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Sia sul piano della politica interna, in particolare per quanto concerne l'assetto

economico, sia su quello della politica estera, l'Egitto ha assunto, negli ultimi
decenni, posizioni molto variegate e non sempre coerenti.

Il sistema politico egiziano � multi-partitico, ma con uno schieramento dominante


che fa capo al presidente al-Sisi.

Alle elezioni parlamentari del 2015 il Partito dei Liberi Egiziani, fondato dal
magnate Naguib Sawiris, ha ottenuto 65 seggi su 568; alle sue spalle si sono
posizionati il Partito del Futuro della Nazione con 50 seggi e il Neo-Wafd
(??? ????? ?????? Hizb al-Wafd al-Jadid) con 45 seggi, erede dal 1983 del Wafd
("Delegazione"), tradizionale partito del nazionalismo liberale dissolto nel 1952.
Tutti fanno parte della coalizione filo-governativa Per Amore dell�Egitto
(?? ?? ??? Fi Hob Misr). I salafiti di al-Nur (??? ????? ?izb al-Nur) non hanno
ottenuto pi� di 11 seggi, mentre gli indipendenti sono stati 251, 28 nominati
direttamente dal presidente. Numerosi partiti di opposizione hanno boicottato le
consultazioni.

?Abdel Fatta? Khalil al-Sisi � presidente dall'8 giugno 2014, dopo aver guidato il
colpo di Stato militare del 3 luglio 2013 che destitu� il presidente Mohamed Morsi
con il sostegno di ampie fasce della popolazione; � stato eletto al suo secondo
mandato nel marzo 2018, con il 97,11% dei voti (Moussa Mostafa Moussa del Ghad
ottenne il 2,89%). I votanti furono per� solo il 41% degli elettori.

Mostafa Madbouly ha assunto la carica di Primo ministro il 7 giugno 2018, in


seguito alle dimissioni di Sherif Ismail, in carica dal 2015.

Oltre 50 anni dopo la rivoluzione dei Liberi Ufficiali (23 luglio 1952), all'inizio
di marzo 2014, il governo annunci� a sorpresa la revisione della legge elettorale
presidenziale. Tuttavia, la nuova legge rende estremamente difficili le candidature
ed � stata da pi� parti accusata di favorire nettamente al-Sisi. Peraltro, anche
riguardo alle elezioni parlamentari del 2015 si levarono accuse di violenze
pubbliche e private contro gli oppositori e di brogli a favore dei partiti filo-
governativi. Meno del 10% dei 32 milioni di elettori registrati vot� nel 2015.

Il 2 dicembre 2013 il Parlamento approv� la bozza della nuova Costituzione, ma


l'opposizione non partecip� al voto; gli emendamenti miravano a:

proibire che i partiti usino la religione come fondamento dell'attivit� politica;


consentire una nuova legge anti-terrorismo, sostitutiva dello stato di emergenza
vigente a fasi alterne dal 1981, concedendo alla polizia ampi poteri di arresto e
sorveglianza;
attribuire al presidente il potere di sciogliere il parlamento;
terminare il controllo giudiziario sulle elezioni.
Il referendum vide la partecipazione del 38,5% dell'elettorato: il 18 gennaio 2014
si annunci� che il 98,1% dei votanti aveva approvato gli emendamenti. Ci� avr� per
conseguenza una pi� efficiente repressione dell'islamismo.

La politica estera � moderata e in genere filo-occidentale dagli anni 70. L'Egitto


ha considerevole influenza nel Medio Oriente e in Africa. Ospita al Cairo il
quartier generale della Lega Araba e media spesso i conflitti interarabi. Come
primo paese arabo a far pace con Israele (1979) assume spesso il ruolo di mediatore
fra quest'ultimo e gli arabi. Dal 1991 al 1996 fu segretario generale delle Nazioni
Unite l'ex vice-primo ministro egiziano Boutros Boutros-Ghali.

Questione democratica
Dopo gli anni in cui Gamal ?Abd al-Naser aveva governato in modo sostanzialmente
autoritario e repressivo verso ogni forma di opposizione, in cui l'Egitto aveva
perso due guerre contro Israele e in cui gli sforzi economici del Presidente
avevano raccolto risultati assai contraddittori: fallimento del piano
d'industrializzazione ma costruzione dell'Alta Diga di Aswan, con benefici
risultati nel campo della produzione di energia elettrica e nell'agricoltura ma con
riflessi negativi non indifferenti d'impatto ecologico sull'ambiente, l'Egitto con
Anwar al-Sadat inizi� un lunghissimo processo di apertura (infitah, "apertura" fu
il termine per l'appunto usato) politica ed economica che solo con molto ottimismo
pu� essere considerato un processo di democratizzazione.

L'Egitto gode di assai maggiori simpatie in Occidente, non solo grazie al suo
ritorno a un'economia di mercato (per quanto caratterizzata da fortissimi fenomeni
di corruzione e da una quasi assoluta mancanza di regole e di reale concorrenza) a
fronte di un passato del tutto dirigistico, ma grazie all'inattesa apertura verso
Israele dopo la guerra scatenata da Sadat nel 1973, che condurr� al suo formale
riconoscimento dello Stato ebraico.

L'abbandono dell'alleanza con l'URSS e l'avvio di una sostanziosa intesa con gli
USA costituiscono fondamentali momenti della nuova strategia politica
internazionale di Sadat, di fatto proseguita anche da Hosni Mubarak e solo in parte
da Abdel Fattah al-Sisi (che ha riallacciato un'intensa cooperazione tecnico-
militare con la Russia), comprovata dalle posizioni dell'Egitto contro il
cosiddetto fondamentalismo islamico, soprattutto dopo l'11 settembre 2001 e le
guerre contro l'Iraq e il regime di Saddam Hussein.

Il regime egiziano - caratterizzato anche con al-Sisi da un forte autoritarismo e


da forme sostanziali di "culto della personalit�" - mostra nondimeno un notevole
grado di stabilit�, che in varia misura ha agevolato gli investimenti stranieri e
il turismo. Seppur criticato dell'opposizione liberale, il Presidente gode del
pieno sostegno della classe militare che guida ininterrottamente il Paese dal 1952
e che tuttora esprime quasi il 50% dei ministri.

Rimane fortemente criticata la politica del regime di al-Sisi, a causa della


frequente brutalit� con la quale le Forze dell'ordine reprimono le manifestazioni
di dissenso provenienti soprattutto da parte dei Fratelli Musulmani, dichiarati
fuorilegge dopo il colpo di Stato del 2013 e da allora fatti oggetto di arresti
arbitrari, torture e condanne a morte di massa irrogate da una magistratura spesso
ligia ai voleri presidenziali e che, con il pretesto della lotta al terrorismo
"fondamentalista", non evita di avviare all'occorrenza pesanti azioni giudiziarie
contro i pi� attivi critici del modo di operare del governo.

Difficile giudicare il grado di democrazia del regime scaturito dai colpi di Stato
del 1952 e del 2013. Se infatti il sistema politico � attualmente caratterizzato
dal multipartitismo, troppi sono ancora i vincoli frapposti all'espressione davvero
libera della critica. Le elezioni sono caratterizzate da sostanziosi episodi di
condizionamento diretto e indiretto del voto, specie nelle ampie aree rurali dove
dominano le figure dei dirigenti locali e dove � legge l'autorit� dei capi
tradizionali, senza contare che il sistema elettorale viene modificato a ogni
elezione senza che se ne dia opportuna notizia a tutto il corpo elettorale. Poi c'�
la questione dei candidati indipendenti, capaci per diversi motivi di sconfiggere i
candidati di regime ma che, dopo le elezioni, vengono inglobati nello schieramento
di regime, garantendo la maggioranza ad al-Sisi.