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Le scrittrici nella prima età moderna

Tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, la ligno e Camilla da Varano. L’altra metà delle autrici è rappre-
scrittura femminile conobbe in Italia uno sviluppo senza pre- sentata da esponenti dei patriziati cittadini come Antonia Pul-
cedenti e senza pari nel resto d’Europa. Peraltro, l’entità del ci, Isotta Nogarola e Cassandra Fedele, che del resto scriveva-
fenomeno che vedeva anche le donne qualificarsi come autri- no anch’esse quasi esclusivamente di argomenti religiosi. Quan-
ci di opere variò secondo la geografia della penisola: nell’arco to alla dislocazione geografica dei luoghi di edizione, va no-
dei due secoli e mezzo qui presi in considerazione, dal 1465 tato come – fino al 1500 – soltanto in tre territori si pubblicas-
al 1700, le donne non scrissero né pubblicarono allo stesso mo- sero opere di donne: per ordine di importanza quantitativa,
do nei diversi contesti degli antichi stati italiani, poiché la lo- la repubblica di Venezia (4 titoli), la Toscana (3) e Bologna (2)
ro esperienza risultò fortemente condizionata dalla difformità (fig. 2). Almeno per quanto riguarda Venezia e la Toscana, si
delle situazioni politiche e culturali. In questa sede, si è scel- tratta di un predominio che rimase saldo lungo i due secoli
to di considerare esclusivamente la storia delle pubblicazioni successivi, nonostante l’emergere di nuovi luoghi di stampa
a stampa, dunque il rapporto fra scrittrici e mondo dell’edito- in altre parti d’Italia.
ria: si sono tralasciate sia la circolazione dei testi manoscritti, Nel corso del primo Cinquecento, si pubblicarono testi di
sia la produzione epistolare, altrettanti ambiti nei quali la pre- autrici anche in città quali Parma – dove nel 1538 vide la lu-
senza femminile fu assai importante, e anzi aumentò col pro- ce la prima edizione delle Rime di Vittoria Colonna –, Ferra-
cedere dell’età moderna. ra e Genova (fig. 3). Tuttavia, è proprio in questi decenni che
Le prime pubblicazioni femminili risalgono al 1475, e si il predominio delle stamperie veneziane – per le opere fem-
tratta di due opere religiose: Le armi necessarie alla battaglia minili così come per le opere maschili – divenne davvero si-
spirituale di Caterina da Bologna e il Libro della divina dottri- gnificativo: oltre la metà delle pubblicazioni composte dalle
na di Caterina da Siena, entrambe edite a Bologna. La percen- autrici (12) era di origine veneziana, mentre quasi il 20% pro-
tuale di monache scrittrici si attesta nei primi anni intorno al veniva dalla Toscana. La seconda parte del Cinquecento si ca-
50%; oltre alle due Caterine, vanno menzionate Angela da Fo- ratterizza invece per alcune novità: per la prima volta anche
nel regno di Napoli furono pubblicate opere scritte da donne,
mentre nello Stato della Chiesa esse aumentarono notevolmen-
religiosi profani te (fig. 4). Prese avvio dunque un lento processo (mai del tutto
compiuto) di riequilibrio tra Nord e Sud della penisola, che
toccò il suo apice nel Seicento: per quanto la repubblica di Ve-
1465-1500 89% 11%
nezia mantenesse la testa della graduatoria, con ben 39 pub-
blicazioni sul totale di 70. Degno di nota è poi il caso della
1501-50 53% 47% piccola repubblica di Lucca, che con le sue 6 opere – quasi tut-
te, peraltro, dell’autrice locale Chiara Matraini – si collocava
1551-1600 27% 73% al terzo posto, alle spalle dei due giganti veneto e toscano.
L’altro elemento di interesse dell’evoluzione iniziata nel
27% 73%
Cinquecento, e proseguita nel corso del Seicento, è dato dal-
1601-50
l’affermarsi di opere di argomento profano, che fino alla metà
del xvi secolo erano rimaste sia pur di poco minoritarie, atte-
1651-1700 42% 58% standosi al 47% della produzione totale. Tra 1551 e 1600 gli
scritti a tema non religioso salirono al 73%, valore inalterato
0 20 40 60 80 100 nel cinquantennio successivo. Soltanto a partire dal 1650 si
Figura 1. Argomenti religiosi e argomenti profani nelle opere a stam- può parlare di un netto declino della scrittura profana fem-
pa scritte da donne. minile. Considerato un tale andamento cronologico, il ripie-
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120 L’età di Trento

Venezia 12
Vicenza
1
Venezia Parma
3 1 Ferrara
Bologna 1
Genova
2 Bologna
1 1

Firenze Firenze
3 4

Figura 2. Pubblicazioni femminili (1465-1500). Figura 3. Pubblicazioni femminili (1501-50).

gamento non appare spiegabile esclusivamente con la defini- della produzione lirica femminile come elemento di un patri-
tiva affermazione della cultura controriformistica, promotri- monio culturale condiviso.
ce di una sistematica clericalizzazione della vita culturale del- Per quanto attiene al secolo compreso fra il 1550 e il 1650,
la penisola: va ricondotto, evidentemente, anche a motivi in- un elemento salta immediatamente agli occhi: la proliferazio-
terni alla produzione editoriale, a una diminuzione generale ne di luoghi di stampa in numerosi centri della provincia ita-
delle pubblicazioni femminili. In sostanza, sembra valere una liana. La studiosa britannica Virginia Cox ha proposto una
regola secondo cui nei periodi in cui le donne pubblicavano spiegazione convincente del fenomeno: la scrittura femmini-
poco – come a fine Quattrocento, all’inizio del Cinquecento e le – una volta superata l’iniziale diffidenza da parte della cul-
a fine Seicento – venivano editi soprattutto gli scritti delle mo- tura maschile, e dunque affermatasi come componente inelu-
nache. Nello specifico tuttavia, per quanto riguarda la secon- dibile del sistema letterario – divenne un fattore di prestigio
da metà del Seicento, la prevalenza di opere di argomento pro- per ogni città che tentasse di recuperare sul piano della visi-
fano, sebbene meno accentuata, si attestò comunque al 58%. bilità culturale il terreno perduto a livello politico. Si spiega
Il xvii secolo vide una crescita non indifferente di pub- così il protagonismo editoriale dell’area veneta, con Padova,
blicazioni nei territori centrali e meridionali della penisola Vicenza, Brescia, Verona, Bergamo. Nonostante la concor-
(figg. 5 e 6): lo Stato pontificio si collocò saldamente al terzo renza di una capitale quale Venezia, tali centri mantennero una
posto, con 8 opere nella prima parte del secolo e 3 nella secon- propria iniziativa sul terreno delle pubblicazioni femminili,
da, mentre il regno di Napoli, fermo a un solo testo a stampa manifestando una particolare attenzione alle autrici locali: in
fino al 1650, giunse a contendere il primato a Venezia negli nome (dobbiamo pensare) di un radicato spirito municipale,
ultimi decenni del Seicento, annoverando 9 opere. Va nota- che intendeva rivendicare le peculiarità cittadine a fronte del
to, però, che le stampe napoletane non appartenevano ad au- dominio anche intellettuale esercitato dalla Serenissima.
trici viventi e tantomeno locali, ma rientravano in un preciso Il quadro si modifica sensibilmente se si assumono come
progetto editoriale finalizzato al recupero e alla divulgazione parametri non più i luoghi di stampa dei testi femminili, ma i
delle grandi scrittrici cinquecentesche, da Vittoria Colonna a luoghi di residenza delle autrici: non sempre, infatti, le scrit-
Laura Terracina, da Tullia d’Aragona a Veronica Gambara: il trici pubblicavano o erano pubblicate nei luoghi stessi nei qua-
che documenta, ad ogni modo, l’accettazione anche da parte li vivevano. Questa sfasatura tra la geografia della scrittura
delle cerchie letterarie meridionali – a lungo piuttosto restie – vera e propria e quella della pubblicazione a stampa appare in
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Basilea Cracovia Parigi Francoforte


3 1 3 2
Bergamo Vicenza Conegliano
1 Verona Vicenza
3 Venezia 30 Milano Verona 3 1
Milano 2 2 1
1 Brescia Venezia 19
Venez
Brescia
2 Padova 1 Pavia 1
Piacenza Mantova 1 Padova 4
1 1 Bologna
Bologna 1
2
Pistoia Firenze
Lucca 2 6
6 Firenze Pisa
10 1 Macerata 1
Siena Città di
1 Castello 1

Roma
Roma 5
3

Napoli Napoli
2 1

Figura 4. Pubblicazioni femminili (1551-1600). Figura 5. Pubblicazioni femminili (1601-50).

tutta la sua evidenza durante il primo secolo scarso dell’età


presa in questione, cioè all’incirca dal 1465 al 1550 (figg. 7 Vicenza Venezia
4
Brescia 1
1
e 8). Ove si guardi ai luoghi di residenza delle autrici, l’Italia
settentrionale – che nella produzione editoriale si imponeva Parma
1
Padova
4
nettamente – subisce un forte ridimensionamento a vantaggio
dell’Italia centrale e meridionale: con il dato eccezionale del- Firenze
la repubblica di Venezia, che fino alla prima metà del Cinque- 1
cento non vantò neppure una scrittrice, nonostante produ-
cesse già oltre il 50% delle opere femminili.
Tale apparente anomalia risulta meno stridente tenendo
conto che la scrittura femminile nacque e si sviluppò in con- Roma
3
testi cortesi oltre che monastici. Nelle corti italiane del Rina-
scimento, l’assenza prolungata degli uomini impegnati negli Napoli
9
eserciti, in specie al tempo delle guerre d’Italia, aveva porta-
to alla ribalta donne di potere che avevano preso le redini de-
gli stati, diventando figure di riferimento per un universo di
umanisti e letterati sempre alla ricerca di prebende e benefi-
ci. Con un lento ma inesorabile cammino lungo i decenni, le
nobildonne dapprima si guadagnarono la possibilità di acce-
dere agli studi umanistici, poi furono trasfigurate nelle inter-
locutrici paritarie dei dialoghi composti dagli scrittori più im-
portanti (si pensi al caso celeberrimo del Cortegiano di Baldas-
sar Castiglione), infine rivendicando la piena legittimità del
gesto di impugnare la penna per redigere opere ex novo.
Spesso le scrittrici rinascimentali di condizione laica ri-
sultavano legate tra di loro da vincoli di parentela, che attra- Figura 6. Pubblicazioni femminili (1651-1700).
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Verona
1

Bologna Bologna
1 1

Firenze Firenze
1 3
Siena
1 Siena
1

Roma
1

Napoli
2

Figura 7. Principali luoghi di residenza delle autrici (1465-1500). Figura 8. Principali luoghi di residenza delle autrici (1501-50).

versavano più generazioni: lo attesta l’esempio di Vittoria Co- stria e Vittoria della Rovere rappresentarono altrettanti pun-
lonna, imparentata con diverse autrici quattrocentesche qua- ti di riferimento per le autrici del tempo, contribuendo a man-
li Battista Sforza, Costanza da Varano, Battista da Montefel- tenere il Granducato nel novero degli stati italiani che vanta-
tro e Costanza d’Avalos. Si crearono, così, vere e proprie tra- vano il maggior numero di scrittrici (figg. 10 e 11).
dizioni di scrittura femminile e di patronato intellettuale al- Il fenomeno della scrittura femminile nell’Italia della pri-
l’interno delle famiglie principesche della penisola. Venezia in- ma età moderna può essere utilmente cartografato anche attra-
vece, in quanto repubblica oligarchica, non offriva uno spazio verso un terzo criterio, oltre a quelli del luogo di stampa e del-
pubblico di rilievo al protagonismo culturale delle donne: non la residenza delle autrici: è la localizzazione geografica dei de-
è un caso che per incontrare le prime autrici venete si debba dicatari delle opere scritte da donne (fig. 12). E anche in que-
attendere la seconda metà del Cinquecento, quando la scrittu- sto caso, il predominio dell’Italia settentrionale deve atten-
ra femminile perse il suo originario carattere elitario, divenen- dere la seconda metà del Cinquecento per manifestarsi come
do accessibile ad autrici di estrazione non aristocratica (fig. 9). tale, lasciando spazio a una notevole presenza meridionale nel
All’ampliamento sociale della scrittura femminile andata primo periodo qui esaminato (1501-50). Evidentemente, quan-
a stampa corrispose allora l’affermazione di scrittrici venete do vivevano negli stati centro-meridionali, le autrici inclina-
cresciute in contesti artigiani e cittadini. Parallelamente si ve- vano a dedicare i propri scritti ai principi locali. La novità più
rificava una parziale decadenza del Meridione, dove la fine significativa in questo ambito è data dalla realtà toscana, la
delle guerre d’Italia e il consolidamento del potere spagnolo quale – diversamente dalle statistiche relative alle pubblicazio-
privarono dei precedenti margini di manovra le donne di po- ni e ai luoghi di soggiorno delle autrici – in materia di dedica-
tere come quelle di cultura (fig. 10). Quanto alla realtà fioren- tari mantiene il primato fino alla metà del xvii secolo, a di-
tina, merita qualche parola per il suo destino singolare: diver- spetto della pur notevole concorrenza veneziana. Un altro ele-
samente dai piccoli stati della penisola – Ferrara, Mantova, mento degno di riguardo è l’affermazione, a partire dalla se-
Urbino – che tra Cinque e Seicento persero la loro autonomia conda metà del Cinquecento, di una cospicua voce estero, che
politica, oppure sopravvissero ma sbiadendo gradatamente il si colloca stabilmente al terzo posto nella geografia dei desti-
proprio ruolo di centri culturali, nella corte medicea il mecena- natari: il che conferma la progressiva perdita di interesse per
tismo principesco al femminile non venne mai meno del tutto. la scrittura femminile da parte delle élite meridionali (ma non
Le granduchesse Cristina di Lorena, Maria Maddalena d’Au- solo), e annuncia il ritorno imminente di un’impostazione for-
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Bergamo
1 Vicenza Conegliano
Brescia Verona 1
Milano Verona 1 2 2
1 3 Venezia 5
Brescia Parma Venezia
1 Alessandria 1 Padova
Rovigo 2 Padova 2 1 2 3
Genova Bologna Bologna
1 Ferrara 1 2
1
Firenze Firenze
Lucca 7 Lucca 4
2 1
Città di Città di
Colle Castello 1 Castello 1
Val d’Elsa
1 Amelia
1
Roma Roma
3 2

Napoli
3

Palermo
1

Figura 9. Principali luoghi di residenza delle autrici (1551-1600). Figura 10. Principali luoghi di residenza delle autrici (1601-50).

temente misogina, legata alla cultura barocca, nelle corti e nel-


le accademie della penisola. Brescia Venezia
2
1
La sezione destinatari può ulteriormente essere declinata
Parma Padova
suddividendola in base al sesso (fig. 13): fino al 1550 le scrit- 1 2
trici dedicarono le proprie opere quasi esclusivamente a uo-
mini (75%), mentre nei tre cinquantenni successivi la per- Firenze
centuale di donne destinatarie si attesta attorno al 50%. Dun- 3

que, se per lungo tempo le autrici cercarono negli uomini i pro-


pri mecenati e protettori, in seguito prevalse la tendenza a in-
dirizzarsi a figure femminili. Tale ascesa quantitativa delle de- Viterbo
1
stinatarie derivò da numerosi fattori. Da un lato, la comunità
letteraria riconosceva ormai piena legittimità alla presenza
femminile; soprattutto per le autrici di condizione aristocra-
Napoli
tica, la consuetudine di dedicare i propri componimenti ad al- 2
tre nobildonne faceva parte della ritualità sociale, impronta-
ta al reciproco scambio di doni e controdoni. D’altro lato, vi
fu un mutamento del clima culturale, che nel corso del Seicen-
to divenne ostile nei confronti delle scrittrici. Di conseguen-
za, le autrici che mandarono alle stampe i loro scritti furono
spinte a rivolgersi a destinatarie del proprio sesso, più inclini
a proteggere le altre donne anche per compensare la contem-
poranea rarefazione del patronato maschile. Dal punto di vi-
sta geopolitico, la suddivisione delle destinatarie vede il net-
to prevalere degli stati settentrionali della penisola, mentre per
le aree centro-meridionali si annoverano casi rari, e concentra-
ti fra Urbino e Roma. Figura 11. Principali luoghi di residenza delle autrici (1651-1700).
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Nel loro insieme, i dati numerici fin qui analizzati per- capire il successo delle opere femminili. Fin dai tempi di Dan-
mettono di confutare due luoghi comuni della discussione sto- te, Petrarca e Boccaccio il volgare, e in specie la lirica in volga-
riografica in materia. Il primo è che la scrittura femminile sia re, aveva rappresentato la soluzione espressiva preferita qua-
stata un fenomeno rilevante soltanto nel pieno Rinascimen- lora ci si volesse rivolgere anche al pubblico femminile; non è
to, grosso modo fino al 1550; il secondo addebita al concilio dunque un caso che, nel pieno Cinquecento, alla definitiva af-
di Trento e all’avvio della Controriforma la chiusura di que- fermazione dell’italiano come lingua della cultura scritta, e
sta esperienza, che sarebbe stata legata, dunque, a ecceziona- inoltre all’ampliamento del mercato editoriale, corrispondesse
li condizioni storiche, politiche e culturali. In realtà, una scan- uno dei periodi di maggior vitalità della scrittura femminile.
sione temporale meno generica – a scadenze cinquantennali Vi è tuttavia un ulteriore elemento – finora sottovaluta-
(fig. 14) – consente di individuare il momento di massima pro- to – che aiuta a spiegare la coesione caratteristica di questa ge-
duzione delle pubblicazioni femminili tra il 1551 e il 1600, nerazione di autrici, tutte in qualche modo ispiratesi al glo-
con una concentrazione particolare nel periodo 1575-1600, rioso esempio di Vittoria Colonna: una sensibilità religiosa in-
cioè esattamente a ridosso della conclusione delle riunioni tri- quieta. Molte scrittrici della metà del Cinquecento furono le-
dentine. A quella data, quasi tutte le scrittrici maggiori degli gate a personalità vicine all’universo dei cosiddetti «spiritua-
anni centrali del secolo (Vittoria Colonna, Veronica Gamba- li», del quale non a caso facevano parte alcuni dei maggiori
ra, Laura Terracina, Gaspara Stampa, Tullia d’Aragona, Isa- esponenti del riformismo linguistico che si rifaceva a Pietro
bella Sforza) erano ormai scomparse, mentre si affacciava una Bembo. Esiste insomma un nesso tra il volgare, il petrarchi-
seconda generazione di autrici, certamente meno prestigiose, smo, le posizioni «spirituali» e la scrittura femminile: lo te-
ma a ogni modo più produttive: se negli anni 1551-75 furono stimoniano le biografie di letterati i quali, almeno per una par-
pubblicate 28 opere, nel successivo quarto di secolo il nume- te della propria esistenza, frequentarono gli ambienti del dis-
ro saliva a 43. senso religioso. Uomini come Benedetto Varchi, Lodovico Do-
Per spiegare l’esplodere delle pubblicazioni femminili al- menichi, Ortensio Lando, Gabriele Giolito furono impegna-
l’altezza cronologica della metà del Cinquecento, e la sua capa- ti sia nella propaganda di idee eterodosse, sia in iniziative cul-
cità di crescere sino alla fine del secolo, sarà forse opportuno turali finalizzate – sulle tracce di Erasmo da Rotterdam e di
accantonare i numeri, ed esaminare più da vicino queste nuo- Cornelio Agrippa – a valorizzare le donne e le loro opere let-
ve figure di scrittrici collocandole nell’ambiente della loro epo- terarie. E vale la pena di rileggere in questa prospettiva le map-
ca. Secondo l’autorevole parere di Carlo Dionisotti, la prima pe della penisola analizzate in precedenza: relativamente al
vague di donne scrittrici va collocata tra il 1540 e il 1560: era- Cinquecento, la geografia delle città maggiormente coinvolte
no gli anni del grande sviluppo della stampa in lingua italia- nel dissenso religioso appare in larga parte sovrapponibile a
na, ma anche del petrarchismo, due elementi fondamentali per quella relativa ai luoghi di stampa delle autrici, dal ducato di

Repubblica di Venezia Stato della Chiesa Estero Ducato di Urbino Ducato di Parma e Piacenza

Granducato di Toscana Ducato di Mantova Ducato di Massa e di Carrara Ducato di Ferrara Incerto

Regno di Napoli Ducato di Milano Repubblica di Lucca Ducato di Savoia

25% 50% 12% 13%


1501-50

18% 19% 5% 13% 5% 3% 3% 5% 11% 5% 3% 5% 5%


1551-1600

20% 30% 2,5% 10% 10% 5% 12,5% 2,5% 7,5%


1601-50

0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100%

Figura 12. Localizzazione geografica dei dedicatari delle opere stampate scritte da donne: periodo 1501-1650.
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Urbino di Eleonora Gonzaga alla repubblica di Lucca, dalla


Mantova di Margherita Paleologa ed Ercole Gonzaga alla Fer- uomini donne
rara di Renata di Francia, dalla Napoli di Juan de Valdés alla
1501-50 75% 25%
Firenze di Cosimo I, senza tralasciare Venezia, vera e propria
«porta dell’heresia» in Italia.
A una prima generazione orientata, religiosamente oltre 1551-1600 47% 53%
che stilisticamente, verso l’esempio della Colonna, seguì una
seconda (Veronica Franco, Moderata Fonte, Lucrezia Mari-
nella, Isabella Andreini, Isabella Cervoni, Battistina Vernaz- 1601-50 52% 48%
za) vissuta a cavallo tra Cinque e Seicento: generazione mag-
giormente votata allo sperimentalismo dei generi letterari e
stilistici – oltre alla poesia d’amore, le nuove autrici si dedica- 1651-1700 50% 50%
rono al teatro, al poema eroico, al dramma pastorale, alla trat-
tatistica – nonché all’introiezione dei dettami della Contro-
riforma. Per parte sua, la Chiesa mantenne nei confronti del- 0 20 40 60 80 100
le esperienze della scrittura femminile un atteggiamento mi-
sto di benevola protezione e di tutela disciplinatrice. In parti- Figura 13. I dedicatari delle opere scritte da donne.
colare, in epoca post-tridentina fu promossa una lunga e sot-
tile strategia di acculturamento delle religiose: in modo da po-
ter sorvegliare, canalizzandole nelle pratiche della scrittura munque, a patto di rinunciare alle loro caratteristiche di gene-
non eversiva, le forme di una spiritualità mistica allora in pie- re: secondo un consolidato luogo comune, alle autrici, come a
no rigoglio. tutte le donne che si trovavano a esercitare ruoli maschili, era-
Nei monasteri femminili anche italiani si iniziò a scrivere no attribuiti stereotipi virili, quali la fermezza d’animo e il lu-
molto, soprattutto nel Seicento, e non di rado a pubblicare. cido raziocinio.
Ma tale “conventualizzazione” della letteratura italiana – che La più importante fra le autrici seicentesche fu Arcange-
derivò dall’obbligo di clausura imposto alle monache dal con- la Tarabotti, attraverso la cui vicenda biografica si leggono be-
cilio di Trento – fu contrassegnata da una novità sostanziale ne gli intrecci talvolta insospettabili che nella Venezia del tem-
rispetto al passato: la vigile, costante e severa supervisione dei po legavano la comunità letteraria alla vita religiosa e alla mi-
confessori e dei padri spirituali, impegnati nel promuovere un soginia barocca. Nata nel 1604 da una ricca famiglia mercan-
nuovo modello di santità femminile, obbediente e silenziosa. tile e battezzata con il nome di Elena Cassandra, all’età di un-
Alla lunga (e anche per l’influenza decisiva della cultura ba- dici anni la giovinetta venne costretta dal padre a farsi mona-
rocca) il controllo sui testi femminili si trasformò nel tentati- ca benedettina, secondo la rigida prassi di restrizione matri-
vo di estromettere la presenza delle donne dalla produzione moniale adottata dall’aristocrazia della Serenissima per man-
editoriale, per confinarla entro gli esclusivi ambiti della circo-
lazione manoscritta. Il Leitmotiv degli avversari quattrocente-
schi delle prime autrici umaniste come Isotta Nogarola, secon- 80
do il quale «una donna eloquente non è mai casta», venne ri-
70 68
preso dagli imitatori seicenteschi di Giambattista Marino per
emarginare e demonizzare le autrici contemporanee: non si
60
perdonava loro di avere invaso un terreno di tradizionale per- 55
tinenza degli uomini, e senza nemmeno più l’attenuante del-
50
la nobile estrazione sociale, come era stato per le poetesse del
secolo precedente. 40
In ogni caso, l’ipoteca maschile non soltanto sulla produ-
zione a stampa, ma sull’intero universo della scrittura era ri- 30
masta intatta nel corso della prima età moderna. La stessa ce- 24
20
lebrazione dell’antica poetessa Saffo, alla quale gli entusiasti 20
petrarchisti della metà del Cinquecento paragonavano le scrit-
9
trici della loro epoca, non lasciava forse intendere – con la sua 10

carica di ambiguità sessuale – che l’arte dello scrivere rima-


0
neva una prerogativa maschile, poiché equivaleva al prende- 1465-1500 1501-50 1551-1600 1601-50 1651-1700
re la parola in pubblico («mulieres taceant in Ecclesia», reci-
tava del resto una lettera di san Paolo)? Le donne potevano Figura 14. Le opere a stampa scritte da donne: numeri assoluti ri-
accedere alla sfera pubblica maschile in via eccezionale e, co- partiti per cinquantenni.
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126 L’età di Trento

tenere integri i patrimoni famigliari. Ma sia pure dal chiostro, mente malvisto, in specie dal mondo ecclesiastico, e veniva
Arcangela seppe fare del rifiuto di questa imposizione forza- spesso associato a una sessualità femminile sin troppo disini-
ta l’orizzonte quasi esclusivo della sua attività letteraria. Si bita, predatoria. Anche per questo, l’esercizio della scrittura
pose così a metà strada fra il modello controriformistico di assunse per Isabella Andreini un valore catartico: comporre
scrittrice, al quale la riconduceva la sua condizione di religio- delle Rime sul modello di Vittoria Colonna – edite a Milano
sa, e quello antitetico rappresentato da polemiste di condizio- nel 1601, e più volte ristampate – fu per lei una maniera di
ne laica quali Lucrezia Marinella e Moderata Fonte, impegnate elevare il ruolo dell’attrice a una forma di dignità sociale.
a rivendicare pari dignità tra uomo e donna. Tarabotti riuscì a guillaume alonge
legarsi a esponenti di spicco della cultura veneziana, godendo
della protezione di Giovan Francesco Loredan e dell’Accade- c. dionisotti, Geografia e storia della letteratura italiana (1967), Ei-
mia degli Incogniti. E attraverso il confronto con l’orientamen- naudi, Torino 2006; r. tessari, O diva, o “Estable à tous chevaux”.
to antiecclesiastico e libertino di Loredan, trasformò la con- L’ultimo viaggio di Isabella Andreini, in aa.vv., Viaggi teatrali dall’Ita-
testazione del proprio destino di monaca in un atto di de- lia a Parigi fra Cinque e Seicento, Costa & Nolan, Genova 1989, pp.
nuncia contro il sistema sociale e familiare vigente in antico 128-42; o. niccoli (a cura di), Rinascimento al femminile, Laterza, Ro-
regime, nella fattispecie a Venezia. Nei suoi scritti, e soprat- ma-Bari 1991 (nuova ed. 2008); l. scaraffia e g. zarri (a cura di),
Donne e fede. Santità e vita religiosa in Italia, Laterza, Roma-Bari 1994
tutto ne La semplicità ingannata (finito all’indice), La tirannia
(nuova ed. 2009); m. zancan, Il doppio itinerario della scrittura: la don-
paterna e L’inferno monacale, Arcangela sferrò durissimi attac- na nella tradizione letteraria italiana, Einaudi, Torino 1998; g. zarri
chi contro «quella Republica nella quale, più frequentamente (a cura di), Per lettera. La scrittura epistolare femminile tra archivio e ti-
che in qual altra si sia parte del mondo, viene abusato di mo- pografia, secoli xv-xvii, Viella, Roma 1999; l. panizza e s. wood (a cu-
nacar le figliole sforzatamente». ra di), A History of Women’s Writing in Italy, Cambridge University
Alla medesima generazione di scrittrici, vissute tra Cin- Press, Cambridge 2000; m. e. wiesner, Le donne nell’Europa moder-
que e Seicento, appartenne la padovana Isabella Andreini: che na (2000), introduzione di A. Groppi, Einaudi, Torino 2003; g. guc-
fu attrice prima ancora che poetessa, e che anche per questo cini, Gli Andreini e noi. Note intorno alla “Pazzia d’Isabella. Vita e mor-
si configura come un vero e proprio antimodello rispetto alle te di comici Gelosi”, in «Culture Teatrali», n. 10 (2004), pp. 133-52;
l. braida, Stampa e cultura in Europa, Laterza, Roma-Bari 2007
esemplari figure delle monache sue contemporanee. Diversa-
(nuova ed. 2009); e. muir, Guerre culturali: libertinismo e religione al-
mente da quella della maggior parte delle colleghe autrici, la la fine del Rinascimento (2007), Laterza, Roma-Bari 2008; l. arcan-
vita della Andreini si svolse all’insegna di una grande mobili- geli e s. peyronel (a cura di), Donne di potere nel Rinascimento, Viel-
tà. Girovagò da una città all’altra, in una sorta di movimento la, Roma 2008; v. cox, Women’s Writing in Italy, 1400-1650, The
perpetuo che risulta attestato anche dai luoghi di pubblica- Johns Hopkins University Press, Baltimore 2008; d. marceschi,
zione delle sue opere, più numerosi e vari del solito (Verona, Chiara Matraini: poetessa lucchese e la letteratura delle donne nei nuovi
Milano, Venezia, Napoli). Il mestiere di attrice era notoria- fermenti religiosi del ’500, Fazzi, Lucca 2008.