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A Il Covilef B

ANNO XVI N°915 3 AGOSTO 2016

RIVISTA APERIODICA RISORSE CONVIVIALI


DIRET TA DA
STEFANO BORSELLI
iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii
d E VARIA UMANITÀ
ISSN2279–6924

Penetriamo nuovamente in epoche che non aspettano dal filosofo né una spiegazione né una trasformazione del mondo, ma la costruzione di rifugi contro l’inclemenza del tempo. Nicolás Gómez Dávila

Marxisti antimoderni. Approfondimenti, incontri, precisazioni. (4)

Arm a ndo E rm i n i
C ON V ER SA N D O CON
C A M AT T E
j
☞Parlando con Stefano Borselli su come dare navigabili anche a imbarcazioni di una certa
un seguito all’antologia Marxisti Antimo- mole e, insieme, ne rallenta la marcia. Ma
derni, ci è sembrato buona cosa andare a incon- questo, in quei luoghi, non ha l’aria di essere
trare Jacques Camatte di persona. Jacques ha un problema.
preferito che i nostri colloqui non avvenissero in Per giungere in zona, prima di addentrarci
forma di intervista, ma che fossero del tutto libe- nell’interno abbiamo lambito in autostrada
ri, conviviali (strio sensu), proprio per darci luoghi famosi ed affollati lungo il Mediter-
maggiori possibilità di recepire a modo nostro le raneo, le mete di vacanza della Costa Az-
sue parole. Ciò che dunque emergerà non sarà il zurra, il che ha contribuito a generare il con-
trasto con la tranquillità dell’interno: anche i
Camatte-pensiero, ma ciò che di esso, dalle con-
picnic familiari — abbiamo notato sulla via
versazioni e dai suoi scritti, abbiamo capito noi.

n questa impresa non possiamo non

I partire dai luoghi che Jacques ha scel-


to di abitare. Una campagna, fra To-
losa e Bordeaux, scarsamente antropizzata,
con paesini antichi per lo piú siti in collina,
coltivazioni di viti, campi, ed ancora tanti
boschi. Luoghi che gli inevitabili centri com-
merciali che qua e là appaiono non hanno an-
cora sfigurato. Una campagna caratterizzata
dai tipici fiumi francesi che per trovare la lo-
ro strada verso il mare si involvono in nume-
ros1 amplissim1 meandri, i quali trasmettono
a chi osservi il paesaggio dall’alto un senso di
grande calma. Insieme ai fiumi, un reticolo di
canali con un sistema di chiuse che li rende Jacques Camatte, aprile 2016.

I l Covile, ISSN 2279–6924, è una pubblicazione non periodica e non commerciale, ai sensi della Legge sull’Editoria n°62 del 2001. ☞Direttore: Stefano Borselli.
☞Redazione: Francesco Borselli, Riccardo De Benedetti, Aude De Kerros, Pietro De Marco, Armando Ermini, Marisa Fadoni Strik, Luciano Funari, Giuseppe
Ciro Lomonte, Roberto Manfredini, Ettore Maria Mazzola, Alzek Misheff, Pietro Pagliardini, Almanacco romano, Gabriella Rouf, Nikos A.
Salíngaros, Andrea G. Sciffo, Stefano Serafini, Stefano Silvestri, Massimo Zaratin. ☞© 2016 Stefano Borselli. La rivista è licenz iata sotto Creative
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del ritorno — lí si svolgono in parchi attrezza- invece abbiamo trovato un casale essenziale,
ti, intorno a enormi autogrill, come se nemme- immerso nel verde, a piú corpi separati a una
no nel tempo libero passato all’aperto ci si po- qualche distanza l’uno dall’altro, lontano da
tesse allontanare dai colossi del consumo. centri abitati ed anche dalle proprietà vicinali.
Dopo aver sfiorato Carcassonne, nella re- Un tempo sede di un centro ippico, ma forse
gione dell’eresia catara, ora disseminata di gi- prima era ancora altro, il complesso è stato
gantesche torri eoliche, siamo arrivati nel tar- parzialmente e pazientemente ristrutturato da
do pomeriggio nelle zone di Jacques, convinti Jacques in persona. Parzialmente perché i la-
di individuare facilmente la sua casa. Invece vori sono sempre, per cosí dire, in corso, e la
siamo stati costretti ad un lungo peregrinare cosa non è casuale. In uno dei fabbricati, do-
su e giú per belle colline, finché siamo arriva- ve abitualmente si mangia, troneggiano un
ti alla meta non senza qualche difficoltà, ma grande camino e in mezzo alla stanza un’anti-
lieti di aver posticipato il viaggio, preventiva- ca cucina economica alimentata a legna.
to per gennaio, fino al piú luminoso aprile. L’acquaio in pietra grigia grezza mi ha ricor-
La casa dove Camatte vive insieme ad una dato quello della mia casa d’infanzia, quando
figlia, il suo compagno e il loro piccolo, e che mio padre lo riempiva per farci navigare un
ha chiamato «Domaine de la certitude» (Jac- piccolo motoscafo alimentato ad alcool. Gio-
ques, anche se non crede in Dio, per me è uo- cattoli d’epoca! Nel corpo principale il re-
mo di fede), è stata una prima sorpresa rispet- gno di Camatte, il suo studio, con innumere-
to all’idea che me ne ero fatta. Immaginavo voli tappeti su un pavimento in cemento grez-
l’agiato buen retiro di un anziano intellettuale zo. Alle pareti tantissimi libri, molti in italia-
dedito ai libri e, semmai, al giardinaggio, ed no, lingua che parla benissimo, anche per lo

Ingresso al Domaine de la certitude, foto dal sito di Camatte.

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speciale rapporto che ha col nostro paese fin che ho potuto percepire direi, all’opposto, ad-
dai tempi della militanza nel gruppo di Bordi- dirittura calma, nel senso che le diverse attivi-
ga e poi per il sodalizio intellettuale con tà sembrano amalgamarsi spontaneamente, in
Giorgio Cesarano, Gianni Collu, Joe Fallisi e conformità ai ritmi della natura, in un conti-
Piero Coppo; una quantità di appunti, riviste nuum in cui Jacques si muove con disinvolta
etc, fra cui ho trovato Umanità Nova, l’anti- naturalezza. C’è una cosa, parlando con lui,
co periodico della FAI, storica Federazione che mi ha colpito. Egli parla dei suoi piani fu-
Anarchica Italiana di Carrara, a cui è abbo- turi (continuare a ristrutturare le case, pianta-
nato. Ad un lato della casa una rimessa aper- re ancora alberi, curare la permacoltura, pro-
ta, col trattore e gli attrezzi agricoli. Tut- seguire il lavoro teorico, senza dimenticare la
t’intorno alla casa, o meglio alle case, diversi sua ammirazione per le donne) come se avesse
ettari di terreno, in parte disseminati da al- davanti a sé un tempo senza limiti, testimo-
beri da frutto e non, piantati personalmente niando di un rapporto integralmente umano,
da Jacques secondo un preciso criterio di pro- libero ma organizzato e consapevole, tra le at-
miscuità, in parte adibiti ad orto con la tecni- tività giornaliere e un progetto di vita. Si per-
ca della permacoltura, larga parte lasciati a cepisce che non esistono due entità diverse,
bosco. Non mancano una sorgente e uno sta- da un lato l’uomo Camatte e dall’altro il lavo-
gno da essa alimentato, che abbiamo visitato ro, con cui il primo entra in rapporto. L’uomo
poi durante un giro nel terso e soleggiato po- e la sua attività sono la stessa cosa. L’uomo è
meriggio. L’impressione, e non solo l’impres- il suo lavoro, compenetrato completamente in
sione, è di rustica sobrietà, che punta voluta- esso, pienamente identificato in esso. La men-
mente all’essenziale: un’esigenza sentita da te non può non andare, allora, a quel passo di
Camatte come propria da sempre, e che ha Marx negli Appunti su James Mill che Camat-
costituito un leitmotiv anche della sua opera te riporta nel suo Il capitale totale e che abbia-
teorica. mo già riprodotto in Marxisti antimoderni.

Q uando siamo arrivati, Jacques non c’era


ancora, come ci aveva preavvertito, e
Posto che noi avessimo prodotto come
uomini: ciascuno di noi nella sua pro-
neanche la famiglia della figlia, fuori per al- duzione avrebbe doppiamente affermato
cuni giorni. È giunto poco dopo a bordo di sé stesso e l’altro. Io avrei 1) oggettiva-
to nella mia produzione la mia indivi-
una vecchia Citroen GS degli anni ’80, un po’
dualità, la sua peculiarità, e dunque tan-
sgangherata ma efficiente. Come per la casa,
to durante l’attività avrei goduto una in-
il mio immaginario, evidentemente poco origi-
dividuale esteriorizzazione di vita, quan-
nale, mi ha ingannato. Pensavo ad un anziano to nella contemplazione dell’oggetto
e ormai statico signore ultraottantenne, ed in- avrei goduto la gioia individuale di sape-
vece ecco un uomo piccolo di statura con lun- re la mia personalità come potere ogget-
ghi capelli canuti, ma dall’aspetto ancora vi- tivo, sensualmente contemplabile, e dun-
goroso, che ci svela essere di ritorno da uno que sopra ogni dubbio sublime. 2) Nel
stage di arti marziali. Sapremo poi che si dilet- tuo godimento o nel tuo uso del mio
ta tuttora a correre nelle sue campagne. Una prodotto, io avrei immediatamente il
vita piena, quella di Jacques, sul piano intellet- godimento, tanto della coscienza di
tuale come su quello pratico, materiale; piena aver soddisfatto nel mio lavoro un biso-
ma non frenetica o compulsiva. Per quello gno umano, quanto di avere oggettivato
l’essere umano e dunque di aver procura-

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to il suo oggetto corrispondente al bi- primitiva. b) Distruzione di questa con


sogno di un altro essere umano; 3) di es- sviluppo di due movimenti, quello del
sere stato per te il mediatore fra te e il ge- valore e quello di espropriazione degli
nere, dunque di essere saputo e sentito uomini. c) Formazione della comunità
da te stesso come un complemento del materiale con fusione dei due movimen-
tuo proprio essere e come una parte ne- ti precedentemente separati: il capitale-
cessaria di te stesso, quindi di sapermi valore in processo. d) Il comunismo
confermato tanto nel tuo pensiero quan- scientifico, la comunità umana ritrova-
to nel tuo amore; 4) di aver creato im- ta, che integra tutte le acquisizioni dei
mediatamente nella mia individuale periodi anteriori (Camatte 1968: 231),
esteriorizzazione di vita, dunque di ave-
oggi ha abbandonato ogni illusione sul comu-
re immediatamente confermato e realiz-
nismo scientifico e sulla lotta di classe. «Da
zato nella mia attività individuale il
tutti può arrivare qualcosa di positivo, anche
mio vero essere, il mio umano, comune
essere (mein menschliches, mein Gemein- da chi ha idee molto diverse» ci ha ripetuto
wesen) (Marx 1844). nelle nostre conversazioni. Del resto nei suoi
scritti piú recenti, scrive spesso «Non ho ne-
Un lavoro, beninteso, non alienato come mici», non perché non esistano oppressori e
quello moderno sussunto sotto il capitale e oppressi, ma perché anche i primi sono parte
funzionalizzato al movimento del valore. È funzionale alla dinamica del Capitale, e in
un lavoro libero, che si confà ad homo gemei- definitiva soffrono della stessa perdita di natu-
nwesen, quello che Camatte si è costruito, ralità dei secondi. In Sommossa leggiamo:
compatibilmente con il nostro ambiente so-
ciale ed economico di oggi, ambiente affatto Il processo di rivoluzione è finito e la di-
namica del lottare contro un potere che
diverso da quella comunità-gemeinwesen su
domina e tende a strutturare la società è
cui insiste nei suoi studi, nella quale soltanto
che ha bisogno di oppressori e oppressi
anche l’individualità potrà finalmente ri-
per potersi realizzare [...]. Anche i re-
dispiegarsi emancipata dal capitale e dal va- pressori cercano di liberarsene, di ritro-
lore. Leggiamo in Glossaire: vare la loro naturalità. Essi lo effettua-
La Gemeinwesen si presenta quindi co- no riattualizzando ciò che hanno su-
me l’insieme degli individui, la comu- bito e riattualizzando un mondo in cui
nità che risulta dalle loro attività nella ci sono dei nemici. Quindi io considero,
natura e in seno al mondo creato dalla come è stato già indicato, che non biso-
specie, la quale nello stesso tempo lo gna piú pensare che vi siano dei nemici-
ingloba, donando ad essi la loro natura- altrimenti si ratifica il meccanismo in-
lità (indicata da wesen), la loro sostan- fernale […] Ciò implica di aprirsi alla
za in quanto generalità (indicata da ge- repressione che è realizzata da coloro
mein), in un divenire (wesen) (Camatte che giocano il ruolo di repressori, non
2016). per accettarla ma per eliminare un sup-
porto. In effetti il rispetto del loro or-
Se nel 1968 Camatte poteva scrivere che
dine non incepperà assolutamente il fe-
[…] la questione della comunità è la nomeno di dissoluzione che essi voglio-
questione centrale del movimento pro- no scongiurare, per paura di una minac-
letario. In modo sintetico, essa si pre- cia inconscia, ma essi non potranno ser-
senta come segue: a) Comunità umana virsi di uomini e di donne, posti al di

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fuori della loro sfera, come supporti di sa? Ovvero: perché homo sapiens ha interrotto
colpevolizzazione che gli permettano la continuità col resto della natura e dalla
di occultare, nascondere tutto (Camat- comunità in cui viveva e insieme a lui sono
te 2005). nati prima il valore e poi il capitale, col loro

N elle lunghe chiacchierate serali al cal- seguito di processi repressivi e di orrore, co-
do della stufa a legna o nel suo grande me spesso definisci il percorso storico del-
studio, mentre fuori si scatenavano, rapidi ma l’umanità?»
intensi, i temporali provenienti dalle perturba- Dalla sua risposta, per certi aspetti sor-
zioni atlantiche non bloccate da rilievi mon- prendente ma intuibile dai suoi scritti, si com-
tuosi e la temperatura si abbassava repentina- prende meglio anche l’evoluzione del suo pen-
mente — per poi lasciare il posto al sole mat- siero, che lo ha portato a decretare la fine di
tutino in un alternarsi di condizioni clima- ogni ipotesi rivoluzionaria per cosí dire classi-
tiche per noi inconsueto — ci ha ripetuto che ca ed all’affermazione, per certi aspetti inquie-
un lungo periodo storico è terminato. Homo tante, della necessità di sfuggire alla logica
sapiens si separò dal resto della natura e ruppe amico/nemico. La rottura col resto della na-
la continuità della specie col cosmo perdendo tura, la discontinuità con essa, dice Camatte,
la sua naturalità, e con essa la naturalità della è sí stata una scelta dell’uomo, ma una scelta
comunità-gemeinwesen. Nello stesso tempo, dettata da una minaccia oggettiva incombente
però, ha sempre tentato di ricostituire quella sulla specie, quella della sua estinzione a
continuità, quel legame, tramite la cultura nel- causa di eventi naturali (siccità, alluvioni, gla-
le sue diverse manifestazioni. ciazioni, con conseguente diminuita possibili-
tà per l’originario raccoglitore di cibarsi) ed
Questo è il tempo della nascita effettiva anche dalla presenza di predatori da cui difen-
della cultura che si basa sull’idea della dersi. Jacques, avendo visto un’aquila reale li-
necessità dell’intervento delle specie.
brarsi da un maestoso abete mentre passava-
C’è realizzazione di una separazione
mo in auto, ha accennato anche ai grandi ra-
dell’uomo con la natura ma cercando di
paci che ghermivano i neonati.
mantenere un forte legame con essa, da
cui il sempre piú potente affermarsi Homo sapiens si fonda attraverso il
della cultura. (Camatte, 1987) rifiuto della natura percepita come mi-
nacciosa, il che ha un fondamento per
La religione, l’arte, lo Stato, la scienza,
il fatto del rischio di estinzione. Un tale
l’economia, hanno avuto la doppia e con-
rifiuto comporta la repressione della na-
traddittoria funzione, da un lato di consenti- turalità (designata da certuni come ciò
re all’uomo un equilibrio possibile, di recu- che è selvaggio) in ogni uomo e in ogni
perare senso alla propria vita, ma dall’altro donna (Camatte 2005).
hanno anche celato, nascosto, la negatività
della rottura e delle sue conseguenze tanto Dapprima la caccia con la sua tecnicità
sul piano sociale che individuale. Ciò ha se- (che tuttavia non alterava fondamentalmente
gnato l’erranza dell’umanità, e fonda quella il territorio), poi soprattutto l’agricoltura e
che definisce la malattia della specie (specio- l’allevamento (che creano uno squilibrio per-
si) e degli individui (ontosi). manente fra la specie e l’ambiente) non solo
«Ma — abbiamo chiesto a Jacques — sa- hanno spinto l’uomo a credere di dover inter-
rebbe stata possibile una storia umana diver- venire sempre piú massicciamente sulla natu-
ra per migliorarla secondo un criterio produt-

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tivo, ma anche a pensare sé stesso come supe- oltre lo stesso Marx; tale rivendicazione ap-
riore alle altre specie e in diritto di dominar- pare però corretta se consideriamo l’opera di
le. È ciò che ha reso per la prima volta possi- Marx nel suo complesso e nelle sue contrad-
bile dapprima pensare il valore, ma poi anche dizioni, dal momento che Marx ha pur
l’appropriazione privata di pezzi della natura scritto:
stessa, il sorgere del capitale, delle classi, I popoli presso i quali [la produzione ca-
dell’oppressione etc. Si è trattato quindi di pitalista] ha avuto il suo maggiore esor-
un processo accaduto spontaneamente e non dio in Europa e negli Stati Uniti d’A-
per un’intenzione unilaterale di alcuni. merica non aspirano che a spezzare le
Ora, il capitale nel suo lungo processo sto- loro catene sostituendo la produzione ca-
rico, è arrivato dapprima a diventare totale, pitalista con la produzione cooperativa
ossia a sussumere ogni altra espressione della e la proprietà capitalista con una forma
vita umana, inducendo l’uomo a pensare la superiore di tipo arcaico della proprie-
sua umanità come particella di capitale (an- tà, e cioè la proprietà comunista,
tropomorfosi), ma poi, in una fuga in avanti e anche
inarrestabile, anche a sopprimere sé stesso au-
Un uomo non può ridiventare un bambi-
tonomizzandosi dalla sua stessa base (la pro-
no senza ritornare all’infanzia. Ma non
duzione e il lavoro vivo), per manifestarsi
si rallegra dell’ingenuità del bambino,
sempre piú come processo di circolazione e
e non deve egli stesso aspirare a ripro-
come capitale che genera sé stesso, e dunque
durre, ad un livello piú elevato, la sin-
come pura rappresentazione e astrazione, pur cerità del bambino? Perché l’infanzia
conservando la sua forma. Ciò spiega un’altra sociale dell’umanità, sul piú bello della
affermazione di Camatte circa «la morte del sua dissoluzione, non eserciterebbe, co-
capitale», ed anche il fatto che esso non rie- me una fase mai scomparsa, un’eterna at-
sce piú a mascherare la sua essenza, facendosi trazione? (Marx 1857)
schermo di quelle forme che l’uomo si è dato
E non solo: ad un certo punto Marx ha
per tentare di ricostituire la continuità perdu-
pensato anche alla possibilità per la Russia di
ta col cosmo. Solo arrivato al termine di que-
saltare la fase capitalistica e di un passaggio
sto movimento, finalmente il suo meccanismo
al comunismo sulla base dell’antica comunità
repressivo può svelarsi, e può emergere un
rurale russa. Nella risposta a una lettera che
nuovo possibile. Oggi — dice Camatte — è
gli aveva inviato Vera Zazulich, esponente
di nuovo pensabile un ricostituirsi non effime-
del movimento dei Narodniki, Marx scrive
ro di quella continuità con la natura interrot-
l’8 marzo 1881:
ta da millenni, e non avrebbe senso ricercarla
contro qualcuno, essendo tutti parte attiva in In questo movimento occidentale si trat-
tale dinamica. «Non ho nemici» ha questo ta dunque della trasformazione da una
significato di universalità. forma di proprietà in un’altra forma di
proprietà privata. Presso i contadini rus-

A bituati alla lettura di Marx in chiave


progressista ed evolutiva, del resto per
niente illegittima, sconcerta un po’ la riven-
si si dovrebbe al contrario trasformare
la loro proprietà comune in proprietà
privata. L’analisi fornita in Il Capitale
dicazione di Jacques di sentirsi marxista, sia non offre dunque ragioni né a favore né
pure critico e sia pure aspirando ad andare contro la vitalità della comune rurale,
ma lo studio speciale che ne ho fatto, e

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di cui ho cercato i materiali nelle fonti ta, a non rinunciare, in nome dell’utopia, al
originali, mi ha convinto che questa quotidiano confronto con la realtà.
comune è il punto d’appoggio della ri-
generazione sociale in Russia; ma affin-
ché essa possa funzionare in quanto ta-
le, bisognerebbe innanzitutto eliminare
le deleterie influenze che l’assalgono da
ogni parte ed in seguito assicurarle le
condizioni normali di uno sviluppo
spontaneo.
E, sempre a proposito dell’antica comune
agricola russa, Marx afferma anche che in
virtú del fatto che ogni coltivatore possiede
la sua casa ed il suo cortile individuali e che
Domaine de la certitude, 15 aprile 2016,
la terra arabile, pur restando proprietà co- Jacques e Stefano.
munale, si divide periodicamente tra i mem-
bri della comune contadina, essa è compati-
bile con lo sviluppo dell’individualità.
Il pensiero di Camatte, dunque, è nel-
l’alveo di un Marx volutamente dimenticato,
U na importante teorizzazione di Ca-
matte è quella dell’ontosi, la malattia
che colpisce i singoli individui in forza di
in quanto adombra la possibilità — inaudita quello che definisce il processo di domestica-
per i progressisti di ogni tipo — che il capita- zione, ossia la repressione genitoriale della na-
lismo non sia una tappa obbligata e universa- turalità nei bambini: quella operata dai ge-
le nel succedersi dei modi di produzione, ma nitori, per adattarli ad un mondo ormai non
che il comunismo sarebbe potuto nascere di- piú in sintonia con la natura, ma anche la re-
rettamente, come ad esempio in Russia, dal- pressione delle donne da parte degli uomini e
l'antica proprietà collettiva delle comuni agri- qualsiasi rapporto in qualche modo ripor-
cole sopravvissute all'impatto della moder- tabile alla dialettica servo-padrone.
nità capitalistica. Jacques ci ha raccontato alcuni episodi del-

C onversare con Jacques, in un contesto la sua vita d’insegnante, in particolare del


rilassante e nello stesso tempo ricco di modo con cui riuscí a recuperare un ragazzo
senso, è stato un ripercorrere un pensiero ra- molto problematico senza fare ricorso alla
dicato nella sua vita, attento alla quotidianità sua autorità formale di docente, di per sé re-
e aperto al futuro. La stringente coerenza del pressiva, bensí facendo leva sullo spirito coo-
suo ragionamento sottendeva alla narrazione, perativo e solidaristico della naturalità insita
alla confidenza, al dialogo, e ci attendeva piú in ogni essere umano. Integrando le sue paro-
in là, nei momenti della riepilogazione teori- le con ciò che possiamo leggere in Insorgere e
ca, del puntuale riferimento ai testi. divenire dell’ontosi,1 possiamo farci una buona
Se qui solo di questo possiamo dar conto,
ci resta la percezione dello spessore umano, 1 (Camatte 2002). Si tratta di un testo, tradotto in
italiano, che si compone di due parti separate, «In-
della sua tensione a verificare le idee nella vi- sorgere dell’ontosi» e «Divenire dell’ontosi», strut-
turate a tesi numerate. I riferimenti che seguono,
se non indicato altrimenti, si riferiscono a «Diveni-

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idea del suo pensiero, ed anche delle aree di suoi traumi, per riviverli, decodificarli e cosí
problematicità che, a nostro avviso, presenta. liberarsi delle loro conseguenze o almeno ac-
Innanzi tutto, però, occorre sgombrare il quisire consapevolezza di sé e delle proprie
campo da un possibile equivoco interpretati- modalità di funzionamento.
vo a causa di alcune solo apparenti assonanze Il passaggio sopra riportato sull’indivi-
con concetti che siamo usi sentir ripetere con dualità dell’uomo e della donna consente di
frequenza. introdurre altri ragionamenti di Camatte
La fine della repressione genitoriale e del- che, benché non privi di ambiguità, risultano
la domesticazione dei bambini non signifi- controcorrente rispetto al mainstream, che
cano affatto, per Camatte, la liberazione di vorrebbe non esistessero piú ruoli o funzioni
ogni desiderio verso un godimento smarrito e distinte fra maschio e femmina, o fra padre e
compulsivo, né l’assenza di limiti, né una con- madre. Alla tesi 108, leggiamo infatti che
fusa combinatoria sessuale come manifesta- «l’instaurazione dell’ontosi»
zione naturale di una natura umana che in sé si realizza con l’istituzione dei ruoli, e
non esisterebbe, o ancora peggio l’esaltazione questo mostra per la gran parte la spe-
di una supposta natura al modo di Sade, non ciosi. Quest’ultima infatti è in rapporto
casualmente elevato anche da una parte della con la separazione dei sessi: la fonda-
sinistra a vate della liberazione dell’individuo zione della madre e del padre, cosí co-
dai ceppi della civiltà. Al contrario, tutto ciò me la fondazione del figlio in qualità di
fa parte anch’esso dello smarrimento di sé in- oggetto conteso e segno di potere (ma-
sito nell’ontosi ed è funzionale al valore e al triarcato e patriarcato).
capitale: in Divenire dell’ontosi, (tesi 118) si Il significato di queste affermazioni si chia-
legge: «L’elemento unitario della specie si risce nelle tesi successive. In particolare nella
manifesta nella coppia uomo-donna», ed è so- numero 115 leggiamo:
lo a causa di uno sviamento, di una inversione
e di un rovesciamento, che Il divenire del capitale e il divenire del-
la virtualità comportano l’evanescenza
la coppia si afferma come il supporto dei ruoli: la donna è tendenzialmente
dell’antagonismo, della lacerazione, liberata (spossessata) della maternità e
come il supporto della ripetizione coat- diventa una guerriera; l’uomo può pro-
ta fondamentale della lacerazione-sepa- gettare di realizzare il fantasma del
razione dalla madre […] e non l’intima partorire e perde la prerogativa di pro-
unione nella quale l’uomo, la donna, tettore, di guerriero, mentre tenden-
mantengono la loro individualità e tut- zialmente perde anche il ruolo di colui
ta la loro potenza. che separa il figlio dalla madre per ini-
Tutto quel testo, del resto, è un conden- ziarlo all’ambito della cultura. L’evane-
sato di concetti psicanalitici (proiezione, re- scenza dei ruoli, legata all’autonomizza-
gressione, dipendenza, difesa, resistenza, zione delle funzioni e determinata da
transfert etc.) immediatamente familiari a chi una sempre maggiore separazione nei
abbia una qualche dimestichezza con un set confronti della natura, lascia il campo
libero all’operatività di un meccanismo
che non punti riduttivamente all’adattamen-
di educazione-domesticazione, mediato
to del soggetto, ma si proponga di risalire ai
da diverse istituzioni che intervengono

re dell’ontosi».

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sempre piú precocemente nell’ambito il padre, ma, a causa della sua evane-
della vita del bambino scenza, ella tenderà ad educare il bambi-
no in lui affinché transcresca il padre
mentre nella 116 viene affermato:
ideale — soprattutto per lei [...].
L’evanescenza dei ruoli conduce ad una
immensa confusione, ripetizione coatta
della confusione originaria. In tal modo
la specie si avvicina a quel che determi-
R iguardo al padre, Camatte esprime
concetti in parte affini a quelli di Fran-
co Fornari, per il quale il padre è il bonifica-
nò la sua speciosi. tore del rapporto carico di ambiguità madre-
bambino e operatore dell’affermarsi del co-
Dunque, il processo di separazione/specia-
dice materno. Anche per Camatte, «il padre è
lizzazione artificiale allontana i sessi dalla
colui che permette, nella realtà, il verificarsi
loro naturalità, che attribuisce loro preroga-
della continuità tra topos uterino e topos
tive specifiche (madre e protettore), al contra-
esterno», ma mentre per Fornari la succes-
rio della intercambiabilità/indifferenza a cui
siva, essenziale, funzione paterna è quella di
tende la modernità.
rompere la simbiosi madre-figlio che nel
Le dinamiche ontosiche della donna/ma-
tempo diventa mortifera, per Camatte quella
dre e dell’uomo/padre si intrecciano ed en-
funzione di separazione, che imputa alla lot-
trambe finiscono per riversarsi sul bambino,
ta fra i sessi, viene equiparata a giustificazio-
in termini di discontinuità con la madre, di
ne del «topos esterno dominato dalla repres-
rifiuto da parte sua della naturalezza del bam-
sione sociale». Ed è a causa di questa separa-
bino, e di assenza del padre. Camatte, se
zione che, argomenta nella tesi 113, «gli uo-
definisce le caratteristiche della madre onto-
mini hanno abbandonato la loro partecipa-
sica in termini di ambivalenza, ambiguità,
zione alla generazione del figlio». Ciò deter-
rifiuto e contemporaneamente possessività
mina da un lato un sovraccarico per la donna
verso il bambino, emanazione di fascino e in-
lasciata sola nella maternità, ma anche, per
sieme di terrore, individua un’ambiguità paral-
lei, la giustificazione nel suo ruolo preponde-
lela anche nella figura paterna ontosica: «il
rante verso il figlio e la tendenza ad «imporsi
padre reprime, separa e protegge» (tesi 31
come il genitore essenziale».
bis), ambiguità raddoppiata a causa della sua
Questi aspetti degli studi di Camatte sono
assenza durante la gravidanza, alla nascita e
di grande interesse e attualità, anche se pre-
nella prima infanzia, «determinata da motivi
sentano elementi di non facile interpretazio-
sociali e ontosici». Fra questi, «la trasmis-
ne: nei riguardi della figura paterna, non è in-
sione al figlio della separazione subita nella
fatti chiaro se il ruolo di separatore (inevi-
sua prima fase di vita», e quindi la sua
tabile su questo il richiamo a Claudio Risè,
incapacità di accedere alla piena matu- che in Il Padre l’assente inaccettabile, indivi-
rità di uomo. Inconsciamente, egli re- dua nella ferita paterna un momento essen-
sta un bambino alla ricerca della pro- ziale della crescita) e di operatore dell’ac-
pria madre, e ciò può farlo entrare in cesso del figlio alla cultura e alla vita sociale
concorrenza con il figlio. Ne deriva la
sia positivo o negativo. Del resto è una pro-
sua assenza anche se fisicamente è qui e
blematica che si pone riguardo alla cultura
ora. Se l’uomo cerca nella donna la ma-
nel suo complesso, che pare negativa in sé
dre, e fa in modo di comportarsi come
un bambino, la donna cerca nell’uomo
come manifestazione della rottura di conti-
nuità con la natura, ma positiva in quanto ten-

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h (10) h

tativo di ritrovare la continuità perduta. In ma la loro collocazione in un ordine sociale


ogni caso è da notare l’attenzione che Camat- di tipo cooperativo piú ampio, dove la fami-
te presta ai movimenti maschili che pongono glia mononucleare diverrebbe la manifestazio-
la paternità al centro delle loro riflessioni, ne particolare di una matrice cosmica. Non,
benché critichi ogni impostazione di lotta dunque, il momento originario dal quale na-
contro le donne, in quanto invece «si tratta sce per aggregazione la comunità, ma un’ema-
di diventare consapevoli di una dinamica nazione di quest’ultima, supposta preordina-
aberrante, concernente entrambi i sessi, che ta alla prima.
bisogna abbandonare». Non si pone il tema del bene e del male, in
L’abbandono della dinamica della lotta quanto questo non è presupposto o innato in
contro qualcosa o qualcuno, Camatte coeren- homo sapiens, ma è il risultato del processo
temente lo estende al rapporto genitori-figli. ontosico che (tesi 128) «determina le diffe-
Non si tratta di colpevolizzare padri e madri, renti forme della violenza e le attitudini per
di giudicarli, di perdonarli o condannarli, ov- esprimerla, per effettuarla: ad esempio, la cat-
vero auspicare una lotta contro di essi. Anche tiveria». Non si tratta nemmeno, però, di teo-
questo inibirebbe la possibilità della loro libe- rizzare (tesi 135) un’innocenza o bontà origi-
razione-emergenza. Si tratta invece di uscire narie: «Si verificherà, invece, una dinamica
da un processo che tende a riprodursi/ripro- naturale che non mostrerà morale alcuna».
porsi col succedersi delle generazioni, perché Anche il rapporto sessuale deve esser visto
trasmesso dall’una all’altra. in una prospettiva che superi la mera indivi-

U
dualità presupposta slegata da ogni determi-
na chiave per comprendere il pensiero
nazione che la precede: nel rapporto sessuale
di Camatte è il concetto di naturalità.
gli uomini e le donne si potranno percepire
Se lasciata libera di manifestarsi, conduce al-
non come atomi o particelle neutre, ma co-
lo sviluppo psichico dell’individualità in ar-
me parte di un ordine cosmico naturale che
monia con la comunità, non contro di essa o
li trascende:
nonostante essa. Nella tesi 39 leggiamo che
Con ciò, non ritengo certo che ogni
la teoria ontosica postula che il bambi-
qual volta si fa all’amore si debba pen-
no non ha limiti, vuole tutto, è insazia-
sare o si pensi alla procreazione, ma es-
bile etc., ma se si è in continuità, non
sa non dev’essere un possibile da realiz-
c’è il problema dei limiti: si percepisce
zarsi solo quando lo vogliamo. Se si dis-
esattamente dove si è, giacché si è posi-
socia, sarà difficile vivere al momento
zionati nel continuo, come ciò che sor-
voluto tutta la dimensione specifica,
ge emergendo entro il fenomeno vita.
paleontologica e cosmica dell’atto ses-
Il mondo, la natura, il cosmo, costituisco- suale che si sviluppa nello sfociarsi-a-
no dunque un continuum in cui ogni essere prirsi procreativo. […] Il pericolo di
può trovare il suo posto in armonia con gli al- una riduzione a particelle neutre è mol-
tri esseri e le altre specie, senza che ciò pre- to reale, poiché da diversi orizzonti si
supponga un pregiudizio di superiorità/in- propone in definitiva di sopprimere la
feriorità gerarchica. Se applicata ai rapporti procreazione (che permetterebbe una li-
fra genitori e figli, da questa concezione non berazione completa della donna e del-
scaturirebbe l’eliminazione o il superamento l’amore). […] Ma in che cosa il non pro-
creare, partorire, allattare, potrebbe es-
tout court della genitorialità e della famiglia,

dIl Covilef N° 915


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sere una manifestazione positiva? Que- ciò che si è prodotto da circa tremila anni
sta liberazione emancipazione è una spo- (arco storico del capitale) è dovuto all’attivi-
liazione, una riduzione dell’essere u- tà maschile (1978)» — non è forse ciò che ha
mano a semplice supporto di diverse salvato l’umanità? Anche qui si rileva un nu-
funzioni che gli si possono innestare e cleo problematico nella visione camattiana:
che egli potrebbe manipolare al di fuori se la donna ha goduto di una speciale prote-
di lui... […] Emancipazione-liberazio- zione ha anche sofferto di uno status subordi-
ne è un processo interno al capitale […]
nato a quello maschile e quindi, fuori da ogni
La dinamica della liberazione è quella
condanna ontologica del maschile come in sé
della frammentazione; la liberazione
oppressore, occorre comprendere il senso e i
sessuale è la polverizzazione dell’amore
in quanto processo totale della vita
motivi piú profondi di questo svolgersi della
umano-femminile […] essere contro la storia.2
procreazione è come essere contro il la-
voro; è voler essere finalmente sposses- J aducque s insiste spesso sulla necessità di ri-
rre la sovrappopolazione e nella sua vi-
3
sato della vita e dell’attività; il capitale
sione ciò potrebbe accadere, ancora una
che tende in definitiva a realizzare una
volta, ove si ricostituisse la comunità umana e
comunità senza esseri biologici umani e
la specie ritrovasse una sua stabilità, anche de-
senza attività biologica umana

Q uanto alle donne, se c’è in Camatte una 2 In La questione maschile oggi (2014), ho eviden-
sottolineatura della subordinazione sto-
ziato l’ipotesi che avanza Britton Johnston (2013),
sulla base delle idee di René Girard, secondo cui il
rica all’uomo, appare pertinente anche una patriarcato nasce nelle culture agricole primitive
lettura dei rapporti fra i sessi diversa da quel- di tipo matriarcale (anche per Camatte la prima fa-
la puramente repressiva. Camatte, ad esem- se dell’agricoltura, quella in cui non era ancora
stato inventato l’aratro, aveva un’impronta femmi-
pio, valuta come un fattore di esclusione il di-
nile) come risposta alla crisi mimetica generata
vieto per le donne, generalizzato quasi in dall’indifferenziazione culturale prodotta dal
ogni civiltà, di portare armi. Ma non è an- principio femminile. Per Johnston, dunque, alle
ch'esso forse anche un segno di quanto la don- fondamenta del dominio sociale maschile non ci
na fosse tenuta in conto, considerata cosí pre- sarebbero pericoli di ordine materiale ma cultura-
le, precisamente nel fatto che l’insieme delle carat-
ziosa da ridurre il rischio che venisse uccisa,
teristiche femminili, affettività, attenzione, confi-
tanto che l’unica vita da sempre considerata denza, cura materna, empatia etc., benché essen-
spendibile è stata quella maschile, in guerra o ziali per la crescita e la vita umana, nello stesso
sul lavoro? E non è un segno che tutte le civil- tempo tendano a cancellare confini e differenze. È
tà, come d’altronde ammette Jacques, abbia- l’indifferenziazione, per Girard, a produrre la vio-
lenza caotica e distruttiva dei comportamenti mi-
no visto nella donna il simbolo della conser- metici. Gli individui sono portati a desiderare per
vazione/continuità fra generazioni, ossia del- sé ciò che desiderano gli altri, e ad usare violenza
la vita, a causa della sua capacità di procreare, per ottenerlo mettendo con ciò in pericolo la so-
mentre è all’uomo che si addicono i processi pravvivenza della società. In tal senso, per John-
trasformativi, in sé né positivi né negativi? E, ston, «Per la cultura, il patriarcato diventa il mez-
zo per sopravvivere».
se è cosí e se la rottura con la natura fu dovu-
ta ad una misura di autopreservazione della 3 La quale di per sé tende a eternizzare la minac -
cia della scarsità, e quindi cost ituisce un fattore
specie, tale rottura/trasformazione che Ca- di giustificazione e rinforzo alla spint a speciosi -
matte sembra imputare agli uomini — «tutto ca di uscire dalla natura dominandola o «miglio-
randola».

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mografica, liberata da ogni idea di accresci- tura. Anzi, è per lui un tentativo di ricostitui-
mento del numero come affermazione di po- re la continuità perduta istituendo un vincolo
tenza o come surrogato di immortalità. In comunitario: ma tale vincolo (ricordiamo
ciò, nonostante il tema sia lo stesso, la pro- l’antico slogan anarchico «Né Dio, né Stato,
spettiva camattiana si pone in termini antite- né servi né padroni»), aderente alla naturali-
tici rispetto ad una realtà dominata dal mon- tà, non è espressione di onnipotenza, auto-
dialismo e dall’eugenetica ONU. Mentre Ca- creazione, né una somma di individualismi
matte coglie l’elemento quantitativo come di- sfrenati. È un’utopia generosa, in forza di
namica spontanea della specie nel recupero una concezione dell’uomo e della natura aper-
dei valori umani, di solidarietà ed apertura al- ti alla speranza e agli interrogativi sull’origi-
la vita, quello stesso dato quantitativo è letto ne e il senso della vita umana. Un’utopia che
dal mondialismo interamente nella prospet- appare oggi — forse piú di ieri — ragionevo-
tiva di compatibilità con lo sviluppo capitali- le, in quanto la rinuncia alla ragione e
stico ed edonista. Ne consegue che mentre l’asservimento dell’umanità alle forze cieche
Jacques usa parole fermissime contro l’abor- del capitale pervertito, rendono la vita infeli-
to, la fecondazione artificiale, la selezione ce, oppressa e insicura per milioni di esseri
della specie, in quanto metodi direttamente umani, a smentita dei miti del progresso. Lui
scaturenti dalla dinamica speciosica di artifi- cerca di farlo personalmente sfuggendo ai
cializzazione e astrazione della vita, quegli meccanismi e alle modalità di pensare e di re-
stessi sono invece ossessivamente propagan- lazionarsi agli altri della società del capitale
dati ed anzi imposti dalle grandi agenzie totale, e mi pare ci riesca in larga misura
ONU. (quella possibile qui ed ora). Camatte dà in
Queste contraddizioni, proprie di un’e- sostanza concretezza alla sua idea che occor-
strapolazione estrema oltre i limiti dell’uto- ra «porsi fuori da questo mondo», ma la do-
pia, sono risolte nella sincera, convinta e pro- manda è se e come ciò sarebbe replicabile per
fonda fede di Camatte nell’umanità, nell’an- la grande massa degli esseri umani. Anche
ticipazione visionaria di un comunismo fon- qui il discorso, complicatissimo, rimane aper-
dato sulla spontaneità e sull’amore, non dissi- to e problematico.
mile dal comunitarismo cristiano delle origi- La risposta di Camatte la si può capire in
ni. Forse, leggendo queste parole Jacques alcuni passaggi all’inizio di Inversione e Di-
non si riconoscerà, perché non è credente e svelamento:
perché il suo pensiero è che nella comunità e La percezione piena dell’inversione è
nell’homo gemeinwesen non ci sarebbe biso- un fenomeno breve nel suo insorgere
gno di un Dio trascendente. E del resto an- ma per dispiegarsi avrà bisogno di nu-
che la filosofia, lo Stato, l’arte e la scienza, merosi anni. Ciò che si impone non è
cioè la cultura in senso lato, sarebbero sorte a semplicemente un andare in senso inver-
causa della rottura della continuità col resto so, e la necessità di comportarsi di con-
della natura. Cosa ne sarebbe stato di queste seguenza, poiché la sua realizzazione
espressioni umane, che pure hanno toccato implica un disvelamento attraverso il
vette altissime insieme ad abissi profondissi- quale essa è avvenuta, e il suo dispiegar-
mi, ove l’antica comunità non si fosse dissol- si a partire da essa, operante in modo ir-
ta, viene da chiedersi? Camatte in ogni caso raggiante, favorendo una affermazione,
non ritiene affatto che la religione sia una iat-

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una manifestazione in seno alla natura, canismo speciosico/ontosico, e quindi apre un


in seno al cosmo. [...] possibile, Un possibile appunto, non una
L’inversione è imposta dai fatti e sorge certezza granitica, una speranza in cui crede
spontaneamente (fenomeno non volon- perché crede nell’umanità.
tario ma cosciente) ma in seguito ad «Abbandonare questo mondo», «vivere co-
una lunga maturazione in gran parte in- me se», frasi che Jacques usa spesso, non so-
conscia e, da lí, si dispiega il disvela- no solo espressioni linguistiche ma un vero e
mento di tutto ciò che nel corso del
proprio programma di vita, il cui senso deve
cammino precedente era stato ma-
tuttavia essere precisato. Non significano pre-
scherato, velato, occultato [escamoté ].
pararsi a vivere dopo la catastrofe, ma vivere
Nel 1974 ho affermato che il processo
come se fossimo già nella comunità umana.
rivoluzione era finito e ho messo in evi-
denza che quello di liberazione poteva Da qui il suo «non ho nemici». Il raffigurarsi
sfociare in un vasto spossessamento, il nemico, scrive spesso, sarebbe di supporto
che il risultato delle rivoluzioni consi- al potere speciosico e ontosico, a cui, al con-
steva in definitiva nel rafforzare il feno- trario, deve essere tolto ogni alibi. Si tratta,
meno della repressione, quindi il po- mi sembra, di una visione utopica (in senso
tere vigente, poiché lottare contro di es- buono) e profetica, che ai nostri occhi appare
so torna a dargli piú stabilità fornendo- quasi «sovrumana» (non al modo di Nie-
gli un supporto. Il fenomeno rivoluzio- tzsche), ma che nella sua visione è invece
ne esaltato dai marxisti e dagli anarchi- semplicemente naturale, e l’accesso alla qua-
ci, per ciò che riguarda l’area occidenta- le è possibile per tutti.
le, non era piú efficace per una dinami- Anche sul piano concreto, Camatte ac-
ca di liberazione-emergenza, per cui si cenna ad alcune soluzioni pratiche che rea-
imponeva la soluzione, per non essere lizzino l’inversione e l’abbandono di questo
unicamente prede della repressione e mondo:
contribuire alla sua eternizzazione, di
abbandonare questo mondo. La teoria della decrescita, la volontà di
estendere la solidarietà con l’economia
Camatte non è dunque in attesa della ca- solidale, e le esperienze comunitarie
tastrofe apocalittica e non si prepara ad essa. miranti a limitare l’individualismo co-
Può sempre accadere naturalmente (una guer- me la condivisione dell’automobile, la
ra atomica, o un crack finanziario deva- tendenza ad instaurare la gratuità, la
stante, ad esempio) ma non la considera scon- pratica dei sistemi di scambio locali
tata e soprattutto non la auspica per il prezzo (SEL), le Associazioni per il Manteni-
immane che avrebbe. Il punto è che la cata- mento dell’Agricoltura Paesana (A-
strofe è già avvenuta, in illo tempore. Il fatto MAP), l’agricoltura in città, la perce-
nuovo, per Camatte, è che oggi stanno fallen- zione della debolezza delle relazioni
do tutti i tentativi di ristabilire una continui- affettive, la messa in questione della ra-
tà, sia pure nei modi parziali, incerti, del pas- zionalità, l’affermazione che un altro
sato (religione, stato, cultura etc). Ciò è ne- mondo è possibile, che non si tratta piú
gativo perché lascia l’umanità ancor piú di conquistare il potere, etc., tutto ciò
nell’incertezza e nell’inquietudine, etc., ma potrebbe formare degli elementi per
un’inversione.
allo stesso tempo positivo perché permette
quello che lui chiama il disvelamento del mec-

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Dando atto che in Francia esiste un serio con la rivendicazione dello sviluppo du-
movimento antiglobalista che perora l’agri- revole, si tratta di mascherare un’in-
coltura tradizionale, guidato da Josè Bovè, quietudine riguardante l’obsolescenza
tuttavia occorre anche sgombrare il campo di tutto, e della specie stessa. Tutto vie-
da possibili equivoci. In Camatte, e per ne ripreso ma deve diventare durevole,
quanto riguarda l’Italia potremmo citare le l’aggettivo dello scongiuro. Si rimane
esperienze di Giannozzo Pucci e della sua nel quadro stesso della società-comuni-
tà e della sua dinamica anche quando si
Fierucola,4 quelle soluzioni hanno senso in
tratta di ripensare tutto. Cosí pure spes-
quanto inserite in una visione del mondo coe-
so si auspica l’insurrezione delle co-
rente su tutti i piani. All’economia solidale,
scienze che sono in effetti dei concentra-
alla creazione di circuiti economici alter- ti di repressione, e si ricerca la democra-
nativi al mercato capitalistico, all’agricol- zia ideale, quella che in definitiva ma-
tura praticata con metodi tradizionali, non schera al meglio la repressione.
può non accompagnarsi anche una visione co-
munitarista in tema di rapporti sociali, di vi- E ciò accade, oltre che per l’intrinseca
sioni culturali e di concezione dell’indivi- difficoltà degli uomini e delle donne ad acce-
duo. Il contrario cioè delle concezioni del dere ad una dimensione davvero altra della vi-
movimento no-global (e della maggioranza ta, anche per la straordinaria capacità del ca-
di coloro che aderiscono a quelle forme di pitale di impossessarci delle inquietudini degli
economia alternativa), che contesta la globa- uomini per volgerle a proprio vantaggio
lizzazione economica ma fa suoi i principi di Se si può dire che la rivoluzione con-
quella giuridica e sociale in termini di diritti servatrice fu il risultato di uno storna-
civili e individuali, cadendo in una contrad- mento [détournement] della rivoluzio-
dizione insanabile. ne, questo acquista un’ampiezza ancora
Gender theories, diritto d’aborto, feconda- piú grande con la rivoluzione innovatri-
zione artificiale, eutanasia (solo per fare al- ce [attuata dal capitale (N.d.R.)]. I ri-
cuni esempi), sono il portato dell’astrattiz- voluzionari vengono espulsi dal futuro,
che diviene proprietà e materia prima
zazione e dell’artificializzazione capitalistica
della capitalizzazione, della virtualiz-
della vita, che intende superare ogni legame
zazione, per i gestori della repressione.
con la natura e con ogni concezione solida-
ristica della vita sociale in favore dell’assolu- Alla tesi 144 Jacques scrive, in un passag-
tizzazione dell’individuo sganciato da ogni gio che fa balenare un cortocircuito fra post-
determinazione comunitaria e relazionale modernità e origini:
dell’esistenza. Camatte, molto netto su questi L’essere liberato è, infatti, l’essere ori-
argomenti, è consapevole del problema, ginario, col suo piano di vita, e dunque
quando dopo il passaggio sopra citato, im- la sua dimensione Gemeinwesen, le qua-
mediatamente scrive li furono mascherate dall’immensa sof-
ma mi sembra che gli uomini e le donne ferenza determinata dalla rottura della
ricerchino soprattutto delle altre co- continuità. La dinamica di liberazione-
perture [recouvrements]. Cosí pure, emergenza, di conseguenza, non può
essere ridotta a un rivissuto dei traumi,
4 Vogliamo qui menzionare anche la ricerca pratica a un profondo sentire le emozioni ai di-
di Sergio Cabras: www.ecofondamentalista.it/au- versi livelli dell’individuo. La dinamica
tore.htm.

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di liberazione-emergenza può essere sex. [...] Il soggetto su cui si basa la


completa e reale soltanto se ci si separa teoria economica è proprio questo esse-
dal momento iniziale fondatore della re umano neutro (Illich 1982).
sofferenza, creatore dell’impronta del-
Camatte colloca l’inizio del dominio ma-
l’attaccamento e del blocco, e soltanto
schile al momento del distacco dell’umanità
se si ritrova la continuità, in noi stessi,
dal resto della natura e dal sorgere del valo-
con l’essere originario, cosí come coi
re, mentre Illich lo posticipa alla società in-
nostri simili, con tutto il processo di vi-
ta, e dunque con il cosmo dustriale, essendo prima in presenza di una
«complementarietà asimmetrica fra i sessi»,
Come non pensare, allora, alla genesi ed ma per entrambi la possibilità di un ritorno
alla cacciata dal Paradiso Terrestre che se- all’armonia fra donne e uomini risiede nel-
condo il racconto biblico fondò l’umanità co- l’abbandono della lotta per il potere e nel ri-
me noi la conosciamo? conoscimento della complementarietà, tanto

E come non individuare nei temi solle- che Illich, nel libro citato poté scrivere, con
vati dal non credente Camatte, e nel riferimento agli USA:
modo con cui li tratta, assonanze con un pen- Recentemente le ricercatrici donne han-
satore cristiano quale Ivan Illich? Per Jac- no fornito una descrizione sessista com-
ques, abbiamo visto, la confusione dei ruoli plementare, uno specchio femmino-
paterno/maschili e materno/femminili, con- sessista […] Il loro interesse si è soprat-
duce alle dinamiche dell’ontosi. Per Illich, tutto rivolto al modo in cui le donne ma-
nelle società preindustriali. neggiano i simboli e le leve del potere.
quando fin dall’infanzia, uomini e don- Ma soprattutto colpisce la somiglianza fra
ne cominciano a comprendere il mondo l’homo gemeinwesen di Camatte e l’uomo epi-
secondo due modi complementari, essi meteico di Illich. In Inversione e disvelamento,
elaborano due modelli differenti di con- Camatte scrive:
cettualizzazione dell’universo. Un mo-
ciò che fu occultato costituisce il sup-
do di percezione legato al genere corri-
porto della nostalgia. Nostalgia della
sponde all’insieme degli utensili e dei
comunità e della continuità tra uomini
compiti propri di ogni genere. Non so-
lo si vedono le cose con differenti sfuma-
ture, ma si impara sin dall’inizio che
ogni cosa ha sempre un altro aspetto.
Al contrario, la società industriale
non può esistere se non impone certi
presupposti unisex: il presupposto che
entrambi i sessi siano fatti per lo stesso
lavoro, percepiscano la stessa realtà e
abbiano, a parte qualche trascurabile va-
riante esteriore, gli stessi bisogni. Ed
anche il presupposto della scarsità,
fondamentale in economia, è logica-
mente basato su questo postulato uni-
Le Lot.

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e donne con la natura. Mircea Eliade meteico ad accendere il fuoco e a foggia-


parla di unità perduta, mentre si tratta re il ferro, ma lo fa per accrescere la
di unione perduta propria capacità di assistere, curare e
aiutare gli altri, sapendo che
mentre per Illich:
Ognuno
Dalla prospettiva dell’uomo giunto
ha un mondo misterioso
sulla luna, Prometeo potrebbe ricono-
tutto suo
scere nell’azzurra e splendente Gaia il
e in esso c’ è l’attimo piú bello
pianeta della speranza e l’arca dell’uma-
e l’ora piú angosciosa,
nità. Una nuova consapevolezza dei li-
solo che noi non ne sappiamo niente.
miti della Terra e una nuova nostalgia
possono oggi aprire gli occhi agli uomi- Propongo che questi fratelli e sorelle
ni e portarli a condividere la scelta di pieni di speranza vengano chiamati uo-
Epimeteo che sposando Pandora sposò mini epimeteici (Illich 1972).5
la Terra. A questo punto il mito greco
diventa una profezia carica di speranze,
perché ci dice che il figlio di Prometeo
era Deucalione, il timoniere dell’arca
che, come Noè, resistette al diluvio e
diventò padre di una nuova umanità,
che egli fece con la terra unitamente a
Pirra, figlia di Epimeteo e di Pandora.
Incominciamo cosí a capire che in real-
tà il pythos che Pandora ricevette dagli
dèi è il contrario di una scatola: è il no-
stro vascello, la nostra arca. Abbiamo
ora bisogno di un nome per chi crede
piú nella speranza che nelle aspettative.
Abbiamo bisogno di un nome per chi
ama piú la gente dei prodotti, per chi
crede che
Non ci sono uomini poco interessanti.
Sono i loro destini storie di pianeti.
Tutto, nel singolo destino, è singolare, Puy-l’Évêque, 16 aprile 2016, Jacques e Armando.
e non c’è un altro pianeta che gli somigli.
Abbiamo bisogno di un nome per chi
ama la terra sulla quale tutti possono
incontrarsi.
Ma se qualcuno è vissuto inosservato
— e di questo s’è fatto un amico —
tra gli uomini è stato interessante
anche col suo passare inosservato. 5 Le tre citazioni sono tratte dalla poesia «Uomini»
Abbiamo bisogno di un nome anche per di Evgenij Evtusenko, in Non sono nato tardi, tra-
duzione di Ignazio Ambrogio, Editori Riuniti, Ro-
chi collabora con il proprio fratello pro-
ma 1962.

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nedetti, che ne filmò una parte) Camatte


pronunciò queste parole:
[…] la vita è gioia. È il godimento di vi-
vere. Altrimenti, se non c’è il godi-
mento c’è il vuoto: e questo accade
quando ho bisogno di colmare tutto
a Postilla sul tempo. quello che accade e mi ritrovo con il
tempo. A questo proposito è straordina-
Le temp est une invention rio tutto quello che S. Agostino scrive
des hommes incapables d’aimer. sulla questione del tempo. Si vede il
( Jacques Camatte, Il disvelamento). bambino che dipende... Lui dice: «Da
dove nasce il tempo?». Dice, ad esem-
pio, «Il passato è quello che è accaduto
e che preme su di me, il futuro è quello

S
pesso Camatte ritorna sulla que-
stione del tempo e della sua inven- che si aspetta». Dunque lui sta sempre
zione. Per afferrare i suoi non facili aspettando. E quello che è terribile è
che il tempo viene dal futuro ed è...
concetti occorre partire dall'idea base, ripetu-
sempre nell’attesa di essere visto, di ri-
tamente affermata nei suoi lavori: quando
cevere tutto quello che deve ricevere
l’uomo non vive separato dai suoi simili e dal-
normalmente da una madre o da un pa-
la natura ma in continuità con essa, egli è ca- dre. Invece se io accetto il mio bambino
pace di accedere, qui ed ora, all’eternità, nel nella sua naturalezza, nella sua sponta-
senso di sapersi spontaneamente posizionare neità, nella sua concretezza, nella sua
rispetto al suo continuo divenire. Non si trat- immediatezza, in quanto non è me, ma
ta perciò di vivere in un eterno presente scis- evidentemente [...] è nella mia continui-
so dal passato, né nell’angoscia e nello svuo- tà biologica, allora sí che lui non può
tamento causati dall’attesa di un futuro tanto piú aver bisogno della creazione di un
agognato quanto incerto ed evanescente. tempo per dare un quadro alla sua vita.
Capisci? È straordinario questo proble-
L’attesa, l’incoazione, la procrastina-
ma del tempo posto da [S. Agostino].
zione sono dei fenomeni psichici che
Quando si conosce un po’ la sua vita e
intervengono nella produzione del
poi la vita della madre, Monique, che è
tempo. Essi divengono delle concretiz-
stata veramente... Ah! Lei è riuscita... S.
zazioni del tempo, del tempo che è una
Agostino è un prodotto proprio della
modalità sofferente del vivere.
madre. È incredibile. Non dico questo
L’attesa induce ad astrarsi da tutto nel-
contro le madri e contro le donne, eh…
la dinamica dell’ottenimento di qualche
cosa, posta nel futuro. Tutto svanisce, Analoga critica a S. Agostino la troviamo
non resta che la linearità tra questo in Inversione e disvelamento
momento e quello a venire. Tutto si
La dinamica di separazione dal resto
svuota, resta solo il tempo che diventa
della natura ha condotto la specie a vi-
una prigione (Camatte 2012).
vere e a concepire secondo il separato
In un incontro a Milano (2012, circa sette e, per questo, a inventare il tempo,
persone presenti, racconta Riccardo De Be- strumento per investigarlo e allo stesso
tempo per ricostituire una totalità. È at-

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traverso la sua attività di essere che si dro e sostanza della vita, come dato im-
separa, che in una lenta maturazione mediato. Reciprocamente, vivere nel-
venne prodotto il tempo, soprattutto l’eternità è vivere la continuità, in conti-
in quanto supporto delle diverse lacera- nuità, accedere all’evidenza, alla pienez-
zioni legate ai traumi subiti, tutti in rap- za e alla certezza, perché l’eternità cor-
porto alla separazione. Ciò si percepi- risponde all’espressione piú profonda
sce molto bene in Sant’Agostino per il della non separazione (Camatte 2012).
quale l’eternità è un eterno presente al
Solo cosí l’uomo può sfuggire anche alla di-
quale si accede tramite la morte. Per lui
namica del capitale che è, citando Marx,
il tempo esprime la dipendenza. Esso
proviene dal futuro e questo risulta «accumulazione di tempo; esso lo rias-
dall’attesa, mentre il passato dal tem- sorbe, lo assorbe (è possibile avere en-
po che si accumula, dal quale non ci si trambe le modalità) e perciò si pone co-
può separare e che incide su di noi co- me eterno [...] L’eternità — durata del
stantemente. L’eternità, eterno pre- valore nella sua forma capitale — è po-
sente, rivela di essere lo stato in cui lui sta soltanto tramite la riproduzione che
non è minacciato, poiché non può esse- è essa stessa duplice: riproduzione in
re colpito, e in cui accede al godimento quanto merce, riproduzione in quanto
piú sublime, la contemplazione di dio. denaro e unità di questi due processi di
Tutto ciò risulta dal suo rivissuto del riproduzione» (Grundrisse, p. 539). Svi-
blocco, dal quale si può dire che egli luppata dal punto di vista della sostan-
esce producendo il tempo, strumento za, l’eternità del capitale comporta an-
manipolabile dalla rappresentazione, e che la lenta scomparsa degli uomini,
sostituendo l’eternità reale, nella quale vale a dire tanto la loro caducità quanto
tutto è divenire, con un’eternità rappre- la loro insignificanza. Il capitale sot-
sentata nella quale tutto è fissato. Gra- trae all’uomo il tempo (elemento stesso
zie a questa sostituzione egli sfugge al- del suo sviluppo, secondo Marx), crea
la minaccia e accede alla sicurezza poi- un vuoto dentro il quale il tempo viene
ché, insisto, se l’eternità reale si pre- abolito. L’uomo perde un riferimento
senta come ciò che non è affetto importante, non è piú in grado di rico-
[affeé ], essa è costituita da molteplici noscersi, percepirsi. E il tempo conge-
affezioni [affeations] essendo un per- lato gli si erge di fronte.
petuo divenire. Nella nota cxxxv dello stesso lavoro, Ca-
Tuttavia, come per le altre invenzioni del- matte osserva:
la cultura, anche il tempo ha un doppio statu- Uno studio del tempo e delle diverse
to perché, come ha consentito ad Agostino la sue concezioni fuoriesce dai limiti della
messa in sicurezza di sé stesso, cosí grazie ad nostra esposizione poiché si tratterebbe
esso, «la specie ha potuto vivere la sua erran- di riprendere l’indagine sulle differenti
za evitando di perdersi, poiché fu il supporto comunità successive nei loro rapporti
per l’attivazione di diversi punti di riferi- con la natura e il cosmo. Sarebbe inte-
mento» Si tratta sempre però di forme di ag- ressante mettere in evidenza l’esistenza
giustamento incerte, provvisorie, perché del tempo, quello ciclico, in seno all’e-
ternità rappresentata come eterno ritor-
la messa in continuità è realizzabile solo
no, e il passaggio allo sfuggire da esso,
se noi ritroviamo l’eternità come qua-
il tempo lineare, quello che si rapporta

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con il valore, con il capitale, il tempo il tempo ciclico è un tempo che dona e
degli scienziati. La parentela tra questo restituisce, il tempo lineare un tempo
tempo e il capitale si rivela attraverso il che promette. Nel primo l’Eden […] è
fenomeno della fuga in avanti [échappe- posto all’inizio; nel secondo alla fine,
ment]. Ma già era stato detto: «il tem- la fine dei tempi
po è denaro».
In entrambi i casi, tuttavia, era un tempo
A scrivere la storia del rapporto fra uomo concreto e relativo, fluido, legato alle attività
e tempo ci pensò Ernst Jünger nel 1954 col umane che accompagnava piuttosto che im-
suo lavoro, considerato minore, Il libro del- porsi ad esse. Parlando dell’orologio a pol-
l’orologio a polvere, Adelphi, 1994.6 Jünger di- vere Jünger scriveva che
stingue fra il tempo dell’orologio solare, quel-
Proprio la possibilità di correlarlo em-
lo dell’orologio a polvere coi suoi analoghi piricamente a determinate attività ne
(orologio ad acqua e a combustione), e quello rivela il carattere insieme concreto ed
dell’orologio meccanico. Il primo, misurato umano.
sulle ombre, è
Al contrario del tempo del mito o di quel-
un tempo ciclico, il tempo delle stagio- lo della storia,
ni e dell’eterno ritornare. È un tempo
non umano, perché il suo principio è il l’orologio meccanico, dividendo il tem-
sole, «occhio del Cielo»; quindi tempo po in unità astratte e uniformi, e per-
celeste. È il tempo del destino, del fato, tanto intercambiabili — come inter-
a cui l’uomo non può sottrarsi […] cambiabili sono gli individui che su di
tempo di antiche paure: paura che gli esse regolano la propria esistenza — an-
dei, o gli antenati, tornando, possano nulla la peculiarità degli eventi e proiet-
vendicarsi dell’ingratitudine degli uomi- ta l’uomo in un universo privo di senso.
ni; o paura che il sole non torni piú […] Il tempo della Tecnica non dona né
è quindi anche il tempo del ricordo, il promette: si limita a riprodurre sé stes-
tempo della nostalgia: ricordo e nostal- so. […] Passato, presente e futuro sono
gia delle origini, dell’età dell’oro, parole senza senso, essendo tutti i mo-
quando in illo tempore tutto ebbe inizio. vimenti uguali, ripetibili, privi di una
Quindi il tempo delle feste, che ritorna- loro specifica identità […] L’orologio
no anch’esse ciclicamente meccanico realizza cosí l’aspirazione
ultima dell’uomo della società tecnolo-
Il tempo dell’orologio a polvere è invece gica: la fine della storia e l’affermazio-
legato alla Terra e ai suoi elementi, un tempo ne di un mondo che si limita a riprodur-
tellurico e lineare. «Qui non abbiamo a che re sé stesso, espandendosi indefinita-
fare con moti circolari, bensí con movimenti mente secondo linee di sviluppo pura-
di materia che scorre, fluisce». Da una parte mente quantitative.
quindi il tempo mitico, dall’altra il tempo sto-
Nella nota citata di Inversione e disvela-
rico, il tempo del ricordo contrapposto al
mento, Camatte prosegue:
tempo della speranza e dell’attesa.
infine è difficile separare il tempo dallo
spazio, e si comprende la teorizzazione
attuale dello spazio-tempo. Per parlare
6 Recensito da Stefano Di Ludovico (2016) da cui
traggo le citazioni.

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del tempo Sant’Agostino faceva appello Non sapeva che cosa aspettasse, quale
all’estensione. caso; né da qual vento questo sarebbe
portato, né a qual riva condurrebbe lei;
Dal canto suo, Jünger nota che lo stesso
se fosse scialuppa o bastimento grande,
processo di astrazione nella misurazione del
se carico d’angosce o pieno di felicità
tempo è avvenuto anche per lo spazio.
fino alle murate. Ma ogni mattina, ap-
In passato ogni spazio aveva i suoi pro- pena sveglia, incominciava a sperare
pri strumenti e le proprie unità di misu- che sarebbe venuto appunto quel gior-
ra, legati anche qui all’agire concreto no; e ascoltava tutti i rumori, si alzava
dell’uomo — i piedi, i passi, il palmo di soprassalto, si stupiva che non ca-
— prima che tutto venisse misurato pitasse nulla; poi, al tramonto, sempre
con lo stesso metro, piú triste, desiderava di esser già al do-
mani.
e si chiede, in analogia con Camatte per il qua-
le, come abbiamo riportato sopra «Tutto si Occorre fermarsi, conclude Socci, occorre
svuota, resta solo il tempo che diventa una osservare il mondo intorno a noi, le cose e le
prigione», se in questo modo l’uomo si sia co- persone.
struito un palazzo o un carcere. L’uomo ha Forse se — dal telefonino — alzassimo
voluto misurare e dominare meglio il tempo; lo sguardo sui volti, sui tramonti, sulle
ma forse «il mondo degli orologi e delle coin- cattedrali delle nostre città, sulle no-
cidenze è il mondo degli uomini poveri di stre campagne, sui nostri padri e i no-
tempo, che non hanno tempo» stri figli, sugli incontri, sui nostri santi,
Infine, a proposito di attesa, vale la pena ri- i nostri eroi silenziosi e i nostri artisti, ci
portare alcuni passi del giornalista cattolico renderemmo conto che il messaggio è
Antonio Socci, che su Libero (5 giugno già arrivato e ce lo siamo persi. Ce lo
2016), parlando dell’ansia da connessione stiamo perdendo.
che ci colpisce in quanto uomini moderni, «si Anche Roland Barthes nelle sue lezioni al
è calcolato che un utente comune — come Collège de France cosí raccomandava:
ciascuno di noi — controlla il cellulare alme-
«Comment vivre ensemble?» Sognare e
no 150 volte al giorno», sostiene che è questa
far crescere il Vivere-insieme come quo-
proviene «da un’inquietudine, da una mancan-
tidianità: rifiutare, respingere, elidere
za indecifrata. Da una insoddisfazione costan-
l’avvenimento. Prescrizioni di Pacomio:
te». Si tratta, scrive, di un fenomeno che, per nessuna intrusione di notizie nella co-
quanto ora sia immediatamente percepibile, munità.
risale indietro nel tempo, fin da quando andò
affermandosi il mondo moderno. La grande Si può ben dire, per concludere, che il
letteratura se ne era accorta e l’ha racconta- modo di vivere di Jacques è in sintonia con
to. È l’attesa compulsiva e ansiosa di Mada- l'esortazione di Socci ad apprezzare ciò che la
me Bovary, che vita sa ancora offrire, nonostante tutto. E che
per viverla ed apprezzarla, sa sfuggire, come
[...] attendeva un avvenimento. Come i esorta Barthes, al pericolo di essere fagoci-
marinai che si sentono perduti, essa
tato dall'accavallarsi tumultuoso degli eventi
volgeva di qua e di là degli sguardi di-
e delle notizie. Questo significa il suo voler
sperati, cercando in lontananza qualche
vivere «come se» homo e comunità gemeiwesen
vela bianca tra le nebbie dell’orizzonte.
fossero già una realtà concreta, qui e ora.

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non influenzato dalle strutture socioeconomi-


che. Si assume in pieno, quindi, la teoria di
Ricardo «del lavoro come contenuto del valo-
re e del tempo di lavoro come sua grandez-

a P o stil la s u l v a l ore.
za», aggiungendovi una teoria dello sfrutta-
mento; Marx è letto in chiave di continuato-

L
a questione del valore è fondamenta- re di Davide Ricardo e come colui che porta
le nella discussione in ambito marxi- alle conseguente ultime le sue scoperte. Il va-
sta, sia per il significato in sé, sia lore, perciò, persiste anche nel socialismo, co-
per le implicazioni sulla fase di transizione sí che diventa possibile parlare di un «merca-
dal capitalismo al comunismo (socialismo), to socialista» di «denaro socialista» etc. Que-
sia per lo stesso concetto e significato di «rivo- sta è stata la lettura di Marx ufficiale e netta-
luzione». Posto che, come è inevitabile per mente prevalente nelle esperienze rivoluzio-
autori complessi, dello stesso Marx sono pos- narie del XX secolo.
sibili letture diverse, la questione, seguendo La seconda ipotesi, che sembra essere an-
il bel testo chiarificatore di Endnotes (2010) che quella di Camatte, è che
si può tentare di riassumerla cosí: il valore è il valore è una relazione o un processo
semplicemente «l’incarnazione del lavoro nel- che si dispiega e si mantiene attraverso
la merce» oppure «una relazione o un proces- forme differenti— in un determinato
so che domina coloro coloro che lo mettono momento come denaro, poi come mer-
in moto»? ce necessaria al processo di produzione
Nella prima ipotesi il lavoro è «la sostan- (merce forza-lavoro compresa), succes-
za del valore, e il valore è il lavoro incorpo- sivamente come merce — prodotto, e
rato nel prodotto». Il lavoro astratto diventa poi ancora come denaro — anche se
un dato oggettivo, indipendente dalla struttu- mantiene sempre una relazione con la
ra sociale ed economica. «Il lavoro esiste qua- merce quando è denaro e viceversa.
si naturalmente nel prodotto, e lo sfruttamen- (Endnotes 2010)
to è visto come un problema di distribuzione In sé ogni lavoro concreto sarebbe incom-
di quel prodotto», ossia come sottrazione ai mensurabile ad ogni altro. La sua riduzione
reali produttori di un quota del prodotto so- a lavoro astratto, intercambiabile e commen-
ciale ad opera di una classe parassitaria. Ne surabile, la «forma-valore», cela in sé stessa
consegue che il socialismo, almeno per tutta quindi un rapporto sociale nel quale il valore
la lunga fase di transizione al comunismo, do- appare come il fine o il soggetto che domina
vrebbe sostituire con lo Stato (o anche coi gli uomini piegandoli alla sua propria «valo-
Consigli) il mercato capitalistico quale orga- rizzazione», in qualche modo la radice
nizzatore della divisione industriale del la- dell'heideggeriano «oblio dell'essere». È in
voro e, con l’abolizione della proprietà priva- conseguenza della riduzione del lavoro con-
ta dei mezzi di produzione in favore della creto a lavoro astratto, quindi dell’accento
proprietà collettiva, come fattore della distri- posto sul secondo piuttosto che sul primo,
buzione della ricchezza: ma non proporsi di che il «lavoro appare nella forma-valore del
mettere in discussione né il modo con cui essa suo prodotto»; ma quel lavoro che appare
è prodotta, né i bisogni che deve soddisfare, non è il lavoro umano in quanto tale, bensí
anch’essi considerati come un dato naturale, già il lavoro salariato sotteso a un rapporto so-

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ciale alienato. Si tratta dunque non di dato mente soppressione del valore (e quindi im-
naturale, oggettivo, ma storico. Anche la que- plicante tutta una serie di misure che vanno
stione del valore di scambio versus valore nella direzione della soppressione dello
d’uso è importante per ciò che qui ci interes- scambio, delle merci e del lavoro salariato) o
sa. In linea generale i marxisti ortodossi, in ciò non è, come non è stato in nessun paese socia-
seguendo lo stesso Marx, hanno visto il valo- lista che non ha affatto avviato una fase di
re d’uso come un dato naturale inscritto nel- transizione. Camatte si è piú volte pronuncia-
l’oggetto stesso, e perciò la produzione di to in favore della lotta contro il lavoro, ma si
merci, anche nel capitalismo, come un modo tratta sempre del lavoro alienato, non del la-
piú o meno tecnicamente efficace di soddi- voro in quanto rapporto dell’uomo con la na-
sfacimento dei bisogni umani. Ma questa con- tura inorganica e della sua appropriazione,
cezione finisce per tenere separate e giustap- come testimonia la sua vita. In questo senso la
poste le due sfere; per Jean Baudrillard impe- sua posizione non deve essere confusa né con
disce di cogliere il fenomeno dell’alienazione quella dei Situazionisti, per i quali il rifiuto
e della reificazione nella sua unitarietà che del lavoro finisce per porsi come un’istanza
investe ogni aspetto della vita umana, dalla bohémienne di artisti borghesi in libera usci-
produzione al consumo. ta, né con quella di chi pensa il comunismo
Se non si sottopone radicalmente il va- «come fondato su una nuova forma di ricchez-
lore d’uso a questa logica dell’equiva- za misurata sul tempo disponibile». In en-
lenza, mantenendo il valore d’uso trambi i casi, mi sembra che il presupposto
nell’ambito del «non comparabile», stia proprio in un implicito elogio del capitali-
l’analisi marxista ha contribuito alla smo che sarebbe capace, attraverso l’applica-
mitologia (vera «mistica» razionalista) zione massiccia della scienza e delle cono-
che fa passare la relazione dell’indivi- scenze alla produzione, di minimizzare il lavo-
duo con gli oggetti, concepiti come ro socialmente necessario, e quindi di aprire
valore d’uso, come una relazione con- alla possibilità di riappropriazione del tempo
creta e oggettiva, «naturale», insom- disponibile e all’appropriazione per tutti del-
ma, il bisogno proprio dell’uomo e la la ricchezza prodotta. Questa visione, pe-
funzione, propria dell’oggetto — che raltro figlia legittima del marxiano celeberri-
è l’inverso della relazione «alienata», mo «Frammento sulle macchine» nonché di
reificata, astratta, che vi sarebbe rispet- una concezione naturalistica del valore d’uso
to ai prodotti come valore di scambio: del quale, come già sottolineato sopra, non si
qui, nel valore d’uso, vi sarebbe come
riesce a cogliere la connessione con e la stret-
una sfera concreta della relazione pri-
ta funzionalità al sistema del valore di scam-
vata, in opposizione alla sfera sociale e
astratta del mercato. (Baudrillard
bio, non solo neutralizza la scienza e la tecni-
1972: 139-140) ca nel senso che non ne vede la relazione col
capitale e le sue esigenze di valorizzazione,
Tornando a Camatte, contro ogni lettura ma finisce inevitabilmente per essere attratta
positivista il suo Marx appare in tutta la sua e affascinata dal turbocapitalismo. Le teoriz-
radicalità, con la conseguenza, in sintonia zazioni di Toni Negri, Deleuze e Guattari —
colle sue origini bordighiste (e sulla dimenti- il cosiddetto accelerazionismo — si pongono
cata figura di Amadeo Bordiga dovremo tor- tutte in questo alveo di pensiero. Poiché la
nare), che il suo comunismo o è immediata- modernità è in sé stessa un bene, anzi il bene,

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e poiché — come scrive Tronti per giungere Volendo usare un po’ d’ironia si può osser-
a conclusioni opposte — «non si può essere vare che siamo già alla metà dell’opera per-
piú moderni del capitalismo», tutto ciò che si ché è il capitale stesso ad aver già tendenzial-
pone come ostacolo al suo pieno e libero di- mente distrutto la sua principale categoria, il
spiegarsi (siano esse i socialismi piú o meno lavoro salariato. Niente piú onerosi contratti
autoritari del XX secolo o le modeste istanze collettivi e neanche aziendali, ma tanti indivi-
redistributrici delle socialdemocrazie), deve dui-microimprese, in concorrenza perenne
essere osteggiato e combattuto. In tal senso con altri e impegnati alla valorizzazione del
non c’è piú neanche la necessità di un sogget- proprio capitale umano, cioè di sé stessi.
to consapevole (la classe operaia) che guidi il Ironia a parte, a me sembra evidente che
processo rivoluzionario, ma questo si svilup- tutto ciò è agli antipodi del modo di ragio-
perebbe in virtú di processi quasi automatici nare e di agire di Camatte. Ho già evidenzia-
(o magici?), alla fine dei quali alle moltitudi- to che il suo volersi porre al di fuori di questo
ni non rimarrebbe che cogliere i frutti. mondo e il suo agire come se, sono il rifiuto,
Nel già citato testo di Endnotes si legge: qui ed ora, dei rapporti sociali capitalistici e
Al contrario, la rivoluzione come movi- non la loro accelerazione in vista di una sup-
mento comunizzatore distruggerebbe posta autodissoluzione; e la sua concezione
— smettendo di costituirle e riprodurle del tempo disponibile non significa rifiuto del
— tutte le categorie capitalistiche: lavoro ma, niente affatto paradossalmente,
scambio, denaro, merce, l’esistenza di coincidenza fra tempo e lavoro non alienato.
aziende separate fra loro, lo stato e—
piú fondamentalmente— il lavoro sala-
riato e la stessa classe lavoratrice.

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dIl Covilef Wehrlos, doch in nichts vernichtet / Inerme, ma in niente annientato (Konrad Weiß Der christliche Epimetheus) N° 915