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Accademia Editoriale

«NIHIL EST QUOD SAPIENTIA IPSA EFFICERE NEQUEAT». CARDANO E LA MAGIA


Author(s): Guido Canziani
Source: Bruniana & Campanelliana, Vol. 16, No. 2 (2010), pp. 439-450
Published by: Accademia Editoriale
Stable URL: http://www.jstor.org/stable/24335519
Accessed: 24-08-2017 19:01 UTC

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«NIHIL EST QUOD SAPIENTIA
IPSA EFFICERE NEQUEAT».
CARDANO E LA MAGIA

Guido Canziani

SUMMARY

The concern with magic falls squarely within the encyclopedia of knowledge which
Cardano outlined in his vast corpus of works. This article examines some of the ma
jor components of Cardano's view on magic in order to show how it forms part of a
general conception of reality and knowledge, which in turn exemplifies in a particu
larly effective manner the theoretical and practical intentions and limitations of the
Renaissance episteme.

La /magia è un orizzonte
sua autobiografia costante
ne fornisce, in della
certo philosophia naturalis di Cardano.
senso, una personificazione e La
nelle sue numerosissime opere non si contano i capitoli sul tema e i passi
in cui, muovendo dagli argomenti più vari, si danno aperture improvvise
alla prospettiva magica, mentre alcuni tra i suoi libri più fortunati - il De
subtilitate del 1550 (ampliato e riedito nel 1554 e nel 1560), il De rerum varie
tale del 1557 e altri pubblicati ο inediti (ad esempio il De secretis) - vengono
redatti anche con l'intenzione di istituire un confronto con autori con
temporanei, che alla magia avevano dedicato opere tanto famose, quanto
spesso, nel giudizio di Cardano, fumose e ricche di vanità, falsi expérimen
ta, superstizioni e insidie: tra questi autori, i tedeschi Trithemius e soprat
tutto Cornelio Agrippa (che nel 1530-1531 aveva pubblicato a Anversa, in
singolare sequenza, il De incertitudine et vanitate scientiarum e il De occulta
philosophia), il napoletano Giambattista della Porta (Magia naturalis, Na
poli 1558) e lo zelandino Levinus Lemnius (De occultis naturae miraculis,
Anversa 1559).
In effetti, la subtilitas e la varietas, evocate nei due titoli cardaniani, sono
tra le coordinate principali entro le quali si iscrive, per il medico milanese, la
questione della magia naturale. Qui ci soffermeremo sul significato e sulle
implicazioni della presenza di questo orizzonte: significato e implicazioni
che concernono un modo particolare di intendere il sapere dell'uomo, da
un lato, e la natura della realtà in generale, dall'altro. Molto è stato scritto al

guido.canziani@ummi.it

«BRUNIANA Φ" CAMP ANELLI AN A», XVI, 2, 2010

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440 GUIDO CANZIANI

riguardo,1 non molto su Carda


zione delle considerazioni di que
tere sfuggente della sfera del m
carattere che questa sfera condi
conoscenza possibile delle cose -
i tratti dell'incommensurabile a
raccolta meticolosa degli expenm
rabili delle tecniche offrono pre
zioni più e meno efficaci, perché
erudizione, che possano esaurire

«Non c'è nessun effetto che la s


parentemente generica, ma a cui
comprensivo. Cardano non ha af
za umana, la dignitas hominis n
tralucere, luminosa, attraverso u
abiezioni: il filosofo insiste sulla m
pervadono la condizione uman
produzione è precisamente rivol
trattazione meticolosa delle ragio
delle pratiche comportamentali m
questo mondo sofferente e iniqu
de forza l'idea che il sapere è sì u
e divina, che riflette e istituisce di
inseparabile dal requisito dell'utili
nostro giudizio sui saperi, questo
quanto non sia quello della 'verit
portanza delle scienze e delle art
alla misura secondo cui contribuis
ac bene». La geometria offre un
a quell'arte della navigazione3 ch
composizione delle forze, facend
rum varìetate); e se la medicina, pu
nessere degli uomini, anche un'ar
rica soddisfa al requisito pragma
gli uomini ad ascoltare «più qu
posta (De sapientia), contribuisce

1 Basti rinviare, tra i lavori più recenti,


nità, Milano, Cortina, 2006.
2 G. Cardano, De sapientia libri quinque
p. 8 (la traduzione dei testi latini, qui e n
3 Cfr. G. Cardano, Geometriae encom
nel 1535, fu pubblicato nel 1562), in Opera

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CARDANO E LA MAGIA 441

La realizzazione di queste finalità pos


morale che sta nel soggetto. Il sapient
quanto lo sono sia la natura umana sia
i poteri naturali e demoniaci che l'a
una sapienza divina e una naturale, g
anche una mondana - destrezza prude
che può estendersi sino a fare del mo
lucidità machiavellica - così come esis
noso», Γ« eterna spelonca di tutti i m
all'estremo perverso dell'arco delle po
secondo cui un uomo può rapportarsi
simili. Un estremo, che Cardano ident
delle scellerataggini (incendiare, ruba
carsi a cose «vane» (come sono tutti i
ne di filtri ο venefici mediante l'uso di
cose che in sé non sono cattive (incant
cali su idoli), ο ingannare il prossimo,
farabutti vari.2 Il seguito del capitolo
consiste in una lunga e dettagliata ras
che vanno dalle pratiche divinatorie ag
di demarcazione tra bene e male: la di
ro non è in sé male, anzi, se benintes
più utile, di quella che consiste nella c
tentano di valersene e come non vede
e prognostico della medicina? Analoga
soltanto un maleficio, ma può essere
veneficio e Cardano, da medico, lo sta
I segni su cui si fonda la divinazio
quanto le fonti cui vengono attinti: p
che figure, suoni, disposizioni nello
che presentandosi all'interno di certe
magico. Una divinazione per suoni, m
si ottiene con pratiche idromantiche,
serve di liquidi, se ne spiano i riflessi
ne procedure di questo tipo e poi osse
certe, ma Galeno, uomo serissimo (gr
ragione di congetturare che la cosa ab
un motivo sufficiente «per conservar
può ottenere la verità stessa: perché u
è sufficiente che padroneggi tutte le

G. Cardano, De sapientia, cit., iv, p.


Ivi, p. 234.

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442 GUIDO CANZIANI

gomentazione è davvero notevo


al valore di certe pratiche, che n
in qualche modo, in qualche pu
tezza si è presentata, forse ancor
magari testimonianze - ma è ev
que custodirne la traccia. Dall'a
no? naturale?: difficile distingu
per apparire tale, per 'essere de
della sfera del magico, indipende
cui possano essere accreditate. U
siva non solo dal punto di vista o
ma anche sotto il profilo retoric
parire sguarnito di sapere. E ce
conoscitore dell'interpretazione d
sia di una Metoposcopia, almen
Tralascio il tema dell'apparire, p
dall'idea del mondo come teatr
go di rifrazioni infinite di identi
un altro aspetto. «Tutti i grandi
demonico»,1 come attestano molt
loro Socrate), che dichiararono
stenza misteriosa ricevettero pre
te morte violenta - premonizioni,
inutili. «Quando la natura umana s
efferre) accede alla forza del dem
lire se in gioco sia il demonio - c
nuncio truce e vano sono dei pa
più che la casistica è estremame
dell'apostolo Paolo: con l'assiste
tuto accedere agli arcana Dei, e tu
altri martiri cristiani cui erano s
scrimine tra il divino e il demoni
persona e dal fatto che la vita di
alla tranquillità, ο invece sia tras
gnata dalla dissimulazione, dal sos
disordine violento che pervade il
dibattono. Con un'eco, ad un te
clude: maghi come Simone e Elim
che era Dio, molti ritenevano ave
existimabatur)».4 Alla difficoltà

Ivi, pp. 256-257. 2 Ivi, p. 257. 3 Ibidem. 4 Ivi, p. 258.

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CARDANO E LA MAGIA 443

atto, si aggiunge l'offuscamento intrin


ottenebrato quanto meno sa elevarsi al
Ma c'è dell'altro. La scienza delle cose
te distinzioni, asseverazioni e esclusion
della 'coesistenza' di termini, che l'opin
accettare che la negazione della possibil
presti a eccezioni inattese. In pratica, g
enunciato nella forma delTomne sic ο d
componente significativa di questa scien
quanto se ne possano fissare le caratteri
si può mai escludere che, in quella stess
come si è giudicato; e se pare che nul
qualcosa invece sia proprio così.1 Quest
sibile, riflette l'attenzione riservata alla
tempo stesso tradisce i limiti di una in
degli oggetti, che non manca di tradurs
me cardaniana. Quel criterio definisce
il quale è possibile adottare distinzioni
sti considerare il giudizio sui «miracoli
ca è peraltro diffìcilmente determinab
Che quanto appare miracoloso sia sem
neppure le nostre leges, cioè le fonti e
valutazione di simili questioni, ne hann
indiscriminata. Che niente vi sia di mi
rei», è però opinione cui attiene «maior
Resta che, tra tante finzioni, qualcosa di
no è insuperabile.2 Ne risulta una posiz
e sfuggente, ben più moderata della cr
ponazzi. Quanto alla magia nel suo rapp
prevalente nelle pagine cardaniane è ch
estensione della scienza naturale: «la ma
come parte ο della medicina ο della scie
do essa non è più illecita dell'arsfabrilis»
Ma, come vedremo più avanti, questa d
alle più varie interpretazioni.
Nel capitolo intitolato «Artificia mira
libro del De rerum varìetate, Cardano sc

Mi fanno ridere quelli che si affannano con


questioni concernenti le invenzioni geometr

Cfr. G. Cardano, De rerum varie ta te,


G. Cardano, Contradicentium medicorum libri d

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444 GUIDO CANZIANI

si basano sempre sugli stessi princ


la composizione precisa di un med
miscela ο [di decidere] della verità
Nelle matematiche, uno vale quan
Euclide non deve essere giudicato p
i tre angoli sono uguali a due retti,
qualcosa] di più che a me su questo
corretta, a parte il fatto che io l'ho

Con questi toni vagamente pre


un altro, Cardano allude alla c
strazioni matematiche : se è ve
il loro primo inventore, è vero
sarie competenze possono giu
to tutti esplicano la medesima
intellettuale. Al contrario, nell
pratiche che le concernono - si
ne efficaci - un ben più largo
già citato Encomium geometria
senziale per l'aritmetica, la mu
matematiche) e per l'architettu
e dipingere, costruire macchin
non vi sia magia maggiore de
generale senza di essa. Tale il d
cardaniani non si trova un'insis
esplicita e diffusa quanto lo è q
Cornelio Agrippa, dove diciasse
alla magia matematica, alle virt
tagorismo, alla cabbala e all'or
platonica, ma anche a Boezio,
la cui cultura è intessuta di g
tonomo interesse per le tecni
fonti riportate nell'Encomium g
te antichità sono presenti, ma
dato alcun contributo allo svilu
al pitagorismo come al neopla
bero fare a proposito di un con
Agrippa: quello offerto dal libr
lunga dissertazione sulle matem
l'utilità, fitta di approfondime
anch'essa discretamente 'tecnic
sviluppo. È pur vero, d'altra p

Cardano, De rerum varìetate, c

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CARDANO E LA MAGIA 445

risulta da un numero determinato, co


il numero delle foglie e dei semi».1 E
ticolare di un assunto generale: «la div
ridurre all'ordine tutto quest'orbe e l
non con numeri e proporzioni», i qual
leggi, le cose recondite dei cieli e del f
Lo sfondo più immediato, su cui si de
tavia costituito dal grande tema fisico
sull'argomento e che sarà rimesso al c
nella Magia naturalis, apparsa a Napol
rerum varietate. La simpatia è a sua vo
tà metafisica sottesa alla varietà del r
aperto il De occulta philosophia,3 forn
nascoste corrispondenze tra i corpi e
All'inizio del primo libro del De rerum
delle sue parti sensibili», Cardano des
patia. L'assillo classificatorio è in lui u
nata curiosità per la varietas. «Le cose
sono nella sostanza un'unità, ma la sen
nostante il mio monito, molti non [ve
unità e non saprebbero intenderla per
tutto nel caso che la distanza sia grand
una medesima causa, ma situati in pun
loro, possono manifestare affezioni c
distanza spaziale e sotto questo profilo
renza sensibile illusoria, rispetto a un
rende possibile l'azione a distanza: la r
propria realtà - si trova oltre i limiti
del visibile possono manifestarsi even
terra, tra gli uomini e nei fenomeni
agiscono influenze occulte.5

1 G. Cardano, De propria vita, xi.iv, in Opera,


2 G. Cardano, Artis arithmeticae tractatus de in
3 Cfr. H. C. Agrippa, De occulta philosophia, 1
1600, ripr. anast. Hildesheim-New York, G. Olm
dus, elementalis, coelestis et intellectualis, et q
virium suscipiat influxum, ita ut ipse archety
las, elementa, ammalia, plantas, metalla, lapid
transfundat, in quorum ministerium haec om
putant Magi nos per eosdem gradus, per sin
mundum, omnium opificem et primam causam
conscendere». 4 G. Cardano, De rerum varietate, cit., 1, i, p. 3a.
5 Ibidem.

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446 GUIDO CANZIANI

Una relazione simpatetica, intesa co


tico, ma reale, può riproporsi tra il do
membra, il sole e le altre stelle. Dove
tro e una periferia, un sopra, che dete
una circolazione di influenze reali, p
dell'altro.
Della stessa natura è anche il rappor
due qualità primarie, oltre all'umido
che la fiamma, sebbene non sia un v
(■informa viventium), verso il luogo in
in modum si protende verso di esso».1
simulano il vivente - ο si svelano viventi esse stesse - nelle loro movenze e
così il vincolo simpatetico istituisce un piano del fenomenico in cui si danno
corrispondenze inattese, somiglianze, che superano le differenze tra generi,
specie e regni della natura, che sfuggono ai limiti dello spazio e attestano la
potenza con cui il principio di continuità si afferma nell'immagine cardania
na del mondo e in altre affini. «Tutto insiste su un'unica ratio: [...] nel corpo
umano tutte le parti convengono l'una con l'altra, pur derivando da cause
diverse»,2 l'anima, nel suo rapporto col corpo, risponde alla stessa ratio, che
lega il cielo alla terra, gli animi convengono reciprocamente nella societas
- e, attraverso la simpatia caelestis, il principio simpatetico si espande sino
all'armonia e al concentns siderale. «Ecco vedi come, se si uniscono insieme
molte cose, ognuna delle quali è indegna di ammirazione, esse formano
un'unità, che è la più ammirevole di tutte le cose».3
Questa è solo una parte del quadro, delle condizioni più generali entro
le quali il potere dell'uomo può espandersi, connettendosi con il sistema
dei poteri e delle influenze superiori, per inseguire finalità illusorie ο sen
sate, eccelse ο infime secondo il grado di infermità della natura di chi le
persegue. Di qui «artifici» di ogni sorta: comuni, più «sottili» (cioè che ri
chiedono subtilitas: dalle effemeridi ai linguaggi cifrati) ο più «umili» (dalle
serrature alla cosmesi), puerili, minimi. Nel medesimo contesto si osserva
no le più varie forme di divinazione, circondate da credulità, millanteria,
mascalzonaggine e però, anche, da mistero: pratiche da esaminare seria
mente, perché i poteri di cui sono espressione trovano talvolta un fonda
mento nei principi della scienza naturale. «La natura si serve sempre dei
contrari»,4 si legge nel De rerum varietate - e questo conferma ciò che già
sappiamo, cioè che nello studio della natura non si può applicare rigida
mente la legge del sic et non. Poi Cardano prosegue: «Se ci sono [uomini]
che spontaneamente errano enei loro giudizi>, ce ne saranno anche che

Ibidem. 2 Ivi, p. 3a/b. 3 Ivi, p. 4a.


Ivi, xiv, Lxviii, «De divinatione occultiore», p. 268a.

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CARDANO E LA MAGIA 447

divinano. È dunque certo che vi siano


naturale recte sentiunt circa il futuro:
sani, altri lo sono poco, alcuni non subi
e così via».1 La divinazione viene rico
tativo, per il quale ogni determinazione
minimo e un massimo: nel caso specific
ca una nei giudizi più banali, a un mass
esattezza cose ancora non esistenti. Le s
configurano come una scala graduata d
te, nel campo della realtà: tutte devono
spazio e nel tempo. È dunque più che
doti divinatorie. E ugualmente possibile
impresse su certi materiali con determi
cano effetti prefissati sulle persone cu
congiunzioni astrali che in base a sottil
alla procreazione, al sonno, agli onori e
Di conseguenza, è perfettamente possib
stizione è, in questo caso, credere che
potere richiesto. Nessun sigillo può don
sato si impegni in negotiationes, né può
senza che questi si impegni per averefor
E infine i demoni: non c'è argomento
chiara Cardano, perché dal fatto di am
l'opzione favorevole ο contraria all'imm
mus - un'opzione decisiva per il modo d
za. Il capitolo dedicato a questo tema è
nei diciassette libri del De rerum variet
todo consueto: esposizione e confronto
prevalenza di fonti platoniche, neoplat
riprese dagli auctores ο attinte direttam
expérimenta, cioè pratiche connesse con
demoni si intendono - la definizione se
che - «animalia invisibilia, mortalia, cor
ti invisibili, ma dotati, per lo più, di un
mortali a loro volta: enti intermedi tra
sti e intelligibili, enti vicini agli uomini
morte (infatti il titolo del capitolo è «D
Cardano, per un verso, abbraccia in term

Ibidem.
Cfr. ivi, xvi, «De rebus praeter naturarti admirandis», lxxxix, p. 307a/b.
Ivi, xciii, p. 331a.

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448 GUIDO CANZIANI

dell'immortalità dell'anima1 e per l'alt


già fatto cenno - all'esistenza di figure
sino al demone da cui il padre stesso d
to. Lo fa sulla base di tre considerazion
tone, riguardo a certi argomenti di fat
pretendere di basare la propria opinion
li» possono sempre mettere in discussio
innititur, ma questa circostanza non è
di ciò che, per esperienza diretta ο ind
credenze ο convinzioni relative.2 2. Esp
sull'esistenza dei daemones sono certam
tata l'incidenza fortissima della supers
più in generale, 3. «non dobbiamo rite
non esistano» - non è lecito escludere l
a un ordine diverso da quello cui noi ap
accessibili ο inaccessibili: «si enim eq
nobis qualis est, non iam amplius equi
Si intende che la presenza dei demoni
ma una delle ragioni sufficienti per l'e
giche. Tra gli expérimenta su cui Cardan
che per l'evocazione di queste potenz
che compaiono in fiale piene di acqua b
Cardano si dedicava, a detta del figlio,
gni, che rappresentano una tra le vie p
Conta qui sottolineare come, anche
dell'esperienza comune si riveli essere
frazioni, perché ogni cosa e ogni event
tori disparati, compresi tutti entro un
di una pluralità di ordini reciprocamen
si possono assegnare vari principi: dem
tecnici. Ecco, si ode un rumore in casa
cio, dei tarli nel legno, ma anche un d
In ogni dettaglio dell'esistenza, l'ordine
sale si afferma attraverso la varietà en
sibili. E in questo senso Cardano può
esiste, è cosa finta, vana, principio di m
solo per sovvertire con un nome [vuot

1 Sia consentito rinviare in proposito al mio La


lamo Cardano e la palingenesi, di prossima pubb
2 Cfr. G. Cardano, De varietate, xiv, nera, p. 3
ragioni che avrebbero indotto Aristotele a asten
3 Ivi, p. 334b. 4 Ivi, p. 317b.
5 G. Cardano, De vita propria, cit., xliv, p

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CARDANO E LA MAGIA 449

Nelle ultime righe del De varietate,


opera: «Abbiamo insegnato quali cose
e anche il modo <d'essere> di quelle ch
te, e quali siano utili, quali non; [abbia
condizione umana, quali cose ad ess
ultime le abbiamo scritte in maniera t
mente né a tutti manifeste».1 Una di
parte della deontologia dell'intellettua
inadatti ai più, agli stolti, al volgo; m
demarcare il campo del possibile, risp
inesauribile, posto quanto si legge n
no composte di particelle minime [.
mandosi formano figure diverse com
vanno divise in questi elementi minim
per così dire infinite; solo colui che c
questa regola nelle sue azioni, sarà ver
aerazioni [...] sino a toccare la perfe
È stato scritto che la filosofia, in que
principio di ragione, in quanto contri
le, facendo valere il criterio secondo c
di cui non abbiamo ancora colto la nat
riferimento a Cardano, che proprio il
natura e magia - un rapporto che solo
apparire ingenuo e che non è affatto
questo rapporto è un indice significat
toposte le idee di natura e di cosmos
a includere fenomeni, nessi, potenze c
gliezza ο neppure sospettano ο ricond
zione extra ordinem. Nell'opzione card
i limiti della cosmologia tolemaica, di
tiva, naturale sì, ma troppo fitta di en
giabile, e rispetto alla quale non si dan
correlato, per il mago non meno che
cettazione di uno stato di dipendenza
dei, la fortuna, il fato). La sapienza, qu
espandersi, tanto più sottilmente risch
e la mescolanza tra il potere delle tecn
quadro si presenta, può essere e fu di
di una inadeguatezza teorico-pratica c
ricerca filosofica del secolo successivo

G. Cardano, De rerum varìetate, cit., x


Cardano, De vita propria, cit., xli, p.

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450 GUIDO CANZIANI

za del mago a partire dal disinc


al recupero leibniziano di un se
zione tra il reale e il possibile, il

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