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NATALE

Magi
A BETLEMME
Nella familiare immagine dei tre Re venuti dall’Oriente al-
la soglia di Betlemme con oro, incenso e mirra si nascon-
de un intrico di misteri irrisolti che ci conduce alla volta del
mondo iranico
NATALE

di Antonio Panaino

L
’affascinante tema dei Magi
evangelici nasconde in realtà
una serie impressionante di
problemi scientifici.
La percezione comune ormai non
distingue affatto tra diverse tradi-
zioni, spesso prestigiose, ma in di-
versi casi poco attendibili. Lo stu-
dio delle fonti, a partire dal testo di
Matteo, e in particolare dei cicli
narrativi sorti prima nel mondo
cristiano orientale, soprattutto si-
Identificare i Magi adoranti con dei
riaco e iranico (tanto melkita e «Persiani» è frutto di un’interpretazione
giacobita quanto «nestoriano»), poi
in quello occidentale, ci impone plausibile, ma non per questo scontata
di mettere in campo un severo

metodo storico, unito, per giunta,


IL SIGNIFICATO DEI NOMI E DEI DONI alle armi di diverse filologie, clas-
siche e orientali. La filologia è, ap-
Come noto, il testo di Gaspare, Melchiorre l’interpretazione punto, la scienza della lettura e del-
Matteo (vedi a p. 100) e Baldassarre, sono tradizionale del
l’interpretazione dei testi antichi;
non parla affatto del solo la versione significato dei tre doni:
numero e dell’identità occidentale di una oro come simbolo e
scienza umanistica, certo, ma, co-
dei Magi, menzionati lunga serie di nomi attributo del potere
me vedremo, altrettanto comples-
semplicemente come attribuiti ai Magi da temporale e sa e specialistica di tante altre
Orientali; lo stesso diverse culture dell’assolutismo scienze «esatte».
numero di tre fu cristiane del Vicino regale, incenso come
dedotto, col passare Oriente e del segno del monopolio Il racconto di Matteo...
dei secoli, dai tre doni Mediterraneo. Se il aristocratico dei culti Cominciamo subito col dire che la
di oro, incenso e mirra primo nome ha chiare templari e del potere narrazione di Matteo (II, 1-12)
portati alla culla del associazioni con di guarigione, e mirra – l’unica nei Vangeli a menzionare
Salvatore. Col tempo, l’Oriente iranico, nel – la resina odorosa di un Magorum adventus, cioè l’«arrivo
i tre Magi furono secondo risuona il un altro arbusto usata dei Magi» – non indica né il nu-
adottati dalle leggende termine arabo malik nei funerali dei ricchi – mero, né i nomi, né attribuisce ai
cristiane e dal folklore (re, capo), mentre nel come indice della personaggi una precisa provenien-
delle piú svariate terzo si è ravvisato il capacità di superare za. Secondo il testo essi giungono
culture del mondo termine semitico persino la piú genericamente dall’Oriente. Né
tardoantico, nord-occidentale per universale condizione Matteo dice qualcosa a proposito
medievale e moderno, «signore, dio», bal: umana, quella della dello status religioso e politico-so-
assumendo valenze i tre nomi vogliono morte. In ottica ciale di tali Magi. E c’è di piú: no-
simboliche diverse. quasi dirci che al cristiana, i tre doni nostante le premesse – soprattutto
In greco i Magi ebbero capezzale del Signore alludono al regno la profezia del Salmo 72 della Bib-
i nomi di Apellios, del mondo sono giunti terreno del Cristo, alla bia – essi non sono affatto presen-
Amerios e Damascos; sovrani da est, sud-est sua missione salvifica tati come dei «re».
in ebraico, quelli di e nord-est. Già in età e alla fede, alla
L’identificazione comune dei Magi
Galgalat, Malgalat altomedievale passione e alla
e Sarachin. I tre nomi era maturata resurrezione.
adoranti con dei «Persiani» è frutto
di una interpretazione plausibile sí,
ma niente affatto scontata.

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La processione dei dignitari
persiani nella reggia di
Persepoli, l’Apadana.
Nella pagina accanto, un
particolare del rilievo
dell’Apadana, con i dignitari
che recano ricchi doni.
Magu è nome persiano di una
casta di sacerdoti, ma
l’identificazione dei Magi
evangelici con dei «Persiani»
non è affatto scontata.
Nelle pagine precedenti:
particolare dei Re Magi nel
mosaico di S. Apollinare
Nuovo a Ravenna. VI sec. d.C.

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A destra: Persepoli,
la scala
est dell’Apadana,
la reggia dei
re persiani,
con i rilievi
raffiguranti le
processioni dei
sacerdoti che
recano doni al
sovrano.
V sec. a.C.

D’altro canto, la stessa venuta in ...e la testimonianza


Israele di questi Magi, e la loro di Erodoto
visita alla casa di Betlemme ha Partiamo quindi proprio dai Magi.
nno posto non pochi problemi di Il greco mágos, da cui anche il lati-
ordine interpretativo in merito no magus (e ovviamente l’italiano
alla loro veridicità; persino nella mago), deriva in ultima istanza da
letteratura specialistica, tanto di un termine antico persiano, magu-,
parte cattolica quanto protestan- con il quale si designava una cate-
te, si è affermato che l’intera sto- goria di sacerdoti che per lo stori-
r ia dei Magi sarebbe solo una co greco Erodoto, vissuto 2500 an-
proiezione immaginaria. ni fa, avrebbe costituito addirittura
Per altri studiosi, invece, la vicenda una delle tribú dei Medi, che aveva
potrebbe adombrare reali episodi dominato il cuore dell’altopiano
storici, come per esempio la visita iranico prima dell’avvento dei Per-
di Tiridate re d’Armenia, con un siani (Storie, I, 101). I magu- sareb-
corteo di Magi, nel 66 d.C., alla bero stati quindi esponenti di un
corte di Nerone (ma questa, come potente clero.
si dice, è un’altra storia). Sempre secondo Erodoto (Storie, I,
Ma quale era l’origine e l’identità 132), nessun rito religioso poteva
del clero dei Magi? Quale può es- essere celebrato senza la presenza di
sere stato il significato storico-re- tali sacerdoti e gli stessi sovrani
ligioso e simbolico della loro achemenidi (la dinastia che aveva
menzione nella narrazione di fondato l’impero persiano), prima
Matteo? Quali sono le implica- di accedere al trono, dovevano esse-
zioni profonde della presenza dei re introdotti nella sapienza dei ma-
Magi presso il Salvatore? Quale gu- attraverso un complesso rituale
il valore dei doni? Quale il si- iniziatico. Di questi riti ci parla an-
gnificato dell’astro che presero a che Plutarco (Artaserse, III, 1-2).
guida e della sua osservazione? Il prestigio dei magu- si accrebbe
E come conciliare la vicenda de- per via della notorietà che dovette
scritta da Matteo con quella di Lu- avere in Grecia la vicenda dell’u-
ca (II, 8-20), ove al posto della stel- surpazione (vera o fittizia che fos-
la e dei Magi compare invece l’An- se) del trono del re achemenide
gelo del Signore, che annuncia ai Cambise da parte di un potente ma-
pastori la nascita del Cristo e li in- gu- di nome Gaumata, il falso
dirizza alla capanna? Smerdis del racconto erodoteo

A sinistra: statua di Anan, sacerdote astronomo della XVIII


dinastia. In tutto l’Oriente le caste sacerdotali avevano un
grande potere derivato dalla sapienza che controllavano.
(Storie, III, 61-63, 65, 67-80, 88). La
narrazione che Erodoto fece di
questo colossale scandalo politico
in sostanza coincide con la versio-
ne raccontata da Dario I, successo-
re di Cambise, nella sua grande
iscrizione trilingue di Bisutun, in
Iran (Storie, I, 11-16).
Non è chiaro, inoltre, se e in qual
misura il clero dei magu- abbia par-
tecipato alle fasi piú antiche della La religione di Zarathustra
cosiddetta «riforma religiosa» di Sigillo di età achemenide, del VI-V sec. a.C., che
raffigura il re Dario I di fronte al dio Ahura Mazda,
Zoroastro, giacché nell’Avesta, il te-
divinità unica venerata nel libro dell’Avesta, il sacro
sto sacro degli zoroastriani, il ter- testo dello zoroastrismo. Londra, British Museum.
mine mogu- occorre solo una volta Ahura Mazda era la personificazione del bene e della
(Y. 65, 7), in una parola composita luce, di contro ad Ahriman, il diavolo, da cui
che significa «che odia i Magi», provengono l’oscurità e il male.
molto difficile da interpretare.Tut-

LA RELIGIONE DELL’ANTICO IRAN


Gli dèi dell’antica di tenere lontana Mithra si diffonde dalla del dio di origine persiana
religione iranica l’impurità dai quattro Persia all’India e a tutto il vennero edificate le
– il supremo Mithra, elementi sacri: poiché Vicino Oriente, per chiese. Anahita è l’unica
Ahura Mazda e la dea ogni cadavere è giungere fino in Grecia e, divintà femminile del
Anahita – costituiscono il considerato impuro, esso in seguito, in Italia. pantheon antico-iranico,
fondamento del credo non può essere seppellito I Romani lo diffusero, in descritta come una
zoroastriano. Secondo nella terra o nell’acqua, quanto dio dei guerrieri, ragazza dall’aspetto bello
Zarathustra si doveva né può essere bruciato. nelle province imperiali e forte, nella cui figura
venerare soltanto Ahura Il significato dell parola dell’Europa centrale e confluiscono alcuni
Mazda (da cui deriva «Mithra», il nome del dio occidentale. Quando il aspetti delle antiche
«mazdeismo», l’altra della luce e del sole, cristianesimo divenne la divinità babilonesi, che
espressione usata per massima divinità del religione ufficiale venivano ancora venerate
indicare la religione pantheon dell’antico Iran, dell’impero romano, sui in Persia fino al regno di
fondata da Zarathustra), può essere tradotto con luoghi di culto sotterranei Serse I (486-465 a.C.).
poiché egli, Signore «contratto». Il dio, infatti,
Saggio, personificava il era patrono dei contratti,
principio del bene e della dei giuramenti e, in
luce, contro il male e genere, della verità.
l’oscurità rappresentata Secondo l’insegnamento
da Ahriman, il diavolo. di Zarathustra, Mithra
I quattro elementi (fuoco, aiutava Ahura Mazda
terra, acqua e aria) sono nella sua perpetua lotta
considerati sacri dalla contro il male.
religione zoroastriana e i La fortuna di Mithra
fedeli hanno il compito di fuori dalla sua terra
proteggerli dall’impurità. d’origine è un
Il fuoco, in quanto simbolo fenomeno
della luce e della purezza, particolarissimo:
svolge un ruolo noto sin dal periodo
importante nelle attività achemenide (VI-IV
cultuali sin dall’età secolo a.C.), il culto di
achemenide, tanto che
i zoroastriani sono anche
chiamati «adoratori del Orecchino in oro di arte
fuoco». Lo stesso achemenide, con un
particolarissimo culto rilievo raffigurante il dio
dei defunti della religione Ahura Mazda, venerato
zoroastriana è da nella religione di
ricondurre all’esigenza Zarathustra.

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to indicherebbe che si trattava di


un gruppo sacerdotale iranico, di-
verso dal clero avestico, da collo-
carsi, almeno in origine, nelle re-
gioni piú orientali dell’altopiano.

Una parola misteriosa


Anche l’origine del nome magu-
non è priva di incertezze. Molti og-
gi lo collegano al termine maghá-, La scienza astrologica
«dono, ricompensa», presente negli Tavoletta cuneiforme babilonese per il
antichi testi vedici indiani, e alla pa- calcolo dei movimenti di Giove.
rola maghávan- («che possiede il do- La scienza del magos, la magía, era
no»). Non si allude certo a doni strettamente legata all’astrologia,
profani, ma a doni e offerte all’in- alla interpretazione dei sogni e all’esoterismo.
terno di antichi rituali indo-irani-

CHI ERA ZARATHUSTRA?


Il nome Zarathustra, in massacrato e disperso le (oggi in Afghanistan colloca Zarathustra «258
lingua antico-iranica, è di comunità dei fedeli e settentrionale), del Sistan anni prima di Alessandro»,
incerto significato: forse bruciato i testi sacri dei (diviso tra Iran, Pakistan, ma gli specialisti oscillano
significava «conduttore di periodi precedenti. Afghanistan), della attualmente tra il X e il VI
cammelli» (il persiano piú La tradizione zoroastriana Margiana (oggi in secolo a.C. Al di là dei
tardo usa la forma attribuisce al profeta la Turkmenistan) o nei problemi storici,
Zardusht; i Greci lo composizione in prima territori delle antiche Zarathustra fu certamente
avrebbero mutato in persona di 5 canti o ghata satrapie persiane della un grande riformatore
Zoroastres, che in lingua che formano 17 dei 72 Chorasmia (l’attuale etico e religioso, capace
italiana divenne capitoli della piú antica regione del Khorassan di influenzare la religiosità
«Zoroastro»). Zarathustra, sezione dell’Avesta, iraniano) e dell’Arachosia del mondo Iranico e, di
intimamente connesso dal chiamata Yasna (regione di Kandahar, riflesso, del mondo intero
suo stesso nome ai modi («venerazione, Afghanistan). Per quanto per i millenni che
di vita delle antiche sacrificio»). I canti riguarda il tempo, la sarebbero seguiti.
popolazioni del mondo verosimilmente composti chiesa mazdea
iranico, fu il grande da Zarathustra sono il convenzionalmente
profeta e riformatore nucleo piú antico e
religioso vissuto nella venerato dell’intero
prima metà del I millennio Avesta. La patria
a.C., che la religione di Zarathustra è
mazdea (dal nome divino variamente
di Ahura Mazda, il identificata
«Signore Saggio») nelle pianure
riconobbe come proprio della Battriana
fondatore. La raccolta dei
testi religiosi mazdei si
chiama Avesta; Miniatura del
probabilmente essa fu De Universo
redatta in forma scritta in di Rabano
epoca sassanide Mauro, che
(IV-VI secolo d.C.), anche raffigura il re
se il clero del tempo, Zoroastro in
demonizzando la figura di trono mentre
Alessandro, attribuiva al consulta gli
Macedone la oracoli.
responsabilità di aver XI sec. d.C.

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ci, mistici ed esoterici, nel corso dei quindi molto significativa; certo il ti a morte; solo Daniele avrebbe al-
quali il sacerdote addetto al sacrifi- tema della visione del segno celeste, lora convinto il capo delle guardie
cio entrava in una dimensione di l’astro del Salvatore del mondo, a non eseguire la terribile sentenza,
estasi e visione superiore. sembrerebbe indirizzarci alla divi- soddisfacendo, grazie a una divina
A partire dalla fine del V secolo tro- nazione astrale, piuttosto che all’in- ispirazione, le domande del re.Ap-
viamo i magu- in un diverso ruolo. tervento di esponenti di un clero pare evidente da questi passi che i
Nell’Alcibiade (I, XVII, 121-122), iranico. Ma la questione è ancora magi/maghi e i sapienti di Nabu-
Platone (o forse un suo allievo) af- piú complessa. codonosor non erano altro che
ferma che i príncipi persiani veni- esperti di interpretazione di sogni e
vano allevati ed educati da quattro Il sogno di Nabucodonosor astrologi. Secondo Daniele (I, 17),
saggi, tra i piú valenti dell’impero. Il temine «mago» non è noto nel- Daniele stesso fu infatti reso da Dio
Tra questi, il piú sapiente istruiva il l’ebraico biblico. Nella versione «interprete di visioni e di sogni»;
futuro sovrano nella magia (mageía) greca dei Settanta esso è attestato piú quindi, stando alla Bibbia, la sua dot-
di Zoroastro, figlio di Oromazes – volte solo nel Libro di Daniele, dove trina traeva origine da una forza
ossia nel culto degli dèi – e nell’ar- si narra di come i sapienti di Na- ben diversa e certamente superiore
te di regnare. bucodonosor non fossero in grado rispetto a quella degli altri sapienti
Questa fonte ci insegna molte co- di interpretare il terribile sogno del babilonesi.
se: innanzitutto che in quest’epoca sovrano e venissero cosí condanna- Come si vede, nel Libro di Daniele,
Zarathustra (Zoroastro) era ormai
strettamente legato al clero dei Ma-
gi, in quanto la sua dottrina viene Ricostruzione grafica,
definita come mageía (e infatti di- del XIX secolo, di un
verse fonti posteriori descriveranno tempio caldeo. La religione
il profeta iranico come un mago). di Zarathustra
Inoltre, sappiamo che per mageía era strettamente legata al
clero dei Magi, identificati
deve intendersi non ciò che noi
in età ellenistica con gli
consideriamo «magia» o peggio astrologi e i Caldei: da qui,
«stregoneria», bensí il legittimo cul- forse, la stella del
to e la dovuta «cura degli dèi». Pur- Salvatore che ci indirizza
troppo, tanto il termine mágos e i alla divinazione astrale.
derivati mageía e magéuo assunsero
in greco anche una persistente ac-
cezione negativa, che sempre piú
accomunava la mageía alla strego-
neria. Inoltre, in età ellenistica e tar-
doantica i Magi furono assimilati
agli astrologi e ai Caldei, in un cal-
derone di indistinto esotismo ed
esoterismo orientale.
L’immagine del clero iranico dei
magu-, in Occidente, era stata
fortemente compromessa
da questi travisamenti. La
menzione dei Magi nel
Vangelo di Matteo è
mágos non indicava affatto il magu- Tuttavia agli inizi dell’era volgare
NATALE dei Medi e dei Persiani, ma l’esper-
to nelle arti magiche, nell’interpre-
l’astromantica mesopotamica e suc-
cessivamente la cosiddetta astrolo-
tazione dei sogni o nella predizio- gia classica erano ormai cosí diffu-
ne astrale, ossia nell’esercizio della se nel bacino del Mediterraneo, che
divinazione assira e babilonese. risulta impossibile riferire la que-
LA VISIONE DEL RE Quella dei Magi era quindi dive- stione della stella a un gruppo spe-
nuta, all’epoca della redazione dei cifico di astrologi.
Nel Libro di Daniele (capitolo 5) Settanta, una categoria nella quale
si narra che, durante un banchetto
potevano rientrare a buon diritto Tra Giudei e Parti
alla corte del re babilonese
Beltazzar (Baldassar) un prodigio
non solo i Caldei e i cosiddetti Il termine mágos in contesto elleni-
interrompe la festa: su un muro
«Magi ellenizzati», ma anche Greci stico ormai nascondeva diverse am-
appaiono, tracciate da mano ispirati dal sapere dei Caldei, non- biguità, sovrapponendo accezioni
misteriosa, delle parole ché stregoni, fattucchieri, astrologi negative e positive. In quest’ultimo
incomprensibili. Poiché nessuno di origine e cultura differenti (ossia caso, il termine mágo era spesso ri-
dei saggi e indovini di corte riesce non solo iranici, greci, siri, babilo- ferito al clero iranico, senza dubbio
a decifrare la scritta, il re fa nesi, ma anche arabi ed egiziani). a causa dell’alta considerazione tri-
chiamare Daniele (al quale, Poiché l’attività delle scuole astro- butata ai magu-, al culto zoroastria-
a sua volta, era stato attribuito nomiche babilonesi continuò sino no e in generale alla cultura persia-
– dallo stesso Nabucodonosor – all’epoca partica (II-III secolo d.C.) na, in ragione, soprattutto, del suo
il nome babilonese di Beltazzar, e oltre, non è detto che le pratiche ben noto rispetto per la «verità».
Daniele 1,7), il quale legge astromantiche debbano essere Quindi non si può escludere che
le parole mene, mene, tekel, esclusivamente associate con il l’Evangelista, nel menzionare in
upharsin («è stato contato mondo iranico. Il riferimento all’o- una luce positiva i Magi, si richia-
e contato, pesato e diviso») men astrale concernente la stella masse piú o meno velatamente a un
interpretandole come l’annuncio menzionata da Matteo può riman- contesto iranico e piú precisamen-
della fine dell’impero babilonese. dare ai Caldei (in quanto uomini di te mazdaico.
L’episodio è magistralmente scienza istruiti nelle arti della divi- Già agli inizi del secolo, infatti, gli
rievocato in un famoso dipinto nazione astrale e dell’astronomia). specialisti avevano notato interes-
di Rembrandt del 1635, in cui la
scritta appare, in lettere ebraiche,
da leggersi da destra a sinistra
e dall’alto in basso. Il quadro,
riprodotto in questa pagina,
si trova oggi alla National
box
Gallery di Londra.
to

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A destra: una formella del portale di
San Zeno a Verona, raffigurante il re
Nabucodonosor e gli Ebrei. In età
ellenistica il termine màgos assunse
accezioni sia negative che positive, e
queste ultime riferite al clero iranico:
di qui forse il ruolo positivo del mago
nel testo evangelico.

santi contraddizioni: il termine má-


gos era usato con ambiguità nel Li-
bro di Daniele per denotare gli ori-
ginari esorcisti e incantatori paga-
ni, e negli Atti degli Apostoli assu-
meva una connotazione palese-
mente negativa. Basti pensare all’e-
pisodio dello smascheramento Si-
mon mago (Atti,VIII, 9-25), o quel-
lo di Bar-Jesus di Cipro (Atti, XIII,
6-11), esplicitamente chiamato má-
gos (virum magum pseudoprophetam
Iudaeum), ove compare, per giunta,
anche il mago Elimas, che Paolo
rimbrotta chiamandolo «figlio del
diavolo» (fili diaboli). Non c’è dub-
bio alcuno che i Magi di Matteo
siano di ben altra stoffa per dignità
e sapienza.
Forse, se il riferimento evangelico

I MAGI NELLA TRADIZIONE MEDIEVALE


Il religioso Giovanni di volta. Sulla torre, prima di Milano, tra il IV e il VI perfettamente antiche
Hildesheim, vissuto nel tornare ciascuno al secolo d.C., e qui tradizioni e la stessa
XIV secolo, è noto come proprio Paese, erigono un rimasero, sino a che la raffigurazione del celebre
l’autore della Historia luogo di culto per il Cristo vicenda si allacciò con le mosaico di Ravenna;
Trium Regum (La Storia neonato; e decidono che, ambizioni politiche di sembra anche che le
dei Tre Re). Il racconto si dopo la morte, si faranno Federico I Barbarossa reliquie fossero avvolte in
dilunga sulla natura e seppellire nel luogo sacro. (1125-1190). Quando tessuti tinti di porpora in
l’aspetto della stella, e i Dopo molti anni, la stella Milano cadde, Federico qualche modo compatibili
tre Magi Melchiorre, torna ad annunciare ai tre decise di ricompensare con prodotti siriani del II-
Baldassarre e Gaspare che il loro tempo terreno Rainald von Dassel, III secolo d.C. Ma i Magi,
sono descritti sta per scadere. I Magi arcivescovo di Colonia secondo Giovanni di
rispettivamente come tornano alla Collina della che gli aveva fornito aiuti Hildesheim, non erano
sovrani dell’India, della Vittoria, si costruiscono militari per la campagna in vissuti a lungo dopo
Caldea (Babilonia) e della un sepolcro e muoiono, Italia: fu cosí che nel 1164 l’episodio della Natività?
Persia. I tre si incontrano venerati dalle moltitudini. i resti dei Magi Come potrebbero
solo alla periferia di Sulla Collina della Vittoria, raggiunsero la cattedrale apparire, nel sepolcro
Gerusalemme, dopo un secondo la tradizione, della città tedesca, dove tedesco, con la stessa età
viaggio solitario e Elena, madre di tuttora riposano. che avrebbero avuto al
precipitoso, e procedono Costantino, dissotterrò i Osservatori moderni tempo della visita a Gesú?
alla volta della capanna di corpi dei Magi, hanno riferito che i tre Se non si tratta dei Magi,
Betlemme. Al ritorno, i conservandoli in una teca crani visibili nella teca a chi appartenevano i tre
Magi raggiungono la preziosa e riccamente apparterrebbero, a causa scheletri? E che dire della
Collina della Vittoria, ai ornata, che fu portata a della diversa saldatura tomba dei Magi che
confini dell’India: qui Costantinopoli e deposta delle linee di sutura, a un Marco Polo (Libro III)
sorge la torre di guardia nella chiesa di S. Sofia. giovane, a un individuo di avrebbe visitato in Persia
da dove la stella era stata I corpi dei Magi sarebbero mezza età e a un vecchio, intorno al 1270? Il mistero
avvistata per la prima poi stati trasferiti a cosa che rispecchierebbe dei Magi continua...

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NATALE
Foto scambio
A destra: Betlemme in una foto dei
primi decenni del XIX sec.
L’ambientazione della natività di Gesù
a Betlemme, e la scena
dell’Adorazione dei Magi, potrebbero
derivare dal desiderio di avvalorare
l’identificazione di Gesù con il Messia
tanto atteso.

ai Magi resta vago e può prestarsi a


diverse letture, questa indetermina-
tezza non è casuale. Il testo, evitan-
do identificazioni troppo precise,
non restringeva la «visione sapien-
ziale» della stella a una, e una sola,
cultura religiosa extra-giudaica. dottrine iraniche (a cui accennere- tradizioni iraniche sin da quando i
Inoltre il testo del Vangelo, che si ri- mo tra poco) concernenti la venu- Persiani avevano posto fine alla cat-
volgeva a orecchie e sensibilità to- ta del «rinnovatore venturo», il Sao- tività babilonese degli Ebrei. Inoltre
talmente diverse, poteva essere let- syan≥t iranico, senza però esaltarle la cultura giudaica manteneva un
to e inteso a diversi livelli. Nel ri- palesemente. legame simpatetico con l’Iran par-
chiamarsi ai Magi, visti come sa- La presenza di questo messaggio tico, il piú vicino e temibile anta-
pienti degni di rispetto e non come non aveva nulla di strano. Infatti, il gonista dell’impero romano. In quei
empi stregoni, Matteo (II, 1-11) mondo giudaico, a cui lo stesso tempi si era addirittura formato un
evocava immediatamente, nella co- evangelista fu strettamente legato, partito filo-partico che avrebbe do-
scienza dei piú informati, alcune era venuto a conoscenza di molte vuto riportare la Giudea nell’orbi-
ta iranica.
Nella stessa epoca, la comunità giu-
I MISTERI DI SIMON MAGO daica babilonese, pur essendo posta
nel territorio dei Parti, manteneva
La parola «mago» viene usata nelle sue accezioni peggiori e dispregiative stretti contatti con Israele e regolar-
negli Atti degli Apostoli (8, 9-25) in associazione alla enigmatica figura di mente effettuava il pellegrinaggio a
Simone, un samaritano nato a Gitton, presso Sichem, che visse e predicò
Gerusalemme.Agli Ebrei soggetti al
fianco a fianco agli Apostoli di Gesú. «V’era da tempo in città un tale di
nome Simone, dedito alla magia, il quale mandava in visibilio la
tallone romano, soprattutto dopo la
popolazione di Samaria, spacciandosi per un gran personaggio… Gli
distruzione del tempio nel 70 d.C.
davano ascolto, perché da molto tempo li aveva fatti strabiliare con le sue a opera di Tito, non sfuggiva che
magie». Simone si trovò improvvisamente a subire la temibile concorrenza questa comunità esterna godeva di
delle attività dell’apostolo Filippo, il quale aveva cominciato a predicare il un notevole prestigio nel regno
Cristo negli stessi luoghi, praticando esorcismi e miracolando paralitici e partico, sia dal punto di vista com-
storpi. Riconoscendo le superiori virtú taumaturgiche dei cristiani, Simone merciale, sia da quello militare.Vo-
si convertí, si fece battezzare e divenne il piú assiduo dei seguaci di logese I, re dei Parti, aveva ricono-
Filippo, forse con la segreta speranza di carpirne i segreti. Simone «…era sciuto sin dagli anni 70 del I secolo
fuori di sé nel vedere i segni e i grandi prodigi che avvenivano». Ma l’unico d.C. l’istituzione dell’«exiliarco», ca-
segreto degli Apostoli era la capacità di trasmettere lo Spirito Santo e po della comunità giudaica in Ba-
guarire mediante l’imposizione delle mani, diretto dono di Dio.
Simone si spinse al punto di offrire del denaro per convincere
Pietro, Giovanni e Filippo a cedergli parte dei propri poteri. L’unico
risultato fu quello di essere maledetto da Pietro («…il tuo
denaro vada con te in perdizione…») e di rimanere bollato
d’infamia presso tutti i cristiani dei millenni a venire.
Da allora, la parola «simonia» indica qualsiasi forma di
commercio di cose sacre a scopo di lucro. La tradizione
ecclesiastica postuma avrebbe riconosciuto in Simone un
potente mago padre dello gnosticismo, ricamando intorno al
personaggio una rete di eventi e vicende soprannaturali.

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NAZARET O BETLEMME
La testimonianza del Vangelo di Marco, considerata la fonte piú antica e
attendibile, afferma che Gesú «…venne da Nazaret», e che era questa la
città paterna; lo stesso Paolo, negli Atti degli Apostoli, specifica che Gesú
era originario di Nazaret. Sono Matteo e Luca ad asserire senza ambiguità
che Gesú nacque nella grotta di Betlemme di Giudea: secondo Matteo,
Giuseppe e Maria, di ritorno dalla fuga in Egitto, si sarebbero
temporaneamente spostati a Nazaret per timore di ulteriori persecuzioni,
secondo Luca, invece, la coppia avrebbe lasciato Nazaret proprio ai fini
del censimento voluto da Augusto. Proprio a Betlemme, città molto piú
importante, diverse profezie bibliche avevano annunciato la nascita di un
«germoglio di Davide» destinato per volere divino a salvare Israele.
L’ambientazione della Natività a Betlemme mediante diversi espedienti
narrativi – tra cui la scena, cara a tutti noi, dell’Adorazione dei Magi –
rifletterebbe quindi il desiderio di segnalare al mondo come Gesú,
discendente di Davide per parte di Giuseppe, fosse il Messia tanto atteso.

A sinistra: predella dei Della Robbia,


l‘Adorazione dei Magi a Gesú. XV sec.
Nella pagina accanto, in basso:
miniatura del Liber Sacramentorum
(X sec.) con la caduta di Simon Mago,
il samaritano che aveva cercato di
acquistare per denaro il potere di
guaritori degli Apostoli.

come ultimo figlio di Zarathustra,


nato da una vergine, verrà a salvare
il mondo, a resuscitare i morti e a
decretare, nel ferro e nel fuoco, la ri-
scossa finale di Ohrmazd sulle te-
nebrose forze di Ahreman, secondo
una dottrina già palesata in testi del-
la prima metà del I millennio a.C.
Non sfuggono i paralleli tra la con-
cezione del Salvatore cristiano e
quella del Saosyan≥t, che infatti sarà
sfruttata dalla stessa propaganda re-
bilonia, con poteri significativi. no, che era stato definito nell’Anti- ligiosa cristiana in Iran, e che in
La narrazione di Matteo, composta co Testamento «l’unto del signore» certo qual modo verrà recepita an-
verosimilmente intorno all’85 d.C. (Deutero-Isaia, 41, 3). che dai Mazdei, se è vero che, nel
(come ora sembrano concordare gli corso dell’incendio e del sacco di
specialisti), per quanto scarna, non I due Salvatori universali Gerusalemme del 614 a opera del-
dovrebbe essere avulsa dal contesto Ciò non significa che il testo evan- l’armata di Xusraw II, gli stessi sol-
geo-politico e storico-religioso di gelico implichi un occulto discorso dati sassanidi si astennero dal di-
un mondo bipolare in cui i Parti politico filo-partico, ma solo che il struggere e profanare una chiesa per
mazdei avevano garantito ai loro pubblico dell’epoca, negli ambien- avervi trovato, in un mosaico, una
sudditi ebrei una serie di libertà im- ti piú accorti, poteva essere ben pre- rappresentazione dei Magi, che im-
pensabili sotto i Romani e in cui la disposto, e per molte ragioni, nei mediatamente riconobbero come
cultura partica, attraverso i conti- confronti dei Magi iranici. Questa propri sacerdoti.
nui contatti tra la Babilonia e Israe- audience, non solo politicamente, ma Non vi è dubbio che la presenza dei
le, era ampiamente conosciuta e, se anche religiosamente ben informa- Magi nella Natività di Gesú ci ri-
non completamente apprezzata, ta, poteva per giunta intravedere porti verso l’Iran e comunque nel
certamente rispettata. Lo stesso era con chiarezza dietro l’ombra dei contesto interculturale delle rela-
avvenuto, sempre nel caso del mon- Magi la presenza della cultura reli- zioni giudaico-persiane. Come in-
do iranico, ai tempi di Ciro il Gran- giosa mazdaica in attesa della nasci- fatti il Deutero-Isaia aveva salutato
de, il fondatore dell’impero persia- ta di un «Salvatore venturo», che, Ciro il Grande come «l’unto del Si-

A R C H E O 95
NATALE

gnore», cosí alcuni Magi (ovvero i furono presi a simbolo della totalità forma e di suo tempo». La festività
sacerdoti per eccellenza del mondo delle genti. Se osserviamo con at- del 6 gennaio, nella Cristianità
achemenide) venivano a loro volta tenzione le molteplici varianti ico- orientale, almeno sino al IV secolo,
a «ungere» il nuovo re dei re e sal- nografiche dei Magi ci imbattiamo ospitava ben tre anniversari: la na-
vatore del mondo, recandogli oro, anche in un mago nero (Balthasar); scita di Gesú, la sua adorazione da
incenso e mirra, ossia una triade di oppure in sequenze particolari, nel- parte dei Magi e il suo battesimo.
doni-simbolo della regalità e del sa- le quali uno dei Magi è giovane, un La ricorrenza richiamava, nelle sue
cerdozio umani e divini, come già altro adulto, il terzo vecchio. La origini pagane, soprattutto antiche
osservato da antichi commentatori triade non allude soltanto alle tre feste dedicate alle divinità iraniche
cristiani. D’altro canto, avevamo già età dell’uomo, ma per molti studio- del tempo.
incontrato i Magi proprio al mo- si rimanda anche a una rappresen-
mento dell’iniziazione regale dei re tazione del dio del tempo iranico. Tra storia e leggenda
persiani. Essi giungevano quindi a Ciò appare plausibile se si tiene I Magi furono sempre piú iranizza-
iniziare ritualmente il nuovo Re conto delle leggende orientali (tra ti, almeno in alcune tradizioni, an-
del Mondo. le quali quella tramandata dallo che nei nomi, che, ovviamente,
La serie dei doni – tre – è una del- stesso Marco Polo nel Milione), in giunsero dall’Oriente ben dopo la
le ragioni che avrebbero portato gli cui Gesú si rivela di volta in volta ai redazione di Matteo. Basti pensare
artisti del mondo antico a raffigu- tre Magi in un’età diversa, tale che al ben noto Gaspar (o Gasparus)
rare solo tre Magi, che ben presto «a ciascheuno p[e]r sé parve di sua che, via Gathaspar (nome del terzo

96 A R C H E O
La spianata delle MA QUANDO NACQUE VERAMENTE GESÚ?
moschee a
Gerusalemme, e il La maggior parte degli da altre fonti che assunto questo nome
duomo della Roccia. La studiosi oggi Erode morí per umiltà, e non per
nascita di Gesù, concordano sul fatto esattamente 750 anni bassa statura –,
secondo gli ultimi che Gesú sia nato dopo la data ufficiale vissuto tra la fine
computi, sarebbe più alcuni anni prima della fondazione di del V e la prima metà
antica di almeno sei di quanto non preveda Roma, vale a dire del VI secolo d.C.
anni rispetto a quella il sistema cronologico nell’anno 4 a.C. A Dionigi, paziente
vulgata, per un calcolo che oggi noi tutti Nel raccontare la compilatore dei canoni
errato del monaco usiamo. vicenda della strage dei primi concili della
Dionigi il Piccolo. Lo rivelerebbero degli Innocenti, Chiesa cristiana,
alcune circostanze Matteo (2, 16) afferma era stato affidato il
che sono ben ancorate esplicitamente che compito di effettuare
a uno dei pochi Erode fece sopprimere una conversione
riferimenti cronologici i neonati che avevano formale dell’antico
forniti dai Vangeli, fino a due anni; calendario romano
un passo di Luca poiché il re cercava di nel nuovo calendario
(2, 1-4) in cui si dice eliminare Gesú, cristiano; fu cosí il
che la nascita di dobbiamo supporre monaco a fissare la
Betlemme avvenne che prima del 4 a.C. nascita del Cristo
nel corso di un il futuro Salvatore al 25 dicembre
censimento che avesse allora 2 anni dell’anno 754 dopo la
l’imperatore Augusto o meno. Questo fondazione di Roma,
avrebbe voluto fare di sposterebbe la sua trasformandolo nella
tutti gli abitanti e delle nascita – e il soglia cronologica
proprietà a lui censimento convenzionale
sottomesse. di Augusto – dell’era cristiana.
Del censimento immediatamente Secondo alcuni,
sarebbe stato prima della soglia del la scelta del
incaricato Quirinio, 5 o 6 a.C. Perché allora 25 dicembre,
governatore di Siria, continuiamo a contare consapevole
provincia dalla quale gli anni da una data di o meno che fosse,
dipendeva la Galilea. nascita di Gesú errata, fece coincidere il
Luca afferma anche posteriore di 6 o 7 Natale con una antica
che Gesú nacque al anni? Pare che sia festività pagana
tempo in cui Erode il tutta colpa del monaco dedicata al culto
Grande regnava sulla Dionigi il Piccolo del Sole e dell’iranico
Giudea. Ora, sappiamo – il quale aveva Mitra.

Mago secondo alcune fonti), appa- era ritagliato una sorta di mini-im- Questo proliferare di nomi e di te-
re certamente connesso al persiano pero nel nord-ovest dell’India, ben mi ironizzanti rappresenta una rie-
Gh@atfar (nome del re degli Efta- noto grazie alle scoperte archeolo- laborazione orientale di ambiente
liti nelle fonti iraniche), ma soprat- giche. cristiano, fortemente imbevuto di
tutto a una serie di nomi medio- Non si devono poi trascurare i no- tradizioni zoroastriane e mazdai-
iranici quali, innanzitutto, il partico mi dei tre Re Magi attestati nel Li- che. In questo ambiente, la stessa
Windafarn e il medio persiano Gun- bro della Caverna dei Tesori, ossia nascita del Cristo viene fatta profe-
dafarr. Si aggiunga il Guduvhara del- H@ormizd di Makh@ozd^, re di tizzare da Zoroastro, come accade
le iscrizioni kharos≥t≥h^, ma che Persia e «Re dei Re», Jazdegerd re esplicitamente nell’apocrifo noto
risale in ultima istanza a un antico di Sab@a e P@er@oz re di come Vangelo arabo dell’Infanzia (7,
persiano Vindafarnah- «colui che ∏eb@a, che sono senza dubbio al- 1-2), per cui ci troviamo dinanzi a
trova il x√ar™nah». cuno di derivazione iranica e spe- un’implicita equazione Gesú-Sao-
Questi nomi si sovrappongono a cificamente sassanide. Si pensi an- syan≥t. I territori dell’Iran saranno
quello del sovrano della città india- cora all’onomastica dei dodici sa- sin dal I secolo d.C. una delle re-
na di «Sandaruk», ovvero la Sana- pienti e re (probabilmente in gioni di propagazione del cristia-
truk di epoca partica, che accoglie, conformità col numero degli Apo- nesimo. Il riferimento degli Atti de-
secondo la tradizione,Tommaso. Il stoli), secondo altre fonti, la cui ori- gli Apostoli (II, 8-9), che indica tra i
re non sarebbe stato altri che Gon- gine iranica appare nella maggior testimoni del prodigio della Pente-
dophares, un principe partico che si parte dei casi quasi trasparente. coste Parti, Medi, Elamiti e alcuni

A R C H E O 97
sentata in Matteo, non può essere al grande Keplero –, ma la tradizio-
NATALE assunta come una verità storica let-
terale e indisputabile. Bisognerà in-
ne astrologica (peraltro iranica) che
volle far coincidere l’evento con i
vece scandagliarne il profondo si- grandi cambiamenti di religione, è
gnificato simbolico, alla luce di un ben posteriore all’epoca della na-
abitanti della Mesopotamia, prove- qualche importante avvenimento, scita di Cristo, risalendo solo al pe-
rebbe che, verso l’anno 80, le Chie- su cui la critica storica non ha an- riodo sassanide (III-VII secolo
se del mondo greco-romano cono- cora raggiunto certezze assolute. d.C.). Non si può neppure invoca-
scevano l’esistenza di comunità cri- Intorno al 7 a.C., periodo ritenuto re, quale deus ex machina, la sapien-
stiane nelle lontane contrade d’O- piú probabile per la nascita di Ge- za astrale babilonese, dato che in
riente e nelle terre d’Iran. La pre- sú, non si verificò alcun fenomeno ambito mesopotamico le congiun-
senza dei Magi presso il Cristo astronomico di rilievo. L’apparizio- zioni di Giove e Saturno non sem-
metteva in contatto due fedi molto ne di due comete (da taluni consi- brano aver avuto simili significati.
diverse, ma che, nella nascita del derate però come «nove» o «super- In piú, è accertato che, delle tre
Salvatore-Rinnovatore del mondo, nove»), avvenuta, secondo le fonti congiunzioni Giove-Saturno veri-
vedevano entrambe un momento cinesi e coreane, nel 5 e nel 4 a.C., ficatesi nell’anno 7 a.C., nessuna fu
centrale del processo di salvezza non risulta confermato dalle coeve cosí stretta da dare adito a una pos-
dell’umanità e del mondo. fonti mesopotamiche o classiche; sibile confusione con una sola stel-
né le comete corrisposero, per la di luminosità straordinaria.
Il significato della stella quanto si sa delle tecniche di divi- In Matteo (II, 2), i Magi affermano:
Quale fenomeno si cela dietro il ri- nazione del mondo mesopotamico «Vedemmo la sua stella in Oriente»;
ferimento all’astro che guidò i Ma- e iranico, a un evento quale la na- per alcuni ciò non significa che i
gi alla dimora (Matteo, in greco, scita di un sovrano.
parla di oikia) di Cristo a Betlem- Si è anche pensato a una congiun-
me? Come ho già detto, la visita zione Giove-Saturno – ipotesi at-
dei Magi, almeno come viene pre- tribuita con una certa imprecisione

GERUSALEMME AL TEMPO DI ERODE


Nel 63 a.C. Pompeo conquista Gerusalemme, entra nel Tempio ma non lo
distrugge. L’asmoneo Ircano II viene confermato sommo sacerdote mentre
l’amministrazione del regno è delegata ad Antipatro di Idumea. Dei suoi
due figli il primo, Fasael, diventa governatore di Gerusalemme, il secondo,
Erode, governatore della Galilea. Antipatro muore nel 43 a.C. e lascia in
eredità ai suoi due figli il dominio della Giudea. Incurante delle ripetute
insurrezioni da parte dei cittadini giudei che vedono in lui uno straniero (gli
Idumei discendevano dagli Edomiti, popolazione che, proveniente da
Oriente, si era stanziata nel meridione della Giudea) e che condannano lo
sterminio perpetrato nei confronti della dinastia asmonea, nel 37 a.C.
Erode è nominato re dei Giudei dal Senato di Roma. Il suo regno, che
durerà fino all’anno 4 a.C., sarà caratterizzato da una straordinaria attività
di costruttore. A Gerusalemme, Erode il Grande fa erigere la piattaforma su
cui poggia il Tempio e di cui gran parte sopravvive ancora oggi. Sulla
collina occidentale egli costruisce il suo magnifico palazzo, di cui si sono
trovati ancora i resti delle fondamenta. Al suo amico Marco Antonio
dedica l’omonima fortezza, costruita all’angolo nord-occidentale della
piattaforma del Tempio. In età romana, o forse è meglio dire erodiana, a
Gerusalemme fiorisce anche l’architettura privata e, naturalmente, quella
funeraria. Ancora oggi il visitatore è colpito dalle splendide architetture
della tomba di Absalom, della tomba della famiglia sacerdotale di Hezir e di
quella di Zaccaria, maestosamente allineate nella valle di Kidron, alle
pendici del Monte degli Ulivi. Magnifiche ville, con pareti affrescate e
decorate a stucco e pavimenti a mosaico, sono emerse dagli scavi nel
quartiere abitativo che sorgeva sulla collina occidentale e che oggi si
trova nel quartiere ebraico della Città Vecchia. Ecco come dobbiamo
immaginarci Gerusalemme al tempo di Gesú, vissuto all’incirca nel periodo Il Golgota, luogo della
di regno di Erode Antipa (4 a.C.-39 d.C.), successore di Erode il Grande: una crocifissione di Cristo,
oggi all’interno della
città ampia e notevolmente abbellita, con un grande e nuovissimo tempio,
città vecchia, era allora
in verità, non ancora del tutto completato.
fuori delle mura, a nord-
ovest della città.

98 A R C H E O
L’ampia cinta muraria fatta
costruire da Erode Agrippa I, La città di Gerusalemme,
nel 37-44 d.C.
ricostruita come
si presentava al tempo
La grnde spianata del
L’Antonia, cittadella Tempio, con il nuovo di Erode e della nascita
cosí chiamata da edificio costruito da
Erode in onore
dell’amico Marco
Erode al posto di
quello salomonico.
di Gesù, prima delle
Antonio. distruzioni del 70 d.C.
Il Muro occidentale
o Muro del Pianto, e Il recinto
l’Arco di Wilson. del Tempio
La piscina
di Siloam.
La scalinata che
conduce al tempio.

A R C H E O 99
NATALE

SEGUENDO LA STELLA (DA MATTEO II, 1-12)


[1] Gesú nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi
giunsero da Oriente a Gerusalemme e domandavano: [2] «Dov’è il re dei
Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per
adorarlo». [3] All’udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta
Gerusalemme. [4] Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo,
s’informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. [5] Gli
risposero: «A Betlemme di Giudea, perché cosí è scritto per mezzo del leste, ne regola il movimento, ne
profeta: [6] “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il piú piccolo rallenta il cammino perché serva e
capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, sia inviata per il viaggio dei Magi».
Israele”». [7] Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con
esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella [8] e li inviò a Messaggio universalistico
Betlemme esortandoli: «Andate e informatevi accuratamente del bambino e, Al di là delle speculazioni e delle
quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad controversie sull’interpretazione
adorarlo». [9] Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che delle realtà nascoste o supposte die-
avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra tro la venuta dei Magi evangelici,
il luogo dove si trovava il bambino. [10] Al vedere la stella, essi provarono resta il messaggio universalistico
una grandissima gioia. [11] Entrati nella casa, videro il bambino con Maria della nascita del Redentore. L’e-
sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli vento fu riconosciuto in un segno
offrirono in dono oro, incenso e mirra. [12] Avvertiti poi in sogno di non astrale proprio da un gruppo di
tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro Paese. dotti latori di una sapienza stranie-
ra, la cui presenza chiamava in cau-
sa, l’unica altra grande tradizione
Magi avrebbero visto la stella in ticolare il 156, a mettere in guardia religiosa del mondo antico in fer-
Or iente per poi seguirla verso i fedeli contro il ricorso estremo al- vente attesa di un Salvatore-Rin-
ovest, quanto che l’avrebbero vista l’astronomia per comprendere il novatore venturo. In tal modo i
sorgere a est. La certezza che, in senso e il valore simbolico della mavgoi, spesso decaduti al rango di
concomitanza con l’evento straor- stella. Essa, piuttosto, si spiegava co- spregevoli fattucchieri, negromanti
dinario della nascita del Salvatore, me un segno divino, giacché «ap- e stregoni idolatri, ritornarono, al-
un vero e proprio fenomeno fisico- parve non spontaneamente, ma per meno per un breve momento, a
astronomico ad altri sfuggito fosse un ordine [...] non per effetto del- rappresentare il prestigio di una sa-
stato individuato – vuoi attraverso la matematica, ma per intervento di pienza antica. Essi si dimostrano, ci
una scienza arcana, vuoi attraverso Dio, non per la scienza dell’astrolo- dice Matteo, gli unici sacerdoti ca-
una rivelazione divinamente ispi- go, ma per la prescienza del creato- paci di riconoscere la venuta del
rata – da parte di un gruppo di re», quindi simbolo invisibile ai piú, Salvatore e di trovarne la semplice
«Magi», mi sembra una forzatura ma divinamente rivelato ai Magi. dimora.
difficilmente accettabile. Lo stesso Crisologo ancora affer- L’episodio, piú che porre i Gentili
Di converso, e non a caso, una del- mava: «Colui che possiede una stel- sullo stesso piano dei Giudei, fini-
le piú grandi figure della Chiesa ra- la non ne è posseduto; e neppure sce però col collocare – anche se
vennate, San Pier Crisologo ebbe subisce il corso della stella, ma Egli provvisoriamente – la sapienza pa-
piú volte, nei suoi Sermoni, in par- stesso lo guida, ne dirige l’orbita ce- gana al di sopra di quella dei sacer-

100 A R C H E O
doti del Tempio, che, per parte lo- strandosi fortemente ostile verso i due pietre angolari della fede, ai
ro, nulla avevano compreso del Parti, e di sollevarne, senza però quali la nascita di Gesú viene signi-
grande evento. Quindi possiamo riuscirvi, la locale comunità giudai- ficata attraverso strumenti, l’Ange-
leggere nella menzione dei Magi ca. Per queste ragioni, l’evocazione lo e la Stella, diversi ma comple-
un grande messaggio universalisti- evangelica dei Magi fa parte di un mentari, e in ogni caso tali da esclu-
co, di apertura e di propaganda ver- quadro storico molto piú intricato dere il potere politico e religioso
so il mondo extra-giudaico ma an- di quanto potesse sembrare in ap- del tempio e della reggia di Geru-
che un ulteriore atto di accusa con- parenza. salemme. La presenza dei Magi a
tro Erode e la sua politica, ovvero Betlemme mostra come le civiltà
contro un monarca la cui malva- La stella nascosta piú significative del mondo antico
gità, palesemente immortalata nel- Ma un altro aspetto simbolico ap- e tardoantico, da una parte quella
la strage degli Innocenti (altro epi- pare degno di nota; l’omen astrale si classica e quella giudaico-cristiana,
sodio dal retroterra storico dubbio manifesta ancora ai Magi, dopo dall’altra quella mesopotamica e
e comunque complesso), resterà pa- l’incontro con Erode; si ha allora iranica, ma non solo loro, abbiano
radigmatica. quasi la certezza che tale segno fos- concorso a costruire quell’universo
Erode era inviso a buona parte de- se visibile solo e soltanto ai Magi di simboli, valori, concetti e miti,
gli Ebrei palestinesi. Il re aveva eli- (allo storico viene infatti il dubbio dei quali la stessa cultura occiden-
minato il gran sacerdote (e legitti- che una stella di luminosità straor- tale si è successivamente nutrita. In-
mo sovrano) Ircano II (figlio di dinaria dovrebbe essere stata vista dubbiamente il mondo antico co-
Alessandro Ianneo), nel 31 a.C., una anche da altri, Erode e spioni com- stituí, a suo modo, una realtà globa-
volta che costui, liberato Fraate, re presi, che senza dubbio, come ab- lizzata: non solo occidentale, non
dai Parti, su pressione della comu- biamo fatto notare, l’empio, ma non solo orientale, esso è sempre stato –
nità babilonese, era ritornato a Ge- stupido sovrano, avrebbe certamen- che lo si volesse o meno – eurasia-
rusalemme. Erode aveva cercato di te messo alle calcagna dei Magi tico.Oggi, alla luce di nuovi dram-
ottenere la simpatia romana mo- stessi). Come recita una fonte po- mi presenti nello scenario mondia-
steriore, «questa stella era padrona le, di fronte a chi invoca, talora an-
del suo corso; saliva e scendeva, co- che tra noi, il conflitto di civiltà, la
me se non la trattenesse alcun lega- figura dei Magi ci ricorda che la ri-
Erodoto le aveva chiamate «Isole
me [...]. Se essa si nascose (un mo- cerca della salvezza e della luce pas-
benedette». I grandi esploratori
dell’800, da Ralph Bagnold a Sir
mento agli occhi dei Magi), fu per- sa attraverso una strada complessa,
Archibald Edmondstone, si erano ché essi non venissero a Betlemme un cammino irto di ostacoli, in cui
rifugiati lí prima di affrontare il per un cammino chiaro e dritto. bisogna riconoscere segni e mes-
grande mare di sabbia del deserto Dio la nascose a loro, al fine di met- saggi, pericoli e inganni, ma che es-
libico.Erodoto le aveva chiamate tere alla prova Israele [...]». sa è aperta a tutti, anche a coloro
«Isole benedette». I grandi esploratori Non sarà allora forse troppo azzar- che paiono i piú diversi e lontani da
dell’800, da Ralph Bagnold a Sir dato supporre che, nella narrazione noi.Già Efrem (IV secolo d.C.),
di Matteo, fossero i soli Magi a po- nell’Inno XXII, cantava (13-14) il
ter riconoscere, come in una sorta miracolo della transizione dal fuo-
di mistero iniziatico, tale omen cele- co dei Magi al fuoco cristiano.Tale
ste; i soli insomma ad avere la chia- immagine lancia un messaggio uni-
ve, tra tanti ciechi che non avreb- versalistico, con un linguaggio in-
bero saputo vedere, del grande terculturale e profondamente sim-
evento. Allo stesso modo, l’Angelo bolico; una speranza sorta su una
del Signore, in Luca, annunciava la frontiera infuocata di mondi in
nascita del Cristo ai pastori e ai so- contrasto, ai quali, però, non sono
li pastori; pastori e Magi rappresen- mai mancati immagini e concetti
tano cosí due punti estremi – mutualmente riconoscibili. Alme-
umiltà e sapienza –, ma anche le no per gli uomini di buona volontà.

PER SAPERNE DI PIÚ


Il presente testo si ispira a due lavori recenti di Antonio Panaino:
I Magi Evangelici. Storia e Simbologia tra Oriente e Occidente
Longo Editore, Ravenna 2004;
I Magi e la stella nei Sermoni di San Pier Crisologo. Qualche riflessione critica
a proposito di scienza, fede e metodo storico in Ravenna da capitale imperiale
a capitale esarcale. Atti del XVII Congresso internazionale di studio sull’alto
Medioevo. Ravenna, 6-12 giugno 2004
Spoleto 2005, pp. 559-592.
Nelle opere citate il lettore troverà una dettagliata bibliografia e una
circostanziata discussione delle fonti.

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