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FarCoro

Quadrimestrale
dell’AERCO
Associazione
Emiliano
Romagnola
n. 3 / 2017 Cori
Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale- 70% CN/BO

Musica dell’anima Analisi Repertorio


Intervista a Mons. Renato Dionisi I Concorso di
Massimo Palombella Composizione Corale
Corinfesta
FarCoro n. 3 / 2017
Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale- 70% CN/BO

Editoriale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1
di Niccolò Paganini

La lettera del Presidente . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2


FARCORO di Andrea Angelini
Quadrimestrale dell’AERCO
Associazione Emiliano Romagnola Cori
settembre - dicembre 2017 Primo Piano . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4
Edizione online www.farcoro.it Coro Giovanile dell’Emilia Romagna
Autorizzazione del Tribunale di Bologna di andrea angelini
N° 4530 del 24/02/1977 Il futuro nella coralità
Poste Italiane s.p.a.
Spedizione in Abbonamento Postale di mario lanaro e andrea d’alpaos
70% - CN/BO.
Stile - Musica dell’anima . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 12
presidente
Andrea Angelini Intervista a Mons. Massimo Palombella,
presidente@aerco.emr.it direttore della Cappella Musicale Pontificia ‘Sistina’
di andrea angelini
Direttore responsabile
Niccolò Paganini Storia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 20
direttore@farcoro.it
La morte della luce
Comitato di Redazione di alessandro zignani
Francesco Barbuto
francescobarbuto@alice.it Tecnica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 23
Luca Buzzavi
lucabuzzavi@gmail.com
L’importanza del gesto
Michele Napolitano di leonardo lollini
napolitano.mic@gmail.com Com’è bello cantar!
Alessandro Zignani
a cura di luca buzzavi
alexzig61@gmail.com

Grafica e impaginazione Repertorio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 28


Elisa Pesci Ordinario per Schola, Assemblea e Organo - seconda parte
di Fulvio rampi
Stampa
Un cantiere aperto sulla formazione corale
Tipolitografia Tipocolor, Parma
infantile e giovanile: Corinfesta
di luca buzzavi
Sede Legale
c/o Aerco - Via Barberia 9
40123 Bologna Analisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 54
Contatti redazione: Renato Dionisi
direttore@farcoro.it
+39 347 9706837 di FRANCESCO BARBUTO

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diversamente specificato (vedi in calce ad ogni ar- 70 anni di Coro Stelutis
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tenere l’autorizzazione alla riproduzione del mate-
riale pubblicato, inviare una e-mail all’indirizzo: far-
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in copertina
Coro Giovanile dell’Emilia Romagna
Editoriale Carissimi Lettori,
quest’anno abbiamo voluto mettere in primo piano un tema
quanto mai importante come il futuro nella coralità. Grazie
alla ‘provocazione’ di Pier Paolo Scattolin e alle numerose e
autorevoli risposte pubblicate crediamo di aver cominciato a
proporre possibili soluzioni alle problematiche presentate.
La nostra rivista vuole essere in prima linea nell’ offrire stimoli
positivi e buone prassi, articoli di formazione vocale e di
tecnica direttoriale e, naturalmente, brani di repertorio. Siamo
consapevoli e certi che non sia più possibile improvvisare o
lasciare al caso, occorre formarsi e programmare. Il futuro
non s’improvvisa. Qualcuno obietterà che non si può neanche
controllare, certo, ma almeno si può fare in modo di avere gli
strumenti necessari per affrontare determinati problemi. Non
c’è da stupirsi se qualche corista dopo tanti anni decida di
PROF. NICCOLÒ PAGANINI smettere per dedicarsi a qualche altra attività; mi preoccupa
Direttore responsabile maggiormente, invece, che non ci siano ancora molti giovani
desiderosi di impegnarsi in un coro. Infatti, credo che sia un po’
generalizzata la carenza di uomini nei nostri cori: sono sempre in
meno a decidere di cantare in coro.
Questo settembre, nel mio coro, mi è capitato di rimanere, per
una serie diversa di motivi, con soli tre tenori. Se sei un coro
misto e non fai polifonia classica è un vero problema. È facile
perdersi d’animo e pensare di mollare tutto. La fortuna, ma non
solo, ha voluto che facessero richiesta di entrare sei nuove voci
femminili. Con la disponibilità di alcuni contralti, dalla voce più
profonda, ho deciso di spostarle nei tenori. In questo modo
ho risolto il problema, per ora, ma sono consapevole che non
può essere una soluzione definitiva. E’ necessario continuare a
puntare sui cori scolastici, costituire o collaborare con compagini
di voci bianche e giovanili. Questo è il futuro della coralità e del
mio coro. Credo che sia fondamentale anche farsi conoscere
maggiormente attraverso gli strumenti di comunicazione che
la società di oggi ci fornisce, come un bel sito accattivante e
sempre aggiornato e l’uso dei social. Un altro aspetto da non
sottovalutare è il non restare chiusi nel proprio ‘orticello’, ma
lavorare in rete e collaborare insieme con gli altri cori e con le
associazioni di riferimento. Siamo fortunati perché tante sono
le opportunità, anche da parte della nostra AERCO, che ci sono
proposte; è necessario però crederci e partecipare.

Sperando che troviate sempre nuovi stimoli all’interno della


nostra rivista, vi auguro una ottima e proficua lettura.

Coro | 3
ALTERAZIONI SCRITTE ED IMPLICITE
La lettera
Fin dall’inizio dell’XI secolo i musicisti europei hanno avuto
del Presidente a loro disposizione tutto ciò che era necessario per segnare
l’altezza delle note senza alcuna ambiguità. Nonostante
ciò, i compositori di polifonia vocale sino alla fine del
Associazione Rinascimento, ed anche oltre, non pensavano che avrebbero

Emiliano Romagnola dovuto annotare ogni alterazione richiesta. Sapevano che


alcune alterazioni potevano essere lasciate fuori dalla
Cori notazione, dal momento che i cantanti le avrebbero rese
appropriate in ogni caso. Sappiamo dell’esistenza di questa
pratica dalle rare ma esplicite dichiarazioni dei teorici del
tempo, come ad esempio quell’autore che verso la fine del XIV
secolo affermò che ‘in generale, non è necessario annotare [le
alterazioni]’. Apprendiamo inoltre che, sebbene non ci fosse
stato un accordo che prevedesse esattamente cosa annotare,
la maggior parte dei musicisti scrisse alcune alterazioni, ma, al
contempo, ne lasciò altre fuori. C’era una tendenza, infatti, a
non trascrivere in particolare quelle alterazioni necessarie per
evitare i tritoni melodici e quelle tipiche delle progressioni
cadenzali. Dal primi anni del XVI secolo in poi i compositori
hanno comunque sostenuto, con sempre maggiore frequenza,
che le alterazioni dovevano essere sempre scritte.
I teorici ci spiegano comunque perché alcune alterazioni
sono state annotate mentre altre no. Poiché molte alterazioni
Dr. ANDREA ANGELINI erano implicite, come questione di convenzione nel contesto
Presidente AERCO musicale, i compositori potevano contare sull’abilità dei
cantanti per eseguirle correttamente, indipendentemente
dal fatto che fossero scritte o meno. Lasciarle fuori dalla
notazione non era necessario ma nemmeno proibito. Poiché
‘Sembra che il confine non in tutti i contesti serviva indicare le alterazioni con la
stessa medesima chiarezza, si poteva decidere di indicarne
tra il testo musicale
alcune anche se, in senso stretto, sarebbero state ridondanti.
e l’esecuzione si trovi (Nei Choirbook o nei Partbook si trovano più facilmente le
nell’area delle alterazioni alterazioni usate nel contesto melodico e nelle formule
cadenzali mentre è più difficile trovare quelle indicanti una
implicite’ relazione verticale.)
E’ evidente, quindi, che la realizzazione delle inflessioni
accidentali implicite apparteneva al contesto della prassi
esecutiva. Ma se vogliamo evitare equivoci su quello che
fecero i musicisti medievali e rinascimentali, allora abbiamo
bisogno di comprendere chiaramente se le alterazioni
implicite appartenevano alla sfera del testo musicale (che per
ogni dato brano e per tutte le esecuzioni doveva rimanere
invariato se l’opera voleva conservare la sua identità), o
al campo esecutivo (che poteva variare in ogni singola
esecuzione senza mettere in pericolo l’identità del lavoro).
L’idea che uno degli aspetti di un’ opera poteva essere una
questione di prassi esecutiva non tanto appartenente a
quello che prima ho definito dominio esecutivo, ma piuttosto
al dominio del testo musicale può apparire bizzarro solo in
merito al presupposto anacronistico che la funzione della

| 4
notazione musicale è di fissare un ‘testo musicale ideale’
indipendentemente dalla sua specifica realizzazione, un
atteggiamento moderno che non è diventato comune sino alla
fine del XVIII secolo. Per i musicisti precedenti la funzione della
notazione era di fornire istruzioni adeguate per gli esecutori.
Questo spiega il loro atteggiamento pragmatico su ciò che
‘l’implicito poteva, ma non obbligatoriamente doveva, essere
scritto’. Così la pratica del sottintendere, piuttosto che dello
specificare, alcune alterazioni non significa necessariamente
che queste non potevano appartenere al testo musicale.
In realtà, sembra che il confine tra il testo musicale e l’esecuzione
si trovi nell’area delle alterazioni implicite. Una volta che abbiamo
capito le convenzioni che disciplinavano il loro uso, diventerà
chiaro che molte alterazioni appartenevano al testo musicale
 Gli Esacordi della Musica Ficta (da Lux Bella, 1492, p. 8) invariabile, poiché i contesti che le richiedevano potevano
essere realizzati in un solo modo. Ma si potevano trovare anche
convenzioni che permettevano ai cantanti, in determinate
situazioni, di scegliere tra diverse soluzioni disponibili. In alcuni
contesti i cantanti potevano legittimamente esitare se alterare
o meno, in altri non vi era alcun dubbio che l’alterazione era
necessaria, ma la scelta di questa era comunque lasciata aperta.
Vi sono prove, inoltre, che i cantanti, occasionalmente, erano
in disaccordo su come realizzare il testo. Di conseguenza,
alcune alterazioni implicite devono essere intese come non
appartenenti al testo invariabile, ma alla variabilità della sua
realizzazione.
Quindi, anche se in alcuni contesti, gli esecutori possono aver
avuto l’opportunità di scegliere tra diverse soluzioni accettabili,
per la maggior parte dei casi dobbiamo pensare al problema
delle alterazioni implicite in termini di testo musicale destinato
ad essere realizzato correttamente da cantanti che leggono
notazioni più o meno abbreviate. Questo modo di vedere il
 immagine della copertina del trattato ‘Practica Musica’ di
Hermann Finck (1527-1558), sull’arte del canto e della produzione problema ci permetterà di evitare la pista falsa presa, a mio
di ornamentazioni ed alterazioni. parere, da quegli studiosi che hanno sostenuto che, poiché le
alterazioni implicite erano una questione di prassi esecutiva
‘è inutile lottare per una versione autentica’ e che è anche
improprio includere le alterazioni nelle moderne edizioni
critiche. Una volta che ci si rende conto che molte alterazioni
implicite appartenevano alla sfera del testo musicale, e che, a
differenza dell’atteggiamento dei musicisti del Rinascimento, la
visione moderna della notazione richiede che il testo integrale
sia scritto, diventa chiaro che la ricerca per la realizzazione
corretta (o, in alcuni casi, la gamma delle realizzazioni accettabili)
delle alterazioni implicite è responsabilità del direttore e che
i risultati di questa ricerca dovrebbero essere illustrati in una
edizione critica.

 parte del tenore dalla ‘Passione di San Matteo’ di Richard


Davy (c.1465–1538). Conservata incompleta nel Eton
Choirbook

| 5
Primo Piano
All’incirca un anno fa, quando FENIARCO mi
parlò del Progetto ‘Officina Corale del Futuro’, che
prevedeva l’istituzione di dieci Cori Giovanili in
altrettante regioni, pensai che fosse arrivato oramai
il momento giusto per togliere un sogno dal cassetto.
Anche noi partimmo con un bando di selezione
per i coristi che ne avrebbero dovuto far parte.

Coro giovanile
dell’Emilia Romagna
Quel sogno che non è più nel cassetto

DI andrea angelini Purtroppo dopo circa un paio di mesi le risposte non


Direttore di coro, compositore, Presidente AERCO erano sufficienti per aderire al progetto FENIARCO e
lo scoramento in me e nei miei colleghi del Consiglio
Direttivo si fecero evidenti. Perché questa debole
adesione? Le motivazioni, ovvio, potevano essere tante:
dalla pubblicità poco incisiva sino al mancato recepimento
dell’importanza del progetto…Su quest’ultimo punto
lasciatemi esternare la mia vision. Io credo che un Coro
Giovanile Regionale debba non essere valutato come un
nucleo elitario, che non rappresenti la coralità amatoriale;
sarebbe così se i suoi componenti non provenissero da
esperienze di cori amatoriali oppure se gli stessi fossero
alla ricerca di un trampolino di lancio per la propria carriera
professionale. Il Coro Giovanile, al contrario, costituisce le
basi per un ‘laboratorio aperto a 360°’: lo è per i cantori
che possono maturare esperienze fantastiche, lo è per i
giovani compositori che possono farsi eseguire opere
inedite, lo è per i giovani direttori che possono misurarsi
con un organico esperto.
Questa opportunità non poteva naufragare, condizionata
da una scadenza di adesione al progetto nazionale… E fu
così che, anche se non inseriti ufficialmente all’interno di
‘Officina Corale del Futuro’, decidemmo di insistere con
la ricerca delle voci sino alla costituzione di un gruppo
sufficientemente nutrito per cominciare! Silvia Biasini
accettò con interesse e coraggio la nomina a direttrice
e tutti insieme finalmente partimmo, all’inizio del 2017,
Per aderire al CGER verso la meravigliosa avventura. Sono sicuro che questo
https://form.jotformeu.com/aercobologna/CGER coro sarà d’esempio anche per altri giovani che andranno
a sostituire coloro che per motivi anagrafici stanno

6 | Primo PIANO
lasciando le fila dei propri cori d’appartenenza. Ovvio, il turn-over corale non passa solamente
attraverso questo progetto (AERCO è molto impegnata nel promuovere la coralità scolastica
e infantile in generale), ma è comunque un messaggio che vogliamo dare al mondo esterno: i
giovani amano cantare e si impegnano per farlo!
Questa breve intervista con Silvia Biasini, direttrice del Coro Giovanile dell’Emilia Romagna
(CGER), renderà ancora più evidente con quale spirito e determinazione questi ragazzi hanno
aderito a quel sogno ‘che il cassetto non racchiude più’!

AA: Tutti gli esseri umani nascono con la musica dentro, o con la capacità di percepirla, alcuni più
di altri, soprattutto se hanno la fortuna di essere spinti in quella direzione. Il tuo amore per la
musica, da cosa nasce?
SB: In casa mia fin da bambina ho sempre respirato aria di musica. Mio nonno materno, cantante,
organista, corista del coro lirico della città, mi ha fatto appassionare all’opera lirica che ascoltavamo
insieme tutti i pomeriggi e da lì è iniziato il lungo viaggio che mi ha portato alla grande passione
per la polifonia e la musica corale.

AA: Attraverso quali fasi si è sviluppata l’attività del Coro Giovanile Regionale dell’Emilia
Romagna? Quali i punti di svolta più significativi?
SB: È stato fondamentale il ruolo di AERCO che ha creduto fortemente in questo progetto fin da
subito. I punti di svolta sono stati due: la tua decisione, come Presidente, di partire col progetto
fissando le prove anche se con soli 10 iscritti al coro e il coraggio di affrontare il concerto del
9 aprile, nostro debutto, dopo sole 2 prove. Questo ha dimostrato ai ragazzi totale fiducia che
hanno ricambiato con un grande impegno.

AA: Essendo un coro di recente formazione penso che sia importante anche il lavoro sull’incontro del
gruppo, sul contatto tra i vari componenti. Quali le strategie per favorire questa consapevolezza?
SB: La sinergia tra le persone e il dialogo anche non verbale fatto di sguardi e sorrisi è importantissimo,
per questo facciamo quando è possibile attività anche per favorire questo aspetto che tra le altre
cose portano anche alla preparazione vocale prima della prova. Spesso invertiamo la posizione
delle sezioni vocali all’interno del coro per permettere un semplice sguardo tra i cantori e quando
vi è la possibilità, cantiamo in cerchio a sezioni miste uomini/donne. Il contatto è assicurato!
Quando le prove si protraggono tutto il giorno è fondamentale trascorrere il pranzo insieme, è
un divertimento assoluto!

AA: Come si sviluppa il lavoro del coro, come imposti le prove? C’è una particolare attenzione
anche al lavoro corporeo, oltre che a quello vocale?
SB: La gestione della prova del coro giovanile regionale è molto diversa dalle prove dei cori a cui

coro giovanile dell’emilia romagna | 7


tutti noi direttori siamo abituati, soprattutto per il fatto che è mensile e non settimanale, ‘Il Coro Giovanile
quindi da direttore devi concentrare il lavoro di quattro prove in una sola, spesso con un
concerto la sera. Il lavoro corporeo è molto importante perché una prova di una giornata è un ‘laboratorio
implica tensioni che, se non vengono risolte, possono creare agitazione e preoccupazione aperto a 360°’:
in concerto. Devo ammettere che la prova giornaliera seppur molto stancante per un
lo è per i cantori
direttore, è molto formativa, mette alla prova le capacità comunicative e tecniche del
direttore e serve a forgiarne la tenuta e la concentrazione. che possono
maturare
AA: In base alla tua esperienza, quali sono le problematiche maggiori per chi, come te, è
impegnata nella direzione di un coro giovanile?
esperienze
SB: Innanzitutto la difficoltà maggiore è convincere i giovani che cantare non è un’operazione fantastiche, lo
‘noiosa’ ma tutt’altro, poi una volta convinti e trovati, c’è il fatto di trovare un repertorio
è per i giovani
vario che possa accontentare tutti e quindi appassionarli al coro, dal cantante barocco che
ha studiato in Conservatorio, al musicista rock, al ragazzo che sotto la doccia canta solo compositori che
musica leggera, per arrivare al cantante lirico. Per questo il nostro repertorio comprende possono farsi
un po’ di tutto e sono pronta ad accettare da loro suggerimenti in merito.
eseguire opere
AA: Una cosa prodigiosa della musica è che è un’arte che si svolge nell’immediato, qui e inedite, lo è per i
ora. Quali sono gli obiettivi per i quali vi state impegnando? giovani direttori
SB: Ho cercato un repertorio che potesse creare un suono del coro, che potesse dare
a questi ragazzi un’identità corale e sebbene il cammino sia ancora lungo, ci stiamo che possono
riuscendo. Un altro obiettivo sarà quello di ampliare il repertorio spingendoci indietro nel misurarsi con un
tempo nella polifonia rinascimentale.
organico esperto’
AA: Quali sono i risultati dell’attività fin qui svolta, che ti rendono più orgogliosa?
SB: Il CGER è formato da 20 coristi che una domenica al mese da tutta la regione si alzano
presto, arrivano alle prove alle 10 con tantissima grinta e voglia di cantare, affrontano ore
e ore di prova con il sorriso e durante il concerto danno il massimo, tutto questo mi rende
estremamente orgogliosa, molto più forse della lettura di una difficile partitura come
il Kyrie di H. Pousseur che abbiamo portato in concerto il 22 ottobre a Bologna e il 29
Ottobre a Ferrara.

AA: E’ importante come coro avere un momento particolare per mostrare il proprio lavoro,
raggiungendo un contatto significativo con il pubblico. Quali sono state le occasioni che vi
hanno permesso di stabilire questo contatto?
SB: Il 9 aprile, giorno del nostro debutto in occasione dell’assemblea di AERCO, momento
molto proficuo che ha portato anche l’inserimento di nuovi cantori; 22 ottobre a Bologna
nella Chiesa di San Benedetto per la Rassegna CantaBo, un momento molto importante e
un grande onore poter dividere il concerto con il Coro da Camera di Bologna diretto dal m°
Pier Paolo Scattolin, il 29 ottobre siamo stati a Ferrara, ospiti della Rassegna Roffi insieme
al coro di voci bianche Le Allegre Note e il 23 dicembre andremo a Gaggio Montano per
partecipare ad una rassegna natalizia.

 Il Coro giovanile in concerto a Parma

8 | Primo PIANO
Primo Piano In uno dei miei primi interventi, anni fa, aprivo con
una domanda: ci ritroviamo per cantare o cantiamo
per ritrovarci? Era uno spartiacque allora e lo è
ancora. Sembrerà semplicistico, ma se un coro è più
interessato a far musica e mette in secondo piano la
divisa e i concerti-scambio ha maggiori probabilità
di superare quelle difficoltà che fanno parte della
vita di un’associazione.

Il futuro nella coralità


Nel primo numero di FarCoro del 2016 abbiamo pubblicato un articolo del M° Pier Paolo Scattolin, dal titolo
‘Il futuro nella coralità’, da cui sono scaturite interessanti riflessioni dei nostri lettori. Ne pubblichiamo due.

di MARIO LANARO Un direttore che continua a perfezionarsi, ascoltando


e studiando per proprio conto nuove pagine (non solo
su Youtube), che non ha paura di farsi ‘vedere’ da un
collega più esperto, ha più possibilità di trovare nuove
MARIO LANARO voci, porterà innovazioni, avrà il coraggio di rischiare e
È organista (allievo di R. di aprirsi ai cambiamenti. Qual è il futuro della coralità?
Buja), direttore di coro e Cosi formulata è una domanda a cui è difficile rispondere
orchestra. Svolge attività dato che le identità e il livello medio dei cori cambiano di
didattica al Conservatorio regione in regione. Più che vivisezionare l’ambiente corale
di Verona (dal 1993 dovremmo portare alcuni esempi di gruppi che godono di
Cattedra di Esercitazioni buona salute: non è difficile trovarli.
Corali), dopo aver Nelle mie lezioni al Conservatorio di Verona e nelle
insegnato a Rovigo, Trento chiacchierate dopo prove mi soffermo spesso sugli aspetti
e Riva del Garda. Da giovanissimo ha iniziato la sua emozionali, facendo notare che amare il proprio gruppo
carriera come direttore di coro, ottenendo già prima e sentirsene parte non deve impedire il dialogo con altri
dei vent’anni quattro vittorie ai concorsi corali nazionali cori, l’apertura alla collaborazione tra direttori e cantori.
di Vittorio Veneto, Adria e Ivrea col Gruppo Corale C’è invece la paura del confronto, specialmente quando
Valleogra di Schio. Interessato alla composizione corale ci si accontenta di risultati modesti, tanto da invitare alla
ha ottenuto vari riconoscimenti. Collabora con varie propria rassegna annuale complessi che mantengono lo
case editrici, con associazioni musicali ed enti a livello stesso livello (se non inferiore). Ci si lamenta da qualche
nazionale ed internazionale. Ha diretto il Gruppo tempo per le poche occasioni concertistiche, e ciò vale
Corale Valleogra di Schio, il coro della Brigata Alpina per la polifonia quanto per la derivazione popolare.
Julia (1981-82), la Schola Cantorum di Malo (1975-97), il Conosciamo tutti il ritornello se c’è il concerto ci si
Concentus Vocalis (Vicenza), lo Studio Corale di Verona impegna di più, ma in tempi di ristrettezze urge rivalutare
(1997-98), il coro-laboratorio Studio 97 (prov. di Vicenza) la primaria funzione educativa della lezione; in altre parole
e l’Insieme Vocale “Umberto Zeni”. il cantore dovrebbe trovare maggior appagamento nella
gioia di apprendere, nella prioritaria consapevolezza di
una crescita musicale, culturale e umana. La prova serale

IL FUTURO NELLA CORALITA’ | 9


dovrebbe diventare il momento più intenso della vita di un corista. Pretendere questo è ‘Dobbiamo
forse utopistico? Per me, che da quarant’anni insegno ad amare il canto corale, a perfezionare
il gesto, l’analisi, la pianificazione della prova, utopia non è. Non commettiamo l’errore di
incoraggiare
cercare giustificazioni all’esterno senza prima guardare dentro la nostra sala prove. Per un tutte le forme
momento non lamentiamoci di una scuola che non sente l’esigenza di un corso di teatro o
di coralità,
di un coro in ogni classe; evitiamo le critiche a chi continua a proporre in chiesa musiche e
testi di bassissimo livello. Questo è il nostro habitat, purtroppo: continueremo a professare dobbiamo
le nostre convinzioni, certamente, ma ora analizziamo senza sconti la coralità amatoriale. sostenere
La voglia di imparare, l’esigenza di migliorare la propria voce, quella della sezione e di tutto
l’insieme resta a mio avviso l’obiettivo primario, poi verrà il resto.
concretamente
Nel momento in cui un coro entra in crisi, e i motivi possono essere dati da monotonia quelle realtà
repertoriale, tempi di lettura biblici, mancanza di concerti, cantori che lasciano, l’anagrafe corali che
sempre più avanzata, si deve avere il coraggio di intervenire in tempi brevi. Cercare soluzioni
rapide, anche radicali, è da preferire ad una lenta agonia nella speranza che cambi qualcosa investono nella
dall’esterno. Da anni sostengo che non son tanto i repertori da rivedere, ma il modo con musica e che,
cui vengono portati al pubblico. Molti cori, sia pur preparati musicalmente, sul palco sono
prima di tutto,
impacciati e non brillano per agilità scenica; al presentatore manca la dimensione del
tempo, non c’è una regìa, un filo conduttore. Abbiamo stancato il pubblico con le lunghe si ritovano per
presentazioni, le targhe-ricordo, i saluti dell’assessore e del parroco, il brano a gruppi uniti cantare’
a fine serata. Sono tutti ingredienti che hanno fatto il loro tempo, altri devono essere i
ritmi, altri i dosaggi: meno parole e più musica. Al concerto dell’anniversario (decennale,
ventennale ecc.) non dedicheremo tutta la serata a celebrare il passato, con il concorso
vinto quindici anni prima e l’elencazione dei cantori che son passati in sala prove (ottima
cosa stampare tutto questo in un opuscolo apposito), ma inviteremo un coro (magari
più bravo) ed eseguiremo la prima pagina con cui il coro ha iniziato e l’ultima imparata.
I Cantori di Santomio, nei concerti per il loro cinquantesimo, stanno eseguendo otto
mottetti commissionati ad altrettanti compositori. Sono vari i cori che chiedono ad un
musicista uno o più lavori, all’interno di un ampio progetto compositivo da sviluppare nel
tempo: ecco il futuro.
La velocità di produzione resta il primo obiettivo per tutti,
alle prime esperienze o dopo anni. Il direttore dovrebbe
migliorare la fase di lettura evitando le lunghe attese ai
cantori che aspettano annoiati il loro turno. Saper leggere
individualmente la propria parte resta un traguardo, ma ci
possono essere altre strategie: capi-sezione che provano
in sale diverse, tracce studio molto curate (cantate dallo
stesso direttore o da un corista con la supervisione del
maestro) da ascoltare per proprio conto prima della prova
serale; proposte di ascolto di vari brani (anche qui serve
lo sforzo personale) da studiare in futuro o anche solo
per un ampliamento delle conoscenze. Soprattutto è la
preparazione del direttore che può velocizzare questa
prima fase: migliorando la sua prima vista nel canto e al
pianoforte, curando il suo timbro, cercando nuove parole
eleverà il suo messaggio pedagogico. Ogni parte va ben
assimilata ed eseguita poi davanti al cantore con sicurezza,
dato che quella prima immagine sonora rimarrà sempre
impressa nella sua mente.
Alcune associazioni corali sono composte dalla
formazione principale, madrigalistica (o gruppo scelto) la
sezione giovanile e le voci bianche; il corista più portato, che ha già una formazione di  Mario Lanaro al Festival di Primavera
base, viene sostenuto economicamente nel frequentare corsi di perfezionamento proposti

10 | Primo PIANO
 Lezione sul gesto di Mario Lanaro al Conservatorio
‘E. F. Dall’Abaco’ di Verona

dalle associazioni regionali (meglio ancora se affronterà un che sta invecchiando (penso ai cori ANA e ai maschili
corso accademico al conservatorio); a lui verrà poi affidata di derivazione popolare in genere, ad alcune scholae
la conduzione della formazione giovanile o voci bianche. cantorum) ed è una realtà che va accettata con serenità,
Serve una felice intesa tra i direttori e nella gestione senza rabbia. I giovani non amano cantare! Niente di più
amministrativa. I rischi ci sono dato che appena la nuova sbagliato, ho incontrato in una mia masterclass a Milano
sezione cammina da sola potrebbe sentire il bisogno di i bravi allievi del Coro CET: il più ‘vecchio’ ha venticinque
autonomia. Conosciamo casi dove un vicedirettore se anni. Purtroppo non esiste la pillola della giovinezza
ne va portandosi appresso una fetta di coro o un’intera vocale, ma c’è ancora spazio per elevare la qualità delle
sottosezione, dando vita ad una nuova realtà. La cosa, a forze presenti, che formano attualmente i nostri cori.
prima vista, sa di tradimento... ma siamo sicuri che ciò Dobbiamo incoraggiare tutte le forme di coralità, nelle
sia veramente negativo? Tanti sono i gruppi giovanili che scuole, quelle più umili ancorate all’associazionismo;
stanno raggiungendo ottimi risultati. I cori scolastici non dobbiamo sostenere concretamente, anche
sono più una novità: a loro diremo che non esiste solo Oh economicamente, quelle realtà corali che investono nella
happy day o Sister Act, ma De Andrè, Il Quartetto Cetra, musica e che - prima di tutto - si ritrovano per cantare.
tanto pop italiano da rivisitare. I compositori creeranno
pagine ad hoc a tre voci miste (senza rimpiangere la
più completa scrittura per SCTB) con testi poetici del
passato e nuovi. Accanto ai giovanili esiste l’attività corale
delle Università degli Adulti, grande bacino di energie:
investiamo anche nella terza e - oggi - quarta età: ecco
il futuro. Al Conservatorio Dall’Abaco, nel biennio di
Musicoterapia, propongo vocalizzi, esercizi, giochi parlati
e cantati, canti adatti alle voci anziane.
Se sia più importante avere buoni coristi o un buon
direttore è una questione mai risolta: sono due
componenti che si fondono continuamente, impossibile
separarle. Io punto il dito verso il maestro, mi sento di
farlo perché è un problema che vivo da oltre quarant’anni,
come esecutore, compositore e docente. C’è una coralità

IL FUTURO NELLA CORALITA’ | 11


Pensieri sparsi sulla coralità italiana
di ANDREA D’ALPAOS

Ho accettato con grande piacere l’invito a scrivere qualche gli svantaggi: la pigrizia! Il mondo è tutto dentro al nostro
considerazione sul tema della coralità. Ho letto con cellulare quindi la realtà diventa non necessaria. Non
attenzione l’articolo del M° Scattolin nel quale vengono usciamo più per andare a comprare un disco...possiamo
offerti tantissimi spunti di riflessione. Concordo sul fatto scaricarlo sul cellulare. Non andiamo a sentire un concerto
che la strada da percorrere sia lunga e complessa ma se e se fa freddo e piove saltiamo le prove del coro perché
mai si parte mai si arriverà.. tanto arriverà a casa il file audio!
Ciò che scrivo non ha forma organica...è piuttosto una serie Diciamo che dobbiamo trovare un nuovo equilibrio e
di pensieri sparsi che riguardano il far coro , l’arte, le idee accettare che ci siano diversi punti di vista. Venticinque
che creano la musica. Partiamo da una presa di coscienza: anni fa quasi non esistevano cori gospel, vocal pop o simili.
Il mondo cambia. Le cose cambiano. Le mode passano. Essendo stato io uno dei ‘colpevoli’ a proporre un diverso
Una parte del mondo corale è in crisi perché la società modo di far coro ricordo perfettamente la ‘chiusura’ e lo
che ha prodotto e determinato alcuni valori è entrata in scetticismo del mondo corale ‘accademico’ e a lungo le
crisi. E’ cambiata, si è evoluta (purtroppo forse involuta...). nuove proposte son state guardate con diffidenza. Adesso
La comunicazione cambia costantemente quindi i modi ci sono centinaia di cori gospel o pop e in tanti concorsi
di comunicare si adeguano. Ci sono delle con-cause si è provveduto a creare categorie specifiche. E’ una nuova
per il disinteresse verso la musica corale. Bisogna fare, realtà che sta cercando spazi e una propria identità. E’ certo
se non autocritica, un’analisi obiettiva. La tecnologia preoccupante che altre tipologie di coro stiano vivendo
ha modificato le abitudini nella fruizione dei prodotti un momento di difficoltà ma dobbiamo anche accogliere
e nell’organizzazione del tempo libero (quindi nella positivamente lo sviluppo di nuove forme espressive e un
vita sociale). Ci sono dei vantaggi: YouTube ci consente nuovo modo di socializzare e stare insieme.
di ascoltare, scoprire, conoscere migliaia di canzoni,
artisti, gruppi. Possiamo cliccare download e scaricare Musica di qualità
testi, spartiti, canzoni in un secondo. Con un unico click Penso che tutti siano d’accordo sulla ricerca di qualità. Dire
possiamo far viaggiare un file nei computer di tutti i musica classica non garantisce la qualità. Cosa vogliamo
coristi contemporaneamente (non son passati millenni dalla coralità italiana? Io direi: energia, coinvolgimento,
da fotocopie e audiocassette). Ma ci sono ovviamente stupore e curiosità, capacità di comunicare. Polifonia
rinascimentale o barocca, repertorio romantico o
andrea d’alpaos contemporaneo, gospel o vocal-pop... non importa quale
Laureato in Lettere, ha di queste strade scegliamo; ciò che conta è il cercare
conseguito la Licenza la bellezza del suono, il piacere nel raggiungere nuovi
di Teoria e solfeggio, il traguardi, la cura del dettaglio. La cura della presentazione
diploma di Storia della (come presentiamo e come ci presentiamo). Non basta
musica, il diploma di mettersi una tunica per essere ‘gospel’ così come non basta
Armonia complementare. dare al coro un nome altisonante per cantare ‘barocco’.
Dal 1998 è direttore del Questo significa rispetto per noi stessi e per il pubblico.
Coro Gospel Joy Singers, Quando c’è qualità allora possiamo e dobbiamo accettare
che si è distinto vincendo i diverse prospettive.
Concorsi nazionali di Gallio (2003), Roncade (2002) e il Nel proporre un autore (ad esempio Bach) o un brano
T.I.M. (Torneo Internazionale di Musica) Edizione 2000 e possiamo: ispirarci a…, rendere omaggio a..., dare un
partecipando alla registrazione del CD Sogno di Andrea nuovo colore a..., giocare con... ma ciò che conta è la
Bocelli. E’ direttore inoltre dei Gospel Mini Singers e qualità. Si può anche giocare con la musica colta se fatto
dei Revelation Singers. E’ autore di testi e musiche per con rispetto e qualità (to play, spielen, jouer... giocare/
colonne sonore di film e allestimenti teatrali. suonare… come sapete, in molte lingue le parole giocare e
Ha ottenuto per due edizioni consecutive, nel 1999 e suonare coincidono). Cosa significa qualità?
nel 2000, il Premio come miglior compositore gospel al Secondo me è riuscire a proporre un’idea al 100% delle
Concorso Internazionale ‘Song Expo’ , in Olanda. nostre possibilità. Mi piace ascoltare i ‘cori bravi’ (es. Coro
Giovanile Italiano) ma provo la stessa emozione quando

12 | Primo PIANO
 Andrea D’Alpaos e i Joy Singers

ascolto un brano di qualsiasi coro minore di provincia e le mode cambiano... Un concerto ha motivo di esistere
che ha dato in quel brano il massimo della propria se c’è una relazione tra i suoi elementi necessari: Coro,
potenzialità. La musica ha un grande potere evocativo. repertorio, pubblico. Nel proporre repertori impegnativi
Se espressa con totale dedizione non può non creare bisogna sempre ricordare che lo scopo del concerto è il
momenti di magia e una vibrazione che unisce coristi, comunicare, trasmettere un’idea, un’emozione, dei valori.
direttore e pubblico. Bisogna capire e sfruttare E fondamentale la scelta della scaletta: ad esempio,
l’opportunità, il privilegio di salire su un palcoscenico. dopo aver eseguito un brano della durata di 10 minuti
con armonie ‘impegnative’ che richiedono particolare
La musica nelle scuole attenzione nell’ascolto, sarebbe una buona idea che il
Dirò cose banali e già sentite; non serve uno scienziato brano successivo fosse meno ‘impegnato’ e un po’ più
per affermare che arte e musica avrebbero un incredibile accattivante. Dobbiamo accettare e tener presente che
impatto positivo su bambini e ragazzi. I limiti della una delle tante cose cambiate nei secoli è la soglia di
scuola italiana sono evidenti e imbarazzanti. Facciamo attenzione, la capacità di concentrazione.
mea culpa nel senso che, data per cronica l’assenza delle
istituzioni politiche, dobbiamo smettere di lamentarci e Contaminazioni
imparare ad ottimizzare il pochissimo tempo e le scarse Ho grande ammirazione e rispetto per le ricerche e le
risorse economiche. Un consiglio per le scuole ma utile esecuzioni filologiche ma, come già detto, bisogna
anche ai cori: investire un po’ di tempo e risorse con pensare a come trasmettere in maniera leggibile le storie
collaborazioni di qualità. Troppo spesso le scelte del d’altri tempi. Soprattutto non sono utili alla coralità
repertorio o degli insegnanti per preparare un concerto le chiusure élitarie nei confronti di chi invece vuole
o un percorso didattico sono orientate verso chi offre sperimentare o vuole giocare con le idee... Monteverdi
il prezzo più basso. La competenza ha un costo e o Gesualdo da Venosa sono stati dei magnifici ribelli del
soprattutto un valore. A volte è più produttivo investire loro tempo andando oltre tutte le convenzioni. Bach a
le risorse in un docente che verrà per un numero limitato volte non ha voluto, ma spesso non ha potuto scrivere in
di lezioni ma che con il suo carisma e competenza darà uno stile diverso per i limiti imposti dalla sua società, dalle
una spinta incredibile ai ragazzi. condizioni economiche e dai suoi datori di lavoro!
Tornando alla qualità, negli ultimi anni la Feniarco e le Perché quindi non esser liberi di sperimentare senza sensi
associazioni regionali hanno fatto un grandissimo lavoro di colpa spaziando tra gli stili e i repertori? Contaminare
sulla qualità creando occasioni di incontro e corsi di non ha solamente una connotazione negativa...
formazione e specializzazione per direttori di coro, i cui Quanto detto in maniera sommaria non ha nessuna velleità
risultati già si vedono (ho ancora negli occhi e nel cuore dottrinale. L’unico scopo era quello di offrire alcuni spunti
l’energia e l’entusiasmo dei cori scolastici che hanno per aprirsi a idee diverse. Vedere le cose da altri punti di
partecipato al Festival di Primavera a Montecatini ). vista con la speranza che ci possa essere più curiosità e
Il prossimo passo da sostenere con grande attenzione è determinazione da parte di tutti a far sì che tutte le strade
un nodo fondamentale: la comunicazione. La qualità non intraprese dai vari cori, direttori, compositori trovino
basterà se non si saprà trasmetterla. Questo concetto sempre più spesso delle convergenze o dei crocevia. Dei
è legato al problema del pubblico e della carenza di punti di ristoro dove ci si possa fermare ogni tanto per
coristi citato dal M° Scattolin. Dobbiamo ripensare la rigenerarsi e per un momento di condivisione del viaggio
comunicazione. Come detto all’inizio le cose cambiano nella musica.

IL FUTURO NELLA CORALITA’ | 13


Stile
Musica dell’anima

La Cappella Musicale
Pontificia ‘Sistina’: fra
Tradizione e Modernità
Intervista con il maestro-direttore, Mons. Massimo Palombella

di ANDREA ANGELINi Andrea Angelini: Considerando i nostri tempi, ci piacerebbe


Direttore di coro, compositore, Presidente AERCO che parlasse della Musica sacra tra cultura e liturgia: quali
riflessioni e proposte in merito alla situazione in Italia?
Massimo Palombella: E’ molto interessante il connubio
cultura e liturgia perché è esattamente quello su cui il
Concilio Vaticano II, l’ultima grande riforma liturgica che
MASSIMO PALOMBELLA ha fatto la Chiesa Cattolica, ci pone doverosamente;
Fondatore e Maestro chiedendoci il dialogo con la modernità, la Chiesa desidera,
Direttore del Coro in ambito musicale, anche la ricezione nella musica
Interuniversitario di Roma, destinata alla liturgia di quanto oggi è il patrimonio e la
ha lavorato nella pastorale cultura musicale; basti pensare all’avanzamento che ha fatto
universitaria della Diocesi la musica con il Novecento, dopo Wagner, dopo Mahler…
di Roma dal 1995 al 2010. È In qualche modo credo che il Concilio ci chieda due cose:
stato docente fino al 2011 dapprima, che l’azione compositiva per la liturgia debba
alla Pontificia Università tener conto di dove siamo oggi e non di guardare indietro;
Salesiana e insegna al Conservatorio G. Cantelli di d’altra parte c’è la salvaguardia del patrimonio culturale
Novara, nel biennio di specializzazione in Musica Sacra, della Chiesa - che è l’origine della musica occidentale -
di Composizione per la Liturgia, Polifonia Romana e ovvero il canto gregoriano e la polifonia. Il Concilio,
Legislazione della Musica Sacra. Inoltre è stato docente chiedendoci il dialogo con la modernità, ci ricorda di non
all’Università La Sapienza di Roma, al Conservatorio di sottovalutare gli studi semiologici intrapresi su questa
Torino e al Pontificio Istituto di Musica Sacra in Urbe ha materia. Il canto gregoriano, dopo il lavoro scientifico fatto
insegnato Liturgia. Dal 1998 al 2010 ha diretto la Rivista da Solesmes, che ci ha consegnato il Graduale Triplex1, non
di Musica per la Liturgia Armonia di Voci, dell’Editrice possiamo più pensare di eseguirlo con il Liber Usualis.2
ElleDiCi. Il 16 ottobre 2010 è stato nominato da Papa
Benedetto XVI maestro direttore della Cappella 1 Il Graduale Triplex è un libro liturgico che contiene i canti
Musicale Pontificia ‘Sistina’ e riconfermato nel 2015 da della messa del repertorio gregoriano. È stato pubblicato nel
Papa Francesco. Il 14 gennaio 2017 Papa Francesco lo ha 1979 ed è stato continuamente ristampato dall’Abbazia di
Solesmes su mandato ufficiale della Chiesa cattolica.
nominato consultore della Congregazione per il Culto
Divino e la disciplina dei Sacramenti. 2 Il Liber Usualis Missae et Officii, ma più comunemente
Liber Usualis, è un libro liturgico che contiene una raccolta
dei canti gregoriani utilizzati non solo dalla Chiesa cattolica

14 | Musica dell’anima
 Mons. Massimo Palombella

Con gli studi semiologici intrapresi, con tutto quello che per sé, noi siamo molto vicini al Concilio Vaticano II. Devo
è il patrimonio culturale che ci è arrivato a livello di studi dire che in Italia sono stati avviati ottimi processi per la
scientifici, chi esegue la polifonia rinascimentale nella realizzazione del Concilio, che è un lavoro lungo perché
Liturgia ha il dovere di tradurre il segno grafico in segno significa pensare con una lingua viva, e questo significa
sonoro con pertinenza. Ecco le due grandi sfide che in entrare automaticamente in un contesto culturale che
qualche modo il Concilio Vaticano II pone, oggi. In Italia la bisogna conoscere e occorre inoltre ‘declinare’ oggi tutto
Conferenza Episcopale, da questo punto di vista, ha avviato il grande patrimonio culturale della Chiesa. Si tratta di un
da tempo un massiccio ed importante lavoro culturale, lungo, grosso lavoro che necessita di studio e di ricerca e
anche con la codificazione di un repertorio nazionale di sono convinto che la Chiesa italiana ha avviato un ottimo
canti. In sostanza si sono avviati dei processi, che qualcuno lavoro sotto questo punto di vista.
magari non apprezzerà, lamentandosi ‘Perché una volta,
una volta…’. Se guardiamo la storia, anche il Concilio di AA: Il mondo corale è spesso un settore di nicchia, poco
Trento avviò dei processi e noi conosciamo chi, subito, valorizzato o criticato. Partendo dalle parole pronunciate
in questi processi entrò: Giovanni Pierluigi da Palestrina. da Papa Francesco che ha sottolineato la necessità di
In quel momento la Cappella Sistina fu la prima grande valorizzare il patrimonio della musica sacra ed anche la sua
realizzatrice del Concilio tridentino, con l’intelligibilità del attualizzazione con linguaggi moderni, quali potrebbero
testo; però prima che la riforma liturgica entrasse in tutto essere le proposte per educare i giovani alla musica corale
il contesto ecclesiale sono passati tanti anni. Quindi, di sacra?
MP: Io penso che ci sia un principio, alla base, quando
romana. Dei canti vengono trascritti i testi e la melodia parliamo di giovani e parliamo di educazione: bisogna
nella sola notazione quadrata. La prima edizione risale al amare ciò che amano i giovani perché loro amino ciò che
1896, effettuata dai monaci dell’Abbazia di Solesmes. Sono amiamo noi. Nella mia esperienza - prima di diventare
seguite diverse edizioni e dopo il Concilio Vaticano II non ha
avuto più nuove edizioni. Il Liber Usualis è diffuso in tutto
Maestro della Cappella Sistina, lavoravo nell’Università
il mondo in latino, anche se attualmente viene sostituito dove svolgevo, oltre all’insegnamento, anche attività
dal più aggiornato Graduale Triplex dove nel repertorio, pastorale avendo un coro - non ho mai trovato difficoltà nel
oltre alla notazione quadrata, viene trascritta anche la lavorare con i giovani ad un livello alto e culturale. Perché
notazione sangallese e metense e dove la scelta dei brani è il livello culturale ci deve essere, nel senso che bisogna
più meditata.

INTERVISTA A MONS. MASSIMO PALOMBELLA | 15


avere la capacità di mediare il patrimonio culturale con un linguaggio comprensibile;
‘Il primo ruolo
fortunatamente l’equazione ‘Abbasso il livello, così ho più gente’ non funziona. Quindi, in
del direttore è fin dei conti più l’educatore o il maestro studia, rimane aggiornato, continua la sua ricerca
quello di essere e si preoccupa di comunicarla, più diventa affascinante il cammino. Quando pensiamo
‘Queste cose qui non sono più capite, quindi lasciamole stare’ è perché noi non studiamo
una persona più e non studiamo neanche di farci amare. Il farsi amare, il far stimare le cose, è uno
che studia e che studio; bisogna cercare, fare del discernimento, e il discernimento è fatica (perché si può
ricerca e poi, in sbagliare, come in ogni sperimentazione), per cui è un lavoro che implica un investimento
di energie. Non credo che sia difficile educare i giovani alla musica sacra, come educarli
seconda battuta, all’arte, alla letteratura latina, come educarli a qualunque aspetto culturale fondante,
ha il ruolo di se questo lo si contestualizza in un discorso, e soprattutto ai giovani passa qualunque
messaggio se siamo in grado di creare una relazione; senza relazione non passa nulla. E’
diventare, a poco, importante che i grandi valori culturali siano sempre mediati da relazioni volte alla crescita
a poco, invisibile’ e alla maturazione alla verità dei nostri giovani.

AA: Parliamo dei Pueri Cantores, che tradizionalmente accompagnano con il canto la
liturgia e il ruolo della Schola Cantorum; questi vanno sempre più scomparendo. Cosa fare
per garantirne la presenza, e favorirne la diffusione non solo presso le chiese di una certa
importanza?
MP: Esiste un’associazione internazionale di Pueri Cantores, bisogna però essere qui molto
precisi. Perché la Cappella Sistina ha i Pueri Cantores e investe con una scuola annessa,
dalla terza elementare alla terza media? Perché i Pueri Cantores sono solo maschi e non
ci sono bambine? Perché effettivamente la vera voce bianca, cosiddetta, è la voce del
bambino, che non permane sempre uguale, ma, prima della muta della voce, acquisisce
una serie di ‘ambrature’, un insieme di mutamenti dovuti alla fisiologia, che danno quella
ricchezza di armonici che ha un coro di bambini e che invece non ha un coro di sole
bambine. Qui c’è un problema di ordine culturale: se noi incidiamo con una etichetta
discografica come Deutsche Grammophon abbiamo il dovere di creare un prodotto che
sia esteticamente pertinente. Quindi, o incido con i falsettisti o con i bambini! Questo è
un ambito molto importante e culturale. Io credo che d’altra parte l’educare in generale i
bambini e le bambine al canto sia un ottimo elemento pastorale e formativo per il futuro
di queste persone nel senso che l’avviare un bambino ad una disciplina che esige il canto
corale, fatto ad un certo livello, gli farà acquisire un metodo di lavoro scientifico, rigoroso,
che potranno usare in qualunque lavoro che faranno, come anche nelle relazioni della
vita e anche nel ruolo di padre, di madre. Ecco il motivo per cui credo che sia importante
che si investa culturalmente sui bambini e sulle bambine in relazione alla musica perché
la musica ha il duplice aspetto di essere bella ma di chiedere un sacrificio, una costante
fatica perché possa essere bella. Tutto questo processo ha quindi una sorta di un’attrazione
congiunta ad una intrinseca fatica, e questo processo è estremamente educativo in una
tenera età dove la ‘ricezione’ e l’essere in una precisa metodologia può giovare per tutta
la vita.

AA: Parliamo un po’ della Cappella Musicale Pontificia ‘Sistina’ ovvero la più antica
formazione corale del mondo ancora in attività. Nel corso dei secoli, ha seguito,
partecipandovi attivamente, tutte le riforme della liturgia papale fino ad oggi. Quale la
responsabilità di un ruolo così importante e quali i momenti più significativi nelle diverse
attività svolte?
MP: La Cappella Musicale Pontificia ha la grande responsabilità di agire nella Chiesa come
fece, per esempio, nel ‘500 in relazione alla Riforma Liturgica del Concilio di Trento.
Questa Riforma si fece strada grazie all’immediata attuazione che ne fece la Cappella
Sistina nelle Celebrazioni Papali. Ora, se siamo onesti e corretti dobbiamo dire che la
stessa cosa non è avvenuta per il Concilio Vaticano II perché Domenico Bartolucci - e

16 | Musica dell’anima
INTERVISTA A MONS. MASSIMO PALOMBELLA | 17
quest’anno si celebrano i cento anni della sua nascita - fu un uomo che alla guida della
‘ Chi fa il mio
Cappella Sistina rifiutò categoricamente la Riforma Liturgica del Concilio Vaticano II,
arroccandosi su alcune ingiustificate posizioni. Questa chiusura culturale purtroppo non lavoro deve essere
gli ha permesso nemmeno di recepire tutto ciò che nello stesso periodo accadeva nella un uomo attento
musica, e quindi gli studi semiologici sul canto gregoriano, la polifonia rinascimentale,
come anche di quello che era successo dopo Verdi. In qualche modo, nella mente di
al suo tempo,
Bartolucci, la storia della musica finiva con Verdi. Ecco questo è stato forse veramente appassionato di
un’hapax legomenon3 nella storia della Sistina nel senso che è stata forse la prima volta musica moderna,
che questa istituzione non ha seguito il corso di una Riforma, ed infatti, per la Santa Sede,
ad un certo punto fu necessario provvedere ad una sostituzione perché praticamente di musica
si ritrovava con un’istituzione bloccata ecclesialmente, esteticamente e culturalmente. Il contemporanea
mio predecessore, il maestro Liberto, portò davvero questa istituzione musicale all’interno
e sperimentale,
della Riforma Liturgica del Concilio Vaticano II, pur con tante difficoltà poiché c’erano
ancora molti che ritenevano che bisognasse fare come faceva Bartolucci. Io ho avuto la che stima i suoi
fortuna di aver avuto un predecessore che in qualche modo è stato un ‘cuscinetto’ tra colleghi e che è
Bartolucci e la riforma liturgica del Concilio Vaticano II che con me fu una cosa quasi
‘normale’. Io sono figlio della riforma liturgica per cui ci credo profondamente e credo quindi curioso
anche che la musica antica possa avere molto giovamento dalla riforma liturgica del di andare ad
Concilio Vaticano II per quello che ho detto prima, ovvero per il dovere della recezione gli
ascoltare la
studi semiologici e per il dovere di un intelligente dialogo con la modernità. La Cappella
Musicale Pontificia ha quindi questo primo e grande compito, di essere in primis l’attuatrice musica composta
delle Riforme della Chiesa in ambito liturgico-musicale, ha poi, non meno importante, la ed eseguita da
responsabilità dell’esemplarità della prassi esecutiva; il modo di cantare il gregoriano e
la polifonia rinascimentale dovrebbe essere in qualche modo esemplare non perché noi
altri ’
siamo più bravi degli altri, ma perché la Cappella Musicale Pontificia è un’istituzione che
dedica tre ore al giorno ad uno studio quasi ‘monografico’ circa appunto il gregoriano
e la polifonia rinascimentale, esattamente come l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
ogni giorno prova un certo repertorio sinfonico corale e come il Teatro dell’Opera studia
ogni giorno un certo repertorio operistico. Inoltre abbiamo a disposizione l’archivio
della Cappella Musicale Pontificia, il cosiddetto Fondo Cappella Sistina nella Biblioteca
Apostolica Vaticana che è il più grande archivio musicale esistente al mondo dei secoli
XV, XVI e XVII in relazione alla musica scritta per la Liturgia. Tutto repertorio catalogato,
per cui tutto ciò che, ad esempio, al concerto questa sera sentirete, è frutto di edizione
critica fatta o su manoscritti o sulla stampa più antica. Il maestro della Cappella Sistina
ha questo dovere di lavoro di studio e di ricerca perché se io non faccio questo, tanta
musica rimane lettera morta. Il dovere della esemplarità della prassi esecutiva deriva dal
fatto che il maestro della Cappella Sistina può avere a disposizione le parti rinascimentali
e quindi fare uno studio semiologicamente e scientificamente corretto e pertinente sulle
parti. Questo significa anche ‘sperimentare’ senza avere la preoccupazione di montare un
mottetto per eseguirlo subito, ma provare la realizzazione di un color minor, sperimentare
come meglio eseguire una certa figura retorica… Ecco, la Cappella Sistina è una sorta di
‘laboratorio’ da questo punto di vista! In ultima istanza la Cappella Sistina canta a tutte le
celebrazioni a cui è presente il Papa ma ha anche una folta attività di concerti. Perché fa
questa attività concertistica? Non gira certo il mondo per il piacere di eseguire un po’ di
musica, ma viaggia così tanto per rispondere esclusivamente a un mandato ecclesiale, cioè
quello dell’annuncio del Vangelo; ogni nostro concerto è un’esperienza estetica, ma tutto
il materiale musicale va ricondotto al luogo dove questa musica ha preso corpo, ovvero la
Liturgia. Ogni brano che eseguiamo è così sempre presentato, collocato, spiegato nel suo

3 In linguistica e in filologia, un hapax legomenon (spesso anche solo hapax o, meno di


frequente, apax; al plurale hapax legomena o hapax legomenoi), è una forma linguistica
(parola o espressione), che compare una sola volta nell’ambito di un testo, di un autore o
dell’intero sistema letterario di una lingua.

18 | Musica dell’anima
collaborazione con questa istituzione ma che non era mai
stato possibile farlo per suo modo di cantare, molto, molto
lontano dalla prassi rinascimentale. E’ molto interessante
l’esperienza della registrazione; noi incidiamo in Cappella
Sistina perché siamo forse l’unica realtà corale al mondo
che può avere la totalità della pertinenza estetica, cioè
musiche per le celebrazioni del Papa che si svolgevano
nella Cappella Sistina, quindi con quella precisa acustica.

AA: Quindi per lei è molto importante il discorso


filologico, sia a livello estetico dell’ambiente che della
prassi esecutiva...
MP: Sì, assolutamente. E’ questo che ci permette di
 Mons. Palombella e Andrea Angelini incidere con etichette come Deutsche Grammophon.
Io non mi sentirei mai di incidere William Byrd perché è
molto lontano dalle nostre corde. Per esempio, dovendo
incidere per Deutsche Grammophon il Miserere di Allegri,
ho cercato e trovato nell’archivio della Cappella Sistina il
codice sistino 205-206, l’originale manoscritto di Allegri.
Di conseguenza ho anche cercato di disporre spazialmente
i solisti, più o meno evincendo come erano disposti dalle
cronache delle celebrazioni papali di quel tempo; fare un
prodotto per un’etichetta discografica come questa, esige
un grande lavoro scientifico, filologico ed estetico.

AA: Posso chiederle un paragone con la vocalità ferma e


senza armonici che usano gli Inglesi, per esempio i Tallis
Scholars, che hanno eseguito un concerto in Cappella
 Il Concilio Vaticano II Sistina per il suo grande restauro, cantando, fra l’altro,
proprio il Misere di Allegri.
significato storico e liturgico. Un’esperienza di concerto MP: Citando i Tallis Scholars, per il solo e semplice fatto
della Cappella Musicale Pontificia è quindi un’esperienza che vi cantino anche le donne, ci si allontana un po’ dal
di fede, è un’occasione per fare un’esperienza di Dio. punto di vista di pertinenza estetica. Io credo che la
Questo è l’unico motivo per cui la Cappella Sistina accetta vocalità di ciò che veniva scritto per essere cantato in
di fare un concerto. Cappella Sistina deve essere una vocalità rinascimentale.
In questa tecnica vocale non esiste il terzo registro, quindi
AA: La ‘Sistina’ è impegnata periodicamente in tournée dev’essere una vocalità molto coperta, molto appuntita,
internazionali. Sotto la sua direzione ha iniziato ad ma con tutto quel calore mediterraneo che noi Italiani
incidere in esclusiva con Deutsche Grammophon e ha vinto abbiamo nella nostra vocalità. Ad esempio io credo, e
il premio Echo Klassik per il CD Cantate Domino (2015). Ci questa è una mia convinzione studiando i manoscritti,
può parlare di questa esperienza? che quegli spartiti siano pieni di figure retoriche che
MP: Non sono io andato a cercare Deutsche Grammophon, poi noi troviamo ben codificate nel barocco, perché noi
sono loro che mi hanno contattato perché hanno del barocco sappiamo molto mentre del Rinascimento
riscontrato che la Cappella Musicale Pontificia ha poco a livello di prassi esecutiva. Io credo che la musica
cambiato radicalmente il suo modo di cantare, cioè è rinascimentale sia un insieme di figure retoriche, di
passata da un linguaggio operistico decadente di fine tensione e di distensione che chiedono continue messe
Ottocento ad una vocalità rinascimentale, a un fraseggio di voce. E’ una musica molto colorata di per sé, per
coerente e alla ricerca di una forte pertinenza estetica di cui io credo che cantarla ferma è trattarla come fosse
quello che eseguiva. E’ la più antica istituzione del mondo, musica quattrocentesca; posso capire che si canti Dufay
ha a disposizione tanto, per cui Deutsche Grammophon o Despresz in quel modo poiché il testo era spesso un
ha, in qualche modo, fatto una scommessa dicendo ‘pretesto’ per fare contrappunto. Quando abbiamo inciso
che avrebbero in passato sempre voluto avviare una un brano di Dufay e uno di Desprez abbiamo cantato

INTERVISTA A MONS. MASSIMO PALOMBELLA | 19


come fossimo degli strumenti musicali perché l’intenzione AA: Si potrebbe obbiettare che anche la musica di Arvo
compositiva era quella, cioè non esisteva l’attenzione Pärt, costruita con la tecnica dei tintinnabuli, abbia una
al testo. C’è uno grande sbarramento che è l’entrata nel armonia molto semplice che non richieda questo tipo di
Rinascimento maturo, dove ad un certo punto il testo attenzioni e di vocalità di cui abbiamo parlato prima. Qui
diventa quella realtà su cui viene costruita la musica. In forse c’è la ricerca del piacere contemplativo della voce
relazione al testo ci sono figure retoriche di tensione e di ferma e che magari il tentativo dei gruppi inglesi sia quello
distensione; c’è una grande tensione data dalla parola e di portare tale diversa sperimentazione anche nella musica
dalla frase. Credo che tutto questo sia nel DNA della musica rinascimentale.
scritta per la Cappella Sistina, per le celebrazioni papali. MP: Sì, la mia convinzione è che tanto successo per questi
gruppi inglesi negli anni ‘80 e ‘90 sia fondamentalmente
dovuto al motivo che chi doveva fare questo lavoro
filologico non lo fece! La Cappella Sistina non lo
faceva davvero. Noi abbiamo inciso ora con Deutsche
Grammophon la Missa Papae Marcelli di Palestrina che
è stato un lavoro inaudito: ce ne sono così tante incise
che mi sono detto ‘O ne incidiamo una che veramente dia
una svolta o non la incidiamo’. E’ stato un lavoro filologico
enorme perché ho dovuto recuperare l’edizione del 1567
dovendo di conseguenza decidere di non inserire l’Agnus
Dei II perché non è di Palestrina. Benché ci sia nel codice
18 di Santa Maria Maggiore, nel codice 22 della Sistina,
Palestrina quando ha pubblicato nel 1567 il secondo libro
 Lorenzo Perosi delle Messe non l’ha inserito, e nel 1599, quando è stata
D’altronde basta ammirare i dipinti michelangioleschi pubblicata un’edizione postuma, l’editore non l’ha messo e
per rendersi conto di come il Rinascimento non fosse hanno scritto Agnus Dei secundus dicitur ut supra primus.
certo un momento storico sbiadito. Tutto deve essere I colores minores, il problema di superare le battute,
assolutamente filtrato da una ratio, da una poderosa il problema delle figure retoriche, del tactus coerente
intelligenza: messe di voce, tensione, distensione, colores alla scrittura del compositore… è stato un lavoro molto
minores, hochetus4 … Concludendo, tutto deve essere impegnativo per ottenere un prodotto filologicamente
filtrato da una profonda ratio, da un profondo controllo, corretto, all’altezza dell’istituzione che detiene i
quasi ‘maniacale’ di ciò che è tipico e caratterizzante il manoscritti e che veramente dicesse qualcosa di nuovo,
rinascimento. spiegandone le ragioni nel libretto che accompagna
il CD; Condivido il fatto che un gruppo corale possa
AA: Può accettare la proposta di un’esecuzione con voce avere il piacere estetico di attuare quello che lei dice,
ferma al solo fine di sperimentare un’estetica diversa, ma il nostro compito è eseguire questo tipo di musica
conscia comunque di non essere nella sfera della dandone, a oggi, una interpretazione plausibile, verificata,
riproduzione filologica ma all’interno di un piacere estetico scientifica, opinabile ovviamente, però ragionata e scavata
differente? in profondità.
MP: Questo sì, assolutamente. Si può fare, nessuno lo
vieta. Ritengo però che sia come togliere il sale e il AA: La musica è il linguaggio dello spirito. La sua segreta
pepe a questa musica, nel senso che armonicamente è corrente vibra tra il cuore di colui che canta e l’anima di
musica povera. Se poi il coro non evidenzia la parola… Il colui che ascolta; sono parole di Kahlil Gibran. Qual è il
Rinascimento è un momento storico caratteristico, che ha ruolo del direttore di coro, in tutto questo?
avuto la stessa attenzione al contrappunto e alla parola. MP: Il direttore del coro ha un ruolo secondo me molto
Allora se il coro non usa queste attenzioni, l’esecuzione si importante. Il primo ruolo è quello di essere una persona
inaridisce enormemente. che studia e che ricerca e poi, in seconda battuta, ha il
ruolo di diventare, a poco, a poco, invisibile. La musica
è fatta per essere concertata e non per essere diretta.
4 Espediente polifonico, diffuso specialmente in Francia In generale, e questa è una grande tradizione, la musica
tra XI e XII secolo, caratterizzato dalla spezzatura delle
rinascimentale non era diretta; tutti leggevano da un libro
voci, mediante pause tra sillaba e sillaba (e con ricerca di
contrattempo tra voce e voce), così da richiamare un effetto centrale senza che qualcuno si assumesse il compito della
di singhiozzo. direzione come oggi noi la comprendiamo.

20 | Musica dell’anima
AA: Nella Basilica di San Marco c’era probabilmente una figura che stava al centro
‘ Chiedendoci
dell’abside, dietro all’altare, per risolvere le problematiche relative all’esecuzione con il
il dialogo con doppio coro…
la modernità, MP: Il ruolo del direttore è quello di fare una buona concertazione. Ma il vero ruolo
del direttore di coro, e mi creda che poi i coristi si accorgono di questo, è di essere
la Chiesa una persona che studia, che ricerca e che richiede ai coristi un po’ meno di quello fa
desidera anche la lui; non si può chiedere ai coristi cose che il direttore non fa, lui deve essere il primo a
ricezione, nella dare l’esempio. Per i miei coristi è necessario lo studio personale, di tre ore, e lo studio
corale, altre tre ore. Quindi io devo studiare almeno sei ore al giorno, ma io studio ben di
musica destinata più, perché poi c’è la ricerca e tanto altro… Questo problema in relazione alla musica da
alla liturgia, di eseguire; secondo problema, nel mio caso, maestro-direttore, è che devo anche comporre.
Il maestro-direttore di questa istituzione, prima di tutto non va identificato, secondo
quanto oggi è il me, come è stato fatto con Bartolucci, ovvero che il maestro della Cappella Sistina sia,
patrimonio e la fondamentalmente, ‘solo’ un compositore. Il maestro della Cappella Sistina è ‘anche’ un
cultura musicale’ compositore, ma egli ha, come abbiamo detto precedentemente, la responsabilità del
patrimonio culturale della Chiesa; quindi deve essere un esperto e uno studioso di musica
antica e deve tradurre con pertinenza il segno grafico in segno sonoro. In relazione al
comporre, il maestro della Cappella Sistina deve avere lo sguardo in avanti. Deve fare
come faceva Palestrina, come ha fatto Lorenzo Perosi. Quest’ultimo ha tolto, all’inizio del
secolo XX, la Cappella Sistina dalla posizione in cui l’aveva relegata Domenico Mustafà,
scrivendo soltanto alla Palestrina con lo stile contrappuntistico. Perosi ha osato scrivere
non alla Palestrina vivendo profondamente nel suo momento storico. Ecco, io credo che il
maestro della Cappella Sistina debba essere un uomo che, nel suo gesto compositivo, viva
il presente e che, dopo Wagner, dopo Mahler, si lasci sfidare da tutto ciò che è accaduto
nella musica. Il gesto compositivo del maestro della Cappella Sistina deve essere un gesto
che tiene conto di dove lui vive oggi: deve scrivere per l’uomo di oggi e non per l’uomo del
Rinascimento. Chi fa il mio lavoro deve essere un uomo attento al suo tempo, appassionato
di musica moderna, di musica contemporanea e sperimentale, che stima i suoi colleghi e
che è quindi curioso di andare ad ascoltare la musica composta ed eseguita da altri e non
limitarsi a leggere Palestrina e la propria musica. Questo è importante perché il maestro-
direttore deve essere capace di coniugare l’udibilità e la comprensibilità della musica con
la modernità. Credo che questa sia, al momento, la grande sfida che ci aspetta.

Si ringrazia l’ICB (International Choral Bulletin) edito dalla Federazione Internazionale di Musica Corale per la gentile
concessione alla pubblicazione dell’articolo in lingua italiana.

 La Cappella Musicale Pontificia Sistina

INTERVISTA A MONS. MASSIMO PALOMBELLA | 21


Storia Quella terribile rivoluzione filosofica che condannò
il Rinascimento a disperdersi nelle false simmetrie
del Barocco ebbe molteplici motivi, tutti riassumibili
sotto un’unica formula: nelle parole di Hermann
Broch, la ‘morte del centro e, quindi della luce’.

La morte della luce


La consapevolezza copernicana di abitare una meteora di
di alessandro zignani materia marginale all’universo, la predicazione di Lutero,
col suo scalzare la ragione simbolica della Teologia
dalle sue basi, per sostituirvi un drammatico rapporto di
incertezza col Divino, dove la colpa a priori dell’umana
condizione rende l’arte pietistico ritorno alle radici infantili
– e dunque völkisch, ‘popolari’ – infine, la lotta tra potere
politico ed ecclesiastico, che induce l’architettura civile a
rivaleggiare in falsi fondali e prospettive in fuga con quella
ALESSANDRO ZIGNANI religiosa, fino ad allora giustapposta ai Palazzi Comunali
Compiuti gli studi di in quella perfetta armonia nella divisione simbolica degli
clarinetto e composizione, spazi che dava alle piazze delle città ideali – si pensi a
si è dedicato alla direzione Pienza – rinascimentali il fascino di un accordo tra uomo
d’orchestra. Dopo una e divinità: da tutte queste intime tragedie dello stile si
pratica svolta per lo più origina l’involuzione convulsa del Manierismo, fiorita di
nell’Est europeo (Romania, volute e trompe-l’oeil in cui la coscienza intraprende la
Repubblica Ceca, Croazia) è stato direttore artistico ricerca della luce, del senso, destinata poi a solidificarsi, nel
dell’Orchestra da Camera di Rimini, guidandola in un Barocco, in una razionalizzazione del disordine strutturata
progetto multidisciplinare tra musica, teatro e letteratura secondo un’unica regola: distinguere, catalogare e quindi
di nuova concezione. Docente nei Conservatori di stilizzare ogni umano ‘affetto’: esasperare la soggettività
Monopoli e Cesena, si è quindi dedicato allo studio del sentimento, fino a rendere espressione ciò che prima
metodico delle varie tecniche direttoriali. Ha inoltre non era che armonia di struttura, ponte tra tempo e spazio,
pubblicato oltre duecento contributi sulla direzione tra simbolo e fuggevole sensazione.
d’orchestra sulle riviste ‘CD classica’, ‘Musica’, ‘Opera Ciò che lega le facciate curvilinee, quasi evaporanti in
International’. La sua metodologia, improntata alla un’aria malsana di afa, del Borromini – un’aria come doveva
Psicodinamica, accorpa lo zen, la psicologia junghiana e essere quella della notte romana in cui l’architetto si gettò
la mnemotecnica in una rivoluzionaria concezione della sulla propria spada, incaricando poi il servo del colpo di
pratica direttoriale sperimentata su decine di studenti grazia – la ‘seconda pratica’ di Monteverdi, per la prima
con risultati sempre lusinghieri. volta sollevata ai vertici del gusto nel Combattimento di
Tancredi e Clorinda, ed infine lo spazio vuoto, la cupola
nera del Caravaggio: tutto questo, è proprio il senso di
angosciosa attesa dell’Ignoto, il manifestarsi profetico
del mana divino, di cui l’artista si fa aruspice primitivo. Se,
dunque, nel Rinascimento gli artisti dovevano essere anche
teologi, nel Barocco il trionfo dell’introspezione, della
grammatica delle passioni unisce tutte le arti in uno stile di
transizione il cui fascino maggiore è quella ossessione del

22 | STORIA
vuoto, quella paura dello spazio materiale che negli spiriti più elevati si fa metafora della ‘La ‘seconda
colpa originaria, e quindi della morte. Nel Barocco la morte non è solo il passaggio buio
che attende l’uomo alla foce del tempo, ma è anche quel salto nella luce con cui inizia
pratica’ di
la sua momentanea avventura terrena: essa sta ai due estremi della corda tesa sull’abisso Monteverdi,
esistenziale. Ecco dunque il motivo delle false prospettive barocche: inventare chiese è ben più che
dentro chiese, vite dentro vite; ecco il motivo della prevalenza, in poesia, della metafora
– che è corpo e soffio – sul simbolo, che è trascendente fissità. Così Ciro di Pers, allievo una rivoluzione
del Marino, pubblica un sonetto dedicato ad un grande orologio meccanico – ossessione, stilistica: è il
questa, dell’epoca – in cui già si intravede quella riduzione dell’uomo a congegno di molle,
fantoccio creato dal Tempo per suo divertimento, così caro al romantico musico-poeta
trionfo del mare
Hoffmann, ed insieme alla tradizione chassidica degli Ebrei, col loro mito del Golem, della soggettività
destinato a sfociare poi, in un dramma di Capek, nel moderno robot. contro i pilastri
A questo sconvolgente passaggio dell’uomo da centro dell’universo, qual era in Pico
della Mirandola, a scheggia impazzita del tempo, la musica reagisce detronizzando il del rinascimentale
contrappunto – il luogo della coincidenza degli opposti – per esaltare l’armonia: questo mondo dei
microcosmo della forma in cui la perpetua improvvisazione degli abbellimenti (anch’essi
simboli’
segno di una coazione a riempire lo spazio) e la pulsazione del basso continuo – con il suo
orbitare dentro a formule per cui la ragione individuale cerca di arginare la follia del non-
senso cosmico – si fa, anche qui per metafora, psicologia dell’animo umano.
La nostra abitudine a riconoscere nella musica l’arte espressiva per eccellenza ci impedisce
di sentire sulla nostra pelle quel senso di disagio e insieme di affascinata rivoluzione dei
sensi che avvolse come una pioggia di lapilli infuocati il pubblico riunito, quella sera di
Carnevale del 1624, in Palazzo Mocenigo, quando Monteverdi distillò nel glorioso genere
del Mottetto tutti i veleni propri all’ancor giovane Diciassettesimo secolo: il secolo del
complesso paterno, in cui le ancora vive libertà nazionali vengono sacrificate sull’altare
dell’assolutismo, come a quel potere che, unico, può salvare dal senso di colpa – la
Riforma è una lotta fratricida tra Cristiani; un insulto a Dio, di cui oscura il Dogma – e dal
conseguente collasso dell’Io.
Il Combattimento di Tancredi e Clorinda è l’alba della passione. Monteverdi, che ne era
ben consapevole, ritenne quindi opportuno ricorrere
all’artificio di una lettera al Mocenigo, per preparare gli
ascoltatori a quella destrutturazione traumatica di ogni
convenzionale sintassi. ‘Sapendo che gli contrarij affetti
sono quelli che grandemente muovono l’animo nostro,
fine del movere che deve avere la bona musica (...) diedi
di piglio al divino Tasso, come poeta che esprime con
ogni proprietà e naturalezza con la sua oratione quelle
passioni che tende a voler descrivere’: così Monteverdi,
in un passaggio di una sapienza retorica davvero barocca,
dove si afferma, quasi distrattamente, che la musica è
un’ ‘arte del movere’ – e quindi dramma – ornata di ogni
‘oratione’, di ogni tecnica della persuasione, secondo
un’idea dell’accordo di suoni come gerarchia dei luoghi
‘topici’ occulti nell’animo umano che porterà Marpurg a catalogare gli stili musicali in  ‘Tancredi ferito’ del Guercino
base alle articolazioni dell’orazione classica definiti da Quintiliano: inventio, dispositio,
elocutio, narratio... Ma la grande intuizione di Monteverdi sta in quella litote dell’ ‘oratione
espressa con naturalezza’: uno scontro di significati, come si vede, alla cui base c’è la stessa
dinamica che porta il Bernini, nella Fontana del Tritone, a fare della coda di un delfino una
serto rampicante su cui l’acqua costruisce ponti d’arcobaleno. È il trionfo di quello che
il compositore stesso chiama ‘il concitato genere’: il tactus ritmico racconta l’aritmia del
cuore, in contrapposizione dinamica col melos patetico; a questa opposizione costruttiva,
nell’architettura sacra barocca, corrisponde l’invenzione dello spazio vuoto, a perdita

la morte della luce | 23


d’occhio, in cui l’irruzione del transetto nella continuità soggettività contro i pilastri del rinascimentale mondo
delle cappelle laterali forza lo spazio all’impossibile dei simboli. Ma quella visionaria lettera in cui Monteverdi,
armonia di buio e luce radente. Le finestre piovono luce con quell’arte di alludere con noncuranza che ne fa un
fissa su punti asimmetrici, secondo l’imperscrutabile logica importante scrittore, racconta il suo Combattimento, cela
dell’irradiazione divina, ed a questi luoghi del miracolo si un altro luogo di potente suggestione, allorché afferma
oppongono le tenebre dell’inconscio, che fanno sì ogni di aver resuscitato quel ‘concitato genere’ tanto caro a
svolta celi un incubo: ogni simbolo sacro, impregnato Platone, e non più praticato dai moderni per mancanza di
d’ansia, sveli, nell’illusione dei sensi, la presenza del suo opportune capacità declamatorie. Il parallelo qui istituito
correlato demoniaco. È l’ambiguità del segno: la Santa tra il pulpito delle chiese barocche – vera tribuna per
Teresa del Bernini, sospesa tra estasi mistica e sensuale esercizi nello stile patetico – e la scena del teatro greco, in
perdizione, raggruppa in sé ogni prospettiva luminosa; cui l’eroe tragico si staglia nella nudità della sua maschera,
isola nel tempo un singolo istante di gloria così come, ha del prodigioso. Dopo il dialogo del contrappunto,
nel Combattimento, Monteverdi sospende il ‘pirrichio insomma, la musica armonica non può che praticare
scalpitante’ del ritmo nella radiante conversione finale le aspre secche del monologo. Ogni uomo è un’isola,
nonostante il poeta John Donne cerchi, in questi stessi anni,
di affermare pateticamente il contrario. Strana antinomia,
quella del Combattimento, per un giorno di Carnevale;
non fosse che i macchinari scenici, i meravigliosi artifici
delle Feste Rinascimentali cui, in un Rinascimento che
faceva dell’architettura l’epicentro di tutte le arti, misero
mano Leonardo e Michelangelo, svelano, in quella sera del
1624, per la prima volta la loro vera natura: sono epifanie
del mondo alla rovescia, il mondo carnevalesco sotto la
cui giocosità s’annida il dramma della perdita, la manca
di senso onde la musica, da allora, comincia a regredire
alla grammatica delle pulsioni, al ‘pirrichio di concitate
movenze’ monteverdiano dal quale, nei secoli a venire,
 ‘Estasi di Santa Teresa’ del Bernini
non si è più redenta. L’unico possibile risolversi da questo
della guerriera saracena, un momento in cui il ‘picciol rivo’ infernale sposalizio di estasi e sensi è l’invenzione di un
del testo diventa fiume di grazia, e la simbiosi tra arte e nuovo genere; ma non sarà certo Venezia, che della perdita
natura si fa – qui per la prima volta – opera d’arte totale. del Sacro ha fatto il presupposto della propria potenza
In una prospettiva opposta – e quindi, baroccamente, economica, a realizzare questa sintesi. Mentre dunque la
analoga – Caravaggio lavora sulle scansioni del buio in cui Repubblica del Leone assiste, nei suoi cinquanta teatri, al
l’architettura della Controriforma precipita le cappelle trionfo dell’Opera, a Roma i devoti di un santo irregolare,
laterali, isolando nella luce la rivelazione del vero. In San Filippo Neri, si ingegnano ad inventare una nuova forma
Matteo e l’angelo, il pittore mette in scena un vecchio di teatro dell’anima; però, piuttosto che elaborare una
saggio mentre, nell’atto di scrivere, viene sorpreso da poetica, inventano uno spazio architettonico strategico:
un fruscio alle sue spalle: è l’angelo di luce, colpito sulla l’Oratorio, facendo dei suoi limiti – il maggiore dei quali è
fronte dal quale il filosofo decifrator di segni si confessa l’aver rinunciato all’alleanza tra arte e natura – altrettanti
impotente di fronte alla momentanea verità del miracolo. punti di forza. È dunque all’interno di piccole chiese: S.
‘Ahi vista, ahi conoscenza!’: dice Tancredi allo svelarsi Girolamo della Carità, Santa Maria dell’Orazione e Morte,
dell’amata Clorinda, che lui stesso ha ucciso, in un luogo Santa Maria della Rotonda – i cui nomi, oltretutto,
in cui Monteverdi, architetto dell’anima, rapprende definiscono una grammatica ideale della Pietà barocca
nell’icona dell’ornamento il fluire, fino ad allora sfrenato, – e nei limiti di una cerimonia dimessa e contrita come
dell’azione. Siamo nel cuore di un teatro che non è – come l’Ufficio di Quaresima, che si prepara il superamento
poi sarà nel trionfo dell’Opera – semplice messa in scena, dell’angoscioso dualismo tra sensi e spirito cui dobbiamo
ma itinerario nell’’uomo interiore’ di Sant’Agostino, per cui l’eccentrica, correlata genialità di un Monteverdi e di un
la mente è specchio in cui si riflette, per oscuri enigmi, Borromini: antinomia del Barocco, questa, che l’estrema
la Creazione, e spazio e tempo si fondono in un unico, povertà dei mezzi dovesse diventare nuovo rigoglio della
irripetibile spazio espressivo. languente intimità devota. Sono, anche questi, i giochi
La ‘seconda pratica’ di Monteverdi, quindi, è ben più della luce crepuscolare: della luce morente...
che una rivoluzione stilistica: è il trionfo del mare della

24 | STORIA
Tecnica Chi si pone alla guida di un qualsiasi tipo di
compagine corale o strumentale dovrebbe possedere,
oltre a un buon orecchio e altrettanto senso ritmico,
una solida formazione musicale, con studi di
composizione, analisi, lettura della partitura, nonché
particolari capacità comunicative e spiccate doti
umane; oltre a ciò dovrebbe aver raggiunto anche
un sicuro controllo del proprio gesto direttoriale.

L’importanza del gesto


La cura del gesto dovrebbe essere uno dei suoi interessi
DI leonardo lollini basilari, se non proprio il principale. Tale considerazione
potrebbe e dovrebbe risultare ovvia eppure ancora troppo
spesso si assiste ad esibizioni corali dove l’approssimazione
del gesto del direttore1 è talvolta a dir poco sconcertante
(non a caso letteralmente l’opposto di ‘concertante’):
gestualità vaga, che spesso non ha nulla a che fare
con la scansione del tempo o con il metro dei brani,
costantemente circolare o a senso unico, sempre uguale
LEONARDO LOLLINI in ampiezza, esagerata rispetto a quello che dovrebbe
Perugino, si è diplomato in effettivamente indicare o superflua, movimenti d’attacco
Pianoforte, Musica Corale inappropriati o incerti, ingressi delle voci ignorati, respiri
e Direzione di Coro ed in non indicati, e così via, non sono che alcuni dei difetti che
Composizione presso il più comunemente si riscontrano in alcuni direttori, e che
Conservatorio Statale di naturalmente non possono che riflettersi in modo negativo
Musica di Perugia. Dopo sulla resa di coloro che quei gesti dovranno interpretare.
aver partecipato a corsi Purtroppo ancora in troppi sembrano sottovalutare la
di perfezionamento e di preziosa portata di un buon gesto direttoriale: con i giusti
didattica musicale, ha tenuto e appropriati movimenti di braccia e mani si possono
numerosi concerti alla guida di varie formazioni corali e si dovrebbero indicare molteplici aspetti musicali:
– comprese quelle di voci bianche – complessi vocali dall’imprescindibile scansione ritmica (tranne ovviamente
da camera e gruppi strumentali. Dirige stabilmente il il caso di ambiti musicali come quello del canto gregoriano)
Coro e l’Ensemble Vocale dell’Associazione Culturale alle variazioni agogiche, dalla cura delle dinamiche al
Musicale ‘Accademia degli Unisoni’ di Perugia – della modo di articolare i suoni, dall’indicazione delle altezze
quale è anche direttore artistico – e il Coro del alla cura del fraseggio, dall’intonazione dei suoni alla loro
Liceo ‘Calvino’ di Città della Pieve (PG). Ha insegnato tenuta, gli attacchi, le chiusure, gli ingressi delle voci, ecc.
in varie istituzioni musicali in diverse parti d’Italia e Tanto più il gesto sarà tecnicamente chiaro e preciso
attualmente è titolare della cattedra di Direzione di e allo stesso tempo vario, tanto più il risultato musicale
Coro e Composizione Corale presso il Conservatorio sarà corrispondentemente accurato, ricca di particolari,
Statale di Musica ‘G. B. Martini’ di Bologna. interpretativamente convincente e coinvolgente.
Approfondendo la questione soprattutto relativamente
alle realtà corali non professionistiche, purtroppo si nota
1 Da intendersi in modo neutro, che si tratti di direttore uomo
o donna

L’importanza del gesto | 25


ancora troppo spesso che la qualifica di amatoriale o molteplici punti di vista e fin dall’uso del gesto dovrebbe
dilettantistico sembra orientare alcuni dei direttori (forse sentirsi profondamente responsabile di ciò che imprime,
perché poco motivati anche in virtù della gratuità per instilla, trasmette nei propri coristi. Non dovrebbe essere
la quale spesso prestano la loro opera) ad un approccio solo l’ambizione a guidare coloro che scelgono di svolgere
piuttosto superficiale proprio riguardo quella gestualità questo ruolo, e la fretta di ottenere risultati non deve far
con cui le dovrebbero guidare; se poi si tratta di cori di perdere di vista il fatto che quella del direttore dovrebbe
voci bianche o scolastici pare quasi che taluni si sentano essere una sorta di missione, portata avanti con adeguata
autorizzati ad improvvisare o a inventare qualsiasi tipo di capacità e una preparazione tecnica il più possibile
gesto diverso da quello ormai universalmente utilizzato (e raffinata, per riuscire a far esprimere ad altri le più sottili
codificato in vari trattati sulla direzione), quasi per andare finezze espressive che si hanno in mente. Invece tra coloro
incontro a non proprio precisate esigenze di semplicità dei che fanno musica il direttore di coro – almeno per quello
piccoli cantori, finendo poi per essere astrusi e complicati. che riguarda la realtà italiana – sembra essere il meno
In realtà il gesto comunemente in uso può essere anche obbligato ad una seria formazione specifica: talvolta, ad
essere un poco malevoli, si ha quasi l’impressione che
chiunque abbia anche una semplice infarinatura musicale
possa sentirsi legittimato a formare e dirigere gruppi più o
meno numerosi di cantori. Questa mancanza di adeguata
preparazione, tranne rarissime eccezioni (ma queste
ci possono essere in tutti i campi musicali), non può
che influire negativamente sulla qualità della proposta
tecnico-musicale che questi direttori possono offrire,
a partire proprio dalle proprie capacità gestuali. Ancora
troppo spesso, nei contesti amatoriali, ci si trova di fronte
a direttori, ammirevoli per la passione e l’impegno con
cui si dedicano ai loro gruppi, magari con una buona
preparazione musicale (anche se non specifica), che hanno
le idee talvolta confuse su come usare il proprio gesto. E
purtroppo è soprattutto lì, in ambito dilettantistico che
la gestualità del direttore può aiutare a sopperire a quelle
carenze formative in campo musicale piuttosto frequenti
tra i componenti di quelle formazioni.
A titolo di esempio ci soffermeremo ora su uno dei
momenti più significativi della direzione, ovvero il gesto
d’attacco, perché è lì che si possono in genere riscontrare
i maggiori problemi direttoriali: come vedremo si tratta di
una delle situazioni più importanti e più delicate di tutta
la fase esecutiva. Viene spesso sottovalutato, e invece
estremamente essenziale ed efficacemente comprensibile in quel breve istante devono poter essere comunicate
da chiunque. Fin da piccoli, nel fare musica d’insieme, si le informazioni fondamentali che riguardano non solo
può e si dovrebbe essere abituati a porre attenzione e l’inizio ma l’intera composizione. Il direttore deve aver
a riconoscere il corretto modo di dirigere, a individuare ben chiaro in mente velocità, dinamica, articolazione e
i tipici movimenti della scansione ritmica, a distinguere carattere o affetto da esprimere e trasmetterlo subito
almeno un battere da un levare. È proprio e soprattutto in maniera inequivocabile, senza fraintendimenti, se non
alla guida di complessi amatoriali che il direttore dovrebbe vuole essere lui a dover poi ‘inseguire’ il proprio coro: non
dimostrare di possedere la competenza e l’accuratezza si può lasciare, come talvolta accade, che sia la compagine
tecnica necessaria per far esprimere più sfumature possibili, guidata a decidere, suo malgrado, tempo e carattere
perché di fronte a compagini di questo tipo, in particolare del brano. Un primo errore, forse il più grave, è quello
se composte da giovanissimi, il suo ruolo non può essere di non dare troppo peso, o peggio di non considerare
solo quello di puro concertatore ed esecutore ma anche, per niente, il respiro che precede l’attacco del suono. Il
se non soprattutto, di colui che ha la responsabilità della gesto d’incipit deve servire in primo luogo a far prendere
formazione musicale, che istruisce ed educa alla musica il respiro e questo dovrebbe essere nella stessa velocità
attraverso il canto d’insieme. Egli è una guida sotto della pulsazione pensata per il brano, ovvero deve indurre

26 | TECNICA
ad un’inspirazione ritmicamente misurata, che risulta di particolare importanza sia per la
‘ Il direttore è
sincronia dell’attacco stesso sia perché si cominci immediatamente nel tempo prefigurato:
una guida sotto un respiro più rapido o più lento della velocità che ci si è prefissati potrebbe far partire il
molteplici punti coro nella maniera non voluta, costringendoci a frenare o accelerare (spesso con gestualità
scomposta) per recuperare la giusta scansione, a meno che non ci si voglia adeguare
di vista e fin al nuovo tempo scaturito per errore. In quel respiro poi, se adeguatamente indicato, ci
dall’uso del gesto potranno essere anche le altre informazioni contenute dal brano cantato, come il tipo
dovrebbe sentirsi di emissione vocale o in generale l’affetto voluto: come ci ha insegnato Fosco Corti, ‘il
respiro è già canto’. Se poi non si fa prendere fiato adeguatamente si costringerà chi canta
profondamente a riprenderlo quasi subito, magari interrompendo il giusto fraseggio. Vista l’importanza che
responsabile di risiede in questo respiro iniziale, sarebbe auspicabile inoltre che il direttore non rimanga
‘in apnea’ proprio in quel frangente, ma respiri sincronicamente con il suo gesto: non solo
ciò che imprime, stimolerà i coristi a prendere fiato insieme, in maniera spontanea e allo stesso tempo
instilla, trasmette misurata, ma quel gesto risulterà più autentico e naturale, senza rigidità. Altro difetto
nei propri coristi’ frequente è quello di frenare il gesto poco prima che tocchi quel punto immaginario che
rappresenta il momento vero e proprio dell’attacco del suono, quasi per timore che le voci
non entrino, stando lì ad aspettare che lo facciano. Il problema è che il coro (giustamente)
aspetta che sia invece il direttore a dare un’indicazione precisa per iniziare, che così però
non arriva in maniera chiara, con la conseguenza che l’attacco risulterà nella maggior parte
dei casi approssimativo o a cascata (una voce dopo l’altra), perché mancando un segnale
inequivocabile da parte del direttore ci saranno sempre dei coristi, in genere i più insicuri,
che aspetteranno che siano altri a prendere l’iniziativa per cominciare.
Un altro degli errori che ogni tanto si riscontrano nel gesto iniziale è quello del movimento
autonomo della mano rispetto al braccio, risorsa questa che può essere utilizzata in altri
momenti della conduzione, magari per indicare
la sinuosità di una linea melodica, ma che nel
momento dell’attacco è da sconsigliare. Il motivo
risiede nel fatto che, in questa che ribadiamo
essere un fase assai delicata, più l’avambraccio
e la mano sono solidali tra loro e si comportano
come un unico blocco, un’unica linea non
spezzata, più il punto d’attacco risulterà netto.
Altra abitudine poco corretta che si riscontra
piuttosto frequentemente è quella del controllo
dell’ampiezza del movimento d’inizio: sia che la
partenza preveda il pianissimo sia che contempli
il fortissimo non si notano spesso grandi
differenze nel relativo gesto d’attacco, il quale
quindi potrà essere non adeguato alla dinamica
 Coro Accademia degli Unisoni che si vorrebbe richiedere. Più frequente è l’errore nell’uso del gesto grande anche se in
diretto da Leonardo Lollini
realtà si vorrebbe una sonorità tenue, cosa che molte volte accade perché il direttore è
condizionato dalla grandezza della compagine che ha di fronte, dal timore che col gesto
piccolo il coro non parta; in realtà se si richiede la massima concentrazione, la perfetta
attenzione ad ogni minimo movimento del gesto, e soprattutto se questo è chiaro, non
ci dovrebbero essere inconvenienti in tal senso. Si potrebbero forse citare anche altre
situazioni legate al gesto iniziale, ma quelle elencate dovrebbero essere già sufficienti a far
capire anche in maniera più generale quanti dettagli si possono esprimere con la propria
gestualità, particolari che se omessi o sbagliati possono danneggiare la performance di
una compagine e il relativo modo di eseguire o interpretare un brano musicale. L’auspicio
è quindi che tutti i direttori di formazioni corali o anche strumentali, di piccole o grandi
dimensioni, amatoriali o professionali, mantengano sempre alta la cura del proprio gesto,
nella consapevolezza della sua grande utilità e delle notevoli risorse che in esso risiedono.

L’importanza del gesto | 27


Tecnica
Sulla scia dei contributi sulla vocalità proposti dai
maestri Spremulli e Mazzucato nei due numeri
precedenti, siamo andati a scoprire un’esperienza corale
davvero stimolante, sorta a Mirandola, in provincia di
Modena e prosperata negli ultimi tre anni. Ecco qui
il dialogo aperto tra la logopedista Sara Roncadi e il
maestro Gianni Guicciardi.

Com’è bello cantar!


a cura DI luca buzzavi Sara Roncadi
Il servizio sanitario non offre il percorso completo di tutte
le fasi riabilitative, soprattutto quelle di mantenimento,
da qui come operatore sanitario, per cercare di dare una
risposta a questa incompletezza, ho pensato a strategie per
riempire questo vuoto. Il progetto nasce dall’idea di unire
un percorso terapeutico al di fuori delle mura ospedaliere
con un’occasione di socializzazione e condivisione. Ho
pensato che il canto e la musica fossero strumenti idonei
per cui ho contattato il direttore della Fondazione Scuola di
Musica di Mirandola, m° Mirco Besutti, che mi ha sostenuto
proponendomi la collaborazione con il m° Gianni Guicciardi. Il
progetto è indirizzato a tutti i pazienti con disabilità fonatorie,
articolatorie e deficit comunicativi; in particolare rientrano
nel progetto tutte le patologie che determinano un danno
cerebrale nelle aree del linguaggio, oltre all’afasia anche tutte
le disabilità comunicative per trauma cranico, sclerosi laterale
amiotrofica o sclerosi multipla, morbo di Parkinson. Da gennaio
2014 siamo partiti con una prova sperimentale con un piccolo
gruppo di pazienti in trattamento logopedico presso l’unità
operativa di Medicina Riabilitativa dell’Ospedale di Mirandola.
Visti i benefici che l’attività ha prodotto sulle capacità
comunicative e l’entusiasmo dei partecipanti, da ottobre 2014
abbiamo concretizzato il progetto come un’attività strutturata
all’interno della scuola e come completamento del percorso
terapeutico ospedaliero. Gli incontri, della durata di un’ora e
mezza, si svolgono con cadenza settimanale presso la Scuola di
Musica, in particolare la prima parte viene dedicata ad esercizi
terapeutici di gruppo (respiratori, articolatori e di fonazione)
curata da me come logopedista, mentre la seconda parte viene
gestita dal maestro con attività corale specifica.
 Masterclass con la musicoterapeuta Loradana Boito

28 | TECNICA
Gianni Guicciardi improvvisamente il problema sembrava sconfitto. I brani
Terminato il mio periodo lavorativo come docente di musicali erano da me accompagnati con un pianoforte
Percezione musicale presso il Conservatorio di Musica di digitale, dove riducevo al minimo l’accompagnamento
Mantova, continuai a collaborare con la Scuola di Musica privilegiando la melodia. La scelta della tonalità delle
della Fondazione Andreoli di Mirandola. canzoni era fondamentale, doveva corrispondere al loro
All’inizio del 2014, il m° Mirco Besutti, direttore, mi propose registro vocale, il coro era formato da donne e uomini e
un incontro con la logopedista dott.ssa Sara Roncadi spesso le voci femminili cantavano nel registro maschile,
dell’unità di riabilitazione dell’ospedale di Mirandola. che corrisponde un’ottava inferiore. Proponendo diversi
Durante il colloquio la logopedista mi presentò il suo esercizi vocali, gradualmente i coristi hanno riconosciuto
progetto: formare un coro con persone che avevano subito il timbro della propria voce, questo ha permesso al coro
un trauma cerebrale, ictus o altre lesioni, che già seguiva di formare un colore vocale misto di voci chiare e scure.
per la riabilitazione vocale. La forza che mi comunicò La scelta dei canti doveva rimanere nel medium della
nel presentare il suo progetto mi stimolò al punto tale voce, la velocità della riproduzione si è adeguata per
di decidere di mettermi in gioco, seppur consapevole favorire l’articolazione vocale di tutti i coristi. Grazie
dei problemi che avrei incontrato perché si trattava di alle opportunità di ‘esibirsi’ e cantare pubblicamente,
un’esperienza completamente nuova per me. Nel mese di il coro migliorò sia sulle parti musicali che quelle
ottobre seguente, presso i locali della Scuola di Musica di socializzanti, valori insostituibili per un’attività di gruppo.
Mirandola, il progetto partì. Non avevo preparato nessun Per valorizzare il più possibile le capacità di ogni corista,
canto da proporre perché volevo conoscere direttamente proposi a tutti di scrivere dei testi per una canzone che
queste persone. Era importante formare un gruppo poi avrei musicato. Il nome del nostro coro, Com’è bello
coeso con un clima che li mettesse a proprio agio, inoltre cantar, è il titolo di una canzone scritta da due sorelle
volevo capire il funzionamento del loro strumento voce. che per un buon periodo hanno partecipato a questa
La disponibilità di tutti e della logopedista, mi aiutò bellissima esperienza. Ora abbiamo in repertorio altre
tantissimo nel comprendere in che direzione avrei dovuto due canzoni scritte da una corista: La notte di Natale e
muovermi. Ai presenti chiesi cosa avrebbero voluto cantare. Non è importante.
Chi aveva la fortuna di esprimersi in modo comprensibile Nel settembre del 2016 la Scuola di Musica organizzò
rispose elencando canzoni che appartenevano alla storia una giornata di studio sul tema Cantoterapia condotto
personale e, immagino, concomitanti con momenti dalla prof.ssa Mirella De Fonzo. Avevo la necessità di
importanti della vita. Dall’elenco dei brani proposti mi conoscere sul piano scientifico l’effetto terapeutico
resi conto immediatamente che avrei dovuto studiare dell’attività corale. Dal convegno ricevetti tantissime
bene il repertorio musicale da proporre. La riproduzione indicazioni su come procedere in questa nuova e
vocale non era omogenea, alcuni erano in difficoltà importantissima esperienza. Per finire, posso affermare
nell’articolazione, altri meno e infine alcuni riproducevano di aver rilevato, da parte di tutti i coristi, una straordinaria
normalmente. Dovevo scegliere se utilizzare le canzoni partecipazione a ogni prova. Il loro impegno ha reso più
solo per risvegliare i loro ricordi personali, oppure per un attiva l’attenzione verso la gestualità corale perché la
obiettivo di riabilitazione dell’apparato vocale. Assieme memorizzazione delle parole e delle linee melodico –
alla logopedista e ai coristi si decise che tutti dovevano ritmiche è sempre più presente, così come la percezione
intervenire nel dare il loro contributo per formare un coro costante della pulsazione ritmica. La consapevolezza
che, oltre al valore della socializzazione e del ricordo dell’emissione vocale e della durata fonatoria dimostra la
personale, contribuisse nel potenziare tutte le risorse validità di un’attività corale permanente rivolta a persone
personali. Iniziai a proporre dei canti con caratteristiche che hanno subito dei traumi cerebrali. Il potenziamento
corrispondenti al nostro obiettivo. Canzoni con delle forme della capacità comunicativa e relazionale è un’altra
musicali semplici e con dei testi formati da un numero importantissima conferma della validità di questo
contenuto di parole. Molte canzoni del periodo anni 60/70 progetto.
e anche canti popolari avevano queste caratteristiche, le A ulteriore riprova della validità dell’esperienza, il 18 e 19
forme motivo erano ripetitive e costituite da delle cellule settembre 2017, la Fondazione Andreoli ha organizzato
ritmiche semplici che favorivano la memorizzazione e una riuscitissima Masterclass con la musicoterapeuta
di conseguenza la riproduzione vocale. Il progetto di Loredana Boito, aperta a tutti i docenti della Scuola
formare un coro incominciò a delinearsi anche con un di Musica, che ha avuto il piacere di avere come coro
buon entusiasmo. Alcuni coristi avevano delle difficoltà laboratorio proprio il Com’è bello cantar. Che serva da
nell’articolazione verbale, ma quando si trattava di cantare, stimolo per altre realtà?

com’è bello cantar | 29


Repertorio
Presentiamo, a corredo della rubrica Musica
Musica dell’anima dell’anima, la seconda parte delle partiture
gentilmente inviateci dal maestro Fulvio Rampi, di
questa Messa composta per Schola, Assemblea e
Organo: Santo e Agnello di Dio.

Ordinario per Schola,


Assemblea e Organo
di Fulvio Rampi

 Fulvio Rampi e i Cantori


Gregoriani

Fulvio Rampi, diplomato in organo e composizione una intensa attività discografica, didattica e concertistica
organistica con Luigi Molfino, ha conseguito il Magistero in Italia e all’estero. Dal 1998 al 2010 è stato direttore della
ed il Dottorato in Canto Gregoriano presso il Pontificio Cappella Musicale della Cattedrale di Cremona. Nel 2010
Istituto di Musica Sacra sotto la guida di Luigi Agustoni. ha costituito il Coro Sicardo di Cremona, un ensemble
Successore dello stesso Agustoni alla cattedra di Canto polifonico col quale svolge regolare servizio liturgico
Gregoriano presso il medesimo Pontificio Istituto, ha al nella chiesa di S. Abbondio in Cremona, dove è anche
suo attivo numerose pubblicazioni. Nel 1985 ha fondato organista titolare. Attualmente è titolare della cattedra di
i Cantori Gregoriani, un ensemble professionistico a voci Prepolifonia al Conservatorio di Musica G. Verdi di Torino.
virili, del quale è direttore stabile. Con tale gruppo svolge

30 | REPERTORIO
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(1ª versione, Assemblea e Schola)

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-2-
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II coda polifonica, SCHOLA, a cappella


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-3-
Agnello di Dio
(1ª versione, Schola e Assemblea)
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-2-
Repertorio
Che la coralità scolastica, delle voci bianche e
giovanile italiana necessiti di nuovo e valido
repertorio è un dato di fatto, basti dare un’occhiata
ai programmi di sala di rassegne e concerti per
accorgersene. Da quest’anno AERCO ha cercato
di dare una risposta convincente, concentrandosi
dapprima sui cori di voci bianche, lanciando il
1° Concorso Internazionale di Composizione per
cori di voci bianche Corinfesta.

Un cantiere aperto sulla


formazione corale infantile e
giovanile: Corinfesta

DI luca buzzavi Tale competizione, prende il via dal contesto


preesistente dell’omonima rassegna corale nata nel 2015
a Mirandola (MO) all’interno della Fondazione Scuola
di Musica C. G. Andreoli, sotto la direzione artistica
Luca buzzavi dei maestri Luca Buzzavi e Gianni Guicciardi e con il
Diplomato al Triennio sostegno del maestro Mirco Besutti, direttore della
di Direzione di coro e scuola. Dal 2017 l’evento è patrocinato da AERCO che
Composizione corale vede inserito nella commissione artistica anche un suo
presso il Conservatorio designato, il m° Fabio Pecci.
‘L. Campiani’ di Mantova,
laureato in Fisica presso Il regolamento. In questo contesto – dicevamo –
l’Università degli studi prende il via il concorso compositivo, con l’obiettivo
di Bologna, ha studiato principale di catalizzare la creazione di nuovi brani che
Chitarra Classica. Insegna rispondano sia all’esigenza didattica che a parametri
Chitarra classica, Teoria e solfeggio, Propedeutica estetici. Per la prima edizione si è pensato di restringere
della Musica e Canto corale presso la Fondazione ‘C. il campo solamente a composizioni a 1 e 2 voci con
G. Andreoli’ dei comuni dell’Area Nord di Modena utilizzo di pianoforte e/o piccole percussioni o body
all’interno della quale prepara la classe di canto corale percussion, su testi in italiano o in latino, anche se sono
costituita dal Coro di voci bianche ‘Aurora’. E’ direttore già cantierizzate diverse novità e allargamenti per la
artistico dell’Accademia Corale ‘Teleion’ (Poggio Rusco seconda edizione, il cui bando uscirà nel 2018.
– MN) dove segue il coro da camera ‘Gamma Chorus’
e la Schola gregoriana ‘Matilde di Canossa’, organizza I premi. Sono previsti un primo premio e alcune
seminari e corsi estivi con illustri docenti sul Canto segnalazioni e sia il brano vincitore che quelli menzionati
Gregoriano e la Polifonia. dalla giuria vengono pubblicati su FarCoro, mentre solo
il miglior piazzamento riceve un premio in denaro (per

36 | REPERTORIO
 Coro Aurora, Mirandola (MO); Coro di voci bianche Ludus Vocalis,
Ravenna; Coro giovanile Città di Schio, Schio (VI) ; Coro di voci bianche
Gli Harmonici, Bergamo Ph. Carlo Benatti

questa prima edizione, fissato in 500 euro) e l’esecuzione ampia che ha aperto importanti riflessioni sulla centralità
pubblica durante la rassegna Corinfesta mirandolese. della formazione dei bambini e ragazzi di oggi, anche e
soprattutto attraverso il canto corale. Il tutto è avvenuto
I risultati. Innanzitutto occorre osservare con grande secondo la formula vincente del confronto tra diverse
soddisfazione che, nonostante il bando sia rimasto aperto esperienze, scelte repertoriali, formazioni, creando una
solamente da giugno a metà luglio, sono pervenute 28 rete di contatti, amicizie e scambi che sono andati ben
composizioni da Italia, Polonia, Gran Bretagna, Svizzera, oltre le singole giornate di incontro. I cori che finora hanno
Stati Uniti e Indonesia. La giuria, formata dai maestri calcato il palco di Corinfesta sono stati 16 e molti altri
Daniele Venturi (presidente), Manolo Da Rold, Fabio sono nei progetti dei direttori artistici che, insieme a tutti i
Pecci, Luca Buzzavi e Gianni Guicciardi, ha ritenuto di genitori e collaboratori co-organizzatori del progetto, non
assegnare i seguenti riconoscimenti: vogliono smettere di sognare.

Primo Premio
Festive Sanctus di Angelo Bernardelli (Italia)

Menzione speciale per la valenza pedagogico – didattica


Aria di Maurizio Santoiemma (Italia), testo di Elisa
Gastaldon

Menzione speciale per la ricerca timbrico – compositiva


Sanctus di Anna Rocławska-Musiałczyk (Polonia)

Il compositore vincitore era in prima fila sabato 21


ottobre 2017 a Corinfesta per ascoltare, insieme al
numeroso pubblico intervenuto, il proprio brano
eseguito dal Coro Aurora di Mirandola esprimendo
gratitudine e soddisfazione non solo per l’apprezzabile
esecuzione, ma anche per la solidità del progetto. La
rassegna, giunta nell’ottobre 2017 alla sesta edizione, si
svolge a Mirandola due volte l’anno, la prima in primavera
dedicata ai cori scolastici e la seconda in autunno
pensata per i cori artistici. Ciò ha permesso di offrire nel  Il m° Daniele Venturi consegna
tempo un’offerta formativa ai cori e al pubblico molto il primo premio al m° Angelo Bernardelli.
Ph. Carlo Benatti

corinfesta | 37
Brano vincitore del 1° Concorso Internazionale di Composizione per Voci Bianche ‘Corinfesta’

Festive Sanctus
Angelo Bernardelli

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Brano segnalato al 1° Concorso Internazionale di Composizione per Voci Bianche ‘Corinfesta’
per la valenza didattico - pedagogica

ARIA
per voci bianche e pianoforte
omaggio a Georg Friedrich Händel (e non solo)

Aria, sei l'aria Sempre, nell'aria Aria, sei madre


Che fa danzare Respira il tempo Di suoni
Il cuore e il mare. Della vita. Di profumi d'oro.
Aria, sei l'aria Piano, nell'aria Aria, sei madre
Che i sogni in volo Sussurra un'eco Di voci abbracciate
Fa brillare. mai svanita. in coro.

Testo di Elisa Gastaldon Maurizio Santoiemma

Arioso {q = 72 c}
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Voce I & 43 ∑ ∑ ∑ ∑

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Voce II & 4

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4
Brano segnalato al 1° Concorso Internazionale di Composizione per Voci Bianche ‘Corinfesta’
per la ricerca timbrico - compositiva


Anna Rocławska-Musiałczyk
   


  


 


 

  
 




   





  
    
 


 


 














 










 


  





             
      


 








 
             
      

 










 



  


 
 










      
  
  

  
 
              
      





 

              


      
     


 





  


 






 


   




 

    


 
 

 
  
    
  



  
    
 
 
           
 
     

  
  
  

  
    
 
 
           
 


   

   




 



        


 
       


  
 

 

     


   
        
  
    

    

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Analisi Dell’opera di Renato Dionisi non si conosce molto.
Dionisi, nonostante avesse molti contatti con
editori soprattutto sul piano didattico (pensiamo
al testo ‘La tecnica del contrappunto vocale nel
Cinquecento’, scritto con Bruno Zanolini per la
Suvini Zerboni, testo di riferimento ancora oggi per
chi voglia intraprendere gli studi di composizione),
non ha portato a generale conoscenza molte sue
composizioni così che potessero essere distribuite
nel panorama musicale.

Renato Dionisi
‘La musica come mestiere di artigianato,
esercizio e continua applicazione’

DI francesco barbuto Egli amava dare le sue musiche direttamente ai committenti


(cori, solisti, ensemble strumentali, ecc.) e quasi mai
lavorava per un intento personale, editoriale e di carattere
commerciale o per distribuire le sue musiche al grande
pubblico, perché aveva un rapporto con la ‘composizione’
francesco barbuto sobrio e umile, talvolta quasi disinteressato.
Svolge un’intensa attività Le sue musiche dimostrano, in realtà, un’altissima e raffinata
professionale nell’ambito conoscenza della materia compositiva, riconosciuta, tra
culturale, artistico musicale l’altro, da tutti i suoi colleghi ed allievi.
e corale. È stato Presidente Ai brani, soprattutto a quelli commissionati – e spesso
della Commissione donati ‘originali’ con una sua dedica personale – dedicava
Artistica Regionale infatti ogni cura del dettaglio compositivo perché, come
dell’Unione Società Cori egli stesso continuamente amava dire ai suoi allievi:
Italiani Lombardia (USCI) ‘Bisogna cercare di far le cose per bene!’.
e direttore della rivista Dionisi si è dedicato alla composizione per più di
musicale online ‘A più Voci’ dal 2011 al 2015. È Cittadino sessant’anni, entrando in contatto con molteplici
Onorario di Caronno Varesino, insignito del ‘Sigillo esperienze musicali, dalla neomodalità alla dodecafonia
Civico’ per il suo impegno nell’Arte, nella Cultura e e alla serialità, perché, secondo la sua affermazione: ‘La
nella Musica e per la direzione d’eccellenza del Choro musica quando è bella, è bella… e ciò non dipende dal suo
Lauda Sion, da lui stesso formato. Dal 2012 è curatore genere musicale’.
dell’Opera Omnia inedita del Maestro Renato Dionisi Da una parte infatti era estremamente fermo nei suoi
(uno dei più importanti compositori e didatti del ’900 principi e nei suoi giudizi, a proposito di valori umani
italiano) e responsabile e coordinatore del progetto ed etici, artistici e professionali, dall’altra era aperto e
editoriale per le pubblicazioni delle sue opere con la disponibile ad entrare in contatto con ogni tendenza
Sonitus Edizioni. artistica musicale, compreso il mondo del jazz e il
repertorio della musica leggera.

56 | Analisi
 Dedica di Dionisi al M° Chuang Rong

Le musiche di Dionisi si rivolgono prevalentemente a gruppi cameristici e cori. Egli si tenne sempre a distanza dal teatro
musicale e dalla grande orchestra. Scrisse molto anche per l’infanzia.
L’attenzione sempre raffinata per la condotta contrappuntistica e gli intrecci musicali si realizza in un dialogo musicale
fluido, molto più adatto a formazioni cameristiche che a formazioni di grande respiro.
Pur utilizzando un linguaggio che non teme certo rapporti ‘dissonanti’, il discorso musicale di Dionisi assume sempre una
dolcezza intrinseca tale da inserirlo nell’ambito di una musica del ’900 più ‘poetica e sognante’ che spigolosa, tipica questa
invece di molti compositori d’avanguardia seguaci dell’esperienza della seconda Scuola di Vienna o dell’espressionismo
degli anni ’20 e ’30.

 Offertorio – dalla Messa di Requiem per coro a 4 voci miste

renato dionisi | 57
Anche l’aspetto timbrico è sempre scrupolosamente sotto la lente d’ingrandimento del modo di scrivere di Dionisi. Le
voci del coro, come gli strumenti musicali delle formazioni d’ensemble, sono trattate – pur nella loro semplicità (che non
equivale a semplicismo) – nelle più ampie possibilità di combinazioni tessiturali, dando sempre precedenza a cantabilità
ed espressività.

 Justorum animae – per coro 5 voci miste

58 | Analisi
Come un pittore che – pur conoscendo bene la sua tavolozza – continua a mescolare e centellinare piccolissime
percentuali di combinazioni di colori… per ottenere il colore più ricco e raffinato possibile, così Dionisi continua a ricercare
con assoluta attenzione le sue combinazioni di suono, perché, come amava dire: ‘La ‘musica’ deve essere prima di tutto un
mestiere di artigianato, di esercizio e di continua applicazione, prima di diventare eventualmente pensiero alto’.

Un’altra caratteristica importante che si riscontra subito a prima vista, nell’eseguire le partiture di Dionisi, è la scorrevolezza
del fraseggio, alternata quasi sempre da recitativi e melisimi, sicuramente derivante dagli studi intrapresi con il suo maestro
Celestino Eccher, gregorianista di formazione romana, un fraseggio che richiede un’esecuzione soprattutto attenta al
ritmico fluire del testo.

 Magnificat – Canticum breve per coro a 4 voci miste

renato dionisi | 59
Dionisi è anche il musicista dell’essenziale. Le sue musiche, in particolare quelle corali, sono brevi, concentrate, ma
allo stesso tempo pienamente intrise di contenuti e di espressività, tali da toccare direttamente le corde emotive e
sentimentali del nostro animo.
La sua musica non è mai urlata e quindi mai forzatamente trasgressiva. Spesso è antiretorica, così da non esprimere nel
modo più consueto il concetto delle parole.
Dionisi non è mai scontato, lavora sempre sul sottotesto, sui sottintesi, sull’intimo profondo. Molte sue composizioni non
hanno le stanghette di battuta, proprio in nome del fluire testuale e musicale, e molte, ancora, non hanno (volutamente)
nemmeno le doppie stanghette di fine brano: Dionisi lascia sempre aperto e sospeso il suo discorso musicale.

 Salmo 150, finale - per coro maschile

Da anni mi occupo come studioso delle opere di Renato Dionisi.


Nel 2012 Bruno Zanolini mi chiamò, dopo un lavoro editoriale che gli piacque molto e che avevamo realizzato in occasione
di un concorso nazionale di composizione, nel quale ero anch’io in giuria, per l’USCI Lombardia con la Sonitus Edizioni. Fui
contattato da lui, con grande piacere per me, per essere coinvolto in un’idea di progetto che avesse riguardato il grande
Maestro. Zanolini fu grande amico di Dionisi e a seguito di tante attenzioni che ha sempre rivolto al suo ricordo e al suo
mondo artistico e musicale, parlammo insieme e valutammo l’idea di andare a incontrare, insieme alla Sonitus Edizioni, i
responsabili della Biblioteca Civica di Rovereto, che tiene tutt’ora – attraverso il ‘Fondo Renato Dionisi’ – la quasi totalità
dei materiali musicali manoscritti, varie documentazioni e oggetti personali e gran parte della sua corrispondenza e
visitare il reparto dedicato al grande Maestro, situato negli Archivi Storici dell’ente.
Onorato di questa proposta, partimmo poco tempo dopo alla volta di Rovereto, e ricordo ancora il giorno in cui, visitando
tutta la parte dedicata a Dionisi, rimasi immediatamente attratto e sedotto da tutto ciò che ebbi la fortuna di vedere e
visionare! Una quantità enorme di materiale, molto del quale seppi subito era ‘inedito’ e mai pubblicato e reso disponibile
al pubblico.
Conoscevo già la statura artistica di Dionisi, avendo avuto come primo maestro di composizione Giovanni Walter Zaramella,
che mi parlava continuamente alle sue lezioni di lui, insieme a Bettinelli (che conosceva bene di persona), Dalla Piccola,
Donatoni, ecc., e non nascondo che rimasi scioccato dall’aver scoperto che moltissima musica del Maestro, nonostante
egli aveva avuto molti contatti con editori soprattutto sul piano didattico, non fosse stata portata a conoscenza e
distribuita nel panorama musicale.
Quella giornata fu decisiva! Decisi subito di rendermi disponibile (onestamente senza ancora capire fino in fondo in che
situazione mi sarei andato a infilare…) come curatore di un progetto di ricerca, visione, studio e valutazione editoriale di
tutta la musica inedita di Dionisi.

60 | Analisi
Pubblicazioni editoriali in raccolte .

È stata realizzata una prima raccolta di musiche corali sacre


e religiose e la Missa Brevis dal titolo ‘Canti Corali Sacri’
di Renato Dionisi, che abbiamo presentato quest’anno in
prima assoluta al Simposio Mondiale della Musica Corale
a Barcellona.

Dal punto di vista delle partiture, abbiamo constatato


come Dionisi scrivesse tralasciando spesso segni
dinamici (deducibili comunque dalla logica lettura delle
parti), oppure anche dando per scontato molti passaggi
espressivi, senza alcuna indicazione.
Pensiamo che questo non sia dovuto a distrazioni
o dimenticanze, ma al fatto che egli scrivesse senza
l’intenzione di pubblicare le sue musiche e quindi senza
quella scrupolosissima attenzione ai segni musicali
necessaria per una realizzazione editoriale.
Questo ci ha spinti a prendere decisioni dal punto di vista
filologico, soprattutto nella realizzazione delle trascrizioni.
Non è stato necessario un lavoro di revisione, ma siamo
 Sale della Biblioteca Civica di Rovereto intervenuti laddove risultava evidente la necessità di
inserire segni musicali, dinamici ed espressivi.
Per quanto riguarda le alterazioni, Dionisi tende a non
D’accordo con l’erede Marcello Barberi e attraverso la mettere alcuna armatura in chiave, inserendole una a una,
sempre disponibilità della Biblioteca di Rovereto, ebbi carta anche quando gli stessi suoni alterati si ripetono all’interno
bianca nell’ottenere la possibilità di recarmi liberamente della battuta.
quando ritenevo opportuno negli Archivi Storici, visionare
e avere copia di tutte le musiche archiviate. Riuscii così
a realizzare un mio archivio personale completo, che
nell’arco di questi lunghi cinque anni, mi ha consentito di
mettermi tantissimo al lavoro e analizzare attentamente
tutte le musiche del grande Maestro.

Il mondo che scoprii fu totalizzante. Presi sempre più piena


coscienza che la maggior parte della musica di Dionisi
rimase nei ‘cassetti’ per anni.

Il progetto di studio ed editoriale si è sviluppato attraverso


le seguenti fasi:
Visione e recupero di tutti i materiali musicali inediti di
Dionisi.
Suddivisione in cinque gruppi di raccolte: 1. musiche
corali sacre e religiose a cappella e/o accompagnate;
2. messe; 3. musiche corali profane (colte) a cappella
e/o accompagnate; 4. musiche popolari a cappella
e/o accompagnate; 5. musiche strumentali (solistiche,
cameristiche).
Studio e cura musicologica e filologica delle partiture  Renato Dionisi
manoscritte.
Trascrizioni (al momento sono state realizzate composizioni
corali sacre e religiose e le messe).

renato dionisi | 61
 Offertorio – dalla Messa di Requiem per coro a 4 voci miste

62 | Analisi
Essendo chiaramente questi brani non di carattere tonale, abbiamo
lasciato tutte le alterazioni ripetute così come ha scritto l’autore.
Risultano sicuramente più chiari e non lasciano dubbi di lettura
all’esecutore.
Quando un suono torna ad essere naturale, abbiamo scelto di
trascrivere il bequadro soltanto nella prima nota della battuta
successiva.
Per i brani con armature in chiave, invece, abbiamo trascritto
l’alterazione estranea soltanto nella prima nota della battuta,
senza riscriverla qualora vi siano ulteriori identici suoni all’interno
della misura, come si usa fare convenzionalmente nella scrittura
compositiva e nelle pubblicazioni editoriali.
Come dicevamo, abbiamo scelto di inserire alcuni segni dinamici,
espressivi e di articolazione, laddove deducibili o necessari per
l’esecuzione. Tutti questi sono stati inseriti tra parentesi.
Dionisi, soprattutto nelle partiture senza stanghette di battuta, ha
la tendenza a non inserire le pause, quando le voci non cantano,
rispettando comunque graficamente la collocazione delle note delle
voci corrispondenti. Abbiamo scelto d’inserire ugualmente le pause
mancanti, per ragioni di precisione grafica e corretta pubblicazione
editoriale.

Infine, siamo venuti in possesso di due versioni manoscritte dallo


stesso Dionisi della Missa Brevis, una archiviata nella Biblioteca Civica  Renato Dionisi
di Rovereto e una in possesso del m° Angelo Mazza – che ringraziamo
molto per avercela resa nota e disponibile – con tre battute diverse:
una ai contralti nel Sanctus e una ai tenori e ai soprani nell’Agnus Dei.
Abbiamo opportunamente segnalato queste tre variazioni all’interno
della partitura.

Un ringraziamento sentito va a Bruno Zanolini, con cui abbiamo


condiviso l’idea di questo progetto;
Marcello Barberi, erede del Maestro, e la Biblioteca Civica di Rovereto
per essersi resi sempre disponibili consentendo di accedere agli
archivi del Maestro, di visionare e avere copia di tutte le sue opere;
l’amico e collega Tommaso Ziliani, per la sua grande competenza e
disponibilità a realizzare e completare le trascrizioni dei brani scelti
per questa pubblicazione editoriale; Carlo Torretta, collaboratore di
Sonitus, per aver dato un importante apporto alla prima bozza di
trascrizione generale delle partiture; Sandro Filippi, per la sua gentile
collaborazione all’avvio di questo lavoro editoriale.
Un ringraziamento particolare va anche gli amici e colleghi Mirko
Carchen e Alessando Grosso, dirigenti della Sonitus Edizioni, per aver
creduto in questo progetto.

Renato Dionisi è e rimarrà sempre un importante Maestro del ’900 e


in particolare del panorama musicale italiano.

renato dionisi | 63
Si ringrazia la Sonitus Edizioni per aver reso disponibili gli esempi in partitura e per la partitura in omaggio
‘Christus factus est’, Graduale per coro a 4 voci miste

64 | Analisi
24

Christus factus est


Graduale
per Coro a 4 voci miste Renato DIONISI


(1910-2000)
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© Copyright 2017 by Sonitus Edizioni Musicali - Via Trieste 14 - 21020 Monvalle (VA)
Tutti i diritti riservati - All right reserved

renato dionisi | 65
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(1992)

- 1161 -

66 | Analisi
AERCO notizie ‘Solo da pochi decenni - scriveva Giorgio Vacchi
fondatore del Coro Stelutis nel suo volume ‘Canti
Emiliani e non’- si è cominciato a parlare di cultura
popolare e chiedersi che tipo di cultura fosse’.
Certamente era facile attenersi al fatto che, sino ad
allora, ciò che era definito ‘cultura’ derivasse solo
da quanto era giunto sino a noi dalle diversificate
scritture, incise o riportate in altri modi su supporti di
varia natura, per trasmettere storie, eventi, pensieri,
emersi dalle varie civiltà che si sono succedute.

70 anni di Coro Stelutis


Cogliere dal passato una lezione per il futuro
Cantate la tradizione. Perchè?

Non si era perciò mai preso coscienza che accanto ad una


cultura scritta, poteva esisterne un’altra derivante dalla
DI puccio pucci sola tradizione orale: cose tramandate e raccontate da
nonni a nipoti, come racconti di vita, mestieri, metafore
di moralità che, pur non avendo la trascrizione del colto,
esprimevano enormi valori culturali, che meritavano
coro stelutis dignità e dovevano essere salvati da sicuro oblio.
Il complesso corale nasce a Dimenticare definitivamente tutto ciò sarebbe stato come
Bologna nel 1947 ad opera sotterrare biblioteche e perdere la conoscenza di quelle
del Maestro Giorgio Vacchi testimonianze che erano alla base della crescita di ogni
che ne è stato il direttore grande o piccola comunità umana.
sino al momento della sua Il Maestro Vacchi iniziò da qui il percorso che, attraverso
scomparsa, avvenuta nel quanto pervenuto a noi dalla tradizione orale, permise
gennaio 2008. Dal 1999 di recuperare le identità di una cultura dimenticata,
è diretto dal M° Silvia contenuta nei canti della gente. Si, iniziò questo lavoro
Vacchi, figiia del fondatore ‘ricominciando proprio dal cuore’ intervistando centinaia
e laureata in Direzione di di anziani e meno anziani che però ancora avevano vivo
Coro presso il Conservatorio ‘G.B. Martini’ di Bologna. il ricordo di quel patrimonio che era giusto non dovesse
Il repertorio dello Stelutis, è costituito da canti della essere obliterato, ricco come era di profonde verità e di
tradizione orale, soprattutto emiliano-romagnola, grandi insegnamenti morali.
ritrovati e trascritti durante accurate ricerche sul campo. Crediamo fermamente che questo lavoro abbia avuto una
valenza assai simile a quanti si dedicano al recupero di
Coro Stelutis – Associazione di Promozione Sociale antichi manoscritti musicali, dimenticati a volte in vetuste
Presidente: Puccio Pucci biblioteche o a coloro che, dopo immani catastrofi, quali
Direttore Artistico: Dott.ssa Silvia Vacchi i terremoti, traggono dalle macerie anche il più piccolo
frammento di opere d’arte distrutte, perdute le quali si
depauperizzano i luoghi di una parte rilevante delle loro
storia artistica e culturale.

70 anni di coro stelutis | 67


Ma l’etno-musicologo Giorgio Vacchi era anche un ispirato delle prove serali nella sede, un fienile con annessa stalla,
musicista e volle evitare che quelle risorse storico- che i Coristi, con l’aiuto di tanti amici, hanno salvato da
musicali, frutto delle ricerca, rimanessero così come sono, sicura demolizione e successivamente ristrutturato con
marginali, poco visibili e socialmente improduttive; dunque attenzione.
destinate a essere freddamente archiviate in nastri o CD. Anche in questo atto il Coro è ‘ripartito dal cuore’, come
Egli, unitamente a molti altri ricercatori e musicisti, tese a è stato fatto per i canti che ripropone, cogliendo davvero
traghettare nel presente quelle musiche che esprimevano dal ‘Passato una lezione per il Futuro’.
l’essenza di un passato povero, ma efficiente e che, anche
oggi, dopo la sua scomparsa nel 2008, il Coro da lui fondato
ed ora diretto da sua figlia Silvia, ripropone nella modernità
di una sala di incisione o di un teatro.
E’ un cantare le narrazioni di vita passata, non per nostalgia,
ma per trarne insegnamenti, riflessioni che inducano a
migliorare lo stato di assuefazione a cui ci vuole avviare
il moderno pensiero. E’ come ricostruirsi con i sentimenti
ricevuti dalle nostre antiche famiglie, commuoverci per
le loro timide manifestazioni di affetto, dolerci delle loro
grandi fatiche del lavoro nei campi, piangere le loro perdite
da guerre non condivise. Poi stemperare, attraverso la musica,
questi moti dell’anima e le immagini sfuocate di queste
storie, che forse anche a noi hanno talvolta raccontato;
e infine ci consentono di meglio porci nel presente per
predisporci a proseguire.
Questo è l’approccio che il Coro Stelutis si è posto, nel
momento in cui celebra i suoi settanta anni di attività,
proseguendo con Silvia Vacchi l’esperienza dei concerti e

68 | AERCO notizie
L’archivio CCS del coro Stelutis di Bologna:
un’esperienza di archiviazione dei canti popolari

Dal 2013 è consultabile sul web all’indirizzo www.corostelutis.org l’archivio CCS, contenente migliaia di canti popolari
emiliani. Uno strumento che permette di conoscere, analizzare e confrontare le testimonianze della cultura orale ivi
raccolte.
L’interesse di Giorgio Vacchi (fondatore del coro Stelutis di Bologna) per questi temi nasce negli anni 60 dopo un
quindicennio dedicato alla riproposizione con il coro Stelutis dei canti resi celebri dalla S.A.T. di Trento. Quel repertorio,
semplice ed affascinante al tempo stesso, aveva avuto una enorme influenza sulla coralità amatoriale italiana ma rischiava,
in vari casi, di ridursi a stereotipo nonostante l’indubbia forza dei testi tradizionali. Fu proprio l’esigenza di rinnovare il
proprio repertorio che spinse Vacchi a chiedersi se non esistessero canti autenticamente popolari anche nella nostra
regione, in Emilia Romagna. Le ricerche fatte sino a quel momento in Italia erano frammentarie e il materiale raccolto
in regione era poco e spesso mal documentato. Da qui la decisione di intraprendere in prima persona una ricerca
sul campo a partire dal proprio territorio. Le prime interviste effettuate tra amici e conoscenti con un registratore a
bobina Philips risalgono alla fine degli anni ‘60. Non ci vorrà molto tempo per capire che le zone migliori per trovare
informatori erano quelle appenniniche. Con la collaborazione del cantautore Francesco Guccini, allora amico personale
di Vacchi e studioso di dialetti, vengono fatte le prime interviste in paesi dell’Appennino tosco emiliano. Le registrazioni
vengono scrupolosamente catalogate con i dati relativi agli informatori e trascritte in notazione convenzionale. Nasce la
consapevolezza dell’importanza della ricerca sul campo su vasta scala.
Nell’ambiente corale amatoriale Vacchi incontra alcuni appassionati: tra questi un posto di rilievo lo occupa Paolo
Bernardini allora direttore del coro di Gaggio Montano, il cui lavoro di ricerca e trascrizione sul proprio territorio fu
fondamentale. Vacchi si fa promotore di un vasto movimento teso al rinnovamento dei repertori e al miglioramento
tecnico dei cori. Da queste premesse nasce, nel 1971 l’A.E.R.C.I.P. (acronimo di associazione emiliano romagnola cori di
ispirazione popolare) nel cui primo statuto è fatto obbligo a tutti i cori associati di contribuire alla ricerca sul campo. In
questo modo la mole di materiale raccolto aumentò sensibilmente: direttori di coro e appassionati registrarono decine di
interviste. La maggior parte di loro si attenne alle indicazioni date da Vacchi affinchè tali documenti fossero completi e
attendibili: ogni intervista doveva contenere i dati anagrafici dell’informatore e alcune notizie sul contesto sociale in cui
era vissuto e a cui i canti erano legati. Inoltre era necessario che il ricercatore non influenzasse in alcun modo l’informatore
(per esempio era sconsigliato accompagnarne il canto con uno strumento). Le tante musicassette raccolte (nel frattempo
i supporti magnetici erano cambiati) costituirono un patrimonio che andava, innanzitutto, trascritto. Per la parte musicale
era necessario comunque il lavoro di un musicista: Vacchi vi si dedicò per decenni trascrivendo scrupolosamente anche le
piccole varianti melodiche dei vari canti. Per la parte testuale determinante fu l’apporto dell’ing.Amos Lelli, amico, corista
dello Stelutis ma, soprattutto, studioso di dialetti.
Naque allora l’idea di costruire un database utilizzando uno dei primi PC messi in commercio all’epoca, dapprima
contenente i testi, che vennero classificati con il metodo delle parole chiave, e successivamente anche le melodie.
Da queste premesse nasce nel 2000 l’applicazione CCS2000 (da Centro Culturale Stelutis) che offre la possibilità di
visualizzare in notazione musicale qualsiasi melodia contenuta nell’archivio corredata dall’incipit del testo e dal luogo di
ritrovamento. Al momento della presentazione al pubblico l’archivio conteneva circa 4200 canti compresi quelli presenti
solo come parte testuale. I ricercatori coinvolti sono molti: Amos Lelli, Mario Cassarini, Arrigo Montanari, Daniele Venturi,
Francesco Guccini e, soprattutto Mario Bernardini, che a Gaggio Montano ha reperito circa 1400 titoli.
Nel 2013 l’applicazione CCS2000 è stata messa in rete. Questo è stato possibile dopo un lavoro di variazione di progetto
e codifica effettuato dalla società Idem di Granarolo dell’Emilia (Bologna). In occasione di questa revisione sono state
fatte alcune implementazioni importanti. La più interessante è quella che permette di ascoltare i canti dalla voce degli
informatori. Si tratta dei file audio tratti dalle registrazioni originali di ricerca i cui originali sono custoditi nell’archivio
personale di Giorgio Vacchi e del Coro Stelutis. Un’altra miglioria riguarda i testi dei canti che ora sono disponibili in una
trascrizione comprensiva degli accenti tonici corretti secondo l’Ortografia Lessicografica Moderna. L’archivio, così come
è disponibile adesso in rete, comprende circa 4600 canti ed è raggiungibile all’indirizzo www.corostelutis.org

70 anni di coro stelutis | 69


AERCO notizie ‘Era il lontano 1967 quando un gruppo di amatori del
canto spontaneo (‘cantarein’) ebbe una felice intuizione: si
poteva e si doveva dar vita ad un coro nello scandianese per
salvare un patrimonio culturale nostro che si stava perdendo..

50 anni del Coro La Baita


DI davide mammi Nel 1973 assunse, a soli 17 anni, la direzione del coro l’attuale direttore, il
Prof. Fedele Fantuzzi, che cominciò un intenso e proficuo lavoro di ricerca,
rovistando nelle campagne, sull’appennino, ascoltando le voci di anziani e
soprattutto anziane, alla ricerca di qualcosa che aspettava solo di essere
ascoltato. Si poté, quindi, raccogliere, catalogare e studiare più di 400
melodie o incipit di canti popolari, che sono parte dell’enorme patrimonio
culturale presente nelle melodie popolari, che venivano tramandate
oralmente, e che ormai si possono ascoltare sempre più raramente. Il Coro,
così, si prefissò l’obiettivo di ricercare, conservare e diffondere, mediante i
concerti e le incisioni, i canti regionali, e in particolar modo quelli tipici della
provincia reggiana, attraverso le armonizzazioni del suo Direttore, che con
un linguaggio nuovo e moderno si rifanno allo stile ‘padano’ tipico del canto
popolare reggiano: vocalità aperta, sonorità possente e uso frequente di
accompagnamenti al solista, elementi tipici della forma esecutiva spontanea.
Così le storie semplici e le atmosfere impalpabili delle melodie del mondo
contadino sono uscite dalle stalle e dalle osterie per salire col coro sul
palcoscenico dei più importanti teatri italiani, giungendo, nel 2005, anche
nell’Aula di Montecitorio, alla presenza delle più alte autorità dello Stato.
Il lavoro di ricerca è stato fissato in quattro incisioni (2 LP e 2 CD) in forma
di collana dal titolo: ‘Ascoltando la gente…’.
Ma il coro non è solo passione musicale, è anche amicizia, quella profonda,
è anche incontro con altre realtà corali italiane ed europee (Germania,
Belgio, Rep. Ceca e Spagna). Sono tantissimi gli amici incontrati nelle
rassegne e sono innumerevoli i cori che hanno apprezzato le armonizzazioni
del Prof. Fantuzzi inserendole nel loro repertorio. Due coristi, inoltre, in
occasione di concerti ad Almansa in Spagna e Treppo Grande (UD), hanno
intrecciato ‘amicizie’ con i reparti femminili dei cori locali, portando poi le
rispettive corali a festeggiare insieme i loro matrimoni.
Sicuramente emozionante è stato cantare in Piazza S. Pietro a Roma nel
2000 in occasione della S. Messa celebrata da S.S. Giovanni Paolo II per il
Giubileo del mondo agricolo.
Dal 1971 il Coro La Baita organizza, col patrocinio del Comune di Scandiano
e della Provincia di Reggio Emilia, la ‘Rassegna Corale Nazionale Città di
Scandiano’ nel cortile d’onore della Rocca dei Boiardo, importante rassegna
a carattere nazionale divenuta un appuntamento fisso per gli appassionati.
Al direttore del Coro, per l’intenso lavoro di ricerca, studio e catalogazione
del patrimonio etnofonico in Emilia, sono stati conferiti i premi:
‘Caravaggio’ dal coro ALPA di Caravaggio (BG); ‘Venendo giù dai monti’, dal
coro Montenero di Ponte dell’Olio (PC); e ‘M. Fontanesi’ dal coro Matildico
di Toano (RE).

70 | AERCO notizie
AERCO notizie

Nativitas
Concerti di Natale
dei cori AERCO
2 dicembre Caldarola - ore 21 10 dicembre Modena - Chiesa di Piumazzo - ore 17.30
Concerto di natale - Corale Nostra Signora di Fatima Armonie di suoni e voci aspettando Natale
Coro S. Giacomo di Piumazzo
2 dicembre Castelfranco Emilia (Mo) Schola Cantorum di Bazzano
Chiesa di Santa Maria Assunta - ore 21
Rex Natus Est - Coro Tomas Luis De Victoria 10 dicembre Marignano - Chiesa di S. Pietro S. Giovanni – ore 17
Banda comunale di San giovanni in Marignano
8 dicembre Gavassa (RE) - Chiesa parrocchiale - ore 17 in collaborazione con Chorus Marignanensis
Manifestazione culturale Soli Deo Gloria - Corale Il Bosco
10 dicembre Chiesa di Castell’Arquato - ore 16
8 dicembre Casale S. Vito - Santuario Madonna di Casale - ore 18.30 Concerto Natalizio
5° Rassegna corale ‘Cantando insieme il Natale’ Corale Città di Fiorenzuola e Coro Voci Bianche
Coro della Carità di Lugo
Coro polifonico di Acqualagna (PU) 10 dicembre Crevalcore - Chiesa della Madonna dei poveri - ore 17
Gruppo corale strumentale Laura Benizzi di Rimini Coro Climacus di Terre d'acqua
Corale San Silvestro
9 dicembre Luzzara - RSA anziani – ore 16 ‘I Musici dell'Accademia’
Concerto di Natale - Coro La Ghirlandeina
15 dicembre Riccione - Teatro scuola primaria Brandi - ore 20.30
9 dicembre Modena - Chiesa di Sant’ Agostino - ore 16 Concerto Natale col cuore
Note di Natale in Centro Storico Coro Voci Bianche le allegre note
Coro Folk San Lazzaro di Modena
Corale Polifonica di Forte dei Marmi 16 dicembre Valsamoggia - Chiesa S. Stefano di Bazzano - ore 21
Concerto di Natale - Schola Cantorum di Bazzano
9 dicembre Castiglione dei Pepoli – ore 21
Canti Della Notte Lunga 16 dicembre Rimini - Teatro Tiberio - ore 16.30
Coro Castiglionese di Castiglione dei Pepoli (BO) Concerto Di Natale - Corale Nostra Signora di Fatima
Coro La Rocca di Gaggio Montano (BO)
Coro Genzianella di Pistoia 16 dicembre Sasso Marconi (Bo) - Chiesa SS.Donnino e Sebastiano
ore 21 - NataleInsieme
10 dicembre Rimini - Teatro degli Atti - ore 17 Coro AcCanto al Sasso
Natale nel Mondo Corale Dei Verbum Chorus
Gruppo corale e strumentale Laura Benizzi di Rimini Orchestra Giovanile Onda marconi

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16 dicembre Castello di Verucchio – ore 16 17 dicembre Alba Adriatica Rimini - Parco Pertini - ore 16.30
Concerto a favore della reumatologia Riminese ‘In...canto di Natale’ Concerto di Natale a favore dell'Unione Italiana Ciechi
Coro SATiBi Singers di Riccione Gruppo corale e strumentale Laura Benizzi di Rimini
Gruppo Corale Strumentale Laura Benizzi
17 dicembre Modena - Chiesa Gesù Redentore -ore 16
16 dicembre Ravenna - Chiesa di san Giovanni Battista - ore 21 ‘Magnificat di Rutter’
‘Misa Tango’ (Misa a Buenos Aires) di Martin Palmeri Scuola Corale ed ensemble strumentale ‘G.Puccini’ di Sassuolo
Coro Ludus Vocalis
17 dicembre Polesine Parmense - Chiesa S. Vito e Modesto - ore 16
16 dicembre Rio Saliceto (RE) - Chiesa di San Giorgio - ore 21 Concerto di Natale
Officina Musicale (Rio Saliceto) Cori Uniti Cortemaggiore, Soarza, Vidalenzo
Schola Cantorum Regina Nivis
Coro Canossa 17 dicembre Collegiata di Fiorenzuola (PC) - ore 21
Coro Vallongina, soli ed orchestra in Cantiamo il Natale
16 dicembre Piacenza - Chiesa di S. Rita - ore 21
Una montagna di auguri 17 dicembre Chiesa di Anzola (BO) - ore 21
Coro CAI Piacenza Concerto di Natale
Coro La Miniera di Sesto San Giovanni Coro S. Giacomo di Piumazzo
Coro La Campagnola di Biella Corale di Anzola Ss. Pietro e Paolo

16 dicembre Mucinasso (PC) - Chiesa S. Tommaso – ore 21 17 dicembre Castelfranco (MO) - Chiesa di S. Bartolomeo - ore 18
Concerto di Natale Coro CAI Bologna
Schola Cantorum di S. Giorgio P.no
17 dicembre Gragnano Trebbiense (PC) -Chiesa di Casaliggio - ore 18
16 dicembre Cortemaggiore -Basilica S. Maria delle Grazie - ore 21 ‘Angeli con ali invisibili’ concerto di Natale
Concerto di Natale - Corale Cortemaggiore I Cantori di Casaliggio: Coro polifonico San Giovanni Battista, coro
Free Spirits dei ragazzi, coro Clap and Jump dei bambini
16 dicembre Cerro Maggiore (MI) - ore 21 Coro Le Ferriere
Coro Vallongina, soli ed Orchestra nel Gloria di Vivaldi
17 dicembre Chiesa di San Giorgio P.No (PC) – ore 16
16 dicembre Riccione - Chiesa Mater Admirabilis - ore 21 Concerto di Natale
Concerto Di Natale - Coro Filarmonico Le Voci Liriche Schola Cantorum di San Giorgio P.no (PC)

16 dicembre Duomo di Sassuolo - ore 21 17 dicembre Bologna - Sala Marco Biagi - ore 15
‘Magnificat di Rutter’ Concerto di Natale - Coro Leone
Scuola Corale ed ensemble strumentale ‘G. Puccini’ di Sassuolo
17 dicembre Calerno (RE) - Chiesa parrocchiale - ore 16
16 dicembre Toano (RE) - Chiesa S. Michele di Cavola - ore 21 manifestazione culturale Soli Deo Gloria - Corale Il Bosco
Concerto Armonie di Natale
Coro Vocilassù 17 dicembre Granarolo dell’Emilia (BO) - Chiesa di S. Vitale - ore 18
Coro Ciclamino di Marano Vicentino Concerto natale- rassegna ‘Organi Antichi, un patrimonio da ascoltare’
Corale Il Gigante Coro I Ragazzi Cantori di S. Giovanni- Leonida Paterlini

16 dicembre Rocca di Verucchio (Rn) 17 dicembre Rimini - Chiesa Gesù nostra Riconciliazione - ore 21
In ....canto di Natale Noe, noe, Noel!
Coro SATiBì Singers di Riccione Coro polifonico Jubilate Deo di Rimini
Gruppo corale e strumentale Laura Benizzi di Rimini
17 dicembre Parma - Teatro Regio - ore 16
17 dicembre Riccione - Chiesa Mater Admirabilis - ore 17 Corinfesta, a favore di Save the children e Ospedale dei bambini
Concerto Natale con Nanyuki Cori delle scuole di Parma
Coro Voci Bianche le allegre note

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17 dicembre Brugnolo di Rivarolo del Re - Chiesa S. Maria - ore 17.30 23 dicembre S. Giovanni in Persiceto - Basilica Collegiata - ore 20.45
Canta di Natale: viaggio tra suggestioni popolari, classiche e moderne Tradizionale Concerto di Natale
Coro Giaches de Wert di Novellara (RE) Coro I Ragazzi Cantori di S. Giovanni- Leonida Paterlini
Coro Polifonico Sant'Anselmo di Lucca (RE) I piccoli cantori della Schola Cantorum
Coro Cat Gardeccia
18 dicembre Casina (RE) - Chiesa Parrocchiale - ore 20.30 Coro ‘delle 11,30’
Concerto di Natale ‘Il coro incontra la scuola’
Coro della scuola primaria ‘Mons. F. Gregori’ e Coro Vocilassù 23 dicembre Rivabella Di Rimini - Chiesa N.S. Di Fatima - ore 21
Concerto Di Natale - Corale Nostra Signora di Fatima
19 dicembre Riccione - Cinema Palace - ore 21
coro SATiBì Singers di Riccione 24 dicembre Cattedrale di San Leo – ore 23.15
coro Città di Riccione Concertino prenatalizio
Schola Cantorum della Cattedrale di San Leo
20 dicembre Bologna - Casa Della Conoscenza - ore 20.45
Natale In...Cantato 25 dicembre Casinalbo (MO) - ore 21
Coro Antonella Alberani Concerto di Natale - Corale Beata Vergine Assunta
Coro Arcanto
26 dicembre Novellara - Collegiata di Santo Stefano - ore 16
20 dicembre Bologna - Chiesa di S.Giuseppe Sposo di Maria - ore 21 Cantare il Natale: tradizioni e novità in musica
Sarah Sheppard Ensemble and Choir Coro Giaches de Wert di Novellara (RE)
Coro delle Mondine di Novi di Modena
21 dicembre Riccione - Chiesa Gesù Redentore - ore 21
Laudate et Cantate... to the Lord 26 dicembre S. Giovanni in Marignano - Chiesa di San Pietro - ore 17
coro SATiBì Singers, di Riccione Concerto di Natale - Chorus Marignanensis
coro Note in crescendo di Riccione
26 dicembre Parma - Chiesa San Benedetto - ore 16.30
21 dicembre Sasso Marconi - Chiesa S. Donnino e Sebastiano - ore 21 Tradizionale Concerto di Santo Stefano - Coro San Benedetto
NataleInsieme
Coro AcCanto al Sasso 5 gennaio Fiorenzuola D’Arda (PC) - Collegiata San Fiorenzo - ore 21
Corale Dei Verbum Chorus Concerto dei Magi con ‘Misa Criolla’ e ‘Navidad Nuestra’
Orchestra Giovanile Onda Marconi Corale Città di Fiorenzuola e coro G. Verdi di Ostiglia

22 dicembre Chiesa di Ostiglia (MN) - ore 21 6 gennaio Rimini - Chiesa dell'Istituto Maccolini - ore 16
‘Misa Criolla’ e ‘Navidad Nuestra’ di A. Ramirez Concerto dell'Epifania
Coro G. Verdi di Ostiglia e Corale Città di Fiorenzuola Gruppo corale e strumentale Laura Benizzi di Rimini

22 dicembreQuingentole (MN) - Chiesa Parrocchiale - ore 20.30 6 gennaio Modena - Chiesa di San Lazzaro - ore 16
‘Misa Criolla’ e ‘Navidad Nuestra’ di A. Ramirez Note di Natale in Centro Storico
Coro G. Verdi di Ostiglia e Corale Città di Fiorenzuola Coro Folk San Lazzaro di Modena
Vocale Musica Nova di Levanto
23 dicembre Modena - centro culturale Alberione - ore 18
‘Nadel in dialatt’ - Coro la Ghirlandeina 6 gennaio Parma - Chiesa Santo Sepolcro - ore 17
Concerto dell’Epifania
23 dicembre Rimini - Chiesa del Crocifisso - ore 21 Cori dell’Associazione San Benedetto
Concerto di Natale
Coro Polifonico Carla Amori 7 gennaio S. Cassiano (Baiso Re) - Chiesa parrocchiale - ore 17
Concerto dell'Epifania - Corale Il Bosco
23 dicembre Chiesa di Cadelbosco di Sopra (RE) - ore 21
concerto per l'Ass.ne Commercianti del Comune di Cadelbosco 7 gennaio Bologna - Chiesa di Nostra Signora della Fiducia - ore 18
Corale Il Bosco Sarah Sheppard Ensemble and Choir

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September 20 – 24, 2018
Porec – Istria (Croatia)

ISTRAMUSICA 2018
International
Choir Festival

Early Bird Deadline: February 26, 2018


Registration Deadline: May 22, 2018

e-mail: mail@interkultur.com
Internet: istramusica.interkultur.com

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INTERKULTUR, Ruhberg 1, 35463 Fernwald (Frankfurt / Main), Germany


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