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003 Editoriale - ENIGMI STORIA 25.qxp_Layout 1 27/07/18 15:29 Pagina 3

Vita da Terzo Reich

S
ettantacinque anni fa i nazisti cercarono di prendere Mosca, ma
dovettero ritirarsi dopo la schiacciante vittoria dei sovietici. La
battaglia di Kursk (5 luglio-23 agosto 1943) è stata una delle più
grandi e sanguinose battaglie della storia dell’umanità. Lo scontro,
avvenuto a sud di Mosca, ha coinvolto due milioni di persone,
6.000 carri armati, 4.000 aerei. Alla fine i sovietici hanno registrato
250.000 vittime, i nazisti 500.000. Dopo essere stato pesantemente sconfitto a
Sta-lingrado, Hitler sperava di potersi prendere una rivincita.
Non parliamo solamente dello scontro Russia-Germania, entriamo anche nel
merito del Terzo Reich.
Alternando alla ricostruzione storica le frequenti testimonianze dirette dei
testimoni e delle vittime scampate all’orrore, Paul Roland ci ricostruisce nel
Bimestrale - Anno III - n°25
dettaglio la vita quotidiana delle persone ordinarie durante il nazismo.
L’indottrinamento nelle scuole, il controllo esercitato nei luoghi di lavoro, il
Direttore Editoriale
trattamento riservato ai dissidenti, le leggi razziali, lo sport utilizzato in chiave
GIULIO FASCETTI
propagandistica, il ruolo marginale e umiliante delle donne, la censura stretta
come un cappio intorno alla cultura… E con l’entrata in guerra, l’inizio di un Direttore testata e progetto editoriale
incubo che costerà la vita a circa 8 milioni di cittadini tedeschi, tra militari e DARIO GULLI
civili. “Nelle scritture si profetizzava che il Cristo sarebbe nato dal “germoglio di Direttore responsabile
Iesse”. EUGENIO ORTALI
Iesse era il padre del Re Davide; Davide ebbe due figli: Salomone, il quale diede Progetto grafico
origine alla stirpe regale, e Nathan, che fu il precursore della linea sacerdotale. MARCO PERSICO
Nella città di Betlemme, viveva un uomo di nome Giuseppe e una donna di
Impaginazione grafica
nome Maria: questo Giuseppe per ereditarietà di sangue, derivava dalla linea di
MARCO PERSICO E DANILO PERSICO
Salomone. In un’altra città, Nazareth, vi era un’altra coppia che si chiamava, allo
stesso modo, Giuseppe e Maria. Questo Giuseppe però derivava dalla linea La redazione
ereditaria di Nathan. Non vi è nulla di strano che vi siano queste due analogie: a GIANLUCA NERI, VINCENZO TRAPANI,
quei tempi, i nomi Giuseppe e Maria era comunissimi; ad es. al momento della MARCO ROSI, CELINE RUSSO, , STEFANIA VENERI
crocifissione, compaiono addirittura tre donne con il nome di Maria: Maria
Realizzazione
madre di Gesù, Maria di Magdala e Maria di Cleofa. Ad entrambi le coppie
STUDIO DG
nacquero due bambini a distanza di 7 mesi l’uno dall’altro: ad entrambi i officeallrightscompany@aol.com
neonati, venne dato per ordine degli Angeli apparsi ai genitori in sogno o in
veglia, il nome di Gesù. Nell’anno “0”, al principio della nostra era, appaiono SERVIZIO ABBONATI E ARRETRATI
quindi due bambini col nome di Gesù, e non uno solo, come si dice”. Questo è Lunedì, Mercoledì, Venerdì dalle 9:30 alle 13:30
l’incipit di un interessante articolo, che pubblichiamo grazie a coscienza.org, che Tel:. 06.42.90.38.54 - abbonamenti@zonafrancaedizioni.it
ci rivela un aspetto diverso della storia che riguarda Gesù.

Buona lettura.
Dario Maria Gulli
Editore
Zona Franca Edizioni srl - Via V. Veneto, 169 - 00187 Roma

Stampa
Tuccillo Arti Grafiche - S.S. Sannitica 87 Km 11 - 80024 Cardito (Napoli)

Distribuzione
Press Di: Distribuzione Stampa e Multimedia Srl - 20134 Milano

Gli enigmi della Storia 3


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SOMMARIO
Tutti i contenuti della rivista

VITA QUOTIDIANA NEL TERZO REICH


ALTERNANDO ALLA RICOSTRUZIONE STORICA LE FREQUENTI
TESTIMONIANZE DIRETTE DEI TESTIMONI E DELLE VITTIME SCAMPATE
ALL’ORRORE, IL SAGGIO DI PAUL ROLAND CHE IN PARTE PUBBLICHIAMO,
GRAZIE ALLA GENTILE CONCESSIONE DI GREMESE EDITORE, RICOSTRUISCE
NEL DETTAGLIO LA VITA QUOTIDIANA DELLE PERSONE ORDINARIE
DURANTE IL NAZISMO. L’INDOTTRINAMENTO NELLE SCUOLE, IL
CONTROLLO ESERCITATO NEI LUOGHI DI LAVORO, IL TRATTAMENTO
RISERVATO AI DISSIDENTI, LE LEGGI RAZZIALI, LO SPORT UTILIZZATO IN
CHIAVE PROPAGANDISTICA, IL RUOLO MARGINALE E UMILIANTE DELLE
DONNE, LA CENSURA STRETTA COME UN CAPPIO INTORNO ALLA
CULTURA… E CON L’ENTRATA IN GUERRA, L’INIZIO DI UN INCUBO CHE
COSTERÀ LA VITA A CIRCA 8 MILIONI DI CITTADINI TEDESCHI, TRA
MILITARI E CIVILI.

RUBRICHE
06 La Storia in una foto
Attentati di londra

08 Anniversari e Storia
Tutti gli avvenimenti più importanti del passato

62 Mostre e Storia
Ercole e il suo mito

66 Recensioni libri
Corpi franchi, strenuo baluardo della patria tedesca

Articoli
12 Personaggi e Storia
LADY HAMILTON, L’AMANTE
A CUI PIETRO IL GRANDE FECE
TAGLIARE LA TESTA
18 Personaggi e Storia
LADY HAMILTON, L’AMANTE
A CUI PIETRO IL GRANDE FECE
TAGLIARE LA TESTA
20 Segreti e Storia
PARASHU-RAMA E PERSEO
Lo studioso che voglia intraprendere l’analisi dei miti ellenici
secondo una prospettiva tradizionale, si trova di fronte non un
corpus organico cui appoggiarsi, ma una serie di narrazioni che
in realtà sono semplici frammenti di una tradizione che sembra
racchiudere tesori ancora inesplorati.

4
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26
26 Politica e Storia
46 KURSK: COSÌ HITLER VENNE
SCONFITTO NELLA BATTAGLIA
PIÙ SANGUINOSA DELLA STORIA

30 Cultura e Storia
LA VITA QUOTIDIANA
DEL TERZO REICH
Con l’entrata in guerra, l’inizio di un incubo che costerà la vita
a circa 8 milioni di cittadini tedeschi, tra militari e civili.

40 Segreti e Storia
COSÌ L’ARMATA ROSSA CIRCONDÒ
E SCONFISSE HITLER
Gli ultimi giorni di vita del Führer, attorniato dai sovietici.
E quelle parole di Stalin, alla notizia della morte del leader
nazista: “È un peccato che non siamo riusciti a catturarlo vivo”.

46 Segreti e Storia
L’UOMO DELLA SINDONE
Il mistero della morte di Gesù

30 50 Tradizioni e Storia
I DUE BAMBINI GESÙ
Nella città di Betlemme, viveva un uomo di nome Giuseppe e
una donna di nome Maria

58 Enigmi storici
IN QUEL TEMPO C’ERA UNA
DONNA AD ALESSANDRIA IL CUI
NOME ERA IPAZIA
Aveva raggiunto tanta cultura ed educazione (paideia) da
oltrepassare di molto tutti i pensatori del suo tempo

Gli enigmi della Storia 5


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La Storia in una foto

11 SETTEMBRE 2001
Il Pentagono fu seriamente
danneggiato dal fuoco e una sezione
dell'edificio collassò
La mattina di martedì 11 settembre 2001 diciannove affiliati all'organizzazione
terroristica di matrice fondamentalista islamica al-Qāʿida dirottarono quattro voli civili
commerciali. I terroristi fecero intenzionalmente schiantare due degli aerei contro
le Torri Nord e Sud del World Trade Centerdi New York, causando poco dopo il collasso
di entrambi i grattacieli e conseguenti gravi danni agli edifici vicini. Il terzo aereo
di linea venne dirottato contro il Pentagono. Il quarto aereo, diretto contro
il Campidoglio o la Casa Bianca a Washington, si schiantò in un campo vicino
a Shanksville, nella Contea di Somerset (Pennsylvania), dopo che i passeggeri
e i membri dell'equipaggio tentarono, senza riuscirci, di riprendere il controllo
del velivolo. Negli attentati morirono 2 995 persone,
tra cui 343 vigili del fuoco e 60 poliziotti. La maggior parte delle vittime
era civile; settanta le diverse nazionalità coinvolte.

6 Gli enigmi della Storia


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La Storia in una foto

Gli enigmi della Storia 7


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Anniversari e Storia
di Stefania Veneri

PASSATO PROSSIMO
1973 - CILE
il golpe militare
di Augusto Pinochet
rovescia il governo
Augusto José Ramón Pinochet Ugarte è stato un generale e politico cileno, che, a seguito del golpe cileno del
1973, governò il suo paese come dittatore dall'11 settembre 1973 all'11 marzo 1990, rendendosi responsabile di
crimini contro l'umanità. Con un colpo di Stato militare si autonominò presidente e, durante la sua dittatura
militare, venne attuata una forte repressione dell'opposizione, ritenuta da alcuni un vero sterminio di massa, con
l'uccisione di un numero tra 1.200 e 3.200 oppositori, tra 80.000 e 600.000 internati, esiliati o arrestati in maniera
arbitraria e tra 30.000 e 130.000 torturati e vittime di violenza. La Commissione Rettig e altre commissioni,
istituite dopo la dittatura, contarono ufficialmente 3508 morti - 2.298 assassinati o giustiziati, 1.210 sparizioni for-
zate- oltre a 28.259 vittime di tortura e prigionieri politici, nei circa 17 anni di potere di Pinochet, ma in particolare
durante il primo decennio.Taluni autori hanno aumentato il numero delle vittime a 17.000 (15.000 morti e 2000
scomparsi), altri di più ma la questione è ancora aperta. Generale dell'esercito, di orientamento fortemente
conservatore, guidò un governo considerato militarista e reazionario anche se distante dai fascismi storici,
nonostante la definizione di simpatizzante o appartenente a tali regimi, data da molti oppositori, poiché privo delle
strutture corporative e sociali di tali regimi. Il reale orientamento politico del generale, al di là del suo governo di
stampo conservatore e accanitamente anticomunista, è stato discusso: indubbia è l'ammirazione che Pinochet
aveva nei confronti del generale Francisco Franco, dittatore spagnolo, anticomunista e filo-fascista. Pinochet
arrivò al potere a seguito del golpe del 1973, inizialmente sollecitato da parte del Parlamento: il colpo di Stato
militare - appoggiato da Stati Uniti, nelle persone di Richard Nixon ed Henry Kissinger, in funzione anticomunista - e da esponenti di ceti elevati cileni, rovesciò il legittimo governo del
Presidente socialista Salvador Allende, il quale perse la vita nel golpe. Pinochet attuò una politica economica fortemente liberista, con l'assistenza di un gruppo di giovani economisti
cileni, guidati da José Piñera, detti Chicago boys, poiché formati a Chicago da Milton Friedman. Secondo Friedman questa politica provocò una grande crescita economica che egli
stesso battezzò il "miracolo del Cile", mentre secondo altre ricostruzioni la crescita fu dovuta a un cambio di rotta di Pinochet, il quale in seguito a un crollo finanziario decise di
allontanare quasi tutti i Chicago boys dal governo e nazionalizzare numerose aziende cilene. Spinto dalle pressioni estere a una consultazione elettorale regolare, un referendum nel
1988 mise fine alla dittatura e lo costrinse ad avviare la transizione, reintroducendo la democrazia con libere elezioni nel 1989. Lasciò ufficialmente il potere solo nel 1990, rimanendo
però capo delle forze armate fino al 1998. Divenne poi senatore a vita, godendo dell'immunità parlamentare fino al 2002. Arrestato nel Regno Unito su mandato del governo spagnolo
per la sparizione di cittadini iberici e accusato di crimini contro l'umanità, di corruzione ed evasione fiscale, non fu però mai condannato per motivi di salute: rientrò in Cile, dove riuscì
ad evitare i processi e dove morì nel 2006. Il suo governo coincise con l'inizio della maggior parte delle sanguinose dittature militari in America meridionale, come quella della
confinante Argentina, con cui Pinochet rischiò anche una guerra per contrasti di confine.

1973 – Il cantautore
cileno Víctor Jara viene
assassinato per la sua
opposizione al regime
militare di Pinochetā
Víctor Lidio Jara Martínez (San Ignacio, 28 settembre 1932 – Santiago del Cile, 16 settembre 1973) è stato un
cantautore, musicista, regista teatrale e poeta cileno. Proveniente da famiglia contadina, politicamente impegnato,
è divenuto negli anni un riferimento internazionale nel mondo della canzone di protesta e della canzone d'autore.
Sostenitore del presidente Salvador Allende, Jara fu assassinato cinque giorni dopo il golpe dell'11 settembre 1973,
vittima della repressione messa in atto dal generale Augusto Pinochet.

8 Gli enigmi della Storia


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Anniversari e Storia

accade a Settembre

1937 - GUERRA CIVILE SPAGNOLA


Inizia la Battaglia
di El Mazuco
La battaglia di El Mazuco fu una battaglia combattuta tra il 6 e il 22 settembre 1937 tra le forze repubblicane
e le forze franchiste nel quadro della campagna del Nord. L'obiettivo dei nazionalisti era quello di
conquistare le montagne circostanti El Mazuco, per aprirsi la strada verso le Asturie orientali. Nonostante
le forze golpiste fossero sette volte superiori, i repubblicani riuscirono ad arrestare l'avanzata per due
settimane. L'attacco a El Mazuco iniziò con un attacco da parte della I brigata Navarrese, il 6 settembre,
venne respinto. In risposta a questa battuta d'arresto, la Legione Condor tedesca venne chiamata in aiuto,
e iniziò a bombardare a tappeto l'obbiettivo militare. Il 7 settembre, ulteriori attacchi vennero tentati dai
nazionalisti, tutti bloccati, stabilizzarono il fronte; un noto comandante repubblicano, Higinio Carrocera,
arrivò a dar man forte ai repubblicani con tre battaglioni e 24 mitragliatrici pesanti. Bombardamenti a tap-
peto-bombardamenti con esplosivo e bombe incendiarie continuarono per tutto il giorno. Il giorno
successivo, con una forte nebbia, un feroce scontro corpo a corpo inflisse gravi perdite su entrambi i lati.
I nazionalisti guadagnarono circa 2 km sul fronte meridionale, che i repubblicani non sono stati in grado di
riconquistare. Il giorno successivo i nazionalisti difesero le posizioni conquistate, e due battaglioni
repubblicani furono costretti a ritirarsi, anche se i nazionalisti non furono in grado di approfittare del ritiro.
Per il resto del giorno e per il giorno successivo, ondate di bombardamenti di artiglieria e anticiparono un
attacco di fanteria nazionalista, respinto però dall'artiglieria repubblicana La nebbia sparì il 10 settembre,
e i nazionalisti presero la collina di Biforco (al di sotto del passo di El Mazuco), ma questa è dominata dalle
alture di Llabres, da dove i repubblicani martellarono la zona con mitragliatrici e tirando addosso ai
golpisti fusti di benzina accesi e pieni di esplosivo. Per la prima volta dopo l'inizio della battaglia, il
vettovagliamento raggiunse la prima linea repubblicana. Durante i due giorni successivi, sul fronte sud, i
nazionalisti non potevano più fare progressi lungo la valle. Decisero così di salire la Sierra sul Pico
Turbina. Questo picco, a 1315, è un ostacolo naturale formidabile con i suoi per cui non ha avuto possibilità,
ma per far progredire il crinale della Sierra verso Pico Turbina. Questo picco, a 1315 m, è un formidabile ostacolo con pendenze al 40% e con un terreno simile a quello lunare. I
nazionalisti furono costretti a portare a mano le forniture e gli ordigni, data l'impossibilità di salire sul picco dei muli. Il tempo era cattivo, così i nazionalisti non si poterono avvalere
le supporto aereo e la nebbia nascose le forze da attaccare. Il 13 settembre, i repubblicani cominciarono a vacillare sotto il continuo bombardamento di artiglieria, i repubblicani
furono costretti a cedere la Sierra Llabres, dalla cui altezza si presidiava il villaggio di El Mazuco.

1972 - Massacro di Monaco:


Il massacro di Monaco di Baviera fu un evento terroristico avvenuto durante le Olimpiadi estive del 1972, a Monaco di Baviera (Germania
Ovest). Un commando dell'organizzazione terroristica palestinese Settembre Nero irruppe negli alloggi destinati agli atleti israeliani del
villaggio olimpico, uccidendo subito due atleti che avevano tentato di opporre resistenza e prendendo in ostaggio altri nove membri della
squadra olimpica di Israele. Un successivo tentativo di liberazione da parte della polizia tedesca portò alla morte di tutti gli atleti sequestrati,
di cinque fedayyin e di un poliziotto tedesco. Il 15 luglio 1972, due alti esponenti del Fath (Muhammad Dawud Awda, conosciuto come Abu Dawud, e Salah Khalaf, conosciuto come Abu
Iyad) si incontrarono al tavolo di un bar di Piazza della Rotonda a Roma con Abu Muhammad, un dirigente dell'organizzazione conosciuta come "Settembre Nero". I tre discussero
dell'azione portata a termine dalla stessa organizzazione l'8 maggio 1972: il dirottamento di un aereo appartenente alla compagnia aerea belga Sabena in volo da Vienna a Tel Aviv (volo
571), conclusosi con l'uccisione o la cattura dei dirottatori e la liberazione di tutti gli ostaggi. Il morale era alquanto basso e per dare nuovo slancio alla causa palestinese ci sarebbe
stato bisogno di un'azione eclatante coronata da successo. Il pretesto per un'azione terroristica spettacolare fu fornito dalla lettura della notizia, riportata da un giornale arabo, secondo
cui il Comitato Olimpico Internazionale non aveva nemmeno degnato di risposta la richiesta avanzata dalla Federazione Giovanile della Palestina di poter partecipare con una propria
delegazione ai giochi olimpici estivi di Monaco. Il commento di Abu Mohammed fu: "Se non ci permettono di partecipare ai Giochi olimpici, perché non proviamo a prendervi parte a
modo nostro?". L'idea divenne subito un'operazione a cui fu dato il nome di "Biraam" e "Ikrit", due villaggi palestinesi i cui cittadini furono evacuati dagli israeliani nel 1948.

Gli enigmi della Storia 9


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Anniversari e Storia
di Stefania Veneri

PASSATO REMOTO
L'IMPERATORE ROMANO TEODOSIO I (CRISTIANO) 394
SCONFIGGE E UCCIDE L'USURPATORE FLAVIO
EUGENIO, IL SUO GENERALE FRANCO ARBOGASTE
E LE RELATIVE FORZE PAGANE
La battaglia del Frigido (o battaglia del fiume Frigido) fu una storica battaglia, combattuta tra il 5 e il 6 settembre 394, nei pressi dell'attuale fiume Vipacco vicino a Gorizia e che vide
opporsi l'imperatore romano d'Oriente Teodosio I a capo dell'esercito cristiano, ai soldati pagani guidati dall'usurpatore del trono dell'Impero romano d'Occidente, Flavio Eugenio.
La battaglia inizia bene per i pagani, ma i cronisti dell'epoca raccontano che un vento improvviso gettò scompiglio fra le loro file, le frecce scagliate non riuscivano a raggiungere il
nemico. Ancora più sfavorevole fu il tradimento di un reparto che doveva prendere alle spalle Teodosio, il quale tuttavia si schierò dalla sua parte. La disfatta di Eugenio e del suo
comandante, il magister militum di origine franca Arbogaste, riconsegnò per l'ultima volta l'impero ad un unico imperatore. Inoltre, la battaglia fu l'ultimo tentativo di resistenza alla
diffusione del Cristianesimo nell'impero e, perciò, decise del destino della religione cristiana in Occidente.
Una conseguenza di lunga durata dello scontro del 394 tra gli eserciti romani d'Oriente e d'Occidente fu che l'accesso alle piane della provincia Venetia et Histria rimase
completamente sguarnito: a detta del poeta latino Claudio Claudiano, le torri e le mura delle Chiuse (Claustra Alpium Iuliarum), che erano una specie di vallo alpino costruito nel 270,
furono demolite nel corso della battaglia e, difatti, non si ha più notizia né di un loro utilizzo né della presenza sulle Alpi orientali di truppe romane ai tempi delle discese di Alarico I in
Italia. Fu anche una delle prime battaglie dove incise l'arruolamento di intere bande di barbari, e da allora l'imbarbarimento dell'esercito romano fu massiccio e deleterio. Dopo la
battaglia, i foederatiVisigoti furono congedati e rispediti nelle loro terre di insediamento in Tracia, non è chiaro se già nell'autunno 394 o nel gennaio 395: una buona parte degli
studiosi ritiene che fossero stati congedati da Stilicone nel gennaio 395, ma la Cesa dubita che Teodosio avrebbe concesso ad alleati di dubbia fedeltà di entrare in Italia e data il loro
rientro in Tracia nell'autunno 394. In ogni modo, le perdite subite nel corso della battaglia (10.000 Goti caduti in battaglia) accrebbe il loro risentimento nei confronti dell'Impero, in
quanto cominciarono a sospettare che l'Imperatore Teodosio li avesse appositamente schierati in prima fila al fine di indebolirli, in modo da approfittarne per privarli dei privilegi di
foederati e di ogni autonomia all'interno dell’Impero. Intendendo mettere al sicuro la loro autonomia all'interno dell'Impero ottenuta in virtù delle sconfitte militari inflitte ai Romani,
prima tra tutte quella di Adrianopoli (9 agosto 378), una volta tornati in Tracia, essi decisero di rivoltarsi, sotto la guida di Alarico, eletto loro capo unico. Il loro scopo era ottenere il
rinnovo del trattato del 382 a condizioni per loro più favorevoli e la nomina del loro capo Alarico a magister militum dell'esercito romano. Conseguenza della battaglia del Frigido fu
dunque anche la rivolta dei foederati Visigoti e l'ascesa di Alarico, che avrebbe poi condotto i suoi connazionali a saccheggiare la stessa Roma (24 agosto 410), rimasta inespugnata
dai tempi di Brenno.

FINISCE IL GRANDE INCENDIO DI LONDRA: A LONDRA UN GROSSO INCENDIO


ERA DIVAMPATO PER TRE GIORNI, BRUCIANDO 10.000 EDIFICI,
TRA CUI LA CATTEDRALE DI ST. PAUL, MA FACENDO SOLO 16 VITTIME
1666
Il centro di Londra nel 1666; in rosa la parte della città andata distrutta nel-
l'incendio
Il grande incendio di Londra fu un incendio che si propagò nella City di
Londra dal 2 al 5 settembre 1666 (12-15 settembre, secondo il calendario
gregoriano), distruggendola in gran parte. Prima di allora la stessa definizione
di "grande incendio" fu utilizzata per a un altro grande incendio che nel 1212
aveva distrutto una gran parte della città.
In seguito, il raid incendiario del 29 dicembre 1940 condotto dalla Luftwaffe
sulla città divenne noto come il secondo grande incendio di Londra.
L'incendio del 1666 fu una delle più grandi calamità nella storia di Londra.
Distrusse 13.200 abitazioni, 87 chiese parrocchiali, 6 cappelle, 44 Company
Hall, la Royal Exchange, la dogana, la cattedrale di Saint Paul, la Guildhall, il
Bridewell Palace e altre prigioni cittadine, la Session House, quattro ponti
sul Tamigi e sul Fleet, e tre porte della città. Il numero di vite perse nell'incendio
non è conosciuto, anche se la tradizione storica lo ritiene ridotto.
L'incendio ebbe profonde conseguenze sulla storia di Londra, anche dal punto di vista architettonico e topografico poiché per effetto della morte dei ratti che ne propagavano
l'epidemia determinò la fine della grande peste di Londra. Enormi furono le conseguenze anche sull'urbanistica della città che fu ridisegnata per intero a opera di Christopher
Wren, Robert Hooke, e Samuel Pepys per volere di Carlo II d'Inghilterra.
Preziose testimonianze sull'aspetto di Londra prima dell'incendio ci sono state tramandate dall'opera artistica dell'incisore ceco Wenceslaus Hollar.

10 Gli enigmi della Storia


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Anniversari e Storia

accade a Settembre

ISACCO II ANGELO VIENE PROCLAMATO IMPERATORE BIZANTINO


DAL POPOLO DI COSTANTINOPOLI
Isacco II nacque nel settembre del 1156 da Andronico Angelo e da Eufrosine Castamofissa; la famiglia paterna, probabilmente
1185
originaria di Angel, nei dintorni di Amida in Mesopotamia, era di nobiltà recente dal momento che Andronico Angelo era frutto del
matrimonio di Costantino Angelo con Teodora Comnena, figlia minore del Basileus Alessio I Comneno. Isacco in gioventù,
come il nonno e il padre, partecipò alle campagne militari in Asia Minore degli imperatori Comneni e alla morte di Manuele I
Comneno, avvenuta il 24 settembre 1180, appoggiò apertamente il consiglio di reggenza della Basilissa Maria e del
Protosebasto Alessio Comneno i quali governavano per conto del figlio undicenne di Manuele I, Alessio. A seguito della
rivolta di Andronico I Comneno, cugino di Manuele I, Andronico Angelo ricevette l'ordine di bloccare l'avanzata dei ribelli
ma fu sconfitto a Charax, in Bitinia; la sconfitta rese la famiglia invisa al protosebasto Alessio Comneno e li convinse a
passare dalla parte dei ribelli. L'appoggio ad Andronico Comneno, tuttavia, fu temporaneo e l'intera famiglia fu esiliata in
Asia Minore, dopo un tentativo di congiura. Nel frattempo però Andronico Comneno aveva ormai compiuto la sua scalata al
potere fino a raggiungere, nel 1183, il trono dopo aver ordinato di assassinare prima il protosebasto Alessio Comeno, poi la
basilissa Maria ed infine Alessio II, il legittimo imperatore. L'usurpazione di Andronico I Comneno aveva provocato un diffuso
malcontento che sfociò ben presto in rivolte tra le quali quella della città di Nicea di cui Isacco Angelo fu tra i fautori. La reazione
dell'usurpatore fu di richiamare Isacco Angelo a Costantinopoli e di mantenerlo sotto stretta sorveglianza nel suo palazzo. Verso la metà
del 1185 venne diffusa la voce, mentre una flotta del Regno di Sicilia di 200 navi avanzava verso Costantinopoli, che Isacco Angelo, insieme a numerosi membri della nobiltà,
stanchi dei massacri dell'usurpatore e indignati del suo disinteresse per le sorti di un impero in balia degli invasori, stesse preparando una congiura contro Andronico I
Comneno. Andronico I allora decise di inviare Stefano Argicristoforita, l'assassino del basileus Alessio II, con alcuni sicari e con l'ordine di arrestare e di uccidere Isacco il
quale, tuttavia, si difese uccidendo l'Argicristoforita. Rifugiatosi in Santa Sofia, a furor di popolo il 12 settembre venne proclamato Imperatore ed incoronato dal titubante
patriarca, Basilio II Camatero, mentre l'usurpatore cercò scampo nella fuga verso L'Asia Minore. Generalmente il governo della dinastia degli Angeli viene considerato come
negativo: già Niceta Coniata sottolineava quanto il debole governo di Isacco II, nonostante il considerevole successo contro i Normanni, portasse l'impero bizantino verso
la strada di un inarrestabile declino. La corruzione della burocrazia, le lotte tra le varie fazioni di corte, l'influenza degli eunuchi ben presto deteriorarono l'apparato
amministrativo e fiscale dell'impero provocando forti rivolte tra le quali soprattutto bisogna ricordare la secessione della Bulgaria. La perdita della Bulgaria fu particolarmente
dolorosa in quanto non solo l'impero veniva privato di una ricca e fertile provincia, ma anche perché venivano fortemente minacciati i possedimenti europei di Bisanzio, che
dopo la battaglia di Manzikert costituivano la parte più preziosa dei domini imperiali. La città, ormai presa tra due fuochi, avrebbe patito molto questa secessione nel secolo
successivo; tutta la politica dei Comneni, tesa alla protezione ad ogni costo delle province balcaniche, era così compromessa. L'imperatore, infine, causò un danno ancor
più grave al momento del passaggio di Federico I Barbarossa: la sterile opposizione della debole armata imperiale, l'arresto degli ambasciatori, gli accordi con il Saladino,
infatti, minarono alla base il fragile rapporto tra Costantinopoli e l'Occidente, lasciando uno strascico di odi che portò poi al disastro della IV Crociata. La situazione
dell'impero alla fine del suo regno era quindi grave, ma nonostante non fosse dotato dell'abilità diplomatica e degli appoggi interni necessari a invertire le sorti dello stato,
dimostrò almeno l'energia sufficiente per tappare molte delle falle che continuamente dilaniavano Bisanzio. Furono soprattutto i suoi immediati successori, come il fratello
Alessio III e il figlio Alessio IV, a prendere alcune dissennate decisioni, che portarono a un rapido deterioramento della situazione e all'improvviso sgretolamento di un
impero ormai quasi millenario.

1776 – BATTAGLIA DI HARLEM HEIGHTS


La battaglia di Harlem Heights venne combattuta nel corso della campagna di New York e del New Jersey della guerra di indipendenza americana. Lo scontro avvenne il 16
settembre 1776, nelle odierne Morningside Heights e Harlem, nella periferia nord di Manhattan, New York City.
L'Esercito continentale sotto il comando del generale George Washington e dei suoi aiutanti, Nathanael Greene e Israel Putnam, forte di circa 1 800 uomini, riuscì a
mantenere una serie di posizioni sui rilievi dell'Upper Manhattan contro i britannici, forti di circa 5 000 uomini, agli ordini del generale Alexander Leslie. Le truppe
britanniche commisero un errore tattico quando i trombettieri la loro fanteria leggera suonarono una marcia per la caccia alla volpe, chiamata "Andate via" ("Gone away"),
mentre inseguivano gli americani, con lo scopo di insultare Washington che era proprio un appassionato di questa caccia. Gli americani, in ritirata ordinata, si infuriarono
di ciò e furono galvanizzati a mantenere le loro posizioni. Dopo aver affiancato gli inglesi, lentamente li costrinsero a retrocedere. Dopo la ritirata britannica, Washington
ordinò però alle sue truppe di fermarsi. La battaglia ripristinò la fiducia dell'esercito statunitense, che fino ad allora aveva subito numerose sconfitte, e fu la prima vittoria
in campo aperto di Washington della guerra.
Dopo un mese senza pesanti combattimenti tra gli eserciti, Washington fu costretto a ritirare il suo esercito da New York, quando gli inglesi si spostarono nella Contea di
Westchester, minacciando di intrappolare Washington a Manhattan. Washington subì altre due sconfitte, a White Plains e a Fort Washington. Dopo queste due sconfitte,
Washington si ritirò in Pennsylvania attraverso il New Jersey. La campagna di New York e del New Jersey si concluse dopo le vittorie americane a Trenton e Princeton che
rinvigorirono la causa americana e il morale del suo esercito.

Gli enigmi della Storia 11


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“MAJORANA VISSE IN UN CONVENTO


DEL SUD ITALIA. ECCO LE PROVE”
Foto mai viste e lettere inedite del genio della fisica scomparso nel 1938
aprono nuovi e clamorosi scenari. Rolando Pelizza, che fu suo allievo:
“Si nascose grazie al Vaticano”

S
ciascia aveva ragione: Ettore Majorana non sareb- concrete, e cioè lettere e foto, che dimostrerebbero, al di là di
be morto suicida, né tanto meno sarebbe fuggito ogni ragionevole dubbio, che in effetti avrebbe realmente co-
in Venezuela. Lo scienziato scomparso nel nulla il nosciuto e frequentato colui che, ancora oggi, chiama il «suo
27 marzo del 1938 a poco più di 31 anni, mentre maestro». Le foto sono due: la prima risale ai primi anni Cin-
era docente di Fisica teorica presso l'università di quanta, la seconda agli anni Sessanta. La somiglianza con il
Napoli, non si sarebbe mai mosso dall'Italia. Per giovane Majorana è impressionante. La più importante delle
essere più precisi, avrebbe chiesto e ottenuto di essere ospita- lettere risale al 26 febbraio del 1964, quando in una missiva di
to in un convento del Sud Italia, dove sarebbe rimasto fino sette facciate, lo scienziato scomparso riconosce al suo allievo
alla fine dei suoi giorni. A rivelare questa nuova verità su uno il merito di aver terminato cum laude il ciclo delle lezioni che
dei più grandi geni che l'Italia abbia mai avuto, è Rolando Pe- egli gli ha impartito. La lettera ha un riscontro concreto. In
lizza, 77 anni, l'uomo che da sempre sostiene di essere stato data 28 gennaio 2015 è stata affidata alla dottoressa Sala
l'allievo di Majorana e di averlo aiutato a costruire una mac- Chantal, grafologa specializzata in ambito peritale/giudizia-
china in grado di annichilire la materia, producendo quantità rio, con ufficio a Pavia, la quale, paragonando la calligrafia
infinite di energia a costo zero. Pelizza, però, non si limita a degli scritti lasciati a suo tempo da Majorana con il testo della
raccontare la sua storia. Questa volta tira fuori delle prove lettera stessa, ha effettuato una completa perizia calligrafica

12 Gli enigmi della Storia


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Personaggi e Storia
di Rino Di Stefano

di 23 pagine, conclusa con le seguenti parole: «Detta lettera è


sicuramente stata vergata dalla mano del sig. Majorana Etto-
re». «Dal 1° maggio 1958 al 26 febbraio 1964 sono stato allievo
di Ettore Majorana - racconta Rolando.
Pelizza - e negli anni successivi sono stato suo collaboratore
nella realizzazione del progetto di costruzione della macchina
produttrice di antiparticelle. Posso affermare senza tema di
smentita che Ettore Majorana non è morto nel 1938: l'ho co-
nosciuto e frequentato e mi ha insegnato la "sua matematica"
e la "sua fisica" e poi mi ha accompagnato con i suoi insegna-
menti per molti anni. Per onestà intellettuale, voglio afferma-
re che la paternità dello studio che sta alla base della macchi-
na è opera esclusiva di Majorana».
Prendendo dunque per buona e corretta la perizia della dotto-
ressa Chantal, esaminiamo che cosa c'è scritto in quella lette-
ra del 1964. Tanto per cominciare, il testo inizia con una di-
chiarazione che non lascia dubbi circa il ruolo di allievo che
avrebbe avuto Pelizza. Singolare che, per evitare di dire dove
si trovi, la lettera si apra con l'intestazione «Italia, 26-2-1964».
Questo espediente verrà usato anche nelle altre lettere.
«Caro Rolando - scrive il presunto Majorana - Ti ricordi il no-
stro primo incontro, avvenuto il 1° maggio 1958? Ne è passato
di tempo. Oggi si può dire terminato il periodo delle mie le-
zioni. Ti promuovo a pieni voti, sia in fisica sia in matematica.
Come ben sai, quanto hai appreso va molto oltre le attuali co-
noscenze; per tanto non misurarti con nessuno, perché potre-
sti scoprirti. Anche se qualcuno conoscendoti, ti provocherà,
tu ascolta e fingi di non capire; so bene che questo sarà molto
difficile, ma credimi: se, dopo aver sentito quello che ti dirò,
accetterai di realizzare la macchina, dovrai fare questo e mol- to di più. Ora sei sicuramente pronto per affrontare il compito
di realizzare la macchina; conosci perfettamente ogni partico-
lare, hai appreso dettagliatamente la formula necessaria per il
funzionamento della stessa; ora ti consegno disegni e dati per
il montaggio. Solo una cosa ti chiedo: devi essere molto pru-
dente. Disegni e dati non sono tanto importanti; la formula,
invece, va ben custodita. Per nessun motivo deve cadere in
mano di altre persone: sarebbe la fine, di sicuro».
A rendere ancora più verosimile il tono della lettera, sono le
raccomandazioni che il professore rivolge al suo studente, in
vista della realizzazione della macchina. Il mondo è quello
che è, per cui lo invita alla prudenza: «Prima di decidere se
accettare o meno il compito di realizzarla, devi sapere bene a
cosa andrai incontro - avverte -. Almeno questo è il mio pare-
re, ricordalo bene. Nonostante il mio desiderio di vedere que-
sta macchina realizzata sia immenso (per il bene dell'umani-
tà, che purtroppo sta andando incontro ad un terribile disa-
stro a causa del nefasto impiego delle varie scoperte), voglio
che tu rifletta prima di decidere: da questo dipenderà la tua
esistenza. Se, ultimata la macchina, sarai scoperto prima del-
la sua presentazione, secondo i dettagli che più oltre ti forni-
rò, sarai sicuramente in pericolo di vita; potrai essere vittima
di un sequestro, come minimo, ma ci potranno essere molte
altre gravi ripercussioni. Se dopo tutto questo, deciderai di
realizzarla comunque, te ne sarò eternamente grato e sono
contento di aver intuito subito che tu eri la persona giusta».
Passati gli avvertimenti, il professore elenca nel dettaglio le
precauzioni da prendere. Ed è molto scrupoloso nel farlo:
«Dopo la riuscita del primo esperimento - spiega - dovrai pre-
disporre vari dossier da depositare in luoghi ed a persone va-
rie di piena fiducia. Dovrai costituire una fondazione alla me-
moria dei tuoi cari (in questo modo non solleverai sospetti).

Gli enigmi della Storia 13


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Personaggi e Storia

Di questa fondazione, tu sarai il fondatore e il presidente, La macchina sarà presentata solo dopo la realizzazione della
mentre nel consiglio dovrai cercare di inserire nomi conosciu- seconda fase, che consiste nel riscaldamento della materia,
ti e di fiducia; dovranno essere persone di varie categorie, ad una fonte inesauribile di energia sotto forma di calore».
esempio: un avvocato, un medico, uno psicologo, un profes- A leggere la lettera si evince che il Majorana che si nasconde
sore di storia dell'arte, ed altre professioni; io ti farò avere il in convento non è poi così lontano dal mondo come sembre-
nome di uno o più fisici. Dovrai organizzare almeno due o tre rebbe. A quanto pare, continua a tenere contatti con l'esterno
convegni differenti. Poi, un convegno di Fisica sull'argomen- e comunica con altri fisici che lo conoscono bene. Il professo-
to che io proporrò al fisico, o forse più fisici, del consiglio. Nel re continua ricordando all'allievo il giuramento fatto e gli ri-
frattempo, dovrai presentare la macchina che hai realizzato, corda che, al momento, la macchina è ancora in fase speri-
adducendo di aver effettuato il lavoro con la collaborazione mentale. «Tieni sempre presente il giuramento che abbiamo
dei sopra citati fisici (o fisico?). Penserò io ad informare questi fatto - ammonisce - per nessun motivo, anche a costo della
ultimi su come comportarsi al momento opportuno. Poi pre- vita, sarà ceduta come strumento bellico, ma dovrà essere
senterai il piano d'azione da intraprendere successivamente. usata esclusivamente al fine di migliorare la nostra esisten-
za». Il professore non manca di mettere in guardia l'allievo
dalle conseguenze che potrebbero aspettarlo: «Non pensare
che siano manie mie - mette le mani avanti -. Se verrai sco-
perto prima del tempo, cosa che spero tanto non succeda, tut-
to quanto detto finora, che ora può sembrare paranoico, è
solo la minima parte del reale pericolo a cui andrai incontro.
Investimento: so benissimo che provieni da una famiglia be-
nestante, però pensaci bene. Sai quanto materiale pregiato
serve per una sola macchina. Inoltre, prevedi che certamente
ne andranno distrutte parecchie e dalla loro distruzione non
ricaverai nulla, perché nulla rimane se non circa il quattro per
mille, del materiale, ecc. Verificherai bene di quanto puoi di-
sporre: è preferibile non iniziare che rimanere senza nulla e di
conseguenza non poter terminare, per te e soprattutto per la
tua famiglia, che andrebbe incontro a problemi molto seri.
La foto del 1950 che ritrae il criminale nazista Eichmann (a destra) con un uomo che,
secondo alcuni, è Majorana. Avrei ancora molte altre cose da aggiungere per sconsigliarti

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Personaggi e Storia

di accettare, ma credo che bastino quelle dette, PENSACI


BENE. In attesa della tua decisione. Tuo amico e maestro, Et-
tore». C'è da dire che, con un alto grado di preveggenza, il
professore ha anticipato tutto ciò che è realmente accaduto a
Pelizza nel corso degli anni. Infatti, dal 1976, anno in cui egli
fece gli esperimenti che il professor Ezio Clementel, presiden-
te del Cnen e ordinario di Fisica presso l'università di Bolo-
gna, gli commissionò per incarico del governo italiano, i guai
di Pelizza non hanno avuto fine. A quel tempo era presidente
del Consiglio Giulio Andreotti, al suo terzo mandato governa-
tivo. Anche se l'esperimento andò bene, e la macchina dimo-
strò tutta la sua efficacia, Andreotti decise di rompere ogni
rapporto con Pelizza quando seppe che il governo americano,
allora presieduto da Gerald Ford, si stava interessando al
caso. Il presidente Ford inviò in Italia il suo rappresentante
personale, l'ingegner Mattew Tutino, per prendere contatti
con Pelizza. Da notare che nella società di quest'ultimo, la
Transpraesa, i servizi segreti italiani (per la precisione il Sid,
Servizio informazioni difesa) avevano infiltrato due colonnel-
li dei carabinieri: Massimo Pugliese e Guido Giuliani. Nono-
stante il governo degli Stati Uniti avesse offerto un miliardo di
dollari per entrare a far parte della società, Pelizza si rifiutò di
I giovani colleghi di Majorana che lavoravano con Enrico Fermi (a destra) all’Istituto di Fisica di via Pani-
collaborare con gli americani quando questi gli chiesero, a ti- sperna a Roma. Da sinistra: D’Agostino, Segré, Amaldi e Rasetti.
tolo di prova, di abbattere alcuni loro satelliti. In altre parole,
utilizzare la macchina come un'arma.
Subito dopo fu la volta del governo belga. Venne chiamata
Operazione Rematon e prevedeva che Pelizza, il cui interlocu-
tore era il primo ministro Leo Tindemans, brevettasse e depo-
sitasse il brevetto della sua macchina in Belgio. L'accordo fallì
quando nell'aeroporto militare di Braschaat, nei pressi di Bru-
xelles, i belgi chiesero a Pelizza di distruggere un carro arma-
to. Ancora una volta, dunque, la macchina veniva interpreta-
ta come un'arma. Il risultato fu che Pelizza fece intenzional-
mente implodere la sua macchina e pretese di essere riaccom-
pagnato in Italia. Da allora la vita di Rolando Pelizza è trascor-
sa in modo molto movimentato, con l'emissione di tre man-
dati di cattura internazionali, tutti ritirati nel corso del tempo.
Fece molto parlare l'accusa che nel 1984 gli rivolse il giudice

Ettore Majorana (Catania, 5 agosto 1906 – Italia, 27 marzo 1938 (morte presunta) o in località ignota
dopo il 1959) è stato un fisico e accademico italiano. Operò principalmente come teorico della fisica
all'interno del gruppo di fisici noto come i "ragazzi di via Panisperna": le sue opere più importanti
hanno riguardato la fisica nucleare e la meccanica quantistica relativistica, con particolari applica-
zioni nella teoria dei neutrini.

Gli enigmi della Storia 15


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Personaggi e Storia

no ha voluto dire». Ma ci fu anche chi lo attaccò duramente.


Nel 1984, in una serie di articoli, La Repubblica definì Pelizza
«fantasioso traffichino di provincia», paventando che dietro
la presunta invenzione di quello che veniva definito «raggio
della morte» ci fosse una colossale truffa. Ovviamente nessu-
no spiegava che, in presenza di un'eventuale truffa, ci doves-
se essere anche un eventuale truffato. Ma il messaggio era co-
munque lanciato.
Stanco di questa continua battaglia, adesso Pelizza ha deciso
di vuotare il sacco. Ed ecco quindi le lettere e le foto di Majo-
rana in convento: «Già nel 2001 il mio maestro mi aveva auto-
rizzato a rendere pubblico il mio contatto con lui. Non l'ho
fatto perché speravo di far conoscere questa verità in modo
A sinistra Ettore Majorana, il fisico catanese nato nel 1906 e sparito nel nulla la sera del 27 marzo del 1938.
A destra la sua presunta immagine nel 1955. Per la Procura di Roma è la prova che lo scienziato non si sui-
cidò, non venne assassinato ma fuggi in Venezuela dove visse felice, contento. E nascosto.
Palermo per aver costruito illegalmente «un'arma da guerra
chiamata il raggio della morte». Ma al processo Pelizza venne
assolto con formula piena.
Di lui parlarono spesso anche i giornali. Ecco, per esempio, un
brano tratto da un articolo della rivista OP del 15 luglio 1981:
«Come non definire "l'operazione Pelizza" un best seller della
letteratura gialla internazionale? Purtroppo si tratta di una vi-
cenda vissuta, di una storia tutta italiana iniziata nel 1976 e
non ancora conclusa. Siamo in possesso di informazioni det-
tagliate, con tanto di nomi e date, che ci inducono a ritenere
che quella che può essere catalogata come "l'operazione Pe-
lizza" non è il parto di Le Carré o di Fleming e che la sua sco-
perta non è "la macchina per fare l'acqua calda" come qualcu-

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Personaggi e Storia

molto più morbido e graduale. Ma purtroppo non è statopos-


sibile: troppe maldicenze e calunnie sono state messe in giro La sera del 25 marzo 1938, a 31 anni di età, in un periodo in cui
contro di me in questi anni. Adesso, dunque, ho deciso di dire tutto il gruppo di fisici di Via Panisperna si stava disperdendo
tutto e di far conoscere la verità sulla sorte di Ettore Majora- ognuno con i suoi incarichi di lavoro in Italia o all'estero e circa
na». Una lettera illuminante, a questo proposito, è quella che
un anno e mezzo prima dello scoppio della seconda guerra
Pelizza mostra con data 7 dicembre 2001.
Gliela inviò, sostiene, il suo maestro proprio per autorizzarlo. mondiale, Ettore Majorana partì da Napoli, ove risiedeva all'al-
«Da ora - si legge - se lo riterrai opportuno, sei libero di usare bergo "Bologna" in via Depretis 72, con un piroscafo della so-
il mio nome, di divulgare i nostri rapporti, gli scritti e fotogra- cietà Tirrenia alla volta di Palermo, ove si fermò un paio di
fie; se lo farai ti prego di rivelare i veri motivi che mi hanno giorni alloggiando presso il "Grand Hotel Sole": il viaggio gli
spinto nel 1938 ad allontanarmi da tutti, per dedicarmi allo
studio, nella speranza di arrivare in tempo e poter dimostrare
era stato consigliato dai suoi più stretti amici, i quali lo ave-
al mondo scientifico che esistevano alternative importanti e vano invitato a prendersi un periodo di riposo.
senza pericoli. Purtroppo tu ben sai che non sono arrivato in
tempo, pur avendo alternative migliori, che a tuttora non
sono servite a nulla.
Riservati l'ultimo segreto, dove e come mi hai conosciuto, il vo, sono sicuro che dei miei consigli inerenti all'abbandono
luogo e i fratelli che da sempre mi hanno segretamente ospi- del progetto, non si curerà; quindi la pregherei di provare a
tato». Pelizza, infatti, si rifiuta categoricamente di dire in qua- convincerlo, per il suo bene. Se proprio non sentisse ragioni e
le convento Majorana sia stato ospitato per oltre mezzo seco- volesse continuare, veda se, una volta letti tutti i documenti
inerenti ai rapporti tra me e lui fino ad ora, ritiene opportuno
pubblicarli, per il bene futuro del nostro mondo. Quando par-
lo del futuro del nostro mondo,
mi riferisco al surriscaldamento del pianeta, cosa che io avevo
previsto già nel 1976, quando diedi a Rolando una relazione
dettagliata sul tema, e le sue conseguenze: dai primi sintomi,
all'inizio del 2000, all'incremento del problema a partire dal
2010, in seguito al quale è lecito aspettarsi delle vere e proprie
catastrofi ambientali. Relazione che Rolando, a sua volta,
consegnò al Dott. Mancini, il quale, in quel momento, era sta-
to incaricato dal governo di occuparsi dello sviluppo della
macchina. «La macchina in oggetto, oggi è in grado di rigene-
rare l'ozono distrutto, semplicemente tramutando l'anidride
carbonica in ozono nella quantità mancante, e l'eccesso in
qualsiasi altro elemento da noi voluto. Ma le sue possibilità
sono infinite: ad esempio, essa è in grado di produrre calore
illimitato senza distruggere la materia, quindi senza lasciare
residui di nessun genere. Con la pubblicazione di questi stu-
Le ipotesi che sono state fatte sulla scomparsa volontaria di Ettore Majorana, seguono soprat- di, l'umanità verrà a conoscenza che, per la volontà di poche
tutto cinque filoni: quello del suicidio, quello monastico, quello tedesco, quello sudamericano e
quello siciliano. persone (comportamento che a tutt'oggi non riesco ancora a
comprendere) sta perdendo l'opportunità di un futuro miglio-
lo e dove, ancora oggi, sarebbe sepolto. «Il mio maestro non re. «Solo per il fatto di aver letto quanto da me scritto, le sono
ha mai preso i voti - sostiene Pelizza -. Egli è stato ospitato in infinitamente grato.
convento e lì, grazie alla protezione del Vaticano, è riuscito a I miei più cordiali saluti, Suo Ettore Majorana». Inutile dire
vivere e a studiare per tanti anni, senza essere disturbato. Co- che il professor Recami restò molto impressionato da questa
noscevano la sua situazione e sapevano del suo dramma inte- lettera, ma come ci ha poi dichiarato, non basta una lettera a
riore, che rispettavano. Comunque, so che anche durante la dimostrare che sia stata scritta proprio da lui. Insomma, man-
sua vita conventuale, si è messo in contatto con personalità cando una precisa evidenza scientifica, non riusciva ad accet-
scientifiche che si sono occupate di lui. Non so quanti abbia- tare l'idea di essere in contatto con colui che per anni è stato
no realizzato che il loro interlocutore fosse proprio lo scom- l'oggetto dei suoi studi. Pelizza mostra un dossier di una doz-
parso Ettore Majorana, ma così è stato». zina di lettere inviate dal suo maestro tra il 1964 e il 2001,
A dimostrazione di questa corrispondenza tenuta con il mon- anno in cui smise di avere contatti. A quel tempo Majorana
do accademico, c'è la copia di una lettera che Majorana avreb- aveva 95 anni. Stanco e malato, si preparava a rendere la sua
be scritto al professore Erasmo Recami, ordinario di Fisica anima a Dio e non volle mai più ricevere il suo allievo in con-
presso l'università di Bergamo e conosciuto per essere il mag- vento. Su sua precisa disposizione, le sue spoglie sarebbero
gior biografo di Majorana. La data della lettera è del 20 dicem- state seppellite in terra consacrata, sotto una croce anonima,
bre del 2000: «Egregio Professor Erasmo Recami (...) mi per- come si usa per i frati di clausura.
metto di rivolgermi a lei come un collega, chiederle un parere Il Vaticano ha sempre mantenuto il segreto e non ha mai reso
ed eventualmente un aiuto, nel caso lei ritenga valido il con- pubblico nulla sulla sua vita in convento. Pare invece che tut-
siglio che ho dato al mio collaboratore e che leggerà nello te le carte appartenenti a Majorana siano state spedite in Vati-
scritto a lui indirizzato. Conoscendo molto bene il mio allie- cano, dove ancora oggi sarebbero in corso di archiviazione.

Gli enigmi della Storia 17


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LADY HAMILTON,
L’AMANTE A CUI PIETRO
IL GRANDE FECE
TAGLIARE LA TESTA
Per due anni la concubina di corte, erede di un casato aristocratico scozzese,
aveva nascosto un terribile segreto, tanto grave che la legge avrebbe consentito
di seppellirla viva. L’imperatore fu più clemente, limitandosi a mandarla al boia,
dopo averla baciata con passione per l’ultima volta.

P
ietro il Grande (sul trono dal 1682 al 1725), il fon- della Russia dopo la morte di lui. Mary aveva partorito fuori dal
datore dell’Impero russo, rimase scioccato dopo matrimonio. Ma chi era il padre? Mikhail Kubeev, giornalista e
essersi imbattuto in uno spettacolo orribile vicino autore russo di libri di divulgazione storica, ha scritto nel suo
a uno dei suoi palazzi: il cadavere di un neonato, “Cento grandi crimini”, che il bambino poteva essere proprio
strangolato, avvolto in un fazzoletto, annegato in di Pietro. “Secondo le leggi di quel tempo, per aver ucciso un
un gabinetto esterno. Questo accadde intorno al bambino di sangue reale, Maria avrebbe dovuto essere sogget-
1716 e al momento nessuno aveva idea di chi fosse il bambino ta ad anatema e seppellita viva”. Ma andiamo per ordine: come
sfortunato. Un paio di anni dopo, tuttavia, la verità venne a era finita in Russia la scozzese Lady Hamilton?
galla. Il bambino era di Mary Hamilton, o, come la chiamavano
i russi, Maria Danilovna Gamontova. Era la dama d’onoredel- Bellezza e lussuria
l’imperatrice Caterina, la moglie di Pietro e futura imperatrice Gli antenati di Mary, membri della famiglia scozzese Hamilton,

18 Gli enigmi della Storia


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Personaggi e Storia
di Oleg Egorov
Russia Beyond: https://it.rbth.com/

si erano trasferiti in Russia durante il regno di Ivan il Terribile


(1547-1584) e per decenni erano rimasti al servizio degli zar Nata nel 1765 a Ness, un piccolo villaggio del Cheshire nel Nord
russi. Si ritiene di solito che Mary fosse la figlia di William (Da- Overst dell’Inghilterra, Amy Lyon era la figlia di un povero fabbro
niil) Hamilton, e che si fosse unita alla corte di Caterina nel morto quando lei aveva solo due mesi. Quella che la bambina con-
1713. Come notarono i cronisti di quel tempo, Pietro non poté duce con la madre e la nonna è un’esistenza fatta di stenti e di po-
fare a meno di notare la giovane e bella Mary e “vide alcuni vertà estrema e lei, bella, intelligente e soprattutto, ambiziosa è
tratti in lei che provocarono in lui lussuria”. In altre parole, decisa a ritagliarsi una vita migliore.
Mary divenne l’amante di Pietro, anche perché dire “no” a uno
zar non era certo un’opzione possibile.
Tale pratica era comune. Pietro aveva molte relazioni. Sua mo-
glie Caterina non era gelosa e, dopotutto, anche lei, straniera che era caduta in disgrazia, ma altri sostengono che il padre
di umili origini, era salita alla sua posizione scalando la società più probabile del bambino fosse Orlov. In ogni caso, dare alla
come concubina di Pietro (e, prima, di suoi vari ufficiali). Così, luce un figlio illegittimo avrebbe distrutto la vita di Maria nel
di solito, si mostrava gentile nei confronti delle amanti di Pie- circolo imperiale.
tro, inclusa Mary; e l’Imperatore tornava sempre da sua moglie
dopo le sue sbandate per qualche nuova ragazza. Questo è La confessione e l’ultimo bacio
esattamente quello che successe anche con Mary, e l’interesse Fu Orlov a rivelare la verità su Mary, ma per codardia, non per
di Pietro nei suoi confronti segnò il suo destino. onestà. Secondo il Dizionario biografico russo “un giorno l’im-
peratore si era arrabbiato con Orlov per la perdita di un docu-
Spirale verso il basso mento.” Orlov credeva di esser vittima dell’ira dell’Imperatore
Dopo che le cose erano quasi finite con Pietro, Mary si innamo- a causa del suo rapporto con Mary, quindi decise di confessare
rò del suo aiutante di campo, Ivan Orlov, ma la loro relazione a Pietro il suo rapporto con la Lady scozzese e chieder perdono
fu complicata fin dall’inizio. Forte bevitore, lui la picchiava dei suoi errori. Pietro si ricordò del bambino morto trovato al-
spesso. Come avrebbe poi confessato, Mary iniziò a “rubare a cuni anni prima e si insospettì. Interrogata e torturata alla pre-
sua Maestà l’Imperatrice diverse cose e monete d’oro” da dare senza dello zar, Mary confessò le sue colpe: aver ucciso il bam-
a Orlov in regalo. Mary ebbe ben altri problemi. I contraccettivi bino e rubato all’imperatrice (ma non tradì Orlov, sostenendo
erano praticamente fantascienza nella Russia del XVIII secolo, che lui non aveva colpa ed era all’oscuro di tutto. Lui, da parte
e rimase quindi incinta, almeno tre volte. Abortì i primi due sua, addossò invece su di lei tutte le colpe). Pietro non seppellì
bambini ottenendo “le medicine dai medici di palazzo, facen- la donna viva, come avrebbe potuto, ma la mandò al boia, no-
do finta di averne bisogno per altri motivi”. Ma non poté impe- nostante sua moglie Caterina gli chiedesse di perdonarla. Si
dire la nascita del suo terzo bambino. Per mesi nascose i segni dice che l’Imperatore l’abbia baciata prima dell’esecuzione e le
della gravidanza sotto ampie vesti di crinolina, e, non appena abbia detto: “Non posso salvarti dalla morte, senza infrangere
nato, lo uccise. Nessuno sa per certo chi fosse il padre. Alcuni le leggi di Dio e dello Stato. Quindi, accetta la tua esecuzione e
storici, tra cui Kubeev, affermano che potrebbe essere proprio credi nel fatto che Dio ti perdonerà”. Qualche istante dopo, la
Pietro, dato che lo zar continuò a far visita a Mary anche dopo testa di Mary Hamilton fu mozzata.

Gli enigmi della Storia 19


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Segreti e Storia

PARASHU-RAMA
E PERSEO
Lo studioso che voglia intraprendere l’analisi dei miti ellenici secondo una prospettiva tradizionale, si
trova di fronte non un corpusorganico cui appoggiarsi, ma una serie di narrazioni che in realtà sono
semplici frammenti di una tradizione che sembra racchiudere tesori ancora inesplorati.
20 Gli enigmi della Storia
020-025 parashu ENIGMI STORIA 25.qxp_Layout 1 27/07/18 15:33 Pagina 21

Segreti e Storia
di Nuccio D’Anna
Pubblicato in: Arthos, n. 33-34 – 1989/1990- Pubblicato anche su www.Immagineperduta.it

ghemi dell’arcaica Ellade e non siano più capiti. E quando i poe-


ti, i tragici e perfino Esiodo ci conservano elementi di tale reli-
giosità arcaica, questo viene fatto senza la percezione diretta del
simbolismo soggiacente alle narrazioni leggendarie e ai miti (1).
Tutto ciò è già evidente per il ciclo mitologico relativo alle divi-
nità pre olimpiche, alle leggende rimaste su Helios, su Eos, su
Orione, sui Giganti, la cui strutturazione complessiva pare allu-
dere perfino a situazioni astronomiche oggi non più coglibili.
Particolarmente colpite le narrazioni sui Titani, le cui leggende
sembrano in realtà racchiudere un simbolismo presente presso
altri popoli e in modo specifico presso qli indù, con tutto un
aspetto simbolico di tipo cosmico-celeste. Tale per es. il ciclo dei
due fratelli Atlante e Prometeo posti da Zeus a presidiare i due
poli estremi del mondo, il primo ad ovest e ii secondo ad est, se-
condo un asse equinoziale che costituisce una precisa indicazio-
ne sull’esistenza nell’Ellade di dottrine sui cicli cosmici del tipo
presente in lndia. Ciò che in questo mitologhema può interessa-
re anche il nostro problema è che dei due fratelli, Atlante era
consideralo il padre delle Esperidi, di Maia e delle Plèiadi, ossia
di tutto un gruppo di divinità poste sempre ad occidente, men-
tre Prometeo addirittura era detto essere il padre di Deucalione,
l’unico sopravvissuto al diluvio che distrusse la stirpe bronzea,
grazie all’intervento del padre Prometeo che gli ingiunse di co-
struire l’arca sulla quale potè salvarsi. Aggiungeremo che le con-
nessioni rilevate fra l’Occidente, la stirpe bronzea e il diluvio
possono essere chiarite anche dalla considerazione sulla sorte di
Menezio, il terzo fratello dei due titani, quello considerato più
particolarmente tracotante e aggressivo a tal punto che Zeus col
suo fulmine lo precipitò nell’Erebo, procurandogli così una fine
non dissimile da quella attribuita, appunto, alla stirpe bronzea.
Il problema sì pone in termini diversi per l’india, la cui tradizio-
ne ha conservato nel modo più chiaro la dottrina dei cicli cosmi-
ci e in particolare quella degli avatâra, che ci interessa nel modo
più diretto. Nel corso degli evi umani il dio Vishnu (che nella Tri-
murti indiana costituisce il principio della conservazione degli
esseri e dell’intero universo) viene a “discendere” nella manife-
stazione “incarnandosi” in determinati esseri, ognuno dei quali
non è altro che il simbolo di un principio spirituale, una “Quali-
tà” divina dell’Avatâra Eterno provvidenzialmente inveratasi in
una funzione spirituale. Le “discese” (avatâra) divine con una
funzione cosmica sono tradizionalmente precisate nel numero
di dieci, ma di esse a noi interessa considerare brevemente le
prime cinque, Matsya, Kūrma, Varâha, Narasimha e Vamana,
perché la 6a, Parashu-Râma, costituirà l’oggetto specifico del
nostro studio. Volendo schematizzare al massimo, e restando su
un tipo di interpretazione connessa ai problemi che noi dovre-
mo trattare a proposito di Parashu-Râma, si può dire che i primi

L
o studioso che voglia intraprendere l’analisi dei 5 avâtara si pongono: (¹°) dopo il mahapralaya accaduto fra il se-
miti ellenici secondo una prospettiva tradizionale, sto e il settimo manvantara; (²°) la conseguente strutturazione di
si trova di fronte non un corpus organico cui ap- una diversa situazione astronomica; la nuova sede boreale (³°);
poggiarsi, ma una serie di narrazioni che in realtà gli eventi che hanno contrassegnato la distruzione di quella sede
sono semplici frammenti di una tradizione che (⁴°) e i trasferimenti in sedi circumpolari (5°) di quella che i Purâ-
sembra racchiudere tesori ancora inesplorati. nas chiamano Hamsa, il “popolo del cigno” della sede boreale.
Attorno all’Vlll-Vl sec. a. Cr. l’Ellade assiste a dei rivolgimenti di Nella nostra trattazione cercheremo di far vedere come anche
tale portata da cambiare strutturalmente le basi sacrali su cui nell’Ellade almeno una figura eroica possa simbolizzare la stessa
poggiava I’attitudine spirituale dell Elleno. Da questa attitudine, realtà “avatârica” espressa in India da Parashu-Râma, la 6a “di-
che potremmo definire “mitica”, si passa ad un tipo di esperien- scesa-incarnazione” di Vishnu. II raffronto che faremo potrà
za umana dai pronunciati caratteri “laici”. Certo, elementi im- mostrare elementi insospettabili ed indicare una direzione di ri-
portanti dell’antica spiritualità restano nell’ambito dei Misteri, cerca per troppo tempo trascurata, anche a causa dell’ignoranza
dell’Orfismo, del Pitagorismo etc., ma come staccati dal corpo manifesta dei simboli indiani da parte dei “classicisti” e dei sim-
centrale della religiosità ellenica. In realtà sembra che i mitolo- boli ellenici da parte di orientalisti miopi. Cosi come il Bhâgava-

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tempo dopo la fine del Krita-yuga, in coincidenza di squilibri


inerenti al popolo che occupò un continente oggi scomparso. Lo
stesso attributo di Râma, Parashu = dalla “doppia ascia”, espri-
me perciò non tanto un’attribuzione estrinseca, quanto una pre-
cisa determinazione sacrale, una funzione spirituale espletata
da quell”entità divina” “discesa” a combattere contro i portatori
del disordine. Tale funzione è caratterizzata dall’arma di Râma,
la “doppia ascia” di pietra dono del dio Shiva, che è un simbolo
della folgore celeste. Perciò stesso simbolizza la “presenza” divi-
na che regge i vari mondi e, in virtù della propria natura “sola-
re”, interviene provvidenzialmente a rettificarne il corso. La sua
stessa forma poi, non riproduce altro che le due metà del corso
annuale del sole, “tagliato” dall’asse solstiziale nord-sud, come
secondo le più svariate tradizioni spirituali dell’Umanità che qui,
nel caso di Parashu-Râma, vengono fatte risalire addirittura ad
un’origine iperborea. Il nemico per eccellenza di Parashu-Râma
è il re Kartavirya, tipica personificazione della protervia e del-
l’arroganza della casta guerriera quando questa è disgiunta dal
sacro. Egli è caratterizzato da “cento braccia”, un’attribuzione
che richiama la natura proteiforme degli esseri elementari e dei
tanti “mostri” che sbarrano la strada ai legittimi detentori della
ta-purâna presenta la storia di Parashu-Râma, questa “discesa” vera spiritualità. Tale aggettivazione inoltre, sembra in qualche
del dio Vishnu non è altro che la raffigurazione simbolica della modo simile non casualmente a quell’espressione esiodèa che
lotta sostenuta per un periodo di tempo puttosto lungo dai voleva gli uomini dell’età del bronzo caratterizzati da una forza
Brâhmana contro la casta kshatriya, quando costoro pretesero di grandiosa, da mani invincibili e da un corpo gagliardo, mentre il
sostituirvisi e di assumerne in proprio I’autorità spirituale. Essa, loro comportamento è “terribile”, “violento” e” spaventoso”.
inoltre, apre la serie delle tre “discese” eroiche del dio Vishnu, L’empietà di Kartavirya viene espressa in due momenti: il furto
che vedranno via via dopo Parashu-Râma il cavalleresco Râma- della “vacca dell’Abbondanza” e I’oltraggio a Renukâ, la moglie
Chandra appartenente alla Sûrya-vamsha, la “stirpe solare”, e del rishi, che sottolineano un’idea similare. Kâma-dhemu infat-
Krishna, “il Nero”, della Chandra-vamsha, la “stirpe lunare”. La ti, è propriamente “la pienezza sapienziale”, equivalente alla
lotta intrapresa da queste tre figure eroico-divine contro i nemi- Vacca-Luce dai “sette raggi” (sapta gavah) del Rig-Vêda, che le
ci dei detentori della sapienza divina, ci introduce in eventi dalla posteriori dottrine soteriologiche interpreteranno come la Co-
durata di più secoli, il cui svolgimento è stato contrassegnato da scienza Infinita, la Consapevolezza presente in ogni essere della
particolari cambiamenti della situazione celeste, in coincidenza manifestazione. Renukâ, poi, la moglie di Jamadâgni, è la sua
di sedi diverse occupate dai detentori della sapienza tradiziona- shakti, ossia contemporaneamente la sua “sposa” e la sua “po-
le, fino a concludersi nell’attuale tradizione indù che in modo tenza”. La “vacca” e la”moglie” esprimono perciò i due aspetti
specifico è il risultato di queste tre “discese” divine. La storia di di ogni vera spiritualità che appartengono in proprio ai Rishis
Parashu-Râma comincia con la visita del re Kartavirya degli Ha- primordiali, che I’empio re cerca di far propri “rubandoli” e so-
hihaya all’ashram del saggio Jamadâgni, il padre dell’eroe india- stituendosi così ai legittimi rappresentanti. Tuttavia I’episodio
no. Nonostante i grandi onori di cui era stato fatto oggetto, il re che scatenerà la guerra è I’occupazione, da parte dei figli del re
cerca di impadronirsi della “vacca dell’abbondanza” (Kâma- ucciso, dell’ashram del rishi Jamadâgni e la sua uccisione che,
dhemu), la “pianezza sapienziale” che appartiene in proprio alla come abbiamo visto, è un’azione considerata in ogni tempo in
casta Brâhmana. Inoltre, oltraggio su oltraggio, contravviene India come una delle più empie possibili. Tale misfatto, consu-
alle regole dell’ospitalità stabilite dal rigido canone sacerdotale mato in assenza di Parashu-Râma; ha un suo preciso significato,
insultando la pia Renukâ, la moglie dell’asceta. Per punire que- simbolizza una prevaricazione tesa a sostituire i rishis nella loro
sto primo atto di prevaricazione e di arroganza, Parashu-Râma stessa sede. Ora, nella tradizione indù i rishis – termine questo
sfida il re Kartavirya “dalle cento braccia” e lo uccide. A loro vol- che poggia su un radicale che esprime un’idea di “luce”e di
ta i figli del re invadono l’ashram di Jamadâgni e, con una azione “splendore” – sono simbolizzati dal “cinghiale”, ossia da una
che la tradizione indù in ogni tempo ha considerato come una delle forme assunte da Vishnu nella sua “discesa” nella manife-
delle più empie possibili, uccidono il saggio asceta. Parashu- stazione. E siccome Vishnu in tale attitudine “provvidenziale” è
Râma allora giura di sterminare gli kshatriya e, in una guerra du- identificato al Sole, anche qui abbiamo lo stesso simbolo legato
rata 21 anni, ne uccide “tre volte sette”, permettendo tuttavia alle “luci” che si inverano nel mondo e lo “illuminano”. L’azione
alle loro vedove di risposarsi con i Brâhmana e ricostituire così dei figli di Kartavirya perciò non può essere intesa come una
una casta kshatriya riconsacrata. Così come viene presentato semplice vendetta, ma come una prevaricazione tesa a sostituire
dalla tradizione, Parashu-Râma appare non come un personag- ai “cinghiali”(= “luci”) primordiali, quelli che la tradizione ci ha
gio storico determinato ma come una “collettività sapienziale’ dato come le Orse in rivolta. Viceversa, tutta I’azione di Parashu-
che nell’eroe ha voluto simbolìzzare tutta una serie di eventi e di Râma si presenta come un intervento rettificatore teso a ricosti-
azioni intraprese per la salvaguardia della tradizione spirituale tuire le basi di una civiltà tradizionale. Lo stesso tempo indicato
della quale essa stessa era la depositaria e la custode. Anzi, come dai testi per compimento dell’opera dell’Eroe pare così non esse-
si vedrà meglio in seguito, tutta I’azione di rettificazione di cui re altro che I’equivalente di un “eone”, di un tempo conchiuso
qui è questione, non può necessariamente porsi che parecchio in sé e perfetto, in relazione alla dottrina dei cicli cosmici e in

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particolare alla durata della precessione degli equinozi. Que- Vishnu quando, sotto la forma di Vamana-avatâra, “misura” il
st’ultimo rilievo va cosi a completare quanto detto precedente- mondo con i suoi tre passi (= trivikrama) e ristabilisce I’ordine
mente a proposito della “doppia ascia” di pietra di Parashu- cosmico. Tutto ciò ha una sua corrispondenza nel mito ellenico.
Râma e del simbolismo solstiziale che le è proprio, perciò con le Il ciclo mitologico di Perseo, infatti, ha inizio con la strana guerra
“stazioni del sole” che parimenti contrassegnano lo svolgimento dei due gemelli Acrisio e Preto per la sovranità su Argo. Già tale
ciclico.Figlio di Zeus e di Danae, secondo la tradizione Perseo guerra ha un suo parallelo con quella dei fratelli Atreo e Tieste,
dopo il concepimento in una tomba di bronzo, assieme alla ma- quando Zeus intervenne in aiuto del primo cambiando perfino il
dre era stato rinchiuso in un’arca e posto sulle acque. Questa fu corso delle stelle, fino a spingere le Pléiadi dove sono attualmen-
avvistata da un pescatore che la scambiò per un grosso pesce, te – un’eco di questi avvenimenti fu conservato da PLATONE,
ossia uno dei simboli più antichi dell’umanità, che la tradizione Pol., 269A e sgg. La città per cui litigano i due fratelli è Argo, la
indù pone addirittura all’inizio stesso del nostro manvantara. Il “città bianca”, dato che tale termine è identico a quello dell’ag-
nome di Perseo si lascia scomporre nei suoi elementi costitutivi- gettivo argos, “bianco”, con la semplice differenza di accenta-
base PRS che secondo “Geticus” (autore di una serie di studi di zione. Questo riferimento appare perciò come il frutto di una
vario valore sulla Dacie hyperboréenne, “Etudes Traditionnel- precisa scelta, dato che “Argo” è uno dei termini con cui veniva
les”, 1936-37) (2) sono gli stessi che è possibile riscontrare nel intesa la sede boreale da cui trae ad essere il ciclo che stiamo
termine sanscrito PaRaShu, dove ha una funzionalità semantica studiando. Ma C’è di più. La tradizione pone il mitologhema di
identica a quella del termine greco. Aggiungeremo che il proce- Perseo almeno in tre occasioni in rapporto a cambiamenti della
dimento esegetico utilizzato da “Geticus” per spiegare il rappor- situazione cosmica; 1) durante la guerra fra Acrisio e Preto fu in-
to PaRaShu-PeRSeo è identico a quello utilizzato da René Gué- ventato lo scudo rotondo, quello stesso che fu appeso ad un cip-

non per individuare la radice dei termini Kronos e Karneios, po a ricordo della guerra; 2) al piccolo Perseo cade di mano una
KRN. ll nome dell’Eroe ellenico perciò, non sarebbe altro che la palla; 3) alla fine di tanti combattimenti Perseo uccide inciden-
“razionalizzazione” di un appellativo che precedentemente era talmente il nonno Acrisio, colpendolo con un disco. Sono, que-
servito per designare una funzione spirituale, il quale poi venne sti, tre simboli che ci dicono il tempo in cui situare I’azione di
riferito ad un personaggio nel punto in cui non fu più compreso Perseo. Qui, infatti, si tratta di alterazioni della volta cosmica
nella sua realtà simbolica.Abbiamo detto che la tradizione ci che hanno portato a cambiamenti della stessa strutturazione
dice che Perseo era figlio di Danae e di Zeus. Questi, per poter dell’equatore celeste, con la nascita di un nuovo piano equato-
entrare nella stanza sotterranea nella quale era stata rinchiusa la riale e di un nuovo axis mundi. La lotta per Argo perciò, pare
futura moglie, si era trasformato in pioggia aurea. Zeus è il so- coincidere con un tempo preciso collocabile già dopo la fine
vrano di un ciclo spirituale già lontano dalle origini, susseguente dell’età aurea e I’inizio di un nuovo ciclo, mentre I'”azione” di
la fine dell’età aurea e in connessione con un ciclo cosmico cer- Perseo pare non limitarsi a questi fatti, ma si dispiega anche in
tamente più ridotto di quello di Kronos/Saturno. Tutto ciò può tempi successivi per una durata di molti secoli, in una curiosa
essere comprovato anche da un fatto generalmente poco notato: sintesi del simbolismo compreso in Vamana-avâtara e in Para-
se si moltiplica la durata del percorso sidereo del pianeta Giove shu-Râma, rispettivamente 5a e 6A “discesa” di Vishnu, comun-
di 12 anni per i 360 gradi del cerchio cosmico, si otterrà la cifra di que in rapporto all’istituzione di nuovi centri spirituali sulla cui
4320 anni. Rapportando tale cifra alla durata di un semiperiodo importanza nel mito di Perseo avremo da tornare.
della precessione degli equinozi (= 12960) come era usuale in L’arma che Perseo utilizza per compiere le sue straordinarie im-
Grecia, si otterrà una “stagione cosmica” delle tre nelle quali si prese è la harpe, la “falce” con la quale egli staccherà la testa del-
divideva I’anno in un tempo in cui i progenitori degli Elleni abi- la terribile Medusa. La harpe si ritrova nel ciclo precedente lega-
tavano una regione che tali dati ci dicono non già, polare, ma to ai Titani, poiché è proprio quella che Kronos utilizzerà per
circumpolare. Ora, è questo precisamente quello che indica il colpire il padre Urano, restando poi come uno dei simboli più
Rig-Vêda quando parla delle “tre terre e dei tre cieli”, oppure caratteristici di Kronos/Saturno. Il fatto che tale arma dalle ca-
delle “tre splendenti regioni celesti” , che poi non è altro che un ratteristiche cosmiche – come la “doppia ascia” di Parashu-
aspetto del simbolismo compreso nella 5a “discesa” dell’aureo Râma – si trovi adoperata da Perseo può perciò significare solo

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che qui ci troviamo di fronte ad una forma tradizionale che con- riale e Medusa sono tutti nomi che hanno relazione col mare,
tinua, riadattandolo, un ciclo precedente ormai definitivamente mentre lo stesso termine collettivo che le designa esprime
concluso. Per le sue caratteristiche questa arma divina può es- un’idea similare. Venivano descritte come particolarmente orri-
sere accostata alle varie armi che presso diverse tradizioni gli dèi bili, tali da “pietrificare” chiunque le guardasse. A parte i ser-
o gli eroi utilizzano per ristabilire I’ordine cosmico. Tale il Miol- penti posti sulla testa, che riprendono un motivo presente in
lner di Thor, oppure la “doppia ascia” di pietra di Parashu-Râma, Echidna, Ladone e Orthros, venivano loro attribuite “mani di
le quali poi non sono altro che un simbolo della folgore che in un bronzo” e “zampe di cinghiali”. E’ questa la precisa “signatura”
suo aspetto è in relazione col “fuoco celeste”, e con gli attributi della loro appartenenza al ciclo dei “giganti” che la tradizione
di “provvidenzialità” che in diverse tradizioni sono propri del pone sempre in relazione con un continente scornparso posto
Sole e in India di Vishnu. Quest’ultima considerazione può farci sul mare ad Occidente, mentre il cenno alle “zampe di cinghiali”
capire un altro particolare del mito di Perseo. Nell’unico fr. Delle quale attributo di esseri elementari e del disordine, è tipico della
Forcìdi di Eschilo giunto fino a noi, è detto che “egli penetrò nel- casta guerriera in rivolta contro i legittimi detentori della sapien-
la caverna [delle Gorgoni] come un cinghiale”, ossia con un’at- za sacra. Il Guénon a questo proposito ha dimostrato che il sim-
tribuzione che possiamo ritrovare in altri miti ellenici (nel cin- bolismo della casta guerriera è femminile, perché i guerrieri
ghiale bianco di Calidonia: nel mito di Achille etc.), ma il cui va- hanno in proprio un tipo di spiritualità che procede da Prakriti,
lore simbolico sembra non essere stato più compreso nell’Ellade ossia dalla “potenza primigenia” da cui si origina ogni aspetto
storica. In India il cinghiale (Varâha) è il simbolo che si ritrova della manifestazione. Ora, secondo la notizia dataci da Pausania
come la 3a “discesa” di Vishnu, Varâha-avâtara, mentre tutto il e da Diodoro Siculo, le Gorgoni anticamente sarebbero state
nostro kalpa è designato come Swêta-vâraha-kalpa. Il “ciclo del “donne guerriere” che, nel linguaggio razionalistico di questi au-
cinghiale bianco”. Il Guénon, inoltre, farà notare che la stessa tori, non è che un modo per esprimere la loro appartenenza al
“terra sacra” polare, la sede del centro spirituale primordiale del ciclo dell’età del bronzo e perciò ad Atlantide e ai “giganti” pre-
nostro manvantara, è chiamata Varâhi, la “terra del cinghiale”. diluviali, ossia ancora a quei guerrieri in rivolta contro l’autorità
Varâhi è propriamente un aspetto della shakti (= sposa-potenza) dei brâhmana, sterminati da Parashu-Râma. La sola ad essere
di Vishnu, quella più particolarmente in relazione con I’aspetto Mortale tra le Gorgoni è Medusa, quella che sembra aver perso-
“solare” (e perciò “provvidenziale”) di Vishnu, che esprime il nificato tutti gli attributi che appartenevano collettivamente alle
suo inveramento nella manifestazione, la Pritvi-Lakshmi, I”’ar- tre sorelle, e che Omero ci descrive come “gigantesca”. Delle tre
chetipo” della manifestazione corporea. perciò per eccellenza la sorelle è il suo nome quello più in relazione con la “sovranità”
“terra boreale” che contiene in principio tutte le possibilità della (come il re Kartavirya del ciclo indù), ma una sovranità che pare
manifestazione spaziale del nostro manvantara. È per questo essere labile a causa della sua natura mortale. Per poter recidere
motivo che i “cinghiali” sono identificati ai Rishis vedici e alle la testa di quest’essere, Perseo è guidato da Athena (la “sapien-
sette stelle del Gran Carro, ossia ai Detentori della Sapienza pri- za” divina) che lo protegge e gli dà la “falce” con la quale I’Eroe
mordiale che sono propriamente le “luci” che ne trasmettono staccherà la terribile testa-come la “doppia ascia” di Parashu-
I’essenza nel corso dei diversi cicli. Questa relazione del cin- Râma, donata all’eroe da Shiva. E’ questo un punto fondamenta-
gniale-Perseo con la “terra boreale” è pure’ presente nell’Ellade. le per la nostra argomentazione: Perseo è sempre in armonia con
Pindaro dirà che Perseo si recava spesso nell’lperborìde, la misti- la sapienza divina, è “guidato” da essa, mentre i suoi nemici
ca terra dell’estremo nord, identica alla Varâhi indù. Il termine sono per eccellenza “ribelli” che, come tali, hanno scatenato il
sanscrito, infatti, poggia sulla radice var, I’esatto equivalente caos e il disordine. Nel loro essere e nella loro azione costoro
dell’ellenico bor, da cui si forma “Borea”, la “terra del cinghiale” sembrano aver trasformato la “potenza”, che è inerente alla loro
posta, appunto, all”’estremo nord”. Nello stesso modo, perciò, “vocazione” guerriera, in puro tumulto e perciò in ribellione.Dal
in cui Parashu-Râma non fa che esplicare una funzione spiritua- collo della Medusa fuoruscirono il cavallo alato Pegaso e I’eroe
le derivata da quella dei Detentori (= “cinghiali” = Rishis) della Crisaore, quest’ultimo forse una specie di “doppio” di Perseo
Sapienza primordiale, così Perseo attualizza una “presenza” di- che avrà un ruolo insignificante nella mitologia ellenica e il cui
vina che il mito ellenico ci sta dicendo qui in rapporto all’iperbo- nome sigifica “dall’arma dorata”. Il cavallo bianco è un simbolo
ride. L’impresa più caratteristica di Perseo è la lotta contro le abbastanza diffuso e in India è rinvenibile come veicolo specifi-
Gorgoni, il “nemico” per eccellenza. le divine sorelle delle quali co del Kaikin-avatâra, la 10a “discesa” di Vishnu che alla conclu-
due erano immortali ed una mortale. Erano figlie di Forco, il sione dei tempi metterà fine all’empietà e preparerà un nuovo
“vecchio del mare” da cui era nata Echidna, la “serpe” che aveva ciclo cosmico. Nella tradizione di Parashu-Râma però, troviamo
per fratello Ladone, il “drago” o “serpente”, col quale veniva po- il furto, da parte dell’empio re Kartavirya, della “vacca dell’ab-
sta in connessione una terra ad Occidente su cui avremo da tor- bondanza” (Kâma-dhemu) che simbolizza la “pienezza· sapien-
nare. Quello che può essere ritenuto importante in questa ge- ziale”. Per i suoi attributi il simbolo ellenico non è sovrapponibi-
nealogia è il fatto che Echidna è ritenuta anche la madre di Or- le a quello indù, tuttavia resta il fatto che Pegaso fuoriesce dal
thros, I’esatto equivalente ellenico dell’indiano Vrtra, “colui che collo della Medusa come se finalmente potesse riacquistare una
avviluppa”, il drago che il dio Indra ucciderà in 360 giorni (= un sorta di libertà, quasi che la Medusa (= la “sovrana”) si fosse ap-
intero ciclo cosmico) ridando cosi un nuovo ordine al cosmo. propriata di qualcosa che non le apparteneva e che semplice-
Tutta questa congerie di esseri elementari dalle attribuzioni so- mente stava custodendo. Un altro ciclo di leggende può contri-
vrapponibili ed estremamente similari, appartiene al ciclo titani- buire a sviluppare tutta questa serie di problemi. Nel suo pere-
co che ha preceduto quello olimpico. Essi, tutti insieme, così grinare Perseo giunge in Etiopia dove regnano Cefeo e sua mo-
come ci vengono dati dalla tradizione, sembrano personificare glie Cassiopea. A causa dell’empietà di costoro, il dio Poseidone
le forze del caos e del disordine la cui distruzione è indispensa- aveva mandato per devastare il paese un mostro marino “con
bile per ristabilire un nuovo ordine cosmico. Le Gorgoni in parti- una testa di cinghiale”. Per poter arrestare tale calamità Cassio-
colare hanno una specificità che risalta dai loro nomi: Steno, Eu- pea lega ad una rupe la figlia Andromeda per immolarla al mo-

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Resti del tempio di Sturno, oggi

stro e ridare pace e fertilità all’Etiopia. Il termine “etiopia” deri- tradizione indù non è altro che la sua shakti = la “sposa-poten-
va dalla radice aith-col significato di “bruciare”, ma anche di za”. Secondo i dati frammentari del ciclo di Perseo a noi giunti,
“splendere”, dato che qui la radice aith- è quella propria ad un si può affermare che le sue vittorie introducono un nuovo ciclo
fuoco che “brucia”. Essa si riferisce non ad un paese abitato da cosmico, probabilmente in relazione alla distruzione di Atlanti-
popoli di razza nera, ma ad uno popolato da una razza rossa che de, la quale all’inizio, prima della ribellione di cui abbiamo par-
il simbolismo spaziale pone sempre ad Occidente, come d’al- lato, era un centro regolare “emanato” da quello polare, un suo
tronde ci dice esplicitamente la tradizione che vuole Poseidone riflesso che ne adattava la spiritualità, spesso riproducendone i
come il dio proprio degli Etiopi, percià stesso assimilati agli simboli. Alla distruzione di tale centro (ormai diventato elemen-
Atlantidi. Ciò che puo aiutare a capire questo punto è il fatto che to di infezione e di disordine) e ai cambiamenti astronomici rela-
la razza rossa è detta abitare quella “terra del Toro’ di cui è que- tivi allude probabilmente la conclusione del mitologhema di
stione presso diverse tradizioni, sulla quale per es. nel mitologe- Perseo. Dopo tante avventure I’Eroe torna ad Argo e qui uccide
ma di Zeus ed Europa si hanno elementi abbastanza chiari. La incidentalmente lo zio Acrisio colpendolo alla coscia con un di-
tradizione ellenica ci dice precisamente che Europa era figlia del sco. Il Guénon ha spesso rilevato che il termine greco per “co-
re Fenice (phoinix = “porpora”), il “rosso”. Il cui radicale ritro- scia” mêros, non fa che riprodurre foneticamente la Montagna
viamo ancora in phoinios, “rosso” e, riferito ai raggi del sole al cosmica degli indù, il Mêru, I’Axis Mundi, secondo una curiosa
tramonto, phoinos, “rosseggiante”. La figura di Cefeo (che al- assimilazione che può trovare una sua spiegazione nelle leggi
meno secondo una versione del mito risulta essere figlio del re compositive delle lingue sacre. Il “disco”, poi, non è che un sim-
Fenice) è piuttosto sbiadita, non ha rilievo e sostanzialmente bolo dell’equatore celeste che si sposta e “colpisce” I’axis mun-
sembra essere una specie di opaco riferimento per una narrazio- di, determinando una nuova strutturazione celeste. Aggiungere-
ne che in realtà intende evidenziare il ruolo di Cassiopea, la “ba- mo che sono forse tali cambiamenti che hanno determinato rife-
silissa”, la “regina” che in arcaiche raffigurazioni della volta ce- rimenti astronomici nuovi, ai quali allude la situazione celeste
leste siede su un trono formato da conchiglie, con i piedi che delle costellazioni Cefeo, Perseo, Andromeda, Cassiopea e Coe-
toccano il circolo polare, mentre un po’ più lontano si trova Coe- tus, ossia di alcuni protagonisti della “discesa” divina simboliz-
tus, il mostro marino, forse una balena che devasta I’Etiopia. Il zata dall’Eroe ellenico.
mito ci dice che fu l’arroganza di Cassiopea a provocare l’ira de-
gli dèi, la sua pretesa di essere la più “bella” un attributo, que- NOTE
sto, che è compreso nel termine kosmos. E’ l’empietà tipica dei
1) Abbiamo analizzato questo periodo di passaggio in N. D’ANNA, La religiosità
re in rivolta, della casta guerriera (che abbiamo visto avere in
proprio un simbolismo femminile) che non riconosce più I’auto- arcaica dell’Ellade, Edizioni Culturali internazionali di Genova (ECIG), Genova 1986 2a
rità spirituale o, peggio, attribuisce a se stessa tale autorità. Ora, ed., che è bene aver presente per capire quanto diremo in questo studio. Sui cicli
le tradizioni di tanti popoli pongono tale rivolta in rapporto pro- cosmici, cfr N. D’ANNA, Virgilio e le Rivelazioni divine, cap ⅠⅠⅠ(“I cicli cosmici e il
prio al continente di Atlantide e alla razza rossa che lo popolava,
regno di Saturno”), ECIG, Genova 1989, pp 49-68.
mentre nell’Ellade essa viene specificata nel modo migliore nel
mitologhema della caccia a certi cinghiali, oppure nel presentare 2) Circa ogni valutazione o utilizzazione del pensiero di “Geticus” lasciamo al
tale simbolo associato all’idea del caos, così che si ritrova pro- nostro collaboratore ogni responsabilità, dal momento che già piú volte la nostra
prio nel mito di Perseo, nella balena “a testa di cinghiale” che rivista si è espressa molto negativamente (n.d.R).
egli uccide, liberando però Andromeda, che nei termini della

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Politica e Storia

Kursk Così Hitler venne sconfitto nella battaglia


più sanguinosa della storia
26 Gli enigmi della Storia
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Politica e Storia
di Aleksej Timofejchev
Russia Beyond: https://it.rbth.com/

LA SCHEDA
Operazione Barbarossa (in tedesco Unternehmen Barbarossa, in russo è stata la denominazione in
codice tedesca per l'invasione dell'Unione Sovietica durante la seconda guerra mondiale; tale nome
fu ispirato dalle gesta dell'imperatore del Sacro Romano Impero Federico Barbarossa.
L'attacco, previsto originariamente per il 15 maggio 1941, venne posticipato da Hitler prima al 27 dello
stesso mese e successivamente al 22 giugno, a causa del colpo di Stato anti-tedesco di Belgrado. Fu
la più vasta operazione militare terrestre di tutti i tempi; il fronte orientale, aperto con l'inizio
dell'operazione, fu il più grande e importante teatro bellico dell'intera seconda guerra mondiale e vi si
svolsero alcune tra le più grandi e sanguinose battaglie della storia. Nei quattro anni che seguirono
l'apertura delle ostilità tra Germania ed Unione Sovietica, decine di milioni di militari e civili persero la
vita o patirono enormi sofferenze, sia a causa degli aspri ed incessanti scontri che delle condizioni di
vita miserevoli in cui vennero a trovarsi.

Settantacinque anni fa
i nazisti cercarono
di prendere Mosca.
Ma dovettero ritirarsi
dopo la schiacciante vittoria
dei sovietici

Gli enigmi della Storia 27


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Politica e Storia

L
a battaglia di Kursk (5 luglio-23 agosto 1943) è
stata una delle più grandi e sanguinose battaglie
della storia dell’umanità. Lo scontro, avvenuto a
sud di Mosca, ha coinvolto due milioni di perso-
ne, 6.000 carri armati, 4.000 aerei. Alla fine i so-
vietici hanno registrato 250.000 vittime, i nazi-
sti 500.000. Dopo essere stato pesantemente sconfitto a Sta-
lingrado, Hitler sperava di potersi prendere una rivincita. Il
piano era quello di circondare l’Armata Rossa, colpendo si-
multaneamente da sud e da nord. L’operazione è stata nomi-
nata in codice Operazione Cittadella
In quel momento i leader militari sovietici stavano pianifican-
do un’offensiva estiva per capitalizzare il successo di Stalin-
grado. Ma venendo a conoscenza dell’Operazione Cittadella,
lo Stato maggiore sovietico cambiò tattica e posticipò l’offen-
siva per contrastare l’attacco tedesco
Anticipando l’attacco, le truppe sovietiche hanno rafforzato
la propria difesa, rendendola impenetrabile. Sono state orga-
nizzate infatti otto linee difensive ben fortificate
Quando i tedeschi hanno dato il via all’offensiva, il 5 luglio,
sono riusciti a ottenere qualche progresso nella parte meri-
dionale, ma a nord dovettero scontrarsi con le linee di difesa
sovietiche
La famosa battaglia di carri armati di Prokhorovka (12 luglio)
ha visto schierarsi 1.000 carri armati su ogni fronte
A Prokhorovka i tedeschi hanno utilizzato soprattutto carri
armati pesanti (Tigre e Pantera), sperando di riuscire a scon-
figgere i carri armati sovietici T-34 e KV. Ma le loro speranze
sono andate in frantumi
Subito dopo la battaglia di Prokhorovka, le truppe sovietiche
hanno lanciato operazioni offensive strategiche a nord e a

28 Gli enigmi della Storia


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Politica e Storia

sud. Entrambe le operazioni sono terminate con successo.


Alla fine dell’agosto del 1943 l’Armata Rossa aveva conquista-
to terreno. I tedeschi iniziarono così a ritirarsi

Gli enigmi della Storia 29


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Cultura e Storia

Alternando alla ricostruzione storica le frequenti testimonianze dirette dei testimoni


e delle vittime scampate all’orrore, il saggio di Paul Roland ricostruisce nel dettaglio
la vita quotidiana delle persone ordinarie durante il nazismo. L’indottrinamento nelle
scuole, il controllo esercitato nei luoghi di lavoro, il trattamento riservato ai
dissidenti, le leggi razziali, lo sport utilizzato in chiave propagandistica, il ruolo
marginale e umiliante delle donne, la censura stretta come un cappio intorno alla
cultura… E con l’entrata in guerra, l’inizio di un incubo che costerà la vita a circa 8
milioni di cittadini tedeschi, tra militari e civili.
30 Gli enigmi della Storia
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Cultura e Storia
di Paul Roland
in collaborazione con Gremese Editore

VITA QUOTIDIANA NEL

TERZO REICH
PAUL ROLAND ...(Kent, 6 settembre 1959) è un cantautore, giornalista e scrittore britannico.La sua carriera inizia nel 1979, nel momento più acuto della
transizione fra punk e new wave. Pur rimanendo una figura complessivamente periferica della neopsichedelia inglese, Roland si è guadagnato negli anni
un appassionato seguito di pubblico - specialmente in Germania e in Italia - che ne ha riconosciuto il talento poliedrico e la capacità di rielaborare, nelle
sue canzoni, un immaginario tutto personale a metà fra gotico e fiabesco, nella linea dei Tyrannosaurus Rex del suo idolo Marc Bolan. Descritto dal collega
Robyn Hitchcock come “il Kate Bush maschio”, e dalla rivista musicale francese Les Inrockuptibles “il Lord Byron del rock”, Roland è stato riconosciuto da
Joshua Pfeiffer dei Vernian Process come un precursore della sottocultura steampunk. Negli anni, Paul Roland ha realizzato ben diciassette album in
studio, uno dal vivo e svariati singoli, fra cui il più celebre è probabilmente Gabrielle, del 1987. Ai suoi lavori come musicista ha affiancato un’intensa attività
editoriale, pubblicando, oltre a due biografie di Bolan, volumi su delitti irrisolti e fenomeni paranormali. Dopo aver vissuto a lungo in Germania, al momento
risiede nel Cambridgeshire con la sua famiglia. Al giornalismo e alla critica musicale, attività nella quale spiccano le due biografie dedicate a Marc Bolan,
Paul Roland ha affiancato un’imponente produzione saggistica e divulgativa su temi come la reincarnazione, la meditazione, i legami fra il nazismo e
l’occulto, la Qabbalah e i delitti irrisolti (in particolare quelli di Jack lo Squartatore). Nel suo The Complete Book of Ghosts, pubblicato da Arcturus Press nel
2007, Roland suggerisce come i fantasmi siano proiezioni extracorporee di viventi, e non anime di defunti.

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Cultura e Storia

U
na tattica più subdola e insidiosa messa in
atto dal regime fu quella di proporsi come be-
nefattore e protettore del suo popolo, mentre
in realtà usurpava la mansione genitoriale e
scalzava l’autorità della religione organizzata.
Questo processo venne formalizzato con il
Decreto dei Pieni Poteri approvato solo una settimana dopo
l’incendio del Reichstag avvenuto il 27 febbraio 1933, attenta-
to generalmente ritenuto opera dei nazisti, che cercavano un
pretesto per convincere il presidente Hindenburg a varare un
decreto d’urgenza che sospendesse i diritti civili. L’atto fu uf-
ficialmente attribuito a un giovane comunista olandese con
difficoltà di apprendimento, Marinus van Der Lubbe, cattura-
to e condannato a morte dopo un processo farsa. Egli fu il pri-
mo dei dodicimila civili eliminati dai “tribunali speciali”, na-
zisti durante il Terzo Reich (vedi: Peter Hoffman,Tedeschi
contro il Nazismo. La resistenza in Germania 1933– 1945).
Quando ebbe finalmente stretto la sua morsa su tutti gli uffici
amministrativi del governo e sulle istituzioni pubbliche, la
dittatura cercò di insinuarsi in ogni aspetto della vita pubblica
e privata dei cittadini. Nel maggio del 1933 vennero aboliti
tutti i sindacati e i diritti dei lavoratori furono regolamentati
dal Fronte del Lavoro. La famiglia fu infettata dall’ideologia
nazista, che indot- trinava i bambini e li metteva contro i
genitori, e si tentò di soppiantare la religione con una forma
di culto neopagano che deificava Hitler dipingendolo come il
salvatore della patria. Hitler esaltò più volte il ruolo che la
cristianità avrebbe avuto nello Stato nazionalsocialista, ma Il termine nazismo è l'abbreviazione di nazionalsocialismo; definisce l'ideo-
contemporanea- mente promuoveva un’ingannevole logia e il movimento politico tedesco collegati all'avvento al potere in Ger-
ideologia nazista in netto contrasto con la dottrina della mania nel 1933 da parte di Adolf Hitler, conclusosi alla fine della seconda
Chiesa. Essa esigeva che i matrimoni e i funerali venissero
guerra mondiale con la conquista di Berlino da parte delle truppe sovietiche
celebrati come cerimonie neopagane, con il crocefisso
(maggio 1945).
rimpiazzato dalla svastica sull’altare, la Bibbia sostituita dal
Mein Kampf, le preghiere di rito soppiantate da un
giuramento di fedeltà al capo dello Stato.
Per un certo periodo molti fedeli non capirono perché i
pastori condannassero il nuovo governo all’interno dei
sermoni domenicali, visto che le condizioni di vita delle fami-
glie lavoratrici medie erano migliorate significativamente.
Più avanti, però, cominciarono i roghi di libri, seguiti da
tentativi abilmente orchestrati di sfidare l’autorità della
Chiesa e mettere a tacere le obiezioni del clero circa
l’eliminazione sistematica degli individui considerati senza
valore per lo Stato.

Il rogo dei libri


Il 10 maggio 1933, studenti di Berlino e di altre grandi cit- tà
tedesche organizzarono il rogo pubblico dei libri giudicati
“non germanici”. L’elenco includeva titoli di Thomas Mann,
H.G. Wells, Jack London, Sigmund Freud, Albert Einstein e
dell’autrice e attivista politica americana Helen Keller, sordo-
cieca. Il ministro della Propaganda Josef Goebbels aveva
istigato gli studenti di Berlino con un discorso populista che
tradiva la vera ragione di quel vandalismo intellettuale: i
nazisti temevano tutto ciò che incoraggiava le masse a
pensare autonomamente e a mettere in discussione quanto
veniva loro detto: «…l’era dell’estremistico intellettualismo
ebraico è giunta alla fine. Il futuro Uomo Tedesco non sarà
solo un uomo di cultura, ma anche un uomo di polso ed è per
questo fine che vogliamo istruirvi: perché abbiate già in età
giovanile il coraggio di guardare diritto negli occhi la

32 Gli enigmi della Storia


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Aaaaaa e Storia

spietatezza della vita, di superare la paura della morte e


ritrovare così il rispetto della morte. Questo è il compito della
nuova generazione. Perciò fate bene, in questa ora tarda, ad
affidare alle fiamme lo spirito malvagio del passato. Si tratta
di un’impresa simbolica, forte e importante…»
I roghi suscitarono indignazione in tutto il mondo. Il libro di
Keller How I Became a Socialist (Perché sono diventata
socialista) era tra quelli gettati alle fiamme. In una lettera
aperta agli studenti tedeschi, la scrittrice espresse l’ira e
l’allarmismo che molti altri artisti e intellettuali avevano
provato leggendo i resoconti degli avvenimenti di quella
notte: La storia non vi ha insegnato nulla se pensate di poter
uccidere le idee. Spesso in passato i tiranni hanno provato a
farlo, ma le idee sono insorte in tutta la loro potenza,
distruggendoli. «Potete bruciare i miei libri e quelli delle
menti più brillanti d’Europa, ma le idee che essi contengono
si sono diffuse e continueranno a stimolare altre menti. Ho
ceduto per sempre tutti i diritti dei miei libri in favore dei
soldati tedeschi che hanno perso la vista nella Grande Guerra,
senza altro pensiero nel cuore che l’amore e la compassione
per il popolo tedesco. «Prendo atto delle atroci complicazioni
che hanno condotto alla vostra intolleranza; ma più ancora
deploro l’ingiustizia e la stoltezza di trasmettere alle
generazioni future lo stigma dei vostri atti».
Cento anni prima, Heinrich Heine, poeta tedesco di origini
ebraiche, aveva scritto: «Là dove si bruciano i libri, si finisce
per bruciare anche gli uomini.»

Gli enigmi della Storia 33


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L'Aktion T4 fu il programma nazista di eugenetica che prevedeva la soppressione o la sterilizzazione di persone affette da malattie genetiche, inguaribili o da
più o meno gravi malformazioni fisiche. Si stima che l'attuazione del programma T4 abbia portato all'uccisione di circa 200.000 persone.

Alternando alla ricostruzione storica i ricordi


dei testimoni e delle vittime scampate all'or-
rore, il saggio di Paul Roland ricostruisce nel
dettaglio la vita quotidiana dei cittadini tedeschi
durante il Nazismo: l'indottrinamento nelle
scuole, il controllo esercitato nei luoghi di la-
voro, il trattamento riservato ai dissidenti, le
leggi razziali, lo sport utilizzato in chiave propa-
gandistica, il ruolo marginale e umiliante delle
donne, la censura stretta come un cappio in-
torno alla cultura... E con l'entrata in guerra, l'ini-
zio di un incubo che costerà la vita a circa 8
milioni di tedeschi, tra militari e civili. Assai ben
documentato, Vita quotidiana nel Terzo Reich
mette a nudo il vero volto del programma di "ri-
nascita nazionale" al quale Hitler - inizialmente
sostenuto dall'improvvido consenso di buona
parte della popolazione - si dedicò per oltre
dieci anni con spietata determinazione.

34 Gli enigmi della Storia


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IL NUOVO ORDINE
Il mito del miracolo economico
«Ai grandi uomini d’affari, soddisfatti che il nuovo governo
stesse mettendo in riga i lavoratori organizzati consentendo
di aprire i cordoni della borsa. Acconsentirono in occasione di
una riunione al palazzo presidenziale del Reichstag,
residenza di Göring, tenutasi il 20 febbraio, dove il dottor condizioni paragonabili alla prigionia. Per tale sistemazione
Schacht fece da ospite e Göring e Hitler spiegarono il loro pagavano quindici centesimi al giorno, più altri trentacinque
piano d’azione a una ventina dei più influenti magnati per un mestolo di sbobba servita da un calderone. Dopo che
tedeschi, inclusi Krupp von Bohlen, divenuto fervente tali “contributi” obbligatori erano stati dedotti, la paga
nazista da un giorno all’altro, Bosch e Schnitzler della I.G. settimanale media di questi operai ammontava a sedici
Farben, e Vögler, capo della Vereinigte stata conservata». marchi con un premio produzione che consisteva in dieci
(William L. Shirer, Storia del Terzo Reich) giorni di vacanza all’anno.
La popolazione fu indottrinata con la bugia che il programma Le lavoratrici se la passavano anche peggio perché si riteneva
di lavori pubblici di Hitler, come la costruzione di autostrade che valessero meno degli uomini. Di norma, il loro salario era
e la Linea Sigfrido (la linea difensiva nota ai tedeschi come inferiore di un terzo rispetto a quello dei loro colleghi.
Westwall), avesse ridotto la disoccupazione, ma di fatto la Un’operaia specializzata impiegata in fabbrica poteva
dittatura impiegò quasi quattro anni - fino al 1936 – per aspettarsi una paga di trentacinque marchi alla settimana
riportarla a un livello accettabile. Nel frattempo le altre inclusi gli straordinari, ma da questo importo doveva
nazioni industrializzate erano uscite dalla Grande sottrarre il denaro per il cibo fornito dall’azienda e pagarsi i
Depressione e lo avevano fatto senza richiamare ogni uomo viaggi di andata e ritorno. Quelle abituate a lavorare in turni
di sana costituzione alle armi e quelli di costituzione meno che consentivano loro di sbrigare le faccende domestiche
sana alle fabbriche di munizioni. Il “miracolo economico” prima di recarsi al lavoro, ora erano tenute a presentarsi alle
tedesco attribuito a Hitler fu ottenuto a carissimo prezzo. La fabbriche di munizioni o a svolgere altri servizi obbligatori
maggior parte degli uomini coinvolti nella costruzione delle alle sei del mattino. Se abitavano lontano dovevano
autostrade doveva vivere con salari inferiori ai sussidi di programmare più tempo per gli spostamenti, il che
disoccupazione. La loro paga era di cinquantuno centesimi significava rientrare a casa dopo un turno di dodici ore e
l’ora, rispetto ai sessantasei percepiti per lavori simili in trovare la maggior parte dei negozi chiusi, mentre i pochi
fabbrica o in tipografia, e per di più erano costretti a lavorare aperti fino a tardi avevano esaurito i prodotti freschi. E come
all’aperto con qualsiasi tempo. se non bastasse, erano troppo stanche per accettare dei lavori
A inasprire ulteriormente la loro miseria vi era l’obbligo di extra, come ad esempio la pulizia degli uffici, che avrebbero
alloggiare lontano da casa, all’interno di baracche e in potuto fruttare loro qualche marco in più alla settimana.

Gli enigmi della Storia 35


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Vaticano e Storia

In soli 6 mesi, i nazisti riescono ad instaurare una dittatura fondata sul proprio partito, escludendo dal potere tutti gli altri:

Dopo aver pagato il cibo e gli spostamenti, a molte non nell’abbassare i prezzi. I grandi magazzini rimasero aperti ma
rimaneva- no che dieci marchi a settimana. Non c’era da in mano tedesca e spesso costoro si rifiutavano di affittare gli
stupirsi se le donne più anziane erano spesse malate o spazi ai piccoli venditori, con un atteggiamento adottato
affaticate, e la situazione peggiorò sensibilmente all’inizio anche dai precedenti proprietari. Molte imprese a conduzione
della guerra, con il logoramento nervoso e la privazione del familiare, che avevano tenuto duro nella speranza che i
sonno causati dai raid aerei degli Alleati. nazisti avrebbero portato prosperità, furono costrette a
Il numero dei disoccupati scese da sei milioni – quando Hitler chiudere, vittime del calo delle vendite e dei clienti che
era salito al potere nel 1933 – a un terzo in tre anni. Ciò insistevano per acquistare a credito, non essendo in
nonostante, alla fine, l’economia ne soffrì, perché i condizioni di paga- re subito i prodotti.
programmi di lavori pubblici erano stati finanziati Coloro i cui negozi e imprese avevano lottato per rimane- re
pretendendo che le banche erogassero prestiti ingenti, che produttivi potevano rivolgersi al Kreisleiter locale
non sarebbero stati concessi a un governo democratico o (sovrintendente di quartiere) perché intercedesse per loro
all’industria privata. presso la sede locale del Partito, ma spesso si sentivano dire
Il problema fu amplificato dall’amministrazione che di essere pazienti, perché Hitler non poteva fare miracoli da
stampava i soldi necessari per pagare i prestiti. Con ogni un giorno all’altro e dovevano dare al suo piano economico il
probabilità, se la Germania non fosse entrata in guerra nel tempo di fare effetto. Trascorso un altro anno senza segni di
1939, tutto ciò avrebbe generato un’iperinflazione. Ma di miglioramento, si rivolgevano di nuovo al Kreisleiter che,
quello era stato il piano di Hitler sin dal principio: aveva opportunamente imbeccato dagli uffici locali del Partito, a
mobilitato la popolazione e aumentato la produzione di armi quel punto consigliava ai proprietari di vendere ai negozi più
e munizioni per dichiarare guerra, non certo per creare grandi o di chiudere bottega e cercare un impiego
occupazione o dare impulso all’economia. nell’esercito. Nel frattempo avrebbero potuto guadagnare
Anche i negozianti e i proprietari di piccole imprese qualcosa vendendo abbonamenti al giornale del Partito, il
scoprirono che le promesse elettorali fatte dal Partito non Völkischer Beobachter, e raccogliendo fondi per conto della
garantivano che la loro sorte sarebbe migliorata sotto il stessi probabilmente fossero più bisognosi di carità dei po-
Nazionalsocialismo. I nazisti avevano minacciato di veri per i quali facevano la questua.
“arianizzare” i grandi magazzini e le aziende di proprietà
ebraica, accusati di estromettere dal mercato i piccoli I bambini di Hitler
commercianti e imprenditori acquistando all’ingrosso e Molte delle comodità che oggi diamo per scontate negli anni
rivendendo a un prezzo più basso di quanto i loro concorrenti Venti e Trenta erano considerate un lusso per molte famiglie
potessero per- mettersi. Ma non appena i nazisti furono tedesche della classe operaia. Ursula Dickreuther, allora
riusciti a escludere gli imprenditori ebrei, li sostituirono con i membro della BDM (Bund Deutscher Mädel; Lega delle
tedeschi, alcuni dei quali si dimostrarono anche più spietati ragazze tedesche), ricorda come anche durante gli inverni più

36 Gli enigmi della Storia


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Cultura e Storia

Con lo scoppiare della guerra (1


settembre 1939), e la progres-
siva annessione di nuovi terri-
tori, la popolazione ebraica
aumenta, ed inizia ad essere ap-
plicata una vera e propria poli-
tica di sterminio di massa.
Soltanto da questo momento nei
campi di concentramento, dove
prima di allora si moriva comun-
que di stenti, verranno impie-
gate strutture espressamente
dedicate ad uccidere persone in
modo sistematico e massifi-
cato. L’1 settembre del 1939 Hi-
tler firma anche un ordine che
autorizzava l’eutanasia medica,
che causò l’assassinio di tede-
schi affetti da handicap fisici e
mentali in ospizi creati apposi-
tamente dalle SS. Nel 1941 il per-
sonale delle SS sarebbe stato
trasferito presso campi di ster-
minio allestiti in territorio po-
lacco (uno dei quali ad
Auschwitz).

rigidi fossero costretti a lavarsi con l’acqua fredda nel loro coetanei negli altri paesi europei. Ci si aspettava che anche
condominio non riscaldato. La sua famiglia doveva riempire loro contribuissero ai lavori domestici: la raccolta del carbone
delle borse dell’acqua calda e riscaldarle sulla stufa per e della legna da ardere, il disbrigo di commissioni, ma anche
allontanare il gelo dai letti. Se erano fortunati, al mattino spazzare, strofinare e passare la cera sui pavimenti, battere e
l’acqua avrebbe potuto essere ancora tiepida quando lustrare gli ottoni delle porte finché non vi scorgessero
l’avrebbero versata in un catino per lavarsi. Nella maggior riflesso il proprio viso.
parte dei condomini c’erano bagni comuni, così gli affittuari Una volta terminate le faccende avevano il permesso di
dovevano accordarsi per una rotazionecon gli altri inquilini. scorrazzare liberamente per le strade, andare in bicicletta o
Nei bagni pubblici fare la doccia costava cinquanta centesimi, divertirsi con i pattini a rotelle, se li avevano. A parte i
mentre fare il bagno un marco, ma le famiglie più numerose giocattoli più semplici e alcuni passatempi da tavolo,
si arrangiavano come meglio potevano a casa per risparmiare all’epoca tutto il resto era troppo caro per la famiglia
anche solo qualche spicciolo. Nel giorno dedicato al bagno, lavoratrice me- dia, motivo per cui i bambini ripiegavano sui
tutti i bambini venivano lavati nella stessa tinozza di legno, giochi da strada che richiedevano solo una corda per saltare,
uno dopo l’altro; i più piccoli per primi, i più grandi per una palla o un pezzetto di gesso. In mancanza di queste cose,
ultimi. Tutti usavano la stessa acqua rabboccata con secchi di giocavano a nascondino, acchiapparella o a cowboy e indiani.
acqua bollente scaldati sulla stufa. Anche i piatti si lavavano L’intrattenimento era limitato a rare visite al circo, al cinema,
nell’acqua riscaldata sulla stufa e i secchi venivano poi alle fiere o a teatro. Solo la classe media poteva permettersi di
sfregati con il Vim per rimuovere i residui di sporcizia sul andare a nuotare nelle piscine municipali; gli altri dovevano
fondo. I vestiti erano la- vati a mano con l’aiuto di un’asse attendere l’arrivo del bel tempo e accontentarsidi fare il
lavapanni e di una spazzola a setole dure, spesso solo una bagno nei fiumi e nei laghi. Ma l’inverno portava con sé
volta al mese, e i panni bagnati venivano stesi negli nuove possibilità: lo slittino (bastavano una tavola e delle
appartamenti, a meno che non ci fosse il sole. I bambini funi per crearne uno), il pattinaggio su ghiaccio (con o senza
detestavano il giorno del bucato, perché le madri erano pattini) e naturalmente le battaglie di palle di neve.
troppo impegnate per poter cucinare, e loro dovevano
accontentarsi della zuppa e del pane – sempre che potessero L’eutanasia
permetterselo. Per le persone affette da disabilità, la vita sotto il Nazismo si
Dal momento che molte famiglie erano costrette a rivelò crudele oltre ogni misura. Tutto ebbe inizio nel 1933,
condividere il bagno, era assai diffuso l’uso del pitale, che quando fu legalizzata la sterilizzazione obbligatoria per i
andava svuotato ogni mattina. In mancanza di carta igienica, ciechi, i sordi, i disabili fisici e coloro che soffrivano di
leggere quei ritagli di giornale abbia dato il via al suo percorso depressione cronica, con la promulgazione della Legge per la
di istruzione. Prevenzione della Nascita di Persone affette da
I bambini nati nelle famiglie della classe operaia tedesca loro MalattieEreditarie. Anche l’alcolismo cronico fu giudicato

Gli enigmi della Storia 37


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motivo sufficiente per il trattamento. Due anni dopo fu


varata la Legge per la Salvaguardia della Salute Ereditaria del
Popolo Tedesco, che vietava ai cittadini tedeschi affetti da
malattie ereditarie o infettive di sposarsi e di generare
“progenie maata e asociale”, che sarebbe ragionevolmente
divenuta un “fardello per la comunità”.
Nel corso dei successivi quattro anni, furono eseguite
duecentomila sterilizzazioni obbligatorie e venne allestito un
efficiente sistema per implementare il programma di
eutanasia voluto dal governo.
Manfred, il fratello mentalmente disabile di Gerda Bernhardt,
fu uno dei cinquemila bambini assassinati dai medici nazisti
per un capriccio del Führer. Non vi fu mai un ordine ufficiale,
solo una Führerstaat [direttiva] apparentemente nata da un
commento casuale fatto da Hitler al suo medico personale, il
dottor Karl Brandt, relativa all’importanza di eliminare
coloro che non erano “degni di vivere”.
Ricorda Gerda:
«Manfred era un bambino adorabile, ma sapeva dire solo
“mamma” e “papà”. Imparò a camminare molto tardi. Gli
piaceva tenersi impegnato. Se la mamma diceva: “Porta su il
carbone dalla cantina”, lui voleva farlo e rifarlo. Mio padre
era propenso a metterlo in un qualche tipo di ospedale
pediatrico, poi spuntò fuori Aplerbeck: lì avevano una grande

38 Gli enigmi della Storia


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fattoria dove il ragazzo avrebbe potuto essere sempre


occupato».
Aplerbeck era nato come “reparto pediatrico speciale” dove ai
pazienti veniva somministrata un’iniezione letale mentre ai
genitori si diceva che i loro bambini erano morti per cause
naturali. Gerda ricorda l’ultima volta che vide suo fratello
vivo: «Portarono il bambino nella sala d’attesa. C’era un
inserviente mentre io stavo andando via. Mio fratello era in
piedi dietro la finestra, lo salutai più volte con la mano, e lui
salutò me. Quella fu l’ultima volta che lo vidi».

Gli enigmi della Storia 39


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Segreti e Storia

40 Gli enigmi della Storia


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Segreti e Storia
di Oleg Egorov
Russia Beyond: https://it.rbth.com/

Così l’Armata Rossa


circondò e sconfisse

H i t l e r
Gli ultimi giorni di vita del Führer, attorniato dai sovietici. E quelle parole di Stalin, alla notizia della morte del leader
nazista: “È un peccato che non siamo riusciti a catturarlo vivo”.

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Segreti e Storia

N
el film di Clint Eastwood “Ore 15:17 – Attacco forze britanniche e statunitensi che avanzavano da ovest. Il
al treno”, c’è una scena in cui tre americani si braccio di ferro si stava facendo sempre più opprimente, ma
ritrovano all’interno di un museo di Berlino. lo spietato leader nazista non sembrava aver intenzione di ar-
La guida racconta loro che Adolf Hitler si è rendersi.
suicidato a Berlino circondato dai sovietici. E Hitler si stava rendendo conto che la fine era ormai vicina.
i tre si rivelano piuttosto sorpresi: pensavano Dal gennaio del 1945 fino al giorno della sua morte visse nel
fosse stato l’esercito americano ad aver circondato il Führer. Führerbunker, un rifugio sotto la Cancelleria del Reich, nel
“Voi americani non potete prendervi il merito ogni qualvolta centro di Berlino. Gli alleati stavano bombardando pesante-
viene sconfitto il male”, risponde la guida. In effetti gli Stati mente la città e Hitler scampò alla morte sottoterra.
Uniti, così come la Gran Bretagna e altre nazioni alleate, fece- Ma ormai stava perdendo non solo la guerra, bensì anche il
ro molto per sconfiggere il nazismo. Ma fu l’Armata Rossa ad controllo. Gli uomini a lui vicini lo descrissero come un uomo
aver preso Berlino, causando il suicidio di Hitler. Ecco come ormai vecchio, isterico e dalle mani tremanti, che si ingoz-
sono andate davvero le cose. zava continuamente di dolci e predicava ormai inutilmente la
“vittoria” e la “lotta fino alla fine”.
Una fortezza sotterranea
All’inizio della primavera del 1945, Hitler si ritrovò ad affron- L’arrivo dei russi
tare una situazione tutt’altro che facile, con i sovietici che si In quel periodo ogni speranza di vittoria da parte della Ger-
avvicinavano sempre di più alla capitale tedesca da est e le mania era praticamente inesistente. Tranne che nella testa di

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Hitler. Il 9 aprile i sovietici conquistarono Königsberg e il 13


aprile arrivarono alle porte di Vienna. Tre giorni dopo ebbe
inizio la battaglia di Berlino.
“Su entrambi i fronti combatterono 3,5 milioni di soldati”, ri-
corda lo storico Anatoly Davydenko.
I tedeschi ce la misero tutta per difendere la propria capitale.
L’ufficiale Nikolai Popel nelle sue memorie scrisse: “Berlino,
avanti! Abbiamo pagato col sangue ogni metro di terra di Ber-
lino”. In effetti, nel tentativo di prendere d’assalto la città
l’Armata Rossa perse 80.000 uomini.

Le perdite
“Ma l’ottimismo nel bunker persisteva”, scriveva Joachim
Fest, biografo di Hitler, il 20 aprile, ovvero dieci giorni prima
del suicidio del leader e del suo 56esimo compleanno. Quasi
tutti gli altri ufficiali nazisti erano fuggiti dalla città. Dispera-
to, Hitler ordinò al popolo tedesco di continuare a combatte-
re. Fest suppone che in quei giorni di disperazione il capo di

Stato maggiore, il generale Krebbs, non avesse nemmeno ten-


tato di fornire informazioni corrette al leader nazista, una
cosa del tutto folle, visto che Hitler ormai era del tutto impaz-
zito. “Krebbs permise a Hitler di ‘giocare una guerra’ che non
aveva alcun legame con la realtà”.
E la realtà in effetti stava sfuggendo di mano. Il 26 aprile le
bombe sovietiche iniziarono a cadere sopra la testa del Fü-
hrer, sull’edificio della Cancelleria del Reich. Due giorni dopo
iniziò a circolare la notizia: Himmler, uno degli assistenti a lui
più vicini, aveva cercato di prendere contatto con gli alleati
per annunciare la resa; e Benito Mussolini era stato catturato.
Sentendosi tradito, e temendo di diventare “una bestia espo-
sta nello zoo di Mosca”, Hitler decise di farla finita.

Il capitolo finale
Visto che l’Armata Rossa si trovava a pochi isolati di distanza
dal Führerbunker, Hitler doveva agire in fretta. Il 29 aprile
sposò la sua compagna di vecchia data, Eva Braun. Ma fu un
matrimonio molto breve: il giorno dopo, Hitler entrò nella
sua stanza e prese il cianuro. Per sicurezza, poi, si sparò.
Cinque giorni dopo, il 5 maggio, alcuni soldati sovietici gui-
dati dal tenente Aleksej Panasov, trovarono il cadavere di Hi-
tler e di sua moglie, bruciati e sepolti vicino al bunker. La
notizia iniziò a circolare in tutto il mondo: Hilter è morto! Se-
condo il maresciallo Georgy Zhukov, che guidava l’Armata
Rossa, alla notizia della morte di Hitler, Stalin disse: “È un
peccato che non siamo riusciti a catturarlo vivo”. Il 2 maggio
la guarnigione di Berlino capitolò e l’esercito tedesco si arrese
definitivamente il 9 maggio. Il nazismo era morto. Così come
il suo leader.

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Segreti e Storia

HANS KREBS

È stato un generale tedesco, fu l'ultimo capo di stato maggiore dell'esercito tedesco


durante la seconda guerra mondiale. ancora giovanissimo, nel 1914 si arruolò volon-
tario nell'esercito imperiale tedesco, prendendo parte alla prima guerra mondiale.
durante il conflitto fu promosso sottotenente e assegnato al 78º reggimento fanteria,
dove svolse anche il ruolo di comandante di compagnia.
i meriti riscossi sul campo, lo portarono alla fine della guerra ad essere uno dei 4.000
ufficiali della reichswehr, le ricostituite forze armate della repubblica di weimar. pro-
mosso leutnant (tenente) nel 1925, krebs iniziò una brillante carriera che lo portò a
svolgere importanti ruoli negli stati maggiori di alcune unità combattenti e nello stato
maggiore generale tedesco. Krebs ebbe poco tempo per rimanere al vertice dell'eser-
cito tedesco: tra la sua nomina, avvenuta il 1º aprile 1945, e la caduta di Berlino passò
appena un mese. La situazione militare era già disperata per i tedeschi nell'aprile
1945: gli Alleati avevano sfondato le linee difensive sul Reno e si dirigevano veloce-
mente verso l'Elba; i sovietici erano sul punto di lanciare la loro offensiva finale contro
la capitale del Terzo Reich. La situazione complessiva non era certo migliorata dalle
continue interferenze di Hitler in campo militare: con i suoi ordini ormai totalmente
slegati da una lucida visione della realtà, il Führer rendeva solo più complessa ogni
operazione di difesa. Come Capo di stato maggiore dell'Esercito, Krebs ebbe modo
di essere uno dei più assidui occupanti del Führerbunker nelle fasi finali della guerra.
Proprio da lì, il 28 aprile successivo, chiamò il feldmaresciallo Wilhelm Keitel per co-
municargli la difficoltà della situazione a Berlino, informandolo che senza rinforzi o
rifornimenti la città sarebbe caduta in sole 48 ore. Solo il giorno dopo, però, il generale
Alfred Jodl comunicò a Krebs che nessuna unità tedesca era più in grado di spezzare
l'accerchiamento di Berlino: con questa comunicazione di fatto sparì ogni residua
speranza di salvezza per gli assediati.

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L’UOMO
DELLA SINDONE
Il mistero della morte di Gesù
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Segreti e Storia
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(laboratori in cui, nel 1988, venneroeffettuate le operazioni di


datazione), sollecita, basandosisulla possibile distorsione del ri-
sultato, una nuova indaginesul telo funebre. La Sindone è un
lenzuolo di lino che misura 4,36 per 1,10metri, nel quale, dopo
una prima rapida osservazione, apparechiara l’impronta di un
uomo flagellato, coronato di spine, crocifisso con chiodi, trafit-
to da una lancia nel costato. L’altezza della figura riprodotta è di
circa 1,80 metri.
Si tratta di una doppia figura umana (frontale e dorsale),che per
effetto del chiaro-scuro rivela la sua origine tridimensionale. Il
colore è più intenso nelle parti sporgenti della figura (fronte,
naso, mento, petto, ecc.) e meno intenso per lealtri parti. Su al-
cuni punti particolari (per esempio la fronte, la nuca,il polso, i
piedi e il costato destro) la forma e il colore dellemacchie sono
diverse da quelle del resto del corpo: tendonoal carminio, sono
piane, senza rilievo e con contorni netti, prividi sfumature. Nel
1889, durante l’ostensione, il torinese Secondo Pia fu autorizza-
to a fotografare la reliquia: nel corso delle fasi di sviluppo della
lastra, il fotografo si rese conto che l’immagine erain negativo,
fatta eccezione per le macchie di sangue, i segnidelle ferite e al-
tri segni sul lino. Ne consegue l’inversione deicolori e della figu-
ra: la destra della Sindone corrisponde allasinistra della figura
reale e viceversa. Le cause che possono aver determinato que-
sta singolarecaratteristica non sono ancora state individuate
con precisione. Le successive fotografie di Giuseppe Enrie
(1931) confermarono quanto dimostrato dal Pia, determinando
una crescita degli studi sindonologici, che coinvolsero in misu-
rasempre maggiore il mondo scientifico. Ricordiamo inoltre che
sul tessuto sono presenti macchie disangue (gruppo AB), siero,
cellule di epidermide e Dna antico. Secondo gli anatomopatolo-
gi che hanno studiato la Sindone, il sangue dei polsi sarebbe
uscito da un corpo vivo, mentre quello presente all’altezza del
costato, con tracce correlateal colpo di lancia, sarebbe fuoriusci-
to – con acqua, come attesta l’evangelista Giovanni – da un ca-

I
n una panoramica come quella proposta in queste pagi-
nenon potevamo escludere il reperto per eccellenza,
quello sucui sono state lasciate tracce inequivocabili di
una morte avvolta nel più fitto dei misteri: la
Sindone.Siamo al cospetto di una testimonianza al-
quanto problematica, da considerare quindi con le do-
vute cautele, soprattutto dopo il contestato verdetto emesso a
seguito dell’analisidel carbonio radioattivo, che cronologica-
mente pone la Sindone tra il 1260 e il 1390. Va osservato che un
autorevole gruppo di esperti ipotizza la possibilità che il risulta-
to sia statofalsato dal forte inquinamento da ossido di carbonio
a cui èstata sottoposta la Sindone nel corso dei secoli: alcuni in-
cendie altre influenti fonti di emissione. Va inoltre aggiunto
che un autorevole gruppo di esperti diOxford, Zurigo e Tucson

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tessile della Sindone è rudimentale (torcituraa “Z”, in senso


orario), è di lino con tracce di cotone, sono assenti fibre animali:
globalmente non vi sarebbero elementicontrastanti con un’ori-
gine collocabile nei primi secoli in areasiro-palestinese.Sul tes-
suto sono presenti pollini di provenienza anche mediorientale,
aloe, mirra e inoltre un tipo di carbonato di calcio(aragonite) si-
mile a quello ritrovato nelle grotte di Gerusalemme. Sugli occhi
dell’Uomo della Sindone sembrerebbero rilevabili le impronte
di monete coniate nel 29 d.C. da PonzioPilato. L’asimmetria de-
gli arti inferiori evidente sulla Sindone rivela la gamba sinistra
più corta, che ha sorretto la tradizionedel Cristo zoppo. Sono
stati tracciati dei legami anche conl’iconografia, in particolare
con la pittura di origine bizantina,in cui la “curva” delle gambe
del Cristo crocifisso lascerebbeintravedere una disarmonia tra
gli arti. Cercando di essere il più possibile super partes, provia-
moa indicare le possibili cause poste alla base della formazione-
dell’immagine sindonica. La prima questione fondamentale da
affrontare riguardal’origine naturale o artificiale dell’immagine.
Se la forma¬zione fosse di origine naturale, dovremmo affer-
Durante la Seconda Guerra Mondiale la Sindone viene nascosta nel Santuario di Montevergine,Avellino mare che laSindone presenta un’immagine reale, formatasi sen-
(Italia) 25 settembre 1939 28 ottobre 1946. za il controllo dell’uomo; ciò ovviamente non implicherebbe
davere. Comunque, impregnò il tessuto; inoltre, il corpo rimase che illino sia del I secolo e che abbia accolto il corpo di Cristo;
nel sudario per pocotempo, infatti non vi sono tracce di putre- inoltre, pur essendo un fenomeno naturale, non si esclude che-
fazione. Tra l’altro vaosservato che dove sono presenti macchie possa essere riprodotto. Se la formazione fosse artificiale, il re-
di sangue l’impronta antropomorfa non è presente, indicando perto sarebbe di conseguenza un falso. Tra le tesi a sostegno di
la sua formazione in una fase successiva. Sono anche evidenti un’origine naturale va messa alprimo posto la cosiddetta “teoria
segni di carbonizzazione, oltre a piccoli fori bruciacchiati: mol- vaporografica”: la formazione dell’immagine sarebbe stata de-
to chiare le due linee scure parallele longitudinali, intersecate terminata dalle reazionichimiche avvenute tra le sostanze orga-
da ventidue rattoppi triangolari.Questi interventi coprirono i niche del cadavere e iprodotti usati per la sua conservazione
buchi prodotti da una gocciad’argento fuso dell’urna (nella qua- (aloe e mirra). La seconda ipotesi è quella dell’irradiazione: un
le la Sindone era ripiegatae contenuta) caduta sul sudario in oc- processofotochimico, determinato da un intenso e potente lam-
casione dell’incendioscoppiato, nel 1532, nella sacrestia della po di radiazione. Non è però chiara la fonte di tale lampo, che
cappella di Chambéry.Sono anche evidenti gli aloni prodotti suc-cessivamente è stato ottenuto sperimentalmente usando
dalle colature dell’acqua utilizzata per spegnere l’incendio.Cer- un la¬ser. C’è chi ha suggerito che questa ipotesi potrebbe esse-
to che l’immagine antropomorfa non fu dipinta, néstampata, in recollegata alla Resurrezione, ma in questo caso si va al di làdel-
quanto sul tessuto sono assenti pigmenti di colore. La struttura la scienza e si entra nell’ambito della fede, dove lo studioso ra-

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A Torino le ostensioni si susseguono per speciali celebrazioni della famiglia Savoia o per i Giubilei. In alto quella del 1578; sotto quella del 1685.

zionale deve comunque fermarsi. Infine abbiamo l’effetto coro- per il tempo necessario a produrre bruciature visibili.Tra le tesi
na, determinato da una forte scarica elettrica: fenomeno elet- più recenti e discusse, quella che ipotizza unarealizzazione del-
trostatico ben noto, che in determinate condizioni può produr- la Sindone con un colorante a base di ocra rossa applicato a
re l’impronta del soggettosottoposto alla differenzia di poten- tampone sul telo disteso sopra un corpoumano; nel corso dei
ziale (Effetto Kirlian). Nonè chiaro come avrebbe potuto deter- secoli il pigmento si sarebbe poi gradualmente distaccato e così
minarsi un tale campoelettrico nella tomba di Cristo (terremo- l’immagine oggi visibile avrebbeavuto origine dalle impurità
to?).Tra le cause artificiali, la più datata è quella che considera- presenti nell’ocra rossa, cheavrebbero reagito chimicamente
va la Sindone un’opera pittorica. In realtà, numerose analisi- con le fibre di lino. Insomma, fino a oggi, non abbiamo un’idea
condotte con metodi e strumenti diversi hanno dimostrato l’as- precisa dellemodalità che hanno condotto alla formazione del-
senza di pigmenti di colore; inoltre, l’immagine non pre¬sente- l’improntadell’uomo presente sul sudario, e di conseguenza an-
rebbe quelle caratteristiche di direzionalità che sarebberopro- che la suaidentità continua a essere un mistero. Aggiungiamo
prie di una pittura. Tuttavia vi è anche chi sostiene chesulla che, sotto il profilo storico, abbiamo tuttauna serie di riferimen-
Sindone vi siano tracce di pittura a base di ocra rossa fissata con ti, indizi e tracce, che lascerebbero in¬travedere la presenza di
legante di base animale. È stata anche suggerita lapossibilità questo reperto in varie parti del Vicino e Medio Oriente e in Eu-
che si tratti di un’opera di Leonardo da Vinci, ottenuta con l’au- ropa, anche se spesso le informazioni sono molto limitate e
silio di una tecnica foto/pittorica. L’ipotesi èscarsamente accre- frammentarie; poi, nel 1204, inoccasione della quarta crociata,
ditabile sul piano cronologico: infatti la Sindone apparve a Lirey un cavaliere cristiano, Robertde Clary, vide la Sindone nella
tra il 1353 e il 1356, mentre Leonardonacque nel 1452. Alla rico- chiesa di Santa Maria di Blachernae a Costantinopoli. Ancora la-
struzione precedente si correla quellache fa riferimento a pre- bili tracce fino al 1353,quando appare, senza un passato preciso,
sunti procedimenti fotografici effettuati attraverso una camera a Lirey, in Francia,dove risultava essere di proprietà della nobile
obscura e con prodotti fotosensibili co¬sparsi sul tessuto. Una famiglia De Charny; quando morì l’ultimo discendente la Sin-
tesi che risulta alquanto anacronisticase effettivamente la Sin- done passòa Margherita de Charny, vedova di Goffredo I de
done risale al XIII-XIV secolo. Molto diffusa è anche l’ipotesi Charny,che, nel 1453, la consegnò alla duchessa Anna di Lusi-
della cosiddetta strinatura:l’immagine sarebbe stata ottenuta gnano eal marito Ludovico di Savoia. Da allora il sudario è “mo-
per contatto, poggiando iltessuto su un bassorilievo riscaldato nitorabile”: oggetto di grande venerazione, soggetto di studio e
ad almeno duecento gradi – raffigurante l’Uomo della Sindone – te¬stimonianza di un mistero ancora irrisolto.

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Tradizioni e Storia

I DUE BAMBINI
GESÙ
Nella città di Betlemme, viveva un uomo di nome Giuseppe e una donna di nome Maria: questo Giuseppe per
ereditarietà di sangue, derivava dalla linea di Salomone. In un’altra città, Nazareth, vi era un’altra coppia che si
chiamava, allo stesso modo, Giuseppe e Maria. Questo Giuseppe però derivava dalla linea ereditaria di Nathan.

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Tradizioni e Storia
www.coscienza.org

Introduzione
Nelle scritture si profetizzava che il Cristo sarebbe nato dal “germoglio di
Iesse”. Iesse era il padre del Re Davide; Davide ebbe due figli: Salomone, il
quale diede origine alla stirpe regale, e Nathan, che fu il precursore della
linea sacerdotale. Nella città di Betlemme, viveva un uomo di nome Giu-
seppe e una donna di nome Maria: questo Giuseppe per ereditarietà di
sangue, derivava dalla linea di Salomone. In un’altra città, Nazareth, vi era
un’altra coppia che si chiamava, allo stesso modo, Giuseppe e Maria. Que-
sto Giuseppe però derivava dalla linea ereditaria di Nathan. Non vi è nulla
di strano che vi siano queste due analogie: a quei tempi, i nomi Giuseppe
e Maria era comunissimi; ad es. al momento della crocifissione, compa-
iono addirittura tre donne con il nome di Maria: Maria madre di Gesù,
Maria di Magdala e Maria di Cleofa. Ad entrambi le coppie nacquero due
bambini a distanza di 7 mesi l’uno dall’altro: ad entrambi i neonati, venne
dato per ordine degli Angeli apparsi ai genitori in sogno o in veglia, il
nome di Gesù. Nell’anno “0”, al principio della nostra era, appaiono quindi
due bambini col nome di Gesù, e non uno solo, come si dice.

N
elle scritture si profetizzava che il Cristo sa-
rebbe nato dal "germoglio di Iesse".Iesse era il
padre del Re Davide; Davide ebbe due figli:
Salomone, il quale diede origine alla stirpe
regale, e Nathan, che fu il precursore della li- tori in sogno o in veglia, il nome di Gesù. Nell’anno "0", al
nea sacerdotale. Nella città di Betlemme, vi- principio della nostra era, appaiono quindi due bambini col
veva un uomo di nome Giuseppe e una donna di nome Maria: nome di Gesù, e non uno solo, come si dice. Nel leggere i van-
questo Giuseppe per ereditarietà di sangue, derivava dalla li- geli di Matteo e di Luca, ho quindi tenuto ben presente che
nea di Salomone. In un’altra città, Nazareth, vi era un’altra essi non parlano di uno stesso bambino, ma in realtà di due
coppia che si chiamava, allo stesso modo, Giuseppe e Maria. bambini diversi, entrambi di nome Gesù. Il bambino derivan-
Questo Giuseppe però derivava dalla linea ereditaria di Na- te dalla linea salomonica che nacque a Betlemme è descritto
than.Non vi è nulla di strano che vi siano queste due analo- dall`evangelista Matteo; il bambino nato a Nazareth, che di-
gie: a quei tempi, i nomi Giuseppe e Maria era comunissimi; scende dalla corrente di Nathan ci è raccontato da Luca. In
ad es. al momento della crocifissione, compaiono addirittura questo dipinto gli sguardi dei due bambini stanno ad indicare
tre donne con il nome di Maria: Maria madre di Gesù, Maria palesemente che stanno comunicando fra loro sovrasensibil-
di Magdala e Maria di Cleofa. Ad entrambi le coppie nacquero mente, il movimento delle braccia è uguale tranne le mani
due bambini a distanza di 7 mesi l’uno dall’altro: ad entrambi sinistre. Uno punta la mano verso l’alto e l’altro punta l’indice
i neonati, venne dato per ordine degli Angeli apparsi ai geni- verso il basso. Secondo me indica che uno proviene diretta-

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Tradizioni e Storia

mente dal mondo spirituale e l’altro che attraversa una ulte- del profeta e dei Messia di Aronne e di Israele”. Il profeta atteso
riore incarnazione poiché già è stato sulla terra. Il volto della dalla tradizione ebraica come preannunciatore del Messia è,
madre è simile alle raffigurazioni delle madonne addolorate. com'è noto, Elia. Molte volte certe tradizioni religiose che af-
La madre è addolorata perché il bambino che sta accompa- fiorano sulla coltre della storia sono l'ultima espressione di una
gnando fuori è quello che verrà crocifisso. L’aureola del bam- credenza misterica che si è conservata per secoli in ambienti ri-
bino che insegna ai dottori è bianca e sempre secondo me sta stretti. E' accaduto così per la credenza nei due Messia? Nel-
ad indicare la purezza spirituale di chi viene da una crescita l'antico giudaismo esisteva una corrente profetica legata a que-
interiore (mondo spirituale), quella dell’altro bambino è color sta credenza, che per la prima volta si rivelò storicamente al
oro, l’altra (che tra l’altro è anche uguale a quella della madre) tempo del ritorno degli Ebrei dall'esilio babilonese con il bino-
sta ad indicare l’iniziato solare che era incarnato in quel cor- mio Zorobabele-Giosuè; successivamente questa credenza tro-
po. Ho notato anche un sorriso enigmatico del bambino che è vò espressione "teologica" nei manoscritti di Qumran, forte-
accompagnato dalla madre, un sorriso che contrasta chiara- mente intrisi di letteratura apocalittica. Infine, attraverso la vi-
mente con l’espressione della madre. cenda dei due bambini Gesù descritti da Matteo e Luca, si con-
Cosa vorrà significare? ………. cretizzò nel Cristo.
La tradizione ebraica ha più volte fatto riferimento all'attesa
di due Messia (da Masìah, "Unto"), uno sacerdotale e uno re-
gale, come si può leggere nei Salmi e nell'Enoc etiopico (il
Vangelo di Luca), che sottolineano la funzione regale del Mes-
sia, mentre per la funzione sacerdotale si trovano più dettagli
in Enoc, che è un libro apocrifo, estraneo al canone biblico
ebraico e cattolico.
L'Enoc etiopico, che esalta il Messia come Giusto o Eletto più
che come re, annuncia infatti che “questo Figlio dell'Uomo [...]
rovescerà i re dai loro troni e dai loro regni [...]. Ed Egli
piegherà la faccia dei potenti”; oppure “Egli sarà il bastone dei
santi e dei giusti affinché si appoggino a esso e non cadano e
sarà la luce dei popoli e speranza per coloro che soffrono
nel loro animo. [...] E, perciò Egli fu scelto e nascosto, innanzi
al Signore, da prima che fosse creato il mondo, e per l'eternità,
innanzi a Lui”. Le citazioni - che ho preso dagli Apocrifi
dell’Antico Testamento credo che si potrebbero moltiplicare e
dimostrerebbero tutte che “il Figlio dell'Uomo di Enoc è un esse-
re sovrumano, celeste, che svolge compiti fin qui attribuiti sol-
tanto a Dio, come il giudizio finale. Sto parlando una linea mes-
sianica completamente diversa da quella politica nazionale del
figlio di Davide”.
Pertanto le singolari caratteristiche del Messia annunciato
dall'Enoc, che lo accostano molto al Gesù natanico descritto
da Luca, alla sua anima pura e celestiale, portata a nutrire
compassione verso i poveri e a esprimere un grande calore in-
teriore. Ma nella tradizione ebraica scopriamo il tema dei due
Messia ha una storia tutta particolare. Una storia che risale al Leggenda delle cinque figure
tempo del ritorno degli Ebrei in Palestina dopo l'esilio babilo-
nese (586-538 a.C.). Nel 521-520 l'ultimo discendente di Davi- 1. Ambrogio da Fossano, detto il Borgognone (1455-1522): GESÙ
de, Zorobabele, inviato da Babilonia a Gerusalemme con fun- DODICENNE FRA I DOTTORI NEL TEMPIO (Milano - Museo di
zioni di satrapo (governatore persiano), fu affiancato a Giosuè, S. Ambrogio). Lo sguardo di Gesù in cattedra non è rivolto verso i
nipote dell'ultimo sommo sacerdote deportato, per ricostruire sapienti con cui sta parlando, ma verso l'altro giovinetto, che si
il Tempio. A questo binomio di potere regale e sacerdotale (o allontana con sguardo spento.
temporale e religioso) restaurato in terra di Palestina si riferi-
scono alcuni versetti di Zaccaria: “Che significano quei due olivi 2. Bernart van Orley (1491-1542): SACRA FAMIGLIA CON ELI-
a destra e a sinistra del candelabro?”.[...]“Questi- soggiunge- SABETTA, GIOVANNINO E UN TERZO BAMBINO (San Franci-
sono i due consacrati [=unti] che assistono il dominatore di tutta sco, Collezione privata). Il terzo bambino, a sinistra in basso, ha
la terra” (4,14; v. anche 6,9-15). Quest'episodio è l'antecedente un'aureola. Il pittore mette in evidenza che questo bambino, di
storico dell'attesa dei due Messia? Su questa complementarità circa 2 anni, sa già scrivere. Egli si appoggia su una pietra squa-
dei due poteri, quello civile e quello religioso, credo che si è drata, uguale e simmetrica a quella su cui, a destra, sta in piedi il
fondata tutta una speranza in seno al tardo giudaismo. Un'ulte- piccolo Giovanni, con tutti i suoi attributi. Su questaseconda pie-
riore prova del duplice Messia ci è offerta dai manoscritti di tra si legge chiaramente il nome « Johannes ». Si può quindi im-
Qumran, che appunto preannunciavano la venuta del Messia maginare che sull'altra pietra si trovi inciso, ma accuratamente
di Aronne (religioso) e del Messia di Israele (laico). Nella Regola nascosto, il nome del bambino.
della comunità (IX, 11), un testo che regolava la vita spirituale
del centro essenico, si da un preciso riferimento “alla venuta 3. Giovanni Martino Spansotti (1455?-1528?) o Defendente Fer-

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Tradizioni e Storia

rari (1470-1532): GESÙ DODICENNE FRA I DOTTORI NEL TEM- glio!". Poi disse al discepolo: "Ecco tua madre!". E da quel mo-
PIO (Torino, Museo Civico). Un secondo giovinetto, con aureo- mento il discepolo la prese nella sua casa». Ecco, credo molto
la, si appoggia al braccio sinistro di Gesù, guardandolo con alle cose che mi detta il cuore e perciò ritengo che Raffaello sia
espressione devota e triste. stato ligio ai Canoni evangelici, piuttosto che farsi affascinare
dalle concezioni esoteriche sul conto del bambino Gesù, in
4. Defendente Ferrari (1470-1532): GESÙ DODICENNE FRA I voga al suo tempo.
DOTTORI NEL TEMPIO (Stoccarda). Come nella figura 3, un se-
condo giovinetto, con aureola, si appoggia al braccio sinistro di Geometria composita di Gesù dodicenne fra i dottori nel tempio
Gesù, fissandolo intensamente. 1. Ho fatto il cerchio ABCD che più si conforma alla volta che si
vede;
5. Raffaello (1483-1520): MADONNA DEL DUCA DI TERRANO- 2. Ho tracciano poi gli assi cartesiani xx e yy passanti per il cen-
VA (Berlino, Staatliche Museum). tro O della suddetta volta e del cerchio;
Oltre al piccolo Giovanni, un terzo bambino si trova in piedi ac- 3. a) la tracciatura degli assi cartesiani verticali aa e bb passanti
canto alla Madonna, con lo sguardo rivolto al pargolo sulle gi- per A e C del cerchio e volta;
nocchia della madre. Nell'impatto con quest'ultima immagine, 4. b) la tracciatura degli assi cartesiani kk e jj passanti per la
e in particolare sul terzo bambino suddetto e anche negli altri mezzeria delle pilastrature relative;
quattro dipinti precedenti, ho notato che il suo sguardo è inve- 5. c) la tracciatura degli assi cartesiani verticali a'a' e b'b' pas-
ce prevalentemente rivolto alla Madonna. santi per le mezzerie delle rispettive pi lastrature;
La cosa mi ha portato alla mente l'evento della crocifissione di 6. l'asse verticale aa passa in corrispondenza dell'occhio sini-
Gesù sul Golgota (Giov. 19,25- 27): «Stavano presso la croce di stro del fanciullo che sembra uscire di scena al secondo Gesù,
Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria quello cosiddetto salomonico. Si traccerà perciò l'asse cartesia-
di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il di- na orizzontale ee passante per il punto I dell'occhio aa;
scepolo che egli amava, disse alla madre: "Donna, ecco il tuo fi- 7. il punto G che si riferisce vistosamente ad una testa che, po-

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Tradizioni e Storia

trebbe essere quella di Giovanni il Battista; Nell'ambito dell'Alchimia, il simbolo è l'unione tra l'elemento
8. il triangolo equilatero in rosso in alto, i cui vertici I e P coin- del fuoco (simboleggiato da un triangolo equilatero con la pun-
cidono nelle intersezioni del cerchio con gli assi verticale a'a' e ta rivolta verso l'alto che ho disegnato in rosso) e quello dell'ac-
b'b'; qua (un triangolo equilatero con la punta rivolta verso il basso,
9. Poi c’è il triangolo equilatero in blu in basso: i suoi vertici E disegnato in blu), e significa l'equilibrio cosmico.
ed F coincidono con le intersezioni degli assi verticali aa e bb L'interpretazione alchemica non è però priva di agganci con i
con l'asse orizzontale ee; secondo, il terzo vertice H coincide misteri della lingua ebraica. La stella appartiene, per usare i
con l'intersezione dell'asse verticale di centro yy con l'asse termini della fenomenologia delle religioni, alla serie delle teo-
orizzontale gg. fanie uraniche, vale a dire è un simbolo celeste, ed il cielo, in

Commento ebraico, si chiama shamayim, parola che unisce 'esh (Fuoco)


Ai due triangoli equilateri corrisponderebbero le loro indivi- con mayim (Acqua). Ho l'impressione che non sia tanto l'appa-
dualità, ossia gli io prima che avvenisse il trasferimento di rizione della stella sul capo di Gesù in cattedra ma un'altra
quello in basso del Gesù salomonico (in blu) nell'altro in catte- cosa. Mi sembra di capire che non sia quest'evento il tema del
dra attribuito a Gesù natanico. Di conseguenza la sovrapposi- quadro , poiché tutti gli sguardi degli astanti, compreso quello
zione dei due triangoli forma un esagramma: di Gesù in cattedra, sono rivolti al Gesù salomonico in basso
nella mestizia e tristezza. Secondo me, il Borgognone deve
L'Esagramma, o Stella a 6 punte, o Esalfa, è un simbolo anti- aver voluto dare grande risalto al tema del sacrificio personale
chissimo. che qui si andava consumando e che poi sarebbe dovuto tocca-
Presso gli Ebrei esso rappresentava il regno Giudaico, ed era re al Gesù in cattedra nell'ora del Golgota.
noto anche come Stella di Davide, o Scudo dell'Arcangelo Mi- Non senza la raffigurazione del terzo sacrificato, il Giovanni
chele. Dunque Davide ha un posto importante nella vicenda di Battista, raffigurato con il capo decollato in basso al punto G.
Israele e quindi nella storia della salvezza tramite Gesù. Egli è il Credo di aver capito che il quadrato QRST si riferisce alla pietra
"discendente di Davide", cui "il Signore Dio darà il trono di Davi- d'angolo di cui si parla nei Vangeli. La pietra d'angolo è
de suo padre, e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo un'espressione storicamente d'origine ebraica (Isaia, 28,16-17):
regno non avrà fine" (Le 1,32-33). Comunque il simbolo dell'esa- Pertanto, così parla il Signore Jahowé:
gramma ha una notorietà assai diffusa. Nella Cabala questo "Eccomi, io pongo una pietra in Sion,
simbolo rappresenta l'armonia dell'universo, in quanto compo- una pietra scelta,
sto da due elementi uguali e contrapposti: il triangolo con la angolare, preziosa, da fondamento;
punta verso l'alto, che simboleggia il principio attivo, maschile chi vi crede non vacillerà.
e benefico, ed il triangolo con la punta verso il basso, principio Io dispongo il diritto come misura
passivo, femminile e malefico. È anche utilizzato dalla Masso- e la giustizia come livella.
neria, in particolare dalla Gran Loggia d'Israele e dal Rito del
Sacro Arco Reale di Gerusalemme. Dunque, uno, tra gli altri, dei suoi originari significati è l'imma-

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Tradizioni e Storia

gine applicata al capo, al condottiero che tiene insieme un po-


polo. Il medesimo concetto, ricordato dal Cristo, lo ritroviamo
anche nei Vangeli canonici del Nuovo Testamento (Matteo,
21,42):
La pietra che hanno scartato i costruttori,
questa è diventata capo d'angolo.
Questa è l'opera del Signore,
ed è meravigliosa agli occhi nostri.

Come pure, con analoghe parole, in Marco (12, 10), Luca (20,
17) e negli Atti (4,11):
Egli è la pietra, disprezzata da voi costruttori, diventata capo
d'angolo. E ancora in San Paolo (Epistola agli Efesini, 2, 20) in
cui Cristo è la pietra angolare su cui si fondano apostoli e profe-
ti e su tale fondamento s'inseriscono come pietre vive i cristia-
ni in una costruzione ben allestita che cresce come un tempio
santo. Nulla che non ho già disegnato per poter fare interessan-
ti commenti sulle figure geometriche prodotte. Ma non è nem-
meno difficile intravedere nel quadrato e nel cerchio la terra e
il cielo, un cielo solare che si riferisce al Cristo che già da giovi-
netto monta in cattedra. Il Cerchio rappresenta il simbolo di
tutto ciò che è Celeste. Il Cielo, l'Anima, l'Illimitato, Dio, il Sole,
l'Oro. Il movimento circolare è immutabile, perfetto senza ini-
zio e senza fine, rappresenta il tempo. E' cambiamento quando
la sua forma viene combinata con quella del quadrato. Il Cer-
chio inscritto nel Quadrato è il simbolo della divinità nascosta
nella materia Cielo-Terra - Cerchio- Quadrato.
Jung lo ha definito come l'immagine archetipa della totalità
della psiche, del Sé, contrapposto al quadrato simbolo della
materia del corpo, della realtà. In Architettura raffigura l'armo-
nia e si collega al significato della sfera, della coppa, dell'uovo.
Nell'arte Bizantina e in quella Musulmana e Romanica, il cer-
chio esprime il dialogo tra terrestre e celeste, il cambiamento e
il raggiungimento di un livello superiore. Nella cultura Celtica,

viene usato per fermare le invasioni nemiche, come per delimi-


tare un luogo sacro.
Il Quadrato è il simbolo della terra, opposto al cielo, simboleg-
gia l'universo già creato, che si oppone al non-creato e al Crea-
tore. Simbolo di antidinamicità per eccellenza, significa arresto
e stabilità. Il Quadrato è lo Spazio e il Cerchio è il Tempo. Ele-
mento Celeste, Unità Divina, l'Eterno e l'Infinito.
Detto questo, ciò che più mi ha colpito, per interpretare la geo-
metria del cerchio e il quadrato del dipinto di Ambrogio da Fos-
sano, è di averla vista quali simboli del Cielo e la Terra in rap-

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Tradizioni e Storia

porto all’Apocalisse di Giovanni della fase conclusiva (Ap 21): per sé perché così doveva essere, perchè c'è concordanza con
«1 Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il primo cielo la stessa figura geometrica risultante per vie analoghe (gli assi
e la prima terra erano passati, e il mare non era più. 2 E vidi la delle colonne del tempio di Salomone e più specificamente di
santa città, la nuova Gerusalemme, scender giù dal cielo d'ap- quelle legate all'albero della vita della cabala ebraica, noto
presso a Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. 3 E come albero sefirotico). Ed ora viene il bello che porta a conce-
udii una gran voce dal trono, che diceva: Ecco il tabernacolo di pire il gioco dei particolari, quello degli occhi dei due Gesù.
Dio con gli uomini; ed Egli abiterà con loro, ed essi saranno suoi «il buon Dio abita nei particolari», e ciò poteva essere vero
popoli, e Dio stesso sarà con loro e sarà loro Dio; 4 e asciugherà quando la tecnica di disegno, progettazione ed esecuzione del
ogni lagrima dagli occhi loro e la morte non sarà più; né ci sarà 'dettaglio', nell'economia del tutto, come espressione della ca-
più cordoglio, né grido, né dolore, poiché le cose di prima sono pacità tecnica dell'architetto poteva essere ancora una pratica
passate... ». un secondo giovinetto, con aureola, si appoggia al ammissibile, vale a dire fino a pochi decenni fa. Oggi la proget-
braccio sinistro di Gesù, fissandolo intensamente. tazione e la produzione delle forme degli elementi costruttivi
E già sorge la questione visiva che fa pensare ad una compene- appaiono sempre più scivolare fuori della portata del progetti-
trazione di eventi relativi ai due ipotetici Gesù. Il secondo sta fino ad entrare nel campo esclusivo dell'industria. La sud-
Gesù, che non c'entra con l'evento a soggetto della Disputa di detta osservazione sulla differenza del modo di concepire l'ar-
Gesù dodicenne fra i dottori nel tempio, tuttavia c'entra. Il chitettura, non è a caso perché si trova riscontro nel quadro di
tema del piano escatologico legato alla venuta del Messia se- Defendente in stretta relazione al sapere dei dotti, allargato ai

condo l'Apocalisse di Giovanni Apostolo. Ma questo proposito dotti moderni e quelli antichi. Naturalmente la questione si li-
si esplicita solo con la prova della geometria composita. Così mita al tempo di Defendente che era il 1500, ma vale ancor più
come il precedente dipinto di Ambrogio da Fossano, detto il per i tempi attuali. La risposta nell'opera pittorica è nel costata-
Borgognone, aveva per tema il sacrificio estremo legato alla ve- re che l'asse mediano verticale, passante per l'occhio di Gesù,
nuta del Messia che si richiama ai 4 Vangeli canonici. Si traccia sfiora i rotoli dell'antica tradizione ebraica. Si evincerebbe, se-
il cerchio ABCD a sagoma dell'arco del tempio. Fanno seguito condo me, che gli scritti riportati sul libro a sinistra non sono
le esecuzioni degli assi cartesiani xx e yy passanti per il centro tanto veritieri. Perché? Ma perché nel passato, quanto erano
O. Si eseguono poi gli assi cartesiani verticali kk e jj passanti ancora vivi gli eventi della tradizione al loro nascere, i libro
lungo le mezzerie dei colonnati in primo piano. non era ancora stato concepito. È solo dal II secolo d.C. in poi
La prima annotazione fa notare che l'asse verticale di mezzeria che comincia a diffondersi una nuova forma di libro, il codex o
yy intercetta in O' la pupilla dell'occhio sinistro di Gesù. Si trac- codice sia in papiro che in pergamena. La vecchia forma libra-
cerà di conseguenza l'asse orizzontale o'o' passante per O'. Si ria a rotolo scompare in ambito librario. E poi: «È nei punti più
mette in relazione gli assi verticali kk e jj con il cerchio ABCD piccoli che risiedono le forze più grandi». Dunque il gioco dei
per far delineare, tramite i relativi punti di intersezione E ed F due occhi dei due Gesù mi ha portato a mettere in risalto in O"
con l'asse orizzontale xx (del cerchio), l'esagramma BMHDGI. l'occhio sinistro dell'altro Gesù appena visibile.
Nessuna sorpresa nel costatare l'apparizione di questa figura di A questo proposito mi viene incontro l'assioma ermetico "ciò

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Tradizioni e Storia

che è in alto è come ciò che è in basso", a conferma che l'uomo to di Gesù crocifisso sul Golgota, che non si potevano sapere.
è un riassunto del Macrocosmo, un suo particolare e preciso ri- Non li potevano sapere, sia i sostenitori dei "due Gesù" e tanto
flesso. Pertanto il Pentagramma è il simbolo, per eccellenza, meno quelli della Chiesa cristiana che legava al mistero divino,
dell'uomo-microcosmo! Tuttavia, la sua simbologia non si l'avvento di un esclusivo Gesù della salvezza definitiva, come
esaurisce con le suddette spiegazioni; essa va ben oltre, poiché assicurato dalle scritture del Nuovo Testamento. E c'è di più,
questa stella non rappresenta soltanto l'essere singolo, bensì perché anche la concezione steineriana della morte del secon-
qualcosa di più vasto ed inclusivo. Secondo la Dottrina Cabali- do Gesù sembra vacillare. Con la geometria si sono profilati
stica è infatti l'Uomo Totale, quell'Adamo Celeste che non è ca- due triangoli equilateri: ai due triangoli equilateri corrisponde-
duto in peccato ed, in quanto Primordiale, è l'unione di tutti gli rebbero le loro individualità, ossia il Gesù salomonico (in blu) e il
uomini della terra in un unico Uomo, cioè il Progenitore della a Gesù natanico.
Razza Umana fatta ad immagine di Dio. Riferendomi alle Dieci
Sefiroth, sul piano della percezione umana, l'Adamo Celeste o
Adam Kadmon è la presenza della Divinità nella sua essenza
universale. Nel Cristianesimo Esoterico, invece, è identificato
col "corpo" di Gesù il Cristo, del quale tra l'altro né richiama a
livello fisico le cinque piaghe; oppure, viene visto come la Divi-
nità incarnata che è discesa sulla Terra per vivificare la sostan-
za materiale: il Verbo Divino, il Cristo Cosmico, il Messia Cele-
ste. Credo che questo disegno, è l'archetipo dell'Umanità e la
sua forma perfetta costituisce l'Ideazione originaria che scaturì
dall'Assoluto e, guidata dall'Intelligenza Divina, ordinò e co-
struì sui piani più bassi la materia, gli elementi della natura;
rappresenta così la più grande realizzazione di Dio e dell'Essere
Umano!

Ascendenza del Gesù dell'Omega

È interessante, entrare nel merito del simbolo delle colonne, per esempio quelle della tra-
dizione ebraica relativa all'albero della vita, noto come albero sefirotico o delle sefirot.
Ad esse, appunto, si ispirano le famose colonne di bronzo nel vestibolo del Tempio di
Salomone (1 Re 7:15-21; 41-42) che si chiamavano Boaz e Jachin. Boaz ("forza") era
la colonna di sinistra e Jachin ("solida") era la colonna di destra.
L'unione dei due pilastri si dice generi un terzo pilastro, quello centrale, che rappresenta
È molto probabile che il Borgognone si sia disposto a delineare esotericamente l'uomo e l'umanità, ma nel caso dei dipinti in studio è ovvio che rappre-
soppalco della geometria, attenendosi al rituale posto in opera senti Gesù Cristo e la Chiesa da lui fondata. Ad ogni colonna corrispondono i simboli dei
da gran parte degli artisti del Rinascimento. due triangoli equilateri risultanti in anteprima dell'opera di Ambrogio da Fossano, detto il
Ma nell'impatto con la geometria, credo che non può essere Borgognone. Nella fase successiva essi si riuniscono intrecciandosi fra loro per rappre-
opera sua, perché l'interpretazione che vi sembra derivare sentare l'opera compiuta che nel caso specifico è Gesù, ma in seguito al battesimo nel
comporta l’immaginare degli eventi storici a posteriori sul con-
Giordano egli è adombrato dal Padre e così è il Cristo Redentore.

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IN QUEL TEMPO C’ERA


UNA DONNA AD ALESSANDRIA
IL CUI NOME ERA IPAZIA
Aveva raggiunto tanta cultura ed educazione (paideia) da oltrepassare di molto tutti i pensatori del suo
tempo; subentrò nella scuola platonica, ripristinata da Plotino, insegnando a chi lo voleva tutte le scienze
filosofiche. Per questo motivo affluivano da lei da ogni parte tutti coloro che aspiravano a ragionare in
modo filosofico. Socrate Scolastico, Storia Ecclesiastica VII, 15

I
pazia di Alessandria, figlia di Teotecno (figlio di Dio), addirittura esiziali a se stessi” (Res Gestae, XXII, cap. 5, par.
ponderando un nomen omen (Ὑπατία sta per 4)[N]ullas infestas hominibus bestias, ut sunt sibi ferales plerique
«eminente» o «eccelsa»), ossia la sublime per bellezza, per Christianorum expertus. Con “rescritto di tolleranza” del 313 d.C.
signorilità ed educazione, per cultura e sapere, morì per a Milano, Costantino per l’Occidente e Licinio per l’Oriente
questo orrendamente trucidata da parte dei cristiani concedevano a tutti i cittadini dell’Impero, e quindi ovviamente
fanatici mandati dal loro vescovo Cirillo per “ὕβϱις”, anche ai cristiani, la libertà di venerare le proprie divinità e quindi
ossia “prevaricazione” o “tracotanza”, un’azione criminosa di dare attuazione alle misure contenute nell’editto di Galerio del
svolta allo scopo di umiliare il nemico, la cui causa è data non da 311, con il quale era stato definitivamente posto termine alle
un vantaggio ma dal godimento che l’autore dell’atto traeva dalla persecuzioni. “… ut daremus et Christianis et omnibus liberam
scelleratezza di quel che stava facendo, mostrando la sua potestatem sequendi religionem quam quisque voluisset, quod
egemonia, fatta con violenza e brutalità, sulla vittima ben più quicquid divinitatis in sede caelesti, nobis atque omnibus qui sub
eccellente ed eminente, però colpevole di dimostrare in ciò potestate nostra sunt constituti, placatum ac propitium possit
l’insignificanza e irrilevanza del nefando seviziatore. existere” (Lattanzio, De mortibus persecutorum, capitolo XLVIII).
Ammiano Marcellino (Antiochia di Siria, 330 – Roma, 400 circa) Costantino non proibì mai il culto pagano e dichiarò rispetto
ricordava, da pagano, la setta dei cristiani, appena uscita dalle verso i credenti della vecchia religione e, quando divenne
persecuzioni, ma senza alcuna animosità, da storico: “Non ci cristiano (e se poi lo divenne), portò avanti l’idea di tolleranza
sono belve tanto infeste agli uomini da essere più dei cristiani verso tutti(e d’altra parte non è possibile affermare se la sua

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Enigmi storici
di Paolo Aldo Rossi
In collaborazione con. www.coscienza.org

conversione sia avvenuta sinceramente o per calcolo politico).


Diocleziano aveva promulgato quattro editti (303-304) contro i
cristiani (gli ultimi), ma il 30 aprile 311 Galerio aveva emanato a
Nicomedia un editto in cui riconosceva la nuova religione e
Costantino e Licinio, per “la tranquillità comune e pubblica” e
“l’interesse alla pace religiosa”, avevano confermato l’obbligo che
“fosse assicurato il rispetto e la venerazione della Divinità”
qualunque essa fosse, per tutti e in particolare per i cristiani, “in
modo che qualunque potenza divina e celeste esistente possa
essere propizia a noi e a tutti coloro che vivono sotto la nostra
autorità”. Costantino morì a Nicomedia (22 maggio 337) ma le
cose non mutarono, anche sotto il nipote Giuliano il Filosofo
(ultimo imperatore pagano) che i cristiani presentarono come un
persecutore e apostata, anche se nel suo regno, in realtà, vi fu
tolleranza nei confronti di tutte le religioni, comprese le diverse
dottrine cristiane.
All’inizio del suo regno Teodosio (379 d. C.) insieme agli altri due
Augusti, Graziano e Valentiniano II, promulgò nel 380 l’editto di
Tessalonica, con il quale il credo niceno diveniva la religione
unica e obbligatoria dello stato (Codex Theodosianus, 16, 1.2) e
per quanto riguarda Alessandria (392) i decreti anti-pagani
(Codex Theodosianus, 16, 10. 10 e 16.10.11) in cui il sacrificio agli
dei pagani era equiparato al crimine di lesa maestà e quindi alla
pena di morte. Era tutto capovolto e rovesciato e così il terribile
vescovo Teofilo di Alessandria diede inizio alla distruzione del
Serapeo (“la religione dei templi ad Alessandria e nel santuario di
Serapide fu dispersa al vento”. Eunapii, Vitae sophistarum, Vita Crisostomo) e i “miscredenti” (Oreste prefetto di Alessandria il
di Eustazio, VII, 11, 3-5, Roma, 1956, 39-39) di cui dice Ammiano quale “s’indignò molto per l’accaduto e provò un gran dolore
Marcellino: “E’ così adorno di atrii con amplissimi colonnati, di perché una città tanto importante era stata completamente
statue che sembrano vive e di opere di ogni genere, che non v’è svuotata di esseri umani” – Socrate Scolastico, cit., VII, 7) e
nulla sulla terra di più fastoso all’infuori del Campidoglio” (Res addirittura con tutti quelli che non la pensavano come lui
Gestae XII, 12). E non solo il tempio, ch’era meta di pellegrinaggi ideando una prima soluzione finale per gli ebrei. In una lettera
da Roma e da Costantinopoli, ma anche la grande biblioteca di inviata al monaco Teodoreto, vescovo di Cirro, si legge di questo
Alessandria fu incendiata e distrutta dai monaci di Wadi el “faraone cristiano”: “Insomma finalmente è morto quest’uomo
Naarum, fanatici e faziosi, guidati da un papas cui non terribile. Il suo commiato allieta i sopravvissuti ma sicuramente
mancavano enormi risorse sia d’uomini che di mezzi economici. affliggerà i morti.” Questa è storia documentata, dalla quale esce
Il tempio venne demolito dalle fondamenta per cui dice Eunapio: un Cirillo ridimensionato a politico mascalzone e la vicenda di
“lasciarono solo il pavimento e solo perché le pietre erano troppo Ipazia un evento da criminali e non da santi. Ma quando parla il
pesanti” e questo “per zelo e solerzia di Teofilo, l’imperatore Papa “ex cathedra”[2], l’episcopus servus servorum Dei,è
ordinò di distruggere i templi degli elleni in Alessandria e questo infallibile e chi non ci crede è oggetto di maledizione e di bando
avvenne per l’impegno dello stesso Teofilo” (Socrate Scolastico, dalla comunità religiosa: ἀνάϑεµα. Nel Concilio di Costantinopoli
Storia Ecclesiastica V, 16.). A parlare sono rispettivamente: uno II del 553 d.C. il papa Vigilio non era presente (anzi era stato prima
degli ultimi filosofi ellenistici (Eunapio lo ierofante del culto messo a domicilio coatto e poi scomunicato, alla fine lasciato a
eleusino [347– 414] e Socrate σχολαστικός [380-440], cristiano, Roma); al suo posto Eutichio presiedette il sinodo e decretò:
teologo e avvocato. Quando morì Teofilo, nel 412, che “fece tutto “Cirillo che è tra i santi, quello che ha predicato la retta fede dei
quello che era in suo potere per recare offesa ai misteri degli cristiani”; nel 1882 il terribile vescovo fu proclamato Santo e
elleni”, fu innalzato al trono episcopale di Alessandria suo nipote Dottore della Chiesa, “dottore dell’Incarnazione”, da Papa Leone
Cirillo: questi, uomo violento e autoritario,ebbe “molto più XIII e lo riafferma, a più di un secolo di distanza, Joseph
potere di quanto ne avesse avuto il suo predecessore” e “si Ratzinger: “seguendo le tracce dei Padri della Chiesa,
accinse a rendere l’episcopato ancora più simile a un principato di incontriamo una grande figura: san Cirillo di Alessandria … fu più
quanto non fosse stato al tempo di Teofilo”. Nell’accezione che tardi definito custode dell’esattezza – da intendersi come custode
con il nuovo papas “la carica episcopale di Alessandria prese a della vera fede – e addirittura sigillo dei Padri” (Benedetto XVI.
dominare la cosa pubblica oltre il limite consentito all’ordine Udienza Generare Piazza San Pietro Mercoledì, 3 ottobre 2007).
episcopale” (Socrate Scolastico, cit., VII, 7). Perseguitò e tormentò Sebbene la comunità dei fedeli Copta, Romana e Bizantina lo
i katharoi (i puri, chiudendo le loro chiese e sequestrando i loro venerasse come tale (ma all’epoca ἄγιος era il puro o venerando
beni), i messalliani (asceti penitenti dediti alla povertà, dando eon il sanctus, ossia il “sancito” dalla suprema autorità religiosa),
fuoco ai loro conventi), gli ebrei (cacciandoli dalla città in cui il cattolicesimo lo ha proclamato Dottore della Chiesa solo a un
erano la minoranza maggioritaria e dalle sinagoghe diventate millennio e mezzo di distanza e da parte di un papa che non
chiese cristiane), i pagani (gli elleni, sterminandoli e brillava certo per tolleranza e carità, seguito da un altro pontefice
massacrandoli, cfr, Ipazia) come d’altronde faceva con i suoi (Benedetto XVI) che è un grande teologo e quindi di Cirillo
nemici cristiani (condannando il vescovo siriano Nestorio e conosceva gli scritti dottrinari
deponendo l’arcivescovo e teologobizantino Giovanni (http://www.documentacatholicaomniaeu/20300370-

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0444/Cirillus Alexandrinus, Sanctus.html), ma non ha studiato la suoi nemici, doveva attaccare Oreste e renderlo inoffensivo.
vita di questo “papas” violentissimo e furfante. Vediamo questa Oreste era un cristiano (e anche Giovanni di Nikiu, pur nella sua
storia utilizzando fonti contemporanee a Ipazia o fonti più tarde parzialità, lo afferma, ossia “aveva smesso di andare in chiesa,
(al massimo del X secolo) che riportavano i fatti avvenuti com’era in precedenza sua abitudine”) che per ragioni di stato
all’inizio del V secolo, documentati come fatti storicamene doveva essere neutrale, ma non poteva far finta di niente di
avvenuti, avendo presenti i libri persi ma presenti nella memoria fronte a un simile pogrom contro gli ebrei. Cirillo riunisce i
degli autori citati[4]. Oreste era il praefectus augustalis parabolani dallo spirito arroventato e il popolino i quali entrano
Alexandreae et Aegypti, ossia il governatore della provincia in azione in massa contro il corteo di Oreste: … usciti in numero
romana d’Egitto scelto direttamente dall’imperatore a cui senza di circa cinquecento dai monasteri e raggiunta la città, si
intermediari rendeva conto e, unico caso, aveva l’imperium appostarono per sorprendere il prefetto mentre passava sul carro.
militiae, ovvero il comando sulle truppe cittadine, ma anche il Accostatisi a lui, lo chiamavano immolatore [σφαγεῖς] ed elleno,
vescovo aveva la sua milizia privata, i parabolani e gli esaltati suoi e gli gridavano contro molti altri insulti. Egli allora, sospettando
sostenitori alessandrini: Alcuni monaci dei monti di Nitria, il cui un’insidia da parte di Cirillo, proclamò di essere cristiano e di
spirito ribolliva dai tempi di Teofìlo, che iniquamente li aveva essere stato battezzato dal vescovo Attico. Ma i monaci non
militarizzati …, ed erano da allora divenuti zeloti, decisero nel badavano a ciò che veniva detto e uno di loro, di nome
loro fanatismo di combattere in nome di Cirillo Il vescovo aveva Ammonio, colpì Oreste sulla testa con una pietra. A quel punto,
la legge dalla propria parte: la costituzione del 4 febbraio 384 essendo stato ferito il praefectus augustalis, la suprema autorità
dove il clero veniva a essere soggetto al solo foro ecclesiastico. civile, si radunarono i cittadini di Alessandria che cacciarono i
Nel 414, nel corso di un’assemblea popolare, taluni ebrei parabolani e imprigionarono Ammonio conducendolo da Oreste
denunciarono al prefetto Oreste un certo “maestro di che lo fece torturare: … rispondendo alla sua provocazione
grammatica Ierace” quale suscitatore di contrasti e discordie; pubblicamente con un processo secondo le leggi, spinse a tal
questi era un sostenitore del vescovo Cirillo, “il più attivo nel punto la tortura da farlo morire. Non molto tempo dopo rese noti
suscitare gli applausi nelle adunanze in cui il vescovo insegnava”, questi fatti ai governanti. Ma Cirillo fece pervenire all’imperatore
ma secondo Giovanni di Nikiu, il vescovo copto, che è dalla parte la versione opposta … Comunque chi aveva buon senso, anche se
di Cirillo: “un cristiano che possedeva comprensione ed cristiano, non approvò l’intrigo di Cirillo. Sapeva, infatti, che
intelligenza e che era solito dileggiare i pagani”. Ierace venne Ammonio era stato punito per la sua tracotanza e non era morto
arrestato e torturato, al che Cirillo reagì minacciando i capi della sotto le torture per costringerlo a negare Cristo. Il vescovo fece
comunità ebraica, e gli ebrei reagirono a loro volta assassinando sistemare la salma di Ammonio in una chiesa, di fronte ai propri
alcuni cristiani. Era la solita storia fra ebrei e cristiani e le ragioni partigiani, e modificatogli il nome in Thaumasios, l’ammirevole,
erano soprattutto economiche, legate al monopolio dei trasporti lo innalzò al rango di martire cristiano, come se fosse deceduto
marittimi che l’imperatore aveva concesso ad ambedue le per sostenere e testimoniare il proprio credo religioso. Cirillo,
comunità, mettendole così l’una contro l’altra. Cirillo prese la avendo visto che nulla avveniva secondo i suoi piani, “si adoperò
palla al balzo, facendo bandire ed esiliare tutti gli ebrei da per far dimenticare al più presto l’accaduto con il silenzio”; e così
Alessandria (si parla di 100.000 persone): Gli ebrei che dal tempo modificò i suoi programmi. Qui inizia l’invidia, perché non è solo
di Alessandro il Macedone abitavano questa città dovettero allora una calunnia, ma una vera e propria “hybris”,una condotta
tutti emigrare, spogliati dei loro beni, e si dispersero chi qua, chi biasimevole perché dannosa e nociva dell’onore altrui, ossia un
là. Il praefectus augustalis si rivolse, come era nei suoi poteri, qualcosa che esce dalla sfera dell’uomo per ricadere in quella
all’imperatore e rifiutò i tentativi di accomodamento del vescovo delle bestie. Cirillo si accorge che Oreste non può essere
alessandrino anche perché la soluzione non c’era per via del fatto affrontato e aggredito personalmente essendo il rappresentate
che “una città tanto importante era stata completamente vuotata dell’imperatore, per cui si configurava il delitto di lesa maestà e
di esseri umani”. A quel punto Cirillo, avendo schiacciati tutti i quindi fatto martire Ammonio – Thaumasios perché aveva

60 Gli enigmi della Storia


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Enigmi storici

testimoniato Cristo (a colpi di pietra!) mette tutto a tacere tanti). L’ultimo scolarca dell’Accademia di Atene, Damascio (480
cambiando obiettivo. E’ qui che compare Ipazia per la prima volta ca –550 ca) era andato intorno al 485 ad Alessandria, quando era
nella tragica vicenda che avrà come fine il suo massacro, la quale: ancora forte il ricordo di Ipazia e di Cirillo, il quale “si rose a tal
… fu vittima della gelosia politica che a quel tempo prevaleva … punto nell’anima che tramò la sua uccisione, in modo che
s’incontrava alquanto di frequente con Oreste, l’invidia mise in avvenisse il più presto possibile, un’uccisione che fu tra tutte la
giro una calunnia su di lei presso il popolo della chiesa, e cioè che più empia” [πάντων φόνων ἀνοσιώτατον] (Damascio, Vita
fosse lei a non permettere che Oreste si riconciliasse con il Isidori, Hildesheim, Olms 1967, 79, 24-25). Così accadde che un
vescovo» (Socrate Scolastico, VII, 15). Ed è qui che vicenda si giorno Cirillo, vescovo della setta di opposizione, passò presso la
complica: si dice che la filosofa pagana facesse di tutto per casa di Ipazia, e vide una grande folla di persone e di cavalli di
impedire che il praefectus augustalis si rappacificasse con il fronte alla sua porta. Alcuni stavano arrivando, alcuni partendo,
vescovo, usando addirittura le arti magiche. Tutto questo non è ed altri sostavano. Quando lui chiese perché c’era là una tale folla
riportato espressamente da fonti cristiane o pagane ed il motivo di tutto il clamore, gli fu detto dai seguaci della
contemporanee, ma soltanto dai fautori di Cirillo che credono in donna che era la casa di Ipazia il filosofo che lei stava per
questa accusa ingiustificata, proprio perché l’imputazione di salutarli. Quando Cirillo seppe questo fu così colpito dalla invidia
magia comporta la pena di morte per il codice Teodosiano e la che cominciò immediatamente a progettare il suo assassinio e la
persecuzione religiosa contro i pagani è quasi sempre mascherata forma più atroce di assassinio che potesse immaginare. Un
da oppressione del crimine di magia[8] dove il popolino è giorno che Ipazia come suo solito tornava a casa da una delle sue
convinto di farsi giustizia da solo. Questa credenza o meglio pubbliche apparizioni, le piombò improvvisamente addosso una
pregiudizio è in circolazione fra il popolo e nell’ambiente dei moltitudine di uomini imbestialiti. Questi veri sciagurati,
cirilliani tanto da diventare presso la chiesa copta la versione incuranti della vendetta dei numi e degli umani, massacrarono la
veritiera e Giovanni di Nikiu, il rettore dei vescovi dell’Alto Egitto, filosofa. E mentre ancora respirava un po’ le cavarono gli occhi.
la riprende nel VII secolo dando di Ipazia una testimonianza, da Fu una macchia enorme, un abominio per la loro città. E l’ira
un punto di vista settoriale, di cui molti cattolici, ancora oggi, dell’imperatore si sarebbe abbattuta violentissima su di loro, se
sono convinti[9]. Invece Socrate Scolastico afferma che “Ftonos Edesio non fosse stato corrotto, così da sottrarre i macellai
personificato si levò in armi contro di lei …”(VII, 15). Ftonos era il [σφαγεῖς = immolatori] alla loro pena. (Suida Lexicon, Adler,
demone dell’invidia e della gelosia che genera la sofferenza fatta Lipsia, Teubner 1967-71 IV pag. 644, 32 e 645 1-12). Dopo il
nascere non solo dall’errore umano (il quale non fa altro che massacro di Ipazia fu avviata un’indagine alla Corte di
affrettare il percorso verso la catastrofe) quanto piuttosto da un Costantinopoli dove governava di fatto Elia Pulcheria, sorella di
sovrapporsi di questo con l’invidia degli dei che scombina ogni Teodosio II (401-450), un imperatore di 12 anni, che era molto
progetto deliberato. Nonno di Panopoli, ultimo poeta ellenistico e vicina alle posizioni del vescovo (era cristiana devota e aveva
contemporaneo di Ipazia e di Socrate (però schierato con Cirillo), fatto voto di castità) e quindi Cirillo riesce a ottenere
scrive le stesse parole: Ma la Gelosia, spiando il letto di Zeus, l’insabbiameno per la disonestà e la corruzione dei funzionari
signore del ciclo, e la gestazione di Semele da cui nascerà un dio, imperiali (Damascio, 81, 7-8.).
s’ingelosisce di Bacco, anche se è ancora nel ventre materno e Giovanni Malalas afferma che “gli alessandrini, col permesso del
incapace d’amore, tutta presa dal sentimento che ispira, è colpita vescovo, bruciarono Ipazia, un’attempata donna, [aveva fra i 45 e
dal suo stesso veleno. Era il mese di marzo del 415 e correva la i 55 anni] filosofa insigne, da tutti considerata grande”
Quaresima, tempo di digiuno e di penitenze, e i parabolani erano (Cronografia 14 – PG 97, 536).
infuriati e furibondi; fra loro circolava e si diffondeva Certamente la versione degli eventi data dai partigiani di Cirillo e
l’insinuazione e l’accusa infondata che la “maga-filosofa-pagana” giunta alla Corte dell’Imperatore era ben diversa: questi
fosse l’unica responsabile del dissidio fra le due massime autorità utilizzarono la tradizionale accusa di magia per la quale c’era la
alessandrine: E quegli zeloti, quegli esseri dallo spirito pena di morte nel diritto romano (principalmente durante l’età
incandescente, il cui capo era un certo Pietro il Lettore, imperiale). Vediamo cosa dice, riprendendo il tutto da fonti del V
concepirono un piano e tesero un’imboscata alla donna una volta secolo, il vescovo copto Giovanni di Nikiu (cfr. nota 9): … apparve
che stava rientrando a casa. La tirarono giù dalla carrozza e la ad Alessandria una filosofa femmina, una pagana di nome Ipazia,
trascinarono fino alla chiesa che prende il nome dal cesare che dedicava tutto il suo tempo alla magia, agli astrolabi e agli
imperatore. E qui la spogliarono delle vesti, la massacrarono strumenti musicali, e abbindolava molte persone con i suoi
usando cocci aguzzi, la fecero a brandelli. E trasportati quei resti inganni satanici. E il governatore della città la onorava
al cosiddetto Cinaron, li diedero alle fiamme. E fu una non esageratamente; perché lei aveva sedotto anche lui con la sua
piccola infamia questa compiuta da Cirillo e dalla chiesa di magia. E così lui aveva smesso di andare in chiesa, com’era in
Alessandria. Perché assassìni e guerriglie e cose simili sono precedenza sua abitudine. E non solo, ma aveva portato dalla
qualcosa di totalmente estraneo allo spirito di Cristo. parte di lei molti credenti. E lui stesso riceveva i miscredenti nella
(Socrate Scolastico, VII, 15 – PG 67 col 769). A parlare non è un propria dimora. Ipazia, “la donna pagana che aveva stregato il
pagano, un giudeo, un eretico o un ariano come Filostorgio, un popolo della città e il prefetto con i suoi incantesimi” doveva
coevo che dice “La donna fu fatta a brandelli per mano di quanti essere messa a morte, ma essendo Oreste “sedotto anche lui con
professavano la consustanzialità” (Historia Ecclesiastica, la sua magia” e dagli inganni satanici dovevano punirla i credenti
Patrologia Graeca, vol. LXV) o un monofisita del VI secolo come guidati da un chierico irreprensibile anche sotto l’aspetto
Giovanni Malala che dice “avuta licenza dal loro vescovo, gli dottrinario: Una moltitudine di credenti in Dio si levò sotto la
alessandrini massacrarono e bruciarono Ipazia” (Ioannis Malalae, guida di Pietro il Lettore – uomo che su Gesù Cristo professava
Chronographia de Gruyter, Berlin)ma un avvocato cristiano dogmi ineccepibili sotto ogni aspetto – e presero a ricercare la
contemporaneo, vicino alla Corte di Costantinopoli, disturbato e donna pagana che aveva stregato il popolo della città e il prefetto
disgustato dalla chiesa di Cirillo (come, peraltro, ce ne furono con i suoi incantesimi.

Gli enigmi della Storia 61


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ERCOLE E IL SUO MITO


REGGIA DI VENARIA (TORINO)
DAL 13 SETTEMBRE 2018 AL 10 MARZO 2019 Reggia di Venaria, Sale delle Arti, II piano
piazza della Repubblica 4 – Venaria Reale (Torino)

62 Gli enigmi della Storia


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Mostre e Storia
a cura di Stefania Veneri

L
a rassegna, curata da un comitato scientifico
presieduto da Friedrich-Wilhelm von Hase e
composto da Gabriele Barucca, Angelo Bozzoli-
ni, Paolo Jorio, Darko Pandakovic, Laura Pasqui-
ni, Gerhard Schmidt, Rüdiger Splitter, Claudio
Strinati, Paola Venturelli, è organizzata da Swiss
Lab for Culture Projects e Consorzio Residenze Reali Sabaude,
in collaborazione, fra gli altri, con l’Antikenmuseum und
Sammlung Ludwig di Basilea (CH), il Museumslandschaft di
Hessen-Kassel (D), il Museo Archeologico Nazionale e il Mu-
seo Filangieri di Napoli.
L’esposizione illustra il mito dell’eroe greco e dei temi a esso
legati, con un’ampia selezione di oltre 70 opere, tra ritrova-
menti archeologici, gioielli, opere d’arte applicata, dipinti e
sculture, manifesti, filmati e molto altro, provenienti da isti-
tuzioni pubbliche e da collezioni private, capaci di coprire un
arco cronologico che, dall’antichità classica giunge fino al XX
secolo.
L’iniziativa acquista un particolare significato alla luce dei la-
vori di restauro in corso della “Fontana d’Ercole”, fulcro del
progetto secentesco dei Giardini della Reggia, un tempo do-
minata dalla Statua dell’Ercole Colosso, e da cui inizia ideal-
mente la visita.
Il percorso alla Venaria si apre con una sezione che ripercorre
l’origine del mito in epoca pagana, con una serie di ritrova-
menti archeologici di grande pregio e raffinatezza, come vasi,
anfore, coppe, realizzate nella regione greca dell’Attica tra il
560 e il 480 a.C., provenienti dall’Antikenmuseum di Basilea,
che raffigurano diverse imprese canoniche dell’eroe; tra que-
ste spiccano la monumentale anfora del Pittore di Berlino,
una delle massime espressioni della ceramica ateniese e l’hy-
dria (vaso) attribuita al Gruppo dei Pionieri.

Gli enigmi della Storia 63


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Cinema e Storia

DAL 13 SETTEMBRE 2018 AL 10 MARZO 2019, La mostra prosegue con la parte che testimonia la diffusione
della rappresentazione della leggenda erculea in àmbito ro-
LE SALE DELLE ARTI DELLA REGGIA DI VENARIA (TORINO) mano, con alcune statuette in bronzo o in terracotta, oltre a

OSPITANO LA MOSTRA ERCOLE E IL SUO MITO.


una testa colossale di Ercole in riposo, copia della seconda
metà del I secolo a.C. di un’opera di Lisippo risalente al
L’ESPOSIZIONE ILLUSTRA LA FIGURA DELL’EROE MITOLOGICO GRECO, ATTRAVERSO 320/310 a.C. O ancora, il calco in gesso del gruppo bronzeo di
UN’ARTICOLATA SELEZIONE DI OLTRE 70 OPERE, TRA RITROVAMENTI ARCHEOLOGICI, Ercole con la cerva di Cerinea di Lisippo dalla Skulpturhalle di
GIOIELLI, OPERE D’ARTE APPLICATA, DIPINTI E SCULTURE E MOLTO ALTRO, DALL’ANTICHITÀ Basilea o due intonaci dipinti provenienti dall’Augusteum di
CLASSICA AL NOVECENTO. LA RASSEGNA ACQUISTA UN PARTICOLARE SIGNIFICATO ALLA Ercolano, oggi conservati al Museo Archeologico Nazionale di
LUCE DEI LAVORI DI RESTAURO IN CORSO DELLA “FONTANA D’ERCOLE”, FULCRO DEL Napoli, che raffigurano Eracle con il Cinghiale e con il Leone
PROGETTO SECENTESCO DEI GIARDINI DELLA REGGIA, UN TEMPO DOMINATA DALLA STATUA
di Nemea. Chiudono la sezione due coppe in argento realizza-
DELL’ERCOLE COLOSSO DEL 1670.
te da Gianmaria Buccellati, sbalzate e cesellate con le fatiche
di Ercole, le cui forme si ispirano a quelle di altrettanti sky-

64 Gli enigmi della Storia


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phoi rinvenuti a Pompei nella casa del Menandro e di cui in cerè spagnolo Don Gaspar de Haro allora a Napoli, e oggi cu-
mostra si possono vedere i passaggi di fabbricazione, ancor stodite nel Museo Filangieri.
oggi identici a quelli antichi. Un focus speciale sarà riservato a Gregorio de Ferrari, pittore
La mostra di Venaria analizza quindi il passaggio tra il mito del barocco genovese, qui per la prima volta con tutte le cin-
pagano di Ercole e il recupero che ne fece il cristianesimo nel que grandi tele raffiguranti Ercole durante le sue più celebri
Medioevo, quando la figura del semidio dalla forza straordi- fatiche e il momento in cui viene accolto nell’Olimpo, prove-
naria e dal carattere esemplare è associata a quella del Salva- nienti dalla Galleria Nazionale di Palazzo Spinola di Genova.
tore, al punto che la discesa agli inferi di Ercole per strappare Particolarmente interessanti saranno gli approfondimenti che
Alcesti a Thanatos, prefigura la discesa di Cristo nel Limbo analizzeranno, da un lato, la presenza della statuaria erculea
per liberare le anime dei giusti, così come le sue vittorie con- nei giardini e dall’altro le piante a essa collegate, a cura di
tro gli animali mitologici annunciano la vittoria del Redentore Darko Pandakovic, attraverso alcuni esempi che si ritrovano
sul demonio. In questa sezione s’incontra un prezioso cofa- in parchi di residente private e di palazzi aristocratici, come
netto in avorio, prodotto da una bottega costantinopolitana Palazzo Pitti a Firenze, Le Tuileries a Parigi, il Castello di Po-
nella prima metà dell’XI secolo, raffigurante l’eroe che stran- wis in Gran Bretagna, o La Venaria stessa e, dall’altro, l’in-
gola il leone e solleva Anteo, il gigante figlio di Poseidone e di fluenza che l’eroe ebbe nella storia dell’architettura, grazie a
Gea che perdeva la sua forza se non toccava terra, provenien- un video-passeggiata raccontata da Claudio Strinati.
te dal Museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli. La rassegna prosegue con una sezione dedicata alla città tede-
Una sala della residenza sabauda sarà inoltre dedicata alla sca di Kassel, che ha nella gigantesca statua dell’eroe greco
persistenza del mito di Ercole in capolavori di arte decorativa, uno dei suoi simboli; dal suo museo provengono alcuni cam-
come ventagli, elmi, boccali, coppe, cassoni, e altro. Qui spic- mei del Sei/Settecento e in questa occasione verrà presentato
ca un prezioso e raffinato boccale tratto da un monoblocco di un eccezionale filmato aereo della reggia e del parco che furo-
avorio proveniente dalla Kunstkammer dei granduchi di Ba- no voluti da Guglielmo I d’Assia-Kassel.
den oggi conservato al Badisches Landesmuseum di Karlsru- Chiudono idealmente l’esposizione una curiosa sezione che,
he in Germania. La celebrazione dell’eroe invincibile prose- ricostruendo un’ambiente di foyer cinematografico anni
guirà in epoca moderna, attraverso le opere pittoriche e pla- ‘50/60, testimonia il rifiorire negli ultimi decenni dell’interes-
stiche, a partire dal Rinascimento, come L’Apoteosi di Ercole se sul mito di Ercole, con i grandi film, cosiddetti del “peplo”,
(1539) del Garofalo, e proseguendo nel Seicento con la scultu- prodotti a Cinecittà negli anni sessanta e poi ancora recente-
ra di scuola romana Ercole Fanciullo con il serpente, pezzo mente a Hollywood, che videro impegnati attori quali Giulia-
molto suggestivo della Fondazione Dino ed Ernesta Santarelli no Gemma o Arnold Schwarzenegger, oltre alla trasposizione
e nel Settecento con due pregevoli manufatti in terracotta do- in disegni animati di Walt Disney.
rata di Lorenzo Vaccaro, forse importanti committenze del vi- Catalogo Skira.

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066- La storia e il libro - Luciano Pirrotta ENIGMI STORIA 25.qxp_Layout 1 27/07/18 15:44 Pagina 66

Libri e Storia
a cura di Luciano Pirrotta

Corpi franchi,
strenuo baluardo
della patria tedesca

C
on il Trattato di Versailles (28/6/1919) veniva dell’ Offizierstellvertreter Suppe, subito seguita, nel dicem-
sancito, insieme ai relativi oneri per la parte soc- bre, dai Freiwillige Landesjagerkorps inquadrati sotto il gene-
combente, il nuovo assetto geopolitico stabilito rale Maercker. Da allora sarà un rapido susseguirsi di tante al-
dai Paesi vincitori del I Conflitto Mondiale. Già tre ‘legioni’ coordinate da condottieri divenuti poi leggendari:
nel novembre dell’anno precedente il Marescial- W. Reinhard, O. Lichtschlag, H. Ehrhardt, G. Rossbach, F. von
lo Foch, in rappresentanza delle potenze dell’In- Epp. Le gesta di questi implacabili combattenti si snodano
tesa e Matthias Erzberger, capo del partito centrista ‘mine- ininterrottamente lungo tutto il periodo weimariano, segnate
strone’ Zentrum nonché Presidente della commissione ger- da imprese eroiche, eccidi sommarî (eliminazione di Karl
manica per l’armistizio, avevano siglato l’avvenuta cessazio- Liebknecht e Rosa Luxeemburg), atti terroristici (assassinio
ne ufficiale delle ostilità. Ma la guerra era davvero finita ? del ministro Walther Rathenau), tentati colpi di Stato ( putsch
Quella che aveva visto lo scontro fra le grandi divisioni coraz- di W. Kapp) sino all’avvento di Hitler (molti appartenenti ai
zate, le flotte della marina, le forze dell’aviazione degli Imperi Freikorps confluiranno nelle S.A. e finiranno eliminati duran-
Centrali a fronte degli avversari ‘democratici’ europei e d’Ol- te la tragica resa dei conti della ‘notte dei lunghi coltelli’).
treoceano, certamente sì. Tuttavia l’attività bellica nei territo- Nel tempo, intorno alla gloriosa epopea dei Corpi Franchi si è
ri contesi del Baltico, dell’Alta Slesia, della Prussia Orientale si stratificata una varia ‘letteratura’ straniera, mentre nella no-
mostrava ben lungi dall’esser cessata. stra lingua opere di storici italiani e traduzioni di studi
Scrive il generale von der Goltz nel feb- esteri risultano pressoché
braio del ’19: “ Avevo quattro nemici da assenti ( con l’eccezione del
combattere: l’armata bolscevica [ tesa libro di D. Venner , Balti-
a riprendersi le aree cedute con l’umi- kum, uscito per Ciarrapico
liante pace di Brest-Litowsk – 3 mar- nel 1981 e dei romanzi auto-
zo 1918], il consiglio dei soldati di Li- biografici di E,von Salomon
bau, il governo lettone germanofobo di cui I proscritti rappre-
e gli Alleati”. Lupi e sciacalli però senta il maggior affresco in
non risiedevano solo al di fuori della argomento). A colmare tale
patria tedesca: al suo interno movi- notevole lacuna giunge ora
menti centrifughi rivoluzionari au- la versione italiana del vo-
toctoni di impronta marxista procla- lume di José Semprún,
mavano in Baviera e in numerose cit- Corpi Franchi. Verso il III
tà cardine dell’ex Impero altrettante Reich, pubblicato dalle Edi-
repubbliche dei soviet. La controffen- zioni Settimo Sigillo
siva avverso quest’orda montante (www.libreriaeuropa.it)
non fu svolta soltanto dalle truppe che per il rigore della ri-
regolari del debole regime weimaria- cerca, l’ampio corredo di
no ma anche, in una strenua, san- note e la ricca dotazione
guinosa lotta, dai cosiddetti Frei- fotografica si configura
korps, formazioni paramilitari vo- come punto di riferimento
lontarie di reduci (irriducibili) della autorevole sia per il lettore
guerra appena conclusa, guidati che si avvicini per la prima
spesso dagli stessi comandanti con volta all’argomento, sia
cui avevano diviso il fango delle per i ricercatori che vo-
trincee e l’inferno annichilente gliano svolgere ulteriori
delle ‘battaglie di materiali’. La indagini sul tema.
prima unità franca si costituisce
nel novembre 1918 sotto l’egida

66 Gli enigmi della Storia


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