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REGIONE PUGLIA

ASSESSORATO PUBBLICA ISTRUZIONE


Centro Regionale Servizi Educativi Culturali

VOCABOLARIO DIALETTALE
PANNESE

a cura di
Giovanna PROCACCINI
Palmira VOLPE

Distretto FG/33
ACCADIA
REGIONE PUGLIA
ASSESSORATO PUBBLICA ISTRUZIONE
C.R.S.E.C. FG/33
ACCADIA

PROGETTO E ORGANIZZAZIONE : Gruppo operativo CRSEC FG/33

COORDINAMENTO EDITORIALE : Rachele MARINACCIO


Giovanna PROCACCINI
Palmira VOLPE

RICERCHE, CATALOGAZIONE,
REPERIMENTI VOCABOLI : Giovanna PROCACCINI

COMPOSIZIONE E IMPAGINAZIONE
ELETTRONICA DI TESTO : Palmira VOLPE

REDAZIONE E COLLABORAZIONE
AMMINISTRATIVA : Giovanni ANZIVINO
Antonio DE VITTO
Maria Donata GIOIA
Giuseppina PATRONE
Lucia Marta RUSSO

CONSULENZA (revisione) DIALETTALE : Prof. Pasquale CARATÚ

COLLABORATORI ESTERNI AL CENTRO


COTOIA Orazio
FRANZA Gennaro
LOCURCIO Gerardo

® REGIONE PUGLIA
1999
Presentazione

Il vocabolario potrebbe essere considerato una “enciclopedica” del parlato umano, del quale
comprende le parole, la fraseologia, i proverbi e i modi di dire, che esprimono la cultura dei
parlanti una lingua. Per la sua realizzazione occorrono molta dedizione, impegno, tempo e,
innanzitutto, amore per il proprio paese e la propria cultura.
Il Vocabolario Dialettale Pannese, nato da un‟idea di Giovanna Procaccini, viene
pubblicato dopo un laborioso cammino iniziato nel 1986, che all‟apparenza è lungo, ma
che, a ben guardare, è breve, se si considera il lavoro compiuto.
Frutto di un impegno certosino e instancabile nella trascrizione e nello studio delle parole,
esso è stato sempre animato dall‟entusiasmo e dalla curiosità di conoscere ogni aspetto
della di Panni.
La Regione Puglia promuove attività e manifestazioni volte alla conoscenza, alla tutela e
alla valorizzazione del suo vasto patrimonio culturale, che abbraccia i beni materiali e le
espressioni spirituali del suo popolo, con la realizzazione di studi, manifestazioni ed opere
che, come questo Vocabolario Dialettale, ne consentono la conoscenza.
Per lungo tempo, con la diffusione della lingua italiana e per effetto dei mass-media, il
dialetto è stato trascurato; ma recentemente sono stati compiuti numerosi studi rivolti al
recupero di un importante patrimonio che investe tutti gli aspetti della vita e della cultura
del popolo ed è un mezzo linguistico di grande valore espressivo, comunicativo e culturale.
Quale mezzo espressivo specifico della sfera familiare il dialetto rappresenta gli aspetti di
vita più dimessi, ma non certo meno importanti e trascurabili, registra la vita nel suo fluire
quotidiano e nell‟alternarsi delle stagioni, nello svolgimento delle attività e delle
manifestazioni varie, nelle espressioni culturali e spirituali ed è testimonianza dei
sentimenti, delle attese e del pensiero del popolo.
Le parole, la fraseologia, i proverbi e i modi di dire sono tratti dal parlato e dal vivere
quotidiano, ogni momento della giornata e ogni situazione sono stati utili allo studio del
dialetto; la registrazione è avvenuta fra i parlanti, colti nella loro immediatezza, a volte
partecipi inconsapevoli della ricerca.
E‟ stato scandagliato il mondo lavorativo, spirituale, culturale e sentimentale di un paese
piccolo territorialmente, ma grande spiritualmente; molte energie sono state profuse in
questo lavoro che dona il dialetto di Panni alla cultura e a tutti coloro che, Pannesi e non,
amano la cultura e la propria terra.
In questo Vocabolario molti ritroveranno parole, espressioni e modi di dire appartenenti al
proprio paese e ad altre regioni d‟Italia e sentiranno una certa familiarità con il dialetto
pannese, tanto che esso sarà sentito come un‟opera di tutti, perché ognuno vi potrà ritrovare
qualcosa del proprio mondo.
Certamente il Vocabolario non può rappresentare la gestualità del corpo, l‟intonazione e il
timbro della voce, gli atteggiamenti del volto che esprimono i vari sentimenti e che
accompagnano e integrano il linguaggio, ma consente di affidare alla memoria, al cuore e
alla cultura un patrimonio linguistico che con il tempo, se trascurato, rischia di essere
perduto irrimediabilmente.
Oltre che opera di tutela e di valorizzazione del patrimonio dialettale, questo vocabolario è
un dono fatto a quanti hanno dovuto lasciare la loro terra per necessità e che con esso hanno
la possibilità di vedere salvaguardato un bene, la propria lingua, che hanno portato sempre
nel cuore e che non hanno mai dimenticato.
Il dialetto pannese ha molti tratti in comune con i dialetti dei paesi vicini e presenta delle
peculiarità che lo caratterizzano e lo contraddistinguono da loro; ha delle espressioni, una
coloritura, un‟intonazione e una musicalità prettamente pannesi, per le quali un Pannese,
ovunque si trovi, riconosce un Pannese nel sentirlo parlare, anche senza conoscerlo.
Ci si auspica che quest‟opera susciti un interesse non solo campanilistico e sentimentale,
ma anche culturale e che sia di incentivo a proseguire lo studio del variegato mondo dei
nostri paesi che hanno un pregevole patrimonio che va salvaguardato, fatto conoscere e
valorizzato.
Un doveroso ringraziamento va al defunto Antonio Procaccini, che ha donato il materiale
primo da cui è nata l‟idea di realizzare questo Vocabolario; al signor Orazio Cotoia, che si è
rivelato un prezioso informatore; a tutti i Pannesi che, ognuno nel proprio piccolo, hanno
dato un valido contributo; al prof. Pasquale Caratù, che ha dato dei preziosi suggerimenti e
delle importanti indicazioni scientifiche; al personale del Centro Regionale Servizi
Educativi e Culturali FG/33 di Accadia, in particolar modo a Giovanna Procaccini, che ha
curato l‟opera, a Palmira Volpe e a Giovanni Anzivino, suoi preziosi collaboratori; a
Gaetano Cristino, che ha dato l‟avvio all‟opera; ad Antonio De Vitto e a Giovanni Altrui,
che, per alcuni anni Responsabili del Centro Regionale Servizi Educativi e Culturali di
Accadia, ne hanno consentito la realizzazione con il loro sostegno e le loro direttive.

La Responsabile del CRSEC


Rachele Marinaccio
…La Lingua è uno de’ più forti vincoli che stringa alla Patria

“G. Napione”

IL VOCABOLARIO
Lungi dal pretendere che il lavoro svolto sia scevro di difetti o imperfezioni, comunque
inevitabili di questo genere, ma nel convincimento tuttavia di nulla aver trascurato per
renderlo il più possibile rispondente alle aspettative della gente, è oggi motivo di profonda
soddisfazione, licenziare alle stampe questo complesso e laborioso “Vocabolario Dialettale
Pannese”.
Un ricco apparato di voci, proverbi ed espressioni in vernacolo che, al di là dei suoi chiari
limiti, non avendo esso la presunzione di essere esaustivo, ha tuttavia il merito, a mio
avviso non trascurabile, di colmare un vuoto imperdonabile nella bibliografia locale, non
essendoci precedenti di tale natura. Un piccolo ma prezioso “scrigno della memoria” che
racchiude tutto ciò che è stato possibile raccogliere, nel corso degli anni, del vasto e
sterminato patrimonio dialettale, attraverso una lunga e paziente attività di ricerca, ma
soprattutto con amore filiale e operosa perseveranza. Un lavoro che nasce principalmente
dall’esigenza di un recupero urgente e inderogabile di una lingua che è e rimane una
preziosa eredità lasciataci da chi ci ha preceduto e abbisognevole, oggi più che mai, di
riappropriarsi di quella “identità culturale” e di quegli spazi che la moderna civiltà le ha
tolto.
“Il Vocabolario, scrive Nicola Zingarelli, altro non è se non una di quelle forme con cui
l’uomo tende sempre a volgere in proprietà comune quello che è gesto e anima e
sentimento dei singoli uomini. In questo è la necessità di un vocabolario”.
Ed è in tale ottica che va inquadrato questo lavoro, nella convinzione cioè che un siffatto
vocabolario, destinato in particolar modo alla gente comune e alle tante famiglie dei nostri
emigranti, inteso a rappresentare e rispecchiare quanto più fedelmente possibile la realtà
di una umile e laboriosa Comunità, con le sue tradizioni, la sua cultura, i suoi modi di
espressione, senza alcun intendimento di natura didattica, non debba servirsi di un
linguaggio letterario, ma piuttosto esprimere la semplicità e l’autenticità del sentimento
popolare.
Sono stati pertanto selezionati e riportati in chiave dialettale tutti quei vocaboli che non si
discostano da quelli normalmente in uso nella lingua italiana, omettendo volontariamente
quei termini, per lo più tecnici e scientifici o di origine straniera, che sono frutto ed
espressione della odierna società e non si identificano o non possono collocarsi nel nostro
passato, cercando di coniugare, al tempo stesso, l’antico dialetto con quello più
propriamente “attuale”, al fine di richiamare il passato senza rischiare, però, di
allontanarsi dal presente.
Non nascondo le molteplici e naturali difficoltà che il lavoro ha comportato, ma il sostegno
e soprattutto la valida e impagabile opera di quelle persone che hanno apportato, in
differente misura, il loro contributo, sono stati lievito e incoraggiamento a proseguire nel
delicato compito.
Un pensiero commosso va a mio padre, autore di una inedita e significativa “raccolta” di
vocaboli e detti pannesi, (che sono parte integrante di questa ricerca) il quale per primo mi
insegnò a conoscere ed amare la lingua nativa, la sua ricchezza e la sua spontaneità, e con
il costante apporto dei suoi preziosi appunti e dei suoi paterni consigli mi fu guida sicura e
chiaro punto di riferimento fino all’ultimo dei suoi giorni.
Un pensiero che estendo, unitamente al più sincero ringraziamento, al Sig. Cotoia Orazio
che, nel revisionare i vocaboli, mi ha sostenuto sempre con la saggezza della sua
esperienza, nonché ai tanti compaesani pannesi, che qui non elenco per evitare spiacevoli e
imperdonabili dimenticanze, i quali pur se con il conforto di un solo consiglio, di una sola
ma necessaria parola, hanno dato efficacia e contenuto al “nostro” lavoro.
Mi sia concesso, infine, esprimere un doveroso e obbligato sentimento di riconoscenza e di
gratitudine personale alla collega di Sant’Agata di Puglia, Palmira Volpe, per lo
straordinario e instancabile impegno, quotidianamente profuso, in fase di copiatura,
correzione bozze, realizzazione e, soprattutto elaborazione informatica del testo. Un
sostegno qualificato e determinante per la realizzazione dell’opera, alimentato e sostenuto
da quella ricchezza di entusiasmo e di grande disponibilità che esaltano un lavoro
intelligente e puntiglioso (che le ha permesso di appropriarsi con buona proprietà di
linguaggio del nostro dialetto).
Detto ciò, confido che questo vocabolario possa incontrare se non piena accoglienza,
comprensione almeno per lo sforzo che ha richiesto, alla luce solo di un preciso impegno
culturale e di una testimonianza sensibile da parte di chi lo completò, amica della sua
terra, dei suoi cieli e dei suoi monti, delle sue strade e dei suoi vicoli ma soprattutto della
sua gente.

Giovanna Procaccini
Presentazione del Vocabolario di Panni

Presentare un‟opera significa evidenziarne le caratteristiche, ma anche inquadrarla


da un punto di vista della specificità del settore interessato.
Pertanto si vuol parlare della struttura del Vocabolario, ma anche di quanto viene
aggiunto (proverbi e modi di dire, racconti), che costituisce come una fonte, anche se non è
la principale, dalla quale si attinge il patrimonio lessicale.
Inoltre, per capire un pò di più anche la natura delle voci riportate è opportuno
avere un quadro, sia pur orientativo, nel quale è collocata la parlata di Panni. Quadro che
sarà disegnato su di uno sfondo storico e geolinguistico.

La struttura
Vediamo della presente pubblicazione prima di tutto la struttura.
La parte fondamentale è costituita dalla elencazione delle voci organizzate in
lemmi. A questa poi segue la parte italiano-dialetto. Vengono aggiunte quelle che
contengono i Proverbi e Modi di dire, i Nomi e Soprannomi e, infine, i Racconti.
Il Vocabolario vero e proprio è la parte più importante. È fatta da una serie di
lemmi, che aperti dalla voce segnata in grassetto, sono disposti in ordine alfabetico.
Nel lemma voci e frasi dialettali sono riportate in trascrizione semplificata,
accessibile al gran pubblico, sostanzialmente modellata sulla grafia dell‟italiano, con pochi
ed essenziali segni diacritici, per segnare particolarità di suoni, che in italiano scritto non
vengono segnate o che sono indicate diversamente (v. le norme di trascrizione).
A quanto pare, l‟uso di questo tipo di trascrizione agevola di molto la
caratterizzazione anche “esterna” del dialetto.
Questa operazione è stata condotta con fedeltà e con sistematicità, salvo omissioni
involontarie, che ci si sforza di ridurre al minimo e che, comunque, nulla tolgono alla
efficacia della resa.
Il lemma riporta oltre la voce, la sua definizione grammaticale (sostantivo, verbo,
locuzione, congiunzione, ecc.), la frase o le frasi dialettali che ne precisano il contesto.
Particolare importante.
Si sa che la traduzione della voce che segue immediatamente la parola capolemma
rappresenta una condizione astratta che assume la sua valenza, il suo significato pregnante
solo nel contesto del discorso, del quale la frase rappresenta un elemento minimo, e di
questo ci si deve accontentare. Per necessità e per concretezza.
Certamente la condizione ideale, ma anche difficile da realizzare, sarebbe quella di
produrre una serie di testi e anche di una certa ampiezza su determinati argomenti, i diversi
aspetti della vita della comunità dai quali trarre o meglio astrarre le singole voci. E qui c‟è
solo un augurio da fare: che questi testi vengano, in seguito, prodotti.
La seconda parte, quella “italiano-dialetto”, è importante perché serve ad orientare
la ricerca, tramite la voce italiana, della corrispondente dialettale.
Mi pare interessante, in questa parte, la presenza di schedoni, nei quali vengono
riportate le voci che interessano un determinato campo semantico.
Ad es., nello schedone Alimenti sono citate tutte le voci che interessano
l‟argomento: dai nomi (acquasale, cumbòste, ścagliuózze, ecc.), ai verbi (arrahanà, mbanà,
trumbà, ecc.), ai sintagmi (a ppònde re curtjélle, nd’a l’uóglie, ecc.), così da avere voci ed
espressioni, direi comode, per mettere insieme un certo discorso, che abbia in certo qual
senso un contesto.
I Proverbi e i Modi di dire, insieme con i Racconti, costituiscono come le fonti
(direi solo in parte) dal cui contesto si ricavano le diverse parole.
È chiaro che le particolarità delle fonti si oscurano in quello che è un sentire più
generalizzato, che produce, in definitiva, come una specie di voci “cristallizzate”, che caso
mai una volta erano vive anche nella parlata comune e che poi gradualmente si sono
ecclissate o ridotte sulla bocca dei più anziani. Ma anche questo contribuisce ad un‟opera di
scavo, utile per la storia linguistica.
L‟utilizzo di questi testi dev‟essere accompagnato dalla prudenza. È sufficiente
ricordare le possibili forzature dovute ad esigenze di rime o di ritmo. È chiaro che ci si
riferisce ai proverbi soprattutto ma anche ai modi di dire, che possono, con le dovute
precauzioni, essere utilizzati a scopi più propriamente linguistici.
Infine, i Nomi e i Soprannomi. Interessano perché nascondono parole, forme,
costrutti propri del dialetto.
In definitiva, anche le appendici fanno corona, e danno il loro contributo alla
conoscenza della parlata.
Va sottolineato che l‟Autore o meglio gli Autori hanno utilizzato in maniera
intelligente le esperienze dei Dizionari dialettali precedenti, specialmente di quelli
pubblicati nell‟ultimo decennio. Dicevo in maniera intelligente perché hanno selezionato
quello che di nuovo e di positivo veniva apportato.
E, come si sa, è il metodo, nella varietà dei suoi aspetti quello che fa la differenza
rispetto alle altre opere simili.

Collocazione storico-geolinguistica di Panni


Prima di definire la posizione linguistica della parlata di Panni, è opportuno
considerare quella geografica che spiega e giustifica, fondamentalmente la prima.
Il nostro centro fa parte amministrativamente della provincia di Foggia, ma
saremmo più precisi se usassimo l‟espressione “Daunia subappenninica”, per i motivi che
citerò in seguito.
Collocato, insieme a pochi altri centri dauni (Monteleone, Anzano, Accadia e
Sant‟Agata) nella Campania o meglio nell‟Irpinia, risente, com‟è ovvio, (non è mica
un‟isola linguistica!) di questa sua posizione.
Si tratta di individuare e di leggere, con gli strumenti appropriati, le peculiarità che
si richiamano alla sua posizione geografica, ma che giustificano anche la sua storia, in
genere.
Passando dalla geografia alla storia, quella più propriamente linguistica, e
utilizzando degli schemi che sono capaci di comunicare con chiarezza le caratteristiche, si
possono individuare nella parlata di Panni, le principali correnti che fanno capo alle diverse
varietà linguistiche, che testimoniano chi più e chi meno la loro presenza.
Prima di tutto quella di tipo campano-irpino. È questa, a quanto pare, il modello
principale, che nella storia ha assunto come il ruolo-guida, accanto, però, all‟altro modello,
di tipo appenninico. Traspare, inoltre, sia pur in posizione secondaria, minoritariamente
rappresentata, anche la corrente di tipo pugliese. Sullo sfondo, infine, s‟intravedono, con
molta chiarezza e con nutrita rappresentatività, fatti di lingua antica che accomunano e che
una volta, nel Medio Evo (in particolare nei secc. X-XIII) accomunavano ancor di più le
diverse contrade di questo vasto ambiente, allora fortemente unitario, almeno da un punto
di vista linguistico.
La varietà campano-irpina.
La spiegheremo con i fatti che sono propri della Campania e dell‟Irpinia e con
quelli che sono, invece, più diffusi nell‟Irpinia, la subregione che è a diretto contatto con
Panni, anzi nella quale il centro dauno è immerso.
Certamente è un fatto comunemente campano o meglio napoletano il
dittongamento delle E o delle O brevi latine in metafonesi (tardarjédde „tarderello, che
viene tardi‟ Pr. 151, scurdarjédde „scordarello, che dimentica‟ Pr. 151, e ppjénże „e
pensaci‟ Pr. 154, cuórpë „corpo‟ Pr. 150, figlie gruósse „figli grandi‟ Pr. 161), come anche
la rotacizzazione dell‟alveodentale sonora in posizione sia iniziale (rjéce „dieci‟ Pr. 120),
sia intervocalica (accerime „uccidiamo‟ Pr. 15, la core „la coda‟ Pr. 42), la riduzione alla
laterale schiacciata e rafforzata del nesso LJ (uóglie „olio‟ Pr. 16, mugliere „moglie‟ Pr.
269) e di altri nessi che si manifestano in maniera simile (GL- → gli [l’l’] : gliótte veléne
„ingoia veleno‟ Pr. 78, né te la gliutte „né te la inghiotti‟ Pr. 269), lo schiacciamento della
sibilante davanti a velare (šcupètte „scopetta, spazzola‟, šcurdá „dimenticare‟), forme
verbali del tipo songo „sono‟ di I pers. sing. e di III pl. (songhe fatte vjécchie „sono
diventato vecchio‟ Racc. 2, r.20, quisse songhe li cunde „questi sono i conti‟ Pr. 342), l‟uso
del suffisso -ELLUS (-ille se in metafonesi) come diminutivo (Peccerille „piccoli‟ Pr. 14),
il rafforzamento della consonante iniziale dei femminili plurali e dei “neutrali” al singolare
(re ffjéste „le feste‟ Pr. 146, re nnèspele e rre canaglie „le nespole e le canaglie‟ Pr. 147; ru
ggrane „il grano‟ Pr. 171, ru mméle „il miele‟ Pr. 276, lu llarde „il lardo‟ Pr. 276), un
lessico che segna le diverse condizioni della vita (šcurnuse „timido‟, šcuórne „timidezza‟,
sfaccimme „persona dalla faccia tosta‟, spandecá „aspettare con ansia, penare‟, sciusciá
„spirare, soffiare‟, ṡburdeglióne „pipistrello‟ Modi 415, nap. spurtiglione „id.‟ in VNIIN,
šcarrafóne „scarafaggio’ strúmmele „trottola‟ nfósse, nfusse agg. „bagnata, -o‟ Pr. 306, 138,
ecc. prevalentemente di tipo irpino: scatédde „scintilla‟, irp. scatélla „id.‟ in DDSM, cautate
agg. e part. pass. „bucata‟ Pr. 291, irp. cautá „scavare‟ DDSM.
Il tipo appenninico.
Con testimonianze che si riscontrano prevalentemente sull‟Appennino abruzzese-
molisano, ma anche lucano e talvolta sul Gargano.
Si ricorderanno in particolare i fatti che seguono: l‟epentesi di u semivocale in
vicinanza di suoni velari (figlie píccquele „figli piccoli‟ Pr. 161, pèquara „pecora‟), la
riduzione laterale ad u semivocale nei nessi -LD-, -LTJ- (lu caurare „il caldaio‟ Pr. 206, li
prime càure „i primi caldi‟ Pr. 215, àuzete „àlzati!‟ Pr. 400), l‟esito in semivocale j del
nesso -DJ- (óje „oggi‟ Pr. 262, appujá „appoggiare‟), del nesso FL- (face….juccá
„fa…fioccare‟ Pr. 328, jate míje „fiato mio‟ Pr. 51) e della mediopalatale sonora -ğğ- (lu
ciucce carreja la paglie „l‟asino trasporta la paglia‟ Pr. 230); la riduzione all‟aspirata h di
velare sonora G- iniziale (huste „gusto‟ Pr.31, accanto all‟esito zero: ògne addine „ogni
gallina‟ Pr. 13, tanda adde „tanti galli‟ Pr. 32), di -G- intervocalica (chi nehòzzje camba
„chi commercia vive bene‟ Pr. 83, chi paha apprime „chi paga prima…‟ Pr.90, la chiaha
„la piaga‟ Pr. 266) e di -V- (fahugne „favonio‟ Modi 356); l‟esito in -vet- di -LT- (accòvete
s.f. „accolta, adunata di persone‟); l‟esito in nasale schiacciata e rafforzata del nesso NG +
voc. palatile (njénde strénge „nulla ottiene‟ Pr. 123); le preposizioni del tipo andó, ndó „da,
presso, al‟ (mèglie a ire nd’a lu patute ca ndó lu sapute „meglio andare da chi ha patito che
dal saputo‟ Pr. 259); un lessico abbondante (la còcce „la testa‟ Pr.196; sparre „cercine‟ -
abr. spara in VUA, irp. sparra in DDSM -; ràghene „ramarro Modi 422 - abr. ràchene in
VUA, garg. ràteche² „id.‟ DDMM; frajá „abortire‟; supale „siepe‟ -avigl. [PZ] supala „id.‟
NB; pescóne s.m. „macigno‟ Racc.1, r.13; musére „stasera Pr. 388; na nzénghe avv. „un
poco‟ Racc.1 rr.21, 45, 49 -avigl. nzénga [sul testo nzénca] „id.‟ NB; allucá „dare, collocare
in matrimonio‟ (chi téne rjéce figlie l’allóche „chi ha dieci figli li sistema‟ - abr. [Chieti e
Pescara città] allucá „id.‟ DAM, garg. alluqué „id.‟ DDMM-).

È presente il tipo pugliese.


Con i fatti che seguono: la riduzione a sibilante schiacciata delle mediopalatali
sorda e sonora + vocale palatile (vrasce „brace‟ Modi 440, la bbuscíje „la bugia‟ Pr. 191 e
192) e talvolta anche di J- (jé sciuta fóre „è andata fuori‟ Pr. 193, di contro però a nu nge
jénne a la córte „non andare alla corte‟ Pr. 377, jéttele „gettala‟ Pr. 198, a li junge „ai
giunchi‟ Modi 139); le forme verbali del tipo stache „sto‟ (nu stache r’areje „non sto di
genio‟ Modi 292) face „fa‟ (l’àbbete nun face lu mòneche „l‟abito non fa il monaco‟ Pr.
176.

Si rilevano fatti antichi centromeridionali.


I seguenti: l‟esito nella bilabiale sonora -b- della fricativa sonora V sia in nesso
con la sibilante sonora (ṡbeletézze „sveltezza‟ Pr. 367), sia in posizione sintattica (acque e
bbjénde „acqua e vento‟ Pr. 386); le forme del pronome personale éo „io‟ (me treménde éo
„mi guardo io‟ Pr. 347, pàtreme e éo tenime la stessa facce „mio padre ed io abbiamo lo
stesso viso‟) e édde „essa, lei‟ ([la róte] ..édde velóce jarrá „[la ruota] …essa andrà veloce‟
Pr. 399, va da édde „va da lei‟); il metaplasmo di genere (dal femminile al maschile: nu
mile a lu juórne „una mela al giorno‟ Pr. 279, …pire cuóvete „…pera raccolta‟ Pr. 319 -sal
piru s.m. „pera‟, oltre che pira, in VDS); l‟uso del prefisso AD con le voci verbali (abbulá,
„volare‟, abbuóle „volo‟, accalemá „calmare, placare‟, acculematúre s.f. „colmatura‟); i
plurali in -ORA (re fíquara „i fichi‟ Pr. 158, sjérpere „serpi‟ Pr. 409, angínere „uncini‟ Pr.
409); un lessico peculiare (témbe „zolla‟ Modi 158 - abr. id in DAM, sal. id. in VDS, cal.
timpa in DDMM; allumá „accendere‟ - abr. allumä’ „vedere, accendere la luce elettrica‟
DAM, sal. allumare „accendere‟ VDS -; tremendá „guardare‟ –garg. id. in DDMM, sal.
trimèntere „id.‟ VDS-; fucagne „camino, cucina‟ Pr. 194 -abr. id. „caldana, vampa isterica‟
DAM, sal. fucagna „stufa‟ VDS, cal id. „piccolo vano per il focolare‟ NDDC-; tumbagne
„spianatoia‟ Pr. 344- manfr. id. „id.‟ VM, avigl. id. „id.‟ NB, garg. „coperchio della botte‟
DDMM, sal. tumpagnu „coperchio‟ VDS, nap. „fondo della botte‟ VNIIN; -tèste „vaso di
fiori‟, urtalizzeje „ortaggio‟ [anticamente era aggettivo]; vascijédde „botte per aceto‟ - V.
SM-; zénżele „brandello, straccio‟, zenżuluse „cencioso‟ –sal. zínzulu „straccio‟ VDS).

Infine delle particolarità sulle quali indagare.


Le seguenti: abbòcche 3° pers. sing. pres. indic. „abbaia‟ (lu cane c’abbòcche, nu
mmózzeche „il cane che abbaia non morde‟ Pr. 225), mazzàcchere „pasta fatta a mano, in
casa‟ Pr. 257, àmmele „brocca‟, schernúzzele „lucciola‟, a la pruffine „alla fine‟ Racc. 2,
r.13.
Sono queste solo delle indicazioni. Altre possono venire dalla registrazione di testi
liberamente recitati che si affida a coloro che vorranno continuare l‟opera meritoria che gli
Autori del presente Vocabolario hanno inaugurato.

Pasquale Caratù
Università degli Studi di Bari
Nota bibliografica e abbreviazioni
Sigle bibliografiche

DAM = E.Giammarco, Dizionario abruzzese e molisano, voll. 4, Roma, 1979;


DDMM = F: Granatiero, Dizionario del Dialetto di Mattinata-Monte Sant’Angelo,
Foggia, 1993;
DDSM = L.De Blasi, Dizionario dialettale di San Mango sul Calore, Atripalda
(AV), 1991;
NB = F.Galasso, Nel Belvedere, Lavello, 1989;
NDDC = G.Rohlfs, Nuovo Dizionario Dialettale della Calabria, Ravenna, 1977;
SM = P.Caratù, “I Dazi e le pene” negli Statuti di Molfetta, in “Lingua e Storia in
Puglia”, 3, 1976, pp. 5-64; “I dazi ecc. Prospetto grammaticale e lessico, ib., 4, 1977,
pp.33-48;
VDS = G.Rohlfs, Vocabolario dei Dialetti salentini (Terra d’Otranto), voll.3,
Galatina, 1976;
VM = P.Caratù – G.Grasso – M.Rinaldi, Vocabolario manfredoniano, in corso di
stampa;
VNIIN = A.Salzano, Vocabolario napoletano – italiano, italiano – Napoletano,
Napoli, 1979;
VUA = G.Finamore, Vocabolario dell’uso abruzzese, Città di Castello, 1893,
rist.anast., Bologna, 1967.

Altre abbreviazioni:
abr. = abruzzese; abr. – mol. = abruzzese – molisano; avigl. = aviglianese (di
Avigliano, prov. Di Potenza); garg. = garganico (Mattinata, Monte Sant‟Angelo); irp. =
irpino (di San Mango sul Calore); manfr. = manfredoniano.
Riferimenti alle parti contenute nel Vocabolario di Panni:
Modi = Modi di dire; Pr. = Proverbi; Racc. = Racconti.

Trascrizione del dialetto


Sulla base della grafia italiana sono stati aggiunti pochi segni:
Il puntino soprascritto alle consonanti s e z per indicare le sonore (ṡbabbàcule
„persona con poco senno‟, zanżarróne „tipula‟); un apicetto per la sibillante schiacciata
(quella di tipo napoletano: šcuórne „timidezza, vergogna‟), la semivocale j nel dittongo jé
(nel tipo re ffjéste „le feste‟).
AVVERTENZE
 La “é” con accento acuto è chiusa come in pera, si pronuncia come vocale quando è
accentata e quando è congiunzione.

 La “è” con accento grave è aperta come in meglio.

 La “e” non accentata è muta alla francese sia nel corpo che alla fine della parola.

 L‟accento tonico va segnato sulle parole sdrucciole e sulle parole tronche


(azzemá=azzimare).
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Tavola delle abbreviazioni

accr.= accrescitivo pron.pl.= pronome plurale


agg. dim.= aggettivo dimostrativo sing..= singolare
agg. f.= aggettivo femminile s.f.= sostantino femminile
agg. indef. = aggettivo indefinito s.f.inv.= sostantivo femminile invariabile
agg. m.= aggettivo maschile s.f.pl.= sostantivo femminile plurale
agg.n.card.= aggettivo numerale cardinale s.m.= sostantivo maschile
agg. n.ord.= aggettivo numerale ordinale s.m.cuc.= sostantivo maschile cucina
agg. poss.= aggettivo possessivo s.m. dial.= sostantivo maschile dialettale
avv.= avverbio s.m.fig.= sostantivo maschile figurato
cong.= congiunzione s.m.inv.= sostantivo maschile invarialbile
dim.= diminutivo s.m.pl.= sostantivo maschile plurale
dispr.= dispregiativo s.m.sing.= sostantivo maschile singolare
esclam.= esclamativo t.agr.= termine agricolo
estens.= estensivamente t.arch.= termine architettonico
fam.= familiare t.mac.= termine macellaio
fig.= figurato term.med.= termine medicina
fras.= fraseologia trasl.= traslato
interiez.= interiezione v.fig.= verbo figurato
interr.= interrogativo v.impers.= verbo impersonale
lett.= letteralmente v.intr.= verbo intransitivo
loc. avv.= locuzione avverbiale v.intr.pron. = verbo intransitivo pronominale
loc. lat.= locuzione latina v.medio trans.rifl.=verbo medio transitivo riflessivo
med.= medicina v.rifl.= verbo riflessivo
N.= nomenclatura
non com.= non comune
part. pron.= particella pronominale v.tr.= verbo transitivo
particol.= particolarmente v.tr.estens.= verbo transitivo estensivo
p.est.= per estensione v.tr.fig.= verbo transitivo figurato
p.pr.= participio presente v.tr.iter.= verbo transitivo iterativo
p.p.= participio passato v.tr.iter.intens.= verbo transitivo iterativo intensivo
pl.= plurale v.tr.lett =verbo transitivo letterario
prep.= preposizione v.tr.non com.= verbo transitivo non comune
pron.= pronome v.tr.rar.= verbo transitivo raro
pron. dim.= pronome dimostrativo v.tr.volg.= verbo transitivo volgare
pron. indef.= pronome indefinito vezz.= vezzeggiativo
pron.indef.invar.= pronome indefinito invariabile voce onom.= voce onomatopeica
pron.m.pl.= pronome maschile plurale
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ZINGARELLI Nicola, Vocabolario della Lingua Italiana, settima Edizione, Zanichelli
Editore,. Bologna, 1957.
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bbafáte agg. "afoso, cinghe àrbele ndr'aulíve, píre e mmíle. "il

A canicolare":ché àrje abbafáte,


nun me véne re fá njénde,
rumàne se ne parle r'arrecettá.
"che aria afosa non mi viene da fare niente,
domani se ne parla di rassettare".
vento abbattè quattro cinque alberi tra
ulivi, peri e meli"; abbatte na famiglie
sane cu na nutízzje fauze, nunn’éja na cóse
bbóne. "accasciare una famiglia intera con
una notizia falsa, non è una cosa buona";
abbagná v.tr. "bagnare, umettare". craje àuzete prjéste c'avíma ìre a abbatte
abbalí v.tr. "avvilire, infiacchire, re nnuce. "domani alzati presto che
sfinire"; p.p. abbalúte: l'abbalíje cu nu dobbiamo andare a bacchiare le noci";
refjúte e puverjédde se ne íje. "l'avvilì con bbéne míje stá pròpje abbattúte ròppe tutte
un rifiuto e poveretto se ne andò". Andò, si quédde c’à passate. "poveretto, sta proprio
abbalúte a ffá la strare pe re mmèrse re depresso dopo tutto quello che ha passato".
Sàrje, ngità sì abbetuáte a lu nghiane. abbecená v.tr. "avvicinare".
"Antonio sei infiacchito a fare la strada per abbécete loc.avv. "a vicenda".
la salita di Sario, in città sei abituato alla àbbele agg. "abile": jé assaje àbbele a
parte pianeggiante". ausá lu ścrujàte. "è assai abile ad usare la
abballá v.tr. "ballare": abballàrene frusta".
nżin’a le qquatte e ss'arreterárene a re abbelená v.tr. "avvelenare".
ccàsere muórte re suónne. "ballarono fino abbeletà s.f. abilità": quiddu cristjàne
alle quattro e si ritirarono alle loro case tène l'abbeletà a mbrugliá la ggènde ca jé
morti di sonno". na maravíglie. "quella persona ha l'abilità
abbambá v.intr. "avvampare": lu lenżùle a imbrogliare la gente che è una
l'aje misse tròppe vucíne a ru ffuóche e meraviglia".
s'éja abbambáte. "il lenzuolo l‟hai messo abbendá v.tr.iter. "riposare": abbjéndete
troppo vicino al fuoco e si è bruciato". na nżénghe, ma spisse no. "riposati un
abbanduná v.tr. "abbandonare": poco, ma spesso no".
penżárene ca ère na cóse bbóna abbendurá v.tr. "avventurare": nu
abbanduná la pusezzjóne. "pensarono che nd’abbendurá pe ssa strare ca puó truvá
era una cosa buona abbandonare la malecristjàne, pó sònghe fatte tuje. "non ti
posizione". avventurare per codesta strada che puoi
abbannuná v.tr. "non reggersi bene in trovare persone cattive, poi sono fatti tuoi".
piedi". abbenghiárse v.medio tr. rifl.
abbará v.intr. "badare": feglió, tu àja "abbuffarsi, rimpinzarsi, saziarsi": Funżì,
sèmbe stá nd'a la case c'àja abbará a la nu nd'abbenghiá cúm'a nu purceddúzze, se
crjatùre. "ragazza, tu devi sempre stare in no te faje trugne trugne. "Alfonso, non ti
casa che devi badare alla bambina". abbuffare come un porcellino se no diventi
abbarrucá v.tr. "dare il più senza grassone". Ciccandònje s’éja abbenghiáte
pagamento, vendere a vil prezzo". re péttele ca nu nge la face manghe a
abbasate agg. "serio". auzárse ra la sègge. "Francescoantonio si
abbasce avv. "abbasso, giù": nun me è saziato di zeppole che non ce la fa
facènne nghianá tutte sse ścale, scinne tu neanche ad alzarsi dalla sedia".
abbàsce ca te piglie ròje ceràse nd'a lu abbenghjáte s.f. "scorpacciata": m'agghi
panare. "non mi far salire tutte codeste fatte n'abbenghjáte re cerase sótte a
scale, scendi tu giù che ti prendi due l'àrbele ca stache bbóne chine. "mi sono
ciliege nel paniere". fatto una scorpacciata di ciliege sotto
abbastá v.intr. "bastare". l'albero che sto ben pieno".
abbaste interiez. "basta". abbení v.intr. "avvenire": cúm'èja
abbatte v.tr. "accasciare, bacchiare, abbenúte ssu fatte, remmìlle ca se te
deprimere": lu vjénde abbattíje quatte, pòzz’ajutá nu nge pèrde njénde. "come è
avvenuto questo fatto, dimmelo che se ti abbiá v.tr. "avviare": Frangiśche abbjàje
posso aiutare non ci perdo niente". a ffá nu reścurse e nun funéve maje.
abbènje agg. "mutevole": "nu nde la "Francesco avviò a fare un discorso e non
peglianne cu Ggiuuánne ca jé abbènje, jé finiva mai".
cúme lu truóve. "non te la prendere con abbíje s.m. "avvìo": àje rate l'abbíje pe
Giovanni che è mutevole, è come lo trovi". quiddu lavóre, mó nu nde ne ngarecànne
abbeníre s.m. "avvenire": l'abbeníre jé cchiù, se la vìrene lóre. "hai dato l'avvio
nd'a re mmane re lu Segnóre. "l‟avvenire è per quel lavoro adesso non te ne incaricare
nelle mani del Signore". più, se la vedono loro".
abberá v.rifl. "avverare": s'éja abberáte abbjénde, a l' loc.avv. "a riposo".
quédde ca m'àje ritte re tèrze, nu nge abbìse s.m. "avviso".
vuléve crére, ma jé accussì. "si è avverato abbrachí v.tr. "arrochire"; p.p.
quello che mi hai detto avantieri, non ci abbracùte.
volevo credere, ma è così". abbracutìzze agg. "rauco".
abbertènże s.f. "avvertenza". abbrazzá v.tr. "abbracciare": prime re
abbesá v.tr. "avvisare": Angiulìne à parte pe Bunżàgre lu jérne a salutá tutte li
dditte ca pe putè menì a fatjá accàta tè parjénde, chi l'abbrazzàve ra qquà e chi ra
l'àja abbesá nu pare re juórne prime. ddà. "prima di partire per Buenos Aires lo
"Angelo ha detto che per poter venire a andarono a salutare tutti i parenti, chi
lavorare da te lo devi avvisare un paio di l'abbracciava di qua e chi di là".
giorni prima". abbràzze s.m. "abbraccio": quanne
abbesugná v.intr. "bisognare": arruvàje ra lu Canedà, mammarànne me
puórtatínne na nżénghe re cchiù re pane, rìje tanda abbràzze e vase. "quando arrivai
nżine a musére te póte abbesugná. dal Canada, mia nonna mi diede tanti
"pòrtatene un pò di più di pane, fino a abbracci e baci".
stasera ti può bisognare". abbré v.tr. "vedere".
abbesugnùse agg. "bisognoso": jé abbrile s.m. "aprile".
abbesugnùse re tutte, nu nżaje tu stésse ra abbruścá v.tr. "abbrustolire": tatarànne
ndó accumenżá. "è bisognoso di tutto, non mettíje lu tréppete e sópe a ru ffuóche ce
sai tu stesso da dove cominciare". appuiàje la tjèdde p'abbruścá re ffave.
abbesuógne s.m. "bisogno": n'agghi "nonno mise il treppiede e sul fuoco ci
abbesuógne re njénde, te ne puó ìre appoggiò la pentola per abbrustolire le
spenżeràte. "non ho bisogno di niente, te fave".
ne puoi andare spensierato". abbrusciá v.tr. "bruciare".
abbetá v.intr.tr. "abitare, avvitare": abbrustulatúre s.m.inv. "tostacaffè".
Mariùcce jé jute a abbetá a li Tuòppele. abbuccá v.intr. "abbaiare": quiddu cane
"Maria è andata ad abitare ai Toppoli". re nun spèzze maje r'abbuccá tutte la nuttate.
bbite r'àja abbetá bbóne se no la pòrte nu "quel cane non smette mai di abbaiare tutta
nże chiùre. "le viti le devi avvitare bene la nottata".
altrimenti la porta non si chiude". abbufunáte "carbonchioso".
àbbete s.m. "abito"; dim. àbbetecjédde; - abbulá v.intr. "volare": chiure la
a ggiacche: "tailleur". caggióle se no se n’abbóle lu canàreje.
abbetuá v.tr. "abituare": s'ànna abbetuá "chiudi la gabbia altrimenti se ne vola il
a stá sule nd'a la case, nu mbuónne tené canarino".
sèmbe la cumbagníje. "si devono abituare abbulí v.tr. "abolire": Runatù, pe stá
a stare soli nella casa, non possono tenere bbuóne àja abbulí lu fùme, cúme te
sempre la compagnia". l'agghia rice, candànne e sunànne?.
"Donato, per stare bene devi abolire il
fumo, come te lo devo dire, cantando e accalecá v.tr.intr. "calcare, premere":
suonando?". tataránne accalecáve sèmbe lu tabbacche
abbuóle s.m. "volo": se nu nde ne vaje ra nd'a la pippe appríme re l'appecciá.
nande a l’uócchie míje te fazze pegliá "nonno calcava sempre il tabacco nella
n'abbuóle c'arrìve abbasce a lu chiane. "se pipa prima di accenderla".
non te ne vai davanti agli occhi miei, ti accalemá v.tr. "calmare, placare": tutte
faccio prendere un volo che arrivi giù al tendàrene r'accalemárle ma nu nge
piano". arrjascjérne. "tutti tentarono di calmarla,
abburracciáte p.p. e agg. "avvinazzato": ma non ci riuscirono".
s'éja abburracciáte bbuóne bbuóne e mó accalurá v.tr. "accalorare": séja
va candanne pe re strare. "è avvinazzato accaluráte pe la reścussjóne, nun l'àje
bene bene e ora va cantando per le strade". viste cúme jéva fatte rùsse rùsse nfacce. "si
abbusá v.intr. "abusare": Custà, nunn'àja è accalorato per la discussione, non l‟hai
abbusá tande re la setuazzjóne, àja pure visto come era fatto rosso rosso in viso".
capí re ccóse cúme vanne. "Costanzo, non accaluramènde s.f. "febbricola": sònghe
devi abusare tanto della situazione, devi numunne re sére ca téne n’accaluramènde,
pure capire le cose come vanno". mó avima sule chiamá lu mjéreche. "sono
abbuścá v.tr. "buscare, guadagnare, troppe sere che tiene la febbricola, adesso
ricavare, prendere botte": che à abbuścàte dobbiamo solo chiamare il medico".
ra tand'anne re stùrje? Njénde, ca passéje Accannelóre s.f. "Candelora": jé arruváte
angóre pe la chiazze. "che ha guadagnato ra Bbònżagre lu juórne re l'Accannelóre.
da tanti anni di studio? Niente, che "è arrivato da Buenos Aires il giorno della
passeggia ancora per la piazza". Candelora".
abbúse s.m. "abuso": jé n'abbúse ca faje. accape a la pòrte loc. avv. sull‟uscio".
"è un abuso che fai". accapezzá v.tr. "attestare, raccapezzare":
abbussaccháte agg. "gonfio". l'àja accapezzá ssa trave, statte attjénde.
abbuttá v.tr. "gonfiare, mangiare troppo, "la devi attestare codesta trave, stai
rimpinzare, saziare": abbúttece lu pallóne attento". nunn'arrjèśche a accapezzá cchiù
a lu criature e attjénde a nu lu fá ścattá. nnjénde, stache tròppe ammujnáte re cape.
"gonfiaci il pallone al bambino e attento a "non riesco a raccapezzare più niente, sto
non farlo schiattare"; -re male paróle troppo ammoinato di testa".
v.tr."offendere". accapputtá v.intr.tr. "cappottare,
abbuttárse v.rifl. "gonfiarsi come una intabarrare": s’éja accapputtàte ra sótte a
botte". lu murètte e ménu male ca s’éja fatte sule
abbuvurá v.tr. "abbeverare": penżate còcche ràngeche. "si è cappottato da sotto
r'abbuvurá l'anemàlje, nuje ce abbjàme al muretto e meno male che si è fatto solo
nnanże. "pensate di abbeverare gli animali, qualche graffio". nu nd'accapputtá se no
noi ci avviamo avanti". sure. "non ti intabarrare altrimenti sudi".
abbuvuratúre 1.s.m. "abbeveratoio": accapuzzá v.tr. "avvicinare la bocca ad
abbecínete a l'abbuvuratúre e fá abbuvurá un recipiente, bere dal recipiente".
lu mule. "avvicinati all'abbeveratoio e fai accarè v.(fig) "calzare, far figura".
abbeverare il mulo"; 2 s.m. "Abbeveratoio accarènde agg. "calzante": àje rate a
(contrada sulla strada per Crispignano al di quédda fémmene na respòste accarènde,
sopra di San Marco)". m’éja piaciúte. "hai dato a quella donna
accafuddá v.tr. "accostare oggetti una risposta calzante, mi è piaciuta".
diversi". accarrá v.tr. "travolgere": mmjézze a lu
accafuddáte agg. "ben coperto". córse la chiéme accarráje tutte pe nnande.
accagnacché loc.avv. "a che scopo". "in mezzo al corso la piena travolse tutto
ciò che stava davanti". -nnande v.tr. andó l’à mmisse. "Michelina si è tolta gli
"spingere le persone in avanti". occhiali e si è dimenticata dove li ha
accasá v.tr. "ammogliare". messi".
accasjóne s.f. "occasione": ògne acchianá v.tr. "appianare, spianare":
accasjóne jé bbóne pe gghì a mmangiá mó acchiáne la tèrre appríme re ìre a ará a lu
qquá e mmó ddá. "ogni occasione è buona Cummènde. "spiana il terreno prima di
per andare a mangiare ora qui e ora là". andare ad arare al Convento".
accáta prep. "da, presso": accáta mé ce acchiáne-acchiáne super. ass.
puó ìre a cambjá. "da me ci puoi andare a "pianissimo".
pascolare". acchiangáte s.f. "basolato": a lu murcate
accattá v.tr. "acquistare, comprare, appríme ce stéve na bbèlle acchiangáte.
partorire": óje agghi accattáte na cammíse "al mercato prima ci stava un bel
a mmaríteme ma ròppe ce sònghe jute basolato".
penżánne, l'avragghi pahate numunne. acchiarí v.tr. "chiarire, risciacquare":
"oggi ho comprato una camicia a mio Austì, vjene qquá ca m’àja acchiarí li fatte
marito ma dopo ci sono andata pensando, cúme stanne, n’agghia a chi crére.
l'avrò pagata troppo"; -a ffriśch’a ffriśche "Agostino, vieni qua che mi devi chiarire i
v.tr. "comprare alimenti poco per volta". fatti come stanno, non ho a chi credere";
accàttete s.m. "acquisto": àje fatte nu àja acchiarí na cónghe re panne, àuzete ca
bbèll'accàttete a spusárte a quiddu jé tarde. "devi risciacquare una tinozza di
metallo di panni, alzati che è tardi".
speranżóne e accussì te re funísce tutte acchiètte s.f. "asola": la sarte me facíje
quiste juórne!. "hai fatto un bell'acquisto a quatte acchiètte a lu còtte. "la sarta mi fece
sposarti quello che non vuole fare niente e quattro asole al cappotto".
così te li finisci tutti questi giorni!". acchítte s.m. "acchito": Maríje ce
accauzá v.tr. "rincalzare". mangave ra Panne ra numunne re tjémbe,
acce s.m. "sedano"; - re mundagne s.m. ma cúme la verjétte, la canuscjétte a
"levistico"; - salvagge s.m. "ammi". pprime acchítte. "Maria ci mancava da
accènde s.m. "accento": Vetù, mó ca faje Panni da molto tempo, ma come la vidi, la
lu rettate statte attiénde re métte l'accènde conobbi a prima acchito".
andó ce vóle. "Vito, ora che fai il dettato acchiuccá v.tr. "capitozzare": Necóle
stai attento di mettere l'accento dove ci acchiuccàje l'àrbele re cjéuze pe lu fá
vuole". repegliá, ma nd'a la staggióne seccàje.
acceretòrje s.f. "strage". "Nicola capitozzò l'albero di gelso per
accèsse s.m. "ascesso": Culurínde téne farlo riprendere, ma in estate seccò".
n'accèsse a lu rènde e se sènde acciaccá v.tr. "masticare, pigiare,
ammalamènde. "Clorinda tiene un ascesso schiacciare": la pale jé jute sótte a ddu
al dente e si sente malamente". chiangóne e jé tutte acciaccáte. "la pala è
accètta gròsse s.f. "scure": Custànże andata a finire sotto a quel pietrone ed è
facéve ìre ndèrre l'àrbele cu l’accètta tutta schiacciata".
gròsse cúme se manghe fusse. "Costanzo acciaccáte agg. "diventare malaticcio".
faceva andare a terra l'albero con la scure acciaccatóre s.m. "pigiatore": cúm’jéva
come se niente fosse". bbèlle a veré l'acciaccatóre ca traséve
accètte s.f. "accetta"; dim. accettùdde . nd'a la tenédde e se mettéve a acciaccá
accezzjóne s.f. "eccezione": che ssònghe l'uve pe óre e óre. "come era bello a vedere
ss’accezzjóne avíma èsse tutte r'accòrde. il pigiatore che entrava nel tino e si
"che sono codeste eccezioni dobbiamo metteva a pigiare l'uva per ore e ore".
essere tutti d‟accordo". acciaccóne s.m. "pasticcione".
acchiále s.m.pl. "occhiali": Mecalíne acciaffá v.tr. "acciuffare, afferrare":
s’éja luvate l’acchiále e s'éja ścurdate l'acciaffàje attjémbe attjémbe pe na
màneche re la ggiacchètte pe nu lu fá trasí accòglie v.tr. "accogliere": nu l'ànne
ra ddá. "l'afferrai in tempo in tempo per vulute accòglie ndra lóre e àja rice ca
una manica della giacca per non farlo quidde stá sule e abbandunáte. "non
entrare di là". l'hanno voluto accogliere tra loro e devi
acciaòme s.m. "ecce homo". dire che quello sta solo e abbandonato";
acciàppe s.f. "gancio per gonna"; dim. p.p. accuóvete.
acciappètte. accòrde, nunn’éja r’- agg. "discorde".
acciappóne s.m. "acciarpone": nu nge accòvete s.f. "accolta": ra cumma Maríje
jènne ra quiddu ddá ca jé n’acciappóne, ce stéve n’accòvete re cristjàne, chisà che
vire abbré andó puó ìre. "non ci andare da jé succjésse. "da comare Maria ci stava
quello là che è un acciarpone, vedi dove un'accolta di persone, chissà che è
puoi andare". successo".
acciapputtá v.tr. "fare rozzamente". accquácce s.f. "rugiada": adda ascí lu
accíre v.tr. "macellare, uccidere": pe sóle p’assucá tutta st’accquácce, nunn’àje
Pasque ànna accíre numunne r'àjne, andó métte nu pére. "deve uscire il sole per
fàttele stepá une. "per Pasqua devono asciugare tutta questa rugiada, non hai
macellare molti agnelli, fattelo conservare dove mettere un piede".
uno"; p.p. accíse. accquaquagliá v.tr. "combinare".
accíse s.f. "uccisione". accquáte s.m. "vinello": lu vine lu
acciungá v.tr. "paralizzare": jé bbevíme cchiù addá, mó bevímece
acciungáte ra quatt'anne e dda pòvra l’accquáte, sparagnáme na nżénghe. "il
mugliére nu nge la face cchiù pe l'assíste. vino lo beviamo più in là, ora beviamoci il
"è paralizzato da quattro anni e quella vinello, risparmiamo un pò".
povera moglie non ce la fa più per accrésce v.tr. "accrescere": Angiulì àja
assisterlo". accrésce re mmaglie, statte attjénde.
acciuppejá v.tr. "azzuffare, bisticciarsi": "Angela devi accrescere le maglie, stai
s’acciuppejàrne nnande a tutte quande. "si attenta".
azzuffarono davanti a tutti quanti". accrjanżáte agg. "che ha buona
acciuppjá v.intr. "litigare": nun
v'acciuppjáte ca nun vale pròpje la péne. creanza": jé accussì accrjanżáte nepúteme
"non litigate che non vale proprio la pena". ca n'asseméglie pe nnjénde a ffráteme. "ha
acciuppjatòrje s.f. "bisticcio, zuffa": così buona creanza mio nipote che non
ndra tutte quidde cristjàne c’éja state assomiglia per niente a mio fratello".
accrjése agg. "accadiese"; pl. accríjse,
n'acciuppjatòrje ca nu nże capéve cchiù "abitanti di Accadia".
nnjénde. "tra tutte quelle persone c'è stata accucchjá v.tr. "abbinare, accoppiare,
una zuffa che non si capiva più niente". accumulare, appaiare": lu cavadde tuje
acciuprèute s.m. "arciprete": agghia rice accúcchile cu lu míje na vòta aráme ndó tè
a l'acciuprèute ca peścràje m'adda rice na e na vòta ndó mé. "il cavallo tuo appaialo
mésse pe la bbònáneme re maríteme. con il mio e una volta ariamo da te e una
"devo dire all'arciprete che dopodomani mi volta da me".
deve dire la messa per la buonanima di accucciulí v.tr. "accucciare,
mio marito". rannicchiarsi": vire vì quiddu cane cúme
acciuttá v.rifl.intr. "ingrassare": s’accucciulísce a li pjére re lu padróne.
Rucchíne s'éja acciuttáte tande ca agguàje "vedi vedi quel cane come si accuccia ai
agguàje camíne. "Rocco si è ingrassato piedi del padrone".
tanto che appena appena cammina". accugliènże s.f. "accoglienza": cumbà,
acciuuí v.intr. "non arrivare a finire o nun me lu creréve, m’ànne fatte na bbóna
completare un lavoro".
acclísse s.f. "eclissi". accugliènże, nu nżapévene lóre stésse chè
ffá e ché rrà. "compare, non lo credevo, mi
hanno fatto una buona accoglienza non accùnde s.m. "acconto": s’affettàrene na
sapevano loro stessi che fare e che dare". casarèdde abbasce a lu pajése e avjérna rá
accujàtá v.tr. "acquietare": p'accujàtá appríme n’accúnde. "si affittarono una
quissu crjature racce lu pupídde. "per casetta giù al paese e dovettero dare prima
acquietare codesto bambino dacci il un acconto".
ciucciotto di stoffa ripieno di zucchero". accundendá v.tr. "accontentare": o
acculemá v.tr. "colmare": lu piatte re li t'accundjénde o se no nunn’àje ché ffá. "o
maccarúne me l'àja acculemá nżine a ti accontenti o altrimenti non hai che fare".
l'urle. "il piatto dei maccheroni me lo devi accunnescénne v.intr."accondiscendere".
colmare fino all'orlo". accunżá v.tr. "accomodare, aggiustare,
acculematúre s.f. "colmatura": sóp’a lu conciare": se te faje veré angóre qquá
mezzètte re grane famme na bbóna nnande t'accónże pe re ffjéste, àje capíte?.
acculematúre cúme saje fà tu. "sullo staio "se ti fai vedere ancora qui davanti ti
di grano fammi una buona colmatura come aggiusto per le feste, hai capito?":
sai fare tu". accunżatúre s.f. "acconciatura": a la zìte
accúleme agg. "colmo": vire ca li
bbucchjére re lèhuóre sònghe accúleme, ànne fatte na bbèlle accunżatúre, m’éja
mó ca re ppuórte sóp’a la uandjére nu re piaciúte pròpje. "hanno fatto una bella
facènne scegliá. "vedi che i bicchieri di acconciatura alla sposa, mi è proprio
liquore sono colmi, ora che li porti sul piaciuta".
vassoio non farli versare". accuóste avv. e agg. "accanto, accosto,
accullá v.tr. "accollare": me vuónne attiguo": uagliò, viéne qquá, nun stènne
sèmbe accuóste a lu mure, n'avènne paùre
accullá tutte re spése, nu nżònghe manghe
fésse! Tanda figli, tanda parte. "mi ca nu nże ne care. "ragazzo, vieni qua, non
vogliono accollare tutte le spese, non sono stare sempre accanto al muro, non aver
mica scemo! Tanti figli, tante parti". paura che non se ne cade"; la casa sója jé
accullacciáte agg. "accollacciato": accuóste a la nòste e se truóvene a li
Ggiuuà, staje tutte accullacciáte, chisà ché Tuóppele. "la sua casa è attigua alla nostra
ffridde àdda fá ra fóre!. "Giovanni, stai e si trovano ai Toppoli".
tutto accollacciato, chissà che freddo deve accupá v.tr. "occupare".
fare fuori!". accuppá v.tr. "sopraffare": nu nde
accumbagnamènde s.m facènne accuppá ra quidde ca nunn'éja
"accompagnamento": na mùseche nu manghe l’ógne re lu rite tuje. "non ti far
sopraffare da quello che non è neanche
nż'apprèzze se nu nge stá nu bbuóne l'unghia del tuo dito".
accumbagnamènde. "una musica non si accurdàrse v.rifl. "accordarsi": mméce re
apprezza se non c‟è un buon
accompagnamento". fá cause penżàrne bbuóne re s’accurdá.
accumegliá v.tr. "coprire". "invece di fare causa pensarono bene di
accordarsi".
accumenżá v.tr. "cominciare, accurí v.intr. "accudire": la màmme
incominciare". mbaràje bbòne la figlie a accurí a tutte li
accumetá v.tr. "accomodare in casa". suvrízzje re la case. "la mamma insegnò
accundá v.tr. "raccontare, riferire": bene la figlia ad accudire tutti i servizi
Tresúcce m’à dditte ca t'accundáte tutte pe della casa".
ffile e pe sségne, mó t’àja recíre tu accurrènde agg. "occorrente": me
cúm’àja fá. "Teresa mi ha detto che ti ha
raccontato tutto per filo e per segno, ora ti manghe l’accurrènde pe ścrive, nu nde
devi decidere tu come devi fare": pòzze ścrive la cartullíne. "mi manca
accundarjédde s.m. "persona che non sa l'occorrente per scrivere, non ti posso
mantenere un segreto"; s.f. accundarèdde. scrivere la cartolina".
accurtá v.tr. "accorciare". sentivi di passare ogni mattina l'acquaiolo
accurtatóre s.f. "scorciatoia": p’arruuá che urlava per le strade "acqua fresca,
cchiù prjéste a la massaríje, pegliàmme acqua fresca".
l’accurtatóre sótte Sand’Ulíje. "per acquarágge s.f. "acquaragia".
arrivare più presto alla masseria, acquarèdde s.f.dim. "acquerella,
prendemmo la scorciatoia sotto Sant'Elia". pioggerellina": quédd’acquarèdde ca à
accùrte agg. "a corto, vicino". ffatte jé póche, à lluvate sule la pólve.
accusciá v.tr. "assecondare". "quella pioggerellina che ha fatto è poca,
accussessíje avv. "così sia". ha tolto solo la polvere".
accussì avv. "così"; - e accuddì: "così e acquasále s.f. "fette di pane bagnate e
cosà"; -accussì avv. "discretamente". condite con olio e sale".
accustá v.tr. "accostare". acquasandère s.f. "acquasantiera": li
accustumá v.tr. "accostumare": Peppíne cristjàne se nfunnévene re ddéte nd’a
avéve bbuóne accustumáte lu figlie, l’acquasandère a la trasute e a l'asciute re
avastáve na paróle e quidde capéve tutte. la chjésje. "le persone si bagnavano le dita
"Giuseppe aveva ben accostumato il figlio, nell'acquasantiera all'entrata e all'uscita
bastava una parola e quello capiva tutto". della chiesa".
accustumí v.tr. "addomesticare": acquasciòscie s.f. "brodaglia".
Peppúcce tenéve nu cane furèsteche, ma acque s f. "pioggia"; - a llavíne s.f.
riascíje a accustumírle cúme recéve idde. "pioggia continua"; - furjóse s.f. "pioggia
"Giuseppe teneva un cane foresto, ma violenta".
riuscì ad addomesticarlo come diceva lui". acre agg. "agro"; dim. agrulílle.
accuzzá v.tr. "battere con il dorso addà avv. "in là".
dell‟occhio dell‟accetta". addàje s.m. "lezzo".
àcene s.m. "acino, chicco"; dim. addáte s.m. "appuntamento".
acenjédde; - re case s.m. "cantuccio di adde s.m. "gallo": lu adde jé lu rré re lu
cacio"; - re grane s.m.pl. "semini (pasta addenáre. "il gallo è il re del pollaio". -re
alimentare)"; - re pépe s.m.pl. "peperini nòtte s.m. "upupa": cúme face la squríje,
(pasta alimentare)". lu adde re nòtte accummènże a ccandá.
acetá v.tr.rifl. "agitare": jé nu cristjàne "come abbuia, l‟upupa incomincia a
ca se àcete pe nnjénde. "è una persona che cantare".
si agita per niente". addecrjá v.tr. "ricreare".
ácete agg. "acido". addenáre s m. "pollaio".
ache s.m. "ago"; pl. àquare. addettá v.tr. "dettare": m’àja addettá na
acíte s.m. "aceto"; acíte, a l'- loc.avv. léttere pecché éo nun la sacce ścrive ra
"sottaceto": musére m'agghia fá na nżaláte sóle. "mi devi dettare una lettera perché io
r'aulíve nèure e re pupàjne a l'acíte. non la so scrivere da sola".
"stasera mi devo fare un‟insalata di olive addezziuná v.tr. "addizionare":
nere e di peperoni sottaceto". addezzjúne tutte li nnùmmere e famme
acízze agg. "acido": ajérematíne nu sapé lu tutale, pe me rjulá. "addiziona tutti
mbutjétte véve ru llatte pecchè se n’ére i numeri e fammi sapere il totale per
jute r’acízze. "ieri mattina non potei bere il regolarmi".
latte perché era diventato acido". addíne s.f. "gallina"; dim. addenèlle.
Acqua Sàuze s.f. "Acqua Salsa (contrada addjá v.intr. "emergere, gallare": vóle
sulla strada per Panni-Scalo vicino alla sèmbe addjá, nunn’avasce pe nnjénde la
fontana)". cape. "vuole sempre emergere, non
acquajuóle s.m. "acquaiolo, fontaniere": abbassa per niente la testa".
appríme sendíve re passá ògne mmatíne addòbbje s.m. "anestesia": nu lu sapíme,
l'acquajuóle ca alluccáve pe re strare mó ca òperene a mmaríteme a l’uócchie, si
"acque fréśche, acque fréśche". "prima ce fanne l’addòbbje pe tutte la persóne o
no. "non lo sappiamo, ora che operano a addurènde agg. "odoroso": stu mazzètte
mio marito all'occhio, se ci fanno re vjóle jé assáje addurènde. "questo
l'anestesia totale o no". mazzetto di viole è molto odoroso".
addòrme v.tr.intr. "addormentare, adduríne s.m. "profumo (miscela)".
indolenzire": adduórme appríme lu aduprá v.tr. "adoperare": figlie míje,
criatúre e pó ce mettíme a mmangiá. avíte aduprá la mazze ògne tande cu li
"addormenta prima il bambino e poi ci uagliúne vuóste pe ce rá na nżénghe re
mettiamo a mangiare". p.p. addurmúte: rucazzjóne. "figli miei, dovete adoperare il
m'agghie fatte na ścapezzatóre sóp’a la bastone ogni tanto con i vostri ragazzi per
sègge e s’éja addurmúte lu vrazze. "mi darci un pò di educazione".
sono fatto un pisolino sulla sedia e si è adurazzjóne s.f. "adorazione".
indolenzito il braccio". aèreje loc.avv. "a vanvera": nu
addréte avv. "addietro, dietro, indietro": mbarlànne aèreje, li fatte stanne re n'ata
addréte a tutte se mettíje idde, pecchè manére e peqquésse statte citte. "non
tenéve ścuórne re se fá veré. "dietro a tutti parlare a vanvera, i fatti stanno in un'altra
si mise lui, perché aveva vergogna di farsi maniera e perciò stai zitto".
vedere". affàbbele agg. "affabile".
addubbjá v.tr. "anestetizzare". affacciá v.tr. "affacciare": attjénde
addúcce s.m. "galletto": m’ànne purtate angóre lu criature s’affàcce a la funèste e
nu addúcce, l'agghia còce cu ddòje patane care abbasce. "attenta ancora il bambino si
a lu furne. "mi hanno portato un galletto, affaccia alla finestra e cade giù".
lo devo cuocere con le patate al forno". affacennáte p.p. e agg. "affaccendato":
addùce v.tr. "addurre, portare": stache jé tutte affacennáte a ammassá ru ppane,
aspettánne a mmaríteme e ffìglime, ca se pecché la furnáre à ddate l’óre pe lu purtá
addúcene ra fóre ròje jéte, re vvòglie còce a ccòce. "è tutta affaccendata a panificare,
sùbbete cu re ppezzòtte. "sto aspettando perché la fornaia ha dato l'ora per portarlo
mio marito e mio figlio, che se portano a cuocere".
dalla campagna le bietole, le voglio affameljá v.rifl. "familiarizzare": làssule
cuocere subito con i quadrucci"; p.p. appríme affameljá cu ffràtete e pó vire ca
addútte. cange aspètte. "lascialo prima
adduluráte agg. "addolorato". familiarizzare con tuo fratello e poi vedi
addummanná v.tr. "domandare": a che cambia aspetto".
l’isáme lu prufussóre m’addummannáje affannúse agg. "affannoso": Runà, staje
tanda cóse. "all'esame il professore mi affannúse, ché nu nde sjénde bbuóne?
domandò tante cose". Camíne vá nd’a lu mjéreche!. "Donato,
addummurá v.tr. "ritardare, tardare": stai affannoso, che non ti senti bene?
crajmatíne n'addummurá a auzàrte se no Cammina vai dal medico!".
pjérde lu tréne. "domattina non tardare ad affaráte p.p. e agg. "affaccendato".
alzarti altrimenti perdi il treno". affasciá v.tr. "affastellare": specciámece
addunárse v.rifl. "accorgersi": s'addunáje a affasciá ru ffiéne e a trasírle rinde ca mó
ca lu vulévene vatte e si ne fuíje. "si véne a cchióve. "sbrighiamoci ad
accorse che lo volevano battere e se ne affastellare il fieno e ad entrarlo che ora
scappò". viene a piovere".
adduóre s.m. "odore, profumo": ché affauttá v.tr. "affagottare": nu lu vire
adduóre ca se sènde ra fóre, cummà ché cúme stá tutte affauttáte nd’a l'àbbete
staje cucènne?. "che odore che si sente da nuóve ca nu nże póte manghe mòve. "non
fuori, comare che stai cucinando?". lo vedi come sta tutto affagottato nel
addurá v.tr. "odorare". vestito nuovo che non si può neanche
muovere".
afferrá pe li ciurle v.tr. "accapigliare": affurtunáte agg. "fortunato": quanne
quédde e ddòje fémmene letecánne, jóche vénge sèmbe, jé pròpje affurtunáte.
s’afferrárne pe li ciurle. "quelle due donne "quando gioca vince sempre, è proprio
litigando, si accapigliarono". fortunato".
àffete s.f. "afta". affussá v.tr. "affossare".
affettíve agg. "effettivo": mó Ndenjúcce aggarbá v.intr. "garbare": nun
jé passate affettíve póte ròrme sóp’a m’aggárbene ste pparóle tóje. "non mi
qquatte cuscéne. "ora Antonio è passato garbano queste tue parole".
effettivo può dormire su quattro cuscini". aggarbáte agg. "ondulato": ché bbèlle
affezzjuná v.tr. "affezionare": nu capídde aggarbáte ca tjéne, re vvulésse
nd’affezzjuná tròppe a qquissu criature, ca tené pure éo. "che bei capelli ondulati che
craje la màmme se lu pòrte e tu rjéste sóle. tieni, li vorrei tenere anch'io".
"non ti affezionare troppo a codesto aggevulá v.tr. "agevolare": a l'isame
bambino, che domani la mamma se lo Peppenjélle jé state assàje aggevuláte ra li
porta e tu resti sola". prufussúre, ngrazjarDdíje jé state
affihurá v.tr. "figurare, raffigurare": me pròmòsse. "agli esami Giuseppe è stato
l'affihuráve cchiù cciuótte, ma nunn’éja molto agevolato dai professori, grazie a
alluuére. "me lo figuravo più grasso, ma Dio è stato promosso".
non è vero". agghiaurá v.tr. "bruciacchiare": Cungè,
affíle loc.avv. "in fila, in ordine"; -affíle nu mmettènne assàje caravúne nd’a lu
avv. "integralmente". ścalefaljétte se no s’agghiàurene re
afflusciá v.intr. "afflosciare": me sènde lenżóle. "Concetta, non mettere molti
tutte afflusciáte, sarrá lu càure. "mi sento carboni nello scaldaletto altrimenti si
tutto afflosciato, sarà il caldo". bruciacchiano le lenzuola".
affòrge loc.avv. "tirare per il naso i agghiazzá v.intr. "andare a letto, mettere
buoi". l'animale nello stabbiolo".
affòrze loc.avv. "per forza". agghiónge v.tr. "aggiungere": àja
affrangá v.tr. "affrancare, risparmiare". agghiónge l'ate uóglie a lu sùche, ce n'àje
affrónde loc.avv. "in confronto". misse póche jé pròpje sciaccquáte. "devi
affrundá v.tr. "affrontare, indovinare": aggiungere altro olio al sugo, ne hai messo
cumbà quéssa setuazzjóne o óje o craje poco è proprio sciacquato". p.p.
l’àja affrundá, fatte capace. "compare, agghiúnde; -li vuóve v.tr. "aggiogare i
codesta situazione o oggi o domani la devi buoi": agghiúnge li vuóve ca mó me métte
affrontare, fatti capace". a ará ssa pónde re tèrre. "aggioga i buoi
affrúnde s.m. "affronto": agghi avute che ora mi metto ad arare codesta punta di
n’affrúnde ra Tummasíne, ra chi manghe terra".
te crire àje li ścarpíne. "ho avuto un agghiurdárse v.rifl. "ammalarsi delle
affronto da Tommaso, da chi neanche ti ginocchia dei cavalli".
credi hai gli sgambetti". agghiurecá v.tr. "aggiudicare": a la fèste
affucá v.tr.fig. "affogare, soffocare nel re San Custànże s’éja agghiurecáte lu
togliere il respiro": affucàje lu respiacére prime prèmje a lu pàleje. "alla festa di San
nd’a na buttíglie re vine. "affogò il Costanzo si è aggiudicato il primo premio
dispiacere in una bottiglia di vino". alla cuccagna".
affullá v.tr. "affollare". aggí v.intr. "agire", p.p. aggíte.
affumá v.tr. "affumicare": s’éja affumáte aggíre s.m. " comportamento".
assàje la cucíne, auànne l'agghia fá aggradí v.tr. "gradire"; p.p. aggradíte.
janghiá. "si è molto affumicata la cucina, aggrangá v.intr. "aggranchiare": pe lu
quest'anno la devo far imbiancare". fridde se sònghe aggrangáte re mmane,
affunná v.tr. "affondare". m’agghia métte li uande. "per il freddo si
sono aggranchiate le mani, mi devo andammo al Convento per fare una visita
mettere i guanti". alla Madonna".
aggranfá v.tr. "avvinghiare": la èrre jé ajéressére avv. "ieri sera".
na chiande ca s'aggrànfe a l'àrbele. àjme agg. "azzimo": ru ppane jéve àjme
"l'edera è una pianta che si avvinghia e l'avjémme jttá, jé state nu peccate ma ché
all'albero". avévema fá?. "il pane era azzimo e lo
aggratísse avv. "gratis": trasíte ggènde, dovemmo buttare, è stato un peccato, ma
ca óje jé tutte aggratísse. "entrate gente, che dovevamo fare?".
che oggi è tutto gratis". ajutá v.tr. "aiutare": quanne puó ajutá la
aggroppá v.tr. "spostare animali di lato". pòvra ggènde fàlle, Ddíje te lu rrènne.
agguàje-agguàje avv. "appena-appena". "quando puoi aiutare la povera gente fallo,
agguàjtepéne avv. "appena". che Dio te lo rende".
agguardá v.tr. "aspettare". àjne s.m. "agnello"; dim. ajnecjédde;
agguattárse v.rifl. "accovacciarsi, accr. àjne gruósse.
acquattarsi, infilarsi sotto le coperte": me ajníce s.f. "cenerina": nd'a lu vrascjére
sònghe agguattáte addréte a na ròcchie e ce stá angóre na nżénghe r'ajníce, ma ché
ddá sònghe state citte citte pe nun me fá te vuó nfucá, t'àja sule ìre a culecá. "nel
ścòrge. "mi sono accovacciato dietro a un braciere c'è ancora un po‟ di cenerina, ma
cespuglio e lì sono stato zitto zitto per non che ti vuoi riscaldare, ti devi solo andare a
farmi scorgere"; s'agguattáje a nu zinne e coricare".
ddá rumàníje pe tutte la serate. "si ajstecá v.tr. "istigare": làssule ìre nu lu
acquattò a un canto e là rimase per tutta la ajstecá se no jé pègge. "lascialo andare
serata". non lo istigare altrimenti è peggio".
aggubbá v.tr. "aggobbire": àje viste alá v.intr. "sbadigliare": "quanne àle,
cúme s'éja aggubbàte? Na nżénghe jé la mitte la mane nnande a la vócche pe
ità e na nżénghe ca jé state sèmbe calate rrucazzjóne. "quando sbadigli metti la
sóp’a la fatíje. "hai visto come si è mano davanti alla bocca per educazione".
aggobbito? Un pò è l'età e un pò che è alabbunáte agg. "bonaccione,
stato sempre chinato sul lavoro". semplicione".
agliaccá v.tr. "masticare pigramente". alalundáne loc.avv. "alla lontana".
agliàneche s.m. "aleatico". alamáne loc.avv. "alla mano".
agliàteche agg. "lugliatico". alammèrse loc.avv. "all'inverso".
aglicèdde s.f. "piccolo aglio". alandrasátte loc.avv. "improvvisamente":
aglistrjédde agg. "ben pasciuto". sembràve na fineremúmme, alandrasátte
agnúne pron.indef. "ognuno": agnúne se se luvàje la luce mèndre ra fóre juccave.
facésse li fatte suje. "ognuno si facesse i "sembrava un finimondo, improvvisamente
fatti suoi". si tolse la luce mentre fuori nevicava".
ahucáte s.m. "avvocato". alangarrére loc.avv. "di gran carriera":
ahurá v.tr. "augurare": t’ahúrje tutte lu lu verjétte arruvá alangarrére ra lu
bbéne ca vuó, figlia míje, cu tutte lu córe. Castjédde e me recíje c'avéve viste lu
"ti auguro tutto il bene che vuoi, figlia mia, ścazzematjédde. "lo vidi arrivare di gran
con tutto il cuore". carriera dal castello e mi disse che aveva
ahúrje s.m. "augurio": ahúrje tatarà, visto il folletto".
cjénde e ccjénde re quisti juórne. "auguri alanúre loc.avv. "ignudo": nun stènne
nonno, cento e cento di questi giorni". alanúre se no t'abbùśche nu ciamuórje.
ajére avv. "ieri". "non stare ignudo altrimenti ti buschi un
ajérematíne avv. "ieri mattina": raffreddore".
ajérematíne jémme a lu Cummènde pe ffá alappjére loc.avv. "a piedi".
na vìsete a la Marònne. "ieri mattina
alaspásseloc.avv."aspasso allazzá v.tr."allacciare": uaglió, allázzete
(disoccupato)". re ścarpe cúme s’ànne allazzá, vòglie veré
alasquríje loc.avv. "all'oscuro": appícce quanne t’àja mbará. "ragazzo, allacciati le
la luce, nun stènne alasquríje, àje vòglie a scarpe come si devono allacciare, voglio
stá alasquríje sótta tèrre. "accendi la luce, vedere quando devi imparare". -nu pùjne
non stare all'oscuro, hai voglia a stare v.tr. "tirare un pugno".
all'oscuro sotto terra". alleccá v.tr. "leccare": nu nd’alleccá
alassacrése loc.avv. "improvvisamente". sèmbe sse ddéte ca faje śchife. "non ti
ale s.m "sbadiglio"; ale suje, a l'- leccare sempre codeste dita che fai schifo".
loc.avv. "dalla sua parte". alléccapjátte s.m. "leccapiatti".
àleme re vjénde loc.avv. "alito di vento". allecciá v.rifl. "andarsi a fare benedire".
alérte loc.avv. "in piedi". allecurdá v.tr. "ricordare".
alíce s.f. "acciuga": nu nde piàcene li alleggerí v.tr. "digerire": ròppe mangiáte
felatjélle cu l'alíce? Nu nżaje ché te p’alleggerí, t’àja fá na passjàte. "dopo
pjérde!. "non ti piacciono gli spaghetti con mangiato per digerire, devi fare una
le alici? Non sai che ti perdi!". passeggiata".p.p. alleggerúte; -, nu nże
alíme s.m "fiato debole". póte- loc.avv. "indigesto": nu mbòzze
allaccanúteagg."desideroso, mangiá assaje pìzze cu re cepódde pecché
insaziabile": nu nż'éja putute accattá re nu nże póte alleggerí. "non posso
pprime cerase ca custávene assaje e jé mangiare molta pizza con le cipolle perché
rumaste allaccanúte. "non si è potuto è indigesta".
comprare le prime ciliegie che costavano allegrézze s.f. "allegria": ché allegrézze
molto ed è rimasto desideroso"; jé stéve nd’a sta case! E mmó andó jé jute a
allaccanúte, cchiù tténe e cchiù vvóle. "è ffuní?. "che allegria stava in questa casa!"
insaziabile, più ha e più vuole". E ora dove è andata a finire?".
allahá v.tr. "allagare". allehá v.tr. "allegare": tatarà, a qquédda
allahamènde s.m. "allagamento": cu léttere àja allehá lu certefecáte, nu nde ne
tutte quédd’acque ce fóje n’allahamènde
nd’a lu juse dabbasce. "con tutta quella ścurdá. "nonno, a quella lettera devi
pioggia ci fu un allagamento nei sottani allegare il certificato, non te ne scordare".
laggiù". allemá v.tr. "limare": pe gghí bbuóne àja
allamá v.intr. "franare": a qquiddu appríme allemá quissu fjérre. "per andare
bene devi prima limare codesto ferro".
punde àja fá nu canale pe ffá śculá allendá v.tr. "allentare"; -nu pùjne v.tr.
l'acque, se no faje allamá tutte la tèrre. "a
quel punto devi far un canale per far "tirare un pugno"; -nu ścaffe v.tr. "dare
scolare la pioggia altrimenti fai allagare uno schiaffo".
tutto il terreno". allenjá v.tr. "allineare".
allarehá v.tr. "allargare": t'àja allerehá allesciá v.tr. "accarezzare, lisciare":
ssa vèste ca te vá strétte. "ti devi allargare sòreme nazzecáve lu criature e pe lu fá
codesto vestito che ti va stretto". addòrme, chiane chiane l'allesciáve la
facce. "mia sorella cullava il bambino e per
allaścá v.tr. "allentare": jé bbèlle a tené farlo addormentare, piano piano gli
li nepute, ma àja pùre allaścá li curdune accarezzava la faccia".
re la bbórze. "è bello a tenere i nipoti, ma allesciárse li capídde v.tr. "ravviarsi i
devi pure allentare i cordoni della borsa". capelli": allíscete ssi capídde c’assemíglie
allattànde agg. "lattante": pe Pasque na janare. "ravviati codesti capelli che
agghi urdenáte a lu chianghiére n'àjne assomigli una strega".
allattánde. "per Pasqua ho ordinato al allesciàte s.f. "lisciata";dim. allesciatèlle.
macellaio un agnello lattante". allessá v.tr. "lessare".
allésse agg. "lesso".
alletetóreje s.f. "baruffa, litigio": facjérne alluónghe agg. " a lungo, lontano".
n’alletetóreje, sacce pe ché ccóse e nu nże allupá v.tr. "avere molta fame".
salútene cchiù. " fecero una baruffa, non allusciá v.tr. "vedere".
so per che cosa e non si salutano più". allustrá v.tr. "lustrare le scarpe".
alletteráte agg. "letterato". allustrí v.tr. "lustrare i mobili".
allíte avv. "lite": agghi fatte allíte, nu lu alúteme agg. "in ultimo".
vòglie cchiù veré. "ho litigato, non lo alluére agg. "vero": jé alluére ca
voglio più vedere"; dim. letechètte. Peppíne jé state ddà andó rice tu, ma idde
allucá v.tr. "affittare, allogare": Prícete à nu ru vvóle ammétte e sacce pecché. "è
allucáte quédda case ca tène a qquarte re vero che Giuseppe è stato là dove dici tu,
vòrje a la màmme re Aitàne. "Brigida ha ma lui non lo vuole ammettere e non so
affittato quella casa che tiene dalla parte perché".
della borea alla mamma di Gaetano". Alvanjédde s.m. "Alvaniello (contrada
alluccá v.intr. "gridare, sgridare, sulla strada per Accadia, prima di arrivare
strillare, urlare". al Bosco)".
allúcche s.m. "grido, strillo, urlo": agghi amábbele agg. "amabile": jé accussì
sendute n'allúcche ra dammónde, sacce amábbele ca te face mení la vòglie re lu
chi vóle èsse. "ho sentito un urlo da là sènde sèmbe re parlá. "è così amabile che
sopra, non so chi vuole essere". Lisètte ti fa venire la voglia di sentirlo sempre
facíje n’allúcche quanne veríje nu parlare".
surecídde, ca ce féce zumbá ra sópe a la amaruósteche agg.m. "amarognolo"; f.
sègge. "Luisa fece un urlo quando vide un amaròsteche.
topolino, che ci fece saltare dalla sedia". ce ambjèndá v.tr. "ambientare": àja avé
luvámme la ciuculáte ra mmane a lu paciénże ce vóle tjémbe pe t'ambjèndá,
criature e l’allúcche arruvárene a nu ché vuó fá jé tutta ggènde nóve. "devi
miglie. "togliemmo al bambino la avere pazienza ci vuole tempo per
cioccolata dalle mani e gli strilli arrivarono ambientarti, che vuoi fare è tutta gente
a un miglio". nuova".
allucetá v.tr. "lucidare": quanne vuó àja Amèreca Bbóne "Stati Uniti".
allucetá lu pavemènde ra fóre. "quando amiche s.m. "amico"; pl. amice; -stritte
vuoi devi lucidare il pavimento fuori". s.m "amico intimo"; f. amica strétte.
alluggiá v.tr. "alloggiare": lu alluggiàje ammaccá rusàreje v.tr. "recitare un
pe ddùje mise, ròppe s’avía truvá na rosaio dietro l'altro".
casarèdde, pecchè arruvàje fìglime ra ammagliá v.tr "biascicare, masticare
l'Amèreche. "lo alloggiai per due mesi, lentamente": ché jé c’ammáglie, musére nu
dopo si dovette trovare una casetta, perché ndjéne fame?. "che cos‟è che mastichi
arrivò mio figlio dall'America". lentamente, stasera non hai fame?.
allumá la segarètte v.tr. "accendere la ammahagnáv.tr."ammaccare,
sigaretta". magagnare".
allumacannéle s.m. "accenditoio": lu ammaháre escl. "magari": ammaháre nu
sagrestáneappríme ausave nge fussere cchiù uèrre!. "magari non ci
l'allumacannéle. "il sagrestano prima fossero più guerre!".
usava l'accenditoio". ammajstrá v.tr. "ammaestrare": quiddu
alluméne avv. "almeno". cane l'àja prime ammajstrá e pó te lu
allumínje s.m. "alluminio": Dorù, puórte apprjésse. "quel cane lo devi prima
làssele pèrde re ttjèdde r’allumínje, mó ammaestrare e poi te lo porti appresso".
t'àja accattá quédde r’azzáre. "Dora, ammalamènde avv. "malamente": staje
lasciale perdere le pentole d'alluminio, ora pròpje ammalamènde, a chi aspjétte a
ti devi comprare quelle d'acciaio". cchiamá lu mjéreche?. "stai proprio
allundaná v.tr. "allontanare".
malamente, a chi aspetti a chiamare il ammenazzá v.tr. "minacciare": nun
medico?". m'ammenazzá ca jé cchiù ppègge, vá cu
ammammá v.tr. "curare le piantine". calme. "non mi minacciare che è peggio,
ammammulí v.tr. "incominciare a vai con calma".
crescere animali". ammendá v.tr. "inventare": se sònghe
ammandá v.tr. "coprire": prime r'ascí ammendáte tutte quédde buscíje. "si sono
ammándete bbuóne ca face fridde "prima inventate tutte quelle bugie".
di uscire copriti bene che fa freddo". p.p. ammènne s.m. "Amen".
ammandáte. ammeścá v.tr. "contagiare, mescolare,
ammangá v.tr. "diminuire, diminuire mischiare": attjénde nu mburtá fìglite a
maglie, scemare". ccasa míje pecché fìglime téne la tóssa
ammanżí v.tr. "ammansire": zì Angelù cònvulsíve e lu póte ammeścá. "attento non
puórtete sèmbe ru ppane nd’a la sacche portare tuo figlio a casa mia perché mio
p'ammanżí quiddu cane ca truóve pe li figlio tiene la pertosse e lo può
Furlàzze. "zio Angelo portati sempre il contagiare".
pane nella tasca per ammansire quel cane ammétte v.tr. "ammettere": nun vuó
che trovi per i Forlazzi"; p.p. ammanżíte. ammétte ca tjéne tuórte, ma jé accussì.
ammaretá v.tr. "maritare": Maríje mó "non vuoi ammettere che hai torto, ma è
póte stá cchiù nżanda pace c'à così". p.p. ammísse.
ammaretáte tutte e qquatte re ffiglie. ammólafuórbece s.m. "arrotino".
"Maria ora può stare più in santa pace che ammónde avv. "sopra, su".
ha maritato tutte e quattro le figlie". ammubbeljá v.tr. "ammobiliare".
ammarracciá v.tr. "tagliare in malo ammuccá v.tr. "credere".
modo". ammucciá v.tr. "nascondere": andó te sì
ammarrárse v.rifl. "chiudersi di un gghiùte a ammucciá ajéresére ca sònghe
canale". state a ccàsete e nu nd’agghi truvate?.
ammasóne, a l'- "loc.avv. "al pollaio". "dove ti sei andato a nascondere ieri sera
ammassá v.tr. "panificare": craje àja che sono stato a casa tua e non ti ho
ammassá a li cinghe, vatte a ccóleche trovato?".
prjéste. "domani devi panificare alle ammuddáv.tr."bagnare";p.p.
cinque, vai a coricarti presto". ammuddáte.
ammasunárse v.rifl. "appollaiarsi": ammuderná v.tr. "ammodernare":
cúme cale lu sóle re ggaddíne se vanne a bbuóne me ścunfìre pe ffá tutte quiste
ammasuná. "come tramonta il sole le lavùre, ma agghia ammuderná la case. "mi
galline vanno ad appollaiarsi". rincresce molto per fare tutti questi lavori,
ammasuóne s.m. "posatoio". ma devo ammodernare la casa". p.p.
ammatundáv.tr."ammaccare, ammùdernáte.
contundere, lasciare lividi": si mettíve re ammujná v.tr. "ammoinare": statte
smèrge nd’a lu panare nu nże sarríjne calme, nu nd’ammujná, pecché cchiù
ammatundáte. "se mettevi le albicocche t’ammujne e cchiù nu ngumbíne njénde.
nel paniere non si sarebbero ammaccate". "stai calmo, non ti ammoinare, perché più
ammaturá v.tr. "maturare": re mméle ti ammoini e più non combini niente".
lemungèdde re cuglíme óje ca jé ammujnatóre s.m. "chiassone".
ammujne s.f. "confusione": nun facite
mangànże ma s’ànne ammaturá pe re ammujne ca me face male la cape. "non
pputé mangiá. "le mele limoncelle le fate confusione che mi fa male la testa".
cogliamo oggi che è luna calante, ma si ammulá v.tr. "affilare, arrotare": te puó
devono maturare per poterle mangiare". fá la varve, lu rasule te l'agghi ammuláte.
ammàzzacavádde s.m. "graziola".
àmmele s.f. "brocca".
"ti puoi fare la barba, il rasoio te l‟ho andicamènde avv. "anticamente": figlia
affilato". míje, andicamènde nd'a stu pajése nuóste,
ammuláres.m. "gambale(per sarrá ca jéveme puvurjédde ma jéveme
contadino)". cchiù felice. "figlia mia,. anticamente in
ammunduná v.tr. "ammucchiare": questo nostro paese, sarà che eravamo
stévene tutte ddá, rinde a na stanże sóle, poveretti ma eravamo più felici".
ammundunáte cúme a re ppèquere. andícepe s.m. "anticipo": sì mmenute cu
"stavano tutti là, dentro a una stanza sola, andícepe, cu ssu penżjére n’avràje
ammucchiati come le pecore". rurmute stanòtte!. "sei venuto in anticipo,
ammupí v.intr. "ammutolire"; p.p. con questo pensiero non avrai dormito
ammupúte: ròppe c’avjérne lu mbrupèrje stanotte".
ra lu majéste, rumanjérne ammupúte. andíche agg. "antico": lu bbèlle tjémbe
"dopo che ebbero il rimprovero dal andíche nu ndòrne cchiù. "il bel tempo
maestro, rimasero ammutoliti". antico non torna più"; pl. andíce.
ammurrárse v.medio intr. "addossarsi andìste agg. "svelto".
delle pecore in torma, imbronciarsi". andó avv. "dove": me re vuó rice andó jè
ammurtá v.tr. "ammortare, spegnere": jute Ggiuuànne?. "me lo vuoi dire dove è
prime r'ascí àja ammurtá ru ffuóche ca andato Giovanni?".
póte ścappá còcche ścatédde e appícce lu ànema ssciute s.f. "anima spirata":
munne. "prima di uscire devi spegnere il quanne sòne la cambane re l'ànema
fuoco perché qualche scintilla può ssciute, sètte ndòcche jé mòrte na
incendiare tutto". fémmene, nóve ndòcche jé muórte n'óme.
ammusciá v.intr. "ammosciare, "quando suona la campana dell'anima
appassire": cu quissu càure ca face, li fjùre spirata, sette rintocchi è morta una donna,
se sònghe tutte ammusciáte. "con questo nove rintocchi è morto un uomo".
caldo che fa, i fiori si sono tutti appassiti". anemále s.m. "animale"; pl. anemálje;
ammussá v.intr. "imbronciare": Ndunè, dim. anemalúcce.
pecché staje ammussáte? Màmmete t'à anètete s.m. "aneddoto": numunne
ffatte còcche mbrupèrje?. "Antonietta, r’anètete m’à rraccundáte pràteme, ru bbí
perché stai imbronciata? Tua madre ti ha jé ca te ne ścuórde, se no àje vòglie a
fatto qualche rimprovero?". ddice. "molti aneddoti ha raccontato mio
amurúse agg. "amoroso": Paulúcce jé nu padre, lo vedi è che me ne dimentico,
uaglióne amurúse; ògne gghiuórne pòrte altrimenti hai voglia a dire".
sèmbe còccóse a la mammaránne sóje. anfìne prep. "fino": t'aspètte anfìne a
"Paolo è un ragazzo amoroso; ogni giorno ccraje pe me pahá, pó te manne lu sscjére.
porta sempre qualcosa a sua nonna". "ti aspetto fino a domani per pagarmi, poi
andánde agg. "andante": jé n'óme ti mando l'usciere".
andánde, nu nge véche njénde re angalòppe s.f. "busta": nguólle
straurdenárje. "è un uomo andante, non ci l'angalòppe, mìttece lu franghebbólle e
vedo niente di straordinario". mbuóstele. "incolla la busta, mettici il
ande s.m. "spazio assegnato ad un francobollo e imbucala".
mietitore". àngele s.m. "tinozza nel frantoio per fare
andechetà s.f. "antichità". posare l'olio per poi prenderlo".
andenjére s.m. "capofila mietitori". angelícchie s.m. "angioletto": lu criature
andepatíje s.f. "antipatia": tènghe re Pèppenèlle nd'a la cùnnele me pare
andepatíje pe Annucce, nun m'à ffatte n'angelícchie. "il bambino di Giuseppina
njénde ma nu la pòzze veré. "ho antipatia nella culla mi sembra un angelo".
per Anna, non mi ha fatto niente ma non la anghjá v.tr. "gonfiare".
posso vedere". anghjàte agg. e p.p. "gonfio".
andequáte agg. "antiquato".
angíbbele agg. "agile": jé fatte vjécchie anne s.m. "anno"; - ché véne: "anno
ma jé angóre angíbbele. "è fatto vecchio prossimo"; - ngape a n'ate, ra n'- loc.avv.
ma è ancora agile". "da un anno all'altro"; dim. annecjédde;
angíne s.m. "gancio, uncino"; dim. auànne: "quest'anno"; autánne: "altro
ungenúdde; pl. angínere. anno".
angòljére s.m. "cantonale": a ccase annecchjá v.intr. "muggire, nitrire": lu
tenéveme ròje anguljére, rinde ce cavadde s'éja misse a annecchjá ca
mettéveme piatte, bbucchjére, curtjédde, puverjédde tenéve séte. "il cavallo si è
furcìne, cucchiàre ecc.. "a casa tenevamo messo a nitrire perché poveretto aveva
due cantonali, dentro ci mettevamo piatti, sete".
bicchieri, coltelli, forchette, cucchiai ecc.". annécchje s.f. "vacca di un anno".
pl. anguljére. annehá v.tr "annegare".
angóne s.m. "ramo molto grosso"; pl. ànnese s.m. "anice": na véppete r'acque
angúne. fréśche cu na nżénghe r’ànnese te léve
angóramó avv. "tuttora": angóramó, sùbbete la séte. "una bevuta di acqua
sònghe passate cjénd'anne, se vére nu fresca con un pò di anice ti toglie subito la
puchicchie re ścritte sóp’a qquidd’arche sete".
re préte. "tuttora, sono passati cento anni, ànnete s.m. "impalcatura": Ndò, sì
si vede un pò di scritto su quel portale". ssecure re nghianá sóp’a quidd'ànnete?
angóre avv. "ancora": l'agghi lassate a L’àje fatte bbuóne?. "Antonio, sei sicuro di
ccase angóre ca rùrméve sacce quanne se salire su quell'impalcatura? L‟hai fatta
vóle auzá. "l‟ho lasciato a casa ancora che bene?".
dormiva non so quando si vuole alzare". annettá v.tr. "nettare, pulire"; -lu musse:
angujénde s.m. "unguento": v.tr. "pulire il muso".
"st'angujénde te l'àja strecá sóp’a lu annèttapjére s.m. "stoino".
vrazze ttré vòte a lu juórne. "questo annevená v.tr. "indovinare": annevíne,
unguento te lo devi strofinare sul braccio annevenáglie chi face l’uóve nd’a la
tre volte al giorno". paglie?. "indovina, indovina chi fa l'uovo
àngule s.m. "angolo". nella paglia?".
angúre s.f. "incudine". annevenatríce s.f. "indovina": sì ppròpje
angúsce s.f. "angoscia": tènghe n’annevenatríce, cúm’àje fatte a ccapí la
n'angúsce, cummà, chisà ché m’adda setuazzjóne, èśche fóre ra li panne. "sei
succére. "ho un angoscia, comare, chissà proprio un'indovina come hai fatto a capire
che mi deve succedere". la situazione, esco fuori dai panni".
angusciúse agg.m. "angoscioso": stache annjénde-annjénde avv. "niente-niente".
angusciúse penżànne a lu rumane assaje annòrje s.m. "in odio".
reffícele. "sto angoscioso pensando al annuccá v.tr. "fare il fiocco".
domani assai difficile". f. anguscióse. annùhurúte agg. "livido": tènghe nu rite
anjédde s.m. "anello"; dim. aneddúzze. annùhurúte, sacce andó sònghe nduppáte.
annaścónne v.tr. "nascondere"; p.p. "tengo un dito livido, non so dove sono
annaścuóste. urtato".
annurecá v.tr. "annodare": nun fóje
annaścùse avv. "nascostamente": à fatte pussíbbele sciòglie quédda zóche ca ére
ògne ccóse annaścùse pe nun fá capí tutte annurecáte. "non fu possibile
njénde a nnuje. "ha fatto ogni cosa sciogliere quella corda che era tutta
nascostamente per non far capire niente a annodata".
noi". annussáte agg. "indurito".
annaselá v.tr. "ascoltare, origliare, annuùrí v.tr. "annerire": apre la funèste,
sentire". se no lu fume face annuùrí tutte la cucine.
"apri la finestra, altrimenti il fumo fa ruje cecatjédde ca ce re mangiáme
annerire la cucina". musére. "Antonietta, devi dare una
annuzzá v.tr. "trattenere il pianto". abburattata alla farina e poi fai dei cavatelli
anquílle s.f. "anguilla": ce vóle la che ce li mangiamo stasera".
ratiglie p’arróste l'anquílle sóp’a li apparécchje s.m. "aereo": uaglió, jé
caravúne. "ci vuole la gratella per arrostire passate n’apparécchje vasce vasce sóp’a
l'anguilla sui carboni". la mundàgne, me creréve ca s’avéve purtá
anżecché cong. "anziché": anżecché tutte re ccase!. "ragazzo, è passato un
parlá, aggisce. "anziché parlare, agisci". aereo basso basso sulla montagna, mi
anżénghe-anżénghe loc.avv. "a poco a credevo che si doveva portare tutte le
poco". case!".
apparendá v.tr. "apparentare":
ànżje s.f. "ansia": sònghe state n’ànżje s'apparendàje cu li nòbbele re lu pajése e
pe tté e tu nu nde lu sì manghe fatte passá
pe la cape. "sono stato in ansia per te e tu nu nże creréve chi jéva idde. "si apparentò
non te lo sei fatto neanche passare per la con i nobili del paese e chissà chi si
testa". credeva".
appassjuná v.tr. "appassionare".
anżjùse agg. "ansioso"; f. anżjóse. appasunná v.intr. "assonnare"; p.p.
appagliará v.intr. "infreddolire": appasunnáte.
l'anemalúcce se sònghe appagliaráte, vá appaurá v.tr. "impaurire".
apre lu juse e fìcchele rinde. "gli animaletti appecciá v.tr. "accendere, ardere,
si sono infreddoliti, vai ad aprire il sottano incendiare": seccóme érene muórte re
e addentrali". fridde appecciàrene nu bbèllu fuóche e se
appagliaráte agg. "volatile ammalato". nfùcárene. "siccome erano morti di freddo
appaldá v.tr. "appaltare". accesero un bel fuoco e si riscaldarono"; re
appaldatóre s.m. "appaltatore". llèune sécche cúm’appíccene nd'a lu
appalummàrse v.rifl. "prosciugarsi del camìne. "la legna secca come arde nel
terreno in superficie". camino"; mó ca s'éja appecciáte la méte re
appanná v.tr. "socchiudere"; p.p. fjéne, cumbà, sta vernate ché àja rá a lu
appannáte. ciucce?. "adesso che si è incendiato il
appannatóre s.m. "appannatoio": mitte pignone di paglia di fieno, compare, questa
l'appannatóre a lu cavadde chisà si se stá invernata che devi dare all'asino?". -l'èrva
fitte. "metti l'appannatoio al cavallo chissà sécche o la restócce: v.tr. "debbiare":
se si sta fermo". crajmatíne àuzete prjéste c'avìma ìre a
appapagnárse v.medio intr. "appisolarsi, appecciá la restócce accàta tè. "domattina
assopirsi": ròppe mangiáte s'appapagnáje alzati presto che dobbiamo andare a
na nżénghe, stéve pròpje stracche. "dopo debbiare da te".
mangiato si appisolò un pò, stava proprio appecciafuóche s.m. e f. "attaccabrighe".
stanco"; p.p. appapagnáte. appellecá v.tr. "applicare": s’éja
appará v.tr. "equiparare". appellecáte a lu stùrje cu bbóna vulundà.
apparáte s.f. "addobbo". "si è applicato allo studio con buona
apparecchjá v.tr. "abburattare, volontà".
setacciare": crajmatíne t'àja auzá prjéste, appená v.tr. "affliggere".
ca s'adda apparecchjá la farine, se no nu appènne v.tr. "appendere": appjénneme
mbutíme ammassá. "domattina ti devi sti quatre a li chiuóve, éo n'arríve ca
alzare presto che si deve setacciare la sònghe vasce. "appendimi questi quadri ai
farina, altrimenti non possiamo chiodi, io non arrivo che sono basso"; p.p.
panificare". appíse.
apparecchjàte s.f. "abburattata": Ndunè, appersagliá v.tr. "inseguire": ce rjémme
àja rá n’apparecchjàte a la farine e ppó fá tutte a appersagliá a quiddu marjuóle, ma
fóje nnútele. "ci demmo ad inseguire quel appríme avv. "prima": avissa avùte
ladro ma fu inutile". penżá appríme. "avresti dovuto pensare
appesandí v.tr. "appesantire"; p.p. prima".
appesandúte: me sònghe appesandúte, apprufettá v.intr. "approfittare": vòglie
asseméglie a nu ciòcchere, m’agghia ìre fá lu bbéne, ma nunn’apprufettá tròppe re
sule a jttá. "mi sono appesantito, la bundà míje. "voglio fare il bene, ma non
assomiglio a un ciocco, mi devo andare approfittare troppo della mia bontà".
solo a buttare". apprufundí v.tr. "approfondire".
appezzecá v.tr. "appiccicare". apprùprjárse v.medio tr. "appropriarsi":
appezzecatìzze agg. e s.m. s’éja appùprjáte re tutte la rròbba míje. "si
"appiccicaticcio". è appropriato di tutta la mia roba".
appezzecúse agg. "appiccicoso"; f. appruvá v.tr. "approvare".
appezzecóse. appujá v.tr. "appoggiare".
appezzendí v.tr. "impoverire, ridurre in appujàte agg. e p.p. "addossato": lu
miseria": sònghe prónde a ddarte quédde cavadde s’éja appujàte a l’àrbele pe se
ca vuó, nun m’appezzendìśche pe quiddu grattá. "il cavallo si è appoggiato all'albero
ppóche. "sono pronto a darti quello che per grattarsi".
vuoi, non mi impoverisco per quel poco". appundá v.tr. "abbottonare, far segnare a
appezzuttá v.tr. "appuntire": pe métte ssu debito dal negoziante": uagliò, prime r'ascí
palídde vucine a la chiandecèdde l'àja appúndete la ggiacchètte e nun me ru
appríme appezzuttá. "per mettere codesto facènne rice ròje vòte. "ragazzo, prima di
paletto per sostegno vicino alla piantina lo uscire abbottonati la giacca e non me lo far
devi prima appuntire". dire due volte".
appíse agg. "ripido"; f. appése. appundamènde s.m. "appuntamento":
appójacápe s.m. "appoggiacapo". tenéve n'appundamènde cu càjnáteme a li
appójafjérre s.m. "appoggiaferro". quatte candune e se ne zumbàje, avjétte nu
appòste-appòste avv. "appositamente": ndùppe. "tenevo un appuntamento con mio
sònghe menute appòste-appòste pe te cognato ai quattro cantoni e se ne saltò,
salutá. "sono venuto appositamente per ebbi un intoppo".
salutarti". appuóje s.m. "appoggio".
appremendá v.tr. "sperimentare": agghi appustjá v.tr. "appostare": fóje
appremendáte tutte cu quiddu figlie míje, appustjàte ra li marjuóle e ce arrubbàrene
adda fá cúme le rice la cape. "ho tutte li sòlete ca tenève nguódde. "fu
sperimentato tutto con quel figlio mio, appostato dai ladri e gli rubarono tutti i
deve fare come gli dice la testa". soldi che teneva addosso".
apprénne v.tr. "apprendere": Maríje, a lu appustízze s.m. "posticcio".
figlie, mméce re lu manná a uardá re aprí v.tr. "aprire"; p.p.. apjérte; f. apèrte:
ppèquere, lu mannàje a la ścóle pe lu fá zì Fuluméne pe fá ascí lu fume ra la case
apprénne tanda cóse. "Maria, il figlio, tenéve la pòrte apèrte e azzeccáte la
invece di mandarlo a guardare le pecore, lo purtèdde. "zia Filomena per far uscire il
mandò a scuola per fargli apprendere tante fumo dalla casa teneva la porta aperta e
cose". avvicinata la portella".
apprenżíve agg. "apprensivo". ará v.tr. "arare": p'ará tutte quésse ttèrre
appresendá v.tr. "presentare". sule cu li mule ce vuónne nu pare re
apprjésse avv. "appresso": se pòrte settemáne. "per arare tutti codesti terreni
sèmbe apprjésse quiddu figlie, sacce solo coi muli ci vogliono un paio di
quanne l’adda spezzecá ra re ggunnèdde. settimane".
"si porta sempre appresso quel figlio, non arágge avv. "adagio": cumbà, e mmó
so quando lo deve staccare dalle gonne". arríve a li quatte candune si cammíne
accussì arágge! Pe crajassére ce vulime
truvá?. "compare, e ora arrivi ai quattro arénghe s.f. "aringa": re vjérne,
cantoni se cammini così adagio! Per appríme, mangiávene spisse l'arénghe
domani sera ci vogliamo trovare?". salate arrustúte sóp’a la ratíglie.
araggiá v.tr. "adagiare": nu nd'araggiá "d'inverno, prima, mangiavano spesso
sóp’'a cajnàtete pe truvá fatíje se no e l'aringa salata arrostita sulla gratella".
mómó mange. "non ti adagiare su tuo arfabbéte s.m. "alfabeto": uaglió, t'àje
cognato per trovare lavoro altrimenti mbaráte re lléttere re l’arfabbéte se no
chissà quando mangi". craje ca vaje a la ścóle sjénde a lu
aramàje avv. "ormai": aramàje quédde majéste!. "ragazzo, hai imparato le lettere
ca jé succjésse jé sucjésse, mìttece na dell'alfabeto altrimenti domani che vai a
préta sópe. "ormai quello che è successo è scuola senti il maestro".
successo, mettici una pietra sopra". argendáte agg. "argentato".
aránde agg. "garante": ce facjétte na argià s.m.pl. "soldi".
cambjàle ma vulíje lu aránde. "gli feci una argjénde s.m. "argento": m'agghi
cambiale ma volle il garante". accattáte nu bbracciále r'argjénde, mèglie
arandí v.tr. "garantire": àja arandí la quiste ca njénde, argià nun ne tenime. "mi
bbóna riasciùte se no nun me l'accàtte. sono comprata un bracciale d'argento,
"devi garantire la buona riuscita altrimenti meglio questo che niente, soldi non ne
non me lo compro". abbiamo".
aráte s.m. "aratro". argumènde s.m. "argomento".
arattá v.tr. "adattare". àrje s.f. "aia": mmjézze a l'àrje
arattamjénde s.m. "adattamento". mazzuccàmme nu mundóne re
arátte agg. "adatto": jé nu pòste póche mazzarjédde. "in mezzo all'aia sgranammo
arátte pe pparlá re ste ccóse, jammecínne un mucchio di pannocchie"; -re lu
ra fóre. "è un posto poco adatto per parlare Cummúne s.f. "Aia del Comune (contrada
di queste cose, andiamocene all'esterno". sulla strada per Accadia per la contrada
àrbele s.m. "albero"; - annarúle s.m. Bosco al di sotto)".
"albero con produzione annuale alterna" Arjèdde s.f. "Ariella (zona curvilinea
dim. àrbelecjédde. lungo la passeggiata del Castello)".
arche s.m. "arco"; pl. àrquere; - re préte arjètta fréśche s.f. "brezza": tire
s.m. "portale": e chi l'accìre ss'arche re
préte tjénatìlle care care. "e chi l'ammazza n'arjétta fréśche ca jé nu piacére,
codesto portale, tienitelo caro caro". assjéttete e uratílle. "tira una brezza che è
archetráve s.m. "arcobaleno": funísce re un piacere, siediti e goditela".
chiòve e se face verè l'archetráve cu tanda arjùplane s.m. "aeroplano": éo jéve la
culúre. "finisce di piovere e si fa vedere prime vòte ca jéve nd'a l'arjùplane e
l'arcobaleno con tanti colori". tenéve na tremarèdde. "era la prima volta
ardáre s.m. "palettino fissato ad una che andavo in aeroplano e tenevo una
verga per pulire l'aratro". tremarella".
ardemjénde s.m. "ardimento": stu arjupòrte s.m. "aeroporto".
uaglióne jé chine re ardemjénde re córe, arjùse agg. "arioso"; f. arjóse.
mmjàte a la màmme sóje. "questo ragazzo armacuódde s.m. "armacollo": pe tte
è pieno di ardimento di cuore, beata la sua repusá ògne tande mìttete lu fucile a
mamma". armacuódde. "per riposarti ogni tanto
ardíca mòrte s.f. "ortica bianca". mettiti il fucile ad armacollo".
ardíche s.f. "ortica". armágge s.m. "copertura (edil. con travi
arecchíne s.m. "orecchino". e tavole)": lu muratóre jè nghianáte sóp'a
aréfece s.m. "orefice". lu titte e à dditte ca s'adda fá l'armágge
aréghene s.f. "origano". nuóve. "il muratore è salito sul tetto e ha
detto che si deve fare la copertura nuova".
armajuóle s.m. "armaiolo". arrangiamjénde s.m. "arrangiamento".
armàtje s.m. "armadio". arrangiuljá v.intr. "rimediare alla
armèteche agg.fig. "ermetico": jé pròpje meglio".
armèteche nu nże sbuttóne pe nnjénde. "è arrasá v.tr. "rasare": Angiulì, m'àja
proprio ermetico non si sbottona per arrasá l'èrve andó passe se no nun mbòzze
niente". arruvá a la massaríje. "Angelo, mi devi
armuníje s.f. "armonia": andó ce stá la rasare l'erba dove passo altrimenti non
ggevendù ce stá l'armuníje. "dove c'è la posso arrivare alla masseria".
gioventù c'è l'armonia". arrassesíje loc.avv. "lontano sia".
armunjùse agg. "armonioso"; f. arravugliá v.tr. "avvolgere": arravuóglie
armunjóse. ssu file janghe a lu rucchèlle nun vire ca se
arníse s.m.pl. "arnesi": uaglió, prime re ścaravòglie?. "avvolgi questo filo bianco
te ne ìre a ccàsete arrecjétte tutte l'arníse. al rocchetto non vedi che si dipana?".
"ragazzo, prima di andartene a casa tua arravuóglie s.m. "avvolgimento
rassetta tutti gli arnesi". disordinato".
arracciá v.tr. "battere il lardo". arrazzá v.rifl.tr.intr. "accompagnarsi,
arracciatóre s.f. "pesto di lardo". frequentare (ambiente e persone), stare
arraccquá v.tr. "annaffiare, irrigare": con, fare lega": n'arràzze cu nesciúne, jé
l'uórte l'àja arraccquá a la sére accussì stá nu tipe sularile. "non si accompagna con
friśche tutte la nuttate. "l'orto lo devi nessuno, è un tipo solitario".
annaffiare di sera così sta fresco tutta la arré! inter. "arri! ": vale cchiù na
nottata". mazzjàte ca ṡgulárse a ddice arré! arré!.
arraciuppá v.tr. "racimolare". "vale più una percossa con mazza che
arraddúce v.tr. "ridurre"; p.p. sgolarsi a dire arri! arri!. - vòte v.tr. "fare
arraddútte. girare il cavallo".
arraffóne agg. "arruffone": nu nde ferá arrecchí v.intr. "arricchire": idde
re Pèppe, jé n'arraffóne. "non ti fidare di sparagne e li parjénde s'arrecchíscene.
Giuseppe, è un arruffone". "lui risparmia e i parenti si arricchiscono";
arraggiá v.intr. "arrabbiare": li p.p. arreccúte.
cumbagne lu sfuttjérne e Marjùcce arrecciá v.intr. "montare di capre, di
s'arraggiàje. "i compagni lo sfottettero e pecore".
Mario si arrabbiò". arrecená v.tr. "ingemmare"; p.p.
arraggiáte agg. "rabbioso, molto salato": arrecenúte.
statte citte na nżénghe, assemíglie nu cane arrecettá v.tr. "rassettare": n'agghi fatte
arraggiáte. "stai zitto un pò, assomigli a attjémbe a arrecettá la case, mó se ne
un cane rabbioso". parle craje a sì cambàme. "non ho fatto in
arragliá v.intr. "ragliare": stammatíne tempo a rassettare la casa, ora se ne parla
agghi sendute r'arragliá nu ciucce, chi lu domani a se viviamo".
téne ra qquá nnande, Custànże?. arrecjétte s.f. "requie".
"stamattina ho sentito ragliare un asino, chi arregliá v.tr. "ammassare": ru ggrane
lo tiene qui vicino, Costanzo?". l'arregliámme appríme e ppó lu mettjémme
arrahaná v.tr. "gratinare": lu bbaccalà nd'a re sacchètte. "il grano l'ammassammo
falle arrahanáte e mangiatílle, pó me saje prima poi lo mettemmo nei sacchi"; p.p.
addíce còccóse. "il baccalà fallo gratinato arregliáte.
e mangiatelo, poi mi sai dire qualcosa". arregná v.tr. "allignare": pe fá arregná
arrahazzá v.tr. "rimproverare un tutte quèsse cchiande l'àja arraccquá nu
ragazzo". juórne sì e une no, se no jé state fatíje
arramárse v.tr. "coprirsi di una patina pèrse. "per fare allignare tutte codeste
verde proprio del rame".
piante le devi annaffiare un giorno si e uno arretená v.tr. "acculare": lu ciucce falle
no, altrimenti è stata fatica perduta". arretená a lu mure se no nu mbutíme
arremerjá v.intr. "rimediare". passá. "l‟asino fallo acculare al muro
arremerjàbbele agg. "rimediabile": Ndò, altrimenti non possiamo passare".
nu nd’appenánne, lu ranne c'àje fatte jé arreterá v.tr. "infeltrire, restringere,
arremerjàbbele, fùssere tutte quisse li uaje. ritirare".
"Antonio, non ti affliggere, il danno che arrevendá v.intr. "diventare": crisce cri,
hai fatto è rimediabile, fossero tutti codesti figlìte jé arrevendáte na bbèlle feglióle.
i guai". "cresci cresci, tua figlia è diventata una
arremèrje s.m. "rimedio"; pl. bella ragazza".
arremjérje; arremérje,senż’- loc.avv. arrjàscí v.intr. "riuscire".
"irrimediabile": la grannenéte à rruvenáte arrjasciúte s.f. "riuscita": quédda rròbbe
tutte, lu ranne éja sènż’arremérje. "la l'agghi paháte care ma à fatte na mala
grandinata ha rovinato tutto, il danno è arriasciúte. "quella stoffa l'ho pagata cara
irrimediabile ma ha fatto una cattiva riuscita".
arrènne v.tr "arrendere, fiaccare"; arrjulá v.tr. "regolare": m’agghia arrjulá
arrènne, ca s'- loc.avv. "arrendevole": jé appríme pe li fatte míje pó te rache na
n'óme ca s'arrènne, avíta veré cúme s'adda respòste. "mi devo regolare prima per i
fá. "è un uomo arrendevole, dovete vedere fatti miei poi ti do una risposta".
come si deve fare"; p.p. arrennúte. arrjuní v.tr. "adunare, riunire"; p.p.
arrjunúte.
arrenżá v.tr. "avvicinare troppo, arróre s.m. "errore"; pl. arrúre: facíje
rasentare": nunn'arrenżá quanne assaje arrúre a lu rettàte e fóje ṡbucciáte.
t’abbecíne a li cunfìne, me raccumanne.
"fece molti errori al dettato e fu bocciato".
"non rasentare quando ti avvicini ai
arróste v.tr. "arrostire": àja arróste pe
confini, mi raccomando".
craje ròje fave o ruje cícere accusì vache
arrepá v.tr. "appressare": s'éja arrepate
rusecánne strare facènne. "devi arrostire
a lu mure e ddá jé rumaste. "si è
per domani due fave o due ceci così vado
appressato al muro e là è rimasto".
rosicchiando strada facendo"; p.p.
arrepárse v.rifl. "addoparsi": terave
vjénde fóre e cu la mandarèdde nguódde arrustúte.
arrubbá v.tr. "rubare": jé la tèrza vòte ca
me sònghe arrepáte addréte a na supale.
vanne a arrubbá accàta Marjùcce re nòtte,
"tirava vento in campagna e con la coperta
mó mànghene na trèndine re pèquere. "è la
di lana addosso mi sono addopato dietro ad
terza volta che vanno a rubare da Maria di
una siepe".
notte, ora mancano una trentina di pecore".
arrepecchiá v. tr. "raggrinzire".
arrucchiárse v.rifl. "far crocchio,
arrepecchiáte agg. "rugoso": téne la
radunarsi": nun state arrucchiáte tutte ra
pèdde arrepecchiáte, à ffatte na vita jttate
na parter, facíteve cchiù nnande accussì
pe ffóre. "tiene la pelle rugosa, ha fatto una
sendíte. "non state radunati tutti da una
vita gettata per la campagna".
parte, fatevi più avanti così potete sentire".
arrepenżarce loc.avv. "a ripensarci". arrucelá v.tr. "rotolare, ruzzolare": la
arresenárse v.rifl. "annerirsi del grano passjàte a lu Castjédde jéva tutte chjéna re
appena spigato". préte e petròccele ca facéveme arrucelá
arreserjá v.tr. "raccogliere"; p.p. abbasce ra sótte a lu mure. "la passeggiata
arreserjáte. al Castello era tutta piena di pietra e
arréte loc.avv. "di nuovo": arréte me pietruzze che facevamo rotolare giù da
rice re stésse cóse e éo arréte te respónne sotto al muro".
a la stéssa manére. "di nuovo mi dici le arruceljáte s.m. "ruzzolone": mamme e
stesse cose ed io di nuovo ti rispondo alla zíjme facjérne n'arruceljàte pe tutte re
stessa maniera".
ścale ca s'accunżàrene pe re ffjéste. arruzzulí v.tr.intr. "aggranchire,
"mamma e mia zia fecero un ruzzolone per intirizzire, rabbrividire, tremare di freddo";
tutte le scale che si conciarono per le p.p. arruzzulúte.
feste". arseculúte p.p. e agg. "arso": re ttèrre pe
arruláte p.p. "arruolato": Ceccílle jé la sìccete sònghe tutte arseculúte. "i terreni
state arruláte nd'a li bbèrsagliére. per la siccità sono tutti arsi".
"Francesco è stato arruolato nei artalègge s.f. "lavoro leggero".
bersaglieri". artefìzzje s.m. "artificio": la bbellézze re
arrungegljá v.tr. "sgualcire, quédda feglióle jé tutte n’artefìzzje, nun
spiegazzare": Lucì, nu nd'arrungegljá ssa vire quanda petture se métte nfacce?. "la
unnèdde, statte alérte se no cúme t'àja bellezza di quella ragazza è tutto un
presendá a la fèste ra bballe?. "Lucia, non artificio, non vedi quanto trucco si mette
ti sgualcire codesta gonna, stai in piedi sul viso?".
altrimenti come ti devi presentare alla festa artícule s.m. "articolo": ru vvuó capí
da ballo?". Andò, ca nnande a qquédda paróle ce vóle
arrunghiárse v.rifl. "contrarsi, l'artícule?. "lo vuoi capire Antonio, che
rattrappirsi". davanti a quella parola ci vuole
arrunżá v.tr. "abborracciare, l'articolo?".
rabberciare": se lamendàje ca ce rjérne artíste s.m. "artigiano".
póche, ma nun recíje ca lu lavóre meníje arúte s.f. "galega".
aruttá v.tr. "adottare".
tutte arrunżáte. "si lamentò che gli diedero arzóne s.m. "garzone"; pl. arzúne.
poco, ma non disse che il lavoro venne ascédde s.f. "ascella": nun lu puó tuccá
tutto abborracciato"; nunn'arrunżá cúme sì sótte a l'ascédde pecché ścòppe sùbbete a
sòlete fá, se no mìttete la víje sótte li pjére rrire. "non lo puoi toccare sotto le ascelle
e vattínne. "non rabberciare come sei solito perché scoppia subito a ridere".
fare, altrimenti mettiti la strada sotto i
piedi e vattene". Ascenżjóne s.f. "Ascensione": a la fèste
arrussá v.tr. "dirompere il terreno per la re l'Ascenżjóne se màngene li maccarúne
semina". cu ru llatte. "alla festa dell'Ascensione si
arrúste s.m. "arrosto": pe rruméneche mangiano i maccheroni con il latte".
famme truvá n'arrúste re patane e aśche agg. "troppo asciutto".
sausícchie. "per domenica fammi trovare ascí v.intr.tr. "uscire"; p.p. ssciúte,
un arrosto di patate e salsiccia". asciúte; -a ssande v.tr. "prima uscita della
arruvá v.intr. "arrivare, raggiungere": se madre con il bambino dopo il parto"; -fóre
re vulíme arruvá a quédde ffémmene v.intr. "sbucare": ra sótte a lu cascióne
avíma allungá lu passe. "se le vogliamo agghi viste r'ascí fóre la capuzzèdde re nu
raggiungere quelle donne, dobbiamo surecídde, sònghe surate frédde. "da sotto
allungare il passo". al silo domestico di legno per cereali ho
arruvená v.intr. "rovinare": Custà, fatíje visto uscire fuori la testina di un topolino,
ra la matine a la sére nu nd'arruvenánne sono sudata fredda"; -fóre li panne v.tr.
la salute, chi te lu face fá?. "Costanzo, "sbigottire"; -li nfuórchie v.intr.
lavori dalla mattina alla sera non ti "accestire"; -lu jate v.tr. "avere voglia di
rovinare la salute, chi te lo fa fare?". qualcosa"; -lu sanghe v.intr. "sanguinare":
arruvíne s.f. "rovina": lu juóche jé state tènghe lu ciamuórje peqquésse m’éja
l'arruvíne sóje, jé rumaste cu lu cule asciúte lu sanghe ra lu nase. "ho il
ndèrre. "il gioco è stato la sua rovina, è raffreddore per questo sanguino dal naso";
rimasto con il sedere per terra". -pacce v.intr. "impazzire"; p.p. asciúte
arruzzí v.tr.intr. "arrugginire"; p.p. pacce; -re quaglie v.intr. "riuscire male".
arruzzúte.
asciá v.tr. "scovare, trovare": t'agghi assucá v.tr. "asciugare"; p.p. assútte.
cercate pe ngjéle e pe ndèrre e sule óje assùcacapídde s.m. "asciugacapelli".
t'agghi asciate qquá nun vulènne. "ti ho assùcapànne s.m. "tamburlano": mitte
cercato per cielo e per terra e solo oggi ti l’assùcapànne sóp’a lu vracjére cu li
ho scovato qua non volendo". p'asciá la panne nfusse ca nfine a musére
chiave àja ìre abbré a lu Castjédde, si t'éja s’assúchene. "metti il tamburlano sul
carute ddá andó te sì assettáte. "per braciere con i panni bagnati che fino a
trovare la chiave devi andare a vedere al stasera si asciugano".
Castello, se ti è caduta là dove ti sei assuggettá v.rifl. "assoggettarsi": a la
seduto". case, nesciune fatjàve e édde s’avuta
asfaldá v.tr. "asfaltare". assuggettá a ffá tutte, lu bbóune e lu
asfàlde s.m. "asfalto": sta vianóve àve malamènde. "a casa nessuno lavorava e lei
bbesuógne re n'ata cammíse r'asfálde. si è dovuta assoggettare a fare tutto, il
"questa strada carrozzabile ha bisogno di buono e il cattivo".
un altro strato di asfalto". assulacchjá v.tr. "soleggiare"; p.p.
asságge s.m. "assaggio": prime re assulacchjáte.
t'accattá, lu casecavádde fatte fá l'asságge assùle assùle loc.avv. "a quattr‟occhi".
cu la pruvètte. "prima di comprare il assumegliá v.tr. "assomigliare,
caciocavallo fatti fare l'assaggio con somigliare": quiddu uaglióne assuméglie
l'arnese curvo per provare il formaggio". telèccquále a la màmme. "quel ragazzo
assáleme s.m. "affanno": tènghe assomiglia uguale alla mamma".
l'assáleme ròppe ca fazze la nghianáte re assumíglie a nu cifre, ra ndó vjéne? Fatte
lu murcate. "ho l'affanno dopo che faccio la cape prime r’ascí n’ata vòte. "somigli a
la salita del mercato". un lucifero da dove vieni? Pettinati prima
assàme s.m. "sciame": l'assàme lassàje di uscire un‟altra volta".
lu cupe e se fermàje sóp'a quidde àrbele assummá v.intr. "assommare, sommare".
vucìne a lu lémmete. "lo sciame lasciò Assúnde s.f. "Assunta": a la fèste re
l'alveare e si fermò sopra a quell'albero l’Assúnde la precessjóne scénne appríme
vicino al limite". abbasce a lu pajése e pó nghiane a lu
assapurá v.tr. "assaporare": stàteve citte Castjédde. "alla festa dell‟Assunta la
e stàteve fitte, lassáteme assapurá sta processione scende prima giù al paese e
tazzecèdde re café. "statevi zitti e statevi poi sale al Castello".
fermi, lasciatemi assaporare questa tazzina assuppá v.tr. "assorbire".
di caffè". assuzzá v.tr. "assottigliare, livellare":
assauráte agg. "asciugato in superficie". assuózze na nżénghe ssa zéppe accussì se
assàure agg. "incolto". ficche nd’a lu ciòcchere. "assottiglia un pò
assì cong. "qualora": lu piacére te lu questo cuneo così si conficca meglio nel
facíme sèmbe, peró assì ce jame. "il ciocco".
piacere te lo facciamo sempre, però aste s.m. "ramo"; dim. astecèdde.
qualora ci andiamo". astènżjóne s.f. "astensione".
asserenáte agg. "sereno": lu cjéle jé astrínde agg. "folto": cúme stanne
asserenáte puó ìre fóre a raccòglie re astrínde tutte quidd’àrbele, còccherúne
nnuce. "il cielo è sereno puoi andare in s’adda tagliá. "come sono folti tutti quegli
campagna a raccogliere le noci". alberi, qualcuno si deve tagliare"; f.
assíste l'àneme loc.avv."far compagnia". astrénde.
assettá v.intr. "sedere": famme stu astrítte agg. "stretto".
piacére, assjéttete e statte citte na vóte pe atequá v.tr. "adeguare": zì Mmarì, t’àja
ssèmbe. "fammi questo piacere, siediti e atequá a li tjémbe, fìglite falla ascí na
stai zitto una volta per sempre";
p.p.assettáte. nżénghe re cchiù, ru vvuó capí?. "zia
Maria, ti devi adeguare ai tempi, tua figlia atte s.f. "gatto"; pl. ggatte; dim.m.
falla uscire un pò di più, lo vuoi capire?". attarjédde; f.attarèdde.
atèrne agg. "eterno". atté avv. "chissà".
attaccá v.tr. "attaccare, legare": nu nde attemammóne agg. e s.m.
ścurdá r’attaccá lu cavadde a lu "gattomammone, sornione".
catenjédde se no si ne fuje. "non ti attènde s.m.inter. "attenti": l'à mmisse
dimenticare di legare il cavallo all‟anello sóp'a l'attènte e nunn’à cchiù pruffetjàte.
di ferro fisso al muro esterno della casa "l‟ha messo sull'attenti e non ha più
altrimenti se ne scappa"; -addréte v.tr. perfidiato".
"accodare"; -re zzénne v.tr. "accoccare": attjá v.intr. "donneare": nu ngghiénne
mitte tutte sta menèste nd’a la mappíne e cchiù attjànne, mitte la cape a lu pòste ca
attácche re zzénne. "metti tutta questa li tuje fanne vjécchie e tu rjéste sule. "non
verdura nello strofinaccio e accocca". andare più donneando, metti la testa a
attaccáglie s.f. "legaccio, pezzi di spago posto che i tuoi fanno vecchi e tu resti
per legare sacchi e scarpe". solo".
attacéle, a- loc.avv. "moscacieca". attjémbe attjémbe loc.avv. "in tempo".
attamòrte s.f. "gattamorta": face la attjénde agg. "attento".
attamòrte ma nu nde ferànne!. "fa la attrajá v.tr. "assaggiare": pènże a attrajá
gattamorta ma non ti fidare!”. li maccarúne e vìre si sònghe cuótte, ca óje
attamurrúte p.p. "intimorito". vache re prèsscie. "pensa ad assaggiare i
attandá v.tr. "palpare, tastare": attande maccheroni e vedi se sono cotti, che oggi
na nżénghe ngape, vire ché tènghe, sònghe vado di fretta".
nduppáte sótte a lu stipe e me face male. attrappá v.tr. "assorbire": piglia ddà
"tasta un pò sul capo, vedi che ho, sono mappíne e attrappe l'acque sóp'a la
urtato sotto allo stipo e mi fa male". pe buffètte. "prendi quello strofinaccio e
veré si tène la fréve, attande lu puze e te assorbi l'acqua sul tavolo piccolo e
n’accuórge sùbbete. "per vedere se ha la leggero".
febbre, palpa il polso e te ne accorgi attrassáte agg. "arretrato".
subito". attuccá v.intr. "spettare": la recesjóne
attandúne avv. "tastoni": ajèressére si ne attòcche a vvuje, pecché vuje site li
ìje la luce, rumanjétte cúm’a nu turse, me padrúne, nuje respunníme ròppe. "la
n’avjétte ascí ra la càmmere attandúne. decisione tocca a voi, perché voi siete i
"ieri sera se ne andò la luce, rimasi come padroni, noi rispondiamo dopo".
un torsolo, me ne dovetti uscire dalla attummá v.tr. "colmare".
camera a tastoni". attunná v.tr. "arrotondare": prime r'ausá
attàrde avv. "tardi": ce veríme cchiù stu fjérre chiatte àja attunná re ppónde.
attàrde a lu Castjédde aspjétteme a "prima di usare questo ferro piatto devi
l’Arjèdde. "ci vediamo più tardi al Castello arrotondare le punte".
aspettami all‟Ariella". attuóppe s.m. "mucchio".
attarúle s.m. "gattaiola": nu nghiurènne attuórne avv. "attorno, intorno".
lu attarúle, se no cúme face a trasí la attuppá v.tr. "rincalzare".
atte?. "non chiudere la gattaiola, altrimenti atturchjá v.tr. "affasciare il fieno".
come fa ad entrare il gatto? ". atturnjá v.tr. "attorniare, raggirare":
attásce avv. "chissà". nepúteme atturnéje, chisà ché vá truvánne.
attavíne s.m. "ottavino": Custanżúcce "mio nipote attornia, chissà che va
nd'a la la bbande re Panne sunave trovando".
l'attavíne. "Costanzo nella banda di Panni attúse agg.fig. "ottuso".
suonava l'ottavino". atu agg.ind. "altro"; pl. m. ati; f. ata;
f.pl. ate; -pizze, a n'- loc. avv. "altrove".
atumáteche agg. "automatico".
atumúnne, a l'- loc. avv. "aldilà": autézze s.f. "altezza": quéssa rròbbe jé
vattínne vá, ce veríme a l'atumúnne. róppje autézze, te póte ascí na vèste cu re
"vattene vai, ci vediamo all'aldilà". cchjéche. "codesta stoffa è doppia altezza,
aucchjàte p.p. "adocchiato". ti può uscire un vestito con le pieghe".
aucjédde s.m. "uccello"; dim. autúre s.f. "altura, terreno montuoso".
auceddúzze. auzá v.tr. "alzare, rizzare"; -ngjéle v.tr.
aulíva nèura s.f. "moraiolo". "esaltare": a nnepùtete nun l'auzànne
aulíve s.f. "oliva"; dim. ulevèdde. ngjéle, ca jé lu prime re lu munne,
aumendá v.tr. "aumentare": mange, numunne r'avandamjénde fanne male. "tuo
mange nun vìre ca sì aumendáte re pése? nipote non lo esaltare, che è il primo del
Sì ffatte nu trùfele. "mangia, mangia non mondo, troppi vantamenti fanno male"; -re
vedi che sei aumentato di peso? Sei fatto spadde v.tr. "scrollare le spalle".
un grassone". auzàrse cu lu penżjére v.rifl. "alzarsi
Aummaríje s.f. "Ave Maria": si presto".
crajmatíne vaje a la chiésje rí auzàte re spadde s.f. "spallucciata".
n'Aummaríje pùre pe mmé. "se domattina àuze s.f. "manecchia".
vai in chiesa dì un‟Ave Maria anche per avandá v.tr. "vantare": s'avande sèmbe
me". ca téne amecízzje ra qquá e ra ddá, si re
aùmme-aùmme agg. "di nascosto". tténe, re tténe pe idde e no pe mmé. "si
auní v.tr. "unire": aunènne tutte li vanta sempre che tiene amicizie di qua e di
sparagne nuóste, pòt’èsse ca riascíme a là, se le tiene, le tiene per lui e non per
accattárce na casarèdde. "unendo tutti i me".
nostri risparmi, può essere che riusciamo a avandamjénde s.m. "vantamento".
comprarci una casetta"; p.p. aunúte. avanżatjédde agg. "attempato".
auníje s.f. "agonia". avasciá v.tr. "abbassare": jé tròpp’àute
aurécchie s.f. "orecchio"; pl. quédda murrécene, cercate re l’avasciá na
ggurècchie: quanne la atte allísce re
ggurècchie cu la zambetèdde adda fá male nżénghe. "è troppo alta quella muriccia
tjémbe. "quando il gatto liscia le orecchie cercate di abbassarla un pò". Custà, avàsce
con la zampetta deve fare cattivo tempo". ca vinne. "Costanzo, abbassa che vendi".
àurle s.m. "alloro": quanne arruste lu avastá v.intr. "bastare": l'argià nu
féchete re lu puórche, mìttece re ffòglie nd'avaste maje, cúm’avíma fá? Andó re
r'àurle. "quando arrostisci il fegato di vache a ppegliá a la bbanghe re lu sciùle?.
maiale, mettici le foglie di alloro". "i soldi non ti bastano mai, come
ausá v.intr. "usare": cèrte ffjéste nu dobbiamo fare? Dove li vado a prendere
alla banca dello scivolo?".
nż'aùsene cchiù, piglia quédde re re avastánde agg. "bastante".
spiche, jéva bbóna bbèlle la precessjóne cu aváste inter. "basta": mó aváste nun ne
li màttele!. "certe feste non si usano più, vòglie pròpje cchiù, cu ssi cecatjédde
prendi quella delle spighe era molto bella m'àje fatte abbuttá cúm’a nu vicce. "ora
la processione con i mazzetti di spighe!". basta, non ne voglio proprio più, con
ausànże s.f. "usanza": l'ausanże sònghe codesti cavatelli mi hai fatto gonfiare come
quèdde ca sònghe ma tu nu l'abbaránne, un tacchino".
fá, quédde ca te sjénde re fá. "le usanze avé v.tr. "avere, dovere, ricevere"; p.p.
sono quelle che sono, ma tu non le badare, aùte; -nu marróne v.tr. "ricevere una
fai quello che ti senti di fare". cattiva azione"; -paùre v.tr. "temere": se la
ausjédde s.m. "30 - 42 biche ". cuscjénże jé a pposte, nunn’àja avé paùre
aùste s.m. "agosto". re njénde e re nesciune. "se la coscienza è
autáre s.m. "altare". a posto, non devi aver paura di niente e di
àute agg. "alto"; f. àuta. nessuno".
ave mó…ave loc.avv. "da molto tempo"; míje. "la casa di Giovanna è contigua alla
- ra mó loc.avv. "da molto tempo"; -, ra mia".
quand'- loc.avv. "da quanto tempo". azzínne s.m. "accenno, cenno, sentore":
avéramènde avv. "veramente": te lu ndra cumbagne avastave n'azzínne pe ce
riche éo ca lu fatte jé succiésse capí. "tra compagni bastava un cenno per
avéramènde, nun me crire? Vá capirci".; lu sendjétte pure éo n'azzínne re
addummánne a Jucce. "te lo dico io che il quédda bbrutta stòrje. "lo sentii anch'io un
fatto è successo veramente, non mi credi? accenno di quella brutta storia".
Vai a domandare a Maria". azzjóne s.f. "azione"; pl. azzjùne.
avérógne v.tr. "avere tra le unghia". azzjuná v.tr. "azionare": p'azzjuná ssu
avetá v.tr. "evitare": uaglió, cérche mutóre àja jttá lu bbróre pecché jé fatte
r'avetá sèmbe la mala cumbagníje. vjécchie. "per azionare codesto motore
"ragazzo, cerca di evitare sempre la cattiva devi buttare il brodo perché è fatto
compagnia". vecchio".
avvèrtí v.tr. "capire". àzzo! inter. "caspita!": àzzo, àje fatte
avvrangá v.tr. "abbrancare": vuléve tutte quésse e te stive citte. "caspita, hai
ścapparesínne ma li carbunjére fatto tutto questo e ti stavi zitto".
l'avvrangárene pe re bbrazze. "voleva azzuóppe s.m. "caduta rovinosa".
scapparsene ma i carabinieri azzuppá v.intr. "arrivare all'improvviso";
l'abbrancarono per le braccia". -ndèrre v.tr. "stramazzare": ché ssime a stu
avvré v.tr. "vedere". munne cummà, njènde! Cungettìne jé
azzangá v.tr. "infangare, inzaccherare": azzuppáte ndèrre e jé mòrte. "che siamo a
nu nd'azzangá li cauzúne, àje sendúte? questo mondo comare, niente! Concetta è
Quisse sònghe quidde re la fèste. "non stramazzata ed è morta".
t'infangare i pantaloni, hai sentito? Codesti azzuppárse v.rifl. "azzopparsi": lu
sono quelli della festa". cavadde cammenánne jé scialambáte ma
azzáre s.m. "acciaio". nunn'à ccurse lu perìquele re s’azzuppá.
azzarí v.tr. "acciaiare": a la zappe "il cavallo camminando è scivolato ma non
s'érene fatte li rjénde e pe l'ausá la ha corso il pericolo di azzopparsi"
facjémme azzarí. "alla zappa si erano fatti i
denti e per usarla la facemmo acciaiare".
azzaríne s.m. "acciarino": me truvàje
sènża lumíne e p'appecciá ru ffuóche
àusáje l'azzaríne. "mi trovai senza
fiammiferi e per accendere il fuoco usai
l'acciarino".
azzeccá v.tr. "avvicinare".
azzemá v.tr.rifl. "azzimare": nu la
facènne azzemá ca nunn’ave andó ìre, jé
fatte nòtte e ce avíma ìre sule a culecá.
"non la fare azzimare che non ha dove
andare, è annottato e ci dobbiamo solo
andare a coricare".
azzenná v.intr. "accennare"; -re sì v.intr.
"annuire".
azzìcche agg. "adiacente, vicino"; -
azzìcche agg. "contiguo": la case re
Ggiuvanníne jé azzìcche azzìcche a la
42

babbà s.m "babà" . Bbammenjélle ca téne mbrazze la

B babbéle s.f. "babele": stàteve citte


ca stá n'ammujne ca nu nże capisce
njénde, sémbre na bbabbéle.
"statevi zitti che sta una confusione che
non si capisce niente, sembra una babele".
Marònne?. "hai visto quanto è bellino il
Bambinello che tiene in braccio la
Madonna?".
bbangarèdde s.f. "bancarella".
bbangarjédde s.m. "deschetto (arnese del
bbabbelònje s.f. "schiamazzo": sjénde calzolaio) ".
ché bbabbelònje ca fanne vucíne case nu bbanghe s.m. "banco, cumulo quadrato
mbòzze ròrme né gghiuórne né nnòtte. di biche"; -luónghe s.m. "bancale".
"senti che schiamazzo che fanno vicino bbanghére s.f. "bighellona,
casa, non posso dormire né giorno né girandolona": jé na bbanghére, nu
notte". nż'arretíre maje, l'àja ìre sèmbe
bbabbjóne s.m. "babbeo, cirro, stolto"; chiamánne. "è una girandolona, non si
pl. bbabbjùne. ritira mai, la devi sempre andare
bbacalíte s.f. "bachelite". chiamando".
bbaccagliá v.intr. "protestare". bbanghètte s.m. "banchetto".
bbaccalà arrahanáte s.m. "baccalà bbangóne s.m "bancone".
gratinato; -spunżate s.m. "baccalà bbanne s.m. "bando": a lu Cummúne
bagnato". stéve spòste nu bbanne re cungórse. "al
bbagnamaríje s.m. "bagnomaria". Comune stava esposto un bando di
bbagnaróle s.f. "tinozza". concorso"; stéve lundane e nunnn’agghi
bbagnecjédde s.m. "bagnetto". capìte ché decéve Vecjénże nd'a lu
bbaháglie s.m. "bagaglio": quanne bbanne. "stavo lontano e non ho capito che
prepáre ssi bbaháglie ca jé tarde?. diceva Vincenzo nel bando".
"quando prepari codesti bagagli che è bbannetóre s.m "banditore"; pl.
tardi?". bbannetúre: appríme ce stévene parícchie
bbalecòne s.m. "balcone". bbannetúre ca menàvene lu bbanne nd'a lu
bbalígge s.f. "valigia": t'àja sule fá re pajése, éo m'allecòrde sule re Vecjénże.
bbalígge e vattínne ngape a lu munne, "prima ci stavano parecchi banditori che
abbaste ca te ljéve ra nande a l’uócchie bandivano nel paese, io mi ricordo solo di
míje. "ti devi solo fare le valige e vattene Vincenzo".
in capo al mondo, basta che ti levi davanti bbarahónne s.f. "baraonda": uagliù, jé
ai miei occhi". tarde, fenítele ssa bbarahónne, jatevínne a
bballaríne s.m. "ballerino": ndra tutte re ccasera vòste. "ragazzi, è tardi, finitela
quidde bballaríne Mengúcce jéve lu questa baraonda, andatevene alle vostre
mèglie. "tra tutti quei ballerini Domenico case".
era il migliore". bbarbògge agg. e s.m. "barbogio".
bballatúre s.m. "ballatoio": ra lu bbarcajuóle s.m. "barcaiolo".
bballatúre fónne l'acque abbasce a lu bbarche s.f. "barca"; dim. bbarchecèdde.
jusídde. "dal ballatoio si infiltra l'acqua giù bbarrácche s.f. "baracca": sacce éo
al piccolo sottano". cúm’agghia standáte la vite pe manná
bballe s.f. "telo per uso agricolo". nnande la bbarrácche. "so io come ho
bbàlzeme s.m. "balsamo". stentato la vita per mandare avanti la
bbambulòtte s.m. "bambolotto": zíjme baracca".
Annúcce me purtàje nu bbambulòtte ra bbarraccóne s.m. "baraccone".
Róme cu nu pagliaccètte re lana ròse. "zia bbarunésse s.f. "baronessa": chisà chi se
Anna mi portò un bambolotto da Roma, crére re èsse, asseméglie a na bbarunésse.
con un pagliaccetto di lana rosa". "chissà chi si crede di essere, assomiglia ad
Bbammenjélle s.m. "Bambinello una baronessa".
(Gesù)": àje viste quande jé bbellílle lu
bbaruníje s.f. "baronia": se chiame bbèlleveré s.m. "belvedere": Luiggí, se tu
bbaruníje ma nu nge stanne cchiù né ggíre lu munne, nu ndruóve nu bbèlleveré
bbarúne nné bbarunésse. "si chiama cúm’a la passjàte nòste a lu castjédde.
baronia, ma non ci sono più né baroni né "Luigi, se tu giri il mondo, non trovi un
baronesse". belvedere come la passeggiata nostra al
bbasá v.tr. "basare": pe spènne t'àja basá Castello".
sóp'a qquédde ca tjéne, nun facènne bbellízze agg. "carino".
rjébbete. "per spendere ti devi basare su bbèllu agg. "bello".
quello che tieni, non fare debiti". bbèllufátte agg. "grazioso": quiddu
bbaścùglie s.f. "basculla": sóp'a la criatùre jé pròpje bbèllufátte, sacce re chi
bbaścúglie pesàvene re ssacchètte re à ppegliàte. "quel bambino è proprio
grane e ggranerínje. "sulla basculla grazioso, non so di chi ha preso".
pesavano i sacchi di grano e di granturco". bbéne míje loc.avv."poveretto".
bbastungjédde s.m. "bastoncino". bbenerezzjóne s.f. "benedizione":
bbattaríje s.f. "batteria, fuochi avjémme la benerezzjóne re lu Pape
d'artificio". quanne ce spusámme. "avemmo la
bbattetóre s.f. "calcinaccio". benedizione del Papa quando ci
bbattézze s.m. "battesimo": l'ata sposammo".
ruméneche ce stíje lu bbattézze re lu figlie bbeneríce v.tr. "benedire"; p.p.
bbenerítte; f. bbenerétte.
re Funżìne, facíje lu cumbare Ndònje. bbeneríche loc.avv. "che sia benedetto".
"l'altra domenica ci stette il battesimo del
figlio di Alfonso, fece il compare bbénżérvite s.m. "benservito": a
Antonio". Angiulíne ce rjérne lu bbénżérvite e se
bbattiste s.f. "batista": fatte na cammíse n'ascíje cu na mane nnande e n'ata
re bbattiste ca jé bbóna magnífeche!. "fatti addréte. "ad Angelo gli dettero il
una camicia di batista che è magnifica!". benservito e se ne uscì con una mano
bbattugliá v.intr. "pattugliare": li davanti e un‟altra dietro".
carbunjére se mettjérne a bbattugliá lu bbénżì cong. "bensì": ru vvuó capí?
pónde. "i carabinieri si misero a pattugliare Nunn’àja cchiù aspettá, benżì àja agí. "lo
il ponte". vuoi capire? Non devi più aspettare, bensì
bbattúglie s.f. "pattuglia": mó jéscene li devi agire".
carbunjére mbattúglie. "ora escono i bberétte s.f. "vedetta".
carabinieri in pattuglia". bbersagliá v.tr. "perseguitare".
bbattúte s.f. "maglia alta (uncinetto)". bbesetá v.tr. "visitare": óje te vènghe a
bbaùglie s.m. "baule": fá lu bbaùglie e bbesetá e te raccónde ròje sciòscele pe
pparte, nu mberdènne tjémbe. "fai il baule passá nu póche re tjémbe. "oggi ti vengo a
e parti, non perdere tempo". visitare e ti racconto due chiacchiere per
bbècche s.m. "pizzetto (foggia di passare un pò di tempo".
barba)". bbesúnde agg. "bisunto": tataránne téne
Bbefaníje s.f. "Epifania": a la Bbefaníje nu cappjédde unde e bbesúnde e nunn'éja
se face la precessjóne cu lu Bbammenjèlle cristjàne re lu jttá pe re mmèrse re Sàrje.
pe la chiazze e pe la chiazze re sópe. "nonno ha un cappello unto e bisunto e non
"all'Epifania si fa la processione con il è persona di buttarlo per le discese di
Bambinello per la piazza e per la piazza di Sario"; f. bbesónde.
sopra". bbéve v.tr. "bere"; - ca se póte loc.avv.
bbèlla fémmene s.f. "donna bella". "bevibile"; -angóre ru llatte s.m. e f.
bbèlle agg. "bello"; dim. bbellìlle. "poppante".
bbeléne s.m. "veleno". bbezzjéffe, a- loc.avv. "a bizzeffe": nun
me mannánne menèste, accàta mé ne
tènghe a bbezzjéffe. "non ne mandare quèdde ca vulíje cu la rròbbe re quidde.
verdura, da me ne tengo a bizzeffe". "approfittò della buonafede di Eraclio e
bbí, ru - loc.avv. "lo vedi". fece quello che volle con la sua roba".
bbiangaríje s.f. "biancheria". bbónàneme s.f. "buonanima":
bbianghètte s.f. "grano tenero o m'allecòrde re li cunżìglie re la
calvello". bbónàneme re mammaránne. "mi ricordo
bbibbèrò s.m. "biberon": racce lu dei consigli della buonanima di nonna".
bbibbèrò a lu criature nu lu fá chiange. bbónanòtte s.f. "buonanotte":
"dacci il biberon al bambino non lo far bbónanòtte figlie míje risse la màmme
piangere". vasanne lu criature. "buonanotte figlio
bbidònjére s.f. "betoniera". mio, disse la mamma baciando il
bbinde agg.num.card. "venti". bambino".
bbióle s.f.pl. "viole". bbónasére s.f. "buonasera": bbónasére a
bbirbandóne s.m. "birbaccione": Ndunè, tutte quande, recíje Necóle, quanne trasíje
àje viste a figlite ché bbirbandóne? Cu la nd'a la case re lu cumbare. "buonasera a
pumbètte m'à nfùsse tutte li capídde. tuti quanti, disse Nicola, quando entrò
"Antonietta, hai visto tuo figlio che nella casa del compare".
birbaccione? Con lo schizzetto mi ha bbóndjémbe s.m. "buon tempo": jé
bagnato tutti i capelli". bbóndjémbe óje, putime fá na passjàte pe
bbísete s.f.pl. "visite": uéje mà, quanne la vianóve. "è buon tempo oggi, possiamo
vulíve turná ra ndó si gghiute? Che àje fare una passeggiata per la strada
fatte re bbísete a Sanda Lisabbètte?. "ehi carrozzabile".
mamma, quando volevi tornare da dove sei bbóna carnascióne s.f. "persona le cui
andata? Che hai fatto le visite a Santa ferite si rimarginano presto"; -ndunáte
Elisabetta?". loc.avv. "buona intenzione"; -nnumenáta
bbite s.f.pl. "viti". loc.avv. "buona nomea".
bbjàme s.f. "biada". bbòngiòrne s.m. "buongiorno": feglió,
bbluccá v.tr. "bloccare": jé tutte mó ca jésce e ngundre li cristjàne rí
bbluccáte pe lu sciòpere. "è tutto bloccato bbòngiòrne nu facènne lu mundóne.
per lo sciopero". "ragazza, ora che esci e incontri le persone
bbòcchele s.m. "buccolo": quanda dì buongiorno non fare la musona".
bbòcchele téne dda criature, asseméglie a bbónóme s.m. "buonuomo": jé nu
na pupe. "quanti buccoli ha quella bbónóme ce puó luvá li cauzune. "è un
bambina, assomiglia a una bambola". buon uomo ci puoi togliere i pantaloni".
bbóje s.m. "boia": la fòrze ca tène Bbònżagre "Buenos Aires".
Angelúcce, n'agghi ché te rice, asseméglie
nu bbóje. "la forza che tiene Angelo, non bbònżènże s.m. "buon senso": àja tené
ho che dirti, assomiglia a un boia". nu póche re bbònżènże e vìre ca tutte
bbómbíse, a - loc.avv. "a buon peso". s'accónże. "devi tenere un pò di buon
bbòmmenúte agg. "benvenuto": si lu senso e vedi che tutto si aggiusta".
bbòmmenúte a ccase nòste!. "sei il bbórse s.f. "borsa".
benvenuto a casa nostra!". bbòte, a- loc.avv. "a volte".
bbòmmèspre s.m. "buon vespro": bbòtte s.f.fig. "botta"; -bbòtte loc.avv.
bòmmèspre uagliù! Me n'agghia ìre re "subito subito"; bbòtte a bbòtte, a- loc.avv.
córse, ce veríme ròppe mangiate mmjézze "di tanto in tanto"; bbòtte, re- loc.avv. "a
a la chiazze. "buon vespro ragazzi! Me ne un tratto, inaspettatamente,
devo andare di corsa, ci vediamo dopo improvvisamente": re bbòtte me lu verjétte
mangiato in mezzo alla piazza". r'azzuppà a re spadde e, a ddice la veretà,
bbónafére s.f. "buonafede": apprufettàje me mettjétte paùre. "a un tratto me lo vidi
re la bbónafére re Rachjúcce e facíje arrivare all'improvviso alle spalle e, a dire
la verità, mi misi paura"; -re vjénde, na - bbruràglie s.f. "brodaglia": mangiatílle
loc.avv. "colpo di vento". tu quéssa bbruràglie, éo nun ne vòglie ché
bbrachessíne s.f. "mutandine". m'agghia lavá re ggurèdde?. "mangiatela
bbrasciòle s.f. "involtino". tu codesta brodaglia, io non ne voglio che
bbràsseche s.f.pl. "piantine per l'orto". mi devo lavare le budella?".
bbrecciatjélle s.m.pl. "bucatini (pasta bbrurúse agg. "brodoso"; f. bbruróse.
alimentare)". Bbruścafàve s.m. "Bruscafava (contrada
bbrecciulíne s.f. "pietrisco, ghiaia": pe sulla strada per Accadia, prima del Bosco
ffá la strare ca pòrte a la massaríje ce al di sotto) ".
sònghe vulute ruje càmmje re bbrecciulíne. bbruśche s.f. "bossola, brusca": mó,
"per fare la strada che porta alla masseria
ci sono voluti due camion di pietrisco". ramme ssa bruśche, c'agghia pulezzá re
bbrehánde s.m. "brigante": nd'a lu valle cciambe re lu cavadde ca sònghe chjéne re
re Bbuvíne, appríme ce stévene li lóte. "ora, dammi codesta brusca che devo
bbrehánde. "nel vallo di Bovino, prima ci pulire le zampe del cavallo che sono piene
stavano i briganti". di fango".
bbrehatjére s.m. "brigadiere". bbruttabbèstje s.f. "demonio".
bbrehògne s.f. "vergogna". bbruttulílle agg. "bruttino".
bbrellandíne s.f. "brillantina": ché bbu…bbu voce onom. "bau bau":
ssònghe tutte ssi capídde unde, quanda Celestí, se nun staje citte, lu sjénde a lu
bbrellandíne t'àje misse figlie míje. "che cane ca face bbu..bbu, véne e te mange.
sono tutti codesti capelli unti, quanta "Celestino, se non stai zitto, lo senti al
brillantina ti sei messo figlio mio". cane che fa bau..bau, viene e ti mangia".
bbrellòcche s.m. "ciondolo": Melúcce bbuàtte s.m. "barattolo di stagno".
tenéve appíse a la cullana nu bbèlle bbubbóne s.m. "bernoccolo": caríje e se
bbrellòcche. "Carmela teneva appeso alla facíje nu bbubbóne gruósse nfrónde.
collana un bel ciondolo". "cadde e si fece un grande bernoccolo in
bbresságlie s.m. "bersaglio": nunn'à fronte".
nguóvete lu bbresságlie. "non ha colpito il bbuccàcce s.m. "barattolo di vetro".
bersaglio". bbuccatúre agg. "abboccato": auànne lu
bbrésseche s.f.pl. "favi": píglite ru vine téne na bbuccatúre rólece.
mméle e gghiétte re bbrésseche. "prenditi "quest'anno il vino tiene un abboccato
il miele e butta i favi". dolce".
bbrìnnese s.m. "brindisi": cumbà, àje bbucchíne s.m. "bocchino": uaglió,
sendute ché bbrìnnese à fatte zì Vetúcce? m'éja carùte lu bbucchíne sótte a lu
Nunn’à accucchjáte quatte parole. cassciabbánghe, vire re me lu asciá
"compare, hai sentito che brindisi ha fatto c'agghia fumá. "ragazzo, mi è caduto il
zio Vito? Non ha accoppiato quattro bocchino sotto alla cassapanca, vedi di
parole". trovarmelo che devo fumare".
bbròre s.m. "brodo": zì Marì, accàtte bbucchjére s.m. "bicchiere"; dim.
ruje pecciungjédde falle a bbròre e bbuccherúzze: Marì, sì pròpje ndiste,
raccílle a ffìglite mó ca téne la fréve. "zia vamme a ppegliá stu bbuccherúzze
Maria, compra due piccioncini falli in r'ànnese. "Maria, sei proprio svelta, vammi
brodo e dacceli a tuo figlio ora che ha la a prendere questo bicchierino di anice".
febbre". bbùfele s.m. "bufalo": asseméglie a nu
bbrudètte s.m. "polsino": li bbrudètte re bbùfele, bbeneríche ché ffòrze ca téne!.
la cammíse se sònghe strazzate e nu "assomiglia a un bufalo, benedica che
mbòzze truvá quidde re recàmbje. "i forza che tiene!".
polsini della camicia si sono strappati e bbuffètte s.f. "tavolo piccolo e leggero".
non posso trovare quelli di ricambio". bbuffettóne s.m. "colpo violento".
bbufóne s.m. "carbonchio (del grano)": nżime jute asciànne ahucate. "ci siamo
quanda bbufóne stá nd'a ru ggrane, messi d‟accordo bonariamente, non siamo
auànne jé malannáta pe nnuje. "quanto andati trovando avvocati".
carbonchio sta nel grano, quest'anno è una bbunarjédde avv. "benino".
cattiva annata per noi". bbundà s.f. "bontà": nunn'apprufettá re
bbuggiàrde s.f. "bocciarda": li ndaglie re la bbundà re quiddu cristjàne, jé nu
case l'agghi fatte fá ra Luiggíne cu la peccate!. "non approfittare della bontà di
bbuggiàrde, te vulésse fá veré la préte quella persona, è un peccato!".
pulíte cúm’éja bbèlle. "gli spigoli di casa li bbunézze s.f. "bontà".
ho fatti fare da Luigi con la bocciarda, ti bbuóne avv. e agg. "bene, buono"; f.
vorrei far vedere la pietra pulita com‟è bbóne; -,cu ru - loc.avv. "con le buone
bella". maniere".
bbujàcche sf. "cemento liquido". bburbuttá v.intr. "borbottare": stá sèmbe
bbullá v.tr. "bollare": àja bbullá tutte sse ca bburbòtte, ma parlàsse chiare na vòte
líttere, sebbréjte ca se no la pustale parte, pe ssèmbe. "sta sempre che borbotta, ma
n'aspètte a tté ca faje lu chiuóte. "devi parlasse chiaro una volta per sempre".
bollare tutte codeste lettere, sbrigati bburdèlle s.m. "bordello": nu facìte
altrimenti il pullman parte, non aspetta te cchjiù bburdèlle, ca me face male la cape.
che fai il lento". "non fate più bordello, che mi fa male la
bbulugnése agg. "bolognese": Ggeseppì, testa".
ra quanda tjémbe nu nge veríme! Sì bburracce s.f. "borraccia": a re mmarce
revendáte bbulugnése e te ne sì ścurdàte nu nge avèveme ścurdá la bburracce, nu
re nuje panníse. "Giuseppina, da quanto nżjamaje!. "alle marce non ci dovevamo
tempo non ci vediamo! Sei diventata dimenticare la borraccia, non sia mai!".
bolognese e te ne sei dimenticata di noi bburrattíne s.m. "burattino": nun
pannesi". facènne lu bburrattíne, fá na vòte la
bbùlże agg. "bolso": jéve nu bbèllu persóne sèrje. "non fare il burattino, fai
cavadde ma mó nesciùne lu vóle accattá una volta la persona seria".
pecché jé bbùlże. "era un bel cavallo, ma bbursètte s.f. "borsetta".
ora nessuno lo vuole comprare perché è bburzellìne s.m. "borsellino": li sòlete
bolso". spicce re tènghe nd'a lu bburzellìne a
bbumbardá v.tr. "bombardare": cu purtàte re mane. "i soldi spiccioli li tengo
l'apparécchie bbumbardàrene la stanżjóne nel borsellino a portata di mano".
re Fògge. "con gli aerei bombardarono la bbuscíarde agg. "bugiardo"; dim.m.
stazione di Foggia". bbusciardjèlle; f. bbusciardèlle; accr.m.
bbumbardíne s.m. "bombardino". bbusciardóne; dispreg. f. bbusciardàzze.
bbumbètte s.f. "fuochi d'artificio bbuscíje s.f. "bugia": nu la stènne a
piccoli". ccrére a Peppenèlle ca rice sule bbuscíje.
bbumbunjére s.f. "bomboniera": quanne "non la stare a credere a Giuseppina che
Mecalíne se féce la prime cumunióne me dice solo bugie".
rehalàje la cchiù bbèlle bbumbunjére. bbuścuttjédde dim. "biscottino".
"quando Michelina si fece la prima bbùssele s.f. "bosso, uscio ad un solo
comunione mi regalò la più bella battente".
bomboniera". bbutteglióne s.m. "bottiglione"; pl.
bbunàcchie agg. "parecchio". bbuttegliùne.
bbunarèdde avv. "benino". bbuttegliózze s.f. "boccetta": sjénde sjé,
bbunareddúzze avv. "discretamente". ché adduóre ce stá, dda feglióle se sarrá
bbunarjamènde avv. "bonariamente": ce misse tutte la bbuttegliózze r'adduríne.
sìme misse r'accòrde bbunarjamènde, nu
"senti senti, che odore c‟è, quella ragazza
si sarà messa tutta la boccetta di profumo".
bbuttíglie s.f. "bottiglia"; dim.
bbutteglièdde.
bbuttíne s.m. "bottino": li marjuóle
facjérne nu bbèllu bbuttíne ndó Luciètte,
ṡvacandárene tutte la case. "i ladri fecero
un bel bottino da Lucia, svuotarono tutta la
casa".
bbuvenèse agg. "bovinese"; pl.
bbuveníse "abitanti di Bovino".
bbuvuróne s.m. "pastone": prepare lu
bbuvuróne e mittacílle nnande a lu
puórche nd’a lu jazze. "prepara il pastone e
metticelo davanti al maiale nello
stabbiolo".
buzzarrá v.tr. "buggerare, buscherare,
fregare"; p.p. buzzaráte.
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a cong. "che": accummuógliete mó ha ramificato dopo poco tempo"; - lu

C ca jésce, tire na feleppíne!. "copriti


ora che esci, tira un vento gelido!".
cabbulárje s.m. "vocabolario":
Pjé, nu strazzánne lu cabbulárje ca còste
nghiuse a vvíje re rinde v.tr. "allargare un
indumento all'interno"; - lu ssàure v.tr.
"dissodare"; - ra fóre v.tr. "espellere,
scacciare": lu majéste l'à cacciate ra fóre a
nu puzze re sòlete. "Pietro non stracciare il la ścóle, mó ca vá a la case àja sènde a lu
vocabolario che costa un pozzo di soldi". patre!. "il maestro l'ha espulso da scuola,
cacàcce s.f. "tremarella": mó te véne la ora che va a casa devi sentire il padre!".
cacácce! Ru vuó capí ca nu mbuó fá cacciacárne s.f. "forchettone": li
njénde cchiù, avíva penżà appríme. "ora ti maccarúne alluónghe ra rinde a la
viene la tremarella!. Lo vuoi capire che zuppjére re puó cacciá cu la cacciacárne.
non puoi fare niente più, dovevi pensare "i maccheroni da dentro alla zuppiera li
prima". puoi cacciare col forchettone".
cacacciúse agg. "pauroso";f. cacaccióse. cacciamáne s.m. "corpetto per neonati
cacafuóche s.m. "schioppo". senza maniche".
cacagliá v.intr. "balbettare, tartagliare": cacciungjédde dim. "cagnolino"; dim.
puvurjédde, quanne parle cacagliéje. cacciúne; accr. canaglióne.
"poveretto, quando parla balbetta". cachísse s.m. "cachi (frutto-albero)".
cacàglie agg. "balbuziente". cacóne s.m. "collo della bottiglia".
cacaglióne agg. "pauroso". cadde s.m. "callo": tènghe nu cadde a lu
cacarèlle s.f. "diarrea". pére ca quanne cammíne me face veré re
cacarjá v.intr."ridere sgangheratamente". stédde. "ho un callo al piede che quando
cacasótte agg. "pavido": nunn'èsse cammino mi fa vedere le stelle".
cacasótte, fatte nnande e dì quédde ca te café s.m. "bar, caffè": stá sèmbe jttate
sjénde re rice. "non essere pavido, fatti nd'a lu café ra la matine a la sére sacce
avanti e dì quello che ti senti di dire". cúme face a cambá. "sta sempre buttato nel
cacatèdde s.f. "cacatura": feglió, lave bar dalla mattina alla sera non so come fa a
bbuóne ssi vitre ca sònghe tutte chine re vivere".
cacatèdde re mòśche. "ragazza, lava bene caffettjére s.m. "barista": fatte rá ra lu
codesti vetri che sono tutti pieni di caffettjére nu mazze re carte e mettímece a
cacatura di mosche"; -re mòśche:s.f. jucá ra fóre a ttavulíne. "fatti dare dal
"caratteri di scrittura minutissimi" barista un mazzo di carte e mettiamoci a
caccavèlle s.f. "pentola profonda di giocare all'esterno a tavolino"; f.
terracotta". caffettére.
caccavóne accr. "pentolone". cafóne s.m. "villano": sì nu cafóne nate,
caccelénghe s.f. "persona che fa le cresciute e ppasciute, lu stùrje nu nd'à
boccacce". cevelezzáte pe nnjénde. "sei un villano
cacchiarjédde s..m. "salsiccina". nato, cresciuto e nutrito, lo studio non ti ha
cacchióle s.f. "cappietto". civilizzato per niente"; dim. cafungjédde;
cacchiuóle s.m. "pollone". dispr. cafunázze.
cacciá v.tr. "cacciare"; -fóre ra la tane cafunaríje s.f. "villania": la cafunaríje re
v.tr. "stanare": pàtreme e ffràteme tande quidd'óme jé nżuppurtábbele, nesciune ce
ànne fatte e tande ànne ritte c'ànne rombe lu musse. "la villania di quell'uomo
cacciate fóre ra la tane lu rizze. "mio è insopportabile, nessuno gli rompe il
padre e mio fratello tanto hanno fatto e muso".
tanto hanno detto che hanno stanato il cafunáte s.f. "villanata".
riccio"; -l'aste v.intr. "ramificare": la cafunéśche agg. "cafonesco": téne
chiandecèdde re cerase à cacciate l'aste manére cafunéśche, chisà rinde a qquala
ròppe póche tjémbe. "la piantina di ciliegio
grótte jé nate!. "tiene maniere cafonesche, calecáre s.f. "forno di pietra calcarea".
chissà dentro a quale grotta è nato!. calecàsse s.f.pl. "fuochi d'artificio
cafuórchie s.m. "topaia": cu li tjémbe ca grossi".
cùrrene tu staje angóre nd'a quissu calennárje s.m. "calendario": lu
cafuórchie, la fatìa la vuó nganne. "con i calennárje r'auànne m'éja piaciùte pecché
tempi che corrono tu stai ancora in codesta téne li nùmmere gruósse. "il calendario di
topaia, del lavoro non ne vuoi sapere". quest'anno mi è piaciuto perché tiene i
cagge s.m. "acacia, fidanzato". numeri grandi".
caggióle s.f. "gabbia". calìnje s.f. "caligine": se n'arrjésce
caggióne s.f. "cagione": pe caggióne tója abbré Fògge jé pecché jé sèmbe
me tróve mmjézze a li mbruóglie. "per ammandáte re calìnje. "se non riesci a
cagione tua mi trovo in mezzo agli vedere Foggia è perché è sempre coperta di
imbrogli". caligine".
cagliuózze s.m. "fantolino". calinjúse agg. "caliginoso".
cajcce s.f. "marciume del legno". calìpse s.m. "eucalipto".
cajnàte s.m. e f. "cognato"; cajnàteme: calmande p.pr. "calmante": tjéne tutte ssi
"mio cognato"; cajnàtete: "tuo cognato". njérve, pe te re ffá passá piglite nu
calá v.tr.intr. "chinare, curvare, ingoiare, calmande. "hai tutti questi nervi, per farteli
reclinare, tramontare": Rumíneche quanne passare prenditi un calmante".
passàje nnande a lu Sìnneche calàje la calurúse agg. "caloroso": Andò, sì
cape pe lu ścuórne. "Domenico quando calurúse musére, sì sciute sènża còtte e
passò davanti al Sindaco chinò la testa per sènża còppele. "Antonio, sei caloroso
la vergogna"; àve mó àve ca jé calate lu stasera, sei uscito senza cappotto e senza
sóle e tu mó t'arretíre, ché te vuó fá la case berretto".
fóre?. "da molto tempo che è tramontato il cambá v.tr. "campare, vivere": te l'àja
sole e tu ora ti ritiri, che ti vuoi fare la casa pegliá mbacjénże, tire a cambá. "te la devi
in campagna?"; - abbàsce v.tr. prendere con pazienza, tira a campare".
"trangugiare"; - la cumbjéta v.tr. cambagnuóle agg. "campagnolo": è nu
"imbrunire": mó ce n'avíma turná a lu cambagnuóle unéste, nu nde sficche
pajése, ca stá calanne la cumbjéta. "ora ce njénde. "è un campagnolo onesto, non ti
ne dobbiamo tornare al paese che sta estorce niente".
imbrunendo". cambanáre s.m. "campanile": tand'anne
calamàre s.m. "calamaio". fá nghianàje sóp’a lu cambanáre,
calamarére s.f. "calamaio da scrivania". m'allecòrde cúm’a nu suónne. "tanti anni
calamarjédde s.m. "calamaretto". fa, salii sul campanile, mi ricordo come un
calascíne s.m. "saliscendi". sogno".
calàte re lu sóle s.f. "tramonto". cambane s.f. "campana, campanaccio":
calculá v.tr. "calcolare": a la fine re lu dindon, dindò la cambane re Mundeljóne,
mése àja calculá tutte quédde c’àje spise e chi la sóne? Ggiuvannèlle. Tutte re
quédde c'àje uaragnáte. "alla fine del mese nnòcche re zaharèdde e la atte re zì
devi calcolare tutto quello che hai speso e acciuprèute à ffatte quatte muscílle janghe
quello che hai guadagnato". russe e peccerílle; une a tté, une a mmé e
càlcule s.m. "calcolo". n'ate a lu figlie re lu rré. "dindon ,dindon
caldarèlle s.f. "secchio da calce (arnese la campana di Monteleone, chi la suona?
del muratore)". Giovanna. Tutti i fiocchi di zagarelle e il
càlebbre s.m. "calibro (arnese del gatto di zio Arciprete ha fatto quattro
fabbro)". gattini bianchi, rossi e piccini; uno a te ,
calecágne s.m. "calcagno": re ccàuze se uno a me e un altro al figlio del re";
stràzzene spisse a lu calecágne. "le calze si mìttece la cambane a lu cuódde re lu
strappano spesso al calcagno".
mundóne accussì re ppèquere ce vanne bbóne o ammalamènde?. "Donato, oggi
apprjésse. "mettici il campanaccio al collo che hai portato nel portavivande cose
del montone così le pecore gli vanno buone o non buone?".
appresso". dim. cambanèdde. camíne re la ciummenére s.m. "canna
cambanjédde s.m. "campanello, fumaria".
sonaglio": uagliù, curríte jé sunate lu camiuníste s.m. "camionista".
cambanjédde re la Mésse, mó cammacámmere s.f. "contenitore di
accummènże, trasíte!. "ragazzi, correte è paglia intrecciata per grano".
suonato il campanello della Messa, ora cammarjére s.m. "cameriere"; f.
inizia, entrate!". cammarére.
cambanóne, a lu - loc.avv. "gioco della cammenatúre s.f."andatura,portamento":
campana". téne na cammenatúre lènde, se la piglie
cambecá v.tr. "brucare". còmmede, putésse caré lu mùnne nu nże
càmbeche s.f. "bruco": la cappucce ca mbrèscie. "tiene un‟andatura lenta, se la
m’àje purtate jéva chjéna re càmbeche, prende comoda, potrebbe cadere il mondo
n’agghia avute ché ne fá. "il cavolo non si affretta".
cappuccio che mi hai portato era pieno di càmmere s.f. "camera"; dim.
bruchi, non ho avuto che farne". cammarèdde; accr. cammaróne; - r'àrje
cambesandáre s.m. "custode del s.f. "intercapedine".
cimitero". càmmese s.m. "camice".
cambesànde s.m. "cimitero". cammesèlle s.f. "camicino": ljévete la
cambjá v.tr. "aderbare, pascolare": cammesèlle! Gnornò, gnornò. "togliti il
Mecalíne jé jute a cambjá re vvacche a la camicino! Signor no, signor no".
mundagne, sacce quanne vóle turná. cammesóle s.f. "camiciola, sottovita":
"Michelina è andata a pascolare le mucche Maríje Ruméneche tenéve nguódde na
in montagna, non so quando vuole bbèlle cammesóle urlate re merlètte.
tornare". "Maria Domenica teneva addosso una
cambjére s.m. "agricoltore": face lu bella camiciola orlata di merletto"; Custà,
cambjére pe mmó, se lu verísse cúme ce t'àje misse na bbèlle cammesóle, l'àje
sape fá, restasse fóre li panne. "fa recamáte tu o màmmete?. "Costanza, ti sei
l'agricoltore per ora, se lo vedessi come ci messa un bel sottovita, l‟hai ricamato tu o
sa fare, resteresti fuori dai panni". tua madre?".
càmbje s.m "cambio"; - re case s.m. cammesullíne s.m. "panciotto": vire
"trasloco". quanda macchie tjéne sóp'a ssu
cambíje s.m. "pascolo". cammesullíne, ché nu nde lu faje lavá?.
cambiunàrje s.m. "campionario": Funżì, "vedi quante macchie hai sopra a codesto
scíglite la rròbbe pe lu cappòtte sóp’a lu panciotto, perché non te lo fai lavare?".
cambiunàrje ca tènghe a ccase. "Alfonso, càmmje s.m. "camion".
scegliti la stoffa per il cappotto sul cammíse s.f. "camicia, strato".
campionario che tengo a casa". canale cupjérte s.m. "vespaio
cambomillóne s.m. "camomilla romana, canalizzato".
partenio". canaljédde s.m. dim. "canaletto".
cambumílle s.f. "camomilla": pegliá na canalóne s.m. "grondone".
tazze re cambumílle re sére, te cungeljéje canàreje s.m. "canarino".
lu suónne. "prendere una tazza di candá v.intr. "cantare": nu ngandá
camomilla di sera, ti concilia il sonno". vettòrje accussì prjéste, quanda cóse ce
caméle agg."stupido, persona ignorante". stanne angóre r'appurá. "non cantare
camèlle s.f. "gamella"; dim. camellíne. vittoria così presto, quante cose ci stanno
camellíne s.m. "portavivande": Runà, òje ancora da appurare".
ché àje purtate nd'a lu camellíne cóse
cande s.m. "canto": me réscete ògne canístre s.m. "canestro"; dim.
mmatine a lu cande re lu adde. "mi sveglio canestrjédde: cummà, t'agghi purtate nu
ogni mattina al canto del gallo". canestrjédde re méle, sacce si
candeléne s.f. "cantilena": uaglió, l'aggradísce!. "comare, ti ho portato un
quanne ljégge la puisíje nu facènne la canestrino di mele, non so le gradisci!".
candeléne. "ragazzo, quando leggi la cannàle s.m. "collare per tirare o legare
poesia non fare la cantilena". capre e pecore".
candíne s.f. "cantina": nd'a la candíne re cannaríne s.m.pl. "faringe":
tataránne ce stévene: vutte, tenèdde, n'alluccánne se no te faje ascí li cannaríne
sécchie, secchiúne, varréle. "nella cantina ra fóre. "non urlare altrimenti ti fai uscire
di nonno ci stavano: botti, tino, bigonce, la faringe da fuori".
tinozze per il mosto e barili". cannaróne s.m. "esofago": a stu
candóne s.m. "cantone, accr. pietrone"; cannaróne míje nu le piàcene cchiù li
pl. candùne: ché bbèlli tjémbe quanne paste e fasule ma re ccóse rólece. "a
jucàveme a li quatte candune mmjézze a lu questo mio esofago non gli piacciono più
murcate. "che bei tempi quando pasta e fagioli ma le cose dolci".
giocavamo ai quattro cantoni in mezzo al cannaruózze s.m. "gargarozzo": s'éja
mercato". annuúrute lu cannaruózze, sònghe
candunjére s.m. "cantoniere": ajére ànne nduppáte a la spaddére re la sègge. "si è
festejàte a lu cafè pecché à avùte lu pòste annerito il gargarozzo, sono intoppato alla
ra candunjére. "ieri hanno festeggiato al spalliera della sedia".
bar perché ha avuto il posto da cantoniere". cannarúte agg. "goloso"; accr.
caneglióle s.f. "forfora": ścupjéttete lu cannarutázze.
cullètte re la ggiacchètte ca jé chine re cannarutízzje s.f. "golosità": Marcù, cu
caneglióle. "spazzolati il colletto della ssa cannaritízzje sì sfurmate, la vuó funí o
giacca che è pieno di forfora". no?. "Marco, con codesta golosità sei
canepùzze s.m. "puzzola". sformato, la vuoi finire o no?".
canèrce agg. "goloso, avaro". cannédde s.f. "cannella, salvadita di
cangànne s.m. "cancan":c'éja bbesuógne cannucce per medio, anulare e mignolo
re fá tutte ssu cangànne? Me recíve cúme mano sinistra del mietitore".
stévene re ccóse e bbaste. "c'è bisogno di cannéle s.f. "candela": na recíne re
fare tutto codesto cancan? Mi dicevi come cannéle llumenávene l'àutare. "una decina
stavano le cose e basta". di candele illuminavano l'altare".
cangèlle s.m. "quadretto": crajmatíne canneljére s.m. "candeliere".
agghia accattá ruje quatèrne a cangèlle. cannellíne s.m.pl. "confetti piccoli e
"domattina devo comprare due quaderni a oblunghi".
quadretti". cannelòtte s.m. "coda cavallina".
cangiá v.tr. "cambiare, mutare": li cannetjédde s.m.pl. "gola".
tjémbe sònghe cangiate e sònghe cangiàte cànneve s.f. "canapa".
pure li cristjàne. "i tempi sono cambiati e cannezzáte s.f. "cannicciata": attuórne a
sono cambiate anche le persone"; -case la mandre Felúcce ce chiàndaje na bbèlla
v.tr. "traslocare": ndra nu mesarjédde adda cannezzáte. "intorno all'ovile Raffaele ci
cangiá case e sule ca ru ppènże le véne la piantò una bella cannicciata".
tremarèdde. "tra un mesetto deve canníte s.m. "canneto": lu canníte stéve
traslocare e solo che lo pensa le viene la abbasce abbasce a la tèrre, arruváje nu
tremarella". bbèllu tjémbe e lu tagliamme. "il canneto
cangjédde s.m. "cancello"; dim. stava giù giù al terreno, arrivò un bel
cangeddúzze. tempo e lo tagliammo".
caníglie s.f. "crusca". cannízze s.f. "canniccio": la cannízze
nun face passá nd'a ru mmuste r'àcene
r’uve. "il canniccio non fa passare nel capé v.tr. "andarci, entrarci".
mosto gli acini d'uva". cape s.f. e m. "capo, testa, capo (chi
cannunáte s.f. "cannonata": àje vòglie a governa)"; -re famiglie s.m.
chiamá a Ferelúcce nu lu réscetene "capofamiglia": ròppe ca muríje lu patre,
manghe re cannunnáte. "hai voglia a lu prime figlie avía fá ra cape re famiglie
chiamare a Fedele non lo svegliano pe terá nnande. "dopo che morì il padre, il
neanche le cannonate". primo figlio dovette fare da capofamiglia
cannuóle s.m. "cannolo, tibia": nu per tirare avanti"; -re la matasse s.m.
menanne càuce nnande a lu cannuóle, se "bandolo": sta lane jé tutta ngatenáte e ce
no te piglie pe nu pére e te jètte ndèrre. vóle numunne re tjémbe pe truvá lu cape
"non scagliare calci davanti alla tibia, re la matasse. "questa lana è tutta
altrimenti ti prendo per un piede e ti butto aggrovigliata e ci vuole troppo tempo per
a terra". trovare il bandolo"; -re muórte s.m.
cannuttjére s.f. "canottiera": ssa "teschio"; -re sausìcchje s.m. "rocchio di
cannuttjére, mà, jé tutte vuccheljáte ché la salsiccia"; -uàje s.m. "peggiore guaio".
repjézze cchiù a ffá?. "codesta canottiera, capebbánde s.m. "capo banda".
mamma, è tutta bucata che la rammendi capecanále s.m. "festino conviviale dopo
più a fare?". il compimento dell'opera".
cannúzze s.f. "cannuccia, Cannucce capecjérre s.m. "ferita sulla schiena del
(contrada) "; -re jumare s.f. "eupatorio". cavallo per strofinamento del basto".
canósce v.tr. "conoscere". capecuódde s.m. "capocollo":
canuscènże s.f. "conoscenza": piacére Ruméneche a ssére ce facjémme na fellate
r'avé fatte la canuscènże vòste. "piacere di re capecuódde e cúme ce addecrjámme!.
aver fatto la vostra conoscenza". "Domenica sera ci facemmo un affettato di
capocollo e come ci ricreammo".
canżùne s.f.pl. "canzoni"; dim. capédde s.m. "capello"; pl. capídde.
canżungèdde. capeddére s.f. "capigliatura": Annuzzèlle
canżunjére s.m. "canzoniere". tenéve na bbèlla capeddére, te venéve
capá v.tr. "scegliere": sciglie e nu ngapá. vòglie re la uardá. "Anna teneva una bella
"scegli e non scegli". capigliatura, ti veniva voglia di guardarla".
capa r'aglie s.f. "spicchio d‟aglio"; - capejànghe s.f. "achillea".
sciaccque s.f. "testa vuota"; -vacande s.f. capelláre s.m. e f. "persona che compra
"persona dalla testa vuota". capelli".
capabbásce loc.avv. "in giù". capellére s.f. "pettinatura": Chilómbe
capacchióne s.m. "capoccione": ssu pòrte sèmbe na bbèlla capellére tande ca
capacchióne ché vá truvanne? Se facésse li me la vulésse fá pùre éo. "Colomba porta
fatte suje. "codesto capoccione che va sempre una bella pettinatura tanto che me
trovando? Si facesse i fatti suoi". la vorrei fare pure io".
capaddòzzje s.m. "capoccia": Meché, che capellíne s.m.pl. "fedelini (pasta
t'à dditte òje lu capaddòzzje? Vaje alimentare)".
bbuóne pe ssu lavóre o no?. "Michele, che capemáste s.m. "capomastro": lu
ti ha detto oggi il capoccia? Vai bene per capemáste jéve Arcuméje e tutte l'ate
codesto lavoro o no?". stévene tuórne tuórne. "il capomastro era
capammónde loc.avv. "su in alto". Archimede e tutti gli altri stavano torno
capandéndele s.f. "ragazza di facili torno".
costumi". capendèste s.m. "capintesta": lu
capascigliáte s.f. "persona spettinata". capendèste re Frangucce jé fratecucíne re
capate s.f. "testata": cu na capate nfacce lu marite re Nenuccèlle. "il capintesta di
ce facíje caré tré rrjénde. "con una testata Franco è cugino del marito di Anna".
in faccia ci fece cadere tre denti". caperánne s.m. "capodanno".
capére s.f. "parrucchiera" pettinatrice": capídde ngrefeljáte s.m. "capelli irti"; -
nun me pòzze cchiù mòve, agghia fá mení r'àngele s.m.pl. "alsidio, capellini (pasta
la capére a ccase. "non mi posso più alimentare)".
muovere, devo far venire la parrucchiera a capjénde agg. "capace".
casa". capóne s.m. "cappone, testone": auànne
caperepèzze s.f. "monaca". a Nnatale ce mangiame lu capóne, l’à
caperevjérne s.m. "inizio inverno". cresciúte a la massaríje a Jazzane, cumba
caperezevecjénże "cosa da niente". Runate. "quest'anno a Natale ci mangiamo
caperícce agg. "ricciuto": jé nu il cappone, l‟ha cresciuto alla masseria a
caperícce, a la matine pe ce fá la cape me Iazzano, compare Donato"; jé nu capóne e
véne la fréve. "è un ricciuto, alla mattina, mó lu cummínge!. "è un testone e ora lo
per pettinarlo mi viene la febbre". convinci!".
capescióle s.f. "fettuccia". cappjédde s.m. "cappello": se la fessjáve
capesótte agg. "rovesciato, a testa in cu lu cappjédde nuóve pe mmjézze a la
giù": mitte a ppòste tutte quédde sègge ca chiazze. "si dava le arie con il cappello
stanne capesótte, l’ànne jttate quidde nuovo in mezzo alla piazza"; dim.
c'ànne fatte allite. "metti a posto tutte cappeddúzze.
quelle sedie che stanno rovesciate, le cappucce 1.s.m. "cappuccio"; 2.s.f.
hanno buttate quelli che hanno litigato". "cavolo cappuccio": uaglió, mó ca vaje a
capestráde s.f. "strada principale del la ścóle fìcchete lu cappucce accussì nu
paese". nd'ammuódde la cape. "ragazzo, ora che
capetá v.intr. "accadere, capitare": vai a scuola, conficcati il cappuccio così
quédda resgràzzje l'éja capetáte ndra cape non ti bagni la testa".
e cuódde. "quella disgrazia l'è capitata tra cappúdde s.m. "salvadita di cuoio indice
capo e collo". mano sinistra del mietitore".
capetávele s.m. "capotavola": a capputtíne s.m. "soprabito": mà, óje te
capetávele se mettéve sèmbe tataránne e puó métte lu capputtíne, l'àrje jé cchiù
tutte nuje a nu quarte e n'ate. "a nfucáte affrónde ajére. "mamma, oggi ti
capotavola si metteva sempre nonno e tutti puoi mettere il soprabito, l'aria è più
noi a un lato e l'altro". riscaldata in confronto a ieri".
capetjédde s.m. "capezzolo". capuóteche agg. "testardo"; f.capòteche.
capetuóste s.m. "caparbio, testardo": jé capurále s.m. "caporale".
accussì capetuóste ca nun lu puó capurjóne s.m. "caporione": lu
cummínge re nesciuna mmanére. "è così capurjóne re tutte quiddi uagliune mmjézze
caparbio che non lo puoi convincere di a lu murcate jé fìglite. "il caporione di tutti
nessuna maniera"; f. capatòste. quei ragazzi in mezzo al mercato è tuo
capeuàrdje s.m. "capoguardia": Feréle figlio".
facéve lu capeuàrdje e cúme se facéve capuvutá v.tr. "capovolgere"; p.p.
ubberí. "Fedele faceva il capoguardia e capevutáte.
come si faceva ubbidire". capuzzédde s.f. "capocchia, testina di
capézze s.f. "cavezza". agnello": sti lumíne se sònghe ngummurúte
capezzére s.f. "spalliera del letto". e si ne càrene tutte re capuzzédde. "questi
capezzóne s.m. e f. "persona autoritaria". fiammiferi si sono inumiditi e se ne cadono
capí v.tr. "capire": nun me vóle capí, ché tutte le capocchie".
ce pòzze fá?. "non mi vuole capire, che ci capuzzjá v.tr. "disapprovare con un
posso fare?"; -na cóse pe n'ate v.tr. cenno del capo".
"fraintendere": mó nu ngapí na cóse pe capuzzjédde 1.agg. "arrogante"; 2.s.m.
n'ate statte attjénde e apre re ggurécchie. "persona che vuole comandare": vóle fá lu
"ora non fraintendere stai attento e apri le capuzzjédde ma cu nnuje nu la spunde né
orecchie".
óje né mmaje. "vuole fare l'arrogante ma cardílle s.m. "cardellino": ddu criature
con noi non la spunta né oggi né mai". asseméglie a nu cardìlle, zòmbe ra qquá,
carafóne s.m. "caraffone". zòmbe ra ddá, àja stá cu tande r'uócchie
caramèlle s.f. "monocolo". apjérte. "quel bambino assomiglia a un
caràppele s.m.dim. "ragazzino". cardellino, salta di qua, salta di là, devi
carasce s.f. "traccia nella parete per fili e stare con tanto di occhi aperti".
tubi". cardògne s.m. "cardo dei lanaioli".
carastíje s.f. "carestia": uèrre, pèste e cardóne s.m. "enula campana".
carastíje sònghe uaje gruósse, figlia míje. caré v.intr. "cadere, cascare": jé carute
"guerra, peste e carestia sono grossi guai, ra re nnùvele, puvurjédde, nu nżapéve
figlia mia". njénde re njénde, nesciune l'avéve
carastúse agg. e s.m. "carestoso, esoso, abbesáte. "è caduto dalle nuvole, poveretto
esigente nel prezzo": làssele pèrde, jé non sapeva niente di niente, nessuno
bbuóne carastúse, la rròbbe se la l'aveva avvisato"; -capesótte v.intr.
mangiàsse idde. "lascialo perdere, è molto "tombolare".
esigente nel prezzo, la roba se la carízze s.m. "carezza": s'abbecenàje a lu
mangiasse lui". criature re Grazjèlle e ce facíje tanda
caraváne s.f. "carovana": nd’a la carízze, ché méravéglie!. "si avvicinò al
staggióne passate veníje a bbesetá lu bambino di Grazia e gli fece tante carezze,
pajése na caraváne re furastjére. "nella che meraviglia!".
stagione passata venne a visitare il paese carlendíne s.m. "granatino": quidd'óme
una carovana di forestieri". uaragne bbónarjédde, stá facènne lu
caravóne s.m. "carbone"; pl. caravúne. carlendíne. "quell'uomo guadagna benino,
caravùgnele s.m. "carbuncolo, sta facendo il granatino".
foruncolo"; pl. caravógnele. carnaggióne s.f. "carnagione": l'anne re
caravunèlle s.f. "carbonella": la ttjéne, ma cu ssa carnaggióne ca te truóve,
caravunèlle s'appecciáve nd'a lu vrascjére assemíglie a na fegliulèdde. "gli anni li
ra fóre a lu vjénde e la vrasce mandenéve tieni, ma con codesta carnagione che ti
alluónghe. "la carbonella si accendeva nel trovi, assomigli ad una ragazzina".
braciere da fuori al vento e la brace carne s.f. "carne"; -ngandaráte s.f.
manteneva a lungo". "carne di maiale in salamoia"; -tagliate a
caravungjédde s.m. "carboncello": va ppónde re curtjédde s.f. "carne suina
piglie ruje caravungjédde cu la palètta ra tagliata a mano".
cumma Fuluméne, c’appecciáme ru carnecchiá "formiche che rodono
ffuóche nd’a la fucagna. "vai a prendere l‟albero".
due carboncelli con la paletta dalla comare carnètte s.m. e f. "persona crudele".
Filomena, che accendiamo il fuoco nel carnuvále s.m. "carnevale"; dim.
focolare della cucina a mattoni". carnuvalícchie: a carnuvalícchie, appríme
caravunjére s.m. "carbonaio": cúme lu rumbíme la pegnate e rròppe suname e
mulenáre se ténge re janghe, accussì lu abballáme. "a carnevaletto, prima
caravunjére se ténge re nìure. "come il rompiamo la pignatta e dopo suoniamo e
mugnaio si tinge di bianco, così il balliamo".
carbonaio si tinge di nero". caròcchie s.f. "colpo con le nocche delle
carbunàte s.f. "bicarbonato": si nunn'àje dita sulla testa".
reggerúte pìglite la carbunáte. "se non hai caròfene s.f. "cariofillata, garofano"; pl.
digerito prenditi il bicarbonato". caruófene.
carbunjére s.m. "carabiniere". carpendjére s.m. "carpentiere": quanne
carde acquarúle s.m. "eringio"; -re San facjérne la case dammónde lu carpendjére
Ggiuuànne s.m. "cardo mariano". fóje Rucchíne. "quando fecero la casa là
cardìdde s.m. "carboncello, senecione". sopra il carpentiere fu Rocco".
carrá v.tr. "trasportare le biche dalla a accattá la cartacupiatíve. "per non
campagna all‟aia comunale "lu chiane". scrivere due volte il contratto si deve
carrajuóle s.m. "venditore di granaglie". andare a comprare la cartacarbone".
carràre s.f. "capruggine, carraia": cartare s.m. "cartaio": quanne nd'a lu
Ggiuuà, lasse lìbbere la carràre pecché café jucame a ccarte, lu cartare lu facíme
agghia trasí lu traíne cu ru ggrane. na vòte perune. "quando nel bar giochiamo
"Giovanni lascia libero la carraia perché a carte, il cartaio lo facciamo una volta per
devo entrare il traino con il grano". ciascuno".
carràve s.f. "caraffa": attjénde angóre cartassucánde s.f. "cartasuga": a li
rumbe la carràve mó ca vaje a la fundane. tjémbe re prime li śculare pe ścrive
"attenta ancora rompi la caraffa ora che vai ausávene ru nghiòstre e pe l'assucá ce
alla fontana". vuléve la cartassucánde. "ai tempi di
carrecá v.tr. "caricare". prima gli scolari per scrivere usavano
carrecatúre s.f. "caricatura": quiddu l'inchiostro e per asciugarlo ci voleva la
spusalízzje jé state na carrecatúre, ché cartasuga".
l'ànne spise a ffá tutte quidde argià?: cartastrázze s.f. "cartastraccia".
"quello sposalizio è stato una caricatura, cartjédde s.m. "cartello".
che li hanno spesi a fare tutti quei soldi?". cartullíne s.f. "cartolina".
càrreche s.m. "carico": nu mburtànne cartune s.m.pl. "cartoni": faciétte na
tutte ssu càrreche sóp'a re spadde, ca pó sardute re ścatele re cartune e me re
me raje na vóce. "non portare tutto codesto lluvaje tutte ra nande. "feci una bruciata di
carico sulle spalle che poi mi dai una scatole di cartoni e me le tolsi tutte
voce". davanti".
carrucchjá v.tr. "rubacchiare": jéva nu cartungíne s.m. "cartoncino".
mariungjédde ca carrucchjáve pe terá carugnáte s.f. "vigliaccheria": jé na
nnande juórne juórne. "era un ladruncolo carugnáte ca m'àje fatte, te perdóne, ma
che rubacchiava per tirare avanti giorno
per giorno". nun me ne ścòrde nżine a cché cambe. "è
carrucchjáne agg. e s.m. "spilorcio". una vigliaccheria che mi hai fatto, ti
carrucchjóne s.m. "usuraio": perdono, ma non me ne dimentico fino a
puverjédde, bbòtte bbòtte le servévene che vivo".
parícchie argià, jé jute ra nu carrucchjóne caruófene re grane s.m.pl. "fiordaliso".
e mmó ce lasse pure re ppénne. "poveretto, carusá v.tr. "rapare, tosare": Crescè, mó
subito subito gli servivano parecchi soldi, è ca véne la staggióne, t'àja carusá accussì
andato da un usuraio e ora ci lascia anche staje cchiù friśche. "Crescenzio, ora che
le penne". viene l'estate, ti devi rapare così stai più
carruzzèdde s.f. "carrozzella": la fresco"; Vetucce purtàje restèrze re
carruzzèdde me l'à rjalàte sògreme pe ppèquere a Ceruváre pe re fá lavá e óje l'à
bbuóne ahúrje. "la carrozzella l'ha regalata fatte carusá. "Vito portò l'altro ieri ancora
mia suocera per buon augurio". le pecore a Cervaro per farle lavare e oggi
carte s.f. "carta";- argendáte s.f. le ha fatte tosare"; p.p. carusáte.
"stagnola": Andò, quanne vache a lu carusèdde s.m. "grano tenero o calvello".
cenematòcrefe e còccherúne ścaravòglie carusjédde s.m. "salvadanaio": tutte
la carte argendáte attuórne a re ciuculáte l'argià ca faje cu re sfèrte mìttere nd'a lu
me tuócchene li njérve. "Antonio, quando carusjédde "tutti i soldi che fai con le
vado al cinematografo e qualcuno toglie la strenne mettili nel salvadanaio".
stagnola intorno alla cioccolata mi carute s.f. "caduta".
innervosisco". casarjá v.intr. "andare di casa in casa,
cartacupiatíve s.f. "cartacarbone": pe spettegolare di casa in casa".
nun ścrive ròje vòte lu cundratte s'adda ìre
casarjédde s.m. "stamberga": quiddu cascie s.f. "cassa": la bbiangaríje re la
casarjédde nu lu vòglie manghe rialate, nu figlie la tenéve stepate nd'a na cascie a li
nde puó né ggerá né vutá. "quella pjére re lu ljétte. "la biancheria della figlia
stamberga non la voglio neanche regalata, la teneva conservata in una cassa ai piedi
non ti puoi né girare né voltare". del letto"; dim. cascetèdde.
casaróve s.m. "pizza con uova e cascióne s.m. "silo domestico di legno
formaggio". per cereali".
casatjédde s.m. "crostata di ricotta". case s.f. "casa"; pl. càsere; dim.
caścavéglie s.f. "susina più piccola". casarèdde, casùcce; càsete: "casa tua"; -
cascètte s.f. "cassetta". case v.intr. "andare di casa in casa"; case,
cascettóne s.m. "cassettone". nde - loc.avv. "in casa"; - re quaglia s.m.
"formaggio inverminito".

Casa contadina:
Le case tipiche dei contadini sono di pietra, senza alcuna presunzione architettonica, anguste e
anche prive di comfort.Sono casette ad uno o due piani al massimo e a stento i raggi di sole
riescono a filtrare attraverso le finestrelle asfittiche e sbilenche.
Sono per lo più costituite da due locali soltanto, il primo che funge da ingresso, cucina e
soggiorno, l'altro è la camera da letto.
Il classico arredamento di queste abitazioni, almeno dove vi vivono ancora i più anziani, è
costituito da mobili di legno grezzo, intagliati molto sommariamente, (còcche ścànnele, còcche
ssègge, nu tavulíne e la bbuffètte).
In un angolo la "cammacàmmere" un grosso cilindro fatto con listelli di canna intrecciati, che
serve per conservarvi il grano e nel ventre di questi recipienti si mettono a maturare "pèzze re
case e casecavádde".
Nella stanza da letto "la cascie", in cui è custodita la "bbiangaríje, l'óre, re ccarte e li sòlete",
ben avvolti "rinde a nu maccatúre attaccáte cu re zzénne".
I servizi igienici sono molto elementari.
Da molti anni per fortuna sono scomparsi "li zepèppe e re ccónghe" che prima sostituivano "li
cèsse" e che venivano svuotati di notte o quando pioveva.
"Lu zepèppe, però, veniva usato con molta parsimonia perché, il più delle volte, si preferiva
appartarsi all'aria aperta, sotto il castello o al campo.
"Nd'a lu juse" accanto a cataste di "ciuócchere e ffasce re lèuna suttile, convivono "lu ciucce,
lu puórche, re ggaddíne, la crape e li cucce", mentre le provviste di frutta per l‟inverno sono
"sóp'a la suppígne" metri e metri quadrati "re méle, castagne, nuce e ssòrve".
Il posto d'onore "nd'a la cucíne" è riservato alla "matrèlle": nella parte superiore "fazzatóre"
viene impastato il pane e di sotto sono ben custodite le enormi forme di pane "re ścanàte".
I decori della cucina sono "re pèrteche" sempre cariche "re nżèrte r'aglie, re pupàjne sicche e
cepódde, sausícchie, sausecchjùne, cacchiarjédde, presótte, cóteche, pjézze re larde, nnògglie
e la ussiche chjéna re nżógne".
Accanto al focolare, "la atte" che si difende dai riverberi della fiamma acciambellandosi dietro
la "pegnate" sempre piena di "cìcere o fasule" brontolanti per il lento bollore.
Nell'altra stanza vi troneggia "lu ljétte" ampio e altissimo, che, per salirvi ci vuole la "sègge o
lu ścànnele".
A capo, l'effigie della "Marònne re lu Vòśche" e altri Santi e ai lati, "la palme bbenerétte, lu
ceròggene re la cannelóre e l'acquasandére".
Nell'ampio spazio sotto al letto riparato "ra lu vandeljétte" dove sono custodite "re ppatane" e
qualche volta, anche "lu tahúte" per il vecchio di casa.
La vita comincia "mbónde re juórne" e si scandisce sempre uguale; alla vigna fino "a la calate
re lu sóle " e poi il rientro; mentre gli uomini riordinano gli attrezzi e "gguvèrnene re bbèstje,
re ffémmene" lestamente stendono "sóp'a lu tumbagne li panne re maccarúne" che poi mettono
ad asciugare sul letto. Quando il pranzo è pronto, solitamente "pezzòtte e menèste o lahanèdde
e fasule" viene ammannito in un'unica "spase a lu céndre re la bbuffètte", e ognuno mangiando
bada a tenere la testa alta per non urtare quella degli altri.
Ogni tanto un sorso di buon vino, "ra lu vucale" , che viene fatto girare ciascuno badando che
il sorso sia corto: quello lungo tocca soltanto al capo di casa.
Subito dopo "re ffémmene" provvedono a rimettere in ordine le povere stoviglie mentre
"mmócche a la pòrte" il capo di famiglia, con "la pippe" caricata di trinciato forte si concede
una lunga fumatina.
Nella tarda estate, dopo cioè i lavori "re la metènne e re la pesature" le donne restano tutta la
giornata in casa per preparare la "cunżèrve re pumberóre", che mettono ad asciugare al sole
"nd'a re spasètte".
"Ndramènde ru ggrane, ru ggranerínje, li fasule, li cícere, re nnuce" si asciugano, sparsi sugli
spiazzi vicino, "re ffìquara" seccano sulle spine di rovi.
L'intera descrizione della casa contadina è stata integralmente tratta dalla rubrica di
toponomastica cittadina: "Una strada alla volta" a cura di COLANGELO Gioacchino.
Nel brano sono stati necessariamente modificati solo i nomi di alcuni oggetti che logicamente
assumono denominazioni diverse da paese a paese.
casecavádde s.m. "caciocavallo": lu cangiánnele cu na mesure re grane. "il
casecavádde n'adda maje mangá sóp'a la castagnaio andava girando per le strade e
tàhule. "il caciocavallo non deve mai avevamo le castagne cambiandole con una
mancare sulla tavola". misura di grano".
caserecòtte s.f. "cacioricotta". castagne arrustúte s.f. "caldarrosta": re
casjédde s.m. "caciotta": na fèdde re castagne arrustúte vanne accumbagnáte
casjédde e nu bbèllu bbucchjére re vine, cu nu bbucchjére re vine. "le caldarroste
àje ché mangiá!. "una fetta di caciotta e un vanno accompagnate con un bicchiere di
bel bicchiere di vino, hai che mangiare!". vino"; - salvagge s.f. "ippocastano".
cassaróle s.f. "casseruola": óje a ttàvele castagnóle s.f. "nacchera".
sime assàje, lu suche n'àja fá bbunàcchie e Castjédde s.m. "Castello, Castello
ppiglie la cassaróle gròsse. "oggi a tavola (contrada al di sotto della passeggiata)":
siamo molti, il sugo ne devi fare parecchio tenìme na bbèlle passjàte attuórne
e prendi la casseruola grande". attuórne a lu castjédde. "teniamo una bella
cassatúre s.f. "gomma per cancellare". passeggiata intorno intorno al Castello".
cassciabbànghe s.m. "cassapanca": casuóppele s.m. "casupola": rinde a
vucíne a la fucagne teníme nu quiddu casuóppele ce vìvene ruje cristjàne
cassciabbànghe ca ce repare ra lu vjénde e sacce cúme fanne!. "dentro a quella
re la pòrte. "vicino al focolare della cucina casupola ci vivono due persone e non so
a mattoni teniamo una cassapanca che ci come fanno!".
ripara dal vento della porta". catàfrje s.m. "cadavere": jéve ggià
casscjére s.m. "cassiere". catàfrje quanne arruvàje l'ajute. "era già
cassíne s.m. "cancellino": sóp'a la cadavere quando arrivo l'aiuto".
lavagne jéva mèglie a ścassá cu lu cassíne cataglìsme s.m. "cataclisma": Marònne
fatte re ciambe re cucce. "sulla lavagna era míje quand'acque à fatte fóre,
meglio a cancellare con il cancellino fatto assemegliáve a nu cataglìsme. "Madonna
con la zampa di coniglio". mia quanta pioggia ha fatto in campagna,
castagnáre s.m. "castagnaio, venditore di assomigliava a un cataclisma".
castagne": lu castagnáre jéve ggeranne pe cataláne s.f. "spaghettata": na serate
re strare e avéveme re castagne ndra cumbagne funisce sèmbe cu na
cataláne. "una serata tra compagni finisce caucíatóre s.m. "persona che tira calci".
sempre con una spaghettata". caurare s.m. "caldaio"; dim.
cataplásme s.m.(fig.) "persona pesante". caurarcjédde.
cataràttele s.f. "botola": scennévene a lu càure agg. "caldo".
juse pe la cataràttele. "scendevano al cautá v.tr. "cariare": vire ca a ffìglite se
sottano per la botola". sònghe cautate ruje rjénde a ffòrze re
catarre s.f. "chitarra": ma ché jé mangiá rólece, puórtele nd'a lu mjéreche.
ścurdate ssa catarre o sì tu ca nu nżaje "vedi che a tuo figlio si sono cariati due
sunarle?. "ma che è scordata codesta denti a forza di mangiare dolci, portalo dal
chitarra o sei tu che non sai suonarla?". medico".
cate s.m. "secchio"; dim. catecjédde. cauzá v.tr. "calzare".
catenjédde s.m. "anello di ferro fisso al cauzatúre s.m. "calzatoio".
muro esterno della casa". càuze s.f. "calza"; dim. cauzètte.
catrammá v.tr. "catramare". cauzettóne s.m. "calzettone"; pl.
catramme s.f. "catrame": Lubèrte s'éja cauzettúne.
ndrecáte lu cauzóne cu la catramme. cauzóne s.m.pl. "calzoni, pantaloni"; pl.
"Alberto si è sporcato i pantaloni con il cauzùne; dim. cauzungjédde.
catrame". cauzungjédde s.m. (term.cul.) "calzone".
cattevjélle agg. e s.m. "cattivello": cavadde s.m. "cavallo"; dim.
fìgliete jé cattevjélle, ma ché vuó fá jé cavaddúzze: nżine a quanne arruvámme
carne ca crésce. "tuo figlio è cattivello, ma fóre lu cavaddúzze quanda zumbe féce
che vuoi fare è carne che cresce"; f. attuórne a la mamme. "fino a quando
cattevèlle. arrivammo in campagna il cavallino quanti
cattuóleche agg. "cattolico". salti fece intorno alla mamma"; cavadde,
catuórce "catorcio": andó l'àje truvate re - loc.avv. "equino": jé carne re cavadde,
ssu catuórce, vá lu jétte, camíne. "dove ru sacce ca nu nde piace, ma pe te métte
l'hai trovato codesto catorcio, vallo a nfòrze, te l'àja sule mangiá. "è carne di
buttare, cammina". cavallo, lo so che non ti piace, ma per
catuózze agg. e s.m. "tozzo, carbonaia"; metterti in forza, te la devi mangiare".
f. catòzze. cavallaríje s.f. "cavalleria".
càuce s.m. e f. "calcio, spintarella": l’àje cavallóne s.m. "colmo dell'inverno".
vulute tu ssu càuce, nu nge passave pe cavètte s.f. "gavetta": vire cúme la puó
ddréte a lu mule e nu nde l'abbuścàve. lavá ssa cavètte ca craje àja métte l'atu
"l'hai voluto tu codesto calcio non ci mangiá. "vedi come la puoi lavare codesta
passavi per dietro al mulo, e non te lo gavetta, che domani devi mettere l'altro
buscavi"; àje viste lu pòste c'accúpe mangiare".
Ndònje? Ché fanne fá li càuce, nd'a la vite cavulaffióre s.m. "cavolfiore".
àja èsse affurtunáte. "hai visto il posto che càvule s.m. "cavolo".
occupa Antonio? Che fanno fare le cazzjàte s.f. "lavata di testa, rimbrotto".
spintarelle, nella vita devi essere cazzjatóne s.m. "grosso rimbrotto".
fortunato"; -e acque pe addulecí r'aulìve cazzíttele agg. "stentino".
s.f. ranno di mezzo (24 ore). cazzóne s.m. e f. "persona alta".
caucenáre s.m. "malta". cazzuttjàte s.f. "cazzottata".
caucèstrúzze s.m. "calcestruzzo". capuócchie, a- loc.avv. "a casaccio".
caucìá v.intr. "calciare, scalciare". ccase s.m. "cacio, formaggio": éo ce
càucia s.f. "calce": pe re ffá janghe li métte sèmbe ru ccase sóp'a li maccarune.
mure re la stadde, avjétte rá quatte mane "io ci metto sempre il cacio sui
re càucia. "per farli bianchi i muri della maccheroni".
stalla, dovette dare quattro mani di calce". ccàuze, a - loc.avv. "punto di maglia a
caucíàte s.f. "scalciata". rovescio".
ccéglie s.f.pl. "ciglia". grande ma assomigli ancora a un
ccerchjétte, a- loc.avv. "a cerchietto". bambino".
cchiqquá v.tr. "scacciare il maiale". cecciuvéttele agg. "civettuola".
cchiù avv. e agg. "più"; - addá avv. cécere s.m. "cece"; pl. cìcere.
"oltre, più in là": àbbete cchiù addá re cecerjédde s.m. "gemma".
cumma Fuluméne, sacce se ròje o tré pòrte céche s.f. "cicatrice".
ròppe. "abita più in là della comare cechetjá v.intr. "giocare con l'acqua".
Filomena, non so se due o tre porte dopo"; cechíje s.f. "cecità, oscurità": lu male
- ggruósse agg. "maggiore"; f. ggròsse; - cchiù gguósse ca te póte caré nguódde jé
matte agg. "poco ripido"; -mmèglie agg. la cechíje. "il male più grande che ti può
"migliore"; - o méne avv. "pressappoco": capitare addosso è la cecità".
sònghe cchiù o méne quatte chilòmetre cecònne s.m. "moccio".
p'arruvá fóre accàta mé. "sono cecòrje s.f. "cicoria".
pressappoco quattro chilometri per arrivare ceculáte s.f. "cioccolata": si putésse,
in campagna da me"; -pìccquele agg. mangiarríje ceculáte ra la matine a la
"minore": lu figlie cchiù pìccquele jé sére. "se potessi, mangerei cioccolata dalla
quidde c'à avute cchiù furtune. "il figlio mattina alla sera".
minore è quello che ha avuto più fortuna". ceculatére s.f. "caffettiera".
ccòrne s.f.pl. "corna". cecune, a la - loc. avv. "alla cieca".
ccundalagge, a - loc.avv. "a quintale". cecunnáre agg. "moccioso".
curtjédde tagliàte, a- loc.avv. "ai ferri cecurjèdde s.f. "cicoria selvatica".
corti". cegliá v.intr. "prudere": me ciglie
ce pron. pers. "ci". mmjézze a la mane o agghia avé argià o
cecá l'uócchie a la tèrre v.tr. "piantare il mazzate. "mi prude in mezzo alla mano o
granturco". devo avere soldi o percosse con mazza".
cecalíje s.f. "cecaggine": ché cecalíje ca ceglí v.intr. "germogliare"; p.p. cegliute:
tènghe, m'agghia ìre sule a gghittá nd'a lu re ppatane sònghe tutte cegliute, va re
ljétte. "che cecaggine ho, mi devo solo gghjétte sjénde a mmè. "le patate sono tutte
andare a buttare nel letto". germogliate, valle a buttare senti a me".
cecate agg. "cieco". ceglióre s.m. "prurito": tènghe nu
cecatjédde s.m.pl. "cavatelli (pasta ceglióre a stu vrazze, fóre m'à muzzecáte
alimentare)". nu muśchidde. "tengo un prurito a questo
cecceljàte agg. "butterato, ticchiolato": braccio, in campagna mi ha morso un
téne na facce tutte cecceljàte, bbrutte moscerino".
nunn'éja, ma idde se respére. "tiene un cegná v.tr. "cinghiare, legare": àje
viso tutto butterato, brutto non è, ma lui sì cegnate bbuóne lu criature ngròppe a lu
dispera"; auànne l'aulíve sònghe tutte ciucce?. "hai cinghiato bene il bambino in
cecceljàte, jé state la ggrannenéte ca féce groppa all'asino".
rinde settèmbre. "quest'anno le olive sono cegnate s.f. "cinghiata": t'avésse vulute
tutte ticchiolate, è stata la grandinata che fá veré quanda cegnate ríje a lu figlie, ca
fece in settembre". lu rumaníje stise ndèrre. "ti avrei voluto
cécche s.f. "chèque": Peppíne, pecché jé far vedere quante cinghiate diede al figlio,
penżjunàte merecane, ògne mmése ave la che lo rimase steso per terra".
cécche. "Giuseppe , perché e pensionato cégne s.f. "fascia per legare il basto al
americano, ogni mese ha lo chèque". cavallo".
cecchetjá v.tr. "scarabocchiare, celá v.tr. "chiudere gli occhi e contare
sgorbiare": la vuó funí re cecchetjá tutte li nel gioco del nascondino".
quatèrne? Sì fatte ggruósse ma assemíglie celebbrá v.tr. "celebrare".
angóre a nu criature. "la vuoi finire di celèbbre s.f.pl. (fig.) "testa".
scarabocchiare tutti i quaderni? Sei fatto cèlebbre agg. "celebre".
celebbríne agg. "nevrotico". cendulíne s.m. "cinturino".
cèleme s.m. "trave maestra". cenduplecá v.tr. "centuplicare": lu
celí voce onom. "cip": lu sjénde nu celí? Segnóre t'adda cenduplecá, tutte ru bbéne
Adda èsse còcche canàreje sóp'a la ca m'àje fatte. "il Signore ti deve
funèste. "lo senti un cip? Deve essere centuplicare tutto il bene che mi hai fatto".
qualche canarino sulla finestra". cenematòcrefe s.m. "cinematografo":
cèllere agg. "celere": tu ca sì tande appríme a Ppanne ce stéve nu
cèllere, vamme a mbustá la léttre a la cenematòcrefe vucíne a la chiésje re la
bbuche vucíne a la pòste accussì parte Nunżjàte. "prima a Panni ci stava un
prime. "tu che sei tanto celere, vammi ad cinematografo vicino alla chiesa
imbucare la lettera alla buca vicino alla dell'Annunziata".
posta così parte prima". cenjére agg. "molle, morbido, soffice,
cemaruóle s.m. "cimaiolo": a nuvèmbre tenero"; f. cenére.
sóp'a re cchiande re pupàjne rjéstene sule cénnere s.f. "cenere": statte attjénde ca
li cemaruóle. "a novembre sulle piante dei sótte a la cénnere c'éja la vrasce. "stai
peperoni restano solo i cimaioli". attento che sotto la cenere c'è la brace".
cemènde s.m. "cemento". cenżemènde s.m. "censimento": auànne
cémmece s.m. "cimice".
cendenáre s.m. "centinaio": apprìme ànne fatte lu cenżemènde, chisà cummà a
p'accattá re ccóse ce vulévene re Ppanne quande sime!. "quest'anno hanno
cendenàre, mó ce vuónne re mmegliàre. fatto il censimento chissà comare, a Panni
"prima per compare le cose ci volevano le quanti siamo!".
centinaia, ora ci vogliono le migliaia". cepjénde s.m. "recipiente"; dim.
cendenàrje s.m. "centenario": auànne se cemenjédde.
festéja lu cendenàrje re la ngurunazzjóne cepódde s.f. "cipolla, valgismo al piede";
-carrare s.f. "giunchiglia".
re la Marònna re lu Vośche. "quest'anno si ceppóne s.m. "ceppaia, mazzeranga"; pl.
festeggia il centenario dell'incoronazione ceppùne.
della Madonna del Bosco". cepuddíne s.m. "cipollaccio".
cendèseme agg. "centesimo". cepuddóne s.m. "mughetto".
cendímele s.m. "mulino piccolo a cepullètte s.f. "porro (ortaggio)".
trazione animale". cerase s.f. "ciliegia, ciliegio"; -
cendrá tr. "centrare": uaglió, te l'avésse majàteche s.f. "ciliegia acidula"; -tòste s.f.
vulute fá veré a Luiggíne, a lu prime cólpe "ciliegia duracina".
à ccendrate lu bbressaglie. "ragazzo, te cerasuóle s.m. "girasole".
l'avrei voluto far vedere a Luigi, al primo cercá v.tr. "cercare, chiedere": mó
colpe ha centrato il bersaglio". ppròpje àja ìre ra Pèppe a ccercá cúme
cendrále agg. "centrale". sònghe jute li fatte. "proprio adesso devi
céndre 1.s.m. "centro": stá sèmbe a lu andare da Giuseppe a chiedere come sono
céndre re l'attenżjóne, se no lu pjérde. "sta andati i fatti".
sempre al centro dell'attenzione, altrimenti cercande agg. "cercatore": e mmó te lu
lo perdi"; 2.s.f. "cresta"; -re adde s.f. ljéve ratuórne a Raffijlúcce, jé cercande ca
"argentina". nu mbuó crére. "e ora te lo levi dattorno a
cendrecjédde s.m. "centrino": zìjme m'à Raffaele, è cercatore che non puoi
rjalate tré cendrecjédde, re vvòglie tené credere".
bbóne care care!. "mia zia mi ha regalato cerculazzjóne s.f. "circolazione": chisà chi
tre centrini, li voglio tenere caramente!". à mmisse ngerculazzjóne tutte quédde
cendrédde s.f. "bullettone (arnese del chiacchjére sóp'a Funżenèlle. "chissà chi
calzolaio)". ha messo in circolazione tutte quelle
cendróne s.m. "chiodo forgiato a mano"; chiacchiere su Alfonsina".
pl. cendrùne.
cére v.intr. "cedere"; cére, re - loc.avv. cevá v.tr. "cibare, imbeccare": vire, àuze
"cereo": tjéne na facce re cére, ché t'éja la cape, cúme quidde passarjédde vá a
succjésse?. "tieni una faccia cerea, che ti è cevá l'auceddúzze nd'a lu nire. "vedi, alza
successo?". la testa, come quel passerotto va a cibare
cerévele agg. "cedevole": statte attjénde, gli uccellini nel nido".
cumbà, ca andó staje cu li pjére la tèrre jé cevate s.f. "cibaria per uccellini".
cerévele. "stai attento, compare, che dove cevelézze s.f. "civiltà": m'à ttrattate cu
stai con i piedi il terreno è cedevole". cevelézze, te l'avésse vulùte fá veré. "mi ha
cerevóne s.m. "grosso serpente". trattato con civiltà, te l'avrei voluto far
cèrne v.tr. "stacciare, vagliare": zì vedere".
Salvató, prime re vénne ru ggrane l'àja ché pron.rel. "che": a ché ppjénże? "a
cèrne accussì lu faje cchiù care. "zio che pensi?"; -bbuó? loc.avv. "che vuoi?"; -
Salvatore, prima di vendere il grano lo zziune! loc.avv. "che azioni! "; -ciazzécche
devi stacciare così lo fai più caro". loc.avv. "che centra".
cernecchjá v.intr. "gironzolare": nu la checózze s.f. "zucca".
truóve maje a la case vá sèmbe chelònne s.f. "colonna": nd'a la chiésje
cernecchjànne. "non la trovi mai a casa va nòste parícchie chelònne mandjénene re
sempre gironzolando". ttré navate. "nella nostra chiesa parecchie
cernecchjáre s.f. "girandolona". colonne mantengono le tre navate".
cernetúre s.f. "stacciatura". chelòstre s.f. "colostro".
cernícchie s.m. "setaccio con fili chi rá s.m. "datore": chi rá la fatíje a
metallici". Angelúcce a Ffògge, jé nu cristjàne assàje
cernecchjóne s.m. "setaccio con fili ricche. "chi dà il lavoro a Angelo a Foggia,
metallici più larghi". è una persona molto ricca".
ceròggene s.m. "cero". chiacchiarésse s.f. "chiacchierina, donna
certefecáte penale s.m. "fedina": me loquace": sì na chiacchiarésse, parle parle
cercárene pure lu certefecáte penale. "mi e nu ngumbíne njénde!. "sei una donna
chiesero anche la fedina". loquace parli parli e non combini niente".
Ceruváre s.m. "Cervaro, Cervaro chiacchiaróne s.m "chiacchierone":
(contrada vicino al fiume, al di sotto della Ndònje jé chiacchiaróne, quanne attacche
strada per Bovino)". a pparlá nu la funisce maje. "Antonio è un
cervjédde s.m. "cervello"; pl. cervèdde. chiacchierone, quando attacca a parlare
cèrze s.f. "ghianda, quercia". non la finisce mai".
cerzòttele s.f. dim. "querciolo". chiacchirjá v.intr. "chiacchierare": ddà
cèsse s.m. "gabinetto": nu nde chiure re sendíve re chiacchierjá tutte quédde
nd'a lu cèsse pe ddòje óre cúme saje fá tu. ffémmene, chi l'accundáve còtte e chi
"non ti chiudere nel gabinetto per due ore crure. "là le sentivi di chiacchierare tutte
come sai fare tu". quelle donne, chi la raccontava cotta e chi
céste pe li panne s.f. "canestra". cruda".
cestefèleche s.f. "cistifellea". chiachjélle s.m. "uomo di poco conto".
cetá v.tr. "citare": Peppúcce fóje cetate chiàha s.f. "piaga": nu pìccquele
pe destemònje a cumbarí nnande a lu caravúgnele, jé arrevendáte na chiàha
Pretóre. "Giuseppe fu citato per testimone gròsse. "un piccolo foruncolo è diventato
a comparire davanti al Pretore". una grande piaga".
cétele s.f. "cedola". chiahá v.tr. "piagare".
cetrule s.m. e agg. "cetriolo, citrullo"; sì chiandá v.tr. "piantare": nunn'agghia
nu pòvre cetrule, nu nde uarde nd'a lu cchiù chiandá njénde, l'àrbele ca ce stanne
spècchie?. "sei un povero citrullo non ti avàstene e avànżene. "non devo più
guardi nello specchio?"; f.pl. cetróle. piantare niente, gli alberi che ci stanno
bastano e avanzano".
chianda ggióvene s.f. "arboscello": jé na ausàvene re cchianghe. "prima invece di
chianda ggióvene, mitte ròje spine tuórne usare i mattoni usavano i basoli".
tuórne accussì nu nże la màngene chianghèdde s.f. "sgabello con tre
l'anemàlje. "è un arboscello metti due piedi".
spine torno torno così non se lo mangiano chianghjédde s.m. "sgabello con quattro
gli animali". piedi per ammazzare i maiali".
chiandaggióne s.f. "piantagione": cinghe chianghjére s.m. "macellaio"; f.
anne fá agghi fatte na chiandaggióne re chianghére.
cinguanda àrbele re frùttere. "cinque anni chiangiulènde s.m. e f. "piagnone": lu
fa ho fatto una piantagione di cinquanta criature re Ndunètte jé bbuóne
alberi di frutta". chiangiulènde, sacce cúme lu suppòrte. "il
chiandatúre s.m. "cavicchio": Bbiasúcce bambino di Antonietta è molto piagnone,
pe chiandá li fasule e li cìcere ausave nu non so come lo sopporta".
chiandatúre cchiù àute. "Biagio per chiangóne accr. "pietrone"; pl.
piantare i fagioli e i ceci usava un chiangùne.
cavicchio più alto". chianòzze s.f. "pialla".
chiande 1.s.f. "pianta"; 2.s.m. "pianto"; chianuózze s.m.dim. "pialla (arnese del
dim. chiandecèdde; dim. chiandílle; - re falegname)".
róse s.f. "rosaio". chiapparjédde s.m. "bambino
chiandèlle s.f. "soletta di cuoio". piccolissimo".
chiandíme s.f. "piantime": óje agghi chiapparóne 1.s.m. "bambino
chiandate òtte mane re chiandíme re paffutello"; 2.accr. "grappolone".
pupàjne, quatte r'acce e rjéce re chiapparúle s.m. "uomo molto piccolo".
pumberóre. "oggi ho piantato otto mani di chiappe s.m. "cappio".
piantime di peperoni, quattro di sedani e chiàppere s.m. "cappero".
dieci di pomodori". chiappíne s.m. "persona astuta".
chiandóne s.m. "piantone": Necuréme chiare-chiare agg. "limpido": jésce ra
fóje misse re chiandóne e nu mbutíje ascí. fóre e vire ché ccjéle chiare-chiare ce stá.
"Nicodemo fu messo di piantone e non "esci fuori e vedi che cielo limpido c'è".
potette uscire". chiarfe s.m. "moccio".
chiane agg. "piano". chiarfúse agg. "moccioso"; f. chiarfóse;
chianèlle s.f. "pianella": figlió, vjéneme dim.m.chiarfusjédde; dim.f. chiarfusèdde.
piglie re cchianèlle sótte a lu ljétte ca nun chiatte agg. "grasso"; accr. chiattóne;
re ttróve. "ragazza, vienimi a prendere le dim.m. chiattulílle; dim.f. chiattulélle.
pianelle sotto al letto che non le trovo". Chiattunáte s.f. "Chiattunata (contrada
chianètte s.f. "pianura, spiazzo": sulla sinistra della fontana Armata, dopo i
attuórne a lu pajése se vìrene sule Salaconi)".
mundagne e nesciuna chianètte. "attorno al chiava s.f. "chiave": la chiava
paese si vedono solo montagne e nessuna attaccatílle a la curréje accussì nu la
pianura". pjérde. "la chiave legatela alla cinghia,
chiange v.intr. "piangere": ché chiange a così non la perdi"; dim. chiavine.
ffá pe quidde, sònghe làgreme perdúte. chiavá v.tr. "assestare": à cchiavate nu
"che piangi a fare per quello, sono lacrime ścaffóne a Melúcce, l'à ffatte ggerá cúm'a
perdute". nu spundóne. "ha assestato uno schiaffone
chianghe s.f. "macelleria, basolo": vá a a Carmela, l‟ha fatta girare come a una
la chianghe e accàtte na còssa r'àjne ca la trottola".
facíme cu ddòje patane nd'a lu furne. "vai chiave ésagonále s.f. "grimaldello
alla macelleria e compra una coscia di (arnese del fabbro)".
agnello che la facciamo con due patate nel chiavètte s.f. "interruttore": jé fatte la
forno"; appríme mméce r'ausá li matune squríje, ggire la chiavètte re la luce, a chi
aspjétte?. "è abbuiato gira l'interruttore chjéme s.f. "piena": cummà, te vulésse fá
della luce, a chi aspetti?". veré che chjéme se face mmjézze a lu córse
chiazze s.f. "piazza": quase ògne quanne chjóve!. "comare, ti vorrei far
gghiuórne ce ngundráveme mmjézze a la vedere che piena si fa in mezzo al corso
chiazze parjénde e amìce pe ce fá na quando piove"!.
passjàte. "quasi ogni giorno ci chjésje s.f. "chiesa": craje a mmatutíne
incontravamo in mezzo alla piazza parenti avima ìre a la chjésje pe ssènde la nuvéne
e amici per farci una passeggiata". re Natale. "domani a mattutino dobbiamo
chiazzjére agg. "piazzaiolo": nuje andare in chiesa per sentire la novena di
nunn'arrazzáme cu quidde ca sònghe Natale".
chiazzjére. "noi non stiamo con quelli che chjésjóle s.f. "altarino costituito da
sono piazzaioli"; f. chiazzére. immaginette sacre".
chicca s.f. "chicchera". chjmódde s.f. "rigagnolo".
chichirinèlle s.f. "ragazza svelta". chjne agg. "pieno": quistu sacche l’àja
chichjèrchie s.f. "cicerchia". fá chjne chjne re grane. "questo sacco lo
Chicuózze s.m. "Chicuozzo (contrada devi fare pieno pieno di grano”; f. chjéne;
sulla strada per Santa Maria del Bosco)". - re ciamuórje agg. "raffreddato"; - re lóte
chigglióne s.m. "testicolo"; pl. agg. "fangoso"; f. chjéne re lóte : nu
chiggliùne. mbutíme passá pe qquédda strare ca jé
chiggnúnghe pron.ind. "chiunque": mó chjéne re lóte. "non possiamo passare per
jucame!. Chiggnúnghe re vuje póte fá quella strada che è fangosa".
sóp’a la carte la pundate ca vóle. "ora chjòcche s.f. "ciocca": se tagliàje na
giochiamo!. Chiunque di voi può fare sulla chjòcche re capìdde pecché le caréve
carta la puntata che vuole". nnande a l’uócchie. "si tagliò una ciocca di
chignundúre s.f. "congiuntura". capelli perché le cadeva davanti agli
chilògne s.f. "ramo usato come asse per occhi"; -r’èrve s.f. "ciuffo d‟erba".
appendere la salsiccia". chjòchiere s.m. e f. "persona molto
chimjénde s.m. "fessura tra mattoni". grossa".
china s.f. "asperula". chjóve v.intr. "piovere"; -a
chire s.m. "ghiro": lu chire jé pisciajummènde v.intr. "piovere a
n’anemalúcce pìccquele e bbellílle. "il catinelle"; -a rellúvje v.intr. "piovere a
ghiro è un animaletto piccolo e bellino". dirotto"; -a rraje v.intr. "piovere a tratti"; -
chìreche s.f. "chierica": appríme tutte li a zeffunne v.intr. "piovere a dirotto"; -sóre
prjéute purtávene la chìreche. "prima tutti sóre v.intr. "piovere adagio adagio"; p.p.
i preti portavano la chierica". chjuóppete.
chisà avv. "chissà". chjrchie s.m. "cerchio, cerchio (parte
chisjóle s.f. "chiesuola": teníme pùre tré della botte)"; f.pl. chjérchie; dim.
chisjóle. "teniamo anche noi tre chiesuole". chjrchitjédde; chjrchie, a lu - loc.avv.
chitre agg. "ghiacciato". "cerchio".
chjcá v.tr. "piegare": stu fjérre si l’àja chjumme s.m. "piombo": jé pesande
chjcá puórtele ra lu ferrare. "questo ferro cúm’a lu chiumme. "è pesante come il
se lo devi piegare portalo dal fabbro". piombo".
chjcatúre s.f. "piegatura": attjénde cúme chjuóte agg. "flemmatico, lento": jé
t’assjétte nu nge fá numunne re chjcatúre a nnùtele ca ce raje prèsscie, quidde jé
la unnèdde. "attenta come ti siedi non ci sèmbe accussì chjuóte. "è inutile che ci dai
fare molte piegature alla gonna". fretta, quello è sempre così lento". jé
chjchirchjóne s.m. "meliloto". bbuóne chjuóte, te face caré re bbrazze. "è
chjéche s.f. "piega"; dim. chjculèdde. flemmatico, ti fa cadere le braccia".
chjéchjere s.f. "scatto del dito medio chjuóve s.m. "chiodo"; chjuóve, cu li -
sulla fronte". loc.avv. "chiodato": pe ffóre vanne bbóne
re ścarpe cu li chjuóve, ma pe lu córse "prendi codesto tovagliolo che è caduto a
cèrte sciulate ca piglie!. "per la campagna terra non lo calpestare".
vanno bene le scarpe con i chiodi, ma per ciambóne s.f. "piede grosso"; pl.
il corso certe scivolate che prendo". ciambùne.
chjure v.tr. "chiudere". ciambòtte s.f. "minestrone di verdura".
chjuse a cchiave loc.avv. "sottochiave": ciambróne s.m. "scarpone"; pl.
se tràsene cristjàne strànje nd’a càsete àja ciambrúne.
tené tutte chiuse a cchiave. "se entrano ciambuótte s.m. "fanghiglia": nu
persone estranee in casa tua devi tenere mettènne li pjére nd'a ssu ciambuótte ca te
tutto chiuso a chiave". ndrjéche re ścarpe. "non mettere i piedi in
chjusùra lambe s.f. "cerniera lampo". quella fanghiglia, che ti sporchi le scarpe".
chjuvaríle agg. "piovoso": abbríle jé ciambuttjá v.intr. "sguazzare": quanne
chiuvaríle. "aprile è piovoso". funéve re chjòve cúme ce addecrjàveme a
chjuveddechjá v.intr. "piovigginare": jé ciambuttjá nd’a li pandane. "quando finiva
seccande stu tjémbe, quase ògne di piovere come ci ricreavamo a sguazzare
gghiuórne chjuveddechéja. "è seccante nelle pozzanghere".
questo tempo, quasi ogni giorno ciammarúche s.f. "lumaca"; dim.
pioviggina". ciammaruchèdde;.pl.ciammaruchjédde.
chjuvizze s.m. "chiodo della trottola". ciamuórje s.m. "raffreddore": ajére
chrille quaqquá v.tr. "chiamare il pegliàje fridde e óje tènghe lu ciamuórje.
maiale". "ieri presi freddo e oggi ho il raffreddore".
ciacce s.f. "carne, polpa". ciange s.f. "ciancia, moina, vezzo":
ciaccélle s.f. "ciccia": mé, a mmàmme quanne fanne re cciange a lu criature
màngete nu póche re ciaccélle accussì ndanne s'accujéte se no jé bbuóne
crisce gruósse gruósse. "su, a mamma chiangiulènde. "quando fanno i vezzi al
mangiati un pò di ciccia così cresci grande bambino allora si acquieta altrimenti è
grande". molto piagnone".
ciàcchete voce onom. "ciacche": e ciangjá v.tr. "vezzeggiare": lu ciangéjne
ciàcchete acciaccàje lu ścarrafóne ra fóre tròppe a qquiddu uaglióne, se vóle truvá
a la pòrte. "e ciacche schiacciai lo bbuóne ammalamènde ròppe. "lo
scarafaggio fuori la porta". vezzeggiano troppo a quel ragazzo, dopo si
ciacciùse agg. "polposo"; f. ciaccióse. troverà molto male".
ciaciuótte s.m. "ciccione": Currare jé ciangianjédde s.m. "fronzolo,
accussì ciaciuótte ca ngàleme quanne face maggiociondolo, ninnolo": cu quédda
la nghianáte re lu córse. "Corrado è così vèste tutta chjéna re ciangianjédde me
ciccione che si affanna quando fa la salita pare na pacchjàne. "con quel vestito tutto
del corso"; f. ciaciòtte. pieno di fronzoli mi sembra una donna del
ciambate s.f. "pedata, zampata": rjétte na volgo".
ciambate a la pòrte e s’apríje re bbòtte. ciangiúse agg. "vezzoso": me faje tuccá
"diedi una pedata alla porta e si aprì ad un li njérve quanne faje lu ciangiúse, sì ffatte
tratto". ciucce vjécchie e vaje truvánne mòsse. "mi
ciambe s.f. "zampa": andó métte sta fai innervosire quando fai il vezzoso, sei
ciambe nu ngrésce cchiù l'èrve. "dove fatto asino vecchio e vai trovando mosse";
metto questa zampa non cresce più l'erba"; f. ciangióse.
-re atte s.f. "piede di gatto"; -re ciucce s.f. ciappètte s.f. "gancetto".
"curva della strada Panni-Scalo"; -re ciaràule s.m. "serpaio": facéve lu
cavadde s.f. "curva della strada Panni- ciaràule l’ùteme re sètte figli o tutte
Scalo"; dim. ciambetèdde. maścule o tutte fémmene e se recéve ca nu
ciambjá v.tr. "calpestare": piglie ssu menéve muzzecáte ra re sjérpere. "faceva
salvjétte ca jé carute ndèrre nu lu ciambjá. il serpaio l'ultimo di sette figli o tutti
maschi o tutte femmine e si diceva che non Cifre s.m. "Lucifero": ròppe c'agghi
veniva morso dalle serpi". funute re ce raccundá lu fatte, Runate jé
ciàula s.f. "cornacchia": la pecciunére arrevendáte nu Cifre, nu lu putéveme
jéva chiéne re pecciune, ma re cciàule re mandené. "dopo che ho finito di
ścattujérne. "la piccionaia era piena di raccontarci il fatto, Donato è diventato un
colombi, ma le cornacchie le Lucifero, non lo potevamo mantenere".
disabituarono". ciglie s.m. "fitta, germoglio": agghi
ciaulavóccapèrte s.f. "ciarliero": sì sendute nu ciglie sótte a lu córe, ché sarrá
ppròpje na ciaulavóccapèrte, tjénete ssa uéje mà?. "ho sentito una fitta sotto al
cóse pe tté. "sei proprio un ciarliero, tieniti cuore, che sarà ehi mamma?".
queste cose per te". cime s.f. "vivagno".
ciauljá v.intr. "ciarlare": fegliò, trase cinde s.f. "cintura": sònghe tjémbe c'àja
rinde funisce re ciauljá e vjéne a còce sti strénge la cinde, ce vóle pacjénże. "sono
maccarúne ca se sònghe ndustáte sópe’a tempi che devi stringere la cintura, ci vuole
lu tumbagne. "figliola, entra finisci di pazienza".
ciarlare e vieni a cuocere questi cinge s.m.dim. "vestitino".
maccheroni che si sono rassodati sulla cinghe agg.num.card. "cinque" .
spianatoia". cinghecjénde agg. num. card.
ciavarre s.m. "giovenco". "cinquecento".
ciavatte s.f. "ciabatta": tenéve nu pare re cinguande agg.num.card. "cinquanta".
ciavatte tutte ścuffuláte. "teneva un paio di cìngule s.m. "bastoncino di pasta fresca".
ciabatte tutte sfondate". ciòcchere s.m. "ciocco"; pl. ciuócchere;
ciavattóne s.m. "ciabattone": jé nu dim. ciuccarjédde.
ciavattóne, ścarpe ścuffuláte, cauzùne ciòffe s.f. "fiocco".
ciónne s.f. "vulva".
strazzate, sèmbe ścammesáte. "è un ciste s.m. "cesta"; dim. cestjédde.
ciabattone, scarpe sfondate, pantaloni cità s.f. "città".
strappati, sempre scamiciato".
cibbùsse s.m. "gibus, cappello". citadenánże s.f. "cittadinanza": Vetucce
ciccecuótte s.m.pl. "ceci, fagioli, ròppe tand'anne s’'éja pegliate la
granturco lessi". citadenánże canatése. "Vito dopo tanti
cìccele s.m.pl. "pezzi di embrici, anni si è preso la cittadinanza canadese".
pezzettini di mattoni". citatíne s.m. "cittadino": Luveggíne ra
cicche pe la cape s.m. pl. "idee (strane quanne stá a Bbulògne jé arrevendáte
per la testa)": nu nde facènne mení li pròpje nu citatíne. "Luigi da quando sta a
cicche pe la cape, ca éo nun ne pòzze Bologna è diventato proprio un cittadino".
cchiù. "non ti far venire idee strane per la citte agg. "zitto": si v'agghia rice lu
testa, che io non ne posso più". cunde v’avíta stá tutte citte, n’adda fiatá
cicchetònne s.m. "ghirigoro, nesciune. "se vi devo dire il racconto vi
scarabocchio, sgorbio"; pl. cicchetuónne. dovete stare tutti zitti, non deve fiatare
cìcene s.m. "orcio": l'acque se mandéne nessuno"; -citte avv. "furtivamente,
fréśche nd'a lu cìcene. "l'acqua si mantiene sottovoce": citte-citte trasjétte nd'a la case
fresca nell'orcio". re nepùteme e citte-citte me n’ascjétte,
cicerevóve s.m. "scudiscio". "furtivamente entrai nella casa di mio
ciciarjédde s.m.pl. "strufoli". nipote e furtivamente me ne uscii". Adù, li
cìcule s.f. "cicciolo": quand'éja saprite fatte tuje re ssjéndene abbasce a lu chiane,
la pizze cu re cìcule, ate ché fèdde re vuó parlá citte-citte?. "Ada, i fatti tuoi li
carne!. "quanto è saporita la pizza con i sentono giù al piano, vuoi parlare
ciccioli, altro che fetta di carne!": sottovoce?".
ciucce s.m. "asino, cavalletto per sfenestráte s.m. "cielo liberatosi dalle
poggiare i tronchi da segare, somaro"; dim. nuvole".
ciucciarjédde; accr: ciuccióne; - cjénde agg.num.card. "cento".
presunduóse s.m. "persona presuntuosa". cjérre s.m. "cerro".
ciuccebbanghe s.m. "ultimo banco della cjérve s.m. "cervo".
classe". cjéuze s.m. "gelso (frutto albero)": fóre
ciuccégne manére, a la- loc.avv. "alla tenime ruje àrbele re cjéuze, une russe e
maniera dell'asino". n’ate janghe. "in campagna teniamo due
ciucciaríje s.f. "asineria": pe li alberi di gelso, uno rosso e un altro
sprupuósete ca rice te ne puó accòrge re la bianco".
ciucciaríje sója. "per gli spropositi che còcce s.f. "cranio, testa".
dice te ne puoi accorgere della sua còcche 1.agg.ind. "qualche"; 2.s.f.pl.
asineria". "senno": chè me staje a ddice, se vére ca
ciucciòtte s.m. "ciuccio, succhietto": nu ndjéne cchiù re còcche ngape. "che mi
mìttece lu ciucciòtte mmócche a Ferelúcce, stai a dire, si vede che non hai più il senno
nun me lu facènne cchiù ssènde re in testa".
chiange. "mettici il ciuccio in bocca a còccatu loc.avv.: "qualche altro"; f.
Fedele,. non me lo far sentire più di coccata; còccatrunáte loc.avv. : "qualche
piangere". altra persona"; còccheccóse agg.ind.
ciuche s.f. "moccio". "qualche cosa"; còccherúne pron.ind.
ciuculatíne s.f. "cioccolatino". "qualcuno".
ciuféche s.f. "roba puzzolente". cócchie s.f. "coppia".
ciumbe agg. "paralitico"; f. ciómbe. còcchiele s.f. "baccello, valva":
ciummenére s.f. "comignolo, fumaiolo": passámme nu bbèllu póche re tjémbe pe
lu vjénde c'à tterate stanòtte m’à fatte lluvá re ccòcchjele a li pesjélle.
ścarrupá la ciummenére. "il vento che ha "passammo un bel po‟ di tempo per
tirato questa notte mi ha fatto crollare il togliere i baccelli ai piselli".
comignolo"; se vére ca jé arruváte vjérne, còccò s.m. "uovo per il bambino".
vire quanda ciummenére càccene fume. "si còccóse pron.ind. "qualcosa"; dim.
vede che è arrivato l'inverno, vedi quanti còccusarèdde.
comignoli cacciano fumo". còce v.tr. "cuocere, scottare"; p.p. cuótte;
ciunghe agg. "cionco, paralitico": ché sì f. còtte; - lu córe v.tr. "seccare"; p.p.
ciunghe, àuzete e vá a abbuvurá la vacche cuótte lu córe.
ca téne séte. "che sei cionco, alzati e vai ad còchele s.f. "galla, ghianda sferica"; - re
abbeverare la mucca che ha sete"; f. l'uócchie s.f. "globo oculare".
ciónghe. codé s.m. "godè": a ffòrze s'èja vulute fá
ciuótte agg. "grasso, spesso"; f. ciòtte; la unnèdde a codè. "per forza si è voluta
dim.m. ciuttulílle; dim. f. ciuttulélle; li fare la gonna a godè".
mure re re ccase re prime jévene accussì còfene s.m. "tinozza per fare il bucato".
ciuótte, ca ce facévene li stipe a mmure. "i còglie v.tr. "cogliere": ruméneche ca
muri delle case di prima erano così spessi, véne avíma ìre a ccòglie re ppére ca se
che ci facevano gli stipi a muro". sònghe ammaturáte. "domenica che viene
ciurle s.m.pl. "capelli scarsi". dobbiamo andare a cogliere le pere che si
ciuvé avv. "cioè". sono maturate"; p.p. cuóvete; f. còvete.
cjéle s.m. "cielo"; -a pecurèlle s.m. còlabbròre s.m. "colabrodo".
"cirrocumulo": quanne vire lu cjéle a còlamaccaróne s.m. "colapasta".
ppecurèlle preparate l’umbrèlle. "quando còmmete agg. "comodo": assjéttete e
vedi il cirrocumulo preparati l‟ombrello; - statte còmmete ca nu nge ljéve ru mmangiá
asppagliaráte s.m. "cielo nuvoloso"; - ra nande. "siediti e stai comodo che non ci
togli il mangiare davanti".
cònde s.m. "conte". Corréa s.f. "Correa (contrada sulla strada
cóndralúce s.f. "controluce": staje per Santa Maria del Bosco, al di sotto) ".
cóndralúce nu nde véche bbuóne, trase ca còrve s.m. "legno a cui è cucito il basto".
vóglie veré chi sì. "stai controluce non ti cóse 1.s.f. "cosa"; dim. cusarèdde; 2.v.tr.
vedo bene, entra che voglio vedere chi "cucire"; p.p. cusute.
sei". còsse s.f. "gamba"; dim. cussulédde.
cóndrapíle s.m. "contropelo". cóteche s.f. "cotenna".
cóndratjémbe s.m. "fuori stagione". còtte s.m. "cappotto"; dim. cuttecjédde.
cóndravjénde loc.avv. "sottovento": cózzeche s.f. "crosta di una ferita,
arrípete a ssa supale accussì staje lattime": figlió, pulízzele bbuóne la cape a
cóndravjénde. "addopati a codesta siepe lu criature, se no se fanne re cózzeche.
così stai sottovento". "ragazza, puliscila bene la testa al
cóndravòglie avv. "controvoglia": vá a bambino, altrimenti si fa il lattime".
ffatjá, ma re cóndravòglie, le piacéve la craje avv. "domani"; -a lu juórne avv.
zuppa prónde!. "va a lavorare ma di "domani pomeriggio".
controvoglia, le piaceva la zuppa pronta". crajaròtte avv. "domani a otto";
cóndre prep. "contro". crajassére avv. "domani sera"; crajmatíne
còneche s.f. "colica". avv. "domattina": crajmatíne, vire ché àja
cónghe s.f. "tinozza di metallo". fá appríme, ca pó s'adda ìre a mmète, ru
cónghie v.tr. "compiere, finire": p.p. ggrane jé fatte. "domattina, vedi che devi
chinghiúte. fare prima, che poi si deve andare a
cónżacauráre s.m. "calderaio": appríme mietere, il grano è fatto".
chiamávene spisse lu cónżacauráre. crapare s.m. "guardiano di capre".
"prima chiamavamo spesso il calderaio". crape s.f. "capra"; dim.m. crapettjédde;
còppa-còppe avv. "superficialmente": pe dim.f. crapettèdde.
mmó la case pulízzele còppa-còppe, pó se crapecciuse agg. "capriccioso"; f.
ne parle a ruvutárle ra sóp'a ssótte. "per crapeccióse.
ora la casa puliscila superficialmente, poi crapicce s.m. "capriccio": Annúcce
se ne parla a rivoltarla da sopra a sotto". finalmènde s'éja luvate lu crapicce re fá nu
còppe s.f. "sèssola": cu la còppe piglie la viagge a l'Amèreca Bbóna. "Anna
farine nd'a lu sacche e mittammílle nd'a lu finalmente si è tolto il capriccio di fare un
sacchettúcce. "con la sèssola prendi la viaggio negli Stati Uniti".
farina nel sacco e mettimela nel sacchetto". crástele s.m. "ergastolo": culpévele re
còppele s.f. "berretto"; dim. cuppulíne. mecírje jé state cundannáte a lu crástele.
còrchje s.f. "arvicola": re ccòrchje "colpevole di omicidio è stato condannato
rannéggene tutte re ttèrre a ggrane. "le all'ergastolo".
arvicole danneggiano tutti i terreni a crenére s.f. "criniera": pe te mandené
grano". bbuóne sóp'a lu cavadde affèrrete a la
córe 1.s.f. "coda"; 2.s.m. "cuore"; -re crenére. "per mantenerti bene sopra al
bbéne, - loc.avv. "indulgente"; -re cane cavallo afferrati alla criniera".
agg. "duro di cuore"; -re sóreche s.m. crepá v.tr. "screpolare".
"piantaggine intermedia"; dim. curecjélle. crepacóre s.m. "crepacuore": a la
córecundènde s.m. "corcontento": màmme l'adda fá murí re crepacóre, ca la
córecundènde Ddíje l'ajùte. "corcontento respónne sèmbe ammalamènde. "alla
Dio l'aiuta". mamma la deve far morire di crepacuore
córele s.f. "schiena". che la risponde sempre malamente".
córre v.intr. "correre, perdere di crepamjénde nguórpe s.m. fig.
recipiente"; p.p. curse; f. córse; - apprjésse "rodimento; - re córe s.m. "crepacuore".
v.tr. "rincorrere". crepazze s.f. " cretto, ragade": n'ascènne
cu re mmane nfósse ra fóre a lu bbalecóne,
se no se fanne re crepàzze. "non uscire con crijóle s.f. "correggiola, stringa": re
le mani bagnate fuori al balcone altrimenti ccrijóle jévene cchiù ffòrte e cchiù
si fanno le ragadi". resestènde re li lacce. "le correggiole
crére 1.v.tr. "credere"; 2.s.m. "credo"; erano più forti e più resistenti dei lacci".
p.p. crerute. crìsce cri loc.avv. "augurare una buona
crerènże s.f. "credito": jé tròppe chine re crescita".
rjébbete e nu ndróve cchiù crerènże. "è cristjàne s.m. e f. "persona".
troppo pieno di debiti e non trova più crjá v.tr. "creare".
credito". crjànże s.f. "creanza": Chilómbe téne
crésce v.intr. "crescere, lievitare". bbóna crijànże me salute sèmbe quanne
crescènże s.f. "luna crescente": luna, me vére. "Colomba tiene buona creanza mi
luna nóve mineme quatte óve, minammílle saluta sempre quando mi vede".
nżine ca te fazze li tagliulíne, une a mmé, crjùse agg. "curioso".
une a tté e n'ate a lu figlie re lu rré. "luna cròcche s.m.fig. "gnocco, rebbio della
luna nuova, buttami quattro uova, forca, uomo curvato".
buttamele in grembo che ti faccio i cròcchie s.f. "capannello, crocchio":
tagliolini, uno a me, uno a te, e un altro al nnande a la Nnunżjàte stá na cròcchie re
figlio del re"; figlió, nu ngòglie li pupàjne cristjàne, jame a veré ché jé succjésse.
pe mètte a l'acite a la crescènże. "ragazza, "davanti all'Annunziata sta un capannello
non raccogliere i peperoni da mettere di persone, andiamo a vedere che è
sottaceto di luna crescente". successo".
crescetóre s.f. "lievito": vá ra cumma cróce s.f. "croce, gruccia per vestiti":
Marjùcce e fatte rá la crescetóre, ca appjénne l'àbbete a la cróce. "appendi
rumàne avima ammassá. "vai dalla comare l'abito alla gruccia per vestiti"; pl. cruce;
Maria e fatti dare il lievito che domani dim. crucètte.
dobbiamo panificare". cróne s.f. "corona": verjétte a zì
cresemá v.tr. "cresimare": a Ppanne Mecalíne nd'a la chjésje cu la cróne
appríme menéve a ccresemá li cristjàne lu mmane c'ammaccáve rusàrje. "vidi zia
Michelina nella chiesa con la corona in
Veśchéve re Bbuvíne e l'ascéveme nnande mano che recitava rosari".
mbrecessjóne a lu Castjédde. "a Panni cròneche agg. "cronico": aramáje la
prima veniva a cresimare le persone il malatíje jé revendáte cròneche, m’agghia
Vescovo di Bovino e gli andavamo sule abbetuá a lu rulóre. "ormai la malattia
incontro in processione al Castello". è diventata cronica, mi devo solo abituare
Crespegnàne s.f. "Crispignano (contrada al dolore".
nelle vicinanze di Santa Maria del Bosco,
al di sopra)". cròśchele s.f.pl. "chicchi di granturco
crespèlle s.f.pl. "dolce natalizio". arrostiti".
Créta janghe s.f. "Creta bianca (contrada cru-cru v.tr. "chiamare il piccione".
sulla strada per santa Maria del Bosco)". crucchè s.f. "crocchetta": a tatà le
cretògne s.f. "terreno cretaceo". piacévene li crucchè re rise, a mmé quidde
criature 1.s.m. "bambino"; 2.s.f. re patane. "a papà gli piacevano le
"creatura"; criature, re- loc.avv. crocchette di riso, a me quelle di patate".
"bambinesco"; dim.m. criaturjédde; f. Crucefìsse s.m. "Crocifisso": la sére re
criaturèdde. lu Ggiuverì Sande se pòrte mbrecessjóne
cricche s.f. "combriccola". lu Crucefìsse. "la sera del Giovedì Santo si
crìchele s.m. "gheriglio": rumbe la nóce porta in processione il Crocifisso".
e ramme li crìchele. "rompi la noce e crugnale s.m. "alchechengi".
dammi i gherigli". crunżale s.m. "goccia dalla grondaia".
crure agg. "crudo": vire ca ru ppane cucciute agg. "cocciuto": Fònże jé cchiù
c'àje accattáte jé crure e se nghiómme. cucciute re nu mule. "Alfonso è più
"vedi che il pane che hai comprato è crudo cocciuto di un mulo".
e appesantisce lo stomaco". cucènde agg. "cocente, rovente": nu
cruréle agg. "crudele". mbegliá la palètte mmane ca jé cucènde,
crurìgne agg. "crudigno". mó l'agghi luvate ra sóp'a la vambe. "non
crurìvele loc.avv. "di non facile cottura". prendere la paletta in mano che è rovente,
cruscè s.m. "uncinetto". ora l‟ho tolta da sopra alla fiamma".
crùśchele s.m. "fetta di pane tostato cucenjédde s.m. "picnic": cu re
condita con olio e sale. cumbagne facéveme lu cucenjédde a lu
crustate s.f. "crostata". chiane, lu juórne re Sandu Vite. "con le
cruste s.f. "gruma": accummjénże a compagne facevamo il picnic al piano, il
lluvá la cruste a la vótte, jé na fatía giorno di San Vito".
seccande. "comincia a togliere la gruma cucìvele loc.avv. "di facile cottura".
alla botte, è un lavoro seccante". cucuzzáre, a lu- loc.avv. "gioco delle
cuccavàje s.f. "civetta": la cuccavàje jé cucuzze".
n'aucjédde re malahúrje e quanne cande jé cucuzzjédde s.m. "zucchina".
cósa bbóna tuccá fjérre. "la civetta è un cuddare s.m. "collare (per arare), giogo
uccello di malaugurio e quando canta è per muli, collare (finimento del cavallo da
cosa buona toccare ferro". tiro)".
cucce s.m. "coniglio, cuccia": vá piglie cuffjá v.tr. "gabbare".
nu cucce nd'a la stadde, accírele ca ce lu cufunatúre s.m. "culo grosso".
mangiame musére cu ddòje patane. "vai a cuglie s.f. "scroto".
prendere un coniglio nella stalla, cugne s.m. "cuneo".
ammazzalo che ce lo mangiamo stasera cugnètte s.m. e f. "persona vivace e
con due patate"; Ndò, àje vòglie a ddice "a intraprendente".
ccucce" a lu cane, quidde nu nże mígliche cujéte s.f. "quiete": sulamènde lundane
pe nnjénde. "Antonio, hai voglia a dire "a ra la cità se póte truvá la cujéte.
cuccia" al cane, quello non si muove per "solamente lontano dalla città si può
niente"; -cucce agg. "mogio-mogio": ròppe trovare la quiete".
ca me respunníje ammalamènde nu nge culá v.tr. "colare": ru llatte c'à ppurtate
salutàmme cchiù, pó me lu verjétte re mení la lattare, appríme re lu vódde l'àja culá.
cucce-cucce. "dopo che mi rispose "il latte che ha portato la lattaia prima di
malamente non ci salutammo più, poi me bollirlo lo devi colare".
lo vidi venire mogio-mogio". culazzjóne s.f. "colazione": facime
cùccheme s.f. "cuccuma". culazzjóne e ppó chiane chiane ce ne jame
cucchiaráte s.f. "cucchiaiata": míttece fóre a zzappá la vigne. "facciamo
n'ate quatte o cinghe cucchiaráte re paste colazione e poi piano piano ce ne andiamo
a ttubbètte, mèglie ca la rròbbe rèste, no in campagna a zappare la vigna".
ca ce vóle. "mettici altre quattro o cinque cule s.m. "culo"; -a pòppe s.m. "culo
cucchiaiate di ditalini, meglio che la roba sporgente".
resta, non che ci vuole". culecá v.tr. "coricare": me cóleche nd'a
cucchiàra s.f. "cazzuola, mestola"; dim. stu ljétte cu la Marònne mbjétte, éo vache
cucchiarèdde: "piccola cazzuola, pe durmí stache a pperícule re murí, éo
cucchiaio di legno, mestolo, cucchiaia". sacce la culecáte nu nżacce l'auzate,
cucchiàre s.m. "cucchiaio"; dim. quest'àneme míje te sì raccumannáte. "mi
cucchiarjédde. corico in questo letto con la Madonna in
petto, io vado per dormire sto a pericolo di
morire, io so la coricata non so l'alzata,
quest'anima mia ti sia raccomandata".
Culèdde s.f. "Colella (contrada al di culpevéle agg. "colpevole".
sotto della Chiesa della Madonna del cultevá v.tr. "coltivare": sta nżénghe re
Bosco)". tèrre l'àja cultevá a uórte, tande l'acque la
culère s.f. "colera": cu lu culère tjéne. "questo pò di terreno lo devi
murjérne tanda cristjàne. "con il colera coltivare a orto, tanto l'acqua la tieni".
morirono tante persone". culture s.f. "coltura".
culèreche agg. "mesto": stá culèreche a culunnèlle s.m. "colonnello".
mmórte, chisà ché l'éja succjésse e nu ru culunnètte s.f. "comodino": nd'a la
vvóle rice. "sta mesto a morte, chissà che culunnètte vucíne a tté stanne li pínnele pe
gli è successo e non lo vuole dire". lu male re cape, pigliammílle. "nel
culíbbrie s.m. "equilibrio": à pperdute lu comodino vicino a te stanno le pillole per
culíbbrie e jé azzuppáte ndèrre. "ha il mal di testa, prendimele".
perduto l'equilibrio ed è stramazzato". cumanná v.tr. "comandare".
culídde s.m. "pannolino per bambino cumannamènde s.m. "comandamento":
piegato in quattro". tu ca vaje a la urtíne, saje quande sònghe
culíne s.m. "colino". li cumannamènde?. "tu che vai alla
cullabburá v.intr. "collaborare": pe ffuní dottrina,sai quanti sono i comandamenti?".
cchiù prjéste stu lavóre, avíma cullabburá cumbagne s.m. "compagno"; dim.m.
tutte quande nżjéme. "per finire più presto cumbagnjédde; f. cumbagnèdde.
questo lavoro, dobbiamo collaborare tutti cumbagníje s.f. "compagnia".
quanti insieme". cumbanágge s.m. "companatico".
cullane s.f. "collana". cumbanjá v.tr.fig. "amministrare
cullarètte s.m. "colletto inamidato della equamente il companatico".
camicia". cumbare s.m. "compare, padrino": m'à
cullasse s.m. "collasso": Peppenjélle ffatte ra cumbare re matremònje e ra
avíje nu cullasse e pe ppóche nu nge ndanne ce sime sèmbe respettáte. "mi ha
lassàje la pèdde. "Giuseppe ebbe un fatto da compare di matrimonio e da allora
collasso e per poco non ci lasciò la pelle". ci siamo sempre rispettati".
cullègge s.m. "collegio". cumbarènże s.f. "comparsa": te l'avésse
cullehá v.tr. "collegare": culléhete cu vulùte fá veré ché bbèlla cumbarènże à
ffràtete cu lu telafóne e ssjénde ché ddice. ffatte mmjézze a nnuje. "te l'avrei voluto
"collegati con tuo fratello con il telefono e far vedere che bella comparsa ha fatto in
senti che dice". mezzo a noi".
culléhe s.m. e f. "collega". cumbarí v.intr. "comparire, far bella
cullètte s.m. "colletto": Arcuméje
figura": mó c'accummènże a cumbarí lu
nunn'ascéve maje ra la case sènże lu sóle ce ne jame a assulacchjárce a lu
cullètte janghe e mbusumáte. "Archimede Castjédde. "ora che incomincia a
non usciva mai dalla casa senza il colletto comparire il sole ce ne andiamo a
bianco e inamidato". soleggiarci al Castello"; p.p. cumbarse.
cullucá v.tr. "collocare": l'ànne cullucáte cumbarjédde s.m. "figlioccio".
a repuóse, mó si ca se póte uré la vite si lu cumbarízzje s.m. "comparatico": cúme
Segnóre l'ajùte. "l'hanno collocato a nu ru ssapive ca ndra nuje ce stá lu
riposo, ora si che si può godere la vita se il cumbarízzje? E nno ra mó ma ra mmane a
Signore l'aiuta". tataránne!. "come non lo sapevi che tra noi
culme s.m. "stoppia per capanna". ci sta il comparatico? E non da ora ma dai
culóre 1.s.m. "colore"; 2. agg. "colorito": tempi di nonno!".
Marònna míje ché culóre janghe ca tjéne! cumbassatóre s.m. "agrimensore".
Ché te face male lu stòmmeche?. cumbassjóne s.f. "compassione": me
"Madonna mia che colore bianco che tieni! facéve cumbassjóne, e l'agghi rate ruje
Che ti fa male lo stomaco?"; pl. culure.
sòlete pe se ìre a accattá ru ppane. "mi cumbluttá v.tr.intr. "complottare": ànne
faceva compassione, e gli ho dato due cumbluttáte cóndre re mé, ma éo l'agghi
soldi per andarsi a comprare il pane". perdunáte tutte quande. "hanno
cumbatte v.intr. "combattere": li suldate complottato contro di me, ma io li ho
nuóstre jérne a cumbatte pùre a l'Afreche. perdonati tutti quanti".
"i nostri soldati andarono a combattere cumbòste s.f. "peperoni sottaceto".
pure in Africa". cumbratóre s.m. "compratore,
cumbattènde agg. "combattente": acquirente"; pl. cumbratúre.
Vetucce fóje cumbattènde nd'a l’ùtema cumbrènżìbbele agg. "comprensibile":
uèrre mundjàle. "Vito fu combattente quédde ca rice jé cumbrènżìbbele, ma nu
nell'ultima guerra mondiale". nge pòzze fá njénde. "quello che dici è
cumbená v.tr. "combinare": óje lu comprensibile, ma non ci posso fare
tjémbe jé state sèmbe chiuvaríle e nu niente".
nż'éja putute cumbená njénde. "oggi il cumbrenżjóne s.f. "comprensione": se
tempo è stato sempre piovoso non si è
potuto combinare niente". nu nge stá cumbrenżjóne, jé nnùtele a
cumbenazzjóne s.f. "combinazione": jé pparlá. "se non ci sta comprensione, è
state na bbèlla cumbenazzjóne ca t'agghi inutile parlare".
ngundráte pe te rice stu fatte. "è stata una cumbriquele s.f. "combriccola": quiddi
bella combinazione che ti ho incontrato per uagliúne avévene furmate na cumbriquele
dirti questo fatto". e ne facévene re tutte li culure. "quei
cumbenetrá v.tr. "compenetrare". ragazzi avevano formato una combriccola
e ne facevano di tutti i colori".
cumbenżáte s.m. "compensato". cumbrumésse s.m. "compromesso":
cumbènże s.m. "compenso". cambe re cumbrumésse sacce cúme face.
cumbète v.intr. "competere": nesciune "vive di compromessi non so come fa".
póte cumbète cu idde, tutte lu làssene ìre. cumbrumétte v.tr. "compromettere": nun
"nessuno può competere con lui, tutti lo me cumbrumétte ca tènghe quatte figli ra
lasciano andare". rá a ccambá. "non mi compromettere che
cumbiatí v.tr. "compatire". tengo quattro figli da dare a campare".
cumbjéte s.f. "compieta (ultima ora cumburtamènde s.m. "comportamento".
canonica)". cúme avv. "come": mange cúme a nu
cumbjétte s.m. "confetto". lupe, statte attjénde ca t'affuóche. "mangi
cumblecá v.tr. "complicare": nu come un lupo, stai attento che ti affochi"; -
ngumplecánne cchiù re cóse re cúme se métte s.m. "cognome": me l'ànne
sònghe cumblecáte ggià. "non complicare presendáte ajére mmjézze a la strare, ma
più le cose di come sono già complicate". n'agghi capite cúme se métte. "me l‟hanno
cumblemènde s.m. "complimento": nu presentato ieri in mezzo alla strada, ma
nfacíte cumblemènde, mangiate quédde ca non ho capito il cognome".
vulite. "non fate complimenti, mangiate cumetive s.f. "comitiva": sta staggióne
quello che volete". agghi viste a lu Castjédde na cumetive re
cumblemjénde s.m.pl. "dolci offerti dagli furastjére, attasce ra ndó sònghe menute!.
sposi". "quest'estate ho visto al Castello una
cumbletá v.tr. "completare". comitiva di forestieri, chissà da dove sono
cumbliànne s.m. "compleanno": craje venuti!".
festéjne lu cumbliànne re Rumíneche, cumízzje s.m. "comizio": l'ata sére vénne
jàtece se no s’uffènne. "domani nu reputáte a tené nu cumízzje abbasce a
festeggiano il compleanno di Domenico, la tavèrne. "l'altra sera venne un deputato a
andateci altrimenti si offende". tenere un comizio giù alla taverna".
cummare s.f. "comare, madrina": vuó che ti dico questo fatto non ti devi
sapé chi m'à ffatte la cummare re commuovere"; p.p. cummòsse.
créseme? Zíjme, la sóre re mamme. "vuoi cummuvènde agg. "commovente".
sapere chi mi ha fatto la comare di cumò s.m. "comò": stipe sse ccarte nd'a
cresima? Mia zia, la sorella di mamma". lu prime terratúre re lu cumò, ca ndó l'ate
cummarèdde s.f. "figlioccia". stanne re lenżóle. "conserva queste carte
cummatte v.tr. "avere a che fare con nel primo cassetto del comò, che nell'altro
qualcuno o qualcosa". ci stanno le lenzuola".
cummeletà s.f. "comodità": nu nd'àja cundá v.tr. "contare": re vvòte ca me sì
spacenżjá pe nnjénde cu tutte ste menute a truvá, se puónne cundá sóp'a re
cummeletà ca tjéne. "non ti devi ddéte. "le volte che mi sei venuto a trovare,
spazientire per niente con tutte queste si possono contare sulle dita".
comodità che tieni". cundabbeletà s.f. "contabilità": pe ttené
cummènde s.m. "convento": tanda bbuóne quéssa cundabbeletà t'àja
tjémbe fá ce stéve lu cummènde cu li scervellá numunne. "per tenere codesta
muónece vucine a la chjésje re la Marònne contabilità ti devi scervellare molto".
re lu Vòśche, mó jé abbandunáte. "tanto cundagge s.m. "contagio".
tempo fa ci stava il convento con i monaci cundale s.m. "quintale, misura di peso da
vicino alla chiesa della Madonna del Kg. 100".
Bosco, ora è abbandonato". cundande agg. e s.m. "contante":
cummení v.intr. "convenire". ngraziarDdíje m'ànne pahate ngundande,
cummenjénże s.f. "convenienza": stache st’argià me servévene pròpje. "grazie a
Dio mi hanno pagato in contanti, questi
citte pe cummenjénże, se no chi me soldi mi servivano proprio".
mandenésse a ddice quédde ca sacce. "sto cundandézze s.f. "contentezza".
zitto per convenienza, altrimenti chi mi cundanná v.tr. "condannare".
manterrebbe a dire quello che so". cundànne s.f. "condanna".
cummersá v.intr. "conversare". cundatíne s.m. "contadino".
cummersazzjóne s.f. "conversazione". cundatóre s.m. "contatore".
cummétte v.tr. "commettere": ché me cunde s.m. "conto, fatto, racconto": mó
vuó fá cummétte n’umecírje. Agghi véne Natale facime re ppéttele e cartellate,
pacjénże, vattinne ljévete ra nande a ce re mmangiáme cu lu musse unde, ròppe
l’uócchie míje. "che mi vuoi far Natale facime li cunde. "ora viene Natale
commettere un omicidio? Abbi pazienza, facciamo le frittelle e cartellate, ce le
vattene, levati davanti ai miei occhi". mangiamo con il muso unto, dopo Natale
cummíche pron.pers. "meco". facciamo i conti"; dim. cundecjédde.
cummínge v.tr. "convincere": cu re cundegnúse agg. "contegnoso": nun
pparóle nu me cummínge, ce vuónne li facènne lu cundegnúse ca qquá stame ndra
fatte. "con le parole non mi convinci, ci nuje. "non fare il contegnoso che qui
vogliono i fatti"; p.p. cummínde. stiamo fra noi".
Cummùne s.m. "Comune, Municipio": cundemblá v.tr. "contemplare".
appríme lu Cummùne stéve nd'a lu viche cundènde agg. "contento": cundènde
ca parte ra li quatte candune e arrive a la idde, cundènde tutte. "contento lui,
chiazze re sópe. "prima il Comune stava contenti tutti".
nel vicolo che parte dai quattro cantoni e cundenuá v.tr. "continuare".
arriva alla piazza di sopra". cundésse s.f. "contessa".
cummunecá v.tr. "comunicare". cundezzjóne s.f. "condizione": nunn'éja
cummuóve v.tr. "commuovere": mó ca te ngundezzjóne re fá ssu lavóre, nunn'éja
riche stu fatte nu nd'àja cummuóve. "ora capace. "non è in condizioni di fare questo
lavoro, non è capace".
cundíneve agg. "continuo": la fatía cunfàrse v.rifl. "confarsi": quisse mòde
cundíneve, stracche. "il lavoro continuo, ca tjéne nu nże cunfànne a nnuje. "codesti
stanca"; cundíneve, re- loc.avv. modi che tieni non si confanno a noi".
"continuamente". cunfenánde p.pr. e agg. "confinante".
cundrabbánde s.m. "contrabbando": à cunferá v.tr. "confidare": statte attjénde,
vennute quédda rròbbe re cundrabbánde. nu nde cunferá cu Marjùcce ca jé
"ha venduto quella roba di contrabbando". vóccapèrte. "stai attento non ti confidare
cundracambjá v.tr. "contraccambiare": a con Maria che è una persona che ridice
lu mumènde nu nżacce cúme agghia tutto ciò che ha visto e sentito".
cundracambjá nu favóre gruósse ca m'à cunferènże s.f. "confidenza": nu ndènne
ffatte. "al momento non so come devo cunferènże a Mengúcce se no se piglie la
contraccambiare un grosso favore che mi mane cu tutte lu vrazze. "non dare
ha fatto". confidenza a Domenico altrimenti si
cundraddíce v.tr. "contraddire": l'àdda prende la mano con tutto il braccio".
sèmbe cundraddíce, maje na vóte ca lu rá cunfermá v.tr. "confermare": pe
raggióne. "lo deve sempre contraddire, cunfermá ca vjéne fàmmele sapé ndjémbe.
mai una volta che gli dà ragione". "per confermare che vieni fammelo sapere
cundraffá v.tr. "contraffare": à in tempo".
cundraffátte la firme re lu patre e mó cunfessiuníle s.m. "confessionale":
quiddu puverjédde se tróve cu re spadde a appríme nd'a la chiésje re Panne ce
lu mure. "ha contraffatto la firma del padre stévene quatte cunfessiuníle". "prima nella
e ora quel poveretto si trova con le spalle chiesa di Panni ci stavano quattro
al muro". confessionali".
cundrare s.f. "contrada". cunfessóre s.m. "confessore".
cundrarjá v.tr. "contrariare". cunfjétte s.m. "confetto"; dim.
cundràrje agg. "contrario": pó féce ru cunfettjélle.
ccundràrje re quande avéve ritte. "poi fece cunfìne s.m. "confine": pe vveré bbuóne
il contrario di quanto aveva detto". lu cunfìne avima métte re termenére. "per
cundrattá v.tr.intr. "contrattare". vedere bene il confine dobbiamo mettere i
cundrattjémbe s.m. "contrattempo". cippi terminali".
cundravenżjóne s.f. "contravvenzione": cunfìtte s.m. "convitto": l'ànne misse
jttàje na nżénghe re munnézze ra fóre, nd'a lu cunfìtte, sòlete spjénnene, ma sule
passàje lu uàrdje e me féce la accussì stanne spenżeráte. "l‟hanno messo
cundravenżjóne. "buttai un pò nel convitto, soldi spendono, ma solo così
d‟immondizia all'esterno, passò la guardia stanno spensierati".
e mi fece la contravvenzione". cunfónne v.tr. "confondere": statte citte
cundrebbuí v.intr. "contribuire": avima e nun me cunfónne cu qquésse chiacchjére.
cundrebbuí tutte quande, se no la féste "stai zitto e non mi confondere con queste
nunn'arrjésce bbóne. "dobbiamo chiacchere".
contribuire tutti quanti, altrimenti la festa cunfrónde s.m. "confronto".
non riesce bene". cunfrundá v.tr. "confrontare,
cundróre s.f. "meriggio, primo incocciare": àja cunfrundá sti rucumènde e
pomeriggio": a la cundróre nunn'àja fatjá, vire ca sònghe tutteèdduje taléccquále.
ma t'àja repusá. "al primo pomeriggio non "devi confrontare questi documenti e vedi
devi lavorare, ma ti devi riposare". che sono ambedue identici".
cundrullá v.tr. "controllare". cunfurtá v.tr. "confortare".
cunduórne s.m. "contorno". cunfuse agg. "confuso".
cunésse s.f. "nespola (colpo), cungegná v.tr. "congegnare": l’ànne
scorreggia". sapute cungegná ssa pazzíje quase quase
me l’ammuccáve. "l‟hanno saputo Panne face cungiérte mmjézze a la chiazze.
congegnare bene questo scherzo, quasi "alle feste patronali la banda di Panni fa il
quasi me lo credevo". concerto in mezzo alla piazza".
cungeljá v.tr. "conciliare": quanne cunglusjóne s.f. "conclusione": mó
m’assètte vucine a lu fucuríle la vambe me meníme a la cunglusjóne, vjéne o nun
cùngílje lu suónne. "quando mi siedo vjéne a mangiá cu nnuje?. "ora veniamo
vicino al focolare la fiamma mi concilia il alla conclusione. vieni o non vieni a
sonno". mangiare con noi?".
cungendrá v.tr. "concentrare": stàteve cungòrdje s.f. "concordia": stéve na
citte ca pe ffá stu lavóre m’agghia cungòrdje nd’a quédda famíglie ca
cungendrá. "statevi zitti che per fare t’ascève lu jate!. "stava una concordia in
questo lavoro mi devo concentrare". quella famiglia che ti veniva la voglia!".
cungepí v.tr. "concepire". cungórse s.m. "concorso".
cungerá v.tr. "congedare": ròppe cungréha s.f. "congrega": a Ppanne ce
receròtte mise re suldate mó l’ànne stá la cungréha re lu Sacramènde. "a
cungeráte. "dopo diciotto mesi di soldato Panni ci sta la congrega del Sacramento".
l‟hanno congedato". cunguíste s.f. "conquista": Ndenjùcce jé
cungére s.m. "congedo". nu bbèllu uaglióne cu l’uócchie a la
cungertá v.tr. "concertare". frecagnóle e nu nge mànghene re
cungertíne s.m. "concertino": a lu cunguíste. "Antonio è un bel ragazzo con
spusalízzje re Mariianníne chiamárene gli occhi maliziosi e non ci mancano le
tutteèdduje li cungertíne. "allo sposalizio conquiste"
di Marianna chiamarono ambedue i cungurdá v.tr. "concordare".
concertini". cùnnele s.f. "culla": lu criature l’àja
cungèsse p.p. "concesso": ammésse e nu abbetuá a stá nd’a la cùnnele no mbrazze
ngungèsse ca rice la veretà e chi te vóle se no li suvrízzje chi te re face?. "il
crére?. "ammesso e non concesso che dici bambino lo devi abituare a stare nella culla
la verità e chi ti vuole credere?". non in braccio altrimenti i servizi chi te li
cungètte s.m. "concetto": re l’amecízzje fa?"; cùnnele, a la- loc.avv. "ripiglino".
tója n’agghia avute sèmbe nu bbuóne cunnescénne v.intr. "condiscendere": nu
cungètte. "della tua amicizia non ho avuto ngunnescénne a quédde ca te rice nepútete
sempre un buon concetto". ca te truóve mmjézze a li mbruóglie. "non
cunghe s.m.pl. "pasta fatta in casa condiscendere a quello che ti dice tuo
(linguaggio dei bambini)". nipote che ti trovi in mezzo agli imbrogli".
cunghiùre v.tr. "concludere": parlame e cunnètte v.tr. "connettere": quann’é ca
pparlame ra tanda tjémbe sènża cunghiùre parle n’arrjésce a cunnètte pròpje pe
njénde. "parliamo e parliamo da tanto nnjénde. "quand‟è che parli non riesci a
tempo senza concludere niente"; p.p. connettere proprio per niente".
cunghiute. cunnumíje s.f. "economia": se vulime ìre
cungiliatóre s.m. "conciliatore": pàtreme nnanże avima fá sule cunnumíje. "se
avíje la nnòmene re cungiliatóre pe vogliamo andare avanti dobbiamo fare
òtt’anne. "mio padre ebbe la nomina di solo economia".
conciliatore per otto anni". cunvessá v.tr. "confessare".
cungìme s.f. "concime". cunvjétte s.m. "confetto".
cungiùre s.f. "congiura": jé na cungiùre cunżá v.tr. "condire"; p.p. cunżate.
cóndre re nuje, ma ché ve site ammattúte?. cunżacrá v.tr. "consacrare".
"è una congiura contro di noi, ma che vi
siete ammattiti?". cunżapévele agg. "consapevole": jé
cungjérte s.m. "concerto, corredo da cunżapévele re l’arróre suje ma nu re
letto": a re ffiéste patrunále la bbande re vvóle rá a ccapí a l’atu frate. "è
consapevole del suo errore ma non lo uóglie. "nel periodo della guerra
vuole dare a capire all‟altro fratello". funzionava il consorzio per la raccolta del
cùnże s.m. "pila di fiscoli sotto la grano, granturco, e olio".
pressa". cunżuhuènże s.f. "conseguenza".
cunżederá v.tr. "considerare": prime re cunżulá v.tr. "consolare".
te métte rinde a quéssa setuazzjóne àja cunżultá v.tr. "consultare": nun facènne
cunżederá ru bbuóne e ru triste. "prima di a ccapuócchie t’àja appríme cunżultá cu
metterti dentro a questa situazione devi màmmete e ffràtete. "non fare a casaccio ti
considerare il buono e il triste". devi prima consultare con tua madre e tuo
cunżegliá v.tr. "consigliare". fratello".
cunżégne s.f. "consegna". cunżumá v.tr. "consumare"; p.p.
cunżendí v.intr. "consentire". cunżumáte.
cunżènże s.m. "consenso": Marjètte cunżume s.m. "consumo": si nu nże
ròppe c’avíje lu cunżènże ra li ggenitúre, mandène lu cunżùme, s’appezzendísce
se spusàje cu Marcúcce. "Maria dopo che prjéste. "se non si mantiene il consumo,
ebbe il consenso dai genitori, si sposò con s'impoverisce presto".
Marco". cunżuóle s.m. "consolo": nu me creréve
cunżèrve s.f. "conserva, salsa (al ca sòremacucíne me purtave lu cunżuóle,
pomodoro)": cummà, la cunżèrve re s’éja pegliate tanda fastirje. "non mi
pumberóre, la fazze assucá nd’a re credevo che mia cugina mi portava il
spasètte a lu sóle, lu mbicce jé ca spisse consolo, si è presa tanto fastidio".
s’adda ruvutá. "comare, la conserva di cuócce s.m. "coccio"; -melóne s.m.
pomodoro la faccio asciugare nei piatti "testa calva"; -re la munnézze s.m.
grandi al sole, il fastidio è che spesso si "pattumiera"; -vjécchie s.m.pl. "anticaglia";
deve girare". dim. cuccetjédde.
cunżiglie s.m. "consiglio": mó vatte cuócchile 1.s.m. "guscio"; 2.s.m.pl.
cùleche, craje me raje na respòste ca la "soldi"; s.f.pl. còcchile.
nòtte pòrte cunżiglie. "ora vai a coricarti, cuóciammílle loc.avv."cucinameli".
domani mi dai una risposta che la notte cuódde s.m. "collo"; -re lu pére s.m.
porta consiglio". "caviglia": Chilómbe s’éja surrutáte lu
cuódde re lu pére mangíne, carènne pe re
cunżime s.m. "condimento": sóp’a li
ścale. "Colomba si è slogata la caviglia
maccarúne mìttece assàje cunżime ca me sinistra cadendo per le scale".
vòglie alleccá li bbaffe "sui maccheroni
mettici assai condimento che mi voglio cuónże s.m. "misurino d‟olio nel
leccare i baffi". frantoio".
cuóppe s.m. "calta, cartoccio": me
cunżiste v.intr. "consistere": allecuórdete rialàrene nu cuóppe re cerase, jévene re
ca lu lavóre nuóste cunżiste c’avima zappá pprime, re pegliàje aggradíte. "mi
ra la matine a la nèura sére. "ricordati che regalarono un cartoccio di ciliegie, erano le
il nostro lavoro consiste che dobbiamo prime, le gradii"; -re gelate s.m. "cono
zappare dalla mattina alla notte fonda"; gelato"; dim. cuppetjédde; dim. cuppetjédde
p.p. cunżestùte. re gelate.
cunżóle s.f. "consolle". cuórje s.m. "cuoio, pelle coriacea": téne
cunżòrte s.m. "consorte". lu cuórje tuóste, mmjate a idde. "tiene la
pelle coriacea, beato lui".
cunżòrzje s.m. "consorzio": nd’a lu cuórne s.m. "corno"; sf.pl. ccòrne; dim.
perjéte re la uèrre funżiunáve lu cunżòrzje curnidde, curnecjédde.
pe la raccòvete re ggrane, ggranerínje e cuórpe s.m. "corpo, pancia, tronco".
Cuórpesdòmene s.m. "Corpus Domini". ne care a ppjézze?. "il cornicione è
cuórve s.m. corvo. disfatto, non vedi che se ne cade a pezzi?".
cuózze s.m. "dorso occhio dell‟accetta, curnice s.f. "cornice".
costola di un coltello, gobba". curnute agg. "cornuto".
cupaggiá v.tr. "equipaggiare": staje curpètte s.m. "corpetto".
cupaggiáte bbuóne andó àja ìre a spalá la curre curre loc.avv."corri corri".
néve?. "stai molto equipaggiato dove devi currègge v.tr. "correggere": lu majéste
andare a spalare la neve?". m’adda currègge lu téme, puó èsse c’agghi
cupe 1.s.m. "alveare"; pl. cùpere: lu nu vóte bbuóne. "il maestro mi deve
mméle l’accattáje ra Petrúcce ca tène fóre correggere il tema, può essere che ho un
numunne re cùpere. "il miele lo comprai buon voto"; -, nu nże póte- loc.avv.
da Pietro che tiene in campagna molti "incorreggibile".
alveari"; 2.s.f. "Valle Cupa (contrada sulla curréje s.f. "cinghia".
strada per i Salaconi)". currènda lètteche s.f."corrente elettrica".
cupèrte s.f. "coperta"; -re péle re currènde s.m. e agg. "corrente": míttele
cunìglie s.f. "coperta di lana": dim. a ccurrènde re tutte, sule accussì se póte
cupertèdde. recide. "mettilo a corrente di tutto, solo
cupetáre s.m. "venditore di torrone". così si può decidere".
cupéte s.f. "torrone". currespónne v.intr. "corrispondere": stu
cupjá v.tr. "copiare". rulóre a lu pjétte currespónne addréte a re
cupjérchie s.m. "cocchiume ,coperchio"; spadde. "questo dolore al petto corrisponde
dim. cuperchjédde. dietro alle spalle".
cuppetjélle s.m. "farfara". curréte s.m. "corredo".
cuppine s.m. "ramaiolo"; dim. currettézze s.f. "correttezza": à ttenute la
cuppenjédde. currettézze re me nvetá, ma nu nge pòzze
cuppulécchie s.f.dim. "cuffietta". ìre a la fèste. "ha tenuto la correttezza di
cuppulóne s.m. "peperone grosso". invitarmi, ma non ci posso andare alla
curadde s.m. "corallo". festa".
curagge s.m. "coraggio": avima avé curretúre s.m. "corridoio".
curagge p’affrundá ògne ccóse bbèlle o currjére s.f. "corriera": stammatíne
bbrutte. "dobbiamo avere coraggio per stévene póche persune abbasce a la
affrontare ogni cosa bella o brutta". tavèrne a aspettá la currjére, l’ate jévene
curaggiúse agg. "coraggioso": n’agghi nghianate a lu Castjédde. "stamattina
viste a nnesciune accussì curaggiúse stavano poche persone giù alla taverna ad
cúm’a tté. "non ho visto nessuno così aspettare la corriera, gli altri erano saliti al
coraggioso come te". Castello".
curàtele s.m. "massaio". currígge v.tr. "correggere una persona".
curdèlle s.f. "cordicina". curríve p.p. e agg. "deluso": jé rumaste
curdóne s.m. "cordiglio, cordone"; dim. curríve pecché nunn’éja arruváte pe
curdungíne. pprime a la córse. "è rimasto deluso
curjàndele s.m. "coriandolo". perché non è arrivato per prima alla corsa".
curine s.m. "groppiera". currómbe v.tr. "corrompere".
curiusá v.intr. "curiosare": fatte li fatte curte agg. "corto".
tuje, nu menènne a curiusá nd’a la case curteddáte s.f. "coltellata".
nòste. "fatti i fatti tuoi, non venire a curtèdde s.f. "coltella".
curiosare nella nostra casa". curteddjá v.tr. "accoltellare".
curnate s.f. "cornata". curteggiá v.tr. "corteggiare".
curnecióne s.m. "cornicione": lu curtéhe s.m. "corteo": quanne spusárene
curnecióne jé sfrabbecáte, nun vire ca se Ggenuvèffe e Ddiaróre, lu curtéhe jéva
luónghe ra vucine a l’arche a li quatte
candune. "quando si sposarono Genoveffa costituzione debole, si deve stare attenta al
e Teodoro il corteo era lungo da vicino freddo".
all‟arco ai quattro cantoni". custjóne s.f. "questione": luvame ra
curtellácce s.m. "squartatoio". mjézze la custjóne e rrestame amice
curtesíje s.f. "cortesia": pe curtesíje, cúm’appríme. "togliamo di mezzo la
famme parlá appríme a mmé e pó me rice questione e restiamo amici come prima".
quédde ca vuó. "per cortesia, fai parlare custòre s.m. (fig.) custode".
prima me e poi mi dici quello che vuoi". custringe v.tr. "costringere": nu lu pòzze
curtjédde s.m. "coltello, trincetto (arnese custringe, se vóle mení àdda mení ra sule.
del calzolaio)"; -a ścatte s.m. "coltello a "non lo posso costringere, se vuole venire
serramanico"; -tagliate, a- loc.avv. "ai ferri deve venire da solo".
corti"; dim. curteddúzze. custruí v.tr. "costruire": s’ànna custruí
curunáre s.f. "donna sfaccendata e paricchie case e ché se vère la víje?. "si
perditempo". devono costruire parecchie case e che si
curunjá v.intr. "andare in giro". vede la via?".
curvache s.f. "cloaca". custurí v.tr. "custodire": s’adda custurí
cuscenáte s.f. "guancialata": frate míje la case quanne manghe lu padróne. "si
se nu nde stàje fitte, te ścaffe na cuscenáte deve custodire la casa quando manca il
ngape. "fratello mio se non ti stai fermo, ti padrone".
schiaffo una guancialata in testa". cute cutà v.tr. "chiamare la gallina".
cuscenètte s.m. "guancialino, spallina, cutedjàne agg. "quotidiano".
tampone": vire ca sóp’a lu cuscenètte Cutìzze s.m. "Cotizzi (contrada sulla
stanne numunne r’àquere, ciuótte e suttile, strada per Accadia vicino al Bosco),
scigli tu. "vedi che sopra al guancialino terreno di 8 are".
stanno molti aghi grossi e sottili, scegli tu"; cuttíche pron.pers. "teco": crajmatíne, ce
vire ca sóp’a lu cuscenètte àja métte l’atu ne meníme cuttíche a Bbuvíne. "domattina,
nghiòstre. "vedi che sopra al tampone devi ce ne veniamo teco a Bovino".
mettere l‟altro inchiostro". cuttóne s.m. "cotone": s’accummènże a
cuscenżjùse agg. "coscienzioso". ssènde lu fridde, léva re lenżóle re cuttóne
cuscjénże s.f. "coscienza": míttete la e mitte quédde re fustàggene. "si
incomincia a sentire il freddo, togli le
mane sóp’a la cuscjénże e ppó parle. lenzuola di cotone e metti quelle di
"mettiti la mano sopra alla coscienza e poi flanella".
parla". cutture s.f. "cottura".
cuscíne s.f.pl. "guanciale"; pl. cuscéne; cutugne s.m. "cotogno".
dim. cuscenjédde. cutulá v.intr. "dondolare, guazzare,
cusecché cong. "cosicché": nu nżacce traballare": feglió fatte rá l’óva fréśche,
njénde, cusecché nun me sènde re me vire appríme se còtelene. "figliola fatti
ndrumétte. "non so niente, cosicché non mi dare le uova fresche, vedi prima se
sento di intromettermi". guazzano"; a sta sègge pe nu la fá cutulá
cusetóre s.m. "sarto"; f. cusetríce.
cusetùre s.f. "cucitura". l’àja accunżá li pjére. "a questa sedia per
cussóne s.m. "coscia". non farla traballare devi aggiustare i
custá v.intr. "costare": quédda rròbbe piedi"; -la cape v.tr. "scrollare la testa".
véne a custá parícchie. "quella roba viene cutuljénde agg. "traballante".
a costare parecchio". cuvá v.tr.intr. "covare": la vòcchele adda
custatá v.tr. "constatare". cuvá r’óve venderùje juórne. "la chioccia
custetuzzjóne s.f. "costituzione": Sèppe deve covare le uova ventidue giorni".
téne na custetuzzjóne rébbele, s’adda stá cuzjénde s.m. "quoziente": mó fá la
attjénde a lu fridde. "Giuseppina tiene una pròve e accussì vire se lu cuzjénde jé satte.
"ora fai la prova e così vedi se il quoziente
è esatto".
cuzzàmmere s.m. "gobbo".
cuzzarjédde s.m. "gobbo".
cuzzechélle s.f. "crosticina di una ferita".
cuzzecóne s.m. "taccagno".
cuzzètte s.m. "nuca": s’abbuścàje nu
pùjne addréte a lu cuzzètte. "si buscò un
pugno dietro alla nuca".
cuzzulédde s.f.pl. "lumache (pasta
alimentare)".
dà avv. "là". destemònje s.m. "testimone": statte

D dabbasce avv. "dabbasso,


laggiù": cu ste ccòsse ca me
fanne male, p'arruvá ddabbasce
ce vóle paricchie tjémbe. "con queste
gambe che mi fanno male, per arrivare
attjénde mó ca vaje a ffá lu destemònje, rí
tutte la veretà. "stai attento ora che vai a
fare il testimone, dì tutta la verità".
destemunjá v.tr. "testimoniare".
desulazzjóne s.f. "desolazione": appríme
laggiù ci vuole parecchio tempo". pe ffóre se ngundrávene tanda cristjàne,
ddabbecíne avv. "là vicino". ma mó nu nże vére nesciune, jé pròpje na
ddaddínde avv. "là dentro". desulazzjóne. "prima per la campagna si
ddaddréte avv. "là dietro". incontravano tante persone, ma ora non si
ddaffóre avv. "là fuori". vede nessuno, è proprio una desolazione".
ddammónde avv. "là sopra". Diasille s.m. "Dies irae": lu Diasille jé
ddassópe avv. "là sopra, lassù". candate ra l'acciuprèute lu juórne re re
ddattuórne avv. "là intorno". ssèquje. "il Dies irae è cantato
ddecchiù, ru- loc.avv. "supero". dall'arciprete il giorno delle esequie".
dderrupe, a- loc. avv. "a precipizio". dindin voce onom. "tintin": curre Mariù,
ddice v.tr. "dire"; ddirecille: "dircelo"; va apre la pòrte, nu nżjénde lu dindin re lu
ddice, a- loc.avv. "a dire". cambanjédde re lu mule, sarrá pràtete ca
Ddíje s.m. "Dio": ajùtete ca Ddíje s'arretíre. "corri Maria, vai ad aprire la
t'ajute. "aiutati che Dio ti aiuta". porta non senti il tintin del campanello del
Ddíjnelibbere loc.avv "Dio ne liberi". mulo, sarà tuo padre che si ritira".
ddó avv. "lì". dindò s.m. "dindon": lu dindò re quédda
ddóche avv. "costà e costì".
ddóddinde avv. "lì dentro" cambane m'à nżurdute re ggurécchie. "il
ddóse s.f. "dose": nd'a la menèste àja dindon di quella campana mi ha assordato
métte na ddóse juste re sale. "nella verdura le orecchie".
devi mettere una dose giusta di sale". dòndò s.m. "altalena".
ddréte avv. "dietro": -pe ddréte s.m. drummetàrje s.m. "dromedario": lu
"percorso periferico": sònghe menute pe drummetàrje, uaglió, téne une o ruje
ddréte pe ddréte, nun m'à viste nesciune. cuózze?. "il dromedario, ragazzo, tiene uno
"sono venuto per il percorso periferico, o due gobbe?".
non mi ha visto nessuno". dunżélle s.f.pl. "tonsille".
ddu agg.dim. "quello": pl.ddi; f.sing. duttóre s.m. "dottore": mufalànne
dda; pl. dde Mecalúcce jé revendáte duttóre. "l'anno
dduje agg.num.card. "due"; f. ddòje. scorso Michele è diventato dottore".
deciaríje s.f. "diceria": quédda feglióle
téne na bbrutta deciaríje, peró nu nże face
nné janghe e nné rrósse. "quella ragazza
tiene una brutta diceria, però non si fa né
bianca e né rossa".
delecitése s.m. "delicetese"; pl. delecitíse
"abitanti di Deliceto".
derrùpe s.m. "dirupo": vire andó mitte li
pjére ca cchiù addà stá nu derrùpe. "vedi
dove metti i piedi che più in là sta un
dirupo".
derrùtte s.m. "rutto".
80

È
bbeche s.f. "epoca": stame l'anghjàte s.f. "camedrio"; -re la tósse s.f.
attraversánne n'èbbeche reffícele. "acetosa"; -re li cadde s.f. "ombelico di
"stiamo attraversando un'epoca Venere"; -re lu latte s.f. "gallio"; -re lu
difficile". talepíne s.f. "piantaggine maggiore"; -re
ébbete agg. "ebete": sí pròpje n'ébbete. mure s.f. "parietaria"; -re sannecóla s.f.
"sei proprio un ebete". "sanicola".; -resenáte s.f. "erba che si va
èbbíve inter. "evviva": sendjétte ra case perdendo"; -ścumate s.f. "erba bruciata".
l'èbbíve ca arruvávene ngjéle, facjérne éśche s.f. "esca (materia vegetale)"; -re
fèste pe lu figlie. "sentii da casa gli evviva córte s.m. e f. "persona incline a far
che arrivavano in cielo, fecero festa per il causa".
figlio". èsèmbje s.m. "esempio".
èccquece avv. "eccoci". èsse v.intr. "essere"; p.p. state.
édde pron.pers. "essa, lei": vá ra édde e
ricce tutte cóse. "vai da lei e dicci tutte le
cose".
ègrègge agg. "egregio": feglió, mó
c'accummjénże a ścrive sse lìttere mìttece
appríme ègrègge e ppó lu nnóme.
"ragazza, ora che inizi a scrivere codeste
lettere mettici prima egregio e poi il
nome".
Èlece s.f. "Elice (contrada sulla strada
per Bovino, sulla sinistra, in curva al
muraglione)".
èmbè cong. "ebbene": èmbè, ché ce
pòzze fá?. "ebbene, che ci posso fare?".
èndráte s.f. "ingresso".
énghie v.tr. "empire".
énnece s.m. "endice": tenime sèmbe
l'énnece nd'a lu nire pe fá fá r'óve a re
ggaddíne. "teniamo sempre l'endice nel
nido per far fare le uova alle galline".
éo pron.pers. "io": pàtreme e éo tenime
la stessa facce, ce assemegliáme numunne.
"mio padre e io teniamo lo stesso viso, ci
assomigliamo molto".
èrére s.m. "erede": Custánże jé state lu
sule èrére re tutta quédda pruprjétà.
"Costanzo è stato il solo erede di tutta
quella proprietà".
érmece s.m. "coppo, embrice"; pl.
ìrmece: cu lu terramóte re vjénde c'à
tterate ajére se sònghe rutte numunne re
ìrmece. "con il terremoto di vento che ha
tirato ieri si sono rotti molti embrici".
érpice s.m. "strascino".
èrre s.f. "edera"; pl. ghèrre.
érva mèdeche s.f. "fieno greco".
èrve s.f. "erba"; -allambáte s.f. "erba
bruciata"; -cimecégne s.f. "stachys"; -re
81

á v.tr. "fare"; -a ppjézze v.tr. "appostarsi": Runà, àje vòglie a stá a li

F "dilaniare"; -abbré v.tr.intr. "far


finta, simulare": quanne me
ngóndre cu Fònże face abbré ca
nun me vére pe nun me salutá. "quando mi
incontro con Alfonso fa finta che non mi
quatte candune a ffá la micce, musére
Maríje nu mbasse. "Donato, hai voglia a
stare ai quattro cantoni ad appostarti,
stasera Maria non passa"; -la pèdde re
ggaddine v.tr. "accapponarsi"; -la pòste
vede per non salutarmi"; -allite v.tr. v.tr. "appostarsi, posteggiare"; -la ścume
"litigare"; -allungá lu cuódde v.tr. "far v.tr. "spumeggiare": míttele chiane chiane
aspettare lungamente"; -bbèlle v.tr. la bbirre nd'a lu bbucchjére nun facènne fá
"abbellire"; p.p. fatte bbèlle; -cale e àuze la ścume. "mettila piano piano la birra nel
v.tr. fam. "sbollentare": quissi pumberóre bicchiere non farla spumeggiare"; -la
falle cale e àuze, pó spjéddele e mittele squríje v.tr. "abbuiare": prime ca face la
nd'a li bbuccacce. "codesti pomodori falli squríje, arretírete ra fóre cu l'anemàlje.
sbollentare, poi spellali e mettili nei "prima che abbuia, ritirati dalla campagna
barattoli di vetro"; -cchiù ggruósse v.tr. con gli animali"; -la tósse v.tr.
"ingrandire": míttete l'acchjàle e vvire ca "tossicchiare": jé nnùtele ca faje la tósse
lu ścritte face cchiù ggruósse. "mettiti gli Runà, me sònghe accòrte ca sí tu, me ne
occhiali e vedi che lo scritto è ingrandito"; sònghe jute a la puzze quanne sí menute.
-celí celí v.tr. "cinguettare": vulésse ròrme "è inutile che tossicchi Donato, mi sono
na nżénghe re cchiù a la matine ma accorto che sei tu, me ne sono andato per
l'aucjédde fanne celí celí e me réscetene. intuito quando sei venuto"; -la tracce v.tr.
"vorrei dormire un po‟ di più alla mattina "tracciare"; -la varve v.tr. "sbarbare"; -li
ma gli uccelli cinguettano e mi svegliano"; prenuótte v.tr. "temporeggiare": qua faje li
-cenjére v.tr. intens. "rammollire"; -chine prenuótte, t'àja pure recire na bbóna vòte:
fine a l'urle v.tr. non com. "rabboccare"; - "qui temporeggi, ti devi pure decidere una
ciuótte v.tr. "ingrassare"; f. - ciòtte; -e sfá buona volta"; -li turnjélle v.intr.
v.tr. "fare e disfare"; -fòrte v.tr. "girellare"; -lòtene v.tr. "attaccare briga":
"spalleggiare": nu ndéne cchiù l'amíce ca nun fá lòtene, si puó accundjèndete e
lu fanne fòrte, peqquésse s'éja ammusciàte. llasse pèrde ògne ccóse. "non attaccare
"non ha più gli amici che lo spalleggiano, briga, se puoi accontentati e lascia perdere
perciò si è ammosciato"; -janghe v.tr.intr. ogni cosa"; -lu mbuóste v.tr. "fare la
"sbiancare"; -l'amóre v.tr. "amoreggiare": posta"; -lu nnèste v.tr. "vaccinare":
jé nu mesarjédde ca Felúcce face l'amóre ggiuverì che véne avíma ìre a ffá fá lu
cu Tresúcce ma ce crére póche ca dure nnèste a lu criature: "giovedì che viene
alluónghe. "è un mesetto che Raffaele dobbiamo andare a far vaccinare il
amoreggia con Teresa ma ci credo poco bambino"; -lu brìnnese v.tr. "brindare":
che dura a lungo"; -l'ausjédde v.tr. me raccumánne quanne funíme re mangiá
"abbicare": mó ca funísce r'ammunduná re fá lu brìnnese p'ahurá bbóna furtune a chi
ggrègne, míttene trènde o quarandaròje pe parte; "mi raccomando quando finiamo di
ffá l'ausjédde. "ora che finisci di mangiare fai il brindisi per augurare buona
ammucchiare le biche, mettine trenta o fortuna a chi parte"; -lu ścasse v.tr.
quarantadue per abbicare"; -la cape v.tr. "scassare il terreno"; -lu smèrle v.tr.
"pettinare"; -la fatture v.tr. "affatturare": "smerlare": zíjme, m'à ffatte lu smèrle a lu
Mecalíne à dditte ca lu figlie nu stá pe mesale celestíne, jé menute bbuóne bbèlle.
nnjénde bbuóne, l'ànne fatte la fatture. "mia zia, mi ha smerlato la tovaglia
"Michelina ha detto che il figlio non sta celestina, è venuta molto bella"; -lu
per niente bene, lo hanno affatturato"; -la sòsònne v.tr. "dormire (per i bambini)"; -
làja v.tr. "beffeggiare"; -la micce v.tr. lu stracche v.tr. "seminare nel solco"; -lu
sunde v.tr. "sunteggiare": pe re vacanże la gonfio"; -re mòstre s.f. "mascalzone": ché
maéste m'à ddate ra fá lu sunde re quatte vá truvanne stu facce re mòstre, nu ru
libbre; "per le vacanze la maestra mi ha sacce. "che va trovando questo mascalzone
dato da sunteggiare quattro libri"; -mane- non lo so"; -sénghe sénghe s.f. faccia
mane v.tr. "fare presto"; -métte paùre v.tr. grinzosa.
"terrorizzare": a chi vuó fá métte paure? faccefrónde loc. avv. "di fronte, vis-à-
Nno cèrte a mmé ca n'agghi viste re tutte li vis": éo nghianáve pe lu córse, édde
culure. "a chi vuoi terrorizzare? Non certo scennéve ra li quatte candune, ce
a me che ne ho visto di tutti i colori"; - truvamme faccefrónde. "io salivo per il
mòsse v.tr. "fare storie"; -na vambe re corso, lei scendeva dai quattro cantoni, ci
fuóche v.tr. "arrossire"; -ndindóló v.tr. trovammo di fronte".
"spenzolare": Giuljè, ljévete ra ddó ra la facceníure s.m. "bruno di carnagione".
funèste, cu quésse ccòsse ca fanne faccerembíse s.m. "furfante": ra Felúcce
ndindolò, puó caré abbasce. "Giulia, te puó aspettá tutte, jé nu faccerembíse,
togliti da lì dalla finestra, con codeste làssule pèrde. "da Raffaele ti puoi
gambe che spenzolano, puoi cadere giù"; - aspettare tutto è un furfante, lascialo
níure cúm'a nu cataruózze v.tr. perdere".
"abbronzare"; -nòtte v.tr. "annottare"; - faccerússe s.m. "persona con gote
pace v.tr. "rappacificare"; -parte v.tr. colorite"; f. faccerósse.
"appartenere": sta case facéve parte re la faccetuóste agg. "sfrontato"; f.
pruprjétà re tataránne ca pó se venníje. facciatòste.
"questa casa faceva parte della proprietà di faccia vérde s.m. e f. "persona dal
nonno che poi si vendette"; -re castagnóle colorito verdastro".
v.tr. "schioccare le dita"; -re ggrègne v.tr. facciàffrúnde s.m. "confronto".
"accovonare"; -re ppòste v.tr. facciavíste s.f. "pietra a vista".
"agonizzare": vire ddu cane ddà ndèrre face ascí re ścatédde s.m. e f. "persona
cúme face re ppòste, vattelásce ché s'éja ingegnosa"; -bbéne agg. "efficace": uaglió,
mangiate!. "vedi quel cane là per terra vívete sta merecíne ca te face bbéne.
come agonizza vattelappesca che si è "ragazzo, beviti questa medicina che è
mangiato!"; -re ttórne v.tr. "girare in efficace".
tondo"; -rétecule v.tr. "rinculare"; -sciarre facènne s.f. "faccenda": pe resòlve
v.tr. "litigare"; -stá citte v.tr. "azzittire": lu quédda facènne ce vulíje numunne re
féce stá citte sule cu n'ucchjàte, recènne ca tjémbe. "per risolvere quella faccenda ci
accussì facéve lu patre cu idde. "lo azzittì volle molto tempo".
solo con una occhiata, dicendo che così facultà s.f. "facoltà": mó jé facultà tója
faceva il padre con lui"; -vérde v.tr. se vuó ìre a ccercá cunżiglie o faje ra sule.
"verdeggiare": pe ffóre ru ggrane "ora è tua facoltà se vuoi andare a cercare
accummènże a ffá vérde. "per la campagna consigli o fai da solo".
il grano incomincia a verdeggiare"; -veré facultúse agg. "facoltoso".
v.tr. "mostrare"; -zizì v.tr. "far capolino": fahúgne s.m. "favonio, vento da Ariano
vire vì cúme face zìzì addréte a la funèste, Irpino": quanne tire fahúgne a lu
se crére ca nun l'agghi viste. "vedi vedi Castjédde nu nge puó ìre ra la parte re la
come fa capolino dietro la finestra, si crede habbine. "quando tira favonio al Castello
che non l'ho visto". non ci puoi andare dalla parte della
fàbbele s.f. "favola": quiddi fatte ca gabina".
m'àje raccundáte sònghe tutte fàbbele. Faíte s.f. "Faito (contrada sulla strada
"quei fatti che mi hai raccontato sono tutte per Santa Maria del Bosco e oltre
favole". confinante con il territorio di Accadia)".
facce s.f. "faccia, guancia, viso, volto"; falgunètte s.m. "falcone"; pl.
dim. facciódde; -abbussacchjàte s.f. "viso falgunjétte: li falgunjétte nun fanne cchiù
abbecená li pecciùne a la pecciunére. "i farfugliá v.tr. "barbugliare, farfugliare":
falconi non fanno più avvicinare i colombi mammaránne parlàje nd'a lu pùjne,
alla colombaia". farfugliàje còccóse ma nu ngapjétte
fallemjénde s.m. "fallimento". njénde. "nonna parlò nel pugno, farfugliò
fallí v.intr. "fallire": jé fallute, à llassate qualcosa ma non capii niente".
tutte e se n'éja jute a l'Amèreca. "è fallito, farre agg. "denso".
ha lasciato tutto e se n'è andato in farreceddáte s.f. "grandinata mista a
America"; p.p. fallute. pioggia".
falòppe s.f. "erbaccia verde e secca". farrecjédde s.m.pl. "grandine mista a
famuse agg. "famoso": si nunn'ascéve ra pioggia".
Panne, maje revendáve famuse. "se non farse nu nnóme v.rifl. "affermarsi":
usciva da Panni, mai diventava famoso"; f. Rucchíne s'éja fatte nu nnóme, andó lu
famóse. mitte sape fá tutte cóse. "Rocco si è
fanatecaríje s.f. "millanteria": quanda affermato, dove lo metti sa fare tutto"; -
fanatecaríje, se crére ca idde jé tutte, ma veré v.intr. "apparire": nżuónne se face
n'éja musse suje, jé ca téne a re spadde nu veré spisse pràteme ca me rice tanda cóse.
pjézze gruósse. "quanta millanteria si crede "in sogno si fa vedere spesso mio padre
che lui è tutto, ma non è capacità sua, è che che mi dice tante cose".
tiene alle spalle un pezzo grosso". fasce re lèune s.m. "fastello"; dim.
fanáteche agg. f. e m. "fanatico, fascetjédde re lèune; -re lèuna suttile s.m.
millantatore" me face tuccá li njérve "fascina": pe la vernate me sjérvene na
quanne parle accussì, jé pròpje nu cinguandína re fasce re lèuna suttile. "per
fanáteche. "mi fa innervosire quando parla l'invernata mi servono una cinquantina di
così, è proprio un fanatico". fascine".
fandaríje s.f. "fanteria". fascjédde s.m. "fiscella": feglió, mó a
fandasíje s.f. "fantasia": tjéne assàje ppóche a ppóche mitte la recòtte rinde a
fandasíje scinne cu li pjére pe ndèrre. quiddu fascjédde. "ragazza, ora a poco a
"tieni molta fantasia, scendi con i piedi per poco metti la ricotta dentro a quella
terra". fiscella".
fandònje s.f. "fandonia". fascíme s.f. "fasciname".
fanfarróne s.m. "fanfarone". fasóle s.m. "fagiolo"; pl. fasùle.
fangòtte s.m. "fagotto": a Cataríne fassá v.tr. "bendare": nun fassá tu la
l'agghi viste pe Sande Ulíje cu nu fangòtte còsse, ma falle veré a mmàmmete. "non
sótte a lu vrazze, sacce ché ppurtave. "a bendare tu la gamba, ma falla vedere a tua
Caterina l'ho vista verso Sant'Elia con un madre".
fagotto sotto il braccio, non so che fassatúre 1.s.m. "pannolino"; 2.s.f.
portava". "fasciatura": s'éja misse na fassature
farabbútte s.m. "farabutto": jé nu attuórne a l'uósse pezzille, ché à ppegliate
farabbútte, quiste jé…… nun me facènne na stòrte?. "si è messo una fasciatura
parlá. "è un farabutto, questo è ….. non mi intorno al malleolo, che ha preso una
far parlare". storta?".
farangíte s.f. "faringite": tènghe la fasse s.f. "benda, fascia".
farangite e ògne ttande me véne la tósse. fasterjùse agg. "fastidioso": jé fasterjùse
"ho la faringite e ogni tanto mi viene la a mmení fóre alappjére, ma pe te veré
tosse". fazze quésse e ate. "è fastidioso venire in
farfaglióne agg. "farabolone". campagna a piedi, ma per vederti faccio
farfarjédde s.m. "farfarello": fá lu questo e altro".
bbuóne figlie se no fazze mení lu fastírje s.m. "fastidio": jé na vrehògne ca
farfarjédde. "fai il buon figlio altrimenti raje sèmbe fastírje a quiddu cristjàne. "è
faccio venire il farfarello".
una vergogna che dai sempre fastidio a fauciatóre s.m. "falciatore"; pl.
quella persona". fauciatúre: li fauciatúre se mettévene
fasulíne s.m. "fagiolino". vucine a lu munumènde, chi re vvuléve re
fatìa s.f. "lavoro". gghiéve a chiamá ddà. "i falciatori si
fatíje s.f. "fatica": jé n'óme re fatíje. "è mettevano vicino al monumento, chi li
un uomo di fatica". voleva li andava a chiamare là".
fatijá v.tr. "faticare, lavorare": jé ggià faucióne s.m. "falce da fieno".
tarde, mìttete sùbbete a fatijá, se no pe fàuze agg. "falso": quistu bbrellòcche
mmusére nun funisce la fatìa. " è già tardi, nunn'éja r'óre ma jé fàuze. "questo
mettiti subito a lavorare, altrimenti per ciondolo non è d'oro ma è falso".
stasera non finisci il lavoro"; -a mmaglie fave arrappáte s.f.pl. "fave secche
v.tr. "lavorare a maglia"; -la cauzétte v.tr. lessate".
"sferruzzare". favucce s.f. "fava nana".
fatjatóre s.m. "faticatore, lavoratore": lu favulúse agg. "favoloso".
chiàmene tutte a Ppèppe pecché jé nu favurí v.tr. "favorire": vuó favurí ca te
fatjatóre cu li fiócche. "lo chiamano tutti a faje nu bbucchjére re vine?. "vuoi favorire
Giuseppe perché è un lavoratore con i che ti fai un bicchiere di vino?".
fiocchi". fazzatóre s.f. "parte superiore della
fatte s.m. "fatto"; dim. fattarjédde; fatte madia per fare il pane".
lóre, a- loc.avv. "a modo loro"; fatte míje, fazzulètte, a lu- loc. avv. "gioco della
a- loc.avv. "a modo mio"; fatte suje,a- bandiera".
loc.avv. "a modo suo"; fatte tuje, a- fecatjélle s.m. "coratella": pe mmusére
loc.avv. "a modo tuo"; -fuóche p.p. e agg. apprepáre ruje o tré fecatjélle cu r'óve ca
"arroventato": quiddu fjérre ddà ndèrre jé menime a mmangiá ra vuje. "per stasera
fatte fuóche nu lu tuccá se no te sarde prepara duo o tre coratelle con le uova che
"quel ferro là a terra è arroventato non lo veniamo a mangiare da voi".
toccare altrimenti ti bruci"; -ngase agg. feccá v.tr. "conficcare": stu chiuóve nu
"casereccio": ssu ppane mangiatílle nże ficca nd'a lu mure, ce starrá secure na
spenżerate ca jé fatte ngase, andó vaje chi préte. "questo chiodo non si conficca nel
te lu vóle rá?. "codesto pane mangiatelo muro, ci sarà sicuro una pietra"; -rinde
spensierato che è casereccio, dove vai chi v.tr. "addentrare": Ndònje s'éja feccate
te lo vuole dare?"; -re salute agg. "fatto di rinde a la tèrre míje nu bbèllu póche; ché
buona misura". bbèlla faccia tòste ca téne!. "Antonio si è
fattèèbbuóne p.p. "confezionato"; f. addentrato nel mio terreno un bel po‟; che
fattèèbbóne: n'agghi avute tjémbe re ìre bella faccia tosta che tiene!".
nd'a la sarte e la vèste me l'agghi accattáte feccárse mmjézze v.rifl. "intrufolarsi":
fattèèbbóne. "non ho avuto tempo di nun nge pènże ròje vòte a feccárse
andare dalla sarta e il vestito l'ho comprato mmjézze a la cummersazzjóne. "non ci
confezionato". pensa due volte a intrufolarsi in mezzo alla
fattizze agg. "robusto": Angícche jé conversazione".
n'óme fattizze, Sandumartíne téne na fòrze féchete s.m. "fegato"; -re puórche s.m.
re bbóje. "Francesco è un uomo robusto, "fegatello": ajére la vucine re case m'à
San Martino tiene una forza di boia". ppurtate lu féchete re puórche e l'agghie
fàuce s.f. "falce". arrustúte nd'a la ratiglie sóp'a li caravúne.
fauciá v.tr. "falciare": specciàmece a "ieri la vicina di casa mi ha portato il
fauciá quèst'èrve ca mó véne a cchióve. fegatello e l'ho arrostito nella gratella sui
"spicciamoci a falciare quest'erba che ora carboni".
viene a piovere". fecile s.m. "fucile": Angícche vá fóre
fauciàte s.f. "falciata". sèmbe cu lu fecile a tracòlle. "Francesco
va in campagna sempre con il fucile a quidde. "Cristoforo è molto petulante, ora
tracolla". te lo finisci uno di quelli".
fecòzze s.f. "pugno dato di punta". felusufíje s.f. "filosofia".
fèdde s.f. "fetta"; dim. feddúzze; accr. femmenázze s.f. "ragazza tuttofare".
feddóne. fémmene s.f. "donna, femmina"; dim.
feddjá v.tr. "affettare". femmenèlle, femmenùcce; accr.
fefùse s.m. "fifone": jé fefùse, sacce re femmenóne; -felettate s.f. "filiera o trafila
chi à ppegliate. "è fifone, non so di chi ha (arnese del fabbro)"; -re case s.f.
preso". "casalinga": Dorúcce, jé fémmene re case e
feglióle s.f. "fanciulla, ragazza"; dim. la case la téne cúm'a nu spècchie, te la
fegliulèdde. vulésse fá veré. "Dora, è donna di casa e la
fegliuóle s.m. "figliolo". casa la tiene come a uno specchio, te la
Féhe s.f. "Feo (contrada sulla strada per vorrei far vedere".
Santa Maria del Bosco)"; -Felìtte s.f. "Feo fendarèlle s.f. "pistagnina": jé strutte la
Felitti (contrada sulla strada per Santa fendarèlle la saje métte quédda nóve?. "è
Maria del Bosco, al di sopra)". consumata la pistagnina la sai mettere
fehúre s.f. "immagine": nun me pòzze quella nuova?".
luvá ra nnande a l'uócchie la fehúre re fenemjénde s.m.pl. "occorrente per
pràteme. "non mi posso togliere dagli cucire un abito".
occhi la figura di mio padre". fenócchie salvagge s.m. "carota
felá v.tr. "filare". selvatica".
felabbustjére agg. "furbo". fènże s.f. "palizzata, staccionata,
felagne s.f. "fessura". steccato": zì Menù, avìssa veré ché fènże
felaránde s.f. "fila": sóp'a la funèste stá agghie fatte attuórne attuórne a la tèrre pe
na felaránde re furmiche, statte attjénde ca nun fá trasí re ggùlepe. "zia Filomena,
tràsene rinde. "sulla finestra sta una fila di dovresti vedere che palizzata ho fatto
formiche, stai attento che entrano dentro". intorno intorno al terreno per non far
felàre s.m. "guance di maiale essiccate". entrare le volpi".
felatjédde s.m. pl. "spaghetti (pasta féquele s.f. "fecola".
alimentare)". ferá v.tr. "fidare": nu nd'àja ferá re
felazze s.m. "filo ai fagiolini". nesciune. "non ti devi fidare di nessuno".
féle s.m. "frenulo": àuze, àuze la lénghe, fèrbe s.f. "stoffa di velluto pesante".
vire cúme se vére lu féle. "alza, alza la fére s.f. "fede".
lingua, vedi come si vede il frenulo". feréle agg. "fedele": Runate jé nu marite
feleppíne s.f. "vento gelido". feréle, mmjate a la mmugliére ca l'à aùte.
felerjéche s.m. "ginestrino". "Donato è un marito fedele, beata alla
felètte s.m. "morsa in bocca al cavallo"; - moglie che l'ha avuto".
re lu puórche s.m. "costate di maiale". fermá v.tr. "arrestare": stéve pe ce rice
felínje s.f. "fuliggine". na malaparóle ma se fermàje attjémbe
Felìtte s.f. "Felitti (contrada vicino Feo, attjémbe. "stava per dirci una parolaccia
sulla strada per santa Maria del Bosco)".
fellá v.tr. "affettare il salame". ma si arrestò in tempo"; -na nżénghe v.tr.
fellate s.f. "affettato": uéje zì, prepare la "soffermare": nun la facènne tutte na vòta
fellate re presutte ca a mèzzejuórne me la la nghianate, férmete na nżénghe nnande
vènghe a mmangiá. "ehi zia, prepara a la chianghe. "non la fare tutta una volta
l'affettato di prosciutto che a mezzogiorno la salita soffermati un po‟ davanti alla
me lo vengo a mangiare". macelleria".
felòseme agg. "petulante": Cristòfene jé ferrá v.tr. "congelare, ferrare,
bbuóne felòseme, mó te lu funisce une re ghiacciare": t'aspétte a li quatte candune,
vjéne sùbbete se no me faje ferrá pe lu
fridde. "ti aspetto ai quattro cantoni, vieni vedi che stai dicendo solo fesserie? Stai
subito se no mi fai congelare per il zitto".
freddo"; pe nu lu fá ferrá l'uóglie nd'a re fessiá v.tr. "darsi le arie".
rameggiáne, l’àja tené a na parte càure. fessille s.m. "fessacchiotto": se vóle
"per non farlo ghiacciare l'olio nelle rènne, ma jé nu fessille. "si vuole rendere,
damigiane, lo devi tenere ad una parte ma è un fessacchiotto".
calda"; p.p. ferrate: pe ssópe a re ścarpe festajuóle agg. "festaiolo": Ndònje jé
mìttete re ccàuze re lane pecché pe ndérre festajuóle, stésse sèmbe a bballá e suná.
jé ferrate e puó sciulá. "sopra alle scarpe "Antonio è festaiolo, starebbe sempre a
mettiti le calze di lana perché per terra è ballare e suonare".
ghiacciato e puoi scivolare". festeggiamènde s.m. "festeggiamento";
ferrare s.m. "fabbro". pl. festeggiamjénde.
ferraríje s.f. "bottega del fabbro". festjá v.tr. "festeggiare".
ferrazzóne s.m. "ghiacciolo": vire quiddu festine s.m. "convito": m'ànne mmetate a
ferrazzóne cúm’jé luónghe, arríve sóp’a la lu festine ca fanne peścràje a la case re
pòrte. "vedi quel ghiacciolo come è lungo, Seppúcce, sacce si ce vache. "mi hanno
arriva sulla porta; pl. ferrazzúne. invitato al convito che fanno dopodomani
ferrètte s.m. "forcina"; pl. ferrjétte: pe a casa di Giuseppina, non so se ci vado".
fermá lu tuppe ce vuónne parícchie fetécchie s.f.pl. "cose non riuscite".
ferrjétte. "per fermare la crocchia ci fetendaríje s.f. "fetidume": ché jé tutte
vogliono parecchie forcine". ssa fetendaríje ca tjéne nnande a la pòrte,
ferrettíne s.m. "molletta per capelli". piglie la ścópe e pulìzze. "che è tutto
ferrjàte s.f. "ringhiera": sònghe fatte codesto fetidume che tieni davanti alla
vecchiarèdde, agghia métte na ferrjàte a porta, prendi la scopa e pulisci".
qquédde cinghe ścale pe me puté appujá. fètendóne s.m. "sudicione".
"sono fatta vecchietta, devo mettere una fetí v.intr. "puzzare": aspjétteme cumbà
ringhiera a quelle cinque scale per potermi p’ascí, mó sònghe menute ra fóre e féte re
appoggiare". suróre, m'agghia ìre a lavá. "aspettami
ferruvíje s.f. "ferrovia": Lucì, puó sperí compare per uscire, ora sono venuto dalla
lu pacche pe ferruvíje. "Lucia puoi spedire campagna e puzzo di sudore, mi devo
il pacco per ferrovia". andare a lavare".
ferùcje s.f. "fiducia": p'avé ferùcje àja rá fetuse agg. "esigente": Ndònje face lu
ferùcje. "per avere fiducia devi dare capemáste, jé bbuóne fetuse e pe lu
fiducia". suppurtá sacce se me spjéghe!. "Antonio
fèrze s.f. "telo". fa il capomastro, è ben esigente e per
féscene s.f.pl. "arnesi di legno ricurvi ai sopportarlo non so se mi spiego!"; f.
lati del basto per trasportare le biche dalla fetòse.
campagna all'aia comunale "lu chiane". fèzze s.f. "feccia": nd'a la vótte re lu vine
fesenèdde s.f. "utello": nd'a la fesenèdde truvàje tanda fèzze e pe la lavá n'agghie
mìttece quédda nżénghe r'uóglie ca jé ché te rice. "nella botte del vino trovai
rumaste ra la fesine. "nell'utello mettici tanta feccia e per lavarla non ho che dirti";
quel po‟ di olio che è rimasto dalla giara". -re l'uóglie s.f. "morchia".
fesíne s.f. "giara": a ccase teníme angóre fféle s.m. "fiele": stu pupàjne jé amare
quatte fesíne andó mammaránne ce cchiù re lu fféle. "questo peperone è amaro
mettéve l'uóglie. "a casa teniamo ancora più del fiele".
quattro giare dove nonna ci metteva l'olio". fì s.m. e f. "effe": fìglime jé arruváte a
fessaríje s.f. "fesseria": nun vire ca staje llègge e a ścrive la fì. "mio figlio è
recènne sule fessaríje? Statte citte. "non arrivato a leggere e a scrivere la effe".
ffjéste s.f.pl. "feste".
ffine, ru- loc. avv. "intonachino". fine agg. "astuto"; fine, a la- loc.avv.
ffóre, ra fóre a- loc.avv. "da parte a "infine": aspettàje numunne vucíne a la
parte". pòrte, a la fine me venjérne a aprí.
ffriśche, a ffriśche a- loc.avv. "or ora, "aspettai molto vicino alla porta, infine mi
poco alla volta". vennero ad aprire"; -fine agg. "molto
ffurmèdde, a- loc.avv. "gioco con furbo"; fine re li cunde, a la- loc.avv.
bottoni di camicia". "concludendo".
fianghe s.m. "fianco": spisse me face fineremúnne s.m. "finimondo".
male lu fianghe ché ssarrá? Sacce. Nd'a lu fiòcche s.m. "bioccolo".
mjéreche nu nge vòglie ìre. "spesso mi fa fióre s.m. "friscello"; -a aste s.m.
male il fianco che sarà? Non so. Dal "ancusa"; -a cambanjédde s.m.
medico non ci voglio andare". "campanula, convolvolo": fióre a
fiaśche s.m. "bariletto 2-3 litri". cambanjédde ruje sòlete lu piattjédde.
"campanula due soldi il piattino"; -re la
fiaśchjédde s.m. "bariletto ½ litro". papagne s.m. "papavero"; -re San Luìgge
fiche s.f. "fico (albero e frutto)"; f.pl. s.m. "globularia".
fíquara.
ficherínnele s.f. sing. e pl. "ficodindia fíquara verdéśche s.f.pl. "fichi con polpa
(frutto, pianta)": feglió, re ficherínnele te rossa.
l'agghia pulezzá éo se no tu te punge. fìseme s.f. "fissazione, pensiero fisso": e
"ragazza, i fichidindia te li devo pulire io chi ce la léve ra ngape quédda fìseme. "e
altrimenti tu ti pungi". chi ce la toglie dalla testa quella
fiffe s.f. "fifa": téne na fiffe ca nu mbuó fissazione".
crére. "ha una fifa che non puoi credere". fitte agg. "fermo"; -fitte agg. "immobile":
figliá v.tr.intr. "partorire delle bestie". me vénne nu rulóre addréte a lu cuzzétte
figliàstre s.m. e f. "figliastro". ca rumanjétte fitte fitte, sènża ggerarme
figlie s.m. e f. "figlio"; fìglime s.f. e m. nné a mmanghe nné a ddritte. "mi venne
"mia figlia, mio figlio"; fìglite s.f. e m. un dolore dietro alla nuca che rimasi
"tua figlia, tuo figlio"; -re lu nepóte s m. e immobile, senza girarmi né a sinistra né a
f. "pronipote"; figlie, nu mbóte avé- destra".
loc.avv. "sterile": lu frate re nòreme nu fiume surde 1.agg. "insocievole"; 2.s.m.
mbóte avé figlie e s'ànne aruttáte nu e f. "persona che non vuole parlare pur
criature. "il fratello di mia nuora è sterile e sentendo e vedendo".
si sono adottati un bambino". fiùre s.m.pl. "fiori"; -re sjérpere, s.m.pl.
figlisdéje agg. e s.m.pl. "filistei". "pratoline, margheritine, piloselle".
fíje v.intr. "resistere". fiurendíne agg. "fiorentino": Angelúcce
file file prep. "rasente". ra quand'ave stá a Ffirenże jé arrevendáte
file sfelate s.m. "filaccia": prìme re te fá fiurendíne, uaje a chi lu tòcche!. "Angelo
ssa maglie abbagne lu file sfelate accussì da quanto tempo sta a Firenze è diventato
nun véne ricce. "prima di farti codesta fiorentino, guai a chi lo tocca!".
maglia bagna la filaccia, così non viene fiurètte s.m. "fioretto": figlia míje,
riccia". musére nunn'ascí fá nu fiurètte, stá cu
fílece s.m. "felce florida, polipodio"; - mamma tója. "figlia mia, stasera non uscire
màścule s.m. "felce maschio". fai un fioretto, stai con mamma tua".
finammó avv. "finora": finammó fiurí v.intr. "fiorire"; p.p. fiurùte.
n'agghie respuóste a la léttera tója pecché fiurìlle s.m.pl. "fiori di zucchina".
penżàve ca meníve a Ppanne nd'a sti fiùte s.f. "fuga di fidanzati".
juórne. "finora non ho risposto alla tua fjéne s.m. "fieno"; -pe re vvèstje s.m.
lettera perché pensavo che venissi a Panni "strame".
in questi giorni".
fjéramósce s.f. "festino mondano senza fràcete agg. "marcio": vá a abbré si ce
brio". stanne mile frácete, ca re gghjétte. "vai a
fjérre s.m. "ferro"; -felate s.m. "filo di vedere se ci stanno mele marce, che le
ferro"; -pe stuzzenjá s.m. "attizzatoio"; - butti".
vjécchie s.m.pl. "ferraglia". fracetúme s.m. "fradiciume": sta
fjéte s.m. "puzzo". menèste jé nu fracetúme, ra quanda juórne
flaccóne s.m. "flacone"; pl. flaccune; la tjéne qquá?. "questa verdura è un
dim. flaccungíne. fradiciume, da quanti giorni la tieni qua?".
flàute re canne s.m. "zufolo". fraffòglie s.m. "pasticcione nel parlare".
fòglie s.f.pl. "verdura"; -amméśche, fragasse s.m. "frettazzo": uaglió, píglime
s.f.pl. "verdura mista". ssu fragasse c'agghia allesciá la tòneche.
fónge 1.s.m. "fungo"; pl. fùnge; dim. "ragazzo, prendimi codesto frettazzo che
fungetjédde; 2.v.tr. "fregare"; p.p. devo lisciare l'intonaco".
fungiute. frággele agg. "fragile": ścrive sóp'a lu
fónghe s.m. "fondiglio". pacche frággele accussì se stanne attjénde.
fónne v.rifl. "infiltrare". "scrivi sul pacco fragile così si stanno
fòrbece s.f.pl. "cesoie (arnese del attenti".
fabbro)"; -pe putá s.f.pl. "cesoie". frahamáglie s.f. "fragaglia": quanne jéve
fórche s.f. "tridente": arresírje tutte stu ra zíjme me facéve fá cèrte mangiate re
ffjéne cu la fórche e míttele nd'a la bballe. frahamáglie!. "quando andavo da mia zia
"raccogli tutto questo fieno con il tridente mi faceva fare certe mangiate di
e mettilo nel telo per uso agricolo". fragaglia!".
fóre s.m. "campagna"; -ca cong. frahásse s.m. "fracasso".
"fuorchè"; -,ra- loc.avv. "all'esterno"; -a fráhule s.f.pl. "fragola": nu nge vache
ffóre, ra- loc.avv. "da parte a parte; -,re- tande apprjésse a re ffráhule. "non ci vado
loc.avv. "esteriore"; -tèrre agg. "fuori tanto appresso alle fragole".
paese". frajá v.intr. "abortire".
fòrge s.f. "forgia, narici dei buoi". franfellícchie s.m. "ragazzino"; f.
fórme s.f. "forma (arnese del calzolaio)"; franfellécchie.
-re fjérre s.f. "piede di ferro (arnese del frangése agg. "francese": accummjénżete
calzolaio)". a mbará ru ffrangése e te truóve bbuóne.
fòrte re la ścarpe s.m. "parte posteriore "incominciati ad imparare il francese e ti
della scarpa". trovi bene"; pl. frangíse.
fòtere s.f. "fodera": la fòtere re sta franghe agg. "gratuito": la case jé
ggiacchètte jé tutta strazzate, àja fá métte franghe, ru mmangiá jé franghe, ché vaje
la nóve. "la fodera di questa giacca è tutta ttruvanne cchiù?. "la casa è gratuita, il
strappata, devi far mettere la nuova". mangiare è gratuito, che vai trovando
frabbecá v.tr. "fabbricare": pe la funí re più?".
frabbecá ssa case ce ne vuónne anne e franghebbólle s.m. "francobollo": zì, ché
ssòlete!. "per finirla di fabbricare codesta franghebbólle ce vóle pe l'Amèreche?.
casa ce ne vogliono anni e soldi!". "zia, che francobollo ci vuole per
frabbecatóre s.m. "muratore". l'America?"; pl. franghebbúlle.
frábbeche s.f. "fabbrica". fràscene s.m. "frassino".
fracciòmme s.m. "mostro, strige"; pl. Fraścàle s.f. "Frascali (contrada per
fracciuómme. Crispignano o per il Bosco)".
fraccòmede s.m. "comodone, poltrone": fraśche s.f. "foglia"; dim. fraśchetèdde;
cúme sì ffraccòmede àuzete ra la sègge e -re lu fióre s.f. "petalo".
ajùte a mmàmmete a ffá li suvrízzje".
"come sei poltrona alzati dalla sedia e aiuta fraśchètte s.f. "donna leggera".
tua madre a fare i servizi". fraśchjàte loc.avv. "a fantasia".
frate s.m. "fratello"; fráteme: "mio freśchjá,v.tr. "prendere il fresco".
fratello"; frátete: "tuo fratello"; -,re- fresílle s.m. "fettuccina".
loc.avv. "fraterno": jé n'amóre re frate chi fressóre s.f. "padella"; dim. fressurèdde.
si lu vóle ścurdá. "è un amore fraterno chi fréve s.f. "febbre"; dim. frevódde; accr.
se lo vuole dimenticare". frevóne; pegg. frevacce.
fràtecucíne s.m. "cugino": tènghe tré frícule s.m. "bricia": feglió, mbàrete a
fratecucíne e na sórecucíne, ma nu stanne mmangiá nu frícule re case e na fèdde
qquá a Ppanne. "tengo tre cugini e una tande re pane. "ragazza, impara a
cugina, ma non stanno qua a Panni"; - mangiare una bricia di cacio e una grande
carnale s.m. "cugino di 1° grado"; fetta di pane"; dim. friculícchie.
fràtemecucíne: "mio cugino"; la mugliére fridde s.m. "freddo"; -sicche s.m.
re fratemecucíne Angícche nunn'éja re "freddo gelido".
Panne, jé frustére. "la moglie di mio fríje v.tr. "friggere": vatte a ffá fríje
cugino Francesco non è di Panni è ljévete ra nande a l'uócchie míje. "vai a
forestiera".; fràtetecucíne: "tuo cugino": farti friggere levati davanti agli occhi
frattande loc.avv. "nel frattempo": miei".
frattande ca tu vaje a la chiésje éo vache a friśche 1.s.m. "fischio"; 2.agg. "fresco";
truvá a zzíjme. "intanto che tu vai alla dim. friśchètte; dim. freścùlìdde; -friśche
chiesa io vado a trovare mia zia".
fráula salvagge s.f. "cinquefoglio". loc.avv. "da poco"; -a ffriśche, a- loc.avv.
fràule s.m. "flauto": sunave lu fràule "poco alla volta".
nd'a la bbande. "suonava il flauto nella friśchetjédde s.m.pl. "pasta fresca
banda"; -a mazzètte s.f. "frangola". grattata".
fraulóne s.m. "persona alta e sciocca". friśchjá v.intr. "fischiare": s'arreteráve a
frecá v.tr. "fregare"; p.p. frecate. la case sèmbe friśchjànne e accussì te
fréca re, na- loc.avv. "un sacco di". n'accurgive ca jéve idde. "si ritirava a casa
frecaríje s.f. "fesseria". sempre fischiando e così te ne accorgevi
frecatúre s.f. "fregatura": jé mèglie ca nu che era lui".
nde riche la frecatúre c'agghi avute, se no friścule s.m. "fiscolo".
te mitte re mmane nd'a li capidde. "è fritta s.f. "frittura".
meglio che non ti dico la fregatura che ho frólece s.m. "ramoscello ramificato"; pl.
avuto, altrimenti ti metti le mani nei frùlece.
capelli". frónde s.f. "fronte": pe ppurtá re pparte
frechíttele agg. "frugolino".
frécule s.f. "frammenti di pasta". re lu frate, s'abbuścàje nu pùjne nfrónde.
freddagliázze s.m. "brivido di freddo". "per portare le parti del fratello, si buscò
freddelúse agg. "freddoloso": li vjécchie un pugno in fronte".
e re ccriature sònghe freddelúse. "i vecchi frósce s.m. "cartoccio term.agr."; pl.
e i bambini sono freddolosi". frusce.
frègge s.m. "fregio"; pl. frise. frubbale s.m. "verbale".
frégne agg. "scimunito". frubbare s.m. "febbraio".
frennesíje s.f. "frenesia": jé pròpje frùle pacce s.m. "mulinello".
frennesíje ca téne pe quédda feglióle. "è frundjére s.f. "frontiera": numunne re
proprio una frenesia che tiene per quella cumbattemjénde ce stjérne a la frundjéra
ragazza". nòste. "molti combattimenti stettero alla
nostra frontiera".
freśchetúdene s.f. "frescura": ròppe na frusce s.m. "sciupio".
jurnate re càure la freśchetúdene re la frùśchele agg.m. e f. "furbo, persona con
sére te cunżóle. "dopo una giornata di brutto carattere, ragazza molto leggera".
caldo la frescura della sera ti consola".
frusciá v.intr.tr. "gloriare, sciupar fujne s.f. "faina": vaje sèmbe re córse
denaro, sperperare, stormire": nu nde cúm'a na fujne. "vai sempre di corsa come
frusciá ca sì ffiglie a chi sì ffiglie, sònghe a una faina".
l'azziùne ca vàlene. "non ti gloriare che sei fumá v.intr. "fumare".
figlio a chi sei figlio, sono le azioni che fumatélle s.f. "fumatina".
valgono"; p.p. frusciàte. fumére s.f. "molto fumo".
fruscióne s.m. "persona spendacciona, fumjére s.m. "fimo": vá pulízze la stadde
sciupone, sperperatore": Pèppe jé nu e lu fumjére míttele nd'a ddòje sacchètte e
fruscióne, stá sèmbe jttate nd'a nu café ca ppòrtele a gghittá fóre sótte a l'àrbele. "vai
spènne sòlete cu la pale. "Giuseppe è uno a pulire la stalla e il fimo mettilo in due
sciupone, sta sempre buttato nel bar che sacchi e portalo a buttare in campagna
spende soldi con la pala". sotto gli alberi".
frustallá v.tr. "scacciare il gatto". fundá v.tr. "fondare".
frustjére agg. e s.m. "forestiero"; f. fundamendále agg. "fondamentale": la
frustére. bbóna crjanże jé na rèula fundamendále
frutte, ca nu mbòrte- loc.avv. pe ttutte. "la buona creanza è una regola
"infruttifero": jé nnútele a ttené fondamentale per tutti".
quidd'àrbele ca nu mbòrte frutte, cumbá, Fundana Nòve s.f. "Fontana Nuova"; -
jéttele ndèrre. "è inutile a tenere Vècchie s.f. "Fontana Vecchia".
quell‟albero infruttifero, compare, buttalo fundane s.f. "fontana"; dim. fundaníne;
a terra". -Acqua Sàuse s.f. "Fontana Acqua Salsa";
frúttere s.f.pl. "frutta". -Remate s.f. "Fontana Armata, Fontana
fruttívele agg. "fruttifero". Armata (contrada sulla strada per Bovino,
fùa s.f. "slancio". prima della Malannata sulla destra)"; -
fucagne s.f. "focolare della cucina a Vècchie s.f. "Fontana Vecchia (contrada,
mattoni". uscendo dal paese verso sinistra, sulla
fucáteche s.f. "focatico": n'avíme maje strada che va a Lavella)"; -re Cape s.f.
pahate tanda fucáteche cúm'a quist'anne. "Fontana di Capo (contrada che porta il
"non abbiamo mai pagato tanto focatico nome della Fontana, sulla strada per la
come quest'anno". Madonna del Carmine verso
fuchiste s.m. "fochista": a San Custànże Crispignano)"; "Fontana di Capo"; -re
cúme córre nnande e addréte lu fuchiste pe Fajte s.f. "Fontana di Faeto"; -re
lu chiane p'appecciá la bbattaríje. "a San Liccetjédde s.f. "Fontana di Luccitiello"; -
Costanzo come corre avanti e indietro il re Sand'Ulíje s.f. "Fontana di Sant'Elia"; -
fochista per il piano per accendere la re Sandu Marche s.f. "Fontana di San
batteria". Marco"; -re Sande Necóle s.f. "Fontana di
fucse s.m. "fucsia (pianta)". San Nicola"; -re Sàrje s.f. "Fontana di
fucuríle s.m. "focolare". Sario"; -re la Peścàre s.f. "Fontana della
fucuse agg. "focoso": stu uaglióne nu lu Pescara"; -re li Puórce s.f. "Fontana dei
puó tuccá pe nnjénde tande ca jé fucuse. Porci"; -re li Salacúne s.f. "Fontana dei
"questo ragazzo non lo puoi toccare per Salaconi"; -re li Trimmelízze s.f. "Fontana
niente tanto che è focoso". dei Tremolizzi"; -re li Vadde s.f. "Fontana
fuggiane agg. "foggiano". dei Valli"; -re lu Lammícche s.f. "Fontana
fuha s.f. "fuga". del Lammicco"; -re lu Lisce s.f. "Fontana
fuhúre s.f. "figura". del Liscio"; -re lu Vòśche s.f. "Fontana del
fuje v.intr. "fuggire"; p.p. fìúte; Bosco".
fujresìnne: "fuggirsene"; -fuje s.m. "fuggi fundanjére s.m. "fontaniere": li
fuggi": rinde a qquiddu fuje fuje perdjétte fundanjére ca m'allecòrde jévene Rucchíne
lu pòrtazecchíne. "dentro a quel fuggi
fuggi persi il borsellino".
e Ndònje. "i fontanieri che mi ricordo furcédde assàje lònghe. "per appendere la
erano Rocco e Antonio". salsiccia all'asse ci vuole un forchetto
funde s.f. "fonte": si te vuó fá na véppete molto lungo".
r'acque fréśche l'àja ìre a ppegliá a la furcélle s.f.pl. "chele": nu mmettènne li
funde. "se ti vuoi fare una bevuta di acqua pjére nd'a lu canale pecché li range te
fresca la devi andare a prendere alla fonte". puónne muzzecá cu re furcélle. "non
fundicce s.f. "cerniera a incastro". mettere i piedi nel canale perché i granchi
funèste s.f. "finestra"; dim. funestrèdde; ti possono mordere con le chele".
accr.m. funustróne. furcenáte s.f. "forchettata": se funíje lu
funestrjédde s.m. "finestrino": tà, chiure piatte re maccarúne sule cu nu pare re
ssu funestrjédde se no me faje mení la furcenáte. "si finì il piatto di maccheroni
pendure. "papà, chiudi codesto finestrino solo con un paio di forchettate".
altrimenti mi fai venire la bronchite". furchètte s.f. "raglan".
funí v.tr. "finire, smettere, terminare": furcidde s.m. "forcella (2 rebbi)": mitte
Custànże mó ca funisce li stùrje, s'arretíre tré o quatte furcidde sótte a l'aste re mile
a Ppanne, chisà si póte avé nu ca jé menute càrreche. "metti tre o quattro
pustecjédde. "Costanzo ora che finisce gli forcelle sotto i rami di melo che è venuto
studi, si ritira a Panni, chissà se può avere carico".
un posticino"; p.p. funute. furcine s.f. "forchetta": te sì ścurdate re
funnamjénde s.m. "ano". me métte la furcine, cu cché agghia
funne s.m. "fondo del recipiente". mangiá cu re mmane?. "ti sei dimenticata
fùnneche s.m. "fondaco": nd'a quiddu di mettermi la forchetta, con che devo
fùnneche ché nun vulíve nu ndruváve. "in mangiare con le mani?".
quel fondaco che non volevi non trovavi". furcóne s.m. "forcone (4 rebbi)":
funnjélle s.m. "fondello": vire ca a abbecínete cu lu trajne a qquiddu
qquissu cauzóne ce vóle lu funnjélle. "vedi mundóne re stabbele ca l'avíma carrecá cu
che a codesto pantalone ci vuole il lu furcóne. "avvicinati col traino a quel
fondello". mucchio di letame che lo dobbiamo
funócchie s.m. "finocchio"; pl. caricare col forcone".
fenúcchie. furèste s.f. "foresta".
funucchjédde s.m. "finocchio selvatico, furèsteche agg. "foresto": jé state sèmbe
aneto, cumino dei prati". fóre e jé revendáte furèsteche. "è stato
funżjuná v.intr. "funzionare": sònghe sempre in campagna ed è diventato
foresto".
tròppe re ccóse ca nun funżjùnene, s'adda furfechjá v.tr. "iniziare a bollire".
avé pacjénże. "sono troppe le cose che non furfeciáte s.f. "forbiciata": ndramènde lu
funzionano, si deve avere pazienza". figlie rurméve la mamme cu nu pare re
fuóche s.m. "fuoco"; dim. fucarjélle; -a furfeciáte ce tagliàje li capídde luónghe.
bbattaglióne s.m. "fuoco in abbondanza". "mentre il figlio dormiva la mamma con
fuóglie s.m. "foglio"; dim. fugliètte. un paio di forbiciate gli tagliò i capelli
fuórfece s.f. "forbici". lunghi".
fuósse s.m. "fosso"; dim. fussetjédde; - furíse s.m. "abitanti in periferia".
p'abbagná la càucia s.m. "calcinaio". furjùse agg. "furioso": Ndònje jé
furastjére agg. e s.m. "forestiero": a la revendáte furjùse sule a ssènde quiddu
staggióne vjénene tanda e tanda furastjére. fatte. "Antonio è diventato furioso solo a
"all'estate vengono tanti e tanti forestieri"; sentire quel fatto"; f. furjóse.
f. furastére. Furlazze s.f. "Furlazze (contrada sulla
furbecètte s.f. "forbicina". strada per Bovino, al di sotto)".
furcédde s.f. "forchetto": p'appènne li furmá v.tr. "formare"; -na parìglie v.tr.
sausícchie a la pèrtecehe ce vóle na "apparigliare".
furmagge s.m. "formaggio"; -sguízzere
s.m. "Emmenthal": mó ca vaje a la putéha
accàtteme na quartecèdde re furmagge
sguízzere. "ora che vai alla bottega
comprami una porzione di 250 gr. di
Emmenthal".
furmale s.m. "vasca mulino ad acqua".
furmèdde s.f. "bottoncino": se n'attàcche
bbuóne re furmèdde a la cammíse vire ca
se pjérdene. "se non attacchi bene i
bottoncini alla camicia vedi che si
perdono".
furmiche s.f.pl. "formica".
furnacèlle s f. "fornellino quadrato a
carbone".
furnacètte s.f. "fornello a legna con
cerchi concentrici".
furnare s.m. "fornaio": lu furnare nd'a lu
furne stá bbuóne rinde vjérne e nno rinde
state. "il fornaio nel forno sta bene
d'inverno e non d'estate".
furne s.m. "forno".
furnídde s.m. "buca dove cade la cenere
del fornellino a carbone".
furtune s.f. "fortuna".
furzá v.tr. "forzare": nun l'àja furzá e
vvire ca véne sule sule. "non lo devi
forzare e vedi che viene solo solo".
furzive, re- loc.avv. "d'obbligo".
furzuse agg. "forzoso": jé furzuse,
mangiarrá bbuóne. "è forzoso, mangerà
bene".
fusídde s.m.pl. "fusilli (pasta
alimentare)".
fussetèlle s.f. "fossetta": vire quanne rire
ché bbèlle fussetèlle face. "vedi quando
ride che belle fossette fa".
fustággene s.f. "flanella": vá a la putéha,
accàtte la fustággene ca m'agghia cóse
ruje suttaníne. "vai alla bottega compra la
flanella che mi devo cucire due sottane".
futará v.tr. "foderare": nu nżaje futará
manghe na unnèdde e ché vvaje a ffá ra la
majéste?. "non sai foderare neanche una
gonna e che vai a fare dalla sarta?".
futògrefe s.m. "fotografo".
93

alére s.f. "prigione": se stamattina ci stava una brina che

G cundíneve cu qquéssa cape, se


nunn’éja óje jé craje, vaje a funí
ngalére. "se continui con
codesta testa, se non è oggi è domani vai a
finire in prigione".
somigliava alla neve".
ggeluse agg. "geloso": Marcúcce jé
tande ggeluse re la zìte, ca lu truóve a
ògne pizze. “Marco è tanto geloso della
sposa, che lo trovi a ogni angolo”.
galjòtte s.m. "galeotto". ggelusíje s.f. "gelosia".
galljá v.intr. "primeggiare": l’adda funí ggènde s.f. "gente": si vuó sènde a la
re galljá, nunn’éja manghe la lóte re re ggènde nu nde face maje iuórne e mmaje
ścarpe méje. "la deve finire di nòtte. "se vuoi sentire la gente non ti fa
primeggiare, non è neanche il fango delle mai giorno e mai notte".
mie scarpe". ggendile agg. "gentile": si faje lu
galuppá v.intr. "galoppare". cristjàne ggendile nu nge pjérde maje
gargiùbbele s.m. "gattabuia": jé funute njénde. "se fai la persona gentile non perdi
ngargiùbbele, la mugljére cúm’adda fá nu mai niente".
ru sacce. "è finito in gattabuia, la moglie ggendòrje s.f. "assembramento": famme
come deve fare non lo so". ìre a avvré ché jé tutte dda ggendòrje.
gastíghe s.m. "castigo": la maéste "fammi andare a vedere che è tutto
mettéve ngastíghe li śculare addréte a la quell‟assembramento".
lavagne cu lu ggranerínje sótte a re ggeneruse agg. "generoso": lu puó
ddenócchie. "la maestra metteva in castigo spugliá, tande ca jè ggeneruse. "lo puoi
gli scolari dietro la lavagna con il spogliare, tanto che è generoso".
granturco sotto le ginocchia". ggenetóre s.m. "genitore"; pl. ggeneture
ggabbine s.f. "cabina". avíma sèmbe amá e respettá li ggeneture.
ggaglie s.m. "incavo". “dobbiamo sempre amare e rispettare i
ggaluóppe s.m. "galoppo": si tuócche lu genitori”.
cavadde a ggaluóppe mandjénete bbuóne a ggènje s.m. "genio": l’agghi capite ca nu
la sèlle. "se tocchi il cavallo a galoppo nde vache a ggènje ma ché ce pòzze fá,
mantieniti bene alla sella”. accussì sònghe fatte. "l‟ho capito che non
ggaramédde s.f.pl. "polsi". ti vado a genio, ma che ci posso fare, sono
ggaròfene a mmazzètte s.m. "saponaria". fatto così".
ggastegá v.tr. "castigare": lu patre a ggenjùse agg. "geniale".
ggenuìne agg. "genuino": stu vine jé
Nżèlme l’à ggastegáte bbuóne, nu l’à ggenuìne e te ne puó véve nu bucchjére re
ffatte ascí a la sére pe ddòje settemane. "il cchiù. "questo vino è genuino e te ne puoi
padre ad Anselmo l‟ha castigato bene, non bere un bicchiere di più".
l‟ha fatto uscire la sera per due settimane".
ggàute agg. "alto". ggenżjùne avv. "girandoloni".
ggelatare s.m. "gelataio": quanne se ggerá v.tr. "girare".
pesave mmjézze a lu chiane, passave spisse ggeramjénde s.m. "giramento"; -re cape
lu ggelatare. "quando si trebbiava in s.m. "capogiro, vertigine": Melúcce cu la
mezzo al piano, passava spesso il pressjóne vasce suffréve re ggeramjénde re
gelataio”. cape. "Carmela con la pressione bassa
ggelate s.m. "gelato (dolce)". soffriva di capogiri".
ggéle s.m. "brina, gelata": pe ffóre Ggèse Criste s.m. "Gesù Cristo".
stammatíne ce stéve nu ggéle ca ggésse s.m. "gesso, steatite".
assumegliáve a na néve. "per la campagna ggèstre s.m. "gesto".
ggevendù s.f. "gioventù".
gghénghie v.tr. "empire": vá a la ggiravite s.m. "cacciavite": pe ccacciá
candine a gghénghie nu vucale re vine. tutte ste bbite pegliame lu ggiravíte. "per
"vai in cantina ad empire un boccale di cacciare tutte queste viti prendiamo il
vino". cacciavite".
gghí v.intr. "andare"; p.p. gghiùte. ggiravòte s.f. "giravolta": re strare nòste
gghisse s.m. "polvere di gesso". sònghe tutte na ggiravòte. "le strade nostre
gghittá v.tr. "gettare". sono tutte una giravolta".
gghiucá v.intr. "giocare": nu gghiucá ca ggiugne s.m. "giugno".
re ccóse sònghe triste. “non giocare che le ggiujèlle s.m. "gioiello".
cose sono tristi”. ggiuréje s.m. "giudeo".
gghiuccá v.intr. "fioccare". ggiurízzje s.m. "giudizio": nu nge stènne
gghiuórne, a- loc.avv. "a giorni". apprjésse jé n’óme sènża ggiurízzje. "non
gghjàseme s.m. e f. "persona che agisce ci stare appresso è un uomo senza
con molta lentezza". giudizio”.
gghjòrde s.f.pl. "giuntura ossa animali, ggiurnale s.m. "giornale".
sangue aggrumato nelle ginocchia degli ggiustrá v.intr.fig. "giostrare": t’àja
animali". ggiustrá cúme mèglie puó pe gghí nnande.
gghjùrecá v.tr. "giudicare". "ti devi giostrare come meglio puoi per
ggiacchètte s.f. "giacca"; dim. andare avanti".
ggiacchettèdde; accr. ggiacchettóne. ggiuverí s.m. "giovedì".
ggiahánde s.m. "gigante". ggliacche! inter. "puah": tu faje
ggialluógnele agg. "giallognolo"; f. ggliacche e ddamme ne nżénghe. "tu fai
ggiallògnele: sta cammíse jéve ggialle, ma puah e dammi un pò".
a lu sóle jé revendáte ggiallògnele. "questa ggljògliere s.f. "impasto di genere
camicia era gialla, ma al sole è diventata alimentare".
giallognola". ggljuómmere s.m. "batuffolo,
ggiandarme s.m. "gendarme".
Ggiardelúpe s.f. "Giardilupi (contrada gomitolino": pe funí ssa ścòlle re lane,
sulla strada per Bovino sotto la uéje mà, ce vólarrá n’atu ggljuómmere, no
Malannata)". re cchiù. "per finire questo scialletto a
ggiardenjére s.m. "grillotalpa". ruota di lana, ehi mamma, ci vorrà un altro
ggiargianése s.m. "parlata gomitolino, non di più".
incomprensibile". ggliuttí v.tr. "inghiottire".
ggiarne s.f. "brocca"; dim. ggiarnetèdde. gglòbbe s.m. "piccamarra".
ggiglie s.m. "acoro falso"; -salvagge s.m. ggnó…ggnó loc.avv. "che vuoi".
"centaurea minore". ggnòcche s.m. fig. "gnocco, gnocchi
ggiògrafíje s.f. "geografia": tènghe ra (pasta alimentare)".
mbará quatte pàggene re ggiògrafíje, nu ggnóre abbr. "signore"; -zíje: "signor
mbòzze ascí musére. "ho da imparare zio".
quattro pagine di geografia, non posso ggnornò s.m."signor no": uéje tatarà me
uscire stasera". vuó rá ruje sòlete? Respunníje ggnornò.
ggiòje s.f. "gioia". "ehi nonno mi vuoi dare due soldi? Ha
ggiòmetre s.m. "geometra": vá cu lu risposto signor no".
ggiòmetre fatte fá lu pròggètte e ppó ne ggnorsì s.m."signor sì".
parlame. "vai con il geometra fatti fare il ggnòstre s.m. "inchiostro": nu nż’aùse
progetto e poi ne parliamo". cchiù tande lu ggnòstre. "non si usa più
ggióvene agg. e s.m. "giovane"; dim. tanto l‟inchiostro".
ggiuvanuttjélle; accr. ggiuvanuttóne. ggnurá v.tr. "ingiuriare, rimproverare":
ggiratónde s.m. "girotondo". jé sèmbe prónde a ggnurá la ggènde, ma
se uardasse appríme idde. "è sempre
pronto a ingiuriare la gente, ma si ggrègne s.f. "bica (6-7 covoni)".
guardasse prima lui". ggrellande s.f. "ghirlanda": purtàje na
ggnuramjénde s.m. "ingiuria": ròppe ca gròsse ggrellande re fiùre a lu
si recjérne tande ggnuramjénde re verjétte cambesande. "portai una grande ghirlanda
sótt’abbracce a lu Castjédde. "dopo che si di fiori al cimitero".
dissero tante ingiurie li vidi sottobraccio al ggridde s.m. "grillo": vire dda nu
Castello". ggridde, mó te zómba nguódde. "vedi là un
ggnurànde agg. "ignorante": l’avíma grillo, ora ti salta addosso".
cumbiatí pecché jé nu pòvre ggnurande. ggrussézze s.f. "grossezza".
"lo dobbiamo compatire perché è un ggrussiste s.m. "grossista": pe sparagná
povero ignorante". àja ìre nd’a nu ggrussiste a spènne. “per
ggnurandetà s.f. "ignoranza". risparmiare devi andare a spendere da un
ggnurandóne agg. e s.m. "ignorantone". grossista”.
ggramégne s.f. "gramigna": dda tèrre jé ggurre s.f.pl. "canaletti portanti acqua al
chjéna re ggramégne, l’àja ará nd’a lu mulino".
mése r’aùste, pe la fá seccá. "quel terreno gguttapèrghe s.f. "guttaperca": píglime
è pieno di gramigna, lo devi arare nel mese ssa gguttapèrghe, stá appése addréte a la
di agosto per farla seccare". pòrte, ca vòglie travasá lu vine. "prendimi
ggranate s.m. e f. "melograno". codesta guttaperca, sta appesa dietro la
ggranavòttele s.f. "rana". porta, che voglio travasare il vino".
ggrane s.m. "grano". gladiòle salvagge s.m. "orchidea".
ggranerínje s.m. "granturco". glurjùse agg. "glorioso".
ggranfate s.f. "brancata, granfiata": zì gòrre s.f. "salcerella"; pl. ggurre.
Annù, ramme na ggranfate re fòglie, gradde s.m. "vinacciolo".
musére fazze ròje pezzòtte e ce l’ammiśche grale s.f. "vaglio per costruzioni".
rinde. "zia Anna, dammi una brancata di grálete s.f. "avena selvaggia".
verdura stasera faccio due quadrucci e ce granate s.m. "melagrana, melograno".
la mischio dentro"; fíglime à ppegliate na granfe s.f. "artiglio, branca": sònghe
ggranfate re sòlete spicce nd’a lu terètte e assàje pereculóse re ggranfe re lu
sì n’éja fjùte ra fóre. "mio figlio ha preso falgunètte. "sono molto pericolose gli
una granfiata di soldi spiccioli nel cassetto artigli del falcone".
e se n‟è scappato all‟esterno". granidde s.m. "granello": m’è gghiute nu
ggrànnele s.m.pl. "grandine". granidde re pére nd’a li rjénde e cúme me
ggrannenéte s.f. "grandinata": jé menute face male. "mi è andato un granello di pera
na ggrannenéte c’à restrutte lu munne. "è nei denti e come mi fa male".
venuta una grandinata che ha distrutto il grare s.m. "gradino": rinde state cúme
mondo". me piace re m’assettá sóp’a lu grare re la
ggrascióne agg. "largitore". pòrte a ru ffriśche. "d‟estate come mi
ggrasciuse agg. "abbondante": quissu piace sedermi sul gradino della porta al
còtte jé ggrasciuse, a chi ce l’àja fresco".
arrubbate, a ffràtete?. "codesto cappotto è grattá v.tr.intr. "grattugiare, razzolare":
abbondante, a chi ce l‟hai rubato a tuo sònghe ròje óre ca gratte furmagge uéje
fratello?"; f. ggrascióse. mà, mó funiśche ca me sònghe straccate.
ggrassce s.f. "abbondanza". "sono due ore che grattugio formaggio, ehi
ggrassume re la tèrre s.m. "humus del mamma, ora finisco che mi sono stancato".
terreno". gravande agg. "corpulento": a pprátete
ggraste s.f.pl. "pezzi di mattone, nu lu facènne nghianá alappjére a la
frammenti di vaso di terracotta". chiazze, jé assaje gravande e le véne lu
ggraziarDdíje s.f. "grazia di Dio". sopraffjàte. "a tuo padre non lo far salire a
ggrazzje s.f. "grazia".
piedi alla piazza, è molto corpulento e gli
viene il fiato grosso".
gròlje s.f. "gloria": pe chi face lu bbéne a
lu pròsseme ave gròlje. "per chi fa bene al
prossimo ha gloria".
gruósse 1.s.m. "adulto"; 2.agg "grande,
grosso": aramáje Peppúcce jé fatte
gruósse, me sémbre ajére ca stéve appíse a
re ggunnèdde tóje. "ormai Giuseppe è
diventato adulto, mi sembra ieri che stava
appresso alle tue gonne"; f. gròsse; dim.
grussecjédde, grussulìdde; f. grussecèdde,
grussulédde.
gruppe nganne s.m "difterite".
gubbia s.f. "sgorbia (arnese del
falegname)".
guverná v.tr.iter. "rigovernare": Nucè,
prime re te ìre a ccóleche àja guverná tutte
l’anemàlje nd’a la stadde. "Innocenzo,
prima di andarti a coricare devi
rigovernare tutti gli animali nella stalla".
97

alandaríje s.f. "galanteria": "per gustare questo vino rosso, te lo devi

H s’adda

deve
mustrá

mostrare
galanteria con le donne".
halande agg. "galante".
sèmbe
halandaríje cu re ffémmene. "si
sempre
bere a poco a poco".
huste s.m. "gusto": sacce cúme me
sènde, nu nge próve huste cchiù a nnjénde.
"non so come mi sento, non ci provo più
gusto a niente".
halandóme s.m. "galantuomo": hute s.m. "gomito": sònghe carute
Frangiśche jé nu halandóme r’ate tjémbe. luónghe luónghe ndèrre e m’agghi
"Francesco è un galantuomo di altri ścurciate lu hute. "sono caduto lungo
tempi". lungo per terra e mi sono scorticato il
halitte s.f. "garitta": figlie míje, quanne gomito".
vaje a ffá la sendenèlle nd’a la halitte,
mìttete ra sótte n'ata maglie. "figlio mio,
quando vai a fare la sentinella nella garitta,
mettiti sotto un'altra maglia di lana".
hallaríje s.f. "galleria": bbèlle e famóse
sònghe re hallaríje re Melane e Nnàpule.
"belle e famose sono le gallerie di Milano
e Napoli".
harbe s.m. "garbo": àja tené hàrbe pe ffá
cèrte cóse se no nu nde mettènne pe
nnjénde mmjézze. "devi tenere garbo per
fare certe cose altrimenti non ti mettere per
niente in mezzo".
hare s.f. "gara".
harze s.f. "garza": vire ché ràngeche
m’agghi fatte sóp’a la mane, mó la
resenfètte e ppó ce métte la hàrze. "vedi
che graffio mi sono fatta sulla mano, ora la
disinfetto e poi ci metto la garza".
hilá v.intr. "gelare": m’àje fatte hilá,
t’agghi aspettate ròje óre abbasce a la
tavèrne. "mi hai fatto gelare, ti ho aspettato
due ore giù alla taverna".
hilame s.f. "gelo".
hilatíme s.f. "gelata": stammatíne ce
stéve na hilatíme cúme s’avésse juccate pe
ffóre. "stamattina ci stava una gelata come
se avesse nevicato per la campagna".
hómme s.f. "gomma".
hurrazze s.f. "acquazzone, piovasco":
quanne me ne menéve ra fóre m’aghhi
abbuścáte na hurrazze e me sònghe nfusse
tutte quande. "quando me ne venivo dalla
campagna mi sono buscato un acquazzone
e mi sono bagnato tutto quanto".
hustá v.tr. "gustare": pe hustá stu vine
russe, te l’àja véve anżénghe anżénghe.
98

….arré! v.tr. "scacciare il cavallo". l‟aprivo mi venne un batticuore che non ti

I ardine s.f. "Giardino (contrada sulla


strada per Accadia, sulla destra,
vicino al Bosco)".
Iazzane s.f. "Iazzano (contrada sulla
strada per Bovino a destra e a sinistra)".
dico".
ità s.f. "età": ché ità tjéne cummà?
Cinguand’anne nu nżònghe assàje, àje
vòglie a cambá!. "che età tieni comare?
Cinquant‟anni non sono molti, hai voglia a
idde pron.pers. "egli, esso, lui": jé state vivere!".
idde a crjá stu mbruóglie. "è stato lui a
creare quest‟imbroglio".
inèstre s.f. "ginestra dei carbonai".
innáre s.m. "gennaio".
ìre v.intr. "andare"; p.p. jùte; já,
jàmmecínne: "su, andiamocene";
jàmmecínne: "andiamocene"; -addréte
v.intr. "indebolire"; -e mení v.intr. "andare
e venire"; p.p. jùte e menute; v.rifl.
ìresìnne: "andarsene"; -fóre tèrre v.intr.
"partire"; -ngire, v.intr. "vagare": jé jùte
sèmbe ngire pe stu munne ngèrche re
furtune. "ha sempre vagato per questo
mondo in cerca di fortuna"; -nnande v.intr.
"procedere": Giòvà, àja ìre nnande sènża
paure pecchè refjénne li diritte tuje.
"Giovanna, devi andare avanti senza paura
perché difendi i tuoi diritti"; -rétecule
v.intr. "indietreggiare"; -spjértete v.intr.
"andare in cerca": sònghe jute bbuóne
spjértete re Runate e ppó andó l'agghi
truvate? Abbasce a lu Cupóne. "sono
andato in cerca di Donato e poi dove l'ho
trovato? Laggiù al Cupone".
Irmeciale s.f. "Embricciala (contrada
sulla strada per Fontana Vecchia)".
iróne s.m. "regalo".
ìrsene a mmale. v.rifl. "putrefarsi"; p.p.
jute a mmale; -lundane v.rifl.
"allontanarsi".
isàme s.m. "esame": lu figlie re Rusíne
ajére à ffatte l’isàme, jé state prumòsse e
mmó adda fá r’ate ścule. "il figlio di Rosa
ieri ha fatto l‟esame, è stato promosso e
ora deve frequentare le scuole superiori".
isce v.tr. "fermare il cavallo".
ispèrse agg. "espresso": ajére ca
m’arruvàje l’ispèrse, ndramènde l’apréve
me vénne nu vattecóre ca nu nde riche.
"ieri che mi arrivò l‟espresso, mentre
99

à! escl. "su"!. figlio, non lo conosco più"; -nżiste

J àccule s.m. "fune per basto".


anare s.f. "strega"; pl. gghianare.
anghe agg. "bianco"; -cúm’a la cére
agg. "pallido": tjéne la facce janghe cúm’a
la cére, cum’è Fó nu nde sjénde?. "tieni la
loc.avv. "persona che vuole sempre
vincere"; -tand’óre quande pése loc.avv.
"persona che vale".
jéffele s.f. "inizio di gomitolo".
jènghe s.f. "giovenca".
faccia pallida, com‟è Alfonso non ti jénnere s.m. "genero"; jénnereme: "mio
senti?"; -re l’uóve s.m. "albume": pe ffá la genero; jénnerete: tuo genero".
créme ce vuónne li russe r’uóve, li janghe jérmete s.m. "covone".
r’uóve míttele ra parte ca l’agghiùnge a jéte s.f. "bietola"; pl. gghjéte: me piàcene
l’ate óve pe la frettate. "per fare la crema assàje pezzòtte e gghjéte. "mi piacciono
ci vogliono i tuorli, gli albumi mettili da molto quadrucci e bietole".
parte che li aggiungi alle altre uova per la jónde s.f. "fionda, giunta": quanne
frittata". jéveme uagliune n’avime fatte n’accíse re
janghjá v.tr. "imbiancare": anne sì anne pecciune a lu Castjédde cu la jónde.
no facíme janghjá la case ra rinde e ra "quando eravamo ragazzi ne abbiamo fatto
fóre. "un anno si e un anno no facciamo un‟uccisione di colombi al Castello con la
imbiancare la casa dentro e fuori". fionda"; pl. gghjónde.
janghiatóre s.m. "imbianchino". jónge s.m. "giunco"; pl. jùnge: me
janguójne agg. "biancastro"; f. jangòjne facjétte fá ra lu parzunale li cestjédde cu li
quédda vèste jé jangòjne, l’àje fatte jùnge. "mi feci fare dal mezzadro i cestini
ścambjá a lu sóle. "quel vestito è con i giunchi".
biancastro, l‟hai fatto stingere al sole". jóre re cungime s.m. "pugno di
jastemá v.tr. "bestemmiare": nun face concime".
ché jastemá pe tutte la iurnate e ca ce ru jóśche s.f. "pula": quanne si trébbje ru
ddice, nu ngumbíne njénde. "non fa che ggrane cacce assàje jóśche. "quando si
bestemmiare per tutta la giornata e che trebbia, il grano caccia molta pula";
glielo dici, non combini niente".
jastéme s.f. "bestemmia"; pl. gghiastéme. jóśche, na- loc.avv. "un po‟ di".
jate s.m. "alito, fiato"; -ca puzze s.m. jòtte s.f. "acqua in cui ha bollito pasta o
verdura".
"alitosi": ścuóstete ra mé ca tjéne lu jate jrmetá v.tr. "legare covoni di spighe".
ca puzze, se sènde ra nu miglie. "scostati jrmetànde s.m. "persona che lega covoni
da me che tieni l'alitosi, si sente da un di spighe".
miglio". jttá v.tr.lett. "gettare, prostrare"; -ndèrre
jàure s.m. "tepore, vapore": cumbà, jésce v.tr. "demolire": s’ànne jttá ndèrre angóre
sóp’a lu bbalecóne, nu nżjénde lu jàure re numunne re càsere vècchie. "si devono
la primmavére?. "compare, esci sul demolire ancora molte case vecchie". sse
balcone, non senti il tepore della nutízzje l’ànne pròpje jttáte ndèrre a
primavera?"; mà, nun vire ché jaure ca ce Rumíniche, ce vóle tjémbe pe se repegliá.
stá qquá, quanne la apre la funèste? "codeste notizie l‟hanno proprio prostrato
Aspjétte ca se ngummerísce tutte cóse?. a Domenico, ci vuole tempo per
"mamma, non vedi che vapore che ci sta riprendersi”; -sòlete cu la pale v.tr.
qui, quando apri la finestra? Aspetti che si "scialacquare": jé ggènde ca jètta sòlete cu
inumidiscono tutte le cose?". la pale. "è gente che scialacqua".
jazze s.m. "stabbiolo". jttárse ndèrre v.rifl. "sminuirsi": nu nde
jé fésse! inter. "accipicchia": jé fésse jttá ndèrre tande tande ca ce stanne l’ate
cúm’jé cresciute fìglite, nu lu canóśche cchiù ppègge re tè. "non ti sminuire tanto
cchiù. "accipicchia come è cresciuto tuo tanto, che ci stanno gli altri peggio di te".
jttatúre 1.s.f. "iattura"; 2.s.m. "pertugio nòtte. "a volte fa il turno diurno e a volte lo
sul pavimento dietro la porta d‟ingresso fa notturno".
che funge da gabinetto": avítete ra quédda jure s.m.pl. "fiori del vino".
fémmene angóre te méne na jttatúre. "evita jurecá v.tr. "giudicare": nu gghiurecá
quella donna ancora ti lancia una iattura". l’ate cristjàne si nun vuó èsse jurecáte.
jucá v.intr. "giocare". "non giudicare le altre persone se non vuoi
jucatóre s.m. "giocatore": jé nu jucatóre essere giudicato".
ngaddute pèrde spisse ma nu la funísce re jurnate s.f. "giornata": ce vulíje tutte na
jucá. "è un giocatore incallito, perde jurnate pe ffá quédda fatìja. "ci volle tutta
spesso ma non la finisce di giocare". una giornata per fare quel lavoro"; pl.
juccá v.intr. "fioccare, nevicare": ajére à gghiurnate.
juccate tutte la jurnate mó pe si squagliá jusce s.m. "alito di vento, soffio": cu nu
àje vòglie a aspettá. "ieri è nevicato tutta jusce féce caré tutte lu castjédde re carte
la giornata ora per sciogliersi hai voglia ad c’avéve fatte cu tanda pacjénże. "con un
aspettare". soffio fece cadere tutto il castello di carte
juccanízze s.m. "nevischio": cammíne che aveva fatto con tanta pazienza".
curre a ccàsete ca stá arruvanne lu jusciá v. intr. "soffiare": jósce, jósce
juccanízze. "cammina corri a casa tua che sóp’a ru ffuóche, ca a ffòrze re jusciá
sta arrivando il nevischio". s’adda appecciá. "soffia, soffia sul fuoco
jucculjá v.intr. "nevicare in modo lieve". che a forza di soffiare si deve accendere".
jumare s.f. "fiumana": na jumare jusciatúre s.m. "soffione di canna".
r’acque ìnghjéve tutte la strare. "una juse s.m. "sottano"; dim. jusídde.
fiumana d‟acqua riempiva tutta la strada". jùsse s.m. "diritto": jé nu jùsse ca tènghe
jummèdde s.f. "giumella": cummà, ra mmane a tataránne e peqquésse
ramme na jummèdde re cìcere ca re nunn’àje ché ffá. "è un diritto che tengo
vvòglie métte a spunże, craje re fazze cu dai tempi di nonno e per questo non hai
ddòje lahanèdde. "comare, dammi una che fare".
giumella di ceci che li voglio mettere in juste agg. "giusto": l’óme juste jé amate
ammollo, domani li faccio con le ra tutte. "l‟uomo giusto è amato da tutti”; -
tagliatelle". juste: "appena in tempo".
jummènde s.f. "giumenta": tenéveme na jute s.f. "andata": tande fóje la jute
jummènde janghe cu la córe mózze. quande la menute. "tanto fu l‟andata
"tenevamo una giumenta bianca con la quanto la venuta".
coda mozzata". juvá v.intr. "giovare": a nnesciune jé
jungéte s.m. "giuncheto". juvate lu cunżiglie tuje. "a nessuno è
jungetúre s.f. "giuntura". giovato il tuo consiglio".
juóche s.m. "gioco". jùve s.m. "giogo".
juórne s.m. "giorno"; -accussì agg.
"giorno feriale": sti lavure nun l’àja fá
nd’a li juórne accussì. "questi lavori non li
devi fare nei giorni feriali"; -ca nu nże
mange carne s.m. "giorno di magro"; -
juórne s.m. "giorno per giorno"; -re fèste
s.m. "giorno festivo": angóre nu nd’àja
mbará ca lu juórne re fèste jé na iurnate re
repuóse; "ancora non hai imparato che il
giorno festivo è una giornata di riposo";
juórne, re- loc.avv. "diurno": a bbòte face
lu turne re juórne e a bbòte lu face re
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a Sèrre s.f. "La Serra (contrada lambasciùne. "ragazza, fai una frittura di

L sulla strada per Bovino., a


sinistra)".
abburjùse agg. "laborioso".
labbratòrje s.m. "laboratorio": nd’a
quiddu labbratòrje ce fatjàvene na vendíne
uova e cipollacci".
lambe 1.s.m. "fulmine": Marònne ché
llambe agghi viste, chiure li ścure a la
funèste, sebbréjte. "Madonna che fulmine
ho visto, chiudi le imposte alla finestra,
re uperàje. "in quel laboratorio ci sbrigati"; 2.s.f. "lampada": agghi fatte
lavoravano una ventina di operai". métte na lambe vucíne a la tómbe re
laccettíne s.m. "catenina". pàtreme. "ho fatto mettere una lampada
ladrucínje s.m. "latrocinio". vicino alla tomba di mio padre".
laghe s.m. "alone (luna)": musére la luna lambine s.m. "lumino".
téne attuórne attuórne lu laghe vóle lambjóne s.m. "lampione"; pl. lambjùne:
segnefecá c’adda mení a cchióve. "stasera na vòte ce stévene li lambjùne a ppetròlje.
la luna tiene intorno intorno l‟alone vuole "una volta ci stavano i lampioni a
significare che deve venire a piovere". petrolio".
làgreme s.f. "lacrima": figlie míje, nun lame s.f. "frana": la lame rinde Iazzane
vòglie rengraziamènde ma avíta sapé ca fóje assaje spavendóse. "la frana in
tutte quésse ca teníte m’éja custáte suróre Iazzano fu molto spaventosa"; -re Ciòce
e llàgreme. "figli miei, non voglio s.f. "Lama Di Cioce (contrada sulla strada
ringraziamenti ma dovete sapere che tutto per Accadia vicino contrada del Bosco)"; -
ciò che tenete mi è costato sudore e re San Custànże s.f. "Lama di San
lacrime". Costanzo (contrada sulla strada per
lahanèdde s.f.pl. "tagliatelle (pasta Accadia, contrada Bosco)".
alimentare)": musére, mammaránne à lamendá v.tr. "lamentare".
mmisse mmjézze a la bbuffètte na spasètte lamendúse agg. "lamentoso": sì ppròpje
chjéna re lahanèdde e ffasule. "stasera, nu lamendúse njénde te vá bbuóne. "sei
nonna ha messo in mezzo al tavolo piccolo proprio un lamentoso niente ti va bene".
e leggero un piatto grande pieno di lamjénde s.m. "lamento": ròppe la
tagliatelle e fagioli". carute tanda rulóre e tanda lamjénde.
Lahe s.m. "lago, Lago (contrada sulla "dopo la caduta tanti dolori e tanti
strada per Bovino, al di sopra di Fontana lamenti".
Armata)"; -Vaddóne s.m. "Lago Vallone lammeccá v.tr. "lambiccare": a na trave
(contrada sulla strada per Bovino vicino al appenníme lu cappucce re téla re sacche
Lago)": Tòtònne ròppe tutte quédda fatíje
s’avía abbendá pecché stéve rinde a nu chine re muste, ścóle a stizze a stizze nd’a
lahe re suróre. "Antonio dopo tutta quella la rameggiàne, accussì avíme lu vine
fatica si dovette riposare perché stava in un lammeccáte. "a una trave appendiamo il
lago di sudore". cappuccio di tela di sacco pieno di mosto,
lahenatúre s.m. "matterello". scola a goccia a goccia nella damigiana,
làhene s.f.pl. tagliatelle (pasta così abbiamo il vino lambiccato".
alimentare)". Làmmeje s.f. "Lammia (contrada oltre i
làja s.f. "beffa": nun facènne la làja a Tremolizzi)".
ttutte quande pecché còccherúne te póte Lammícche s.m. "alambicco, Lammicco
ròmbe lu musse. "non beffeggiare tutti (contrada sulla strada Panni-Scalo, al di
quanti perché qualcuno ti può rompere il sotto)".
muso". làmmje s.f. "soffitto, volta (term.arch.)";
lambande agg. "lampante". -a crucére s.f. "soffitto a botte".
lambarúle s.m.dim. "lumicino". lanacce s.f. "laniccio".
lambascióne s.m. "cipollaccio"; pl. landèrne s.f. "lanterna": appríme, re
lambasciùne: fegliò, fá na fritta r’óve e sére, si jéva ggeranne cu la landèrne
mmane. "prima, di sera, si andava girando lavare con i panni sporchi e li andavano a
con la lanterna in mano". lavare a Sant‟Elia".
lanettíne s.f. "lanetta": m’agghi fatte na Lavèdde s.f. "Lavella (contrada al di
vèste re lanettíne pe sparagná, ma sotto della Fontana Vecchia)"; -sóp’a lu
nummale pe nnjénde. "mi sono fatta un Pónde s.f. "Lavella sopra il, Ponte
vestito di lanetta per risparmiare, ma non è (contrada sulla strada Panni-Scalo)".
buono per niente". laví loc.avv. "eccola ".
lappazzíje, a- loc.avv. "per scherzo". lazze s.m. "laccio".
làppese s.m. "matita". lazzerjá v.tr. "conciare male, lacerare":
làrehe agg. "largo". feglió, te sì accórte ca la unnèdde jé tutte
larghe s.m. "spiazzo". lazzerjàte? Andó si gghiùte a funí nd’a li
lasàgne ricce s.f. "ricciarelle (pasta ruve?. "ragazza, ti sei accorta che la gonna
alimentare)". è tutta lacerata? Dove sei andata a finire
laśche agg. "rado". nei rovi?".
lassá v.tr. "lasciare": àja lassá pèrde leàndre s.m. "oleandro".
ògne ccóse e te n’àja ìre mbenżjóne se vuó lebberá v.tr. "liberare": t’àja lebberá na
stá bbuóne quiss’ate quatte juórne. "devi vòta pe ssèmbe ra quiddu ścucciatóre. "ti
lasciar perdere ogni cosa e te ne devi devi liberare una volta per sempre da
andare in pensione se vuoi star bene quello scocciatore".
codesti altri quattro giorni". lebbràcchie s.m. "leprotto".
lasse e ppiglie loc.avv. "lavoro lebbraríje s.f. "libreria".
intermittente". lèbbre s.m. "lepre": vire vì cúme fuje ddu
làssene s.m. "erisimo". lèbbre capammónde, ah s’avéssa avute na
làsteche agg. "elastico". ścuppètte!. "vedi vedi come fugge quella
lattare s.m. "lattaio": zì Angelécchie jéve lepre su in alto, ah se avessi avuto uno
na bbóna lattare, ògne mmatine ce la schioppo!"; pl. ljébbre.
veréveme r’arruvá cu ru llatte appéna lebbrètte 1.s.f. "libretto della pensione":
munde. "zia Angela era una buona lattaia, nu mbòzze truvá la lebbrètte, mó agghia
ogni mattina ce la vedevamo di arrivare ścavá nd’a tuttte li terètte. "non posso
con il latte appena munto". trovare il libretto della pensione, ora devo
lattóse agg. "lattifero". scavare in tutti i cassetti"; 2.s.m. "libretto".
lattuchèlle s.f. "lattuga velenosa". leccardízzje s.f. "leccornia".
latuórne s.m. "lagna, piagnisteo": Ndò, Leccetjélle s.m. "Luccitiello (contrada
la vuó funí cu quissu latuórne o t’agghia sulla strada per Bovino vicino a
ścaffá ruje ścaffùne?. "Antonio, la vuoi Giardilupi)".
finire con codesto piagnisteo o ti devo dare lecenżjá v.tr. "licenziare": avía lecenżjá
due schiaffoni?". l’uperáje pecché nu ndenéve cchiù sòlete
laurjá v.tr. "laureare": Mechelíne s’éja pe ppahá. "dovette licenziare gli operai
laurjàte cu vvóte bbuóne, chi manghe te perché non teneva più soldi per pagare".
crire!. "Michele si è laureato con buoni lecenżjàrse v.rifl. "accomiatarsi": la sére
voti, chi neanche credi!".
làurje s.f. "laurea". nnande, li parjénde se lecenżjàrene ra
lavá v.tr. "lavare". Marcúcce ca partéve pe l’Amèreca Bbóna.
lavandíne s.m. "acquaio". "la sera avanti, i parenti si accomiatarono
lavannáre s.f. "lavandaia": appríme re da Marco che partiva per gli Stati Uniti".
lavannáre facévene re mappate e re lecuórde s.m. "ricordo": nu nde lu pòzze
gghjévene a lavá a Sand’Ulíje. "prima le rá quistu llòrge ca lu tènghe pe lecuórde
lavandaie facevano gli involti di panni da re tataránne. "non te lo posso dare questo
orologio che lo tengo per ricordo di
nonno".
lègge v.tr. "leggere": chi sape lègge, lenghetjédde s.m. "piccola striscia di
lègge a la reritte e a la stòrte. "chi sa terra".
leggere sa leggere a diritto e a rovescio"; lénghe s.f. "lingua"; dim. lenguzze; -re
p.p. leggiute; -n’ata vòte v.tr.iter. cane s.f. "cinoglossa, scolopendrio".
"rileggere". lengute agg. "linguacciuto".
leggènde s.f. "leggenda": numunne re lenjamènde s.m. "lineamento".
cristjàne canùscene la leggènde re lu lenjètte s.f. "trattino".
Castjédde re Panne e re l’allòrge re lénnele s.m. "lendine"; pl. lìnnele: nu
Mundahúte. "molte persone conoscono la nd’azzeccá a quédde ca téne li lìnnele
leggenda del Castello di Panni e ngape. "non ti avvicinare a quella che tiene
dell‟orologio di Montaguto". i lendini in testa".
leggestrá v.tr. "registrare": àja leggestrá lenżjá v.tr. "fare a strisce".
la spése sóp’a nu quatèrne juórne pe lenżule s.m. "lenzuolo"; f.pl. lenżóle;
gghiuórne. "devi registrare la spesa su un
quaderno giorno per giorno". dim. lenżulícchie.
leggistre s.m. "registro". leppuse agg. "melmoso, patinoso"; f.
leggìtteme s.f. "legittima": nu l’à mmaje leppóse: agghie tenute la fréve e sta lénghe
curate a li ggenetúre e mmó ca sònghe jé bbóne leppóse. "ho tenuto la febbre e
muórte à avute sule la leggìtteme. "non li questa lingua è molto patinosa".
ha mai curati i genitori e ora che sono lequetá v.tr. "liquidare".
morti ha avuto solo la legittima". lessíje s.f. "liscivia": míttele nd’a la
leghime s.m. "legame per grano". lessíje quisse panne ca stanne paricchie
légne s.m. "nave". macchie. "mettili nella liscivia codesta
lehánde agg. "elegante". biancheria che stanno parecchie macchie".
lehatúre s.f. "vinciglio". lessjèlle s.f. "varechina": ssa macchie re
léhe s.f. "lega". suche sóp’a lu musale l’àja luvá cu la
lèhuóre s.m. "liquore": me piace re cchiù lessjèlle. "codesta macchia di sugo sulla
lu lehuóre fatte ngase ca quidde c’accatte tovaglia la devi togliere con la varechina".
a la putéha. "mi piace di più il liquore fatto letratte s.m. "fotografia, ritratto": uéje tà,
in casa che quello che compri alla pe te fá la carte re ndennetà àja purtà a lu
bottega". Cummune tré letratte. "ehi papà, per farti
lemená v.tr. "eliminare". la carta d‟identità devi portare al Comune
lemendáre agg. "elementare": stá angóre tre fotografie"; pare ca nu lu vuó canósce
a Fferéle, jé lu letratte re lu tataránne.
a re ścóle lemendáre. "sta ancora alle "puoi non conoscerlo a Fedele, è il ritratto
scuole elementari". del nonno".
lemetá v.tr. "limitare": t’àja lemetá nd’a lètteche agg. "elettrico".
re spése se no nu mbutime ìre nnande. "ti lettecíste s.m. "elettricista": ssa
devi limitare nelle spese altrimenti non ccurrènda lètteche face appícce e sstute,
possiamo andare avanti". vá ra lu lettecíste e addummánne pecché.
lémmete s.m. "limite": mó c’arríve sótte "codesta corrente elettrica fa accendi e
a lu lémmete nu sgruttá cu la zappe, ca la spegni, vai dall‟elettricista e chiedi
tèrra míje si ne véne nd’a la tója. "ora che perché".
arrivi sotto al limite non sgrottare con la lettére s.f. "lettiera, letto del guardiano di
zappa, che il mio terreno se ne viene nel animali (fatto da lui stesso con quattro
tuo". pezzi di tronco d‟albero ed il piano di rami
lemòsene s.f. "elemosina": jé tande con sopra sacchi di paglia), strame".
puvurjédde ca se cambe cu re llemòsene. letterízzje s.f. "itterizia": puvurèdde, téne
"è tanto poveretto che si campa con le la letterízzje e mmó s’adda fá ruje iuórne
elemosine".
lendézze s.f. "lentezza".
nd’a lu ljétte. "poveretta, tiene l‟itterizia e ljònne s.m. "neon": nu leggènne tròppe a
ora deve farsi due giorni nel letto". la luce re lu ljònne ca te fanne male
lèuna s.f. "legna"; pl. lèune; -fèrme s.f. l’uócchie. "non leggere troppo alla luce del
"legna spaccata"; -suttile s.f. "stipa": neon che ti fanno male gli occhi".
p’appecciá ru ffuóche nd’a lu fucuríle lippe s.m. "melma, patina": quédda tórre
appuóje sóp’a lu ciòcchere re lèuna suttile jé chjéna chjéna re lippe. "quella vasca in
e cchiù sópe re llèuna tunnizze. "per cemento per irrigazione è piena piena di
accendere il fuoco nel focolare appoggia melma".
sul ciocco la stipa e al di sopra la legna lisce agg. "liscio": jé jùte tutte lisce,
grossa"; -tunnizze s.f. "legna grossa". n’avíme truvate manghe nu nduppe. "è
levjélle s.m. "livella a bolla d‟aria andato tutto liscio, non abbiamo trovato
(arnese del muratore)". neanche un intoppo".
lezzióne s.f. "lezione": Nnucènże nu liscièbbússe s.m. "solenne rimprovero".
nżapíje la lezzióne e lu maéste lu mettíje lìttere s.f.pl. "lettere": lu pustjére tenéve
ngenòcchie. "Innocenzo non seppe la numunne re lìttere mmane, se vére ca
lezione e il maestro lo mise in ginocchio"; vjénene re ffjèste re Natale. "il portalettere
pl. lezziùne. teneva molte lettere in mano, si vede che
lìbbere agg. "libero": quédda feglióle vengono le feste di Natale".
téne n’aggíre tròppe libbere. "quella liunarúle s.m. "taglialegna".
ragazza tiene un comportamento troppo liunésse s.f. "leonessa".
libero". llòrge s.m. "orologio": tataránne tenéve
libbre s.m. "libro"; dim. lebbrecjédde. nu bbèllu llòrge nd’a lu taśchìne re la
ljégge agg. "leggero"; f. lègge: ssa ggiacchètte. "nonno teneva un
cupèrte jé tròppa lègge, mitte pure la bell‟orologio nel taschino della giacca".
mmuttìte. "codesta coperta è troppo llude v. tr. "illudere".
leggera, metti anche la trapunta". llumená v.tr. "illuminare":
ljénde agg. "sentore di umido". n’allumenánne tutte la case, stute sse
ljétte s.m. "letto"; dim. lettecjédde. lambadíne ca jé angóre juórne. "non
lime s.f. "lima (arnese del falegname)"; - illuminare tutta la casa, spegni codeste
piatte, tondine, mezzatónde s.f.pl. "lime lampadine che è ancora giorno".
(arnesi del fabbro)". llumenazzjóne s.f. "illuminazione": a
linguètte s.f. "cursore": nu ścórre la San Custànże auànne ànne misse ma
linguètte nd’a la chiusura lambe vuó veré bbèlle llumenazzjóne. "a San Costanzo
ca jé ngappáte la fòtere re la unnèdde?. quest‟anno hanno messo una bella
"non scorre il cursore nella cerniera lampo illuminazione".
vuoi vedere che è capitata la fodera della llurgiare s.m. "orologiaio".
gonna?". lluse agg. "illuso": Ndònje jé nu pòvre
línja s.f. "linea"; dim. lenjètte. lluse, se crére ca lu munne vá cúm’jéve na
linjamènde s.m. "lineamento": téne vòte!. "Antonio è un povero illuso, si crede
bbèlle linjamènde n’asseméglie pe nnjénde che il mondo va come andava una volta!".
a la mamme e lu patre. "tiene bei lòcche lòcche loc.avv. "lèmme lèmme".
lineamenti non assomiglia per niente alla lòffere s.m. e f. "persona che non vuole
mamma e al padre". fare niente".
linże s.m. "striscia, strisce di stoffa". lòggeche agg. "logico": ché te vaje
ljóne s.m. "leone": tenéve na fòrze re lamendánne, jé lòggeche ca l’avíva salutá
ljóne, mó andó jé jùte a ffuní?. "teneva una tu, idde jé cchiù ggruósse re te. "che ti vai
forza da leone, ora dove è andata a lamentando, è logico che lo dovevi salutare
finire?"; pl. ljùne. tu, lui è più grande di te".
lòndre s.m. "stesso posto dove orinano
asini, cavalli ecc.".
lópaje s.m. "giogaia". luffjàne agg. "ruffiano": nu nde ferá re
lòpeche s.f. "fame insaziabile, arnese di quidde ca jé nu luffjàne, te ru ddiche pe
ferro con ganci per recuperare il secchio bbéne tuje. "non ti fidare di quello che è un
nel pozzo". ruffiano, te lo dico per il tuo bene".
lórde s.m. "peso lordo". luglie s.m. "luglio".
lóre pron.pers. "esse, essi, loro": lu luhuá v.tr. "togliere".
tjénene care care a lu figlie lóre. "lo luhuánde s.m. "levante".
tengono caro caro al loro figlio". lume s.m. "lume"; -a cambane s.m.
lóte s.f. "fango": si ne vénne ra fóre cu li "lume a petrolio appeso"; -a ttubbe s.m.
cauzune spuórche re lóte, n’avíve andó "lume a petrolio sul tavolo".
métte re mmane. "se ne venne dalla lumine s.m. "fiammifero".
campagna coi pantaloni sporchi di fango, luna chjéne s.f. "plenilunio": quanne ce
non avevi dove mettere le mani". stá la luna chjéne re mundagne attuórne
lòtene s.f. "battibecco": bbèlle fé, ché attuórne si virene bbóne. "quando ci sta il
ssònghe tutte quésse llòtene, plenilunio le montagne torno torno si
sparagnàtavílle pe n’ata vòte. "belle vedono bene".
donne, che sono tutti codesti battibecchi lunáteche agg. e s.m. "lunatico": a
risparmiateveli per un‟altra volta". qquiddu cristjàne nu nge puó ìre
lucale s.m. "locale": li lucale re la ścóle apprjésse, jé lunáteche. "a quella persona
sònghe numunne e criature sònghe póche. non ci puoi andare appresso, è lunatica".
"i locali della scuola sono molti e i lundanànże s.f. "lontananza": cúm’jé
bambini sono pochi". bbrutte la lundanànże nu nże póte pe
lucére s.f. "sostegno fissato al muro per nnjénde suppurtá. "com‟è brutta la
luce ad olio o candela". lontananza non si può per niente
lucése s.m. "chiarore": a la massaríje sopportare”.
dabbasce se vére lu lucése, adda stá lundane agg. "lontano".
còccherúne re li figli re Custànże. "alla lunnerì s.m "lunedì".
masseria laggiù si vede il chiarore, deve luóche s.m. "luogo"; pl. luóchere.
stare qualcuno dei figli di Costanzo". luónghe agg. "lungo"; f. lònghe.
lùcete agg. "lucido". lupacchjédde s.m. "lupacchiotto".
lucia s.f. "luce"; -a uóglie s.f. "lucerna": lupe re nòtte s.m. "persona che si ritira
tenéve na lucia a uóglie píccquele e n’ata tardi dal lavoro".
cchiù àute. "teneva una lucerna piccola e lupenáre s.m. "lupinaio, venditore di
un‟altra più alta"; -rébbele s.f. "barlume": lupini": lu lupenáre ca passave pe re
lu tezzóne me réve na lucia rébbele. "il strare re lu pajése facéve a ccange, na
tizzo mi dava un barlume". mesure re lupine cu na mesure re
lucigne s.m. "lucignolo": vire ca a ggranerínje. "il lupinaio che passava per le
qquéssa lucia a uóglie àja métte lu lucigne strade del paese faceva a cambio, una
nuóve se no nun veríme pe nnjénde. "vedi misura di lupini con una misura di
che a codesta lucerna devi mettere il granturco".
lucignolo nuovo altrimenti non vediamo lupenèlla suttile s.f. "fumaria".
per niente". lurddízzje s.f. "lordura": téne na case
lucumetíve s.f. "locomotiva": appríme chjéne re lurddízzje, nunn’àje ra ndó
quanne passávene re lucumetíve te n’avíva accumenżá. "tiene una casa piena di
fuje pe lu fume ca cacciávene. "prima lordura, non hai da dove cominciare".
quando passavano le locomotive te ne lurde agg. "lordo".
dovevi fuggire per il fumo che lusse, re- loc.avv. "elegante".
cacciavano". luttá v.intr. "lottare": pe te fá na
ludá v.tr. "lodare". pusezzjóne nd’a la vite àja sèmbe luttá.
"per farti una posizione nella vita devi pparóle me face abbuttá la trippe. "ora
sempre lottare". fammene andare di qua altrimenti a quello
luvá v.tr. "levare"; -la cruste v.tr. lo sopprimo, con quelle parole mi fa
"sgrumare"; -la fréve v.tr. "sfebbrare": gonfiare la pancia"; -re ffòrze v.tr.
sònghe ruje juórne ca a Ndenjúcce s'éja "snervare"; -re ppréte v.tr. "spietrare"; -re
luvate la fréve, crajmatíne adda ìre a la spine v.tr. "spinare": mà, ljéve bbuóne re
ścóle. "sono due giorni che Antonietta si è spine a lu pésce se no me faje affucá.
sfebbrata, domattina deve andare a "mamma, spina bene il pesce altrimenti mi
scuola"; -la jóśche v.tr. "spulare"; -la fai affogare"; -ru ggrasse v.tr. "sgrassare":
macchie v.tr. "smacchiare"; -la pólve v.tr. uéje mà, lu prusutte nun me lu mange si nu
"spolverare": figlia míje ròppe c’àje nge ljéve appríme ru ggrasse. "ehi
mamma, il prosciutto non lo mangio se
ścupate pe ndèrre, e sèmbe cu la funèste prima non lo sgrassi"; -ru llatte v.tr.
apèrte, ljéve la pólve sóp’a tutte li cuócce. "svezzare": mó c’àje luvàte ru llatte a lu
"figlia mia, dopo che hai spazzato per
terra, e sempre con la finestra aperta, criature, puó stá cchiù spenżeráte. "ora
che hai svezzato il bambino, puoi stare più
spolvera su tutti i cocci"; -la ścòrce v.tr. spensierata"; -r’òssere v.tr. "disossare".
"sbucciare, smallare": me ścunfìre a luvá luvarse la vite v.rifl. "suicidarsi": stéve
la ścòrce a re mméle, falle tu feglió, te sule e abbandunáte e pe la resperazzjóne
uaragne l’àneme. "mi rincresce a sbucciare s'éja luvate la vite. "stava solo e
le mele, fallo tu ragazza, ti guadagni abbandonato e per la disperazione si è
l‟anima"; pe luvá la ścòrce a re nnuce mó suicidato”.
te faje tutte re mmane nèure. "per smallare luví loc.avv. "eccolo".
le noci ti fai tutte le mani nere"; -la séte
v.tr. "dissetare": quéss’arangiàte nu mm’à
pe nnjénde luvate la séte. "codesta
aranciata non mi ha per niente dissetato"; -
la tàvele v.tr. "sparecchiare": Paścalí,
sebbréjte a lluvá la tàvele c’ascíme a
ffarce na passiate a lu Castjédde.
"Pasqualina, sbrigati a sparecchiare che
usciamo a farci una passeggiata al
Castello"; -la vézze v.tr. "svecciare": agghi
sfrattate lu cascióne re grane pe ce luvá la
vézze prime re lu vénne. "ho svuotato il
silo di legno di grano per svecciarlo prima
di venderlo"; -li nùzzele v.tr.
"snocciolare"; -lu panne v.tr. "scremare":
mà, àja luvá lu panne ra sóp’a ru llatte, se
no nu me lu bbéve. "mamma, devi
scremare il latte, altrimenti non me lo
bevo"; -l’ùppele v.tr.rifl. "stappare":
cúm’agghi luvate l’ùppele m’agghi
accapuzzáte a la bbuttiglie e me sònghe
fatte nuóve nuóve. "come ho stappato ho
avvicinato la bocca alla bottiglia e mi sono
fatto nuovo nuovo"; -ra nanże v.tr.
"sopprimere": mó fàmmene ìre ra qquá se
no a qquidde lu léve ra nanże, cu qquédde
107

a cammíne! loc.avv. "va jé figlie ze Runà?. "che bella madamigella

M via!".
accáneche s.m. "meccanico"
qquá ce vóle lu maccáneche,
nunn'éja cósa tója, nu mettènne mane. "qui
ci vuole il meccanico, non è cosa tua, non
che sta passando, a chi è figlia zio
Donato?".
madduóppele re néva s.m. "palla di
neve"; s.f.pl. maddòppele re néva.
maéste s.f. "maestra".
mettere mano". maffjá v.rifl. "atteggiarsi".
maccarèdde s.f. "dolce di San Vito a maffiuse s.m. e agg. "mafioso": jé nu
spirale". maffiuse nu lu puó rice manghe fatte cchiù
maccaróne s.m. "maccherone, pasta"; pl. a ddà. "è un mafioso non gli puoi dire
maccarúne. neanche fatti più in là".
maccarunáre s.m. "persona che mangia magge s.m. "maggio".
molta pasta". maggiuranże s.f. "maggioranza".
maccarúne a mmane calate e mangiate maggiurènne agg. "maggiorenne": ché
s.m.pl. "pasta fatta in casa"; -accattáte la vuó stá sèmbe apprjésse, aramàje jé
s.m.pl. "paste alimentari"; -alluónghe maggiurènne. "che le vuoi stare sempre
s.m.pl. "tagliatelle più larghe (paste dietro, ormai è maggiorenne".
alimentare)"; -cu lu suche s.m.pl. maglia sfelate s.f. "smagliatura".
"pastasciutta". magliecèdde s.f. "magliettina".
maccatúre s.m. "fazzoletto"; dim. maglióne s.m. "magliolo"; pl. magliúne.
maccaturjédde; -pe ngape s.m. "foulard": mahagná v.tr. "magagnare".
agghi rialate a mmàmme nu maccatúre pe mahazzéne s.m. "magazzino".
ngape tutte fraśchjàte. "ho regalato a màhe s.f. "maga".
mamma un foulard tutto a fantasia". majése agg. "maggese".
Macchiuni s.f. "Macchioni (contrada al majéste 1.s.m. "maestro"; m'allecòrde
di sotto di Sant'Elia, a sinistra su una sèmbe re lu majéste míje re la ścóle
strada mulattiera)". lemendare. "mi ricordo sempre del mio
macenjédde s.m. "macinino". maestro delle scuole elementari". 2.s.f.
macerdòme s.m. "maggiordomo". "sarta".
màchene s.f. "macchina, automobile"; mala ndunate s.f. "cattiva intenzione"; -
dim. machenètte. nnumenáte s.f. "cattiva nomea.".
machenètte s.f. "accendino": ramme la malacriànże s.f. "malacreanza".
machenètte ca m'agghia allumá la malacristjàne s.f. "persona cattiva".
segarètte. "dammi l'accendino che mi devo malafémmene s.f. "donnaccia".
accendere la sigaretta"; -pe carusá s.f. malahúrje s.m. "malaugurio": Pèppe
"tosatrice". face sèmbe l'aucjédde re malahúrje.
machenjá v.tr. "macchinare": lu vire "Giuseppe fa sempre l'uccello di
cúme face? Chisà ché machenéje. "lo vedi malaugurio".
come fa? Chissà che macchina". malalénghe s.f. "malalingua": tutte la
macheníste s.m. "macchinista": cànuscene a qquédda malalénghe, avítale
Andòniucce face lu macheníste re lu tréne si puó. "tutti la conoscono a quella
e se tróve cundènde. "Antonio fa il malalingua, evitala se puoi".
macchinista del treno e si trova contento". malamenducchíle s.m. "pezzettino di
machenóne s.m. "automobile di lusso". qualcosa, pizzico": àja métte n'atu
macóme avv. "eccome": l'agghi viste, malamenducchíle re sale, no re cchiù e lu
macóme l'agghi viste, jé turnate l'atu suche póte ìre. "devi mettere un altro
juórne. "l'ho visto, eccome l'ho visto, è pizzico di sale non di più e il sugo può
tornato l'altro giorno". andare".
madamusèlle s.f. "madamigella": ché
bbèlla madamusèlle ca stá passanne, a chi
Malandríne s.m. "Malandrino (contrada malenguníje s.f. "malinconia": quanda
sulla strada per Santa Maria del Bosco)". malenguníje sènde quanne pènże ca
Malannáte s.f. "annata cattiva, pàtreme e mmàmmeme nu nge stanne
Malannata (contrada sulla strada per cchiù. "quanta malinconia sento quando
Bovino, al di sopra)"; auànne sarrá na penso a mio padre e a mia madre che non
malannate pe tutte li raccòvete, cu ssu ci sono più".
ggéle ca c'éja state!. "quest'anno sarà malepahatóre s.m. "cattivo pagatore".
un'annata cattiva per tutto il raccolto, con malepatúte agg. "malandato": jé
codesto gelo che c'è stato!". malepatúte, ché vvuó fá, stá sule sule e se
malaparáte s.f. "situazione sfavorevole". lasse ìre ògne gghiuórne re cchiù. "è
malaparóle s.f.pl. "parolaccia": te malandato che vuoi fare, sta solo solo e si
vulésse fá sènde ddu uagliungjédde lascia andare ogni giorno di più".
quanda malaparóle rice! "ti vorrei far malepenżánde agg. "malpensante": cu
sentire quel ragazzino quante parolacce na sére ca m'àje viste r'ascí cu Mariúcce
dice!"; pl. maleparóle.
malapárte s.f. "rimprovero". ggià pjénże ca jé la zita míje, sì nu
malaràzze s.f. "razza malvagia". malepenżánde. "con una sera che mi hai
malarucazzjóne s.f. "maleducazione": jé visto uscire con Maria già pensi che è la
malarucazzjóne si nu nżalute chi jé cchiù mia fidanzata, sei un malpensante".
vjécchie re tè. "è maleducazione se non malerezzjóne s.f. "maledizione".
saluti chi è più vecchio di te". maleríce v.tr. "maledire": malerecéve lu
malatjédde agg. e s m. "malatino". juórne ca l'avéve ngundrate. "maledicevo
malatíje s.f. "malattia": téne la malatíje il giorno che l'avevo incontrato"; p.p.
malerítte.
re córe e nu mbóte nghianá re ścale. "tiene malèrve s.f. "malerba, persona poco di
la malattia di cuore e non può salire le buono".
scale". maletenúte agg. "maltenuto".
malatízze agg. "malaticcio". maletjémbe s.m. "maltempo".
malazzjóne s.f. "cattiva azione". malevestúte agg. "malvestito" stá
male re cape s.m. "cefalea, emicrania": malevestúte, se vére ca jé n'óme patùte.
stàteve citte ca tènghe nu male re cape e "sta malvestito, si vede che è un uomo
nu mbòzze sènde rumure. "statevi zitti che patito".
tengo un'emicrania e non posso sentire maluócchie s.m. "malocchio".
rumori"; -sanghe s.m. "sangue cattivo"; - malve s.f." malva".
nganne s.m. "mal di gola". malvagge agg. "malvagio".
malecapetá v.intr. "capitare male". malvóne s.m. "altea".
malecaváte agg. "malnato". mambasse s.f. "mansalva": à ffatte
malecóre s.m. "cattiveria": nu ru fface pe mambasse re tutte quédde c'à truvate pe
malecóre ma pecché jé restratte. "non lo fa nnande. "ha fatto mansalva di tutto quello
per cattiveria ma perché è distratto". che ha trovato davanti".
malecrjáte agg. "malcreato": nu nge puó mammà s.f. "mamma".
rice na paróle ca jé bbóne malecrjáte. mammalúcche agg. "scemo": Fò, sì
"non ci puoi dire una parola che è molto ppròpje nu mammalúcche. Ru vvuó capí ca
malcreato". quésse ccóse se fanne cúme s'ànna fá o nu
malecristjàne s.m. "persona cattiva".
malefàtte agg. "malfatto": jé na fatía nże fanne pe nnjénde?. "Alfonso sei
malefàtte, craje te tòcche re la fá ra cape. proprio uno scemo. Lo vuoi capire che
"è un lavoro malfatto, domani ti tocca di codeste cose si fanno come si devono fare
farlo daccapo". o non si fanno per niente?".
malemúnne s.m. "mondo cattivo". mammanònne s.f. "nonna";
mammetanònne: "tua nonna".
mammaránne s.f. "nonna"; dim. uéje mà, mandjéne stu criature ca
mammélle; -míje: "mia nonna"; frattande lave li piatte e arrecètte na
mammetaránne: "tua nonna". nżénghe la case. "ehi mamma, reggi
mammarínnele agg. "mammaiolo": àje questo bambino che intanto lavo i piatti e
vòglie aspettá ca Cungètte véne cu tté! rassetto un po‟ la casa".
Quédda jé bbóna mammarínnele. "hai mandenúte s.m. "amante": Ndònje facíje
voglia ad aspettare che Concetta viene con ruvutá la chiazze quanne sapíje ca la sòre
te! Quella è molto mammaiola". tenéve lu mandenúte. "Antonio fece
mammatúre s.f. "letame marcito per il rivoltare la piazza quando seppe che la
vivaio". sorella teneva l'amante".
màmme s.f. "madre, mamma": figlia mandre s.f. "ovile": l'àjne re teníme nd'a
míje, l'uócchie re Ddíje e lu córe re la la mandre, aspettáme n'ata nżénghe pe re
màmme nu nd'abbandónene maje. "figlia vénne. "gli agnelli li teniamo nell'ovile,
mia, l'occhio di Dio e il cuore della aspettiamo un altro po‟ per venderli".
mamma non ti abbandonano mai"; Mandróne s.m. "Sierro Mandrone
màmmeme: "mia madre"; màmmete: "tua (contrada oltre l'Ariella sulla cresta della
madre". Montagna, scendendo giù)".
mammòrje s.f. "memoria": si la mbaràje mandulíne s.m. "mandolino".
sùbbete a mammòrje la pujsíje. "se la mane mane loc.avv. "a mano a mano, in
imparò subito a memoria la poesia". fretta"; -reritte s.f. "destra"; -stòrte s.f.
mamuócce s.m. "bamboccio": ché jé ddu "sinistra".
mamuócce c’àje misse ddà, ljévele re màneche s.f. "manico"; màneche,
prèsscie ca me face mbressjóne. "che è
quel bamboccio che hai messo là, toglilo di sènża- loc.avv. "sbracciato": Cungètte
fretta che mi fa impressione". stammatine s'éja misse l'àbbete sènża
mana s.f. "mano"; dim. manuzzèlle; - màneche si vére ca jé arruváte la
reritte s.f. "mano destra"; -stòrte s.f. staggióne. "Concetta stamattina si è messa
"mano sinistra". l'abito sbracciato si vede che è arrivata
mande s.f. "coperta di lana rozza"; dim. l'estate".
mandarèdde. manefrécce, a- loc.avv. "fionda".
mandecètte s.m. "fisarmonica, soffietto"; maneglióne s.m. "chiavaccio": me
appríme sendéveme spisse re sserenáte cu sbattíje nfacce la pòrte e la chiuríje cu
catarre e mandecètte. "prima sentivamo ttande re maneglióne. "mi sbattette in
spesso le serenate con chitarra e faccia la porta e la chiuse con tanto di
fisarmonica". chiavaccio"; paletto.
mandégne s.f. "barile (40-50 l.)". manére, re n'ata- loc.avv. "diverso".
mandèlle s.m. "mantella, mantello": li mangá v.intr. "mancare": "nu nde
tataranne nuóste ausavene li mandèlle a lu facènne mangá njénde, mó piglie la
pòste re li cappuótte. "i nostri nonni penżjóne, mange, bbive e ruórme. "non ti
usavano i mantelli al posto dei cappotti". far mancare niente, ora prendi la pensione,
mandellíne pe li capidde s.f. mangia bevi e dormi".
"pettinatoio". mangamjénde s.m. "mancamento":
mandené v.tr.intr. "durare, mantenere, agghi avute nu mangamjénde r'àrje, n'atu
reggere, sorreggere": nu nże putíje ppóche azzuppáve ndérre. "ho avuto un
mandené cchiù e ścuppàje a cchiange. mancamento d'aria, un altro poco
"non si potette mantenere più e scoppiò a stramazzavo".
piangere"; quanne se spusàje zíjme Aducce manganjédde s.m. "correggiato": vire ca
éo cu sòremacucíne mandenéveme lu véle lu manganjédde stá appujàte addréte a la
janghe. "quando si sposò mia zia Ada, io méte re grane. "vedi che il correggiato sta
con mia cugina reggevamo il velo bianco"; appoggiato dietro il pagliaio".
mangànże s.f. "luna calante". manulèste s.m. "borsaiolo".
mangenòtte s.m. "mancino". manuvrá v.tr. "manovrare": statte
manghe 1.avv. "neanche": quanne mm'à attjénde, nu nde fá manuvrá ra quédda
viste stammatíne nun mm'à dditte manghe fémmene. "stai attento, non ti far
bbòngiòrne, sacce ché vá truvànne ra mé. manovrare da quella donna".
"quando mi ha visto stamattina non mi ha manże agg. "mansueto": quidd’àjne
detto neanche buongiorno, non so che va tenéve l’uócchie manże e ce facéve péne re
trovando da me"; 2.s.f. "sinistra": uardave l’accíre. "quell‟agnello teneva l‟occhio
a mmanghe e a ddritte. "guardava a mansueto e ci faceva pena ammazzarlo".
sinistra e a destra"; -pe la cape avv. mappate s.f. "involto di panni da lavare".
"neanche per idea". mappatèlle s.f. "piccolo involto di panni
mangiá v.tr.rifl. "mangiare"; mangiá, da lavare".
ru- s.m. "cibo": me sònghe abbenghjáte e mappíne s.f. "canovaccio, strofinaccio,
mmó tènghe ru mmangiá sóp'a lu sberla": pe li suvrízzje nd’a la cucíne ce
stòmmeche. "mi sono abbuffato e ora tengo vuónne assàje mappíne. "per i servizi nella
il cibo sullo stomaco"; -a ścruócchie cucina ci vogliono molti strofinacci"; statte
v.tr.rifl. "mangiare a sbafo". citte, nu rrespunnènne ammalamènde, se
mangiaeddòrme s.m. "neonato no te rache na mappíne ca t’appízzeche
tranquillo". nnande a lu mure. "stai zitto, non
mangiamánge s.m. "mangione". rispondere malamente, altrimenti ti do una
mangiapáne a traremjénde s.m. sberla che ti appiccico al muro".
"parassita": allundànele ra càsete, ca maràme s.f. "madama": quanne passe
t'arruvíne, jé sule nu mangiapáne a asseméglie a na maràme, uaje a chi la
traremjénde. "allontanalo da casa tua che ti tòcche. “quando passa assomiglia a una
rovina, è solo un parassita". madama, guai a chi la tocca”.
mangiatóre s.f. "mangiatoia": Marcù vá maramé agg. "povero me".
a mmétte l'atu ffjéne nd'a la mangiatóre. maràngule s.m. "pollice e indice
"Marco vai a mettere l'altro fieno nella distesi".
mangiatoia". marascióne s.m. "borsa del pastore"; pl.
mangiatòrje s.m. "cibaria in grande marasciúne.
quantità". maratté agg. "povero te".
mangíne s.f. "mancino" maraviglie s.f. "meraviglia": jé na
manjá v.tr. "maneggiare". gròssa maravìglia ca s’éja auzàte prjéste,
manjàte s.f. "masnada": site na manjàte óje véne a cchióve!. "è una grossa
re cretine, ve facite feccá nd’a lu sacche meraviglia che si è alzato presto, oggi
sènża rice njénde. "siete una masnada di viene a piovere".
cretini, vi fate ficcare nel sacco senza dire marcandònje s.m. "persona alta e
niente"; -re ścaffe s.f. "quantità robusta".
considerevole di schiaffi". marcangégne s.m. "congegno,
manná v.tr. "inviare, mandare"; l’agghi marchingegno".
mannate a qquiddu pajése m’avéve pròpje Marchètte s.f. "Marchette (contrada sulla
strada per Accadia vicino contrada del
ścucciate. "l‟ho mandato a quel paese mi Bosco)".
aveva proprio scocciato"; -ndréte v.tr. marchie s.m. "romano (peso)".
"respingere". marenáre s.m. "trave legata con due
mannagge escl. "malannaggio". corde dietro al cavallo per trascinare la
manuhuále s.m. "manovale": pe rrefá paglia lontana dalla trebbiatrice".
tutte lu titte ce vuljérne tré manuhuále margaríta ggialle s.f. "santolina".
cchiù lu maste. "per rifare tutto il tetto ci margaríte s.f. "arnica, margherita".
vollero tre manovali più il mastro".
marite s.m. "marito"; maríteme: "mio sparávene recine re maśche. "quando era
marito"; marítete: "tuo marito". festa si sparavano decine di mortaretti".
mariulícje s.m. "latrocinio, ruberia". mascíne s.f. "grammofono".
marjuóle s.m. "ladro"; dim. màścule s.m. "maschio"; dim.
mariungjédde.
màrmere s.m. "marmo". maśculìdde; -felettáte s.m. "madrevite
(arnese del fabbro)".
marmíttele s.f. "paiolo": nu nż’aùsene
cchiù né ppulènde e né mmarmíttele pe la maśculóne s.m. "maschiaccio": feglió, sì
còce. "non si usano più né polenta né pròpje nu maśculóne mméce re jucá cu re
paiolo per cuocerla". ppùpere juóche cu li tàmmere. "ragazza,
maròjne s.f. "tarassaco". sei proprio un maschiaccio, invece di
Marònne s.f. "Madonna"; dim. giocare con le bambole giochi con la
Marunnèlle; -citte citte, s.f. lippa".
"presentazione di Maria Vergine al tempio massáre s.f. "massaia".
(21 novembre)". massarjànde s.m. "massaio".
marpióne s.m. "furbone". massaríje s.f. "masseria".
marrácce s.f. "marrancio": feglió, se massízze agg. "massiccio": lu cèleme
nunn’arrjésce cu qquissu curtjédde a adda èsse massízze. "la trave maestra deve
ttagliá la carne, aùse la marrácce. essere massiccia".
"ragazza, se non riesci con codesto coltello maste s.m. "mastro".
a tagliare la carne, usa il marrancio". masterásce s.m. "falegname".
marróne s.m. "fregatura grossolana". mastrattíve s.f. "espediente, furbizia,
marrúgge s.f. "ballota, marrubio". raggiro": ché ssònghe tutte sse mastrattíve
marteddá v.tr. "martellare". rimme nfacce quédde ca m’àja rice e
marteddáte s.f. "martellata": si nu nde ne vattínne. "che sono tutti codesti espedienti
vaje ra nande t’agghia rá na marteddáte dimmi in faccia quello che mi devi dire e
ngape! Camíne vattínne!. "se non ti vattene".
allontani ti devo dare una martellata in mastrídde s.m. "trappola per topi".
testa! Cammina vattene!". matafóne s.m. "persona disformata".
marterí s.m. "martedì". matenáte s.f. "mattinata": sì state tutte
martjédde s.m. "martello (arnese del na matenáte a pparlá cu quédda ddà, ché
calzolaio, del falegname e del muratore)"; avite ritte?. "sei stato tutta una mattinata a
dim. marteddúzze; -tirachiuóve s.m. parlare con quella là, che avete detto?".
"martello (arnese del fabbro)". materjàle s.m. "feci".
marucchíne agg. "marocchino". matine s.f. "mattina": a la matine re
marze s.m. "marzo". vernerí ce verime abbasce a la tavèrne,
marzellíne s.f. "grano marzuolo". aspjétteme nu nde ne jénne. "alla mattina
Marzílje s.m. "Marsiglio (contrada, di venerdì ci vediamo giù alla taverna,
viottolo sotto il Castello)". aspettami non te ne andare".
maścaráte s.f. "mascherata": jé sule na matóne s.m. "mattone"; pl. matune; -
facciavíste s.m. "mattoncino di
maścaráte, ma si ne jéssere a re ccàsere rivestimento".
lóre, ca facéssere mèglie. "è solo una matre s.f. "madre".
mascherata, ma se ne andassero alle loro matréja s.f. "matrigna"; matréjme: "mia
case, che farebbero meglio". matrigna"; matréjte: "tua matrigna".
maścaróne s.m. "mascherone". matrèlle s.f. "madia".
maścatúre s.f. "serratura". matríquele s.f. "matricola": la
maśche s.m. "lucchetto, mortaretto"; matríquele re la ścuppètte ére state
dim. maśchètte; quanne jéva fèste se allemáte. "la matricola dello schioppo era
stata limata".
matte agg. "opaco". mbaccí v.intr. "impazzire"; p.p.
màttele s.m. "mazzetto di spighe". mbacciute.
mattuógne agg. "mattoide": ròppe c’à mbaccuttá v.tr. "impacchettare":
ppassate tutte quiddi uaje jé revendáte mbaccòttele ssa vèste e mannaccílle
mattuógne. "dopo che ha passato tutti quei accussì si la métte a la fèste.
guai è diventato mattoide"; f. mattògne. "impacchettalo codesto vestito e
matunácce s.m. "mattone ripieno". mandacelo così se lo mette alla festa".
matunáte s.f. "ammattonato, mattonato": mbace loc.avv. "in pace".
nd’a la cucine tenéveme na matunáte rósse mbacjénże loc.avv. "con pazienza".
ca pe la lavá ce vuléve la mane re Ddíje. mbagliá v.tr. "impagliare": vá ra zì
"nella cucina tenevamo un ammattonato Ndeniúcce e fatte mbagliá la sègge
rosso che per lavarlo ci voleva la mano di spagliate. "vai da zia Antonietta e fatti
Dio". impagliare la sedia spagliata".
matunèlle s.f. "mattonella". mbagliasègge s.m. "impagliatore di
matutíne s.m. "mattutino": a matutíne, sedie".
fatte truvá nnande a la chjésje ca jame a mbagliatèlle s.f. "fiasco": se stá
ssènde la nuvéne re Natale. "a mattutino, spaglianne la mbagliatèlle attjénde quanne
fatti trovare davanti alla chiesa che ce mitte lu vine. "si sta spagliando il fiasco
andiamo a sentire la novena di Natale". attento quando ci metti il vino".
mazza lònghe s.f. "pertica". mbalá v.tr. "impalare": nu stènne ddà
mazzácchere s.m. "cavatelli più grandi mbalate ma ajùteme a ffá còccóse. "non
(pasta alimentare)". stare là impalato ma aiutami a fare
mazzafèrre s.m. "nido": attjénde angóre qualcosa".
vaje pe ppegliá lu mazzafèrre e sciule ra mballá v.tr. "imballare".
l’àrbele. "attento ancora vai per prendere il mbalzamá v.tr. "imbalsamare": “vá vire
nido e scivoli dall‟albero". nd’a quédda stanże quanda aucjédde
mazzarèdde s.f. "bastoncello": andó vaje mbalzamàte stanne affile. "vai a vedere in
cu ssa mazzarèdde mmane a ssucchetá re quella stanza quanti uccelli imbalsamati
mmóśche?. "dove vai con codesto stanno in fila".
bastoncello in mano a scacciare le mbambulá v.intr. "imbambolare":
mosche?". quanne agghi ritte lu fatte, Felúcce jé
mazzarjédde s.m. "pannocchia". rumaste mbambuláte. "quando ho detto il
mazze s.f. "bastone, botte"; -re fjérre s.f. fatto. Raffaele è rimasto imbambolato".
"maglio": a spaccá re llèune ajùte assàje mbaná v.tr. "impanare": quésse ffèdde re
la mazze re fjérre. "a spaccare la legna carne mbànele e ppó fríjle e mangiatílle,
aiuta molto il maglio". n’aspettanne a mmé. "codeste fette di
mazzètte re lumine s.m. "scatola di carne impanale e poi friggile e mangiatele,
fiammiferi". non aspettarmi”.
mazzjàte s.f. "percosse con mazza"; accr. mbanate s.f. "panata": cummà, nu
mazzjatóne. nżacce che cóce musére vá a ffuní ca
mazzóle s.f. "mazza (arnese del fabbro), fazze na mbanate. "comare, non so che
mazzuolo (arnese del falegname)". cuocere stasera va a finire che faccio una
mazzuccá v.tr. "sgranare (il granturco)": panata".
ce vulíje na jurnate pe mazzuccá tutte ddu mbanatúre s.f. "filettatura": míttece na
ggranerínje. "ci volle una giornata per
sgranare tutto quel granturco". nżénghe r'uóglie attuórne a la mbanatúre
mbaccemjénde s.m. "impazzimento". e ppó pulízzele cu na pèzze. "mettici un po‟
mbacche s.m. "impacco". d'olio intorno alla filettatura e poi puliscila
mbacciá v.tr. "interessare". con una pezza".
mbanná v.tr. "appannare": li vitre se arrangiamento, più in là vediamo come
sònghe tutte mbannáte, chisà ché ffridde possiamo fare".
adda fá ra fóre. "i vetri si sono tutti mbè? inter. "allora?, beh?": mbè, ché
appannati, chissà che freddo deve fare vvaje truvanne?. "allora, che vai
all‟esterno". trovando?"; mbè, c’avíma fá? Ce vóle
mbappenárse v.rifl. "impappinare": a pacjénże. "beh, che dobbiamo fare? Ci
ccase fíglime sapéve bbóne la pujsíje, a la vuole pazienza".
ścóle s’éja mbappenáte, cu chi te la mbeccá v.tr. "impiccare"; p.p. mbeccáte.
piglie?. "a casa mio figlio sapeva bene la mbecciá v.tr. "impicciare": nu nde
poesia, a scuola si è impappinato, con chi mbeccianne re li fatte re l’ate, pjénże a li
te la prendi?". fatte tuje. "non t‟impicciare dei fatti degli
mbapucchjá v.tr. "imbrogliare, altri, pensa ai fatti tuoi".
infinocchiare". mbéche s.f. "bega": làsseme ìre, nun
mbará v.tr. "imparare". vvòglie mbéche. "lasciami andare, non
mbarazze s.m. "imbarazzo": tènghe nu voglio beghe".
mbarazze re stòmmeche, làsseme pèrde. mbeciate s.f. "incerata".
"ho un imbarazzo di stomaco, lasciami mbecille agg. "discolo": a Gennaríne nu
perdere". lu puó frená, jé pròpje mbecille. "a
mbarcá v.tr. "imbarcare". Gennaro no lo puoi frenare, è proprio
mbare s.f. "rimprovero". discolo".
mbarendá v.tr. "imparentare": pe lu mbegná v.tr. "impegnare": àja mbegná
spusalízzje re Annúcce ce sime mbarendáte tutte quédde ca tjéne pe ppahá li rjébbete.
cu maste Pèppe. "per lo sposalizio di Anna "devi impegnare tutto quello che tieni per
ci siamo imparentati con mastro pagare i debiti".
Giuseppe". mbégne s.m. "impegno".
mbastá v.tr. "impastare": appríme pe ffá mbellecciatúre s.f. "impiallacciatura": se
ru ppane, la farine si mbastave nd’a la stá spezzecánne la mbellecciatúre re la
fazzatóre. "prima per fare il pane la farina pòrte. "si sta spiccicando l'impiallacciatura
si impastava sulla parte superiore della della porta".
madia"; -la càuce v. tr. "ammaltare": mbenná v.tr. "mettere le penne".
uaglió, frattande ca fazze stu lavóre tu mbènne v.tr. "impiccare"; p.p. mbíse.
mbaste la càuce. "ragazzo, nel frattempo mbenżábbele agg. "impensabile".
che faccio questo lavoro, tu ammalta".
mbastóravácche s.m. "grosso serpente mbenżerí v.tr. "impensierire"; p.p.
che impastoia le mucche per succhiarne il mbenżerúte.
latte". mberemènde s.m. "impedimento": tutte
mbasturá v.tr. "accaprettare, íje lisce pecché nu nge stíje nesciune
impastoiare": mbasturàveme li cavadde pe mberemènde. "tutto andò liscio perché non
nu re ffá allundaná. "impastoiavamo i ci fu nessun impedimento"; pl.
cavalli per non farli allontanare". mberemjénde.
mbattá v.tr. "arrangiare": veríme cúme mberí v.tr. "impedire": lu mberíje lu
putíme mbattá na vèste a Ndunètte, la passagge nd’a la térra sója. "gli impedì il
mamme nu ndéne manghe l’uócchie pe passaggio nel suo terreno"; p.p. mberúte.
cchiange. "vediamo come possiamo mberleccá v.tr. "acconciare": s’éja
arrangiare un vestito ad Antonietta, la mberleccáte sùbbete e si né gghiute a la
mamma non ha neanche gli occhi per mésse "si è acconciata subito e se n'è
piangere". andata a messa".
mbattamjénde s.m. "arrangianmento": pe mbestá v.tr. "appestare": tatarà, àje
mmó jé tutte nu mbattamjénde, cchiù addà mbestate la case cu lu fume re la pippe.
veríme cúme putíme fá. "per ora è tutto un
"nonno, hai appestato la casa con il fumo sèmbe ścundènde. "è una persona querula,
della pipa". che ci fai fai è sempre scontento".
mbezzá v.tr. "conficcare, ficcare, mbranate agg. "imbranato": sì ppròpje
introdurre": te mbizze sèmbe mmjézze, fatte mbranate, nun vire ca lu suvrìzzje jéve
li fatte tuje. "ti ficchi sempre in mezzo, fatte re n’ate manére. "sei proprio
fatti i fatti tuoi"; s’éja mbezzate nd’a la imbranato, non vedi che il servizio andava
case míje chi lu vóle cchiù cacciá!. "si è fatto in un‟altra maniera".
introdotto in casa mia e chi lo vuole più mbrazze loc.avv. "in braccio".
cacciare!". mbrellare s.m. "ombrellaio".
mbiandá v.tr. "impiantare": ròppe ca jé mbrèlle s.m. "ombrello": puórte cuttíche
jute ra qquá e ra ddà, à mbiandáte lu mbrèlle ca mó véne a cchióve. "porta
n’uffecíne a Ffògge. "dopo che è andato di con te l‟ombrello che ora viene a piovere".
qua e di là, ha impiantato un‟officina a mbresciá v.tr. "affrettare".
Foggia". mbrèssa mbrèsse loc.avv. "di fretta".
mbianghe loc.avv. "in bianco". mbressiuná v.tr. "impressionare": jé na
mbiastrá v.tr. "insudiciare": nu nde criature ca se mbressjóne cu faceletà. "è
mbiastrá re mmane cu lu ggnóstre quanne una bambina che si impressiona con
ścrive. "non t'insudiciare le mani con facilità".
l'inchiostro quando scrivi". mbrestá v.tr. "prestare": m'àja fá nu
mbicce s.m. "miccia, fastidio": mitte piacére re me mbrestá na nżénghe la
bbuóne lu mbicce se no la méne nu spare. zappe, te l'addúche craje. "mi devi fare un
"metti bene la miccia altrimenti la mina piacere di prestarmi un po‟ la zappa, te la
non spara". riporto domani".
mbiccèmbruóglie s.m. "vicende mbrettenènde agg. "impertinente": ddu
complicate". uaglióne nu nże póte jé tròppe
mbizze s.m. "in pizzo"; -mbizze loc.avv. mbrettenènde. "quel ragazzo non si può è
"sull'orlo". troppo impertinente".
mbjéháte s.m. "impiegato": Andònje jé mbriacá v.tr. "ubriacare": cúm’èsce ra la
mbjéháte a re ppòste re Panne. "Antonio è case se ne vá nd’a la candine a
impiegato alle poste di Panni". mbriacárse. "come esce dalla casa se ne va
mbjéhe s.m. "impiego". nella cantina a ubriacarsi".
mbó….mbó voce onom. "don don": re mbriàche agg. "ubriaco": nu lu vire maje
cambane fanne mbó.. mbó cu lu vjénde. "le
campane fanno don don con il vento". nżènże quidd’óme, stá sèmbe mbriàche.
mbódde s.f. "bolla (term.med.)"; dim. "non lo vedi mai normale quell‟uomo, sta
mbudduzze. sempre ubriaco”; mbriàche, nu póche-
mbónde s.f. "in cima"; -re juórne s.f. loc.avv. "brillo".
"alba". mbriachíje s.f. "ubriachezza".
mbónne v.tr. "aiutare a mettere un peso mbriacóne s.m. "ubriacone".
addosso". mbrjéstete loc.avv. "in prestito": quanne
mbòppe loc.avv. "in alto". raje mbrjéstete na cóse a còccherúne nu
mbòseme s.f. "amido": a qquiddu céndre retòrne maje cúm’jéva appríme. "quando
àja métte la mbòseme accussì face cchiù dai in prestito una cosa a qualcuno non
na bbèlla fuhúre. "a quel centro devi ritorna mai come era prima".
mettere l‟amido così fa più una bella mbrògliatutele s.m. "garbuglione": nu lu
figura". stènne a ssènde ca jé mbrògliatùtele e nu
mbracatúre s.f. "inguine". nde truóve cchiù a li cunde. "non lo stare a
mbraculènde agg. "lamentevole". sentire che è garbuglione e non ti trovi più
mbraculúse agg. "querulo": jé nu ai conti".
cristjàne mbraculúse, ché ce faje faje jé
mbróje s.f. "ombra": fermámece na "Nicola, devi staggiare quest'albero di
nżénghe a la mbróje re quidd’àrbele. melo che pende tutto alla parte di borea".
"fermiamoci un poco all‟ombra di mbuttanúte agg. "degradato": cu
quell‟albero". quéss’azzióne jé pròpje mbuttanúte, ché ne
mbruglióne s.m. "baro": nun vòglie vuó fá cchiù. "con codesta azione è proprio
cchiù jucá cuttíche a ccarte, sì mbruglióne. degradato, che ne vuoi fare più".
"non voglio più giocare a carte con te, sei mbuttí v.tr. "farcire, imbottire": mó ca
un baro". faje la pizze rùsteche mbuttíscele bbóna
mbruóglie s.m. "imbroglio": mbruóglie, bbóna r’óve, sausícchie e ścamózze. "ora
ajutece. "imbroglio, aiutaci". che fai la pizza rustica farciscila ben bene
mbrupèrje s.m. "improperio": ścrivíje a di uova, salsiccia e scamorza".
la zita na léttere chjéne re mbrupèrje. mbuzzulendí v.tr. "appuzzare";
"scrisse alla fidanzata una lettera piena di p.p.mbuzzulendúte.
improperi". mbuzzulí v.tr. "impuzzire"; p.p.
mbrusatúre s.f. "fregatura". mbuzzulúte.
mbruscenjàrse,v. rifl. "rotolarsi". me saje addice loc.avv. "mi sai dire".
mbruvvesá v.tr. "improvvisare": nu nde mecciarjédde s.m. "fiammifero".
mettènne a mbruvvesá, fá re ccóse cu la meccióne s.m. "cerniera"; pl. mecciune;
cape e no cu li pjére. "non ti mettere a mecciùne, a- loc.avv. "nascostamente".
improvvisare, fai le cose con la testa e non mecírje s.m. "omicidio": làssulu stá a
coi piedi". Frangíśche ca quanne stá cu li cicche
mbundá v.tr. "fermare": mó c’arríve ngape póte fá nu mecírje. "lascialo stare a
mbónde a qquiddu sjérre àja mbundá tutte Francesco che quando sta con le idee
la mórre re re ppèquere. "ora che arrivi in strane per la testa può fare un omicidio".
cima a quella collina devi fermare tutto il Mechelásse s.m. "Michelaccio": lu frate
gregge delle pecore". re maríteme face la vite re Mechelásse,
mbundárse v.rifl. "impuntarsi": quiddu mange bbéve e stá a la spasse. "il fratello
ciucce se mbundàje e nun vuléve ìre né di mio marito fa la vita di Michelaccio,
nnande né ddréte. "quell‟asino s‟impuntò e mangia beve e sta a spasso".
non voleva andare né avanti né indietro". meddíquele s.m. "ombelico": sta maglie
mbupazzá v.tr. "agghindare, jé córte, m’arríve sóp’a lu meddíquele.
rinfronzolire": Tresíne s'éja tutta "questa maglia è corta, mi arriva
mbupazzáte e sóttabbrácce a lu zìte, stá sull‟ombelico".
passjànne pe lu Castjédde. "Teresa si è megliare s.m. "migliaio": ramme nu
tutta agghindata e sottobraccio allo sposo, megliare re lire ca musére me vòglie
sta passeggiando per il Castello". revertí. "dammi un migliaio di lire che
mbupulá v.tr. "divulgare, propalare". stasera mi voglio divertire".
mburucchí v.tr.rifl. "impidocchire"; p.p. megliaríne agg. "stolto".
mburucchiúte: la nżalàte nd’a l’uórte jé meglicá v.tr. "rinvenire lentamente,
tutte mburucchiúte. "l‟insalata nell‟orto è muovere".
tutta impidocchita". megliurá v.tr. "migliorare": pe
mbusemá v.tr. "inamidare". mmegliurá la setuazzjóne, te n’àja sule ìre
mbustá v.tr.intr. "imbucare, staggiare, ra Panne. "per migliorare la situazione, te
stazionare": nu nde ścurdá re mbustà la ne devi solo andare da Panni".
cartullíne, accussì parte óje. "non ti megliuríje s.f. "miglioria": se vére ca à
dimenticare di spedire la cartolina, così avute nu póche re megliuríje, lu Segnóre
parte oggi"; Necó, àja mbustá quist'àrbele l’adda fá la gràzzje. "si vede che ha avuto
re méle ca pènne tutte a pparte re vòrje. un po‟ di miglioria, il Signore gli deve fare
la grazia".
megrá v.intr. "emigrare": ròppe la prima nnjénde. "parlando così tu alludi ma io ti
uérre mundiale numunne re panníse dico parla chiaro o non parlare per niente".
penżàrene re megrá nn’Amèreche. "dopo menate re vricce s.f. "sassaiola".
la prima guerra mondiale molti pannesi menazze s.f. "minaccia": cu la menazze
pensarono di emigrare in America". nunn'àje njénde, l'àja pegliá cu ru bbuóne.
megrande s.m. "emigrante". "con la minaccia non hai niente, lo devi
melàjne s.m. "melo selvatico". prendere con il buono".
melazze s.m. "acqua e miele". mènda salvagge s.f. "bocca di lupo".
melédde s.f. "frutto del piccolo melo". mendaletà s.f. "mentalità": tjéne angóre
melídde 1. avv. "dopodomani l'altro la mendaletà andíche, te vuó ammuderná o
ancora"; 2.s.m. "zigomo, piccolo melo no?. "tieni ancora l'antica mentalità, ti vuoi
(albero)". ammodernare o no?".
meliunàrje s.m. "milionario": jé mendastre s.f. "nepitella".
revendáte meliunàrje, nu nże ru ccrére, e mènde s.f. "menta": ché vuó na nżénghe
cambe cúm'appríme. "è diventato re mènde? Te la pòrte musére ra fóre, ne
milionario, non se lo crede, e vive come tènghe numunne. "che vuoi un poco di
prima". menta? Te la porto stasera dalla campagna,
melògne s.f. tasso. ne tengo molta".
melóne s.m. "anguria, cocomero, sesto mendecá v.tr. "dimenticare".
giorno": re state lu melóne te refréśche e méne 1.s.f. "mina"; 2. escl "su!"; méne,
te léve la séte. "d'estate l'anguria ti lu- s.m. "sottrazione".
rinfresca e ti disseta"; pl. melune: jémme, menecá v.intr.tr. "mendicare":
menjémme melune cugljémme. "andammo, nunn'avéve re ché cambá e avía ìre a
venimmo cocomeri raccogliemmo"; -re menecá. "non aveva di che vivere e dovette
pane s.m. "mellone". andare a mendicare".
mèmèlle s.f. "caramella": ché agghia rá menéle s.m. "veleno": ssa merecíne
a stu criature? Vjéne qquá, ramme nu asseméglie a nu menéle, pigliatílle tu!.
vasílle e éo te rache re mèmèlle. "che devo "codesta medicina assomiglia a un veleno,
dare a questo bambino? Vieni qua, dammi prenditela tu!".
un bacio e io ti do le caramelle". menèste s.f. "verdura"; -scèute s.f.
mená v.tr. "buttare, lanciare, scagliare": "verdura pulita".
à mmenate nu vricce bbóne lundane e ppó mení v.intr. "venire"; p.p. menute;
rice ca stá fiacche. "ha lanciato un sasso menitavínne "venitevene"; -lu ràngule
molto lontano e poi dice che sta fiacco"; -li v.tr. "avere voglia di qualcosa"; -lu ulíje
maccarúne v.tr. "calare la pasta"; -lu v.intr. "ustolare": nu nde re mangiá ra sule
bbanne v.tr. "bandire"; -lu vandaglie re mèmèlle, raccílle a qquiddu
v.tr.rifl. "sventagliare": ché te crire éo fatíe uagliungjédde ca le stá menènne lu ulíje.
"non te le mangiare da solo le caramelle,
o pjénże ca me stache a mená lu vandaglie daccele a quel ragazzino che lo stai
tutte la iurnate. "che ti credi io lavoro o ustolando".
pensi che mi sto a sventagliare tutta la meníccule s.m. "lenticchia".
giornata"; -lu tuócche v.tr. "fare la conta"; ménne s.f. "mammella";.pl. mménne.
-mazzate v.intr. "picchiare": nu menanne mènnele s.f.pl. "mandorla, mandorlo,
cchiù mazzate a qquiddu pòvre criature ca semi di zucca": la mènnele vucíne a la
nu nge cumbíne njénde. "non picchiare più tórre jé seccate, n'à ppurtate re mènnele a
quel povero bambino che non combini l'anne!. "il mandorlo vicino alla vasca in
niente"; -re bbòtte v.intr. "alludere": cemento per irrigazione è seccato, ne ha
parlanne accussì tu mine re bbòtte ma éo portato di mandorle all'anno"; -atterráte
te riche o parle chiare o nu mbarlá pe s.f.pl. "mandorle pralinate".
mennelícchie s.m. "mignolino".
menuórchie s.m. "persona mostruosa". nfusse fine a lu merudde. "Stanislao ha
menute s.f. "venuta": cúm’jé state la jute avuto la pioggia per strada e si è ritirato
jé state la menute, cu tutte quésse si ne bagnato fino al midollo".
jéve ggià asciute. "come è stata l'andata è mesatèdde s.f. "mensile misero".
stata la venuta, con tutto ciò se ne era già mescíśche s.f. "carne di pecora
uscito". essiccata".
menuzzá v.tr. "tagliuzzare": feglió ché mesculànże s.f. "mescolanza":
àje fatte? Te sì mmisse a menuzzá lu
ggiurnale ma nu lu facènne caré pe apprepare la mesculànże pe li mule.
ndérre. "ragazza che hai fatto? Ti sei "prepara la mescolanza per i muli".
messa a tagliuzzare il giornale ma non lo mése s.m. "mese, mestruazione"; dim.
far cadere per terra". mesarjédde; pl. mise; -ca trase loc.avv.
menuzzíglie s.m.pl. "minutaglia". "mese prossimo"; -mése avv.
"mensilmente"; mése, nu pjézze re lu- s.m.
mènże s.f. "mensa". "decade".
mènżele s.f. "mensola". mesícule agg. "minuscolo".
menżíle agg. "mensile". mesùre s.f. "misura"; dim. m.
merácquele s.m. "miracolo": agghi avute mesurjédde "misura di cereali e di peso da
nu merácquele nu nge pòzze crére. "ho 2 Kg."; -re tèrre s.f. "terreno 2 are".
avuto un miracolo e non ci posso credere". méte s.f. "pignone di paglia"; -re paglie
meraglie s.f. "medaglia"; dim. s.f. "pagliaio".
meraglíne. metènne s.f. "mietitura": auànne avíme
mèrce s.f. "pus": la ferite nu nż'éja fatte na bbóna metènne a lu quarte re
angóre chiuse, èsce numunne re mèrce. "la Bbuvíne. "quest'anno abbiamo fatto una
ferita non si è ancora chiusa, esce molto buona mietitura alla parte di Bovino".
pus". metetóre s.m. "mietitore"; pl. metetúre.
mèrche s.m. "segno della cicatrice, métte v.tr. "mettere"; p.p. miste, misse; -
marchio (del bestiame)": lu mèrche si vére a mmesure v.tr. "mettere in prova un
sóp'a la gròppe re lu cavadde nu nde puó vestito"; -a ppizze v.tr. "accantonare"; -a
sbagliá. "il marchio si vede sulla groppa ppòste v.tr. "riordinare": Mecalì, a
del cavallo non ti puoi sbagliare". mmàmme, appríme r'ascí mitte a ppòste la
merciajuóle s.m. "merciaiolo". càmmere tója. "Michelina, a mamma,
mercióne s.m. "brocca sbreccata". prima di uscire riordina la tua camera"; -a
merculerí s.m. "mercoledì". spunże v.tr. "ammollare": ru ppane jé fatte
mercùrje ggialle s.m. "cerume". seretízze pe te lu mangiá l'àja métte a
merecá v.tr. "medicare": appríme r'ascí spunże. "il pane è raffermo per
m'àja merecá lu vrazze ca éo nu mbòzze fá mangiartelo lo devi ammollare"; -ca v.tr.
njénde cu la mana stòrte. "prima di uscire "supporre": mettíme ca tutte quédde ca
mi devi medicare il braccio che io non m'àje ritte jé alluvére, mó ché vvuó
posso far niente con la mano sinistra". cumbená, vuó métte ssciglie?.
merecáne agg. "americano". "supponiamo che tutto quello che mi hai
merecíne s.f. "medicina". detto è vero, ora che vuoi combinare, vuoi
merediunále agg. "meridionale": sime mettere dissidio?"; -capesótte v.tr.
cundènde re èsse merediunále e ce ne "capovolgere"; p.p. misse capesótte; -
vandame, àje ché ddice?. "siamo contenti èspòste v.tr. "esporre": craje Nanníne
di essere meridionali e ce ne vantiamo, hai métte èspòste la bbiangaríje re la figlie,
che dire?". jàmece cummà ca avíma ché veré.
meríquele s.f. "mora". "domani Anna espone la biancheria della
merudde s.m. "midollo": Stanżelláne à figlia, andiamoci comare che abbiamo che
avute l'acque pe la strare e s'éja arreteráte vedere". -la fóche v.tr. "strangolare"; -la
mèzzesóle v.tr.iter. "risuolare": dde ścarpe v.rifl. "vergognare"; -sóp'a l'uócchie v.tr.
l'avéva jttá, m'agghi fatte métte la "non sopportare una persona"; -tuórne
mèzzesóle e pòzze terá nnande. "quelle tuórne v.tr. "recingere".
scarpe le dovevo buttare, le ho fatte métterse luónghe luónghe ndèrre
risuolare e posso tirare avanti"; -la pèzze v.tr.rifl. "sdraiarsi": cúm'arruvàje fóre
v.tr. "rammendare"; -la tàvele v.tr. stéve bbuóne stracche e me mmettjétte
"apparecchiare": feglió, mitte la tàvele ca luónghe luónghe ndèrre. "come arrivai in
mó véne pràtete e s'adda mangiá. campagna stavo molto stanco e mi
"ragazza, apparecchia che ora viene tuo sdraiai".
padre e si deve mangiare"; -li vricce v.tr. mèuze s.f. "milza".
"acciottolare": l'andìce mettjérene li vricce mèzzabbòtte s.m. "persona piccola di
a ttutte re strare re Panne. "gli antichi statura".
misero i ciottoli a tutte le strade di Panni"; mèzzacauzètte s.f. "donna di bassa
-lu lècche v.tr. "persona che deve dire statura".
sempre la sua"; -mane v.tr. "principiare"; - mèzzahúste s.f. "ferragosto": ce veríme a
mbjétte v.tr. "intestare": àja métte mbjétte la mèzzahúste vuó o nun vuó. "ci vediamo
a tté e mmugljérete tutte re ppruprjètà. a ferragosto vuoi o non vuoi".
"devi intestare a te e a tua moglie tutte le Mezzane s.f. "Mezzana (contrada sulla
proprietà"; -mmjézze v.tr. "frapporre": strada per San Marco)".
s'éja misse mmjézze p'avetá na lite, ma mèzzaníne s.m. "tramezzo": facjémme lu
nunn'à cumbenate njénde. "si è frapposto mèzzaníne rinde a qquédda càmmere,
per evitare una lite, ma non ha combinato addréte ce vanne re llèune e nnande stá
niente"; -nd'a la sacche v.tr. "intascare"; - bbèlle pulite. "facemmo il tramezzo dentro
nghiane v.tr. "sperperare": rinde a dduje a quella camera, dietro ci va la legna e
anne à mmisse nghiane tutte quédde davanti sta ben pulito".
c'avévene lassate la màmme e lu patre, mèzzemaglie s.f. "maglia bassa
accucchjáte cu ssanghe e suróre. "in due (uncinetto)".
anni ha sperperato tutto quello che mèzze mèzze agg. "incompleta".
avevano lasciato la mamma e il padre, mezzètte s.m. "staio, misura di peso 24
accumulati con sangue e sudore"; - kg.": ajère vennjétte quatte mezzètte re
nguódde v.tr. "indossare": óje pe gghí a la grane a cumma Fuluméne e uaragnàje
mésse t'àja métte nguódde lu còtte nuóve. bbunàcchie. "ieri vendetti quattro stai di
"oggi per andare a Messa devi indossare il grano a comare Filomena e guadagnai
cappotto nuovo"; -nżjéme v.tr. "unificare": parecchio"; -re tèrre s.m. "terreno are
16½".
vire ca la maéste adda métte nżjéme li migliatjédde s.m.pl. "lampredotti".
uagliune re la tèrze cu quidde re la quarte, miglie salvagge s.m. "erica".
sule pe óje. "vedi che la maestra deve míje agg.poss.m. e f. sing. e pl. "mio"; f.
unificare i ragazzi della terza con quelli pl. méje.
della quarta, solo per oggi"; -ra parte v.tr. mìle s.m. "mela, melo"; -cutugne s.m.
"appartare": stá sèmbe penżerúse, se métte "melacotogna"; s.f.pl. méle cutógne: re
ra parte e nu mbarle cu nnesciune. "sta ffacìme a ffèdde re mméle cutógne e re
sempre pensieroso, si apparta e non parla mettíme sóttacíte. "le facciamo a fette le
con nessuno"; -re rràreche v.intr. mele cotogne e le mettiamo sottaceto"; -
"abbarbicare"; p.p. misse re rràreche: la lappióne s.m. "mela appiola"; -
chiande re mìle à mmisse re rràreche. "la lemungjédde s.m. "mela limoncella"; pl.
pianta di melo è abbarbicata"; Nanníne à méle lemungèdde.
mmisse re rràreche nd'a quédda case e nu millepjére s.m.invar. "millepiedi".
la spuóste cchiù. "Anna è abbarbicata in mittafuóche s.m. "mettimale": làssule
quella casa e non la sposti più"; -ścuórne pèrde ca jè nu mittafuóche, te face truvá
mmjézze a li mbruóglie. "lascialo perdere mmarène s.f. "amarena".
che è un mettimale, ti fa trovare in mezzo mmasciate s.f. "imbasciata": à
agli imbrogli". mmannate la mmasciate a Nnanníne pe lu
mjéreche s.m. "medico"; dim. frate re Addjéche. "ha mandato
merechícchie; pl. mjérece. l'imbasciata ad Anna tramite il fratello di
mjérle s.m. "merlo". Diego".
mjézze agg. "mezzo"; -addurmúte agg. mmattí v.intr. "ammattire"; p.p.
"sonnacchioso": Runate stéve mjézze mmattúte: jé rumaste mmattute pe rresòlve
addurmúte peqquésse t'à dditte na cóse pe quiddu prubbléme. "è rimasto ammattito
n'ate. "Donato stava sonnacchioso perciò ti per risolvere quel problema".
ha detto una cosa per un'altra"; -apjérte mmécce s.f.pl. "gambe".
agg. "semiaperto"; f. mèzze apèrte; - mméce avv. "invece": mméce re
mjézze agg. "incompleto"; -mbriache agg. chiacchirjá cèrche re fá li fatte. "invece di
"ebbro": mó jé ggià mjézze mbriache e chiacchierare cerca di fare i fatti".
putarríje funí re véve. "ora e già ebbro e mméle s.m. "miele": sònghe jute ra
potrebbe finire di bere"; -zite m.pl. "ziti più cumba Vite, stéve la mugljére ca pesave
sottili (pasta alimentare)"; mjézze, re - zùcchere e mméle, recjétte ramme nu
loc.avv. "medio": l'anjédde ca m'àje póche, me ne ríje nu bbèllu póche, recjétte
rialate jé làrehe l'agghia métte a lu rite re ramme nu picche, me ścaffàje nu càuce
mjézze. "l'anello che mi hai regalato è largo ndrippe. "sono andato dal compare Vito,
lo devo mettere al dito medio". stava la moglie che pesava zucchero e
mjézzecrure agg. "semicrudo". miele, dissi dammi un pò, me ne diede un
mjézzecuótte agg. "semicotto". bel pò, dissi dammi un pochino, mi diede
mjézzejuórne s.m. "mezzogiorno, ora un calcio nella pancia"; mméle, cu ru-
sesta (12 ora canonica)". loc.avv. "melato".
mjézzequarte s.m. "misura di peso da 6 mmerjatamènde avv. "immediatamente".
kg.". mmerjàte agg. "immediato": la chiamate
mmaggená v.tr. "immaginare": àja jé state mmerjàte, n'à avute manghe tjémbe
mmaggená quédde ca t'aspètte, te l'ànne re salutá li parjénde. "la chiamata è stata
ritte tutte quande. "devi immaginare quello immediata, non ha avuto neanche il tempo
che ti aspetta, te l'hanno detto tutti quanti". di salutare i parenti".
mmaletepéne, a- loc.avv. "a malapena": mmèrne s.f. "merenda": racce la
a mmaletepéne cammíne, però re ccóse mmèrne a lu criature spùnżece nu stuózze
sòje si re face ra sule, nun vóle nesciune re pane e míttece ru zzùcchere pe ssópe.
attuórne. "a malapena cammina, però le "dacci la merenda al bambino inzuppaci un
cose sue se le fa da solo, non vuole tozzo di pane e mettici lo zucchero sopra".
nessuno intorno". mmèrse s.f. "salita"; -re Sàrje s.f.pl.
mmalezzjá v.tr. "ammaliziare": jé nu "discese o salite di Sario": te face assàje
uaglióne ggià mmalezziáte, nu nge sémbre. paùre affacciánnete sóp'a re mmèrse re
"è un ragazzo già ammaliziato, non ci Sàrje. "ti fa molta paura affacciarti sulle
sembra". discese di Sario".
mmane loc.avv. "in mano, nelle mani"; -
a vavóne loc.avv. "una volta"; -mmjérse mméścá v.tr. "immischiare": nu me
s.f. "manrovescio". mmeścate nd'a quéssa facènne, sònghe
mmanére s.f. "maniera": ché mmanére fatte vuóste. "non mi immischiate in
sònghe quéste re me trattá e ché staje codesta faccenda, sono fatti vostri".
mmjézze a li vuóśche?. "che maniere sono mméśche s.f. "miscuglio".
queste di trattarmi e che stai in mezzo ai mmeserí v.tr. "immiserire"; p.p.
boschi?". mmeserúte: ra quanne la mugljére l'à
mmaràme, a- loc.avv. "ombroso". llassate Vetucce jé pròpje mmeserúte. "da
quando la moglie lo ha lasciato Vito è s'adda mmuttá. "dopo una decina di giorni
proprio immiserito". che il vino ha bollito, si deve imbottare.
mmetá v.tr. "invitare": rinde state agghi mmuttíte s.f. "trapunta": quanne la mitte
mmetate tutte li parjénde ca stanne fóre la muttíte a lu ljétte? Nu nżjénde
tèrre a mmangiá nu múzzeche a ccasa c'accummènże a ffá fridde?. "quando metti
míje. "d'estate ho invitato tutti i parenti che la trapunta al letto? Non senti che
stanno fuori paese a mangiare un boccone incomincia a fare freddo?".
a casa mia". mó avv. "adesso, ora": abbíjte ca mó me
mmète v.tr. "mietere": peścràje avíme ne vènghe chiane chiane, apprjésse a tté.
ìre a mmète ru ggrane ca jé fatte a li "avviati che ora me ne vengo piano piano,
Furlazze. "dopodomani dobbiamo andare a appresso a te"; -quand'ave avv. "poco
mietere il grano che è maturo ai Furlazzi". tempo fa"; mó, ra- loc.avv. "da molto
mmìrje s.f."invidia". tempo"; mó, re- loc.avv. "da poco tempo".
mmite s.m. "invito". mòbbele s.m. "mobile".
mmjàte agg. "beato": mmjàte tra re móle a acque s.f. "mola a smeriglio
ffémmene. "beato tra le donne". (arnese del falegname)".
mmjérse agg. "inverso". mòlle s.f. "elastico".
mmjézze loc.avv. "in mezzo": figlie míje mòmbrèste loc.avv. "ben presto".
nu nde mettènne maje mmjézze a dduje ca mómó avv. "chissà quando".
fanne allíte. "figlio mio, non ti mettere mai mòneche 1.s.f. "monaca, suora": jésce na
in mezzo a due che litigano". nżénghe ra fóre, ché àja revendá mòneche
mmó, pe- loc.avv. "per ora". re clausure?. "esci un pò fuori, che devi
mmócche loc.avv. "in bocca"; -a la pòrte diventare monaca di clausura?"; 2.s.m.
loc.avv. "sull'uscio". "monaco, un soldo, trabiccolo": vènghe a
mmòre s.m. "modo": àja fá a mmòre lu munne quanne léve lu mòneche ra rinde
míje se no vattínne. "devi fare a modo mio
altrimenti vattene". a lu ljétte e me cóleche, tróve dde lenżóle
mmùcate s.m. "grano seccato alla càure càure. "vengo al mondo quando
radice". tolgo il trabiccolo da dentro al letto e mi
mmuccá v.intr. "cadere di lato, cedere da corico, trovo quelle lenzuola calde calde";
un lato, imboccare": a ppràtete, l'àja sule pl. muónece.
mmuccá quanne mange, ché vuó fá jé fatte mónge v.tr. "mungere": quanne t'abbíje
vjécchie. "a tuo padre lo devi solo a mmónge re vvacche, ca pó facíme
imboccare quando mangia, che vuoi fare è attarde pe vvénne ru llatte nd'a lu pajése.
fatto vecchio". "quando ti avvii a mungere le mucche, che
mmucedí v.intr. "immucidire, marcire": poi facciamo tardi per vendere il latte nel
si rjéste re ffìquara nd'a lu stipe si paese".
mópe agg. "sordomuta".
mmucedíscene, puórtele a ru ffriśche nd'a móre re Ddíje s.m. "mendicante": cu
la candine. "se lasci i fichi nello stipo si tutte quidde sòlete ca téne asseméglie nu
immucidiscono, portali al fresco nella móre re Ddíje cúme vá vestute. "con tutti
cantina"; p.p. mmucedúte. quei soldi che tiene assomiglia ad un
mmuste s.m. "mosto": si vuó fá lu vine mendicante come va vestito".
cuótte apprufítte mó ca stá lu mmuste. "se mòrge s.f. "barbazzale": nu nderá tròppe
vuoi fare il vin cotto approfitta ora che c'è la capézze se no lu cavadde si face male cu
il mosto". la mòrge. "non tirare troppo la cavezza
mmutá v.tr. "cambiare lenzuola o altrimenti il cavallo si fa male con il
vestiti". barbazzale".
mmutate s.f. "cambio di indumenti". mórre s.f. "gregge, gruppo disordinato di
mmuttá v.tr. "imbottare": ròppe na persone": ddu uaglióne nu ndéne manghe
recine re juórne ca lu vine à vuddute,
na recine r'anne e vvire ché mmórre re li pulecíne. "raccogli codeste briciole e
ppèquere vá a cambjá. "quel ragazzo non portacele giù ai pulcini".
tiene neanche una decina d'anni e vedi che muddíche s.f. "mollica": cúme facévene
gregge di pecore va a pascolare"; -re figlie l'andíche, mangiávene la ścòrce e
s.f. "figliolanza". rumanévene la muddíche. "come facevano
mórse s.f. "morsa (arnese del fabbro), gli antichi, mangiavano la corteccia e
barletto (arnese del falegname)": ssa tàvule lasciavano la mollica".
mìttele nd'a la mórse ca mó te l'allísce cu mufalànne avv. "anno scorso".
la chianòzze. "codesta tavola mettila nel mugljére s.f. "moglie": nu juórne jétte a
barletto che ora te la liscio con la pialla"; - cardídde e ne truvàje cjénde e mmille,
re lu bbanghe s.f. "morsa a banco (arnese recjétte a mmugljèreme "cuóciammílle" e
del falegname)". me risse "cuóciatílle" l'acchiappàje pe lu
mòrule s.m. "modulo". tuppílle e recjétte "vjéne, mange ca sònghe
móśca gròsse s.f. "lucilia". cardidde". "un giorno andai a cardoncelli e
móśche re lu mméle s.f. "ape": avíme ne trovai cento e mille, dissi a mia moglie
preparate fóre nu mjézze varrile vjécchie, "cuocimeli" e mi disse "cuociteli"
accussì re mmóśche re lu mméle ce vanne l'acchiappai per la crocchia e dissi "vieni,
a ffá lu cupe. "abbiamo preparato in mangia che sono cardoncelli";
campagna un mezzo barile vecchio, così le mugljèreme: "mia moglie"; mugljèrete:
api ci vanno a fare l'alveare". "tua moglie".
mulegnáme s.f. "melanzana".
móśchjére s.m. "moscaiola". mulenáre s.m. "mugnaio": óje lu
mòtòpiche s.m. "martello pneumatico". mulenáre stéve accussì ammujnáte
mòve v.tr. "muovere": nu nde mòve ra mmjézze a ttutte ddi sacche re farine, ca nu
qquá, lu sjénde a ffràtete cúme chiange m'à manghe salutáte. "oggi il mugnaio
nd'a la cùnnele, vá lu nàzzeche. "non ti stava così ammoinato in mezzo a tutti quei
muovere di qua, lo senti a tuo fratello sacchi di farina, che non mi ha neanche
come piange nella culla, vallo a cullare"; salutato".
p.p. muósse; -la córe v.intr. mulìdde s.m. "brocca a due manici".
"scodinzolare": quiddu cane sule ca me Mulìne s.m. "Mulino (contrada sulla
vére ra nu miglie lundane accummènże a strada per Accadia, vicino Marchette)".
mmòve la córe. "quel cane solo che mi mullá v.tr. "mollare": ce mullàje ruje
vede da lontano un miglio incomincia a ścaffùne a Tresíne, sule accussì si stíje
scodinzolare". citte. "ci mollai due schiaffoni a Teresa,
mózze p.p. "mozzato". solo così si stette zitta".
mozzióne s.f. "emozione": ché mozzióne mullètte s.f. "molletta per i panni".
c'avjétte quanne verjétte r'arruvá a mumènde s.m. "momento".
ffìglime alandrasátte. "che emozione che munastére s.m. "monastero".
ebbi quando vidi di arrivare mundá v.intr. "montare, montare di
improvvisamente mio figlio". cavalli".
mubbìlje s.f. "mobilia": Ndunètte à spise mundagnáre s.m. "montanaro": nuje re
numunne, ma à accattáte na bbèlla Panne sime cundènde re èsse mundagnáre.
mubbìlje a la figlie ca se spóse. "noi di Panni siamo contenti di essere
"Antonietta ha speso molto, ma ha montanari".
comprato una bella mobilia alla figlia che mundagne s.f. "montagna, Montagna
si sposa". (contrada su monte Crispignano)": Panne,
muccùse agg. "moccioso"; f. muccóse; lu pajése nuóste stá sóp'a na mundagne.
dim.m. muccusjédde; dim.f. muccusèdde. "Panni, il nostro paese sta sopra ad una
muddechèdde s.f. "briciola": arresìrje montagna".
sse muddechèdde e puórtacílle abbasce a mundagnóle s.f. "collinetta".
mundahutése agg. "montagutese"; pl. muórele s.m. "modello": a li pjére téne
mundahutíse "abitanti di Montaguto". nu bbèllu muórele re ścarpe. "ai piedi
mundeljunése agg. "monteleonese"; pl. tiene un bel modello di scarpe".
mundeljuníse "abitanti di Monteleone". muórse s.m. "morso (boccone)"; dim.
mundóne s.m. "montone, mucchio, mursecjédde.
musone"; dim mundungjédde: muórte agg. "deceduto".
"mucchietto". mùpe agg. "sordomuto".
munduuá v.tr. "mentovare, nominare": mupégne, a la-l oc.avv. "di soppiatto, a
nun me lu munduuá ca me tòcche li njérve. gesti": à ffatte tutte a la mupégne nunn'à
"non me lo nominare che mi innervosisco". ddate a capí njénde a nesciune. "ha fatto
munezzáre s.m. "immondezzaio, tutto di soppiatto non ha fatto capire niente
mondezzaio": sta case si nu la pulizze a nessuno".
revènde nu munezzáre. "questa casa se non muraggíje s.f. "emorragia": la sóre re
la pulisci diventa un mondezzaio". cajnàteme avíje na muraggíje accussì
muniglie s.f. "polvere di carbone". ffòrte ca l'avjérna purtá re prèsscie a
munná v.tr "diserbare (erba bassa), Ffògge. "la sorella di mio cognato ebbe
mondare, scerbare con la zappetta": un‟emorragia così forte che la dovettero
crajmatíne àuzete mòmbrèste c'àja ìre a portare di fretta a Foggia".
mmunná ru ggrane. "domattina alzati muralètte s.m. "listelli dell'intelaiatura".
presto che devi andare a diserbare il murcate s.m. "mercato": lu larghe
grano". Ndependènże a Ppanne se chiame lu
munne s.m. "mondo": uaglió, munne jé murcate, ca andícamènde facévene lu
state, munne jé e munne sarrá. "ragazzo, murcate pecché jévene l'ùteme case. "il
mondo è stato, mondo è, mondo sarà". largo Indipendenza a Panni si chiama il
mùnnele s.m. "spazzaforno (strumento mercato, che anticamente facevano il
del forno)". mercato perché erano le ultime case".
munnézze s.f. "immondizia, spazzatura": murèlla s.f. "brunella": murèlla, mia
ljéve ssa munnézze ra qquá nnande, nun murèlla si me vuó bbéne me faje la rusélle,
vire quanda muśchìdde ca ce stanne?. si me vuó male me faje la cuzzechélle.
"togli codesta spazzatura qui davanti, non "brunella, mia brunella se mi vuoi bene mi
vedi quanti moscerini che ci stanno?". fai la rosellina, se mi vuoi male mi fai la
munnulatúre s.m. "spazzaforno crosticina".
(strumento del forno)". mùrere s.f.pl. "muri".
munumènde s.m. "monumento": musére murge s.f. "roccia".
ascínne abbasce a lu munumènde ca éo murí v.intr. "morire"; -ru ffuóche v.intr.
stache ddà vucine ca t'aspètte. "stasera "spegnersi del fuoco"; p.p. muórte; -accíse
scendi giù al monumento che io sto là v.tr. "ammazzare": puózze murí accíse,
vicino che ti aspetto". quanne te sebbríje a ffatjá, sàbbete
munuzzá v.tr. "triturare": appríme ca sande?. "che tu possa essere ammazzato,
tenéve li rjénde riascéve a mmunuzzá pure quando ti sbrighi a lavorare, sabato
re ppréte, mó cale sana sane ògne ccóse. santo?"; -re fame p.p. "affamato": a la
"prima che tenevo i denti riuscivo a matine pe la prèsscie si ścurdàrene ru
triturare anche le pietre, ora ingoio ogni mmangiá, a la sére s'arreteràrene muórte
cosa intera". re fame. "al mattino per la fretta si
munżegnóre s.m. "monsignore"; pl. dimenticarono il cibo, alla sera si ritirarono
munżegnúre. affamati; -re séte p.p. "assetato": jéve
muódde agg. "bagnato"; f. mòdde. tande muórte re séte ca s’accapuzzàje a la
bbuttíglie r'acque e si la śculàje. "era tanto
assetato che avvicinò la bocca alla bottiglia Muścarjédde s.f. "Boscarelli (contrada
di acqua e se la scolò". sulla strada per Panni-Scalo al di sotto del
muríteche agg. "ombroso". Lammicco)".
murmurá v.intr. "mormorare": staje musce 1.agg. "floscio, moscio": tenéve
sèmbe a mmurmurá, statte na nżénghe nu cappjédde musce. "teneva un cappello
citte. "stai sempre a mormorare, stai un floscio"; sì ppròpje musce, àuze na
poco zitto". nżénghe sti pjére se no quanne avìma
muróse agg. "umorosa". arruvá dammónde?. "sei proprio moscio,
murrécene s.f. "muriccia"; pl. murricene. alza un poco questi piedi altrimenti quando
murròjde s.f.pl. "emorroidi": statte citte, dobbiamo arrivare là sopra?". 2.s.m
nu nde lamendanne cchiù cu sse murròjde, "gatto"; dim. muscille; -musce v.tr.
mó te rache na créme. "stai zitto, non ti "chiamare il gatto".
lamentare più con codeste emorroidi, ora ti musciaríje s.f. "lentezza esagerata".
do una crema". muścatjédde agg. e s.m. "moscatello":
mursjá v.tr. "storcere la bocca". avíve che vvéve quanne a ttàvele
murtacigne agg. "mortigno, smorto": ddu
culóre re la vèste jé tròppe murtacigne, nu cacciáveme lu vine muścatjédde. "avevi
nde la mettènne ca nu nde stá bbóne. "quel che bere quando a tavola cacciavamo il
colore del vestito è troppo smorto, non te vino moscatello".
lo mettere che non ti sta bene". muśche s.m. "spalla": sònghe carute e
murtale s.m. "mortaio". m’agghi fatte male lu muśche. "sono
murtatèlle s.f. "mortadella": me piace caduto e mi sono fatto male la spalla"; pl.f.
mangiá la murtatèlle mmjézze a ddòje mmóśche.
fèdde re pane. "mi piace mangiare la muśchélle s.f. "ragazza gracile, persona
mortadella in mezzo a due fette di pane". che si sente subito offesa".
murtecjédde s.m. "morticino".
murtefecá v.tr. "mortificare": nu nde muśchídde s.m. "moscerino".
murtefecá cu quésse paróle ra njénde. muścóne s.m. "corteggiatore (fig.),
"non ti mortificare con codeste parole da moscone, vespa": cummà, fìglite téne
niente". parícchie muścune attuórne, statte
murtóre s.m. "successione": cu tutte attjénde ca te l’arruóbbene. "comare, tua
quédde pruprjétà ca tène chisà quande figlia tiene parecchi corteggiatori intorno,
adda pahà re murtóre. "con tutte quelle stai attenta che te la rubano".
proprietà che tiene chissà quanto deve musechjá v.intr. "brontolare".
pagare di successione". musecóne s.m. "brontolone": mugljéra
murtòrje s.m. "ambiente triste, míje, sì nu mesecóne, nu nde pòzze cchiù
mortorio": quéssa féste asseméglie a nu suppurtá, la vuó funí na vòte pe ssèmbe?.
murtòrje, ce vóle cchiù allegrézze. "moglie mia, sei una brontolona, non ti
"codesta festa assomiglia ad un mortorio, posso più sopportare, la vuoi finire una
ci vuole più allegria". volta per sempre?".
muruse s.m. "pane morbido". musére avv. "stasera": musére ce verìme
murveddíne s.f. "centocchio". abbasce vucíne a la Cróce. "stasera ci
murvidde s.m. "morbillo": statte attjénde vediamo giù vicino alla Croce".
nu lu facènne ìre a la ścóle, quisse mussaróle s.f. "museruola": mìttece la
vruscelícchie ca téne nfacce adda èsse lu mmussaróle a lu cane e vattínne fóre
murvìdde. "stai attento non lo fare andare a spenżeráte. "mettici la museruola al cane e
scuola, codesti piccoli brufoli che tiene in vattene in campagna spensierato".
faccia deve essere il morbillo". musse s.m. "labbra, muso"; dim.
musale s.m. "tovaglia". mussícchie, mussecjédde, mussídde; -a
musse loc.avv. "da vicino"; -cúm’a nu
lèbbre s.m. "labbro leporino"; -luónghe muzzóne s.m. "cicca, mozzicone,
s.m. "broncio": cúme riche na cóse ca nu persona piccola di statura"; pl. muzzune:
le vá a ggènje, face lu musse luónghe. nu gghjénne raccugliènne li muzzune re
"come dico una cosa che non le va a genio, segarètte ca t’arruvíne la salute. "non
fa il broncio"; -suje o tuje loc.avv. andare raccogliendo mozziconi di sigarette
"capacità sua o tua". che ti rovini la salute"; dim. muzzungjédde
mussjá v.tr. "disapprovare": màmmete "persona piccolissima di statura"; f.
musséje ma nu nde parle, l’àja capí a muzzungèdde.
vvóle. "tua madre disapprova ma non ti
parla, la devi capire a volo".
mustazze s.m.pl. "mustacchi, baffo";
dim. mustazzjédde; accr. mustazzóne; -re
crape s.m.pl. "barba di becco".
mustazzóne s.m. "mostacciata": si nu
nde faje li fatte tuje te rache nu
mustazzóne e te ṡbalànże daffóre. "se non ti
fai i fatti tuoi ti do una mostacciata e ti
sbalzo là fuori".
musullíne s.f. "mussolina".
mutandèdde s.f. "mutandina dei
bambini".
mute s.m. "imbuto"; dim. mutidde; -cu
la rézze s.m. "imbuto con la rete".
muterá v.tr. "moderare": feglió, mòtere
sse pparóle, chi te crire re èsse?. "ragazza,
modera codeste parole, chi ti credi di
essere?".
mutèrne agg. "moderno": la ggevendù
mutèrne nu ndéne respètte pe nesciune,
salve cezzjóne. "la gioventù moderna non
tiene rispetto per nessuno, salvo
eccezione".
mutive s.m. "motivo": nu nge salutáme
cchiù, ru ssaje lu mutive? Éo nu ru sacce.
"non ci salutiamo più, lo sai il motivo? Io
non lo so".
muvemènde s.m. "movimento".
muzzecá v.tr. "addentare, mordere": nu
mbassanne pe qquédda strare ca ce stá nu
canaglióne ca te póte muzzecá. "non
passare per quella strada che ci sta un
cagnone che ti può mordere".
mùzzeche s.m. "morso, boccone trasl.";
dim. muzzechícchie.
muzzecúne loc.avv. "a spizzico": si me
l’àja rice lu fatte remmílle tutte, no
muzzecúne. "se me lo devi dire il fatto
dimmelo tutto, no a spizzico".
muzzètte s.f. "mozzetta".
125

addurmúte, me ne pòzze ìre spenżeráte?.

N
acezzí v.intr. "inacidire"; p.p.
acezzúte: avjémma jttá na "Antonietta, allora finisci di cullare tuo
rameggiáne re vine ca jéve fratello quando si è addormentato, me ne
nacezzúte. "dovemmo buttare una posso andare spensierata?".
damigiana di vino che era inacidita". nd'a l'uóglie loc.avv. "sottolio": auànne
nàlese s.f. "analisi": me sònghe fatte la agghi misse nd'a l'uóglie re ścarciòffele, re
nàlese, jé ssciuta bbóne. "mi sono fatta le mulegnáme, li cepuddíne e li pupàjne.
analisi, sono uscite buone". "quest'anno ho messo sottolio i carciofi, le
nande, re- loc.avv."anteriore": ce melanzane, i cipollacci e i peperoni".
mbasturáje re cciambe re nande a lu ndaccarí v.tr.fig. stecchire; p.p.
cavadde pe nu lu fá allundaná. "ci ndaccarùte.
impastoiai le zampe anteriori al cavallo per ndacche s.f. "tacca": sóp'a la stile re lu
non farlo allontanare". pulerènde àja fá na ndacche a na
napuletáne agg. "napoletano": tènghe na quarandìne re cendìmetre. "sul manico del
sórecucíne ca jé napuletáne. "ho una bidente devi fare una tacca a una
cugina che è napoletana". quarantina di centimetri".
Nardèlle s.m. "Nardella (contrada sulla ndagliá v.tr. "intagliare": mó mìttete a
strada per Bovino a sinistra per Cervaro e ndagliá lu smèrle a quiddu céndre. "ora
Mulino)". mettiti ad intagliare lo smerlo a quel
Nardùdde s.m. "Nardulli (contrada sulla centro".
strada per la Fontana Vecchia e oltre sulla ndaglie s.m. "spigolo": strattalmènde
strada mulattiera)". sònghe jùte a ttuzzá nnande a lu ndaglie re
naśche s.f. "narice". la pòrte e menumále ca m'agghi fatte sule
naśchètte s.f. "nasiera". nu bbubbóne. "distrattamente sono andato
naśchiá v.tr. "annusare, odorare": a urtare davanti allo spigolo della porta e
naśchiàve ra qquá e ra ddá ma nun meno male che mi sono fatto solo un
riascéve a capí ra ndó menéve quédda bernoccolo".
puzze re cepódde. "annusava di qua e di là ndamá v.tr. "dare inizio".
ma non riusciva a capire da dove veniva ndanne avv. "allora": ndanne ére nu
quel cattivo odore di cipolla". cunde e mmó jé n'ate. "allora era un conto
e ora è un altro".
naśchílle agg. e s.m. "schizzinoso"; f. ndarsjá v.tr. "intarsiare".
naśchélle. ndatte agg. "intatto": feglió, lu libbre nun
nase s.m. "naso"; dim. nasille; -cricche l'àje lètte pe nnjénde, jé ndatte. "ragazza, il
s.m. "altezzoso"; -felènde, s.m. "naso libro non l'hai letto per niente, è intatto".
affilato, schizzinoso"; -ngrespáte s.m. ndebbiatúre s.f. "mansarda".
"naso arricciato". ndebbulí v.tr. "indebolire"; p.p.
nasidde s.m. "nasello". ndebbulúte.
nassce v.intr. "nascere": se sape andó se ndecepá v.tr. "anticipare": avjétte
nassce e nu nże sape andó se móre. "si sa ndecepá la partènże pecché me facjérne
dove si nasce e non si sa dove si muore". sapé ca fìglime stéve cu la fréve àuta.
natícchiele s.f. "nottola": azzécche la "dovetti anticipare la partenza perché
pòrte e ggire la natícchiele. "avvicina la fecero sapere che mio figlio stava con la
porta e gira la nottola". febbre alta".
natrèdde s.f. "anatra". ndecíse, èsse- v.tr. "esitare": Raffjulúcce
nazzacùnnele s.f. fusaggine. quanne adda fá còccóse re gruósse jé
nazze-nazze agg. "satollo". sèmbe ndecíse. "Raffaele quando deve fare
nazzecá v.tr. "cullare": Ndunè, ndanne qualcosa di grosso esita".
funisce re nazzecá a ffràtete quanne s'éja
ndefètte loc.avv. "in difetto". ndesí v.intr. "irrigidire"; p.p. ndesute
ndelleggènde agg. "intelligente". sònghe ròje óre ca t'aspètte mmjézze a la
ndellètte s. "m. intelletto". strare sònghe ndesute pe lu fridde. "sono
ndenaglie s.f. "arzinga (arnese del due ore che ti aspetto in mezzo alla strada,
fabbro), tenaglia (arnese del falegname)". sono irrigidito per il freddo".
ndènde s.m. "intento": stá tutte ndènde a ndespunènde agg. "indisponente": nu lu
uardá chi passe, àje vòglie a chiamarle nu pòzze veré pe nnjénde a Ppèppe ca jé
nde sènde. "sta tutto intento a guardare chi ndespunènde. "non lo posso vedere per
passa, hai voglia a chiamarlo non ti sente". niente a Giuseppe che è indisponente".
ndènne v.tr. "ascoltare, intendere": sti ndetulá v.tr. "intitolare": ànne ndetuláte
figlie nun me vuónne ndènne pe nnjénde nu la strare nóve a nu carute nguèrre. "hanno
nżacce cúm'agghia fá. "questi figli non mi intitolato la strada nuova a un caduto in
vogliono ascoltare per niente non so come guerra".
devo fare". ndevíreve s.m. "individuo": ògne
ndenżjóne s.f. "intenzione". ndevíreve téne lu carattere suje. "ogni
ndepáteche agg. "antipatico": individuo tiene il suo carattere".
fratetecucíne jé ndepáteche, pòrta nu ndile s.f. "intelaiatura della porta,
vjénde, quanne passe chisà chi se crére re stipite".
èsse. "tuo cugino è antipatico, borioso, ndindí a lu nase s.m. "gocciolone".
quando passa chissà chi si crede di essere". ndindolò, a- loc.avv. "a stacciaburatta".
nderetínghete e nderetánghete s.m. ndiste agg. "svelto".
"persona inaffidabile". ndlindí s.m. "tintinnio": quanne sjénde
nderizze s.m. "indirizzo": ścrive bbuóne nu ndlindí, statte secure ca jé Custanżúcce
lu nderizze sóp'a l'angalòppe. "scrivi bene ca s'arretíre cu re crape ra fóre. "quando
l'indirizzo sulla busta". senti un tintinnio, stai sicuro che è
nderline s.m. "abbaino": si nu nge Costanzo che si ritira con le capre dalla
campagna".
facévene lu nderline, quédda stanże ndó avv. "dove": mà, ndó stanne re
rumanéve ndunne a la squríje. "se non ci ccàuze, nu re pòzze truvá. "mamma, dove
facevano l'abbaino, quella stanza rimaneva stanno le calze, non le posso trovare"; ndó
proprio al buio". vá Nannenèlle accussì re córse?. "dove va
nderòclisme s.m. "enteroclisma": si nu Anna così di corsa?".
mbuó ìre re cuórpe t'àja fá lu nderòclisme. ndòcche s.m. "rintocco".
"se non puoi andare di corpo ti devi fare ndòmmene agg. "indomato".
l'enteroclisma". ndra prep.sempl. "tra": ndra mé e tté nu
nderpretá v.tr. "interpretare": nu ng'éja parahóne, quanne maje avime
nderpretá quédde ca t'agghi ritte a ffatte mangiate nd’a lu stésse piatte?. "tra me e
tuje. "non interpretare quello che ti ho te non c'è paragone, quando mai abbiamo
detto a modo tuo". mangiato nello stesso piatto?"; -lume e
nderrá v.tr. "interrare". lustre loc.avv. "alba": me sònghe misse
ndèrre loc.avv. "a terra, in terra"; ndèrre, ngammíne ndra lume e lustre p'arruvá fóre
ra- loc.avv. "da terra"; ndèrre, pe- loc.avv.
"per terra". cu ru ffrìśche. "mi sono messo in cammino
nderessá v.tr. interessare. all'alba per arrivare in campagna con il
nderrèsse s.m. "interesse": ànne fatte fresco".
allite pe custjóne re nderrèsse. "hanno ndrambí v.tr. "incurvare"; p.p.
litigato per questioni di interesse". ndrambúte.
ndesechí v.intr. "intisichire"; p.p. ndramènde avv. "intanto, mentre":
ndesecúte. ndramènde tu te vjéste éo me vache a ffá
na peppjàte. "mentre tu ti vesti io mi vado
a fare una pipata".
ndramezzá v.tr. "tramezzare". cesto, devi ancora intrecciare tutti quei
ndranżechí v.tr. "impratichire": s'adda vinchi".
appríme ndranżechí nd’a lu lavóre, pó ndrenżecá v.tr. "cominciare a imparare".
vèche quande se mmèrete. "si deve prima ndrestí v.intr. "entrare in coma, intristire,
impratichire nel lavoro, poi vedo quanto si rattristare"; p.p. ndrestùte.
merita". ndridde s.m. "spruzzo".
ndraprí v.tr. "dischiudere, socchiudere"; ndriglie s.m. "peritoneo del maiale".
p.p.m. ndrapjérte; f. ndrapèrte. ndrippe loc.avv. "in pancia".
ndrattabbele agg. "intrattabile": Felúcce ndríscele s.m. "getto d'acqua sottile";
ra quanne à ffatte allite cu la zìte jé dim. ndrescelícchie.
arrevendáte ndrattábbele. "Raffaele da ndrite s.f. "nocciole infornate e infilate".
quando ha litigato con la fidanzata è ndruglie s.m. "intruglio".
diventato intrattabile". ndrujtá v.tr. "introitare": rinde state àje
ndrattjéne s.m. "intrattenimento". ndrujtáte parícchie, ce sònghe state
ndravatúre s.f. "travatura": fá na bbóna numunne re furastjére. "d'estate hai
ndravatúre, Andò, se no me care lu titte introitato parecchio, ci sono stati assai
ngape. "fai una buona travatura, Antonio, forestieri".
altrimenti mi cade il tetto in testa". ndrumétte v.tr.rar. "intromettere": nu
ndrecá v.tr. "intrigare, sporcare": nu nde nd'agghi chiamate ché te ndrumítte a ffá?.
ndrecá re li fatte re l'ate e accussì staje "non ti ho chiamato che ti intrometti a
cchiù tranguille. "non ti intrigare dei fatti fare?".
degli altri e così stai più tranquillo". ndruná v.tr. "intronare": a San Custànże
ndrecande agg. "curioso". ànne fatte nu bbèllu fuóche, ma ròppe
ndrecandaríje s.m. "pettegolezzo": ché tenéve re ggurécchie ndrunate. "a San
ssònghe tutte quésse ndrecandaríje li fatte Costanzo hanno fatto un bel fuoco, ma
stanne accussì e accussì. "che sono tutti dopo tenevo le orecchie intronate".
questi pettegolezzi, i fatti stanno così e ndrundulamjénde s.m. "dondolamenti":
così". famme ascénne ra la màchene, cu tutte ssi
ndrécce s.m. "intreccio": Marònna míje ndrundulamjénde me ggire la cape.
ché ndrécce tenéve ddu cunde a "fammi scendere dalla macchina, con tutti
mmaletepéne l'agghi capite. "Madonna codesti dondolamenti mi gira la testa".
mia che intreccio teneva quel racconto a ndrunduljá v.intr. "dondolare".
malapena l'ho capito". ndrunghe loc.avv. (fig.) "in tronco".
ndrécchie agg. "pettegola": nu nde pòzze ndruppecá v.intr. "incespicare": statte
veré ca sì tròppe ndrécchie, ma fatte li attjénde ca ndruppechíje nnande a ddà
fatte tuje, lassa pèrde. "non ti posso vedere préte. "stai attento che incespichi davanti a
che sei troppo pettegola, ma fatti i fatti quella pietra".
tuoi, lascia perdere". ndruvelà v.tr.intr. "annebbiare,
ndrecchjére s.m. e f. "impiccione". intorbidare": se sònghe ndruvuláte
ndrecchilúse agg. "bleso": àja avé l'uócchie sarrá rebbúlezze o còccata
pacjénże cu Rucchíne, ca jé ndrecchilúse, cóse?. "si sono annebbiati gli occhi sarà
peró jé nu bbuóne uaglióne. "devi aver debolezza o qualche altra cosa?".
pazienza con Rocco che è bleso, però è un ndufá v.tr. "intontire".
buon ragazzo". ndulecí v.tr. "addolcire, indolcire"; p.p.
ndrecchísse agg. "inframmettente"; f. nduleciúte.
ndrecchjésse. ndummacá v.tr. "pestare di botte, colpire
ndrecciá v.tr. "intrecciare": e mmó lu allo stomaco".
funisce quiddu ciste, àja angóre ndrecciá nduná v.tr. "intonare": Neculíne téne na
tutte quidde vìnghje. "e ora lo finisci quel vócia ndunate, t'addecríje quanne lu
sjénde re candá nd'a la chjésje. "Nicola
tiene una voce intonata, ti ricrei quando lo sai il fatto non devi negare, che non
senti di cantare nella chiesa". combini niente".
ndunacá v.tr. "intonacare". néha re fave s.f. "farfaraccio"; -re grane
ndundí v.tr. "intontire". s.f. "favagello".
ndunne agg. e avv. "proprio": ssi panne nehòzzje s.m. "negozio": nd'a ddu
sònghe ndunne assutte. "codesta nehòzzje truóve re tutte e tutte a ppóche
biancheria è proprio asciutta". prèzze. "in quel negozio trovi di tutto e
nduócche s.m. "a metraggio". tutto a poco prezzo".
nduónde agg. e s.m. "tonto": sacce nehuziánde s.m. "negoziante".
cúm'è c'asseméglie nu nduónde. "non so nélluvére loc. "nevvero": jé state na fatìa
com'è che assomiglia ad un tonto". refficele, nélluvére? Córe re màmma sója
nduppá v.tr. "intoppare": sònghe vjénete a rrepusá. "è stato un lavoro
nduppáte nnande a nu ciòcchere, e difficile, nevvero? Cuore di mamma sua
m'agghi ścurciate lu retòne re lu pére. vieniti a riposare".
"sono intoppato davanti ad un ciocco, e mi nennille s.m. "bimbo, ragazzino": ché
sono scorticato l'alluce". bbèllu nennille. A chi jé figlie?. "che bel
nduppe s.m. "intoppo". bimbo, a chi è figlio?"; f. nennélle.
ndurá v.tr. "indorare": li fiùre re nepóte s.m. e f. "nipote"; pl. nepute;
cucuzzjédde falle nduráte e ffritte. "i fiori nepúteme: "mio nipote"; nepútete: "tuo
di zucchine falli indorati e fritti". nipote"; f. nepóteme: "mia nipote";
ndurcemegliárse v.rifl. "attorcigliarsi": nepótete: "tua nipote".
nd'a la staggióne passate verjétte fóre na nervuse agg. "nervoso": lassáteme stá,
sèrpe ca se ndurcemegliáve attuórne a stache nervuse pe li fatte míje. "lasciatemi
n'àrbele. "nella scorsa estate vidi in stare, sto nervoso per i fatti miei".
campagna un serpente che si attorcigliava nesciune agg. "nessuno".
intorno ad un albero". nèspele s.f. "nespola, nespolo".
ndurlóne agg. "lanternuto". nettatúre s.m. "arnese di legno o canna
ndurtùte agg. "storto". appuntito per pulire gli arnesi da lavoro".
ndurzárse nganne v.rifl. "strozzarsi". nèura sére s.f. "notte fonda".
ndusiàsme s.m. "entusiasmo": calme, néva s.f. "neve"; -a pile re cane s.f.
calme ché jé tutte ssu ndusiasme, avíma "neve fitta"; -frácete s.f. "bioscia"; -tónne
appríme sturjá la setuazzjóne e ppó se s.f. "neve crostosa"; néva, re- loc.avv.
vére. "calma, calma che è tutto codesto "nevoso": jé tjémbe re néva, mó vire
entusiasmo, dobbiamo prima studiare la crajmatíne quanda ne truvame. "è tempo
situazione e poi si vede". nevoso, ora vedi domattina quanta ne
ndussecá v.tr. "intossicare". troviamo".
ndussecúse s.m. "persona che dà nevére s.f. "nevaio": appríme ce stéve la
fastidio"; f. ndussecóse. nevére a lu Castjédde e rinde ce mettévene
ndustá v.tr. "indurire, rassodare". nu stratte re néva e nu stratte re paglie e la
nduvenjédde s.m. "indovinello". stepávene pe la staggióne. "prima ci stava
nechèlle s.m. e f. "nichelino, quattro il nevaio al Castello e dentro mettevano
soldi": agghi perdute nu nechèlle, mó ca uno strato di neve e uno strato di paglia e
vache a ccase chi la vóle sènde a la conservavano per l'estate".
mmàmme. "ho perso un nichelino, ora che nfacce prep. "verso".
vado a casa chi la vuole sentire a mamma". nfame agg. "infame": jé sule na calúnnje
negliare s.f. "nebbia"; dim. negliarèdde; nfame, quiddu puverjédde nunn'à ffatte
accr. -tèrra tèrre. njénde. "è solo una calunnia infame, quel
nehá v.tr. "negare": si saje lu fatte poveretto non ha fatto niente".
nunn'àja nehá, ca nu ngumbine njénde. "se nfanfalúte agg. "confuso": me sònghe
nfanfalúte e agghia accattáte na cóse pe
n'ate. "mi sono confuso e ho comprato una nfratte s.m. "ciarpame": ché ssònghe ssi
cosa per un'altra". nfratte, quanne te recire re re gghittá nd'a
nfanfarre s.f. "fanfara". la munnézze?. "che sono codesti ciarpami,
nfarená v.tr. "infarinare": mó ca faje li quando ti decidi di buttarli
cecatjédde nu nde nfarená la unnèdde, nell'immondizia?".
mìttete lu sunale nnande. "ora che fai i nfreculjá v.tr. "far affrettare".
cavatelli non ti infarinare la gonna, mettiti nfreculjére s.m. "persona che mette
il grembiule davanti". fretta"; f. nfreculére.
nfassá v.tr. "fasciare": appríme re nfruvènże s.f. "influenza": cummà,
criature re nfassávene pe parícchie tjémbe, n'agghi ché te rice, la nfruvènże auànne jé
cèrte vòte mane e tutte. "prima i bambini li state pròpje ammalamènde. "comare, non
fasciavano per parecchio tempo, certe ho che dirti, l'influenza quest'anno è stata
volte anche le mani. proprio malamente".
nfassánne s.f. "fasce del neonato". nfucá v.tr. "riscaldare, scaldare"; -la
nfaunúte s.m. "idiota". zèlle v.intr. "andare di volta il cervello".
nfelá v.tr. "infilare". nfucate s.f. "scaldata": t’àja sebbrjá, rá
nfelíce agg. "infelice". na nfucate a la carne e rammílle, nu
nfetendúte agg. "fetido". ndènghe manghe nu póche re tjémbe. "ti
nfètte agg. "molesto": recive ca fìglite jé devi sbrigare, dai una scaldata alla carne e
nfètte, tutte lu tjémbe ca jé state cummíche dammela, non ho neanche un po‟ di
jé state bbuóne bbuóne. "dicevi che tuo tempo".
figlio è molesto, tutto il tempo che è stato nfumarse v.rifl. "stizzirsi": te nfume pe
con me è stato buono buono". nnjénde, ma quéste ru puó fá cu màmmete
nfjérne s.m. "inferno": ljévete ra nande, no cu mmé, chi te crire re èsse?. "ti
vá a lu nfjérne!. "togliti davanti, vai stizzisci per niente, ma questo lo puoi fare
all'inferno!". con tua madre non con me, chi ti credi di
nfónne v.tr. "bagnare, intingere": nu essere?".
nfunnènne ru ppane nd'a lu piatte míje. nfunucchjá v.tr. "abbindolare,
"non bagnare il pane nel mio piatto"; infinocchiare": nu nde facènne nfunucchjá
p.p.m. nfùsse; f. nfósse; -cúm'a nu ra quidde, ca nunn’éja mèglie re tè. "non ti
paparjédde agg. "bagnato fradicio"; - fare infinocchiare da quello, che non è
r'accquacce agg. "rugiadoso"; f. nfósse migliore di te".
r'accquacce. nfuórchie s.m. "succhione, pollone".
nfòrze loc.avv. "in forza". nfurcá v.tr. "inforcare": nfurcaje ru
nfra prep.sempl. "fra".
nfraccáse s.m. "confusionario". ffjéne anżénghe anżénghe ca nu nże la
nfracetá v.intr. "marcire". ferave. "inforcò il fieno a poco a poco che
non se la sentiva".
nfranżesàte agg. "volto pieno di ferite". nfurchjá v.intr. "infoltire".
nfraśchjá v.intr. "fogliare": l'àrbele nfurjá v.intr. "infuriare": l'ànne
accummjénżene a nfraśchjá, jé tutte n'ata cundrarjàte e s'éja nfurjàte ca nun lu
cóse. "gli alberi iniziano a fogliare, è tutta putive mandené. "l'hanno contrariato e si è
un'altra cosa". infuriato che non lo potevi mantenere".
nfraśchime s.m. "fogliame": ché nfurmá v.tr. "informare": l'àja nfurmá re
nfraśchíme stá nd'a ddu vòśche, nu nże tutte, pó si la vére idde ché bbóle fá. "lo
devi informare di tutto, poi se la vede lui
vére na nżénghe re sóle. "che fogliame sta che vuole fare".
in quel bosco, non si vede un po' di sole". nfurná v.tr. "infornare": crajmatíne t’àja
nfrattá e sfrattá v.tr. "riempire e auzá prjéste ca la furnare adda nfurná ru
svuotare". ppane a li cinghe. "domattina ti devi alzare
presto che la fornaia deve infornare il pane tuórne. "non lo fare ingolosire altrimenti
alle cinque". non te lo togli da torno".
nfussá v.tr. "infossare": rinde a ttutte nganne s.f. "gola".
quédda lóte jé nfussate e pe se n'ascí c’éja ngapace agg. "incapace": jé ngapace re
vulute la mane re Ddíje. "dentro a tutta rice buscíje. "è incapace di dire bugie".
quel fango è infossato e per uscirsene c'è ngaparrá v.tr. "accaparrare": numunne
voluto la mano di Dio". re cristjàne se révene ra fá pe se ngaparrá
ngaddute agg. "incallito". ru ggrane re Flice. "molte persone si
ngaggiá v.tr. "ingaggiare". davano da fare per accaparrarsi il grano di
ngagnárse v.rifl. "rincagnarsi": cu nu Felice".
njénde si la piglie e se ngagne. "con un ngape loc.avv. "sul capo, in testa"; -a
niente se la prende e si rincagna". l'anne loc.avv. "all'inizio dell'anno".
ngagnuse agg. "permaloso"; f. ngapezzá v.tr. "incavezzare, rimboccare
ngagnóse. le coperte": lu cavadde l'àja ngapezzá e
ngalemá v.tr. "affannare": Marònna míje ppó attácchele a lu catenjédde. "il cavallo
cúme sònghe ngalemáte a ffá sta lo devi incavezzare e poi lo leghi all'anello
nghianáte!. "Madonna mia come sono di ferro fisso al muro esterno della casa".
affannato a fare questa salita!". ngappá v.tr. "acchiappare, capitare": si
ngalvaccá v.tr. "accavallare le gambe": ne vuléve fuje ma lu ngappàje pe la
nu stéve assettate còmmede si nu ggiacchétte. "se ne voleva scappare ma lo
ngalvaccáve re ccòsse. "non stava seduto acchiappai per la giacca"; ngappá, a-
comodo se non accavallava le gambe". loc.avv. "acchiapperella": quanne ce
ngammá v.tr. "legare la vite a un revertéveme a jucá a ngappá mmjézze a lu
sostegno". murcate éo, Linucce, Nannenèlle e
ngammará v.tr. "mangiare di grasso". Ndunètte. "quanto ci divertivamo a giocare
nganá v.tr.intr. "accanire, ringhiare": ad acchiapperella in mezzo al mercato io ,
quatte, cinghe cane se nganávene attuórne Lina, Anna ed Antonietta".
a n'uósse c'avéve jttate la chianghére. ngappamóśche s.m. "acchiappamosche":
"quattro cinque cani si accanivano intorno pe ngappamóśche sótte a lu lambadàrje
ad un osso che aveva buttato la macellaia". mettjétte quédda carte appezzecóse. "per
s’éja nganate cóndre a ffràteme e quidde acchiappamosche sotto il lampadario misi
puverjédde nu nżapéve njénde. "si è quella carta appiccicosa".
accanita contro mio fratello e quello ngappètte s.m. "molletta per i panni".
poveretto non sapeva niente". ngapputtárse v.rifl. "incappottarsi":
nganalá v.tr. "incanalare". ngappuóttete bbuóne mó ca jésce, face nu
ngandá v.tr. "incantare, inclinare": nun fridde ca nu nże póte. "incappottati bene
me rjésce a ngandá cu sse cchiacchiere. ora che esci, fa un freddo che non si può".
"non riesci ad incantarmi con codeste ngapuní v.rifl. "incaponire, intestardire";
chiacchiere". p.p. ngapunúte: s'éja ngapunúte r'ascí e
nganná v.tr. "ingannare": pe nganná lu nu l'avíme putute mandené. "si è
tjémbe s'assettárene sóp'a lu murètte e intestardito di uscire e non l'abbiamo
accumenżárene a pparlá re lu passate. potuto mantenere".
"per ingannare il tempo si sedettero sul ngará v.tr. "rincarare": lu ggnuraje e
muretto e incominciarono a parlare del ngaraje la ddóse recènnece ca lu
passato". renunzjàve. "lo rimproverai e rincarai la
nganna nganne loc.avv. "all'ultimo dose dicendogli che lo denunziavo"; -la
momento". mane v.tr. "caricare la mano"; p.p.
ngannaccá v.tr. "ingioiellare". ngarute.
ngannarutí v.tr. "ingolosire": nu lu
facénne ngannarutí se no mó te lu ljéve ra
ngaracòsse s.m. "a cavalluccio": quanne che altrimenti morde le persone". te
jéva fóre lu patre purtave lu criature l'agghia specciá chiane chiane ssi capidde
ngaracòsse. "quando andava in campagna ngatenáte, nu nghiange. "te li devo
il padre portava il bambino a cavalluccio"; pettinare piano piano codesti capelli
ngaracòsse, a- loc.avv. "scaricalasino". incatricchiati, non piangere".
ngaravugliá v.tr. "aggomitolare, ngauciá v.tr. "calcinare".
ravvolgere": si me vuó fá nu piacére, ngavá v.tr. "incavare": se sciupave
ngaravuóglieme tutta ssa lane. "se mi vuoi juórne pe gghiuórne e la facce se ngaváve
fare un piacere, aggomitolami tutta codesta sèmbe re cchiù. "si sciupava giorno per
lana". ze Seppúcce se ngaravugliàje nd'a giorno e la faccia si incavava sempre di
lu sscialle vérde e se ne íje a la mésse. "zia più".
Giuseppina si ravvolse nello scialle verde e ngazzá v.tr. "irritare": m'agghi ngazzate e
se ne andò a messa". me ne sònghe jute, se no l'abbuttáve re
ngarecá v.tr. "incaricare": nu nde ścaffe. "mi sono irritato e me ne sono
ngarecá re njénde statte tranguille, ca me andato, altrimenti lo gonfiavo di schiaffi".
la véche tutte éo. "non te ne incaricare di ngazzuse agg. "collerico, irascibile,
niente stai tranquillo, che me la vedo tutto rabbioso": Martuméje jé nu tipe ngazzuse
io". vóle avé sèmbe raggióne. "Bartolomeo è
ngarná v.tr. "prendere il vizio". un tipo collerico vuole avere sempre
ngarnate agg. "incarnito": zòppeche ca ragione"; Vetúcce téne nu temberamènde
tènghe n'ógne ngarnate, sacce cúm'agghia ngazzuse ca nun lu puó rice manghe fatte
fá!. "zoppico che tengo un unghia cchiù addá. "Vito tiene un temperamento
incarnita, non so come devo fare". irascibile che non gli puoi dire neanche
ngarpenárse v.rifl. "arrampicarsi": fatti più in là".
vuléve pegliá lu nìre sóp'a l'àrbele ma nu nge loc.avv. "non ci".
nge arriascíje a ngarpenárse. "voleva ngecalí v.tr. "abbagliare, accecare": me
prendere il nido sull'albero ma non ci pundaje la lambadíne nfacce e me
riuscì ad arrampicarsi". ngecalíje. "mi puntò la lampadina in faccia
ngarpetjá v.tr. "cercare di raggiungere e mi abbagliò"; p.p. ngecalúte.
migliori obiettivi". ngegná v.tr. "incignare": pròpje ajére à
ngarrá v.tr. "azzeccare, indovinare": ngegnate la vótte re vine. "proprio ieri ha
uaglió, re tutte quéste dumande ca t'agghi incignato la botte di vino".
fatte nunn'àje ngarrate na respòste, sì nu ngegnárse v.rifl. "ingegnarsi": pe puté
ciucce!. "ragazzo, di tutte queste domande terá nnande la vite s'éja ngegnáte ndutte re
che ti ho fatto non hai indovinato una mmanére. "per poter tirare avanti la vita si
risposta, sei un asino!". è ingegnato in tutte le maniere".
ngartamènde s.m. "incartamento"; pl. ngégne s.m. "ingegno".
ngartamjénde. ngegnjére s.m. "ingegnere": ajére pahàje
ngarzárse v.tr. "mettersi alle costole". lu pruggètte a lu ngegnjére, annevíne
ngasciá v.tr. "incassare": li cljénde óje quanne s’éja pegliate?. "ieri pagai il
sònghe state póche e avime ngasciáte progetto all'ingegnere, indovina quando si
póche sòlete. "i clienti oggi sono stati è preso?".
pochi e abbiamo incassato pochi soldi". ngegnúse agg. "ingegnoso": andó se
ngatastá v.tr. "accatastare": ngatástele métte métte arrjèsce, quiddu ggióvene jé
bbóne re llèune, accussì ce ne vanne re ngegnúse. "dove si mette mette riesce, quel
cchiù. "accatastala bene la legna, così ce giovane è ingegnoso".
ne va di più". ngelusí v.tr. "ingelosire": nu nge recènne
ngatená v.tr. "aggrovigliare, incatenare, njénde a lu zite, se no lu faje ngelusí. "non
incatricchiare": ngatíne lu cane ca se no ci dire niente al fidanzato, altrimenti lo fai
mózzeche a li cristjàne. "incatena il cane ingelosire".
ngemendá v.tr. "insultare, molestare, curva della strada Panni-Scalo, lui non si è
provocare, stuzzicare": fatte li fatte tuje e fatto niente ma la macchina è tutta rotta".
nu lu ngemendá se no quidde te zómbe ngèrte agg. "incerto": stá ngèrte si si
nguódde e t'affóche. "fatti i fatti tuoi e non n'adda ìre o adda rumaní. "sta incerto se
lo provocare altrimenti quello ti salta se ne deve andare o deve restare".
addosso e ti affoca"; ògne vòte ca lu vére ngevelí v.tr. "incivilire"; p.p. ngevelúte.
lu ngemènde, chisà quale juórne Vetúcce ngevile agg. "incivile".
l'adda accíre. "ogni volta che lo vede lo nghiaccá v.tr. "imbrattare, sporcare
stuzzica, chissà quale giorno Vito lo deve lievemente": nu nżapéve fá ate ca
ammazzare". nghiaccá lu quatèrne re cecchetuónne.
ngemènde s.m. "provocazione". "non sapeva fare altro che imbrattare il
ngenáglie s.f.pl. "gambe". quaderno di scarabocchi".
ngendíve s.m. "incentivo": sule lu nghiacche s.m. "imbratto"; dim.
ngendíve ce vuléve, mó chi lu mandéne nghiacchetjélle.
cchiù. "solo l'incentivo ci voleva, ora chi lo nghianá v.tr. "salire": p'appènne quiddu
mantiene più". quatre àja nghianá sóp'a la ścalédde. "per
ngenerí v.tr. "ammorbidire"; p.p. appendere quel quadro devi salire sulla
ngenerúte. scaletta".
ngenetá v.tr. "concepire". nghianáte s.f. "salita": la nghianáte jé
ngènete s.m. "embrione": nd'a l'uóve mala a ffá, e pe ffá quédda sótte a lu
quiddu śchive niure ca vire jé lu ngènete. murcate te jésce la lénghe ra fóre. "la
"nell‟uovo quel bruscolo che vedi è salita è male a fare, e per fare quella sotto
l'embrione". al mercato ti esce la lingua di fuori".
ngèneve agg. "ingenuo": cúme sì nghiane agg. "orizzontale,
ngèneve, te crire tutte quédde ca te rinne, pianeggiante": re ttèrre ca tènghe nd'a la
apre l'uócchie ca mó jé malemúnne. "come Puglie sònghe tutte nghiane. "i terreni che
sei ingenuo, credi tutto quello che ti tengo in Puglia sono tutti pianeggianti".
dicono, apri gli occhi che ora il mondo è nghiasidde s.m.pl. "cose piccolissime".
cattivo". nghiastre s.m. "impiastro".
ngengjére s.m. "incensiere". nghiavecá v.rifl. "andarsi a perdere".
ngennerí v.tr. "incenerire". nghjéme s.m. "imbastitura".
ngenżá v.tr. "incensare": nun me ngenżá nghimá v.tr. "imbastire": feglió, prime
cu sse pparóle ca nun me cummínge. "non r'ascí m'àja nghimá la chjéche a lu
mi incensare con codeste parole che non cauzóne, accussì pe craje sarrá pprónde.
mi convinci". "ragazza, prima di uscire mi devi imbastire
ngepjá v.tr. "cominciare, iniziare, la piega al pantalone, così per domani sarà
principiare". pronto".
ngeprjá v.tr. "incipriare": Annandònje se nghiummá v.tr. "appesantire lo
ngepriàje la facce appríme r'ascí. stomaco".
"Annantonia si incipriò la faccia prima di nghiummáte agg. "piomboso".
uscire". nghiurdárse v.rifl. "ammalarsi delle
ngeratíne s.f. "incerata": attjénde a lu ginocchia".
muzzóne re segarètte ca m'appicce la nghiure v.tr. "rinchiudere".
ngeratíne. "attento alla cicca di sigarette nghiuvá v.tr. "inchiodare": àja nghiuvá
che mi bruci l'incerata". quédda funèste ca jé rótte. "devi
ngerènde s.m. "incidente": à avute nu inchiodare quella finestra che è rotta".
ngerènde a cciambe re cavadde, idde nu ngiambecá v.intr. "inciampare":
nż'éja fatte njénde ma la máchene jé tutte Mariúcce ngiambecáje nnande a la pòrte e
ścasciate. "ha avuto un incidente alla se féce male lu renucchie. "Maria
inciampò davanti alla porta e si fece male ngruciá v.tr. "incrociare": ngruciàje re
il ginocchio". bbrazze e nun vulíje fá cchiù nnjénde.
ngianghe agg. "grullo, svanito": ché ne "incrociò le braccia e non volle fare più
vuó ra quidde, jé ngianghe. "che ne vuoi niente".
da quello, è grullo". ngrugná v.intr. "ingrugnare".
ngiarmá v.rifl. "arrangiare". ngruścá v.tr. "crostare".
ngjénże s.m. "incenso": nd'a la chjésje ngrussá v.tr. "ingrossare".
cúme trasjémme, sendjémme l'adduóre re ngruvattáte agg. "incravattato": maste
ngjénże. "nella chiesa come entrammo, Angícche se appresendáje a la fèste tutte
sentimmo l'odore di incenso; -salvagge lesciate e ngruvattáte. "Mastro Francesco
s.m. "assenzio". si presentò alla festa tutto lisciato e
ngità loc.avv. "in città". incravattato".
ngiuccarúte p.p. e agg. "acciocchito": nguacchiá v.tr. "macchiare": nu
Fuluméne jé rumaste ngiuccarúte pe li nguacchiá pe ndèrre ca mó agghi lavate.
rèume. "Filomena è rimasta acciocchita per "non macchiare per terra che ora ho
i reumi". lavato".
ngiuciá v.tr. "cioncare, inciuccarsi, nguacchie s.m. "macchia"; dim.
sbevucchiare, trincare". nguacchicjédde.
ngiuttá v.tr. "ingrassare". nguagliá v.intr. "muracchiare".
nglude v.tr. "includere". nguaraggiá v.tr. "incoraggiare": nu nde
ngòglie v.tr. "colpire"; p.p. nguóvete; fá nguaraggiá, trase ca mange cu nnuje.
ngòglie, a chi ngòglie- loc.avv. "a chi "non ti far incoraggiare, entra che mangi
capita". con noi".
ngòscie s.m. "vuoto ai quattro angoli nguartá v.tr. "inquietare": statte citte
della volta a botte". nun me facènne nguartá. "stai zitto non mi
ngóse e ścóse loc.avv. "cuce e scuce". fare inquietare".
ngrasce loc.avv. "in abbondanza". ngucciá v.intr.rifl. "incocciare": mó, mó
ngraziarDdíje loc.avv. "in grazia di l'agghi ngucciate a la chiazze re sópe. "or
Dio". ora l'ho incocciato alla piazza di sopra".
ngreccá v.tr. "drizzare": nu ngreccá re ngucculáte p.p. e agg. "accoccolato":
ggurécchie ca nuje nun stame recènne Ndònje s'éja ngucculáte pe capá li cìcere e
njénde re male. "non drizzare le orecchie mmó pe s'auzá lu vòglie!. "Antonio si è
che noi non stiamo dicendo niente di accoccolato per scegliere i ceci e ora per
male". alzarsi lo voglio!".
ngrefelá li capidde v.tr. "rizzare i ngué voce onom. "ué": ra mó ca lu
capelli". criature face ngué ngué, vire feglió ca
ngrére, ra nu- loc.avv. "incredibile". vularrá bbéve ru llatte. "da molto tempo il
ngrespá v.tr. "aggrottare". bambino fa ué ué, vedi ragazza che vorrà
ngrille agg. "mal coperto per bere il latte".
negligenza"; f. ngrélle. nguèsete s.f. "questua": parícchie
ngróce loc.avv. "in croce". ggiuvene sònghe asciute pe la nguèsete pe
ngròppe loc.avv. "in groppa": mó ce re ffjéste re San Custànże. "parecchi
mettime a ccavadde, éo mmjézze a la varde giovani sono usciti per la questua per le
e tu ngròppe. "ora ci mettiamo a cavallo, io feste di San Costanzo".
in mezzo al basto e tu in groppa". nguiatatòrje s.f. "arrabbiatura".
ngruccunúte agg. "curvo": ze Vetúcce jé nguline s.m. "inquilino".
ngruccunúte ma jé arruváte a ngullá v.tr. "incollare".
cjéndeétréanne. "zio Vito è curvo ma è ngulpá v.tr. "incolpare": pe qquédde ca
arrivato a centotreanni". jéve succjésse se ngulpávene l'une cu l'ate.
"per quello che era successo si incolpavano "vedi che fuori fa freddo e solo con
l'uno con l'altro". codesta maglietta indosso prendi il
ngulunná v.tr. "incolonnare": uaglió, raffreddore": -,ra- avv. "di dosso".
angóre t'àja mbará a ngulunná re ccifre, nguórpe loc.avv. "in corpo".
quanne te muóve?. "ragazzo, ancora ti devi ngurduná v.tr. "incordare": me la sènde
imparare a incolonnare le cifre, quando ti ngurdunáte sta còsse, sarranne li rèume.
muovi?". "me la sento incordata questa gamba,
ngumbatíbbele agg. "incompatibile". saranno i reumi".
ngumbenżá v.tr. "rimunerare": l'àja ngurná v.tr. "incornare": statte attjénde,
ngumbenżá si t'à ffatte lu piacére. "lo devi uaglió, mó ca vaje a cambjá re vvacche nu
rimunerare se ti ha fatto il piacere". nde fá ngurná. "stai attento, ragazzo, ora
ngumbetènde agg. "incompetente": te che vai a pascolare le mucche non ti far
mitte a pparlá andó jésce e ndó trase ma sì incornare".
ngumbetènde nfatte re museche. "ti metti a ngurpurá v.tr.fig. "ingoiare".
parlare dove esci dove entri ma sei ngùse e ścuse loc.avv. "cuci e scuci".
incompetente in fatto di musica". nguzzá v.tr. "avere voglia (volontà)".
ngummárse v.rifl. "saldarsi di un osso nguzzechí v.tr. "incrostare": nun facènne
fratturato". nguzzechí la cunżèrve nnande a lu
ngummerá v.tr. "incomodare": nu nde caurare, strjéchele sùbbete. "non fare
ngummerá, ce vache éo a ppegliarle a la incrostare la conserva davanti al caldaio,
stanżjóne, bbaste rengraziàrte. "non ti strofinalo subito"; p.p. nguzzecúte.
incomodare, ci vado io a prenderlo alla nicchie s.m. "loculo".
stazione, basta ringraziarti". nire s.m. "nido"; pl. nírere.
ngummerí v.tr. "inumidire": trase quissi níure agg. "bruno, negro, nero": nu nge
panne ca tjéne spase, se no se stá níure cchiù nìure re la felínje. "non ci
ngummeríscene cu la negliare. "entra sta nero più nero della fuliggine"; f. nèure;
codesti panni che tieni stesi, altrimenti si -sótte a l'uócchie s.m. "occhiaia": nun me
inumidiscono con la nebbia". pòzze uardá a lu spècchie pecché nu
ngummuse agg. "stucchevole". mbòzze veré lu nìure sótte a l'uócchie.
ngundendábbele agg. "incontentabile": "non mi posso guardare allo specchio
Custà, nu nde puónne pegliá nné a la perché non posso vedere le occhiaia".
sàzzje nné a la riune, sì ngundeddábbele. nìurefúme s.m. "nerofumo".
"Costanzo, non ti possono prendere né njéhe s.m. "neo".
sazio né digiuno, sei incontentabile". njénde pron.indef.inv. "niente"; njénde,
ngundenuazzióne loc.avv. "in nun face- loc.avv. "sebbene"; njénde, nu
continuazione". ndéne- loc.avv. "nullatenente".
ngundrá v.tr. "incontrare": pe nu nde njéndereméne avv. "nientedimeno":
ngundrá cu Melúcce àja fá n'ata strare. njéndereméne tu staje qquá e mmàmmete
"per non incontrarti con Carmela devi fare te vá truvanne pe ccjéle e pe ndèrre.
un'altra strada". "nientedimeno tu stai qui e tua madre ti va
ngunnulí, v.tr. arcuare; p.p. ngunnulùte. trovando per cielo e per terra".
nguódde avv. "addosso, in collo, njérve s.m. "nervo".
indosso": Feréle purtave nguódde nu njérvengalvaccáte s.m. "nervo
pacche bbuóne pesande, chisà lu frate ché accavallato": ròje sóre sime ra l'Italia
à mannate ra Bbulògne!. "Fedele portava venime quistu njérvengalvaccáte ścavalcá
addosso un pacco molto pesante, chissà il lu vulime. "due sorelle siamo dall'Italia
fratello che ha mandato da Bologna!"; vire veniamo questo nervo accavallato lo
ca rafóre face fridde e sule cu quéssa vogliamo scavalcare".
magliètte nguódde piglie lu ciamuórje. nnábbele agg. "inabile".
nnacedírse v.tr. "guastarsi il sangue". nnògne luóche avv. "dovunque,
nnaccquá v.tr. "annacquare": stu vine jé ovunque": nnògne luóche se stá bbuóne
nnaccquate, bbevatílle tu, éo bbéve póche, quanne ce stá la pace. "dovunque si sta
ma nu bbucchjére lu vòglie bbuóne. bene quando c'è la pace".
"questo vino è annacquato, bevilo tu, io nnóme s.m. "nome": ché nnóme ànne
bevo poco, ma un bicchiere lo voglio rate a qquiddu criature? Sacce se l'ànne
buono". chiamate cúm'a lu tataránne, agghia
nnahurá v.tr. "inaugurare". addummanná a ssòreme. "che nome hanno
nnàlbbse loc.lat. "in Albis". dato a quel bambino? Non so se l'hanno
nnalfabbéte agg. e s.m. "analfabeta": jé chiamato come il nonno, devo chiedere a
pròpje nu nnalfabbéte, né ssape ścrive né mia sorella".
ssape lègge e nu nge puó manghe passá pe nnòque agg. "innocuo".
vucine. "è proprio un analfabeta, né sa nnóreche re re ddéte s.f.pl. "nocche": me
scrivere né sa leggere e non ci puoi fanne male re nnóreche re re ddéte, sacce
neanche passare per vicino". cúm'agghia fá!. "mi fanno male le nocche,
nnammarí v.tr. "amarire": Marì, ru non so come devo fare".
ssacce ca te piace l'amare, peqquésse pe nnuje a nnuje, a-loc.avv. "tra di noi".
nnammarí li cecatjédde àja fá sfríje nnumená v.tr. "nominare": pure ca staje
l'uóglie cu li pupàjne sicche e ppò re lundane te nnumenáme spisse. "benché stai
ccunże. "Maria, lo so che ti piace l'amaro, lontano ti nominiamo spesso".
perciò per amarire i cavatelli devi far nnumenáte s.f. "nomea".
friggere l'olio con i peperoncini e poi li nnuśche s.m. "muschio": quanne a
condisci". Nnatale avévema fá lu presèpje, jéveme a
nnammurá v.tr. "innamorare": se ffá lu nnuśche sóp'a re mmurge. "quando a
nnammuràje re quédda feglióle cúme la Natale dovevamo fare il presepe,
veríje e ppó se l'à spusate. "si innamorò di andavamo a fare il muschio sulle murge".
quella ragazza come la vide e poi se l'è nnùtele agg. "inutile".
sposata". nnuzènde agg. "innocente": jé nnuzènde
nnande avv. "avanti, davanti": stéve e nnesciune lu vóle crére. "è innocente e
nnande a tutte quande quanne jétte a la nessuno lo vuole credere".
pòste a pahá la bbullétte re la lucia. "stavo nòbbele agg. "nobile": jé njénde lu
davanti a tutti quanti quando andai a nòbbele! Nu lu stènne a ssènde né ce rènne
pagare alla posta la bolletta della luce"; -e cunferènże. "è niente il nobile! Non lo
ddréte avv. "avanti e dietro". stare a sentire né ci dare confidenza".
nnaścónne, a- loc.avv. "nascondino"; nòcche s.f. "fiocco"; dim. nucchetèlle.
nnase a nnase, a- loc.avv. "ad uscio ad nocchètte s.f.pl. "fiocchetti (pasta
uscio". alimentare)".
nnaspre s.m. "glassa": n'agghi avute nocchiù avv. "non più".
tjémbe re te prepará lu nnaspre sóp'a la nóce s.f. "noce (frutto, albero)"; pl.
pizza rólece sarrá pe n'ata vòte. "non ho nnuce; -re lu cuódde s.f. "osso del collo".
avuto tempo di prepararti la glassa sulla nócia maśche s.f. "malescio".
torta sarà per un'altra volta". nóne avv. "no".
nnatèrne loc.avv. "in eterno". nònònne s.m. "nonno".
nnemmecá v.tr. "inimicare". nóre s.f. "nuora"; nòreme: "mia nuora";
nnevenatríce s.f. "chiromante". nòrete: "tua nuora".
nnezzióne s.f. "iniezione"; pl. nnezziúne. nòtte, re-loc.avv. "notturno".
nnòglie s.f.pl. "stomaco essiccato del nóve 1.agg.n.card. "nove, nuova": ànne
maiale". fatte la strare nóve pe gghí a lu cummènde.
"hanno fatto la strada nuova per andare al
convento"; 2.s.f. "ora terza (9 ora nustrane agg. "nostrano".
canonica)". nutá v.tr. "notare, nuotare": Grazjélle se
nózzele s.m. "nocciolo"; pl. nùzzele: face sèmbe nutá, mó cu na cóse, mó cu
attjénde a nu nde calá li nùzzele re cerase n'ate. "Grazia si fa sempre notare, ora con
se no t'affuóche. "attento a non ingoiarti i una cosa, ora con un'altra"; si tu nu nżaje
noccioli di ciliegie altrimenti ti affochi". nutá ché ce vaje a ffá a lu mare? Pe te lavá
nucchicá v.tr. "piegare". li pjére?. "se tu non sai nuotare, che ci vai
nucédde s.f. "nocciolo (frutto, albero)"; - a fare al mare? Per lavarti i piedi?".
salvagge s.f. "betulla". nutare s.m. "notaio".
nucellíne merecáne s.f. "arachide". nutizzje s.f. "notizia": finalmènde ròppe
nuje pron.pers. "noi". tanda male nutizzje jé arruvate una bbóne,
nummale agg. "non buono, inservibile": ca nepùteme à avute lu pòste. "finalmente
nummálene agg.sing. e pl. "non buoni, dopo tante brutte notizie è arrivata una
inservibili". buona, che mio nipote ha avuto il posto".
nùmmere s.m. "numero". nutrizze s.f. "nutrice".
numunne avv. "assai, troppo": sta carne nuttate s.f. "nottata": agghi passate na
jé numunne pe mmé, raccílle a l'ate, na mala nuttate, sèmbe a penżá a qquédde ca
fèdde m'abbàste. "questa carne è troppa m'àje ritte. "ho trascorso una brutta nottata,
per me, dagliela agli altri, una fetta mi sempre a pensare a quello che mi hai
basta". detto".
nun avv. "non": statte citte nun me fá nuvande agg.n.card. "novanta".
nghianá li cicche ngape. "stai zitto non mi nuvecjénde agg.n.card. "novecento".
far salire idee strane per la testa". nuvéle s.f. "novena": apprime pe gghí a
nunjénde s.m.inv. "nonnulla": cu ssènde la nuvéle re Natale ce auzàveme a
nunjénde se nfùrje, nu nżaje maje cúme li cinghe re la matine. "prima per andare a
l'àja pegliá. "con nonnulla si infuria, non sentire la novena di Natale ci alzavamo
sai mai come lo devi prendere. alle cinque del mattino".
nunżiamàje loc.avv. "mai sia". nuvèmbre s.m. "novembre".
nuóste agg.poss. "nostro"; f. nòste. nuvetà s.f. "novità": accummjénże a
nure agg. "nudo": la nutizzje la sapjétte rraccundá re nnuvetà re lu pajése ca jé
nure e ccrure, sacce cúme nu nge numunne ca ce manghe. "incomincia a
rumanjétte sicche. "la notizia la seppi nuda raccontare le novità del paese che è molto
e cruda, non so come non ci rimasi secco". che ci manco".
nùreche s.m. "groppo, nocchio, nodo": nuvjélle agg. "novello": jé angóre
tènghe nu nùreche nganne, nu mbòzze nuvjélle s'adda mbará, racce tjémbe. "è
manghe parlá. "tengo un groppo in gola, ancora novello si deve imparare, dagli
non posso neanche parlare"; f.pl. tempo"; f. nuvèlle.
nnóreche; dim.m. nurechícchie; -a lu nuvulécchie s.f. "nuvoletta": ròppe na
stòmmeche s.m. "peso sullo stomaco"; - jurnate cu nu cjéle accussì celèste mó
ścurretúre s.m. "nodo scorsoio". accummènże a ascí na nuvulécchie. "dopo
nurecúse agg. "nodoso": ssu ciòcchere jé una giornata con un cielo così celeste ora
nurecúse si nun lu puó spaccá, làssulu incomincia a uscire una nuvoletta".
pèrde ce pènże ru ffuóche. "questo ciocco nuvulúse agg. "nuvoloso": andó t'abbíje
è nodoso se non lo puoi spaccare, lascialo nun vire ca lu cjéle jé nuvulúse? Mó véne a
perdere ci pensa il fuoco". cchióve. "dove ti avvii non vedi che il cielo
nurmale agg. "normale": pe tté tutte jé è nuvoloso? Ora viene a piovere".
nurmale, póte caré lu munne, nu nde nùzzele, cu li -loc.avv. "gioco con i
ścummuóve. "per te tutto è normale, può noccioli"; nùzzele re vajnèdde, cu li-
cadere il mondo non ti scomponi". loc.avv. "gioco con semi di carruba".
nvanvalí v.tr. "frastornare"; p.p. nżegná v.tr. "insegnare".
nvanvalúte. nżegnalá v.tr. "segnalare": pe ssa fatía
nvecchiá v.tr. "invecchiare".
nvugliá v.tr. "invogliare": àja nvugliá lu m'ànne nżegnaláte nu ggióvene c'àbbete
criature a lu stùrje cu la prumèsse re nu dabbasce a lu Cupóne, tu lu canusce?.
rjàle. "devi invogliare il bambino allo "per codesto lavoro mi hanno segnalato un
studio con la promessa di un regalo". giovane che abita laggiù al Cupone, tu lo
conosci?".
nżaccá v.tr. "insaccare": nu nde sacce
rice quanda cuócce e cuccetjédde stanne nżegnale s.m. "segnale": agghi misse nu
nżaccàte nd'a ddu jusidde. "non ti so dire nżegnale nd'a lu libbre, mó nu lu tróve
quanti cocci e piccoli cocci stanno cchiù, l'àje luvate tu?. "ho messo un
insaccati in quel sottano". segnale nel libro, ora non lo trovo più, l'hai
tolto tu?".
nżagagliá v.tr. "bastonare"; p.p.
nżellá v.tr. "adirare": nu nde nżellá, ca
nżagagliáte. re nguiatatòrje fanne male a lu córe. "non
nżagná v.tr. "salassare". ti adirare, che le arrabbiature fanno male al
nżalaní v.intr. "insanire, rincretinire"; cuore".
p.p. nżalanúte: n'àje ché ne fá cchiù, jé nżelvaggí v.tr. "inselvatichire"; p.p.
pròpje nżalanúte. "non hai che farne più, è nżelvaggiúte.
proprio rincretinito". nżénghe avv. "poco"; nżénghe, n'ata-
nżalate s.f. "insalata, lattuga": puórte ra loc.avv. "un altro poco"; nżénghe, na-
fóre ruje pjére re nżalate ca re vache a loc.avv. "un poco"; nżénghe, ra qquá e
vvénne pe lu pajése. "porta dalla campagna n'ata- loc.avv. "fra poco".
due cespi d'insalata che li vado a vendere nżenná v.intr. "entrare appena appena".
per il paese".
nżenuá v.tr. "insinuare": ché vvulisse
nżangulendá v.tr. "insanguinare".
nżenuá, ca sònghe state éo a derecílle tutte
nżangulendáte agg. "sanguinolento": quédde ccóse a Lesètte?. "che vorresti
ajére sére verjétte lu zíje re mmugljéreme insinuare che sono stata io a dircele tutte
cu la facce tutte nżangulendáte, jéva quelle cose a Luisa?".
carute ra lu mule. "ieri sera vidi lo zio di nżènże loc.avv. "in sensi".
mia moglie con la faccia tutta
sanguinolenta, era caduto dal mulo". nżenżżíbbele agg. "insensibile": téne nu
córe re prétre ròppe quédde ca l'éja
nżapuná v.tr. "insaponare": nżapunele
bbuóne ssu cullétte, nun vire cúm'jé succjésse jé revendate nżenżżíbbele.
nìure?. "insaponalo bene codesto colletto, "tiene un cuore di pietra dopo quello che
non vedi com'è nero?". gli è successo è diventato insensibile".
nżapurí v.tr. "insaporire": pe nżapurí la nżeparábbele agg. "inseparabile":
menèste àja métte la cóteche, l'aurécchie, quédde e ddòje cummare mó nu nże
la córe e lu pére re puórche. "per pàrlene cchiù, apprìme jévene
insaporire la verdura devi mettere la nżeparábbele. "quelle due comari ora non
cotenna, l'orecchio, la coda e il piede di si parlano più, prima erano inseparabili".
maiale". nżeppá v.tr. "inzeppare": nżeppàje quédda
nżapúte s.f. "insaputa": si ne íje a la bbaligge ca nun ne putève cchiù. "inzeppò
nżapúte re tutte quande. "se ne andò quella valigia che non ne poteva più"; -
all'insaputa di tutti quanti". l'ùppele v.tr. "tappare la bottiglia".
nżé loc.avv. "in se". nżerrá v.tr. "rinserrare".
nżecchí v.tr. "insecchire". nżertá v.tr. "fare la resta".
nżèrte s.f. "resta". nżùche loc.avv. "in succhio": l'àrbele nu
nżetá v.tr. "innestare": ajére agghi fatte l’àja putá quanne jé nżùche. "l'albero non
nżetá tré melàjne. "ieri ho fatto innestare lo devi potare quando è in succhio".
tre meli selvatici". nżuccúse s.m. "boccone difficile da
nżevá v.tr. "insegare". inghiottire".
nżevuse agg. "segoso"; f. nżevóse: nżuddesfátte agg. "insoddisfatto":
quanne te lave ssa vèste, vire cúm'jé appríme ce accundendáveme re póche, óje
nżevóse, nu nde mitte ścuórne?. "quando ti li ggiùvene tjénene tutte ma sònghe
lavi codesto vestito vedi come è segoso, nżuddesfátte. "prima ci accontentavamo di
non hai vergogna?". poco, oggi i giovani tengono tutto ma sono
nżìcche loc.avv. "in secco". insoddisfatti".
nżìcchete nżácchete loc.avv. "in modo nżuffecjénde agg. "insufficiente".
fulmineo". nżulazzióne s.f. "insolazione".
nżjéme avv. "insieme". nżulecá v.tr. "assolcare".
nżìne 1.prep. "fino": nżìne a quanne?. nżulefá v.tr. "inzolfare": craje agghia
"fino a quando?"; 2.s.m. "in grembo": ìre a li Salacúne pe nżulefá la vigne, se no
cúme se veréve ca stéve cundènde ca se care malate. "domani devo andare ai
truvave nżìne a la famìglia sója. "come si Salaconi per inzolfare la vigna, altrimenti
vedeva che stava contento che si trovava in si ammala".
grembo alla sua famiglia". nżulufatúre s.m. "inzolfatoio".
nżìpete agg. "insipido": mugljéra míje, nżulènde agg. "insolente".
sta nżalate jé nżìpete, mìttece ru ssale se nżultá v.tr. "insultare": nu lu nżultá, ché
no te la mange tu. "moglie mia, questa vvuó ra quidde, nu ndéne cólpe. "non lo
insalata è insipida, mettici il sale altrimenti insultare, che vuoi da quello, non tiene
te la mangi tu". colpa".
nżìste 1.v.intr "insistere"; 2.agg. "furbo". nżulucá v.tr. "insolcare, solcare": tu vaje
nżìte s.m. "innesto": li nżite ca facjétte óje a nżulucá la tèrre, éo vache craje pe
mufalánne sònghe tutte pegliate. "gli chiandá li fasule. "tu vai oggi a insolcare il
innesti che feci l'anno scorso sono tutti terreno, io vado domani per piantare i
attecchiti". fagioli".
nżógne s.f. "sugna, strutto": li sausícchie nżunnulúte agg. "insonnolito".
pe re mmandené cenjére rinde vjérne nżuócchele nżuócchele agg. "piano
l'agghia métte nd'a nu vasètte cu la piano".
nżógne. "la salsiccia per mantenerla tenera nżuónne loc.avv. "in sogno".
d'inverno la devo mettere in un doglio con nżuperbí v.tr. "insuperbire": pe tutte li
la sugna"; Tresù, nunn'àje maje mangiate cumblemènde ca t'à fatte lu majéste, nu
la pizze cu la nżógne? Nu nżaje ché t'àje nde nżuperbí. "per tutti i complimenti che
pèrse!. "Teresa, non hai mai mangiato la ti ha fatto il maestro, non ti insuperbire".
pizza con la sugna? Non sai che ti sei
perduta!". nżuppurttábbele agg. "insopportabile":
nu nge la fazze cchiù, jé revendáte
nżómme avv. "insomma": nżómme,
musére vjéne a ccase sì o no?. "insomma, nżuppurttábbele. "non ce la faccio più, è
stasera vieni a casa si o no?". diventato insopportabile".
nżuccá v.intr. "andare di traverso". nżurá v.tr. "ammogliare": penżàve re
nżuccará v.tr. "inzuccherare". nżurá lu figlie cu na feglióle ricche, ma
idde pe respòste si ne ścappaje cu
qquédda ca vuléve ra tanda tjémbe.
"pensava di ammogliare il figlio con una
ragazza ricca, ma lui per risposta se ne
scappò con quella che voleva da tanto
tempo"; p.p. nżuràte.
nżurdí v.tr.intr. "assordare": allùcche a
qquiddi uagliune ca la funíscene re ce
nżurdí cu re trumbètte. "sgrida quei
ragazzi che la finiscono di assordarci con
le trombette".
nżurdíne loc.avv. "in sordina".
nżuspettí v.tr. "insospettire".
140

ó interiez. "ahó": ó, n’auzànne

O
una scatola e faccio un pacco urgente a
tande la vóce, cu chi te crire re mia figlia".
parlá?. "ahó, non alzare tanto òrje s.m. "odio".
la voce, con chi ti credi di òstje re vjénde s.m. "alito di vento": jé
parlare?". nu meráquele ca mmjézze a lu chiane nu
ócce s.f. "paura". ndire manghe n’òstje re vjénde. "è un
òfete s.m. "sudiciume": pe tutte miracolo che in mezzo al piano non tira
quiss’òfete ca stá nd’a la case sarranne neanche un alito di vento".
mise ca nu pulízze. "per tutto codesto òtte agg.n.card. "otto".
sudiciume che sta nella casa saranno mesi òttecjénde agg.n.card. "ottocento".
che non pulisce". óve s.f.pl. "uova"; -a sciuscjélle s.f.pl.
ógne s.f. "unghia". "uova strapazzate"; -àpele s.f.pl. "uova con
óje avv. "oggi": sacce pecché óje me guscio molle"; -sciaccquate s.f.pl. "uova
sènde stracche e n’agghie fatte njénde. sterili"; -ścaurate s.f.pl. "uova sode".
"non so perché oggi mi sento stanco e non
ho fatto niente".
ólepe s.f. "volpe"; pl. ggùlepe; dim.
ulpacchjédde; accr. ólepa vècchje.
oljàte agg. "oleato": la putéháre m’à
mmisse la murtatèlle nd’a la carte oljàte.
"la bottegaia mi ha messo la mortadella
nella carta oleata".
ólme téglie s.m. "tremolo".
óme s.m. "uomo"; pl. uómene; dim.
umecjédde; accr. umóne; óme, r' agg.
"virile": fìglite a ggià fatte na vóce r'óme,
sònghe vulate tutte quist'anne!. "tuo figlio
ha già fatto una voce virile, sono volati
tutti questi anni!".
ónge v.tr. "ungere"; p.p. unde, f. ónde:
feglió, tjéne la unnèdde ónde, ché l’uóglie
mméce re lu métte nd’a la nżalate te l’àje
jttate pe nguódde?. "ragazza, tieni la gonna
unta, che l‟olio invece di metterlo
nell‟insalata te lo sei buttato addosso?".
ónne s.f. "onda".
ónże s.f. "oncia": jé ljégge nu mbése
manghe n’ónże. "è leggero non pesa
neanche un‟oncia".
órdene s.m. "filare di una vigna"; pl.
ùrdene.
óre, punde e mumènde avv. "ogni
momento".
orgènde agg. "urgente": quidde e dduje
sausícchie c’agghi assutte a la pèrteche re
mmétte nd’a na ścàtele e ce fazze lu
pacche orgènde a ffíglime. "quelle due
salsicce che ho asciutto all‟asse le metto in
141

accarjá v.tr. "fare la fame, cunżuláte!. "ho avuto una pallata dietro

P schiaffeggiare sonoramente".
acce agg. "pazzo": ché sì ppacce
ca te vuó fá tutte ssa víje
alappjére, mìttete ngròppe a lu cavadde e
vjénatínne a lu pajése. "che sei pazzo che
alla schiena che mi sono consolato!".
padde s.f. "palla"; dim. paddùccele.
padrenquanquère
"protoquamquam":
s.m.
faje
e
sèmbe
padrenquànquère, vattinne ljévete ra
f.
lu

ti vuoi fare tutta codesta strada a piedi, nande a l'uócchie míje. "fai sempre il
mettiti in groppa al cavallo e vienitene al protoquamquam, vattene togliti davanti
paese"; dim.m. pacciarjédde; dim.f. agli occhi miei".
pacciarèdde. padróne, sènża - loc.avv. "randagio".
pacche s.f. "anta, mezzena, spicchio": padrunále agg. "patronale": a re ffjéste
chiure ssa pacche re la pòrte ca véne nu
vjénde tira tire. "chiudi codesta anta della padrunále re San Custánże e re la
porta che viene un vento difilato"; na Marònne re lu Vòśche, ca sònghe lu
pacche re puórche l'avíme spartute, l'ate la vendeséje e lu vendesètte r'aùste, ce veríme
facíme craje ca mó stame stracche. "una tutte li panníse, quiddi vucíne e quiddi
mezzena di maiale l'abbiamo divisa l'altra lundane. "alle feste patronali di San
la facciamo domani che ora siamo Costanzo e della Madonna del Bosco, che
stanchi"; -re cule s.f. "natica": ajére sono il ventisei ed il ventisette di agosto, ci
carjétte e me sònghe annuùrute tutte na vediamo tutti i pannesi, quelli vicini e
pacche re cule. "ieri caddi e mi sono quelli lontani".
annerita tutta una natica"; -re lèuna s.f. paggèlle s.f. "pagella": Carmelíne à
"pezzo di legno". avute tutte bbèlle vóte sóp'a la paggèlle e
pàcchere s.f. "schiaffo sonoro". lu patre e la mamme stanne bbuóne
pacchiàne s.f. "donna del volgo"; dim. cundènde. "Carmela ha avuto tutti bei voti
pacchianèlle. sulla pagella e il padre e la madre stanno
paccìá v.intr. "pazzeggiare": la vuó funí molto contenti".
re paccìá o t'agghia purtá a lu pàggene s.f. "pagina": t'àja stá attjénde a
manecòmje?. "la vuoi finire di pazzeggiare nu strazzá re pàggene re lu quatèrne. "ti
o ti devo portare al manicomio?". devi stare attento a non strappare le pagine
pacciaglióne s.m. "pazzerellone". del quaderno".
paccíje s.f. "pazzia": jé pròpje na paccíje paglia óglie s.f. "calamo aromatico".
ascí sènża njénde nguódde, mìttete ssa pagliare 1.s.m. "capanna"; 2.s.f.
mandarèdde. "è proprio una pazzia uscire "Pagliara (contrada sulla strada per Santa
senza niente addosso, mettiti questa Maria del Bosco)"; dim. pagliarjédde.
coperta di lana più piccola". pagliére s.f. "fienile": Neculí nun
pacciuógne agg. "pazzoide": nu lu fumanne, ca puó appecciá la pagljére.
stènne a ssènde jé nu pacciuógne, aggísce "Nicola non fumare, che puoi bruciare il
tutte a ffatte suje. "non lo stare a sentire è fienile".
un pazzoide, agisce tutto a modo suo"; f. pagline agg. "paglierino".
pacciògne. pagliuśche s.f. "pagliuzza".
paccòttine s.m. "pacchetto di tabacco". pagnòtte agg. "paffuto"; dim.m.
pacenżiúse agg. "paziente". pagnuttjélle; dim.f. pagnuttèlle.
pagnuótte s.m. "pane di granturco".
pacjénże s.f. "pazienza". pahá v.tr. "pagare"; -prónda casse v.tr.
padda priggiònjére, a- loc.avv. "gioco "pagare in contanti"; -ra cape v.tr.
della palla prigioniera". "ripagare".
paddate s.f. "pallata": agghi avute na pahamènde s.m. "pagamento".
paddate addréte a re śchéne ca m'agghi pahatóre s.m. "pagatore".
pàhe s.f. "paga": quanne jé juórne re palise agg. "palese": lu fatte jé tande
pàhe, a la pòste la file re li penżjunáte palise ca nunn'àje cchiù ché ddice. "il fatto
arrive nżìne a la pòrte. "quando è giorno è tanto palese che non hai più che dire".
di paga, alla posta la fila dei pensionati pallammáne s.f. "pallamano".
arriva fino alla porta". palline s.m. "boccino": Custà, piglia lu
pahunázze agg. e s.m. "paonazzo": s'éja mètre e ammesúre, accussì te faje capace
accussì arraggiate ca jé fatte pahunázze. ca la pàdda míje stá cchiù vucíne a lu
"si è così arrabbiato che è fatto paonazzo". palline, saje o nu nżaje jucá a bbòcce?.
pahunjàrse v.rifl. "pavoneggiarsi": jé "Costanzo, prendi il metro e misura, così ti
nnùtele ca te pahunígge, sì sèmbe tu, nu fai capace che la mia palla sta più vicino al
nżì cangiate pe nnjénde. "è inutile che ti boccino, sai o non sai giocare a bocce?".
pavoneggi, sei sempre tu, non sei cambiato pallòngine s.m. "bolla di sapone"; pl.
per niente". pallúngine.
pajése s.m. "paese"; dim. pajsjédde, pallóne s.m. "bubbola, pallone"; pl.
pajsòtte. pallúne: na recine re uagliune se mettjérne
pajòneche s.f. "aquilegia". a jucá a pallóne a la Nunżiàte, nu nże
pajsane 1.s.m. "concittadino"; 2.agg. putève manghe passá. "una decina di
"paesano": andó vaje vaje, quanne manghe ragazzi si misero a giocare a pallone
tu re ccrire truóve nu pajsane pe nnande. all'Annunziata, non si poteva neanche
"dove vai vai, quando manco te lo credi passare".
trovi un paesano davanti". pallunáte s.f. "pallonata": mó ca sònghe
palate s.f.pl. "bastonate": quanda palate passate pe la chiazze pe ppóche nu
ce rjérne, lu lassarne mjézze muórte pe m'agghi abbuścáte na pallunáte. "ora che
ndèrre. "quante bastonate gli diedero, lo sono passato per la piazza per poco non mi
lasciarono mezzo morto per terra". sono buscato una pallonata".
pale s.f. "scapola, badile": cu na sciulate pallunjére agg. "ballista": nu lu stènne a
fenjétte ndèrre cu li rine e me fanne male ccrére a Ggiuuànne ca jé pallunjére. "non
re ppale. "con una scivolata finii a terra lo stare a credere a Giovanni che è
con i reni e mi fanno male le scapole"; ballista".
piglie ssa pale e mìttete a svacandá li palme s.m. "spanna".
fuósse re tèrre. "prendi codesto badile e palómme s.f. "colomba".
mettiti a svuotare i fossi di terra"; -re lèune palumbe s.m. "colombo": ra la
s.f. "ventilabro"; - re méte s.m. "stollo". pecciunére ca tenime a lu casine sònghe
pàleje s.m. "bandierone processionale, sparute cendenáre re palumbe. "dalla
cuccagna": a San Custànże, abbasce a lu colombaia che teniamo al casino sono
chiane fanne parícchie juóche, a mmé me spariti centinaia di colombi".
piace lu pàleje. "a San Costanzo, giù al palummèlle s.f. "colombella": quiddu
piano fanno parecchi giochi, a me piace la cacciatóre se purtàje a ccase na recine re
cuccagna". palummèlle. "quel cacciatore si portò a
paljá v.tr. "bastonare"; p.p. paljáte. casa una decina di colombelle".
paljáte s.f. "bastonatura". palummésse sf. pala (strumento del
paljatóne s.m. "bastonatura eccessiva": forno).
nu juórne fràteme avíje nu paljatóne ra pambanèdde s.f.pl. "gocce d'olio
màmme, ca se l'allecòrde angóre mó. "un sull'acqua".
giorno mio fratello ebbe una bastonatura pambanízze s.m. "infreddatura": n'ascí
eccessiva da mamma, che se la ricorda cu ssu tjémbe ca te piglie lu pambanízze.
ancora adesso". "non uscire con questo tempo che ti prendi
palidde s.m. "paletto per sostegno". l'infreddatura".
pambascióne s.m. "babbaccione, pannètte s.m. "federa del guanciale,
imbelle": jé nu pambascióne andó lu mitte tenda (che serve da schermo in una
ddà rèste. "è un babbaccione dove lo metti stanza)": tire lu pannètte ca pràtete s'adda
là resta". vèste e tu jésciatínne. "tira la tenda che tuo
pambuglie s.f.pl. "resti di erba e foglie padre si deve vestire e tu escitene".
secche". pannettére s.f. "zaino": uaglió, mó ca
panare s.m. "paniere"; dim. panarjédde. vaje a ccambjá re ppèquere puórte nd'a la
panarízze s.m. "patereccio": nu mbuó pannettére nu stuózze re pane e n'àcene re
mmagená cum'éja fasterjùse lu panarízze. case. "ragazzo, ora che vai a pascolare le
"non puoi immaginare com'è fastidioso il pecore porta nello zaino un tozzo di pane e
patereccio". un cantuccio di cacio".
pandane s.m. "pozzanghera". pannucce s.m. "pannicello".
pandumíje s.f. "depressione". panuráme s.m. "panorama": ché
panduóteche agg. "anormale". panuráme se vére ra l'Arjèdde, jé
pane s.m. "pane"; -speseláte s.m. "pane mundjàle. "che panorama si vede
che comincia a lievitare"; -squacianáte dall'Ariella, è mondiale".
s.m. "pane sformato". panżaròtte s.m. "dolce natalizio".
panecuótte s.m. "pancotto": màngete lu panżate s.f. "panciata": ljévete ra nande
panecuótte cu dduje pupàjne sicche e
passe pure musére. "mangiati il pancotto se no te rache na panżate. "togliti davanti
con due peperoncini e passa anche altrimenti ti do una panciata".
stasera". pànże s.f. "pancia"; dim. panżarèdde;
panèdde s.f. "pagnotta"; dim. accr. panżóne.
paneddúzze. panżé s.f. "viola del pensiero".
panine mbuttíte s.m. "sandwich": pe la panżònje s.f. "bugia, stupidaggine,
matine va bbuóne nu panine mbuttíte, ma menzogna".
la sére vache truvanne nu piatte càure. papagne s.f. "rosolaccio"; -salvagge s.f.
"per la mattina va bene un sandwich, ma la "celidonia".
sera vado trovando un piatto caldo". papagnèdde s.f. "pisolino".
paniste s.m. "persona che mangia molto papanònne s.m. "nonno"; papétanònne:
pane". "tuo nonno".
pannacciáre s.m. "pannaiolo". paparasciánne s.m. "barbagianni".
pannáte s.f. "fregatura". paparjédde s.m. "piccolo papero".
panne s.m.pl. "biancheria, pellicola nel paperjá v.tr. "diguazzare": quanne vuó
nodo della canna"; -nguzzecute s.m.pl. ascí ra quéss'acque? Àje funute re
"biancheria mal lavata"; -ra lavá s.m.pl. paperjá?. "quando vuoi uscire da codesta
"bucato": tènghe na cónghe re panne ra acqua? Hai finito di diguazzare?".
lavá e l'agghia fá tutte sópe a lu papétele s.f. "palpebra": apre e chiure la
struculatúre. "tengo una tinozza di metallo papétele tré vòte ca accussì se léve lu
di bucato e lo devo fare tutto sull'asse per
lavare la biancheria"; -re maccarúne s.m. śchive ra rinde a l'uócchie. "apri e chiudi
"sfoglia di pasta": feglió, musére a ttàvele la palpebra tre volte che così si toglie il
sime rjéce, prepare quatte panne re bruscolo da dentro all'occhio".
papòcchie s.f. "frottola, pastocchia".
maccarúne, pènże c'abbástene. "ragazza, pappahálle s.m. "pappagallo": sì ppròpje
stasera a tavola siamo dieci, prepara nu pappahálle. "sei proprio un
quattro sfoglie di pasta, penso che pappagallo".
bastino". pappalóne 1.agg. "credulone, melenso":
pannése agg. "pannese"; pl. panníse: jé nu pòvre pappalóne ca s'ammòcche tutte
"abitanti di Panni". quédde ca le rinne. "è un povero credulone
che si crede tutto quello che gli dicono"; paravíse s.m. "paradiso": chisà, vaje
2.s.m. "persona buona a nulla". mbaravíse cu tutte li pise. "chissà, vai in
pappamòlle s.m. "persona senza paradiso con tutti i pesi".
energia". pare s.m. e agg. "paio, pari": cu Nanníne
pappeciònne s.m. "ragnatela"; pl. ce sìme viste ròppe nu pare re mise ce sime
pappeciuónne. misse a pparlá e nu la funéveme cchiù.
pàppele s.m. "parassita vegetale"; - "con Anna ci siamo viste dopo un paio di
addurmúte s.m. "persona pigra". mesi ci siamo messe a parlare e non la
pappòtte s.f. "poltiglia": li maccarúne finivamo più"; -e spare loc.avv." pari e
sònghe ścuótte e sònghe fatte tutte na dispari".
pappòtte, mangiatílle tu si re vuó. "i paré v.intr. "sembrare".
maccheroni sono scotti e sono diventati parégge s.m. "pareggio".
tutta una poltiglia, mangiateli tu se li parèndallárghe s.m. "parente lontano";
vuoi". pl. parjéndallárghe.
pappuljá v.tr. "mangiare, pappare": ché parènde s.m. "parente"; pl. parjénde.
t'àje pappuljàte musére?. "che ti sei parendéle s.f. "parentela".
mangiato stasera?". parícchie 1.agg. "parecchio": sònghe
papuócchie s.m. "cosa fatta alla meglio". paricchie juórne ca nu nde véche, ché nu
papusce s.f. "pantofola". nge si state a Ppanne?. "sono parecchi
papuse agg. "cisposo"; f. papóse. giorni che non ti vedo, che non sei stata a
pará v.tr. "parare": me ścanżaje e Panni?"; 2.s.m. "coppia di animali al
giogo".
riascjétte a ppará la facce ra nu ścaffe ca parlá v.intr. "parlare": nu mbarlá cchiù,
me stéve ranne màmme. "mi scansai e mó àja fá sule li fatte. "non parlare più, ora
riuscii a parare il viso da uno schiaffo che devi fare solo i fatti"; parlá, ru- s.m.
mi stava dando mamma". "linguaggio"; -citte citte v.intr.
paraggíreche s.m. "panegirico": óje lu "bisbigliare": nun me parlá citte citte nd'a
paraggíreche jé luónghe, mà, fá a l'aurécchie ca jé mala rucazzjóne. "non
mmangiá cchiù attarde. "oggi il panegirico bisbigliarmi nell'orecchio che è cattiva
è lungo, mamma, fai a mangiare più tardi". educazione"; -chiane chiane v.intr.
parahóne s.m. "paragone". "parlare a bassa voce".
parahuná v.tr. "paragonare": nun me parlannánde agg. "sincero".
puó parahuná a nnesciune, éo sònghe éo. parlatúre s.f. "parlata".
"non mi puoi paragonare a nessuno, io parliste s.m. "parolaio": statte cundènde
sono io". ca cu Ndunètte nu nd'adduórme, jé bbóna
parahunábbele agg. "paragonabile". parliste. "stai contenta che con Antonietta
parángule s.m. "paranco". non ti addormenti, è una buona parolaia".
paranże s.f. "gomitolo, insieme di paròcchele s.f. "bastone nodoso"; -a re
cinque mietitori". ddète s.f.pl. "edema delle estremità degli
paratúre s.f.pl. "interiora": accàtteme arti superiori".
ròje paratúre ca vòglie fá li turcenjédde. paróle s.f. "parola"; dim. parulélle,
"comprami delle interiora che voglio parulécchie; paróle, re póche- loc.avv.
preparare i lampredotti". "taciturno".
parauócchie s.m. "paraocchi (finimento parrucchjàne s.m. "parrocchiano".
del cavallo da tiro)". parruózze s.m. "pane con farina e
paraurécchie s.m. "paraorecchie": crusca".
mìttete la còppele cu li paraurécchie, ca ra partafòglie s.m. "portafoglio": uaglió,
fóre ce stá nu ggéle!. "mettiti il berretto mó ca vaje ngità statte attjénde a lu
con i paraorecchie, che fuori c'è un gelo!". partafòglie. "ragazzo, ora che vai in città
stai attento al portafoglio".
parte v.intr. "partire"; p.p. partute; -re passate s.f. "mandata": lu purtóne l'àja
fóre loc.avv. "esterno". chiure cu ddòje passate. "il portone lo devi
partemjénde s.m.pl. "scomparti". chiudere con due mandate".
partícule s.f. "particola". passatjémbe s.m. "passatempo": ògne
parúle s.m. "prato verde"; -re la Córte ssére, a lu café, jucame a ccarte pe
s.m. "Padula della Corte (contrada al di passatjémbe. "ogni sera, al bar, giochiamo
sopra della fontana di Sant'Elia)". a carte per passatempo".
parzióne s.f. "porzione"; pl. parziune. passe s.m. "valico": stá nu passe nd'a re
parzunále s.m. "mezzadro". rròcchie, azzicche a la strare, l'agghi
Pasqua rusate s.f. "Pentecoste". asciate ajére quanne passàje ra ddà. "sta
Pasquarèdde s.m. "Pasquetta": ògne un valico nei cespugli, vicino alla strada,
anne a Ppasquarèdde ce facime na l'ho trovato ieri quando passai di là"; -
ścambagnáte a la Marònne re lu Vòśche. Pasquine s.m. "Passo Pasquino (contrada
"ogni anno a Pasquetta facciamo una gita sulla strada Panni-Scalo vicino a "Ciambe
alla Madonna del Bosco". re cavàdde").
passá v.intr.tr. "passare, trascorrere": mó passecjédde s.m. "passetto": mó ca
c'à cchiuóppete nu mbuó passá pe t'ànne luvate lu ggésse a lu pére, fá nu
l'accurtatóre, t'àja mená pe la tèrre re passecjédde a la vòte. "ora che ti hanno
Frangìśche. "ora che è piovuto non puoi tolto il gesso al piede, fa un passetto alla
passare per la scorciatoia, ti devi buttare volta".
per il terreno di Francesco"; ddóche passe passeggjére agg. e s.m. "passeggero":
lu tjémbe, sèmbe jttate mmjézze a na nunn'avènne paure ca nun vvéne a
strare, cumbà la vite va pe tté!. "costi passi cchióve, sònghe nuvele passeggjére. "non
il tempo, sempre buttato in mezzo alla aver paura che non viene a piovere, sono
strada, compare la vita va per te!"; - nuvole passeggere".
bbuóne v.intr.tr. "guarire, ristabilirsi"; p.p. passjá v.intr. "passeggiare": tatà se
passate bbuóne; -nnande v.tr. mettíje a ppassjá pe la stanże pecché stéve
"sorpassare": tutte lu passàrene nnande e nervuse. "papà si mise a passeggiare per la
idde rumaníje addréte. "tutti lo stanza perché stava nervoso".
sorpassarono e lui rimase indietro"; -sópe passjàte s.f. "passeggiata": facìmece na
v.tr. "sorvolare": a lu ttuórte c'àje avute passjàte pe pegliá na nżénghe r'àrje.
pàssece sópe, chiure l'uócchie e vvá "facciamoci una passeggiata per prendere
nnande. "sorvola sul torto che hai avuto, un po‟ d'aria".
chiudi gli occhi e vai avanti". pastambròre s.f. "pastina": stammatíne
passábbele agg. "passabile". jame ljégge, mangiame pastambròre, ce
passacére s.m. "liscia (arnese del lavame re ggurèdde. "stamattina andiamo
calzolaio)". leggeri, mangiamo pastina, ci laviamo le
passallá v.tr. "scacciare il cane". budella".
passamáne s.m. "corrimano". pastarèlle s.f.pl. "biscotti friabili".
passamundágne s.m. "passamontagna": paste s.f. "pasta alimentare"; -a ttubbètte
Marònne míje cúme sì bbrutte cu quissu s.f. "cannolicchio, ditalini (pasta
passamundágne!. "Madonna mia quanto alimentare); -re la reggine s.f.
sei brutto con codesto passamontagna!". "maccheroncini (pasta alimenatre).
passapuórte s.m. "passaporto". pastenáche s.f. "carota".
passarjédde s.m. "passerotto": quanne li pastètte s.f. "pastella".
passarjédde vanne pe ndèrre adda fá pastóra s.f. "pastoia": uaglió, si li mule
maletjémbe. "quando i passerotti vanno per ànna cambjá, mìttece la pastóra. "ragazzo,
terra deve fare cattivo tempo". se i muli devono pascolare, mettici la
pastoia".
pastruócchie s.m. "pastrocchio".
pastuse agg. "pastoso": jé nu vine pe prep. "per, verso": s'adda fatjá pe
pastuse, t'addecríje a bbéve. "è un vino vvive. "si deve lavorare per vivere"; jé
pastoso, ti ricrei a bere". tròppe bbèlle pe èsse alluuére. "è troppo
pasuónne s.m. "persona assonnata"; f. bello per essere vero"; Dorúcce nu nge
pasònne. pare ma s'abbíje pe li settand'anne, si re
patanáre s.m. "venditore di patate". ppòrte pròpje bbuóne. "Dora non sembra
patane s.f. "bulbo, patata": puórte ma s'avvia verso i settant'anni, se li porta
còcche patane re dàlje ra fóre ca la vòglie proprio bene".
chiandá nd'a nu vase sóp'a lu bbalecóne. peccase loc.avv. "putacaso": si peccase
"porta qualche bulbo di dalia dalla ngundre a Rusíne, salutammìlle. "se per
campagna che lo voglio piantare in un vaso caso incontri Rosa, salutamela".
sul balcone"; dim. patanèdde; -ścaurate peccelatjédde s.m.pl. "dolci pasquali per
s.f. "patata lessa". maschietti".
patemjénde s.m. "patimento": à ffatte na pecché avv. "perché": vurrja sapé
vite re patemjénde mó li figlie lu fanne stá pecché nu nge vjéne cchiù a ccase. "vorrei
mmjézze a re rróse. "ha fatto una vita di sapere perché non vieni più a casa".
patimenti ora i figli lo fanno stare in mezzo pecciungjédde s.m. "piccioncino".
alle rose". pecciunére s.f. "colombaia, piccionaia":
patènde s.f. "diploma, patente": vatte a appríme facévene cchiù spisse re ccase cu
ppegliá la patènde e ppó t'accatte la la pecciunére. "prima facevano più spesso
màchene. "vai a prenderti la patente e poi le case con la colombaia".
ti compri l'automobile"; lu figlie re pecculézze s.f. "piccolezza": ma famme
Bbiasúcce s'éja pegliate la patènde re lu piacére, nu nde preoccupá pe ògne
majéste re ścóle. "il figlio di Biagio si è pecculézze. "ma fammi il piacere, non ti
preso il diploma di maestro di scuola". preoccupare per ogni piccolezza".
patí v.intr. "patire"; p.p. patute. péce s.f. "orichicco": appríme tataránne
Patratèrne s.m. "Padreterno": Patratèrne facéve la còlle cu la péce re re cerase.
míje famme la gràzzje, famme uarí a "prima nonno faceva la colla con
mmaríteme. "Padreterno mio fammi la l'orichicco delle ciliegie".
grazia, fai guarire mio marito". pecunáte s.f "picconata": pe ppóche
pàtre s.m. "padre"; pàtreme: "mio ścanżàje na pecunate ngape, nu ru sacce
padre"; pàtrete: "tuo padre". manghe éo cúme facjétte. "per poco evitai
patrennòste s.m. "paternostro": la prime una picconata in testa, non lo so nemmeno
prehjére ca riche a la matine jé lu io come feci".
patrennòste. "la prima preghiera che dico pecundríje s.f. "ipocondria": statte na
alla mattina è il paternostro". nżénghe rescetáte nu nde facènne pegliá
patresuónne s.m. "sonno profondo". ra la pecundríje. "stai un po‟ sveglio non ti
patríje s.m. "patrigno"; patríjme: "mio far prendere dall'ipocondria".
patrigno"; patríjte: "tuo patrigno". pecuózze s.m. "frate laico, persona molto
patrunále agg. "padronale". curva": la pulezzíje re la chjésje jé curate
pauruse agg. "pauroso". ra nu pecuózze. "la pulizia della chiesa è
pazzjá v.intr. "scherzare". curata da un frate laico".
pazzjarjédde s.m. "persona incline allo pecurále s.m. "pastore, pecoraio": ògne
scherzo, zuzzurellone": Ndònje jé nu tipe gghiuórne lu pecurále adda purtá re
sèmbe allégre, jé lu pazzjarjédde re la ppèquere a cambjá. "ogni giorno il pastore
cumbagníje. "Antonio è un tipo sempre deve portare le pecore a pascolare".
allegro, è lo zuzzurellone della pecuraljédde s.m. "pastorello"; f.
compagnia"; f. pazzjarèdde. pecuralèdde.
pazzíje s.f. "scherzo"; dim. pazzjèlle. pecuse agg. "asmatico": jé nu vjécchie
pecuse, ma su lu verísse cúm’jé allégre ca
jé nu piacére!. "è un vecchio asmatico, ma pegnate s.f. "pignatta"; dim.m.
se lo vedessi come è allegro che è un pegnatjédde.
piacere"; f. pecóse. pegnóne s.m. "cumulo conico di biche".
pèdde s.f. "pelle". pegnuóle s.m. "pignolo, pinolo":
peddécchie s.f. "pelletica". Luiggíne, jé tande pegnuóle ca vá truvanne
peffíne avv. "perfino": ché ne vuó ra lu pile nd'a l'uóve. "Luigi è tanto pignolo
Lesándre, à uffése peffíne lu pàtre!. "che che va trovando il pelo nell'uovo"; li
ne vuoi da Alessandro, ha offeso perfino il pegnuóle me piacene arrustute. "i pinoli
padre". mi piacciono arrostiti".
pègge agg. "peggio, peggiore". pegnurá v.tr. "pignorare": mó a
pegliá v.tr.intr. "attecchire, prendere"; -a Lesándre ànna pegnurá la case ca nunn’jé
lu chiappe v.tr. "accappiare": t'avésse riasciute a ppahá li rjébbete. "ora ad
vulute fá veré cúm'Angícche pegliàje a lu Alessandro devono pignorare la casa che
chiappe quiddu cavadde. "ti avrei voluto non è riuscito a pagare i debiti".
far vedere come Francesco accappiò quel pelacre s.f. "podagra".
cavallo"; -a mmale v.intr. "impermalire": pelajuóle agg. "cavilloso": Angícche
Runate se l'éja pegliate a mmale ca nu quanne adda jucá a ccarte face sèmbe lu
l'ànne mmetate, ma idde nunn'éja parènde. pelajuóle. "Francesco quando deve giocare
"Donato si è impermalito che non l'hanno a carte fa sempre il cavilloso"; f. pelajòle.
invitato, ma lui non è parente"; - àneme peleccá v.tr.intr. "mangiucchiare".
v.tr. "rianimarsi": pegliàje àneme cúme peljá v.intr. "cavillare": nun peljá sèmbe
veríje lu mjéreche. "si rianimò come vide il sóp'a tutte re ccóse, aráttete còcche vòte,
medico"; -n'ata víje v.intr. "deviare": nd'a famme stu piacére. "non cavillare sempre
lu vaddóne l'acque à ppegliate n'ata víje. su tutte le cose, adattati qualche volta,
"nel burrone l'acqua ha deviato"; -na stòrte fammi questo piacere".
v.tr.rifl. "lussare": agghi pegliate na stòrte peluméne avv. "perlomeno": si tu nu
a lu pére e nu mbòzze manghe appujárle mbuó mení a truvarme peluméne fá mení a
ndèrre. "mi sono lussato il piede e non mmàmmete. "se tu non puoi venire a
posso neanche appoggiarlo a terra"; -nu trovarmi perlomeno fai venire tua madre".
muórse v.tr. "fare uno spuntino": musére peluse agg. "peloso"; f. pelóse.
sònghe affamáte, pecché a mèzzjuórne pembenèlle s.f. "donna linda e pulita".
agghi pegliate sule nu muórse. "stasera pená v.intr. "penare": la malatíje l'à
sono affamato, perché a mezzogiorno ho ffatte pená ma mó ngraziarDdíje stá
fatto solo uno spuntino"; -nnòrje v.tr. bbunarjédde. "la malattia l'ha fatto penare
"odiare": jé nu tipe ca se face pegliá ma ora grazie a Dio sta benino".
nnòrje ra tutte. "è un tipo che si fa odiare pendemènde s.m. "pentimento"; pl.
da tutti"; -ra cape v.tr. "ripigliare, pendemjénde.
riprendere": àje pegliate ra cape lu pendí v.rifl. "pentire"; p.p. pendute.
traścurse re ajéresére, nu nde sì fatte pendure s.f. "bronchite": ché t'avéve ritte
angóre capace. "hai ripreso il dialogo di re nunn'ascí càure càure ra fóre a la
iere sera, non ti sei ancora fatto capace"; - pòrte? Nunn'àje vulute sènde e mmó tjéne
ra fésse v.tr. "turlupinare": vòle sèmbe la pendure. "che ti avevo detto di non
pegliá ra fésse a li cristjàne, chisà qualu uscire caldo caldo fuori alla porta? Non hai
iuórne tróve a còccherúne ca ce rómbe la voluto sentire ed ora tieni la bronchite".
cape. "vuole sempre turlupinare le penjóne s.f. "opinione": téne na mala
persone, chissà quale giorno trova penjóne re mé, sacce ché l'agghi fatte. "ha
qualcuno che gli rompe la testa"; -statíje una cattiva opinione di me, non so che gli
v.tr. "aver caldo"; -tjémbe v.intr. ho fatto".
"soprassedere". pènne v.intr. "pendere".
pegliárse còrele v.tr. "offendersi".
pénne s.f. "plettro"; pénne, nu ndéne- penżjóne s.f. "pensione"; pl. penżjúne;
loc.avv. "implume". dim. penżjungèdde.
pennechjá v.intr. "dormicchiare,
sonnecchiare": ròppe ca s'arreteràje ra penżjunáte s.m. "pensionato": tata míje
fóre tutte freddelúse, se mettíje a quanne se penżjunàje nu nżapéve cúme
pennechjá vucine a lu fucuríle. "dopo che passá la jurnate, pó s'abbetuàje a la vite re
si ritirò dalla campagna tutto freddoloso, si penżjunáte. "mio padre quando si
mise a sonnecchiare vicino al focolare". pensionò non sapeva come passare la
pennechjàte s.f. "siesta": ròppe sta giornata, poi si abituò alla vita del
pennechjàte me sènde bbuóne, mó pòzze pensionato".
repegliá a ffatjá. "dopo questa siesta mi penżuse agg. "pensoso": Curráre stéve
sento bene, ora posso riprendere a assettáte tutte penżuse a nu zìnne chisà
lavorare". ché jéva succjésse. "Corrado stava seduto
pènnece s.m. "frutta legata e appesa, tutto pensoso ad un canto chissà che era
regalo". successo".
pennjélle s.m. "pennello, pennello peònje s.f. "begonia".
(arnese del barbiere)"; -pe luvá li capidde pepetjá v.intr. "farfugliare": nu mbepetjá,
s.m. "pennellessa (arnese del barbiere)". fatte capí se no ché ce riche a ffràteme?.
pennine s.f.pl. "penne (pasta "non farfugliare, fatti capire altrimenti che
alimentare)". dico a mio fratello?".
penòzze s.f. "arachide". peppjá v.intr. "pipare": tatarà nu
penuse agg. "penoso": Bbiasúcce, à mbeppjá cchiù, àje mbuzzulúte na case e la
avute nu lavóre penuse, ma n'ave ché ffá, saluta tója si ne vá. "nonno non pipare più,
s'adda accundendá. "Biagio ha avuto un hai impuzzolito una casa e la tua salute se
lavoro penoso, ma non ha che fare, si deve ne va".
accontentare". peppjàte s.f. "pipata": na véppeta re vine
penżá v.intr. "pensare": làsseme penżá ra lu vucale e na bbèlla peppjàte, ce vóle a
nu mumènde e ppó te rache la respòste. la sére ròppe c'àje mangiate. "una bevuta
"lasciami pensare un momento e poi ti do di vino dal boccale e una bella pipata, ci
la risposta"; -e repenżá v.tr. "rimuginare": vuole la sera dopo che hai mangiato".
Vetù, la vuó funí re penżá e repenżá? peqquésse 1.cong. "perciò": àje
Aramàje nu nge stá cchiù njénde ra fá. mangiate numunne re cerase peqquésse
"Vito la vuoi finire di rimuginare? Ormai mó te face male la panże. "hai mangiato
non c'è più niente da fare". troppe ciliegie perciò ti fa male la pancia";
pènża mó e pènża pó loc.avv. "pensa e 2.agg. e pron.dim. "per questo".
ripensa". pèquara s.f. "pecora"; pl. ppèquere; dim.
penżábbele agg. "pensabile": nunn'éja pecurèlle.
pèr, lu- loc.avv. "moltiplicazione".
penżábbele c'à pputute fá quédde ca me perále s.m. "pianta"; dim. peraljédde.
rice, jé nu bbrave uaglióne. "non è perazze s.m. "perastro": quiddu ca vire
pensabile che ha potuto fare quello che mi sótte a lu lémmete jé nu perazze, l'àja
dici, è un bravo ragazzo". nnestá. "quello che vedi sotto al limite è un
penżamènde s.m. "pensamento"; pl. perastro, lo devi innestare".
penżamjénde. pèrce v.intr. "penetrare"; p.p. perciute.
pènże 1.s.m. "tuta"; 2.s.f. "ripresa pèrde v.tr. "perdere, smarrire": ddu facce
(sartoria)". re mòstre re fràteme m'à ppèrse re cchiave
penżerúse agg. "pensieroso"; f. re la pòrte, musére avima trasí pe la
funèste. "quel mascalzone di mio fratello
penżeróse.
penżjére s.m. "pensiero".
mi ha perduto le chiavi della porta, stasera non mi dire niente che la testa non sta in
dobbiamo entrare dalla finestra". testa".
perdènże s.f. "perdita": la raccòvete re períquele s.m. "pericolo": fá sùbbete, se
ru ggrane jé mberdènże. "la raccolta del no curre lu períquele r'arruvá tarde. "fai
grano è in perdita". subito, altrimenti corri il pericolo di
pèrdejuórne s.m. "perdigiorno". arrivare tardi".
pèrdetjémbe s.m. "perditempo". perlecchìsse agg. "ordinato, scrupoloso";
perduná v.tr. "perdonare": si còccherúne f. perlecchésse.
permétte v.tr. "permettere": nu nd'àja
t'uffènne, pjénże a perdunárle. "se permétte re me respónne se no te rache
qualcuno ti offende, pensa a perdonarlo".
perdunábbele agg. "perdonabile": si sì quatte ścaffe e t'appízzeche nnande a lu
mure. "non ti permettere di rispondermi
state malate jé perdunábbele ca nu nżì altrimenti ti do quattro schiaffi e ti
menute a lu spusalìzzje re fíglime. "se sei appiccico al muro"; p.p. permisse.
stato ammalato è perdonabile che non sei pernacchie s.m. "pernacchia": chi à
venuto allo sposalizio di mio figlio". ffatte lu pernacchie, uagliù, auzasse la
pére s.m. "cespo, piede": musére puórte mane se no uaje a vvuje. "chi ha fatto la
ra fóre nu pére re nżalate e ròje cepódde e pernacchia, ragazzi, alzasse la mano
ce re mangiame cu nu stuózze re pane. altrimenti guai a voi".
"stasera porta dalla campagna un cespo perócchie s.m. "pidocchio"; pl.
d'insalata e due cipolle ce li mangiamo con perucchie; -puddine s.m. "pidocchio
un tozzo di pane"; pl. pjére; dim. peruzze; pollino".
-mmacande s.m. piede a vuoto; -re ciucce peróne s.m. "prugna, prugno"; pl.
s.m. "alliaria"; -re puórche s.m. perúne: me piàcene re cchiù li perúne
"grimaldello, bisegolo (arnese del ggialle ca quiddi zuccaríne. "mi piacciono
calzolaio)"; -re vacile s.m. "lavamano". di più le prugne gialle che quelle
pereculúse agg. "pericoloso"; f. zuccherine".
pereculóse. persóne s.f. "persona"; pl. persúne.
perepì s.m. "basco": uaglió, quanne trase persunágge s.m. "personaggio": sì
nd'a na case ljévete sùbbete lu perepì pe ppròpje nu bbèllu persunágge vuó èsse
rrucazzióne. "ragazzo, quando entri in una paháte sènża fatijá. "sei proprio un bel
casa togliti subito il basco per educazione". personaggio vuoi essere pagato senza
perètte s.m. "bottiglione a forma di pera lavorare".
(4-6 l.)"; pl. perjétte. persunále agg. "personale": statte
perettjédde s.m. "bottiglione (2 l.)". attjénde angóre pjérde lu rucumènde
perfezziuná v.tr. "perfezionare": t'àja persunále. "stai attento ancora perdi il
perfezziuná, pó puó parlá cúme vuó. "ti documento personale".
devi perfezionare, poi puoi parlare come pèrtecalònghe s.f. "perticone": nu
vuoi".
pèrgheme s.m. "pergamo". nżapéve ca quiddu uaglióne jéve figlie a
pergiuníje s.f. "prigionia": zì Pasquále, à tté, Marònna míje ché pèrtecalònghe!.
ffatte numunne r'anne re pergiuníje a "non sapevo che quel ragazzo era tuo
l'Àfreche. "zio Pasquale ha fatto molti anni figlio, Madonna mia che perticone!".
di prigionia in Africa". pertecáre s.f. "aratro di legno".
perí v.intr. "ammuffire"; p.p. perute. pèrteche s.f. "asse per appendere la
peridde s.m. "piccolo pero". salsiccia o altro sotto il soffitto".
pèrjéte s.m. "periodo": Ndò, nd'a stu pertuse s.m. "foro, pertugio, stambugio":
pèrjéte nun me recènne njénde ca la cape à ffatte nu pertuse nd'a lu mure ca ce cape
nun stá ngape. "Antonio, in questo periodo la atte cu tutte lu sóreche. "ha fatto un foro
nel muro che ci va il gatto con tutto il
topo"; ànne abbetáte numunne r'anne nd'a peścóne s.m. "Cantone (contrada sulla
nu pertuse, mó va vire ché ccase ca strada per Bovino, al di sopra), macigno";
tjénene!. "hanno abitato troppi anni in uno pl. peścùne.
stambugio, ora vai a vedere che casa che
tengono!"; pl.f. pertóse. peścràje avv. "dopodomani".
perúle s.m. "cappelletto della calza". peścridde avv. "dopodomani l'altro".
perúne agg. "per ciascuno": ce rjérne nu pésele agg. "lieve di peso".
lìbbre perúne e ce mannárene a ccase. "ci pesjélle s.m.pl. "piselli": Marì, n'ascènne
diedero un libro per ciascuno e ci ca tjéne ra ścucchiljá li pesjélle. "Maria,
mandarono a casa". non uscire che tieni da sbaccellare i
perúte s.m. "muffa". piselli".
pesá v.intr.tr. "trebbiare": crajmatíne petatúre s.m. "potatoio, pennato":
avima ìre a ppesá ru ggrane mmjézze a lu l'uperàje ànne putate l'àrbele r'aulíve chi
chiane, tenime ruje pegnune. "domattina cu l'accètte e chi cu lu petatúre. "gli operai
dobbiamo andare a trebbiare il grano in hanno potato gli alberi di ulivo chi con
mezzo al piano, teniamo due cumuli conici l'accetta e chi con il potatoio".
di biche". petazze s.m. "pezzettini".
pesandézze s.f. "pesantezza": tènghe na pétene s.f. "lamina, carattere somatico".
pesandèzze re cape ca nun ne pòzze cchiù, petíggene s.f. "lentiggine": téne numunne
m'agghia ìre sule a culecá. "tengo una re petíggene ma jé bbèlle assàje. "tiene
pesantezza di testa che non ne posso più, troppe lentiggini ma è molto bello".
mi devo solo andare a coricare". petíne s.f. "pedina".
pesanne s.f. "trebbiatura". petínje s.f. "lentiggine".
pesatúre 1.s.f. "aiata": mó ca funime ssa petrate s.f. "pietrata": fìglime óje s'éja
pesatúre, jame a mmangiá. "ora che abbuścáte na petrate ngape, l'agghia
finiamo questa aiata, andiamo a mangiare"; avuta purtá a mmerecá ra lu mjéreche.
2.s.m. "pestello". "mio figlio oggi si è buscato una pietrata in
Peścare s.f. "Pescara (contrada all'uscita testa, l'ho dovuto portare a medicare dal
del paese, sulla strada per Accadia, al di medico".
sotto)". petrine s.f. "pietrina".
pésce s.m. "pene". pettá v.tr. "dipingere, pitturare".
pescelécchie s.f. "vulva della bambina". péttelangúle s.m. "persona sciatta".
pescelícchie s.m. "pene del bambino". péttele s.f. "frittella, lembo della camicia,
pesciá v.intr. "orinare". zeppole": si te mange re ppéttele appéna
péscia s.f. "vulva". asciute ra la fressóre, mbósse nd'a ru
pesciacchiáre s.m. "piscione". mméle, t'allícche li bbaffe. "se ti mangi le
pesciajuóle s.m. "pescivendolo". zeppole appena uscite dalla padella,
pesciarèlle s.f. "diuresi abbondante": ché bagnate nel miele, ti lecchi i baffi".
óje tjéne la pesciarèlle ca vaje sèmbe a la petteljá v.intr. "lavoricchiare".
víje re lu cèsse?. "che oggi tieni la diuresi petteljére agg. "attaccato a una persona
abbondante che vai sempre nel cara".
gabinetto?". pettenésse s.f. "pettine"; dim.
pesciárse sótte ra re resate v.fig. pettenessíne.
"sbellicarsi dalle risate". pettuóje s.m. "bambino minuto".
pesciatúre s.m. "vaso da notte, pettura s.f. "trucco".
pozzanghera di piscio di animali". petturále s.m. "pettorale (finimento del
pescíne s.f."orina". cavallo da tiro)".
pezzajuóle s.m. "pizzaiolo".
pèzze s.f. "toppa": ssu cauzóne jé tutte
pèzze pèzze quanne te faje capace re lu
jttá, jé tròppe tarde. "codesto pantalone è piattare s.m. "venditore di piatti,
tutto toppe toppe quando ti fai capace di piattaia": Nanní, mìtte mane mane ssi
buttarlo, è troppo tardi"; -re case s.f. piatte nd'a lu piattare e ascimacínne.
"forma di formaggio fresco"; dim. pezzòtta "Anna metti in fretta questi piatti nella
re case. piattaia e usciamocene".
pezzecatèlle s.f. "pizzichino". piattenfúnne s.m. "piatto fondo".
pezzecèdde s.f. "pezzuola". piattenghjàne s.m. "piatto piano".
pezzecuórve s.m. "orzaiolo". piattjédde s.m. "piattino".
pezzédde s.f.pl. "quadrucci (pasta piatuse agg. "pietoso": jé n'óme
alimentare)". sucjévele e piatuse cu tutte li cristjàne. "è
pezzelá v.tr. "pizzicare": m'à pezzeláte lu un uomo socievole e pietoso con tutte le
vrazze tande fòrte ca jè rumaste lu ségne persone".
nìure. "mi ha pizzicato il braccio tanto piazzapulíte s.f. "razzìa": li marjuóle
forte che è rimasto il segno nero". nd'a la massaríje re Ggiuuanníne ànne
pezzeljá v.tr. "beccare": re ggaddíne fatte piazzapulíte re tutte re ggaddíne. "i
stanne pezzeljànne tutte re muddíche ladri nella masseria di Giovanna hanno
c'agghi ścuteláte ra lu mesale. "le galline fatto razzìa di tutte le galline".
stanno beccando tutte le molliche che ho picche picche agg. "poco poco".
fatto cadere dalla tovaglia". picchíjá v.intr. "piagnucolare": Funżíne
pezzendaríje s.f. "pezzenteria": ché jé nun face ché picchíjá ra la matine a la
tutta quéssa pezzendaríje, tutte na vòte vuó sére. "Alfonso non fa che piagnucolare
sparagná?. "che è tutta questa pezzenteria, dalla mattina alla sera".
tutto una volta vuoi risparmiare?". picchie s.m. "piagnucolìo": Ggiuuánne
pezzènde s.m. "pezzente, salsiccione quanne piglie nu picchie, nu lu puó
(con carne insanguinata, cotenna, rognone, accujatá re nesciuna manére. "Giovanni
milza, lingua)": nun fá sèmbe lu pezzènde, quando prende un piagnucolìo, non lo puoi
cacce quisse sòlete ca tjéne è ùrete la vite. acquietare di nessuna maniera".
"non fare sempre il pezzente, caccia picchiúse agg. "piagnucoloso".
codesti soldi che tieni e goditi la vita". píccquele agg. "piccolo"; dim.
pezzendjélle agg. "piccolo pezzente". pecculíne.
pezzètte s.m. "barbetta": ce accaréve re piche 1.s.f. e "asma, gazza": téne la
cchiù cu quiddu pezzètte. "stava meglio piche zì Jucce nu mbóte ascí manghe
con quella barbetta". nnande a la pòrte. "tiene l'asma zia Maria
pezzòtte s.f.pl. "quadrucci (pasta non può uscire neanche davanti alla porta";
alimentare)". quanne jéve criature me rialàrene na piche
pezzuótte s.m. "indumento." e la mettjétte nd'a la caggióle. "quando ero
piacé v.intr. "piacere": t'agghi purtate na bambina mi regalarono una gazza e la misi
nżénghe re ceculáte, crére ca t'adda piacé. nella gabbia"; 2.s.m. "piccone (arnese del
"ti ho portato un po‟ di cioccolata, credo contadino e del muratore)".
che ti deve piacere". pjére, cu li- loc.avv. "pedestre": à ffatte
pianda grasse s.f. "erba di San nu traścurse cu li pjére, si me mettève a
Giovanni". pparlá éo l'accucchjàve mèglie ròje
pianéte s.f. "fortuna". paróle. "ha fatto un discorso con i piedi, se
piatanże s.f. "pietanza": m'éja piaciute mi mettevo a parlare io le accoppiavo
la piatanże ca m'àje preparáte, l'agghi meglio due parole".
mangiate a vuccune chine. "mi è piaciuta pjérestalle s.m. "piedi del letto,
la pietanza che mi hai preparato, l'ho piedistallo".
mangiata a bocconi pieni". pjérne s.m. "perno".
pjétte s.m. "camicetta, petto, seno": re
ffémmene re prime ausávene pjétte e
ggunnèdde. "le donne di prima usavano ci siamo trovati mentre si leggeva
camicette e gonne". à ppegliate re pjétte la l'epistola".
custjóne, sule accussì pòte stá mbace. "ha piumbá v.intr. "piombare".
preso di petto la questione, solo così può pizza rólece s.f. "torta".
stare in pace"; la mamme se strengíje a lu pizze s.m. "angolino"; -re pane s.f. "pane
pjétte lu figlie e se mettíje a cchiange. "la a ciambella".
mamma si strinse al seno il figlio e si mise pízzele s.m. "pizzicotto"; dim.
a piangere". pezzelicchie.
pjézze s.m. "pezzo"; dim. pezzecjédde; - plácete agg. "placido".
re fémmene s.f. "donna formosa e alta"; - plutóne s.m. "plotone"; pl. plutúne.
re tèrre s.m. "fondo (terreno)". pó avv. "poi": pe mmó mangiame, pó si
piglie loc.avv. "per esempio". ne parle. "per ora mangiamo, poi se ne
pigne s.f. "pino". parla".
pile 1.s.m. "cavillo, pelo": pe mmétte la póche agg. "poco"; dim. picche,
firme a stu cundratte nu ndruvá tanda pile. pucarjédde, puchícchie.
"per mettere la firma a questo contratto pòddele s.f. "farfalla"; dim.
non trovare tanti cavilli"; 2.s.f. "vasca di puddelécchie; accr. puddulóne; -re néva
pietra"; -re lèune s.f. "catasta di legno": pe s.f. "falde di neve".
qquésta vernate sièddenò avaste la pile re pólece s.m. "pulce"; pl. pùlece.
lèuna c'avime fatte rinde state. "per questa pólepe s.m. "polpo".
invernata si o no basta la catasta di legno póleve s.f. "polvere"; dim. pulvécchie.
che abbiamo fatto d'estate". pòleze s.f. "polizza".
pínnele s.m. "pillola"; dim. pómbe s.f. "enteroclisma, irroratrice".
pennelícchie. pónde 1.s.m. "ponte"; s.f. "punta, sponda
piómbe s.m. "filo a piombo (arnese del del letto"; -re lu rite s.f. "polpastrello":
muratore)". nun vòglie cchiù còglie róse ca me sònghe
pípele s.m. "pene". punde la pónde re lu rite. "non voglio più
pippe s.f. "pipa"; dim. pepparèdde. raccogliere rose che mi sono punto il
píre s.m. "pero, pera"; pl. ppére; dim. polpastrello"; dim. pundecjèdde.
perédde. pónge v.tr. "pungere": tatà pe nu nże fá
pírete s.m. "peto". pónge ra la lane re la maglie, se mettéve
pisce s.m.pl. "pesci"; dim. pescetjédde. n'ata re cuttóne sótte. "papà per non farsi
Pìscele s.m. "Pisciolo (contrada sulla pungere dalla lana della maglia, si metteva
strada sotto la Fontana Nuova al di sotto di sotto un'altra di cotone".
Sario)". pòpònne s.m. "babàu": Funżì, si nun la
pisciaunnèdde s.f.pl. "girandola a terra funisce re chiange chiame a lu pòpònne e
(fuochi d'artificio)": cúme se revjértene te véne a ppegliá. "Alfonso, se non la
quiddi uagliune a spará re pisciaunnèdde. finisci di piangere chiamo il babàu e ti
"come si divertono quei ragazzi a sparare viene a prendere".
le girandole a terra". pòppò s.f. "automobile per bambini".
pise s.m.pl. "pesi". pòrche s.f. "pòlka": cumbà jàmece a ffá
piste s.f. "orma": ce stévene re ppiste re quatte zumbe re pòrche. "compare
puórcespíne e ssònghe state quidde ca andiamoci a fare quattro salti di pòlka"; -re
s'ànne mangiate re nnuce, statte secure. tèrre s.f. "striscia di terreno arato di circa 3
"ci stavano le orme di cinghiale e sono m.":
stati quelli che si sono mangiati le noci, pòrta nu vjénde loc.avv. "borioso": nu
stai sicuro". nd'affleggènne, Angiulíne jé accussì, pòrta
pístele s.f. "epistola": sìme jute a la nu vjénde. "non ti affliggere, Angelo è
mésse e ce sime truvate ndramènde se così, borioso".
leggéve la pístele. "siamo andati a messa e
pòrtaddúce s.m. "intermediario fra prendere quei soldi alla posta ci vuole la
fidanzati". procura".
pòrtanfànne s.m. "sacchetto per prègge s.m. "pregio": Nanníne téne lu
neonato". prègge ca jé sengére a lu cjénde pe
pòrtazecchíne s.m. "borsellino, ccjénde. "Anna tiene il pregio che è sincera
portamonete". al cento per cento".
póse s.f. "fondo di caffè". prehá v.tr. "pregare": si vuó lu piacére
pòste s.f. "una decina del rosario"; pòste, àja prehá a ron Vecjénże, ca puó èsse ca
a lu- loc.avv. "in vece". te ru fface. "se vuoi il piacere devi pregare
pòvre agg. "povero"; dim.m. puverjédde; a don Vincenzo e può essere che te lo fa".
dim.f. puverèdde. préhe inter. "prego": tu m'àje
pòvróme s.m. "poveruomo". rengrazziàte e éo t'agghi respuóste préhe e
ppane s.m. "pane". la cóse funisce qquá. "tu mi hai ringraziato
pperúte s.m. "muffa": sti fasulíne l'àja ed io ti ho risposto prego e la cosa finisce
sule jttá, nun vire ca pe ssópe s'éja fatte lu qui".
pperúte?. "questi fagiolini li devi solo prèhula s.f. "pergola": jàmece a uré na
buttare, non vedi che sopra si è fatta la nżénghe re frìśche sótte a la prèhula.
muffa?". "andiamoci a godere un po‟ di fresco sotto
ppile mmjérse, a- loc.avv. "persona alla pergola".
senza scrupoli". prejére s.f. "preghiera".
ppiù, lu- loc.avv. "addizione": fatte ssa prelebbáte agg. "prelibato": li
pàggene re ppiù, ca craje te la currègghe. turcenjédde sònghe reffícele a ppreparárle
"fatti codesta pagina di addizione, che ma prelebbáte a mmangiarle. "i
domani te la correggo". lampredotti sono difficili a prepararli ma
ppízzeche e petazze, a- loc.avv. "poco per prelibati a mangiarli".
volta". premére s.f. "primiera".
ppóte, se ru- loc.avv. "se può". premmésse s.m. "permesso": prime re
pranèlle s.f. "piega sul bordo inferiore trasí nd'a na case cirche sèmbe
della gonna". premmésse. "prima di entrare in una casa
pràteme s.m. "mio padre"; pràtete s.m. chiedi sempre permesso".
"tuo padre". préne agg. "gravida, incinta": Annúcce jé
prattecá v.tr. "praticare": li cristjàne l'àja préne re quatte mise e nu nge pare. "Anna
prattecá numunne re juórne pe re è incinta di quattro mesi e non ci sembra".
ccanósce. "le persone le devi praticare prenòspre s.f. "peronospora": auànne la
molti giorni per conoscerle". prenòspre à ffatte ranne a quase tutte re
pràtteche s.f. "pratica": àja métte vígnere. "quest'anno la peronospora ha
mbràtteche quédde ca te stache recènne. fatto danno a quasi tutte le vigne".
"devi mettere in pratica quello che ti sto prenutá v.tr. "prenotare": m'àja prenutá
dicendo". nu pòste a lu tiatre mbrima file. "mi devi
preccètte s.m. "pinze per occhielli (arnesi prenotare un posto al teatro in prima fila".
del calzolaio)". preputènde agg. "prepotente": nu mbòzze
precepízzje s.m. "precipizio". veré pe nnjénde a Rachiucce ca face sèmbe
precessjóne s.f. "processione"; pl. lu preputènde. "non posso vedere per
precessjúne. niente ad Eraclio che fa sempre il
prechiácche s.f. "porcacchia". prepotente".
precíse s.f. "solco protettivo prerecá v.intr. "predicare": nu mbrerecá
perimetrale". a lu vjénde, sònghe paróle perdute, quidde
precóche s.f. "pesca, pesco". nu nde stá a ssènde. "non predicare al
precúre s.f. "procura": pe ppegliá ddi vento, sono parole perdute, quello non ti
sòlete a la pòste ce vóle la precúre. "per sta a sentire".
prerecatóre s.m. "predicatore". prevelègge s.m. "privilegio": seccóme
prèreche s.f. "predica": sjénde sjé ra ché téne lu prevelègge re lu pòste ca accúpe,
ppùlpete véne la prèreche. "senti senti da se crére ca jè revendáte patratèrne.
che pulpito viene la predica". "siccome tiene il privilegio del posto che
prerelètte agg. "prediletto": jé lu occupa, si crede che è diventato
prerelètte re lu tataránne, uaje a chi lu padreterno".
tòcche. "è il prediletto del nonno, guai a preveleggiá v.tr. "privilegiare".
chi lo tocca". preveré v.tr. "prevedere".
prerelígge v.tr. "prediligere": nun prezziuse agg. "prezioso": quist'anjédde
prerelígge nu figlie a ścàpete re n'ate, li re pàtreme pe mmé jé assàje prezziuse.
figli sònghe tutte talèccquále. "non "quest'anello di mio padre per me è molto
prediligere un figlio a scapito di un altro, i prezioso".
figli sono tutti uguali". prezzóne s.m. "cappotto rozzo e
presagge s.m. "presagio". pesante"; pl. prezzune.
presciá v.intr. "compiacere"; p.p. prjàrse v.rifl. "rallegrarsi": nu nże
presciate. prjàsse tande, se prime nu nżape cúme
presendá v.tr. "presentare". stanne re ccóse. "non si rallegrasse tanto,
presendazzióne s.f."presentazione". se prima non sa come stanno le cose".
presendemènde s.m. "presentimento": priatòrje s.m. "purgatorio": se tróve
craje nu me vòglie mòve ra case, tènghe nu sèmbe n'àneme re lu priatòrje ca t'ajùte.
presendemènde ammalamènde. "domani "si trova sempre un 'anima del purgatorio
non mi voglio muovere da casa, ho un che ti aiuta".
cattivo presentimento". prjémete s.m. "stimolo di diarrea,
preserènde s.m. "presidente". premito".
pressciajuóle agg. "frettoloso". prjéste agg. e avv. "presto"; dim.
prèsscie s.f. "fretta". prestulídde.
prèsse s.f. "torchio oleario". prjézze s.f. "allegrezza": próve na prjézze
prèsseche s.f. "persica, pesca, pesco". sule ca te véche, uardánne a tté jé cúme se
prestìgge s.m. "prestigio". verésse a ppràtete. "provo un'allegrezza
presutte s.m. "prosciutto"; pl. presótte solo che ti vedo, guardandoti è come se
appríme cúm’jéve bbélle a vveré rinde a vedessi tuo padre".
ògne ccase re ppèrteche chjéne re presótte. primamatíne avv. "prime ore del
"prima come era bello a vedere in ogni giorno".
casa gli assi appesi sotto il soffitto pieni di primatíve agg. "primaticcio": feglió, nun
prosciutti". gghjénne a accattá re ppatane ca nd'a ssi
préta pòmmece s.f. "pomice"; -turchine juórne jéscene quédde primatíve. "ragazza,
s.f. "verderame". non andare a comprare le patate che in
prétamòrte s.f. "pietra refrattaria". questi giorni escono quelle primaticce".
préte s.f. "pietra": Nenúcce jé fauze, tire prime avv. "prima": prime re parlá,
la préte e s'arretíre la mane. "Antonio è pjénżece. "prima di parlare, pensaci"; -
falso, tira la pietra e si ritira la mano"; dim. figlie agg. e s.m. "primogenito": lu prime
petròccele; -re ndaglie s.f. "pietra figlie re Tresúcce jé partute pe lu Canetà e
angolare". ppó une a la vòte chiame tutte li frate. "il
prétènne v.tr. "pretendere": n'àje cchiù primogenito di Teresa è partito per il
ché prétènne, t'agghi pahate nżìne a Canada e poi uno alla volta chiama tutti i
l'ùteme cendèseme. "non hai più che fratelli"; -re tutte avv. "anzitutto": pe ffá
pretendere, ti ho pagato fino all'ultimo ssu viagge prime re tutte àja prepará re
centesimo". bbaligge. "per fare questo viaggio anzitutto
prèute s.m. "prete"; pl. prjéute; dim. devi preparare le valige"; -re lu tjémbe
priutácchie.
avv. "anzitempo": auànne la vernégne jé prufessjuníste. "puoi avere fiducia di
menute prime re lu tjémbe. "quest'anno la Rosario è un buon professionista".
vendemmia è venuta anzitempo". prufferí v.tr. "proferire".
primmavére s.f. "primavera": óje jé lu pruffetjá v.intr. "perfidiare".
prime juórne re primmavére, stá nu bbèllu pruffetjùse agg. "perfidioso, persona
sóle, m'agghia fá na passjàte a lu persistente".
Castjédde; "oggi è il primo giorno di pruffíne, a la- loc.avv. "alla fine".
primavera, sta un bel sole, mi devo fare prufile s.m. "profilo": lu prufile tuje jé
una passeggiata al Castello". talèccquále a ppàtrete. "il tuo profilo è
pròje v.tr. "porgere"; p.p. prujúte. uguale a tuo padre".
prónde agg. "pronto": mà, tjéne prónde li prufìtte s.m. "profitto": Custà. li spjénne
sòlete ca cúme funisce Necóle re fatjá, li sòlete, ma sònghe sòlete sande, pecché
l'àja pahá. "mamma, tieni pronti i soldi Mechelíne stùrje cu prufitte. "Costanzo, li
che come finisce Nicola di lavorare, lo spendi i soldi, ma sono soldi santi, perché
devi pagare". Michele studia con profitto".
pròpete avv. "propriamente". prufumá v.tr. "profumare": Mmaculà,
pròpje agg. e avv. "proprio": jé state àje prufumáte na case, ché t'àje misse tutte
pròpje na ścustumatézze, ca m'àje la bbuttiglie r'adduríne?. "Immacolata, hai
respuóste accussì. "è stata proprio una profumato una casa che ti sei messa tutta la
scostumatezza, che mi hai risposto così". bottiglia di profumo?".
pròve s.f. "prova"; pl. pruóve. prufunne agg. "profondo".
prre scióte loc.avv. "chiamare il cavallo". prufussóre s.m. "professore".
prrritté loc.avv. " chiamare le pecore". pruggettá v.tr. "progettare": vire appríme
prubbabbeletà s.f. "probabilità": cu re ccóse cúme se míttene e ppó
prubbabbeletà peścràje me ne vènghe fóre accummjénże a ppruggettá. "vedi prima le
ra la matìne pe stá na nżénghe a l'àrje cose come si mettono e poi incomincia a
apèrte. "con probabilità dopodomani me progettare".
ne vengo in campagna dalla mattina per pruggètte s.m. "progetto": Feleríche
stare un po‟ all'aria aperta". parle, parle téne sèmbe la cape chjéne re
prubbléme s.m. "problema": la maéste pruggètte. "Federico parla, parla tiene
m'à ddate nu prubbléme numunne reffícele sempre la testa piena di progetti".
prujbbí v.tr. "proibire": nun me puó
ca n'agghi ndó ṡbatte la cape. "la maestra prujbbí re trasí nd'a sta case, pecché
mi ha dato un problema troppo difficile tènghe pure éo la parzióne. "non mi puoi
che non ho dove sbattere la testa". proibire di entrare in questa casa perché
prucache s.f. "ononide". tengo anch'io la porzione".
prucessá v.tr. "processare". prumésse s.f. "promessa".
prucjésse s.m. "processo": re ccóse ca prumétte v.tr. "promettere": nu
m'àje ritte nunn'ànne nesciune valóre e tu mbrumétte si nu mbuó mandené. "non
nun me facènne nu prucjésse. "le cose che promettere se non puoi mantenere".
mi hai detto non hanno nessun valore e tu prundézze s.f. "prontezza".
non mi fare un processo". prununżjá v.tr. "pronunciare".
prudicce s.m. "purino".
prudigge s.m. "prodigio". prupènże agg. "propenso".
prudótte s.m. "prodotto". prupjétà s.f. "proprietà": la prupjétà jé la
prufessjóne s.f. "professione": Vetturíne míje e ne fazze quédde ca vòglie. "la
face la prufessjóne líbbere. "Vittorio fa la proprietà è la mia e ne faccio quello che
professione libera". voglio".
prufessjuníste s m. e f. "professionista": prupízzje agg. "propizio": àja aspettá lu
puó avé ferúcje re Resàrje jé nu bbuóne mumènde prupízzje pe ce parlá, se no
ścuórdatílle. "devi aspettare il momento pruvveré v.tr. "provvedere"; p.p.
propizio per parlarci, altrimenti pruvverúte.
dimenticatelo". pruvviste s.f. "provvista": zìjme à ffatte
prupòste s.f. "proposta": nunn'à re ppruvviste pe la vernate, ca s'azzòppe la
accettáte la prupòste ca l'agghi fatte e néva nu mbòte ascí. "mia zia ha fatto la
mmó si ne pènde. "non ha accettato la provvista per l'invernata che se arriva
proposta che gli ho fatto e ora se ne pente". all'improvviso la neve non può uscire".
prusunduóse agg. "presuntuoso": Ndònje puche s.f. "arista, marza": mó ca jate
jé nu ciucce prusunduóse. "Antonio è un apprjésse a la prucessjóne re re spiche,
asino presuntuoso". stàteve attjénde, spècje vuje criature, a
prutahuníste s.m. e f. "protagonista": nun ve fá ìre re ppuche nd'a l'uócchie. "ora
Bbennárde vóle fá sèmbe lu prutahuníste, che andate appresso alla processione delle
nu nżape ca quidde ca stanne tuórne spighe state attenti, specie voi bambini, a
non farvi andare le ariste nell'occhio";
tuórne nu nżònghe fésse. "Bernardo vuole famme na puche accata te re quédda
fare sempre il protagonista non sa che cerase tòste e puórtammílle ca la vòglie
quelli che stanno torno torno non sono annestá sópe a l'àrbele míje. "fammi una
fessi". marza da te di quella ciliegia duracina e
prutègge v.tr. "proteggere": Cristòfene portamela che la voglio innestare sul mio
face carrjére pecché còccherúne lu albero".
prutègge. "Cristoforo fa carriera perché puddare s.f. "Stella Polare".
qualcuno lo protegge". puddastre s.f. "pollastra"; dim.m.
prutestá v.intr. "protestare": Cicce à puddastrjédde; dim.f. puddastrèdde.
pprutestáte cóndre tutte quédde ccóse ca puddítre s.m. "puledro".
nun vanne cúm'ànna ìre. "Francesco ha
protestato contro tutte quelle cose che non puéte s.m."poeta": nu nżaje manghe
vanno come devono andare". lègge e vuó fá lu puéte, vatte cùleche, vá!.
pruvá v.tr. "provare"; -ra cape v.tr. "non sai neanche leggere e vuoi fare il
"riprovare". poeta, vatti a coricare, vai!".
pruvèrbje s.m. "proverbio": quanne pùggele s.m. "pugile".
puglie s.f. "campagna nel foggiano".
sjénde ra l'anżjàne cèrte pruvèrbje, Pugliglie s.m. "Pugliglio (contrada sulla
t'accuórge quanda sapjénże tenévene li strada per Bovino, al bivio per andare a
vavune. "quando senti dagli anziani certi Cervaro)".
proverbi, ti accorgi quanta sapienza puisíje s.f. "poesia": quanda puisíje ce
tenevano gli avi". facéve mbará la maéste quanne jéveme a
pruverènże s.f. "provvidenza": re quiste la ścóle. "quante poesie ci faceva imparare
tjémbe l'acque fusse pròpje na pruverènże la maestra quando andavamo a scuola".
pe la cambagne. "di questi tempi la pùjne s.m. "cazzotto, pugno"; pl. pójne;
pioggia sarebbe proprio una provvidenza dim. pujnícchie.
per la campagna". pujnjàte s.f. "cazzottata": si
pruvètte s.f. "arnese cavo per provare il l'ammeretáve quédda pujnjàte accussì se
formaggio". mbare a pparlá. "se la meritava quella
pruvulóne s.m. "provolone": vire vì a cazzottata così impara a parlare".
Custanżúcce cúme mózzeche bbèlle pulecenáre s.m. "pulcinaio": si càmbene
quédde e ddòje fèdde re pane cu lu tutte ddi pulecíne nd'a lu pulecenáre,
pruvulóne mmjézze. "vedi vedi a Costanzo vòglie stá bbuóne ngrasce re tutte cóse. "se
come morde bene quelle due fette di pane vivono tutti quei pulcini nel pulcinaio,
con il provolone in mezzo". starò in abbondanza di tutte le cose".
Pulecenèlle s.m. "Pulcinella": vicino all‟ultima colonna ci stava un
Pulecenèlle jé la maśchera napuletáne pulpito".
c'ave sèmbe fame e sséte. "Pulcinella è la pulpètte s.f. "polpetta".
maschera napoletana che ha sempre fame e pulùjne s.f. "pruina": làvele quisse
sete". perùne ca accussì se léve la pulùjne e ppó
pulecíne s.m. "pulcino, picciolo": re mangiatidde. "lavale codeste prugne che
ccerase l'àje spezzecá ra l'àrbele cu lu così si toglie la pruina e poi mangiatele".
pulecíne. "le ciliegie le devi staccare pulutróne s.f. "poltrona": assjéttete
dall'albero con il picciolo". sóp’a ssa pulutróne ca staje cúm’a nu
pulèmeche s.f. "polemica": me sònghe pascià. "siediti su codesta poltrona che stai
ścucciate re te sènde, mó te mitte a ffá
come ad un pascià".
pure pulèmeche, ché vvaje truvanne?. "mi pulvécchie re re ttàrule s.f. "tarmolo":
sono scocciato a sentirti, ora ti metti a fare n’agghi manghe funute re pulezzá e vvá
anche polemica, che vai trovando?". vire mó truóve n’ata vòte la pulvécchie re
pulènde s.f. "polenta". re ttàrule. "non ho neanche finito di pulire
pulerènde s.m. "bidente": quanne la e vai a vedere ora trovi un‟altra volta il
tèrre jé tòste pe la zappá ce vóle lu tarmolo".
pulerènde. "quando il terreno è duro per pulvine s.m. "sinibbio": a vvòrje nu
zapparlo ci vuole il bidente". mbuó spundá, lu pulvine te jétte ndèrre,
pulezzá v.tr. "pulire"; -affile v.tr. vire re rràfene c’à ffatte. "a borea non puoi
"razziare": a Mmartuméje ànne pulezzáte spuntare, il sinibbio ti butta a terra, vedi i
affile tutte l’anemàlje ca tenéve a li cumuli di neve ammassati dal vento che ha
Furlázze. "a Bartolomeo hanno razziato fatto".
tutti gli animali che teneva ai Forlazzi"; -ra pumate s.f. "pomata".
cape v.tr. "ripulire". pumbá v.tr. "pompare".
pulezzáte s.f. "pulita"; dim. pulezzatèlle. pumberóre s.m. "pomodoro": ajére
pulezzíje .sf. "polizia, pulizia": la accattámme nu cundale re pumberóre pe
pulezzíje nunn’éja bbóne sule nd’a la ffá la cunżèrve. "ieri comprammo un
sacche. "la pulizia non è buona solo nella quintale di pomodori per fare la salsa".
tasca". pumbètte s.f. "schizzetto": Ddulurà,
pulezziòtte s.m. "poliziotto". n’ascènne musére mmjézze a la chiazze cu
pulíteche s.f. "politica": s’éja reterate ra la vèsta nóve, ca ce stanne li uagliune cu
la pulíteche nun ne vóle cchiù sapé. "si è re pumbètte. "Addolorata, non uscire
ritirato dalla politica non ne vuole più stasera in mezzo alla piazza con il vestito
sapere". nuovo, che ci sono i ragazzi con gli
pullmande s.m. "pullman". schizzetti".
pulmóne s.m. "polmone"; pl. pulmune: pumbjá v.tr. "irrorare": ce vuljérne
allúcche allú, ca tjéne bbuóne pulmune. parícchie uperàje pe pumbjá la vigne a
"grida grida, che tieni buoni polmoni". Lavèdde. "ci vollero parecchi operai per
pulmuníte s.f. "polmonite". irrorare la vigna a Lavella"; -cu la préta
Pulóne s.m. "Epulone, abbeveratoio": turchine v.tr. "ramare".
nun facènne lu ricche Pulóne stipatílle ssi pumbjére s.m. "pompiere".
sòlete pe ddòppe. "non fare il ricco pumbunáre s.m. "lupo mannaro": cúme
Epulone conservateli questi soldi per sendévene re numená lu pumbunáre re
dopo". ccriature s’accujatavene. "come sentivano
pùlpete s.m. "pulpito": uardánne la di nominare il lupo mannaro i bambini si
chjésje nòste, a mmane reritte, vucine a acquietavano”.
l’ùtema culònne ce stéve nu pùlpete. pumètte s.m. "cane volpino".
"guardando la nostra chiesa, a destra, pùmmete voce onom. "pum, tacchete":
pùmmete, jé carute Seppúcce. Citte a
mmàmme ca te rache la cìcule re punterá v.tr. "ponderare": prime r’aggí
mammaránne. "pum, è caduta Giuseppina. àja punterá bbuóne la setuazzjóne. "prima
Zitta a mamma che ti do il cicciolo di di agire devi ponderare bene la situazione".
nonna"; auzaje la pénne e pùmmete na puógge s.m. "trespolo": nu stènne cchiù
bbèlla macchie sóp’a lu quatèrne. "alzai la alérte, se no te stracche, piglie ssu puógge
penna e tacchete una bella macchia sul e assjéttete azzicche a mmé. "non stare più
quaderno". in piedi, altrimenti ti stanchi, prendi
pundá v.intr. "puntare": mó ca vaje a lu codesto trespolo e siediti vicino a me".
quarte re fahúgne àja pundá bbuóne li puóje s.m. "poggio, sedile in pietra": lu
pjére ndèrre se no lu vjénde te pòrte. "ora puóje abbasce a lu chiane jàtele a pulezzá
che vai alla parte di favonio devi puntare ca craje jé San Ggiuuànne e arrive la
bene i piedi per terra altrimenti il vento ti Marònne re lu Vòśche. "il poggio giù al
porta". piano andatelo a pulire che domani è San
pundare s.f. "macigno infossato per Giovanni e arriva la Madonna del Bosco".
metà, pezzo di roccia staccata dalla puópele s.m. "popolo": feglió, fìcchete
parete". rinde, nun facènne puópele, ca li fatte tuje
pundarjédde s.m. "pungolo". nu l’adda sapé nesciune. "ragazza, infilati
punde s.m. "punto"; -nìure s.m. dentro, non fare popolo, che i fatti tuoi non
"comedone". li deve sapere nessuno".
pundécchie s.f. "puntina". puórche s.m. "maiale, porco": mange
pundellá v.tr. "puntellare". cúm’a nu puórche, n’ata nżénghe nun
pundélle s.f. "puntello". trase manghe cchiù nd’a la pòrte. "mangia
pundjá v.tr. "cucire, dar di punti". come ad un maiale, un altro po‟ non entra
pundíglie s.m. "puntiglio": nun vuó neanche più nella porta"; pl. puórce; dim.
accunżendí pe pundíglie. "non vuoi purceddúzze, purcjédde.
acconsentire per puntiglio". puórchespíne s.m. "cinghiale,
pundine s.f. "chiodo, merletto": porcospino"; pl. puórcespíne.
mammarànne facéve pundine pe re puórre s.m. "porro, verruca": la sóre re
llenżóle, re ttuvaglie, li mesale e ppure pe nòreme tenéve na mane chjéne re puórre.
re métte nd’a li stipe. "nonna faceva "la sorella di mia nuora teneva una mano
merletti per le lenzuola, le tovaglie ed piena di verruche".
anche per metterli negli stipi"; -e puórte s.m. "porto".
ścarpjédde s.f.pl. "punzone per fabbro". pupàjne s.m. "peperone"; - pezzute s.m.
pùngeche s.m. "punteruolo": piglie nu "peperoncino"; -re la quagljètte s.m.
pùngeche e jame a lu chiane a ścarfugliá "peperoncino"; -sicche s.m. "peperoncino".
lu ggranerínje. "prendi un punteruolo ed pupazzjédde s.m. "pupazzetto".
andiamo al piano a scartocciare il pupe s.f. "bambola": Ngurnatèlle
granturco". pazzjàve tutte la jurnate cu na pupe
pungechjá v.intr.tr. "lavorare a maglia, mbrazze. "Incoronata giocava tutta la
pungolare": pe lu fatjá l’àja pungechjá giornata con una bambola in braccio"; pl.
nguórpe. "per farlo lavorare lo devi púpere; dim. puparèdde.
pungolare in corpo". pupécchie s.f. "pupa".
pungeglióne s.m. "aculeo": andó pupídde s.m. "ciucciotto di stoffa ripieno
di zucchero".
rumaníje lu pungeglióne re lu muścóne, pupizze s.f. "pipita": feglió, nu nderá re
s’anghiaje tutte la facce. "dove rimase il pupizze accussì, cu li rjénde, tàgliele cu re
pungiglione della vespa si gonfiò tutto il ffuórfece se no jésce lu sanghe. "ragazza,
viso". non tirare le pipite così con i denti, tagliale
pungènde agg. "spinoso". con le forbici altrimenti esce il sangue".
puplètteche agg. "apoplettico": avíje nu si te lu mange a mèzzjuórne jé r’argjénde,
cólpe puplètteche e ce rumaníje lu cuórje. si te lu mange a la sére jé re chiumme. "se
"ebbe un colpo apoplettico e ci rimase la ti mangi un‟arancia al mattino è d‟oro, se
pelle". te la mangi a mezzogiorno e d‟argento, se
puppù s.f. "cacca, popò": quiddu te la mangi alla sera è di piombo".
uagliungjédde à ffatte la puppù sóp’a la purtèdde s.f. "portella".
ścale, attjénde nu nd’assettànne. "quel purtèlle s.f. "portellino del fornello".
ragazzino ha fatto la cacca sulla scala, purtellúzze s.m. "porticina".
attento non sederti". purtenáre s.m. "portinaio".
pupulá v.tr. "popolare": Panne jé purtjére s.m. "portiere": pàtreme,
pupulate assàje rinde state, quanne quanne jéve ggióvene facéve lu purtjére
vjénene li pajsane ra lundane. "Panni è nd’a la squadre re pallóne re Panne. "mio
popolato molto in estate, quando vengono i padre, quando era giovane faceva il
paesani da lontano". portiere nella squadra di pallone di Panni".
pupulazzióne s.f. "popolazione": la purtóne s.m. "portone"; dim.
pupulazzióne re Panne jé scemate purtungíne.
numunne cu la megrazióne. "la purucchiúse agg. "pidocchioso": jé nu
popolazione di Panni è molto scemata con uaglióne purucchiúse, statte attjénde nu
l‟emigrazione". nd’avvecená. "è un ragazzo pidocchioso,
purcare s.m. "porcaio". stai attento non ti avvicinare".
purcaríje s.f. "porcheria". pusá v.tr. "posare": àja pusá appríme lu
purcjédde s.m. "porcello"; s.f. purcèdde: piatte sóp’a la bbuffètte e ppó ramme
sì na purcèdde, vire cúme te sì ndrecate lu aurènżje. "devi posare prima il piatto sul
cinge, óje te l’agghi misse pulite. "sei una tavolino piccolo e poi dammi retta".
porcella, vedi come ti sei sporcata il pusetivamènde avv. "espressamente": jé
vestitino, oggi te l‟ho messo pulito". menute pusetivamènde pe me rice lu fatte e
purcile s.m. "porcile": andó vaje? nun farme cumbená uaje. "è venuto
Tuórne ndréte, tèccquete la ścópe e espressamente per dirmi il fatto e non
pulizze, nun vire ca sta case stá farmi combinare guai".
revendánne nu purcile. "dove vai? Torna pusetive, re- loc.avv. "di proposito,
indietro, eccoti la scopa e pulisci, non vedi apposta": l’à ffatte re pusetive pe me
che questa casa sta diventando un porcile". ranneggiá. "l‟ha fatto apposta per
pure cong. "anche": pure óje face càure danneggiarmi".
sònghe pròpje stuffute, resídere lu ffriśche. pusezzjóne s.f. "posizione": te truóve
"anche oggi fa caldo sono proprio stufo, nd’a na bbrutte pusezzjóne, andó te ggire
desidero il fresco"; -ca cong. "benché": ggire te cuóce. "ti trovi in una brutta
posizione, dove ti giri giri ti scotti".
pure ca Custànże stéve stracche ròppe na pussebbeletà s.f. "possibilità".
jurnate re fatíje, m’accumbagnáje a la pusseré v.tr. "possedere": te n’àja frecá
stanżjóne. "benché Costanzo stava stanco re tutte quande, pussjére case e ttèrre e
dopo una giornata di lavoro, mi puó fá lu segnóre cu na còsse sóp’a n’ate.
accompagnò alla stazione". "te ne devi fregare di tutti, possiedi case e
purtá v.tr. "portare"; -a la fine v.tr. terreni e puoi fare il ,signore con una
"compire": ce ne vóle re tjémbe pe ppurtá gamba sull‟altra".
a la fine tutte ssu lavóre. "ce ne vuole di pussèsse s.m. "possesso".
tempo per compiere tutto codesto lavoro"; pussíbbele agg. "possibile": sèmbe ca jé
-addréte v.tr. "trainare". pussíbbele, stu lavóre l’àja fá tu. "sempre
purtahalláre s.m. "venditore di arance". che è possibile, questo lavoro lo devi fare
purtahálle s.m. "arancia, arancio": si te tu".
mange nu purtahálle a la matine jé r’óre, pustale s.f. e agg. "postale, pullman".
pustjá v.tr. "posteggiare". puzzètte s.m. "chiusino": nd’a lu pajése
pustjére s.m. "portalettere". ce stanne puzzètte re fjérre e puzzètte re
putá v.tr. "potare". préte. "nel paese ci sono chiusini di ferro e
putatóre s.m. "potatore"; pl. putatúre: chiusini di pietra".
piglie ssu putatúre ca vòglie tagliá st’aste Puzzídde s.m. "Puzzillo (contrada sulla
ca ndóppe cu la cape. "prendi codesto strada per la Fontana Vecchia)".
pennato che voglio tagliare questo ramo puzzulènde agg. "puzzolente": quanne
che urto con la testa". pulízze quéssa càmmere? Nu nżjénde
puté v.intr. "potere". cúm’jé puzzulénde?. "quando pulisci
putéha s.f. "bottega": la putéha re zì codesta camera? Non senti com‟è
Jucce jéve linde e pinde. "la bottega di zia puzzolente?".
Maria era linda e dipinta".
puteháre s.m. "bottegaio": lu puteháre
adda èsse ggendile cu li cljénde, sule
accussì póte fá affare. "il bottegaio deve
essere gentile con i clienti, solo così può
fare affari".
putènde agg. "potente": quissu
uagliungjédde téne na vóce putènde
quanne face gruósse putarríje revendá
tenóre. "codesto ragazzino tiene una voce
potente quando diventa grande potrebbe
diventare tenore".
putére s.m. "podere, potere": numunne re
pannise àbbetene nd’a li putére vucine
Fògge. "molti pannesi abitano nei poteri
vicino Foggia".
putestà s.m. "podestà": li putestà stévene
quanne stéve lu fascisme. "i podestà
stavano quando stava il fascismo".
putresíne s.m. "prezzemolo"; -salvagge
s.m. "erba Roberta".
puverjédde s.m. "accattone": quanne
menéve lu juórne re li muórte quiddu
puverjédde tuzzulánne a ttutte re ppòrte
recéve: “pe l’àneme re li muórte cicce
crure e cicce cuótte”. "quando veniva il
giorno dei morti quel poveretto bussando a
tutte le porte diceva: "per l‟anima dei morti
ceci crudi e ceci cotti"; f. puvurèdde.
puvertà s.f. "povertà": cu tanda sòlete
c’à ttenute jé muórte mbuvertà, ścurdate
ra tutte. "con tanti soldi che ha tenuto è
morto in povertà, dimenticato da tutti".
puze s.m. "polso".
puzze s.m. e f. "pozzo, puzzo"; puzze, a
la- loc.avv. "per intuito".
161

uá avv. "qui". quarandóre. "voglio andare in chiesa che

Q uabbasce avv. "quaggiù":


quabbasce nd'a la candine face
fridde, si staje surate nu mbuó
trasí. "quaggiù nella cantina fa
freddo, se stai sudato non puoi entrare".
ci stanno le quarantore".
quaratíne s.m. "persona che fa e vende
formaggio".
quarére s.f. "querela": m'à ffatte lu ranne
e éo l'agghi fatte quarére. "mi ha fatto il
quabbecíne avv. "qui vicino". danno e io gli ho fatto querela".
quaccquaraccquà s.m. "uomo da poco". quarte s.m. "fase lunare, lato, parte,
quaccquarjá v.intr. "sobbollire": feglió quarto (misura di peso 12 kg)": vá ra l'atu
l'acque accummènże a quaccquarjá, statte quarte e ajùteme a mmétte re lenżóle e re
attjénde ca mombrèste accummènże a cupèrte a lu ljétte. "vai dall'altro lato e
vvódde. "ragazza l'acqua incomincia a aiutami a mettere le lenzuola e le coperte
sobbollire, stai attenta che ben presto al letto"; -figlie agg. "quartogenito";
incomincia a bollire". quarte a n'ate, ra nu- loc.avv. "da una
quaddínde avv. "qua dentro". parte all'altra"; quarte, re- loc.avv.
quadèrne s.f. "quaterna": craje vaje a "lateralmente": spuóstete re quarte e
Ffògge m'àja jucá na quadèrne a lu lòtte. famme passá ca vache re prèsscie.
"domani vai a Foggia mi devi giocare una "spostati lateralmente e fammi passare che
quaterna al lotto". vado di fretta".
quagliá v.intr. "cagliare": ru llatte nu quartecèdde s.f. "porzione da 250 gr".
l'àje misse aru ffriśche e s'éja quagliate. quartjá v.intr. "farneticare".
"il latte non l'hai messo al fresco e si è quartine s.m. "appartamento":
cagliato". Mmaculáte s'éja accattáte nu quartine a
quagliaròzze s.f. "viscidume": quédda Nnàpele, vire quanda sòlete ca téne!.
quagliaròzze me face vutá lu stòmmeche. "Immacolata si è comprato un
"quel viscidume mi fa rivoltare lo appartamento a Napoli, vedi quanti soldi
stomaco". che tiene!".
quaglie s.m. "caglio, cemento impastato quassópe avv. "qui sopra": ra quassópe
con sabbia e acqua": lu tjéne prónde lu a re mmurge se vére nu bbèllu panuráme.
quaglie ca craje avima fá ru ccase?. "lo "da qui sopra alle rocce si vede un bel
tieni pronto il caglio che domani dobbiamo panorama".
fare il formaggio?". quassótte avv. "qui sotto".
quagliuózze s.m. "uccello di pochi quatèrne s.m. "quaderno": lu quatèrne
giorni". l'àja tené sèmbe pulite e sènża
quammónde avv. "quassù". cecchetuónne. "il quaderno lo devi tenere
quande agg.int. "quanto"; pl. quanda. sempre pulito e senza scarabocchi".
quandetà s.f. "quantità". quatrá v.tr. "quadrare": fá re tutte ca li
quanne avv. "quando": quanne ru cunde ànna quatrá. "fa di tutto che i conti
ffuóche cóce assàje, adda fá maletjémbe. devono quadrare".
"quando il fuoco scotta molto, deve fare quatre s.m. "quadro": nu bbèllu quatre
maltempo". abbellísce lu mure. "un bel quadro
quaquaròglie s.f. "liquame": allundánete abbellisce il muro".
ra ddà, nu nżjénde cúme puzze tutte dda quatrjédde s.m "ago da materassaio".
quaquaròglie?. "allontanati di là non senti quatriglie s.f. "quadriglia": tataránne
come puzza tutto quel liquame?". Mengúcce sapéve cumanná bbuóne la
quarande agg.n.card. "quaranta". quatriglie. "nonno Domenico sapeva
quarandóre s.f.pl. "quarantore": vòglie comandare bene la quadriglia".
ìre a la chiésje ca ce stanne re quatrine s.m. "quattrino": pe ccambá re
quiste tjémbe ce vuónne tanda quatrine.
"per campare di questi tempi ci vogliono ché ddice?. "contuttochè sono guarito
tanti quattrini". voglio restare a casa, hai da dire?". -ddó
quatt'anne s.m. "quadriennio". pron.dimostr. "costui"; f. quéssa ddó.
quatte agg.n.card. "quattro"; quatte quiste agg.dim.m. "questo"; pl. quisti;
candune, a li- loc.avv. "ai quattro f.sing. quésta; f.pl. quéste
cantoni". quistu agg.dim. "questo"; -qquá loc.avv.
quattecjénde agg.n.card. "quattrocento". "questo qui".
quattòrdece agg.n.card. "quattordici".
quattuócchie 1.agg. "occhialuto"; 2.s.m.
"quattrocchi": facímece na passjàte,
t'agghia rice cèrte cóse a quattuócchie.
"facciamoci una passeggiata, ti devo dire
certe cose a quattrocchi".
quibbusse s.m. "conquibus, soldi": pe ffá
na bbèlla fèste ce vuónne li quibbusse se
no jé mèglie ca nu nde muóve pe nnjénde.
"per fare una bella festa ci vogliono i
conquibus altrimenti è meglio che non ti
muovi per niente".
quidd'ate pron. "l'altro, quell'altro"; f.
quédd'ata.
quidde agg. dimostr. "quello";.-ca stá
ddinde s.m. "contenuto": quidde ca stá
ddinde a la bbuttiglie jé acite e no vine,
statte attjénde nu nde lu bbevènne. "il
contenuto della bottiglia è aceto e non
vino, stai attento non te lo bere". -ca jé
rumaste loc.avv. "residuo"; f.sing. e pl.
quédde; -ca s'adda rá loc.avv. "dovuto":
ce sime misse r'accòrde sóp'a lu prèzze re
quédde ca s'adda rá. "ci siamo messi
d'accordo sul prezzo dovuto"; -ca te spètte
loc.avv. "spettanza": fatte lequetá quédde
ca te spètte e ppó verime quédde ca s'adda
fá. "fatti liquidare la spettanza e poi
vediamo quello che si deve fare".
quiddu agg.dim. "quello"; pl. quiddi.
quinde 1.s.f. "quinta"; 2.agg.n.card.
"quinto".
quìnnece agg.n.card. "quindici".
quissu agg.dim. "codesto, costui"; pl.
quisse; f.sing. quéssa; pl. quésse: tutte
quésse ccóse ca t'agghi ritte sònghe
alluuére. "tutte codeste cose che ti ho detto
sono vere"; lu fatte nun l'àja rice a mmé,
ma a qquéssa ca tjéne vucine. "il fatto non
lo devi dire a me, ma a costei che tieni
vicino"; quésse, cu tutte- loc.avv.
"contuttochè": cu tutte quésse ca sònghe
passate bbuóne, vòglie rumaní a ccase, àje
163

R
á v.tr. "dare"; p.p. rate; ger. raciuóppe s.m. "grappolo"; -scinde o
ranne; ramecílle: "diamocelo"; allaśche s.m. "spargolo".
-aurènżje, v.tr. "dare retta": nu raddattuórne avv. "là intorno".
lu rènne aurènżje ca mó pjérde raddóppje s.m. "raddoppio".
tjémbe, falle mení craje a ccàsete. "non raddulecí v.tr. "raddolcire".
dargli retta che ora perdi tempo, fallo radduppjá v.tr. "raddoppiare": a
venire domani a casa tua; -mazze ngule Angícche l'àja radduppjá la pàha e vvire
v.tr. "sculacciare": Matalé, quanne àja rá cúme véne a fatjá. "a Francesco gli devi
mazzate a lu criature, l'àja rá mazze ngule, raddoppiare la paga e vedi come viene a
maje nfacce. "Maddalena, quando devi lavorare".
dare bastonate al bambino, lo devi ràdje s.f. "radio"; dim. radijcèdde.
sculacciare ma mai in faccia"; - rafanjédde s.m. "ravanello".
parlamjénde v.tr. "rivolgere la parola"; - ràfene s.f. "cumulo di neve ammassato
pícchere pàcchere v.tr. "dare botte". dal vento".
racape avv. "daccapo": accummjénże a ràffje s.f. "rafia".
raccundá lu fatte racape. "incomincia a raffrundá v.tr. "raffrontare": àje
raccontare il fatto daccapo". raffrundáte re ddòje firme? Te ne sì
racche s.f. "laniccio sui vestiti, pelucco". accòrte ca quésse ca tjéne nnande
raccialárde s.m. "battilardo": stu pjézze nunn'éja la míje?. "hai raffrontato le due
re larde l'àja arracciá sóp'a lu firme? Te ne sei accorto che codesta che
raccialarde. "questo pezzo di lardo lo devi tieni davanti non è la mia?".
battere sul battilardo". raffrunde s.m. "raffronto".
raccòglie v.tr. "raccogliere"; p.p. raffurzá v.tr. "rafforzare": ssu mure l'àja
raccuóvete. raffurzá, ca si ne stanne carènne re ppréte.
raccòvete s.f. "raccolta": la raccòvete re "codesto muro lo devi rafforzare, che se
stanno cadendo le pietre".
re mméle auànne jé state bbóne, nu nżacce rafóre avv. "fuori".
andó l'agghia métte. "la raccolta delle ragge 1.s.f. "rabbia": la ragge t'arruvíne
mele quest'anno è stata buona, non so dove lu féchete, statte calme. "la rabbia ti rovina
devo metterle". il fegato, stai calmo"; 2.s.m.pl.
raccumanná v.tr. "raccomandare": cúme "radiografia": Culurínde éja ra parícchie
se sònghe misse re ccóse adda sule juórne ca téne lu male re stòmmeche, craje
raccumanná l'ànema a Ddíje. "come si s'adda ìre a ffá li ragge. Clorinda è da
sono messe le cose deve solo parecchi giorni che tiene il mal di stomaco,
raccomandare l'anima a Dio". domani si deve andare a fare la
raccumannáte s.f. "raccomandata": la radiografia".
léttere l'agghi fatte raccumannáte pe stá raggióne s.f. "ragione": ché ce rice rice,
cchiù secure. "la lettera l'ho fatta nun vvóle capí raggióne. "che gli dici dici,
raccomandata per stare più sicura". non vuole capire ragione".
raccundá v.tr "narrare, raccontare": raggiuná v.intr. "ragionare".
s’assettàje e accumenżàje a raccundá raggiunamènde s.m. "ragionamento": te
cúm’jévene jùte li fatte. "si sedette e stache facènne stu raggiunamènde pe te fá
incominciò a raccontare come erano andati capí tanda cóse ca nu nżaje. "ti sto
i fatti". facendo questo ragionamento per farti
ràchene s.m. "ramarro": lu ràchene jé capire tante cose che non sai".
vérde e jé cchiù ggruósse re na raggiunévele agg. "ragionevole": puó ìre
serpógnele. "il ramarro è verde e più ra quidde a pparlá ca jé nu cristjàne
grande della lucertola". raggiunévele. "puoi andare da quello a
rachenjá v.intr. "camminare a stento". parlare che è una persona ragionevole".
raggiunjére s.m. "ragioniere": jé rangecá v.tr. "graffiare": nu nd'azzeccá
raggiunjére e mmjézze a li nnúmmere tròppe a la atte ca te ràngeche. "non ti
s'adda sapé mòve. "è ragioniere e in mezzo avvicinare troppo al gatto che ti graffia"; -
ai numeri si deve saper muovere". nganne v.tr. "avere la gola irritata".
rahanèdde s.f. "raganella, rantolo": rangecáte s.f. "graffiata": cu quédd'ógne
Felúcce, bbéne míje téne la rahanèdde, se m'à ffatte na rangecáte sóp'a lu vrazze, ca
vére ca stá a la fine re li juórne suje. me face angóre male. "con quelle unghie
"Raffaele, bene mio, tiene il rantolo, si mi ha fatto una graffiata sul braccio, che
vede che sta alla fine dei suoi giorni". mi fa ancora male".
rahazzáte s.f. "ragazzata": agghi ràngeche s.m. "graffio": tènghe nu
pacjénże Nannì, jé state na rahazzáte, ché ràngeche a la còsse, sacce cúme me
l'agghi accíre a ffìglime?. "abbi pazienza l'agghi fatte. "ho un graffio alla gamba,
Anna, è stata una ragazzata, che lo devo non so come me lo sono fatto".
ammazzare a mio figlio?". ranghe s.m. "crampo": quanne
rahù s.m. "ragù": mammaránne facéve l'affjérrene li ranghe a li pjére, nu mbóte
nu rahù bbuóne scicche, se sendéve mòve nu passe. "quando lo afferrano i
l'adduóre r'abbasce a re ścale. "nonna crampi al piede non può muovere un
faceva un ragù ben saporito, si sentiva passo".
l'odore da giù alle scale". rangiata s.f. "aranciata".
rallendá v.tr. "rallentare": Austí, nun rangóre s.m. "rancore".
rallendánne lu passe se no n'arruváme ràngule s.m. "affanno, desiderio di
fóre manghe pe crajmatíne. "Agostino, mangiare qualcosa, languore di stomaco,
non rallentare il passo altrimenti non rangola": agghi fatte tutte re córse e mmó
arriviamo in campagna neanche per ca sònghe arruváte a li quatte candune
domattina". tènghe lu ràngule. "ho fatto tutto di corsa e
rama s.f. "rame". ora che sono arrivato ai quattro cantoni
ramagljètte s.m. "canna tagliata a croce tengo l'affanno".
con infilate le ciliegie con picciolo". rangutánghe s.m. "orango".
ramare s.m. "ramaio". rannárse v.rifl. "dannarsi": si vóle
rame s.f. "dama": Mariúcce se móve cambá alluónghe n'accórre rannárse
cúm'a na rame. "Maria si muove come a l'àneme pe ccèrte fessaríje. "se vuole
una dama". vivere a lungo non occorre dannarsi
rameggiane s.f. "damigiana"; dim. l'anima per certe fesserie".
rameggianèdde. ranneggiá v.tr. "danneggiare": auànne la
ramére s.f. "lamiera": ra lu ferrare ce sìccete ranégge lu raccòvete, pó vire.
facjémme fá na bbèlla ramére pe mmétte "quest'anno la siccità danneggia il raccolto,
sóp'a lu pagliare. "dal fabbro ci facemmo poi vedi".
fare una bella lamiera per mettere sulla raparte avv. "in disparte": a re ffjéste ra
capanna"; -re lu ljétte s.f. "parti superiori e bballe Menecúcce stá sèmbe raparte. "alle
inferiori del letto di latta stozzata". feste da ballo Domenica sta sempre in
rammagge s.m. "danno": Rucchíne jé disparte".
jùte a cambjá re ppèquere nd'a la tèrre re rape salvagge s.f. "buon Enrico".
lu vucine e à ffatte assàje rammagge. rapjére avv. "dappiè": musére nu nde ne
"Rocco è andato a pascolare le pecore nel jénne a ccàsete, ce putime arrangiá, te
terreno del vicino e ha fatto molto danno". cùleche rapjére a lu ljétte. "stasera non te
ramòste s.f. "racimolo". ne andare a casa tua, ci possiamo
rangasce s.f. "grancassa". arrangiare, ti corichi dappiè al letto".
rangascjére s.m. "suonatore di rappurtá v.tr. "rapportare": nu nde pòzze
grancassa". rice njénde ca sùbbete lu vaje a rappurtá a
range s.m. "granchio"; dim. rangetjédde.
ccàsete. "non ti posso dire niente che ràsele s.m.pl. "vari filari di viti separati
subito lo vai a rapportare a casa tua". da un viottolo".
rappuse agg. "aspro"; f. rappóse. rasópe avv. "disopra": va vire rasópe
raquanne cong. "dacché": raquanne nd'a l'ata stanże si ce stá la còppela míje.
sònghe partute pe l'Àmèreche nunn'ànne "vai a vedere disopra nell'altra stanza se ci
ścritte manghe na léttere. "dacché sono sta il mio berretto".
partiti per l'America non hanno scritto rasótte avv. "disotto": ljévete rasótte ca
neanche una lettera". càrene re presótte. "togliti disotto che
rarángete s.m. "di rancido": sti cadono i prosciutti".
maccarúne vjénene rarángete e r'àja jttá. raspe s.f. "raspa (arnese del falegname)".
"questi maccheroni vengono di rancido e li raspènde p.p. "allappato": cu re ssòrve jé
devi buttare". rumaste la lénghe raspènde. "con le sorbe
rarecá v.intr. "radicare": sònghe è rimasta la lingua allappata".
abbetúdene rarecáte e nun re puó ṡdrarecá. raspine s.m. "seghetto".
"sono abitudini radicate e non le puoi rassemegliá v.intr. "rassomigliare"
sradicare"-. rasseméglie telèccquále a lu pàtre nu nde
ràreche s.f. "radice". puó ṡbagliá. "rassomiglia uguale al padre
raretóre s.f. "raschiatoio (strumento del non ti puoi sbagliare".
forno)". rasserená v.tr. "rasserenare": Ngíngile
rarinde loc.avv. "all'interno". s'adda rasserená, re ccóse cúme sònghe
rarse accanósce v.intr. "darsi a jute, sònghe jute bbóne. "Cecilia si deve
conoscere"; -ra fá v.intr. "arrabbattarsi": se rasserenare le cose come sono andate, sono
rá ra fá pe uaragná còcche ssòlete. "si dà andate bene".
da fare per guadagnare qualche soldo". rasteddá v.tr. "rastrellare": àja rasteddá
rasá v.tr. "radere": a qquissu tutte quiddu ffjéne, accussì se pulizze la
uagliungjédde àja rasá tutte li capidde tèrre. "devi rastrellare tutto quel fieno, così
pecché téne li perucchie. "a codesto si pulisce il terreno".
ragazzino devi radere tutti i capelli perché rasteddìjá v.tr. "raspare (del cavallo)":
tiene i pidocchi". stu cavadde cúm’jésce ra la stadde se
rasatèrre agg. "rasente il terreno". métte a rasteddìjá. "questo cavallo come
raścá v.tr. "grattare, raschiare": nu nde esce dalla stalla si mette a raspare".
raścá cu l'ógne ca te faje ascí lu sanghe rastegljére s.f. "rastrelliera": la
sóp'a lu vrazze. "non ti grattare con le rastegljére l'àja métte a n'autézze ca re
unghia che ti fai uscire il sangue sul bbèstje ce puónne arruvá. "la rastrelliera la
braccio". devi mettere ad un'altezza che le bestie ci
possono arrivare".
raścaàtte s.m. "agrifoglio, Rasca Gatti rastjédde s.m. "rastrello": craje purtáteve
(contrada sulla strada per Santa Maria del li rastjédde ca ce sjérvene tutta la jurnate.
Bosco, salendo verso la montagna)". "domani portatevi i rastrelli che ci servono
raśche s.m. "scaracchio": attjénde ddà, tutta la giornata".
nu mmettènne lu pére ca pe ndèrre ce stá rasule s.m. "rasoio (arnese del barbiere)".
nu raśche. "attento là, non mettere il piede ratamòbbele s.f. "automobile".
che per terra c'è uno scaracchio". ratavjédde s.m. "tirabrace (strumento del
raśchìjá v.intr. "scaracchiare": ché forno)".
vvreògne! Andó stá stá se métte a raśchìjá, rate s.f. "data": me sèrve la rate re
nàscete re Nanníne, tu la saje? Se no
face pròpje śchife. "che vergogna! Dove
sta sta si mette a scaracchiare, fa proprio agghia fá na ścappàte a la case, pe
schifo". l'addummanná. "mi serve la data di nascita
di Anna, tu la sai? Altrimenti devo fare una rebbelézze s.f. "debolezza": n'agghi
scappata a casa sua per domandargliela". mangiate njénde e ttènghe na rebbelézze
ratiglie s.f. "graticola". ca nu nge véche. "non ho mangiato niente
ratine s.m. "aratro di legno più piccolo". e tengo una debolezza che non ci vedo".
rattacápe s.m. "grattacapo": nu nde rebbellá v.tr. "ribellare".
pegliànne mbégne cu nesciune ca sònghe rèbbete s.m. "debito"; pl. rjébbete.
sule rattacápe. "non prendere impegni con rebbetóre s.m. "debitore": me sì
nessuno che sono solo grattacapi". rebbetóre re na vìsete. "mi sei debitore di
rattacáse s.f. "grattugia": ramme la una visita".
rattacáse ca vòglie ggrattá ru furmagge. rebbjélle s.m. "frastuono, ribellione":
"dammi la grattugia che voglio grattugiare nd'a lu viche re sótte ce stéve nu rebbjélle,
il formaggio". sacce ché jé succjésse, agghia
rattigne s.m. "donnaiolo". addummanná. "nel vicolo di sotto ci stava
ratuórne avv. "dattorno": ljévete un frastuono, non so che è successo, devo
ratuórne nun me scucciá. "togliti dattorno chiedere". pe na cóse ra njénde jé
non mi scocciare". succjésse nu rebbjélle. "per una cosa da
ravajuóle s.m. "raviolo (pasta niente è successa una ribellione".
alimentare)". rebbusciáte agg. "debosciato": stá sèmbe
razzjére s.m. "daziere". jttàte nd'a na candine jé revendáte nu
ràzzje s.m. "dazio". rebbusciáte. "sta sempre buttato in una
razzime s.f. "razzaccia". cantina è diventato un debosciato".
razzjuná v.tr. "razionare". recanósce v.tr. "riconoscere"; p.p.
razzucínje s.m. "raziocinio": Ndònje nu recanusciúte.
ndéne pe nnjénde razzucínje, vóle avé recanuscènde agg. "riconoscente."
sèmbe raggiòne. "Antonio non tiene per recápete s.m. "recapito": Reméte jé
niente raziocinio, vuole avere sempre partute e nun mm'à lassate nesciune
ragione". recápete. "Ermete è partito e non mi ha
re s.f. "erre" lasciato nessun recapito".
rèaggí v.intr. "reagire": cummà, àja recarúte s.f. "ricaduta": auànne sònghe
rèaggí a lu rulóre, la vite jé fatte accussì, state ammalamènde agghia avute pure la
avima tutte murí. "comare, devi reagire al recarúte e nun me pòzze remétte.
dolore, la vita è fatta così, dobbiamo "quest'anno sono stato male ho avuto
morire tutti". anche la ricaduta e non mi posso
rebbassá v.tr. "ribassare": nun vuónne rimettere".
rebbassá li prèzze nóne e nnóne, re quistu recchióne agg. "omosessuale".
passe chisà andó jame a funí. "non recefrá v.tr. "decifrare": pe recefrá ssu
vogliono ribassare i prezzi no e no, di ścritte ce vóle tjémbe e pacjénże. "per
questo passo chissà dove andiamo a decifrare codesto scritto ci vuole tempo e
finire". pazienza".
rebbassárse v.fig. "abbassarsi, recèmbre s.m. "dicembre".
umiliarsi": nun la chiamanne a Ccungètte, rèceme s.f. "decima": appríme a Ppanne
ca nu nge véne, se rebbasse cu nnuje. "non se pahave la rèceme a la chjésje. "prima a
la chiamare a Concetta che non ci viene, si Ppanni si pagava la decima alla chiesa".
abbassa con noi". recènde agg. "decente": mìttete na vèste
rebbatte v.tr. "dibattere". recènde pe gghí a la mésse. "mettiti un
rebbattúte s.m. "sottopunto". vestito decente per andare a messa".
rébbele agg. "debole": Mengúcce à recennóve agg.n.card. "diciannove".
ttenute la fréve e stá assàje rébbele. receròtte agg.n.card. "diciotto".
"Domenico ha tenuto la febbre e sta molto recéśche agg. "grecese"; pl. reciśche.
debole". "abitanti di Greci".
recesjóne s.f. "decisione": quá nu nge malve, uórje e fiche sécche tagliate. "per
puó cchiù stá, vire re pegliá na recesjóne, farti passare la tosse preparati un decotto
ca jé arruváte pròpje lu mumènde juste. con le malve, orzo e fichi secchi tagliati".
"qua non ci puoi stare più, vedi di prendere recrjá v.tr. "ricreare".
una decisione, che è arrivato proprio il recríje s.m. "ricrìo": jéva nu recríje
momento giusto". quanne ògne ggiuverì e ssàbbete nżjéme a
recessètte agg.n.card. "diciassette". papanònne Mengúcce me ne jéve a lu
recéve v.tr. "ricevere". cìneme vucine a la Nunżjàte. "era un ricrìo
rechianá v.tr. "stancare". quando ogni giovedì e sabato insieme a
rechiará v.tr. "dichiarare": nu nże vóle nonno Domenico me ne andavo al cinema
rechiará ma véne ògne ssére a truvá a vicino all'Annunziata".
ffìglime. "non si vuole dichiarare ma viene recultòre s.m. "agricoltore".
ogni sera a trovare mia figlia". recultúre s.f. "agricoltura": a Ppanne, cu
rechine agg. "ripieno": óje m'agghie la megrazzióne re li ggiúvene la recultúre
cunżuláte a mmangiá ra zíjme Annúcce, jé sscése a zzére. "a Panni, con
m'à preparáte pupàjne rechine. "oggi mi l'emigrazione dei giovani l'agricoltura è
sono consolato a mangiare da mia zia scesa a zero".
Anna, mi ha preparato peperoni ripieni"; f. recumbenżá v.tr. "ricompensare": cúme
rechjéne. te pòzze recumbenżá pe lu favóre ca m'àje
recjétte s.m. "asilo, ricetto": Carlù, nu fatte?. "come ti posso ricompensare per il
ndènne recjétte a ppersune ca nu favore che mi hai fatto?".
nganusce, ca te puó truvá mmjézze a li recuperárse, nu mbuté- v.rifl.
uaje. "Carlo, non dare asilo a persone che "districarsi": cu tutte quidde cuócce
non conosci, che ti puoi trovare in mezzo
ai guai". mmane nu nże putéve recuperá. "con tutti
recíne s.f. "decina". quei cocci in mano non si districava".
recíre v.tr. "decidere": na vòte e bbóne recurrènże s.f. "decorrenza".
t'àja recíre, o sì o no. "una volta e buona ti recuttáre s.m. "ricottaio".
devi decidere, o si o no"; p.p. recíse. recuttèdde s.f. "ricottina": Paulí, cúm'è
recíve s.m. "ricevuta": si ce raje li sòlete ca stammatíne m'àje purtate sule na
fatte lassá lu recíve. "se ci dai i soldi fatti recuttèdde?. "Paola, com'è che stamattina
lasciare la ricevuta". mi hai portato solo una ricottina?".
recòre s.m. "decoro": à ssapute mandené recuverá v.tr. "ricoverare": ajérematíne
lu recòre re la famiglie sènża macchie ànne recuveráte a Ppèppe a l'uspetále,
stéve pròpje ammalamènde. "ieri mattina
nżìne a la mòrte. "ha saputo mantenere il hanno ricoverato a Giuseppe all'ospedale,
decoro della famiglia senza macchia fino stava proprio malamente".
alla morte". refecjénde agg. "deficiente": a qquidde
recórre v.intr. "ricorrere": la vite jé
triste, sóra míje, quanne àje bbesuógne nun l'àja rá aurènżje pecché jé refecjénde.
nunn'àje a chi recórre, ménu male ca tjéne "a quello non gli devi dar retta perché è
còccóse ra parte. "la vita è triste, sorella deficiente".
mia, quando hai bisogno non hai a chi refená v.tr. "non trovare pace".
ricorrere, meno male che tieni qualcosa da refenetíve agg. "definitivo": s'adda
parte". pegliá na recesjóne refenetíve. "si deve
recòte v.tr. "coltivare granturco"; -la prendere una decisione definitiva".
vigne a mmagge v.tr. "ricoltivare la vigna refení v.tr. "definire"; p.p. refenúte.
a maggio". refènne v.tr. "difendere": te vulésse fá
recòtte s.m. "decotto": pe te fá passá la veré cúme refènne la sóre, nun vóle capí
tósse prepárete nu recòtte cu ffiure re raggióne. "ti vorrei far vedere come
difende la sorella, non vuole capire refreggèrje?. "Vincenzo, oggi ha fatto
ragione". molto caldo te ne vuoi venire con me
refenżóre s.m. "difensore": l'ahucáte all'Ariella per trovare un pò di refrigerio?".
refenżóre jé re Bbuvíne. "l'avvocato refreścá v.tr. "rinfrescare": a la mbróje
difensore è di Bovino". re quidd'àrbele s'assettárene pe
refése s.f. "difesa": a la case téne nu refreścárse. "all'ombra di quell'albero si
fecíle pe rrefése persunále. "a casa tiene un sedettero per rinfrescarsi".
fucile per difesa personale". refreścáta, a la- loc.avv. "al tramonto".
refètte s.m. "difetto"; pl. refjétte. refreścáte s.f. "rinfrescata": ròppe tanda
refettúse agg. "difettoso": stu chiavíne
p'aprí la pòrte jé refettúse, l'àja fá veré a sìccete ce vuléve na refreścáte. "dopo tanta
lu ferrare. "questa chiavetta per aprire la siccità ci voleva una rinfrescata".
porta è difettosa, la devi far vedere al refreścatóre s.f. "con il fresco di
fabbro"; f. refettóse. temperatura".
reffecultà s.f. "difficoltà": se tróve refrónde avv. "di fronte": zíjme àbbete a
pròpje nd'a ggròsse reffecultà, agghia veré la case refrónde, valle a ttruvá, ave
cúme lu pòzze ajutá. "si trova proprio in piacére re te veré. "mia zia abita alla casa
grosse difficoltà, devo vedere come lo di fronte, valla a trovare, ha piacere di
posso aiutare". vederti".
refferá v.intr. "diffidare": àja refferá re refúgge s.m. "rifugio".
tutte, pjénżece bbuóne prime re te mòve. refuggiárse v.rifl. "rifugiarsi".
"devi diffidare di tutti, pensaci bene prima refuháte loc.avv. "di botto".
di muoverti". refurní v.tr. "rifornire": prime
reffícele agg. "difficile". c'accummènże la vernate, t'àja refurní re
reffónne v.tr. "diffondere"; p.p. reffuse: ògne ccóse, pecché se véne na néva nu
la gramégne s'éja reffuse pe tutte la tèrre. mbuó ascí. "prima di incominciare
"la gramigna si è diffusa per tutto il l'invernata, ti devi rifornire di ogni cosa,
terreno". perché se arriva la neve non puoi uscire".
refjatá v.intr. "respirare". reggemènde s.m. "reggimento": Maríje
refícje s.m. "edificio": cummà, lu refícje téne nu reggemènde re sóre una cchiù
śculásteche l'ànne fatte andó stéve bbèlle re n'ata. "Maria tiene un reggimento
appríme lu cambe spurtive e ànne di sorelle una più bella dell'altra".
reggestióne s.f. "digestione": nun me
abbandunáte re ścule vècchie ca stévene facènne arraggiá se no fazze na mala
dammónde. "comare, l'edificio scolastico reggestióne. "non mi fare arrabbiare
l'hanno fatto dove stava prima il campo altrimenti faccio una brutta digestione".
sportivo e hanno abbandonato le scuole reggíne s.f. "regina": la fémmene jé la
vecchie che stavano là sopra". reggíne re la case. "la donna è la regina
refónne v.tr. "rifondere": mà, àja della casa".
refónne l'acite nd'a la fesine re li pupajne, reggióle s.f. "mattonella".
se no l'àja jttá. "mamma, devi rifondere reggióne s.f. "regione": uaglió ru ssaje
l'aceto nella giara dei peperoni, altrimenti ca la reggióne nòste jé la Puglie?.
li devi buttare". "ragazzo lo sai che la nostra regione è la
refreddá v.tr. "raffreddare"; p.p. Puglia?".
refreddáte: l'àrje s'éja refreddáte ròppe reggiunále agg. "regionale".
ddu rellúvje r'acque. "l'aria si è raffreddata réglie s.f. "mandria, ammasso, cumulo":
dopo quel diluvio di pioggia". stéve na réglie re préte e dduje passe ra la
refreggèrje s.m. "refrigerio": Vecié, óje à massaríje, chiane chiane re luvaje tutte
ffatte càure assàje te ne vuó mení cu mmé quande. "stava un cumulo di pietre a due
a l'Arjédde pe truvá na nżénghe re
passi dalla masseria, piano piano le tolsi relezziúse agg. "delizioso": re state
tutte quante". l'Arjédde jé lu pòste cchiù relezziúse ca
regliuttá v.intr. "ruttare": uaglió, ave mó tenime a Ppanne. "d'estate l'Ariella è il
ave ca staje regliuttánne la vuó funí o no? posto più delizioso che teniamo a Panni".
Ce vóle pure nu póche re crianże!. relígge v.tr. "dirigere": nu nże n'adda ìre
"ragazzo, da molto tempo che stai ruttando pecché ce stanne numunne re lavure ra
la vuoi finire o no? Ci vuole anche un po‟ religge. "non se ne deve andare perché ci
di creanza!". stanno molti lavori da dirigere".
regliutte s.m. "rutto". relìzzje s.f."delizia": mangiá nu bbèllu
regná v.intr. "degnare, regnare": nu piatte accúleme re cecatjédde, pe mmé jé
nż'éja regnate re ce mení a truvá alluméne na relìzzje. "mangiare un bel piatto colmo
na vòte. "non si degnato di venirci a di cavatelli, per me è una delizia".
trovare almeno una volta"; agnúne re nuje rellúvje s.m. "diluvio": fóre c'éja state nu
adda regná a ccasa sója. "ognuno di noi rellúvje nu nże veréve né ccjéle né ttèrre.
deve regnare a casa sua". "in campagna c'è stato un diluvio non si
régne agg. "degno"; régne, nunn'éja- vedeva né cielo e né terra".
loc.avv. "indegno": né manghe régne r'avé relusjóne s.f. "delusione".
lu salute nuóste. "è indegno di avere il rembuccá v.tr. "rimboccare".
saluto nostro". rembumbá v.intr. "rimbombare": la case
réhule s.f. "regola". rembumbáve quanne sparávene li fuóche
relambá v.intr. "lampeggiare": musére, mmjézze a lu chiane. "la casa rimbombava
pròpje nu la funísce re relambá. "stasera, quando sparavano i fuochi in mezzo al
proprio non la finisce di lampeggiare". piano".
relecáte agg. "delicato". rembursá v.tr. "rimborsare".
relecatézze s.f. "delicatezza". remená v.tr. "dimenare": quanne vire ca
rèleche s.f. "delega": si n'éja jute a ssu cane si métte a remená la córe, àja
l'Àmèreche e m'à lassate la rèleche pe capí ca stá cundènde. "quando vedi che
pegliá la penżjóne. "se n'è andata in codesto cane si mette a dimenare la coda,
America e mi ha lasciato la delega per devi capire che sta contento".
prendere la pensione". remétte v.tr. "dimettere"; p.p. remisse:
releggènde agg. "diligente": sònghe jute cumbà, cúme s'avésse sendute ca se
addummanná a lu majéste re fìglime e m'à sònghe remisse ruje cunżegliére.
dditte ca jé assàje releggènde. "sono "compare, come se avessi sentito che si
andato a chiedere al maestro di mio figlio e sono dimessi due consiglieri".
mi ha detto che è molto diligente". remíte s.m. "eremita": le piace a
releggióne s.f. "religione": tatà míje jé staresínne sule, sule cúm'a nu remite. "gli
muórte cu lu cunfòrte re la releggióne. "il piace a starsene solo solo, come a un
mio papà è morto con il conforto della eremita".
religione". remmáteche s.f. "grammatica": àje
relenguènde agg. "delinquente": lu sturjàte la remmáteche? No. A chi
ścànżene tutte pecché sanne ca jé nu aspjétte?. "hai studiato la grammatica? No.
relenguènde. "lo scansano tutti quanti A chi aspetti?".
perché sanno che è un delinquente". remònje s.m. "demonio": alluccáve
relerá v.intr. "delirare". cúm'a nu remònje, Criste síje qquá.
relettánde s.m. "dilettante". "gridava come a un demonio, Cristo sia
relètte agg. "diletto": nu lu tuccánne ca qui".
jé l'amiche míje relètte. "non lo toccare che remòve v.tr. "rimuovere"; p.p.m.
è l'amico mio diletto". remuósse; f. remòsse.
remustrá v.tr. "dimostrare": mó vóle rènnete s.f. "rendita": la rènnete re la
remustrá l'amecìzzje, avéva penżá tèrre jé ścarse. "la rendita del terreno è
appríme. "ora vuole dimostrare l'amicizia, scarsa".
doveva pensare prima". rennetóre s.f. "lattazione".
renále s.m. "orinale". renucchjá v.tr. "inginocchiare": nd'a la
renáre s.m. "denaro". chjésje trasíje cu la lénghe pe ndèrre e ppó
rendatúre s.f. "dentatura": ze Vetúcce se renucchjàje sóp'a l'autare. "nella chiesa
téne numunne r'anne; ma téne la rendatúre entrò con la lingua per terra e poi si
angóre sane. "zio Vito tiene molti anni; ma inginocchiò sull'altare".
tiene la dentatura ancora sana". renucchie s.m. "ginocchio"; f.pl.
rènde s.m. "dente, rebbio"; pl. rjénde; ddenócchie; -re réte s.m. "grassella".
dim. renduzze; -pezzute s.m.pl. "denti renunżjá v.tr. "denunziare": statte
canini"; -re nande s.m.pl "denti incisivi". attjénde a ccúme parle ca m'uffjénne, lu
rendére s.f. "dentiera": pe puté mangiá tròppe jé tròppe te vache a renunżjá. "stai
cúm'appríme s'éja fatte fá la rendére. "per attento a come parli che mi offendi, il
poter mangiare come prima si è fatto fare troppo è troppo ti vado a denunziare".
la dentiera". renuse agg. "arenoso, renoso, sabbioso";
rendiste s.m. "dentista": lu rendiste jé lu
mjéreche ca face cchiù paùre a li cristjàne. f. renóse: la tèrre a la Peścàre jé renóse.
"il dentista è il medico che fa più paura "il terreno alla Pescara è arenoso".
alle persone". renvangá v.tr. "rinvangare": nun
rendracciá v.tr. "rintracciare". renvangá lu passate, ścurdamacílle,
renduzzá v.tr. "rintuzzare": staje sèmbe a penżàme a óje. Famme sènde, màmmete
renduzzá, mó l'àja funí. "stai sempre a ché t'apprepáre pe mmangiá?. "non
rintuzzare, ora la devi finire". rinvangare il passato scordiamocelo,
réne s.f. "arena, sabbia": mó ca pensiamo a oggi. Fammi sentire, tua madre
apprepáre lu caucenáre, àja métte ròje che prepara per mangiare?".
parte re réne e na parte re cemènde. "ora rènże-rènże loc.avv. "orlo-orlo".
che prepari la malta, devi mettere due parti rependènde s.m. "dipendente": Nanníne
di sabbia e una parte di cemento"; dim. jé na rependènde re lu Cùmmune. "Anna è
renèlle. una dipendente del Comune".
rènne v.tr. "dare, rendere": nunn'àja repènne v.intr. "dipendere": Neculíne jé
rènne cunde a nnesciune re quédde ca faje rumaste sule e nun vóle repènne ra
abbaste ca tjéne la cusciénże a ppòste. nesciune. "Nicola è rimasto solo e non
"non devi rendere conto a nessuno di vuole dipendere da nessuno".
quello che fai, basta che tieni la coscienza repenżá v.intr. "ripensare": pènże e
a posto". repènże e nu nżacce s'agghi chiuse a
rennehá v.tr. "rinnegare": Ggiuuánne si ccase o no, agghia sule turná ndréte.
n'éja jute ra lu pajése, à rrenneháte tutte, "penso e ripenso e non so se ho chiuso a
parjénde, amice e cumbare. "Giovanni se casa o no, devo solo tornare indietro".
ne è andato dal paese, ha rinnegato tutti, repéte v.tr. "ripetere": nu ciucce cúm'a
parenti, amici e compari". quidde nun l'agghi maje viste mó jé la
rennenèlle s.f. "rondine": jé ra numunne tèrza vóte ca repéte la quinda. "un asino
re staggiune ca nu nże vìrene cchiù come quello non l'ho mai visto, ora è la
rennenèlle. "è da molte stagioni che non si terza volta che ripete la quinta".
vedono più rondini". repezzá v.tr. "rammendare, rattoppare":
rennenóne s.m. "rondone"; pl. quédda puverèdde nu ndéne mèzze e
rennenúne. ppasse re gghiurnáte sane a repezzá re
bbèste. "quella poveretta non ha mezzi e
passa le giornate intere a rattoppare i “mi sento a disagio in questa situazione,
vestiti". ma ora sto al ballo e devo solo ballare”.
repjézze s.m. "rammendo, rattoppo": ché resajuóle agg. "ridanciano"; f. resajóle.
ssònghe ssi repjézze a la unnèdde, nu nde resastrúse agg. "disastroso"; f.
mitte ścuórne r'ascí?. "che sono questi resastróse: se tróve ngundezzióne pròpje
rammendi alla gonna, non ti vergogni di resastróse, bbéne míje. "si trova in
uscire?". condizioni proprio disastrose, poveretto".
repílle s.m. "piegolina". resblènne v.intr. "risplendere": tande àja
repóche loc.avv. "dappoco": jé n'óme pulezzá ddi vitre ca ànna resblènne. "tanto
repóche. "è un uomo dappoco". devi pulire quei vetri che devono
repuóse s.m. "riposo". risplendere".
repusá v.tr. "riposare". rescendènde agg. e s.m. "discendente".
repusetá v.tr. "depositare": sti sòlete resceplíne s.f. "disciplina".
r'àja repusetà óje stésse a la pòste, se no te rescetá v.tr. "risvegliare, svegliare":
re funisce. "questi soldi li devi depositare uaglió, vire ca sònghe re ddjéce quanne te
oggi stesso alla posta, altrimenti te li vuó rescetá?. "ragazzo, vedi che sono le
finisci". dieci quando ti vuoi svegliare?".
requèsete, pe- loc. avv. "per comodità". rescetárse v.rifl. "spigliarsi": Mecalíne,
rèquiamatèrne s.m.. "requiem aeternam". ra quannne stá ngità s’éja rescetate bbóne,
rére s.m. "erede". fusse jute appríme!. "Michelina da quando
rerecá v.tr. "dedicare": s'éja rerecáte sta in città si è spigliata, se fosse andata
tutte a la famiglie. "si è dedicato tutto alla prima!".
famiglia". rescíbbele s.m. "discepolo": lu
rerembètte avv. "dirimpetto": ce lu masterásce vucine case téne nd’a la
ddiche éo, pecché àbbete rerembètte a putéha numunne re rescíbbele. "il
nnuje. "glielo dico io, perché abita falegname vicino casa tiene nella bottega
dirimpetto a noi". molti discepoli".
reretá s.f. "eredità": la case l'à avute pe rescióle s.f. "grano tenero o calvello".
reretà ra lu zíje ca jé muórte a Bbonżàgre. reścòrdje s.f. "discordia": ndra quédde e
"la casa l'ha avuta per eredità dallo zio che ddòje famiglie ce stá sèmbe reścòrdje. "tra
è morto a Buenos Aires". quelle due famiglie ci sta sempre
reréte agg. "didietro": angóre adda funí discordia".
re janghjá, jé rumaste ra fá lu reréte re la reścúrse s.m. "discorso": l’ata sére ce
case. “ancora deve finire di imbiancare, è jémme a ssènde lu reścúrse ca teníje lu
rimasto da fare il didietro della casa”. sìnneche sóp’a li fjérre re la chjésje.
rerínde agg. "interno". "l‟altra sera andammo a sentirci il discorso
rerítte agg. "destro, diritto": me face che tenne il sindaco sui ferri della chiesa".
male lu vrazze rerítte sarrá ca sònghe
tuzzate nnande a lu ndaglie. "mi fa male il reścussjóne s.f. "discussione": sóp’a
braccio destro sarà che sono urtato davanti qquidde e ddùje argumènde aprjémme na
allo spigolo"; pe nun ppèrde tjémbe ce ne reścussjóne ca mandeníje alluónghe.
jémme rerítte, reritte ra zì Annúcce. "per "sopra a quei due argomenti aprimmo una
non perdere tempo ce ne andammo diritto discussione che durò a lungo".
diritto, da zia Anna"; -rerítte e a la stòrte, reścute v.tr. "discutere": se mettjérne a
a la- loc.avv. "diritto e rovescio (della reścute cu ccalme e riascjérne a capí
stoffa)". cúm’jérne jute li fatte. "si misero a
resagge s.m. "disagio": me sènde a discutere con calma e riuscirono a capire
resagge nd’a sta setuazzjóne, ma mó come erano andati i fatti".
stache a lu bballe e agghia sule abballá. reścréte agg. "discreto".
resedrá v.tr. "desiderare": figlie míje, resíje s.f. "eresia": quéste ca staje
nun resedrá quédde ca nu mbuó avé. recènne jé pròpje na resíje. "questa che
"figlio mio, non desiderare quello che non stai dicendo è proprio un'eresia".
puoi avere”. resípele s.f. "erisipela": Menuccèlle jé
resegná v.tr. "disegnare": mìttete a state tanda tjémbe cu la resipele, mó stá
resegná e ndanne funisce quanne àje fatte bbunarèdde. "Filomena è stata tanto tempo
nu bbèlle resigne. "mettiti a disegnare e con l'erisipela, ora sta benino".
allora finisci quando hai fatto un bel resiste v.intr. "resistere": nun resestjétte
disegno". cchiù a qquédde maleparóle e ścuppàje a
resembegná v.tr. "disimpegnare". cchiange. "non resistetti più a quelle
resendatíve agg. "ripreso in salute". parolacce e scoppiai a piangere".
resenderessá v.tr. "disinteressare": se resòlve v.tr. "risolvere"; p.p. resuólte.
resenderèsse re li figlie, vulésse sapé respènże s.f. "dispensa".
pecché l'à mmisse a lu munne. "si resperá v.intr. "disperare, respirare": ra
disinteressa dei figli, vorrei sapere perché parícchie tjémbe nunn'ave nutìzzje ra lu
li ha messi al mondo". figlie e peqquésse jé resperáte. "da
resendí v.tr. "risentire"; p.p. resendúte. parecchio tempo non ha notizie dal figlio e
resenfettá v.tr. "disinfettare": quanne per questo è disperato".
l'andice se ferévene a nu rite, pe se respèttatévele agg. "rispettoso": jé na
resenfettá mettévene sóp'a la ferite nu feglióle respèttatévele andó te vére vére te
pappeciònne. "quando gli antichi si salute. "è una ragazza rispettosa dove ti
ferivano a un dito per disinfettare vede vede ti saluta".
mettevano sulla ferita una ragnatela". respettúse agg. "dispettoso": Ndeniúcce
reserènże s.f. "residenza": fratemecucíne jé respettúse face sèmbe lu cundràrje re
Luiggìne téne la reserènże a Nnàpele. quédde ca ce rice. "Antonio è dispettoso fa
"mio cugino Luigi tiene la residenza a sempre il contrario di quello che gli dici".
Napoli". respiacé v.intr. "dispiacere": nu nd'àja
reserèrje s.m. "desiderio". respiacé si nun vènghe a ccàsete, ma
resèrte s.m. "deserto". stache mbecciate nżìne a li capidde. "non
resertóre s.m. "disertore". ti devi dispiacere se non vengo a casa tua,
resfá v.tr. "disfare": fá e resfá jé tutte na ma sto impicciato fino ai capelli".
fatía. "fare e disfare è tutto un lavoro". respiacére s.m. "dispiacere": a
resgrazziáte agg. "disgraziato": óje jé nu mmàmmete nunn'àja rá respiacére se no se
juórne resgrazziáte nesciuna cóse me vá sènde ammalamènde. "a tua madre non
bbóna. "oggi è un giorno disgraziato devi dare dispiacere altrimenti si sente
nessuna cosa mi va bene". malamente".
resgrázzje s.f. "disgrazia": a Luciétte la respjétte s.m. "dispetto": face ògne ccóse
resgrazzje la córre apprjésse. "a Lucia la a respjétte re lu frate. "fa ogni cosa a
disgrazia le corre appresso". dispetto del fratello".
resgustá v.tr. "disgustare": nu nde sacce respónne v.intr. "rispondere": Ngurnatè,
rice cúme me resgustàje quanne te verjétte àja respònne a qquédda léttere ca t'à
re mangiá re lahanèdde cu lu sanghe re ścritte Custànże se no s'uffènne.
puórche. "non ti so dire come mi disgustai "Incoronata, devi rispondere a quella
quando ti vidi mangiare le tagliatelle con il lettera che ti ha scritto Costanzo altrimenti
sangue di maiale". si offende"; -a ttuóne, v.intr. "rispondere a
resigne s.m. "disegno": quisse nu tono".
nżònghe resigne ma sònghe cicchetuónne. respòteche agg. "dispotico": jé nu
"questi non sono disegni ma sono respòteche, mare a chi ce stá vucine. "è un
scarabocchi". dispotico, povero a chi gli sta vicino".
resprezzá v.tr. "disprezzare": pecché lu matreculáre. "devi andare al distretto
resprjézze accussì, lassa pèrde, craje militare per ritirare il foglio matricolare".
quidde póte revendá jénnerete. "perché lo restrubbá v.tr. "disturbare": nu nde
disprezzi così, lascia perdere, domani restrubbá a accumbaggnárme a la pòrte,
quello può diventare tuo genero". canóśche la strare. "non ti disturbare ad
respuníbbele agg. "disponibile". accompagnarmi alla porta, conosco la
respunżábbele agg. "responsabile". strada".
ressanguá v.tr. "dissanguare": me restrugge v.tr. "distruggere"; p.p.
sònghe quase ressanguate pe pahá li restrutte.
rjébbete tuje. "mi sono quasi dissanguato restuccá v.tr. "ripassare maggese".
per pagare i tuoi debiti". resubblegá v.tr. "disobbligare": me
restá v.intr. "restare": ché bbrutta sòrte sònghe resubblegáte cu Ndònje rànnece
c'à avute la sóre re cajnáteme; nun le ruje litre r'uóglie e cinghe litre re vine.
sònghe restate ca l'uócchie pe cchiange. "mi sono disobbligato con Antonio
"che brutta sorte che ha avuto la sorella di dandoci due litri d'olio e cinque litri di
mio cognato, non le sono restati che gli vino".
occhi per piangere". resuccupáte agg. "disoccupato":
restabblí v.tr. "ristabilire". quabbasce, ra nuje ce stanne cchiù
restànże s.f. "distanza": ndra Panne e resuccupáte. "quaggiù da noi ci stanno più
Ffògge ce stá na restànże re na disoccupati".
cinguandíne re chilòmetre. "tra Panni e resunèste agg. "disonesto".
Foggia ci sta una distanza di una resurjéndáte agg. "disorientato":
cinquantina di chilometri". mmjézze a tutta quédda ggènde se sendéve
restená v.tr. "destinare": ché vuó fá, resurjéndáte. "in mezzo a tutta quella
Ddíje à rrestenáte accussì e s'adda fá la gente si sentiva disorientato".
vulundà ssója. "che vuoi fare, Dio ha resvéglie s.f. "sveglia".
destinato così e si deve fare la sua réte avv. "dietro": àbbete a la parte re
volontà". réte, a qquarte re fahúgne. "abita alla parte
restènne v.tr. "distendere"; p.p. restise. di dietro, a parte di favonio"; -pére loc.avv.
"passo indietro"; -punde loc.avv. "punto
restenżjóne s.f. "distinzione": nun fazze indietro"; réte, re- loc.avv. "posteriore": la
restenżjóne ndra quistu criature e sacche re réte re li cauzune jé squarciate,
qquidde, sònghe tutte e dduje àneme re mìttece ruje punde. "la tasca posteriore dei
Ddíje. "non faccio distinzione tra questo pantaloni è strappata, mettici due punti".
bambino e quello, sono tutti e due anime di rèteche agg. "eretico": Fònże nu nge vá
Dio". maje nd'a na chjésje pecché jé rèteche.
restèrze avv. "l'altro ieri ancora". "Alfonso non ci va mai in chiesa perché è
restíve agg. "restìo": Aròlfe jé nu eretico".
uaglióne restive a ubberí. "Adolfo è un rétecòsce s.m. "girello".
ragazzo restìo a ubbidire". rétene s.f. "redine": mandjéne fòrte re
restócce s.f. "stoppia"; -appecciáte s.f. rrétene se no lu cavadde te piglia la mane.
"fanfaluca". "mantieni forte le redini altrimenti il
restocráteche agg. "aristocratico". cavallo ti prende la mano".
restráhe v.tr. "distrarre"; p.p. restratte. retèrze avv. "avantieri": sacce óje cúme
restrazzióne s.f. "distrazione": te la vuó vóle èsse lu tjémbe ma retèrze pe ffóre
pegliá, ma nu nd'agghi salutate sule pe s'appecciáve, me la verjétte
restrazzióne. "te la vuoi prendere, ma non ammalamènde. "non so oggi come vuole
ti ho salutato solo per distrazione". essere il tempo ma avantieri per la
restrétte s.m. "distretto": àja ìre a lu campagna si bruciava, me la vidi
restrétte meletáre pe reterá lu fuóglie malamente".
retine s.f. "gratella". sicche v.tr. "dimagrire"; -turde v.rifl.
retmèteche s.f. "aritmetica": Lenù, lu "rabbuiarsi": tutte re bbòtte jé revendáte
prubbléme re retmèteche ca à ddate la turde nfacce. "tutto ad un tratto si è
maéste óje jé bbuóne refficele. "Lina, il rabbuiato in faccia".
problema di aritmetica che ha dato la reveríbbele agg. "rivedibile".
maestra oggi è molto difficile". revertemènde s.m. "divertimento": lu
retóne s.m. "pollice"; -re lu pére s.m. revertemènde me lu piglie jénne a jucá a
"àlluce". ccarte a lu café. "il divertimento me lo
retrángule s.f. "imbraca (finimento del prendo andando a giocare a carte al bar".
cavallo), straccale": mitte bbóne la revettá v.tr. "orlare".
retrangule, aùze la córe a lu cavadde. revètte s.m. "orlatura".
"metti bene l'imbraca, alza la coda del revòrzje s.m. "divorzio": ròppe sètt'anne
cavallo". quidde e ddùje ànne cercate lu revòrzje.
rettàngule s.m. "rettangolo". "dopo sette anni quei due hanno chiesto il
rettate s.m. "dettato": Funżenèlle à divorzio".
ppegliate nu bbrutte vóte a lu rettate. revóte agg. "devoto"; pl. revute: li
"Alfonsina ha preso un brutto voto al pannise sònghe numunne revute a la
dettato". Marònne re lu Vòśche. "i pannesi sono
rettatóre s.m. "dittatore": cummanne assai devoti alla Madonna del Bosco".
ttutte a bbacchètte cúm'a nu rettatóre. revressecá v.tr. "agitare recipienti".
"comanda tutti a bacchetta come un revutá re ggurèdde v.intr. "gorgogliare
dittatore". dell'intestino".
retuccá v.tr. "ritoccare":. revuzzióne s.f. "devozione": "lu truvave
retuórte agg. "ritorto": mammanònna sèmbe nd'a la chjésje pe revuzzióne o pe
Ggiuuanníne à ffatte na cupérte janghe a passá lu tjémbe?. "lo trovavo sempre nella
cruscé cu lu cuttóne retuórte. "nonna chiesa, per devozione o per passare il
Giovanna ha fatto una coperta bianca a tempo?".
uncinetto con il cotone ritorto". revví loc.avv. "eccole, eccoli".
returnjélle s.m. "ritornello". rézze s.f." rete"; dim. retine, rezzecèdde.
retuzze s.m. "mignolo". rezzètte s.f. "ricetta": vatte fa fá la
revane s.m. "divano": stéve còmmede rezzètte ra lu mjéreche, ca li pìnnele
assettáte sóp'a lu revane e me ścunferáve sònghe funute. "vatti a far fare la ricetta dal
re m'auzá. "stavo comodo seduto sopra al medico, che le pillole sono finite".
divano e mi rincresceva di alzarmi". riabbéte s.m. "diabete": quanne tjéne lu
revéce s.f. "ripetersi del cadere della riabbéte nu nde puó mangiá manghe nu
pioggia il giorno dopo". rólece. "quando tieni il diabete non ti puoi
revendá nu mùzzeche v.tr. mangiare neanche un dolce".
"impiccolire": pe la paùre r'abbuścá nu rialá v.tr. "regalare": agghia rialá ròje
ggaddine e nu pare re pecciungjédde a
ścaffe jé revendáte nu mùzzeche. "per la Ppaulúcce ca m'à ffatte nu piacére. "devo
paura di buscare uno schiaffo è regalare due galline e un paio di
impiccolito"; -russe v.tr. "arrossare": te piccioncini a Paolo che mi ha fatto un
vuó calmá? Nun vire ca quiss'uócchie piacere".
sònghe revendáte russe a ffòrze re riale 1.agg. "reale"; 2.s.m. "regalo"; 3.s.f.
chiange?. "ti vuoi calmare? Non vedi che "vaglio".
questi occhi sono arrossati a forza di rialètte s.m. "dialetto".
piangere?"; f. -rósse; -sécche v.tr. rialezzá v.tr. "realizzare": chiane chiane
"dimagrire": Maríje revendàje sécche àja rialezzá tutte li piane ca te sì pprefisse.
ròppe na malatíje bbóna lònghe. "Maria "piano piano devi realizzare tutti i piani
dimagrì dopo una malattia molto lunga"; - che ti sei prefisso".
rialíje s.f. "mancia, regalìa": te lu fazze male i reni, non so se è il tempo o che è"; -
stu suvrìzzje ma m'àja rá la rialíje. "te lo rine loc.avv. "lungo la schiena".
faccio questo servizio ma mi devi dare la ringhiange v.tr. "rimpiangere": nun
mancia". ringhiange njénde, la vite cúme vá, vá
riassunde s.m. "riassunto": pe te mbará bbóne, uratílle pe ccjénd'anne. "non
a ścrive, àja fá numunne re riassunde. "per rimpiangere niente, la vita come va, va
imparare a scrivere, devi fare molti bene, goditela per cento anni".
riassunti". rióle s.f. "portellino (parte della botte)".
riàvele s.m. "diavolo": asseméglie nu rire v.intr. "ridere"; p.p. rerute.
riàvele pe ffóre, abbatte lu munne. riśche s.m. "disco": me piace re sènde
"assomiglia un diavolo per la campagna, ògne tande nu riśche r'òpere. "mi piace
abbatte il mondo"; dim. riavulìcchie. sentire ogni tanto un disco d'opera".
riavvecená v.tr. "ravvicinare": ròppe rise s.f. "risata"; dim. resatèdde, resélle.
tand'anne r'alletetòrje, Mariúcce se sta rite s.m. "dito"; pl. ddéte.
riavvecenánne a la famiglie. "dopo tanti riulàre agg. "regolare": mettíteve l'àneme
anni di litigio, Maria si sta ravvicinando mbace ca jé tutte riulàre. "mettetevi
alla famiglia". l'anima in pace che è tutto regolare".
ricce agg. "riccio". riùne s.m. "digiuno": falle ìre a cculecá
ricche agg. "ricco": Lubbèrte jé bbóne riùne accussì vére ché ssegnífeche
ricche ca nu nżape manghe idde quanda uaragná nu stuózze re pane. "fallo andare
sòlete téne. "Alberto è molto ricco che non a coricare digiuno così vede che significa
sa neanche lui quanti soldi ha". guadagnare un tozzo di pane".
rice v.tr. "dire"; p.p. ritte; ger. recènne; - rjéce agg.n.card. "dieci".
bbuscíje v.intr. "mentire": nu nżì capace rjécemile agg.n.card. "diecimila".
re rice bbuscíje, frate míje, ma ògne ttande rjénghie v.tr. "riempire".
ce vuónne pe gghí nnande. "non sei capace rjéste s.m. "resto": lu rjéste tjénatílle ca
di dire bugie, fratello mio, ma ogni tanto ci te piglie nu café. "il resto tienitelo che ti
vogliono per andare avanti"; -male v.intr. prendi un caffè".
"spettegolare". ròcchie s.f. "cespuglio, gruppetto".
riínghimènde s.m. "rinterro": mó c'à ròjne s.f. "coltello a due manici per
ffunute re fá lu lavóre re riínghimènde si incavare il legno, arnese per accorciare
ne véne a lu pajése. "ora che ha finito di zoccoli agli equini".
fare il lavoro di rinterro se ne viene al rólece agg. "dolce": quanne mitte ru
paese". zzùcchere nd'a ru ccafé nu nge ne
riínghitíve agg. "riempitivo": jé nnùtele mettènne numunne, pecché nun me piace
ca nżiste, éo nu nge vache a la féste re tròppe rólece. "quando metti lo zucchero
cumma Annúcce, n'agghia fá ra nel caffè, non ce ne mettere molto, perché
riínghitíve. "è inutile che insisti, io non ci non mi piace troppo dolce".
vado alla festa della comare Anna, non ròlle s.m. "rotolo".
devo fare da riempitivo". rómbenóce s.m. "schiaccianoci".
riítale s.m. "ditale": mammaránne tenéve rómbe v.tr. "rompere"; p.p. rutte; f. rótte.
nu riítale r'argjénde. "nonna teneva un rómbezzòlle s.m. "frangizolle".
ditale d'argento". ron s.m. "don": àje lètte maste ron
rinde avv. "in, dentro, entro"; -state avv. Ggesuálde?. "hai letto Mastro Don
"d'estate"; -vjérne avv. "d'inverno". Gesualdo?".
rine s.m.pl. "reni": Marònna míje, cúme ròndèlle s.f. "rosetta": agghi misse na
me fanne male li rine, sacce si jé lu tjémbe rondèlle a la cernjére re la pòrte accussì
o ché jé. "Madonna mia, come mi fanno nu strusce cchiù pe ndèrre. "ho messo una
rosetta alla cerniera della porta così non
striscia più per terra".
rónghe s.f. "roncola": quanne vjéne fóre qquá e ddà. "in mezzo alla piazza le
nu nde ścurdá re purtá la rónghe pe tagliá persone stavano a frotta qua e là".
re spine sóp'a lu lémmete. "quando vieni in rrótterecuódde, a- loc.avv. "a
campagna non ti dimenticare di portare la rompicollo": lu verjétte re córre
roncola per tagliare le spine sul limite". capabbásce pe lu córse a rrótterecuódde.
rònnele s.f. "donnola": na rònnele jé "lo vidi di correre in giù per il corso a
trasute nd'a lu addenáre e à accíse tutte re rompicollo".
ggaddíne. "una donnola è entrata nel rrucá v.tr. "educare": pe rrucá re
gallinaio e ha ammazzato tutte le galline". ccriature ce vóle assàje pacjénże. "per
ròppe prep. "dopo": a la chjésje sime educare i bambini ci vuole molta
arruuate ròppe re vuje. "alla chiesa siamo pazienza".
arrivati dopo di voi"; ce verime ròppe a lu rrucazzióne s.f. "educazione": quidde
Castjédde, vucine a la ggabbíne. "ci uagliune nu ndjénene pe nnjénde
vediamo dopo al Castello, vicino alla rrucazzióne. "quei ragazzi non tengono per
cabina". niente educazione".
ròppemangiáte s.m. "dopopranzo". rruje pjétte, a- loc.avv. "doppiopetto": jé
róppje s.f. "due soldi". cchiù còmmede nu cappòtte a rruje pjétte.
ròrme v.intr. "dormire": ruórme, ruórme, "è più comodo un cappotto a doppiopetto".
tande stá pràtete ca fatíja pe tté. "dormi, ruàgne s.f. "tutti i recipienti utili per la
dormi, tanto sta tuo padre che lavora per vendemmia".
te"; p.p. rurmùte. rubbacóre s.m. e f. "rubacuori":
rósa cacazzare s.f. "rosa canina"; - Ggiuuànne se crére nu rubbacóre,
squaquaracchiáte s.f. "rosa spampanata". ścustáteve ca stá passanne!. "Giovanni si
ròsamaríne s.f. "rosmarino". crede un rubacuori, scostatevi che sta
róse s.f. "rosa"; pl. ruse; dim. rusídde. passando!".
rósecasícce agg. e s.m. "tirchio": nu nge rubbenètte s.m. "rubinetto".
puó sfeccá na lire, jé nu rósecasícce, puó rubbetá v.intr. "dubitare": àja rubbetá re
murí re fame ca nu nże ggire manghe tutte, viste re ccóse cúme vanne. "devi
attuórne. "non gli puoi estorcere una lira è dubitare di tutti, visto le cose come
un tirchio puoi morire di fame che non si vanno".
gira neanche intorno". rùbbje s.m. "dubbio": sènża rùbbje t'àja
róte s.f. "dote, ruota": Marjètte, rá ra fá. "senza dubbio ti devi dar da fare".
spusànnese, avíje ra lu patre na bbèlla rubbíne s.m. "rubino".
róte. "Maria, sposandosi, ebbe dal padre rubbrecá v.tr. "seppellire".
una bella dote". rucate s.m. "ducato": nun vvale nu
róve s.f. "doga (parte della botte)". rucate, làssele pèrde. "non vale un ducato,
rré s.m. "re". lascialo perdere".
rréhule, a- loc.avv. "in regola". rucchèlle s.m. "rocchetto".
rremóte, a lu- loc.avv. "a riparo rucchjá v.intr. "tubare": sjénde cúme
(luogo)". stanne rucchjànne tutte ddi pecciune,
rrice mangamjénde, pe nun- loc.avv. tuórcece lu cuódde e mangiamacílle. "senti
"per non sottovalutare". come stanno tubando tutti quei colombi,
rrighe, a- loc.avv. "rigato". torcici il collo e mangiamoceli".
rrise s.m. "riso". ruche s.m. "duca": lu ruche re Bbuvine
rròbba nduócche s.f. "stoffa a tenéve cendenáre r'èttere re tèrre. "il duca
metraggio". di Bovino teneva centinaia di ettari di
rròbbe s.f. "roba, stoffa"; dim. terreno".
rubbecèlle. rùchele s.f. "ruchetta": musére te fazze
rròcchie, a- loc.avv. "a frotta": mmjézze truvá na nżalate re rùchele e cepódde te
a la chiazze li cristjàne stévene a rròcchie
vuó bbuóne addecrjá. "stasera ti faccio rumá v.tr. "domare, ruminare": t'àja stá
trovare un'insalata di ruchetta e cipolle ti attjénde a quiddu cavadde pecché s'adda
vuoi ben ricreare". prime rumá bbuóne. "ti devi stare attento a
ruchésse s.f. "duchessa". quel cavallo perché si deve prima domare
rucle s.m. "lucro": nun face maje njénde bene".
sènża rucle. "non fa mai niente senza rumande s.f. "domanda": pe ffá lu
lucro". cungòrse àja manná la rumande ngarta ra
rùcula salvagge s.f. "barbarea". bbólle. "per fare il concorso devi mandare
rucumènde s.m. "documento": quanne la domanda in carta da bollo".
vaje fóre tèrre nu nde ścurdá lu rumane agg. "romano".
rucumènde re ndennetà. "quando vai fuori rumanèlle s.f. "gronda": la rumanèlle jé
paese non ti dimenticare il documento spaccate àja sule chiamá lu frabbecatóre.
d'identità". "la gronda è spaccata devi solo chiamare il
ruèlle s.m. "duello". muratore".
rugne s.f. "rogna": uaglió, sì ppròpje na rumaní v.intr. "rimanere"; p.p. rumase,
rugne. "ragazzo, sei proprio una rogna". rumaste; -tassate v.intr. "ricevere una
rugnóne s.m. "rognone"; pl. regnune. brutta notizia, sentirsi gelare il sangue";
rugnunáte s.f. "rognonata". rumaniresínne "rimanersene".
rugnuse agg. "rognoso". rumànże s.m. "romanzo": mméce re
ruje agg.n.card. "due": famme fá ruje sturjá se métte a llégge rumànże. "invece
passe ca sònghe pròpje ngiuccarúte. di studiare si mette a leggere romanzi".
"fammi fare due passi che sono proprio rumanżíne s.f. "ramanzina": lu majèste
acciocchito"; f. ròje: sònghe ròje vóte ca te me féce na rumanżíne pe lu vitre rutte, pó
chiame. "sono due volte che ti chiamo".
rujbbòtte s.m. "doppietta": luvì-luvì ca apre e ścummuóglie sapíje ca jéva state
mó si ne véne cu lu rujbbòtte ché avìma Ggelardíne. "il maestro mi fece una
fá? Nu nge rèste ca re ìre a ccacce. ramanzina per il vetro rotto, poi apri e
"eccolo-eccolo che ora se ne viene con la scopri seppe che era stata Gerardina".
doppietta, che dobbiamo fare? Non ci resta rumaste zite loc.avv. "zitella".
che andare a caccia". rumecìlje s.m. "domicilio": cu la còsse
rujcjénde agg.n.card. "duecento". rótte nu nde puó mòve? Fatte purtá tutte a
rujmila agg.n.card. "duemila": cummà, rumecìlje. "con la gamba rotta non ti puoi
nu mazze re spàrece l'agghi paháte rujmila muovere? Fatti portare tutto a domicilio".
lire. "comare, un mazzo di asparagi l'ho ruméneche s.f. "domenica": "Il giorno
pagato duemila lire". delle Ceneri le donne usavano appendere
rujpjézze s.m. "due pezzi". ai balconi un pupazzo con le sembianze
ruleciázze agg. "dolciastro": stu vine jé femminili, vestito con abiti tradizionali, la
ruleciázze, jé nu vòtastòmmeche, vivatílle famosa Quarantana.
tu. "questo vino è dolciastro, è un Sul corpo del pupazzo, formato da una
voltastomaco, bevitelo tu". patata, si infilavano sette penne di gallina
rulline s.m. "rollino". da togliere ogni domenica, l'ultima la
rulóre s.m. "dolore": nu mbòzze cchiù domenica di Pasqua. Con questo metodo si
suppurtá stu rulóre a lu vrazze. "non posso misurava la durata della Quaresima".
più sopportare questo dolore al braccio"; rumèsteche agg. "domestico": se sèrvene
pl. rulure; dim. rulurícchie. re lu rumèsteche vendequattóre sóp'a
rulucézze s.f. "dolcezza": Cataríne jé nu vendequàtte, ché ffanne li sòlete!. "si
tipe tìmmede e s'adda trattá cu rulecézze. servono del domestico ventiquattrore sopra
"Caterina è un tipo timido e si deve trattare a ventiquattro, che fanno i soldi!".
con dolcezza". rumma s.f. "rum".
runá v.tr. "donare": a la cummarèdde, rurmeglióne s.m. "dormiglione": jé nu
zìjme à rrunate nu laccettíne r'óre. "alla rurmeglióne, s'àuze sèmbe tarde a la
figlioccia, mia zia ha donato una catenina matine. "è un dormiglione, si alza sempre
d'oro". tardi al mattino".
runfechjá v.intr. "ronfare": la nòtte la rurmute s.f. "dormita": stanòtte, ròppe
passe a runfechjá ngundinuazzióne, mó tanda nòtte ca n'agghi putute ròrme agghi
mòrje la cape. "la notte la trascorre a fatte na bbèlla rurmute. "questa notte,
ronfare in continuazione, mi fa male la dopo tante notti che non ho potuto dormire
testa". ho fatto una bella dormita".
runfòrze s.m. "rinforzo": Mariù, àje rurrupá v.intr. "dirupare": nu nde
avute paùre, musére nu nżì menute sóle , rurrupánne, apre l'uócchie ca qquá sònghe
àje chiamate lu runfòrze. "Maria hai avuto tutte vricce. "non ti dirupare, apri gli occhi
paura, stasera non sei venuta da sola, hai che qui sono tutti sassi".
chiamato il rinforzo". rusàrje s.m. "rosario".
runfurzá v.tr. "rinforzare": lu mure ca jé rusce s.m. e f. "grugnito, scarto di
rumaste alérte l'àja runfurzá cu ddòje carboni".
pundélle. "il muro che è rimasto in piedi lo rusciá v.intr. "grugnire": lu puórche à
devi rinforzare con due puntelli". accumenżàte a rrusciá, prepàrece lu
rungiglie s.m. "ronchetto". vavetóne. "il maiale ha incominciato a
runnuvá v.tr. "rinnovare": tatà, rinde a grugnire, preparaci il trogolo".
trènd'anne, à runnuváte tutte la case ra ruśche re néva s.f. "spruzzata di neve";
sóp'a ssótte. "papà, in trent'anni ha dim. ruśchetèdde.
rinnovato la casa da sopra a sotto". rusecá v.tr. "rodere, rosicchiare": agghi
runżèlle s.f. "donzella". truvate na ścòrce re case rusecáte, vuó
ruócchie 1.s.m. "rocchio"; 2.agg. veré ca ce stanne li sùrece?. "ho trovato
"tarchiato". una buccia di formaggio rosicchiata, vuoi
ruócele s.m. "rocchetto senza filo". vedere che ci stanno i topi?"; -chiuóve v.tr.
ruóspe 1.s.m. "rospo": sule abbrérle li "arrovellare": rusecáve chiuóve pe puté
ruóspe, te fanne spavjénde. "solo a vederli terá nnande ma nesciune rru sapéve. "si
i rospi, ti fanno spavento"; 2.agg. "non arrovellava per poter tirare avanti ma
dirozzato": jé nu ruóspe se no nu nde nessuno lo sapeva".
parlave accussì. "è un non dirozzato rusecarèdde s.f. "cartilagine": a
altrimenti non ti parlava così"; f. ròspe.
ruóte s.m. "teglia, tortiera": feglió, pe li Lubbèrte le piace re ścruccá la
ùnnece mìtte la pizze cu l'aréghene nd'a lu rusecarèdde. "ad Alberto gli piace
ruóte e puórtela a lu furne. "ragazza, per le scroccare la cartilagine".
undici metti la pizza con l'origano nella rusecarjédde agg. "croccante": lu
teglia e portala al forno"; dim. rutecjédde. turróne jé rusecarjédde, ce vuónne li
ruótele s.m. "arnese di legno per girare il rjénde bbuóne. "il torrone è croccante, ci
latte, 900 gr. (misura di peso)". vogliono i denti buoni"; f. rusecarèdde.
rùppje agg. "doppio": ròppe ca s'éja rusecárse nguórpe v.rifl. "rodersi".
rusidde s.m. "bocciolo".
śculate tutte quiddu vine ce vére rùppje. rusòlje s.m. "rosolio".
"dopo che si è scolato tutto quel vino ci russá v.intr. "russare": a mmaríteme nu
vede doppio"; f. róppje. lu pòzze cchiù ssènde re russá, vá a funí ca
ruppióne s.m. "doppione": re quissu m'agghia ssciórte. "a mio marito non lo
libbre tènghe nu ruppióne. "di questo libro posso sentire più di russare, va a finire che
ha un doppione". mi devo separare".
rùrece agg.n.card. "dodici". russazze agg. "rossastro".
rurecèseme agg.n.ord. "dodicesimo".
russe agg. "rosso"; f. rósse; -malupìle ruvutá v.tr. "rivoltare, rovistare": la
s.m. "persona con capelli rossi"; -re l'uóve nżalàte l'agghi cunżàte cu l'uóglie, l'acite
s.m. "tuorlo": mó ca faje la créme àja e ru ssale, mó ruvuótele e ppòrtele a
pegliá sule lu russe re l'uóve. "ora che fai ttàvele. "l'insalata l'ho condita con l'olio,
la crema devi prendere solo il tuorlo"; - l'aceto e il sale, ora rivoltala e portala a
russe s.m. "rossore eccessivo". tavola"; pe ttruvá lu martjédde àja ruvutá
russètte s.m. "rossetto": nepóteme mmjézze a quiddi fjérre nd'a la cascètte.
Veròneche s'accummènże a mmétte lu "per trovare il martello devi rovistare in
russétte a lu musse, jé fatta gròsse e nun mezzo a quei ferri nella cassetta"; -lu titte
me ru ccrére. "mia nipote Veronica v.tr. scoperchiare il tetto.
s'incomincia a mettere il rossetto alle ruzze 1.s.m. "ruzzo": te piace lu ruzze,
labbra, è diventata grande e non me lo Runà, ma mó t'àja arreterá ca lu libbre
credo". t'aspètte. "ti piace il ruzzo, Donato, ma ora
russigne agg. "rossiccio". ti devi ritirare che il libro ti aspetta"; 2.s.f.
russóre s.m. "rossore". "ruggine"; 3.agg. "rozzo".
rusturánde s.m. "ristorante": me saje ruzzenále agg. "dozzinale": sta rròbbe jé
rice Lucì, appríme chi jéve a mmangiá a lu ruzzenále, puó fá sule ròje mappine.
rusturánde, nesciune, re ffjéste si facévene "questa stoffa è dozzinale, puoi fare solo
nfamíglie. "mi sai dire Lucia, prima chi due strofinacci".
andava a mangiare al ristorante, nessuno, ruzzjá v.intr. "giocare, ruzzare": mó jé lu
le feste si facevano in famiglia". tjémbe c'anna ruzzjá sti uagliune, làssele
rutábbele agg. "rotabile": cumbà spenżerate nu l'alluccánne. "ora è il tempo
Ggiuuà, sònghe quarand'anne ca ce che devono giocare questi ragazzi, lasciali
manghe ra Panne, m'allecòrde la spensierati, non li sgridare".
rutábbele pe la stanżjóne chjéna re vricce. ruzzine s.f. "dozzina": accátteme na
"compare Giovanni, sono quarant'anni che ruzzine r'óve e ppuórtammílle, famme stu
ci manco da Panni, mi ricordo la rotabile piacére, te uaragne l'àneme. "comprami
per la stazione piena di ciottoli". una dozzina di uova e portamele, fammi
rutèdde s.f. "rotula, girandola su un palo questo piacere, ti guadagni l'anima".
(fuochi d'artificio), tagliapasta".
rutèlle s.f. "fusaiolo, rotella": jé spezzate
la rutèlle re lu fuse e nun mbòzze felá. "è
spezzato il fusaiolo del fuso e non posso
filare"; Frangì, ché staje recènne, ché te
manghe còcche rutèlle? Ru vuó capí ca
nun bòzze fá njénde?. "Francesco, che stai
dicendo, che ti manca qualche rotella? Lo
vuoi capire che non posso fare niente?".
ruvàje s.m. "roveto".
ruve s.m. "rovo".
ruvére s.m. "dovere": si respjéttene li
diritte tuje, tu àja respettá li ruvére tuje.
"se rispettano i tuoi diritti, tu devi
rispettare i tuoi doveri".
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abbe s.m. "persona ignorante". quello che era successo, lui non aveva

S àbbete s.m. "sabato".


acce loc.avv. "non so".
acche 1.s.m. "sacco"; dim.
sacchettúcce; 2.s.f. "tasca"; dim.
saccucce; -r'ardíche s.m. "sacco di iuta"; -
colpa".
sagramènde s.m. "sacramento".
sagre agg. "sacro": màmme e tate sònghe
sagre pe mmé, uaje a chi re ttòcche.
"mamma e papà sono sacri per me, guai a
re nderlíce s.m. "sacco di canapa". chi li tocca".
sacchetjédde s.m. "sacchetto". sagrefecá v.tr. "sacrificare": màmme e
sacchètte s.f. "sacco"; dim.f. tate se sònghe sagrefecáte pe tutta la vite,
sacchettèdde. quanne avévene uré nunn'ànne urute.
saccóne re frusce s.m. "saccone": a lu "mamma e papà si sono sacrificati per tutta
ljétte téne angóre lu saccóne re frusce, la vita quando dovevano godere non hanno
sacce quanne lu vóle luvá. "al letto tiene goduto".
ancora il saccone, non so quando lo vuole sagrefìcje s.m. "sacrificio": quanne faje
togliere"; -re paglie s.m. "pagliericcio": sagrefìcje nesciune si n'accòrge, quanne
fóre, ròrme sóp'a nu saccóne re paglie. "in staje bbuóne allóre tutte te mmírjene.
campagna, dorme sul pagliericcio". "quando fai sacrifici nessuno se ne
saccungjédde s.m. "sacconcello": a ddu accorge, quando stai bene allora tutti ti
lettecjédde mìttece nu saccungjédde re invidiano".
frusce e arrange pe còcche gghiuórne. "a sagrusande agg. "sacrosanto": te stache
quel lettino mettici un sacconcello di recènne la sagrusànde veretà, si me vuó
cartocci e arrangi per qualche giorno". crére me crire e se no ti faje bbeneríce. "ti
sacrate s.m. "sagrato". sto dicendo la sacrosanta verità, se mi vuoi
sacrelègge s.m. "sacrilegio". credere mi credi altrimenti ti fai benedire".
sacrestáne s.m. "sagrestano": quanne sajàteche s.f. "sciatica": la sajàteche m'à
jéveme a la chjésje e la truváveme chjéna, turmendáte pe tutte la vernate passate. "la
li sacrestáne Ajtáne e Ggiuuanníne tande sciatica mi ha tormentato per tutta la scorsa
facévene ca ce truvávene nu pòste. invernata".
"quando andavamo in chiesa e la sajétte s.f. "saetta".
trovavamo piena, i sagrestani Gaetano e sàjte s.m. "sidro".
Giovanna tanto facevano che ci trovavano sajttére s.f.pl. "feritoie circolari".
un posto". salacóne s.m. "salice inselvatichito"; pl.
sacrestíje s.f. "sagrestìa": si vaje salacúne.
truvanne lu prèute vire ca stá nd'a la Salacúne s.m. "Salaconi (contrada sulla
sacrestíje. "se vai trovando il prete vedi strada di Fontana Armata)".
che sta nella sagrestìa". salajuóle s.m. "addetto alla rivendita di
sagge agg. "saggio": ze Vetúcce sale e tabacchi"; f. salajóle.
raccundáve tanda fattarjédde re li tjémbe salamóre s.f. "salamoia": la salamóre
passate e nu nde straccave maje re lu mandéne alluónghe la carne re puórche.
sènde, jéva nu vjécchie sagge. "zio Vito "la salamoia mantiene a lungo la carne di
raccontava tanti fatterelli dei tempi passati maiale".
e non ti stancavi mai di ascoltarlo, era un Sàlece s.m. "Salice (contrada sulla strada
vecchio saggio". per Cervaro)".
saggerá v.tr. "esagerare": rí li fatte cúme sàleche s.m. "salice"; pl. sàlece; -janghe
sònghe jute e nun saggerá. "dì i fatti come s.m. "salice bianco".
sono andati e non esagerare". sàleme s.f. "salma, carico sul basto": a lu
sagramendá v.tr. "sacramentare": juórne re l'Assúnde nd'a la matenáte ce stá
ggiurave e sagramendáve ca re tutte la precessjóne re re ssàleme, quande jé
quédde ca jéva succjésse, idde nunn'avéve bbèlle a veré li cavadde càrreche re
cólpe. "giurava e sacramentava che di tutto grègne re ggrane. "il giorno dell'Assunta
nella mattinata ci sta la processione delle Vecchia); -re lu Vòśche s.f. "Santa Maria
salme, quanto è bello vedere i cavalli del Bosco (contrada al Convento)".
carichi di biche di grano". sandahatése s.m. "santagatese"; pl.
salére s.f. "saliera": a ttàvele, quanne se sandahatíse "abitanti di Sant'Agata".
mange s'adda métte pure la salére e nu sandanecóle s.m. "coccinella": nun
nde ru facènne cchiù ddice. "a tavola, l'accerènne lu sandenecóle, falle abbulá.
quando si mangia si deve mettere anche la "non uccidere la coccinella, falla volare".
saliera e non te lo fare dire più". sandarèdde s.f. "santerella": cu quédda
salíte agg. "salato"; dim. salatjélle. facce ra sandarèdde chi vóle cummínge?.
salutá v.tr. "salutare": a mmàmme, l'àja "con quella faccia da santarella chi vuole
salutá a zì Vetúcce ca jé anżjàne. "a convincere?".
mamma, lo devi salutare a zio Vito che è sandarjédde s.m. "santino".
anziano". sanddússe s.m. "sanctus": sònghe
salute, a la- loc.avv. "prosit"; -, lu- arruváte a la Mésse prime re lu sanddússe,
loc.avv. "condoglianze": Marì, li cristjàne crére ca me vale o no?. "sono arrivata alla
sònghe arruváte ra lu cambesánde? Messa prima del sanctus, credo che mi
Agghia ìre a ddá lu salute. "Maria, le vale o no?".
persone sono arrivate dal cimitero? Devo sande agg. e s.m. "santo": mó ca te ne
andare a dare le condoglianze". vaje a ccàsete, vòglie stá na nżénghe
salvagge agg. "selvaggio, selvatico". nżanda pace. "ora che te ne vai a casa tua,
salvaggènde s.m. "salvagente". voglio stare un pò in santa pace"; f. sanda.
salvareggíne s.f. "salveregina". sandefecá v.tr. "santificare".
salvjètte s.m. "tovagliolo": quanne sandemeseríne agg. "sparuto".
mange, ògne ttande t'àja stujá lu musse cu Sandu Marche s.m. "San Marco
lu salvjètte. "quando mangi, ogni tanto ti (contrada sulla strada per Crispignano)"; -
devi pulire la bocca con il tovagliolo". Pjétre s.m. "San Pietro (contrada sulla
sàlvje salvagge s.f. "chenopodio". strada Panni-Scalo)"; -Vìte s.m. "San Vito
sambògne s.f. "zampogna". (contrada al di sopra della contrada Santa
sambugnáre s.m. "zampognaro": Maria del Bosco)".
appríme, a la matine re Natale, li Sand'Ulíje s.m. "Sant‟Elia (contrada
sambugnáre, sunanne, jévene ggeranne sulla strada per Bovino sulla destra, dopo il
case-case e ce mettévene tanda allegrézze. Cimitero)".
"prima, alla mattina di Natale, i sanduàrje s.m. "santuario": nd'a quissi
zampognari, suonando, andavano girando juórne agghia ìre a lu sanduàrje re San
di casa in casa e ci mettevano tanta Ggelárde, nu nge sònghe maje jute. "in
allegria". questi giorni devo andare al santuario di
sammená v.tr. "esaminare": li prufussúre San Gerardo, non ci sono mai andata".
l'ànne sammenáte e idde nunn'à respuóste sanduline s.f. "santonina".
njénde, jé pròpje nu ciucce. "i professori sanduócchie s.m. "santocchio": face lu
l'hanno esaminato e lui non ha risposto sanduócchie ma chi lu canósce bbuóne
niente, è proprio un asino". sape re ché ppaste jé fatte. "fa il
sanapurcèlle s.m.pl. "castraporci": nu