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6. Loos

Decifrare i risultati oggettivi, o almeno la trama ideologica e le intenzioni che per-


corrono l'opera di Loos — i progetti e in particolare gli scritti — implica difficoltà se
non maggiori, certamente anomale rispetto a quelle che gran parte dell'architettura
moderna presenta. L'opera di Loos non ha termini di paragone immediati: nella sua
simmetrica «inattualità» rispetto al passato e al futuro, essa attraversa obliquamente
ognuno dei pretesi percorsi evolutivi dell'architettura moderna. Questo non soltanto
per i suoi contenuti specifici, per la loro ambiguità o complessità, ma innanzitutto
perché i nessi che la legano al proprio tempo, che la determinano e ne.costituiscono
il principio di individuazione fondamentale, sono soltanto in seconda istanza i nessi,
pur esistenti, tra Loos e l'architettura di inizio secolo, oppure tra Loos e le avan-
guardie figurative, quel mondo insomma di reciproci rimandi «orizzontali», di sim-
metriche contraddizioni, di cui Berlage o Wagner, Gropius o Le Corbusier, bene o
male fanno parte. E significativo del resto che i più forti legami tra Loos e l'architet-
tura contemporanea fossero quelli, saldissimi ma negativi, rappresentati dalla pole-
mica che lo opponeva a Van de Velde, a Olbrich, alla Secession, al Deutscher Werk-
bund. Il nesso più evidente tra Loos e il suo tempo, così come traspare dagli scritti,
è quello rappresentato dall'affinità (sul piano biografico, dall'amicizia) con due figu-
re di scrittori a loro volta fortemente anomale: Karl Kraus e Peter Altenberg; o se-
condariamente dalla solidarietà intellettuale con i musicisti della «scuola di Vienna»,
Schònberg, Berg, Webern, o con un poeta come Trakl. Del resto l'architettura non
era per Loos, almeno nelle intenzioni, il punto di partenza e di arrivo della sua azione,
una sorta àia priori nella sua concezione del mondo, ma piuttosto uno strumento tra
altri, il più familiare e perciò il più efficace, da utilizzare nella battaglia per "l'intro-
duzione della civiltà occidentale in Austria", secondo una metafora ricorrente che egli
impiegherà anche come sottotitolo di «Das Andere». Una battaglia fatta di negazioni
e di proposte, di progetti e di scritti, diretta soprattutto contro l'«ornamento», cioè
contro l'abuso dell'«arte» negli oggetti d'uso, nell'architettura, nella vita; una bat-
taglia parallela a quella che Karl Kraus conduceva contemporaneamente contro il
«giornalismo», cioè contro l'abuso della «parola» e contro la sua degradazione, da
matrice dei valori letterari e dell'espressione, a mero strumento per enunciare quei
«fatti» di cui il giornale è per definizione la sede. Analogamente Loos mirava a se-
parare l'«arte» (di cui ereditava dall'Ottocento un concetto ristretto e «sublime», qua-
si di mondo «notturno», per così dire, e «trasfigurato», opposto alla quotidianità: Tri-
stano insomma) dagli oggetti che possiedono una funzione pratica e che per questo
162 Capitolo 6

motivo, nella sua concezione, sono esclusi dal dominio dell'arte. "L'uomo moderno
— scriveva nel 1908 — considera l'arte una divinità, pensava quindi che si sarebbe
commesso un delitto verso l'arte se la si fosse prostituita per la produzione di oggetti
d'uso."1 Come affermava a sua volta Karl Kraus, "Adolf Loos e io, lui letteralmente,
io linguisticamente, non abbiamo fatto e mostrato nient'altro se non che fra un'urna
e un vaso da notte c'è una differenza e che proprio in questa differenza la civiltà ha il
suo spazio. Gli altri invece, gli spiriti positivi, si dividono fra quelli che usano l'urna
come vaso da notte e quelli che usano il vaso da notte come urna."2
L'esempio «letterale» di Loos è rappresentato, dopo il 1910, soprattutto dalla se-
quenza di progetti e di realizzazioni inaugurati dalla casa sulla Michaelerplatz. Prima
di quella data la sua azione si era affidata in misura pressoché uguale alla «presenza»
diretta in un ambiente — la Vienna tra i due secoli — di intensi scambi intellettuali,
agli arredamenti e, con importanza crescente, agli scritti. Nel 1897 Loos aveva ini-
ziato a collaborare saltuariamente ad alcuni quotidiani di Vienna — «Die Zeit», «Die
Wage», in particolare la «Neue Freie Presse» — con una serie di articoli che si infit-
tiva, l'anno seguente, in occasione della Kaiser-Jubilàums-Ausstellung, l'esposizio-
ne allestita per celebrare i cinquant'anni di regno di Francesco Giuseppe. Dedicata
all'artigianato austriaco, in un momento di trapasso dall'eclettismo al nuovo esteti-
smo della Secession, la mostra rappresentava una dimostrazione sistematica del
principio dell'arte applicata, cioè del tentativo di conferire un'aura di artisticità e di
modernità agli oggetti attraverso il loro sistematico ridisegno. Recensendone i sin-
goli settori Loos aveva modo di identificare e combattere questo equivoco nel campo
dell'arredamento e degli oggetti d'uso, ma anche in quello della moda maschile, degli
impianti igienici, delle carrozze, delle scarpe: quei sintomi secondari della «civiltà»
che costituiranno, per più di un trentennio, il filo conduttore dei suoi scritti. Alla pre-
tesa di congiungere «arte» e funzione pratica e di riformare, attraverso gli oggetti così
«nobilitati», la vita stessa, Loos contrapponeva i principi della sua estetica, o meglio
etica della forma, in cui romanticismo attardato e precoce Sachlichkeit si intrecciano
ambiguamente. Fondamento del suo pensiero è infatti l'inconciliabilità già accenna-
ta tra «arte» e oggetti d'uso — radicata in fondo nella frattura romantica tra «arte» e
«vita» — e in particolare la priorità, già affermata da Semper, della funzione sulla for-
ma dell'oggetto: le cose sono un prodotto inconscio dell'uso, della vita, che le modi-
fica e non già deve esserne modificata; «moderno» è precisamente ciò che questo
processo non deliberato e oggettivo, di volta in volta produce. Contro coloro — in quel
momento soprattutto gli esteti della Secession — che sostenevano che "la forma nuo-
va può influire sulle forme del vivere civile", Loos, moralista e non esteta, ripeterà
costantemente che è "l'uso che determina le forme del vivere civile, le forme degli
oggetti"3, mentre "il singolo individuo non ha la facoltà di creare una forma. [...] La
forma e l'ornamento sono il risultato dell'inconscia opera comune degli uomini"4.
L'esteta può solo spezzare questo processo «naturale», perché vi inserisce la propria
soggettiva e arbitraria «volontà di forma». Anche per questo fatto la critica di Loos è

1. A. LOOS, Die Uberfliissigen (Deutscher Werkbund) (1908); trad. it. Isuperflui (Deutscher Werkbund) in ID., Parole
nel vuoto, Adelphi, Milano 1972, p. 207.
2. K. KRAUS, Nachts, in «Die Fackel», xv, 389-390 (15.12.1913), p. 37; trad. it. in ID., Detti e contraddetti, Adel-
phi, Milano 1972, pp. 293-294.
3. A. LOOS, Joseph Veillich (1929), trad. it. in ID., Parole nel vuoto cit., p. 370 n.
4. ID., Ornament und Erziehung (1924); trad. it. Ornamento ed educazione, in ID., Parole nel vuoto cit., p. 327.
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«DieFackel» n. 195 (1906).


Copertina.

Gustav Jagerspacher: Ritratto


di Peter Altenberg (1909).

essenzialmente distruttiva, "smascheramento dell'inautentico"5, secondo la defini-


zione che Benjamin applica a Kraus, e non proposta di forme più moderne e più vere;
anche per questo Loos, in quanto progettista, terrà a presentarsi non come innova-
tore, ma come difensore della tradizione: moderno in quanto restauratore di valori
non «nuovi», bensì costantemente attuali perché elaborati, impersonalmente, dal
tempo.
Di questo atteggiamento la rivista «Das Andere», pubblicata da Loos pochi anni
dopo la Jubiläums-Ausstellung, offre una rappresentazione concentrata ed esempla-
re: non solo vi si allineano pressoché tutti i temi della sua predicazione, ma vi affio-
rano nel modo più chiaro i nessi tra Loos e il mondo culturale di cui fa parte, non come
legami meramente biografici, ma come elementi che concorrono attivamente a de-
terminare la forma e gli scopi della sua azione. Il primo numero di «Das Andere. Ein
Blatt zur Einfuehrung abendlaendischer Kultur in Oesterreich» («L'altro. Giornale
per l'introduzione della civiltà occidentale in Austria») uscì nel 1903 come inserto di
una rivista fondata contemporaneamente da Peter Altenberg, «Die Kunst». Scritti
interamente da Loos, che curava anche la scelta dei caratteri e l'impaginazione, i sot-
tili fascicoli di «Das Andere» richiamavano sia pure su scala ridotta e per una brevis-
sima durata, il modello di quella «Fackel» che, per "combattere la fine del mondo",
Kraus scriveva quasi interamente da solo, pubblicandone 922 numeri tra il 1899 e il
1936. Già il titolo è rivelatore. «Das Andere» si riallaccia al sottotitolo che Altenberg

5. w. BENJAMIN, Karl Kraus, in «Frankfurter Zeitung», 10, 14, 17 e 18.3.1931; trad. it. in ID., Avanguardia e ri-
voluzione, Einaudi, Torino 1973, p. 112.
164 Capitolo 6

Adolf Loos: Progetto di edificio per gli uffici della K.K. Priv. Allgemeine Verkekrsbank
e per abitazioni a Vienna (1904).

aveva dato alla propria rivista: «Kunst. Halbmonatsschrift fùr Kunst und alles An-
dere»: «Arte. Quindicinale d'arte e di tutto il resto». «Das Andere» — letteralmente
«l'altro», ma qui anche «il resto», «tutto il resto» — è appunto ciò che Loos mirava a
trattare: gli oggetti d'uso, i comportamenti, la «vita», che sono al di fuori dell'arte, e
perciò l'architettura stessa6. "Soltanto una piccolissima parte dell'architettura —
scriverà infatti più tardi — appartiene all'arte: il sepolcro e il monumento. Il resto,
tutto ciò che è al servizio di uno scopo, deve essere escluso dal regno dell'arte." 7 Ar-
gomento di «Das Andere» era perciò, con totale imparzialità, tutto ciò che poteva
contribuire all'"introduzione della civiltà occidentale in Austria": cioè ad adeguare la
«forma» della vita a un modello positivo individuato polemicamente in un tempo mi-
tico, la «modernità», e in un luogo anch'esso mitico o mitizzato, i paesi anglosassoni,
in particolare gli Stati Uniti in cui Loos aveva vissuto tra il 1893 e il '96. Ma più che
ad avanzare proposte, «Das Andere» mirava a confutare e distruggere le pretese con-
taminazioni di arte e vita in cui entrambi i termini si degradano: a operare quella "di-
stinzione chiara e precisa tra arte e artigianato" in cui Loos identificava, ancora negli

6. Come testimonia un foglio di appunti, Loos aveva esitato fra vari titoli: fra gli altri «Das Notwendige» (Il ne-
cessario), «Das Richtige» (Il giusto), «Der Western» (L'occidentale), in particolare «Das Wirkliche» (Il reale). Cfr.
B. RUKSCHCIO, R. SCHACHEL, Adolf Loos, Residenz, Salzburg und Wien 1982, p. 86.
7. A. LOOS, Architektur (1910); trad. it. Architettura, in ID., Parole nel vuoto cit., p. 254; qui p.186.
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ultimi anni, la propria "missione"8. Allo spirito del tempo, alla «modernità», Loos
cerca di approssimarsi per negazioni; il moderno che egli predica è in buona misura
(certo non senza contraddizioni) il rovescio dei suoi dinieghi, lo spazio vuoto che la
sua azione distruttiva lascia intatto. "Gli altri — scriverà Kraus — sono gli artisti del-
la squadra. Loos è l'architetto della tabula rasa."9 Di questo atteggiamento fa parte
anche la rinuncia alle dichiarazioni di principio, ai manifesti, il procedere, qui più che
altrove, aggredendo i sintomi più periferici del disordine generale con una critica
obliqua e capziosa. Tornano in «Das Andere» gli argomenti consueti: l'abbigliamen-
to, l'arredamento, gli oggetti d'uso, a cui si aggiungono l'oreficeria, la morale pub-
blica, l'alimentazione, la scenografia, il corretto impiego della saliera a tavola, e altro
ancora. In questi temi minimi l'obiettivo di Loos, la «civilizzazione dell'Austria», si
perde, sembra anzi eluso; tuttavia quei frammenti equivalgono in qualche modo ai
racconti, «scritti su una cartolina», spediti agli amici da Peter Altenberg: spiragli su
una totalità che sembra concedersi soltanto attraverso l'intuizione dei suoi dettagli;
residui di quella «disgregazione della realtà» in cui si consumava, nell'imminenza
della grande guerra, la "civiltà del frammento" austriaca10. Dove però il frammento
non è tanto sintomo di impotenza, quanto scelta: forma e simultaneamente contenuto
esso stesso, giudizio sul mondo, non importa se involontario. (Forse è significativo,
in questo senso, che Loos dedicasse il suo ultimo scritto, pubblicato un mese prima
della morte, a uno degli argomenti più effimeri fra quelli trattati trent'anni prima in
«Das Andere»: il corretto impiego del sale a tavola. "È strano — scriveva nel '33 —
che talvolta si possa trovare più gioia nelle piccole cose senza valore materiale della
vita quotidiana che in oggetti costosi. [...] Ora ho una piccola cosa che mi dà moltis-
sima gioia": uno spargisale di nuovo tipo, finalmente efficiente, un oggetto "prati-
co", "freudespendende ", del costo di uno scellino e sessanta.11)
Di «Das Andere» uscirono due numeri soltanto: dopo il primo, allegato a «Die
Kunst», un secondo distribuito quindici giorni più tardi, indipendentemente dalla ri-
vista di Altenberg. Qualche mese dopo Loos tentò di rilanciare la rivista, con il nuovo
titolo, di uguale significato ma più esplicito, di «Das Leben» (La vita) e con lo stesso
sottotitolo impiegato per «Das Andere». Sul fascicolo del 30 gennaio 1904 del perio-
dico berlinese «Die Zukunft» Loos pubblicò una presentazione di «Das Leben», an-
nunciando che la sua nuova rivista sarebbe uscita per un anno soltanto: "La mia pro-
fessione — sono architetto — non mi permette di dedicarmi ininterrottamente a
un'occupazione secondaria così faticosa come scrivere una simile rivista. Credo an-
che di poter dire tutto ciò che ho da dire nei ventiquattro numeri di questa annata.
Scopo della rivista è facilitare il mio lavoro professionale. Infatti arredo case. Posso
farlo solo per gente che possiede la cultura occidentale. [...] L'aristocrazia — fino ad
ora la sola importatrice dei modi di vita occidentali — non ha più nessuna influenza,
poiché lo stato, l'amministrazione dell'insegnamento, si è totalmente associato a un
movimento che non produce le forme a partire dai modi di vita, ma che intende pro-
durre modi di vita con l'aiuto di forme. Per il popolo è diventato più difficile far pro-

8. m., Joseph Veillich cit., p. 368.


9. K. KRAUS, in Pro domo et mundo (1912); trad. it. in ID., Detti e contraddetti cit., p. 229.
10. Cfr. C. MAGRIS, 77 mito absburgico nella letteratura austriaca moderna, Einaudi, Torino 1963, pp. 203-210,
passim.
11. A. LOOS, Vom Nachsaken, in «Der Adler», 16.7.1933; ora in ID., Die Potemkin'sche Stadt. Verschollene Schrif-
ten 1897-1933, hrsg. von A. Opel, Prachner, Wien 1983, pp. 231-232.
166 Capitolo 6

Oskar Kokoschka: Ritratto di Adolf Loos


(datato 13 febbraio 1916).

Manifesto per una conferenza (21 febbraio 1913).

Adolf Loos: Progetto per il concorso della sede


della «Chicago Tribune». Schizzo con dedica al
consigliere Dr. Peterka, datato 19 ottobre 1922.
(Da A. Loos, Die Potemkin'sche Stadt. Verschol-
lene Schriften 1897-1933, hrsg. vonA. Opel,
Prachner, Wien 1983).

pria la cultura occidentale, poiché tra nobiltà e popolo è stata eretta una muraglia: la
Secessione. Scopo della mia rivista è aprire una breccia in questa muraglia."12 No-
nostante le numerose richieste di abbonamento seguite all'annuncio, la nuova rivista
non uscì mai. Tuttavia lo spirito aforistico e gli argomenti di «Das Andere» avreb-
bero continuato a rappresentare la sigla degli scritti polemici di Loos, irregolarmente
pubblicati su vari periodici, moltiplicando in spunti disparati e frammentari l'unica
"lotta [...] col drago «ornamento»"13, rappresentato al tempo di «Das Andere» dal-
l'eclettismo e dalla Secession, ma che Loos vedeva risorgere nei Wiener Werkstàtte,
nel Deutscher Werkbund14, e infine nello stesso Bauhaus, ultima incarnazione
dell'"inautentico", del tentativo di "produrre modi di vita con l'aiuto di forme": "Do-
vunque gli architetti influenzano la produzione degli oggetti d'uso, questi non corri-
spondono allo spirito del tempo, quindi non sono moderni. Ciò vale naturalmente an-
che per gli architetti moderni."15
Questo modo aforistico di utilizzare la scrittura, in cui tattica e strategia si con-
fondono, ha però alcune, poche ma fondamentali eccezioni: in particolare i due saggi
più ampi e sistematici (almeno in apparenza) e certamente più noti di Loos, Orna-
mento e delitto e Architettura. Il primo in particolare è stato a lungo considerato, so-
prattutto fra le due guerre, come la sintesi più compiuta del suo pensiero. Ornamento
e delitto nacque nel 1908 come risposta a due avvenimenti dello stesso anno: la prima
Kunstschau di Vienna — una rassegna di arti figurative e artigianato organizzata da

12. A. LOOS, Das Leben. Ein Blatt zur Einfùhrung der abendlàndischen Kultur in Ósterreich, in «Die Zukunft»,
30.1.1904; cit. in RUKSCHCIO, SCHACHEL cit, pp. 84-85.
13. BENJAMIN, Karl Kraus cit., p. 132.
14. Cfr. LOOS, Isuperflui cit., e ID., Kulturentartung (1908); trad. it. Degenerazione della civiltà, in ID., Parole nel
vuoto cit., pp. 211-215; qui pp. 175-176.
15. LOOS, Ornamento ed educazione cit., p. 327, sottolin. n. testo.
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Klimt e dal suo gruppo, ospitata in padiglioni progettati da Hoffmann — e il congres-


so tenuto a Monaco dal Deutscher Werkbund. Il saggio fu inizialmente divulgato da
Loos in una serie di conferenze: a Monaco nel 1908 (il risultato fu "uno scandalo,
montato dai professori della Kunstgewerbeschule"16) a Vienna nel '10, a Copena-
ghen nel '13. Solo in quell'anno se ne ebbe una prima edizione stampata: una tradu-
zione parziale in francese, pubblicata sui «Cahiers d'Aujourd'hui», ripresa nel 1920
da Le Corbusier sub" «Esprit Nouveau»; mentre si sarebbe dovuto attendere il 1929
per la prima pubblicazione (sulla «Frankfurter Zeitung») dell'originale tedesco17. Il
saggio, la cui notorietà di fatto sopravanzò rapidamente le difficoltà editoriali, rica-
pitola sotto il nome di «ornamento» gli obiettivi di un decennio di polemiche, sotto-
lineando inoltre con energia inconsueta le obiezioni «economiche» contro il super-
fluo. "L'ornamento è forza di lavoro sprecata e perciò è spreco di salute. E così è sta-
to sempre. Ma oggi esso significa anche spreco di materiale, e le due cose insieme
significano spreco di capitale."18 Il tentativo di fondare l'argomentazione su principi
oggettivi porta qui Loos a sfiorare una "cultura del puro esistente"19, la mera apolo-
gia del profitto; così come l'intento di conferire scientificità alla tesi di fondo non va

16. ID., An einen grossen Möbelfabrikanten in Deutschland, lettera aperta, 1929; cit. in RUKSCHCIO, SCHACHEL cit.,
p. 118.
17. Cfr. RUKSCHCIO, SCHACHEL cit, pp. 147, 182, 250, 352. Gli autori definiscono la pubblicazione del 1929 sulla
«Frankfurter Zeitung» come la prima pubblicazione in tedesco "fin qui nota" (p. 352). La prima traduzione ita-
liana (non integrale) è quella curata da de Finetti e pubblicata in «Casabella», 73 (gen. 1934), pp. 2-5, in occasione
della morte di Loos. A testimonianza delle difficoltà editoriali incontrate da Loos nei paesi di lingua tedesca, va
ricordato che la prima edizione di Ins Leere gesprochen venne pubblicata nel 1921, in tedesco, ma dall'editore pa-
rigino Crès, il medesimo della Collection de l'Esprit Nouveau di Le Corbusier.
18. A. LOOS, Ornament und Verbrechen (1908); trad. it. Ornamento e delitto, in ID., Parole nel vuoto cit., p. 223;
qui p. 178.
19. TH. w. ADORNO, Funktionalismus heute, relaz. al congr. del Deutscher Werkbund, Berlino 23.10.1965; trad.
it. Funzionalismo oggi, in ID., Parva Aesthetica. Feltrinelli, Milano 1979, p. 109.
168 Capitolo 6

Adolf Loos: Progetto per Villa Verdier a Le Lavandoli, presso Tolone (1923).

oltre la povera «antropologia» delle pagine iniziali. Tuttavia, nello sviluppo del tema,
il consueto andamento aforistico prevale: a unificare i singoli spunti provvede quasi
soltanto lo slogan «memorabile» del titolo, sotto il quale essi si ricompongono in un
riepilogo delle tesi di Loos, che è anche una sintesi della rete di affinità già accen-
nata. Kraus stesso riconosceva prontamente quanto, nelle formulazioni di Loos, ap-
parteneva a una battaglia comune: "L'involgarimento della vita pratica mediante
l'ornamento, come l'ha messo in evidenza Adolf Loos, corrisponde a quella mesco-
lanza del giornalismo con elementi spirituali, che conduce a un disordine catastrofi-
co. La frase è l'ornamento dello spirito."20 Reciprocamente, il culto di Kraus per la
«parola» diveniva in Loos, qui con più evidenza che in passato, culto quasi tattile dei
materiali — "l'intonaco bianco", il legno, il metallo e il cuoio "lisci" — e delle tecniche
ad essi appropriate. L'ornamento abusivo perverte i materiali, come secondo Kraus
l'abuso «giornalistico» perverte la parola; come Kraus si preoccupava di «salvare» la
parola attraverso la citazione, così Loos di salvare i materiali attraverso il recupero
delle tecniche e delle forme tradizionali (i "resti lasciatimi dagli architetti"21) o attra-
verso la collaborazione con gli artigiani ancora in grado di intendere il linguaggio del-
le cose: come nel lungo rapporto col falegname Veillich22, o nell'episodio del marmo
«malato», scovato in una cava e reimpiegato nel soggiorno di casa Mùller.
Se Ornamento e delitto compendia il pensiero di Loos sugli oggetti d'uso, Archi-
tettura compendia il suo pensiero di architetto; anzi, collocandosi all'inizio della sua
più intensa attività di progettista, ne costituisce quasi un commento e un program-
ma. Scritto nel 1910, venne letto da Loos a Berlino nell'ottobre dello stesso anno (in

20. K. KRAUS, in «Die Fackel», 279-280 (13.5.1909); cit. in RUKSCHCIO, SCHACHEL cit, p. 121.
21. LOOS, Architettura cit., p. 250; qui p. 184.
22. Cfr. ID. Joseph Veillich cit., pp. 367-373, passim.
Loos 169

Adolf Loos: Casa Muller, Praga (1930). Il soggiorno.

occasione di un viaggio compiuto per assistere a un'esecuzione di Pelleas und Meli-


sande di Schònberg) e pubblicato in parte, a dicembre, sul periodico berlinese «Der
Sturm», organo dell'espressionismo nascente; già nel 1912, quindi ancor prima di
Ornamento e delitto, veniva pubblicato parzialmente in francese sui «Cahiers
d'Aujourd'hui»23. Il saggio applica all'architettura i temi consueti, che qui divengono
polemica contro un'architettura "scaduta ad arte grafica per colpa degli architetti"24,
netta contrapposizione tra l'opera d'arte, che "vien messa al mondo senza che ce ne
sia bisogno", che "non è responsabile verso nessuno", che "è rivoluzionaria", e la
casa, che "è conservatrice" e "responsabile [...] verso tutti", poiché "soddisfa un bi-
sogno"25. È per questo motivo che Loos rifiuta ostentatamente di intendere la casa
sulla Michaelerplatz, che qui cita come esempio delle sue tesi, come un manifesto del
nuovo. Essa vuole piuttosto ristabilire l'ordine infranto: è un tentativo di riaggan-
ciarsi alla tradizione "al punto in cui la catena dello sviluppo era stata spezzata"26, di
operare "nel senso dei nostri vecchi maestri viennesi"27. Rappresenta insomma, nel-
la contraddizione tra intenzioni polemiche dichiarate e reale novità figurativa, un in-
treccio di spirito «conservatore» e di risultati «rivoluzionari» che mostra ancora una
volta palesi analogie con quel programma, di "riportare la situazione borghese-capi-
talistica a una forma passata che non ha mai avuto"28, che Benjamin individuerà in
Karl Kraus.

23. Cfr. RUKSCHCIO, SCHACHEL cit., pp. 152, 154, 178.


24. LOOS, Architettura cit., p. 246; qui p. 183.
25. Ibid., p. 253; qui p. 186.
26. Ibid., p. 251; qui p. 185.
27. ID., Due articoli e una lettera sulla casa della Michaelerplatz (1910); trad. it. in ID., Parole nel vuoto cit., p. 239.
28. BENJAMIN cit., p. 129.
170 Capitolo 6

Festa per il sessantesimo compleanno di Laos nella Casa Müller a Praga (10 ottobre 1930).
Da sinistra a destra: l'architetto Josef Gocar, il barone Karl Nadherny von Borutin,
l'ingegner Frantisek Müller, Claire Leos-Beck, Milada Mùller, Adolf Loos, Karl Kraus,
la baronessa Sidonie Nadherny von Borutin, la baronessa Valentine Mladota-Codelli-Lumbe,
la contessa Maria Dobrzensky von Dobrzenicz, il conte Dobrzensky von Dobrzenicz (?),
il barone Mladota von Solopisk (?). (Da: B. Michel, Adolf Loos et la société austro-hongroise
avant 1914, in Adolf Loos 1870-1933, Mardaga, Liège 1983).

All'ambiguità e alla complessità della posizione di Loos, altrettanto rilevante


nelle opere progettate o realizzate che negli scritti, la critica militante del periodo tra
le due guerre doveva rispondere o con il silenzio — un silenzio che, con poche ecce-
zioni, sarebbe durato fino ad anni recenti — o inserendo Loos forzosamente nell'al-
bero genealogico del «Movimento moderno», ma nella categoria meno impegnativa,
quella dei «padri», la cui funzione è soprattutto di generare conseguenze. Così Gie-
dion, in Spazio, Tempo ed Architettura, si limitava ad accennare a Loos come a un ar-
chitetto "la cui opera ha in sé maggior previsione del futuro che quella di Alfred Mes-
sel"29; Pevsner gli dedicava più spazio, ma lo inseriva in quella genealogia che da Mor-
ris condurrebbe a Gropius30. Avevano mostrato, involontariamente, una più chiara
coscienza del suo ruolo gli organizzatori della Weissenhofsiedlung di Stoccarda, che
avevano escluso Loos dalla partecipazione, nonostante la sua esplicita richiesta31; o
Arnold Schònberg, che nel 1928 scriveva: "Non posso lagnarmi, non tutto mi è an-
dato male. Non solo ho sempre avuto per amici uomini come Adolf Loos, ma ho sem-
pre avuto per nemici uomini come Walter Gropius"32.

29. S.GIEDION, Space, Time and Architecture (19411); trad. it. Spazio, Tempo ed Architettura, Hoepli, Milano 19541,
p. 265.
30. Cfr. N. PEVSNER, Pioneers of the Modem Movement from William Morris to Walter Gropius, Faber & Faber,
London 1936; trad. it. I pionieri del Movimento Moderno da William Morris a Walter Gropius, Rosa e Ballo, Mi-
lano 1945, pp. 13-14, 110-111.
31. Cfr. LOOS, Joseph Veillich cit, p. 369 e n.
32. Cit. in B. GRAVAGNUOLO, Adolf Loos. Teoria e opera, Idea Books, Milano 1981, p. 78.
Loos 171

«DAS ANDERE»

ADOLF LOOS
[LO ZIO BENJAMIN]

Mio zio fa l'orologiaio a Filadelfia, in Chest-


nutstreet, fra l'ottava e la nona strada, una
zona che corrisponde più o meno alla nostra
Kàrntnerstrasse. Quando andai a trovarlo in
America, abitava sulla Park Avenue.
Sua moglie, mia zia, è americana di nasci-
ta. Aveva un fratello, zio Benjamin, che fa-
ceva l'agricoltore nei dintorni della città.
Io stavo da mio zio. Un giorno mi dissero di
andare a trovare zio Ben e sua moglie, zia dallo zio Ben. Si aspettavano tutti i parenti
Anna. della zia. Volevano venire dalla campagna a
Mi accompagnò uno dei tanti cugini. Pren- dare l'estremo saluto al nipote.
demmo il treno, poi facemmo un tratto di Due ore prima del funerale mi pregarono di
strada a piedi, per un'oretta. andare in paese a prendere dei veli da lutto.
Lungo la strada c'erano molte ville, grazio- Nel viaggio di ritorno sul tram a cavalli mi
se casette a un piano con torretta, timpano e salutò un'anziana signora, elegante, vestita a
verande. Erano le case dei coloni. lutto. Cominciò a parlarmi, e io ero imbaraz-
Una di queste era dello zio Ben. Entram- zato. Impossibile che mi conoscesse, dal mo-
mo, e zia Anna fu molto contenta di conosce- mento che in quelle sei settimane di perma-
re il cousin front Europe. E che veniva proprio nenza non avevo conosciuto nessuno. Cercai
dall'Austria, dove lei era stata due anni pri- di spiegarglielo nel mio inglese stentato.
ma, in occasione del suo viaggio in Europa. Ma lei tornò alla carica e finalmente, sì,
Portava una gonna di cotone a pieghe, una perdio, era proprio lei, zia Anna! La fattores-
camicetta e un grembiule bianchi. Era una sa. La moglie del colono!
donna vivace, anziana, gentile, senza figli, coi Cercai di scusarmi accennando al suo di-
capelli spartiti nel mezzo. Ci fece accomoda- verso abbigliamento. Sì, disse lei, anche que-
re a tavola, ci fece da mangiare e ci servì lei sto vestito è viennese, l'ho preso da Drecoll.
stessa l'oatmeal. Poi andammo a cercare zio Quando arrivammo, il corteo era già for-
Ben nei campi. mato. Non avevo riconosciuto neppure zio
Dopo un quarto d'ora vedemmo un uomo Ben. Aveva il cilindro avvolto in un'ampia fa-
anziano chino sul terreno a sradicare cipolle. scia da lutto, un elegante soprabito e dei pan-
Portava stivali alti, pantaloni di tela, una ca- taloni stretti che io, confrontandoli coi miei,
micia di flanella colorata e un cappello come larghi (eravamo nel 1893), giudicai fuori
quelli che da noi portano i bagnini. Era zio moda. Solo più tardi mi resi conto che lui por-
Ben. tava non «ancora», ma «già» pantaloni stret-
ti. Ma allora era meglio che non lo sapessi an-
Quattro settimane più tardi morì di tifo mio cora. Perché furono proprio quei pantaloni
cugino, quello che mi aveva accompagnato stretti ai quali mi aggrappai che impedirono
172 Capitolo 6

al mio orgoglio di europeo di crollare comple- Un tale mi disse una volta che è più facile
tamente. governare un uomo che si veste solo con pan-
taloni di pelle, piuttosto che un altro che sa
Da noi, quando si viaggia per un'ora in tre- portare indifferentemente abiti da sera e
no, poi si cammina per un'altra ora a piedi e pantaloni di pelle. Non sono d'accordo.
si entra in una casa di contadini, s'incontra
della gente che ci è più estranea di quella che
vive lontano mille miglia, di là dal mare. Non
abbiamo niente in comune con loro. Se vo- ADOLF LOOS
gliamo dir loro qualcosa di gentile, si sentono COME VIVIAMO
presi in giro. Se diciamo qualcosa di rozzo o
di sconveniente, veniamo ricambiati con sor-
risi di gratitudine. Si vestono in modo diver-
so, la loro cucina ci sembra quella di un risto-
rante cinese a un'esposizione universale, ce-
PROBLEMI DI ETICHETTA
lebrano le loro feste in un modo che suscita la
nostra curiosità non diversamente da una Quando dieci anni fa salpai da Amburgo per
processione singalese. l'America, sulla nave feci un'esperienza che
Questa situazione è indegna. In Austria si rivelò determinante per il resto della mia
milioni di persone sono escluse dai benefici vita.
della civiltà. Se i nostri contadini rivendicas- Oltre a me c'era a bordo un altro austriaco,
sero a un tratto tutti insieme gli stessi diritti un tecnico di buona famiglia, giovane e sim-
sociali dei cittadini, sarebbero trattati come i patico. Nella sala da pranzo sedevamo a ta-
negri d'America. In un kaffeehaus ho visto voli diversi. Lui aveva preso posto vicino ad
rifiutare il caffé a un contadino che indossa- alcuni americani. Ma dopo qualche giorno si
va pantaloni di pelle. seppe che i suoi vicini avevano chiesto al ca-
pitano se poteva avere la cortesia di siste-
L'uomo della civiltà occidentale è in grado mare altrove il giovane austriaco. Era impos-
di adattarsi subito a qualsiasi luogo, a qual- sibile mangiare accanto a lui. Alcune sue abi-
siasi lavoro e a qualsiasi clima. Ogni vienne- tudini erano proprio insopportabili. Come
se sa calzare scarpe chiodate, portare panta- quella di leccare sempre il coltello e sporcare
loni di pelle fino ai ginocchi e una giacca di con questo il sale che serviva per tutta la ta-
loden quando va in montagna. Ma il monta- vola. Ed altre cose ancora. Che lo si siste-
naro non è capace di indossare cilindro e re- masse altrove, possibilmente, ad esempio fra
dingote quando si reca in città. Si noti bene, i tedeschi. Ma ecco insorgere l'orgoglio na-
nel caso che si metta in cammino per andare zionale di questi ultimi. Perché ciò che era in-
in città. Poiché vi sarà certamente chi sghi- sopportabile per gli americani lo era anche
gnazzerà, rinfacciandomi di volere far colti- per loro. Infatti un tipo di Berlino, ogni volta
vare al contadino i suoi campi in frac, claque che l'infelice aveva salato il proprio piatto,
e scarpe laccate. prendeva la saliera e chiamava il cameriere,
dicendo a voce alta e sorridendo maliziosa-
Il contadino non viene preso sul serio. Al- mente: "Cambi il sale, è stato sporcato di
trimenti non vi sarebbe gente che insiste per nuovo". Alcune anime buone porgevano al
conservare i vecchi costumi. Ma poiché vale giovane con gesto inequivocabile il cucchiai-
il principio della charìty at home, tali persone no per il sale, ma lui non se ne accorgeva.
dovrebbero applicare i loro princìpi estetici Finché si rivolsero a me, pregandomi di spie-
anzitutto a se stessi. Comincino pure a farlo. gare la faccenda al mio connazionale. Era una
E invece sostengono che l'ottanta per cento persona comprensiva. Non si arrabbiò, anzi
degli austriaci appartiene a una classe infe- divenne rosso di vergogna e quasi si metteva
riore! Non è onesto. Non ho mai sentito dire a piangere. Da parte mia ero contento d'aver
da un ebreo vestito secondo la moda occiden- vissuto qualche anno a Dresda prima d'im-
tale che gli ebrei di Galizia dovrebbero por- barcarmi per l'America, perché là anche i ri-
tare il caffettano. storanti frequentati solo da studenti squattri-
nati hanno i cucchiaini per il sale. Altrimenti
Loos 173

mi sarebbe successa la stessa cosa. Da noi in- sempre qualcosa di molto personale. Chi può
fatti non si sa ancora cosa siano i cucchiaini giudicare se ho ragione o torto?
per il sale. In casa vostra avete sempre ragione voi.
Il turco, nel suo paese, mangia con le mani Nessun altro.
la carne cotta nel riso; l'austriaco porta alla I portavoce degli artisti moderni vi diranno
bocca la salsa col coltello. Ma se turchi e au- che questi arredano tutte le case secondo la
striaci vanno in Occidente, devono adopera- personalità di chi le abita. È una menzogna.
re la forchetta. È inutile riempirsi del proprio Un artista può arredare una casa solo a modo
orgoglio austriaco o turco: i giovani inglesi suo. Ci sono certamente alcuni che si sforza-
continueranno a disprezzarci. E anche gli al- no di farlo, come ci sono pittori che intingono
tri cittadini più evoluti dell'Occidente non il pennello nel barattolo dei colori e dipingo-
vorranno mangiare con noi. no secondo il gusto del probabile cliente. Ma
Esiste un movimento giovanile turco. È costoro non si possono definire artisti.
stato fondato da gente che ha vissuto in Oc- La vostra casa potete arredarla solo voi.
cidente e che ora vuole introdurre nel paese Solo così diventa vostra. Se lo fa un altro, un
del sultano gli usi occidentali. Non dobbiamo pittore o un tappezziere, non è un'abitazione.
aspettare d'essere superati da loro. I giap- Diventa un insieme di camere d'albergo, e
ponesi, ad esempio, ci hanno già superato da comunque, la caricatura di un'abitazione.
un pezzo. I giovani studenti giapponesi che Quando entro in una casa del genere, mi
sono a Vienna osservano nei ristoranti le re- viene subito da compiangere le povere per-
gole della civiltà occidentale molto meglio dei sone che vi devono trascorrere una vita.
borghesi viennesi. Sarebbe questo lo sfondo che la gente si è
E questo è solo un esempio fra i tanti. Al- scelta per le piccole gioie e le grandi tragedie
cuni austriaci — ma se volessi esprimermi in della vita?! Proprio questo?
percentuali ne risulterebbe una cifra irrile- Ah, queste case vi stanno addosso come un
vante — mangiano educatamente. Ma non costume di Pierrot preso in affitto!
sanno come fare in tante altre cose. Che le cose serie della vita possano non
Ad esempio, come organizzare le feste? sfiorarvi mai, così da aprirvi gli occhi sugli
Come fare le visite? Come mandare gli inviti? stracci che avete preso in prestito!
Chi ha dei dubbi su queste cose, mi scriva. La vostra arroganza si spegne sotto i duri
Risponderò a tutti meglio che potrò. colpi della sorte, proprio mentre si pavoneg-
gia attribuendosi il nome di arte applicata.
Prendete in mano i vostri pennelli, voi pit-
tori di uomini e di anime, e provate una buo-
L'ABITAZIONE
na volta a descrivere come si svolgono e
Negli ultimi anni i giornalisti hanno cercato come appaiono in una camera da letto di 01-
di spingerci verso il cattivo gusto degli artisti brich la nascita e la morte, il rantolo dell'a-
moderni. Io vorrei tentare di spingervi verso gonia di una madre che muore, l'urlo di do-
il vostro cattivo gusto personale. lore di un bambino che si fa male, gli ultimi
Chi vuole imparare la scherma deve pren- pensieri di una giovane che vuole morire.
dere in mano il fioretto. Nessuno ha mai im- Una sola immagine ne verrà fuori bene: la
parato a tirare di scherma solo assistendo a ragazza che si è tolta la vita. Giace lunga di-
gare di scherma. Così chi vuole arredarsi la stesa sul pavimento. Una mano stringe an-
casa, deve provvedere a tutto personalmen- cora convulsamente la rivoltella fumante. Sul
te. Altrimenti non imparerà mai a farlo. Na- tavolo, una lettera. La lettera d'addio. La ca-
turalmente la casa sarà piena di errori. Ma mera in cui si svolge tutto questo è di buon
saranno errori vostri. Attraverso l'autocon- gusto? Chi se ne preoccupa? È una camera e
trollo e la modestia riuscirete presto a rico- basta!
noscerli. Farete dei cambiamenti e migliore- Ma se la stanza è stata arredata da van de
rete. Velde? In tal caso non è una camera.
La vostra casa cresce con voi e voi crescete con In tal caso è...
la vostra casa. Già, cos'è realmente?
Non dovete temere che la vostra abitazio- Un insulto alla morte!
ne possa apparire di cattivo gusto. Il gusto è Possiate sempre vivere di piccole gioie!
174 Capitolo 6

Chi vuole imparare la scherma, deve pren-


dere in mano il fioretto. E chi vuole imparare
a gareggiare di scherma, ha bisogno di un
maestro che sappia tirare di scherma. Io vo-
glio essere il vostro maestro per le vostre
case. La vostra casa è piena di errori. Forse
volete apportarvi qualche ritocco. Chiedete-
mi e vi risponderò adeguatamente. Su questo
giornale si risponde a tutte le domande rela-
tive alla vostra casa.
Volete rinnovare la tappezzeria di una
stanza e avete dei dubbi sul colore?
Volete dipingere le finestre e le porte di un
appartamento appena inaugurato?
Volete sapere come si possono disporre nel
modo migliore i vostri vecchi mobili nella
nuova casa?
Se sta bene mettere nel soggiorno una pol-
trona di vimini?
Se va bene una certa cosa, oppure un'al-
tra?
Inviatemi prove di colore, campioni di stof-
fe e di tappeti, piante e disegni. Se volete che f
vi siano restituiti, allegate l'affrancatura oc- vano automaticamente promossi professori
corrente. Risponderò a tutte le domande me- — professore, ho sentito parlare delle vostre
glio che potrò. proposte. Anch'io sono un uomo moderno.
Anch'io vorrei lavorare in maniera moderna.
Mi dica: è moderna questa sella?
Il professore esaminò la sella e tenne al sel-
ADOLF LOOS laio una lunga dissertazione, di cui lui ricor-
[IL MASTRO SELLAIO] dò solo le parole più ricorrenti: "arte nell'ar-
tigianato", "individualità", "moderno",
"Hermann Bahr", "Ruskin", "arte applica-
ta", e così via. L'esito fu comunque: no, que-
sta sella non è moderna.
L'artigiano se ne andò tutto mortificato. E
ci pensò su. Lavorava, poi si rimetteva a pen-
C'era una volta un mastro sellaio. Un bravo, sare. Ma per quanto si sforzasse di seguire le
valente artigiano. Fabbricava delle selle così nobili regole del professore, ne usciva sem-
ben fatte che non avevano niente in comune pre la sua vecchia sella.
con le selle che si erano viste fin allora. Nep- Rattristato, tornò dal professore e gli espo-
pure con quelle turche o giapponesi. Erano se la propria amarezza. Il professore esami-
insomma selle moderne. Ma lui non lo sape- nò i tentativi del sellaio e disse: Caro artigia-
va. Sapeva solo di fare selle. Meglio che po- no, lei non ha fantasia.
teva. Ecco il punto: non aveva proprio fantasia.
Un giorno si diffuse per la città un singo- Ma non ci aveva neanche pensato che occor-
lare movimento. Si chiamava Sezession. Pre- resse aver fantasia per fare delle selle. Se ne
tendeva che si fabbricassero solo oggetti avesse avuta, sarebbe diventato sicuramente
d'uso moderni. pittore o scultore, poeta o musicista.
Appena il sellaio lo seppe, prese una delle Ma il professore disse: Torni domani. Sia-
sue migliori selle e andò da un capo della Se- mo qui apposta per aiutare l'artigiano e fe-
zession. condarlo con idee nuove. Vedrò cosa si può
Gli disse: Professore — poiché tale era, dal fare per lei.
momento che i capi di quel movimento veni- E in classe diede questo tema ai suoi allie-
Loos 175

vi: Progetto di una sella. suoi occhi tutto diventò molto più chiaro.
L'indomani il sellaio tornò. Il professore Infine esclamò: Professore, se io capissi
potè presentargli ben 49 progetti di selle. I così poco di equitazione, di cavalli, di cuoio e
suoi allievi erano per la verità soltanto 44, ma di lavorazione, avrei anch'io la sua fantasia!
cinque progetti li aveva fatti lui stesso, e do- Da allora visse felice e contento.
vevano essere pubblicati su «Studio», perché E continua a fare delle selle. Moderne? Lui
avevano una certa impronta. non lo sa.
L'artigiano osservò a lungo i disegni e ai Sono selle e basta.

la soddisfazione di tutti coloro che amano la


ADOLF LOOS nostra civiltà — l'attività del Werkbund non
DEGENERAZIONE DELLA CIVILTÀ ha alcun effetto.
Secondo Muthesius gli obiettivi del Deut-
scher Werkbund si possono riassumere in
due parole: buon lavoro, creazione dello stile
del nostro tempo. Questi obiettivi coincido-
no. In quanto chi lavora nello stile del nostro
Hermann Muthesius, al quale dobbiamo una tempo lavora bene. E chi non lavora nello sti-
serie di libri istruttivi sul modo di vivere e di le del nostro tempo lavora in modo impreciso
abitare degli Inglesi, ha illustrato le finalità e male. Ed è giusto che sia così. Perché una
del Deutscher Werkbund e ha cercato di giu- cattiva forma — definisco così la forma che
stificarne l'esistenza. Le finalità sono buone. non corrisponde al nostro tempo — può an-
Ma il fatto è che il Deutscher Werkbund non che essere accettata, se dà la sensazione di
le raggiungerà mai. durare per poco. Quando invece questa ro-
Proprio il Deutscher Werkbund. I membri baccia ha l'intenzione di valere per l'eternità,
di questa associazione sono persone che cer- allora essa produce un effetto doppiamente
cano di sostituire la nostra civiltà attuale con antiestetico.
un'altra. Perché essi lo facciano, non lo so. L'associazione vuol fare delle cose che non
Ma so che essi falliranno. Non c'è stato an- sono nello stile del nostro tempo, vuole lavo-
cora nessuno che abbia tentato di inserire rare per l'eternità. Questo non va. Ma Mu-
goffamente la mano nella ruota veloce del thesius dice anche che attraverso la collabo-
tempo senza che essa non gli venisse strap- razione all'interno del Deutscher Werkbund
pata via. si riuscirà a trovare lo stile del nostro tempo.
Noi abbiamo la nostra civiltà, le nostre for- Questo lavoro è inutile. Lo stile del nostro
me nelle quali si rispecchia la nostra vita e tempo lo possediamo già. Lo abbiamo dovun-
abbiamo gli oggetti d'uso che ci consentono que l'artista, vale a dire ogni membro di quel-
di vivere questa vita. Nessun uomo e nessu- l'associazione, non è ancora andato a ficcare
na associazione hanno creato i nostri mobili, il naso. Dieci anni or sono questi artisti an-
i nostri portasigarette e i nostri gioielli. Li ha darono in cerca di nuove conquiste e tenta-
creati il tempo. Essi cambiano di anno in rono, dopo aver già guastato l'industria dei
anno, di giorno in giorno, di ora in ora. Per- mobili, di impadronirsi di quella dell'abbi-
ché noi stessi cambiamo di ora in ora, modi- gliamento. I membri dell'associazione, che a
fichiamo il nostro modo di vedere, le nostre quel tempo non esisteva ancora, appartene-
abitudini. E di conseguenza cambia anche la vano alla Secession, indossavano redingotes
nostra civiltà. Ma la gente del Werkbund in stoffe scozzesi con risvolti di velluto —
confonde causa ed effetto. Noi non ci sedia- marca Ver Sacrum — che, rivestito di seta
mo così perché il falegname ha fatto la sedia nera, faceva l'effetto di una cravatta anno-
in questo o in quel modo, ma, poiché noi vo- data tre volte attorno al collo. Alcuni miei
gliamo sederci in questo modo, il falegname energici saggi su questi problemi servirono a
ha fatto così la sedia. Di conseguenza — con cacciare fuori questi signori dal laboratorio
176 Capitolo 6

del sarto e da quello del calzolaio e a salvare la fabbrica di candele Apollo. L'opera fu elo-
da un'invasione non richiesta anche altre at- giata come espressione del nostro tempo.
tività non ancora contaminate dagli «artisti». Oggi non lo direbbe più nessuno. A distanza
Quel sarto che si era dimostrato tanto com- di dieci anni ci accorgiamo che era un errore.
piacente nei confronti di queste aspirazioni E allo stesso modo fra dieci anni si vedrà
civili e artistiche fu abbandonato e gli stessi chiaramente che quanto viene prodotto oggi
signori di cui si è detto andarono ad accresce- in questa direzione non ha nulla in comune
re la lista dei clienti di un rinomato sarto con lo stile del nostro tempo. Certo, Hoff-
viennese. mann, dopo il Café Museum, ha rinunciato al
Si può negare che i nostri articoli in cuoio traforo e, per quanto concerne le costruzioni,
siano nello stile del nostro tempo?! E le no- si è avvicinato a quanto io stesso faccio. Ma
stre posate e i nostri oggetti di vetro?! E le ancor oggi egli crede di poter abbellire i suoi
nostre vasche da bagno e i lavabi americani?! mobili con strani ceselli, con ornamenti ap-
E i nostri strumenti e le macchine?! E tutto, plicati e intarsiati. Tuttavia l'uomo moderno
tutto — diciamolo ancora —, quando non è trova che un volto non tatuato è più bello di
caduto fra le mani degli artisti! uno tatuato, anche se il tatuaggio fosse opera
Queste cose sono belle? Non mi pongo que- dello stesso Michelangelo. E lo stesso pensa
sta domanda. Sono nello stile del nostro tem- del comodino.
po, e di conseguenza giuste. Non si sarebbe- Per riuscire a trovare lo stile del nostro
ro adattate a nessun'altra epoca e nessun al- tempo occorre essere una persona moderna.
tro popolo le avrebbe potute utilizzare. Di Ma le persone che vogliono cambiare quelle
conseguenza sono nello stile del nostro tem- cose che già sono nello stile del nostro tempo
po. E noi austriaci possiamo cullarci nell'or- o che vogliono sostituirle con forme diverse
gogliosa consapevolezza che queste cose, — come per esempio avviene per le posate —
fatta eccezione per l'Inghilterra, non vengo- dimostrano di non saper riconoscere lo stile
no realizzate altrettanto bene in nessun altro del nostro tempo. E seguiteranno a cercarlo
paese della terra. invano.
Ma dirò di più. Francamente, io trovo bello Se c'è una cosa che l'uomo moderno rico-
il mio portasigarette liscio, lievemente ricur- nosce con chiarezza è che la confusione del-
vo, lavorato con precisione, che mi procura l'arte con l'oggetto d'uso è l'umiliazione più
un intimo piacere estetico, mentre trovo or- grande cui questa può essere sottoposta.
ribile quello realizzato da un laboratorio af- Goethe era un uomo moderno. Noto che sulle
filiato al Werkbund (progettato dal professor pareti dell'Esposizione, dove si vedono cita-
tal dei tali). E chi usa il bastone con impugna- zioni da lui, da Bacon, da Ruskin e dal re Sa-
tura d'argento prodotto dallo stesso labora- lomone, mancano certe sue parole che pro-
torio per me non è un gentleman. prio là non dovrebbero mancare, dato che
Gli oggetti che presso i popoli civili ven- contengono un'indicazione talmente precisa:
gono prodotti secondo lo stile del nostro tem- «L'arte, che ha pavimentato agli antichi la
po — quello che il Deutscher Werkbund in- terra e ha restituito ai cristiani la volta del
tende ancora scoprire — ammontano a circa cielo nelle loro chiese, viene oggi dissipata
il novanta per cento. Il dieci per cento — in fra vasetti e monili. Questi tempi sono assai
questo rientra anche la nostra produzione di peggiori di quanto si creda».
mobili — è da considerarsi perduto per colpa
degli artisti. Indubbiamente vale la pena di
riconquistare questo dieci per cento. Occorre
soltanto che noi sentiamo e pensiamo nello ADOLF LOOS
stile del nostro tempo. Il resto verrà da sé. ORNAMENTO E DELITTO
Per gli uomini moderni possiamo modificare
il detto di Hans Sachs: il tempo ha cantato per
loro.
Dieci anni or sono, al tempo del Café Mu-
seum, Josef Hoffmann, che rappresenta il L'embrione umano attraversa nel corpo ma-
Deutscher Werkbund a Vienna, fece l'arre- terno tutte le fasi di sviluppo del regno ani-
damento del negozio sulla piazza am Hof dei- male. Quando l'uomo nasce, le sue impres-
Loos 177

sioni sensoriali sono uguali a quelle di un reti con simboli erotici è la sua prima espres-
cucciolo. La sua infanzia passa attraverso sione artistica. Ma ciò che è naturale nel Pa-
tutte le trasformazioni che seguono la storia pua e nel bambino è una manifestazione de-
dell'umanità. A due anni egli vede le cose generata nell'uomo moderno. Io ho scoperto
come un Papua, a quattro come un antico e donato al mondo la seguente nozione: l'e-
Germano, a sei come Socrate, a otto come voluzione della civiltà è sinonimo dell'elimina-
Voltaire. Quando ha otto anni acquista co- zione dell'ornamento dall'oggetto d'uso. Cre-
scienza del colore violetto, il colore che fu devo di portare con questo nuova gioia nel
scoperto nel secolo diciottesimo, poiché pri- mondo, ma esso non me ne è stato grato.
ma la viola era azzurra e la murice era rossa. Tutti ne sono stati tristi e hanno chinato il
Il fisico ci indica oggi certi colori dello spet- capo. Provavano un senso di oppressione di
tro che già possiedono un nome, ma la cui co- fronte all'idea che non si possa più produrre
noscenza è riservata alle generazioni future. un ornamento nuovo. Ma come, ciò che può
Il bambino è amorale. Anche il Papua lo è, fare ogni negro, che hanno potuto fare tutti i
per noi. Il Papua uccide i suoi nemici e se li popoli e tutti i tempi prima di noi, è precluso
mangia. Non è un delinquente. Se però l'uo- soltanto a noi, uomini del secolo diciannove-
mo moderno uccide e divora qualcuno, è un simo? Tutto ciò che l'umanità ha creato sen-
delinquente o un degenerato. Il Papua copre za ornamenti nei millenni passati è stato get-
di tatuaggi la propria pelle, la sua barca, il suo tato via senza riguardo e votato a distruzio-
remo, in breve ogni cosa che trovi a portata ne. Noi non possediamo più nessun banco da
di mano. Non è un delinquente. Ma l'uomo falegname dell'età carolingia, ma qualsiasi
moderno che si tatua è un delinquente o un cianfrusaglia che recasse anche il minimo or-
degenerato. Vi sono prigioni dove l'ottanta namento è stata raccolta, ripulita e palazzi
per cento dei detenuti è tatuato. Gli individui sontuosi sono stati costruiti per ospitarla. E
tatuati che non sono in prigione sono delin- allora gli uomini si aggiravano tristi tra le ve-
quenti latenti o aristocratici degenerati. Se trine e si vergognavano della loro impotenza.
avviene che un uomo tatuato muoia in liber- Ogni età ha avuto il suo stile e solo alla nostra
tà, significa semplicemente che è morto dovrà essere negato uno stile? Per stile s'in-
qualche anno prima di aver potuto compiere tendeva l'ornamento. Dissi allora: non pian-
il proprio delitto. gete! Guardate, questo appunto costituisce la
L'impulso a decorare il proprio volto e tut- grandezza del nostro tempo, il fatto cioè che
to quanto sia a portata di mano è la prima ori- esso non sia in grado di produrre un orna-
gine dell'arte figurativa. È il balbettio della mento nuovo. Noi abbiamo superato l'orna-
pittura. Ogni arte è erotica. mento, con fatica ci siamo liberati dall'orna-
Il primo ornamento che sia stato ideato, la mento. Guardate, il momento si approssima,
croce, era di origine erotica. Esso fu la prima il compimento ci attende. Presto le vie delle
opera d'arte, la prima manifestazione d'arte città risplenderanno come bianche muraglie!
che il primo artista scarabocchiò su una pa- Come Sion, la città santa, la capitale del cie-
rete, per liberarsi di una sua esuberanza. Un lo. Allora sarà il compimento.
tratto orizzontale: la donna che giace. Un Ma taluni uccelli del malaugurio non han-
tratto verticale: il maschio che la penetra. no potuto sopportare tutto questo. L'umani-
L'uomo che creò questo segno provava lo tà doveva continuare ancora per lungo tem-
stesso impulso di Beethoven, era nello stesso po ad ansimare nella schiavitù dell'ornamen-
cielo nel quale Beethoven creò la Nona. to. Gli uomini si erano già spinti così avanti
Ma l'uomo del nostro tempo, che per un da non sentire più nessuna eccitazione dei
suo intimo impulso imbratta i muri con sim- sensi venire dall'ornamento, così avanti che
boli erotici, è un delinquente o un degenera- l'impressione estetica di un volto tatuato non
to. È naturale che questo impulso assalga con esaltava il piacere estetico, come nel Papua,
maggior violenza l'uomo che presenta tali ma lo sminuiva. Così avanti da compiacersi di
manifestazioni degenerate quand'egli si tro- un portasigarette tutto liscio e da non voler-
va al gabinetto. Si può misurare la civiltà di ne più comperare, neppure allo stesso prez-
un popolo dal grado in cui sono sconciate le zo, uno decorato. Essi erano felici degli abiti
pareti delle latrine. Nel bambino è una ma- che portavano e si rallegravano di non dover
nifestazione naturale: scarabocchiare le pa- andare in giro in pantaloni di velluto rosso fi-
178 Capitolo 6

lettati d'oro, come le scimmie alle fiere. E petitosi i pavoni, i fagiani e le aragoste, pro-
io dicevo: guardate, la camera dove morì vocano in me l'effetto opposto. È con orrore
Goethe è ben più signorile di tutto lo sfarzo che io mi aggiro in una mostra gastronomica,
del Rinascimento e un mobile liscio è più bel- se mi passa per la mente l'idea di dover man-
lo di qualsiasi pezzo da museo intarsiato e giare quelle carogne imbalsamate. Io mangio
scolpito. La lingua di Goethe è più bella di il roast-beef.
tutti i vezzi di pastorelli arcadici. I danni immensi e la desolazione che il ri-
Ma gli uccelli del malaugurio ascoltavano sveglio dell'ornamento produce nello svilup-
queste cose con dispetto e lo Stato, che ha il po estetico potrebbero anche venir soppor-
compito di frenare i popoli nel loro progresso tati, dato che nessuno, neppure l'autorità
culturale, fece suo il problema della ripresa e statale, può arrestare l'evoluzione dell'uma-
dello sviluppo dell'ornamento. Guai a quel nità. Si può solo ritardarla. E noi possiamo
paese dove sono i consiglieri aulici a sovrin- attendere. Ma è un delitto contro l'economia
tendere alle rivoluzioni! Presto fu dato vede- del paese, perché con ciò si distruggono la-
re, nel museo viennese di arte applicata, un voro umano, denaro e materiali. E a questi
buffet che si chiamava «la ricca pesca», pre- danni il tempo non potrà portare rimedio.
sto comparvero degli armadi che portavano II ritmo dello sviluppo culturale è distur-
il nome di «principessa incantata», o uno si- bato dai ritardatari. Io forse vivo nel 1908,
mile, riferito sempre all'ornamentazione che ma il mio vicino nel 1900 e quell'altro nel
ricopriva quei mobili sventurati. Lo Stato au- 1880. Ed è una sventura per un paese quando
striaco assolve il suo compito con tale preci- la cultura dei suoi abitanti si distribuisce su
sione che provvede a non lasciar scomparire un così lungo lasso di tempo. Il contadino di
dai confini della monarchia austro-ungarica Kals vive nel secolo dodicesimo. E al seguito
le pezze da piedi. Esso costringe ogni uomo del corteo per il Giubileo si videro popolazio-
civile sui vent'anni a portare per tre anni di ni che sarebbero apparse incivili anche al
fila pezze da piedi in luogo di calze. Perché in tempo delle migrazioni barbariche. Beato il
fondo è pur vero che ogni Stato parte dal pre- paese che non ha di questi ritardatari, di que-
supposto che un popolo dal basso livello ci- sti predoni. Beata l'America! Persino nelle
vile è tanto più facile da governare. città vi sono tra noi degli uomini non moder-
Ebbene, l'epidemia decorativa è ammessa ni, dei ritardatari del diciottesimo secolo, che
dallo Stato e viene anzi sovvenzionata con inorridiscono davanti a un quadro dalle om-
denaro statale. Ma per conto mio io vedo in bre violacee solo perché loro il color viola non
ciò un regresso. Per me non ha valore l'obie- lo vedono ancora. A loro piace di più il fagia-
zione secondo cui l'ornamento può aumen- no su cui un cuoco abbia lavorato per giorni
tare la gioia di vivere in un uomo colto, per interi, a loro piace di più il portasigarette con
me non ha valore l'obiezione che si ammanta ornamenti Rinascimento che non quello li-
nella frase: «Però, se l'ornamento è bello...!». scio. E come stanno le cose in campagna?
In me e in tutti gli uomini civili l'ornamento Abiti e suppellettili appartengono completa-
non suscita affatto una più grande gioia di vi- mente al secolo scorso. Il contadino non è un
vere. Se io voglio mangiarmi un pezzo di pan cristiano, è ancora un pagano.
pepato me ne sceglierò uno che sia tutto li- Questi ritardatari rallentano il progresso
scio e non uno di quelli in forma di cuore o di culturale dei popoli e dell'umanità, poiché
bambino in fasce o di cavaliere, completa- l'ornamento non soltanto è opera di delin-
mente ricoperti di ornamenti. L'uomo del quenti, ma è esso stesso un delitto, in quanto
quindicesimo secolo non mi comprenderà. reca un grave danno al benessere dell'uomo,
Ma tutti gli uomini moderni mi comprende- al patrimonio nazionale e quindi al suo svi-
ranno benissimo. Il difensore dell'ornamento luppo culturale. Quando abitano l'una accan-
crede che il mio slancio verso la semplicità to all'altra, due persone che hanno gli stessi
equivalga ad una mortificazione. No, illu- bisogni, le stesse esigenze nei confronti della
strissimo professore della Scuola di Arti Ap- vita, lo stesso reddito, ma appartengono a
plicate, io non mi mortifico affatto! È che a culture diverse, possiamo osservare il pro-
me piace di più così. Le composizioni culina- cesso seguente: l'uomo del secolo ventesimo
rie dei secoli passati, che esibivano tutti gli si arricchisce sempre di più, mentre l'uomo
ornamenti possibili per far apparire più ap- del diciottesimo secolo diventa sempre più
Loos 179

povero. Io faccio l'ipotesi che ambedue se- Dato che l'ornamento non ha più alcun rap-
guano le loro inclinazioni. L'uomo del vente- porto organico con la nostra civiltà, esso non
simo secolo può soddisfare i propri bisogni ne è neppur più l'espressione. L'ornamento
impiegando un capitale di molto inferiore e realizzato oggigiorno non ha nessun rappor-
realizza in tal modo dei risparmi. La verdura, to con noi, non ha in genere nessun rapporto
secondo il suo gusto, va semplicemente cotta con gli uomini, nessun rapporto con l'ordine
nell'acqua e condita con un po' di burro. L'al- del mondo. Esso non è suscettibile di svilup-
tro resta veramente soddisfatto soltanto se è po. Che cosa è successo degli ornamenti di
stata cotta per ore e ore e ad essa sono stati Otto Eckmann, di quelli di Van de Velde?
aggiunti miele e noci. I piatti molto ornati so- L'artista è sempre stato pieno di forza e di
no anche molto costosi, mentre le stoviglie salute alla testa dell'umanità. Ma il decora-
bianche, che usa l'uomo moderno, sono eco- tore moderno è un ritardatario o un fenome-
nomiche. L'uno risparmia, l'altro fa debiti. no patologico. Dopo tre anni egli stesso con-
Questo vale per intere nazioni. Guai a quel danna i suoi prodotti. Per gli uomini colti essi
popolo che resta indietro nello sviluppo cul- sono insopportabili dal primo giorno, per gli
turale! Gli Inglesi diventano sempre più ric- altri lo divengono solo dopo anni. Ma dove
chi e noi sempre più poveri... sono mai oggi i lavori di Otto Eckmann? Dove
E ancor più grande è poi il danno che l'or- saranno tra dieci anni le opere di Olbrich?
namento arreca a quelli stessi che lo produ- L'ornamento moderno non ha predecessori
cono. Siccome l'ornamento non è più una né ha discendenza, non ha un passato né avrà
produzione naturale della nostra civiltà, e un futuro. Uomini incolti, per i quali la gran-
rappresenta quindi un fenomeno di arretra- dezza del tempo nostro è un libro chiuso da
tezza o una manifestazione degenerativa, sette sigilli, lo salutano con gioia al suo ap-
così avviene che il lavoro dell'operaio che lo parire, per sconfessarlo poi dopo breve tem-
fa non vien più pagato al suo giusto prezzo. po.
Sono note le condizioni di lavoro degli in- L'umanità oggi è più sana che mai, pochi
tagliatori e dei tornitori in legno, le paghe da sono i suoi malati. Questi pochi però tiran-
fame delle ricamatrici e delle merlettaie. Il neggiano l'operaio, il quale è così sano che
decoratore deve lavorare venti ore per giun- non è capace di inventare un solo ornamento.
gere alla paga di un operaio moderno che ne Essi lo costringono ad eseguire nei materiali
lavora otto. L'ornamento, di regola, fa au- più diversi gli ornamenti che loro stessi in-
mentare il costo dell'oggetto, tuttavia avvie- ventano.
ne che un oggetto ornato, realizzato con ma- I cambiamenti nello stile ornamentale han-
teriale dello stesso prezzo e che richiede, no per conseguenza una rapida svalutazione
come si può dimostrare, un tempo di lavoro del prodotto. Il tempo usato nel lavoro e il
tre volte superiore, venga offerto a un prezzo materiale impiegato sono capitali che ven-
che è la metà di quello di un oggetto liscio. gono sprecati. Io ho coniato questo concetto:
L'assenza di ornamento ha come conseguen- la forma di un oggetto resiste tanto a lungo,
za un minor tempo di lavoro e un aumento del vale a dire che viene sopportata tanto a lun-
salario. L'intagliatore cinese lavora sedici go, quanto a lungo dura fisicamente l'ogget-
ore, l'operaio americano otto. Se io pago per to. E cercherò di spiegarmi: un abito muterà
una scatola liscia lo stesso prezzo che pago più frequentemente di forma che non una
per una ornata, la differenza si ritrova nel preziosa pelliccia. Il vestito da ballo della
tempo di lavoro occorso all'operaio. E se non donna, destinato a vivere solo una notte, mu-
vi fossero più ornamenti a questo mondo — terà più presto di forma che non una scriva-
fatto che si realizzerà forse tra millenni — nia. Ma guai se si dovrà cambiare scrivania
l'uomo dovrebbe lavorare quattro ore e non altrettanto presto quanto il vestito da ballo,
otto, dato che oggi metà del lavoro umano è perché la sua forma è diventata insopporta-
perso nell'ornamento. bile! In tal caso il denaro speso per quella
L'ornamento è forza di lavoro sprecata e scrivania sarebbe denaro perduto.
perciò è spreco di salute. E così è stato sem- I decoratori ben lo sanno e i decoratori au-
pre. Ma oggi esso significa anche spreco di striaci si studiano di prendere questa maga-
materiale, e le due cose insieme significano gna per il suo lato migliore. Essi dicono: «Un
spreco di capitale. consumatore che possiede un arredamento
180 Capitolo 6

che già dopo dieci anni gli riesce insopporta- decorazioni, tutto viene demolito in un sol
bile, e che perciò è costretto ogni dieci anni a giorno. Ma divertirsi a lanciare pezzi d'oro
cambiarlo, ci piace di più che non quell'altro invece di ciottoli, accendere una sigaretta con
che si compra un oggetto solo quando quello una banconota, polverizzare e quindi bersi
vecchio è usato fino in fondo. È l'industria una perla, questo è antiestetico.
che lo vuole. Sono milioni che entrano in mo- Un effetto decisamente antiestetico pro-
vimento attraverso questi rapidi cambiamen- ducono gli oggetti ornati quando sono stati
ti». Sembra che sia questo il segreto dell'e- realizzati con i migliori materiali, con la mas-
conomia nazionale austriaca; e quanto è fre- sima cura e hanno richiesto molte ore di la-
quente sentir dire, quando scoppia un incen- voro. È vero che ho posto come principale
dio: «Dio sia lodato, adesso la gente avrà di esigenza la qualità del lavoro, ma va da sé che
nuovo qualcosa da fare». Ma allora io cono- non mi riferivo agli oggetti suddetti.
sco un ottimo rimedio: si dia fuoco ad una cit- L'uomo moderno, che celebra l'ornamento
tà intera, si dia fuoco a tutto l'Impero e tutto come espressione dell'esuberanza artistica di
e tutti nuoteranno nel denaro e nel benesse- epoche passate, riconoscerà immediatamen-
re. Si facciano dei mobili che dopo tre anni si te l'aspetto forzato, tortuoso e malato del-
possono buttare nella stufa, si facciano fer- l'ornamento moderno. Nessun ornamento
ramenta che dopo quattro anni si devono far può più essere inventato oggi da chi vive al
fondere, perché neppure in un'asta se ne può nostro livello di civiltà.
cavare la decima parte del costo di lavoro e di Altrimenti avviene per quegli uomini e quei
materiale, ed ecco che diverremo sempre più popoli che non hanno ancora raggiunto que-
ricchi. sto livello.
La perdita non colpisce solo il consumato- Io qui mi rivolgo all'aristocratico, mi rife-
re, colpisce in primo luogo il produttore. risco cioè a colui il quale si trova al vertice
Continuare a ornare gli oggetti che grazie al dell'umanità e che tuttavia dimostra la più
progresso si sono sottratti all'ornamentazio- profonda comprensione per la spinta eserci-
ne, vuol dire forza di lavoro e materiali spre- tata da coloro i quali si trovano in una posi-
cati. Se ogni oggetto potesse essere soppor- zione inferiore e per le loro esigenze. Il Cafro
tato per tutto il tempo della sua durata fisica, che, seguendo un ritmo particolare, inserisce
il consumatore potrebbe pagare per esso un nel tessuto certi ornamenti che sono ricono-
prezzo tale da consentire al lavoratore mag- scibili soltanto quando il tessuto viene disfat-
gior guadagno e minore lavoro. Per un og- to, il Persiano che annoda il suo tappeto, la
getto che sono sicuro di poter utilizzare ap- contadina slovacca che ricama il suo merlet-
pieno e consumare fino in fondo, spendo vo- to, la vecchia signora che lavora all'uncinetto
lentieri quattro volte di più che per un ogget- cose stupende con perline di vetro e seta, tut-
to scadente, sia nella forma che nel materiale ti questi hanno la sua totale comprensione.
impiegato. Di buon grado sborso quaranta L'aristocratico li approva, egli sa bene che
corone per i miei stivali, sebbene io li possa sono ore felici quelle del loro lavoro. Il rivo-
avere in un altro negozio per dieci corone sol- luzionario andrebbe da loro e direbbe: "Tut-
tanto. Ma in quelle industrie che languono to questo non ha senso". Allo stesso modo
sotto la tirannia dei decoratori non costitui- com'egli trascinerebbe via la vecchina inten-
sce un problema il fatto che alla fine il risul- ta davanti al crocefisso dicendole: "Dio non
tato sia buono oppure scadente. Quando nes- esiste". Un aristocratico ateo, invece, porte-
suno intende pagare il lavoro secondo il suo rebbe la mano al cappello passando davanti a
giusto valore, è la sua qualità che ne risente una chiesa.
per prima. Le mie scarpe sono tutte ricoperte di or-
Ed è bene così, perché questi oggetti or- namenti, formati da dentelli e forellini, lavo-
nati sono sopportabili solo se eseguiti nel ro questo che è stato eseguito dal calzolaio e
modo più vile. Rimango meno colpito dagli che non gli è stato pagato. Vado dal calzolaio
effetti di un incendio, quando vengo a sapere e gli dico: "Per un paio di scarpe lei chiede
che sono bruciate solo cianfrusaglie senza trenta corone. Io gliene darò quaranta". In
valore. Mi posso rallegrare della festa degli questo modo ho portato quest'uomo al setti-
artisti alla Kùnstlerhaus, perché so che es- mo cielo ed egli mi ricambierà con un lavoro
sendo occorsi pochi giorni per metter su le e un materiale che, quanto a bontà, non avrà
Loos 181

rapporto con il maggior compenso. Egli è fe-


lice. E raro che la felicità entri nella sua casa. ADOLF LOOS
Egli si trova di fronte a un uomo che lo capi- ARCHITETTURA
sce, che apprezza il suo lavoro e non dubita
della sua onestà. Con l'immaginazione vede
già dinanzi a sé le scarpe finite. Sa dove tro-
vare oggi il cuoio migliore, sa a quale lavo-
rante affidare le scarpe, e le scarpe porteran- Posso condurvi sulle sponde di un lago mon-
no esattamente tanti dentelli e tanti punti tano? Il cielo è azzurro, l'acqua verde e tutto
quanti se ne trovano in una scarpa elegante. è pace profonda. I monti e le nuvole si spec-
A questo punto io aggiungo: "Però pongo una chiano nel lago, e così anche le case, le corti
condizione. La scarpa deve essere comple- e le cappelle. Sembra che stiano lì come se
tamente liscia". Ora, dal settimo cielo l'ho non fossero state create dalla mano dell'uo-
precipitato nel Tartaro. Egli avrà meno la- mo. Come fossero uscite dall'officina di Dio,
voro, ma gli ho tolto tutta la gioia che esso gli come i monti e gli alberi, le nuvole e il cielo
dava. azzurro. E tutto respira bellezza e pace...
Io predico agli aristocratici. Sono disposto Ma cosa c'è là? Una stonatura s'insinua in
a sopportare gli ornamenti persino sul mio questa pace. Come uno stridore inutile. Fra
corpo, se fanno la gioia dei miei simili. In le case dei contadini, che non da essi furono
questo caso essi fanno anche la mia gioia. fatte, ma da Dio, c'è una villa. L'opera di un
Sopporto gli ornamenti dei Cafri, dei Persia- buono o di un cattivo architetto? Non lo so. So
ni, della contadina slovacca, gli ornamenti del soltanto che la pace, la quiete e la bellezza se
mio calzolaio, poiché essi non possiedono al- ne sono già andate.
cun altro mezzo per esprimere se stessi nel Perché al cospetto di Dio non ci sono ar-
modo più elevato. Noi possediamo l'arte che chitetti buoni o cattivi. Davanti al suo trono
ha eliminato l'ornamento. Noi ci trasciniamo tutti gli architetti sono uguali. Nelle città, nel
nell'affanno quotidiano e ci affrettiamo per regno di Belial, ci sono sottili sfumature,
andare ad ascoltare Beethoven o ad assistere com'è appunto caratteristico del vizio. E io
al Tristano. Cosa questa che il mio calzolaio domando allora: perché tutti gli architetti,
non può fare. Se però uno va ad ascoltare la buoni o cattivi, finiscono per deturpare il
Nona e poi si mette a fare il disegno per una lago?
tappezzeria, allora è un truffatore oppure un Il contadino non lo fa. Neppure l'ingegnere
degenerato. che costruisce sulle sue rive una ferrovia o
L'assenza di ornamento ha fatto raggiun- traccia con il suo battello solchi profondi nel
gere alle altre arti altezze impensate. Le sin- chiaro specchio del lago. Essi creano in modo
fonie di Beethoven non avrebbero mai potuto diverso. Il contadino ha delimitato sull'erba
essere composte da un uomo vestito di seta, verde il terreno su cui deve sorgere la nuova
di velluto, di merletti. Chi oggi indossa una casa e ha scavato la terra per i muri maestri.
fiacca di velluto non è un artista, ma un pa- Ora compare il muratore. Se c'è nelle vici-
gliaccio o un imbianchino. Siamo diventati nanze un terreno argilloso, c'è anche una for-
più fini, più sottili. Gli uomini che vivevano in nace per i mattoni. Se non c'è, basta la pietra
branco dovevano vestirsi di vari colori per delle rive. E mentre il muratore dispone mat-
differenziarsi gli uni dagli altri; l'uomo mo- tone su mattone, pietra su pietra, il carpen-
derno usa il suo vestito come una maschera. tiere ha preso posto accanto a lui. Allegri ri-
La sua individualità ha una forza talmente suonano i colpi d'ascia. Egli costruisce il tet-
enorme che essa non può più essere espressa to. Che specie di tetto? Un tetto bello o brut-
dagli abiti che egli indossa. L'assenza di or- to? Non lo sa. Il tetto.
namento è una prova di forza spirituale. E poi il falegname prende le misure per le
L'uomo moderno usa ornamenti di età pas- porte e le finestre e compaiono tutti gli altri e
sate o di popoli stranieri a suo piacimento. Il prendono misure e vanno nella loro officina e
proprio spirito inventivo egli lo concentra su lavorano. E poi il contadino rimesta in un
altre cose. grande recipiente pieno di colore a calce e di-
pinge la casa bella bianca. Ma conserva il
pennello perché a Pasqua, l'anno prossimo,
182 Capitolo 6

verrà di nuovo usato. una via che si allontana dagli ornamenti per
Egli ha voluto costruire una casa per sé, per condurre all'assenza di ornamento! Evolu-
la sua famiglia e per il suo bestiame, e gli è zione civile è sinonimo di eliminazione del-
riuscito. Proprio come è riuscito al suo vicino l'ornamento dall'oggetto d'uso. Il Papua ri-
o al suo avo. Come riesce ad ogni animale che copre di ornamenti tutto ciò che è alla sua
si lascia guidare dal suo istinto. È bella la portata, dal suo volto e dal suo corpo al suo
casa? Sì, è bella proprio come sono belli le arco e alla sua barca a remi. Oggi però il ta-
rose e il cardo, il cavallo e la mucca. tuaggio è un segno di degenerazione ed è in
E io chiedo nuovamente: perché un archi- uso soltanto presso i delinquenti e gli aristo-
tetto, un architetto buono o un architetto cat- cratici degenerati. E l'uomo civile, a diffe-
tivo, deturpa il lago? L'architetto, come qua- renza dell'abitante della Papuasia, trova un
si ogni abitante della città, non ha civiltà. Gli volto non tatuato più bello di un volto tatua-
manca la sicurezza del contadino, che possie- to, anche se il tatuaggio fosse opera dello
de invece una sua civiltà. L'abitante della cit- stesso Michelangelo o di Kolo Moser. E l'uo-
tà è uno sradicato. mo del secolo diciannovesimo vuole che sia-
Intendo per civiltà quell'equilibrio interio- no difesi dai nuovi Papua prodotti artificial-
re ed esteriore dell'uomo garantito soltanto mente non solo il suo volto, ma le sue valigie,
dal pensiero e dall'azione razionali. Io terrò i suoi vestiti, le sue suppellettili, le sue case!
fra breve una conferenza su questo tema: Il gotico? Noi siamo più in alto degli uomini
perché i Papua sono civili e i Tedeschi no? del periodo gotico. Il Rinascimento?! Noi sia-
La storia dell'umanità non ha dovuto regi- mo più in alto. Noi siamo diventati più esi-
strare finora nessun periodo di inciviltà. Al- genti e più nobili. Ci manca quella saldezza di
l'uomo della città, nella seconda metà del se- nervi che occorre per bere in un boccale d'a-
colo diciannovesimo, era riservato il privile- vorio sul quale è intagliato un combattimen-
gio di dar vita a questo periodo. Fino a quel to di Amazzoni. Le vecchie tecniche sono an-
momento lo sviluppo della nostra civiltà ave- date perdute? Grazie a Dio. Le abbiamo so-
va continuato a scorrere come un fiume bello stituite con le armonie celesti di Beethoven. I
e regolare. Si ubbidiva all'esigenza del mo- nostri templi non sono più come il Partenone
mento e non si guardava né avanti né indie- dipinti in rosso, blu, verde e bianco. No, noi
tro. abbiamo imparato a sentire la bellezza della
Ma poi sono sopravvenuti dei falsi profeti. nuda pietra.
Hanno detto: eppure com'è brutta e senza Tuttavia — già l'ho detto — in quel mo-
gioia la nostra vita. E misero insieme tutto ciò mento non c'era nessuno a replicare e i ne-
che apparteneva a tutte le civiltà, lo colloca- mici della nostra civiltà e i laudatori di quelle
rono in musei e dissero: vedete, questa sì è antiche hanno avuto gioco facile. Per giunta
bellezza. Voi invece siete vissuti in una brut- hanno commesso un errore. Hanno frainteso
tezza miserevole. le epoche passate. Siccome venivano conser-
C'erano suppellettili provviste come le case vati soltanto quegli oggetti che, a causa della
di colonne e di cornicioni, c'erano velluto e loro ornamentazione fine a se stessa, poco si
seta. E soprattutto c'erano ornamenti. E poi- adattavano all'uso, ci sono giunte soltanto
ché l'artigiano, essendo un uomo moderno, cose decorate e così si è supposto che in pas-
civile, non era in grado di disegnare orna- sato ci fossero soltanto cose decorate. Inol-
menti, si costruirono scuole nelle quali gio- tre, in base agli ornamenti era facile stabilire
vani sani venivano distorti finché non riusci- l'età e la provenienza degli oggetti, e il cata-
vano a farlo. Come in Cina si ficcano i bam- logarli fu uno dei piaceri più edificanti di
bini in un vaso e li si nutre per anni, finché ri- quell'epoca maledetta.
dotti a orrendi aborti non fanno scoppiare la A quel punto però l'artigiano non poteva
loro gabbia. Sì guardò ora a questi orribili tenere il passo. In un sol giorno doveva es-
aborti spirituali con lo stesso stupore con cui sere in grado di riscoprire e reinventare tutto
si guardava ai loro fratelli cinesi, ed essi po- ciò che presso tutti i popoli era stato fatto at-
terono meritatamente guadagnarsi il pane traverso migliaia d'anni. Questi oggetti era-
grazie ai loro difetti. no di volta in volta espressione della loro ci-
Cioè non ci fu allora nessuno che gridasse viltà ed erano realizzati dai maestri allo stes-
agli uomini: pensateci! La via della civiltà è so modo in cui il contadino costruisce la sua
Loos 183

casa. Il maestro di oggi poteva lavorare come l'architettura. Grafica e architettura sono l'i-
i maestri di sempre. Ma il contemporaneo di nizio e la fine di una medesima linea.
Goethe non poteva già più realizzare orna- Il miglior disegnatore può essere un catti-
menti. Allora si andò a cercare quelle menti vo architetto, il miglior architetto può essere
distorte che furonno poi date come tutori al un cattivo disegnatore. Già nella scelta della
maestro. professione di architetto viene richiesto il ta-
Il capomastro, il costruttore, ricevettero lento per l'arte grafica. Tutta la nostra nuova
così un tutore. Il capomastro sapeva costrui- architettura è inventata alla tavola da dise-
re soltanto case: nello stile del suo tempo. Ma gno, e i disegni che ne risultano trovano poi
chi poteva costruire in qualsiasi stile del pas- una rappresentazione plastica, come i quadri
sato, chi aveva perduto ogni legame con il al museo delle cere.
proprio tempo, costui, sradicato e distorto, Per gli antichi maestri invece il disegno era
divenne il dominatore, lui, l'architetto. soltanto un mezzo per farsi capire dall'arti-
L'artigiano non poteva occuparsi molto di giano esecutore. Come il poeta deve farsi in-
libri. L'architetto attingeva tutto dai libri. tendere per mezzo della scrittura. Tuttavia
Una letteratura immensa lo provvide di tutto non siamo ancora così incivili da insegnare a
ciò che era importante sapere. Non si ha idea un ragazzo la poesia attraverso la calligrafia.
della quantità di veleno che abili pubblicazio- Ora una cosa è ben nota: ogni opera d'arte
ni riversano sulla nostra civiltà urbana, di ha delle leggi interne talmente forti che può
quanto esse abbiano impedito ogni presa di manifestarsi soltanto in un'unica forma.
coscienza. Che l'architetto avesse impresso Un romanzo da cui è possibile trarre un
nella sua mente le forme in modo da poterle buon dramma è cattivo tanto come romanzo
disegnare a memoria, o che dovesse tenersi che come dramma. Un caso molto peggiore
davanti il modello durante la sua «creazione si ha inoltre quando due arti differenti, che
artistica», il risultato era identico. L'effetto per altri versi presentano dei punti di contat-
era sempre lo stesso. Era sempre un orrore. to, possono essere scambiate. Un quadro che
E questo orrore crebbe all'infinito. Ognuno si inserisce bene in un museo delle cere è un
aspirava a vedere eternamente le sue cose in brutto quadro. Un tirolese da salotto lo si può
nuove pubblicazioni e così un gran numero di vedere nel Kastans Panoptikum, non però in
riviste di architettura venne incontro alla va- un'aurora di Monet o in un'acquaforte di
nità degli architetti. E la situazione è rimasta Whistler. Ma è orribile se un disegno di ar-
tale e quale fino ai nostri giorni. chitettura, che, per il tipo di esecuzione, mo-
Ma l'architetto ha soppiantato il capoma- stra di voler essere preso in considerazione
stro anche per un altro motivo. Ha imparato già in quanto capolavoro grafico — e fra gli
a disegnare e ha potuto farlo perché non ha architetti ci sono dei veri artisti-grafici —,
imparato nient'altro. L'artigiano invece non viene poi anche realizzato in pietra, ferro e
sa farlo. La sua mano è diventata goffa. Le vetro. Perché ciò che contraddistingue l'ar-
piante disegnate dagli antichi maestri sono chitettura autentica è il fatto di non poter es-
pesanti, qualsiasi allievo della scuola di ar- sere resa con efficacia sul piano. Se potessi
chitettura saprebbe farle meglio. E così ap- cancellare dalla memoria dei contemporanei
pare il cosiddetto libero interprete, l'uomo ri- l'architettura più straordinaria, il palazzo
chiesto da ogni studio di architettura e pa- Pitti, e potessi presentarla come progetto a
gato profumatamente! un concorso, disegnata dal miglior grafico, la
L'architettura è scaduta ad arte grafica per giuria mi spedirebbe in manicomio.
colpa degli architetti. Non colui che sa co- Oggi però domina il libero interprete. A
struire meglio riceve il maggior numero di determinare le forme dell'architettura non è
commissioni, ma chi sa presentare meglio i più lo strumento di quell'arte, ma la matita.
suoi lavori sulla carta. E questi due tipi stan- Dalle modanature di un edificio, dai suoi or-
no agli antipodi. namenti, l'osservatore può desumere se l'ar-
Se si vogliono mettere in fila le arti e si co- chitetto lavora con la matita numero 1 o nu-
mincia con la grafica, troviamo che da essa si mero 5. E quali effetti devastanti sul gusto ha
può passare alla pittura. Da questa si può ar- sulla coscienza il compasso! La linea tratteg-
rivare alla scultura attraverso la scultura po- giata fatta con il tiralinee ha prodotto l'epi-
licroma, e dalla scultura si può giungere al- demia del quadrato. Non c'è cornice di fine-
184 Capitolo 6

stra, non c'è lastra di marmo che non sia trat- moti angoli della terra, anche se, o piuttosto
teggiata in scala 1 : 100; tocca poi al murato- perché ancora non esistevano la posta, il te-
re e allo scalpellino di incidere o bocciar- legrafo e i giornali.
dare questa follia grafica con il sudore della Nella seconda metà del secolo diciannove-
fronte. Se per caso il tiralinee dell'artista è simo echeggiò il grido degli incivili: non ab-
caricato con inchiostro colorato, si scomoda biamo uno stile architettonico! Che menzo-
anche il doratore. gna, che falsità! Proprio quest'epoca, più di
Io affermo invece: una vera architettura ogni altra, aveva uno stile fortemente accen-
non può essere resa con efficacia da un dise- tuato, uno stile che con maggior stacco si di-
gno che la rappresenta su una superficie. È il stingueva da tutti gli altri periodi; si trattava
mio più grande motivo di orgoglio che gli di un cambiamento che non ha precedenti
spazi interni creati da me non facciano alcun nella storia della civiltà. Ma poiché i falsi
effetto in fotografia. Che le persone che abi- profeti potevano riconoscere un prodotto sol-
tano nei locali da me progettati non ricono- tanto in base ai diversi tipi di ornamenti, essi
scano la loro abitazione dalle fotografie, pro- feticizzarono l'ornamento, spacciarono per
prio come il possessore di un quadro di Mo- legittimo un bastardo chiamandolo stile. Uno
net non riconoscerebbe la sua opera al Ka- stile vero lo avevamo, ma non avevamo or-
stans Panoptikum. Devo quindi rinunciare namenti. Se potessi strappar via dalle nostre
all'onore di vedermi pubblicato nelle varie ri- case vecchie e nuove tutti gli ornamenti in
viste di architettura. Mi è negato così di sod- modo da lasciare soltanto le nude pareti, sa-
disfare la mia vanità. rebbe veramente difficile distinguere una
Per questo forse la mia azione resta ineffi- casa del quindicesimo secolo da una del di-
cace. Di me non si conosce nulla. Ma qui si ciassettesimo. Ma qualsiasi profano sapreb-
mostra la forza delle mie idee e la giustezza be riconoscere a prima vista le case del di-
del mio insegnamento. Io, l'impubblicato, io, ciannovesimo secolo. Non avevamo alcun or-
la cui opera non è conosciuta, io sono l'unico namento e lamentavano che non avessimo
dei mille architetti che eserciti una reale in- uno stile. E seguitarono a copiare con insi-
fluenza. Posso servirmi di un esempio. Quan- stenza gli ornamenti del passato finché essi
do mi fu concesso per la prima volta di fare stessi non lo trovarono ridicolo e, quando fu
qualcosa — fu abbastanza difficile, perché, impossibile andar oltre su questa strada, in-
come ho detto, i lavori come li concepisco io ventarono nuovi ornamenti, erano cioè finiti
non possono essere rappresentati grafica- così in basso da riuscire a farlo. E ora sono
mente — fui aspramente criticato. Avvenne tutti soddisfatti di aver trovato lo stile del
dodici anni or sono: il Café Museum a Vien- ventesimo secolo.
na. Gli architetti lo chiamarono 'Café Nihili- Solo che lo stile del ventesimo secolo non è
smus'. Tuttavia il Café Museum esiste an- affatto questo. Vi sono moltissime cose che
cora oggi, mentre tutti i moderni lavori da mostrano nella sua forma pura lo stile del
mobiliere degli altri mille architetti sono già ventesimo secolo. Sono quelle cose ai cui au-
stati gettati in soffitta da gran tempo. Oppu- tori non furono imposti come tutori quelle
re essi si devono vergognare oggi di questi menti distorte. Tali autori sono soprattutto i
lavori. E che il Café Museum abbia avuto più sarti. Ma anche i calzolai, i valigiai, i sellai, i
influsso sulla nostra produzione di mobili di carrozzieri, i costruttori di strumenti e tutti,
tutti i lavori precedenti messi assieme ve lo tutti quelli che furono risparmiati dallo sra-
può confermare uno sguardo all'annata 1899 dicamento generale soltanto perché il loro
della «Dekorative Kunst» di Monaco, dove fu mestiere non sembrò abbastanza distinto agli
riprodotto questo interno — credo che se così incivili da poter partecipare alle riforme da
avvenne fu per una svista della redazione. loro dettate. Che fortuna! Servendomi di
Ma non furono quelle due riproduzioni foto- questi resti lasciatimi dagli architetti, ho po-
grafiche a esercitare allora un influsso — tuto ricostruire dodici anni fa la moderna arte
passarono completamente inosservate. Sol- dei mobili, quell'arte che possederemmo già
tanto la forza dell'esempio ha esercitato la saldamente se gli architetti non avessero
sua influenza. Quella forza con la quale an- cacciato il naso nei laboratori dei mobilieri.
che gli antichi maestri hanno agito, capace di Infatti non ho assolto il mio compito come un
raggiungere con la massima rapidità i più re- artista, creando liberamente e lasciando li-
Loos 185

bero corso alla fantasia. È proprio così che ci l'occhio? Sembrò un paradosso. Ma vi furono
si esprime nei circoli artistici. No. Io invece delle brave persone che annotarono diligen-
entrai nei laboratori timido come uno scola- temente queste mie idee paradossali e le fe-
ro, rispettoso osservavo l'uomo dal grembiu- cero ristampare. Ciò accadde così spesso che
le blu. E lo pregavo: fammi partecipe dei tuoi alla fine la gente le considerò verità.
segreti! Giacché, schiva, si celava allo sguar- Tuttavia per quanto riguarda il non dar
do degli architetti ancora gran parte della nell'occhio non avevo tenuto conto di una
tradizione artigianale. E quando essi lessero cosa. E cioè: quanto valeva per l'abito non
il mio pensiero, quando si accorsero che non valeva per l'architettura. Anzi, se l'architet-
ero uno che voleva manipolare il loro amato tura fosse stata lasciata in pace dalle menti
legno fantasticandoci sopra a tavolino, quan- distorte e l'abito fosse stato trasformato nel
do videro che non intendevo profanare il no- senso delle anticaglie teatrali o in senso se-
bile colore del materiale da loro tanto onora- cessionistico — tentativi in questa direzione
to verniciandolo di verde o di violetto, allora ce ne erano pur stati —, le posizioni sareb-
emerse la loro fiera coscienza d'artigiani e si bero state invertite.
manifestò apertamente la loro tradizione cu- Immaginatevi la situazione in questo modo:
stodita con ogni cura, e il loro risentimento ognuno indossa un abito che appartiene a
contro gli oppressori potè infine aver libero un'epoca passata o a un immaginario, lonta-
sfogo. E io inventai il moderno rivestimento no futuro. Si vedrebbero allora uomini vestiti
in pannelli di legno che copre le cassette nella foggia di tempi remoti, donne con ac-
idrauliche dei vecchi water-closets, trovai la conciature alte come torri e in crinolina, gra-
moderna soluzione d'angolo per i cassetti ziosi signori in brache alla borgognona. E in
dove si tengono le posate d'argento e trovai mezzo a questi un paio di tipi vezzosi, vestiti
serrature e borchie dal fabbricante di bauli e alla moderna con scarpini violetti e giubbotti
di pianoforti. E trovai la cosa più importante: di seta verde mela con guarnizioni del pro-
cioè che lo stile del 1900 si differenzia da fessor Walter Scherbel. E tra loro farebbe il
quello del 1800 soltanto nella misura in cui il suo ingresso un tipo con indosso una sempli-
frac del 1900 si distingue dal frac del 1800. ce redingote. Non darebbe forse nell'occhio
E non è molto. L'uno era di panno blu e costui? Anzi, peggio ancora, non darebbe
aveva i bottoni d'oro, l'altro è nero e ha i bot- scandalo? E non chiamerebbero forse la po-
toni neri. Il frac nero è nello stile del nostro lizia, che è fatta apposta per allontanare tut-
tempo. Nessuno può negarlo. Le menti di- to ciò che desta scandalo?
storte, nella loro superbia, non si erano cu- Le cose invece stanno a rovescio. Il vestia-
rate della riforma dei nostri vestiti. Erano rio è giusto, l'arlecchinata la troviamo nel-
cioè tutte persone serie che ritenevano poco l'architettura. La mia casa (intendo la «Loos-
dignitoso occuparsi di simili cose. E così il haus» nella Michaelerplatz a Vienna, che fu
nostro modo di vestire si mantenne nello sti- costruita nello stesso anno in cui fu redatto
le del suo tempo. All'uomo serio e dignitoso questo articolo) scatenò un vero scandalo e la
si addiceva soltanto inventare ornamenti. polizia comparve sul posto. Fra quattro mura
Quando finalmente mi toccò il compito di potevo fare quel che volevo, ma certe cosac-
costruire una casa, mi dissi: l'esterno della ce non si fanno per la strada!
casa può essersi trasformato al massimo
come il frac. Dunque non molto. E vedevo Di fronte alle mie ultime argomentazioni
come avevano costruito gli antichi, e vedevo molti saranno restati perplessi, perplessi per
come essi, di secolo in secolo, di anno in anno, quanto riguarda il parallelo che io faccio tra
si erano emancipati dall'ornamento. Io do- architettura e sartoria. L'architettura è pur
vevo perciò agganciarmi al punto in cui la ca- sempre un'arte. Concediamolo, per il mo-
tena dello sviluppo era stata spezzata. Sape- mento, concediamolo. Ma a voi non è ancora
vo una cosa: per restare nel solco di questo mai saltata all'occhio la straordinaria corri-
sviluppo dovevo diventare ancora molto più spondenza che c'è tra l'aspetto esteriore de-
semplice. Dovevo sostituire i bottoni d'oro gli uomini e l'aspetto esteriore delle case?
con quelli neri. La casa non deve dar nell'oc- Non si accordava forse lo stile gotico con i
chio. Non avevo coniato una volta il motto: è cernecchi e la parrucca coi ricciolini con il
vestito in modo moderno chi dà meno nel- barocco? Ma le nostre case di oggi si accor-
186 Capitolo 6

dano con il nostro abbigliamento? Si ha paura danni incalcolabili a entrambi e all'umanità.


dell'uniformità? Ebbene, gli edifici antichi di L'umanità, per colpa di questa confusione,
una certa epoca e di un certo paese non erano non sa più che cosa sia arte. Con furia insen-
forse uniformi? Tanto uniformi che grazie sata essa perseguita l'artista e in questo
alla loro uniformità ci è possibile ordinarli se- modo impedisce la creazione dell'opera d'ar-
condo i vari stili e paesi, secondo popoli e cit- te. L'umanità commette in ogni momento
tà? La vanità isterica era ignota agli antichi l'enorme peccato che non può essere perdo-
maestri. La tradizione aveva determinato le nato, il peccato contro lo Spirito Santo. As-
forme. E non furono le forme a mutarla. Sol- sassinio e rapina, tutto può essere perdona-
tanto che i maestri non erano in grado di ap- to. Ma le molte None sinfonie che l'umanità
plicare fedelmente, in ogni situazione, la sal- ha impedito, nella sua cieca persecuzione
da, consacrata forma tradizionale. Nuovi dell'artista — no, il peccato è già nell'omis-
compiti operarono un mutamento nella for- sione — queste non le verranno perdonate.
ma, fu così che vennero infrante le vecchie Contrariare i piani di Dio, questo non le verrà
norme e sorsero forme nuove. Ma gli uomini perdonato.
del tempo erano d'accordo con l'architettura L'umanità non sa più che cosa sia arte.
del loro tempo. La nuova casa appena sorta «L'arte al servizio del commerciante» si chia-
piaceva a tutti. Oggi la maggior parte delle mava una recente esposizione a Monaco e
case piacciono soltanto a due persone: al pa- non si trovò nessuna mano che castigasse l'e-
drone di casa e all'architetto. spressione insolente. E nessuno ride della
La casa deve piacere a tutti. A differenza bella espressione «arte applicata».
dell'opera d'arte, che non ha bisogno di pia- Chi invece sa che l'arte esiste per condurre
cere a nessuno. L'opera d'arte è una faccen- gli uomini sempre più avanti, sempre più in
da privata dell'artista. La casa no. L'opera alto, per farli più simili a Dio, trova che la
d'arte vien messa al mondo senza che ce ne confusione degli scopi materiali con l'arte è
sia bisogno. La casa invece soddisfa un biso- la profanazione dell'Altissimo. Gli uomini
gno. L'opera d'arte non è responsabile verso non lasciano fare all'artista perché non incu-
nessuno, la casa verso tutti. L'opera d'arte te loro rispetto e l'artigiano, oppresso dal
vuol strappare gli uomini dai loro comodi. La peso schiacciante delle esigenze ideali, non
casa è al servizio della comodità. L'opera può svilupparsi liberamente. L'artista non
d'arte è rivoluzionaria, la casa è conservatri- può essere sostenuto presso i suoi contem-
ce. L'opera d'arte indica all'umanità nuove poranei da nessuna maggioranza. Il suo re-
vie e pensa all'avvenire. La casa pensa al gno è l'avvenire.
presente. L'uomo ama tutto ciò che serve alla Poiché esistono edifici di buon gusto ed
sua comodità. E odia tutto ciò che lo molesta edifici di cattivo gusto, la gente suppone che
e vuol strapparlo alla posizione che ha rag- i primi siano opera degli artisti e i secondi dei
giunto e che si è assicurata. Ed è per questo non-artisti. Ma costruire con gusto non è an-
che ama la casa e odia l'arte. cora un merito, come non è un merito non
Dunque la casa non avrebbe niente a che ve- mettersi il coltello in bocca o pulirsi i denti al
dere con l'arte, e l'architettura non sarebbe da mattino. Qui si confonde l'arte con la civiltà.
annoverare tra le arti? Proprio così. Soltanto Chi mi può documentare una mancanza di
una piccolissima parte dell'architettura ap- gusto in epoche passate, quindi civili? Le case
partiene all'arte: il sepolcro e il monumento. fatte dal più modesto capomastro di provin-
Il resto, tutto ciò che è al servizio di uno sco- cia erano di buon gusto. Ovviamente c'erano
po, deve essere escluso dal regno dell'arte. grandi maestri e piccoli maestri. I grandi la-
Soltanto quando verrà superato il grave vori erano riservati ai grandi maestri. Grazie
malinteso che l'arte sia una cosa che può ri- alla loro maggiore cultura i grandi maestri
spondere a un determinato scopo, soltanto avevano un contatto più intimo degli altri con
quando dal lessico dei popoli sarà scomparsa lo spirito del tempo.
la menzognera espressione «arte applicata», L'architettura suscita nell'uomo degli stati
soltanto allora avremo l'architettura del no- d'animo. Il compito dell'architetto è dunque
stro tempo. L'artista deve essere al servizio di precisare lo stato d'animo. La stanza deve
solo di se stesso, l'architetto della società. Ma apparire accogliente, la casa abitabile. Il Pa-
l'aver confuso arte e artigianato ha arrecato lazzo di Giustizia deve apparire al vizio se-
Loos 187

greto come un gesto di minaccia. La sede loro scopi. I Greci erano individualisti. Ogni
della banca deve dire: qui il tuo denaro è cu- edificio doveva avere la sua modanatura, il
stodito saldamente e con oculatezza da gente suo ornamento. I Romani invece pensavano
onesta. socialmente. I Greci non riuscivano neppure
All'architetto questo riesce soltanto se si a governare le loro città, i Romani domina-
collega a quegli edifici che finora hanno su- rono la terra intera. I Greci sprecarono la loro
scitato nell'uomo questo stato d'animo. Pres- forza inventiva negli ordini delle colonne, i
so i Cinesi il colore del lutto è il bianco, per Romani applicarono la loro nel progettare gli
noi è il nero. I nostri architetti non riuscireb- edifici. E chi può risolvere grandi problemi di
bero quindi a suscitare con il nero uno stato progettazione non pensa a nuove modana-
d'animo gioioso. ture.
Se in un bosco troviamo un tumulo, lungo Da quando l'umanità ha compreso la gran-
sei piedi e largo tre, disposto con la pala a dezza dell'antichità classica, un solo pensie-
forma di piramide, ci facciamo seri e qualco- ro unisce fra loro i grandi architetti. Essi
sa dice dentro di noi: qui è sepolto qualcuno. pensano: così come io costruisco avrebbero
Questa è architettura. costruito anche gli antichi Romani. Noi sap-
La nostra civiltà si fonda sul riconoscimen- piamo che hanno torto. Tempo, luogo, sco-
to della inarrivabile grandezza dell'antichità po, clima, ambiente vietano questo calcolo.
classica. Dai Romani abbiamo derivato la Ma ogni volta che l'architettura si allonta-
tecnica del nostro pensiero e del nostro modo na dal suo modello con i minori, i decorativi-
di sentire. Ai Romani dobbiamo la nostra co- sti, ricompare il grande architetto che la ri-
scienza sociale e la disciplina della nostra conduce all'antichità. Fischer von Erlach nel
anima. sud, Schlùter nel nord furono a buon diritto i
Non è un caso che i Romani non fossero in grandi maestri del secolo diciottesimo. E sul-
grado di inventare un nuovo ordine di colon- la soglia del diciannovesimo secolo c'era
ne, un nuovo ornamento. Per far questo era- Schinkel. Lo abbiamo dimenticato. Possa la
no già troppo progrediti. Essi hanno derivato luce di questa straordinaria figura illuminare
tutto questo dai Greci e lo hanno adattato ai la nostra futura generazione di architetti!
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Peter Behrens: Lampade e prospetti pubblicitari per I'AMC (1907-1913).