Sei sulla pagina 1di 5

Analisi del Duetto “Szunyogtànc” “(danza della mosca) di Bela

Bartok

Analisi Formale

Osservando la partitura si nota come il duetto sia diviso in due parti distinte, le quali
terminano entrambi con un bicordo (battute 25 e 51). Queste due sezioni hanno
molte caratteristiche in comune, si può notare infatti come, ad esempio il primo
violino, se si esclude il La corda vuota, suoni la stessa melodia che aveva suonato
nella prima parte.

Considerando il secondo violino si nota subito come questo, mantenendo lo stesso


profilo melodico avuto nella prima parte, suoni in un registro più alto e note diverse.

Notando tutte queste somiglianze tra la prima e la seconda parte, non si può quindi
parlare di un brano scritto in forma bipartita, il materiale melodico e armonico (se si
tralascia il Si naturale presente nella seconda parte) rimane sostanzialmente
inalterato. È mia opinione che il brano sia in forma A-A’, infatti sono presenti
comunque delle differenze tra le due parti che è bene sottolineare, come il
cambiamento di registro del secondo violino e il La corda vuota suonato
insistentemente dal primo violino.
Un’altra differenza riguarda le battute finali di A ed A’; molto più concitate nella
prima parte, più calme e distensive nella seconda
A

A’

Notare inoltre come i bicordi di conclusivi siano posizionati in movimenti diversi


della battuta, in A questo è posizionato sul secondo movimento, in A’ invece si
trova sul movimento forte, dando una maggiore sensazione di conclusione
all’ascoltatore.
A sua volta A ed A’ possono essere divise a loro volta in due sezioni. Queste due
sezioni differiscono in quanto la seconda sezione di A (battuta 17) è basata sulla
ripetizione continua e via via più incalzante di una scala discendente di 4 note. Lo
stesso discorso vale per A’.
La seconda parte di A e A’ è caratterizzata da una maggiore tensione, ottenuta
tramite il ripetersi continuo di un piccolo frammento melodico; tensione che sfocia
nei due bicordi (battute 26 e 51)

Analisi Melodico/Tematica

Il brano è caratterizzato dalla presenza costante e dalla ripetizione di piccoli temi


melodici. Il principale (ed il primo che ci viene presentato è costruito su tre note: Mi,
Fa e Re. Questo “tema” inizia in levare e conclude entrambi gli incisi melodici sul
Re, conferendogli una direzione discendente.
Queste considerazioni valgono anche per il secondo violino, che esegue, anche se
trasportata, la stessa melodia del primo.
Si nota anche la presenza di un altro “tema melodico” che, a differenza del primo
presenta una direzionalità (ascendente o discendente che sia) più marcata.

Ovviamente, come si intuisce, il materiale tematico/melodico è piuttosto scarno,


quindi elementi che potremmo essere portati ad ignorare in altri brani più complessi
e ricchi assumono in questo contesto un peso specifico importante.
Ad esempio, la scala ascendente che porta al La nella battuta 12 rappresenta un
momento saliente dell’intera sezione.
Gli accenti (o meglio la loro disposizione) ricoprono in questo brano una funzione
cruciale.
Innanzitutto, il brano inizia in levare e se si osserva la partitura si potrà vedere
come ogni frammento melodico inizi o in levare o sul tempo debole (con le
eccezioni alle battute 19,21,22,23,24,48 e 49, in cui la sensazione di battere e
levare vengono non viene facilitata a causa del dialogo tra i violini, che rendono
difficile all’ascoltatore individuare con precisione battere e levare).
Bartok inoltre, per amplificare questo senso di
incertezza nell’ascoltatore, accenta in maniera
costante note sul tempo debole o in levare.

Analisi Armonica

Il brano è basato interamente su 8 note:

La sezione A’, a differenza di A utilizza il Si naturale, unica nota che non rispetta
l’armatura di chiave. Notare come l’introduzione del Si naturale prevenga il crearsi
di una serie di quinte diminuite, permettendo invece di mantenere gli stessi intervalli
tra una sezione e l’altra.
A tale proposito è bene notare come la melodia del primo violino rimanga una
costante durante tutto il brano, mentre il secondo suona la stessa melodia
trasportata una nona maggiore sopra. Potremmo anche pensare alla parte del
violino secondo come se fosse la stessa parte del primo violino, trasportata una
quinta giusta sotto in A, e una quinta giusta sopra in A’.
Questo brano presenta una scrittura modale, interessante comunque notare come
entrambe melodie si fermino sul bicordo La-Mi, interpretabile come una sorta di
“dominante”. Un’ultima considerazione riguarda il La e il Mi corde vuote tenute per
buona parte di A’, che fungono da note pedale.

Analisi sulle funzioni delle parti

In questo duetto il primo e secondo violino svolgono funzioni relativamente simili.


Questa “parità” delle parti scaturisce dal fatto che:
1. I due violini suonano parti (quasi) identiche
2. Lo stile imitato permette conferisce alle parti una personalità (assenza di
melodia + accompagnamento)
3. Nella prima parte, essendo di registro più alto, il primo violino potrebbe
assumere maggiore importanza del secondo; in A’ questa relazione si rovescia,
affidando al secondo violino una parte più alta rispetto a quella del secondo (ciò
almeno nella prima sezione).
Un’osservazione che potrebbe portare a pensare che il primo violino abbia una
parte più “importante” del secondo è il fatto che sia in A che i A’ esso suona
sostanzialmente la stessa melodia.