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BIBLIOTECA DELL’« ARCHIVUM ROMANICUM»

FONDATA DA

GIULIO BERTONI
Serk I I " L i n g u i s t i c a Vo/. 43

G IO V A N N I SEM ERANO

LE ORIGINI
DELLA CULTURA EUROPEA
VOL. II

DIZIONARI ETIMOLOGICI
Basi semitiche delle lingue indeuropee

D IZ IO N A R IO DELLA L IN G U A GRECA

FIRENZE
LEO S. OLSCHKI EDITORE
MCMXCIV
ISBN 88 222 4233 5
ALLE SO G LIE D ELLA N U O V A S T O R IA D ’E U R O P A
LE N O S T R E O R IG IN I C U L T U R A L I:
LA R IC E R C A D I U N A M IL L E N A R IA ID E N T IT À

/ mali più gravi, di cui soffrono alcune grandi comunità civili del nostro
Continente, sono Vesito di una lacerazione che duole e ci allontana sempre più
dalle nostre origini culturali. Fra quei mali si accampò persino la presunzione
di una superiorità genetica anche se ad essa non può farsi sempre carico delVe-
goismo che sconvolge oggi i rapporti nelVambito di larghe convivenze. Le p a­
role, p iù durature di ogni metallo, perché partecipi della inconsumabile essenza
dello spirito, sono testimonianze autorevoli di una nostra unità antica che coin­
volge per la prima volta p iù saldamente i popoli del Vicino Oriente dove fiori­
rono le grandi e più antiche civiltà.
Il millennio che sta per scorrere sul quadrante della storia è destinato a ri­
mescolare le sorti dei popoli. A lle soglie di questa nuova realtà europea, nes­
suno potrà dissimulare e nascondere Vurgenza dei nuovi e grandi problemi de­
stinati a impegnare la responsabilità di coscienze in grado di recepirli e affron­
tarli.
Come un tempo i giovani popoli premevano ai confini delVImpero di
Rom a minacciando di sommergerlo, altri popoli, oggi ai limiti del Continente,
si affacciano spinti dalla necessità di conquistare nuovi spazi di sopravvivenza.
E intanto sul piano non più operativo della cultura triorfano i bizantinismi so­
nanti, le lustre filosofiche, i falsi problemi delVuomo e le opere che accumulano
parole bruciano fum osi incensi ad occultare la fuga di verità capaci di rigenerare
il mondo.
L'opera che qui si presenta ha piegato Vautore per lunghissimi anni ad
esplorare il segreto di antiche fo n ti nelle quali sono racchiuse le lontane radici
delle nostre origini. V ansia della ricerca f u confortata dalla visione di un più
vasto arco culturale capace di saldare i nostri primi avvii di civiltà alle vicende
dei popoli creatori di valori che, dalla Fertile M ezzaluna, qui tornano reinte-

~ V ^
RICERCA DI U N A MILLENARIA IDENTITÀ

grati nella creatività delle genti mediterranee. Verso di essi V Occidente è ingrato
debitore di un tesoro inestimabile, quali la scrittura, l’alfabeto e, diremo antici­
pando le prove che se ne offrono in queste pagine, le origini di gran parte delle
sue lingue e quindi dei suoi strumenti enunciativi.
I disconoscimentifruttano sul piano della storia olocausti esiziali ad evitare
i quali occorre ricomporre il tessuto di un sapere illuminato della storia.
Dopo le scoperte, sempre più ricche e convincenti, delle grandi civiltà che
prepararono quelle di Grecia e di Rom a, con Vaccresduta coscienza delle com­
ponenti che entrano a fa r parte del tessuto dei nostri saperi istituzionalizzati,
come potremo, di fronte a chi verrà, avere Vanimo di continuare a dipanare il
filo dei nostri discorsi, perpetuando il hric à brac di una improbabile Ursprache,
perduti a ricercare le orme di genti evocate dalla fantasia romantica e ancora in
cammino, spettrali parvenze nei temi di molte accademie, genti ancora in fuga
da una ignota Heimat? come potremo noi frodare del dovuto riconoscimento p o­
poli che riaffermano la loro presenza alle soglie della nostra storia?
E poiché il futuro ha un cuore antico, avviare un nuovo rapporto culturale
col remoto passato salda una nuova unità spirituale fra noi e ipopoli scomparsi
che, come astri spenti, continuano a irradiare il lucente messaggio che giunge
sino a noi. A d essi mancò il dovuto riconoscimento di essere stati alle origini
operanti sugli avviamenti dei nostri destini.
U ansia di una nuova felicità dei popoli scuote le porte dei chiusi egoismi in
attesa che la parola, nuovamente creatrice come alValba della storia, penetri e
trasformi in armonico colloquio Vurlo della bestialità di ritorno.
Raccolto il significato generale del titolo di quest’opera, cultura come civiltà
di nuova rinascita, una più coinvolgente rubrica segna il titolo da dare alla
«grande assise»: «l’apocalisse può attendere». M a quale anima, quale futuro
per i destini d ’Europa? E un tema da non lasciare più incautamente solo ai
politologi.
E forse occorrerà ricordare che se anche il centro del mondo è trasferito dal
Mediterraneo alle rive del Pacifico, se VAccademia galileiana del Cimento ha
oggi agli antipodi la Silicon Valley che opera ricerche di tecnologie sempre più
avanzate, non per questo lo spirito dell’uomo si è arricchito o ingigantito, non
per questo la bellezza del mondo ha celebrato nuove conquiste, non per questo
sui popoli delle fam i e della morte è apparsa una nuova luce. E forse non sarà
disutile, per l’uomo che oggi vive, tornare a fortificarsi di qualche antica virtù
cogliendo, nella trasparenza del simbolo, il significato dei giganti caduti nel
dare la scalata al cielo.

- VI -
RICERCA DI U N A MILLENARIA IDENTITÀ

E pu r non potendo disconoscere i risultati e i progressi delle tecniche nel-


Vambito dei grandi aggregati socio-politici, la denominazione e il ruolo dei cit­
tadini sono scaduti a quelli di consumatori, il cui territorio di incontro è un
mercato comune di uomini «fruges consumere nati», tubi digerenti, secondo la
definizione di Leonardo.
Se è legittima in qualche paese d^Europa la violenta protesta dei giovani
che vedono oggi impoverito il loro territorio culturale, dobbiamo scorgervi il se­
gno della esasperata civiltà dei consumi che vedrà p iù banchieri e ragionieri esi­
liando Vumanità e la ragione. E qui l’immancabile Wittgenstein ricorda che
messuna confessione religiosa ha tanto peccato per abuso di espressioni metafisi­
che quanto la matematica». M a il linguaggio irrigidito a cifre e a segni non è
nuovo, perché persino molta linguistica attuale fo rm alizza a schemi algebrici
Vorganico strumento enunciativo, avviandosi ad addestrare animali graziosi e
benigni ai quali non mancherà che la parola.
G li uomini hanno oggi il privilegio di comprendere che la scienza talora è
inconsapevolmente crudele e pochi scienziati come Leonardo, e, ai nostri giorni,
Ettore Maiorana, R ita Levi Montalcini, sanno scendere dalla giostra delle cele­
brità, in ansia per Vuomo, perché non è sempre facile convertire la dinamite o
Vatomo nella luce liberatrice e benefica del genio.
Onoriamo perciò la parola come questa che celebriamo nella sua vicenda
creatrice per affermare una sempre più vasta umanità, e dirci che non vi sono
privilegi di popoli ma comuni doveri di convivenza e che nessuno si salverà da
solo.

~ VII
IN T R O D U Z IO N E

Con il recupero delle grandi civiltà del Vicino Oriente, di Sumer, di Akkad, di
Ehla, si apre un vasto quadro di riferimento storico, un varco agevole che guida alle
origini delle nostre civiltà di Occidente. Vantica lingua accadica, alla quale fanno
capo Vassiro e il babilonese, qffie oggi, con il suo inesauribile tesoro lessicale, solide
basi storiche per testimoniare le fasi di sviluppo delle lingue indeuropee. La ricostru­
zione congetturale di una lingua originaria, quale l’indeuropeo, perseguita nel pas-
sato, oggi appare un eroico tentativo al quale mancò il supporto della storia. Le com­
ponenti moifologiche, che concorrono a strutturare leforme enunciative^ delle nostre lin­
gue, ritrovano alle loro otigini i valori e il senso delle lorofunzioni. È tramite la Me-
sopotamia che VIndia riceve, neWottavo secolo a. C., unaforma di scrittura semitica il
cui più noto adattamento sarà il Bràhmt.

P er u n recupero degli a n t ic h i valori culturali

Fra non molto le etnie, le religioni, le lingue del nostro Continente sa­
ranno assoggettate a un nuovo e ancor più vasto rimescolamento, a una fu­
riosa dinamica di progressiva integrazione. Da tale previsione nasce il desi­
derio di Consegnare il testamento del nostro passato, registrando gli echi
lontani delle voci con cui operarono gli spiriti destinati a creare questa no­
stra civiltà, la somma delle supreme affermazioni con cui l’umanità si è pro­
dotta lungo i secoli.
I valori colti e recuperati ai lontani orizzonti della parola, così come ap­
pare all’alba della nostra storia, possono assumersi come antidoto all’aboli­
zione del senso vissuto, alla dissoluzione dell’uomo che minaccia di imper­
versare su tutte le latitudini in cui l’antiumanesimo leva inconsapevolmente
le sue insegne.
Nell’antica India, i brahamani, che avevano smarrito i significati origi­
nari delle formule sacrali, ritrovarono nelle parole delle Upanisad l’ansia di
penetrare nel segreto dei valori arcani: «La parola e il pensiero erano partiti
per cercare il bràhman, ma tornarono senza averlo ritrovato». E ancora ai

- XIII -
INTRODUZIONE

nostri giorni, quelli che indugiarono sulle carte dei savi indiani non po­
tranno ritrovarlo senza aver riascoltato gli echi dell’antico eden, fuori degli
illusori miraggi. E neppure le altre figurazioni del divino, Atman e Vimu sa­
pranno svelarsi, perché anche i loro nomi sono sigillati nei cuneiformi che
costruiscono le lingue del Vicino Oriente dal quale, nel secolo VII! a. C.,
fu trasmesso all’india il ritrovato della scrittura.
E al contrario di ciò che il poeta sentì come «schiavitù di parole», al pa­
ragone con l’aerea libertà dei suoi fantasmi, l’uso della voce torni a essere
sentito come ricchezza, possesso di un mezzo enunciativo che libera l’uomo
dalla opacità del silenzio e dall’inarticolato furore del grido: è solo l’umanità
della parola che concorre a dare sostegno alla maturazione di un pensiero
vigile.
Perché è inutile piangere sul vuoto dei valori permanenti e sull’invisi­
bile voragine in cui affonda oggi inesorabilmente il vivere dei giorni, più
insidiosa del fosco asteroide che torna a minacciare la terra; ciò che salverà il
nostro continente sarà un nuovo e più largo movimento culturale. E ciò
solo se la cultura potrà identificarsi nell’energia creatrice che svelando nelle
crisi epocali le esigenze di un mutamento, ne dia informata coscienza agli
spiriti più pronti.
A rimediare i guasti morah e materiali del mondo in cui il destino oggi
ci costringe, i mass media si agitano a spronare gli intellettuali denunziando
il loro silenzio complice. Ma intellettuale è termine scaduto, poco adatto a
sorreggere l’impegno per un compito così arduo. Per arricchire la materia
del loro possibile contendere, occorre che, chi può, fornisca loro le prove
oggettive di una necessità di interventi mirati, per non lasciare spazio a con­
tese di parole con l’aria di battagliare coi venti dei vecchi muHni.
Solo i popoH che acquistano chiara coscienza del proprio passato sono
in grado di costruire un avvenire conamisurato alle proprie istanze, perché
liberi da errori che gravarono sull’antico cammino. Gli altri, impigliati nei
congegni di un mondo senz’anima, mimano ogni giorno una vita non ali­
mentata da segrete, salutari radici. Eppure dopo tutto questo armeggiare e
giostrare, in queste pagine, vi sarà ancora chi alludendo agli uomini parlanti,
alle lingue, discorrerà ancora di razza; come non mancherà qualcuno che
evocherà l’indogermanico come reale ‘Ursprache’. N on è da stupirsi che
ciò avvenga ancora come se nulla fosse stato. È il segno dell’assurdo che
esplode nello spazio incolmabile tra l’invocazione dell’uomo e l’ottusa in­
differenza del mondo.
Dal 25 al 27 giugno del 1987, tre anni dopo l’apparizione della prima
parte di queste Origini della Cultura Europea, W erner Maihofer, Presidente
deir«European University Institute» di Firenze, assumendo quasi fedel­

- XIV -
INTRODUZIONE

mente questo stesso titolo, favorì un incontro fra i più illustri cultori di
orientalistica per alSTrontare il tema delle «Origini mediorientali della cultura
europea». Giovanni Pettinato vi portò notevoli contributi di intelligente
penetrazione attraverso i singoli dibattiti.
Questo nuovo contributo alla storia delle nostre origini vede la luce in
Firenze, nel tempo in cui è ancora viva l’eco delle celebrazioni laurenziane
che hanno evocato il tipo di una qualità di vita che altrove non ebbe
uguali. Q ui Pico della Mirandola attinse ai testi arabi il senso della dignità
dell’uomo del profeta ‘Abd Allah e assunse a titolo di merito rivelare i mi­
steri caldei ed egizi; qui la cultura occidentale sentì costante il richiamo alle
dottrine dell’Oriente e nella grande festa di riconciliazione delle fedi del-
rO ccidente e dell’Oriente furono invocati il cielo e la terra a comporre
un’unica armonia. Da questa terra, che dette nome al Nuovo Continente,
partì Filippo Mazzei, un combattente per la libertà degli Stati Uniti d’Ame­
rica: come ricordò J. F. Kennedy, il principio della uguale dignità di ogni
uomo, invocato nel testo della Costituzione americana, è ispirato agli scritti
del grande Toscano. Q ui in Firenze opera anche la Casa Editrice Olschki,
centro dinamico di proiezione della cultura umanistica nel mondo. Possa
questa fatica non essere indegna dell’antica umanità di Firenze e intonarsi al
fervore di una nuova rinascita, in particolare dopo che la strage esecrata ha
recato una bruciante ferita al composto rigore della sua bellezza senza po­
terne spegnere Tanima.
Il fondatore della Germania Federale, Theodor Heuss, proclamò alto
che senza politica è possibile fare cultura, non è possibile fare politica senza
cultura. E oggi se usasse ancora porre la propria opera sotto gli auspici be-
nevoH di un potente, non esiterei, nel rifugio del passato, a porla sulle gi­
nocchia del più grande, perché più illuminato, dei monarchi, dal XIII se­
colo in poi: Federico II, imperatore di Germania, re di Sicilia e di Puglia,
alla cui corte palermitana ebbero armonica consonanza la cultura latina,
greca, ebraica, araba, germanica e firancese. Al pari, e forse più, della terra
dei suoi padri, ebbe caro il dominio della nostra Isola mediterranea che egli
ebbe cura di riordinare umiliando le pretese dei baroni.
Il «Sultano battezzato» apre gh orizzonti del sapere al fascino culturale
deirOriente. Le contese che egli ambì furono ingaggiate col Sultano d’E­
gitto e di Tunisi ed ebbero campo di prova le scienze e il sapere. GH enun­
ciati della sua saggezza raggiunsero allora spiriti operosi in ogni latitudine.
Alla sua corte il giudeo greco Teodoro e Michele Scoto trovano diritto di
cittadinanza, insieme con le melodiose schiere di poeti. Qui, con i pensatori
arabi, operano i grandi giudei Yehùdàh Ben Shélòmòh Kohen e Ya‘cób
Anatoli. Q ui giunse a Federico l’omaggio del Liber quadratorum di Leonardo
da Pisa.

~ XV -
INTRODUZIONE

Il nipote del Barbarossa che avrebbe dato unità al «giardin del lo ’mpe-
rio» e che dopo la vittoria di Cortenuova spedì a R om a il Carroccio della
lega, resta così il grande simbolo della sovranità illuminata che con lucido
ardimento affronta la sua contesa contro l’oscurità dei tempi.

La g r a n d e i r r a d i a z i o n e c u l t u r a l e d e l l a F e r t i l e M e z z a l u n a

Dopo la scoperta di Ebla e i nuovi messaggi giunti dalle grandi civiltà


del Vicino Oriente, si rivela promettente nelle nostre ricerche il richiamo a
un vasto quadro di riferimento storico, costituito in gran parte dalla lingua
semitica di più larga testimonianza scritta, dilatatasi con i grandi conquista-
tori di Akkad, Sargon e Naram-Sin, oltre le rive del Mediterraneo e rifluita
attraverso il babilonese e l’assiro. La scrittura cuneiforme, di cui fruisce, è
dono della civiltà sumera, di più chiara rilevanza culturale nell’antichità.
Voci sumere rivivono inconsapevolmente nelle nostre lingue.
Nel passato, il complesso sistema dell’etnografia microasiatica è stato
uno dei temi pertinenti dell’orientalistica, ma ciò che ora ci tocca con viva
sollecitudine non è indugiare sulle infinite mescolanze di lingue e di popoli
«nati per ricader come le foglie», ma porre in rilievo la lingua, ossia la voce
che dominò sul coro dei parlanti, che affiora ancora oggi sul grande naufìra-
gio del tempo.
Le Tavolette di Kiil-Tepe, «la collina della cenere», neH’antica Cappa-
docià che sarà la patria di Ulfila, interrogate, cominciarono a parlare in as­
siro del terzo millennio a. C.: sono testimonianze della vasta colonia assira e
delle influenze culturali su larghe zone deir Asia Minore. La cultura pa­
leo-assira sommerse il mondo dei Proto-Hatti e la scrittura cuneiforme di­
venne strumento di comunicazione linguistica prima della scoperta dell’alfa­
beto.
Tavolette di Bogazkòy testimoniano Tuso della lingua accadica che do­
mina sul parassitismo culturale degli Itti ti. A Ebla la statua di Ibbit-Lim si
ritroverà a parlare in una lingua che parve accadico. Infine, la vitalità pro­
pulsiva della lingua aramaica medierà i rapporti fra Assiri e Ebrei e, come
lingua di cancelleria, verrà in uso nell’impero persiano, sino alla settima sa-
trapia, sino all’india.
La nostra storia della parola comincia, dunque, dal sostrato del segno
scritto ed è salutare osservare che, nelle catastrofi in cui crolla il contesto
della tradizione, la scrittura preserva dalla corruzione la parola che sarebbe
stata altrimenti destinata a dileguarsi nel fragile medium della voce.
Il fascino della leggibilità assoluta esalta meritamente Derrida, per la ga­

- XVI -
INTRODUZIONE

ranzia che la scrittura possa essere infinitamente letta anche in sempre nuovi
contesti; «anche in assenza di tutti i possibili destinatari, dopo la morte di
tutti gli esseri intelligibili, la scrittura mantiene aperta, con un’astrazione
eroica, la possibilità di una lettura ripetibile ... La scrittura, annullando i ri­
ferimenti viventi della parola parlata, promette salvezza al suo contenuto se­
mantico, anche di là dal giorno in cui tutti coloro che potrebbero parlare e
udire cadono vittime dell’olocausto». E ciò dispensa dal vagheggiare nuove
voci inesistenti e ipotetici rinvii a elementi enunciativi che restano fuori
delle tracce del tempo e della storia.

La pr esu n ta d is p e r s io n e delle l i n g u e : u n ’o f f e s a al testo b ib l ic o .

Il s o c c o r s o d e lla lin g u a a c c a d ic a

Il testo biblico narra della costruzione in Babilonia della grande torre, la


ziqurrat, ritenuta simbolo oscuro di potenza che offende e sfida la divinità,
mentre essa, per il babilonese, è la cattedrale della preghiera. La divinità
disse: «confondiamo laggiù il loro labbro» (11, 7).
L’interpretazione vulgata, che Dio disperda le lingue, è contraddetta
dall’Agiografo stesso che, nella pericope decima, ha già parlato di tale di­
spersione, usando il termine pertinente, l’ebraico lason “lingua” . Invece,
«mescolare il labbro», nella lingua originaria della nostra ziqurrat, ha il senso
di «fare esplodere dissensi», di «turbare e sconvolgere l’unità degli intenti»,
che è Tarma più sicura della perdizione dei popoli. E qui il termine làson
cede il posto alla parola sàfah “labbro” .
Nelle cronache delle imprese dei re assiro-babilonesi, ricorrono frasi di
tale tipo. Così, nella cronaca del grande Sargon, il fondatore della dinastia di
Akkad, è detto che «nell’undicesimo anno la sua mano raggiunse la terra
d’occidente sino ai suoi confini, rese una la sua parola, innalzò le proprie ef­
fìgi nell’occidente». «Rese una la sua parola» è il contrario di «mescolare il
labbro»: denota la centraUzzazione unitaria, politico-religiosa, imposta dal
conquistatore alle terre cadute sotto il suo dominio. Il ricorso alla lingua
della grande civiltà di Akkad e di Sumer ci riscatterà dalla cruciale aporia
che ci arresta alle soglie del mistero di infinite parole, e sarà il nostro quadro
di riferimento per un nuovo avvio alla ricerca storica della etimologia. Il ri­
corso alla grande lingua delle origini ci dispenserà di ripercorrere in detta­
glio le tracce di altre lingue affini, confortati dalla certezza espressa anche da
un severo studioso, Giovanni Garbini che, «data la sua antichità di docu­
mentazione, l’accadico fornisce indubbiamente elementi preziosi per rico­
struire la fisionomia delle lingue semitiche quali erano parlate, diciamo,
verso il IV millennio a. C.».

~ XVII ~
INTRODUZIONE

Il complesso di fatti e di testimonianze linguistiche presi in esame in


questo lavoro potrebbe definirsi con un sottotitolo di Vendryes: Introduction
Unguistique à Vhistoire.
Sarà sempre più trasparente che la capacità dell’atto linguistico di tra­
durre i vari contenuti di coscienza è legata alla polivalenza evocativa della
parola che sola, in sé, è destinata ad arricchirsi, nel suo divenire storico, di
una pluralità di valori semantici anche se sviluppati da un'unica realtà, dalla
pertinenza di un unico significato originario. Così, nel suo nucleo com­
patto, la parola è capace di passare indenne anche attraverso i linguaggi ma­
gici e rituali dei primitivi, attraverso le formule apotropaiche o evocative,
come anche, collocarsi nella fedeltà formulare della preghiera. Oggi non
gioverà, ad avviare un nuovo dialogo, l’insolente verbosità formalizzatrice
che nella così detta nuova linguistica spesso aduggia il senso comune. «La
realtà linguistica profonda», alla fine scopre che di profondo non vi è che lo
sgomento di osservare come possa collocarsi così in basso il livello formu-
lare, simile alle profondità di quel vano sul quale il Poeta inutilmente si
sporge: «tanto che, per ficcar lo viso a fondo, io non vi discemea alcuna cosa».

I N U O V I FONDAM ENTI DELLA LINGUISTICA STO RICA

Nell’avvento del grande Sargon, il fondatore della dinastia di Akkad,


che verso la metà del terzo millennio a. C. lava le sue armi nel Mediterra­
neo e penetra in Creta, è la trasparenza di un grande simbolo: Tapporto che
le più grandi civiltà della storia del Vicino Oriente hanno arrecato alle ori­
gini delle nostre civiltà di Occidente.
A discreta testimonianza di questa realtà, sta lì la ziqurrat dissepolta sul
monte d’Accoddi, in Sardegna, anch’essa segno della religione e della civiltà
mesopotaiTiica. E non è poco aver sentito, al suo apparire, i massmedia av­
vivare i consueti toni a commentare, col consenso di un’archeologia solida­
mente informata, la frequenza dei traffici che stuoli di navi di genti meso-
potamiche sviluppano nel nostro mare in epoche lontanissime. Così il recu­
pero delle lingue e delle testimonianze delle grandi civiltà del Vicino
Oriente doveva porre il linguista storico nelle condizioni di operare un
nuovo scandaglio, nell’esplorare Torigine delle nostre parole, perché in esse
è racchiuso il segreto delle origini delle nostre civiltà, e la loro storia che
noi qui ricuperiamo muove la nostra coscienza di Europei a interrogarci e
ridefinirci per ritrovare il senso dei nostri destini.
Nessuno, qualche decennio fa, avrebbe potuto supporre una realtà che
brucia ogni vanità eurocentrica e restituisce al Vicino Oriente, anche sul
piano linguistico, il giusto riconoscimento di una inesauribile matrice.

- XVIII -
INTRODUZIONE

Il n o m e

Il nome, codice genetico neirindividualità degli esseri, preannunzia l’i­


dentità «nomen-omen», il nome come proiezione del destino, vera e speci­
fica identità. Anche se nella tavoletta dei destini, il nome, la parola divina,
aveva pieno valore solo quando era scritto.
La funzione creativa del nome si esalta già neU’opera della creazione bi­
blica; nella Genesi (I, 5-11) è detto; «’Elòhìm diede nome alla luce “ gior­
no” , alla tenebra “notte” ; ’Elòhim fece il firmamento, “cielo” , ’Elòhim poi
diede nome all’asciutto, “terra”, e alla massa delle acque diede nome “ma­
re” ; gli elementi dell’universo emergono dal caos grazie al nome che li pla­
sma come entità specifiche della creazione.
Il motivo, del nome che crea è già nell’antico poema babilonese e assiro
Enuma elis, che esalta l’opera del dio Marduk. L’ouverture solennelle avvia
il canto: «Quando di sopra non era nominato il cielo, di sotto la terra non
aveva un nome ..., quando (ancora) nessuno degH dei era stato creato ed essi
non avevano (ancora) un nome ..., Labmu e Lahamu furono creati e rice­
vettero un nome».
Diogene Laerzio (II, 5, 15) reca l’inizio dell’opera di Anassimandro in
cui il filosofo pone l’intelletto, il vo^g, alle origini, come ordinatore degli
elementi, «Tutte le cose erano mescolate insieme poi sopraggiunse l’intel­
letto e le pose in ordine».
D i voi3g si cercò invano l’origine e si scorse solo che il suo tema è voF-:
nessuno potè scorgere in quel digamma, una originaria -b~, che occorre
postulare nell’etimologia di latino «nomen», di greco òvo|J,a: è l’accadico
n a b ù m “ dare nom e” (‘to give name’); b, m , w , alternano; nella lingua ac-
cadica il nome aw ilu “uom o” si ritrova scrìtto successivamente atnilu,
abUu.
Per gli antichi nel nome è racchiusa la magica essenza degli esseri e co­
noscerlo è come averli in dominio. Sul nome, una formulazione rilevante
del pensiero moderno è rappresentata dalla Filosofia del nome (Filosòfija imeni)
che Aleksàndr Fèdorovic Losev sentì come parte centrale e fondamentale
della metafisica. EgH ha meditato sul presupposto della struttura eidetica
della realtà, accogliendo l’aspetto dinamico e costruttivo della eiàologia e
delle antinomie platoniche.
Tutto ciò costituisce un sistema di realismo simbolico, l’universo a di­
versi gradi di verbaHzzazione è costruzione del nome.
Ma il nome è colto in questa nostra ricerca nel suo lontano configurarsi
enunciativo; i vari nomi che, in Hnguaggi diversi, denotano una realtà af­

- XIX -
INTRODUZIONE

fine, sono colti agli orizzonti remoti della storia perché svelino il diverso at­
teggiarsi dello spirito di fronte alla realtà del cosmo.
La fase culturale che oggi siamo destinati ad attraversare registra il mol-
tiphcarsi di discipline e, in seno ad esse, il riprodursi di termini che non
comportano sempre un arricchimento cognitivo. Spesso idee vecchie si ma­
scherano di nuovi segni che si assiepano a ingombrare le frontiere delle ca­
tegorie dei nostri saperi istituzionalizzati. E, nonostante, non vi è particola
del nostro universo culturale che non possa ritrovare il suo quadro di riferi­
mento in un lemma di un organico e remoto codice simbolico. Qui, la sto­
ria delle parole, fin dove può raggiungerle per ora l’occhio dell'osservatore,
nella nebulosa delle origini, testimonia la dignitosa sopravvivenza dell’an­
tropologia umanistica che Foucault vedeva invece dissolta nell’ottica del suo
strutturalismo. Alla impossibilità metodologica di progredire lungo le neb­
bie delle ricerche indeuropee si aggiunse per lunghi anni la fallacia della
concezione del presente, sentito come l’unica dimensione del reale a di­
spetto di Eraclito. Lo strutturalismo non premia la parola, matrice dinamica,
colta storicamente nella sua dimensione evolutiva, ignora la sua ricchezza
inesausta capace di espandersi in ogni tessuto comunicativo proprio grazie
alla sua duttilità e vitalità di atomo che la fa capace di integrarsi nella mate­
ria del discorrere.
Sulla linguistica storica hanno pesato a lungo correnti di pensiero che
hanno confuso competenze e attività di discipline diverse, come lo struttu-
rahsmo antropologico di Lévi-Strauss che prende le mosse dallo strutturali­
smo hnguistico di Jakobson e di Trubetzkoj. Gli esiti sono paralogismi di
chi scorge nella nuova fonologia il compito rinnovatore delle scienze sociali
solo perché essa rifiuta di considerarne i termini come entità indipendenti.
Nelle nuove prospettive storiche, arricchite di nuove acquisizioni, è
dato avvertire la necessità di dover riscrivere la propria esperienza nel raggio
di un nuovo orizzonte laboriosamente conquistato.

C entum e sa tem

È tradizione porre in evidenza la dicotomia con la quale vengono di­


stinti i due gruppi di Hngue indeuropee; quello delle Hngue dette centum
(pronunzia kentum) e quello di lingue satem. Ma un quadro di riferimento
preistorico, che contemplasse la nozione del numero centOy presupporrebbe
già uno sviluppo culturale incompatibile con il livello supposto delle origini
indeuropee. A parte tale rilievo, l’origine della voce «centum», cento, greco
éxatóv, sanscrito satàm, antico irlandese cèt, gotico hund, tocario A kanty B

- XX -
INTRODUZIONE

kànte, non è stata mai chiarita. Si ipotizzò, a torto, un collettivo dalla base
di '^dekmt “ dieci’’. Ma «centum», éxatóv, esibisce la stessa base delle com­
ponenti -xovta, «-ginta», cioè le decine dei numerali greci e latini; le quali
componenti rappresentano, con la finale -a, un duale della voce base, che
significa “mano” , simboHzzata graficamente per 5 dal latino V, il quale, nel
computo per indigitazione, rappresenta appunto la mano con tutte le dita.
Così il gotico hund, “cento” , risulta della base di Hand, gotico handus,
anglosassone hand di cui si ignorano parentele extra germaniche. Hand
“mano” è certamente della stessa base di greco xavÒ~àv(j), contengo: nella
mano (Od., 17, 344), latino «prae-hendo», aoristo ^%aòov (cfr. latino
«praeda» < *prai-heda). La base ignorata, dunque, ipotizzata in '^ghend-, cor­
risponde, per la storia, ad accadico qàtu m : q à -a -tu m (mano, ‘hand’); e a
tale base occorre ricondurre anche (con la iniziale occlusiva sorda, al posto
di X“ da q-) il verbo UTdciJiaL prendo: alle origini “metto la mano su” . Così
con accadico q à tu m “mano” , dalla nebulosa di un’ipotesi su cui non è
possibile lavorare, emerge la storia di sanscrito htàm (con una iniziale sibi­
lante palatale) e di «centum», di é-uaxóv, la cui iniziale è- è da accostare a
ELWcat: Locati venti (accadico e-sfà) e denota un moltipHcativo, per ren­
dere “cinque” , una mano, moltiplicato per venti.

L ’e t i m o l o g i a

Superata, grazie allo Schuchardt, la vecchia antitesi fra etimologia fone­


tica e ricerca semantica, la linguistica scientifica potè liberarsi dal vecchio
empirismo e rimase a perseguire nella parola una individualità storica, nei li­
miti che allora erano consentiti. In seguito, poco ha potuto giovare all’inda­
gine etimologica lo strutturalismo Hnguistico di Jakobson e Trubetzkoj che
Lévi-Strauss esalta, come si è già accennato, perché la nascita della fonologia
non solo avrebbe rinnovato le prospettive linguistiche, ma avrebbe avuto
per le scienze sociali il «compito rinnovatore che la fisica nucleare, per
esempio, ha avuto per l’insieme delle scienze esatte». E però, il valore di
rinnovamento che può valere per il pensiero del nostro filosofo, ha poco da
fare con la scienza storica dalla ricerca etimologica. La fonetica, disciplina
relativamente recente, si era sviluppata nel fascino delle puntuali analisi dei
grammatici nazionali indiani. Il vero progresso della linguistica storica si af­
fermò in campo romanzo solo perché lo studio comparativo trovava il suo
avvio sul piano storico, nella lingua genitrice ben nota, il latino.
Già con F. Diez si dissolvono gli ariosi e futili tentativi di aggredire le
ipotetiche zone di un protoindeuropeo, di un proto germanico, di un pro­
toslavo ispirati da Schleicher.

- XXI -
INTRODUZIONE

Foucault, il teorico della morte deiruom o dissolto «come un volto di


sabbia» nelle anonime pratiche del sapere e del potere, ha nelle sue ultime
pagine adombrato la necessità di risuscitare il soggetto avviandolo a una sua
riaffermazione sul piano delle pratiche storiche, in cui esso potrà tornare ad
operare sulle coordinate della sua individualità. La problematica della sog­
gettività, esplosa nell’ultimo Foucault, segna Tapprodo dello strutturalismo
alla riva opposta, quella della storia.
Giunti a doversi confrontare con la fase scientifica della etimologia,
ecco oggi pararsi dinanzi costruzioni capaci di oscurare l’orizzonte: in parti­
colare i dizionari etimologici di Ernout-Meillet, di W alde-Hofmann per il
latino, del Frisk, dello Chantraine, per il greco; ecco il ricco campo d’in­
dagine che spalanca, per il russo, Top era di Max Vasmer, per il sanscrito
Mayrhofer, Infinite aporie, è noto, aggrediscono il ricercatore, in partico­
lare fra i lemmi dei dizionari etimologici del greco e del latino, nelle opere
che fanno da sfondo alle voci essenziali latine e greche esaminate in questa
opera.
L’etimologia comparata, in epoca romantica spazia sugli orizzonti, dila­
tati all’antico indiano e al persiano; allontana ogni apriorismo storico-fìloso-
fico, persegue metodicamente la storia della parola nell’ambito circoscritto
delle lingue affini.
La lingua e la sapienza degli Indiani esaltate da F, Schlegel valgono a
saldare i vincoli sulla scorta delle identità morfologiche. La etimologia di
Mutter tedesco allinea il latino «mater» e l’antico indiano matàr. Si moltipli­
cano le testimonianze di simili ovvie affmità. E si direbbe, con biblica tri­
stezza, «moltiplicasti gli uomini, non moltiplicasti la letizia». Per ovviare ad
antichi e nuovi furori etimologici, si professava ora inconfessatamente una
rinunzia alla etimologia.
Mortificata l’indagine lessicale insidiata dalla ipotesi indeuropea, senza
un più largo quadro di riferimento, l’etimologia resterà in balia dei gram­
matici, impigliata nella grammatica comparata. La linguistica così detta sto­
rica avrà della storia una visione domestica. Molti di quegli elementi costi­
tutivi della parola, i modificatori dei casi, gli affissi, i prefìssi sono per i lin­
guisti parole senza rilievo etimologico, vuote, lungi dal supporre che gli
aspetti morfologici sono rispetto alla parola nella sua struttura fondamentale,
elementi avventizi, sovrapposti come al corpo umano le vesti e gli addobbi
che mutano con le mode, ma con una loro storia.
Per le lingue indeuropee tali elementi segnano un tempo scandito su un
arco relativamente breve. E così, in ambito ristretto restano confinate le
leggi di Grimm sulle mutazioni delle consonanti esplosive nel gruppo ger­
manico: l’iniziale di zwei corrisponde a un d- nelle altre lingue indeuropee;

- XXII -
INTRODUZIONE

ma di zwei, come di latino duo (v.) etc. si è sinora ignorata l’origine. Solo
grazie al nostro quadro di riferimento, due, il gotico twai etc., esce dall’an­
golo indeuropeo, dove viene collocato come radice *de-, per ritrovare, in
una voce remota con iniziale t-, il naturale valore di “gemello” (‘tw in’). E
così per migliaia e migliaia di testimonianze, in grado di annunziare che sul­
l'orizzonte delle origini indeuropee si accese il sole del Vicino Oriente.

Che cosa è il vero?

Se chiediamo alla etimologia scientifica che si accampa nei dizionari eti­


mologici delle lingue classiche quale sia l’origine del latino «vérus», si scopre
che non se ne seppe nulla, oltre a qualche comparazione non sempre perti­
nente e il rinvio assurdo a «verbum». Il «vèrum», la verità, da «vérus», antico
alto tedesco wàr, risponde ad accadico b à ru m “ essere certo, provato salda­
mente” (‘to become certain, proved, certifìed’) e forse si associa alla sacralità
del b a ru m “il veggente” (‘diviner’): da b arfim “vedere” (‘to look upon,
to inspect exta, to observe omens’), un sapere come autopsia.
Mentre la verità dei Rom ani ha il termine appropriato ai futuri fonda­
tori del nuovo diritto delle genti, la verità dei Greci, d-X,f|0eta, comincia
con una negazione, d - e pone la base di XaOeCv col senso di essere nascosto.
In un gioco incessante tra luce e ombra, s’inserisce così il moto assiduo del
pensiero che tende a sottrarre al velame ogni verità, perché il satellite sveli
la sua faccia nascosta anch’essa illuminata. Ma del tema greco si tacciono le
connessioni che sono evidenti nel mondo delle origini culturali. Accadico
làtu m , ebraico lu t “coprire, sottrarre agli sguardi” (‘to cover, to hide-), làt
“segretezza” (‘secrecy’). Il disvelamento deU’àXiiOeta richiama l’opera del­
l’ermeneuta, dell’é^^iTivev^ interprete, di cui si seppe solo che è “ terme
technique sans étymologie” (Ernout-Meillet). Ma su ciò mette conto che il
nostro discorso ritorni. SuUe suggestioni della etimologia nella filosofia di
Heidegger e di Jaspers, vi sono acutissime pagine di U. Gahmberti, in Lin~
guaggio e civiltà.
La trattazione dell’etimologia ha spesso il suo esito di «obscure», «incon-
nue», «unbekannt». Altre volte si esalta in eroici ardimenti con banaU ca­
dute. L’etimo, ad esempio, di latino «culina» è esemplare.
Fu detta la punta di diamante dell’offensiva culturale italiana in Gran
Bretagna la mostra denominata H Vetro dei Cesari. Oltre 160 vetri dell’età
imperiale furono in mostra per qualche tempo a Londra. In occasioni del
genere non si esita a rispolverare panorami retrospettivi che lanciano rapidi
ponti verso le origini e si finisce nei nostro caso con l’essere informati che

- XXIII ~
INTRODUZIONE

gli inizi dell’arte coltivata dai magici vetrai di Augusto sono lontanissimi, ri­
salgono all’età del bronzo e che la millenaria industria nasce e si sviluppa in
Mesopotamia, si dilata attraverso la sfera di influenza verso l’Egitto, per ri­
fiorire, dopo un periodo di declino, con Timpero assiro-babilonese, nel set­
timo secolo a. C.; approda infine in Occidente, trionfa in Rom a con il fa­
scino delle tecniche dei tempi remoti. Ma se tutto questo assume la pacifica
chiarezza di un teorema, lo slancio dell’evidenza si spegne quando si de­
vono tracciare gli inizi della nostra cultura di Occidente sulla scorta di al­
trettanto reali testimonianze.
La voce “etimologia” segue le sorti della parola mistero, mysterion: un
mistero che ignora se stesso. In greco, etymologia è voce relativamente re­
cente, di epoca ellenistica; le sue fortune sono legate all’ambiente stoico
(cfi:. V. P i s a n i , L ’etimologia, Paideia Editrice, Brescia, 1967, p. 14, n. 3) ed
era presente in un titolo di Crisippo; il terirdne è noto al geografo Strabone,
al retore Dionigi di Alicarnasso, ad Apollonio (Dyskolos), ma era ignoto a
Platone che nel Cratilo fa danzare lo sciame delle etimologie in un gioco
vorticoso, guidato appena dal suono delle parole. Elymologia, dunque, viene
rinviata ovviamente al greco etymos “vero” , etymon “l’elemento vero del di­
scorso” ; ina questa voce viene a sua volta rinviata a eteos, “vero, autentico”,
di cui s’ignorò l’origine. Il nostro antico quadro di riferimento ci dà cer­
tezza delle origini di etymologia e ci assicura del significato: “ discorso sul
vero della parola” cioè su quello che essa stessa promette.
Le etimologie platoniche del Cratilo non divergono troppo dal gusto
omerico che accostava il nome Odysseus a odyssómenos “ adirato” e per l’an­
tichità non è facile distinguere chiaramente tra gioco di parole ed etimolo­
gia. A giustificare le impertinenze etimologiche di Platone non basta la sua
finalità d’impedire che l’indagine si riversi dalle cose sui nomi.
Fra le più sensazionali etimologie platoniche è quella di 0BoC gli dei,
concepiti originariamente come astri vaganti: sarebbero stati denominati dal
verbo Gèco corro; aria avrebbe significato dei sempre scorre. Gli ele­
menti del Hnguaggio quale rappresentazione fonica del reale tendono a pro­
porsi come costitutivi glottogonici. La lettera ad esempio esprime mobi­
lità, X- levità etc.
Delle etimologie del Cratilo i filologi tenderebbero ora a salvare quella
di o^ky\yr\, selène (la luna), derivata da sélas (splendore). Ma su questa voce
tuona il verdetto degli etimologi: “obscure” .
Le etimologie degli antichi ubbidiscono spesso a una opportunità enun­
ciativa o esegetica. Al tipo dell’etimologia omerica di Odysseus si ascrive
quella biblica di Babilonia, cioè Bàbél, chiarita in base all’ebraico bàlàl “in­
trigare” . E invece il babilonese b ab -ili “porta di dio” , sumero k à -d in -

- XXIV -
INTRODUZIONE

gir(ra). Inattesi richiami tentano di chiarire i nomi dei patriarchi. Nel Pen­
tateuco i nomi di luogo e di persona svilupperanno miti etimologici. All’ini­
zio della Genesi resterà per la filologia biblica un sofferto mistero l’origine
del terribile b a ra ’, che esprime il big-bang di ’Elóhìm e che noi rendiamo
pedissequamente “ creò” : peggio, i settanta epoiesen; e meglio ektisen nella
versione di AquUa. La voce b a ra ’, che torna 47 volte nella bibbia, è so­
lenne, attinta come eden, alla lingua di remota e veneranda tradizione sa­
pienziale, il sumero b ara “ espandere, dispiegare’’ (*to spread’, ‘weit òf-
fnen’): sono il cielo e la terra che volano a colmare i loro spazi nell’ordine
della creazione. E sino a che la scienza non vorrà rinunziare al pirotecnico
big-bang dell’inizio, b ara renderà meglio Tatto originario.
N on occorre qui disegnare la lunga tradizione dell’etimologia empirica
che deve aver avuto il suo primo sviluppo in ambito sofìstico. Dalla lingua
prodotta della natura (physei) secondo Platone, si giunge alla meditata con­
cezione della lingua “ convenzione” (theset) degli Alessandrini. Per questi, lo
studio delle parole primitive (archat) cede il campo alle ricerche morfologi­
che e fonetiche.
Le etimologie di Varrone, che in «De lingua latina» perpetuano la sa­
pienza filologica del maestro Elio Stilone, furono definite puerili: «amnis» è
accostato a «ambitus», «ager» ad «ago»; avvio alle amenità moderne del
«condurre al pascolo»; «palus» palude a «paululum» cioè scarsa massa di acqua
etc. Poco soccorrono le etimologie di Pompeo Pesto e di Nonio Mar­
cello.
Le «etymologiae» di Isidoro di Siviglia (VI sec. d. C.), preziose per le
voci arcaiche che egli tenta di spiegare, indulgono a solenni bizzarrie.
nàvxa 6 i ’ a'^iTO'O é y é v eT O ,
Giovanni (I, 3)
★ ★
*

Platone, Varrone, Isidoro tendono a ricreare l’universo conoscibile


squadrando le parole umili o grandi delle origini. Il “nom e” , che per volere
di ’Elòhim trae gli elementi dal caos, tornerà in Giovanni come lògos nel ri­
chiamo: «ogni cosa fu creata per suo mezzo». E nessuno seppe che la base di
lògos “ ragione” , “parola” , se ricercata nel tema del greco “raccolgo” ,
“ enumero” , che non ebbe etimologia, non offrirebbe i valori che si ritro­
vano invece nel nostro antichissimo quadro di riferimento, dove, quasi
identico, leqù, oltre al senso di “prendere” , vale anche “ comprendere” ; è
lì che l’ebraico attinge la stessa parola che ha significato di “ conoscenza” .

- XXV -
INTRODUZIONE

Così sarà per il greco noùs, “intelletto” , ordinatore deirUniverso per Anas­
sagora, lì la voce greca noùs, grazie al nostro quadro referenziale, si identifica
con il verbo col senso di “ dare nom e” .
La coscienza del valore etimologico di antiche voci latine, nella ricerca
della antichissima sapienza degli Italici, mosse l’ansia filosofica di Vico, in­
tento ad accordare il ritmo delle idee col fluire della realtà storica dei fatti.
Anche se naufragò nel suo intento, valga la serietà e la consapevolezza di un
illuminante presagio. Come a tutte le ricerche moderne e recenti, mancò a
lui un quadro storico di riferimento a un mondo reale e vissuto, ricuperato
nella remota lontananza dei millenni.

Una conquista per sempre.

L'impostazione del pensiero vichiano, che vive e opera nella irrinuncia­


bile luce della storia, ci guida a produrre prove capaci di dilatare i limiti
della ricerca etimologica fuori dei confini in cui l’aveva posta la grammatica
storica di estrazione romantica.
Maimonide, nel suo capolavoro Morèh nebukim “ Guida dei perplessi” ,
intese confortare le anime turbate dal contrasto tra gH insegnamenti tradi­
zionali della fede e la speculazione razionale; volle mostrare che contrasto
non vi era, ma un ampliamento di orizzonti, una piiì ricca visione di anti­
che connotazioni culturali.
Vi sono voci che solcano come folgorazioni illuminanti cieli sconfinati
e attestano come le parole create e insieme creatrici hanno la velocità e la
propagazione del suono. Una di esse cominciamo a sorprenderla al limite
d ’Oriente del mondo indogermanico e può soddisfare l’opinione che la
prova matematica offra la garanzia di un rigore operativo; Tantico indiano
mànah “intelligenza, spirito, pensiero” , mànuh, “uom o” , quale essere pen­
sante, come il greco j^évoc; spirito e così, con valori semantici più affini a
quelli delle origini, ^iiiv mese, che è il computo del tempo scandito dalla
luna: |iT|V'n, e così ancora il latino «mens» mente, il gotico man “pensare” e
htuano mènas “ricordare” etc. trovano il loro centro di irradiazione nella
voce di più antica tradizione: accadico m a n ù “calcolare” , “contare” ,
“ considerare” . Il sostantivo m a m tu “ numero, ciò che viene computato”
risulta base lontana del latino «moneta» (v. «moneo»), che per abiezione del
calcolo e del pensiero rischia di essere deificata come «Juno Monéta». Ma la
storia di accadico m an ù , colta alle origini, dopo la propagazione verso le
zone dell’india, continua la sua corsa, ancora più lontano per rivelarsi oltre
che nel brahman dell’antica India, anche nella magica virtù del mana delle
genti melanesiane, energia o essenza dinamica, j^évog che anima oggetti o

~ XXVI -
INTRODUZIONE

persone, come il manitu degli Algonchini, che avvalora la scoperta di P. Rivet


sulla parentela tra le lingue austronesiche e quelle degli Indiani d’America.
U n vecchio grammatico che non avesse avuto in prospettiva le recenti
scoperte nel Vicino Oriente non avrebbe potuto avventurarsi al folle volo,
dall’ac cadico m a n ù al melanesiano m a n a e forse neanche oggi lo farebbe
per restare fedele ai suoi limiti, come i dotti di Salamanca che fiutano le
tempeste e stanno al piede di casa.

Le etimologie: sotto il velo di Iside.

In Sais, l’antica statua di Iside recava una iscrizione: «Io sono tutto ciò
che è stato, ciò che è, ciò che sarà: nessun mortale mai sollevò il mio pe­
plo». Così molti misteri dell’etimologia restarono inattingibili.
Qui, alle soglie, occorre premunirsi dalla sorpresa di scorgere che le
voci più comuni delle nostre lingue non hanno avuto una reale storia, non
hanno una etimologia. Chi cerchi Torigine del latino «aqua» acqua, leggerà
in testi autorevoli che “ce m ot ne se retrouve pas ailleurs” (Ernout-Meil-
let), ma non si tace di una voce germanica, il gotico ahwa “fiume”, del te­
desco Aue e della componente del toponimo Scandin-avia che è ben altra
cosa. Si è ben lontani dall’idea di accostare alle origini la voce «àqua» a un
quadro di riferimento non più congetturale, ma storico, offerto dalle prime
grandi civiltà del passato, le cui lingue in questi ultimi due secoH siamo riu­
sciti a recuperare; tale quadro di riferimento è l’accadico con i suoi grandi
tesori dialettali, l’assiro e il babilonese. Così notiamo che il latino «aqua»
corrisponde ad accadico a g a ’u, agiu, agu, accusativo agà “acqua corren­
te” (‘current wave, flow o f water’). E tale base torna alle origini anche nel
nome del mare Egeo, «Aegaeum». Come in Koben-havn, la componente
-avia di Scandinavia e il tedesco Aue ricalcano l’antica voce col senso di sta­
gno, acquitrino che sono residuo dei fiumi: accadico h aw u , haw w u
(h am m u ), j|^abbu, a m n iu (àwu: ‘swamp’) a cui risalgono gli idronimi,
britannico Avon, itaUco Ema (Ima).
Ignorata è l’origine della voce latina «unda» e di greco i3òo)Q, iiÓoi;,
slavo voda, che richiamano accadico adù, sumero a -d é -a “unda” , onda: -Q
di 'tJòcoQ mostra che si tratta di acqua corrente : accadico a ru “andare” (‘to go,
to advance’). In quanto al timbro originario a- è noto che già nel II millen­
nio a. C. nel nord-ovest semitico a e u alternano: su m u m / sam u m
“nom e” .
In Omero, per pane, affiora una voce del più antico sostrato: àxoXog
{Od., 17, 222) di cui s’ignorò l’origine. Il richiamo a sanscrito agnati mangia

- XXVII -
INTRODUZIONE

a sua volta attende una illuminazione, mentre l’accadico soccorre con fe­
deltà esibendo la voce akalu “pane” (‘bread’).
Persino ignota è l’origine del nome della più tipica divinità greca,
Apollo, che è il segno più alto in cui luce e armonia convivono nella pie­
nezza del divino. Perché Apollo ha fatto dei raggi solari le corde della sua
lira e le corde del suo arco d’argento. L’etimologia del nome ’AjióX-X-WV è
segnata dal malinconico refrain «inconnue».
Se ci si discosta dal tessalico ’'AjcXouv (che rima con accadico ap lu m
“figlio” e giustifica il significato di Latona, At]T(Ó madre), in analogia con la
semitica denominazione del “volto (insostenibile) di dio” , ebraico
p e n u -’El, ’Ajtó>^A,cov (vedi l’antroponimo ’AniX'kwv), nella sua ipostasi so­
lare denota il “volto lucente” : accadico appu, siriaco ap p é “viso” (‘Ge-
sicht’) e allu, elìum “luminoso, sacro” (‘hell, heihg; von G òttem ’).
Persino l’aggettivo che megfio esprime una delle componenti dello spi­
rito greco, xaXói;, bello, non si arricchì mai di una storia che venga da lon­
tano. Ciò che si sa di sicuro di xaXóg suona: «rétymologie est ignorée».
Nessuno fu sfiorato dal sospetto che voci come inglese holy “ sacro” , il tede­
sco heili^ “ sacro, santo” potessero radicarsi sullo stesso ceppo millenario di
xaXÓ5 , il cui significato originario è integro, perfetto, sano. Il greco scopre alle
origini la bellezza con i colori della sanità, integrità, come un riflesso della
intangibile perfezione del divino. La testimonianza è offerta sul piano dei
valori ben noti del tedesco heil “integro, sano” di inglese whole, anglosas­
sone hai che hanno la stessa origine di holy “sacro” e di >taXó?.
Saffo dice la luna bella, xd^av, quando irradia luce nella sua pienezza
(jtX'nOoioa) e le stelle impalHdiscono; naXòt; perfetto, integro, bello è accadico
kalùm , semitico occidentale kull “l’integro, l’intero” (‘whole, all’): per­
fetta è la creatura dell’olocausto da offrire alla divinità. A riprova analogica
valga che, nei testi accadici, l’aggettivo denotante “ingrassato” (accadico
m arfì), detto dell’animale destinato al sacrificio, è talora unito ad altro ag­
gettivo col senso di “puro” (accadico ebbu).
N on si può continuare a lasciar credere di conoscere l’origine della
voce greca e latina «agep> derivandola dal verbo ^ 7(0 e intendere “il
luogo dove si conduce al pascolo” , perché «ager», àyQÒc, è campo coltivato e
nessun agricoltore cosciente vi condurrebbe le capre a brucare i virgulti, e
perché àyQÒ(; ha un antecedente millenario nel sumero a -g àr “ campo” e
nell’accadico ugàru. N on si può gabellare la voce latina «sons» colpevole per
un participio presente del verbo «esse» invece di scoprirvi la base di oCvo[xaL
faccio del male, di cui, è vero, si ignorò l’origine, ma che risulta un denomi­
nativo da base semitica: di accadico sln u m “ criminalità” , sénu “ cattivo”
(‘wicked’): sa-sm i “criminale” (‘criminal’): della stessa base è inglese sin.

- XXVIII -
INTRODUZIONE

Q ui non ci bagnò il sole, è realtà su cui, come usa nell’esercizio disci­


plinato della ricerca scientifica, ognuno può riproporsi riscontri e riprove.
Come può accettarsi per buona una scienza delle parole, a volte le più
comuni e più accoste alla realtà quotidiana, una ricerca etimologica che
per chiarire la voce latina «culina» “cucina” debba discendere al compro­
messo della banalità col ricorso a «culus», invece di individuare la base si­
nonimica di «coquina» “cucina” , da «coquo», la base cioè che per “culi­
na” non può essere che quella di «caleo», accadico qalù, con la sua forma
qullù ‘‘ardere” (‘to bum ’)? Anche l’etimo di «repudium» è un oltraggio a
Roma.
E come può essere accettabile, per illustrare le origini, ad esempio, del
latino arcaico «prosapia» “pro-genie” , la proposta di «prò-» che ovviamente
ci richiama al passato, e poi di un termine accattato nell’area del sanscrito,
che sfiora la gratuita oscenità di sàpaì% «pènis», invece di scoprire una voce
col senso di «gens» quale è appunto l’accadico sàbu «gens» (‘people’)?
In alcune pagine, ancora attuali, Giorgio Pasquali (G. Pasquali, Preistoria
della poesia romana. Sansoni, 1981, p. 65 sgg.: ediz. a cura di S. Timpanaro),
tornò ad evocare col Debrunner voci greche attìnte al sostrato preindeuro­
peo, parole, fira tante, come GdXaoaa mare, eÌQfjvri pace, éQixriveiig interprete,
anziano, JtQeapeDtfig ambasciatore; ed inoltre i termini della nautica,
del commercio, della religione, dello stato, oltreché di toponomastica, di
piante, di animali così òo'OXog schiavo, Xaóg popolo, JtóXiq città: i termini per
denotare il sovrano: dva^, p<xoi>^8'ùg, t'Opavvog; e infine parole come Pga-
arbitro e i nomi dei grandi eroi greci, Achille, Ulisse, Idomeneo etc. E
così tutti i nomi degli strumenti musicali. Se ne può cercare l’etimologia
qui, nel dizionario etimologico. E in quanto al latino, pur facendo larga
parte agli immigrati indeuropei, PasquaH osservava che vi sono nella no­
menclatura parecchi vocaboli non etimologizzabili con sicurezza, e tornava
su termini di presunta derivazione etnisca come «persona». Viene ripreso
dunque il discorso del Meillet su quella «part d’inconnu: cette part est
large ...», Ma la fede indeuropea è più larga.
Il problema che investe tale costruzione oggi, dopo tutto quello che è
stato rivelato da un secolo a questa parte, ci pone nella condizione di affer­
mare che quel sistema dell’indeuropeo rischia di apparire un castello de­
sueto e che sono proprio le voci comuni che affermano i loro antecedenti
storici, non in radici indeuropee, ma in voci che testimoniano il loro diritto
di appartenenza mediterranea, geneticamente riconducibile aUe grandi ci­
viltà di Sumer, Akkad, Babilonia, Ebla, Ugarit, Tiro, Sidone e che ad espri­
mere sinteticamente tale appartenenza remota ci soccorre per lo più la lin­
gua accadica, la più antica e ricca di documentazione.

- XXIX ~
INTRODUZIONE

L’indeuropeo non riesce neanche a spiegare l’origine, «inconnue», di


xai originariamente “ come” (‘également, et’, Chantraine), che in cipriota e
in arcadico di Mantinea serba in )ta la sua originaria forma semitica pura: ka
particella di paragone, di somiglianza o di proporzione “ come” (‘as, like; at,
after’), arabo kai, accadico ki.
L’indeuropeo non assicura neppure l’etimologia di ox) non; di oi)X, o^xi,
o^X- «rétymologie de O'ù reste obscure». Invece O'ò che realizza la legge della
caduta di originaria intermedia o in fine di parola, corrisponde all’acca-
dico ul “non” : perciò oi&Ht, con -ni (accadico ki “ come”) rende il senso
originario di non come.
Ignota è persino l’etimologia del latino «et» che denota compagnia, in­
sieme, con: ebraico et, accadico itti (with) che torna nel greco
Ignota è l’etimologia di latino «cum» con, che denota unione: dalla base
di accadico k am ù “legare insieme” (‘to bind’). Ignota è l’etimologia di
greco o vv, da che deriva da accadico ku ssù m “legare” (‘to bind, to
tie’). Ignota l’etimologia della comunissima «rés»: che rende accadico rès
(rèsu) ometto, pezzo, capo nel senso di «caput» nella numerazione. Per il fe­
nomeno di caduta, in greco, ài -l- originaria, valgano due esempi: ad o 5
sano e salvo, latino «salvus»: sono voci di cui si ignorò l’origine. Perché l’in-
deuropeo non è in grado di saldare odo? sano e latino «salvus» con il semi­
tico: accadico (leggi salàwu) salàm u “ essere sano” (‘to he in good condii
tion, intact’), salàwu: salàm u “salute” (‘health’), salm u “sano” (‘sound,
whole’): *saw u (con caduta di -l- in greco; 111 è letto in accadico w, in
particolare tra due vocali). Così accadico salm ù tu , *salw utu è latino «sa-
lus, salutis». Così a(jò^xa corpo corrisponde ad accadico saliiiu > * sam u “fi­
gura, forma del corpo” (‘bodily shape’); il tema ao)|LiaT- e il significato di ca­
davere inducono a pensare a un lontano incrocio con la base di accadico sa-
la m tu (‘corpse’, ‘Leiche’), plurale salm atu > oo)fiata.
Che l’indeuropeo ignori le voci più comuni, valga ancora qualche esem­
pio, oltre alle migliaia che tornano nelle pagine seguenti dei dizionari etimo­
logici. Il focolare domestico, attico éotia, dorico lOTÈa viene offuscato dal
fumo del dubbio: di un F- iniziale o no. Si rischia persino di ri­
nunziare ad accostare il latino «Vesta»: l’accadico ha esàtu, isàtu “fuoco”
(‘fìre’), che non ha bisogno di parole per essere accreditato. L’indeuropeo
ignora persino l’etimologia del greco ÒÓD}J-a, òcójxaTa, che è il plurale, d’uso
col senso di case, costruzioni efamiglie che le abitano. Questa voce richiama acca­
dico d ad m ù , plurale, con una reduplicazione di base che richiama uno dei
modi del sumero di esprimere un complesso, il plurale. Torna a mente la dif­
ficoltà di dare un’origine alla voce alpina baita “ capanna” , che ritroviamo con
estrema fedeltà nell’ebraico b ajit “abitacolo, abitazione” , accadico bétu.

- XX X -
INTRODUZIONE

Valga la storia della parola uomo: latino «homo/hominis». N on ci si può


rifare al latino «humus» terra che darebbe il privilegio alle bestie di ripetere
origini meno umih, non dalla terra. L’osco humuns “uom o” non ci assicura
delle origini della più antica parlata, della ziqurrat: il sumero u m u n , “si­
gnore” , restituisce dignità alla parola uomo, «homo», mentre umano, latino
«hùmànus», non deriva come gli orecchianti potrebbero pensare da «homo»,
che non si spiegherebbe la diversa quantità di 6 breve e ù lunga, ma risale
^ a lingua delle ziqurrat: accadico u m àn u , “saggio, competente, artista, ar­
tigiano” : u m à n u era il consigliere del monarca. Meglio si spiegano così le
«humanae litterae».
L’oscurità deU’indeuropeo si estende ovviamente anche ai verbi che de­
notano “vedere” : ÓQdw vedo, non ha etimologia, che è invece garantita dal­
l’esistenza di un digamma iniziale F-\ corrisponde ad accadico b a ru “vede­
re” ('to look upon, to observe, to watch over’) e il digamma, F~, rende l’ori­
ginaria b-. Ma neppure 0Edo|iai guardo, contemplo ha un’etimologia: «pas
d’étyinologie» (Chantraine). Sappiamo ora che 0- iniziale corrisponde a t-
iniziale dell’ugaritico t ‘j “vedere” , a s- deU’accadico se’ù “vedere, cercare
con gli occhi” , ebraico sa‘a “guardare” (‘to gaze at, to behold’), tedesco
sehen. La presenza della originaria laringale semitica spiega così anche l’ori­
gine di latino «sagio» e tedesco suchen.

1 valori di cosmo e mondo.

Vi sono spazi enunciativi dove la fantasia, l’arte dividono la loro capa­


cità creativa con la parola primigenia: «Bello il tuo manto o divo cielo e
bella sei tu, rorida terra». Della parola greca xóo|io<;, che ebbe il valore ori­
ginario di “manto, addobbo, rivestimento” , come attesta qualche passo del-
VIliade, non si conobbe l’origine e nel Frisk è rubricata la condanna all’oscu­
rità, perché secolari ricerche non hanno mai avuto esito felice.
In una nota sequenza omerica, Era, prima di incontrare Zeus, si cinge
di una irresistibile aura di profumo e avvolge intorno al corpo ogni suo or­
namento {II, 14, 187 sgg.). Altrove ornamento è l’avorio che donna meo-
nia o caria ha tinto di porpora, per farne guanciale a un cavallo {II, 4, 145),
Con Pitagora, Parmenide, Platone la dilatazione semantica di wÓ0 |ui0 (; at­
tinge lo splendore e la compostezza dell’ordine dell’universo. L’etimologia
della voce greca si raggiunge sulla scorta di una elementare nozione dei fe­
nomeni consonantici, in particolare della muta -x- davanti a ~[x- che rende
il gruppo Perché la base di xóaixog “ ornamento” , “rivestimento” ,
corrisponde ad accadico k a tm u (m ) (*kasm u) che significa “rivestito”,
“addobbato” (‘covered’), aggettivo verbale di k a tà m u m “rivestire, co­

- XXXI -
INTRODUZIONE

prire, velare” (to cover with garments, to veif), k u ttu m u “coprire: di ve­
sti” ; è detto di una signora deU’hareni (‘to prò vide with clothing: a woman
in thè harem’).
Assunto nella categoria della bellezza di un ordine che lo cinse di inau­
dita armonia, l’armonia dei cieli, il cosmo dei grandi pensatori greci non
poteva escludere la terra. Nulla di nuovo: alle radici del pensiero che con­
templa Tuniverso i sumeri posero, come sappiamo, il binomio an-ki, cioè
“cielo-terra” . Ma nessuno, penso, esplorò l’origine sinora ignorata di x6 <^v
terra: questa voce resta nel raggio dell’identica base: accadico k (a)taw u m
“ coprire” > * k taw u m > *ktàun; l’aggettivo x^Óvlo^, detto del dio Her­
mes (v.), psicopompo, ne fa una divinità esperta a volgere il suo cammino
occulto nel regno ricoperto dalla terra: il suo nome, Hermes lo ripete dalla
base corrispondente ad accadico h e re m u “ coprire” . Così, alle origini, il la­
tino «mundus», nel senso di “addobbo” asseconda il valore semantico della
voce greca: «mundus» trova antecedenti remoti in accadico m u d ù “abbi­
gliamento” (‘a garment’), che torna in ugaritico e riecheggia il sumero
m u -d u -m ,
Uscita dalla visione di un chiaro e geometrico ordine, la scienza attuale
ha solennizzato l’avvio originario alla creazione tuonando con il gran fuoco
d’artificio del big-bang: la fragorosa ipotesi delle origini è quasi pertinente
alla furiosa civiltà dei rumori, che avvilisce e fiacca l’anima. Tale ipotesi è
riscattata dalla capacità offerta all’essere effimero, che si dice uomo, di con­
templare una parte del gran tutto: questo nulla, veggente più delle pupille
stellari, è un nulla che insegue la fiaga delle galassie, prodigio più grande
dello stesso creato.
L’indole della scienza attuale non è fatta per contemplare il cosmo, per­
ché airindifferenza per l’atomo, che agli inizi del secolo caratterizza lo
scienziato, fa da contrappeso l’evento maturato in Roma, nella scuola di Via
Panisperna, ove nel 1926 esplode Tera della fìsica nucleare: Otto R . Frisch,
a Copenaghen traduce ai colleghi, ansiosi di conoscere gli ultimi risultati, le
pagine di Ricerca scientifica. Lo scienziato, più che al cosmo, più che alle leggi
fondamentali, guarda alla regolarità dei particolari; si arrovellò già intorno a
problemi defatiganti, come l’involucro degli atomi chimici, intorno alle
proprietà chimiche della materia, rivelate attraverso la formulazione mate­
matica della teoria dei quanti e cerca ancora di portare luce nell’oscurità che
incombe sulle relazioni tra teoria dei quanti e teoria della relatività. Co­
munque è ancora l’uomo che pena a strappare frammenti all’universo de^i
inesauribili segreti e trionfalmente li chiama scoperte.
Ma un giorno forse, la scienza, giunta a più acuta visione del mondo
che lo circonda, vorrà ricomporre il grande cosmo nel suo ordine supremo

- XXXII -
INTRODUZIONE

risalendo dal trionfale prodigio dell’infinitamente piccolo, lasciandosi alle


spalle il mondo dei leptoni, dei mesoni, degli adroni e tenterà di legare fra
loro le grandi galassie in corsa, chi sa verso dove? Galassie ellittiche, galassie
spirali, galassie irregolari, congiunte finalmente, come i quark incollati dai
^uoni. E forse lo scienziato sarà folgorato dal sospetto che il cosmo possa
essere assunto nell’ordine vitale, strutturato organicamente dai grandi agglo­
merati stellari, del grande Univei-so, e il ritmo che muove il tutto, daH’elet-
trone alle grandi aggregazioni astrali, sarà allora il respiro e la pulsazione vi­
tale del Cosmo, diastole e sistole del grande cuore. Ma fluitate nelle viscere
del grande Organismo, le stelle abitate non consentono più l’aperta visione
del Tutto, che non può avere sensi inferiori a quelli che concede agli effi­
meri. E oggi che sulla terra la vita è prostrata alla mercé del folle che può
sopprimerla azionando un congegno o avvelenando l’atmosfera, e tante
sono le morti minacciate ed annunziate, sentiremo forse in questo immane
suicidio l’ostilità del cosmo che sente nella vita organica che lo abita il virus
che l’opprime. Qual è la forza che può contrastare l’arcana avversità dell’u-
niverso se non l’amore che ci fa solidaH? Vi fu un poeta che visse questa an­
goscia nella trasparenza di un simbolo, ma la ginestra del suo ultimo canto è
restata inerme e indifesa, alle pendici del vulcano.
Forse, ben prima che il sole abbia dissipato l’ultima riserva di idrogeno,
nella terra, quasi deserta, l’uomo sì aggirerà cercando l’incontro con
l’uomo, non più nemico e, non importa il colore del viso, a farli^er un at­
timo meno dolenti, sarà la luce di uno sguardo.

Vorigine del nome «titulus».

Eppure è dato talora risalire alle origini di etimologie che appaiono gra^
tuite stramberie. Nel primo trattato grammaticale islandese che è conservato
nel Codex Wormianus dell’università di Copenhagen, si fa derivare la voce
latina «titulus» da Titan, il Sole. L’etimologia, data da Remigio di Auxerre,
la ritroviamo nel commento all’ylfi minor di Donato ed è giocata sull’analo­
gia di Titan, il sole che illumina il creato, e «titulus», spiraglio che illumina
il testo. Anche il Codex Elnsidlensis 172 si abbellisce di questa etimologia,
che torna nel commento di Bernardo di Utrecht alla Ecloga di Teodulo.
Qui, nel dizionario etimologico della lingua latina, è data la etimologia di
«titulus», che neirErnout-M eillet si tende gratuitamente a far risalire all’e­
trusco. Ma «titulus» è alle origini la breve «nota», il contrassegno apposto
con gesso, «albo lapillo», «creta an carbone», direbbe Orazio: è il gessetto, e
la base «tìf-» corrisponde ad accadico d ttu , titu, ebraico tìt “ creta, gesso” ,
da cui deriva anche il greco T:tTavog, gesso, confuso con Titan, il “Titano” .

~ XXXIII -
INTRODUZIONE

N ei seg reti di voci m oderne

In un passato non lontano ricorreva frequente nei testi di linguistica la


voce “razza” , e molta parte della linguistica storica è ancora inconsapevol­
mente percorsa da richiami di tipologie razziali, nonostante la ricchezza di
nuove motivazioni di analisi linguistica avvalorate dalla scoperta delle lingue
e civiltà del Vicino Oriente.

Vorigine della voce tedesca Sippe ^‘g ente^\ ‘"stirpe”.

L’indice di un incorreggibile egocentrismo indeuropcistico si annida


nella etimologia della voce germanica Sippe, inopinatamente derivata dal
pronome di terza persona! Privata del suo originario quarto di nobiltà,
quella voce afferma la sua presenza tremila anni prima della sua attuale appa­
rizione. È accadico fàbu, più fedelmente conservato dal latino «pro-sapia»
ugaritìco sb’, Mari e antico babilonese sa b ù m col significato di gente,
Leute. L’ebraico accentua il suo significato di “ gente in armi” (‘army’).

Vorigine del nome razza.

È ormai fiiori di ogni dubbio che l’origine della voce “ razza” , francese
race sia da cercare nell’antico francese haraz “allevamento di cavalli” ; ma l’o­
rigine stessa di haraz è rimasta ignota.
Come molti antichi nomi semitici fluitati dall’arabo, haraz, haras ripete
la voce neoassira H arsà, che denota una razza di cavalli (‘gentilic referring
to a breed of horses’: in Assyr. Dict. 6 , 115): è un originario aggettivo del
nome di città: Harsu* H arsa. U n più antico l^jiar^tu, noto all’antico acca­
dico e a U r III*, si riferisce ad allevamento di pecore (‘gentilic referring to a
breed ofsheep’, ihid., 113). HarSà, riferito all’allevamento di cavalli, svela il
mistero dell’origine di inglese horse ‘^cavallo”, onestamente confessato di eti­
mologia ignota, e del tedesco Ross, riaffiorante in italiano “rozza” , cavallo
vecchio e pieno di magagne.

Vorigine di tedesco Seele, inglese soul ‘‘anima^\

Uno dei misteri, che ha pesato suU’anima, investe le origini di inglese


soul, tedesco Seele. Si accostò alla base di sea, see di cui si ignorò l’origine.

- XXXIV -
INTRODUZIONE

Realmente soul richiama il mondo degii Inferi, che in ebraico è s*òl (‘abyss,
nether world’) e Seele “anima” scopre l’interferenza della base di accadico
sillu “ ombra” (‘shadow’).

Vorigine del tedesco Leib “corpo^\

Ma ciò che mette a dura prova il sistema dell’indeuropeo come lingua


delle origini è proprio il gemiamco. Chi cerca l’origine di tedesco Leib
“corpo” , di inglese life “vita” incontra il rimando alla lontana radice di
greco XLJCog E invece, la più autorevole e più antica base è semitica
accadico Ubbu, col senso proprio di Leib “corpo” (‘abdomen, parts o f thè
human body, inside’). Questa voce è anche all’origine di Uebe “amore”
perché libbu, ebraico libba, semitico lu b b denotante organi interni del­
l’uomo, significa anche “cuore” , “ desiderio” (‘heart, mind, wish, desire,
preference’): ed è voce ovviamente all’origine del latino «libet», «lubet» (cfr.
sem. lubb) “piace” e dell’antico alto tedesco loben “lodare” . La radice ger­
manica leib- col senso di “rimanere” , alla quale viene connesso a torto in­
glese life “vita” , è quindi fuori dal novero. E in quanto alla radice *leip-
“ungere” , “appiccicare” , che viene ipotizzata, essa trova cittadinanza grazie
ad accadico lepu, Hpu “grasso” (‘fat, sallow’), greco

Qualche altro esempio.

Per avere la misura delle condizioni in cui versa l’etimologia che opera
sui codici simbolici delle radici, in questo territorio moderno, che ha basi
remotissime, basta osservare qualche voce comune, come inglese ware
“guardare” , tedesco wahren “ custodire” etc., rinviati alla radice "^wer- “per­
cepire, badare” . Ma l’inglese ware “guardare”, tedesco wahren etc., per i
quali si ripropone la stessa base *wer-, esigono una base remota: come acca­
dico barfìm “vedere, guardare” (‘to look upon, to watch over, to obser-
ve’), da cui b a ru “veggente” . Così inglese walk “camminare” , tedesco wal-
ken “calcare” etc., per i quali si sceglie un confronto col sanscrito valgati
“salta, balla” ! La radice *wel- “rotolare” non è pertinente. Walk corri­
sponde al semitico hlk, accadico (b)alàku “andare” (‘to walk about, to go,
to move’): w- iniziale risulta da una laringale fricativa.
Così inglese to bum, tedesco brennen “ ardere” vengono ricondotti alla
ragione di una radice ^g'^her-. Tutto questo riesce gratuito se prendiamo in
considerazione il semitico: ebraico b à ‘ar “ardere” (‘to bu m ’), accadico b a -
rà m “fiammeggiare” . E così inglese bum “ ruscello” , tedesco Brunnen “poz­

- XXXV -
INTRODUZIONE

zo” per i quali si escogitò un richiamo alla base inglese brew “preparare la
birra” . Lontano da noi il timore di concepire «sogni d’uomo cui molta
birra gravi», ma bum è semitico: accadico b ù ru tti ‘‘fonte, pozzo” (‘well,
pool, hole’).
Per inglese to spring “rampollare"’, sprìng “primavera” , tedesco springen
“venir su” , si ipotizzò una radice testimoniata da un verbo sanscrito con
senso di “bramare” . Ma spring, nel senso di “primavera” ci orienta verso
una base col significato di “rampollo” : la iniziale s~ non è etimologica e la
base corrisponde ad accadico pir^ju, perl^iu (‘sprout, blossom’), col verbo
p aràh u “produrre, germogliare” (‘to sprout’); s- iniziale, mobile, richiama
l’originale pronome determinativo accadico Sa, su.
Per sostare ancora in ambito moderno, Max Pfister, presentando il suo
Lessico Etimologico Italiano al Congresso dì Amsterdam, chiamato ad affron­
tare il tema Lingua e cultura in Europa, ha scelto, come esempio paradigma­
tico, il vocabolo «apex» apice, al quale vengono riportate da lui alcune voci
lombarde, come awas, “acqua sotterranea”, awis, aves “acque sotterranee”,
per le quali voci lo Hubschmid aveva opportunamente ipotizzato un
pre~latino '^apis/o. Eppure Max Pfister non ignorava che «apex» “verghetta
d’olivo in cima al berretto del flamine” , non ebbe una etimologia, mentre
noi recuperiamo la certezza che è parola composta da basi semitiche delle
quali le più antiche sono accadico a p p u (cima, ‘tip, edge’) e isu (“legno,
albero”, ‘tree, w ood’). Le voci lombarde citate col significato di “acque”
sono ovviamente ben altra cosa: perché awas, awis sono identificabili con
l’idronimo diffusissimo nelle forme Apsa, Avesa, Ausa: accadico apsù “ ac­
que sotterranee” (‘deep w^ater, subterranean water’), sumero ab -zu .
Quando si cominciavano ad accostare, come paradigma di unità pro-
toindeuropea, la voce inglese birch “betulla” , il germanico birke, il sanscrito
bhuija, per risalire a una ipotetica base ricostruita, Tindeuropeo '*^bherg, man­
cava l’anello di congiunzione con una realtà storica che ne illuminasse il
vero significato. E questo risulta simile a quello, anch’esso ignorato, del la­
tino «betulla», che esprime il suo virgineo candore, come scrisse Plinio e ha
roriginario valore di “vergine” , ebraico b^tùla (‘chaste maiden, virgin’).
Tale senso, a conferma, è alle origini in inglese birch (*bherg) che ha lontane
origini in accadico p e rh u , p irh u “ rampollo” (‘Spross’), cioè latino «virgo»
e anche «virga» ramoscello che non ha ancora prodotto frutto.
Fra le parole sacre, più auguste e più profanate, è la voce libertà; l’in­
glese free, come il tedesco “Ubero” , anglosassone fieo etc., viene ricon­
dotto a una radice '*^pn~ col significato di “ amare” e all’immancabile san­
scrito priyàh “ caro” . Le relazioni vengono intorbidate accostando il latino
«liber» “libero” e «liberi» “figli” . In realtàJree etc. ha un originario valore

- XXXVI -
INTRODUZIONE

elitario: è dalla base di tedesco Frau; è rie le tto ” e perciò “ diletto” : da acca-
dico b e ru m , b lru m ’ (‘choice’), ebraico b à h ir (‘elect’): da accadico b è -
ru m , ebraico b à h a r “ eleggere” , “amare” (‘to select, to choose, to like, to
lo ve’)-
Del verbo tedesco regen, inglese rain, si ignorò l’origine. Per gotico rign,
l’anglosassone regn^ si tentò col latino «rigo» “irrigo” , ma questo è «sans
étymologie» (Ernout-Meillet). Regen è accadico re^jù, rìl[}d, “riversarsi”
(‘sich ergiessen’), aramaico rh*" (Papyri); e richiama accadico rahàsu, arabo
rahada, ebraico rabsa (‘to v^ash’), semitico rhd.
Il verbo inglese try “tentare” , il cui primo significato è “ esaminare” ,
(‘examine and determine’, Onions), viene rinviato all’antico francese trìer
“vagliare”, “distinguere” , al catalano triar, e infine si dà come verbo
gallo-romano di ignota origine. La sua base ha invece una letteratura so­
lenne, inesausta, in territorio semitico. In ebraico è tu r (‘to explore, to in­
vestigate; to go about as a spy or scout; to search’) etc. Le vie di penetra­
zione sono le stesse di quelle seguite da haras “razza” , di inglese horse, di te­
desco Ross. L’ebraico tu r richiama accadico taru , assiro tu a ru m “aggirar­
si” , “volgersi a” (‘to tura, to tura around, to approach’).

C hi s o n o g li A rii

In passato valse il termine ario, ariano per indeuropeo ed è ancora in uso


per qualche linguista inglese.
La voce sanscrita àryah, “ario”, in antico persiano arya, richiama il san­
scrito arih “straniero” .
L’accostamento di questa voce al prefisso accrescitivo greco àQi-, pro­
posto dal Thieme, che ipotizza anche la base di eQi^ contesa, non ha
sostegni.
Le voci sanscrite arih, dryah denotano i nomadi invasori, gU stranieri che
penetrano nel Punjab e ne sottomettono gli abitanti. La base originaria delle
voci sanscrite si identifica con accadico àru “andare, andare contro, attac­
care contese” (‘to go, to advance against, to attack’). E si pensa anche al tra­
mite aramaico e ad ebraico ah ér “forestiero” (‘foreign’) che scopre, in con­
trasto, il reale significato della voce sanscrita denotante gli indigeni sotto­
messi dagli arii; dasàhy inteso come “barbaro, schiavo, avversario, demone” ,
dàsyuh “barbaro, empio” . Voci che non ebbero una etimologia: derivano
dalla base di accadico d àsu m “ opprimere” , “ calpestare, spregiare” (‘to treat
with injustice, to treat with disrespect’), ebraico dù§ (‘to tread down’).

- XXXVII -
INTRODUZIONE

La società arya dei Bràhamam, KsatHya e Vaisya.

I nomi delle caste indiane non sono d’origine indiana. Così bràhmamh,
il bramano, appartenente alla classe sacerdotale. B^axixQveg, come abbiamo
accennato già, è denominazione che presuppone basi come sumero bara,
accadico p arakku “ tempio” , ebraico b àrah “esaltare la divinità, pregare” :
è la casta che rivendica a sé il predominio spirituale, sviluppando correnti di
pensiero e di fede ben lontani dal livello culturale e morale che si suole at­
tribuire agli invasori arii.
Così Ksatriya, il “potente” , il “ signore” (‘master’, ‘H err’), membro
della seconda casta, in avestico hsapryd, “che è depositario del potere, pa­
drone” , sono voci collegate a sanscrito ksatràm che denota “potenza, potere,
signoria” : antico persiano hsasàm “signoria, regno” . Ma se ne ignorò l’oii-
gine.
La base corrisponde ad accadico kassu “il potente” (‘mighty, strong’),
l’antico assiro kassu, designa l’alto ufficiale in Anatolia (‘a high officiai in
A.’); kissùtu è il “potere” la “potenza” , la “ comunità” (‘power, might; to-
tality’). La componente -riya di ksatriya corrisponde alla base semitica r% ac­
cadico r u ’a, antico aramaico r ‘, ebraico r§“ “ associato” (‘associate’).
II nome vàisy^, appartenente alla terza casta, è connesso con la base san­
scrita v it > vf§- “stanziamento di una famiglia, genere, razza, tribù” . Ma
vit, corrisponde ad accadico b ìtu “stanziamento di una famiglia, casa”
(‘dwelling, place, house, encampment: of nomads, family, household, ag­
gregate of property’).

Gli dei sovrani degli Indeuropei.

E scritto in lingua accadica, redatto attorno al 1380 a. C., il testo del


trattato tra il re degh Ittiti Suppiluhuma I e il re detronizzato dei Mitanni,
M attiù(z)za (o, come oggi si trascrive il suo nome, Kurtiùa(z)za o, sia pure,
Sat-ti-ù-a (z)-za. Se ne contano più copie.
Il re dei Mitanni, a testimoni della sua fedeltà al re degli Ittiti, invoca fra
le altre divinità babilonesi Mi4t-ra-as-il e U-ru~P[a~na-as-si-el (variante
A-ru-na-as-si-it); e ancora In~dar (variante In-da~ra) e i Na~sa~at-ti-ia-an~na.
Dumézil introduce il discorso su gli dei sovrani degli Indeuropei con un ti­
tolo che stravolge la storia: Gli dei indiani degli Indeuropei: dovrebbe suonare
invece Gli dei mitanni degli Indiani.
I nomi delle divinità dei Mitanni furono riscoperti nel Veda e la fi­
nale -//i fu ritenuta «un’approssimazione urrita» destinata a rendere l’idioti­
smo sanscrito, il doppio duale Mitra-Vàruna (Dumézil). Tale fenomeno,

- XXXVIII ~
INTRODUZIONE

cioè il dvaiida, non è idiotismo sanscrito, ma è noto al greco, airosco-um-


bro e persino al testo della Cronaca di Nestore. Ciò che importa è cercare l’o­
rigine di quei nomi divini e accertare se quelle divinità, alle origini, appar­
tengono in realtà al paradiso dei miracoli degli antichi indiani.
L’impero dei Mitanni gravitava un tempo sulla riva sinistra deirEufrate,
a sud del Tauro; comprendeva la Mesopotamia del nord e verso il quindi­
cesimo secolo a. C. anche la parte occidentale dell’Assiria. Ora, le divinità a
testimoni del suo cuore Kurtiua(z)za non aveva bisogno di evocarle dai sa­
crari di altre genti. E in questo testo accadico i nomi degli dei invocati ac­
quistano fede e significato da questa stessa lingua. Mi-it-ra-as-si4l denota di­
vinità auspici dell’equità, in relazione al trattato, e svela le basi di accadico
m ith a ru , m ìthàra: “ equo” , “ corrispondente l’uno all’altro” (‘einander
entsprechend, gleicli’, vS, 662): con la preposizione assa, assum , assum i
“per, rispetto a” (‘wegen, related to, concerning’) e i’iu, e ’iu “ trattato
scritto” (‘written agreement’, ‘Vertrag’): da e ’elu “vincolare” . Cosi
U-ru-t^a-na~as-si-el (la variante A-ru-na-as-si-il indica il diverso ambito cultu­
rale in cui è trascritto il testo accadico), è denotazione del cielo, anzi della
volta del cielo, analizzabile come accadico u fu (‘Dach’), (W )anu, A nu
{‘Himmelsgott’) e assi-e*!- (“a favore del trattato”). L’altra divinità invo­
cata sarebbe In-dar: (variante in-dara) e suonerà TEterno ('‘per l’eternità”):
accadico in - o ina (‘zeitlich: in, an’) e d à m “ eternità” (‘Ewigkeit’). Le en­
tità che sarebbero adombrate in Na-sa-at-ti-ia-an-na, invocate dal mitanno,
sono “le mie benevole” , “le mie entità recanti favore” : si pensi al plurale di
accadico nasù (‘Trager’) e a n n u “ consenso, benevolenza” . Se tali divinità
devono identificarsi con quelle indiane, Mitrah, Vàruna, Indra e i Nàsatya,
l’ipotesi di para-indiani sull’Eufrate è gratuita: l’origine dei nomi delle
grandi divinità scopre la matrice mesopotamica e il passaggio dal Vicino
Oriente in India. L’indiano Mitrah, è lo stesso che sanscrito mitrah, che si­
gnifica “partecipe di una intesa, amico” (neutro mitràm “intesa” , “contrat­
to”): mitràh deriva, come si è visto, da base corrispondente ad accadico m i-
th àru “ equo”, aggettivo da accadico m a h a ru (‘to please, to be equal’),
m it^iuru (‘to agree with each other’). Ma in sanscrito una ridda di basi
quasi omofone si fonde e arricchisce di nuovi valori le basi di origine.
Stando ad un rigore cronologico, nel Rg- Veda non si avverte una decisa di­
stanza fra Mitrah e Vàruna; così neìl’Athatva Veda^ nella letteratura vedica in
prosa, i due dei sono concepiti in rapporto reciproco.
Il nome Vàruna non fu mai chiarito, ma ha ben altre origini del nome
della divinità invocata nel trattato dal re mitanno. Occorre ancora pensare a
una divinità suprema, ipostasi del cielo che tutto avvolge e tutela, la terra, il
paese. Le basi del suo nome si ritrovano in sanscrito vàrah “ giro, circonfe­

- XXXIX -
INTRODUZIONE

renza, luogo, ambito” che corrisponde ad accadico w à ru m “ girare” , “cir­


condare” (‘to turn), con la desinenza -una ove -u- mostra il timbro oscurato
di -a nel nome mesopotamico del “cielo” , di origine sumera: accadico
A nu “ Cielo” deificato; un «lanus» bifronte che tutela i confini della terra;
-u- di Vàrum è in analogia con sanscrito “acqua” , ove w- rappresenta
l’originaria a- di accadico a d ù m (edùm ), latino «unda».
Si comprende perché dunque, alle origini, le funzioni delle due divi­
nità, Vdmna e Mitràh siano sotto il segno di una suprema corrispon­
denza.
Agli indagatori sfuggì che la base accadica di Mitràh è la stessa di voce
slava, russo mir “pace, confine, accordo” ; accadico m ih ru (‘corresponden-
ce’), da m a|jiàfu (‘to please’); ma tale valore è vissuto nella consonanza con
la base di accadico m isru , “ciò che accosta, cinge e distingue; confine, ter­
ritorio” (‘border, border line, territory’): bel m isri è “il vicino” (‘neigh-
bour'): letteralmente “il signore del confine, della terra” .
Molte teorie possono ritrovare oggettivo riscontro solo sulla scorta della
storia delle parole, di nomi chiave del discorso. Così, la “nuova mitologia
comparata” , come gli amici americani dissero le ricerche di Dumézil, ri­
schia di urtare a una difficoltà iniziale con la sua presunta triade divina, do­
minante il pantheon indeuropeo, compreso quello di Roma. «Quirinus»
che, per formare la triade, si affiancherebbe a «luppiter» e a «Mars», è alle
origini un aggettivo che accompagna come attributo il nome di una divi­
nità, anche di Marte, non solo di Romolo. Il nome «Romulus» significa
“quello della fondazione” e deriva dalla base di accadico ra m ù “gettare le
fondamenta” (‘Fundament anlegen lassen’), “stabilire Tabitazione”
(‘W ohnung aufschlagen»). E ovvio che l’aggettivo «quirinus» sia pertinente
a lui, ma non lo è meno per «Mars», detto «Quirinus», secondo Servio,
quando se ne sta «tranquillus», cioè non è fuori a combattere. L’origine del­
l’aggettivo «quirinus», e quella di «quiris», letteralmente: “ del borgo” , “della
città” , è ormai certa; è da base semitica: accadico k irh u , ebraico q ir “ cinta
muraria di una città” (‘wall; of a house or tow n’), qirja, aramaico q ìq à
“ città” .

Bràhma.

Il valore semantico che originariamente viene assegnato a bràhma è


“forma, formazione, rappresentazione, creazione” (‘Fonnung, Gestaltung’).
In tale senso la voce cercherebbe invano un suo antecedente in area indeu­
ropea, ma, come tardiva personificazione vedica, la voce scopre influssi
della lingua aramaica. L’ebraico b a ra denotante “ creare, formare, plasmare,

- XL -
INTRODUZIONE

produrre” (‘to forni, to create, to make’) e il sanscrito hrahmàn “colui che


rivela, che fomia; il poeta, il sacerdote che officia il sacrificio” , scoprono
apporti remoti: con accadico b à rù m “veggente, sacerdote” (‘diviner’; ‘O p-
ferschaupriester’), incroci con b a rà m u m “essere formato artisticamente,
variegato” (‘to be variegated, speckled’) e b a rm u m “variegato” (‘spec-
kled’).
Il nome della divinità Brahman-, personificazione del neutro brahman, si
carica di altri influssi come accadico baral^u “ risplendere”, forma allotropa
di p a rà q u “lampeggiare” ed ebraico b àrah “ esaltare la divinità, pregare,
invocare benedizione, benedire” (‘to bless, to praise, to ask blessing’) e p a -
ra m a h u (“ santuario, tempio”) (‘Heiligtum, Hochsitz’), siriano p rak k a
“altare” .^
Atm à “alito, anima” , antico alto tedesco atum, tedesco Atem “fiato”, fu
a torto accostato a greco ^xoq (v.). Il significato originario è quello di «flatus
vocis». La voce sacra del sanscrito corrisponde ad accadico a tm u “parola,
linguaggio” (‘speech’).
Vimuh è divinità soccorrevole che nel Rg- Veda attinge momenti di glo­
ria e con Swa dominerà nell’induismo ; denota che allontana il male, le av­
versità. Ovviamente, della sua essenza «nicht sicher erklart» (Mayrhofer).
Deriva da sanscrito pi- col senso di allontanamento (‘off, apart’, ‘weg’) cor­
rispondente al semitico -b-: ugaritico b - (che ha il senso di ebraico m in:
‘apart, aw^ay from’); la componente -snuh deriva da base semitica: accadico
sitiu, sìnnu, “cattivo, sinistro” (V icked’: v. o(ivo)jLaL e lat. «sons»), ebraico
Sin’a “ avversità” (‘enmity’). Fu proposto, senza discernimento, sanscrito
sànu “cima” (‘top’) di cui si ignorò l’origine.

Suryah.

Di Suryak, il Sole, le etimologie tentate non consistono. Le radici ipo­


tizzate, raccostamento a non nascondono l’arbitrio. È dalla base di
accadico saràru, sumero sur “splendere, brillare” (‘to flash: of shooting
stars’), sàriru (‘a star’).

Sipàh.

Sivàhy inteso “propizio” , “buono” (‘kind, friendly’), è nome di origine


semitica: richiama aramaico ed ebraico siwan, babilonese siw ànu (si-
m àn u ), terzo mese del calendario babilonese, corrispondente a giugno-lu-
glio; della stessa base è accadico siw anu (sim anu) la “stagione propizia”

~ XLI ~
INTRODUZIONE

(‘season, proper time’), sostantivo da asam u “ essere propizio” (‘to be suita-


ble, fitting'). Si comprende il suo attributo di rudrà- “splendente” , in rela­
zione al vigore della luce estiva, nel mese delle messi e dei frutti; rudrà- fu
accostato a latino «rudis» di cui si ignorò l’origine. Richiama il nome del
bronzo grezzo, «rudis», una voce di derivazione sumera: accad. u ru d ù
(‘Kupfer’).
Il lingam, come segno di fecondità e di autorità (‘Merkmal’; ‘sign’) di
Sivàh-Rudrà-, se alle origini fu un ramo, un rampollo, un bastone, inteso
come fallo «penis» (Mayrhofer), risulta etimologicamente affine ad accadico
ligìw fim (ligim um ), sumero li-g i-n «rampollo» (‘offshoot, ofFspring’).

Agni.

Il nome Agni, ipostasi del fuoco, deriva da basi seinitiche: egizio ’ikn; e
al semitico attinge Tittito aganni, come il latino «ignis» (v.).

Vàsuh,

Vàsuh “ eccelso” (‘excellent’), “ dio” : confuso con vàsu “possesso, be­


ne” . N on se ne seppe nulla: si pensò al greco éti^, a ittito assu ^l^uono” . Il
significato di “ eccelso, elevato” ci riporta ad accadico w asù (‘high-rising’),
da w asu “ sorgere: del sole” (‘to rise: said of thè sun’), mentre il sanscrito
vàsu “possesso”, “bene” è accadico bisu (‘Habe, Besitz’), in antico assiro
bàsfì “che è usufruibile” (‘available’).
Così devàh “celeste” , “ divino” , latino «deus», «divus», gallico Devo, an­
tico germanico teiwa-, antico a. ted. Zio “dio” . L'indeuropeo d- (come d~ di
due, òt3o) risale a originario t-: accadico te b u “sollevarsi, levarsi in alto”
(‘au&tehen’), te b u m , tib u m elevazione (‘Erhebung’): si pensa al latino
«sub divo»; il neopersiano dév “demone” , avestico daèvd, antica divinità e
demone, partecipa del valore semantico di accadico teb u “sollevarsi” , “ri­
bellarsi” (‘aufstehen’). Per d - da t- è conferma sanscrito devà “fratello del
marito” : accadico ta*’u m u (‘zwillings-’).

Il piano lessicale delVantico indiano.

La ricerca di identità storica, nell’antico indiano, ripropone lo stesso


problema che ci ha condotto a ripercorrere le vicende e la natura delle voci
greche, latine e di molte voci modeme che stagnavano in secolari aporie.
Gli interrogativi, che sono tornati senza risposta in moltissime voci co­

- XLII ~
INTRODUZIONE

muni al sanscrito e al nostro territorio culturale, testimoniano l’eroica e


spesso inane fatica perseguita da legioni di studiosi. Semplici parole, come
antico indiano àpah rinviata a latino «opus», non ebbero una storia e al ri­
chiamo dall’una aU’altra scorre ancora la biblica tristezza: «moltiplicasti gli
uomini, non moltiplicasti la letizia». Apah e «opus» emergono dalla base di
assiro epàsu, accadico epèsu, non di ebraico ‘abad (‘to work, to labour’):
Taccadico epùsu sa dulli è il “lavoro” (‘Arbeit’) di una corvè, mentre
‘àbad, poiché il passato ha un cuore antico, ci guida sino al tedesco Am t,
passando per il celtico «ambactus».
Così per l’antico indiano àpah {apsv del Rg-Veda IV, 7) che torna nel
messapico Meoo-arrta e in antico prussiano ape “fiume” , si sogna una va­
riante dialettale indeuropea '^ap- di «aqua», mentre è in realtà accadico apsù
“acqua” {‘deep v^ater, subterranean water’). Il travaglio etimologico deve
essere passato attraverso le prove di un geniale grammatico indiano, Gàrgya
che contestava le origini delle parole forzatamente escogitate sulla base del
principio grammaticale che i nomi derivano dai verbi: come l’etimologia,
ad esempio, di a^va “ cavallo” da a( “viaggiare” .
L’universalità di quel principio di (^àkatàyana, del nome derivato dal
verbo, sembra una di quelle alle quali i grammatici attribuirono rigore di
leggi cosmiche. Accettando la riserva di Gàrgya, Pànìni rinunziò ad aggre­
dire l’irraggiungibile etimologia di parole che come a^va, “cavallo” , go
“vacca” , purusa “uom o” , parvero di oscura origine e quindi d’incerto signi­
ficato. E in realtà la voce agva, per identificarsi col latino «equus», scopre il
suo centro di irradiazione nel babilonese eq b u m , semitico ‘aqib, ebraico
‘àq èb “zoccolo” : di cavallo, di quadrupede (‘ho o f’) e il greco tjcjtog deriva
da assimilazione qb > pp. Vi è interferenza di base come ebraico àlcaf (‘to
drive on’), accadico ekèum (ekèmu). La voce eqbum toma in venefico ekvon
(Este, 71: V . G. B, Pellegrini-A. L. Prosdocimi): il Gilardini vi scorse «fram­
menti di zampe di cavalli». Sul piano lessicale dell’antico indiano lo spazio
qui ci consente solo qualche saggio esplorativo ma l’analisi si può estendere
a quasi tutte le voci sanscrite.
A - “ questo” , avest., ant. pers. a-, pronome dimostrativo è ararn., neo-
bab. à-, aga “ questo” , “ quello” . Ava, “giù da, da” : è forma avverbiale di
accadico appu nel senso di “cima” , “punto in alto” (‘tip’). Andhàh “buio"':
accadico antalu “oscuramento” : del sole (‘solar eclipse’).
U n altro paradigma, fira tanti, a definire il senso della irradiazione, è an­
tico indiano màdhu sostantivo: esprime dò che è dolce: bevanda, cibo, miele e
toma nell’osset, digor mud “miele” ; nel greco fxé0 u, vino dolcificato, nell’an­
tico alto tedesco metu “idromele” , in |méX,L miele, nel finnico mete-, unghe­
rese méz-, cinese mjét > mi, nel cino-coreano mil, nel giapponese mitsu; da

- XLIII -
INTRODUZIONE

'^madu- risulta il turco e mongolico bai “miele” ; torna dunque in tocario


mot “bevanda afrodisiaca” , nell’antico slavo ’^medv-: la più antica documen­
tazione del semitico m tq , m tq resta l’antico babilonese m a tà q u “ essere
dolce” (‘to become sweet’), tn a tq u “ dolce” (‘sweet’): l’arabo m a d i ha
avuto la sua parte nella dilatazione delle aree di diffusione.
L’antico indiano kàrsati, “solca” “fende” , richiama accadico karàsu
“rompere” , “lacerare” (‘to break ofF): incrocio con aramaico, ebr. hcs, ac­
cadico jjiarasu “lacerare” (‘einschneiden’). Così l’oscuro karcùrah''sostanza.
gialla, oro” , richiama le basi di urrito hiaruWhe “ oro” , accadico huràsu,
greco siriano “giallo-oro” e accadico arq u “giallo”.
Kàmah ha il significato originario di “punta, ciò che sporge” , quindi
“ orecchio” . I riferimenti ipotizzati sono insostenibili. È accadico q arn u
“ corno” nel senso di “punta” (‘protruding part’), specie riferito ai crescenti
lunari (‘horn, cusp of thè m oon’).
TàlUy “palato” , cioè parte alta (v. latino «palatus», etr. ^phalato “cielo”)
è semitico: richiama ebraico talal “salire” (‘high’, ‘to heighten’).
V- iniziale corrisponde allo spirito aspro dal greco su q : vmdh-, “com­
piacersi” : accad. ràsu, ebr. rau (‘to be pleased’), calcato su accad. ràdiu, re-
dum “amministratore”, “addetto alla polizia” : (‘Verwalter, einfacher Poli-
zei-Soldat etc’).
Vfsa(-an) “vigoroso, procreativo, virile” , è accad. rasànu, arabo rasuna
“essere vigoroso, forte” (‘stark sein, fest sein’).
Vrhàti “strappa, stacca via” . Fu a torto negata la base brh (Mayrhofer,
S .V .): è accadico parahu “ troncare” (‘abschneiden’).
Vrkàfi “ taglia, spezza” è da base che richiama accadico p aràsu (‘ent-
schniden, abtrennen’): in sanscrito ha aspetto di denominativo.
Per la voce i>àrnah “ colore, razza, casta” , viene accostata la base pr~ “ co­
prire”; viene postulato uno scitico *vama- “ difesa, copertura, mantello” .
Occorre allora partire da sanscrito pàrman “ difesa” (‘Schutzweher’): è dalla
base di accadico h a rà m u (aràm u: ‘to cover thè body or a part o f thè bo­
dy’): si ricordi Hermes, il dio ctonio nella sua funzione di psicopompo (v.
etimologia di greco
L’avverbio pfthà “a seconda” , “a piacere” , richiama accadico rfìtum ,
ebraico re*ut “piacere” (‘delight, desire’). Pómsah “uom o” , che torna in
pali purisa “uomo, servo” , ristabilisce il contatto con l’antico babilonese
p u rsu w u (pursum u: “persona di età” , ‘Greis’), con neo assiro p a rsù m u
“vecchio schiavo” (‘alter Diener’).
Asurah “potente, signore” , avestico ahurd è calcato su Assurft “assiro” ,
nel senso di “ dominatore” .
Sàm “insieme, “uniti” richiama accadico sam lju, samà!(iu “unito”

- XLIV -
INTRODUZIONE

“insieme’' (‘miteinender verbunden’); alla stessa base va collegato a.i. samàh


“uguale” , che ha il senso originario di “ che sta insieme” : ebraico sàvà (‘to
be like’ equal’).
Sàmd “stagione” , avestico ham- “estate” etc., richiamano accadico sa-
m as (Sawas) “sole” , che torna in a.i. svàh “sole” “ cielo” : si accorda con
accadico satnù (sawu) “ cielo” . Per Indra, il significato di “forte” , scorto
nel nome, confermato dal derivato indtiyàm “forza” , evidenzia la compo­
nente originaria col senso di latino «durus» “ duraturo” : accadico darfii
(‘dauern’), d ù ru (‘Dauer’).
Come si fa a spiegare tàmah''o^c\xnt2J \ vedico tàmas-i, tocarioB tamàsse
“oscuro” etc,, senza partire da accadico d à m u “ oscuro ” (‘dunkel’)?
VàsU “possesso, bene materiale” , è da base di accadico basù “essere a
disposizione” : bùsu (‘property, goods’), baSltu (‘possessions’). V- corri­
sponde a originario m (letto w-): vanóti “ ama” (‘likes’) è da base di acca­
dico m a n ù (leggi w anu: (‘to love’): vànah “amore” è accadico m e n u
(‘love’).
La voce sanscrita yavanàh^ per denotare i Greci, gli Ioni, è trascrizione
semitica: ebraico yàvàn “ Ionia, Grecia” .
Rama- amabile (‘heblich’) è della base di accad. rà m u , arabo ra ’im a
“amare” (‘lieben’).
Per spàhà “salute” , si veda latino «salus». Per viràh “uom o” , si veda il la­
tino «vir». “punta” è accadico slru “sporgente” , “ emergente” (‘erha-
ben’).' f
Di Nàsatyà, denominazione degH Aéuin, i celesti cavalieri, fu ignorata
l’origine: il significato che viene ipotizzato è “salvatori” , “guaritori” , da nà-
sate. Ma deriva da base accadica nass “ condurre cavalli” , “guidare i cavalli”
(‘tragen: Pferde’): che sono i cavalli del sole che nasce: di Sùfyah: accadico
nasù (‘Trager’), nasù (‘tragen: Glanz’): la base si incrociò con quella di ac­
cadico nè§um , n a ’à su tn “ guarire” (‘genesen’).
La voce sanscrita d h à rm a h denota l’ordine duraturo, tutto ciò che è
durevolmente fissato: richiama accadico d a ru m “ duraturo” (‘everlasting,
perpetuai’).
Kàmay che nel Rg- Veda è la cerimonia di venerazione della divinità, è
voce che ripete la sua base da accadico k a rà b u “compiere un’azione sacra,
onorare la divinità, pregare” (‘to make thè gesture o f adoration or greetìng,
to pronounce formulas ofpraise, adoration, homage etc.’), k aràb u (‘prayer,
blessin^’).
aurora, greco eco?, eolico aìja)(;: rende accadico usà^u “sorgere: del
sole” (‘to rise: said of thè sun’). In un piano semantico affine, il sanscrito
àhar “giorno” , che viene a torto accostato alla base di tedesco Tag, richiama

~ XLV -
INTRODUZIONE

accadico wa^jar (m ahru) che denota la prima parte del giorno: m a h rù


(‘earlier, ‘friiherer’); è l’etrusco Ucer che accompagna l’immagine del sole
sorgente con i suoi quattro cavalli nello specchio di Tuscania.
sómah, la pianta dal succo inebriante, esitata in quasi tutto il Ubro nono
del F!g~Veda, indiata a divinità celeste, Vhaoma dcWAvestà, è accadico
sam m u “la pianta del cuore” , che il dio “ Samas” recò dalla montagna»: ha
una sua ricca letteratura (CAD, 17^ 315 sgg.). Come divinità del cielo, il
nome richiama accadico satnù “ cielo” , (‘heaven’). L’efFetto inebriante è
marcato da ebraico sàm a m (‘to be stupefied, astonished’).
Màyà ‘*potenza^\ “potere” potè essere accostato z tnà~ misurare etc.
Pervenuto attraverso Faramaico, ha base originaria semitica; ha persino te­
stimonianze in ebraico m a ’òz “fortezza” (‘fortress’), m e ’od “potenza”
(power, strength): v. accad. m asah u (misurare).
Nell’ambito dell’antico indiano, ad un’analisi accurata del tesoro lessi­
cale, poche parole si sottraggono al confronto con le antiche fonti semiti-
che. Migliaia risultano sullo stesso piano di evidenza. Come si fa a etimolo­
gizzare sanscrito rie ‘ha’: tsita “possessore” , senza richiamarsi innanzitutto ad
accadico isfì “avere (‘haben’)” ? e così Tsàt “piccolo” , senza il riscontro con
accadico T§u “piccolo” , “poco” (‘gering, wenig’), isùtu “piccolezza”
(‘W enigkeit’)? E così sanscrito m “palo” si identifica con accadico isu, issu
“palo, bastone” (‘Pfahl, Waffe, Holz’): base anche di “fìreccia, arma da
lancio” (‘Pfeil’); sanscr. ivà, evà e vàm “ così” corrispondono alla base di ac­
cadico ew ù m (§; ‘gleichmachen’); sanscr; rusan “lucente” è accadico ruS-
su m “rosseggiante” : detto del sole (‘rot: v. Sonne’).
Migliaia di voci dell’antico indiano vanno così ricondotte al mondo
culturale dal quale il re dei Mitanni e quello degli Ittiti colgono il linguag­
gio per sancire il loro accordo. Come non scorgere in maghàm “ dono” l’u-
garitico m g n , ebraico magati» m ig g è n “ donare” (‘to give’), aramaico
m ag g àn, arabo m a g g à n “ dono” (‘Geschenk’)? Il pronome sanscr. amà-
“quello” viene accostato alla base a- “questo” che si identifica col dimostra­
tivo aramaico, neobabilonese à, a “ quello” : corrisponde invece al pronome
di antico assiro am m tì; a m m iu (‘that’); sanscrito ànu (‘according to’),
greco ava, corrisponde ad accadico ana (‘to, tow-ard, for’). Così sanscrito
ana- “questo” corrisponde ad accadico a n n ù (‘this’). Si potrebbe conti­
nuare ma non è questo il luogo per fere il punto di un grosso problema che
si svela di un’ampiezza gigante, in cui anche tutta la innologia sumera e ac-
cadica si impone al raffronto con le creazioni vediche: veda ‘^conoscenza’’ è
accadico w adu (edu: “conoscere” , ‘to know’).
L’esaltazione della sapienza indiana, celebrata da F. Schlegel, non poteva
ancora ardere un granello d’incenso per la più antica e larga sapienza meso-

- XLVI ~
INTRODUZIONE

potamica. Nel secolo ottavo a. C. la Mesopotamia ha trasmesso all’india


nord-occidentale un tipo di scrittura semitica. L’adattamento indiano più
antico è testimoniato da monete e iscrizioni del terzo secolo a. C,: è detto
brdhmi o scrittura di Brahma. Esistono ancora tracce del suo antico verso da
destra a sinistra, proprio delle scritture semitiche. Sono queste le origini
delle altre scritture dell’india. E, nonostante, se si esplora l’origine dell’an­
tico indiano mrah “acqua corrente” , nel Dizionario etimologico di Manfred
Mayrhofer, dopo il richiamo al greco vagò 5 corrente, si finisce col perdere
ogni speranza di vederlo ricondotto alle reali origini, che per l’indiano
sono, come erano da attendersi, più chiaramente aramaiche. Il numero infi­
nito di termini dell’antico indiano che hanno chiare origini semitiche fii
dissimulato o ignorato sinora dagli indeuropeisti: accad. n à ru avrebbe po-
mto sconcertare il sistema, che resta fiiori della storia.

Il segno dei corsi del sole e della fecondità: la svastica.

La forma sanscrita svastih viene analizzata sulla base di àsti “ è” (v. ant.
indiano as “essere” . N e risulterebbe una fi^rma verbale sostantivata: svasti-
“salute, bene” {Rg~Veda - Samhita)\ quindi svastika-, una figura bene augu­
rante. Altri analizzano àsu- “ esistenza” etc.
La forma caratteristica della svastica, una croce a quattro braccia uguali
con al termine segmenti ad angolo retto, che erano volti a sinistra, è sim­
bolo del movimento solare. L’area di diffusione non è l’india: il segno è
noto in Mesopotamia e appare già nell’Elam, nella ceramica eneolitica, è in
uso in Egitto, a Cipro, a Creta. In Europa è motivo ornamentale nella
prima età del ferro; in Grecia, in Beozia, appare in statuette fittili su fìbule,
nei vasi di stile geometrico. La sua diffusione raggiungerà l’india, il Tibet, la
Cina. Svastih è da sanscr. svàk “ sole” , che ha origine semitica.
U n’analisi linguistica accurata mostra ancora una volta quanto la cultura
antica dell’india sia debitrice alle culture mesopotamiche.
Il simbolo solare, che sulle tombe cristiane in attesa di resurrezione sarà
poi motivo di certezza dell’eterno ritorno, è l’annunzio che il sole è vicino:
svastth richiama accadico Sawas (samas “sun”); vi è il senso di tlh u “vici­
nanza” (‘neamess’), dal verbo te ^ ù “venire, avvicinarsi” (‘to approach’). Si
leva ancora dalle tenebre la voce della scolta idumea, nell’arcano oracolo di
Isaia: «Una voce giunge da Seir: sentinella, quanto durerà la notte?». Se in
passato qualcuno ha potuto fare di un simbolo del sole un oscuro segno di
ininaccia, oggi la storia disvelata del Vicino Oriente è in grado di dissipare
un equivoco tutt’altro che innocente.

- XLVII -
INTRODUZIONE

L ’a n t i c a u n it à t o p o n o m a s t ic a del no stro c o n t in e n t e

Il r volume di questa opera ha sviluppato un ampio raggio di ricerche


sul piano toponomastico del mondo europeo, riservando su tale dominio
nuovi ritorni, per approssimazioni successive, ad una realtà millenaria sinora
occulta. Perché la verità, che non ebbe peso nello studio delle antichità del
nostro Continente, è che i nomi più antichi di regioni, di città, di laghi, di
fiumi, di monti ignorano il passaggio e la presenza di genti indeuropee.

Il futuro ha un cuore antico; Vorigine del nome York.

U no dei piij, trasparenti, per le sue origini, tra questi nomi antichi è
quello di «Eburàcum», che sarà la splendida città inglese di York: Caer
Èbrauc celtico, E certo voce prelatina che ha avuto larga fortuna con l’ame­
ricana New-York: la collocazione deH’abitato primitivo era al centro della
depressione della Vale of York^ alla confluenza dei due fiumi Foss e Ouse:
la sua modesta elevazione segnò il punto di più agevole attraversamento.
L’etimologia è affidata a due voci di origine semitica col significato “ di là
dall’acqua” “attraversamento dell’acqua” : accadico e b b eru (‘travelling
across’), ebar (‘beyond’), eb eru (‘to cross: water’) e la voce col senso di
“acqua” , “fiume” : accadico agu (‘current, flow o f water, ‘wave’).
E per puntualizzare la voce shire, di Yorkshire, che riappare nel senso di
districi, in uso nell’Old English e che torna in Sher-field, Shir-land etc., oc­
corre premettere che nulla si seppe, perché l’antico alto tedesco scira, che
emerge in due glosse nel senso di carica, non può ricondursi al latino «cura».
Una base remota, non ignota al latino, col senso di “ripartizione”, “diparti­
m ento” , ci richiama alla voce semitica skr: alla base cioè di accadico se-
kèru, sakàru “separare” , “sbarrare” , “ dividere” , “ chiudere” (‘to dam up,
to dose’). Il cui sostantivo è sikru (‘seclusion, cloistering, weir, dam’). La
base dà origine al latino «sacer» col senso, originariamente, di “riparato dal
profano” , di cui nulla si seppe; così «sacrarium» etc. E si torna all’origine
stessa di “Britannia” : accadico b erìtu , b irltu “terra circondata dalle ac­
que” , isola (‘terrain surrounded by water, island’).
Occorre liberare la toponomastica inglese da disinvolte etimologie: ad
esempio in nomi composti con l’antico inglese catt: questo fu inteso come
«cat, in thè sense wild caù>: è nella bellissima opera di Eilert Ekwall (Oxford,
at thè Clarendon Press). Alle origini, come l’antico inglese tun, celtico -du-
num e persino le varie antiche Tunis dell’Africa settentrionale, riconducibile
ad accadico dùnum, d u n n u m “fortezza” (‘fort, fortified house and area’,

~ XLVIII -
INTRODUZIONE

CAD, 3, 184), così catt- va ricondotto lontano, al babilonese k à d u m (‘for-


tified outpost'). Molti toponimi, come Mushury, Musgrave, risultano a torto
infestati da “mouse” ; anche Muston, antico inglese Mus-tun fece pensare a
“mouse infested tun” (Ekwall); poi, alla fine, subentrò il sospetto che must
potesse risultare un “muddy stream or place” . Dalla Mosa, Mosella, alla Mo-
skva, è attestata in Europa la presenza della voce corrispondente ad accadico
m ù sù m , m u siu m , m u § a’u (‘outflow o f M^ater, irrigated land’): da acca­
dico asù, asft, ('to go away, to move out’), asTtu “sbocco” (‘exit, drainage
canal’).
Così Albion, antico nome della Gran Bretagna, riaccostato in epoca ro­
mantica a latino «albus», passa per ‘V hite island” . Ma qui ci soccorre l’an­
tico mondo ligure con «Albium Ingaunum» Albenga, «Albium Intimilium»
Ventimiglia, che col fiume «Albis» ci dicono che Albion è la Terra del Canale
della Manica: è antico accadico J^jialpìum, sumero ^alb ia, halbì (‘a kind of
well’). A riprova «Belgium», Belgio, affacciato al Canale, richiama il semi­
tico; ebraico peleg “ canale” (‘river, brook; stream’), accadico palgutn.
Altrove ho ricordato che quando la Regina EUsabetta d’Inghilterra
tornò in Italia, il Presidente italiano Pettini accennò con disappunto agli
anni di guerra contro un popolo tradizionalmente amico. Ma Elisabetta,
con trionfante sorriso, repHcò che due millenni di storia ci univano e nes­
suno avrebbe potuto cancellarne i segni. Le impronte lasciate da quel pas­
sato meriterebbero tutte di essere ricalcate. In particolare, notammo già
nomi antichi che legano più strettamente i Liguri e i Leponzi agli antichi
Britanni: quel nome antico di Richborough, «Routoupiai» di Tolomeo,
«Rutubi portus» richiama il nome del fiume ligure «Rutuba», il Roia, ed è
un nome che giunge di lontano, dal Mediterraneo: «Rutubis» è porto della
Mauritania Tingitana. La voce è da base semitica, accadica, ovviamente di
carattere idronimico: ru ttu b u , ra tb u “bagnato” (‘durchfeuchtet’),
ru ttù b u “bagnare” (‘befeuchten’). Richborough evoca antiche Rich-, ri­
chiama accadico rihfi “versare” , ebraico ri “fiume” (‘river’) e accadico
b ù fu , b ù rtu “specchio d’acqua” (‘hole, well, v\/aterhole, source’): è antico
alto t e d e s c o “ guado” , confuso con la base di latino «portare». Così l’i-
dronimo inglese e italico, Amber (Ambre), toscano Ambra, tedesco Amper,
rinviati a sanscrito àmbhak la voce sanscrita, come abhràm, richiama acca­
dico a b à ru m , a p p aru m , sumero a m b a r “palude” (‘lagoon’).

I punti cardinali.
Per un vecchio kentuchiano, i confini degli Stati Uniti erano a nord
con l’aurora boreale, ad est col sole che nasce, a sud con la precessione degli
eqiiinozi, a ovest con il giorno del giudizio.

- XLIX -
INTRODUZIONE

In realtà non è solo il comune parlante lontano dal sospettare l’origine


di voci nord, est, sud, ovest. Neppure i dotti riescono sempre a far comba­
ciare est, inglese east, con il greco ^035, omerico riax; aurora e con Asia: est
deriva da base di accadico asìtu (uscita, ‘exit’): dal verbo (w )asù “sorgere:
del sole” (‘to rise: said of thè sun’); e ouest, inglese west, rinviato alla radice
i.e. '*^wes nel senso di occidente, uscita del sole dall’orizzonte, scomparsa, è
della stessa base di est', accadico w asutu “ uscita” (‘moving out’, ‘Auszug’).
L’etimologia di nord fu anche ignorata. La base nor- (nord-) si ritrova in N o r­
vegia {Norway. “Via del N ord”) accessibile dal sud attraverso i vari stretti:
nor- è della base di tedesco Nehrungen (v. Ndring), le tipiche strisce di terra
sulle coste del Baltico; la stessa base di inglese narrow (“stretto” riferito a ca­
nale, stretto) e di anglosassone nearu, di antico sassone naru; nor- riappare in
antico nordico Njorvasund (v. Kluge “stretto di Gibilterra”).
L’etimologia è data dal semitico nahr, accadico n à ru , n a rtu “ canale”
(‘canal, river’); nor- torna in «Noricum», la Regione tra il Danubio e il
fiume Inn. Njord è l’antica divinità svedese e norvegese delle acque feconda­
trici. Anche «Belgium» è la terra affacciata al “canale” della Manica, come
già detto. Analogamente “boreale” , cioè “nordico” , da greco Boréas, il
vento della Tracia che pareva giungere dalle paludi e dallo specchio d ’acqua
dell’Ellesponto, è da base di accadico b ù ru m “specchio d’acqua” . E anche
Baltico è da base idronimica che ha originariamente il significato di “lagu­
na” , “palude” : accadico b alittu (‘pond’). Sappiamo che Vambra, emersa lì
dai sedimenti glauconitici del mare, alle foci dei fiumi che sboccano nel
Baltico, è base idronimica che torna in nomi di fiumi torrentizi, anche bri­
tannici; è l’antichissimo sumero am b ar, “palude” (‘lagoon’). Sud, inglese
south, antico frisone suth etc., non ebbe etimologia. E accadico sù tu “ sud” ,
aramaico sùta: “sud” , “vento del sud” (Siiden, Siidwind).

Parola di Regina.

La scoperta di Ebla ha dilatato gli orizzonti della storia antica, ha rive­


lato una vasta unità culturale che, dal Golfo Persico, raggiunge le rive del
Mediterraneo e investe l’Europa. L’ipotesi di Gelb, di una koiné culturale
della vasta area siro--mesopotamica con centro Kis, nel III millennio a. C., è
un’ipotesi affascinante anche se meriterebbe di essere megHo definita.
Leibniz intuiva che sotto i nomi antichi dei fiumi, dei passi, dei monti
delle genti germaniche, era il reale segreto di un passato ancora vivente.
Oggi siamo in grado di porre in chiaro che nomi come Bonn, l’antica
«Bonna», come gli inglesi Banbury, Banwell, Banningham e infine il nome
antico di Vienna, «Vindobona», risalgono al semitico: accadico banù,

^ L
INTRODUZIONE

ebraico b an àh “costruire” . E la base che torna in inglese Bonhunt («Ban-


hunta»), in Bonnington, in «Bononia», in Italia e sul Danubio. Narhona
(«Narbo») è “la costruzione, la città sul fiume” . La componente Ndr-, come
quella di inglese Narborough, di Narford fu chiarita con nearu “narrow” , ma si
è visto che questo risale alla base di accadico n à ru m “fiume” (‘river’), di
semitico n a h r e avrà anche il senso di stretto, passaggio per pia mare. È con­
ferma del senso di Jìume ritalico Nera («Nar»), e così il Narenta («Naro»).
Così la componente Vindo-, dell’antico nome di Vienna, denota an-
ch’essa “fiume” , come nelFidronimo italico «Vindupala», come nell’inglese
Windsor: richiama le basi di accadico (w )id “fiume” semitico w d “scaturi­
re” (‘to go out’). La componente di Windsor («Windlesora») denota il
giro, Tambage del fiume: è accadico sàru (‘to circle, to whirr).
Vindo- riappare nella forma «Venta»: oltre al candore che la storia toglie
a «Vindobona» e ai vari «Venta» di Winchester etc., si dissolve anche l’oscu­
rità (‘darkness’) che si volle gettare su Thames («Tamesis»), il Tamigi, come
su Thame e Tame. Per Thames si invocò il sanscrito Tamasà, un affluente del
Gange, e tamasa “ oscuro” (‘dark’), ma questa voce sanscrita ripete la base di
accadico d a ’m u , d à m u - (‘dark’) e non serve a schiarire l’inutile oscurità di
tutti questi fiumi inglesi. Il nome Thames, «Tamesis» alle origini denotò il
dalle grandi anse, perché su ogni altra base trionfò una voce meno
lontana del sanscrito: la base di accadico ta m u “piegare, torcere” (‘to
turn’), taw u m , semitico tw i (‘to turn’, ‘verdrehen’) con la componente da
accadico asù (sorgere, scorrere, ‘to go out, to go away’), asTtu ‘foce’ (‘ca­
nal, exit’). Conferma è nel nome «Londinium» che alle origini denotò
il piccolo forte, il luogo fortificato sull’ansa del fiume. Deriva dalla base
ignorata di inglese land-, originariamente “ circondario” (‘surroundings,
territory’), italiano landa, inglese arcaico laund'. dalla base * lam > ’^'lan di
accadico lam fì, la w u m “recintare un luogo” (‘to circle a region’),
làrtiA > *làm - > *Ian- (‘walking round’), mentre la componente -dinium
di «Lon-dinium» sembra alle origini un diminutivo della base celtica diffu­
sissima -dùnum (‘Welsh -din: fort’) di cui nulla si seppe, ma che corrisponde
ad accadico d ù n u m , d u im u m “forte, fortezza” (‘fort, fortified area: stren-
gth’), ebraico d ù n (‘to rule’, v. greco òióva|xai). Così, in toponimi celtici,
-durum, britannico - dar: inglese Dare, è accadico d ù ru m (‘cit^^ wall, wall,
house’), ebraico d o r (‘dwelling’). Dorchester, il britannico Dorcic, posto su
una strada romana; «D. is on a R om an road: Dorcic is derived from thè root
derk-, in Bret derch, Welsh dryeh, ‘aspect’ etc.»: così Ekwall.
Ma la base '^drk- che tom a in Dorking (Dork) si ritrova in -terg- di «Opi-
tergium» “on thè high road fiom Aquileia to Verona» e corrisponde al semi­
tico ebraico d erk “strada, corso” (‘road, path, way’), accadico daraggu.

~ LI ~
INTRODUZIONE

Il significato che viene dato a Kent “fascia, cerchia” , e quindi “ orlo,


margine” , è avvalorato dalla etimologia di Kent, «Cantium» di Cesare, Kàn-
tion di Diodoro, di Strabone, Kàntion àkron di Tolomeo, «Cantia» di Beda.
Le origini ci riportano a una base storicamente accertata, entrata nei nostri
parlari mediterranei; l’antico spagnolo «canthus» cerchione che avvolge la
ruota, greco kanthós “ angolo deirocchio” (Arist. Hist. anim., 491'^ 23 etc.),
“occhio” . A questi richiami va aggiunta la fascia montuosa dei Cantabri. La
base, dunque, corrisponde a un originario plurale: accadico k an n àtu di
k an n u “fascia, zona” , (‘belt, band’), da k an an u “ avvolgere” (‘to coil’);
ebraico k e n à 'a “fascio” (‘bundle’).
Dover («portus Dubris») è idronimico: D our è della base di «Dvibis», il
fiume francese Doubs: accadico tu b b ù “irrigato” (‘gewassert’), sumero dub
“versare” (‘vergiessen: gewassert’). La seconda componente di «Dub-ris» ri­
chiama accadico rèsu “ altura, scaturigine” , «caput fluminis», aramaico resa
(‘top, head’).
Come non scorgere che la componente magos di nomi celtici, ad esem­
pio, «Rotomagus» (Rouen), «Novioma^us» (Noyon) è della medesima ori­
gine del sardo Macomer, cioè semitica? E ebraico m à q ò m “stanziamento”,
“luogo di abitazione” (‘stand, abode, dv^elling place’). E che altro è la com­
ponente Roto-, di «Rotomagus», Rouen, posta sulla Serma, se non semitico
accadico rà tu m , aramaico ebraico r a l^ t (‘stream’)? E anche «Raetia» de­
nota la regione al limite dei grandi fiumi.
In quanto ai nomi misteriosi dei monti, ad esempio le Cevenne, latino
«Cebenna», essi caratterizzano il massiccio centrale con le profonde erosioni
dei fiumi: la base originaria: accadico kàpu, aramaico, ebraico kèp “roccia”
(‘cliff, rock’) si accompagna a quella di accadico énu, sem. ‘ain “sorgente”
(‘fountain, spring’): è Fetrusco -erma che accompagna moltissimi toponimi,
come Ravenna, Ciuffenna etc. Sono anche le basi di Capena, nome della
città dei Falisci: -ena anche qui è elemento idronimico.
Pirenei è del nome di Pyrme, secondo Erodoto (2, 33) una città ai piedi
dei monti dalla quale avrebbe avuto inizio il Danubio, Istros. Ma Pyrené è
un idronimo, è il nome della celebre fonte di Corinto: Pyrene richiama neo­
assiro b u ta n i “sorgenti” , plurale di accadico b tim (‘hole, well’), mentre
Istros è il nome che il Danubio ha avuto alla sua foce, suUe rive del Mar
Nero, dove nel terzo millennio a. C. sono presenti gli Assiri: Istros corri­
sponde alla base di accadico àsitu “ sbocco” (‘exit’), da accadico asù,
ebraico js* “ sgorgare” . Sulle vie del Danubio, percorse a ritroso, dalla sua
foce in su, genti del Vicino Oriente, avranno sviluppo le antiche civiltà da­
nubiane sino dal terzo millennio a. C. La presenza in Ungheria di elementi
di cultura sumera sono testimonianza di quella propagazione.

- LII -
INTRODUZIONE

L ’i d e n t i t à dei no str i a n t ic h i d e i: Iu v ( p i t e r .) e Jahve

Mettiamo almeno d’accordo i nostri antichi dei, perché, alle origini


della confusione del mondo non si debba scoprire il dissidio *Juu-piter (Jup-
piter)-Jahvé. Sappiamo che i loro nomi sono il loro stesso essere e i nostri an­
tichi dei non furono disposti a rivelarli nella loro essenza, per non sentirsi
irretiti nel linguaggio dei mortali. Jahvé fa dire a Mosè; «Io sono quello che
sono». Ma il terribile tetragramma Jhwh evoca remote sillabe J o -, Ju -, non
abbreviazioni del nome, ma componenti che richiamano ebraico Jo m ,
arabo ja u m , accadico uw u (ù m u ) “giorno, tempesta” (‘Tag, Sturm’). In
iscrizioni accadiche del X X sec. a.C., appare Ja u -, Jau m ; il resto del tetra­
gramma, hw h scopre il senso di “ egH è” , cioè le basi di semitico: occiden­
tale h u “ egli” e di ebraico haja “essere” (‘to exist’). Come Giove Pluvio
che parla con la folgore, come Zeus adunatore di nubi, Jahvé accompagna,
nube profonda, il cammino degli Israeliti: nube il giorno, luce la notte. «Il
Signore disse a Mosè: io sto per venire verso di te in una densa nube». L’ap­
parizione di Jahvé sul Sinai, al mattino, è una tempesta di tuoni e lampi:
«una nube densa sul monte ... Il monte Sinai era tutto fumante perché su di
esso era sceso il Signore nel fuoco e il suo fumo saUva come il fuoco di una
fornace; tutto il monte tremava molto». Il grande dio dei nostri popoli è
alle origini il Signore delle tempeste e della luce. Juu- di *Juv-piter, «Juppi-
ter» entra anch’esso nella storia del tetragramma e si identifica con accadico
ùw i (ùm i): (‘Tag, Sturm’), al plurale col senso di “tempo” , “giorni”
(‘Tage, Zeit’). E accadico ùw u (um u) si incrociò con accadico ù w u
(um m u): “fuoco” (‘Hitze’) come il fuoco della grande fornace del cielo.
Nessuno sospettò che D - del sanscrito Diyauh, divinità del giorno e del
ciclo e quinci giorno stesso, e A- del greco genitivo Aióq etc., fosse una ori­
ginaria componente pronominale, a funzione determinativa. E si svela così
l’importanza deiraramaico, non solo attraverso il persiano giunto sino al­
l’ìndia: Taramaico d i- (zi-, d®, ugaritico d-, antico accadico su, *tu) sco­
pre il senso di Di-yàuk originariamente “ quello (cioè il dio) del giorno” .
Così -yàuh e l’eterno semitico ja u tn , ebraico jo m , si collocano accanto ad
accadico ùw u: a «Juv-(piter)», Jovis, a oscojùveis e Ato-uFei. Chi ha consue­
tudine con queste prodigiose lingue può comprendere alle origini il com­
pito di Z^v<; invocato vecpeXiriYeQéxa, adunatore di nubi. Si pensa a ^fiviov
■tìòcoQ Vacqua di Zeus, la pioggia, e si scorge una base calcata su quella semitica
di accadico z àn in u “pioggia” (‘rain’), z an à n u (‘to rain’), zìn n u (‘rain’).
Così gli omerici Zìivói;, Zr\vi, Zfìva, mentre i corrispondenti ai cretesi Ttt|-
VÓ5 , Ttt]vC, Tfìva recitano l’etrusco Tin, Tinia “Giove” .

~ LUI ~
INTRODUZIONE

E con 1 valori di “ giorno’’, “ tempesta” , semanticamente il nome della


divinità ci riconduce ancora ad accadico sawfì (samù: ‘himrael’), saw à’u,
uguritico sawu: italico «Semo (Sancus)» cielo e accadico sawfì (samu;
pioggia, ‘R egen’): -e- di Z^v<; richiama la -e- di «Semo», come Z - richiama
gli esiti di accadico su, aramaico z-.
A riprova che a dominare i cieli degli indeuropei sono le divinità che
dispongono, come deterrente, della folgore, Zeus, come «luppiter», entra in
scena anche Tessere supremo delle genti baltiche, con gli stessi attributi: Per-
km-y latinizzato Perkunas. In lituano perkùnas denota il fulmine stesso; per-
kùns nel lettone e percunis nell’antico prussiano, è il “ tuono” , cioè accadico
b e rq u m , semitico b a rq “fulmine” (‘lightning, bolt, thunderbolt’). Perkù-
nas fu in passato spiegato con il rimando alla base di latino «quercus».

C he ne è d e l l ’e t r u s c o ?

Qualcuno potrebbe chiedere: «Che ne è dell’etrusco, in questo nuovo


sistema appoggiato alla storia?». Per difendersi dall’arbitrio e dal velleitari­
smo insidioso di molti scopritori, l’etruscologia, come disciplina rigorosa,
deve ad ogni livello, sopratutto ermeneutico, storicizzare i suoi problemi.
Così non basta che una iscrizione bilingue ci dia la certezza che clan signifi­
chi “figlio” , occorre ricondurre questa certezza a un concreto riferimento
linguistico sul piano storico, dissipando l’idea dell’etrusco lingua avulsa da
ogni altra compagine linguistica.

Vinattesa sopravvivenza delVetmsco clan.

A rivitalizzare l’esistenza della parola etrusca clan, col senso di greco


jtaC(; e di latino «puer» fanciullo, Jtglio, inferiore, servo, ci soccorre subito la
voce latina «cliens» cliente, cioè chi è a un grado dimesso rispetto al «patro-
nus»; e restando in ambito latino, depositario di tanti segreti della Hngua
etrusca, riusciamo a scoprire che clan si identifica con il termine «calone(m)»
(cioè «calo, calonis») garzone, chi serve come attendente nella miHzia. Q ue­
sta parola «calo» dagli antichi, Paolo Pesto, Porfirione (Hor., Ep. 1, 14, 42),
N onio, Servio, fu ritenuta affine a «cala»: e perciò non ci stupisce che nelle
Etymologiae di Isidoro acquisti gratuitamente il significato di “battello: per
legname” . Rispetto al greco l’etrusco clan ha il suo corrispondente in xX,o)V,
rampollo, ramoscello come creatura dell’albero: un verso dcWAntigone (713)
sofoclea esclude che derivi da uX,(i(ji) spezzo. A capo della catena scopriamo

- LIV -
INTRODUZIONE

rantico accadico qalum , q allu m (giovane, piccolo, ‘young, small’) e scor­


rendo per il latino «calone(m)» garzone, inferiore, si giunge persino al napo­
letano guaglione, a irlandese caile “fanciulla’’ (col diminutivo caiìin), inglese
colleen, e persino al tedesco Klein “piccolo” , a inglese clean “puro” , come
tutto ciò che è ancora giovane: ma qui la base col senso di “giovane” collise
con quella di accadico q a lu m (‘refined, said of silver’), di q a lu m “ardere,
raffinare” (‘to bum, to refine’), alla cui base risale il latino «calor», restato
sinora di ignota origine.

Collocazione deWetrusco fra le lingue antiche.

Vide uomini effigiati su una parete, figure di Caldei, disegnati con il minio,
con cinture ai fianchi, ampi turbanti in capo, dall’aspetto di grandi capi, rappresen­
tanti i figli di Babilonia, originavi di Caldea.
Ezechiele, 23, 14 sg.

A definire la collocazione dell’etrusco nel novero delle lingue antiche,


basterebbe l’iscrizione che nella Tomba degli Auguri accompagna il personag­
gio orante, intento, in religioso fervore. Le parole sono una invocazione:
apas tanasar. Documentato in etrusco apa col significato di “padre” , scor­
giamo che la voce si identifica con il pansemitico ab: accadico ab u (Ta~
ther’), accusativo aba. La preghiera è volta alla tomba perché protegga le
spoglie del padre. Apa-, perché l’etrusco non ha in uso la bilabiale occlusiva
sonora di aba\ e tanasar, come la seconda persona singolare, una forma del
verbo accadico nasàru (semitico nzf) “proteggere” (‘to protect, to take
care of, to safeguard’): nella forma tramandata, ad esempio, sar m à t H atti
[belka u m a t H atti] ta -n a-as-sar «you, R N , will protect thè king of
Hatti, your lord, and thè land Hatti» (CAD, s.v. nasàru, p. 41 b); in testi
neobabilonesi appare un nome di divinità e il verbo ta-na~sar (von Soden,
Akkad. Handworterbuch, p. 755 b). «Proteggete i miei padri...»: la profetica
Cassandra foscoHana prega che palme e cipressi proteggano le tombe di Ilio.
Qui un figlio piangente prega, invano, che la tomba custodisca il padre e lo
protegga più che «dall’insultar dei nembi», e «dal profano piede del vulgo»,
dalle avide mani dei dissacratori. N on dovremmo concepire dubbio che la
denominazione etrusca della divinità, aesar, ancorata alla solida testimo­
nianza di Svetonio, sia corrispondente al nome della più grande divinità as­
sira, Assur, in semitico occidentale Asar, mentre l’etr. aii (latino «deus»),
ha il senso originario di «che è in alto, celeste»: accadico asfì (‘high, rising’).
Così è palmare che l’etnico Tuqotivo^, usato dai Greci per denotare gli
Etruschi, sia di origine assira; Erodoto lo fa derivare dal principe Tyrsenós

~ LV ~
INTRODUZIONE

di Lidia, che avrebbe guidato la colonia tirrena in Italia, e tale nome risulta
per assibilazione del secondo -t-, da assiro tu rten n u , il più alto dignitario
dopo il re: è termine noto agli ebrei: ta rta n (‘title o f an Assyrian dignitary,
generai’). Della stessa origine di tu rte n n u , nella forma tu rta n n u , per il fe­
nomeno di aplologia è tyrannos “tiranno” . Il loro vero etnico, Rasenna,
conferma il significato di Tyrsenoi, perché deriva da base semitica: accadico
ràsu m “ capo” (‘leader, prince, chief’). Nei nomi di fiumi, ad esempio,
Rassina, affluente dell’Arno, la base ras- denota (come il latino «caput [flu-
minis]» e accadico res-eni) “la sorgente” . L’elemento etrusco -ma, come
-enna, rende esattamente accadico -m u , enu “sorgente” (‘Quelle’). L’ag­
gettivo «tuscus» denota Vabitante dell'Etruria: la base tus- conferma le testi­
monianze del mondo culturale accadico e assiro, depositario anche della
‘cultura sumera’, alla quale dobbiamo fra l’altro u m u n «signore», latino
«homo/hominis»; italico ner, in «Nero/Neronis», “principe” (‘prince’);
agàr, greco àyQÓq etc.: sumero tus “abitare” : etrusco tus- “abitacolo”.
La parola latina «persona», nell’antica attestazione di Terenzio, denota la
parte che è assegnata a un personaggio teatrale. I linguisti tendono a deri­
varla dall’etrusco Phersu, che è nome apposto al personaggio dipinto nella
Tomba degH Auguri in Tarquinia. Phersu è inteso “maschera” (Skutsch). Il
peggio è che Phersu viene accostato al greco jtQÓocojtov che significa “viso” ,
“fronte” , mentre il significato di “ maschera” è relativamente recente e male
si accorda con l’antichità del Phersu del sesto secolo a. C. E non è il caso di
domandarsi se gli Etruschi realizzassero, già in quest’epoca, rappresentazioni
teatrali. È noto invece che la più antica funzione della maschera è sacrale.
Perciò Phersu dovrebbe rappresentare una terribile, minacciosa divinità il
cui attributo è il cane, sia pure monocipite, come sulla stele daunia: Cer­
bero, il cane dell’Averno.
Perché l’accostamento di Phersu etrusco al greco JCQÓOWJtov “viso” , ci
pone di fronte alla dura realtà: che della voce greca si ignora l’origine, non
certo indeuropea. Omero attesta un prezioso plurale Jt^oactJJtaTa {Od., 18,
192) e un dativo JtQOOcòjtaoi (//., 7, 212). Quel plurale passa sotto gli occhi
dei sapienti, come nella nota processione manzoniana don Abbondio, “a
cui nessuno badò” . A parte la preposizione JtQOO-, la componente -cotcov
corrisponde ad accadico a p p u tn > à p u n “parte superiore del volto, pro­
filo, naso” : ebraico a f (‘snout, nose’), cioè siriano appé “viso, faccia” (‘jÉà-
ce’); il plurale di accadico a p p u m è a p p àtu (> àpata)-o)JtaTa. Così Phersu,
col suo cane tenebroso, e il personaggio armato di clava che gli sta di con­
tro rievocano una nota fatica accennata da Omero: l’impresa di Brade man­
dato a portar via dall’Èrebo il cane dell’odioso Ade (//., 8 , 367 sgg.). Nell’al­
tra scena, in cui riaffiora la figura del Phersu, egli non danza, come allegra­

- LVI ~
INTRODUZIONE

mente si scorse, fugge e ha perduto il suo cane che egli avventava contro il
personaggio armato di clava.
Phersu corrisponde ad a:ccadico parsu, che al plurale denota le potenze
di una divinità, l’Ade, ma è calcato su persu “voragine” . «Persona» invece
è originario aggettivo sostantivato in «-ona» (vedi «matr-ona») che deriva da
una base di accadico persu “parte” (‘part’), della stessa base di latino «pars»
di cui non si seppe l’origine, ma che corrisponde ad accadico parsu “che è
parte” , (‘part, portion’): propriamente aggettivo verbale del verbo parasu
“ripartire” (‘to part, to divide’): ecco l’antica «persona» con la sua parte da
rappresentare, sulla scena di un teatro o nella commedia della vita.
Nel primitivo ordinamento del calendario romano, Tanno cominciava
dal mese corrispondente al marzo etrusco che, secondo il «Liber glossamm»,
era detto velc-itams. Dovremo presumere che tale periodo stagionale, come
per molti popoh del Vicino Oriente, risulti, alle origini, il primo mese del­
l’anno etrusco. Così fu per i Babilonesi, ai tempi di Hammurabi, il mese
N isànu “marzo-aprile” , e così fu per i Cananei il mese Abib. In analogia
con il semitico, con ebraico ròs ha-sanàh “capo d’anno” , primo giorno
deir anno, l’etimologia dell’etrusco velc-itanus mostra che anch’esso denota
“capo dell’anno” : vele- corrisponde alla denominazione semitica di “capo” :
V- iniziale rappresenta la lettura w - di accadico (leggi walku), m alku,
ebraico m elek (‘king, prince’) etc. La componente -itanus corrisponde al
semitico, aramaico ‘iddan, siriaco ‘e d d an “tempo” (‘time’: accadico
ad àn u , e d àn u “periodo di tempo determinato” , ‘a period o f time’): questa
voce è ancora presente nel gotico athn (‘anno’}, considerato un relitto ri­
spetto al comune termine germanico per anno: gotico jef, che corrisponde
ad accadico je ru , ajaru: aramaico Ijjar “mese della fioritura” (‘Bliitenmo-
nat; name o f thè second m onth’). Athn fu connesso con l’immancabile san­
scrito atati “gira” e auguriamoci che ciò sia vero. È su quelle basi che la lin­
gua etnisca va ricondotta, storicizzando il suo secolare problema e facendo
giustizia del volgare interrogativo: “donde venivano gli Etruschi?” e perché
no?: donde venivano gli Italici? N oi stiamo alla realtà storica delle parole
che hanno creata anche la realtà del mondo antico.
In qualche dizionario etimologico della lingua tedesca viene accolta la
notizia che la voce Dragoman “interprete” risalga all’assiro: il merito della
diffusione viene attribuito semplicisticamente ai nomadi Aramei. Di reale
c’è solo che Dragoman, come l’italiano “turcimanno” , ha antecedente acca­
dico ta rg u m a n n u , tu rg u m a n n u , in aramaico ta rg m a n a , tu rg m an a , in
arabo targ u m an . Nello specchio etrusco di Tuscania, che rappresenta una
scena di epatoscopia, accanto alla giovane donna Pauatarchies che ha tra
mano il fegato aruspicale, è il barbuto Tarchunus avvolto nel suo mantello. I

~ LVII -
INTRODUZIONE

personaggi che vi compaiono sono intenti ad ascoltare voci che sembrano


emanare dalle profondità della terra mentre un genietto alato, che lascia
pensare a Ta^es, è ncH’atto di sollevare il suolo per emergere. Tarchunus, più
che nome proprio, parrebbe denotare l’interprete, l’aruspice che dovrà tra­
sferire nei testi ciò che Cicerone leggerà in “Hbris Etruscorum” . Anche Tar­
chunus, dunque, sembra della stessa base di Targumannu, come Taramaico tar-
gem che significa “ tradurre” .
Paul Kretschmer mise in rilievo l’azione della civiltà mesopotamica su­
gli antichi abitanti della Lidia. Attraverso la Lidia passava il commercio con
la Mesopotamia settentrionale, di civiltà sumero accadica. Kretschmer m o­
strò di comprendere che gli influssi di quella civiltà attraverso la Lidia erano
giunti ai paesi affacciati all’Egeo ed erano rifluiti per l’Occidente. Ma il raf­
fronto tra la Lidia di cultura greca, dopo circa sette secoli, e la cultura etru-
sca è antistorico.
I nomi che affiorano nella tradizione erodotea della spedizione dei Lidi
verso quella che sarà l’Etruria, sono nomi semitici. Oltre a Tyrsenos, Manes,
primo re della Meonia, è assiro m an su “ capo” (‘leader’), per assimilazione
m assù, neobabilonese m assu: è l’ebraico M òseh); Atys denota il membro
di una fratria: antico babilonese ath ù (‘partners in a relationship’).
Le disquisizioni di Dionigi di Alicarnasso sui Pelasgi e sui Tirreni, detti
Pelasgi, non consistono: la sua storia, «opus rhetoricum», tende a farne due
etnie e sembra prendere le distanze da Tucidide che parla dei Pelasgi di
Acte, discendenti da Tirreni (IV, 109); pretende di giustificare Sofocle,
poeta, quando canta Inaco, che signoreggia le terre di Argo, i colli di Hera
e i Tirreni Pelasgi. N on si può far carico a Dionisio di non sapere che il
nome Pelasgi, delle genti che, abbandonata la Tessaglia, si erano sparse un
po’ ovunque e che in Italia pregano gli Aborigeni di accoglierle amichevol­
mente, significa originariamente “ coloni” : IlEX-aa7 0 L, anche se la voce ha
subito il fascino di jcéXayog, più che le genti del mare originariamente sono
quello che dice la denominazione accadica bèl(u) ìssakku, cioè “ colono” ,
(altra volta [palagjissakku). Meglio si comprende allora nel celebre «excur­
sus» erodoteo (I, 56) sugli Elleni e i Pelasgi, la notizia che, sebbene questi,
di origine ionica, progenitori del popolo attico, avessero &ma di non essersi
mai allontanati dalle loro sedi, parlavano una lingua straniera, barbara, e pas­
sando fra gli Elleni, ne avevano accettato la lingua. Pelasgi in Attica, sono i
signori terrieri di più remota antichità.
Sui nomi delle etnie gli antichi avevano l’agevole espediente di dedurH
da presunti eponimi. Xanto è esemplare: «Da Lido derivarono i Lidi, da
Torebo i Torebi»; Xanto non ha notizia della denominazione assira della
Lidia. In quanto al nome Rasenna, Dionisio non diverge dal comodo si-

- LVIII ~
INTRODUZIONE

Stema; gli Etruschi avrebbero avuta la loro denominazione dal nome di uno
dei loro capi, Rasenna (I, 30), mentre i Rom ani li avrebbero denominati
Etruschi dal nome della regione da questi occupata, Etruria; ‘ExQOiJQta. La
base éiQ- di tale nome torna nei toponimi etruschi: Velatri, Volterra, Velitri,
Velletri; è semitica: aramaico atra, ugaritico atr, accad. asru “regione” : v.
OCv-o>TQ(a che denotò il Bruzio, cioè la terra affacciata al canale, allo stretto
di Messina: «Bruttium» è accadico b u rtu m “cavità, specchio d’acqua” : te­
desco Furt). O lv - di OìvcoiQCa, alle origini, fece pensare al vino, ma è l’ac-
cadico m u (t > oi), semitico ‘ain “ corso d’acqua” : lo Stretto.
Vi sono elementi che meritano nuova considerazione: l’etrusco, come
l’accadico, non conosce la vocale o. Il numero dodici privilegia alcune istitu­
zioni etnische: i dodici locumoni. Dodici è il numero simbolico che guida,
alle origini, i destini di Roma: i dodici avvoltoi scorti da Rom olo. Tale nu­
mero attesta il sistema sessagesimale babilonese e svolge una parte rilevante
nel Vicino Oriente: le dodici città della Ionia, le dodici tribù ebraiche, i do­
dici patriarchi, 12 sarà il numero degli apostoli nella comunità di Gesù.
I libri tagetici, depositari deH’etrusca disciplina, ritenuti frutto degli in­
segnamenti del mitico Tagete, bimbo col senno di vecchio, nato dalle zoUe
della piana di Tarquinia, fuori dell’alone di un ’arcana autorità, con cui si
volle circondare questi testi, scoprono che alle origini la voce stessa Tages,
Tagete, ha il significato di libro, redatto per fermare i precetti, massime de­
stinate a durare, a essere guida di una gente che sulla religione e nei suoi riti
ha fondato la sua legge. Tagete, Tages corrisponde al babilonese tardo
tah][iìttu, tahU su, Nuzi “annotazione, promemoria, protocollo,
annunzio” (‘Aufzeichnung, Erinnerung, Niederschrift, Promemoria’)
(PProtokoll-] N otiz’), E nome derivato dalla base del verbo accadico h a-
sàsu “ricordare” , “ meditare” (‘sich erinnern, gedenken’).
Lucumone ha il significato di re, al dire di Servio, e si pensa all’oraziano
«Maecenas atavis edite regibus». In luchum, lauchum, latino «lucumo / lucu-
monis», fu messa in evidenza una base luch- col senso di “ comandare, essere
potente” , così nel verbo etrusco lucair- si scorse il senso di “esercitare il po­
tere” . In realtà luch-, lauch- corrisponde alla componente -leu- di paoiXc'Og:
accadico le ’u m , ('^leljùm), medio assiro la*à’u m (*la|ja’u) “essere po­
tente, essere capace” (‘vermògen’); in paatXe'óg, (3aoi- richiama una forma
del verbo “essere” : accadico basù: iba§si “è” e l’aggettivo le ’u m “ capa­
ce” : latino «potens» «potens regni» “chi ha dominio” : antico babilonese
sarru m (re)- le -u -m (vS, 547). SuUa scorta del latino «lucmon» («-is» etc.
dei casi obliqui) è dato evocare nella componente «-umon-» la corrispon­
dente di accadico u m m à n u , “ genti” , “gente in arme” , ebraico ‘am “po­
polo” (‘Volk’). Lucumone è dunque “potens gentium” ,

- LIX -
INTRODUZIONE

Qualche nota ancora sulla lingua.

Ai tempi di Gelilo, una voce del latino arcaico pronunziata da un avvo­


cato di grido per dare risalto al suo discorso, poteva destare il riso, come se
egli avesse detto qualcosa di etrusco o di gallico («quasi nescio quid Tusce
aut Gallice dixisset universi risenmt» (11, 7, 4). L’etrusco non doveva riu­
scire neppure ai Romani una lingua di gradevole impasto e di immediata
intelligenza: poteva suonare non molto diverso dal fenicio suUa bocca del
Cartaginese nella commedia di Plauto.
Del tesoro linguistico del Vicino Oriente, ereditato dalle lingue indeu­
ropee, hanno fruito anche gli Etruschi. Oltre che di clan “figlio” , è assicu­
rato il significato di apa “padre’', come già detto (il gotico adopera aba col
senso di “marito”).
L’etrusco ati “madre” fece evocare la voce gotica aipei “madre” che si
ritiene linguaggio infantile; ma ati è riduzione con terminazione etrusca -i
dalla base di accadico aw w ata “madre” (am m atu: ‘a name for m other’,
CAD). In quanto al gotico ai- per a-, per analogia si confronti oltre al ger­
manico *ai, a-, anglosassone à (v. tedesco Eid “giuramento”): accadico
(w )ad u m (‘Eid’, ‘agreement’), del latino «vadinionium». N on si può non
riconoscere neU’etr. sa- (non sa “sei” : accad. sesset) il corrispondente di la­
tino «sum, sam» dimostrativo, ben noto a Ennio: si identifica col dimostra­
tivo accadico su lui, lei (v. TLE, 880, 882). Così il significato di lautn, lau-
tum, che fece pensare a “famiglia, famiglio, Hberti” , è assicurato dal neoba­
bilonese la^utànu, latànu “servo, schiavo, famigUo” (‘a type o f serve’).
Così lautn-eteri presuppone in eteri il senso di “liberto” : accadico etèru (‘to
resene, to take out, to save, to take away’).
ais, ais dio (plur. aiser): eis (plur. eiser), agg. sostantivi aisna, eisna: da non
confondere con aesar (v., la grande divinità), attestato da Svetonio, che è
fonte sicura. La forma ais esprime il concetto analogo di lat. «deus», di
ignota etimologia; «deus», antico deivos, femm. deiva, diva, ha il significato
originario di “alto” , “ che si leva in alto” , quindi il celeste, e deriva (d- è ori­
ginario t-: V . «duo») da base di accad. tè b u (che si innalza, ‘aufsteigend’): i
nomi dei monti Tifate^ Tabor, Analogamente aié deriva dalla base di acca­
dico àsu (che si innalza, ‘high-rising: a high-rising mountain peak’): cfi:. lat.
«altare» che, anche per gh adoratori di Baal, era un’altura, un monte (v.
Nl^óg);
cesu, se in relazione al defunto (v. hupnt), va inteso “ è nascosto” : lette­
ralmente “ è coperto” : accadico kasfì (‘to cover’).
hupni (-s), hupnina etc.; è da base di accadico ^ u p p u “fossa, cavità”
(‘hole’).

~ LX
INTRODUZIONE

hus/hui “ragazzo” : è con timbro oscurato, da accadico wTsu (‘small, lit­


tle’): cfr. essu col senso di véog (‘new’).
marUy alto magistrato, latino «maro», umbro maron- è voce semitica cor­
rispondente a ebraico m a ro m “altezza, alto rango” (‘height, high rank,
excellence’).
methlum “potere, autorità, signoria” : è tardo babilonese m étellu “ auto­
rità, comando” (‘power, lordship’).
malena “specchio” : è della base corrispondente ad accadico m asàlu (es­
sere simile): il sostantivo accadico è m asàlu, m u sàlu , m esèlu “specchio”
(‘mirror’).
rii “successione: del tempo” , “ corso di anni” , “ anni” . Formazione come
avil “ anni” , adì, vacil, suthil etc. dove -1- ha senso di pronome, anaforico
(con funzione di -5 in latino e in greco, al nominativo) corrispondente a la­
tino «ille» (v.); -s invece ad accad. su, latino «sum» “questo” . La base r- di
rii, calcata su base di accad. rid u “successione” (‘Verfolgung’), è alle origini
quella di ^aQ, di lat. «ver», la stagione in cui doveva incominciare Tanno
etrusco: accad. ajjaru, aram. Ij[jar “il secondo mese dell’anno”, tedesco
Jahr. Per l’aferesi, cfr. zal.
suti, suthi, suthu etc. “tomba” , fossa: è accad. siitu, su ttu , su ttàtu
“fossa” (‘Grube’).
Thefariei, Thefatie, delle lamine di Pyrgi, deriva da un sostantivo semi­
tico: ebraico tif ’àra, tif ’e re t “ onore, gloria, magnificenza, orgoglio” (‘ma-
gnificence, honour, glory, boast’); perciò è un attributo di Veliunas che è “il
signore làvorito da luni” ; Velianas “il signore favorito dal cielo” (v. «lanus»:
accad. A nu: il dio Cielo). Vel è accad. bèlu “signore” .
verse “fuoco” . Accad. b irsu “bagliore, scintillio” (‘sparkle’) che denota
la produzione originaria della scintilla per accendere il fuoco,
zal-, zel-, esal etc. “ due” : cfr. latino II, che rappresenta il segno di I po­
sto accanto all’altro I. Semitico: ebr. èsel (prepos.: “accanto, vicino” , ‘at
thè side of, near, dose to ’), assil (giuntura, ‘j o in t’): cfr. «duo».
vacil, “ distribuzione” , ebr. b a q à (‘to cleave, to split’), ugarit. b q ‘,
aram. b e q a ‘. Così per centinaia di altre voci che qui non ci è dato
allineare.

~ LXI
INTRODUZIONE

La c o n c r e t a r e a l t à s t o r i c a d e l l a l i n g u i s t i c a
E lo sta tu s s c ie n tific o a c u i e s s a a s p ir a

A saldare il conto con le vecchie e nuove ricerche di possibili origini


indogermaniche, ci soccorre oggi il monito che con vigoroso rigore meto­
dologico ha lanciato agli indagatori delle origini fenicie un grande maestro
di orientalistica, Sabatino Moscati, replicando che la questione «non si pone
come ricerca di opinabili origini, bensì come individuazione di una realtà
storica». La nostra storia comincia dalle testimonianze scritte che ci dispen­
sano da ipotetiche ricostruzioni ed evitano alla linguistica storica di conti­
nuare a nutrirsi di radici. C on altrettanta fermezza ci si può difendere dalle
suggestioni scientifiche dei poteri rivelatori del DNA, dai quali non po­
tremo attenderci lumi sugli elementi caratteriali delle strutture linguistiche
indeuropee.
John Lyons ha già posto in notevole rilievo il fatto che qualche hn-
guista si affanni ad affermare lo status scientifico della linguistica, mentre i
biologi, i chimici, i fisici non hanno bisogno di spendere parole per riven­
dicare il diritto delle loro discipline a dirsi scientifiche. Nel leggere le pro­
teste di chi vuole assicurarsi le credenziali di scienziato, in quanto Hngui-
sta, si finisce con Tessere presi da giustificata diffidenza. Allora le conclu­
sioni sfociano in paralogismi, la ragione del contendere finisce spesso con
l’assumere una indeterminatezza metodologica che si dilata sino a sfiorare
temi non lontani dalla pseudoscienza delle ricerche glottogoniche, sino al
generativismo innatistico di Chomsky, al mentalismo fiorito all’ombra an­
tica di Port-Royal e di Cartesio, reazione certo al materialismo comporta­
mentistico, ma destinata a deviare i linguisti dallo studio rigoroso degli
originari valori semantici. L’acquisizione umana del linguaggio e i processi
cognitivi sono problemi più grandi di chi H assume. Le risposte ancora si
attendono dalle sinergie di ricerche empiriche, interdisciplinari: per ora la­
sciamole agli interessati sperimentatori che operano sui primati, lasciamole
ai neurofisiologi.
L’appello sonoro alla scienza scopre l’equivoco di chi la confonde con
lo scientismo immobile e dogmatico che è pigrizia mentale, mentre la
scienza è in realtà ansia di ricerca che non si acquieta in alcuna certezza,
Popper, nel noto simposio viennese, mentre ha tra le mani il Hbro Scienza e
ipotesi di Poincaré, medita che «nella scienza, anche nella migliore e più si­
cura scienza, abbiamo sempre a che fare con un sapere ipotetico. La cosa es­
senziale nella scienza è l’atteggiamento critico».

- LXII -
INTRODUZIONE

Certo, può essere comprensibile che la scuola, l’accademia si tenga


stretta alla «scienza normale», al suo paradigma, direbbe Kuhn, come mo­
dello esplicativo da difendere. Che, cioè, si tenga lontano dalle avanguardie
per non sentirsi coinvolta ad ogni attacco improvviso. E si capisce come la
tradizionale parola, “scienza” , serbi per essa Taureola dell’autorità invisibile,
Da ciò la foga aggressiva della rivolta: Feyerabend nel monito «extra scien-
tiam nulla salus», scorge «non altro che una favola molto conveniente». Al­
tra, certo è la «scienz;a straordinaria» che nasce dalle anomahe che esplodono
alla fine, senza rifugio. Ma il nostro caso è per fortuna il compito modesto
del linguista che torna alla ricerca storica con nuovi strumenti di penetra­
zione, dopo il recupero delle culture del Vicino Oriente; il linguista, come
storico dei segni, rivendicato una volta animatamente da Benedetto Croce
che, accennando a un pregevole volume di Giovanni Nencioni, scrisse: «Il
linguista o glottologo che sopravviene a studiare questi segni, che cos’altro
può fare se non ricercare la genesi di essi, cioè i bisogni vari di comunica­
zione pei quali furono inventati e ai quali servirono o servono, via via ria­
dattati, modificati, rinfrescati, messi da banda? ... Il linguista e glottologo
deve rinunziare all’ambizione che lo gonfiò nel tempo del positivismo, di
essere uno scienziato. “N oi scienziati diceva, guardando con compas­
sione ai letterati che discernevano il bello dal brutto, un qualsiasi trascrittore
di carte di archivi o ricercatore di varianti di testi o scavatore di cocci, in­
goffendo con questa denominazione l’utile lavoro del filologo, in aiuto
dello storico. Il linguista, da sua parte, deve rassegnarsi ad essere uno
storico
Il più valido insegnamento di cui dobbiamo rendere grazie ai N eo­
grammatici è stato espresso ancora una volta per bocca di H. Paul e ha la
semplice solennità di un ammonimento: «Si è preteso che fosse possibile
considerare scientificamente la lingua in modo diverso dallo studio storico,
Io debbo negarlo».
Quando la linguistica storica, nella seconda metà del secolo scorso, rag­
giunta piena coscienza delle sue capacità, se non dei suoi limiti, si sentì in
grado di poter parlare la lingua ricostruita delle origini, fu scritta la favola in­
dogermanica della pecora, che comincia: «avis akvasas ka». Fu narrata in Un-
gua madre, nel 1868, dal grande comparatista August Schleicher. Ma quella
favola al contrario della belante pecora di Cratino, è andata mutando linguag­
gio, da quando si ipotizzò, al posto di avis, ~^owis, e poi ancora al posto di
*owis l’attuale quindi, al posto di vama “lana” , sempre nel testo della
favola, si volle wlna e, oggi, si propende per '^wlH 2 neH 2 . C on questi giuochi
di abile virtuosismo destinati a inoltiphcarsi per attestare progresso, la lingui­
stica storica fini per addentrarsi in perversi labirinti di echi e di suoni ipotiz­

- LXIII -
INTRODUZIONE

zati, senza che l’indeuropeo accennasse a essere una lingua, reale, invece di un
letto di Procuste. Sarebbe intanto confortevole sapere, ciò che mai fu dato sa­
pere, che cosa alle origini denotò la parola greca ÒU? {Il, 24, 125) montone
(con articolo femminile: pecora), il sanscrito avi-, il latino «ovis» montone, il li­
tuano avis. Restò un interrogativo, aggiunto alle migliaia di incognite che
pesano sui problemi delle origini delle lingue che oggi parliamo. Se ne veda
qui l’approccio nel Dizionario etimologico greco.

E x O R ffiN T E LUX

Quando cominciavo a porre voci, parole attinte alla storia più che alla
serie di radici congetturali, quando sulla scorta sicura della hngua di piiì an­
tica e ricca testimonianza, Taccadico, cominciavo a disegnare al posto dei
simboli delle parole, ipoteticamente ricostruite, dell’indeuropeo, un quadro
di riferimento storico, questo poteva sembrare defilato e remoto, anche se
aveva il supporto e il suffragio di una tradizione millenaria.
Perché alle voci e alle parole accadiche, rispondono per lo più gli echi
di lingue afSni, come l’aramaico, l’ugaritico, l’ebraico: è noto quale dina­
mica propulsiva abbia svolto anche l’aramaico nell’ambito della cultura per­
siana dal sec. Vili a. C., dilatata sino alla settima satrapia, ai popoli fra l’in­
dia e la Battriana.
E agevole così valutare le ragioni di tali orientamenti sul piano delle
nuove ricerche. A soccorrere al dubbio che tutto fosse così lontano sul ver­
sante d’un mondo inattingibile, ecco che nel 1968, a Teli Mardikh, nella
vicina Siria, dove da cinque anni scavava la missione archeologica italiana,
guidata da Paolo Mathiae, la statua del re di Ebla, Ibbit~Lim, con la sua
iscrizione in cuneiforme, si scopre per i dotti a parlare in una lingua che
parve accadico, in una lingua cioè del gruppo semi tic o-orìentale e sia pure
con particolari dialettali nuovi. Giovanni Pettinato, nel suo volume Ebla,
«un impero inciso nell’argilla», accenna al grande scetticismo di alcuni stu­
diosi per l’identificazione di Teli Mardikh con Ebla: Astour la rigettò «in
termini abbastanza duri», i tedeschi D. O. Edzard e G. Farber lo fecero più
cautamente, e Pettinato aggiunge: «bisognava ammettere che tutte le rico­
struzioni storiche precedentemente avanzate erano errate; che occorreva
buttare in mare tante carte geografiche del Vicino Oriente così accurata­
mente ricostruite. E si sa quanto l’uomo sia incline a riconoscere di avere
sbagliato». N on si trattava qui solo di uomini ma di celebrati cultori della
scienza del passato. Si aggiunga che, secondo una triste tradizione, aUa di­
struzione di Ebla concorse anche il grande Sargon, il monarca che si pre­

- LXIV -
INTROI3UZIONE

senta alla storia, in una nota stele, figlio di una sacerdotessa, come poi R o -
rnolo e Remo: non conobbe suo padre e fu salvato dalle acque, grazie a un
personaggio non dissimile dalFumile Faustolo italico. Lo scetticismo dei sa­
pienti per i ritrovamenti di Teli Mardikh non risparmiò neanche gli Archivi
reali di Ebla; e questo perché gli uomini, non esclusi i sapienti, spesso
hanno preferito le tenebre alla luce.
La linguistica storico-compai'ativa dell’Ottocento entrò già in crisi alla
fine del secolo. Le invincibili aporie di cui sono disseminate le pagine delle
migliori prove linguistiche del de Saussure sono inevitabilmente presenti nel
Mémoire, cioè nel saggio sul sistema primitivo delle vocali nelle lingue in­
deuropee. L’insultante critica di Osthoff, che coinvolgeva il giovane H.
MòUer, pesò a lungo sull’anima del linguista ginevrino: in particolare la
sprezzante definizione della sua opera, un tentativo fallito (‘misslingene’).
Quel libro segnò, per l’autore, lo struggente addio alle vagheggiate spiagge
delle origini e il suo rifugio fu il silenzio. N on meditò vendette, esalò solo
qualche sommessa ingiuria airindirizzo della buaggine tedesca. Il lavoro
della penna deve essergli d’alìora in poi costato una gran pena. Gli appunti
dei suoi corsi furono sottratti alla dimenticanza e alla polvere dai suoi disce­
poli, fin troppo fedeli e audaci, qualità che non sono sempre il segno più
grande dell’amore. Ma anche qui, quando si trova a vagheggiare qualche
forma ricostruita dell’indeuropeo, noi siamo ora in grado di scorgere che de
Saussure si muove con tremore paralitico e non può dissimulare l’impaccio.
Nel paragrafo della paleontologia linguistica, egli accenna alla labilità dei ri­
sultati di chi indaga sulla scorta delle parole per rivelare, come Adalbert
Kuhn, la mitologia degli indeuropei o per fissarne le sedi, come Pictet che
studia gli utensili, le armi, gli animali domestici, la flora, la fauna, la vita so­
ciale e domestica, e così J. Schmidt, così Hermann, così Hirt che indaga su
nomi di alberi. De Saussure deve porre tra le cause di incertezza proprio la
difficoltà delle etimologie, per confessare che sono rare le parole «la cui ori­
gine sia stabilita bene». E dopo aver sagacemente rifiutato di dare al latino
«servus» e a «servare» una medesima origine, cade nella trappola di «domi-
nus» (v.) da «domus» (v.), prendendo a sostegno paudonaz (il capo della
pendo)^ gotico piudans da piuda (v. Dizionario s.v. deutsch).
Come leggi linguistiche, A. Meillet e R . Gauthiot hanno sostenuto che
l’indeuropeo non conosceva che -n- finale, essendo esclusa la -m-. Essi non
potevano rendersi conto della assoluta rilevanza di questo elemento che fa
dell’europeo un sistema recenziore rispetto al nostro quadro di riferimento,
l’accadico. Meglio il de Saussure: «in posizione finale -w- è cambiata in -m>.
N on si può sostenere la priorità di -« rispetto a -m finale: dalle lingue più
antiche storicamente attestate noi documentiamo il fenomeno della -m che

- LXV ~
INTRODUZIONE

sviluppa la nunazione, ossia la. -n finale in aramaico, in arabo: sappiamo che


in accadico tutti i nomi finiscono in -m al maschile singolare, al femminile
singolare e plurale. Al nord-ovest dell’area semitica la -m appare nella mag­
gior parte dei nomi propri amorriti, così come emerge in trascrizioni egizie.
Nelle glosse di Teli Amarna appaiono tracce del fenomeno: l’ugaritico ha
-m finale al duale e al maschile plurale. E segni di mimazione sono rimasti
in ebraico, in voci come d à ro m (Sud), h a rtò m (scrivano: di geroglifici,
saggio egizio), in nomi propri come M ilkòm . Tra le affermazioni di de
Saussure che lasciano più duraturo segno è quella sulle parole d’origine fo­
nosimbolica, che ridimensiona in parte l’enunciato vichiano della Scienza
Nuova Seconda: «incominciò parimente a formarsi la lingua articolata con
Tonomatopea; con la quale tuttavia osserviamo spiegarsi felicemente i fan­
ciulli». De Saussure nel Cours ha scritto delle onomatopee che «il loro nu­
mero è assai meno grande di quanto si creda» (p. 101). Ma ciò non esclude,
come annota De Mauro, che specie in funzione poetica alcuni segni Ungui-
stici possono organizzarsi con intenti e valori fonosimbolici. Tale effetto,
però, voluto o spontaneo, ha riferimento all’arte e al gusto di accostare più
segni fonici, arLziché all’origine delle voci stesse.
Nelle enunciazioni dei Neogrammatici erano osservazioni di cui non
seppe fruire pienamente la hnguistica storica. Una fu rilevata dal de Saus­
sure, cioè “i Neogrammatici, forti del loro principio, dichiarano che radici,
temi, suffissi sono pure astrazioni del nostro spirito e che, se se ne fa uso, è
unicamente per comodità espositiva” . Ed è vero, perché noi non parliamo
con le radici: legittimità storica hanno solo le parole: ma se riusciamo a fis­
sare storicamente le loro basi di origine, anche i suffissi emergono dall’a­
stratto in cui sinora li ha confinati la nostra ignoranza e chiariscono storica­
mente la loro funzione operativa.
La grande lacuna nel Cours del de Saussure, per confessione dei suoi
stessi trascrittori, è l’assenza di una linguistica della parola, promessa agli
uditori del terzo corso e destinata ad avere il posto d’onore che in realtà le è
mancato.
De Saussure si attarda su una legge che, partendo al soHto dall’indeuro-
peo, vorrebbe mostrare che le sonore aspirate i.e. divengono sorde aspirate
in greco: ma thymós, che è dato per esempio, viene derivato da ipotetico
*dhùmos (v. nel Dizionario la voce Bvfióg).
Rasmus K. Rask scrisse nella sua fondamentale memoria, Undersegelse om
detgamie Nordiske eUerIslandske Sprogs Oprindelse, che «una lingua, per quanto
mista possa essere, appartiene allo stesso ramo linguistico di un’altra se que­
sta possiede in comune con essa le parole più importanti, più materiali, più
indispensabili e primitive, il fondamento della lingua». L’affinità originaria è

- LXVI -
INTRODUZIONE

trasparente solo se «somiglianze nella struttura e nel sistema della lingua vi


corrispondono». Il Rask ebbe la ventura di ignorare il sanscrito al tempo
della sua opera, che disegnò la grammatica comparata delle lingue europee,
perciò non cadde nell’errore del Bopp, allora irretito nella fede del sanscrito
quale lingua madre di quelle europee, come risulta dalla lettera al W indi-
schmann dell’agosto 1814. Di tale pregiudizio si fece giustizia solo nel 1867,
grazie ad Honoré Joseph Chavée. Le identità morfologiche del greco e del
latino col sanscrito sono di tale evidenza e infinitamente pili abbondanti di
quelle del latino con le lingue romanze da indurci a pensare che una simile
comunanza di forme, come quella delle mode, sia un fenomeno relativa­
mente recente. E si pensa alla presenza della voce latina «denarius» nel san­
scrito. Comunanza di forme esteriori, quasi copie che ricordano i Buddha
indiani in aspetto di Apollo, dopo la conquista di Alessandro Magno.

La n a s c i t a d e l l a f i l o l o g i a

Occorre riconoscere che la filologia nel suo valore originario di amore


della parola ebbe la sua antica culla nel Vicino Oriente. I saggi affidarono alla
scrittura da essi ritrovata il compito di dilatare i benefici di una nobile co­
noscenza: furono trascritti non solo i testi sapienziali, giuridici, poetici, ma
flirono anche consegnati a lessici, tuttora parlanti, le voci della lingua d’uso
a fronte di quelle che erano veicolo di una più antica saggezza: della lingua
dei Sumeri. Accadi ed Eblaiti coltivarono questa disciplina che offriva agh
interpreti lo strumento utile ad accostare fra loro genti entrate nel raggio dei
più antichi imperi della storia.
A distanza di millenni la linguistica indeuropea ha privilegiato la morfo­
logia che, ancora ai nostri giorni, riflette i moduli classici, in particolare
greco-latini. Le definizioni delle grammatiche descrittive tengono ancora il
campo dopo ventidue secoli, nonostante che esse «are very far from having
attained thè degree of exactitude found in Euclidean geometry», come notò
Jespersen in The Philosophy o f Grammar (p. 58). Il carattere idiosincronico
della grammatica greco-latina, secondo L. Hjelmslev, impedisce di utiliz­
zarla in un sistema generale.
E ormai acciarato che indeuropeo è solo una nozione linguistica, non
etnica, razziale. La ricerca del patrimonio culturale delle origini non può es­
sere affidata che all’indagine lessicale, sospinta sul piano storico quanto più
lontano possibile. Trattandosi di definire una fase che potremmo ritenere
relativamente preflessionale, alle sogHe delle nostre origini, nessuna utilità
possono fornirci, giova ripeterlo, elementi morfologici che segnano l’epoca

- LXVII -
INTRODUZIONE

recente in cui i grammatici entrano in azione con le loro sistemazioni


tassonomiche.
Ricordiamo alle soglie di questo libro i tentativi del nostro più grande
glottologo, Graziadio Isaia Ascoli che, con le ricerche sul nesso ario-semi-
tico, muoveva a sorprendere in una quasi mitica preistoria un «abbraccio
fraterno fra le due stirpi» {Studi critici, II, p. 23). A quel grande non mancò
per allora l’illusione di poter ricostruire «le fasi preistoriche della parola
ariana e quella semitica», per individuare «uno stesso tessuto morfologico e
un sufficiente complesso di concordanze fonetiche». Scelse a modello la
grammatica sanscrita per cercarvi «l’istoria delle flessioni originali degli Ari».
Per giungere all’analisi della flessione del nome partì dalla declinazione pro­
nominale sanscrita «più antica e più rozza», ma davanti all’elemento ~am dei
pronomi sanscriti egli allora non poteva individuare la particella distintiva
deiraccadico, col valore di latino -me^, che si aggiunge a evidenziare i pro­
nomi accadici: -m, -m a (es. attam a “tu”).
Da tempo il sanscrito ha smesso Taureola di vetusta sacralità che gli at­
tribuì la fase romantica.

La legge dello spo sta m en to f o n e t ic o ( ‘L a u t v e r s c h i e b u n g ’)

Enorme importanza metodologica fu data alla legge fonetica sullo spo­


stamento di un grado, che differenzia il consonantismo delle lingue germa­
niche da quello degli altri gruppi hnguistici della famiglia indeuropea. È op­
portuno osservare quale pratica efficacia essa rechi, inserita in questa nuova
metodologia che sopprime ogni riferimento all’ipotetico indeuropeo.
Fu ipotizzata per l’indeuropeo la occlusiva sorda k: partendo dal greco
éxatóv cento, latino «centum», la rotazione consonantica giunse ad una spi­
rante k nelle lingue germaniche che hanno tedesco hund {-ert) “cento” , in­
glese hund(red) ecc., della stessa base di Hand, hand “mano” , derivata, come
abbiamo detto, da una base col significato di contare: acc adico qàtum
“mano” su cui si fonda Torigine di cento, un numero rispettabile che non
possiamo ritenere un prodotto dei primitivi indogermani. Così, alle origini,
la evoluzione fonetica parte non già da una occlusiva sorda k- per giungere
alla spirante h-, ma dalla uvulare occlusiva q- di qàtum .
La legge della rotazione contempla anche l’evoluzione di q) greco:
tpQÓiTcoQ {bh deirantico indiano bhràtà: “fratello”), latino/- di «frater», gotico
b- di hropar, inglese brother. L’etimologia di cp^dxoDQ è ignota, ma è certo
dalla base semitica di accadico ibru, ugaritico hbr, aramaico habira “mem­
bro di una comunità” (‘coUegue, associate, fellow’), assiro ebarùtu “al-

~ LXVIII -
INTRODUZIONE

leanza, fratria” (‘coUegium’) che conferma il valore semantico originario di


(pQdtcoQ e di «frater», membro di una fratria e non già consanguineo. Ne risulta
che, invece dell’ipotetico indeuropeo bh- dell’antico indiano, occorre porre
alle origini la bilabiale semitica b-.
Allo stesso modo, relativamente a greco 61)701x115 figlia, gotico daùhtar,
inglese daughter, tedesco Tochter, è richiamato sanscrito duhita “figha”, avest.
duydar, lituano dukte; ma la terminazione -tà del sanscrito è sul modello
morfologico semitico della formazione del femminile à(a)t, accadico -atu.
La base originaria è accadico daqqu: “piccolo, ragazzo” (‘small: child’): le
lingue indeuropee hanno per lo più tenuto fede alla originaria d- del
semitico.
Ma al passaggio dalla spirante h- di latino «hostis» a di gotico gasts, te­
desco Gast, non si sa dare una paternità indeuropea: «hostis» forestiero, cioè
chi è «foris», fuori della cinta muraria, deve la sua iniziale h- alla semivocale
bilabiale w - di accadico w asùm (andar fuori), ‘w asitu (‘exit; come out: of
a city’).

La m ano e la m ente. L ’o r i g i n e FiLOGENETrcA del l in g u a g g io

La mano, che Kant definì «cervello esterno dell’uomo», ha sviluppato,


attraverso il gesto, l’origine filogenetica del linguaggio.
Umberto GaUmberti, in magistrali pagine del suo Dizionario di psicologia,
torna sulla cinesica del gesto e rende onore a W. Wundt che studia la con­
nessione tra fattori biologici e fattori culturali.
Nella Tomba etrusca, come si è visto, un personaggio è raffigurato in
atto di intensa religiosità: prega con le mani levate, invocando che il sepol­
cro custodisca e protegga le spoghe del padre: apas tanasar. Ora è noto, apa-
corrisponde ad accadico aba, accusativo di abu “padre” e tanasar in acca­
dico è seconda persona di una forma verbale che qui ha fiinzione depreca­
tiva: accadico nasàru (‘to protect, to keep safe, to watch’). Leva dunque le
braccia pregando; dai Mesopotamici all’Egitto, al mondo ebraico, levare le
mani è la più solenne parola dell’anima che invoca. Il verbo latino «dico»
dico e il greco SetwvDfAL faccio un cenno, sino all’antico alto tedesco zeigón
(‘zeigen’), richiamano l’affine verbo ionico àéKO\iai levo su, anche di chi
leva su, tra le mani, il bimbo appena nato, come in un celebre verso dell’O -
dissea (19, 355). Il richiamo all’antico è agevole, perché l’accadico dekù
che significa “levare su” , in particolare “chiamare a raccolta, fare la leva”
(‘to raise, to lift up, to cali up soldiers’), con la voce che denota “mani” si­
gnifica “pregare” (qàtè deku: ‘to lift one’s hands in supplication’): il dit-

- LXIX -
INTRODUZIONE

tengo del greco e la -r- lunga del latino indicano che sono verbi denomina­
tivi, derivati dal sostantivo di accadico dekù: dìkfì, che ha lo stesso signifi­
cato di accadico kallum “annunziatore” messaggero che raccoglie il po­
polo (‘messenger, ofEcial responsable fot summoning people’): kallùm avrà
qualche lontano riflesso sul latino «calator» araldo, come l’altro sostantivo di
accadico dekù; diku “chiamata a raccolta”, “cerimonia” religiosa e ancora
dikùtu (‘corvée work, performed upon summons, marching into battle’)
saranno alla base di latino «dictator». E mette conto aggiungere che a deku,
dakù risale il greco dito, dato di ignota origine come il latino «di-
gitus», organo prensile, che “prende su” , ma anche «index» “indicatore” . E
la riprova è in inglese ‘fìnger’, tedesco Finger, certo dalla base di 'fangen\ Ma
i dotti scrissero «di incerta origine»: perché il vento indogermanico non sa
leggere e può impunemente ignorare il divieto scritto «non calpestare i
fiori».
L’antico alto tedesco/an^, col significato originario di “stringere nella
mano” risale alla base di antico assiro paha’um , accadico “strin­
gere, rinserrare” (‘to dose, to lock’).
A riprova di p eh ù m (serrare, stringere, ‘verschliessen’) valga per analo­
gia xavò-àvo) prendo, il latino «prae-hendo», il norreno geta “ottenere” , in­
glese {for-)get: originariamente “lasciarsi sfuggire: di mano” : che risalgono
alla base, non nasalizzata, di accadico qatu (mano) alla quale risale hand,
Hand, gotico handus,
Jacques Derrida ha dedicato pagine ricche di oscuri fermenti a com­
mentare le note sapienti che Heidegger ha accordato sul tema del valore
creativo della mano: «La mano traccia dei segni, mostra probabilmente per­
ché l’uomo è un segno {Die Hand zeichnet vermutlich weil der Mensch ein Zei-
chen ist). Derrida scrive che «gioco e teatro delle mani meriterebbero un in­
tero seminario», Heidegger insiste sulla mostruosità della mano che è il pro­
prio dell’uomo: «la scimmia non ha mani, ha organi prensili» {Greiforgane he-'
sitz z.B . der Affé). A chiarimento, argomentando sul problema dell’insegna­
mento universitario, ricorda che da questo dipende il fatto che le scienze
appartengono all’essenza della tecnica. «Ecco perché noi qui tentiamo di
imparare a pensare» {Darum versuchen wir hier, das Denken zu lernen). Derrida
si chiede «ma che cosa imparare? La risposta è intraducibile alla lettera, passa
attraverso un lavoro artigianale molto sottile, della mano e della penna».
Heidegger è giunto al capolinea della sua comunicazione con una intui­
zione forse la più profonda di tutta la sua opera.
«In ogni caso, il pensiero {das Denken) è un lavoro manuale {Es ist jeden-
falls ein Hand-Werk)». Non sembra che Derrida abbia colto l’assiomatica es­
senziale di un discorso così in profondo e raccoglie «l’essenza della tecnica

- LXX -
INTRODUZIONE

come protesta, un atto di resistenza a stento mascherato, contro ... la profes-


sionalizzazione degli studi universitari...» L’intuizione di Heidegger apre
inconsapevolmente uno squarcio illuminante sul passato.
La testimonianza che si affianca a quella chiaroveggenza, se ne avesse
avuto bisogno, Tavrebbe colta nella storia di una voce antica, italica, in una
lingua che egli non avrebbe scelto a pietra di paragone per le sue prestazioni
etimologiche, spesso arbitrane. La parola latina «manus» non ebbe mai un’e­
timologia, come abbiamo più volte rilevato, ma il significato di àccadico
m anu '‘calcolare”e il naturale sistema del computo per indigitazione avviò
il discorso all’esito pertinente.
Il latino dunque è valido a confortare Tidentità di mano, strumento di
calcolo, ragione e uomo, cioè tedesco Mann, Mensch “uomo”, quale essere
pensante. Con l’antico alto tedesco mannisco, le voci germaniche di tale base
vanno ricondotte tutte al tema, *men, che in realtà non è se non l’eterno
accadico m an ù “calcolare” .
Heidegger non avrebbe potuto attendersi questa resurrezione dell’antico
manfi, scortato dal latino «manus» “la mano” che si erge a nemesi di quel
rifiuto della Hngua morta, «recisa dalle sue radici viventi». Certo, e Derrida
lo sa bene, un tedesco come Fichte, per parlare di umanità, non direbbe
mai Humanitdt, d’origine latina, ma Menschlichkeit, che dovrebbe denotare la
vasta comunità di uomini non privi della dignità del pensiero, cioè della
«mens» latina, più che del greco juiévog.
E tutto questo non avrebbe potuto suggerire l’origine della voce tedesca
Hand “mano” (v.).
Se Fichte pensava che, per il Romano «humanitas» era diventato il sim­
bolo (‘Sinnbild’) di un’idea sovrasensibile e l’introduzione di parole latine,
straniere, nella lingua dei Tedeschi, avrebbe rischiato di abbassare il livello
morale del loro modo di pensare («ihre sittliche D enkart...»), come avrebbe
egli potuto replicare a questa storica necessità di recuperare i valori originari
delle sue parole, al fondo di un vasto mondo culturale semitico, oggi risorto
dalle ceneri come l’araba fenice? E come avrebbe potuto Fichte scansare la
voce Denkart, affine al latino «tongeo» “conosco” e osco tanginom «senten-
tiam», anch’essi, come si dirà qui, di origine mediterranea?

La S c r it t u r a

Del verbo greco VQ^cpo), scrivo, del latino «scribo» e dei corrispondenti
verbi in ambito indeuropeo, come il persiano ni-piham “scritto” , lo slavo
pisati “scrivere”, l’antico prussiano peisài etc., come anche dell’antico in-

LXXI -
INTRODUZIONE

glese writan, si ignorano le lontane origini. E la vera storia dell’uomo co­


mincia con la scrittura!
Parliamo dell’ampio sistema organico di comunicazione grafica, perché
nulla possiamo dire dei tentativi di scrittura ideografica, in era glaciale, dopo
quel po’ che dei segni di Pasiega potè dire Karl Weule o Obermeier; nulla
dei ciottoli di Mas d’Azil, in cui Eduard Piette credette di intravedere i pro­
totipi dei segni alfabetici, nel mesolitico!
Nel passo celeberrimo del Fedro platonico, sulla superiorità del logos ri­
spetto alla scrittura, molti sono stati presi all’amo, senza avvedersi, dal So­
crate incantatore. Il mito del dio egiziano Theuth, inventato da Platone,
avrebbe meritato il compatimento del sacerdote di Sais, il quale a Solone,
che stentava a richiamare alla memoria gli anni trascorsi dai miti antichi di
Foroneo e di Niobe, disse: «O Solone, Solone, voi Greci siete sempre fan­
ciulli: non avete alcuna antica opinione che vi giunga da antica tradizione».
Quel mito del dio Theuth che propone al re Thamus di insegnare al po­
polo la scrittura, il farmaco che richiama alla memoria, rifiutato dal re come
strumento di corruzione e di intorpidimento della memoria, ci ha tirato ad­
dosso una lunga querelle, da Comenius, a Rousseau, a Fichte, a Dew^ey, e
siamo giunti alle fìtte pagine di Derrida sul logocentrismo occidentale.
Eppure è sfuggito ai più quanto il Socrate del Fedro inneggi lì alla folha,
alla mania liberatrice e benefica, da quella mantica di Apollo a quella dioni­
siaca, da quella poetica a quella afrodisiaca, ad Eros, anticipando così Era­
smo, VElogio della follia. Socrate disceso alla fonte, al santuario delle Ninfe,
nell’aura panica del tranquillo recesso lungo l’Ilisso, folleggia, rifacendo dap­
prima il verso al logografo Lisia, poi ricantando con effusione ispirata la pa­
linodia dell’amore. Il terribile della scrittura, sentenzia Socrate, è la sua somi-
^ianza alla pittura in cui le creature ti stanno di fronte come vive, ma se le
interroghi restano mute. L’accenno alle cicale che cantano sulla testa e in­
cantano i pigri nella calura, il richiamo a Isocrate, l’insistente esaltazione del
logos dialettico scopre alla fine il segreto intento di Platone di difendere
l’efficacia creativa della sua paideia, rispetto alla scuola dei logografi che
propongono modelli scritti di eloquenza, eccellenti avvii alla pigrizia men­
tale. Platone, insomma, finisce col collocarsi sul piano polemico di Alcida-
mante, uscito dalla scuola di Gorgia, maestro nell’arte di improvvisare (aiJ-
ToaxEÒid^eiv). Ma a smentire Platone sulla verisimiglianza del mito dell’egi­
zio Thamus, che rifiuta il dono divino della scrittura, sta la maestosa pre­
senza dello scriba egizio della quinta dinastia (2563-2423 a. C.) che, accanto
all’altra simile figurazione sumerica, resta la più antica testimonianza di
un’arte antichissima che fiorisce onorata all’ombra dei tempU e dei re. L’e­
spressione di intensa concentrazione nelle immagini dello scriba sarà una

~ LXXII -
INTRODUZIONE

costante dell’arte se, intorno al 1970 a. C., rinsegnamento deiregizio Khety


suona: «Vedi uno scriba che sta in ascolto; chi sta in ascolto diviene persona
capace». E lo stesso non si stanca di ripetere: «Vedi, non vi è alcuna profes­
sione in cui non si ricevano ordini, a eccezione di quella di scriba»; e an­
cora: «Se sai scrivere, ciò ti arrecherà più vantaggi di tutti gli altri mestieri».
I geroglifici egizi, dalla fine della preistoria, dal tempo di Menes, il fonda­
tore della prima dinastia, resteranno la più nobile espressione di civiltà, ca­
ratterizzante, al pari delle piramidi, la vita culturale dell’Egitto.
E deprecabile che l’ignoranza dei Greci abbia impedito a Platone di leg­
gere in geroglifici il canto dell’Arpista cieco, gli Insegnamenti del genio uni­
versale Imhotep, che scriveva quasi agli inizi del terzo millennio a. C.; o di
leggere in cuneiformi il mito dello Sposalizio di Enlil e Sud in cui il dio, che
domina il pantheon sumerico, reca in dono alla sposa Varie della scrittura, le
tavolette decorate con la scrittura, lo stilo, la supetftcie della tavoletta. A contestare
la supremazia della oralità platonica ben sarebbe valso l'Elogio delVarte della
scrittura tessuto dallo scriba sumero: «L’arte della scritura è la madre degli
oratori, il padre dei maestri ..., chi Tha appresa avrà il mondo in mano». E
infine il messaggio del leggendario re di Uruk, Enmerkar, di cui si narra nel
poema sumerico edito da Kramer: «Il messaggero aveva la lingua pesante,
non era capace di ripeterlo il signore di KuUab impastò l’argilla e vi in­
cise le parole come in una tavoletta; prima nessuno aveva mai incise parole
nell’argilla ...: il signore di Kullab incise le parole ... ed esse furono visibili»,
II commento di Giovanni Pettinato nel suo volume / Sumeri m eritz di es­
sere rilevato: «Non vogliamo addentrarci nel difficile problema del rapporto
tra oralità e scrittura, ma è certo che il messaggio fissato per iscritto, sebbene
più circoscritto di quello orale, offre più garanzie di fedeltà di ogni altro si­
stema di comunicazione appunto perché richiede verifiche minori e perché
consente un controllo accurato e pacato che può farsi ogni volta si ritenga
necessario ed opportuno».

Le voci antiche che denotano *^scrìvere”.

Seguita alla fase pittografica, la scrittura cuneiforme, sia pure stihzzando


gli elementi e i contorni delle cose rappresentate, serbava qualcosa del fa-
scino magico, del possesso della realtà vivente fissata nella roccia della ca­
verna di Lascaux o di Altamira dall’uomo preistorico. Ma con la serie di de­
terminativi e dei segni grafici che guidavano la lettura degli ideogrammi po­
tenziandone i valori semantici, la scrittura sviluppò una costante dialettica
attraverso la quale il pensiero ritrovava le sue radici nella realtà vissuta. Le
costellazioni furono dette dagli Accadi la scrittura dei deli e perciò, prima che

- LXXIII -
INTRODUZIONE

Galileo leggesse l’universo nelle forme geometriche tracciate da Dio, essi


avevano proiettato nel gran libro del cosmo i segni della loro quotidiana
comunicazione.
Nel mondo terreno, il triangolo pubico che nel cuneiforme è simbolo
della donna, denotò la porta della vita: e il greco ÒEX(piJ5 utero, l’organo
femminile della maternità, è parola che ricalca volgarmente su del­
fino, l’antica voce accadica daltu, ebraico delet (porta, ‘door’) che è il
nome della consonante delta.
Il sanscrito, per denotare “scritto”, “alfabeto” , adoperò la voce lépih,
termine che attraverso l’antico persiano, intriso di influenze aramaiche, ha
origini sumeriche: il persiano degli Achemenidi testimonia la forma dipi-
ascritto”, che è sumero dub “scritto: tavoletta di argilla, documento scrit­
to” (Tontafel, Urkunde, Brief), accadico tuppum , che toma in eiamitico
tuppT, più tardi tippi.
Il nome sanscrito lipi-kara- “scrivano” rende la sontuosa denominazione
dello scrivano accadico, tupsarru “il re della tavoletta”, sumero dub-saf,
ebraico, giudeo-aramaico tipsàr (Schreiber). Per il greco YQdcpw, la lingui­
stica storica, guardando fuori dell’ambito greco, trovò un tema '^gerbh-, a
vocahsmo e, in anglosassone ceorfan “tagliare”, “intagliare”, antico alto tede­
sco kerben. Nessun dubbio attraversò la mente che il latino «s-cribo», YQd(pa)
e o-xaQicpda0 aL levigare, scavare, fossero della stessa base: accadico Ihiaràbu
(incidere, ‘to cut’) che richiama accadico qaràbu (penetrare, ‘eintreten’),
anche con significato sessuale, che soddisfa la fallografia di Derrida: *to ap-
proach: sexually’. L’ipotizzato *gerbh- richiama la base nominale di accadico
qerbu, qirbu, qarbu (dentro, ‘inside, inner part; mind, meaning’), davanti
al quale s-, o- è l’originario pronome determinativo: “quello del penetrare,
agire nella parte interna” che denota l’operazione antica di incidere, di pe­
netrare neirargilla, “scrivere” . Lo slavo, il russo pissàt', richiama basi sinoni­
miche: accadico p a’àsu, ebr. pasa (incidere, tagliare, ‘to cut’). L’aggettivo
verbale accadico pàsu, il cui femminile è p a -’i-is-tu (vS, 840), scopre un
originario denominativo nel verbo slavo. Lo slavo kniga “libro” corrisponde
ad accadico kaniku (documento autenticato, ‘sealed document’), etimolo­
gia già da tempo proposta ma che fu ritenuta inaudita. Quando la riproposi
in più ampio contesto, nella conversazione tenuta airistituto Universitario
Europeo di Firenze, un collega eccepì che il significato se ne discostava un
po’. Gli chiesi se gli sembrasse più trasparente quello di “libro” , rispetto al
latino «liber» corteccia, o ài hook rispetto al latino «fagus». Come si fa allora, in
tali condizioni, ad avviare un utile dialogo? Il tedesco schreiben ripete il la­
tino «scribo» (v.), mentre l’inglese write, il tedesco reissen ‘lacerare’, il greco
à^doaco, antico sassone wntan “fendere” si riconducono alla lontana base di
accadico harasu (incidere, ‘to cut down’).

- LXXIV -
INTRODUZIONE

Memorabili sono le tre grandi rivoluzioni incruente con cui è esplosa la


civiltà: l’invenzione della scrittura, l’invenzione dell’alfabeto fenicio, l’in­
venzione dei caratteri mobili, cioè la stampa, che offrì a tutti lo strumento
fedele della diffusione del sapere. Qualunque possa essere stata la mnemo­
tecnica che guidava la recitazione dei poeti, dei cantori antichi come quella
che aveva per oggetto il poema babilonese Enùma elis, fatta dairurigallu il 4
del mese di Nisànu, tale rituale induce a supporre che anche la recita del
Veda, avesse per base la esistenza di un testo scritto, più o meno simile a
quello che ci fu tramandato. Così, chi recita o canta sulle nostre scene
drammatiche non esibisce lo spartito o il testo scritto.
Ed oggi, qualunque possa essere il destino del libro su cui pare profetiz­
zare oscuramente Derrida, la scrittura resterà il modello dinamico sul quale
da oltre cinque millenni l’uomo ha costruito il suo universo cognitivo.

L ’E r m e n e u t i c a ha il c o m p i t o di allontanare il v e l o che n asco nde

Del verbo greco hermeneuò, éQ|JiT]ve'Ó0 ), si ignorò Torigine; e, nono­


stante, giova qui dedicare un cenno all’ermeneutica anche in omaggio a
Hans Georg Gadamer. I suoi contributi esaltano i compiti di questa disci­
plina del sapere volta ad approfondire il significato della ricerca: «come è
possibile comprendere»? {me ist verstehen moglich^).
L’ermeneutica giunge a fare della comprensione «il carattere originario
della vita stessa». Se, per l’uomo che ha l’abito del pensiero, esistere fu in
ogni tempo interpretare, Gadamer ha avuto il merito di segnare l’era mo­
derna come la stagione dell’ermeneutica, venuta ad organizzarsi come disci­
plina autonoma.
Ma come può la polisemia, di cui un termine come questo si carica
lungo il suo cammino, rivelare alle origini la sua specifica identità? L’etimo­
logia di hermèneia, éQ|jLriv8La, si credette affine al latino «sermo» e indiche­
rebbe alle origini «l’efficacia dell’espressione linguistica» (Kerényi, Hermeneia
und Hemieneutiké etc., Ziirich, 1964). Fu valutata la possibilità di una inter­
ferenza del nome del dio Hermes, messaggero di Zeus, mediatore fra gU dei
e gli uomini, per respingerla come esito di una ricostruzione a posteriori,
non trovandovi alcun rapporto linguistico-semantico con Hermes, all’in-
fuori di una superficiale assonanza. E, nonostante, Heidegger {Unterwegs z u y
Sprache) insiste su un presunto significato originario di hermèneuein e cioè
«portare messaggio, annunzio». Ma neanche il passato ha potuto tentare un
rigoroso approccio etimologico su tah basi, non solo per lo scarso rilievo te­
matico conseguito dalla ermeneutica nel mondo culturale antico, da Pla-

- LXXV -
INTRODUZIONE

tene ad Aristotele. Friedrich Schleienmcher, per la generica identificazione


deH’ermeneutica con la interpretazione, come comprensione di ogni testo di
non evidente significato, non è in progresso rispetto a S. Tommaso con la
interpretazione che mette in chiaro i significati oscuri di uno scritto.
Per hermeneus, interprete di una lingua straniera, chifa comprendere,
gli etimologi sentenziarono «terme technique sans étymologie. On a sup­
pose un eniprunt d’Asie Mineure» (Chantraine). Il richiamo a Hermes che
presunse il dio intermediario tra Zeus e gU uomini cede ad Hermes chtho-
nios, sotterraneo, oscuro. Ma qual è la via che ci guida a colmare la latitanza
semantica? Hermèneuo significò alle origini disvelo ciò che è coperto: deriva da
basi corrispondenti ad accadico erm u (ciò che nasconde, copre, “cover,
sheath”), erém u (copro “to cover”): è conferma di Hermes chthonios; la
base della componente -neud, velico piego corrisponde ad accadico n è ’u,
ne’u “piegare, allontanare eliminare” (‘to turn aw^ay, to ‘loosen’, ‘umwen-
den’).
A conferma valga l’etimologia di chthonios, sotterraneo, detto di Hermes:
abbiamo scorto in tale attributo una base sinonimica rispetto a erèm u “ co­
prire*’: accadico katam u (coprire, to cover, to cover with earth), ebraico
hàtam (nascondere, ‘to hide’): tale base è la stessa di chthon: terra, intesa alle
origini come “quella che ricopre” . Ed è così che essa, come Hermes psico-
pompo, depone nell’oscurità dell’Ade anche l’invincibile vanità degli eroi.

~ LXXVI ~
NOTA BIBLIOGRAFICA

È prevalso l’accorgimento di non appesantire il volume con una biblio­


grafia esaustiva che spaziasse fra le opere di linguistica realmente consultate,
I richiami bibliografici più direttamente pertinenti sono assorbiti nella trat­
tazione delle singole voci, sotto i lemmi registrati nei dizionari etimologici.
Per chi voglia seguire gli sviluppi della nuova ricerca etimologica segna­
liamo opere facilmente accessibili. Per brevità i richiami alle basi semitiche
sono limitati a voci essenziali che assicurano testimonianze remote antece­
denti ai dati indeuropei. Le conquiste della nuova Hnguistica storica rispon­
dono alle innumerevoli e frequenti segnalazioni quali: Uétymologie reste ob-
scure, Pus d^étymologie, Inconnue, Ignorée, Sans étymologie, oppure, Dunkel,
Étymologie unbekannt, Spnst unerklàrt, Nicht sicher erklàrt, G anz unwahrschein-
lich, che ricorrono senza speranza nei più accreditati dizionari etimologici.
Gli elementi accumulati dalla tradizione, sul piano indeuropeo, sono qui ne­
cessariamente rilevati per offrire risalto agli esiti raggiunti sul piano storico.

L e s s ic i e t im o l o g ic i greci

Al fine su indicato, ci limitiamo a segnalare per il greco:


P. Chantraine, Dictiomaire étymologique de la langue grecque, 1968-80, 2 voli.
H, Frisk, Grìechisches Etymologisches Wórterbuch, Heidelberg, 1954-72, 3 voli.
J. B. Hofmann, Étymologisches Wòrterbuch des Griechisches, Monaco, 1950.
E. Boisacq, Dictiomaire étymologique de la languegrecques, (1907), Heidelberg,
1938.
G. Jucquois-B. Devlamminck, Compléments aux Dictionnàires étymologiques
du grec ancien, I (A-K), Lovanio, 1977.

I FONDAMENTI MORFOLOGICI

L’analisi comparatistica, cara ai grammatici, fermava le affinità genetiche


di tipo indeuropeo sui fondamenti morfologici, meno concedendo agh ele-

~ LXXVII -
NOTA BIBLIOGRAFICA

menti lessicali, ma è proprio su tali fondamenti che l’indeuropeo mostra la


sua fragilità. Nella ricerca degli elementi che concorrono alla formazione,
ad esempio, delle voci greche e latine, l’indeuropeo resta fioco per più
grave ragione del suo silenzio. E qui che occorre condurre la prova, per
dirla con Popper, di falsificabilità dei dati esibiti sinora nei dizionari etimo­
logici.
P. Chantraine, Lafom ation des noms en grec ancien, Paris, E. Champion,
1933.
Più volte ristampato, è da integrare con le opere di F. Sommer, E.
Fraenkel, E. Benveniste; Noms d'agent et noms d'action en indo-européen. Paris,
1948; rist. 1975.
Opera di tutto rispetto resta ancora quella dello Chantraine. La minuta
analisi alla quale egli sottopone un’infinità di voci greche sviluppa tutta una
serie di tentativi per chiarire la natura delle componenti finali, ma deve
onestamente avvertire l’ostacolo di «formes obscures». Il ricorso all’indeuro-
peo non avrebbe potuto riscattare Tinefiicienza di fondo che egli segnala sin
dall’inizio nell’assenza di una etimologia. Davanti alla formazione di una
voce come oocpó^, ad esempio, non ha nulla da asserire: «comnae nous en
ignorons l’étymologie». La rilevanza dei problemi che quella opera solleva
senza poterli risolvere merita qui qualche breve puntualizzazione.

I DERIVATI TEMATICI IN - f i - A o -

L’analisi di nomi tematici, per lo più caratterizzati da voce e/o, costi­


tuenti un tipo di flessione, urta costantemente contro la difficoltà delle eti­
mologie. Ma tali difficoltà vengono dissimulate: ad esempio (v.) è
frettolosamente accostato a lat. «cubo» (v.) invece che a (v.); ^C^io?
mimo, imitatore “est obscur, mais semble comporter un redoublement
expressif” .
La mancanza di solide impostazioni storiche della etimologia può in­
durre a correre frequentemente il rischio di aUineare come suffissi dello
stesso tipo elementi che sono storicamente divergenti. In questo capitolo,
che è una silva, tenuto conto delle varie ascendenze lessicali, vengono alli­
neate, per la formazione, voci come (v.) trachea, strozza e Pqóxo^
(v.) laccio, ma questa voce richiama la base semitica *wrok~ > Pqox-: accad.
rakàsu, *rakà’u, ebr. ràhas (legare, ‘to rie, to bind on’), mentre Pqóyxo?
strozzatura del dotto tracheale, mostra, oltre alla base sem. di bùru, ebr. bor,
be’èr (buca, fossa, ‘pit’), anche l’elemento -(o)yxo? della stessa base di
^ 7 X0 ): sem. hnq, accad. hanàqu, ebr. hànaq (strozzare, ‘to strangle’), come
in cpdtQi^Y^.

- L x x v in ~
NOTA BIBLIOGRAFICA

D e r iv a t i in -yo~, in -lyo-, in -ya

La terminazione in -105 , -olo 5 , -alo 5 , -eioq può avere un valore qualifi­


cante (v. o£o^), sanscr, -eya-; ma, per sost. e agg. di relazione, v. afFormante
accadica -ayu che si contrae. Talora corrisponde a base semitica: ugaritico,
ebraico js ’, aramaico j ‘a, accadico asft (emergere, ‘to rise’), w asium ,
àsùm (emergente, ‘highrising’).
Viene asserita l’ascendenza indeuropea di un suffisso -yo- al quale si
ascrive un gran numero di forme nominali, per la maggior parte aggettivi:
nella forma -yo- si scorse una sonante in funzione di consonante. Ma l’ag­
gettivo pronominale àXXo^;, analizzato sulla scorta del latino «alius», non
può entrare nel gioco dei derivati in -yo-; risponde alla forma accadica al-
Iftm, aUotropa di ullùm (altro, quello, ‘thè other, that’), ebraico elle. E
così si dica per [Aéoog (v.), per >tiaaó^ (v.; l’edera, coi suoi tenaci legami:
«est obscure»): accadico kissu, kissu, g. aramaico kisSà “legame” , accanto
al quale si suppone una voce determinativa come accadico isu “pian­
ta” .
Se il suflEisso -io- è aggiunto ad un tema di T, la dentale tende a passare
in 0 -: aQ-riog ha un composto òcvdQOLO^: ma di si ignorò l’origine: ora
sappiamo che -ti corrisponde ad accadico itti “accanto” , “da presso” ,
“con” e che equivale a isti, neoassiro issi.
Il suffisso -CÒ105 è formato da una base che si ritrova negli aggettivi la­
tini in -idus “che sa d i « t i m i d u s » che conosce il timore etc.: accadico
idu (“avere esperienza” , ‘to be experienced’).
Il mistero di yv^oio<; (v.) che non ha una base in -t- nasce dall’igno­
ranza dell’origine della voce greca.
Per il suffisso -dSiog si veda qui OTÒiSiog; per le forme in -Òov, -ÒTiv si
veda axeSóv.
Per i suffissi -(a, -Là, v. aCfxaoLd, aixia. Il suffisso -triQLog, denota nomi
di azione abituale, che si ripete: accad. tàru m (tornare a, ‘zuriickkehren,
wieder w^erden zu’); ma v. anche T:TiQéco.
Le terminazioni di voci come à^XXa (v.) turbine, djunXXa (v.) contesa, |Lid-
(v.) etc. non sono passibili di una reductio ad unum senza falsare la sto­
ria di ogni voce: si ricerchino qui i singoli lemmi. Atitcò, ’AI(piTa), FeXXcò,
Nexcó, ^lOQqpo) etc., femminili in ^ 0 1 , ricordano il tipo, noto al siriaco e al­
l’ebraico, di -ay: siriaco tu'yay (errore), ebraico sàray (signora), tenendo
conto che -0 - non è vocale originaria; in accadico, in sumero, in etrusco
non è indicato. In greco molti nomi di tale tipo sono astratti ed è da richia­
mare la funzione del morfema femminile in semitico, in funzione per gH
astratti e i collettivi (Moscati, A n introd. 12, 35).

- LXXIX -
NOTA BIBLIOGRAFICA

D e r i v a t i fe m m in ili e m a s c h ili in -à~

È noto che alla categoria dei maschili in -o corrisponde simmetrica­


mente quella dei femminili in -à; si tratta di nomi d’azione e di nomi .di
agente, Ma è divario per l’accento tra il maschile che lo riceve sul tema e il
femminile che lo ha sul suffisso.
La formazione del femminile in -ci non differisce da quella di alcune
lingue semitiche in cui, come in siriaco e in ebraico, la terminazione del
protosemitico per lo più si sviluppa in -a: siriaco blsà; femm. di bTs “catti­
vo” ; ebraico tóbà^ femm. di tòb “buono” ; procedimento che ritroviamo
in neopunico, sulla scorta delle trascrizioni latine: es. «Anna» per hànnà
“grazia” ; hannà «Anna»): e così anche l’arabo ha il suo femminile in -à ’:
qabra’ fra i nomi di colori; safrà’ “giallo” . Come in greco e in latino, an­
che le lingue semitiche esibiscono esempi di molti nomi maschili con mor­
femi femminili e femminili senza suffissi del femminile. Il morfema per il
femminile serve anche a formare nomina unitatis, astratti collettivi; la tipica
formazione semitica in -at non è dissimile da quella dei nomi latini collettivi
come «senatus», «equitatus» etc. Non occorre accennare ai noti femmili
ebraici e siriaci in -ay: ebr. sàray “signora”, siriaco tu ‘yay “errore”, e in
il numerale femminile ebr. ‘eérè “dieci” (v. Moscati, op. dt., § 12,
33-34).

La v o c a l e t e m a t ic a o

La vocale tematica o corrisponde per lo più ad -w del nominativo acca-


dico. Si è notato che o non è vocale primitiva, e che u del latino, da o del
latino antico, è come un ritorno alle origini. Né Taccadico, né il sumero,
né l’etrusco, né l’eblaita hanno o originario. Un riferimento al sistema voca­
lico protosemitico mostra tre vocali brevi [a], i, u, à, T, ù; le variazioni regi­
strano -aw > d, ay > e; sono comuni e per a, o per u, e per i: le vocali arabe
sonò classificate piuttosto in base al punto di articolazione. Uno dei segni
del tardo sviluppo del vocalismo dell’indeuropeo è la presenza di -o invece
di -M.

N om i r a d ic i

Si comincia ovviamente con l’indeuropeo, visto come depositario di


tali nomi-radici, senza suffisso, che il greco avrebbe eliminato ma di cui
emergono alcuni resti. Voci come JiO'ói; piede, sale, yQ év etc., sono

- LXXX -
NOTA BIBLIOGRAFICA

esemplate dallo Chantraine (si ricerchi qui ciascuna a suo luogo, in questo
Dizionario): metterebbe conto puntualizzarne qui qualcuna. Per moltissime
di esse, più che farne una rassegna rubricate sotto una sigla generale, occorre
disegnare le linee di sviluppo evolutivo. Accostamenti come quello tra
greco (v.) ^ayÓ5 chicco d*uva e latino «racémus» (v.) sono orecchiati.
Certi nomi radice fomiti dai lessicografi e non altrimenti attestati, come
xtéQeg* vewQOL di Esichio non fanno che moltiplicare testimonianze di ori­
gine mediterranea.
Si insiste sul ruolo e l’aspetto della radice, ma è corretto avvertire che la
radice Jtoò- di jccùg piede è un’utile astrazione, e poco ci dice della sua ori­
gine il significato originario: riportare il latino «oppidum» (v.) a jtéòov è
una delle infinite ingenuità invocate per queste storie di parole divenute
leggende.

A n a l is i d i alcune altre f o i u 4a z i o n i

La struttura delle voci greche è assicurata da basi, suffissi, desinenze,


quando non si hanno certi nomi-radice. Viene analizzato ad esempio,
ScbxoQeg quelli che danno, isolato l’elemento òco- di Siòw^iL col significato di
dare e l’elemento desinenza del plurale. Ma che valore originario ci è
dato assegnare all’elemento -tOQ-? L’autore, anzi la linguistica storica è an­
cora lontana dalla base che denota un’azione che toma a ripetersi: è quella
di XÓQV0 5 , «tumus», ac cadico tà ru m (‘to turn’).
Il suffisso del tipo fu considerato «d’origine obscure»; ma
la supposizione del Brugmann che pose una base -èu-/~èwo- e l’ipotesi so­
stenuta dal Debrunner di una sopravvivenza praellenica, hanno oggi, sul
piano storico, autentica legittimazione. Come -eu- in lat. «aureus», ha si­
gnificato di essere nel senso di appartenere, avere riferimento a: accad, ewu,
aram. h'wà; ebr. hajà (‘to be’). Kajtaveiù^, che sbuffa e sfida i fiilmini di
Zeus, da cui infine è incenerito, rivela la base di xajtvó^ (v.) fumo] ’A-
tQetK;, il padre di Agamennone e Menelao, ha l’attributo di quello che è il
sovrano: accad. atru (eminente, sovrano, ‘pre-eminent, foremost, excel-
lent’), da accad, (w)ataru, ugar., ebr., aram. jtr (essere importante, emi­
nente, ‘to be, to surpass in importance’); ma tale suffisso non può essere
esteso come denominatore comune a paatX.e'ó^, di cui si ignorò l’origine:
3aotX,etjg, re, deriva dall’elemento (3(xai- col significato di essere (accad.
baSù (‘to be: in evidence’); e il genitivo cipriota j^aoiXfìFog rivela accadito
lè*u (potente, capace, abile, esperto, ‘skilled, able, capable’) che è attributo
del capo; mentre iJtJte'ùi; è solo quello che è in relazione col cavallo etc. In

~ LXXXI -
NOTA BIBLIOGRAFICA

quanto al presunto corrispondente m iceneo di quasireu, ben a


ragione il Palmer lo escluse.
La terminazione -obvLG^ dell’eolico dXA-CJOViog, da àKko(; altro, esibisce,
un’afformante corrispondente ad accad. -à n u (cfr. saplànu inferiore); si noti
anche l’elem ento presente in molti aggettivi, com e vifi(pàX,iog oscuro, dv8|X-
0 )X,105 da ò^ve^JlOl; vento, dove -ó,'kiO(; danno senso di relazione: v.
sufF. -àlis, -ìilus, sentiti com e corrispondenti al pronom e dimostrativo semi­
tico con valore anaforico: per -oòXio?, cfr. la base corrispon-
dente a un pronome dimostrativo, la stessa base dalla quale risulta òiXXog,
lat. «alius» che vanno identificati con lat. «oUus», «ille»: accad. allù, ullù
(quello, ‘that’), in semitico occidentale ebr. èlle; pronominale è la for­
mazione con -[i-: éQà0 fiL0 (; amabile, YEQdoi^LO^ venerando: da riduzione di
accadico a m m iu , a m m ù (quello, ‘that’).
Derivati in -tuno-> -tunà-, (-ODvoi;, -oi^ivri): ei3(pQÓawo^ gioioso, 7T]0o-
ai3vTì gioia: i suffissi risalgono a un aggettivo col significato di capace e a un
sostantivo col valore di capacità, possibilità: una. base seni.: accad. dannu
(ugaritico dan: che ha potere di, ‘powerful’), dunnu (capacità, potere,
‘pow er’).
Il diminutivo in -lov, deriva da base col significato di “piccolo” accad.
isum (troppo piccolo, ‘too small, little, few ’) > *ium > *iun: w iasum
(essere piccolo, ‘gering sein’, vS, 149).
Q uello in -lòlov, che ha avuto più larga fortuna (èx^Siov viperetta, OtiqC-
òiov animaletto etc.), calcato su base di accad. eddu “ a punta” , è Tsum (pic­
colo); mentre -dq)iov (-f]Cpiov) rappresenta il diminutivo della base che ha
l’originario significato di punto, punta: accad. appu (nel senso di “punta” ,
‘Spitze’), ugaritico, ebraico aC col significato originario di “ naso” ; mentre
-tjcpiov, richiama il primo e ricalca la base di accad. uppu (pagUa, cannuc­
cia, beccuccio, ‘R òhrchen, Tulle’).
Il suffisso -d^Lov ha il significato originario di piccolo, giovane, germoglio:
accad. ajaru, àrum (‘young man’, C A D , I, 230); cfr. am m , haru m (stelo,
germoglio, ‘Stengel, Stiel’); per il diminutivo, es. dvBQWJtiaxoi;
ometto, OLXIOXT) etc., deriva da base che ha significato di um pezzetto: accad,
isqu che si sarà incrociato con isku (piccolo, figlio; -lohlov ovviamente è
il diminutivo di -Cano?, sempre col suffisso -lOV: accad. i(s)um (piccolo).
La terminazione -liQiov talora indica luogo com e, dYcovLaxfiQiov da
dvcoviot^i^ e richiama la base semitica com e ugaritico ar che denota luoghi,
accadico ùru (tetto).
Il suffisso - 0 1 0 5 (es. jcXolJaLog: letter. “che riguarda la ricchezza”), si ri­
connette a base con significato di che riguarda concerne, che ha in vista: accad.
se’ù, ugar. t'j, ebr. sà*à (guardare a, fissare, ‘to gaze at, to behold’).

~ LXXXII ~
NOTA BIBLIOGRAFICA

L’origine de la finale -tjòqlov «est obscure» (Chantraine, § 56): ogni


ipotesi è apparsa indimostrabile, cioè priva di fondamento; ^evìjòqiov pile
ospite (Men., Troph.), xexvi3òQiov spregevole arte (Plat., Resp, 475), éX.X'óÒQLOv
piccola piaga (Hippocr. 829): davvero oscura, perché occorreva pensare che
-{lòQiov è diminutivo la cui base, da metatesi, corrisponde ad accad. urdu
(basso, servo, ‘servant, subject, subordinate’), banalizzata con -i3òo)q: «Il s’a-
git évidemment d’un sufHxe volontairement arbitraire et fantasiste. Il faut y
retrouver ììòcjdq ... ou 'ùògCa?» (Chantraine, ibid.): urdu, ardu (il sost. ar-
dùtu significa inferiorità, servizio) deriva da aràdu (andare in basso, ‘to go
or come down to lower ground’).

D e r iv a t i in -men-, -mon-

L’etimologia mostra che voci con uguale terminazione hanno spesso il


calco di un uguale suffisso.
Di voci composte, terminazioni in -|xcov, -(ovog non risultano sempre
della stessa origine (v. JtXet)|jL(ji)v: la mancanza di una etimologia può
autorizzare facili conguagli.
Terminazioni in -ma, talora richiamano affermanti corrispondenti a
pronomi di tipo anaforico, con valore determinativo, come accadico am ­
m utii “quello” : ò|JL^Jia, Jtfjixa.

A ltre f o r m a z io n i

Le formazioni in -òavóc,, -òo)v (^lyEÒavó^, “che ha forza di far rabbri­


vidire” derivano dalla base dell’accadico dannu (forte, ‘strong’).
L’elemento -Ò che opera nella formazione dei patronimici (lóo^ in
riQLa^iÒTì^, niriXELÒri^ accanto alla terminazione in IIriX,T|iàÒTì?, rite­
nuta a torto in Omero un’esigenza metrica), senza escludere un ricalco di
base remota, come ugaritico “d “padre” , sumero a.ad, è da ricondurre alla
base di accadico idti, edù (ebraico jàda) (essere familiare, contrassegnare,
rendere noto, identificare, riconscere) e richiama che in accadico sum um
“il nome” significa anche “figHo” che rinnova il nome della stirpe
(Atri de).
L’elemento -vt-, *-nt- che caratterizza dei tipi di aggettivi verbali quali
i participi, presente e aoristo: qpeQovT- (cpéQcov), TiGevr (nBeCg), l’elemento
comune al latino, deriva da base col significato di “intento a, disposto a, in
funzione di: accadico na*dum nàdu (‘attentive, carefiiP) da n a-àdum (‘to

~ LXXXIII ~
NOTA BIBLIOGRAFICA

attend, to do something carefuUy’): per -d - = -t- vale ricordare che l’acca-


dico in posizione finale non sembra distinguere tra t.d.t (Moscati, op. dt., 8 ,
225; cfr. nadùm , natùm , natùm .
Il suffisso -wes-, -wos-, che caratterizza il participio per­
fetto attivo, denota il passato: corrisponde all’aggettivo verbale accadico
wàsu (passato, ‘past’, ‘outgoing; month’) e in quanto derivato dal verbo
wasu, usù ’u, usfi (semitico w d’ ebraico j s ’: uscire, andare, ‘to go away, to
come out’) denota anche futuro (‘future: days’) e dovrebbe caratterizzare af­
finità quindi con l’elemento -o- del futuro e deiraoristo greco.

La liq u id a s o n a n t e r

La presunzione di Hermann Osthoffdi dover invocare per l’indeuropeo


primitivo la presenza di una liquida sonante r, parallela a quella esibita dal­
l’antico indiano, va riportata al confronto con la storia, fuori dalle ipotesi ri-
costruttive. Al greco )taQòCa, latino «cor / cordis», antico irlandese cride, li­
tuano £rdis, antico indiano hrd-aya, antico slavo sridtce possiamo dare un ca­
postipite, almeno duemila anni più antico deirantico indiano e del greco: è
una voce dalla quale scopriamo che alla dentale sonora -d- di «cor / cordis»
etc., -Ò- di HttQòCa, corrisponde una palatoalveolare fricativa /: accadico
karsu, karasu (organo interno; cuore, mente, sentimento; stomaco, ‘heart,
mind, inner or lower side, stomach’, CAD, s,v.), ebraico karès, aramaico
karsà, arabo kirs, karis, etiopico kars. Un sinonimo in babilonese, neoas­
siro è surru (cuore). Così perle nasali sonanti, v. «centum».

I PREFISSI NEGATIVI E LE SONANTI NASALI

I prefìssi privativi dell'antico indiano a-, greco d-, latino m-, germ. un-
non militano per le sonanti nasali: a-, d- corrispondono a particelle negative
diverse: accad. aj, ja è particella negativa: “no” (‘not’); ugaritico in, ebraico
’ajin, ’én, accad. janu, etiopico ’en “no” (‘not’). Karl Brugman, allar­
gando la teoria dello Osthoff, ovviamente addebitava la sonante nasale alla
lingua primitiva indeuropeo, ma neppure il sanscrito e, in sillaba tonica,
nessuna lingua attestata, avrebbe potuto soccorrerlo. Perciò temo che di
queste sonanti qualcuno fin da allora avrebbe potuto dire much ado about
nothin^.

LXXXIV
NO TA BIBLIOGRAFICA

Il fonem a -jrr-

-jtx- fece pensare a un sostrato: JtT:óX,£iLioi; e Jtó?i,e|X0 5 , tctóXk; e JtóXig, non


fu mai chiarito: «il est inexpliqué» (Chantraine, s. teóX,L5 ; Schwyzer, Gr. Gr. I,
325 etc.). Ma il -t- infìsso è consueto all’accadico (v. Soden, Grundr. der
Akkad. Gmmmatik, § 56): si ritrova in aggettivi, in aggettivi verbali, in
forme verbali, nei nomina actionis. L’accadico atm ù “parola” (‘speech, wor-
ding, ability to speak) deriva da accad. am ù “parlare, discutere” (‘to argue: in
court’). Per chi non riuscisse a cogHere l’evidenza, l’antico atm fì ha dato ori­
gini all’antico indiano àtmà “alito, animo”, antico alto tedesco àtum “ alito,
spirito” etc.; neU’anahsi etimologica fu estrapolato un presunto indogerma­
nico ~mo, germ. mà\ Gli esempi del -t- infìsso si moltiplicano in accadico.

L e s s ic i e t im o l o g ic i l a t in i

A, Ernout-A. Meillet, Dictionnaire étymologique de la langue latine. Histoire


des mots [Paris, 1932^], 3“ éd. rev., corr. et augm. d’un index, 1951, 2
voli. pp. 1-667; 669-1385; 4' éd. 1980, pp. xix-832 (IV rist. 1985) Ad-
dition et corrections, par J. André.
Ree,: Lejeune «REA» 53, 1951, 115-116; Niedermann «Erasmus» 4, 1951, 679-684; Marou-
zeau «REL» 29, 1951, 376; Whatmough «CPh» 46, 1951, 196; Maniet «LEG» 19, 1951, 273;
Vendiyes «RPh» 25, 1951, 108; Chantraine «BAGB» 1, 1951, 96; Leroy «AC» 20, 1951,
214-217; Benveniste «BSL» 47, 1951, n. 135, 107-108; Leroy «AC» 29, 1960, 231-233.
A. W alde-J. B. Hofmann, Lateinisches etymologisches Wòrterbuch, Heidelberg,
1930-1958^ Ì9 6 S \ 3 voli.
(J. Pokorny, Indogermanisches etymologisches Wòrterbuch, Bern-Miinchen,
1959: per ri.e.).
B. Forssman, Etymologische Nachschlagerwerke zum antiken Latein. Stand und
Aufgaben, «Das Etym. Wòrterbuch. Fragen der Konzeption und Ge-
staltung» hrsg. von A. Bammesberger, Regensburg, 1983, 49-73) (su i
dizionari di Walde-Hofmann, Emout-Meillet, ecc.).
G. Alessio, Lexicon etymologicum. Supplem. ai Dizionari etimologici latini e
romanzi. Indici a cura di A. Landi, Napoli, L’Arte Tipogr., 1976, pp.
xx-689.
Ree.: Pisani «Paideia» 32, 1977, 157-158; André «Latomus» 37, 1978, 981-984, Leroy «RBPh»
56, 1978, 1041.

~ LXXXV
NOTA BIBLIOGRAFICA

In d ic i, l e s s ic i e concordanze degli autori

H. Quellet, Bihiiographia indicum, lexicorum et concordantiarum auctorum Latino­


rum. Répertoire bibliographique des index, lexiques et concordane es
des auteurs latins, Hildesheim-New York, Olms Verlag, 1980, pp.
xiv-262.
Ree.: Pontaine «REL» 58, 1980, 463-465; Petitmengin «Latomus» 42, 1983, 893-894; Challet
«BSL» 78, 1983/2, 171-175.

Di evidente rilevanza sono le pagine che opere ben note dedicano alla
formazione delle parole:
E. Benveniste, Origine de la formation des noms en indo-européen, Paris, 1962.
A. Ernout, Morphologie historique du latin, Paris, Klincksieck, 1974. Palmer,
L .K .,, La lingua latina, Torino, Einaudi, 1977 {The Latin Language, London,
Faber and Faber, 1961).

Anche per il latino, come per il greco, nella formazione delle parole
svolgono una funzione fondamentale gli elementi afFormanti: suffissi, oltre
che prefissi, sulla cui origine ha gravato un’assoluta oscurità. Poiché essi
hanno un’anima antica, occorreva evocarla sulla scorta dei richiami storici:
fuori dalla loro storia i reali valori delle parole alle origini coltivano l’ombra
degli enigmi.

A lcuni elem enti m o r f o l o g ic i

-s del nominativo corrisponde al pronome in funzione anaforica: acca-


dico su “egli” , “il suddetto”, l’arcaico ital. “desso” : marcava la relazione di
identità (‘er, der genannte, dieser’).
~(a)str~\ «filiaster» “in luogo di figlio” : accadico asar (s > $t), stato co­
strutto di asru “luogo” (‘Stelle’), antico assiro isrì-; così ~estr~ di «silvestris»
etc.
4o, e -culus, -cellus: accad. la’u “piccolo” (‘small child, baby’); accad.
qallum, qàlum (‘small, young’).
-ìflis, -ulus «fictilis», «credulus»: v. accad. i’iu (connessione); u’ulu (‘to
bind’): sentito pron. anaf con -l- non geminata: accad. ullu («iUe»).
(tr)-ic, es. «victr-ix», letteralmente “vincitore: donna” : -;>c: riproduce ac­
cadico isSu (donna, ‘v^oman’) in cui le due fricative palato alveolari ss ren­
dono -x; stesso esito si ha con accad. ss, es. gr. accad. ussu “punta”
([‘Pfeil-]spitze’).

- LXXXVI ~
NO TA BIBLIOGl^AFICA

-Tnus: accad. -inu: es. q u trln u “il suffumigio” , da accad. qatàru,


ebraico qàtar (‘to bum: incense’), gr. xaQaÌQ(x> purijìco'. spesso con zolfo; cfr.
jhassinu “ascia” (‘axe’, gr. d|(ivT), ritenuta di origine ignota): da hasàsu
“tarlare” (‘to cut, to break’).
-èia, -àlis: «parentela», «navalis» accad. e’élu, a*alu “unire” (‘to bind’),
e’élu (‘binder’).
-àtus: «senatus», «equitatus»: il suffisso -àtus richiama il plur. accadico
atl^ù che denota una collettività di membri della stessa condizione (*mem-
bers of a group of persons of equal status and age, partners’);
«principatus»: morfemi di femminili, nelle lingue semitiche, esprimono
anche astratti e collettivi (v. «senatus» etc.): -àtu- ritrova antecedenti in voci
femminih come acad. da’m u “oscuro” : da’u m m àtu “oscurità”;
~etu: «arboretum»; calcato su base che denotò elementi vari, vicini: ac­
cad. etù, itu m “vicino” (‘neighbor, ‘adjacent to: itati, in prepositional
use’).
-bilis: «amabilis», letter.: “che reca amore” : «vulnerabilis» “che, com­
porta ferite” : accadico àbilu “che porta” (‘bearer’).
-hulum: letteralmente “che reca”, “che of&e” , stessa origine: v. accad,
abalum (portare).
~uus\ «irriguus» “che bagna”, «exiguus» “breve” , “reso piccolo” : accad.
uwwù (rendere, trans, da ewu: ‘to turn into’); così -Tvus\ «captivus».
4dus: «timidus», «uniidus» etc, hanno il senso di “che sperimenta...”,
“che sa accadico idù (‘to know, to he experienced’). Palmer {The latin
languagé) parla di aggettivi verbali in -do- dovendo chiarire la formazione
del gerundivo, che ha altra origine.
Sostantivi in -or. «amor», «timor»: da base col significato di mostrare, pro­
durre, indicare: accad. am , ebr. jarà (‘to show, to point out’).
-osus: «aquosus»; accad. asu “che fuoresce, che eccede; che va fuori”,
‘going out; highrising, protrunding’).
Altri tipi: -rnus, «hodiemus», «nocturnus»: accad. harranu (corso,
tempo).
«angustus»: condizione, essere; cfr. «tristis»; v. «sto»,
-timus: «finitimus» (confinario): accad. tim m u (sbarra: confinaria).
-tinus: «(cras-)tinus»: accad. edannu (tempo).

Gli astratti tipo «virtus/virtutis», «iuventus/iuventutis» trovano ascen­


denti numerosi nelle lingue semitiche: in accadico sarrùtu “regalità” , ar-
dùtu “schiavitù” , hissùtu “ricordo” enutu “signoria” , etc.

~ LXXXVII -
NOTA BIBLIOGRAFICA

Formazione del tipo -d, -io: analogie si ritrovano in accadico: m ahru


(< *m ahriyu) “primo”, ru b u (< rubayu) “principe”, rabfì (< rabiyu),
surbù (< surbuyu) “sublime” .
Il suffisso -bà- che si ascrive alla radice *vhews- {*bhù essere: osco fufans
“erant”) corrisponde ad accad. ewu, em ù (*ebù), aram. h“w à (essere,
‘sein’). Ma il senso di movimento nel tempo, nel passato come nel futuro,
sufF. -ho-, induce a scorgervi un calco sulla base di accad. b à ’u (andare),
ugaritico ba, ebraico b5, in analogia con il futuro amatum ivi.
-bundus: di aggettivi verbali noti alla lingua arcaica e che indicano
azione: «l’action en train de s’accomplir» (A. Ernout, Morphol. hist. du lat.,
§ 252): «ridibundus, vagabundus, ludibundus»: deriva da base semitica de­
notante azione in funzione di: è ugar. ‘bd, ebr. ‘abad (operare, servire a,
‘to work, to lavour, to serve’); questo verbo semitico sembra accostarsi alle
origini a ebr. ‘àm ad (attendere a, essere legato a, ‘to wait on, to serve’), as~
siro em àdu, accad. em èdu (ewèdu) il cui aggettivo verbale em du,
endu, “posto a, in funzione di” richiama il suffisso -ndo-.

Participio futuro passivo e part. presente.


Il suffisso *ndo- aggiunto al tema del presente, in epoca arcaica, nei
verbi della terza e quarta coniugazione, si presenta talora invece di -endus,
nella forma di -undus, quando la vocale radicale ha timbro a, e, i; -endus si
ritenne condizionato dalla desinenza del participio presente, -ens.
Si ignorò l’origine di tali suffissi.
Il significato di necessità richiama il suffisso -bundus; risulta alle origini
dalla base calcata sull’aggettivo verbale accadico endu < em du (imposto,
‘auferlegt’) del verbo accadico em èdu, em m udu, ebraico ‘m d: ‘àm ad
(> *‘omdò’, ^^ondo: essere a disposizione di, servire a, ‘to v^ait on, to serve,
to stand’); il part. fut. di verbi che indicano movimento, come oriundus,
secundus, richiama la base semitica w d, che corrisponde al verbo accad.
wasfì, usù (andare, ‘to leave’).
Il participio presente ha il suffisso corrispondente all’aggettivo accad.
natù (intento a, ‘suitable’): «amans» ha il senso di “incline a amare” .

Si aggiunga: -to-: «arbustum», v. xo: ó.


-lentus: «macilentus», di relazione, accad. l’iltu (unione).
-kiuSy -tcus: «patricius», «inimicus», determinativo: v. «hlc».
-bmm, -bra: “che comporta” , base di «fero».
-ensis: provenienza, accad. inessì (viene da), nesù (‘to depart’).

~ LXXXVIII -
NOTA BIBLIOGRAFICA

-ttlis: «umbratilis», “capace di” , accad. tele’ù (‘fahig’).


-trum: «aratrum», “tirare” , accad. taru m (‘to fetch’).
-tura: «cultura», sem.; ebr. tórà (modo, regola), ass. tuàru (divenire).
-tùrus: «amaturus»: ass. tu àru (divenire, ‘to become’).

Perfetto in -si.
Il suffisso in -si, che denota passato, corrisponde al genitivo dell’agg.
asu (passato) àsì > -i, ebr. jàsi (‘come fort’).

S e m it ic o

The Assyrian Dictionary o f thè Orientai Institute of thè University of Chicago, an­
cora in corso di pubblicazione dal 1963; e
Akkadisches Handworterbuch ... hearheitet von Wolfram von Soden, Wiesbaden,
Harrassowitz, 1965-1981.
I. J. Gelb, Glossary of old Akkadian, The University of Chicago Press, 1957.

Di grande utiUtà Top era di S. Moscati, A. Spitaler, E. Wollendorf, W.


v. Soden, A n Introduction to Comparative Grammar of thè Semitic Language:
Phonology and Morphology, edited by S. Moscati, II pr., Wiesbaden, Harras­
sowitz, 1969; e di
G. Garbini, Le lingue semitiche, Studi di storia linguistica, 2“ ed., Napoli, Ist.
Univ. Orientale, 1984.
U semitico nordoccidentale, Romia, «La Sapienza», 1988.
Von Soden-W . RoUig, Das akkadische Syllabar, Roma, Pont. Inst. BibL,
1967.

Si veda inoltre:
C. Brockelmann, Lexicon Syriacum, Halis Saxon, 1928.
D. Cohen, Dictionnaire des racines sémitiques ou attestées dans les langues semiti-
queSy Paris, Mouton, fase. I, 1970; fase. II, 1976.
P. Fronzaroli, Studi sul lessico comune semitico, 1964, 1965.
Studies on Semitic Lexicography, Ist. di linguistica e di lingue orientali. Uni­
versità di Firenze, 1973.
G. Garbini, Considerations on thè Language o f Ehla, in Cagni, LdE, p. 75
sgg-
L ‘aramaico antico, Roma, 1956.

- LXXXIX -
NOTA BIBLIOGRAFICA

C. Gordon, Ugaritic textbook: Glossary; 1965.


L. Koehler, W. Baumgartner, Lexicon in Veteris Testamenti Ubros, Leiden,
1953; e Supplementum, ibid., 1958.
Wórterbuch der klassischen Arabischen Sprache. A u f Grund der Sammlungen von
A. Fischer, Th. Noldecke, H. Reckendorf u.a. Wiesbaden, 1957.
G. Pettinato, Testi lessicali monolingui della Biblioteca L. 2169, Napoli, 1981.
Testi lessicali bilingui della Biblioteca L. 2169, Napoli, 1982.
Vedi anche: A. Archi, hes textes lexicaux bilingues d^Ebla, in S.E.C., IV
(1980), pp. 81 sgg.

Per gli specialisti:


G. Pettinato e H. Waltzold, Studi per il vocabolario sumerico. I: 1, Roma,
1985; G. Pettinato e V. Davidovic, 1/2, Roma, 1985, G. Pettinato, in
collaborazione con J. Gregoire, D. I. Owen, H. Waltzold, Roma,
1985.
C. Saporetti, Onomastica medio-assira ..., Roma, Biblical Inst. Press. Roma,
1970; voi. I: I nomi di persona; voi. 2: Studi, vocabolari ed elenchi.
F. Zorell, Lexicon Hebraicum et Aramaicum Veteris Testamenti, Roma, 1940 ff.

V oci m oderne

Inglese
E. A. Klein, A comprehensive Etymological Dictionary of thè English language, 2
voU., Amsterdam, 1967.
C. T. Onions, The Oxford Dictionary of English Etymology, with thè assistance of
G. W. S. Friedrichsen and R . W. Burchfield, Oxford, 1966.
Walter W. Skeat, A n Etymological Dictionary of thè English Language, Oxford,
4th ed., 1910 (ristampa: 1968).
E. Weekley, A n Etymological Dictionary of Modem English, New York, 1921,

Tedesco
Duden. Etymologie. Herkunftswdrterbuch der deutschen Sprache, bearbeitet von
Gunther Drosdowsi, Paul Grebe und weiteren Mitarbeitern der
Dudenredaktion. Mannheim, 1963.
H. H. Keller, German root lexicon, Goral Gables, 1973.
F. Kluge, Etymologisches Wórterbuch der deutschen Sprache, 20. Auflage bearbeitet
von Walter M itzka, Berlin, 1967.

~ XC -
NOTA BIBLIOGRAFICA

Altre lingue germaniche


H. s. Falk-AlfTorp, Norwegisch-Dànisches etymologisches Woerterbuch, Kristia-
nia [= Oslo], 1910 (ristampa Heidelberg, 1960).
G. Scardigli - T. Gervasi, Avviamento alVetimologia inglese e tedesca, Firenze, Le
Monnier, 1978.

Altre lingue indoeuropee


O. Bloch-W . V. Wartburg, Dictionnaire étymologique de la langue fran-
^aise. V éd., Paris, 1968.
M. Mayrhofer, Kurzgefasstes etymologisches Wòrterbuch des Altindischen. Heidel­
berg, Bd. r. 1956 Bd. II, 1963, Bd. Ili, 1977.
M. Wasmer, Russisches etymologisches Wòrterbuch. Heidelberg, 1053-1958 (3
voli.).

Italiano
T. Bolelli, Dizionario etimologico della lingua italiana, ediz. riveduta, Milano,
TEA, 1994.
M. Cortelazzo-P. Zolli, Dizionario etimologico della lingua italiana, Bologna,
Zanichelli, 5 voli. 1979-1988.
G. Devoto, Avviamento alla etimologia italiana, Firenze, Le Monnier, 1966.

E t im o l o g ia

J. Trier, Wege der Etymologie, Berlin, 1981.


A. Zamboni, L'etimologia, Bologna, Zanichelli, 1976, pp. vi-218: linguistica
generale.

E opportuno considerare i possibili condizionamenti di altre voci su


una parola. Nell’italiano reale oggi confluiscono le basi di latino «res» che
rende il senso di concreto e di latino «rex» che pone il significato di regale. Da
ciò la necessità di registrare, oltre alla base che può apparire dominante, al­
tre che concorrono a definire la storia della voce stessa.
L ’armonia del mondo di Leo Spitzer registra che «concordia può richia­
mare sia un consenso di cuori, pace, ordine, sia un’armonia di corde, l’ar­
monia universale». Ma trascrivendo a corredo del suo argomentare tutto ciò
che il dizionario etimologico Ernout-Meillet registra sul verbo latino «tem­
pero», non può scorgere le basi originarie che concorrono prima al signifi­

~ XCI -
NOTA BIBLIOGRAFICA

cato di astenersi e poi a quello di sciogliere, temperare: se ne veda qui Tetimo­


logia nel dizionario latino.

In considerazione di tali interferenze, chi si ritrova davanti a un voce la­


tina, come «andabata» gladiatore che nel buio mena fendenti (alla cieca, o con gli
occhi coperti), deve afìrontare la vecchia ipotesi di un’origine celtica:
«anda-» viene accostato al sanscrito andhàh “oscuro, cieco”, avestico andò
e deve spiegare la componente «-bata» con il latino «battuo», gallico bathu
“battere’'. Ma il sanscrito non è altro che l’importante voce accadica antalu
“oscurità”, col fenomeno di caduta di ~l~ intervocalica o finale, frequente in
greco rispetto alla voce originaria; si scorge però un ricalco della voce latina
su un’altra base che corrisponde ad accadico atidullu “copertura” ; e in
quanto al celtico bathu inteso “battere” , esso è accadico batàqu, “fendere
tagliare” .
Così chi cerca l’etimologia di inglese appiè, antico alto tedesco apfel, an­
tico irlandese ubull e antico prussiano woble, finirà col ritrovarsi davanti alle
antiche mura di Abella ricca di pomi («maliferae moenia Abellae», Verg.,
Aen., 7, 740). Di vero c’è, per chi voglia comprendere le nostre origini e
uscire dalle angustie e dagli schemi mortiferi, che appiè ritrova il suo remoto
valore óì jrutto in quelle lingue del nostro quadro di riferimento storico:
base è accadico wabàlu “produrre” (‘zeugen’), col valore di latino «fero» e
le forme verbali ùbilu, ublu e il sostantivo wàbilu; è l’ebraico jàbal col
sostantivo ®bùl “frutto” .

P er d o v ero so r ic o r d o

Ora, nel chiudere queste pagine, mi coglie l’ansia di tralasciare qual­


cuno nel ricordo di quanti, per lunghi anni, mi sono stati compagni di
lavoro.
E fra essi, l’ellenista Adelmo Barigazzi, che ha scorso più e più volte,
con costante amore e autorevole benevolenza, in bozze, questo libro a
lungo atteso e che ora egli non vedrà. Nella testimonianza della sua Giulia,
la nostra amicizia è stata, in questi anni, un sentimento profondo che con­
forta tutta una vita.
Giovanni Pettinato, il nostro geniale assiriologo, che, anch’egli, con
uguale costanza e acuta penetrazione ha riletto in bozze il mio lavoro. La
mia anima gli resterà riconoscente per sempre, adu samè erse ti dàrùni,
come egh direbbe nella sua lingua veneranda.
Grato a Janvicr Lovreglio, noto italianista e scrittore che in Francia, nei
suoi studi, coltiva l’amore per l’Italia; al valoroso professor Corrado Carini;

- XCII ~
NOTA BIBLIOGRAFICA

alle valenti studiose Daniela Marcheschi e Daniela Pacella, per le intelligenti


cure dedicate alla lettura delle bozze; e così, allo stesso titolo, grato a Giam­
battista Minghelli che alla toponomastica della sua terra dedica pagine felici;
grato agli amici Hilde Dapper Casamassima, Aldo Tagliaferri, Alberto e Ila-
ria Cotogni.
So che questo libro colma Tattesa di amici illustri come Umberto Ga-
Umberti, Giuseppe Pontiggia; di Fernando Lombardi che in Firenze ha sol­
lecitato provvidenze per sostenere il ruolo culturale della sua Città, come
Romano Romoli che agli stranieri va comunicando il suo amore per questa
stessa Città che sembra spogliarsi delle sue virtù di un tempo. Grato infine
per il mio illuminato editore, il Dottor Alessandro Olschki che, con infinita
pazienza, ha tollerato le mie lunghe soste, le mie lente gestazioni. Ora mi
pare che molte di queste pagine siano nate sotto i loro sguardi cordiali e
consenzienti. Grazie, ancora, di cuore.

xeni -
ABBREVIAZIONI PIÙ FREQUENTI

accad. accadico hatt. batto


a.ì. antico indiano hurr. barrita
alt. altaico i.e. indeuropeo
ant. antico irl. irlandese
aiit. a. ted. antico alto tedesco isl. islandese
arab. arabo itt. ittita
aram. aramaico itt. ger. ittita geroglifico
av, avestico lat. latino
balt. baltico lepon. leponzio
beot. beotico lic. licio
bret. bretone lid. lidio
bulg. bulgaro lig- ligure
CAD The Assyrian D idio na ry o f lin. B lineare B
thè Or. Inst. o f thè Univ. o f luv. luvio
Chicago mie. miceneo
car. cario norr. norreno
celt. celtico ost. ostiaco
cerem. ceremisso oss. osseto
cin. cinese protocin. protocinese
cret. cretese protour. protouralico
DEI Deimel prov. provenzale
ebl. eblaita ras. russo
ebr. ebraico sanscr. sanscrito
eg- egiziano sam. samoiedo
elam, ' elamico scand. scandinavo
etiop. etiopico sem. semitico
etr. etnisco sem. occ. semitico occidentale
fiamm. fiammingo si slavo
fen. fenicio sved. svedese
gali. gallico sum. sumero
ger. geroglifico trac. tracio
germ. germanico tur. turco
got. gotico ugar. ugaritico

- xcv
ABBREVIAZIONI

ugrof, ugrofimiico ven. venetico


umbr. umbro vS V. SoDEN Akkadiches H a n-
ungh, ungherese dwórterbuch
ved. vedico

1 significati, espressi in inglese e in tedesco, delle voci accadiche, anche quando non se
n ’è indicata la fonte, sono dati dal CAD {The Assyrian Dictionary o f thè Orientai Institute o f thè
University o f Chicago) ancora in corso di pubblicazione dal 1963; e dal vS {Akkadisches H a n-
dwMerbuch ... bearbeitet voti W.u.Soden, Harrassowitz, W iesbaden, 1965-1981).

XCVI ~
ALCUNE CORRISPONDENZE ED EVOLUZIONI FONETICHE

Accad. a, gr. u; apsù (abisso), Salalu Sum. d, lat. b: alla corrispondenza ricliiama
(saccheggiare), ouXàw: per la scomparsa della- 1- l’analogo fenomeno di labializzazione: eolico
intermedia, v. o^ifxa, oào^ etc. Tuetcrav, di Teiaav, lesb. Tréoups?, beot. Tté-vrape? di
Accad. a, lat. o: madàdu (misurare), nam addu TéTTape?. Cfr. att. TréXojxat, cret. réXofJiat; att. èXitco,
(misura), lat. modus, moàius. Om., Pind. gXSojxai. Per il rapporto lat. b / gr. 0,
Accad. a, gr. e: naadàdu (misurare, ‘ vermes- cfr. lat. ruher^ gr. IpuSpó^: sum. ui'udu (rame).
sen % nam addu (misura), {xérpov. Occorre richia­ Accad. d, t, lat. / : dalù (attingere)^ fèto, con in­
mare la tendenza, già in accadico, a > e: apàsu > flusso semantico e morfologico di (accadico telù
epèsu (fare); raljjiàmu > rèm u (amare). mammella), gr. 6t]Xi^.
Accad. II, gr. «u, lat, ah: Accad. sùru, Taupo?, Accad. d, lat. t, attraverso l’etrusco: dùru
taurus, cfr. arab. tawr, aram. torà, ebr. sor, etiop. (‘ fortress, city wall ’), lurris.
sòr, got. stiur. Accad. d, sabino s: qad-m u (tempo antico), cas-
Accad. u (aram., ebr. e), gr., lat. zero: bufasu cus (antico): cfr. lat. Fidus, umbro Fisu. Alternanze
(ebr. b«f5§, aram. berót), gr. ppà0u, lat. bratus in sum. agar / adar (campagna); gal / m al (grande).
(ginepro). Il luvio attesta già, come l’ittita, il passaggio dalle
Accad. u, lat. e: u m m u (madre), ma v. lat. velari originarie alle labiali: accad. agà (questo,
femina, cfr. ebr. ’ém, aram. ’im m a, etiop. ’em m ‘ dieser ’), luvio apa-^, itt. apa-.
(“ madre ”). Accad. b, lat., gr. zero: paaàlju (riposare),
Accad. u, gr. u : m urni, [itippa. Si notino in ac- *pas3u, lat. pausa, gr. KauXa; ma^jiù (smanio,
cadico variazioni di timbro vocalico nella stessa ‘ rasen ’), gr. jjiaio[Aai. Il fenomeno richiama l’ana­
voce: usdu, esdu, i 8du (fondamento). logo esito della velare ittita in luvio, rilevato dal La-
Accad. w, gr. lat. f . : w atù (‘ to bring ’), roche.
<p£po), fero. Accad. b, lat. u: Ant. bah. ^ tu m (‘ fàult, act
Accad. -m - (leggi w, neoaccad. b), lat. « (y), o f negligence, damage ’), lat. vitium,
gr. u: gam tu (completo, pieno), per metat. > Accad. b, gr. x: fearpu (autunno), gr. xap7có<;.
*gi;amu, *grawu, lat. gravis, gr. yp«>ì<;* Cfr. H am m utabi e K ammurabi.
Seirdt. *: ebr. *, lat. f , Accad. elsu (felice), ebr. Accad. b, gr. 9 : per^^u (rampollo, piccolo),
’l? (gioire), V. lat. fetix. gr. ^pé90 (;. Si veda accad. bijn (mancanza), gr.
Accad. b, gr. (x, lat. m: nabù (nominare), gr. <p9(oi (vengo meno). La laringale può dare nella
fivofAa, lat. nomen. stessa voce esiti diversi: accad. pet^ju, p et’u, tardo
Accad. bà-, ba’à-, gr. at-: bàfu, ba’àru (pren­ bah. pefw u: sicché la w può anche rappresentare
dere), afpoi, àeCpto; bàStu, bàltu (*bàtu: pudore, una origin. laringale.
dignità, ‘ dignity’): Accad. 1}, gr. y : AtÀ\tu (accorrere), gr. àp-^y^
Cfr. ] alternanza in sum. b/g: aba / aga (dorso); soccorro.
b/d: ab / ad (padre); fenomeno che riemerge in gr. Accad. gr. x» lat. v(m): perfeu (rampollo,
pàXavoi; e lat. glans\ v. poQ?. piccolo), gr. ppax'is, lat. brevis', napà^u (accen­

XCVII
CORRISPONDENZE ED EVOLUZIONI FONETICHE

dere, *entziìnden ’}, fovea. Cfr. ugar. pl^m (fuoco, Scambio di n /l nell’ambito delle lingue semitiche
‘ Feuer’), ebr. peham ; sir. p a htnà , focus-, arab. stesse: Accad. nèsu(m), aram. lait, ebr. laiS).
etiop. fehm. Nell’ambito dello stesso accadico p e s possono
Accad. gr. ai-; %iàtù (colpevole, *faulty alternare; accad. piàquin / siaqum (essere stretto).
gr. ahioc (colpa); b^ru, ^]iiàru (scelgo, ‘ erwahlen, Accad. p, lat. v: panù (andare), v. « venio », pitlju
aussuchen ’), alpio(zai. (germoglio), «virga».
Accad. k, gr. tt, lat. p: kunnu (da kànu; Accad. r, gr. X; rasù (‘greifen, bekommen’) gr.
poena pena, sanzione) “ fissare per legge, stabilire \6L^o\jm. Da notare certe forme, come mie. do-c~ro
come verità (‘ to establisli laws, to establish as (servo: SouXo^, cretese ScóXoq) che presupporrebbe
true ’). Cfr., per antecedenti storici, sum, ka, un *SóeXo!; : accad. dajjàlu che in tardo babilonese,
accad. pù (bocca). come aram, dajjàlà, significa seruo (‘ Diener ’, vS,
Accad. k, q, gr, ‘ (spirito aspro), ’ (spirito lene): 150), da accad. dàlu (‘ herumlaufen ’), cfr. dalàlu
kapàtu (legare sabatu), &7rro> (lego), con influs­ (‘ kummerlich sein’; arara, ‘ gering sein’).
so di accad. appàtu (briglia); kabattu (fegato, v. Oltre alla caduta frequente della -1- accadica
9j7irap, ^7raT0(;; kabàbu (bruciare, ‘brennen’), ì^tttco rispetto al greco, si documenta anche la caduta della
(apicco il fuoco) ; kettum (verità, ‘ Wahreit ’), ho\iO(; -s- intervocalica: accad. iréSum (cima, vetta,
(vero). Neirambito deiraccad. stesso si notano ‘ Bergspitze, Gebirgskamm ’), gr. ^[ov.
oscillazioni, karà^u / garasu / ^aràsu: sera, qrs Accad. r > gr. pp < *wr: rakasu (legare),
(‘ kneifen’). Neirambito semitico stesso si osserva: Ppó^tx; corda.
Accad. k, b, ebr. kabm (saldo, forte) > Sem: accad. s, s, gr. 6 ; ebr., g. aram .tipsata,gr.
lt)iabàiu (> abàni) > ’abbir; katiSu (sommes­ Si^Oépa; accad. kì^àru, gr. xi0àpa. Si notino i se­
so) > t^nsu (‘ unterwiirfig’). guenti passaggi di accad. s / I / r: isdu ildu irdu
Accad. k / s: katàm (‘ brennen ’) / saràru. (base, fondamento); v. 0àXXto.
Gr. k, lat. zero: KdcTrpoq: aper. Fenomeno simile Alternanza s/t in accadico; ant. bab. atkuppu /
alla particolarità fonetica rivelata da E. Laroche aSkuppu (‘ a craftsman making objects o f reeds *).
(«BSL», 58, 1963, p. 77 sg.) a proposito della ve­ L’accad. s ha avuto esiti diversi, ma, come è noto
lare ittita k che sparisce o passa a h nel luvio: itt. “ in accadico la grafia è, come di consueto, insuf­
kesser-a, kessar > luvio issati (mano), licio izri-', ficiente ad indicare la distinzione tra sorda, sonora
itt. pai. k i- > luvioj itt. ger, i- (questo) ; itt. parku~ ed enfatica (s, 2 , s); i simboli per sillabe iniziami
> luvio pani, parrai- (alto) ; itt. mekki > luvio mai-, con 2 sono largamente impiegati per sillabe ini-
mayant~{i~), miyanti-i (numeroso) ; itt. Lukka > lu­ zianti con s, In medio e neoassiro si trova frequen­
vio L u i (Licaonia, Licia) ; itt. nakki > luvio nahbu- temente lo scambio tra s e s ” (Moscati).
(arduo). Accad. Sa-, > gr. àifj-, lat. au~i sàru (aria), gr,
Accad. I, i.e. r : kalù (‘ Kultsànger ’), ant. ind. àif|p, lat. aura.
kàrà; kàlù, kallù (messaggero), v.gr. (xv^pu^) xScpu^. Accad. 8, i.e. t, germ. st: Suru, gr. raupo?, lat.
Fenomeno frequente in accadico. taurus, germ. Stìer; 8àru (tempesta, vento, *Sturm,
Accad. 1 in sillaba chiusa e in fine di parola spesso Atera ’), germ. Sturm. Cfr. accad. Sàtu (‘ toben,
cade in i.e.: salm u (‘ bodily s h a p e ‘ Figur’), pochen, springen, tanzen ’).
gr. otó(z«; Salmu (‘ heil, gesund’), gr. adto?; meslu, Accad. ss, gr. ^a^sinnu (ascia), gr. à^[v7).
m islu, gr. [léaot;, lat. medius. Fenomeno non ignoto Accad. s, lat. t i astu, esatta, terra.
al sem.: Nuzi ^>alwu > ttawu, Accad. s, §, gr. ’ (spirito lene): sabàtu, §ap-
Accad. I, gr. v, lat. «: lardu, vàpSoq, nardus. pàru, sappàtu, ebr. Sopar (ariete), gTcepo? (lanuto,
Accad. m (ant. accad, w), lat. v: m iqtum (ca­ ariete), S|3pO(; (capro). Per la psilosi di l 7tepo<; ri­
duta, abbattimento, ‘ Fall *), lat, vidima. Cfr. ma- spetto alla base di sabàtu, con s- iniziale, cfr, S0 o?
qàtu (essere abbattuto, cadere, ‘ fallen ’), lat, macto. e Sto*; e beot. féro;.
Accad. n, lat. l, gr. X: nadu, laudo \ pana (‘ frii- Accad. s, lat. s: Siknutn (‘ Bodensatz, Bildnis,
her'), TcàXai; bab. penu, panù (‘ sich wenden an, Figur'), lat. signum.
vorangehen, vorausgehen ’), prob. ricalco è Tr^Xo^xai Accad. 8 , gr. S, lat. d: karsu, xapSta, cor, cordis,
(avanzo mi muovo, mi volgo). Accad. 8 , gr. 0 : siknum (‘ Werk ^), 0iyy«ìvco, lat.

XCVIII
CORRISPONDENZE BD EVOLUZIONI FONETICHE

signum; se’ù (vedere, scorgere, scegliere), 9eào(xai; wedù, w adù (sapere, conoscere, potere) al quale è
burasu (ginepro, ‘jm iiper’), gr. jSpàOu, lat. bratus] da accostare l’ant. ind. veda- (conoscenza, sapienza).
cfr. ebr. b^ròì, arani. b^rdt. Bisogna, spesso supporre la bilabiale sonora w: ac-
Accad. t, t, gr. 6 : tiàlu, tijàlu, tàlu (‘ Sclioss- cad, ’wù awù (dico, stabilisco), lat. voveo.
ling ’), eaXXÓ;. Varianti accadiche w, m, zero: warsu, marSu,
Per w in età antica, in babilonese e assiro, sup­ ar§u; ‘ dirty, uncleìm’); aw ilum , am ilu, a’!lu
plisce il simbolo PI sumerico: successivamente in (' Mensch, Biirger ’),
Babilonia si adopera m, in Assiria b. La radice greca Accad. az, gr. ezzu (capra), oc?^, fenomeno
e lat. di o?Sa e di video discende dall’accad. widù, analogo a quello da cui, ad es., risulta ò^ò<;

IC
DIZIONARIO ETIMOLOGICO
DELLA LINGUA GRECA
A

à - prefisso negativo con valore privativo; non. àaattppoiv dalla mente rovinata, turbata, offuscata. Le
Accad, à, ja, é, i (particella negativa e proibitiva, forme omeriche non contratte, l’eolico ai!i«Ta, il
“ non”, ‘negative particle;proliibitive particle: not laconico àfarSTai ci riconducono a una base corri­
CAD, 1, 218 sgg.): corrispondente a sum. na, nu; spondente ad accad. abatu (rovinare, annientare,
cfr. a.i. a{n), lat. in, germ. un-. Nel lat. «nescio» abbattere, ‘ to destroy, to ruin; to collapse, to fall
riaffiora la base corrispondente a sum. na; v. vs-. down*); cfr. aram., moab. ’bd, ugar. *bd (perire),
à -(à -) copulativo (àQpoioriKÓv) : accostato a ebr. àbad (errare, perire, ‘ to wander about, to be
sanscr. sdm (insieme, ‘ mit ’) : accad. sam à^u lost, to peristi’); con incroci c interferenze seman­
(unire, ‘ verbinden ’), sam^ju (unito, ‘ miteinaiider tiche di basi corrispondenti ad accad. hatu (errare,
verbunden’); cfr. v. et^; ma v. anche à -: commettere un fallo, un delitto, peccare, ‘ to make
aram. ’a (quello, ‘ that ’). a mistake, to trespass’), sem. etc. e bab. etù
àdaTo^ in cui non si toma indietro: detto delle (essere oscuro, ‘ to be dark ’), asù (confondere, tur­
acque dello Stige { I I , 14, 271) e di una prova, bare, offuscare, ‘ to confuse, to trouble, to be or
una contesa difficile da superare: de- privativa e la base become dark, troubled, blurred’).
corrispondente ad ugar. ^tw, aram. ’atà (venire, àpaui^^, che non cura, che non si af-
* to come etiop. ’atawa (cornare, ‘ zuriick- jìigge, tranquillo (Sapph., 120 Lobel àpàK>)V
kommen’), ebr. atàh (venire, passare, superare, <ppév’Kx<^ ho sereno il cuore; sono tranquillo
‘ to come, to pass away ’). (Anacr. 65 D ); non mi accorgo {Od., 4,249).
fioiTTo?: XEipa<; àà 7rrou(; braccia indomabili [ l i , L’agg. àpàx7)v, detto del cuore da Saffo, significa
1, 567; 13, 49; 318): si intese dal v. iSTurofiat tocco, letteralmente senza pianto: da base corrisp. ad ac­
ina farebbe difficoltà à- per àv-; Aristof. di Bis. cad. bakù, sem.: ugar. bkj, ebr. baka, aram. beka
leggeva àércrou? indicibili; in appoggio si cita à n - (piangere, ‘ to weep ’); ma lomerico ha
{II., 8 , 209 : detto di Hera e inteso che dice il senso di non fecero attenzione, non se ne curarono,
ciò che non sì può dire, ove Wackernagel, a torto, non badarono: si scopre l’interferenza di base corri­
scorgeva un composto di èTTO(;;ma è come spondente ad accad. *pàqu, puqqu D (fare atten­
il linguaggio di un oracolo, velato, oscuro e minaccioso, zione ‘ to care for ‘ achtgeben a u f’), ebr. paqahi
alludente: è come se Hera alludesse a una impresa (‘ to be watchful, to open die eyes or ears ’), lat.
antizeus: deriva dalla base di«pateo» (v.), Tneràv- «vaco » mi occupo di; cfi:. paqadu (‘ to take care o f ’).
vu[jt,t: accadi petùm , patù, ebr. pata^ (aprire, sve­ àp a^, superficie piatta per trinciare (Crat.),
lare, intr. essere dal cuore aperto, ‘ to open, to be tavola per computare (Arist., A t k , 69, 1). Fu identifi­
open, to be open-hearted; to persuade, to seduce ’); cato con ebr. abaq (polvere) e si spiegò col fatto
mentre àccTiTOuc significa letteralmente {mani) che che Sesto Empirico (III, 9, 282) accenna a matema­
non si possono tenere legate, quindi che non si possono tici die tracciano Ì loro segni su superfici coperte
tenere strette, indomite e deve essere stato origina­ di polvere o sabbia. La voce è già in Aristotele
riamente aggettivo denotante cavallo che non su­ {A tk , 69) nel senso di tavoliere su cui si contavano
bisce le redmi: accad. appatu (redini, ‘ reins’). i voti. Il significato originario è “ ritaglio ”, “ pez­
àditi rovino, ledo, acceco, erro, òàTr], àTrj, "Attj zo ”, superficie ricavata da legno ritagliato: il vo­
rovina, delitto, àrif)pó<; funesto, cieco, à-cripta rovina. cabolo appartiene a una lingua di larga diffusione,
<ìp8n? D IZ IO N A llIO GRECO

raramaico; è composto da basi corrispondenti ad di kTaipor. : ò forma ellenizzata, della serie di accadico
aram. ’à' (legno, ‘ wood ‘ Holz ’) e aram. beqa’, ebru, ibtu, ebr. l^b ér, aram. habrà (‘ friend *:
ebr. baqà' (tagliare, ‘ to split, to cleave bàqla’ ib tu ‘ was originally devoid of emotional conno-
(taglio, spaccato, fenditura, ‘ cleft, rent ’). tation ’j CAD, 7, 5, sgg.) : sembra che Tuso di ara-
frusta, secondo Esichio in Ipponatte (cfr. maico habtà sia stato generalizzato per ambo i
O. Masson, H ipp., 170, fr. 130). Calcato su basi cor­ sessi. Molte analisi vengono condotte più con pun­
rispondenti ad aram., moab,, ugar., ebr. àbad tigliosità grammaticale che con cautela e oggettività
(correre qua e là, ‘ to 'wander about ’), arab. ’abada storica: la voce semitica grecizzata è plasmata su
(correre via, ‘ fortlaufen’); ebr. 'àbad (nel senso un modulo classico, àpp6(;, e mostra che Menandro,
causativo di costringere a, ‘ to cause to Ètigue, to l’amico di Tolomeo Piladelfo e di Demetrio Fa-
enslave'), canan. *abd, ebr. 'ebed (schiavo, ‘dave’). lereo vive la nuova realtà culturale che faceva di
àpxif)xpó? tenero, v. Alessandria d’Egitto il luogo di incontro della ci­
&poXécit> incontro; mi unisco, nei poeti alessandrini; viltà semitica, ricca e stimolante, con la disciplina
àpoX7)Tiii; incontro (Antim. 108). Se ne ignorò l’ori­ e la genialità creatrice dello spirito greco. Non si
gine: si ritiene semanticamente corrispondente ad può dimenticare la vasta espansione della liiigua
àvTi^oXéa) che vale « consero mamis », in battaglia aramaica ampiamente documentata dal grande nu­
partecipo a, ho patte a, cfr. àvttjìoX'/i, collazione, con­ mero di papiri e di ostraka egiziani, in particolare
fronto : àvTtpoXéo) è dalla base corrispondente ad ac- della colonia giudaica di Elefantina, da iscriàoni
cad. baiala (unire, congiungere, mescolare, fare aramaiche, a partire dall’età persiana, sino a tutto
una lega, avere una parte a, *to mix, to have a share ), il IV secolo. È noto il passo di Neemia (XIII, 24) che
nella forma bitlulu (venire a contatto, mescolarsi, testimonia persino fra gli Ebrei l’abbandono della
‘ to come into contact, to mix ’), con la seconda loro lingua nazionale di fronte al prevalere della
-/- di balàlu, in dileguo nel greco (cfr. aoipia); lingua aramaica. Non si capisce poi come ci si
invece inàpoXéco la iniziale à-non sembra copulativa, possa stupire di ritrovare la voce neU’uso del semita
fa parte della base come -v)- in che è in Luciano e nei Settanta.
possesso di, che ha parte a, eTrsrjPoX-/), è7r«(3oXct parte &|3poTd^(o mi discosto, mi disperdo ( I I , 10, 65:
[Leg. Gor/., 5, 50): qui la base richiama accad. TCW? àppoTà^ofisv dcXX'^Xoiw: la forma attestata);
^abSlu, ebr. hàbal (unire, congiungere, ‘ to bind fu connessa con l’aor. ■ì^^AppoTov con caduta di -[a-
‘ to tie ’), accad. eblu, ebr. ^ebel (linea, fune, parte, per necessità metrica. Ma il senso è ben altro che
banda di individui, truppa, ‘ rope, line, portion of errare, è scompagnarsi: deriva da -à- privativo e da
land, troops, band of m en'); cfr, ^^6 bel (che fa base corrispondente ad accad. ebtu, ugar. l^br,
parte della ciurma; ciurma, ‘ sailor; crew ’). (ebr. Ijiabèr, aram, habra: compagno, ‘ comrade,
àppóg, -óv molle, delicato, effeminato, àppó- fellow, colleague, frieiid ’), ebarùtu (comunità,
Tr);, delicatezza, effeminatezza, fippa, favorita, giovane ‘ alliance, collegium ’) : il valore originario del testo
schiava. Si tentò ravvicinamento a (v.). Il va­ omerico è quindi «perché noi compagni di cammino
lore originario è “ florido, soffice, paffuto, grasso ”, non ci scompagniamo.
e perciò “ m olle’’; accad. ^jabàru, kabàru (essere à\OL-i prefisso con valore intensivo, v.
florido, paffuto, grasso, ‘ to become fat, thick ’), (lacon. àyaoói;: Aristoph. Lys.,
agg. verb. kabru (‘ fat, plump, thick: said of grains, 1301: cypr. originariamente buono, molto
of persons ’), ta b ru ; vi è stata qualche interferenza buono, efficace, eccellente, magnifico, generoso [ I I , 9,
della base corrispondente ad accad. feabutru (ger­ 341 : àv^p àyaS^òs xal womo buono e saggio) ;
moglio, ‘ green shoot ’). In quanto ad àppa, origi­ al neutro il buono, conveniente, utile; fortuna etc.
nariamente compagna, che appare in Monandro «L’adjectif àya^ó? ‘ bon ’ ... peut contenir unsuf-
(fr. 58, 371, 453 Koerte), toma in Plutarco, Ariste- fixe (sic) expressif -D-Óì;, cfr. àya- etc.»: P. Clun-
neto, Luciano e nei lessicografi; la Masson (E. Mas­ traine {La formation etc.; p. 366, § 299) non va
son, Recherches etc., p. 97) la ritiene f. di àppóq, oltre; il presunto suffisso col significato di buono,
ma è voce che esprime altra e nuova concezione valido, conveniente, rinvigorito da dcya- (v.), -S-ói;
della donna “ amica, compagna ”, diversa dalla passato attraverso non è altro che l’aggettivo
schiava o concubina dei tempi eroici ed è sinonimo comune alle lingue semitiche, a cominciare da ac-
PIZIONAIUO GRECO òtYyocpo?

cad. tabu (buono, gradevole, conveniente, vigo­ a deity, o f kings ’), sum. aga, nel senso di gr.
roso, sano, *good, pleasant, healtliy ’), aram. tàba, àpxi-.
arab. tajjib, ebr. tób (buono, eccellente, bello, wj* sdegno, vado in collera, grido in­
piacente, utile, amabile, sano, ‘ good, beautiful, furiato. Se ne ignorò l’origine. È un verbo deri­
excellent, pleasant, lovely, convenient, fruìtful, vato dalle basi corrispondenti ad accad. aggum
sound, kind ’). Se ne ignorò l’orìgine. (adirato, sdegnato, ‘ angry *; agàgu; ‘ to he angry,
splendido, mi at^ to flare up in anger ’) e nuggatu (furia, ‘ anger,
leggio a sovrano, mi inorgoglisco, vado superbo, àytkXka, wrath ’, ‘ W ut ’).
omo, decoro, ócyaX[x«, ornamento, segno di onore do­ AY“V<ì ?» (Hom., Pind., Sapph. etc.)
vuto ai sovrani, agli dei, statua; ày^<x.6<;, splendido. amabile grazioso, dolce: detto anche delle frecce di
Dalla base di accad. aga’u, sum. aga (aureola, co­ Apollo, e di Artemide che dànno una morte senza
rona: ‘ of gods, kings *), calcata su accad. aklu (ti­ pena { I I , 24, 759; Od., Ili, 280). Tentato un ac­
tolo reale in Assiria, sovrano, ‘ overseer : as royal title costamento a (v-) che fu escluso per il
senso; fu accostato y^^vo?! nia si restò incerti sull’à-
in Assyria, referring to kings; referringto A§§ur-rabi
I and Asiur-nirari K ’, CAD, 1, 277 sgg.: sum. iniziale e non meno incerto ne è il senso. Base
semitica; Ihnn, ebr. Iliànan (essere favorevole, bene­
ugula); per iEyaTLfAa, a parte l’influenza della base
volo, ‘ to be favourable, kind, gracious, to pity ’),
di aklu (sovrano orientale), si scopre ekallum
sir. Ihian, arab. l[>anna (aver compassione), accad.
“ costruzione, proprietà regale ”, indicazione che si
enènu (‘ to do a favour ’).
soleva scrivere su mattoni o opere d’arte, su costru­
AyontAw, accolgo con amore;
zioni, come proprietà del palazzo, tempio (‘ royal
d5Y«7n}T6<; diletto, amato. Cfr. ebr. 'àgab (amare,
property: as indication of ownership on bricks,
essere preso d’amore per, ‘ to dote on, to desire,
objects etc, CAD, 4, 60 sg.). Così àYÓtXXofjiai, nel to lust after ’),
senso di godere di {11, 2, 462; Od., 5, 176) corri­ àyauó?, -ifi, -óv letteralm. “ coronato, mitriato,
sponde ad accad. akàlu (col valore di “ fruire, go­ aureolato ” ; nobile, venerando. Il rapporto con àva-
dere di ”, ‘ to enjoy: something or thè use of some- {xat non fu precisato. *Ay«u<5(;, che Omero usa spesso
thing *). per i re e gli eroi, è la forma aggettivale della base
ammiro, stupisco, mi cruccio. Va rin­ corrispondente ad accad. agàum, agù (‘ crown : as
viato a àY«- (v.) di cui si ignorò l’origine. Cfr. insigne, o f gods, of kings, in omens; disk of thè
sum, AG- (venero, esalto, ‘ verherrlichen, lob- m oon...; thè translations used, «crown» and
preisen ’), àg (amare, ‘ lieben ’) con influsso di « tiara », denote only thè functional aspect o f agù.
sum.-accad. agù (tiara, corona, diadema, ‘ Tiara, In view of thè variety of headgear whicli serve as
Kfone* sum. aga); agé bèlutj (segno del potere). insignia o f godhead and kingship in thè course of
La voce accadica rientra negli appellativi di divinità time, thè nature o f thè headgear designated by
e si arricchisce di valori in nessi come agù Saml, agù in a given reference depends on thè period,
agù atiùtì che indicano il nimbo, l’aureola, la co­ thè region and thè text ty p e’, CAD, 1, 153 sgg.).
rona che circonda qualche immagine del Cielo, àyoMpóq, -A , -óv insolente, aggressivo (Hes., Th.,
àyà.'st troppo (letteralmente; ad ahundantiam), 832; detto di toro), ^ero. Della stessa base di Y«Gpo<;
cfr. con abbondanza di neve. Di (v.); Tà" iniziale richiama àyoc-,
il valore originario, corrispondente al lat. ad ahm~ àYY«po?> corriere, messo. V. nunzio.
dantiam: tenuto conto del valore etimologico di *Ayyape<)(ù requisisco per lavoro, costringo al lavoro
ahundantia, da unda, è confermato dairanalogia con per corvée, lat. angarius (v.). Lo Chantraine (s.v.)
plus, 7toXTÌ<;, pluit, TrXéoj etc. Perciò àyà.'i corrisponde respinge giustamente Taccad. agfu (mercenario);
all’accusativo avverbiale accad. agSm, da agùm in effetti il valore di “ corriere ” è in accad. iiàgifu
(onda, alluvione, ‘ flovir of water, flooding ’), nu- (‘ Herold, Ausrufer ’). L’etimologia di (Kyy“PO^>
nato agSn. Ma su àya-, che giuoca un ruolo note­ accad. nàgìru, mostra che tale voce richiamò ac­
vole neironomastica di personaggi illustri, inter­ cad. an-getri (ì}3rr5(n)u; “ in strada, verso le
ferì la base di accad. ag ù m (apice, simbolo di strade”); da ana, an (in, verso, a; allativo, ‘ ort-
regalità e di divinità, tiara, ‘ crown, as insigne: of lich; nach, zu, in, auf: allativisch’) e geiru,
DIZIONARIO GRECO

girm {cammino, strada, spedizione, carovana, ginario è « furioso, che uccìde con furia » e deriva
‘ Wcg, Karavane ’) = ^jattànu > u; àYY«- dalle basi corrispondenti ad accad. agàgu (essere
peiScii che si ritrova in Matteo, 5, 41 ; in Monandro, furioso), aggu (‘be angry’) e naru,néru, ant. accad,
440; in una iscrizione orientale, Dittenberger, 665, ne’arum (colpire, uccidere, ‘ to strike, to kill ’).
24, richiama accad. agaru (‘ to hire, rent ’). Cfr. na’em (ruggente, ‘ kreischend: v. Lowen’).
àyYéXog, -ou annunziatore, àyYé)>Xo, annunzio; &Y10? santo, v. Ay^ó?.
da accad. kallù (messaggero, ‘ messenger’) nella à y n - Per le voci con tale base, v. àY>*^.
nota formula ana kallé (a pronto annunzio, rapi­ lat. inguen.
damente, ‘ post haste '). àYKTiXy), -yj5 curvatura, mezzo d ’attacco, v.
&Ycip<*> raccolgo, questuo, àyopA mercato, ó^yo- à y x ih v , inguen.
pit; assemblea: v. lat. grex gregge. Se ne ignorò l’ori­ àyKuXofAi^Ty)? dall’arma fiammante. Omero lo
gine; fu accostato y^PY^P*' TioXXà di Esicliio; ytip" pone come epiteto di Kpóvoi;: Kpóvou ... àyKuXo-
Yapa folla: ebr, gatar {‘ to collect ’), aram. ’gf, ebr, {/.■/jTeo) {II., 2, 205; Od., 21, 415); Esiodo lo dice di
àgar (raccogliere, radunare, ‘ to collect, to gather ’). Kp<5vo<; {Theog., 19) e di Prometeo {ihid., 546;
Accad. agàtu (raccolgo come mercenario, prendo a Op., 48); viene a torto tradotto «dai tortuosi pen­
nolo, ‘ to hire, to rent agi-u (mercenario, ‘ hirc- sieri » (‘ crooked o f counsel Liddell-Scott., s.v.) :
hng ’). Il significato di “ raccolgo denaro, questuo ” Kpóvoi;, simbolo del tempo, corrisponde a accad.
e di “ mercato ” nelle voci suddette, richiama Tin- qarna (i corni lunari). « La traduction traditio-
terferenza della base corrispondente ad accad. nelle est à Vesprit retors ... mais la structure du com­
waltjiàru (ma^aru ‘ to accept valuables, to collect pose surprend, et il est possible que dcY>tuXo[i^T7)?
tribute, gifts, to receive, to collect objects, to accept signifie originellement à la fa u x recourhée et se rap-
ojf!èrings ’), w aljitu, ebr. mehir (‘ market place, porte au mythe de Cronos et Ouranos... » (Clian-
commercial activity, business transactions’). traine, s. ’Ay>ìuXo[jl^tt)5 risulta originaria­
mandria di mucche, originariamente mente composto da una base corrispondente ad
di cavalli { I l 19, 1S1)', gruppo di giovani a Sparta e a accad. anqullu (bagliore, splendore abbagliante,
Creta. Si fece derivare da &yoì (v.) ma si tratta ori­ ‘ fiery glow ’, come fenomeno atmosferico, celeste,
ginariamente della base di calcata su ‘ an atmospheric phenomenon CAD, 1^, 143 sg.),
ant. accad. agàlu (equide, ‘ an equid ’), arab. ’agala detto di corpo celeste, come il sole, di divinità ce­
(* rassembler les bétes ’). leste, « corona di splendore, fuoco » (‘ Glutkranz,
originariamente animoso, fiero; in Glut vS, 54) ; l’altra componente corrisponde ad
Archiloco arrogante, aggressivo, sfacciato; il greco accad. m ètu, m ifju (arma divina, ‘ eine Gotter-
moderno ha conservato il senso di arrogante. Se nc wafFe vS, 664 a; v. qui voi. 1 ,192 sgg. Crono, Pro­
ignorò l’origine: se ne fece un composto di y^P«<; meteo). Ma m ètu è ricalco di m atu (terra, ‘ land ’);
c Sxeiv, con à- copulativo. Deriva da àY“ ‘ (v*) splendore della terra che conferma per Prometeo
intensivo (cfr. àyàppooc, etc.) e la base l'originaria divinità del fuoco,
che si ritrova persino in germanico: ant. a. ted. Ay^'Ì^o? curvo, v. écY«<t)v, inguen,
freh, med. a. ted, wrech, got. frik s ; lat. * hircus » Syxupa ancora (Ale., 18,9), cfr. braccio,
{ircus) il caprone, di cui si ignorò l'origine: accad. poetico per àvxàXY) e solo plur. ; dalla base di àyy.-,
er\jiu (aggressivo, ‘ aggressiv ’), it^ju (insolenza, latino «ancora» e di «uncus»: accad. u nqu (anel­
' insolence '), etè^u, (w)aratiu (essere impetuoso, lo, ‘ Ring ’), cfr. ebr. *ànSq (collana, ‘ neck-lace ’),
' to hasten, to hurry, to come quickly ‘ aggressiv *3naq (mettere attorno al collo, ‘ to deck as a coUar,
vorgehen ’). to lay upon thè neck ’) ; la terminazione -upa de­
àYi^vo>p, -opo 5 , dor. àYàvwp impetuoso, corag" riva da base col significato di fermare, arrestare;
gioso, superbo. Fu accostato per la formazione ad cfr. accad. iiru (‘ Stiel’): ebr., aram. % t, accad.
’AyéXàoi;, ma l’allungamento della prima sillaba del ub^jutu (fermarsi indietro, *hinten bleiben ’), ebr.
secondo termine e la vocale o fanno difficoltà; si a^ar (‘ to remain behind ’).
tentò, a torto, con in passato fu sen­ àYMtbv, -wvo? curva del braccio, cubito, &Y>totva
tita la presenza di &ya[LOLi. Tentativi infruttuosi. Per braccio, àyy.tilri, braccio piegato, lat, ancus che ha
il guerriero omerico, come Achille, il significato ori­ braccio adunco Sulla base corrispondente ad ac-
pIZ IO N A W O GRECO étyw
cad. al)iu (braccio, ‘ liunian arm ’), ha agito la base bafeiii'um, ba’irum (‘ hunter, fisherman ’) ; tcu-
corrispondente ad accad. unqu, enqu (anello, cur­ pàypa, òSovTàypa, pinza: che capta fiioco, denti, gr.
vatura, ‘ Ring ’), ant. ass, annaqum , v. inguen. àypeiiq, cacciatore; y da o *.
àyy^aóq, -ó v splendido, magnijico. 'AyXcda àypóg, “oO campo, campagna, sum. agàr, lat. aget.
splendore, magnificenza, acconciatura. Fu accostato a fiyoia, gen. -a?, dat. percorso: per lo
YeUco: v. più plurale, voce omerica che toma nei papiri:
àYVÓ?» -óv augusto, alto, elevato, sacro, puro, V. *Ayui€\Ì5 epiteto di Apollo: lat. «egèa» (corsia
Sr{io<;, santo, puro, àyoi;, sacrificio espiatorio, espiazione, che conduce ai banchi dei rematori (Enn. Ann.
colpa. Chautraine non accetta la soluzione tentata da 567). Calcato sulla base di &yco: ha Tapparenza di
A. Meillet con l’esclusione di sanscr. yàjati (egli un part. perf. senza raddoppiamento; ma è com­
venera), v. « sancio »; v. Kurylowicz, Apophonie, 152, posto di yuiov, yui« nel senso di piedi: quindi
Viene richiamato a.i. yajnd- (venerazione di un dio, via battuta.
sacrificio). Accad. sagùm , Sangù (sacerdote, ‘Pries- ’ Ayuieó^, "étaq, attributo di Apollo, inteso come
ter '), sum. sangu, sag-gà. La base di ày-vó^, ó^yioi; guardiano delle strade (Eur., Ph. 631). La connessione
etc. corrisponde a sum. sag (reso da accad. elù: con ^tyuta mostra che la base della voce ha subito
eccelso, esaltato, detto della divinità, *high, exalted: una contaminazione di tipo popolare, perché sia
said o f gods CAD, 4, 110 sg.), accad. saqù, (alto), il nome del mese di Argo, *Ayo£iijo(;, sia 'Ayuceii<;
signif. à elù, non si prestano ad accostamenti con Sycù, &yuta, ma
Avvu|jii pesto, fiantumo, spezzo, trituro. Venne derivano dalla base corrispondente ad ant. accad.
accostato toc. wàk (scoppiare) e lat, vagina (v.); agium, accad. agùm, agau, sum. aga (disco,
éJyavo^, spezzato, fianto in fi", di Sofocle; a nimbo luminoso: del sole, della luna, degli dei,
Thespiae, v. Taillardt, R.Ph., 1966, p. 76), dcYif|, ‘ disk: said of thè sun, o f die moon, circular sliape,
rottura, fiammento, mostrano che la base originaria, corona: as a metereological phenomenon ’Son-
corrispondente a sum. sàg- (spezzare, colpire, ne: agù fussù die rotliche Tiara: des Himmels
‘ schlagen ’) ; cfr. accad. Sagasu (colpire, annientare, vS, 16-17).
' vernichten, morden ’), ma^fàsu, *wat>àsu (‘ to ilyxi vicino; originariam. “ in modo da com­
hurt, to hit, to sniash ’) è calcata sulla base corri­ primersi, da pigiarsi Se ne ignorò l’origine. "Ay^ì.
spondente a accad. bukannu, bukànu (battaglio, richiama la forma avverbiale accad. con suffisso in
pestello, mortaio, *pestle *Kloppel '), aram. -Ì8, dalla base di accad. ^janqu, aggettivo verbale
buk(a)nà; la nasale fu poi sentita in greco come di accad. ^janàqu (comprimere, costringere, ‘ to
un infìsso, constrict, to compress’, CAD, 6 , 77): cfr. accad.
dyopd, assemblea, mercato, piazza, v. àyelpoì. banàqu (soffocazione, ‘ sufìòcation ihid.); la forma
àyoq, -ou?, V. àx^óq. avverb. in -i§ è sostituita da ana e il gen.: ana
à y ó ^ comandante, duce, v. ^jianqi (in modo compresso).
àyoaTÓ?, -ou m. palmo della mano, braccio. Nella dtyx<o serro, stringo, soffoco. ’Ayxóvjj, laccio, stranr-
espressione 2Xe yatav àyocT^ (II., 11, 425) : fu in­ gelamento, lat.^rt«^/«<i;**^df»^o.'^Senza etimologia: fu
teso “ cavo deila mano ” (in Theocr. “ ulna, gomito, accostato ad ant. ind.f<??^M- (stretto), got. aggwus,
braccio cfr. Anth. Pai., 7, 464); usato come clau­ ted. eng. Accad. feanaqu’ (costringere, strangolare,
sola epica: per la morte di un guerriero. Saussure ‘ to strangle, to constrict, to compress’); v. 6tyxi«
(Mém., 53j 1) richiamò sanscr. hcista- (mano) che è fiyoj conduco, guido, spingo, muovo, porto; con­
fuori di ogni verosimiglianza; Solmsen {Beitrage, duco a termine, SHio), ^^yayov, -Jixa (att.), dor. dcyàyoxa;
1 sgg.) lo fece derivare dalla base di Aye(p<a; &yea&oct yw a iK x, prendere moglie, àyó<;, capo; orpa-
pone accad. afju (‘ human arm, flank, half, arm or TYjyóc, oTpaTàyói; calcato su i^yéojjiai (v.) ; cfr. Xo-
handle ’ etc.) e feastu (cavità ‘ hole ') Xay<5?, ^evàyó(;; cfr. èxsTif)yó<;, che conduce l'acqua
fiypa, -a? caccia, pesca, cattura. L’etimologia per canali, ^opTTrjyó»;, che porta carichi; da càrico, àydtv,
scopre la caduta di un originario digamma in greco. ày&voq, luogo dove ci si aduna, piazza, assemblea, circo,
Ant. bab. ^bafearu, ba‘àfu (‘ to catch flsh, to catch accolta di gente per giuochi, combattimento; lotta, dsyw-
birds, to hunt, to capture*) ; àypéoi e àypeóa>; &yptoq v£a, lotta, gara; angoscia (Arist., Dem.); HìiTCìp, guida
‘ da cacciare ” , feroce: da base di accad., ant. bab. (Aesch.), capo; in Omero nome proprio; éTcaxTi^p,
DIZIONARIO GRECO

cacciatore (Hom,), àytoyóc;, che guida, conduce; ó à. la come (X-Sy)v (à — *5ò-) e accostato ad óc«to<; (insa­
scorta, con molti composti ;àYÌvéw (infm.àYTvi[ievai: ziabile) etc,; d?,Sn)v è dato come accusativo di voce
Hom.) conduco, porto, con infisso -iv- che indica mo­ ignota, col significato di “ molto, in eccesso” ;
vimento verso (cfir. accad. in, ina prep. : ‘ in, on, «Sivó? fitto, pressante, esclude il senso di sazietà che
from ’) ; corrispondenti : lat. « ago », sanscr. djati, si cerca nella base. ''ASt]v è formazione avverbiale
av. azaiti, arm. acetn, ant. irl. aik, toc. àk: fu ipo­ simile a àS'^jv (v.) della cui base lia sentito l’influetiza
tizzata una base cfr. 6y[io<;, solco, (v. 5fl(ij) : “ un monte, un mucchio ” ; la sua base,
jzet’ 6y|jiov, lungo il solco. Il lat. « ago » nel senso di corrisponde ad accad, màdutn» ma*du, m andu;
faccio, agisco ha un antecedente remoto in sumero m leggi w (molto, ‘ much in quantity, plentiful,
ag, a-ag (tradotto con accad, epèsu: fare, agire; heavy, abundant’), del verbo m àdum , arab. m 'd ;
‘ to act, to be active, to proceed, to build; to per- cfr. ebr. me’od (‘ much *) ; la m - di m àdum lia
form, to treat ’) ; ma il valore del greco e poi del la­ subito diversa evoluzione di w- iniziale di di­
tino conduco, e di àyàv assemblea mette in evi­ spetto a ixéxpi (v>)’ accad. m al^a (‘ before,
denza un denominativo di base incrociata col corri­ in front, ahead ’) ; la m - iniziale in accad. è soggetta
spondente di accad. a^ù (che si trova accanto, ‘ auf talora a scambi anche aH’inizio di parola, (es. ma-
der Seite befindlich'), sia che si trovi al jianco (a^jii: làdu > waladu) ; iXSy)v ha stibito però interferenze
braccio, ‘ aim, side, flank ’) come vicino (cfr. afeiu di basi come dannìs» adanuis (grandemente,
nel senso di collega, associato, ‘ colleague, associate*, ‘ greatly *).
afeu aha l’un Taltro, ‘ one another ’), sia come é(6 oXéaxv]$) -ou ciarlatano fastidioso: termine
ostile', a^ùm (nel senso di ostile, ‘fremd', ‘strange, usato dai comici e da Platone etc. Originariamente
outsider, hostile ' : ayc^v) ; nel senso di conduco il significò abitualefrequentatore della Xéoxil (v-) : questa
valore originario è sono aljìnaco, ^ oì faccio insieme'. voce è tipicamente mediterranea e allo stesso am,-
afeù (‘ St.: sich paaren, sich zusammentun \ vS, biente di origine risale la componente «So- che è da
22) ; il senso prendere : moglie, guidare, portare richiama escludere possa accostarsi a àSr)v / (i£S7)v, o chiarirsi,
interferenze di basi come accad. a l ^ u , sem. come dtfaSo- della famiglia di (v. &v5dvto,
(‘ to seize, to take a wife ’), abàku (portare [lat. di cui si ignorò l’origine): àSo-, che denota la fre­
* vehó »] guidare, ‘ to lead, to bring along, to drive quentazione abituale di assemblea, è base semitica
away), ugar,, aram. hpk. corrispondente a ugar. 'd, ebr. ‘èd3 (assemblea,
&5eXcpó^^ -o5 (ion,: àSeXtpeó?) fratello. Venne compagnia, ‘ assembly, meeting, company, gang ’),
chiarito come à- copulativo e * 8 éXcpo; (v. SeX9 Ó? : arab. *§da (frequentare, ritornare,‘wiederfcehren ),
utero) e si richiamò a.i, sdgarbhya^ (v. lat. « ger- 'adat, siriano ‘ajàdà (consuetudine, ‘ Gewohnheit’),
manus») che si chiarisce come accad. Sa qarbi incrociatosi con la base di aram. 'atà ugar. *tw, ebr.
(uterino, propr, “ quello deU’utero ”). È recente, àtà (venire, ‘ to come ’), etiop. ’atawa (ritornare,
raro §5X96 ? ; alle origini àSeXcpeó? h da basi sem, : ‘ zuriìckkommen ’) ; v. lat. « vado » di cui si è igno­
’a^ad, accad. èdii, aram. I^jiad (unico, ‘ single ') e rata Torigine e il cui confronto con «vadum»
lebba, accad. libbu (seno, ‘ womb ’), calcato su guado è una delle dotte assurdità; v. XéaxTfJ.
base di accad. elèpu (‘ to be grown together *), -ÓL, -óv abbondante, continuo, saldo. Eti­
ebr. elef (famiglia); -eóq è sufF. di deriv.: accad. mologia accostata ad àS'i^v. Accad. sadtu (continuo,
w àsiu (‘ going o u t’); v. aram. j*à; v. E. Risch, persistente, ininterrotto, che Tuno segue all’altro,
W ortk der hom. Sprache, p, 133. ‘ aufeinander folgend’), sadàni (farecontinuamente,
-évo? ghiandola. Viene connesso ‘ standig tun ’).
con inguen, dopo de Saussure (« MSL », 6 , 53) ; at­ óiSuTOg impenetrabile, v. 8 tia>.
testato con originario significato di “ tumefazione óte0Xo$ m., fis6Xov, 3c0Xo(;, &0Xov: prova, lotta,
tuher (v.) : in realtà tale senso ci guida alla base cor­ combattimento: le Éitiche di Ercole {II., 8 , 363; Od.,
rispondente ad accad. Sadùm (rilievo, monte, 11 , 622); gara dcU’arco {Od., 19,584 etc.); agone,
‘ Gipfel, Gefiige ’), in una formazione aggettivale offerta, ricompensa della prova vittoriosa; 3t0Xo<; al
simile a quella dell'avv. sadàniS (simile a rilievo, pi. concorsi. Se ne ignorò l’origine, né si può giun­
‘ bergegleich ’), gere a un risultato persuasivo senza passare analo­
&5rjv abbastanza. V. lat. satis. "ASvjv fu inteso gamente attraverso il significato originario di
PIZIONARIO GRECO àéaxuì

che da accolta : di persone, ‘ rassemblement bà’ifu, bajjeru (che prende al laccio o all’amo,
‘ assemblée per estensione significò lotta (« par ‘ Fanger ’).
extension combat et procès» (Cliantrainc). Simil­ àenif^Xia [Épya]: II. 18, 77: gli scolli oscillano
mente ^ieeXov significò accolta di uomini e deriva da tra S)t7)Xo? e àéxijTi; viene inteso come àeixéa (II.,
à - (v.) copulativo (à0poioTi>tóv), che tende al 22, 395) cose ignomimose, della base di ÈoiKa (v.):
valore intensivo (èTcìTaTixóv: óc^uXov, folto, boscoso nel senso di azioni non conformi alla norma, ma
etc.) e la base corrispondente ad accad. etlum è calcato su base (con à~ intens.) di accad. ekèlu
(uomo, ‘ nian: thè adult and able-bodied man o f (essere tenebroso, ‘ to be dark ’), eldu (tenebroso,
thè a g e - g r o u p e t l u m simply means man», ‘ dark '), gr. (v.) di cui si ignorò l’origine.
CAD, 4, 407); cfr. semanticamente Xaó<;, popolo, 6teXXa, “Yj? turbine. Fu derivato da ócTjfAi, saf­
folla e esercito (Xaòv àyefpetv, raccogliere Vesercito), f o con forza, Cfr. accad. elallu (che porta acqua,
ugar. l*m, ebr. le’òm (folla, popolo, ‘ people ’), attributo di nuvolaglia, ‘ water carrier: poetic word
con influsso in greco di base come ugar. Tj, fenicio designating clouds: syn. list.) ; tale base ha calcato
l’J, accad. le’ùm (essere potente, vincere, ‘ to win, quella di eìXétù, UX m faccio girare, vorticare.
to overpovi^er someone ’). otO^w, aC>5àvo>: in Omero solo :
àsl 6 (o, att. canto, àotS'^, att, 4>Sifi canto; 6ujiòv (I/., 17, 226) esalto l ’animo \
dtolSi[Jio; celebrato, illustre. Il cantare epico è un {Od., 17, 489) grande dolore nutriva; ùiòv àk^x\
{Od., 13,360) mi faccia crescere ilJigUo; ^pyov àé^ouaiv
« celebrare », perciò un « far conoscere », « rivelare »:
{Od., 15, 372) favoriscono la mia fatica:
è il significato di accad. uddù (‘ to make known,
ricalcano il senso di aumento, accresco: fu analizzato
to reveal ’), di wadà’u m (‘ to know ’), edù, idù,
a{5^o> < à(f)é^tó, cfr. sanscr. vaksdyati, got. wahsjan.
ug. jd', ebr. jàda H ip h il (‘ glorificare, celebrare,
L’elemento iniziale àe-, aO- del greco rende il se­
rivelare, ‘ to speak out, to sing, to glorify ’) ; nel
mitico af, ugar. ap che ha il significato originario
senso del cantare come elementare e originaria espres­
di cima, altura, naso: accad. appu (‘ tip, crown, end,
sione di gioia, di felicità, la voce greca ha subito
rim, edge, spur o f thè land ’) e in particolare la
interferenze: accad. tj^adù (gioire, ‘ to rejoice’),
congiunzione ugar. ap, ebr. af (che denota “ ac­
badù (gioia, ‘jo y '): v. corrispondenze: accad. ^ja-,
crescimento, addizione ”, ‘ denoting addition, cli­
gr, at~; analogamente fxéXoc, canto: accad. m élulu
max; also, too and yet, even m ore’): la compo­
(‘ to play’).
nente di di aC^o) etc. deriva da base col
Aetpto, att. a^ptc levo su, aggancio, tengo sospeso, significato di accrescere, rinsaldare {II. 6 , 261: del
orig. “ stringo al laccio o all’amo ”, prendo. V. vino che risolleva il vigore): accad. kasù (kussù:
àpTdtw, el!p(«i(c>iv) allaccio. «Aucune étymologie n’est rinsaldare, far aumentare in forza, ‘ to make strong ’;
établie» (Chantraine, s.v.); Meillet accostò arm, ant. accad. kasà’um : ‘ stark zunehmen ’) ; il signi­
gere/fi (prendo), semanticamente rispondente al va­ ficato di “ favorire”, *aiutare” {Od., 51, 372) è
lore originario; Heubeck suppose *ser (alto), ma già in accad. kàsu, kiSSu (aiutare, ‘ to help ’). Il
cfr. accad. ?èru, sìru (*hoch, erhaben’). La ini­ lat. « augeo * richiama lo stesso elemento iniziale
ziale di *àfep- fu intesa come una protesi o un af/ap- aumentativo e, sebbene calcato su «egeo»
Nel senso di “ stringo insieme, allaccio insieme ”, (v.), deriva da base sinonimica di quella di
la base deve essere ritrovata in quella corrispondente cioè accad. ekèwu (ekèmu; *eke*u, annettersi,
a sKptù, allaccio e la à- iniziale di dcsJpw deve essere conquistare, ‘ to take away, to annex, to conquer ’),
intesa come à- copulativo, corrispondente ad accad. v. lat. « emo &.
a^fu, a-a^ji (lato, ‘ Seite ’), cfi:. accad. (affine, à ia w a passo, trascorro; sempre con il comple­
fratello) : accad. ba’àtu, Isam (prendo su, levo su, mento vóx-ra, la notte: aor. àeda: viene postulato
pesco, prendo al laccio o aH’amo, ‘ aus der Tiefe un *au~ “ alloggiare” ; quindi *aus- che si ritro-
holen, fangen: Fische, Vogel, T iere’), cfr. bàru verrebbe in la»Ìcù (v.) passo la notte, dormo (anche con
(* sich erheben ’) : ba’àfu, bawàru richiama la tes­ prep. èv-), ritenuto un pres. con raddoppiamento,
timonianza di aòetpó[i.eva(. di Alcmane (DiehI, I, costruito sul radicale di aòX-^i : ma aiiX*^ corrisponde
63), considerata la tendenza già in accadico di a > e ad accad. àlu (luogo, sito, città, ‘ Ortschaft ’),
per effetto di r: es. ca^àm u > rèm u; cfr, accad. ugar. ahi, ebr. ohel (capanna, tenda, riparo, ‘ hut.
DIZIONARIO GRECO

tcm, habitation ’), invece di déaxw la base originaria io soffio: detto del vento che passa e
è da ricercare in voci che richiamano accad. àsù via, che porta via. Fu avvertita la presenza di una
(‘ outgoing, past: month oc day ’), di a§ù (passare protesi e digamma che in realtà risde a una antica
via, trascorrere, uscire, ‘ to go out ’), aram. j'a, b- : accad. bà’um (passar via con violenza, spazzare
ebr. via, ‘ to go through, to pass over: a region, to sweep
-é? lettcrahnente : non breve, non an­ over destructively, to come fo rth ’); cfr. ebr. jà'a
gusto, largo: òSiivv) (//., 15, 25) un grande do­ (‘ to sweep away ’), itt. }}ùwài- (correre, venir su,
lore; òpu[zaYSó; { I I , 17, 741) m vasto tumulto; accorrere, aiutare, crescere, ‘ laufen, entkommen,
[XEfjiaKuiai (il.> 4, 435) detto delle innumere­ wachsen, helfen ’).
voli pecore che fanno un vasto belare: il significato à i\^ f lilépo? aria, atmosfera mossa, vapore. Fu un
consueto di incessante non è pertinente, perché la tempo accostato ad Svjjxi, soffio; il Meillet escogitò
voce risale a à- privativa e la base semitica: di accad. il significato di “ sospensione ” e pensò ad àfetpoi,
sàqu, siàqu (essere stretto, angusto, ‘ to become ma è stata giustamente rilevata la difficoltà della a-
narrow, tight; II; to constrict, to make narrow ’), limga di («Eranos», 32, 51-56). Accad. Sàfu
arab. daq; ebr. ?oq (strettezza, narrowness '), (aria, cielo, atmosfera, vento, ‘ Atem, Himmelsge-
accad. sìqu (angusto, ‘ narrow ') etc. gend, Hauch, Windstoss, W ind ’), plur. sàre, sari,
provo pudore, rispetto. Furono, a torto, v. alouXo^.
accostati (Xyiot;, santo, &yv6<;, santo, sacro etc.; &Xfi~ flirjTO?, storpio, rovinoso: 0 dcpcro<; àvjTov S;(ou<ra
(x«i corrisponde ad accad. bàsu, ba’àsu (‘ to come (//., 21, 395) con rovinosa audacia, detto di Atena;
to shame’; avere riguardo, ‘ sich scheuen'); agg. TtéXwp aKiQTov, i l meraviglioso storpio {II., 18, 410),
bajasù (decoroso, dignitoso, ' decent ’), sost. bastu detto di Efesto. Da base corrispondente ad accad.
(‘ dignity; dignity: pei-sonified as a protective spi- abàtu (rovinare, distruggere, ‘ to destroy, to ruin ’;
rit CAD, S.W .). detto anche di parti del corpo, ‘ zerstoren: v. Kor-
sono disseccato, mi dissecco, ’AJ^aXéoq, pert. '), ugar., aram,, ebr. abad (essere rovinato,
secco, &ìla, calore; ted.Asche. Fu fatto ricorso alla rad. ‘ to he lost, perish *), »bèdà (anything lost qual­
*as~ con accostamento a lat. areo (v.)> Ben veniste cosa di rovinato), accad. abtu (rovinato, ‘zerstort’).
propose Tittita (seccare), La rad. *as, asd, di dtOcpl2^<À> spregio, non curo, originariamente non
cui non si poteva dare altra testimonianza che il poi. curo di mietere, di raccogliere: aor. à 0épiaa e diOépi^ot
ozd (‘ malt torréfié’), corrisponde ad accad. esita, nella poesia alessandrina e negli scrittori posteriori;
ebr. è§ (fuoco, ‘ fire ‘ Feuer ’) : tale base si ritrova un agg. à 6épwyro<; (Zonar., Aesch. /r. p. 128 N : fu
in (XCofjiai. glossato àtppóvTiaTO?) è attributo di bronzo e reso
dv}8 d>v) “(ivog usignolo, -oG^ (Sapph. che non si cura di m ila, impietoso. Se ne ignorò l’ori­
etc.), à 7]8óvtO(;, di usignolo (Aesch. etc.), detto un gine: fu tentato un improduttivo accostamento a
lieve soimo; cfr, àp^jSóva (Hsch.). Viene ipotizzato sanscr. ddhara- (inferiore); gli antichi pensarono ad
(xf-eS-, una base col significato di canto; in tal senso dt0:?jp; più vicino alla realtà si andò con l’ipotesi di
v, lat. « lus-cinia » (v.) che si compiace del canto : à 0:llp, barba della spiga. Il verbo, d’origine agricola,
Filomela, lett. amante del canto, della me­ denota il gesto del mietitore che evita di mietere
lodia; ma il digamma che viene postulato attraverso il loglio o altro. Da à- privativo e 0ept^oi, mietere
àpìf)S6v« mostra che la voce mediterranea origina­ (frane. “ moissonner ”) : da base (6 < S) corri­
riamente fu intesa come notturno: da à- protc- spondente ad accad. set u (raccolto del seminato,
tico, col valore originario di pronome determina­ ‘ Ertrag der Saatfurchen vS, 1219), incrocio con
tivo (cfr. accad. sa-) e la base di accad. bàde [di sera, la base corrispondente ad accad. zarù, ebr. zarà (nel
‘ in thè evening '), di biadu (passare la notte, ‘ to senso di separare il grano dalla pula, ‘ to w innow ’;
spend thè night ') ; non deriva da base corrispon­ ‘ to sow seed broadcast ’), ebr. 2 eta (grano, seme,
dente ad accad. edù, aram. jedà', ebr. jàda (nel ‘ com, seed ’).
senso di po>, cantare, ma anche conoscere, parlare, *A0i^vy), ep. poet, IIaXXà<; ’A0r)vif) (dor.’AOficva) ;
‘ to speak out, to sing ’), ma da base di accad. ta d ù , Atena, la divinità protettrice, nata dalla testa di Zeus ;
aram. ^ledi, ebr. I[]iàd5 (gioire, ‘ to be glad ’). Che dea della saggezza, della guerra, delle arti. Il nome
b il compito non del vate, del poeta). dellantica divinità è legato a quello della città, Atene,

10
d iz io n a r io greco alveiSai*

»A07]vai, capoluogo dell’Attica. A tem è ipostasi del­ dente ad accad. esèru (ordinare, ‘ to put in order ’),
l’autorità stessa della città, il cui nome ricalca accad. ma la formazione della voce greca è condizionata
^lazànu, ^azannu, Ihaziànu (comandante, capo, dalla base corrispondente ad accad. w atm (molto,
‘ chief magistrate of a town, c f a quarter of a larger in eccesso, ‘ in excess, excessive, superfluous ’).
city, mayor, headman ') ; ma tale nome, che non àdópcD prendo diletto, mi diverto, sono rilassato
si chiarisce certo col greco, offre lontani richiami { I I , 15, 364): ó£^p|xix, trastullo, gioco { l i , 15, 363).
con accad. (bastone del comando, scettro, di Se ne ignorò Torigine: 0 è da originario s (v. corri­
divinità o re, asta, ‘ sceptcr: described as just, staft ’), spondenze) ; nel senso originario di lat. « laxare »
(vigilare, proteggere, penetrare, investigare, rilassare, lasciar libero: da preoccupazioni, presenta
‘ to watch over, to take care of, to investigate, to la base corrispondente ad accad. aSatu, (liberare),
penetrate into ’) che chiarisce anche il ruolo di di­ D : ussuru (libero, ‘ herausgelost’) ; cfr. ebr. èséc
vinità dalla penetrante sapienza: questo verbo non (pi. felicità, ‘ liappiness, bliss ’), ’òsef (fortuna,
è lontano semanticamente dalla voce che si svilupperà ‘ Gliick ’), ugar. (fortuna, ‘ Heil ’).
col senso di proteggere: accad. tjatànu (‘ to pro- a l« terra, originariamente lido, anche nel senso
tect ') ; Jjutnu (protezione, ‘ protection : in personal di lido patrio, nell’epica in sostituzione di vaia. Il
names ’) è unito a nomi di divinità protettrici nome Afa? viene accostato alla voce ala, ma
(Adad-feiu-ut-tìi, Marduk-^)iu-ut-nu etc.); men­ deriva invece da base omofona rispetto a quella
tre il nome IlaXXotf;, Pallade, TtaXXàStov, Ìl Palladio, alla quale va ricondotto ala, che corrisponde ad
che è la statua di Pallade, simbolo del potere dello accad. a^u (riva, ‘ side, bank, shore o f thè sea ’),
stato, e anche nome del tribunale degli efeti, dei pi. a ^ t u di a|)iitu (riva, sponda, parte esterna,
comandanti che giudicavano i delitti di omicidio, ha ‘ outside, side’); ebr. ’a^ù (prato, ^ Wiese ’ ‘ mea-
la stessa base del semitico: aram. ba'là, *pa'la, ebr. dovsr ’), mentre il nome di Atac;, il fratello, più ce­
ba'al (detentore del comando, ‘ ruler ’), fenom. ac­ lebre, di Teucro, deriva da basi corrispondenti ad
cad. bèlatu, calcati su accad. palù (regno, dominio, accad. ahiu (fratello, ‘ brother ’) e à§ù (elevato, gran~
‘ ruler, reign ’) ; IlaXXà^ deve aver suonato de, ‘ high’). richiama (a^u) sehm (‘younger
paia (ba'la) §a da’ani («dominio della fortezza»): brother ’) : aefeifu, sa^tu, si^ru (* small, second
da’anu, danatiu (‘ strength, might, superiority ’), in rank, servant ’).
dannu (‘ strong, fortified ’}, incrociatosi con dànu lugubre, doloroso, triste. Se ne ignorò
(giudicare, *to ju d g e’), dajànu (‘ju d g e’), a de­ l’origine. La base è quella di devia, affiizione (v.);
finire il supremo giudizio dell*Areopago, sotto gli cfr. ebr. ànah (‘ to lament, to mourn ’), cfr. accad.
auspici di Atena, in antico presieduto dal re. anà^u, utannuij^u (‘ to produce a moaning sound ’),
-épo$ punta di am a, barba della spi£a', il in|ju (doloroso, ‘ suffering ’) ; con una componente
significato originario è “ parte emergente, premi­ iniziale corrispondente ad accad. ajù (che, quale,
n e n te a c c a d . (w)atru, st. c. (w)atar (‘ oversize, ‘ who, whicli, what ’, indefinito).
eminent ’) ; il greco ha trasferito su - 6- l’esito del- AHa$ Aiace, v. a ta .
Toriginario w- accadico perduto. alYavéì], -Yj? asta, giavellotto da combattimento
àBpéoì controllo, osservo. Se ne ignorò l’orìgine. e da caccia: se ne ignorò l’origine. Cfr. Trumpy,
Accad. asaru (controllare, verificare, avere cura di, Kriegeriscke Pachausdriicke, 52, 57. Da una compo­
‘ to control, to check ’), aStu (‘ taken care o f ') etc.; nente col senso di ostilità: accad. a)Sbu, ebr. àjab
calcati su (w)atù (> * a 0-) che ha senso affine: (trattare ostilmente, ‘ to treat as an enemy ’) cal­
“ investigare, scoprire, riconoscere ” (‘ to search for cata su una interiezione esprimente dolore: accad.
and find, to discover, to recognize ’). ajj) aja, à (‘ alas ’) e la base semitica corrispondente
att. à 6 pòo^, - a , -ov serrato, preso in­ ad accad. qanù (camia, giavellotto, ‘ reed, arrow ’,
sieme, in schiera ordinata, « conferto agmine ten­ ‘ Rohrpfeil ’).
tativi sinora infruttuosi. Corrisponde alla base di alYctSai* Oparpta 0r)(3a(wv, Schol. in Pind.
accad. asàru, eséfu, ass. esàru, ezéru, sem. ’sr Isthm. 6(7), 18; v. Rose, Aristotelis fragm., p. 532;
(raccogliere, mettere insieme, costringere insieme, aJysiSai, accanto a <ppaTp(a, conferma la equazione
*to collect ’) ; il senso di “ preso insieme, in schiera semantica della base di cppaxp la, e di alystSai:
ordinata ** scopre l’incrocio con la base corrispon­ dalla base di sem. ’a^j, ebr. Sfy, corrispondente ad

11
aVyeipcx; DIZIONARIO GRECO

accadico alju {fratello, affine), e idu, ebr, jad (ma­ -wTiog una specie di quercia, egilope;
no, assistenza) ; accad. ahhiutu (‘ group of persons of avena selvatica: l’etimologia, che fu ignorata, di
equal status’). questa voce, conferma quella di alYiXiip (v.) : oltre
aKYeipos pioppo, « populus nigra». Se ne ignorò alla prima base calcata su <k%, capra, ma col signifi­
rorigine. È l’albero cbe cresce ai margini dei fiumi, cato di alto, è riportabile alla forma allotropa
in terreni umidi. La base aly- h quella di alyc;, dì elèpu, alàpu (allungare i rami, crescere lungo,
alyaioc, alytOaXXo?; accad. agù («aqua», onda, ‘ to lengthen, to send forth shoots, to flourisli ’),
‘ wave ’), con una base col significato di pianta, -ISo? egida: è il simbolo della collera di­
albero, ramo: accad. atu, em (albero, *the trae', vina: voce che fu derivata da capra per la fascia
CAD, 4, 318). di pelle caprina che avrebbe coperto lo scudo di
alYe? ìe capre: grosse onde, v. aàTupoi. Occorre Zeus e di Atena; turbine (Aesch., Cho., 591: «Iy^-
connettere la voce con toponimi quali ASyiat, 8 o)v... xÓTOv, Vira dei turbini), corazza (Herod., 4,
AlY«ioq, con a^yiaXó? (v.): quest’ultimo 189) : Erodoto sostiene che le egide dei Greci imitano
da basi corrispondenti ad accad. agù (‘ wave ’) e quelle dei Libici, solo che questi invece dei serpenti
accad. alu (luogo, ‘ Ortschaft ’), ugar. ahi, arab. usano strisce di cuoio. La voce alle origini non
ahi. ha nulla che vedere con le capre: i significati di Ja-^
aiyiaXóg, -oO rivai letter. quello delVonàa, il scia che avvolge, turbine furioso si chiariscono per l’in­
settore dove giunge l ’onda del mare; senso distinto crocio di due basi semitiche : accad. agiddù (fascia,
rispetto ad àKTTfj. Fu chiarito con alYe<; (v.) onde-, ‘ bandage: syn. list’) e la base avverbiale aggìs
nella seconda componente Hirt {I.F., 37, 229 (con ira: divina, ‘ angrily: said of gods’).
sgg.) scorse àXó(;, de! mare; Bechtel [Lexilogus), inve­ aVY^in» ‘ TQS» luce, fiaccola, splendore. Accad. (leggi
ce, sostenne un elemento come (XXXojjiai. ; ma poiché waqlù) m aqlù (accensione, combustione, ‘ burn-
la prima base col significato di onda corrisponde a ing, combustion ’) ; la voce greca ha subito il ri­
quella dì aX'^odoc,, AIymiov, l’Egeo (accad. agft, agiu, chiamo di gr. àYXaói; (v.) : per cd -, v. alve?. ^
aga'u, lat. « aqua », ‘ wave, flow of water, destruc- alYUTCìó?, -ou avvoltoio, v. Y’iitl/: aì- deriva
tive flooding’), la seconda ricalca un elemento dalla base corrispondente a ebr. ajj3 (avvoltoio,
aggettivante, col significato originario di un agg. ‘vulture, k ite’) die richiama accad. ajjàbu, ebr.
dimostrativo: accad. allù, ullù (quello, ‘ th a t’) òjèb, ugar. ’ib (nemico, aggressivo, ostile, * ene-
lat. « -ulus»; « alius», « ollus », « ille ». my ’, ‘ Feind ’) ; v.
alYlQóXo?, «IyIOoiXXo^ cincia, cinciallegra: « pa- àtSifjXo?, dor. AtSaXo?, -ou: attributo di Ares:
rus palustris». Se ne ignorò lorigine; deriva dalla pronunziato da Zeus con tono di riprensione {11,,
base di alysC) ah(o^Xo<; denotante acqua, onda: accad. 5, 897), e da Ares anche per Atena (5, 880); detto
agù (acqua, onda, ‘ wave ’) e la base con significato del fuoco (2, 455); v. lat. « odi»; il senso originario
dì aggirarsi: accad. dSlu, arab.; sìr. dui (andare è colpevole, ma viene inteso, a torto, invisìbile, che'
intorno, ‘ to wander around aimlessly, to move ’), rende invisibile, distruttore; in Esiodo {Op., 754) i
calcato su SàXXw (v.). misteri sono detti àiS7)Xa, invisìbili ed è un richiamo
alY(7ii<]>y -iTiog ripido, scosceso: originariamente fuori campo alla radice ÌS-; à i- (v. corrispondenze)
che si allunga verso Valto: epiteto omerico di rende accad. ba-: stessa base di accad. batù (mal­
TtéTpYj; nome di un'isola, tóttoi;: vagio, iniquo, cattivo, ‘ Éiulty, evil, wrong ’) v.
fu derivato semplicemente da e XstKtó : scansato hafù (commettere tm delitto, ‘ to make a mistake,
dalle capre; poi ì moderni ipotizzarono ima compo­ to faìl ’), V. atTfla; calcato su base come quella di
nente affine al lituano lip ti (arrampicarsi); cfr. ^jtàdù (che gode del male altrui, ‘ ili wisher, who
TT^Tpa (Hscli,). La prima componente «Ey-, calcata gloats over someone else’s misfortune ’) ; il suffisso
su aX^, significa alto e rappresenta la modificazione di -r)Xo? corrisponde a un pronome in funzione ana­
base corrispondente ad accad. (8)aqù (alto, *high ’), forica, quello: accad. -allù (‘ tliat ’).
la seconda componente -IXittoi; rappresenta la "AlS/js, -oo att.; ’AtSr)<; Ade. Forma atem.
base corrispondente ad accad. ìlip, alip, si allunga, "AtSoi;, in Omero. Qualche etimologo (v. Chan-
di elèpu (allungarsi, ‘ to lengthen, to stretch forth, traine) si dispensa ormai dal fare la rjussegna delle
to grow together ’) ; v. (xIyIXoi(|>. innumerevoli ipotesi, tutte incerte (v. Frisk). La

12
d iz io n a r io gueco atd'poc
più abusata e semplicistica fu quella dcH'à- priva­ Mezzogiorno, ad esempio, nel pugliese latiru, un
tiva con la radice iS- per indicare luogo buio dove mostricciattolo da mcubo, capriccioso e bizzarro che
“ non si vede” ! La quantità della vocale iniziale si diverte ad annodare le code o le criniere dei ca­
è lunga o breve; in realtà alle origini è lunga. Ade valli, oltre che pesare sul petto di chi dorme; perciò
risulta un attributo della divinità deirAvenio, che è un tempo il popolo greco, fratello del mio popolo
una specie di dormitantium animarum excuhitor: il della Magna Grecia, dovette sentire il nome del
significato della voce richiama la finizione di Cer­ gatto selvatico attraverso voci come clXiw annodo
bero guardiano delle ombre. Una iscrizione etrusca e oCpà, coda. La etimologia di laAru da «augurium» è
(Tle, 884) reca accanto al nome Charun, Caronte, errata anche perché non ha giustificazione nelle
l’attributo chmchulis che, tenuto conto dell'oscu­ prestazioni del folletto, simile a un grosso mìcio.
ramento di timbro della seconda ~u-, risulta affine alciró^, -ou aquila, ep., ion., ant. att.; àsró<;
ad accadico gugallu (‘ inspector of canals, tax Vaquiia sacra a Zeus { I I , 24, 310), è segno augurale
payable to thè gugallu ’) ; ''AiSir)<; è calcato su base certo (I/., 8 , 247; 12, 217 sgg.; O l , 2, 146). Viene
rispondente ad accad. (guardiano della notte, ipotizzato *alfsTO<;; cfr. aipsTÓi;' àsTÓc;, IlepYatot
*night watchman: an epithet of gods and demons ’), (Hsch.); atpeTÓi; richiama l’attributo di im segno
:^aatu, feajatu (vigile, ‘ inspector, watchful, said veritiero (cfi:. omerico stcóv: I I , 12, 217); reXeió-
of gods and demons’); ma la voce Ifeià’itu (guar­ TKTOv (//., 8 , 247) ; cfi:. accad. ebbu, ebbetu, femm.
diano notturno) deve avere assoimnato il peso se­ di ebliu (veritiero, sacro, lucente, ‘ trustworthy,
mantico di accad. baja’t« (ba’atu) (terrore mor­ holy ’), cfi:. ebr. ^afa (eccelso, splendido) ; la termi­
tale, * mortai terror ebr. ^lat), di etù (oscuro, nazione -eTÓ<; richiama accad. ettu, aram. àtà (segno
‘ dark ’), ana biti e.te.e (aU’Avemo, ‘ to thè dark ominoso, ‘ omen, ominous sign ’) ; la base di ebbu
house CAD, 4, 412), cfr. ebr. 'àdà (coprire, ‘ to si è incrociata con quella di accad. ebbù (grande,
cover, to veil ’). grosso, ‘ tliick’); per ai- < e cfi, otXyeq, etc.
atS(K>^, rispetto, pudore. AtSojAai, alSéo- atyjToi; distruttore, roi^inoso, v. óiYj-ro? storpio.
jjiai, ho pudore, aESoto?, degno di rispetto, aJSoTa alBì^p, -épo? etere, regione al di sopra dell’aria,
pudenda: alSà; vergogna ricalca la base corrispon­ sede degli dei. «AiOi^p a constitué un groupe im-
dente ad accad. featù (colpa, ‘ Éiulty ’), ma v. accad. portant et originai». Cliantraine, s.v. In effetti pili
baltu (> *batu), bastu (pudore, dignità, ‘ di- che « une création semi-artificielle, feite par oppo-
gnity, pride ’) ; cfr. forma allotropa bastu e got. sition à à:^p» (v.), come pensava il Meillet («Bull,
aistan (‘ achtcn ’) : v. ba*a§u (‘ to be ashamed ’) ; de la soc. de linguistique de Paris », 26, 1925, 17),
baltu con regolare caduta di - 1- in sillaba chiusa. si tratta di ima base diversa da quella di AÌ-
ttlel sempre, lett. “ per tutta la vita, per tutto -a-Tfjp, per il senso originario, richiamai « caeli tempia»
il tempo ”, V. atti>v e lat. aevus. di Ennio e di Lucrezio: accad. a§iu, che evolve in
aièXoxìpoq, aHAoupog gatto, gatto selvatico. Ero­ aramaico atrà, ug. atr, ar. atat (regione, spazio,
doto (II. 66 ) parla dei gatti deU’Egitto (allXou- luogo, tempio, luoghi della divinità, ‘ Statte, Stelle,
poi) che per gli Egiziani avevano un nome molto Ort ’; plur. f. o m. *heilige Statten der Gottheit,
chiaro, miu. I Greci non avevano gatti domestici e Heiligtum ’) ; ma tale base è calcata su queUa corri­
questo animale si diffuse in Europa, passando per la spondente ad accad. (w)atar, st. c. di (w)atru (so­
Grecia; il nome greco denota il gatto originaria­ vrastante, eccelso, remoto, purissimo, detto anche
mente selvatico, abitatore delle paludi (v. dei metalli, ‘ pre-eminent, oversize, foremost, excel-
cacciato in tempi antichi anche per la pelliccia. É lent ‘ iiberragend; femerer, extrafm: Silber, Gold,
noto il grosso gatto dipinto nella tomba di Thut- ausserordentlich ’) ; alS^p ha subito inoltre Tinflusso
mose III a Tebe; aJéXoupoc, aifXoupoq significa dun­ della base di atópa (v.); p erii vocalismo al-, v.
que « la bestia delle paludi » e suonò originariamente atye?.
ajalu, ebr. ajjal (‘ buck ') e la base corrisponde ad alO-pa, -« 5 cielo sereno, chiaro, senza nebbia, da
antico bab. jartum (‘ pond, pool ’). Ma si può potercisi vedere; atòpio<;, sereno, trasparente, tO'apói;,
essere certi che nella Magna Grecia la misteriosa lieto, sereno, At^pa, Etra, madre di Teseo-, v. «td-oj.
bestia dovette acquistare una valenza fantastica col *IS-apó<; scopre die su aWpa ha agito la base corri­
significato misterioso che vive ancora nell’Italia del spondente ad accad. ]b>adù (lieto, sereno, ‘fi:eudig ’),

13
al^-po? D IZIONARIO GRECO

(ladù (*to be liappy, to be pleased’) e accad, di antico canto di lamento per la sua crudele morte:
^jàtu (Ijiàtu: vederci attraverso, per trasparenza, in tal senso corrispondono le due voci accadiche ai,
vederci, ‘ durchscliauen, selien ’) ; ma a^9-pa è cal­ a, sir. ai (aimè!, ‘ alas’) e accad. lim nu, lem nu
cato sulla base corrispondente ad accad, w attu, (funesto, infelice, cattivo, ‘ evil, iinlucky, unliappy,
atfu, etm (st. c. atar etc. : eccelso, superiore, che fateful’); cfr, Eur. Or. 1395-97.
domina dairalto, ‘ iìberragend ’), v. al9T^p. ~«T05 sangue; v, 2ap. « Souvent les
alQ-pog, -o \j freddo, brezza. Viene, a torto, ac­ mots qui désigiient le sang sont d’origine obscure,
costato ad atòto (v.), aU0pa (v.). Accad. adtu, ag­ ainsi gr. aly-a etc, », Ernout-Meillet, v. sa n g u is ;
gettivo di adàm (oscurarsi, offuscarsi; del giorno, at[A«, corrisponde ad accad. samat, st, c.
‘ to become obscured; said of daylight’), sicché il di sam tu (il rosso, ‘ Rote ’), sam u (rosso, bruno,
valore originario è “ tempo scuro, triste, fosco ” e *rot, brauii ’) incrociatosi con dàmu (sangue,
quindi “ freddo ” e anche “ notturno ” (‘ dark, ‘ Blut ’), ebr. dàm.
sad’); ciò spiega atS-pei* (Hsch,). alfjiaaid materiale per il recinto : letter. alfxaoià?
alS-o) ardo, accendo; al^o?, jiioco, calore, «EO-ó;, H ysiv raccogliere materiali per il recinto {Od., 18,
scuro, bruno, arso, afòwv, ardente, od^ionst;, dal viso 359; 24, 224): le testimonianze portano a conclu­
scuro, atòaXoq, Juliggine, lett. oscurità, odO-aXàoì, an­ dere che si tratta di recinto in muratura, un muro.
nerisco, al'&ccXóeic, oscuro, cd&cù.io>v, nero, scuro. Gli eti­ Dalla base semitica, corrispondente a ugar. %imy,
mologi lianno aimodato tutto alla nozione di “ ar­ ^imt, che si ritrova in fenicio (Gordon, n. 876),
dere ” (v. Cliantraine, s.v.) ; il peggio è che vengono m ebr. ì}.5ma (uauro, ‘ wall ’), arab. ^lamà (difen­
associati alla stessa base anche elementi eterogenei dere, ‘ schiitzen ’) e la terminazione -oidc, della cui
come afòpo^ (v.) che significa orig. “ tempo fosco origine nulla si seppe, ma che richiama un pronome
«tòpel- Alla formazione di atS-o> e al suo con valore aggettivante col significato di quello di,
valore semantico, ha concorso fondamentalmente analogo a lat, «-àHs » (v.) : della stessa base di «alius »,
la base corrispondente ad accad. ^^awStu (‘ to bum, «ille», H.Woc,; accad. allù (quello, l’altro, ‘ tliat,
to be inflamed ’), ebr, 'àtam (‘ to be burnt ') ; tlie other ’) : -oià richiama il femm. del pron.,
per l’accezione di al6 ó;, scuro, arso, cfr. accad. etù in uso pospositivo: accad. si (egiz, éy, sem.
(essere buio, oscuro, ‘ to be dark, dim ’ ; ‘ dunkel, occid. hija), protosemitico femm. siya etc. La de­
finster sein’); attì'aXów, atòtxXdei? etc. appartengono sinenza del pronome pers. femminile deve avere
alla base corrispondente ad accad. attalù (oscurità, espresso un significato generalizzato di pertinenza,
offuscamento, ‘ Finsternis, Verfmsterung eines Ge- -ou folto di cespuglio, siepe, pruneto;
stirns’), sir. àtaljà: questa base chiama la voce aEjjLot 'SpiiiioE, AEox- (Hsch.), recinto, riparo. Accad,
Italia nel senso di Occidente. La sonora d in luogo di sam hu (folto: di canniccio, ‘ iippìg, in Ùppigkeit
t nella base sum. andul (ombra, ‘ Schirm ’), accad. lebend: Rohrpflanzung’), samShu (‘ uppig spros-
aiidullu, ben richiama la formazione di aE'&aXósi? sen, wachsen ’),
etc. altiOXog, -ou seducente, raffinato, furho^ Etimo­
ttÌKdXX(>> pres. e imperf.: aduìo: detto del cane logia rimasta ignota. Accad. am ilu (cittadino, cit­
odyiàXaq' xóXa^, adulatore; aUdcXi)’ ànàTT) (Zonar.). tadino libero, in opposiz. a schiavo, ‘ Burger, freier
Il significato originario è agisco con abilità, sono ca­ Biirger ' : cfr. am èlùtu: umanità, raffinati sentimenti,
pace di. Richiama la base corrispondente ad accad. ‘ Menschlichkeit, vomehme Gesinnung ’).
ekallù (cortigiano, ‘ Hofling ‘ person attached to alCjxiov, -ovo?, letteralmente: destro: Sxot[jLàv8 piGV
thè palace '), calcato su base di ebr. jàkol (essere adt^ova 6ì?ìp7]i; (//., 5, 49) S. destro nella caccia. Se ne
abile, ‘ to be able, capable '). ignorò l'origine e il senso esatto. Da base semitica
alKXov, -oo pasto serak. Se ne ignorò Torigine. col significato di lat. «dexter»: sem. jam àn,
Accad, aklu, akàlu (pasto, vitto, *food, edibles, jatnìn, (destra, ‘ right hand, right side ’), accad.
loaf, bread ’), incrocio con base sem. : accad. eklu imnù (destro ‘ rig h t’), egiz. imn.
(buio, ‘ dark’). alvtaaotJi.ai mi esprimo con ambagi, accenno co­
alXivo^, “ 0\> grido di tristezza’, secondo Pau- pertamente, alludo, prendo in giro; fut. alvE^ojjiat, aor.
sania (9, 29, 8 ) la voce è derivata dalla esclamazione (cfr. Eur., lon. 430), afvtY^ta espressione
a l e il nome del mitico Atvo(;, forse in un ritornello oscura; equivoco (Aesch,), friz z o (Aristen.),

14
d iz io n a r io greco atcja
(plot.) allusione: si parte da base diversa da quella glossato con ; v. lat. « vanuus », da base con
di aho<;, di omerico at.bl'ZoiiM lodo, e, di significato significato originario di lat. « cerno », jcptvw. Aram,
negativo, àv«Cvo(iai disprezzo, spregio. I I , 9, 679; bàn, arab. bana, ebr. bin (fare una separazione,
àv- ha valore di accad. jànu, ugar. ’in, ebr. ’ajin distijizione, ‘ imterscheiden ‘ to discern; to per-
(non, ‘ not ’èn, etiop. ’en) che conferma il valore ceive’): lat. « cernere ^ v. «plvo>;]ugar. bn, *byn
originario di «Tvo^ consenso, favore. Il ricalco su (‘ discerne ’), cfr. hn, ’^^bjn] (tra, ‘ between ’), ebr.
questa voce è operato da una base col valore di ben, aram. ben, arab. bajna (tra, ‘ zwischen ’).
girare, quindi essere ambiguo: «ambiguus» da «am- oK?, alyóg capra, capra selvatica; ^gida,
bigo»; ne è conferma il significato di prendere in pelle di capra. Viene citato av. izaena (di cuoio),
giro, e di cdv\,y[i(x. friz z o , presa in giro : cfr. lat. « cir- Accad. ez;2 u < en 2 u; ebr. ‘éz, ar. 'a z n (canan.
cumducere », « circumire », gr. Kepiépxof^ai (Ari- ihanzu > hazzu : capra, ‘ Ziege ’ : sum. Ù2 , vS,
stoph., Eq., 1142; Herod. 3, 4). La base diversa è 221 sg. ; ‘ goat ’) ; incrocio con accad. daSsu (ca­
in accad. enù ([nel senso di ant. accad. na’a’um: pro, ‘ Ziegenbock *). Giova richiamare l’esito di
girare, *to tum, to turn away ’], volgere, invertire, accad. l^a- > gr. ai- (cfr. abico) e l’esito di accad.
‘ to invert, to change, to shift ‘ umwenden, 5n- 2 Z, SS > gr. Z (cfr. è^ó?) ; v. alyc?,
dem ’), aram. 'ni (‘ beugen '), egiz. 'n (‘ umwen­ aióTio?, -rj, -ov smagliante, scintillante; vivace,
den *) ; il tema in gutturale scopre la componente modulato, AtaXoq, Eolo, (v.) AloXeti;, (v.) Eoli, si
che riemerge in lat. [«ad-]agium» col senso di faimo risalire alla stessa base ì alóXo^, di cui si ignorò
dire, pensare: ebr. hàgà (‘ to speak, to meditate ’), l’origine. KopuS-a(oXo<;, l’epiteto di Ettore, significa
higgajon (‘ meditation ’), sit. hegà (pensare, ‘ mei- solo « dall’elmo lucente», perché alóXoi; corrisponde
nen’); inoltre, il tema del pres, atvEoao(xai scopre ad accad. allu, ellii (lucente, detto di metallo,
una componente finale come accad. esù (confondere; ‘ hell, rein: v. Metall, Silber, K upfer’), Il valore
essere oscuro, ‘ to confuse; to be troubled, d ark ’), di “ modulato, vario ” mostra che la base è sotto la
arab. gasìja (coprire, *verhiillen ’). suggestione di SXXo<;, « alius » accad. allu (diverso,
alvo?, -oo consenso, elogio, favore, presagio favo­ l’altro, ‘ thè other ’) ; cfr. alilu (audace, coraggioso,
revole, alvéù), sTtaivéo; v. «EvEocrofxai. Restato senza ‘ brave one, warrior ’, epiteto di dei, di re, di sol­
chiara etimologia. Accad. annu (‘ consent, approvai ; dati, ‘ as an epitliet of gods, of kings, referring to
positive, divine answer to a query: usually through soldiers ’) che deve aver avuto la sua parte nelle va­
extispicy; referrìng to astrological omens ’). lenze semantiche di aióXoi;. Ma non ha nulla a che
atv 6 ?, --flf -óv terribile, violento, orribile; alvà, vedere dcióXo(; con aJéXoupa? (gatto selvatico), calcato
infelicemente etc. Ritenuto senza etimologia; fu ac­ su una voce indicante fauna, comime a molte lingue
costato sanscr. énas- (delitto) che corrisponde ad semitiche: accad. ajàlu, ug., ebr. ajjól, sir. ail (cfr.
accad. annu (< a rn u : misfatto, colpa, ingiustizia, accad, a-a-lu-fi Fauna, vS, 24).
punizione per iniquità compiuta, ‘ misdeed, guilt, bagno, umetto. Restato senza etimologia.
wrongdoing, offèiise, punishment ’). Accad. ènu, sem, ’aìn (sorgente, fiume, ‘ river ’).
«timixai strappo, prendo possesso, porto via. Fu alTtóXo?, -oxìchi attende alle capre, y. e néXo).
ipotizzata la radice*<«'- e si richiamò toc. B ai- (dare), alTCÙs, -e ia , -6 elevato, erto, alTiieivói;, cdn-f]ei<z
itt. p-ai, sanscr. inóti. Il dittongo ÌmzÌale corrisponde (Hom.); forme tematiche in Omero aln<k,
ad accad. come si evince dalla etimologia di in Esdiilo, Euripide, Ippocrate aÌ%oq, altura. Accad.
ahfa (v.), alrétó (v.), oiXaa (v.) ; con in­ appu (nel senso di “ punta, vetta ”, ‘ tip, edge,
fisso nasale, corrisponde ad accad. ^aw aw u (Ija- spur of land ’), in latino oppi-dum.
màmu: strappo, prendo, raccolgo), i^àmimu chi alpéoj prendo: accad. ^jiStu, Ihiiàru (prendere,
raccoglie spighe > *hài; si noti, della stessa ‘to pick and take’), v. àpelwv.
base è accad. ^^ammà’u (usurpatore, *usurper ’), atpù), V. àeipco.
^jSmimu (feàwiwu ‘ plucker of ears, harvester’), « Ic a , -rjs necessità, fato ; cdai[ioq, necessario, fa ­
tam asu (‘ to take offby force’), ][iummusu (‘ to tale, opportuno; atofio<;, felice, favorevole. AXaa ha la
strip, to rob ’). stessa base di a,ké(ù (v.), nel senso di necessità e
alvo> separo Forzo dalla pula (Pherecr. 183), va­ quindi ciò che si deve, si può chiedere: corrisponde
glio il grano; inf. aor. •^vat (Hipp. ap. Gal. 19, 103, ad accad. liaS^a (feaS^ju: necessità, voglia, augurio,

15
a l o d ’divo fjiai DIZIONARIO GRECO

‘need, wisli CAD, 6,139); ma il valore di afoio? accad. a], è, ja (non, no, ‘ no *nicht ’), à’!)~ di
“ favorevole, felice ” , scopre l’incrocio con la à'/)ouXo? corrisponde in particolare ad accad. aljiè
base corrispondente ad accad. feasàsa {ha§àsu: (a parte, ‘ separatly, apart ’), e la base corrispon­
gioia, ‘jo y ’), ^jasasu (‘ to rejoice’); su «Toa ha dente ad accad. sulu (preghiera, ‘ prayer ’), sullù
agito la base di accad. feasS (feasù: viscere ominose, (implorare, ‘ to implore, to pray, to plead with, to
‘ ominous parts of thè lungs ; in ext., entrails ’) e beseech ’) tenuto conto della corrispondenza al <
quindi aloa è anche originariamente “ la parte delle accad. ta - è qualche influenza della base semitica
vittime che spetta agli officianti il sacrificio cfr. corrispondente a ebr., aram. fesl, accad. hasàlu
accad. ^a§asu (spezzettare, dividere: il fegato, (rovinare, abbattere, ‘ to sbatter, to crush ’),
‘ abknicken: Leberteil*); cfr. accad. isàm , isim di alaujivàw , dor. aÌoi[jivàci>: letter. avere cura
Sàmu (destinare, ‘ bestimmen ’) sìm tu (destino, del popolo, provvedere; comando: di magistrato, a
‘ Bestimmung ’). JVlegara, a Teo, a Nasso ; a Mileto, detto del capo del
alctì-àvojjiai percepisco, intendo, mi accorgo, sento; collegio dei molpi: atouiivrirr)p, principe (lo legge
a?o^)7)cfi(; sensazione, sentimento, comprensione, inteU Aristarco in I I , 24, 347, in luogo di atauTjTi^p;
ligenza. Accostato al lat. «audio» (v.), gr. atto, sento. alcrufxv^TY)^, arbitro dei giuochi {Od., 8 , 258); magi--
Base di accad. Ijasasu (percepire, pensare, com­ sfrato, provveditore: cd<si\/.vé'i:ca;, a Megara, a Calce-
prendere, ‘to th in k o f’, ‘ verstandig sein, begreifen, donia; Kbu[Av^Tts’ •J) Scotio iva (Suid.). Si pensò a
denken ’), cfr. feiissatu (sensibilità, pensiero, atti­ una formazione asianica, accostata a edera per eti­
vità spirituale, ‘ understanding ‘ Sinn, Denkver- mologia popolare. Al(ro{jivv]T^)pj)ri«(ìpe richiama: ebr.
mogen, Verstand’}; ^asisu (udito, senso, intelli­ ^asttian (nobile, distinto, ‘ noble, distinguished
genza, *Sinnen, Verstand, Ohr, G ehor’); hassu pi.), ma le basi che lianno agito alle origini, tenuto
(intelligente, ‘ intelligent \ ‘ klug '). Il verbo atoSdc- conto della corrispondenza gr. a£-< accad. ^a-:
vo^ai (v.) ha tutta Varia di un verbo denominativo, sono accad. feasu (provvedere a, pensare a, *sich sor-
dal sostantivo ^jìssatu (facoltà intellettiva), g en ’; cfr. t^sàsu : darsi pensiero di, essere inten­
àtaaio (Hom,, Hdt.), ^ctoco (Pi., Trag.), (^ttco, dente di, ‘ to care for ’), ^assu (intendente di) e la
ócTTO) (att.) mi levo, mi muoi'o, mi agito, balzo: ^Xaaov base corrispondente ad accad. um m ànu, ugar. *m,
{g li araldi) si alzavano {II., 18, 506), òna%si lyiBòq, ebr, 'am (popolo, *Menschenmenge, Volk, Heer ’).
accorrerà un pesce {IL, 21 , 196 sg.), àvrlov àt^aoQai, aloxog, -ou? turpitudine, bruttura, vergogna,
balzare in avanti {II., 22, 195) etc. impeto, 0il(jxp 6 q, turpe, «bxiivw, disonoro, sfiguro etc. Se ne
mischia (v.s.). Il presente à’iocyw, <^ooa> presenta la ignorò l’origine. Platone {Conv., 201 a) oppone
base originaria ampliata dalla interferenza di altra kToxoi; a insistendo sul valore dì deformità;
base, corrispondente a ugar, js', ebr. jà§a, aram. base originaria è quella corrispondente ad accad.
j'à, accad. asù (sorgo, mi levo su, mi lancio, fuggo, wasku (masku, m asku: turpe, cattivo, ‘ bad^
esco, ‘ to rise, to move out, to depart, to escape ’ ; ‘ ubel ’) ; V. got. aiwiski ; cfr. accad. feasl^u (povertà,
cfr. accad. liìàsum) ; esplicitata da movimento ‘ need '), IjLusa^hiu (povertà, indigenza, fame,
rapido e confuso sino a divenire mischia: àlvAt; ‘ lack, scarcity, Érniine, a disease CAD, 6, 260 b).
{IL, 15, 709), la base originaria richiama voci cor­ àtTÒts il bramato, amato, v. alréto.
rispondenti ad accad. feiiaqiim, ^fàqu (agitare, ri­ alxéw desidero, chiedo, ho bisogno; il bra^
mescolare: in conflitto, ‘ to mix with: in armed mato, amato; eletto, letter. “ desiderato, ri­
conflict', ‘ vermischen: Larider im K rieg’); cfr. chiesto ” ; alTt^oj, chiedo come mendico etc. Fu postu­
ebr. jaqa (muoversi, ‘ to remove oneself, to be lato un accostamento a aXaa. (v.), ma per chiarire
alienated ’). la formazione di alTéoj, «trio? (v.), è^aiTO? fu sup­
kIouXo; spietato, obbrobrioso, crudele {IL, 5, 403) : posto un tema *a?TO<;. Come motÌTla (v.), anche in
atouXa nel compiere delitti; 20 , 202 : «liouì^ atTéoj il dittongo iniziale corrisponde ad accad.
[AuG'^lcaoGat, rispondere insulti; h. Mere. 164: atouXa fea- ; questo verbo mostra di avere subito un ricalco
oTSe« improba novit»; cfr. I l , 5, 876, sulla base corrispondente ad accad. (ricercare,
&i]<y\Aa, 2pY“ > azioni empie. Se ne ignorò Torigine; il ‘ to search ‘ erforschen ’) ; cfr. anche accad. atù
significato originario è che non accetta preghiere (‘ to search for ’). Ma a parte tale ricalco, la base
senza preghiere; da originaria base negativa semìtica: originaria di atT^w, accostato ad aTaa, richiama

16
d iz io n a r io greco

la base di accad. (chiedere, essere biso­ (‘ to think, to care for, to be mindful of, to listen
gnoso, ‘ to need, to require, to desire CAD, 6 , to, to be intelligent, understanding, to pian ’).
134 sgg.) ; per l’origiiie dei vari elementi in alTéw aì<*)v, -wvo? in Omer. vigore vitale; vita, du­
mette conto richiamare anche gli esiti dì accad. rata della vita, tempo, generazione; età, secolo-, v. als(,
g > gr. T (accad. Suru, gr. raupof;) e di accad. a > sempre, letter. per tutta la vita ”, per tutto il tempo,
gr. e per la normale tendenza di a accad. a passare V. aevus. Aram, hajà, fen. hwj, ebr. haja (vivere,
ad e per azione specie delle laringali (accad. ra^iàmu ‘leben’); cfr. accad. ew ùm (‘werden’), aram. h®wà
> tému) ; in quanto alla scomparsa della laringale (essere),
cfr. le variazioni di scrittura in accad. e^iiltu, i’iltu, Ak- (v. àKK^g) si è voluto mettere in evidenza
c’iltu. l’elemento àx- come denominatore comune nel
aiTta> -a? colpa, accusa, causa, imiìutazione; senso di « essere acuto », e vi sono termini, come
al'rt(4o(jL«i, incolpo, accuso, imputo, aìrtai^ia, delitto, dEnwv, giavellotto, àxcoxì^ etc. col valore di accad.
akioc, reo, colpeuote; v. ahéco per l’origine del dit­ kakkum , aram. kàkkà (arma, asta, spina, ‘ weapon,
tongo Olì-. corrisponde ad accad. ^latti’u tooll, shaft, barb, thorn ’) presenti in composti ac­
(reo, colpevole, 'sinner') e, come «ÈTta, è della cadici sul tipo appi-kakkl, detto della punta di
base corrispondente ad accad. featù (commettere un organo interno, del fegato; (s)a kakki lette-
ralm. «quello della punta»; cfr. aram. a (pron.
un delitto, una violazione, *to make a mistake, to
trespass, to sin *) ; feitu (‘ crime, misdeed, damage, dimostr. : ‘ that ') ; ma v. àx-i], punta.
àKàKTfjTa esperto, abile, avveduto, furbo {IL 16,
sin, punishment’, CAD, 6 , 156 sgg.; 210 sgg.).
185) detto di Hermes che furtivo si stende accanto
La base di (jatù ha subito Tinflusso di quella corri­
a Polimela: XàOpY] 'Epfxeta<; àxàK7]Ta; di Hermes
spondente ad accad. ^jìafu, feàtu (investigare, in­
che conduce le ombre dei Proci al prato di asfodeli
dagare, 'to investigate, to examinc, to explore’), che
{Od., 24, 10) ; in Esiodo (fr. 23) è detto di Hermes
deve aver influito sul significato di “ imputazione
e di Prometeo {Th., 614); àv.a.xi]aioq è epiteto di
cfr. av. aita (colpa, punizione).
Hermes in Arcadia (Cali Dian., 143; Paus., 8 , 36,
punta, la parte appuntita di un'arma,
10), àxocxÉeti;* ouvfecc e dcxaxisi' auvlei che aflEcrma il
lotta, cdxin-fiTiìi; guerriero, alx[Aà?^co armo: dalla base
valore semantico dì saggio, avveduto, esperto (Hsch.) ;
di accad. (combattere, ‘ to mix with àxàxi]To<;’ (Suda). Gli antichi pensarono ad
in armed conflict’); cfi:. aksu (ostile, ‘ dangerous, (SxaKo<; illeso (Sapph.), senza malizia, ingenuo che è
said of an enemy ’). la negazione di Hermes e di Prometeo. La glossa
al^iot subito, immediatamente-, al<^rip6<;, rapido, im­ di Esichio non è vero che « repose sur rien » se­
provviso. L’avverbio al^a. corrisponde al nostro condo Chantraine (s.v.): risale a note basi medi-
flìpso facto», “ immediatamente” : accad. epàau, terranee: accad. ^jakawu (hakamu), t^ukkumu
epéSu (‘ to work ’), accad. epsù (‘ factum ‘ work ’) ; (comprendere, sapere, ‘ to understand, to know ’),
V. >,aitJ>yjpós. sem. ^k m ; ebr. hakam (‘ to be wise, intelligent,
àtbipercepisco, sento, dò orecchio, ascolto-, v. aLcSà- prudent ’), aram. l^akam, arab. ^^akama; ebr.
vo{i,at, percepisco, intendo, comprendo; a torto acco­ ^akàm (‘ wise, intelligent, de ver ’) ; cfr. jSkah
stato ad audio (v.) « La parenté de àtw ‘ entendre, (saper argomentare, parlare, discutere, ‘ to argue,
percevoir ’ et de al(r6àvo[xat ‘ sentir, percevoir, est to dispute with one ’) ; il suffisso -y}7<x, -t)toc etc,
presque certaine et conduit à poser un thème denota appartenenza, relazione con: cfr. ebr. èt (per­
«F-iff-...» Chantraine. ’Atw è un denominativo: tinente a, ‘ near, at ’), accad. etft.
accad. feasisu (udito, intelligenza, apertura del­ àwx'Kò^i - 1^, -óv infrenabile, talora va inteso
l’orecchio, orecchio, ‘ ^culty of hearing, ear, aper­ “ tranquillo ” : àxaXà 7rpopé<ov ; di fiume (Hes.,^. 218),
ture of thè ear, understanding CAD, 6 , 126 sg.), icxaXa xXóvet (Sapph., Suppl. 19); àxakotppskrit; epi­
che per il pres. àttó presuppone la caduta di -o- teto dell’oceano {II. 7, 422; Od., 19, 434: àxa-
intervocalico, mentre alc'&àvojiai corrisponde alla XappeÉToco Pa0uppóou ’flxeavo'Eo), alle origini è ben
base di accad. ^lassùtu, ^issàtu (discernimento, quello che scorre tranquillamente-, e cosi àxaXà npopéwv
intelligenza, percezione, ‘ understanding, intelli­ di Esiodo: àxoXói;, che, può essere stato sentito
gence, wisdom, notification ’), il cui verbo è tasàsu composto di àxa, àxV (v.), è talora da à - priva­

17
6lK av 3a DIZIONARIO GRECO

tivo e la base di accad, kalù, ebr. kàlà (raffrenare, clien ’), cfr. la base di kainù, kaw ù (cuocere, *to
‘ to retrain, to restrain ’) ; incrocio con base di bake ’), gr, xau-, xaÉo. La voce si ritrova in ebr.
kàl3 (essere finito, aver fmc, ‘ to finish, to ceasc, kavvan (‘ a cake for offerings ’) e riaffiora in gr.
to be at end ') ; v. ÓTtaXó?. X<xoà'<f, incrocio con base di ebr. kàfan (fame)
ftKMvBa spina, v. Akì^2. focaccia.
d K ( x x { x é v o ( ;, - t j , - o v acuminato : letteralmente fis ­ -ovo^ incudine, pietra meteoritica (Hes.,
sato per tagliare, incidere'. àitax^/iévov Theog., 722); meteorite; cfr. la glossa di Esichio:
(J/., 15, 482; Od., I, 99) : asta con punta d'acuto bronzo; 6lx[i w ... oòpavò? atSr)pov... Viene accostato sanscr.
n£Key.w ... ^à^Ksov àjxtpoTiptoGev dt^ax^iévov {Od., 5, déman- cielo, roccia, av. asman- cielo, ant. pers.
234-235) una scure di bronzo daU’una e dalValtra fatte asman- (cielo), got. himins cielo; sanscrito, ant. pers.
con taglio. Se ne ignorò rorigine. Adattamento epico etc., che attestano il significato originario di “ cielo ”,
di basi corrispondenti al semitico: ebr. hàqaq (ta­ richiamano accad. sam ùm (cielo, ‘ Hinamel ’), aram.
gliare, incidere, ‘ to cut, to engrave ’), accad. uqqù sem ajjà (cielo); il significato di pietra scopre un
(waqùm), arab. hqq (tagliare, incidere, ‘ einritzen, incrocio con la base corrispondente ad accad.
einschneiden’) e laltra base semitica corrispondente asùm u, asum ittu (cippo, pietra di confine, ‘ Bil,d-
ad accad. qamù < canan. qùm, ebr. qum (ergersi, stele, Grenzsteinkunde ’) ; un testo accadico lascia
levarsi, consistere, ‘ to rise up, to stand up, to exist, pensare ad <5cx[i,wv in metallo : ‘ diese a, [asumittu]
to endure; to establish, to confirm, to appoint; ist aus Kupfer ’: parla dell'immagine di Ktar (vS,
Ho ‘ to be appointed, to be establislied Hith. 77), Ciò premesso, il greco iKx[zo)v, che pure richiama,
‘ to stand up against, to be hostile ’). col significato di incudine, un appoggio saldo che
à>ti^ funta'. c7iSi?)pou (Hsch.), ày.iq, punta, “ non si piega” (à- privativo e kAiavco; v.), nel
àj«tv0a spina: pianta: aram. hSgà, arab. hàg spina, senso di “ pietra nera ” , meteoritica, scopre aram.
cananeo 'egeh (spina, ‘ épine, buisson d’épines ') 'ukkàm à, sir. ’ùkkàm à (nero, ‘ noir '), v. ’akam
ebr, (spina, *D orn'), accad. ^>a^jinu; ~v0a: (essere nero), cfr. accad. kamft, qam ù (ardere), e
sem.: ugar., ebr. nata (piantare). arab. akam - (mucchio di pietre, rilievo, collina,
&x^(v) silenzio; in forma avverbiale, ànV ^Y^- ‘ tas de pierre, butte Cohen) : insomma si tratterà
vovTo oicojT^ rimasero senza parola, in silenzio, IL , 3, alle origini di una specie di veiieratissima pietra nera
95 ; stritm àx^, (knSt, àxécov tacito (p5j S’àxétjùv, se ne (al-hagiaf al-aawad) che dai tempi preislamici è
andb tacito. II., 1,34; AXX’ àxéwv Sf(V^qto, ma silenzio­ alla Mecca e congiunge l’idea di cielo e di pietra.
so sedeva I, 512); femm. àxéoutra (//., 1, 565); àxaXdc ótxvrjc'ri? spina dorsale {Od., 10, 161;
pi. n.: silenziosamente, pacatamente (Hes., fr. 218; vrjOTiv sulla groppa). Formazione popolare su kv^ct-
Sapph. Supp, 19); àxaXappetxao pa9upp6ou ’fìnsa- -vk; grattugia: anzi si ipotizzò in Omero (ibìd.) x«Tà
voio dalVoceano abissale che Jluisce in silenzio { I I , 7, KV7)OTtv (v. Leumann, Hom. W'òrter, 49) ; ma dcxvYjo-
422). Si credette esprimesse Tidea di « douceur », non TLS, che denota la parte posteriore del torace (v. lat. '
di silenzio. Il valore di mitezza, moderazione, sommis­ «dorsum»; «tergum» (v.) che è sotto l’influenza
sione si ricaverebbe dalla base corrispondente ad accad. dì base col significato di uolgere), deriva da à- pro-
akù, accus. akà (fievole, umile, ‘ weak, liumble *) ; tetica: aram. ’a (quello) e la base semitica col
ma il significato di silenzio scopre Ìl ricalco su significato di volgere kanSnu, m. ebr. ktin (torcere,
base semitica corrispondente ad accad. eakàtu (es­ volgere, ‘ to twist, to contort; to bend dow n‘)
sere silenzioso, ‘ to be silent ’), sir. skt, arab. skt. incrocio con la base di kanàsu (piegare, ‘ to bend,
AkiSvó? indifeso, debole; àxiSvÓTepov ycda. to bow dow n', il piegare sotto, detto del tergo:
Tpécpst àv0pti)7roio « nulla pili mescbino deiruomo delle bestie da soma) : agg. kàniSu, kansu (‘ sub-
nutre la terra » [Od. 18,130). Se ne ignorò l’origine: missiv ’), cfìr. lat. « dossuarius » bestia da soma.
da à- privativa e kldinnu (sostegno, protezione, ÓtKoiTig moglie, àxotT7)<; marito: sono ricalchi
sicurezza, ‘ protection \ ‘ Schutz, Schutzbereich ’), di tipo popolare sulla base di xo[-n), giaciglio (v.),
kidinnùtu (‘ privileged status ’). xotTo;, ma l’origine va ricercata nella base semitica
3ÌH|x»ivos che non ha preso un pasto, digiuno. Da à- corrispondente ad ugar. aram. ’ehad, arab.
negativo e la base corrispondente ad accad. kam atiu ’ahada, ebr. ’a^ia», accad. al^àzu (prendere: moglie,
(un tipo di del soldato Archiloco, ‘ ein Ku- sposarsi, ‘ to take a wife, to m arry’); v. xetfAai;

18
DIZIONAIUO GRECO 6tKp05

e basi corrispondenti a siriaco skt, ebr. sàqat odo, vengo a sapere. Etimologia sinora sconosciuta.
(riposare, ‘ to rest, to lie quiet ’) ctc. Il valore di 6tt^xoo?, sottoposto, nm/Ze corrisponde alla
pagnotta, pane, mangiare, cibo {Od., 17, base di accad, aku (umile, ‘ humble, weafc ', CAD,
222). Se ne ignorò Torigine: si ritenne d’origine fri­ I, 283) e alle orìgini non ha nulla a che vedere con
gia (pexo(; axxaXo<; : Friedrich, Kleinas, Sprachdenkm. àxoóoi: accad, hakawu (bakàm u: intendo, vengo
133); è da base semitica: accad. akalu (pagnotta, a sapere, comprendo *to understand, to know ’) ;
cibo, ‘ loaf of bread, food ’) ; seni ’kl (mangiare) cfr. accad. aqu (prestare attenzione, ‘ achten au f’).
accad. akàlu (mangiare, ‘ to eat ’) : della stessa base Got. hausjan: accad. ^lasàsu (‘ to listen ’).
è (iUuXoc, il frutto commestibile della quercia, « quercus àKpIpi^?, -é^ letteralmente che cerca l ’apice, la
ilex» {Od., 10, 242). cima, perfetto, esatto, àxpfpsia, esattezza, acutezza etc.
dxóXouOoq, - 05 , -ov che va accanto, vicino; Dalla base di SKpo? (v.) alto, estremo, e le forine
conseguente, che accompagna, che segue, quindi che è emitiche: accad. ibà, iba a di bà’u (cercare, andare
disponihik, che aiuta, dcxoXouQEoc, seguito, accompagna-- per, ‘ to go through, to pass over ’), aram. be'a,
mento, conformità, àKoXou0éoj, seguo, vado insieme, ebr. ba'3 (desiderare, richiedere, ‘ to desire, to ask’).
tengo dietro: àxoXou9wv, del seguito, schiavo. Calcato àKpl^, -I 805 cavalletta, locusta. Se ne ignorò
su xéXeu0 o5 (v.): da metatesi di base di accad. l’origine. Tenuto conto della piaga bìblica delle
alàku, ugar, hlk, aram., ebr. hàlak (andare, ‘ to invasioni di acridi, la etimologia che risulta dallo
go, to come, to continue, to trave!’); le terminazioni scolio ad Omero, xà &xpa èa6lou(Toc, lu qualcosa di
-G05, “Béco richiamano la base dì 0 éto (v.) col senso vero, nel senso die in realtà il nome alle origini
di andare vicino: cfr. accad. (andare vicino, significò quella che rode, distrugge] fu accostato ad
*ganz nah heraiigehcn ’), tè^u (vicinanza àxpo<;, alto: à- fu ritenuta una protesi avanti alla
immediata, *ummittelbare Nalie ’). base di ma cfr. aram. *a, a-a, neob. a pro­
-0 05 rimedio, cura; di:xéo{zai, guarisco, v. nome dimostrativo ; “ quello ”, *that’; cfr. de-
àx^, riposo, quiete, àxéwv, in silenzio, in quiete, termini term, accad. sa, su- (gr. à, -f), 6) : la base lessicale
riferibili airincubazione nei santuari, specie di Escu- corrisponde ad accad. kirsu (rotto, lacerato, stac­
lapio, accanto alle fonti, delle acque salutari. Fu ac­ cato via, ‘ pinched off’), da katà^u (rompere, ‘ to
costato sanscr. ydgah (gloria) che fu ritenuto real­ break o ff’), ebr. karat (‘ to cut off, to maini, to
mente insostenibile come rapporto. Uavàxeia e fi­ destroy’); per il lat. «locusta»: accad. lakàdu,
glia di Asclepio (Aristoph. P i, 730) i cui santuari ebr. laljad (assalire, ‘ to seize ’), ebr. làha? (oppri­
offrono incubazioni sacre in acque salutifere, come mere, ‘ to crush, to oppress’): alle origini, tenuto
gli antri ai neolitici: forse la statuetta maltese pro­ conto dell’accento di h ip iz e dell’liabitat delle acrìdi,
veniente da strati neolitici deU’ipogeo di Hai Sa- che preferiscono gli orti, i campi coltivati, mimetiz­
flieni è una preistorica Panacea; panakia è ritenuta zate col colore del corpo e quello deU’ambiente,
epiclesi della divinità venetica Reita, Ìl cui nome si ìl nome è dato supporre che possa essere stato inteso,
diiarisce con accadico tà |u (condotto d’acqua, in senso distintivo, Tacride degli orti, che suppone
‘ gutter ’). I templi antichi di Asclepio non dovevano l’interferenza di base come accad. -kiri {degli orti)
mai mancare di una fonte: dalla remota antichità a da kifù (giardino, orto, ‘ garden, orchard ’).
Lourdes, nei santuari ove si ricerca la salute perduta, àKpoiotJLai ascolto con attenzione, tendo l*orecchio,
l’acqua è uno degli elementi del prodigio. Il nome con i l lobo deir orecchio (<K>tpov) teso: v. ólxpo?, o5^,
’Iàowv, Giasone, “ Ìl guaritore, il m ago” e il verbo ilxpo^, -a , -ov alto, sommo; dtxpn;, Sxpa, altura,
greco lào\jm si riconnettono ad accadico asu (me­ monte, punta. Le voci greche sono calcate su una
dico, ‘ physician ’), sum. a-5zu (‘ Wasserkundiger ’) : base corrispondente a sum.-accad, (ekur), elnitru
si credette mi tempo di scorgervi elemento salutare, (“ luogo di culto ”, che per gli antichi è per lo più
“ racqua” e si intese colui che conosce l’acqua. sulla cima dei monti) : si pensa ai Baal adorati sulle
(Cfr. CAD, 12, 347 ove si ritorna, con Tipercritica, b3m 5th; in sum. la voce significa “ casa della
al buio deir « etymology uncertain »). àJxoui;, montagna ” (‘ tempie ’; plur. ‘ Kultstatte’, vS, 196) ;
da base di lat. aqua, accad. agù (acqua, semanticamente, accad. zaqtu (alto, ‘ high, tali
' flow o f v^rater current *). s.c. zaqat: cfr. lat. sagitta, sacer,). Il richiamo ad a.i,
dMovìto intendo, comprendo, porgo orecchio, dò retta, d^rih (taglio, filo), ci riporta ad accad. asàm, wasàfu

19
Ò K xalvw DIZIONARIO GRECO

(tagliare, ‘abschneiden; Schwcrt’); nam sàfu (spada, cfr. avverbio accad. balu (privo di, ‘ without
taglio, ‘ Schwert ’). ibid., 70 sgg.), lat. «orbus». (v.).
à jtT a lv u ), V, àxTVj. &Xoc7i;d^a> abbatto, batto, prendo con la forza,
&HTVj, -Yj? rilievo, riva. Se ne ignorò l’origine', àXKTiaSvó; senza forze, abbattuto. Se ne ignorò l’ori­
si tentò di accostarlo alla radice àx- (‘ Spitz ’), gine. I significati omerici confermano quei valori se­
accad. zaqtu (a punta, ‘ spitzig ’), v. oxOr] (v.) : mantici, tòv 8’ I8sv ... dcXawdc^oVTa àvSpwv (//.,
a^atu (rilievo, riva, *bank, shore \ ‘ Abhang, 5,166) lo vide [Enea] sterminare schiere di guerrieri (cfi-,
U fer’): per ócktocIvo) raddrizzo, cfr. accad. saqù 11, 503), Ttsòq àXàTva^s KpovCcov {Od,, 17, 424) Zeus
(alto), Saqutu; v. àxTl<; trìticum. Cronide mi f u avverso; el x«l OsoTTeat-n tcóXiv oòx
àKxt?, “Ivo?, raggio di luce, del sole: in Omero àXaTtà^eiC ( i l , 2, 367) se per decreto divino non espu­
sempre plurale; raggio di m a ruota. Fu accostato gnerai la città etc. Il valore originario è “ stendo la
sanscr. aktó- (notte, raggio); cfr. got. uhtii’o (alba); nxano e prendo ” : accad. alàpu (‘ stendo : le mani,
àxr(^, come ó^>tccv0a, come dcxr^, costa, come ày.ri] ‘ to stretcli forth: hand ’) e a^iàzu (prendo possesso,
farina etc. ha perduto il segno di un elemento iniziale: ‘ to hold, to possess, to take over ’) ; cfr. accad. la-
per ciò che concerne la base *ak~ in realtà « en indo- patu (metto le mani addosso ostilmente, attacco,
européen im thème *a k : “ pointe” ... n ’est pas abbatto, ‘ to put hands on with evil intentions, to
attesté»: i derivati non bastano ad attestare la per­ attack ') ; Tagg. gr. in -Sv6? di senso pass, è da base
duta esistenza di essa in codesta forma, perché sono di dunnu (potere, forza), ebr. dùn (‘ to prevail’);
riconducibili a una base corrispondente ad accad. éXav:a,8»6(; sfinito, disfatto, debole è dalle stesse basi:
(*saqàtu < ) zaqatu (pungere, ‘ to sting ’) ; in ana­
per spiegarlo fu accostato sanscr. àlpafy (piccolo) (v.
logia con costa: corrispondente alla base di
M. Mayrhofer, s.v.), lituano aìpUs (debole), ma
accad. zaqtu (appuntito, ‘ pointed ’), di fa ­
dlpàfy è da metatesi della voce corrispondente ad
rina (originariamente macinata); accad. séqu, ebr,
accad. st. c. apal, aplu (figlio, ‘ son’: «aplu and
sà l^ q (ridurre in polvere, ‘ to pulverise ’), sa^aq
(polvere, ‘ dust’): ày.xlq deriva da base corrispon­ m atu as synonynns» CAD, s.v.); piuttosto per il
dente ad accad. 2 akù, femm, ia k ìtu (chiaro, valore di àXaTtaSvó?, debole si pensa a più antica base
‘ clear ’) incrocio con zaqtu (acuto, appuntito, di -XaiToc-, accad. lakà (piccolo, debole, ‘ schvirach
‘ pointed ’). ‘ suckling child *).
6ìko 7.o ; , v. ótHoXog. àXaoTog, -ov infelice, triste, senza fe liciti, ÓÌXaffTov
à7.(X^(t>v^ -óvog vanitoso, gonfio; *AXa^óvio<;, óSiipofjiat {Od., 14, 174) tristemente piango;'''EnTop ...
fiume delle regioni del Caucaso. Bonfante suppose &XKOTB (//., 22 , 261) «infeste Flector». àXàdTtùp
che si trattasse del nome etnico di una tribù della (letter. che toglie la gioia), terrore, Jìagello mandato
Tracia (v. ’AXaCcòve^, Herod., 4, 17; 52). Accad. dagli dei, cattivo genio, esecrabile, maledetto, dtXàcTTopo);
alasum , elèsum (essere gojxfio, essere euforico, es­ infelice, perseguitato da cattivo genio; spirante vendetta; ■
sere fiero, esaltato: elèsu ha significato di ^abàsu: àXaaxt(jì, porto a malincuore, mi sdegno, letter. faccio,
‘ to he elated; to be exuberant CAD, 4, 88 , 6 , 8 ; mi comporto senza gioia; se ne ignorò rorigìne. Da
‘ schwellen ', vS. 200 a, cfr. 35 ibid.), connesso con privativa e la base semitica 'Is (vS, 200 s.v.
à-
ebr. 'àlaz (to rejoice ’). elèsu), accad. elé§u (essere felice, rallegrarsi, ‘ to
àXàojJiai erro, vado girando; àX:^TT)(; errante, va­ rejoice ’, ‘jubeln ’), elsu (felice, *joyful ’), ebr.
gabondo; iSXy) il girare; àXéo|xat, fuggire, evitare; la *5las! (esultare, ‘ to cxult’); dalla cui base ’HXiiaiov
famiglia di àXàojzai è in corrispondenza semantica «sedes beatas» (Verg,, Aen., 5, 639).
con TtXavàofxai (v.). Accad. alù, elù (nel senso di ilXyoS» -ou? afflizione, pena; àXyéw, soffro, àX-
‘ to go away, to rise from and leave, to lose, to yiivto, faccio soffrire etc. Accostato a àXLya (v.) mi
forfeit, to desert, to turn up ’) con qualche riferi­ preoccupo di, prendo cura di. Dalla base accad. feialaqu
mento agli astri che si levano e girano. (andare in rovina, morire, perite, ‘ to perish ',
àXaóq, -(5v cieco, letter. spento. Se ne ignorò CAD, 6 , 36 sgg.), cfr. accad. halqu (rovinato, di­
l’origine. Accad. balù (essere spento, detto del fuoco, strutto, ‘ verloren, fliichtig: Totengeist'), ^lulqu
della fiamma, della luce, ‘ to become extinguished, (‘ loss ’), Ibiulluqu (‘ to cause a loss ’), fealqutu
to come to anend; said of fire CAD, 2, 72 sgg.); (perdita, ‘ Verlust’); cfr. àpyaXéoi;, grave, doloroso:

20
PIZIONAIUO GRECO

accad. a f a ^ u (consum are, stru g g e re, ‘ v e rn ic h ten , *A3^éKTO)p nome proprio; designazione origi­
v erzehren ’) e lè ’ù (capace di, ‘ capable ’). naria del gallo, nunzio del ritorno : della luce. Accad.
àX S alvu) faccio crescere, nutro, accresco; àX S^K w , alik(u) (nunzio, ‘ der Gehende, Bote ’) e tStu (tor­
cresco; fo crescere, guarisco, p. sono guarito, nare, ‘ zuriickkeliren, weider wcrdcn zu '), tajjartu
écXaoi; bosco, il sacro bosco di Olimpia, AvjTO) (ritorno, ‘ Riickkelu: ’).
tatona, A-^Sa, Leda. A n t. n o rd , aldin (fru tto ). A ccad. dXé^to lettcr. difendo, aiuto; allontano-, dXéKw
flla d u (p ro d u rre, far crescere, ‘ to giv e b irth , to p ro ­ letter. muovo in aiuto; difendo, allontano; àXéyw (v.) mi
duce, to b re e d ‘ g ebaren, e rze u g en ’) : e ld u , ild u dò cura, mi curo, sono sollecito. Cfr. accad. àlik idi
(germ oglio, ‘ p ro g e n y ’), l i d u (ram pollo, ‘ K in d ), (‘ helper, protector ’), da alàku idi (‘ to assist, to
(w )à lid u (fem n i. a li t tu : gen eran te, ‘ p a re n t; p ro - protect ’) : l’ant. accad. alàku (‘ to move about, to
genitress ’). serve, to act, to do service ’), v. àXicV).
&Xéa, “O? {Od,, 17, 2 3 : àXiiT]) calore del fuoco, òXéofioti fuggo, evito v. AXào(i,ai.
calore', calcata su basi c o rrisp o n d en ti ad accad. a llu , macino. Arm. alam (‘ malilen ’), alewr (fa­
e llu (lucente, ‘ clean: said o f l i g h t ’), o c co rre risa­ rina); a torto viene richiamato anche a.i. dnufy
lire a d u n a base che scopre in àXéri im a iniziale (sottile). Per il fenomeno dello scambio di liquide
‘ < q : accad. q a l ù (ardere); à X é a : v . à X ào |Jiai. r/ 1, cfr. sum. à t (macinare, ‘ zermahlen ’), cfr.
preoccupo di, mi curo di. F u accostato accad. efum, aram. ral^jà (mola, molino, ‘ Mahl-
ad (v.). A ccad. a là k u (m i p re n d o cu ra di, stein, Miihle ’) : accad. alhènu, alahjjinu (mugnaio,
assisto, ‘ to assist, to act, to serve, to m o v e a b o u t ’, “ Miiller \ ‘ The functions of thè alabbìnu in thè
C A D , 1 ,300 sgg.) ; cfr. a lk u , i l k u (‘ w o rk , services ’, MA period can be established on thè evidence o f
ihid,, 1, 73 sgg.). thè archive or Ninurta-tukul-AsSur in whicli he
àX elT rjs, - o u colpevole, scellerato, criminale is mentioned as receiving barley to be ground...”
(H o m .: II. 3, 28; P aris; Od,, 20, 121; P ro c i), v>]- CAD, I, 296 a) : al^jénu > *alhe(n)u > àXéw che
XsEnSe^, innocenti {Od., 16, 316), àXotTY)-; (E m p., è denominativo.
10: ^àvaTOg) etc,, ì^Xitsv, fiXtTeTO aor. ep, nel senso óìXyj, l ’andare errando, v. àXAoixai.
commettere un’azione criminosa contro, àXtT;^[xsvo(;, V. Xav0àvG>.
colpevole, àXi™tvo(Aai (in H es., Op,, 330), à X iT ^ u v , adunato, congiunto, v. àXtaKojxai; e
criminale {!/., 24, 157), àXiTpó?, colpevole; -^Xitó-
[XTfjvo^, che è lontano di mesi col computo, n a to p rim a del dAOalvto guarisco, risano: le forme medie sono
compiere dei mesi {II., 19, 118): le fo rm e àXiraivw, le piti antiche, col senso originario di rimarginarsi,
^jXiTov e à\elxr\<; etc. si chiariscono c o n le basi di detto della ferita Ì cui bordi si ricompongono:
ótX.Y] (v.) e di ahla, colpa, clÌtìioq, colpevole: sem . 65X6eTo {ll-> 5, 417) la mano guarì ; SXks’ àìràX-
accad. b a tu , a ram . feaja, arab. ^jati a , eb r. ì}à\a, OifjoeoQov, voi guarirete delle piaghe (//., 8 , 419);
(caricarsi di u n a colpa, c o m m e tte re u n e rro re , ‘ to vari sostantivi <KX9o<;, rimedio, àX0e»iq, medico. Fu ac­
fall, to e ndanger, to sin ’), h é t (colpa, trasgressione, costato a &XSalvo) (v.) faccio sviluppare, crescere e
‘ feult, transgression, sin, p u n ish m e n t o f sin ’), (5cvaXTo<; (v.) ghiottone; àX6a(vò), che deve risultare
accad. fe itu m (crìm in e, d a n n o , m isfatto, co lp a, da. una base '^FoùS-, lia antecedenti semitici: accad.
‘ crim e, fault, h a rm , d a m a g e ’), v. lat. « v i t i u m » ’ ; baltu (salutare, sano, ‘ alive, healtliy, safe and
la base dì ahta n o n va confusa c o n quella di ahéùì, sound ’), da balata, aram. ebr. (guarire, star bene,
cerco, chiedo: cfr. accad. ^làtu, (‘ to investigate, ‘ to revoke from a sickness, to get well, to keep
to take care of, to e x p lo re , to e x am in e ’), ^ à ’i tu well ’).
(guardiano n o ttu rn o , ‘ n ig h t w a tc h m a n ’) etc. àXlpa?, -aVTO»; morto (Plat., Resp., 387 c) ;
àJietcpco spalmo di grasso, ingrasso, ungo. T e n ta ­ vsKpà<; ^ ppouxo? TroTafxòi; ; FIsch. per So­
tivi inconsistenti p e r ch iarirn e ro rig in e . A ccad. focle il fiume è lo Stige stesso : cfr. lat. « abantes »,
lè p u , l i p ù (grasso, ‘ fat, ta llo w ‘ Fett, K o rp e rfe tt ’) : «mortui»: da base di àlàoiiai e ugar. ^.bd, aram.,
m o rfo lo g ic am e n te il g r. dcXe£(p6) si chiarisce c o n ebr. àbad (essere perito, andar via, ‘to be lost; to pe-
Tespressione a n ( a ) l è p i (con grasso, p e r grasso). rish; to wander about ’) che recupera anclae il va­
àX€KTpu<i)v, àXéxTCop il gallo: letcer. «T an - lore delle ambagi del fiume; ebr. abaddd (Ade,
n u n z ia to re» , v . àX icutiv. ‘ nether w orld’), cfr. accad. abatu (rovinare, ca­

21
àÀÌYKLO<; DIZIONARIO GRECO

duto, *ruined, to destroy; II/2: to become destroy- spondente ad accad. ^jalàlu (legare, imprigionare,
ed abtu (rovinato, caduto, * ruined, decayed ’) c *to keep waiting, to detain *einsperren, festhal-
abàtu (scorrere, ‘ to flee, to rim away ') ; la compo­ ten ’) ; cfr. a’àlu o e’élu (unire, ‘ to bind ') ; a questa
nente àXi- con senso di indefinito, d’indeterminato ; base va ricondotto &krj<; congiunto, adunato,
«chi sa dove»?: accad. aU ‘ where?; wherever’: à'XKYif -T|? alce. Il valore originario è viaggiante,
calcato su base simile lat. « ali-quis >: v. « alius ». che trascina; di bue che tira: ant. bab. alik atki
àXl^Kio^, -ov originariamente: che si avvicina a, (‘ ox driver ’); aliku (‘ traveller ’), lat. « alce».
che si può accostare <j, simile (Hom.); il contrario: -y)? aiuto, difesa, protezione, sostegno, forza,
àvaX^Y>tit>?' Se ne ignorò Torigine. La base semitica lotta. Il valore originario è aiuto : ant. bab. àlik idi
corrispondente allagg. accad. àliku, st. costr. alik (* helper, protector, partner ’) ; l’espressione babi­
(che si accosta, viene, die si avvicina, ‘ coming, ap- lonese richiama l’attributo ’AXxiSrjc; di Ercole; cfr.
proaching, proper ’), di alaku (ventre, accostarsi,
‘ to come, to m ove’), sem. hlk, ebr. hàlak; la V.
componente -xioq corrisponde alla particella se­ àXxud>v, -óvoq alcione; àXxu8 (J)v: corrisp. a lat.
mitica di comparazione: accad. ki-, cbr. k i etc. alcedo. Se ne ignorò l’origine. Il frammento cele­
(' particle of comparison, similarity ’; come, simile berrimo di Alcmane definisce chiaramente il signi­
a, ‘ like, as, at, according to ’). ficato del nome: «nunzio: di primavera». Accad.
che scende ai mare, v. TrXyjjJiupl?. àlikum (messaggero, ‘ messenger ’). Il lat. « alcedo »
&Aiv5é(A), àXlv5o> (tard.): lascio rivoltare, voltolo: alcione, come «X>tu8 (i>v (Hdn.), ha una componente
i^iìKTact, è^fiXiKa. (Aristoph., Nuh., 32, 33) ; àXivSoù- che significa “ stagione ”, se. primaverile e che si
(zevo<; rotolandosi (nella polvere come un cavallo) (Plut.): ritrova in (’Api-)dtSva, (’Api-)dtSvv), corrispondente
vado vagando. Dalla base di àXdco[zai (v.) giro, àXéo ad accad. adànu (‘ a period of t i m e a moment in
(v.) macino (girando la macina) : con la componente time at thè end o f a specified period, referring to
-IVO- < -ivSo- (nel senso di lasciare che) : semitica, astronomical periods’): perciò alcedo, àXxuSàv, si­
dalla base corrispondente ad accad. nadù, nada’u gnifica “ nunzio della stagione” primaverile; x®"
(lasciare, lasciar cadere, abbandonare, ‘ to cast down, XiSàv (v.) Ila la stessa componente; àXexTpu^v, il
to throw, to abandon someone, to put animals out gallo ò della stessa base di àXxucfiv: v.
to pasture), ebr. )dì, egiz, wdj. V. xuXlvSto. ma, invece. È ricondotto ad i^Xoi; (v.).
6JXio5, -a , “OV vano, come se non fosse avvenuto, Come innumerevoli congiunzioni accadiche con­
nulìo, inefficace: detto di péXo? (//., 5, 18); detto di servatesi con lo stesso significato in greco, bab.
parola, proposta: (2Xiov èv:oq [11, 18, 324); (SXtov alla (da ana la) richiama àXkà col senso di “ ma,
|x\>6ov { I I , 5, 715) vana promessa-, àXtov ìJpxiov [11, piuttosto”, (‘ biit, ra th e r\ CAD, 1, 350b); cfr.
4, 158) vano patto giurato: oòx (KXwì; oxottó? {II., prep. accad. alla (‘ nothing ... but ’), che presuppone
10, 324) spia non vana; àXtr) ó8ó? {Od., 2, 273) vano una negativa.
viaggio; awerb.: àXioy, àXt<oq, invano. Fu derivato -avTo? salsiccia: il significato originario
da àX;; fu accostato a T^Xteio? (v.). È forma agget­ richiama quelli dell'italiano insaccato, iusecchia: la
tivale dalla base semitica con valore negativo; ebr. voce originaria si riconnette a ima base corrispon­
'al, fenic. ’l, ugar. “1, accad. la (ula) come primo dente ad accad. al3tu (inghiottire, ‘ to swallow
elemento in composti negativi (non, no, ‘ negative *hinunterschiucken ’)'
part’: 'no, not'), cfi:. ebr. elil (vano, inutile, àXXoSocTcó^ di altra lingua, straniero: si i-
nullità, ‘ vain, nothingness ’). gnorò l’origine della componente -SaTrói;: arieggiò
élXio^ marino, da SA?. il senso di tipo, (TÓTCTto), impronta: cfr. TrjXe-
óiAig in abbondanza. Non fu chiarito. Accad. SotTTÓi; straniero, 7totvToSa7có<; di ogni paese, di ogni tipo,
walis (malis: in abbondanza) da accad. walù» TuoSaTTÓ? di quale paese?, di quale tipo?, %eSa7ró(; del
m alù (abbondanza, ‘ Fulle *), cfr. m alù (pieno, nostro tipo, paese: sem.: ebr., aram. d^p, accad.
‘ voli ‘) calcato sulla base di àX-^i; (v.). La desinenza da’Spu (spingere, premere, *to push, to press ’) ;
-iS è caratteristica degli avverbi accadici. ma è ricalco su originario accad. dabàbii (parlare,
&MaHO(Aai sono preso, sono rifinito, sono preda. ‘ to speak ’), ebr. dàbab; accad. dabàbu (il parlare,
Fu accostato al lat. « vello » (v.). Dalla base corri­ ‘ Rede ’).

22
d iz io n a r io greco

aX7.o[jiai balzo, zampillo, mi tuffo, salto: già o zione dà l'oscuro senso del divino (cfr. Foscolo
su; palpito. Non fu ritrovata altra connessione al- « e chi la scure - asterrà pio dalle devote fronde...»);
l’infuori del latino «saliò». Accad. alù (elu: ‘ to go a metterci sulla buona traccia è Pausania (5, 10, 1)
up, to rise, to go away, to rise from and leave dicendoci che il nome del santuario di Olimpia
CAD, 4,114 sgg.); col latino mostra incrocio con ’'AXtii; equivale ad àXcot;. Come per Wald, w ild che
la base corrispondente ad accad. salà^ju, (zampillo, significa appunto “ allo stato nativo ”, &Xao^ da
sprizzo, ‘ sprengen ’), salà^ju II (palpitare, ‘ zuk- *àXS-yo^, corrisponde alla base di accad. walàdu,
ken ’), sala’u (‘ besprengen ’), salù (tuffarsi, *tau- alàdu (‘ to give birth, to produce, to bear ’), weldu,
chen, eintauchen’), wildu (‘ offspring ’), e accad. csu, isu (albero,
àXXo?, “Vj, -ov altro', cipr. «iXo?, ami. ayl, lat. ‘tree ’) : alàdu torna in gr. àXSaLvco. Occorre aggiun­
alius, ose. allo, got. aljis, ant. irl. aile; con suffisso, gere che ^Xooi; si è sviluppato sotto l’influsso della
toc, B alye>-k, A àlak. Accad. allù (altro, ‘ thè odier base corrispondente ad ant. bab. ^>alsu (* district ’),
orig. quello, *that’, bab. uUù, ebr. elle). fiXuoi? catena, maglia. Derivato in -<yi.i; che fu
aiSXa^, Omer. 5>Xwa (accus. s.), solco, accostato a elXiioj, ÈXuTpov. Dalla base corrispondente
V. 2Ak w . ad accad. a’alu (legare, * to bind, to hang up
&?^oaóSvT), --1^5 dono del mare, onda: di Teti ‘ anbinden: K etten’, vS, 189), i’iu (legame, ‘ eine
(il., 20, 207; cfr. Od., 4, 404). Gli anticlii lo in­ Binde ’) ; alla stessa base occorre ricondurre dcXiÌTo<;
tesero ” figlia del mare ” e una glossa di Esichio guardia di polizia, letter. Vuomo che lega, che imprigiona:
ricalca tale significato ; gli etimologi scorsero, invece, cfr. accad. a”alu, e’èlu (‘ binder ’ : detto di un
in -uSvT) una derivazione in nasale di tiStop (v.). Il demone), e’iltu (vincolo, responsabilità, crimine,
senso che ne deriva è generico; «eau, vague de la ‘ obligation, sin ’).
mer» (Chantraine, s.v.). La componente -liSvn} è ri­ &X\3co [att,], àX'òia sono agitato, mi torco per il
calco della base di ^Svoc (v.) doni, specie del promesso dolore, sono in difficoltà; viene riconnesso, a torto,
sposo: accad. nudinnu, nudnu, nudunnu, neoass. con àXào(xat. Corrisponde ad accad. Ibiàlu (tremare,
nadiutinu (dono di nozze, ‘ dowry ‘ Ehegabe, contorcersi, ‘ to tremble, to viaithe ’ : said o f thè
Mitgift’), dal verbo accad. nadanu (dare, ‘to give’, earth; said of persons ’); cfr. ebr. ^?àlà (‘ to suffer,
‘ geben*): fen. jtii; ugar. jtn (dono). to he pained ’).
óiXoxo?, -ou sposa, consorte. Il significato origi­ à3^<pdvoi frutto, porto vantaggio] aor. inf. àX^eiv;
nario conferma Ìl gesto rituale di “ prendere su ” àXcpT^ frutto, guadagno, <J:X<peatpoio(; che frutta buoi
la sposa. La voce fu a torto derivata da à- copula­ etc., v. éEX<pi.
tivo e k base di Tàxoq, letto: la base cor­ àX<p5fjaTi^5, “OO che vive insieme in società, (v.
risponde, invece, ad accad. laqù, leqù (prendo, fiXtpt)» sociale, che sta insieme con g li altri, quindi che
prendo in moglie, *to take something in one’s coopera, che è intraprendente. Conferma del significato
haiid, to take a wife, to adopt, to acquire, to buy ’) : è nel nome àX97]<rT^(;, dato a un pesce: Ateneo
cfr. accad. terfeatu, ugar. tf^ (‘ Brautpreis, Braut (Adien, 281 e), per testimonianza di Apollodoro di
kaufen’); cosi si dimenticò che i Greci e gli an­ Atene, dice che tali pesci vivono in coppia e che
tichi Romani prendevano su, tra le braccia, la l’uno segue l’altro donde anche la denominazione
sposa simulando Tantico ratto, perciò Ìl primo ele­ di >ttvai.So(;; cfr. Od., I, 349; àvSpàoiv àX^yjtjTfjcfi;
mento à- forse fu sentito originariamente come ibid., 6, 8: àvSptSv àX97]CTràtov, lontano dai con^-
àvdt, ma in realtà corrisponde alla forma di ant. sorzi umani (letter. dagli uomini consorziati); poi il
accad. al (su, *upon *). senso si generalizza in clausola epica; g li uomini
mare, al femm.; invece sale al masch,, (civili) vinceva coi piedi veloci: Od., 13, 261.
v. aàXo^. éiXqiL farina, in particolare di orzo, in Omero
fiXoo?, -OV)? bosco, selva consacrata alla divinità. pi. &X<piTa; àX^iTsiitó macino orzo, àX<pàv<j] frutto;
Cfr. ted. Wald, w iU \ cfr. Xàaw?, orig. selvaggio, analogamente a lat. «Éu:ina» da «fiir» (v.) farro (cfr.
folto, fitto di selvaggia vegetazione. Se ne ignorò ant. accad. par’um, aram. pariha, [ebr. bar: ‘com ’]
l’origine. Il valore originario è di “ selva ** allo germoglio ‘ Spross ’), SX<fi richiama la produzione
stato nativo, selvaggia, che non ha subito la mano di una pianta fra le più diffuse dell’antichità, l’orzo, e
deir uomo e die con la sua folta e intricata vegeta­ tenuto conto dei suoi vari usi alimentari, è voce

23
àXcoi^ DIZIONARIO GKECO

calcata sulla base corrispondente ad accad. alapu mitica virago “ senza un seno ”, credette di supplire
(produrre: germogli, crescere, fiorire, ‘ to send forth Lagercrantz {Xenia Lideniana, 270 sgg.) che vi
shoots, to grow together ’), della stessa base di scorse un nome di tribù iranica e perciò propose
waliba {germoglio, ‘ Spross ’), alappàftu (un tipo un presunto '*^ha-mazan “ guerrieri ”, ipotesi che è
di orzo ‘ a kind of barley from which thè beer is ‘ en l'air In realtà è denominazione re­
made ') ; cfr. ebr. àlaf (produrre a migliaia, ‘ to cepita dai Greci che cominciano ad affacciarsi alle
bring forth thousands, to make thousands ’). regioni del Ponto, alle foci del Termodonte, il
ion. dcXwdc, -a; dor. ; c^Xcoi; att. : fiume delle Amazzoni, alle foci dell’iris e dello Halys
aia, spazio per battere il grano {It., 5, 499; 20, 496), con sbocchi vasti e fertili, con tranquille stazioni na­
orto, campo, vigna {11,, 18, 561, 566; youv(^ àXw?];;, vali; è nome che scopre gli antichi stan­
in balza di orto; óJXouk' KiÌ7i;pioi. (Hsch.); ziamenti assiri dall’inizio del secondo millemiio
àXwEii?, contadino, àXoàw, epic. àXotào), trebbio, batto, a. C. e denota piuttosto che “ governatore del po­
ritenuto denominativo di àXw’^. Fu postulato àXtofa-, p o lo ": accadico am m (u)“^]iazanu: am m u (ebr,
gen. cipriota àXfw, alau/o (ICS, 217, 9). Occorre 'am , ‘ people ’) e ^azànu (signore, capo, ‘ mayor
recuperare una base che giustifichi il significato di burgomaster, headman ’), la donna che comanda, e
area, giardino, orto e aia cioè il significato di hortus cioè amat-^iazanu: am at, ebr. ’àm à (fucinila,
(v.)> (v.) cinta: irl. gort (campo), gali. ‘ Magd ’), a desigcuire un fenomeno di tipico ma­
ghart (giardino). L attico &Xcoq h accad. sal^ù (col triarcato : sarà sentito anche come ama(t)- ^assitinu
significato di x<^pTo<;, cinta muraria, ‘ wall or rani- (la donna con l’ascia) : ^assinnu (‘ axe ’).
part \ ‘ der Wall ‘ Aussenwall ’) : il significato di àliciOo^, -ou sabbia, arena, v.
orto, campo è anteriore: per il senso di aia, spazio à(i,at(xàHeT05 invitto. Accad. am m ù (quello),
dove si batte il grano, la base mostra incrocio con voci aj (non), m aqtu, f. m aqittu (vinto).
corrispondenti a ugar. hlm , ebr. hàlam (battere, &(jia?i5óvto indebolisco, abbatto. Da base sem. cor­
‘ to strike, to smite, to beat to pieces ’) : cfr. accad. rispondente a ebr. amai (indebolirsi, languire, ‘ to
àlum (fondo, luogo, villaggio, ‘ estate, manor ’), fade, to languish ’), amèlal (dtjAaXó?, debole, tenero,
ugar. ahi. ‘ weak, feable ’) ; àfxaXStivtó è calcato su (jtéXSojjiai.
“CX05 ,, Ale. àXtOTid (Hsch.) volpe; àfjtoXó? tenero, debole, v. &|jiaXSóva>.
ricliiamati a.i. lòpàéal} (sciacallo), arm. aluès (volpe), -yj? carro, attacco. Venne chiarito come
cfr. lat. volpes, lit. Idpé (volpe). Ass. sèlabu, ar. é^ixa, insieme, con e <S^wv, asse, con suflfisso del fem­
ta ‘ lab (volpe, ‘ Puchs ’) ; accad. alàpu (‘ Damon *) : minile; ma è etimologìa stentata: v. S.\m. e
ta' lab (volpe, ‘ Fuchs ’); accad. Sélebum, sellebu: Il greco poggia su una base che significa “ traspor­
àXtI>7T;ir|^ è creazione greca su basi semitiche; per la tare ugar. *ms, ebr. 'àm as (trasportare, sollevare,
mancanza di spirito aspro v. dtXóco, ‘ to bear, to carry, to lift up ’), accad. feamà^u
-w aia (Xen., Oec. 18, 6 , 8), disco dello (portar via, strappar via, *to take off’); tale base
scudo (Aescli., Theb., 489), v. si è incrociata con quella di significato affine: accad.
&(Aa insieme, nello stesso tempo. Si ritengono a akàsu (‘ to go, to move ’), atkusu (‘ to go off, to
torto composti di &\La. \ à[iaSsov, tipo di fico, in Creta, move away ’), ukkuSu (‘ to drive out o f thè way ’).
àfjiàSpya, prugne etc., che derivano da base corri­ à[jt,(kpo(, -ag doccia, canale per inna^are. Accad.
spondente ad accad. ennàdu, ebr, <àmàd (‘ to stand am am (pila di tegoli, ‘ Ziegelhaufen), cfr. ac­
before one, to persist, to stand up, to rise ’), perché cad. am m m m u (fognatura, scolatoio, ‘ Wasser-
si sarà trattato di frutta da conservare, come fichi durchlass ibid., ‘ water conduit ’).
secdii che, ancora in Italia Meridionale, vengono à[jiàpaMOV maggiorana. Il nome denotò il colore
seccati e congiunti Tuno all’altro, farciti di mandorle; rossastro dei fusti, dei fiori rosa. Originaria forma
cfr. accad. sam àdu (to make ready, to tie, to at- aggettivale dalla base semitica ^m r, accad. ^jamaru
tach ’). "Ajz« corrisponde alla base che si ritrova in (essere rosso, ‘ rot sein’, vS, s.v. emèru I); cfr.
sem.: aram. 'am , ebr. *ìm, ugar. ‘m (accanto a, nomi di piante amaridu, amurdìiium, arab. ward
con, a ‘ with, beside, near, at *). (rosa, *Rose ’) : cfr. gr. *A(j.apuXXt5.
à[Aa?tùv, -ÓV05 Amazzone, Per la voce Amaz­ àfxapetv* àxoXouQetv, :rs(6eo0ai (Hsch.): il si­
zone, alla etimologia popolare che offrirebbe la gnificato originario è essere unito a: ma di base di­

24
PIZIONAUIO GRECO à(xe(vo)v
versa da quella di &{Ldpvf}, insieme avv. (secondo ritrova in ted. iihel, ingl. evil (v.); cfr. ebr. hàbal
l’accentuazione di Aristarco), à(i/zpT^, à|JiapT^: nella (rovinare; Ni: essere rovinato, ‘ to be destroyed’)
tradizione atticista ó(xapi:^; v. 6|xapré(t); àjjiapciv sem. ^jbl, accad. feabàlu (rovinare, *to damage ’),
richiama la base semitica di ebr. ’àm ar (unire, con­ hablu (trattato mxile, ‘ wronged ’), incrocio con
giungere, ‘ to bind ’). ihàbal (nel senso di “ avere le doglie del parto ”,
óc|JiapTàvu) non colgo nel segno, erro, sbaglio nel ‘ to labour in childbirth ’), hébel (pene del parto,
mirare, deriva da prefisso negativo corrispondente ‘ pains of birth ’) ; cfr. accad. l^abilu (malfattore,
ad accad. ù, aj (sum. na, cfr. in lat. nescio, gr, vtj- *evil doer ’).
(AEpT^? etc.), e la voce corrispondente al sostantivo àjJipAìi?, -e ia , “li rovinato, smussato, rotto, debole,
connesso col verbo accad. am àru (mirare, cogliere turbato, àiipXiivw, 5WM550, indebolisco. Della stessa base
un risultato, ‘ to look at, to realize, to find after semitica di ted. Ubel, ingl. evil (v.): accad. feiablu
searching ’) : am ertu (mira, controllo, ‘ checking, (danneggiato, ‘ wronged ’), |?abàki, hulbulu (ro­
inspection ’) ; ^ calcato sulla base sinoni­ vinare, ‘ to damage, to destroy ’), ebr. ^abal.
mica di am aro, accad. batù (‘ to look upon, to à jj^ p p ò o io ^ , V.
inspect, to inspect omens ’), in particolare ricorda la étiApoJV, -WV05 , ótfxpvj, -ri? protuberanza, som­
voce accad. bàrùtu (saggezza, il saper vedere il fu­ mità di un colle, margine rilevato: di una coppa, am­
turo, ‘ lore, craft of tlie diviner ‘ WeisHeit ’) : bone, tribuna. Lat. umbo: “ parte prominente dello
TafEsso -àvto ha il significato di verso, a', accad. ana. scudo ; gomito, punta, vetta Le strutture di base
àjjiaupó?, “A, -óv appena visibile, Accad. amàru sono in accad. habfinu (rigonfiamento, sbuffo, pie­
[vedere come fenomeno ominoso, scorgere dopo at­ gatura di braccia o di indumento, ‘ fold: of thè
tenta osservazione, * to observe ominous phenomena, arms or of a garment CAD, 6, 21) cfr. accad. ap-
to witness, to examine a person, to keep an eye pum, etiop. anf (punta, cima, ‘ Spitze, Gipfel ’),
on a person, to inspect, to check, to look after, *anpu; cfr. accad. abnum (roccia); abuimatu (om­
to look ’) : incrocio con amutru, aram. awurja belico, parte mediana di un arco, ‘ navel, cen­
(occidente). ter, pai't of a b o w ’; CAD, 1, 89 sgg.), che corri­
sveUo, strappo, mieto e ammucchio; sponde a gr. ò(jL(jpaX6<; (v.).
covoni, v. dt(zd£0 [jiai raccolgo: v. fifjia; è accostato itt. à{A€l|3o> scambio parola, corrispondo, ricambio-,
l}m{e^^a) “ estate, stagione della mietitura ’A|jiào) risposta, ricompensa, dono, à(Aotp«io<; che si
corrisponde ad accad. ^lamàwu (^lamàmu: svel­ scambia, mutuo; dialogo. Si tentò di mettere in evidenza
lere, strappare, raccogliere insieme, ‘ to pluck and una radice *m ei- e cosi lat. « migro, munus ». Il signi­
gatlier *), cfr. accad. ^jamìmu (chi raccoglie le ficato fondamentale è “ parlare per rispondere” e
spighe, ‘ harvester, lit.: plucker of ears’). M ain la prima componente corrisponde e accadico amù
analogia con Jàcdo la raccolta estiva, raccolgo, (parlare), cfr. amat: amàtu (parola, ‘ word, spo-
mieto, falcio, da 6 époi;, estate, stagione calda, anche ken, utterance ’) ; la seconda base, che ripete il fe­
àttào) ha subito la interferenza di una base corri­ nomeno frequente della scomparsa di - 1- originaria
spondente ad accad. ammum, em m u(caldo, ‘hot’). in fine di parola o in sillaba chiusa (v. ow^toc), ri­
à[k&{ùf &[jii£o[J!,aL raccolgo, ammasso ; mi rapprendo ; chiama accad. apà(l)u *apà’u (corrispondere, ri­
ritenuto da altra base di à[iÀiù, mieto, taglio. In realtà spondere, ‘ to correspond, to respond, to aiiswer ’).
à|X(Jttó, ammasso richiama la base di accad. Ijatnamu, &(x,€(v<ov, - 0V05 migliore, pià saldo, p ià forte.
^^amàwu (mccogliere, ‘ to pluck and gather, to Se ne ignorò Torigine. Fu sentito come mi origi­
gather to oneself’), ^um m um u (raccogliere, ‘ to nario comparativo, ma, sebbene il termine esprima
coUect **; il senso di falciare scopre incrocio con la il valore di qualità e il senso intensivo dei compara­
base semitica corrispondente ad aram., ebr., accad. tivi in -(civ, non vi fu scorto il suffisso "^-yov- del
^amasu, *(^j)am3(s)u (strappare, ‘ to take by comparativo. E alle origini il senso di un rapporto
force \ *fortreissen ’) : &\rq zappa, badile, erpice. di comparazione c’è: Ìl significato originario è
abortisco, al pass, nasco per aborto, “ destro ” con tutti gli attributi che gli antichi as­
smusso, accieco; abortisco, faccio abortire, sociavano positivamente a tale collocazione ominosa
aborto, etc.; v. La base origi­ degli oggetti, rispetto a quelli che si trovavano a
naria ha il valore di mandare a male, rovinare e si sinistra: quindi oltre a “ favorevole ”, anche il si­

25
dfAéXyw DIZIONARIO GRECO

gnificato di “ forte, saldo ” rispetto alla mano de­ (v. sotto) : in passato si pensò ad ant. a. ted. sampt,
stra. Sem. jamàii, jam in, accad- im nu, (‘ right (v.) Sand. Accad. am m u, em m u (arido, ardente,
hand, right side ’), accad. im nù (destro, ‘ riglit ’) ; ‘ hot CAD, 4, 150) ; fiiiocS-o? corrisponde invece ad
cfr, noajid. am iti (saldo, ‘ ferme, fort, digne de accad, ham tu (arso, acceso, ‘ hot \ ibid., 6, 71 b) di
confiance ’), ebr. àm en (‘ firm, true, faithful '), cfr. accad, ham àtu (*to b u m ', ihid., 64 sg.); cfr, ac­
ebr. jàm in (‘ right side: prosperity ’). cad. samft, sam itu (arido, arida: riferito alla terra,
succhio, estraggo. Lat. mulgeo (mungo). ‘ thirsty, thirsting ’). La base di accad. sam du >
Denominativo dalla base corrispondente ad accad. sandu (triturato, *gemalilen’) : Sand (v.).
m alàku (lingua, ‘ Zunge ’), appartenente ad accad. &[AVÌ0V vaso che accoglie il sangue delle vittime.
lèku (leccare, ‘lecken’), che si incrocia con la base È stato ricondotto a àfzdcco, raccolgo ed è stato con­
accad. leqù (attingere, prendere, ‘ to take ’}; cfr. fuso con àn'AÒv (Emped,), àfxveióc;, à(zveiov
accad. melqètu (‘ income'); per Tinìziale: smn. il sacco che accoglie il feto con il liquido amniotico: in
am a (madre). termini comuni la rottura delle acque denota Vini-
à(jievir)vÓ5 debole, vano, senza consistenza (Hom.) ; zio del parto. Da base col significato di quello del sa­
derivato da (zévoq (v.), fu ritenuto, a torto, « bàti crificio: accad. am m u (quello, ‘ th a t’) e forma
sur à[L&r^q (Chantraine, La format, des noms en *ni' u (cfr, ugar. m m ‘ sangue, ‘ blood ', confuso
grec ancien, p. 206): à- e accad. m anànu (nervi, con accad. m àm u, m àwù acqua, cfr. ebr. m a'jan
forza) ; cfr, mènestu (debolezza, ‘ weakness ’), fonte, ‘ spring', aram. mafia) che svela accad.
m ènesùtu (‘ weakness’), del verbo enèsu (essere niqù (‘ offering, sacrifice ’) da naqù (versare, ‘ to
debole, ‘ to become weak )’, ensu (debole, ‘ weak, pour out as a libation, to speed flood ’),
lean ’) cfr, ebr. ’ns, arab. 'ns. à[xvóg, -oO agnello. Letter. lattante: forma ag-
àjjiépYW colgo, V. ò|xópYVU[Jii, (AéXSofxai, getivale: base sum. ama, dcfijAà madre, mammella-, ebr.
ànép5to privo, v. jjiéXSojjiai. om nà (‘ nursing ’) ; per gli Ebrei l’agnello sacri­
élfAiXXa rivalità. Se ne ignorò l’origine e si pensò ficale doveva essere di un anno e maschio [E x.,
a un composto con (v.). Per seguire lo sviluppo 12, 5; Lev., 9, 3); così in Grecia; dai lessici atti-
storico della voce occorre richiamare in analogia il cisti (cfr, Erbse, Untersuchungen, 159) risulta die la
fenomeno messo in evidenza da E. Laroclie («BSI», voce greca designava anche l’agnello sacrificale di
58, 1963, p. 77 sg.) per il luvio: la sparizione della un anno: si tratta di un anno, come per gH Etrusdii,
velare k originaria presente nell’ittita : perciò (2[AiXXa di 8 mesi e richiama accad. samane, (otto,
“ rivalità ” risale ad una base corrispondente ad ac­ ‘ acht '). Per conciliare àfxvó^, agnello con la voce
cad. kam alu (essere avverso, essere irato, ‘ to be­ à[jtvsió^ ) “ la membrana che avvolge il feto ”,
come angry, wrathful ’), kam m alu (avversario, è conferma la voce corrispondente a sum. ama,
‘ adversary ’), kam lu (avverso, irato, ‘ angry ’) ; elam. am m a (madre, ‘ mother ’), accad. um m u,
per l'esito dì k, v. e lat. capillus, in relazione ebr. ’èm, aram. ’immS.
con la base corrispondente ad accad. kabàlu (le~ àfioXY'i?» “Où pieno, colmo, culmine (= àx(x,^) :
gare, ‘ binden ’). èv vuxTÒi; àfjioXY^) nel colmo della notte ( I I , 11,173;
&(jiiXdaXÓEi; assediata, cinta dal calore, attributo 15, 324; 22, 28, 317; Od., 4, 841 (cfr. H. Herm. 7).
dell’isola vulcanica, Lemno, sede delle fucine di « Si l’oii estime que Tidée de plénitude de la nuit
Efesto. Se ne ignorò l'origine. Da basi^ semitiche con est essentielle, on peut admettre qu’ à[AoXYÌ<;, mo­
psilosi ionico-eolica: cfr. ebr. ham m à (calore, ‘heat, ment de la traite, moment où les pis son gonflés...
vrarmth '), accad. (ardere, ‘ to bum, to be (Chantraine); cfr. Eust., 1018, 21; ’A^aiol Sè xarà
inflamed ’) e la base di ebr, (essere avvolto, Toù? à[ioXYÒv t))v àxfiirjv cpatrt (cfr.
cinto, ‘ to be swathed, swaddied *), ugar, !^tl, ebr, Hes., Op, 590: |ià^a t ’ à(jioXY(x{r), unafocaccia bengonfia
hatuUa (fascia, ‘ swaddling, bandage ’), con in­ lievitata, piena di semi come certi pani egizi e certo
fluenza di base come accad- attalù (oscuramento, non la solita stiacciata), cfr. (ky.[tma, (Athen.
‘ eclipse ’) che richiama la denominazione di AÌ6à- 115 a; Eust,, 1018, 21, Proclus). Calcato su à(xéXyw>
Xeia (Polyb,, 34,11, 4, 34,11, 17). è de- pronomin, e base originaria corrispondente
v. ad ant, ass. m al’um (accad. m alu: pieno, detto di
-o\> arem ; sabbia, ha altra base tempo, ‘ full, complete: said of time CAD, s.v.).

26
d iz io n a r io greco àjjiuvw

da mala’u, malù, ebr. m ale’, arab. m ala'a (essere fini in una parcellazione, ‘ Gebiet abtcilcn '), in­
pieno, ‘ to be full ’), cbr. m®Ié a (pienezza, abbon­ crociatosi con palaqu/palaku (uccidere, colpire).
danza, ‘ fullness, abimdance ’). àjX7n>^, "Uxo? diadema di metallo portato dalle
àjxópY^Qj morchia, feccia, lat. «amurca», v. donne sulla fronte, cerchio, ruota. Miceneo apitke in
un testo che sembra accennare a finimenti di ca­
*A{xopYÓ5 «risola lunga»: accad. amntiu vallo; cfr. Chadwick-Baumbacli, 171, In realtà il
(quello, ‘ that ’), afku (lungo, ‘ long ’). composto si riferisce a cavalli. Si fece
*à{jiÓ5 qualche: in avverbi «jxó0ev da qualche parte, derivare da àva- e di uiixa (v.), ma in effetti
da ogni parte {Od., I, 10), t'T) qualche modo, se ne ignorò l’etimologia. Il significato die viene ad
oòSa[ió<;, p.7]8ajjt6;, oòSafjKit etc. Viene accostato assumere in Sofocle {Phih, 680) di “ cerdiio, ruota ”
sanscr. sama- (enclitica), got. wms etc. e gr. àpc guida alle originarie basi: ricKiama accad,
insieme, a denotare un insieme, una pluralità unita, am -puqutta : an (per, su, allo scopo di ,‘ to, for,
combinata. Accad. sam^^u (unito l’un l’altro, ‘ mi- up to, upon: often assimilated to tlie fust consonant
teinander verbunden ’), sama^iu, Nuzi semè^iu of thè next word in OA etc. ’ CAD, s.v,) e la base
(unire, mettere insieme, ‘ binden, legieren ’). corrispondente ad accad, puquttu (nel senso di or­
Hyioxov ardentemente: 6J[ji,otov [xe(xaó^: cfr. "Epi? namento in forma di corona, spina metallica, ‘ an
iE[i0T0V (jLEjxauia, contesa ardentemente furente {IL, Schmuck, K ranz’, vS, 880).
4, 440), ^(iOTov xexoXfojjiévos, irato ardentemente { I I , “I05 riflusso: da basi corri­
23, 567) etc. Con psilosi eolico-ionica, da base cor­ spondenti a àvà, accad. an- (su, per, ‘ up to, upon ’)
rispondente ad accad. feamafu (ardere, ‘ to bum, e accad. pàtu (corrente, fiume, ‘ canal ’),
to be inflanied ’), incrociatosi con quella di hatnàfu àfivSpó^ difficile a riconoscere, a distinguere, a
(essere rapido, ‘ to be quick ’, ‘ to hasten, to be too capire, vago, indistinto, àjJioSpóo[jLati, divengo indistinto,
SODE *), ham tu (rapido). sost. à(^uSpó-n](; etc. A parte il suffisso -po-<;, à[xuS-
étfjtTreXo^, “ou viticcio, tralcio rampicante, vite. Fu deriva da alfa privativa e la base corrispondente ad
intesa come *à(x[9 i]- TreXot;, che gira attorno, che si accad. m udu, m uda’u m uddù (die sa conoscere,
attorciglia: cfr. Omer. à[i,9 i7:éXoti.ai, cfr. àva-SevSpdc<;, che è bene avveduto, ‘ knowing, leamt, expert ’),
che si attorciglia agli alberi, vite. ''A\Lneko<; corrisponde dalla base semitica corrispondente ad accad. edù,
morfologicamente ad accad. eblu, sem. tiabl (av­ idfl, wadù, ugar., anc. sudarab. jd, m, ass, *uda’u,
viluppamento, legame, ‘ Strick, Seil’, vS, 183a); cbr. jadà (percepire, riconoscere, discernere, ‘ to
cfr, accad. ébilu (die afìèrra, die stringe, ‘ Fanger perceive, to discem, to know’), cfr. àfxaupó^ (v,),
ihid.^ 183 a); accad. ^^bilu e sem. habl discendono ’ A(AÓKXai l’antichissimo borgo nella fertile pia­
da accad, kapàlu, qapàlu, ta b à lu (legare, avvilup­ nura bagnata dall’Eurota, sede delle feste in onore
pare, ‘ to tie CAD, 6 , 7, ‘ einwickein, umwickeln, di Hyakintlios: il suo nome significa « diga della
binden vS, 442 a, 302 b) con Ìl graduale attenuarsi palude»: accad, am m u (palude, ‘ swamp’, ‘ Mo-
della gutturale iniziale nella laringale, di cui non è rast ’) e kalù (diga, riparo, ‘ dike, smroiuiding
più segno in eblu. Forma originaria di accad. fields to keep thè irrigation water inside die field ’) :
]i>àbilu è accad. kapilu (kiplu: avvolgimento, le­ trihà die insieme con Amicle vennero a fac parte
game, ‘ Wicklung ihid., 443 b ; 482: v, « capillus ») ; nel IX secolo dello stato spartano : At(zvai (v.) Limne,
per l’esito di k, v, IIiTàvri, Pitane: una zona infossata coperta origina­
&(X7rXaKetv Ìn£ aor., errare, fallire, commettere riamente dall’acqua; il nome deriva da basi corri­
un fallo; ind. Ì^p.7rXaxov, ^^ii(ÌXa>tov (Ardi., 73; Ibyc., spondenti ad accad. pittu (zona, ‘ Bereich ’) e énu,
22); part. àjjLTcXax^v (Eur„ Ale. 242); dc(jipXaxstv* sem, ‘ain (fiume, ‘ ri ver ’, ‘ Fluss ’).
àfAapTeiv e àfXTcXaKeìv' à^itapTeiv etc, (Hsch.). Il senso -ovo? senza macchia: à - e ebr, m ùm
originario è oltrepassare il limite, da àv(à) > à[x- (cfr. (‘ spot, stain ’),
V. à[jt<paSóv, à(i<pab(ù) e la base semitica corrispon­ àjAiivoJ proteggo, soccorro, aiuto, allontano. Il pre­
dente ad accad. palku (delimitato, ‘abgegrenzt’), sente a suffisso nasale presuppone un tema àiiù-:
ebr. pelek (ambito, distretto ‘ district, circuit ’) sem. occid,, arab, hm i (proteggere, ‘ schiitzen ’) : il
incrocio con la base di accad, palkù (vasto, largo, significato fondamentale di dc(xiivcù è povjOéto, accorro
‘ w eit’); accad. palàku (tracciare i limiti, i con­ in aiuto e scopre incrocio tra antiche basi corrispon­

27
DIZIONARIO G M C O

denti a accad. Ijamàtu (soccorso, ‘ help ‘ Hilfe ’), Tuna e dall’altra parte ” , intorno] cfr. avverbio end,
^jamàtum (affrettarsi, essere sollecito, ‘ to hasten, accad. -is. Lat. «ambo», toc. A àmpi (B anpi), a.i.
to be quick ’), ham àtu ana (affrettarsi a operare, uhhdu, av. uva, lit. abà, got. hai; semanticamente
*to deliver in good timc, to do quickly CAD, 6 , affmi ad accad. aljLmamu (l’un l’altro, ‘ each other ’ :
62 sg.). *ahmàwu, *ahmabu) ; calcato su base di lat. ambo :
à{jLÓaac*>, att. Ajaiìttco squarcio, lacero, graffio, accad. appà, duale di appu, *an~pu, arab,, etiop.
pungo, à[i\)xi] lacerazione, graffio, à[xux(Ji6^ ferita, à\K>- ’anf, ebr. ’af (‘ nose, face; two persons’).
XT^XÓQ, irritante, tcrm. medicale; superfi­ iLv particella modale col significato di epico e
ciale: si sentì alle origini un’eco di [jmìxo?; à[A>icrcFW, lirico xe(v), dot. >t«: l’equazione &v = xe, xS mette
a torto accostato a lat. « mucro » punta, è incrocio in evidenza gli antecedenti remoti: il significato
dì basi semitiche come accad. Ijamasu (strappare, originario che ne risulta è cosi, in tale condizione:
‘ fortreissen ’), ebr. l^àmàs (lacerare, squarciare, accad. anna, annam a (così, sì, certo, ‘thus, similary,
*to tcar down, to hurt’), cfr. accad. am uqu, em uqu *ja, g e w i s s ‘ da, da is t’), il corrispettivo seman­
(violenza, forza, ‘ violence ’) e di accad. m u^husu, tico di écv, x«, xe, arcadico xav corrisponde accad.
mahiasu (ferire, ledere, conficcare unghie, piolo, kù. kam > *kati, ebr. ko, aram. kàh (‘ so ’) ; cfr.
‘ to drive in a nail or peg, to hurt, to hit, to wouiid ’). sem, ka, accad. ki, ugar, ki, aram. ki, ebr. k ì (come
àjjitpaSóv pubblicamente, apertamente, à(ji9 aSó<;: se, ‘ as, like, as i f ’).
(neutro pi. à{X9 aSà Od., 19, 391) svelato, scoperto, &v particella negativa, v. éivcu.
aperto, à[xcpàSto(; pubblico, manifesto [Od., 6 , 288;
àv-, àvà avv. e preposiz,: in eoi., arcad., dialetti
àfxcpàSiov yd([xov, pubbliche nozze)‘, avv. à[i.(pa5 l7]V
occidentali, per apocope àv- e relative assimilazioni
(Hom. etc.), àji9 dcSY)v (Arch.) come dcfA-^alvo) =
alla consonante successiva àX-, à[i-, ày-; in lesb.
àvacpoctvco, àfjitpaSóv etc. derivano da àvdc (v.) e la
tessalico, arcado-cipriota òm-; arcad. ùv-: òìiéGuae,
base semitica che denota apertura, piano: accad. pa-
òvLEpócrGi, cipriota òvè9-exe. La nozione di dal basso
dànu, paddanu (pubblica via, aperta, ‘ Weg ’, es.
verso l ’alto deU’omerico litva in alto, su, come dell’av­
*Weg: Òlfnen y
verbio in alto {Od.,11, 596; I I , 24, 544; ion.-att,
àjAtpyjv coppa, V. aùxi^v.
etc.) richiama il valore di sumero an, amia (alto
àjjtcpl circa, intorno, v. éi{xcpco. Viene in genere
‘ high ’), ant. accad. anum , Atinum (il Cielo, ‘ thè
chiarito attraverso *am-hhi = lat. amh{{)-, am-, an~,
sky-god), sum. an; la preposizione àv-, àvà col si­
alb. mbi (presso): v. cpVj.
gnificato di in, su, per, durante, a richiama accad.
àfjicpope\Ì5 , -€o><; anfora. V. lat. ampulla: accad.
aballu (‘ a vessel for drawing water ’, CAD, 1, an, ana (su, per, verso, in, fino a, contro, a causa
10 sg.). ’AiJicpopelie viene inteso come intorno
di, ‘ to, for, up to, toward, against, upon ’) con gli
e (popeóc, portatore. Ma la voce greca, relativamente stessi fenomeni di assimilazione del greco («often
recente, è suggestione di piij anticlie voci, corri­ assimilated to thè first consonant o f thè nex word in
spondenti a sum. am,bar, accad. appàni (bacino OA, passim in OB leg., Elam etc.»: CAD, s.v,).
lagunare) e a accad. *awwaru (am m àm : custode, àvàyKvj, necessità, costrizione. « Nicht sicher
dispensiere, ‘ Proviantmeister ’), accad. feiuburu (an­ erklart » (Frisk). Il significato originario è “ ciò che
fora, ‘ Tongefàp, ein Bierkrug '), nam hàm (an­ vincola, lega, stringe ” e spiega àvayxaiov prigione,
fora, ‘ ein Krug ’) : nota la corrispondenza accad. cfr. il lat. necessarius, parente, legato da vincoli
fci > gr. 9 (v. ^pé9 oe). Il cretese (Cnosso) apiporewe di consanguineità, di parentela. Vengono richiamati
pone in evidenza la base corrispondente ad accad. ant. irl. ecen, gali, angen (bisogno), ant. a. ted.
^làpù, habù-abam (vaso ad anse): accad. hàpù, àhta (‘ feindliche Verfolgung Hofmann, s.v.), itt.
ar, ^jàbi’a (vaso di provviste, ‘ ein Vorratskrug ’) ^enkan (destino, morte, peste). È della base di accad.
e accad. abàm, apafu (ansa, ‘ Art v. Klammer’). hanàqii (costringere, ‘ to constrict, compress,
La base |>Spù, ^àbu si ritrova in accad. ^ubunu, strangle ’, CAD, 6 , 77) : la stessa etimol, di
cretese ipono: tradotto “ tegame cfr. accad. feiabu (v.), ma questo è calcato sulla base corrispondente
(attingere; acqua o vino, *to draw water or wine ’, ad accad. an^u (‘ exKausted, weary, in disrepair ’);
CAD, 6 , 19 sg.). v. lat. « necesse ». Si presuppone la interferenza di
l'uno e l'altro, ambedue-, à^ 9 ls> letter. “ dal- base corrispondente ad aram., accad. sauaqu

28
d iz io n a r io greco 6ÌVE(JI.0^

(aver necessità, ‘ bedurfen vS, 1022), sutiqu (ne­ jeòf (fiume, ‘ river ’), cfr. (‘ watercourse *).
cessità, carestia, ‘ Hungcrsnot ibid., 1059). Cosi cade l’etimologia di "AyXaupo*;, la fig lia dì
àvauui?: àvaxw? tivó^, tener d*occhio: Cecrope, destinata da Atena a sovraintendere alla
(Erot.): fu accostato a àva>c- (Plut., Thes,, custodia della cista dove era chiuso Erittonio. Se gli
33, ”Avax&;), cU cui si ignorò rorigine. Ma la efebi erano condotti 2IVAglaurion, doveva trattarsi
voce deriva dalla preposizione ócv (v. su, verso), di una protettrice dei giovani; accad. aklum
accad. an, e la base che registra il fenomeno fre­ (‘ overseer’) e accad. w àtum , (màmm: figlio,
quente di caduta di originaria - 1- intermedia in giovane, ‘ boy, son ’).
greco (v. oào<5, cfr. lat. «salvus» e ow(.^«): accad. àv 8 àvw piaccio, aor. om. euaSov; -JjScj, rallegro,
ak(l)u (sorvegliante, ‘ ovcrseer ’). diletto; mi rallegro, mi allieto; fiSovfi, piacere;
&vaK'vo<; ghiottone, riferito a persona { I I , 18,114), •fjSiii;, dolce. Si suole, a torto, mettere in relazione
riferito a ventre: yaoTép’ òcv«Xtov { O d ., 17, 228, etimologica con lat. « suadeo » (induco, esorto, per­
cfi:. 18, 364; cfr. Gratin, fr. 382). Viene tradotto suado), che corrisponde ad accad, sadatiiu (attrarre,
insaziabile e accostato alla base di àXSalvto (v.) indurre gioiosamente, ‘ feierlicli heranziehen, hin-
faccio crescere, risano', riferimenti non pertinenti. R i­ ziehen ’) ; si richiama auclie sanscr. svàdati (‘ rendre
sulta dalla base corrispondente ad accad. alàtu (in­ savoureux ’). 'AvSàvw deriva da base corrispondente
gozzare, inghiottire, ingoiare, ‘ to swallow ’). aram., a accad. fciadù (rallegrarsi, esser lieto, desiderare, ‘ to
arab., ebr. la'a$ (dare a mangiare, ‘ to give to eat ’); be happy, to be pleased ^ ‘ fròhiich sein, belìeben ’) ;
cfr. accad. m a’làtu (leggi w a'Iàtu; trachea, ‘ tra­ cfr. feadù (lieto, ‘ freudig’), feadù (gioia, *joy,
chea ’) ; Hv- è àvà. consent ‘ Prende ’).
ótva^, -MT05 signore, sovrano. Non fu chiarito éiv€{A05 , -ou vento, soffio. Se ne ignorò l’origine.
(<i uncrklart » Frisk), Tenuto conto del fenomeno Vengono richiamati a.i. dnila- (soffio), arm. hoim
di passaggio di n in dEva^ richiama accad. anun- (vento). Il lat. « animus (v.) significa originaria­
naku (abbrev. anuku) > *a’unnaku (“ gli dei ”) ; mente “ sospiro, tensione faticosa ” e richiama condi­
il plur. FàvaKsq (i Dioscuri) ci riporta nella sfera cul­ zioni umane, non fenomeni naturali; esso ci riporta a
tuale e religiosa dei Sumeri che con la denomina­ basi come accad. ana^iiu, ug. *n^, aram. ’analfji (so­
zione anunnaki designano le divinità secondarie, spirare, ‘ seufzen ’), lat. anhelo (v.) ; altra è l’origine
figli e sudditi di Anu (‘ Der Himmelsgott ’), sparsi di che al genitivo è accompagnato, in Omero,
sulla terra (J. Bottéro) : sum. accad. anukku, per lo piìì dalle vocinvoat, uvoiat, à'/j^aTa, nveii^JiaTa,
anunnaku (‘ die Gotter insgesamt ’). Cfr. voc. Siva: aSpai, 0oé>kXii, àéXKcci, aure, soffi, tempesta, contesa:
sum. ati-na (signore, sovrano; *hoher Herr ’), dalla la base di àve[jt,o<; richiama accad. A nim (dio del
base sum. an (alto, ‘ hoch ’) ; accad. sakanalcku cielo, cielo, ‘ sky ’) : in àv- come àvà, in
(signore, dominatore, ‘ Herrscher, Machthaber, alto, deriva infatti da una base che significa cielo,
Statthalter *), laknu (signore, governatore, ‘ Statt- sum. an, accad. Anim , per lo più A nnum ; Anum
halter ’), possono aver influito, attraverso basi cor­ (dio del cielo, ‘ god of heaven ’) : la seconda compo­
rispondenti, alla formazione di (Kva^; le forme obli­ nente -s(JLO<; ricalcò una base corrispondente a sum.
que àvaxTOi; etc, scoprono accad. kattù (‘ guaran- im (vento, ‘ wiiid ’), accad. um u, sem. jaum , ebr.
tor ’), kettu (nel senso di giustizia, ‘ Rechtìichkeit ’) jd m , aram. iàma (giorno, tempesta, ‘ storm ’) ; il
secondo le formule che designano il sovrano o la sum. IM è il “ dio del vento ” : « il segno IM rap­
divinità solare depositaria della autorità e della giu- presenta molto probabilmente ima vela e sta per le
stiziarBèl kitti (il signore della giustizia), Sar-kinati parole (accadiche) zunnu “ pioggia ” , ràdu tem­
(signore della giustizia). pesta ”, fam anu, “ tuono ”, Sara “ vento ” » (Fur-
fivaupo^, -ou torrente. Vengono evocati nomi lani. La religione etc., I, 228). Il sanscr. dnila “ sof­
di fiumi: AtìpY], nome di sorgente: Nonno, A{5pai; fio ” richiama il nome remoto del re dei venti:
fiume di Tracia, Metaurus, Pisaurus, Isaurus (v. idro- sum. E nlil “ signore del vento impetuoso ”, dove
nimi). L’analisi che se ne fece (àv- privativo e un sum. Ili significa “ vento impetuoso, ciclone ” (ac­
termine col significato di acqua) è errata. *Av- corri­ cad. lilù): Eolo; il gali, anadl corrisponde ad accad.
sponde alla base di sem. 'ain, ass. ènum , ant, ac­ anu (cielo) e dalà^u (turbato, ‘ disturbed, blurred,
cad. inum (fonte, ‘ spring *) e accad. jatfu, ebr. cloudy, confused ’).

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óEveu DIZIONAUIO GHECO

ilveu senza. Got. inu, ant. a. ted. àm (senza), etlu taiTu : ‘ a bearded man ibid.) ; la termina­
sanscr. ànu (lungi da). Accad. jànu, ugar. ’in, ebr. zione -cdTToq richiama accad. appu, ebr. ap (punta,
aiti (no> non è, ‘ Ìs not, no ’), v. euvii;. guancia, mento, ‘ Spitze, Wange ’, faccia: sir.
àve4 >iii?, -ou fig lio di sorella, v. nepos. appè, ‘ Gesiclit vS, 60).
éivec», ^Jvetói (0</., 23» 93: “J] S’ Sveco S-^v^ctto {ma àvla, -a? afflizione, dolore’, àviapóc, tormentoso,
tei a lungo senza parlare sedeva) in silenzio : Aristarco dcvidcco, tormento, àviàJ^tù, affliggo, sono gravoso. Se ne
(Ap. Dysc., De adv., 554) vi scorgeva un avverbio. ignorò l’origine e, a torto, fu accostato a lat. onus
Se ne ignorò l'origine: lo si ritenne una forma di (v.). Cfr. ebr. *nijjà (afflizione, ‘ lamentation,
strumentale. Dalla base di iScveu: cfr. le forme se­ m ourning’), ànà (lamentarsi, ‘ to lam ent’); ug.
mitiche di negazione: accad. ja’nu, jatia, jànu, “nj, arani. ’anah, arab. ’analia (sospirare, *seuf-
ebr. ain, ajin, ’6n, etiop. ’en, ugar, ’ìn (no, non, zen ’, vS, 49), accad. anàhu (lamentarsi, ‘ to pro­
* no, [thcrc] is [ai-e] not ’) e l’elemento -co residuo duce a mourning sound ’), anà^u (essere o divenire
di base come accad. i’wù, awù (parlare, ‘ to speak, ’ esausto, ‘ to become exhausted ’) ; v. crévo).
‘ sprecben ’), awatu (parola, ‘ spoken word '). à v ó n a ia in alto: fe un liapax: in cima: Atena si
àvy^vo6 e sprizzò, Ass. ènu (fonte), cfr, èX-0. sottrae alla vista: volò via come un uccello, su in alto
àvi^p fu accostato alla base che si ritrova in ita­ {Od., 1,320: opvii; 8’ àvÓTuaia SiéTnraTo). Il termine
lico ner, celt. ner: sum. ner (signore, ‘ Herrscher ’); fu detto « obscur» (Chantraine). Nessuno degli an­
à“ ricalca la base antica che ritroviamo in : tichi che ne trattò colse la base reale: Erodiano
sum. an (alto, ‘ htgh ’) ; sum, na (uomo, ‘ man ’) (Gr., 2,133) la intese da àvà, *07UT0(jiat, òtttóì; nel sen­
richiama sanscr. na (uomo); -y)p ridiiama una base so di rendendosi invisibik'j'Existazio: àv6)9 epé<55h
corrispondente a latino erus, herus, ebr, l?of (no­ nelVaria (cfr. Empedocles, 51: j<ap7raXE[A(o<; àvÓTuatov)
bile, libero, ‘ thè noble, thè free ’), mentre invece il etc. Deriva da àv- (dcvdc) verso: l ’alto e quello che in
gen. àvSpó? viene chiarito con -\i- epentetico : àv8pó? greco appare come neutro plurale di aggettivo, for­
richiama la base corrispondente ad accad. anduràru, mato dalla base largamente diffusa in semitico, col
ebr. d®f5r (libertà, ‘ freedom ’) ad indicare <t l’uomo significato di cima, vetta, parte superiore: accad. appu
libero», con influsso di base corrispondente ad ac­ A (‘ tip, crown, end, rim, edge, spur of land '),
cad, dàru (generazione, ‘ generation ’), ebr. d.5f appatu (parte superiore, ‘ Oberseite vS, 59),
(età, generazione, *age, generation, period of a ugar. »p (cima, punta, ‘ Spitze ’), ebr. ’af, aram.
man’s life ’). ’appajja col significato di punta: del naso, naso
ótvQo?, - 0U5 parte superiore, fiore, fioritura. Se (* Nase, Scimauze ’) : Tà ’Avóiraia, Anopea è il
ne ignorò l’origine. ’'Av6o-; riclaiama la base di nome dell’altura, alle Termopilt, dove per un
àvà, àvco, in alto, di cui si ignorò l’origine (v, àvdc) ; sentiero Efialte fece passare i Persiani; v. ebr.
cfr. accad. antu (spiga, ‘ ear ’, ‘ Kornahre ') : sum. anàfà (airone).
an-ta (su, sopra, ‘ oberer ’) : ma calcato su base di étvTra di contro, Svttqv, di contro^ àvxt, contro, in
accad. santu < sam tu (spuntato, sbocciato) di contrasto con, invece dì, KaT’óivTY)OTtv di contro; ori­
Samà(u (spuntare, ‘ spitz herausragen ’), Samafu ginariamente nel senso dato da ihxoc \i<kxs<j^<xi “ af­
(cogliere, strappare: fiori, ‘ abreiBen: Bliìten, frontare in combattimento ” ; gli antichi aggettivi
Zweige ’). àvxaioc, avverso, dlvTàen;, opposto, i verbi àvTdéto, mi
-KKo^ carbone, letter. materiale “ da ar­ scontro, combatto, óEvTOfjiai, combatto, mettono in evi­
dere Restato senza etimologia. Accad, an-satàhu denza roriginario significato dì “ avverso, ostile” ;
(per ardere, per scaldare) : an, ana (‘ to, for ’) e lo sviluppo semantico è in senso opposto a quello
?ar5^)u (‘ to scorch, to heat ’) ; v. lat. « carbo », ritenuto dagli etimologi (v. Chantraine, s.v.): se­
av 9po>7to 5 , -ou originar.: adulto: «quello bar­ manticamente per gr. Svra, cfr. accad. anaiitu (bat­
buto », uomo. Molte ipotesi, per lo piii inconsistenti, taglia, lotta, ‘ batde, strife ’), termine epico. Il si­
sulla origine della voce greca. È presente la stessa gnificato di lat. ante, col valore di “prima, anteriore ”,
base di àvi^p, (v.): sum. an, aiina (signore, corrisponde al lat. superior (precedente) e richiama
detto origin. degli dei, ‘ lord; said of gods ’), cal­ sum. an-ta (superiore, ‘ upper ’) ; cfr. sum. an-<ta-gi
cato da accad. annu (quello) ; “0p- è accad. tatru o (‘ friiherer, vorderer, alter, erster ’); cfr. sum. an-da
dartu (barbuto, ‘ bearded’, CAD, 3, 115: cfr. (accanto, a lato, con, ‘ with *) ; il sanscr. dnti, che

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PIZIONAW O GRECO

significa innanzi tutto, ‘ de près ricliiama la prep. mento. ’Avóco arrivo in cima: base di àvà: sum, ati,
accad. adi (sin presso a, ‘ up to ’) ; v. àvxl. accad. anu (cielo, il dio An, ‘ Himmelsgott, Him-
&vtI avanti, di contro, in luogo di, in cambio di m el’), ma àviÌToi scopre la base sem. di accad.
(Hom.); in faccia di, contro', in composti; che può va­ banù (fare costruire, ‘ to make, to build, to sliape '
lere al paragone di (àvrtòeot;, H om .) ; àvxioq, di faccia, ‘ to a c t’).
di contro (con gli avverbi d vjla , dvriov) èvavTÌo<; in dÉvcoya antico perfetto con valore di presente:
prosa attica; àvruiù), affronto (Hom.), àvTtupù in un pres. un passato piuccheperfetto
breve distanza: accad. kurù corto), v. itvTa (v.) ^]vt!)Ysa, •?)vàYei (cfr. toù<; t ’ òcXXou<; TzóiMxaq
considerato un originario accusativo: divTt un {Od. 16, 404) e tutti g li altri costringerò ; 7tX7)G>!)v (Jiàv
locativo; -i di àv-cE, -e di lat. «an te» richiamano TTOTÌ àvfi^ojjiev àrcovésoSat (//., 15,295) dobbiamo
accad. -1, ass. -è degh a w . di tempo, di luogo, e costringere la fo lla a tornare alle navi. Il significato
in preposizione; base di accad. an, (a, verso, con­ originario h costringere, indurre energicamente, quindi
tro, per, a causa di, ‘ to toward, against, upon, comandare: 0u{xòi; évi ot^Gectow àv^yei (//., 19, 102)
up to) con la componente ~rt, «-te»: v. -tc. Inanimo in petto mi comanda-, Óts kIv tw ’ èKOTpóvìi) xal
àvTipoXéo> lat, «consero manus», incontro; mi àvàyn {ih. , 10,130) quando spinga qualcuno e costringa.
unisco etc. v, &(3oXé(o, Fu derivato dal preverbo àva- e dal tema o y - acco­
-ou sentina, fondo di naviglio (Hom.) ; stato a ^ dice {*ègt) : ebr. haga (dire) ; psilosi ioni-
acqua della sentina] v. « sentina»; cfr. <5cvtXov co-eolica: (Scvcoya, ricalca la base semitica
fare acqua (Pind,), àvTÀéw sgombro dell*acqua: Av- accad. hian5qu (costringere, prendere alla gola, ' to
xkia. acqua della sentina etc. Fu ipotizzato constrict, to compress), ebr. l|;ianaq.
0Xo^; E. Benveniste evocò ittita <ipuiser de à^tvY|, -Yj? ascia. Lat. ascia, ted. A x t, got. aqizi.
l’eau». Dalla base semitica che dette origine a « sen­
Ant. accad. feiaaainnu (ascia, ‘ Axt ’), sum. ta-iei,
tina»: accad. Sanù, arab. sana (irrigare, ‘ bewas-
neosum. ](>a-2l-na, ^^a-zi-in alla cui voce occorre
sem’); la base semitica della componente -tXo-^
ricollegare àxivàKT), scimitarra dei Persiani e degli
richiatna ebr. t^'àla (doccia, condotto, ‘ ditch, Sciti gabellata per parola iranica. Cfr. accad.
channel, acqueduct, conduit’). Cfr. accad. tablu
(tagliar via, spezzare, rimondare piante, ‘ abtrennen,
(‘ weggenommen’), tabSlu (condurre via, sgom­
abknicken ’).
brare, ‘ to take aw ay’).
-a , -ov degno: «qui contrebalance», che
ótvTpov n. caverna, antro {Od., 9, 216, 218: la
equivale al valore di, che vale, merita, à^ióofAai
caverna del Ciclope). Se ne ignorò l’orÌgÌne, Non
stimo alla pari di, stimo degno di, pregio, stima,
pertinenti gli accostamenti a àvsfjioc; (v.), a sanscr.
dignità, Viene derivato dalla
dignitoso.
aniti, per intendere luogo da cui escono emanazioni,
che fu anche sostenuto da Schwyzer (Mèi. Boisacq;, base di 61y<*> (v.) e viene accostato lat. «agina»
2, 234, n. 1, KZ, 68, 222). Sem.: ugar. att, aram„ foro attraverso il quale si muove Vago nella parte supe­
atta (luogo chiuso): accad. astum (luogo, postOi, riore della bilancia', ma ha agito alle origini una base
‘ place, site, emplacement, sacred place ’, ‘ Ort, semitica che dà il valore di che può stare accanto
Stelle, Statte ’). a, rappresentata da accad. a:t]taÌ8, a^ajis (ciascuno
éivTu^, -Oy°S originariamente al bordo, sul bordo : in eguale misura, l’uno rispetto all’altro, ‘ each in
orlo, bordo; dello scudo, parapetto: del carro, orbita di equal measure, side by side, alike ’), da a^iù (parte,
m pianeta, rotondità, ponticello della lira. Se ne ignorò metà, ‘ side, half share ’), con interferenza semantica
l’origine ; fu ipotizzato da e dalla base di di altra base: tenuto conto del dileguo in greco di
Tcóxto (v.) ; dalla preposizione àv (dvà) : accad. ana, originaria -1- finale o intervocalica (v. oco(a<X) aào?),
an (verso, in direzione di, contro, ‘ toward, against, di sem. sql, saqàlu (pesare, valutare, ‘ to hang up,
to, for, up to, upon ’) e la voce corrispondente ad to balance, to be equal ’), ebr. sàqal (‘ to estimate’),
accad. tu!(}iumu (tuhùwu), ta^um u (taljiuwu), 6t5<*jv, -ovo$ asse, v. lat, axis.
aram., m. ebr. tehùm(à), arab. tufem (bordo, riunito, stretto, stipato, in folla, àoXXtCw
‘ boundary ’, ‘ Grenze ’), accad. tafeù (lato, ‘ Seite ’). (Hom,), àXi^to, raduno, àXta, àXiata, assemblea, àXtao-
àv\S(o, àvÓTCo sentito come “ raggiungo il cul­ Tài;, membro deWadunanza, dell*assemblea: se ne ignorò
mine”, compio, faccio, effettuo, sviluppo, reco a compi­ l’origine : àoXX-^<; (àcXXi^?, I l , 3, 13) testi-

31
6Lop DIZIONARIO GRECO

niano con maggiore evidenza la corrispondenza vi è detto che ‘ In thè Standard Babylonian ref.
con le basi semitiche: accad. a’àlu, e’èlu, u ’ulu stress is placed on thè virginity o f thè batùlu
(riimire, congiungere, ‘ to bind, to bind by an agree­ ihid. Per la formazione di àxaXóc; ha concorso la
ment cfr. la base corrispondente a ebr. habal, base corrispondente adaccad. e$lu (‘junger M ann’).
accad. ebélu (unire, ‘ to bind, to plcdge ’), aram, &7ra5 t4na volta sola, va giudicata in­
jhablà, arab. !habl, accad. eblu (legame, compagnia, sicura Tanaiisi che se ne fece, cioè &- (uno v, el?)
truppa, ‘ cord, troop, band of men ’). + (TT^YVutAi) e inteso come in ‘ un solo col­
&opf òiopo^ n. spada [fendente, quello che ta- po Richiama il sum. a-pa-as (in un solo
glia). Se ne ignorò l’orìgine facendolo derivare istante, ‘ in an instant CAD, 21, 34 sg.: cfr. sum.
da àelpto (v.). Da à- originario pron. di tipo de­ as: uno, ‘ eins’), lat. as l’unità di misura; il sum.
terminativo: cfr. aram., n. bab. a (‘ demonstrative a-pa-as è l'antecedente semantico di «?<];«, mentre
pron,, ‘ tbat, those ’), accad. sa- e la base corrispon­ (5ck«^ deve essere stato sentito come sumero a§, lat.
dente ad accad. iiftù (tagliare, ‘ abscbneiden '). « as », unità, e la base di «opus »: cfr. ass. epàsu (fere),
diopov chiavaccio. Se ne ignorò l’origine. Cfr. accad. epésu (‘ act, Work ’), epsù (‘ act, deed ’),
lat. « clavus »; da à- di tipo determinativo (v, 6top) ma gr, -jtk^ nel senso di “ basta ! ” è una forma av­
e la base di accad. ùru, sum, ufg (stanga, ‘ Stange, verbiale che richiama accad. pa^jiù, ant. ass. pa^jia’um
Stiel ’). (chiudere, serrare, ‘ verschliessen’).
&oa<ré<o aiuto: aor, àooo?)CTai (Mosch., 4, 110), fiira?, &Tcaaa, éinav, v. itS?.
V, àooojjTi^p. àrcàTTj, -’Yi^ sotterfugio, inganno, frode, tradimento;
àoocr)T:i^p salvatore, soccorritore [lì., 15, 254: in epoca ellenistica illusione, inganno, evasione, «Tta-
dato dal Kpovtfov, da Zeus; cfr. I l , 15,735: àoocyj- Tir)X6q, ànax’fjXioq, fraudolento, fallace, ingannevole,
T^pK(;, salvatori, soccorritori; I I , 22, 333 àoaovjT’Jjp àTTocTÒcw, inganno, agisco copertamente etc.; il greco
[jiéy’ àfxstvcùv soccorritore ben più vigoroso; il figlio di moderno conserva AkAtt), àTc«T<jtw. I valori orÌgÌ-
un padre lo n t^ o deve soffrire molte pene in casa se ginari vogliono denotare Ìl non agire alla scoperta,
non vi sono altri che lo soccorrano, lo salvino [Od., 4, il nascondere la propria intenzione. Se ne ignorò l’ori­
165) : & [A*?} àotjtjyjTTÌpet; Ècoaiv. Il verbo àocroéto gine. Si tentò ipotizzando *5ET:ap, fevo»; (ICuiper,
fu ritenuto un deverbativo o un denominativo di G l, 21,283) ; così, à- privativo e TuaTiw, tcóvto? «ré-
*àoco 6(;: si pensò a Si ipotizzò gion sans chemin, erreur » (Moorhouse, C/. Qu. 35,
[slz, e *sok'^-yos, v. lat. «socius »: ohimè I il rime­ 1941, pagg. 96-98) e altre ipotesi inconsistenti. Da
dio è peggiore del male. Dal suffisso ^-/ip e una voce à - privativo (v.) e la base di«pateo», TcexdcwutJii:
da base semitica: cfr. ebr. j°sù'à (salvazione, sal­ accad. patù, petù (aperto, ‘ offen ’), sem. ptl? accad.
vezza, aiuto, ‘ help, deliverance, salvation ’), jaSa patà’um , petù, ebr. pàtab (aprire, scoprire, ‘ to
(essere salvato, ‘ to be delivered, saved ’), jeSa (sal­ open, to uncover’; Ni ‘ to be opened, to be
vezza, aiuto, ‘ help, salvation ’) e valga il nome di loosed '), peta)^ (apertura, ‘ opening ’), pèta^
Giosuè; JèBu'a “ Jahve aiuta», di Osea. (apertura, spiegazione, ‘ opening, explanation ’).
àTtaXó^ - 1^, -óv molle, delicato, orig. “ debole, àTcacploKio insidio, inganno, coinvolgo, aor. àTra-
fiacco, umile Forma allotropa àxaXà, àxaXóv (petv; usato per lo più al composto, con è^-, 7c«pa-
(xaXaxóv (Hsch.); cfr. omerico àxaXappetTKO ... Se ne ignorò Torigine. Corrisponde semanticamente
’fìxeavoio: dalVOceano che scorre dolcemente: - n - < x: al lat. «circimivenire » insidiare, assediare, opprimere:
base corrispondente ad accad, akù (wakù, m ak ù : àrcatp- è dissimilazione della base semitica: apap,
‘ weak, powerless, humble ’). Per la formazione di apàpu < can,, ebr. àfaf (circonvenire, ‘ to surround,
àjraXóc viene citato àTaXó? (giovane, tenero, deli­ to involve *).
cato) calcato sulla base di «vitulus»: accad. b atù lu àTTeiXé(o annunzio, minaccio; originariamente re­
(‘Jiingling, junger iVLann*), batultu, aram, b^tùla plico, rispondo per le rime, dò m a risposta, nel senso
(‘Jungfrau ’; ‘ The word denotes primarìly an age vendicativo, rendo pan per focaccia. Se ne ignorò
group; only in specific contexts such as thè cited l’origine. Accad. apalu (rispondo, ‘ to answer a
section of thè Assyrian Code and in Neo-Babylonian question, to respond, to correspond, to reciprocate,
marriage contracts does it assume thè connotation to discuss ’), apilu (contraddittore, dissidente, ‘ dis-
« Virgin » CAD, 2, 174) ; a proposito di b atù lu senter, one who answers or gainsays ’).

32
d iz io n a r io greco ànó
drccipécrio^, dcTcepe£CTC0(; senza limite, senza àivi-^ plex » fu sentito da « sine »: *sin > sim davanti a p -
sìone, infinito, immenso, innumerevole, àreeLpiTo; detto dalla base di « plecto », quindi senza intrecci o com­
del mare: TCÓvToq {Od., 10,195). Fu derivato daà- plicazioni (v. «sincerus »), perché anche una piega non
privativo e irelpw (v.) ; per dcTuelpiToq fu però ipotìz>- può garantire la semplicità («sancta simplicitas »!) ;
zato (i-TOpi-iTOc: -ito? da eTjxi (cfr. àyià^iToq). Da à- àreX^o? è calcato in realtà sul piti antico à 7rXot<;
privat. e la base semitica corrispondente ad accad. e su &7raX6? che influì su originario à- negativo
peisu (divisione, limite, ‘ division, partition ‘ Ab- (> à~); segue base di ebr. pala (essere distinto in
treniumg ’), paràsu (‘ separare, dividere ‘ to unità, ‘ to be singled out ’), pelali (pezzo, ‘ picce,
part, to divide, to separate ’), ebr. patas (‘ to break, slice *), pàlag (‘ to divide ’), accad. palaku (dividere,
to cleave’): mentre àneipiToc: del mare h da ‘ to divide ‘ abteilen ’) : che sono le originarie
(g- e TOtpap forse inteso infecondo come da à- basi, ricalcate, di « (sim-) plex », « simplus »; cfr. sanscr.
privativa e la base semitica corrispondente ad accad. sakèt; (sa-: cfr. accad. sa) «all’[«nello stesso] istan­
pef’u, ebr. perah, aram. parità (germoglio, figlio, te»: k ft ò sem.: ebr. katat (ritagliare), SitcXóo*; vale
‘ sprout, blossom ’), pata (essere fertile, to be fer­ quindi che è di due unità.
tile, ‘ to break forth ’). à n ó , preposizione e preverbo: da, a partire da;
àitéM^ai adunanze, nelle iscriz. laconiche del in senso temporale dopo; per denotare origine,
I sec.: èv Tati; (xeY<icXat? àrréXXat^. Glossa àv:sX>jx,K(k<;‘ causa etc.; in arc.-cipriota, eoi., micen. àrcù, spesso
tepwv xoivwvoó? (Hsch.) ; àné'XkM' 0T)>t0t, èxKXir)o£ai, come preverbo; óJtcojOcv etc.; v. dlTrio^; sanscr.
àpxatpeotai (Hsch.), Da à7t(ó) e la base che si ritrova dpa (da, lontano da), ant. pers. apa, mac. à 7c-, à(3-,
in accad. e’élu, a’àlu (metto insieme, got. af, itt. appa {da capo, di nuovo). Nelle preposizioni
*to b in d y congiunzioni, rivivono alcuni elementi che ci ri­
àTiii^viQ, -»)? vettura che scorre su ruote, in genere chiamano a fatti già noti per le lingue mediterranee;
a quattro ruote. Se ne ignorò l’origine: ugar. *pn come ad esempio la derivazione in accadico delle
{ruota, ‘ wheel ‘ Rad ’), ebr. ’òfan, sir. ’ófnà preposizioni da sostantivi, in particolare denotanti
(ruota). parti del corpo: ida « accanto »: idu « braccio »; pan
óÈTCìov pera, &mo<; f. pero, talora pera. Se ne igno­ « davanti »: pana « faccia », pùt da pùtu « fron­
rò l^origine. Deriva dalla forma del frutto a punta: te»; sèp «ai piedi di»: Sèpu «piede» etc.; ri­
accad. appu (punta, naso, ‘ tip, nose ’), ugar. ap, chiama una base che abbiamo esaminato a propo­
ebr. 'af, aram. 'appajja. sito di lat. «ob» (v.), «obs» e che torna in gr.
(StiTio^ patrio, proprio, detto di terra, lontano: il significato originario di <X;|;, voce che
sarebbe tautologico rendere lontano nella formula rappresenta una forma avverbiale con l’afformante
T7]Xó6ev à7rt7)c (^^•« I» 270; Od., 1, 25); il -s, è da capo, «a capite», con o senza TràXtv (v.);
significato originario è M padre e rende il valore àt(j corrisponde ad accad. appia (da allora, in base
di originario: v. Sixjia; sem. 'ab (padre, ‘ V ater’) a, ‘ since, because of die fact that ’) che è congiun­
ma in Od., 17, 18: èX6AvT’e? yaly\<;, prevale il zione da appu (testa, « caput », cima, cresta, limite,
significato di lontana provenienza: da terra discosta, ‘ tip, nose, crown, end, rim, edge ’), ugar. ap,
ma V. &TIÒ, di origine ignorata. siriaco appé (viso, ‘ Gesiclit ’), ebr. ’af; cfr. ebr.
■ “ > "ov con semplice sopravveste, v. éfò (‘ consequently ’). Il latino « ab », « abs » rende il
S inkàaioq. significato originario a partire da, a causa di', v. appiS;
dTtXot^, V. àTtXóoi. la forma «ab» sembra calcata sulla base semitica
àTiXóo^, -Yj, -ov, ion.-attico, tardivo àrcXou^ 'ab (padre, ‘ father ' ‘ kin '), anche come compo­
contratto : semplice, letter. “ che non ha parti ” ; nente nei termini di parentela, ‘ in thè kinship-
àizXSiq, semplicemente, assolutamente. Omero conosce terms ’) ; « au- », di « au-fero », « au-fugi5 », irl. 6, ua,
SiwXóot;, non àTrXioi; relativamente recente; cono­ pruss. au-, ant. si. u, ~ sanscr. dva « c'est un mot
sce aTrXott; che non ha uguale origine (àTtXotSai; différent» (Ernout-Meillet) -, è da ricondurre alla
XXatva? morbidi mantelli in I I , 24, 230; Od., 24, 276: base con significato da lato: da accad. a^jia: a^]iu
V. àTToXó?); &n>.6 <a stendo; «tcXóo^, SitcX6o(; ri­ (lato, ‘ side '), sumero à (cfr. lat. « a ») e la forma
sultano non chiariti : à- di àTrXóoi; è stato analiz­ avverbiale di accad. a^ù (lungi da, ‘ outsider,
zato *sm- (v. el^) nel senso di uno, ma « sim­ estranged ’) ; per la / ■ ' = h- cfr. etrusco /)//, un

33
è iT o X a u t o DIZIONARIO G M C O

fenomeno simile a quello dello spagnolo hacer, 16,5 sgg.) ; ug. sbt, sem. fbt/d bt, maiid. 'bt. La
lat. «facere»; aljia chiarisce la forma repubblicana formazione di è stata influenzata dalla base
af, non chiarita: «af muro», «af Capua», pehgno corrispondente ad accad. appatu (briglie, redini,
ajded «abiit ». ‘ reins, for donkeys and horses ’), e di kapàtu (aram.,
àTcoX(x>ìo> traggo profitto di; letter. porto via. m. ebr.: “ legare ”, ‘binden’); per accad. k > gr.
Accostato ad att. Xefa (v.) bottino, di cui àm'Xccòbi si V. ^TC«p. L’agg. omerico <5{a7CTo<; detto di mani,
credette un composto con àizò, ma invano si cercò Xeìpe? ó^aTTTOi, ricorda i lottatori, della tomba tar-
un verbo semplice: corrisponde ad accad. abalu, quiniese degli auguri: uno dei lottatori tiene stretti,
ebr. jàbal (portar via, ‘ to bring, to carry off, to immobilizzati i polsi dell’avversario; invece il senso
handle an object’), è « mani che non si lasciano legare, imbrigliare »:
àTTotipS? part. aor.: che ha portato via, che ha cfr. accad. appatu (briglie, ‘ reins ’) : incrocio con
sottratto: ixd>v &xsi yépaz, aòiix; ànoòpat^ {IL, la base di accad. abàtu (abbattere).
I, 356) mi ha preso e si tiene il dono, egli me Vha epico anche à p ; enclitica ^a, quindi, su--
portato via; Sé é {Od., 13, 270) hito dopo, e cosi : in attico, nelle interrogazioni e in usi
rimase occulto che io g li tolsi la vita. Fu analizzato come idiomatici come [xéXXto eì iipa; in cipriota gp,
àKo-fpac; cfr. aor. ind. atematico àTtr]ópa etc,; fu gpa. Cfr. lit. iPy lett. ir (e, anche) etc. Rinviata alla
fissato un tema *wra-: {tenuto conto della preposi­ base di àpaptaxco, (Kpri. Avverbio ugar. accad.
zione àn6) tale tema *w rà ipotizzato corrisponde ad a^ira, ebr. ahat (dopo, dietro, successivamente,
accad. watft (portare via, ‘ to bring ’), ugar., arab., ' after, behind, afterwards ’), arab. ’aljhiara (postici­
ant. sudarab., etiop. wiw, ebr. jata (fiirc un movi­ pare, ‘ aufschieben *), etiop. ’a^j^ata (‘ verspaten’) ;
mento rapido, ‘ schnell Bewegung machen *, ‘ to cfr. accad, ahirft, plur. ahratu, a^fìtu (il dopo,
shoot, to shed: water, to throw ’). ‘ future ’), aljiarm (che è dopo, ‘ later ’).
àm ia,padre: TEM, 167, 32, pare che lo dia come à p i, -S.q ion. àpi}, preghiera rivolta agli dei
macedonico; Cali. (H. A rt., 6) lo usa in senso di perché vendichino; al plurale maledizione. ’Apdt
babbo: ipocoristico dalla base origin. sum.: ab-ba, divinità della maledizione, att. àpocTÓ^, ma­
pa^, sem. ab (padre, ‘ father '). ledetto: in Omero; desiderabile (Sappho); &póio\xai,
6litT€po5, -ov solenne, propr. che reca comando. lancio maledizioni ; prego; in alcuni composti maledico.
L’aggettivo omerico è riferito a parola, voce, di­ « Incertaine »: Chantraine. Meillet richiamò àpiiei
scorso, ^TTsa, [j,G6o?: viene tradotto “ senz'ali ” (‘ crier ’), tipvéo[Jiat, arm. uranam (‘ nier ’), lat. oro
che non ha senso, o “ non vano Ha base che ri­ (v.), itt. ariya-- (‘ interroger l’oracle’); àpd corri­
chiama ass. abutu (awatu, amatu) nel senso so­ sponde ad accad, arrat, st. c. di atratu (maledizione,
lenne di “ comando, formula command, order, persona maledetta, ‘ curse, accursed person ’), da
formula, decision ’, CAD, s.v.). Per Tesito di w, m, accad. atàfu (maledire, ‘ to curse ’) ; aràtu (‘ curse *) ;
b > gr. 7c, v. vàTTY). La stessa base di d^TCTepo? è nell’epi­ cfr. ass. efàSu (desiderare, chiedere, ‘ to ask ’), ugar. '
teto àTTTosTTìfji; (v.); -epo; corrisponde a accad. arù 4:5 etc.: cfr. Sp«jiai;la base accadica si è sovrapposta
(portare, ‘ to bring’), sem. wrw; cfr. ebr. jr’à a sum. atazu (il pregare, ‘ Gebet, Flehen ’).
(* reverence ’). Poi sentito da à - priv. e Ttxepóv 6cpapo^, “OU fragore, urto. Della stessa base di
senza ali. clamore, chiasso; v. 0péo{jiai, rumoreggio:
àTtToejii^S, -é? epiteto di Era: « solenne nella accad. satpìs (con rumore e dolore, *laut und bit-
parola»: tradotto “ che non teme di parlare” o terlich’), saràpu (essere risonante: lamento, ‘ laut
“ che dice parole indicibili” ; è dalla base di (K^Tepoi; werden: Klage’).
(v.) e nel senso di parola che si compie: v. étto?. étpaSo?, -OU agitazione, movimento convulso, pal­
&7TTti> lego, attacco, accendo. ‘ Obscure ’ (Chan- pito; nel senso origin. di “ scuotersi accad. ^^aràdu
traine). Tutti i livelli semantici riemergono in ac- (‘ to wake up, to be alert ’), cfr. la forma ^jiuttudu
cadico: accad. sabàtu (afferrare, legare, acchiap­ (‘ to put on thè alert ’).
pare, prendere, iniziare, ‘ to seize, to take hold of, àpaió§ gracile, non solido, scarso, piccolo: xv?j-
to connect, to put a person in fetters, to take with ... àpaiccL { I I , 18, 411) le gracili gambe; xetp«
one’s own hands, to treat kindly’; nella forma àpatifjv (ibid., 5, 425) la tenera mano: di Afrodite;
causativa: accendo il fuoco, ‘ to light a flre CAD, àpai-?) S’ eKooSÓì; sart. {Od., 10, 90) è esigua Ventrata

34
d iz io n a r io greco dpéaxo)
etc. metrica omerica testimonia un originario sanscr. érjuna- (bianco). Accad. arqu è in una lista
digamma. Il significato alle origini è piccolo, tenero di sinonimi accad. per feuràsu (‘ gold CAD, 6,
germ oglio', dato dalle basi semitiche corrispon­ 245 b) : cfr. arqu (chiaro, lucente, bianco, giallo,
denti ad accad. ajjaru, àtu, par’um (shoot, oiT- ‘ gelb, heiter; das Blasse ’): greco àpYÓ^, cfr. accad.
spring \ ’); w at’u (mar’u : giovane, figlio): am q èni: (Mie weisse Augenhaut; das Blaise des
ricalco della base sem. : ebr. raq > *rah > Auges ’) ; la formazione in -pof; è suggestione della
accad. raqqu etc. (sottile, delicato, ‘ tender, deli­ base corrispondente ad accad. ihiufàsu (oro, ‘ Gold ’) ;
cate ’) ; cfr. accad. aru, ^jaru (fi-onda, ramo, stelo, il lat, «argentum» corrisponde ad a.i. rajatdm, arm.
‘ Stengel, Stiel, Zw eig’, vS, 71). arcat, ant. irl. argat\ accad. atqàtu (plur. di atqu,
à p a p lo m a compongo^ lego, v. congimgo, w arqu; chiaro, giallo, ‘heiter, gelb’), nel senso di
giuntura, àp6|Ji6<;, congiunzione, unione, «p[x-?i, “ oggetti preziosi, tesoro, argenteria
unione, àptxovtoc giuntura, v. base di dEpri; si cita ótp5w irrigo. È stato accostato ad àpów, attingo
arm. arari (‘ ich machte ’) ; lat. ars, ma è in campo che ha altra origine; si richiama anche a.i. vari
semitico che occorre ricercare le basi antecedenti. (acqua), Accad. aràdu (scorrere, ‘ stromabwarts
’Apaplaxoì risulta da psilosi: la sua radice si ri­ fahrcn ’), da cui deriva àtìttu (canale, ‘ canal bran-
connette a accad. hafàsu (compongo, metto in­ ching off at a right angle ’) : v. lardanos f.
sieme, congiungo, ‘ to bind, to plant’; ‘ binden, àpeiVj, -yj?, dpEidi: originariamente furore, ar--
anbinden ’), cfir. ug., ebr, ](iàfàs (artigiano, artista, dote, quindi ira, minaccia'. TtoXXà S’ dpeifj (//., 17,431):
*artisan ‘ Handwerker ’), aram. hars (abilità ma­ Automedonte parla ai cavalli di Patroclo piangenti
gica, ‘ M agie’). senza volersi muovere: molto diceva con dolci parole,
àp ào aw , att. - tto>: hatto, urto, percuoto, ^daao molto con ira furiosa (cfr. II., 20,109; 21, 339); verbo
percuoto, batto, ion. ted. reissen (strappare). àpeiàoj. A torto ricliiamato sanscr. irasyà- (mal­
Se ne ignorò l’origine. Accad. ^afàsu (abbattere, volere). È da base semitica corrispondente ad accad.
recidere, fare a pezzi, ‘ to cut down, to cut off’), aratu, sost. di atàfu, erém, ^^atàtu, ebr. hàta,
ebr., aram. I?ts, incrocio con accad. atà^u (aggre­ nel senso di essere irato (‘ to be angry, incensed ’) ;
dire). si scopre incrocio con la base corrispondente ad
f- Hes., Pind., accad. araru (trattare con tracotanza, con dispetto,
etc.), tela di ragno, Óipaxvo? (Aesch., Suppl. 887), maledire, ‘ to treat with disrespect, to insult, to
tela di ragno, non è nell’Iliade ma nell’Odis- curse ’).
sea; dtp«xviów, tesso una tela (Hipp., Arist.), lat. &pe(o)v preferibile, scelto ; ócpioTOf;, il più nobile, il
«aranca». Se ne ignorò l’origine. È voce semitica: migliore; si volle accostare anche ’AptaTsót; ma v. I l
dalla base corrispondente ad ebr. àfag (tessere, in­ mondo del divino e degli eroi: v. I; àpioTsp6<;, sinistro]
trecciare, ‘ to weave ’), ereg (tessuto, intreccio, V. àpi<rro(;. Mie. arOìa, *àpto« che si interpretò « in
‘ plait, texture, weaver’s shuttle ’). migliore condizione». Si pensò ad una originaria
àpYoXéog doloroso, v. forma aggettivale senza suffisso di comparativo.
àpYÒi;, "Óv brillante, lucido, detto di ani­ Il miceneo trova conferma nella base accad.
mali ben grassi; -^Toq, bianco, splendente, (scegliere, eleggere, ‘ aussuchen, erwahlen
iJpYupo<;; a.Ì. rjrdfy nel senso di lampeggiante. L’uso vS, 342): gr, aipéojiai, scelgo; aUpeoK;, elezione, scelta:
omerico di àpY<5c riferito a bestie “ ben nutrite, se ne ignorò l’origine; cfr. accad. i^à’irum , ^àwì-
grasse ” conferma l’etimologia della base corri­ rum (l’eletto : sposo, ‘ spouse, husband, lover ’,
spondente ad accad. arqu (giallo, detto di frutta * Gatte ’), lat. « vir » (marito, uomo degno di questo
matura, ad es. dei datteri e di animali, ‘ yellow’); nome), Cfir. ant. bab. IKatum, ajam m (stallone,
cfr. SpYs^iov “ macchia bianca ” nella sclerotica: ri­ bestia prescelta per la riproduzione, ‘ Eselhengst ’),
chiama arqum éni: ‘ die weisse Augenhaut’; ug. *r, ebr., ar. ’air. Lo h & tn m era ofìèrto anche in
^PYtXXoc argilla (“ quello bianco ”), v. accad. sacrificio (‘ als O pfer’, vS, 328).
arfeiu (luna, ‘ moon ’) ; v. lat. argentum. Nel senso &péoMa> piaccio, riesco gradito, compiaccio. Rite­
di veloce àpYÓ<; richiama accad. atà^u (essere ve­ nuto della stessa radice di àpapLoKCù (v.). Se ne ignorò
loce), ar][>u (veloce); v. àpYÓ<; pigro da éJ-spyo?. l’origine. Dalla base corrispondente a accad. erèsu
SpYupos, -ou argento, v. &py6<;i viene accostato (ass. eràsu: desiderare, volere, amare; IV, essere

35
àp€T>^ DIZIONARIO GRECO

desiderato, essere amato, richiesto, ‘ to be desired, àpi- particella accrescitiva, usata in poesia,
required *, CAD, 4, 285 b) ; v. ”Epw?. Cfr, sum. cfr, sum. ar (essere elevato, alto, glorioso, ‘ erhaben
ar (essere esaltato, glorioso; gloria; splendere, sein, rìilimen’); la base di àpi è quella di SpioTO(;
‘ erhaben sein; Lobpreis’). (v.) con interferenza di basi affini a accad. baru
àpex^, virtà. Viene accostato àpéaxui, (scegliere, eleggere, ‘ erwahlen’), ass. hiàiu; cfr.
piaccio, dcpaptaxco, connetto, &pecr>to;, che cerca di pia­ eris (come aquila); dcpii^YjXoc;; cfr. aéXa?.
cere; lat. « ars». Risale a sum. aratta (eccellenza, ma­ àpi 0 {jLÓ?, -ou numero, ritmo, latino «numerus».
gnanimità, elevatezza, ‘ Erliabenlieit ’) : base sum. Ant. irl. rim (numero), ant. a. tcd. rìm (serie, pro­
ar (gloria, nobiltà, eccellenza, *Erliabenlieit, Glo­ gressione). Fu postulata la rad. {a)ri- anipliam. di
rie ’) ; accad. arattu (eccellente, ‘ excellent ’) ; con ar di àpaptaKw, A rim , ari corrisponde origin. al ge­
influsso dì base corrispondente ad accad, etsu (abile, nitivo della base sum.-accad, arum (‘ product: in
saggio, ‘ wise ebr, ^ìàràs, ugar. hrs (operaio spe­ multiplication; mathematica! table, ephemeris ’), il
cializzato, ‘ craftsinan ’). cui valore tende a quello di “ progressione ”, cfr.
àpTi^ rovina, malanno { I I , 12, 334; 24, 489 etc.). accad, (‘ to advancc ’) ; sum. ra, ti. La seconda
Se ne ignorò l’origine. Accad. arailju, ebr. 'ara (ro­ componente vale ebr. ta*am accad, tem u (calcolo,
vinare, distruggere, ‘ to destroy, to demolish ', ragione, >.6^ 0?, ‘judgment, intellect’) con interfe­
' vernichten ’). renza della base di tittum (mano, ‘ hand ’), ugar.
àpi^yto soccorro; à.pi]yei, è vantaggioso, « succixrrit », nel computo per indigitazione: v. «manus».
àp7)Y^''> protettore, &pc^ìyi}, aiuto; fu accostato ant. àpiOTTcpóg, - à f -ó v che sta a sinistra, sinistro.
sass. ròkjan (avere cura di): à- è ritenuto protetico, Si fini con raccostarlo ad àpioToq, ma è etimologia
normale in greco per una base con iniziale r-, ma il disinvolta. Il valore augurale è in accad. eràsu,
significato originario di è quello del latino accad. eté§u (augurare, far voto, ‘ wiinschen : von
«succurro», di greco po7)0iù), accorro in aiuto: tenuto Gottem ’), eristu (voto, preghiera richiesta,
conto di gr, y < sem. ^t, risulta corrispondente ad ‘ Wunsch, von Gottern in contesti orninosi,
accad. arahiu (accorrere, ‘ to hasten, to come qui- *ein ominoses Merkmal \ vS, 241 sg.).
ckly, promptly *) : dalla stessa base è ó(poq, utilità, ^tpiaTOV, fipiOTO?.
vantaggio: arà^u > ara’u: cfr. accad. rasu, ebr. éipioxo?, -»), “ov ottimo; àptoTsiic;, uomo di gran
riis, aram. rht (correre in aiuto, ‘ zur Hilfe laufen '), valore. Se ne ignorò l’origine, come per àyaM<;
accad. (aiutare, ‘ helfen ’). (v,), V. àpeCwv. Cfr. accad. a-rìsti-, a-rèsèti = (ana
àpi^v, àpvó^ agnello, v. àfjivó^. Fu accostato ad rèseti: ‘auf dìe Spitze, aufs Hocliste, aufs Àusserste’),
a.i. urahhra- (ariete), ira n -a - (ariete), n. pers. barra tJstu (il meglio, la parte migliore, il fior fiore,
(agnello), arm. garn (agnello). ’Ap^/jV si identifica l’inizio, la parte iniziale ‘ Spitze, Hochstes, Bestes,
con sir. afna per nunazione di accad. arm u (arwu; Anfang ’), rèstù (primo, primario, di prima classe,
capro, ‘ Bergziegenbock ’) ; cfi', accad, u tisu ‘ erster, vornehmster, erstklassig'): óipicTov “ prima
(agnello, *Lanrum *). Morfologicamente ha su­ colazione ”, non h da connettere con (v.): nella
bito Tinterferenza della base corrispondente a ac­ voce accadica è già l’accezione di “ iniziale, primo ”,
cad. (accus.) àtam > ' àran (giovane animale, ‘Jun- àpKéu) distorno, allontano, tengo lontano, difendo;
ges '). In quanto ad a.i. urahhra-, cfr. accad. éJpwio?, soccorrevole, stifficiente, certo; lat. arceo (allon­
(agnello, capretto, ‘ Lamm, Zicklein ’), gr. Spt90 i;. tano). A torto viene ascritto 7ToSàp«7]c “ piè veloce ”
Arm. garn richiama ass. garnu (corno), accad. ad àpxéw. Se ne ignorò l’origine. Il greco lia un
qatnu. Cretese fapi^v. verbo di tipo denominativo, dalla base corrispon­
ftpOpov, -oi> arto, membro, articolazione; àp0tJi,6?, dente ad accad. atki, (dietro, ‘ hinten ’) ; il valore
lega, accordo, « artus » articolazione. Viene rinviato ad origin. è “ tenere indietro, lontano ”. Il senso di
àpap[oKco (v.), ma per la base remota v. &pTt, cfr. “ difendere ” è dalla base di accad. arki, arka, warka
accad. artu (ramificazione, connessione di rami, (indietro); il senso di “ bastare” mostra l’incrocio
‘ Gezweig, Zweigwerk’, vS, 71 b): accad. atum , con la base corrispondente ad accad. aràku (durare
Hjiarum, etum (ramo, ‘Zweig ’) : cfr. arm. eri (spalla), a lungo, ‘ lange dauern *). Il lat. « arceo » è del tipo
accad. fearsù (connesso, ‘ zusammengebunden’), denominativo da arki (indietro, ‘ hinter '), col pri­
IjaràSu (congiungere, unire, ‘ binden, anbinden ’). mitivo valore di àpxéo),èpóxto. X loSàpxv]!;, veloce,

36
d iz io n a r io greco

^etto di Achille, è dalla base di accad. atà^iu (essere I^atag accad. tiatùm (parte del carro, ‘ Teil des
veloce, ‘ eilig sein ’), arhis (‘ eiligst ’), arhu > Wagens ’, letter. “ ricettacolo ”, ‘ Gefèp, Kn£è,
er^>u (‘ quick, rash’, CAD, 4, 289). Wageiikasten vS, 328 b). Il concetto originario
apxTro? -ou £ orsa] v. lat. orcus. A.i. fk§a~, arm. è di ricettacolo ‘ ein grosser Bchiilter ’ (ibid).
(ifj, ant. irl. art, lat. «ursus» (orso), inteso dubitativa- àpfj,aXià, (Hes.) hocconi, pezzi. Sem.: ebr,
mente come “ il distruttore” (Hofmann): a.i. rak~ haram (fare a pezzi).
sas (distruzione) corrisponde ad accad. arà^jiu (con­ àpvéo|Jiai dico di no, rifiuto, nego. Fu accostato
sumare, distruggere, ‘ aufzehren, vernichtcn ’), A.i. arm. uranam (negare), ipotesi del Bugge [Beitr. zur
che si ritrova nel Rigveda come costellazione, etym. Erlauterung d. arm. Sprache, 38 sqq.), accennata
corrisponde ad accad. teksvx (‘ Konstellation ’), che dal Meillet « BSL », 26, 1925, 19 sgg.) che pro­
ha il senso di carro, “ attacco di una carrozza ”, pose àpóoj grido, di cui si seppe quasi nulla, salvo
cfr. raltasu (' einspannen; Wagen ’), (/!., quanto ci dice la glossa di Esichio: «àp<iei 'dcvTiXéYet,
18,487) è accad. m afkasu (matkas samé ‘ Beiname » e àpdc, lat. oro. Si dimentica che, come è ancora
von Ursa niaior ’). "ApxTOi; corrisponde alla base di consuetudine neiritalia del sud, i Greci per dire no
accad. atqu, utqu, (fulvo, bruno, ‘ yellov^’; ‘ fahl, levavano il capo, dal basso in alto, spingendolo
gclber: Hund ‘ In der dt, Tiersage heisst der Bar lievemente indietro (àv«ve\Sco): risulta che la com­
Braun, in der ni. Briiin Klugc, s.v.). ’'ApxTos è ponente àp- ricalca una base corrispondente ad
originariamente femm. e corrisponde al femminile accad. a^^a (avverbio di aljrù: di dietro, ‘ hinte-
di accad. arqu: am qtu (cfr. Hom., I/., 18,487; rer ’, vS, 21 a, ‘ back ’). La seconda componente
od., 5, 273) che si sovrappose a sum. ur-ku (cane, “véo(xai richiama la base corrispondente ad accad.
lett. “ cane domestico ” , ‘ Haushund ’) ; base sum. uf ne’u (piegare, girare, ‘ to turn, to repulse ‘ umwen-
(cane, ‘ H und’): corrisponde a quella di lat. ursus; d e n ’), lat. «nuo», «nutus».
le determinazioni aggiunte indicano diverse bestie: àpveió^ (Hom.), dpvrjó? montone. Calcato su
sum. ut-mafe (il leone, ‘ Lowe ’) ur-baf-ra (il àp-/)v (v.): arm. gar. “ il cornuto”.
lupo, *W olf’), u tb ik u (sciacallo, ‘ Schakal’) etc. óipvujjiai ottengo, ricevo, guadagno, cerco di ottenere.
Georgiev, esaltando i meriti del linguista viennese Fu accostato a arm. arnum (prendere), e ad av. srmau-
Merlingen al quale « sarebbe riuscito di risolvere un (accordare). Il valore di &pvu(xai è 0v)araopiloto, me­
difficile problema della fonetica indoeuropea » (Geor­ glio, con Dante, mettere in arca, nel senso di guada­
giev, op. c it, p. 15), allinea dcpXTo^, ursus, m. irl. gnare: cfr. l’avaro oraziano che confessa «nummos
art, ant. ind. fksa - (orso) e spiega che questi tratta­ contemplor in arca» {Sat., I, 67): la base di ^po<;,
menti fonetici derivano da metatesi e assimilazioni del V. denominativo, risulta calcata su accad. araiiu,
per il « dileguo della vocale nella radice a seguito aram., fen., ebr. àton (arca, cassa, ‘ ark. box,
della apofonia». Conclude che la forma primitiva chest ’).
di è Hrtko-s e cita itt. hartagga-s “ una bestia ólpo^: ^9 eXot; vantaggio, guadagno, v.
di rapina, orso (?) ” sic. Disperato tentativo della ótpos rovina, v. àpVj.
linguistica comparata in campo indeuropeo per àpóto aro. Lat. « aro ». Ant. si. orjo, lit. ariù, got.
eliminare le aporie che derivano dal fatto che essa, arjan etc. Ant. accad. Ijafà’um , (scavare, dra­
staccata dalla storia concreta delle origini, si ag­ gare, ‘ graben, ausbaggern’, vS, 341 b; ‘ todig).
gira nei fantasmi di una preistoria fittizia, imma­ écpTtà^w rapisco, porto v ia : una donna, una preda;
ginata e vagheggiata. (SpKY). Se ne ignorò l’origine. Per la base «p7t- <
dtpKu^, -U05 spesso al pi. : lacci, reti : da caccia, re­ *sarq-, occorre postulare quella corrispondente
ticella; àpxiioTocTa n. pi.; lacci tesi. È assicurata una al verbo accadico saraqu (rubare, ‘ stehlen ’), arab.,
aspirazione iniziale (Pausan., p. 165 Erbse): dalla sir., etiop. srq, accad. satqu (rubato, * gestohlen ’).
base corrispondente ad accad. w atkàsu (m atkàsu: Ma, considerata l’originaria identità di xXé7CT0j (v.)
laccio, legame ‘ cordage, rope, bonds ’), sostantivo e KaXt!ì7UTto, risulta che sulla base originaria ha agito
di takSsu, ugar, ebr. takas (legare, ‘ to tie toge- l’idea che accompagna abitualmente ladro e tra­
ther’), ròkes (legame, ‘ band’). fugamento, l’oscurità, il buio: accadico atapu,
&P(xa, -axo^ legno, cocchio. Viene ricondotto a etèpu, (‘ to beco me dark ’), ebraico *ereb (sera,
torto alla radice di àpaptffKto (v.); ma è da sum. ‘evening’); v. «rapio» rapisco. "ÀpTroia (arpia),

37
ÓlpjTlfl DIZIONAHIO GRECO

è demone della morte e delFombra; seconda com­ T7)[/a, oggetto agganciato, cercietto per orecchino, che sco­
ponente, richiama accad. a^iàzu, ebr, àhaz prono una base corrispondente ad accad. satratum
(‘ to seize, to possess, to liold a person, to take: (serretu: fune, briglie, cavezza, ‘ lead-rope, lialter
a wife *) ; àpTrdt^w è calcato sulle basi corrispondenti ‘ Ziigel, Leitseil ’) : cfr, lat. sertum. Quella base
ad accad. Ijafàpu (essere lesto, ‘ to be early’), ha subito la contaminazione di altra corrispondente
l^arapu (tagliar via, ‘ to cut ’). ad accad. haràdu (connettere, congiungere, ‘ zu~
&p7Tyj, falcetto; in Omero “ uccello di ra­ sammenfugen ’) : della stessa base è àp-réiAcov vela.
pina Della voce trattò il Lewy {Die Semit. àpT€|jii(^<; sano e salvo, integro { I I , 5, 515; 7, 308);
Fremdw., p. 177) con soluzioni contraddittorie. tardo dcpTejiÉw, sono integro, in buona salute. Fu de­
L’omerico fipTTV), uccello di rapina, ha come base la rivato da "ApTefiif;, ma in realtà se ne ignorò l’ori­
voce corrispondente ad accad. àribu (ebr. *5réb, gine, che risulta da àp- prefisso intensivo (v. ^ipi-)
ar. giuàb), altra forma accadica bèrebu (‘ raven, con la componente che corrisponde al se­
crow '); cfr. neoassiro harpu; feiarbu (‘ a b ird ’) che mitico: ugar. tm , ebr. tàm (integro, sano e salvo,
deriva dalle forme su citate. Analogamente *whole, perfect ' unversehrt, ganz '), tòm (in­
“ falcetto ” richiama ad accad, ant. bab. ^jarbu tegrità, *integrity, soundness ’), arab. tam m a
(la parte del vomere che fende la terra, ‘ a special (essere sano).
kind o fp lo w '; CAD, 6, 97 b; ‘ Umbruchpàug àpTéEJitov, - 0V05 vela di artimone (N.T.), lat.
vS, 325 a), ma è da feafàpu (tagliare, *to cut ’). «artemòs» sorta di puleggia (Vitr.), v. àpTàcj.
àppaPcibv, -fòvo^ arra, caparra, garanzia', cfr. a p ri precisamente, ora appunto, in questo momento^
poco fa : il significato originario va colto in alcuni
lat. «arrabòfr > «rabo» arra; è in Antifane già nel
IV sec. Dopo aver ammesso la unanimità dei con­ composti omerici nei quali emerge il senso che ci
sensi sulla origine semitica, E. Masson sente scrupolo richiama a voci come àpràco, connetto, àpsxi] vtrtà, a
di aggiungere che M. Cohen, dopo avere esaminato lat, «ars/artis» che denotano Vessere adatto: il signi­
le forme della voce in parola nelle varie lingue se­ ficato di recentemente, poco fa , ora, indica vicinanza
di tempo che ci lega ancora a qualche avvenimento,
mitiche, conclude che si tratta del solito « mot
la successione; così alcuni composti: SpTio<;, che
voyageur » di cui non si saprebbe scorgere la fonte.
si adatta, si incastra, connesso, aggiustato: tppsolv iEpria
Cerchiamo di sorprendere il viaggiatore quando
dire in cuore cose opportune (11., 14, 92; cfr. 5,
lascia la soglia di casa. Ass. etabu, ugar, 'rb (entrare :
326), àpTisTCTfji;, che sa connettere le parole {IL, 22 , 281),
come garante*, «thè root 'tb also has thè technical dcpTt(pptov lett, dalla mente adatta, intelligente, sensi­
meaning: ‘ to cnter as a pledge'», Gordon, bile, àpxt^to, adatto, compongo, sistemo; àTcapri, pro­
Gìossary, n. 1915), 'rbn (garante, *BUrge ’) ; accad.
priamente, esattamente. Il valore fondamentale è ac­
erèbu (entrare): ass. erubbàtu (p i: garanzia, costare, ordinare: ebr. arah (‘ to set in order ’),
‘ pledge’), aram. *ambbà, 'èrabòn, arab. 'utbàn: accad. (w)arft (mettere, guidare, portare, ‘ to
egiz. *rb è anteriore al dominio persiano (J. Yoyot- lead, to bring \ cfr. ^épw) e itti, ebr., fen. et (in­
te). È da notare come spesso la velare fricativa sieme, con, ‘ with \ ‘ zusammen ’) : gr. 2ti, lat. «et »,
non risulta in greco. L’indeuropeo era di là da venire. àpTog, -ov> pane. Dalla base sum. a t (maci­
fipovjv, -evo? maschio: originariamente « il fi­ nare), cfr. baf (farina fme, macinare fmemente,
glio destinato a propagare il nome». Av. arhn~ ‘Feinmehl machen’); accad. atatfu (mugnaio).
(maschio). Ant. accad. ajatum , àrum (‘ young àpTÓto dispongo, ordino, preparo, v. ilp-ui.
m an’), cfr. w àm (màru figlio maschio, cittadino, &piS(ti attingo, att. àpÌTù>, àpuar^^ip àpùtatva broc--
‘ son, child'); cfr. accad. sufearu (‘ male child'). ca, àpuTì^p, coppa. La base originaria chiarisce -<r-
La seconda componente ha il significato orig. di e -T-: ebr. jaras, aram. jerèt (attingere, ‘ to take
“ nom e” : accad. sum > *sun, st. c. di Sumu away ’) ; cfr. accad. tasù (prendere) ; atù, w atùm ,
(nome, ‘ name, son '), ant. a. ted., anglos. sum ant. accad. w afa’um (recare, ‘ to bring ’). Il senso
(figlio). di ebr. )5f5 è “ versare ” (‘ werfen ‘ to shed
àpxàco alìaccb, lego. Viene accostato a às{po) water, to irrigate ’).
(con cnjv), lego, ma àpràoì richiama lat. artùs (v.), gr. ^PXAi "^3? principio, v. Se ne ignorò
dcpriS? congiunzione; cfr. dip0pov. ’ApTàw), corda, àp- l’etimologia.

38
d iz io n a r io gkeco étojjicvo^

Spxw sono primo, comando; «px^;, i l capo, àp- à o 6 [jia respirazione difficile’, asma, dctdiÀCctvoj,
ysòo), sono primo, ócpxwv, primo in carica, ini-’ ansimo = etc. Si cercò di chiarirlo con la
zio, principio, 6pxa(xo;, capo, duce. ’ApxV), principio, base di àvejioi; come *àv-a9(jia. Il significato origi­
richiama anche accad. arhu (inizio del tempo, ‘ first nario è difficoltà ; di respiro. Accad. astum (difficile,
of thè month, new moon mentre in fipxw (« mat- gravoso, ‘ hard, difflcult').
cher le premici ») è interferenza di basi corrispon­ ólci?, -£0 ? acqua torbida, fondiglio, melma: se ne
denti ad accad. aràhu (essere veloce, rapido, ‘ to ignorò l’origine. Accad. asù, eSù (torbido, confuso,
hasten, to hnrry ’) die ricalca la base corrispondente ‘ blurred, tangled ’) ; asù, esù (turbare, confondere,
ad accad. saràl)iu (sono a capo, sono signore, ‘ herr- detto di mare, *to trouble, to be or become blmred
lich sein v. gpxo[Jiai; agg. verb. sathum detto dì or dark: Tiwnat), asìtu, esitu (torbidume, confu­
re (v. ‘ Konigen "vS, 1186). sione, ‘ blurring ’) : sanscr. dsita- (scuro).
fipwfjia pianta aromatica, spezie. Fu ritenuta di dc<iK€Aii^9 rijin ito ; testardo: vuv S’ àoxeXés^ xoX
origine sconosciuta. Ipotesi in Wood, « Class. iE6u(jioi, ora siete rijin iti e disanimati {Od., 10, 463);
Phil. », 21, 63 sgg. Mari arm annu, *arm à(n)u àoxeXéwc aUl jjieveaivéjxev, sempre, sconsideratamente,
(pianta aromatica, ‘ a tree and thè aromatic sub- essere adirato { I I , 19, 68). La base di àcjKeki^Q, rijinito
stance obtained from it ’); cfr. accad. ereSu (odore, fu a torto identificata con quella di OKéXXb) (v.);
fragranza, *smeli, scent, fragrance). La caduta di tenuto conto di à r intensivo, la voce semitica ori­
-n- in armattu è fenomeno normale. ginaria corrisponde ad accad. sakalu (essere rifinito,
5 o a i, V. Savi, òtto.
ridotto a nulla, ‘ sich auf Éist nichts reduzieren ’),
&ad([jLivdo^ f., -ou grosso recipiente per bagnar^ sem. occid., eccetto Tetiop., ski, ebr. sàkdl (essere
visi, hagnatoio [Od., 10, 361), àoa(ji[v0ou5 èu^éora?
abortivo, infecondo, ‘ to be barren, to miscarry ’) ;
hagmtoi ben levigati [lì., 10,576);àpYopéa^ àaa{xtv0ou<;
con influsso semantico di sem.: accad. siqlu, ebr.
vasche d*argento [Od., 4, 128); stanza da bagno {Od.,
Seqel (peso, ‘ weight ’) ; il senso di sconsideratamente
3, 468). Il miceneo asamito, addotto da Chantraine,
mostra l’incrocio con la base semitica corrispondente
non ha alcuna testimonianza (Hemmerdinger), La
ad accad. saklu (folle, * toricht, schwerfàllig ’ vS,
proposta fetta da v. Blumenthal (I. F. 48, 59) del
1012).
sumero asam (grosso recipiente) è pertinente: si
àaxé<a lavoro con arte, incido, mi curo di,
tratta di sum. asam, anzam preceduti dal deter­
minativo dug che denota vasi, in particolare creta; àoK{XT^<; che esercita. Accad. eséqu (incidere, di­
in accadico assam m um , an^am m um (‘ a large segnare), ebr. l^àSaq to ha ve delight in.
vessel ’). Gli scavi di Knossos (Evans I, 580, III, àoKV]0é0(; con sinizesi in O d , 14,
385) rivelarono due vasche da bagno di argilla; ma 255): sano e salvo, indenne; senza difetti, detto di
la terminazione -w0oi;, che il Meillet {De quelques bestie da sacrificare (dial. arcad.). Viene accostato
emprunts ptobahles en grec et en latin, MSL 15, 1908- got. skapis (danno), irl. scathaim (paralizzare). Da
1909, 162) assegnava a base mediterranea, abbiamo negativo e la base semitica corrispondente a ebr.
assodato che corrisponde per lo più a terminazione sàhat (essere corrotto, danneggiato, ‘ to be spoi-
semitica simile a ugarit. -jt: cfr. Kópw6o? che risale led, to be corrupted, to be marred ’), incrociatasi
alla base semitica corrispondente a ugar. q tjt (città, con la base di accad. Saba^u (lacerare, scuoiare, * to
‘ Stadt ’), ebr. qeret, aram. qattà, arab. q a tja t, a tear off, to peel ’), aram, se^at (massacrare), ebr.
cui risale etr. Kurtun (Cortona) e punico Karihago. In­ Sàlhiat; cfr. (corruzione, ‘ corruption ’).
vece, la terminazione di denota àaKÓ?, -oO pelle, otre. Accostato, a torto, ad
il recipiente di terra cotta spalmato di sostanza che a.Ì, atkah (veste, involucro). Corrispondente a lat.
lo rendeva più impermeabile; cfr. accad. ìddù «vesica», gr. [^éay.o<;, pelle (Nic., fr. 119). Accad.
(bitume, ‘ crude bitumenrseemstohavebeenutilized w asku (masku: pelle, ‘ Haut, Fell’, vS, 627 b),
to make object and walls watertight *: CAD, s.v.). wa§katu (otre, ‘ Schwimmschlauch ’, ihid., 627 a).
S a p c o T o ? , V. o j3 é v v u p .i. originariamente che ha desiderio; che
élcr], noia, disgusto, dtoào, Dette si compiace, che ha piacere: Sé xev ào(xév9 efv) e
luogo a inconcludenti ricerche. Accad. (an­ per me sarebbe gradito {II,, 14, 108); Se xa l vuv (piiyev
noiare, ‘ to worry CAD, 6 , 146 sg.). iLcftzevo? èx Oavàroio, che si rallegra di essere ancora

39
à o T c à ^ o fjia i DIZIONARIO GHECO

20, 350), Si ipotizzò lorigiiic


sfuggito aita morte { I I , giorno e della notte, *verwandeln: Tag in Nacht ’);
dalla base di àvSàvw; *swad j *swàd\ la proposta di tocar. B écirye: cfr, accad. saràtu: (risplendere,
Palmer {Sprache, 5, 1959, 136) si fonda sulla base di raggiare, ‘ stralilen, scheinen ’) ; saritu (splendore,
(Sayj (v.) che per lui è '*^as- “ ingrassare ào[i,evo<; luce del sole, degli astri, ‘ Glanz, Licht ’). Per
realmente risulta una formazione ionica con psilosi àoT^p occorre escludere lo sviluppo della à- pro-
e deriva dalla base corrispondente ad accad. *bas’u, tetica e stabilire decisamente l’identità con la fe­
^jas^>u (desiderio, ‘ wisli ’), tassigli > * ta sà ’u (de­ nicia AStart, aram. Athtar, bab. Istat; l’astrali-
siderare, aver piacere dì, ‘ to desire, to like, to re- smo della religione babilonese simboleggiava la
quire ’) incrociatosi con la base semitica con succes­ dea con la stella di Venere, con la quale sino dai
siva caduta in greco di -jr- intervocalico: ^a ^a su tempi preistorici fu identificata (Furlani, 156).
(gioire, ‘ to rcjoice'), ^>asàsu (‘jo y ’). Istar è figlia di Sin (dio della luna), altra volta
àcTrà^ofxai abbraccio, accolgo con affetto; il si­ di Anu (cielo), perciò il suo attributo era siduti
gnificato originario risulta dalla base corrispondente (la figlia, ‘ Tochter: Beiname Htars’); lat. «sidus/
ad accad. sapàsu (abbracciare, ‘ umklammern; sich sideris» (v.) Essa forma con Samas (sole) e Sin la
uniklammern ’) : cfir. accad. sabàtu (‘ to take with triade astrale del pantheon babilonese. Come stella
one’s own haiids, to treat kindly ’). La à - richiama di Venere essa reca anche il nome Dilbat, e si iden­
la prima pers. ind. accadica; le forme in gutturale tifica, inoltre, con Sirio e con la stella Spica (Furlani,
àoTiaxiùq, àoTraxdCopiat richiamano la base corri­ 179). Possiamo essere certi che il nome della dea
spondente ad accad. sabàku, aram., ebr. sbk (‘ to appartiene ad un fondo semitico comune e designò
fold ’), arab. sbk (avvinghiare, intrecciare, ‘ ver- la stella del mattino. È salutata come “ luce del
flechten’), sinonimo di sapàsu. cielo e della terra nam ertu dipat sam é u erpeti,
àcTiatpw agitarsi, scuotersi, vibrare, v. oTralpu). (vS, 172 b). Secondo i teologi che hanno chiarito
il sincretismo sumero-seinitico della sua figura,
infinito, senza limite, cfir. (XTreipo? senza
Istar è talora il pianeta Venere e in tale caso è la
limite da &- privativo (v.) e jTépaf- (v.) ; (XajteTo^ de­
figlia di Anu e presiede all’amore; altra volta rap­
riva da à- priv. e la base di accad. saptu, ant. ac­
presenta la stella che splende all’aurora ed è figlia
cad, éaptum, ugar. spt (limite, margine, ‘ Rand ’),
di Sin e dea della guerra (J. Bottéro, La religione
V. lat. « saepes »; cfr. ebr, §àfat (recinto, ‘ enclo-
babilonese, 43 sgg.).
sure’); si invocò la radice *sek^~, ma v. èvvéixco.
àoTu, - 605, -eco? città. A,i. vàstu (luogo abi­
àaTil?, -t&og scudo. Della stessa base di àaxói;, tato), toc. A wast (casa), messap. vastet dativo;
accad. w asku (masku: pelle, ‘ Fell, Hanpt vS, accostato a ésTta (v.). Accad. asitu, aram. àsìtà
627 sg.) : mostra l’origine dal genitivo accad. (bastione della città, palizzata, ‘ tower as part of
waSki come complemento di materia o come sot­ a city Wall ’, CAD, 332 sgg,), con influsso semi­
tinteso scudo; la voce risulta da ricalco della base tico di accad. esdu, usdu, istu, ISdu (fonda­
che richiama ai Realien, alla struttura dello scudo zione, fondamento, ‘ foundation: of a country or
foggiato da pelli sovrapposte : tale base corrisponde city, social status or position, assurance o f continua-
ad accad. asSpu, ebr. àsaf (unire, congiimgere, tion: of a family etc. CAD, 7, 235 sgg.), corri­
proteggere, aggiungere, connettere, ‘ to add, to spondente a sum. ur, uf-bi (vS, 74 a).
gather, to take under protection ‘ hinzufLigen àaùcpifjXo? tradotto basso, indegno, spregevole. Il
àoKt?, ~l5o? aspide. Analogamente ad ào7T:t<; Lewy (74-75) propose ebr. sàfal (‘ niedrig, gering *),
scudo, la bilabiale rappresenta una più antica velare ; con à - protetica. Accad. Supàlu (che è giù, che giace
è.anL<;, aspide, si richiama ad accad. wasku, wasku nel fondo, ‘ tiefliegend ’) : la à- protetica è intensiva.
(m asku: nocivo, cattivo, velenoso, ‘ schlecht’). -ou asfodelo. Il colore pallido dei
àoTatpl?, v. cxacpu^K^. fiori richiama alla fantasia dei Greci il regno dei
àoTepOTt^, V. CTepOTTT^. morti; le ombre dell’Ade {Od., XI, 539, 573) si
àflfTU^p, &<TTépos stella: v. lat. «stella». Vengono aggirano nei prati di asfodeli ; gli asfodeli erano col­
richiamati av. star-, plur. tàrafy (cfr. accad. tàm tivati per le tombe come i nostri crisantemi. Il si­
nel senso del “ volgere delle costellazioni ”, ‘ riick- gnificato originario di àtr^óSeXo^ è “ abitatore del­
laufig werden: Planet’; anche “ avvicendarsi” del l’om bra” ; corrisponde alle basi di accadico asbu

40
d iz io n a iu o greco àxéw v

(abitante, ‘ iiiliabìtaiit *) e atalù (buio, oscuramento zante [ l i , 22, 418); àTaoOàX^ àvSpl èoiKa<;, mi senìbri
cbgli astri, eclissi, ‘ eclipse ’, ‘ Vei’finstermig ’), cfr. sprezzante. {Od,, 8 , 166); [j.évoi; «lèv àràcsGaXov,
andullum, andillu (ombra, copertura, difesa, ‘ co­ sempre violento è Vimpeto { l i , 13, 634) : dcTaoOdcXXoìv,
ver ’, ‘ Schirm ’) ; gr. eXStoXov, etrusco hinthial (es. che è insolente : ... vrX'/i^y) «TaaQàXXcov ... nessuno
kin th id Terasiaé: l’ombra di Tiresia), Tle, 330. mi latta violentemente {Od., 18, 56 sg.); Xi^Oet àT«a-
(Hom., Arch., etc.) sono inquieto, QcicXouo’, sfugge se commette fo llie (Od., 19, 88); diraa-
afflitto, sono in gran pena, ioii.-att.), 0aXt«i, cieco orgoglio'. à-v(x,aQ<xki'(](n\ ^’ko'^xo,per il cieco
forme a SiéxTaoi?: àayctKòbìv, intese come creazioni orgoglio perirono { I I , 4, 409) etc. Se ne ignorò l’ori­
metriche (Chantraine). Si ipotizzò da un gine. Schwyzer {GL, 12, 1923 etc., Gr. gr. 1, 452,
che non può tollerare (Curtius). Da base semitica col­ n. 4) ipotizzò àfrat; GdcXXtùv, che fa fiorire dei mali)
rispondente ad accad. sa^àlu (pungere, dare fìtte, si è insistito sulla componente (la cui à- però è
‘ to pick, to stab, to pierce ’) ; à- è intensivo. lunga) e l’aggettivo *0(4Xo<; che è una zeppa insoste­
&7rdAXb> allevo, salto su, à-uiTdcXXcù allevo, con nibile: dtTÓccjBaXoc è composto dalla base àta - di
-TI-; V. infisso accad. -ta- di senso mediale: v. lat. àxéwv (v.)eper 8 > st, con le componenti semitiche
«al5 », il cui significato originario è faccio venir su corrispondenti ad accad. sàtu, aram., ebr. Sùt (di­
(v. «altus»): accad. alù, elù, ant. aram., arab. etc. sprezzare, allontanarsi con disprezzo, ‘ to treat
'li, 'lu, ebr, *ala (vado su, ‘ to go up ’), cfr. forme with contcmpt, to despise, to go about, to rove ’),
accad. di alù: ullu (levo su, faccio venir su, ‘ to e inoltre allùm (quello, altro, ‘ that, thè other’),
raise, to extoll ’), utellù (essere levato su, ‘ to be gr. 6ì1Xq<;, lat. «alius».
raised *) etc. ; à r é llo ) è calcato su àTcìpi^g letter. che non si volge, non si piega ; in­
- 1^, -óv giovane, tenero, giovanile. Se flessibile, duro, detto del bronzo: «Teipi^f;
ne ignorò Torigine: ‘ Nicht sicher erklart ’: Frisk; {II., 5, 292); del cuore: atst toi vcpaStv} TcéXexui; &<;
è della stessa base di « vitulus » (v.). Accad. batìilu èoTtv àTfiip:f)(; {IL, 3, 60) il tuo cuore è sempre inflessibile
('yomig man, adolescent CAD, 2, 174): nota, in come scure etc. Se ne ignorò l’origine. Da à~ priva­
greco, Tarmonia vocalica con assimilazione di tim­ tiva e la base semitica corrispondente ad accad. tàru
bro nelle sillabe iniziali; v. (piegarsi, volgersi, ‘ to turn, to turn around ’,
à^àp peraltro, del resto, sopra tutto, poi. Inteso a ‘ sich umwenden’; volgersi a qualcuno in senso
torto come àx- (lat. at (v.) e v.). Della di amore, favore, ‘ to turn to some one in thè mea-
stessa base di <5Tspo<;, £t6pq<; (v,), micen. altero, al­ ning of take compassion on, favour etc.), v. ebr.
lotropo di òì-rep, a parte, da, lontano da, Accad. atar tà ‘ai- (‘ to go round ’) etc. ; v. àTépajJivo?.
(st. c. di attu: restante, eccedente, ridondante, altro, àa:é^poj maltratto, privo, ledo, strazio, offendo-,
‘anderer, iiberschiissig, iibriger, aussergewobnlich’), {Od., 2, 90, 20, 294) al med. sono privo di, sono fr u ­
avverbio accad. atriS (specialmente, ‘ besonders \ strato { I I , 11, 705: à-reiipójxevof;, ;inVo). Se ne ignorò
*exceedingly ’). l’origine. Attraverso Teolico, con psilosi, la base
àrapT^ò?, à rp a n ò ^ f -oG sentiero, via. Si fa deri­ semirica corrisponde a ebr. ^atab, accad, featapu
vare dalla rad. *trap, *trep- (calpestare) con à - pro- (tagliare, ‘ to slaughter ’), feitpu (sacrificio, *a type
tetica. La “ir- della voce gr. ricalca una velare of sacrifice ’), aram., ebr. l^à^af (prendere, portar
occlusiva. Accad. dataggu, ebr. detek (via, ‘ Weg, via, ‘ to catch, to seize ’, ‘ wegreissen ’); al medio ri­
Wegspuc ’) ; la è à- profetica. marca la base di accad. Ijatapu, aram., ebr. ^ t a f
àxapTYipó? intemperante, sfrenato, eccessivo: tale (portar via, sottrarre, ‘ to snatch away, to rob ’).
è il senso che emerge dai testi più antichi {Od., 2, éjirep senza. Il significato originario è: “ distinto
243; Hes., Theog, 610). Se ne ignorò l’origine. da, altro da ”, Accad. atar (eccedente ‘ uberschiis
Dalla base che ha il significato di eccesso : corrispon­ sig ’) della stessa base di STepo<;; in effetti si tratta di
dente ad accad. atni, wattu, st. c. watair, alar forma allotropa di àT<ip (v.).
(eccesso, ‘ excess ’) e la base corrispondente ad ac­ &Tépoc(i.vo^ non amabile, usato nel senso di duro,
cad. tatù (che eleva, che porta su, ‘ Aufhebender ’), inflessibile v. àxeipi)t; e ass. fèm anu (misericorde).
da tatù (elevare, ‘ hochheben *). dTétov sciagurato, che va alla cieca: { I I , 20,
&TàG6 aXo^ lett. : che eccede nel disprezzo, violento, 332): Poseidone commiscra Enea e gli chiede
scellerato : àvépa toCtov àxàcfOaXov, quest'uomo sprez­ «quale dio ti spinge sciagurato (àxéovTa) a combattere

41
OCTYl DIZIONARIO GRECO

contro il superbo Achille?». Part. pres. di un verbo tripode tra le esalazioni che evaporavano dalla grande
che mostra il significato di àXào[i,ai, erto, sbando: fenditura; (xtijióc, (v. aÒT(x-/)) originariamente “ aria
ugar. »tw (andare, ‘ to go ’), cfr. ebr. ata (andare bruciante ”, è voce che deriva per anastrofe dalla base
via, venire, *to pass, to pass away, to come ’), corrispondente ad accad. ^jiawàtu (ardere, ‘ to bum,
aram. ’atà etc.; la voce greca ha subito l’influenza to be inflamed ’), l|jiam|,n (vampata, ‘ hot ’).
semantica della base semitica col significato di I^afìfu ótTpanTO? {àrpayilq) freccia, punta (Soph,, Ph.,
(male, ‘ cvil’), (sbagliare, ‘ to miss, to sin ’). 290, Tr.f 714): fuso. Vennero accostati: sanscr. tarku-
aTV), -Y)? accecamento, ottenebramento della mente, (conocchia) e lat. « torqueo » ma si notarono le dif­
sciagura. Va connesso con dcàco (v). acceco, ottenebro ficoltà. Accad. tatù (girare, ‘ sich umwenden ’) ;
la mente', v. i vari passaggi nella poesia d’intonazione calcato su taràku (colpire, ‘ schlagen, klopfen ’) :
religiosa, in La reìigion grecque di Ed. des Places, Paris de- protetica; aram., neob. a (pron. dimostr., ‘ de-
1969, p. 368. Cfr. accad. atù (‘ doorkeeper ‘ Pfort- monstr. pron.; th a t’).
ner ’) nella espressione neobab. a.efseti (portiere -é? originariamente evidente: non
deir“ Inferno ”, ‘ thè doorkeeper of thè nether oscuro (cfr. quindi certo, vero, dcTpe)téa>,
World ‘ Pf. der Unterwelt ’) che chiarisce il va­ sono certo ; à.xpsxi}i; precìsa un numero (Od., 16,245) ;
lore di “ tenebra, accecamento ”, con incrocio di con i verbi di dire, fpAuoci, e lm i (Herod.) ; avver­
basi corrispondenti a accad. (delitto, errore, bialmente; dcTpexéi;, in verità. Si ipotizzò à- privativo
danno, ‘ damage, crime, misdeed, punishment e la base di « torqueo », di i^rpanToq, sanscr. tarku'^,
CAD, 6 , 210 sg.; ‘ Siinde, Verlust ’, vS, 350 a); ac­ conocchia. È da à- privativo e la base comune
cad. \iàtu (terrore, errore, ‘ fear, panie ') ; cfr. all’ingl. dark (oscuro), ant. ingl. di cui si igno­
featù: (colpire, ‘ to sm ite’), (colpevole, fu­ rò Torigine; accad. taraku (nel senso dello stativo;
nesto, delittuoso, ‘ wrong, portending evil, faulty ’), « è oscuro », ‘ist dunkel ’), tarku (oscuro, ‘ dunfcel ’).
cfr. ta tù : peccatore, ‘sinner’, ^>atù (commettere «TpOycTog che cinge la terra, avvolge la terra.
colpa, errore, ‘ siìndigen ’). Detto in particolare del mare; dell’etere (//., 17,
letter. vado altero, insolente, sono sprezzante. 425), della notte: fu reso con sterile e inteso derivato
Della stessa base di àréwv (v.) : la terminazione ri- da à- privativo e -rpuYào) (v.) ; ma il significato ori­
cliiama la base semitica, corrispondente ad accad. ginario deriva da basi corrispondenti a un elemento
ezù, ezzu (minaccioso, feroce, ‘ fierce ’) ; nel senso di origine pronominale determinativo, come bab. <
di privo di: ugar, fct, ebr. hata (‘ to seize ’). aram. a (aga); col valore dì accad. sa- (quello,
-évoe servo, schiavo ~ (5ÓT[xevos (Archil,, ‘ that ’), e tàfu (girare attorno, ‘ to turn around
P. Oxyr. 1087, col. 2, 38; Call.,/r. 507, v. PfeifFer), con la base corrispondente a (v-)*
àT(Asvov oItov SouXixòv [i.ópov: &Tjj,Evo(;, penoso, da ótTTa padre, usato come vocativo : babbo, Eusta-
schiavo, con influenza analogica di Sfjitb? (v.): zio (Eustat., 777, 54) informa che si tratta di voce
àT[Jiéo>, sotto schiavo. Se ne ignorò l’origine. Occorre tessalica (1793,13) che è pertinente al linguaggio
per il greco richiamare il significato di irai;, <spuer di un giovane che parla con persona di riguardo;
servo : richiama accad. atm um (^atmuii, wat- ad es. di Telemaco con Eumeo, di Achille con Fe­
m u, w atnu: giovane, ‘ young man: small, young nice. Si pensò che fosse base di sviluppo per
animai ’). (v.). Cfr. lat., got. atta, urr. attai-, elam. atta, itt. atta-
àTfjiós, -ou vapore caldo, originariam. “ aria bru­ (padre), plur. addu^. Sumero ad.da (padre, ‘ father
ciante”. Esiodo ha un hapax àrfxV, v. ant. a. ted. cfi:. per TràTrTro?, sum. pap «padre »), che è una voce
atum (soifio). Se ne ignorò l’origine. Fu richiamato, ipocoristica come rérra, caro [ I I , 4, 412): come
per negame ogni rapporto, sanscr. àtmdn (soffio, ani­ óJ-TTa detto da Telemaco al porcaro Eumeo (Od.,
ma), die è della stessa base di accad. atm ùm (voce 16, 31) e ikrzoL yepaié voci che si stenta a tradurre
profetica, sentenza, parola, ‘ speech, wording in babbo o padre : vecchio babbo, invece che con espres­
omen texts ’) della stessa base di am àtum , awatum sione affettuosa mio, caro: come accad, attua « mio ».
(parola, oracolo, parola magica, ‘ spoken v/ord, ut- àx 6 ?Jo{jiai sono preso da spavento, sono colpito,
terance, magic word ') : occorre richiamare che nel sono atterrito, 6i|^iv àTu^Seti;, atterrito all*aspetto ( l i ,
più antico santuario oracolare greco, quello di Delfi, 6, 468), àToCo(xévr)v àjcoXéoGai, colpita da mortale an­
la sacerdotessa pronunziava i suoi oracoli sedendo sul goscia { I I , 22, 474). Proposto da Benveniste itt.

42
d iz io n a k io greco a Ù T Ò jjta x o ^

^atuki- (terribile), di incerta etimologia; 6Suooo(i,ai ' Hitze ’) da am am u (awawu: essere caldo),
da Goetze-Pedcrseii; àTÓCofJwxi, lasciano um m um u (scaldare, ‘ to beat’); con interferenza:
pensare ad accad. featu (terrore, ‘ fear ') ; ugar., di base accad. qawù, (qam ù: ardere, ‘ to b u m ’).
ebr. tiat: atterrito, ‘ terrified’) e la base di accad. aiSpa, -a ? brezza fresca che spira; dal fiume, dal
a^jazu (ebr. Sfyaz prendere, afferrare, ‘ to take, to mare. Il significato originario corrisponde al nostro
s e iz c c f r . accad. hàsu: scuotere) il cui sostan­ “ zefiro” : letteralmente “ vento di ponente” : ac­
tivo è accad. ta^>5zu (la battaglia, ‘ figlit ’). cad. (leggi a-wumi) am urru (‘ west wind ’), aram,
a 6 d ’altra pam , invece; cfr. lat. «autem»; come àwm-jà.
preverbo esprime separazione, a parte: «ùx^Treiv • 0(5(31 rapidamente. In «ipipàTa?, che va veloce,
àvax^P®^'' (Hscli.); combinato con altre particelle. «5pi è glossato da Esichio con Tax^«<;. Si ipotizzò
Accad. ahù (che si trova a parte, estraneo, ‘ outsider un significato ‘ à l’aube ’ (Chautraine) e l’avverbio
‘ auf der Seite befmdlich ’) : cfr. seni, au, sir. au fu posto a base di aì5piov (v.). Corrisponde ad
(e, oppure). ant. accad. ar^jiig (‘ promptly, soon, without delay ’)
aÙYi^j -115 hagìiare; al pi. raggi Se ne ignorò in cui si nota, in rapporto ad aupi, l’afFievolirsi della
l’origine. Il significato originario è “ disco solare o laringale e l’esito a- > au : cfr. lat, « pausa », accad.
lunare, corona di luce, nimbo accad. aga’u, agù pasàl^u (riposare). Il verbo relativo ad atfciis è
(‘ disk: of tbe moon, corona, said o f thè sun, said atàfeu (‘ to hurry, to come quickly, to liasten ’).
of thè stars’; CAD, 1, 153 sg.). aOpiov domani, il giorno successivo. Viene a torto
aù5i^, voce, 5Ho«o, Ungua; aùSàco, dico ad connesso con e lit. aukà (alba), sanscr. usrd- (del
alta voce, grido, parlo; cfr. óSéco, celebro, canto, (SSt], mattino), che corrisponde ad accad. asù-ùri (il sor­
fama. AòS'/), sono forme allotrope di AOt'/), gere del giorno), aurora. A(5piov, non da aSpi (v.), è
grido, àOTÌù3, mando un grido, sotto l'influsso di àeiSco accad. aljriin (‘ after ’) ; cfr. aifjirùm, a^ifàtu (‘ thè
(v.); V. aOw. future: days ’), lat. aas, con il suffisso caratteristico
V. 8?tKCo, degli avverbi accadici.
-fj? recinto, cortile, capanna, abitazione. àGxéciJ mando una voce, fo risonare, v. aiSw I.
«SXl?, stazione di pernottamento, accampamento, di­ a^rlK a subito, da aÙTÓc e la componente, pre­
mora. Accad. àlu (recmto, stanziamento, villaggio, sente in -fivÉ^a; accad. -ka, -kam che aggiunge una
fortificazione, città, *circumvallation, estate, fort ’), determinazione locale o modale: es, am m aka (là);
ugar. “hi, ebr. *ohel, aram. ’ohola, fen. ’hl (tenda). annàka (qui), ajjaka (dove?), cfr. vS., Gr. der
-où tubo, condotto, fa u to ; olù}k(i)v, fossato, A kk. Gramm., § 133 b).
canate, valle. Ant. pruss. aulis (tibia), ant. si. uìica aÙTjJiVi soffio, alito {II., 9, 609), àUrfiifiv {Od., 11,
(vicolo). Accad. alallù, alù (tubo, condotto, ‘ pipe, 400), soffio caldo {Od., 16, 290; 9, 389), dalle basi di
conduit’, CAD, 1, 329; ‘ cine R o h re’, vS, 3 4a), a(Jw, emetto la voce, atìtó, accendo, con infisso -t*
Cfr. (zufolare, ‘ to pipe’, ibid., 6 , 34); (cfr. e tcóXk;), simile all’informante -t- del-
cfr, walilu (malilu, flauto, zampogna), l’accadico atm ù da am ù, awù (parlare, ‘ to argue
aSo^ (Hom.), a5o^ (att.) secco, aialvoì (Hom., in court ’), atm ù (parlare, discutere, ‘ to talk over,
ion.), aùaJvfco, dissecco, aiiavaic (Arist.), ccòcna[i6q to discuss’); cfr. lat. «flatus vocis»; v. à'ti^óq.
(Hipp.) disseccamento, aòavr^ (vóooi;, disseccamento, ttÓT<S8 iov originariamente « ipso dicto », in men
consunzioni; aCw ^epalvw Hdn., Gr., 2, 133); cfr. che non si dica; inteso subito, immediatamente', fu anti­
d!:9aùw, dissecco (Aristoph,); aòaTTjpói;, secco, duro, camente inteso aÒT^i; -ri)!; ÓSoGèJvGóvra (cfr. Schol.
aòcTaXéo^, polveroso, squallido {Od., 19, 327), Ap. S. 48, 1; Hsch.); per la seconda componente
secchezza, siccità, aux^^éco, poi aùx[>.à<i), sono arido, è stato ipotizzato un tema * d iv - ritenuto affme a
inaridisco, sono secco, squallido, sudicio {Od., 24, 250: « dies » e a Zeni<; (v. Schulze, K l , Schr. 362) ; v. eti­
aùXF-si<S xaxoic e sei sconciamente squallido) ; a^xt^'O" mologia di aÙTÓ<; e la base semitica che si può rap­
p(5c, disseccato, arido, cfr. accad, ^aw aju (^amafu presentare con div- ma col significato di « dictum»:
ardere ‘ to bum, to be inflamed’); ^jùwutu Ihium- originaria forma di accad. dibbu, ebr. dlbba
mutu (ardere, ‘ to bum, to make glow ’) ; su^junutu (parola, discorso, ‘ speecli *talk ’).
(ardere, ‘ to bum, to set aglow^ ’J : ugar. aOTÓtAocTo^, -o? 0 - f i, “OV origin. che muove se
ebr. ^om , arab. cfr. accad. um m u (calore, stesso, che si muove da sé, aÒTO|xaTt^<d, opero da me;

43
aÌT<S(5 DIZIONARIO GRECO

intr. vengo su, nasco, aÙTo(i,«Tiajji,ói;, caso fortuito, (Chantraine). Corrisponde ad accad. awù, am ù (dare
azione che si produce da sé. Da aÙTÓ? (v.) c una voce voce, parlare, ‘ sprechen ’) ; àùTìQ, voce corrisponde
che fu ritenuta derivata dalla base di [LéwQ ; ad accad. aw àtum (parola, ‘ W ort ’), della cui base
invece aÙT0fJt,aTÌ^6i mostra che la seconda compo­ è gr. àÙTéci), mando una voce, originariamente un
nente corrisponde al semitico: accad. m atahu denominativo.
(muovere, levare : IV ; venir su, portarsi su, ‘ to re- aiSti), l i accendo, infiammo; aiSoj inaridisco. Fu,
move, to rise liigh ’), ugar. m th, aram., cbr. m atàh a torto, accostato lat. haurio e aut. isl. ausa (attingere).
(tendere, ‘ to stretch out ’), Ass. ewàwu (emàmu, sem. h m m : essere ar­
oLÙTÓq, aÙT^, aÙTÓ proprio, in persona, da sé, dente, ‘ hciss sein ’) ; àwu (am m u : ardente, *heiss ’) ;
senza concorso di altri, il significato originario è che s.v. em m u; cfr. per analogia aì5a) (v.) “ dò voce,
sta a sé, singolo; 6 aÒTÓi;, il medesimo. Fu intuito il chiamo a gran voce, grido ” che fu, a torto, rite­
rapporto con «3, d*ahra parte, che, come il latino nuto di origine onomatopeica, pur riconoscendo
« aut », di cui si ignorò l’origine, richiama la base « ricn ne se laisse préciser » (Chantraine) : da amù,
di accad. a^jù (die sta a Iato, ‘ outsider ’), a^u (parte, awù (dare voce).
lato, ' side ’), da cui derivano a^aè (individualmente, dttpap subito. Se ne ignorò l’origine: fu messo
‘ individually al^itu (parte a sé, ‘ outside, side ’) in rapporto con òtqjvw (v.). Il valore originario è
Tavv. ahìtamma (‘ aside ’) ; cfr. aòxófxaTo? (v.) in un batter d’ala: dalla stessa base di à<^ape^<;, pinna
che si muove da sé, per proprio conto. della femmina del tonno: accad. abtu, ebr. è-
aùxéo) mi vantOy vado orgoglioso, il significato ber, aram. ebra (ala, ‘ wing, pinion ’), ebr. àbàr
originario è: spargo la voce. Se ne ignorò l’origine: (volare, ‘ to fly u p ’); cfr. semitico: accad. sabàm
V. àuTéo>: dalla base awù (parlare: con enfasi, ‘ to (nel senso di svolazzare, affrettarsi, ‘ to flit, to move
speak, to argue in court, to talk over, ‘ sprechen '), quickly ’).
ritenuto un denominativo da awatu (parola, an­ àtpaupó? debole, fiacco, senza fi)rza. Se ne ignorò
nunzio, rumore, formula magica, ‘ spoken word, l’origine. È calcato su àfAaupó^ (v.); ma deriva
utterance, news, rumor, message ') e xéw (v.). da à- negativa e la base di accad. abru, ebr. abbìt,
aùxV> "évo? nuca, collo, a\ixhio(;, che concerne (forte, ‘ strong ’) : struttura originaria che si riscon­
la nuca {Od. etc.}, rompo la nuca di una tra in à[;.aupó?, di^cile a vedersi, di cui si ignorò
vittim a: dò il colpo alla nuca; in una compo­ l’origine.
sizione, in eolico, di Teocrito (30, 28), sembrò ri­ àcpe>^v^?, -é? originariamente hen livellato, sem­
sultare da etimologia popolare, da à[Acp[; non plice, disteso, misurato, non ampolloso: detto di stile;
ebbe una etimologia. Il significato originario è ac­ Aristoph., Equ.y 527 : Sià tSv à(^zXS>v tteSEmv
cennato da Dante: « dietro dalla coppa» e « la stella / [Gratino, che un giorno era passato fra grandi lodi]
che il sol vagheggia or da coppa or da ciglio » per e percorreva piane strade, dccpéXsta, semplicità, non ecce­
indicare la nuca, (cfr. lat. « cuppa », ant. m. ted. kopf zionalità (Hipp., Aristoph., Poi.). L’etimologia di
(coppa, cranio), ted. K o p f (testa), cfr. lat. «testa» Persson {Beitrdge, 2, 797, n. 3) e di Pisani {Rend. Ist.
coccio e ital. “ testa ” , “ capo ” (v. ingl. skuU), ana­ Lomh. 73, 494) incontrò quasi unanime consenso:
logamente aòx'/)v corrisponde ad accad. agannu essa poggia sulla base di <peX?Leó? (v.) terreno sassoso,
(coppa, ‘ bowl ‘ Schale '), ugar., ebr., aram. aggàn, per il quale in ultima istanza fu ipotizzata una base
egiz. 'ìkti, itt. aganiiì-, un atitpTiv fu assegnato al- tenuto conto del suo tema, scopre
Teolico (Jo. Gramm.) ; 6([i.tpr]v oltre al possibile non un à- privativo, ma intensivo, un à- È^i-TaTi-
è dalla base corrispondente a egiz. hbti,t (con HÓv (v.) es. à-Tev ;^5 molto solido; la base semitica
la naturale caduta in greco di -t fmale), accad. ha il significato originario òìpiano, livellato, bilanciato,
:i>abantiatu, st. c. feiabanat (contenitore, ‘ a con­ (a) bilancia: ebr. pèlès (‘ a balance ’), pàlas (rendere
tainer *), accad. feabù (caraffa, ‘ju g ’), feubuntiu piano, appianare, livellare, ‘ to make level’).
(coppa, ‘a bow l’); per òi[jt,9 v)v è richiamo alla ini­ ólcpevo?, -ou(; abbondanza, ricchezza, à(pvei6<;,
ziale di à[ji,9 opeiI>5. àcpveói;, abbondante, fijrnito, ricco, sanscr. dpnas- (pos­
aOto I dò voce, grido; à ^r^, voce, grido, denom.: sesso). Se ne ignorò Torigine. Calcato su accad.
àùTéo), lancio una voce, un grido, « Groupe expressif abnu (aban, st. c. : pietra preziosa, pietra quale
qui repose plus ou moins sur une onomatopée» elemento ponderale, ‘ precious colored stone, stone

44
PIZIONARIO GRECO óixv>pov

weight, weighing stone, counter’) : in óÌ9 evO(;, àcpveót; seized by asù-disease ’), ebr. àhaz, aram. ’ehiad,
si incrociano basi sena.: accad. *sawanu, sam nu arab. ’a^>ada, ant. sudar, etc.
(pienezza), ebr. sam èn (ricco, fertile, ‘ rich, fer­ “ou^ carico, peso, massa, v.
tile ’), sefa (abbondanza, ‘ abundance, plenty ’). gravato. Da influsso di *wal?du (uia’du), w addu
ót<pvo> subito, improvvisamente. Come per &cp«p, (maddu), femm. anche w a'attu (ma’attu, m a’assu:
improvvisamente, si pensò alla base di iStctco! È dalla pesante, ‘ heavy, m udi in quantity *), wa’dù (ma’dù:
base corrispondente ad accad. pànù (più presto, gran quantità, ‘ plenty, large quantity ’). Si noti
rapidamente); con à - intens.: calcata sul tipo di che senza il fenomeno di lettura w della m iniziale
accad. agana (‘ well now, now then originaria non si capisce neanche l’origine di « vic-
àcppó?, “o5 schiuma. Accostato ad a.i. abbrd^i tima» da <i:nacto»^(v.).
(‘ trìibes Wetter, Gewolk), lat. imher, che corri­ * AxiXAeti^ Achille. Il più grande eroe dei Greci
sponde ad accad. ibbam , im batu (nebbia, pioggio- Ila un nome pregreco, nel senso che si richiama
Una, ‘ Nebel, Nebelregen vS, 375 a) ; è da con­ alla preistoria della Hngua [greca: ricalco di accad.
nettersi con sum. am bar, accad. appàtu (acquitrino, aklu (st. c. akel: capo,), ma è sem. ahi (gente),
spiaggia, palude, ‘ Sum pf’, vS, 59). accad. alù (luogo) e lé’ù: v. paoi^e\i^.
à<pucYeTÓ$ (àtpóaYCTOs, Tyrannion), terriccio àX^'^S» “’io? nebbia. Lat. aquilus (nero;
che porta via il fiume, v. à<póaaw, cfr. aquila: lett. “ la nera”), aquile (il vento di tra­
àcpìiaao), dcpòb) (cfr. Od., 14, 95 : montana); insostenibili richiami: viene richiamato
porto via, attingo; verso, aor.óicpuoaa e ■{^(puaa (Hom.,
anche ant. pruss. agio (pioggia). Accad. eklu (buio,
etc.); il fut. sigm. svela la base corrispondente ad oscuro, Munkel, f in s te r v S , 195 a; ‘ said o f thè
accad. abaku (portare via, prendere, introdurre sun, tlie day etc. CAD, 4, 64a); cfr. accad.ekélu:
etc., ‘ to bring along, to drive away ‘ wegfiìh- (essere oscuro, ‘ dunkel sein, werdeii ’, ar. Ibikl).
à x v t], “Tjs schiuma, scoria, pula; cfr. dtx'^pa, pi. di
ren ’; nel senso dì capovolgere, versare, ‘ to turn
upside down ’), aram. hefak, arab. ’afaka, ebr. ^cxupov, pula, loppa. Accad. ha^^ù I, fea^feu I (scoria,
schiuma, bava, mucillagine, spurgo, ‘ Schlacke,
hafak (capovolgere, girare, ‘ to turn over ’ ; cfr.
Sclileim, Auswurf’, vS, 308), (spurgare,
accad. tabaku versare, ‘ vergicssen’) con attenua­
sputare, *ausspeien ’) ; cfr. sum. ufe (saliva, sputo,
zione e dileguo della velare occlusiva k > ^ >
‘ Speichel ’) ; àx'ipov corrisponde a sum. a^illjiur
zero in à 9 Ócù; cfr. à^tioveT^oi;: letter. terra che trascina,
(schiuma, Wasserscliaum ’), semanticamente evo­
versa il fium e: v. Per u > a cfr.
luto a “ scoria ” quindi “ paglia, loppa ”.
*Ax€Awo?, -ou Acheìoo, v. Idronim i, voi, I.
òlxvujxai mi affliggo, sono dolente, v.
àxfì'^ -?jvo5 povero: iixrivsq' xevot, ^Xof^at» ó^xvujjiai sono afflitto, mi addoloro;
TiTWXot (Hsch.); ^ij^àvco' (Suida); à-/7ivi<x afflizione, al quale fu accostato got. agis, anglos, ege
privazione (Aesch., Ar.) fu accostato a Kx«p deside­ (timore). In area semitica ebr. jàga', arab. wagi,
rio, txavdcto (v.) desidero; cfr. accad. akùm (povero, (essere dolente, essere afflitto, ‘to be grieved, to be
‘ poor’) ma (<*àox'/)v) deriva dalla base di afflicted ’) : accad. egù (‘ ermuden, nachlàssig sein
accad. m askènu (waSkéiiu : Ìtal. meschino), vS, 191 a), semanticamente affmi alla base cor­
ant. amorit. m aska’enun», aram. meskénà, arab. rispondente ad accad. bakù (gemere, dolersi, pian­
m iskìn (povero, ‘ poor, destitute ’) : v. TipooKUvéto. gere, *to wail, to mourn, to cry, to shed tears ’),
il significato originario è “ sono pos­ bakkà’u (‘professional mourner, wailer’): i^xw^at
seduto ”, “ sono preso ”, quindi sono afflitto, sono ha subito l’interferenza della base che si ritrova in
carico, V . 6tx6o<; peso: origin. : “ quello che può essere lat. ango, anxius, angor: accad. Ijanàqu (angere,
preso ”, àvSp«x9^<; che un uomo può prendere, soste­ ‘ to constrict, to compress, to strangle’), ^yanqu
nere, SutraxOT?)*; che si sostiene male etc. La forma pas­ (‘ strangled ’).
siva di presuppone una forma col valore ^XPi» accad. a^jù (vicino):
di prendo, sostengo: il semitico ®hd, accad. a!(iàzu allotropo di txéxpi<;: è solo da ricliiamare che in
(prendere su, afferrare, occupare, ‘ to seize, to hold, principio di parola la m - veniva dagli Assiri pro­
to take over: mercliandise, said of dìsease: §umma nunziata W", che fini col non essere più sentita.
amèlu qaqqassu asà a-^ji-iz: if a man’s head is "oy pl> ^X^P“ * loppa, pula, v. &xvil"

45
DIZIONARIO GIIECO

&il> originariamente “ daccapo, dalla cima ", in­ «Etópoi e étxoiXou II significato, ritenuto oscuro, è
dietro: si sarà riferito airaratore che torna sulla sua solidi, vigorosi. Accad. abàtu < habaru < kabàru
traccia: daccapo, cfr. avverbio accad. appis: da appu, (essere saldo, sodo, grosso, vigoroso, ‘ to become
ebr. af (naso, punta, traccia, *nose, face, tip, end, thick, strong ’), abru, ebr. ’abb it (forte, ‘ strong ’),
spur of land, causeway ’). abàtu (forza, ‘ strength’: Nergal, divinità ctonia,
àco (ep. inf. à[xevoci, fut. &au>, inf. aor. £oai): Nimurta, sono detti bel abari (dotato di forza,
imi) sazio ; (Kov) (v.) nel senso di cruccio, tormento mo­ ' endowed vnth strength ').
sonno, v.
stra che vi è incrocio di due basi diverse: per àoai,
di cui si ignorò Torigine, il Palmer (« Spraclie », do)Téo> { l i , 10, 159: Tcàvvuxov Óttvov àwTeìi;:
cfr. Od., 10,548) passo la notte, dormo (Simon. 543 P).
5, 1959, 131-136) pone la base *as- “ ingrassare ”,
Se ne ignorò l’origine: tentativi e ipotesi inconsi­
evocando itt, gerogl. hasas “ sazietà ” ; fu osservato
stenti: della base di accad. biatum , m.b. batu,
che considerando àaai, come aor. radicale, egli non ass. biàdu, ugar. bt, arab, bata (pernottare, pas­
chiarisce la presenza di s intervocalica. "Aw, al quale sare la notte, ‘ to spend thè night, to stay overnight ’) ;
si dette giustamente una base sa-, S 9 -, ha origini denominativo : accad. b itu (casa, *house, dwelling
remote, da base corrispondente ad accad. sabum place ’), cfr. badu (sera, ‘ evening ’).
(sebùm: essere sazio, saziarsi), sem. sb‘ fsatt werden, tìtOTov n., tìwTos bioccolo di lana, treccia lanosa,
sich sattigen’), sèbum (‘ sich sattigen’); sabùm uello {Od., I, 443; H., 13, 599), tessuto (di lino. I I ,
è: passato attraverso un regolare *sawùm con evo­ 9, 661); parte superiore, Jior fiore, vanto, glorid: cro-
luzione di b > w ; in greco è caduta la S- origi­ yX(t>ocnf]s à. Jl significato originario è
naria: *awft, parte superiore: tenuto conto del dileguo in greco
àcopoi epiteto omerico per i piedi di Scylla di - 1- originaria accadica (cfr. aw[xa, a«c), óEwtov
{Od., 12, 89): ttóSsg etat StiSexa TràvTei; ficopot, piedi risulta da basi come accad. a(l)Stum, elàtu (parti
ha dodici e tutti abili all'offesa. Gli scoHi oscillano tra superiori, ‘ upper part ’) : da alù, elù (alto).

46
pàljo) parlo, dico, aor. base originaria è palTìT], -»)? tenda, tenda di pelle, veste di pelle.
quella corrispondente ad accad. pS’um , pà^um Accad. bétu, ebr. bajlt (tenda, casa, ‘ hut, tent,
(bocca, parola, ordine, ‘ Mund, Aussage, W o rt’) house ‘ Zimmer, Raum, Haus ’).
seguito da un verbo come Sakanu, epèsu; pà-sa pàKYjAo? effeminato (Antiph., 113, Men,, 477);
ein Gerede machen ’), v. lat. « bucca », eunuco al servizio di Cibele (Lue. Eun., 8): gr.
-e ia, -ó profondo, esteso', p£v9o(;, fondo; àTÒcXó?, giovane delicato: v. lat. «vitellus»; ma pà-
lat. «fons » “ fonte, corso d’acqua scaturente ’ \puteus xTjXo? ha il significato originario di germoglio: cioè
(pozzo). Non se ne ciliari l’origine. BaOù? corri­ di « virga », v. « virgo »; ed è della stessa base di lat.
sponde all’agg. verb. accad. patù (scavato, aperto, « baculimi», gr. (JàxXov: accad, baqalu (germogliare,
‘ offenstehend, geoflhet ’) ma presuppone un in­ ‘ to sprout ’), baqlu (germogliato, ‘ sprouted ’),
crocio tra la base di pévtì-o<;, corrispondente ad accad. ugar. bql (‘ sprout, spring ’), Gordon, Glossar,
bétu, sem. bait (area, fondo, cripta, ‘ area, plot ’) n. 501), siriaco buqlà (‘ Spross ’).
e la base corrispondente ad accad. patù, petù (slar­ (3aicdv, V. po(KTY]pta.
gare, scavare una cavità, ‘ offiien: Raume, Grube, paxT»)pla verga: segno del potere, bastone,
Grab, Fundament, Wasserlaufe, Brunnen ’) ; cfr. Tpov etc. Viene fatto ricorso a p«xóv tcsctóv, Kp5]Te^
accad. p5tu, pattu (fonte, canale, ‘ Kanal ’) corri­ (Hsch.) che forse è da intendere Tcsaoóv (v. etim. di
spondente a lat, « fons/fontis », di cui si è ignorata si- neoaó^ da base col significato di fare a pezzi)-,
hora Torigine; cfr. accad. paju (riva, margine, PanTTjpta verga è da base col significato di tagliare,
‘ R and’); della stessa base di patù (spalancare) è fare a pe zzi: ugarit. bq* (tagliare, ‘ to split ’), aram.
accad. puttù (spalancato, aperto; ‘ geoffhet: v. Was- beqa', ebr. bàqa (fendere, tagliare, ‘ to cleave, to
ser'), p itu (apertura, ‘Òffiiung’). Anche d i« p u - split Ni *to be cloven, to be broken cfr. ac­
teus» si ignorò l’origine, riannodata spesso a irl. cad. baqawu (baqàm u: svellere, sfrondare, ra­
puUet britt. putte (« cunnus putta », meretrice) : sare, tosare, ‘ to pluck, to tear out hair, to pulì up
puteus è corrispondente ad accad, puttù geofBiet ’) plants ’) ; interferenza di base semitica corrispon­
come aggettivo verb, sostantivato. dente ad accad. *bàfeiu, bà’u (andare, ‘ to walk
j3atv€»> vengo, vado: v. lat. venio, Si Bi rinvio along ’),
a i.e. a.i. jig à tì (‘ er geht ’). Calcato su base pàKTpov, -ou bastone, bacchetta, v. baculum.
corrispondente a accad. panù, ant. ass. pana’um B duxo;, -ou nome di Dioniso; adoratore di
tard. bab. penù (andare, avanzare, ‘ vorangehen, Bacco, persona ispirata, il mistico di Bacco; pàxx"»},
sich wenden an ’) : è accad. bà’um in (ugar, ba, baccante. Il Wilamowitz (cfi:. l’aggett. lid. Baki-^
ebr. bò’, ar. bà’a, etiop. bo’a: venire, entrare, valis) Ila supposto una origine lidia. La voce greca
*kommen ’ ‘ to go througb, to come, to meet ’), corrisponde al lat, Maccus, voce osca: il Maccus
e la prep. in (in, ‘ in, auf: Weg ’). neU’Atellana deve avere rappresentato la parte
potió$, “à . “óv sottile, piccolo, scarso. Si ignorò del pazzerellone e il significato originario ci è con­
ogni possibile rapporto. Accad. bafeù (sottile, servato dal logudorese makku (folle): anche tutti
‘ thin *, scarso, magro, ‘ diinn, mager ’), cfr. i protagonisti di Aristo&ne sono dei puri folli:
ba^ù (essere scarso, magro, sottile, ‘ dunn, mager Diceopoli negli Aramesi, che conclude, da solo, la
sein ‘ to be scarce ’), pace separata con Sparta; Demo, nei Cavalieri, il

47
^aXavEiov DIZIONARIO GRECO

veccliio rimbambito che vuol rappresentare il po­ b'I, ar, b a i signore, ‘ lord ') e ebr, Samajim, ar.
polo ateniese; Socrate, l’acchiappanuvole nelle... N u­ sam à’, accad. sam ù (cielo, ‘ sky ’).
vole, Filocleone nei Calabroni, il vecchio cliasta pàvauao^, -ou artigiano, operaio, meccanico)
impazzito ; Trigeo nella Pace, che pensa di salire al talora come agg.: da operaio, da meccanico, volgare,
cielo per portare in terra la Pace etc. Per maccus rozzo; tò p. la classe degli operai (Arist.). Si fece de­
non meriterebbe neppure un cenno l’accostamento rivare da ^oLwo<;, forno, ma questo è termine recente;
a maJa « mascella » che presuppone Apuleio (De pàvauaoc deriva da base semitica: accad. banù,
Mag., 325, 30). La m- di maccus, che corrisponde fenicio bnj, aram. bena, ebr. banàh (operare, fog­
alla p di pdcxxoi;, presuppone una fase pili antica: giare, costruire, ‘ to fonn, to build, to do, to make ’) ;
accad. m ahhu (‘ Ekstatiker \ ‘ Prophet della base il suffisso corrisponde airoriginario pron. anaforico :
di accad. m ahù (essere frenetico, ‘ to be frenzied '} ; accad. su [questo, v. von Soden, Grundriss, § 416) o,
cfr. Mit. bab. w > neobab. b; cfr. accad. comiuique, pronome dimostrativo che si pospone
(‘ exalted’); v. ’'Iaxxo?- (A. Pinet, Vaccadien des lettres de M ari, Brux., 1956,
po5iaveiov, -oo bagno. Lat. haìineum (bagno), p. 38); qui con senso di determinativo.
halneum, a torto ritenuto derivato dal greco. Si pdiTiTcu bagno, immergo', ì^ol(^ì \, immersione, fem-
pensa ai “ lavacri ” degli dei nei fiumi, nei rituali pera', alle origini si svelano due basi che rendono il
festivi. Sum. bai (versare, spruzzare, ‘ ausgiessen ’), significato di “ scendo nel fium e": accad. b a u (‘to
accad. balalu (spruzzare, ‘ besprengen ’, vS, 97). come in ’) e pattu (* canal ’); cfr. immergo,
C£r. ebr. baiai (scorrere, ‘ to flow ’), aram. bai battezzo.
(‘ befeuchten ’), ar. balla (‘ befeuchten ') etc. Il pdtpaOpovj “ou baratro, profondità. Fu accostato
lat. haìineum, cliiarisce lorigine dalla base bal- a Popà, cibo etc. Béps6pov, péOpov sono della stessa
(bagnare) e quella corrispondente ad accad. ìnu, base: -k- (-e-) corrisponde ad un originario -u-
ènu, sem. 'ain (fiume, ‘ river ’). per il fenomeno di interscambio u e a nel semitico
p(4Àavo^, -ou ghianda. Arm. kalin (ghianda), di nord-ovest, nel secondo millennio a. C. : es. ac­
ht. gilè (ghianda), lat. « glans », galla. La p- iniziale cad. siimuna, sam um (‘ nam e’), neobab. s^mu
da influsso di accad. ba’àlu (grande) ; aliami (cfr. Moscati-Spitaler, UllendorfF, v.S., A n intro-
duction etc., 8 , 73, p, 48) : la base originaria cor­
(quercia, ghianda, ‘ Biche ’), ebr, allòn,
risponde ad accad. bùtum , berum (fosso profondo,
dio voglia, v. poOXotJiaL
profondità, ‘ pit, hole, pond, waterliole’), plur.
pàXAw getto, lancio, colpisco, percuoto ; péXoi;, arma
bùfàtu; cfr. ass. bum (fame, ‘ starvation’).
da getto. Il rimando al sanscr. galati (gocciolare) è
pàppapo§, -ou straniero. A.i. barbara^ (inteso
improduttivo. BéXo; corrisponde ad accad, be-le
balbuziente e indicante popoli straiiieri); lat. bar~
(armi, ‘ Schlachtgerat ') = tillu, cfr. are. -SéXXw) ;
harus. Viene accostato a lat. « balbus, babulus &(bal­
pàXXù) è sum, bai (battere, rompere, spezzare, buziente) come parola onomatopeica. Corrisponde a
‘ schlagen, durchbrcchen '), cfr. sum. bai (scture), sum, bat-bar-ra (straniero, ‘ frem d'); base è sum.
cfi. ebr. baiai (spruzzare), accad, balàlu ; palaqu bar (“ che si trova accanto, confinante” : ‘ auf der
(colpire, ‘ erschlagen ’), cfr, gr. TCéXenu^. ^ Seite befmdlich’, cfi:. sum. bar: ‘ Seite’).
pàXoatAov olio fragrante, balsamo (Arist. fr. 110 ; pàppiTo^, -ou eoi. pàpfji,i,TO(;, lira. Fu ritenuta
Theophr., Hist. plant. 9, 4, 1), halsamino (Theophr., voce di origine non greca (Strab. 10,3,17). Steingass
9, 6 , 1), Baìsamodendron Opohalsamum, il balsamo (170, 1; A. Christensen, L'Iran sous les Sassanides,
della Mecca o balsamo di Giudea, che si ricava da Copenliagen, 1944, 484) ha richiamato il persiano
un albero delle burseracee in Arabia ; questa oleore­ barbut, che Hemmerdinger ritiene ‘ étymologie
sina ebbe uso liturgico, in unione con lolio per la excellente *. Ora la voce greca è di antica tradizione
consacrazione nel crisma sacro, con cui si ammini­ ellenica, ma è dì origine semitica e significa origina­
strano i sacramenti. Perciò l’etimologia da ebr. riamente tetracordo : ha la stessa base di arpa, la cui
bàsàm , arabo basàm (l'albero del balsamo) non assurda etimologia data da Venanzio Fortunato (da
coglie il valore sacro e rituale deiroleoresina, il bal­ german. harpa: uncino) passa ancora per giusta:
samo di Giudea, il cui nome halsamon, di tipo po­ è invece corrispondente ad accad. atba u (quattro,
polare, significò signore del cielo: ebr. ba'al, fen. ‘v ier’), femm. atbattu: pap- calcato su la base di

48
PIZIONAKIO GRECO p a a tra p l^

(pópixty^ (v-) : cfr- baf ìm (corda, ‘ Sclmur ’) ; -na che indica “ pietra” ; la caduta in greco di - 1-
cfr. accad. sabìtu (arpa a sette corde), sissatu (arpa originaria in sillaba chiusa e in fine di parola è
a sei corde), esìrtu (arpa a dieci corde) che derivano normale (v. awjjia, < accad. salmu, salm a; ^bodily
da accad. sebe, sebet (sette), Sesset, sis§et (sei), shape, statue oàoi;, cw^, lat. «salvus», accad. salm u
e§tu, esiitu (dieci), v. F. W. Galpin {The Music *salwu; ‘ intact, whole w e l l ‘ lieil, gesund’).
of thè Sutnerians and their immediate successors thè Va aggiunto che baslu, pi. femm. baSlàte col senso
Babylonians and Assyrians, Cambr., 1937). di ‘ burnt: gypsum, fused glass ’ ha dato basaltes:
1. papi 5 proprietà, abitazione fortificata, fo rtiliz io “ basalto che è roccia vulcanica, di tipo effusivo
(LXX) : "ktysxai pScpn; ^ olxta ài; IIo(je(SiTcn:o(; «al ■?) recente; cfr. pasallum (lega di oro).
oovoDtta <bi; "B^opo? (St. Byz.). Se ne ignorò rori- paoiXciis, -éw<;, cipr. -fjfo? re. Termine più
gine. Accad. baritu (area sbarrata, territorio, ‘ pro- recente di (v,). Fu identificato col micen.
perty, terrain surrounded by water ’), bìrìtu; biftu qasireu che corrisponde ad accad, kassu-te’ù: ac­
(castello, fortilizio, *citadel, castle, fort, land pro- cad. kassu (potente, * mighty, strong ’), cfr. kal§u
tected by fortified outposts aroimd a city ’). o qaSsu (‘ a high officiai in Anatolia ’; b it kassi :
2. pSpi?, -1805 barca, zattera, battello, utilizzato ‘ office of thè kasau-official ’), e accad. re u (coman­
in Egitto (Aesch., Herod.), paptp«<; (Soph., fr. 517) dante, capo, * ruler, leader, shepherd ’) che ha il si­
navigante, marinario. Ugarit. b t (* a kind of naval gnificato di pastore, secondo la formula epica di
vessel ’, Gordon, Glossar, n. 506), ncoegiziano « pastore di popoli », ricalco di base corrispondente
b (y)r (battello usato per mare o trasporto); dalla a accad. gasaru (essere molto potente, signoreggiare
base semitica corrispondente a ebr. baré“^ (che su tutti, ‘ to become all powerful ’), gaSm (‘ strong ’)•
scorre agile, celere, ‘ sw ift’), da bàrnl^ (scorrere Ma pacTiXeii^ mostra di essere stato ricalcato su basi
agile, trascorrere, ‘ to run away, to cscape, to go corrispondenti ad accadico bàsiu-lè’ù (die è si­
througb, to drive away ’), v. lat. « barca ». gnore) : accadico bàsiu, basù (‘ available, remain-
Papiìvbi aggravo, v. (3otpi5s. ing ’), accadico basù (essere, essere in evidenza,
papti?, -e ia , -ii carico, grave, profondo, pesante, ‘ to be in evidence, to occur ’), ibassi (* it is cer-
lat. gravis (v.), pdtpo?, carico, pesantezza, pap^vco, tainly’) e lé’u (abile, capace, detto di re, ‘ able,
aggravo, PptOco carico, Bapù^ alle origini ha subito capable, skilled: said o fk in g ’): ciò presuppone una
l’interferenza semantica di una base come accad. elezione e valutazione di merito.
babatu, forma allotropa di accad. kabàtu (essere Paoaaptg, -l 8 o^ baccante, Anacr.; cfr. (5aa-
pesante, *to become heavy, thick, strong *), kab-' adpa, baccante, volpe, cortigiana, poco-oapétó, celebro it
bairu (pesante, grasso, ‘ heavy, thick, fat ’) ; tenuto rito bacchico, paacrapeiii;, attributo di Dioniso. La voce
conto di m > b; accad, inarù, ebr. b5fì (grasso, originaria richiama al rito bacchico dello sbrana­
‘fàttened’), ugar. m t’i; il lat. «gravis» dipende da mento e, nella trasparenza del simbolo, scorgiamo
base diversa col significato di “ pieno completo ” ; Dioniso Zagreo: nella pigiatura dell’uva, dei grap­
accad. gawwam, gam m atu (* full poli lacerati, le membra del dio e già nella battitura
pàaavo^, •’OV pietra di paragone per saggiare Voro. del grano. Accad. basafu (sbranare, lacerare, ‘ to tear
Fu ritenuto da egiz, b a b au e K. Sethe giustifiche­ off’, CAD, 2,134), ebr. ba§ar (vendemmiare, ‘ Wein-
rebbe egiz, ^ > jf: Hemmerdinger replica che tale lese halten’, vS, 110b; aram,: “ fare a pezzi, ta­
corrispondenza non è giustificabile airepoca in cui è gliare”, ‘ abschneiden’), Gli esempi fomiti dall’ac­
testimoniata la voce in greco; perciò vieiae riesu- cad. si riferiscono anche a cani che “dilacerano, sbra­
mata l'etimologia di Th. Benfey {Griechisches W ur- nano” : [3«aa<jtpa, come denominazione della “ vol­
zetlexikon, II, Ber, 1842, 62) e di F. Bopp {Glos- pe ” (a Cirene, secondo Esichio, paaoàpa “ volpe ”) :
sarium Sanscritum, Ber. 1847, 216) : pàciavot; < pracr. cortigiana, si diiarisce col valore di “ sbranatrice ” ,
pasài^a « pietra ». Ma occorre affermare che (basai- dissipatrice: per “ cortigiana” , cfir, Catullo, 58, 5:
tes) hasanites (Plin., Isid.), ^oiaocvlrric; sono forme <( glubit magnanimos Remi nepotes », ma p«oaap(c
che si richiamano alla stessa base baS(l)a-na: baSlu “ baccante ”, pa<r(japsó?, attributo di Dioniso riten­
(nel senso di “ raffinato, fuso” : detto di metallo nero infine il valore documentato daH’ebraico
prezioso, ‘ melted, refmed: precious metals’), agg. basar (vendemmiare^ ‘ to gatlier grapes, to cut
verb. di basala, pasalu e il determinativo sumero off').

49
P a o T à ^ to DIZIONARIO GRECO

PaaTd^o) sostengot reggo; reco, tengo tra mano, (pane, ‘ bread ’) con la normale caduta in greco
porto con forza'. Siau^ov eloetSov ... Xaav paordc^oVTa della - 1- originaria finale (v. owjxa); per m >
7teX(jjpto\> d((/,cpoT£pY]ctv {Od., 11, 593 sgg.) Sisifo b, di màkalu, cfr. accad. am ilu, abilu: la voce
v id i... che reggeva sulle due braccia un gigantesco masso; fu ridimensionata su una base corrispondente
èirel [iiya tó^ov èpàoTwcE {Od., 21, 405) dopo che ad accad. bahru il nostro “ calda-calda ” (‘ Gar-
ebbe sollevato il grande arco, fardello, pacr- gekochtes *, *a hot dish ’) una specie di “ pane
TctTf}], trasporto. Furono accostati lat. « bastum » (v.) biscottato **.
«basterna». Se ne ignorò l’origine. Il significato BcXXepo<póvxy]?, v. I l mondo del divino e degii
originario richiama quello di <pépct> (v.), ma (3aa- eroi, voi. I.
Tà!^co, con un tema del presente in -dct^oj e con un péXo?, -eo<^ arma da getto, v. pdiXAw.
tema verbale pocoraY- mostra di essere composto da PcXttCojv, péXTTLOv migliore. Omer, péXxepo<;.
basi semitiche corrispondenti ad accad. bàstu (nel Seiler [Steigerungsformen, 91 sqq.) pose un presunto
senso di vigore, forza vitale, ‘ Lebenskraft ’) e a(>a55u, *j3eXT0<; “ desiderato” ; si preferì però richiamare
semit. (prendere, ‘ nehmen '). peX-, sanscr. bdla (forza), in débilis: per cui cfr.
pàToXo?, “oo cinedo. Se ne ignorò rorigine. accad. balju (pieno di vita, vivace, attivo, ‘ alive,
Ha la stessa origine di (XTaXó; (v.) giovine, tenero'. healthy, sparkling, raw '), aggettivo di balàfu (vita,
accad. batulu (‘ young man, adolescent ’). forza, ‘ life vigour ’) ; ma PsXtÌmv richiama accad.
pAxo^, £ rovo, spino: accad. bataqu (pungere, ba’alu (‘ to be important, to be in force ’), ba ulu
‘ to pierce’), ebr. bata (picco); idea di siepe: ac­ (importante, grande, ‘ important, great ’) ; bélu
cad. battu (margine, limite, ‘ side, surroundings ’). (essere superiore, ‘ to be in authority, to Ixave
pàTpaxo?, m, rana. Se ne ignorò rorigine. power ’), bélu (dominatore, signore, ‘ ruler ’),
Cfr. 9 piivY], rospo. Esichio attesta [ìiip^aKoq’ jìà'vpaxo? bèltu (dominatrice), belùtu (dominio),
ritenuto oscuro dai lessicologi, ma che è rivelatore. pév&og, -ou$ fondo, v. po9’ó?.
Della stessa base di ^ó^'po?, stagno, bacino, fossa, di PrjXóg, -oG soglia; dor., ^oXó?: viene, a torto,
cui si ignorò l'origine; pó^po? ha subito la metatesi connesso con patvw (v,); in Om. è propriamente
di tipo popolare, dalla base di accad. burtu (‘ well, soglia del cielo, poi significherà anche semplicemente
waterhole’): il 0 in corrispondenza deiroriginario “ cielo ” (Leumaim, Homerische Worter, 33) : la voce
t richiama i frequenti casi analoghi in cui in acca- è calcata sulla base corrispondente ad accad. bèlu
dico stesso t si sonorizza in jd, specie dopo le sonore, (‘ as a divine name ’) nel senso di be-el samè
dopo m, n; pdcxpaxoc (PiipS'axoi;) designa la rana “ dio del cielo Il senso generico di p>)Xói;, soglia
come la bestiola che vive “ ai margini degli stagni ” h in accad. abullu (porta, ‘ entrance gate of a build­
e scopre basi corrispondenti ad accad. buftu (stagno, ing ..., of cosmic regions’ ...); cfr. bàb-ili (soglia
‘ well, cistern, waterhole plur. bùràtu) e a^>u o porta di dio) che è il nome di Babele.
(‘ bank of canal, river ’) ; il lat. rana (c£r. ebr. f3tian pij|jLa, -«Tog, pafxa dor.: rialzo, altare, passo;
(gridare): accad. butani, plur. di bìiru sinonimo (v.) (altare, piedistallo). È stata confusa, con
di bwrtu. La componente fmale di p^Tpax©; sarà la radice di |3atvo>, l’origine di una voce antichis­
sentita come segno di una base col valore di sima del linguaggio rituale: accad. bàm tu (altura,
paOvo?, paovò$ fornello, termine relativamente * AnJiohe, Hang ’), ebr. bàm à’ (‘ elevatìon, tomb-
tardo (Eratosth., Max. Tyr.); glossato xuTpÓ7roi)i;^r- hill, height destined fot uniawful worship ’).
nello (Poli., 10,100; Hsch.): paóvy)’ xàfAivo; (Hsch.); Ptqx^s tosse: origin. soffocamento, restrin­
PauvoG, che ha lafformante di (voce dalla gimento. Fu semplicisticamente ritenuto onomato­
base corrispondente ad accad. kam ù, qam ù: ar­ peico. Accad, pìqu, pàqu (soffocamento, restrin­
dere, ‘ verbrennen '), deriva dalla base semitica gimento, oppressione, ‘ als Subst.: Beengung
che richiama ebr. ba'a (bollire, ' to make bubble origin. agg.: stretto, angusto, ‘ eng'); cfr. accad.
up, to boil '). paSàqu (essere angusto, stretto, serrato, ‘ eng,
péxo 5, -o\>i; pane. Voce cipriota in besdiwerlich sein*), da metatesi: *paqaSu; cfr.
Ipponatte; frigia secondo Erodoto (II, 2). Voce accad. p a tà ’um , pe][jùm (chiudere, serrare, ‘ ver-
corrispondente ad accad. m àkàlu > ^Ibàkalu (pane, schliessen ’) ; accad. pasaqu corrisponde a gr. nàax'Cù
cibo, *food, meal ’) forma della base di akàlu che originariamente significa “ sono in angustie’’.

50
p iZ IO N A ia O GKBCO p lO T O ?

jj^aoa, -r]5, dor. pS oaa: fondo, fondovalle, vo~ pivéo) ho rapporto sessuale: originariamente
radine, burrone. Fu evocato av. vi-gòQ- (gola). Accad. “ procreo” . Se ne ignorò l’origine: fu accostato
ba§su (fondo sabbioso, sabbia, ‘ Sand, Sanddune '), n. pers. gàyad (‘ futuit Lidén, IF, 19, 328). Si
cfr. busse, bu§S (‘ Art von Erdboden ’) al quale postulò l’origine da ^tot., forza, ma pta non autorizza
si riconnette gr. puooói;, profondità marina, profondità. l’accostamento a pwéw per piii ragioni, tra le quali
j3TjTT(ip|jM*>v letteralmente « che va volteggiando », il valore diverso di i. Btvéoì, genero, ho rapporti ses­
danzatore {Od., 8, 250), pvjTapi/ó?, danza. Sulla scorta suali, è denominativo dalla base corrispondente ad
della glossa di Esichio «Ttò toG ^]pjJiocjjiév(0(; paivetv accad. bimi, binnu (creatura, figlio, ‘ son ’), h i-
(Hsch.) fu derivato dalla base di patvw e àp[xov£ot, nùtu (‘ creature, product ’), cfr. accad. banù (gene­
perciò la forzatura da supporre una psilosi della rare, ‘ to engender, to produce’); allotropo di
lingua omerica; si ipotizzò *p7)(ii«)-a sostegno della binu (figlio) è bùnu (‘ son’, nella lista dei sino­
prima componente da patvco, Pisani {Rend. Ist. nimi, CAD, 2, 322 a) che autorizza a ritenere
Lomh., 73, 1939, 519), Da basi semitiche corrispon­
puvéto (v.) fornai allotropa di pivio); pòco nel
denti ad accad. bà’u (G. iba, ugar. ba, ebr, bó: an­ senso di rendo gravida, h da dileguo di -n- in ac­
dare, ‘ to go '), e tàtum (girare, ‘ to turn ‘ sich cadico.
umwenden’); v. -cópvo?, TopvOw. pto<5, -ou vita, mezzo di vita. V. pió§. Accad.
p ia, ptyj avversione, violenza, forza fisica, ÓTcép- bisu (vita, mezzo di vita, ‘ Lebensmittel’), dalla
pto?, vioìento (Hom.), àv-cipto^, che contrasta, avv. base di basù : (esistere, essere, etc., ‘ to exist
èvavTtpwv (Hom.); nome proprio Biàvwp: altri ag­ ‘ bestehen; III, gebaren, zur Existenz bringen, prò-
gettivi ptaioi;, violento', verbi pidtofiai, j3epC7]xe, duzieren, IV produziert werden’). Cfr. sum. pea
faccio violenza; pass. (Hom.): Riaccostato (vivere, lett. respirare, ‘ aufatmcn ’) ; da cui, con
sanscr. j (i)yà- (predominio) e fu proposto un tema pref. na-, sost. accad. napisu; (respiro, aria, ‘ A-
*gttfjyeaa-; ma v. P 1Ó5 (v.) arco; cfr, greco moderno te m ’), napistu (seni, nap^: vita, ‘ Leben’), na-
pàsu (respirare, ‘ aufatmen ’) : v.
pia, odio, violenza: neo- bah., b i’su, bìsu (avverso,
Piò?, -oO arco’, v. pCo?. Viene accostato a.i.
cattivo, ‘ evil,’ *schlecht ^) : mcrocio con basi come
jy d (corda, tendine) e, con riserve, lit. gijà (filo),
aram, besa‘, ugar. bs‘, ebr. basa* (mandare in
a.sl. M-ca (corda). Ma Pi6<;, arco, c p(oc, vita, sono
rovina, fare violenza, ‘ to break ’).
voci che vaimo ricondotte alla originaria unità.
ptpXivo? mescolato. In Esiodo (Op., 589) p(- L’ideogramma sumero per freccia, ti, sin dalla re­
pXivo? oUvoi; si intese “ vino biblino ” : di Biblos,
mota cultura di Gemdet Nasr, significa anche vita
fiume?, di Biblia in Tracia? nessuno seppe tiaai dove (cfr. Hartmut Schmokel, I Sumeri, Firenze, 1959,
si trovasse la patria di quel vino. Ma si tratta invece, 65; A. C. Moorhouse, I l trionfo dell’alfabeto, Mon­
come dirà qualche verso dopo (596), di « vino me­ dadori, 1961, 76). Per il gr. antecedenti lessicali di
scolato» con acqua: tre quarti di acqua e un quarto e di ptóc si ritrovano rispettivamente nel corri­
di vino. Non occorrono vini speciali per la felicità spondente accad. di sum. til: accad. basù (essere,
deH’agricoltore. La voce è da base corri­ vivere, ‘ bestehen, sein, existieren ’), nel senso
spondente ad accadico balàlu, med. ebr. bilbèl, di cosa esistente: sost. corrispondente accad. bisu;
aramaico balbel (mescolare, ‘ to mix, to brew beer, e in accad. ba’aàu, be’ésu (essere cattivo, minac­
to make alloy ’). cioso, ‘ drohend, schlecht sein ’) : cfr. bisu (nocivo,
PiPptòoKb) divoro, V. lat. « vero », mangio con avi" ‘ schlecht’); cfr. calcato su Wi;, dardo, sanscr. (§uh:
dità, mangio, con le forme pejBpwxài;, Èppwv etc.; accad. isù (essere, vivere, ‘ sein ’). Varco e la lira
sost. Popdc, pascolo, flpcioK;, nutrimento, ppoiTii^p, che in Eraclito, come “ dardo, arco ” e “ vita, es­
divora etc. Fu ipotizzata la rad. *g«>er- divorare, lit. sere vivente ” ; qui bisogna restrmgere le due idee
gerià, g irti (bere). Dalla base semitica corrispondente a quella di “ pianta, legno” : accad. <§u,
a ebr. bara (naangiare, cibare, ‘ to eat, to feed ’), ptoTO?, “OU vita, mezzi di sussistenza; v. lat,
cfr. accad. barùm , berùm (aver feme, ‘ to be vita. Per chiarire Torigine di p[0T0<; occorre premet­
hungry, to starve’), b u m (inedia, ‘ starvation’), tere il ridiiamo al fenomeno della caduta in greco
cfr. ebr. b3rut (cibo, nutrimento, *food, nourish- di I accadico in sillaba chiusa (cfr. aàoq, atù^a etc.) :
ment ’). accad. b u l^ > *butu (vita, ‘ Lebenszeit ’), anche

51
DIZIONARIO GIIECO

balàfu > ^baju (vita, ‘ Leben, Lebensdauer, Le- lancati, sporgere in fuori, ‘ to stare, to stare vi^itli
benszeit ibid.), bal^iu > *batu (vivente, vegeto, wideopen eyes’, ‘ hervorragen’) e appu, ap: cfr.
‘ lebend, lebendig ’). Ma la voce bw^u lia subito il virgiliano « intentique ora tenebant ».
rinfluenza di accad. b ttu (convivenza, mezzi di (àX.é9 otpa palpebre: per estensione occhi; cfr, lat.
vita, proprietà, ‘ Familie, Fainilienbesitz, Haushalt), « palpebrae » e « palpetrae ». In lat. appare la redupli­
pXdpY), -yj? ^anno, pxàTZTw, turbo, confondo. cazione della base di « palpor » (v.) ; invece pxé9ap«
Da reduplicazione della base corrispondente ad ac­ “ palpebre” ha il significato originario di “ guelle
cad. balalu, aram. balbél, arab. balbala (fondere) ; che regolano, guidano il vedere” : la prima base
balàlu (nel senso di “ fondere, confondere, impa­ corrisponde ad accad. bélu (aver potere su, ‘ to
stare, contaminare, corrompere * to knead, to have power o f ’) e la seconda base corrisponde ad
confuse, to mix up, to pollute *), con l’interferenza accad. barùm (vedere, ‘ to look upon, to observe ’).
della base corrispondente ad accad. balù (essere pXyjXpó? tenero^ delicato, debole, dolce. La forma
estinto, alla fme, ‘ to become extinguished, to come àpX7;xP'^?> in Omero, all’inizio del verso; è attributo
to an end ’) ; nella reduplicazione la -1- finale ori­ pertinente della mano di Afrodite {II., 5, 337),
ginaria, come di norma, cade in greco (cfr. oòifjia). come delle mura: Tet^ea ... àpx-^xp’ oOSevóawpot
-jtó? pigro, fiacco, negligente, stupido-, (//., 8 , 177 sg.) mura da non farci conto. Se ne ignorò
pXax2iÌ6), sono pigro. Di (lat, fiaccus, fiaccidus), Torigine. Dalla base di (v.) con la compo­
si ignorò rorigine: ma è forma allotropa di [/tx- nente anch’essa di origine semitica, corrispondente a
XaKÓt; (v.), ’*^paX(a))<ó(;. Qualche influsso semantico ebr. ràlhi (tenero, debole, ‘ tender, delicate, weak ’),
da base come accad. balsu (‘ staring ’), agg. verb, accad. raqqu (fme, delicato, ‘ fein, diinn ’) : dt- in
di balasu (sgranare gli occhi, avere gli occhi fissi, àpXTjxpó? è intensivo.
sgranati, ‘ to stare, to stare with wideopen eyes (àXlTTio cavo il miele dalVaìveare. Ritenuto de­
della stessa base di ^Xdc^ h (3Xy]xp6s, debole, fiacco. nominativo di (JiéXi, miele] v. fJiéXi, -ito?.
pAacxàvw vengo fuori, mi sviluppo, fiorisco, vi- pXoaupó?, -à , -óv detto dello sguardo e del
goreggìo; (SXaaxóq, germoglio, pXoùGpói; alto, magnifico, viso, viene tradotto per lo più con fiero, terri­
la t fios (fiore), ant, a. ted. hlat (‘ Blatt *), m. a. ted. bile: una base corrispondente ad accad. balasu
bluot (‘ Biute ’), ant. a. ted. hluoma (‘ Blume ') ; pXw- (fissare intensamente, ‘ to stare, to stare witla wide­
6pó^; richiamato a.i. murdhAn- (testa)! Se n è igno­ open eyes ’) ; noa v. ebr. baia (atterrire, ‘ to ter-
rata l’origine. Accad. bala§u (sorgere, venire fuori, rify ’), accad. palafeu (essere atterrito, ‘ to fear’);
prorompere, ‘ heraustreten, hervortreten ’), aram. -oupó*; richiama accad. surnihu (insolente, ‘ sehr
b®Iat (‘ liervorragen vS, 98 b), balata (essere Stolz ’) ; in IL 15, 608 è attributo di “ so­
fiorente, essere in buona condizione di vita, ‘ to praciglia ” : LSJ traduce col senso di “ peloso ” che
be vigorous, in full Health*, CAD, 2, 52 sgg.; presuppone sem. sa'at-, accad. Sattu (peli, pelle
“ venire alla luce, vivere ”, ‘ leben, zum Leben pelosa, ‘ Haare, behaarte Haut ’).
kommen aram., ebr. palat, arab. flt: venir fiiori). (3>ito6pó^, “1^, -(Sv atto, cresciuto, slanciato. Fu
pXaccp»)(xéto prorompo in parole: pxà?-; accad. giustamente accostato a pXaoTdcvoi (v.).
palasu, aram., ebr. pàlas (irrompere, ‘ to burst ’); pXtòcTKfo < *mX(ii<iK£o, vengo, vado. C fr. (loXsiv,
V. qjyjfAl. (AoXeów. Toc. A mlusk, mhsk (scappare, ‘ entrin-
pX6(A€alvo)v (Hom.) [jieYaXÓ9 pcov: accad. ba’lu nen ’). Accad. m alaku (cammino, via, ‘ Weg,
(grande) e v. (Aévog. Gang ’) il verbo (h)alaku (andare, venire, ‘ gelien,
pXéTTW getto lo sguardo, vedo : se ne ignorò l’ori­ begehen ‘ to go, to move ’). Per la formazione di
gine. Il v. è ignorato da Omero: deve essere stato fAoXeiv dalla base di m alaku con la scomparsa della
calcato sulle basi di péXo? (v. pdXXto) e vista -k- fmale, si veda l’analoga formazione di ^jiéXXai
nel senso à\ gettare lo sguardo, volgere il viso: quest’ul- ho in animo, penso di: accad. m alàku (riflettere,
tima base richiama accad. appu, ug. ebr, ap, sir. deliberare, ‘ sich bedenken, raten, beraten ’). Per
appè (volto, ‘ Gesicht ’) con interferenza semantica gr. p j accad, m , cfr. accad. am ìlu / abìlu (‘ man ’).
di base corrispondente ad accad. apà (apparire), grido; poàw, grido, chiamo, proclamo,
devono avere agito basi come accad. balàlu, aram. celebro. Viene accostato Yoàw, sanscr. jóguve (pro­
b®Ia| (bala(9)u, b®la(t) (guardate con occhi spa­ clamare). Dalla base corrispondente ad accad.

52
d iz io n a r io greco p o u Y a 'i c

pà um , pft (bocca, parola, comando, ‘ Mund, (‘ Speise’), col prcf. na: naptànu (vitto, pasto,
Wort, Befehl: von Gottern ’), aram. pum m à, arab. food, meal, food ’),
fam; cfir. ebr. puah (soffiare, sgridare, parlare, ‘ to póoTcopog, -ou stretto di mare. Non fn mai
blow up, to utter, to address harshly ’). chiarita l’etimologia di póoTtopoi;, salvo l’assurdo
“ou fosso, stagno, cavità. A torto ac­ “ passo di bue ”, La voce, banalizzata popolarmente,
costato a lat. « fodio », a pó^vo(; etc. che devono ri­ svela che significò originariamente “ passaggio di
portarsi alla base di pév^o<;, Per pó&po? (v. uno specchio d’acqua ” poiché -Ttopot; corrisponde
pàTpaxo?, da ion. ppÓTaxo<;, pà^paxo(;) base è accad. in origine ad accad, b ù iu (stagno, ‘ pond, pool,
bi5ttu, b etta (stagno, cisterna, pi. berati; ‘ Brim- well, p it’) sinonimo di accad. bùttu (ant. bab.:
nen, Grube, Quelle’). ‘ well, waterhole ’), base di Bruttium, affacciato allo
BoiioTla Beozia', forma banalizzata, popolarmen­ stretto di Sicilia. Il m. bab. buru (specchio d’acqua)
te intesa “ terra dei buoi alla base si presuppone si confuse con accad. bùtu (‘ young calf’) a origi­
lina voce come seni, bait, accad. bitu (nel senso nare la fevola del bue che passa a nuoto: la compo­
di “ regione, terra” , ‘ region, place, area, house’). nente [ìócT- corrisponde ad accad, bà’u (attraversare,
-oO hulbo, cipolla. Come il lat. « pulpa » ‘ to go through ’) con il pronome determinativo
polpa, mdica la parte rigonjia'. è originaria sa- : lett. “ l’attraversamento dello specchio d’ac-
reduplicazione di base corrispondente ad accad, qua .
ba’ulu (graiade, 'g reat'), ba’alu (essere largo, ‘ to pÒTpu^, -\}o^ grappolo di uva; pi^Tpuxot;, póorpu-
be abnormally large, to become bright ’). xog, treccia, ricciolo, fogliame, orecchino. Se ne ignorò
popà, -a? nutrimento, pasto, v. voto, l’origine. La voce greca rispeccliia il fenomeno
póppopos, -ou pantano, fangaia, melma. Origi­ h < m < w : cfr. pXtìtoxw, %oXov: pÓTpu<; corri­
naria reduplicazione di base corrispondente ad ac­ sponde a accad. wattu, m atta (ciò die sporge,
cad. bùtu, sem. bi’r, etiop. batbìr (specchio d’acqua, ciò che è prominente, ‘ hinausragend, uberscliiìssig,
'pool, pond’). Lìberreìchlich ’), donde accad, bitru (grasso, ricco,
Bopéa?, BoppÒt^ Borea, vento di nord-est. Il magnifico, ‘ fett, feist, pràchtig; outstanding’) ; è
nome fu dato da genti al sud dell’EUesponto. Diverse la stessa etimologia di mater, di venter, di o5-&«p,
erano le regioni settentrionali dalle quali si riteneva mammella.
che spirasse : dalla Tracia, dalla Scizia o dal Caucaso, poo- prefìsso accrescitivo e intensivo: per chia­
Comunque il significato è vento delle paludi, rirne l’origine occorre richiamare il fenomeno della
dello specchio d’acqua deU’Eflesponto: la base ori­ caduta in greco di - 1- originaria, intermedia o in
ginaria del nome corrisponde ad accadico bOtu- fme di parola (v. aòijxa): corrisponde alla base di
asù: bùfu (specchio d’acqua, palude, ‘hole, pool ’) accad. bàlu, ba’alu essere grande, ‘ to be abnor-
e àsù (che esce, che sorge, che si leva, ‘ going out, nially large, to become bright ’, ba’ulu (grande,
leading out ’), v. = est. Della relazione di B. ‘ great ’) ; v. ingl. be,
con l’elemento acqua (èXo;) testimonia la sua poop<»)v, -Givo? bubbone, gonfiore per formazione
rappresentazione come “ cavallo ” ( I I , XX, 221) tumorale, inguine, gufo. Tentativi etimologici incerti:
che è sacro ad Orizia, figlia di Eretteo, recata in sanscr. gavinì (inguine), pouv4(;, collina. Da base ac­
Tracia (Plat., Phaedr., 229); accad. bum (cavallo, crescitiva pou- (v.) e la base semitica corrispon­
puledro, ‘ young calf’) e accad. bOtu (specchio dente ad accad. bùnum (formazione, aspetto, forma,
d’acqua) chiariscono la raffigurazione. ‘ feature, shape, appearance ’), da banù (formare,
pòoK<«> nutro, faccio pascolare^ alimento, mantengo, *to forni, to produce ’),
|3ot:^P, PÓTV)?, pastore, poTàvir), pastura, erha, pascolo; fanfarone, millantatore: Ettore ad Aiace:
póci?, pooK-^), pasto, pascolo, aho, póo>tY)p,a, bestiame, ATav «tjiapToeji::^?! pouyate {IL, 13,824) Aiace bugiardo,
pastore, qjdcTVi), mangiatoia', e l l e n . A c ­ fanfarone; Antinoo rimprovera Irò: pouyai's, h-^te
costato ad una presunta radice '^guo- e rimandato Yévoio {Od., 18, 79), fanfarone, tu non Jòssinato; -y^Hs
a pouc. È dalla stessa base di Ttia (v.) erha, di lat. preceduto dairelemeiito intensivo pou- (v.) è voce
«pasco » (v.) : cfr. sum. pa (germoglio, erba, ‘ Zweig, di chiara base semitica: rappresentata da ebr. gè’e
Stengel, Stiel, Keim, Reis, Spross ’). Il gr. poTàvY) (Éin:^one, presuntuoso, ‘ exalted, proud, presum-
ripete accad. patàftu (mangiare, ‘ essen’), patnu ptious, h ig h ’), ga’»và (insolenza, alterigia, ‘ pride.

53
DIZIONARIO GRECO

insolence ’), gé’à (‘ hauglitiness ') ; cfr. accad, gab u ebr. ’elef, fenicio ’lp che ha avuto una dilatazione
(cima, altura, ‘ lieiglit’), plur, gab’àni, ebr, gib'a, vastissima; ma il fetto che in Omero la voce attesta
ngar. gb^ (‘ hill *) etc. il genere femminile e perché il passaggio ^g»- > p
pooxóXoi;, -ou h o u n w , ^ouxoX éo> , faccio pascolare non sembrerebbe spontaneo senza una base di in­
i buoi, trattengo con false speranze, v. poOg; la base terferenza con iniziale h-, si impone qualche osser­
-kóXoì; viene rinviata alla rad. di 7:é?iO{j.ai, ma in vazione : ferma restante la base di sum. gu-u (bovide),
realtà pouxóXoi; alle origini significa che tiene a bada pou?, «bos», ci riporta alle prime esperienze agri­
i hmi, li trattiene, guarda che non si sbandino: la cole con la pratica dell’aratro e il bovide che va su
seconda componente corrisponde ad accad. Icalùm e giù per il terreno: l’antica denominazione latina
(trattenere: le bestie, ‘ zurìickhalten; Zugtier anhal- « trio, triònis » bue da lavoro, restata in « Septem
te n ’). triónes» fu derivata da«terò» (v.), ma in realtà
poùXojAOti voglio. Dor. locr. SefXo|Aai, serba il significato originario àeWandare 5Me già,
cerco, h accad. dàlum (andare attorno a qualcosa, dalla base semitica: accad. tìru e pi. tantum tìrànu
cercare di predare), dàlu (mirare attentamente a, (l’andare e tornare su e giù, il girare, i giri ‘ W in-
‘ to watch *). La etimologia viene rimandata a dungen’), da tSm, tuàtum (girarsi, girare, ‘to tuni,
pàXe “ volesse Dio quindi a póAXw (v,). Oltre alla to turn around ‘ sich umwenden ’), ebr. tu r;
forma ion. att. PoóXofxat, sono preziose ai fini del- analogamente pou(;, po6<; fu calcato su base sem. sino­
retimologia le forme dor, ^ciiXojAai, oin., are., cipr. nimica come accad. bS’u (andare, ‘ to go ’), ugar.
póXo|xai, tess. péXXo[zai, e il lat. « volo ». Per dare ba, ebr. bò, aram. bà, arabo bà’a (tornare, ‘ zu-
riickkelnen ’) e persino la base di Taupo; semitico
certezza della corrispondenza accadica alle forme
taur, in accadico §ùru, sembra calcato sulla base di
greche e latine ci soccorre pouXeiico ion. att. (delibe­
accad. Surra (piegarsi, ‘ sich vorbeugen: v. Tie-
rare, decretare), PouXif) (dor. poXà: decisione, con­
ren ’) ; il femminile di presuppone una base
siglio). L'antecedente semantico di poiiXo[xai,, voglio
corrispondente ad accad. ùw u (iimu, um m u:
ricliiaina accad. abàlu A (desiderare, agognare,
madre, ‘ Mutter ’), sem. um m ,
decidere, ‘ to want, to desire, to deterinine ’, CAD,
poÙTupov burro, da poOg (v.) e (v.):
s.v.) con espresso o sottinteso il soggetto Ubbu
Ictter. formaggio di latte di mucca.
(cuore); sulla caduta della iniziale a- ha influito la
ppa(3e\Ì5 arbitro dei giuochi, chi osserva per sce­
base dì accad. be’àlu (bàlu, bélu: comandare, deli­ gliere il vincitore. Da basi corrispondenti ad accad.
berare, ‘ herrschen ’), cfr. bélu, st. c. bel, aram. barft (osservare, ‘ to inspect’), barù (osservatore,
ba‘13 (signore, ‘ Herr '). Perciò il significato origi­ augure), e accad. bu’ù (‘ to examine, to select, to
nario del latino volo e di poóXo[zat esprime la volontà search through ’), aram. b®*à.
di chi comanda, il cui desiderio ha significato di in­ {5paSù<;, - € t a , - ó lento, tardo, pesante-, ppi0ÓG,
giunzione : cfr. accad. m alàku (delibero, ‘ to de­ pesante, grave, pp(6w, sono pesante', ppt^co sono ap­
liberate ')> ebr. m àlak (regnare, determinare, *to pesantito dal sonno ; lat. « bardus » balordo. Dalla base
rule, to consult ’) : cfr. pouXeów. corrispondente a papii? (v.) la cui formazione ha
pou 5, dor. pG; vacca, bue, gen. po6<;, poet. |3oO, subito l’interferenza di base corrispondente ad accad.
accus. pouv, {II., 7, 238), ion. e poet. ^<5a, plur. *batù < marù (grasso, pieno, *fettened, full ’),
póe?, gen. pocùv, contr. pfòv, poovtSv (I.G. 7, 3171, m afù (ingrassare, agire lentamente, ‘ to fatten’;
45), dat. pou<r(, ep. pósoot, poiieoai (I.G., 7,3171, 38), ‘ to be slow *, ‘ langsam machen *) ; mSrùtu > *bà-
acc. póa; { l i , 5, 556), poo? (I, 154: le vacche). tùtu (ingrossamento, *fattening ’) ; m itu > *bitu
Comunemente femminile, per distinguere Omero (‘ fattened animai’): cfr. ppta-pó<;, pesante, solido",
aggiunge éipov)v p. {II., 20,495) o Taupo; p. (17,389), la terminazione -StS? ricalca sempre il motivo della
V . lat. «bós, bovis» femm. e masch. Fu ipotizzato pienezza abbondante : cfr. accad. duSSu (‘ abun-
i.e. *g^5u~s sulla scorta di sanscr. g a 0 , miceneo qo-o, d an t’).
anglos,, ant. sass. ko, cù, ant. a. ted. kuo, ant. fris. kit, PpaX®''* fwtronare, rimbombare, risonare. Si ri­
ol, koe, sved, ko, norv. ko, arm. kop, lett. gàovs, tenne onomatopeico; ma la testimonianza remota
che hanno alle origini antecedente il sumero gu-u di accad. batàqu, ebr. baraq (scoccare un lampo,
(bue, ‘bull, ox, head of cattle’), reso da accad. alpu. lampeggiare, ‘ to send forth lightning *) mostra che

54
d iz io n a r io greco Ppéxw

è stato tradotto in tuono lo scoppio di luce abba­ ppév 9o5 uccello acquatico; dalla base semitica
gliante del lampo. che denota corso d’acqua: accad. bèttu (buttu;
-ovo? omero, lat. hrachium: «brachium corso d’acqua 'Wasserlauf’); nelle liste sinonimiche
nos, Graeci dicunt ppax^ojv quod deducitur a Ppax*!» be-ra-tum (fiume, vS, 122), v. pp€vS>Oojjiai.
j.e. breve, eo quod ab umeris ad manus brevioies PpevGóo(i.ai insuperbisco, mi pavoneggio, mi metto
sunt quarti a coxis plantac » (P. Fest, 28, 24). Inteso in mostra. Se ne ignorò rorigine ; ppévOoi; nel senso
a torto come tou Tnfjxswi; PpaxuTCpo?. Cfr. accad. di spavalderia, il mettersi in mostra, deriva da base
betku, bifku, butku (ginocchio, ‘ knee ‘ Knie, semitica corrispondente ad accad. bSiuna (mettersi
Schoss, memhrum *) : Taccad. serba anche raccezione in mostra, ‘ in Erscheinung treten, auftauchen ’),
latina di forza, potenza ricalcata dal linguaggio del­ cfr. ebr. bè’èr (spiegare, schiarire, ‘ explain’); ac­
la Chiesa: ‘ Zeugungskraft v. ppax^i?, cad. bùxtum ('Bcweis*): è v. denominativo.
brevis. Ppé-cag, -eo? immagine, simulacro, idolo', orig.
ppMx^^j eoi. ppo/tS? corfo, hreve, piccoh: Omero vista, apparizione. Chantraine lo dà come termine
(//., 10, 226) ha un hapaxi ppàaowv te vóo?, Vintelli­ mediterraneo senza etimologia. B. Hemmerdingcr
genza è più corta', ma i grammatici nell’antichità richiama, dal Hepl ójxotojv Kal Sia<pópo)v Xé^swv di
lo riferivano a PpotSii^, lento ; il comparativo è Ppa- Ammonio: Bpérai; 8è ppoT^ ó^Aotoiv (338 Nickau,
ma i grammatici ne scorgevano in ppa- Leipzig, 1966) e stabilisce i rapporti ppoTÓs = àvi]p,
Xtow (v.), il braccio, un’altra forma; ppax^ivco, ac­ PpéTOCt; = àvSpià<;. Ma l’equazione non è proponi­
corcio. Se ne ignorò rorigine e si dubitò che il la­ bile senza esplorare il significato originario di
tino « brevis » potesse entrare nella serie di accosta­ PpoTiSt; (v.); Pp£to<; immagine è termine cultuale,
menti che in realtà non sono pertinenti, come av. rituale: esso risulta dalla base corrispondente ad
m m z u - (corto), e anche got. *maurgus etc. che ri­
accad. blrùtu (apparizione, vista, ‘ Gesicht ’), dalla
chiama piuttosto ant. accad. e ass. mar*um (gio­ base di accad. batù (‘ to inspect, to observe, to
vane, figlio, ‘Junge, Sohn’); ppaxii<; deriva da base observe omens ’), bittù (* to look at ’).
semitica col significato originario di rampollo', aram.
ppécpo? puer. Se ne ignorò Torigine: ipotesi non
patlhà, accad. pet^ju, ebr. pera?? (rampollo, ‘ sprout,
pertinenti; v. ppax’i?» come il latino brevis, che è
shoot’), base di ppéq>05 (v.), di cui si ignorò
affine a puer (v.), corrisponde ad accad. per^ju
l’origine, e base anche dì lat. « brevis » (cfr. tardo
(piccolo, germoglio, pianta in erba, ‘ Spross,
bab. petwu) ; la base di ppaxói; sì è incrociata con la
Sprossling, Naclikomme’), dalla base di accad.
base del semitico occidentale: accad. paraqu,
pacà^u (germogliare, ‘ aufgehen, spriessen’); il
ebr. paraq (fare a pezzi, ‘ to tear to pieces *), patàq
lat. hreuis riproduce la forma allotropa pef’u (gio­
(pezzo, pezzetto, ‘ hutip, bit ’).
vane, rampollo, ‘ Spross, Jimges, Nachkommen-
(3pépi.ai rirnhombo, detto di tempesta, di onde,
schaft ’).
rumoreggio, Ppo^éw, strepito, ronzo, ppovT^) tuono,
fragore, rimbombo, strepito', ppó^Aw^, appellativo di ppeX(Jt.ó^, -oO capo, testa { I I , 5, 586) ; cfr. Ppé/jxa
Dioniso, conferma la sua originaria natura di dio n. (Alciphr. 3, 5), ppéyjwc ion.-att. Fu ovvia l’ipotesi
della pioggia tempestosa. Per gli antidxi, le più da Ppé^to (Ippocrate e Aristotele) con l’idea die la
grandi divinità celesti sono torelli del cielo e così, fontanella è la parte del cranio più lenta a conso­
in tale aspetto, Zeus appare ad Europa; Ppé^iw lidarsi ! Bpe^t^óc, come italiano testa, da latino
che ricalca la base corrispondente ad accad. bèta, «testa» vaso dì terracotta, coccio, come ted. Kopf,
(toro, ‘bull’}, butum (vitello, ‘young calf’), buftu ingl. cup, da la t « cuppa », come gr. xoXtiw) colle,
(vitella), richiama la base corrispondente ad accad. da base di accad. kallum (coppa, sommità del capo,
bStum (eccitarsi, rivoltarsi, ‘ to stir up a revolt ’), ‘ bowl, crown of thè human skull ’), pi. kallànu:
lat. «fremo»; PpovTifi, tuono, detto di Zeus, come la sinonimo di ^ps,x\ià(; è dalla base di Ppéx«
sua stessa voce, denota la collera del dio, ma svela (v.) col sujffisso che arieggia il sem.: accad. mù
‘ Tinterferenza di parole che dicono della visione pre­ (acqua, ‘ water ’).
saga offerta dal fulmine; cfr. accad. bStùtu (di­ ppéxw bagno, immergo: v. e lat. mergo, lett.
vinazione, ‘ act of divination ’) : da barù (‘ to merga (mite pioggia). Base corrispondente ad accad.
observe omens ’}. feljù (verso, bagno, mando fuori, produco, ‘ gies-

55
ppia DIZIONARIO GRECO

sen, ausgicssen, begiessen, ^eugen ’) : > psx<j^ > { l i , 14, 78), fu ritenuta per esigenze metriche; ma
péco. Cfr. ebr. b^irè^a (specchio d’acqua, ‘ pool ’). in realtà diL^poTo<;, *à-jj,ppoTÓ;, immortale, offrono
ppla, -«5 luogo, città. Strabene (7, 6, 1) ne fa qualche difficoltà in relazione a ppoTÓ?, mortale,
l’equivalente tracio di i^óXiq. Accad, bitu (comu­ «che può morire » e sanscr. m ftd- “ morto” : si pensò
nità, fortezza, ‘ community, barrier’); ebr. bira che la forma negativa sia anteriore a quella semplice.
(cittadella, ‘ citadel, city ’) < accad. birtu (fortezza), Realmente ppOTÓ»; (acheo per *Pp«TÓ<;) richiama un
ppiapóg, -d , -óv pesante, solido, v. papii?. pi. t. : accad, abtatu {umanità, ‘ mankind ’) ; per
ppl?o> originariamente sono pesante, mi muovo aferesi in zone semitiche *’bratu; la persistenza di
pesantemente', sonnecchio, ristagno: o6x Sv Pp[^ovT«
abràtu in alcuni strati sembrò designare una forma
tSotq ’Ay«[jil[ivova STov {li., 4, 223) non avresti veduto negativa, preceduta dalla particella negativa: come
il glorioso Agamennone attardarsi, cfir. pplJ^et atfxa
accad. ai, ja, à, e (non, ‘not; negative particle’);
ristagna il sangue (Aesch., Eum., 280). Se ne ignorò
àfji^póoiof;, il cui significato è « intriso di aromi,
l’origine: fu accostato a PptOco (v.) e si evocò incensato », ritenuto forma allungata di à^ipporoq,
«somno gravatus»; v. (3pa8ó?, Pocpù?, ppLOto. ha alle origini una base diversa calcata su SfxPpoTo?:
K[j.ppócfiO(; anche col senso di « degno dì incenso »,
pptGw sono carico: originariamente di alberi che
usato per gli dei e per le purificazioni, ha base di
hanno prodotto in abbondanza: v. (Jpùw, papù^:
orìgine ant. accad. buràSum, ebr. b«r6s, aram.
la terminazione di ppt0oj corrisponde al sem. w ^’,
b®tot, ppàOo, hratus (sostanza aromatica estratta dal
ebr. )8, accad. asù (prodursi, venir fuori, crescere,
ginepro, ‘ an aromatic substance obtained from
‘ to grow, to sprout: said of plants ’).
thè juniper tree, used for fumigation: inperfum.ed
ppi(XTj, -yj5 originariamente “ impressione ”, im­
salves : « you place, at night, a censer with juniper
pronta; ppi(xào|xai originariamente “ subisco un’im­
before IStar»; CAD, 2, 326 sgg.).
pressione, un’impronta ”, sono fremente; Bpifiti,
ppÓTo?» -o\) fiotto di sangue che sgorga da una
detto di Persefone, di Demetra, di Ecate, deriva
ferita. Il significato originario è sorgente: accad.
da altra base col significato originario di “ vario­
bfirtu (‘ source, well ').
pinto ”, con riferimento alla terra primaverile che PpoÙKo?, -ou bruco, secondo Esichio voce
fiorisce al ritomo di Persefone, Accad. birm u B ionica (Theophr., Frg. 174, 4), ppoQ^o? (LXX,
(‘ seal impression ’), da bafàm u (‘ to seal, to en- Le., 11, 22 etc.), cipr. ppotixK. I^tteralm. il roditore,
grave ’) : neWlnno omerico ad Atena che balza dal che sminuzza, tritura: come fa la locusta: della stessa
capo di Zeus vibrando l’asta e scuote l’Olimpo base di ppójtcù (v.).
sotto la sua “ impronta ”, ppi|X7} è “ impressione, Ppóxo?, -ou corda. Certa scienza etimologica
u rto ” del suo passo; corrisponde invece ha cercato di accostare Ppóxo?, corda, fune e ppox'^i,
alla base di bif m u A (tessuto di vari colori, ‘ trimwo- bagno, inondazione, sulla falsa analogia con fi:anc. noyer
ven of several colors ’), barm u (variopinto, ‘ mul- (annegare, affogare), dal lat. necare. In atialogia con
ticolored, pied, speckled’), burm u (‘ iris’); bur- ppixw (che è da base corrispondente ad accad. relljiù
fum u (screziato, multicolore, ‘ speckled, multi- versare, bagnare, ‘ ausgiessen, begiessen accad.
colored ’) ; queste basi hanno operato su quella di rahàsu: ‘ befeuchten, iiberschwemmen'), Ppó^oq,
6ppt|A0C (v,). fune si richiama alla base di accad. rakàsu (legare,
BpiTÓfJi,apTL5 nome di Artemide a Creta, v. ' binden *, cfr. accad. markàsu, legame, corda,
Artemide, I l mondo del divino, voi. I. ' Seil, Band ’). Il p greco iniziale è originato da t
ppÒYXO?» trachea, gola, ppó^xi®» accadico sentito come *wt-, *fp- > pp-, v. ppii-
trachea (Hipp.), ppoY^^i!» sistema di canali (id.) etc. Xto?: così ppi3x(iiOtxai.
Se ne ignorò l’origine: il significato originario di ^ptjKO) e |ìpÓx<*> stacco a morsi, mordo, mastico,
PpÓYxo<; ^ cavità della strozza: accad. bum (cavità, digrigno i denti, (Nic.) morsi, Ppuv[Ji.ós
‘ hole '), ital. bórro (cfr. gr. póSpo; di ignota origine : (Nic.) morso ; il masticare, ppiiySyiv a morsi, mordendo
ma accad. biiftu cavità) e la componente fortemente etc. Se ne ignorò Torigine. Accad. pa-
richiama la base della componente di cpàp\>Y^ (v.). ràqu, ebr, pataq[ (fare a pezzi, staccare a pezzi, ‘ to
PpoTó?, f. e m. mortale, fu sentito come opposi­ tear to pieces, to break off, to tear away ’), pSfaq
zione a ó{(AppoTo?, - 05, immortale : la forma vù| àppÓTV) (pezzo, boccone, zolla; inteso anche brodo, minestra,

56
d iz io n a r io greco (3 u a ad < ;

'lum p, bit; otliers: brotli, soup’), cfr. aram. lubaw u (luljàmu), lihm u, lu^m u (palude, ‘ Mo-
ptq (‘ auslosen’). rast ’) ; analogamente la base di Byzantium richiama
ppOwg m. birra d’orzo (Arch., Hecat., Hcllan., l’omerico Puoaói; “ profondità marina ” (Homer,,
Sopii., Aeschyl.), si ritenne d'origine tracia; cfr. II., 24, 80; Herod., Arist.), die si tentò a torto di
anglos. hrod, ant. a. ted. prod (brodo); viene acco­ spiegare con *puQ-có<;; da cui si credette
stato anche ant. irl, bruth (calore) che deriva da di derivare ólpuatro? (detto anche di fontane: Tn^yat)
base corrispondente a ebr, bà'ar (ardere, ‘ to bum ’), deriva da per aferesi: ^J(lucrao(; è forma
cfr. lat. «coinburò»; mentre PpuTO^ deriva da base allotropa di (Stjjoq profondità: accad. apsù, sum,
col significato difermentare: accad. parii^ju (‘ garen ’), ab- 2u (acqua profonda, ‘ deep water ’) ; in Bu^dcv-
sura, bar; accad. purufeiu (far fermentare, ‘ zum Tiov la terminazione -àv-ciov richiama la funzione
Garen bringen ’), dì B. “ guardia aU’ingresso del m are” : h ant. bab.
muggisco: si ritenne ono­ atu’u (‘ doorkeeper ’). Il nome BóoTi:opo(5 del brac­
matopeico; p- trascrive iniziale semitico come cio di mare che va da Mar di Marmata al Mar
wr > fr > pp (^). Accad. ragàtnu (fag3wu; gri­ Nero, latino Bosphorus, ritenuto ancora nome di
dare, lamentarsi, chiamare, ‘ rufen, klagen ’), rigm u origine tracia, fu sentito come ebr. bò, accad,
(voce, ‘ Geschrei, Stirarne, R.uf'), tugu m m u ba’u(sa) (passaggio (del), ‘ to go through ’) e -uò­
(‘ IClage'). po? che corrisponde ad accad. bùtu, sem. bi’r, ebr.
PpóXio?» “«> “ov che è al fondo. Si suole ri­ bòf (specchio d’acqua, * well, pond, pool ’), con­
chiamare cfr. ÙTtóppuxot sotto l'acqua {Od., fuso con accad. buim (vitello, ‘ young calf’) che
5*319), accus. s.; si è ritenuto Pp-= m»--, ingl. dette origine alla favola del passaggio di Io nelle
brack, basso ted. hrakig (acqua salata, acqua del forme di giovenca.
mare etc.). Dalla base corrispondente ad accad. -oO fondo, V. fuiidus.
bùtu (profondità, ‘ hole, pit, pond, pool '), sem. póKTiri5, -ov> mugghiante: p < {x, cfr.
bi'r, ebr. bòt. Il greco trascrive r semitico: ^ cioè muggente, (xuK<iloti,at; ma è nella espressione ome­
come *wr- > Fp > j3p. rica puKTàtóv àvéjAOiv un hapax {Od., 10, 20), dagli
Ppiiw germoglio, fiorisco, sono pieno ; ppóov, mu­ antichi inteso come tcvsóvtìuv, <))uo7)Ta>v. Fu cercato
schio, pp\jóei<;, che fiorisce, ppuàCto, sono turgido, tra­ un accostamento a puvéo>, pùw riempio. L’interpre­
bocco, Èji,ppyo>), neonato, gjippuot;, embrionale. Se ne tazione degli antichi scopre il ricalco su base se­
ignorò l’etimologia. Accad, bàfum (spLintare, venir mitica corrispondente a ugar. p q ', aram. beqa',
fuori, ‘ axiftaudien ’), cfr. accad, baràbu, parSi^u ebr. baqa' (invadere, ‘ to invade ’), cfr. accad.
(germogliare, lievitare, sorgere, ‘ garen, spriessen, bà’u, (causativo (Su)bfl’u : invadere, dirompere,
aufgelien ’) ; cfr. per^ju, pet’u (lat. puer, virgo spazzar via, ‘ to pass over ; a region, to sweep over
* Spross, Sprossling ’), pur^u (gambo, fusto, ‘ Sten- destructively ’, il causativo : spingere, urtare, ‘ to
gel ’), para^ju (‘ uppig, prachtig ’), cfr. lat. fru o r; make pass through: a region, to move, to cause
v. Pp^tpo^. to sweep over destructively ’) ; v. lat. « veho ».
(àuvéo> riempio, turo, riempia, piiw, riempio,
Bu^dtVTiov Bisanzio. Nessuno sospetterebbe ostruisco, piiofxa, turacciolo, in massa, v. pivéoì.
a quale base spetti l’origine del nome Bisanzio, piipaa,-»)? pelle, spoglia, v. ital. borsa < lat.
Bo^(Ìvti.ov, Byzantium, invano cercata- Si ritenne che «bursa ». Fu ritenuta senza etimologia, Indicò cuoio
si dovesse al solito eponimo fondatore, Byzas, figlio al quale siano stati tolti i peli, panno rasato: ac­
di Posidone, a un capo dei Milesii (Veli., 2, 15), cad. batSu (con i peli eliminati, ‘ mit ausgezupf-
ma Orosio {Hist,, 3, 13, 2) non ne era persuaso. Si tem Haar ’).
convetme su una voce tracia che è un absur- piioCTo^, -ou f. bisso. Accad. bùsu (bisso, ‘ bys-
dum per absurdum. Da Plinio (4, 46) sappiamo che s u s C A D , 2, 350 a), fen., aram., ebr., arab, bus;
Byzantium si diiamò prima Lygos ed è una notizia cfr. Lewy, Fremdwòrter, 125 sg.
preziosa che ci richiama all’origine degli etnici ^uooó^, -ou fondo, fondo del mare. Fu connesso
Lygii, Ligii, Ligures e di nomi di città come Lug- a torto con pu6ó<; (v.). Cfr, iXpuoooq, allotropo di
dunum, la cui base indicò zona paludosa: accad. sum. abzu, accad. apsù (acqua profonda,

57
PtoXY^TTJi; D IZ IO N A M O GRECO

fondo, *Grundwasser, uiiterirdisches Siisswasser- altare-, per il valore semantico c£r. lat. altaria. Viene
nieer \ poetìcam. andie di costruzioni, ‘ didit. ; v. rimandato a pocivco, ma corrisponde ad accad.
Gebauden^); v. P^aaa. bamat, st. c. di bam tu (ebr. bàmS: rialzo, ‘ Hohe,
|3(oXv^Ty]€, po)?tkyj5 ni. boleto, v. lat. «bólètus ». Berg-Hang, Anhohe’); base è sum. bà (con Io
pCiAo?, -ou f. zolla, gleba, massa, sfera. Se ne stesso significato). L'etimologia di e di
ignorò rorigine. Della stessa base di ant. a. ted. hai, altare è confermata dalla denominazione bàm dth
ingl. ball, ant. nord, hall-, riportata alla origine di che gli Israeliti davano ai luoglii di culto per il Dio :
gr. ipocXX6<; (v.), lat. «foUis» (sacco di cuoio, pallone). ” colline, luoghi elevati, all’aria aperta o anche ter­
Pwfxó?, “OU rialzo, altura, altare, podio. Bvj[jwc, razze sulle case ” (Ricciotti).

58
YAyYP®*’'''™ cflttCfeMrt, con i derivati. Si scorse qàlàl (‘ shining ’) e accad. énu, sem. *ain (fiume, ‘ ri-
una componente finale riportabile a ypót.(ù divoro', v e r’: inteso “ m are” come il grande fiume). Il
h invece della base di poctvw (v.) verio, spruzzo : atit. provenzale, al quale si fa risalire ital. calma, ricliiama
accad. iShium (che sì versa, ‘ sich ergiessend’) ; anch’esso l’antica base di kalùm ; v. cablo, lat. «ca-
la componente y«yy- deriva da base c o n |i> Y : pulum ».
m. bab. (muco, bava, ‘ slime ‘ ScUeim '). Y<xXiSb)^ (gen. yo^<ìw> v. EM, 220,18 yiiXcoTOi;),
Yot^apossesso, tesoro recale, k t. «gaza», che Pom­ att. sorella del marito, anche moglie del fra ­
ponio Mela (1,64) dice di origine persiana. Come si­ tello (Ael. Dion.), v. lat. gl5s,
riaco gaza, Y<fc^ot richiama accad. gassu, kassu (‘ a Y«|Jipp^5> -oG genero. Vengono richiamati a.i.
high officiai in Anatolia: receiving payments ’), cfr. jàmatar, av. zàmàtar-, lit. zentas, alb. dhénder (fidan­
ebr. ganzali (‘ treasure ’), accad. kaspu (argento zato). Si ritiene sotto l’influenza di (v-)>
moneta, *silver, money ’). Accad. gam ru (offerta, contributo, cfr. «dos, dotis»;
y a ia , -015 terra, v. yvj, ala. * Ausgabe, Auslagen’: richiama la consuetudine di
yatoo^, -ot) giavellotto dei G alli; lat. gaesum; comprare la sposa) con influenza di babbuni (nel
gaesàtus (armato di un giavellotto). Secondo Ate­ senso di “ giovane, figlio ”, ‘ Spross, von Men-
neo (273 f) è voce di origine iberica- Accad. ka- schen ’), sum. feienbur; della stessa base di yayi,^p6<;
suSu (arma, ‘ overpowering, divine weapon è lat. gener (v.).
CAD, 8, 296 sg.); cfr. kassu (‘ strong, m ighty’): Y«i(xti.a la lettera gamma: si suole richiamare
cfr. per lo scambio k / accad. kasasu, ga- ebr. gim el, ebr. gàm àl, aram, gam ia (cammello);
sasu (‘ to cut ’). ma, tenuto conto della forma originaria della let­
yatctìv, part. pr. ; ardente, raggiante : di gioia, dì or­ tera semitica in forma di bumerang, la voce corri­
goglio. Non è da connettere con yriQéoì, che deriva sponde ad accad. gam lu (Agamia > *gamwa: ‘ hoo-
da base corrispondente ad accad. ^j.adu, ebraico ked staff', * Bumerang ', ‘ Krummholz ’).
(‘ to be glad, to rejoice ’) ; yattù^ ha analoga -ou nozze, sposalizio] cfr. base sum.
formazione di xaÉco, ardo, accad. kaw ùm , ebr., gam (vincolare, ‘ binden ’), cfi'. accad. kam ù (le­
aram., arab. kw i: richiama la forma allotropa gare, ‘ binden’), kamfi (unito, ‘ gebunden’):
qawùm, qam ùm (accendere, ardere: il cuore, ‘ver- hanno condizionato la base di accad. gam m (of­
brennen: Obj. H erz’); ma v. pouyàl'o^, ydvo^. ferta, contributo, dono, dote, ‘ Ausgabe, Ausla-
Y<iXa, y&'ka.y.'zoq latte; Omer. yXàyoq, cret. g en ’); cfr. gam am , nel senso di donare, conclu­
KXdtYo^, lat, lac. Cfr. sum. ga- (latte, ‘ milk ’) come dere (‘ Geld ausgeben, ganz geben, zu Ende brin-
determinativo, seguito da basi corrispondenti ad gen ’), con dileguo della liquida finale di gam ar
accad. la’ù (lattante, ‘ Sàugling *), ant. accad. lakftm come per la 4~ originaria in o«(jwc, <rào(; (v.); v.
(lattante, ‘ suckling ’), anc. bab. lekùm (succhiare, lat. «gener» e y«kPP<^?-
lambire, ‘ to lick ’), Yac(Acpv]Xai mascelle di un animale: formato da
YOcXi^VY), -yi? calma luminosa, bonaccia. Fu accosta­ basi corrispondenti a sem. kanp, accad. kappu nel
to coloristicamente a ykfivri (v.). È da basi corrispon­ senso di “ lobo ”, “ angolo ”, originariamente
denti ad accad. kalùm (cala, diga, riparo, ‘ dike *), “ ala ” (* lobe, side ’) e accad. lal^ù, le-e, ebr.
con influsso di qalùm , ebr. q3l3 (essere acceso), (miuscella, ‘jaw ’, Kìnnlade, Kinnbacken ’): k prima

59
Y a fx4 » Ó 5 DIZIONARIO GRECO

componente yancpT]- è in rapporto semantico con kì (‘ according to, in thè marmer of, as’); kem,
xàjxTtTto, piego, xa|ji7T'r), atrva, piega, gr, m. yà[i,p«, kàm , ka (‘ thus, in this manner ’).
ital. gamba', lit. kampas (angolo); ant. irl. camm Y^Y^''* ^rfWo, alzo la voce. Se ne ignorò l’ori­
(curvo): tutto richiama accad, kababu, kapàpu gine e si giunse ad accostarlo a rÉYwva
(curvare, ‘ to bend, to curve *). A sera, kanp e a è della stessa base di lat. cano (v.) ed ha il valore ori­
kabàbu risale anche yv^jat^tco, curvo e yva.ii,r.TÒi^, ginario di “ proclamare, stabilire” : accad. kànu,
(Jgiìe, pieghevole detto da Omero della mascella di kuanu (‘ to estabilish: kws, regulations, rituals,
cinghiale [ I I , 11, 416); v.lat. genae, yv«6o?, mascella, fame; to testify, to confìrm’), ^anù (‘ to p le ad ’),
curvo, dalla base di YcItwv, - 0V05 vicino. Se ne ignorò l’origine,
ydvog, -o\j inteso come splendore: del vino, del­ che richiama una base originaria corrispondente
l'acqua: originariamente “ coppa preziosa ” ; yf) (v,): accad. g à u (gente, popolo, 'V o lk ') e
mi allieto, mi rallegro, vevhocaro ai bevitori; v. yaicov accad. etù (vicino, confine, ‘ Nadibar, Grenze').
e ravufJi5^8Tr]5 (‘ il coppiere '). Accad. gannu, Ye^àto rido. Fu postulata una radice *gel: essere
kannu (coppa metallica, ‘ a smaU container, usualy lucente. Ma cfr. sum, feùl (essere lieto, felice,
of stone or precious metal ’). ‘ sich fìreuen ’), reso da accad. ^>adù l’antecedente
Yàp giacché: v. ye e ÓJpoe. di lat. gaudeo, di ■}^8o[acci (i^w) e di yr/déM, dor.
yapYo^pi^*** gargarismi, Y«pY«pst{>v, trachea YaQéù) ; per la formazione del verbo greco v, accad,
(Arist.), ugola (Hippocr.), y^PY^po»;' Pp^YX^C (Hsch.). (t)alalu (gioire, giubilare, cantare), ug. gl (gioire,
Da base semitica; cfr. ebr. gargefet (gola, ‘ throat '), ‘frohlocken’), ebr. gii; sir. hallel, ebr. hillél, acab.
aut. fr. gargate (gola), cfr. ital. gargarozzo. ballala (‘jubeln’); v. yX^Mo;; n. cosa preziosa.
yatm^p, ventre, addome. Se ne ignorò ré?tXa>, eoi. (Sappho, 178 L.P.), genio
Torigine: si pensò a ypAcjì di cui si lia un imperf. malefico informa di dorma, strega rapitrice di bambini;
&ypae divorava, sanscr. grdsate (divorare). Va tenuto accad, gallù (demone cattivo, ‘ an evil demon ’),
conto del fenomeno frequente di accad. § > -st sum, [gal-gjlà,
(v. corrispondenze); karasu (metatesi di tipo po­ YéfJiw sono pieno, sono carico, Y<^(Jt’0<;. H carico: di
polare: accad. *kaSru), sem. karis (pancia, ‘ belly, un naviglio, yoiì<ìo>j carico : una bestia da soma, una
stomach '). vettura, riempio. Viene accostato umbro
yauAó?, “05 mastello {Od. 9, 223); ya^Aoi;, nave kumiaf, accus. plur. femm.: «gravidas^; è il senso
mercantile fenicia (Epich., Herod,, Ar., Cali.). Valga di essere pieno, alto, al colmo: sem, qm , aram, qam,
la stessa etimologia: cfr. ital, ant. vasello per va­ ebr, qùm (levarsi su, ‘ to stand up ’) ; ma per di­
scello. Furono accostati ywXeó;, yòccXo'j, aiit. a. ted. leguo di -r- (come di -I-: v. anóq): accad. glm(r)u
kiol (vascello). Fu tentata la etimologia semitica (pienezza), gam(j;)u (pieno, ‘ full ’).
(Lewy, Fremdw. 151 e 210): ebr. gullà; ugar. gl Y^vo?, -ou? genere, stirpe, v. Y^Y^ottai.
(vaso rotondo), accad, gullu, gulgullu (cranio, yévTo: glossato per prese. Se ne ignorò
cfr. lat. testò) : vanno richiamati sum, ^jal, accad, l’origine. Il significato originario è prendere possesso,
^allu (vaso di terracotta, ‘ ein Tongefass ’), sum. procurarsi, comprare: ugar. qnj, accad. qanù (‘ to
gal; accad, kallii (vaso, cranio, ‘ eine Sellale’; keep, to acquire ’), aram. qenà, arab., ebr. qàiià,
‘ Hirnschale '). (‘ to procure, to gain, to possess ’).
YaOpo5^ -ov fiero, sdegnoso, in gr. moderno Y^vu^, -UQ9 mascella, v. lat. gem e.
arrogante. A torto accostato a yaico, Accad, Y^pavo?, yép7)v (Hsch.), gru, lat. «grus», celt.
garù, gètù (avversario, nemico, ‘ foe, adversary '). "garanos, gali, garan, germ., anglos. cran, lit. gérvé,
y 5 oo 7to 5, ySounéct) intese a torto forme poe­ russ. ieravU, ant. a. ted. kranuh. Uccello dell’ordine
tiche per Bounoq, SouTiéto: cfr. delle Alectorides, dedito alle grandi migrazioni in
Ttito; V. SoOtto^. falangi compatte: il significato del nome definisce
YG particella distintiva: invero, in origine “ cosi le gru, uccelli “ delle migrazioni” , “ delle caro­
certamente". Beot,, dor. y a : le si dà un valore vane ” : dalla base corrispondente ad accad. getrum ,
riempitivo di “ invero ”, ma il significato origi­ kettum (viaggio, carovana, cammino, ‘journey,
nario è “ in tal modo, agendo così” : accad. ké, caravan, road, travel ’), calcato su accad. feartàtiu

60
pIZIONARIO G M C O rtY « e

(viaggio, carovana, cammino, ‘ travel, road, ca­ nell’ambito dello stesso accadico in cui a tende a e
ravan ’). in presenza di t: es. sekrèti (donne dell’harem)
yépag, -ao§ elargizione, offerta, dignità, autorità, per sekrati etc.
Yspatpw, ricambio con dono, o£ro, onoro. Accad. ycìiofjiai: in Om.: faccio esperienza, gusto, assag­
g a n tfu (elargizione, spesa, ‘ Ausgabe, Auslagen gio; lat. «gustus»; fu postulato il tema got,
' expenditures, expenses CAD, 5, 38) : l’origine kiusan (scegliere, gustare), sanscr.j«5(f^e (apprezzare).
della voce accosta il valore di possibilità di “ elar­ Il significato è di saggiare, sentire, nel senso di capire
gire, di fare spese a favore, in specie di ima comu­ e gustare, avere la sensazione: tenuto conto di ac­
nità ”, alla “ dignità ”, e all'" autorità ”, ovvia­ cadico 1? > Y:*accad. ^lasasu (‘ to be understanding ’),
mente di un sovrano, incrocio con kasàsu (masticare, *to chew^ up ’),
Y£p>^vio5 attributo di Nestore, yep'^vioi; Itvtuótoc gasàsu (triturare, spezzare).
Nécyrojp, II., 2, 336: passo fondamentale dove Ne­ Yé<pv>pa, -a^ ponte. Beot. péq>upa, cret-, gort.
store prende la parola e, come sempre, volge gli Sétpupoc. Ritenuto di ignota origme. Cfr. accad.
animi al suo consiglio: ^ f^àv aST’àyop^ gesiu, gisru, gasiu (ponte, ‘ Briicke’), die ha
yépov, uTa? ’Axotiwv (v. 370): yspì^vioi; è forma ag­ agito sulla voce che reca la base di sviluppo di
gettivale corrispondente alla base di accad. egettu, Y^tpupot, pé^upa: accad. ^yabatu, ebèru (traversare
n. ass. gerfù (espressione, stima, manifestazione del un fiume, ‘ iibersdireiten ; Pluss’): eber, ebat (al­
pensiero, sentenza oracolare, *reputation, an oracular l’altra riva), ebeitu (‘jenseitiges U fer’).
utterance'): la Egeria di Numa; ma un richiamo yf], Y®^“ * Ni Y^« ^i n’ont d’éty-
semantico è anche alla base di accad, getrum (av­ mologie étabhe» (Chantraine). La base antichissima.
versario in dibattimento, giudizio, ‘ adversary in Slitti, ga, significò propriamente dimora (‘ dwelling
court’); allora si può essere certi che ci si trova place ’); cfr. ebr. gaj, gé (valle, ‘ lowland, valley ’) :
davanti a una formula epica di remota valenza, dove V. got. gau^i, a n t. fcis. gà, gea, ted. Gau (v.); cfr.
tTTKÓTOC, nel senso di cavaliere, ci starebbe a gran di­ sum. gu (terra, ‘ country ’), k i (‘ thè earth ’).
sagio: InKÓTQi infatti deriva, per assimilazione, da Y»jGé<o sano lieto, v. gaudeo.
basi corrispondenti ad accad. in -{- patS nel senso Y^pa?, -a o 5 vecchiaia. Tépa?, dignità, magnani-^
di eloquente, nell’* istruire, informare » gli ascolta­ rnità, dono; yp«'J?» vecchia. Se ne ignorò l’origine,
tori: patù (‘ unterrichten, belehren, informieren, répfov originariamente significa “ che ha raggiunto
vS, 860 sg.). il suo sviluppo completo, perfetto, che è presso la
Véppov, -ou oggetto intrecciato con vim ini o canna. fm e” : accad. gam tum (‘ complete, terminated,
Accad, gariu (paniere di vimini o camia, ‘ basket fmished’), dal verbo gawaru (gamaru: recare a
for bread ’), sinonimo di accad. nus^ju (‘ a container compimento, elargire, donare, spendere, ‘ to bring
maid of reed ’) : cfi-. accad, gataru (intrecciarsi, av­ to an end, to spend, to settle ’) ; yépcìv serba i valori
volgersi, ‘ to tum or roll over ’). semantici propri di accad. gàw kum (gam itum :
Y^pwv, - 0VT05 anziano, consigliere: an­ ‘ complete, making decisions, etc., final, effèctive ’)
ziano, consigliere, è della stessa base di Y^po<;, vecchiaia: ed equivale a maior, senior, che ha raggiunto l’età e la
la base che concorda con tali valori semantici corri­ condizione di recare consiglio e di assumere cariche.
sponde ad accad. gaw irum , gàm iriim , gam cum Yfjpu^, dor. YÓipu?, -U05 voce. « Terme noble
(che ha raggiunto il suo sviluppo, capace di decisioni et religieux» (Chantraine). Ant. irl. gSir (grido),
definitive, ‘ complete, making: decisions etc. fmal, got. kara (dolore), anglos. cearu, ant. ted. chara
terminated, fìnished^) mentre yepa.lp(ù ricambio, (pianto), V. lat. « garrio ». Accad. gerranu, gatrSnu
rendo, onoro, compenso, y^P«<; omaggio, segno (‘ ritual: wailing, ritual weeping, Geschrei, Wehkla-
di autorità, richiamano il verbo accadico corri­ ge: fiir die Gotter').
spondente alla stessa base di gàwifu: gawàtu (ga- riYM? gigante, se stiamo agli esemplari dell’arte
maru) nel senso di rendere in cambio, compensare, arcaica, delle gìgantomachie, i Giganti sono i « de­
pagare (‘ to pay or deliver in full, to give in full ’), moni della giterra»: il nome ricalca: ant. bab.
però il valore di base è condurre a termine, a compi­ Igigi (‘ Mesop. deities ’) e amanti (della battaglia :
mento etc. (‘ to bring to an end, to spend ’). Il mu­ anantu); ma elementi sincretistici rievocano la
tamento di accad. a in e è giustificato da esempi lotta dei mostri seguaci di Tiamat (Mare) contro

61
ylYvotJt'Oii DIZIONARIO GRECO

il dio celeste Mjirduk, nel poema babilonese E n ù m a cfr, kalgiikku (creta rossiccia, ingrediente nella
elìs: dalla base di T ìàm at, T iàw at (TtjSÓi;) e l’af­ confezione di vasi, di vetri, ‘ a clay of a reddish
fisso -aiiu: gr. T itoìvec; i Titani. color: as ingredicnt for making glass; thè use of k.
ytyvopiai divento, sono generato. Tévoc, stirpe, aor. as colored slips in magic texts shows thè k. like
3 pi. èyévovTo, a, i. ójananta\ perf. Yéyova (ant. i. kalù, is a red-colored earth ’) : kalù (‘ a minerai
jajàna)’, -Yvr)iro(;, lat. gcnitus; v. gena. Sum, gan of a yellow color ’), v, lat. color. FXau^ la civetta è la
(generare), cfr. accad. qintiu (generazione, famiglia, “ scintillante ” , la “ fulgida ” nella notte, degno
‘ Generation, Fainilie ’). Al sum. gin corrisponde attributo di Atena.
accad. kSnu (essere, divenire ‘ to be ’, ‘ bestehen, ’), Y^aO^, Y^auKÓ? civetta; uccello, civetta di richiamo:
ugar. fcti (essere, generare), cfr. qnj (creare, ge­ la voce greca, che fu intesa dagli occhi scintillanti
nerare; to create, “ hervorbriiigen ’), ebr. qana, deve essere stata calcata su (v.): ma alle
arab. qana; v. seguente. origini, tenuto conto della sua voce di ridiiamo nella
YiyvtxxJKti), ion. e lingua comune dopo Ari­ caccia, occorre supporre che risulti da due basi
stotele Epidaur. yvcioxo; aor. corrispondenti al seni. ; ugar, ql-, aram. qàla, ebr.
Letteralmente: cerco di stabilire, apprendo, allaor. ri­ qol (voce, ‘ Stimme cfr. ko U oì), e sein., accad.
conosco, comprendo, lat. «nosco», pers. xhasàhiy che akkù (civetta, ‘ a kind of owl *) ; v. qìkììtztoì.
tu noti, sanscr. jneyaì}, lat. «nòvi»; altro vocalismo Y^acpupòg intagliato, stagliato, liscio, delicato'.deìh
lat. «ignarus», rispetto anche a quello di « ignóro»; stessa base di yXiitpco (v.) taglio, modello; v. lat,
got. kann, lit. paèìntas, anglos. cnawan. Dalle basi flglaber»; incrocio con base di accad. kalabbu
corrispondenti ad accad. kànu, kunnu, kèmi: (piccone, ‘ Picke’, ‘ ax for cutting roads *); ebr.,
kdnu (essere sicuro, ‘to be secure’, lat., con negaz.: aram.
«ignarus»), kutitiu (-yvca-: stabilisco come vero per YAv^vyj, -yj»; ìettet.fanciullina, y ^v, lat, «pupilla».
mezzo di attestati, testimonianza; confermo, certifico, Viene accostato 3idàyXa.6q, yccX-^wj e inserito, a torto,
‘ to testify, to establish as true by means of witnes- sotto la rad. ^gel-' di yeXtito) (v.). Accad. qallutn >
ses, to confirm ') ; kètiu (vero, reale, stabile, ‘ true, *qallun (piccolo, ‘ little ’), lat. « calo / -onis », etr.
firm, reliable’). La componente -oxo), alla quale fu clan {naXq), v, ebr. qàlàl (lucente): «galena».
attribuito un valore di fattitivo e iterativo, conferma YXrjvo? n. oggetto prezioso, gioia, v.
in un valore originariamente ingressivo, Y^^oióg, -où glutine, vischio, gomma, untume,
corrispondente al ted. suchen: che è ass. sea’u, agg. lubrico, sgusciante,
accad. se’tìm , ebr. S5'5h (tendere a, ‘ to look at \ divengo viscoso, yXota, ylda. glutine, vischio,
‘ suchen, erstreben '). Sulla scorta di questi antece­ sono invischiato, desidero, bramo, aspiro, y U a x 9o<i vi­
denti possiamo riconoscere gli sviluppi lessicali: schioso, glutinoso, appiccicaticcio, importuno: russo
garante, testimone, Yvw(i,a segno di riconosci­ dial. glev (mucosità di pesci . Della stessa base di
mento, giudizio; con -p-: YvcipiiJ.of; hen conosciuto, lat. «gluten»; «gius»; dalla base col senso di tra­
cfr. lat. « gnarus » che sa, che riconosce, dove -pi- sudare un liquido, resina: accad. feìlu (resina, ‘ resin,
richiania una voce col significato di affine a, asso­ exudation o f plants ’), hiàlu (‘ to exudc a liquid ’),
ciato a, relativo a: ant. aram. i:', accad. ru u , ebr. ](>al§u (sostanza oleosa), fealasu (estrarre, *to squeeze
rè** (‘ fellow, associate ') ; il lat. « narro » (v.) viene out ’).
ricondotto a « gnarus ». Y>.ov>TÓ?, -oO natiche: lat. «culus», cfr. accad.
ytwog mulo, bardotto, da Esicliio glossato <(^wov ^jiullu, qullu (grosso cerchio, v. lat. anus; * ein
o5) jTKT'Jjp Ktttto? i] Sè hot;, Cfr. sumero an- grosser Ring ’) : mia la formazione greca risale a un
5e kittta (loirra nel senso di montagna d’oriente) ; plurale {natiche, frane. ‘ fesses ’) : cfr. accad. ^lallu
y[wo<; significa originariamente equide dei monti: (^jal-Ia-tum; femore, ‘ Oberschenkel’, ‘ thè hind
accad. ginnù (‘ mountain '). legs of animals ’).
YXauKÓ?, come epiteto omerico del mare; an­ yX\>KÓ$, -e ia , -\i dolce, originariamente mosto
troponimo rXaGxo<;; lucente, fu lv o ; e Taggettivo ri­ cotto, cret. y^e^xo;;, mosto. La formazione di y^^^“
chiama il colore vinaceo, fulvo del mare stesso: aòq (yXsuxoi;) fu accostata a quella di « dulcis », ipo­
olvoi|;, fulgente, fulvo, cfr, pie oUvotts, due rossicci tizzando -di- > yX per influenza di -k- seguente;
buoi { I I , 13, 703): accad. qalù (acceso, ‘ burned’); ma all’origine le due voci sono solo semantica-

62
d iz io n a r io greco YP<io>

niente affini: anche deriva da una base giuntura (Arist.), yo(ji,q>(o(; (èS<iv) molare, yofi^ótij,
clic denota (mosto) cotto (v. « dulcis »), come in compagino, connetto con cavicchi, cft:. sanscr. jdmbha-
qualche dialetto meridionale italiano: è reduplica- (dente); anglos. camh, ant. a. ted. kamb, ted. Kamm
izione; accad. quUù (ardere, ‘ to pareli’), q(ul)lù, (pettine, cresta), ingl. comb (pettine, cresta), lettone
qalù, V. lat. «caleo»: la formazione di yXu)tO(S ztiobs (dente). Il significato di cresta, punta, dente
è condizionata da base remota: cfr. sum. kuy-kuj corrisponde a quello di accad. g a b u , ugar. gb*,
(dolce, ‘ swcet’). ebr. gib*à (cima, ‘Gipfel’); ma il significato di com­
yAtitpo) taglio, scolpisco; lat. «glubo» (t050; ori- metto, unisco mostra incrocio con la base di accad.
gin. significato popolare “ scortico ”). Ant. a ted. gabSsu (unione, ‘ Zusanmienziehung ‘ contrac-
klioban (fendere). Accad. gullubu (tosare, radere, tio n ’), cfr. kabasu, sem. qps (legare insieme, ‘zu-
‘ scheren, rasieren’). sammenbinden’), ebr. qabas (connettere, racco­
YXùaaa lingua, punta: accad. qàl + uasa (let­ gliere, mettere insieme, ‘ to grasp, to gather ’).
teralmente: la punta, l’organo della voce): ugar. yóvv>, yóvaxo^, ep. ion. yoiivaTot;, Om. anche
ql, arani. qàlà, accad. qàlu, (voce, * Stimme ') e yowÒQ,ginocchio; lat. «genu». Itt.^<?ttM, a.ujànu, pehl.
accad. ussa, ussu, ugar. hz, ant. aram. hè§, aram. zSnUk, ved. jà n u n i (le ginocchia), got. kniu (ginoc­
arab. hazwa (punta, ‘ Pfleilspitze ’). chio). róvu, «genu », si richiamano alla base di accad.
-tvo^ capo {U., 24,274), punta: accad. kin^u (ginocchio, ‘ knee ’), cfr. accad. kanàsu (pie­
gulgullu, gulgull(at)u, aram. gulgulta, ebr. gul- garsi, ‘ sich beugen ’), l*agg. verb. kansu, kaniSu
golet, arab. gaigaia (cranio, ‘ skull ’), ma v. prec. (inginocdiiato, piegato, ‘ miterwiirfig ’) : la base
YvàOo^, -ou masceUa, tagUo, filo : v. nmrnta corrisponde a sum. gam (piegarsi, ' sich
YvajAKTÓ?, curuo, pieghevole, da Omero detto della beugen ’), accad. kam asu, kam asu (inginoccliiarsi,
mascella di cinghiale (//., 11, 416), ma­ ‘ knien, sich beugen ') ; toc. A kan-weip scopre
scella, da Y^d([ATCTtù, curuo, piego’, anche ma­ la base corrispondente ad accad. qananu, kanaiiu
scella denota articolazione pieghevole: accad. qa- (piegare, articolare, torcere, ‘ to twist ’ ; kutinunu
nattu, kanatiu (piegare, *to twist ’), kanaSu (pie­ ‘ to bend down ’) ; la stessa etimologia di ytóv(a
gare, ‘ to bend down ’) : la formazione di Y^'^9o<S angolo, ycovo<; che involge più direttamente la base
mostra che alle origini si tratta di un plur. come corrispondente ad accad. kanaSu (piegare, piegare
Y«tJi9 '»]Xat, con valore di duale: presuppone il plur. in giù, ‘ to bend down, to bow down ’).
femm. deU’agg. kannu nel senso di “ piegato '* yopyó?, -óv feroce, spaventoso, terribile. Se
con desinenza -àtu. ne ignorò l’origine. Reduplicazione di tipo popolare,
Yvànn'uw curuo, piego, v. Y«[A<p»l^at. come in Topyt!), la Gorgona, della base corrispon­
Yvi^aio? originariamente, legittimo, genuino, vero, dente ad accad. gatàcu (spaventarsi, essere atterito,
sincero, nobile. Attribuito alla base di Y^Y''otJ<’«i'» ' to become scared, to be in panie ’), e della base,
le sue origini sono ben lontane: è ricalco di base incrociatasi, di accad. gàcùm (nemico, avversario,
corrispondente ad accad. keiiu (legittimo, vero, ‘ foe, adversary ’).
reale, ‘ legitimate, true, just, honest ’) e base di yo\>v<Ì5 , -ou altura, balza, colle (àvà youvòv
asù (proveniente, nascente, ‘ going out, outgoing, olvoTiéSoto (Od., 1,193) su per il colle del fondo
high-rising ’). piantato a vigneto etc. Se ne ignorò l’origine. Calcato
Yodttd getto un grido, m lamento, yóot;, lamenta­ su base di yóvu (v,); cfi:. rówo<;, Fóvvoi, « Goimus»,
zione, YÓv)<S, incantatore. Accad. qabù (dire, coman­ fortezza della Tessaglia, ai piedi dell’Olimpo, in
dare, lamentare, ‘ sagen, sprechen, befeUen, kla- posizione dominante, aU’ingresso occidentale della
gen *), qubù (lamentazione, ‘ lamentatìon valle di Tempe. Deriva dalla base corrispondente
‘ Klage’). ad accad. gennu (monte, ‘ mountain ‘ Berg ’).
yoyyiliXo^, rotondo, si riallaccia alla base di Ypau?, v. yfjpas.
l(^ulhi, qullu (grosso cerchio) e alla base *y°''^" Ypà<pco scrivo. Ant. a. ted. kerfan (‘ kerben’),
di y 6w , ginocchio, piegamento: accad. qanànu, ingl. carve: ted. Krabbe (granchio); krabbeln (solle­
(legs of animais ’) ; yoYY'i^O'?» rotondo richiama accad. ticare), V. scribo.
katiànu (piegare, ‘ to twist ’), Ypàw : solo imperf : gypae, egli divorava (Cali.,
y<ifji<p05, -ou cavicchio, perno, punta, articolazione. f r . 551); imper. atem. cipriota yp<ia9t, ma cfr. Hsch.

63
DIZIONARIO GRECO

YpS' «pi^Y® Kónrptoi; cfr. YP<^*iTt?, erba, foraggio (pap. warten auf’), ebr. qava (‘ to trust, to be joined’),
Hippiatr.), attico xpàoTOf;: accad. garasu (fare a incrociatosi con la base di accad. qabù, qabà’u
pezzi, ‘ to break off'); sem. qfs; v. Ya^^'t'i^P- (impegno); YÓaXov (v.) ha il senso di ebr, i^jalU
YPÓXX05, -ov) = Ypu^ia[jiÓ 5 rozza danza egi­ (cosa incavata: ‘ hollowed’); cfr, qàla (‘ to en-
zia (Phrynichus atticista, Praepar. Sopkistica, p, 58B), grave ’); sYYy«^i^^>> do: cfr. accad. kullu (‘ to hold,
chi esegue quella danza, YpuXXoYpacpéw faccio carica-- to present ’).
ture (Philod,, Voìum. rhetor. 2, 297 S.): cfr. ebr. Yulov, "OU, orig. articolazione, membro del corpo,
gài‘61 (buffo, rozzo, rustico, ‘ rough, harscli’). plur, spec, ginocchia, gambe, braccia, mani', accad,
YPWlJiéa, sacco: dalla base corrispondente qu, qu-u, gù (legamento, ‘ cord *, ‘ Scluiur ’), sum.
ad accad. fearàmu (coprire, ‘ to cover ‘ bedeck- gu; ebr, aram. qawa; cfr, ebr. gevijjà (corpo,
en ’), harfum um (chiuso in involucro, ‘ in Hulle ‘ body ’), geva (‘ body ’),
geschlossen ’). Y^EJtvós, -T^, -óv spogliato, tosato, nudo. Se ne
YpuTtóg dal naso curvo, curvo, ypotcóty)?, curvatura ignorò l’origine: nulla chiariscono riferimenti a itt.
del naso, detto anche di becco, yp^Tiót;, grifo'. nekumansa, arm, merk, lat. «nudus », ted. nackt. Dalla
YpuTcó? deriva dalle basi con significato di curvo e base *gub~ (occorre tenere presente il fenomeno
nasot la priina base come quella di « curvus » ri­ lai-gamente attestato in greco della caduta origina­
chiama sum. gu-wr, accad. gafiiru (curvarsi, * to ria - l- interna; v. cwjjia, ado?) : Y^t^vó? significa ori­
tum or roll over ’), guffuru etc. e accad. appu ginariamente “ spogliato, rasato ” e deriva dalla base
(naso, *nose, tip, edge *), ugar., ebr. ap. corrispondente ad accad. gù(lu)bu, gu(ll)ubu (spo­
YPÓt»], v. YPWM'éoc* gliare, tosare, ‘ to despoil, to cut and sliave liair of
Y^oT^ov, -ou cavità (Hom.), valle (Hes.); base head or body ’), gu(U)ubu (tosato, ‘ shaveii ’), La
accad. qù (vaso, ‘ vessel’), cfr. sem.: ebr. gàj, gé formazione greca è in analogia con os(avó?, che è dalla
(bassopiano, depressione, valle, ‘ depression, lowland, base a s ^ e suff.; cfr. accad. gu(llu)bu e accad.
valley’), col suff. -aXo- (v.). Ma v. Y'^’QS- qa(là)pu (sbucciare, scuoiare, ‘ absclialen ’), qa(l)pu
-ou bure, stanga dell’aratro a cui si attacca (‘ geschah ’), qa(ll)upu (id,),
il vomere; misura agraria, «iugerum», campo-, in YWi^, origin. donna casalinga, donna.
composizione: àfAtptv^o;, dalla duplice punta, dal </m- Il beotico pavà (Corinna) significa «la progenitrice »
p/tcejì/o;riferimentoadaxma (Hom., Hes.), «òtóyud(; e corrisponde ad antico accadico bànù (generante,
di un solo pezzo, detto di aratro; cfr. (= ?tpo- ‘ begetter *), bàtiìtu (madre, ‘ mother ’) ; ywixoiàt;
fxvi^cna) fu n i di poppa; Syy'ìo^, garante, • nied. mostra che y^v^ è base primaria di una voce com­
fisso, mi obbligo (cfr. lat. « obligari», « obligatio»), posta: la seconda componente serba ancora la forma
garantisco; yòa.ia., fu n i ci ricliiama ai valori originari originaria di oU 6<; col significato di “ casa La
di Yuiov, Yuia membra, « artus », (XpOpa, nel significato prima componente yuv- indica colei che vive nella
etimologico di arti, articolazioni, legamenti, di mem­ casa legittimamente e stabilmente: accad. ginS
bra; e il significato di misura agraria, campo, (‘ constantly, normally ’), accad. ginù (permanent,
mostra che le voci greche si sono modellate su normal, ordinary ’), come deve certo l’dìXoxo^. La
una base col significato di legamento : accad. gù, qù base ginù è calcata su accad. kunnu (legitti­
(legame, fune ‘ thread, striiig, net ‘ Schnur, H anf'), mo, stabile, reale, ‘ true, legitimate, establìshed’),
sum. gu, ebr, qav (corda, norma, governo, ‘ cliord, da kàtiu, kuànu (‘to remain in e ^ c t ’), sum. gi-ln:
string, rule, n o rm ’); nei senso specifico di mjwfl
areale e di cavità, vaso come misura: accad. qù B Y'Ì7iirj cavità: accad. kuppu, kùpu (pozzo, con­
(‘ a measure of area, a measuring vessel *eia Ge- tenitore per acqua, ‘ well *), cfr. xiIiTiri, lat,
fàss; als Flachenmass’) ; il significato di garantire, «cuppa»: cfr, eg, kb, accad. kùbu (contenitore per
per cui si ipotizza la base di ÌYY'^’0 liquidi, ‘ a container for liquids ’) ; accad. quppa
ranzia, esige il richiamo ad altra base semitica: (cassa, ‘ Kasten ’), arab. quffa, aram. qupp®tà, m.
accad. qu’ùm , quwwù, qubbù, assiro qa’ù (aver ebr. quppà (cesto, ‘ Korb ’) ; accad. kuppupu (ri­
fiducia in, attendere a, assistere, ‘ to trust in someone, piegato, ‘ bowed, bend ’); è l’astragalo che ha
to entrust someone with, to wait on ‘ einer Sache nome del fatto che si articola col lo scafoide del
od jmd.s betreuend warten [sott. irèSa], crwarten, tarso.

64
PIZIONAW O GRECO YwpOT<S?

yOpi?, farina fin e : del mulino, macinato Ila condizionato la base corrispondente ad accad.
sotto U grosso rullo. Della stessa base di (v.), gassa (gesso, *gypsum, wliitewash ’).
tendo (v.); Y^po?, giro; fossa: accad. ^?urm {fossa). ywvta, -ag angolo, v. y<5vi>.
•yupó?, -tic» “<5v tondo, curuo, Accad. g a tm (ro­ ytopuTÓs m. custodia che avvolgeva l'arco {Od.,
tondo, ‘ round ’), garàfu (girare, ‘ to tum ’), sum. 21, 54). Fu ritenuto di origine scitica (Lyc., 458).
gufi. Un’ipotesi di E. Benveniste vi scorge il nome ira­
YÓ4 », yOTTÓg avvoltoio, alyoTvió? (v.) avvoltoio, nico del bue con una seconda componente, anche
cfr. etr. capys: « falconis... qui Tusca lingua capys essa chiarita con l’iraiiico, che sarebbe pers. rùda
d ic itu r f e lc o ... cui pollices pedum curvi fuecunt (budello). L’iniziale Y" corrisponde a originaria
quem ad modum Éilcones aves habent; quos viros formazione di sostantivo dalla base corrispondente
Tusci capyas vocarunt» (Serv., Aen., 10, 145), cfr. ad accad. Ijiarùwu, Ihiatrumu, ^ràwu, (mettere
Pest. (p. 38) : « capys... quem a pede introrsus cur­ in custodia, ‘ to stretch or place a membrane, skin
vato nominatum antiqui nostri felconem vocant»; or a laycr o f metal over an object ’) ; forme allo-
sem. : accad. kapsu (curvato, ‘ bent, curled ’), trope (b)efèwu (erèmu: nascondere); ycapuró? è
calcato su base di gappu, sem. kan(a)p (ala, nome calcato su base che corrisponde ad accad. aritu
di un uccello); ma cfr. kapapu (curvare). (difesa, scudo, ‘ shield ’) ; cfr, (]|]i)erinitu, *|»erittu
-ou gesso, creta. Originariamente deve *^^eritu (copertura, contenitore, ‘ Bedeckung;
avere indicato la “ massa ” di calce spenta, la malta Bchalter, Ixderdecke ’); per la formazione, v.
idraulica. Accad. gupsum , gipsum (*mass*) che yOTcó?: sem. kan(a)p > accad. kappu.

65
8 a-, prefisso intensivo, eoi. accad, dam- mente lavorato, SatSaXo?, di fin e arte, con
iiii > *da”u (forte, ‘ strong, mighty, great ’), lo stesso significato. Alla fusione con cera perduta
daimÌB (grandemente, *greatly, v ery ’): Ja caduta richiama il nome di Dedalo, che il mito tramanda
di M intermedia trova riscontro nel fenomeno di come il primo artefice dì statue in bronzo. Si pensò
caduta dì -n- in accad, : dananu > da’ànu (* might, a SéXTo; ( !) porta. Come altrove abbiamo mostrato,
strengdi ’). AixlStxXoi; è ellenizzazione di basi remote: sum.
Adeipa, divinità ctonia (inscr, att., Plierecyd, dè-dal (la fiamma, ‘ Fiamme, Feuerbrand '), v.
45; Lyc., 710), A«ip« (Aesch. fr. 480; IG, IP 1358). accendo, cfr. att, SqcS6<;, torcia (Hom.
Ancora menzionata in una iscrizione funebre di Sat^) con -Xso<;: accad. le’ù (essere abile, esperto
Neocesarea. Furono avanzate ipotesi come da Savjvai ‘ to be able, to master ’), cfr. accad. duUu (la­
e da ved. dasrd- (che fa miracoli). Fu accostata a voro, fatica, ‘ Arbeit, M iihe'), d alla (faticoso, pe­
Persefone e a Demetra. Da pron. determ,: sem. d: noso, ‘ kiìmmerlich cfr. 7tóvo<;) e dalàlu (ce­
aram. d® e base di gpa (v.) ; cfr. accad. dàrium (che lebrare, rendere omaggio, ‘ huldigen ’), dalìlu
dura per sempre, ‘ cwig, dauemd ') ; cfr. base corri­ (celebrazione, omaggio, offèrta devota, ‘ Huldì-
spondente a sem. srb, accad. sarihiu (addetto alle gung ’) ; cfi:. accad. dalajju (lavorare con impegno,
lamentazioni, ‘ ein Klagepriestcr ’), da sarà^u (fare ‘ to work at something ceaselessly CAD, 3, 46).
il compianto funebre, ‘ Klagen, Trauergeschrei, 6 «l 8 otXo5 lavorato con fine arte, originariamente
W einai ertonen lassen ’) : è nota la corrispondenza splendido : Omero usa quasi sempre il plurale neutro
accad. s > |; v. 8 S:^p. SatSaXa “ opere splendide TroXuSaESaXo<;, ricca­
85i^p, accus. 6 àépa> voc. 85ep, gen. plur. mentefa tto .’ «dit surtout de mdtal» (Chantraine), Sat-
Saépwv {II., 24, 769) etc. cognato, fratello del marito. SdtXsoi; dello stesso significato e ancli’esso « employé
In Lidia dat. SaipJ e, con ortografia fonetica, n. pi. de métal », ma esteso anche ad altre materie; v. Soti-
Séps;, in Bitinia, gen. S5)po<; : stupì che sopravvivesse SàXXtù, opero, costruisco splendidamente, con arte, da
in tarde iscrizioni dell’Asia Minore un termine di Omero usato al part. pres., ma in uso nell’epica
formazione arcaica. Vedi quanto è detto per lat. « le- omerica sono TtoXuSalSaXo;; e Sa£SaX«. L’antroponimo
vir», cfr. sanscr, àevdr-', fu ipotizzata k base 5òc(f)-, Aa£5aXoc è Ìl nome deirartista mitico. Dedalo, che
Saif-, ma la ipotesi resta campata in aria, senza so­ culmina nella fantasìa degli antichi con l’impresa
stegni : una base S«f- col significato di fratello corri­ del volo « ceratis pennis », penne fatali per Icaro che
sponde a voce semitica, che richiama il sum. tab vide disfarsi la cera al calore del sole. Tale nome
(fratello: gemello, ‘ Zw illing'): accad. tù(’)awu Aa(5aXo(; è calcato su una voce remota che richiama
(tù(')amu), neobab. tùw am u, n. ass. tu u , ebr. Tantica ai'te della fusione in bronzo, con la tecnica
tà’5m, sir. tàmà, arab. tau’am (fratello: gemello, della cera perduta, e la voce denota il fuoco, la fiam­
‘ twin ') ; segue la base col significato di giovane ma­ ma, che scioglie la cera e plasma le forme concepite
rito, sposo: corrispondente a accad. ètum , arum , dall’artista : rende il sumero dè-dal ‘ fiamma *
ajjafu (giovane. *Jungmann, junger JVlann '). (‘ ilame ’) : cfr, gr. 8at<;, SatSo<;, face, 8ctX6<;, legno
5al, v, acceso, carbone: accad. ditallu; deve essere stata inter­
5at, V, SìÌ'l'oì;, SK'f9 ptùv. ferenza (v. 8ai8<i3ieos) di corrispondente ad accad.
6 o(iSd(XXa) lavoro con arte, 7roXuSa(SaXot;, ricca-^ le’ù (operare con maestria, ‘ to be able, to be an

66
d iz io n a r io greco AA k t u P^o i

expert, to master ’), lè’ù (esperto, ‘ able, skilled ’). (parte, ‘ share ’, ‘ Teil ’; ugar. dd), da cui S«T£o(/,ar,
Fu a torto accostato alla base di lat. « dolo » sbozzo e, ant. a. ted. zit. Aa£w (Satot^ai) è calcato sull’analogia
peggio, di 5^?l^ojxai (v.) e di SéXToc;, tavoletta^ che di Saiw, brucio, ciò chiarisce anche accad. t > gr. S.
è certo semitico: ebr. delet (porta, pagina di scritto, 5at<ppo>v bellicoso; saggio: col senso di base
' do or or page of a manuscript ’), accad. daltu etc. antica corrispondente ad accad. dabrum (aggres­
Sat^w divido, V. 8 ato}Jt,ai, sivo, violento, ‘ fierce’, ‘ aggressiv’), da dapàru,
6 al|x(>)V, - 0V05 divinità, dio, sorte, potenza di­ dabàtu, tapafu (serrarsi accosto, ‘ sich heraiidran-
vina, dio. Viene accostato a Sa£o(xai, dividere, spar­ gen*); fu calcato su Sàt considerato un dativo
tire e si è supposto che in. origine si trattasse di isolato, un arcaismo ricondotto a (v.) di cui
un ‘ Totengott “ sbranatore di cadaveri ” , Ma si ignorarono le comiessioni.
ciò non trova conferma anche se si richiama accad. Salto ardo, accendo; 8àoq, Sati;, -tSo(;, att.
ejem m um (demone, ‘ Damon, Totengeist’). La ScfSó;, fiaccola, BàX6q, tizzone ardente. Base è sum.
voce accadica, di tono popolare, mostra la sugge­ dè (fuoco, ‘ Feuer ’), in dè-dal (« taeda », fiaccola,
stione di accad, dàm um > dàm un (sangue, scuro fiamma, ‘ Fiamme ’); cfr. sum. dal (lucente, ‘ glan-
come sangue, quindi “ sinistro ” , ‘ Blut specie zend’). L’accadico rende sum. dè-dal con nablu
nell espressione che equivale a “ morte ”) ; dàm (fiamma); il gr. 8aX6<; rende sum. dè-dal: quasi
namtarl (sangue del demone di morte; ‘ Blut des voce rituale che consacra gli elementi della più re­
Todesdàmons ’), dam àm u (tormentare, detto dei mota civiltà ellenica: a questa base occorre richia­
denioni: ‘ Wehklagen verursaclien: Danioiien’), mare il nome AalSo?.©?, l’ingegnoso fabbro, che in
Morfologicamente è calcato su lam an, un antico vaso fliacico designa Efesto, il dio del
lamnu (cattivo, genio, ‘ Unglùck, Bosheit ’), oppo­ ftioco che fonde i metalli.
sto a dam qu (lo spirito buono, ‘ Scliutzgott ’). Ma S(ÌKvo> mordo, molesto, angustio. Venne accostato
occorre considerare che Satiicov è nella dinamica di ant. i. ddsdti (morde). Accad. dàku (pestale, dirom­
un motivo fondamentale nella concezione religiosa pere, ‘ to break, to smite, to murder ’, ‘ stossen,
degli antichi, intorno a quelle potenze che in Omero schlagen ’), sum. dugi-ga = accad. da-a-lcu.
e nella Bibbia combattono invisibili e spesso scelgono fidxpu lacrima. Lat. «dacrunia, lacrima». Ant, a.
la notte o il sogno per affermare la loro presenza; ted. trahan, got. tagr, ant. a. ted. zahar etc. richiama­
SatfAtov è, ad esempio, l’olohim che combatte con no, per metatesi di tipo popolare, accad. dut^ùm
Giacobbe, il misterioso lottatore che « ha paura della (turbamento, commozione, ‘ Triibung ’) : forma allo-
luce»; perciò Sattiwv è sempre nella suggestione di tropa di dulul>bù (‘ trouble’), cfi:. dalfeum (of­
una voce corrispondente ad accad. da’m um (oscuro, fuscato, velato: si dice degli occhi, ‘ blurred: said
l’oscuro, ‘ dark ‘ dunkel '), un essere che esula of eyes CAD, s,v.). Il verbo dalàlt^u, lat. « doleo »,
dalla sfera del razionale in cui si trova più a suo agio chiarisce meglio l’evoluzione semantica: esso si­
lo spirito greco, ma che non è meno operante e gnifica anche 'to hlur: ejes' (CAD, 3, 43): durfeiu,
meno incombente; resta operante la base del­ dalfeu è detto della “ commozione che vela le
l’omofono dàm um (sangue, ' blood ’) che è af­ pupUle, velo (di lacrime) ” ; Sàxpu risulta da incrocio
fine a d a’m um , d à m u (oscuro). con la base di accad. sa£à^?u (piangere, levare un
fiatojjiat divido, compartisco; Sabufxi, compartisco; grido di dolore, ‘ to utter cries of mourning’,
divido, separo; v. 5ccxéo(ji,ai. A.i. ddyate (divi­ CAD, 16, 99 sg.), satlhu (* plaintive ibid., 110 b),
dere), d iti- (distribuzione, ‘ das Verteilen ’), dati (ta­ sif^ju, §er^3iu (lamentazione funebre, ‘ dirge ’). La
gliare), cfr. arm. ti (tempo); ant. a ted. zU (‘ Zeit ’), iniziale di lat. lacrima richiama la base origin. sum,
Sat- osiiìità, 8iÌro(;, ostile, SvjVótó, j'àmo a p e zzi: lù (turbare, commuovere, ‘ triiben’), corrispon­
da base corrispondente ad accad. tafeùmu (ta- dente ad accad. dalàfeu (‘ triìben, v. Herz, v,
Ijlùwu), aram. t®|iùm3 (divisorio, linea di confine, Augen ’).
' Grenze ’) ; per Saie, porzione, cibo, cfr. accad. ta’u AdkwXoi, Geni delle miniere, artefici del bronzo
(lacerare a morsi, sbocconcellare, consumare, pa­ e del ferro e quindi delle armi, delle lance: il loro
scere, mangiare, ‘ beissen, auffressen, verzehren, nome fu variamente inteso: da SdcxTDXoi;, perché
weiden’); ma scopre la base di accad. za^u erano cinque, come le dita di una mano (Strab.,
(dividere, ' to divide, to distribute ’), sost. zittu 10, p. 473); si pensò anche a 8atS(ic>LXtù e a Dedalo;

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S d v iT u X o i; DIZIONARIO G M C O

Sofocle (in Strab, e Di od. Sic., 5, 64, 3) inunaginò 8a(j,dcXìf); cfir. accad. tam à^u (catturare, tenere
5 maschi e 5 femmine; di incerta origine (Apoll. stretto, ‘ to capture, to take prisoner, to take ’) ;
Rh., Arg., 1, 1126 sgg. e altri); Esiodo {in Plin,, per (XStivjTo? non assoggettato al matrimonio emerge
Nat. hist., 7, 197) li dice cretesi; Sofocle nei Satiri Tantica base sum. dam (coniuge, *husband ’).
li pensò frigi; Diodoro {5, 64) ritenne che dalla Aavaol, nome epico dei Greci; ritenuto da
Frigia si fossero trasferiti a Creta per sollecitazione Danaos egizio, re di Argo; alla fine del sec. Vili
di Minosse, Essi esercitarono l’arte di Efesto e in­ a. C. appare il nome di un popolo, dei Dnnym:
segnarono a foggiare i metalli. È ovvio che finis­ così nella versione fenicia della iscrizione del re
sero con Tassumere aspetto di artisti, di musici, Azitawatas, nel testo fenicio «re di Adana»: tale
di auleti {Fhoroms in Strab.). La tradizione li esi­ popolo deirVIII secolo viene, a torto o a ragione,
bisce armati di lance, il nome li denota come “ abili identificato con i Danuna ricordati in una lettera
a raffinare ” i metalli di pregio ; accad. zakùtu- di Amarna del sec. XIV a. C., la cui capitale pare
là’ium ; zakùtu (‘cleanHness’),agg. zakù (raffinato: fosse Pakhri, citata da Salmanassar III, Pagrai nei
detto di metallo, ' refined, pure, said of inetals ’), monti dell’Amanos. La base del nome Aavaol e
da zakft, ebr, zahà (essere puro, ‘ to be pure ’) e simili, come quella di Adana, corrisponde ad accad.
ant. accad. la’ium (abile, esperto, capace, ‘ able, dannu (potente, *strong, powerful, great ’), da-
capable, skilled ') ; la prima componente fu calca­ iianu (potenza, *might, strength ’) ; in quanto ad
ta sulla base di daku (‘ to kill '), dakùtu (‘ mar-
Adana, non ha alcun peso la notizia di Stefano Bi­
ching into batde’): v. 8 àKT:uXo<;,
zantino che le dà come fondatore Adanos: ogni
SàKTUÀo?, -ou dito: quello adatto a prendere-, nome di popolo e di città è spiegato dagli anticlii
beot. 80LÌÌX-; cfr. SdbtTuXo?, dattero. Cfr. got. te-
con un eponimo; M. C. Astour ne trasse l’affrettata
kan (toccare) ; v. lat. «digitus ». La base di SdtwTuXo?,
conclusione che Adana derivi dal nome proprio
dito, è corrispondente ad accad, dakft, dekù (pren­
Adan “ signore ”. La A- di Adana “ fortezza ” cor­
der su, levare, v. 8é>to{j,ai, ‘ to make rise ^ etc.,
risponde al pron. aram. a-, 5 (quello, *tliat, those ’).
CAD, 3, 123 sg.): sono da intendere le dita quali
In quanto alla « casa di Mopso » (Mps della iscri­
organi di presa; cfr. ‘ finger ’. La componente
corrisponde ad accad. ullu (quello, ‘ that ') : v. zione fenicia), alla quale appartiene il re Azitawatas,
lat. «tRomulus», «Rutulus»; SàxTuXo; è calcato su si è voluto ricollegare tale nome con Mopso, Tav-
base corrispondente ad accad. zaqtu appuntito, venturoso indovino, il principe veggente di Ko-
‘ spitzig’; V. AàxTuXoi. lophon, figlio di lUiakios e di Manto, venuto in
6 oAóg, -ou tizzone ardente, v. Satw ardo. gara con Calcante: ìl nome Mopsos commique de­
6 dt(Aap, 6 djjiapT05 consorte, sposa: fu ritenuto nota bene il personaggio: accad. m uppisu (mago,
da *dotn~ “ casa " con la base di àpapbxco. A. Mor- stregone, incantatore, ‘ sorcerer ’), forma del v.
purgo scorse nel micen. duma la voce 8à(;iap, cfr. epèsu (nel senso di ‘ to perform a divination ’).
itt. dammara. La prima base, corrispondente a sum. Giova ricordare che ’Axaiot (v. 1, p. 437) sono po­
dam (sposa, consorte, ‘ Gattin, Gatte’), è voce poli collegati, af^cciati al mare; la voce corrisponde
antichissima che deve aver svolto funzione di deter­ ad accad. alhiu (fratello, plur. ‘ brodier, as-
minativo alla base corrispondente ad accad. m artu sociated: as terni for a specific social, politicai, legai,
(giovane donna, ‘ girl, •wona<m ’). or emotional relationship ’), con incrocio della voce
5 k(i.<&^{0 aggiogo, soggiogo, lat. « do­ corrispondente ad accad. al^u (riva, ‘ shore of thè
mo»; assoggetto al giogo, dtSàjjwxaToc, inflessibile: Ade; sea, side *).
aor. èSdtfzaaoa in Omer. e trag., mette in rilievo SdtTteSov, -ou territorio, paese, suolo, campo: il
che non è affatto derivato dairaor. come si significato originario è suolo della regione, territorio:
credette, Sa[idcXY), Sà[jiaXt;, giovenca con suff, pro- forma ì^dtTieSov (Xenoph., I, 1; IG, XII, 5, 215,
nom. ; v. itt. damai- che come e èSàjjiaooa Paros); Sdì- ha il valore di terra: v. Aa-iidcTTip: ac­
va ricondotto a sem. dm d, sm d: accad. sam àdu cad. dadm u (regioni, ‘ regions’); ricalca la
(aggiogare, ‘ to yoke, to tie, to drive, to attacli; to base corrispondente ad accad. za’ uzu (diviso in
yoke, hamess: referring to animals and people ’, parte, ‘ angeteilt: Feld ’) da zàzu (dividere in patti,
CAD, 16, 90 sgg.), al quale si richiama anche ‘ to divide into two or more parts, to separate, to

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PIZIONARIO G M C O SéaTTO

<Jivide into sliares’); -tceSov, suolo, terra: accad. specie di piante, ‘ iiberaus itppig’; ‘ abundant’),
pàfum (territorio, ‘ territory ’). das’u, disu (rigoglio della primavera, *spring grass,
S&mna divoro, Sairàvig, prodigalità, spesa; lat. spring: season, spring pasture’); desù; dussù (* to
«daps, dapis » originariamente sacrificio, offerta rituale, be abundant; to make fertile ’) ebr, dasa etc.
banchetto festivo, pranzo, vivanda, « apud antiquos di- Saxéojjiai spartisco, divido, distribuisco, v. 6 a(o~
cebatur res divina ... dapaticum iiegotium am plum jAtti. È verbo denominativo : accad. ta z u (dividere,
ac magnificum» (P. Fest., 59, 21): « Sens premier; ‘teilen’); accad. zisiàtu (le parti; sing. zittu: 'Teil ’).
sacrifice» (Ernout-Meillet). Sem., ugar. db^(m ) doLÙia dormo (Sappli. 126 L.P. ; ÉSocuaev’ èKOiy^-fi&ri
(pasto, sacrificio, ‘ sacrifice(s) *Opfer, Mahl ’), etc. Hscli.) ; viene accostato Eaów (v.). Da base se­
dbh (‘to sacrifice’), ebr. zàba^i, aram. debah, arab. mitica: arab. *dawa (dama: riposare, avere posa,
daba^ia; accad. aJbu (‘ O pfer’), cfr. accad. aìbu, ‘ ruhig sein, dauern '), ugar. dm (sostare, ‘ verblei-
sem. di’b, ebr. a^eb, avam. dèbà (sciacallo, avvol­ ben ’), ebr. dam a (riposare, essere silenzioso, ‘ to
toio, ‘ SchaJcal, G eier’); ma sul lat. daps, dapts ha rest ’), dom i (riposo, ‘ rest ’), dàm am (riposare,
agito la base corrispondente ad accad. dappu, aram. essere silenzioso, ‘ to rest, to be silent ’) : qualche
dap, arab. daif (tavola, ‘ Brett, Tafel ’), afFmità semantica con base di accad. da’awu
5 op 8 à 7tTo> divoro, stritolo, detto di bestie feroci. (da’àm u: essere, divenire buio, ‘ to become dark ’).
Se ne ignorò l’origine, pur tendendo a vedervi un 8 à 9 V>], -YJ5 Dafne, alloro. Fu ritenuto termine
composto di (v.). La componente iniziale Sap-, mediterraneo, a torto accostato a « laurus » (v.), Daf­
che non si seppe spiegare, corrisponde alla base di ne è certamente ipostasi di Apollo, non di Apollo
Sépw: sum. dar-, da-ar (fare a pezzi, ‘ to split’). Musagete, ma dell’omerico dio saettatore dei Greci,
5 ap 6 dvui dormo col significato originario di che travolge aH’Erebo molte generose anime di
stendersi in casa, (^Spafi'’ évi rrpoSójx^ dormì nel porti­ eroi: ciò chiarisce perché l’alloro è imianzitutto sim­
cato: Od., 20,143); per lo più xaTotSapMvto. La base bolo di trionfatori, di guerrieri vittoriosi, come cantò
S«p- è la stessa di « dormio » (v.), col significato di il Petrarca:
alloggio, rifugio', rdem ento - 0-, che richiama «Arbor victor'iosa triumphale,
risiJta da base, priva del prefisso n-, di accad. Honor d’imperadori et di poeti...»
nadù, assiro nadà*u, ebr. jdì, egiz. wdj {porre, Dafiie corrisponde ad accad. dapnu, dapìtiu
gettare, ‘ to cast down, to stop working, to place ’), (eroico, marziale, fiero, ‘ heroic, martial, ferocious:
ebr. nàta (distendersi, *to bend, to stretcli cut, to said of Gods and demons CAD, s.v.).
bow dow n’; Ni *to be extended’). 8 é e, d’alba parte. Se ne ignorarono le connes­
S(j[5, Sqi^Só^ fiaccola, v. 5alct). sioni; cfr. accad. idi, in usi preposizionali, da accad.
8 aCT7T?t^Ti5 femm.; letteralmente che assale ter- idu, sum. da (nel senso di “ lato, parte”, ‘ side,
rihilemente da fa r tremare, tremenda (Od., 15, 234: edge’); ana idi; idà, diule di idu (à coté de’).
6eà Sao7tXY]TL(; ’Epiv»Ì?), detto di Cariddi “Se particella considerata enclitica; con valore
(Simon., 522 P.), delle Eumenidi (Euphor.) etc. locativo (v. 8é): dopo un accusativo; att. oI^KaSs,
Se ne ignorò l’origine. Il segno - x - della sillaba fi­ oIk6vSs, ’AGfjva^e; anche dopo nomi di persona in
nale, corrisponde al segno del femminile semitico Omero (//., 24, 338): Tiplv Il 7]Xetcovà8’ ìxéoOai.
-t-; Sacf- corrisponde a b«e semitica denotante vio­ prima che giunga al Pelide; cosi <pó|3ovSe (esortare)
lenza; accad. dà§u (tribolare, incalzare, ‘ bedran- alla fuga, pouXuTÓvSe, verso Vora di sciogliere i buoi
gen ', *to treat with injustice, to treat with disres- {IL, 16, 779). Avest. -da, ant. si. do (fino a), anglos.
pect’); arab. da'azi cfr. dàsu (calpestare, ‘totrample to; corrisponde alla pospositiva sumera -da, col
upon, to destroy ') ; e, la base di à-TcXvjTo»;, dì TCsXàJ^w; significato di -Ss; cfi:. sum dé-e, ta (verso, ‘ toward;
V. 7r(S^co; cfr. ebr. pàlas (essere scosso, tremare, in, on, up to ’) : accad. ida (presso, ‘ à coté de ’),
‘ to be shaken, to tremble ’), aram., m. ebr., accad. adì (“ fino a ”, temporale e locale; ' up to, as far
palàlju (aver paura, ‘ to fear, to be afraid ’), pulfeu as, as to ’), ugar. 'ad (è) ; v. 8eOpo.
(terrore, ‘ terror, fear ’). Séaxo {Od., 6, 242: TrpóaSev ... (iot
Saaó?, -e tà , folto, ricco di vegetazione, lat. SéaT’sTMoci, prima si presentava come fosse un uomo da
«densus». Restati sinora senza etimologia. Accad. nulla: Béaxai' «patveTat (Hsch.); cfr. SoàooaTO xép-
daSù, desù, deisù (rigoglioso, florido, abbondante. Slov eTvai. (//., 13, 458 etc.); fu proposto un

69
SelSco D IZ IO N A R IO GRECO

un teina supposto in 8^Xo<; (v.). Calcato precedente: cfr. SaTvavdcw, consumo in prodigalità,
su Salo ; accad. teljù (accostarsi molto vicino, sperpero, Saredcvig, prodigalità, spesa.
‘ to approacli, to come near ’), v. <patvto. 6 eipàg dorso di monte, cresta di monte, v. 5eipì^.
5clSo> temo, v. Séo^. 8 eipy^ (Hom.),att. Sépr), eoi. 8épa, giogo montano;
Selvivu{JLi móstro, indico, ion. Séxvu[Ai; Ssikvóoj, collo. L’omerico Ssipi^ corrisponde ad accad, sèru
SeìvE^»* Set^K;, SslxxriQ : in Erodoto Ssk- è documen­ (dorsale, *back ’ ; usato come prep. e avv. : ‘ on
tato dai composti. Il linguaggio come gestualità: top of, over, upon’; ‘ Riicken, Oberseite’), ugar,
da base col senso di levare: gli occhi, levare: la mano: (‘ Riicken ’), arab. zahr ; Tòpo? deriva dalla stessa
accad. delcù (levare, ‘ to raise, to lift up : in idio- b^e nella forma §u’tu, donde Taurisci, Taupo^ etc.
matic expression ’: con itiu: ‘ to look con qàtè: Séua, dieci, lac. « decem », umbr. desen-, a.i. dasa,
* to lift one’s liand in supplications ’) ; un senso got. taihun, irl. deich, arm. tasn. Sum. 2 ag (decimo,
specifico di dekù è quello di latino antico « vo- ‘ Zehnter, Zehntgabe *), che viene reso da accad.
care», fare leva: «viros vocare feriis non oportet» esrétu (decima, ‘ tenth: referring to a ten per cent
(Varr., ap. Macrob. I, 16, 19): accad. dekù (‘ to tax levied on garments by thè locai ruler’).
cali up, to mobilize, to raise, to lift up ') : SstxvufAt Mentre l’umbro ha l’influenza di base accad.
richiama questa base di lat. « dico » (v.), « dico », dasft, desù (numeroso, ‘ numerous ’, CAD, 3,
osco, deicum, got. ga-teihan (fare conoscere), ant. 129 b), Sof,aòq, invece «decem», Séxa sentono la base
a. ted. zlhan (accusare), sanscr. diédti (egli mostra); corrispondente a accad. dekùm (raccogliere; le de­
v. ted. zeigen. cime, ‘ to collect, to summon, to collect taxes
5e[Xif), "Tf)5 pomeriggio; SeteXo? òtjjè Siioiv «il po­ CAD, 3, 125). La voce deve essere di origine cul­
meriggio che tardi declina» (//,, 21, 232); SsìXt) tuale e amministrativa in Oriente; il Pentateuco
indica la fase del declino del sole: accad. dSlu, contempla le decime dovute al Signore {Levit.,
ass, dualu (girare, muoversi intorno, ‘ to wander XXVII, 30-40; Deut., XIV, 2%-27). Ma la base
around, to move ’). originaria è ancora quella corrispondente ad accad.
5eiXói;, -dv dappoco, vile, infelice) a torto qàtum (mano, ‘ hand ’), .preceduta da base col va­
accostato a Seivói;, 8et5a>; è della base corrispondente lore di due (v. 8ócd), *d i-, *de-,
ad accad. dalalu (essere infelice, ‘kiìmmerlicli sein '), 6 é»to{jiai, att. Séxofxai; prendo, accolgo, raccolgo.
dallu (infelice, misero, ‘ kiìmmerlich ’) ; il verbo in Si richiamò antico slavo chies. desiti (trovare), a.i,
aram., ebr. vale “ essere meschino, bisognoso ” dd^fi (egli onora). Accad, dekù (prendere su, le­
(‘ gering, durftig sein ’, vS, 153 sg.). vare, ‘ to lift up, to make rise, to collect taxes, to
SeTva, gen. Seivo? etc.: uno, un tale, Ìngl. one. raise ’).
Se ne ignorarono le connessioni, Accad, èdènu, ÒéXeap) -axos lusinga, Se^sao^ió);, adescamento.
ass. èdàniu, édànu (una persona isolatamente, Dalla base corrispondente ad accad. dàlu (andare
‘ isolated. Ione person ’) ; cfr. russ, od(n. in cerca di preda, ‘ to prowl ’) ; dajalìtu (ammalia­
Seivó;, -Vj, -óv formidabile, capacissimo, ahilissimo, trice, ‘ prowler: a sorceress who walks along thè
potente. Viene accostato, a SslSco (v.). Il signifi­ streets *), con la componente corrispondente ad ac­
cato di “ potente ” è evidente in Omero: per Atena cad. Sru (andare attorno, ‘ to go ’).
[ I l 6 , 385), per Teti (18, 394). Incrocio con base di cipr. SdcXTo?, tavoletta per scrivere;. SéXTa,
accad. dannu (formidabile, violento, minaccioso, delta; v. AeX^oi, I, p. 194. Si fece ricorso a sanscr.
‘ machtig, drohend, stark, heftig ', ‘ dangerous, se- ddlati (egli fora), al lat. «dolo» (sgrosso, lavoro, piallo
riom, grave’). il legno), al gr. SaiSàXXcù, lavoro con arte. Corri­
6 el 7iyov, -o\> imbandigione, pasto, lat. « daps ». Se sponde ad accad. daltu, st. c. dalat: ug. dlt, ebr.
ne ignorò l’origine. Il pasto principale, più consi­ dlelet, giud-aram, daltà (battente, ala di una porta,
stente, SeiTtvov, la cui voce è originariamente sino­ porta, ‘ Tiir(-flugel) ’) ; il senso di tavola ribaltabile
nimo di TpdcTTE^a, risulta morfologicamente un ori­ rende il concetto di materiale scrittorio costituito
ginario plurale: accad. dapp5nu, da dappu, tappu, da tavolette da connettere; BéXxa organo femminile
allotropo di duppu (tavola, ‘ Tafel, Brett ’) ; aram. (Aristoph., Lys. 151) è la porta della vita: v, SeX<ptSs.
dap; incrocio con accad. dapnu, dapinu (princi­ SéXcpa^, (opposto a porcella, por­
pale, superiore, ‘ gewaltig’), dapniS, avverbio del cello). Il significato originario che emerge dalla base

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d iz io n a j u o greco 5 é p M o (A a t

di SsXcpó? utero è “ porco da riproduzione l’afifisso ‘ Pfahl, Stange, Saule ’), calcato su daa-, datinu
-owt (v. KÓpa^) ha ricalcato la base corrispondente ad (solido, grosso, ‘ stark, fest ’, ‘ solid, strong, big ’),
accad. sa^jù (porco, ‘ Scliwein ’), suin §ah. seguito dalla base corrispondente a Spó? (v.).
5eXtpt?, “IV05 M jin o , Il tema SeXq)Iv- definisce 6 éwo^ m. oltraggio, v, Sév.
bene questo cetàceo caratterizzato dalle pinne sul -à , "óv (kstro, abile, propizio: da espres­
dorso che esso fa ruotare agilmente nel muoversi: sioni rituali col significato originario: di jjro/jmo;
accad. dàlu (girare, ‘ to wander around, to move ’) Beltà, destra, Se5tTspó<;, destro, lat. dexter. Viene rin­
e la base che torna in lat. « pinna », « pinnaculum », viato alla radice *dek-~ di SéKO(ji,ai, (v. : levare
cfr. gt. Tiiva: accad. panu, ebr. panim , ar. fina, nel su, accogliere) che corrisponde ad accad, dekft (le­
senso di “ parte superiore ” (‘ Oberfladie, Ober- vare, levare su, specie la mano, ‘ erheben: die
seite ’). Hand, die A rm e’); sulla base originaria interferi
-'io?, dot. SeXtpiiòc: vulva, matrice. Viene accad. dèqu (propizio, buono, ‘ good, propitious ’),
richiamato av. g^r^hu^- (piccolo di animale), oppure danqu, dam qu; la 0 greca presuppone lo stato
a.i. gérhha- (utero) che è accad., ant. ass. qarbu costrutto di dèqu: la terminazione di mo­
(intestmi, utero, ‘ Eingeweide, Mutterleìb ’), Per stra che la base era seguita da una voce col significato
la labiale - 9 -, cfr, eolismi, ad es. di 7ié(j.Ke per Kévxe, di essere: “ che è di buon augurio”, accad. iaù
di 7T?)>.oi per Tir)Xou; la voce ha il significato nel senso che è in aram,: ebr. jéa (è, ‘ is ’).
originario di porta, bocca, Siksa di cui SeX9 Ói; è al­ 8 éo$, gen. Séou^ paura, SslSo, temo, che richiama
lotropo, proprio nel senso di Sé^Ta* yovaiKstov un perf. *Se-Sfoi-a, Seiixa terrore, paura) Aei|xo<;
(xJSoiov di Aristofane {Lys., 151) e corrisponde ad {11., Hes.) il Terrore. Questo deve essere stato alle
accad. daltu, ebr. delet, arm. daltà (porta, *door *) ; origini l’Ade, il Buio, l’Oscuro: Setjxoc, col signifi­
il cipr. SàXTos (att. Sé>kT:o(;, ant. a. ted. ze/^) nel senso cato derivato di tema, esprime alle origini il terrore
di “ tavola ” , per scrivere, è diretto rappresentante istintivo deiruomo, rappresentato dalla tenebra, dal-
della forma accadica. È popolarmente calcato su Voscurità, dalla notte buia: accad. da’wu (da’mu:
SsX(p£?. La documentazione plastica è data da rappre­ buio, oscuro, ‘ dark ’, * dunlcel ') : Séo? richiama la
sentazioni antiche con il segno del delta nella zona lettura d aV u ; dàm u (dawu) si incrociò con dàm u
del pube femminile. (sangue, ‘ blood’); «timeo» è della stessa base: cfr,
Sé(jLVta (//., 24, 644; Od., 11, 189) lenzuola. Ac­ accad. da’Smu (essere oscuro; ‘ to become daik’)
cad. tum ànu, (um annu (tessuto di lino, lenzuolo, con interferenza di base corrispondente ad accad.
‘eine Leinwand’), diverso dalle coperte; dalla base efem m u, etewwu (spettro, ombra, ‘ ghost ’).
tamù, tem ù (tramare, filare, ‘ spimien, zwirnen 8 é7ia?, -ao 5 tazza, coppa, barca, mie. di-pa. Se
cfr, Si<jj), tìm u (filo, gughata, ‘ Faden, Z w im ’). ne ignorò l'origine. Sum. con base reduplicata dib-
6épLto edifico, costruisco, corpo, struttura, dib (accad. dibdìbbu; recipiente per liquidi,
spettro, jxs(TÓS[X7], trave maestra', questa voce richiama zXsijjiIiSpa, clessidra), dalla base sum, dib (con­
ad accad. dim m u, tim m u (trave, colonna, pila­ tenere, portare, versare, ‘ fassen, wegnehmen,
stro, ‘ Pfieiler, Saule, Pfahl, Stange ’), ant, accad. dt- ausgiessen’), cfr. influsso di accad. dippu, dibbu
mtu, (torre ‘tower, as an independent structureoras (tavola, mensa, ‘ board ’),
part of a fortification waU ’), sum. de-èm (costruire, Sépitopiai vedo, guardo. Il valore di vedere, te­
‘ to build, to construct ’) ; cfr. accad. dadm ù (abi­ stimoniato anche dall’a.i. daddrsd (lio veduto) umbr.
tazione, *Wohnstatten’). terkantur (inteso come videant), got. ga-tarhjan
8év : Democr. 156, (x)) [loXKov tò Sàv tò (XY)Sèv (‘ Kennzeichnen ’) è posteriore. Il significato origi­
elvai, cfr. Ale,, 320L.P.: una modesta cosa, trascurabile, nario è in Omero: rijp ètpQ'oXjxoti; SeSopxcfc?, get­
spregevole: della stessa base è Séwo<;, oltraggio, di­ tando fuoco dagli occhi (Od., 19,446), (póvia 8ep>t6|xsvo<;,
sprezzo, Accad. danù (essere di poco pregio, spre­ spirante strage: il verbo greco indica emanare fiioco,
gevole, *geringwertig s. ’), arab. danu a. bagliore, spirare fuoco-, in Pindaro ha il reale va­
SévSpeov (Hom., Pind.), att. SévSpov albero: lore intrans, di balenare, splendere: <péYYo*S
di grosso fusto; deriva da basi corrispondenti a SéSopxs; cfr, alb. drite (luce), ant. a. ted, zoraht
sum. dim > *din, accad. dim m u, tim m u, Nuzi (chiaro): Sépxo(/«t richiama accad, ser^iu (splen­
teammu, *team > *tean (palo, verga, colonna, dore, ‘ Glanz ’) ; slt|iu (‘ flare, a sudden lumi-

71
Sépo) D IZ IO N A iaO GRECO

nosity ’). Il valore di Sépxotxai discende originaria­ connessioni : va richiamato il fenomeno del dileguo
mente da quello di fiammeggiare; “ brillare ” (v. frequente di -1- originaria intermedia (come in
9j(jLap, dor. à(i,ap, giorno) accad. am àtu; vedere» cfw|jioc etc.) : accad. da(l)ù (attingo acqua, ‘ to draw
‘ to see ’): per la S- iniziale < §, v. Aépxo{ii,ai water from a weli ’), dà(I)u (‘ ircigation with v^^ater
deriva da base corrispondente ad accad. sara:(?u drawn *), dà(l)ù (‘ water drawer ').
(rilucere, ‘ to flare xip ’}, sir., aram. ebr. ztitai}. 5écpco sciolgo, Sé;(;co : della cera ItcI S’ofiaT’ àXei^iat
8ép(o strappo via, scortico, spoglio, batto a sangue, ÉTalptóv I XTjpòv 8e4nf)o®'5 (JieXivjSéa {Od., 12, 47 sg.)
Sipfjia, pelle, Sopà, pelle, Séppia, copertura di cuoio. e tura g li orecchi dei compagni sciogliendo cera soave
Vengono richiamati got. dis-, ga-tairan (strappare, come il miele; con éauxóv «masturbari» (Eub., 120,
lacerare), lit. derù (spogliare); Sép[j,a fu accostato a 5), senza il pron. e al medio. Se ne ignorò l’origine.
sanscr. dar-màn (distruttore). Il greco richiama basi Accad. tepù, sir., ebr. tafani (spargere, stendere,
che recuperano il lat, «traho »: accad. tara’utt», tarù, ‘ to spread out, to strctch out ’) si è incrociato con
forma allotropa teru (toglier via, portar via, ‘ wegho- la base corrispondente ad ant. ass. lu à h u , ugar,,
len, fortliolen ’), cfr. sum. dar, da-àr (separare, ‘ to aram. dùb, ebr. zùb, egiz. s’b, accad. z& hii (scio­
split, to divide '). gliere: della cera, dissolvere, *to dissolve, to melt;
Seo7iÓTy)5, -ou signore, padrone assoluto, SiaTroiva, it refers to figurines made o f ... wax ’).
signora. Sentito come originario da base i.e. ^dems-,
8éxotJiai, V. Séjtojjiai.
gr, * 8eor- (ant. i. *dam-) presunto genitivo di una
5éto, Seiìoj manco, sono privo, sono inferiore'.
voce col significato di casa (v. 8ó(io?) e in aggiunta
SéofAai ho bisogno, manco di, chiedo, prego; sono in­
la voce della stessa base di nórvia (tcóok;). Ma Se-
feriore (Hom,); impers. Sei {II., 9, 337) è necessario;
(j7rÓTY)5 non può essere chiarito con la base di un
SÌY)CTii; supplica, preghiera, Sévjfjwc richiesta, bisogno
presunto genitivo *dems-, col valore di “ casa” :
(pap.). Viene accostato sanscr. dasa- (mancanza);
ant. i. ddmpati- avrebbe significato “ padrone di
se ne ignorò l’origine. Tenuto conto della trascri­
casa ” , il che non è in effetti il valore della voce
zione di una base corrispondente ad accad. sebù
greca che significa “ padrone assoluto, sovrano
La voce ha connessioni remote e la base cor­ (avere bisogno, ‘ to need, to wish, to desire ’) in­
risponde a sum. desa (unico, v. accad. edìs), te-es + crociatasi con base corrispondente ad accad.
la base che si ritrova in sum. patesi (principe, (rivolgersi a - per pregare -, ‘jur.; a.A; an jmd.
' Fiirst, Priesterfiirst ’) *. il senso sarebbe quindi di bittend, fordernd herantreten vS, 1384), de^fi,
“ sovrano assoluto” ; cfr. base sum. pad» (potente, dahù: cfr. ebr. dSl^a (essere inferiore, oppresso); daj
forte, ‘tuclitig, stark, kraftig, v. Gottern, Vater’), (necessario, necessità, ‘ thè requisite, according to
accad. patnu (potente, ‘ kraftig’). need ’),
ScOpo qui, in questo luogo', avv. di movimento, 5éw lego, legamento, Seo^xó^, legame, eoi
di esortazione, con ellissi del verbo; Seupe (inscr. lego. A.i. d y ^ i (‘ bindet ’), ditdì!t (‘ gebun-
att,), Seupi, 8eupu (eoi. : Herodn,, 2, 933), Seiipto {II., den gr. SetÓ;;), ddman (legame), alb. duai (man­
3, 240) ; arm. ur, ure, umbro uru. Da Se-, per aferesi nello). Cfr, sum. te-e (legare, ' binden '), sum.
da base che dà lat. «ad», ebr., ugarit. 'ad(è), ant. dim (legare, corda, ‘ festbinden, anseilen; B and');
sudarab. ‘dj, prepos. accad. adì, adu (fino a, a, v. Sóo; cfr, accad. sibù (‘ rings umschliessen’),
' as for as, connoting space or distance etc., until ’) sinonimo di accad. lawù (avvinghiare, asserragliare,
e la base sem. : accad. u n i (luogo, paese, ‘ city, circondare, assediare, accompagnare, ‘ einschlies-
village ’), sum. ù.ru, uru, sen. umgeben, belagern’), v. 5ét»> manco di, sono
SeÓTcpog secondo: fu ritenuto una formazione alle strette.
su §eùo[xat., Sio[iat, manco di, sono inferiore, chiedo. equivale a Sai: ecco che.,.; talora ironico;
Ma di Seóo[jiat, Séw si ignorò l’origine; la sua base si unisce con xai, originariamente e questo, ma ciò;
semanticamente ha subito l’interferenza di voce SìiOev, quindi, da ciò, S>)Ta, quindi, allora; Sif) è ori­
come accad. (vicinanza) : SeiSrepo? significò ginariamente un pron. corrispondente a un relativo
che si trova immediatamente vicino, ma è calcato sulla semitico; ugar. d (die, 'which, that o f ’); “ nota
base di S\ico, S>io (v.). genetivi ” ; cfr. cong. ugar. d (che, perché, ‘ dass,
Scòto bagno; faccio scorrere. Se ne ignorano le w eil’); cfr. pronome aramaico da; ebr. ze. La

72
d iz io n a r io greco 8 r)pi?

particella Stt) sembra calcata su reiiaota base: sum. accad. da|]iù, dehù, aram., arab., ebr. dàhà (scon­
dé-e (‘ to, for, up to ’), ta-a. trarsi, urtare, abbattere, ‘ to push, to thrust down,
Syjat £ratii d’orzo. Ipotesi etimologiche inconsi­ to overthrow ’), d®\ii (distruzione, disfatta, ‘ over-
stenti: Blumentlial [Hesychst. 6) vi scorgeva l’illi­ throw, downfell, destruction ’) ; cfr. ingl, dead.
rico ; Schuize (QE, 228, n. 4) proponeva *Sia( = 8 r]Aéo(jt.ai noccio, ferisco, sono molesto. Note­
che conferma la fonetica cretese (Sr)at... vole la radice ridotta SaX-: St]X~ ionico. Si pensò
KpY)TWV al KptOal. E.M.) ; cfr. SaTcóvai ' ^sia[ (Hsch.). alla radice *del- (fendere) ; affine al lat. « deleo »,
Accad. se’u, sum. se (orzo, granaglie, ‘Gerste, «doleo» (v.), «duellum»; v. hellum. Accad. dalàhu,
Geti'eide’) ; STjTrat ’ cd èTtnojJiévat, KpiOat (Hscli.): aram., ebr. dalah (sconvolgere, distruggere, ‘ zerstò-
per aferesi da base sem.: accad. u ttetu, ugar. hft, ren, verwirren, trCìben, vernichten ’); cfr. accad. da-
ebr. ^lUta, aram. hejj^tà, mand. arab. :^intat lapu (‘ feindlich bedrangen ’). Duellum della stessa
(orzo, granaglie, ‘ Gerste, Getreide '). base dala]hiu; dullu^u (saccheggiare, ‘ to disturb
8r|8éx«'’cai {Od., 7 ,7 2 : Ji-^iOoioiv
CAD, 3, 43 sgg.).
8y]Ao^, “»), "Ov visibile, evidente, 8>jX6(o, rendo
Raccoglie con voci di t^'ettoi IL, 9, 224: SeiSexi:’
evidente. Se ne ignorarono le connessioni. Dalla
(fccotse Achille); cfr. Od,, 5, 59; Tà noti
Seixvójjtevoi;, accogliendoli: Od., 15,150: 87]8t.crK<5|XEvo£;,
base corrispondente ad accad. dàlu, jàlu (guardare
tendendo {la coppa); SsixavóoivTo SéiracatiV {ia) ac-
attentamente, ‘ to watch carefully ’), daf jàlu (‘ scout,
inspector ’), sinonimi della base corrispondente ad
coisefo con coppe (levate). La base di Séxojjiai, Mxo(xai,
accad. dàgalu (guardare, ‘ to look at ’).
con allungamento metrico (accad. d ek ù : sollevare)
8 yi|xÓ5 m, animale o umano .(//., 8, 380).
che affiora alterna con basi diverse: non si chiarì
Viene richiamato alb. dhjame (grasso, sego), arm.
il presunto raddoppiamento lungo 8ei8~, SvjS-
tam-uk (umido) come elemento che si liquefà.
che dànno gli editori contro la tradizione mano­
Rifatto su e su voci come ebr. dam (sangue,
scritta: asemble étre un présent athématique avec
linfa, ‘ blood, sap’), accad. dam u; su questa base
im redoublement lo n g ...» (Cliantraine): ma Set8-,
è calcata la voce greca nel senso di popolo
SijS- non. si giustifica come raddoppiamento lungo:
(cfr. <puX^f}) ; ma ha il significato originario
si tratta alle origini di antica base nominale, corri­ di pingue-, ebr, tam (completo, ‘ whole, complete ’),
spondente a ugar. d d (amore, ‘ Liebe ’), siriaco ugar. tm , arab. tam m à (‘ vollstiindig ’), ebr. tà-
dada, accad. d ad u (amato, ‘ Geliebter ’), nel senso m am (‘ to be whole ’).
di con amore, cordialmente, e saldatasi svxccessivamente “Ou, dor. 8a(xo(;; popolo, paese. Vengono
al verbo con aplologia la componente -trxo- di accostati ir. dàm (schiera), a. gallese dauu (cliente) e
S7]Sto>tó[xevQ(;, « par l’analogie des verbes en -toxto », si ritenne che il valore originario fosse parte e
richiama accad. su qù (levare su), di aaqù (es­ dovesse richiamarsi alla radice di Salo[j.ai. Accad.
sere levato, essere alto, ‘ hochheben '), cfr. Tomo- dàm u (sangue, parentado, stirpe, ‘ blood, kin ’) ; il
fono Saqù (offrire da bere, ‘ tranken ’), sem. sqi, vincolo fondamentale del 8^(Jt.o^ (Sòcfxoq) fu quello
sqì. del sangue ; cfr. populus: accad. papallu (sum. papal;
(Hom .: I l ) , 8a i o |, 8^ 05: « adversarius » col valore di “ generazione ” , continuità della stirpe,
nemico, distruttore, infesto, confiitto, discendenza, ramo, ‘ Nachkommenschaft; Sclioss-
scontro, mischia, lotta: cfr. «duellum» ( = «bellum»): ling, Zweig ’), pappaltu (flusso di seme generatore,
cfr. jcupò(; Srjtoio {II., 2, 415), Si^iov Tiup: il fuoco in~ ‘ geronnene Samenflussigkeit ’) cfr. accad. dadm ù
festo; ma Tagg. accompagna anche tcóXs[jio(;, àvfjp, (da-ad-ma: paese, ‘ settlements and inhabitants ’).
oTp«T(S?, (xdxil ; il V. Stjóoj « adversor » imper­ Sif^v, dor. fiotv, a lungo; S7)vató<;, anziano. Cal­
verso, tratto da nemico, uccido, lacero, spezzo'. A7]t- cato su base corrispondente ad accad. dan, stato
<popO(j Deifobo, spavento per il nemico; Ayjiàveipa costr. di dannu (grande, alto, ‘ great, high grande
infesta a gli uom ini; a parte Tinfluenza semantica di nel senso di “ attempato ”); cfr. etimologia di ted.
SaJw, (v.) ardo, Sévùoc, ardente, di BatCca, di 8a(o(i,at, alt, ingl. old; ma v. lat. « diu».
8yiw<;, avversario, « adversarius », nel senso origi­ 8V^V€a decisioni, cfr. accad. dìou (‘ decision, jud-
nario di chi va contro, scontro, comhattimento gment ’), ebr. d in; ma v. Si8 àoKto,
etc. derivano da base semitica corrispondente ad 8 fjpi5 , “lo^ lotta {Od., 24, 515, Hes., O p ., 24,

73
8r]pó? DIZIONARIO GRECO

33), battaglia; STjptofiat (Pinci,), SyjpiuavTo {Od., 8 , tu saprai, sSàigv, Salvai SsSdcTjxoc, ho appreso, ctc.
76) ctc. Viene accostato saiiscr. -dàri- (chc fende); e le forme con dorsale èS^Sa^a, 8eSi8«x0ai (//.,
fu ritenuto chc il valore originario fosse separazione, 11, 831), non fu possibile comprendere in
contesa. Dalla base corrispondente ad accad. tetù un’unica base Sa-, Sa-r)-, SiSax-; fu posto in connes­
{battere, bastonare, ‘ sclilagen, verpriìgeln ’) ; sost. sione con l’antica voce epica S’iQvea, piani, disegni [lì.,
tiru (impronta lasciata dal colpire, ‘ Pragung ’). 3,361, Od. 10,289), che Brugmann credè chiarire
Srjpó^, dor. Sfipó?, -dt, - 6 v che dura a lungo, con *densos = sanscr. daifisas “ potere miracoloso
eterno. Rinviato a v. lat. diu, cfr. diirus. Accad, ma cfr. seni. Ja’m , accad. tém u (^èwu) > >
dàrù (sum. da-a-fi-a, da-ri-a: duraturo, perpetuo, *fèn (piano, veduta, iniziativa, intelligenza, saggezza,
eterno, ‘ perpetuai, eveclasting, enduring '). gusto, ‘ faculty o f discernment ,intellect, judgement,
vado incontro, incontro, trovo ; pres. con senso decision, consent ‘ Planen, Einstellung ’, sum.
di futuro {Od., 6, 291): attestate le forme d iram a ‘Planen ’) che è il corrispettivo di 8-r)vea ; cfr.
Sijoijsv, 8-fjexe: S7)to fu inteso conae un antico con­ assiro fèm u (téwu: prendere in cura, assistere, ‘ in
giuntivo, ma se ne ignorò l’origine. Dalla base cor­ Obhut nehmen, betreuen ’), base di partenza per
rispondente ad accad. te^>ù (accostarsi, avvicinarsi a spiegare semanticamente SiSdcoKoi, le cui forme con
inmiedÌ3ta distanza, ‘ ganz nàh herangehen ’), tél^u dorsale sono giustificate da faringale fricativa della
(^vicinanza) Per t > S, v. base ta 'm ; come ixatSeóo) (da Tuat?) SiSaoxcù ricalcò
8 ià, tessal. 8ié; lesb, 8ta[ (Aesch.). Il signi­ una base col senso di 7iai(;: accad. dàdu (‘ child ’);
ficato originario è “ separatamente ”, cioè “ da V. ebr. dad (seno, ‘ breast ’) : v. lat. « alumnus ».
una parte, da un lato ”, poi “ attraverso ” ; v. lat. 8 i8 pàcrxa> scappo uia,jvggo, detto in particolare,
« dis »: germ., anglos. fe, ant, a. ted. ze~. Della di schiavo ; Spaofxói;, fuga, SpaTué-o]!;, fuggitivo, detto
stessa base di lat. « dis »: accad. idu, sum. da, (lato, di schiavo; aor. àTtéSpav: il tema dì ISpav etc. ri­
parte, ' side ’), idìsam (separatamente), con s eliso; chiama accad. daràru (correre via, ‘ to run off',
cfr, idi ana idi (su ogni lato, ‘ on each side’), ‘ laufen ’), anduf3ru (manomissione dì schiavi, ‘ ma-
idàn (‘ both sides ’), daià, tais (per, verso, alla numission of private slaves ’); v. Tpéxw.
volta di, a lato di, ‘ toward, to thè side o f ’); il 818u(xo5 , -Y], -ov doppio, duplice, consorte;
lesb. XJt. è vicino alla base corrispondente ad accad. qjtS'jfioi;, a doppia entrata, doppia. Fu inteso come re­
zàzu (dividere, separare, ‘ to divide, to separate ’) ; duplicazione di Siio, con suffisso aggiunto alla
per il rapporto > 5, cfr. lesb. Zóvvucro;, il dio della base di St<;, ma né il senso né la formazione -Su^ao
pioggia fecondatrice e Aióvucro?. da SiSo furono mai chiariti. La componente -Sujjto^
5i(^kovo; m. (ion,-att.), Si'/j - (Herod.) servo, corrisponde ad accad. tu’am u (doppio, paio, ge­
ministro nel tempio, v. éyxovéw. mello, porta doppia, ‘ Paar, Zwilling ’, al femm.
SiàvcTopog, da SiAyto (Hsch,) ‘ Doppeltiìr ’), ta’ùm (doppio, doppio spazio, *dop-
SianpócTiov aw , : attraverso, in modo penetrante pelt, Doppelraum ’). Alle origini la componente
[ l i , 17, 748: di poggio boscoso che attraversa la Si- è in realtà della base di accad. èdu (uno, ‘einer ’),
pianura; I I , 8, 227: di grido che si leva penetrante, édis (soltanto, ‘ alleili ') : StSu|jio<; originariamente
in modo da scuotere), l’agg. h posteriore ad Omero, deve avere avuto il valore di “ un paio ” .
Se ne ignorò Torigine. Da Sià (v.) e la base semitica 6i6to(jii dò, concedo, pago. Il lat. «do », sanscr. dddàti,
di accad. purussu, sostantivo di parasu (dividere, le forme italiche, osco didest (donerà), vescin. didet
separare, ‘ to separate ’), pafasw (penetrare attra­ (offre), l’aor. sanscr, d-di-ta, le radici i.e. *dò~
verso, ‘ to break throngh ’), ebr. pàtas (fare una (dare), '*dhé- (porre) vanno ricondotti alla stessa
breccia, rompere, ‘ to break, to make a breach ’) : base il cui significato originario si ritrova in lat.
il sost. peres (fenditura, breccia, ‘ fissure, breach ’) «con-do » (pongo insieme, getto le fondamenta, fab­
mentre accad. purussu ha il significato di “ deci­ brico, produco, nascondo) e che corrisponde a sum.
sione ” (‘ decision ’). dug, accad. nadù, egiz. w dj, ebr. jd i (porre, fon­
8i5àCTHto insegno, istruisco, inf. aor. Savjvai. dare, concedere, dare, ‘ to put, to place, to lay
L’analisi delle varie forme verbali è indispensabile foundation, to settle ’, ' hinlegen, aufgeben ’).
per la soluzione finale della scelta di una base che SÌ6(x,«i mi slancio, corro velocemente { l i , 23, 475
le giustifichi e le chiarisca; le forme omeriche Spesoci, etc.), inseguo, faccio correre (II., 15, 681), perseguo,

74
PIZIONAKIO GRECO 810 $

cacào { I I , 12, 276), 8bv corsi rapidamente { I I , 22, ass. duàku (abbattere, battere, ‘ schlagen ’), agg.
251): inteso anche come “ j ’ai craint ” (v. Sel5w), verb. diku (buttato giù, ‘ abgeschlagen ’), diktu
semanticamente integrato col primo significato. Vi (l’abbattere, il buttar giù, strage, massacro, ‘ Sclala-
è interferenza da basi corrispondenti a ugar. d*j, gen, Gemetzel’); della stessa base dakàku (strito­
ebr. da a (volare, librarsi, ‘ to £ly, to soar ’), ugar. lare, pestare, *zermalmen ’) ebr. dàq (‘ crushed ’).
<Jlj (ala, ‘ Fi(igei, Scliwinge ’), dlj (uccello di preda); SlxeXÀM bidente, marra, zappa a due punte: cfr.
il senso di inseguo, mi accosto rapidamente richiama, [jiAxeXXa; per la base iniziale v. 81^, 8Ìxa,
accad. (accostarsi, ‘ to come near v. Sióìkoì), 8 £Kirij giustizia. Accostato a Se()tvu[Jii (v.) e
(vicinanza, ‘ Nahe '). a lat. «dico» (v.), riproduce invece lantica voce che
&icpÓ5,- à , -óv che si muove liberamente (Sisp^ emerge da bab, dilcuggallu (‘ chief justice ’, CAD,
TCoSt, Od., 9, 43), agile, che scorre: valore che ha in­ 3, 140: sum. dì-kus-gal); dikutu (‘ verdict’), sum.
fluenzato semanticamente l’accezione di liquido. Se di-kuB-tu-u (base di giudizio, punizione, ‘judgment,
ne ignorò rorigine. Il significato originario di dtv^)p pimisliment, law CAD, 3, 150), in scrittura sil-
Sispòc PpoTÓ^ {od., 6, 201) un essere vivente che si ag­ lab, DI (KUs). La voce greca ha subito l’influenza
g iri: l’aggettivo gr. ha per base semitica accad. della base di accad. dileu (giustiziato, passato per
datata (muoversi liberamente, correre via, ‘ to le armi, *getotet, erschlagen ’), dàku (giustiziare,
move about freely, to run off’), ebr. datah (‘ to ‘ toten, als StrafvoUzug im Wege der Selbsdùlfe ’).
walk, to wander ’), ugar. dt (dtt; scorrere, fliessen ’), SIktuov, -ou rete da pesca 0 da caccia, v. Sikciv.
ebr, detór (‘ Fliessen ’), deteh (viaggio, giro, via, b i v i ] , 81 V0 5 movimento circolare, turbine, Sivécj,
' a going, walk, course ’), dcfot = accad. andutStu faccio girare, m ulino; Sovéw mulina: base di Qóvto.
(libertà, ‘ fieedom, delivery ’) : v. gen. àvSpó? di Alóvuoo^ Dioniso, alle origini, prima degli in­
Àvi^p. flussi di riti barbarici, divinità ellenica delle fonti
8 l?ot: OLÌ^ capra, AdcKoive?. Venne accostato arm. vive (Delfi) : figlio di Semele (accad. satnù: piog­
tik (otre), che sembra richiamare ebr. t^’o (‘ moun- gia, *rain’: v. ■ye<péX7]) e di Zeus (v.), Aióvuao.;
tain-goat ’), cfr. ebr., aram. tais, accad. tassu, derivò da pron. determ. scm, di e ‘ aiti (fonte),
da§8u (capro), ebr. dìson = ’ó; v. Tpàyos sentito poi come oTvoi; vino: ebr. ‘ a jiti (‘ spring;
(TpaYeiv) il distruttore: accad. disu (rovinato: die sparkling of wine ’) + - u? seni, : ass. usau
detto di frutti), ebr. jasa (sgorgare), accad. asù (‘ going o u t’).
cerco, ricerca, inchiesta: della Attributo (pXsòc;, (pXéwv « abundans »: v. lat. fluo:
stessa base di (v.) che presuppone un so­ cpXiSw.
stantivo dalla base corrispondente ad accad. Se’ù 8105, femm. Sta (Hom.), nei trag. Sia: alle
(cercare, essere intento a, * to seek ‘ suchen ’), origini il significato di elevato, nobile si fonde con
ebr, aa*a, ugar. t'j: è della base di quello di buono, bello: cfr. SvSìoi; a mezzogiorno:
esito tra, da SÈt;: Si- acquista il valore di 8id, attra­ propriamente riferito al sole alto {all*orizzonte):
verso : cfr. lat. « dis-cerno ». Sto? elevato, nobile vale, in Omero, per Achille
Sl?oj, V. Sl?iQ(Aai. come per il porcaro Eumeo, per l’etere lucente
8 l 6ùpa(JLpo^, v. 6 ptoi{JLpoG, ( I I , 16, 365) come per la terra ( I I , 14, 347); Sta
6 im£TT^5, detto del fiume Spercheo { I I , 16, Yuvdixoìv ( I I , 2, 714) è Alcesti e Sta ■fredcov { I I ,
174); detto deirat6:?ip (Eur,, Bacch. 1267); dello 5, 381) è Dione: segna le divinità femminili; è
sperma (Hipp., M u l, 1, 24): che scorre puro: da basi detto per il mare, per i fiumi; è detto per nobili
di 8io(; (v.): seni, tib, accad. fiàbu (essere bello, cavalli, per le forze della natura. «Divus» ha il
buono) e di TTéro^jiai.: fu inteso caduto da Zeus, ma fa significato originario di alto {cielo), cfr. saiiscr.
difficoltà scorgere un dativo Su-, Siet- {A if d - ) divà- (celeste), «sub divo» sotto il cielo: S-di Sto?
là dove si attenderebbe un genitivo. come 8- di 8óa> (v.) due, di cui si ignorò l’origine,
SiKctv abbattere, prostrare, buttar già, metter giti, corrisponde a originario t - («duo», Siico è accad.
AtxTU'i^va, cijcciflfrfcc, attributo di Artemide è il S(ktuov tu *awu, tu ’am u, neoass. tu’ù, ebr. tò’àm, arab.
rete da pesca, My^xù mordo, StxTa[xov erba per le fe-' tau’am : gemelli, *Zwilling’); analogamente 8to<;,
rite: dittamo. Non ebbe una etimologia e lo si ri­ « divus » sono aggettivi di base che richiama accad.
tenne della radice di Setxvuti.1 (v.). Accad. dàku, tlbu (ascesa, il sorgere: dell’alba, ‘ Erhebung; v.

75
Ò[ txK<x % DIZIONARIO G M C O

Gottem, Morgengrauen, Aufkominen: Himmcls- che il significato di “ pelle” è conseguente airuso


richtung ’) : tebù (sorgere, sollevarsi, ‘ aufstchen, delle pelli invece del papiro, che era più antico ele­
sich erhcbcn: Priester zuin Kult; von Morgeii mento scrittorio. Perciò in seguito continuarono
ctc. ’). Ma i valori eccelsi e quelli modesti di a dire quando non si trattò più di materiali
scoprono che alle origini vi è incrocio tra la base cor­ scrittorii, ma solo di “ pelli ” , come oggi chi dice
rispondente ad accad. tìbu (ascesa, ‘ Erhebung ’) e papier non pretende dire carta di papiro. La voce
la base col senso di bello-buono; accad. sein. tib, ionica è di origine sumera; accad. tupsartu ([cfr.
accad. tiabu (essere bello e buono, ‘ to be good, aram., ebr. {ipsara, tifsar dignitario] scrivano,
sweet ’, ‘ schon seiii ’), calcato su base di sum. dìg ‘ Schreiber ’) con influenza di basi corrispondenti
(splendente), dè, dè-dalla (fiamma, ‘ Fiamme ’). ad accad. dìppu, dappu (tavoletta per scrivere,
doppio, V. SiTtXàoio?. * board ‘ Tafel ’) e ferii (incidente, ‘ eiudringen
8 i7rXàcyio5, - a - ov- doppio: viene postulato un in, einreiben ') ; il passaggio s > t > 0 da tipsàrà
presunto * 8^7rXaToc. Il secondo componente -TirXdc- ha infinite testimonianze. Saussure pensò a
oio(; corrisponde ad accad. palsu agg. verb. di V, 8étpu),
accad. palàsu (dividere, rompere, ‘ durclibobren, S tilla sete, (Aesch., C k , 756),
einbrechen’). Analogamente doppio (detto assetato, {^d ., 11, 584) assetato: participio
di una specie di veste) ha per base accad. palàku omerico; il verbo Stt|;c5, Sn|>rjv (Herod. etc.). D ’ori­
(dividere, ‘ abteilen ’), agg. verb. palku (v. ‘ Stof- gine ignorata; deriva da basi che denotano
fen '), paliku (‘ der Stoffe abteilt ’), forme della languire, morire di sete: da basi corrispondenti ad
stessa base. accad. dépu, da’àpu, da’abu, aram.: ebr, dà’ab
SiTcXóot;, doppio, SinXÓTf), piega-, salda­ (languire, ‘ to languish, to pine, to fàint ’) e, l’altra
tura delie ossa (Hipp.), StreXóco rendo doppio, raddoppio. base semitica, di accad. sawù (safliu), aram. sm^
S[7tX{o[xk, doppiato, scritto piegato in due, v. à 7tAóo$. etc,, ebr. samé (aver sete, ‘ to thirst ’), §5me (asse­
51? due volte, SIxol, in due parti vicine, Sloctó? tato ‘ thirsty, dry ’), sàm à (sete, desiderio, *thirst,
duplice, 8ix0dc, in due, Si9 dcaio<;, doppio. Occorre desire ').
ri^iamarsi al segno del numero II, due segni acco­ BicbKCi) inseguo, v. Slegai.
stati, v. Sóco, Sùo due nel senso di “ gemelli La -wó? servo, sc/ttapo. Si ritemie affine a
base di 8^xa> che non fu mai cliiarita, corrisponde Sà[iV7ì[j!.i o a Só{jioc, casa. Cfr. accad. dam su (umile,
a un accus. avverbiale: accad. tilja-, (immediata ‘ humble CAD, 3, 74), da dam asu (‘ to humble
vicinala, ‘ unmittelbare Nàlie *) ; cfr, accad. tu ’amu, oneself’, ibid. 64); corrisponde ad accad. dusm ù
tuw am u, tu u , aram, tjòma- (gemelli, Sóo). (schiavo nato in casa, ‘ slave born in thè house ’,
Sicpàoiog: da e base di accad. basù (essere). CAD, 3, 199).
5lcp&b> scavo, frugo, cerco in basso : Si,9 wv Svótpo? oscurità, v. Kvé<pa?.
(//,, 16, 747) cercando ostriche, 8i(^aXio<;, che sa cercare 8 oKàtu in composizione: TrpooSoKàco, attendo,
(Hymn. 1$.), SupifjTwp (pu0o>v), esploratore delle pro­ letter, “ guardo a ”, Della stessa base di Soxsiw
fondità. Se ne ignorò Torigine. Della base corri- (v.) : accad. dagalu (‘ to wait for ’) con il dileguo,
spondente ad ebr., aram,, fb', accad. tibù, tebù frequente, di - 1- intervocalica.
(immergersi, andare giiì, scavare, ‘ to sink, to sink 8 oK£Ùto tengo d*occhio, guardo attentamente,. attendo
down, to dip, to immerse, to dig '), con il sostan­ al varco. Se ne ignorò l’origine: v. 5o:téci).
tivo tìb u (‘ Untertauchen ') etc. ; cfr. OàreTw, scavo, 8 oxéto stimo, credo buono, opportuno', Soxsi ^toi,
xa.cpii, fossa. mi par bene', Sóxijio»;, idoneo, capace, Sohijkì^ù), esa­
8 L<p0 épa, -a? elemento scrittorio: pelle lavorata mino, SóytAa opinione, originariamente: “ veduta” ; cfr.
(originariamente; “ per scrivano ”). Erodoto attesta jrpoaSoK«o>, attendo-, v. ted. diìnken; Soxetito, tet^go
(V, 58) che gli Ioni, seguendo un antico uso (dcnò d ’occhio. Dalla base di accad. dagalu (osservare,
Tou TraXaiou), usano la voce Si.cptìép«? per dire ma­ guardare, ‘ to look, to look on, to wait for, to
teriali scrittorii (piipXoyt;) che, per penuria di carta attend to a matter or a person CAD, 3 sgg.,
di papiro, adoperavano pelli di capra e di pecora. ' schauen, ansehen ’), ebr. dùgùl (‘ sichtbar *), sir.
L’uso più antico della voce Si,9 ^£pa, rende il senso daggel (‘ priifen ’) ; su ha agito la base cor­
di materiale per scrivano ”, “ scrittorio ”■ e scopre rispondente ad accad. dekù, dakù (raccogliere,

76
d iz io n a r io GllECO S o u T to ^

Specie truppe, levare, sollevare, ‘ to collect, to cali cato originario è essere forato, forare: ugar. t'n (fo­
up: soldiers, to rise’, CAD, 3, 123 sgg.). rare, ‘ durchbohien ’), ebr. tà'an (essere forato, ‘ to
SóAix°5> lunga corsa, marcia, lungo stadio. be pierced’), arab. ta'ana (trapassare con lancia);
Accad. taluku (marcia, cammino, ‘ Gang, Marsch, e base di ebr. a^ù (canna, ‘ reed ’) calcato da suff.
Bahn ’), è della base di accad. àliku (che va, -ak-: del genitivo sumero.
‘ geliend cfr. accad. daraggti cammino, ‘ Weg ’), Sovéco agito, mulino, v. Sivrj, 0\Svw.
ma calcato su BoXi^ùq. A.i. dirghd- (lungo), che è SópTtov, -ou pasto serale, SopTréto, consumo il
attestato come della stessa rad. i.e. di SoXixói; (lungo), pasto della sera, SopTnjoTÓ^, sera, ora di cena. A torto
ricalca accad. dm ugu (regione lontana, CAD, fu accostato a Spéntó. Viene citato alb. darke (‘Abend-
3, 191), V. longus; èvSeXex'^)?, -s<;, che ha continuità, essen’): cfr. ^pioTov, colazione. Da base di accad.
successione, presuppone invece la base corrispondente erèpu (diventar buio, ‘ to become dark ’, CAD, 4,
ad accad. dafilcu (successione, continuità della stirpe, 279 a), erbu, efebu (* setting of thè sun ’, ibid., 258),
‘ posterity, descendance’), ditku (CAD, 3, 115; cfr. ebr. *ereb (‘ evening’), ar. garaba (id.); ‘ The
160a): etelli dìrku (successione di un monarca): verb erèpu, arapu ,with its derivates efpu, erbu and
cfr. accad. etellu (monarca, principe assoluto, con urrupu, meaning to become dark, dusky, is here
successione, ‘ Herrscher, Fiirst ’). connected vwth Heb. *ereb: ‘ evening ’ etc., CAD,
-à v lungo; èvèsXexTf)*;: che ha con- 279 b. Incrocio con accad. Saràpu (accendere il
tinuUà, successione, v. 86X1x 0 ?. A.i. dirghd-, itt. dahg- fuoco, ‘ anziindcn: e. Peuer’) semanticamente con­
(lungo), lat. « longus » (lungo), « largus ». L’avver­ seguente di buio, sera, sutpum (accensione, ‘ Ver-
bio «longe» e i suoi composti mostrano il valore per­ brennung’): surpum lascia pemare per Sópreov al
sistente deir originario accadico dutugu (lontana re­ pasto caldo; SópTcov formalmente è quello della sera',
gione, CAD, 3, 191: anche durgu, dum ku; ibid.), S- è accad. Su determ. > ugar. d-, aram. d®.
della stessa base di accad. dataggu (via, strada, 8 ópu, gen. 8 oupÓ5, SoìipaTO? etc.: legno duro,
‘path’, ibid., 108: anche tarqu): lat. «largus». La asta, V. Spu?. A.i. dàru (legno), itt. taru-. Analogamen­
formazione di ha l’impronta di accad. ta- te a latino robur (v.) da accad. tabù (potente), tabi§
luku (cammino, marcia, *Marsch, Bahn ’) che uni­ (potentemente), a.i. dàru è da accad. darù (saldo,
fica nello stesso modulo il sostantivo SóXixo^ (lunga duraturo, ‘ durable, said o f materials, constructions ’).
corsa, ‘ Marsch *). 80OX0?, -ou schiavo, cret. micen. doero]
-ou inganno, cfr. [Ly^xcciii, marchingegno, Omero ha SoiiXr), cioè solo il femm. La forma
come il cavallo di Troia; lat. « dolus». Accad. dollu *doeh, ricostruibile sul micen., è confermata da
(tecnica di lavoro, ‘ manufacturing production and aram. dajjàlà (schiavo, servo, *Diener, Aufwarter ’)
costruction of objects; technique ’ EA) con incrocio con lo stesso valore registrato nel tardo babilonese.
di base corrispondente ad accad. dall^u (confuso, Della stessa base di accad. dullu (servizio, ‘ Dienst,
turbato, ‘ confused, disturbed, blurred’). Arbeit, Miihe ’) che ha il valore di tcóvo<; (v.), lat.
8 ó{jio5, - o u patria, paese, casa, abitazione, lat. «poena»: cfir. i verbi accad. dàlu, ass. dualu, sir,
«domus»; Sw[Aa, dimora. L’indeclinabile Sai, casa, dui (darsi attorno, ‘ sich bewegen, umhergehen,
richiama la base di suni dù (costruire, ‘ to construct, herum laufen': die richiama il valore, origin. di
to build ’), accad. dù (casa del Dio, cappella, 0otXa(i.rjrtóXoi;), dalàlu (essere misero, ‘ktimmerlich
stanza del Dio, ‘ Kapelle, Gottergemach ’) ; cfr. tu ’u sein’: ebr., aram. ‘ dùrftig sein’). Il concetto di
(casa): sinon. di accad. bitu; cfr. ant. accad. taw um “ lavoro ”, accostato a quello di schiavitù e di
(‘ tempie chamber', Gelb). Ma l’antecedente di “ pena ”, ha una tradizione remota in Mesopotamia
Sùifia, Sófio?, domus, è accad. dadm ù {plur. t.: abi­ e altrove; celebre il passo di Tacito nella Germania,
tazioni, ‘ Wohnstatten ’) che indica il luogo e gli di cui ci siamo serviti per spiegare Arheit (v.).
abitanti insieme e chiarisce il frequente plur. poetico BoOtto? fracasso, rumore, il risuonare di lance che
in greco, nonché il valore di «domi» (in patria); si urtano 0 che battono sugli scudi, 8ou7céo> produco
V. TcéSov. fragore nel battere, nel percuotere, èy8oòv:riaot.v { I I ,
Sóva^, ~aj<o^ canna, cannuccia, tubo, flauto, frec-^ 11, 45) tuonarono Atena e Era, letteralmente batte­
eia. Se ne ignorò l’origine: si accostò a Sovéco (v.) rono un tuono ; batto : Sogreéco e èySoiiTCVjaav appar­
agito (Stromberg); a lett. duonis (canna). Il signifi­ tengono a due basi sinonimiche il cui significato

77
6o x (XÓ5 DIZIONARIO GKBCO

originario è abbattere, percuotere. Accad. tabàhu cfr, accad. con interferenza di base corrispondente
(abbattere, ‘ to slaughter ‘ schlagen ’ : cfr. Schlacht ad accad. sahtu, su^aru (servitore, ‘ servant *,
“ battaglia ”), ebr. tàbal^; i ’^doùnriaav richiama ac­ ‘ Diener ’), tenuto conto di una corrispondenza
cad. %iatàpu (abbattere, ‘ to slaughter ’), fciuttupu accad. ? > i.e. d, come t > d. Aristotele {Poet.,
(fare ua sacrifìcio, ‘ to perform thè l}itpu sacrifice ’), 144 b); il dorico Spàw ha il corrispondente seman­
ebr. hàtaf, aram. (‘ wegreisseii ’) ; per gr. y tica in TTpàoao) (v.); Sp7)CT/)p servitore (Od.), Spazia
e sem. ' v. corrispondenze: cfr. Gaza: sem. 'azzà. esecuzione, SpaoTixó(; attivo risalgono al valore ori­
5 ox{xÓ5, “(Sv, Sóxfjiioi; obliquo, « qui est ou vient ginario di darsi attorno a.
de cót6 ». Calcato su accad. da^jiùm, (inciam­ Spénto abbacchio, raccolgo frutta, mieto, SpÌ7ravov,
pare, urtare contro, ‘ anstossen, stossen ’) : ta^^ùm falce, SpÓKTw, lacero, straccio. Si pose *^dr-ep: per
(andare di fianco, andare contro, ‘ 2ur Seite trcten, Sépw cfr. basi di accad. teiùm , ass. tarà’um (abbac­
antreten ') : sotto Tinflusso di accad, -ahu (fianco, chiare, ‘ priigeln ’), ma Spéìro) richiama più diretta-
lato, ‘ Seite, Arm '), a^ùm (‘ auf der Seite befind- mente l’incrocio con accad. ^afàpu (abbacchiare,
lich’), cfr. sum. dal? (avvicinarsi, ‘ sidi naliern’) ; ‘ to cut ‘ wegschlagen ’), ar. ferf: (‘ Frììchte
cfr. accad. (‘ Seite ’). abnehmen ’) ; cfr. ebr. taraf (strappo, taglio, ‘ to
SpàKow, -VT05 drago, serpente, v. Bépxottai. pluck off, to tear in pieces’).
8 pa(xa, -airoq, v. 8 pàto, 5 pLfJHÌ5 , -eia , -ó letter. “ che lascia l'impronta **,
5pa(Jieiv, V. Tpéxw. penetrante. Da accad. fetùm (penetrare profonda­
6 paa[jiÓ5, -ou il sottrarsi, fuga. Accad, darasu mente, ‘ tief eindringen in ’), sost. tìrum (impronta,
(spinger via, trascinar via, ‘ to tlirow over or back conio, ‘ Pragung ’) ; cfr. titù tu (randello, *Prii-
‘ wegdrangen '), cfr. accad. daràrum (correre, li­
g el’)-
berarsi, ‘ to become free, to run off’). 5p[oi; n., plur. 5pla; boschetto, macchia, folto del
8 pdotJO{xai prendo, afferro; SpAy^ia, fascio di bosco: ant. irl. driss (cespuglio), v. fipu(ji(i; è voce
spighe, SpaYfJteów, affastello le spighe, g li steli: cal­
tarda: lia il significato affine alla base di accad.
cato sa base di accad. daràsu, dafasu (stringere for­ |araru nel significato che assume in arabo; germo­
temente, ‘ to press h ard ’, CAD, 3, 110): incrocio
gliare, ‘ sprossen ', in accad. ta ttu (letter. “ che ha
con accad. tarasu (stendere: la mano, ‘ ausstrecken,
folta barba, barbuto” , ‘ bartig’); ma il valore ori­
ausbreiten: H and’). La radice Spax- in Spdcyfxa,
ginario è persistente, che non perde le sue foglie:
fascio di spighe, fasci di steli minuti è documentata da
v. SpC?.
accad. daràku (affastellare, impacchettare, ‘ ver-
6 pófA,05, -o\> corsa, corso, camera, pista, Spa^ieiv
packen ’).
correre. Accad. daram m (correre, ‘ to run off;
6 paxfJtK'j> “fj? dracma, monetina, peso. Venne de­
to move about freely’).
rivato dalla base di 8pdc(j(70[zai (v.). Il valore origi­
nario è « viaticum» (moneta per il pedaggio, per il Spoóv: ’Apyetot (Hsch.): got. trauan
viaggio): la monetina che si metteva in bocca al (essere fiducioso), lit. drutas (potente), cfr. avest.
defunto, per il traghettatore dell’Ade : accad. da- drva, v. SpO^.
raggum (ebraico derek: cammino, ‘journey ', 8 pócos, £ rugiada. Lat. « ros » (rugiada); ir!.
‘ W eg’). frass, gr. J^spoa,Spo7),èépoT(), a.i, var§dm. Se ne ignorò
5pd(Ct> che in Omero {Od., 15, 317, 324, 333) Torigine, Fu ritenuta pelasgica e fu accostato
ha il significato originario di dt[/,(pi7toX6iÌoì, mi ri- got. driusan (* herabfàllen ’), m. a. ted. tròr (piog­
volgo verso qualcosa, prendo cura di, quindi servo: gia, rugiada), rinviato a (SSoìp. Lat «ros, roris» (ru­
à[i9 i7ToXéo), mi aggiro attorno a, accompagno: Spito è giada) corrisponde ad accad. tà^isu (che bagna,
semanticamente affine alla base di Sepàrttóv, chi che monda, ‘ Uberschwemmer, . [Wasche-jSpiiler’),
va attorno, chi accompagna un personaggio, e serve; del v. ta^iàsu (bagnare, inondare, ‘ uberschvifem-
v. SpSw; Spàa> è accad. tàfum , tuafum (volgersi men sem. lavare, stillare, ‘ spulen, waschen ');
attorno, ridursi a fare a scopo di, ‘ to turn rafesu (inondato, ‘ ùberschwemmt ’), cfi:. tahiu (che
around, to turn to some one in thè meaning of si riversa, ‘ sich ergiessend ’) ; è evidente la caduta
take compassion on, favour’): ebr. tà’at; ricalcati della faringale -h-. La iniziale S- di Sp^croi; corri­
su base di ebr. dàra^ (procedere, ‘ to step forth ’) ; sponde al determinativo accad. *tu, su, ug. d:

78
d iz io n a m o gkeco 8ÓCO

*t (et)- tahasi (quello del bagnare, dello spruzzare), ignorò l’origine. Da 800- e le basi semitiche cor­
★t-raljisu), fenicio e§, ebr. se: gpcnj. rispondenti ad accad. bàbllu, babbilu (che porta,
SpO{Ji,à (Hom.); pi. n.; -ou: lett. “ ve­ ‘ bearer ’), da babàlu (portare, * to transport, to
getazione duratura di alto e saldo fusto ”, bosco, in bring, to carry; a lo ad ’), calcato su TcéjjiTtc); cfr.
opposiz. alle messi, all’erba; cfr. Benveniste [Word, balàlu, aram. bai, Tigre balla, ebr. baiai (rime­
10,1954, p. 258). A.i. drumd^ (albero), anglos. trum scolare, confondere, ribollire, v. lat. « bulHo », Hith.
(saldo, forte), russo àrom (saldo). V. Sópu, Spu<;: ac~ ‘ to mix o n e s e lf tr . ‘ to confound, to pour over ’).
cad. darutn, darium (duraturo, che dura molto, Sua/epì^? molesto, avverso, spiacevole, difficile,
‘ dauernd, ewig ’), datùm (‘ dauern ’), dùm (ant. SuoxspaCvtò sono sdegnato, mi adiro, sono contrario etc.,
arain. dùr : fortezza, forte, ‘ Fort, Festung ’), dùtu Sucrx^peta avversità. Se ne ignorò l’origine: fu inteso
(durata, lungo tempo, ‘ Dauer, lange Z e it’); v. da X6p-, contestato da M. Leumann {Phil. 96,1944,
lat. « durus ». 161-169 = Kleine Schriften 207-214), che propone,
Sp>i?TTto lacero, strappo, scortico: dalla base di a torto, un’origine da x«fpw. È da Sua- e la base di
SpéTto) (v.). Xetptov (v.), eoi. x^pp<»iv, epic. xepe^(<iV (Hom.) etc.:
8p0e, gen. 6 puó^ quercia, albero, A.i. dru- (legno), accad. getùm (essere avverso, ostile, ‘ to be hostile ’).
alb. dru (legno, albero, asta), dru^k (quercia), got. 8tÌTà f. (LG. IV, 823), S6t7) (I.G., VH, 2477)
cappella, cella. Se ne ignorò l’origine. Nuzi, neobab.
triu (legno, albero), cimr, derwen (quercia), a.i. dàru
(legno), ted. teer, lit. dervà (legno resinoso). V. Sópu, dùtu (‘ secret place ’).
8ti<»), 8Ó0 : in Omero indeclin. due, lat. duo,
Spu[xà: E. Benveniste ha acutamente postulato il sen­
duplus. A.i. duvà, arm. erko-, ant. irl. dau, do, da,
so di “ solido, duraturo ” {Word, 10, 1954, 257-259)
cfr.; ted. treu. got. twai, n.a. ted. zwei. Accad. tu ” uwu (tu”umu),
ta”uwu, ta”um u (doppio, ‘ doppelt ’; tù ’am u; ge­
SÓY), dor. 6iia angoscia, sciagura {Od., 14, 338),
mello, cioè posto l’uno accanto all’altro, ‘ twin ’,
Silios miserabile, triste, Suepó? detto di QdcvaToi;, a
‘ Zwilling ’), cfr. accad. tappù (compagno, vicino,
torto accostato a sanscr. davd-- (incendio): è della
‘ neighbour ’) : il numero II, l’uno accanto all’altro
base di Su<7- (v.); calcata su quella di 8^ 105.
come addendo che concorre al risultato di 2 : questo
8iiva(JLai, cret. viivafxai; io posso, sono potente.
è il sistema piìt antico e costante di indicare tale
Se ne è ignorata la etimologia. Accad. dunttum numero.
(forza, potenza, ‘ Stai'ke ’), cfr. dunnunu (saldo, Lat. « dis », ritenuto da '*^dwis~, cioè “ due volte ” :
potente) ; dananum (essere forte, ‘ starle sein, in analogia con il sistema di segnare una unità
kraftig sein, fest sein ’), dam ium (forte), daimù- accanto a un lato dell’altra, il significato affine
tum (fortezza, * Starke ’), danàm im (potenza, è “ appresso, accanto, di faccia” : accad. dais, tais
forza, ‘ M acht’): smn. du-u (essere forte). (‘ to thè side of, toward ’), preposizione basata su
Sua- prefisso inseparabile col significato di un avverbio formato da accad. itu, idu (lato, ‘ side ’,
male, distruzione, contrarietà, difficoltà', rafforza il si­ CAD, 3, 27); calcato su una base corrispondente
gnificato già negativo della voce: es. 8u<T7rép,9 eXo(; all’avv. accad. idìSam (‘ one by one ’).
(v.) detto del mare; col significato talora di Lat. «bis», due volte: si volle ritenere dalla an­
lat. «dis- ». Accad. dulsu (*dus, *dls, cfr. arabo tica forma duis (Cic., O r., 153). Come dis, tris, anche
dùs), diàsum, daSu (distruggere, calpestare, battere, bis riproduce la desinenza -is dell’avverbio acca-
‘ to trample, to thresh, to destroy ’), agg. v. diSu dico. Accad. bis (poi, dopo, anche “ dann, danach ”,
(rovinato, rotto, ‘ smashed, broken % aram., ebr. vS, 130 b: sum. bi, accanto, con, ‘ m it’); cfr.
dùS (rompere, rovinare, ‘ to break, to crush, to accad. bit (con) : conferma il sistema grafico di rap­
tear'), dùs (‘ to tread dow n’); cfr. accad. dà?u presentare la seconda unità con un’asta accanto al­
(trattare ingiustamente, tormentare, ‘ to treat with l’altra.
injustice, to treat with disrespect, to cheat *drang- 8ÓO), Sévùi penetro al fondo, SÓofjiai (Hom.); aor.
salieren, bedrangen ’), A tale base va ricondotto atem. intr. SSùv (Hom., ion.-att.) vado sotto, mi
Sòl) miseria, rovina. metto sotto: armi che si vestono; tramonto detto
SocTiéjtcpeXo^ che trasporta male: per la tempesta di astri, Siìcik; tramonto: di astri, del sole; SvSufjia
del mare {lì., 16, 748, Hes., Theog., 440). Se ne vestito (LG. XII, 5, 593a, V sec. a. C.), Ó7TÓSu{xa /w-

79
ÒGi DIZIONARIO GRBCO

nica', SÓTYjq tuffatore, palombaro, àSuto? inaccessibile, clusione di scorgervi un avverbio locativo
impenetrabile, detto di santuario, nel quale signifi­ ant. sass. to, ant. a. ted. zuo, lat, endo, itt. anda. Ma
cato Sóco deve sembrare calcato su voce che denota si tratta del corrispondente dì accad. dù, tu (ebr. ta
il fondo, la base della cella templare ove si officia il stanza, camera, ‘ chamber, room ’) ; accad. dù è
culto, il sancta sanctorum: è verbo denominativo alle origini la sede del dio (‘ Sitz v. GN, ’ vS, 174) ;
dalla voce corrispondente ad accad, dù, du u, tu, v, Sc5[i,«, tempio, dimora, casa del dio, del sovrano: fu
sum. dvig (base di culto, nella cella templare, ‘ Kult- ritenuto un ampliamento di Scò; sono state avanzate
sockel: im Tem pel’, ‘ platform; in a cella’), ma alcune ipotesi, ma la base richiama accad. dadm ù
Sóco, SÓvc«> è denominativo da base corrispondente ad da-ad-m a (stanziamenti, ‘ setdcments and inhabi-
accad. duiiu < dunnu (nel senso di fondo, profon­ tants ‘ Ortschaften, Wohnstatten ’).
dità, ‘ depth, fìrm ground, foundation, bedrock ; Sdìdena dodici (SutàSe^ca) : da $uo> (v.) e (v.) :
per il fenomeno consueto della caduta di -n- in­ il fatto che il lat. « decem », dieci (« quem perfectum
tervocalico in accadico dunu > du u ; invece Sii- autem antiqui instituerant numerura qui decem di-
nreiv immergersi (Apoll. R ., immergere id.), Sótctt); citur» Vitr., 3, 1, 5), numero perfetto, esibisca la
«mergus», che si immerge, palombaro è dalla base finale ~m come parte integrante del nome del nu­
tbu corrispondente ad accad. t«-u[b]bu-u, aram, mero dicci, svela rincrocio di base semitica come
tb ', ebr. |ab a (andare a fondo, ‘ to sink down, to accad. taqàm u, taqànu, taganu (essere in perfetto
sink’) cfr. tabal (immergere, ‘ to immerse’). ordine, ‘ to be right, in order ‘ geordnct sein ’),
5CÓ casa: vi fu scorta dagli antichi una forma aram., ebr, taqan (‘ to be straìght ’).
abbreviata di per lo più sono giunti alla con­ 5u)(jia, V. 8w.

80
E

g, é pron. di 3 pers. *se-, *swe-, lat. se, ant, accad. Sawa’um (sama’um), sewù (semù) (con­
pers. h y , av. he. Accad. su, eg. éw-, sem. occìd. sentire, ‘ erhorcn letter. ascoltare). Un incrocio
hu{wa) (egli, ‘ er, der genannte'). delle due basi accad. sàwu (samu porre, fissare,
è-f i l - particella che si premette al tempo pas­ ‘ setzen ’) e sawù (consentire) si riflette anche nelle
sato del verbo airindicativo : facoltativo in Omero ; due voci lat. e gr, che sono connesse; per «sino»,
richiama i prefissi a-, i- della prima e terza persona cfr. sam ù, I: isim > ìsin etc,; ma v, el.
del preterito accad. : apfus (io separai), iprus (egli èyYiS? vicino. Furono ipotizzate varie soluzioni
separò). assai firagili; deriva da èv: accad, in e la base cor­
Éa interiezione di dolore e di sorpresa: aimél rispondente ad accad. a!^u (fianco, vicinanza:
Parve ai grammatici una 2‘ pers, sìng. delFimp. di ‘flank, side’), accad. alhù (che si trova a fianco); per
èoctii! Cfr. accad. ai, aja, ajjj, a, ebr. (h)òi, sir. ai, l’affinità, parentela, fratellanza: cfr. accad. a^l^ùtu
Ihawai (aimé, *alas *wehe '). idi però richiama ‘ position of a brother ’) ; il sigma è avverbiale.
il significato di »o ! di chi si rifiuta di accettare una scuoto, eccito, provoco : una lotta, la collera,
triste realtà; accad. ja, à, è, ai (‘ not ’! *prohibitive sveglio. Viene accostato a.i. jàgàra, av. Ja-gàra (io
particle ’). veglio); lat. «expergiscor», alb.w^è (milevo). ‘By-e
èàv (da cl e óEv), se, ion. att. 5cv; le antiche accad, éru (svegliarsi, ‘ wach werden ’: I: i’ir; sem.
iscriz. hanno èàv: il senso originario è sia (pure) *uf, con interferenza di base corrispondente a ebr.
questo: e£ (v.) corrisponde a forme accad. éwe, èwi gara (smuovere, ‘ to stir ’), aram. g ti, e dell’antonimo
di ewù, ebr. haja (essere, ‘ to be ’); e la base corri­ accad, a^>5ru, ebr, àhar (‘ to tarry ’).
spondente a accad. aiinù (questo, *this, that ’). interiora. Restò senza apparenti con­
la p , ^oLpoq, Ale. ^p; primavera: v. lat, ^vcr», nessioni, Da èy-, Iv e una base che richiama il signi­
arm. £aruN. Corrisponde ad accad. Ajiatu, H iam , ficato di ahdomen : le interiora sono le parti nascoste
a-a-iu (aram. Ijjàr: il secondo mese dell’anno neiraddome: -Kaxa sì richiama ad una voce cor­
babilonese, circa il 21 aprile-21 maggio: ‘ zweiter rispondente ad accadico katm u (coperto, ‘ zuge-
Jahresmonat, ungef. = 21 Apr.-21 Mai ’). La voce è deckt ’).
preceduta dal determinativo ata^ (mese, cammino éy^ovéco sono sollecito, ho cura, sono diligente',
unare), cfr. accad. ècu, ajatu, àtu (fioritura, rigo­ come Sia-Kovétó, servo, sono ministro, v. Si^kovos;
glio di foglie e di fiori, ‘ Biute; Blatt- und Blìì- da base corrispondente ad accad. kanù (curare, assi­
tenwerk der Pflanze...; Spross ’ etc.), Il lat. t^er, stere, ‘ pflegen ’), kunnù (onoro, rispetto, ‘ to treat
Tav. vanhar (primavera), mostrano incrocio con a person kindly, to honour a deity’).
accad. wa^>at (mafear): “ la prima stagione” anguilla. Fu supposto
(‘ friihere Zeit, Friihjahr’): Vinizio dell’anno: tale che derivi da incrocio fra un termine corri­
determinazione, di prima parte, è rimasta in lat. spondente al lat. «anguilla » con serpente: etimo­
pritnum (ver) e gr. 2apo<; véov IcTTafiiivoio. logia di scarsa evidenza; ^ voce che designa
2ap (etap, 9jap) -po? sugo sangue. Ugar., quello che i naturalisti chiamano “ abito da nozze ”
etiop., ebr. jàta (versare, ‘ to shed ’). delle anguille: quando le loro pinne pettorali, in
èà<apermetto, consento, lascio; lat. «sino». È stato particolare nei maschi, si colorano di un nero inten­
postulato *(o)efa: accad. sawù (< am ùs, ant. sissimo: accad. eldu (scuro, nero, *dark’), ekèlu

81
gyxo? DIZIONARIO GKECO

(essere oscuro, ‘ to be dark ’) : ricalca base cor­ der Hochzeit ’) : morfologicamente la voce greca
rispondente ad ix K , (serpe acquaiola, idra) che ri- richiama ugar. jtn (dono, ‘ gift ’), cfr. fen. Jtn
diiama “ i serpenti d’acqua ” : accad. egiSu : egù, ugar. jtn (dare, donare, pagare: per la sposa, ‘ to
agù (corrente d’acqua, ‘ Stroniung ’), ahu (riva, give, to make a payment’).
‘ U fer’: v. Meer u. Fluss’). Cfr. «aiiguis»; accad. €805 , -o'o<; fondamento, sede. Lat. «sedes» (fonda­
an agù- (che tende “ airacqua”): incrocio con base mento, sede), Accad. esdu, isdu (fondamento, base,
die indica “ curvo” : ant, ass. annaqum (anello, ‘ Fundamcnt ‘ base, foundation ’) ; SSoi; corri­
‘ Ring ’), accad. unqu, al quale si richiania lat. sponde a esdu ( > eldu > *edu) : a, con tendenza
« unguis » “ unghia ”. a mutarsi in 1 la cui caduta successiva in sillaba chiusa
éyxo?» - 0U5 am a da getto, freccia, arma con punta è largamente testimoniata (v. owjJia).
metallica; il nostro “ ferro ” per indicare arma; nel- £5pa, -a.^ ordine di sedili, banco, v. i5p0w.
rUiade, frequente, è un arcaismo: non si usa al ÈSw mangio, consumo, Éfo'9'o) èo'&tco, (Hom., ion,-
duale, Se ne ignorano le connessioni: iyypq alle ori­ att,) ritenuto derivato dall’imp. (Od., 17, 478),
gini richiama la gliianda plumbea, arma da lancio cfr. lat. « èdò », <(édis » = «ès », «edit » «est », «ésum »,
nota anche agli Etruschi, asta con punta metaUica: « edere » = «èsse »: 2S<o è calcato sulla base semitica
accad. annaku, sir. ankà, ebr. anàk, ind. nàga di ugar. *t^d (prendere : cibo), aram. ’ehad (prendere
(piombo e stagno, ‘ Elei und Zimi ’). cibo, ' to take: food, Gordon, Glossary, n. 130):
èytA) io, falisco eqo, eko, umbro ef, osco iiu, cfr, accad. ?àdu (masticare, ammollire), sidèti (vet­
lat. «ego». A.i. ahdm, av, azsm, ant. pers. adam, ant. tovaglie): ugar. hdj (lacerare: arab, ba­
isl. ''ka~{ga); got. ih, ant, isl. ek, ant, ingl. ìc, ant. da’a); le forme Èa.9-tó, èa&lcì, lat, «esse» richia­
pruss. es, forma usuale u/, lett. es, lit. as, ite. uk, mano gli altri aspetti di sem. ’^id, ugar. *t?d: e cioè
ug, ant. si. azUf arm. es. Accad., forma abbrev. accad. al^à^u, ebr. ’àhaz (assumere: cibo, ‘ to take:
àku di anàkum , ugar. *nk, fen. ’nk ebr. ’anoki; food ’), etiop. ’a^a^a (assumere).
i casi è|vioÌ3, h[iol, è(xé richiamano sum. i-me-eti,
seggo, mi pongo, mi seggo, v. IC^w.
me-en, me, ma anche un ricalco su voce corri­
iScipai (Hom.) criniera di cavallo, dell’elmo,
spondente ad accadico am m a (eccomi, ‘voìlà’).
setole, peli, penne, è0eipdc^&), sono chiomato. Se ne
L’evoluzione di accad. àku in ego etc, passa per ac­
ignorò l’origine. Cfr, base semitica corrispondente
cad. agà, lat. hic, are. heic: questo, questo uomo,
ad accad. (sa-)tarni (barbuto, ‘ bartig ’), tarara
che è forma enfatica di io per chi parla e si esibisce
specie se minaccia; agasù: (* dieser ’), composto (essere barbuto, ‘ bartig sein’); in arabo: il fiorire
da agS con l’aggiunta del pronome -§u (‘ celui-ci ’). della barba (‘ sprossen: v. Bart ’ vS, 1381); incrocio
In anàku l’elemento componente originario acca­ con la base semìtica originaria che denota do che è
in alto, che scende già abbondante: il senso di criniera,
dico aimu (questo) corrisponde a sum. ne o nec
che si ritrova nel basco ne-u, ni{io) e Dargua nu pennacchio richiamò: accad, atru, aram., ebr.,
(io), lac., taren. èytibvT], omerico èyct>v. ugar. jtr (che è in alto, sovrasta, ‘ oversize, pre-
éSavó? giocondo (hapax IL, 14, 172, iXatcjj eminent, in excess, superfluous ’), cfr. aw . ebr.
Ppo(y{t}> sS«v<5i): dalla base corrispondente ad accad. jeter (‘ over and above’, sost.: intreccio, filo).
^jadù (gioia, ‘ Freude’), aram. hiedi etc. (‘ to be è0etp](] (hapax, IL , 21, 347: Sé (aiv 8^
glad ’). èQslpyi, gode chi lo rende abbondante dif r u t t i Se ne ignorò
-ou? basamento, fondo. Sinora senza eti­ l'origine. La voce omerica richiama una base origi­
mologia certa. Il significato originario è “ base, naria di €6 eipai (v.): in senso causativo, accad.
asse ’* come “ base ” : accad. adappu ([‘ wooden] atàru, ugar., ebr., aram. jtr, cfr. ebr. jàtat (dare
board, piate ’) ; cfr. accad. esdu, v. oOSa^. in abbondanza, eccedere in abbondanza, ‘ to give
g5va (raro. doni nuziali del pre­ abundance ') ; il significato causativo è “ far frut­
tendente per la futura sposa, doni; IS\)óotAai, èeSvóotJLai,, tare in abbondanza»; il significato di “ coltivare”
accetto dei doni per maritare la fig lia (Hom., Od., 2, presupporrebbe la metatesi nella base corrispon­
53) etc.: giud. aram. nedmijà, accad. nudutinù dente a semitico ^ t , accad. eresu (coltivare, *to
(n. ass. naduim ù regalo di nozze, ‘ Ehegabe, Mit- cultivate or plant a field ’) ; si è avuto inteferenza
gift, Eheschenkung, Gesdieiike des Ehemannes nach formale di base corrispondente ad accad. etèru

82
DIZIONAIIIO GRECO 6 1K (0

(condurre a buon fine, salvare, riscattare, ‘ to save, anche si ignorarono connessioni e antecedenti sto­
to take away: B ‘ to pay ’). rici: v. Xeipo).
éS-éAw, O'éXuì desidero: “ oh, si compia” : de­ elSo?, “€o<; ciò che si percepisce, aspetto, forma,
riva da è- e la base ignorata di TéXo<;, TéXXw, reXéo : V. l&eìv.
la è- di èiyéXoì corrisponde ad un desiderativo: el, eIScoTiov, -ou ombra, spettro, larva, simulacro-,
etOe: accad. e. con un raro sufF. -coXov. L’eolico riXXci), in Saffo,
gBvos, “Oug gente, popolo. Viene richiamato itt. Cello, genio malefico, corrisponde a sum. galla, ac­
udne (paese), che è sum. edili (paese, pianiura, cad. gallù (demone cattivo, ‘ an evil demon ’, cfr. G.
campagna, ‘ Land ’). Accad. p h r . tant. adnàtu Purlani, L a re i hah.-assira, I, 340) ; ma eKScoXov, che
(‘ die Menschen *worid: as to extent and mhabi- avrà significato originariamente protezione, cioè
tants ’), con influsso di base corrispondente ad ac­ spirito protettivo, corrisponde a sum. andul, accad.
cad. etlu (uomo, ‘ m an’). andullu, andillu (‘ protection: o f s p irits C A D ,
ÉO-o?, -oug consuetudine, costume, v. el[o)9a. 1,114), am ala, attalù (ombra, oscurità, eclisse). Cal­
€Gwv scompigliando : o^t^xsoctiv èowótsi; è^exéovTo cato su elSo?, stSwXov corrisponde semanticamente
elvoSCoti; oOi; TraiSec èpiS^afvwoiv SOovire^ { I I , 16, 259 a accad. etammxi (e{awii: ‘ spirit of thè dead, re­
sg.) si riversarono come per t sentieri le vespe che i fan­ venant ’), etàwu-alù: alù (spettro, ‘ an individual-
ciulli irritano scompigliando. L’altro passo omerico ized demonio power, a ghost ’) calcato su alum
(v. canta di Artemide irata che avventò (luogo abitato, case), ebr. o h i, ugar. ahi (tenda).
un feroce aspro cinghiale zannabianca che molti danni clév, V. et.
arrecò scompigliando la vigna di Oineo { I I , 9, 539 sgg.) ; c l9 a p avv. : il valore semantico fu inteso come
xaxà ... ^pSscxsv è8o)v àXco^v. La glossa pXà- diritto nel senso di presto, ‘ gerade ’ ‘ fordiw ith’:
TTTWV, (pGetpwv (Hesch.) è pertinente (cfr. schol. A, el9ap 8è Sópu àvTETÓpvjcrev (//., 5, 337) e diritto
g-9-ei = èpsBt^et) ; da respingere rinterpretazione di­ Vasta entrò nella pelle-, -0 - corrispnde ad accad. s
fesa da Bechtel (Lexilogus, s.v.), che presupporrebbe (v. corrispondenze): ass. esaru, ugar. »tr (andare
un pres. relativo a etoSa: -9- dì ^0ojv è un ori­ dritto, ‘ to go straight toward, to straightcn up ’),
ginario -S-: accad. eSùm (confondere, turbare, aram. jasrà (‘ gerade, recht ’), airab. jasata (‘ leicht
‘ to confuse; to be blurred’): per S > 0, v. cor­ sein’), ant. sudarab. w tt; stativo babilonese iSat;
rispondenze: ass. seà’u (scorgere, cercare, ‘ to see, sentito come Su, lat. «et», avest. a iti-: accad. etti
to look for ’), Gsàojiai. ebr. èt e -ap: accad. atàfeiu (far in un attimo, ‘ to
ei se (ion. att., are.), a l (dor,, eoi.), at xe, hasten ’), ar^iis (‘ prompty, soon ’).
at yàp (Hom.), sÌk (arcad,), i] (cypr.), sl'0s (ion.-att.), elKOGL, tess., beot. etc, fUaTi venti-, av. vfsaiti.
(ep.), 0 fosse, avvenisse. Se ne ignorò l’origine ; Fu postulato i.e. *w i-k t}tt-i. Viginti, come eKxooi,
si pensò a mia interiezione o al locativo di un di­ denota ‘ zwei Dekaden ’ (Frisk) : non fu chiarito
mostrativo. Et, al è dalla base di sta, da cui ri­ né il prefisso v i- né il valore origin. di -ginti, -xotTi.
sulta per apocope: il significato originario è “ am­ Il prefisso (lat. vi-, gr. fi-) corrisponde alla base
messo che “ sia dalla base semitica corrispondente di his: sum. bi (insieme, con), accad, (w)lt, (w)itti
ad accad. ewù, ebr. hàja (essere, ‘ to be ’), lat. (con, ‘ w ith ’; ‘ m it’); m entre - x a x i corrisponde
«liéja»; per efòe, originar, in accad-fa-a-bu (bello) al duale accad. di qatu, bab. gàtu (mano, ‘ Hand ’).
la componente - 6«-, - 6e; stessa base di el in elèv Similmente, i nomi successivi di decine in greco
“ e sia ”, orsà. (-Kovra) e in latino {-'ginta) si richiamano alla stessa
eia, età, letter. evvival sXbi, sia, ebbene, ac­ base ambale di accad. qàtà, gàtà: in sKaTÓv, «cen-
costati a sanscr. evdm. Accad. ew&m, ebr. hajà tum » appare la forma del sing. qatu con un pre­
(esistere, vivere, ‘ to exist, to liv e ’); v. el. fìsso moltiplicativo corrispondente all’iniziale di
ela(i,evì^, elaji.evif'j, ‘ a river-side pasture * { I I , 4, accad. està (venti, ‘ tw enty’, CAD, 4, 367 sg.);
482); dalla base corrispondente all'accad. am m u, il lat. presuppone incrocio con accad. qitu (fine,
bam m ù (stagno, ‘ swamp containing such aquatic ‘ Ende ’), con apofonia dalla base corrispondente a
plants ’) e ènu, sem. ’ain (‘ river ’). accad. qStùm (* zu Ende sein ’).
eVpti>, verso, spargo. Se ne ignorò l’origine pur e1[Kto cedo, mi ritiro: il radicale *weik- si trova
osservando che il verbo rima con Xctpo), dì cui in ant. sass. wìcan, ant. a ted. wìhhan (‘ weichen

83
£lKCt)V DIZIONARIO GllBCO

cedere); si suole accostare anche sanscr. vijdte (fug­ ‘ anbinden ’) ; cfr. accad. alu (‘ social organization,
gire): ^weik- risale alla base corrispondente ad ac- military strong point’), ant. sudarab. ^ 1 (gente,
cad. abàku, ngar., aram. hafàk (volgersi indietro, ‘ Leute '), ugar. ahi, ebr. 5hel (tenda, ‘ Zelt ’), sir.
‘ to tnm back ’), v. èmeiKTÓg. jahla (‘ gens ’).
eiutbv, -ÓV09 pittura, statua, immagine, v. ^oiua. clXr], cIXt], -tj? calore solare, calore. Fu
elXantvTfj banchetto {11, 18, 491: yà\io i T’Soav ricondotto a una radice i.e. *suelà: anglos. swelan,
elXartivai te erano nozze e banchetti) ; forma eolica n.a, ted. schwelen. Accad. Ijielù, agg. verb. di helù
èXXaTcìva; opposto a Èpavoi; (v.); slXaTcìvàJ^co io ban­ (raggiare, splendere, ‘ stralilen, hell sein ’), che pre­
chetto {Od., 2, 57), eU«TCiva<TT'/i<; buon compagno al senta un richiamo semantico a qalù (ardere), ebr.
banchetto {IL, 17, 577). Se ne ignorò l’origine: qala (‘ to bum ’) per il consueto attenuarsi di accad.
E^XaTTiCvT) è ima compagnia, un*accolta di amici a tavola: q in cfr. accad. ellu, allu (splendente, ‘ rein’).
dalla base di elXv) (v.) accolta, slXéw (v.) è la base di cIAItcou?, - 710805: ì Greci devono aver finito
Tvtva^ tavola, vassoio. con intendere dai passi intrecciati, letter. “ incrocian-
cTTitxp n.; nom., accus. sing.: protezione, luogo tisi ” , Se ne ignorò l'esatto significato e perciò
al riparo, difesa {IL, 7, 338; 14, 56, Od,, 5, 257). tutte le etimologie ebbero solo valore di ipotesi. È
Si ipotizzò *f£X-fap (Benveniste, Origines, 111) e un adattamento greco di ben più antica voce che
per dissimilazione *^X5ap. Fu ricondotto a elXsw, dà come senso originario deiraggettivo riferito a
{F)élaai, ma di 1 e 2 si ignorò l’origine; buoi : “ che crescono insieme Accad. elèpu,
elX-ap significa luogo al riparo : d'k- corrisponde alla alàpu (essere cresciuto insieme, essere incrociato,
base semitica con iniziale s- caduta in greco: ebr. detto di braccia, ‘ to be grown togetlier; to he
sèi, accad. sillu (protezione, riparo, ombra, co­ crossed: said o f arms*, CAD, 4, 86 sgg,), con le
pertura, ‘ protection, covering, awning, sliadow ’) ; forme alip, ilip etc. Il fatto che nelle più antiche
la terminazione -ap denota luogo: per caduta di testimonianze la voce greca sia unita a póse, come
-cy- intervocalico, cfr. accad, (st. c.) asar > ap attributo, si chiarisce richiamando che la forma
(astu luogo, ‘ place, site ’), ugar. atr, aram. atta allotropa di elèpu, alapu si confuse con accad.
Ort, Stelle ’). alpu (bue, ‘ bull, ox, beef’).
EtXei&uia, elX^^&uia nome della dea delle par­ eIXÓ(o avvolgo, avviluppo: elXufjiévo? m(ìouì; (//.,
torienti; è deformazione di tipo popolare di base 15, 86) coperto le spalle da m a nuvola; s?XutJwz, co­
semitica, come accad. àlittu (partoriente, madre, pertura {Od., 6 , 179); v. lat. «volvo». Il temafsXu-
‘ begetter, hearing mother ‘ Gebarende, Geba- richiama ancora la base semitica corrispondente e elu
rerin ’), (avvolgere, legare, ‘ to bind ’) ma mostra incroci
elAcó^ (U.CÓ5), -ou colica, contorsione vite, v. con basi come accad. ^lalalum, ebr. *àlam (nascon­
E ÌX é o ) . dere, celare, ‘ to hide, to cover *), cfr. accad. ^alàpu
elXéct), eiXéco, eVXXw, clXXto, IXXw: avvolgo, (coprire, ‘ to cover, to enclose ’).
costringo, piego; elXóo), ravvolgo, elXeó?, IXeó? contor­ etXt*)T£? iloti, schiavi dello stato spartano. Se ne
sione da colica, vite, el'XXco, D^Xw, arrotolo, EXXdt^ corda. ignorò il vero significato: uomini: di fatica; eti­
Si postulò un pres. eX-véco ! Accad. e’èlu (avvol­ mologìe: da '^Xo(; antica città della Laconia; da
gere, girare attorno, riunirsi accorrendo, ‘ to bind (f)aXcù-vat (Solmsen) etc., tutte per diverse ragioni
‘ anbinden, ringsum aufhangen, zusammenlaufen *) ; inconsistenti. Accad. awìlutu, med. ass. a’iluttu
cfr. i'iu , (vincolo, contratto, accordo, ‘ written (med. e tardo babil. : servitù, schiavi, ‘ workman, sla­
agreement’; ‘ Binde, Vertrag'), e’iltu (vincolo, ve ’ ‘ Gesinde, Sklaven ’) ; base è aw ilum , a’ilu
‘ obligation ‘ Verbindlichkeìt *) ; cfr. accad. alàlu (eUto?, Th,; uomo, ‘ Mensch, Bìirger; ... in Nuzi
(* binden ’) ; il valore di elXécù : costringere, chiudere fiir Freie und Sklaven gebraucht ’).
insieme, è reso dalla forma allotropa: accad. elfjit sono. A.i. dsmi, lit. esmì, lat. sum etc.; att.
(‘ einsperren, festhalten ’): èstXeov { I l 18, 447). si da *esi, a.i. dsi. Accad. isù (“ essere ” : copula in
elXìf], Uvj compagnia, schiera, ricondotta a El-Amarna), ebr. jeS (è, ‘ existence ’), v. lat. sum.
tXXo>, elXéoì (v.) stringo insieme. Base originaria ac­ etjii passo, vado, vengo, v. lat. «eo». Va notato
cad. a’iu, i ’iu (imione, alleanza, lega, ‘league; from che l’itt. pàitni ricalca accad. ba’ùm , ug. ba
Akkadian e’élu CAD, 1, 374 a) : e’élu (legare, (andare, passare, ‘ to walk along, to go through

84
PIZ IO N A IU O GRECO

a Street, a road, to pass over con le forme iba, elpcoi(!)vr] omaggio agli dei: ramo pieno di
ibà etc.; el[xi, «eo»: cfr. siim. e, i (partire, ‘ to frutti e avvolto di lana; sono i simboli deiratti vita
leave ’). agricola e del culto, di Artemide e Apollo; inno
elvàTepe?, -épwv cognate, mogli ^ei fratelli [il., di grazie: etimologie, tutte inconsistenti, come
6, 378); sing, èvàTìgp; cfr, « ianitrices », calcato su sipti), infilo, Elpo<;, lana etc. È festa degli “ agricol­
«genitrices ». In Mém, 255, Saussure vede in è- una to ri” ; accad. ettèsu (‘ ailtivator, tenant farm er’),
protetica; eJ- risulta un allungamento per ragioni ètisùtiim (agricoltura, ‘ tenancy of a field ’ etc.),
metriclie: la prima componente della voce deve da erèsu (coltivale la terra, ‘ to cultivate or plant
essere isolata nella forma èvocT-, assicurato da antiche a field'); e entiu, ebr. haima (grazie, ‘ grace’).
corrispondenze: aram. int®ta, accad. antatum > etpvjv, -evo? a Sparta, giovane di almeno 20 anni;
asSatum, arab., 'unta, ant. sudarab. ’na), etiop. vi è incrocio con la base di Eipepo^ tenuto conto del­
’anest (donna, ‘ wife ‘ Gattin ’) : il significato di l’analoga situazione di fanciullo e serro; a
fratello è dato da altra base semantica, corrispondente torto ritenuto da un *èpa-^v, ^poTjv, av. arhn-~ (ma­
ad ant. aram. r', ebr. i’è^“ (v. gr. «ppdxrjp) “ asso­ schio): il trattamento -rs- fu spiegato, senza ecces­
ciate” ; accad. rùtum (fratellanza, ‘ Briìder- sivo credito, con l’ossitonazione (Wackernagel,
lichkeit ’). «KZ», 29, 1888, 127 sgg.); non fu trovata traccia
ElpatpitÙTY]?, -ou (H. Hom.), ’EppacpediTài; (Ale., di una forma laconica Corrisponde ad ant.
381 L.P.) epiteto di Dioniso. Se ne ignorò Torigine, accad. ajarum, àtum (‘ young man ’) con la ter­
nonostante vari tentativi: si pensò «à uno forme minazione - 6Vo<; die richiama accad. enu (signore,
animale du dieu» (E.-M.), a ^pi<po(; (Wilamovitz, ‘ lord ’) ; influsso di voce corrispondente ad accad.
Glauhe, 2, 67, n. 1), a gpiov ma anche a èpétpw: la se^ium (giovane, *jung’), lat. «servus», nel senso
voce ci riporta airindole sciamanica assunta da Dio- di vrait; « puer ».
nysos che spìnge alle « sanguineis rixis » (Horat., eipV^vv), -Y)5 (ion.), beot., dor. tpfivcit: pace. Se
Cam. I, 27, 4; cfr. 18, 8 : «rixa super mero»). La ne ignorò l’origine. Accad. atanu, erènu, fen.,
forma eolica si chiarisce con 2pt? contesa e la base ebr. atón, ar. iton (arca: deiralleanza, ‘ coffer, ark
di «rabies», «rabio»: accad. fa’àbu, aram., ebr. of thè covenant, cashbox ’, xijBcoTÓi;) ; il testo delle
tàhab (irritare, spinge, *to rage, to urge ’), tààb alleanze, dei trattati di pace, veniva, in Babilonia, in
(‘ rage, violence*). Siria, in Egitto e altrove, collocato “ nell’arca del­
etpY<*> (^l^pyw), el'pYVUfAi chiudo dentro le sbarre, l’alleanza ” . Da Esodo, X X V , 10 sgg., sappiamo che
serrot eipxr#), prigione, shmamentc. Gli ac­ gli Ebrei costruirono la loro arca deH’alleanza dopo
costamenti non sono molto persuasivi: a.i. vrajd- l’uscita dall’Egitto: dentro vi erano le tavole della
(graticcio), ant. irl. fraig (parete) etc. Tenuto conto legge (‘edùt: attestato di patto) ; ebr. sàlòm “ pace ”
della tendenza di accad. a > e per azione spesso è il risultato della berit (‘ covenant ’) ; alleanza di
di -r-, risulta che e^pyto, l£pY<o etc. risalgono alla pace {Num. 25, 13): cfr. Od. 24, 483-6; richiama ant.
base corrispondente ad accad. parku, patàku (sbar­ accad. erènu (cedro, ‘ cedar wood ’) dal legno con
rare, mettersi di traverso, ‘ sperren ‘ sich quer- cui fu costruita talora Varca: la voce corrispondente a
legen ’) ; sEpxr^ corrisponde ad accad. patiktu (sbar­ sum. etin. Nell’antica Grecia, come nell’antico
ramento, ‘ Absperrung ’), pitiktu (blocco, sbar­ Lazio, le alleanze, le confederazioni avevano come
ramento, ‘ Behinderung ’), petlcu (recinto, chiusura, centro un santuario. Più soletme fra i Latini era la
sbarramento, ‘ Querlinie, Grenzbereich ’), Interfe­ pace assicurata dall’alleanza stretta tra gli uomini e
renza semantica con la base di accad. sahàtu (cin­ una divinità: pax deorum: si ricorda che
gere, circondare, ‘ herumgehen ’), sehru (avvol­ ’EXXàSo? e Latium corrispondono ambedue alla base
gimento, ‘ Umkreis ’), sifrittu (‘ Umgebung, Um- accad.: ant. bah., ant. ass.: ellatu, iUatum (‘ confe-
kreis ’). derates, kinship group, clan’): v. Afaofigities.
clpepo^ schiaviti {Od., 8, 529 kapax). Se ne clpo^, n. lana (Od.), v. Kpiov.
ignorò l’origine: v. lat. «servus»: è dalla base cor­ eVpcD, (f)etpw dico, dichiaro: letter. “ mi volgo
rispondente ad accad. esétu (tenere, prendere pri­ a zlpa^icni, mi volgo a qualcuno: per domandare, fut.
gioniero, rinserrare, ‘ to take captive, to enclose, to *etp7) { I I , 18, 531) convocazione, russ. \>rà (‘ radoter ’),
shut in ’), estu (‘ captive ’) ; v. etp^^v. loìà (giuramento), av. urvàta- (ordine), sanscr, vratd-.

85
eipo) D IZIONARIO GRHCO

Fu postulato *w er^i- j '*^wrè-, Ant. accad. w àtum , irl, oen, got, ains, v. pruss. ains, en grec. olvó(;, oEvt^
Stum (rivolgersi a> ‘ to turn against a persoli ’) con désignent Ifl^ au jeu de dés», Ernout-Meillet, s.v.
le forme w u utu (dare un messaggio, un ordine, Il valore di unico è confermato da oT(f)o<; e ant.
‘ to give an order, to send a message ’), uttum pers. aiva: ant. bab. a^è (‘ individually’). «Unus»,
(ordine, ‘ Befehl '), tértu (comando divino, nies- da oinos {oino, in «CIL», P, 9; oenos, Cic., Leg., 3,
saggio, osservazione di viscere, ‘ Orakel, Omen, 3, 9) corrisponde ad accad. a^iimù, a^jennà (sin­
Sendung, Eingeweideschau ’) con interferenza della golo, ' single ’) dalla base di accad. a^è (‘ indi-
base corrispondente a bab. errum, vm nim (inte­ vidually ’) ; jx(a, (xóvoc, richiama accad. manù,
stino, ‘ Eingeweide ’, ‘ intestincs ’) ; v. aruspex, ant. accad. m a(n)à’u m (unità ponderale, un sessan­
verbum. tesimo di talento), da accad. m anù (contare, cal­
etpw allaccio, serro; incateno, allaccio, stringo il colare, ‘zahlen, reclmen ’), m i(n)u, (wlnu: numero,
laccio. Hom. lep^évoc, allacciato, inserito, gp^jia, anello cifra, ‘ Zahl ’) : le forme accadiche con m - iniziale
per orecchino, al plurale; connessione, Spsjio!;, chiariscono jióvot;, (xta; la lettura w- chiarisce 2v-,
collana; porto, luogo chiuso per tenere al sicuro le navi, Ivóz, mus. A riprova della base m anù (mina,
6p[z[5^ci), ancoro, óp(Jiitic, lenza', cfr. ose. aserum («asse- * Mine ') etc,, valga accad. siqlu (un sessantesimo
rere»): v. lat. «sero» lego; cfr, accad. erium , etu di mina, peso, ‘ Gewicht: 1/60 M ine’) che corri­
(anello, laccio per avvolgere, cerchio, ‘ Ring, Rei- sponde alla base di lat. « singulus ». Per la radice i.e.
fen, Haltering, Halteklannner ’), sum. ir (legare, *^-sem-, sanscr. sa- in sakrit (una volta), che viene
unire, ‘ binden ’), se-ir, §er, sit, lat. « sero », scorta in«semper» (v.), «semeU {v.), &\La,
gi“k (legare, ‘ to tie '). La voce 6p(jio(; nel senso di ópiói; (v,), toc. A. sas, toc. B seme, v, quelle voci.
porto, luogo cliiuso tutt’intorno, ha subito la conta­ eleo [Atti: mi affretterò, cfr. id a a x o [ I I , 15, 415)
minazione della base corrispondente ad accad. arm u etc. La maggior parte delle forme presenta un di­
(riparato, protetto, ‘ bedeckt ’), di atàm u, haràm u gamma iniziale: fu ipotizzato (f)lao[xat etc.; fu
(‘ bedecken '), baràm u, sem. hrm (‘ absondern ’ ; accostato sanscr. vèti. Il significato originario è
‘ to separate '), cfr. accad. afam m u (argine, lanciarsi fiio ri : eKoo(jwci venne considerato un futuro,
‘ Damm ’). ma alle origini è un presente con valore di futuro
etpcoV) “COVO? chi parla “ velato, coperto, ” (v. eljjii): la sua base corrispondente ad accad,
fingendo, ironico, che finge di non sapere: opposto di wasìu, w5§ù (che viene fuori, che si affretta, *going
àX7)0eoTiKÓ(; veridico, scoperto (Arist.). Calcato su out: messenger, army % da accad. wasù, wasà’u
efpo[iai ; base di accad. erewutn (efémum), aram u (uscire, venir fuori, andare via, ‘ to go out, to go
(arawu) (coprire, ‘ to cover ’), che torna in Ipécpw, away, to move o u t’), sem, w 4 \ ugar., ebr, js',
copro. aram. j’5.
eì^, éq dentro, forme omeriche, da évi; attestato etwOot sono consueto, ho consuetudine, ho fismilia-
in argivo e cretese: v. èv alla quale si è aggiunto rità] S0CÙV, che è solito (Homer.), è0£^(o, rendo fam i­
-s che richiama la desinenza avverbiale accad. -i§: liare, avvezzo, 20o^, abitudine, originariamente espe^
es. mutti§ (davanti, verso, ‘ devant, vers ') da m uttu rienza. Per S0oc si pose *swedkos; si accostò sanscr.
(faccia) etc,: sv richiama accad. in, an (verso, svadhd- (carattere, abitudine), got. sidus (costume).
‘ against, to, toward '). Cfr. « sodalis», «suesco»; H9wv omerico, col signi­
et?, {xla, gv uno, lat. unus. Gort. ev[S]. Fu ficato di “ secondo il costume scopre la base
postulato *Sv(;, da *%-(;, i.e, *sem-s; per ^(k, sm -ip\ semitica: ugar. ebr. accad. edùm , idùm (essere con­
évó? gen. su base di 8v etc. I reali elementi storici sueto, essere versato, essere Éimiliare, essere esperto
da prendere in considerazione sono sum. às (uno: di, ‘ to be versed in something, to be experienced,
lat. as, unità ponderale). Il gort. sv[S], russ. odtn, ri­ Umiliar w ith ‘): SOo?, voce relativamente recente,
chiama accad. èdu, wèdu, (uno, v. lat. ■« viduus »), ha il significato originario di “ esperienza” ; v,
èdiS (‘ allein ') con nasalizzazione successiva ; la for- ^ 605 .
maz. di eTq è influenzata dalla base di sum. às, ass. lat. «Hecuba», moglie di Priamo, Se
ìssèn, accad. i§ten (‘ one ’) ; gr. olv^, oEvó?, ant. lat. ne ignorò l’origine. Dalla base semitica di kbd,
oinos, mius: « ... mot signifiant ‘ unique ’, de mènie accad. kabatu (essere importante, onorato, essere
qu’en celtique, en germanique et en baltique; cfr. doloroso, ‘ to become honoured, important, to

86
d iz io n a r io greco èK€l

become painful ’); kubbutu (‘ to honour; to show e di Artemide; énYjPoXtai (pi. Hom,, l i , 5, 54),
respect; said of persons and gods’); precede un bravura, signoria dell’arco; v. tó^ov, àpYopóro^o^;
determinativo pronominale: accad. sa-, ebr. se- é>tà€pYO?. Wilamowitz [Glauhc, I, 325) sospettava
(qiiella che "ExaTOi;, 'E^àirr) fossero di origine mediorien­
éK àepyo? : epiteto di Apollo (Hom., Cali.) e tale e che per etimologia popolare fossero stati
di Artemide (Aristoph., T k 972) : fu chiarito dagli ampliati in éKa-njpóXo*;, i>t7]PóXo<;. Invece di hxéu;
antichi grammatici come 6 SkkGev efpY «v IpYa^ó- che gli antichi finirono per scorgervi, per chiarite i
(jievo»;; ma v. confermando i sospetti valori semantici, in realtà deve aver agito una voce
del Wilarnowitz che scorgeva in ''Exa-roi; e *EìcàT7] col significato di arco, e per Artemide, divinità lu­
voci attinte al Vicino Oriente {Glanhe, I, 325). nare, l’arco lunare è pertinente: accad. qa§tu, qaltu
Invece della componente éxA? (su cui già gli antichi (arco, ‘ bow, archcr ’), arab. qaus, ebr. qeset,
sospettavano) - trattandosi di Apollo e Artemide, aram. qaStà etc. (arco, ‘ bow ’) : cfr. sir, qa?, ebr.
ipostasi del sole e della luna che compiono le vicende qasas, arab. qassa (colpire, ‘ to cut through ’),
del tempo, del giorno e della notte e che conducono V. accad. L’iniziale é- corrisponde a un deter­
a compimento il nascere e il morire di ogni creatura - minativo: accad. Sa, ebr. se, fenicio es, aram. d i;
alle origini sono in "ExiaTo? e 'EkAtt; il determ. sa- -xaT-, -xaTV) di éy.ccxo<; etc. richiama il fenomeno
(se) e qatù (compiersi del tempo), quttù (recare a della caduta di -/- originaria intermedia in greco
compimento, ‘ to bring to thè end o f a period of (cfr. ct(£o(;, lat. « salvus ») rispetto alla base di accad,
tinie’, ‘ beenden: Jahre, Zeit, Leben, ruinieren: qa(l)tu (arco): éy.a.'toq, èy.é.xy} perciò deve aver si­
Tag und Nacht ’) ; l’arco lunare e i raggi saettanti gnificato quello, quella dell’arco. In realtà le due
del sole dettero il volo alla fantasia antica e qatù divinità della luce raggiante, ipostasi del sole c della
suonò accad. qastu, qaltu (arco, ‘ bow ’), con caduta lima, sono creature della fantasia greca, perché la
di intermedia in greco (v, aào^, lat. « salvus ») : base *qatu (< qa§tu) mostra che nella naturale
*qatu; nella componente -epyoc;, come in àpyu- di vicenda della luce Apollo e Artemide sono divinità
àpYup<ÌTo^o?, alle origini si scoprono basi di accad. del tempo, del giorno die si compie; e qastu,
arlhu (luna nuova, primo giorno del mese, ‘ moon, *qatu alle origini è accad, qatù (compiersi, quttu
new moon, first of thè m onth’: cfr, gr. (Kpxw, recare a conclusione, compiere, ‘ to go to thè end
^ si ignorarono i significati!) e anche o f a period o f time ‘ beenden: Jahre, Zeit, Leben,
atfeu (cammino, ‘ road ’) ; il cammino del sole di ruinieren: Tag, und N acht’); 1-qat-tu-u nel senso
cui cantò Mininermo, un poeta d’Oriente che pur di ‘ fertig werden: A rbeit’ etc.). Per le divinità
ignorava Tinno babilonese a SamaS, il sole I La voce saettatrici ''EKaTO(;, 'Exà-rv) hanno giocato voci come
af^u gioca con accad. afqu (‘ yellow, green, sal- accadico zaqàtu (ferire di punta, ‘ to hurt: said of
low ’) da cui àpyup6(;; t u à s p y o q h colui che compie stinging pain ’), zaqtu (fornito di punta, ‘ pointed ’),
il cammino: del cielo; v. k)cà<;. siqqatu, Sikkatu (punta, asta, *peg, nail ’) ; per
èitàm >aa€ esaìb, v. nenacprió'va. ‘ Ey.(kr/] divinità ctonia ha giocato xàta, xaTà (v.);
a parte, discosto, v- Uytaaxoq. le componenti -póXos, -peXérT} alle origini hanno
^Kaoiro^, -Yj, -ov ciascuno, ognuno separatamente, il valore di signore, signoria: dell’arco: cfi. sem.
a parte, discosto : cfr. aram. beqa* (separare, ba’al, accad. bélu, ebr. ba'al, sir. ba'la (‘ lord,
‘ to cleave ’), cfr. gli avv. accad, in -as. Base di master’): sentite poi come da pàXXto.
valore corrispondente ad accad. albiu (fianco, lato, é K a r iv cento, lat. «centum», a. irl. cèt, got.
‘ side *), al^ù (che resta da un lato, estraneo, *outsi­ hund, a.i. éatdm, lit. ^imtas. v. cIkooi.
der, alien’), at^àis, a^jàwes (afeSmes; l’un l’altro, IkcT, xet (Arch.), (Sapph.) corrisponde ad
‘ each other, one another, each in equal measure ’) ; accad. (aww)aka, (amm)aka, u llik i’am (là dort ’) :
alla base originaria si è aggiunta un’altra base corri­ -ka, -kiam , -kà(m) aggiunge in accad. una determi­
spondente ad accad. estu, iStu (a parte da, *from, nazione locale o modale. Il greco éxet, etc. è
out o f ’), cfr, istèn, ebr. *aStè- (uno, singolo, ‘ one, calcato su èneZwq die è di uso e origine più antica
outstandig ’). (èxei, Jtsi non è in Omero) ; èKe'ìlvo(; ha origine da
éxaTY)(36Xo^ : éxaTyjpeXéTif]?, gitaxo? epiteto di una base simile ad accad. akSnu (alci + atiu: qui,
Apollo saettatore; éxrjpóXo^ altro epiteto di Apollo ‘ hierlier’; cfr. akantiaka li, ‘ d o rt’: akanna o

87
(è)H eIv o < ; DIZIONARIO GRECO

kanna qui, ‘ hier ’ + ka, vS, 27 sg.}, Akànu ri­ tura, sul cavallo: quindi spingo, conduco etc. Fu postu­
chiama alla desinenza avverbiale di certi locativi lata una radicele/-: arm. eli (sono salito): accad.
come elànu (sopra), saplànu (sotto). elùm , alùm , ant. aram., ‘H/ù, ebr. 'ala (montar
(è)xetvo? quello, raro in Omero (ksTvoi;); x^vo<;: su, salgo, ‘ to mount up, to go up, to be put up
eoi., dor.; dor.; avv. Ixeì ìà: att.; xei: Arch., nelle forme trans.: ‘ to take away, to remove ’).
Erod., X7} Saffo; èjtei'&i, in Omero ksTOi, in Saffo èXacpo?, -oo cervo. Della stessa base di
x5)0i là etc. Fu messa in evidenza la particella *hs,- (v.) ; accad. alpu, ebr. ’elef (bue, ‘ ox ’).
XI- che fu scorta, a torto, in latino « cèdo » oltre che éXacppó^: agg. leggero, rapido, svelto, èXa<ppÓT7)q
in «hi-c Deriva da basi semitiche: dall’elemento k- leggerezza, èXa<j>p(Cw sono rapido (Arch., Eur.); al­
xisato come avverbio, preposizione, congiunzione: leggerisco etc. Furono accostati ant. a. ted. lungar,
nel senso di come-, ugar. k-, accad. ki, ak i (< anaki), ant. sass. hngor, (rapidamente). Accad. Ihalapu,
ebr., ant. aram. kì, congiutizione accad. ké etc. ebr. hàlaf (affrettarsi, ‘ to hasten past, to pass away,
(come, ‘ like ’), ‘ wie ’), kém , kà (cosi, come, to glide along ’).
‘ thus, how ’) e la base di gr. gvoq; sw), quel giorno: è?tax^?, “« a , -'i piccolo, di poco conto; cfr.
accad. annu (questo, quello, ‘ that, this ’), ugar. èXtYoc, piccolo, V. lévis; òXlyot; fu a torto accostato
bn, sir. han; il pronome dimostrativo babilonese, a XoiYÓ? calamità, malore, morte, cui v. «lugeo».
agannù deriva da agà, aga’i (quello, questo, ‘ that, Le voci greche testimoniano il fenomeno di protesi,
this ’) e annù; nel composto agannù è prevalso il normale avanti a spirante liquida o nasale : vi corri­
senso di vicinanza questo (‘ thè near demonstrative sponde accad. lakù (piccolo, da poco, debole,
pronoun'); neob. akannaka (là, ‘ there’), miserevole, ‘ klein, schwach, elend ’) ; cfr. accad.
€>tàXo<;, -ov caimo, sereno, tranquillo lSl[jiu (piccolo, delicato, gracile, fievole, ‘ klein,
(ol Sè £>tTf)Xoi xépTTovTat (//., 5, 759) mentre essi senza schwach’; vS, 528 b: ‘junger Spross’); in liste
crucci godono', SìirjXot; nivs (Orf,, 21, 309) sfai calmo accadiche di sinonimi la-a-feu = pefhiu, cfr. lat.
e beri. Se ne ignorò l’origine, li valore semantico «puer»; canan. la^, (fresco, recente, ‘frisch’, vS,
originario è godersela mangiando', della stessa base itiJ.).’OXtYoq: dalla stessa base; cÉr. la forma 11-ki
dell’omerico óJxoXo^ boccone, xóXov'Tpo9 -;^ (Ath. 262 del verbo lakù (‘ schwach sein vS, 529 b).
a): accad. akàlu (provvedere a se stesso, godere, èXSojJiai, omer. èéXSofjiai: desidero, voglio, èéXSwp
mangiare, ‘to enjoy, to provide for oneself,.to eat ’), desiderio. Ritenuto ampliamento della radìce^u^e/- di
akalu (commestibili e bevande, ‘ beside drink: lat. «velie» (volere). Sum. al-di (desiderare, richie­
edibles ’), ebr. àkal, oklò (‘ to enjoy, to eat ’), dere, ‘ wiinschen ’, vS, 238 sg.; ‘ to ask, to request,
akilà (‘ eating, food ’), okel etc. to express a wish f o r ...’); cfr. accad. *elSu (ersu
éHopó<;, -oO padre del marito; hwjpà, suocera, agg. V. di efèsu: desiderare, agognare, ‘ to de­
madre del marito: v. lat. socef. sire, to ask’): il -X- risale a una -t-; per l’esito
é n & v che f a con intendimento: base di «Kotico. cfr. accad. raqtaqqu e laqlaqqu (‘ stork ’).
^ a io v , “ou olio. Lat. «oleum» {oUvum\ olio), ^eY og, -ou canto di tristezza con accompagna­
arm. ewl (oho), èXctLa., olivo, oliva. V. lat. «oleum»: mento del flauto. Ebr, ti5lil (flauto), accad. hialàlu
ricalca una base corrisp. a accad. ulùm (grasso, olio, (suonare il flauto, lamentarsi, ‘ floten, klagen ’, *to
‘ O l’): la base è sum. u-H; Tuso dell’“ oho ” per pipe’, CAD, 6 , 34); cfr. feillu (lamento, lutto, tri­
alimentare la lampada persuade che il greco richiami stezza, ‘ Klage, Trauer ’), ^àlilu (‘ piping ’). La voce
accad. ellu, allu (lustro, lucente, splendente, detto SXeYo? testimonia l’influenza di accad. ^alàqu (pe­
proprio deirolio: ‘ hell, rein: Ò l ’, vS, 204b; rire, morire, ‘ verlorengehen, untergehen, zugrunde
‘ clean, in connection virith oil; holy, sacred’), gehen*); fealqu (perito, morto, ‘ verloren: Toten-
ellu (olio di sesamo, ‘ sesame oil ’, CAD, 4,106 b). geist ’).
èXàT»), -yj5 abete, poetico nave, elXàTtvoi;, èXà- IXéyx*»* disonoro, respingo; convinco di torto;
Tivo?, di legno di abete. Se ne ignorò l'origine. È l’al­ ^Xeyxo?» "Oy?» biasimo, gXsYXo<;> "Ou, refutazìone. «Pas
bero delle alture: accad. elàtu, plur. tantum (altura, d’étymologie établie» (Chantraine, s.v,). Accosta­
‘ upper part '), da elù (alto, ‘ tali, high ’), sem.: ebr. mento di Osthoff (cfr. ant. a. ted. laban: oltraggiare),
'al (‘ thè upper part ’; prep. ‘ on, above ’) ; v. abies. dopo Pott, a èXax<i<;; in area semitica: ug. Iht (of­
èXaóvto, èXàto: senso originario è monto in vet­ fendere, rimproverare, ‘beleidigen’),arab.la^à(‘be-
PIZ IO N A M O GRBCO *EK k& q

leidigeii, Schimpf aiitun cfr. Gaster, in « Bibl. 23, 388: èXe97)pdc{Aevo<;). Se ne ignorò l’origine, ma
Or.», 1952, p. 82). fu accostato a òXo9 cìito^ (v.),
é7.€uv prendere possesso, levare v. olpéo>, f ty éXé<pa^, -avTO? elefante, avorio. I Latini chia­
péw. La prosodia fa presupporre *fsXeìv: accad. marono, non senza ragione, Telefante «luca bos»
bélu (esercito l’autorità, il potere di bèlu, ba’al “ bue lucano ”, (Varr., Ling. lat., 7, 39). Accad.
possessore, ‘ Besitzer; belierrschen ’), la cui base deve alpu (bue, ‘ Rind, Ochse ’), ebr, ’elef: v, SXa«po^,
avere contaminato quella corrispondente ad accad. L’ebraico è la testimonianza piiJ persuasiva. L’egi­
elù D (levar su, portar via, ‘ erhohen, wegbringen ’) ; ziano ab, il copto s|3u, s^ou confermano l’etimologia
ebr. hala (Hi: prendere, ‘ to take away ugar. 'Ij. da alpu perché corrispondono a sum. àb (vacca).
éXeXl^u) snmovo, scuoto, v. éJitxwip, -€0710?, femm. -w m ?, -iSo^ dal rapido
levo m grido, v. ^Xeo^. sguardo, èXiv,(ùv:zq ’Axawt (/