di nuovo. ed ho penato più
di quello che si può c1-ede1·e pri ma che n'abbia avuto un originale: percioché
que· pochi che se ne trovano son tenuti sl cari da chi gli ha in mano che per
cosa del mondo non se ne voglion privare, parendo loro di prestare non li-
bro ma Tesoro: e ciò con iroppo mala ro11una di sì bell'opera. che l'esser
troppo chiara la faccia meno risplendereN.

22) 1\ . Q1..wt)AM, U.l Je11ero111r(l irl 1ipogr<ifi<1. cit.. p. 68 1.


23 ) lo 1>ril,u1 {1llrtt: <lell 'im11rt·sc (... I Ap1>n•,\'3tt On1:.io1u• dellt• ltHll tlt•ll'Ac1·<1den1it',
S . B,\RO.AOLI.
Vcnc1ja. F. d~· Fr.u1cè:.chi. 15&9, p. I ] 4.
2-1) Rinte 1/e g/'11111.itri.uimì Sig. J\c<ult•mil'i H1t·1·ei 1... 1. F"crr.ira. V. B:1ltlini. ISSS. t·. llrl.
LA RAC'C'Ol.TA DELLE ·Rl~1E DE GLI AC'AD~MIC'I LTI RII •
0 0
) 07

A nosiro avviso. benché implicitamenle. ce lo provano sopranu1-


to le Rime de gli Academici Occ11/1i di Brescia" . in cui pare veramen-
le di 1occar con mano la sensazione che J"imprcsa e1erea dovene de-
siare: la silloge degli Occuhi. infatti. slampata nel "68. quindi appena
un anno dopo ruseiia di quella eierea (e già il particolare di così
grande 1empismo meue sulravviso). la ricorda in maniera impressio-
nante. induce a pensare essa sia staia presa direnamenic come model-
lo: idenlico il formalo, uguale l' impagi nazione. medesimi l'impegno
e r elcg:mza dcl decoro ...
La loro. delle Rime eteree, per alu:o fu un'effimera fort una: ben
presto, se non caddero proprio nell'oblio - in veri1à. sempre. in ogni
evenienza. alla loro citazione non mancheranno mai di accompagnar-
si il rispeno e la simpatia - esse rientrarono però netrombra. in
quetrombrn che già da più anni ancora aveva inghioni10 la loro
«Madre Academia»" , non prima però - come parrebbe d'iniuire -
che non in pochi giungessero a cogliere e ad apprcuarc il coraggio e
la raffinatezza delriniziaiiva intrapresa da quetresile accolla di stu-
denti. i quali. negli anni seguili. ormai disseminali ovunque in halia.
sappiamo tuuavia non cessarono mai di tenere chiuse nel cuore la
memoria e la nostalgia della loro antica accademia" , e - aggiungia-
mo noi (perché. come sarebbe po1u10 altrimenti accadere?) - di ser-
bare il ricordo di quel minuscolo eppur fas1oso dono offcno con tanto
signorile 1rano che furono le Rime. un dono per il cui mezzo. con in-
tel ligenza e con l'amore de11a10 dal fervore giovani le. essi porgeva-
no. a quanti ne lla voce dell a poesia odono risuonare la voce dctr uo-
mo e le parole che dicono di lu i e della sua vita. un monumenlo pic-
colo sì ma aere pere1111i11s.

?5) Cfr. RuM d~ gli Amdr1run O«wlti ron ft' llNO 'nrprrit' rt duw ro, 8re""1:.. V. di S:tbbto.
1~68. e'· q1.11 "°Pl"'1 p. 98 t n. 6.
26) (ll'Ì \ ÌCl'IC chi:un;.ta ntll:& dedic3tori3 a ~largheri1:i di Valoi" (ed. 1995. c11 .• p. -f2).
27) Cfr. 1)Cr c...cm1no 1:1 leuer.i di Gunnno :i Scipione GonLt1g:1 d;.l Pndo' a nel I390 triponala da G.
G1 "1"AJ11 , SttJ:Jll" worl1•t1 ,\opra lr Acctult>mlr lii P11d1;w1, in S11g1:i .wir1111/wl t' lntt>l'<uj tfrlrAc·
l'11demit14/i Pt11'111Yr. P~llovn, A !'ol>tsedtll'Aee:idc miu. 1'186. I, p. XXXVII): .. 1... 1per mi3 1•t.
s'1e> 1111 pano c.Jl e:h:l, come nlcuna volla inti:r\·ien.<' )t1ua JW!n,iero 1... J. io \CHI pon:uCI, 11é mc
n·av\'c"o t... J. nll'Albel'{:.O Elcreo dO\'C abi1ava l'animo 11110•. 0cl t\'\IU, è nolo !"111ché che il
Guann1.> 1M)n pa\\,I\ :1 mai tl.1 Ptukn-a. e ti passava spcs~o. ~1ua :rnd.u>c a baciare l:i Cattedra
dcgh Eterei: cfr. ~mpre il Gr'-s"a1, /oc. cii.
MANLIO PASTORE STOCClll

LA POETICA DEGLI ETEREI

I. Dell'Accademia degli Eterei non molto dicono le memorie che


ne hanno serbato testimoni e storici e biografi (a partire dallo s1esso
fondatore Scipione Gonzaga)', in verità relativamente numerose an-
che per quanto riguarda calendari e cerimoniali osservat i nella trien-
nale a11ività del sodalizio, ma per lo più elusive ci rca le motivazioni
ideologiche e le strategie letterarie più interne che ne ispirarono la vi-
ta breve ma intensa.
Sorprende, per esempio. che di un aspetto dal forte significato
programmatico quale fu l'impresa accademica definitiva, a noi nota
soprat1utt0 amaverso l'elegante frontespizio figurato delle rime ete-
ree pubbl icate nel 1567'. il Gonzaga non faccia parola nei commen-
tari i autobiografici: e non saprei dire se questa singolare omissione
possa essere davvero giustificata dal presupposto teorico che la per-
fetta impresa. «significazione di pensiero deliberato intorno a cosa
non minuta e non indegna, la quale porl i seco difficultà nell 'essegui-

I) t>.1i rif.:ri;;co a S. GID.1'...AGA. A11udJiografi11. Jnttodu:tiOnè e lruduz.iooe di D. Della Teo.a. Modé'·


na. Edizioni Panini, 19$7 (si 1r:111a dci Commt'1111u'ù:>nm1 rt'r11m .ou1n1111 libri 1n•s, Rum:M:. apud
Salomo11iu111. 1••.). MDCCXCI. il cui teSlC> Ialino è l'ipl'odono a1laS1ati1,.~~uncme nel ve>luo\ie (pcl'
l'<.'dir.ionc originale\'. r utile 1'éhecl.11 d i lvi. M A<il.IAl"'I e G. B A1bM>SARt1c1. in la ragio11t• e l'ttrtt'.
10rqmuo Tt'ss<> e lu Rep11bblic·a ~·11t10. a<:. di G. Oa Pozzo. Vcnc1i:1, il C:1rdo. 1995 (Catalogo
dcll;1 ~lost ra. Venezia. BibliOl<."<:a Naz.iorn1le i\1arciam1. Librtri;i Sailsuvi1li;·ma. IO ottobre· I I
novembre 1995), pp. 122-123: e A. 0A.NlF,J.t:, Il 1iu.-;11 e l'Accadnnin dt•gli litt>rel. in C1Jpilo/i
ta$$icmi. Padova. Antenore. 1983. pp. 3·33.
2) Per quesw cdii iooc v. ora In 1Vou' s11! 1e,sro d<!llc Ritt1e dt: gli Ac11dcmi1,•i Erert'i, 11<:.di G. ;-\uz·
1.as e M. Pastore Stocchi. hnroduzione di ;-\ , Oànielc. Pad0\'3. Ccda1n, 1995. pp, 193·194. ol·
tre 111111 schcdn di ti.t. Ì\'1.AGUAN"I e M. PM>ròRl! S1occm, in U1 ragiu11e e l'ar1e I ... ). dt.. pp. 124-
125. do\" è :inçhc riprodouo il (romcspi1io, tinemcn1c inciso a bulino d:1 Ad:uuo Scuhori (cfr.
L 'oper<1 incisa <11' Atlt11110 t: Dl<uul St11ff(}ri. :.'I c. di P, Bellini. l111roduzio1le di C. S:ilsi. Vicenza.
Neri Po1.z~ l~ iton.~. 1991 . pp. 112-113).
110 ~IA NLJ O PASTORE STOCCHI

re» (per ripetere una sintetica definizione che ne avrebbe dato Tor-
quato Tasso nel dialogo del 1594 Il Come overo de /' imprese)'. deb-
ba essere parlante per se stessa e lasciar immune da indiscretezze
esegetiche l 'altru i piacere intellettua le di scoprire da soli il rapporto
fra «le figure e le note con le quali significhiamo i nostri conceni in-
torno a le cose fane o che abbiamo da fare»' e la pienezza del con-
cetlo significato, che vi si nasconde i ngegnosamente e pure c11pi1 se
a/I/e videri.
Del resto non socco1Te neppure questa dubitosa ipotesi dinanzi
all'altro sconcertante si lenzio del Tasso medesimo, il quale nel dialo-
go appena ricordato classifica ed esami na un buon numero di imprese
anche accademiche, tra cui. se ben fuggevolmente, quella di Castore
e Polluce atu·ibu ita a degli «academici di Padova» non identificabili
(o almeno non identificati da me: se pure non si tratta di un'impresa
eterea alternativa e altrimenti ignota)', e quella della galea «a la quale
essendo mancato i l vento, si calano le vele e si prendono i remi» con
i l motto Propriis 11itar, scelta in gioventù dal futuro cardinal
Scipione•; e tunavia della raffinata insegna eterea, che molte ragioni
dovevano richiamargli alla memoria in quel contesto, l'antico sodale
ora tace affatto'. E tace dell'impresa del Cigno, che un sonetto di Ri-
dolfo Arlotti compreso nelle rime eteree (CXI) attesta essere stata
l'impresa personale del Gonzaga al tempo dell'Accademia' . Ma di
siffatti vuoti ci è lecito soltanto prendere atto con perple,%ità, senza
saper trovarne una ragione che appaghi.
La scelta dell ' impresa era stata invece, per i fondatori del sodali -
zio etereo, un atto di grande impegno dottrinale, e, come talora sa-
rebbe avvenuto per occorrenze analoghe anche in altre accademie
(basti pensare ali' Accademia Patavina già dei Ricovrati, che tuttora

J) T. T AS:>o. l)ialogl1i, cdi1.tonc crilicn a c. di E. Rai1nondi. Firenze. G. C. Sàn)()f'li Editore.


MCMI.VIII. 11. p. 1050 (§ 58).

•) M, p. 1039 (§26).
$} «C.11.store e Polluce fur de g_li <l<·adcmici di ~do"à"· iri. p. 1071 (§ 115>. L'ac<.'enno dcl Tasso
se1nbrerebbe riferirsi per r appun10 ngli Etcrd; mo la nolÌ7,Ì3 non 1.rov:1 alcuna confémt;t. pet
quanto ne so. in altre ft)nti; e di un'ahro accadc1nia pa<IO\':'lna dcl sccoodo Cinquecemo che
OOonasse l'impl'eSa dei Dios.curi non uovo tr:.K"ein nel pur diligente G. Gt.NSARI , SaggitJ su1rico
sopn1 le J\ crtuft'mie 1/i l'adow1. in S11gg; st:it'11tijid e lellt'rtrrj tlt•ll'At'CtUlemitr di Ptlllt11·a. I. Pn·
dova. A spese dell' Acctidcmia. MIX."l..i.xxxv1, pp. xm·t.XXI.
6) T. TASSO. Dit1loglil. ci1.. p. 111 3 (§ 23 1).
7) Pi:rahro S(•é(Hldo il G €."-'NAkl. Stiggio JtotitY1 .fc)/)t'n Jr A«<Ult>mi~ 'li P<ulow1, cii.. p. xxx, 1'aSM>
vi .. volle :ilh1dcrc ccnamcntt.:» nei vv. 9- 1O dell'attuale soneuo 910 delle Rime. dir'etto 3 Sci·
piuoc Gonzaga. "Quinei celeste carro e s-ommo duce I 1i scorge :•gronde onor {... J..: 1na l'ipo·
IC"i si $ttrcbbc dovu1a, credo. :l\'ttn1.:u..: con 111;.ig.gior c:1u1el:1.
$) Rime tlf' gli A('<uli>mki Htt!n•i. cii .. p. 135.
L..-\ POETICA OECLf ETEREI 11 1

mantiene l'impresa scelta non senza contrasti. al tempo della fonda-


zione)", aveva dato luogo a proposte molteplici e a un dibauito, cli
cui si volle restasse traccia nella si lloge di rime messa alle stampe. Il
soneuo X, di Anniba le Bo nagente, è infani rivolto. come recita l'ar-
gomento. «A g li Academici Eterei, esortandol i a pigliare in loro im-
presa uno uccel lo della natura che qui si cerca d ' isprimere, latina-
mente deuo Avic11/a Dei»'•. e risale evidentemente agli incunaboli
dell' istituzione. q uando i venti associati del nucleo pi11 antico.
«schiera di g ire al ciel con l'opre acci nta», no n s'erano a ncora dato
un comrassegno forma le esprimente il loro «alto desire» e la loro
speranza «ch'ogni caduca voglia a terra spi nta I s 'erga a l'eterno ben
l'anima intesa». Si note rà che all'immagine del rondone. uccello
àpode secondo Aristotele e Pli nio perché si libra pe rennemente a vo-
lo e «cli puro spino nutrimento prende»", g ià poteva adanarsi il mot-
10 di derivazione virgiliana Victor se 101/it ad auras" ; e l' impresa co-
sì costituita si sarebbe potuta giud icare ricercata quanto conven iva e
insie me pe11inente con industriosa appropriaiezza alla nobile volontà
di poggiare in alto che ispirava q uei g iovani.
Di fatto. però, la proposta del Bonage nte non fu accolta: e la scel-
ta finale per quel lo che si usava c hiamare ·'corpo" dell' impresa cad-
de. come è ben noto, su lla immagi ne del l'auriga platonico del Fedro,
c he tempera e volge a buon fine la foga diversamente direua di d ue
cava lli aggiogati a un carro ala to '". Nel l'orazione ina ugurale dcl l
gennaio 1564, con c ui si aprì ufficialmcme l'an ività del sodalizio,
l'accademico Stefano Santini la presentò ai convenuti chiarendone il
sign ificato e souolineandone la pertinenza agl i obiettivi c he la nuova
ist ituzione si p roponeva:

Hoc autc1n nos1run1 con1mune consiHum, quod et vestru 1n co1nn1uni


consensu laudatu m iri confidimus, qua nam aliam aptiore, pulchriore gra-
vioreque figura exprimi poterai quam hoc alato cun-u platonico qui eodem
met paclo quo illic ipsum pictum conspicitis a Platone in Phacdro exquisite
describitur? ubi per vehiculum humanum animum intelligens binas ci alas
tribui1. quibus et contemplantem et agentem ipsius habitu m designavit, gc-
minos<1ue insuper subiunxit aequos [sic], quorum quidem laevus et situ et
colore et petu lantia deteri us desiderium innuil, dexter amem contrariis om-
nibus signis ac conditionibus bona1n voluntate1n significat, qui cun1 aurigae

9) G. GEN~ARI. S11ggia :#orico sopnr Il' Acr ade111it' <li f'a1/Q\'11. cii .. p. t.\'111, noia (<I).
I0) Rim(' de gli A(Ytdcw1lei E1t~,«·l. cit. p. 48.
11) AklSlt)T. lli:ft. 1111im. ·187b; P1 1~·. J\1111. llls1. X. 114: >;1 ,
12) Cfr. V1:t:tG. Ac"lt. u. 699: "Hit· \'Cro vit'tus gcnihlr SC 1o lli1 :id :l11N1~11o.
13) Pur. Plut<<h: 246a-'254e.
112 ~'1 AN U 0 Pr\Si0RE STOCCMI

rationis fraenos [sic] pareat compa.rem etiam suo cogens obscquio secum
ipsum ad sublimia trahit inviwm atque attollit [ ...]".

Ritengo peraltro che i l progeuo iconologico e i l concetto soggia-


cente non s' ispirassero direuam ente all' ampio e complesso 11ù0oç di
Platone bensì piuuosto a una sintesi didascalica e molto sempl ificata
come potrebbe essere questa di Marsilio Fici no. dove insieme con il
Fedro è opportunamente chiamato in causa anche il Timeo:
In eiusmodi animac nos11·ac fi gura illa distribut io cont inctur. quae apud
Platoncm lcgi1ur in Timaco [44a-72dl. ubi animam in 1rcs quasdam vires di-
vidit c1uasi pancs. in ratiocinandi v idclicct et irasccndi et concupiscendi na-
turnm. [ ... ] Proinclc rationem in Phacdro [Plato] nominai aurigam. quoniam
naturali quodam ordine dux cs1 pa11ium rcliquarum. Adiungit hu ic geminos
cquos. album quidem ahcrum, ahcrum vero nigrum. Quantum vero ad pro-
positum specta1. ec1ui sunt cordis vi1·cs et iccoris. quia rationi debeant 1an-
qua1n ~n1rigac parere. Sed magnanii mitas. quac acco1nn1oda1ur cordi. equuus
dicitur albus, est cnim r:uioni propinquior. lecoris autcm concupisccntia.
quoniam a rationis excellemia rc11101ior est. equus est niger [ ... ]" .

Comunque sia di ciò, è chiaro che al l' ipotesi peregrina ma ideolo-


gicamente neutra dell'Avicu/a Dei, che avrebbe collegato l'immagine
e i l concetto mediante un vincolo di mera simi li tudi ne, si preferì un
riferimento donrinalc impegnativo in senso più largo, per cui le can-
dide aspirazioni eteree al volo alto sulle bassure della materia terrena
si configurassero non tanto come generiche seppur onorevoli istanze
di morali tà e di decoro quamo pi uttosto come cosc iente ricorso a un
sistema di riferi mento fi losofico. da cu i gli accademici più reanivi, e
Tasso in spec: ie. sarebbero rimasti profondamente condizionati.
Molto probabilmente una intenzionale pluralità di sensi prevede-
va non soltanto l ' interpretazione etica dei due cavalli che l'auriga
della ragione si adopera a governare, l'uno tratto in giù verso il mon-
do materiale dalle passioni, l' altro innalzato verso i l cielo dagl i im-
pu lsi magnanimi. A mio avviso i l secondo e più profondo significato
dell'impresa eterea è. i nfani, pit1 epistemologico che morale: le due
vie per le quali i l cavallo nero e il cavallo bianco del Timeo divergo-
no nel bel disegno di Adamo Scultori sono anche quelle già segnate
per esempio dai gesti contrapposti delle man i di Platone e di Ari sto-
tele ne La scuola d 'Atene di Raffaello. l 'una rivolta al ciclo l'a ltra al-

l-1) S1 u•llANI S,\N'tlNI CoRr-ù.lA:-1 On11h1 pfl1 A«1lterr"rum t\ault•miae initio P111a1•ii lwbita Calt-11·
<li~· lt11111ariis .u1>1\'1111, Vcnc1iis AfM.1(1 Nicol:1um 6 cvil:iqna_rn MOLN111, p. 20.
15) E1)i,u1'1. 1111. 26. in r-.IAR,$11.1 F1n:-:1 l'l.(lRE:"."flSI ( ... 1 o,,..r,, 1... J. D a~ilé:.lC. ex Oflicina Mcnricpctri·
n:i.11576: I t"(lii:.ioné 156 11. p. 775.
I.A POETIC,\ DEGLI E1'EKEI 113

la terra, l 'una all'eterea sede delle idee l 'altra alla sede della torbida
comm ist ione elementare. Ma, a differenza di Raffaello o dell 'esten-
sore del tema iconologico che i l piuore ha rea lizzato per una celebra-
zione serenamente e umanisticamente integrata di tuuo i l pensiero
antico, gli Eterei tra idealismo e naturalismo hanno compiuto un'op-
zione. proclamata e sancita dal mono Vicror se 10//i1 ad aums.
In questa luce, un trailo dei commentari di Scipione Gonzaga ac-
quista una pregnanza singolare. Scrive dunque il card inale che nelle
tornate degli Eterei era ammesscl alla discussione qualsiasi argomen-
to. tranne «quae vel quidpi am obscaeni maledictive continerent, vel
in schol is ab aliis tradì solerent»'•. Riesce curiosa i n questa proscri-
zione l'accostamemo fra i temi osceni o malèdici. di scontata inam -
missibil ità. e quelli trattati «in scholis», vale a dire - e non vi può es-
sere dubbio su lla corretta interpretazione di questa formula in rappor-
lO al contesto padovano e alla condizione swclemesca di molti fra i
giovani accademici - nei vari corsi dell'Università. Veramente poco
sopra il medesimo Scipione asseriva che ai soci il sodal izio avrebbe
porto fra l'altro «facu has [ ...] quae didicerant, ex moralibus praeser-
ti m, interpretand i»", tuttavia i due asserti non sono propriamente con-
traddittori, anzi paiono sottolineare una precisa volontà di tener di -
stinto l ' itinerario personale di formazione, che poteva essere discusso
e confo11ato nei dibauiti societari. e l ' istruzione ufficiale impartita
nel le pubbliche scuole, cui si negava riscontro nell' Accadem ia.
Non è di sicuro questo il luogo per ripetere ancora una volta ciò
che è universalmente noto: cioè che nel l' Università di Padova gli i n-
segnamenti fi losofici e letterari erano per regola di stretta osservanza
peripatetica nei tem i, nei met0cli e nell 'adozione di testi obbligati.
con sfu mature diverse secondo le materie e i docenti. ma. per quanto
riguarda le principali discipl ine filosofiche, con una tradizionale e
ben avvertibile inAessione naturalistica già gravitante verso quegl i
esiti più ape11amente materialistici che negli ultimi decenni del seco-
lo si sarebbero esplicitati nel ''libertino" Cesare Cremon ini. Così mi
pare inutile rifare ora i cataloghi, già opportunamente compi lati eia
altri studiosi. dei maestri che nel terzo qua110 del secolo XVI i l Gon-
zaga . i l Tasso e altri Eterei ascoltarono «in scholis». Qui basti osser-
vare che la ri luttanza a prolungarne l ' inAuenza ent ro lo spazio alter-
nati vo dell ' Accademia. posto invece sotto l' egida di Platone. appare
sottintendere un disegno in certo modo polemico. o se non altro una
qualche giovanile insofferenza verso il cupo e decisamente prosasti-

I(>) $ . (ios-1.M,;,\, A111obifl$T")ìa. c:i1., p. 109 (p. .l7 dl'l r ~d i z . originale).


17) /\'i. p. 109 (1>. ~6 ddl' ..:di1:. origin:1!e).
114 MANI. IO PASTOR~ STOCCm

co rigore del linguaggio, dcl metodo, della cu ltura peripatetica. Non


sarà dunque un caso che il Gonzaga, ricordato con onore l' aristoteli·
co Federico Pendasio qua le suo maestro di fi losofia e di teologia, se
ne riconosca però debitore essenzialmente per la sola teologia" . E
non saprei dire se la vicinanza ai nostri accademici di un Bernardino
Tomi tano non configuri anche in costui, alla fine scomcnto e frustrato
nella sua carriera universitaria. una sorta di ri valsa tra muse che per-
cepisse differenti e più mansuete" .
Ma proprio il Tasso, pur costretto a misurarsi , nei tormentosi ci-
menti della sua poetica, sul terreno e con le regole del ineati per
esempio dal Robortello e dal S igonio già professanti dalla cattedra a
Padova, di fronte a questioni non solvibi li dall'ortodossia arist01elica
sentiva riemergere in sé, dalle memorie del sodalizio etereo, l'amico,
rassicurante ricorso ai concetti strategici, e vorrei dire allo sti le, del
pensiero platonico. Così, a proposito dell 'allegoria della Gerusa-
lemme, escogitata a posteriori e di contraggen io e, per q uanto riguar-
dava la leginimazione teorica dell'operazione, senza il sostegno ari-
stotel ico, egli rievocava per l'appunto a Scipione Gonzaga. in una
importante lenera del I 5 giugno 1576, una già inveterata consuetudi-
ne di studi:

Quel ch' io discorro in generale de l'allegoria. non l' ho 1rova10 serino


non in alcun li bro stampato, ma nel libro de la mente [...]. Lessi già tulle
I'opere di Platone. e mi rimasero molti sensi ne la mcmc de la sua dourina,
i quali peraventura avranno potuto produrre ques10 frullo; ed io non m'ac-
corgo che sia nato di tal semenza"'.

Se fosse vero, o almeno probabile, che il passo già ci tato del pro-
g ramma etereo che attribuisce agli associati il compito «quae didice·
ram, ex moralibus praesenim, interpretandi» riguardi, come esplicita
senz'altro Dante Della Terza nella sua traduzione, l'i mpegno di «in-
terpretare secondo allegorie morali quanto veniva da loro appreso»" ,
il cerchio dei ricordi si chiuderebbe perfettamente con questo ritorno

18) Il'/. p. I 08·109 (pp. 35·36 dell't."<lh·_ originale).


19) Nor1 consla che il Tomirnno sia stato uccadcmico E1crco. ma sembra \'CtoSinlile t·he i ~uoi per·
scmali rapporti t.-on molli acc3dcmici (fro cui. coin'è noto. il Tasso) :si lr:,ducesscro in <1ualchc
fonna di J>..'\rh.-cipazione alla \'iln dcl sodnlÌ7.ÌO (cfr, anche tl-1. R. O,,v1, 8 er11t11r/i111J Tomi1a110 /i·
lrMofit, mt>tlico e" /t ueratu { 1511· 1576). Tries:tc. Edizioni L1Nr. MO •xc..-v. p. 6 1 (sul malcontento
del Tomiiano verso l'ambiente univcrs-i111rio, l'abbandono dc ll' in~cg1~ :unen 1 0 di logica e il suo
volgcl'(i a interessi imcllenuali più vasti si ,·tdnnn ivi te pp. 56-60).
20) T. T....sso. lr1tt>rt 1>0,•1h·fte. a c. di C. tvtolinari. Pann:t r'Ond:r1ionc Pk tro Uçmbo/Ugo Guand~t
Editmc. 1995. PI>· 459-460.
2 1) S. G0.-:7.AGA. At1tol>iqgraji11, cit., p. 12.
LA POETICA DEGL I ETEREI 115

del 1576 al fasc ino poetico e filosofico di una donrina che sa espri-
mersi nella pregnante polisemia del ftùOoç. Ma anche senza tener
conto di ciò, rimango convinto che l'onda lunga del programma ete-
reo si stenda ancora fra i travagli della GerusC1ie111me. e ne vedo una
riprova appunto in q uella lettera al Gonzaga del 1576, cu lminante nel
sogno di un· generoso progetto culturale che, dieci anni dopo l'estin-
zione dell'accademia, avrebbe dovuto associare ancora i d ue soda li
amich i. in nome evidentemente di una già comprovata si ntonia ideo-
logica, nel confronto ormai rasserenato fra le due scuole e nella e la-
borazione di una poetica rinnovata dalla si ntesi di Platone e di Ari-
stotele:

Signore, se al Pico dc la Mirandola ed a tami altri è stato lecito d'accor-


dare Platone con Al'istotele ne le cose ne le quali manifestamente discorda-
no; perché, in vi11ì1 di Vostra Signoria, non po1rebbe ardire un suo servitor
di congiunger con la bocca e con la lingua di lei, piena di autorità, i principi
poetici d'Aristotele e di Platone. massimamente non dicendo l'uno cosa
contraria a l'altro, se non di picciolissimo rilievo"?

Era. come ho detto, un sogno, che o rmai troppe cose rendevano


intempestivo. D'altronde, gl i Eterei di dieci anni prima non avevano
avuto esperienza, autorità, e forse nemmeno vigore intelleuuale ba-
stevol i per dar corpo decente ai loro generosi propositi di caratteriz-
zarsi in una dimensione filosofica autonoma, con interventi doHrinali
davvero significativi. La loro decisione, presa tempestivamente. di ri-
nunciare a prodursi , come s'era dapprima inteso, in «Oratio nes al iae-
que tractationes», che avrebbero richiesto «di ligentiorem atque exac-
tiorem [... J censuram quam quae brevi temporis spatio adhiberi pos-
set»'\ segnala in realtà la sopravvenuta consapevolezza che i contri-
buti offerti sarebbero riusciti imperfetti o comunque discutibili, e che
un sicuro giudizio sulla loro proponibi lità e l'emenda delle eventua li
insufficienze avrebbero preteso discern imento e cognizioni che quei
bravi giovani no n si riconoscevano ancora. Perciò nulla resta docu-
mentato, se non nei modi ind iretti che ci è fin qu i parso di cogliere.
circa gl i aspetti dell'au ività accademica su l piano propriamente ideo-
logico; e l' immagine degli Eterei resta per noi soprattutto quella as-
sunta da loro con la risoluzione di restringersi alla pratica del la poe-
sia volgare, e di dame testimo ni anza con la pubblicazione delle Ri-
111e.

22) T. TASSO. Uuere 1xu•1icl1e, d t . pp. 462-463.


23) S. Go.Vl.AGo\. r\11tubiografia. i:it,, p. 109 (pp. 37·38 delrcdiz. originale).
116 ~tANtlO PASTORE Slt>CCHC

2. Un platonismo atmosferico (se per platonismo si intende, come


sempre nella presente comunicazione, quella xoLV1i variamente sin-
cretistica che se ne costituì fra Quattro e Cinquecento soprattutto di
su le sillogi di testi di varia epoca, le traduzion i e i commem i di Mar-
sil io Ficino) permea, come tutti sanno, la lirica cinquecentesca, o i n
altre parole somministra, con accentuazioni e regressioni occasional i
e con maggiore o minore serietà, la struttura concettuale del petrar-
chismo. In questa convenzione, naturalmente, gli Eterei poeti si ritro-
varono a loro agio, e la loro raccolta si apre con un sonetto-program-
ma di Anni bale Bonagente (secondo nel l' ordine, ma primo di fatto
dopo il rituale sonetto di dedica) che fissa, per così dire, le coordinate
o per megl io dire i criteri interpretati vi in rapporto ai quali le varie
scene della commedia, e talora della tragicommedia galame recitata
nei cemoottantacinque pezzi del l ibro si riqual ificano. nobilmente ma
non senza un a qualche ingenua pretestuosità, come momenti di
un'ascesa plat0nica. Rievocato nell'esordio un petrarchesco «pere-
gri n» («Movesi i l peregrin dal sonno deslO...») che nel viaggio not-
turno invoca l'aurora e si affretta l ieto quando compare all'orizzonte
i l primo sole, il nostro Bonagente riviene a se stesso per dichiararsi
elevato dalla contemplazione dal l ume terreno della sua donna a
quella delle eterne bellezze celesti :

Tal io. per fare amando al ciel ritorno


dietro al lume ch'a me primier s'offerse.
per dura strada un tempo inceno andai:

ma poi che 'I sol del vostro viso adorno.


Donna. al verace ben gli occhi m'aperse.
altra beltà non fia ch'io segua rnai" .

Il formulario generico del pl atoni smo (il «fare amando al ciel ri-
torno», il «verace ben» ...) è in verità esibito con speciale ins istenza
solo nei pri mi due o ire componimenti della raccolta; poi v iene rare-
facendosi e i mplicandosi del Luno nelle conti ngenze a volle curiose
di un elegante vivere mondano. Ma a quamo pare A nnibale Bona-
gcntc, cui l ' iniziale del prenome assegnava la prima comparsa
nell'ordine degli autori , ebbe o si prese lo spec iale incarico di fornire
in limine una sorta di squ isito alibi morale al le vicissiw dini d'amore
che, con poche eccezioni più eroiche, danno materia a questo compo-
sito canzoniere. Si volle insomma avvertire che i sentimenti e i com-
portamenti rappresemati nelle Rime dovevano l utti ricondursi a que-

24) Ri111t' tlt: sii 1\ ctuf('mic'i étt'1'f'i, cii,, p. J4.


l.A POETICA OEGLI ETEREI 117

gli empiti cast i e magnani mi del cuore che poggiano al cielo con il
cava llo bianco dcl carro alato dell'anima platonica: e che nel vagheg-
giamento ove più ove meno sdi linqui to di terrene grazie si esprimeva
in realtà un 'aspirazione a «gli alti secreti de le cose belle»" . insomma
al «verace», o «supremo» bene della bellezza ideale.
Ciò che può sorprendere. ed in effetti ha sorpreso chi nel prepa-
rarne il testo critico si è a lungo e puntigliosamente intrattenuto con
le poesie eteree. è la no tevole coerenza con cui quell' im1:>egno non
dico è osservato (che sarebbe troppo), ma almeno non è mai smentito
nell ' intero libro. Sul piano formale. in primo luogo: che mantiene
l' indubbia gradazione di valori tra Guarini o Tasso e altri più oscuri
collaboratori entro limiti ragio nevoli grazie all 'accurata omogeneiz-
zazione della lingua, della metrica, persino del sistema interpunti vo.
per cui accademici lombard i, veneti , emiliani (i più), ma anche il
marchigiano Pietro Gabrielli e il napoletano Ascanio Pignatelli , non
lasciano in alcuna rilevante pecu liarità lessicale o morfologica la
traccia di un ' identità differenziata.
Poco impo11a qui che responsabile di questa verniciatura unifor-
me sia stato un consulente esterno q uale I' Atanagi: sta di fatto che i
risu ltati ne apparvero assoluti e defini tivi, cosicché a certa risoluzio-
ne presa da «la nostra accademia padovana ne la revisione de le rime,
instigando I' Atanagio» il Tasso scriveva nel 1575 al Gonzaga di vo-
lersi attenere anche per la Cemsalemme'•. Ma ali' interno della sillo-
ge eterea l'operazione produce soprallutto l'effetto singolare di un
ling uaggio astratto e trasparente. inteso a smaterializzare e ad assimi-
lare. con una operazione più ideologica che preuamennte stilistica, la
quantità multiforme e contingente di eventi. di situazioni , di costumi
co1tigiani e cittadineschi che porge materia al compo1Te.
Sarebbe fin troppo faci le recitare ora un lungo repertorio dei casi
stravaganti o persino trivial i allusi in queste rime: dal sonetto VIII. di
Annibale Bonagence, dedicato «A l S ignor Ridolfo Arlo ui, il quale in-
sieme coll ' Autore pativa dalle nari un medesimo flusso di sang ue»'',
al sonetto XLV, che il Guarini dice composto quando «Avea senz'al-
cun frutto attesa lungamente la donna sul!, la quale (essendo già so-
pravenuta la notte) fattasi a la finestra per veder portar alla sepoltura
un cadavero fu da lui finalmeme veduta»"; dal sonetto CXIV scricto
da Scipione Gonzaga «Per la S ig nora Isabella di Correggio Gonzaga

25) A. BONAGCl\.'11!. 501l . I\', IJ, ,'~·i. p. .tS.


26) T. TASSO. Uuert (N)e1kl1c, cii., p. 87.
27) Rime dt' gli Ar11dr111i('i l:.'terei. CÌI .• p. 47.
28) ft•i, p. 70.
I 18 MANLIO PAS1.0RE STOCCHI

alla quale. sendo in Padova sopra un ponticello di legno assai stretto


e pericoloso, cadde nell 'acqua un picciolo sc iugatoio ch'ella avea
nelle mani»" , al sonetto CXXX di Stefano Santini. «[... ] fatto
dall'Autore in materia d'una caduta d'una bell issima gentil donna
che cami nando per strada intoppandosi cadde>»"' o infine quelli del
Tasso, rispettivamente CL e CLV. scritti per la «troppo importuna
fretta» di una dama che, durante il «ballo della torcia» spense anzi
tempo la torcia stessa e «impose fine a quel piacevole tratten imen-
to»", e per il dono di «alcune erbe raccolte in insalata» fattogl i dalla
sua donna" .
In tematiche siffaue, così peregrine e così estranee alla tradizione
petrarchistica della prima metà del secolo, vien naturale scorgere, se-
guendo una suggestione di Antonio Daniele, il del inearsi di un gusto
già orientato in direzione barocca" . Ma è un'impressione destata
quasi soltanto dalle didascalie. non per nulla separate dai testi
nell'edizione originale della raccolta e poste là in calce al libro. E
poi. raramente (salvo che nel caso del Guarin i) la stravaganza del te-
ma dà luogo a vere e proprie sonilità metaforistiche (cioè a espedien-
ti di mera giurisd izione retorica) come avverrà, per argomenti consi-
mi li, nella lirica secentesca. Della imbarazzante epistassi, del nottur·
no trasporto funebre, del plausibile disappunto di una dama per la
perdita del fazzoletto o per un inelegante capitombolo e del cavaliere
per l' intempestiva esti nzione del la torcia, del feriale piatto d' insalata.
relativamente poco trapassa in realtà dallo spazio comingente e se-
gregato delle didascalie, dove ha corso il pesante linguaggio referen·
ziale della cronaca con i suoi ponticelli di legno, i suoi cataletli e i
suoi onaggi, a quello propriamente etereo della poesia che aspira a
una metafisica immaterialità CO·SÌ nel li nguaggio come nella assunzio-
ne appunto simbolica o mitica, piuttosto che metaforica, delle contin-
genze. Ecl ecco allora, per esempio, con quanta araldica grazia il faz.
zolettino-emblema plana sull'acqua:

A llor le cadde um bianco vel ne I' acque:


rara venmra, ché converso in onda
bagnò d'argento e l'una e l'altra sponda" .

29) h•i, p. 139.


30) fri. p. 148.
31) M. p. 167.
32) l vi, p. 170.
33) fnt1r1tl11:Jt1ne, il•i. pp. 28·29.
34) M. p. 139.
IJI POETICA DEGLI ETEREI 119

Ceno non luno. specie nel caso del troppo lambiccato Guarini e.
per ragioni oppos1e. di ceni collaboratori oscuri. si riscatta così facil·
mente dal peso delle occasioni come invece riesce al Ta~so nel ,,one1-
10 dell'insala1a attraverso il ricordo mitico e dantesco di Glauco che
«nel gusiar de l'erba» muta natura e si fa maggior di se s1esso. «con-
sono in mar dc li <ihri dei»:

Già novo Glauco in an1pio 1nnr n1i spazio


cl' immcnsa gioia e ' I mio monale SIHIO
po,,10 in oblio cli vina forma i' prendo".

Ma insomma luno si riconduce, in bene o in male. alle rispettive


vocazioni e ahczze d'ingegno degli accadem ici, che qui ci siamo im-
posi i di non so1>pesare compara1i vame111e: non già a scani o incertez-
ze dcl loro programma comune o, se vogliamo usare un:1 parola più
impegnativa. della loro poelica. La quale, come si è accennato. con-
seguiva a un progetto cuhurale di ambizioni filosofiche più vaste. e
aspirava a nobili1arsi e a giustificarsi , anche moralmente. atLraverso il
riferimen10 all'idealismo platonico. Nella dedica delle Rime nella
prima edizione del 1567. fi rma1a da Luigi Gradcnigo e Battista Gua-
rini principe e segretario pro tempore dell ' Accademi:1. gl i E1erei af-
fermano di se stessi che «né per principal noslrn professione né per
ma1ura c1à siamo in questi s1udi di poesia consumali» ... Questo asser-
10. se preso alla leuera come defini zione di una poesia delle /10rae
s11bsecivae, in certo modo acerba e non professionale, riesce non del
llllto cred ibile a chi legga il libro e ne consideri gli autori. Vi erano.
tra questi, un Tasso vem itreenne ma (per non dire t1ltro) già accredi-
talo si n dal 1562 di un poema cavalleresco a siampa. e un Guarini
ventinovenne e già provetto nell' insegnamento superiore: degli altri.
basti dire che nessun connotato dile1tan1esco emerge dai loro testi (e
se vi era slato si volle che fosse fatto sparire dalle cure redazionali),
cosicché in ognuno la lingua. la tessitura logieo-simauica sempre as-
sai limpida. la versificazione. si rivestono di una impeccabile profes-
sionalità. E più in generale. chi legga e s'anardi a scrutare più volte
le rime eteree. ~semmai riconfennato in quell'impressione cui s'ac-
cennava prima. che in tanto svariare di occasioni esterne. di traversie
e malinconie amorose, di finezze galami. quasi nulla offenda davvero
come frivolo e vano: proprio come avviene, si licet co111po11ere. a chi
al1rimen1i si immerga nell e migliaia di rime iassianc.

35) /1•i. J). 170; e cfr. l'(1nuliso. 1, 67·69, insieme con le O!\..~n·a1ion i di I). R100. ~f1•morla dlfJJÙ"tt
"111n1111ri<1 l1i111lc ,, ,,, l>t.1111e. Firen1.c. LAxt S. Olschl:i Edi1orc:. MC'\t)l,(1\, 1>p. I()I) :-....
36) Rimi' dt' ç.11 Ac""tlflt1111i<i E1"rti, cii .. p. .&2.
120 ~·1AN LIO PASl'ORF. STOCCHI

Il Tasso del res10 non rinnegò mai i suoi quaramadue pezzi eterei.
anzi li integrò via via nel le compagini prodigiosamente espanse della
propria l irica ma1ura. Da un ahro punto cli vista soccorre Scipione
Gonzaga. spirito severo e precocemente adu ho, che non avvertì mai
né ri mosse, nemmeno assurto al cardinalato. nessuna imbarazzante
frivolezza o immaturità nei quindici sone11i giovanili. in buona pane
amorosi. con cui aveva comri buito alla raccolta nel tempo che «ar-
dentior quidam pu lchri sensus» si aggiungeva «ad aetatis calorem»
ed egli era staio «poeticis rebus mirifice acldictus»''. Certo, con l' ab-
bandono di Padova e l 'estinzione dcli ' Accadem ia E1erea, quel fer vo-
re poetico era svanito i n lui: ma nel 1588 il Cardinale permise (o for-
se addirimura promosse) e si lasciò dedicare da A lfonso Caraffa lari-
stampa ferrarese delle rime eteree" , mostrando bene di non credere
che i versi suoi e degli altri assoc iati potessero derogare o nuocere in
alcun modo alla dignità della sua porpora post-tridentina.
Di questa fondamentale serietà e dignità morale della raccolta.
così saldamente riaffermala anche piì1 tardi, la ch iave sta proprio in
quella dichiarazione apparentemente limitaiiva. non essere gli scudi
di poesia «principal professione» degl i accademici. Queste parole
non sono riconducibili al topos 111odes1iae, e tanto meno suonano am-
missione di fatuo dilettantismo. bensì sono ri nvio al perimetro pi ù
arioso del pensiero entro cui la poesia, e anche quel tipo di poesia,
aspirava a qualificarsi. Nel comporre le rime, soggiunge la dedica
originaria finnata dal Gradeni go e dal Guarini, gli Eterei avevano in-
teso «pagar i l debito alla nostra Madre Academia, mentre con più
piacevoli studi ella va avezzando gli animi nostri, che sono ancora
assai teneri , a fatiche di maggiore i mportanza»". l i cavallo bianco di
Platone li aveva condotti con magnan imità, nel suo slancio etereo, fin
dove per allora s'era saputo o voluto: ma restava in loro, giovanil-
mente ingenua se vogliamo, l 'ambizione e l' aspeuativa di una «pro-
fessione» più alla che quella della sola poesia lirica, la speranza di un
accesso alle «fatiche» della creazione eroica e della contemplazione
metafisica.

37) S. 0<».7:-A<iA. t\111tJhh)grnji11. éit .. p. IO') (p. 38 dcli' ixli1. Qrigin'11c).


38) Per <1uesrn nuova edil.iOné e fa d~dicatoria dcl C:1r.1ff:1 \'. la NtJUt Jlll ti'StP delle: Rin1e de gli
Ac"den1it'i Ett'n>i. c ii.. pp. 194· 195.
39) Rù1tt' t/,• ,.:U A1•11tft'n1iri f:tt'n.•i, ci1 .. p. 42.
M ARIELL,\ M ,\GIJANI

STAMPATORI VENETI DEL TASSO

« IO son pure il buon Tasso, il caro Tasso. l'amorcvol Tasso. e so-


no anche l'assa.~sinaio Tasso: massimamcmc da' librari e dagli s1an1-
pa1ori. i quali non hanno discrezione». e ancora: «lo m'impaccio tan-
10 malvolcnlicri co· librari e stampatori. per li ioni che m'hanno fal-
lo in ogni tempo. per non dire assassinamemi. che mi son risoluto di
pregar Vostra Signoria che voglia per l'avenirc far stampare 1uue
!'opere mi e: pcrch'el la ha miglior fonuna. e potrà megl io guardarsi
da l'ingordigia d'alcuni. e da l ' indiscrezione». Cosl scriveva Torqua-
to Tasso all'amico Antoni o Cosiantini in due famose lellere del
I 586' , ma numerose sono nel suo epistolario le 1cs1imoni anze del
difficile e ambiguo rapporto del Tasso con ed itori e stampatori. Non
si lamentava certo senza motivo. La vicenda editoriale delle sue ope-
re è ben noia: assai poche sono le pubblicazioni curate personalmen-
te, oppure affidate alla sollecitudine degli amici. o quanto meno ap-
provale. ma quasi mai soddisfacenti: moltissime le edizioni e le ri-
stampe non autorizzale: spesso operazioni bassamente mercantili fat-
te a sua insaputa da pirati del mestiere. addiriuura veri e propri plagi.
in un crescendo di celebrità e di fonuna anche commerciale. che pe-
rò non lo arricchiva: «Mille scudi avrei cavati dal mio poema. se le
due volle ch'è stato stampato fosse staio stampato da me». scriveva
già nel 1581 al cardinal Albano' e nel 1586 a Giulio Vasalini: «Voi

I) T. TA~~ /~ lf'llf'rt• :1c. di C. Gu:bli.111. FirenLe. Le l\1onnicr, 18.53 (d'ori- in l'.lùi Uttt•rr). pp.
28-29; 29. n. 6JJ. ~l.11Uo\a. 26 :1go!>tO. e p. 34. n. 6-lO, ~lanlO\-U, 2 'em:nlbn:. I.o 'lralc della
prirm1 kucra è rlvol10 ct:>ntro il libmiQ e s1:1mp~1orc fcrn1rcs.: Victofio llaldini, 1,.•olpcvolc i1l
q\1c,1:t (l<.'C,1'\iOoc dì non :l\C-rgli prucul'alO il libro 1>romeswgli. un'cdi1iooe dcl c..-01nnw:n10 di
J\le~:-.'lrKlro di .i\(rocfi,il1 "llu !dt'ltifÌ.Jìt·a aristotelica: oclla i.cconda ICU4,!m il 1ìL..~O PJ\!ga il Co-
'l:lnlini d1 occu1>1u'\Ì llcll:1 JJUbblic:vionc dcl Floridmut• <k-1(Xldre, cdilionc a cui licne 1nolto.
2) T. TA~~o. l.1•t1t'1't', eh.. Il. 18.SJ. pp. 119· 127: 125. n. 162, f-crror.-. 23 m,.1a.10. Conte è noto- e
122 ~tARIElL\ \1ACUA'.\1

avete fatto stampare tante opere mie scorreuissimc. e non mi avete


donato cosa alcuna; anzi non m'avete pur voluto pagare que l che do-
vevate»>.
Tuttav ia la criti ca moderna. soprauuuo quanti si sono occupati
della tradizione delle Rime. ha dimostrato come vada ridimensionata
1:1 leggenda romantica. alimentata dall 'epistolario e cara ai suoi bio-
grafi ottocenteschi' . di un Tasso pazzo. depredato delle proprie carte
da protettori interessati e amici infidi che sfruttavano a loro vantag-
gio la sua enorme fama. Certo. sopranuno durante la reclusione a
Sant" Anna. egli è addolorato e assai irritato per le edizioni malriusci-
te e per le pubblicazioni fane a sua insaputa o non autorizzate, ma
sembra in qualche modo rassegnato all'inevitabile - non esisteva una
legislazione che proteggesse veramente i diritti cl"autore - e ricom -
pensato da l fano che le sue o pere, anche se malconce. circolavano e
la celebrità che ne derivava poteva aiutarlo ad uscire da lla sua triste
condizione' .
Rileggendo le sue lettere emerge una buona conoscenza e consa-
pevolezza del mondo del libro e della stampa del suo tempo. soprat-
tuno all'interno dell'ambiente in cui viveva e che gli dava da vivere.
quello dei cortigiani e dei lenerati. Alla metà dcl Cinquecento ormai
affidare ai torchi la propria opera è per l'autore la nonnale destina-

Ml quclito si tornerà più :\v;1111i - nel 1579 Cris1oforo Z:1b:ua tl.\'C \tl pubblica10 1>er la prim3 voi·
la uu canto della Ge1 1u'fllt'l11111r. il IV. e nel ISSO tr~ uscita l ii l)fillln cdl1.ionc pin1t11dcl G"ffre-
1

<lo, '(guita pochi mesi dopo d11llc due OOiiioni procurate dnll' lngcgncri e didlc due 80111\à.
J) T. TASSO. Une,.~. lii. c11 .• 1853. p. 88. n. 695. f\1amo\'a, 27 novc1nbrc. li Ta'"° ~i làn'l<'ina coo
11 Va\;l]ini. che , -uotc ~nparc le l.ittrn't' pot'licM se.tua che- lui le rhcd:i. 111000 della lcttcr.t è
comunque schen:o:i.o: • Vcu m1 ' "cdtttc un giotno con un .vch1bugicno al fianco. e con un alltO
ne b bisacca. e con la ~o con uno 'Picdo 1n Sf»lla. romc '~no &I• '<httaui: ed 3\"'frte
occas.ooe di 1u:anbn 1. \e: non a:«:uc di placare il mio sdegno-.
ol) Sopnuuuo G. J. F0Jt.A221. T{)(quato Tano. Studr hiogrofin·('rilfflTl'Nbl1ogrujic';. B:assano. San-
1c Po7~10. 1880. in panirol:1rc pp 239-2.&7: A. ~RTI. \'i1n di Tot11uo10 Tcuw. Torino. l..oe·
M:her.1895.pa.Ssìm e in p:1111eotan: I. pp. 328·350.
~) T. TA.ll~. U11~"· Il. cit .• 1853, pi>. 238·239. n. 245. Ferrara. 29 lu1ho 1$83. a Giulio Segni.
1>er la ! l<\nl1>a di due son.;11i nell'untologia Sc·elu1 di rarii J'l(Jemi 1•oli:<1rl et '"';,,; cYm1pos1i 1u:I·
/<1 /Ntrten:a del/'eccelln1tl.\.f, .~li:. Glf1. Aflgdo P11pitJ dt11/t1 t'illlt 1/i JJal11g""· in Uologna. per
Giovanni Rossi. 1583 (zim·he ~ G\rcbbe 1>refe.ri10 un:i ' 'ariani<: nel "4.'C<Nido): ..Vo:.tnl signotia
mi di manda perdono di~. de fa ~ualc 1ncriLa più 1os10 di c:.f.Crt ringranala. cioè d·n,·cr fat·
10 St:tJnpare i due sonc111 che 10 ~~' al :!t.igl'IOI' Papio. in con1~gn11 d1 quelli dì tanti altri~·
ccllcnL1 ingegni. con l:a quate ...ono ptÙ onora11 che non .sart"bbono per~ 'te,~ •. e pp. 22 1·222.
n. 221. Fttnta. 21 d.cembfc IS82:. a BnnardoGiunu.. che 1n quell'ant'N) a'c'a ~lamp;)k»aku·
m '4kll dl31oghi: ..~ta l'opttt mtC c'hi ~&ampltt'. non*°"°"° ..uu.e (o,uc da me fD motu di·
~g1 t mofti dÌSIUtbi; ntl m1 ~ U\CllC ml."Ora tt1i k: mani inOOfhKfirnlamc-nlc C' frcttokbi>~i·
1n.1n1Cntc: "i che io l'ho \edule ..t.ampatç con molto mH) di,.p1;1i«n: 1•. J lpropone di cffenuare
akuni ('3.n'1biamen1i rn;i concludcl I .. J Fr.1 tanto faccia dé la o;1;unp.1 dt <1uclh che ha ne le: mani
c1òchc le p.1re. ch"in non lo impçd 1 ~....
STAMPATORI VENETI OEl. TASSO 123

zione se vuole garantirne la circolazione, la valorizzazione. traendo-


ne fama e, -in qualche modo. l'e1erni1à•.
Torquato "làsso fu un autentico fenomeno editoriale dei suoi
tempi' . La precocità del talento lo fece annoverare fin dalle prime pro-
ve tra i pi(1 acc lamali poeti contemporanei, ma di venterà un vero e
proprio "caso" edi toriale quando la notizia della sua follia e della car-
cerazione a Sant' Anna farà scaitare l'interesse per la sua so11e umana
e per le sue o pere, soprauuuo per il poema intorno a cui lavorava da
anni , ben oltre la cerchia degli uomini di let1ere e di eone. e lo trasfor-
merà in un affare appetibile, anche commercialmente, per editori e ti-
pografi. Larga parte della vicenda editoriale del Tasso è legata a Ve-
nezia, e non puì> essere altrimenti. Per Lulta la metà del secolo XVI la
c ittà lagunare mantenne il suo primato di capitale europea del libro e
della stampa. La decadenza si avvertirà solo nel secolo successivo. de-
cadenza dovuta alla concon-enza imprenditoriale e commerciale delle
città d'oltralpe, come Parigi e le città fiammi nghe e svizzere, e al la
censura controriformistica. che contribuì a deprimere l'anivi1à edito-
riale ital iana e che anche a Venezia mutò profondamente aneggiamen-
li e scelte'. Bernardo Tasso, che ben conosceva l'edi toria lagunare.

6> Angelo Grillo. amico e protcuol'C dcl Tasso. SCl'i\'e a ~t:turiz.io C.ataneo a proposito della pub-
blka:1..ione delle ~uc lctll:n.·: ..Et darolk finalmcmc allu stami;m. <'ioè alla tromba della f:ima».
cfr. A. CiRn,l.(), /)lf//e l~11et't', I. Venezia. Gio. B<1nis1;1 Cioni. 1616. p, 504. ciiato in f\1. SA~'l ORO.
Ston'a del /i/Jr(1 itali<uut. ~1 il ano. Bibtiogrnfic:'I. 199..J (.. Bibliograti:t e Bibli(>lcconQmia ... 47), p.
VII. f\i u è conquism rcccn1c: la generazione dcl Taissino è :i.dt1$3 all:l srnmp.i. 11011 rosì invc(·e
quella dcl padre. Bernardo Tasso viene a Venezia pc-r .seguire persooaln1.ente la s.t;unpa delle sue
Opere. soprauuuo deU'A11mdigi. dal quale si :L-.pcUa, ahimé in\'::tno. onori. gloria e anche consi ~
s1cn1i pro\'cn1i economici. presso una delle CilSC tipograliche più imponanti dell'epoca. i Gi<>li·
to. Sperone Spet01li. poco più gi0\+:111e tli lui. pur cl<>giando l'in\'Cnl.iorx: della stmnp:l, non au·
1orizzò n1ai uffic:ialrncntc ncssun:l delle numcr()'S(' cdi1ioni dci suoi scri11i, ~nche se è srnto di
recente dimostrato che Spcrooc: 11011pc>CC\'311on essei~ informato della s.1am1)a in tt'.>r.k:l ad ope·
l'<l di amici e personé del suo t!1Uollr<l.gt' dci Diai<J}!i e della Canace e quindi approvarla almeno
l:lcil:lmcn1c, c(r. O. i\•IOKO. A/1pwui sulla prei,(ton'o e1/i1orù1l<' dci Dialogi ,. 1h·llt1 Ca.nate. in
Spt>r(nt<' Speroni. in «Filologi:. veneta.... H. Padova. Editoriale Progrurnma. 1989. pp. 193-·218.
1) ~di prossirna pubblic:n~ionc il censinlerno delle edizioni tassia.11e Cul'<'llO da Loccn.1.0 C:trpanè.
ehc ne ha. et.Ho uri prirno resoconto in LL1 fnrt111u1 edi1orit1/e u1s.\·i111w 1/al ·soo
tJi giorni 110.wrì.
in •ll:1lianis1ica», XXIV. 1995. pp. 54 1·557.
8) Ritnandian10 per l"a.rg.omcnto alla rcccn1c sintesi di C. l)t fnJPfQ 8 A11r:.e:.c-1. l 'cdiloriu 1•e11e:)".
11afm 'S{)() 4' '{)()(),in Srori" di \~·t11•zia. Dlll Rùwsc·i111r11ro 11/ &1nx:to. a e. di G. Coz1.i e~
Prodi. Rtnna. b tituto dcll'Enddopc.."<lia Italiana, 1"94. pp. 6 1 5~648 e agli s1udi di P. Ut.v101'1.
Sram(H1tt>ri" lillrlli tt \le11e:in 11t-I S1!icetU(>, in • .i\richivio \'COCto... C IX. 19'17. p1>. 93-12..t.: T.
Pi:si:.-.'T1. Sum11H1f(>ri <' lc"lfc"l(lli' 11<•ll'itul11JtrÌ(' t•dirt>ri11/r" l'em~.::it1 (! ;,, Tt'ruiferma. in Sroria
della c11/111r11 l 't'llc"ta. IV. Il S"i""""" I. Vicenza. Neri Pozza. 1983. pp. 93·129: roit. ll'l'EUSE.
J\'tne /"''' 111w ri''""'" sull'n/irori11 l't't1tz.irmn 11<'1 ',5()0, i1l L.<1 J.U1m1N• ì11 l u1lit1 ' '"' Cù1q1u•cefflO.
«Ani del convegno (Rom:1. 17·2 I ouobre 1989)». a c. di f\1. Sa.ntoro. li. RonK1. Bulzoni. 1992.
1>P. 6:t~-640: ~1. l~•·O.JSt!. GU t•dirori w•ne~'1111i dt•/ ,o;erot1dt> Ci11que<'1'1110. in /.a 1'<1gìottt' t l'tU"
re. 10rr11u11a 1iu.t-o e /11 Rl'p11hl>lirt' \ /f.'11e1a, a c. di O. On Pou..o. Vcne1i:1, il CO\tdo. 1995. pp.
124 ~·I ARIF,.L.l .A MAGl.IANI

aveva voluto stampare i suoi l ibri a Venezia nel 15609• TorquatO scrive
ad Antonio Cos1a111i ni nel 1594. quasi in termini di volontà testamen-
taria: «Disidero cli' in Vinegia sian ristampate 1uue le mie opere, o in-
nanzi o dopo la mia morte: dico le nuove e le riformate, o con denari
o senza. Se non potrò avere questo favore i n vita, depositerò i danari
c' avanzeranno a la sepoltura, purché dicano di volerm i compiacere»'".
Il presente intervento si propone di guardare agli ini zi del ··feno-
meno editoriale Tasso" dalla parte dei suoi prim i editori veneziani.
autorizzati e non autorizzati , per veri ficare la reazione di quel mondo
del libro così vivace e complesso, dove sinceri interessi cu lturali si
i111 recciavano strenamente e senza remore con quel li apertamente
commerciali, al caso eclacante di un autore contemporaneo divenuto
presto famosissimo e quind i vendibile, intorno alle cui opere la ri-
chiesta dei lenori era vasta e sicura. Il titolo ''stampatori" serve a de-
l imitare i l mio ambito di competenza: mi occuperò strettamente cli
storia della tipografia, cercando cli seguire i n pa11icolare il primo edi-
tore del Rinaldo, Francesco De Franceschi, e le vicende delle edizio-
ni pirata del Goffredo procurate da Celio Malcspin i, nonché di far
cenno ai rapporti del Tasso con Aldo Manuzio il Giovane, già ben
conosc iuti. In realtà i l termine è riduttivo: i l mondo del libro cinque-
centesco, soprauutto quello veneziano. si configura sempre più man
mano che si approfondiscono gli studi come un universo assai com-
plesso. li nome ciel tipografo che compare sul frontespizio è solo uno
dei responsabili dell'edizione, non necessariamente i l più importante,
a volte addirittura soltanto un prestanome. Gli altri - chi cura il libro,
chi lo stampa, chi ne paga le ingenti spese cli realizzazione, che com-
portavano un' immobil izzazione di capital i non indiffereme e non im -
med iatameme, né sicuramente recuperabili - spesso non compaiono
e non sono facilmente identificabi li . Talvolta è davvero arduo attri -
buire con sicurezza la paternità di un libro. Erano frequenti ssime, an-
che se purtroppo solo raramente registrate i n contrani scritti, le socie-
tà e le compagnie per sostenere le spese di un'edizione. strette tra ii -

27·33. In particolare. per la censura :;i rinmnd:i a A. O.\J. COI.. Il nn111v>llo dtlla jft11111N1 ,, \'e·
11t":.it1 e ; prtJCt!s.o' <li A11/()11io 8rudtlll (/5./$./559). in «Cri1ic:i Morica». XVII, 19$0. pp. 457.
510: P. F. Gr<E1'1X.F.;Jt. l 'il11111iJi:.itJ11e rnma11a "/'e1/iunù1" \~·ne.:_i11. I 540-1605. Roma. Il Vcl·
tro. 1983 (ed. ori g. Princdon. N.J.. P.U.P.. 1977) e per l'editori:-i curopc;i a lihl'i, e1/itori e pub·
/Jlit'" ""ll 'F..:1u'tJ/Nl m(N/t"n1u. G11i(/lt ,\·101·ùv1 t' l'ritit'" :1 t:. di A. Pl!trucci. Btui. Lalt.'l"t.<'l. 1977
C•Uni\'crtmlc L.;11c-r1:a», 383) e J. F. GIL.\ION'l'. U:» c·t•11f1't's d~ fu 1>rrMl11c1io11 imprim~e att,i: XVe ~r
X Vlt' .u·~c·it'.\, in Prf)(i1tti01tt' e t'IJllll/ff't'CÙì dt>llit cYtrla r del lib1l•. Sf'n'. Xlii-XVIII. a c. di S.
C:i\ 3CiQCchi. Firenze. Le Nlonnicr. 1992. i>p..l4.l· 36-S.
1

9) E. \V11 Uo\\IS0:-1. ller11an/o Tas.MJ. Ro1na. Ed. di S10f'ia.; JcuerJ.tul':t. 195 1 («SIOl'inc lc11cr:11um.
R:Kéoha di ~!Ud i~ lé~t i ... 39). pp, 33· 136.
I<)) 1'. T,\S.SO, l.A.•llt'rt'. cit.. V. I 855. PI>· 190· I 91. n. 151.J, Ro1na. 16 novembre.
STA1\1PATORI VENETI DEL TASSO 125

pografi. editori . librai. patrizi e mercan1i, che investivano nel libro


come in ahre imprese se lo ritenevano un buon affare. autori che par-
tecipavano alle spese per la stampa delle loro opere, patroci natori in-
teressati a promuovere un 'edizione. D iffusissi me erano le alleanze
famigliari ottenute per via matrimoni ale. Usua le era !"util izzo di tipo-
grafie diverse da pane di un libraio o di un editore; assai facile. per
gli i ncerti del mestiere. lo scambio e la cessione di aziende. di mate-
riale tipografico, di ti rature rimaste invendute e rimesse sul mercato
con nuovo frontespizio"-
La Mostra e i l catalogo la ragio11e e /'(me. Torquato Tasso e la
Repubblica Veneta, a cura di Giovann i Da Pozzo, evocano efficace-
mente l'ambiente cu hurale ed editoriale dove Torquato fece le prime
esperienze di scrittore e vide pubblicati i suoi primi lavori " . Con ogni
probabi lità il giovane Tasso entrò in contano col mondo del libro ve-
neziano in occasione della stampa delle opere del padre tra i l 1560 e
i l 1562. Nel mano del 1560 Bernardo Tasso entra i n società con Ga-
briele Giolito de' Ferrari per la stampa clell 'Amadigi, ma la pubbl ica-
zione non va come sperava. Le spese sono maggiori del prev isto, va
persa anche la prima parti ta di carta speciale ordinata, i tempi di
Stampa si allungano, ma soprauuuo il libro, pur venduto e ristampato
subito dopo. nel 1562. non ottiene i l successo di pubblico sperato. né
i risultati di prestigio e rilancio personale aspettati " .
Nel 1562 Torquato pubblica i l Rinaldo, presso Francesco De

11 ) Per l':ltgomcnto, ohre agli s1udi della noia 8. ri1nandi:.tmQ in gcncrnlc :ii saggi ron1cnu1ì nel gii''
citato U1 s1a1111x1 i11 /rt1lfr1 tlel Ci11q1u·ce11u1. che cos1i1uisce un onimo 1>anotama delle rece(lli fi ..
ecrchc a rig.uardo, e inollrc agli ormai c lassici A. T11.:-:1,.,"{f1. L.uc"A111011io Gilu11i il Giow111e
s1(11111N110~ e 11te~mre. in S111di ;,, onore· di " '"''tul(fO St1pori. ~1ikino. ls1itu10 cdi1orialc Cisal-
pino. 1956. pp. J02t-1060: C. r.IAKCIA:~:1. J:.ìli't<n·i. fÌJ1<1grnfi. librai \'t'ltt'IÌ 1u•I Regnu d1 1Vt1/H.Jli
11el Ci11t111t'c.'e11u1, in "'S1udi vçnczi3ni>i1, X, 1968. pp. .SS7·S54: A. 0\'0Nl>AM. /.Lt /e1tl'rtU1tra ùt
tiJ><JJ:rajiu. in U.•11t•1·t11tutr i1alia11t1. 11. Pn'1<lu:,i(>11t• e c1111~1m1<>. T0tino. Einaudi. 1983. pp. 555·
686 e :ii reccnli C. 1)1 J!'1u1'1'l> ll AMJ:ò<>I. l i tllt'ltiere di $Cdn•rc•. Ltn·oro it1lt'ilt'll1tlllt· ~ 111C11rau1
lil>t'fu'i<> (I \~11t•Ua 11('/ CÌIU/llC'('('rl((I, Roma, a,111,oni, 1988 («13ibliotcca dcl Cìnqueccn10 ... 43);
E. 6o~ORA. Rù·t'rrltt' su Fn111t·c•sro S<111so~·i110 imprt11di'to1·c· libraìo <' le11c·rato. Ve~tia. ls1itu·
10 Veneto di Scienze l.cncrc Lxi Ar1i. 199-1 («~'11.! moric ddl' Js1i1u10 Veneto di Scienze Lcuen:
cd Ani, Cla!'se di Scienze t>.1of:lli. Lcncrc cd A11h•. S2).
12) U.1 tuglo11e e l'aoc (...1. ei1 .. in panieolarc i $aggi di C. 1>10:-:1son1, Amn<l(i:i" Rina/</() a Vettt•·
:.i". pp. 13-25: {1.1. t'\A!.l.L'il!. Gll editori 1•c•11e:)a11i (...1. cit.: G. DA Pou.o. l"eJ.perh•11;11 1't'''"'"
rie/ gi<wt111e 1(tsso: gli llmid, i rtUtt'.itri. le srt>/u>, pp. 39·10 1.
13) f>cr la ~uin1p:1 dl'll'Amudigi <il rifiuto di pubblicnre t."'Òfl Paolo 1\•lanuzio 1~r I' Acc:1<kmi:1 Vcnt·
zfana. il cui progrnmnt:1 cdi1orialc ne>n J>Ole\'a invero comprendere un l!llc rom:m.,,o. come di·
nM.hLr;1 con,•inctnh:nlénlé Dionisoui. e ~\llchc t.'On il tipo~tafo A1no11io Bkido. fo rictl\'::t dci c-~1-­
pirnli. la richit"~l:I dd privilegi. il contrntlo còl Gioiilo. le f:L\i di .!>t:Unp:t. durulll d:t aprile a ~ I·
icmbrc dcl 1560. in I?00 esemplari) vedi E. \Vn Ll;\M'iQN, Hrnuut/Q Uu.,·o, cii .• pp. 112·117 e
br:1 C. DKr.'"1so1i1. Amtuligi <' Rìnt1fdo I... ). ç i1.. C' G. o,, Pozzo. Scht!<llr 1. in U.1 r11gic111r" /'uri<
1...1. dt.. pp. 106-107.
126 1\iARIEtl.;\ .\iAGl.IANJ

Franceschi. Rime del Tassino erano state pubblicate per la prima vol-
ta nel 156 1 nella raccolta di Rime in morte di Irene Di Spilimbergo.
Venezia, Guerra, curata da quel Dionigi Atanagi. amico del padre e
correttore del suo Amadigi, che aveva presto riconosciuto il valore
del ragazzo e ne favoriva cosl il debutto al le stampe", ma questo è il
primo autentico esordio, fo11emente voluto dall'alllore, come lui stes-
so afferma orgogl ioso nella prefazione" . Su l perché il Tasso si sia ri-
volto al De Franceschi anziché ad un altro editore non ci sono al mo-
mento testimonianze, né ha molto senso ch iedersi come mai non ab-
bia pubbl icato l'opera con il Giolilo o con Paolo Manuzio, che d 'al-
tronde in quegli anni aveva rallentalo l' attività veneziana, essendosi
trasferito a Roma per dirigere la Stamperia del Popolo Romano••. Re-
sta quindi valida la supposizione souoscriua dai più che il De Fran-
ceschi gl i sia staio ind icato dalla cerchia degli amici e conoscenti del
padre e suoi, a cui appartengono quell i che egli nomina riconoscente
nella prefazione: Cesare Pavesi, a cui Bernardo scri veva il 15 aprile
per raccomandare che il poema fosse stampato corretto" , Girolamo

. 14) Ptr la bibliografia delle Rlmt• 1a.ssiane rcst;:i 1uuorn valida qu-ella ricosu1Ji1a in T. TASSO. le R;.
111e. Ed. crilic-a su i manQscriui e le antiche stampe a c. di A. Solerti. I, Bologna. Ro1nagnoli
Dal!" Acqua. 1898 (•CC>lle'1..ione d'ope-te inedite o rare•). Per Dionigi Atanagi. che ;:iveva se·
guito BetnarOO 1lcll'av\'cn1um \'COC1,i:ina d:il Ctanquillo rifugio di Cagli nc>noi,tantc le precarie
condizioni di S3lutc. e che protesse e guidò i primi passi di Tol'Quato 1lella leuct.:ttu.rn con una
partecipazione lllttggiore di quanto linorn non si sia rilevato (nelle pagine di questo volurne
Gincun AU7,7,.'IS riconQSCe convinci:ntenlCnlt an·Al.anagi 1<a cura de le Rime de gli Ac·adet11ici
Ete"i dcl 1567) cfr. C. ~1 UT1.s1, Ata1mgi. Dioriigl. in Diticmorio fJiQgrajico degli lu1/it111i. IV.
Roma. lstih•to ddl"E.nciclopcdia Italiana. 1962. pp. 503·506: D. ATASAG1, Rime 1/i e11co111io t!
11u1rte. ac. di G. De Santi. ;\1lcoro. L'Astrogallo. 1979 ("'La Gius.1e13..'1•): S. BKil. le .-Rime ili
1/Ìl't't'Sii- " <'1Jr..1 <li Dionigi Auuwgi. in li libro 1/i ptw.fia tlnl c11pisu1 tJI 1ipngra/Q. a c. di ~I.
Santn.gata e A. Quonda.1n. Ferra.r.i. Istituto di Studi Rinasciinen1ali. ~1o&-na. Panini. 1989
(«S:lggi•). pp. 239·242: G. R.At1rrn. U11 c11so di cdi:,io11t> posum1": le ..Rime• 1/i Git1co11111 lii·
'""in /I libm di /ff)t!Sia (... J. cit .. pp. 231·238.
15) Il Rinnldo 1/i Torq11t1to Ttuso a l'ill1u1ri.s.\·im1J ti "~·erendissimo si1:11or 11. U1iJ:i' d 'Est<' curd•• In
Venc1ia. appresso Fm.i)cesco Senese. 1562. La pi" recente edizione dcl 1>0ema è T. l'As.~. Il
Ri11<1fdo. Edizione crilica basata sulla sccond~1 cdi:l.ione del 1570 con le \':trianti deU<a pri'1Ct'/JS.
a<.·. di t-.1. Shetbc.··' l:· R;1.\·enna. L01)go. 1990 (•Classici irn.liani 1ninori•. 16). La prcfa1ione si
legge alle pp. 59·62.
16) Paolo ~1anu:tio si recò n Rom:i nel IS(l I chi:1mmo da Pio IV a dirigere la S1ampcria del Pot>Olo
Ron1:mo. Il figlio Aldo jm1i11r. alloro q u;utotdicenoe. non subenttò al padre. La 1ipogra(ia \'enc-
zi~na rim;isc praticanlCntC ina11iv:1 fÌl'l() :11 1568. c1uando fu :1ffi11ma :i l)omcnico Rasa. collabora·
torc di ~ol o ;1 Roma. cfr. P. 811.11.11r.K1. Pa'1flJ A1a11u:}o t• la Srtun1><'rit1 J"I P"J.~110 Rm11tmo. 1.561·
1.570. c·,111 doc11mr111i i11e,Ji1i. Romn. ~iinis.tcro llcll'Educnzione N:i~.. l)irci'iOM Gcner.ilc Bi·
blio1cchc. 1942 ( ..Studi di bibliogmlia0t. I): A. 1\•1. Gt0RGL;n1 Vte111. A111wlì d('/la Sf(l11tp('r/a del
/loµol" Romo110. /510·159H. Ron•a. ls1iiu10 di Scudi Rom:i.ni. 1959. p. 17, noL:i 2: I.... U.\t.t>AC·
ru1s1, /I mt'n·11u' e 111 rt1rtt-: /Ja"I<' /11111111:.io e'" Su1mpe1ù1 d~·l l'o1N1fo Rmnt1111J. in li libn1d ('lJf•
lt'. a c. di A. Quood:on. Roma. 1 3llli"oni. 1994 (.iBiblio1cca dcl Cinqucccn10).>, 00). pp. 285-29-l.
17) A. Sou:::te.11. W1u ,/i 1iirq11u111 Tt.1..uo. çi1 .. li. pp. 93·9J,
ST~lPATOlll \ b'Ll1 DEL TASSO 127

Molino. Sperone Speroni . Domenico Venier, Tommaso Lomellina.


Danese Cataneo" e G ian Mario Verdizzoui, che sicuramente ebbe
parte nella ideazione dcl romanzo. anc he se non viene lì ricordato••.
Danese Caianco pubbl ica col De Frnnccschi nello stesso 1562 i prim i
13 c;111 ti dcl suo poema L'Amor di Mwfisa. ma con buona probabi lità
la stampa fu esegui ta dopo quclltt dcl Rinaldo: il privilegio dcl Sena-
10 Veneto. chiesto dallo stesso Danese per 15 anni. è d:itato 17 no-
vembre, quello per il Rinaldo. chiesto da Torquato. è del 3 1 maggio"'.
Del medesimo anno è la stampa dci dieci dialoghi Della retorica di
Fmncesco Patrizi".
Di origine senese. rimarcata quasi sempre nelle note tipografiche
delle sue edizioni e nei pochi documenti fi nora rintracciati che lo ri-
guardano, Francesco De Franceschi si configura come uno dei più in-
teressanti editori-tipografi-librai cli media grandezza della seconda
metà del Ci nquecento veneziano, un imprenditore abile e fortunato.
che seppe scegl iere un vasto ventaglio di interessi editoriali special i-
stici. Il Baldacchi ni. che ne ha curato i I profi lo per il Dizionario Bio-
grafico degli lwlia11i''. sulla base di repertori e cataloghi conta alme-
no 220 edizioni in un quarantennio. ma ne suppone certamente di
più. come è comprovato anche dall' alto numero dei privilegi richiesti

18) T. T;.s)C), li Rina/1/0. r!di7Jonc critica ba~1 1;i ' ulla "'eronda edit.ionc del 1570 j •.. I. e11., PI>· 59.
60 c. per le coniiidcmz.ioni dello She1t>crg. 1:>p. 18·20.
19) t-\ , Sotutn. Vita 1/i 1Qrq1liUO Tit.sso. I. cit.. 1>1>· 45.4 7. P~r il Vcrdi7.ioui e il ~oo mJ>pOr10 éOn il
T:i<.~o cfr. G. ~1. Vc1to122on1. U1t1!'' u Orn:.lo Ari().ui, :i c. di G. Vemurini. Oolog_na. Commi"·
1iionc per i h!'iti di lingu3, 1%9 (1CSccl101 di turio-.itr. leucrarie: inedite o rart dal ..cc. Xlii al
XIX•, 265)~ G VE.vruai:-;:i, Gio,·anni ~h1ritJ \'t-rJl't,,:f}ui J~ttt'f'OJC \·tnt:.ùmo, 01111t'"tl t upJf'DJdll
i/t/ 7èUJO, Ìn •l..eltc."re ÌlaJJarK':"'. XX, 1968, pp 214 226: IO,. $agg1 CrillC-1. Ct,,<JUl'f. tifi() IN#"""
4

rr: O. Atio.Jti. G. Al. \'nli.:.:o111 t il loro ,,,jtuuo nt'lla rito' 1Ct'll opt'M 1/t'l 'faua, Ra\cnig,,
0

l.onJO. 1970 (.Il Pooko. Bibl~ do kncn: <on••. Jl>:<fr. aochc G. D• l'w.m. S<lmla J.
1n Ln ragfO!M t /'an~ [ •..). c11•• pp. 108·109
20) Arcil1\'t0 di Stato di Vencua (d'ora 1nn:i.n11 ASV), &nato-Urro. Reg. 44. n1o1>Clll\3nlenlc c.
9.S' (della f'('('Cnte numcm1iC)ne: a ma1it.l, com,1>0ndcn1c 3 c. 75,, della numcr.11t01\C orig1n:1.lc)
e c. 43r ~c . 2:\r nume13z. orig.). li pri' ilcgio rclat1\'0 31 Rilwldo è pubblicato in A. Srn 11r11. \1·
' " {/J Turt/IUI UJ ra.uo. Il. Cli .• p. 4 cd è ~IMO ripubbli<:tl10 dà Sherbtrg (T. TA~···O. Il k hmldo.
Edi1ionc crilicJ OOs :ua sulla second11cdi:donc dcl I 5'10 1... J. cir., p. 9). L:t "UJlplk:1, rol'M! :mio·
~raf:l dcl 1:,i..so, d:i1a1a 3-0 nmggio. è eòft..cr,•m:i in ASV. St'nu1t~Terr11. Filn1 36: cfr, C. DA
Pol.10. S<'lit'<ln "· JS, in J,,,.·, l'<lgù>ttr .- /'orlt' 1... 1. cii ., pp. 132·133. Per il C:i1;11M.'Q \ l"\IÌ ~I. Ros
"'· '"' p(X'si" st·olpita. /)(urrsr C"'"""" n~lla \'tont'!i<t 11.-1 CùtqU4'<'t11to. l.ui:c:a. ~1 :i.n01 l'ncini
Fa111. 199S (•~1orpn3:ii>. I). pp. 9S·l().a per 11 rom;in10.
21 > IH/t" "'""'"· IÀ«; dtalolhi d;,.. 1-·ra1tertc·o Patn110 nri quali si fa,rlla Wll'""'' or<JHNi<1
ttNt ro(l'Oni fr'l'Ut:tltllf.ri all'opinkiM 1 M utk1mtt" qwl/a tbbc>ro gli""'"'"
w niton. V<netia.
i,;.r.m«-.co ~- I 56?.
221 l. 8.U.O\C'tln,i. IH 1-·ro,trtsrhi, FranCt\CO. 1n l>t:_1ont1rio Biografiro drg/1 1111/111111, XXXVI.
Rorna, l't11u10 Ocll'Eneic.k)f)Cdia lt:ah:ma. 1992. pp. 30·35.
128 ;\1ARIELLA ~IAGtlA.!\I

a suo nome dal 1561 al 1599 per libri non sempre identificati o
identificabili".
li Dc Franceschi dovenc avviare la sua auività a Venezia tra la fi-
ne degli anni Cinquanta e l'inizio degli anni Sessanta. Almeno dal
maggio 1561 lo si trova ''libraro" a San Zulian all"insegna della Pace.
una donna seduta con una cornucopia piena di frulli e il ramoscello
di ulivo, che egli utilizzò anche come marc:1 tipografica". Al lo stesso
anno risalgono i prim i privilegi richiesti e al 1562 le prime edizioni
srnmpaic". subito indov inate. Il Baldacch ini ricorda ad esempio le
Os.ve1w11io11i nel comporre gli a111ido1i e 111edicm11ewi che più si co-
s111mmw in lllllia all'uso della medicina di Girolamo Cales1ani, vero

?.lJ ConlC ~ noto. i pn\tllcgi. che do\·exano .garantire l"c'ioClu.. h a d1 \J;unpa cd erano richics:ti di sò-
hlO cbU'nlìlOr'l' C) dal tipografo o dallo SICS~ OIUl ort dcll'oper.a pc-r IO. 15 o 20 anni. erano
ronet~'' dal Senato. menu~ te lK-cn:r.c. citX i petme»1 d1 \J.unpa,, obt>hg:nori. erano ril:l..~iaLc
cb1 Capi dcl Com1~ho di Dicci .stn1.iti i Riform:nori ckUo Su.Kho d1 PackJ,a. a cui anda:'ano in·
dtnUMC' le rtehK-sh! l..c domande e k rd31hc ..c-Ncn1c )()CKtC<ln)tf'oatc 1n ASV ncHc~ar­
,,._I\
1\tt1.:hc ~l.Ml\c a qudk ma.g.btt.vutt ( ~r questo e pcr 11 Pf'Ol'"llO d1 raoc<>gl~ in u~
banca tbh QUC'SIC preziose infonnationi. c(r. i\t. l,nUSL. l'td1rMtO ''tMUJ tra XVI«' XIX .f.<·
rtJlt1: ""'' btu«' d1 da11. in cl.a fabbrica dcl libro". I. 199.S. pp S·8). Nelle~ rkcrthc:- :!>UUa
'campa 'enca01na ltot;uio Brown spogliò xcur.ltJmcntc quc,le ront1 e rxcolsc numcro5issi·
mc '(hctlc rclah'\"e :11 pn,·ilcgi c. panjalnlénl<'. a li~ liccn1c, con'C'..,.atc oro m Biblioceca i\l:tt·
crnn:1. ""· h.. cl. VII. 25()()..2502 (12077-12079). t•rfril«'~i 1·r114';i(u1l 1,.-r l11 s1t11tqH1 cwu:rssi
1/rd /J27 1J/ /J97. schede chi: costituit>cono un'a.ge\'Ole b;hc dt 1Jarten1;i per un:i ricognii.ione
Ofic1lrnt1\'a initi:Lle. ~uk'hc se il ricotSo a.Ile fomi ori gin~ li d'11rthh•io è ineliminabile. Ho utiliz·
1n10 le '"hcde Jcl Orown per una pri1n:1. :mcom :1flPR>,:.imriti\fl ind~11 i1H: ~ul numero dd pri"i·
fc~i tid1ic,ti dircu:uncnlé' dal Oé' Frt11Keschi o per libr1 fliicutiu11cn1e cdhi u itl:m1p:ui da lui, fl!'·
pcrcndooc. con 1uui ~li errori e le omi ~ioni dcl f"IL\O, un1111c~s.i1111i11a. c.·hc c~tioJi scooo un nu·
mero lliuUOMQ clcv:ito in rapporto agli :1J1ri privilt»i ctll\Ìll d~1I Brown. 1\•1t>hc opere sono
idtmificabili con libri c1Teuh-amen1c ~1:.1mp:ui cL<1I Oc Frnncc\Ch1. ahrc no: fOf'Se non furono
rn;1i ,1,1mpa1c, oppure non sono rilc\n.bili nei caLalothi e tcpcnon ::ittualmcnle di,ponibili.
24) 23 luj:ho IS61 ·~1 ~ franccsco. de mi.. J acoll'IO. da Sciena, dt'\C \Okr le\ar per 1n..q,-g.na della
'ua boucp dc hbr.aria. ca antbo pct stan.1par. la f>X'C 1n figura dc don.a con una rornuoopia in
Nno dc dl\tt"i (Nth. \i dq>cn1a C<)mQ in1a:ti;:t1:a, C01no a lui piU'td•. G. ~·\olto., ln~t,,,. libro·
nt t ma.n ht '"""'rafKM 1n wn rrxiSlro \"t'ftt;.umodrl 'JOO, 1n .. La 81bhofilia•. XCI. 1989. pp.
$1·80" S9·60. Ptr la man:<\. in c.fi,·ersc '-xiant1, 'pr:i.'° ~nat~ e.bi mo111 ._Qmnem çcn.
'u'" c\uperac• oppure «Per mc.- qui !ti rif)(ba e 'netti \I l{Xk•. \cdl G. 7...vftl.&.A.. U march«'
''"' 11pvgnifi r dt'g/1 rJik>ri italiDRi dtf Ci1tq,,tt'n#o. lltpc'ftnt'Wt di figurr. Jimboli t .wggn1i «'
1/ti 1tl11th'i 1001t1, ~11lano. Bibliografica. 1986 (•Gr.1nd1 optl'C•), hgg. 91S-916. 919: E. VAC
< \IO. IL m«tn·hr dtr llp<>groji td rdìr<Jri i1ulù111i f/(/ Jt(·Mo XVI"'"" 81bl101n.-u Angtli<t11/i
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"""."'u" 1. ~1 . ~t L~.,ro. La 11pognifa1 d<I '500111 lm l1<1. l:irc111c. 01\Ch~i. 1989 (•Biblioteca d1
h1hlioi;r;11Ì;1 11.1li :11m~. 116). p. -101. Il Baldi1cchi11i attrihuhcc :1ll:i nmn.·:i .. :1!Qfc (oncmcnte 'ìn1·
holko e ne r.4\Vi,a. 111 \fo peraltro del tutto dubi1mi"a· :11M.'hc l':1ceo,t.111k'1Uo dél Dc Fl':\Jll..'C•
' chì tt ..:orn:mi ~ocini:ioc ((... a. .1.no\c"t·111s1, /)to f:r1111,.,.,, cJll 1...1. Cli .. I). 34),
25) I.o Shcrbcrg gli a111ibl•i\.CC anr.;hc rcdi1ionc dcl 1 5~1': de J,,1• /11.'1/111::J1N1i l1111•mt mit•llc· <Jello Z.ar·
llui. che tlO\'a t.'it:.110 nel cat:ilogo nlt1n1.isc:-ri110 lléllc c·inquccc111inc 111an:i;111c l'Unlpilalu dà E.qer
Pa'tllofdlo e l'Oll \\'l\ ·a101>re.~i.o la Hibliotct"'a t\t.1n•i:1na ( r. I'\\~). /I RJ11oft/n, Edizione cri1ica
t\1'-.ll.4 'UllJ \Ccon<la cdi1tone <lei 15701 ... J. cit. 1>. 191.
STA)IPATORI VENETI DEL TASSO 129

besi sel/er dcl genere per il carattere di s1rumcn10 di lavoro. ristam-


pato ahre sene volle nclrarco di trenfanni'". Gli in1crcssi cdi1oriali
del De Fr:1nceschi si rivolsero sopranuno alle opere di scienza. come
lui stesso precb;1 in alcune dedica1orie'': la medicina (nel 1568 pub-
blicò per la prima volla in halia. assieme al ledcsco Giovanni Crie-
gher. con cu i fu in società tra il 1567 e il 1569. il De l111111011i co1poris
fab rica del Vesalio). le scienze naturali (Ulisse Aldrovandi gli com-
missionò la stampa dcll'Omirologia. eseguita da llo swmpatore bolo-
gnese G iovan Banista Bellagamba nel 1599. ultimo an no a11csta10
dell"auività del Dc Franccsch i)"'. la ina1cma1ica. la li losofìa. l'archi-
tettura (pubblicò l'Archi1e1111ra del Seri io e dell" Albcrti e il Vitruvio
col commento di Daniele Barbaro), la botanica (stampò nel 1592 il
De p/0111is Aegypti di Prospero Alpini. il testo più impor1an1c e origi-
nale delle nuove osservazioni botaniche del 1cmpo)" . la musica (fu
l"edi1ore dei 1ra11mi di Gioseffo Zarlino). Stampò anche molle opere
giuridiche'" e panccipò ad alcune delle ambiziose imprese del 1cmpo
per la s1ampa di 1esti di legge: nel I 569 fece socic1à con Gaspare
Sindoni. Nicolò Bcvilacqua e Damiano Zenaro per la stampa dcl
Co17ms iuri.r cil'i/is" . tra il 1584 e il 1587 panccipò con Luc'Anionio
Giun1a. Filippo di Bernardo Giunta. Felice Valgrisi. Girolamo Scoio,
Giovanni Varisco. Damiano Zenaro. Girolamo Zcnaro e fratelli e gli
ered i di Melchiorre Sessa ad una società per la stampa di opere giuri-
diche di grundc mole. società liquidata parzialmente nel 1587" ; nel

26) L. BA1IJ.\4"'('1U'lra, Or Fr1111crsclu' l ... J. cit. p. 32.


27) T. P1 i;b,11, Il ,..f)iflMVJl'i<lt'• <li P;er ''''drtu llflf1tio!1 t' I 'ttlitona /lott111lctt in 1"rtttt(lll tU f'm\f>t>t·
tha, '"' l1ittrt1"" 111llltt1rl", ùlr<111/k11 e• <1llre J;.sciplù1r. Viccn.1;1. Neri J>o11a, 198.S. pp. 61 • IOJ:
99·103: L 0,1.1>\(t ll"•· /J, f 'rotl('l'SChi ( .•• f. cii•• pp. 31·32. che rH:onJa 1-:i dedicatori;1 -n1ili·
t.1ntc.. dcl ,.."""""dcl 1.584.
28) A. So.1tltJ. C1H1tnb"10 11lla bibliogrujia tl<ll< 1~rr 1/1 Ubj,, Al1lrt11·cuttl1, 1n p,., Il lii """'"'
Illiri<> dtfla """'"' tllUJ1ut" Aldnn·011di. lntor"o olla'"'"< ulll' ,,,,..,.. 1/1 Ul1Ut AMfV\lllU./i.
Bolosna. 1907. riptt-.o dl A. AO\-.Jt.U, UliSM Al<ln:nt,,tdt, bfbl1oftlo, bibl1oxrnft>" IHblioloio
Ml CiJtqWt't'fflO, 1n •Af\~h dclb scuola speriak per ardii\ 1)11 e beblt(l(((lf1 dcll"lìnnef"1lj
di Ronia•. VI II, 196&. pp. SS-JSt: 119-181 e T. P•.51:sn. // •/)w..""'wnt..• d1 ~lfat·p,,, ""''""
t•ol• t.-J. ('Il•• p. IOl.
29) /n. p. 99.
JO> Ben 11 edut0nì s1urnhc-hc d:i lui pubblicate sono ret:t'>tratc nc1 c.-.11.1kltto del ~ open- di kg.ge
don:.1c ;1lla lhbhOI«~ Unh tl'l'i1aria di Pado\':I. da Be1lcdeno Sch.11ioo nel 16.J I. cfr. U11 footlo
di etli:.lrnu Jt,il1dd1t ltr ''"' ~1·roU XV-XVII: ;t • /J<,,,10 S"l•·ot1eo•. a c. tli G. ~1 1ul!o\.10i. Rom~i..
h 1i1u10 l>olig.n1hco dello Su110, 1984. rr<I bulicvm .
31) F. tlliARUJ 1, ri.1. ~11 "'AIO, IJ1 11/UJj;rafiil del •5(}() I ...f. Cli., p. ;\95. t . IJ111 OM't:IU,I, /),• Frtmn•·
,w·/ii 1... 1. Cli .. p• .J3.
32) A . T ALLHU, '"'" "'J\tlldlJÙI (jiimti 1... f. C'Ìl .• p. 103S e I'. e"'" MIM, J\11111111 ''"' Gi111111. \lt"IU'~"'· I.
Il. Fin·n1c. S1111'4M'1I Amiqu:iri:110. 1963. p. 18. Pottcblx: 1roni.1r' i ( rn,1 è 11)lMc,i 1u11:1 d:1 \'crific:i·
re) dcll.1 '°"·ictà per l.1 ~ln mpa dei Trtu·tut11s u11i'~·~n; iuri.l. 111ununwnrnlc opero in 25 \'Olumi
130 ~IAR I F.L.. LA ~olA(ìl. I ANI

1589 il De Franceschi assieme a Giovanni e Andrea Zenaro chiese il


privilegio per il Tra/lato cri111i11a/e di T iberio Deciani·' ', uscito nel
1590 con sola sottoscrizione del De Franceschi. Non trascurò i nfine
né le opere devozi onali, peraltro poche, né le opere di leneraturn. La
sua edizione più famosa è la sontuosa stampa ciel 1584 dell'Orlando
Furioso adomwa di figure in rame da Gim/<11110 Porro" . Ebbe rap-
port i con moltissimi altri uomini del l ibro del suo tempo. e non sem-
pre buoni: sia Paolo Manuzio sia Luc' Anronio Giunta si lagnano di
lui per insolvenza e per non aver rispenato i pani di società" : oltre ai
tipografi già nomi nati l'u in relazione con Francesco Sansovino"', con
i l v icenti no Giorgio Angelieri e con Giovan Ballista Cioni. senese
come lui e altro stampatore del Tasso" ; dovette essere legato da pa·
rentela con alcun i altri numerosi De Franceschi anivi a Venezia e i n
altre città italiane nella seconda metà del Cinquecemo" ; ebbe rappor·
ti commerciali con librai napoletani e messinesi·" .
Il De Franccschi ebbe probabilmente officina tipografica, ma
spesso diede a stampare ad altri tipografi le opere da lui ed ite, sopra!·
tutto nei primi anni, tanto da far pensare che avviasse l'anività tipo-
grafica vera e propria solo in un secondo tempo: le sue edizion i infalli
presentano caraneristiche diverse. ascrivibili a questo o quello stam-
patore, ad esempio Comin da Trino o Giovanni Griffi, che non neces-
sariamente compaiono nel libro, segno che spesso la funzione preva-
lente del De Franceschi fu quell a di editore; in un paio di cas i almeno
sembra aver rilevato una tiratura precedente invenduta e averla rimes-

in-(olio ( IS in più t<.>mi di te.sto più 3 di indici) c:hc c.XIS-IÌl uÌ~"t hl più "asta rattolla di lr.ittati
giutidici s.tampam 11el ·soo. usci1a con la souoscrizione di Francesco Zileni e la n\.i.rca
dcll"Aquil.:i. d:i1a1a nei fronte$pi1,.i 158-l. m:t sicurarncnlc prodotto dello sfor1.o di pili imprcnc.li·
tori consociati in ~ieme . \'Cl'isimihne1nc oella Compagnia dell' Ac1uila. J)CI' la quale cfr. F. ASCA·
RElU, f\1, ~ltSXl'Q, la tipogr<iflll rlt!/ '${)() 1..,J. cii., p. 426.
33) ASV. St:1tllf()·7(1•ro, ~cg. 59. c. 158v (c. 128\' nu1ncra1,. orig.), 20onobrc.
34) Orl<mdo f11tio.~() di m. {JJdcwko AriOJl(J n11Q1't'lmt'11tc> lldonu110 <li jigu" ili rtimtt 1/u CirQl111nQ
Porro 1x1d"1·11111J 1... 1. In Vcneti;1. appresso Fran<."t-..:t.·u Dt Fran<.·e~hi sen"'...-.C e oon1p~gni. 1584.
Cfr. anche R. R1001.~1. t:Ott<ln<IO forioso 1/c/ 1584e111ut :i'lltl si11g(l/(ll'Ìflt 1i1u1g1'<ifit•t1, in «Lrt Hi·
bliollli;1;.. XLIV. 1952. pp. 92-96.
35) E. PAS101tl:J.1..(>. L'ttpis1olll rio 1n11nu:it1110. /11\'t!Jllflrio cn1110/1Jgù·o-r111t1/i1k" ( 1./83·15971. firén·
zc. Olschki. 1957 (•Biblioteca di Bibliogmfla h:ilia1ta», 30). p. 239: P. CAMERl>'ll. A111tllli dei
1... J. cii., pp. 17-18.
(ii11111i
36) E. Bo...01t", Ric~rrlte su Fr1111rt>l('t1 St111so,·ùu) 1... J. cii., p. 31. n<)ta 62.
37) ~1 . lsu;usi:.. GUnli1111·i l't·tt~::iani 1... J. cii., pp. 32· 33.
38) L U.u nA<:(lllNI, 0 f' J-'r1111rrsrhi 1... 1. cit., p. 34.
39) C. ~·l.utc:·tt\NI , f:(/itt;,ri, tiplìgrtijì, libn1i 1'·4'11é'li 1... 1. cii ., pp. 485-186: G. R.,!>"TA., I.a .Ht1'11/HI ù1Si·
c.·ilio 11cl Ci11qut-ct'1110. in I.ti ~·111mpt.1 ;,, Ju11i11 " cl Cinqut•tct//u. 11. (:il .. p1>. 777·84 I.
STA)IPATORI VE."-:Ell DEL TASSO 131

sa sul merc:uo con propria sottoscri zione.... Nel 1572 fu anche compa-
gno alla banc:1 nell'Arte dei librerie siampatori a Venelia". Incorse.
ma con esiti a\~ai lievi. anche nelle maglie della cen~ura". Le ~ue edi-
zioni sono sunicientemente curate, alcune assai belle.
Nel 1562. c1uando pubblicò il Rinaldo dcl Tasso. il Dc Fnmceschi
era agli inizi. ma. vi sti i rapidi sviluppi negli anni succc~~ivi. doveva
già essere ben inserito nell'ambiente. L'edizione peraltro no n soddi-
sfece Torquato, come risulta dalle piccate dichiar:izioni al la fine tiella
prcfozione e dcli' errata-corrige. che avvertono dci numerosi errori
di stampa ancora presenti e preannunciano una nuova edizione. che
fu stampata sempre dal De Franceschi nel 1570" . Dalle variant i pre-
senti negli esemplari della princeps esaminati. il più recente editore
dcl poema. lo Sherbcrg. suppone un i nterve1110 corrct1orio dcl Tasso
durante la tiratura delle prime 48 pagine e quindi una revisione fina-
le. che generò r errata-corrige. affidato dal Tasso a qualcuno che pc·
rò non fu abb:1stanta attento e provocò le irritate dichiaralioni in cal-
ce. Divergendo dal Bozzettiu. lo Sherberg suppone anche un interes-
samento diretto dcl Tasso nella revi sione. sia tipografica ~ia letteraria.
della pri11ceps in vista della riedizione del '70. la cui cura editoriale
fu però secondo lui anche in questo caso affidata ad altri . con esiti
pure insoddi~foccnti".
Il Dc Frnnccschi interseca ancora la vicenda edi tori:1lc dcl Tasso.
all"interno della storia delle edizioni pirata procurate da Celio Male-

40) Quc .. 1i indiì-i induJYcbhcro a propendete pct l" i po1 e~i che il ()(.' Fmrw.'t"'4;hi non po.. \Cde'-'C I><'-'·
pri:• uffl cin,1 1lpogrullci1 OHI fm.:-l" w lo t.-ditorc: co.....ì ud C'W.!nlllÌO Jlèll''' Vnlc111hlo Romani. i.:on
cui ho ll\'UIO 0i.."X":1.. 1unc d1 di-.cu1erc ddr:1rg-01nen10 e che ringr':11iC'I. Un e"amc :1pprofondih)
delle t.'(h11oni prodollc con 11 m.'U'('hiu de.I Sene~ J>Olrcbbe (!t'IUU"C mauic\f' luce :o.ull'C'ffcnh;i
po11.iu1 dcll'all1\'1t!a d.l uno dri più inLt'rc'-"ltnti uo111ini dcl hbro dici 1empo.
41) U. R. B1to.,,, l11t> \'t--u('twn l'n111ilu:. Ptrs.s /./96-JS(J(), l..oodM, J C •• N1m.1no. 18YI. ad ;,uJ,.

"""'·Gu '1111.a. /.' r"'lf'U.t:.wM romttna 1...J. cu.. pp. lSJ• .l78: 1-
ol?t P. J- O.\AJ>V'("'Ml,1.. /H fran<,,St.hl
I I. rn P. t.
.aJt -~on .. , 'P'""'"\'.'~ duni.tUC" d• ,cdc-~ il mio RitukSo p;ark" ..J 1m1ta1ti0nt lksh :antJChi t palle' 3
quttl;1 dc' mc>Jttn1t'OmpO"Co..11 quak !>e da '-oi ~rà btn1i;n.anl(n1c 3'."C'Ol10. un'11lw 'oh.a 1n
mohc pani m11:horaco e -.en.1a 1.anli errori dj st.1.mp:t ,i 13..cictl 'cdctt~ e pc:n;hé molli dc quclh
poll'\",tc :1 lnl" 11upul.m:. '1 prt~ che' tal 'oh;1 la t:1,ol;1 ckgh emw1 niu.1nha1e• .i.1111 ~rti ' OhJ
ch'tl w n'o o-.curu ('() intricato ,., pare:-.<.e,. e: ndrerra1u: •Non" n~tttrnnno qui. bcm,gnt'"lrlll
kllOrÌ. !lilli #li Crtt_'ln, perché no n 3\'CndO poll110 1 '~UIC>t'"e C'Ofretzicrt' CWll ~IC'\\O l,1 \fJnl(l'I, \(
n\.' MllHI u~~l"i inhn111. p1U pcl' d1ft.·110 di chi egli in ~u;1 \'ecc tt\c;1 lu..ci:110. che pct culpa tk-gh
rr.
\l!l1n1x:1tori 1. •• 1.. TA~~u . Ri11t1ldc). Edizione cri:tica b:htUa , 111111 \CC'Ond11 t't1l11onc dcl 1570
1...1. di .. 1>. '•2. no-1:1 I. e p. -16). /I Hhwldc> di 1'rJTqrUll(I 'TìHS# a rillll\lt'/\~111111 t'l l 'r/l't't't'Jldfa,\Ìll/(I
.ti1:11or rl. L.11lgi 11' HMtt c•u1tli11 .• In Vincgia. <1J)presw Fmnc."c:, cO Ile l"r.uM..'\",l'hi ~~lllC-"t.'. 1570.
44) C. llnoJ,.11, 74.,,,, t 1r"tH:lrmc- del Rinahlo. in •S~udi 1a"ia111 ... Xl. 19(>1. pp. 5•.w.
4St T. 1'A<i:~O. RillaliltJ, l:A.Httonc cn11ca b:i~u:t t111ll:t ~cronda cdii ione del IS701 •.. 1. c.·il.. t'P· J0..53.
132 MARJEl..LA r>.IAGl.IANI

spini. Sua è infatti r edizione veneziana del 1583 del Goj}iwlo, che in
realtà è la riemissione dell'edizione del 1582 del Percaccino. curata
dal Malespini, con nuovo frontespizio sottoscri uo dal De Franceschi
e con aggiun1i per la prima volta i Cinque canti di Cam il lo Camil li.
per i qual i i l Cami lli stesso il 2 luglio 1583 aveva ouenuto il
privi legio"'. Il De Francesch i probabilmente ne aveva rilevato la tira·
tura, a meno che non avesse in precedenza pa11ccipato in qualche
modo all 'edizione del 1582, ma non abbiamo elementi per
affermarlo" . A i primi del '600 gli eredi del De Franceschi , forse i fi .
gli, ristamparono ancora un paio di volte i l Goffredo''. Il De France-
schi, poi , pubblicò alcune opere e traduzioni di Fil ippo Pigafotta - su
cui tornerò in seguito-. nonché alcune traduzioni dovute a Cel io Ma-
lespini, ambedue coinvolti nelle vicende dell'edizione pirata.
Dopo il debuuo del '62 con i l Ri11C1ido, seguono per il Tasso.
quanto a pubbl icazioni a stampa, a fronte di una intensa auività poe-
tica e letteraria, alcune partecipazioni a raccolte di rime. dove la sua
presenza cresce in percentuale, indice di un gradimento e di una cele-
brità sempre maggiori'•. Del 1565 sono le Rime di eccel/emi poeti to·
sc<mi. Venezia, Avanzo, summa antologica del gusto cinquecentesco
voluta ancora dall 'Aianagi , dove il Tassino trova posto tra i poeti
contemporanei di primissi mo livello"'. Del 1567 sono le Rime de gli
Academici Eterei, dove il piccolo canzoniere amoroso di Torquato
occupa una posizione priv ilegiata. Comprovando l' attribuzione già
formulata da Dennis E. Rhodes, ho ritenuto di poter a5Segnare la
stampa della raccolta a Comin da Trino, tipografo veneziano attivis-
simo ma assai discreto. che lavorava quasi esclusivamente su com·

46) Il G(JjJf't(/O dtl s. Torq11<11Q 1'1s~·<J 11ow11ne11re '''"'n>lft!, e1 ri.St(Utl/NllQ, Ct>11 gli (lrgr;mrnui, et al·
leg'1rie a t·ia.u:w1 rcmt<1 d'l11cc•ru1 uutttnt:. t\gs,lo111ovi moltt> su111;,r /t<i·ate. co11 le nuie lt11ti1111i;
t'I ìnsic•mt 1111(' ro1Jiosi~·sim11
u11·0/t1(/e'11(1111i pmprij c>111u11tri( pri11ripali. CfJ11 /'agi:i1111w <le·
Ci11qt1e r lln# dl'I C1u11illr> Cllmilli. In Venctia. presso f.ranc<..-...:to Oc Fmnccséhi llC1)é.J>e.
Si~.
1583. Pec il privilegio ASV. Sr11t11t»Terro. Reg. 54. c. 180r (c. 139r nunliern.i~ orig.).
47) T. TASSO. Gtr11s11lt•1m11t' llbt:r111t1. />(Jrm" C'rt>ù·o. f.diz.ione <"ritiç-a sui 1nanoscci11i e le pri~
s,1:11np:;: :i c. di A. Solerti e cuopcr:uori, l. Firenze, G. Burbèra. 18%. pp. 157-159: I n rarroltu
l<usi<11u1 dt>llt1 8ibliott''-''l Cirictr •A. .~fai,, tli Bergamo. ;\ c. di L. Chiodi. Btrga_s1K). Oibliotec;l
Ci\!ica. 1960. p. 58.
48) Goffrtd(). (H 'é'l'O Gié'r11st1h•111111t' lil:N"r111a. p<>t:t1t11 ht'roir<1 dtl s. 1;1rt1u1110 TcJ.Jso (...1. In Vinegia.
prcs~ g1i hen.,--di di Frane~<> De FrancCM"hi. 16CM} e Goffre<ltt. O\'t-1n Gì~·n1.w1lt•m111t> librr"la.
/'H>t'""' licmi<YJ tlé'I s. 1Qrqtt<110 1(1sso (..,J. In Vcnc1ia, Presso Oio. Antonio e1 Gi;K"CUtMl Oe
rrnncéschi. 1604.
49) T. TASSO. U Rimr. Ed. (;·ritka su i 1nanoscritti e le (mtiche ~1a1111>e a c. di;-\, Sòl..:rti. I. cit.. pp.
195·200. V, De t-.tA1..1>e:. La tn1di:.it111r ,Jc·ll~ Rime 111,,·(itmt• /tYt s1ot'ia r h'gg,•11<lt1. in • Filolt>gia
e critica.. IX. 1984. pp. 230·253: 235·237.
50) Per la mecolta ddl'Arnnagi e su come fu conc.·epill:I e rt.ali1.i'.ltl:1. \'Cdi S. B1v1. t.r "Rit11t• di di·
n•r:i•i .. a c11n.1di Oio11igi J\ tt~11ugi. e-il.
S1'AMPATORI VENETI DEL TASSO 133

missione di altri edi1ori e librai, spesso senza sonoscrivere le opere


che uscivano dai suoi torchi" . Il ritrovamento della licenza di stampa,
risalente al 20 apri le 1567, penncne di dalare con maggiore prec isio-
ne la pubblicazione, ma non aiula a rusolvere il problema se il Tasso
sia stato coinvoho direnamente nella srnmpa dell'opera. Segnalo in-
vece una particolarità. di cui non so ancora fomire spiegazione: le ca-
raneris1iche lipografiche - caraneri , capilenera xi lografici, decorazio-
ni - delle Rime "eteree", e che si riscomrano in ahre edizioni stampa-
re da Comino intorno a quegli anni, sono le stesse del Ri11aldo del
1562. Coincidenza, in un 'epoca in cui il maieriale tipografico era
prodouo quasi in serie ed era faci lmenle scambiato e ceduto, oppure
le due edizioni sono uscite dalla stessa officina tipografica? Ce1to il
De Franceschi doveue avere rapponi con il Comino, perché, analo-
gamenle a quanto accade per il Goffredo del Percaccino del 1582.
troviamo nel 1580 una riemissione recante la souoscrizione del Sene-
se di una edi zione delle Imprese illustri del Ruscelli , pubbl icata da l
Comino nel 1572" .
Nel 1572 il Tasso entra a servizio di Alfonso II d' Este lra i coni-
giani slipendiati. A questa altezza. è un poeta di corte assai apprezza-
to, ma non ancora oggetto di interesse editoriale. La circolazione del-
le sue opere. a pane le rime pubbl icate in antologie e il Rinaldo, è
esclusivamente manoscritta. E la notizia della sua pazzia e dell ' im -
prigionamento a Sant' Anna che an ima la curiosità e le aspeuative dei
lettori, trasformandolo in fenomeno editoriale. Nel 1579, l'anno della
rec lusione, a Genova Cristoforo Zabata aggiu nge all ' ultimo momen-
to alla Pane secontla delle Rime di diversi eccellenti poeti il canto IV
della Gerusalemme e ventidue rime tassiane, ottenute probabi lmente
da una copia manoscritta di Orazio Ariosto" . Nel 1580 l' avventuriero
Celio Malespini pubblica piratescamente a Venezia, col titolo di Gof-
fredo, una edizione parziale del poema, avuta probabi lmeme negl i
ambienti della eone medicea che frequentava prima di ri fugiarsi a
Venezia. Lo stampatore è Domenico Cavalcalupo, o Cavalcalovo"',
un piccolo tipografo atti vo dal 1563 a l 1587. di cui si conoscono po-

51) f\'1. MAC'oUA."11. S11l/'edi~Jt>11e de/I~ • Rilne ,/e gli Accult•mici Eterei,,. del 1567. in .-;Ani e memorie
dell'Accade mia l~lnvinn di Scicn7,c Lc11crc cd Arti», CVI, 1993·94. p.'lne l ii. pp. 5·26.
52) U in11ue.se illll.\'tri """ e.fpt,sitùmi, ,., discorsi del :(.or l~rortimt> Ruscelli 1... 1t.'<"' la gi1111t(1 •li
In Vcnctia, presso 3 Francesco Dc Frnnccschi senese. 1580.
<1/1,... impt't.'S<'.
53) P~r la s1oria delle prime edi1.ioni dcl pocm!1e per l:l loro dcscriiionc rin1an<k> a T. T ASSO. G<-·
1~1salt:111m~ libt:rt."1111. PQ(•111tr ~roito. Edizio1le critica s.ui 1n~..ne>scrini e le priuie Slampe a c. di
1-\ . Solerti. I. cii .. pp. 131· 164: la rot·t·olu1 rtusit1ru1 deltd Hibliotec" Cfrk" •A. Afa;,. 1...1. cii.,
pp. 53-63 e orn :dlc scht"tlc rd:ui\'c dc /,f1 ragin11P ~rane 1... 1. cit., pp. 163-170,
54) F. ASCA1d:Lu. i\•1. f\i liNA1'0. Ltt liptJJ:nlfia del ·soo 1...). dt .. p. .io.i.
134 t-.1.r\RIF.U..A MAGLIANI

che pubblicazion i e che nello stesso 1580 stampò anche un 'edizione


de Le /ertere di Bernardo Tasso che esempla la stampa del '62 del
Giolito" . La sottoscrizione recita «ad instanza di Mare' Antonio Ma-
laspina», forse un parente, dato che probabilmente il Malespini era di
origine veneziana. Il privilegio. datato 3 agosto 1580. è richiesto da
Celio"', che indirizza la lettera dedicatoria delr opera, datata Venezia
7 agosto 1580, al patrizio Giovanni Donato. Il Tasso venne ben pre-
sto a conoscenza dell 'edizione, si irritò, minacciò cli prendere prov-
vedi menti, ma poi non risu lta <:he facesse nu lla. salvo lamentarsi dei
mancati guadagn i" . Il Malespini o Malaspina (nome di battesimo
Orazio) fu un vero avvenmriero: aveva mi litato nelle Fiandre con
l'esercito spagnolo, aveva fatto il falsario, la spia e l 'organizzatore di
spettacoli al serv izio di corti e governi i n giro per l Italia. A Venezia,
dove si era rifugiato per sfuggire alla giustizia fiorentina, aveva fre-
quentato i l mondo del l ibro e si era improvvisato traduttore dal fran-
cese e dallo spagnolo. pubblicando le sue traduzioni anche con il De
Franceschi e A ltobello Salicato, altro editore non autorizzato del Tas-
so: i nfine si era stabilito alla corte mantQvana di Vi ncenzo Gonzaga,
dove aveva scriuo e pubbl icato le Duceruo novelle nelle quali si rac-
contano diversi avvenimewi così lieti come mesti e s1ravaga111i, Ve-
nezia, Al Segno d' Italia, 1609" .
La storia delle edizioni pi rata della Gerusalemme procurate dal
Malespini attraversa tutta la vicenda editoriale del poema. Come è

55) E. \VU.Ll}.MSO...,., 8 t'rt1t11vli> 1f1,u o. cit.. p. 153.


56) ASV. St'11(ll() •T('t'l'(I, Rcg. 53. c. 63r (c. 37r numcr.11.. orig.).
57) .. Vidi ques1i giorni 1xiss:J1i alcuni cani; dd mio poc1na. st;·unpa1i in Vi1legia. usciti <la le mani
Jcl screnissimò di Fioren1.a: dl'I che nli dolsi con quella serenissima ~cpubblicn,"' con Vostra
Signoria illuSll'issimn. qu;uuo doveva-.~ ·r. TA$$(>. U11t•n·. li. cit.. 1853. pJ>. 97·98: 98. n. 138. a
Scipione Oonzaga, Fcrr~1r.1. I ottobre ISSO. e pp. 119-127: 125. n. 162. ;;il cnrdin:d Albano.
Fcrr:ua. 23 1naggio 1581 , già cirnta qui n not:1 2.
58) l'cr la biog.n1fi~1 dcl ~,l alespi1li (Vcnczi:t'! 1 531 ·~11:imo\'t1'! /H,SJ 1609) è tu Horn valido G. E. S.At..
TINJ. Di C~/i() '-f<1l'"''J1i11i 11/tim<' 1UJ\'ellit·re itaUa110 iu prnsa dt'I ' "''"'"XVI. in ..:Archivio st<>ri·
co it:ìliano)), s. V. Xlii. 1894. pp. 35·80 da cui di1>endc anche A. Sou.;Kt1. \'7u11/i lln'q11t1t" 'fllS·
SH. I. cii.. pp. 329<l30 e ·r. ·rAs.so. Gen,.w,/emme Jibt'rata. Poemtr eroi"''· Edizic>1le cri1ica sui
manQscriui e le pri1nc l't:uope a c. di ;\ , Soleni. I. ci1.. 1>. 1 33~ \'cdi :lnchc il recente hrc\'e l)rtr
filo di G. Mli.ANI. !t1fllespi11i, Celia. i111 l..ettt·rat11rd iu1lit11w. Gli a11rori. Di;}tJmu·io bio·bi/J/i(1·
~nifiro e /Julit:i. 11.11-Z. Ti>rino. Ei11audi. 1991. pp. 11 13.- 11 IJ: pçr la suo 1r:1du7.iQnc del 7;,..
StJT di Btur)Ctl(> La1ini cfr. E. RVA, U11'11/1ra 1r11du;,itu1e iuilituw ""' "'r~stJtrl• 1/i 8n111t'ttQ l..11ti·
111'. p.·r lJ/Ht'fr di Ct'Uo /'J1tdesphli. in «Giomale s1otioo della lcucrntura i1alian:1•. XVI. 1890.
pp. ~3 2-~34: Lr:1dusse rutehe il Ci<tn/i1ro tlrijif>r; 1·11rù),çj di Anionio Tor<1Uèlll<idà (Vcnezi ~. Al·
1obello S:ilicato. IS90 e 159 1). Chi ne ha rilcvnto di reec1ue le capacità di n:i.rr:uorc è !'1:110
llru110 Por<.-<:lli. che hrt iul:11iz.1.:110 in numcro~i con1ributi k Ducc•1110 111wellt·: rimandi;uno 311•
che per 1:1 sçgn:1lazionc degli àltri an ieoli a B. P~cll.u . U· Dut-cino novelle del 1Halespilli.
Note SJ()ricltt1 t• li11gm'$tie'lt<·. in «Sludi scccmeschi», XXXII I, 19C)2, Pll· 21·65. e Lt· 1111n•ll«
- 11111ol>i11grajklte• t/1•/ l•111/espi11i. in .. Studi M..~"t.11teioc:hi » . XXXV. 1994. pp. 105· 122.
STA~I PJ-\TOR I VENETI DEL TASSO 135

nolo. nel 1581. appena divulgata la prima edizione Malespini. A nge-


lo Ingegneri si affreuò a pubbl icare, una dopo l' ahra, le due edizioni
di Parma e di Casalmaggiore. e così pure Febo Bonnà. che tentò in-
vano di convincere Tasso a collaborare, pubblicò a distan7~1 di poche
sett imane l'una dall'ahra le due ed izioni ferraresi. Un particolare cu-
rioso: nell'agoslo 1580 i l Malespini aveva ottenu to i l pri vilegio ven-
tennale per l 'opera del Tasso i ntitolata Il Goffredo: l' anno dopo. i l 16
maggio. Febo Bonnà ottiene dallo stesso Scnalo veneziano il J?rivi lc-
gio per l' opera del Tasso int iLOlata Gerusalemme liberata,.. E stato
dimostralo da L uigi Poma che fu propr io i l Bonnà a posti l lare e inter-
foliare l'esemplare dcl Go.Jfredo Ca,•alcalupo conservato presso la
Biblioleca Marciana di Venezia e ad utilizzarlo per la sua pri ma
edi zione"'. Nel frattempo il Malespi ni aveva approntato una nuova
edi zione, stavoha completa. in cui riportava gli Argo111e111i dcli' Ario-
sto e le Allegorie del Casoni, nonché una tavola dei capoversi e un
indice dci nomi e delle materie pri ncipa li. Uscita la Bonnà, che reca-
va per la prima volta l'Allegoria del Tasso, il Malespini si affrettò a
copiare quest' ultima e a farla stampare. a tiratura già finita. su un fa-
scicolo non segnalato su l regislro fi nale del l ibro, e la premise al te-
sto del poema••. In questa ed izione c<>mpare per la prima volta, ano-
nimo e i n forma di dedicatoria ai leuori. i l Discorso - pi(t propria-
me111e una lettera - di Fil ippo Pigafelta in materia de i dui tiwli del
poema, che rivendica il titolo Goffredo come più appropriato alla vo-
lontà dell'autore. Il vicenlino Fi lippo Pigafetta ( 1533- 1604). interes-
same figura di diplomatico. mil itare. viaggiatore ed esploratore cli
paesi esotici, fu pure letterato e traduttore e in qualche modo parteci-
pò al mondo del libro veneziano della seconda metì1del secolo; pub-
blicò numerose opere e lraduzioni. anche con i l De Franceschi°'. Non

59) ASV. S•wt1to·Terr<1. Rcg, 53. c. 156v (C. 128'" 11uineraz. orig.): «-CO il h~SIO dci gi~ citati privj.
lcgi: «Che :ti fc:dcl Celio ~1l alaspi n:i sia concesso che al!ri. che egli, o c hi h:1vcrà cau:sa d:i lui
per s~"icio di .-inni XX pros..;,imi ''cnmri non pos~i srnmp.:1r nel dominio nostro. né ~hrove s.rnm·
pati in e™> \'Cnder. il G1Jjfn•d11 di in. Ton1ua10 Tusso 1... l.. e «Che :il lìdcl r1os1ro Ftbo Bonà
sia Ct'.>ll\-"CSSQ che altro. che egli, o chi ha\•crlt c:u.1s.i da lui non possa per lo $p.11io di anni vimi
pros.sin1i ven1uri stampar nel dominio 1K>)ll'O. o ' 'CtO ahn:n·e ~tat111>:.lto i1l oso \'Cndct. il libro
inti10Ja10 flir.n1:uilt•mme lilH'nun di d. ·rorquato Tasso ( ...1».
60) L. Po).L\. ltrfonnll';..ionr dell11 .wt1mpa JJJ 1lt'lfC1,,Liberatn,,. in ..Stu<li di litologia itJli:an:t». l.11.
1 99~. pp. l ·U-13~ e l.. PO).t.t., .Sl'lic•Jt1 SJ. in /...1,1 ragù111c• 4' J'(U'lt' 1...1. <"it., pp. l·l7-JJ$.
6 1) li Ciof/rt'tlo tlt•f :;. Ttn'i/untn 1tu.~Q. 1Vow1111c•11tl' l'tn'Tc•uo. f't ri.t1tlll1JNllO. C1n1 J:li ari:1111w11ti, t't t1f·
l~gor;c• a cir1sc·1111 to1111> 11'ù1cc•nl auttQri, Aggitt11tr>~·J <111r c·opl(),ds.simc· un•Qfc-, I'1111a 1lelh: q11<11l
cYmti.-11e 111tti i' priric_·iJJij dell '<ntcll't' per t1rdi11t d'u/fi1bt'to. /"altrd li 110111i p1Vprij t'I maJt'rh•
prinriptlli. dw 11c·/1'111Jera .( i lt·x.1:1nw, In Vcnc1i:1. .:1pprcs.."<• Gratioso Pcrchacino, 158 I.
62) Sul Pigafcu;1 h:u111-0 fritto luce recentemente le :1ppas....ionatc ricerche di Ah'ÌM' Da Sd1io. che
nc h3nno rilc.,.ato In policdric~ :i11h·i1à. da :1pprofondire. ~ rnio 3\'\'ÌSO. sopr:iuu110 nel c:unpo
136 ~'1 A R1 €LLA MAGLIANI

sappiamo in che rapponi fosse col Malespini e perché procurò il Di-


scorso, datato 1582. di cui si fregiarono in seguito tulle le edizioni
derivate dal la seconda Malespini. Lo stampatore stavolta è Grazioso
Percacci no, originario della ri viera di Salò, a11ivo prima a Padova dal
1555 al 1565, dove, praticamente senza conco1Tenza, siampt> un cen-
tinaio di edizioni. e poi a Venezia, in cui si era già stabi lito a partire
dal 156 1 e dove stampò fino al 1611. Era affi liato all 'Arle dei libreri
e sta mpatori; aveva bottega ai Santi Apostoli. Le sue edizioni, sia
quelle padovane. sia quelle veneziane. per le quali usa caralleri tipo-
grafici e capi lettera xi lografici diversi, tulli assai bel li , sono mollo cu-
rate e pregiate 1ipografìcarne111e e per la buona qualità dell a carta e
degli inchiostri usati , anche se non sempre sono corre11e nel Lesto, co-
me nel caso dcl Tasso. Nella sua produzione non si può defi nire una
precisa linea editoriale: pubblicò opere scientifiche, come quelle di
Francesco Barozzi e di M elchiorre Gui landino, ma anche opere di
letteratura. Forse fu vicino agli ambienti riformati.,. Sua è pure la ter-
za edizione Malespin i del Goffredo, del 1582, che verrà riproposta
nel 1583 con frontespizio nuovo da Francesco De Frnnceschi, come
abbiamo già accennato, e sue sono anche le caratteristiche tipografi-
che dell'edizione dei Cinque comi del Canùlli. usciti con la solloscri-
zionc del De Franceschi pure nel 1583 unitamente al poema: non è

degli intcre:;si lcucmri ed editoriali de1 petso1~ aggio. li Pig:1fetta. infaui. pubblicò l:t 1mduz.ione
i1aliam1 delle Uuere del cardinal Bcssarione ( Vcnc7.ia, Co1nin da Trino. 1573), qudla dei
l1ft'clu111iror11111 libri di Ouidubaldo Del Monte (VcneLitt.. Francelico De 1::-mncc..~chi, 158 1). ri1e·
nut<> il rondatore dclh1 mccconic.a comi: scicn7.a. pubblic:ul per la primi1 voha nel I577 n Pc-sa·
ro. quella di alc-ur,e delle opece devozionali di Luis De Gran;tda. unQ dci b<'Jt·st/l('tS del tempo
(Vénéz.ia, Franéé.'s co r'c frnnt-eschi, 158.5 e 1596): fu anche t-ol'rispondenté di Gian Vinccni!o
Pinclli: cfr. A. DA sc.1110. la \'Ìtll (!le ()pf'~ di Filippo 1>ig11/e11n. in F. P1Q,\fbTIA. lii (/('stri:.itJ·
ne del territorio t! tll'I co1uado di \1('t'1r:ct. Vicenza. Neri Pov.a. 1974, 1>1» I 1- ~3 e F. P1(;Al<fif·
TA. Vi(1.ggio dtJ Cr('IO i11 Egiuo (!Il 11/ Sit1ai 1576·1577. lnirodu;:.ione. rommen10 e 1~scri1jonc
di A. l)a Schio. Viccn;:.a. Biblio1eca Civica Benoliana. 1984. pp. 14-18.
6~) Per il r'crcaccino n ..'di G. E. FERM.AAI. U· tJpere 11 stampa dt'I G11i11uuli1tfl. J>er "'' 1><1rognifo
dt•l/';>1/itorla sL·ie111ijka 11adow11u1 (lei pie11q Ci1Jq11ecc1uo. in Ubri e StampattJri ;,, Ptulow1. ~fi­
SC'ella11ea di ,ft11tU Sf(n·f(·i ;,, ,,,u;rc di nw,u. Belli11i. tipoxrafà e1Ji1nre librai<~ 13 c. di J\, Bar·
Zòn). Padovti. Ti1x>grnlì:1 Anloniana. 1959. pp. 377·463. M. ~1AGl..IAXl.Sull'ttdi::.io11e dt'llt' .. !(;.
m~ 1/f gli Acadt.'mici f~l<'rt'Ì• 1... ). cii.. 1>p. 19-23. Il po.ssibilc coinvolgin)Cnto con gli a1nbicnti
rifonnuti puè'J es.sere testimoniato dal fauo che sue noie 1ipografi<:he ("On1paiooo net ISSS su
un·omiione in crooto dcl \'cscovo Pier Paolo Verg:crio. un e-scmplarc della t1u~le è oonset\•:no
prc.li..:;o la Biblio1cc3 ~1arci:in~1 3ssicn\e: ad un'ahta ornzione i1' $fO\'éno dcl Vcrgcrio dalle mc·
dcsin'M.! caranctis1ièhc tipogr.1tkhc. edizioni :ntriboi1c :Il Pcn::w.x:ino dn B. SARAC0:1 FA:-.'lu.a.
/>rimt' ilula.~ùri sulla ~1amf)(11xuft11·tmu ,ft•I Cit1t.JIU'C't'11to. in 1\flsce/11111~" di $<'ritti di bihlfr>gn1·
fia ed t•r11di:iont· ;,, 1111!111uri11 tli l11it:i Ft>rrnri. f.irenxc. Olschki, 1952. pp, 4 1 5 ~485. a.serine in·
\'1,.-c<: :ili:. st:1 mpcri~ di Tub ing~ di Ulr'ich ~10r'hat1 e comunc1ue alla eolklb<>razionc cdi1ori:llc tra
il Vetgctio e il protcslanlc sloveno Pri1no1 Tn1b:1r d:i S. Bc.v.-<A7.7,.,, li libru nt•I btU'ù1a 1ulrlatico
(XVI St'<'Oft)), in li lil>rt11tt.'l l'1<1tÙu) mlri<1tÌL'Q {Jé'CT. XV-XVIJJ. a c. di S. çr:1eioui, Firenze. 01·
* hki, 1992. p1>. 85-97 («Civiltà vcnc1,ian:1. S1udì ~., .W),
STA~I PATORI VE."{ETI DEI.. TASSO 137

improbabile che il Senese abbia commi~~ionato la stampa al


Pen::accino...
Le edi.i:ioni dcl poema considerate finora sono tulle in-quano. Dal
1584 e fino almeno al 1593 cominciarono a usci re. sempre col primo
titolo di Gof]iwlo. con dedicatoria di Camillo Camilli. le edizioni in-
dodiccsimo. più maneggevoli e più faci lmente smerciabili anche
presso i l pubblico popolare. prodouc da A ltobello Salica10. tipografo
e libraio al segno della Fortezza, che le alternava, un anno sì e uno
no. con quelle in-quar10, riproduzioni dell'edizione Malcspini, com -
presa la dedicatoria''.
Nel 1580. durante i l secondo anno di detenzione a Sani· A nna. i l
Tasso manifesta in una famosa lenera a Scipione Gonzag:1"' l'inten-
zione di dar ordi ne alle sue liriche in vista di una edizione a stampa.
spinto sia dalla volontà di sistemare la propri:1 produzione poetica,
sia dalla preoccupazione per la proliferazione disordinata di copie
manoscriuc delle sue poesie, esposte al plagio e alla contaminazione.
Dovene pen::iò accogliere di buon grado la proposta di Aldo Manuzio
il Giovane. che aveva conosciuto a Venezia negli anni dcl suo primo
soggiorno. di stampare un volume di rime e prose. I rapponi tra il
Tasso e Aldo j1111ior sono ben documentati dalle lcncrc indirizzate da
Torquato all 'editore veneziano: esse oscillano tra l'ammirazione e il
rispeuo dovuti alla competenza riconosciuta di A ldo. ma anche al de-
siderio di non alienarsi i vantaggi che potevano derivare dalla sua
amicizia. e l ' irritazione per le edizio ni non soddisfacenti prodouc.
Non mi soffermerò a lungo sull" argomento. ben noto. n6 tanto meno
parlerò della intricata vicenda relativa alle edizioni delle Nime": 1u1-

6-0 Il Cioffrrdo d..J,, Torq1w10 7iJSsn. 1Vo"'unente C'IJl'l'tltO, ti riu,imJHUO. Con Jlll "f1''H"t>11ti. "' lll·
lt'gOrtf' o <hlft'tJn flmlo 1J'u1Ct'rtO u11UO". Aggi11n10~1mollt'1tan;..- /t>lYlft', fnn I.- ~-aru• lt'1tioni
"' 1t0H•nrt' 4,,," copitnis1i"'" ta,·ola dt' · n01ni propri}"' m.Jtt'rit' 11nnnpt1l1. In Vcncci~. a~
Grul.JO(() Ptn.:~1no. ISSl e~ :1;lb tl0l3 45.
65) S1 lr.itta d1 almtftO '<'tte cdinon1, <'fr. Ln rutt'Olto uusi11N11lf'llJJ B1bl11N«a Co1<a •A. ~lui•
(. -1. ctt, rP· S9-62 e la n1gwn,. t' l'orft' ( ... 1. cit.. pp. 16.S..169. Ptr A11obtUo S:ihnto. anno
dal 1569 al 1601. crr F. A)CAJtl.1.1.&. ~t. ~h..'"10. La 11po1rrl/la dt'I '.'DO I .1. c11.. rP 419-1?0 e
~1 . 1,H-JJSl .. Glt t'f111on iv,tf'urrni (•••). ci1•• p. 32.

66) T. TAS.SO. /Jfft'tl', Il. C'1I .. 18$3. pp. 95·96. n. 136. c;cucmbn:.
67) Le lettere .Id Aldo "'°no pubblic:ue in T. TASSO. Uul'tt, cu_, m/ ìrnlkr111e1n ;\, Sotnm. \1111 di
U11l111.nto 1i1Hn, Il. c11. pp. 20..24 e da lui COJn1nicnt:uc n·I. I. pp. 3--'3·350. l'er la ~torin della
\ ll'Cnda cdi1onalc delle Himt' e i rappbrti tr.:a ìl f\1:lltuLio e il 1°'.L\\O l'im.indo a1 fondnmcmali I,..
CAtili'l'rl. S11uli ,ft1/lt' Hù11f 1/el 1i1,çw,, Romn. f..d. di $1oria e lc11cml111':1, 1950. ri,l, tXlfl ootrcrioni
e ;1ttSiun1e 197.l ("Stol'i:1 e lcllCl'>llUl'i\, R~'\:olrn di studi e tc~ti», 33). in 1mr1 icol :ir~ Prr wur
1t11(W'1 l'<ll:}olll' tlc•llt• /Umt• 1/i 1fJrt/IUllO 1'1:uo. J)p. 9-112: 21-46 e I~ 011\'Al.Jl ,.,, I, D. h1 U..A, Pro·

ptJ,\'l t' /JC'r 1111 't•tli:fmw tlrJI.. · Hi111tt 11momsr .. 1/,•I TtU.\'(J, in Swdi 11ijìl1H1Jfil" t• lt111,•r11111ru 1't<1Ut1•
1u1<iffo•rll11 ('udo OimufQlli, 1\•lil:ioo-Napoli. Rkcii\tdi. 1973. pp. 2.l 1-341, ~i \'Cd.:tno poi i nu·
1ncrm,1t.'(Hllribtui llÌ V. o._ f\•l,u.I)('., in particok1re Ln 1rad1do11t! ,J,•llf' Rifl'IC u1nit11u· 1... 1. cit.~ Il
138

tavia non si può tralasciare di far almeno un cenno ai rapponi inter-


corsi tra i due.
A ldo j1111ior. la cui figura meriterebbe una biografia più aggiorna-
ta e organica di quelle anualmente a disposizione"', era più ponato
all'insegnamento e agli studi umanistici e filologici che all'imività ti-
pografica. che i nfalli abbandonò al suo socio N icolò Manassi quando
si trasferì a Bologna nel 1585 per ricoprire la calledra di eloquenza
già appartenuta al Sigonio. Il suo i nteresse editoriale - e ovviamente,
commerciale - per il Tasso è peraltro notevole e sincero: Aldo spera
in una sua collaborazione, .che ottiene almeno parzialmente. ma
quando questa viene meno. pubblica ugualmente. nonostante i l velO
dell ' autore, la Parte prima delle Rime nel 1581. Fu un infortunio
editoriale. Aldo si affrettò a ristamparla. con decise varianti, entro i l
novembre del medesimo anno, anche se l'edizione porta nel fronte-
spizio la data 1582, e le affiancò la Seconda pane"'. Nemmeno queste
edizioni furono soddisfacenti. A ltra sone ebbero invece gli sforzi
successivi: Vania De Maldé, in parte di vergendo da altri studiosi . i n-
dica alla base di tulla la tradizione a stampa fino all'ed izione autoriz-
zata Osanna del 159 1 le edizioni della Parte Prima e Seco11da stam-
pate a Venezia nel 1583 dal Manuzio. a cui A ldo associò nel 1584
l'Aggi1111ta. uscita con data 1585. Non sono buone edizioni. magra-

/)(),i;rill<Ur) mm111:.i11110 delle -iRim""· Co11trib11t11 ulla su1rill dtdl"<ditf1ri<I '-'della tnulìj<n1< ras·
.~i,ma. in Stlldi di let1t•rt1t11r" Ìlulicma o.f!tr1i a Dclnt<' l stllt1. N;.lpoli. Uibliopotis.. 1983. PJ). 113·
143 e 7rtuli~.Ù)//t' del 1ts1q t<I t•dit<Jria "" Ciuq11t- e Seict?11U1, in / .tr t:rili<·a dr.I tl!sto. l'robftmi
ili mt1otl" ed es1Nrie11:.e <li lawnv. ,:..Aui del CC>1lvegno di l.A.X'tt (22·26 ouobre I984);t, Roma.
SaJel'1lO. 1985. pp. 561·570. Si ved:t inlìne T. TASSO. Rimi! tl'tmu1re (st'c'111do il c:01/. ChixitJ1uJ
l~VIJ/ 302), tt c. di F. G:t\'3Ztcni. ~I. l..é\'21. V, ivt:irtignonc. l1uroduz.ionc di V. ~lani,goone. Mo·
denà. Panini. 1993. ( ...Tesli>:>). pp. Xl e Xli.
68) Pér Aldo il Giovane si \'Cdano principalnlentC A. A. R t l\OUAMI>, An11t1lt'S de /'imprimerie tles
Alti<'. o u lliSJOirt' tlt'.f 11-ais 1\lm1url' t'I de ll'ur.'f i1/iti<u1s. 3a '--d .• Pàris. J. Renouàrd, 1834. pp.
-161-480: E. PAttOREU.O. l 'epiJtOftuio 111u1111.~icu10 j ... ). ci1 .. pp. 287-292: E.\O,, f1tetli1a mt11111·
1il111u. 1501·1597. Appt•1ulict 11fl'inl'tmll11'io. Firenze. Olsc.· hki. 1960 («Ci,•illà \'Cn<."""1..inna. Slu·
dh;, H)), (ìe11t>11logia t' disce111ltw:t1 dt•i !d<11111 j" 1lpograji. 111m111is1i, t'tli1ori d~i MélJli XV·XV/,
Fin.:n7.C. Olschki, 196 1~ T. Ù.As-1•,\RRIKI La:POttAll~. /..e /}rtJl 'fltJZ.t' 1/i Aldo t.1111111~0 il (;i<,l'llllf' per
4\\'.ft're 1u11111e.\'.UI 11t•l/'ordi11e tle1' C1n•t1/ieri 1/l Sa1110 Stefiu10. in C11111rib111i 1illa Slòritl tlt·l libto
1'11llim10.1\1;$tefla11et1 ;,, OllQtl'(/i l..omfx!1•1(~ l>11nn1i, fircnr.e:. Olschki, 1969, pp. 165-IS:ci (°'Bi·
bliotcc.1 di bibliog.rnli~ Ìlalitma»): C. r-.·1,o,MCIAM. Edi111,;. tipo~raji. librai n•11e1i' l ... I. cii•• PJ>·
459-554: 468°472. 488·491 • .)4().541. 546-547~ I ~ Ut\'IO~t . Stt11t1/H1tQ1'i ~ lil,rai <1 \~11e~ù1 j ... ),
cii., p. 96: V. 0 1;. ~IAu>t. Il po.'fti//au' 11u11111 j111111 delh· .. Rime• I...!. cii.. p. 11 6.
69) V. ()I: \ •l.u.vi!., 11 p1,.uilla11J mw111~ù11101/,•llt> • Hime ,. 1... ). cii. li lavoro t.-ditori:1lc e filologiro sul
IQ.lO della Primr• P11rte in \'ÌSta delta riqampa è •es1imonimo da1 pos1illmo 1\m:. app:lncnut<>
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pt"r la \'ari:in1istit-à ta»iana: si tl':lll3 inf:.1tti di un ese:m1>kite pri\·a10. 1100 di un esemplare dì 1i-
pogt:1tì:t PfCjXlt:11orio a11·cJizionc e r<..'<.';U unu duplice serie di postille. <1udk relmivc al (XISS3g·
gio 1r.1 le due edi1..ioni tldk1 Pane Prima del 158 I e altre 1>0~1eti ori . dC"l.licate allo studio privn-
10. l'OOdoue (or.se anche i;u !1utogm6 t!l:.!>inni.
STA\IPATORI VE.'lhol OliL TASSO 139

zie al nome prestigioso dell'ediiorc e al carauere di .rnmma della pro-


duzione lcneraria tassiana ebbero grande fortuna. Queste e le edizio·
ni ferraresi Baldini e Vasalin i du esse derivate non corrispondevano
certo alla volontà dell'auiorc, ma furono da lu i in qua lche modo uli·
lizzaie. indirenameme o addi rinurn direnameme, come 1cs1imoniano
alcuni postil lati . con un metodo di lavoro che approfiuava della reda·
zionc. per quanto non accenaia. fissata nella politezza della pagina
s1ampa1a'". Come avvertono gli studiosi moderni che hanno ripercor-
so la storia delle Rime. accenarc senta riserve la leggenda di un Tas-
so vinima e nemico degli s1:unpa1ori significa non tenere comodi 1u1-
1a una tradizione a stampa. ccrtameme non approvata o rifìu1a1a dal
poeta. ma da lui conosciuta e utiliuata per il suo lavoro continuo di
revisione.
ANTONIO 0 ,-\NIELE

SUL RINALDO

Credo che per capire a fondo l 'operazi one letteraria e li nguistica


che presiede al Rinaldo si debba par1ire, per le scehe operaci ve sia di
organizzazione e di disposizione della materia e certo anche di elocu-
zione (che è l 'aspeuo che forse a noi imeressa di più), dall'Amadigi
dcl padre Bernardo, il modello più prossimo di poema romanzesco,
vero e proprio laboratorio fami liare di forma e linguaggio cavallere-
schi. al quale il Tassino probabilmente non fu estraneo in fase di ela-
borazione e iantomeno di correzione ed itoriale.
La vicenda della sofferta scelta di Bernardo di seguire le pedate
dcli' Ariosto (nell'accettazione di una vicenda plurima, pur dopo aver
a lungo vagheggialo l'idea di un coerente aristotelismo che imponeva
un'unica vicenda e un unico personaggio) è succi ntamente evocata
nella premessa di Lodovico Dolce A i leuori (e in seguito sarà piì1 in
deuaglio ricordata anche da Torquato nella sua Apologia della Gen1-
sale111111e liberara, 1585): acceuazione, a ragion vedu1a. di una plu ra-
li1à di azioni e piacevole varie1à di argomen1i, applicala tuuav ia sen-
za s1rafare e abbandonando, per es .• la scadenza arios1esca, a inizio di
can10, della moral i1à, i n nome di una ricercata maggior vaghezza de-
gli anacch i. Ma è soprattutto relati vamente allo s1ile che il Dolce
opera una in1eressante caranerizzazione dell'Amadigi, cogliendo in
poch i tratti l'essenzialità delle scehe pecu liari di Bernardo, sia sotto
il profilo re1orico, sia anche sono quello gramma1icale (lessicale so-
prauutto). facendo na1uralmen1e i debiti raffronti con le precedenti
tradizioni (i n riferimemo al l'imi1azionc) classiche e volgari. Vale for-
se la pena di riferi re i l passo per i111ero in ragione innanzi1uuo di una
aderente descrizione della lingua e dello s1i le dell 'Amadigi, ma ancor
piL1 di una quasi prefigurazione anche dei modi poetici del Rinaldo,
in debito con il poema di Bernardo di tan1e soluzioni formali, pur
142 ANl"ONIO DAN IELE

ncll'au1onomia di due diverse (ma non cerio comrasiami) indiv idua·


li1à ar1is1iche:

[...1 u·ovando già per lunga esperienza la nostra li ngua capevole d'ogni or-
namento. ha volu10 in ciò a11·ichir la sua opera di epiteli. di 1rasla1i. d'hiper-
boli. e di molle figure che abbelliscono il Poema. e lo fanno magnifico e
grande: come etiandio Felicissimame111e ha fauo nelle altre sue amorose Ri-
me, in ques10 imi1ando volenlieri i Laiini e i Greci. che ne sono abondevoli:
e seguendo il suo Genio. il quale gli ha daio uno stil llorido. vago. e più or·
naio di quan1i hanno serino fin qui 1... f.
Nella lingua è scellissimo e accura10: non però tan10 che si sia volu10
restringere supcrstiziosamcn1e nelle parole dcl Pe1rarca. sapendo che al
Poern heroico non conviene la delicatezza delle voci , che appaniene al Liri -
co. li verso è puro. allo e leggiadro: né si pane giamai dalla gravi1à: la qual
serba pi(1e meno. secondo la quali1il dc' soggeui: in ogni sua pane è facile e
accompagna la Facilità con la maes1à. misrura rnn10 cliFficilc. Nelle sen1enze
è abondevole. quanto conviene. e grave. Usa belle e proprii ssime compara-
tioni: alcune delle quali. se possono ira loro parere alquanto simi li , ollre che
se ne 1rovano in Homero di più simili, egli le fa dissimili con la varie1à delle
figure'.

Problematicamente il Dionisoui si interroga - proprio nel catalo-


go della Mostra che accompagna questo convegno - su l perché Ber·
nardo si sia assoggettato al lustro di una prefazione di un critico me-
diocre come i l Dolce e con i l quale in passato aveva avuto anche de-
gl i auriti editoriali, e cerio non 1uuo risuha chiaro circa la ri nuncia a
giustificare con una premessa in proprio il poema suo pit1 rappresen-
tativo: ma il Dolce significava il Gioli10 e forse attraverso di lui biso-
gnava passare per avviare - come poi di fauo avvenne - presso
quell'i mportame edi wre la risiampa di tulle le proprie opere, Rime e
Le11ere comprese'.
Bisogna dunque partire dalla descrizione del Dolce della l ingua
dell 'Amadigi per considerare t.uno i l percorso fallo da Bernardo nell a
cos1i1uzione di una appropriala, personale idea di poesia eroica - poi
riconver1ita - per ragioni di allargamento e conservazione clell'udi10·
rio - a una soluzione piC1 spuria. 11011 più rigidamente aris101elica ma
piuttosto ariostesca. acceuata pur di malavoglia nel suo presupposto
principale, vale a dire quello della deroga dall ' unità d'azione (e
l 'Amadigi si frantuma appumo i n tre azioni o "favole" distinte). Cer-
10, i l Tassino alla sua prima prova poetica compiuta accetta il sistema
retorico applicalo da l padre e fi nal izzato ad un li nguaggio elevato

I) L. l'.>ot.Ct!. A f ft'llor;. in B. T.,sso. l'J\111<ltli.~ì. Ve1,ezia. Gioli10 dc' Fcrrari. 1560.


2) C. Dt0Niso1·ri. J\madixi t' Ri1u1/dt> <1 \lt•11r.:i11. in lit n 1gione r l'oN(', Torq11<1to Tc1~:i·1> t' la Re·
p11l>blk't1 \ ~ne111. a c. di G. I):, Poz1.o. Vcn..:iia, il Cardo. 1995. pp. 13-2S.
SUI. RINAl./)0 143

nella scala gerarchica degli sti li: egl i fa sue molte soluzioni elocuto-
rie dell'Amadigi (e sopra11 u110 quelle elencate dal Dolce: la ridondan-
za degli epiteti, delle metafore, delle iperbol i e in generale del le figu-
re). appl icandosi anche spesso a calchi imitativi dci classici greci e
lati ni. Ma la sua determi nazione organizzativa. di poetica applicata
gli fa tcmpestivameme capire che la via paterna non porta lontano ed
egli dichiara subitO, nella premess11 A i let1ori anteposta al Rinaldo.
con piena coerenza teorica e reali zzativa, la sua via mediana di ade-
sione al romanzo: acceuazione i ncondizionata dell ' unicità dell'eroe
protagonista (ripudiando quindi subito la sfrenata l ibertà organ izzati-
va dei moderni) e cauta selezione degl i altri prece11i aristotel ici. co-
me egl i stesso dich iara:

1...j solamente quei preceni di lui [Aristotele] ho seguito, i quali a voi non
togliono il di leno: com'è l'usare spesso gli episodi. cd. imroducendo a par-
lar altri. spogli arsi de la persona di poeta. e far che vi nascano le agnizioni e
le peripezie. o nccesso1ria111enle o verisi1ni ln1ente. e che vi siano i costun1 i e
il discorso espressi'.

E lUHavia anche l'unici tà del la "favola" non è ricercata in maniera


feticistica (senza cioè quel tanto di tolleranza che pennette delle lievi
deroghe, tali in ogni caso da non intaccare la uniformi tà del tulio}, co-
sicché. benché talune pani possano sembrare «oziose» e non tali da
sconvolgere - eventualmente tolte - l'integrità de l tutto, esse si rive-
lano, se non nella loro individualitìt, almeno nell'insieme necessarie e
di bell'effeuo. Scegliendo, dunque. una linea intermedia tra i sosteni -
tori assoluti della tradizione c lassica di Omero e Virgilio (che gl i po-
trebbero rimproverare le parti esornative ed eccedenti) e i seguaci del -
la forma moderna dei romanzi. rappresentati segnatamente dall' A rio-
sto e da Bernardo Tasso (che gli potrebbero rimproverare la mancanza
di proemi e di moralità all'inizio di ciascun canto), i l giovane Tasso
del inea una strada sua i ndividuale e più a lui congeniale, che persegue
più da vicino il principio fondante dell'imitazione. secondo cui «tanto
i l poeta è migl iore quanto imita più, e tanto imita più quanto men co-
me poeta parla e più introduce altri a parlare»', come ha fallo egregia-
mente - egli dice - l 'amico suo Danese Cataneo nel poema dell'Amor
di Marfisa, esemplato su l modello classico). L' i ncli nazione recente
per moralità e sentenze è giusti ficata - a giud izio de l Pigna, cui i l Tas-
so si appella - dalla necessità (per l ' Ariosto e, con lu i, Bernardo che

3) T. TASSO. A i lt'ffùri. il\ Rùwldo. Vcne1.i:i. FrJnt-cs.(·ò St•ncSé. 1562. Le citazioni dd Rilu1/do !>i
fanno tutte da quc~La t'(li:donc. con qu ulc~ ritocco g_r:itico.
.1) !biti.
144 ANTONIO DANll!LE

l'ha seguito) di «render talvolta doci li gli uditori». di fronte ad una


varietà eccessiva nei poemi di protagonisti e di cambiamenti di scena,
con formule di amicipo o di ricapitolazione della materi a. Ma per i l
Tasso la situazione era diversa, come si nteticamente egli ribadisce in
conclusione:

[ ...] io che trano d'un sol cavaliero risuingendo (per t)uanto i presemi tempi
compo1·1ano) runi i suoi fani in un' azione. e con perpetuo e non interrono fi-
lo tesso il mio poema, non so per qual cagione ciò mi dovessi fare'.

A questa risol uzione unitaria. volta ad escludere tanto più gius1i-


fica1amcnte l ' intervento dire110 dell'autore nel poema secondo i l det-
tato della Poetica aristotelica, i l Tasso si appel la. sorre!Co dall'autori-
là degli amici che maggiormente l ' hanno sostenu to i n questa sua pri-
ma compiuta esperienza editoriale: il Molino, i l Veniero, i l padre
stesso. oltre a Sperone Speroni che pure approvava tale risoluzione di
poetica.
Allo Speroni («il quale 1u11e !'arti e le scienze interamente possie-
de»)6. come prima al Sigon io (ciel quale frequemava allora a Padova
le lezioni universitarie vertenti proprio sulla Poetica, esposta «con
gloria di sé e stupore e invidia altrui»)'. i l Tasso fa ri ferimelllo per te-
stificare i l suo approfondimelllo su questioni specifiche di teoria e in-
sieme per segnalare i maestri più illustri nel campo della teorizzazio-
ne sull 'argomento. ln particolare il richiamo al Sigonio in quel 1562
ha un valore specifico di schieramento, cli scelta di campo nella vio-
lenta contesa tra i due professori di retorica all'università, Francesco
Roborlello e i l Sigonio appunto, con quel seguilo cli faziosità e di ris-
se ira s1udemi sostenitori dell' uno e dell'altro maestro. che fi nirà con
il passaggio da Padova a Bologna del Sigonio (e per qualche tempo
anche del Tasso)'. E in effetti l 'i nsegnamento del Sigonio era andato
a toccare. con qualche indelicatezza. il terreno specifico del Robortel-
lo che della Poetica aristotelica s'era fatto primo benemerito com-
mentatore i ntegrale ed esegeta con le sue Explicationes (Firenze,
Toll'emi no. 1548); e per cli pi[1 proprio allora i l Sigonio faceva stam-
pare due libri Disp11tario1111111 Patavi11aru111 adversus Frcmciscum Ro-

5) l bid.
6) l bhl.
7) /biti.
8) Cfr. C. $(·A111•A"n. 1iM'$O, Si.i:fmi11, \'t>uori. in Studi :t11/ CitU/lll!f'('ltftJ it<llimu>. Milano. Vita e 1>en·
siero. 1982. pp. 156-200: \'. aoche G. B A1J>ASSARJt1. U 1primu formo:ioue (/(•Ile• iJf(' 1assif11u"
.urll(l /N.)etk11. in lit l'(1gi Q11t' t f't1ru• 1... 1. cii., pp. 63-66: per gli influ:si.i dl."I Dr tli(l/ogo #ber
del Sigonio ( 1562) sull'Attc· dt•I tlit1/o~'' 1;lSS iW\a (1585).
SUL RINALDO 145

borte/111111 (Padova. Percaci no, 1562). cu i facevano seguito anche de-


gli anonimi versi latin i infamanti nei confronti del rivale.
È interessante notare come lo Speroni ci abbia lasciato un fram-
mento De· romanzi in buona parte coincidente con le idee formulate
e applicate dal Tasso: segno di una similarità di vedute che non è
escluso nasca da quella circostanza di frequentazione tra i due che il
Tasso ha con devozione divulgato nei Discorsi dell'arte poetica e ri-
preso in quelli Del poema eroico. come fatto saliente della sua educa-
zione padovana, ma anche prima testimonianza di quella vicenda che
porterà a una malevola accusa di plagio da parte dello Speron i' . Il
pensiero dello Speroni su ll 'argomento - evidentemente steso dopo il
Discorso imomo cii comporre dei 1v111<mzi del Girald i Cinzio (Vene-
zia, Giolito de' Fen-ari, I 554), cu i si fa riferimento e con cu i si entra
in contraddi torio - è come al solitO acuto e pungente, improntato ai
modi, diciamo cosl, relativistici che sono propri del filosofo. contra-
rio per principio alla staticità delle soluzioni univoche. Ma in partico-
lare, sul pu nto che qu i ci interessa, egli accetta l'autorità di Aristotele
ed anzi mostra di non tollerare aprioristiche distinzioni e paradigmi,
specie se proposti ex novo sull a moda recente dei romanzi. Relativa-
mente al problema dell'unità d'azione egli è. du nq ue, più o meno in
sintonia con il Tassino:

Dir che i romanzi vogliano esser di più uomini, o almeno di più azioni,
è pazzia. Ben sono così. perché ristoria è tale: e dalle prose Franciesche so-
no tolti i poemi nostri volgari. che si dicono romanzi. Ma si potrebbe fare
un poema d'una azione sola e sarebbe migliore di quami mai ne son fatti.
Questo voleva io che facesse il Tasso [Bernardo), ed hallo fatto r Alamanni:
così in1endo".

Quanto il Tasso debba allo Speroni è rilevato già nei Discorsi


dell'arte poetica, apparsi a Venezia presso Valgrisi solo nel 1587 (per
interessamento dcl Licino. e dedicati a Scipione Gonzaga), ma riferi -
bili agli anni del primo soggiorno a Padova, da studente, tra il 156 1 e
il 1562. e ritoccati probabilmente subito dopo, tra Bologna e Ferrara
(come ipotizza il loro moderno edi tore)": un riconoscimento mai
smentito, neanche dopo la polem ica tra i due e le accuse speroniane di
paternità carpita relativamente ai principi di poetica in quell'opera

9> Cfr. il nostro Tt111111<110 7i.d:>t) t' Sv.-rt111e St'<~1T.>11i, i1l «r.-idc.H•a e il suo territorio". 57. 1995. J)p.
2• ·29.
10) S. S1'C1tON1. 0 (1<'rt'. Vene.r.ia. Occhi. 1740 (risi. an:."ls.t. lvla n li à1l~ (Renna). Vccdliarélli. I989J. V.
p. 52 1.
I I ) T. TA~SO. Disnu ,,·i 1/ell'urlt' / l(t('IÙ:u ",Jf'l fJOt'llW c.•roict1. a c. di L. Pon\:l, Bari. Lutcr1.a. 199-t
146 ANTONIO DANIELE

contenuti (schermaglie che sono già del 1575-1576) e la ripresa quasi


pari pari di quel riconoscimento nel rifacimento ampl iato del 1ranato
operala probabilmente già nel 1587 nei Discorsi del poema eroico, ap-
parsi a Napoli, presso lo S1igliola, nel 1594". Ma 1ali Discorsi rivelano
anche una profonda individualità ed aderenza alla poesia applicata
proprie del Tasso, di modo che è difficile non considerarli come con-
naturali alla sua propria esperienza, rivelatori come sono anche delle
sue scelte sti listiche di partenza e persino delle sue involu zioni, per
nulla posticci o addirinura. come voleva lo Speroni nella nota lettera
a Felice Paciono del 29 gennaio 1581 , rubat i dalla sua viva voce'".
Bisogna invece dire - con buona pace del lo Speroni - che i Di-
scorsi del/ 'arre poetica sono una geniale sintesi della speculazione
tassiana alle sue origini poetiche (e pruticolarmente epiche), inseriti
come singolari istituzioni private nel corso di un dibattito generale e
affondo individuale circa i problemi della realizzazione epica e, nel
contempo, come banco di prova accademico-universitario (a Padova.
che era la maggior sede dell'aristotelismo e forse dell'indagine criti -
ca su l fano artistico del secondo Cinquecento) cui concomitantemen-
te lo indirizzavano da posizioni diverse il Sigonio e lo Speroni, con
compensazioni platoniche e neoplaton iche derivate dal trattato
dell'elocuzione attribuito a Demetrio Falereo. E del resto un ' abile
sintesi platonico-aristotel ica, forse un po' centonaria (in quanto fatta
di belle c itazioni, astranezze e asserzioni assolute) è anche il Ragio-
namento della poesia di Bernardo, pubblicato anch'esso nel 1562
(Venezia, Giolito), dopo esser stato letto nel 1559 ali' Accademia del-
la Fama, testo che doveva essere quasi un prelud io a ulteriori trana-
zioni altrui relativamente a questioni di poetica all ' interno di quel so-
dalizio. Evidentemente quella era un' ora cruciale per tuui di autori-
flessione, se il programma ambizioso era di dibauere

(...) qual esser debbia I'ar1ificio nel compor la comedia, la tragedia, I'epope-
ia. et ahre sorci di poesie usale da' Greci e da' Latini; qual sia l'arte di fOJ'-
mar componimenti in questa lingua nostra ad imitazione degli antichi To-
scani e de' moderni che dal mondo sono in gran pregio avuti: e di quante
maniere esse composizioni far si possano, e quali quelle siano che più usare
et estin1ar si debbiano".

Tale programma paterno fu raccolto in pieno. come un proposito

12) Cfr.ivì,pp. 1s. 11 4e 158.


13) Cfr. S. S1i.,1to,.,.1, Opt:l'r'. V, cit., p. 272.
14) il. 'fASSO. H 11g;rJ1UllllflllO 1/el/11 p()t'.tin. in Tnu1tui tli ft(>eflcu r rruu·lC'CI dC'/ Cf11q11tn•11tt1, ~ C. <li
B. \\'einbcrg. Dari. L;uer-1.a. 1970. 11. p. 583.
SUL RINAL{)O 147

da continuare e po11are a compimcnte>, dal Tassi no, proprio a partire


da quell'esperienza di nuova esegesi aristotelica che con il Sigonio
gli era balenata davanti agl i occh i a Padova e che andava a incremen-
tare e forse a porsi in posizione soprastante rispeno a quelle che Ber-
nardo aveva ricordato proprio nel Ragionamemo della poesia:

Il.a Poe1ica di Aris1otelcl felicemente nella Ialina favella 1radona e perfena-


men1e dall 'enidi10 Robortello, dal nostro giudiziosissimo messer Vincenzo
Maggio e dall 'eccellen1issimo messer Pier Vittorio ispos1a et interprernta, qua-
si sccura e fidma scorta per le difficili strade della poesia ci va conducendo".
La nitidezza della trattazione dei Discorsi defl 'ane poetica, la
corrispondenza teoria-prassi con il pmgetto ùifieri della Liberaw .. (e
il conseguente adeguamento delle convinzioni teoriche ai nuovi pro-
geni anche term inali della Conquisraw), la concomitanza felice di
un'idea di pe>ema libero, senza ulteriori complicazioni e sovrastruuu -
re religiose quale era appumo il Rinaldo, ma con l'occhio rivolto già
a quella innovazione tuua propria e personalissima del poema eroico
e sacro insieme: ecco alcune delle caratteristiche della speculazione
d'esordio del Tasso, semplice e complessa, come sempl ice era la pro-
posrn del Rinaldo: unitarietà del tutto e libenà di divagazione e sem-
pre conformità ira determinazioni propositive e realizzazioni com-
piute. E in un punto specifico il Tasso s'è proposto di seguire il cano-
ne antico. quello della spersonal izzazione del poeta e della sua estra-
neità (quanto più possibile) rispello al racconto. dato che «tanto il
poeta è migl iore, quanto imita più, e tanto imita più, quanto men egli
come poeta parla, e più introduce altri a parlare»".
Ma innanzitutto il problema teorico fondamentale era quello di
sbarazzare il campo dall'equivoco - che era proprio anzitullo del Gi-
raldi Ci nzio -" che i moderni romanzi non potessero essere compara-
bi li all'epica del passato, in quanto espressione di un genere nuovo.
proprio delle lingue volgari e ignoto qui ndi ad Aristotele. Anche su
questo pu nto il pensiero del Tasso nell'A rre poetica si affianca a
quello dello Speroni , rileva ndo una ce>ngruenza sostanziale:
lmila il romanzo e l'epopeia con l'is1essa maniera: nell' uno e nell'altro
15) M. p. 576.
16) Fano. qucs10. nc:g:uodallo Speroni: cfr. S. Srtl.kor-:1. 01x-n-. V. cii. Clcn. a f. Pacioni dd 2-l fcb·
braio 158 1J. p. 27-l.
17) T. TASSO. Il Rill(t/1/Q,i\ i lt>ll(>ri. cit.
18) «È da ;,\V\'C:nirc che i $0g,gcui o le nuuerie dei rom ~ni'i non ~ono di <1uclla m:inier.i the MJno
quc:lk di Vitgilio e <li Omero• {(i. B. Ci1M.Au)1 Cl:<ZIO. Scriui' c·ri1ìe'i. :1 c. Ji C. Guerrieri Chl·
ceni. \ •lilano.1\•lar1.or.1ti. 1973. p. 51).
148 AN'rONIO DANIELI:!

poema vi appare la pc1-sona del poeta; vi si narrano le cose. non si rappre-


sentano, né ha per fine la scena e r azione de gli istrioni, come la tragedia e
la con1111edia. hnitano co· 111edesin1i istrun1enti: l'uno e raltro usa il verso
nudo. non servendosi mai né del ritmo né della armonia, che sono del tragi-
co e del comico ...

E così pure si accantonano le pretese diversità tra romanzo ed


epopea. fondate su ragioni di I ingua. E, pur riconoscendo le diverse
proprietà e predisposizioni d'ogni lingua, i l Tasso nega che queste di-
versità possano determinare la pluralità anziché l' unicità delle azioni
nel poema, distinguendo i n ciò neuamente la impossibil ità di comm i-
stione tra fatti di natura elocutiva e fatti nruTati vi stru1turali , del tutto
accidentali rispetto al particolarismo delle lingue'°. Il miglior accogl i-
mento presso il pubbl ico dei romanzi non è da imputare al le loro qua-
lità organizzative, di unità o moltepl icità dell 'azione, quanto piuuosto
alla vaghezza delle invenzioni e alla maggior eccellenza «nella con-
venevolezza delle usanze e del decoro attribuito alle persone»" . Que-
sto per il Tasso fa la differenza di valore tra lAriosto e il Trissino.
non tanto la rispondenza al preçetto aristotel ico, al quale egl i tuuavia
si attiene, in quanto «porta in sua natura bontà e perfezione nel poe-
ma, sì come in ogni secolo passato e futuro ha recato e recarà»"- Nel-
la scelta orientativa finale i l Tasso si mostra tuttavia pragmaticamente
si ncretico, affermando la necessità di accreditare tanto l'imitazione
dei poem i «de gli antich i epici» . come «de' moderni romanzatori» ,
«perché i n alcune cose a gli antichi, in alcune a· moderni dobbiamo
assomigl iarci»". Ed è lo stesso sincretismo - senza. dunque, alcuna
smentita interna - che egli professa anche nella introduzione al Rinal-
do. laddove espressamente dichiara di aver il suo primo poema «pane
ad imitazione de gli antich i. e parte a quella de' moderni composto»''.

19} Disrorsi tlel/"111·u• pt>etic11 1... J. cit.. p. 27.


20) fl·i. p. 29: • Non neg.Q io che d n.-.cuno iclio1na non :1bbia alcuoc rose proprie di lui. peroché al-
cune elOéui.ioni \'CggianlO cosl proprie d'una lingua che ·n sllra (11\·clla diccvolmcntc non pOS·
sono esser lrasponatc. È la lingua greca molto :ìllà alla espressione d'og1'i mirtuta COS:.l! :i q~1:i
i !itc.,.~a csprc~i ooe inena è 1;1 lmi1ta. '"~ mollo piì1 c:1p~ di ~r3ndcl.7,:t e di m:ie.stfl: e la OOl>Lra
lingu;l l~na. se bene con egual suono nclht descrizione cklle guem: tlOI\ ci riempie gli or4X·
chi, con nUtSgior dokezza noudiineoo n.el tt<111are le pJssioni amorose cc le hL-.ing:t. Quclto dun-
qué ch'è proprio d'una lingua. oè fr.asi cd elocuzione. e ci~ nulla imporla al no~tto ptoposi10.
parl:aodo noi d':izioni e non di parole. o purditcmo proprio d'un:1Jing11a quelle materie le quali
meglio d:i lei che d:1allra sono tronme. come~ 1:1 gucm1dalln Ialina e l'amore dall:t IOSCilll3».
21) {1·i. p. 34.
22) fl"i. p. 33.
3J) { 1·i. pi). 33.34,
2-l) T. 1'A.SSO. li Rhialdll.A i lt:uori, Cii.
SU~ RINM.DO 149

Con questi imenei uti litaristic i di integrazione di passato e presen-


te il giovane Tasso no n poteva che sancire, stante la sua ortodossia
aristotelica, l'affermazione specifica d i un principio cosl ilutivo ime-
grativo: quello della «varietà». a correzione dell'unità e a costituzio-
ne del maggior di letto dell'opera:

t...] la varietà è lodevole sino a quel tennine che non passi in confusione. e
che sino a quesco termine è canto quasi capace di varietà l' unità quanto la
molcitudine delle favole; la qual variecà, se tale non si vede in poema d ' una
azione. si dee c redere che sia più costo imperizia dell'artefice che difetto
dcli ' arte" .

Nasce da q ueste premesse l' idea notissima e fondante del poema


inteso come creazione di «Un picciolo mondo», un microcosmo nel
quale come in quello naturale si mescoli una variegata d iversità di
ele menti e di specie, in una suprema sintesi unificali dal la mano
dell'artefice-poe ta, mastro divinq in questo, come divino fu il c reato -
re nel suo mirabile mag istero. E una pag ina che prefigura tutta la
poetica del Tasso maturo rig uardo al poema eroico e segnatamente
preannuncia - sia pure come mera imenzionalità - il suo poema mag-
giore, del q uale ha g ià immaginato e scritto un canto (i l Gierusa-
lemme), ma non senza g uardare anche al Riiwldo, se nelle sue con-
clusioni riecheggia anche un passo dell' introduzione a quel romanzo,
laddove si parla dell'interazione tra le pacti e della loro reciproca ne-
cessità (ora pe rò g ià sentita come integralmente sostanziale e non fa-
coltativa, quale inizialmente e almeno parzialme nte pareva essere).
Mescolando la verità storica con la verità fantastica (o verosimile), i
cardini sopra cu i il Tasso fonda - com'è risaputo - la sua verità poe-
tica, e avendo rig uardo piì't tosto, com'egli dice, «al verisimile in uni -
versale c he alla verità de' pa11iculari»26, egli intende creare un micro-
cosmo di rappresentazioni e di fatti , c he nella loro sostanziale diver-
sità raffigurano l' insieme della vi ta e della storia nella loro più com-
piuta fenomenologia:

(... ] giudico che da eccellence poeta (il quale non per altro divino è deno se
non perché, al supremo Arcetìce nelle sue. operazioni assomigliandosi, della
sua divinità viene a participare) un poema formar si possa nel quale, quasi
in un picciolo mondo, quj si leggano ordi1ianze d'essercici, qu i battaglie ter-
restri e navali , qui espugnazioni di città, scaramucce e duelli , qui giostre.
qui desc11zioni di fame e di sete, qui cempestc, qui incendii, qui prodigii: 111
si trovino concili i celesti e infernali, là si vcggiano sedizioni, là discordie. là

25) T, TASSO. Discor,çi <le/l'(lnt• /HJeth·" J..•1. c it.. J>. 3:.S.


26) lvi. p, 17.
150 ANTONIO OANIELE

errori. là venture, lit incanti. 1à opere di crude1ti1. cli audacia. di cortesia, di


generosità. là avvenimenti d'amore or felici. or infelici. or lieti, or compas-
sionevoli; 111a che nondin1eno un() sia il poe111a che tanta varietà di n1a1cl"ie
contegna. una la forma e la fovola sua. e che tutte queste cose siano di ma-
niera composte che l'una l'altra riguardi. l'una all'altra corrisponda. l'una
dall'altra o necessariamente o verisimilmente dependa. sì che una sola pane
o tolta via o n1u tata di sito. il tutto ruinF'.

Nel Rinaldo il Tasso si era mosso con imcnti simi lari, anche se
non così risoluti, restando tuttavia legato alla comparazione del poe-
ma ad entità naturali, in questo caso il corpo umano, come esempio
di funzionalità e di completezza di un organismo vivente (osservato
con occhi da anatomista memore della scuola padovana del Vesal io e
del Falloppio, come ci ricorda ancora il Dionisotti)":

Ne l'ordir il mio poema mi sono affaticato ancora un poco. in far sì che


la favola fosse una. se non streuameme almeno largamente considerata: e
ancora ch'alcunc pani di essa possano parere oziose e non tali che, scndo
tolte via, iI tutto si distruggesse. sl come tagliando un membro al corpo
umano. quel manco et imperfetto diviene: sono però queste pani tali che, se
non ciascuna per sé. almeno tune insieme fanno non picciolo effeuo. esimi-
le a quello che fanno i capelli. la barba. e gli altri peli in esso corpo. de'
quali s'uno n'è levaio via non ne iricevc apparenle nocumento. ma se molti ,
bruuissimo e diffonne ne rimane" .

Su questo punto specifico, s ull'unità d' azione pur intesa non rigi-
damente e con deroghe personalissi me. dettate dalla novità dell' in-
treccio, il Tasso insisterà anche nella costruzione della Gernsalemme
liberata e così pure farà più tardi nell 'estrapolare dall'Amadigi il
F/oridm11e (Bologna, Benacci, 1587), dando vita autonoma ad un
nuovo poema paterno più vincolalo alle regole aristoteliche e trano
da brandell i di un poema manoscritto rimasto frammentario e la parte
relativa alle imprese di Floridante, risucchiata dal poema precedente:
una so11a di sistemazione postuma ad un' incc11ezza organi zzativa pa-
lerna, ad un tribolo teorico che aveva tormentato padre e figlio"'.
La meditazione sulle ragioni strutturali del poema eroico e le in-
tenzional ità di poetica che lo accompagnano sono già fortemente pre-
senti nel Rinaldo. al punto che è possibile cogliere, ad es .. in esso e

27) /l'i. 1J. 36.


28) Cfr. C. Ot0..,.tSOTTt. Aflut<li>:i" Rlnal<lo t.i Ve11c~;:i11. cit.. s>. 24.
29) T. TASSO. /I Ri11uld<J. J\ i fr1tt1ri. <:il.
30) Cfr. il no:.tro lpott•.n' Jtd FltJridtmt•'· in Copìu1U tt1S.\ù111i. P·.ulov:1. Antenore. 1983. 1>1>. 203·
24 1.
SUL RIN.Al/)() 151

negli altri poemi dcl Tasso in successione. dal Gierusa/emme alla


Co11q11istata. un identico modulo proemiale. pur nella diver.;ità delle
singole rcaliuazioni e finalità. E forse inutile scendere qui in panico-
lari: basti solo dire che tuui i proemi occupano cinque stanze (fuor-
ché nella Conquistata. dove per ragioni di allargamento complessivo
dell'opera il proemio si estende fino alla senima) e si articolano se-
condo lo schema trad izionale progressivo della prornsi dci poemi
eroici (proposizione, invocazione, dedica). L"nvvio narrativo è poi in -
trodouo sempre allo stesso modo, dall ' avverbio temporale già, quasi
segnale di un attacco sempre po11ato decisamente al centro cicli" azio-
ne, con intento riepi logati vo:
Già sco1TCa vinci1or per !"Oriente
l"essercito cristian da Dio conduno
(Giemsalemme, I, 6):
Già Carlo Magno in più battaglie avea
domo e represso !"impeto affricano
(Rinaldo. I. 6):
Già ·1sesto anno volgea. ch'in Oriente
p:1ssò ·1 campo cristiano e !"alta impresa
(Gerusalemme lil>emw. I. 6):
Già ·1sesto anno volgea, che alralta impresa
passaro i nostri duci il mare e "I monte
(Gerusalemme co11q11israta, I. 8).

li modulo è anche paterno, ricorrendo nel Florida11te (parte pre-


sente nel manoscrino marciano del poema) ed è accolto nella revisio-
ne e complewmento del poema volu10 da Torquato:
Già s"cra il gran rumor sparso per tutto
che ·1 fiero re d·1r1anda in Francia andava
(I. 8).

Tale idemità di schemi la dice lunga sulla laboriosa elabor.izione


e meditazione organizzativa e costruniva dcl Tasso relativamente ai
suoi poemi. Si trana di moduli interni che qui come altrove ricompa-
iono ciclicamente. uno dei tanti altri tic verbali e conceuuali dell'au-
tore che sono anche i suoi più certi contrassegn i: e ciò sta a significa-
re un grado di forte congruenza formale tra le varie realizzazioni poe-
tiche e quindi :mchc con quel la poeiica inleriorc che troverà distesa
sistemazione negli scrini teorici. Appare qu indi. a maggior ragione.
dcl luno immotivata la polem ica dello Speroni che si attribuiva il
152 ANTONIO l)ANIEl..E:

meri10 di 1u1ta l' arte poetica 1assiana, ipmizzando una indimostrabile


non sovrapponibi lità tra teoria e prassi nella stesura della Gemsa·
lemme liberara. Sarà invece assai istrunivo far combaciare. fin dove
possibile, quelle prime anestar.ion i di volontà sistematica di un pen·
siero retorico-sti listico (e 1alora anche grammaticale), con il primo ri-
sultato in assoluto, il poema del Rinaldo, osservandolo da vicino e -
diciamo così - i11x1a propria principia.
Il Rinaldo apparve nella pri11ceps del 1562 in forma assai scorret-
ta - come lamenta e spiega l'autore in una pungente nota finale - per
colpa di chi aveva incaricato di occuparsi della stampa" . In seguito
ne furono fotte otto edizion i in vita dell 'autore (ed anche alcune ri-
stampe): numero che certi fica di una non disprezzabile fortuna del
poema (l'Amadigi ne ebbe solo tre nel corso del Cinquecento), anche
se a noi pare (con1rariamente a quanto pensa il più recente editore, lo
Sherberg) che il Tasso in seguito si sia pressoché disi nteressato del
poema". Uno s1udio della lingua del Rinaldo dovr11 sostanzialmente
fondarsi sulla pri11ceps: e non potrà che essere una descrizione che
tenga conio della negata accettazione di piena responsabi li1à da parte
dell'autore. Grafia, morfologia ed anche lessico si dovranno accettare
nella loro fenomenologia. come prodolli non original i ma frullo di
una corruzione linguistica dovuta alla mancata sorveglianza finale
del testo. Solo gli aspelli sintanici e retorico-stilistici saranno pi\1
correttamente leggibi li come d'autore: e su questi indirizzeremo
maggiormente le nostre attenzioni .
Del fare poetico patento il Ri11ttldo è tutto intriso, come si è det-
lO. In passato si è cercato anche di cogliere la connessione stretta
tra i due linguaggi, quello dell'Amadigi e quello del l?i11aldo, non
senza vedere in quest'u lt imo anche echi delle Rime paterne" . Del re-
sto è proprio il Tassino ad invocare, nella strofa finale del poema,
l'u lteriore intervento correttorio di Bernardo, la sua ultima defi niti ·
va sanzione:

Ei con I' acuw sgual'do. onde le cose


mirando oltre la scor.w al cen1ro giunge.
vedrà i difeni tuoi . ch'a me nascose
occhio ma.I san che scorge poco lunge:
e con la man, eh·on1 veraci prose

3 1) Cfr. 1: TA.'iSO. Il Ri1111/do. cit .. Ul\'Qln <kj11i /;J'lt)ri Ùl('tJfSi ntl JIUlll/Hlll'. p. 66.
32) Cfr. C. BtYa.1:T11, 1t"ç"' 11 trrulh io'''° dl'J Rin:ildo. in ..Studi rnssiani•. 11. 1961. pp. S-44: ~1.
Shcrbcrg (~c . di). T. T<\Sso. Rilwldt1. Rovcnml. Longo. 1990, pp. 37 ss.
33) Crr. R. 8 ATIAGlL\, l)llll'1 li11g110 d1~/l'Ar11adigi /1 q11t•ll" dtllt1 Gcrus..i lcnune. in ..cultura JM.'013·
1ina.ao, I. 1941. pp. 9.1. 11 S.
SUI.. RINAl.DO 153

a finte poesie di novo aggiunge.


ti purgarà quanto patir tu puoi
aggiungendo vaghezza a i versi tuoi.
(X IJ. 94)

li l inguaggio d'esordio del Tasso è una via intermedia tra il torn i-


to. cornposto l inguaggio di Bernardo (un tantino algido e carico di or-
nato nella sua manierata prevedibilità) e gli sca11i, le impennate d'ar-
tisca verso una nuova. ricercata form a d'espressione. Così in prosa
corne in poes ia i l Tasso nel suo apprend istato linguistico e poetico ri -
fi uta gl i eccessi e cerca vie nuove lontane dalle imitazion i più pedis-
seque. E mentre per le sue prose di gioventù si al lontana cautamente
dalle esagerazioni dei bernbisti («ho fatto alcuni dialoghi ed orazion i
-confida al cugino Ercole Tasso in una lettera dcl 1566-1567 -; ma
non in isti lo così familiare e plebeio com'è quello di questa lettera; né
anco così boccaccievole come piace ad alcuni, ed a rne non piacque
mai»)"', per il poema epico ri fiuta lo sti le dimesso del Trissino come
quello mediocre del l'Ariosto. in favore della convenienza delr eroico,
uno sti le inteso come sufficientemente petrarchesco e modellato su
ragioni i ndividuali di istanze poetiche con1n1stanti :

Lo st ile eroico è in mezzo quasi fra la semplice gravità del tragico e la


fiorita vaghezza del li rico, e avanza l' una e l'altra nello splendore d'una
meravigliosa maestà; ma la maestà sua di questa è meno ornata. di quella
men propria. Non è disconvenevolc nondimeno al poeta epico ch'uscendo
da· term ini di quella sua illustre magnificenza. talora pieghi lo stile verso la
semplicità dcl tragico. il che fa pi(1sovente. talora verso le lasci vie del liri-
co, il che fa più di rado( ... ]".

Per i l Tasso v'è congruenza tra elocuzione e sti le. un nesso i n-


sci ndibi le, «non essendo quello [ lo stile), altro che quel composto
che ri sulta da' concetti e dalle voc i»,.. La magnificenza - per sintetiz-
zare la prima compiuta fol1Tlulazione dlella teoria degli stili tassiana -
può nascere «da' conceu i, dalle parole e dalle composizioni delle pa-
role»". Relativamente ai concetti , la llilagn ilìcen1.a si otterrà trnttando
«di cose grandi, come di Dio, del mondo, dc gli eroi. di bauagl ie ter-
restri e navali, e si mili»"'. ed esprimendole attraverso adeguate figure

34) T. TASSO. /~ /eltt're. a<.·. di C. (ìuasti. J='iren:t,e, l..e Monnict. 1852· 1855 (d'ora in poi l ellt•re). l,
I'· 16.
35) T. TASSO. Oiscor.\·i dell'arre / >Qt'fic11 l ... I. ci1 .. pJ) • .11 -42.
36) frl. p. 40.
37) 11-1. p. 43.
33) lbi<I.
154 ANTONIO DANIEl.E

quali «i' ampliazione o le iperboli», la «reticenza» e la «prosopope·


ia»" . Per quanto riguarda l'elocuzione essa sarà sublime «Se le parole
saranno non comuni. ma peregrine e dal l' uso popolare lontane»"'; in
esse i l sublime e il peregrino verrà «dalle parole straniere, dalle tra-
slate e da tulle quelle che proprie non seranno»" . Per il Tasso la com·
posizione «avrà del magnifico se saranno lunghi i periodi e lunghi i
membri de' quali i l periodo è composto»" , preferendo dunq ue l' olia-
va alla terzi na, come naturale. «Magnificenza» e «asprezza» vanno di
pari passo; e con l' asprezza si entra ancor più da presso nella fucina
del verso, nascendo essa «da concorso di vocali, da rompimento di
versi, da pienezza di consonanti nelle rime, dallo accrescere i l nume-
ro nel fi ne del verso, o con parole sensibili per vigore d' accenti o per
pienezza di consonanti»; a questi si aggiunga «la frequenza delle co-
pule» e «i l trasportare alcuna volta i verbi contro l'uso comune»"',
vale a dire l'uso dei verbi traslati. Sarebbe faci le verificare subito in
concreto la congruenza di questa rappresentazione del sublime anche
con esempi traui dallo stesso Rinaldo; qui basti dire, a spiegare la sua
radicalizzazione nel pensiero del Tasso, che essa è ripresa, quasi alla
lettera, anche nella nota Lezione sul sonetto del Casa Questa vira
morrai, recitata ali ' Accademia di Ferrara.
È ben vero - come afferma il Devoto - che non esiste una linea
progressiva di derivazione senza fratture tra l ' Amadigi e i l Ri11aldo, i l
quale talora può apparire, su alcuni aspetti specifici, più anardato del
poema del padre, al punto che «tante delle novità metaforiche
dell'Amadigi mancano ancora al Rinaldo»". Ma certo bisogna atte-
nuare quella affermazione più generalizzame che i l Ri11aldo «qualun-
que fosse l 'adesione del poeta al suo tema, si mostrava ancora legato
a uno sti le di obiettività ri nascimentale»''. In effetti il Tasso reimer-
preta di suo un linguaggio legaw alla recente tradizione romanzesca
italiana, fortemente marcato dall' Ariosto e dai suoi continuatori, ma
per lui contrassegnato anche dall'esperienza patema, con que l tanto
di tratto personale e conservativo che era presente nell'opera di Ber·
nardo, non ancora definitivamente assoggettata alle nuove istituzioni
linguistiche, in quanto si mostrava. come nota sempre il Devoto:
39) /biti.
40) lbi<I.
4 I) lbi1l.
-12) lri. 1). 45.
43) lbid.
44) G. DEvoro. Il 7ius<1 11tll11 i 1oria li11g11fa·1it'11 itoli<ma. in Ttnv1utuo Tasso, ~1ilauo. M:1r'1.0tali,
1'157, pp. 167· 186: 170.
45> Cfr. ibiil.
155

1 ... ) s ingolarmente promo. nell'Amadigi. non solo a perseguire ideali non ri-
nasci 111entali. arieggianti addiriuura al Petrarca e in genere a un senLi1nenta-
lis1no arcaizzante. n1a anche ad acco1npagnarli con un "dire eroico". non
alieno da forme gi~ epurate dal Bembo, con un principio cli diswcco dal
senso per le successioni logiche a favore d i quelle per le successioni vcrba·
li ; con un contrasto di ··souigliczze particolari" e di ··opacità dell'insieme'',
cui corrisponde una sintassi ·'irnpre.cisa" nelJa struuura 1na ''ricercata" nei
nessi verbali.i&.

Il Tasso del Rinaldo s i ferma al di qua dell 'esperienza paterna, al


di qua di quel verseggiare indistinto e vagamente ripetiti vo, capace di
fondere, in un pacato fluire di ritmi , spinte contrastanti ed eterogenee
della trad izione con arguzie di una nuova forma poetica in lenta ge-
stazione, attingendo, in forme quasi centonarie, dal passato, «dagli
stinovisti e dal Petrarca, dalla poesia corrigiana quattrocentesca e dal-
la epurata oratoria del Bembo»". Nel Rinaldo invece a un lessico ta-
lora arcaizzante e letterario si sovrappongono una serie di clausole
formulari, tipiche dei cantari (dai quali il poema prende I' aire, specie
per quella sintassi libera, sovente paratattica, e per quel verseggiare
svelto, quasi d' improvvisazione) unitamente a modul i dell'epica
classica, epiteti e simi litudini omeriche accordati con movenze ed
imitazioni virgi liane. Ma su tutto vige una lingua vivace. ancora cri·
stallina e fortemente consequenziale, pur se venata di inquietant i pro-
posizioni dilemmatiche, di abbandon i lirici, di raziocinami sermoni:
non tÒ<.:ca ancora, però, da quel continuo frangersi ed incepparsi che
sarà poi lo specifico del «parlar disgiunto», la cifra pi(1 originale del
frammentismo sintattico della Gerusalemme liberata.
Osservate da vicino la lingua dell'Amadigi e quella del Rinaldo si
assomigl iano: mostrano insomma una congruenza lata che si estrin-
seca nella simi larità di singoli elementi narrativi i111rinseci, nonché
nelle som iglianze generiche di gusto e di scelte isti tuzionali; ma pur
nella vicinanza e congrnità degli intenti, e non esclusa in qualche ca-
so una volontà im.itativa mollo streua, il risultato d'insieme diverge
di molto. Ecco la descrizione del cavaUo nell'Amadigi:

È leggiadro iI dcstier tutto more llo,


stellato in fronte e di tre piè b<tlzano:
morde ad ognihora il fren schiumoso e bello.
et anitrendo si fa udir lontano:
gonfia le nari, soffia: e presto e snello
s ' aggira intorno al piccoleuo Nano:

46) /biti.
47) R. llA'ITAGUA, /)alla li11g11<1 <lt//'Am<ldigi a q1u•llu dt·lla G.:rus:ilcmmc. c:it.. p. 96.
156 ANT<>NlO DANIELE

non fa in un loco star. 1na con un piede


la te1Ta adhor adhor percuote e ficde".
( I. 18)

Ed ecco il corrispenivo nel Rinaldo, relativamente alla descrizio-


ne di Baiardo:

Baio e castagno (onde Baiardo è deuo).


d'argentea stella in frome ci va fregiato;
balzani ha i piè di dietro. e l'ampio peuo
di grasse polpe largamente ornato;
ha picciol ventre, ha picciol capo e su·eno,
si posa il folto crin su 'I destro lato,
sono le spalle in lui larghe e carnose,
driue le gambe, asciune e poderose.
(I l. 31 )

Siamo di fronte a due esempi paritetici di linguaggio descrittivo,


a una sintonia di immagi ni e d i risoluzioni figurative. Ciò accade di
frequente; ma mentre spesso la pagina di Bernardo rimane inet1e e
non reattiva, quella di Torquato si accende di bagliori improvvisi,
tocca vertici di realismo espressivo pur servendosi dell 'armamen1a-
rio retorico del la poetica paterna. Anche le tante "albe" di Bernardo.
divenute modell i di un cliché aurorale, una prova reiterata di impe-
gno manieristico ad inizio di canto, trovano, ad es., un'acconcia imi-
tazione nel Rinaldo (e in un punto strategico, in direna sequenza
narrativa con il nolturno della fine del VII c.). Ma anche in questa
prova di bravura l' imitatore supera il suo pluri mo model lo, per un di
piìt, in questo caso, di metaforizzazione del linguaggio e conseguen-
te antropomorfìzzazione del paesaggio naturale. Faccio solo un pa-
ral lelo:

Ecco l'aurora, elle con l'aureo lume


fa pit1belle parer tu lle le cose
e 'nghirlandata, com'è suo cosrurne.
di gigli e calla e di purpuree rose
fa verde il praticel, lucido il fiume.
vaghe I'arene ch' eran dianzi ascose
e · 1 novo giorno con la vaga fronte
si mostra sovra iU bel nostTO orizonte.
(Amadigi, LXXVII, I)

48) V, :1nchc Amtuligl. XC IV, 29: ..Baio cas.iagno. e di due piè bab;am.>».
SUI.. RIN1\l,J)Q 157

Già svegliata !"Aurora al dolce canto


de' lasciveni auge i vaga sorgea
e con le rosee mani il fosco manto
dc la no1te squarciava e dissolvea
i suoi tesori vagheggiando in tanto.
l'aria, l'acqua. il terren lieto ridea,
e giù versava dal bel volto iI ciclo
formato in perle il mallltino gelo.
(Rinaldo, VIII , I)

Altrove partendo da un ' idea iniziale il Tasso rimpolpa il deuaw


paterno, ricavando da una semplice s uggestione figurlltiva un e le-
mento di drammatizzazio ne e cli s viluppo della vicenda. E il caso de l-
la descrizione dello scudo imbracciato da Rinaldo (ne l quale è effi-
g iata ad intaglio una donna bell issima) esemplata - ma con amplia·
menti e adauamenti - s ulla descriz ione dello scucio d i Al idoro:

Appiè s'havea l'arcion di pias tre d 'oro,


come in guerra portar si suole armato
un scudo, intorno con sonii lavoro
di varie gemme sparso e circondato.
ch'avea ne l'aureo campo una donzella
pinta. d 'aspetto gratiosa e bella.
E perch'al volto ange lico e divino
non fesse offesa lancia o spada irata
d'un adamante trasparente e fino
coprir il fé questa prudente fata[ ... ).
(Amadigi. I. 19· 20)

Nella ripresa e reinterpretazione del Rinaldo il b lando s punto ini-


ziale di modesta efficacia rappresentativa e fantas tica, diventa u n ele-
gante eleme nto ec frastico di pura marca tassiana. c ui si accompagna
il tema dell 'opera d'arte a lla q uale manca solo la parola per esser vi-
va e vera (come poi nel le m ico logiche e s toriche raffigurazioni delle
porte de l palazzo d'Arm ida d 'ascendenza virgilia na). Ma a ciò si ag-
giunge anche un valore narrativo, in quanto lo scudo diverrà un a nel-
lo determinante nella storia, motivo d i evoluzione e compl icazione
del raccomo:

Eta <1ui vi imagliarn un,1 donzella


da così dotta e maestrevol mano ..
che gian1ai non fu vista opra sì bella:
divin pareva e non sen1biante u1nano:
viva rassen1bra. e ·1 n1oto e la favella
mancava solo a l'an ificio strano;
158 A1'"1"0NIO OAZ.:IELE

ma se non parla ancor, se non s·è n1ossa,


par che non voglia. e non che far no ·1 possa.

Si vivo in quello il finto al ver somiglia.


ben che di spino sian le membra casse,
eh 'altri. mirando in lei. si meraviglia
ch' ella non parli , più che se parlasse.
Allora il vago scudo il guerrier piglia,
e meglio era per lui che no ' I pigliasse:
ch'ove solo lo tolse a sua difesa.
gli fé poi. lasso! al cor mortai offesa.
(Ri11aldo. X , 76-77)

I tre esempi qui addoni sono meramente ind icativi di una tendenza
imitativa che avrà ceno ragioni personali e anche sarà dettata da un
iniziale comune sentire circa le opportunità linguistiche e strutturali
del poema cavalleresco, ma, evidentemente, non spiegano tutto il pro-
blema del dare e dell 'avere generale tra padre e figlio (se è vero che
anche Torquato paitecipò alla correzione dell'Amadigi), sia pure in
senso unidi rezionale e non reciproco, e sopranutto riferendosi ad un
solo aspetto, quello inventivo, della ripresa di temi e motivi''. Ma un
ulteriore interesse rivesti rebbe anche la comparazione simultanea dei
due linguaggi poetici a confronto, anche nei fatti più minuti di lingua:
e questo porterebbe forse ad una individuazione più ravvic inata di cer-
te un iformità sostanziali, alla caratterizzazione - se così si può dire -
di una sorta di koinè fami liare, valida almeno fino alla morte di Ber-
nardo ( 1569) e prima delle ardue stilizzazioni e sperimentazioni della
Liberala. In questo senso un raffronto parallelistico particolare tra
Torquato e Bernardo meriterebbe certo tipo di sentenziosità che co-
stella il Rinaldo (specie nei distici finali delle ottave)"', nonché certo
gusto per le similitudini di stampo classico, anch 'esse assai numerose.
L'esame della lingua del Rinaldo è - come abbiamo anticipato -
frenato dalla scorrettezza della princeps. sulla quale tuttavia bisogna
fondarsi per ogni considerazione, per quanto approssimativa. Sulla lin-
gua formulare del Rinaldo ho fatto acute osservazioni Fiorenzo Fo11i".

49) Una ~pida ma pumuale indi ~ionc di p:t$SOggi Anuuligi ~ Ri11nli/11 dà .~. r"'Òf.itANU. Il piH'mO
t·tu'fllln-r.Jt't>, Milnno. Vall3rdi. (s.d.I. p. 193. U1ilé pel' 1ante indi<·azioni di f0rt1i ~ E. l~oro.
Sul Rinaldo di T. TuJJ(), /1ltne l t!lftrarit' e <·1•itiche. Napoli, Stab. 1ip. 'tocco. ISQS; si \'ccl:1 an-
che. benché plc1orico, A. CAt>ASM), Com111tm10 "'Rinaldo tli T. ·nuw. Società :u•on. ed. Dame
Alig.hìC"ti. Genov:l-Roma·Napoli·Ciuà di C 1s1ello. 1939; lo.. I~ fn111i ti~/ Rin:1IOO 1/i 1: 1i1s.w.
ili Studi .wil J<1 :JSQ 111i11Qrt', i\'i, 1940.
50) (.'fr.. !ld e~.. Rùurltln, I. 92; IV. 28: VI, 17: X. 6: Xl. 21: Xli. 82.
51) F. IU"rt, J\fj)C'tti rlrl Rinnldo, in 'Jnrr11u1tt> Tasso. ~lil:ioo. Ì\•1ar'1.ora1L dt .. pp. 227-2&0 (poi in
Fnr '" ,·11rtr (l~·i pUl'ti. f\1ilano·Napoti. Ric:ci<lrdi. 1965. pp. 78· 132).
SUL RINJ~W() 159

cogliendone soprattutto le si ngolarità lessicali e metrico-sti listiche e


insieme il carattere prevalentemente conservati vo, tradizionale, pur
nella chiara premonizione dell'imminente poema maggiore:

[Il Tasso] comp<>ne le sue srnnze con locuzioni precostituite, consacrate dal-
la tradizione cavalleresca come degne del discorso epico, le quali vengono a
collocarsi nello spazio dell"cndecasillab<> come tessere di mosaico sopra un
tratto presegnalo" .

Il Forti ha esemplificato in dettaglio e ad ab1111da111ia111 ruso e la


funzione dell'aggett ivo quasi sempre anteposto al nome (faccio solo
esempì dalla prima ottava del poema: felici a.ffa1111i; primi ardori; pe-
rigliosi ermri; amoroso caldo), in modo tale da assumere valore for-
temente epi tetico, cristallizzato (con ripetizione più frequente, a nzi
quasi incontrollata, degli aggettivi di carattere amplificativo). Note-
vole rilievo hanno gl i epiteli fissi, del tipo «i l buon Rinaldo» (Il, 27;
lii, I), «il magno Carlo» (lii, 44; In, 46; VI, 39; VIII.. 41; IX, 35), «i l
magno re» (X, 79).
A volte il g usto dell'aggettivazione si complica e si reduplica. in
forme più articolate, parallel istiche od oppositive. più raramente si
spi nge anche all' impiego di aggettivi puramente esornativi . Ecco un
unico. ma significativo esempio:

Per molte pan.i , or al lucente e caldo


ciel giro errando, or a l'algente e ne,.o,
né gia1nn1ai ritrovar ventura alcuna
nel chiaro giorno o ne la notte bruna.
(III, I )

La ch iusa di questa 01tava risente di un lessico d i sapore madriga-


listico, come spesso succede nel Rinaldo: si veda, per confronto, «la
notte oscura e bruna» del madrigale A /'ombra de le piante (n. 377. v.
5) e «la notte bruna» di Tacciono i boschi e i fiumi (n. 498, v. 4). Per-
mangono dunque certe aggettjvazioni stereotipate proprie della tradi-
zione, talune d i ascendenza omerica: «l'oscure g rotte» (Vll, 13); «sel-
va sol itaria e bruna» (V II , 13); «le rosee mani» dcli' Aurora (VII I, I);
«il fosco manto de la notte» (V III, I).
Rilievo macroscopico assumono le espressioni bimembri. le dit-
tologie sino nimiche aggettivali (pi(! di rado nominali e verbali) che.
ponendosi prevalentemente a fine di verso, vengono a c hiuderlo con
intenti di clausola: e a volte esse ripetono non solo lo stesso schema
ritmico-compositivo, ma add irittura g li stessi termin i. Un' esempl ilì-

52) b·;. p. 236.


160 ANTOSIO l)ASIEl.E

cazione compiuta sarebbe ceno pletorica. ma un· ampia campionatura


può dare la cenezza della massività del fenomeno. Questa lista che
forniamo va ad aggiungersi e a caratlerizzare ulteriormente quella of-
fcna d;1I Foni relativamente al procedimento delle formu le diuologi-
che. sonolineando ulteriom1ente il valore esornativo-musicale di tale
elemento linguistico. in qualche caso ripetuto con le stesse coppie
lessicali, a conferma della sua cristallizzata modularità:
E mia fama rischiari oscura e bruna
( I. 17):

fu di servirlo sol vago e bramoso


( I. 24):

di crespe rughe il volto ingombro e pieno


(I. 31):

di sé lasciando il mondo orbato e cieco


(I, 41):

partir di là con passi tardi e lenti


(I. 88):

quando sarò ne I' arme illustre e chiaro


(Il . 7):

a levarse i guerrier pigri né lenti


(Il , 27):

a ferirti non fui pigro né rnrdo


(111. I3):

s·ogni rimedio era già tardo e lc010


(V. 33):

a seguirlo non fu pigro né lento


(V. 6 1):

i I pagan si dri1.zò, ma le010 e tardo


(V I. 28):

dc' suoi primi oniamcnti orbaw e priv:t


(X. 19):

il sanguigno
umor macchiando il ferro terso e ncuo
(X li. 46):
SUL Rli\1Al,,J)() 161

cd egli ancor sen va salvo cd illeso


(Xli. 58):

allor. eh· al fin lavrebbe ucciso e mono


(Xli. 74).

Ed ceco qualche esempio di coppie nominali. talvolta al l imite


della ripetizione formu lare:

intcra tonta a ferir laria e I' om


(IV, 20):

eh. accor tentava in rete il vento e lora


(X, 84}:

cd apre il petto a nobil sdegno ed ira


( [)(. 87);

e s'arma incontro lui di sdegno e d'ira


(Xl. I );

ch'incomra 'I toro arda di sdegno e d'ira


(Xl . 25):
potrebbe essercitar gli sd egni e I' ire
(X li, 77).

Talora l'uso della diuologia a fine verso si accompagna ad altri


effett i concomi tant i (specie allitterativi e ri mici), in modo da creare
una concentrazione fonico-semantica, con effeni non disprezzabili di
piacevolezza narrativa. come in questo esempio:

Quivi poi che disgombro ebbe da quella


con mille rai di ragion vive e 1·ere
dcl rio sospetto lombra iniqua e fella
che rcndea le lor menti oscure e nere.
cosi apcne le labra a la favella( ... ).
(Xl i. 82)

Di forte impatto ritmico è il larghissimo impiego di clausole ter-


narie all' interno del verso, le quali spesso assumono aspetti di marca-
ta scansione stichica: «che non vede, non parla e non ascolta» (X. 3):
«altrn pena, alt ro scempio. altra vendetta» (X. 2 1); «ahi crudo. ahi di-
sleale, ahi lusinghiero» (Xl , 40).
Anche :ittravet·so l'uso del diminutivo si foggia un linguaggio
marcatamente connotato in senso manieristico. quasi lezioso: prevale
162 ANTONIO DANIELE

l"i nteresse sonoro sul la precisione del segno l inguistico. Bastano al-
cu ni esempi' di questi diminutivi «Senza sign ificato speciale» - come
si esprime il Devoto" - a dimostrare il valore prevalentemente "deco-
rati vo" del fenomeno (anche se taluni di questi diminutivi, nonché
frutto della tradizione antecedente, avranno anche i l vanto di nobili
continuatori): «sovra un bastoncel giva» (I, 3 1): «la donzelletta palli -
da e tramo11ita» (IV. 59); «il nobi l drappelletto» (VII, 72); «viva e fre-
sca erbetta» (X l , 62); «vaghi ssima sel vetta» (Xl , 72): «un ruscelli n di
sangue» (Xli, 47); «augell in dopo la pioggia al sole» (I X, 75); «piacer
de' giovinetti» (IX, 80); e ancora: «lascivetti augei» (Vili, 7); «lasc i-
veue ninfe» (IV. 2); «n infe leggiadreue e snelle» (IV, 7); «timidetta
danmrn» (I V, 60).
Tali scelte espressive, legate ad un impiego del dimi nutivo in cui
è preponderante il valore del significante (e quindi il pondo e la di la-
tazione sonora dci singoli termi ni) è propria anche di Bernardo. per
non dire d'altri) e gli esempi si possono ritrovare nell'Amadigi ad
aperrura di pagina. Si veda. dal I canto: «un sempre verde praticello»
(59); «Un fìumicel garru lo e lento» (59); «erbetta I di mille bei color
vaga e dipinta» (64); «un monticel» (64): «fior ch'acluggiato langui-
detto caggia» (7 1).
Nel Rinaftlo permane anche un marcato compiacimento per certo
tipo di metaforizzazione consueta, in cu i la convenzionalità delle im-
111agini si accompagna a volte con ardi tezze di costrutto e di figure,
ma se111pre emro i l imiti sostanziali di una compostezza for111ale e
concettuale che si aJTesta al di qua di una oltranza cli tipo prebarocco,
in questo fer111andosi forse su soglie - si è detto - anche più moderate
dello stesso Bernardo, dal quale tuttavia " per l i ra111 i" deriva: «spron
d'onor caldi e pungenti» (I. 29); «darà piu me e vanni al mio desire»
(Il, 7); «ricopre de la doglia oscuro panno» (IV, 47); «i l mar dcl duo-
lo e i venti ciel timore I si tranquillar nel te111pestoso core» (IV, 50);
«[... ] ti nta già d'oscuro oblio I sorgea la none» (VII, 86); «parve ogni
nostro sforzo al sol di neve» ( X, 13); «pongasi al dir, al far togliasi i l
morso» (X, 23); «ma gli pose a la l ingua allora il morso» (Xl, 13). Si
tratta di un sistema metaforico capi llare che perpetua immagini della
tradizione e spesso le riscopre e ri nnova, amaverso un gusto discreto
ma diffuso che presema anche qualche aspetto, nell'insieme, di signi -
ficativa particolarità. Ecco qualche esempio. trascelto da una messe
ben più ampia: il «fiorito tergo» d'un prato (I, 15; e ved i ancora:
«d'un vago piano in su ·1 fiorito tergo», V III, 47): le «Strade del cielo
aperte e belle» (IV, 7); i «gigli e le vermiglie rose» del volto (I V. 49);
la «vaga faccia» del cielo (V. 3): le «gote ardenti» dcl sole ( VI , 6); il

53) (i. D i;v<>~o. an. d t. p. 170.


SUL RINALJ)() 163

«vago crin» dcl fogliame (VII. 55): i «verdi capelli » delle fronde
(VII. 55): il «tergo e ·1 seno» di un colle (VII. 67): r «orgoglioso sde-
gno» dei venii ( IX. 70): il «verdeggiante capo» ancora di un colle
(Xl. 60): gli «aurei fregi» del cielo (X. 73): r «ali d·or» della gloria
(X. 89): l'«aura» (X l. 17) e le «Ombre» del duolo (X l. 19).
Fo11eme111e premon itori dcl linguaggio della liberata, i n cu i tro-
veranno la loro più compiuta realizzazione. sono i giochi verbali, se-
mantici e fonici. i bisticci lessicali de1enninati da richiami etimologi-
ci e paretimologici: una linea di tendenza. non :t11cora un sistema.
Eppure in essi si legge già tuua la tensione espressiva dcl Tasso,
quella complicazione formale che condizionerà la sua continua ricer-
ca di un linguaggio originale. allitterante. ricco di echi interni. di
equivoci concettuali mollo ri levali. di ripetizioni ravvicinate e di va-
riazioni. di contrasti vocalici. U na lista di esempi lra>cchi qua e là. e
qui ripona1i senza uhcriori sonocaiegorizzazioni. può dare ragione di
quamo qui si afferma:

e lor tor di tornarsi ogni baldan1a


(lii. 43):

se no ·1 ri1cnea F(l11Sto in sul destriero


eh· ii~(a11sw pugna con r ispano uvea
(IV. 34):

che ·1 saggio mago il lutto già /}/'evi.sto


e sirnihncnte al tullo avea provisto
( V. 64):

rcmpiojerro crude! rompe il ferrii:110


>e udo
(X li. 46):

per i111prest1 ne I' 3ffilC i111preSSt> 3\'C3


(Xli. 24):

rnh·oha ancor con lieve e destro volto


il veloce des1rier tragge in dispane
(XLI. 58):

alto rileva e i11 alto leva il brnndo


(Xli . 65).

U no stilenrn frequente avvici na nello stesso verso lo ~lesso agge1-


1ivo cliversame111e clccl innto. ciancio vi ta a un pol iptoto e11rtu:co11rci. a
una sorta di i ncontro/scomro ira iclcntilà e opposizione di forme e
conceui:
164 ,\NTONIO l)ANIELE

'"On la gamba diriua e ' I dri110 braccio


(lU. 7);

porpora sacra il sacro capo adorna


( Vlll, 4);

colei c'ha duca/ cerchio e duca/ manto.


ma reali n1aniere e real volto
(Vili, 13):

di vario stame in vari modi testa


(VUI, 19):

di sì degni udi tor degno iI soggetto


(IX, 33);

mentre priva la mente è di riposo,


prive di quello son le membra ancora
(TX, 60):
e son d'un fido cor malfide scorte
(Xl. 3)

sanguigna trae da la sanguigna fronte


il forte vincitor l'intera lancia
(X li. 37):
temendo a sé rio scorno, a lui ria 1no11e
(X li , 62).

Lo stesso procedimento si applica anche con aggettivi o panicipi


ugualmente decl inati:
quel che con maggior arte e 111t1ggior cura
(Yin, 19);
e se fu tardo a la colui difesa.
/{/rdo non è per far a questo offesa
(VIII. 30);

al gran furor dcl gran figliol d'Amone


(XI. 20):
sì verde è l'erba e sì la selva è verde
(XJ. 62).

Una variante di tale sti lema contrappone l'aggeuivo al suo oppo-


sto, fonnato con prefisso privativo in-:
SUL R/iVALDO 165

1nenino a certo fin In pugna incerta


(VI. 61 );

e cer to sdegno dcli" i11cer10 amore


(Xl. 15);

trema al furor tremendo, e par la terra


che d'immobile ormai mobil si faccia
(X. 43}".

Modesta è l'applicazione dell ' iperbato, dal Tasso anche denom i-


nato «distrazione o interponimento»", in funzione di movimentazio-
ne espressiva. In una lingua tulio sommato di contenute alterazioni
rispeno all 'ordine delle parole (specie se si pensi all 'evoluzione tas-
siana successiva), sono presenti di tanto in canto inversioni tra com-
plemento di specificazione e sostantivi di riferimento: «quella d'aver
vittoria altera speme» ( O, 36); «a la real d' Armenia alta corona» (Il.
45); «possedeva d'Arabia il gran reame» (Vili, 45); «e s' unqua hai la
d'amor possanza esperta» (IX, 4 1); «di neri infausti augell i odiosa
torma» (XI , 52); «da un grosso di corsari armato stuolo» (X l, 94),..
Connaturato allo sti le tassiano degli inizi - come poi anche delle
opere successive - è lo stilema della correzione (o «epanortosi» sem-
pre secondo la terminologia del poeta)" , ritrovato di grande effeuo
ritm ico in quanto spezza in due unità rilevate il verso, preferibi lmen-
te secondo la distinzione a minore. U modulo di gusto petrarchesco
trova nel Tasso un interprete e un continuatore che in esso trasferisce
i modi della sua particolarissima sensibilità, allenta alla sfumatura,
nonché le diffra.iion i di una prevalente vocazione lirica abi lmente ri-
convertita in forme narrative; «non morì già, ma come morto in ter-
ra» (U, 23); «non cadde già, ma si ritenne a pena» (fl, 4 1); «per !' on-
de no, ma per !'erbose rive» (IV, 3); «perdé ei la lancia ben, non per-
dé il core» (VI, 32); «di parlar no, ben tempo è di morire» (X, 22);
«piagato no, ma ben di sensi uscito» (X, 73); «Florindo no, ma Lelio
era ' I mio nome» (XJ , 94); «che se no 'I fen-o, il duol ben giunge a
l' ossa» (XJJ , 61 )" .

54) Simìhncme si fa ('Oi nomi: ••che vanlaggin ccrehi or nel diS\'anrn,ggio:o. (VII I. 59).
55) T. TASSO. 0i:JttJt$l d<'ll ',1r1e 110nka l...J. cii .. p. 219.
56) Ecco qu3lchc 3hro esc1n1>io un po' diITercnz.iu10: «d'ira ~inn!do ardeva e di dispeno» (lii,
50): ..Bajnrdo lie\·e più ch'al vento penna.. (Xli, 53): "'''01 che lasciat l' impresa. :loti 1norire»
om. 11 ).
57) T. TASSO, Dl:u:Qrs; dt'll·aru poe1ic" 1... ). cit .. 1>. 242.
58) Cfr. A. 0 1Bo.11omo. D11e s1llen1i 1nssi"11i. in 1àsso. minori t: 111i11imi" Ferrara. Torino. Gc·
nesi. 1989'. pp. 103-IOJ.
166 ANTONIO OANIEl.E

Tra i costruni sintattici che hanno rilevanza anche sti listica sono
da segnalare i frequenti accusativi alla greca, nei quali talvolta la ri-
petitività del modulo trascina anche la ripetitività degli elementi, at-
tratti come in una inerzi alità di scrittura: «Le bel le membra pargolet-
te ignudo» (I, 48): «pal lida i volti. i cuor mesta e tremante» (I V. 40):
«l'altro. sereno il volto e grave il ciglio» (VIII. 8): «venerabile gli oc-
chi e grave il viso» (X. 27); «pallidi i volt i e palpitanti i cori » (X l.
32): «non men ch' irato i l cor, sdegnoso il ciglio» (X li. 39): «pallido
i l volto e nubiloso il ciglio» (X LI, 47).
A volte l'impiego alquanto esteso dei lati nismi semantici provoca
anche l 'adozione di costrutti aderenti al latino. trasposti e adattati
al l'ital iano: «s'armò la testa e in un cavallo ascese» (VII, 19); «non
i nv idiare a te medesma, a noi I que' duo che nascer denno illustri
eroi» (IX, 72): «con un liquor ch'al suo martir soccorre» (X, 29): «e
sin dal ciel minaccia a !'egre genti» (Xli. 23).
Sono presenti alcuni casi d'uso ciel pronome relativo secondo co-
strulli lellerari e arcaici: costui I colui senza preposizione e con fun-
zioni di genitivo ( «venghino a trarle da le man costoro». IU. 62; «e se
fu tarda a la colu i difesa», Vili, 30; «per la costui sì degna i nvilla
spada», V III, 59; e cfr. Gerusalemme liberara, Xli, 104: «che per la
costei morte a me s'aspetta»); cui come accusativo («altro. cui re
possegga, ampio tesoro»; «cui, non avendo io madre, in madre esti-
mo», IX, 66: «cui lucido ruscel dolce irrigava», X, 80); clii relativo
preceduto da preposizione nel senso di " il quale", "cui" («perciò
ch'Olinda, a chi i l paese piacque», V, 43; e cfr. anche Gernsalemme
liberata, xvm, 3 1: «pur ritorni a colei da chi fuggisti »...
Quanto sin qui elencato non dà che. un'idea minima, a volo d'uc-
cello, della lingua d'avvio del Tasso, già sorprenclencemente matura e
sicura (se non rispetto al successivo e in parte non prevedibile per-
corso cieli' artista, certo dal punto di vista del! ' istituto linguistico e
della sua sbrigativa applicazione), cosicché pur nelle note, successive
incertezze e continui penti menti dello scrittore (di natura p1i vata più
che istituzionale) è p(lssibile vedere una via diritta di ricerca teorica e
di esecuzione pratica: ogni scelta anche sofferta o al la fi ne reieua è
sempre frutto di una meditazione e consapevolezza, è dominio del
mezzo li ngua e libertà cli azione sia stilistica che grammaticale. È
evidente che nessuno più del Tasso. già a pani re dal Rinaldo possie-
de i l suo strumento linguistico vuoi per consapevolezza di considera-
zioni teoriche (e di poetica in generale) come per capaci tà di dominio

59) Pcnnane qualche ;ux::1i)!.1no ncU'uw dei r'onomi, lkl 1ipo: •C l:i ~i rcc:l in l?'Of>IX• ~1 1 :i;uo lk 1iat·
~o . ( Xli, <>9).
SUI.. RINAt,1)0 167

artistico: e il suo poema cavalleresco è cli gran lunga il pili riuscito e


artisticamente vivo dei poem i post-ariosreschi, portando cosi a com-
pimento la lezione e nozione di un genere, prima anche cli sovvertirla
in un genere sostanzialmente i nnovativo. quello ciel poema eroico-sa-
cro. prodollo ormai inclerogabilmeme necessario al nuovo sentire tar-
do-rinascimentale.
Assertore di una poetica classica dei tre Stil i (che poi tullavia affi-
nerà auraverso vari distinguo) lìn dai Discorsi dell'eme poetica il
Tasso accarezza un' idea di sublime legata al l'epica e fermara soprat-
tullo su un' ollica lessicale che tiene, senza pregiudizi, per buono il
principio anticiceroni ano di poter attingere anche da l ingue straniere,
purché lingue sorelle («che similitudine hanno con la nostra. come la
provenzale, la francese e la spagnola», aggiungendo a queste «la lati-
na, pure che a loro si dia la terminazione della favel la toscaml»)'°. A
questo principio egl i si att iene alla lettera nel coevo Rinaldo. cosic-
ché giìi nel poema sono visibi li le tracce di un lessico variegato e va-
riamente adaltato, in cu i compaiono diversi lessemi stranieri (anche
se in verità non in misura eccessi va) assimi lati anraverso la raziona-
lizzazione delle desinenze e la sensibilit11 del tempo. Predominante è
l'assunzione de l lati no come sacca di riserva less icale (facc io solo
qualche esempio: affigere, VU, S; comprendere, IX, 13: co11q11idere.
VII. 26: eleggere, V II, 20; estollere, VII, 6 1; X l , 60;fera, lii, 60: in-
ji•s/(lre. X. 6: i111e11dere. VI , 25: XI. 82: mercare, Il. 5 I : se1pere. VII.
14); ma non mancano appunto, come indicato nella teoria, i prelievi
delle lingue viciniori, dal francese (allumare, Xl, 58; bm11do lii. 9:
X. 7 I; XU. 65; princessa, lii, 62; soro. lii, 27). dal provenzale (do/-
zore, IX, 3; X, 25; sguardare, IX, 88), dallo spagnolo (chero , VI , 66).
Alla base di questa concezione vi è un ' idea aristocratica di l ingua
che si incarna nello stile maggiore dal quale per contrapposizione e
contrasto - ma senza ban-iere e opposizioni che impediscano anche
spostamenti in senso vertica le tra sti le e sti le e, orizzontale, tra gene-
re e genere - cautamente discendono gli altri. ln esso si devono con-
vogl iare le selezioni lessicali più ricercate6 1• Allettato in modo quasi
incamatorio dalle figure foniche. il Tasso accolse nel la sua personale
poetica anche le parole inventate (ma queste piunosto a cose già
compiute nella sua - diciamo così - "seconda" poetica dei Discorsi
tlel poema eroico), accogl iendo i nomi artificiali («falli o finti ». se-
condo la sua terminologia) e pur non evocatori, di tipo dantesco (i11-
wassi. imparadisa . impola), preferendo tuttavia sempre i più risonan-

60) T. TASSO. Dis~:or11i dt'/l'ane f)C1"li'l''11 ... 1. çi1.. 1>. .s;,


61J Cfr. i.-i. p. -l3.
168 ;\ f\'TONIO l)ANIELE

li e onomatope1c1 rombo, rimbombo, susurro, mormorio, sibilo, .fi-


schio, nei quali prevale il fattore imitativo («e ogni imi1azione ha se-
co l'evidenza»)°'. li lento digradare anche sul piano della poe1ica in-
1rinseca verso una lingua volta alla sua caratterizzazione emi nente-
mente fonosimbol ica (senza tu11avia indulgere mai a suggestioni 1eo-
riche di retorica arcaizzante di stampo medievale).,, genererà poi
quell ' ingorgo di ricercatezze sonore, in verità strenuamente persegui-
to, senl ito subilo dai contemporanei come elemento innovativo e di
frattura rispetto al passato, talvQlta anche di turbamemo dell' armonia
compositiva di matrice arios1es.ca, e di oscuri1ì1.
Ma nel Rinaldo siamo ancQra alle sogl ie di una lingua marcata·
mente connotala su l piano aClllSlico, anche se già vi sono i presagi
dell' imminente svolta tassiana: a partire da quell'uso libero delle va-
riam i fonomorfologiche, espressione non più di cogenze gramma1ica-
li esterne o ambientali, ma di pure variazioni formali, al pari di tanli
altri ritrovali retorici. Già nel Rinaldo il Tasso può giocare tra forme
dittongate o meno della stessa parola, senza alcuna ulteriore compro-
missione di registri s1 ilistici:
cui ' I col lo cerchio d'or lucido e schietto
e freno d ·auro ancor la bocca adorna
(IV, 5):

e lasciandolo inrier, di novo ancora


intera IOl'Jla a ferir l'aria C l'òra
(IV. 20).

Parimenti indifferenziata e non correlata a valori espressivi ag-


giuntivi è l'alternanza aura I ora; tesauro I tesoro; tcwro I toro, ecc.
Anche per 1aluni termin i pa11icolari r allotropia non pare avere valore
veramente distintivo, dirimente. di scelta tra forme cu lte o meno, u·a
termini corremi e reperti, magari, della tradizione camerina, quanto
piuttosto di variazioni ind ifferenziate e parallele favorite dal l' occa-
sionalità metrica e ri1m ica.
Nelle cosiddette «lettere poe1iche», inviate specie a Scipione
Gonzaga e Luca Scalabrino del 1575-1576, riguardanli il travagl io di
revisione della Liberata, diverse scelte linguis1iche specie terminolo-
giche accolte nel poema vengono alla fine messe in discussione ed
anche rifiutate. Talune di quesle erano pri ma 1ransita1e nel Rinaldo,

62> Crr. ;,.;. PJ>. 180 e 24S.


63) Cfr. tutla\•i:i. G. ACXJl'll.~A."'étUA. L.a /Jrosa dd 1Usso t' la tradi:.io11t• .n ilùtit·u 11wtlit>1•11/t'. in «Cui·
turà JK!Ol:itio:.». Xl. 195 1. pp. 130· 150.
Sl:L R/A1AU>O 169

nel quale avevano trovalo la loro prima collocazione. A volte si traila


di parole singole. per cui la mo1ivazione pare seguire un sogge1tivis-
simo criterio di selezione: ad es. guarda per ..guardia". in rima (sulla
quale rimase incerto). brando. rese, nella lellcra dcli' 11 giugno 1575
al Gonzaga..: a volte il cri1erio si oggeniviZ7A1 in una selezione di ca-
1egoric lessicali quali i latinismi lustri, i11sta, prommpere. i11i111ici nel-
la leuera dcl 15 onobre 1576 allo Scalabrino. nei qual i evidentemen-
te riconosce di aver eccedu10.
Ma si tratta sempre di sce lte singolarissi me, di sviluppo linguis1i-
co interno ad una sensibilità individuale, in cui ormai poco o nul la
interferi sce la necessità di uni fonnazione colletti va, generale: si tralla
di co111esc tra equ ipol len1 i opzioni cui solo il poeta può dare soluzio-
ne. E poco impo11a se contro di lui insorgeranno gli opposi1ori della
Crusca in nome di una malin1esa difesa della tradi1ionc e della nor-
ma: il Tasso si muoveva di fatto già oltre la norma. non era per lui
più questione di lingua ma di stile, tamo da confidare al Gonzaga. in
una bellissima lenera teorica del 14 giugno 1576: «[ ...]io giudico che
ques10 essere talora troppo ornato non sia 1anto difeno o eccesso
dell'arte. quamo proprietà e necessi1à de la lingua»" .

64) Per q1,1e,1i 11:1'lnì11i i:fr. Hilu1/1/n: gu11rif11 (I X. 36): brtuu/o (I U, 9)~ t't',t t' (X, 87~ Xl. 17).
65) T. T"";;o· U trrtr, I. e11•• p. I 88.
I TASSO A BERGAMO. CITTÀ DELLA SERENISSIMA

«lo son nato nel regno di Napoli, ciuà famosa d'llalia. e di madre
napoliiana. ma traggo l'origine paterna da Bergamo. cinà di Lombar-
dia»: così Torquato. senza esitaLioni. nel noto Dialogo li padre di fa-
miglia. declina le sue generalità al giovane che incontra sul far della
sera. lungo le sponde del Ticino rigonfio. il quale gli aveva chiesto:
«Ditemi di grazia. chi siete. e di qual patria. e qual fortuna in <1ueste
parti vi conduce».
Berga mo. qui e al!rove. in passi noti e meno noti, ma piL1 e pi[1
volle, viene ind icata dal Tasso come sua patria, cioè come la tc1Ta dci
padri. che allora era ci uà di confi ne e qu indi sentinella avanzata nel
vasto impero instaurato su lla terni ferma dalla ovunque gloriosa Re-
pubblica Veneta.
Le vicende storiche che avevano determinato tale sudditanza di
Bergamo a Venezia sono ampiamente note. per cui possono qui basta-
re pochi cenni a renderne ragione. Gli avvenimenti cui s'intende fare
breve riferimento. per inquadrare la realtà politica di Bergamo
nell'età rnssiana, risalgono all'iniLio del 1400, allorquando Venezia.
già potente su i mari , maturò una nuova politica di terraferma, non
soltanto per un naturale bisogno di espansione, che la induceva a
guardare ol1re il confine e a considera re i vantaggi che avrebbe tratto
dall'estendere il proprio dom inio sui limitrofi territori di Brescia, di
Bergamo e del Cremonese. ma a tali d ivisamenti di ulteriori conqu i-
ste era sospi nta anche dall'urgen1.a di contrastare la nuova politica dei
Visconti di Milano. da sempre nemici della Serenissima. i quali ten-
devano. da qualche tempo. a dilatare i loro confini proprio verso
oriente. minacciando direnamente le terre venete.
Tale politica espansionistica viscontea costituiva in realtà una
preoccupazione per tutti gli stati iialiani in quanto po1eva compro-
172 DANIELE ROTA

meuere i fragi li equi libri nazionali . Si capisce allora, perché, ad


esempio, i Fiorentini, pure al larmati dal fenomeno, i nsistentemente
richiedessero l 'aiuto di Venezia per arginare il crescente strapotere di
Milano. In breve si giunse allo scontro aperto: la guerra si protrasse a
lungo e durò fino agli ultimi mesi del 1426. anno in cui. i l 20 novem-
bre, si verificò i l violento assedio e la presa di Brescia da parte dei
Veneziani. avvenu ta con una espugnazione che, a dire del Muratori.
fu «delle più memorande che succedessero in Italia». Nel settembre
dello stesso anno le avanguardie veneziane erano penetrate nelle val li
bergamasche, riuscendo ad occupare anche i l territorio di Lecco. fi no
ad Acq uate. Le ostilità furono composte per l'intervento di papa
Mai1ino V e il 30 dicembre, nella ciuà di Ferrara. si conveniva pace
perpetua fra le parti e i loro aderenti. Nel relati vo traltato, per quanto
riguarda Bergamo, si prevedeva che avrebbe dovuto passare a Vene-
zia, con Brescia e Cremona. Ma quella pace e i suoi pani restarono
sulla carta: i rappresentanti di M ilano si rifiutarono di consegnare a
Venezia le località promesse.
Per cu i la guerra riprese nel marzo del segueme anno 1427. Ap-
punto i l 15 marzo di quell'anno il duca di Milano scriveva al re Sigi-
smondo di Lussembu rgo, suo alleato, dicendogli che i Venez.i ani .
senza far precedere diffida alcuna. erano inso11i contro di lui e aveva-
no occupato la Val Calepio. nel cuore della bassa bergamasca; sog-
giungeva però che aveva potuto recuperarla e impedire che i nemici
si stanziassero al di qua del fiume Oglio. Né a questo si limitò il Vi-
scomi, ma nello stesso mese di mar zo in cui scri veva a Sigismondo.
cacciò dalla città di Bergamo tutti i Guelfi, parte dei quali andarono
ad occultarsi nel le impervie località delle val late bergamasche a nord
della città, e parte cercarono naturale asi lo a Venezia, la quale aveva
già assunto alle sue dipendenze. non pochi bergamaschi, alcu ni dei
qual i con ruoli importanti, come quel maestro Pezzino o Peci no da
Bergamo, che nel 1421 era ingegnere della Serenissima ed ebbe, tra
l 'altro, l'i ncarico di spegnere l'i ncendio che nel 1420 devastò il pa-
lazzo della Ragione di Padova.
Anche la seconda guerra comro Venezia non fu fortunata per i Vi-
sconti. In realcil, i Veneziani perdettero dappri ma Castel Maggiore,
ma poi I' 11 ottobre 1427, vinsero la storica battaglia di Maclodio,
frazione del comune di Lograto, in te1Titorio bresc iano, ove, com'è
noto. Francesco Bussone, Conte di Carmagnola, tanto caro al Manzo-
ni, ebbe la megl io sul le mi lizie del duca cli Milano, Fil ippo Maria Vi-
scont i. condotte da Francesco Sforza.

Nel frattempo i Guelfi rifugiatisi nel le va llate limitrofe dopo la


cacciata da Bergamo. non si erano a.Tesi ma. come era nelle loro 1e-
I TASSO A IU~RQA\tO, CrtTÀ DI I I.A SfRl•NIS')l~lf\ 173

naci tradizioni. ~i organizzarono e divennero sul luogo delresi lio. i


più anivi e fidati alleati di Venezia. Narra Andrea Rcdusio nel suo
noto Chro11ico11 hm'isiw111111. che già nel me~e di giugno. essendo il
Carmagnola accampato nel Cremonese. si presentarono a lui «mu lt i
de territorio de Pergamo» per offrirgli la propria disponibilità.
Ai primi di onobre sempre dcl 1427. alcuni sindaci e procuratori
delle valli bcrgama~che. a~iemc ad alt re autorità dei maggiori centri
della pianura. si recarono a VeneLia per chiedere urficialmente di es-
sere accolti nel dominio della Serenissima. proclamando che sono di
esso intendevano vi vere e morire. e che mencvano a sua disposizione
beni e persone. Aggiungevano che nel bergamasco gli abitanti delle
valli si erano già sollevati contro il d uca di Milano. spingendosi più
volte fin sono le onnai 1>ericolan1i mura di Bergamo alta. bruciando-
ne i mulini e togliendone racqua. In contraccambio domandavano
solo di essere liberi ed esent i dalla cinà, di poter aver propri stan11i e
di reggersi autonomamente. Il Senato Veneto, udite tali proffen e. ri-
spondeva il 2 o ttobre 1427 che era lie to di acccnare le genti berga-
masche «in Dei et gloriosi Marci Evangelistae nomine». Nel franem-
po le fanterie veneziane penetravano nelle vall i a no rd di Bergamo,
che realmente erano insone contro il d uca di Mi lano. I condonieri
veneziani. fra i quali il bergamasco Vent urino Cam ario di Marne,
avanzarono li n ~otto le insicure mura (li Berg;1mo.
S i dice che il duca di Milano. alla noti zia di queste grav i perdite,
dich iarasse che poco gliene impo rtavi1. 1>erché così facendo, gli veni-
va tolta la miseria dalle spalle, intendendo alludere ad una presunta
scarsa fertilità delle leffe bergamasche. Tuuavia. il 16 dicembre 1427
scriveva nuovamente a re Sigismo ndo, sollecililnclo soccorsi e lamen-
tando che i nemici veneti tenessero sa ldame nte il conrnclo bergama-
sco. restando a lui solamente la ciuà capoluogo. Nel contempo co-
mandava ai suoi condouieri di riprendere energicamente e senza in-
dugio operazioni di contr:inacco. lnfa11i. nel febbraio dcl 1428 reser-
cito ducale. approfittando della dispersione dci soldati veneti sul va-
sto territorio da loro controllato. si mosse a sorpresa e cercò di ri-
prendere l'intero territorio bcrg:una~co. non senza pcrpe1rare barbare
violenze e atroci vendette contro le popolazioni locali. favorevol i al
dominio veneto.
Tuuavia la rcsistenLa. sopranuno nelle valli Scriana e Brembana.
ma anche nelle anti.ianti pianure. si rivelò inespugnabile per cui si
dovene. di comune accordo. addivenire a 1ra11mive di pace. auspice
anche questa volta Manino V. che intervenne autorevolmente per la
cessazione delle violente ostilità. tramite il suo delegato. il cardinale
1 icolò Albergati. La pace che ne \Cguì. eletta di Ferrara. venne effc1-
1ivamemc conclusa in della cinà il 19 aprile 1-128. Oltre alla scambie-
174 DANIELE ROT1\

vole remissione dei danni e delle uccision i dal 1423 in poi. si pa11uì la
cessione a Venezia di Brescia e di Bergamo con il relativo territorio.
Pochi giorn i dopo giungeva in ciuà il primo re11ore veneto. Leo-
nardo Giustiniani; contemporaneamente la ci11adi nanza nomi nò la
deputazione per prestare giuramento di fedeltà alla Serenissima. l i 4
luglio del 1428. pertanto. si presentarono al Doge e alla Signoria otto
ambasciatori bergamaschi i quali, secondo la minuziosa descrizione
riferita dallo storico bergamasco contemporaneo ai fatt i, Giuseppe
Ronchetti. giunsero a Venezia elegamememe auillati e accompagnati
da numerosa servitì1.
Uno di loro, i l vescovo diocesano Francesco Aregazzi. monaco
cremonese, lesse in perfe110 latino un do110 sermone d'occasione, che
venne postO agli a11i, quindi i bergamasch i presenti. tulli insieme pre-
sentarono uno stendardo di seta vermiglia. venato di strisce gialle,
con la scritta i n oro Civiws Bergo111i; il prezioso vessillo venne poi
col locato nella basi lica di S. Marco. ad perpet11l1111 rei 111e111oria111.
n doge. da parte sua. rimise agli ambasciatori di Bergamo l'inse-
gna della Repubblica Veneta raccomandando loro - sempre secondo
le affermazioni del Ronchetti - , che «la dovessero far levare ogni
giorno di festa nel più alto e nobi l luogo di Bergamo, e quella essi ac-
cenarono con somma riverenza e consolazione», In memoria dello
storico evento la città deliberò una pubblica offerta annua cli dieci
fiori ni d'oro all'altare di S. Giovanni in S. Maria Maggiore e una so-
lenne processione di tuuo il clero locale, al suono delle campane, in
segno di letizia e di riguardo.
La dominazione veneta a Bergamo, i niziata all' insegna di tal i e
tanti fausti auspici. durò quasi quattro secoli. fino cioè all'occupazio-
ne napoleonica, che avvenne nell 'estate del 1797.
Fu quello veneto un governo saggio, previdente e lungimirante
che passò alla storia i n benedizione: basta ricordare la descrizione
manzoniana della fuga di Renzo da M ilano, allorquando il fuggiasco.
superata finalmente l 'Adda. giunto sulla ri va bergamasca, si volge a
guardare la sponda opposta ed esc lama: «Sta lì, maledetto paese. Ev-
viva la terra di S. Marco!».
Bergamo, sotto la dominazione veneta, fu anche per Bernardo
Tasso e per i l figlio Torquato, rifugio sicuro e sempre desiderato.
Esattamente 502 anni fa, come oggi, 11 novembre. veniva alla lu-
ce il "famoso padre". nella proverbiale estate di S. Martino: una data
che laffettuoso figlio 1òrquato non scorderà, neppure dopo la mone
del gen i10re: «Oggi è quel dì. che nel rigor dcl verno I suol quasi rin-
novar tepida estate I Oggi i l mio genitor I celebrava i l natale». Si pre-
sume che il padre di Bernardo sia stato Gabriele Tasso il quale, se-
condo le consuetudini nobi liari del tempo. avrebbe sposato una pa-
I TASSO A UEl~GA~10. CJ1T,\ DF.t.l.A SERl;NISSl~IA 175

rente, la cu i vera identità è rimasta però sempre ignota. Il Manso, in


verit11, nella sua nota e ora riedita Vita di Torquato Tasso, scrive cli
una Cornaro, ossia cli una dama dell'alta nobi ltà veneta, ma l'affer-
mazione del biografo napoletano non sembra aver trovato a tun ·oggi
prove convincenti.
L'incertezza della identità della madre, unita ad altri elementi
biografici cli dubbio, comporta l'insicurezza del luogo di nascita di
Bernardo, che. secondo una più antica, ma non mai accertata tradi-
zione, avrebbe visto la luce in Venezia, patria e residenza dei Corna-
ro. Appellandosi a tale congettura, Anton Federico Seghezzi. nella
sua Vita di Bemanlo Tasso. premessa al l'ed izione delle Lei/ere, da
lui curata nel 1733, dava per certa e ormai pacifica la nascita venezia-
na del padre di Torquato.
A far nuovamente sorgere la questione e il dibattito intorno al
luogo dei natali di Bernardo fu, sempre verso la metà del Senecemo,
un ancora giovane. ma già formato abate di Bergamo, Pier Antonio
Serassi, primo autentico biografo del poeta sorrentino, il quale, dap-
prima nella sua iniziale pubbl icazione: Parere imomo alla Patria di
Bemardo Tàsso e Torquato suo figliuolo. pubblicata a Bergamo.
dall'editore Santin i, nel 1742, e poi, sempre più decisameme, nella
sua Vita di Torquato Tasso, edita a R<nna, dall'editore Pagl iarini, nel
1785, in aperto dissenso con il Seghezzi, afferma e imencle dimostra-
re che Bernardo Tasso è bergamasco d'origine e di nascita. La tesi
del Serassi. conv inta e convincente. supportata da abbondanza di
controdeduzioni argomentative e logiche. non incontrò oppositori fi-
no a quando. nel 1869. Giovanni Camporesi trasse alla luce una lette-
ra inedita, senza data, dello stesso Bernardo a L uigi Priuli, nell'inci-
pit del la quale sembrò asserita in termi ni inequivocabili, l'origine ve-
neziana dello scri vente: «V. E. sa ch'io son gentiluomo di Bergamo.
nato a Venezia».
L'espressione fece molto discmere e. alla fine, venne comune-
meme considerata più in chiave cognitiva che au1obiogralìca o ana-
grafica, come se Bernardo avesse voluto asserire di sè. poeta e lette-
rato, che, come tale. proveniva e si riconosceva nella tradizione vene-
ziana, anziché in quella bergamasca, la quale, per la verità, in quegli
anni ancora non esisteva. poiché anche nel l' ambito cu lturale, Berga-
mo era dipenden te dall'autorevolezza accadem ica, pl urisecolare di
Venezia.
In questo senso l 'affermazione di Bernardo. del tutto scontata e
ovvia. nulla aggiungeva. né toglieva alla tesi del Serassi : sottolineava
semplicemente un dato di fauo. comu ne a tutti i bergamaschi letterati
di quel tempo. per ciascuno dei quali poteva essere egua lmente vera
e ripetuta. Di questo parere è uno dei più noti studiosi di Bernardo.
176 DANl l!.LE ROTA

Edward Wi lli amson . che nella sua nota monografia dcl 1955, ora. a
mia cura. apparsa anche in versione ital iana, nell'incipit della sua
esaurien1e 1rattazione, asserisce senza ombra di dubbio: «Bernardo
Tasso nacque a Bergamo I' 11 novembre 1493», cui fa segui to. in cal-
ce. un'a11icola1a ed ampia nota esplicaiiva. in1esa a gi usti ficare 1111de-
q11aq11e la sua perentoria affermazione.
A Bergamo Bernardo, durante IU tta la vita, restò vincolato. ol1 re
che per il nu meroso parentado. soprat1ut10 per l'affet10 che sempre lo
legò alla sorella A fra, monaca di clausura nel monastero di S. Grata in
Cinà Alta, uno scorico edific io che ancora si conser va nella sua severa
struttura originale. a lato di quella silenziosa viuzza che, i n tempi re-
centi , il celebre architetto Le Corbusier defi nì la più bella via d'Europa.
Oltre alla devotissima sorella benedet1ina, Bernardo poteva con-
iare in Bergamo una vasta e affezionata parentela alla quale si rivol-
se nei momenti più tristi e di ffic ili della sua tormentata esistenza.
che. di riflesso. tanti disagi comportò anche per il figl io Torquato.
Così avvenne, ad esempio, quando Bernardo fu segretario del duca
Sanseverino di Sa lerno. che incautamente parteggiava per la Francia,
di contro all a Spagna di Carlo V, e qu indi in posizione perdente, con
conseguenze di esi lio e di persecuzione. Bernardo. nel triste frangen-
1e. che aveva con sè il figlio ancor piccolo. fu costretto a intrapren-
dere lu nghe e tormentate peregrinazioni , con una prima tappa a Ro-
ma, da dove, a moti vo di maggior tr anqui lli tà. fece proseguire il do-
dicenne Torquato per Bergamo, città sicura perché protena dal domi-
nio veneziano.
Correva l'anno 1557 e si era a sol i sette mesi dalla oscura trage-
dia domestica della morte di Torquato. Si sa che miravano alla sua
cospicua dote i fratelli, avidi e senza scrupoli. Porzia de' Rossi. sposa
e madre di teneri affet1i. che Bernardo. i n apertura d'una sua nota let-
tera evoca come «anima mia dolcissima». veniva colta da improvviso
malore, e, senza sintomi di febbre. spirava. lasciando presumere in-
qualificabi li trame di morte per avvelenamento. In quell'ora tragica e
carica di mistero. Bergamo, all'ombra della Serenissima. apparve al
padre il luogo più affidabile per il giovanissimo figlio, già cos1retto a
cercar rifugio e protezione sollo le ali ben sicure di Venezia.
Oltre vent' anni più tardi, nel 1578. nell ' incompiuta Ca11zo11e al
Mewuro - O del gra11c/'Appe1111i110 - Torquato rievoca e rivive quella
triste stagione di acerbe sventure:
Me dal sen della madre empia fonuna
1>a1·golcuo divelse. Ah! di quei baci
ch'ell a bagnò di lacrim~ dolenti.
con sospir mi rimembra, e degli ardenti
preghi, che sen portar raurc fugaci,
I TASSO A BERGA~·10.Cl1TÀ DF.L.lA SERENISSlt\IA 177

ch'io giunger non dovea più volto a voho.


fra quelle braccia accolto
con nodi così s1reui e sì 1enaci.
Lasso! e seguii con mal sicure piante
qual Ascanio o Camilla. i I padre errante.
In as pro esilio e 'n dura
povenà crebbi in quei sl mesti en·ori,
intempe.stivo senso ebbi <ti gli affanni.

A Bergamo, dunque Torquato, anzi Torquatillo, arrivò il 10 set-


tembre 1556 e vi rimase per tutto l'autunno e l'in verno, fino all a pri-
mavera. esattamente fino ai primi d'aprile del 1557. Aveva dodici an-
ni, vi era giunto con il cugino Cristoforo Colombo. Presso i parenti,
nel palazzo dei Tasso, in Borgo Pigno lo, fra affettuose amicizie, pet·
circa selle mesi godette fami liare ospitalità; poi il giovineno, sempre
pi1t bisognoso d'affetto. volle raggiungere i l padre a U rbino e negli
anni che segu irono, attese allo studio nelle prestigiose sedi di Bolo-
gna, Venezia e Padova.
Vennero in seguito i tempi ancora più cupi e dolenti della deten-
zione i n S. Anna. durante i quali il ricordo e la nostalgia di Bergamo,
nell'animo del prigioniero si fecero, di anno in anno, sempre più ar-
denti e si espresso in ben tre missive di struggente invocazione alla
ciuà orobica per ottenere l ibertà. Fu proprio dalla prigione cli S. Anna
che l'afflittissimo Torquato, dopo aver invano ricorso ai Gonzaga. si
ri volse al cardi nale bergamasco Giovan Girolamo A lbani. amico ciel
padre Bernardo, che egl i aveva conosciuto durante l'accennato primo
soggiorno a Bergamo. A lui pure il poeta dirige tre significativi so-
neui cli notevole intensità poetica e carichi di una umanità, che non
ha pari nel repenorio tassiano.
Il primo è relati vo alla nomi na card inal izia dell'illustre personag-
gio e s'i nizia con un verso cli alta poesia, che onora Bergamo, città
natale del neoporporato:

Te sovra gli cr1i colli alzò Natura


Città sublime

e continua con toni cli mistico panegirismo:

Ma I' Alban virtè1. che non s'oscura


per avversa fort una, al Ciel t'agguaglia

E c iò per effello cli quella villoria c he

s'adorna in Vatican di luci d' as1ro.


178 DANIELE ROTA

Anzi. come se ciò no n bastasse:

E maggior pregio che porpurca vesta.


inerita orn1ai corona in terra d' au ro,
di gloria in Cie l, ch'è fine al meno nostro.

Con il medesimo cardinale bergamasco, Torquato si doleva q ual-


c he te mpo dopo per il mancato monumento a l sepolcro del padre
Bern ardo. le cu i cene ri rima nevano a Ma ntova. nella c hiesa di S. Egi-
dio, memre più nessuno parlava de ll 'erigendo tumulo ne lla chiesa d i
S. Paolo in Ferrara:

Alban. l'ossa paterne anco non serra


tomba di peregrini e bianchi marmi
di prosa adorn i e di leggiadri carmi,
ma in alto se l' involve oscura terra:
lasso! e pietà. ch'in onorar non erra
i non1i an1a1i. polca pur dettarmi:
«Il Tasso è questi, che tra regi ed armi
cantò amor favoloso e finta guerra.
ed oprò molto e seppe» e in nobil tempio
poiea ornarne iI sepolcro, ove passando
il dimostrasse il pellegrino a dito.

Da ullimo, nel sone uo in via togli d al carcere, così invocava il car-


dinale bergamasco, sempre nel ricordo e nel nome del padre, di cu i
evocava l'ombra, quasi il fantasma:

L'ozio mio vile e ' I mio squallore indegno


1nira, e n'avrai pietadei o ch' io lo spero.
E se non giunge a 1e dal carcer cieco
la voce mia, dal suo sepolc1·0 almeno
odi il paterno mio cenere e l'ombra:
«Chi t' invidia a la luce e al sereno?
Chi ne la tua, la nostra gloria adombra?
io pur, figlio, in te vivo, e s pero teco!».

Di non minore intensità sono le tre lettere d i Torquato, d irette dal


carcere ferrarese a Be rgamo ne l 1586, nelle q uali si rivolge rispeui-
vamen1e a l Consig lio della Cinà, poi a i Deputali e da ullimo a i Si-
g no ri anziani di Bergamo . Egli poteva contare in loco su amic he ami-
cizie e conoscenze, quale q uella con il cavaliere Giovann i Grumell i.
s uo parente, con Gerolamo Benaglio e Marcantonio Spino, figl io
quest"ulti mo di Pietro ch'era mon o da poco, ohre che su padre Ange-
lo Gri llo. abate del monastero di S. Paolo cl' Argon. a lla periferia est
1 TAS.SO A 8ERGA~IO. CnTÀ OEJ.l.A SFJtF..,lli~1~1A 179

della città. e su Giambattista Licino: male però 'u que~1'uhimo, che.


secondo alcuni ~torici. lo ingannava con false promei,;c e forse anche
tratteneva i supplichevoli scritti di Torquato. per poter con ogni tran-
quillità riscuotere per sé compensi dalla pubblic:11ione delle sue rime
e delle sue lettere. Seguendo questo indizio ci si spiega forse come
mai nella deliberazione del consiglio e della bina di Bergamo. dal I
dicembre 1585 ali' I I ottobre 1586. s tranamcn1c non si accenni alle
lettere dcl Tasso. o a pra1iche in suo favore. quasi che la pairia, tanto
ardentemente invocala, lo ignorasse del lutto. Una di queste Ire lette-
re. in panicolarc. assume per Bergamo. lelTa dci Tasso, singolare in-
teresse. né può essere letta senza commozione profonda:

Torqua10 Tn~so. Bergamasco per affe2ione. non solo per origine. aven-
do prima pcrdu10 l'eredità di suo padre e la dote di sua madre e J'un1ifa10. e
di poi la servi1ù di molli anni e le fatiche di mollo tempo e la spcran2:1 de'
premi. e ultimamente la sani1à e la libenà: fra tante miserie non ha perdura
la fede. la quale ha in codesta cinà. né lardire di supplicarla che si muova
con pubblica deliberazione a dargli aiuto e riceno. :.upplicando il sig. Duca
di Ferrara. già suo padrone e benefattore. che il conceda alla sua pa1ria. a·
parcn1i. agli amici. a sé medesimo.
Sup1>lica dunque l'infelice perché le Signorie Vo;ire ;i degnino di sup-
plicare sua Allcn~1. e di mandare monsignor Licino ovvero qualche ahro
apposla. acciocché 1ra11ino il negozio di sua li bcralione, per la quale sari\ lo·
ro obbligalo pcrpew:m1c111e, né finirà la memoria degli obblighi con la vira.
Torqu:no Tasso. prigione e infermo nell'Ospiiale di S. Anna in Fc1Yara.

In reallà. come è no10, il poeta venne liberato in quello s1esso an-


no 1586. con un mezzo inganno. da Vi ncen7.0 Gonzaga. persuaso da
quel vero amico dcl Tasso che Fu Padre Angelo Grillo. Ciò avvenne
non cerio sohanio per i buoni uffici di Bergamo. né fu prcvalen1e-
men1e in seguilo ad essi se il sabato. 12 luglio del 1856 il duca di
Ferrara concedeva al principe Vincenzo Gonzaga di condurre con sè
il poe1a - prcs1a10 «per a 1empo» -. come era stato precisalo. Non ap-
pena in libenà. Torquato. da Maniova. nell' agoMo di quello stesso
anno 1586. auir:uo anche dalla noia fiera cinadina di S. Alessandro,
compie la sua seconda e ultima "giia·· a Bergamo. res1andovi quauro
mesi all'incirca. fra l'agos10 e il dicembre, ben :1ccoho da llllli, pa-
rct11i. amici e conoscenti; così che nella villa parcn1ale di Zanica, alla
periferia sud del la ci uà. po1é 1rovare l'ambien1e psicologicamct11c più
idoneo per aucndere alla s1esura pressoché dcfìniliva di quell'opera
1umuhuosa. nrn grande che è il Torris111011do.
Il Solerti. nella sua noia biografia tassiana. pone in ques1i 1ermini
l'arrivo del poc1a in Bergamo: «Torqmuo Tasso. salendo dal la pianu-
ra lombarda al dolce declino delle colline che menano a Bergamo.
180 DANIEl.E ROTA

memre amm irava le splend ide vallate, salutò la patria dei suoi avi:
"Terra che il Serio bagna e il Brembo inonda"».
Una ricostruzione. quella del Soleni, che in realtà sembra poco o
nulla credibile. La visione-descrizione panoramica e come dall 'alto.
non gli era infatti possibile. se non, forse, i n un ben lontano ricordo
che risaliva alla sua prima venuta a Bergamo nel 1556·'57. Ma quel-
la che Torquato si trovava ora davanti, arri vando, come par logico,
dalla pianura, non era più la Bergamo di quegli anni lomani . E allora
occorre ammettere che i quattro noti sonetti dedicati a Bergamo: Ter-
ra che il Serio bagna e '/Brembo i11011da, Viruì fra quesri colli alber-
ga, e ' 11 prima, Alra ciuà più del 1110 veirle 1110111e, e Te. sovra gli erri
coli alzò 11at11ra furono certo scritti in questa circostanza del suo tor-
nare in città, ma in giorni successiv i, e probabilmente i l più celebre e
i l più ispirato. citato dal Solerti, fu composto per ultimo.
Nel 1556-1557. cioè al tempo del primo soggiorno. Bergamo. cit-
tà della Serenissi ma già da un secolo, aveva un'unica cinta di mura,
eretta nel secolo XV, comprendeme la ciuà del col le e dei coll i, e la
ci nta dei borghi, compreso Borgo Pignolo, dove sorgeva i l palazzo
dei Tasso, ed era quale la ricordava. rievocava e dipingeva Enea Tal-
pi no, i l Salmeggia, e come la si ammira nel quadro dell'Accademia
Carrara, raffigurante il martirio di S. Alessandro. Ora. nel 1587, con
le nuove mura venete. era quale già nel 1584 la raffigurava Giampao-
lo Lol mo nella pala d'altare in S. Maria Maggiore di Città A lta, fra i
Santi Rocco e Sebastiano, e come lo stesso Salmeggia la dipinge nel
S. Alessandro martire del duomo di Bergamo, e in quello del la chiesa
di S. Alessandro in Colonna; ossia, quale Gian Paolo Cavagna ce la
propone nei due scomparti di profi lo di S. Maria delle Grazie, e co·
me, del resto, nell' impianto perimetrale fondamemale. la si può an-
col'a oggi an1n1irare.
Che cos'era cioè avvenuto nel frattempo. sul trentennio fra la pri-
ma e la seconda venuta a Bergamo di Torquato Tasso?
L'aspetto o per lo meno il profilo della città era sostanzialmente
mutato per l 'erezione di piCt sicure fortificazioni. In ptmicolare, l' idea
- autorevolmente sostenuta - di nuove fo11ificazioni era parsa evi-
dente al Senato Veneto si n dai primi tempi della occupazione di Ber-
gamo. ciuà di confi ne, ma apparve improcrastinabi le attorno all'anno
1526. li tempo aveva reso i n molte parti precarie le mura preesistemi,
per altro poco sicure, perché in molti tratti pericolosamente basse o
diroccate. D'altra parte il progetto di una diversa e più solida fort ifi-
cazione suscitava preoccupazioni, apprensioni e proteste d'ogni ge·
nere. Ma nel la seconda quindicina di luglio del 156 I giunse da Vene-
zia un 11/1i111a111111. che non lasciava spazio a tergiversazioni, per cu i il
generale Sforza Pallavicino. capitano generale del le truppe venete sul
I TASSO A B El~GAMO. Cl1'TÀ Ofll.LA Sl~RENISSl1\1A 181

1erritorio. costituì il Consiglio per l'impresa e diede ufficialmen1e ini-


zio ai lavori.
hnpressionan1e il numero degli uomi ni recluiati: 2.500 guas1awri.
1.000 muratori. 60 marangoni, 300 spaccapie1re, 5 capi tani veneti
con cento soldat i ciascuno. 50 archibugieri scelli, quan1i1ati vi tulli
imposti per decre10 da Venezia al fine di garanlire sicurezza e rapidi1à
ai lavori contro ogni eventuale con1estazione. Così, pur fra infini1e e
ripe1ute proteste e anche insurrezioni, il deliberato veneto ven iva ese-
guito. Per far posto alle nuove mura di fortificazione vennero demoli-
te più di cinquecento case. rovinati o occupati terreni e campi a non
fi nire, dissestate le fognature; distru11a la vetus1a Basilica A lessand ri-
na. decoro cittadino da oltre dieci secoli: demoli1a la Chiesa pure an-
tichissima di S. Lorenzo, fan i saltare la chiesa e i l convento pu re i llu-
stri di Santo Stefano: una immane distruzione di pa1rimoni d'ogni ge-
nere. imposta dal potere dominante a scopi difensivi, perpetrata sen-
za indenni1à di sorta. contro la quale ai buoni bergamaschi non resta·
va che appendere. di none, vibran1i pasquinate agli angoli delle s1ra-
de, nonostante le minacce di tortura. !ratti di scudiscio e bando per i
diffusori di tali scrip111me infames. come venivano qualificate nei re-
scritti che giungevano da Venezia.
Nel 1587. cioè nell 'anno in cui Torquato visitò per la seconda
volta Bergamo, tali mura di fortificazione erano molto avanzate, an-
che se verranno ultimate solo negli anni 1590-'9 I, dopo trent'anni
dall'inizio dei lavori. l borghi. e quindi anche il palazzo dei Tasso in
Borgo Pignolo. restavano fuori dalle nuove, monumentali mura, ma
rimanevano protelti dalle antiche. li Tasso. di ritorno a Bergamo, po1é
dunque ammirare l 'opera in tutta la sua imponenza; giungendo i n cit-
tà dalla pianura antistante. vide Bergamo che s'ergeva là di fronte e la
fissò icasticamente con espressioni di una plastici1à evidente:

«Alla ci11à» con «il Ilio verde monte


c'ha di due forti mura ampia corona».

L'immagine. la rappresentazione della nuova Bergamo. che i l po-


eta in questa occasione a11is1icame111e elabora, risu lta di i re conver-
genti prospettive: quella pi(1 propriamente "visiva", o visuale o "figu-
rativa"; quella pili intima e profonda, anche se meno svi luppata e me-
no apparisceme, dei sentimenti e degli stati d'animo; quella, i nfine.
più propriamente culturale e civi le.
La prima prospetti va, con rapid i ed essenziali tocchi. fissa la lo-
calità e i l suo territorio, l 'alta ci1tà e la !erra dei bergamaschi , percor-
sa dai suoi due fi umi maggiori , i l Brembo e il Scrio, solcala dalle sue
valli profonde ed estese dai monti alla pianu ra: una terra tutta fresca
182 DANIEl.E ROTA

del verde dei bosch i e dei ~uoi pascoli, del le sue pianure. alla anche
alle banagl ie campali se necessario. E la Bergamo dello sguardo e
del lo spazio.
La seconda prospeniva è quel la degli affeni e del respiro dei
se111 imemi. In ques10 senso Bergamo è la «pairia» dalla qua le «l' ori-
gin trassi». dalla quale proviene i l padre illustre. illustre e sventura-
10. alle sven1 ure del quale egli, Torqua10, è staio precoce111en1e con-
giunto: tempi vicini nell'anno. nei mesi anzi, della prima venula;
lo111ani. ma sempre presenti anche ora. nella seconda visita a quella
Bergamo. a quel palazzo in Borgo Pignolo - casa dei «suoi» - a
quella vill a della Celad ina. a quel soggiorno di splendida villeggia-
1ura in Zanica. che, a 11101ivo del presidio veneto, gli erano come un
«rifugio» di sicurezza, a pochi mesi ancora dalla prigionia ferrarese.
nel l'ospedale per intellenual i smarriti. travolti da ricorrenti eccessi
cli furore. Nella seconda sua venuta a Bergamo. Torquato. per affe1-
iuosa associazione di idee, ricorda innanziwno il padre, stimalo nel-
le corii. ma colpilo dalle avversità che la son e dei principi ri serva
anche a eh i lo ser ve.
S'è vis10 come e quan10 nelle stesse Ire suppliche ai reggiwri di
Bergamo primeggiasse la rievocazione patema. i n una cos1ante rias-
sunzione di affeui, di opere e di destino: quel padre che gl i era mo110
ad Ostilia «tra le braccia».
E del resto, allora. da nessuno si diceva come invece oggi si suole
ancora ri pe1ere nelle nostre scuole, che Bernardo era pi(r famoso per
essere stato i l padre di Torquato. che per i suoi scri11i. Bernardo era
simo " il Tasso" quando Torquato non era che i l Tassino. Nella rievo-
cazione del l Ariosto. ultimo canto dcl Furioso, il Tasso là nel gruppo
dei poe1i celebri, era sicuramente Bernardo; dire Tasso a quel tempo
voleva dire Bernardo, il quale, firmando le sue lc1tere ufficiali, si se-
gnava: I l "/'(Isso.
E ancora nel 1593 A111on io Costantin i. ne l sone110 composto per
i llustrare i l ritratto dell'amico Torquato, dipin10 da Federico Zuccari,
iniziava. distinguendo, con questo verso: «Questi è il Tasso, il Tasso
figlio» . verso che Torquato ri 1occava e modificava a sua volta così :
«Amici, questi è il Tasso. i' dico il liglio».
Nella sua prima venu lil a Bergamo, Torquato aveva 1rovato pa-
re111i e amici in1 imamen1e congiunti con un 1<1n10 celebre padre. li cu-
gino in seconda. Giovanni Jacopo. gli aveva aftìanca10 in Roma i l
coernneo Cristoforo, perché divenisse condiscepolo suo. Con questi,
a Bergamo. erano gli altri cugi ni, Ercole ed Enea e molti altri uomini
illustri, tra cu i i Grassi, gli A lbani, cugi ni di Bernardo, nel cu i paren-
1ado eccelleva il cavaliere Giovan Girolamo A lban i. collaterale gene-
rale. ossia vice-capitano delle mi lizie della Seren issima. i l quale di·
I TASSO r\ BERGAMO. c nTÀ DELLA SERENISSl~IA 183

verrà poi il cardi nale cu i si è ampiamente accen nato. e con lui c'era il
suo Segretario, Maurizio Cattaneo.
Al tempo della seconda venuta. Cristoforo è ormai monsignore:
Ercole ha sposato Lel ia Agosti, e Torquato aveva composto. in occa-
sione delle nozze, la canzone: Terra gemi/ ch'i11011da I il c/1iaro Serio
e ·1 Brembo, quell'Ercole con il quale il Tasso aveva sollevato una
contesa letteraria con il trattatello su ll'ammogliarsi. nei confronti di
una declamazio ne precedente del cugino comro il maritarsi, in cu i as-
serisce: «f... ] lo prima intesi ch' avevate preso moglie, e poi vidi una
vostra scrittura. ne la quale biasimavate non solamente le donne. ma
'I maritarsi [ ... ]».
L'ameno compon imento ven ne pubblicato nel 1593 e ancora nel
1594 da Comin Ventura a Bergamo, con il titolo: Dello ammogliarsi;
piacevole conresa fra i due modem i Tossi. Hercole cioé, e Torquaro.
ge/l/i/ uomini bergamaschi, la lettera-trattatello, nelrince11ezza fra
"maritarsi" e "ammogliarsi" (in una postilla del Tasso al dantesco:
«molti son gli animali a cui s'ammog lia». detto della lupa, si legge:
«allora il maschio si marita!»), finì per qual ificarsi come " piccola
operetta del Matrimonio".
Carlo Francesco Zucchi. la riproduceva, prepo ne ndovi in apertura
questa singolare premessa:
Loda lo s1ato matrimoniale. e mostra che bene sia il torre donna. Ma al-
1re sono le lodi che talora per ostentazione d'ingegno. altre quelle che per
vcri1à si danno. Niuno in questo fatto s'inganni : ma creda pure. che pi(1 lieto
e sereno è un giorno di vita celibe e casta, che mille e mi lle di matrimoni<ilc.
Oltre ai parenti, Torquato. nel suo secondo soggiorno bergamasco
incontra i Granell i, Girolamo Solza, Orazio Lupi e Cristoforo Cor-
bell i. Gi rolamo Benagl ia e molti altri della nobi ltà e delrintell igenza
cittadine. In particolare a rendergli o maggio si muovono i Reuo ri
della Città, come i governatori della Seren iss ima, fra i quali, in primo
luogo. quel Luigi Veniero, nolo rimatore, che fu già suo compagno cli
studi a Padova e con lui Giovann i Domeni co Albani, uno dei figl i. il
pili feroce, deJrormai cardinale Giovan Girolamo, cui erano stateri-
messe le dure condanne inllincg li dal tribunale di Venezia per le sue
cruenti faide cittadine. delle q ual i durava ancora la drammatica me-
1noria.
La terza prospeHiva dell ' immag ine poetica di Bergamo nei sonet-
ti de l Tasso è appunto quella cu lturale:: in essa si intravvedono la sto-
ria, la poesia, la sapienza dei filosofi, i l valo re in guerra. le abilità di-
plomatiche. le d ig nità ecclesiastiche, le virtù, la giustizia. la sicurez-
za delle fortificazioni e lo splendore dell'arte dei suoi monumenti , in
una parola la Gloria: cenacoli, incontri. quasi un convegno del le Mu-
184 DANIELE R0 1'A

se - un ;11tro Elicona - . con i l suo cemro storico. pittoresco e sugge-


stivo, con la tomba magica di Bartolomeo Colleoni. «invitto Duce».
l quattro sonetti di Torquato a Bergamo, rutti del 1587, appaiono
scritti. ripetiamo, più che nell'appressarsi e in vista della città. come
afferma i l Solerti , nei giorni successivi al suo secondo arrivo in terra
bergamasca. giorn i sereni ed entusiasti, quando cioè egl i non si senti-
va ancora rinascere dentro e volgersi nell'anima quell'ansietà inestin-
guibile di mutare e di ricercare sempre nuovi luoghi, nuo\•e fantasio-
se spiagge al riparo dal l' avversa fortuna. che lo ridun-à mendico e cu-
po. e questo anche se orazianamente sapeva - ma era come se non lo
sapesse - che «coelum non animum mutant qui trans mare currunt»;
ossia che nessuno può fuggire se stesso e da se stesso.
Al tempo dei quattro l impidi ed idilliaci sonetti non aveva ancora
sentito l'an imo di scrivere, come farà pochi mesi dopo. in una sua
nota lettera: «lo godo in Bergamo l'ombra di una immaginata libertà,
laonde non sono né posso chiamarmi contento». E anelava a Roma.
Era ancora, cioè, sorretto da sicurezza, da fiducia e da speranza; que-
sto toglie ai versi dei quattro componimemi quel tono di certa enfasi
encomiastica propria di taluni atteggiamenti reto1ici e di maniera, ti-
pici ciel tempo, per restituirli ai sensi di una verità e di una sincerità
immediata, intimamente vissuta.
Immagini, memorie, visioni, sensi, suggestioni d' incontri, di arti.
cli opere e di virtt1 s'i ncontrano e s' intrecciano quasi richiamandosi e
sovrapponendosi nei quattro «brevi e amplissimi carmi»; ma ind ivi-
duate che siano. come s'è tentato per la prima volta di fare, le tre te-
matiche conduttrici, non è difficile coglierne il tessuto. articolata-
mente unitario.
Ecco Bergamo, «erta sui Coll i», «alma città», poggiante sul suo
«verde monte», recinto dalla doppia corona delle sue fortificazioni;
Bergamo, «Città sublime», «in pace e in battaglia»: albergo e soggior-
no di Apollo e delle Muse. pri vilegiata dalle virtù e dalle opere eccel-
se, e quindi: «Almo paese onde l 'origin trassi». Bellezze cli natura e
magia d'arte: quella dei poeti, dei pittori e delle costruzioni, quella
militare voluta, anzi imposta da Venezia: un 'arte che l'ha fatta glo-
riosa. non soltanto più sicura. «La sua gente: fedele e I al bene oprar
sì pronta». Ma, per quanto la sua fama sia grande, così eia non aver
bisogno d'altri cantori e dell 'omaggio del poeta. essa è soprattutto. la
«patria», la terra dei padri. del padre in pa11 icolare, poeta d'armi e
cr amori.
Leggendo e ri leggendo i quattro sonetti, è agevole e naturale co-
gliere e seguire nel loro armonico intreccio i remi dell'ispirazione
bergamasca ciel Tasso. Motivi che sono poi come raccolti nel più no-
to. pi(1 visivo e più commosso dei quamo: quello che. senza tanto
I TASSO A 6 ERG1\MO. Cl1'TÀ OEl.1.A SERENISSl~l1\ 185

sfogliar di volumi, a Bergamo si può leggere scolpito in lapide sul la


parete laterale del palazzo già dell 'Ateneo, in Città Alta, di fianco al
duomo. È. dei quattro. sicurame nte il più immediato. vivo e ispirato:
il più celebre: si a pre con una visione d'ampia panoramica su lla Cit·
là, dom inio della Seren issima, colta come dall'alto, più c he di fronte,
si direbbe dall 'ampio spalto delle mura vene te. che corrono sotto il
mo nastero di S. Grata. ove la zia Afra, monaca benedettina. viveva in
serenità i suoi giorni. Ne esce una visione vasta e viva del paesaggio,
in cui il poe ta infonde il senso del le sue o rig ini e il ric hiamo al la per·
sona e alle glorie paterne:

Terra che ' I Serio bagna e ' I Brembo inonda.


che monLi e va11 i 1nostrl all'una 1nano,
ed ali' altra il tuo verde e largo piano.
or ampia ed 0 1· sublime ed or profonda:

perch 'io cercassi pur di sponda in sponda


Nilo. lstro, Gangc o s'ahro è più !omano.
o mar da terreo chiuso. o l'O<:eano
che d'ogni inlorno lui cinge e circonda:

riveder non polrei parte più cetra


e gradita di te. da cui n1i venne
in riva al gran Tirren famoso padre:

che I' arme cantò con rime leggiadre:


benché la fama tua pur si rischiara
e si dispiega al ciel con altre penne.

** *
Nell'ambito più specifico della didattica interna, presso l' Univer-
sità di Bergamo, Facoltà di Lingue, Cattedra cli Letteratura Ital iana,
sono state concluse, negli ulti111i cinque anni, non 111eno di dodici tesi
di argomento tassiano e altre quattro sono in corso di preparazione.
con il preciso duplice intento di convogliare verso lo studio delle
opere tassiane un se111pre maggior numero cli giovani le tterati, ma an-
che per proporre agl i studiosi del settore puntual i analisi imertestua li
fra le opere poetic he e prosaiche del Tasso con le rispettive traduzio-
ni in tutti i paesi europei. Un contributo specifico di impegnativa ana-
lisi comparativa, ripet iamo, che solo un bravo studente di lingue, il
quale conosca a fondo i testi originali , così come la c ultura e la lin-
gua in cui vengono tradotti , è in g rado di predispo rre. Tàli originali
contributi, in ambito cittadino bergamasco, hanno suscitato notevole
interesse e non sono mancate attestazioni pubblic he d i incoraggia·
186 0AN111LE ROTA

mento e di plauso, come lo stanziamento di un milione, messo a di -


sposizione dalla locale sezione della Dante A lighieri per premiare la
miglior tesi tassiana discussa nel coJTeme anno centenario presso la
locale Università. Premio aggiudicatosi da Nadia Busc!li con un im-
pegnativo contributo anali tico comparativo in tre l ingue diverse: in-
glese. spagnolo, francese. dal titolo: La Gerusalemme liberata nelle
versioni 011oce111esche di Annelle Doy/e, di D. ./. A. Caa111r1110 - di A.
Ribor e di M. V. Philippon De u1 Madelaine.
Ancora a Bergamo, tra il 1993 e il 1995. sono state curate dallo
scrivente le traduzioni in italiano di due i nteressanti monografie:
quella dall'inglese di Edward Will iamson, Bernardo Tasso, edita nel
I 995 e ormai esaurita nel testo origina le, e l altra. dal tedesco. Con-
tri/)11/0 alla Storia dei /Jaroni e dei Comi Tc1xis-Bordogna-Valnigra,
ed ita pure nel 1955, a cura dell'Università di Innsbn1ck e mai circo-
lata i n Italia.
Sempre in ambito edi toriale bergamasco. nel febbraio 1996 è
giunta a conclusione la ristampa anastatica della nota Vita di Torqua-
10 Tasso del tanto benemerito e tanto ci tato abate bergamasco Pier
Antoni o Serassi, nella seconda e definitiva versione da lui curala e
edita a Bergamo, dalla stamperia Locatelli, nel 1790. Un'ini ziativa
ed itoriale per la riproposta di tesli fondamental i, del tutto scomparsi
dalla consultazione o molto rari, la quale intende all inearsi e conti-
nuare quella iniziatasi in occasione del qua1to centenario della mo1te
del Tasso. in Bologna, a cura di B runo Basile. che ha predisposto la
riedizione della Vira del Manso.
Rimarrebbe. per completare la tri logia biografica tassiana. la rie-
dizione anche dell a Vira di Torqumo Tasso di Angelo Soleni, ed ita a
Torino nel 1895 per celebrare il terzo centenario della morte del sor-
rentino, opera alla quale Bergamo, avendo già acquisito e catalogalo
il voluminoso e importante carteggio dello swdioso savonese. guarda
con parlicolare interesse, non privo di operativi propositi. che non
sembrano mere utopie.
I due tomi in anastatica della Vita di Torquato Tasso del Serassi
sono preceduti da un'ampia introduzione, raccolta in un volume se-
parato che si premette all'opera. di 340 pagine. relativo al la figura e
all'opera dell 'autore della biografia, appu nto l 'erudito abate berga-
masco Pier Antonio Serassi. il cu i primo. ampio e approfondito profi-
lo viene per intero desumo dal suo carteggio, raccolto in venti volu -
minosi faldoni, che si conservano presso la Civica Biblioteca A ngelo
Mai. Un lavoro di ricognizione, di spoglio e di verifiche, che ha com-
portali ann i di approfondita ricerca, piì1 che giustificati. dcl resto, a
Bergamo, dall ' indubbio merito di ques10 suo grande cultore di argo-
menti tassiani ed eruditi. che si spera di avere fi nalmente restituito e
I TASSO A BERGAMO.CITTÀ DELLA ShRl. ,1SSIMA 187

assicurato al suo autentico ruolo di protagonista degli ~•udi lenerari


del Scncccnto. non solo italiano. L'azione erudita intrapresa dal Se-
rassi. a Bergamo. dunque. non solo non è mona. ma sembra di poter
affermare che è più viva che mai, promuovendo iniliativc non inde-
gne della Città tassiana. Non ultima delle quali, per tacere d"altre. i
lavori di restauro e di sistemazione del Cornello dci Tas~o. in alta
Valle Brembana. ove si stanno compiendo impegnative opere di recu-
pero per allestire un Museo Nazionale tassiano.
Si rit iene poi interessante accennare anche ad un importante. rite-
niamo, documento no tarile del la metà del Scicemo. rintracciato re-
centemente presso !"Archivio Storico di Bergamo. relati vo alrorigine
bergamasca della famiglia dei Tasso, che viene stampato per la prima
volta nell'Appendice I (pp. 305-308) del volume dcdicmo al Serassi
di cui s'è deno.
G1ovANN1 DA Pozzo

LA MEMORIA TASSIANA DELL'ES PERIENZA VENETA

La tentazione di puntare, nel proporre un qualsiasi discorso sulla


memoria tassiana delle cose venete, su e lementi sottili e quasi occu l-
ti, legati alla realtà meno appariscente dell'opera del Tasso, è ceito
grande, anche se tale indugio andrebbe incontro a tutti i pericol i di
un'analisi troppo minuta. Sarebbe un proposito possibi le e interes-
sante, ma anche di lunga attuazione, che tende ad avere, nella pro-
spettiva di quelli che ne hanno trattato, il grande sotti nteso che la Ge-
rus(l/e111111e Liberata è nata qui, anche se poi è proprio questo dato
centrale che non viene mai bene esami nato.
Volendo collaborare a un 'analisi più attenta proprio di questo dato,
non accertando perciò l'idea che solo uno o due amici del Tasso sareb-
bero stati i suggeritori a lui della scrit tura di quella che sarà poi l'opera
sua maggiore, ho già po1tato qualche elemento aggiuntivo e correttivo
in merito in alcune pagine incluse nel catalogo della mostra allestita al-
la Biblioteca Marciana, richiamando l'attenzione sul fatto che uno dei
dati che favorì la ripresa dell'idea del poema e la prosecuzione di esso
dopo il suo primo abbozzo fu r attacco recato nel l 565 dalle forze otto-
mane a Malta, nel tentativo di scardinare il sistema difensivo del mon-
do occidentale nel Mediterraneo. Il Tasso afferra l' idea della possibili-
tà della composizione di un poema che si colleghi a quell 'evento. capi-
sce qua le è lo schermo fondamentale su cui si proietta ogni altra attesa
(i l bisogno diffuso di una esortazione ad andare contro il Turco), ma
sceglie di cantare l'un ica crociata riuscita appieno, quanto allo scopo
politico-religioso, non quanto agli interessi di parte, e cioè la prima,
come se essa fosse ancora da fare. assorbendo in essa. nella sua esem-
plari tà, l idea dell ' incitamento antipagano e riservandosi, perciò. cam-
po libero per tutta la complessa operazione di costruzione del suo poe-
ma, così attento al le regole e. per altro verso. alle di nastie dei princ ipi.
190 GIOVANNI DA P07..Z0

Tuni gli elementi analitici selezionati in quella circostanza no n


possono essere ripresi qui. Ma è chiaro, comunque, che tutla la gran-
de poesia della Liberata, le scelte espressive più specifiche che costi-
tuiscono la vitalità del suo testo, viene certo dopo, si costruisce attra-
verso gli anni successivi . conosce il momento di più pu lsante elabo-
razione negli ann i che precedono il '75 , e in quelli che immediata-
mente li seguono, proiettandosi verso il momento di maggiore com-
plicazione della revisione romana, con l'aspirazione in certo modo
coana di favorire la gestazione di un testo più laboriosamente allento
agli echi delle sonorità, al fasto delle rispondenze immaginose, alle
dilatazioni dei sentimenti che sembrano meglio contrappuntare la
meraviglia. Ma se la veste defin iti va dei primi canti , di quelli che pur
erano circolati nei primi anni, viene fissata solo in seguito, con riferi-
mento specialmente a quelli successivi al xn, l'idea del poema, qua-
lunq ue sia stata la consistenza del progetto nel momento della sua ri-
presa e dopo il nucleo iniziale del Gierusalemme (collocato o rmai se-
condo l' opinione prevalente della critica intorno al '60-'61 ). riaffron-
tando il Tasso il lavoro. ma su una più vasta trama, dopo il ' 65 e cer-
to non dopo il '66', quella ripresa parte anch'essa da stimoli di am-
biente veneto. non solo si vuol dire per gli accadimenti turchi nel
Med iterraneo, ma certo anche. per il bisogno di assestare diversamen-
te le proprie convinzion i su l poema ripensando le idee aristoteliche e
la lezione austera di uno Speroni, ascoltato a Padova, raffrontate con
le nuove proposte, rivisitate personalmente, di un Giraldi .
La nuova poetica pienamente in atto della liberata , gli esperi-
menti e i pentimenti e le varie correzioni, sono certo altra cosa, sono
legate al momento ferrarese e romano. Ma intanto, quando nel ' 70 si
accingeva a panire per la Francia. la preoccupazione della eventuale
revisione delle proprie cose da stampare, qualora «piacesse al signor
Jdd io disporre altro di me in questo viaggio di Franc ia»' . veniva affi-
data a tre personaggi la cu i identità mostra puntualmente la fiducia
viva ancora nei suoi amici conosciuti durante la sua giovanile espe-
rienza padovana e veneziana. tra i qual i il mantovano che a Padova
aveva soggiornato e capeggialo e ospitato gl i accademici Eterei, Sci-

I) Il rifcrimcn10 al lcnnine ttJllt' 'J"""' può ~sere a_.;suntu. per c...;cmpio. nella lellcm ud Ercole
Ta:-so dcl 1566 Cl.cucm n, 6 dcl 1566. ~ Etcole Ta-s;so. :l BoloJ;na: s.:1lvo ahr..l inJ i c~1zionc s'in-
1cnde dle" le d1u1.ioni d:ille lellcn: ~i triferiscon<) :1Jl'cdiziooc dcl Gu ~~li in c111t111e v<1lumi (Fi·
tt1lzc. Le ri.ton1licr. I852· 1855)). Il Gu:1~1i nella :1ua -.xliiiooc 1>0ne con c<1u1cla tro 1>:Jn:.1ucs.i la
d.:11:1 dcll":mno. ri.1:1 il riftrirncn10 interno cklfa lcttcrn nl fauo che .. si stampcrnnno fr:1 pochi
giot1li le Rime de gli E1el'éi• (p. 15) .:-oll ci<:~ 1:1 lettctà s1c~:-a. in cui è aochc la 11(lti1.i:i rektti\'3
al ..c:-10 can10 dcl Ooui/rt•do. doè :1d un ~ riprc~1 dcl progetto dcl1:1J.iben1u1 gii1 :1\'\ i:uo. int~·
no a quella d~n;1 d~I 1566.
2) U.-th!~ "· 13. dtl 1570. a Ercole Ro11c.Jin1.•lli. a F...·rr:u\l. i11 f_,i•/lt'Yt'. ('it.. r. p. 22.
I A ~IL,\10RIATASSlANA DEIJ_"ESPF..RIF~7.A Vl!\FTA 191

pione Goruaga. r amico della giovinezza e di 1una la vi1a. Parlando.


dunque. di ciò che avrebbe volu10 si s1ampa"5C nel C:t\O che la >ua vi-
la aves~e dO\'UIO concludersi in quel viaggio. i l Tas~o avvertiva che
ira r ahro gli sarebbe pi:rciu10 che avessero vis10 la luce i quauro libri
(vale a dire i qua11ro capi toli) dei discorsi dcl poema eroico. «dcl
Gonifrcdo i >ci ultimi canli. e de" due primi quelle sl:Hlle che saran
giudicale men ree» (p. 22). ma a palio che «lullc ques1e cose sieno ri-
viste e considerate prima dal Signor Scipione Gonzaga. da l signor
Domenico Veniero. e dal Signor Ba1isia Guari no» (p. 22).
Gonzaga. che si era laurealo nel 1566, era l 'amico degli anni pa-
dovani che gi~ si era trasferi10 a Roma; i l Guarini era colui che. fer-
rarese. era andato come ambasciatore del duca di Francia a Torino, e
a Ferrara sarebbe 1ornato: il Ven ie.r invece rimaneva nella sua Vene-
zia. con la fama di buon rimatore da tempo acquis1a1a. l" affidamento
delle cure per la propria opera veniva da10. dunque. a ire personaggi
che. conosciUli e frequentali nel territorio della Repubblica veneta.
sono legati a tre momenti diversi dello spostamcn10 tassiano dalle
coni padane verso Roma nel corso degli anni. In una esperienza di
vi1a che. intorno al ·10. impegnerà il Tasso in ahre due o tre ciuà so-
pranuuo. Ferrara. Mantova. Roma e Napoli. il buon ricordo di un ri-
ma1ore veneto, che aveva conosciuto da vicino gli specifici muti del
linguaggio wssiano. è una prima prova intercssan1c dctraccrediia-
mcnto che i l Tasso riconosce all ·esperienza compiurn in terra veneta.
Ma è ceno anche uno solo degli oggetti della più vasia memoria che
il Tasso manifesterà ne i confron1i di quanto ha assimi luto e sperimen-
lato a Padova e a Venezia negli anni precedenti.
Non appena ci addentriamo in ques1a zona verificando la consi-
stenza di ques10 suo rammemorare reallà diverse. presenti e premen-
ti. con una forza di capacit.'1 di assim ilazione cuhura lc ermo la realtà
vene1a che vede il suo momemo cenrrale collocalo negli anni dal
1559 al 1567. ci accorgiamo che viene imponendosi subi10 la neces-
si1à di dis1ingucrc circa la quantità e i modi del ricordo.
Il livello più paienie e direno. verificabile facihnente anche in un
rapido esame. è quello della quantità dei personaggi a cui i I Tasso è
rimas10 legato ncll"•1ffe110 della mente o ai quali •i rivolge nell'area
veneta per bisogno di aiuto presen1e. anche negli anni 1ardi. Sono i
personaggi specialmente degli anni di studio padovano. o quelli co-
nosciu1i nelle ucc;tdemie venete. rievocali esplicitamente o lasciati. in
qualche caso. in un parlia le silenzio. che è i l segno di una riserva
sull 'i mpor1a11zu della loro opera, o ciel ri lievo della loro personal ità.
come è il caso dcl Robortello. a cui i n sostanza viene preferito i l Si-
gon io. Sono ancora le espressioni di s1ima che fi niscono per essere le
precisazioni riguardanti personaggi legaii a 1cmpi diversi. ai quali
192 GIOVANNI OA POZZO

l'attenzione si rivolge in epoca posteriore. in vece, agli anni veneti: ad


esempio, l' invito rivolto med iante un soneuo a Gabriel lo Fiamma',
veneziano e canonico regolare lateranense, nominato vescovo di
Chioggia. a farsi sua guida spirituale; i l compiacimento. espresso in
altro soneuo, nel vedere Marco Stecchi ni, letterato bassanese e acca-
demico trevigiano dei Cospiranti, esaltare con la propria poesia la fi-
gura di Domenico Contarini, podestà cli Bassano' : lesaltazione e as-
sunzione tra le "alme illustri" fatta nei confronti del medico e filoso-
fo veronese Francesco India. per la pubblicazione del suo Dialo,~o
della gius1izia: l 'omaggio tributato, ancora con una lirica tarda. ad
Angelo Ingegneri , il veneziano che aveva curato la princeps della li-
berma (Casalmaggiore, I 58 I ) per la sua composizione del l ibro Del
buon Segretario' ; e ancora, ad esempio, il tributo cli elogi espressi in
un sonetto ad Erasmo di Valvasone, autore di un poemetto, Lei cac·
eia, a cui pare che il sonetto responsivo tassiano si riferisca•.
Più noto forse, fra gli stessi cu lwri di cose tassiane, è i l desiderio
espresso in un paio di lettere cli conoscere i l parere anche del Mercu-
riale e del Gu ilandino' circa i fenomeni di turbamento fisico che egl i
provava e veniva descrivendo: riconoscimento incontestabile del
buon ricordo tassiano nei confronti di competenze specifiche nel
campo della medicina, che gli tornano alla mente quando è ormai
lontano dalle aule padovane. Ancora si dovrà ricordare, per wmare a
materia più nota, i l debito dichiarato circa la giustezza dei consigl i di
chi gl i aveva indicato l'opportunità di avviare la composizione di un
poema come il Rinaldo. secondo quanto è ricordato nella prefazione
A i leuori di quello stesso poema (ma si traila in questo caso di buon
ricordo maturato entro gli anni stessi della permanenza veneziana e
segno di un debito non disconosc iuto').
Il ricordo, nel tempo presente, dei contalli, conoscenze. amicizie
degli anni veneti non decade, dopo che quei contatti sono eia tempo
avvenuti: e non occorrerà che essi qui vengano richiamati compiuta-
mente dopo che appunto l occasione del presente centenario ha fallo
ripensare l'importanza che hanno avuto i l Pendasio, lo Speroni , Sci-

)) Soné llO .W1•n1 /11 ,l/k''"' 1/c• lt1 1'oga ilm(1, in 0/lt'I'<', a c. di B. ~1ai er. Il (Rime. Rùmldo. Il Ne
Tt,rrismmu/11). Nlikmo. Rit.iOli. 19tH. pp. -131-132.
4> Soncno ll'fal'lYJ. 11tl lode al 1110 gnm mt•r111 r1rrii'tJ, fri. I'· 31'?.
)) So1leuo Ang,•lo. 111 di Cint'1 ~di p,1r1uuo. fri. p. 33 1.
6> Soncuo Qu"l 1101·" ·''"'"" ~ qw·stiJ ,. q1t11/4• 4• q111111111. il•i, p. 262.
7) L:ncr.1n. 2.t4. delta vigilia di S. Picuo (2g !?iugno) 1583. ;i Gitol;uno ~lc.•rc.·uri :tll•. a PadO\'a.
d:i FçrrnrJ. in U.·11<·1'f, d t.. Il. 1>p. 237· 23$: é am:he. con :>ollcci1:11ionc indirou:i al ~1co:u rialc,
1X!r avc.1'é una su:t riccua. l.cucr:t n. 247, dcl f 15831d•l Fc1tar:1. :1 P;·1de>,·a. fri. J>. 2-10.
SJ Cfr. k pa.ginc Ìnlr<>tluttÌ\'c A i lt·Unri. tt cc. 2·4 d~ I Hiiwltln. Vcncti:l. FrJncc'>Cò ScncM", 1562.
I \ \U, \10klA TASSIANA DELL"ESPl: Rlt....,/.A \ 111-ITA 193

pione Go117aga. quasi tutti gli Eterei. il Sigonio. il Molino•. Il ricordo


di non pochi di costoro rispunta anche negli anni più tardi. magari
anche in un <1u:1dro occasionale o in modo scorciato. Sono ;oprauuuo
questi gli oggcui di quella che vorrei chiamare la memoria analitica
esplicita dcl Ta;~o nell'ano del ricordare.
Se con il Gonz:iga la memoria degl i anni passati si condensava e
auuali?.wva e rinnovava vivamente nel contano direuo con lui. pro-
iettato verso ra.-cesa deg li ann i romani. che si faceva certo anche piì1
saldo a11ravcrso la discussione delle modi fiche da apporwrc alla Li-
bem ta di cui ci lasciano testimonianza quelle che chiamiamo Letrere
pneriche' 0• e con lo Speroni si arricchiva sempre meglio. mentre se ne
svi luppava la coscienza. la diversità del proprio pensiero nei confron-
ti di un maestro nei cu i confronti il Tasso riconosceva pure tanti debi-
ti. in entrambi i casi si tr.ma pur sempre. con grada1ioni diverse. di
un ricordo de11a10 da quella che potremmo chiamare appunto la me-
moria esplicita. la memoria che organiua coscientemente e voluta-
mente i suoi dati perché siano ricordati da chi li ascolta.
Appartengono a quesr·ordine di procedimenti tutti i falli mnestici
riguardanti persone ricordare per ragioni pratiche o affeuive. Così ad
esempio. in un tempo più tardo. per amicizia anche probabilmente
nata nei più avanzati ann i. sulla quale non trovo pi(1ampia documen-
tazione. è scri110 il sonetto rivolto a Maurizio Cm:111co. l"a/1110
c/1'A111or 11011 rmle e 110 11 riscalda" . in cui viene come allidata la puri-
ficazione della propria anima nella speranza di snlvczz<i al Cataneo
stesso, guida dcl proprio operare incerto («tu correggi I i passi miei. I

9) ,\l:t per h ttc:r~i. \3 r.1u.i anchr una ron!'idcmt.ione :1~iun1h·a. Non I:. lnfa111. da duncnticarc
l'implk1to 01\ \ce1i1ncn10 ç hc ci romiM:c il ~1:.ylcndc-r lle'lla ..u.l Suirlu 1/fl/" At"'"dt'mlt' d'f1a·
1111. \Olurnc ...cc.·001.Jo HWl()~ 1,;i. C:qipclli. 1927. p. 322> quando rM.•orda i numi d1 .Jn'...dcmid
l~crci che non \cd1Jnlo romprc..1 fr.1 i rim:nori della mc<'\lh;i d1 R;m,. putibhc~1IJ d;i quc~h :K"·
t:adc'rnM.~1 nc.•I 1~7 l"r.Hk"'(';,ro ~toli:no. Lauaro ~tOC'C'nigo. \'11X"t'n10 G,._111ro. JiK'Clp() COr·
n:vo hcnc11m1)~ Ott:.t\ •ilM dc:-' Cun11 C.apra. (\Knltu10); G1u~ppc ck' S1snun d1 Pcrt1-.tagno:
GiiM;an kaM..'C'\Ctt \1u..Qlo r Gicn-u Andl't'3 Anpillll'a (p;ado\,.,.nd. più (f'.1;1khr alito pt"f il
Qu.tit' ti \l.ì)knikr rin\ia al~.«" 3:tl.a ~ ltt«."'r.1 del IS6-i l't>n C"U1 lkdk--a :sih E«tt1 li: wc
P11111rr. '\fin~ cb C'"'tudcn- a poon che anche q~11 ..,;.lftO <b ''ud•~ per ;a\~ un.a tJc-a rom-
pk1a dtllc ft'l:t.1h)IH dcl Ta:...'-0 col gruppo di quegli '1«'.:.denu..·1 -..r ~ \eru tl'w:' l"(N'll~l11 t ~li 1.n.
ftu,,1 ptù lk'41 ~,;i "l~O dalla r.M."t'ofl3 ck1 rim:tton puf\hh1;.~.t nel '67, prr ahru può
~ml)N' C''4.'"f ..1.110 uno '\C;unb10 di idee e di senni H;t il Ta.. \C\ e t1uefh 1.:hc 'I '()tlO ;ippcna
i:l..-1M.·:11i. non di1).•umcnla10 111.o&gJri 'ul "~te ta!>!>iano p:r l.1 ..c111pri: l"O"''bllc pcN1t;i Ji Jo..
cumc111:11iooc d1 c:-u1 può C""Wrt' 111\cCc rimast:l lra..~i11 nelle c:1nc 411 l'Uloro dio( '4>pm '' i.ono
ticool:Hi. (~ un.1 \Crllu,·;a çhc nrn:;me da fare.
10) Il i;ruppci dclht dm1m1111in.1 di kucrc. che il T:1$SO dco;idcr:n·a fih-.cro i.'ftll,Cf\,1tc. riktuanJ;uui l:i
di,cu ....ìonc lntul'no ,1ll;i LilN•1''"" 11cl 1>etiod., della fc\•i,ionl.', e ripuhhlh.·:i1c •1t:1 ~l .1 C:11 l11 ~ioli·
n:ui cT. ·r \v..o, /.(•llt'l't' /IOC'tkht'. a<:. di c. Molin:tri. Pàrma. r"(1nd.11u;\1lC P1ctrv lkmbo I U~o
Cuuncl.!1 Ed11orc. li)().5)
11) T. ·r Av10, ()pt',Y., •• '" di n . ~·hucr.11. c-it . p. "407.
194 GIOVANNI DA PC>ZZO

se per vie dubbie e torte/ travìo del mondo lusinghier novello». vv.
12- 14). Oppure ancora. come caso analogo. si potrà ricordare l'altro
sonetto, Prospero. a cui dal ciel si dolce s1;ira. rivolto al ricordo de l
padre Prospero Martinengo, bresciano. morto intorno al I 595 ed elo-
giato come persona intenta ai valori dello spirito, ascesa ad <«litro
Elicona». come veniva precisato (v. 10) in quel componimento" .
A ncora sarà. poi , da notare che la memoria di dati bibl iografici ri-
guardanti la cu ltura conosci uta nell' area veneta è ben clocumentau1
trn i l ibri lasciati in affidamento nel momento in cui . nell'aprile del
I 590. in proci nto di partire per la Toscana, lasciava a N iccolò degli
Ocldi un inventario cli libri. tra i quali trovano posto alcuni testimoni
della cultura assimilata nel tel1'itorio della Repubbl ica veneta dal Tas-
so. tra i quali le Epistole del Bembo. la Filosofia morale di Francesco
Piccolomin i (senese, ma professore a Padova), la Poetica del Trissi-
no. «legata con la Volgare Eloquenza di Dante», la «Sesta parte della
Poetica del Trissino» (mono nel I 550). gli Asola11i del Bembo e an-
che le Rime cli lui. Testi cli una cultura sperimentata e fatta propria
nel Veneto. essi venivano tenuti a portata di mano anche in segu ito:
così la Poerica ciel Trissino studiata nell'ambi to del la cultura univer-
sitaria padovana, a distanza di una dozzina d'anni dalla mone
dell'autore, era testo di cui già un paio d'anni prima si clichiai~wa
l 'estremo bisogno di recupero" .
Ma si pensi poi anche ai Discorsi de/l'arle poe1icc1 che, pur ve-
nendo in luce nel 1587 per la prima volta, sia pure per i niziativa del
Licino. 111a con un sia pur vago assenso dell'aut0re all' idea di un a
stampa dell ' insieme delle sue opere" , comparvero appunto a Venezia
in quell'anno ad istanza del libra io Giulio Vasal ini.
Se ci allontani amo per un momento da questo spazio della me-
moria sollecitata o dall ' urgenza quotidiana o dall ' urgenza affettiva.
la me111oria delle cose venete con1e111plate per puro piacere di descri-
zione o per compiacimento ciel loro pregio che sia il risultato cli un
qualche raffronto, conosce pure altre presenze nella ideale rassegna
che ne possiamo instaurare.

12) Eil .l>Oneuo 1691 della r;w,.oçolrn dçl ~1:liC< (i\'i, p. 425).
13) Cfr. la lista ri1>0r1Jta d;)I Gu:lSli in lc•11t•J't• cit.. I V. PI» 311· 312. Si :<iCt?llahl qui. di !Xt~:l~l!;iO. un
nc:.._">o intr.w<.'tlibilc fodhtk'ntc. e c:hc per altro rirnant.' d::i :1ppro(ondirc. lr:t il /)t• l'irll11t• !tenti·
,.,,.che è uno dci gnu/lu della U11frc.•r:u11>l1if(}S1J/'lihr <i<· m(1l'ÌIJ11,\ del Pic...X1lomi1li. e il db.co™"
/)e//" t•ìrt1ife111111i11ilt• e 1km11esc·tt 1.a.~s boo. t.'Qmc :1nchc il pili !unpio ccrn:t dcli' croislll<>fcn1111i·
nilc nclhi Lit1eruta.
14) Si ,·eda la rea1.iooe da ixattc dcl Tas.w ~1lk1 stampa r1elle lcuere 1~ . 827 e n. 830. l:-i 1>fima dcl 6
i;iug.no 1587. cl:i ~lnntova, :11ticino.11 Hcrg:imc>. in 1_.•111•n-. cii .. lii, p. 207; e 1a M!<:<>nda lici 9
giugno di quc ll'~uioo. d ~1 ~làntov:i. ;1& i1>io11c G1.nvag~1. :1Ron~l. i'd. 1)1>· 209·2 IO.
l.A \IE.\IORIA TA~S IA--:A f)f tl. LSPlklE.' '7..#\ \ ENl:."T·\ 195

La semplice descrizione della cinà di Venezia. al di 111 di ogni ~ol ­


lccila1.ione pratica del ricordo. colpisce quando ci addentriamo in
queste 1.onc meno anraversate degli ~cri ni tassiani. pur piene ti volte.
come l'epistolario. di pum i dubbi quanto a cenezza di riferiment i e cli
date. Parlando. dunque. di Parigi e confrontandola con Venezia in
quella che è una vera relazione. pur essendo posta dall'editore ollo-
ccntc•co dell'epistolario fra le lenere. il Tasso scriveva: «Ma forse
non è Venezia indegna d'esserle agguagliata: percioché. se ben elrè
minor di circuito. e men copio'a di persone. e meno ricca di mercan-
zie: è però molto più riguardevole per moltitudine di palagi e di edifi-
cii superbi s,imi. per la quantità delle navi. de le galee e dc gli altri le-
gni da guerr:1 e da carico. e per la qu;tlità del sito. il quale avanta r al -
trc maraviglic. È Parigi poco fo11e di mura; né già possono dire i pa-
rigini (uomini olLre a tutti gli alt ri vifosimi) ciò che dissero gli Spar-
tani: il petto de gli uomin i esser la fortezza de la cillà. M:1 il sito di
Venezia, monito da la providcnza de la natura. assicura da tulli gli as-
salti e da tulle rossidioni quella cillà: sì che comraponendo il peso di
quelle qualità ne le quali Parigi e Venezia o perde runa da l'altra o è
superiore. difficil cosa è conoscere quale dia a la bilancia il crollo
maggiore. Crederei bene. che chi potesse sottoporre. qua\i in un tea-
tro. runa e l'altra di queste città a gli occhi di persona straniera ma
giudiciosa. maggior maraviglia prenderebbe quel tale da la vbta di
Vcnc7ia che di Parigi. Ma noi. per lo fastidio e per lo di~prezzo in
che ci sono le cose nosire. ammiriamo le pellegrine; e altri per avcn-
tura. vinto da l'affezio ne che po rta al paese nativo. l'antepone a tull i
gli :11tri: nel numero de' q ual i io dubito non esser posto. parlando
contrario a ropinion de' molti »''.
Ma la città. vista dal Tasso in momenti più felici. toma a lui alla
mente anche per altro motivo. quando ad essa il pensiero ricorre se
una ragione pratica rispunta. come quando la capitale della Repubbli-
ca veneta viene evocata quale grnnde emporio in ricco mo,•i mento
dcl mercato librario. Così in una lettera piì1 tarda. del 1590. rivolgen-
dosi all'amico Anton io Cosiantini. chiedendo cli interessarsi per lui
per ottenere. a Venezia, un privi legio di stampa.., gl i raccom:mdava
di farvi ricercare «il Metodo dcl Sod ino co·1 giudicio di Dioni gi Ali-
cnrnasso sovra Tucidide co' Di:1 loghi del Patrizio e dcl Vipcrano e

ISt l.c111."r,. n 1.a. dcl 1572. a l~'"'Ok dc' Con1r.vi, a h:rrara. in Uur,y. I. c-u... p -'' Il ' •-'$.$"' ckl
TJ''° 1n l·fark1.1 " "'ol..c fra ron<'tn 1~'10 e l';q'lflk 1571. U klk'r.I. o l\"btMW. ~ ..uu di
R'\"C'nlc ncdtl~ <.-un romnicnto tb p;attc d1 1...nfr..noo Can:-111 {/Ju~ro J.11/a l rr"""'· • .:. d1 L
C.itt1t1, ..ttrJr.l·Roma. ~k- Ct>Cb:, l;.d11orc, 1995).
16) Lcucr.1 n I:! 14. dcl 12 ~oennato 1590. J.1 R0tn.a, JJ Ancoruo Co-.1:itu1n1, n ~1 .lnlO\;.i, 1n Ut1f'rr.
I V. c11. p. !lil.
196 GJOV ANNI D..\ POZZO

d'ahri, che 1r1111ano de l'istoria, che sono stampati insieme in Basi-


lea»" . E il giudizio di D ionign d' A licarnasso su Tucid ide. non avuto
ev identemente. veniva richiesno ancora, più di un anno dopo. a Gio-
vann i Giol ito a Venezia. ne l maggio del 159 1".
Ma ben prima. nel tempo della più fervida creativi tà intorno alla
Liberm(l, Venezia gli tornava alla mente come luogo in cui poteva
veni r soddisfatto i l desiderio di trovare uno strumento a suo avviso
essenziale per l'informazione topografica che intendeva procurarsi
proprio circa i l poema maggiore. avvenendo ciò. evidentemente, sul-
la base del ricordo della ricca dispon ibilità di informazione venezia-
na del commercio non solo librario ma anche cartografico: «In Vene-
ti a non ho potuto 1rovar tavola alcu na di Gerusalemme venale, né per
ahra via: si che mi maravigl io ch'in Roma ve ne siano de le stampa-
te. Quelle di tutta la Palestina non fanno a proposito: perch'io vorrei
i l sito pa1ticolare della città. ch' in quelle non si conosce»". E non
varrà qui, l 'obbiezione che anche in ques10 caso si tratta di un parti-
colar aspetto del la memoria '·pra1ica", e non di una memoria speciale
o mirata, qualificata pan icolarn1ente nei confronti di una pan icolare
prerogativa, cioè di special i qualità legate all'oggetto su cui si eserci -
ta. Ceno ogni memoria è " pratica" quando si ammetta che essa scaita
a seguito del verificarsi di un evento, quo1idiano o mentale. che ap1>a-
re per moti vi diversi all'orizzonte della nostra anenzione, se anche i l
fare ricorso a una 1essera lingu istica che si prenda a prestito da al1ro
autore, per dar luogo a una espressione nostra, significa risolvere un
problema che ceno è anche pratico di scrittura.
Appartengono, ovviamente, a quesie zone della memoria esplicita
llllti i casi in cui la memoria viene sollecitata dall'esterno da perso-
naggi, scrittori. amici che riconducono la presenza del Tasso ad una
zona di comune appartenenza. Sarà il ringraziamento a Pieiro Cresci,
per l'invio di una 1ragedia mandatagli di recente; oppure sarà il com-
piacimento espresso ad Antonio Costantini per essere staio costui ac-
colto nell'Accademia degli Olimpici di Vicenza: o le precisazioni
mandate a un editore spesso ri cordmo, il Giol ito, che fra i veneziani
ven iva scello per i l progetto di stampa di tulli i propri compon imenti"';
o i mmi altri casi cli legam i come questi. tenuti vivi in area veneta.

11) /biti.
18) I.cttcr.1 n. 1335. 61nasgio I.591. cfa :'l.1antO\'a,a (iio\•anniCioli10, a Vçnczi:l. i11 lt·1u·rt·.cit.. V. p. 53.
Il)) Lcucru n. 32. 2giugno11.57.SI, da J':crram, ::i Luca St•afabri110. :i Romu. in U-1te1't'. l. t'it .. J>. 86.
20) Per il primo ct1MJ, \'. lettera n. 13J6. 7 111.ig,gio 1591, d;i 1\1antO\'~ , u Pie1ro Crc~i. t1 Vcne.-:i:i. in
l.t•1u•1Y. V. ci1 .. 1>. 52: ptl' gli alll'i dut•. léllcrn n. 111 5. 12 :1prik 1:589. d:1 Ronl:L, :ul Antonio
CQ!>t.:lnlini. a Vcnc~fo. in /~ttc·l'c'. IV. cit ,. p. IS(i, \! lcuc....-i n, 1335. () maggio 159 I. d;1 ~IJ!ll (H';),
3 Giovanni Gioli10. a Venl'1.ia. in /Jttt• 1-e. V. di.. p. 52.
I.A r-.I El\·IORIATASSIANA OEl .l.'F.SPERIENZA VENETA 197

Ma l'obbligo morale della risposta per l'invio di un omaggio ri-


cevuto, che è un debito di memoria per così dire a livello zero, lascia
i l passo, se pur di rado. a momenti cli ricordo spomaneo, grawiio, co-
me è quello riguardallle ad esempio term ini ricordali come tipica-
mente veneziani, che improvvisamente. e in modo i naspenato per il
lellore, affiorano $ulla pagi na. Così. ad esempio, rivolgendosi a Nic-
colò degli Oddi. in una leuera larda. del I 590: «poiché non avete vo-
luto me per segretario de la congregazione, o per gran cancelliero.
come si dice a Venezia»' '. Oppure ancora. sempre in quesw genere di
ricordi pilt minuti. e di genere linguist ico. espressivo, in una !et.tera
sempre del 1590: «Vengo disperato per non potere. come dicono i
Veneziani.far trarre il signor card inale Scipione lfar i11111odo che dia
- che cavi fiw ri]: ha mille galanlerie; non me ne donarebbe pur una.
Ma che? doni il mio, ch 'io son conten to. Mia è la vita: ho errato; è
sua: don imi, dunque. almeno in questa parte quel ch'è suo»" . Ma è
ch iaro che i l reticolo di cose. fotti, persone ricordale in modo esplici-
to, del quale buona parte del resto è do vuta ad obbligo di risposta, i n-
teressa certo a buon diriuo il presente nostro tema, ma si mostra ri ve-
latore solo del numero dei contani memoriali con alcu ne identità. fin
tanto che non si vada a precisare meglio l ' identità stessa dei perso-
naggi ricordali e i modi della memoria che a loro si rivolge. Non si
può fare a meno di notare. infaui. che nel ricordo del Veneto avviene
una specie di scissura ira il ricordo. e quindi anche il comano episto-
lare, con i singoli personaggi o già conosciuti durante i l periodo degli
anni "veneti" o con quell i con cui la conoscenza è ben più blanda in
questi momenti più tardi , e il ricordo dello simo veneziano come
realtà politica nel suo i nsieme.
L'animo del Tasso. dopo il '7 1 e il '73 specia lmente. l'anno cioè
della pace di Venezia con il Turco. muta in maniera abbastanza ch ia-
ra nei confronti della Repubblica Adriatica : e 1amo pit1 quamo pili si
vada a verificare tale aueggiamento nelle sedi che siano luogo di in-
contri e di ruol i ufficiali.
Già sembrava a me di poter no1a1·e, preparando le pagine per il
catalogo della Mostra tassiana allestita alla Biblioteca Marciana già
ricordare . che può essere motivo di meraviglia, ma risulta i nvece ben
spiegabile, che nella Liberata non vi sia alcun cenno alla realtà poli-
tico-militare veneta. Un accenno vi era invece stato nel Giemsa-
/e111111e. il primo abbozzo del poema. là dove, nell'elenco delle forze
invime dalle varie parli di Europa pea· panecipare all ' impresa della

:!J) Lcncr:i n. 1276. del (IS90j. ct:1I Nlo111c Olin."l<> dh Mrcnt.è. :1 Nictolò d\'gli Ckldi. a Ro1nà. in
l..t:t1c>l't'. IV. ( it .. p. 336.
22) Lc11érn n. 1239. 2.;\ mi1r.r,o l.S90. da Ro1na. ad Anto ni0 Cos1an1ini. a ~·tamov:L, i\'i, p. 30 7.
198 GIOV1\ NNI 0 1\ POZZO

crociata, accamo a Inglesi e Olandesi. Francesi e Greci. venivano ri-


cordati anche gl i apporti veneziani e genovesi: «ch'ohra quei c' ha
Georgio armati e Marco I ne i veneziani e l iguri confini./ altri Inghi l-
terra e Scozia ed ahri Olanda, I ed ahri Francia e Grecia altri ne man-
da» (oli. I 4. vv. 5-8): dove interessa rilevare che le forze delle due
repubbl iche marinare sono ricordate per prime e in una enc/(lve come
di reahà ovvie. per di più intrecciate strcuamente con le altre med ian-
te un doppio chiasmo in cui sono disposti quattro degli elementi che
vengono ricordali («Georgio» j ... J «Marco» I «veneziani» [ ... ) «ligu-
rh): e «altri» «Francia» I «Grecia» «altri »). Ma sono, quesli, versi
che, eccezionalmente. non avranno invece ripresa nella Liberata. se-
condo il processo di progressiva obl iterazione della presenza mi litare
veneziana nel poema maggiore. contrariamente a tulti gli altri ricordi
tassiani della realtà veneta.
In modo analogo. un rifi uto d'attenzione, per non dire una censu-
ra. al ricordo della dignità, autorevolezza e fama dello stato venezia-
no. non certo della sua cu ltura e dei tanti rappresentanti di essa con
cui i contaui tassiani e il buon ricordo continuano negli anni più tar-
di. si ha. sempre dopo i I '73. dopo l'anno della pace separata tra Ve-
nezia e la potenza turca, a propos ito del tema della dignità e perciò
della "precedenza", in un passo in cu i i duchi di Ferrara e i Medici si-
gnori di Firenze vengono messi a confronto con Venezia, e sia pure
in un dialogo che viene in sostanza. più tardi. abbandonato dal Tasso.
e non considerato piLt tra quell i che avrebbero dovuto essere pubbli-
cati. Scri veva il Tasso nel Della precedenza, in quel dia logo che il
Raimondi, nella sua edizione dei Dialoghi ci i ndica come un testo il
cui completamento sembra oggetto di un proposito di di lazione e di
fatto poi oggetto di obli o nel seguito dell'epistolario. che «Se la re-
pubblica di Venezia non ha altra dignitl1 che la ducale, cedere deve al
duca, che ha questa stessa dignità molto pi(1 libera e assoluta. E qui
sia terminata la lite che ' I duca di Ferrara puL> avere co'I doge di Ve-
nezia, e in conseguenza con Francesco de' Medici in quanto principe
della repubblica fiorentina»u E poco prima: «Se dunque i l governo
de' prudentissimi e nobil issimi signori viniziani è dirizzato alla con-
servazione. non deve i l principe loro al duca di Femira essere antepo-
sto»" . L'accenno alle forze veneziane contenuto nel dialogo arrivava
persino a subordinare la loro importanza a quella di don Giovanni
d' Aust ria, dichiarato. e da solo, il "vincitore" del grande scontro na-
vale dcl '7 1. nonostante non si potesse di sconoscere l'aiuto avuto a

23) ·r. 1"Asso. Ot•tltt /Ut't't'tl1·11~Jt. in /)iid111-:hi. cdi 1.i on~ critica :1 c. di E. l~:1imonJi. lii. Firc111.e .
S;tn~oni . 1958. ,), 49 ...
2-0 l l"Ì. p. 489.
LA ~ I E1.\10RI..\ TASSIANA DllLL' l~ PERI E.~Z.,\ VEt-IF.TA 199

Lepanto dai «legn i de' Vi ni ziani». Ma accanto a queste il dialogo


conteneva anche affermazioni di non poca ingenuità. come quella
che concludeva uno dei passaggi del ragionamento con questa specie
di si llogismo formale: «Chi può dunque dubitare se ' I Duca di Ferra-
ra al principe di Venezia debba prccedea·e. poiché egli nel suo stato ha
tutte quel le qualità che nella perfetta forma del regno sono da Aristo-
tele rich ieste?»".
Il Della preceden:a, dunque, e la sua complessa casistica, consi -
derati nel silenzio in cui l'auenzione tassiana poi lascerà il dialogo,
costituisce un trauo di memoria allomanata, e volutamente. nei con-
fronti dello stato e della potenza mi litare veneziana. Ma il cesto del
di alogo. che rispondeva a una casistica varia sul tema della preceden-
za e che viene svolgendo confronti molteplici di merito anche tra i
duchi di U rbino e il marchese Gonzaga e tra il re di Polonia e quello
del Po11ogallo. non ebbe, sarà bene ripeterlo. la volontà del I'aU1ore
per la stampa. forse perché i l Tasso, in seguito, dopo il 1587. doveue
considerare che non aveva senso ri nverdire le ragion i di antipatia
verso i signori di Toscana, che erano uno degli oggetti principal i pre-
si di mira nel corso dell a discussione, e più sensato abbandonare la
vertenza che involgeva un insieme di autorità sovrane europee in de-
licato assestamento.
Ma da questo caso di memoria "censurata" del ricordo della po-
tenza veneziana (e censurata due volte, dal cortigiano che vuole esal-
tare il signore ferrarese. e dal cortigiano leuerato che rinuncia a pub-
blicare un testo che avrebbe creato inutili dissapori rispeuo ad una si-
tuazione che era ormai di fatto superata). occo1Te tornare a un i nsieme
di problemi più direuamente verificabil i nel di reuo contatto coi testi.
Una delle pieghe del testo della Li/Jemta. nelle quali la scelta del-
la costrizione al silenzio sembra però urgere verso un impcrceu ibi le
ma irrefrenabile mascheramento indicatore sembra quella ouava del
Tasso in cui, col paragone di due navi che combauono tra di loro. si
descrive un momento nello scontro risolutivo tra Tancredi e Argante
nel canto X I X della Libert11a" .
Ma interessano ora, prima di tuuo_ le immagin i che hanno a che
fare con il tempo degli anni veneti dci Tasso. per vedere solo i n se-
gu ito se e come certi ricordi di scelte invemi ve del suo poetare possa-
no aver avuto qualche ripresa.

:?5> /d. p. .&90.


26) Il rifcri111cnto. fon.e copcno o forse ini..'t)f•scio. alr impn.'$:t di Lcixmh> po1<\!bbe C:,.5cr vi..10,
sono fonn:i di si1nililudin( ui.àla nell:·l dcscri1iooc ddlo SCQlllR) lin:ile fr.1 T:mcrt.-di e Arg;.l111e.
ucll:a Ul>t'rt1u1 XIX. ouava 13: e si 'ctl;1tmchc l'ittteru saggi~> t 't>J{wrie11:,11 l'i'llt:ta 1/t•/ gù1•·cu1e
1(Js:;o: gli amifi. ; 11WC:i t1•ì, h• ~•'flw, nel <.·m:1logo /..ti roxiunt' t• /''"'"· 1i1rq11<1lt1 Ttust1 c• ltt Re·
p11bblir" \~e11eu1. Vcnt:iia. il Cardo. 1995. PI>· ::19· I()I.
200 GIOVANNI DA POZZ(>

Si torna allora. con ques1'ordine di considerazioni. a toccare lo


spazio delicato di quella che chiamerei la memoria silente e che
Freud, enfati zzando i l rilievo che ha comu nque la sua presenza, chia-
mava memoria latente.
Si presenta allora pi[1 i n generale, alla nostra auenzione, i l territo-
rio. che si apre davvero a gran.d 'angolo, delle sollecitazioni e riutiliz-
zi e adauamemi di dati, termi ni, espression i che possono essersi asse-
stati nei testi tassiani più inoltrat i nel tempo. ma la cui sorgiva va col-
locarn emrn la cultura e i l periodo "veneto" del Tasso. Ed è, questa
virtù rammemorame. quella che vorrei chiamare, ma assegnando un
significato diverso al termine oggi invalso presso altro e pili meccani-
co campo dell 'arte mnemonica, la memoria virtuale del Tasso, quella
che assimila, ripropone provvi soriamente e riutilizza espression i, im-
magi ni e locuzioni còlte in una determinata situazione. da un deter-
mi nato contesto. le riadatta. favorendo il loro riaffiorare, le induce a
rigenerare a loro volta immagi ni analoghe ma certo anche ben diver-
se. Penso non soltanto alle dichiarazioni riprese dal pensiero dello
Speroni su lla poetica o al l'i nflusso delle idee trasmesse da un mae-
stro scomparso come Francesco Patrizi, ma con cui il contauo avven-
ne certo per la pri ma volta in ambiente veneto (del Patrizi certo i l Di-
scorso della diversi1à de' ji1rori poetici, Venetia, 1553), quanto alle
tessere l inguistiche assim ilate fi n dai primi esercizi di lettore ed aiu-
tante-correttore delle Rime e dell'Amadigi del padre, sul la cui aniv i-
ti1, per altro. ardua rimane la veri fica; e ai reciproci e pur parziali in-
Hussi stabili ti col l inguaggio degli amici Eterei, o la ripresa di stilem i
tentati per la prima volta nel i?i11aldo e poi riplasmati i n un impasto
più grave o sostenuto da una più complessa i ntelaiatura. se, come pa-
re, e come non sempre viene ricordato, la memoria è anche memoria
di se stessi. della propria idemità. appena di poco segnala da l tempo,
e memoria del nostro l inguaggio di allora rispetto a quello di oggi.
La memoria silente è costi1uita di dati selezionati e controllati nel
tempo. i n forma più o meno cosciente, per essere ripresi e approfon-
diti poi in altra stagione: e si pensi, nel nostro caso, innanzi tutto al la
min iera di spunti dal testo di Aristotele e da quello dei suoi commen-
tatori, studiati ncll'univei:si ti1 d i Padova dapprima e poi approfonditi
e incalmati con altri testi e irn seguito conti nuamente arricchiti e ri-
pensati e riorgan izzati entro nuova forma. La pane della memoria si-
leme che è fornita di sua virtualitì1 d'uso che provvede a caricare dati
nuovi senza che l'occasione ne renda ancora esplicita la presenza.
riattiva immagi ni e locuzioni già registrate come appartenenti ad una
situazione conclusa, risperimentandole in un nuovo contesto e in ge-
nere con effetti in patte calcolati c in pane inattesi, diversi.
La moltepl icità dei casi, unita <1 1 forte bisogno innovatore dcl Tas-
LJ\ i\IEr>.tORIA TASSli\N,\ DELL.ESPERIENZA Vl:a~ETA 201

so. nel senso della sperimentazione quasi continua in ttllli i periodi in


cui non sopportasse i momenti di prostrazione, garantiscono in linea
di massima la si nceri tà circa una mancanza di calcolo nel puntare a
una minore fat ica. in questo tipo di scelte. e piuttosto la presenza di
un bisogno di nuova prova alluata entro i dati che il mare della me-
moria va facendo affiorare. come per risorgente e vincitrice illusione
che l 'immagine così prodoua sia di fallo nuova e necessaria. Esiste, a
voler dire il fenomeno in modo sintetico. una vi rtualità del nuovo an-
che se poi il risultato tuno nuovo non è. la quale va bene intesa pro-
prio sullo sfondo di questa ricorrente pulsione della fantasia che ri-
prende ada!lando proprio quanlO ha irn sé la certezza non di un 'imma-
gine ferma. ma di un ' immagine in moto. E si dovrebbe. probabil-
mente. evitare di parlare di utilità e perfezionamento correuorio. che
indurrebbe il Tasso a una esasperata ricerca del mutamento. nei casi
in cui il risu ltato di una correzione 1as.siana sembri dare un tesi() infe-
riore a uno precedente da lui fissato. ma quasi sempre si debba parla-
re di spinta verso soluzioni mu ltiple, in cui la preoccupazione finale
per i l lenore. nel momemo creat ivo. risulta in fondo ri do11a. e la sog-
gellivilà dell'inventore di immagini, e quindi anche quel tanto di pre-
romantico che nel Tasso non poca crit ica ha visto, è senza dubbio do-
minante, anche quando pare che l'autQre spasimi in una specie di su-
blimazione spiritualistica; anzi, per essere concreti, in quella cauolica
e cu lturalmente mescidata del tardo '500.
Oltre un certo li vello di analisi, allora, il riutilizzo da pane del
Tasso di tessere che usualmente disti nguiamo in ascendenze da testi
altrui e ascendenze da ahri testi tassiani. sembra non rispondere alle
reali ragioni di sceha nel lavoro incessame e talvolta vorti coso che
egli dispiega. anche se non riesce se mpre a dominarlo pienamente.
in quanto egli agisce liberamente sull ' uno o sull'altro vivaio, quello
suggerito dalle aurauive dei Lesti alrrui e quello offerto dagli orti
propri, con una i ndi fferenza per l'uno o per l'altro, rispello alle ci r-
costanze e finalità del riutilizzo, che appaiono subito al criti co disar-
manti. Il territorio teslllale su cui si potrebbero, e si dovrebbero, con-
durre le verifiche di tullo questo, è vastissimo, coinvolgendo eia un
lato larga paite delle opere del Tasso, se non tulle. e dall'altro una
quantità enorme di testi degli altri poeti e scrillori. Per quanto i para-
metri tempora li entro i quali si dispiegano i dati che i nteressano pos-
sano ai utare a restringere i l campo a ciò che i l Tasso scrisse e a ciò
che vide negli anni della sua crescita biografica e culntrale in area
veneta, resta pur sempre enorme lo spazio di quamo è probabilmcme
confromabi le per una verifica che anche soltanto aspiri ad essere
completa. Dovendo assumere, i n casi come questo. prima di tutto
criteri di sobrie1i1, anche perché molto è ciò che non si è indagato ri-
202 GIOVAN:-11 DA POZZO

spello a quanto si è visto, conviene limitarsi a qualche esempio che


sembri testimoniare qualcosa di pi(1 che un sempl ice riflesso di pro-
babilità.
Si vuol dire. insomma. che esistono dei casi i n cui i l consol ida-
mento e la tesauri zzazione di certe scelte del linguaggio tassiano av-
vengono. in modo che si ri velerà poi produllivo. già nel periodo del la
prima raccolta ed effervescenza linguistica in area veneta. E sarà cer-
to su pcrlluo ricordare che appunto le scelte espressive e stilistiche,
che per la prima volta compaiono e si sedi mentano nel momento in
cui un 'esperienza si compie. per poi fruttificare e rinverd ire in altro
momento. restano i l segno più sensibi lmente specifico e inti mamente
ass imilato di un'esperienza che abbia comu nicato dei valori fondanti.
anche di più. talvolta. che le dichiarazioni esplicite falle da uno scrit-
tore su l buon ricordo dell ' uno o dell 'altro personaggio appa11enentc
al proprio o ad altro ambiente culturale.
Avviciniamo, dunque, l 'attenzione a questi pochi casi, scelti fra i
non pochi altri possibili. e con criterio non graduato rispetto ad alcun
parametro. ma solo secondo una successione non ordinata di lettura.
Si veda. come primo referto. il caso dell 'ottava di Battista Guarino
che fa parte delle stanze composte da lu i per essere recitate nella cor-
te di Fen-ara nel carnevale del 1564, in cui l'autore. in veste di amba-
sciatore di Venere. esaltava alle donne presenti la professione della
fedeltà; stanze reci tate sì a Ferrara. ma che il Tasso aveva potuto ve-
dere nel volume delle Rime de gli Acade!'1ici Eterei a cui aveva per-
sonalmente e ampiamente collaborato" . E il più lungo componi men-
to della raccolta, nel quale, ai versi 24 1-248, si legge:

Co111e a ben culla e generosa vi1e


se 11ilf d'un 0 1111> sol / 'ingo111bra é JJre111e
restan le <.·hionu! infernu: e scolorite
per soverchia ombra che 11 'aduggia il seme.
così son quelle altrui poco gradite
ch'a pili c1·un solo amor nutron la sperne:
ch'ove speran di farsi eterne e dive
restano al fin d'ogni vaghezza prive.

Il contesto è mondano: il messaggio garbatamente ammoni torio:


e la seconda parte dell 'ottava è tulla rivolta a dissuadere le donne ad
avere pii1 amori, per non rimanere private della loro bellezza.

~7) Il T~1i.w 1>..'l.rt~·éil)I) alta rac1:olta di rinW! ck'l!li E1erci con -12 liridk' (d~1kl CXLIV ;tlh1
Cl.XXXV I che furono ricdi1c d:i l,.3nfrm~l Cim:ui. prim:i nel 19-19 nel ..,(iionK11c S1orico dcl·
IJ Lcttcn1tum lt:1liarm ~. quini.li ud 1950 m:llc Edil'iC>ni di Stol'i:1 e Lcth~ratur.1 e 1>iù l't.-ccnl\'·
n)l;1llC per le Edizioni Zara. di P:1nn:t, nel 1990.
LA ~IE~'10R IA T ,\SSIANA OELL .ESPERIENZ;-\ VISNE"'l'A 203

Ma i l Tasso riprende l'immagine nel canto XX del la Ul>eraw. nel


momenf() in cui descrive la morte di Gi ldippe e Odoardo. in una si-
tuazione ben diversa, in un contesto epico:

Con1e ohno a cui lo pa1npi11osa vianra


cupida s '<n'iticchi e si nrarite.
se ferro il tronca o turbine lo schinn1a
Lrae seco a terra la con1pag1111 t1i1e,
ed egli SlCSSO il verde onde s ·a111111t1111a
le sfronda e 11esta l 'u\'e sue grt1dite,
pa1· che se 'n dolga. e piì1che 'I proprio fato
di lei gl' incresce che gli more a lato 1... J.
XX.99

li nucleo visivo generatore è, elemento comu ne tra le due ottave.


il gravare dell'olmo sulla vite, la quale subisce i l peso gravoso di
quello. con proprio danno. Ma ben diversi sono gli effetti a cui il Tas-
so è intento. Che il passo guari niano sia stato presente al poeta sor-
rent ino non è dubitabile. anche per altri motivi, ad esempio per il
"comprimere" che in Tasso è trasferito (nel Guarino. «preme». '"
242) alrottava precedente, reso vivente perché i ncarnato nelle mem-
bra del giovane amante: ed anche per quello scatto. parallelo nei due
testi , che ha il co,,.ere della Fama dell'accaduto («non sl tosto la Fa·
ma errando i ntorno». v. 251. il Guarino; «A llor sciogl ie la Fama i
vanni al volo». XX. 101. v. I. i l Tasso).
Colta l'immagine sentita come ricca di possibile adattamento. i l
Tasso ne capovolge il rapporto i nterno tra i due elementi, drammatiz-
zandola: il pit1solido olmo, a cui la vite si sostiene. sarà quel lo che,
nel paragone. sarà troncato dal ferro. schiaccerà, trascinandola a rer·
ra. la vite. premendola. sfrondandola del verde e schiacciando le sue
uve, e risultando inoltre l'unicità di presenza dell'olmo. cli fronte al la
molteplicità di ol mi che compare nel testo guari ni ano («se pit1 d' un
olmo sol». v. 242). come elemento maschile che completa la coppia
infelice che sta cadendo sotto i colpi cli Sol imano. L'immagine che
trovava espressione già nel Guarino in un testo in ottave. ser vì. dun-
que. così metaplasmata e adeguata. per il pili tardo canto XX della
Liberata; ma era stata già ben vista e allocata nella mente dal Tasso
fi n dal 1567. l'anno di uscita delle Rime eteree tra le quali figurava. o
in quell'intorno di tempo.
Un altro esempio, tuttavia, è forse anche pi li istruttivo. Stefano
San tini. che tenne l'orazione di ape11ura dell 'Accadem ia degli Eterei.
e per il quale i l Tasso scrisse un'orazione fu nebre. oltre ad altre rime
di ricordo in morte, nella canzone CXLI I della raccolta degli Eterei,
composta per la nascita del primogenito di Cesare Gonzaga. scrive-
204 GIOVANNI DA P0720

va. in una simi litudine che non occorre riportare per intero. «e mirar
ne le storie e ne' volumi I q11t1si i11 ampi teatri e ' n sacri tempi» (vv.
61-62).
È. nell'area della cu ltura tassiana. il primo caso. a mia conoscen-
za. e rispeuo ai tempi della biografia tassiana, di una simil itudine for-
tunata. quella che ha come refereme il teatro. a ind icare un'analogia
di modo di accadimento. di un ' azione, accostata qui al l' altro elemen-
10 dei templi che ad esso inconsuetamente in questo caso si accoppia.
Che la metafora del teatro. come paragone per luogo vasto e fastoso
in cui si compie un' azione, circolasse già nell'aria e nella cultura del
tempo, prima di diventare un raferimento ricorrente nei testi del '600,
è da riconoscere. Ma è anche pur vero che questa è la prima presenza
di quell'immagine in ambito di cu ltura tassiana e che da essa doveue
probabilmente essere sollecitarn l'i mmaginati va del Tasso che sem-
bra propalarla come una sigla con cui vogliano essere firmati alcuni
momenti più incantati o suggesti vi o in cui la funzione di ornamento
provvisorio vogl ia essere assegnata a un episodio che possa venir re-
cinto mentalmente in parentesi o avere una funzione anche rapida, di
sostegno elativo. li Tasso, si d~ rebbe, semplifica i l breve costrutto ri-
ducendolo ad un solo membro, lo converte inoltre al singolare e lo
tiene pronto per la sua funzione di sostegno «magnifico», pronto ari-
sonanze pi(1 contenute o invece più ampie. a seconda del contesto in
cui vien posto.
Si veda. dunque. non solo l'uso di un tale tassello, i cui antefatti
propu lsiv i sembrano anch 'essi ancora collocarsi nella cultura assimi-
lata dal Tasso nella Repubblica veneta. in passi anche della prosa tas-
siana, ad esempio anche nella lettera, che è in realtà una relazione.
scrit!<I al rientro dal viaggio i1\ Francia e già in precedenza ricordata
(«chi potesse sottoporre, quasi i11 1111 temro, l'una e l'altra di queste
città a gli occhi di persona straniera ma giudiciosa, maggior maravi-
glia prenderebbe quel tale da la vista di Venezia che di Parigi»"). ma
in altri più famosi passi del poema maggiore. Così, ad esempi o. per
l' uscita di Argante e Tancredi dalla città in preparazione del loro ulti -
mo duello:
e ri1rovano ombrosa angusta valle
tra più colli giacer, 11011 altrin1eu1i
che se fosse un teatro o fosse ad uso
di bataglic e di caccic intorno ch iuso [... J.
XIX. 8. vv. 5-8

2~0 LeucrJ n. 1-1. dcl 1572 (in rc:1llà, una rcl:t1ionc), :1 f.rcolcd<:' Comrari... r-eff.U'<I. in Urtt.:l't', I.
~it. . J), 43.
LA Ml!~tOH.1 1\ TASSIANA OELL.l!SPl1R16.N7...A Vl~N ETA 205

E ancora. nel canto seguente. quasi a so11olineare la fun zione di


relazione tragica che tale simi litudine "cara" sembra voler avere. nel
momento in cu i Soli mano comempla la ci11ì1 che sta già ormai per ca-
dere e pare un segnacolo sintetico delle sorti della vita umana, impie-
tosa con tult i, ritorna ancora il breve suggel lo che recinge. col suo ac-
cen no magn ifico. lo spazio dell'azione:

salse in cirna a la torre ad un balcone


e mirò. benché lunge. il fcr Soldano:
nlirò. t111asi iu 1ea1rtJ od in agone.
l'aspra tragedia dello stato umano
xx, 73, vv. 3-6
e bastino questi soli esempi. senza indugiare su tu11i gli altri casi in
cui i l veloce tralto correlativo e paragonante ritorna in contesti per
struttura e per argomento assai diversi. Si direbbe. questo, un modulo
ridotto all'essenziale, ma di cui si è i ntuita, fi n da quando fu scorto
forse la prima volta. nell'edizione veneta, in quel testo del Santini, la
capacità di facile insinuazione e pronta coesione di cui si mostra for-
nito anche quando interviene in circostanze e su materie molto dissi-
mili fra di loro.
Ma ancora più addentro al processo di provvisoria maturazione e
poi di riutilizzo del linguaggio tassiano si trovano i casi in cui la vi 11ù
o l'i ntenzione di ri adattamento e di ricerca di altro effeno nei con-
fronti di prime scelte già avvenute si verifica all'interno del l inguag-
gio del Tasso. nell'ambito della propria giurisdizione creativa. cioè
dall'interno dei suoi testi , prendendo in utilizzo immagini tulle sue,
che mostrano di assestarsi i n questa funzione di suggeritori e ripetito-
ri. per germinazioni future, appunto già negli anni della formazione
veneta tassiana. Si veda. i n proposito, per cominciare con un caso
minore, i l sonetto tassiano CLXV I. sempre nella raccolta degli Ete-
rei, là dove. ai versi 13- 14, leggiamo:

a l'nlto paragon d'invidia e scorno


no 'I fugga e le111i a · suoi tles1rieri il 111orso?

che sarà ripreso in parte nella liberata. XV II. 85. vv. 7-8:

e rallen1ando a' suoi desLrieri il 111orso


gli sfera. e driz:.11 <• l'oriente il corso.

Un microrgan ismo di basso rilievo, dunque, e senza maggior svi-


luppo; ma segnale anch'esso di una fibra del patrimonio invemivo-
linguistico che è venuto maturando e che è simo collocato in epoca
206 GIOVANNI DA rozzo

" veneta" tra le scone di materna richiamabi le a raccolta nel momento


in cui l'intenzione espressiva pare imu isca che si può usare ancora di
esso la rapida icasticitì1.
E. ancora, è possibi le osservare come l 'affermazione. non poeti-
camente, ma concettualmente centrale del V Ano dell 'A mi/I/a (A .. V.
vv. 1876-1878):

e SOllO
una dolenu~ ù1111u1gi11e 1/i 111or1e
gli recò vita e gioia

abbia una precisa anticipazio111e in un altro comp<mimento tassiano


compreso già nel la raccolta degli Eterei. e assim ilata perciò nei suoi
anni " veneti", il CLXVII. dove ai vv. 7-8 si trova:

così allor ne /"imagi11e di morte


trovò l'egro mio cor salute e vita

dove è già fissata con sicurezza. per la prima volta. quell'idea di par-
venza del morire assieme all"al1ra della trasformazione in un proces-
so vitale, di cui sarà colta. poi, nell'altro e più famoso testo, la sua
rappresentabilità sulla scena.
Ancora due soli casi, ma ri levanti, val la pena di osser vare da vi-
ci no, uno dal l'abbozzo del poema maggiore: l' altro dal poema giova-
ni le con cu i i l Tasso tributava il suo unico omaggio al poema cavalle-
resco, che pure tanta buona fortuna ebbe quando uscì a Venezia nel
1562.
Nel Gierusalemme la miss ione di Alete ed Argante all" accampa-
mento cristiano per indurre, ma invano. Goffredo a non proseguire
nel la guerra, si concludeva con la consegna di due doni ai due amba-
sciatori pagani da parte dello stesso capo dell'esercito crociato. una
spada per Argante e un elmo lucente per A lete:

Finissimo era l'elmo, e già lo scelse


tra mille prede e propria spoglia fèlse.

Vi sorge un cin1iero orrido e grtuule


seqJe che si disli111ga e ·1 collo s11oda.
su le :.anzpe .ç'ilr11alz.t1 e l'ali spande.
e piega i11 a1t·o la forc11t<1 coda.
Par che faville fuor da gli occhi 11u11ule.
fumo dal naso, e che 'I suo fischio s'oda.
D'argen10 è la n1atcria. e in pili colori
da gli smalti clistinrn appar di fuori.
82. ""· 7-8: 83
LA ~I EMORI A TASSIANA OELL.E.'iPERIENZA VENETA 207

Nella Liberma l ' immagi ne. già compiaciutamenie rifinita. viene


ripresa; ma prima di lutto i n ben altra siwazione. E Solimano che
porla l'elmo; e non certo al la fi ne di un'ambasciata. ma nel mezzo di
un' aspra mischia. dopo la quale il grande comballellle conoscerà an-
che per la prima volta l'amarezza ciel necessario ritiro dallo scontro
di frome ai nu merosi avversari. L'elmo sembra quasi lo stesso che
A lete aveva avuto nel Gierusa/e111111e e due ouave prima aveva già ri-
suonato souo i colpi nemici («Se ben l'elmo percosso in suon di
squilla I rimbomba e orribi lmente arde e sfavilla», IX, 23, vv. 7-8).
Ma l' allenzione del T;1sso è rivolta al l'ornamento del copricapo mili-
tare che ri fl ene, negli elementi che lo costituiscono. l'immagine di
una forza mi nacciosa e inarrestabile. che sembra esser fornita quasi
cli una componente maligna, ohre che i mporsi per il rilievo che ha la
sua baldanzosa minaccia:

Pona il Soldan su l'elmo orrido e gm11dc


serpe che si dilunga e '/collo snoda.
su le :.t11111)e .~ ·inalza e l 'ali spantie
e piega i11 arco la forclll<• coda.
Par che tre lingue vibri e che fuor 11u11tde
livida spuma. e che '/ s110 fischio s'oda.
Ed or ch'arde la pugna. anch'ei s'infimnm:i
nel 111oto. e fu1110 versn insien1e e fianuna.
IX. 25

Qui l 'operazione è cc1to pi(1 complessa; perché non avv iene sol-
tanto la semplice ripresa di un elemento isolalo, ma di una imera.
composita immagine cli cui è mantenuta la struttura originaria. quan-
to almeno al merav iglioso legato alla presenza cli un ornamento in-
consueto su cli una pane dell'armatura militare; ma tutti gli altri ele-
menti disponibi li a mostrare come essi possano prendere parte auiva,
per insondabile suggestione. alla mischia che intorno si svolge. ven-
gono attivati ed anzi animati fino quasi al l imite tra parvenza e reale
vital izzazione.
Dal Rinaldo. poi, si isol i come ultimo esempio i l ri levante caso
osservabi le nel l 'episodio in cui. verso la fine del canto X li, i l prota-
gonista sta per vincere. in un feroce scontro direuo. Mambrino. i l
quale per aver fal lito un proprio colpo, cade a terra:

Ecco il fiero Mambrin. che folgorando


tuuo ne gli occhi di furor ardeme.
alto si le1:a e in alto le1Y1 il brant.lo.
ed i11 giù poi 11 '(ll'alla 1111 gran f endewe:
n1a non / 'aspeffa il paladin che. qututdo
208 GIOVANNI DA l>QZZO

calar lo scorge e :sibilar lo se111e.


1ira 1osto da camo il b11011 destrie/'Q
e van rende del reo l' empio pensiero.

Il grave colpo. eh ·è commesso al vemo.


tiri/ il guerrier coi suo gran veso (I basso:
S()vra 'I ferrtuo arciou Ma1nbri110 il 111e1110
/J(l(1<t, e la spada s.ovr'un duro sasso.
No11 è Rinaldo ad oltraggiarlo le1110.
ma con wl forza il fiede e wl fracasso
e sì raddoppia ogJ1 'or /'aspre percosse.
eh' al fì11 de· senso e del l'igor lo scosse.
Xli , 65 e 66

Ma il confronto, in questo caso. ci porta in uno dei momenti più


drammatici della Liberata; e la mossa errata che si collocava nel qua-
dro dello scontro tra i due combattenti, che poi però si sciolgono per
i l sopraggiu ngere del «grosso stuol» (on. 68. v. 3) che induce Rinal-
do a lasciare lo scontro («ed a miglior pensier s'apprese tosto», on.
68, v. 6). ritorna, certo solo come un momenco imermed io. ma sem-
pre di gran rilievo, in un ben ahrimenti noto combattimento della Li-
berata, quello di Argante e Tancredi. Ma con una accentuazione. tra-
sformazione ed effetto del tutto diversi:

Quel doppia il colpo orribile. ed al vemo


le forze e l' ire inuui hncmc ha spane,
perché Tancredi, " la pe1:<mw i111e1110.
se ne sourasse e si lancià in di.\'f>tlrte.
T11 dal 1110 peso trai/o i11 giù CO '/ 111e11w
11 'a11das1i Argame. e non potesti aiia1·1e:
~'>C1' te cadesti, aventuroso in tanto
ch'ahri non ha di llla caduw il vanto.

Il cader dilatò le piaghe apene.


e ' I sangue espresso dilagando scese.
Punta ei la n1anca in ten·a, e si converte
riuo sovra '" ' ginocchio a le difese.
- Re11diti - grida.. e gli fa 11ove offerte,
seuza noiarlo. il vi11ci1or cortese.
Quegli di furto i111111110 il ferm caccia
e sul 1a/1011e il jìe(/e, i11di il 111i11accia.
XIX. 24 e 25

I l buon ricordo del momento cruciale dello scontro di Rinaldo e


Mambrino, immaginato e reso pubbl ico nel '62 nella scampa venezia-
na del poema giovanile è rimasto, dunque, ben vivo: esso è il cliché
l.A ,\1Er..1Ql{l1\ TASSIAN1\ 01.!LL"ESPERIENZA vi;NETA 209

di fondo di un momento descrinivo dello scontro che mostra. dunque.


di essere stato tesaurizzato come scheda i nseribile per riproporre un
si ngolare momento "tecnico.. ciel combanimento. che spiega la svolta
di esso e per ciò lo svi luppo dell 'u ltima parte dell ' intero episodio.
Si impongono qui all'attenzione, tni l' altro. oltre ai processi sinte-
tizzanti messi in opera ad inizio di scena (nella Libera/li i l semplice
«Quel doppia i l colpo on-ibi le» di fronte ai due versi del Ri11a/do «al-
to si leva e i n alw [ ... ] un gran fendente»: ed anche la brevi tit dell'ese-
cuzione di Tancredi. «a la persona intento I se ne sottrasse e si lanciò
in disparte», di fronte al la pu ntuale descrizione della successione de-
gli istanti nel Ri11llldo, «quando I ca lar lo scorge e sibilar lo sente,/ ti-
ra tosto eia canto i l buon destriero»), anche la sicurissima mutazione
dell'atteggiamento di colui che sta vincendo, i l quale nel Ri11aldo è
come rapito dentro il furore che lo po11a a raddoppiare i colpi e a far
uscir di senno il vinto, mentre nella Liberata , secondo un codice
d'onore di cui si deve tanto più promamente sentire la voce quanto
più drammatico è i l momento, ed alta la figura dei combauenti assie-
me al l ivello epico ciel contesto, offre prima prontamente la resa. sen-
za infierire in nul la sul cacluw («Senza noiarlo»), prima di meuere i n
allo l'ul1im<1 colpo che spegnerà il nemico, secondo quanto la tensio-
ne a lungo protratla e la trama dell'intera parte finale del poema esi-
gono.
Tu11i questi processi di ripresa. auualizzazione e riani vazione in-
novatrice di immagini già saggiate in forme precedentemente espres-
se non sono, a quanto risu lrn dal sistema di valori in cui mi sembra
gi usto credere quando si toccano problemi di questa natura. elementi
aggiunti vi di ordine filologico e minori rispeuo aJJ'aspcuo più ma-
croscopico dell 'ano del ricordo che tocca cose. persone, fan i, indi-
candoli con esplicitezza: ma sono piuuosro. per un poeta. la sostanza
più intima del ricordare, che è quel la che ri guarda. appu nto, il ricordo
delle creazioni della propria virtù inventi va. cioè i l ricordo di quanto
più immediatamente gli serve. E se a noi interessa, ceno, tutto il qua-
dro clel l'osmosi vitale, storica e di cu ltura, pratica e affeuiva. che i l
Tasso ebbe all'interno del territorio della Repubbl ica veneta, con i
rappresentanti maggiori e minori di quella cultura. certo molto ci im -
portano anche queste sue pii1 raccolte e i ntime rammemorazion i. le-
gate più cl ireuamente al suo lavoro. alla sua officina scriuoria.
Proprio nel la Jenera in cui, scrivendo ad Amoni o Costantini nel
novembre del '94. esprimeva cli nuovo il desiderio suo di stampare a
Venezia tulle le proprie opere. o prima o dopo la propri a mo11e, i l
Tasso diceva che. difensore come era sempre stato deJJ'onorc delle
Jenere. sarebbe stato costrello a cambiare opin ione solo «s'amassi
pit1 questa brevissima vita che m'avanza, che una lunga memoria di
210 GIOVANNI DA rozzo

vi1a non oziosa»,._ Anche il soui le, delica10 lavoro di ricordo, di ri-
presa delle immagini i1iven1a1e o adauate per la prima volta nei suoi
anni "veneti " fu ceno elemenlO vilale di quella ricca, complessa, di·
lalala forza crea1iva e corrcttoria che, a pensarla in tutlo il quadro
del la esperienza di vita e del la ardua mi lizia di scriuore del Tasso,
cerlamente segno di una vita oziosa non fu, ma anzi forte e leso con-
trollo dell a propria stessa identità e della inesausla laboriosilà del suo
camo.

29) Leuern n. 1SJ4, 16 no,·tmbrc 1594. ( l;l Ronui.. ad Anlonio Costamini. :1 ~·taino\'a. in ltuert.
V. cii .. p. 190.
ADRIANO M ARIUZ

GLI AMORI DI RINALDO E ARMIDA


NELL'INTERPRETAZIONE DI GIAMBATIISTA TIEPOLO

La Gerusalemme liberaw. come ha osservato Carlo Ossola'. ap-


parve subito poema per eccellenza "istoriabile". dal momento che il
Tasso stesso. riecheggiando il noto precetto oraziano dcli' 111 pic111ra
poesis, voleva il poeta «facitore de J'imagini a g uisa d'im parlante
pittore». Per due secoli. in Italia e in Francia. dove il poema ha cono-
sciuto una strao rdinaria fortuna anche in conseguenza dcl successo di
alcuni adattamenti teatrali, come l'Armide di Quinau h musicata da
l..ulli , i pittori h:mno trovato nella Gernsalemme nuovi soggetti che
offrivano la miglior occas io ne per attuare. in correlazione con il deuo
o raziano sopra ricordato ma invertendo ne i tcnnini. una 111 poesis
pic111m. Tu llo questo è ben noto e sull 'argomento esiste una vasta
q uanto qualificata bibl iografia'.
A Venezia - cd entro subito in tema - il momento di maggior in-
teresse per il poema tassiano da parte degli artisti cade negli anni
quaranta dcl Sellecento. in concomitanza con l'edizione Albrizzi del-
la Gerusalemme. illustrata da Giambanista Pian.ella. Il volume. de-
dicato a Maria Teresa d'Austria. esce nel 1745: ma fin dal 1740.
quando già circolano i primi fogli sciolti delle illustraLioni. esso si
annuncia come il capolavoro dcli' editoria veneziana i.enecentesca '.
Le tavole di Piazzetta generano subito un· impresa pittorica di grande

I) C. ()i;\()I ~\. Pi11:,:1111tt r /" Gctu~lc 1u n...- liber:.u.:1. in G. H. Pu1::,t-t1fl O"f'g11r l111 uitN11 - til1ri
- 1Ht111tHc-r11tl. c111:1IO$l>dclla ~h...tru. Vic.-eni::i. Neri Po11a. 19R3, Jl. 67.
2) Si \Cd~ 1't11'f11u110 1'1Ht11n1 lc'111•1'(1tt1r11. 1111uka. f('<Jlro e•'"'' fi.-.:11rutll't'. c.11.1!0-.:o ddla 1'lu,1rn
di l~crn1r.1 :1c. di A. l\u11iJni. Holo11-n:i, ~uova ;-\Ifa &lituriulc, 1 9jt~,
3) Pél' 111th) <1uc,10 n1i permetto di riin·ian:- ::il n1it> M:·riuo lt1 Gc•r1H11lc•1111111• 1111'1·r"t" ''' lt1n11111u'
n1Ht> l'INI '" }1Jll1r1· ,11 Gl11mbuttiJ1tl Pit1~t'tlO, in Llbrt1,. ÙU'l\Ìi#lt' tt \'cwt':ùt t' nc·I \'(·'"''" nc·i
ft'1·11/i XVII" }(VIII. I. Vieen.1.a. Neti Po1.za. 1988. pp. 33·60.
2 12 ADRIANO J..1ARIUZ

respiro. Gianantonio e Francesco Guardi ne traggono spunto per una


decorazione avvolgente. dove i duelli. i drammi, le apparizioni tra-
scolorano fra nebbie iridate. come in un vaporare di miraggio'.
L'accostamento di Giambanista Tiepolo al poema è probabilmen-
te di poco anteriore all'uscita del volume. Intorno al 1742-'45. come
si può ipotizzare in base a ragioni sti listiche. egl i dipinge un ciclo di
ono tele di soggeno tassiano per la sala di un palazzo nobili are a
Venezia'. Già questa destinazione è un fano rilevante, qualora si con-
sideri che fino ad allora i soggetti prescelti per l'arredo piHorico dei
palazzi erano stati prevalentemente storici o allegorico-celebrativi: i
soggeni i spirati alla poesia va levano, se mai, per la decorazione delle
dimore di villa•. Anche più significativo - signi ficativo di un 'adesio-
ne del com mi ttente al gusto " moderno", come allora si definiva, in-
cline a privi legiare tematiche erotico-sentimentali - è i l fallo che il
nucleo principale del ciclo tiepolesco. anualmente diviso fra l'Art ln-
stitute di Chicago e la National Gallery di Londra, illustri gli amori
di Rinaldo e Armida. D ' ahronde, è questa la vicenda del poema che
ha interessato maggiormeme artisti e l ibreni sti d'opera. L' i ntreccio di
meraviglioso, di erotico, di patetico. di elegiaco. la rendeva partico-
larmente adatta per il teatro musicale; e non meno suggestivo. ai fi ni
di una trasposizione visiva. risu ltava lo scenario eminentemente "pit -
tore~co" in cui si svolge.
E la prima volta che T iepolo si confronta per un' impresa così va-
sta con la grande poesia; e gl iene deri va una più intima ad!'!sione
all'estetica rococò con tulle le sue «Sottil i prodigal ità» v isive'. E r oc-

-t) Per il ciclo ~uiutlesco. cfr. 1::-. f>t:.1>R<xl'.O. I~. ~lò:>."Tt('l'<"'t'Ol I 01%tt ER1U. A111onio G1uu~li. ~1 ifaoo.
Berenice. 199?. pp. 141- 143.
5) Su quC~lO c-iclo. fondamentale è il comribu10 di G. K"4}x. TJw 1èuso (',\'c·/~s tif Cillmbi111i,.;u1
1i<1wln '""' Gi<11111t1111o"io C11turli. in .. ri.1uscum S1udieS-• V\n lns.1i1u1e of Chit.~.asol. 9. 1978.
pp. ~9-95 .
(>) 01..""t"Orl't' 1uu:wia segnalare dll' nella quadreria di pa1a1.ZQ \Vidmann a Vcnçzia ligum\'a un pie·
colo ciclo di 11.:lc di soggcno tassi:ino. di 1ne1à Seicento. (:oinp1\'ndentc un Ri11t1ldo i111111mun110
di Nit-ok! Renicri. un Hi11nldo e· An11id11 di E.nn:innQ S1roifli, un 1i111c1't:tli ferito di rico·o Rie·
chi (c(r. F. ~IACAN"I. Il colle:)o11l.smo e (tt t'(u11111 ltte11:.tr '1r1i.~1icx1 d~lh1 ftuni~:/i" \Vidnuum, /)(Uri·
~i ''~11e~ia11 i. 1/al St>ict'flto t1fl'011tnv1110, in ·-,\1cmqric delr lqi1u10 Veneto di Sciente. Lcncre
cd Anr·. voi. XLI. fase. Ili. 1989. pp. 51·52). Ptr qumuu <:Otl<:éme la deeom;donc di \'ili:.. si·
gnifit.·iuivi. in particol:u-i:. g_li .al'fr<.'$.ChÌ di una s.um1..1 :11 primo pi.-ino ck:ll:i. vilfo l~in :Lldi a Ca.~I·
la ~r A~l o con storie di Erini ni~l. t.1i1)i111i da AmJrca Cdcl'ti fr.i. il 1705 e il 1707. Si vc.dam> :in·
che ~li affreschi di Giamba11is1:1 Crosa10 in vill:l lOmi a 1\1ogliano Veneto ruOigunmti O/ùu/c1
< Sofin11iu e Rhi<1ltf" i11('(J11tn1 l't1p11t1ri:.io'1" di An11ida nt>I /Jrut·o ùu'11111tua. d:uabili vcr.;o la fì.
ne degli :umi trcnrn. Per cniramhc le opere. cfr, AA. V>v.. Gli 'tflrr:~t·hi nt•ll<' ,.;,,,, ''t'11t'lt' 1/(1/ Sl.'i·
i't'lllll t1ll '01fttC.t!tlUI. Vene1.i~. Allicri. 1978. M'hc.'<IC35. I J.J.

1) J. S1 .\MOls1ss~1. 1789. 1-A's l:.'111hlt' me:f de 111 n1iwm. Pari!>, l!'J:unmarion, 1979 (u~cl. i1 .. 17·~9: I
.ffl.i:ni t' gli i111•11lli 1/t•lltt n1gio11r, ~li l :ino. O:ir-1ami, 1981. p. 82).
CLI Ai\10RI 1)1 RINALDO F. t\R~llDA 213

casione per creare aimosfere incantate. accendendo i colori tino a una


brillantezza di gemma. schi udendo i l passaggio su lontani, appena in-
tuiti orizzont i. ma anche per tentare una corda sentimentale che non
era ancora risuonata nella sua opera. Per Tiepolo. in sostanza. si traila
di dipingere un 'appassionante storia d. amore facendoci al contempo
innamorare della pittura.
L'episodio con cu i si apre la vicenda - A rmi da che «di nemica»
diviene «amante» vedendo Ri naldo addormentato - è poco frequenta-
to dai piuori. forse anche per la difficoltà di visual izzare codesto re-
pentino mutamento sentimentale. Ma si devono ricordare almeno. an-
che per cogliere meglio nel confronto le peculiarità dcli' interpretazio-
ne tiepolesca. le due versioni di Poussin. svolte in chiave drammatica
e di severa impronta classicistica•. Tiepolo, come già Poussin, ma <11·
tingendo a fonti visive diverse (giacché i pinori, più che leggere i te-
sti , guardano alle pitture; e i quadri si generano sol itamente dai qua-
dri). lo ha ideato sulla falsariga di un soggeuo ben più fami liare per
un artista: quello di Diana che s'innarniora di Endimione do1mien1e
(fig. I). La lumi nosità diafana e la del icatezza cromatica delle vesti
accrescono la suggestione dell'analogia di Armida con Diana-Luna.
La maga giunge per l'aria portata da un cocchio. Non è così nel poe-
ma. dove i l cocchio compare di sfuggita al momento di rapire Rinal·
do. Ma per il piuore specialista di olimpi pagan i e cristiani era quest0
i l modo piL1 ovvio ed efficace di visualizzare la natura fuori dell 'uma-
no di Armida. la sua appartenenza a un diverso ordine di realtà. come
anche di sottolinearne la bellezza incomparabile. Tiepolo. insomma,
immagina la sua entrata in scena come quella di una Venere, rifacen-
dosi pertanto a un repertorio tematico e figurale che gli era consueto•.
La pittura ha i suoi codici . le sue figure retoriche. dispone di tro-
vate e risorse innumerevoli per poter gareggiare con la poesia. A sug-
gerire il carallere straordinario del l'apparizione. ecco una nuvola che
vapora dal basso e che sorregge Annida come si traltasse di una crea-
tura senza peso, appunto un'incorporea pm·venza; e l'istantaneità

8) Le lélc di Pous.sin ~ono t"Qn~ci"1:i1c al l\l u~co Pushk.in di ~lo~ca e alla Dulwich 1>ic1urc Galkr)'
di IAndr:J. Per la p1i1na :o.i ''ed.a R. \V. U:ll. U1 Picfliril PiJt•.,i'I. A Humt111i,,ti(' n1etJ1")' tJj l'ahi·
1ù1g. New Ymk \V. \V. .\1cnon and ComJXlO)' loc.. 1967 ( l1':ld. it.. U1 1nc·111rtt JH1t'.\'ÌS. lt1 u•11rit1
u11umi.~1ic11 dt•llrt pi1111t11, Firenze. Sanwni. 197-l. pp. 82 s~. ): per la seconda. Nù'(Jlt1.1· P 1)llh'i11 .
159./· 1665. carnlogo délla i\•lt}).lr:i :i c. di ~ Roscnbcr~. l~ris. Réunion e.Ics ~·l ustes Nation:iux.
1994. M."ht:dit 25. pp. 17().. 17 1. L:i po&'\ e il costume di Rinaldo nél dipinto di 1ic-polo pre~m:1·
ne. qual<.-hc an:ilog_itt con quelli ddlo stCS!>U JX'r'Wna:;gio nella 1cln londinese di Poussin, Non ~i
esclude che il pi11ore venciinno possa an.•nic visto qualche rip<oduliooc a sw1np.1. tome qud·
k1 im:i~• dagli :\udr:m prima dcl 1692.
9) P~r una vtrsionc:- 1kpolesca di Vcnl'rc sul COl.X'hjo. si vt..-da qucl ki affrc.,c:it~1 sulk1 voJ1;1 <ll•lla
~alkria di p:1h11JO Ckrici :1 rvtìl3111) ( 1740). Nel w ffiuo di palID'.ZO Pis;mi ~1 orctt3 a Vcnc:r.ia
(I 7.S3) fa de-.:i <:om1>:.lte a11cor.1 <:011 il t.'oc<:hio. sul qu:ile ha :ilx-olto ~1ane.
2 14 ADRIAXO .\11\Rll'Z

Pi,i:,. I. Gi:1111baui:-.ta l lcpolo. An11ida .,..inucunora ,/i Rinaldo addon11t•111aru. Chka-


go. 'fhl.' 1\n l n:-.ti1ul~.
Gl..-1 J\~IORI D I RINAIJ)(} E ARMIDA 215

dell'accadere è segnalata dall'arabesco che la sciarpa e il mantello


della donna disegnano nell'aria, sol levandosi come per un improvvi-
so riscontro cli vento. La composizione è impostata secondo una dia-
gonale che i nclina da sinistra a destra. da Armida a Rina ldo: è la di-
rezione dello sguardo della maga. i l cu i cambiamento di sentimenti
nei confro111 i del giovane è reso espl icito dalla presenza del piccolo
Eros soprnggiumo con la faretra ricolma di Frecce: una didascal ia vi-
siva. si potrebbe defi nire. Come non bastasse. la nin fa ignuda, che
con i l SU() canto ha i ndotto al sonno Rina ldo. si volge, con un molo
appena accennato di sorpresa. a i n1crceuare lo sguardo cli Armida.
avendo percepito la trasformazione in ano nel cuore della sua padro-
na. Ri naldo dorme, vestilo d' azzurro come il principe delle fiabe: e
anche nel sonno tiene accosto al lìanco sinistro lo scudo. del tulio
ignaro che il pericolo giunge da un' altra pane. Ho dello pericolo: i n
rea ltà tulio qui è immerso in una luce limpidissima. che trasforma i n
scaglie d'argento perfino la cortecc ia di alberi disseccati: grazia e
amore aleggiano ovu nque. Ma Tiepolo, con trovata geniale. introdu-
ce un panicolare i nquietame, che i nduce a interrogarsi su ll a vera na-
tura della donna bellissi ma: la coppia di cavall i neri aggiogati al suo
cocchio, che pumano. con sc;mo repemino. verso un'altra. imprevista
direzione.
A differenza cli questo, l'episodio di Rinaldo e Armida che amo-
reggiano nel giardino. spiati da Carlo e Ubaldo. è uno dei soggetti fa-
voriti dai piuori, che gencralmentc lo raffigurano come una variante
di un fonunato tema mitologico: quello di Venere che s'i111rauiene
con Adone. Lo stesso Giambanista lo aveva rappresentalo in un di-
pimo giovani le. intorno al 1725 (fig. 2): e lo aveva allora i nscenato,
con gusto ancora barocco, in un angolo di giardino grem ito cli statue
in !iua sequenza: testimoni multipl i e muti delle effusioni degli
amanti, i quali appaiono canmerizzaLi. specie i l personaggio di Rinal-
do, con una punta di goffaggine. più nello spirito della commedia che
in quello dell'elegia'0 •
Nel l'illustrazione ideata per Albrizzi. Piazzena ambienta l'episo-
dio in un paesaggio montano. dominato nello sfondo da una rupe
sc(>scesa, su cui sorge i l palazzo della maga; in primo piano un gran-
de albero fronzu10 offre un nascondiglio a Carlo e Ubaldo ( fig. 3).
Non sfugga i l tocco d'ironia con cui è raffigurata la coppia: discinta e
i n posizione dominante, la donna solletica al mento un Ri naldo imi-
midito. sca lzo ma ancora lullo rivestilo clel l' anna1ura. mentre Carlo e
Ubaldo. giovani anch'essi, appaiono nell a parte non del umo inno-

10) Il dipin10. per il <1ualc ~i ''~k• ~,1. GEMI~. F. PEl:iRoct"O. GiumlN111i,(ftJ 1it•pc>lo. / ,!ti,i111i. Opc•r"
r·tnnplettt. Vc:.nezfa. Ant n~llC t."(li1rkc. 199.l. <·~11~1Jogo 58. p. 2.40. è databile od primi :umi \éllll.
2 16 \l>Rl,\l\O ,\I \ RII 'I.

Fig. 2. Gi:unh;111i,1a 1'icputo, N;ualdo t ' Annid" 1u•J giardino. ~H1 L;1u,alllll'. c:oll~-
1.ionc: pri\;U;1,
Gl I \\ffJRI 01 RI' \I t><>I \R\llD\ :? 17

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(',,,.,,,, lonno. Bihlioh:...:a Reall'.
2 18 i\ ORIANO ,\IARIUZ

ceme di wyeurs. E quanto meno curiosa è la presenza nel luogo in-


cantato, oltre che di un cane. di una mucca. sicché Arm.ida si presta a
essere scambiata per una paswra compiacente. Piazzeua, in coerenza
con la sua visione nawralistica. legge r cpisod io quasi in chiave di
scena di "genere". improntata a un carattere arcad ico-pastorale.
Tiepolo. con maggior adesione al testo poetico. ci introduce in un
giardino. in quel giardino che nella Gerusalemme. come ha scritto
A ndré Chastel. sta «nel cuore del reale. al centro della grande prova
degli eroi»" (lìg. 4). Nello sfondo. semi nascosto dalla vegetazione. il
palazzo d" Annida. «tondo» come lo descrive Tasso, è poco più di un
pad iglione. Particolare risalto. invece. ha il mureno con i l grande
varco al centro, incorniciato da pilastrini sormomati da una sfera. Si
trana di un elemento architenonico tipico dei giardini veneti di vil la.
dove mureu i simi li delimitano spazi interni al giardino stesso. Giam-
baHisca cala dunque la favola entro uno scenario fam il iare, quasi fos-
se una proiezione della nostra fantasia. L'identi ficazione del giardino
veneto di villa con quello d' Armida si esplicita, d'altronde, in un luo-
go ben preciso, e per intervento dello stesso Tiepolo. Nella vil la di
Carlo Cordelli na a Montecchio Maggiore, che Giambattista affresca
nel 1743- '44. quindi nello stesso arco di tempo in cu i dipinge la serie
di tele in questione, l'arredo scultoreo de l giardino imnovcrn imchc
un gruppo raffigurante Rinaldo e Armida (lìg. 5), per il quale lo stes-
so Tiepolo ha fornit0 dei disegni" ( figg. 6, 7).
Ma per tornare al dipinto, proprio l'idea del gruppo statu ario. che
presuppone una visione da pili punti di vista, sembra aver suggerito
al pittore la posa in contrapposto della coppia degli amanti, collocati
a ridosso di un rialzo erboso. Arm ida si presenta di fronte, memre Ri-
naldo ci volge le spalle; pressoché opposta è la vedu ta che ne hanno
Carlo e Ubaldo. Traienorie di sguardi solcano la profond ità della sce-
na: come avviene. d'altra parte, nel poema, dove l' intera vicenda è
tramata di sguardi. e fin dall 'apenura. Annida si innamora del giova-
ne al solo vederlo («Ma quando in lui fissò lo sguardo e vide I come
placido in vista egli respira, I e ne· begli occhi un dolce atto che ride.
I benché sian chi usi (or che lìa s'ei li gi ra?). / pria s'arresta sospesa, e
gli s'asside I poscia vicina, e placar seme ogn'ira /mentre il risguar-

11) A. CuASl'l!.L. (ili tlrliJti dt'I Tt.1.11tJ. in Tart/ll<llo Tt1.~;,<1 I... ). cit.. 1985. 1>. 197.
12> Cfr. G. K:-.:ox. Cutt1fogur tifllu• 1ìe/J4J/o Druwi11gs i11 lllC' Vù·1oriu "11tl Albt•l'f ~l11st11"1 . London.
Victotia a11J Albcn l\'1uscutn. 1960. nn. 74·75. p. 52.
Sc\.'flndo \\', L.. HMU'JIA.\I (/I Tri1>1tfo <li Aor.1 ,J," Giw11bt1llÌJltt Tù•pult1: 111u1 pn'mtll't:IYt J"H!f'
Vt'l'.wltr. in ~Atlc Vcnét:1.... 45. 1993. pp. 71·77) :nk:hl.! il llipin1n noto t'Qmc 7'rion/o di PliJra
(or.i :1 $:1.11 rrancisc:o. Fine Arts l\•1ui:tut11). ~"()1111 ni ~~i01l:lh> a Tiepolo da ftailCCM:O Algaroui.
nd 1743 pet fotnc onl:iggio al C()nlc ficintiçh HrOhl, r:inìgurc.rcbbl.! il gi:1rdinQdi Annidit qu;i·
le ..,j pre:.enm a C:irlo.: Ub:ildo.
Cl .I A\IORI DI Rl~ALOO L AR\llD\ 219

Fig. 4. (;i:11nhat1i,t:t 1"icpolo. Riu(lfda e Anuùlu nt4 ,l{ianluto ,pitui 1/a Ulul/1/11 e
c·arlo. Chic:1go. Thc 1\rc ln"'titutc.
~20 :\ORIA~O \1 \Rll7

/''ig. 5. Srultol'c' ,.,.,,,,," dt•f X\1111 ,\ t'colo, RiHt1ld11 e' Annida, iV101Uét;\:hio ~·l :iggiun;.
Villa Cord...-Jlina.
GLI ;-\{'.!ORI DI RINALDO EA~{'.1 11 ) 1\ 221

Fig. 6. Gia1nb:i.uist'1 Tiepolo. Rinaldo e l\nni<la. (~audio 1>er un gruppo slatuario).


London. Victoria and Albcrt Mu~u1n.

P(~. 7. Giurubaufata Tù>polo. Rinaldo e Annida. (!audio per un gruppo 'tatuario).


London. Victoria ;1nd A lbcl'l ~'1u~eunl.
222 r\ORnANO .\1ARIUZ

da[...]», XIV. 66; e poco pit1 ollre: «[ ... [ sopiti ardori I d'occhi nasco-
si distemprar quel gelo»). NeJr episodio del giardi no la vista è uno
dei sensi più coinvolti: «Ecco tra fronde e fronde il guardo inante I
penetra e vede, o pargli di vedere, I vede pur ceno il vago e la cli leua.
I ch'egli è in grembo alla donna. essa a l'erbetta» (XVI. 17). È un ve-
ro e proprio crescendo cli eccita.zione visiva, che culmina nel momen-
to in cui, a moltipl icare i l gioco degli sguardi, viene introdotto anche
uno specchio: «Dal fianco de lamante (estranio arnese)/ t111 cristal lo
pendea lucido e neuo. I Sorse, e quel fra man i a l ui sospese I a i mi-
steri d'Amor min istro eletto. I Con luci ella ridenti, ei con accese I
mirano i n vari oggetti un solo oggetto: I ella dcl verro a sé fa spec-
chio, ed egli I agli occhi di lei seren i a sé fa spegl i» (XVI. 20). Tasso
è qui davvero un «parlante pin ore»; ed è assai probabi le che egl i si
sia ispirato a qualche esemplare pittorico. sul genere della Do1111a al-
lo specchio di Tiziano. ora al Louvre, ma che si trovava in origine
nel le coll ezioni dei Gonzaga a Mantova.
È precisamente questo i l momento fissato da Tiepolo, che crea un
corrispettivo al testo poetico moltiplicando le emozioni visive: a es-
sere catturato è, prima di tutLO, i l nostro sguardo; e la vera magia è
operata in primo luogo dal pinore. D iversamente dal testo. qui è la
stessa Arm ida che regge lo specchio: un oggetto che le è pertinente,
quanto lo scudo a Ri naldo: queUo scudo che, diventato ormai inservi-
bile. egli ha deposto a terra. A bilanciare lo specchio. ella sostiene
con la destra un vaso. di cui non v'è traccia in Tasso. Una remini-
scenza del vaso di Pandora? È comunque evidente come. impegnan-
dole entrambe le mani. T iepolo isoli AJmida quasi in una sfera di au-
tosufficienza, quale potrebbe essere quella di un fiore. In effetti. i l
mantello serico, di un brillante giallo arancio. si dischiude e le si
espande d'intorno come una gigantesca corolla: A rmida è l' oggetto
del desiderio che non può desiderare al1to che se stesso. Mentre si
contempla allo specchio, che cattura di ri flesso il profi lo cli Rinaldo,
ella si fa cent ro di tutti gl i sguardi - di quello di Rinaldo, di quel li cli
Carlo e Ubaldo e del putto che sorvola la coppia. dcl nostro - , anche
se non occupa il centro geometrico della composizione. La regia pit-
torica è fi nalizzata a metterne un risalto le grazie concentrando su lei
la massima luminosità. circon fondendola dcl colore più squil lante.
Anche qui. come nel dipinto esami natO precedentemente. i l suo man-
tello si solleva divagando a un soffio di vento: è lo zefi ro che spira i n
tutta l'arte rococò e che. appuntando nell'aria un drappo, un nastro.
un lembo di veste. traduce visìvamente la mobilità delle sensazioni,
evoca il guizzo dello spirito. disegna in cifra quell'instabilità emoti va
che è propria dellii psicologia dell 'uomo ··moderno'', seuecentesco.
Grazie a questa trovata. gli amanti vengono a inscriversi in una ro-
223

ceti/le. che si profila si nuosa e culmina. dopo un breve stacco.


nell'amorino in volo. Ttmo appare leggero. delicato. provvisorio:
Tiepolo ci ha da10 dei due amat11i un'immagine che ha l'incan10
dell 'adolescenza. ma anche la sua imrinseca fragi li1à.
Vorrei ancora richi amare l'a11enzione sul mure110 che divide tra-
sversalmente la scena: esso designa un luogo appartato. ma il grande
varco al centro rende. per così dire. indifesa la coppia, la espone a
ch iunque giunga dall 'es1erno. La presenza incombeme, sul limi1are.
dei due guerrieri barbuti ci rende avvertiti che quell'i ncanto è desti -
nalo a fi nire ben presto.
Nel dipimo con Rinaldo che si congeda da Armida la posizione
dei protagonisti risulta visivamente rovesciata rispetto alle due prime
tele (fìg. 8). Ora è Armida che occupa il posto in basso, è lei che qui
vediamo di spalle. La com posizione è studiata in modo che l'aucn·
zione converga. questa volta, su Rinaldo. Il giovane tiene gli occh i
bassi ed ha ripreso il suo scudo, ma sembra ancora incerto su lla scel-
ta da compiere, tra Annida che lo implora, eia una parte. e, dall'altra,
i l compagno che gli fa premura, additandogl i con gesto risoluto la via
del mare.
Sullo sfondo del bell issimo paesaggio costiero. tra lo scogl io e il
pino, si erge un tronco di colonna: è un particolare insolito in tale
contesto, la cu i funzione non si riduce a controbilanciare su l piano
compositivo il gruppo cli destra. Probabilmente è una remin iscenza
della colonna che sull a riva clell'Oro111e (XIV, 57. 58) invita con la
sua iscrizione in lenere d'oro a traghettare sull'isolena incantata; ma
di tale iscrizione qui non v'è traccia. Nel codice iconologico la co·
lonna è un a11ributo della Fortezza: potremmo dunque vedervi un'a l-
lusione a codesta virtù. necessaria più di altre a Rin aldo in questo
particolare frangente. Ma essa è tronca, come i l reliuo di qualche
edificio cadut o in rovina: sarà quel che resta dell'ormai dileguato pa-
lazzo di Armida, o un monumento al Tempo. che passa e travolge
ogni cosa? Come avviene in quella poesia muta che è la pinura, il si·
gnifìcalo rimane in sospeso: ma l 'ambiguità stessa del simbolo cari-
ca la visione di risonanze e suggestioni. trasformandola in un
enign1au.
Circa dieci anni dopo. nel 1752-'53. Giambanista ritorna sul te-
ma, dipingendo un Rinaldo e Armida nel giardino e un Rinaldo che
abbandona Armida (WlirLburg, Staatsgalerie der Residcnz). Probabi-
le commiue111e, un membro autorevole della eone vescovile di Wti rz-
burg, dove Tiepolo si era recato per vasti lavori d'affresco nella Resi-

13) Il cido !>i l'()llcludc~ 3 .;igniticare il pieno 1;1\ V1.-din~nto di Rìnalt.lo. <."On reph.odio de lretoe
che COfttl!m1>kì nello scudo del 1n:1go J' Al-(:;ilon;1 le ge.;1;1dcs,li ancen:ui.
224 A DRIANO ~l1\RI U""L

Fi8. X. Gh1nlb:1ui~1a Tier>olo. Riualtlo abbt11ulo11a Annitla. Chi<::ago. Thc ; \rl ln-
~ti1u1c.
GLI A~I Ol<.I 0 1 RINJ\LI)() E f\k;\110 1\ 225

denza. Ai dipinti si collegano due piccole tele (Berlino. Gemlildega-


lerie). generalmente ritenute i relati vi modelli. che prcstentano note-
vol i varianti rispeuo alle opere maggiori" .
Consideriamo la teletta raffìgurante il primo dei due episodi (fig.
9). li luogo è sempre un giard ino di vill a: una zona appartata, reci nta-
ta da un fondale architettonico che si apre attraverso un arco su lle
lontananze di un paesaggio indefin ito. Alle emozioni visive si asso-
ciano suggestioni acustiche: i l mormorio dell 'acqua che trabocca da
una fontana, presso la quale si sono ritirati gli amanti e a cui si abbe-
vera un pappagall o. Giambattista deve aver ri leuo i l poema. o qu al-
cuno ha richiamato la sua auenzione sul particolare esotico dell 'uc-
cello «Che le piume ha sparte I di color vari cd h<1 purpureo i l rostro»
(X VI , 13) e che invita con il suo canto a cogl iere la rosa prima che
sfiorisca. A destra, un'erma satiresca funge da quinta, delimitando la
composizione: un particolare ripreso da qualche architettura da giar-
dino di Paolo Veronese. come quella che si vede nel Venere e Marre
legati da Amore del Metropolitan Museum di New York. La masche-
ra satiresca sembra suggellare la scena con un sogghigno: ed è uno
sguardo in pi(1 diretto agl i amanti, uno sguardo d'in-isione in questo
caso, che si aggi unge a quello cli Carl o e Ubaldo: i quali, rispetlo alla
versione precedente, sono presenze appena accennate, furtive. che
concorrnno all' atmosfera di vaga inquietudine aleggiante su l giardi-
no. M a la variante più significativa è nel la coppia dei protagon isti .
nelrideare la quale l'artista ha preso spu nt0 da uno dei progeui grafi-
ci per i l gruppo statuario di villa Cordell ina. Gli adolescenti delle tele
di Chicago, presi in una specie di ammal iamento narcisistico. sono
diventate persone nel pieno della giovinezza. piLt consapevoli dei lo-
ro desideri e dei loro sentimenti. Entrambi sono raffigurati frontal-
mente. Anni da ha le mani l ibere (lo specchio è stato affidato a un
pullo alato. in basso a si nistra), per cu i può cingere al collo Ri naldo,
i l quale, con mot0 cli passione, si porta la mano al petto, ment re con-
templa estatico i l volto dell a donna: uno sguardo pienamente ricam-
biato. Questo incontro cli sguardi. che si contrappunta allo spazio che
slontana oltre l'arco, è i l fuoco della composizione. Rispetto al dipin-
to più antico. è evidente che qui risuona una piL1 profonda vibrazione
sensuale e sentimentale. dovuta forse anche a una rivisitazione di te-

I.&) Sui dipinti di \VUr-1.burg é i rel;l.li\'i 1oodcllcui ~i \•CJ !'l B.L. 6RO\\i', (jfr1111/)(1tti'"' 1h•polo.
!oftlStt.'T o/ 1/te Vii Skt"t,·h. em:ilogo dclkl ~1ostrJ (•-:on \\'orth. K imbéll Art ~·tu...cum). ~·l il~ir1c:i.
Elcc1;l, 1993. pp. 272· 27J: N. K 11o0ft~ . 7it.'pohH' Rin:lldo und Annid:i S:t>11r11in1/f'r 1Viir;_J11uxc•r
J<eJ.idt'11.:. in .. Pànthl"On..,. LIII. 1995. l)p. 93-107. Secondo Knofn le due tdc di \Vllr.-burg ,3.
rcti.hcro :.iatc co1nmh.siona1c da Ada1n Fric.~rich von Scin~hc::im. dM: i.Ul'f."t'(lcrà ndla l·ark:t di
principe: \'CSCO\<t :t Cari Philipp ,·on Grcirfcnl..lau, o furono :t lui don:uc in :.cgno d':unich•i:1
dallo 'tèsso 1i~·pOlo.
\lll<I \'\O \ I \kll I

1-'ig . 9, Gi:unh:ntbla Til'pol,1. Riuah/o t ' Annitlu n<•I .t:itu'tlino, 13l'rlin. S1a:11lh.:hc
~l u,i:l'n 1u Bcl'lio - P1·~u,,i,i.:h...:r Kul1u1·tx•,it1. (j1..·1n;ildc~:1ll'rii:.

Fi.i:,. IO. Gi:11nha11i, 1a 'ricpol11. Uinah/111• An1tùftJ n1•f i.:iort!1uo. \Viir1hur~. S1:1:1l,g<1·
h.· ril' d1:r l~ "· 'ii.11..·111..
Gl...l 1\NIORI 1)1 RINALDO E ARf\110..-\ 227

sti pittorici cinquecenteschi di soggetto mitologico-erotico. i11 11rimis


di Veronese. La pittura stessa si è fatta pit1umorale e corposa. mentre
la tavolozza è meno squ illante: e fra gl i alberi verde cupo e i ntorno
alla fontana s'insinua l' ombra. come i n un'avvis;1glia di trnmonto.
Tiepolo. anche in questo caso, non tanto illustra il testo quanto pi ut-
tosto lo intcrpreia visivamente i n st retta interdipendenza con l'evolu-
zione del suo linguaggio pinorico.
Nella versione i n grande si è un po' perduta la tensione del mo-
dclleno, ma la composizione ha guadagnato i n chil!rezza trasponen-
dosi sul piano di una pi[1 esibita teatral ità ( fig. I 0). E inter venuta una
presa di controllo sulla prima formulazione dell'immagi ne. i l cui esi-
to più vistoso è nel risalto conferito alla coppia di amanti, decisamen-
te portati i n primo piano e caralterizzati nell 'espressione con maggio-
re fedeltà al teslO poetico. La connotazione psicologica. mentre rima-
ne inalterata per Rinaldo, tranne che per una maggiore sonol ineatura
melodram matica (e davvero sembra di sentirlo invocare: «Volgi. [ ... ]
deh volgi [ ... ] I a me quegli occhi onde beata bèi, I chè son. se tu no ·1
sai. ritratto vero/ dc le be llezze tue gli incendi miei». X V I, 21) è sen-
sibil mente mod ificata in Armida. che ha assunto un piglio quasi alte-
ro. E lla è la seduttrice che «Sé gradì sola, e fuor di sé in altrui I sol
qualche effetto de' begl i occh i sui» (XVI. 38). Lo specchio le è tor-
nato in mano, mentre il putto alato ha ripreso l'attributo che gli è pro-
prio. cioè la faretra con le frecce. Carlo e Ubaldo sono stati relegati
ancor più nel fondo, dietro la grata dell a finestra che si apre sul muro
di ci nta. Si di rebbe che Tiepolo, passando a una scala maggiore e a
una resa pittorica più sorvegliata. pri vilegi, invece che i l tono d' insie-
me e l'atmosfera d'incantesimo del giardino, la defi nizione di un ti m-
bro psicologico diversificato nei ire protagonisti: tre, perché si deve
includere l'erma sati resca, che con la sua espressione beffarda non ha
minore i mportanza di Ann ida e Rinaldo" .
Nella teletta con il Co11gedo il pathos trabocca: il lamento di A r-
mida provoca in Rinaldo quasi uno svenimento. tanto che uno dci
due guerrieri deve intervenire a soJTeggerlo (lig. 11 ). La pennell ata
nervosa. veloce. asseconda la tensione emoti va e, scorrendo, delinea
sul pi lastro. a capo del muro in ombra. un mascherone: come un'eco
del sati ro marmoreo presente nell 'altro dipinto. Tiepolo lascia affio-
rare cos1 . dal fondo di questa vicenda amorosa. la tracc ia di una pre-
senza ambigua, demonica.

15) L'cl'm:1&;llil'CSI.'_. oon il papp:1grillo rippollai:uo t.'On1p..1re. <."OO :in~logo !'>ignìfica10 tl'irri-.ionc ~I·
hl 1>as'.l-Ìòtk" m11oro!o:1. nel dipin10 coi' la 1\.lort(' 1/i Gù1d11t() dcl f\lusco Thy.:.;,cn (li ~fodrid , d;ll!"I·
bile n..:gli 1'h!S~i :inni dcllc tele 1.:b!'>iunc: Ji \ VUr1.burg_.
\ORI \'.\.O \I \Kll I

F;g. Il. Gi<t1nh:111i ~1a rfi~poltl. Ninaltlo abf>,nulona Annida. B.:l'lin. !)1;1;ttfit,."hl· .Vl u·
:O.Cl' ll / li 131.·rlin - Prt.·u...... i ...1.·hl'r Kuhurbc.·,itt . c::l'I H~ildl'~:1lc ri1.· .

J-'ig, 11. (i i:11n h:11 1 i~1 a Ti~1lit1 l l). Ninctldu c1hlla111furur , \ rn1itl11. \Viir1hu1~. St;i;tl'l!ah:-·
rk· <kr Rt•,itl1.·111.
CLI .\~10RJ DI RIN.ALDO l:: AR\lll>A 229

:-lei passaggio alla versione in grande si verifica un cambiamento


sos1ar11iale di regia. che rende più esplicito il rapporto fra i due
amanti (fig. 12). Annida. spostata a destra. invece d'implorare sem-
bra ri1rar\i in ~e >1e~>a. sfìeurata in voho dalle lacrime. «torbida. in-
quieta» (XVI. 56) per u'arè gli aggeuivi cli Tas,o. Rinaldo. preso da
pie1il. ancora con la ghirlanda fiorita di 1ravcr>O alla cornZla. appare
commosso «i n guisa lai ch'a freno I può ritener le lagrimc a fatica»
(XV I. 52). È il momcmo in cui sia per pronunciare il suo grande mo-
nologo: «Annida. assai mi pesa I cli le (... ]»(XVI. 53 e seguenti). Il
piuorc sembra avei· i11co111rmo qualche diflìcohà a 1n1sporre sul piano
visivo il conniuo di se111iment i che agita l' eroe. La Ogurn s' inarca in-
clinandosi verso Armida ncll 'auo siesso che pare allonwnarscnc. un
piede nella sua direzione. l"ahro in que lla oppo,rn: e la mano al peuo
riecheggia. al rovescio. il gesto appassionalo che egli esibiva nel di-
pinto in pe11da111. Di nuovo gl i sguardi s'incrociano. ma lo spazio fra
i due è ormai incolmabile.
In sosl:lnta. confrontando quesie 1ele con quelle e~guite prece-
dentemente. si può osservare come alla grazia fiabesca. alla cifra di
e;.1rema raffìnaicaa decorativa di allora sia subentralo un interesse
ad approfondire quella componeme della pinura che. nelle 1eorizza-
zioni dcll"cpoca. è denominata "espressione degli affcui'": la quale.
come scri ve Francesco Algaro11i, amico e amminuorc di Tiepolo. co-
s1i1uisce lu «pane uhima e più difficile dcll"artc». senza cui appari -
rebbe «Orba di viw 1"01,era piLt bella: e come sc11 z"ani111a»1• . È sopra1-
1u110 il nucleo semimemale della poesia cli Tasso che ora imeressa
Tiepolo: come avesse dato fondo a llltlc le possibili1à di una piuura
edonistica. egli mira evide111emente a un 'arte che tocchi in primo
luogo il cuore. Vien da chiedersi se non sia proprio lui che amicipa
nella concrc1e1ta dcl fare pittorico quello che Algaroui. nel Saggio
sopra la pi//um. pubblicalo una prima voha nel 1762. am.piched\
scrivendo: «Non ba~1a che il pinore sappia delineare le più scehe for-
me. ri,•cstirlc dc" più bei colori. e bene comporle insieme. che me-
diami i chiari e gli ~curi faccia sfondare la tela. dia a· ~uoi personaggi
di com·cnicnti veMiti. e cli graziosi posiiuri: conviene ancora che sap-
pia aneggiarli di dolore e di letizia. di tenerezza e d"ira. che scriva in
ceno modo nell a faccia loro ciò che pensano, ciò che sentono. che li
renda viv i e parlami».
È qua1110 per !"appunto abbiamo coho in questo secondo gruppo
cli 1clc rnssianc. ma che si fa ancora più evidcme di Il a qualche anno
nel c iclo di Hffre,chi della villa Valmarana ai Na ni presso Vicenza.

16) F. AUJ.\1tOnt, Sttt8'" ::u11u·n '" 1'1u11ru. in Open· 1... 1. 11. Lh orno. Cohclhni. 170... p. :!.36.
230 ADRIANO ~tARllf/.

eseguil i nel 1757. Come è nmo. Tiepolo è chiamato qui a misurarsi


con i grandi poemi della lcucrawra occidenrnle. Iliade. Eneide, Or-
lm1do jill'ioso. Gerusa/e111111e liberata, secondo il vas10 progeno di un
confro1110 e cli un accordo fra poesia amica e moderna. Da quei poe-
mi vengono lrnscelli gli episodi che meglio si prestavano ad essere
sceneggiali: vicende d'amore o conflini fra le islanze del sentimento
e impcralivi dcl dovere. in modo eia offrire di quegli eroi un'immagi-
ne più inlima e commossa. pi(1 vicina alla sens ibili1à moderna. Come
è stalo più volle ri levalo dalla crilica, l'esilo è in certa misura affine e
quello che i contemporanei tanto apprezzavano nel melodramma me-
tastasiano: a tali affreschi si po1rebbe ben appl icare quan10 Ran ieri
de· Calzabigi scrive del lealro di Metas1asio. e cioè che non è possi-
bi le «i l leggere. o i l vedere rappresentare sulle scene le traged ie sue
senza intenerirsi nella passione. ch'egli in1ende far sentire; senza sde·
gnarsi. ove il suo eroe si adira; i nteneri rsi ove s'intenerisce[ ... ]» " .
In lale contesto Giambanisrn è chi amato :1 riproporre ancora una
volta. ed è l'ul1ima, la storia di Rinaldo e Armida. che egl i sceneggia
in quauro episod i. E affascinante constatare. confromando l'episodio
dell'innamoramento d . Armida con la prima versione. come i l piltore
sappia rinnovarsi (fig. 13). Nell'affresco la rappresentazione è pili
irmne<!iata e coinvolgeme, grazie anche a una resa piuorica più libe-
ra. add irinura ner vosa. come se Tiepolo trasferisse su grande scala i l
linguaggio vibrante dei suoi modelletti. Significativa è l'eliminazione
del piccolo Eros - un particolare tipicamente rococò - che era siato
delegato a esplic iw re il mutamento in atto nel cuore della donna: e la
ninfa inca ntatrice è stata relegata in secondo piano. seminascosta dal-
la nuvola che sa le dal basso: davvero, come dice i l poeta. una «magi-
ca larva». che un istanle prima di di leguare ci presenta un vol10 vela-
to di malinconia. La composizione s'impenna a zig-zag. dalla fìgura
di Ri naldo dormiente a quella. in contrapposto. di Armida che. so-
praggiungendo veloce da destra su l cocch io. sembra avvedersi di Ri-
naldo per caso; e ne s1upisce. rimanendone subito colpita. C'è i l pun-
to fermo di quel suo sguardo. come un animo sonrano al tempo.
mentre i cavalli com inuano la corsa. La loro direzione è segnata dal
lronco d'albero su cu i è appollaialo un gufo. come un richiamo alla
none in pieno giorno: un pa11icolare che Tiepolo ha estrapolato da
una delle sue incisioni a cara11ere erme1 ico della serie Scherzi di flm-
u1sia. Come ha osservato Rcnsselcar Lee. Giambauista. grazie alla
sua libertà pinorica e al ricco repertorio d' immagini di cui dispone,
divema uno straordinario interprete del contenuto sostanziale della

17> R, 1)1 . C \l./..Af11r,,1, IJi,1.\t'r1'1:,umt• l···I n r /p Pttt· ~i.- <lrr1111111111ic·ltc' dt'I Sii(. A/l<ttc l1h'tn> 1\lt•ttu/11·
, ·iu. l~rigi. 17SS.
ca I r\~ I OIU l>I Rl,AI ()<)I \R'.\111),.\

'

1:1g. 13. Gi:unhalli,ta Tiepolo. t\nuitla ' 'ù1111111u1ra di Rina/1/0 crddornu'ut11tt1, Vi~
\.'.è111:1. Vill:t V~thu;11·~11u1 ;1i ~ :1111.
232 ADRIANO 1\tARIUZ

poesia di Tasso. della sua atmosfera di magico incantesimo. nella


quale sorti legio e amore sono :sonilmeme frammischiati " .
Come i n questo episod io. così in quello del giardino il formato
vert icale dell'incorniciatura comporta una compressione della scena;
e ne risultano soluzioni compositive più concise, ane a valorizzare i
protagonisti, che sono. occorre precisarlo. figure a grandezza natura-
le. Nell'episodio del giard ino la cornice stessa. che s'incurva i n due
archi di cerchio sui lati lunghi, proprio in corrispondenza della cop-
pia degli amanti. ne enfatizza i l risa lto e in ceno qual modo li isola
comprendendol i entro una ci rconferenza idea le (fig. 14). T iepolo ri-
prende le loro immagini dalla versione che ne aveva dato nel dipinto
cli Wiirzburg, ma con qualche variame sign ificativa: smorza la mimi-
ca declamatoria di Rinaldo. avvici na le teste. addolcisce l'espressio-
ne della donna (fìg. 17). Soprallutto muta lo scenario: non più un
giardi no, ma un appartalo angolo di natura i ncolta, delimitato sulla
destra da un rialzo scosceso: ed è da quell 'altura che si affacc iano.
come predatori i n agguato, Ca.rio e Ubaldo.
L'episodio del ravvedimento di Rinaldo è raffigurato sulla parete
di fronte (fìg. I 5). «Egli al lucido scudo i l guardo gira, I onde si spec-
chia in lui qualsiasi e quanto I con delicato cu llo adorno [ ... ]» (XVJ.
29). A nche in questo caso. dunque. è questione cli uno specchio: non
il cristallo ingannevole .cli Armida. bensì lo scudo del mago d' Asco·
lona. che è al giovane specch io di coscienza. T iepolo aveva già raffi -
gurato l'episod io in una delle tele minori del ciclo dipinto nel 1743-
'45: e ne aveva fano una variazione su ll'incamevole figura di Ri nal-
do. che si aneggia come un ballerino. appena un'ombra sul volto: un
Rinaldo che ci lascia immaginare come i l suo specchio potrebbe es·
sere la fonte di Narciso (fìg. 16).
Alla Valmarana - ed è superHuo dirlo, tanto risu lta evidente - il
tono si è fallo senza con fronto pit1 serio. «Qual uom da cupo e grave
sonno oppresso I dopo vaneggnar lungo in sé riviene, I tal ei tornò m:_I
rimirar se stesso,/ ma se stesso mirar già non sostiene» ( XVI, 3 1). E
questo i l momemo raffiguraw, allorché Ri naldo distoglie lo sguardo
dalla propria immagi ne riflessa. Nel particolare della testa del giova-
ne accostata a quell a del vecchio guerriero (va osservalo. per i nciso.
che Carlo e Ubaldo sono diventali dalla prima versione via via più
vecchi) Tiepolo perviene a un vertice della sua pi llura relativamente
all' "espressione degli affen i" (fig. 18). S'avvene qui qualcosa che va
olt re la poesia di Tasso nella direzione del senti re moderno: nel volto
dcl protagonista si direbbe traspaia la consapevolezza improvvisa e

18) R, \V. LJ:t- Pth'I?' /11u1 P<1i111illg: 7(uJo 111uf Art. in • John H~uniho1l Fuhon l.toç1urc1o1. ~tidtll c·
bu1y. V('nnc>1n. 1970. 1>. 16.
(il.I A\IORI 01 Rl'o{Al lJ() 1 \ H;\111).\

Flg. /-1. Cìia1nha11i,1 a 'll~p1,1lo. Rliutldu e . \unhla \piati '"' L'buldo ,. Carlo. V il'1.'0·
/a, Vili.a V;1lnlar;1na ;1i ~:1 ni.
\l)KIA.' \0 \I \RII ' /

/-1g. 15. Gian1h:ttti,l:1 ·ni.-pol(l, l<ina!t!u \I rcn'\'t'tlr·. Vi...·t."n1:1. \ fi1J:1 \af1n;iran;1 ai Na·
ni
Gl.I A1\IQRI 0 1 RINAt.IX) E AR~llO.-\ 235

I
/

1:;~. 16. Gk11nbaui-.1a l icpolo. Rinaldo si '""'''etl<?, London. Nation:tl ( i:1lll!l'y.


236 ADRIANO .\ 1
· ARIUZ

f~;g. 17. Gi:unba11i:-.1a 1'iepolo, lliuaftlo e· Annida .\'pi(lti dr1 Ubaftlo ,. c·arlo. p;u·tico-
lan:. Vic.:1.:111.a. Villa V:1l111:1r:1na :1i ~1 an i .
(il.I \l\IORI DI RIN ,\! DO E AR\llllA

f-ig. IN. Gi:11nlx11ti,ta ·ricpolo. Rinaldo ,; ra1'l'(''"'· pank:ol:u'é, Vk-~1t1;1. \ 'illa Val·
1naran:1 ai N;tni .
238 ,.\ORIANO .\1ARIUZ

struggente che la felicità è resa impossibile. La testa del vecchio che


s'incunea a ridosso di quella di Rinaldo è una maschera feroce del
tempo: è Cronos che, invidiando all a giovinezza il suo fu lgore. la at-
tira nella propria ombra.
Alla rappresentazione del congedo è riservata l 'estensione mag-
giore: come nel poema. del resto. dove l'episodi o ha uno svolgimen-
to piC1 ampio rispetto agli altri e costituisce comu nque l'acme della
vicenda (fig. 19). Nello spazio aperto. arioso. le direttrici essenziali
della composizione sono indicale da due fusti d'albero: quello incli-
nato sulla destra - un albero morto - che sottolinea l a posa di Armi-
da. e quello vertica le al centro che si contrappu111a a Rinaldo con i
suoi compagni: quasi che anche la natura si facesse eco al dramma.
Armida implora. ricorre un'ultima volta all'arma della sua bellezza.
ma è ormai sopraffalla dal pathos dell'abbandono (fig. 21 ). Tiepolo
recupera la posa implorante con cui l 'aveva raffigurata nel moclelleno
per la tela tedesca e i n più le attribuisce il gesto cli accostare al volto
un drappo per asc iugarsi i l pi anto, come nella corrispondente versio-
ne in grande. Dal dipimo tedesco egli riprende anche i l gruppo di Ri-
naldo e dei due guerrieri. pervenendo a un maggiore impano visivo e
una resa più complessa e i ntima delle emozioni. Rinaldo non vacilla.
ma il con fl i no dei suoi sentimenri è reso in modo quamo mai efficace
con mezzi puramente visivi. attraverso sottili contrasti interni all ' im-
1rn1gine: egli volge il bel volto compassionevole in direzione di Ar-
mida. e in direzione opposta vanno le pieghe del mantello (fìg. 20): la
lieve torsione del busto può far pensare che egli si appresti a tornare
sui suoi passi, al punto da allarmare il suo compagno che lo scruta
preoccupato; e il gesto di afferrarsi il polso 1radisce tanto l'impulso a
sostare. quanto la volontà di tenersi ben saldo nel suo ravveclimen10.
Partirà, resterà? Noi conosciamo bene il seguito della vicenda;
ma è proprio della pillura fermare il tempo, sospenderlo, così da con-
sentire al giovane di indugiare per sempre sull a soglia dell'amoroso
giardino.
Come già ho avuto modo di scrivere. l'arte cli Tiepolo, anraverso
lo schermo della favola poetica, rivela forse qui il suo significato au-
tentico. la sua segreta ragion d'essere: un'operazione di tecnica subl i-
me che produce sogn i, a consolazione di chi ha perduto o sta perden-
do secolari certezze e sa che al di l'uori di quel giardino si stendono i
deserti della storia" .
GLI \ \K)MI l>t RI' \I 00 r \R\llOA 239

Fix. 19. Gia111h:l1ti,1a 1icpolo. Rù111ltlo fll>lxuulona Annitla. ViL--cn1a. Vill;t V;.tlrna~
rnn:t :u Nani.
2-10

l··ig, 20. Gian1h•11ti:-.ta 'l'ic1>f1lo. Rinaldo uhh111tdouo Annhla. panicol:-1n:. \'i<.·en1a.


Vi llot V;.1hnar~111a ai Nani.
GLI A1''10RI DI RIN1\LOO E 1\RMIOt\ 24 1

Fig. 21. Gi:1n1bauista "ric1x>lo. Rinaldo ahbaut/01111 Annit/(I, par1icol:u\":. Vit·cn1.a.


Villa \falJnarana ai N:tni.
PAOLO P1ur ro

TASSO, VENEZIA E I TU RCH I

Nella nota lenera ad Orazio Ariosto, del 12 seuembre 1585, Gian


Mario Verdizzoui afferma di aver sollecitato il giovane Tasso a scri-
vere un poema sulla riconquista di Gerusalemme: anzi, «vedendo che
' I Tasso malvolentieri prendeva la fatica dello scrivere». gli stese di
sua mano il primo canto'. Forte dell'auesrazionc di questo giovane
poeta. e di quel la. non meno esplicita. dello stesso Tasso, che nella
Prefazione al Rinaldo ricorda «1' esortazioni dcli' onoratissimo M.
Danese Cattaneo non meno nello scri vere, che nello sc1i vere eccel-
lente», Angelo Solerti, nella sua monumentale e ancora insuperata
biografia tassiana . attribuisce senz'altro agli anni veneti i primi tenta-
tivi della Gerusalemme liberata' . li rema. di grande imponanza per
l' analisi della genesi e dei moti vi ispiratori del poema, è stato di re-
cente ripreso. con molti spunti nuovi , da Giovann i Da Pozzo' : vorrei
rich iamarne qui le conclus io ni, prima di proporre alcu ne mie consi-
derazioni e approfondimenti sul tema del rappo1to tra il Tasso, la Re-
pubblica di Venezia e i Turchi.
Rileva opportu namente Da Pozzo che nell'impulso ad assumere
l'idea di un poema "eroico" sul tema della riconquista di Gerusa-

I) Lenero di Gian ~1 ari o Vcrdi7,7,olli :• Or:uiio Arios10. dcl I~ scucmbre 1535. in l .t'tu:re a Ort1·
-;.ioAriosti. .a c. di G. Venturini. Bologna. Com1nissionc per i 1cs1i di lingu:i. 1969. PI>· 10-1 I :
è suunp:ua qu:i.$i intcgmhncntc anche in A. S.O..l':R'11. Viu1 di 1i1n111<1to 1i1s~·<>. Torillò·Rom;·1.
Loeschtr. I895. l>P· 222·224: cfr. :inche 1:1 schl.'dn di G. (),,., P<.Ya.o. in Lu rdgi1111e ,. rane-.
1i1rq11<1111 ll1l'.'iJ>" '" Repubblica Vent"lt1. Vcoi"z.ia. il Cardo. 1995 (C:ual-0go della f\1oslrn. Ve·
nezfo. Bibliotcc:i N:tz.ionale ~larcian a, Librerin Sant-0vini:ma. 10 ottobre· I I nO\'CntOO.- 1995).
PI" 108.109.
2) A. 5-0ltim. Vi111 ( ... J, Cii., pp. -13·52.
3) O. D A Jl'Q 17,(), 1.·f.'iJH'rie,1;,JJ \'t!llt'Ut del gitJWUle 'fìuso: gll trmic,.. i f11lU'l'tri. h• scelte. in !..Lt rtl·
gio11t• e l'arft• l... J. Cii .• pp. 89· 101.
244 PAOl.OPRETO

lemme. che di fallo si concre1iu.erà negli anni successivi (1r.1 il 1566


e il 1575). va considerala «olt re ai contatti e alla frequentazione degli
amici e maes1ri a Padova 1... ] e a Venezia 1... 1 J'i111cra siwazione civi-
le e poli1ica della Repubblica Veneta in quegl i anni»' e, in particola-
re. l'accresciuta coscienza di un immi nente pericolo mìlirnre turco,
che sembra profilarsi negli anni 1560-'65. e di cu i il fallito attacco a
Malta nel 1565 e i reiter:ui provvedimenti della Repubblica per il po-
1en1.iamento della nona militare sono concreta e visibile conseguen-
1.a'. Tasso. che in questi anni vive a Padova la sua breve esperienza
universi1aria, non può non conoscere questi inquietanli falli politico-
militari: Da Pozzo ricorda infatti che una canzone di Pie1ro Gabrielli,
membro dell'accademia degli Eterei in quegli anni frequentala dal
giovane poeta, «tocca espliciiamen1e il tema della resis1enza gloriosa
elci cadu1i del forte di Sam'Ermo» di Malia, e dunque testimoni a
espl icitamente che la lolla anti-wrca era un argomcnio di cui si era
parlmo entro l'ambilo dell'accademia degli Eterei' . Anche le poche
ouave del Gierusa/e111111e. anticipo. forse degli anni 1559-'61 (ma al-
1ri propendono per il 1562-'64). della Gerusalemme libera/li. posso-
no risentire. ritiene Da Pozzo. cieli' eco suscitata nel giovane Tasso
dai provvedimenti veneziani per un riam10 navale in funzione anti-
1urea. La spinta ali' anenzione per il tema della lolla ami-turca può
dunque essere venuta. conclude Da Pozzo, non solo dai suggerimenti
let1crari di Verdizzoui e di Danese Cataneo ma anche. e sopranuno,
«eia un complesso chi aramente convergente di falli e cli convinzio-
ni»'.
li pericolo turco ha ceno inOuito sulla decisione ciel Tasso di vol-
gersi alla composizione di un poema sulla conquista cli Gerusalemme
al 1cmpo della prima crociata: ancor più decisivi sono s1a1i di certo
gli avvenimenti degli anni successivi al suo soggiorno veneto: rener-
gico impulso alla ··crociata" contro gli "infedeli" cli papa Pio V. la
guerra di Cipro ( 1570-'73). con la coalizione ira SpagM. papa e Ve-
nezia e la villoria cristiana a Lepanto (7 011obre 1571 ). E wuavia col-
pi~ce negli scri11i di Tasso. cd in panicolare nella Gemsale111111e libe-
rnta, la quasi 101ale assenza cli Venezia, proprio in relnzione al tema
de ll a crociata anti-turca: già Soleni ha rilevato che LcpHn lO, pur defi-
nila nel dialogo Il /omo o 1·ero de la Nobiltà «la più nobi l villoria
mariuima eh· avesse mai alcun principe o capitano dopo Augusto>>. e
brevemente menzionala nel canto XX della Gerusale111111e co11q11isw-
.a1 e; ,,,, ~ L'cS(Wnc11.:._u \4'tlCl41 I .1. c11... p. 93
~. ' "· pp. 93-96.
6J In. p.. 96.
7J / n. j). 98.
TASSO. VENEZIA F. I TURCHI 245

ta, non è oggetto da parte d i Tasso di alcuna specifica poesia di com-


me morazione. e questo è tanto pit1 sorpre nde nte a fronte del vero e
proprio profluvio d i testi, in prosa e i.n versi, che celebrano in tutta
Ital ia la memo rabi le vi ttoria cristiana contro g li " infodeli'". Nel la Ge-
rusale111111e liberata. se si eccettua r accenno ad una partecipazio ne
g lo riosa di Alfonso Il d'Este alla crociata contro i Turchi. inserito
nella descrizione delle g lo rie estensi conte mplate da Rinaldo nello
scudo dorato del mago cl' Ascalona•. Le panto è del tutto assente. Una
scelta, precisa bene Da Pozzo, «i n qualc he tratto collegata in modo
più diretto con la realtà contemporanea attuale»: infatti. «ricordare
Lepanto. come luogo del grande sco ntro navale, a vre bbe poi costret-
to o a negare la storia o a riconoscere il grande valore della flotta ve-
neziana, in q uella circostanza, con contraccolpi di disappu nto all'in -
terno della corte ferrarese faci lme nte i mmaginabili »1• . Inoltre Lepan-
to è stata sì g iornata g loriosa pe r le arm i c ristia ne tulle, ma ad essa è
segu ita, appena due anni dopo, la pace separata siglata da Ve nezia coi
Turchi. al l' insaputa e col totale disaccordo. anzi apeno risent imento,
della Spagna e di papa Pio V: e «questo di Venezia col Turco», con-
clude Da Pozzo, «costituiva un d ato insormontabile, una remora ine-
liminabile pe r la propria me nte a guardare allo stato veneziano con
l' animo a pe rto e sereno degli a nni giovani li. dei mesi feli ci dell' Ac-
cademia della Fama e delle lezioni dei maestri padovani »". Il Tasso
che vive nella Republica dal I 559 al 1565 è un giovane stude nte. c he
soggiorna prevalentemente a Padova. alterna ndo g li stud i universitari
alle frequentazio ni letterarie dell 'accadem ia degl i Eterei; ha ce rto
sentito l'eco degli avvenimenti politico-mi litari del Mediterraneo e
della Repubblica di Venezia ma propl'io dallo stato che lo ospita, e
dalla classe di rigente che lo g uida, può ricevere. riguardo al "pericolo
turco". noti zie e sollecitazion i c he non vanno tutte in quella d irezio ne
di intransigente e univoca "crociata contro gl i infedeli" che caratte-
rizzerà di lì a qualche anno la linea pol itica di Pio V e della Spag na
di Filippo Il e c he verr11 trasfusa, con la trasposizione degli eventi al-
la prima c rociata. nella Gerusalemme liberara.
I rappo rti di Venezia con i Turchi , ho avuto occasione di dimo-
su·are qualche anno fa, no n sono così semplici e lineari come una sto-
riografia apologetica. pa11e controversistica. parte di stampo naziona-
li stico ottocentesco, ha per lu ngo tempo voluto accredi tare. Da quan-
do i Tt1rchi hanno iniziato la loro travolgente avanzata verso Occi-

$) A, $otFtm, Vita I.,,), t:il,, p, 156.


9) Gen1.w1f1•1mne libt•raut, XVII. 93·9-I.
10) G. DA Po:u.u. L ·c',\'fll'IÙ'll~I l't!fl•'ld ( ... ). cit.. llP· 91';·99.
11 ) b·i. p. 100.
246 P,\OLO PRETO

dente. che li condurrà nei secol i successivi sino alle pcll1e di Vienna.
Venezia assume una linea di condotta cauta e bivalente: ferma nel di-
fendere i possessi territorial i i n Levante, e quindi anche disposta a
dure guerre per terra e per mare. ma altreuanto decisa a tentare ogni
accomodamento pol itico-d iplomat ico. che riconosce real isticamente
un' i nferiorità militare sempre pili evidente col trascorrere degli anni
e quindi cerca di sal vaguardare le prem inem i ragioni della presenza
economico-commerciale nelle terre di Levante. Guerre e paci si alter-
nano per tutto il "400 e '500. anche con momenti di aspro scontro mi·
li1are e di 1errilìcante pericolo ai confini della Repubblica (si pensi al-
le incursioni lllrche in Friul i ne l 1472 , 1477- '78, 1499) ma alla fi ne,
nei tempi lunghi, prevalgono le ragioni del commercio e Venezia cer-
ca e ottiene i l ristabilime1110 di pacifiche relazion i, premessa fonda-
mentale di intensi scambi economico-commercial i. cui del resto sono
viialme111e imeressat i gli s1essi Turchi. I numeri da sol i non dicono
tutto. ma certo non è senza significato, io credo. che ira il 1453. r an-
no cruciale dell a caduia di Costantinopoli. e il 1797. altrettan10 cru-
ciale anno della caduta della Repubblica, tra Venezia e i Turchi si
contino 69 anni di guerra, ma ben 275 di pace. talvolta precaria e tor-
mentata, magari turbata da frequerui incidenti di fro111iera e da picco-
li ani di ostilità (ad esempio azioni di pirateria), ma pur sempre
pace" . Innumerevoli veneziani , sopranuno mercanti , vivono e com-
merciano i n terra turca. non pochi turchi vivono e commerciano a
Venezia, dove dopo per loro comodità e sicurezza viene eretto un ap-
posito Fondaco.
L' immagine ufficiale del wrco nel la cultura e nel la pubblicistica
veneziana è ancorala. per tutto il ' 500 e '600. ;ilio stereotipo negativo
del barbaro e dell"infede le: forte e decisiva è. su questo versante,
l 'i nfluenza della controversisti ca ant i-musulmana di ascendenza me-
dievale e della pubblicistica pol itico-religiosa, per lo pili di prove-
ni enza greca, seguita al la drammatica caduta di Costantinopoli nelle
mani di Maometto Il e alla conseguente distruzione della civiltà bi-
zantina. Che la poli1ica ufficiale della Repubblica si ispiri ad una coe-
rente e cosiante ricerca della pace e del compro111esso politico-mi lita-
re con l' i mpero ottomano lo dimos1rano innumerevol i ani. ora pub-
blici ora affidati alla diplo111azia segreta o semi -segreta. Ne ricordo
solo alcuni, a 1i1olo di esempio: dopo la sconfiua di Agnadello
( I 509). quando l'avanzata delle truppe di Massimi liano ne mene in
gioco add iriuura la sopravvivenza, Venezia decide. sia pure dopo un

IZ) P, Pl(1,n, Ve11c•.::ic1 <'i Ji1t't:hi. Fircn1.c. S:ulsoni. 1975: 1\1, 1\.1),\ Ni, /11 1u1mr <h•I Gn111 Si~1101l'. 111·
rit1ti otumumi" \1'-nt•.::itt .-lalltt c·<ul11t<1 tli Co.)·1t11ui1u11>oli 111/a x 11erra 1/i Ctuulia. Vcnc1.i-'• L>cpu-
1:1.donc 1,.'di1ricc. 1994.
TASSO. I E.XEZIA t I TLRClll 247

soffeno dibattito alrinterno della classe dirigente. di chiedere un in-


tervento militare turco contro il papa Giulio Il. promotore della lega
di Cambrai: nel 1537. insistentemente sollccirnrn dal papa e da Carlo
V. accetta di aderire ad una coalizione :rn1i-1urca ma. sconfitta nel la
battaglia navale della Prevesa. si affretta a dissociarsi d:i questa im-
provvida crociata e a stipulare una pace separata con Solimano i l
Magnifico: ugualmente. nel marzo I573. quando risu lrn evidente che
la grande villoria cristiana di Lepanto non ha modificato radicalmen-
te i rapport i di forza in Levante e lascia inalterata !" egemonia turca
nelle terre in cui coltiva vitali interessi econom ico-co111111erciali. non
esita a stipulare una pace separata. con la cessione definitiva ai Tur-
chi dcli" isola di Cipro: nel 1598 il Co11sig/io dei dieci proibisce la
vendita dell'opuscolo L'011011ra11110, nel quale La7.7.<1ro Soranzo pro·
pala segreti di simo e propugna con troppo ardore una crociata an1i-
1urca. tutt'altro che gradita alla classe dirigente" . Venendo più speci-
ficamente agli anni 1559-.65, nei quali Tasso soggiorna nella Repub-
blica. non c·è dubbio che siano segnati da crescenti preoccupazioni
per r esp:m~ioni•mo turco: i frequenti m•1•isi dci scrvi1i informativi in
Oriente sui reclutamenti di soldati e marinai e sulle mosse della flotta
turca nel Mediterraneo. la fallita ma comunque minacciosa sped izio-
ne contro M;ilta. la campagna militare terrestre di Solimano in Un-
gheria. temporaneamente in1erro11a solo dalla morte improvvisa del
sultano (6·7 sc11embre 1566). sono tutti segnali espliciti che l'impero
turco, ormai chiusa col trattato di Amasya (29 maggio 1555) la guer-
ra con la Persia. Ma riprendendo la tradizionale spinta verso Occiden·
te; 1t111avia. come ha ben ricordato Maria Pia Pcdani in liii recente
saggio per il cot:ilogo della Mostra tassiana al la Biblioteca Marciana.
gli ann i che v1111110 dal 1558 al 1566 sono anche di crisi imerna
dell'impero ottomano. dilaniato dalle lotte di faLionc dci figli di Soli-
mano. esplose dopo la mone. nel I558. della su ltana HUrrern. e cul-
minate con rassas,inio di Mustafà". L'avvcmo alla carica di gran vi-
sir di Sokollu Mchemcd (1565). la mone di Sol imano e r ascesa al
trono dcl figlio Selim Il indicano apenamcnte a Vcnc1ia che tra i Tur-
chi va riprendendo quota una linea apertamente cspansioni>1ica. sia
perché dcl nuovo gran vbir sono note le propensioni bellicistiche sia
perché è tradizione che un nuovo sultano illustri i l >110 regno con una
ri levante conquista militare. Peraltro il consueto rinnovo delle capito·
!azioni con Vcnezi:i. avvenuto il 25 giugno 1567. quasi un anno dopo
la forma le comun icazione delravvento al trono dcl nuovo su ltano

13) P. I)"' 11), \1•11r:l11 ••I 'li11l'lli.1:il.

1-l> ~1. 1~ U\~t I' \lllth, I n,,,1i;. ;,, '""'-e e;,, urra ( 155.l-157SJ. in /"1 r11i,:l11""" /'11111• 1...1d1 • l)fl·
Kl -87.
248 PAOLO PRETO

(p-Ortata in palazzo Ducale dall ' inviato straordinario Mehmed bin


Iskender). sembra preludere. almeno temporaneamente, ad una pol iti-
ca cauta e non in1n1ediatan1ente aggressiva.
Per concludere su questo punto credo che il giovane Tasso nei
suoi anni in terra veneta abbia certamente colto i segnali di una cre-
scente preoccupazione della classe dirigente veneziana per la situa-
zione in Levante e lo stato generale dei rapporti coi Turchi . ma non
credo proprio che abbia sentito tra i nobil i veneti accenti forti nel se-
gno di una "'crociata contro gli in fedel i", che non è assolutamente nei
disegni politici della Repubblica. tutta preoccupata semmai di atte-
nuare e minimizzare ogni occasione di contrasto coi Turchi per ev ita-
re un con flitto armato: esemplare a questo riguardo è la relazione da
Costantinopoli, presentata in Senato i l 14 gennaio 1565: il ba ilo Da-
niele Barbarigo raccomanda cautela e moderazione nei rappo11i coi
Turch i e addirittura ricorda che essi sono convi nti «di poter far tutto
quel lo che vogliano con quella Serenissima Repubblica. havendo op-
penionc che la toleri ogni ingiuria, per grave che la si i, piì1 tosto che
ron1per la guerra un'altra volta»''.
M a concretamente come presenta Tasso i Turchi nella Gerusa-
lemme lìberaw? Il poema si apre con un aperto auspicio che «il buon
popolo di Cristo», finalmente pacificato al suo i nterno. cerchi di ri-
conquistare «la grande ingiusta preda», Gerusalemme, «al fero Tra-
ce»": qui con i 1ì"aci Tasso indica gli i1!fedeli che hanno partecipato
all'invasione di Gerusalemme e quindi anche i 7itrchi, che dal 1453
hanno occupato Costantinopoli, città che sorge nella regione antica-
mente detta Tracia. Nel prosieguo del poema Tasso menziona i 7iir-
c'1i altre 23 volte, per lo piì1 insieme ad altri popol i infedeli, Persiani,
Egiziani, A rabi. Siriani. Mauri, cioè Arabi del M arocco" : «re de'
Turchi» nella Gerusalemme liberaw è Solimano, sultano di Nicea e
capo degli Arabi «erranti» (cioè nomadi) [in realtà al tempo della pri-
ma crociata a combattere contro i Cristian i è i l figl io di Solimanof" .
La connotazione dei Turchi è sempre legata a quel l 'alone di ferocia e
invi ncibi lità che mm lunga tradizione di vittorie ha ormai impresso
nella pubblicistica cristiana occidentale. soprattutto dopo la caduia di
Costantinopoli e le vittoriose campagne mi litari in Medio Oriente e
1$) Archivio di Stmo di Vc11cl.i:1. CtJl/(!gfr1. Hetrr:.i1111i, b. -1. Rcla;iìonc tli Daniél~ ll1trhariso. l-1
gennaio 1565. ~uunp;i w in H.-tu::ùmi <h.'gli u111IH1~ch1u1ri l't•11eri al St•1u111>, r.1cçoJ1c. :uu10L:\ICcd
cdi1c da E. 1\ Jbèri. s. 111. \'01. Il. Fin·n:r.c. 1844, PI>· 1-59.
16) Gt•J'u,çalt'111J1tt' fi1Krt1tt1 . I. 5 .
17) /1·i. I. 26: 11 .65. 71. 7J. 76: IX. 4.-15. 89. 92; X. 26. ..W, j 6: XVII. 2. 7. 9.t: d l:v.iooi dci f11n.:l1i
insfomc ud altri i11/t'tll'li.
18) /\•i. IX. 3-.J. .JS. $9: X. 13. 35. 56: Xli. 3: X VIII. 91: XX. 77: ciln1ioni di Solimanu. !iUh:tno
dci Turrhi di Ni('ea.
TASSO. VE.'<EZIA E I TURClll 249

nei Balcani: /ero e a1roce è Sol imano. /ero. ma anche i111·i110 è il po-
polo Trace o Tim:o. contrapposto polemicamente all'Arabo imbelle" .
L·unico riferimento puntale ai Ti1rchi ottomani dcl ·soo. domina-
tori dell'Oriente e in marcia verso J'Occidente. nemici dei Cristiani
nella battaglia di Lepanto. è. com'è noto. nella dcscritionc delle glo-
rie estensi preligurata nel lo scudo dorato dc l mago di A;calona:

Oh s·avenisse mai che comra gli empi


che tulle infesteran le terre e i mari ,
~dc l:t pace in quei miseri tempi
daran le leggi a i popoli più chiari.
duce se ·n gissc a vendicare i tempi
da lor distrutti e i violati altari.
qual ci giusta faria grave 1•cnde11a
; u ·1 gran tiranno e su l'iniqua sena.

Indarno a lui con mille schiere amiate


quinci il Turco opponiarsi e quindi il Mauro".

Rilevo solo. per concludere. che i termini qui u~ati da T:1sso. em·
pi. gran tiranno. iniqua sella, sono ripresi alla lettera d;1lla letteratura
controversistica cristi ana medievale e moderna cd in particolare dagli
innumerevol i opuscol i e poesie c he pri ma e dopo Lepanto inneggia-
no al la ..crociata contro g li infede li" .

t9) M , I, 5: IX, 45. 89. 92: X. IJ. 35: XVIII. 9t: XX, 77.
20) M . XVII, 93-9J ,
TASSO E LA SUA FORTUNA MUSICALE A VENEZIA

Per valutare appieno la fortuna di Tasso a Venezia e nei territori


della Repubblica. si dovrebbero sondare:
I. gli evemuali rapporti biografici imranenuti dal pocrn con per-
sonale musicale degli ambienti in questione.
2. !"impiego dei suoi testi da parte di composi tori nativi o comun-
que operanti in tali ambienti '.
3. il successo di temi e soggetti tassiani nel mondo musict1 lc. spe-
cie quello teatrale.
Vorrei qu i percorrere solo quest 'ult ima strada. dato che la secon-
da via indicata mi pare non immune da aspetti problematici, ricon-
ducibi li in sostanza alla non misurabilità del divario cronologico tra
fase dell'i111onazionc e momento della pubblicazione dci testi mu si-
cati: in pratica. attività veneziana o veneta alrcpoc<i della pubblica-
zione. e men che meno locaiizzazione dello stampatore nella Sere-
nissima. non necessariamente si2nificano venezianità delr ano com-
positivo. Per appurarla sarebbero eventualmente neces~arie verifiche
al microscopio sulle carriere dei singoli musicisti. allo stato anuale
scarsamente praticabili. Lo stesso si può dire dcl primo punto. che
richiederebbe il ~upporto di dati archivistici e bibliografici fin qui
non emersi.
In ogni caso, rultimo percorso è sufficientemente i111ere~sante e
non privo di qualche risullato. Dagli elenchi di titoli drmnrnntico-mu-

I) Su lull(I ciò :.i vedam1 almcoo: A. V A.\ SAl..U. Jl 1i:1s.w> ;,, 1mt.\iéYI i' lt11rr11111h,\frJ1tf' tl~i 1t•11i: ul·
c1111i t".'it'JJt/)/, in 7i:t\\O ''' nlloÌ<'t.t, i mtt.si<'i.wi, a c. di ~1 . A. llal'411•t• e T. \VaU:cl'. Fil~1tl'C. 01 ~
~hki . I988. f>P. 45~90: -'1: t . U1A., ro:\I. I faJti n111M't<11l flf'l 1(/\\f1, nel \f'1Vili XVI I' XVIII. in
Torc11111u1 1ÌH11111·11 lt•flt•tatt11n. mtoiru. IN11m e arti fi.1t11n1lfrt', :il'. di A. H1t11ooi, Uol(IJ!.ll!I,
Nuo\.-.:1Alf3 Edì1oriale. 198S. pp. 143- 150 (c:11:1l ~o ck•ll3 ~1~~1otr:1 d1 Fcmar.t).
252 PAOLO FABBRI

sicali rcdaui per il Seicemo da Biancamaria Brumana'. e da Giovann i


Morelli insieme con Elviclio Surian per i l Sene-Onocento' , risulta
ben visibile come la fortuna tassiana sia l una senecentesca. Nel Sei-
cemo, su centi nai a di drammi musicali posti in scena a Venezia. i ti-
toli ispirali a Tasso si contano sulle dita cli una sola mano: Il co111ba1-
1imenw di 1ìmcredi e Clorinda ( 1624) e Armida abbandonala ( 1627)
cli Monteverdi direttamente su episodi della Gerusalemme; l'Armida
verseggiata e musicata da Benedetto Ferrari ( 1639); La Gierusa -
lemme libe raia ( 1693) e G/'avvenimemi d'Erminia e di Clorinda so-
pra il Tasso ( 1693) opere entrambe dcl poeta teatrale Giu lio Cesare
Corradi (la prima del le quali per Carlo Pallavicino); a tulio ciò si po·
trebbe eventualmente aggiungere Sidonio e Dorisbe di Francesco
Melosio intonalo da N icolò Fomei ( I642), per cena analogia di una
sua scena-madre (la gara al la mo11c) con un momento di spicco
dell 'episodio di O lindo e Sofronia. Se poi si fa auenzione al fatto che
i due titol i monteverdiani non sono propriamente drammi per musica,
e che comunque risultano scriui per recite privare anteriori al 1637
(cioè al l' i nizio di un'attività musicale nei teatri con ingresso a paga-
mento): e che l'opera di Ferrari è in realtà un prodotto di ascendenza
romana, l'incidenza dei titoli tassiani finisce col ridursi ai sol i due te-
sti cli Corradi. C iò contrasta palesemente, perdipiù , con la presen:w (li
Tasso altrove, sulle scene musica li: a Roma ad esempio (Er111i11ia sul
Giordano. poi nella Comica del cielo entrambe dovute al la penna
poetica di Giulio Rospigliosi), ma ancora in ambito estense a Ferrara
(nel I642 l 'Amore 1rio1!/'a111e dello Sdegno di Ascanio Pio di Savoia
per i versi . di Marco Marazzoli per le musiche) e a Modena (l'isola
di Alcina di Fu lvio Testi, 1626). In un ambiente come quel lo venezia-
no, alle origini ciel teatro musicale egemonizzato dal l ibertinismo de-
gli Incogniti. l' apparente ostracismo alla Gerusalemme fu forse do-
vuto alla fo11e connotazione di ta le poema in senso post-tridentino e
canol ico-romano?
Dei due «opuscoli » monteverdiani «i n genere rappresentativo».
solo i l Co111ba11ime1110 ci è pervenuto, stampato tra i suoi Madrigali
guerrieri e / timorosi ( 1638)'. Del l 'altro, perduto. abbiamo notizia
escl usivamente dall"epistolario del compositore', e sappiamo che ini-

2) B. BstuMASA. 11 Uu.'(tJ e /'11pera llt'I Seù:t'1110: mur -.Gc•n1,\'(lf(·111t11e ' i11tt>rrnmp11e',, nella Comi·
,-.p.
<:ti th•I t·h•ltJ tli RO;,'piglioJl·Ablx1ti11i. in Torr11u1ttJ Trus(). in' ln1rr11u1rfJ, 11111.(ict• 1... ). <.'i1..
137-164.
3) G. ~101u:1.u . E. Suit1"-"'• Co11111si 1/'Jtrmi11ia, fri, pp. 165·'205.
.S) Siiu.-on~·n1i1u rinvi:trc n P. r-:All111t1, A11111w1•e1#i. Torino. EOT/~lu.:.ita. 1985. pp. 248-252. 300 ~~.
5) Cfr. il·i. pJl . 262 e 266. Per un~ recente ~:fr1 i onc <:ri1ica di 1ak épb:tolmìo. ~.-fr. C. '1.1 0~1ll.v~1M.
l.A·lf~1·('. :•c. di E. l..àx. Fireott\ 01.schki. 199·1.
TASSO E LA SU A FORTU NA M USIC;\LE ..-\ VENEZIA 253

ziava dall'inveniva cli A rmida «O tu che po1te I parte teco cli mc. par-
te ne lassi» (Liberata, XV I, 40) proseguendo forse fino al l'ottava 60.
con gli opportuni tagl i. Nella sua lettera del I 0 maggio 1627 Monte-
verdi scrive infatti: «seguendo tutto i l lamento et lira con le risposte
di Ruggiero»• (un lapsus evidentemente per «Ri naldo» che si trova in
un 'altra sua lettera, ciel 28 sellembre 1627)' . Dopo il fonunato esperi-
mento dell'episodio di Tancredi e Clorinda, prescelto come ideale
banco di prova dcl «concitato genere» da lui recentissimamente ritro-
vato e messo a punto («per venire a maggior prova. diedi cli piglio al
divin Tasso, come poeta che esprime con ogni proprietà et naturalez-
za con la sua oratione quelle pass ioni che tende a voler descrivere».
si legge nella premessa al citato volume di Madrigali guerrieri et
amorosi), Monteverdi si riatlidava a Tasso per v ia cli quella sua poeti -
ca dei «contrarii» da lui stimata fondamentale anche i n musica per la
mozione degli affetti: ne l caso precedente «le due passioni contrarie
da me1tere in canto. guerra cioè preghiera et morte» (come scrive
nella prefazione sopra ricordata), ora «il lamento et l ' ira».
Trattandosi in vece di un vero e proprio dramma per musica in tre
ani, l 'Armida di Benecleuo Ferrnri può inscenare a suo agio la storia
della maga seduttrice a sua volta sedotta da Ri nal do, e sofferente per
amore come una donn a qualsiasi: da principio i l suo desiderio di ven-
detta nei confronti de l cavaliere cristiano. poi l'i nnamoramento, l'ab-
bandono e i l delirio. la sconlìua e i l tentato suicidio, per terminare
col lielo fine all'altare con l'amato. Nel versificare i si ngoli episodi i,
Ferrari fa uso anche di inserti tasseschi: ad esempio in IJ. 5, dove Ar-
mida affronta Rinaldo in fuga con Ubaldo e Carlo. Ma piC1 interes-
sami - perché spie di un gusto che. i n campo musica le. le scene ve-
neziane avevano eredilato da quelle romane - risu ltano gli inserti co-
mici (Il. 2: lii. 2). affidati agl i equivalenti boscherecci di una coppia
servile, e c ioè il semicapro Fauno e Tamburla selvaggia. In qualc he
modo tale diversione finisce con l'i nlrecciarsi alla vicenda principale
e originaria. tutta tassiana. in quanto Amore per vendella fa grolle·
scamente innamorare del bellissimo Rinaldo anche la selvatica Tam-
burla. a sua volta concupita dal satiresco Fauno.
I due ti1oli di Corradi. su llo scorcio ultimo del Seicento ( 1687
e 1693), si collocano in 1ut1'altro contesto storico e pol itico : fall i-
to l'assedio di Vienna (1683), i Turchi subivano ora la controffen-
siva imperiale, ritirandosi progressivamente nella penisola balcani -
ca. Le scene musicali veneziane registrano quel cl ima dando spa-
zio alle componenti marzia li ed eroiche, e al le ambientazioni mu-

6) /\•i, p. 15 1.
7) /d.1>.177.
254 PAOLO FARllRI

sulmane'. Novello Ci ncinnato, Giustino sal va l"impero minacciato


dalle sollevazioni in Asia Minore nel dramma omonimo cli Nicolò
Bcregani - Giovanni Legrenzi (Giustino. 1683). Solimano è sbara-
gliato dagli eserciti occidentali nel Seia110 modemo della Tracia
di Anton io Giropoli - Francesco Rossi ( 1686), e nel presentare il
suo Il gra11 Macedone ( 1690). in cu i tra l" altro Venere si compia-
ce della presa cli Valona, Giulio Pancieri scrive: «Soggetto assai
proprio ho stimato il farti comparir Alessandro [Magno! in tempo
che Bellona trionfa in mille parti». Soggett i ottomani trattano lo
stesso Corradi in Il gra11 Ta111erla110 (1689), e Adriano Morselli.
in L'lbraim sultano ( 1692). Nella propria Giemsalemme liberaw
scritta per Carlo Pallavicino, dunque, dcll"originalc tassiano Con-a-
di intende po11are in scena sopralluno i l lato eroico, lo spirito del-
la crociata che pareva ri nnovarsi modernamente in quegli anni, co-
sl com'era successo ai tempi di Tasso e cli Lepanto. Nella sua sce-
neggiatura le componenti marziali (l" assedio, i duell i, le scaramuc-
ce mil itari, le battaglie) vengono ad arricchire le vicende e gli epi-
sod ii piì1 amati: le storie di Armida e Ri naldo, di Tancredi e Clo-
ri nda. In un'epoca di ormai assestata tradizione melodrammatica,
tutto ciò doveva venir a pani con le convenzioni del genere: dalle
più minute a quelle di maggior momento. Non doveuero scandal iz-
zare troppo - perché usual i - anacronismi quali Clori nda che scru-
ta col cannocchiale l'eserc ito nem ico (I, 4), o la «gran bomba»
lanciata dagli assediati durante i l decisi vo auacco a Gerusalemme
(lii, 17), «che caduta nel mezzo de' nem ici, gli spaventa prima
con foco, e poi spezzandosi escono dodeci mori armati di sabla e
scudo che comballono furiosamente, qual i infine restono uccisi».
Per Clorinda spasima anche Argante, per cui la sua storia con Tan-
credi si complica. e le relative pilfli vengono dotate delle consuete
arielle su temi amorosi. L'addio di Rinaldo ad Annida incastona
qualche frammento tassiano. ma attribuisce ad Ubaldo tratti comi-
ci ignoti all'originale, e una funzione banaliuame non dissimile
da quella di Figaro nei confronti di Rosina-Almaviva nel souofina-
le del Barbiere rossiniano.

U l! A l.I)() Rinaldo. io qui non voglio


più soffrir tua dimorn.
R1NAl..l)Q Armida, a Dio.
Rimmu i in pace: io vado: a te non licc

8> Per uno sgm11do d' a~ ic1ne- l'U tali!" al>J>eltO. e in i;.:1R F.1lc ~ui
0
1 e~1i dr.umn;1tit i ptr mu)ka. ~i ri·
manda :1 P. E\tuuu. Il S<'c"fllo c'""''""t'. Pt'r 111111 H111•ù1 tlel /ih1v:u1; 1l'ofH.'1'a ntl S?i('c>1111>. llolo-
lln:•, Il Mulino. 1990. pt>. 303 s.....
TASSO F LA SUA FORTUNA MUSICALE A VEM,.flA 255

meco venir: chi mi conduce il vicrn.


Rimami.
E ancor non giun<c
il discorso a la mern?

RIN;\LOO Ci voi paticn1a.


convien partir.
La so1Tercn1.1
dcl mio dolore
non è n1inore
dcl tuo panir.
Ci voi pazienza.
convien panir.

Come le consuetudini prescrivevano, Corradi fa in modo che Ri-


naldo sunteggi la si tuazione in un'arietta e lasci momentaneamente il
palcoscenico cantandola. In ossequio alle stesse leggi. nella celeber-
rima scena del combattimento fatale (anch ·essa tarsia assai rada di
versi tassiani ) Clorinda non muore in silenzio e trasfigurata. ma dif-
fondendosi benevola in una canzonetta consolatoria mentre Tancredi
fa tradizionalmente «la scena del fazzulen». come Benedetto Marcel-
lo qualche decennio più tardi (nel suo li teatro alla moda) defìniri1 ta-
l i patetici lazzi:

Memre <mie e cade la torre, sowagio11ge Tt111credi. Aritle1w <'molti Soldmi.


alla di cui vi.1·1t1./i1g11<1110 A rgame e Clorinda.

A l armi, a l armi.

Si preci11itano do// 'alto.

O tri <rn cop1>ia: indarno


tu procuri fuggir.
Signor. qual vento
uno di già sparì.
Quest'io sua vece
pagherà co· la mone il tradimento.
Prende (Jer 1111 bmcdo Clorinda.

C 1.0RINUA Farò eh· a 1e costi la vi la.


Si sc11011• 111('fle11d1> 11111110 alla sa/Jla.

A Rll)ENO Ancora
Sl temerario sei'!
256 PAOLO FABHRI

Prima perdi la tua.

Gli tiro""" swcctl/ll.

CLOfU/\D,A Soccor<o. o Dci.


f\Rll)i,NO Cade l'empio trafino.
T ANCRtDI Sciogli la fronte: voglio
riconoscer cos1t1i.
ARIOtNO Pronto csiquisco.

GU le~'" tu \lisiera.

T ANCREDI (Cicli! Chi tanto ardì?)


ARIOb'(O Qucsrn è Clorinda.
TANCRCOI Clorinda? Ah tropp"è vero: io resto •Cnza
e voce e moro: ahi vi<ta. ahi cono,cenza.

Gnm 1·i<1 Ili sp<Ult1.

CLORINDA Tancredi, io ti perdono.


Perdona a mc pur anche. e ciò che bramo
concedimi pietoso:
oprn in forma che l'alma
sempi1erno dcl ciel godn il riposo.
TANC'REDI Già da we brume, o bella,
onenes1i ·1 lavacro: o potess'io
col rimaner es1i1110
qui renderli lo spino.
CtORINDA Assai m·appago
di sì buon genio.
Eh IU non \ai qual pena
fin· or per tua eagionc
provai d"amor acceso.
CLORl'DA lo compati>eo
r aeerba doglia.
Etc mi
in avvenir saranno
i pianti. i miei sospiri.
Si mene il pa11110/i110 agf"occhi.

Ct.ORINDA Porgi, porgi la man prima ch" io ~piri.


AKIDl:.' IO Solleva in pal'IC i crudi 1uoi mar1iri.
TASSO I:. LA SUA FORnfNA J.IUSICAIJ: A \lf,.Nl;7..!A 257

u11mdo per mo110 To11crt'di.

Non pianger mio bene.


non pianger per mc.
Se manca la salma.
ti lascia qucst" ahna
un pegno di tè.
Muore.

Per 01temperore alla legge del lieto fine richiesto in questo genere
di 1ea1ro, a Tancredi apparirà in sogno «l' anima di Clori nda vestila di
bianco sopm una nuvola» (lii, 13), la quale rassicura ramaio sull"ef-
fìcacia dcl banesimo ricevuto i11 articulo mortis. L"avvene infatti
«che dc' beni immonali io godo il regno», proclamando perciò la sua
gioia nell 'arietta che segue:

Son felice. son beata.


sono in braccio del piacer:
alma. no. più fonunam
dc la mia non so veder.
Il che rende possibile a Tancredi. a fìne opera. unirsi al giubilo di
Rinaldo cd Armida promessi sposi.
T ANCREDI Al pari di Rinaldo
pien di giubilo ho 'I sen: morta Clol'indn
qui mi comparve in sonno.
e cinta di splendore
m'assicurò d'un sempiterno amore.
UllAI 00 Oh prodigio ben grande.
ARU>t1'0 Oh gran 'tupore!
Son lieto e felice.
non so che bramar.
In braccio al tonnento
sen vola il contento
per fanni brillar.
Son lieto e felice.
non so che bramnr.
Il fine del dramma.

Resta no ancora da indagare le presenze tassiane meno evidenti.


quelle che non risu ltano dichiarate da ticoli e soggcui. ma si celano
nelle pieghe di tutt'altre vicende. Ad esempio. vogl io segnalare al-
258 PAOLO FA66RI

meno le immedesimazioni tassiane di Melibea («poetessa e roman-


ziera») e Gazzetta ( «istorico r-0manziere» ). due personaggi dell' opera
comica di Goldoni Le virruose ridicole ( 1752) intonata da Baldassar-
re Ga luppi. che in Il, 10 recitano bran i del citato combattimento di
Tancredi e Clori nda. e poi scene degli amori di Arm ida e Rinaldo. O
ancora - per quanto inizialmente fuori dall'area veneta - in Matilde
di Slwbran di Iacopo Ferretti per Rossini ( 1821: I. 2), la sortita del
poeta Isidoro che preludi a sul la «ghitaJTa spagnuola ad uso degli im-
provvisatori» e poi declama: «Intanto Ermin ia fra le ombrose piante I
d'antica se.Iva del caval lo è scorta[ ... ]».
Sempre a proposito di Rossini. a fronte di quest'ultima acqu isi-
zione debbo rilevare la necessittt di eliminarne una tradizionale: dalla
lista dei debiti melodrammati<:i nei confronti cli Tasso andrà definiti-
vamente espunto Tancredi ( ! 8 I 3), spesso erroneamente inseritov i,
che Gaetano Rossi trasse invece da Voltaire e dal suo Ttmcrède• di
tutt'a ltro soggetto. Un'alt ra eliminazione. più in1eressa111e, risuha per
così dire d'autore. Accingendosi a musicare Ore/lo (18 16). Rossini
vide che all'u ltimo atto. quando i ni zia la scena di Desdemona, sulle
labbra del Gondoliere fuori quadro il suo libreuista - il marchese Be-
rio di Salsa - aveva posto un 'onava di Tasso. Ma da ul1 imo. e pare
per volontà di Rossini, gl i fu preferi10 Dante e un passo del racconto
di Francesca («Nessun maggior dolore I che ricordarsi del tempo feli-
ce/ nella miseria»)'0 • La prima c itazione avrebbe fatto indubbiameme
più colore locale, evocando una trad izione testimoniata anche da illu-
stri viaggiatori quali Rousseau. Goethe. Baretti, Byron, Stendhal.
L'altra, però. viene ad assumere un ruolo premonitore piìl funzionale
alla compatta drammaturgia cli quel terzo atto rossi ni ano. A risarci-
men10 di queste due espunzioni (la seconda delle quali però d 'auto-
re). segnalo che per il terzo centenario della nascita di Tasso. Rossi ni
musicò l'inno di Giovanni Marchetti Samo genio de l'ira/a rerra ese-
guito a Torino l'undici marzo 1844.

9) Se ne \'C~• una 1nodcrna ri1..-<liirionç anns1:.uka in 7(J1t('th'l i, a c. di P. F~1 bbri. Pc:-..1ro. Fondazio-
ne ~ol\.,ini . 1994.
10) . 01t•llo t1s.sia Il mr1ro '1i Vi•11r~i'1. :i e:. di ~·1. Collins. Pc&:1·
~'1. COl.Lt~s. Prtf i1j()11e u G. Ross1r<1
ro. Fondazione Rc..-.ssini, 1994 (<>.Ediziooe cri1ic;) delle opere di Gioachino Rossini», I. 19). p.
XXXI.
P1f;RMARIO V ESCOVO

«UNA FATICA BIZZARRA E STUDIOSA»:


El GOFFREDO DEL TASSO CANTÀ ALLA BARCARIOLA
DEL oon·oR TOMASO MONDINI

Al s· vien lerusalèn zà d"scruvand:


mo cun i al vedin ben liberamenl.
c"mcnza ugn·om a cridar: a· i scn. a· i <en.
sia laudà Oiè. v"dì là lerusalcn.
A~;· ve· lcrusalem a fede ·s fa.
In fl~ dc Dé lcrusalem J"è c hé".
TUgg quang cridava su quant eh' a" i podiva.
Vi va lcrusnlern. e vi va viva.

Vccco appare· Gierosalemme e chellc


snnte rnura vedeanose n1ostare:
lUltO ·nziemme no s tri llo aoz.aic l'nrmarn:
«Gierosalemme sie la beRJ trovata!»

Ve" qua quella çinà che ghe fa gola.


i \'Cde coppi. campanieli e case:
alliegri tuni quanti in compagnia:
Gicrusalem. Gierusalem i crìa.

Tra le voci dei diversi eserciti c he nella letteratura dialettale ri-


flessa salutano Gerusalemme. il coro delle truppe veneziane evoca -
per scegliere un'immagine spero immediaiamenie eloquente - un
paesaggio fami li:trc di coppi e ca111pa11ieli, tanto che il lettore vede
qui dettagli più che reazion i di s pettatori (<<additar (... ] si scorge, sa-
lutar si sente»). Questa attiw dine mi sembra definire e caratteri zzare
tra le a ltre prove l' im1>rcsa di Tomaso Mond ini. come vorrei provare
a mos1rarc. in un' a nalisi necessariame nte abbreviata.

I. Scrive Pier Jacopo Martello ne lf Tasso o della 1·c11111 gloria: « Ve-


260 PIERr>.tARIO VESCOVO

nezia, Napoli, Bologna e Bergamo ne' loro fam igliari e graziosi dialet-
ti la mascherarono f... I, le dame e i cavalieri superbamente copena la
Gerusalemme custodivano. Vcnurini. bouegai, barcaioli, lavorando la
cantavano[... I». E- per rest ringere subito lo sguardo a Venezia - gli fa
eco. più in là. i l capocomico Orazio nel goldoniano Teatro comico. i l
quale rammenta, a seguito di una citazione tassiana venuta sul le labbra
del comico Toni no (Pantalone nella prima redazione): «Sapete il Tas-
so? Si vede che siete pratico di Venezia e del gusto di essa quanto al
Tasso. che vi si canta quasi comunemente» (1,4, 12- 13). Una non di-
sprezzabile messe di luoghi rinvia alr intonazione sulle gondole e sulle
rive delle ouave più famose cli Erminia o cli Armida e Rinaldo (qui fa
spicco la trascrizione eia parte cli Giuseppe Baretti del canone d' intona-
zione di un'ouava), per giungere alla dilatazione nostalgica, e presto
romantica, che vuole un Tasso dei gondolieri tra le trad izioni dismesse
e le «vecchie leggende quasi dimenticale» - secondo la celeberrima
pagi na di Goethe - , mentre l ambientazione si sposta dal giorno e dalla
piazza affaccendata di ani e mestieri all a none e allo specchio silenzio-
so della laguna. dove le voci si inseguono i11 lo111mu111za.
In realtà la stessa 1es1imonianza del Viaggio i11 Italia - e r annota-
zione relativa nel diario. che registra distintamente le spese per la
barca e per i cantori - fa seguire all'etichetta «il celebre canto dei
gondolieri » una denagl iata descrizione di una esecuzione tenuta da
due camori , usi ad alternare le loro voci di verso in verso. Una leuura
meno ingenua può presumere dietro la mitologia della trad izione lon-
tana e pressoché trascorsa - si noti che l 'esecuzione deIl ' amico ca1110
andava ordi11ma apposra - il modo i n cui l ' industria turistica provve-
deva a soddisfare le aspeuative dei viaggiatori. Esemplare. da questo
punto di vista, una testimonianza inedita di Ippolito Pi ndemonte in
una leuera del I 828 - per la cu i segnalaziore ringrazio Gilberto Piz-
zamiglio - , assai nena su questo punto: «E egli vero che la giraffa
non è pit1 visibile? Gl 'lnglesi e le Inglesi credono che tulli i barcaruo-
li veneziani cantino i l Tasso. come dicono. se tulli lo dicono. i l Pmer
11os1ro. Ciò non fu mai: figuratevi se oggidì potrà essere 1.•• J». E in-
1a1110, in quei paraggi. una leneratura locale e a wni gli effeni minore
contribu iva a quel mito: come mostra, ad esempio. tale Clcandro Pra-
ta col suo f11vido ai barcaroli di Venezia de ca111ar el Tasso: composi-
zione vernacola in ouava ri ma imeramente esemplata sui centoni dei
viaggiatori stranieri. Per quel che riguarda, almeno. i gondolieri tra-
sportati sulle assi del palcoscenico. già i l Buleghin del giovanile in-
tennezzo goldoniano Il go11doliere veneziano ( 1732) cita, per i suoi
casi , un paio di versi della Gemsale111111e. non dal Tasso " alla vene-
ziana'' ma del vero Tasso (almeno per quanto la sua competenza ita·
liofona gli permetta). Più di centocinquam'anni dopo i l vecchio Piero
UNA PATICA 61 ZZAl< l~A. E S'ruo 10 S;\ 26 1

Grossi in Serenissima di Giacinto Gallina ( 189 l ), al crepuscolo o alla


tomba del teatro veneziano. entra in scena citando un roco de GentS(l-
leme - tre versi dal canto cli Armida e Rinaldo - , paragonandosi
scherzosamente poco oltre a Goffredo, ed esibendo una seconda cita-
zione. a proposito del sentir messa prima della riunione dei gondolieri
i n bmtaglia contro l'apparizione dci vaporett i su l Canal Grande (I. 4).
Quale sia stata nella realtà la conoscenza media del Tasso da parte
dei gondolieri. emerge eia questa lelteratura, i n ogni caso, I' i nconsisten-
za della leggenda del canto in gondola di un Goffredo "alla veneziana".
vale a dire cli quello di Tomaso Monclini. Un caso solo si isola - a mia
conoscenza - nel panorama diffuso delle testimonianze. ed è rappre-
sentatocla una scena del!' Uomo di mondo (ovvero la larda e per più ver-
si ret rospettiva redazione "letteraria" del Momolo corresa11) cli Carlo
Goldoni. La didascalia al principio della scena sesta del primo auo re-
cita : «MOMOLO i11 puppa di wr ba11elle110. con NANE gondoliere. Arriva-
no ca111a11do il Tosso alla ve11eziw1a. e a rrivmi che sono, legano il bar-
re/lo e sce11do110 in terra». Sembra più lecito e pmdente pensare, in luo-
go di uno spunto dedotto dall a realtà. a un ispessimento teatrale del co-
lore locale. Sappiamo che il Momolo conesan discende da una comme-
dia pregoldoniana imitolma Momolo bl'lllO - di cui ci è giunta una de-
scrizione dalla lontana Varsavia - scand ita a suon di arie ve11e~io11e, ma
sappiamo soprmwuoche poco dopo i l Momolo cortesa11 Goldoni trasse
proprio dal Pa111alo11e 111erca111e fallito dello stesso Tomaso Monclini
una commedia omonima (riscriua pure vent'anni dopo e pubblicata col
titolo de Lti bancaroua). Ora, la scena della commedia del Mondini
(pubblicala dal Lovisa nel 1693) che vede uno scomro di imbarcazioni
i n rio - e che è alla base di due scene ri speuivameme nella Puua 0 110-
rtlfa e nella Buona moglie - presema anche una sostituzione del Tasso
"alla veneziana" al vero Tasso in forma di autopromozione pubblicita·
ria. Pantalone - in gondola con Beatrice e i so11atori - dopo aver into-
nato una canzoneua eia bauello, salutata dagli applausi. aggiunge:

E zà che ve piaso a cantar. si no n1e dé però incenso. vogio cantarve


quell'onava de Ercole che per amor mena · 1fuso. che la dise «Mirasi qui ira
le n1eonie ancelle». nu.1 ve la vogio cantar int'el rnio lenguazo, che l'altro
zonio me son imbanì10 a Rialto. sono i porteghi della Drapparia, dal Lovisa
s1ampador e librcr. e go visto un libro che elise: El Goffredo del Tasso mwà
alla barcariola. e l'è tuno ·1 Tasso. cantào cusì alla veneziana. che a dirve 'I
vero el 1nc dà in genio.

E così Monclini sosti!Uisce ali' oua va originale quel la del suo ri-
facimento veneziano, rinviando i leuori della commedia - ed even-
tualmente gli spetlatori - all'acqu isto presso i l Lovisa anche di
quell'opera. Terminata l'esibizione di .Pantalone. Beatrice si dichiara
262 PIFI<\11\RIO V ESCOVO

11 .., 110 ~.nctxxxx'm


-~· .. __...:;;..._.::.... . --
'-

To1n.~'4> \Ione.lini. [/ G,,Drt•tl<> Jet l"''f' ,-,111tù ,,Ifa hf1n ariolt1. anupon.1 d1 1,1hella
Pu."\.'tn1 d.111"cdi1101h.' Vcnc1ia. l..o' ''·'· 169,l
263

Ton1:1so ~1on dini . 1;1 (;(?Oi'(?(/a '-''' ' Ta,\ :•;o ca111à 111/a l>a1'l·ario/11. <Ulliport;ì di in1,;b.orc
OlllOllin10 ,>r..,"Ccdçn1c i :..ingoii ç:ulli nel I' cdirione! Veoc1ia. Dorigoni. 177 1.
264 Pll!R~l ~\K I O VI \C'O\'C)

Nlondini. l::t Goffredo d<'l 1i1.~so cunuì ,11/a ban:ariola, :11HÌ J)()1'1;1 di in~·i-.orc
l(HU;.l!\0
anoni1no precedente il solo canto quauro<lii.;çsi1no 111..:lr ..:dizionc Venezia. Dorigoni.
1771.
LNA FATICA Bl7.7~RRA E STVO I O~A 265

entusiasta della trovata: «Veramente è una fatica bitarra e ~tudiosa. e


credo per cs<>Cre cosl vaga darà nel genio a· dilcllanti ». Segue r ar-
rivo contromano del battello dei corresani e r idillio si ;pena brusca-
mente in una luffa a colpi di remo.

2. Per la bouega di Domenico Lovisa. librer e stw11pador souo i


po11 ici della Drapperia a Rialto. sono già passato qualche anno fa.
occupandom i proprio cli Tomaso Mondini e cli Giovanni Bonicelli .
auwri 1ci11ra li a mezzoservizio i n gioventì1, come precursori nella
commedia veneziana di Carlo Goldoni. tentando una sommaria rico-
struzione delle disponibili tà cli bouega, dagli a/Jacfli11i alla Vita di
Sa111 "0svoldo. tra stampe eia leg11i o rami. c lassici italiani e latini. ca-
pisaldi della Jeueraturn di colportage. trauatelli e librcui di pia leuu-
ra. pronostici. lunari. bolleuini. con particolare riguardo alrampia
scelta di opere drammatiche.
In dodicesimo. nel fom1ato delle commedie 111t01•e e rnriose. esce
nel 1691 - canto per canto fino alronavo e in un'unica solulione per
gli ulteriori (conoscendo subito una reimpressione) - Il Goffredo 01•e-
ro Gerusalemme liberata, poema emico del signor Ton111mo Tasso.
Tradouo in /e11g11a ve11e~ia11a dal signor Simo11 Tomado11i. dove I" au-
tore si fìrma ancora con lo scoperto anagramma che appare pure nei
frontespi zi dci testi teatral i. Menzionando un volume con 111110 ·1 Tas-
so. Panrnlonc rinvia i ndubbiamente alla succcsiva e completa edizio-
ne, intestata al do/lor T<1111<1so Mondini e dcdicarn a Frnncesco Duo-
do, che appare, sempre per i tipi del Lovisa, nel 1693, con la quale
l'opern ascende dal formato povero dci tascabili a quello del l ibro cli
pregio. in 4° e con tavole. nelle dimensioni e nella foggia delle Gem-
sa/emmi "da dame e cavalieri". Questa edizione - esposta e descritta
alla recente mostra marciana - comprendente vcm i tavole. prove-
nienti da precedenti Gemsalemmi 1•enete: si trana della ;,erie di Gio-
vanni Guerra - che appare, ad esempio. nell'edi1ione padovana dcl
Bolzena (1616) e nella veneziana del Curti (1670 ca.) - con l'ecce-
zione dcl rame che precede l'onavo canto- presumibilmente a quest·
altezza perduto o deteriorato-. sostituito dalla corri~pondentc tavola
della serie inci;,a da Francesco Valesio. che si vede nelrcdizione ve-
neziana dcl Sartina (1625) o più tardi in quella dello Hertz ( 1673).
Apposita mente incisa per l'impresa è invece l'antiporta. :tcl opera di
suor Isabella Piccini (a questa data da pochi anni entrata nel mona-
stero francescano di Santa Croce), che ritrae. appunto. un personag-
gio in prua a una gondola - con ogni probabil i I~ un cantore - con la
mHno si nistra nll'orecchio. in allo cl i ascoltare. prcsumibilme111e. in
auituclinc cli "ripresa·· di un'ottava cantata da un cantore su altra gon-
dola: a poppa srn un gondoliere, iden1ifìc;110 dalle parole impresse
266 PI E R~·1ARIO VE.SCOVO

su lla bone di vino che campeggia al centro dell'imbarcazione («me-


sada de Tofolo» ). Ancora più chiara questa lenura risulta di fronte
alrillusirazione - da questa traila - che precede ciascun canto
nell'edizione Dorigoni ( Venezia 177 1 e I 790), e specialmeme quella
- stranameme diversa dalle altre. con la medesima scena ma scm;a 1i-
1olo - che precede i l canto quaniordicesimo. In essa - notevole nono-
stante la sua "povenà" e rapid ità. come le sceneue che. canto per
ca1110. fronteggiano questa tavola lissa sulla pagi na di sinistra - non
solo quello che si è supposto essere un cantore ma lo stesso gondolie-
re Tofolo appaiono. con la gorndola immobi le. in esplici ta auitudine
di ascolto. Al l'i mmagine di partenza - in assenza di rivendicaz.i oni o
esposizioni leggibili nella dedica e nella premessa ai lettori - sembra
così spettare la dichiarazione d'intenti dellafmica biz<tirra e studiosa
del do/lor Mo11di11i, il significato dell'ideale marca " al la barcariola"
con cu i la traduzione si present.a. Ma di c iò a suo tempo.
L'impresa del J\fondini occupa, anzituno, un ruolo principale nel-
la serie dei traves1imen1i dialettali della Gerusalemme liberaw. per
l ' integrale conduzione del diseg no e per il rapporto che essa presume
rispe!lo al la 1radizione leueraria veneziana. Due decenni prima un
poeta veneziano della genernione precedente a quella del Mondini,
nveva già s~rimentatQ, in margine a una produzione bipai1ita tra il
latino e l'italiano, una traduzione vernacola del Tasso. li terzo e ulti-
mo volume dei Discolores Apollinis jlosculi di Giovanni Benedeno
Perazzo ( 1631-1707), apparso a Venezia per i tipi del Combi nel
1678, si chiudeva con l'abbozzo di un Goffredo overo Gemsalemme
liberata dal signor Torquwo Tasso con diligenza f edeltà traportma
dal wscano in lingua veneziana, ristreno al solo primo camo e dedi-
cato a Lazzaro Mocenigo. cavaliere e procuratore di S. Marco; resi-
duo - secondo le dichiarazioni, pera ltro topiche. dello stampatore -
di un· impresa giovani le. consumata nelle ore d 'o:>. io. naturalmeme.
secondo scuse stereotipe, pubblicato dopo fortunoso ritrovamento:
«Per mezzo di un amico (contro al genio dell'autore) mi è soni10 di
aver nelle mani il primo canto; quale, con qualche altro scherzo ve-
neziano. volentieri aggiungo all e altre sue composizioni». Dove si ri-
conosce la necessità a una rappresemaiività poetica completa dell'in-
clusione di una scelta "minore" di rime veneziane in un co1p11s prin-
cipalmente latino e secondariamente italiano.
L'operazione del Monclini - come del resto gli altri 1raves1imenti
seicemeschi del Tasso - non consiste affano in un riiagli amento i n
panni semplici, ad uso di un pubblico alfabetizzato più vasto e meno
scaltrito rispeno a quello del testo originale. Rientra. al comrario. nel
campo di quella leneralura diale1rnle parod ica - dopo la forte impres-
sione delle esperienze del poema eroicomico seicentesco - in cui la
UNA F,\1'1CA Hl7.ZARR;\ !!STUDIOSA 267

ricomposizione e la degradazione dcl modello non appaiono godibili


se non per un pubbl ico che bisogna immaginare suffìcientememe col-
to e smaliziato. Tutte le stampe seicentesche e tulle le numerose ri-
stampe del secolo seguente del Goffredo alla barcariola riproducono
a fronte il testo dell'originale tassiano. dato che l 'operazione perse-
gue non I' assorbimento e la sparizio111e del testo originale nel rifaci-
mento dialettale (come accadrà in versil)ni della Gem sale111111e del
pieno e tardo Settecento: si veda, ad esempio. la parziale traduzione
bellunese del Coraùlo. recentemente analizzata da Giovanni Da Poz-
zo) ma il rispecchiamento in esso.
Il Mondini tenta la sua impresa " veneziana" colmando una casel-
la vuota di prima evidenza nel mercato delle lettere tardobarocco. do-
po i travestimemi in li11g110 bolognese popolare di Giovanni France-
sco Negri ( 1628 circa). e in n wica be1;~oma.sca di Carlo Assonica
( 1670), nonché i n esatto parallelo al Tasso 11avotew110 di Gabriele
Fasano. che vede comemporaneamente la luce nel 1689. i n uno
splendido volume in fol io (al quale I' muore - un mercante di seta -
sopravvisse solo alcu ni mesi). Come si vede siamo di fronte, esa11a-
111ente, al "quadrilatero" i ndicato dal Martello: Bologna . Bergamo.
Napoli. Venezia. I primi due testi . peraltro. non sono solo generici
"precedenti", ma risu ltano direttamente tenuti presenti - e direi spe-
ciahnente i l secondo - da l Mondini: tanto che la speci ficità dcl trave-
stimento alla barcariola risch ia di sfuggire senMi una preventiva
considerazione di queste altre prove. Alt ri tentativi coevi si fermano
allo stato di abbozzi. quando non di assaggi, come la traduzione in
calabrese dei primi due canti (Roma. 1690) o la prova lodigiana con-
dotta sull'episodi o di Oli ndo e Sofronia da Francesco De Lemene.
A Giovanni Francesco Negri ( 1593- 1659) - uomo di educazione
regolare. che alterna la pittura (Carlo Cesare Malvasia lo celebra co-
me ritrattista) e l'architettura (è, tra laltro. il progellatore della Chie-
sa della Confraternita del Buon Gesù a Bologna) all 'a1t ività letteraria
(scrive quattordici volumi di A1111a/i b-0lognesi) - spetta i l primato del
trapianto del Tasso in un dialetto e nella realtà ad esso retrostante. La
sua Trado11io11e della Giemsale111111e Jiberara - la cui stampa fu arre-
stata bruscamente - sembra su istanza della censura pontificia. per
una sati ra contro i l Legato - a metà del tredicesimo canto - risulta
tuttavia tramandata nella sua interezza - talora in giunta al testo a
stampa - da numerosi manoscritti. È un'opera tanto piì1 interessante
- mi pare - se si procede alla restituz:ione delle A111101a~io11i i n l ingua
che seguono ciascun canto - sfuggita a Giovanni Fantuzzi - a
quel l Anton io Mirandola a cui recentemente - mettendo a fuoco la
cultura letteraria del Guerci no. nella cu i vita il Mirandola ebbe una
parte decisiva - Ezio Raimondi ha dedicato un contributo illuminan-
268 PIERMARIO Vf>SCOVO

1e, spaziando dagli erucli1issimi libri di devozione ai si ngolari 1es1 i di


morale moderna d'impronta picaresca, quali u1 gabella della morte e
L'osreria del mal 1empo. Il nome di Fabricio Alodnarim (cioè Miran-
dola, speculannente ribaltato) è quel lo che il canonico cli San Salva-
1ore impiega anche al1rove. ad esempio nella commedia - regolar-
mente ascriuagl i già dal Quadrio e dal Fantuzzi (immagino Fabrizio
essere stato il nome di ballestimo dcl M irandola) - Graziano volubile
(Bologna, Ferron i, 1632).
Po1rà qui essere van1aggioso, per brevi1à, limiiarsi - panendo
proprio dalle impo11anti pagine dedicate da Raimondi al ruolo di Tas-
so, leuo accanto e attraverso il Marino lirico, nella cul1ura bolognese
degli ann i tJenta del Seicen10 dal Mirandola - a uno sguardo all'ope-
ra del Negri anraverso lo spiraglio dischiuso da ques1e A1111mazio11i.
Tamo piì1 che l'insistenza su l primato "piuorico" de l rifacitore si ac-
compagna al le osservazioni sul la sapidi1à espressiva della parola dia-
lcuale. su lla produuività metaforica consemita dall'intrusione
nell 'epica del più dimesso colore loca le.
Punterò a un paio di luoghi minimi, a mero scopo esemplifica1i-
vo, per stabilire qualche coordi nata da riprendere più in là, anche al
proposito del Mondini. Il «ferro» (delle spade) «rivolto anche ne'
campioni di Cristo di V. 33 di venia quello che anch · i crisria111rà zò
<lai vali». E Mirandola: «[ ... I i pittori dipingono l ' istessa umana vita
con la figura della morie, che criba con un vallo 1utte le genti, e chi
cade dal cribio, mono rimane, additando che mentre viviamo, sempre
la morte ci crivella, perché sempre della nostra vita manca qualche
parte, fi no che, cessando il mo10 e consumato l'umido radicale, mo-
riamo compitamente. Ora il poeta, essendo anche eccellente pinore,
che ne' ri1ra11i ha pochi pari , segue l'invenzione de' suoi pi1tori , e di-
ce: "anch' i cristian tra zò dal val!"». Oppure, per una rei nvenzione
pun1uale che ri nsa lda idiomat icità ad evidenza udi1i va: Goffredo mi -
nacc ia in X , 57 un secondo assalto ccm maggiore e più 1erribil .faccia
I di guerm, mentre nel testo bolognese promette di far sen1ire al ne-
mico: «[ ... J quand a'I s' cumbau, I un manin scur! mo d'altr che d'
zavall». Cos'è il «11umù1 scurn'! Si 1raua di una cerimonia della se1ti-
mana santa, a rievocare il 1umu l10 dei bastoni e le lanterne che si ap-
prossimano nella cauura di Cristo nell'orlo: a Bologna, raccon1a Mi-
randola, si spegnevano le candele e i bambini b;iuevano bas1oni - e.
si immagina, gli zoccoli - sul pavi mento: «E ial banimento i bolo-
gnesi chiamano manino scuro. quasi che un man ino, overo un ariete.
cozzando faccia romore in quella oscurità, cagionaw dalle candele
estinte». È evidente come i l risvolto della parod ia localizzante.
del l 'i ngresso anche in dimensioni pu111ua li del colore locale, ambisca
- secondo la formu la con cui Contini rileggeva l'c1iche11a crociana di
269

letteratura dialettale rinessa - a una «i11tegrcòo11e di cerri 1011i mino-


ri, o meglio di altri e diversi ton i. al/a le//erarura "11azio11ale"».
Esercizio doppiamente ri flesso. svolto in una lingua msrica piì1
che non popolare. solido e apprezzabi le. risu lta la fatica - portata più
in là a compimento - del Tasso in bergamasco. montanaro più che
cittadino. del do/lor Carlo Assn11ica. Costui - da quanto ho potuto fì n
qui ricost ruire - nasce a Bergamo verso il 1626 e muore. dopo lungo
soggiorno in essa. a Venezia nel 1676 (secondo Antoni o Tiraboschi
un manoscrillo contenente i canti I e BI recherebbe la data 1659).
L'iscrizione su lla tomba nella chiesa cli Sant' A ngelo - oggi distrutta
- lo rammentava NOB ILIS. nonché DOCTOR COLLEG IATUS I AD SERE-
NISSIMAM REMPUBLICAM. OLIM PRO PATRIA NUNCIUS. celebrando le
sue vigilie cli storico e geografo e - ciò che piì1 ci riguarda e che di·
mostrn. dopotutto. il grado di serietà del cimento - la sua trad uzione
della Cemsalemme: QU I HETRUSCAM TORQUATI TUBAM AD VERNA-
CULAM TIBIAM I LEPIDE CONCINNEQUE TRAOUX IT.

3. Occupandomi alcu ni anni or sono del Mondini comico - i l Si-


mon Tomadon i del Panwlo11e 111ercc111re falliro - e di Giovanni Bon i-
celli - il Bonvicin Gioanelli del Pamalone bullo e del Pa111a/011 spe-
zier - li avevo sbrigativamenri accomunati, a partire dal "dottor" che
precede i loro nomi sui frontespizi. comprendendoli nella categoria
degli uomini di legge. Affermazione che posso ora co1Teggere con
qualche minimo approfondimento di ricerca e giovandomi anche dei
risultati delle ricerche - che ho fiancheggiato - recentemente intra-
prese da due tesi di laurea: quella dedicata al Mondini eia Robeno
Gaudio (relatore Giorgio Padoan) e quella dedicata al Bonicelli eia
Cristi na Roncucci (relatore Siro Fel'l'one). Indagini incrociate - a par-
tire eia un'unica ipotesi di lavoro - hanno permesso il reperimento
presso l'Archivio antico dell'Università cli Padova cli notizie sul le
carriere universitarie dell'uno e dell'altro personaggio. che occupano
i medesimi anni 1684-1689. Bonicelli (domicilato a ponte Molino)
compie effeHivamente studi di legge: Mondini risulta viceversa. non
senza sorpresa (almeno per chi sia risalito a lui a partire dal giudizio
cli immoralirà pronunciato da Goldoni sul Pa11wlo11e 111erca111e falli·
ro), dottorato in teologia in data 31 gennaio 1689 e registrato come
0011 T/10111as Mo11di11i chierico (altrove anche 11e11er11s). Figlio cli un
Raimondo (ancora vivo a questa data). egl i risulla immatricolato nel
1683 e al lora domiciliato a Sane' Agata.
Le prove letterarie del Mondini (il Tasso e altre tre commedie ol-
tre a quella rammemata: Le scioccherie di Crade/li110. Gli amori
.efommari di Pa111a/011e e Le 1111ove pa::,zie del Oouore. cli cu i due
edite nel 1689) risa lgono tutte agli anni della giovinezza: al capo op-
270 PIERMARIO VESCOVO

posto della vitn - nel 1733 e per i tipi di Giuseppe Bcninclli - e sono
lo pseudon imo di Santo Bagozzi («poeta natural» e che «del Parnaso
netta i pozzi») egl i pubblica una raccolta di cento sonetti intitolarn La
Bago-;.zeide. già ascriuagli dal Mazzucchelli. come confermano nu -
merosi indi?,i interni. tra cu i spicca l'allusione alla paternità dcl Tasso
veneziano. E una raccolta di poesie in vernacolo (il congedo ai lettori
rende omaggio all'Achillini. a Ciro di Pers, a Zappi e a Maggi).
··morali" od' occasione, che copre un arco temporale che va dai primi
ann i onanta del Seicento al 1730. ai tempi. dunque. immediatamente
prossimi alla data di stampa (che resta anche termine post <111e111 per
la morte del l' autore). La raccolta svela la pratica di un cinquantennio
con l'aristocrazia veneziana, la probabi le partecipazione al i ' Ac-
cademia degli Industriosi. che si radunava a casa di Francesco Mo-
rosini (si veda i l sonetto in morte dell'avvocato Lazzaro Ferro nel
1693: un altro sonetto veneziano - più che prossimo a questo - si
legge. a nome de l Mondini, nei F1111era/i accademici pubblicati nel la
medesi ma circostanza da Costanti no Borgheselao, segretario della
sudcleua accademia), nonché un servizio trentennale - con un incari-
co che sarà da acce11are più puntualmente - presso il Col legio dei
Savi («Sarà trenlaseu'anni e xe passai I [che] servo i Savi[... )», e an-
cora «Servo al Collegio[... ]»; la pratica della sala del Collegio lascia,
tra J'allro. i l segno nei sonetti cleclicmi all'orologio in essa posto e,
soprauuno, alla collocazione in essa. nel febbraio 1727, dopo la
morte cli Bertuzzi Contarin i, ciel R(//10 d'Europa di Paolo Veronese).
La chiamata in causa della Bagou.eide si presta qui a fornire un
accesso al Tasso, ove gli anni della fatica bizwrra e studiosa sono i
medesimi della ripresa della guerra al turco, ancora al di qua della
definitiva chiusura di quel conflilto secolare (quella in seguito alla
quale, a partire dalla disfana totale cieli' Impero Ouomano. nascer,'t la
figura ciel turco bonario e sprovveduto, che occupa larga parte della
leueratura e del teatro senecentesco. di parola e di canto. sulla pagi na
e sulla scena) . li turco del Tasso alla barcariola - per i tratti che il
Mondini acquisisce dalla tradizione di denigrazione satirica e sovrap-
pone al poema tassiano - è quello della letteratura veneziana e dei
vari travestimenti pluri linguistici, il cui canone si fissa - rendendosi
pienamente visibile - nelle celebrazioni per la villoria di Lepanto. Si
tratta di una componente irreperibile negli altri " travestiment i" dia-
lettali della Gerusalemme. La Bagozzeide esibisce, dunque, un 'ampia
sezione di poesie celebrat ive nel l'arco cronologico indicato. con una
nutrita sezione dedicata alla carriera - dal comando della Rotta nava-
le al sogl io dogale e oltre - cli Francesco Morosini e che si ch iude -
in data 1716 - con un doppio soneuo per Eugenio di Savoia. il secon-
do a salutare la presa cli Belgrado. Si va dalla dilatazione metaforica
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del profilo della «galla bastarda» che va a «repiantar San Marco in


Ncgroponte» - «legno piantào sul mar, bosco volante, I teJTor
del I'On oman per starghe a fronte»; «torre che auerrn e forte che no
cede / mistra de casa de l ' Adria fu lminante» - fino ai giochi mctafo.
rici su lla mezza luna turchesca. calpestata sono ai piedi o ridona ad
arnese da cucina {«Tarapatì1 tù 111 111 1oché 'I tamburo, I soné la trorn·
ba perché va in armada I chi con la l una ha peslà ben l'aggiada I e
che l'ha strapazzada al ch iaro e al scu:ro»). lino alla rei nvenzione del-
le mosse della tanica militare in mani di gioco a carte {1rio11fe11i. bas·
sella, sric/1. callabraghe) e di gioch i con dadi e tavoliere.
Il Gofjì·edo alla barcariola. dunque. partec ipa vistosamente alla
storia della lencratura veneziana amiturchesca. impiegando in chiave
allusiva - e debitamente rincarata dai proced imemi di