Sei sulla pagina 1di 75

 Gli intermediari finanziari

Il sistema economico è un insieme di soggetti, strumenti, attività, regole strettamente


interrelati tra loro per la produzione, lo scambio e il consumo di beni e servizi nel
tempo e nello spazio.

Le principali categorie nelle quali tutti i soggetti vengono classificati sono: la pubblica
amministrazione, le famiglie, le imprese e il governo.

All’interno del sistema economico, da un lato si scambiano beni, servizi e forza lavoro
dando luogo al circuito reale; dall’altro mezzi di pagamento e strumenti finanziari
dando luogo al circuito finanziario. Questi due circuiti sono legati da un rapporto di
interdipendenza in quanto uno scambio prevede il trasferimento del bene o la
produzione del servizio (aspetto reale) e la corresponsione del relativo prezzo (aspetto
finanziario).

Per il processo di trasferimento delle risorse sono necessari:

- Soggetti in avanzo finanziario (surplus), sono disposti a scambiare potere


d’acquisto attuale contro potere d’acquisto futuro
- Soggetti in disavanzo finanziario (deficit), non riescono in autonomia finanziare
gli investimenti programmati

Il saldo finanziario (SF) di un’unità economica è definito come la differenza tra


risparmio ed investimento; misura quindi il surplus o il deficit di risorse finanziarie a
fronte di un fabbisogno di investimento. La valutazione del saldo finanziario consente
quindi di individuare le unità in surplus di risorse e quelle in deficit. Tale modello può
essere applicato anche ai diversi settori dell’economia per vedere da dove provengono
le risorse e dove vengono destinate.

S-I=AF-PF=SF S=risparmi; I=investimenti

A livello di sistema economico nel suo complesso e in situazione di equilibrio vale


sempre la condizione S=I, ciò non necessariamente si verifica per le singole unità
economiche.

 Le famiglie
Il bilancio finanziario è dato dalla seguente equazione: (R-T)=(Yd-C) 1
R=reddito, T=tasse, Yd=reddito disponibile e C=consumi.
Se presentano: C>Yd hanno un fabbisogno, deficit.
Yd>C dovranno dare le proprie risorse ad altri settori.
 Imprese
Il bilancio finanziario è dato dalla seguente equazione: (R-T)=(Yd-C)+(RE+I) 2
RE=utili non distribuiti
I=investimenti reali, che partecipano al processo produttivo
 Settore pubblico
(R-T)=(Yd-C)+(RE+I)+(T-G) 3 T=tassa, G=spesa pubblica
 Resto del mondo
Si prendono in considerazioni le transazioni tra sogg. residenti e non residenti.
(R-T)=(Yd-C)+(RE+I)+(T-G)+(M-X) 4 M=importazioni, X=esportazioni
Il trasferimento delle risorse può avvenire attraverso differenti modalità:
1) NELLO SPAZIO: dando origine alla moneta quale mezzo di pagamento
2) NEL TEMPO: dando origine a operazioni di credito
3) TRA UNITA’ APPARTENENTI AL MEDESIMO SETTORE
governo centrale eurozona commerciali
T-G { ; M-X { ; RE-I{ agricole
governo locale non eurozona
industriali
E’ possibile effettuare un analisi disaggregata per ciascun settore.
 Il sistema finanziario

Le funzioni finanziarie sono stabili nel tempo.


Le istituzioni finanziarie (marcato, intermediari e strumenti) cambiano costantemente
nel tempo (processo di “innovazione finanziaria.)
 Come lavora un sistema finanziario

canale indiretto canale diretto


 Perche’ esistono gli intermediari
1) Efficienza operativa: economie di scala, scopo, continuità (=non sono necessarie
analisi di credito).
2) Ridurre l’incertezza riducendo il costo per un miglior affare.
Un evento certo è quando ad ogni azione corrisponde un risultato AR, è quindi
possibile derivare dal risultato all’azione uA  Ur.
Un evento incerto R=f(A,S) dove S=𝑠1 ; 𝑠2 ; 𝑠3 …sono le variabili esterne alla mia azione:
per ciascun evento esterno corrisponde una probabilità uguale per tutti gli utenti.
Ed esistono più azioni (A) che un utente può scegliere.
Quale azione scegliere? Qual è l’azione migliore? Gli intermediari riescono a scegliere
in modo migliore.
3) Ridurre le asimmetrie informative
Asimmetria informativa: differenza tra le informazioni a conoscenza rispettivamente
dei venditori e degli acquirenti.
Questa può creare dei costi di transazione:
- SELEZIONE AVVERSA: deriva dal problema di Hidden Information pre-contrattuali.
- MORAL HAZARD: deriva dal problema delle Hidden action. E’ una forma di
opportunismo post-contrattuale, che può portare gli individui a perseguire i propri
interessi a spese della controparte, confidando nella impossibilità, per quest'ultima,
di verificare la presenza di dolo o negligenza.
Questi due costi contrattuali possono essere superati nei seguenti modi:
- i soggetti meno informati possono proporre più tipi di contratti le cui caratteristiche
obbligano alle persone più informate di manifestare le loro informazioni.
Esempio proponendo contratti ad alto premio e bassa franchigia (questo sarà
scelto solo dai malati), proponendo invece contratti a basso premio e alta
franchigia (sarà scelto maggiormente dagli utenti sani).
- La parte più informata deve dare segnali credibili ossia deve convincere la
controparte che il costo che supporterà per il bene è maggiore del “costo cattivo”
(=eventuali perdite).
Di conseguenza gli utenti più svantaggiati sono quelli con più informazioni, perché
l’utente con meno asimmetria può decidere di:
- Non partecipare alla transazione
- Pretendere condizioni contrattuali migliori, compensando in tal modo a quello che
sta andando in contro.
4) Espandere la contracting capability
Caratteristiche essenziali degli intermediari finanziari nella stipulazione di un
contratto:
- La ripetizione più probabilità di formulare contratti completi altrimenti al
verificarsi di un evento imprevedibile è necessaria la rinegoziazione dando a una
o a più parti più potere contrattuale
- È utile per poter vendere in modo più scaglionato ciò che nel mercato si trova in
modo indivisibile.
 Funzioni del sistema finanziario
1) Trasferire risorse tra i settori dell’economia: creo nuova FA(attività)/FL(passività).
Di conseguenza ho un FB diverso da 0, ho la creazione di nuove attività finanziarie
e quindi ho la creazione di un mercato primario
2) Trasferire risorse all’interno di uno stesso settore.
3) Riequilibrio delle posizioni finanziarie esistenti: attività di mercato secondario.
Ricircola ciò che è stato già venduto, quindi viene trasferita la proprietà di attività
esistenti.
4) Riallocazione del rischio o di copertura o di speculazione. Es.derivati.
5) Monitoraggio dell’uso delle risorse che sono state trasferite
6) Fornire mezzi di pagamento e infrastrutture correlate
 Le attivita’
DI SERVIZIO:
7) Monetaria: sono i modi di pagamento (trasferimenti di denaro, assegni, carte di
debito, prelievi bancomat…)
8) Manutenzione delle risorse: intermediari che si rendono depositari dei nostri titoli,
custodia delle merci.
9) Attività di intermediazione: consulenza finanziaria, certificazione assistenza
patrimoniale
Gli intermediari che partecipano a queste attività si assumono solo rischi commerciali,
operative e reputazioni; guadagnano commissioni.
PRINCIPALI:
Qualitative asset transormation (QAT) – il servizio di trasformazione può riguardare:
 Durata: in termini di scadenza (breve/lungo termine). Questo è possibile
perchè le attività detenute dall’IF hanno durata più lunga della passività del
FI
 Divisibilità: in termini di dimensione dell’unità. Le attività detenute dal FI
hanno dimensioni maggiori delle passività di FI.
 Liquidità: identifica la facilità di incassare su richiesta, quindi quanto è
facile trasformare l’attività in denaro. Le attività detenute dall’FI sono più
illiquide delle passività del FI.
 Rischio di credito: è l’incertezza nel saldare i debiti. Le attività detenute dal
FI sono più rischiose dalle passività del FI.
 Numerario: cambio della valuta.
Gli intermediari finanziari (FI) sono anche gestori di rischi finanziari, cioè sopportano
rischi finanziari guadagnando reddito da capitale (interesse, dividendi,
plusvalenze/minusvalenze)

 QAT: rischio e ricompensa per FI (=intermediari finanziari).


Premio concesso è dato da: guadagni sulle attività - costo delle passività.
Oltre ai rischi operativi sono esposti anche ai rischi finanziari a causa dei
disallineamenti di bilancio dati da:
 Rischio del tasso d’interesse: variazione sfavorevole del tasso d’interesse
 Rischi di mercato: variazione sfavorevole dei prezzi di mercato
 Rischio di valuta: variazione sfavorevole del valore delle valute estere
 Rischio di liquidità: provocando la “corsa agli sportelli”.
 Rischio di inventario: a causa delle diverse unità di misura
 Rischio di credito: provocando una perdita monetaria.
- Solvency: dà risorse alla controparte e non restituisce le risorse a
prestito.
- Replecement: contratto a termine in cui dovremmo svolgere la
prestazione al tempo t. Se prima della scadenza vi è fallimento di una
delle due parti, il fatto di dover sostituire una parte, il valore del
contratto potrebbe salire (subiremo una perdita) PRESTAZIONI
CONTEMPORANEE
- Settlement: operazione in cui le prestazioni non sono contemporanee e
nel lasso di tempo tra l’una e l’altra vi è il fallimento dalla parte che
dovrebbe eseguire la prestazione. PRESTAZIONI NON CONTEMPORANEE
 Rischio di paese: rischio che lo stato non rimborsi quanto dovuto (default dello
stato).
 Rischio di trasferimento: è connesso alle decisioni delle autorità di adottare
restrizioni sui movimenti di capitale, sul rimpatrio di dividendi e profitti. Lo stato
impedisca al debitore di pagare.
QAT FI sono produttori sia di “servizi di informazione” che di “servizi di gestione dei
rischi finanziari”.
 TIPI DI FI (a livello istituzionale)
1) Istituto di deposito (DI): svolgono funzioni monetarie poiché le loro passività
possono essere utilizzate come mezzi pagamento (ES. conto corrente una
passività per la banca).
Esempio: banche commerciali (Thriffs (S&L), Unioni di credito (CU).
I depositi con questi istituti possono essere ritirati su richiesta-
La distinzione tra i diversi tipi di depositi è basata sulle seguenti caratteristiche:
- diversità dei beni
- ruolo nel sistema di pagamento
- struttura organizzativa. Esempio: modalità di voto (una persona=un voto), il
fine del deposito (motivi senza scopo di lucro).
Queste differenze stanno scomparendo:
- Tutti i DI diversificano ampiamente le loro attività
- Tutti i DI offrono servizi di controllo dell’offerta e di gestione di liquidità
- L’azienda a scopo di lucro è ora dominante tra DI.
Un’unica terminologia che raggruppa tutte le istituzioni è il termine BANCA.
2) Istituti non di deposito: intermediari che non hanno funzione monetaria.
Sono: banche d’investimento, gestori patrimoniali di organismi di investimento
collettivo (fondi), fondi pensione, assicurazioni, società finanziarie (factoring,
leasing…).
 La banca

Def. BANCA: svolge un attività di intermediazione finanziaria, cioè un’attività di


erogazione di risorse finanziarie a titolo di credito, utilizzando prevalentemente risorse
finanziarie ottenute da terzi a titolo di debito e, in parte minore a titolo di capitale
proprio.

La banca ha maggiori debiti rispetto a i mezzi propri.

Le funzioni:

1) Funzione di mobilizzazione delle risorse finanziarie: consiste nella raccolta delle


disponibilità finanziarie che si formano presso le famiglie e le imprese dei vari
settori dell’economia
2) Funzione creditizia: consiste nel trasferimento delle risorse finanziarie a titolo di
credito; nella forma tecnica del prestito, a privati, enti e imprese, la cui
gestione è caratterizzata da disavanzi finanziari.
3) Funzione monetaria: offerta di strumenti di pagamento alternativi rispetto la
moneta legale
4) Funzioni di erogazione di servizi accessori rispetto ai precedenti

Il fattore fiduciario:

 fiducia nella banca da parte dei depositanti, che si attendono di poter rientrare
nella disponibilità dei propri fondi alla scadenza prestabilita o in qualsiasi
momento.
 Fiducia nella clientela finanziata da parte dalla banca, che si attende il puntuale
rimborso del prestito.

La banca può continuare ad operare soltanto mantenendo stabilmente la fiducia dei


depositanti e dei investitori, altrimenti genera una corsa agli sportelli
Per ridurre la possibilità di crisi bancarie si introduce:

- La REGOLAMENTAZIONE: disciplina l’attività delle banche, ponendo vincoli e


regole a tutela della loro sana e prudente gestione
- La VIGILANZA: le pubbliche autorità esercitano un potere di supervisione e di
controllo sul sistema bancario-
 Tipi di sistemi bancari
Le banche che superano determinate soglie dimensionali presentano un’ampiezza
della gamma di attività diversificata e ciò per una pluralità di motivazioni legate
prevalentemente a fattori concorrenziali e alla necessità di garantire alla clientela una
molteplicità di prodotti.
Le banche che adottano strategie di diversificazione tendono a essere presenti in tutte
le aree di attività di intermediazione finanziaria, ossia in quella: creditizia, mobiliare e
assicurativa.
Secondo un modello di business preso in considerazione, si può avere:
1) Banca specializzata (=tradizionale): le banche possono impegnarsi solo in
QAT (assunzione di depositi e concessioni di presiti).
2) Banca universale: le banche possono impegnarsi sia nella QAT che nelle
attività di intermediazione (il cosiddetto investment banking)
La banca universale può assumere la struttura di:
- Banca pura: è una struttura che trova spazio unicamente nella teoria.
La stessa entità legale gestisce tutte le linee di business.
- Gruppo bancario: diverse linee di business sono gestite da diverse
società sotto la proprietà e il controllo di una holding bancaria.
C’è una società capogruppo che si avvale dell’operato di più società
controllate, specializzate in una o più attività. I gruppi bancari sono
iscritti a un apposito albo tenuto dalla Banca d’Italia e su di esse
quest’ultima esercita una particolare forma di vigilanza di tipo
prudenziale. La capogruppo assume nei confronti delle controllate
importanti responsabilità in caso di insolvenza di quest’ultime.
Il totale dell’attivo delle controllate che operano al di fuori del settore
bancario e finanziario (e non ad esse funzionali) non deve superare il
15% del totale attivo consolidato (holding + le sue controllate).
A differenza del gruppo bancario la banca universale pura non può svolgere
direttamente l’attività di assicurazione e la gestione collettiva del risparmio.
Secondo la caratteristica della proprietà possiamo specificare che può esistere:
1) La separazione dell’attività bancaria e di commercio: le società non possono né
possedere/ controllare o essere possedute/ controllate dalle banche.
2) La coesistenza di attività bancaria e commerciale: le società possono
possedere/controllare o essere possedute/controllare dalle banche.
E’ NECESSARIA LA COMPLETA SEPARAZIONE PER ESSERE PIU’ EFFICIENTI
L’attività bancaria universale, con una parziale coesistenza del settore bancario e
commerciale, sta guadagnando terreno in tutto il mondo.

BANCA UNIVERSALE BANCA SPECIALIZZATA


 Gruppi bancari
 Pura
Vantaggi Vantaggi
- + fonti di informazione - Economia di scala e di
- Economia di scopo: costi minori apprendimento
se produco indipendentemente - No conflitti di interesse
Svantaggi
- Conflitto d’interessi  per
evitarli si costruisce la mappa
dei possibili conflitti d’interesse
per prevenirli, gestirli
(=trasparenza per il cliente). E’
necessario, quindi una
separazione dei poteri di
gestione ossia una chinese walls
(=struttura compartimentale che
separa le diverse sezioni di una
banca d’investimento)

BANCA UNIVERSALE PURA GRUPPI BANCARI

- No confinazione del rischio di - Si limita la portata di default, in


insolvenza quanto potrebbe fallire soltanto
- Favorisce scambio di info. una sola divisione-> confinamento
- Non quantificazione dettagliata dei del rischio di insolvenza
risultati - Riduzione dei costi: collegi
- Prodotto standardizzato, no target sindacali e consiglio di
di clientela. amministrazione.
- Evidenza dei risultati  portano a
una pressione sul management
(+trasparenza, migliori
performace)
- Più efficienza nel gestire i
portafogli->+catalogo di prodotti
favorendo in modo più dettagliato
il target di clientela.
Il fallimento di una banca comporta l’esigibilità di tutti i debiti.

 La grande recessione (2008-2012): prima e dopo


PRIMA
 Si tende verso l’attività universale bancaria  troppi rischi economici e di liquidità
sono stati presi dalle istituzione depositarie
 “troppo grande per fallire”
 Sviluppo del sistema bancario ombra: rischio eccessivo (di liquidità) al di fuori
delle istituzioni di deposito.
DOPO
 Si adotta un sistema bancario universale, ma più regolato
 Bail in vs. bail out
 La stabilità del sistema bancario
 La regolamentazione del mercato (ora meno importante) attraverso:
- Barriere all’entrata
- Restrizione sulle attività consentite (stabilendo i confini legali)
Al fine di:
1) comprimere la concorrenza per prevenire l’assunzione di rischi eccessivi
2) impedire l’azzardo morale per prevenire l’assunzione di rischi eccessivi
 Regolamento sulla discrezionalità del gestore (ora più importante) attraverso:
- Limitazioni del portafoglio: limiti regolamentari relativi all’esposizione creditizia
di grandi dimensioni su partecipazioni azionaria in imprese industriali-
- Regolamentazione dei requisiti patrimoniali
- Vigilanza dell’attività bancaria
- Requisiti di trasparenza che promuovono la disciplina del mercato
Al fine di: rendere il rischio preso dalle attività molto più costoso per gli azionisti
 Forma dei regolamenti per obbiettivi
 Sicurezza del sistema e solidità (stabilità)
 Programma di politica monetaria
 Fido di credito
 Assegnazione del credito
 Protezione dell’investitore (adeguatezza, rischio)
 Protezione del consumatore (trasparenza, prezzi)
 Antitrust
 Antiriciclaggio (AML)
 Armonizzazione internazionale
 Sistema bancario
Banca centrale: è un’istituzione pubblica che gestisce la valuta di un paese o gruppo di
paesi e controlla l’offerta di moneta, ovvero la quantità di moneta in circolazione.
L’obiettivo principale di molte banche centrali è la stabilità dei prezzi. In alcuni paesi la
banca centrale è anche tenuta per legge ad agire a sostegno della piena occupazione.

Uno dei principali strumenti di cui dispone qualsiasi banca centrale è la possibilità di
fissare i tassi di interesse, ossia il “costo del denaro”, nel quadro della propria politica
monetaria. La banca centrale si distingue dalle banche commerciali poiché un singolo
individuo non può aprire un conto né richiedere un prestito; inoltre, in quanto
organismo pubblico, non ha scopo di lucro.

Funge da banca delle banche commerciali e in questo modo influenza il flusso di


moneta e credito nell’economia al fine di preservare la stabilità dei prezzi. Le banche
commerciali si possono rivolgere alla banca centrale per contrarre prestiti, di solito
allo scopo di finanziarsi a brevissimo termine. Per ottenere fondi dalla banca centrale
devono stanziare attività, quali titoli di Stato o obbligazioni societarie, che abbiano un
valore economico e fungano da garanzia del rimborso del prestito.

Poiché le banche commerciali possono erogare credito a lungo termine a fronte di


depositi a breve termine, si espongono a problemi di “liquidità”, ovvero a una
situazione in cui pur disponendo dei fondi per saldare un debito non sono in grado di
monetizzarli in tempi rapidi. In tal caso la banca centrale può intervenire in qualità di
“prestatore di ultima istanza”. Questa sua funzione contribuisce al mantenimento della
stabilità del sistema finanziario. Oltre alla politica monetaria le banche centrali
possono svolgere un ampio ventaglio di attività: di solito emettono le banconote e le
monete, spesso assicurano il regolare funzionamento dei sistemi di pagamento per le
banche e gli strumenti finanziari negoziati, gestiscono le riserve ufficiali e svolgono un
ruolo nell’informazione del pubblico in merito all’economia. Molte banche centrali
contribuiscono anche alla stabilità del sistema finanziario attraverso la vigilanza delle
banche commerciali, allo scopo di assicurare che i prestatori non assumano rischi
eccessivi.
Le funzioni essenziali, quindi sono:
 Prestatore di ultima istanza
 Autorità di vigilanza monetaria
 Autorità di vigilanza per problemi di stabilità
 Autorità di vigilanza
 Per obiettivo
 Per istituzioni
 Per attività
 Assicurazione sui depositi
 100.000 euro per titolare del deposito
 La garanzia è valida per deposito, depositato in euro e fisso con assegno circolare e
titoli equivalenti
 Non sono coperti:
 Le obbligazioni emesse da banche e pronti contro termine
 Depositi detenuti dal settore pubblico
 Deposito detenuto, direttamente o indirettamente da:
- Amministratori e top management
- Azionisti con almeno 5% del capitale della banca
 Depositi a condizioni non di mercato questo ha contribuito al fallimento della
banca.
 La banca & creazione di moneta
 La banca centrale crea BASE MONETARIA (non moneta).
La base monetaria è la moneta legale in circolazione, ovvero sia la sommatoria di
banconote, monete metalliche e attività finanziarie accettate in qualsiasi sistema
economico per poter concludere con successo una transazione di natura
finanziaria. Ovvero la base monetaria può essere definita come l’aggregato del
circolante e delle riserve obbligatorie e libere, create dagli istituti di credito presso
le banche centrali.
Nei sistemi economici la base monetaria è determinata dalle banche centrali: si
pensi alla Federal Reserve negli Stati Uniti, o alla Banca Centrale Europea
nell’eurozona. L’emissione di base monetaria non sarà naturalmente illimitata, ma
dovrà tenere in considerazione la sussistenza di alcune linee guida, che
ponderano la quantità di moneta con l’ammontare delle riserve.
 Data la base monetaria, l’ammontare di denaro (M) dipende dall’attività di
raccolta e prestito delle banche (PROCESSO DI MOLTIPLICAZIONE).
IL MOLTIPLICARORE MONETARIO: m=[(1+c)/(c+r)].
M dipende da:
1) Disponibilità monetaria da parte del pubblico
2) Riserva di partecipazione da parte delle banche
- Ci sono differenti definizioni di moneta:
1) Aggregato M1. L’aggregato monetario ristretto (M1) comprende le banconote
e le monete in circolazione e le attività finanziarie che possono svolgere il ruolo
di mezzo di pagamento, ossia i depositi in conto corrente (bancari e postali).
Inoltre, tutte le banconote e le monete, dette moneta legale, perché per legge
devono essere accettate in pagamento, e le riserve obbligatorie delle banche
presso la banca centrale costituiscono la cosiddetta base monetaria, anche
denominata come M0.
2) Aggregato M2. L’aggregato intermedio (M2) comprende M1 e altre attività a
liquidità elevata e valore certo in ogni momento futuro, ma la cui conversione in
M1 può essere soggetta a qualche restrizione, come la necessità di un
preavviso, penalizzazioni o commissioni. Secondo la definizione della Banca
Centrale Europea, esse comprendono i depositi con scadenza prestabilita fino a
due anni e i depositi rimborsabili con preavviso fino a tre mesi.
3) Aggregato M3. L’aggregato ampio (M3) comprende, oltre a M2, alcuni
strumenti emessi da varie istituzioni finanziarie monetarie con un alto grado di
liquidità e di certezza del prezzo: secondo la Banca Centrale Europea, ne fanno
parte le quote o partecipazioni nei fondi comuni monetari, le operazioni pronti
contro termine e le obbligazioni bancarie con scadenza fino a due anni. L’analisi
monetaria della Banca Centrale Europea segue con particolare attenzione
l’aggregato monetario M3, perché include tutti gli strumenti liquidi, stretti
sostituti tra loro, e quindi è più stabile di M1 e M2. Al contrario, negli Stati Uniti
la Federal Reserve (➔) ha smesso di pubblicare l’aggregato M3 nel 2006, non
ritenendolo più informativo di M2.
DA IAS 39 A IFRS 9

I principi contabili internazionali IAS 39 e IFRS 9 interessano la classificazione e la


valutazione degli strumenti finanziari: essi rappresentano i pilastri per la redazione dei
bilanci delle società bancarie e di tutte le compagnie che operano in settori finanziari.

International accountig standards board (ISAB) ha iniziato un lungo processo di


modifica per procedere con la sostituzione dello IAS 39 e inserire il nuovo principio
IFRS 9.

IFRS 9 entrerà in vigore a partire dal primo Gennaio 2018 e comprenderà, in


particolare, la disciplina relativa alle 3 fasi contabili:

- classificazione e misurazione
- impairment= svalutazione delle perdite
- hedge accounting

Per quanto riguarda classificazione e misurazione, l’IFRS 9 introduce un approccio


logico e coerente, guidato dalle caratteristiche dei flussi di cassa e del modello di
business caratteristici di un'attività: questo approccio unico e semplificato, sostituisce
IAS 39 basato su regole complesse e difficili da applicare.

In relazione alla fase di impairment, lo IASB ha introdotto un nuovo modello di


quantificazioni delle perdite attese che richiederà un più tempestivo riconoscimento
delle suddette. In particolare, il nuovo principio contabile richiede all’entità la
contabilizzazione delle perdite attese su crediti sin da quando gli strumenti finanziari
sono in primo luogo riconosciuti e abbassa la soglia di rilevanza per la rilevazione delle
perdite durante tutta la vita dello strumento. Il nuovo modello di impairment dei
crediti risponde alla necessità di recepire con maggiore tempestività le perdite attese,
punto di debolezza del precedente standard (IAS 39) che ha rappresentato un grosso
limite soprattutto durante la crisi finanziaria. Nello specifico il nuovo standard
prevede l’accantonamento delle perdite appena il credito viene iscritto, e tali expected
losses sono contabilizzate per tutta la vita residua dello stesso. L’obbiettivo principale
del nuovo impairment è quello di fornire info più utili sulle perdite di crediti attese
degli strumenti finanziari.

Infine, per quanto concerne l’hedge accounting, la nuova disciplina introduce un


modello sostanzialmente riformato verso una maggiore trasparenza informativa
sull'attività di risk management. Il nuovo modello riforma le disposizioni in materia di
hedge accounting allineando il trattamento contabile con le attività di risk
management, consentendo agli istituti di riflettere al meglio queste attività nei loro
bilanci.

La disciplina dello IAS 39

La finalità del presente principio è di stabilire i capisaldi della rilevazione e valutazione


delle attività e passività finanziarie, e alcuni contratti propri della gestione di attività e
passività non finanziarie.

È possibile, per semplicità, definire uno strumento finanziario come una qualsiasi
relazione contrattuale, volta a far sorgere diritti ed obblighi di consegna o di scambio
di attività o passività finanziarie

Nel tempo è stato oggetto di numerosissime critiche e modifiche, soprattutto negli


ultimi anni in cui la crisi finanziaria ha reso evidenti i molteplici punti di debolezza
delle disposizioni cardine di questo principio. La presenza di tali criticità è la causa
scatenante del processo di riforma avviato dallo ISAB.

Il principale punto debole dello IAS 39 è sicuramente l’ampia libertà interpretativa


utilizzabile dai redattori di bilancio, nel momento in cui, per la prima volta, vengono
iscritti in bilancio i differenti strumenti finanziari.

L’approccio seguito dallo IAS 39 porta a suddividere gli strumenti in base alla loro
finalità, ma risulta evidente notare come l’ingresso in gioco della soggettività sia
inevitabile.

Valutazione e riclassificazione:

i criteri di valutazione disciplinati attraverso lo IAS 39 sono sostanzialmente due:

1) Fair value: impone di valutare gli elementi patrimoniali al loro valore di


presumibile realizzazione (o estinzione), in relazione alle condizioni del mercato
e alle caratteristiche del bene oggetto di valutazione.
2) Costo ammortizzato: applicabile esclusivamente agli strumenti finanziari che
hanno una data di scadenza determinata o determinabile (titoli di debito, crediti
e debiti), che impone di valutare un’attività o passività finanziaria sulla base del
valore attuale dei flussi di cassa.
Applicando il criterio del fair value il valore di bilancio dei titoli in portafoglio può
oscillare in aumento o in diminuzione in funzione delle macro-variabili finanziarie di
mercato (es. tassi di interesse).

Per valore dei titoli valutati al costo ammortizzato le variazioni sono solo in
diminuzione titolo può solo essere svalutato.

Lo IAS 39 imposta una classificazione delle attività finanziarie in quattro categorie:

 Attività valutate al fair value con imputazione a conto economico

 Attività detenute fino a scadenza

 Finanziamenti e Crediti

 Attività Disponibili per la vendita

Le prime tre categorie sono caratterizzate dal possesso di determinati requisiti e


caratteristiche. L’ultima è una classe residuale, dato che ne faranno parte tutte quelle
attività che non possono essere inserite nelle tre precedenti.

 ATTIVITA’ VALUTATE AL FAIR VALUE THROUGHT PROFIT AND LOSS (FVTPL)

All’interno di questo primo sottoinsieme vengono classificati:

1) quegli strumenti detenuti a scopo di trading (sono classificate come detenute a


scopo di negoziazione e sono gestite in modo da lucrare utili dalle fluttuazioni
delle quotazioni) sono tutti i derivati ad eccezione fatta di quelli utilizzati come
strumenti di copertura e quelle attività finanziarie acquistate o detenute ai fini
della vendita a breve termine.
2) inizialmente designate dall’entità come valutate al fair value a conto economico.
Si tratta di una scelta fatta dall’entità al momento della rilevazione iniziale al
fine di migliorare la capacità informativa del bilancio, per far questo occorre che
il fair value sia determinato in modo attendibile.
 ATTIVITA’ DETENUTE FINO A SCEDENZA- HELD TO MATURITY (HTM)

Attività finanziarie con pagamenti fissi o determinabili e scadenza fissa sono inserite in
questa macro classe.

Un’attività viene contabilizzata in questa sezione, se da parte della società, è presente


l’effettiva intenzione e capacità economico-finanziaria di possederla fino a scadenza.
Questa categoria è quella che presenta un più elevato grado di oggettività dato che le
intenzioni e le capacità devono essere realmente verificate ad ogni data di bilancio.

 FINANZIAMENRI E CREDITI- LOANS AND RECEIVABLE (L&R)

La presenza di tali attività è frutto della gestione caratteristica dell’attività bancaria.

Si tratta di strumenti che presentano dei pagamenti fissi e predeterminati.

 ATTIVITA’ DISPONIBILI PER LA VENDITA- “AVAILABLE FOR SALE”(AFS)

Si tratta della categoria residuale, dove vengono inseriti gli strumenti che non
presentano caratteristiche tali da essere classificati nei precedenti insiemi.
N.B.Tutti gli strumenti finanziari sono inizialmente valorizzati sulla base del
corrispettivo pagato per l’acquisto (attività finanziaria) o ricevuto all’atto
dell’emissione (passività finanziaria).

Alla chiusura dell’esercizio la valutazione degli strumenti finanziari richiede un


procedimento di stima che varia in relazione alla categoria di appartenenza:

FVTPL, AFS valutate al fair value

HTM, L&R valutate al costo ammortizzato

Valutazione delle voci dell’attivo

 I CREDITI (L&R)

La valutazione è con il criterio del costo ammortizzato. In base a tale criterio, il valore
di iscrizione iniziale (=importo erogato al netto di tutti gli oneri accessori direttamente
attribuibili al finanziamento) è periodicamente rivisitato per tener conto:

- Quote di capitale via a via rimborsate dal cliente


- Tasso d’interesse effettivo dell’operazione
- Eventuale perdita durevole del credito

La perdita è valutata secondo la procedura dell’impairment sulla base della quale i


crediti possono subire delle svalutazioni (impairment loss) per un deterioramento del
merito creditizio del debitore.

N.B. La procedura di impairment riconosce esclusivamente le perdite attese che


derivano da eventi già verificatisi (incurred loss), mentre non sono rilevate le perdite
collegate a eventi futuri (expected loss), indipendentemente dalla loro probabilità di
accadimento.

Le passività finanziarie si dividono in due categorie:

 Passività valutate al fair value


 Altre passività valutate al costo ammortizzato
 PASSIVITA’ VALUTATE AL FAIR VALUE THROUGHT PROFIT OR LOSS

Sono passività che possono essere classificate in due categorie:

1) Le passività sono detenute a scopo di negoziazione, come per le attività,


l’istituto conta di poter fare profitto nel breve tramite la rivendita in caso di
oscillazione di valore favorevole.
2) Anche per gli strumenti del passivo è esercitabile la Fair Value Option
 PASSIVITA’ VALUTATE AL COSTO AMMORTIZZATO
Sono passività legate all’attività tipica dell’impresa. Si tratta di passività in capo
all’organismo stesso, gestite attraverso piani d’ammortamento che
permettono di determinare preventivamente l’entità dei flussi dedicati a tali
strumenti.

La rilevazione iniziale delle attività e delle passività finanziarie avviene nel momento in
cui l’istituto si vincola ad adempiere delle obbligazioni originate da contratti aventi
come oggetto degli strumenti finanziari.

 IAS 9
Ha un approccio per la classificazione e valutazione delle attività finanziarie basato su:

- Modelli di business orientati al mantenimento dei titoli in portafoglio, verrà


utilizzato il criterio del costo ammortizzato, a condizione che il profilo contrattuale
dello strumento finanziario preveda un impegno dell’emittente a corrispondere a
scadenze predefinite esclusivamente flussi rappresentativi di quote di capitale e
interessi.
- Modelli di business orientati al conseguimento di profitti da negoziazione
(plusvalenze). Varrà il criterio del fair value, in presenza di modelli di gestione
delle attività finanziarie orientati a breve periodo e/o di strumenti finanziari che
non prevedono un impegno al pagamento periodico di capitale e interessi.

Nel caso in cui l’impresa presenti un modello di gestione misto (=orientato sia alla
detenzione che alla vendita dei titoli in portafoglio) gli strumenti finanziari saranno
valutati al fair value con imputazione degli esiti del processo di valutazione
direttamente a patrimonio.

Sono necessarie nuove metriche di misurazione del rischio più predittive e


prospettiche. Con IRS 9 gli intermediari finanziari sono obbligati a fare rettifiche di
bilancio non più in base al incurrent loss, come al precedente IAS 39, ma all’expected
loss. A tal fine occorrono modelli rigorosi della perdita attesa sia ad 1 anno che di tipo
“lifetime”.

IRS 9 garantisce più solidità al sistema finanziario, grazie alla capacità di recepire con
maggiore tempestività le perdite attese.

Seguendo la strada tracciata dallo IAS 39, anche il nuovo principio prevede che la
prima rilevazione debba avvenire nel momento nel quale si diventa parte attiva o
passiva di un contratto che abbia come oggetto uno strumento finanziario principali
cambiamenti apportati dal nuovo principio.

Non sono più presenti le quattro partizioni previste dallo IAS39: “held to maturity”,
“held for trading”, “avaible for sale” e finanziamenti e crediti.

Le categorie ora presenti sono solo due e tale riduzione ha ovviato ai problemi di
intuitività di complessità delle regole di iscrizione che hanno reso lo IAS 39 oggetto di
numerosissime critiche.

L’ Exposure Draft del marzo 2013, definisce le perdite attese sui crediti una stima
del valore attuale di tutte le inadempienze del debitore lungo la vita dello strumento.
Tali inadempienze sono misurabili come differenza tra i flussi di cassa contrattuali e il
valore che il creditore si aspetta di ricevere effettivamente, quindi anche in base ad
analisi e stime del rischio intrinseco dello strumento.

La perdita attesa calcolata su tutta la vita residua dello strumento (lifetime) è una
stima del valore attuale delle perdite che eventualmente sorgeranno nel periodo che
intercorre tra la data di valutazione e la data di scadenza dello strumento a causa di
eventuali inadempienze del debitore. Tali perdite sono pesate per le probabilità di
ognuna di verificarsi.
Il monitoraggio dei crediti, quindi, diviene fase fondamentale per il calcolo e
l’aggiornamento dell’expected loss. Le banche sono solite determinare i cash flow
futuri sulla base di parametri:

 PD probability of default
 LGD lost given default  perdita in caso di insolvenza

Questi parametri storiche.

Crediti e finanziamenti possono essere suddivisi in due macroclassi:

o Performing (o esposizioni in bonis): sono le operazioni nelle quali non si


riscontrano difficoltà o problemi di rimborso.
o Non-Performing: sono invece caratterizzate da difficoltà di rimborso.
Sono suddivisibili in tre categorie:
1) Le esposizioni scadute e/o sconfinanti deteriorate sono dei crediti
che sono scaduti o eccedono i limiti di affidamento da oltre 90 giorni e
non devono superare una determinata soglia di rilevanza (5%).
2) Le inadempienze probabili sono il gradino successivo, quello in cui la
banca ritiene improbabile che il debitore adempia interamente ai propri
obblighi contrattuali. Non è necessario che si manifestano sintomi di
difficoltà finanziarie, ma si deve procedere anche laddove sussistono
elementi che implicano a giudizio della banca una situazione di rischio di
inadempimento (ad esempio a fronte di una grande crisi di settore)
3) Infine giungono le vere e proprie sofferenze, crediti verso soggetti in
stato di insolvenza o in situazioni sostanzialmente equiparabili.
o Under- performing Una risorsa che non sta generando un atteso e
necessario ritorno. Mentre l'attività può produrre reddito per la società o la
persona che lo possiede, il reddito potrebbe non essere sufficiente ed è
certamente inferiore al previsto. Esempi di attività sottoperformanti
comprendono prestiti in cui i pagamenti sono irregolari o prodotti che sono
stati commercializzati in modo inefficiente. Le aziende con attività
sottoperformanti sono spesso candidate ad acquisizioni sia ostili che
amichevoli.
 Se rischio credito non è cresciuto in
modo significativo rispetto al momento
della concessione, vanno stanziate
rettifiche per le perdite attese nei
prossimi 12 mesi (PD a massimo 12
mesi, comunque positiva) – STAGE 1
EXPOSURES
 Se rischio credito è salito in modo
significativo rispetto al momento di
erogazione (i.e. scaduto da oltre 30
gg), vanno stanziate rettifiche per
perdite attese su intera vita del crediti
(PD Lifetime) – STAGE 2 EXP.

Stage 1: calcolo le perdite attese per i prossimi 12 mesi = PD12m*LGD12m*EAD12m


(1)
Stage 2: PD life time*LGD life time*EAD12life time (2)
Formula 2 >1
 Bank Profitability Explained

ROE = RN/PAT= risultato che risulta dalla semplificazione dei seguenti addendi

RN =reddito netto

ROE= indice di redditività del proprio capitale

PAT= patrimonio

ROE = MI/TA * (interest margin) margine di interesse su totale attivo è la redditiva


dell’attività creditizia. I driver principali sono:

- Lo spred d’interesse (int. Attivo- Int. Passivo), deve essere il più ampio possibile.
Si può ampliare lo spread giocando sui rischi.
- Volume di credito.
Se si lavora maggiormente al dettaglio, si avranno maggiori costi operativi in
quanto ci sarà l’esigenza di avere maggior numero di filiali.

Int attivi  politiche d’impieghi

Int passivi politiche di raccolta

Le politiche d’impieghi e le politiche di raccolta comportano decisioni di:

 Forza contrattuali
 Rischio preso
 Rapporto impieghi / deposito

MINT/MI*(service margin) margine di intermediazione su margine di interesse  mi


da un’informazione sulla diversificazione del business bancario e sulla capacità di
generare ricavi senza esporsi a rischi.

RLG/MINT * (cost efficiency) risultato lordo di gestione/ margine di intermediazione.


Ci indica l’efficienza operativa, se opero al dettaglio avrò più basso questo raccolto.
Tanto più basso tanto maggiore sono gli oneri operativi.

COST INCIME RATIO: Costi specifici operativi/margine di intermediazione. E’ il


complemetare del RLG/MINT

RG/RLG * (risk & loss) risultato lordo/ risultato lordo di gestione. Ci indica sul costo
del credito, in generale su imperement sulle attività finanziarie.

RL/RG * (one off items)risultato netto/lordo quanto pesa il Sistema finaziario sulla
nostra redditività. E’ il one ogg che ha colpito quell’esercizio ma non copirà efftti futuri

RN/RL * (tax rate)

TA/PAT (leverage) effetto leva. Tanto più alta la leva tanto più alto è il rischio. La
leva ha un effetto amplificativo sia in positivo che in negativo. La BCE ha cercato di
ridurre l’effetto leva
SET 3: La politica degli impeghi

Margine d’interesse (MI)/margine di intermediazione(MINT)= ci fa capire come la


banca ricava la propria reddittività.

Raccolta bancaria diretta, fornisce risorse finanziarie necessarie allo


svolgimento dell’attività di intermediazione creditizia. Origina un debito nello
SP della banca e interessi passivi nel C/E (=x la raccolta)(presenta quindi un
costo per la banca ossia gli interessi passivi). COSTI
Raccolta bancaria indiretta, la banca presta una serie di servizi di
investimento per conto della clientela. Origina ricavi per servizi (commissioni e
provvigioni) nel C/E e l’ammontare delle risorse in gestione viene identificato
nella Nota Integrativa (comporta un ricavo per la banca). RICAVI
 La politica di impieghi
- Insieme di pratiche messe in atto per la gestione dell’intero attivo bancario
- La sola gestione degli impieghi in prestiti (politica dei prestiti o del credito), ovvero
la gestione della funzione creditizia (attività caratteristica della banca).

Comunque sia, essa incide su:


1) redditività aziendale (profilo economico);
2) liquidità aziendale (profilo finanziario).

Entrambi gli equilibri sono essenziali.

E’ necessario considerare insieme la politica degli impieghi e la politica di raccolta-

la politica della raccolta essere strutturata con per garantire flussi positivi di reddito in
condizioni di equilibrio gestionale:
A. economico
B. finanziario

A. IL PROFILO ECONOMICO

Il contributo dei prestiti alla redditività aziendale è determinato dalla:

- dimensione relativa del portafoglio prestiti (=capacità di generare impieghi)


- capacità dei prestiti di generare, ceteris paribus, maggiori flussi reddituali
(capacità di fare impieghi redditizi).

L’attività in prestiti comporta anche una serie di costi:

- di raccolta;
- per il rischio di credito assunto (costo del credito)
- operativi (in primis, le risorse umane);
- amministrativi (erogazione, gestione e recupero)

Esempi di banche e i loro principali costi:

- Le banche commerciali (retail) hanno costi di raccolta più bassi, ma costi operativi
più elevati; viceversa per le banche d’investimento. Le banche commerciali sono
quelle che svolgono la tradizionale attività di depositi e credito a famiglie e
imprese. Le banche d’investimento svolgono invece più attività sui mercati.
- Wholesale banking ha costi di raccolta più elevati ed una raccolta più instabile.
Wholesale banking concentra i suoi rapporti con una clientela ristretta e qualificata
composta prevalentemente da grandi imprese, governi e grandi amministrazioni
pubbliche.

B. IL PROFILO FINANZIARIO

Sotto il profilo finanziario, la politica degli impieghi in prestiti determina:

- Assorbimento di risorse;
- Generazione di flussi positivi (rimborsi capitale e pagamento interessi)
per il rimborso del capitale raramente si utilizza la modalità di “rimborso
anticipato” perché crea un problema nella gestione dei flussi finanziari. Solo in
Italia è ancora valida questa modalità di pagamento.
- Generazione di flussi positivi per eventuale smobilizzo del credito (=esiste un
mercato secondario per lo smobilizzo dei crediti).

La liquidità aziendale può essere migliorata e stabilizzata attraverso:

- Diversificazione per tipologia di clientela e di impieghi;


- Chiusura dei circuiti finanziari (=importante per max la liquidità)
 I rischi dell’attività in prestiti

L’attività in prestiti origina una pluralità di rischi:

1) di credito, quando la banca subisce perdite o per mancato pagamento


(interessi o capitale) o per deterioramento del merito di credito;
2) di tasso, quando le fluttuazioni della curva dei tassi risultano pregiudizievoli alla
redditività bancaria;
3) di liquidità, causato prevalentemente dall’attività di trasformazione delle
scadenze
4) operativo, per carenze documentali o errori procedurali. Per evitare la maggior
parte di questi rischi si usano sistemi digitali.
5) reputazionale,

Rischio di credito e di liquidità sono strettamente interconnessi:

- quanto più remota è la scadenza, tanto più aumentano il rischio di credito e quello
di liquidità:
- scadenza più remota = valutazione merito di credito più complicata;
- maggiore trasformazione di scadenze = maggiore rischio di liquidità;

Le manifestazioni del rischio di credito incidono sulle condizioni di liquidità aziendale

 La politica dei prestiti

L’insieme coordinato di scelte che la banca assume in merito a:

 Dimensione del portafoglio prestiti (profilo quantitativo)


- stabilità, facendo attenzione alle conseguenze sulla liquidità aziendale;
- elasticità, con riferimento alla capacità di modificare il portafoglio;
- qualità, per salvaguardare condizioni di redditività, liquidità e solvibilità in modo da
ottenere risultati soddisfacenti e duraturi.
 Diversificazione del portafoglio prestiti (profilo qualitativo);
 Criteri di selezione dei prestiti (profilo valutativo).

Va effettuato un mix ottimale

 Vincoli all’attività creditizia (vd forme tecniche testo)

L’attività creditizia è vincolata da norme, tra cui quelle riguardanti:

 I grandi rischi, con l’obiettivo d’evitare concentrazioni di rischio eccessive


- definizione di grandi rischi (Esposizioni ≥10% del P .V.);
- limite posizione di rischio per singola banche (<25% del P .V.);
- limite per le banche appartenenti ai gruppi (<40% del P .V., nel rispetto del limite
totale del 25%).

concentrazione del rischio  un affidamento fatto verso un soggetto (o gruppo


d’impresa) se supera il 10% dell’ammontare del patrimonio di vigilanza. Il gruppo
bancario non può avere come somma di concertazione il 25% del patrimonio di
vigilanza. Questo vale anche come singola banca presente nel singolo gruppo, ma
l’esposizione di una singola banca non deve superare il 40%.

 i conflitti di interesse.
- mirano a evitare conflitti di interesse tra banche e imprese. Consistono in una serie
di vincoli espressi in valori percentuali del patrimonio di vigilanza

Se chi partecipa all’erogazione del finanziamento ha qualche conflitto d’interessi, le


parti sono soggette a particolare analisi da parte della banca.

 Gli impieghi per cassa

Prestiti la cui concessione comporta subito, o a discrezione del cliente, un’erogazione


di risorse finanziarie.

Si articolano in diverse forme tecniche, su due orizzonti temporali diversi:

 Impieghi a breve termine:


- apertura di credito in c/c;
- operazioni di smobilizzo crediti;
- anticipazioni su pegno (=prestito di cassa garantito da un pegno)
riporto(=contratto il cliente trasferisce in proprietà, alla banca, titoli di credito e
alla scadenza la banca deve trasferire al cliente i titoli), prestito titoli, p/t.
 impieghi a medio lungo termine, che ricomprendono:
- Mutuo;
- leasing finanziario e operativo;
- prestiti in pool (= più banche si consorziano per erogare un finanziamento di
importo rilevante a un’impresa di grande dimensione)
L’offerta di tali prodotti varia tra banche che erogano i prestiti per cassa declinando la
propria offerta in base alle caratteristiche proprie e della clientela

Credito suddiviso a seconda del fido.

Rilevanza % dell’ammontare concesso al fido è molto rilevante nel


portafoglio delle banche.

L’accordato. Quanto concedo al finanziamento

Utilizzato. Il finanziamento che è già stato ritirato dal cliente

Il fido può essere chiesto anche come garanzia non


necessariamente deve essere già utilizzato.

Garanzia reali/% affidamento accordato- la garanzia di solito è più


alta rispetto al mutuo concordato.

Finanziamenti chirografi- finanziamenti senza garanzie

Sconfinamenti sull’accordato se il cliente usa più credito di quello concordato si applicano quindi le commissioni di
istruttoria veloce. (=”multa” la banca in questo modo blocca la relazione con il cliente)

I prestiti si dividono in

- I prestiti in cassa comportano l’impegno della banca di erogare soldi al soggetto


finanziato. Il compenso è dato da un tasso d’interesse. COMPAIONO NEGLI ATTIVI

- I prestiti in firma non comporta alcun esborso di cassa l’affidato provvederà lui a
saldare il finanziamento. Se così non fosse la banca dovrà pagare il finanziamento.
Il compenso è dato da una commissione (FI). COMPAIONO NEL CFF BALANCE
SHEET.

 I crediti di firma

La banca “assume o garantisce l’obbligazione del soggetto richiedente” con l’obiettivo


di ridurre i rischi a cui è esposta la controparte del cliente affidato.

Sono usati in diverse circostanze, specie quando manca la piena consapevolezza


dell’affidabilità della propria controparte (es.: operazioni commerciali con l’estero).

Al pari dei crediti per cassa, quelli di firma richiedono una preliminare valutazione di
affidamento con cui la banca stima il merito creditizio del proprio cliente.

Diversamente dagli impieghi per cassa, che comportano un esborso monetario non
condizionato a eventi esterni, i crediti di firma, nel caso di regolare svolgimento del
rapporto, non interessano la cassa.
L’impiego di risorse finanziarie si verifica solo in casi “patologici”, ossia quando il
cliente non è in grado di adempiere l’obbligazione garantita dal credito di firma.

IL CREDITO DI ACCETTAZIONE

Accettazione bancaria: cambiale tratta con cui un’impresa (traente) ordina ad una
banca (accettante) di pagare una certa somma ad una determinata scadenza.

 La banca, con l’accettazione della tratta diventa l’obbligato principale.


 Il traente si obbliga a mettere, per tempo, a disposizione della banca le somme
necessarie per adempiere alla propria obbligazione.
 E’ usata dalle imprese che vogliono raccogliere risorse direttamente dagli
investitori per tagli solitamente elevati (> 500.000€).
 Comporta costi per commissioni, interessi passivi e oneri fiscali.
 Non hai preso piede, ma ha piuttosto svolto un ruolo marginale.

POLIZZA DI CREDITO COMMERCIALE

 L’impresa emette un documento che attesta un debito (e i suoi termini)


 La banca, attraverso il rilascio di una fideiussione, funge da garante;
 La banca può anche operare in veste di collocatore del titolo;
 Come l’accettazione bancaria non ha riscosso particolare successo.

PARTECIPAZIONI A GARE D’APPALTO

 bid bond: la banca garantisce la partecipazione alla gara e la firma del contratto
in caso di aggiudicazione;
 performance bond: la banca garantisce la qualità dei lavori svolti dall’appaltatrice;
 advance-payment bond: la banca garantisce che il cliente adempierà
l’obbligazione nel caso egli abbia ricevuto un pagamento anticipato;
 ritention money guarantee: per ottenere parte dei pagamenti che la stazione
appaltante trattiene sotto forma di garanzia.

SET 4

Out side debt viene concesso da parte chi non ha altre info del debitore se non
quelle disponibili pubblicamente (es. bilanci) es BOND

Inside debt Crediti fatti al debitore sulla base di info private (es. la banca vede con
quanta frequenza spendo, il saldo…)Il prestito bancario è inside debt.

 Finanziamenti:
1) C&I loans-Debitori delle società
- transaction loan- operazione di prestito
- working capital loans-prestito di capitale circolanre
- team loan- prestito a termine
2) consumer loans- Debitore delle famiglie
- Montage- mutuo-per la quale la banca può rifarsi solo su uno specifico asset.
- Recourse/ no recourse.
 Componenti del finanziamento:
 Origination: convinco il cliente che ha un esigenza di finanziamento che posso
soddisfagli andando a disegnare un progetto di finanziamento ab ok. Percepisco
così la FI di organization.
 Funding (loan extension): metto a disposizione i sodi che può essere distribuiri:
- tutti all’inizio
- a richista durante il drawdown period. Sui soldi che ritiro pago subito gli interessi,
se non lli ritiro pago il commientent FI
- Attraverso la tecnoca del Revolvoing: linea di crefito, quando la usi la sua
disponibilità diminuisce, ma si ripristina automaticamente ad ogni rimborso
 Servicing: commissione che anlizza le cedole ricevute. La comissione è agent
Fi.
 Risk processing: anlizza se il cliente è in grado di soddisfare il debito e nel caso
devo predisporre un work out, per evitare che un’insiolvenza mi porti al
defloult.
 Analisi di credito
OBBIETTIVO:

- volontà del debitore e capacità del debitore a rimborsare il prestito.


- Al contrario, quantificare la probabilità di inadempienza
OGGETTO:

- Reputazione del mutuatario: (il suo passato) se ha poca reputazione il rischio di


defoult è più ampio.
- Prospettive economiche del mutatario
- Valore garanzia (se offerta)
TIPO DI FINANAZIOAMENTO

- Prestito basato su attività


- Prestito di cassa
 5 CC dell’analisi del credito
1) capacità legale e finanziaria di assumere il finanziamento
- valutare il flusso di cassa futuro
- controllo lo statuto della società per determinare che ha l’autorità per prendere in
prestito
2) Studio il carattere del creditore: valuto il capitale di reputazione
3) Analisi di capitale
4) Condizione del contratto
5) Rimborso o rifinaziamento
6) Garanzia:
- Inside collateral: garanzia del prestito che è già dentro alla massa patrimoniale del
debitore. Sono beni di propietà del mutuatario su cui la banca diventa il principale
richiedente
- Outside collateral: beni che la banca non avrebbe mai avuto un credito se non
progettato come garanzia.
7) Covernant: vincoli che vengono imposti dul debitore. Potrebbe essere vista come
vicolante, ma in economia soltanto vincolando si riduce il rischio per le banche e
posso, così, ottenere debiti:
 Covernant affermativi:
- comunicazione periodica del rendiconto finanziario
- livello minimo di capitale circolante
- mantenere una management /owership accettabile per la banca.
 Convernant negativi: mi impediscono di fare qualcosa.
- Non conferire beni ad altri finanziatori
 Covernament restrittivi: obbligo la banca a gestire risorse all’interno
dell’azienda.
- Limiti su dividendi, stipendi, premi, anticipo sui dipendenti
- Limiti sugli acquisti di capitale fisso

8) Disposizioni predefinite: il finanziamento concesso per avverarsi di alcuni fatti


diventa esigibile.

- Per pagamenti non tempestivi, violazione dei covernament.


 Informazioni per il finanziamento
1) fonti interne:

- colloquio con il richiedente


- documentazioni propri della banca

2) fonti esterne: date dal debitore o ottenute dal credit information broker
(=società specializzate che analizzano il merito di credito del gruppo).
Altra fonte esterna: la centrale dei rischi ogni volta che si assumo i rischi con un
intermediario finanziari deve comunicare la vostra situazione al centrale dei
rischi.
 Loan Pricing
I tassi d’interesse:
1) Fissi
2) Variabili: spread + capitale
Tesse sul prestito:
1) Commissioni di chiusura
2) Commissioni di servizio del prestito
3) Commissioni di impegno
Commissioni addebitate per servizi acquistati a causa della relazione di prestito:
1) Servizi di gestione di cassa
2) Servizio fiduciario

 Interest rate e rate of return on bank loans

 Tasso di interesse sul finanziamento


 Tasso di rendimento che il finanziamento comporta

Aumento tassi d’interesse:


- (+) tasso d’interesse più elevato significa rimborso più elevato, se il mutuatario
assolve correttamente il proprio debito- non sappiamo ex-ante se lo farà
- (-) un tasso di interesse più elevato ex ante significa una minore probabilità di
rimborso
Il tasso di interesse applicato non è il tasso di rendimento atteso sul prestito per la
banca

Importo prestito= 100$

Tasso di interesse= 10%


Probabilità di default =5%

Tasso di rendimento atteso (lordo) = ((110*0,95+0*0,05)/100)-1=4.5%

 Why higher rate may mean lower return?


 Le banche non possono discriminare I singoli creditori
 Le banche ripartiscono i prenditori in diverse classi di rischio i cui rischi medi sono
noti (alto, medio, basso)
 Le banche applicano lo stesso interesse, fissato al rischio medio del gruppo, a
tutti i mutuatari dello stesso gruppo

 Razionamento
Potrebbe essere ottimale per le banche che si trovano al di sotto dei tassi di
interesse per la compensazione del mercato

Razionamento del credito:


- Dato il tasso di interesse del prestito bancario, la quantità richiesta è maggiore
della quantità fornita
- Non è dovuta a un fallimento del mercato o ad una cattiva gestione delle banche

È dovuto al fatto che il tasso di interesse influisce sulla qualità dell'oggetto del
commercio (credito)
 Natura del rischio di credito
1) Rischio predefinito: PERDITA ATTESA e PERDITA INATTESA
2) Rischio migratorio: TAVOLE DI MIGRAZIONE DEL RATING
3) Rischio di spread del credito: (CREDITO) CURVA DI RENDIMENTO

Intermediari finanziari el sistema di contrasto al riciclaggio e al


finanziamento del terrorismo

quarta direttiva:” i flussi di denaro illecito possono minare l’integrita’, la stabilita’ e la


reputazione del settore finanziario e costituire una minaccia per il mercato»

Inoltre stabilisce:
- estensione ai reati fiscali (predicated offence)
- estensione degli obblighi di vigilanza a tutto il settore dei giochi d'azzardo
(giochi on line - vigilanza per transazioni superiori ai 2000 euro)
- soglia di transazione soggetta agli obblighi di vigilanza a 15.000 euro,
trasferimento fondi importo superiore a 1.000 euro
- estensione della normativa alle filiali e succursali di enti creditizi e finanziari stabiliti
in uno stato membro diverso da quello della sede principale: si applicheranno le
norme dello stato di accoglienza.
- obbligo per le società, persone giuridiche, trust, enti, di conservare le informazioni
sull'identità degli effettivi titolari in pubblici registri, consultabili anche da chi ha
un legittimo interesse ad analizzare tali informazioni (giornalisti)
- identificare e registrare la clientela con un approccio basato sul rischio.
Importanza dei rapporti economici riconducibili a persone politicamente
esposte coloro che hanno investito cariche pubbliche rilevanti (rischio corruzione).
procedure semplificate per soggetti a basso rischio.
- rafforzamento della cooperazione tra le u.i.f. autorità dello stato che si occupano
a far rispettare la direttiva di antireciclaggio - scambio di informazioni anche per
reati fiscali
 sanzioni – iv direttiva
(evitare eterogeneita’ e avere sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive
omogenee negli stati membri)

violazioni gravi, reiterate e sistematiche delle disposizioni di adeguata verifica


della clientela, segnalazione di operazioni sospette, conservazione dei documenti e
controlli interni

- dichiarazione pubblica della violazione


- ordine che impone di porre termine all’illecito
- revoca o sospensione dell’autorizzazione a svolgere l’attività
- interdizione temporanea dall’esercizio di funzioni dirigenziali per i responsabili
- sanzioni amministrative pecuniarie massime pari almeno al doppio dell’importo dei
profitti ricavati con la violazione, quando tale importo e’ determinabile, o pari
almeno a 1.000.000 di euro. per gli enti creditizi ed istituti finanziari sanzioni
fino a 5 milioni di euro o al 10% del fatturato annuo
 novita’ della v normativa antireciclaggio
- ampliamento del numero dei soggetti obbligati (valute virtuali)
- istituzione del registro dei conti di pagamento in italia è l’anagrafe di conti
correnti.
- conferma e ampliamento del registro pubblico dei titolari effettivi delle società,
persone giuridiche, trust.
- istituzione del registro dei beni immobili (titolare effettivo del bene)
- misure di adeguata verifica rafforzate per clienti ad alto rischio
- misure rafforzate per operatività con paesi ad alto rischio di riciclaggio o
finanziamento del terrorismo
- estensione degli obblighi ai soggetti che svolgono servizio di cambia valute
virtuali
- adeguata verifica per carte prepagate – diminuzione soglia del 150 euro
- identificazione a distanza con identità digitale regolamemtata
- incrementare vigilanza su operazioni inattese

gli stati membri dovranno recepire la v direttiva entro il 10 gennaio 2020

 concetto di riciclaggio

def che si sviluppa negli anni 80 quando si sviluppa la criminalità organizzata che ha
grosse disponibilità finanziarie, ha necessità di rimettere il denaro nel sistema
finanziario creando distorsione nel sistema finanziario lecito.

 giuridico – penale descrive gli elementi essenziali della condotta per


l’erogazione della sanzione penale

 tecnico – operativa coglie l’essenza dell’attività dei riciclatori per prevenire


l’utilizzo del sistema finanziario per scopi illeciti

 definizione della convenzione di strasburgo (art. 6)

 conversione o trasferimento di beni, sapendo che essi sono proventi di reato, allo
scopo di occultarne l’illecita provenienza o aiutare persone coinvolte nella
commissione del reato presupposto (predicated offence) a sottrarsi alle
conseguenze giuridiche dei loro atti

 occultamento o dissimulazione della natura, dell’origine e dell’ubicazione dei beni


proventi di reato

 la dinamica del riciclaggio

collocamentocon una serie di operazioni finanziari trasformo un origine illecita per


immetterlo nel sistema

lyrting si creano delle strutture finanziare che si sovrappongono, in modo tale che
l’intermediario non riesce a trovare il flusso illecito.

integration flusso nel sistema finanziario

 648 bis riciclaggio

noramative per prevedere l’antireciclaggio, e sanzioni

ci sono tre reati di antireciclaggio:

1) reciclaggio: fuori dei casi di concorso nel reato, chiunque sostituisce o


trasferisce denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto non colposo, ovvero
compie in relazione ad essi altre operazioni, in modo da ostacolare
l`identificazione della loro provenienza delittuosa, è punito con la reclusione da
quattro a dodici anni e con la multa.
2) Impiego di denaro: chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato e dei casi
previsti dagli artt. 648 e 648 bis, impiega in attività economiche o finanziarie
denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto, è punito con la reclusione da
quattro a dodici anni e con la multa.
3) Autoriciclaggio, impiega, sostituisce, trasferisce, in attivita' economiche,
finanziarie, imprenditoriali o speculative, il denaro, i beni o le altre utilita'
provenienti dalla commissione di tale delitto, in modo da ostacolare
concretamente l'identificazione della loro provenienza delittuosa.
si applica la pena della reclusione da uno a quattro anni e della multa da euro
2.500 a euro 12.500 se il denaro, i beni o le altre utilita' provengono dalla
commissione di un delitto non colposo punito con la reclusione inferiore nel
massimo a cinque anni.
fuori dei casi di cui ai commi precedenti, non sono punibili le condotte per cui il
denaro, i beni o le altre utilita' vengono destinate alla mera utilizzazione o al
godimento personale.
la pena e' aumentata quando i fatti sono commessi nell'esercizio di un'attivita'
bancaria o finanziaria o di altra attivita' professionale. la pena e' diminuita fino
alla meta' per chi si sia efficacemente adoperato per evitare che le condotte
siano portate a conseguenze ulteriori o per assicurare le prove del reato e
l'individuazione dei beni, del denaro e delle altre utilita' provenienti dal delitto
 finanziamento al terrorismo

qualsiasi attivita’ diretta, con qualsiasi mezzo, alla raccolta, alla provvista,
all’intermediazione, al deposito, alla custodia o all’erogazione di fondi o risorse
economiche, in qualunque modo realizzati, destinati ad essere, in tutto o in parte,
utilizzati al fine di compiere uno o piu’ delitti con finalita’ di terrorismo o in ogni caso
diretti a favorire il compimento di uno o piu’ delitti con finalita’ di terrorismo previsti
dal codice penale, e cio’ indipendentemente dall’effettivo utilizzo dei fondi e delle
risorse economiche per la commissione dei delitti anzidetti.

non è detto che i proventi sono illeciti.

 la dinamica del finanziamento al terrorismo


1) raccolta: i flussi finanziari di piccolo raccolta anche non illeciti
2) trassmissione: fase particolarmente
3) utilizzo per parte illecita

Riciclaggio: da illecito lecito. E’ disciplinato da un complesso articolato di norme


nazionali internazionali, che fissano condotte giuridicamente rilevanti.

VS

Finanziamento al terrorismo i fondi vengono impiegati per finanziare il terrorismo


(non sempre di provenienza illecita). L’individuazione delle organizzazioni terroristiche
è stabilita sulla scorta di apposite liste (black list) stabilite da organismi internazionali.
organizzazione criminale

 elementi essenziali della legge antiricilaggio


- limitazione dei mezzi di pagamento e canalizzazione per il tramite di intermediari
abilitati
- obbligo di identificazione e registrazione delle operazioni superiori ad un certo
importo o inferiori per quelle frazionate
- obbligo di segnalazione delle operazioni sospette alle autorità di controllo
 categorie di soggetti obbligati nel sistema di contrasto al riciclaggio e al
finanziamento del terrorismo (devono applicare la direttiva antireciclaggio)
- intermediari bancari e finanziari (anche con sede legale o amministrativa in altro
stato estero)
- altri operatori finanziari
- professionisti
- altri operatori non finanziari
- prestatori di servizi di gioco
- pubbliche amministrazioni (art. 10)
 obblighi per gli intermediari
1) adeguata verifica della clientela è un punto essenziale:
attività fondata sul principio dell’approccio basato sul rischio (risk based
approach) ispirato ad un più ampio principio di proporzionalità nel rapporto
con il cliente. Occorre considerare tutti i fattori di rischio suscettibili di incidere
sull’esposizione a fenomeni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo.

Gli intermediari devono adottare sistemi valutativi e processi decisionali chiari,


oggettivi, periodicamente verificati e aggiornati, garantendo coerenza di
comportamento all’interno dell’intera struttura aziendale e la tracciabilità
delle verifiche svolte e delle valutazioni effettuate

 quando scatta adeguata verifica della clientela?


- instaurazione di un rapporto continuativo ovvero un conferimento di incarico per
eseguire una prestazione professionale
- esecuzione di operazioni occasionali che comportino trasmissione o
movimentazione di mezzi di pagamento di importo pari o superiore a 15.000 euro,
anche quando siano piu’ operazioni collegate per realizzarne una frazionata.
oppure quando siano trasferiti fondi superiori a 1.000 euro
- sospetto di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, indipendentemente da
qualsiasi deroga o soglia
- quando vi siano dubbi sulla veridicità dei dati acquisiti dal cliente
 valutazione del profilo di rischio basato sulla proporzionalita
1) CON RIFERIMENTO AL CLIENTE:
- Natura giuridica e caratteristiche
- Prevalente attività svolta e interessi economici
- Comportamento al momento del compimento dell’operazione o all0instaurazione
del rapporto continuativo
- Area geografica di residenza o sede del cliente o della controparte
2) CON RIFERIMENTO ALL’OPERAZIONE E AL RAPPORTO CONTINUATIVO O
PRESTAZIONE PROFESSIONALE
- Tipologia di operazione e di rapporto continuativo posto in essere
- Modalità di svolgimento dell’operazione, del rapporto continuativo o prestazione
professionale
- Ammontare dell’operazione
- Frequenza e volume delle operazioni o durata del rapporto continuativo
- Ragionevolezza in rapporto all’attività del cliente
- Area geografica di destinazione dell’oggetto dell’operazione o del rapporto
 modalità per effettuare l’adeguata verifica della clientela
- identificazione del cliente e verifica della sua identità (documenti di identità
informazioni da fonti indipendenti), nonché dell’esecutore dell’operazione
- identificazione del titolare effettivo e verifica della sua identità con ricostruzione
dell’assetto proprietario e di controllo del cliente
- acquisizione e valutazione di informazioni sullo scopo e sulla natura del rapporto
continuativo o della prestazione professionale
- controllo costante del rapporto con il cliente, attraverso l'esame della complessiva
operatività, la verifica e l'aggiornamento dei dati e delle informazioni acquisite
 titolare effettivo

soggetti cui è riferibile la proprietà diretta o indiretta della persona giuridica ovvero il
controllo della medesima. il controllo può scaturire dalla titolarità di una percentuale di
azioni (superiore al 25%), ma anche con il controllo di diritti di voto ovvero in forza di
ogni altra modalità di partecipazione nell'ente. nelle fondazioni sono titolari effettivi i
fondatori, i beneficiari se individuati, i direttori e amministratori. la titolarità effettiva
dei trust andrà individuata nel fondatore (se in vita), il fiduciario o fiduciari, il
guardiano ovvero di altra persona per conto del fiduciario, i beneficiari o classe di
beneficiari e le altre persone fisiche che esercitano il controllo sul trust o sui beni
conferiti nel trust attraverso la proprietà diretta, indiretta o altri mezzi.

qualora l’utilizzo di tali criteri non consenta l’individuazione del titolare effettivo,
quest'ultimo sarà identificato nella persona fisica titolare di poteri di amministrazione
o direzione dell'ente.

 livelli di adeguata verifica della clientela


1) adeguata verifica della clientela semplificata con un basso rischio di
riciclaggio o di finanziamento del terrorismo gli intermediari adottano misure
semplificate, sotto il profilo dell'estensione e della frequenza degli adempimenti
previsti per l’adeguata verifica.
indici e circostanze caratterizzati da un basso profilo di rischio connessi con:
- cliente (società quotate, pubbliche amministrazioni)
- prodotto (contratti di assicurazione vita, forme pensionistiche complementari,…)
- area geografica (stati dotati di efficaci sistemi di prevenzione contro il riciclaggio il
finanziamento del terrorismo le corruzione e la criminalità in generale)

2) adeguata verifica della clientela rafforzata indici e circostanze


caratterizzati da un alto profilo di rischio connessi con: clienti (rapporti o
prestazioni professionali anomali; clienti residenti/sede in aree geografiche ad
alto rischio; strutture qualificabili come veicoli di interposizione patrimoniale;
tipo di attività economiche caratterizzate da elevato utilizzo di contante; assetto
proprietario della società cliente anomalo), prodotti/servizi (prodotti/operazioni
che potrebbero favorire l'anonimato; rapporti continuativi, prestazioni
professionali od operazioni occasionali a distanza non assistiti da adeguati
meccanismi di riconoscimento; pagamenti ricevuti da terzi privi di un evidente
collegamento con il cliente), aree geografiche (paesi ritenuti carenti di efficaci
presidi contro il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo coerenti con le
raccomandazioni del gafi; caratterizzati da un alto livello di corruzione o di
criminalità; paesi soggetti a sanzioni emanate dagli organismi nazionali e
internazionali o che finanziano o sostengono il terrorismo)

sempre misure rafforzate in caso di clienti residenti in paesi terzi ad alto rischio,
rapporti di corrispondenza transfrontalieri con un intermediario corrispondente
di un paese terzo, quando i clienti e relativi titolari effettivi che siano persone
politicamente esposte (pep).

3) Misure rafforzate di adeguata verifica della clientela

- maggiore quantità delle informazioni relative all’identità del cliente e/o del titolare
effettivo o del rapporto continuativo
- migliore qualità delle informazioni da acquisire
- maggiore frequenza negli aggiornamenti delle informazioni acquisite
incrementando la frequenza dei controlli sul rapporto continuativo o sulle
operazioni
- richiesta dell’autorizzazione di un alto dirigente per l’avvio o la prosecuzione del
rapporto continuativo.

2) registrazione e conservazione delle informazioni sui clienti, sulle operazioni e sui


rapporti
3) segnalazione di operazioni sospette

4) trasmissione alla u.i.f. di comunicazioni oggettive per le operazioni in contanti


pari o superiori a 10.000 euro

5) obbligo di comunicazione per gli organi di controllo interno dei soggetti obbligati
di operazioni sospette ovvero violazioni gravi o sistematiche

6) obbligo di organizzazione, procedure e controlli antiriciclaggio. new

7) procedure per incentivare segnalazioni interne di violazioni delle disposizioni


antiriciclaggio da parte di personale dipendente (whistleblowing)
8) segnalazione al ministro dell’economia e delle finanze delle violazioni relative
alla limitazione dell’uso del contante e dei titoli al portatore

9) collaborazione con le autorità di controllo e istituzione di misure di controllo


interno per prevenire e impedire operazioni di riciclaggio

 aggiornamento continuo dell’adeguata verifica

controllo costante nel corso del rapporto per mantenere aggiornato il profilo del
cliente e individuare incongruenze e anomalie: esaminare la complessiva
operatività (rapporti continuativi, operazioni o prestazioni professionali).

l’adeguata verifica della clientela è il nodo essenziale su cui si innesta la strategia


di prevenzione e il suo mancato espletamento pregiudica tutti i presidi successivi

 obbligo di registrazione e conservazione per 10 anni delle informazioni


 rapporti continuativi
1) data di istaurazione
2) punto operativo
3) dati identificativi
4) generalità di delegati ad operare per conto del titolare del rapporto
5) codice del rapporto (se previsto)
6) settore di attività economica del cliente
7) variazioni dei dati mantenendone la storicità
 operazioni pari o sup. a 5.000 euro
1) data dell’operazione
2) causale
3) tipologia di operazione
4) importo operazione
5) mezzi di pagamento
6) dati del soggetto per conto del quale opera
7) valuta dell’operazione
8) luogo di effettuazione dell’operazione
9) numero del rapporto continuativi interessati
10) settore di attività economica del cliente
 prestazioni e rapporti oggetto di registrazione per gli intermediari
1) apertura/chiusura di conti: bancari, di titoli, di libretti di deposito e gestione di
cassette di sicurezza.
2) Custodia e amministrazione di strumenti finanziari anche in forma
“dematerializzata”
3) Concessione di finanziamenti in qualsiasi forma compreso il liasing finanziario
4) Amministrazione di beni
5) Assicurazione privata sulla vita
6) Ogni rapporto fi durata con incarico o mandato
7) Prestazione di servizio di collocamento
8) Emissione/gestione di carte di credito/debito
9) Rapporto connesso alla prestazione di servizi di investimento
10) Relazione negoziale strumentale alla gestione di beni in cui è investito un
patrimonio
11) Prestazione di servizio di gestione collettiva del risparmio.
 Le modalità di conservazione

Le informazioni vanno conservate in formato elettronico o cartaceo, in modo da


prevenire perdite dei dati e delle informazioni e garantire la ricostruzione
dell’operatività del cliente e assicurare l’accesso completo e tempestivo del contenuto
alle autorità di controllo.

I dati e le informazioni devono essere completi, chiari e trasparenti, mantenendo


evidenza della loro storicità.

 Segnalare le operazioni sospette

Le istituzioni finanziarie ove sospettino o abbiano motivi ragionevoli per sospettare


che i fondi siano i proventi di attività criminali o siano collegati ad attività di
finanziamento del terrorismo, devono per legge essere obbligate ad effettuare senza
indugio una segnalazione di operazione sospetta all’unità di informazione finanziaria

Operazione sospetta è quando si ritiene che siano in corso o che siano state
compiute o tentate operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo o che
i fondi provengano da attività criminosa
La segnalazione di operazione sospetta deve essere effettuata all’u.i.f. senza
ritardo, ove possibile prima del compimento dell’operazione, appena l’intermediario
viene a conoscenza degli elementi di sospetto. l’intermediario è anche tenuto ad
astenersi dal compiere l’operazione sospetta finché non ha effettuato la
segnalazione, ciò naturalmente solo quando sia possibile tenuto conto della
normale operatività.
Esempi di motivi di sospetto generici:
- incoerenza dell’operazione con il profilo economico del cliente
- anomalie del profilo soggettivo dell’operazione (natura, attivita’ e localizzazione
territoriale della controparte)
- anomalie dovute all’utilizzo del contante invece del ricorso a disponibilita’ detenute
sul conto intestato al soggetto che opera
- mantenimento di rapporti che appaiono gestiti per conto terzi
 indicatori di anomalia per gli intermediari
- indicatori connessi al cliente (cliente riluttante a fornire le informazioni richieste
o le da’ false, si comporta in modo inusuale rispetto alla normale clientela, effettua
operazioni in contanti di ingente ammontare se ha precedenti penali, effettua
operazioni con paesi a rischio)
- indicatori connessi alle operazioni o ai rapporti (operazioni con configurazione
illogica e svantaggiose per il cliente, non giustificate,inusuali rispetto alla prassi di
mercato, non coerenti – anche per gli strumenti utilizzati – con l’attivita’ svolta o
con il profilo del cliente e operazioni effettuate in nome o a favore di terzi non
giustificati)
- indicatori relativi ai mezzi o alle modalita’ di pagamento (utilizzo di denaro
contante, ricorso a tecniche di frazionamento dell’operazione per fini elusivi,
utilizzo di mezzi di pagamento anomali per la normale operativita’ del cliente)
- indicatori relativi alle operazioni in strumenti finanziari e ai contratti
assicurativi (operazioni con strumenti finanziari incoerenti e non giustificate con
il profilo del cliente, con strumenti finanziari intestabili a terzi ovvero non
dematerializzati o al portatore, polizze assicurative vita incoerenti con il profilo del
cliente ovvero pagamento dei relativi premi in misura ingente)
- indicatori relativi al finanziamento del terrorismo (operazioni che per il
profilo soggettivo di chi le richiede o per le modalita’ di esecuzione appaiono
riconducibili al finanziamento del terrorismo ovvero quelle sospette per modalita’
inusuale di movimentazione a favore di organizzazioni no profit riconducibili al
finanziamento del terrorismo)
 redazione delle segnalazioni di operazioni sospette
1) tempestività della segnalazione e degli scambi di informazioni tra la u.i.f. e i
segnalanti (canale telematico)
2) omogeneità e completezza delle informazioni contenute nella segnalazione,
avuto riguardo alle peculiarità delle varie tipologie di segnalanti e delle
operatività segnalate
3) standardizzazione del contenuto della segnalazione, per consentire un più
agevole accesso e trattamento delle informazioni
4) integrazione tra dati strutturati e documenti elettronici associati ai dati a
corredo della segnalazione
5) sinteticità degli elementi descrittivi nella segnalazione
6) controllo dei dati, per garantire la correttezza e coerenza delle informazioni
7) tutela della riservatezza del segnalante, anche al fine di incentivare la
collaborazione attiva

uif oltre a dare istruzioni pubblicano dei casi di riciclaggio (ricorrenti o sporadici)
creando delle guide pratiche per l’intermediario, sia in fase di segnalazione sia in fase
dei possibili casi di riciclaggio.

 Casi sospetti di riciclaggio per U.I.F.


CASI RICORRENTI
- Sospetti trasferimenti di contante tra imprenditori
- Interposizione di «veicoli» societari esteri per schermare la titolarità effettiva di asset
- Operazioni di «compro oro» connessa all’acquisto di polizze di pegno
- False fatturazioni nel settore dei metalli ferrosi
- Rientro di fondi dall’estero mediante prelievi di contante su carte di credito
- Utilizzo di carte prepagate per possibili frodi nelle fatturazioni
- Frode carosello nei prodotti informatici

CASI EMERGENTI

- Operatività sospetta di una ONLUS


- Uso improprio di trust
- Cessione di rami d’azienda tra società cooperative con possibili finalità di evasine fiscale
- Operatività preordinata a possibili finalità corruttive
- Uso di contratti di affitto di ramo d’azienda per finalità dissimulatorie
- Distrazione di fondi all’estero sotto forma di pagamento di accordi transattivi
- Condotte finanziarie preordinate alla bancarotta fraudolenta

 anomala operativita’ con valute virtuali

La valuta virtuale è una rappresentazione digitale di valore garantendo l’anonimato.

- non emesse da banche centrali ne’ autorita’ pubbliche, utilizzate volontariamente


come mezzo di scambio di beni e servizi soprattutto per il commercio e i giochi on
line
- utilizzate on line tra soggetti operanti anche in stati a rischio di riciclaggio o
finanziamento del terrorismo
- garantiscono l’anonimato di operatori e beneficiari reali
- gli operatori che offrono servizi di pagamento con valute virtuali non devono
rispettare la normativa antiriciclaggio

Questo comporta ad una alto rischio di riciclaggio o finanziamento del terrorismo

gli intermediari che prestano servizi di pagamento connessi con operazioni in valuta
virtuale devono considerare con grande attenzione le anomalie e segnalare
tempestivamente all’u.i.f.

solo se riscontrano lati negativi si avvia la comunicazione

 comunicazioni oggettive - trasmissione alla u.i.f. delle operazioni in contanti ≥a


10.000 euro

gli intermediari devono inviare alla u.i.f. una comunicazione contenente ogni
operazione, anche occasionale, di movimentazione di denaro contante di importo pari
o superiore a 10.000 euro eseguita nel corso del mese solare, anche se realizzata
attraverso più operazioni singolarmente pari o superiori a 1.000 euro da parte dello
stesso cliente o esecutore.

le operazioni non sono sottoposte ad alcuna valutazione sull’eventuale carattere


anomalo o sospetto ai fini dell’invio delle comunicazioni oggettive.
 Obbligo di dotarsi di una organizzazione, procedure e controlli interni per il
contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo (Prov. BANCA D’ITALIA 13
aprile 2018)

definizione e attuazione di strategie, di misure organizzative e procedurali idonee a


evitare il rischio di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo, utilizzando un
sistematico ricorso all’approccio basato sul rischio. Gli intermediari devono definire
una policy che indichi in modo analitico e motivato le scelte (processi, assetto dei
controlli e funzioni aziendali deputate) che in concreto intendono compiere per
adempiere agli obblighi antiriciclaggio.

Gli obbiettivi sono garantiti dall’organo di supervisione strategica, dall’organo di


supervisione di gestione e da quello con funzione di controllo. un efficace assetto
organizzativo antiriciclaggio si basa su un ampio coinvolgimento di tutte le strutture
operative e delle funzioni aziendali.

 Obbligo di dotarsi di una organizzazione, procedure e controlli interni

Responsabile Antiriciclaggio aziendale: competono funzioni complesse, esercitate


trasversalmente su tutta l’operatività dell’intermediario, sia in termini di verifica della
funzionalità delle procedure, strutture e sistemi, sia di supporto e consulenza sulle
scelte gestionali.

Responsabile delle Segnalazioni di Operazioni Sospette deve avere requisiti di


indipendenza, autorevolezza, professionalità ed è obbligato alla riservatezza. l’organo
con funzione di supervisione strategica, sentito l’organo con funzione di controllo, Può
conferire delega a soggetti diversi dal legale rappresentante. Il responsabile delle sos
deve valutare le operazioni sospette delle quali abbia avuto conoscenza in qualunque
modo, anche senza un input di primo livello. Il Responsabile delle SOS ha il compito di
effettuare verifiche, anche a campione, sulla congruità delle valutazioni dell’operatività
della clientela da parte delle strutture che effettuano il primo livello di analisi.

 Obbligo di dotarsi di una organizzazione, procedure e controlli interni


gli intermediari devono realizzare programmi di addestramento e di formazione del
personale sugli obblighi previsti dalla normativa antiriciclaggio perché tutti abbiano
la piena consapevolezza delle sue finalità, dei relativi principi, degli obblighi e delle
responsabilità aziendali.
Al personale a più diretto contatto con la clientela e a quello appartenente alla
funzione antiriciclaggio va assicurata una specifica preparazione, continuamente e
sistematicamente aggiornata, in merito all'evoluzione dei rischi di riciclaggio e agli
schemi tipici delle operazioni finanziarie criminali.
 Procedure per incentivare segnalazioni interne di violazioni delle disposizioni
previste dal decreto da parte di personale dipendente (whistleblowing)
i soggetti obbligati devono predisporre processi per garantire che i dipendenti
possano segnalare, a livello interno, le violazioni delle disposizioni dettate in
funzione di prevenzione del riciclaggio e di finanziamento del terrorismo, attraverso
uno specifico canale anonimo e indipendente, proporzionato alla natura e alla
dimensione del soggetto interessato
 obbligo di comunicazione delle violazioni relative alla limitazione dell’uso del
contante e dei titoli al portatore

gli intermediari devono comunicare al ministero dell’economia e delle finanze, entro


trenta giorni, le infrazioni alle disposizioni relative alle limitazioni all’uso del denaro
contante e dei titoli al portatore di cui hanno notizia

 limitazioni all’uso del contante e dei titoli al portatore

E’ vietato il trasferimento di denaro contante o di libretti di deposito bancari o postali


al portatore o di titoli al portatore in euro o in valuta estera, effettuato a qualsiasi
titolo tra soggetti diversi (persone fisiche o giuridiche), quando il valore oggetto del
trasferimento, e’ complessivamente pari o superiore a 3.000 euro. il trasferimento e’
vietato anche quando e’ effettuato con piu’ pagamenti inferiori alla soglia, che
appaiono artificiosamente frazionati. il trasferimento puo’ avvenire per il tramite di
banche, istituti di moneta elettronica e poste italiane spa, in tali casi il trasferimento
deve avvenire mediante disposizione accettata per iscritto

- gli assegni bancari o postali sono rilasciati muniti della clausola di non
trasferibilita’ e’ possibile richiedere per iscritto il rilascio di tali assegni privi di
tale clausola (imposta di bollo di 1,5 euro per modulo), ma possono essere
trasferiti per importi inferiori a 1.000 euro
- devono recare l’indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario
- gli assegni all’ordine del traente (a me medesimo) possono essere girati per
l’incasso solo ad una banca o a poste italiane spa
- gli assegni circolari, vaglia postali o cambiari soggiacciono alle stesse regole

obbligo di collaborazione con le autorità’ antiriciclaggio e istituzione di misure di


controllo interno per prevenire e impedire la realizzazione di operazioni di
riciclaggio o finanziamento del terrorismo, imponendo un’adeguata formazione dei
dipendenti e dei collaboratori

 il sistema sanzionatorio
sanzioni penali e amministrative finalizzate ad allineare il quadro normativo ai più
recenti orientamenti europei ed internazionali che richiedono ai legislatori nazionali
l’adozione di sistemi sanzionatori basati su misure effettive, proporzionate e
dissuasive, da applicare nei confronti delle persone fisiche e delle persone
giuridiche responsabili delle violazioni, nonché agli organi di controllo degli enti
che, con la loro condotta negligente o omissiva, abbiano agevolato o comunque
reso possibile l’illecito
SET 5 LE POLITICHE DI RACCOLTA
Lezione prof. Vena email: lvena.liuc.it
Tratteremo in questa lezione la raccolta bancaria a titolo di debito.
La politica di raccolta richiede la definizione di una serie di obiettivi di breve,
medio e lungo termine, che vengono realizzati attraverso attraverso una serie di
strumenti:

Politica di raccolta diretta insieme di azioni che la banca intraprende per


comporre la massa passiva dello stato patrimoniale.
L’insieme di azioni mira a degli obbiettivi e per cercarli di raggiungerli la banca
opera delle leve.
Quando la banca compone il passivo (=ossia quando effettua la raccolta di risorse
finanziarie) deve rispettare due equilibri:
1) Eq. Reddituale: fa riferimento che la banca deve costantemente monitorare i
costi e i ricavi per mantenere flussi di cassa positivi. In ottica della banca se
voglio aumentare la massa passiva devo riconoscere un tasso d’interesse
maggiore.
OBBIETTIVO: COSTI =RICAVI

- La raccolta di risorse finanziarie si caratterizza per una curva dei costi marginali
crescenti.
- l’impiego delle risorse invece è caratterizzato da ricavi marginali decrescenti.
Pertanto: la dimensione ottima della raccolta si trova in corrispondenza
dell’equilibrio tra costi marginali della raccolta e ricavi marginali degli impieghi.
2) Eq. Finanziario la banca deve rispondere alle proprie obbligazioni
tempestivamente ed economicamente (=ossia non devo subire perdite). La
banca raccogliere risorse finanziarie sul mercato finanziario attraverso i conti
correnti bancari (questi sono a scadenza a vista quindi chi li deposita può
richiedere le risorse finanziarie e la banca deve soddisfare tempestivamente ed
economicamente).
La banca deve effettuare un ’”ATTIVITA’ DI TRASFORMAZIONE DELLE
SCADENZE”: la durata media della raccolta è inferiore alla durate medie degli
impieghi.
Come la banca riesca a mantenere un equilibrio finanziario sostenibile nel
tempo impone l’analisi di:
 Cause della trasformazione delle scadenze;
- per ricercare profitti maggiori quindi un eq. reddituale.
- Per soddisfare i bisogni della clientela.
 I rischi dell’attività di asset trasforming:
- di liquidità. Ossia far fronte tempestivamente ed economicamente agli impegni
assunti
- di tasso: variano nel corso del tempo
 i modi con cui la banca gestisce tali rischi
 La politica di raccolta

Quando si parla di politica di raccolta spesso si fa riferimento a:

1) gestione del passivo in senso lato, ricomprendendo sia capitale di debito, sia i
mezzi propri;
2) gestione delle sole risorse finanziarie raccolte a titolo di debito.

Più in generale per politica di raccolta si intende l’insieme delle diverse azioni
intraprese dalla banca allo scopo di ottenere il volume e la composizione di risorse
finanziarie idonee allo svolgimento della propria funzione creditizia in condizioni di
equilibrio gestionale

Gli obbiettivi sono:

 Quantitativo: quante risorse andrò a raccogliere. Alle banche conviene aumentare


la massa passiva. I limiti di ciò sono:
- Ridotta propensione al risparmio  riducendo il surplus  minor risorse che la
banca può aggredire.
- Aumento della “cultura finanziaria media” sono in grado di comparare diverse
opportunità di investimento. Solo quando non so come investire le tengo sul conto
corrente.
- Prodotti finanziari sempre più competitivi stretta conseguenza dell’aumento della
“cultura finanziaria media”.

OBBIETTIVO; Aumentare la quantità delle risorse finanziarie

ESEMPIO: Nel mercato ci sono le banche e il pubblico (=suddivide la propria ricchezza


tra moneta legale=contanti e depositi) rispetto la quantità di moneta legale i depositi
sono molto maggiori

D=depositi

p=propensione al pubblico a detenere moneta legale

b= propensione delle banche a detenere moneta legale.


La banca preferirebbe moneta legale =0 ma è obbligata dalla banca centrale di
mantenere almeno il 2% di moneta legale.

MLP= quantità di moneta legale del settore pubblico

PUBBLICO: MLP=p*D (moneta legale settore pubblico)

Le banche devono detenere riserve legali e depositi.

Rispetto i depositi la moneta legale è una percentuale molto bassa.

BANCA: MLB=b*D

q. tot. Di moneta legale nel sistema ML= pD + bD  ML= (p+b)D

da cui si deduce D= ML*(1/(p+b))

Il rapporto 1/p+b è il moltiplicatore dei depositi bancari sono i depositi che si possono
creare da uno stock di moneta legale in circolazione, date la propensione del pubblico
a detenere monera legale (p) e la propensione delle banche a detenere riserve di
moneta legale (b).
p+b è inferiore a uno data la modesta quota elle riserve di moneta legale in
proporzione ai depositi (i depositi bancari sono un multiplo della moneta legale in
circolazione).

Il modo per agire su p e far si che il pubblico sostituisca l’utilizzo della moneta legale
con la moneta bancaria (es pago con il bancomat non con i soldi).

Se p e b sono piccoli  Maggiori depositi bancari

Se ML, p e D non variano, la banca non può aumentar la quantità di depositi della
l’intero sistema, ma questo non significa che una singola banca non può aumentare le
quote perché può aggredire le quote di mercato di un’alta banca (mantenendo la
quota tot. Costante)

ATTIVO =prestiti+ parte di moneta legale

p=D*(1-b) propensione per le banche.

Ipotizzando in modo semplificato, che il bilancio della banca comprenda nell’attivo


soltanto riserve di moneta legale (MLB) e prestiti (P) e nel passivo soltanto depositi
(D), trascurando così gli investimenti in titoli, gli investimenti in partecipazioni e
soprattutto, i mezzi propri ne deriva che:

MLB+P=D sostituendo si ottiene che: D= P/(1-b)  P=ML*((1-b)/(p+b))

(1-b)/(p+b) è il cosiddetto “moltiplicatore del credito” che esprime la quantità di


prestiti che si viene a creare, partendo da un certo livello di moneta legale e date la
propensione del pubblico a detenere moneta legale (p) e la propensione delle banche
a detenere riserve di monera legale (b). il rapporto è superiore a uno, dati i ridotti
calori di p e b, si comprende come i prestti bancari siano un multiplo della moneta
legale in circolazione.

Quindi, si può dedurre che:

1) La dimensione complessiva dei depositi e prestiti bancari in un dato sistema


finanziario dipende dalla quantità di moneta legale in circolazione e dalle
propensioni del pubblico e delle banche a detenere moneta legale.
2) La politica di raccolta e la politica di impiego in prestiti delle banche trovano
nella dimensione complessiva un solo limite alle possibilità di sviluppo che
possono avvenire, a parità di depositi e prestiti, solo attraverso la sottrazione di
quote di mercato ad altre banche.
 Qualitativo: Gli obiettivi qualitativi si propongono di combinare le diverse forme in
cui si articola la raccolta in modo tale da ottenere un passivo che sia il più
possibile:
 stabile nel tempo: affinché la banca non incorra in problemi legati alla gestione
della liquidità e della tesoreria;
 Flessibile adeguarsi al contesto di mercato e al contesto interno

Tanto più è flessibile tanto più è stabile

Se si vuole ridurre i rischi e rendere l’investimento più stabile devo diversificare i


canali di raccolta (depositi vincolati a vista), per area geografica, tipologia
d’investimento o per valuta…
In conclusione la stabilità della raccolta viene aumentata quando la banca:

- induce i singoli clienti a sostituire l’uso di moneta legale con la moneta bancaria;
- estende la propria attività ad un numero elevato di clienti;
- seleziona e combina segmenti di clientela con flussi di cassa che hanno solitamente
segni contrari. Chiusura dei circuiti finanziari= operazioni di segno opposto si
compensano fra di loro.
 Obbiettivo di costo ricavi> costi. Raccogliere risorse finanziarie comporta dei
costi ossia il tasso d’interesse passivo.

Alla raccolta di risorse finanziarie devo valutare:

- Il costo
- I rischi

In termini di costo ciò che interessa alla banca è l’ottimizzazione del trade-off costo-
rischio.

L’intermediario deve prestare massima attenzione alle fonti di rischiosità della massa
passiva, cercando di coniugarle il più possibile con le caratteristiche delle variabili che
si manifestano sulla massa attiva. E’ necessario valutare le ripercussioni sul lato
dell’attivo.

 Obiettivi di customer satisfaction/retention

La banca, nel raccogliere risorse finanziarie, deve instaurare relazioni con la clientela
quanto più durature possibili.

La soddisfazione del cliente determinano di fatto una serie di conseguenze:

- facilita l’aumento dei ricavi da cross-selling;


- riduce l’elasticità della domanda alle condizioni di prezzo;
- riduce i costi di acquisizione della nuova clientela;
- riduce i rischi di perdita dei ricavi per chiusura dei rapporti da parte dei clienti.
 Leve
1) POLITICA DI PRODOTTO:
Definizione. L’insieme delle continue innovazioni e diversificazioni delle
caratteristiche dei prodotti avente il duplice obiettivo di aumentare la propria
clientela, raggiungendo nuovi soggetti, e intensificare i rapporti esistenti. In
realtà i prodotti sono caratterizzati da standardizzazione si può ovviare questo
problema aumentano il numero di rapporti che il cliente intrattiene con la banca
(aumentano gli swiching costs).
L’elevata standardizzazione comporta switching cost ridotti.

 Nell’ambito della politica di differenziazione le banche sono solite fare ricorso a


logiche di bundling: ai depositi vengono affiancati strumenti e servizi accessori.
 Obiettivo: aumentare la customer retention.
- Con1 prodotto, intorno allo 0%;
- Con più di 7 prodotti, intorno al 99%.
2) LEVA DI PREZZO

Definizione. I criteri in base ai quali vengono fissati e/o variati i prezzi sui diversi
strumenti di raccolta.

I prezzi devono essere coerenti con il livello di rischio-liquidità rendimento.

Efficacia per l’ottenimento di un vantaggio competitivo  Debole, in quanto:

- è facilmente imitabile;
- non può essere sostenuta nel lungo periodo.

Può essere utilizzata dalla banca per modificare la composizione del passivo favorendo
(o sfavorendo) una determinata tipologia di strumenti o un determinato strumento.

Un’indagine della Federal Reserve ha messo in luce i fattori che influenzano


maggiormente la leva di prezzo:

1) Tassi di interesse sul mercato all’ingrosso;


2) Strategie di prezzo dei concorrenti;
3) Elasticità della clientela;
4) Andamento nei flussi delle diverse categorie di strumenti di raccolta;
5) Struttura del passivo e grado di trasformazione delle scadenze.

Il pricing degli strumenti di raccolta cambia a seconda che si tratti di:

- passività con funzioni non monetarie. Il prezzo, ovvero il tasso di interesse


riconosciuto, dipende esclusivamente dalla struttura dei tassi presente sul
mercato in quel determinato momento.
- passività con funzioni monetarie. Il prezzo, non più strettamente correlato
all’andamento dei tassi sul mercato, dipende in particolar modo dalla tipologia e
dal numero di servizi che tali passività offrono.

Tipologie di politiche di prezzo:

Politica analitica

- Il cliente riceve una descrizione dettagliata di tutti i prezzi degli strumenti.


- Poco usata per via dello scarso valore commerciale.
- Il cliente solitamente viene confuso dal“tariffario”.
- Non si è facilmente in grado di stimare il costo effettivo del servizio.
ricevo un tariffario di tutti i prezzi con i servizi, non funziona questa politica perché
non tutti i costi sono di immediata comprensione. Per questo motivo si affianca una
politica correlata

Politica correlata

- Utilizzata per le passività con funzioni monetarie.


- In cambio del tasso di interesse riconosciuto sulle somme depositate vengono
offerti gratuitamente alcuni servizi(es.carta di credito; bonifici ecc…).
- Si tratta di una politica con alto valore commerciale.
- Il cliente ha la percezione di ciò che guadagna, ma non ha la percezione di ciò a
cui rinuncia.

Politica condizionale: i prezzi sono condizionati in base a un elemento

- Il prezzo dello strumento è condizionato ad alcuni parametri che determinano la


convenienza dello scambio.

Es. il tasso riconosciuto sulle somme depositate aumenta all’aumentare delle somme
stesse.

- Il prezzo del servizio varia in funzione delle modalità di utilizzo del cliente.

Es. il bonifico ha prezzi diversi a seconda che venga fatto allo sportello, all’ATM o via
internet.

Politica ibrida; Sono combinazioni delle politiche di prezzo precedenti. Spesso sono
prodotti a pacchetti ad hoc per segmenti di clientela specifici.

Politica relazionale: sfrutta le relazioni con il cliente, offre delle condizioni vantaggiose
non connesse con la passività in oggetto.

- I prezzi del servizio sono collegati ai volumi di altri prodotti o servizi


- La banca persegue in tal modo obiettivi di cross-selling, ovvero aumento delle
vendite trasversali.
- Spesso si fa leva sul c/c, fonte principale della relazione con il cliente

3) POLITICA DI DISTRIBUZIONE

Definizione. La combinazione dei diversi canali di vendita dei prodotti e dei servizi
offerti alla clientela.

I canali di vendita utilizzati per espandere la propria cliente la sono:

- Sportelli automatici (ATM)


- Point of sales (POS)
- Canale on-line (con i conseguenti vantaggi di costo e di gestione che comporta)
4) POLITICHE DI COMUNICAZIONE

Definizione. L’insieme dei canali comunicativi utilizzati dalla banca per raggiungere i
propri obiettivi di raccolta.

 Comunicazione commerciale
- Destinatari: clienti.
- Obiettivo: migliorare le relazioni e comunicare il matching dell’offerta bancaria ai
bisogni dei clienti.
 Comunicazione istituzionale
- Destinatari: stakeholder.
- Obiettivo: far conoscere l’impresa, comunicarne il valore e la missione.
 Comunicazione gestionale
- Destinatari: organi di gestione.
- Obiettivo: migliorare i rapporti con gli organi coinvolti nella gestione aziendale.
 Comunicazione economico finanziaria
- Destinatari: finanziatori.
- Obiettivo: migliorare le relazioni con i finanziatori.

La comunicazione commerciale è quella più efficace per comunicare i vantaggi


aggiuntivi e differenziati rispetto all’offerta dei competitor.

Tale leva è efficace:

1) Prima dell’acquisto: per aumentare la clientela;


2) Post-vendita: per consolidare il rapporto e fidelizzare il cliente.

Gli strumenti impiegabili a tale scopo possono essere classificati in:

- pubblicità;
- Promozione delle vendite;
- Pubbliche relazioni;
- Vendita personale;
- Marketing diretto.

Beni e servizi possono essere classificati in:

- SEARCH GOODS: Il cliente è in grado di percepire i vantaggi/svantaggi prima di


consumare il prodotto
- EXPEREANCE GOOD: Posso farmi un’idea delle caratteristiche del prodotto, ma solo
dopo averlo consumato so con certezza le caratteristiche del prodotto
- CREDENCE GOOD: Non riesco a classificare le caratteristiche né prima né dopo
l’utilizzo del prodotto.  qui si classificano i prodotti finanziari, per questo è ancora
più importante l’attività di comunicazione (per attirare l’attenzione del cliente), se
l’investitore una volta acquistato non riesce ancora a capire le caratteristiche è
necessario comunicare a loro che il prodotto a loro scelto è quello che si addice al
loro profilo di investimento
 I SERVIZI D’INVESTIMENTO
 La raccolta indiretta

La raccolta indiretta configura l’insieme di risorse che la banca riceve:

- In custodia e amministrazione
- In gestione per nome e per conto del cliente

Differiscono dalla raccolta diretta in quanto le risorse finanziarie amministrate e/o


gestite:

- Sono strumenti finanziari emessi non dalla banca


- Non determinano la nascita di una posizione debitoria banca- cliente
- Non finanziano l’attività di intermediazione creditizia
- Non vengono contabilizzate in S/P
 Servizi d’investimento
1) SERVIZI DI CUSTODIA E AMMINISTRAZIONE- gestione passiva

I clienti che acquistano strumenti finanziari hanno la necessità di depositarli presso


individui che si occupino della loro custodia e della loro amministrazione.

Il “deposito amministrato” permette pertanto di:

- Incassare eventuali cedole/dividendi;


- Incassare valori di rimborso;
- Esercitare eventuali diritti di opzione;
- Assolvere a gli eventuali obblighi fiscali.
2) SERVIZI DI GESTIONE DELEGATA- gestione attiva

Gli individui che vogliono investire in strumenti finanziari, ma non hanno le


competenze adatte, possono conferire un mandato all’intermediario. L’intermediario si
occuperà quindi di gestire le risorse finanziarie in nome e per conto del cliente ed
entro i limiti stabili dal cliente stesso.

I servizi di gestione attiva si distinguono in:

- Gestione delegata con mandato collettivo


- Gestione delegata con mandato individuale
.
 I servizi di investimento: una panoramica

I servizi di investimento, disciplinati dall’art. 5 del T.U.F. sono:

- Negoziazione per conto proprio;


- Esecuzione di ordini per conto dei clienti;
- Sottoscrizione e/o collocamento con o senza garanzia nei confronti dell’emittente
ovvero con assunzione a fermo;
- Gestione di portafoglio;
- Ricezione e trasmissione di ordini;
- Consulenza in materia di investimenti;
- Gestione di sistemi multilaterali di negoziazione.
 Soggetti abilitati

Lo svolgimento dei servizi di investimento è soggetto a riserva di legge; possono per


tanto essere esercitati da:

- Imprese di investimento e banche, che possono offrire tutta la gamma di servizi.


- Intermediari finanziari ex art.106 Testo Unico Bancario, limitatamente alla
negoziazione per conto proprio, alla esecuzione di ordini per conto dei clienti e ai
servizi di collocamento.
- Società di Gestione di Mercati Regolamentati (SGMR) che, previa autorizzazione,
possono offrire servizi di gestione di sistemi multilaterali di negoziazione.
- SGR e SICAV a cui viene riservato l’esercizio dei servizi di gestione collettiva del
risparmio. Le SGR possono essere inoltre autorizzate all’esercizio di gestione
individuale e di consulenza in materia di investimenti.
 I servizi di negoziazione

NEGOZIAZIONE PER CONTO TERZI: la banca svolge il ruolo di intermediario puro

- servizi di brokeraggio: mette in contatto due soggetti con bisogni opposti. La banca
incassa una commissione solo se l’ordine è positivo. La commissione può essere
fissa o variabile.

N. PER CONTO PROPRIO

- dealing: intermediario che può scegliere se esporre le proprie offerte.


- merket marking: deve continuamente esporre le proprie offerte

i due intermediari guadagnano la differenza tra il prezzo bid e ask.

Il broker guadagna una commissione positiva su ogni posizione.

 Gestione di sistemi multilaterali di negoziazione

È un servizio, alternativo ai mercati regolamentati, che consente l’incontro tra le


proposte in acquisto e in vendita provenienti da diversi operatori.

L’obiettivo è quello di conseguire il c.d. best execution.

Sono ammessi agli scambi tanto gli strumenti negoziati sui mercati regolamentati,
quanto gli strumenti non quotati.

I Multilateral Trading Facilities(MTF)possono essere offerti sia da Società di Gestione


dei Mercati Regolamentati sia da banche e società di investimento.

 I servizi di collocamento e underwriting


L’offerta di strumenti finanziari, che si distingue per la sua importanza in termini di
volumi, necessita di una serie di fasi:

- Definizione delle condizioni di offerta;


- Definizione dei destinatari dell’ offerta;
- Definizione del momento temporale dell’offerta.

Le tre fasi sopra elencate costituiscono la cd. attività di advisoring o di


origination. Tale fase può essere svolta anche da società di consulenza studi legali
ecc.

STRUTTURA DEL SINDACATO DI COLLOCAMENTO


PURO
Emittente (=colui che emette e raccoglie risorse)
contatta il lead manager che si occupa della fase
di organization e svolge il ruolo di capofila nel
sindacato di collocamento

Lead manager deve avere competenze necessarie per disegnare l’intera operazione
quindi può essere una banca d’investimento. Stabilisce il prezzo di collocamento.

Il sindacato di collocamento, il cui capofila è nella maggior parte dei casi lo stesso
advisor, viene utilizzato in quanto:

- Permette di effettuare l’operazione in tempi più contenuti.


- Estende il numero dei potenziali sottoscrittori, favorendo di conseguenza un prezzo
di offerta più elevato.
- Valorizza le capacità distributive dei partecipanti al consorzio.

Il guadagno del sindacato di collocamento è costituito dal cd gross spread

Tipologie di sindacati:

1) Sindacati di puro collocamento. Non prevedono garanzia per l’emittente; gli


intermediari promuovono il titolo assicurando semplicemente il loro massimo
impegno. (gli intermediari si preoccupano di vendere i strumenti finanziari)
2) Sindacati di collocamento e garanzia. Oltre a promuovere gli strumenti
finanziari, gli intermediari si fanno garanti dell’invenduto acquistandolo al
prezzo di offerta. L’accollo dell’invenduto viene disciplinato dal patto consortile e
può seguire il principio della responsabilità individuale o solidale.
3) Sindacati di assunzione a fermo. In tal caso il sindacato sottoscrive l’intera
emissione e, successivamente, vengono collocati sul mercato. Solitamente il
prezzo pagato dal consorzio all’emittente è inferiore del prezzo di offerta che si
realizza sul mercato. L’emittente diversamente dai due precedenti casi, non
deve attendere che abbia fine il collocamento per entrare in possesso dei fondi
raccolti.

Commissioni delle operazioni di collocamento.

1) selling concession: circa la metà (65%) del gross spread, quando al


collocamento viene affiancata la garanzia (in assenza di garanzia). La selling
concession è un compenso di spettanza dei collocatori.
2) management fee: spetta a capofila e manager e rappresenta il 25% (35%)del
gross spread in caso di collocamento con(senza)garanzia.
3) underwriting fee: di competenza dei sottoscrittori, pari alla percentuale residua.

Pricing

La definizione del prezzo di offerta è uno dei momenti più delicati dell’intero
procedimento e può generare problemi di:

- underpricing. Si verifica quando il rendimento offerto è troppo elevato in relazione


alla rischiosità dell’investimento, generando un costo inutile per l’emittente ed
eccessive richieste di sottoscrizione.
- overpricing. Tale problema nasce quando il prezzo degli strumenti è troppo altro,
con la conseguenza che l’emissione non viene sottoscritta per l’intero importo.

Fliping speculazione tra il prezzo di sottoscrizione e quotazione. (può essere percepita


come un over pricing) Per evitare ciò interviene il team manager. Sostenendo il prezzo
degli azionisti.

 I servizi di collocamento
1) pricing
2) collocamento
3) sostegno dei corsi azionari (eventuale)

L’eventuale attività di market-making effettuata a collocamento terminato ha


l’obiettivo contrastare il fenomeno del FLIPPING, ovvero la vendita immediata sul
mercato secondario per realizzare un guadagno immediato.

 I servizi agli investitori

Sia nel caso della gestione che nel caso della distribuzione, gli intermediari sono tenuti
a rispettare il principio della adeguatezza (suitability).

Spesso al criterio di adeguatezza di sostituisce quello di appropriatezza (=Verifica che


il cliente abbia il livello di esperienza e conoscenza necessario per comprendere i rischi
che lo strumento, offerto o richiesto che sia, comporta.)
 Servizio di consulenza
- L’indicazione deve essere svolta a un singolo individuo.
- L’indicazione deve essere rivolta a uno specifico strumento finanziario.

Per consulenza il Testo Unico della Finanza (TUF) intende il fornire ad un cliente
indicazioni personalizzate su un particolare strumento finanziario, su sua iniziativa o
per iniziativa del prestatore del servizio.

Soggetti abilitati:

- Imprese di investimento;
- banche;
- SGR;
- Persone fisiche(exartt.18e18-bisUF).
 I servizi ali investitori: le retrocessioni

Remunerazione della consulenza– la questione retrocessioni.

Vietate dalla direttiva MiFID a meno che non sussistano le tre seguenti condizioni.

- Deve essere prestato un servizio di consulenza.


- Gli inducements devono consentire al cliente di accedere ad un più ampio range di
prodotti.
- il distributore assicura un servizio di assistenza soprattutto post-vendita.

 LA GESTIONE

gestione patrimoniale in fondi


(investimento viene effettuato in via
indiretta investendo in fondi comuni
d’investimento) offre molti vantaggi
come elevato livello di
diversificazione anche con capitali
limitali ed offre economie di scala.

Prediligo una o l’altra a seconda dei costi

Per gestione di portafoglio si intende l’investimento e l’amministrazione di risorse


finanziarie con l’obiettivo di realizzare una combinazione di attività coerente con le
necessità del titolare di fondi.

Tale combinazione di asset garantisce una serie di introiti grazie alla:

- Semplice detenzione delle attività.


- Vendita degli asset.
 il processo (della gestione individuale) di selezione del portafoglio consta
delle seguente fasi:
1) Asset allocation: il gestore scegli il peso relativo delle diverse classi di attività
2) Cherry picking: all’interno di ogni singola asset class si sceglie su quali
strumenti investire (i pezzi migliori).
3) Market timig: momento in cui vado a investire o ad disinvestire sulle attività
4) Exexution: esecuzione di acquisto e/o di vendita dei singoli strumenti finanziari
5) Monitoring: costante rapporto tra i bisogni d’investimento del cliente e le
caratteristiche dell’investimento stesso.

Scuolaeconomia.it

 Interpretazione alternativa del credito di rischio

Costo credito = perdite attese sul finanziamento concesso. Lo rilevo quando vado a
prezzare il finanziamento.

Rischio = perdita inattesa che non ho inglobato nel prezzo che va a diminuire il
capitale proprio.

Rischio di credito (= migration risck)  il debitore è passato da una categoria bassa a


una alta di rischio specifico. Quindi questa è una variabile continua (=non si determina
a seconda se rimborso /non rimborso, ma può variare nel tempo)

Il princing di finanziamento deve considerare tutte le componenti di costo:

- I =tasso di rendimento
- R=Tasso contrattuale

R=[(1 + 𝑖)/(1 − 𝑃𝐷 ∗ 𝐿𝐺𝐷𝑅)]-1

R=[𝐼𝑇𝑅 + 𝐸𝐿𝑅 + 𝐾(𝑅𝑂𝐸 − 𝑇𝐼𝑇) + 𝑂𝐶]/(1-ELR)

costo raccolta -costo atteso - remunerazione capitale -

r deve coprirmi tutte le componenti di costo e consentire di remunerare il capitale


della banca

Componenti di costo:

- Tasso interno di trasferimento(=ITR) costo del denaro per il finanziamento =


prezzo di mercato
FILIARE DI RACCOLTA Il pool di tesoreria presta a ITR (dà soldi) FILIARE
DI IMPIEGO (presta al tasso di mercato guadagna lo spread)  presta alle
imprese
- Costi operativi (OC)
- Expected loss rate (ELR): quanto mi aspetto di perdere per le sofferenze sul mio
portafoglio.
- Quando effettuo a un finanziamento non posso fare riferimento solo al capitale
raccolto, le banche devono avere un (Cap= capitale) Cap/(tot. Attivo pesato per il
rischio)> 8%. La remunerazione data è il return on equity target (=ROE) ossia il
costo del capitale azionario.
K= % richiesta di capitale proprio.

 Valutazione NPL

Come si valuta un finanziamento in default?

1) Stimo EFRR (eXpected final recovery rate)= quello che riuscirò a recuperate
2) T (time to recovery) =Il tempo necessario per il recuperoquesto abbassa il
valore dei crediti
3) DR(NPL discount rate)= tasso di sconto

NPL valie at recongnition =EFRR/(1-DR*T)

Più mi avvicino alla data di recupero il valore del credito tende a salire.

L’incremento di valore lo assorbe il margine d’interesse nello SP (negli interessi attivi).

SET 4:POLITICA DEGLI IMPIEGHI: prop desk e liquidity

 Il portafoglio di proprietà

BANKING BOOK:
- Crediti HTC
- Titoli HTC, HTC.and.SELL-
- Portafoglio di partecipazione
- Portafoglio di liquidità
- Tesoreria

TRADING BOOK: influisce su tesoreria e portafoglio di liquidità.

Il portafoglio di proprietà:
- Natura dell’investimento: investimenti liberi vs investimenti vincolati.
- Per oggetto dell’investimento:
 Strumenti di mercato monetario e di mercato obbligazionario: bond e titoli di
debito
 Azioni e altri strumenti di partecipazione al capitale di rischio, OICR= fondi comuni
 Strumenti derivati e titoli strutturati (=obbligazione che ha una componente
derivativa)
 Strumenti in euro o in valuta
- Per obbiettivo dell’investimento:

 PORTAFOGLIO DI PARTECIPAZIONI: (gestito con operazioni strategiche)


 TRADING BOOK:
1) Market making (compro quando la clientela vuole vendere e vendo quando il
cliente vuole comprare)
2) Dealing (compro titoli perciò ho un’aspettativa di rialzo del loro valore
dell’operazione discrezionale) CON UN’ OTTICA DI INVESTIMENTO
3) Trading: (compro titoli perciò ho un aspettativa di rialzo del loro valore.-
operazione discrezionale)CON UN’OTTINCA DI BREVE PERIODO
4) Arbitraggio.
 BANKING BOOK: (gestito in ottica finanziaria)
1) Investimento
2) Tesoreria
3) Ottica strategica per le partecipazioni
 Struttura e size del portafoglio di proprietà

Determinata dinamicamente sa FATTORI STRUTTURALI:

- Evoluzione della normativa con effetti quali-quantitativi (es. I titoli di stato del
mercato OCSE sono risck free  ti incoraggia a comprare titoli)
- Scelta dei canali di politica monetaria (vincoli di credito, vincoli di portafoglio_ in
Italia non ci sono)
- Evoluzione della natura e del grado di stabilità della raccolta
- Scelta strategica.

FATTORI CONGIUNTURALI

- Obbiettivi del management (primato del credito o calcolo di convenienza?)


- In passato il portafoglio di proprietà era anti-ciclico (in espansione economica
riducevano il portafoglio di titoli).
- composizione e dimensione sono sensibili al ciclo dei mercati finanziari
- composizione dimensione risentono delle tensioni di liquidità
 Il trading book

Il portafoglio di negoziazione deve essere sempre individuabile con certezza perché su


di esso (assieme alle posizioni in cambi e su merci) si calcola il requisito di capitale a
fronte dei rischi di mercato

Al fine di contenere i rischi, la banca, ossia il suo organo di supervisione strategica,


formalizza e aggiorna una strategia per l’attività di negoziazione sotto forma di limiti
all’operatività posti a divisioni, desk e singoli operatori.

Posizioni assunte in contropartita della propria clientela richiedono grande attenzione


per mitigare il rischio di conflitti di interesse e per rispettare il principio «know your
client»

Contribuisce al conto economico della banca alla voce «risultato netto dell’attività di
negoziazione»

 Banking Book

Obbligazioni e titoli di debito:

- Gestione ottimizza i profili di «rischio-rendimento-liquidità-capitale»


- Minus: rendimenti inferiori a quelli dei crediti
- Plus: minori costi di gestione, possibilità di gestione più mirata
- Gestione residuale vs. gestione flessibile – La gestione residuale è propria solo di
piccole banche popolari e cooperative
- Azioni e titoli partecipativi (eccetto controllate-collegate-jv)
 Ricerca di un equity kicker
 recupero crediti (può portare anche al possesso di una controllata)
- OICR
 Finalità di diversificazione, specie su mercati lontani
 Finalità industriali (seed money per hedge fund, private equity,…)
 Portafoglio da partecipazioni (intento strategico)
1) società controllate:
maggioranza diritti di voto o esercizio di influenza dominante grazie a:
o Possiedo il 51% della società
o Patti parasociali, clausole statutarie o contrattuali
o Potere di nominare/rimuovere maggioranza del cda
o Potere di esercitare maggioranza dei diritti di voto in cda
2) società collegate (influenza notevole)
o non riesco a controllare, ma il mio peso è rilevante
o quota azionaria oltre il 20% del capitale
o esercito con le società collegiate per motivi strategici o normativi
3) joint venture (controllo congiunto)
o richiesto consenso unanime dei soci per decisioni strategiche e finaziarie
4) motivato da esigenze normative (sgr, sicav, assicurazioni) o economico-
organizzative
o Focus, segregazione, gestione del personale, ottimizzazione fiscale, flessibilità
gestione

 Le partecipazioni

partecipazioni di natura non finanziaria sono acquistate di solito per l’acquisto crediti.

L’acquisto di partecipazioni in imprese non finanziarie regolato da limiti sul possesso


delle partecipazione:

- limite di concentrazione: 1 partecipazione non può pesare più del 15% del
patrimonio della banca. Non può eccedere il 15% del PV.
- limite complessivo: tutte le partecipazioni non puo eccedere il 60% del PV.
- di separatezza: abolito in Italia. È il limite di partecipazione al capitale della
partecipata.

N.B se i sindacati di collocamento non riescono ad allocare devo tenerlo nel PV 


posso superare tali limiti per un max di 5gg.

 Tesoreria

Dota la banca di liquidità per far fronte di impegni previsti o imprevisti attraverso:

- La costruzione di riserve (asset liquidi o liquidabili subito) libere e vincolate


 Riserva obbligatoria detenute in forza di norme di legge in relazione al
patrimonio della banca. da tutela del risparmio a strumento di politica monetaria
Aggregato * coefficiente; remunerazione; verifica obbligo
Remunerazione =quanto viene pagata la riserva obbligatoria.
 Libere 2 tipi:
# Di prima linea: base monetare e M1=conti attivi di una banca presso le
altre banche
# Di Seconda linea: prontamente liquidabili ma non prontamente spendibili

- Accesso al mercato interbancario in qualità di prenditore di fondi:

 Accesso ai prestiti interbancari si basa sul proprio autonomo merito di credito


 Può prendere forma di Secured Financing (collateralized interbank market)
 Tipi depositi per scadenza: O/N, Tom Next, Spot fino a 12 mesi di scadenza
- Euribor (Tassi interbancari tra le banche con varie scadenze)vs. Eonia
- Rifinanziamento da banca centrale
 Il portafoglio di tesoreria
- È parte del portafoglio del Banking book
- Consiste di titoli dismessi subito e a valore stabile
- UHQLA (unencumbered high quality liguid asset) = titoli che sono nel portafoglio di
tesoreria. Sono titoli senza rischi, che riesco a liquidarli e non hanno vincoli che ne
impediscono l’attività.
 Natura dell’emittente (altro reking può far parte)
 Duration (breve è preferibile)
 Valuta di denominazione (preferibile la mia valuta)
 Facilità di pricing del prodotto
 Saziabilità in BCE
 Capace da fungere da collaterale da tutte le attività finanziarie. Per essere
collaterale in banca centrale è necessario che sia the best reking.
 Importo di emissione: i piccoli tagli non trovano compratori in caso di dismissione
 Liquidità mercato secondari: bid/ask spread (più largo meno liquido, è necessario
che ci sia anche profondità), depth; resilience; immidiacy (=quanto in fratta posso
posizionare la mia posizione)
 Numero di market marker/contributori
 Rifinanziamento presso banca centrale

Creazione della moneta si struttura su:

1) Standing facility: Modi tradizionali per rifinanziare le banche.


- Rifinanziamento di max urgenza chiede alla banca centrale over night. La banca
centrale rifinanzia al margin reflinacing rate (0,25%) TASSO MAX
Si indica con questo termine una generica operazione di finanziamento che implica lo scambio di disponibilità per
una durata non superiore alle 24 ore. Più in particolare, l’overnight rappresenta una forma di deposito
bancario negoziato - tipicamente sul mercato delle eurovalute - per l’impiego o la raccolta di fondi a brevissimo
termine, in cui la transazione ed il relativo regolamento avvengono con valuta lo stesso giorno ed il rimborso è
concordato per la giornata lavorativa successiva, vale a dire a distanza di 24 ore
Il tasso di deposito sula banca centrale (-0,49%) TASSO MIN

Range al quale si possono muovere i tassi interbancari (-0,48% e 1,25%)

- Tasso per rifinanziamenti dietro a un collaterale = main refinacing operation da 2


sett a 1 mese (0%) possono essere concessi:
 Prima crisi: richiesti sotto forma asta le banche che offrivano di più avevano più
soldi.
 Dopo la crisi fino al 2020: finanziamento a rubinetto =il tasso è fisso.
2) Inventate con la crisi del 2008 loand term reflinanging operation.
Si lanciano operazioni a lungo termine per 4 anni. Possono essere in due modi:
1) Ti do i soldi e poi fai l’uso che vuoi LTRO.
2) Ti do i soldi ma ti devi impiegare per finanziare l’economia TARGET T-LTTRO
prevede 4 emissioni trimestrale il tasso d’interesse è basso (dallo 0,4%= se
chiedi liquidità per l’economia allo 0%=la banca prende i soldi dalla banca
centrale e la banca centrale li paga).
I vincoli in generale riguardano la destinazione dei fondi ricevuti.

La banca centrale compra:

- Coverred bond: bond che le banche emettono con la garanzia reale dei mutui che
ha concesso
- Titoli di stati
- ABS security
- PS acquista titoli di stato

Vd. Tabella slide 17

RISCHIO TASSO D’INTERESSE

 Introduzione

Il rischio di interesse E’ il rischio di subire delle perdite ossia i margini di guadagno


si riducono a fronte i oscillazioni di tassi d’interesse.
I rischi si possono suddividere in due categorie:

1) RACCOLTA: (passività) rischio di rifinanziamento. Es. aumento del tasso di una


voce passiva dello stato patrimoniale.
2) ATTIVITA’ BANCARIA: rischio di reinvestimento. Es. a fronte di passività non
scadute, una parte di attività giunge a scadenza e bisogna rinnovare una nuova
attività il rischio principale e che il tasso d’interesse si riducono.

Non allineamento delle scadenze della passività e delle attività principale motivo del
rischio di interesse. Questo potrebbe essere ridotto, limitando la trasformazione delle
scadenze. Una tale strategia comporterebbe comunque una serie di elementi negativi,
tra cui:

- Riduzione significativa della redditività (i tassi sul lungo sono maggiore del breve)
- Mancata copertura totale del rischio (es. stessa scadenza, ma duration diverse)
Es. se si emette zcb a 10 anni e si acquista un coupon bond a 10 anni questo
non dovrebbe essere esposto al rischio, ma un intermediario non è del tutto
immune perché i due strumenti finanziari sono caratterizzati da duration diverse (=
sensibilità dei strumenti finanziari ai tassi d’interesse, significa che strumenti con
duration maggiori sono soggetti a oscillazioni maggiori a varietà dei tassi
d’interesse, questo si valuta sul valore complessivo della banca)
 Misurazione e gestione del rischio di tasso

La misurazione e la gestione del rischio di tasso di interesse avviene attraverso i due


seguenti modelli:

Duration gap utile per valutare, in linea più generale, l’effetto di una variazione dei
tassi sul valore di attività e passività finanziarie. Prospettiva del valore economico
dell’intermediario.

Reprincing gap o maturity gap valuta l’effetto della variazione del tasso d’interesse
sul flusso reddituale della banca (=margine d’interesse interbancario). Prospettiva
degli utili correnti.

E’ necessario distinguere dal lato dell’attivo/passivo tutte quelle attività/passività


sensibili alle variazione dei tassi d’interesse. Scelgo un orizzonte temporale e vado ad
analizzare tutte le mie attività/ passività bancarie in tale periodo. Definisco le
attività/passibilità sensibili, ossia, le attività/ passività soggette alla rinegoziazione del
tasso.

Quindi tale modello prevede, la riclassificazione delle poste dell’attivo e del passivo ad
una certa scadenza, tra:

- Attività sensibili (RSA – Risk Sensitive Assets) e attività non sensibili.


- Passività sensibili (RSL – Risk Sensitive Libilites) e passività non sensibili

N.B. attività e passività sono considerate RSA e RSL se le condizioni di tasso applicate
a tali poste sono rivalutate nell’orizzonte temporale di riferimento.

A scadenza delle passività o attività sono attività sensibili ai tassi le l’attività


successive di rifinanziamento (=passività) e reinvestimento (=attività).

La distinzione tra RSA e RSL consente la misurazione del GAP.

GAP= RSA – RSL


Un aumento (riduzione) dei tassi di interesse comporterà un maggiore (minore)
ricavo sulle attività e un maggiore (minore) costo sulle passività. I due effetti in
parte si compensano tra loro. Per una parte, pari al Gap, l’intermediario rimane
esposto al rischio di tasso. In particolare:

ΔMI = ΔR * Gap

GAP=0 (RSA=RSL) in un determinato intervallo di tempo, la quantità di attività e


passività che vado a rinegoziare e la stessa, effetto nullo sul margine d’interesse (i
tassi salgono percepisco somme maggiori dalle mie attività che vado a rinvestire,
questo è pari, la somma maggiore dalle mie passività che vado a rifinanziare).

GAP>0 (RSA-RSL>0) Si reinveste 100 attività finanziarie, ma le mie passività sono


20. Un GAP positivo comporta, in caso di aumento dei tassi, un aumento del margine
di interesse. I ricavi da interessi attivi aumentano di più dei costi da interessi passivi.

GAP<0 (RSA-RSL) Si reinveste 20 attività finanziarie, ma le mie passività sono


100. Vado a ricevere un delta positivo dalle attività 20 rinegoziate, ma costo
maggiore sulle mie passività 100.
Un gap negativo implica una diminuzione del margine di interesse a fronte di un
aumento dei tassi di interesse in quanto, l’aumento dei costi da interessi passivi
supera l’aumento dei ricavi da interessa attivi.

RIASSUMENDO: Segni concordi tra gap e


tassi d’interesse  effetto positivo sul
margine d’interesse

Tabella: “maturuty gap- esempio”


r= +2%

Orizzonte temporale =3 mesi

- INDIVIDUO RSA a 3 mesi

Liquidità: non riceve tassi d’interesse  non è RSA

BOT(3mesi)= 30  tra tre mesi vado a rinegoziare il tasso d’interesse ( è RSA)

TUTTE LE ALTRE ATTIVITA’ NON LE CONSIDERO

- INDIVIDUO RSL a 3 mesi

Passività a breve, 2 anni  sensibili a i tassi ma non li considero perché il tasso


d’interesse e rinegoziato a scadenza maggiore di tre mesi

Considero: CD a tasso fisso (3 mesi)= 60 e Depositi a vista= 40 (sono RSL)

MI= -70 * 2% = -1,4 euro

Il margine d’interesse si ridurrà di 1,4 euro (se tassi aumentano del 2%)

Se orizzonte a 6 mesi

RSA= 30+35+40

RSL= 40+60

MI= 5+2%=+0.1

L’esposizione al rischio di tasso può essere gestita anche “attivamente”, tentando di


ottenere ricavi aggiuntivi a fronte di politiche più rischiose.

Una politica attiva può prevedere:

Speculazione se mi aspetto
che i tassi d’interesse
aumentano aumento il mio
gap positivo andando a
intervenire sul mio gap in
modo da amplificare il gap
positivo. Allo stesso modo
posso influire su gap negativi

EFFETTO SPREAD:

Finora abbiamo ipotizzato che il tasso di interesse attivo e il tasso di interesse passivo
variano allo stesso modo.

Ciò che può accadere è che tasso attivo e tasso passivo variano in misura differente.

L’effetto spread comporta che, a prescindere dalla variazione dei tassi, se lo spread
aumenta (diminuisce) di conseguenza aumenta (si riduce) il margine di interesse.

I LIMITI DEL MATURITY GAP:

1) Non considera il valore di mercato delle poste in bilancio


2) Ignora i tempi di manifestazione dei flussi all’interno delle scadenze prefissate
3) Non considera i flussi di cassa derivanti da pagamenti anticipati si attività o da
poste non sensibili al tasso
4) Ignora i flussi si cassa sa operazioni fuori bilancio

il risultato dipende dall’intervallo temporale considerato. Ottenendo indicazioni


sbaglite, più l’orizzonte è grande più il maturuty gap non considera la variazione del
tasso d’interesse che possono verificarsi nell’orizzonte temporale. Viene utilizzato
perché è estremamente facile da costruire e da capire e comunque dà un’informazione
di massima.

 Duration gap

Qual è l’effetto di una variazione di tasso d’interesse sul valore di mercato su una
istituzione finanziaria?

A fronte di una variazione dei tassi d’interessi, l’asset subirà una variazione di valore
tanto maggiore quanto maggiore è il valore dell’asset stesso e tanto maggiore quanto
è maggiore la duration.

Il duration gap sfrutta le proprietà e in particolare il significato economico della


duration.

Per variazioni infinetisimali del tasso di interesse, le conseguenti variazioni di valore di


asset possono essere calcolate come:
𝑅
P = -D P
(1+𝑅)
Effetto netto sull’equity (E)

E1= A1-L2 A=attività L=passività

E2= A2-L2

E=A-L

La variazione del valore di mercato del capitale sarà pari a:

K rappresenta una misura dell’indebitamento dell’intermediario, ovvero il rapporto tra


debito e totale delle attività

ΔR che sarà uguale per le attività e le passività.

ΔR
ΔA = −Da ∗ ∗𝐴
1+𝑅

ΔR
ΔL = −Dl ∗ ∗𝐿
1+𝑅
ΔR ΔR
ΔE = −𝐷𝑎 ∗ ∗ 𝐴 − (−𝐷𝑙 ∗ ∗ 𝐿)
1+𝑅 1+𝑅

La variazione del valore di mercato può essere scomposta tra:

- Effetto dovuto al duration gap aggiustato per il leverage


- Effetto dovuto all’ampiezza dello shock sul tasso di interesse
- Effetto dovuto alla dimensione dell’intermediario

LIMITI DURATION GAP:

Nell’utilizzare il modello del duration gap bisogna ricordare che:

1) La comprensione delle duration può essere particolarmente complesso


2) La duration delle poste attive e passive varia costantemente al variare della vita
residua
3) Non si riescono a catturare gli effetti dovuti a shock consistenti del tasso
d’interesse.

SGR E PRODOTTI DEL RISPARMIO GESTITO

 Gli investitori istituzionali

Investitori istituzionali= è un investitore che acquista/ vende strumenti finanziari per


elevati importi e riesce a ottenere vantaggi, ponendosi specifici obbiettivi in termini di
rischio, rendimento e liquidità vs (investitori retail =negoziano pochi strumenti).

Quali caratteristiche li contraddistingue:

- Risk pooling= mettendo insieme un certo nr. di investitori, in questo modo i rischi
di nr. investimenti vengono spalmati su tutti gli investitori minore rischio per un
investitori.
- Diversificazione
- Si ottiene un migliore bilanciamento tra attività e passività
- Sfruttano i vantaggi che derivano dalla negoziazione di volumi importanti  Ec. Di
scala (costi raccolta di info e analisi sono minori), potere contrattuale

Il piccolo investitore delega la gestione delle risorse finanziare al proprietario del


fondo, che gestisce il patrimonio in maniera più efficiente

 Chi sono?
1) Fondi comuni di investimento. Hanno una politica di investimento altamente
regolamentata. Diversamente dai fondi pensione e dalle assicurazioni offrono al
cliente la possibilità di liquidare in ogni momento le proprie quote.
2) Family Office. Gestisce i patrimoni che vengono conferiti dai singoli “ultra High
Net Worth” (solitamente patrimonio superiore a 30 mln di dollari). Accanto ai
family office sono nati i Multi-Family Office, che gestiscono i patrimoni più
modesti conferiti da diversi HNW che non possono da soli supportare i costi legati
alla gestione. I Family Office sono noti in Italia come SIM di consulenza.
3) Fondi pensione. Investono le quote che i lavoratori vi destinano con l’obiettivo di
ottenere un futuro flusso pensionistico. Nei mercati sviluppato sono tra i principali
investitori nel lungo periodo.
4) Compagnie di assicurazione. Sono tipicamente investitori di lungo periodo i quali
investono in diversi modi e sotto varie forme. Quelle più rilevanti riguardano le
assicurazioni sulla vita.
5) Private Equity e Venture Capital. In Italia fondi chiusi. Investono in imprese non
quotate in un’ottica di medio/lungo termine. Il diritto al rimborso delle quote è
riconosciuto a scadenze fisse (se previste) e al termine dell’investimento. Il
capitale gestito è fisso per l’intera durata del fondo.
6) Hedge Funds. Sono fondi comuni di investimento a vocazione altamente
speculativa. Investono in qualsiasi tipo di attività finanziaria e fanno liberamente
ricorso all’uso di strumenti derivati così come della leva finanziaria. L’obiettivo è
realizzare rendimenti positivi indipendentemente dalla direzione del mercato.
 La gestione collettiva del risparmio

Il Testo Unico della Finanza ha riservato agli OICR la gestione collettiva del risparmio.

Gli OICR – Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio – si suddividono in:

 FCI (fondi comuni di investimento): l’investitore sottoscrive la quota del fondo e


diventa creditore nei confronti della società che la gestisce; quindi c’è una
distinzione tra il patrimonio del fondo e quello della società che lo gestisce.
Aperti o chiusi, sono gestiti dalla società di gestione del risparmio.
 SICAV (Società di investimento a capitale variabile) l’investitore diventa azionista
della società, corrispondenza tra il patrimonio della società e dei soldi che si
investe.

SP delle SGR

CE delle SGR

I FONDI COMUNI DI INVESTIMENTO


I FCI sono investitori istituzionali che raccolgono le risorse finanziarie da un vasto
numero di clienti e le investono nelle classi di attività finanziarie definite nel regolamento
con l’obiettivo di ottenere dei ricavi sia per i fondisti che per i gestori.

Gli attori principali coinvolti in un FCI sono:

- i sottoscrittori di quote o fondisti;


- il gestore del fondo;
- la banca depositaria

 LA BANCA DEPOSITARIA
- Svolge un ruolo di garanzia significa che costudisce gli strumenti finanziari del
fondo.
- Costudisce la liquidità del fondo
- Valuta se le azione emesse se superato esegue le operazioni

I vantaggi:

- Intermediazione della liquidità


- Intermediazione dei tagli
- Diversificazione
- Vantaggi in termini di costi
- Competenza professionale

Una società di gestione del risparmio che intenda avviare un FCI dovrà stilarne il
regolamento e il prospetto informativo.

Il regolamento dovrà indicare:

- la denominazione e la durata del fondo;


- le classi di attività finanziarie in cui si intende investire il patrimonio del fondo;
- i soggetti eventualmente coinvolti in fase di collocamento delle quote.

Il Testo Unico della Finanza obbliga le SGR ad indicare nel prospetto informativo di un
FCI:

1) politica di investimento, con particolare riferimento ai tipi di beni in cui è


possibile investire (il cd universo investibile), il benchmark e lo stile di gestione.
2) le modalità di negoziazione delle quote, indicando i costi a carico del fondo e dei
sottoscrittori e le eventuali commissioni.
3) dati storici di rischio e di rendimento del fondo.
o COLLOCAMENTO E VALORE DELLE QUOTE

La SGR promotrice decide il prezzo di una quota (solo in fase di collocamento!!).

Il valore della quota viene quindi calcolato giornalmente calcolando il NAV (Net Asset
Value) = valore complessivo del fondo a prezzi di mercato suddiviso per il numero di
quote in circolazione.

Chi volesse sottoscrivere una quota del fondO potrà farlo ad un prezzo pari al Net
Asset Value.
Il rimborso delle quote ai sottoscrittori che ne fanno richiesta avviene ad un prezzo
pari al Net Asset Value, utilizzando la liquidità del fondo o dismettendo parte del
patrimonio.

o INGRESSO NEL FCI

L’investimento in un FCI e quindi l’acquisto delle quote può avvenire attraverso due
distinte modalità:

1) il versamento di tutte le somme da investire nel fondo, strategia che prende il


nome di Piano di Investimento del Capitale (PIC).
2) il versamento periodico di frazioni del capitale che si intende investire nel fondo,
realizzando quello che si definisce Piano di Accumulo del Capitale (PAC).
 Tipologia di fondi

APERTO:

- Conferiscono al fondista il diritto di disinvestire le proprie quote in qualsiasi


momento.
- conferiscono ad un potenziale nuovo cliente, rispettivamente, possibilità di
investirvi in qualsiasi momento.

Per tali motivi il fondo:

1. presenta una maggiore variabilità del capitale gestito


2. detiene una riserva di liquidità, che può in ogni momento aumentare
disinvestendo parte del portafoglio.

CHIUSI: si caratterizzano per un blocco delle quote, hanno quindi un capitale


fisso. Non è possibile entrare nel fondo e disinvestire in qualsiasi istante temporale.
L’investitore potrà disinvestire solo se troverà un altro investitore che potrà
investire nel fondo chiuso. Dura 10 anni e può essere ritardata max una volta e per
date circostanze.

 FONDI CHIUSI IMMOBILIARI investono prevalentemente in beni immobili


 FONDI CHIUSI MOBILIARI investono in valori mobiliari. es.venture capital, fondi di
private equity

Per la natura stessa dei beni in cui i fondi chiusi investono è facile comprendere come
non sia possibile liquidare parte del patrimonio per smobilizzare una o più quote.

 Fondi comuni d’investimento

Assogestioni classifica i fondi comuni di Investimento in 5 macro categorie, in base


alla proporzione di azioni detenute in portafoglio:

- Fondi monetari investono in titoli del mercato monetario che hanno scadenza
inferiore ai 12 mesi.
- Fondi obbligazionari non investono in azioni, eccezion fatta per gli obbligazionari
misti che vi possono investire fino ad un massimo del 20% del patrimonio.
- Fondi bilanciati investono in azioni tra il 10% e il 90% del portafoglio.
- Fondi azionari investono almeno il 70% del portafoglio in azioni.
- Fondi flessibili non hanno vincoli; possono investire dallo 0% al 100% in azioni.
 Vd Scheda informativa FCI slide 23
 Regole prudenziali dei FCI

Ai FCI aperti, nell’ambito di gestione del patrimonio non è consentito:

1. Concedere prestiti se non attraverso operazioni di:


- pronti contro termine;
- prestito titoli;
- riporto titoli.
2. Effettuare short selling;
3. investire in strumenti emessi dalla SGR;
4. acquistare commodities o certificati che li rappresentano.
 Vincoli comportamentali dei FCI

Relativamente ai vincoli comportamentali a cui devono sottostare i gestori dei fondi


comuni di investimento, si sottolineano:

- l’impossibilità di investire somme superiori del 10% del NAV in strumenti emessi da
un singolo emittente, strumenti derivati e strumenti finanziari non quotati;
- l’obbligo di contrarre prestiti fino ad un massimo del 10% del NAV e soltanto
purché si tratti di prestiti assunti per far fronte ad esigenze di liquidità di breve
periodo.
 Fondi comuni di investimento

In base alla normativa comunitaria, i FCI possono si distinguono tra:

 Armonizzati. Essi sono obbligati a selezionare le attività in cui investire tra quelle
indicate (universo investibile), a rispettare i divieti generali e le norme
prudenziali, limitando in tal modo i rischi gravanti sugli investitori.
 Non armonizzati. Tra questi si rilevano inoltre:
- fondi riservati, a cui è concesso di derogare alle norme prudenziali.
- fondi speculativi, a cui è concesso di derogare tanto alle norme prudenziali
quanto ai divieti generali.
 Focus: Hedge Fund

I fondi speculativi, in virtù dell’assenza di vincoli prudenziali e della possibilità di


derogare ai divieti generali:

- prevedono la quota minima di sottoscrizione iniziale pari a 500.000€,


riservando tale strumento soltanto a categorie di investitori che si presuppone
abbiamo una maggiore cultura finanziaria;
- non possono essere oggetto di sollecitazioni all’investimento, contrariamente
per quanto accade per gli altri OICR che possono essere proposti anche su
iniziativa dell’intermediario.

All’interno della macro-categoria dei fondi speculativi si distingue tra:

o aggressive growth HF: investono in società per le quali si prevede un


incremento degli utili;
o distressed securities: investono in società in stato di crisi;
o event driven: investono in strumenti finanziaria con l’obiettivo di trarre profitto
da eventi di natura societaria (es. ristrutturazioni; acquisizioni);
o dedicated short bias: effettuano prevalentemente vendite allo scoperto;
o technology: investono nel settore dell’elettronica/informatica;
o media/communication: investono prevalentemente nel settore media;
o healthcare: investono nel settore farmaceutico/sanitario;
 Altri FC

le SGR possono istituire inoltre

Fondi a capitale protetto:

- assumono una obbligazione di mezzo ma non di risultato.


- investono la maggior parte del fondo in obbligazione a b/t.
- investono la restante parte in azioni.

Fondi a capitale garantito:

- assumono una obbligazione di risultato e non meramente di mezzi.


- per conseguire il risultato, stipulano un contratto di assicurazione.

Fondi etici

 Benchmark del fondo


Definizione di benchmark. Si tratta di un punto di riferimento oggettivo utilizzato
per valutare la performance del fondo, ovvero un parametro di riferimento della
asset class in cui il fondo investe (es. un indice azionario, obbligazionario ecc…).
Il benchmark:
- Viene formalizzato contrattualmente, essendo indicato nel prospetto del fondo.
- Rappresenta il beta del mercato di riferimento.
- Rappresenta l’obiettivo che il gestore si propone di battere.
- Viene utilizzato per il calcolo della eventuale commissione di incentivo.

CLASSIFICAZIONE SECONDO IL BENCHMARK

Utilizzando il benchmark come criterio di classificazione si è soliti distinguere tra:

 fondi a benchmark, ovvero quelli ancorati ad un parametro di riferimento.


 fondi flessibili, che perseguono un determinato obiettivo sia in termini di rischio
che di rendimento. Tra questi spiccano gli absolute return che offrono il
rendimento di un indice del mercato monetario o del mercato obbligazionario
governativo più un determinato spread, proponendosi in tal modo un obiettivo
mai negativo.
 Classificazione per tipologia di gestione

Una ulteriore classificazione dei fondi comuni di investimento distingue tra:

Fondi comuni a gestione attiva, in cui:

- il gestore del fondo decide di volta in volta quali strumenti finanziari acquistare
e/o vendere.
- gli scostamenti dal benchmark, soprattutto nel breve periodo, sono elevati.
- la gestione libera determina la formazione di performance pure che non
dipendono dal parametro di riferimento (benchmark).

Fondi comuni a gestione passiva, in cui:

- l’obiettivo è quello di offrire ai fondisti il beta del mercato, circostanza che


vincola l’agire del gestore.
- gli scostamenti dal benchmark sono particolarmente contenuti.ù
- le capacità gestionali richieste sono scarse al punto che alcuni fondi passivi
vengono gestiti attraverso algoritmi computerizzati.

Tra i fondi a gestione passiva vi rientrano gli Exchange Traded Funds (ETF) e gli
Exchange Traded Commodities (ETC).

 Focus: ETF

ETF – Exchange Traded Fund. Sono OICR che hanno tratti caratteristici dei fondi
comuni di investimento e degli strumenti finanziari quotati. Si tratta di Fondi Comuni a
gestione passiva il cui obiettivo è quello di replicare un indice finanziario (index fund).
Si distinguono per:

- potere di diversificazione, tipico dei FCI;


- Facile liquidabilità, tipica degli strumenti finanziari quotati, maggiormente
scambiati.

La composizione del portafoglio varia raramente e soltanto al variare della


composizione dell’indice.
Sono negoziati in borsa. In Italia nel segmento ETF Plus di Borsa Italiana.
Il rimborso delle quote non è consentito; il fondista può disinvestire le sue quote
vendendole sul mercato.
Hanno un mercato primario accessibile solo agli investitori istituzionali autorizzati
(authorised participant).
Hanno una commissione di negoziazione fissa e una commissione di gestione molto
contenuta.
La liquidità sugli ETF viene garantita da più soggetti tra cui:
- uno specialist.
- il liquidity provider.
- un’arbitraggista.
La presenza dell’arbitraggista aumenta la liquidità dei titoli, da un lato e, dall’altro,
corregge eventuali misspricing.

ù
 I fondi italiani

Penalizzati dalla normativa” che li vincola al benchmark, i fondi italiani con difficoltà
riescono a polarizzarsi verso l’alpha, limitando le capacità di gestione dei fondi.

L’entrata in vigore della normativa UCITS ha dato alle SGR una maggiore flessibilità,
che soprattutto ultimamente, ha portato allo sviluppo di fondi “flessibili” del tipo
absolute return. La normativa consente ai gestori posizioni lunghe e/o corte in derivati
fino ad un massimo del 100% del Net Asset Value.

 Alpha e Beta

L’alpha è la misura aggiustata per il rischio del ritorno attivo da un investimento.

- viene utilizzata per valutare la performance dei fondi a gestione attiva;


- L’ “alpha di Jensen” è la misura maggiormente utilizzata per valutare l’extra-
rendimento rispetto ad un determinato benchmark.

Il Beta è la misura aggiustata per il rischio del rendimento di una asset class o, più in
generale, di un mercato.

- rappresenta il rendimento di un FCI a gestione passiva;


- nell’investment management è rappresentato dal benchmark del fondo

Investire in un Fondo Comune di Investimento con un alpha positivo significa:

- investire sulla continuità delle capacità gestorie della SGR.


- investire su un fondo comune di investimento che si apprezza anche in
condizioni di mercato piatto (e in alcuni casi negativo!).

Investire in un Fondo Comune di investimento in base al suo beta significa:

- investire su un rialzo del mercato di riferimento;

Considerata la loro diversa natura, la costruzione dell’alpha e del beta implicano


modelli organizzativi e gestori completamente differenti:

- l’alpha è il frutto delle capacità gestorie; un alpha positivo evidenzia la capacità


del gestore di selezionare titoli sottovalutati sulla base della loro rischiosità. La
creazione di alpha è pertato sottoposta ad un limite complessivo che è detto
capacity.
- il beta è il frutto delle capacità organizzative e processi industriali efficienti;

 La tassazione del patrimonio gestito


Il Decreto Legge 66/2014 ha innalzato l’aliquota fiscale applicata ai proventi dei FCI
dal 20% al 26%.

La pratica di tassazione più diffusa è quella sul realizzato. In particolare:

- L’imposta si applica al momento in cui viene realizzato il guadagno, ovvero


nell’istante in cui le quote vengono vendute.
- La banca depositaria funge da sostituto d’imposta trattenendo direttamente
l’ammontare da destinare a fini contributistici.
 I costi de FCI

Partendo dal momento iniziale di un investimento sino a giungere all’istante di realizzo


degli eventuali guadagni si possono distinguere i diversi costi che graveranno
sull’investitori:

Costi di sottoscrizione:

- commissioni di entrata;
- diritti amministrativi.

Costi derivanti dalla gestione:

- commissioni di gestione; -
- commissioni di incentivo.

Costi di riscatto:

- commissioni di uscita.

In base al soggetto su cui gravano i costi, si è soliti distinguerli tra:

- costi diretti, ovvero quei costi che gravano direttamente sul cliente e vengono
sostenuti una tantum (es. commissioni di entrata/uscita; commissioni di
switch);
- costi indiretti, intendendo quei costi che vengono pagati indirettamente dai
fondisti attraverso il patrimonio del fondo (es. commissione di gestione);
 SIM e Investment Banck
Banche di Investimento e Società di Intermediazione Mobiliare (SIM) si
preoccupano di assicurare che il trasferimento di risorse da soggetti in surplus
verso soggetti in deficit avvenga in maniera efficiente.
In genere:
- le banche d’investimento si specializzano nell’attività di emissione,
sottoscrizione e distribuzione di strumenti finanziari.
- le SIM si specializzano nell’acquisto/vendita dei titoli e nell’attività di
intermediazione mobiliare;
 I tre stadi della Banca d’Investimento

1° STADIO – Seconda metà del XIX secolo. Nascita dell’investment banking; attività di
collocamento di strumenti finanziari.

2° STADIO – Primi anni del XX secolo. Espansione dell’investment banking nel settore
del brokering e del market making, e nel settore del private banking.

3° STADIO – Dagli anni ‘30 del XX secolo. Sviluppo dei servizi di corporate financing e
corporate restructuring.
 Attività di SIM e Banche d’Investimento

L’attività delle SIM e delle Banche d’Investimento riguarda in misura prevalente le


seguenti aree.

 Investimento.
- Attività svolta soprattutto dalle SIM.
- Si distinguono politiche attive (private banking) da politiche passive (gestione
standardizzata di portafogli di investitori simili).
- GPM e GPF.
 Attività di collocamento.
 Attività di market making.
 Negoziazione (Trading). Rientrano nell’attività di trading:
- T. di posizione.
- Arbitraggio puro.
- Arbitraggio di rischio.
- Stock Brokerage e brokeraggio elettronico.
 Incorporazioni, acquisizioni e ristrutturazioni finanziarie.
 Private Equity e Venture Capital

Private Equity e Venture Capital identificano l’afflusso di risorse verso imprese con
elevate prospettive di sviluppo, da parte di soggetti specializzati.

 Private Equity. Investimento in imprese già avviate, con l’obiettivo di sostenerne


lo sviluppo.
 Venture Capital. Investimento per l’avvio di imprese che presentano buone
prospettive economiche.

L’Associazione Italiana Private Equity e Venture Capital distingue tra:

- early stage financing. Nella fase iniziale della vita di una impresa;
- expansion financing. A supporto di crescita/sviluppo dell’impresa;
- replacement capital. Per la sostituzione di parte dell’azionariato;
- buy-out. Per il cambiamento totale della proprietà;
- turnaround financing. Per la ristrutturazione di imprese in crisi;
- bridge financing. Per la quotazione della società sui mercati.

I SISTEMI DI PAGAMENTO

 che cosa sono?

Un sistema di pagamento è un insieme di:

- strumenti di pagamento
- standard tecnici
- infrastrutture tecnologiche
- norme
- sistemi di compensazione e pagamento
 a cosa servono?

Un sistema di pagamento ha l’obbiettivo di facilitare la circolazione di risorse


finanziarie.
Sistemi di pagamento efficienti sono pertanto in grado di incidere sul buon
funzionamento dei mercati, assicurando condizioni economiche e affidabili nel
regolamento delle transazioni incentivandone la realizzazione.

Un sistema di pagamento STABILE ed EFFICIENTE è un sistema che assicura il


perseguimento congiunto dei tre seguimenti obbiettivi:

- massimizzazione della velocità con cui il pagamento diventa effettivo.


- Contenimento dei rischi legati all’operazione
- Contenimento di costi

La presenza di trade-off tra rapidità, rischi e costi in un sistema di pagamento obbliga


il sistema ad indicare quali obbiettivi siano prioritari.

 I rischi dei sistemi di pagamento


- Rischio di regolamento: il rischio che le disponibilità non vengano messe a
disposizione del beneficiario, giungano con ritardo o non siano di qualità/quantità
coincidenti con quanto dovuto.
- Rischio di credito: il rischio che la controparte non sia in grado di adempiere alle
proprie obbligazioni né alla scadenza, né dopo.
- Rischio di liquidità: il rischio che la contro parte non sia in grado di far fronte
tempestivamente e regolarmente alla propria obbligazione.
- Rischio operativo: è il rischio dovuto a mancanze dei sistemi informativi, carenze di
gestione, eventi esterni e frodi.
 I rischi dei sistemi di pagamento:
- Rischio di frode: il rischio che un soggetto si appropri indebitamente degli
strumenti di pagamento di un altro soggetto
- Rischio di contraffazione: il rischio che uno strumento di pagamento possa essere
contraffatto
- Rischio sistematico: il rischio che la crisi di un soggetto possa propagarsi a catena
tra i diversi soggetti del sistema.
 Sistemi di pagamento

Struttura, organizzazione e funzionamento dei sistemi di pagamento variano in


funzione del genere monetario che si utilizza per effettuare la transazione.

Pertanto, si è soliti distinguere:

 PAGAMENTO IN MONERA LEGALE:

PAGANTE da soldi al pagato

PAGATO da beni e servizi a pagante

Sistema di pagamento in moneta legale:

- Viene eseguito dagli stessi soggetti che pongono in essere lo scambio


- Il pagante svolge le funzioni di custodia, trasmissione e consegna delle banconote
- Il pagante è liberato delle proprie obbligazioni con il trasferimento delle banconote.
 PAGAMENTO IN MONETA BANCARIA

Sistema di pagamento in moneta bancaria:

- In un pagamento effettuato con moneta bancaria un soggetto debitore, possessore


di c/c, dispone alla propria banca il pagamento delle somme dovute al creditore.
- Il creditore vede accreditare le somme che gli spettano direttamente sotto forma di
moneta bancaria sul suo c/c.
- Si tratta di una forma di pagamento più complessa che si articola in diverse fasi:
1. Il cliente ordina al prestatore di servizi l’avvio della procedura di pagamento.
Ordine di pagamento= credit trasfer, oppure, Ordine di incasso =debit trasfer
1. Il prestatore di servizi elabora le istruzioni per il pagamento attraverso il
circuito di compensazione e regolamento.
2. Azzeramento delle posizioni di debito e credito tra gli intermediari attraverso il
trasferimento di moneta dalla banca centrale.
3. Il regolamento avviene attraverso il trasferimento delle risorse del c/c del
pagante al c/c del pagato.

A fronte dell’ordine di pagamento del cliente si creano delle posizioni di debito/credito


tra gli intermediari coinvolti.

Il pagante dispone il pagamento delle somme da dare, a fronte di questa richiesta il


creditore (colui che offre beni/servizi) si vedrà accreditare i fondi.

Nella banca dell’ordinante e della controparte sorgono delle posizioni di debito/


credito. Il veicolo si scambio utilizzato è il deposito bancario che ciascuna banca
detiene presso la banca centrale.

Le posizioni vengino processate tre modalità:

1) Conti correnti reciproci di corrispondenza: tre i diversi intermediari possono


sorgere diverse obbligazioni (credito o debito). Permette di compensare flussi di
natura opposta soltanto l’eccedenza viene scambiata tra gli intermediari
finanziari. Sono la procedura di regolamento interbancaria più semplice-
Genera problemi di efficienza (trasporto di documenti, contabilizzazione di
diverse posizioni…).
2) Compensazione multilaterale: tutti i partecipanti scambiano info. in merito alle
posizioni di credito/debito al fine di determinare la posizione netta si ciascuno
nei confronti di tutti gli altri.
I saldi sono calcolati su base multilaterale. Ad ogni banca corrisponde quindi un
unico saldo.
La liquidità scambiata si riduce, riducendo di conseguenza i rischi e i costi
dell’operazione.
Rilevazioni contabili più snelle.

Prevede la presenza di due soggetti:

I. Automated Clearing House (ACH), che si occupa di processare le info.


relative ai pagamenti, quindi calcolare i saldi multilaterali che comunica al
settlement agent affinché proceda alla fase di regolamento
II. Agente di regolamento (o settlement agent), che gestisce e, ad intervalli
prefissati, addebita/accredita i conti degli aderenti sulla base delle info, che
derivano dal processo di compensazione.
3) Regolamento lordo

Eliminazione del settlement lag  la fase di scambio delle informazioni e il


regolamento coincidono. Le posizioni credito/debito si estinguono su base
continuativa nel corso della giornata.

I partecipanti regolano le singole operazione movimentando direttamente i conti di


gestione aperti presso la Banca Centrale.

Non è necessaria una compensazione preventiva

 I sistemi di pagamento in Euro

I sistemi di compensazione e regolamento dei pagamenti in Italia si articolano in:

 Sistema TARGET2-Banca d’Italia (principalmente per i pagamenti all’ingrosso)


 Sistemi ancillari:
- Domestici:
BI-comp, per i pagamenti in dettaglio
Express II, per le posizioni in titoli
e-MID, per le operazioni dell’interbancario e in contropartita con la BC
- Internazionali
Euro I, per i pagamenti della clientela
CLS, per le operazioni in scambi
STEP2, per i pagamenti della clientela
 Focus: pagamenti all’ingrosso e al dettaglio

PAGAMENTI ALL’INGROSSO

Le operazioni effettuate sul mercato interbancario, nonché i pagamenti di natura


commerciale, di importo rilevante per i quali ricorrono esigenze di tempestività
nell’esecuzione.

PAGAMENTI AL DETTAGLIO

Operazioni di importo contenuto (≤500.000 euro) generalmente trasmesse in forma


aggregata con regolamento in più cicli giornalieri. In ciascun pagamento al dettaglio -
per il trasferimento dei fondi dal debitore al beneficiario- possiamo individuare:

(i) Una tratta banca-cliente che caratterizza le fasi iniziali (disposizione) e


finali (ricezione) del pagamento
(ii) Una tratta interbancaria per il trasferimento dei fondi dalla banca del
debitore a quello del beneficiario.
 Target 2

Sistema di regolamento lordo in tempo reale

Ogni istruzione di pagamento è regolata singolarmente in moneta di banca centrale

Il sistema di basa su un’unica piattaforma, la Single Shared Platform (SSP), e prevede


che i regolamenti vengono fatti uno per volta in via continuativa

Tutti i pagamenti che coinvolgono l’Eurosistema devono essere effettuati sul sistema
TARGET2
Se l’ordinante non ha fondi a sufficienza sul conto l’ordine di pagamento viene messo
in coda per il successivo regolamento

Aderiscono a TARGET 2 le piazze finanziarie dell’Eurozona e quelle di Danimarca,


Estonia, Lituania e Polonia

Gli operatori devono effettuare obbligatoriamente su TARGET2 tutti i pagamenti che


coinvolgono Eurosistema, i saldi della compensazione dei sistemi all’ingrosso e quelli
dei sistemi ancillari.

 BI-Comp

Bi-Comp è un sistema ancillare domestico che regola i pagamenti al dettaglio


attraverso la compensazione multilaterale.

Il ruolo di Agente di Regolamento viene ricoperto dalla BC.

Fino al completamento della fase di regolamento non c’è certezza del pagamento, con
la conseguenza che lo shock di un singolo si possa propagare a catena tra i diversi
attori (rischio sistemico).

Si articola in due sottosistemi; “recapiti locale” e “dettaglio”.

Nel sottosistema “Recapiti locale” si regolano i pagamenti che prevedono lo scambio di


documenti cartacei (camere di compensazione di Milano e Roma). Nel sottosistema
“Dettaglio” vengono invece regolate le operazioni di pagamento automatizzate. In
ciascun sottosistema vengono calcolati i saldi multilaterali che sono successivamente
utilizzati per determinare il saldo multilaterale complessivo. Il sistemaTARGET2 si
occupa quindi del regolamento.

 Servizi di pagamento e SEPA

Disciplinati dal D.lgs. 11/2010 che ha recepito la Direttiva 2007/64 della CE.
La Payment Services Directive indica i seguenti servizi di pagamento:

- servizi di prelievo e deposito contante su c/c.


- esecuzione di ordini di pagamento.
- emissione e accettazione di strumenti di pagamento.
- servizi di money transfer.
- esecuzione di operazioni di pagamento con consenso del pagatore prestato
per via telematica.

Con la Payment Services Directive il Legislatore comunitario persegue i seguenti


obiettivi:

- aumentare la concorrenza tra gli operatori nei paesi;


- garantire la parità di condizioni di accesso al mercato
- accrescere la trasparenza per gli utilizzatori dei servizi di pagamento;
- standardizzare gli obblighi a carico dei Prestatori di Servizi di
Pagamento(PSP).

L’applicazione della Payment Services Directive (PSD) impone l’utilizzo di strumenti di


pagamento regolati dalla SEPA.

La Single Euro Payments Area è un progetto che ha l’obiettivo di armonizzare la


gestione dei flussi di pagamento dei diversi PSP dell’UE e dell’EFTA.
Gli schema SEPA stabiliscono un livello dei servizi e tempi comuni standard per le
esecuzione delle singole operazioni di pagamento

 SCT (S. Credit Transfer): schema di pagamento interbancario per l’esecuzione di


bonifici in Euro.
 SDD (S. Direct Debit). Schema di pagamento interbancario per gli
addebitidenominatiinEuro.PeripagamentitraimpreseSDD-B2B.
 SCF (S. Cards Framework). Schema di riferimento per la gestione dei pagamenti
con carte.
 SEPA Mobile. Schema per la gestione dei pagamenti effettuati e ricevuti tramite
cellulari.

 PAGAMENTI IN MONETA ELETTRONICA

Le operazioni di monetica sono quei servizi di pagamento che riguardano la gestione


e il trasferimento elettronico di denaro.

Utilizza specifici terminali di accettazione noti come Point of Sale (POS).

PAGAMENTI ELETTRONICI E IN MOBILITA’

Google Wallet. App per smartphone che consente di effettuare pagamenti su internet
o su Point of Sale compatibili. Google wallet si associano carte di credito emesse da
issuer abilitati e/o carte di fedeltà emesse dai merchant.

Square.Disponibile solo in US, è un servizio di pagamento che utilizza una applicazione


scaricabile su smart phone e tablet.

ApplePay. Nuovo sistema elettronico creato da Apple che consente di effettuare


pagamenti

LEZIONE: 30/11/2018

Definizioni di rischio:

1) Dimensione scostamenti delle realizzazioni rispetto al valore medio e quanto più


probabili sono questi scostamenti. Sommatoria p(X1—X)^2
2) Si focalizza sugli spostamenti positivi. Il rischio è la cosa negativa della
distribuzione dei risultati (vd. Campana della distribuzione binomiale).
- Espongo un target minimo irrinunciabile, il rischio è la prob. di mancare quel
target minimo  ho la misura di shothfall probability (no perdo quello che ho)
il rischio è la prob. Che il rendimento sia minore di 0.
- Oppure definisco il rischio come perdita max possibile. Under ordinary
business condition (=ossia definisco ciò che è straordinario, che non possono
essere di guida alle mie decisione decisionale). Definisco quindi l’area di
eventi che non voglio considerare e qual’è la perdita massima che posso
andare a realizzare value at risck.il Value at risck è sempre associato a una
probabilità (ossia la percentuale di confidenza, la percentuali di eventi che
definisco ordinary business condition). Come valutare il rischio?

Under normal business condition per misurare le perdite le misuro:

- Analisi di stress test: analizzo tutto il peggio che può accadere.


- Expected shortfray o conditional var: valore atteso della perdita sub-
ordinatamente al under normal condition (=zona della coda).

Rischio= alea

Alea:

- Intera distribuzione dei risultati considero varianza come misura del rischio
- Coda negativa dei risultati  Under normal business condition (stress test
(=definisco le condizioni di stress vedendo in pasasto le condizioni peggiori in
assoluto, oppure stress test di tipo simultato) o Expected shortfray o
conditional var (=definisco intervallo di confidenza)
Normal business condition (var o shorfatr probalility).

No è suff. Definire alea (=definisce il rischio su una variabile, che entra nella funzione
di utilità o che impatta su questa variabile) ma il rischio è bidimensionale (=oggetto
del rischio e il fattore di rischio)

Fattore di rischio genera una variazione sulla mia variabile che entra nella funzione
di utilità.

Rischio di transazione = la variazione dei tassi di cambio non permette di calcolare il


valore di incasso (cash flow che vado a realizzare). Può essere strategico funzionale.

Rischio di interesse può provocare:

- Variazione margine di interesse


- Valore dell’equity della banca=VA-VP

La misura del rischio d’interesse %P=( -D/(1+y))*y

Esposizione al fattore di rischio = -D/(1+y)

La duration non è la misura del rischio (è la misura di esposizione al rischio)

La duration modificata è la misura dell’esposizione al fattore di rischio (tanto più alta è


tanto più una variazione del fattore di rischio, tanto più impatta sulla varabile che ci
sta a cuore).

Oggetto del rischio da gestire:

1) Capisco i fattori di rischio


2) Misuro la volatilità dei fattori di rischio (vs fattori che ci stanno a cuore)
3) Esposizione ai diversi fattori
4) Per avere una misura complessiva del rischio
 Sistema bancario

Rischi di primo pilatro:


- Rischio di credito
- Rischio di controparte
- Rischio operativo
- Rischi di mercato (tasso, cambio, azionario, commodity)

I rischi di secondo pilastro: sono soggetti al processo di hedden idintification da parte


della banca. Hanno materialità per la banca tra tutti i rischi non di primo pilatro.

I rischi di mercato sono di primo pilastro solo se relativi a componenti dell’attivo del
trading book, altrimenti sono di secondo pilastro. Es il rischio del tasso d’interesse sul
banking book è un rischio di secondo pilatro.

I pilatri si rifanno alla logica sottostante all’approccio di Basilea.

Nella vigilanza prudenziale impongo vincoli operativi per contenere al rischio delle
banche che possono esporsi. Impongo un requisito minimo di capitale:

- 1° pilatro: per legge. Il requisito vale per tutte le banche. (includo tutti i rischi
di primo pilatro)
- 2° pilastro: il requisito è definito da banca per banca dal regolatore bancario.
- 3° pilatro: il requisito è imposto dal mercato. La banca deve dare (piena
diclusure tra rischi, sistema di gestione dei rischi, ammontare di capitale della
banca necessario per assorbire i rischi).

N.B. tra equty e debt varia che il primo non è tassato.

Per la banca Risoluzione (no liquidazione) preserva la stabilità del sistema finanziario e
preservare le funzioni essenziali.

Il capitale che mi permette di preservare la vability è il going concern

Requisiti di capitale che mi permette di preservare la vability

Requisito di leva:
-limita l’ammontare di intermediazione

La banca deve avere flussi di cassa per far fronte a un forte flusso che lo stress di
attività può far fronte nei prox 30gg.

ASF/RSF >100%

ASF= Funding che effettivamente ho

RSF =funding per coprire gli impegni per il lungo termine

Requisity di P2R oltre al vincolo di capitale principale la banca ti aggiunge un ulteriore


capitale vincolo della banca principale

P2G= requisito la qui violazione non è grave

MREL(minim requirement of ownfund and aligebl resures) =impone alle banche di


avere abbastanza capitale di debito

Rise weighted exposures RWE =metrica sul la quale si calcola il requisito di capitale
della banca.

CET 1=assorbe perdite in continuo appena esse insorgono e deve essere pari a
≥4.5%RWE
At1 = azioni con privilegi e titoli subordinati TIR1, sono tutte gli strumente che la
banca raccoglie capitale. Questi devono essere perpetui (no rimborso) e i pagamenti
che questi titoli fanno sono completamente discrezionali. Inoltre devono assorbire le
perdite fino al non superare il limite 4.5%. il triger della conversione non può avvenire
fino al limite CF=5,125%

TIR2CAPITAL= capitale di debito, può essere assorbito in equity al punto di on