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L . E. Rossi
Parlare delle leggi dei generi letterari antichi nel giro di una breve trattazione, come qui
mi propongo di fare, pub sembrare d a una parte impresa ambiziosa, essendo i l tema troppo
vasto; dall’altra pub sembrare impresa del tutto inutile, essendo i l tema apparentemente
familiare e ovvio.
Alla prima obiezione vorrei rispondere denunciando fin da principio i limiti, o meglio
i I ‘genere’ s t e s s o della prestazione. Si tratta di una visione panorarnica, necessariamente
priva di numerosi dettagli, che dovrebbe segnare, almeno per me, le linee di una ricerca
futura in questo carnpo, fatta da una angolazione lievemente diversa d a quella che 6 stata
in us0 finora. Una semplice proposta, quindi, 0,meglio, una serie di proposte. Molto
di quello che dirb 2 stato gih detto, sia pure per lo p i t in contesti differenti: ma nei
riferimenti bibliografici e nell’accennare ai problemi mi atterrb ad un criterio ‘arbitraria-
mente selettivo e non sempre dichiarerb i l mio debito verso altri. Quest’ultimo apparirh
comunque evidente, anche’se qualche volta lo ignorerb io stesso; e otterrb i l vantaggio
di non appesantire troppo l’esposizione con un apparato erudito, che, in un argomento
come questo, non potrebbe mai essere esauriente. Necessariamente, per di p i t , i primi
risultati di una simile ricerca saranno in gran parte provvisori: e s s i avranno bisogno di
essere ulteriormente controllati, verificati, eventualmente accresciuti. Quello che
m’incoraggia alla redazione 6 il fatto che le idee qui esposte hanno gih avuto ascoltatori
pazienti e benevoli, che hanno contribuito non poco a renderle p i t chiare’. Della
esposizione orale’, di cui offro qui una parziale rielaborazione, saranno peraltro rimasti
alcuni pregi, ma anche forse molti difetti.
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greca arcaica in particolare, e fatto a tutti ben noto. L e leggi c h e governano le opere
di letteratura sono in origine un prodotto per gran parte spontaneo d e l l a situazione storica,
nel s e n s o piu largo, in cui opera l’autore. All’origine le opere letterarie nascono d a l l a
p r e c i s a ‘richiesta’ di un pubblico c h e vuole determinati tipi di produzione per determinate
o c c a s i o n i ed e s i g e c h e certe ‘attese’ s i a n o soddisfatte. P a s s i a m o in rapida r a s s e g n a i
generi piu importanti: l’epica narrativa, l a cosiddetta epica d i d a s c a l i c a , I’elegia e i l
giambo, la lirica monodica, la lirica corale religiosa e ‘secolare’, i l teatro, la storia,
l’oratoria. P e r alcuni di e s s i l a nostra conoscenza d e l l a situazione s t o r i c a in cui na-
scono e fioriscono e del tutto soddisfacente: per esempio, per i l teatro conosciamo
piuttosto bene I’Atene del V secolo, l a - s o c i e t a che chiedeva un determinato tipo di
spettacolo, i l mod0 in cui si svolgevano i concorsi drammatici, i gusti e le reazioni del
pubblico di fronte alle varie soluzioni prospettate dagli autori. Ma, per esempio, c h e
c o s a sappiamo dell’epica omerica? P o s s i a m o utilizzare la testimonianza, interna ad
Omero s t e s s o , su Femio e Demodoco, immaginandoci c h e I’epica f o s s e intrattenimento
di s o c i e t a regali e ristrette? 0 I’epopea omerica, nella forma in cui l’abbiamo, appar-
tiene gia ad una f a s e in cui l’epica e r a diventata passatempo del popolo, com’era
sicuramente a1 tempo del c i c l o e com’d oggi p r e s s o quei popoli c h e hanno i cantastorie?
E passiamo a considerare Esiodo: per che pubblico ha scritto l a s u a opera piu problema-
tica, l e Opere e i giorni? Si tratta di un manuale per l’agricoltura d e s t i n a t o ai suoi
compaesani beoti o di uno scritto maralistico-parenetico indirizzato a1 fratello P e r s e ?
0 di altro ancora? Abbiamo toccato i due estremi, quanto a condizionamenti storici, i I
genere che conosciamo meglio e quelli c h e conosciamo peggio, per i quali forse non
troveremo mai r i s p o s t e soddisfacenti. In mezzo si situano gli altri, per i quali l’infor-
mazione non e abbondante, ma 2 sufficiente o almeno agevolmente integrabile. Prendiamo
i l ‘campionario’ pindarico. Troviamo gli epinici, che erano scritti su commissione di
grossi borghesi, a b b a s t a n z a ricchi d a permettersi lo sport in un’epoca in cui e s s o non
e r a ancora professionale, o addirittura di personaggi di stirpe regale: tali composizioni,
d e s t i n a t e com’erano quasi sempre a una f e s t a pubblica a l l a quale i l popolo partecipava
in m a s s a , non sfuggivano all’interesse d e l l a m a s s a s t e s s a , ed intenclo dire con questo che
I’avvio e r a dato, s i , d a l gusto dei committenti, ma c h e e s s i non potevano prescindere dai
gusti d e l l a societh in cui vivevano e alla quale non erano certo in grado di dettar legge
completamente (ed d ovvio c h e , qui in particolare, ci Sara d a far distinzione fra regione
e regione, fra c i t t a e citth: penso, per Pindaro, alle differenze fra i committenti princi-
peschi di Sicilia e i vari altri ambienti d e l l a Grecia propria in cui operb, Atene, Egina
etc.). Tralasciamo qui le altre composizioni secolari, sempre prodotte per occasioni
concrete, come per esempio i I simposio. La lirica religiosa a s u a volta (inni, peani,
ditirambi etc.) veniva commissionata d a l l e amministrazioni cittadine e rispondeva forse
p i t direttamente ancora a l l e e s i g e n z e del pubblico: e qui bisognerebbe per di piu distin-
guere f r a le composizioni strettamente cultuali e quelle letterarie (pensiamo a quanto
importante questa distinzione s i a , per esempio, per i l ditirambo). Inutile dilungarci qui
s u l l e occasioni per cui venivano scritti l’elegia e il giambo, la lirica monodica; s u l l e
e s i g e n z e a cui rispondevano i logografi e gli storici fino ad Erodoto (con Tucidide si
sente l’influenza di un ambiente nuovo, e nell’impianto dell’opera e n e l l a s c e l t a del tema);
sull’oratoria, che, nel IV secolo, 2 forse l’ultimo vero e proprio genere strettamente legato
ad un pubblico nel s e n s o antico e c h e sopravvive, nelle s u e pur recentemente f i s s a t e
forme canoniche, praticamente a tutti gli altri.
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perche e come certe esigenze si siano via via determinate e imposte agli autori k compito
che lasciamo agli storici; e che delicato k soprattutto i l distinguere quanto venga real-
mente ‘imposto’ d a un pubblico e quanto s i a prodotto delle singole scuole poetiche o
delle personalita creatrici, capaci anche di una autonoma autodisciplina compositiva, e
capaci cosi di influire a loro volta sul gusto stesso dei loro pubblici. Questione di
misura, che lo storico risolvera secondo la sua vocazione: k certo, comunque, che la
Grecia arcaica fa pendere i l piatto della bilancia dalla parte del pubblico. Ma k allo
storico della letteratura che spetta la ricostruzione delle leggi formali a cui gli autori
obbedivano. Ricordiamo, per esempio, i l ‘codice’ tematico dell’epinicio: Kcrip&, ,u38os,
yvwpq. Per la letteratura arcaica tali leggi s i devono ricavare d a un e s a m e i n t e r n o
delle opere s t e s s e , in mancanza di concrete testimonianze esterne: e la storia dei nostri
studi k per gran parte proprio la faticosa riconquista di queste leggi. Giovera ricordare
i principali di tali elementi di caratterizzazione: la t e m a t i c a ovvero i c o n t e n d ,
la s t r u t t u r a ovvero la disposizione delle parti e le dimensioni, la 1 i n g u a
ovvero i l dialetto e i l livello stilistico, ed infine il m e t r o ; si aggiungano l a m u s i c a
e la d a n z a , quand’esse sono presenti.
Non va dimenticato, del resto, che i l tipo di considerazione per generi, che appare
oggi cosi ovvio, ha lungamente sofferto, specialmente in Italia, della dittatura culturale
di Benedetto Croce, che negava valore al genere per la valutazione dell’opera, relegandolo
in un secondo tempo tutt’al p i t al ruolo di ‘pseudoconcetto’ filosofico. Era una reazione,
certo necessaria, agli e c c e s s i della critica positivistica, che in maniera pericolosamente
meccanica aveva recepito la teoria dei generi d a una lunga tradizione di cultura, che,
attraverso i l medioevo e I’umanesimo, aveva creato i nuovi ‘codici’ nel rinascimento e
l i aveva trasmessi agli accesi polemisti delle querelles e al romanticismo t e d e ~ c o . ~
Ma opere vigorose come la Europuische Literatur und lateinisches Mittelalter (1948) di
Ernst Robert Curtius hanno riportato anche d a noi I’interesse su questo campo d’indagine,
che in realta la filologia c l a s s i c a non aveva mai ignorato: k dell’immediato ieri la p i t
o meno esplicita polemica anticrociana di una personalita come Giorgio Pasquali5 e
bastera ricordare l’influenza duratura che ebbero per le nostre discipline i famosi corsi,
redatti nella Encyclopudie, di August Boeckh, 6 che dominb gli studi sull’antichita
classica dal principio a oltre la meta del secolo scorso.
Ora, s e le costanti morfologiche delle opere letterarie ci fanno certi, ieri come oggi,
dell’esistenza di leggi, quello che invece k incerto o per lo meno poco chiaro - e che
non mi pare sia stato fatto mai oggetto di ricerca autonoma ed estensiva - k quale vita
le leggi s t e s s e abbiano avuta nel periodo, che appare lungo, in cui non erano state ancora
fissate indipendentemente per iscritto; quale fosse la coscienza che gli autori ne avevano;
quando precisamente, a seconda dei diversi generi, siano state ‘codificate’; e soprattutto
quale s i a stato di volta in volta lo s c o p o di tali codificazioni e quali ne siano state
le c o n s e g u e n z e per I’attivita creatrice. In altre parole, i l cammino dalle 1 e g g i
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n o n s c r i t t e a l l e I e g g i s c r i t t e k s t a t o lungo, diverso per i singoli generi
e non s e n z a importanti conseguenze per la s t e s s a produzione letteraria. Quello che si
k dimenticato iroppo s p e s s o k c h e i I genere letterario e r a una categoria e s s e n z i a l e d e l l a
s t e s s a e s t e t i c a a n t i c a , categoria c h e h a avuto vita ed influenza complesse e d
articolate. E significativo che una gran parte di quella critica filologica che non h a
ignorato i generi l i abbia assunti esclusivamente come categoria p r o p r i a , m o d e r n a
di giudizio: i generi sono hegelianamente per Boeckh, per esempio, d e l l e categorie imma-
nenti ( l a p o e s i a , rappresentata d a e p o s l i r i c a dramma, a cui corrisponderebbero, per l a
p r o s a , storia filosofia oratoria).’ E solo indiretta (ma, entro t a l e limite, certamente
cospicua) pub e s s e r e l ’ u t i l i t a , per noi c l a s s i c i s t i , d e l l a forte r i n a s c i t a d’interesse per i
generi p r e s s o l a critica letteraria recente e recentissima. Essa si rivolge infatti all0
studio di opere moderne, s p e s s o restringendosi addirittura alla letteratura d’una lingua o
d’un complesso politico-sociale determinato, o magari a un ristretto numero di generi di
maggior s u c c e s s o attuale (il romanzo, per esempio), come tali p i t utili a servir d a ‘reagenti’
per I’intelligenza d i sviluppi storici o per I’esegesi di situazioni s o c i a l i . Di t a l e critica
sarebbe utile fare un consuntivo per quanto riguarda i l tema specific0 dei generi. C i
contenteremo qui d e l succinto ma lucido panorama offerto qualche anno f a d a P e t e r Szondi,8
c h e , accanto a l l a negazione crociana (nata come reazione alla hegeliana “Historisierung
der Gattungspoetik”, per la quale “Lyrik, Epik, Dramatik werden a u s systematischen
Kategorien zu historischen”), ricorda d a una parte la posizione diametralmente opposta
a Hegel rappresentata d a l l a ipostatizzazione a s t r a t t a d e l l e tre categorie nei Grundbegriffe
der Poetik di E m i l Staiger (1946), per cui ‘Lyrik’, ‘Epik’, ‘Dramatik’ diventano ‘lyrisch’,
‘episch’, ‘dramatisch’; e dall’altra l a maggior f e d e l t i alla storia (sempre nel quadro dello
storicismo tedesco) che k a l l a b a s e soprattutto di un Lukhcs (Die Theorie des Romans
era d e l 1914; p i t importante per noi k Der hzstorische Roman, del 1957). Ma gli sviluppi
recentissimi annunciano, in questo campo, frutti p i t ricchi ancora: mi riferisco all’in-
t e r e s s e predominante per questioni d i forma c h e , dalla riscoperta dei formalisti r u s s i ,
arriva alla critica letteraria ispirata, in maggiore o minor misura, allo strutturalismo.
I generi letterari hanno qui un ruolo protagonistico e , considerati come un ‘ s i s t e m a di
segni’, riscuotono e riscuoteranno ampio i n t e r e s s e nell’ambito d e l l a semiologia. Da
tutto questo pub venire a noi utilita indiretta, dicevo: perche i I riscoprire oggi con tanta
maggiore urgenza l a n e c e s s i t h di una considerazione per generi, t a l e d a portare ad indagare
la vitalith d i certi tipi di prestazione letteraria nelle varie culture e s o c i e t a e la c o s c i e n z a
che d e l l e leggi dei generi s t e s s i abbiano gli autori e i pubblici, non pub non condurre i I
c l a s s i c i s t a , per ovvie analogie d i situazioni storiche, a impostare lo s t e s s o problema per
I’antichita c l a s s i c a , rimeditando in luce nuova i frutti di una plurisecolare indagine filo-
logica. Giacche - indipendentemente d a l maggiore o minore valore teorico c h e ad e s s o
si voglia a s s e g n a r e - i l genere letterario k un’ i s t i t u z i o n e , c o l l a quale lo storico
d e v e fare i conti perch6 1: uno degli elementi c h e hanno influenzato I’autore e f a parte
quindi del quadro complessivo che gli compete di tracciare. 10
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intenzione ad altre p i t o meno imprevedute direzioni. Considerazioni simili dovrebbero
essere oggi del tutto ovvie, ma vorrei portare, ad illustrarle, un esempio illuminante e
sicuramente familiare: la musica europea dalla nascita dell’espressivith strumentale
nel XVII secolo fino ai nostri giorni, per la quale la prassi compositiva k stata accom-
pagnata d a una teoria, la famosa ‘dottrina degli affetti’ o Affektenlehre. Anche qui la
teoria nasce dal consolidarsi storico di una determinata prassi, per cui per esempio una
tonalita o un ritmo hanno una loro carica espressiva, si legano, ciok, ad un determinato
‘affetto’, il che da origine a un sistema oggettivo di norme; ma in seguito la prassi potra
innovare rispetto a1 sistema normativo costituitosi in precedenza e dara alle nuove scelte
espressive un sapore particolare proprio in virtu dell’opposizione a una tradizione che
non k ignorata proprio perch6 ad e s s a coscientemente ci si contrappone. Tutto questo
non esclude successivi ritorni alla tradizione, magari attraverso esperienze ‘laterali’,
‘non canonizzate’ o popolari: come dice Sklovskij, “nella storia della letteratura l’eredita
viene trasmessa non di padre in figlio, ma d a zio a ni,pote” (quella che i formalisti
chiamavano ‘canonizzazione del ram0 cadetto’). l 1 E quello che, fra altro, vedremo
avvenire nella letteratura alessandrina.
Da quanto abbiamo anticipato, si vede come una storia delle leggi dei generi debba
cominciare fin dall’epoca arcaica, dall’epoca, cioe, in cui, come vedremo in sufficiente
dettaglio, le leggi s t e s s e non sono state ancora redatte, ma sono presenti alla coscienza
degli autori: per quest’epoca sono quindi gli autori s t e s s i che vanno interrogati sulle
leggi. Saranno redatte solo pib tardi, e in modo sistematico solo i n epoca ellenistica,
ad opera di poeti e di poeti-filologi: e a noi resterebbe solo i l compito di raccoglierne
gli sparsi materiali. E significativo che un grande studioso dell’alessandrinismo come
Rudolf Pfeiffer abbia ispirato, in anni fra loro lontani, due dei pochissimi lavori che, a
quanto so, si occupano organicamente del nostro tema: Hans Farber, Die Lyrik in der
Kunsttheorie der Antike, Miinchen 1936, che k una ordinata raccolta delle testimonianze
con un tentativo d’individuazione delle fonti per i I materiale piu tardo; e A . E. Harvey,
“The Classification of Greek Lyric Poetry”, Classical Quarterly 5 (1955) 157-75, che
k un tentativo, esemplare nel metodo, di distinguere la teoria e la terminologia alessan-
drina d a quella che era la prassi (e certamente anche la teoria implicita) dell’eta arcaica.
Questi due lavori tuttavia, come si vede anche dai titoli, si limitano alla lirica. l 2 Lo
s t e s s o Wilamowitzl3 aveva richiamato a suo tempo la necessita di raccogliere le testi-
monianze relative ai diversi generi della lirica: anche l u i aveva limitato la sua atten-
zione alla lirica. Recentissimo k , infine, i l lavoro di Severin Koster, Antike Epostheorien,
Wiesbaden 1970, ispirato d a Peter Steinmetz: e s s o ci Sara utile nel sCguito, anche perch6
la categoria ‘epos’ k per gli antichi cosi vasta da ricoprire forme assai varie. Ma molto
resta ancora da fare, chi: molti sono i generi letterari. Ed k proprio per questa ragione
che non si pub considerare senza un certo rammarico i l fatto che la monumentale History
of Classical Scholarship (Oxford 1968) di Pfeiffer stesso trascuri di affrontare in mod0
unitario i l nostro problema, dando almeno un panorama coerente del materiale. Strano:
non solo quest’opera egregia, trattando della filologia e della letteratura alessandrine,
k ricchissima di materiale in tal senso (e ad e s s a siamo e saremo largamente debitori
per lo studio di questo e di molti altri fatti), ma proprio da Pfeiffer, esemplare editore
di un Callimaco, ci saremmo aspettati una maggior sensibilita al problema. 14
Se la mia informazione non k insufficiente, appare quindi chiaro che ancora manca
una ricerca complessiva che Veda le leggi dei generi d a 1 1 ’ e s t e r n 0 , come un
dato storico autonomo, e che almeno ponga i l problema del momento, diverso per ciascuno
dei generi, in cui si s i a cominciato a redigerle per iscritto; e soprattutto, come gia si
k detto, i l problerna delle finalita delle redazioni stesse e dell’influenza sul lavoro
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creativo. Quando si parla di estetica antica, altri sono, in generale, i problemi che si
affrontano: la funzione e lo scopo della poesia, nella contrapposizione o nell’accordo
fra i I ‘giovare’ e i l ‘dilettare’, fra l’utile e i l d u k e , e ciok fra la cosiddetta tendenza
etica e quella edonistica; i l ‘mestiere’ del poeta e l a coscienza della sua missione,
che comporta il problema dell’ispirazione e della sua origine, divina o no; la verith o
meno di quello che i l poeta canta; I’inquadramento sociale del poeta e i l mod0 in cui
una realta economica e sociale lo accoglie (in altre parole: chi gli da i l pane quotidiano?); l 5
e bastera solo un accenno ai numerosi problemi connessi con una visione filosofica della
vita e della storia, come quello della contrapposizione n o i q a i ~/ w i p q a i ~ ,se ciok la poesia
s i a creazione Vera e propria o imitazione. 1 6 Nello sfondo, naturalmente, i generi letterari
non mancano: e questo & favorito dall’esistenza di una dottrina altaniente organizzata
degli s t i 1 i , dottrina che nasce perb p i t tardi, colla retorica,e d’altra parte lo stile
k solo uno degli elementi che caratterizzano i vari generi, come si & detto. Ma i generi -
ripetiamo - entrano quasi sempre i n discussione per una valutazione moderna dell’opera;
mentre andrebbero considerati come parte integrante di una teoria che, scritta o non
scritta, e sempre esistita, fin dal momento in cui i Greci hanno affrontato la creazione
letteraria colla chiara coscienza di una tradizione da seguire, fino, ciok, dall’epoca
arcaica. Insomma, quello che mi pare che manchi non & tanto una storia dei g e n e r i ,
che specialmente nel caso dell’antichita c l a s s i c a deve ovviamente identificarsi colla
storia della letteratura, quanto una storia delle 1 e g g i che hanno disciplinato i generi
stessi.
k chiaro che un solido lavoro d’insieme pub nascere solo sulla base di numerosi
ulteriori lavori monografici, sul tip0 dei pochi segnalati qui sopra. Che la presente
breve trattazione s i a solo uno schizzo non cosa che, dopo quanto ho detto all’inizio,
abbia bisogno di ulteriore giustificazione.
2 IL QUADRO DI D I D I M O - P R O C L O
la quale viene data una distinzione in poesie religiose o dedicate agli dei ( E ~ S ( h o d < :
inno, prosodio, peana, ditirambo, nomos, adonidio, iobacco, iporchema) e poesie secolari
o dedicate agli uomini (€15 &vepGrrouS : encomio, epinicio, scolio, canto amoroso, epi-
talamio, imeneo, sillo, treno, epicedio), mentre alcune composizioni vengono considerate
di tipo misto ( E ~ S8EobS ~ a &vepcSrrouS
i : partenio, dafneforico, tripodeforico, oscoforico,
invocazione augurale). Lasciamo qui d a parte l’ultima sottocategoria, quella dei componi-
menti chiamati ‘per situazioni occasionali’ (T& T&S rrpounlnTouoaS ~ E ~ I U T & U E I S ) , che
sembrano essere al confine fra forme di tip0 letterario e forme ancora fedeli a modelli
popolari. Fozio scrive i l suo riassunto nel IX secolo; Proclo k i l neoplatonico del V
secolo 0, p i t probabilmente, i l grammatico del 11. Certamente la dottrina che Proclo
riporta k. pib antica, e precisamente alessandrina. La distinzione fra poesia religiosa
14
e secolare si trovava gia in Platone (resp. 607 a iipvous &o?s K a i kyKwpia 707s 6:ya807s,
cf. legg. 822 b). ’* Ma la fonte originaria di Proclo k sicuramente I’opera T T E ~A ~W ~ I K ~ V
TTOIT)TG?V di Didimo Calcentero, i l grammatico alessandrino del I secolo a.C. che raccoglie
e sistema circa due secoli di ricerche filologiche. I parallelismi fra Proclo e i pur scarsi
frammenti di Didimo l 9 sono troppo forti: a parte corrispondenze terminologiche, c’b anche
un impianto del tutto simile, e ciok per ogni genere ‘sono dati i principali rappresentanti
e - quel che piu c’interessa - le caratteristiche salienti (soprattutto contenuto, stile,
metro), messe in rilievo da frequenti ‘distinguo’. L a derivazione k confermata dai con-
tatti che Proclo mostra colla Vita Ambrosianu di Pindaro, anch’essa di buona fonte alessan-
drina, e strettamente vicino k anche un p a s s o di Polluce (4.52 s s . ) . 2 o Inutile ritracciare
qui una storia che ben si conosce e che oggi troviamo lucidamente esposta in Pfeiffer.
Tale impostazione del lavoro e tale ordinamento del materiale letterario risultava del tutto
naturale dopo l’opera dei primi grandi filologi alessandrini, soprattutto Aristofane e Aristarco,
che erano stati editori di testi e avevano finalizzato le loro schematizzazioni prevalente-
mente a scopi editoriali: pensiamo ai nTivaKES callimachei, schedatura universale delle
opere letterarie divise second0 i generi,Z1 e ai cosiddetti canoni, ovvero elenchi di
autori considerati classici (npai-ropEvoi, iyKpieiVTES), divisi per categorie letterarie: 22
epici giambografi tragediografi commediografi elegiaci lirici, per la poesia; oratori-
sofisti storici-geografi grammatici medici filosofi, per la prosa; e presso i Romani, fino
a Quintiliano e oltre, ai canoni di autori greci, variamente tramandati, si affiancheranno
quelli di autori latini.
75
la s t e s s a c o s a ( b o s s . ) : “di raccontar t u t t o . . . m e lo v i e t a la breve misura dell’inno”
24
(vdtv-ra F ’ ~ ~ E ~ I .T .I1E ~. .v .. 11 . . . ixpaipE’iTai ppaxb ~ ~ T P O’&wv V 11 ij1.1~05). Del r e s t o
Pindaro, insieme con l e frequenti ben note allusioni al suo ‘mestiere’ e al modo come lo
e s e r c i t a in confront0 cogli altri, ha anche d e l l e notazioni strutturali minute, come nel
I’Olirnpica VI dove al principio (Iss.), dopo l a b e l l a immagine architettonica c h e rappre-
s e n t a l’epinicio, afferrna c h e l’inizio d e v ’ e s s e r e “splendente d a lontano” (hpxowkvov
F’+you -rrpoowvov 11 x p i 8kpw Tqhauyks). 2 5 E non solo Pindaro coltivava molti altri
generi d e l l a p o e s i a corale di cui ovviamente conosceva le leggi, ma nel frammento di un
treno (fr. 139 Sn.) ne fornisce addirittura un elenco, dandone per di p i t alcune caratte-
r i s t i c h e : meana, ditirambo, lino, imeneo, ialemo.26 C’k d a credere che queste leggi
f o s s e r o gia scritte e che Pindaro l a v o r a s s e con un manuale? Direi che questo k e s c l u s o
proprio d a l fatto delle frequenti riflessioni s u l l a p o e s i a e s u l l a tecnica c h e compaiono
nelle composizioni poetiche e di lui e di altri poeti,27 come s e proprio le p o e s i e f o s s e r o
la s e d e piu naturale (e certamente unica!) in cui parlare di queste c o s e , coinvolgendosi
anche in appassionate polerniche personali. Nell’epoca a r c a i c a i npO5 TOV 6Elva - le
opere polemiche che in e p o c a e l l e n i s t i c a saranno trattatelli in prosa - sono proprio i
carmi. D’altra parte, anche in mancanza di opere tecniche specifiche, tacere d e l l e leggi
non si pub: ogni opera c h e le ignori k condannata a l l ’ i n s u c c e s s o , e s s e sono l’espressione
pih chiara del legame col pubblico. E quale s i a l a parte piu qualificata di q u e s t o pub-
b l i c o abbiamo gia visto: si tratta, in e p o c a arcaica, dei rappresentanti dell’alta cultura,
d e l l a finanza, del potere politico. Una p i c c o l a oligarchia, a cui si contrappone una
e l e t t a schiera di artigiani del verso, educati a l l a tecnica ed eletti a questo d a n a s c i t a
o d a contatti coll’ambiente elevato. D a chi hanno imparato Simonide, Pindaro, Bacchilide
a scrivere epinici, e prima di loro d a chi aveva imparato Alcmane a scrivere parteni ?
Si k trattato sicuramente di un ‘apprendistato di bottega’. Hanno imparato dai loro imme-
diati predecessori e contemporanei, dal contatto diretto coi loro committenti, magari
a s s i s t e n d o loro s t e s s i a l l e f e s t e , religiose e profane. C e lo dice bene Bacchilide (Pae.
5.1 s.): “l’uno impara dall’altro, c o s i in antico come oggi” ( ~ T E ~ Oi< S ~ T ~ P O0096s
U 11 TC)
Tf v a h a i ~6 T E v b ) . C’k qui una d e l l e p i t belle affermazioni del s e n s o d e l l a tradizione,
d e l legame ad un p a s s a t o c h e non s i r i n n e g a , 2 8 anche s e qualche volta q u e s t a tradizione
& s e n t i t a come un p e s o , come nel famoso frammento di Cherilo d i Samo (fr. 1 Kinkel):
“ b e a t o chi poetava in antico, chC e r a pih libero; ora tutto k regolato d a ferree leggi’‘.29
Ma si t r a t t a di recusationes compiaciute, d a l l e quali traspare I’orgoglio dello (qhos
p o e t i c 0 . 3 ~ Riportiamo parole di van Groningen: “Ainsi s’accumulent petit a petit une
foule d’observations d e detail transmises e t p r e c i s e e s d e generation en generation j u s q u ’ a
c e qu’a un moment donnk on l e s combine en un systkme”. 31 Ne i I poeta aveva bisogno
di un manuale n o r m a t i v 0 , come vedremo che parzialmente avverra in seguito, ne
il pubblico a v e v a bisogno di un manuale d e s c r i t t i v 0 , come abbiamo gia visto per
I’eth ellenistica: troppo legati sono gli uni e gli altri a un costume letterario che deriva
d a l l a vita s t e s s a . Abbiamo qui ben p i t c h e un semplice argumentum ex silentio dato
d a l l a s o l a mancata sopravvivenza di fonti: avremmo torto a considerar perduto quello c h e
ogni verosimiglianza porta a considerare come mai e s i s t i t o .
76
C’k perb chi pensa che l’esistenza di manuali di tecnica letteraria s i a d a considerarsi
possibile, anzi probabile, almeno per la fine del periodo che stiamo considerando. 3 4 Laso
di Ermione, i l maestro di Pindaro per la musica, avrebbe scritto per primo un T E P ~C ~ O U U I K ~ ~ S
h 6 y o ~(Suda s.v.), il che proverebbe I’esistenza del genere manualistico, distinto dall’in-
segnamento orale e dalla pratica diretta. Siamo di fronte a un manuale, non c’k dubbio, 3 5
ma consideriamo che si tratta qui di un campo che dai greci s t e s s i veniva ritenuto.stretta-
mente legato alla scienza, e precisamente alla matematica (dai Pitagorici in poi, s i a pure
in diversa misura) e che in ogni caso la musica presentava per gli antichi, cosi come pre-
senta per noi oggi, aspetti ben pih - direi - prepotentemente tecnici che non la letteratura.
Nel corso del V secolo c’e una ricca fioritura di manuali tecnici: quello di Policlkto sulla
scultura, di Parrasio sulla pittura, di Agatarco sulla scenografia, di Anassagora e di Demo-
crito sulla prospettiva, di Ippodamo di Mileto sulla costituzione politica e sull’urbanistica,
di Metone sul calendario.36 Senza contare i l fatto che man mano, col nascere dell’interesse
storico e col raffinarsi della tecnica storiografica, sorge un nuovo tipo di ricerca letteraria
che possiamo definire s t o r i c a , per contrapporla a quelle che p i t sopra abbiamo defi-
nite n o r m a t i v a e d e s c r i t t i v a . Nasce I’interesse per lo stabilimento della
cronologia, assoluta e relativa, e per i l npCi~05E G P E T ~di
~ espedienti e forme. 37 Giova
qui ricordare la figura di quello che le fonti ci danno come i I primo storiografo della lettera-
tura e della musica insieme, Glauco di Reggio (V secolo), figura centrale e poco cono-
. ~ c i u t a . L~ a~ lista potrebbe continuare con opere come i KapwoviKai di Ellanico, le
notizie storico-letterarie date d a Erodoto (5.67, sulla tragedia) etc. Sembra chiaro che
la riflessione sulla letteratura si concreti all’inizio in opere storiche, e che se di manuale
si vuol parlare si dovra parlare di manuale storico: per le opere normative e descrittive
dovra passare ancora qualche tempo. Da una parte i l tip0 di ricerca storica c’interessa
qui di meno, in realta solo per l’assegnazione piu o meno estrinseca e tradizionale delle
varie figure di poeti a determinati generi (epici, lirici, giambografi etc.); e dall’altra
siamo ormai in pieno V secolo e stiamo cosi passando all’epoca che chiameremo classica
per contrapporla alla prima, I’arcaica, e alla terza, l’ellenismo. Possiamo concludere
la considerazione della prima assegnandole la formula “ 1 e g g i n o n s c r i t t e ,
m a r i s p e t t a t e ”; e possiamo anticipare per la seconda la formula “1 e g g i
s c r i t t e e rispettate”.
L a seconda epoca, che facciamo arrivare fino ad Aristotele, k per noi di particolare
interesse. Assistiamo a due fenomeni in stretta relazione fra loro. Alcuni generi si
estinguono, come la grande lirica corale (Pindaro muore intorno al 438 e nei suoi ultimi
anni k ormai un sopravvissuto); altri nascono e raggiungono in breve un ruolo di primo
piano, come la tragedia, la storia, l’oratoria. L’epica k sempre coltivata, naturalmente:
ma le diverse reazioni di gusto di fronte a un ‘omerico’ come Antimaco fanno capire che
e s s a non tiene pih quel posto di primo piano che aveva in precedenza; e del resto c’era
stata la polemica dei filosofi contro lo .stesso Omero. Dall’altra parte assistiamo all’inizio,
non subito e non sempre sistematico, della ‘codificazione’ delle leggi. Che cosa poteva
contenere I’opera di Sofocle T E P ~xopoJ, di cui c’informa la Suda? Ci si dice che era
un’opera i n prosa scritta contro Tespi e Cherilo, ma niente apprendiamo sul suo contenuto.
Era un’opera sulla tragedia in generale? Sofocle ci viene dato dalle fonti biografiche
come I’inventore di una serie di espedienti tecnici (il terzo attore, quindici coreuti invece
di dodici, scioglimento del singolo dramma dalla tetralogia, ‘scenografia’), anche se per
alcuni di e s s i ci sono dubbi sulla veridicita delle fonti: c’era materiale comunque sufficiente
77
per un lavoro s u l l a tecnica t e a t r a l e . 0 si trattava solo di problemi tecnici del coro e
d e l l e parti liriche? E che s e n s o p r e c i s 0 poteva avere l a polemica? P i t problematici
ancora sono alcuni p a s s i d e l l e Rune d i Aristofane. T u t t o Aristofane e ricco di notazioni
di c r i t i c a letteraria, preziose per noi c h e cerchiamo di ricostruire i l g u s t o del pubblico
dell’epoca. Ma a l l a nostra ricerca potrebbero i n t e r e s s a r e soprattutto alcuni accenni, i l
cui significato non k s t a t o ancora del tutto chiarito. In ran. 862 Euripide d a , come ele-
menti costitutivi d e l l a tragedia, “ l e parti r e c i t a t e , le parti cantate, i nervi d e l l a tragedia”
( ~ & ~ r T& q , pkhq, T& vEJpa ~ 3 TpayvFiaS):
5 c’k sotto una schematizzazione teorica gia
formata d e l l e parti d e l dramma? E , in questo c a s o , che cosa sono T& vEGpa ~ ~ TpayvFiaS? 7 5
I1 mito, l’intreccio narrativo, oppure si tratta di un’apposizione ai due elementi precedenti?
L’ultima ipotesi k s t a t a decisamente rifiutata d a Eduard Fraenkel, c h e h a giustamente
voluto salvare il tricolon, e recentemente C a r l o Ferdinand0 R u s s o , s u l l a b a s e di importanti
paralleli interni e di un p a s s o d i Erodoto (2.48) e uno di Platone (legg. 644 e), h a proposto
d’interpretare T a v E J p a . . . come “ i fili d e l l a T r a g e d i a ” , i fili, ciok, che fanno muovere i
personaggi, immaginati come marionette (personaggi, movimento s c e n i c 0 piL regia nel
s e n s o p i t ampio, cioe).39 Ma piu di questo non possiamo dire, anche se chiediamo aiuto
al v . 1114, dove i l coro incoraggia gli spettatori a partecipare a1 giudizio che si deve dare
dei due tragici: gli spettatori, infatti, sarebbero competenti, perche “ c i a s c u n o , avendo
i1 suo libro, k in grado di capire giusto” (piphiov T ’ ? X W W ‘ ~ K ~ U Tpave&vEi O ~ T& F E E L & ) .
Che c o s ’ e r a questo PipXov ? Un manuale di poetica e di e s t e t i c a , come alcuni credono, 40
oppure ‘libri’ in generale, per significare che gli spettatori non sono degli analfabeti?
Oppure le opere di E s c h i l o e di Euripide (cf. v.52s.), s u cui gli spettatori possono con-
trollare quello c h e si d i c e s u l l a s c e n a ? L a natura dell’allusione aristofanea ci impli-
cherebbe anche nel problema, che d a l l a Einleitung in die griechische Tragodie di Wilamowitz
ad oggi h a gih una lunga storia, del libro nel V secolo e d e l l a s u a diffusione. 41 P o s s i a m o
solo dire c h e l ’ e s i s t e n z a di leggi scritte k , a questo momento, per lo meno probabile. P e r
avere un s i s t e m a organizzato, c h e ci s i a conservato, dovremo aspettare l a fine del I V
secolo colla Poetica di Aristotele: ma sono proprio le frequent1 allusioni polemiche di
lui a dei predecessori c h e ci pon’gono i l problema dell’humus su cui i l suo insegnamento
k n a t o . 4 2 Si sa c h e n e l l a Poetica si p a r l a solo di epos e soprattutto di teatro: sostan-
ziaimente ignorata k la lirica (ad e c c e z i o n e di ditirambo e nomos), e mi pare che i l fatto
sia s i g n i f i ~ a t i v o . ~L~a lirica b ormai morta d a tempo nelle sue forme originarie e
Aristotele volge i l suo i n t e r e s s e a generi c h e conservino un certo grado di vitalith. L e
s u e intenzioni appaiono chiare, e d k questo c h e f a di lui un anello fondamentale nello
sviluppo degli studi: l a s u a opera (ed k gran perdita quella del n ~ pTi ~ O I ~ T eGdW ella
sezione s u l l a commedia) vuol e s s e r e a mio parere nello s t e s s o tempo s t o r i c a ,
riallacciandosi all’interesse storico e antiquario risvegliatosi d a almeno due secoli;
d e s c r i t t i v a , per l a illustrazione d e l l e f a s i anteriori e per lo studio scientific0
d e l l a f a s e v i s s u t a ; e infine n o r m a t i v a , volta a dirigere, ciok, l a produzione ulte-
riore di generi c h e vengono sentiti come ancora vivi, come appunto I’epos e i l teatro,
anche se sono vicini al loco tramonto: 44 e d e proprio la s e n t i t a n e c e s s i t h , o anche sol-
tanto utilita di queste norrne c h e ci conferma quello che sappiamo per altra via, come ciok
perfino la tragedia s t i a soffrendo un c a l o di vitalith, s t i a diventando a n c h ’ e s s a una s p e c i e
di relitto.
78
impostazione descrittiva si adatta ad un genere morto, mentre una normativa sarebbe in
funzione di una pratica ancor viva, o che, nonostante tutto, si vuole mantenere ancora in
vita. Abbiamo visto che in epoca arcaica la viva prassi non richiedeva alcun sussidio
normativo, dato i l particolare rapport0 fra autore e pubblico; e che nel IV secolo la nascita
di un sistema normativo per la tragedia coincide colla sua decadenza (certo la si voleva
tenere in vita, come elemento tradizionale di una polis per rifiutare l a cui decadenza non
era sicuramente necessario appartenere a circoli reazionari a oltranza). 45 Ma in questo
momento ci si presenta un sistema chiaramente normativo, precettistico per almeno un
genere vivo, anzi addirittura sorto da poco e gih in pieno fiore: 1 ’ o r a t o r i a . Non
dimentichiamo che nell’epoca che stiamo considerando, l a seconda, k in atto un profondo
rivolgimento nella situazione storico-sociale. I1 nostro orizzonte k ristretto adesso pra-
ticamente alla sola Atene, ma questo ci permette di andare pib in profondith, data la
ricchezza della documentazione che abbiamo. La polis ateniese, dal suo sorgere fino
alla crisi che s i manifesta alle soglie dell’et‘a ellenistica, ci mostra una partecipazione
di pubblico che mai era s t a t a cosi compatta e soprattutto cosi e s t e s a , e l a tiagedia del
V secolo ne era stata tipica espressione. Ma k solo nel IV secolo che I’oratoria arriva
al massimo di successo e di diffusione. L a sofistica aveva fatto della cultura un bene
acquistabile e fruibile da tutti: e s s a era diventata un indispensabile bene di consumo e
I’oratoria ne diventava il veicolo p i t importante, colla ricchezza delle sue forme. Penso
soprattutto all’oratoria politica e a quella giudiziaria. I’horno ~ O V U Sche s i dava alla poli-
tics e il cittadino comune che esercitava il mestiere dell’avvocato o che, nella molte-
plicita dei rapporti giuridici che nascevano d a una societa in espansione commerciale,
aveva bisogno di assistenza legale, non erano pib nelle condizioni degli arcaici, che pro-
ducevano in pochi per un pubblico omogeneo sempre, ma p i t ristretto. L a formazione di
una t e c n i c a diventa adesso fatto di tutti, si devono trovare urgentemente altre vie,
pib veloci, a tutti aperte. Isocrate aveva inaugurato la sua scuola di retorica nei primi
anni del IV secolo, ma il suo sistema non sembra fosse ancora definito in un trattato:
resta ancora affidato all’insegnamento vivo, e il tono didattico compare qua e l h nelle
sue orazioni. 46 Ebbene, a ‘soddisfare un bisogno universalmente sentito vengono i ‘codici’
del nuovo genere, le T i p a t bqTopiKai o Arti retorzche, che, in diversa misura sistematizzate,
sono gih dei sofisti: ma i campioni pib antichi a noi conservati‘completi sono la Rhetorica
ad Afexandrum e la Retorica a r i ~ t o t e l i c a . ~Specie
~ quest’ultima si presenta, nell’impianto
e nelle formulazioni, n o r m a t i v a quant’altra opera mai, e precisamente per un g e n e r e
v i v o e in pieno fiore. L a necessith della divulgazione k solennemente affermata d a
Aristotele fin dall’inizio, e viene fatta derivare dalla s t e s s a generale u t i 1 i t h per
t u t t i i cittadini: . . . TT a v T E s T ~ ~ T OTIV& V ~ E T ~ X O U U I V txppolv rscil. dialettica e
k questa un’epoca, come si k detto, in cui molti generi nascono. Siamo in un momento
in cui salgono le azioni della prosa, e per molti generi si tratta di una specie di ‘tradu-
zione’ dalla poesia alla prosa. Non sappiamo quale grado di organizzazione sistematica
avessero, altrove, gli sparsi accenni che troviamo in Isocrate: nell’Evagora (9-11) si
parla dell’elogio in prosa di un contemporaneo, 4 9 nel TIE$! T ~ SCNTI~LIUEWS(45s.) della
storia letteraria, della storia politica e di nuovo deII’FbatvoS celebrativo (Abyoq . . .
19
‘ E A A ~ v I K o ~ Ks a i T O A I T I K O ~ S K C X ~r r a v q y u p i K o 3 s ) ; notevole che dichiari espressamente
questi h o y o u ~come ~ ~ O I O T ~ ~. O. TO?$ U ~ VET&
. K a~i ~buepc?v
~ O U U I K ~ T E T O I ~ ~ ~ V O I come
~,
eredi, ciok, e quasi nuova versione della grande lirica del passato.
Se vogliamo in questo period0 tracce d’interesse teorico per la lirica, oltre che per
epos tragedia commedia, dobbiamo cercarne sparsi accenni in Platone. so Abbiamo gia
visto come la distinzione fra lirica religiosa e secolare, sicuramente anteriore a lui,
sopravviva in Didimo-Proclo. Interessante notare che, parlando di generi lirici, come
in legg. 700 b ss., prenda occasione alla determinazione di caratteristiche dei generi da
una misoneistica reazione di fronte agli arbitri dei contemporanei, che mescolano un
genere all’altro (nav-ra €15 .rrdtvTa U U V ~ Y O V T E ~ )ignorando le severe prescrizioni che la
tradizione ha fissate per la musica. Anche qui Platone k intellettualista, antistorico
e conservatore e i l suo s i direbbe un atteggiamento di precettistica ovvero n o r m a t i -
v i t h p e s s i m i s t i c a .51
e
Quello che importa ormai mettere in rilievo che in questa seconda epoca le leggi
sono r i s p e t t a t e , come gih nella prima, e che, diversamente dalla prima, tendono
a fissarsi p e r i s c r i t t 0 , pur con variabile grado di sistematicita. T a l e tendenza
si sviluppera nell’epoca successiva: ma k fin d a adesso che la riflessione sulla poesia
e sulle sue forme p a s s a dalla penna del poeta a quella del teorico puro.
80
tutto episodiche, di cui talvolta sono addirittura identificabili I’origine e il cammino. 5 3
Non c’k dubbio: anche nel camp0 della critica letteraria una tradizione si k gih formata
ed e s s a viene rispettata, come ovvio corollario del rispetto della tradizione letteraria.
Fin dall’inizio dell’epoca di cui ci occupiamo, e quindi p i t di due secoli prima dell’opera
di Didimo, numerosi sono i segni del costituirsi di una koine‘ critico-letteraria, avviata
dalle prime grandi personalith di poeti-filologi, nella quale non c’k posto per innovazioni
autoschediastiche. L a critica letteraria di cui stiamo per trattare si riattacca tutta p i t
o meno direttamente ad Aristotele, n6 si vede soluzione di continuith in fatto di metodi
e di procedimenti.
E bene ripetere che la prima esigenza, come premessa all’attivita editoriale ‘a tappeto’
(Aristofane di Bisanzio), fu proprio quella della classificazione, che b poi la forma p i t
elementare della descrizione (i TivaKES di Callimaco). Senza dubbio una funzione di
primo piano fu svolta dal primo allievo di Aristotele, d a Teofrasto, ma dei suoi due T T E ~ ~
T O I ~ T I K ~ ~ Se del suo KwpwFiaS non siamo in grado di dir nulla. 5 4 L a scuola aristc-
telica s’interessb attivamente alla storia letteraria,55 e questo fu di gran peso per tutta
la filologia alessandrina, pur s e una parte di e s s a si pose in atteggiamento di polemica
nei confronti del Peripato.56 Non ci k comunque in alcun mod0 chiaro quale delle
diverse impastazioni della Poetica aristotelica dominasse le varie opere di critica, di
cui spesso ci sono tramandati soltanto i titoli: ricorderemo i l ~ r ~ IpT i O ~ ~ T ~K Ka i ~TGV
S
Troiq-rGv di Eraclide Pontico (fr. 166 Wehrli), 11 ~ r ~ aa-rdpwv
p i di Cameleonte (fr.37 Wehrli),
il m p i I T O I ~ ~ ~ ~ Te Wi lV~ r ~ ITOI~TGV
p i di Prassifane, scolaro di Teofrasto (fir. 11-17 Wehrli),
il n ~ piaclpoTroibv
i di Lisania di Cirene, maestro di Eratostene (Pfeiffer pp. 146 n. 1, 153
e n. 3), il ITEP~~ E ~ O I T O I ~ diV Euforione ed Istro, di poco anteriori ad Aristofane (Pfeiffer
p. 183). Inutile continuare qui ad elencare nomi e titoli, visto che questi ultimi s i ripe-
tono: basta pensare che tutta questa dottrina si riversa nell’opera di Didimo, dal quale
il nostro panorama era cominciato. 5 7 N6 k i l c a s o di occuparsi qui dei filoni di critica
che s i occupano di Troiqpa, ~ r o i q oei ~TroiqTiS, cosi come li vediamo rispecchiati nell’Arte
poetica di Orazio, e ugualmente lasciamo d a parte considerazioni su correnti stoiche ed
epicuree: k che, tra i molti temi dell’estetica antica, c’interessa qui solo quello delle
leggi dei generi.
Fra le opere dei critici, sarebbe per noi utile poter distinguere fra trattazioni descrit-
tive e trattazioni storiche: questo k praticamente sempre disagevole, vista la scarsita
o addirittura la mancanza dei frammenti, ma che i l primo tipo, quello descrittivo, e s i s t e s s e
ed avesse notevole diffusione k certo per numerosi indizi. Interessante, per esempio, la
vicenda dei termini ~ E X ~ Ke A~ Su ~ I Kcosi ~ ~ com’b delineata d a Farber: il primo sarebbe
usuale nella Kunsttheorie, I’altro nella storia second0 Dzchterpersonlcchkeiten.5 8 k,
per di p i t , significativo per una classificazione per generi il fiorire fra i grammatici
alessandrini di una letteratura come quella sulla hEI<is K W ~ I K e~ ,ciok ricerche s u lessico
proprio di un genere determinato: a tal tipo di studi aveva dato inizio gih Aristotele
nella sua Poetica, quando indicava i nomi composti come tipici del ditirambo (59 a 9 ,
cf. rhet. 1404’a 33, 05 b 35, 06 b 1 ) , s 9 le ‘glosse’ come tipiche dell’epica (59 a 9 s . ,
61 a 10, cf. rhet. 04 b 23, 06 b 3), la metafora come tipica del giambo (59 a 10) e dell’e-
sametro (59 b 36). Anche qui fioriva sicuramente tutta una letteratura volta a chiarire
nello s t e s s o tempo, come accadeva nella Poetica, origini e strutture, che dalla perduta
trattazione aristotelica (forse conservata parzialmente nel Tractatus Coislinianus) arriva
fino ai tardi T T E PKwpr+GiaS
~ dei bizantini.60 L e stesse Antologie epigrammaqiche, che
cominciano gia nel 111 secolo, 61 presuppongono un’attivita classificatoria. E strano
che d a alcuni si s i a voluta diminuire I’importanza di una figura, che certo fu centrale,
come Apollonio b E ~ G O Y ~ ~ ~e ~ciok
O S ,‘il classificatore per generi’, bibliotecario dopo
81
Aristofane: 6 2 si k voluta limitare l a s u a attivita ad una sistemazione d e l l e odi meliche
divise per ‘armonie’ musicali (dorica, frigia, lidia etc.), second0 una testimonianza del-
I’Etymologiczmi Magnum. 6 3 Ma gli scoli a Pindaro (ad Pyth. 2 , inscr., p. 3 1 . 8 ~ Drachm.) ~. ci
informano c h e prese posizione per la c l a s s i f i c a z i o n e d e l l a P i t i c a I1 (ne s o s t e n e v a la natura
di ode p i t i c a , nel quadro di una a c c e s a polemica critica); e d’altra parte, p o s t o c h e asse-
g n a s s e ‘etichette’ musicali, strettamente regolate d a l l a dottrina dell’ethos musicale, non
avrebbe potuto farlo se non a v e s s e preventivamente stabilito l a natura, e c i o t il genere,
d e l l e composizioni. Insomma, siamo di fronte a una ingente operosita c l a s s i f i c a t o r i a , che
arrivera fino all’ ovopaToh6yoS di E s i c h i o Illoustrios di Mileto (VI secolo) e , attraverso
lui, fino a l l a Suda.
chrest. ap. Phot. bib!. p. 320 a 7 , 21 (E‘i6q T T ~ pS ~ h i ~ f 6605 j ~ , G6fjs; cf. 15): Et>,m.A!.
82
2 9 5 . 5 3 ~ (~k. la testimonianza su Apollonio ~ i 6 0 y p a q o,~v. n. 63): Men. Rhet. p. 3 3 1 . l s . S ~ .
(E‘i6q b q ~ o p i ~ i j ~In ) . Athen. 619 ab addirittura la poesia bucolica e chiamata 6605. Nota
k poi la storia del termine ~iSljhhiov,nato da 660s = ‘composizione poetica’ presso gli
scoliasti alessandrini (e va ricordato che gih in Isocr. 15.74 $605 vale ‘composizione
oratoria’, e ciok ‘orazione’). Che anche y 6 v o veniva usato i n maniera pressochh
sinonimica ci k chiaro da Ar. rhet. 58 a 33, 36 (cf. Procl. chrest. up. Phot. bibl. p.321
a 34, accanto all’uso di 66os, v. sopra); e v. anche Ps. Plut. mus. 1134 c (yivos ~ i j s
T T O I ~ ~ D E ~ S ) Qualcosa
. di mezzo fra ‘genere’ ovvero ‘tipo’, ‘tema’, ‘stile’ esprime i 6 E‘ a
(Ar. ran. 384, Isocr. 2.48, cf. il titolo stesso, nepi i 6 ~ i j v di , Ermogene; v. Ernesti S.V.
E‘i6q); il p i t vicino al valore ‘genere letterario’ k Ar. a.p. 49 b 8 ii a p p i ~
i6ha.69 In
Antiph. fr. 191 K. sembra che tale valore venga alla parola TT o i q p a (paKdrpi6v ’EUTIV
1-rpay+%a~lI,noiqpaK a T k T I ~ ~ V T ’ .. .). E bene lasciar d a parte T p 6 TT o 5 , che coinvolge
un ben chiaro valore musicale, alle volte difficilmente distinguibile dallo ‘stile’ letterario,
legati come sono tutti e due i valori al genere letterario stesso. 7 0
83
che in dorico. Ma forse i l ‘delitto’ piu grave k l a trasformazione del genere piu sacro,
73
l’epica, c h e , rinnegata una s u a fondamentale legge strutturale, l a grande dimensione,
diventa l’epillio: e questa novita h a l a s u a giustificazione, che k teorizzata, p i t che
nel prologo degli &[ma, nell’ Inno ad Apollo e nell’epigramma 28 Pf.
84
con una parola-chiave, credo, in questo senso (80s. ’E -ir o i tt a I v E v T ~ ’hpw-ra). V I1
XIII, l’lla, comincia ancora una volta come epistola e prosegue (16ss.) come un epillio
(in dorico nell’epos, per giunta!). I1 XVI, L e Cariti, e i I XVII, i l 7oleme0, sono degli
encomi in esametri e i I XVI k ‘stat0 recentemente interpretato come un Bettelgedicht
ovvero ‘poesia d’accattonaggio’, un genere popolare che troviamo, in diversa misura
stilizzato, nell’lresione, nel chelidonismo, nel coronisma. 8 2 I1 XVIII, I’Epitalamio di
Elena, comincia col tono narrativo dell’epillio, per passare poi (9ss.) al vero e proprio
canto di nozze. II XXVIII, la Conocchia, .si presenta come un carme di una certa dimen-
-sione, per giunta in asclepiadei maggiori e in eolico, mentre i l contenuto avrebbe richie-
s t o le caratteristiche di un breve epigramma dedicatorio in distici; e I’epigramma vero
e proprio, a sua volta, pub presentare - fatto del tutto nuovo, data la novith della tema-
tica - materia bucolica, com’k nel caso degli epigrr. 1-6.S3 Comunque.si voglia inter-
pretare i l VII, le Talisie, per il quale la definizione di idillio bucolico sarebbe imperdona-
bilmente restrittiva, resta valida l’osservazione di Mario Puelma, che ci vede una delle
variazioni alessandrine del Programmgedicht, come nel prologo degli a’iiia e nel mirno
VIII di Eroda. 84 I1 111, il K G ~ O Spresenta
, poi un fatto singolare: la ‘traduzione’ i n
ambiente campestre di un fatto eminentemente cittadino come i I K C I ~ O Spresentato , qui
nella forma del mapaKhcrvdeupov.85 Ma i I vero e proprio ‘scandalo’ k i l XXII, i Dioscuri,
n& credo che la c o s a . s i a comunemente tenuta nel debito conto:86 i generi contaminati
sono qui addirittura tre, I’inno. (I ~ ~ w ~ oformula
~ E v innodica
, comune, cf. 25s.), I’epillio
(27ss., l a parte narrativa) e infine l a poesia drammatica (in realth vicina al mimo). II
v. 54, .infatti, k i l primo intervento di Polluce, introdotto d a un .rrpoah.rr~val v. 53; ma
i l v.55, la prima risposta di Amico, k d a t a ’ s e n z a formula di ‘dire’ ed k.seguita nientemeno
che d a una sticomitia lunga altri diciotto versi. 8 7 Pot& qualcuno forse pensare che la
parte narrativa non .sia d a considerarsi un epillio, bensi che tenga i l luogo della narrazione
tipica degi’inni om,erici maggiori: si eliminerebbe cosi uno dei tre generi. Ma a dirci
che ha voluto aggiungere al pastiche anche il vero e proprio genere epico narrativo 6
Teocrito stesso, quando, alla fine del carme (212ss.), confronta l a ’ s u a poesia, di dimen-
-sioni ridotte quali gli sono consentite dalle ‘sue possibilith (&s i p b &KOS ~ G . r r a p x ~ i )proprio
,
coll’epica, .sia che si tratti dell’lliade s i a dei Canti c i p r i i . 8 8
85
un inno invocatorio; in 24.7-9, infine, viene c o s t r e t t a nella prigione esametrica addirittura
una ninna-nanna, e i I virtuosismo ci e r e s o piu p a l e s e d a l fatto che forse e proprio q u e s t a
la testimonianza piu fedele c h e abbiamo di un genere popolarissimo e certo largamente
diffuso quant’altro mai, come si vedrebbe d a un’analisi dettagliata (anafore, rime, parole-
chiave). 91 II procedimento si p r e s e n t a in Teocrito in maniera particolarmente raffinata,
ma e caratteristico di tutta l a p o e s i a alessandrina. Va ricordata qui l a brillante intui-
zione di Friedrich Leo,92 c h e h a chiarito definitivamente la ragione per cui alcuni versi,
gia in uso tradizionale, acquistano in e t a a l e s s a n d r i n a un nome nuovo, c h e si riferisce
ad un E ~ P E recente T ~ ~ (archebuleo, gliconeo, f a l e c e o etc.). l a l i versi erano s t a t i u s a t i
dai poeti piu antichi nel libero contest0 d e l l a strofe lirica e vengono u s a t i a d e s s o in suc-
c e s s i o n e s t i c h i c a , come s e si t r a t t a s s e di versi recitativi: questo, e non altro, k lo €6-
pqpcr. L e o e r a partito dalla ‘stichizzazione’ plautina di misure liriche; e I’ultimo p a s s o -
I’adattamento recitativo, c i o e , anche d e l l a t e c n i c a costruttiva interna del verso - Sara
compiuto d a Orazio, c h e imporra ai suoi versi lirici, s i a n e l l a strofe s i a nelle s u c c e s s i o n i
stichiche, d e l l e incisioni regolari, che sono anch’esse caratteristica tipica del v e r s o
recitativo. 93
I 00153 Koma,
V i a Aventina 24
NOTE
2.3.1970; E . W. Handley,
1 Per l’invito un grazie cordiale ai miei ospiti: C . F . R u s s o , Bari 28.2 e
Londra 28.5.1970; H. Lloyd-Jones, Oxford 1.6.1970; P . Fedeli, K. Muller e M. Puelma, Friburgo/
Svizzera 3.6.1971; T h . Gelzer e 0. Gigon, Berna 7.6.1971. A loro e a tutti gl’intervenuti anche
un ringraziamento per le critiche e i contributi. Devo molto anche a Gian Biagio Conte, Scevola
h4ariotti, Gregorio Serrao e Vincenzo Tandoi.
86
2 Fra le caratteristiche sopra elencate, quella che k s t a t a maggiormente studiata - quasi sempre
come categoria moderna - & la lingua. Ma anche qui molto resta da fare: v., per l e Gattungs-
sprachen del greco, il quadro pessimistic0 di H. Happ, Glotta 45 (1967) 84 n. 1 (alle opere da
lui elencate aggiungerei almeno un libro fondamentale, G. Bjorck, D a s Alpha impururn und die
fragische Kunstsprache, Uppsala 1950; e in genere gli studi degli s v e d e s i , come A. Wifstrand,
L . Bergson etc.). Non mancano alcune ricerche s u fatti minuti, ma importanti per la caratteriz-
zazione dei generi: per e s . T h . Wendel, Die Gesprachsanrede im gr. Epos u. Drama der Bliite-
z e i t , Stuttgart 1929; R. Fuhrer, Formproblem-Untersuchungen zu den Reden in der friihgr. Lyrik,
Miinchen 1967; e maggior conoscenza dei livelli s t i l i s t i c i in rapport0 a i generi potrebbe chiarirci
la estensione relativa di fatti come la elisione e la sinalefe (v. R F l C 97 (1969) 4 3 3 s s . , spec.
440s.). Bisogna ricordare, inoltre, l’opera e l’insegnamento di Eduard Fraenkel, la cui sensi-
b i l i t i a1 livello linguistic0 e s t i l i s t i c o (sia nel greco s i a nel latino) & s t a t a sempre uno dei suoi
caratteri dominanti di studioso. Per il latino v. H. Happ, Glotta 45 (1967) 60-104 (panorama a
p. 8 5 s . ; a p. 86 n. 2 Happ annuncia uno studio p i t ampio) e , data la differenza col greco, le
critiche ad Axelson di G. Williams, Tradition and Originality in Roman Poetry, Oxford 1968
p. 7 4 3 s s .
Quanto a1 tema specific0 del dialetto, il primo studio scientifico, fondato sull’evidenza
linguistica (oggi ovviamente invecchiato), 6 H. L. Ahrens, Ueber die Mischung der Dialekte
. 181: “Der Grund l i e g t . . . in
in der gr. Lyrik, K l . S c h r . I , Hannover 1891 r18521 p. 1 5 7 s ~ (p.
.
dem Umstande, . . d a s s mit den Klangen bestimmter Dialekte sich die Eindriicke ihrer eigentiim-
lichen Dichtungsweisen fur jedes hellenische Ohr untrennbar verbanden und s e l b s t durch ein
l e i s e s Anschlagen der Saiten eines j e d e s Dialektes sympathetisch erweckt werden konnten”).
Per musica e danza s i d i il c a s o che praticamente nulla ci k noto direttamente, in mod0
che la nostra conoscenza p a s s a necessariamente attraverso la teoria antica: per l’ethos musi-
c a l e fondamentale il lavoro d i H. Abert (1899) e v. da ultimo quello di W. D. Anderson (1966,
rist. 1968); per la danza e la distinzione fra tragedia, commedia e dramma s a t i r e s c o ( h k k i a ,
K6p6a<, aiKivviS) v. L . B. Lawler, The Dance of the Ancient Greek Theatre, Iowa City 1964,
Interessante l’isolamento di un ‘ e t h o s del gesto’ da parte di F. Lasserre, “MimCsis e t
mimique”, A t t i // Congr. internaz. Dramma antico, Siracusa 1967, Roma 1970 p . 2 4 5 s s . (e dai
lavori di G. Capone, 1935 e di A. Spitzbarth, 1946 s i potrebbe tentare un primo spoglio dell’e-
videnza data dagli s c o l i a1 teatro).
3 V., in proposito, l e vivaci pagine di M. Barchiesi, Maia 12 (1960) 2 4 7 s s . Mario Fubini, Critica
e poesia, Bari 1956, spec. p. 1 4 3 s s . resta fedele a Croce, pur mostrandosi s e n s i b i l e a esigenze
nuove, e accentua il carattere di “semplici strumenti” dei generi e la loro “provvisorieti”
(p. 147; avvicinandosi a Dewey, p. 2 5 4 ~ s . ) .
4 I1 miglior lavoro sulla storia dei generi nella cultura europea k Irene Behrens, Die Lehre von
der Einteilung der Dichtkunst vornehmlich vom 1 6 . b i s 1 9 . Jahrhundert. Studien zur Geschichte
der poetischen Gattungen, Beihefte zur Zeitschrift fiir romanische Philologie, H. 92, Halle / Saale
1940. V. anche K. Borinski, D i e A n f i k e in Poetik u. Kunsttheorie. Von Ausgang d e s klas-
sischen Alterturns b i s auf Goethe u . Wilhelm von Humboldt, 1.11, Leipzig 1914-24; B. Weinberg,
A History of Literary Criticism in the ltalian Renaissance, I. 11, Chicago 1961. Bibliografia
ulteriore anche in Wellek-Warren, cit. oltre (n. lo), a1 cap. 17.
87
dello Zweck dell’opera (pp. 131s., 144), non arrivb a studiare il rapporto concreto che lega le
leggi dei generi alle varie situazioni, o meglio occasioni storiche.
8 P . Szondi, Theorie d e s modernen Dramas, Frankfurt/Main 1963 ( 11956) p. 10s. Sul libro, e
sulla s u a importanza per la teoria moderna dei generi, C . C a s e s , Saggi e note di letteratura
tedesca, Torino 1963 p. 330ss. (introduzione a l l a traduz. ital.).
9 I formalisti russi rappresentano un momento nuovo d’interesse per i generi. Avendo ad oggetto
di considerazione la letteratura r u s s a , domina presso di loro l’interesse per la narrativa e le
s u e categorie, ma importanti sono le aperture sulla tecnica del verso, non senza rilevanza per
la teoria dei generi s t e s s i . V. 1 V. Erlich, Russian Formatism, ‘1954 (pi; votte ristamp. e
trad. in ital., Milano 1966) e Thkorie de la littkrature, 1965, antologia a cura di T . Todorov
(trad. in ital., Torino 1968): interessante, qui, la fine dell’ultimo saggio di Tomagevskij e
quello di B. Ejchenbaum s u l “metodo formale”. Per lo strutturalismo possiamo ricordare,
fra l e formulazioni pi& estensive e recenti, T h . A. Sebeok, in Style in Language, edito dallo
s t e s s o , Cambridge/Mass. 1960 s p e c . p. 221s.; R . Jakobson, ibid. p. 357s.; E. Stankiewicz,
in P o e t i c s . . . [I], T h e Hague 1961 s p e c . pp. l l s . , 16s. Un’applicazione specifica a l l a
ballata romantica, con osservazioni teoriche, in C z . Zgorzelski, ibid. p. 689ss. Recentissimo
k T . Todorov, Introduction h la littkrature fantastique, P a r i s 1970 s p e c . p. ~ s s . ,c h e , tra l’altro,
polemizza contro i tentativi d e l tutto astratti di costruire una nuova classificazione (‘archetipale’)
dei generi di N . Frye, Anatomy of Criticism, Princeton 1957 (trad. in ital., Torino 1969). Sempre
di Todorov v . anche Poktique in Qu’est-ce que le structuralisme?, Paris 1968. Per un panorama
italiano v . I metodi attuaii della critica in Italia, a cura di M. Corti e C . Segre, Torino 1970, s p e c .
pp. 336ss. (C. Segre), 414 (bl. Corti). Importanti osservazioni s u l rapporto generi-autore in C . Segre,
I segni e la critica, Torino 1969 p p . 7 2 , 87ss., 89ss. e p a s s .
11 Cit. d a Erlich, op. cit. cap. XIV. L a s c i o qui da parte la dottrina etica della musica antica o
Ethoslehre (v. n. 2), a l l a quale peraltro accennerb in fine, a causa della s u a natura completa-
mente diversa da quella della musica moderna. Qualche anticipazione in tal s e n s o h o data
in Atene e Roma 14 (1969) 42-6.
12 Per la quale v. anche l’introduzione a H. Weir Smyth, Greek Melic P o e t s , London 1900.
14 Merita menzione anche il quadro tracciato dalla Behrens, op. cit. ( n . 4 ) pp. 1-32 (Die A n t i k e ) :
ma la filologia alessandrina k praticamente ignorata (procede per grossi autori, s e n z a porsi
gran che il problema delle fonti) e per di pih trascura I’aspetto morfologico dei singoli generi
(SUO scopo k principalmente quello d’inseguire le tre grandi categorie dell’epico, del dramma-
tico e del lirico attraverso l’estetica europea). Di s c a r s a u t i l i t i k invece J . J . Donohue, The
Theory o f Literary Kinds. Ancient Classifications o f Literature, Dubuque / Iowa 1943. Utile
& il panorama di J . Stroux,“Die Anschauungen vom Klassischen im Altertum”, in Das Problem
d e s Klassischen und die Antike (hsg. v. W. Jaeger), Stuttgart 1933 p. l s s . ; e , p i t specifico,
P . Steinmetz, “Gattungen und Epochen der griechischen Literatur in der Sicht Quintilians”,
Hermes 92 (1964) 454ss. = Rheforica, Hildesheim 1968 p. 451ss. La Wissenschaftliche Buch-
gesellschaft di Darmstadt annuncia M. Fuhrmann, Einfiihrung in die antike Dichtungstheorie.
15 Su questo problema, affacciatosi da non molto all’orizzonte degli interessi di studio dei filo-
logi, v. F. Lasserre, “ L a condition du pokte dans la Grkce antique”, Etudes de Lettres (Univ.
de Lausanne) 5 (1962) 3 s s .
21 Pfeiffer, op. cit. p. 127ss., cf. pp. 152, 160, 181, 218.
23 V . , per il fatto in generale del rapport0 col pubblico, G . Williams, op. cit. (n. 2), cap. 11 (The
Poet and the Community). A p. 35 la felice caratterizzazione del poeta alessandrino: “They
.
took the forms of poetry. .and used them as moulds which could shape and even suggest
their own poetic ideas. In doing this, they treated the relationship t o real occasions a s part
of the convention: s o they composed hymns to the gods, without any idea of performing them,
or they wrote epitaphs, without any idea of inscribing them on a gravestone, or they wrote
symposiastic poetry, without having any real drinking-party in mind.”
24 Per questi p a s s i pindarici v. C . M. Bowra, Pindar, Oxford 1964 p. 196; G.Norwood, Pindar,
Berkeley and L o s Angeles 1956 p. 167. Anche nell’epica s i pub riconoscere coscienza di
leggi compositive (l’ordine narrativo?): v. il ~6up05hoi6fj5 o K . E‘-rrkwv in 0 489, Parmenide,
Democrito (S. Koster, op. cit. pp.5, 24). Interessante l’ipotesi di--R.Di Donato, Ann. Sc.
Norm. Pisa S.11 38 (1969) 267 n. 121 : in €I492 pEs&prlOi indicherebbe una deviazionq dal
1”‘ordine normale d e i canti” (e sarebbe da mettere in relazione con a 10 drp60av).
26 Pindaro ha anche notazioni eurematologiche: fr. 70 b, 71, 125 Sn. (A. Kleingiinther, n p d ~ 0 5
E ~ P E T ~ Leipzig
~S, 1933 p. 136).
27 F r a i pochissimi frammenti che c i s o n rimasti d i Pratina c e n’k uno (PMG 713. ii) in cui il
poeta faceva una chiara affermazione polemica di ordine morfologico-formale (le composizioni
di Xenodamo sarebbero s t a t e da considerarsi iporchemi, e non peani).
Cf. l’atteggiamento, anch’esso di cosciente orgoglio, di Antiph. fr. 191 K., dove & detto che il
poeta tragico k pih fortunato perch6 ha la strada segnata, mentre il comico deve ‘inventare’
tutto di SUO.
E i poeti arcaici introdurranno I’esigenza in prima persona, come Pratin. PMG 710 06 y&
dhalciupkvav ixpdv, ixhh’&cr~aqovp a T c l j o v .
89
Questo libro k r i c c o di efficaci osservazioni s u i generi e s u l legame col pubblico (per e s . p p . 2 2 s s . ,
98, 3 8 8 s . ; etc.).
32 Proprio dalla, morfologia del nomos, cos‘i evidentemente retta da regole, van Groningen ( o p . cri.
p. 22) evince l’antichith delle regole s t e s s e in generale.
34 Di tal parere k per e s . Webster, art. c i t . p. 170s.. che evince l’esistenza del manuale letterario
dall’esistenza del manuale musicale di Laso.
36 Webster, art. cit. p. 1 7 0 s . ; E . G. Turner, Athenian B o o k s in the F i f t h and Fourth Centuries B.C.,
London 195 1 p. 18.
40 hl. Pohlenz, GGN 1920 p. 142ss. = K l . Schr. 11 p. 4 3 6 s s . pensava a un manuale di Gorgia come
fontc per la terminologia critico-letteraria delle Rune. Oggi l’ipotesi non trova fortuna (v.
hl. Gelzer, R E , Supp1.-Bd. 12 (1971) col. 1491); ma Pohlenz s t e s s o , Hermes 84 (1956) 7 2 s .
= K1. Schr. I1 p. 5 8 5 s s . si era in gran parte ricreduto.
41 Wilamowitz credeva di poter ricostruire gih per il V secolo una civilth editoriale simile a l l a
nostra; ma v., da ultimo, E . G. Turner, op. cit. (n. 36), s p e c . p. 16ss.; B. A. van Groningen,
Mnem. 16 (1963) l s s .
42 Sulle fonti della Poetica v. W. Kranz, Stasimon, Berlin 1933 p . 4 s s . e il coinmento di Gudeman,
cit. p. 9 s s .
43 Ma non certo nel s e n s o che s i k voluto vedere da alcuni: per es. A. Rostagni, Arte poettca d i
Orazto, Torino 1930 p. xli ss. pensa che la lirica ma1 s i sarebbe prestata a l l a distinzione forma-
contenuto, facendo cos‘l di Aristotele un modern0 influenzato dall’estetica idealistica! Direi
che l’accenno in 60 a 7 sulla ‘spersonalizzazione’ del poeta s i a significativo: il parlare in
prima persona sarebbe la negazione della mimesi (qualcuno ha cercato di negare valore a1 p a s s o ,
affermando che non s i parla di lirica: certo, si parla di epos, ma ugualmente importante k l’e-
sclusione della prima persona per l’epos!). La lirica interessa ad Aristotele s o l o per alcune
notazioni storiche: ditirambo e nomos (cap. I), a cui vanno aggiunti gli yoyoi autoschediastici,
G ~ l v o i , iylccbpia (48 b 27, cf. 23). La lirica era gih diventata fatto letterario, elemento di
remota tradizione gih nel corso del IV s e c o l o (Wilamowitz, T e x t g e s c h i c h t e der gr. Lyriker,
Berlin 1900 p. 14 e n . 5 , che cita Alex. fr. 135 K., dove, nella biblioteca, k a s s e n t e la lirica).
44 11 rapport0 di Aristotele colla prassi tragica del s u o tempo (T. B. L . Webster, Hermes 82 (1954)
2 9 4 ~ s . )k problematico, visto che di tale prassi conosciamo cos’i poco. Per esempio, il s u o
alto apprezzamento dell’Edipo re, che a s u o tempo non aveva ricevuto il primo premio, deriva
sicuramente da un mutato atteggiamento di gusto. Buone notazioni sull’argomento in E. M.
Craik, CQ 20 (1970) 9 5 s s . Notevole k , fra l’altro, il s u o insistere sulle reazioni del pubblico
teatrale: a . p . 49 a 8 , 51 b 2 5 s . , 53 a 3 3 s s . e tutto il c a p . 26; pol. 42 a 18 s s . (cf. P l a t . legg.
658 e); cf. tale interesse anche in Hor. a . p . 98, 100, 153-5, 190, 223s., 225s. etc.
4 s Viene in mente August0 col s u o programma politico-letterario di restaurazione del teatro latino,
c o s i come lo vediarno trasparire in Orazio (A. La Penna, Orazio e l’ideologia del principato,
Torino 1963 p. 1 5 4 s . (1950)), anche s e la situazione era politicamente ben diversa.
90
4 6 Da alcune testimonianze che parlano di T E ‘ X V ~ o Tixvai (L. Radermacher, Artium scriptores,
Wien 1951 p. 1 5 3 ~ s . s) i k voluto credere che e s i s t e s s e una Retorica isocratea. F. Solmsen,
Die Entwicklung der aristotelischen Logik u. Rhetorik, Berlin 1929 p. 2 0 4 s s . (v. anche 215 n. 1)
riteneva che la polemica aristotelica all’inizio della Retorica (01 T&s T i p a s T d V h6yov U W V T I ~ ~ V T E ~ )
fosse rivolta proprio contro il manuale di Isocrate. Ma tali ipotesi sembrano tutte da scartare,
v. Munscher, RE 9 . 2 (1916) ~ 0 1 . 2 2 2 4 ; W. Kroll, RE Supp1.-Bd. 7 (1940) col. 1049.
47 La Rh. ad A l e x . fu per lungo tempo creduta aristotelica, ma oggi la s i attribuisce per lo pih
ad Anassimene d i Lampsaco e la s i colloca poco dopo la meth del IV secolo. Quanto a pre-
cedenti manualistici, le polemiche dell’inizio della Retorica aristotelica ( e ricordiamo anche
P l a t . Phaedr. 266 d T& kv TOTS PiPhioig 70x5 m p i h6ywv TkXvqS y~ypcrp~kvois) c i documentano
una ricca fioritura del genere, che Aristatele s t e s s o aveva,studiato nella s u a T E X V ~ Va w v a y w ~ ,
fr. 1 3 6 s . Rose (0. Navarre, E s s a i sur la Rhbtorique grecque avant Aristote, T h k s e P a r i s 1900,
spec. p. 2 5 5 s s . : Trasimaco, Teodoro di Bisanzio, L i s i a , Iseo, Callippo, Anassimene). Impor-
tante per la formazione di Aristotele l’opera d i Teodette d i F a s e l i d e , d i cui egli s t e s s o avrebbe
fatto una u u v c r / o ~ ,fr. 1 2 5 s s . Rose. In A. Burckhardt, Spuren der athenischen Volksrede in
der alten Komodie, D i s s . Base1 1924 vengono ipotizzate, gih per la fine del V secolo, raccolte
di Rede-Anfiinge (rpooipia) e Rede-Schliisse (irrihoyoi), redatte per Lehrzwecke.
48 I1 Prof. A. Momigliano mi fece osservare che questi manuali potevano e s s e r e anche destinati
a maestri di relorica, il che k del tutto possibile, anzi probabile, anche se non documentabile,
a causa d e l poco che sappiamo della scuola del V e del IV secolo. Ma il fatto non cambierebbe
la natura sostanzialmente ‘mediata’ del contatto fra autore e pubblico.
4 9 Gih i sofisti praticavano tale forma prosastica, ma non solo per i contemporanei, come notava
Platone ( s y m p . 177 b).
5 0 L a tripartizione della poesia in Pipqais, 6iiyrlais e 6i’&pqoTkpov k i n resp. 393 b s s . Sui generi
letterari e l’atteggiamento conservatore di Platone v. P. Vicaire, Platon critique litthraire, P a r i s
1960 p. 2 3 6 ~ s . Harvey, art. c i t . p. 159 n. 3 ricorda che la distinzione fra lirica monodica e corale
k moderna e deriverebbe, s e n z a reale fondamento, da Plat. IFgg. 764 d-e (v. anche Farber, op. c i t .
I p. 1 6 s . e n. 1 , che riporta anche Poll. 4 . 5 2 pE‘hq X O ~ ~ K & . E chiaro che Platone parte, come s i
vede d a l contesto, d a esigenze pratiche: diversa k la formazione d e l s o l i s t a e l’istruzione di
un coro!
51 V. anche legg. 701 a colla s u a avversione per l a BEaTpoKpaTia T I S rovqp&. Interessante in Ion
5 3 4 c l’assegnazione ‘personale’ di vari generi a seconda dei vari tipi d’ispirazione della musa.
5 2 L’aver mess0 in luce questo fatto k merito non piccolo di Harvey, art. c i t . (v. R. successiva).
55 Un panorama degli s c a r s i r e s t i della letteratura critica dei peripatetici, con riguardo alla di-
stinzione d e i generi, in S . Koster, op. c i t . p. 85 n. 1 .
57 Un elenco, incompleto ma utile, di opere di critica letteraria fra Glauco di Reggio ( s e c . V a . C.)
e Didimo in M. Schmidt, Didymi. . . fragm., c i t . p. 3 8 6 s . Su Didimo v. l’ultimo capitol0 della
History di Pfeiffer.
5 9 Interessante a questo proposito il Pap. Hibeh 1 7 2 , che ha s o l o epiteti composti (Pfeiffer, History,
c i t . p. 9 2 n. 1): forse parte delle tiTaKToi yhdauai di Filita? Fondamentale l’attivitd lessico-
grafica di Aristofane di Bisanzio, con distinzione dell’uso epico, lirico, drammatico, per di pih
91
con interessi dialettali (Pfeiffer, History, cit. p. 201)., Per tutte queste categorie della Poetica
cf. rhet. 111.2.
60 Dalla Retorica e dalle Etiche aristoteliche, cos’i come da Teofrasto (Caratteri), discende anche
la teoria antica s u l l a cosiddetta commedia d i mezzo (che k distinzione moito posteriore ad Aristotele)
e sulla commedia nuova: utile il panorama di F . Wehrli, Motivstudien zur griechischen Komodie,
Zurich u. Leipzig 1936, passim e s p e c . p. 12ss.
64 Vorrei rimandare qui a1 mio Metrica e critica stilistrca, Roma 1963 pp. 8 6 s . , 8 8 s s .
67 W. Kroll, R E 12.2 (1925) col. 1 8 4 2 ~ s . ; Koster, op. cit., passim e s p e c . p. 124ss.: c’6 piuttosto
da vedervi una differenziazione s t i l i s t i c a , come yCvos A E T T T ~ ) rispetto
~ ad Omero, e fu certo
questo c h e impose Esiodo come modello agli alessandrini ‘callimachei’ (E. Reitzenstein, in
Festschr. R . R e i t z e n s t e i n , Leipzig u. Berlin 1931 p . 4 l s s . , sulla base di Call. epigr.27 Pf.).
Lo s t e s s o sembra avvenire per la poesia bucolica (v., oltre Koster, Th. G. Rosenmeyer, T h e
Green Cabinet, Berkeley and Los Angeles 1969 p. 14s.) e per I’epillio (W. Allen j r , T A P A 71
(1940) l s s . ne nega anche l’esistenza come sottospecie dotata di caratteri distintivi - a torto,
direi; J . F . Reilly, ClassJourn 49 (1953-54) l l l s s . rintraccia il primo apparire della parola
‘epillio’ nel nostro significato storico-letterario in un lavoro di Moriz Haupt del 1854). Un
problema a parte rappresenta, com’k noto, l’elegia. Pub qui interessare che la parodia era
s t a t a studiata, evidentemente come genere a s d , da Polemone d’Ilio, che ne faceva risalire
l’origine a Ipponatte (Pfeiffer, HisYory, cit. p. 249). Trascuriamo qui generi, pur teorizzati,
c o m e l’epistola etc., per rimanere nei limiti c h e c i siamo proposti.
69 I1 significato di ‘stile’, o genericamente ‘tipo d i . . .’, k a t t e s t a t o anche per &Go5 (Isocr. 13.17,
Rhet. ad A l e x . 41 b 9) e per y&os (Ar. ran. 946s. ~b yivos. . . TOG FpdrpaToS).
70 V. per e s . , s u TpayiKbS ~p&ros, Sudu S.V. ’Apiwv, A. W . Pickard-Cambridge, Drth. Trag. Corn.,
Oxford 21962 p. 99.
71 In etA c l a s s i c a la specializzazione, nel campo del teatro, era perfino degli attori (attori tragici
e attori comici): la c o s a & resa certa e dalla documentazione sulle rappresentazioni e sugli
attori e da Plat. resp. 395a ( J . B. O’Connor, Chapters in the History of Actors and Acting in
Ancient G r e e c e . . ., D i s s . Princeton, Chicago 1908 p. 39ss.).
92
73 Per Callimaco v. Koster, op. c i t . pp. 119, 121; per l a teoria aristotelica del ~ ~ K Oepico
S ibid.,
spec. pp.55, 6 6 , 71 (cf. spec. a.p. 4 9 b 12 s s . , 6 2 a 18 S S . ) .
75 Pfeiffer, History, c i t . p.55. E non e s i t b a sostituire il pentarnetro col trimetro nel distico
elegiac0 (fr. 2 . 2 D3), s i a pure per inserire un nome proprio, come notava Efestione.
76 Cercida di Megalopoli (111 sec.) presenta la s u a filosofia parenetica in forme meliche, in dialetto
letterario dorico e nello s t i l e del ditirambo nuovo (Kroll, Studien, c i t . pp.210, 2 4 2 ~ s . :anche
Orazio, per e s . c a m . 2 . 2 , 2 . 1 0 , 2 . 1 8 , 3 . 2 4 , ma ha molta pib scioltezza d i stile); Castorione di
Soli cornpone il s u o lnno a Pan in trimetri, per di p i t con virtuosismi metrici (metra limitati da
fine di parola) notati da Clearco (fr. 88 Wehrli) che lo cita (Kroll, Studien, c i t . p. 209 n. 13); nei
XPOVlKdr d i Apollodoro di Atene troviamo i l trimetro (qui, a detta della fonte, lo Ps. Scimno, la
ragione b pratica: pksp?. . . T @ K W ~ I K ~.. . E6pVqp6VEVTOV; Pfeiffer, History, c i t . p. 2 5 4 s . ) ; etc.
78 Guggisberg, d i s s . c i t . p.140. B. Snell, Scenes from Greek Drama, Berkeley and Los Angeles
1964 p p . 9 9 s s . , 1 1 8 s s . fa una seducente proposta d i rinnovamento della cronologia e del legame
cogli avvenimenti storici (process0 e fuga di Arpalo); ma v. le obiezioni di H. Lloyd-Jones,
Gnomon 3 8 (19663 1 6 s .
86 In L. Deubner, NJb 4 7 (1921) 3 7 5 s . g i i la chiara individuazione dei tre generi, pur s e n z a precisa-
zioni. Deubner propone tra l’a’ltro (p. 3 7 6 ~ s . )la formula di sakrale Solomimen (Mischung von
Hymnus und Mimus) per Call. hymn. 2 , 5, 6 .
87 Gregorio Serrao mi propone di vedere in alcune caratteristiche della sticomitia (ripetizioni etc.j
un’allusione ad un quarto genere, I’agone bucolico.
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88 Wilamowitz, Textgesch. der g r . Bukoliker, Berlin 1906 p. 1 8 2 s s . ; c f . Gow. W . Allen j r , T A P A 71
(1940) 17 e n. 57 considera impossibile distinguere l’epillio dail’inno narrativo (ma v. n. 67).
A. H. Griifiths mi ha fatto notare che il virtuosismo teocriteo potrebbe far pensare a posteriorith
rispetto ad Apollonio (2.1-97): Teocrito farebbe ‘variazioni’ s u un modelio. Questo conferme-
rebbe quanto ha visto per il XI11 e affermato anche per il XXII G . Serrao, Helikon 5 (1965) 494.3s.
(ora in Problemi, cit. p. 1 0 9 s s . ; v. anche p. 10). Non credo possa ancora convincere A. Kohnken,
Apollonios Rhodios u. Theokrit, Gottingen 1965.
89 G. Hermann, D e arte poesis Graecorurn bucolicae, Leipzig 1849 = Opusculu VIII p. 329ss.
Una breve storia della Srrophenjagd in A. Ludwich, Homerischer Hymnenbau. . ., Leipzig 1908
p. 3 8 s s . (Ludwich cercava simmetrie meno regolari ma pih complicate, fondate sull’interpreta-
zione simboiica dei diversi numeri: la s u a si pub definire una Z a h kn j a g d ) . Gih Boeckh,
Encyclop., cit. p. 244 s i poneva in posizione critica di fronte alla strofizzazione totale; per
Teocrito v. l’equilibrato atteggiamento di Wilamowitz, Texlgesch. d . gr. Buk., cit. p. 1 3 7 s s . (nd
da trascurare & Legrand, Etude, cit. p.386ss.I.
92 F. Leo, D i e plautinischen Cantica und die hellenistische Lyrik, Berlin 1897 p. 6 1 s s . I materiali
gih raccolti in 0. Leichsenring, De metris Graecis quaestiones onomatologae, D i s s . Greifswald
1888.
95 Sc. Mariotti, Lezioni su Ennio, Torino 21963 p. 1 3 0 s s . ; v . anche Maia 5 (1952) 273 SS.
96 Kroll, Srudien, cit., s p e c . p. 202ss. G. B. Conte, Maia 20 (1968) 241 ss. mette in rilievo, per
Lucano, “l’inserirsi di una t e m a t i c a drammatica in una f o r m a epica che nelle
linee generali 6 ancora quella tradizionale” e ne dA giustificazione storica.
97 Pur restando il problema, e s u l piano della teoria e s u quello delle realizzazioni nella prassi,
d i due generi c h e a Roma s i presentano con caratteristiche di originalith: la satira e l’elegia.
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