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Klein nacque a Nizza da Fred Klein e Marie Raymond, entrambi pittori.

Dal 1942 al 1946, Klein


frequentò l’Ecole Nationale de la Marine Marchande e la Ecole Nationale des Langues Orientales, dove
cominciò a praticare il judo. Divenne amico di Arman e Claude Pascal, e cominciò a dipingere. Klein
compose la sua prima Symphonie monoton nel 1947. Tra il 1948 e il 1952 viaggiò in Italia[1], Gran
Bretagna, Spagna e Giappone, finché nel 1955 si stabilì permanentemente a Parigi dove tenne una
"personale" al Club des Solitaires. I suoi dipinti monocromi vennero esposti alla Galerie Colette
Allendy e alla Galerie Iris Clert di Parigi nel 1956. Klein morì a Parigi di infarto del miocardio nel 1962 a
soli 34 anni di età, poco prima della nascita di suo figlio, anch'egli destinato ad essere "battezzato"
Yves e a diventare artista, seppur scultore.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

IKB 191, una delle opere di Klein


Monocromi[modifica | modifica wikitesto]
Molte delle sue prime opere furono dipinti monocromi, in diversi colori. Realizzò più di mille tavole in
sette anni. Il suo intento era quello di utilizzare i singoli pigmenti puri, in modo che il colore non
perdesse la luminosità una volta unito a un legante. Non era solo una questione estetica, ma anche un
fatto concettuale, la ricerca di una corrispondenza intima con la misura umana. Nel 1955 iniziò ad
utilizzare come fissativo, un prodotto chimico chiamato Rhodopas e solo così, secondo l'artista, il colore
poteva acquisire una vita propria e autonoma divenendo un individuo evoluto. Ben presto sentì
l'esigenza di abbandonare lo studio delle diverse nuances per concentrarsi su un'unica tinta, il blu, che
doveva unificare il cielo e la terra e dissolvere il piano dell'orizzonte. Fu nel 1956 che creò «la più
perfetta espressione del blu», un oltremare saturo e luminoso, privo di alcuna alterazione, poi da lui
brevettato col nome di International Klein Blue (IKB, =PB29, =CI 77007), che però non venne mai
prodotto.
Klein produsse anche altre opere dette Antropometrie in cui alcune modelle, secondo le direttive di
Yves Klein, si "intingevano" nel colore per poi stendersi su tela lasciando così un'impronta che l'artista
definiva «traccia di vita». Un'altra tecnica simile era quella delle Registrazioni di pioggia che Klein
realizzava guidando nella pioggia a 70 miglia all'ora, con una tela legata sul tetto dell'auto, oppure
accostando la tela al tubo di scappamento del veicolo per dipingerle con i fumi.
Klein e Arman si ispirarono reciprocamente, sia in quanto Nouveaux Réalistes, sia per amicizia.
Entrambi di Nizza, lavorarono insieme per diversi anni e Arman diede al proprio figlio il nome di Yves. A
volte la creazione dei dipinti diventava una specie di performance art: nel 1960 a un evento davanti a
una folla elegante e formale realizzò un dipinto con modelle nude mentre un'orchestra suonava la
sua Monotone Symphony del 1949, composta da una sola nota continuata.[2][3]
Lavori immateriali[modifica | modifica wikitesto]
In un'altra sua opera performativa vendette spazi vuoti in città in cambio di oro puro. Voleva che gli
acquirenti sperimentassero Il Vuoto: l'unico modo di pagare questa esperienza era, secondo lui, solo il
materiale più puro, l'oro. Per poi «riequilibrare l'ordine naturale» da lui sbilanciato con la vendita del
"vuoto", Klein gettò l'oro così ottenuto nella Senna.
Klein è anche noto per la sua fotografia, Saut dans le vide (Salto nel Vuoto)[4], che lo mostra mentre
apparentemente salta giù da un muro, con le braccia tese al pavimento. Klein usò la fotografia per
dimostrare il suo «volo lunare», che spesso menzionava. Saut dans le vide venne pubblicata come
parte di un attacco portato da Klein alla NASA, che avrebbe dovuto dimostrare che le spedizioni lunari
erano hybris e follia.
I lavori di Klein giravano intorno ad un concetto influenzato dallo Zen, che definiva come «le Vide», il
Vuoto. Il Vuoto per Klein è uno stato simile al nirvana, senza influenze materiali, un'area dove entrare in
contatto con la propria sensibilità, per vedere la realtà oltre la rappresentazione. Klein usò per
presentare queste filosofie forme di espressione universalmente riconosciute come arte - dipinti, libri,
composizioni musicali - ma metteva il suo atto creativo nello strappare alla forma artistica l'intero
contenuto che ne era tipico: i dipinti non avevano immagini, i libri erano senza parole, la musica era una
sola nota senza composizioni. L'obiettivo di Klein era creare «Zone di Sensibilità Pittorica Immateriale».
Invece di rappresentare oggetti in modo soggettivo o artistico, Klein voleva che fossero rappresentati
dall'immagine della loro assenza. I lavori di Klein si riferiscono a un contesto teoretico/artistico e ad uno
filosofico/metafisico: l'opera d'arte consisteva nel combinarli entrambi. Klein mirava a far provare al
pubblico la sensazione di far percepire e capire un'idea astratta.
A proposito delle "Zone di Sensibilità Pittorica Immateriale", Klein aveva ideato una transazione ideale
tra alcuni acquirenti e le aree intrise di sensibilità pittorica: una parte dell'oro avanzato dalla vendita e
non disperso nella Senna fu inserito nel suo famoso Ex voto, donato a Santa Rita da Cascia nel
febbraio 1961 e venuto alla luce solo nel 1979, grazie all'intuito dello scultore Armando Marrocco che a
quel tempo lavorava alle vetrate del Santuario e aveva richiesto alle suore del monastero dell'oro in
foglie. Le suore ignoravano la natura di quello strano contenitore. Marrocco convocò prontamente a
Cascia l'amico Pierre Restany che riconobbe ufficialmente l'opera di Klein, conferendole grande valore
spirituale, oltreché artistico[5].

«Il pittore deve creare costantemente un solo unico capolavoro, se stesso.»


(Yves Klein)