Sei sulla pagina 1di 61

ESERCIZI PER IL MIGLIORAMENTO DELLA MOBILITÀ

ARTICOLARE E PER L’ALLUNGAMENTO MUSCOLARE


Testo e disegni di Stelvio Beraldo

ARTICOLAZIONI DELLA CAVIGLIA

Flessioni del piede da stazione eretta con la punta su un rialzo o contro una parete a
gamba tesa.
Con la punta e metatarso di un piede su un opportuno rialzo o contro una parete, sposta avanti
il corpo in modo da flettere al massimo la gamba sul piede.
I muscoli maggiormente interessati sono i flessori plantari (estensori) del piede sulla gamba.

Flessioni del piede da seduto su panca a gamba tesa.


Mantenendo la gamba tesa, afferra con le mani punte e metatarsi del piede ed esercita una
trazione cercando di flettere il piede.
I muscoli maggiormente interessati sono i flessori plantari (estensori) del piede sulla gamba.

Flessioni dei piedi da stazione eretta con le punte su un rialzo a gambe semipiegate.
Con le punte e i metatarsi dei piedi su un rialzo di 6-8 cm., piegati progressivamente sulle
gambe spostando il corpo per avanti-basso in modo da flettere al massimo il piede sulla gamba.
I muscoli maggiormente interessati sono i flessori plantari (estensori) del piede sulla gamba.
Fanno eccezione i Gemelli che, a causa della semiflessione della gamba, si trovano con i capi di
inserzione estremi ravvicinati.

Flessioni del piede da seduto su panca a gamba semiflessa.


Mantenendo la gamba semiflessa, afferra con le mani la punta e il metatarso del piede ed
esercita una trazione cercando di flettere il piede.
I muscoli maggiormente interessati sono i flessori plantari (estensori) del piede sulla gamba.
Fanno eccezione i Gemelli che, a causa della semiflessione della gamba, si trovano con i capi di
inserzione estremi ravvicinati.

Estensioni del piede da seduto su panca a gamba semiflessa.


Mantenendo la gamba semiflessa, afferra con le mani la punta e il metatarso del piede ed
esercita una estensione del piede.
I muscoli maggiormente interessati sono i flessori dorsali (flessori) del piede sulla gamba.
Estensioni del piede da stazione eretta a gamba flessa con una mano alla caviglia.
Mantenendo le cosce allineate, fletti una gamba e afferra con le mani la punta del piede. Quindi
esercita una estensione del piede (flessione plantare).
I muscoli maggiormente interessati sono i flessori dorsali (flessori) del piede sulla gamba.

Estensioni dei piedi da in ginocchio seduto sui talloni.


Col dorso dei piedi a terra, esercita una pressione sulla caviglia col peso del corpo.
I muscoli maggiormente interessati sono i flessori dorsali (flessori) del piede sulla gamba.

Circonduzioni del piede da seduto su panca a gamba semiflessa.


mantenendo la gamba semiflessa, afferra con le mani la punta e il metatarso del piede ed
esercita delle circonduzioni lente nei due sensi di rotazione.
I muscoli maggiormente interessati sono tutti quelli che agiscono nella mobilizzazione del piede
in tutte le direzioni.
Con la gamba semiflessa fanno eccezione i Gemelli che, a causa della semiflessione della gamba,
si trovano con i capi di inserzione estremi ravvicinati.

ARTICOLAZIONE DELL’ANCA

Estensioni delle gambe da busto flesso.


Mantenendo i piedi uniti, fletti il busto piegando leggermente le ginocchia e ponendo le mani
dietro le caviglie. Quindi estendi le ginocchia cercando di mantenere il busto più flesso possibile,
aiutandoti con la pressione delle mani sulle caviglie.
I muscoli maggiormente interessati sono gli estensori delle cosce sul bacino. Sono coinvolti
anche gli estensori del tronco.

Flessioni del busto da ginocchio a terra e arto controlaterale proteso avanti.


Fletti il busto aiutandosi con le mani poste dietro la caviglia.
I muscoli maggiormente interessati sono gli estensori della coscia sul bacino. Sono coinvolti
anche gli estensori del tronco.

Flessioni del busto su una gamba sollevata e in appoggio.


Fletti il busto aiutandoti con le mani poste dietro la caviglia.
I muscoli maggiormente interessati sono gli estensori della coscia sul bacino. Sono coinvolti
anche gli estensori del tronco.
Flessioni di un arto inferiore da supino.
Solleva e fletti un arto aiutandoti con le mani poste dietro la coscia.
I muscoli maggiormente interessati sono gli estensori della coscia sul bacino.
Mantenendo il piede ben flesso vengono interessati anche i muscoli estensori del piede.

Divaricazioni delle cosce da piegamento completo delle gambe.


Con le gambe ben divaricate, spingi con i gomiti sulle cosce cercando di allontanarle il più
possibile verso dietro.
I muscoli maggiormente interessati sono gli adduttori delle cosce sul bacino.

Piegate laterali.
Vai in massima piegata. Per non creare uno stress sulle strutture articolari del ginocchio
dell'arto proteso, rivolgi la punta del piede verso l’alto.
I muscoli maggiormente interessati sono gli adduttori della coscia sul bacino.

Inclinazioni laterali del busto su una gamba sollevata e in appoggio.


Inclina il busto sull’arto sollevato. Per non creare uno stress sulle strutture articolari del
ginocchio proteso, rivolgi la punte del piede verso l’alto.
I muscoli maggiormente interessati sono:
- gli adduttori della coscia sul bacino dell’arto sollevato;
- gli abduttori della coscia sul bacino dell’arto a terra;
- gli inclinatori laterali del tronco.

Divaricate frontali da supino.


Dopo aver afferrato le caviglie, esercita una pressione cercando di divaricare quanto più
possibile le gambe.
I muscoli maggiormente interessati sono gli adduttori delle cosce sul bacino.

Divaricate frontali
Vai in massima divaricata mantenendo le ginocchia in estensione. Aiutati flettendo il busto e
poggiando le mani a terra. Per non creare uno stress sulle strutture articolari delle ginocchia,
rivolgi le punte dei piedi verso l’alto.
I muscoli maggiormente interessati sono gli adduttori delle cosce sul bacino.
Estensioni di una coscia da stazione eretta con una mano alla caviglia.
Afferra la caviglia di un arto inferiore sollevato indietro a gamba flessa. Quindi esercita con la
mano una trazione verso l’alto cercando di estendere al massimo la coscia.
I muscoli maggiormente interessati sono i flessori della coscia sul bacino.

Piegate avanti.
Vai in massima piegata mantenendo l'arto proteso dietro esteso ed estendendo oltre la
verticale anche il busto.
I muscoli maggiormente interessati sono i flessori della coscia sul bacino.
Mantenendo il piede in massima estensione vengono interessati anche i muscoli flessori del
piede.

Estensioni del busto da in ginocchio seduto sui talloni.


Estendi indietro il tronco, se possibile fino a toccare terra con le spalle. Nella discesa e nella
risalita aiutati con gli arti superiori in appoggio a terra.
I muscoli maggiormente interessati sono i flessori delle cosce sul bacino e gli estensori delle
gambe.
Vengono anche interessati i muscoli flessori dei piedi.

Estensioni del busto a terra con un arto avanti in flessione completa e l'arto
controlaterale proteso dietro.
Estendi indietro il tronco.
I muscoli maggiormente interessati sono i flessori delle cosce sul bacino ed estensori dell’arto
proteso dietro.
Inoltre vengono impegnati anche i muscoli flessori della gamba e i flessori del piede posto
avanti.

ARTICOLAZIONI DELLA COLONNA VERTEBRALE


Flessioni del busto da piegamento completo delle gambe.
Mantenendo le cosce parallele, avvicina quanto più possibile le ginocchia al petto aiutandoti con
le braccia poste sulle gambe.
I muscoli maggiormente interessati sono gli estensori del tronco, con particolare riferimento
alla regione lombare.
Vengono interessati anche i muscoli estensori delle cosce, ad eccezione di quelli biarticolari che
trovano inserzione oltre il ginocchio.
Questo esercizio è anche utile per la decompressione discale.

Flessioni del busto da in ginocchio.


Fletti il busto in avanti cercando di toccare terra con le spalle.
I muscoli maggiormente interessati sono gli estensori del tronco, con particolare riferimento
alla regione lombare.
Vengono interessati anche i muscoli estensori delle cosce, ad eccezione di quelli biarticolari che
trovano inserzione oltre il ginocchio.
Questo esercizio è anche utile per la decompressione discale.
Flessioni del busto da seduto su panca.
Mantenendo le cosce parallele, avvicina quanto più possibile le ginocchia al petto aiutandoti con
le braccia poste dietro le gambe.
I muscoli maggiormente interessati sono gli estensori del tronco, con particolare riferimento
alla regione lombare.
Vengono interessati anche i muscoli estensori delle cosce, ad eccezione di quelli biarticolari che
trovano inserzione oltre il ginocchio.
Questo esercizio è anche utile per la decompressione discale.

Flessioni del busto da seduto a terra con le gambe leggermente divaricate e flesse e
mani alle caviglie
Fletti il busto aiutandoti con le braccia poste sotto le ginocchia e mani sulle gambe.
I muscoli maggiormente interessati sono gli estensori del tronco con particolare riferimento alla
regione lombare.
Vengono interessati anche i muscoli estensori delle cosce, ad eccezione di quelli biarticolari che
trovano inserzione oltre il ginocchio.

Flessioni delle cosce e del bacino da supino.


Mantenendo le cosce parallele, avvicina quanto più possibile le ginocchia al petto aiutandoti
con le mani poste sulle gambe, all'altezza delle ginocchia.
I muscoli maggiormente interessati sono gli estensori del tronco, con particolare riferimento
alla regione lombare.
Vengono interessati anche i muscoli estensori delle cosce, ad eccezione di quelli biarticolari che
trovano inserzione oltre il ginocchio.
Questo esercizio è anche utile per la decompressione discale.

Flessioni delle cosce e del bacino da supino fino all'appoggio sul dorso.
Puoi eseguirle con posizione finale a ginocchia distese, a ginocchia flesse (disegno) o con la
rotazione finale del bacino, alternativamente verso destra e verso sinistra.
Esegui una massima flessione degli arti inferiori sollevando il bacino fino a poggiare i piedi oltre
la linea della testa.
I muscoli maggiormente interessati sono gli estensori del tronco in generale, con particolare
riferimento alla regione dorsale.
L'esecuzione a ginocchia flesse attenua la tensione dei muscoli biarticolari estensori delle
cosce.

Inclinazioni laterali del busto da stazione eretta a gambe incrociate.


Inclina il busto lateralmente al massimo dell’articolabilità.
Inizialmente puoi anche eseguirlo senza incrociare le gambe.
I muscoli maggiormente interessati sono gli inclinatori laterali del tronco, che sono anche
estensori, con particolare riferimento alla regione lombare.
Con le gambe incrociate vengono coinvolti anche i muscoli abduttori delle coscia controlaterale
all'inclinazione.

Rotazioni del busto da seduto a terra con una gamba protesa avanti e l'altra flessa.
Ruota il busto aiutandoti con un braccio posto all’esterno della gamba in flessione.
I muscoli maggiormente interessati sono gli estensori e gli inclinatori laterali del tronco.

Estensioni del busto da prono con mani a terra e corpo proteso dietro.
A braccia distese, forma un arco portando quanto più possibile il bacino verso il terreno.
Questo esercizio va evitato in caso di traumi alle vertebre lombari.
I muscoli maggiormente interessati sono i flessori del tronco.
Vengono coinvolti anche i flessori delle cosce sul bacino.
Flesso-inclinazioni, rotazioni e circonduzioni del collo.
Esegui i movimenti del collo su tutti i piani spaziali. Evita le estensioni forzate verso dietro-
laterale.
I muscoli maggiormente interessati sono:
- gli estensori e gli inclinatori del collo nella flesso-inclinazione e nella rotazione;
- tutti i muscoli che mobilizzano il collo nella circonduzione.

ARTICOLAZIONI DELLA SPALLA

Retroposizioni delle braccia da stazione eretta con le mani in appoggio dietro su un


rialzo.
Con le braccia indietro e le mani in appoggio su un opportuno sostegno, lascia cadere il corpo
verso il basso in maniera da accentuare la retroposizione delle braccia.
I muscoli maggiormente interessati sono gli antepositori delle spalle e delle braccia.

Retroposizioni delle braccia da seduto a terra con le mani in appoggio dietro.


Spostati con il corpo in modo da accentuare la retroposizione delle braccia.
I muscoli maggiormente interessati sono gli antepositori delle spalle e delle braccia.

Aperture laterali di un braccio da stazione eretta con la mano in appoggio.


Aiutandoti con l'appoggio della mano ad un punto fisso posto dietro-lateralmente, apri il braccio
quanto più possibile oltrepassando l'allineamento con le spalle.
I muscoli maggiormente interessati sono quelli che antepongono la spalla e che chiudono il
braccio sul piano orizzontale (flessione orizzontale).

Circonduzioni delle braccia con un bastone.


Mantenendo i gomiti sempre estesi, esegui delle circonduzioni fermandoti nella posizione
articolare di maggiore tensione.
Impugna con un passo (distanza delle mani) quanto più stretto possibile.
I muscoli maggiormente interessati sono quelli che retropongono la spalla e che chiudono il
braccio sul piano orizzontale (flessione orizzontale).
Flessioni orizzontali di un braccio da stazione eretta.
Aiutandoti con la mano dell'arto controlaterale, chiudi il braccio in avanti mantenendolo
all'altezza delle spalle.
I muscoli maggiormente interessati sono quelli che retropongono la spalla e che aprono il braccio
e lo portano indietro sul piano orizzontale.

Inclinazioni laterali del busto da stazione eretta con una mano in presa al disopra della
testa.
Con una mano in presa al disopra della testa e i piedi oltre la perpendicolare all'impugnatura,
inclina il busto lateralmente.
I muscoli maggiormente interessati sono gli estensori dell'avambraccio, gli adduttori del braccio
e gli abbassatori della spalla.
Vengono interessati anche i muscoli che flettono il busto lateralmente, soprattutto della regione
lombare.

ARTICOLAZIONI DEL POLSO

Estensioni delle mani e dei polsi da in ginocchio con le palme a terra.


Puoi eseguirle con le dita delle mani verso avanti o verso dietro.
Con le palme delle mani a terra, esegui delle estensioni delle mani spostando il corpo verso la
punta delle dita.
La posizione con palme delle mani verso dietro richiede una buona articolabilità del polso.
I muscoli maggiormente interessati sono i flessori delle dita dei polsi.

Estensioni delle mani e dei polsi con le palme contrapposte.


Puoi eseguirle con le palme delle mani contrapposte o con le mani contro una parete.
Mantieni le dita sempre distese.
I muscoli maggiormente interessati sono i flessori delle dita e dei polsi.
Estensioni di una mano e del polso con l'ausilio dell'altra mano.
Mantieni le dita sempre distese.
I muscoli maggiormente interessati sono i flessori delle dita e del polso.

Flessioni di una mano e del polso con l'ausilio dell'atra mano.


Fletti una mano aiutandoti con l’altra.
I muscoli maggiormente interessati sono gli estensori delle dita e del polso.

Bibliografia: vedi su "Sportraining" a "Per saperne di più".

ESERCIZI PER L’ADDOME


Testo e disegni di Stelvio Beraldo
1) REGIONE ANTERO-LATERALE

ASPETTI DI CINESIOLOGIA DEI MUSCOLI ADDOMINALI

Per localizzare il lavoro e ottenere il massimo impegno muscolare sull’addome:


- avvicina quanto più possibile la gabbia toracica al pube, ovvero i punti estremi di inserzione muscolare;
- mantieni le cosce sempre flesse sul bacino in modo da limitare l'intervento dei muscoli flessori delle cosce (in particolare lo
Psoas iliaco e il Retto anteriore del Quadricipite femorale). In questa posizione i capi estremi di inserzione di questi muscoli
risultano ravvicinati e, quindi, non riescono ad esercitare un’azione utile al movimento (Figure). Tieni anche presente che
l’intervento sistematico del muscolo Psoas iliaco ne può aumentare eccessivamente la tonicità ed accorciamento. Questo può
determinare un anomalo aumento della normale curva lombare (iperlordosi dovuta alla trazione dello Psoas iliaco sulle ultime
vertebre lombari).

Riduzione della tensione dei muscoli flessori della coscia

Nella posizione supina, l’allineamento delle cosce col bacino mette in tensione i muscoli flessori
della cosce, in particolar modo lo Psoas iliaco (PI) che, a causa dell'inserzione prossimale sulle
ultime vertebre lombari, tende a accentuare la lordosi lombare.
Con la flessione delle cosce a circa ai 60° inizia a muoversi il bacino in quanto inizia anche l'azione
dinamica dei muscoli addominali (Ad). Nel contempo si determina un avvicinamento dei capi di
inserzione e, quindi, l’incapacità di intervenire in maniera attiva nel movimento da parte dei
muscoli flessori delle cosce. Tutto questo si evidenzia all'esterno con l'attenuazione della lordosi
lombare.

Come si localizza il lavoro sui muscoli addominali


Il lavoro dinamico dei muscoli addominali inizia quando il bacino comincia a ruotare e termina con
il massimo avvicinamento tra la gabbia toracica ed al pube.
Nella FLESSIONE DEL TORACE SUL BACINO si ottiene:
a) un lavoro dinamico localizzato dei muscoli addominali (a) quando la regione lombare ed i glutei
rimangono a terra e la rotazione avviene intorno alle vertebre lombari;
b) un lavoro statico dei muscoli addominali (Ad) se la rotazione prosegue fino alla posizione
seduta. Il proseguimento dell’azione avviene grazie ai muscoli flessori delle cosce sul bacino,
soprattutto lo Psoas-Iliaco (PI) e Retto anteriore (Re) del Quadricipite femorale.
Nella posizione intermedia, con i lombi sollevati dal suolo, il carico vertebrale lombare è
notevole e raggiunge i 170-180 Kg in una persona di taglia media.

Nella FLESSIONE DEL BACINO SUL TORACE si ottiene un impegno dinamico e localizzato dei
muscoli addominali quando il bacino si solleva e si avvicina il più possibile al torace, facendo perno
sulle vertebre lombari. La posizione di cosce flesse permette di attenuare l’intervento dei muscoli
flessori delle cosce, in particolare dello Psoas-iliaco.
L'utilizzo di un piano inclinato permette di spostare il massimo braccio di leva, quindi il carico
ottimale, su diversi angoli di flessione.

ESERCIZI PER I MUSCOLI DELLA REGIONE ANTERO-LATERALE


DELL’ADDOME

FLESSIONI DEL BACINO SUL TORACE DA SUPINO (leg raise)


(a carico naturale, con cinturini zavorrati o scarpe di ferro)

Principali muscoli
agonisti

- Con le braccia lungo i fianchi e le mani a terra, solleva il bacino dal suolo e avvicinalo
quanto più possibile allo sterno portando le ginocchia al petto.
- Mantieni le cosce in flessione accentuata col bacino anche nella fase di ritorno.

FLESSIONI DEL TORACE SUL BACINO DA SUPINO (sit up o crunch)


Varianti: con le gambe flesse e i piedi a terra (a), con le gambe flesse poggiate su una panca (b) o libere (c), con gli arti tesi
poggiati in alto su una parete (c) .
(a carico naturale, con cinturini zavorrati o disco di ferro)
- Mantieni sempre la regione lombare aderente al suolo e avvicina quanto più possibile Principali muscoli
lo sterno al pube. agonisti
- Per evitare che entrino in tensione anche i muscoli flessori delle cosce sul bacino,
mantieni i piedi liberi o leggermente poggiati.
- La scelta delle diverse posizioni esecutive vede sempre il costante mantenimento
della massima flessione delle cosce sul bacino. In questo modo si accentua l’azione
localizzata dei muscoli addominali e viene limitato l’intervento dei muscoli flessori
delle cosce La variante che prevede i piedi poggiati in alto, su una parete, è la più
efficace in quanto attenua ulteriormente anche la residua tensione del tendine
rotuleo (Retto anteriore del Quadricipite femorale).
- Puoi graduare il carico posizionando le braccia in basso lungo il corpo, sul petto, sulla
testa o in alto. Se utilizzi un peso la posizione ottimale è sul petto.

FLESSO-TORSIONI DEL TORACE SUL BACINO DA SUPINO


Varianti: con le gambe flesse e i piedi a terra (a), con le gambe flesse poggiate su una panca (b) o libere (c), con gli arti tesi
poggiati in alto su una parete (c) .
(a carico naturale, con cinturini zavorrati o disco di ferro)

- E' l'esercizio precedente con la variante di una torsione finale. Principali muscoli
- Le note tecniche sono le stesse. agonisti
- Nella fase finale di flessione-torsione vengono maggiormente impegnati i muscoli
Obliqui.

FLESSIONI DEL TORACE SUL BACINO


(con abdominal machine)

- Nella flessione del torace avvicina al massimo lo Principali muscoli


sterno al pube ("accartocciamento" del busto) e torna agonisti
alla posizione di busto eretto controllando il
movimento.

FLESSIONI SIMULTANEE DEL TORACE E DEL BACINO DA SUPINO (jakknife sit up)
(a carico naturale, con cinturini zavorrati o disco di ferro)
Principali muscoli
agonisti

- Avvicina simultaneamente torace e bacino (ginocchia verso il petto) mantenendo a


contatto con il terreno soltanto la regione lombare e i glutei.
- Puoi graduare il carico posizionando le braccia in basso lungo il corpo, sul petto, sulla
testa o in alto. Se utilizzi un peso la posizione ottimale è sul petto.

FLESSO-TORSIONI SIMULTANEE DEL TORACE E DEL BACINO DA SUPINO


(a carico naturale, con cinturini zavorrati o disco di ferro)

Principali muscoli
agonisti

- E' l'esercizio precedente con la variante di una torsione finale.


- Le note tecniche sono le stesse.
- Nella fase finale di flessione-torsione vengono maggiormente impegnati i muscoli
Obliqui.

FLESSIONI DEL TORACE SUL BACINO DA SUPINO SU PANCA INCLINATA (sit up o


crunch)
(a carico naturale, con cinturini zavorrati o disco di ferro

- Mantenendo la regione lombare e i glutei a Principali muscoli


contatto con la panca, avvicina quanto più agonisti
possibile lo sterno al pube.
- Puoi graduare il carico posizionando le
braccia in basso lungo il corpo, sul petto,
sulla testa, in alto. La posizione ottimale
del peso è sul petto.
- Variando l'inclinazione della panca puoi
spostare su vari angoli dell’escursione
articolare la fase di carico massimo.

FLESSO-TORSIONI DEL TORACE SUL BACINO DA SUPINO SU PANCA INCLINATA


(a carico naturale, con cinturini zavorrati o disco di ferro)

- E' l'esercizio precedente con la variante di Principali muscoli


una torsione finale. agonisti
- Le note tecniche sono le stesse.
- Nella fase finale di flessione-torsione
vengono maggiormente impegnati i muscoli
Obliqui.

FLESSIONI DEL BACINO SUL TORACE DA SUPINO SU PANCA INCLINATA (leg pull in)
(a carico naturale, con cinturini zavorrati o scarpe di ferro)
- Mantenendo le cosce flesse, solleva il bacino dalla Principali muscoli
panca in modo che le ginocchia si avvicinino agonisti
quanto più possibile al petto.
- Puoi graduare il carico variando la flessione delle
gambe.
- Con diverse inclinazioni della panca puoi spostare
su vari angoli dell’escursione articolare la fase di
carico massimo.

FLESSIONI DEL BACINO SUL TORACE SOSPESO ALLA SPALLIERA


(a carico naturale, con cinturini zavorrati o scarpe di ferro)

- Solleva il bacino cercando di arrivare con le ginocchia Principali muscoli


più vicino possibile al petto. agonisti
- Esegui in modo che la linea delle cosce non scenda
sotto il piano orizzontale. Questo permette di
localizzare l’intervento sui muscoli addominali
attenuando l'azione dei muscoli flessori delle cosce.
- Puoi graduare il carico con la flessione più o meno
accentuata delle gambe.

TORSIONI DEL TORACE SUL BACINO (twist)


Varianti: dalla stazione eretta o da seduto su panca.
(a carico naturale, con cinturini zavorrati, manubri o dischi di ferro)

- Mantieni il busto eretto. testa sollevata bacino fermo. Ruota Principali muscoli
solo il torace con spalle e braccia allineate. Nella stazione agonisti
eretta, per bloccare il bacino, poni gli arti inferiori
opportunamente divaricati.
- Ad ogni torsione blocca e riparti sempre con energia, senza
sfruttare il contromovimento passivo.
- Non utilizzare bilancieri sulle spalle, o attrezzi la cui inerzia
può portare ad una esagerata torsione. Questo comporta una
tensione eccessiva delle fibre esterne e centrali dei dischi
intervertebrali lombari con possibile lacerazione delle fibre e a
un aumento notevole della pressione sul nucleo interno del
disco.
- Questo esercizio è mirato ai muscoli Obliqui.

TORSIONI DEL BUSTO DA SEDUTO IN EQUILIBRIO SUL BACINO


(a carico naturale, con cinturini zavorrati, manubri o dischi di ferro)

Principali muscoli
agonisti

- Ad ogni torsione blocca e riparti sempre con energia, cercando di non sfruttare il
contromovimento passivo.
- Puoi graduare il carico agendo sulla flessione, più o meno accentuata, degli
avambracci e delle gambe.

TORSIONI DEL BACINO DA SUPINO A COSCE FLESSE


(a carico naturale, con cinturini zavorrati o scarpe di ferro)
Principali muscoli
agonisti

- Con le braccia in fuori poggiate a terra e le cosce a circa 90° col bacino, esegui in
modo che ad ogni torsione blocchi e riparti sempre con energia, senza sfruttare il
contromovimento passivo.
- Puoi graduare il carico agendo sulla flessione, più o meno accentuata, delle gambe.
- Questo esercizio è particolarmente mirato ai muscoli Obliqui.

TORSIONI DEL BACINO DALLA SOSPENSIONE


(a carico naturale, con cinturini zavorrati o scarpe di ferro)

- Con le cosce flesse, esegui delle torsioni ampie Principali muscoli


bloccando il movimento e ripartendo sempre con agonisti
energia dalla posizione di bacino ruotato, senza
sfruttare il contromovimento passivo.
- Per accentuare l’intervento localizzato dei muscoli
addominali mantieni le cosce flesse al di sopra del piano
orizzontale.
- Puoi graduare il carico agendo sulla flessione, più o
meno accentuata, delle gambe.

2) REGIONE POSTERIORE DELL’ADDOME (lombare)

INCLINAZIONI LATERALI DEL BUSTO DA STAZIONE ERETTA (side bend)


(a carico naturale, con manubrio o cinturini zavorrati)

Principali muscoli agonisti

- Dopo aver disposto i piedi in posizione opportunamente divaricata,


esegui dei movimenti di inclinazione nella maniera più ampia
possibile, mantenendo il bacino bloccato e mobilizzando solo il torace.
- Mantieni il busto eretto e la testa leggermente sollevata.
- Puoi graduare il carico posizionando le braccia in basso lungo il corpo,
sul petto, sulla testa o in alto.

FLESSIONI DEL BUSTO DA DECUBITO LATERALE SU PANCA (lying side bend)


Varianti: mobilizzando il bacino sul torace (a) o mobilizzando torace sul bacino (b).
(a carico naturale o con cintura zavorrata)
- Distenditi sulla panca in modo tale che il movimento si sviluppi Principali muscoli agonisti
intorno alla regione lombare.
- Puoi graduare il carico posizionando le braccia in basso lungo il corpo,
sul petto, sulla testa o in alto. Se utilizzi un peso la posizione più
idonea è sul petto.

FLESSIONI DEL BUSTO DA DECUBITO LATERALE CON BRACCIO IN APPOGGIO SU UNA


PANCA
(a carico naturale, con cinturini zavorrati, disco o scarpe di ferro)

Principali muscoli agonisti

- Parti da corpo allineato, quindi sposta il bacino verso l’alto e verso il


basso utilizzando la massima escursione articolare.

ESTENSIONI DEL BUSTO DA PRONO SU PANCA (hyperextension back)


Varianti: mobilizzando il torace sul bacino (a) o mobilizzando il bacino sul torace (b).
(a carico naturale, con cinturini zavorrati, disco o scarpe di ferro)
- Nella fase di massima estensione non oltrepassare l'allineamento del busto con gli arti inferiori. Un'accentuazione esagerata
dell’arco lombare può causare traumi alle strutture articolari delle vertebre lombari.
- Distenditi sulla panca in modo tale che il movimento si sviluppi intorno alla regione lombare (Figura).
- Puoi graduare il carico posizionando le braccia in basso lungo il corpo, sul petto, sulla testa o in alto. Se utilizzi un peso la
posizione più idonea è sul petto.
- Nella mobilizzazione del bacino sul torace una ridotta azione dinamica viene esercitata anche dai muscoli estensori delle
cosce.

Principali muscoli agonisti


Mobilizzazione del busto Mobilizzazione del bacino

Come si localizza il lavoro sui muscoli posteriori dell’addome

Per localizzazione il lavoro sui muscoli estensori del busto è necessario ruotare intorno alle
vertebre lombari. Il bacino e gli arti inferiori rimangono allineati. Una rotazione intorno
all’articolazione dell’anca, invece, accentua il lavoro sui muscoli estensori delle cosce.
Nella fase di massima estensione non esagerare nell’iperestensione in quanto vengono compresse
le apofisi articolari delle vertebre e viene messo in forte tensione il legamento longitudinale
anteriore.

ESTENSIONI DEL BUSTO


(con torso machine)
Principali muscoli agonisti

- Estendi il busto dopo aver eseguito una flessione accentuata.


- La rotazione sull’articolazione dell’anca fa intervenire dinamicamente
anche i muscoli estensori delle cosce.

Bibliografia: vedi su "Sportraining" a "Per saperne di più".

L'ALLENAMENTO DEI MUSCOLI GLUTEI


Testo e disegni di Stelvio Beraldo

I muscoli Grande, Medio e Piccolo gluteo assumono un ruolo particolare:


- nella locomozione dove insieme agli altri muscoli estensori della coscia
consentono lo spostamento del corpo portando l'arto inferiore verso dietro
(estensione);
- nell'equilibrio del bacino dove insieme ai muscoli flessori del busto
(Addominali antero-laterali) e agli altri estensori delle cosce (Semitendinoso,
Semimenbranoso e Bicipite femorale nel capo lungo) tendono a ruotare il
bacino in retroversione (azione delordosizzante per la colonna lombare). Infatti
si oppongono ai muscoli estensori del busto (Quadrato dei lombi e Spinali) ed
ai flessori delle cosce (Psoas iliaco e Retto anteriore del Quadricipite femorale)
che tendono a far ruotare il bacino in antiversione (azione lordosizzante per la
colonna lombare) (vedi anche la News "L'allenamento dei muscoli addominali
antero-laterali").

Azione dei muscoli Glutei


Grande gluteo:
Estende la coscia sul bacino e
viceversa (a), la adduce (b) e la
ruota esternamente (c)
Medio gluteo:
Abduce (a) e ruota esternamente
la coscia (fasci posteriori) (b)
Piccolo gluteo:
Abduce (a), e ruota la coscia
internamentre (fasci anteriori) (b)
e esternamente (fasci posteriori)
(c)

Muscoli che intervengono nel movimento di estensione della coscia


e modalità di localizzazione del lavoro sul Grande gluteo
Azione principale
- Grande gluteo
- Bicipite femorale (capo lungo)
- Semitendinoso
- Semimembranoso
Azione secondaria
- Grande adduttore
- Piriforme
- Quadrato femorale
La localizzazione del lavoro
sul Grande gluteo si ottiene
estendendo la coscia con la
gamba flessa.
Infatti, in questo modo si
avvicinano i capi estremi di
inserzione dei muscoli
Semitendinoso,
Semimembranoso e Bicipite
femorale (capo lungo) che,
pertanto, agiscono con scarsa
efficacia.

Ulteriori movimenti della coscia che impegnano i Glutei


Abduzione della coscia Adduzione della coscia
Medio gluteo Grande adduttore
Piccolo gluteo Lungo adduttore
Grande gluteo (fasci superiori) Breve adduttore
Tensore della fascia lata Gracile (o Retto interno)
Piriforme Psoas iliaco
Otturatore interno Semitendinoso
Semimembranoso
Grande gluteo (fasci inferiori)
Pettineo
Otturatore esterno
Rotazione esterna della coscia Rotazione interna della coscia
Quadrato femorale Piccolo gluteo (fasci anteriori)
Piriforme Grande adduttore
Otturatore interno Tensore della fascia lata
Otturatore esterno
Grande gluteo
Medio gluteo (fasci posteriori)
Piccolo gluteo (fasci posteriori)
Sartorio
Psoas iliaco

METODI ED ESERCIZI PER ALLENARE IN MANIERA SELETTIVA E


SPECIFICA I MUSCOLI GLUTEI

PARAMETRI DI LAVORO
Intensità Numero di
Numero di
del carico serie per Ritmo di Tempo di
Tipo di ripetizioni
rispetto al ogni esecuzion recupero
stimolo (1) in ogni
massimal allenament e tra le serie
serie (3)
e (2) o
tra le 8-14
completo
FORZA a fluente e
75-65% 5-6 (almeno 3
GENERALE esauriment controllato
minuti)
o
tra le 4-6 a completo
FORZA fluente e
85-80% 5-6 esauriment (almeno 3
MASSIMA controllato
o minuti)
massima
massimo completo
FORZA velocità
60-50% 5-6 sotto i 6-8 (almeno 3
RAPIDA possibile
secondi minuti)
(4)
tra le 18-40
incompleto
FORZA a fluente e
60-40% 4-5 (1-2
RESISTENTE esauriment controllato
minuti)
o
lento e
80-55% tra le 6-18 solitamente
controllato
(varie a incompleto
IPERTROFIA 3-4 soprattutto
fasce di esauriment (40-90
in fase
carico) o massimo secondi)
eccentrica
(1) Il numero di allenamenti settimanali mediamente è di 3 unità.
(2) Le percentuali di carico sono correlate al numero di ripetizioni che si riesce ad
eseguire in una serie portata a "esaurimento". Pertanto non è necessario, anzi
sconsigliato, eseguire test di carico massimale. La percentuale di carico viene identificata
nel modo seguente:
85% = 4-5 rip.; 80% = 6-7 rip.; 75% = 8-9 rip.; 70% = 10-11 rip.; 65% = 12-14
rip.; 60% = 15-16 rip.; 55% = 17-20 rip.; 50% = 21-25;
(3) Per esaurimento si intende l’ultima ripetizione possibile nella singola serie eseguita
correttamente. Nel Bodybuilding questo concetto viene esasperato utilizzando anche varie
strategie di affaticamento.
(4) La fase di "ritorno"del movimento deve comunque essere fluente e controllata.

Esempi di esercizi che coinvolgono massivamente il Grande gluteo


(a carico naturale, cinture zavorrate o macchine)
Localizzazione
del lavoro
Sollevamenti del bacino Effettuare il
Sollevamenti del bacino a gambe flesse da movimento di
a gambe flesse da seduto a terra flessione e di
supino estensione della
coscia più ampio
possibile e
mantenere la
gamba sempre
semiflessa a
circa 90° sulla
coscia.
Principali
Estensioni della coscia interventi
con muscolari
Estensioni della coscia
gluteus machine
da stazione eretta

Esempi di esercizi che coinvolgono anche i Glutei


Slanci delle gambe in
Slanci di una gamba in fuori fuori
da decubito laterale

Slanci di una gamba in fuori Principali interventi


da stazione eretta muscolari
Principali
Slanci di una gamba in dentro interventi
da stazione eretta Slanci delle gambe in muscolari
dentro

Aree Muscolari:

Cliccando sulle aree di interesse dell'imma


sinistra o utilizzando il menù a tendina
soprastante troverete la descrizione dei pri
muscoli corporei di interesse chinesiologico

 origine
 inserzione
 azione
 innervazione
 deficit
Cingolo scapolare

DELTOIDE

Origine fasci anteriori: terzo laterale del margine ant. della superficie sup. della clavicola
Origine fasci medi: margine laterale e superficie sup. dell'acromion
Origine fasci posteriori: margine posteriore della spina della scapola
Inserzione: tuberosità deltoidea dell'omero
Azione: abduce il braccio soprattutto con i fasci medi, mentre quelli ant. e post. agiscono come stabilizzatori.
I fasci anteriori flettono e intraruotano il braccio, i posteriori lo estendono e lo extraruotano
Innervazione: ascellare C5, 6
Deficit: impossibilità di abdurre il braccio. In caso di paralisi anche del sopraspinato tendenza alla
sublussazione della scapolo-omerale, meno marcata se il sopraspinato resta indenne.

SOPRASPINATO

Origine: 2/3 mediali della fossa sopraspinata della scapola


Inserzione: faccetta sup. della grande tuberosità dell'omero e capsula articolare della scapolomerale
Azione: abduce il braccio e fissa la testa dell'omero nella glenoide
Innervazione: soprascapolare C4, 5, 6
Deficit: riduce la stabilità della scapolomerale e predispone all'alterazione dei rapporti della testa dell'omero
con la glenoide.

SOTTOSPINATO

Origine: 2/3 mediali della fossa sottospinata della scapola


Inserzione: faccetta media della grande tuberosità dell'omero e capsula articolare della scapolomerale
Azione: extraruota il braccio e stabilizza la testa dell'omero nella glenoide
Innervazione: soprascapolare C4, 5, 6
Deficit: riduce la forza di rotazione esterna. L'omero è atteggiato in intrarotazione.

PICCOLO ROTONDO

Origine: 2/3 prossimali della superficie posteriore del margine laterale della scapola
Inserzione: faccetta inf. della grande tuberosità dell'omero e capsula articolare della scapolomerale
Azione: extraruota il braccio e stabilizza la testa dell'omero nella glenoide
Innervazione: soprascapolare C4, 5, 6
Deficit: riduce la forza di rotazione esterna. L'omero è atteggiato in intrarotazione.

SOTTOSCAPOLARE
Origine: fossa sottoscapolare della scapola
Inserzione: piccola tuberosità dell'omero ecapsula articolare dell'articolazione scapolomerale
Azione: intraruota il braccio e stabilizza la testa dell'omero nella glenoide durante i movimenti della
scapolomerale
Innervazione: sottoscapolare sup. e inf. C5, 6, 7
Deficit: riduce la forza di rotazione interna e di adduzione del braccio.

GRAN ROTONDO

Origine: faccia posteriore dell'angolo inferiore e terzo inferiore del margine laterale della scapola
Inserzione: cresta sotto la piccola tuberosità dell'omero
Azione: intraruota, adduce e estende il braccio
Innervazione: sottoscapolare inf. C5, 6, 7
Deficit: riduce la forza di rotazione interna e di estensione del braccio.

ELEVATORE DELLA SCAPOLA

Origine: apofisi trasverse delle prime 4 vertebre cervicali


Inserzione: margine mediale della scapola fra l'angolo superiore e la radice della spina
Azione: Origine fissa: eleva la scapola e partecipa alla sua intrarotazione. Inserzione fissa: con azione
unilaterale, ruota e flette il rachide cervicale omolateralmente. Con azione bilaterale può intervenire
nell'estensione del rachide cervicale.
Innervazione: dorsale della scapola C3, 4, 5
Deficit: vedi grande romboide.

GRANDE ROMBOIDE

Origine: apofisi spinose delle vertebre toraciche da D2 a D5


Inserzione: margine mediale della scapola dalla radice della spina all'angolo inferiore
Azione: adduce, eleva e intraruota la scapola
Innervazione: dorsale della scapola C4, 5
Deficit: scapola atteggiata in abduzione e extrarotazione. Adduzione e estensione del braccio ridotte per
insufficiente fissazione della scapola da parte dei romboidi.

PICCOLO ROMBOIDE

Origine: legamento nucale e apofisi spinose delle vertebre da C7 a D1


Inserzione: margine mediale della scapola a livello della radice della spina
Azione: adduce, eleva e intraruota la scapola
Innervazione: dorsale della scapola C4, 5
Deficit: vedi grande romboide.
Estensori del braccio

TRICIPITE BRACHIALE

Origine: capo lungo tuberosità sottoglenoidea della scapola. Capo laterale superfici posteriore e laterale
della metà prossimale della diafisi omerale e setto intermuscolare laterale. Capo mediale 2/3 distali delle
superfici mediale e posteriore dell'omero al di sotto del solco del nervo radiale e setto intermuscolare
mediale.
Inserzione: superficie posteriore dell'olecrano e fascia antibrachiale.
Azione: estende il gomito. Il capo lungo adduce e può intervenire nelle'estensione del braccio.
Innervazione: radiale C6, 7, 8 D1
Deficit: rende impossibile l'estensione dell'avambraccio contro gravità. Difficoltà in attività come raggiungere
uno scaffale posto più in alto del capo, lanciare oggetti, spingere a gomito esteso, usare le stampelle o un
bastone.

ANCONEO

Origine: superficie posteriore dell'epicondilo laterale dell'omero


Inserzione: margine laterale dell'olecrano e 1/4 prossimale della faccia posteriore dell'ulna.
Azione: estende il gomito e può stabilizzare l'ulna durante la pronazione.
Innervazione: radiale C7, 8
Deficit: diminuisce la capacità estensoria dell'avambraccio. Vedi deficit del tricipite brachiale.
Estensori della mano

ESTENSORE RADIALE LUNGO DEL CARPO

Origine: terzo distale della cresta sopracondiloidea laterale dell'omero e setto intermuscolare laterale.
Inserzione: lato radiale della superficie dorsale della base del secondo metacarpo.
Azione: estende e abduce il polso e può intervenire nella flessione del gomito.
Innervazione: radiale C5, 6, 7, 8
Deficit: diminuisce la capacità estensoria del polso. Predispone a una deviazione ulnare della mano.

ESTENSORE RADIALE BREVE DEL CARPO

Origine: epicondilo laterale dell'omero grazie al tendine comune degli estensori, legamento collaterale
radiale del gomito e fascia antibrachiale.
Inserzione: superficie dorsale della base del terzo metacarpo.
Azione: estende e abduce il polso.
Innervazione: radiale C5, 6, 7, 8
Deficit: diminuisce la capacità estensoria del polso. Predispone a una deviazione ulnare della mano.

ESTENSORE ULNARE DEL CARPO

Origine: epicondilo laterale dell'omero grazie al tendine comune degli estensori, margine posteriore dell'ulna
mediante un'aponevrosi e fascia antibrachiale.
Inserzione: lato ulnare alla base del quinto metacarpo.
Azione: estende e adduce il polso.
Innervazione: radiale C6, 7, 8
Deficit: diminuisce la capacità estensoria del polso. Predispone a una deviazione radiale della mano.

ESTENSORE COMUNE DELLE DITA

Origine: faccia posteriore dell'epicondilo omerale.


Inserzione: con quattro tendini destinati alle dita dal 2° al 5°. Ciascun tendine si divide in tre linguette, di cui
la mediale si attacca alla base della seconda falange, mentre le altre due vanno ad inserirsi alla base della
terza falange.
Azione: estende le prime falangi delle ultime quattro dita della mano; secondariamente estende anche le
altre due falangi. Interviene nell'abduzione del 2°, 4° e 5° dito e nell'estensione del polso.
Innervazione: radiale C6, 7, 8
Deficit: diminuisce la capacità estensoria delle falangi prossimali interessate, predisponendole ad un
atteggiamento in flessione. Diminuisce la forza di estensione del polso.

ESTENSORE DELL'INDICE

Origine: faccia posteriore del corpo dell'ulna, membrana interossea.


Inserzione: si unisce al tendine dell'estensore comune delle dita destinato all'indice.
Azione: estende e può addurre l'indice.
Innervazione: radiale C6, 7, 8
Deficit: diminuisce la capacità estensoria dell'indice.

ESTENSORE DEL MIGNOLO

Origine: faccia posteriore dell'epicondilo omerale.


Inserzione: si unisce al tendine dell'estensore comune delle dita destinato al mignolo.
Azione: estende e può abdurre il mignolo.
Innervazione: radiale C6, 7, 8
Deficit: diminuisce la capacità estensoria del mignolo.

ESTENSORE LUNGO DEL POLLICE

Origine: faccia posteriore del corpo dell'ulna, membrana interossea.


Inserzione: faccia dorsale della base della seconda falange del pollice.
Azione: estende la seconda falange del pollice e la trapeziometacarpale. Interviene nell'abduzione e
estensione del polso.
Innervazione: radiale C6, 7, 8
Deficit: diminuisce la capacità estensoria della seconda falange e ne predispone ad una deformità in
flessione.

ESTENSORE BREVE DEL POLLICE

Origine: faccia posteriore del corpo del radio, membrana interossea.


Inserzione: faccia dorsale della base della prima falange del pollice.
Azione: estende la prima falange del pollice e la trapeziometacarpale. Interviene nell'abduzione del polso.
Innervazione: radiale C6, 7, 8
Deficit: diminuisce la capacità estensoria della prima falange e ne predispone ad una deformità in flessione.

ABDUTTORE LUNGO DEL POLLICE

Origine: faccia posteriore del corpo del radio, faccia posteriore del corpo dell'ulna, membrana interossea.
Inserzione: base del primo metacarpo, lateralmente.
Azione: abduce e estende la trapeziometacarpale. Partecipa all'abduzione del polso.
Innervazione: radiale C6, 7, 8
Deficit: diminuisce la forza di abduzione del pollice e del polso.
Intrinseci della mano

FLESSORE BREVE DEL POLLICE

Origine: capo superficiale, retinacolo dei flessori e trapezio. Capo profondo, trapezoide e capitato
Inserzione: lato radiale della base della falange prossimale del pollice e espansione digitale estensoria
Azione: flette le articolazioni metacarpo-falangea e trapezio-metacarpale del pollice. Partecipa
all'opposizione del pollice al mignolo. Può estendere l'interfalangea del pollice mediante la sua inserzione
sull'espansione digitale estensoria
Innervazione: capo superficiale, mediano C6, 7, 8 D1. Capo profondo, ulnare C8 D1
Deficit: riduce la capacità di flettere la falange prossimale. Difficoltà nel tenere fortemente oggetti tra il
pollice e le altre dita. Un deficit marcato predispone a deformità in iperestensione della metacarpofalangea.

OPPONENTE DEL POLLICE


Origine: retinacolo dei flessori e tubercolo del trapezio
Inserzione: margine radiale del primo metacarpo, su tutta la sua lunghezza
Azione: flette e abduce il primo metacarpo e lo intraruota; in questo modo il pollice viene posto in una
posizione tale per cui può venire opposto, mediante una flessione della matacarpo-falangea, alle altre dita
Innervazione: mediano C6, 7, 8 D1
Deficit: ipotrofia dell'eminenza tenar e atteggiamento in estensione e adduzione del primo metacarpo.
Difficoltà nell'impugnare una penna e indebolimento delle prese di forza.

ADDUTTORE DEL POLLICE

Origine: capo obliquo, capitato e base del secondo e terzo metacarpo. Capo trasverso, superficie palmare
del terzo metacarpo
Inserzione: il capo trasverso sul lato ulnare della base della falange prossimale del pollice; il capo obliquo
sull'espansione digitale estensoria
Azione: adduce l'articolazione trapezio-metacarpale, avvicinando il pollice al palmo della mano muovendolo
su un piano perpendicolare a quello del palmo; adduce e coopera a flettere la metacarpo-falangea e
interviene nell'opposizione del pollice al mignolo. può intervenire nell'estensione dell'interfalangea mediante
l'inserzione del capo obliquo sull'espansione estensoria
Innervazione: ulnare C8 D1
Deficit: difficoltà nel serrare fortemente il pollice contro le altre dita a pugno chiuso.

OPPONENTE DEL MIGNOLO

Origine: apofisi unciforme dell'uncinato e retinacolo dei flessori


Inserzione: margine ulnare del quinto metacarpo, su tutta la sua lunghezza
Azione: flette e intraruota di pochi gradi l'articolazione carpo-metacarpica del quinto dito, sollevando il bordo
ulnare della mano in modo tale che i flessori della metacarpo-falangea possano portare il polpastrello del
mignolo a opporsi a quello del pollice. Partecipa a realizzare l'incavamento del palmo della mano
Innervazione: ulnare C7, 8 D1
Deficit: ipotrofia dell'ipotenar e difficoltà nell'opposizione del mignolo al pollice.

FLESSORE DEL MIGNOLO

Origine: apofisi unciforme dell'uncinato e retinacolo dei flessori


Inserzione: lato ulnare della base della falange prossimale del mignolo
Azione: flette la metacarpo-falangea del mignolo e interviene nell'opposizione dello stesso al pollice
Innervazione: ulnare C7, 8 D1
Deficit: riduce la forza di flessione e opposizione del mignolo.

INTEROSSEI DORSALI

Origine: Primo, capo laterale, metà prossimale del margine ulnare del primo metacarpo. Primo, capo
mediale, margine radiale del secondo metacarpo. Secondo, terzo, quarto, superfici adiacenti di due
metacarpi vicini
Inserzione: sull'espansione digitale estensoria e sulla base della falange prossimale, in quest'ordine:
Primo: lato radiale dell'indice soprattutto alla base della prima falange. Secondo: lato radiale del medio.
Terzo: lato ulnare del medio, soprattutto sull'espansione estensoria. Quarto: lato ulnare dell'anulare
Azione: abducono l'indice, il medio e l'anulare rispetto all'asse passante per il terzo dito. Partecipano alla
flessione della metacarpo-falangea e all'estensione delle matacarpo-falangee delle stesse dita. Il primo
interosseo può intervenire nell'adduzione del pollice
Innervazione: ulnare C8 D1
Deficit: riduce la capacità di abduzione del secondo, terzo e quarto dito. Diminuisce la forza di flessione
delle metacarpofalangee e di estensione delle interfalangee delle stesse dita.

INTEROSSEI PALMARI
Origine: Primo, lato ulnare della base del primo metacarpo. Secondo, secondo metacarpo su tutta la
lunghezza del lato ulnare. Terzo, su tutta la lunghezza del lato radiale del quarto metacarpo. Quarto, su tutta
la lunghezza del lato radiale del quinto metacarpo
Inserzione: Soprattutto sull'espansione stensoria del dito corrispondente, con possibile inserzione sulla
base della falange prossimale, in questo modo:
Primo: lato ulnare del pollice. Secondo: lato ulnare dell'indice. Terzo: lato radiale dell'anulare. Quarto: lato
radiale del mignolo
Azione: adducono il pollice, l'indice, l'anulare e il mignolo rispetto all'asse passante per il terzo dito.
Partecipano alla flessione delle metacarpo-falangee e all'estensione delle interfalangee delle stesse dita
Innervazione: ulnare C8 D1
Deficit: riduce la capacità di adduzione del primo, secondo, quarto e quinto dito. Diminuisce la forza di
flessione delle metacarpofalangee e di estensione delle interfalangee delle stesse dita.

LOMBRICALI

Origine: Primo e secondo, margine radilae dei tendini del flessore profondo, rispettivamente dell'indice e del
medio. Terzo, margini adiacenti dei tendini del flessore profondo del medio e dell'anulare. Quarto, margini
adiacenti dei tendini del flessore profondo dell'anulare e del mignolo.
Inserzione: margine radiale dell'espansione estensoria delle dita corrispondenti.
Azione: estendono le articolazioni interfalangee e flettono le metacarpofalangee delle dita dal secondo al
quinto. Estendono le interfalangee anche con le metacarpofalangee estese.
Innervazione: del primo e secondo lombricale, mediano C6, 7, 8 D1. Il terzo e quarto, ulnare C 7,8 D1.
Deficit: deformità ad artiglio della mano.
Cingolo pelvico

GRANDE GLUTEO

Origine: linea glutea posteriore dell'ileo, sacro, coccige, legamento sacrotuberoso, aponevrosi del
sacrospinale e glutea.
Inserzione: fascia lata e tuberosità glutea del femore.
Azione: estende e extraruota la coscia. Può intervenire nell'abduzione con le sue fibre superiori e
nell'adduzione con quelle inferiori.
Innervazione: gluteo inferiore L5, S1, 2.
Deficit: difficoltà nell'alzarsi da seduto, nel salire le scale e se bilaterale notevoli difficoltà nella
deambulazione.

PIRIFORME

Origine: faccia pelvica del sacro e del legamento sacrotuberose, bordo del grande forame ischiatico.
Inserzione: gran trocantere del femore, superiormente.
Azione: extraruota la coscia. Può intervenire nell'abduzione con anca flessa.
Innervazione: plesso sacrale L5, S1, 2.
Deficit: tendenza all'intrarotazione con valgismo del ginocchio.

QUADRATO DEL FEMORE

Origine: superficie laterale della tuberosità ischiatica.


Inserzione: cresta intertrocanterica del femore.
Azione: extraruota la coscia. Può intervenire nell'adduzione.
Innervazione: plesso sacrale L4, 5, S1, 2.
Deficit: tendenza all'intrarotazione con valgismo del ginocchio.

OTTURATORE INTERNO
Origine: faccia pelvica della membrana otturatoria e dell'ischio, bordo del forame otturatorio.
Inserzione: gran trocantere, medialmente.
Azione: extraruota la coscia. Può intervenire nell'abduzione con anca flessa.
Innervazione: plesso sacrale L5, S1, 2.
Deficit: tendenza all'intrarotazione con valgismo del ginocchio.

OTTURATORE ESTERNO

Origine: pube e ramo inferiore dell'ischio. Membrana otturatoria.


Inserzione: fossa trocanterica del femore.
Azione: extraruota la coscia. Può intervenire nell'adduzione.
Innervazione: otturatorio L3, 4.
Deficit: tendenza all'intrarotazione con valgismo del ginocchio.

GEMELLO SUPERIORE

Origine: spina ischiatica, lateralmente.


Inserzione: gran trocantere, medialmente.
Azione: extraruota la coscia. Può intervenire nell'abduzione con anca flessa.
Innervazione: plesso sacrale L5, S1, 2.
Deficit: tendenza all'intrarotazione con valgismo del ginocchio.

GEMELLO INFERIORE

Origine: tuberosità ischiatica, superiormente.


Inserzione: gran trocantere, medialmente.
Azione: extraruota la coscia. Può intervenire nell'abduzione con anca flessa.
Innervazione: plesso sacrale L4, 5, S1, 2.
Deficit: tendenza all'intrarotazione con valgismo del ginocchio.
Ischio crurali

SEMITENDINOSO (ischiocrurale mediale)

Origine: tuberosità ischiatica con un tendine comune al capo lungo del bicipite femorale.
Inserzione: superficie mediale della tibia, prossimalmente.
Azione: flette e intraruota la gamba. Estende la coscia e partecipa alla sua intrarotazione. La potenza totale
dei flessori del ginocchio è di 15 Kgm, cioè poco più di in terzo del loro antagonista, il quadricipite.
Innervazione: ramo tibiale dello sciatico L4, 5 S1, 2
Deficit: diminuzione della forza in flessione del ginocchio. Diminuita stabilità mediale e atteggiamento in
valgo e extrarotazione della tibia rispetto al femore. Un deficit associato a quello degli ischiocrurali laterali
predispone all'iperestensione del ginocchio. Se bilaterale il bacino ruota in avanti con un conseguente
aumento della lordosi lombare. Viceversa la retrazione degli ischiocrurali determina un atteggiamento in
flessione del ginocchio e raddrizzamento della lordosi lombare.

SEMIMEMBRANOSO (ischiocrurale mediale)

Origine: tuberosità ischiatica, lateralmente e prossimalmente all'origine del bicipite femorale e del
simitendinoso.
Inserzione: condilo mediale della tibia, postero-medialmente.
Azione: flette e intraruota la gamba. Estende la coscia e partecipa alla sua intrarotazione. La potenza totale
dei flessori del ginocchio è di 15 Kgm, cioè poco più di in terzo del loro antagonista, il quadricipite.
Innervazione: ramo tibiale dello sciatico L4, 5 S1, 2
Deficit: diminuzione della forza in flessione del ginocchio. Diminuita stabilità mediale e atteggiamento in
valgo e extrarotazione della tibia rispetto al femore. Un deficit associato a quello degli ischiocrurali laterali
predispone all'iperestensione del ginocchio. Se bilaterale il bacino ruota in avanti con un conseguente
aumento della lordosi lombare. Viceversa la retrazione degli ischiocrurali determina un atteggiamento in
flessione del ginocchio e raddrizzamento della lordosi lombare.

BICIPITE FEMORALE (ischiocrurale laterale)

Origine: capo lungo, tuberosità ischiatica, posteriormente e parte inferiore del legamento sacrotuberoso.
Capo breve, linea aspra del femore e linea sopracondiloidea.
Inserzione: testa del perone, lateralmente. Condilo laterale della tibia e parte laterale della fascia profonda
della gamba.
Azione: flette e extraruota la gamba. Il capo lungo estende la coscia e partecipa alla sua extrarotazione. La
potenza totale dei flessori del ginocchio è di 15 Kgm, cioè poco più di in terzo del loro antagonista, il
quadricipite.
Innervazione: capo lungo, ramo tibiale dello sciatico L5 S1, 2, 3 Capo breve, ramo peroneo dello sciatico L5
S1,2
Deficit: diminuzione della forza in flessione del ginocchio. Diminuita stabilità laterale e atteggiamento in varo
sotto carico. Un deficit associato a quello degli ischiocrurali mediali predispone all'iperestensione del
ginocchio. Se bilaterale il bacino ruota in avanti con un conseguente aumento della lordosi lombare.
Viceversa la retrazione degli ischiocrurali determina un atteggiamento in flessione del ginocchio e
raddrizzamento della lordosi lombare.
Flessori della gamba e del piede

SOLEO

Origine: superficie posteriore del terzo prossimale del perone, linea del soleo, terzo medio del margine
mediale della tibia e arcata fibrosa tra tibia e perone.
Inserzione: con il tendine del gastrocnemio sulla superficie posteriore del calcagno.
Azione: flette plantarmente la caviglia.
Innervazione: tibiale L5 S1, 2
Deficit: permette un atteggiamento con piede talo e predispone al piede cavo. La sua retrazione favorisce il
piede equino. Diminuita capacità a sollevarsi sulla punta del piede. Atteggiamento posturale con il corpo
spostato in avanti

GASTROCNEMIO

Origine: capo mediale, condilo mediale del femore, posteriormente, e capsula del ginocchio. Capo laterale,
condilo laterale del femore, posteriormente, e capsula del ginocchio.
Inserzione: superficie posteriore del calcagno.
Azione: flette plantarmente la caviglia e partecipa alla flessione del ginocchio.
Innervazione: tibiale S1, 2
Deficit: permette un atteggiamento con piede talo e predispone al piede cavo. La sua retrazione favorisce il
piede equino. Diminuita capacità a sollevarsi sulla punta del piede. Iperestensione del ginocchio in stazione
eretta.

PLANTARE

Origine: linea sopracondiloidea del femore e adiacente superficie poplitea, legamento popliteo obliquo del
ginocchio.
Inserzione: superficie posteriore del calcagno.
Azione: flette plantarmente la caviglia e partecipa alla flessione del ginocchio.
Innervazione: tibiale L4, 5 S1
Deficit: diminuita capacità a sollevarsi sulla punta del piede.
POPLITEO

Origine: condilo laterale del femore e legamento popliteo obliquo del ginocchio.
Inserzione: faccia posteriore della tibia sopra la linea del soleo, prossimalmente.
Azione: a origine fissa, cioè da scarico con ad esempio il paziente seduto con le gambe sospese, flette e
intraruota la tibia sul femore. A inserzione fissa, cioè sotto carico come ad esempio in piedi, flette e
extraruota il femore sulla tibia. Inoltre rinforza l'apparato legamento posteriore del ginocchio.
Innervazione: tibiale L4, 5 S1
Deficit: predispone all'iperestensione del ginocchio e all'extrarotazione della gamba. Spesso il deficit del
popliteo è associato a una prevalenza degli ischiocrurali laterali su quelli mediali.

TIBIALE POSTERIORE

Origine: superficie laterale della tibia, superficie mediale del perone, membrana interossea e setti muscolari.
Inserzione: scafoide, calcagno, i tre cuneiformi, il cuboide e la base del 2°, 3° e 4° metatarso.
Azione: supina il piede e flette (flessione plantare) la caviglia.
Innervazione: tibiale L4, 5 S1
Deficit: diminuita capacità di flettere e supinare il piede. Difficoltà nell'alzarsi in punta di piedi. Tendenza
all'eversione.

PERONEO LUNGO

Origine: condilo laterale della tibia e superficie laterale del perone, prossimalmente. Setti intermuscolari e
fascia profonda.
Inserzione: base del primo metatarso, lateralmente, e cuneiforme mediale.
Azione: prona il piede e flette (flessione plantare) la caviglia.
Innervazione: peroneo superficiale L4, 5 S1
Deficit: diminuita capacità di flettere e pronare il piede. Difficoltà nell'alzarsi in punta di piedi. Tendenza al
varismo. Diminuita stabilità laterale della tibio tarsica.

PERONEO BREVE

Origine: superficie laterale del perone, distalmente. Setti intermuscolari e fascia profonda.
Inserzione: base del quinto metatarso, lateralmente.
Azione: prona il piede e flette (flessione plantare) la caviglia.
Innervazione: peroneo superficiale L4, 5 S1
Deficit: diminuita capacità di flettere e pronare il piede. Difficoltà nell'alzarsi in punta di piedi. Tendenza al
varismo. Diminuita stabilità laterale della tibio tarsica.
Dorsali

TRAPEZIO

Origine: fasci superiori, protuberanza occipitale esterna, terzo medio della linea nucale superiore,
legamento nucale e apofisi spinosa di C7. Fasci medi, apofisi spinose da D1 a D5. Fasci inferiori, apofisi
spinose da D6 a D12.
Inserzione: fasci superiori, terzo laterale della clavicola e acromion. Fasci medi, labbro superiore della spina
della scapola. Fasci inferiori, estremità mediale della spina della scapola.
Azione: a origine fissa adduce la scapola, specia grazie ai fasci medi, e la extraruota grazie ai fasci superiori
e inferiori. I fasci superiori elevano la scapola. Quelli inferiori la deprimono. A inserzione fissa
unilateralmente i fasci superiori estendono, flettono lateralmente dal proprio lato e ruotano dal lato opposto il
rachide cervicale. A inserzione fissa bilateralmente il trapezio superiore estende la testa.
Innervazione: accessorio spinale e rami inferiori di C2, 3, 4
Deficit: la scapola si abduce e intraruota. Diminuisce la funzionalità del braccio per la diminuita fissazione
della scapola stessa, in particolare nell'elevazione del braccio sul piano frontale. Diminuisce la forza
nell'estensione, rotazione e inclinazione della testa. Aumenta la cifosi dorsale.
GRAN DORSALE

Origine: apofisi spinose da D6 a D12, ultime tre o quattro coste, vertebre lombari e sacrali mediante la fascia
toracolombare e terzo posteriore del labbro esterno della cresta iliaca. Alcune fibre anche dall'angolo
inferiore della scapola.
Inserzione: solco bicipitale dell'omero.
Azione: a origine fissa intraruota, adduce e estende il braccio. Deprime la spalla e interviene nella flessione
laterale del tronco. A inserzione fissa inclina il bacino in avanti e di lato. Agendo bilateralmente può sia
iperestendere il rachide e portare il bacino in antiversione che flettere il rachide stesso, a seconda dei suoi
rapporti con i diversi assi di movimento. Interviene come accessorio nella respirazione.
Innervazione: toracodorsale C6, 7, 8
Deficit: limita numerose attività che richiedono l'adduzione del braccio al tronco o viceversa. Diventa difficile
arrampicare, camminare con le stampelle, sollevare il corpo alle parallele, nuotare, remare, spaccare la
legna. La forza di flessione laterale del rachide è ridotta.

GRAN DENTATO

Origine: faccia esterna e margine superiore delle prime otto, nove coste.
Inserzione: margine mediale della scapola, sulla faccia costale.
Azione: a origine fissa abduce la scapola, la extraruota e ne avvicina il margine mediale alla gabbia toracica.
Le fibre inferiori possono deprimere la scapola. Quelle superiori possono elevarla. Nel movimento di
flessione sulle braccia fissa la scapola, o meglio il suo bordo mediale, al torace. Ruota la scapola in modo
che la glenoide guardi verso l'alto.A inserzione fissa interviene come accessorio nella inspirazione forzata.
Innervazione: toracico lungo C5, 6, 7, 8
Deficit: mancata fissazione della scapola durante i movimenti del braccio con distacco del bordo mediale
della scapola dalla gabbia toracica durante il movimento di flessione sulle braccia o di spinta di un oggetto
pesante verso l'avanti. Difficoltà nell'abduzione con pesi, oltre i 30°.
Abduttori arto inferiore

TENSORE DELLA FASCIA LATA

Origine: lateralmente alla cresta iliaca e alla spina iliaca antero superiore.
Inserzione: fascia lata.
Azione: abduce, flette e intraruota l'anca. Può partecipare all'estensione del ginocchio.
Innervazione: gluteo superiore L4, 5 S1
Deficit: tendenza al varismo del ginocchio e all'extrarotazione dell'anca in ortostasi.

PICCOLO GLUTEO

Origine: faccia esterna dell'ileo e grande incisura ischiatica.


Inserzione: gran trocantere, anteriormente.
Azione: abduce, flette e intraruota l'anca.
Innervazione: gluteo superiore L4, 5 S1
Deficit: riduce la forza di abduzione e intrarotazione dell'anca. Un grave deficit degli abduttori dell'anca
causa durante il cammino una inclinazione del tronco verso il lato interessato (segno di Duchenne-
Trendelembourg).

MEDIO GLUTEO

Origine: faccia esterna dell'ileo.


Inserzione: gran trocantere, lateralmente.
Azione: abduce, flette e intraruota l'anca. Con le sue fibre posteriori coopera a extraruotare e estendere
l'anca.
Innervazione: gluteo superiore L4, 5 S1
Deficit: riduce la forza di abduzione e intrarotazione dell'anca. Un lieve deficit, in stazione eretta, evidenzia
una curvatura del rachide con convessità opposta al lato deficitario a causa dell'innalzamento del bacino e
dell'adduzione dell'anca dal lato del deficit. Un grave deficit degli abduttori dell'anca causa durante il
cammino una inclinazione del tronco verso il lato interessato (segno di Duchenne-Trendelembourg).
Muscoli mimici
Viene descritta unicamente l'azione. L'innervazione è data dal VII nervo cranico.

FRONTALE
Azione: eleva le sopracciglia.

CORRUGATORE DELLE SOPRACCIGLIA


Azione: avvicina le sopracciclia.

ORBICOLARE DELL'OCCHIO
Azione: chiude le palpebre con forza (parte orbitale) o dolcemente (parte palpebrale).

ELEVATORE DELL'ALA DEL NASO


Azione: dilata le narici.

PROCERUS
Azione: "arriccia" il naso.

ELEVATORE DELL'ANGOLO DELLA BOCCA


Azione: scopre i canini come nel "ringhiare".

ELEVATORE DEL LABBRO SUPERIORE


Azione: mostra la gengiva superiore.

DEPRESSORE DEL LABBRO INFERIORE E PLATISMA


Azione: spostamento verso il basso del labbro inferiore e dell'angolo della bocca e messa in tensione della
cute del collo.

RISORIO
Azione: permette il sorriso.

GRANDE ZIGOMATICO
Azione: permette un sorriso molto accentuato.

ORBICOLARE DELLA BOCCA


Azione: protrusione delle labbra come nel fischiare o nello schioccare baci.

BUCCINATORE
Azione: gonfia le gote.

MENTALE
Azione: solleva la cute del mento e protrude il labbro inferiore come nell'espressione del broncio.

DEPRESSORE DELL'ANGOLO DELLA BOCCA


Azione: sposta in basso gli angoli della bocca.

ELEVATORE DELLA PALPEBRA SUPERIORE


Azione: solleva la palpebra superiore.
(Innervazione III nervo cranico)
Intrinseci della mano

ABDUTTORE BREVE DEL POLLICE (eminenza tenar)

Origine: scafoide, trapezio e legamento trasverso del carpo.


Inserzione: base della prima falange del pollice, lateralmente e espansione estensoria dorsale sul primo
interosseo.
Azione: contrariamente al suo nome, adduce il primo metacarpo anteponendolo al carpo, flette la prima
falange sul metacarpo e estende la seconda falange sulla prima.
Innervazione: mediano C6, 7, 8 D1
Deficit: interferisce nella presa di oggetti voluminosi.

ABDUTTORE DEL MIGNOLO (eminenza ipotenar)

Origine: pisiforme e tendine del flessore lungo del carpo.


Inserzione: base della prima falange del mignolo, medialmente con un'espansione estensoria .
Azione: abduce e flette la metacarpofalangea. Può intervenire nell'etensione delle interfalangee.
Innervazione: ulnare C7, 8 D1
Deficit: riduzione della forza di abduzione e tendenza all'adduzione.
Flessori della mano

FLESSORE LUNGO DEL POLLICE

Origine: faccia anteriore del radio al di sotto della tuberosità bicipitale, membrana interossea, margine
mediale del processo coronoideo dell'ulna e/o dell'epitroclea dell'omero.
Inserzione: superficie palmare della base della falange distale del pollice.
Azione: flette l'interfalangea del pollice, contribuisce alla flessione della metacarpofalangea e della trapezio-
metacarpale e può intervenire nella flessione del polso.
Innervazione: mediano C6, 7, 8 D1
Deficit: riduce la capacità di flettere la falange distale. Difficoltà nel tebere una penna o piccoli oggetti tra il
pollice e le altre dita. Un deficit marcato predispone a una deformità in iperestensione dell'interfalangea del
pollice.

FLESSORE SUPERFICIALE DELLE DITA

Origine: capo omerale, epitroclea dell'omero mediante il tendine comune dei flessori, legamento collaterale
ulnare del gomito e fascia antibrachiale. Capo ulnare, superficie mediale del processo coronoideo. Capo
radiale, linea obliqua del radio.
Inserzione: sui lati delle falangi intermedie delle dita dal secondo al quinto.
Azione: flette le interfalangee prossimali delle dita dal secondo al quinto, interviene nella flessione delle
metacarpofalangee e nella flessione del polso.
Innervazione: mediano C7, 8 D1
Deficit: riduzione della forza della presa e della flessione del polso. Difficoltà in attività come scrivere a
macchina, suonare il piano o strumenti a corda per i quali è necessario flettere le interfalangee prossimali
mantenendo estese le distali. Tendenza all'iperestensione dell'interfalangea prossimale durante l'estensione
delle dita.

FLESSORE PROFONDO DELLE DITA

Origine: tre quarti prossimali delle facce anteriore e mediale dell'ulna, membrana interossea e fascia
antibrachiale.
Inserzione: con quattro tendini sulla faccia anteriore della base delle falangi distali.
Azione: flette le interfalangee distali delle dita dal secondo al quinto, interviene nella flessione delle
interfalangee prossimali e delle metacarpofalangee: interviene nell'adduzione di indice, anulare e mignolo e
nella flessione del polso.
Innervazione: per fasci del secondo e terzo dito, mediano C7, 8 D1. Per i fasci del quarto e quinto dito, ulnare
C7,8 D1
Deficit: riduzione della capacità di flettere la falange distale. E' l'unico muscolo che può flettere tale
segmento. In caso di deficit si riduce anche la forza di flessione del polso.

FLESSORE RADIALE DEL CARPO

Origine: epitroclea dell'omero mediante il tendine comune dei flessori e fascia antibrachiale.
Inserzione: base del secondo metacarpo e con un'espansione tendinea, base del terzo metacarpo.
Azione: flette e abduce il polso e può intervenire nella pronazione dell'avambraccio e nella flessione del
gomito.
Innervazione: mediano C6, 7, 8
Deficit: riduce la forza di flessione del polso e, talvolta, la forza di prenazione dell'avambraccio. Predispone
a deformità in deviazione ulnare della mano.

FLESSORE ULNARE DEL CARPO

Origine: capo omerale, epitroclea dell'omero mediante il tendine comune dei flessori. Capo ulnare, margine
mediale dell'olecrano mediante un'aponevrosi, due terzi prossimali del margine posteriore dell'ulna e fascia
antibrachiale.
Inserzione: pisiforme e, mediante espansioni tendinee, uncinato e quinto metacarpo.
Azione: flette e adduce il polso e può intervenire nella flessione del gomito.
Innervazione: ulnare C7, 8 D1
Deficit: riduce la forza di flessione del polso e predispone a deformità in deviazione radiale della mano.

PALMARE LUNGO

Origine: epitroclea dell'omero mediante il tendine comune dei flessori e fascia antibrachiale.
Inserzione: retinacolo dei flessori e aponevrosi palmare.
Azione: mette in tensione l'aponevrosi palmare, flette il polso e può intervenire nella flessione del gomito e
pronazione dell'avambraccio.
Innervazione: mediano C6, 7, 8 D1
Deficit: riduce la capacità di incavare il palmo della mano e diminuisce la capacità di flessione del polso.

PALMARE BREVE

Origine: margine ulnare dell'aponevrosi palmare e superficie palmare del retinacolo dei flessori.
Inserzione: sulla pelle del margine ulnare della mano.
Azione: corruga la pelle del lato ulnare della mano
Innervazione: mediano C6, 7, 8 D1
Deficit: poco significativi.
Flessori, supinatori e pronatori del braccio

CORACOBRACHIALE

Origine: apice del processo coracoideo della scapola


Inserzione: superficie anteromediale del terzo medio della diafisi omerale, dalla poarte opposta alla
tuberosità deltoidea.
Azione: flette e adduce il braccio.
Innervazione: muscolocutaneo C6, 7
Deficit: riduzione della forza di flessione del braccio, particolarmente nei movimenti che richiedono anche la
flessione e supinazione dell'avambraccio, come pettinarsi.

BICIPITE BRACHIALE

Origine: capo breve apice del processo coracoideo della scapola. Capo lungo tubercolo sopraglenoideo
della scapola.
Inserzione: tuberosità bicipitale del radio e aponevrosi del bicipite (lacerto fibroso).
Azione: flette la scapolo omerale e il capo lungo può intervenire nell'abduzione del braccio se extraruotato.
A origine fissa flette il gomito e supina l'avambraccio. A inserzione fissa flette il gomito, come nel
sollevamento alla sbarra.
Innervazione: muscolocutaneo C5, 6
Deficit: ricuce la capacità di flettere l'avambraccio contro gravità. Difficoltà in diverse attività quotidiane come
portare il cibo alla bocca o pettinarsi. Se il deficit interessa anche il brachiale il paziente pronerà
l'avambraccio prima di flettere il gomito utilizzando il brachioradiale, l'estensore radiale lungo del carpo, il
pronatore rotondo e i flessori del polso.

BRACHIALE

Origine: metà distale della superficie anteriore dell'omero e setti intermuscolari mediale e laterale.
Inserzione: tuberosità dell'ulna e processo coronoideo.
Azione: A origine fissa flette il gomito avvicinando l'avambraccio al braccio. A inserzione fissa flette il gomito,
come nel sollevamento alla sbarra.
Innervazione: muscolocutaneo e un piccolo ramo del radiale C5, 6
Deficit: vedi bicipite brachiale.

BRACHIORADIALE

Origine: due terzi prossimali della cresta sopracondiloidea laterale dell'omero e setto intermuscolare
laterale.
Inserzione: base del processo stiloideo del radio, lateralmente.
Azione: flette il gomito, portando in posizione intermedia tra pronazione e supinazione l'avambraccio.
Innervazione: radiale C5, 6
Deficit: riduce la forza nella flessione del gomito e nella pronazione o supinazione dell'avambraccio fino alla
posizione intermedia.

SUPINATORE

Origine: epicondilo dell'omero, legamento collaterale radiale del gomito, legamento anulare del radio e
cresta del supinatore dell'ulna.
Inserzione: terzo prossimale della superficie laterale del radio.
Azione: supina l'avambraccio.
Innervazione: radiale C5, 7
Deficit: predispone ad un atteggiamento in pronazione dell'avambraccio; interferisce in numerose attività
della vita quotidiana come portare il cibo alla bocca.

PRONATORE ROTONDO

Origine: capo omerale, sopra l'epitroclea dell'omero, tendine comune dei flessori e fascia antibrachiale.
Capo ulnare, medialmente al processo coronoideo dell'ulna.
Inserzione: terzo medio della superficie laterale del radio.
Azione: prona l'avambraccio e interviene nella flessione del gomito.
Innervazione: mediano C6, 7
Deficit: predispone ad un atteggiamento in supinazione dell'avambraccio; interferisce in numerose attività
della vita quotidiana come ruotare una manopola, usare il coltello, raccogliere oggetti ruotando verso il basso
il palmo della mano.
PRONATORE QUADRATO

Origine: estremità inferiore della superficie anteriore dell'ulna, medialmente.


Inserzione: estremità inferiore della superficie anteriore del radio, lateralmente.
Azione: prona l'avambraccio.
Innervazione: mediano C7, 8 D1
Deficit: predispone ad un atteggiamento in supinazione dell'avambraccio; interferisce in numerose attività
della vita quotidiana come ruotare una manopola, usare il coltello, raccogliere oggetti ruotando verso il basso
il palmo della mano.
Pettorali

GRANDE PETTORALE

Origine: superficie anteriore della metà mediale della clavicola, superficie anteriore dello sterno, cartilagine
delle prime sei o sette coste e aponevrosi dell'obliquo esterno dell'addome
Inserzione: cresta sotto la grande tuberosità omerale
Azione: Origine fissa: adduce e intraruota l'omero. Con il braccio abdotto e inserzione fissa può elevare le
coste. Nella deambulazione con stampelle o alle parallele interviene per sostenere il peso del corpo. Il capo
claveare flette il braccio e lo adduce sul piano orizzontale verso la spalla controlaterale. Il capo
sternocostale deprime la spalla e adduce il braccio verso la cresta iliaca controlaterale.
Innervazione del capo claveare: pettorale laterale, C5, 6, 7
Innervazione del capo sternocostale: pettorale laterale e mediale, C6, 7, 8 D1
Deficit: parte claveare, riduce la capacità di addurre il braccio sul piano orizzontale. Difficoltà nel portare la
mano sulla spalla opposta. Riduzione di forza in flessione e intrarotazione del braccio. Parte sternale,
riduzione della forza in intrarotazione e adduzione del braccio in direzione obliqua verso l'anca opposta.
Difficoltà nell'usare un'accetta, nel battere con una mazza o nel tenere un oggetto voluminoso e pesante
alla'altezza della vita.

PICCOLO PETTORALE

Origine: margine superiore e superficie esterna dalla terza alla quinta costa in corrispondenza della
cartilagine; fascia dei muscoli intercostali corrispondenti
Inserzione: margine mediale e faccia superiore del processo coracoideo della scapola
Azione: Origine fissa, inclina in avanti la scapola abbassando il processo coracoideo. Inserzione fissa,
interviene nella inspirazione forzata
Innervazione: pettorale mediale con alcune fibre di provenienza dal pettorale laterale, C 6, 7, 8 D1
Deficit: diminuisce la fissazione della scapola e, per questo, la forza in estensione del braccio.
Addominali

RETTO DELL'ADDOME

Origine: cartilagini costali quinta, sesta e settima e processo xifoideo dello sterno.
Inserzione: cresta e sinfisi pubica.
Azione: flette il tronco sul bacino e viceversa, aumenta la cifosi dorsale e riduce la lordosi lombare.
Innervazione: da D5 a D12.
Deficit: diminuzione della capacità di flettere il rachide, di sollevare la testa e il tronco da supino e, in
stazione eretta, aumento della lordosi lombare con antiversione del bacino.

OBLIQUO ESTERNO (o grande obliquo)

Origine: faccia laterale delle ultime otto coste, intersecandosi con il dentato anteriore.
Inserzione: fasci inferiori, metà anteriore della cresta iliaca. Fasci superiori, mediante un'ampia aponevrosi
sulla linea alba, tubercolo pubico, sinfisi pubica.
Azione: inclina la colonna dallo stesso lato e ruota il torace dalla parte opposta. Con contrazione bilaterale
flette la colonna, abbassa le costole (funzione espiratoria) e comprime i visceri addominali.
Innervazione: da D5 a D12 e ipogastrico.
Deficit: diminuzione della capacità di flettere il rachide, antiversione del bacino in stazione eretta, riduzione
della forza espiratoria e del sostegno ai visceri addominali.

OBLIQUO INTERNO (o piccolo obliquo)

Origine: vertebre lombari, cresta iliaca fino alla spina iliaca antero superiore, legamento inguinale.
Inserzione: ultime tre cartilagini costali, linea alba, pube.
Azione: inclina la colonna e ruota il torace dal proprio lato. Con contrazione bilaterale flette la colonna,
abbassa le costole (funzione espiratoria) e comprime i visceri addominali.
Innervazione: da D7 a D12, ileoipogastrico e ileoinguinale.
Deficit: diminuzione della capacità di flettere il rachide, antiversione del bacino in stazione eretta, riduzione
della forza espiratoria e del sostegno ai visceri addominali.

TRASVERSO DELL'ADDOME

Origine: faccia mediale delle ultime sei coste, vertebre lombari, cresta iliaca fino alla spina iliaca antero
superiore, faccia superiuore del legamento inguinale.
Inserzione: linea alba, cresta pettinea e cresta del pube.
Azione: comprime i visceri durante il torchio addominale, impedisce la protrusione della parete addominale,
interviene nell'espirazione forzata.
Innervazione: da D7 a D11, ileoipogastrico e ileoinguinale.
Deficit: protrusione della parete addominale con conseguente accentuazione della lordosi lombare.

DIAFRAMMA

Origine: processo xifoideo,parte interna delle ultime sei cartilagini e ultime tre coste, vertebre lombari.
Inserzione: aponevrosi, senza inserzioni ossee, posta ventralmente alla cupola formata dal diaframma,
detta centro frenico.
Azione: è il più importante muscolo della respirazione. Agisce in fase inspiratoria abbassandosi e
aumentando così il volume toracico diminuendone la pressione.
Innervazione: frenico C3, 4, 5.
Deficit: gravi difficoltà respiratorie.

QUADRATO DEI LOMBI

Origine: legamento ileolombare e cresta iliaca.


Inserzione: processi trasversi da L1 a L4 e dodicesima costa.
Azione: flette il rachide o eleva il bacino dallo stesso lato. Con contrazione bilaterale fissa il rachide lombare
e abbassa le coste durante l'espirazione forzata.
Innervazione: plesso lombare da D12 a L1, 2, 3, e nervo sottocostale.
Deficit: diminuzione della forza di flessione laterale del rachide e di elevazione del bacino. La sua retrazione
unilaterale può dare un apparente dismetria degli arti inferiori.
Adduttori arto inferiore

PETTINEO

Origine: cresta pettinea del pube.


Inserzione: linea pettinea del femore.
Azione: adduce l'anca. Può intervenire nella flessione.
Innervazione: otturatore e femorale L2, 3, 4.
Deficit: diminuzione della forza di adduzione e diminuzione dell'equilibrio del bacino in appoggio bipodalico.

ADDUTTORE GRANDE
Origine: pube, ischio e tuberosità ischiatica.
Inserzione: tuberosità glutea, linea aspra e tubercolo sopra il condilo mediale del femore.
Azione: adduce l'anca. Può intervenire nella flessione e con le fibre di provenienza dalla tuberosità ischiatica
nell'estensione.
Innervazione: otturatore e sciatico L2, 3, 4, 5 S1.
Deficit: diminuzione della forza di adduzione e diminuzione dell'equilibrio del bacino in appoggio bipodalico.

ADDUTTORE BREVE

Origine: ramo inferiore del pube.


Inserzione: linea pettinea inferiormente, fino alla metà superiore della linea aspra.
Azione: adduce l'anca. Può intervenire nella flessione.
Innervazione: otturatore L2, 3, 4
Deficit: diminuzione della forza di adduzione e diminuzione dell'equilibrio del bacino in appoggio bipodalico.

ADDUTTORE LUNGO

Origine: pube, nell'angolo tra cresta e sinfisi.


Inserzione: a metà della linea aspra del femore.
Azione: adduce l'anca. Può intervenire nella flessione.
Innervazione: otturatore L2, 3, 4
Deficit: diminuzione della forza di adduzione e diminuzione dell'equilibrio del bacino in appoggio bipodalico.

GRACILE

Origine: sinfisi pubica e ramo inferiore del pube.


Inserzione: al di sotto del condilo mediale della tibia.
Azione: adduce l'anca. Può intervenire nella flessione e intrarotazione del ginocchio.
Innervazione: otturatore L2, 3, 4
Deficit: diminuzione della forza di adduzione e diminuzione dell'equilibrio del bacino in appoggio bipodalico.
Quadricipite e flessori dell'anca

QUADRICIPITE

Origine: retto femorale, spina iliaca antero inferiore e doccia sopra l'acetabolo. Vasto laterale, linea
intertrocanterica, grande trocantere, tuberosità glutea, linea aspra. Vasto intermedio, faccia anteriore e
laterale del femore, superiormente e linea aspra. Vasto mediale, linea intertrocanterica, linea aspra, linea
sopracondiloidea mediale e tendini dell'adduttore lungo e grande.
Inserzione: rotula e mediante il legamento rotuleo sulla tuberosità tibiale.
Azione: estende il ginocchio e il retto femorale partecipa alla flessione dell'anca.
Innervazione: femorale L2, 3, 4
Deficit: difficoltà in numerose attività della vita quotidiana, come salire le scale, alzarsi e sedersi, camminare
in salita. Nel cammino durante la fase di appoggio il ginocchio tende all'iperestensione.

ILEO PSOAS

Origine: Grande Psoas, processi trasversi da L1 a L5, corpi vertebrali e dischi da D12 a L5. Iliaco, fossa iliaca,
superiormente. Cresta iliaca, legamenti sacroiliaco anteriore e ileolombare e parte laterale del sacro.
Inserzione: piccolo trocantere del femore.
Azione: a origine fissa, flette la coscia sul tronco e può abdurre e extraruotare l'anca. A inserzione fissa, con
contrazione bilaterale, flette il tronco sulle coscie e aumenta la lordosi lombare. Con contrazione unilaterale
partecipa alla flessione laterale del tronco.
Innervazione: plesso lombare L1, 2, 3, 4
Deficit: difficoltà in numerose attività della vita quotidiana, come salire le scale, alzarsi e sedersi, camminare
in salita. Nel cammino, un grave deficit impone una accentuata rotazione del bacino verso il lato in appoggio
per facilitare l'avanzamento dell'arto in sospensione.

SARTORIO

Origine: spina iliaca antero superiore.


Inserzione: faccia mediale della tibia, superiormente.
Azione: flette, extraruota e abduce l'anca. Flette il ginocchio e può intraruotare la tibia sul femore.
Innervazione: femorale L2, 3, 4
Deficit: diminuzione della forza di flessione, extrarotazione e abduzione dell'anca. Diminuzione della stabilità
in senso anteromediale del ginocchio.
Estensori del piede

ESTENSORE LUNGO DELLE DITA

Origine: condilo laterale della tibia, faccia anteriore del perone per i suoi 3/4 anteriori, membrana interossea
e setti muscolari adiacenti.
Inserzione: con quattro tendini alle dita dal 2° al 5°. Ogni tendine sulla superficie dorsale del dito si divide in
tre linguette di cui due laterali si inseriscono sulla base della falange distale e una mediale, che si inserisce
sulla base della seconda falange.
Azione: estende le interfalangee e le metatarso-falangee delle dita dal 2° al 5°. Interviene nella estensione
(flessione dorsale) e nella pronazione del piede.
Innervazione: peroneo profondo L4, 5 S1
Deficit: diminuita capacità di flettere dorsalmente e di pronare il piede. Tendenza all'equinismo e al varismo
dell'avampiede. Predispone al piede piatto.

PERONEO ANTERIORE

Origine: faccia anteriore del perone, distalmente e membrana interossea.


Inserzione: base del quinto metatarso, dorsalmente.
Azione: estende il piede (flessione dorsale) e lo prona.
Innervazione: peroneo profondo L4, 5 S1
Deficit: diminuita capacità di flettere dorsalmente e di pronare il piede.

ESTENSORE LUNGO DELL'ALLUCE

Origine: faccia anteriore del perone, nei suoi 2/4 medi e membrana interossea.
Inserzione: base della falange distale dell'alluce.
Azione: estende l'interfalangea e la metatarso-falangea dell'alluce. Coopera nell'estensione (flessione
dorsale) e nella supinazione del piede.
Innervazione: peroneo profondo L4, 5 S1
Deficit: diminuita capacità di estendere l'alluce e di flettere dorsalmente il piede.

TIBIALE ANTERIORE

Origine: condilo laterale e superficie laterale della tibia, prossimalmente. Membrana interossea e fascia
profonda.
Inserzione: base del primo cuneiforme, medialmente, e base del primo metatarso.
Azione: estende (flessione dorsale) il piede e lo supina.
Innervazione: peroneo profondo L4, 5 S1
Deficit: diminuita capacità di estendere il piede e predisposizione alla pronazione e eversione.
Intrinseci del piede
ADDUTTORE DELL'ALLUCE

Origine: capo obliquo, base del 2°, 3° e 4° metatarso e guaina del peroneo lungo. Il capo trasverso, dai
legamenti metatarso-falangei plantari del 3°, 4° e 5° dito e dal legamento trasverso delle teste dei metatarsi.
Inserzione: base della falange prossimale dell'alluce, lateralmente.
Azione: adduce e contribuisce a flettere la metatarso-falangea del pollice. Contribuisce al sostegno della
volta plantare.
Innervazione: tibiale S1, 2
Deficit: oltre all'ovvio deficit adduttorio dell'alluce predispone all'appiattimento della volta plantare. La sua
retrazione favorisce l'alluce valgo.

ABDUTTORE DELL'ALLUCE

Origine: processo mediale della tuberosità del calcagno, legamento laciniato, aponevrosi plantare e setto
intermuscolare adiacente.
Inserzione: base della falange prossimale dell'alluce, medialmente.
Azione: abduce e contribuisce a flettere la metatarso-falangea dell'alluce. Partecipa all'adduzione
dell'avampiede.
Innervazione: tibiale L4, 5 S1
Deficit: avampiede e alluce valgo. Spostamento mediale dello scafoide.

FLESSORE BREVE DELL'ALLUCE

Origine: faccia inferiore del cuboide, medialmente e parte adiacente del cuneiforme laterale. Porzione
laterale del tendine del tibiale posteriore.
Inserzione: base della falange prossimale dell'alluce, sia medialmente che lateralmente.
Azione: flette la metatarso-falangea dell'alluce.
Innervazione: tibiale L4, 5 S1
Deficit: alluce a martello e diminuzione del sostegno all'arco longitudinale della volta plantare.

FLESSORE BREVE DELLE DITA

Origine: processo mediale della tuberosità del calcagno, parte intermedia dell'aponevrosi plantare e setti
intermuscolari adiacenti.
Inserzione: falange intermedia delle dita dal 2° al 5°.
Azione: flette le interfalangee prossimali e coopera alla flessione delle metatarso-falangee delle dita dal 2°
al 5°.
Innervazione: tibiale L4, 5 S1
Deficit: diminuzione della capacità di flettere le interfalangee prossimali delle dita dal 2° al 5° e riduce il
sostegno agli archi plantari longitudinale e trasversale.

LOMBRICALI

Origine: il primo dal tendine del flessore lungo destinato al 2° dito, medialmente. Gli altri tra i tendini
adiacenti del flessore lungo.
Inserzione: falangi prossimali, medialmente, e espansioni estensorie delle dita dal 2° al 5°.
Azione: flette le interfalangee prossimali e coopera alla flessione delle metatarso-falangee delle dita dal 2°
al 5°.
Innervazione: 1° lombricale, tibiale L4, 5, S1. Il 2°, 3° e 4° lombricale, tibiale L4, 5 S1, 2
Deficit: riduzione del sostegno dell'arco trasverso plantare e dita a martello per l'azione del flessore lungo.

INTEROSSEI DORSALI

Origine: superfici adiacenti dei metatarsi tramite due capi ciascuno.


Inserzione: base delle falangi prossimali e espansioni digitali estensorie. Il primo medialmente al 2° dito, gli
altri lateralmente al 2°, 3° e 4° dito.
Azione: abducono il 2°, 3° e 4° dito rispetto all'asse passante per il secondo dito. Partecipano alla flessione
delle metatarso-falangee e all'estensione delle interfalangee dal 2° al 4° dito.
Innervazione: tibiale S1, 2
Deficit: riduzione del sostegno dell'arco trasverso plantare e dita a martello per l'azione del flessore lungo.

INTEROSSEI PLANTARI

Origine: base del 3°, 4° e 5° metatarso, medialmente.


Inserzione: base delle falangi prossimali del 3°, 4° e 5° dito, medialmente, e espansioni estensorie.
Azione: adducono il 3°, 4° e 5° dito rispetto all'asse passante per il 2° dito. Partecipano alla flessione delle
metatarso-falangee e all'estensione delle interfalangee dal 3° al 5° dito.
Innervazione: tibiale S1, 2
Deficit: riduzione del sostegno dell'arco trasverso plantare e dita a martello per l'azione del flessore lungo.

PEDIDIO

Origine: faccia superolaterale del calcagno, anteriormente. Legamento astragalo-calcaneare interosseo.


Inserzione: con quattro tendini alle dita dal 1° al 4° che si confondono con quelli dell'estensore lungo delle
dita (vedi estensori piede), eccettuato il primo che si inserisce direttamente sulla faccia dorsale della prima
falange dell'alluce, per cui talvolta è chiamato estensore breve dell'alluce. Il quinto dito non riceve il pedidio.
Azione: estende le metatarso-falangee delle prime quattro dita.
Innervazione: peroneo profondo L4, 5 S1
Deficit: diminuita capacità di estendere le dita dal 1° al 4°.

ESTENSORE BREVE DELL'ALLUCE (capo mediale del pedidio)

Origine: faccia superolaterale del calcagno, anteriormente. Legamento astragalo-calcaneare interosseo.


Inserzione: base della falange prossimale dell'alluce, superiormente.
Azione: estende la metatarso-falangea dell'alluce.
Innervazione: peroneo profondo L4, 5 S1
Deficit: diminuita capacità di estendere l'alluce. Se l'estensore lungo è indenne il deficit è difficilmente
rilevabile. Se invece il deficit è a carico dell'estensore lungo, la diagnosi differenziale è data dal fatto che il
breve estende solo la prima falange e tende ad addurla verso la linea assiale del piede.