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Atti del Convegno ! |
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(Torino, 5, 6 e 7 dicembre 1969)

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F O N D A Z I O N E LUIGI E I N A U D I

«Studi»
— 11 —
ANARCHICI E ANARCHIA
nel mondo contemporaneo

Atti del Convegno promosso dalla Fondazione Luigi Einaudi


(Torino, 5, 6 e 7 dicembre 1969)

TORINO - 1971
FONDAZIONE LUIGI EINAUDI
1971 Fondanone Luigi Einaudi, Torino
PREMESSA

La Fondazione Luigi Einaudi ha organizzato a Torino nei giorni


5, 6 e 7 dicembre 1969 un Convegno-seminario di studi sull'anar-
chismo, i cui atti completi (relazioni, comunicazioni e discussioni)
vengono qui pubblicati. Ai lavori hanno partecipato, come risulta dai
testi raccolti, studiosi e politici di diversa tendenza: fra essi nu-
merosi sono stati i militanti impegnati direttamente nel movimento anar-
chico, i quali hanno apportato un contributo positivo sia per ciò che
riguarda i temi di ricerca, sia su di un piano che può venir definito
« memorialistico ».
Si può oggi con piena ragione sostenere che il convegno ha proposto
per i termini anarchismo e anarchia un significato nuovo, che va al di
là di una rigida interpretazione letterale, e s'identifica invece con l'af-
fermazione della rilevanza del fenomeno dell' antiautoritarismo, generica-
mente inteso, tanto nella prospettiva storica della società industriale otto-
centesca o del primo Novecento, quanto nella problematica potìtica più
recente, dei giorni nostri.
I testi delle relazioni, delle comunicazioni e degli interventi sono
stati riveduti personalmente dai diversi autori: la Fondazione ha curato
il coordinamento generale, l'organizzazione delle discussioni, la scelta spe-
cifica degli argomenti e dei titoli. Pel rimanente, ognuno ha parlato a
titolo personale in un clima di reciproca tolleranza e di responsabile
libertà.

Torino, primavera 1970.


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PARTECIPANTI

AGOSTI A L D O — corso Tassoni 18, 10143 Torino.


ANDREASI ANNAMARIA —corso Rosselli 1, 1 0 1 2 8 Torino.
ANTONIOLI MAURIZIO — via Caretta 6, 20131 Milano.
ARVON HENRI — 29/31, rue Fontaine Grelot, 92 Bourg-le-Reine (Francia).
ASSANDRI LUIGI — via Ottavio Revel 5, 10121 Torino.
B L O C H ROBERT — Manessestrasse 200, 8045 Ziirich (Svizzera).
B L O C H - U L M E R MARGRIT — Manessestrasse 200, 8045 Zurich (Svizzera).
BOBBIO NORBERTO — via Sacchi 66, 10128 Torino.
BRAVO G I A N M A R I O — via Salbertrand 19, 10146 Torino.
BRIGUGLIO LETTERIO — via San Mattia 9, 35100 Padova.
BULLIO D R A N Z O N PIERALDO — corso De Nicola 28, 10129 Torino.
CARELLA A N T O N I O — corso Brescia 19, 10152 Torino.
CARMAGNANI MARCELLO — corso Svizzera 70, 10143 Torino.
CERRETO G I N O — via Ghibellina 87, 50122 Firenze.
CESA CLAUDIO — via Martiri di Scalvaia 19, 5 3 1 0 0 Siena.
D E L B O GIUSEPPE — Istituto Giangiacomo Feltrinelli, via Romagnosi 3,
20121 Milano.
Di BATTISTA IVANO— via Plancina 8, 00131 Roma.
ENCKELL MARIANNE — Centre International de Recherches sur l'Anar-
chisme, 24 avenue Beaumont, 1012 Lausanne (Svizzera).
FIORI GIUSEPPE — via Francesco Faranda 9, 98100 Messina.
FIRPO LUIGI — corso Moncalieri 69, 10133 Torino.
10 PARTECIPANTI

GALANTE GARRONE ALESSANDRO — via S. Grattoni 7, 10121 Torino.


GAROSCI ADRIANA — corso Vittorio Emanuele 308, 00186 Roma.
GAROSCI A L D O — corso Vittorio Emanuele 308, 00186 Roma.
GIGANDET A L A I N — 45, rue ULM, Paris V (Francia).
G I O R D A N O FLAVIO — via San Francesco di Sales 73, 00165 Roma.
GONZALEZ N A Z A R I O — Facultad de Filosofia y Letras, avenida José An-
tonio 585, Barcelona (Spagna).
GRENDI EDOARDO — via Ruffini 9/6, 16128 Genova.
GUÈRIN DANIEL — 13, rue des Marronniers, Paris XVI (Francia).
H I R S C H PIERRE — 1, rue de la Paix, 2300 La Chaux-de-Fonds (Svizzera).
HOBSBAWM ERIC J. — 97 Larkhall Rise, London S. W . 4 (Inghilterra).
JAUCH D I N O — via C. Olgiati, 6512 Giubiasco (Svizzera).
— 64 Prince of Wales Mansions, Prince of Wales Drive,
J O L L JAMES
London S. W . 11 (Inghilterra).
IGLESIAS FLORENTINO — 18, rue des Arts, 92 Colombes (Francia).
LAMBERET RENÉE — 12, rue de Bellevue, 94 Villeneuve St. Georges
(Francia).
LARIZZA MIRELLA — via XIV Settembre 3, 06100 Perugia.
LEHNING ARTHUR — International Institute of Social History, Herengracht
262, Amsterdam C (Olanda).
LEVAL G A S T O N — 33, boulevard Edgar-Quinet, Paris XIV (Francia).
LEVI G I O V A N N I — corso Galileo Ferraris 61, 10128 Torino.
LEVI A C C A T I LUISA — corso Galileo Ferraris 61, 10128 Torino.
M A I T R O N JEAN — 117 bis, rue A. Silvestre, 92 Courbevoie (Francia).
MANNIELLO DELIA — via Pietro Della Valle 4, 00193 Roma.
MARCHINI ALDO — via dei Giubbonari 23/10, 00136 Roma.
M A R I N O LUIGI — via Tarvisio 9, 10142 Torino.
M A R M O MARCELLA — salita Arenella 43, 80129' Napoli.
M A R T I CASIMIRO — Paseo Bonanova 105,3°, 2a, C, Barcelona 17 (Spagna).
MARUCCO DORA — via Nicola Fabrizi 26, 10143 Torino.
MARZOCCHI UMBERTO — via Privata Istria 6 / 7 , 17100 Savona.
M A S I N I PIER C A R L O — rotonda dei Mille 1, 2 4 1 0 0 Bergamo.
MAZZARELLA G I O V A N N A — via Festo Avieno 15, 0 0 1 3 6 Roma.
11 PARTECIPANTI

METELLI DI LALLO CARMELA — via dei Tre Garofani 41, 35100 Padova.
MOLNAR MIKLÓS — 4 2 , rue de Vermont, 1211 Genève (Svizzera).
MONTSENY FRÉDÉRICA — « Espoir », 4, rue de Belfort, 31 Toulouse (Francia).
MYSYROWICZ LADISLAS — 24, avenue Tilleuls, 1203 Genève (Svizzera).
N A D A NARCISO — via dei Mille 30, 10123 Torino.
N A D A PATRONE A N N A MARIA — via dei Mille 30, 10123 Torino.
NEJROTTI MARIELLA — corso Galileo Ferraris 78, 10129 Torino.
NIEUWENHUIJS MARTHA — via Canelli 124, 10127 Torino.
PALACIOS ANTONIO — 24, rue Mouffetard, Paris V (Francia).
PAPA EMILIO — via S. Agostino 12, 10122 Torino.
PASSERIN D'ENTRÈVES ALESSANDRO — str. ai Ronchi 48, 10133 Torino.
PASSERIN D'ENTRÈVES ETTORE — corso Fiume 17, 10131 Torino.
PICHETTO BOVETTI MARIA TERESA — corso Agnelli 22, 10137 Torino.
PONTE GIOVANNA — via Di Nanni 9 0 , 10139 Torino.
QUAGLINO CESARE CORRADO — via Cassini 74, 10129 Torino.
REBERIOUX MADELEINE — 10, rue Saint Paulin, 94 La Varenne (Francia).
R I O S A ALCEO — via Poggio Catino 28, 00199 Roma.
R O M E R O MAURA JOAQUIN — Nuffield College, Oxford (Inghilterra).
R O T A GHIBAUDI SILVIA — via delle Rosine 4, 10123 Torino.
R O T O N D Ò ANTONIO — via Cavour 13, 10123 Torino.
Ruju ANTONIO — corso Racconigi 171, 10141 Torino.
Russi LUCIANO — via Sirte 62 , 00199 Roma.
R U T T A GIUSEPPE — corso Unione Sovietica 159, 10134 Torino.
SALOMONE WILLIAM A. — 320 Chelmsford Road, Bringhton, Rochester,
N . Y. (U.S.A.).

SANTARELLI E N Z O — via del Seminario 106, 0 0 1 8 6 Roma.


SASSI FRANCESCO — via Pastrengo 11, 10128 Torino.
SCIACCA E N Z O — via dei Gerani 14, 9 5 0 2 4 Acireale (Catania).
SECHI SALVATORE — via Vagnone 1, 1 0 1 4 3 Torino.
SIGNORELLI ANGELO — via Baltimora 161, 10136 Torino.
SYKES THOMAS — 218 E. Jackson St., Morris, 111. (U.S.A.).
VALIANI LEO — viale di Porta Vercellina 5, 20123 Milano.
12 PARTECIPANTI

VARON GIOVANNI EDDY — via Legnano 28, 20121 Milano.


V E N T U R I FRANCO — piazza A. Peyron 7, 10143 Torino.
VERNIZZI CRISTINA — via B. Galliari 5, 10125 Torino.
VILANOVA MERCEDES — Pelajo 44, Barcelona 1 (Spagna).
VUILLEUMIER M A R C — 81, rue de la Servette, 1202 Genève (Svizzera).
WOOLF J. STUART — Faculty of Letters, Reading University, Whitek-
nights Park, Reading, Berks. (Inghilterra).
ZILLI V A L D O — via del Marzano 9, 80123 Napoli.
V E N E R D Ì 5 D I C E M B R E 1969, O R E 9,30
Presidenza: ALESSANDRO PASSERIN D'ENTRÈVES

LUIGI FIRPO

IL C O N V E G N O SULL'ANARCHISMO

Il presidente della Fondazione Luigi Einaudi prof. Giuseppe


Grosso, preside della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di
Torino, si rammarica di n o n poter essere presente a questa nostra
prima seduta, trattenuto dai suoi impegni didattici, e così pure il
presidente del Comitato scientifico p r o f Mario Einaudi, che si trova
a Ithaca (N. Y.) per i suoi impegni presso la Cornell University.
A n o m e dei colleghi del C o m i t a t o scientifico m i è grato porgere il
saluto più caloroso a tutti gli intervenuti per i contributi di studio,
di riflessione, di discussione che ciascuno sta per portare allo
sforzo c o m u n e di ricerca e di approfondimento, che ci vedrà impegnati
in tre dense giornate di lavoro. U n grazie particolare p o r g o agli
studiosi eminenti che si sono sobbarcati l'onere delle relazioni intro-
duttive alle singole sedute, e n o n minore gratitudine m i è caro
esprimere al p r o f Mario Allara, rettore di questo Ateneo e m e m b r o
del Consiglio di amministrazione della Fondazione, che ci ha concesso
un'ospitalità tanto calorosa e cortese.
Mentre è ormai iniziato il quarto anno di vita della nostra
Fondazione, p u ò sembrare superfluo dire ancora chi siamo e cosa
vogliamo. La Fondazione Luigi Einaudi, sorta a T o r i n o nel 1965,
si propone statutariamente di formare, nel campo degli studi econo-
mici, storici e di scienza politica, giovani preparati a far fronte
alle necessità di una società moderna. Essa offre autonomia di
ricerca, agilità di interventi, vivaci scambi spontanei in u n ' a t m o -
sfera di amichevole dibattito e di lavoro comune, e aperture inter-
disciplinari senza clausure settoriali, e corsi e seminari attivi, legati
agli interessi più vivi del m o n d o contemporaneo, dotazioni tecniche
moderne e una ricca suppellettile libraria, che ha per base insigne
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la biblioteca di Luigi Einaudi, ma si viene arricchendo di oltre dieci-


mila volumi annui, di oltre mille periodici, di fondi imponenti, come
la raccolta Spellanzon per la storia del Risorgimento e l'archivio
T h a o n di R e v e l per la storia della politica economica italiana più
recente.
In queste prospettive di lavoro serio, di collaborazione aperta,
di scambi e di dibattiti civili, bene s'inserisce il convegno-semi-
nario che oggi apre i suoi lavori. C o n vero compiacimento vediamo
qui riuniti n o n solo colleghi eminenti di questo Ateneo, storici di
professione, borsisti e ricercatori della Fondazione, studenti par-
ticolarmente qualificati: ma anche studiosi dei movimenti politici,
delle dottrine, delle ideologie, convenuti da più parti d'Italia, dalla
Francia, dalla Svizzera, dalla Germania, dall'Olanda, dalla Spagna,
dall'Inghilterra e finanche d'oltre Atlantico.
Il tema di studio è di quelli che, per la complessità delle sue
motivazioni speculative e politiche, sommamente si presta a indagini
interdisciplinari, chiamando in causa storici, politici e filosofi, in
un fitto tessuto di reciproche suggestioni stimolanti. Ci si p u ò attendere
con legittima aspettativa sia tutta una serie di proposte di revi-
sione storiografica, sia l'approfondimento di talune concezioni, cui
si fa frequente richiamo, m a il cui contenuto ideologico n o n sem-
pre risulta ben definito e le cui ascendenze culturali restano ancora
in parte malcerte e controverse. Sono certo che nessuno vorrà farci
il torto di supporre che, nella scelta di questo pregnante argo-
m e n t o di ricerca e di dibattito, la Fondazione abbia in qualche m o d o
voluto indulgere ai capricci di una m o d a passeggera. La lezione degli
eventi, le fratture che in questi ultimi anni si sono rivelate al-
l'improvviso, tanto a Occidente quanto a Oriente, sono segni di una
crisi travagliosa, di un'inquietudine, di un'angoscia, sorte invero
in u n clima di libertà, e n o n già come in passato sotto il giogo di
effimeri tiranni, ma originate dal processo stesso di una civiltà che
sembra assumere un volto sempre più disumano. U n o studio appro-
fondito dell'anarchismo n o n p u ò dunque essere inteso oggi come una
concessione opportunistica all'attualità contingente, bensì come un'esi-
genza reale della società contemporanea, come una ricerca delle radici
profonde di quell'istanza libertaria, senza la quale anche il più trion-
fante progresso tecnologico altro n o n ci ispira se n o n un senso di
desolante squallore.
C o n questi sentimenti, a n o m e dei colleghi del Comitato scien-
tifico della Fondazione Luigi Einaudi, auguro a tutti i partecipanti il
più fecondo lavoro e il più gradevole soggiorno nella nostra città.
L E O V ALIANTI

L A GENESI D E L L ' A N A R C H I S M O

Le considerazioni che svolgerò hanno solo l'intento di servire


da introduzione a un dibattito, nel quale interverranno degli stu-
diosi che dell'anarchismo si sono occupati, nei loro scritti, più
specificamente e più a lungo di quanto non abbia fatto io. Se ho
una qualche competenza specifica, l'ho nel campo della storia del
socialismo politico, più che in quella dell'anarchismo. Non condivido
tuttavia il giudizio marxista-leninista, che anche l'amico Bravo,
infaticabile organizzatore di questo convegno, ha ripetuto nella sua
pure interessantissima comunicazione (distribuita ai presenti) e cioè
che l'anarchismo sia, in sostanza, un movimento piccolo-borghese.
Certo, i primi anarchici uscivano dalle file della piccola borghesia
(ma anche, come Bakunin e Kropotkin, da quelle della nobiltà).
Lo stesso può dirsi però della maggioranza dei primi socialisti politici.
Gli uni e gli altri hanno militato via via nel movimento operaio, nel
quale, non solo in Italia e in Spagna, ma prima ancora in Francia,
i seguaci delle idee di Proudhon furono per lungo tratto più nume-
rosi dei marxisti. Indubbiamente, il marxismo è prevalso poi, e
non a caso, nel movimento operaio francese ed italiano, così come
in quello di molte altre nazioni, ma negli Stati, ormai numerosi,
che sono governati da partiti comunisti, l'opposizione anarchica
è stata, prevalentemente, un'opposizione operaia e contadina alla
dittatura totalitaria. Si può certo considerare utopistico il disegno
anarchico, e tale lo considero anch'io, ma, sulla base dell'amara
esperienza delle dittature comuniste, anche il marxismo originario,
credente nella graduale scomparsa dello Stato, per effetto dell'auto-
governo democratico dei lavoratori, appare come una speranza
largamente utopistica oggi. Le persecuzioni di cui gli anarchici

2.
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sono oggetto da parte dei governi comunisti, n o n meno che dei


governi capitalistici, prova che esiste u n problema di repressione
e di libertà, che trascende le radici di classe degli Stati. N o n o -
stante i loro errori, illusioni o follie, gli anarchici hanno avuto la
distinzione di percepire e mettere in rilievo questo grande p r o -
blema. Anche in materia d'internazionalismo genuino, n o n stru-
mentalizzato da questo o quel governo, gli anarchici possono vantare
d'esser rimasti più coerenti ai loro ideali, di come n o n abbiano
fatto i partiti politici socialisti e comunisti. S'intende che siffatta
coerenza è stata generalmente pagata con assai minore efficacia
d'azione. I partiti comunisti e socialisti hanno fatto molto più storia
del m o v i m e n t o anarchico. M a la critica anarchica alle loro involu-
zioni n o n p u ò più essere liquidata come una critica piccolo-borghese.
C o m e tale la liquidò (e n o n solo a parole) per esempio Trotsky,
fra il 1918 e il 1921. Dieci anni dopo dovette farne propria una buona
parte.
T o r n o alla formazione storica dell'anarchismo. Sono circa
130 anni dacché, con la pubblicazione dello scritto di P r o u d h o n
su Quest-ce que la propriété?, le parole « anarchia » e « anarchi-
co » hanno assunto il loro significato contemporaneo. Anche se n o n
con questa denominazione, l'idea anarchica è, beninteso, ante-
riore a Proudhon. Senza risalire più lontano nel tempo, essa
è presente negli scritti, già in quelli pre-rivoluzionari e maggior-
mente in quelli rivoluzionari di Sylvain Maréchal, noto soprattutto
per il suo ateismo, m a al quale si p u ò far risalire anche la prima
visione dello sciopero generale, come mezzo di « liquidazione sociale »
libertaria. Ancora nel suo Corredi/à la revolution, stampato nel 1793,
è preminente tuttavia il desiderio d ' u n ritorno a u n passato mitico,
quello dell'aurea età campestre, anteriore alla civiltà cittadina, resa
possibile solo dalle penose fatiche di m a n o d'opera salariata sfrut-
tata; il desiderio d ' u n ritorno all'età che parecchi scrittori del Sei
e Settecento, prima e dopo di Rousseau, supponevano n o n conoscesse
né proprietà privata né governo né leggi. N e l Manifesto degli eguali,
che deve aver redatto n o n senza aver subito una qualche influenza
di Babeuf, Maréchal esprime già un'idea che si situa nel flusso
della storia in atto, quella d'una seconda rivoluzione, la rivoluzione
davvero sociale, che introdurrà, attraverso l'azione di forza dei
diseredati, la comunanza dei beni, onde rendere reale l'eguaglianza
invano proclamata dalla precedente rivoluzione politica. Dichia-
rando che con ciò cadrà anche ogni distinzione fra governanti e
governati, Maréchal si riconfermava, implicitamente, anarchico,
LEO VALIANI, LA GENESI DELL' ANARCHISMO 19

il che alcuni dei suoi compagni di congiura disapprovarono. C o m ' è


stato rilevato dagli studiosi, l'anarchismo di Maréchal f u riscoperto
nel 1841, dai primi oscuri comunisti libertari, Charavay e Pillot.
S'intende che Maréchal n o n f u il solo anarchico della Grande rivolu-
zione, m a f u il più rappresentativo.
La prima esposizione sistematica di princìpi anarchici, che
abbia rilevanza per lo svolgimento della critica sociale moderna,
ci sembra essere quella contenuta nel celebre libro di Godwin, ap-
parso esso pure nel 1793. Anche le fonti di G o d w i n sono, in parte,
nella letteratura filosofica francese del '700 e nella stessa esplosione
rivoluzionaria dell'89; in parte, ovviamente, nel libertarismo inglese
del '600 e nei suoi sviluppi egualitari. Se Rousseau diceva che
« l ' u o m o è nato libero, ma è dovunque in catene », G o d w i n afferma
che «nessun individuo può resistere alla forza della verità», m a la
«legislazione, in quasi ogni paese, è totalmente in favore del ricco
contro il povero». Dal giusnaturalismo egli passa cioè al radica-
lismo utilitario. Il carattere degli uomini - egli scrive - è forgiato
dall'ambiente che politicamente è costituito da istituzioni governa-
tive poggianti sull'ignoranza della massa dei sudditi. M a l ' u o m o che
pensa p u ò giungere al vero, e vi giunge necessariamente, se riesce
a vincere le debolezze insite nel suo carattere, ossia gli ostacoli
dell'ambiente. Il regno della verità e dell'affrancamento del carat-
tere passa dunque attraverso l'abolizione delle istituzioni politiche
e sociali esistenti. Il veicolo è l'auto-educazione degli individui e
lo stabilimento di nuove relazioni sociali fra di loro, fondate sulle
idee di verità e giustizia, immanenti nel loro pensiero, su relazioni
svincolate cioè da ogni costrizione politica e sulla libera disponi-
bilità per tutti degli strumenti di produzione, svincolati dal diritto
di proprietà eccedente il prodotto del lavoro individuale del p r o -
prietario medesimo. In quest'ideale possiamo rintracciare l'antico
mito libertario dei contadini inglesi, cui le punte estreme della
rivoluzione religiosa diedero nuova vitalità, ma in Godwin n o n è
assente del tutto (come qualche studioso ha invece creduto) la nozione
dell'incipiente sviluppo industriale. P u r proclamando le sue pre-
ferenze per una civiltà frugale, scevra di lussi, egli osserva che nes-
suno può prevedere i grandi progressi che l'introduzione di macchine
produrrà. La loro adozione spaventa nel presente gli operai, m a un
giorno esse potranno rendere quasi superfluo e comunque poco
penoso il lavoro manuale. D i fronte a Maréchal che, malgrado la
sua dimestichezza con Babeuf, consapevole dell'importanza del lavoro
industriale, esclama: «Periscano se occorre tutte le arti purché ci
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resti l'eguaglianza reale », G o d w i n rappresenta già (benché n o n faccia


uso di questo termine) u n anarchismo moderno.
N o n possiamo soffermarci qui sui pochi anarchici o precursori
dell'anarchismo che temporalmente (anche se n o n sempre ideal-
mente) si collocano fra G o d w i n e Proudhon, né indagare perché
il secondo n o n abbia letto e meditato l'opera del primo, che
pare conoscesse solo per sentito dire. Domandiamoci piuttosto in che
senso l'anarchismo postulato da P r o u d h o n costituisca un passo in
avanti su quello di Godwin. Questo decisivo passo in avanti lo scor-
giamo, in primo luogo, nell'impostazione da economista che P r o u d h o n
dà al problema della società giusta e libera. Nonostante le sue digres-
sioni di filosofo del diritto e della storia, spesso illuminanti, ma
anche troppo paradossali, sembra a noi che il meglio di P r o u d h o n sia
nella sua capacità di ragionare da autentico economista. Egli era
u n autodidatta, e le lacune della sua cultura sono visibili proprio
nelle sue prime formulazioni di teoria economica. Ancora nel 1847
M a r x ebbe perciò facile giuoco nella sua polemica anti-proudhoniana.
Ma, nei successivi libri di Proudhon, il ragionamento economico si
fa sempre più rigoroso e raggiunge notevole modernità di vedute.
In u n certo senso egli impersona, da lavoratore ed agitatore socia-
lista educatosi alla rude scuola della lotta, lontano dall'università,
il passaggio dal liberismo radicale più intransigente alla concezione
d'una prassi economico-sociale aliena tanto dallo statalismo, quanto
dall'automatismo del lasciar fare, che una élite di economisti di
varie nazioni ha delineato, se n o n compiuto, lungo l'800. Egli n o n
lo confessa, ma il p u n t o di partenza di P r o u d h o n è tanto nella
critica sociale di Fourier, quanto nella famosa parabola di Saint-
Simon su quel che la Francia perderebbe con la scomparsa o del suo
personale politico o, viceversa, del suo personale scientifico, tecnico,
produttivo. Questa parabola s'incontrava col prevalente scetticismo
degli economisti liberisti circa l'utilità dell'intervento dello Stato.
In realtà, i più geniali fra i sansimoniani sapranno conciliare il
liberismo nel commercio estero con l'interventismo basato sulla
promozione e l'organizzazione del credito finanziario. P r o u d h o n si
accorgerà dell'importanza e dei possibili sviluppi della loro tesi
sull'utilità sociale della continua riduzione del tasso d'interesse. Ma,
in prima istanza, accettando l'opinione della maggior parte degli
economisti che la libera attività della produzione e degli scambi
poteva fare a m e n o dello Stato, ne deduceva che lo Stato serviva solo
alla difesa del diritto di proprietà e alle ineguaglianze nel campo
della distribuzione che ne derivano. C h i avesse saputo dimostrare
LEO VALIANI, LA GENESI DELL' ANARCHISMO 21

che la tutela statale del diritto di proprietà era superflua, e anzi


contraddittoria, dal punto di vista d'una libera ed equilibrata semo-
venza dell'attività economica, avrebbe dimostrato con ciò l'inutilità
dello Stato. In questa deduzione di P r o u d h o n è la matrice del suo
socialismo anarchico. Il suo finalismo, dell'abolizione dello Stato,
come risultato del superamento delle contraddizioni economico-
giuridiche della società, lo troviamo in quasi tutti i socialisti otto-
centeschi formatisi dopo di lui, anche se, naturalmente, molti
d'essi possono averlo attinto n o n a lui, ma ai suoi predecessori
francesi o inglesi. M a r x era, anche a mio modesto avviso, maggior
pensatore, economista e, soprattutto, politico di P r o u d h o n (che,
tuttavia, nel 1848, f u politico abbastanza efficace, anzi il p r i m o che,
per quanto anarchico, sapesse portare una voce socialista ad una
tribuna parlamentare), ma, prima che con Marx, il socialismo uscì
definitivamente con P r o u d h o n dalla sfera della costruzione intellet-
tuale di sistemi collettivistici, per profilarsi come la consapevolezza
di un'esigenza economica di sviluppo della stessa società moderna,
che genera gli imprenditori e i lavoratori. Il socialismo di P r o u d h o n
è anarchico per ragioni ideali, per amore della libertà, per orrore
d'ogni tirannide, anche se rivestita da dittatura giacobina di salute
pubblica. M a lo è altresì per la visione di un'economia che, nella
sua spontanea crescita, avverte sempre più l'onere, la superfluità e
l'ingiustizia dell'attività dello Stato. O g g i ciò ci p u ò parere in
parte sbagliato, m a n o n possiamo n o n vederne il nocciolo giusto.
Evidentemente, P r o u d h o n sentiva passionalmente, ed esagerava per-
ciò, quanto vi era di nuovo nella sua prospettiva. All'indomani
della rivoluzione del '48, ancora molto politica e ben per questo,
a suo parere, a priori sconfitta, m a nel suo fondo potenzialmente già
economico-sociale, P r o u d h o n scrive che l'officina farà sparire il
governo. N o n è esatto che P r o u d h o n n o n comprendesse l'economia
industriale moderna. N e l Manuel du spéculateur de bourse, per esempio,
ne analizzò acutamente gli aspetti finanziari. L'economia artigiana
e contadina poteva esser più cara al suo cuore, m a anche per essa
previde la necessità d ' u n o sviluppo cooperativo. È vero invece che
pensava che perfino per la grande industria si dovesse postulare,
come sbocco conforme ad un assetto sociale giusto, l'autogoverno dei
produttori. Se, in proposito, era troppo ottimista, n o n lo era più
degli altri socialisti della sua epoca o della nostra. Era comunque
realistica la sua denuncia delle feudalità del grande capitale e la
sua avvertenza che se lo Stato fosse diventato padrone dell'eco-
nomia, ciò n o n avrebbe costituito alcun progresso di libertà e
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giustizia, ma, se mai, u n dispotismo accresciuto. La sua oscillazione


fra anarchismo e federalismo, nella definizione degli obbiettivi del
m o v i m e n t o liberatore, prova solo che, mentre n o n rifiutava l'ado-
zione d'alcuna tattica utile, era consapevole che n o n bisognava
cercar di violentare con pregiudiziali finalistiche quella che avrebbe
dovuto essere prima di tutto una rivoluzione economica.
Se questa visione economico-sociale caratterizza l'apporto teorico
di P r o u d h o n alla storia dell'anarchismo, e anzi del socialismo t u t -
t'intero, lo caratterizza altresì (sin dalla sua seconda memoria, che
è del 1841) il suo apprezzamento dello spontaneamente nascente
m o v i m e n t o operaio, delle sue embrionali organizzazioni, delle sue
prime voci. C o n Proudhon, e sia pure in u n secondo m o m e n t o
attraverso la formula del mutualismo, l'anarchismo diventa parte
integrante del m o v i m e n t o della classe operaia, senza per questo per-
dere quell'afflato di idealità, di preminente desiderio di libertà,
razionalità, giustizia, per cui si colloca da un p u n t o di vista uni-
versale e individuale insieme, dichiarandosi al di sopra ^ di ogni
limitazione di classe: il che gli vale, per tanti decenni, l'adesione
di numerosi artisti e di scrittori in generale.
N o n è forse necessario ch'io dica che n o n sono un «patito»
di Proudhon. Penso anzi che P r o u d h o n sia stato talvolta sopravalutato
in Francia, come sociologo e come ispiratore del m o v i m e n t o sin-
dacalista di un'epoca posteriore alla sua. In Italia però, stante la
sua opposizione all'unità nazionale italiana e, più tardi, l'accetta-
zione del giudizio negativo che M a r x e i marxisti esteri ne davano,
P r o u d h o n è stato piuttosto sottovalutato. Eppure, se quei p r o u d h o -
niani italiani che ne accettavano le teorie bancarie n o n possono certo
essere giudicati come forti economisti (col risultato che, per l'ap-
punto, il pensiero economico di P r o u d h o n è stato insufficientemente
conosciuto nel nostro paese), la critica sociale federalistica di P r o u -
d h o n ebbe la sua influenza su una frazione dell'estrema sinistra
italiana, predisponendola ad evolvere verso il socialismo libertario
o l'anarchismo. Precisamente in Italia m i sembra necessario mettere
perciò in rilievo che Proudhon, se f u u n grande demolitore di schemi
correnti, senza per questo riuscire a tenersi egli stesso sempre i m m u n e
da visioni utopistiche, era altresì dotato di autentiche attitudini
creative.
P r o u d h o n conosceva bene la funzione storica che la violenza,
proprio nella sua f o r m a più sistematica, di guerra, aveva avuto. Ma,
contrariamente ai neo-giacobini d'ogni gradazione, riteneva che,
col porsi del problema sociale, incarnato dalle classi operaie, la
LEO VALIANI, LA GENESI DELL' ANARCHISMO 23

funzione rivoluzionaria della guerra fosse finita e che l'obbiettivo


internazionale di queste classi dovesse essere la pacifica instaurazione
del federalismo europeo. All'interno stesso dei singoli Stati la rivo-
luzione egli l'auspicava n o n violenta. C o m e Godwin, anche P r o u d h o n
confida in una rivoluzione sociale pacifica, m a se il primo ne vede
il veicolo nel progresso intellettuale e morale soltanto, il secondo lo
scorge anche negli sviluppi dell'economia.
N e l novembre 1889, più di 24 anni dopo la m o r t e di Proudhon,
in un convegno tenutosi a Barcellona per la discussione delle idee
dell'anarchismo (il Segundo certamen socialista), al quesito se la rivo-
luzione intellettuale dovesse precedere la rivoluzione materiale, A n -
selmo Lorenzo rispondeva, affermando la priorità della rivoluzione
degli intelletti. Per quanto composta sicuramente da anarchici, i m -
pegnati da anni (così come Lorenzo stesso v'era impegnato da u n
ventennio) nella lotta condotta senza esclusione di mezzi, e dunque
sovente con la violenza, contro la repressione statale, la maggio-
ranza dei convenuti inclinava a dargli ragione. Il suo ragionamento
era, a u n dipresso, il seguente: «per poter curare il male bisogna
conoscerlo e bisogna anche conoscere il rimedio adeguato. Bisogna
- diceva Lorenzo - che i proletari siano mossi dal sentimento della
giustizia». Il proudhonismo provava così la sua sopravvivenza in
u n ambiente di combattenti della rivoluzione intesa come lotta
armata, che per essa avevano già affrontato innumerevoli sacrifici.
Vi era in ciò l'intuizione che l'imposizione con la violenza, o anche
solo col fanatismo, d'idee n o n liberamente maturate dai singoli,
fosse controproducente ai fini del socialismo libertario. E, in p r o -
posito, com'è noto, Lorenzo, se si riferiva in primo luogo ai
marxisti, n o n si riferiva solo ad essi, m a anche a qualche anar-
chico dal temperamento « autocratico ». U n altro quesito dello stesso
Certamen chiedeva se in una società anarchica, in cui si fosse già a
u n alto grado di istruzione, le passioni umane n o n avrebbero tuttavia
potuto esser causa di disarmonia sociale. La risposta vincente, di
Ricardo Mella, imo dei più colti anarchici spagnoli del tempo,
escludeva che si dovesse temere ciò, perché lo sviluppo della tecnica
(ch'egli, da buon ingegnere, prevedeva che sarebbe consistita, fra
l'altro, nell'aeronautica, nella trasmissione radiofonica della parola
attraverso lo spazio e così via) in u n regime di totale libertà avrebbe
avuto il suo equivalente nella diffusione del sentimento della giu-
stizia. O g g i che lo sviluppo tecnico previsto da Mella s'è pienamente
attuato, è facile constatare che la sua speranza d ' u n parallelo p r o -
gresso morale n o n s'è avverata in alcuna parte del m o n d o , e forse
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proprio per questo, nei paesi a economia collettivizzata, n o n si


vede alcun sintomo d ' u n deperimento dello Stato. C o m u n q u e sia
di ciò, il Certamen di ottant'anni fa conferma che nell'anarchismo,
proprio in u n paese, come la Spagna, ove esso sarebbe diventato, nei
decenni successivi, u n m o v i m e n t o di grandi masse proletarie, t o r t u -
rate dalla miseria, afflitte in parte da mancanza d'istruzione, e
dove esso stesso sarebbe sempre rimasto esposto alle peggiori perse-
cuzioni, permaneva u n filone caratterizzato da quella fede nel legame
razionalmente esistente fra libertà dell'individuo, progresso morale,
progresso scientifico, che G o d w i n per u n verso, P r o u d h o n per un
altro avevano teorizzato. In questo senso Elisée Reclus poteva ben
dire che l'anarchismo aveva trovato il suo naturale ambiente fra
i lavoratori (artigiani od operai, a seconda dei casi) di città come
Parigi, Barcellona, Firenze, aventi tradizioni di libera cultura e di
orgogliosa difesa delle loro autonomie.
Certo, importanza n o n minore ha avuto l'altro filone dell'anar-
chismo, quello della fiducia riposta, viceversa, nell'esplosione irre-
frenabile di passioni violente (« cattive », diceva hegelianamente Ba-
kunin, per marcarne l'irrazionalità soggettiva, che però riteneva
strumentale rispetto alla razionalità obbiettiva della storia cui ser-
vivano) ; nel sollevamento furibondo di plebi rimaste fuori o ai margini
del progresso. Scrivendone a Herwegh, nel 1848, quando n o n era
ancora anarchico, Bakunin esaltava la necessità dell'anarchia intesa
nel senso di collera popolare sfrenata, la cui mancanza votava a suo
avviso alla sconfitta la rivoluzione democratica tedesca.
D a P r o u d h o n prima, dai proudhoniani francesi e belgi, e anche
svizzeri, dalla loro esperienza di organizzatori operai, Bakunin prese
m o l t o (qualche cosa imparò anche dai rivoluzionari italiani). I
proudhoniani, o ex-proudhoniani, gli rivelarono il significato degli
scioperi. Alla loro utilità Proudhon, come quasi tutti gli economisti
del suo t e m p o (ad eccezione di M a r x e di pochissimi altri), n o n aveva
creduto. Anche i proudhoniani dell'Internazionale, e Bakunin con
essi, n o n erano sicuri della loro utilità economica, ma ne scorge-
vano la positività come espressione della lotta di classe e come
contributo al forgiarsi degli strumenti (le società operaie di m e -
stiere) dell'avvento della società futura, che la stessa loro genera-
lizzazione (fino allo sciopero universale) avrebbe potuto accelerare.
N e l Proudhon, che Bakunin aveva conosciuto personalmente l'af-
fascinava invece il profondo sentimento di libertà individuale che
ne faceva l'oppositore più alto nel campo rivoluzionario sia della
tradizione giacobina che del n u o v o comunismo politico. Ma, per
LEO VALIANI, LA GENESI DELL' ANARCHISMO 25

Bakunin il ripudio del giacobinismo significava solo ripudio della


dittatura governativa n o n già della violenza, che reputava inse-
parabile dalla rivoluzione e bisognosa persino d'una temporanea
dittatura collettiva invisibile dei veri rivoluzionari, associati fra
di loro da «iniziati».
Sugli influssi che Bakunin subì nel lungo svolgimento intellet-
tuale e pratico che ne fece, finalmente, un anarchico, ci sarebbe
ancora qualche cosa da dire, anche se Nettlau, Steklov, Polonskij,
Pfitzner, Venturi, Lehning e altri ci hamio già offerto moltissimo,
al riguardo. N o n è ancora pienamente precisata l'importanza che
per l'evoluzione intellettuale di Bakunin ebbero quelli che egli
(come del resto Turgenev) considerava come i nichilisti tedeschi:
Edgar Bauer, per esempio, con la sua polemica libertaria contro le
chiese e lo Stato, con la sua affermazione che il meglio nella rivo-
luzione francese era stata l'anarchia, mentre, per il rimanente, la
stessa Grande rivoluzione avrebbe solo provato l'inconciliabilità della
libertà e del governo; e M a x Stirner, più che con la sua rivendica-
zione dell'tuiicità dell'individuo, con la sua negazione delle leggi,
con la sua esaltazione della ribellione contro lo Stato, ribellione
che già lui vedeva andare dallo sciopero generale (l'idea d'esso
deve averla ricavata dalle sue letture francesi) all'uso della violenza.
Ma già Weitling, del quale Bakunin confutò pure subito il c o m u -
nismo livellatore e la negazione del valore delle libertà nazionali,
doveva aver concorso a destare nel rivoluzionario russo fuoruscito
il significato che il ritorno delle ribellioni contadine russe, e la loro
riedizione in altri paesi aventi masse agricole poverissime ed o p -
presse avrebbero potuto avere. Il sarto che tanto contribuì alla f o n -
dazione del movimento operaio tedesco, sentiva ancora, infatti,
l'eredità spirituale dei moti millenaristici che avevano fatto seguito
alla grande guerra dei contadini e alle ultime fasi della riforma
religiosa, in alcune zone tedesche, così come sentiva la leggenda
del « b u o n brigante», vendicatore del popolo oppresso e sfruttato,
comune a buona parte dell'Europa rurale (la Russia inclusa) e
ne deduceva, s'intende troppo ingenuamente anche per Bakunin,
che quarantamila briganti buoni ci sarebbero voluti per far la rivo-
luzione in Germania. M a sui rapporti fra ribellioni primitive e miti
si vedano ora gli studi di H o b s b a w m . Brigantaggio a parte (una
volta in Italia egli verrà, comunque, a conoscenza del significato
sociale del brigantaggio immediatamente post-unitario), Bakunin
vide che nel 1848, in piena rivoluzione, di rivoltosi disperati n o n
ve n'erano abbastanza in Germania. Ve n'erano, allora, in Francia
26 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 1 5 , 3 0

e potevano esservene in altri paesi latini e, a cominciare dalla


Russia, nei paesi slavi. L ' u o m o che la filosofia tedesca aveva intel-
lettualmente rivoluzionato, e che deve la sua celebrità rivoluzio-
naria alla sua presenza sulle barricate di Dresda, cercherà la rivolu-
zione in paesi meno amanti dell'ordine (e meno imborghesiti) della
Germania.
Quel che Bakunin matura in parte in prigione, in parte nel
n u o v o esilio, traendola naturalmente da tutta la storia dei movimenti
rivoluzionari europei (che avevano già avuto eco in Russia), è la
concezione del rivoluzionario di professione, che dedica n o n solo
tutta la sua azione, m a anche tutto il suo intelletto, tutti i suoi
sentimenti, a cospirare, a fomentare insurrezioni violente e a spin-
gerle finn alla totale distruzione del vecchio ordine delle cose.
U n o studioso, Michael Confino, ha giustamente osservato, di recente,
che questa concezione di Bakunin aveva tuttavia u n contenuto
etico che quella di Neciaev n o n ha più. Bakunin ammira pur
sempre n o n solo lo spirito di sacrificio, m a anche l'amore di verità
di Mazzini, sebbene ne reputi esiziali alla rivoluzione lo statalismo,
l'anti-socialismo e il teologismo. I rivoluzionari di professione ch'egli
auspica saranno i Cafiero, i Malatesta, e i loro compagni spagnoli
e d'altri paesi. Se saranno più numerosi in paesi agricoli, economi-
camente arretrati, è che la sua constatazione che nei paesi industriali
si sta già f o r m a n d o u n o strato d'operai relativamente meglio retri-
buiti, e la sua previsione che le masse contadine immiserite e anal-
fabete o semi-analfabete si sarebbero ribellate contro i vecchi rap-
porti di proprietà e contro lo Stato, si rivelerà n o n inesatta.
Naturalmente, sbagliava anch'egli, mettendo l'Italia, e sia pure
l'Italia rurale, sullo stesso piano della Spagna o della Russia, quanto
a maturazione di esplosività rivoluzionaria; né poteva indovinare
l'effettivo andamento del m o t o rivoluzionario nella Russia m e d e -
sima. Nessuno è davvero profeta, né in patria né fuori. Ma, se
Bakunin diceva che s'era fidanzato con la rivoluzione, oggi che
tutti o quasi tutti i documenti, a cominciare da quelli a lui m e n o
favorevoli, sono accessibili, lo storico deve concludere che f u u n
fidanzamento serio e durevole.
Abbiamo esaurito il tempo a disposizione di questa relazione
e, del resto, è anche logico concludere con Bakunin le prime fasi
della problematica storica dell'anarchismo. C o n una parte dei suoi
compagni del 1868-74, e con Kropotkin, m a anche con gli anar-
chici tedeschi ed americani, se ne aprono le successive fasi, via via
fino al nostro secolo.
COMUNICAZIONI

PIERRE HIRSCH

PROTESTANTISME SOCIAL,
A N A R C H I S M E ET GANDHISME E N SUISSE

Bien que Jurassien neuchatelois, j e ne parlerai pas ici de l'histoire


de la Fédération jurassienne, ni de la pensée de James Guillaume ou
d'Adhémar Schwitzguébel, ni d u séjour dans nos montagnes de
Bakounine ou de Kropotkine. Ce sont les anarchistes vus de l'extérieur
que j e voudrais évoquer, l'étrange fascination qu'ils ont exercée sur
certains protestants sociaux mis mal à l'aise par les compromissions
de leur église avec les pouvoirs établis.
Etant donné la brièveté de cette communication, j e vais m e
restreindre à la Suisse romande. Permettez-moi cependant de m e n -
tionner deux directions de recherche qui pourraient donner quel-
ques résultats intéressants. D ' a b o r d les rapports entre James Guillaume
et Paul R o b i n , athées déclarés, d'une part et Ferdinand Buisson d'autre
part, théologien protestant libéral, professeur à l'Académie de N e u -
chàtel, puis l'un des créateurs, avec d'autres protestants éminents,
de l'école laique f r a n o s e . Ensuite, les rapports d u socialiste chrétien
suisse alémanique Leonhard R a g a z avec Fritz Brupbacher, et surtout
avec Jean Matthieu (1874-1921), pasteur anarchisant, fils d ' u n pas-
teur royaliste neuchatelois. C'est Jean Matthieu qui mit Leonhard
Ragaz en relation avec Gustav Landauer 1 .
Lorsqu'on veut parler de la Suisse romande, il faut toujours se
référer à Rousseau. U n e citation (tronquée) d u Contrat social m e
paraìt d'ailleurs une assez b o n n e défmition de l'aspiration fonda-
mentale de l'anarchismo : « T r o u v e r une f o r m e d'association (...)
par laquelle chacun s'unissant à tous n'obéisse pourtant qu'à lui-

1. Sur la vie de Leonhard Ragaz, voir l'étude très approfondie de Markus


Mattmuller, dont deux volumes ont déjà paru.
28 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 1 5 , 3 0

mème, et reste aussi libre qu'auparavant ». Cette union exceptionnelle


de l'autonomie individuelle et de la vie sociale, Rousseau croyait
l'avoir observée chez les Montagnons, les habitants du Jura neuchate-
lois qu'il avait vus dans sa jeunesse et dont il décrit l'existence
plus o u moins idéalisée dans la Lettre à d'Alembert. L'accord et la
solidarité dans la liberté sont symbolisés dans ce passage par la
musique polyphonique 2 . Il y avait donc, dans le m o d e de vie de
certains habitants de la Suisse, des conditions qui permettaient
l'éclosion d ' u n individualisme solidariste, d'une union féconde d u
« libéralisme » et du « socialisme », les ancètres de l'anarchisme, selon
une récente étude de Nicolas W a l t e r 3 .
D'autre part, il convient de ne jamais oublier que la Suisse
romande, et le Jura neuchatelois en particulier, est une région très
profondément influencée par la tradition religieuse, m è m e chez ceux
de ses habitants qui se sont détachés de la pratique religieuse,
- et ils sont n o m b r e u x . Les h o m m e s de gauche y sont très souvent
issus de milieux religieux et de familles de pasteurs. P o u r étre
bref, j e ne citerai que deux exemples significatifs. Le premier
banquet fouriériste eut lieu à La Chaux-de-Fonds en 1851. Il fit
scandale parce q u ' u n orateur y m i t sur le m è m e pied les trois grands
prophètes de l'humanité: Moise, Jésus-Christ et Fourier. E n ce m o -
ment m è m e (décembre 1969) paraissent les mémoires de Jules H u m -
bert-Droz, qui a j o u é dans le m o u v e m e n t ouvrier international le róle
que l'on sait. Ce premier t o m e des mémoires de l'ex-pasteur H u m -
bert-Droz est intitulé Moti évolution du tolstoisme au communisme.
« N i Dieu ni maitre », disaient les anarchistes. Il y a de pieux
athées, répondaient les socialistes chrétiens qui se sont appelés par
la suite socialistes religieux. O n a peine à imaginer l'attrait qu'exer-
cèrent certains anarchistes sur les jeunes protestants qui se voulaient
protestataires. E v i d e m m e n t ce n'étaient pas les anarchistes de la
révolte, ni ceux du terrorisme, mais les anarchistes de la solidarité,
les «saints» de la liberté: Elisée Reclus, avec lequel les affinités
sont trop évidentes p o u r que j ' y insiste, mais aussi Kropotkine et,
résidant plus durablement en Suisse, Luigi Bertoni. O n ne saurait

2. Voir là-dessus PIERRE HIRSCH, Le mythe des Montagnons, « Revue neuchà-


teloise », été 1962, n. 19.
3. About Anarchism, Freedom Press, 1969, traduit en fran^ais dans « Anar-
chisme et non-violence », octobre 1969, n. 18-19, sous le titre Pour l'anar-
chismo.
COMUNICAZIONI 29

assez insister sur l'impression profonde que firent dans ce milieu


religieux un peu gauchisant les livres de Kropotkine, en particu-
culier ses Mémoires et L'Entraide. R e n é Guisan, qui f u t un des maìtres
à penser de cette génération, lisait en 1903 Kropotkine à sa vieille
et dévote mère.
O ù s'exprimaient ces jeunes gens, car ils étaient jeunes? Ils avaient
fondé, au début de 1906, u n petit journal « L'Essor », « social, moral,
religieux». Cette modeste publication existe encore, mais le sous-
titre est devenu «vers plus de vérité, de justice, de tolérance»;
elle est essentiellement aujourd'hui l'organe des pacifistes et des
objecteurs de conscience. Y écrivaient alors surtout des pasteurs
et des enseignants. « L'Essor » était en communauté de pensée avec
u n autre petit journal protestant, fort lu dans les milieux socia-
lisants de Suisse romande, « L'Avant-garde », «journal d'évangéli-
sation, organe des chrétiens-sociaux de langue frangaise », publié
à Orthez par le pasteur R o t h , qui a été en relation avec des anarchistes,
Elisée Reclus et Kropotkine entre autres. Les gens de «L'Essor»
se sentaient proches aussi de Péguy, du premier Péguy, dont les
« Cahiers de la Quinzaine » avaient quelque sympathie pour les anar-
chistes.
Voici quelques passages glanés dans la première année de « L'Es-
sor». E n j u i n 1906, Adolphe Ferrière, fils de l'ami de R o m a i n R o l -
land et apòtre de l'éducation nouvelle, fait l'éloge de L'Entraide
de Kropotkine et s'exclame : « Et dire qu'il a fallu un anarchiste
pour rappeler une fois de plus au m o n d e le róle scientifique de la
charité, de l'entraide». E n décembre 1906, Pierre Bovet, futur di-
recteur de l'Institut Rousseau, aujourd'hui Institut des sciences de
l'éducation à Genève, se demande si ceux qui approuvent le meurtre
de Gessler par Guillaume Teli seraient inculpés c o m m e Luigi Bertoni
l'était alors pour une opinion analogue.
Parallèlement, e n j u i n 1907, le jeune E d m o n d Privat, descendant
d'une célèbre famille de pédagogues genevois, élève du Collège de
Calvin, assiste à u n exposé de Bertoni sur la morale d u travail.
« C'était merveilleux, écrit-il à une amie, u n véritable sermon,
meilleur que ceux que nous entendons dans nos églises». Près de
quarante ans plus tard, rappelant des souvenirs dans « La Sentinelle »
de La Chaux-de-Fonds (9 janvier 1945) E d m o n d Privat écrivait:
« D e langage pareil, j e n'en ai plus jamais oui jusqu'au j o u r où
j'ai v u Gandhi arracher à la foule hindoue sa peur de la m o r t et
des coups en lui parlant ainsi à B o m b a y (...) la veille de son arres-
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t a t i o n » 4 . E n 1908, James de Meuron, pasteur et fondateur du Foyer


solidariste de Saint-Blaise (canton de Neuchàtel), décide de demander
à Kropotkine une préface pour la traduction de The Ascent of Man
de Henry D r u m m o n d qu'il se propose d'éditer. Kropotkine refusa
poliment. Plus tard, Alice Descoeudres, pionnière de l'éducation des
enfants arriérés et militante d u m o u v e m e n t socialiste religieux,
écrira les biograpliies de héros pacifiques à l'usage de la jeunesse.
O n y trouve Elisée Reclus et Kropotkine aux còtés de Pierre et
Marie Curie, de Saint Frangois de Sales et de Saint Vincent de Paul.
Inutile d'accumuler les exemples. Il existe en Suisse romande
une tradition de libertarisme socialisant qui est jalonnée par l'en-
thousiasme suscité successivement par Tolstoi, par R o m a i n Rolland,
enfin par Gandhi. Et ce n'est pas u n hasard si E d m o n d Privat qui
a donné une conférence en 1912 à Moscou à la Société Tolstoi
sous la présidence de Paul Birioukov, est devenu dès 1915 l'ami
et le correspondant de R o m a i n Rolland. Celui-ci le recommanda
à Alfred R o s m e r et à ses amis syndicalistes révolutionnaires, restés
fidèles au véritable internationalisme 5 . Puis, en décembre 1931,
lors du séjour de Gandhi en Suisse, c'est E d m o n d Privat encore qui
organisa les conférences publiques et privées de Gandhi à Lausanne
et à Genève, et qui devint son ami, son biographe et son propagan-
diste en Occident.
Dans u n petit pays, dans une atmosphère t r o p feutrée et parlois
étouffante c o m m e celle de la Suisse romande, il y eut, on pouvait
le prévoir, deux sortes de réactions à l'anarchisme (je parie des
réactions sympathiques, les autres n ' o n t pas manqué, bien sur). Il y
eut la révolte et le départ, c'est Steinlen et, dans une certame
mesure, le jeune Félix Vallotton. Il y eut le désespoir d ' H e n r i
R o o r d a qui fmit pas se suicider; et il y eut, chez les protestants
les plus conscients et les plus préoccupés de questions sociales, la
reconnaissance de certaines affinités électives. T o u t d'abord la m é -
fiance à l'égard de l'armée, l'antimilitarisme, l'objection de conscience.
Le refus de servir de Charles Naine date de 1903. E n pleine guerre
mondiale, en 1915, l'instituteur J o h n Baudraz refuse le service mili-
t a n e pour des motifs religieux. C'est Baudraz qui, en 1917, écrivait

4. C'était donc le 3 janvier 1932. Pour le texte compiei des souvenirs


d'Edmond Privat sur Bertoni, voir « Revue neuchàteloise », numéro spécial
consacré à Edmond Privat, été-automne 1968, n. 43-44, pp. 37-38.
5. Lettre d'Alfred Rosmer à Pierre Monatte, 17 mai 1915, dans Les archi-
ves de P. Monatte, Paris, Maspéro, 1968, pp. 133-134.
COMUNICAZIONI 31

à Jules H u m b e r t - D r o z pour reprendre contre lui son affìrmation


d'avant-guerre: «Dans tout chrétien, il y a un candidat à l'anarchie;
n o n à l'anarchie violente et criminelle, mais à la résistance aux
gouvernements... ». Ensuite l'internationalisme et le souci d'auto-
nomie des peuples; c'est ce qui fera la r e n o m m é e de R o m a i n Rolland
chez ceux qui n'étaient pas aveuglés par le chauvinisme. Le fédéra-
lisme, le refus de la délégation des pouvoirs, le gout de la démocratie
directe, le pluralisme, le respect des minorités m è m e infimes (voir
par exemple la difficulté pour Edouard Claparède d'admettre u n
quorum, une limitation quelconque à la représentation proportionnelle
intégrale).
D'autre part, les protestants sociaux, tout c o m m e certains anar-
chistes et en opposition à certains marxistes, n'apergoivent pas de
nécessité inéluctable dans le développement de l'histoire. Ils croient
moins à la «politique scientifique » qu'à la formation de l'individu
par l'éducation. C'est ce qui explique le n o m b r e considérable d ' é d u -
cateurs partisans de l'école nouvelle parmi ceux qui considèrent
avec sympathie les anarchistes. Le principe Discat a puero magister,
devise de l'Institut Rousseau, ou Aide-moi à faire tout seul, l'ac-
cent mis sur la spontanéité créatrice et l'apprentissage de la liberté
responsable, tout cela témoigne d'une c o m m u n a u t é d'esprit avec l'idéal
anarchiste. Il suffit de parcourir les programmes et les déclara-
tions de principe des écoles anarchistes et de les comparer à ceux des
écoles nouvelles d'inspiration plus ou moins religieuse, pout ètre
frappé de la similitude ou en tous cas des très nombreuses conver-
gences. N'oublions pas que James Guillaume a écrit un Pestaìozzi
et que la tension entre l'utopie ou l'uchronie et u n certain naturalisme
(qui va parfois jusqu'au naturisme) caractérise beaucoup de croyants
et d'anarchistes.
E n Suisse romande, ceux qui, pendant la première guerre mondiale
s'étaient groupés autour de R o m a i n Rolland se retrouvèrent n o m b r e u x
à ètre attirés par Gandhi. Dans les déceptions de l'après-guerre, la
résistance active non-violente parut aux pacifistes une manière de
sortir d u cercle vicieux de la violence réciproque. Lorsqu'en 1931
Gandhi vint en Europe pour assister à la deuxième session de la
Conférence de la Table ronde, il tint à voir son biographe R o m a i n
Rolland, et séjourna près d'une semaine en Suisse. Qui, en France
et en Suisse, s'intéressa vraiment à la pensée politique et philoso-
phique de Gandhi; Q u i crut que le combat de cet h o m m e méritait
au moins attention, et qu'il ne suffisait pas de le traiter de fakir
demi-nu o n de suppòt de l'impérialisme? Excepté quelques individus
32 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1969, ORE 1 5 , 3 0

isolés, deux groupes seulement: en France les syndicalistes revolution-


naires anarchisants de la Revolution prolétarienne; c'est Daniel Guérin
qui fit, avec une certame sympathie, le compte-rendu de la confé-
rence de Gandhi à Paris, et Pierre Monatte et ses amis posèrent à
Gandhi, par l'intermédiaire de R o m a i n Rolland, quelques questions
importantes. E n Suisse, c'est le groupe des socialistes religieux,
E d m o n d Privat, Pierre Ceresole, Pierre Bovet et le pacifiste anarchiste
hollandais Barthélemy de Ligt qui s'entretinrent avec Gandhi dans une
chapelle lausannoise, appartenant à l'église protestante libre.
Il est évident que, tout c o m m e les rapports ici esquissés entre
protestantisme et anarchisme à une certame époque, il y aurait
lieu d'étudier les rapports entre catholiques et anarchistes (en parti-
culier, pour les Frangais, la pensée d ' E m m a n u e l Mounier et du groupe
de la revue «Esprit»), les rapports entre juifs et anarchistes, l'anar-
chisme indien (Gandhi, disciple de Thoreau et de Tolstoi), et tant
d'autres que j e ne puis citer ici.
Q u o i qu'il en soit, aujourd'hui, dans les pays de langue frangaise,
la c o m m u n a u t é de préoccupations, dont j'ai parlé, est exprimée par
la petite revue «Anarchisme et non-violence», et il est peu de
véritables croyants que laisserait indifférents la définition certes
très large de l'anarchie par Elisée Reclus dans sa lettre à Georges
R e n a r d d u 2 j u i n 1888 : « Au fond, l'anarchie n'est que la tolérance
parfaite, la reconnaissance absolue de la liberté d'autrui».
VALDO ZILLI

U N A FONTE INEDITA
P E R LA S T O R I A DEL M O V I M E N T O A N A R C H I C O
IN RUSSIA
(e del m o v i m e n t o r i v o l u z i o n a r i o russo i n g e n e r e )

N e l l a b i b l i o t e c a d i D o m P l e c h a n o v a 1 (La casa d i P l e c h a n o v ) d i
L e n i n g r a d o si c o n s e r v a u n a v o l u m i n o s a o p e r a , M.V.D., Departament
Policii, Obzor revoljucionnogo dvizenjia v Rossii ( M i n i s t e r o d e g l i affari
i n t e r n i , D i p a r t i m e n t o d i polizia, R a s s e g n a d e l m o v i m e n t o r i v o l u z i o -
n a r i o i n R u s s i a ) , S P b . 1909 ( N . d ' i n v e n t a r i o : 1 0 9 8 ; c o l l o c a z i o n e :
A 2462).
I n q u e s t ' o p e r a s o n o r a c c o l t i u n a serie d i fascicoli d a t t i l o s c r i t t i
n u m e r a t i p r o g r e s s i v a m e n t e , ai q u a l i è stata s u c c e s s i v a m e n t e a p p o s t a
d o p o la r i l e g a t u r a u n a n u m e r a z i o n e p r o g r e s s i v a g e n e r a l e . L ' i n d i c e
g e n e r a l e d e l c o n t e n u t o ( p p . 6), q u e l l o delle p e r s o n e ( p p . 8) e q u e l l o

1. Dom Plechanova [La casa di Plechanov] fa parte della Gosudarstvennaja


Publicnaja Biblioteka imeni « M. E. Saltykova-Scedrina » [Biblioteca pubblica
statale « M. E. Saltykov-Scedrin »] di Leningrado, ma è sistemata in una casetta
a due piani in 4-aja Krasnoarmejskaja d. 133. Quando G. V. Plechanov morì nel
sanatorio di Terioki (Finlandia) il 31 maggio 1918, la sua biblioteca e il
suo archivio erano rimasti all'estero, parte a Ginevra e parte a San Remo.
La moglie Rozalija Markovna Plechanova e le figlie Lidija ed Evegenija
trasferirono biblioteca ed archivio a Parigi. Nel 1922 il Politbjuro del Co-
mitato Centrale del Partito Comunista Panrusso (dei bolscevichi) incaricò Lev
Grigorovic Dejc (1855-1941) di trattare con gli eredi del fondatore del marxi-
smo russo il trasferimento dell'archivio e della biblioteca in Unione Sovietica.
Il Dejc, che era stato uno dei fondatori del Gruppo dell'Emancipazione del
Lavoro e che era quindi legato alla famiglia Plechanov da antichi rapporti
di amicizia, riuscì a vincere le perplessità e le esitazioni ben comprensibili
degli eredi, quando potè garantir loro che biblioteca e archivio non sareb-
bero stati dispersi, ma sarebbero entrati a far parte come fondo autonomo
della biblioteca « M. E. Saltykov-Scedrin ». Nel 1928 fu compiuto il trasfe-
rimento della biblioteca e dell'archivio da Parigi a Leningrado e nel 1929 fu
inaugurata la Casa di Plechanov (Dom Plechanova). Cfr. l'accurata prefazione
di IRINA N. KURBATOVA al « Katalog Biblioteki G. V. Plechanova », L., vyp. I-IV,
1965.

3-
34 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 1 5 , 3 0

a soggetto (pp. io) sono stati premessi al testo, conservando cia-


scuno la propria numerazione autonoma. Il testo vero e proprio
consta di 539 pagine: con gli indici l'intero volume risulta di 563 pa-
gine (6 + 8 + 10 + 539).
N e l v o l u m e sono raccolti i rapporti dei funzionari dell' Ochra-
na sulle origini, lo sviluppo e la diffusione dei diversi partiti
e m o v i m e n t i rivoluzionari operanti nell'Impero russo sino al 1908.
Abbiamo, quindi, u n quadro della situazione delle forze rivoluzio-
narie russe quale risultava alle autorità di polizia nel periodo i m m e -
diatamente successivo alla rivoluzione del 1905-1907, conclusa con
il temporaneo sopravvento delle forze dell'ordine e della reazione.
Si tratta di rapporti riservati, n o n destinati alla pubblicazione,
riprodotti in u n n u m e r o limitatissimo di esemplari, ed appunto per
questi motivi il quadro che essi ci presentano appare assai vicino
alla realtà, se si eccettua naturalmente la inevitabile deformazione
professionale inerente ad ogni rapporto poliziesco.
O g n i rapporto è preceduto da una breve esposizione di carattere
generale sulle origini ideologiche del partito o del m o v i m e n t o in
questione, a cui segue ima concisa narrazione del loro successivo
sviluppo. Particolarmente interessanti sono le informazioni sulle
frazioni di u n o stesso partito, come ad esempio quelle su bolscevichi
e menscevichi, perché in questo caso le informazioni sono di necessità
imparziali. Segue infine, talvolta fuori testo, u n o schema organiz-
zativo del partito. O g n i rapporto riporta anche la data di stesura
con la firma dell'estensore, controfirmata da quella del Dirigente
del R e p a r t o speciale del dipartimento di polizia [Zavedujuscij O s o b y m
O t d e l o m Departamenta Policii] colonnello Klimovic 2 .
Abbiamo quindi una rassegna poliziesca del m o v i m e n t o rivolu-
zionario russo n o n dissimile dalla celebre Chronique du Mouvement
Socialiste en Russie (1878-1887), redigée sous la direction de l'Adjoint
d u Ministre de l'Interieur, le lieutenant-général Schébéko, Spb.

2. Numerosi rapporti del colonnello E. K. Klimovic sono riportati nella


pubblicazione in più volumi, Revoljucija 1905-1907 gg., Dokumenty i materialy,
glavnaja redakcija: A. M. Pankratova, A. L. Sidorov, A. A. Novosel'skij, M.,
1955-1963. Da questi rapporti risulta che il colonnello Klimovic nel 1905
era capo della polizia (policejmejster = questore) a Vil'no, e che nel 1906 fu
trasferito a Mosca, dove dapprima diresse la gendarmeria del governatorato
e successivamente la sezione dell'Ochrana di Mosca.
COMUNICAZIONI 35

1890 3 ; con questa differenza fondamentale che l'opera del generale


Sebeko f u stampata in cento esemplari, mentre quella del Klimovic
ha avuto una diffusione ancora più limitata: probabilmente n o n
più di una decina di esemplari.
Osserviamo innanzi tutto l'indice: sarà così possibile rendersi
conto a prima vista dei criteri generali seguiti nella redazione dei sin-
goli rapporti e dell'economia generale dell'opera.
M.V.D. — Departament policii. Obzor revoljucionnogo dvizenija v Rossii.
SPb. 1909 4.
Soderzanie (str. 1-6); Alfavitnyj ukazatel': a. lic (str. 1-8), b. predmet-
nyj (str. 1-10).
I. Partija Socialistov-Revoljucionerov : 1. Kratkij ocerk ee voznikno-
venija i razvitija (str. 1); 2. Osrtovanija programmy (str. 7); 3. Organizacija
(str. 13); 4. Vzaimootnosenija P.S.R. s drugimi politiceskimi i sozial'nymi
partijami (str. 19); 5. Konferencija i Sovet Partii v 1908 g. v Londone
(str. 23); 6. Zakljucenie (str. 25); 7. Schema organizacii partii P.S.R.
(str. 27); 8. Obzor sostojanija O.K. P.S.R. k koncu 1908 g. (str. 28);
9. Izvescenie o V-om S"ezde Soveta P.S.R. (str. 38); 10. Rezoljucii
V-ogo Soveta P.S.R.: I. O voprose organizacii (str. 46); II. Po organi-
zacionnomu voprosu (str. 48); III. O rabote v krest'janstve (str. 52);
IV. O rabote sredi proletariata (str. 58); V. O voennoj rabote (str. 66);
VI. O terrore (str. 73) ; VII. O postanovke mezdunarodnogo dela (str. 73) ;

3. L'Istituto G. G. Feltrinelli di Milano ha in preparazione la riproduzione


(reprint) di quest'opera rara.
4. Traduzione.
Ministero degli Affari Interni, Dipartimento di Polizia, Rassegna del mo-
vimento rivoluzionario in Russia, SPb. 1909.
Indice generale (pp. 1-6). Indice alfabetico: (a) delle persone (pp. 1-8);
(b) delle cose (pp. 1-10).
I. Partito dei Socialisti-Rivoluzionari: 1. Schizzo della sua nascita e del
suo sviluppo (p. 1); 2. I princìpi programmatici (p. 7); 3. Organizzazione
(p. 13); 4. Relazioni reciproche del P.S.R. con gli altri partiti politici e sociali
(p. 19) ; 5. La conferenza ed il consiglio del partito a Londra nel 1908 (p. 23) ; 6.
Conclusione (p. 25); 7. Schema organizzativo del P.S.R. (p. 27); 8. Rassegna
sullo stato del Comitato centrale del P.S.R. alla fine del 1908 (p. 28); 9. Con-
vocazione del V congresso del Consiglio del P.S.R. (p. 38); 10. Risolu-
zioni del V Consiglio del P.S.R.: I. Sulla questione dell'organizzazione
(p. 46); II. Sulla questione organizzativa (p. 48); III. Sul lavoro fra i con-
tadini (p. 52); IV. Sul lavoro fra il proletariato (p. 58); V. Sul lavoro
nell'esercito (p. 66); VI. Sull'attività terroristica (p. 73); VII. Sull'imposta-
36 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 1 5 , 3 0

Vili. O fìnansach (str. 75) ; IX. O tret'em s"ezde partii (str. 76) ; X. Ob
otstavke central'nogo komiteta (str. 77); XI. O sudebno-sledstvennoj
kommissii (str. 78).
II. Rossijskaja Social-Demokraticeskaja Rabocaja Partija: 1. Zaroz-
denie i razvitie social-demokraticeskogo dvizenija v srede russkoj intel-
ligencii (srt. 79); 2. Rabocee dvizenie (str. 82); 3. I s"ezd partii (1898)
(str. 85); 4. II s'ezd partii (1903) (bol'seviki i men'seviki) (str. 91);
5. Ili s"ezd partii i I-aja konferencija (1905) (str. 96); 6. IV s"ezd (1906)
ob'edinitel'nyj (str. 99); 7. V s'ezd (1907) (str. 105); 8. Vserossijskaja
konferencija R.S.D.R.P. (1907) (str. 110); 9. Programma partii (str. I l i ) ;
10. Organizacionnyj ustav (str. 120); 11. Obscerusskaja konferencija (1908)
(str. 128); 12. Rezoljucii obscerusskoj konferencii (str. 130): I. Rezoljucija
po otcetam (str. 130); II. O sovremennom momente i zadacach partii
(str. 131); III. O dumskoj social-demokraticeskoj frakcii (str. 132);
IV. O b ob"edinenii nacional'nych organizacij na mestach (str. 135);
V. O rabote Central'nogo komiteta (str. 136); VI. O konflikte s cast'ju
zagranicnych grupp sodejstvija (str. 137); VII. Po organizacionnomu
voprosu (str. 137); Vili. O sozyve partijnogo s'ezda (str. 138); 13.
Schema R.S.D.R.P. Bunda, Social-Demokratii Korolevstva Pol'skogo i
Litvy i Latyskogo kraja (str. 140).

zione della causa internazionale (p. 73); Vili. Sulle finanze (p. 75); IX. Sul
terzo congresso del partito (p. 76); X. Sulle dimissioni del comitato cen-
trale (p. 77); XI. Sulla commissione giudiziaria d'inchiesta (p. 78).
II. Partito Operaio Social-democratico Russo: 1. Nascita e sviluppo del
movimento social-democratico in seno alYintelligencija russa (p. 79); 2. Il mo-
vimento operaio (p. 82); 3. Il primo congresso del partito (1898) (p. 85);
4. Il secondo congresso (1903) (bolscevichi e menscevichi) (p. 91); 5. Il terzo con-
gresso e la prima conferenza (1905) (p. 96) ; 6. Il quarto congresso di unifica-
zione (1906) (p. 99); 7. Il quinto congresso (1907) (p. 105); 8. La conferenza
panrussa del P.O.S.D.R. (1907) (p. 110); 9. Il programma del partito (p. I l i ) ;
10. Lo statuto organizzativo (p. 120); 1 1 . La conferenza panrussa (1908) (p. 128);
12. Le risoluzioni della conferenza (p. 130): I. Risoluzione sui rendiconti
(p. 130); II. Sul momento presente e sui compiti del partito (p. 131); III. Sulla
frazione social-democratica della Duma (p. 132); IV. Sull'unificazione delle
organizzazioni nazionali in loco (p. 135); V. Sul lavoro del comitato cen-
trale (p. 136); VI. Sul conflitto con parte dei gruppi esteri di appoggio
(p. 137); VII. Sulla questione organizzativa (p. 137); VILI. Sulla convoca-
zione del congresso del partito (p. 138); 13. Lo schema del P.O.S.D.R., del
Bund, della Social-Democrazia del Regno di Polonia e della Lituania e
della regione lettone (p. 140).
COMUNICAZIONI 37

III. Partii, primikajuscie k R.S.D.R.P.: 1. Social-Demokratija Koro-


levstva Pol'skogo i Litvy (str. 141); 2. Voenno-revoljucionnaja organi-
zacija Varsavskogo voennogo okruga (str. 144); 3. Vseobscij evrejskij
rabocij sojuz «Bund» (str. 146); 4. Litovskaja S.D. Partija (str. 150);
5. Ukrainskij sojuz «Spilka» (str. 152); 6. Social-Demokratija Latyskogo
kraja (str. 166).
IV. Anarchizm: Otdel. I) 1. Ponjatie ob anarchizme: istoriceskij ocerk
vozniknovenija i dvizenija anarchizma (str. 181); 2. Anarchistskie teorii
(str. 189); 3. Idejnoe tecenie anarchistskoj mysli (str. 201): a) anarchisty-
kommunisty, b) anarchisty-individualisty, v) anarchisty-sindikalisty, g) as-
sociacionnyj anarchizm, d) machaevcy. Otdel. II) 4. Dvizenie anarchizma
v Rossii (str. 213). Otdel. Ili) 5. Zagranicnye anarchistskie gruppy. Na-
pravlenie i dejatel'nost' ich (str. 263); 6. Popytki k sozvaniju s"ezda
russkich anarchistov i vozniksij pod vlijaniem etogo vopros ob organi-
zacii Sojuza russkich anarchistov-kommunistov (str. 288); 7. Sojuz russkich
anarchistov-kommunistov (str. 293); 8. Amsterdamskij internacional'nyj
kongress anarchistov (str. 294).
V. Politiceskoe polozenie Finljandii (str. 301): 1. Sovremnnoe sostoja-
nie politiceskoj zizni Finljandii i osnovnye politiceskie partii (str. 307).
VI. Pol'skie revoljucionnye i nacional'nye organizacii: 1. Istoriceskij
ocerk (str. 325); 2. Pol'skaja Socialisticeskaja Partija [P.P.S.] (str. 328);

III. Partiti aderenti al P.O.S.D.R.: 1. La Social-democrazia del Regno


di Polonia e della Lituania (p. 141); 2. L'organizzazione militar-rivoluzio-
naria del distretto militare di Varsavia (p. 144); 3. L'Unione ebraica pan-
russa «Bund» (p. 146); 4. Il Partito social-democratico lituano (p. 150);
5. L'Unione ucraina «Spilka» (p. 152); 6. La Social-democrazia di Lettonia
(p. 166).
IV. Anarchismo: Sez. I. 1. La concezione dell'anarchismo: saggio storico
sull'origine e sul movimento dell'anarchismo (p. 181); 2. Le teorie anarchiche
(p. 189); 3. La corrente del pensiero anarchico (p. 201): a) anarchici-comu-
nisti, b) anarchici-individualisti, c) anarchici-sindacalisti, d) anarchismo asso-
ciativo, e) i seguaci di Machaev. Sez. II. 4. Il movimento anarchico in Russia
(p. 213); 5. I gruppi anarchici all'estero. Tendenza e attività (p. 263); 6. Ten-
tativi di convocazione del congresso degli anarchici russi e l'Unione degli
anarchici-comunisti russi sorta per influenza di questa questione (p. 288);
7. L'Unione degli anarchici-comunisti russi (p. 293); 8. Il congresso inter-
nazionale degli anarchici ad Amsterdam (p. 294).
V. La posizione politica della Finlandia: Lo stato attuale della situazione
politica in Finlandia e i principali partiti politici (p. 301).
VI. Le organizzazioni rivoluzionarie e nazionali polacche: 1. Rassegna
storica (p. 325); 2. Il Partito Socialista Polacco (p. 328); 3. Il Partito Socia-
38 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 1 5 , 3 0

3 . Pol'skaja socialisticeskaja partija [levica] (str. 343); 4. Rcvoljucionnaja


frakcija Pol'skoj socialisticeskoj partii (str. 348); 5. Rabocaja Pol'skaja
Socialisticeskaja Partija (str. 3 5 5 ) ; 6. Pol'skaja Socialisticeskaja Partija
« Proletariat » (str. 356); 7. Narodno-demokraticeskaja Partija (str. 3 6 1 ) ;
8. Narodovoj Rabocij Sojuz (str. 365); 9. Frakcija Nezavisimogo Narodo-
v o g o R a b o c e g o Sojuza (str. 369); 10. Pol'skij Nacional'nyj sojuz (str. 3 7 1 ) ;
1 1 . Sojuz vozrozdenija Pol'skogo naroda (str. 372); 1 2 . Sovet Komiteta
Rabocich (str. 373); 1 3 . Pol'skij progressivnyj sojuz (str. 3 7 3 ) ; 14. Ljudovcy
(str. 376); 1 5 . Partija Real'noj Politiki (str. 376); 16. Partija Pol'skoj
Gosudarstvennosti (str. 378); 1 7 . Sojuz Narodnoj Oborony (str. 378);
1 8 . Sojuza Belogo Orla (str. 379); 19. Sojuz progressivnoj molodezi
(str. 379); 20. Sojuz pol'skoj molodezi [zagranicnyj] (str. 3 8 1 ) ; 2 1 . Sindi-
kal'noe dvizenie [Professional'nye sojuzy] (str. 382); 22. Prosvetitel'nye
Obscestva (str. 385); 2 3 . Pol'skaja skol'naja matica (str. 395); 24. Katoli-
ceskij sojuz (str. 397); 25. Skol'nyj vopros (str. 401).
VII. Sionizm i evrejskoe rabocee dvizenie (str. 4 1 3 ) : 1 . Kratkij ocerk
vozniknovenija i razvitija Sionizma (str. 4 1 3 ) ; 2. Evrejskoe territoria-
listko-emigracionnoe obscestvo (E.T.O.) (str. 444) ; 3. Evoljucija Sionizma
pod vlijaniem « naucnogo socializma » (str. 445); 4. Evrejskaja social-de-
mokraticeskaja rabocaja partija « Pojalej-Cion » (str. 448); 5. Partija
socialistov-sionistov (oni ze socialisty-territorialisty) (str. 467); 6. So-
lista polacco [sinistra] (p. 343); 4. La frazione rivoluzionaria del Partito
Socialista Polacco (p. 348) ; 5. Il Partito operaio socialista polacco (p. 355) ;
6. Il Partito socialista polacco «Proletariat» (p. 356); 7. Il Partito nazional-
democratico (p. 361); 8. L'Unione operaia popolare (p. 365); 9. La frazione
indipendente dell'Unione operaia popolare (p. 369); 10. L'Unione nazionale
polacca (p. 371); 1 1 . L'Unione di rinascita del popolo polacco (p. 372); 12. Il
Consiglio del comitato degli operai (p. 373); 13. L'Unione progressiva polacca
(p. 373); 14. Gli uomini del popolo [Ljudovcy] (p. 376); 15. Il Partito della
politica realistica (p. 376); 16. Il Partito della statalità polacca (p. 378);
17. L'Unione di difesa nazionale (p. 378); 18. L'Unione dell'Aquila bianca
(p. 379); 19. L'Unione della gioventù progressiva (p. 379); 20. L'Unione
della gioventù polacca [all'estero] (p. 381); 21. Il movimento sindacale (p. 382);
22. Le società di cultura (p. 385); 23. La madre-scuola polacca [matica] (p. 395);
24. L'Unione cattolica (p. 397); 25. La questione scolastica (p. 401).
VII. Il sionismo ed il movimento operaio ebraico (p. 405): 1. Breve sag-
gio sulla nascita e sullo sviluppo del Sionismo (p. 413); 2. L'associazione
ebraica territoriale-emigratoria (E.T.O.) (p. 444); 3. L'evoluzione del Sio-
nismo per influenza del «socialismo scientifico» (p. 445); 4. Il Partito operaio
social-democratico ebraico «Pojalej-Cion» (p. 448); 5. Il Partito dei socia-
listi-sionisti (ovvero dei socialisti-territorialisti) (p. 467); 6. Il Partito operaio
COMUNICAZIONI 39

cialisticeskaja evrejskaja rabocaja partija (S.E.R.P.) (str. 475); 7. «Evrejskaja


narodnaja gruppa » i « Evrejskaja narodnaja partija » (str. 481 ) ; 8. Sojuz
sionistskoj ucascejsja molodezi v Rossii (str. 483); 9. «Gamchio» (str. 487);
10. Ob"edinitel'nyj s"ezd evrejskich nacional'no-socialisticeskich partii
(str. 489).
VIIL Kavkazskie revoljucionnye partii: 1. Armjanskaja revoljucion-
naja partija « Dasnakcutjun » (str. 494); 2. Armjanskaja S.D. Partija
«Gncak» (str. 521); 3. Vsemusul'manskij sojuz «DFAJ» i Partija
« Mudafie » (str. 527); 4. Mudzachidy (str. 532); 5. Musul'manskie partii
« Gummet », « Ittifag », « Eseme » (str. 537).

È innanzi tutto interessante osservare che il rapporto più lungo è


quello dedicato all'anarchismo: 119 pagine contro le 100 (61 + 39)
dedicate ai partiti socialdemocratici, le 80 dedicate al sionismo ed
al m o v i m e n t o ebraico, le 78 dedicate al Partito dei socialisti-rivo-
luzionari.
M a questa maggiore estensione n o n deve trarre in inganno.
Indubbiamente il rapporto espone con sufficiente completezza le
diverse concezioni anarchiche : d o p o aver menzionato anche il filosofo
Zenone si sofferma su W . Godwin, P. P r o u d h o n , M . Stirner, M . Ba-
kunin, B. Tucker, L. Tolstoj, P. Kropotkin, riassumendo il loro
pensiero; successivamente narra con chiarezza le principali vicende
del m o v i m e n t o anarchico russo. Si tratta quindi di ima rassegna
completa. M a naturalmente nessuno cercherà la storia del m o v i -
m e n t o anarchico in quest'opera, la cui utilità consiste - come in
tutte le fonti di questo genere - soprattutto nel fatto che essa ri-
vela quale conoscenza ne avessero gli organi di polizia. D i fatto
nulla di essenziale essa aggiunge, né p u ò aggiungere, alla precisa
storia del m o v i m e n t o anarchico russo, che Paul Avrich ha pubbli-
cato di recente ( T h e Russian Anarchists, Princeton, 1967). P u ò tutt'al
più confermare alcune affermazioni dello Avrich con dati di parte

socialista ebraico (S.E.R.P.) (p. 475); 7. Il «Gruppo popolare ebraico» e il


«Partito popolare ebraico» (p. 481); 8. L'Unione della gioventù studentesca
sionista di Russia (p. 483); 9. «Gamchio» (p. 487); 10. Il Congresso di
unificazione dei partiti nazional-socialisti ebraici (p. 489).
Vili. I partiti rivoluzionari caucasiani: 1. Il Partito rivoluzionario armeno
« Dasnaksutium » (p. 494) ; 2. Il Partito socialista democratico armeno « Gncak »
(p. 521) ; 3. L'Unione panmussulmana « Dfaj » e il partito « Mudafie » (p. 527) ;
4. I Mudzachidy (p. 532); 5. I partiti mussulmani «Gummet», «Ittifag» e
«Eseme» (p. 537).
40 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 1 5 , 3 0

avversa, p u ò consentire qualche precisazione di i m p o r t a n z a secon-


daria. L ' o p e r a redatta dal colonnello K l i m o v i c n o n è confrontabile
c o n q u e l l a d e l l o A v r i c h , f o n d a t a su d i u n a a m p l i s s i m a d o c u m e n -
t a z i o n e , c o n d o t t a c o n i n t e l l i g e n z a e c o n r i g o r e . Se u n c o n f r o n t o
p u ò essere f a t t o , q u e s t o v a f a t t o t u t t ' a l p i ù c o n le o p e r e o m o g e n e e
del generale Spiridovic, identiche per provenienza e per ispirazione5.
T u t t a v i a è i n t e r e s s a n t e o s s e r v a r e che, p e r q u a n t o al m o v i m e n t o
a n a r c h i c o sia d e d i c a t o il r a p p o r t o p i ù l u n g o , n o n s e m b r a c h e le
a u t o r i t à d i polizia se n e p r e o c c u p a s s e r o e c c e s s i v a m e n t e . Q u a l c h e
a p p r e n s i o n e è m a n i f e s t a solo p e r la c o r r e n t e a n a r c o - s i n d a c a l i s t a ,
l ' u n i c a a d a v e r e u n a d i f f u s i o n e f r a le masse.
I n f a t t i il r a p p o r t o s u l l ' a n a r c h i s m o n o n è p r e c e d u t o d a l l ' a m m o -
n i m e n t o c h e sovrasta il r a p p o r t o sul P a r t i t o d e i s o c i a l i s t i - r i v o l u z i o -
n a r i : « T r a i p a r t i t i p o l i t i c i esistenti i n R u s s i a , c h e m i r a n o al
r o v e s c i a m e n t o d e l l ' o r d i n a m e n t o statale e sociale, u n o d e i p i ù a t t i v i
è il P a r t i t o d e i s o c i a l i s t i - r i v o l u z i o n a r i . I n c o n s i d e r a z i o n e d e i f i n i
c h e esso p e r s e g u e e d e i m e z z i c o n c u i esso si s f o r z a d i r a g g i u n g e r e

5. Aleksandr Ivanovic Spiridovic, generale della gendarmeria, rifugiato in


Francia dopo la Rivoluzione d'ottobre, è autore di una storia del Partito dei
socialisti-rivoluzionari e di una del Partito operaio social-democratico russo,
fondate ambedue sulle documentazioni che gli furono accessibili durante il
suo servizio nell'Ochrana. Di queste opere esistono diverse edizioni. La prima:
Revoljucionnoe dvizenie v Rossii [Il movimento rivoluzionario in Russia].
Vypusk I-j: Rossijskaja Social-Demokraticeskaja Rabocaja Partija [Il partito ope-
raio social-democratico russo], SPB. 1914 [pp. 250]; Vypusk II: Partija Socia-
listov-Revoljucionerov i ee predéestvenniki [Il partito dei socialisti-rivoluzionari
ed i suoi precursori]; P. 1916 [pp. 579], Del I tomo di quest'opera esiste una
nuova edizione notevolmente ampliata e con titolo diverso: Istorija bol'sevizma
v Rossii ot vozniknovenija do zachvata vlasti, 1883-1903-1917, 5 prilozeniem
dokumentov i portretov [La storia del bolscevismo in Russia, dalla nascita alla
conquista del potere, 1883-1903-1917, con un'appendice di documenti e di
ritratti], Pariz [Parigi], 1922 [pp. 477], Del II tomo v'è una seconda edizione,
più ampia, con lo stesso titolo, Partija Socialistov-Revoljucionerov i ee predsestvenniki,
1886-1916, P., 1918 (pp. 623). Di questa seconda edizione esiste una tradu-
zione francese ulteriormente ampliata e con un significativo mutamento del
titolo: Histoire du terrorisme russe, 1886-1917, Paris, Payot, 1930 (pp. 668).
Nell'edizione francese è stata soppressa l'utilissima appendice di documenti
riportati nella precedente edizione russa del 1918.
Delle opere dello Spiridovic la più ricca di dati è quella sul Partito
dei socialisti-rivoluzionari, nel quale, tra l'altro, egli penetrò come agente-
provocatore. Ambedue comunque costituiscono una utile fonte documentaria.
COMUNICAZIONI 41

i fini suddetti, ed altresì in considerazione dell'energia dei suoi


m e m b r i e dei loro attivi interventi, il Partito dei socialisti-rivolu-
zionari esige da parte degli organi di polizia la necessità dell'os-
servazione più attenta e più seria, dell'indagine più accurata e c o m -
pleta dell'attività da esso compiuta e di una lotta organizzata e decisa
contro di esso» {op. cit., p. 1).
U n avvertimento n o n m o l t o diverso precede il rapporto sul
Partito operaio social-democratico russo: «Il P . O . S . D . R . è u n as-
sociazione politica che mira al rovesciamento dell ordinamento sta-
tale (e sociale) esistente nell'Impero ed alla sostituzione del medesimo
con una Repubblica democratica. Occupando u n posto importante
fra le organizzazioni rivoluzionarie, il P . O . S . D . R . supera tutte le
altre associazioni (soobscetsvo) rivoluzionarie per il n u m e r o dei
suoi seguaci e, in considerazione di tale circostanza ed altresì in
considerazione dei mezzi usati da esso per la realizzazione dei suoi
fini, esige da parte degli organi di indagine la necessità di una
lotta m o l t o seria e costante per troncare la possibilità di uno svi-
luppo ulteriore delle sue attività» (op. cit., p. 79).
In altre parole, le autorità di polizia russe ritenevano assai più
facilmente neutralizzabile la minaccia proveniente dagli anarchici
che n o n quella proveniente da forze organizzate in partiti. Ed è questo
forse il dato più importante che si p u ò ricavare da quest'opera per
quanto riguarda il m o v i m e n t o anarchico russo.
PIER C A R L O MASINI

U N A RACCOLTA DI PUBBLICAZIONI
RARE E NON COMUNI
P E R LA S T O R I A D E L L ' A N A R C H I S M O

A Bergamo, in questi primi giorni di dicembre, ha avviato la


propria attività una biblioteca che il p r o m o t o r e ha voluto dedicare
al n o m e e alla memoria di M a x Nettlau, lo studioso dei m o v i m e n t i
libertari a cui tutti noi siamo debitori per la vastità e il rigore
della sua opera di ricercatore, di editore e di storico. Chi scorra la
biografia che R u d o l f R o c k e r dedicò all'amico {Max Nettlau, el Hero-
doto de la anarquia, Mexico, Ediciones «Estela», 1950) e soprat-
tutto la annessa bibliografia può rendersi conto del lavoro che lo
studioso viennese sviluppò in mezzo secolo di instancabili ricognizioni,
a cominciare da quella Bihliographie de l'anarchie, pubblicata nel 1896,
che resta ancora oggi u n o strumento ineguagliabile per la conoscenza
delle origini dell'anarchismo. Nettlau meritava questo ricordo e lo
meritava particolarmente in Italia, ai cui m o v i m e n t i dette parti-
colare attenzione e rilievo (basti pensare al lavoro su Bakunin e
l'Internazionale in Italia dal 1864 al 1872, uscito con la prefazione
di Errico Malatesta, subito dopo il Mazzini e Bakunin di Rosselli,
tradotto da Flores e da Frigerio e stampato a cura del « Risveglio »
di Ginevra, alla biografia di Malatesta pubblicata in più lingue;
agli appunti su Merlino, Cafiero, Galleani.
M a torniamo a Bergamo. La fondazione in una città di provincia
- e in una città tradizionalmente influenzata dalla cultura cattolica -
di un centro di studio e di ricerca sui m o v i m e n t i di emancipa-
zione, è stata u n atto di autonomia e di polemica creativa nei con-
fronti delle numerose istituzioni ufficiali e ufficiose. La grave ca-
renza della cultura laica a B e r g a m o è sempre stata quella di
protestare contro l'egemonia m a n o n di saper opporre istituzioni
a istituzioni, impianti culturali a impianti culturali in democratica
e civile emulazione. Questo abbiamo voluto fare - con modestia
iniziale di mezzi e quindi anche di compiti - con la Biblioteca
« M a x Nettlau» che è iniziativa di cittadini e tale vuol restare, nel
senso che n o n intende lasciarsi confiscare dalla pubblica amministra-
COMUNICAZIONI 43

zione, cui, troppo spesso da noi si rinviano funzioni che sono


della comunità e che all'interno della comunità, direttamente e spon-
taneamente, possono fiorire e prosperare.
Abbiamo indicato come tema della biblioteca i « movimenti di
emancipazione»: definizione che ci è sembrata più larga di quella di
« m o v i m e n t i libertari» e m e n o consunta di quella dei «diritti del-
l ' u o m o », anche se questo è pure il senso della qualificazione e spe-
cializzazione della biblioteca: raccogliere, conservare, ordinare, illu-
strare la documentazione attinente ai diritti di libertà, di dignità,
di indipendenza dei lavoratori, delle donne, degli studenti, degli
artisti, dei discriminati per lingua, razza, religione, sesso, età, istru-
zione, condizione sociale, fisica o psichica, fin dei soldati, dei
carcerati, dei preti. Quindi u n ventaglio di m o v i m e n t i e di interessi:
libertà personale e di gruppo, libero pensiero e libero amore, amicizia
e riconciliazione dei popoli, utopia e riforma, tolleranza di religione
e di antireligione, revisione e dissenso, rivendicazione antiautoritaria
e rivoluzione libertaria, vecchie bandiere come pacifismo, antimilita-
rismo, internazionalismo e nuove fiamme di contestazione, di eresia,
di rifiuto, la antica e moderna suggestione di esperienze comunitarie
autodirette, solidarietà e umanesimo, il discorso libertario riportato
al centro della famiglia, della scuola, del partito, del sindacato,
della chiesa. T u t t o questo interessa alla biblioteca.
M a poiché di biblioteca si tratta e n o n di una centrale di p r o -
paganda, ecco che il nostro compito diventa u n servizio tecnico,
sia pure politicamente impegnato: u n servizio tecnico che vuol
essere ampio ed efficiente. T a n t o per cominciare, allegato alla pre-
sente comunicazione troverete u n catalogo, il primo della biblioteca 1 ,
che elenca e, dove occorra, illustra brevemente, il materiale pos-
seduto, relativamente a due argomenti: La Prima Internazionale e
la Comune di Parigi e il m o v i m e n t o del Libero Pensiero. Esaminando
il catalogo potrete farvi un'idea del lavoro che ci apprestiamo a
svolgere. Il materiale finora accumulato ci consente di pubblicare
molti altri cataloghi: sul sindacalismo rivoluzionario, sull'emancipa-
zione femminile, sui movimenti per la pace, oppure biografici
(Proudhon, Bakunin, Kropotkin, Merlino, Fabbri, Berneri, lo stesso
Nettlau; ed ancora Turati, Treves, Modigliani, Matteotti su tut-
t'altro versante politico), oppure ancora su correnti letterarie, dalla
scapigliatura al verismo.

1. Il catalogo è stato distribuito ai partecipanti al Convegno.


44 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 1 5 , 3 0

La biblioteca n o n vuol essere u n deposito di libri ma qualcosa


di vivo, di comunicante. Per questo ciascun catalogo costituisce
una piccola e, confidiamo, utile guida bibliografica per studiosi
e per studenti.
Altre direzioni in cui la biblioteca intende operare è la rico-
struzione dell'attività editoriale di certi gruppi: pensiamo ad un
catalogo delle pubblicazioni edite da Luigi Bertoni a Ginevra
intorno a «Il Risveglio - Le Reveil», dalla Libreria Sociologica
di Paterson, da Camillo di Sciullo a Chieti intorno a « Il Pensiero »,
da Giuseppe M o n a n n i a Milano con la Libreria Sociale, da «L'Adunata
dei refrattari » a N e w - Y o r k , dall'editore Stock di Parigi, dalla rivista
« T e m p s N o u v e a u x » ; e per uscire dal campo anarchico u n catalogo
delle pubblicazioni edite da « Critica sociale », dall'editrice « Avanti ! »,
o per risalire più indietro da Flaminio Fantuzzi e da Enrico Bignami.
Forse sovrapponendo questo criterio al criterio tematico e il cri-
terio tematico a quello biografico, certi titoli saranno ripetuti (e
di ciò verrà data avvertenza). M a n o n sarà questo u n inconve-
niente.
U n settore a cui poco si è pensato è quello della ricostruzione
microfilmica delle collezioni dei più rari periodici anarchici, socia-
listi, repubblicani. Ricollegando i n u m e r i sparsi nelle biblioteche
e negli archivi d'Europa sarà possibile impiantare u n lavoro del
genere, rivolto a colmare lacune, soprattutto per i numeri seque-
strati (pensiamo ad esempio ad una collezione completa de «La
Plebe», sia pure in microfilm, o di altri periodici del periodo della
Prima Internazionale). U n altro lavoro, assai più impegnativo, è
quello degli indici. La biblioteca ad esempio che possiede le col-
lezioni complete del « Politecnico » e di « Critica sociale » penserebbe
di mobilitare dei giovani collaboratori volontari per u n indice di
questi due periodici: cronologico, per autori, per materia, con
attribuzione degli anonimi e identificazione degli pseudonimi. U n
lavoro che n o n è stato p u r t r o p p o fatto neppure in occasione della
recente pubblicazione di antologie da periodici di pur fondamentale
importanza per la storia della cultura in Italia.
Accenniamo soltanto al problema dei ritagli di giornale (so-
prattutto dei quotidiani), alle registrazioni magnetofoniche di testi-
monianze orali (l'Istituto Ernesto D e Martino di Milano si è mosso
da t e m p o su questo piano), ad una raccolta particolarmente scru-
polosa di materiale in lingua italiana edito all'estero. Già Arcangelo
Ghisleri prima a Lugano, poi a C o m o e infine a Bergamo aveva
COMUNICAZIONI 45

appunto pensato ad u n Museo degli Esuli, per i quali nessun


«diritto di copia» ha operato a salvaguardia e conservazione di
un grande patrimonio ideale.
Confidiamo per il nostro lavoro nei contributi dei soci bene-
meriti e ordinari (che v o r r e m m o numerosi e assidui); confidiamo
anche nella collaborazione di istituzioni consorelle maggiori, come
il Centre Internazional de Recherches sur l'Anarchisme (C.I.R.A.)
di Losanna, la Fondazione Einaudi di Torino, benemerita promotrice
di questo seminario, il Centro Ligure di Storia Sociale di Genova,
la Biblioteca Giangiacomo Feltrinelli di Milano, l'Umanitaria di
Milano, la D o m u s Mazziniana di Pisa, l'Archivio Berneri di Pi-
stoia, l'Opera Modigliani di R o m a ; contiamo anche sui contatti
per scambio di materiale e di informazioni, con amici di cui è n o t o
l'amore e la cura con cui hanno costituito e incrementato le loro
biblioteche private come Enrico Bassi di Bologna, Giulio Polotti
di Milano, Gino Cerrito di Firenze, Terenzio Grandi di Torino,
Luigi Dal Pane in R o m a g n a ed altri ancora.
U n collegamento particolare ricercheremo con la scuola. E già
in preparazione una riunione a livello locale con insegnanti e c o m -
pilatori di testi scolastici per elementari e medie sul tema: L'Italia
nella prima guerra mondiale: miti e realtà. Lo scopo è dichiarato:
quello di sottrarre finalmente l'evento alla retorica nazionalistica
e di inquadrarlo criticamente in una visione internazionalistica e
pacifista; che è poi quella alla quale per ispirazione costituzionale,
per orientamento di p r o g r a m m i , per impegni internazionali formal-
mente sottoscritti dovrebbero attenersi l'insegnamento della storia
e l'educazione civica.
Vogliamo chiudere con una considerazione rivolta alle giovani
generazioni che ora i r r o m p o n o nella società e nella cultura e alle
quali la biblioteca si apre quasi come « memoria » (usiamo il ter-
mine secondo il corrente gergo tecnologico). Il nostro dramma, il
d r a m m a della nostra generazione delle o fra le due guerre, è quello
di poter trasmettere, senza paternalismi ma per naturale tradizione
alle generazioni venienti ciò che abbiamo visto e vissuto, ivi c o m -
presi i miti che abbiamo consumato con la nostra esperienza, gli
errori che ci hanno coinvolti (e direi gli errori più che gli orrori,
perché questi son conseguenza di quelli). La storia n o n può, n o n
deve essere una spirale che torna sempre a girare sulle stesse posi-
zioni, magari a livello più alto (o più basso), bensì una crescita,
una maturazione, una ascesa morale e civile. A questo punto, se
46 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 1 5 , 3 0

utilizzando il materiale raccolto, riusciremo a farne occasione n o n


di intenti celebrativi o agiografici (a questo bastano tanto istitu-
zioni ufficiali esistenti) m a di serio studio psicologico sulla violenza
individuale e collettiva, sul gregarismo di gruppo, sulla patologia
del potere, sugli effetti alienanti delle ideologie ecc., allora la bi-
blioteca n o n sarà più museo m a laboratorio. Questa è appunto la
nostra ambizione.
DISCUSSIONE

G I A N M A R I O BRAVO

Chiamato direttamente in causa dall'amico Leo Valiani, desidero


intervenire immediatamente, all'inizio dei lavori. Premetto che la mia
breve comunicazione, distribuita in duplicato, è destinata a seguire la
relazione di Jean Maitron, relativa al Pensiero anarchico tradizionale e
la rivolta dei giovani. In essa mi son riferito a un anarchismo specifico
e ben determinato: non a quello tradizionale, all'anarchismo, direi fra
virgolette, « organizzato » o delle « organizzazioni », ma a un certo tipo
di spirito libertario.
Penso innanzi tutto che sia opportuno rilevare che si sono presen-
tati storicamente tre tipi di anarchismo, relativi a tre diversi stadi
storici. Non si ha soltanto un anarchismo spontaneo, di cui si possono
trovare le tracce relative nel periodo pre-capitalistico; direi che, oltre
a questo, esiste un anarchismo proprio del periodo di affermazione
del capitalismo, della rivoluzione industriale, di quel fenomeno che
oggi si potrebbe chiamare paleo-capitalismo. Ci si può riferire qui al-
l'anarchismo bakuniniano, che ha come punto di riferimento il sotto-
proletariato delle città e delle campagne, o di quell'anarchismo degli
intellettuali, che già Antonio Labriola, alla fine del secolo scorso, iden-
tificava come proprio di esponenti della piccola borghesia italiana,
soprattutto meridionale.
Oggi viviamo in epoca di neo-capitalismo: nella mia comunicazione
ho precisato che volevo unicamente riferirmi ai paesi neo-capitalistici,
cioè agli Stati dell'Europa ad alto sviluppo industriale, e in particolare
a quelli occidentali: certamente ci sono problemi non risolti nell'Oriente
cosiddetto « socialista », nelle democrazie popolari ; ma la rivolta studen-
tesca è scoppiata soprattutto in Occidente, mentre all'Est ha avuto carat-
teri e obbiettivi decisamente diversi.
Considerando l'anarchismo d'oggi, sostengo che esso non esprime,
o non esprime più, un fenomeno di classe: questo l'ha rilevato Valiani,
come d'altronde l'aveva già constatato Marx, e lo ribadì Lenin nelle sue
famosissime polemiche. L'anarchismo odierno, però, non si riferisce più
alle masse - e qui è la differenziazione rispetto a Bakunin - ma si ran-
48 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1969, ORE 1 5 , 3 0

noda a un ceto particolare: è cioè espressione di ambienti ben definiti,


che possono identificarsi con la piccola borghesia. Penso quindi che
si possa affermare che oggi l'anarchismo deriva direttamente dal mondo
borghese, ed è proprio un'espressione dell'istanza di rivolta dell'indivi-
dualismo'piccolo-borghese. Si può dire che si ha un ritorno all'anarchismo
stirneriano, individualistico, dove viene accentuato l'egoismo dell'uomo
singolo, cioè a quell'anarchismo completamente negativo, che respinge la
società, e non mira e non vuole null'altro se non il rifiuto della società:
un'anarchismo, in sostanza, irrazionalistico.
È irrazionalistico perché si pone un unico scopo, che può esser
giudicato positivo: il fine della rivolta, della ribellione. Ma rivolta e
ribellione non sono rivoluzione. Nella mia comunicazione scritta, intendo
dire non tanto che oggi non esistano anarchici, o che non sia presente una
volontà libertaria: anzi, questo spirito c'è, è positivo, ed è necessario
che ci sia. Sostengo anche, però, che quella che viene definita « rivoluzione »,
è una rivolta, o, se proprio la si vuole chiamare rivoluzione, la si deve
dire «apparente»: è una rivoluzione illusoria.
In conclusione il giudizio che do dell'anarchismo non è negativo,
anzi, in esso proprio oggi si presentano elementi decisamente positivi.
L'aspetto maggiormente positivo è quello rilevato da tutti, e ribadito
a conclusione della sua relazione da Valiani: l'aspirazione alla libertà,
comune non soltanto agli anarchici, ma che gli anarchici sono riusciti
a trasferire nel mondo nel quale hanno agito. Andrei ancor più in là,
affermando che la continua critica libertaria degli anarchici ha influito
anche positivamente, almeno dal punto di vista ideologico se non da quello
politico-organizzativo, sugli stessi partiti che si richiamano al marxismo,
cioè sui partiti politici della classe operaia.
Rilevo infine un altro aspetto determinante dell'anarchismo, per il
quale posso collegarmi alla prima comunicazione in questo convegno,
di Pierre Hirsch: l'anarchismo proprio di certi gruppi del cristianesimo
sociale. Il prof. Hirsch ha parlato di talune correlazioni fra protestan-
tesimo sociale e anarchismo; io direi che, almeno per l'Italia, uno degli
aspetti più positivi delle lotte sociali e ideali odierne è quest'apertura
libertaria del mondo cattolico-sociale. Si tratta di un'apertura spicca-
tamente libertaria, anche se presenta molte pecche, alle quali di nuovo
attribuirei la qualifica di «irrazionalistiche»: però questa nuova dimen-
sione libertaria è palese, e proprio essa potrà far nascere il momento
di congiunzione tra quella rivolta-ribellione, che non diventa mai rivo-
luzione, dell'anarchismo espressione della piccola borghesia, e la necessità
di rivoluzionamento strutturale della società. Cioè, penso che, anche tra-
mite queste istanze anarchizzanti del cattolicesimo-sociale, strettamente
DISCUSSIONE 49

connesse colla realtà entro la quale il cattolicesimo-sociale stesso agisce,


si potrà operare il trapasso dalla rivoluzione illusoria-apparente alla rivo-
luzione effettiva.

SILVIA R O T A GHIBAUDI

Desidero soltanto sottolineare un aspetto dell'interpretazione dell'anar-


chismo : secondo l'intervento dell'amico Bravo, e, precedentemente,
secondo quanto è stato osservato dal prof. Valiani, l'elemento fondamen-
tale di «valutazione negativa» nei confronti dell'anarchismo del passato,
e anche contemporaneo, sarebbe dato dal fatto che si tratta di un
movimento che si oppone esclusivamente al potere esistente; da ciò
sembra dedursi implicitamente che, negando il potere esistente, esso
non intenda sostituirlo. Ora, direi che dall'analisi dei movimenti anar-
chici del passato, e forse anche dallo studio di quelli presenti (e qui sarei
più cauta, perché non ho condotto ancora analisi e studi specifici), si
rileva che loro intenzione non è soltanto d'abbattere il potere esistente,
ma soprattutto di dislocarlo, cioè trasportare il potere da certi organi
tradizionali per innestarlo in altri organi che non sono ancor stati
istituzionalizzati sul piano storico, ma che proprio l'anarchismo intende
istituzionalizzare. Quindi, di conseguenza, non si tratta soltanto di una
lotta negativa contro il potere esistente, ma del tentativo d'instaurare
una nuova forma di potere, tanto nuova che viene identificata col nulla.
Ma, direi, questa identificazione nei confronti del movimento anarchico
avviene soprattutto in funzione polemica: si ha così modo di abbattere
l'elemento positivo dell'anarchismo rifiutandogli ogni prospettiva posi-
tiva, che invece nell'anarchismo è parallela a quella negativa di rifiuto
del potere esistente; infatti esso nello stesso tempo tende a proporre
forme organizzative, sia pure con sistemi diversi da quelli tradizionali,
e un potere diverso, che evidentemente è un potere di piccole colletti-
vità, di piccoli gruppi che si autogestiscono.

FREDERICA MONTSENY

Je rends hommage à la bonne volonté du Professeur Valiani et à


l'effort méritoire qu'il a fait pour exposer les grandes lignes de la pensée
anarchiste. Mais je dois dire qu'à mon avis il n'est pas allé au-delà de ce
qu'on pourrait qualifier d'anarchisme du xixe siècle, réduisant singulière-
ment les perspectives de l'anarchisme dans son ensemble. En parlant des
anarchistes espagnols, par exemple, il ne cite que des hommes du xixe

4-
50 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 1 5 , 3 0

siècle. Ses références à tout ce q u a produit la pensée anarchiste espagnole,


sont pratiquement inexistantes.
Contre l'avis de plusieurs historiens et de certains penseurs s'intéres-
sant aux problémes de l'anarchisme, j'afiìrme que ce mouvement ne s'est
pas arreté ni à la pensée de Proudhon, ni à celle de Bakounine, ni à celle
de Kropotkine, ni mème à la pensée de Malatesta, le plus proche de
nous. L'anarchisme, aujourd'hui, n'est pas seulement une pensée philo-
sophique, mais un mouvement politique et social qui dépasse largement
cette conception artisanale de la société qu'on veut bien lui attribuer
- communisme des premiers chrétiens, Guildas du Moyen Age, idéa-
lisme bucolique à la Rousseau - L'anarchisme n'est pas une utopie fos-
silisée dans la conception mutualiste de Proudhon, de Bakounine, dans
le comunisme humaniste de l'Ethique et l'entr'aide de Kropotkine, son
« prenez dans le tas » et sa croyance dans la bonté de l'homme, idées que
nous trouvons déjà chez Rousseau. L'anarchisme est un mouvement en
évolution continuelle et qui a, aujourd'hui comme hier, la faculté d'évo-
luer, de s'intégrer dans la marche de l'humanité, de reconnaìtre et
d'accepter tous les faits nouveaux. Il y a donc, à mon avis, une erreur
fondamentale lorsqu'on circonscrit l'anarchisme aux aflirmations de ses
premiers théoriciens.
Les anarchistes espagnols - je parie d'eux parce que ce sont eux que
je connais les mieux - ont été constamment habités par l'idée de faire
une révolution trasformant la société actuelle et instaurant une nou-
velle société, tout en tenant compte du progrés scientifique et technolo-
gique et des réalités économiques.
À plusieurs reprises, dans tous les Congrés celébrés en Espagne, en
dehors d'Espagne et dans le dernier Congrés anarchiste de Carrara, en
1968, nous avons eu soin de toujours apporter des projets d'organisa-
tion d'une nouvelle société, justement parce que nous avions pris
conscience des réalités actuelles: pas des rèves et autre chose que des
théories. Je veux insister sur ceci, parce que je sais que l'on admet géné-
ralement que cet anarchisme « romantique » et « généreux », réduit à une
affìrmation et à une aspiration de liberté, a plus ou moins inspiré dif-
férents mouvements internationaux, mais qu'il reste une pure aspiration,
un mouvement de la pensée, coupé de l'évolution sociale, politique,
scientifique, économique, du monde d'aujourd'hui.
Je tiens à dire que la révolution espagnole de 1936, dans un pays
qui n'est pas evidemment le plus avancé de l'Europe, mais dans une
contrée qui est la plus évoluée de l'Espagne, la Catalogne, a demontré
par les faits que les anarchistes ne revent pas et qu'ils sont capables
DISCUSSIONE 51

d'organiser la gestion de la production et la distribution et de pren-


dre en main, en somme, l'organisation de la société.
Il y a une constante, il est vrai, dans l'idéologie anarchiste: c'est la
destruction de l'Etat, non par une position philosophique, mais parce
que nous sommes arrivés à la conclusion que l'Etat, tant qu'il existera,
sera toujours l'origine et la cause de l'autorité et de tous les privilèges,
injustices et inégalités que cette autorité implique.
Nous avons vécu l'expérience de la révolution russe. L'Etat a pris
le noni de socialiste, de communiste, de révolutionnaire, mais il a été
tout aussi oppressif que l'Etat du passé et il a crée à nouveau les organes
et les besoins inhérents à tout Etat. Nous fondons notre idéologie sur
la destruction de l'Etat, mais la destruction de l'Etat ne signifie ni
chaos ni «anarchie», dans le sens péjoratif du mot, non dans le sens
éthymologique du terme. Nous voulons détruire l'Etat parce que nous
croyons qu'il est à l'origine de tous les maux de l'humanité, et nous
voulons le substituer par /'administration des choses, de l'homme jusqu'à
la Commune et à la Confédération des Communes; du producteur jusqu'au
syndicat et à la Confédération des syndicats, pour parvenir enfin à la
Confédération des peuples. C'est à dire, que nous avons cherché, et peut-
ètre trouvé, un moyen d'utiliser les mémes organismes que les travailleurs
en révolte contre le capitalisme ont crée dans cette société, pour orga-
niser la première période de la révolution, en substituant l'Etat et
ses organismes par des Conseils élus directement par les producteurs
et représentant toute la gamme des activités économiques et sociales,
Conseils qui n'auront aucune faculté directive et qui seront constamment
révocables et renouvelables.
Plusieurs théoriciens, écrivains, militants syndicalistes, anarcho-syn-
dicalistes, l'ont défini : on l'oublie et on ne lit probablement pas les théo-
riciens comme Malatesta ou Besnard qui dégagèrent des idées très réa-
listes sur l'organisation de la société nouvelle. O u oublie tout ce que
l'anarchisme a apporté de constructif, devenant chaque jour plus actuel,
pour évoquer uniquement le vieil anarchisme « romantique » et « géné-
reux » de tous les premiers théoriciens.

GINO CERRETO

Desidero rettificare un punto dell'intervento di Leo Valiani. Egli


conclude con un riferimento ad Anselmo Lorenzo ed a Ricardo Mella.
Il riferimento a Ricardo Mella è parzialmente esatto, in quanto non
rispecchia il pensiero di questo teorico. Effettivamente, Ricardo Mella
ebbe la debolezza di dare un'immagine utopistica dell'anarchismo: alla
52 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1969, ORE 1 5 , 3 0

William Morris. N o n bisogna però dimenticare gli ulteriori aspetti


dell'interpretazione dell'anarchismo di quest'autore. Insieme a Tàrrida
del Marmol Ricardo Mella fu uno dei primi, se non il primo in assoluto,
a concepire l'anarchismo in maniera nuova e questo in un periodo in cui
il movimento viveva in modo « eroico » e « spontaneistico ». Mella indicò
la nuova strada, che è poi quella attuale del movimento anarchico inter-
nazionale, o almeno della maggior parte del movimento anarchico inter-
nazionale, nell'anarchismo senza aggettivi, pluralistico e gradualista:
un'interpretazione che sarà meglio formulata da Errico Malatesta, Max
Nettlau, Gustav Landauer e altri ancora. In questa medesima concezione
pluralistica rientrano le considerazioni di Anselmo Lorenzo sui due mo-
menti della rivoluzione: quello della rivoluzione intellettuale e quello
della rivoluzione materiale. Anselmo Lorenzo si rende conto che una rivo-
luzione intellettuale è perfettamente impossibile prima della trasforma-
zione delle strutture della società attuale. La rivoluzione intellettuale,
per Lorenzo come per gli altri più noti teorici (Malatesta, Mella ecc.),
si verifica contemporaneamente alla trasformazione delle strutture e per-
ciò ha bisogno di scatti rivoluzionari sistematici.

LEO VALIANI

Anzitutto devo rispondere, in quanto pone il problema più «spe-


cifico», a Frédérica Montseny, che, del resto, è stata una delle grandi
realizzatrici, cioè delle traduttrici in pratica, delle idee rivoluzionarie
anarchiche, quale dirigente della rivoluzione spagnola del 1936. Conosco
i suoi scritti di allora: a Parigi da fuoruscito e in Spagna stessa, leggevo
regolarmente « Solidaridad obrera ». Tuttavia, a parte il fatto che all'argo-
mento da essa sollevato è dedicata un'altra relazione, devo dire che a me
è sembrato d'essere stato chiaro affermando che Proudhon, pur venendo
da un ambiente artigiano destinato a scomparire, ha però espresso le idee
di una società industriale moderna; cioè Proudhon non fu affatto utopista,
mentre invero sia nell'anarchismo come nel socialismo e nel comunismo,
sono molti gli utopisti puri e semplici o gli elementi utopistici anche
in persone che volevano presentarsi come dei realisti.
Proudhon spicca invece per la sua comprensione storica; e tale è
stato il tema centrale della mia relazione: l'inserzione che Proudhon
fece dell'anarchismo nel movimento storico della società industriale mo-
derna. Per questo l'ho rivalutato come economista anche nei confronti
delle critiche di Marx, che si riferiscono ai primi testi proudhoniani,
mentre i testi più importanti sono quelli successivi al 1848.
DISCUSSIONE 53

Io mi sono riletto poco fa il resoconto del congresso anarchico di


Amsterdam del 1907. Non mi sembra che Malatesta vi abbia parlato
da innovatore; noi certo, in Italia, non consideriamo Malatesta come un
teorico, bensì come un grandissimo combattente. Non vedo che nel 1907
Malatesta abbia innovato qualche cosa di ideologico rispetto a Proudhon
o a Bakunin; al massimo si tratta di sfumature. Semmai è Monatte,
l'antagonista di Malatesta a quel congresso che, portando l'esperienza
del sindacalismo rivoluzionario, ha aggiunto qualcosa a Proudhon. Non
c'era in Proudhon quello che Merlino constatò fra i primi e che poi i
sindacalisti rivoluzionari (e Sorel stesso, che l'aveva derivato anche
da Merlino) hanno messo in rilievo : cioè la possibilità, nella quale
Marx invece aveva creduto, di strappare con gli scioperi degli aumenti
di salario rilevanti anche nella società esistente, e quindi la possibilità
della crescita anche economica del proletariato e dei suoi sindacati; del-
l'accrescersi della loro « forza contrattuale », come si dice oggi.
Non Malatesta, ma certamente altri, hanno fornito apporti impor-
tanti al pensiero anarchico, quale è stato impostato da Proudhon, ma
su questo tema io non mi sono potuto dilungare, in quanto la mia rela-
zione doveva avere un termine. Il pensiero di Proudhon lo vediamo stori-
camente già definito, e cioè come un personaggio storico, col quale non
siamo in lite, anche se possiamo non approvare o approvare certe sue
analisi. Evidentemente Proudhon, come del resto anche Marx, o come per
noi italiani il grande filosofo liberale Croce, sono personaggi « collo-
cati » nella storia. I loro apporti di pensiero sono ancora in discus-
sione oggi, ma noi non li dobbiamo attualizzare come se parlassimo di
Marcuse. Infatti a parte il giudizio da dare del pensiero di Marcuse,
è chiaro che non possiamo metterlo sul piano di Proudhon o di Marx
o di Croce, non semplicemente perché lo stimiamo inferiore a loro
(potremmo per ipotesi anche giudicarlo pari benché io non lo giudichi
tale, ma questa è un'altra questione), ma perché non possiamo ancora
inquadrarlo in una prospettiva storica. In sostanza non sappiamo dove
il pensiero di Marcuse approdi, mentre sappiamo dove è approdato il
pensiero di Proudhon, ne possiamo seguire le prospettive, nel passag-
gio da un'epoca ad un'altra.
Io ascolterò naturalmente con estremo interesse, leggerò poi, se mi
si segnaleranno le bibliografie, gli apporti più recenti del pensiero
anarchico ove non li conoscessi; mi è nota naturalmente una parte
della letteratura anarchica più recente, anche se non posso conoscerla
tutta: quella spagnola la conosco dai libri sulla rivoluzione del 1936
di Santillan, di Peirats e di molti altri.
54 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 1 5 , 3 0

Non ho trattato Mella da utopista: dicevo anzi che Mella ha


previsto l'aviazione e la radio già nel 1890, il che, pur tenendo conto
che Mella fu ingegnere, è una cosa non trascurabile e niente affatto
« da utopista ». Utopistica, ribadisco, era invece la speranza di Mei a,
che il progresso tecnico servisse a placare le passioni. La domanda alla
quale egli rispondeva era se nella società anarchica le passioni innate
nell'uomo non avrebbero potuto rovinare tutto quello che la rivoluzione
avesse realizzato. La risposta di Mella, che fidava nel progresso tecnico,
era troppo ottimistica, e solo in questo senso utopistica. Tutto questo
non toglie niente all'originalità del pensiero di Mella, anche rispetto a
Proudhon, nel quale non c'era questa visione tecnologico-moderna.
Quanto ad Anselmo Lorenzo, è giusto dire che la rivoluzione intel-
lettuale non può aver luogo interamente senza la rivoluzione materiale:
è però una caratteristica degli anarchici della «grande epoca», dell epoca
romantica, e anche dell'epoca positivistica, quella di dare la massima
importanza allo studio autodidattico, al dibattito ideale.
Anche ora in questo convegno, Masini ci ha detto appunto della
necessità di organizzare centri di cultura popolare per studiare i pro-
blemi della società futura nella società attuale. In questo senso Anselmo
Lorenzo esigeva una rivoluzione intellettuale prima della rivoluzione
materiale. Quindi si solevano organizzare biblioteche popolari, circoli
di studi sociali, di dibattito sul libero pensiero o anche sul matrimonio
o sul libero amore, sulle questioni della religiosità, dell ateismo, del-
l'educazione: tutte cose che venivano apprezzate, naturalmente, non solo
nel movimento anarchico, ma nel movimento socialista in generale.
Si rammenti infatti che i socialisti di ogni tendenza, anche i comunisti,
erano dediti a queste attività; tutti noi ricordiamo a Torino 1 opera di
cultura ad esempio, di Gramsci. Anche lui aveva la consapevolezza
che la rivoluzione intellettuale dovesse precedere la rivoluzione mate-
riale- ma gli anarchici accentuavano questi aspetti. Gli anarchici per
molto tempo, furono coloro che, pur approvando la propaganda coi fatti,
per un altro verso invece discutevano con maggior predilezione i problemi
della società futura, cercavano di fare in modo che la rivoluzione intel-
lettuale si compisse nella misura del possibile prima della rivoluzione
materiale.
Quanto a Bravo, egli ha precisato benissimo il suo pensiero, ma
io lo avevo afferrato già leggendo la sua interessantissima comunica-
zione- anch'io i problemi politici li vedo un po' in funzione storica.
Egli dice che l'anarchismo è un fenomeno «piccolo-borghese». Se Bravo
avesse compilato una statistica e avesse dimostrato che gli anarchici
odierni provengono dalla piccola borghesia nella misura del 70, 80 od 85 / 0 ,
DISCUSSIONE 55

ne avrei discusso partendo da questa base sociologica. Ma siccome lui


questo calcolo non l'ha fatto, né io gli chiedo di farlo, né credo che
sia facile farlo (forse si potrebbe farlo in una singola località), devo
ricollegare il suo giudizio al giudizio ideologico che già Marx prima
e poi Lenin avevano dato dell'anarchismo, quale fenomeno piccolo-bor-
ghese. Senza contestare interamente la validità di questo giudizio, sostengo
che è un giudizio unilaterale: cioè, evidentemente, Godwin, Proudhon
e altri ancora, esprimevano i sentimenti di strati artigiani o rurali,
ma già nel pensiero di Proudhon, e a maggior ragione nel pensiero
di coloro che Frédérica Montseny ha citato, ci sono gli elementi di
una società industriale (pensiamo soltanto agli anarchici americani, non
ai « vecchi » Warren o Tucker, ma a quelli di questo secolo). Chia-
mare tutto questo piccolo-borghese, significa perdere di vista che in
una società dinamica come quella capitalistica, i ceti cambiano, la
piccola borghesia nel cui seno Proudhon era cresciuto tramonta, viene
fuori un'altra piccola borghesia, quella dei tecnici odierni, fra i quali
non so quanto gli anarchici siano presenti. E certo che il ceto odierno
dei tecnici non ha niente di pre-capitalistico, è post-capitalistico semmai.
Che cosa hanno in comune il pre-capitalismo della piccola borghesia
artigiana destinata a scomparire, e la piccola borghesia dei tecnici che
oggi sono una massa crescente a spese della quantità stessa degli operai
dell'industria moderna?
Evidentemente il loro giudizio Marx e Lenin l'avevano dato in
chiave politica, ma con tuia valutazione che si è rivelata utopistica,
non meno utopistica di quella dei loro contraddittori. Essi pensavano
che il movimento degli operai della nascente grande industria, colla
sua organizzazione in partito politico, con la conquista del potere,
avrebbe risolto tutti i problemi sociali, che invece il movimento anar-
chico, il movimento degli artigiani che combattevano per la loro soprav-
vivenza contro il capitale che li espropriava, non avrebbe potuto risol-
vere.
Sta di fatto però che il movimento operaio marxista-leninista che
si è formato, che ha conquistato il potere in Russia ed altrove, non ha
risolto i problemi sociali in modo migliore di quanto abbiano fatto gli
anarchici nel breve periodo in cui essi erano la forza dominante in Cata-
logna nel 1936. Il leninismo ha risolto invece il problema della difesa
dei propri governi, della loro capacità di sopravvivere, cioè ha risolto
quei problemi che sono simili ai problemi politico-militari della società
capitalistica. Non ha risolto i problemi della società socialistica. Se
noi ora parliamo del movimento anarchico come di un movimento
56 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 1 5 , 3 0

piccolo-borghese, dobbiamo anche tener conto dell'evoluzione che è


avvenuta dopo che questo giudizio fu pronunciato da Marx e da Lenin.
Se l'odierna contestazione ha una componente anarchica piccolo-
borghese ciò potrebbe significare anche che la società capitalistica pro-
duce una nuova piccola borghesia intellettuale, e che questa nuova pic-
cola borghesia potrebbe essere una classe rivoluzionaria. Io non so se
questo sia vero, non so se gli studenti che oggi contestano e che
in gran parte vengono dalla piccola o dalla media borghesia costitui-
ranno un movimento che durerà nei decenni: questo evidentemente
non posso predirlo, ma, se ciò avvenisse, significherebbe che la nuova
piccola borghesia intellettuale tende ad essere una classe rivoluzionaria,
come non era nelle previsioni dei marxisti e dei leninisti, e come forse
non era neanche nelle previsioni degli anarchici. Non e che Proudhon
volesse costituire il movimento della piccola borghesia, voleva agire
per il movimento operaio, lo disse nella sua seconda Mémoire (in
risposta all'economista Blanqui), e poi l'ha provato colla sua vita. Ma
si può constatare che i grandi pensatori anarchici fanno sovente questa
osservazione, che molto spesso gli elementi rivoluzionari non nascono
dalla classe da dove ci si aspetterebbe che sorgessero ma hanno origine
da una spontanea esplosione sociale e intellettuale. Il movimento rivo-
luzionario di massa studentesco, ove perdurasse, potrebbe semplicemente
provare che appunto le forze della rivoluzione non sono sempre e neces-
sariamente forze di una sola classe.
V E N E R D Ì 5 D I C E M B R E 1969, O R E 15,30
Presidenza : HENRI ARVON

ALDO GAROSCI

PROBLEMI DELL'ANARCHISMO SPAGNOLO

U n a storia dell'anarchismo spagnolo, sia pure a grandi tratti,


eccederebbe i limiti di questa relazione e la mia competenza; un'« i m -
pressione » viva della sua forza e della sua complessità, pur nei m o d i
semplici e popolari di espressione, vi potrà essere comunicata in m o d o
molto più diretto da qualche militante che ne abbia vissuto o ne viva
la tradizione, come Frédérica Montseny, che partecipa a questo
seminario. Quel che posso fare, nei limiti del mio tempo, della mia
competenza ed esperienza, è cercare di circoscrivere il problema dei
tratti fondamentali di questo m o v i m e n t o e, a mio parere, di qual-
siasi ricerca vi si voglia consacrare.
Per cominciare, bisogna partire da quel punto che essenzial-
mente differenzia l'anarchismo spagnolo da tutti gli altri movimenti
anarchici o libertari a noi n o t i : la Spagna, cioè, è il solo paese in
cui il movimento operaio sia stato dominato - in m o d o massiccio in
alcune regioni, Catalogna, Levante, Andalusia - e influenzato in
m o d o importante in tutte le altre, specie in Galizia, Asturie, Estre-
madura, Castiglia, dall'ispirazione e dall'organizzazione anarchica.
Esso ha dunque caratteri suoi, che occorre studiare nella loro f o r -
mazione: la Spagna è il solo paese che abbia sperimentato, per breve
t e m p o e n o n dappertutto, è vero, ma almeno su scala regionale,
una rivoluzione anarchica.
E ciò n o n perché le circostanze, storiche ed economiche, determi-
nino u n m o v i m e n t o ; ma perché esso è come u n essere vivente; nasce
con quei tratti, respira quell'aria, è esso, n o n u n altro. L'originalità
del m o v i m e n t o libertario spagnolo f o r m a una cosa sola con il suo
sviluppo particolare. E questo sviluppo vive come quello di tutti 1
movimenti, di ispirazioni, del terreno su cui esse si sono inserite,
60 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 15,30

di fatti che ne sono nati: circostanze n o n mai scindibili interamente


l'una dall'altra.
T r a queste circostanze, se ci riferiamo al preciso m o m e n t o delia
nascita di u n m o v i m e n t o dichiaratamente libertario, si sogliono
ricordare: 1. la delusione delle masse per essere state abbandonate dai
repubblicani, i più avanzati dei politici liberali, in u n tentativo
insurrezionale di Catalogna del 1869, diretto contro l'impopolare
coscrizione e gli altrettanto impopolari dazi; 2. il carattere partico-
lare, intenso e insieme assolutistico, del capitalismo barcellonese,
sviluppatosi fin dai p r i m i anni del secolo, e lo sviluppo altrettanto
importante, per forza propria, di istituzioni di resistenza e società
operaie; 3. i precedenti che l'organizzazione di lotta spontanea, o
meglio, locale e decentrata, regionale e comunale, aveva in Spagna fin
dall'età classica, e che erano ripresi con la guerra antinapoleomca ;
4. le teorie e le azioni del partito repubblicano federale, che, sotto la
o-uida di P y i Margall, u n o dei pochi teorici politici spagnoli ori-
ginali, discepolo di P r o u d h o n , aveva già avuto diffusione popolare,
con la sua parola d'ordine della «solidarietà»; 5. il carattere « m e d i e -
vale» della Spagna, consistente in uno sviluppo spesso giudicato
insufficiente della borghesia, e le reazioni comunitarie succedute
all'alienazione dei beni ecclesiastici; 6. infine, persmo, c è chi ri-
porta l ' i m p r o n t a nettamente «anarchica» che prese e confermo il
m o v i m e n t o dell'Internazionale in Spagna, più che al fatto che 1 in-
viato dell'organizzazione in Spagna (che era, c o m ' è noto, Giuseppe
Fanelli, il napoletano compagno, nella cospirazione, di Pisacane)
fosse partigiano di Bakunin, al fatto (gli f u poi rimproverato dallo
stesso Bakunin, politico abile e manovriero) che egli avesse d i m e n -
ticato di tener distinta la propaganda e il p r o g r a m m a dell Interna-
zionale da quello dell'altra associazione bakuninista, la quale doveva
esserne in certo m o d o il secondo grado, il nocciolo segreto, 1 Al-
leanza della democrazia socialista, francamente e semplicemente
anarchica. ,
Nessuna di queste circostanze è certamente trascurabile, m a
esse vanno, secondo me, riportate al nucleo centrale della storia
spagnola e dei caratteri con i quali essa era entrata o rientrata nella
storia europea al principio del secolo. La storia politica spagnola e,
per tutto il secolo x i x , una storia di società segrete, di colpi di Stato
militari, di m u t a m e n t i di indirizzo avvenuti all'ombra di una m o n a r -
chia, che è talvolta direttrice, talvolta equilibratrice del gioco, m a
n o n è mai riuscita a dominare interamente né gli uni n é le altre. E
le società segrete i m p o r t a n o n o n tanto perché hanno, o intendono
ALDO GAROSCI, PROBLEMI DELL' ANARCHISMO SPAGNOLO 61

avere, come fine ultimo quello di una società di eguali, quanto


perché assorbono nel proprio giro, in m o d o vario, sempre diverse
forze popolari, le quali n o n sono quasi mai assenti dalle insurre-
zioni guidate dai militari e che m e t t o n o capo a dirigenti civili.
Lo Stato spagnolo resta militare, come nella sua età aurea; qualcuno
dei capi militari dell'esercito ottiene, come persona, una grande p o -
polarità: per es. Espartero, il Garibaldi spagnolo che molti in Spagna
e lo stesso Garibaldi avrebbero visto volentieri, in caso di neces-
saria transazione, designato a re; ma lo Stato e l'esercito sono tali
appunto perché sono intrinsecamente una forza diversa e sovrapposta
al popolo, forza che decide in ultima analisi i contrasti politici.
Altri sono i tratti « medievali » tipici della politica spagnola,
ben prima che il libertarismo o l'internazionalismo organizzati scen-
dessero in campo; e n o n solo, come suol concedersi, la presenza
e la forza di istituti tradizionali, dalla Chiesa all'aristocrazia guer-
riera, alla fortuna attraverso le armi. È « medievale » la forma asso-
luta e assieme simbolica, di bandiere e di campi, che le idee,
venute o n o di fuori di Spagna, tendono a assumere : dal « liberalismo »
delle Cortes di Cadice, al successivo progressismo repubblicano.
È u n tratto « medievale » la f o r m a violenta dell'anticlericalismo, che
pure n o n riesce mai a issarsi ufficialmente al s o m m o dello Stato,
anche quando vi trova protezione; bruciamenti di conventi e chiese
sono tratto comune della guerra civile tra Cristini e Carlisti, prima
che altrove in Europa.
È u n tratto « medievale » anche il rapido sviluppo del movimento
operaio, che si ha soprattutto a Barcellona e in Catalogna, in parallelo
con lo sviluppo di u n capitalismo che ha molti tratti moderni - con-
centrazioni di operai nella fabbrica, macchinari nuovi e forza motrice
del vapore - accanto ad altri familiari? La distruzione di macchine,
le casse di resistenza, i tumulti sono, in verità, di tutto il m o n d o
industriale ai suoi primordi; e Vincens Vives ha dimostrato che la
ricca fioritura di società operaie e la sua aggressività n o n è a Bar-
cellona eredità dei gremios, delle corporazioni, che invece operai
e padroni erano stati concordi nel rigettare. La forma cittadina,
tuttavia, che presero i tumulti, la facilità con la quale si organiz-
zarono ricorda a noi italiani le vicende di alcune nostre città
all'inizio dell'età contemporanea. Anche da noi antichi comuni di
inquieta tradizione medievale conobbero rivolte politiche operaie o
artigiane e popolari, colorite di nazionalismo e di repubblica, e
infine di localismo, Genova e Palermo, dal 1821 al 1865. La diffe-
renza consiste nel fatto che nel caso italiano n o n ci f u rapporto
6 2 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 15,30

immediato, neppure nel tempo, tra le tradizioni d autonomia p o -


polare e lo sviluppo di un capitalismo moderno. Da noi 1 età moderna,
anche economica, f u preceduta, avviata, quasi premessa dall istituzione
dello Stato nazionale, che, per giunta, non riuscì certo Stato militare
o medievale nei suoi tratti essenziali. E naturale che la conquista, e
n o n l'antitesi verso lo Stato, fosse sentita come premessa dell azione
di rischiaramento e affermazione delle nuove organizzazioni di masse
industriali, mentre tra i contadini dominava, con l'ostilità allo Stato,
e finché questa premaneva, la estraneità cattolica. Uscendo da questa,
essi entravano in u n o Stato moderno. Le tradizioni di rivolta locale
popolare o le antiche autonomie, ebbero certo la loro parte nella stona
del movimento operaio moderno in Italia, ma n o n prevalsero mai
fino al punto che questo rifiutasse, come m Spagna, per le sue
speranze, di contare sullo strumento che gli era stato messo a dispo-
sizione dalla più recente e più viva storia del paese
Questa la condizione speciale in cui 1 ostilità allo Stato e alla
politica, ben prima dell'anarchismo, si era sviluppata in Spagna:
è del 1835 questo passo del romantico José de Larra:
« U o m o del popolo, l'uguaglianza dinanzi alla legge esisterà
quando tu e i tuoi simili la conquistiate: quando io sia la vera
società e entri nella mia composizione l'elemento popolare; chiamami
pure ora società e corpo, però sono u n corpo mutilato. E non vedi che
n o n possiedo se n o n la testa, che è la nobiltà, e braccia che e la
giustizia, e cinta una spada, che è la mia forza militare;' N o n vedi
che mi manca la base del corpo, che è il popolo? N o n vedi che cam-
mino sopra di lui, invece che con lui? E n o n vedi che mi manca
l'anima, che è l'intelligenza dell'essere...?» 1 .
Questo passo di Larra n o n è certo anarchico, e infinite volte
abbiamo letto, nella pubblicista francese, confronti (che poi tutti m
qualche m o d o risalgono a Saint-Simon) tra Società utile e Stato paras-
sitario. Ma Larra è singolarmente forte, n o n solo per quel sentimento
tutto spagnolo che lo anima, ma proprio perche non i soli operai
con le loro associazioni, che erano già un fatto di massa, e assieme
erano ancora strette da vincoli di pratica vicinanza e eguaglianza
di vita vi sono considerati come esclusi da quello Stato tutto
braccia'e testa, tutto curia e forza militare che così vigorosamente

1 Citato da C. SECO SERRANO nel suo Pròlogo (prefazione) a O. VERGÉS


MUNDÓ, La I Internacional en las Cortes de 1871, Barcelona, 1964 Seco Serrano
aveva pubblicato le Obras di M A R I A N O LARRA quattro anni prima (Madrid, I 9 6 0 ) .
ALDO GAROSCI, PROBLEMI DELL' ANARCHISMO SPAGNOLO 63

si disegna, ma il popolo e il pensiero moderno. Senonché, pur n o n


riuscendo a far proprio quel tenace Stato militare arbitrario, così
i privilegiati come gli uomini politici riuscivano a contrarre volta
a volta alleanze per regimi più o m e n o permanenti e duraturi, a
adoperare largamente la forza di una legalità che tutelava gl'inte-
ressi privati. D i qui la diffidenza diffusa per tutto ciò che veniva
da quello Stato, di così limitata gestione.
N o n parlo del regime agrario e dell'aggravarsi della condizione
di cose contadine d o p o la vendita dei beni della Chiesa, operata da
Mendizabal; ma anche nella campagna, come nella città, la organiz-
zazione elementare della solidarietà, quando si produceva, trovava
contro di sé poco più che la nuda forza.
Anche dal punto di vista ideale, la integrazione del pensiero
m o d e r n o in quello Stato era insieme rozza e opportunistica. Il pensiero
democratico si presentava nella propaganda per lo più in tutta la sua
crudezza, nella f o r m a pressapoco che aveva preso presso i repubblicani-
socialisti in Francia. C o m e nel partito d'azione italiano, c'erano in
Spagna seguaci di Fourier, quali Garrido, divenuti deputati nei parla-
menti della monarchia; e la dottrina repubblicana, priva del correttivo
« religioso » di Mazzini, si appoggiava su concetti di eguaglianza che
erano assieme meccanici e estremi. Perciò ogni accostarsi dei d e m o -
cratici al potere, ogni loro salita a dirigere quella macchina che
avevano ereditato dai Borboni importati di Francia, si presentava
come tradimento o opportunismo. I grandi mutamenti di regime si
presentavano come palingenesi, poi all'improvviso si scomponevano
negli elementi di teorie rimaste estranee l'una all'altra, anche quando
apparivano chiari i fondamenti.
Ciò era accaduto sempre nelle rivoluzioni e nei colpi di Stato
spagnoli: nel 1825 come nel 1854, m a soprattutto nella grande crisi
dal 1868 al 1873, quando la Spagna percorse in cinque anni tutto il
ciclo dalla soberania nacional, con relativo suffragio universale, p r o -
clamata come base comune dai progressisti e dai democratici, al
repubblicanesimo legalitario, alle insurrezioni dei repubblicani « can-
tonali » : già più o m e n o coscientemente seguaci, questi, n o n di teorie
operaie, ma di u n comunalismo, che ravvicinava il governo alla
società, spezzando il potere centrale in quello delle « giunte » repub-
blicane, secondo u n ideale che era stato diffuso da Py i Margall,
il seguace di P r o u d h o n , il quale però ora sedeva, come era accaduto
al francese nell'Assemblea nazionale, alle Cortes e tuttavia, diver-
samente dal francese, dovette andare fino a prendersi la responsabi-
lità dell'ordine interno.
64 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 15,30

Questo passaggio n o n si produceva senza anticipi e contraccolpi.


Poco d o p o l'impianto dell'« Internazionale » in Spagna, che contribuì
a radicare nel m o v i m e n t o operaio le idee dell'internazionale liber-
taria, con i movimenti cantonalisti a Cadice e Siviglia nel marzo 1869,
il tentativo abortito di insurrezione repubblicano-federalista di Blas-
Piedrad, nel quale venne linciato il segretario del gobierno civil di
Barcellona, sceso a parlamentare, provocarono dure repressioni.
Erano dirette, come abbiamo ricordato in principio, contro i con-
sumos (i dazi) e las quintas, i contingenti coscritti, dai quali ci si
liberava, quando si era ricchi, con il cambio, e di cui gli autori
del colpo di Stato liberale avevano promesso l'abolizione, mentre
erano costretti a mantenere il sistema - tra l'altro dalla guerra di
Cuba, che f u tra le catene al piede dei governi liberali spagnoli in
quella crisi. Quelle insurrezioni fallite, quelle repressioni accet-
tate, e combattute entro una legalità parlamentare che n o n era il
potere, aprirono la via perché la parola di Fanelli, il mistero del-
l'Alleanza della Democrazia Socialista, separasse in m o d o netto, e
che finì per diventare permanente, n o n pochi individui, ma tutto
u n m o v i m e n t o operaio e contadino che si era organizzato in prece-
denza, su basi teoricamente m e n o strette, dallo Stato, dalla politica,
con violenza polemica 2 .
Se si pensa al f o n d a m e n t o dell'Alleanza bakuniana, che metteva
al p r i m o p u n t o del suo p r o g r a m m a u n ateismo militante e la soppres-
sione di ogni culto, con la sostituzione della religione con la scienza,
che chiedeva l'abolizione delle classi e del diritto ereditario, e
l'uguaglianza di educazione, si ritrovarono facilmente in questa
parte altrettanti motivi che avevano permeato la lotta in Spagna ben
prima che vi fosse u n anarchismo organizzato. A quei motivi la n u o v a
organizzazione apportava rigore, semplicità, fanatismo. La ripulsa di
ogni « alleanza, reazionaria, borghese e politica » veniva incontro alle
prime delusioni del m u t a m e n t o di regime, così per i conati reazionari
della maggioranza costituzionale, come per l'insurrezionismo dei re-
pubblicani cantonalisti. E la sparizione dello Stato, che del resto
l'Alleanza bakuniniana stessa voleva attuare, per il m o m e n t o , sempli-

2. Vicenda narrata da J . TERMES ARDÉVOL, El movimiento obrero en Espana.


La Primera Internacional (1864-1881), Barcelona, 1965. È da notare il vigore
con cui, fin dal primo momento, l'Internazionale soppiantò le idee « federali »
potenti su alcune società operaie, malgrado le resistenze opposte, ad esempio,
dalla « Sociedad de Tejedores a mano », e stabilì e poi mantenne sul movi-
mento un'egemonia che era quasi monopolio.
ALDO GAROSCI, PROBLEMI DELL'ANARCHISMO SPAGNOLO 65

cernente « riducendolo sempre più alle più semplici funzioni p u b -


bliche », lasciava in piedi la « federazione mondiale di tutte le associa-
zioni locali per difendere il fine della libertà », che erano appunto due
m o m e n t i vivi della vita spagnola, che si era svolta largamente, in
quel secolo, entro i termini municipali, m a che aspirava alla univer-
salità. Molto più che in Russia o in Francia, il credo bakuniano
corrispondeva perciò alle condizioni storiche della Spagna nel m o -
m e n t o nel quale s'impiantò l'Internazionale. Lo aveva intuito, p r o -
babilmente, il romantico Fanelli, che ai militanti di Madrid e
Barcellona aveva svelato il segreto del futuro, consistente nel rifiuto
di ogni politica, pertanto di ogni gradualità. M e n t r e nel 1868 il
congresso della Direccion Central de las Sociedades Obreras si era
ancor pronunciato per la repubblica democratica federale con Espar-
tero presidente, il credo anarchico si precisava nel congresso tenuto a
Barcellona nel giugno 1870, in cui venne costituita la Federazione
regionale dell'Internazionale: «Pensare che lo Stato politico possa
servire da sgabello al collettivismo è voler ignorare totalmente
l'origine del potere, quale sia la sua formula... Se n o i impiegassimo
questo colosso di potere e tirannia c o m e mezzo, tutti i nostri tra-
vagli, i nostri sforzi, n o n dubitatene, sparirebbero dinanzi all'as-
solutismo della sua idea... La realizzazione diretta è l'unico cammino
che si p u ò utilmente seguire... Questa federazione (quella dei mestieri)
è la vera rappresentanza del lavoro e deve effettuarsi all'infuori
di governi politici».
U n anno dopo, di ritorno da u n esilio a Lisbona nel quale avevano
gettato i primi semi del m o v i m e n t o libertario portoghese, i dirigenti
della sezione regionale spagnola dell'Internazionale innalzavano aper-
tamente la bandiera dell'anarchia.
« Considerato che il vero significato della parola Repubblica, in
latino res publica, vuol dire cosa pubblica, cosa propria della colletti-
vità; che democratico deriva da democrazia, ciò che significa Ubero
esercizio dei diritti individuali; ciò che n o n può aversi se n o n entro
l'anarchia, cioè l'abolizione degli stati politici, sostituiti dagli stati
operai, le cui funzioni sono puramente economiche...
dichiara
che la vera repubblica democratica federale è la proprietà col-
lettiva, l'anarchia e la federazione economica; cioè la libera fede-
razione universale delle libere associazioni operaie agricole e indu-
striali...» (Conferenza di Valenza, settembre 1871).
Più ambigue, per u n tentato compromesso con l'ispirazione
marxista, le basi della conferenza di Saragozza (aprile 1872) mentre

5-
66 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 15,30

la ispirazione bakunista pura tornava ad affermarsi d o p o la rottura


e doveva poi dominare fino alla restaurazione.
D i qui l'importanza, soltanto relativa per il m o m e n t o , dei m o l t o
studiati contrasti tra i dirigenti dell'Internazionale e anche dei capi,
la cui personalità risulta tuttavia marcata e piena di fascino c o m e
quella di Lorenzo, Mora, Morago, Mesa, Farga, Sentinon, Alerini.
Era soprattutto la rete organizzativa delle società spagnole (tre-
cento federazioni all'epoca del congresso di Cordova) che dava il tono
alla nuova organizzazione, la quale accoglieva con scetticismo gli
ultimi sussulti delle insurrezioni cantonaliste, mentre sviluppava
i primi sindacati di categoria; i tessili [Union manifacturera], gli edili
[Constructores de edijìcios], i braccianti [Trabajadores del campo].
Abbiamo di quei tempi alcune significative espressioni di neutra-
lità davanti all'ultimo atto della Prima repubblica: « nei nostri villaggi
siete chiamati a essere i soldati della repubblica federale, e n o n nei
reggimenti», affermava l'organizzazione contadina: e i l 3 maggio 1873
u n militante, Bragulat, affermava di volersi dedicare d'ora innanzi
soltanto « all'organizzazione operaia e alla emancipazione economica,
radicale e diretta, del proletariato ad opera del proletariato stesso».
E concludeva la sua lettera con u n già rituale : « Salute e liquida-
zione sociale. Anarchia e collettivismo».
Questo atteggiamento, che in qualche m o d o evitò di esporre in
prima linea alla immediata repressione gli internazionalisti della
Federazione regionale spagnola, peraltro già f u o r i legge, contribuì a
fissare in m o d o permanente, alla vigilia d ' u n lungo periodo di reazione,
i tratti del m o v i m e n t o operaio spagnolo e a mantenere l'ideologia
uguale a sé stessa nel lungo periodo di clandestinità durato fino al 1881.
In questo periodo le idee f u r o n o mantenute attraverso la propaganda,
n o n attraverso tentativi insurrezionali, mentre la vita effettiva, si
conservava nelle organizzazioni di resistenza periferiche.
Si tratta di quella fase di relativo letargo che è attraversato
dal m o v i m e n t o socialista, n o n solo in Spagna. M a resta il fatto che
colà altri gruppi o altre idee (come, per esempio, il radicalismo
repubblicano in Francia) n o n ebbero il t e m p o di occuparne lo spazio,
che era stato assai largo nel corso della prima Repubblica.
Così che quando nel 1881, sciolta nel febbraio la Federazione
regionale spagnola clandestina, il m o v i m e n t o potè tornare alla luce
come Federazione dei lavoratori della regione spagnola, essa si ripre-
sentava con caratteri molto analoghi a quelli che aveva avuto nel
periodo precedente.
ALDO GAROSCI, PROBLEMI DELL' ANARCHISMO SPAGNOLO 67

Il movimento contadino della Andalusia prevaleva ora, è vero,


di n u m e r o , con circa 30.000 aderenti, sul m o v i m e n t o operaio della
Catalogna, con circa 15.000 iscritti: il m o v i m e n t o internazionalista,
cioè, aveva raccolto nel sud n o n la sola eredità dell'Internazionale,
ma quella del precedente m o v i m e n t o cantonalista e delle società
segrete.
Sentì esso per primo gli effetti della repressione poliziesca con
i processi della cosiddetta « m a n o negra» che ebbero luogo nel 1882.
Questi processi p o n g o n o per la prima volta u n problema che
ritornerà nella storia dell'anarchismo spagnolo, a proposito della
« semana tragica », a proposito del fenomeno del pistolerismo, degli
assalti alle banche e anche di fatti di sangue che accompagnarono la
rivoluzione del 1936. Fin dove i delitti attribuiti alle organizza-
zioni libertarie sono montature poliziesche, fin dove sono reazioni
a provocazioni statali o padronali, fin dove sono vere iniziative?
Per ovvie ragioni la propaganda libertaria e, in generale, quella
repubblicana e liberale, tendono ad abbracciare la tesi del complotto
o della provocazione poliziesca. E n o n c'è dubbio che dei giudizi
sommari molti presentano caratteri di violazione del diritto, molte
sono le prove estorte o le ricostruzioni romanzate su pochi dati di
fatto.
Se però si accertasse la tesi difensivista, si finirebbe a mio pa-
rere per svisare il carattere aggressivo e cospiratorio del movimento.
E vero che, probabilmente, i condannati n o n f u r o n o sempre coloro
che avevano compiuto determinati atti, m a u n rapporto tra quegli atti
e l'organizzazione anarchica c'è pure. Perché negare la probabilità
che società terroristiche come la « M a n o nera » costituissero punte
estreme dell'organizzazione? Abbiamo pure in R o m a g n a nella stessa
epoca la « Società del revolver » e la « Società del pugnale », che
collegano il carbonarismo risorgimentale al repubblicanesimo e socia-
lismo moderno. C o m e che sia queste disposizioni all'azione diretta,
che esercitavano una loro suggestione su gran parte del m o v i m e n t o
operaio spagnolo di ispirazione libertaria, preparavano il terreno
a che l'ondata di rivolta che si manifestò alla fine del secolo in
tutta l'Europa trovasse in Spagna una base di massa e n o n rimanesse
pertanto fenomeno transitorio e isolato come altrove.
Diversamente che in Francia o in Italia, le punte del m o v i m e n t o
sovversivo delle precedenti generazioni n o n erano state riassorbite
dallo Stato: ecco perché in Spagna insurrezioni popolari, più vigo-
rose che altrove, e attentati, n o n soltanto clamorosi e decisivi con-
tro importanti personalità, ma anche come m e t o d o di lotta ordinaria
68 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 15,30

e quotidiana, trovarono una più immediata rispondenza nelle organiz-


zazioni.
Sotto l'effetto della nuova diffusione dell'anarchismo in Europa
e in America, anche il tradizionale spirito aggressivo della Federazione
dei lavoratori in Spagna ebbe una ripresa: crebbe l'intransigenza
messianica, si accentuò la prospettiva insurrezionale delle masse;
si disputò di comunismo libertario contro collettivismo libertario.
È questo u n passaggio delicato, che meriterebbe di essere studiato
più a fondo. Resta che nuovi dirigenti, come il dottor Vines, in
polemica con Anselmo Lorenzo e altri veterani dell'Internazionale,
contrapposero alla pratica tradizionale delle società operaie, spesso
limitata per forza ad azioni sindacali, appoggiate alle Casse di resi-
stenza, azioni di forza che si richiamavano alla solidarietà totale
di coloro che vi si impegnavano. Queste idee erano state anche
preparate da una serie di pubblicazioni periodiche e scritti teorici
come quelli che Ricardo Mella aveva dato ai Certamenes socialistas
tra il 1886 e il 1888.
Sta di fatto che alla Federazione e alle sue pratiche tradi-
zionali si sostituirà dal 1889 al 1896 il cosiddetto Pacto de union y
solidaridad, fondato sul sentimento della unità immediata nella lotta
e su u n concetto della politica che riprendeva i motivi del con-
trattualismo e dell'unanimismo rousseauviano.
La vita del Pacto si svolse tormentata fra insurrezioni conta-
dine come quella di Xeres de la Frontera, attentati come la b o m b a
contro Martinez Campos, l'attentato al « Teatro del Liceo » di Barcel-
lona che fece 20 m o r t i e per il quale, prima del colpevole, vennero
giustiziati sei innocenti; la b o m b a del 1896 contro una processione,
per la quale si ebbero le torture, le condanne, le esecuzioni dei
cosiddetti « martiri di M o n t j n i c h ». Quell'anno vide lo scioglimento
del Pacto e l'uccisione del p r i m o ministro della Restaurazione,
Canovas del Castillo, ad opera del napoletano Angiolillo.
La continuità della lotta anarchica f u interrotta piuttosto che
spezzata dalle repressioni, per la natura stessa che queste assumevano,
piuttosto di rapide ondate terroristiche, che di sistematica e tota-
litaria soppressione di ogni attività di opposizione. N o n dobbiamo
dimenticare a questo proposito che il m o v i m e n t o libertario n o n si
m u o v e v a nel vuoto, m a in una società spagnola nella quale, d o p o la
crisi dell'inizio del secolo, erano rinate le idee innovatrici che
esistevano precedentemente alla restaurazione e che venivano tollerate,
ai margini di u n o Stato di limitata, anche se arbitraria, azione.
U n a fitta rete di interessi, tenuti spesso assieme dalla massoneria,
ALDO GAROSCI, PROBLEMI DELL' ANARCHISMO SPAGNOLO 69

saliva dalle sfere libertarie fino a personalità impegnate nel potere.


Nell'assenza quasi totale di educazione di Stato, all'educazione
religiosa facevano concorrenza numerose scuole liberali massoniche
libertarie.
Se si deve caratterizzare il p r i m o decennio del secolo x x in
Spagna e specie in Catalogna, bisogna indicare tre caratteri fonda-
mentali: la continuazione nella classe operaia delle tradizioni solida-
ristiche e insurrezionali; la ripresa talvolta concorde, talvolta con-
tradditoria in una attiva borghesia catalana di motivi regionalisti e
repubblicani; la scuola laica, atea, anarchica.
Questi tre motivi si incontrano nella persona e nella tragedia
di Francisco Ferrer Guardia, fondatore della Escuela moderna, maestro
di Mateo Moral (che lanciò una b o m b a sul corteo nuziale di Al-
fonso XIII e si uccise), fucilato nel 1909 dopo una insurrezione
popolare guidata dagli anarchici a Barcellona contro un richiamo di
truppa per il Marocco, nella quale avevano perso la vita centinaia
di persone ed erano state bruciate decine di chiese e conventi (se-
mana tragica, agosto 1909).
Il processo e la fucilazione di Ferrer suscitarono una immensa
commozione nel m o n d o : prova - ove ce ne fosse bisogno - del
favore che andava immediatamente ai rivoluzionari e al quale la
rivoluzione russa doveva dare u n durissimo colpo. La commozione
universale del m o n d o (Benedetto Croce riferisce di aver pianto
alla notizia dell'insurrezione) e l'insistenza sull'arbitrio nel giudizio
n o n deve distogliere l'attenzione dello storico dal fatto che la
« semana tragica » era precisamente il tipo di evento rivoluzionario
preconizzato da Ferrer, ateo militante, maestro rivoluzionario, co-
spiratore e n o n semplicemente « mite educatore », secondo u n cliché
che ritroviamo nella biografia che ne scrisse la figlia.
Comunque, nella semana tragica erano già emersi molti dei mezzi e
dei fini insurrezionali che dovevano fare le loro prove nel 1936 contro
il colpo di Stato militare. La fondazione, nel 1910, della Confederacion
Nacional del Trabajo ( C N T ) avveniva bensì su motivi teorici che
echeggiavano la C G T francese e in genere le teorie del sindaca-
lismo rivoluzionario diffuse allora in tutta Europa, ma affondava le
sue radici nel terreno dell'azione diretta, della lotta assoluta e
senza remissione, con carattere di guerra di religione, che era pro-
prio dell'organizzazione libertaria spagnola. N o n a caso nell'au-
tunno dell'anno successivo la C N T veniva sciolta fino al 1914, dopo
uno sciopero di metallurgici nel quale, a Cullerà, era stato linciato
un giudice.
70 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 15,30

La tradizione era così profondamente radicata, che neppure la


guerra e la rivoluzione russa, che liquidarono altrove l'anarco-sin-
dacalismo, poterono distruggerla. La guerra aveva visto il maggior
« teorico » dell'anarchismo spagnolo, Ricardo Mella, schierarsi a
favore degli alleati con Kropotkin e Jean Grave; il 1917 aveva
visto, nell'agosto, un tentativo soffocato di sciopero generale; il
dopoguerra u n afflusso enorme di nuovi effettivi. N e l 1918 al con-
gresso regionale di Barcellona, in cui f u decisa l'organizzazione
dei «sindacati unici», la C N T contava u n milione di aderenti.
Fu questa forza, duramente organizzata per rami di industria, ane-
lante alla rivoluzione, che diede per u n m o m e n t o (1919-1921) la sua
adesione all'Internazionale comunista, adesione che venne ritirata
solo nel giugno 1922 alla conferenza di Saragoza. M a una profonda
trasformazione, tra il 1917 e il 1922, era avvenuta in seno all'organiz-
zazione con lo sviluppo del « pistolerismo ». La volontà di imporre
le decisioni sindacali all'intera categoria, così da paralizzare la vita
politica e sociale quando tutte scendessero in piazza, p o r t ò alla
costituzione di squadre d'azione che si affrontavano quasi quoti-
dianamente a rivoltellate con le squadre dei cosiddetti « sindacati
liberi » di origine padronale e poliziesca - m a in qualche caso anche
corporativa - e con gli stessi industriali. Si suole mettere in vista
in questa azione terroristica, soprattutto la parte repressiva che
vi ebbe il generale Martinez Anido, m a anche libertari estremi
c o m e Manuel Buenacasa a m m e t t o n o che con il pistolerismo si era
insinuato nell'organizzazione il professionismo del crimine. Le « vio-
lenze inutili » producono, tra « mille attentati », ben pochi « fatti
rivoluzionari»; e tuttavia, secondo lui, « i sindacati n o n sanno libe-
rarsi da quei " pistoleros " che finiscono per ottenere u n salario per
il loro " lavoro ", e in certi casi, per quanto pochi, a impadronirsi
della direzione di alcuni organismi i m p o r t a n t i » 3 . N é d'altra parte
esso sboccò su un successo, ché il periodo dei torbidi mise capo alla
dittatura di P r i m o de Rivera e a rinnovate alleanze cospiratorie dei
libertari con i repubblicani, per quanto la C N T fosse esclusa dal patto
di S. Sebastiano. Fra coloro che cospirarono allora con la C N T
vai la pena di ricordare il fratello del f u t u r o Caudillo, l'aviatore
R a m o n Franco, il quale in u n suo articolo nella « Solidaridad obrera »
parlava di linciare, bruciare, « dinamitare », squartare.

3. M. BUENACASA, El movimiento obrero espanol. Historia y critica, Paris, 1968.


ALDO GAROSCI, PROBLEMI DELL' ANARCHISMO SPAGNOLO 71

Anche durante, fuori, contro, sotto la Repubblica, la C N T


conservò la riserva antipolitica che aveva avuto alle origini. La stessa
lotta antifascista era concepita come un'azione diretta, sindacale o
terroristica. E questa riserva di indipendenza contribuì potentemente
a conservarle la capacità di iniziativa che doveva manifestarsi con
il 19 luglio 1936. Ciò aveva tuttavia avuto dei costi: in molte regioni
l'organizzazione sindacale socialista, la U G T , aveva preso il posto
della C N T come sindacato maggioritario; il fronte popolare aveva
portato nell'orbita dell'alleanza socialista anche i minatori libertari
delle Asturie. Eminenti capi dell'anarco-sindacalismo come Pestana
e Peyrò, persuasi della necessità di collaborare con la repubblica,
staccavano dalla C N T i militanti del Levante. Infine, e soprattutto
mentre in ciascuna regione la ferrea organizzazione sindacale per rami
di industria teneva stretti gli operai, n o n esisteva oltre la regione
se n o n una organizzazione federale.
« Dai sindacati in su », osserva Peirats, « la C N T era un'organiz-
zazione eminentemente politica (politica, beninteso, dell'antipolitica),
sociale (dell'agitazione sociale) e rivoluzionaria (insurrezionale). I
diversi sindacati di una stessa industria sparsi per la Spagna, per
quanto confederati, erano compartimenti stagni sul terreno tecnico,
economico, professionale ».
In altre parole, per ferrea e, diciamo pure, totalitaria che fosse
l'organizzazione confederale all'interno della città e regione, lasciava
invece sfuggire il collegamento diretto con tutta la Spagna. E su
questo, le sue maglie si stendevano in m o d o ineguale ; in alcune regioni
n o n giungevano. Era rimasta legata al luogo di lavoro e alla folla
operaia: quasi tutto, ancora nel 1936, però n o n tutto neppure allora.
Anche se, accanto, entro e sopra l'organizzazione di massa, ripren-
dendo fuori della cospirazione l'idea bakuniana dell'organizzazione
di secondo grado, fosse nata e si fosse sviluppata la FAI (Federacion
Anarquista Ibèrica), che riprendeva in termini moderni il m o t i v o
della Àlianza : u n po' ordine « religioso », u n po' partito « bolscevico »,
ferreamente egualitaria e senza dirigenti permanenti, ma con una
disciplina di fatto assai precisa.
In queste condizioni si presentò l'anarchismo spagnolo alla crisi
della rivoluzione del 1936; nella quale mise il suo sigillo sull'in-
surrezione e trasformazione di Catalogna e (per quel che ne potè
liberare) dell'Aragona orientale, e f u determinante altrove. Nella
rivoluzione l'anarchismo raggiunse, in certi luoghi e momenti, quella
che era la sua utopia: con le collettività e comunità agricole della
Catalogna e Aragona, con il dominio dei sindacati e l'egemonia
72 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1969, ORE 15,30

sulla Catalogna, con le colonne militari volontarie; e dappertutto,


nei comitati locali antifascisti che, più del governo, ressero il paese
sino a ottobre, si fece sentire la sua presenza.
E se, dappertutto, l'egemonia anarchica f u sminuita e poi so-
stituita da quella comunista, la C N T - F A I rimase tuttavia fino alla
fine una forza n o n sopprimibile della rivoluzione e della lotta contro
Franco.
Tuttavia, proprio nel corso di quella che rimase la sua massima
gesta e la sua massima crisi, l'organizzazione mostrò assieme la sua
forza e i suoi limiti, ai quali m i accontenterò di accennare, riman-
dando il resto alla letteratura in argomento.

Forza.
a) Entusiasmo rivoluzionario e capacità d'iniziativa ineguagliata;
b) superiorità nel combattimento di strada contro forze militari
n o n risolute a trattare come terra di conquista la propria città e na-
zione ;
c) capacità singolare di riorganizzazione sul piano del comunismo
di guerra, nel settore industriale e di servizi;
d) capacità di imporre la propria egemonia e u n comunismo
regionale nelle campagne. In questo è il valore positivo e negativo
del comunismo libertario di Aragona;
e) entro i limiti dell'organizzazione volontaria, capacità di m a n -
tenere all'offensiva forze mobili, purché n o n contro centri forti-
ficati e presidiati;
/ ) affermazione, mantenuta sempre, della libertà di critica.

Limiti dell'azione.
a) Distribuzione ineguale sul territorio e, anche per questo,
incapacità di attuare ima strategia globale (Madrid, N o r d , Levante,
Estremadura, Sud);
b) inadeguatezza nello sfruttare pienamente il m o t i v o antifascista
della rivoluzione. Gli uomini della C N T , D u r r u t i in testa, erano i
più risoluti antifascisti (« il fascismo n o n si discute, si schiaccia »),
m a il rapporto fra il presente antifascista e lo scopo ultimo libertario
si trovò spesso incerto, mentre i comunisti lo sfruttavano appieno,
in campo internazionale, come in quello delle alleanze democratiche;
e) stessa incertezza sul piano internazionale e diplomatico : « la
gran menzogna » uno f u soltanto comunista. Si mascherarono all'estero
crudeltà e intolleranza della parte rivoluzionaria, che bisognava avere
ALDO GAROSCI, PROBLEMI DELL' ANARCHISMO SPAGNOLO 73

il coraggio di giustificare o di rinnegare, correggere, castigare. A


questo gioco i comunisti avevano una strategia e una ipocrisia sulla
quale gli anarchici f u r o n o sempre battuti. Si collaborava al governo
ma n o n si avevano il coraggio e la capacità di trarre le conseguenze
sul terreno sociale;
d) mancò il tempo, ma anche il tentativo di adattarsi alla neces-
sità di una società umana, che necessariamente n o n è egualitaria;
e) la libertà di critica, che gli anarchici vollero piena anche
nel periodo rovente della rivoluzione era minata dalla dottrina che
considerava ogni organizzazione politica, e perciò anche ogni critica
organizzata, al più come un male necessario o una sopravvivenza del
passato. Istintivamente, le classi n o n operaie tendevano a vedere
l'egemonia sindacale nel futuro, il cosiddetto governo delle cose,
che era poi governo di uomini concreti, come u n universo totale da
cui erano esclusi.
Alcune delle realizzazioni spagnole più geniali, come i comitati
rivoluzionari di governo, che precorrono i C L N in Europa e nel
m o n d o , erano considerati dai libertari spagnoli, che li avevano
creati e a u n certo punto li dominarono, come u n fatto puramente
transitorio, un espediente.

Questo rapido bilancio n o n solo parrà, ed è ingiusto, già perché


riduce a u n bilancio, a un'arida contabilità di dare e avere, quel
che il movimento libertario considera la sua epica e la sua tragedia,
l'ultima Iliade rivoluzionaria in Occidente. Ma, ancor di più, in
questa sede, perché pone l'accento sui molti anni in cui, in defini-
tiva, il libertarismo spagnolo si distingue solo per il peso che ha
nella vita della Spagna, da quel che è stato il m o v i m e n t o da tutti gli
altri paesi d'Europa, e lascia fuori lo sforzo di organizzazione, la
vicenda politica che, come spesso la polemica ricorda, attirò l ' a m -
mirazione di uomini così diversi come Orwell, Kaminsky e il nostro
Rosselli. Parlare del m o v i m e n t o libertario in Spagna e n o n dedicare
il massimo del t e m p o e dello spazio disponibili ai successi prosperi
o contrari della guerra civile, è un po' parlare del socialismo fino
al 1890, sorvolando rapidamente sulla Commune.
N o n m i sono trattenuto a lungo su quest'argomento anzittutto
perché le opere in cui esso è trattato, più o m e n o ampiamente, sono
vastissime e di dominio pubblico; e, pur influenzate in vari sensi,
tutte, dai Broué-Témime a Victor Alba o a H u g h Thomas, sono per lo
meno costrette a riconoscere che il m o v i m e n t o libertario ebbe, nei
m o m e n t i decisivi della rivoluzione, una funzione, piegando il m o v i -
74 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 15,30

m e n t o in direzione dell'egemonia (durata poi quel che potè durare)


delle masse libertarie, e trasformando così la difesa della repub-
blica in una situazione affatto diversa di difesa di certe situazioni
nuove. L'opera materiale e le polemiche politiche della C N T durante
la guerra sono registrate in quella ricca raccolta di materiali che
è offerta dai volumi del Peirats su La CNT en la guerra de Espana;
sulle collettività agrarie abbiamo il libro entusiasta di Gaston Levai;
su alcune premesse istintive dell'azione libertaria abbiamo osser-
vazioni profonde di Borkenau. D i tutti loro m i sono occupato nel
mio volume Gli intellettuali e la guerra di Spagna, e pertanto, chi ha
interesse a conoscere il mio punto di vista, potrà trovare informa-
zione colà.
Vorrei dire che, se n o n m'inoltro sul terreno della discussione
dell'opera del m o v i m e n t o libertario nella rivoluzione spagnola, è
perché ritengo che, nell'animo di coloro che vi presero parte, la
critica di quei giorni e di quelle decisioni è, e necessariamente
resterà fino a nuove decisive esperienze, più prammatica che storica.
È chiaro che la bruciante disputa sul « governativismo » della F.A.I.
durante la guerra e la denuncia dell'azione omicida degli staliniani
n o n possono n o n essere, presso coloro che continuano la tradizione
libertaria, legati alla politica dell'oggi, alla necessità o all'utilità
di rinnovare o n o certe tradizioni, di stringere o n o certe alleanze.
È ima critica legata, nella speranza e talvolta nella volontà, più
al f u t u r o che al passato della Spagna libertaria.
Il critico storico invece, ed è quel che m i preme qui, deve sotto-
lineare che, dal punto di vista della storia, quel che interessa n o n è,
per esempio, la conformità o meno della partecipazione al governo dei
libertari alla dottrina anarchica, m a piuttosto quell'altra antinomia,
segnalata da Santillàn, tra « la rivoluzione », che esige libertà e n o n
Stato, e «la guerra», che esige Stato ed esercito. È un'antinomia,
bisogna aggiungere, dialettica; perché anche una guerra e uno Stato,
con sostrato e premesse libertarie, sono molto differenti (sono una
diversa menzogna, direbbe il critico assolutista) da quelli che son
fondati sull'esaltazione, a ogni costo, della ferrea ragion di Stato.
M a il m o v i m e n t o libertario, se dal punto di vista politico può sce-
gliere questo o quell'altro aspetto della sua azione passata e, per
esempio, respingere la sua partecipazione al governo (cioè proporsi
di n o n ripeterla, nell'impossibile ipotesi che si ripetessero gli eventi)
n o n p u ò far sì che l'esserci andato n o n sia inseparabile, ove lo si
consideri un errore, da quel che venne operato dall'eroismo dei
combattenti o dall'organizzazione sociale.
ALDO GAROSCI, PROBLEMI DELL' ANARCHISMO SPAGNOLO 75

Quali che siano poi gli attuali sentimenti libertari rispetto a


quel che f u fatto allora, resta che i problemi si ponevano a quel m o d o .
C'era, per esempio, u n certo rapporto obbligato tra gli anarchici e
gli altri partiti, specie quelli « borghesi » o « democratici », del blocco
antifascista; c'era un problema anche per i comunisti. Che la solu-
zione sia stata questa o quella, che sia stata meditata e riflessa,
oppure d'istinto, in linea o no con l'ispirazione o con la dottrina, n o n
muta nulla al fatto che quel problema esistesse, e che s'imponesse
a tutti i partiti. Se poi si tratti di u n problema « storico » o se sia
innalzabile a una più generale dottrina, n o n tocca certo a m e dirlo.
In ogni caso, se l'aggettivo spagnolo, come ho detto in principio, conta
- quando parliamo del movimento - quanto quello libertario, ciò è
ancor più vero quando si parla n o n del filone libertario in generale,
ma del m o m e n t o della rivoluzione; della quale è impossibile fare
una storia che sia puramente libertaria, per interesse che si abbia
alla parte che i libertari vi ebbero; cosi come è impossibile farne
una che n o n lo sia.
Se poi, vogliamo, per un m o m e n t o , fissarci sul punto che più ci
interessa qui, e cioè sui rapporti tra il m o v i m e n t o libertario e l'ordine
o l'evento rivoluzionario, dobbiamo dire che entrambi riuscirono
quel che furono, perché il libertarismo spagnolo aveva conservato,
nei confronti n o n solo dello Stato, m a della borghesia, dell'industria,
del costume, del « sistema » (come oggi si dice, e da chi spesso vi è
sepolto dentro) un'autonomia e spontaneità popolare, che gli aveva
consentito di avere quasi una sua propria civiltà: nazione nella na-
zione, eppure, fino all'unghia del piede, spagnola.
Il rifiuto libertario di accettare la realtà della politica come
potere, e la corrispondente esaltazione della politica come cata-
strofe, come entusiasmo, come liberazione finale, trovava certamente
n u o v o alimento nelle necessità della lotta antifascista, che Stati e
partiti esistenti conducevano entro la loro ragion politica o di Stato
(perciò fra numerose complicità o almeno compromessi tattici con
l'avversario); ma aveva la sua ragione nei precedenti dello Stato
spagnolo. Questo, solo fino a u n certo punto, integrava a sé la stessa
classe politica, lo stesso capitalismo nato nell'età moderna. R a p -
presentava la continuità del nucleo e dell'organizzazione militare
ed ecclesiastica della reconquista, decaduto poi; m a n o n poteva
vincere, e sussistere, e compiere le grandi cose della sua età aurea
senza appellarsi a u n concorso volontario, a una massa, a una società
che restava sempre diversa da lui. Così il m o v i m e n t o e gli ideali
libertari della rivolta contadina o operaia avevano potuto occupare più
76 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 15,30

largamente che altrove lo spazio, lasciato libero o conteso da pochi,


della vita quotidiana delle masse.
Questo sentimento popolare, questa vita indipendente, questa
« civiltà » della massa, permisero agli stimoli libertari venuti d'oltre
i Pirenei di n o n essere volta a volta assorbiti dalla politica quotidiana
dello sviluppo e della democrazia, m a di incarnarsi in u n m o v i m e n t o
a u t o n o m o e di rafforzarsi nella sua propria vita in una successione
ininterrotta per oltre u n cinquantennio.
A differenza di quel che accadde ai movimenti operai democratici,
riuscì all'anarchia spagnola, respingendo l'egemonia dello Stato e
dell'economia proprietaria sulla società, di gettare o conservare
vivi i semi di un'altra etica della solidarietà, realizzando assieme
una ferrea organizzazione sindacale.
N o n per questo f u mai veramente estraniata dalla politica in
senso lato, cioè dalla storia, alla quale collaborò sempre, o con
l'opera «antipolitica» delle FAI, e con i legami intrattenuti, attra-
verso la massoneria, con i politici liberali e repubblicani: contrad-
dizione, certo, ma feconda.
T u t t o questo la portò, nello scontro frontale del m o m e n t o rivo-
luzionario, ad assumere per un periodo, transitorio m a decisivo, l'ege-
monia della lotta antifascista.
In questa cornice, sul piano tecnico, l'anarchismo spagnolo effet-
t u ò la mobilitazione delle forze del lavoro in u n « comunismo di
guerra», più efficace forse di quello dei bolscevichi.

Resta da chiedersi se questo m o v i m e n t o , così ricco di risul-


tati sociali, rimanesse più o m e n o sterile sul piano teorico.
Bisogna, naturalmente, chiedersi che cosa sia il piano «teorico»
di u n movimento.
Ciò che è vera «teoria», cioè verità, di u n filosofo, anarchico,
storicista, democratico, libertario che sia, è in realtà al di là del
m o v i m e n t o politico, che al più p u ò conservare quella verità come
fede. E in questo senso è giusto dire che i teorici libertari spagnoli
n o n f u r o n o figure di dimensioni mondiali. È vero che, in questo
senso, secondo me, n o n è teorico neppure Lenin.
Teorico, invece, nel senso che si dà comunemente alla parola
nei movimenti politici, è chi fornisce volta a volta a questi movimenti
le idee direttive di cui hanno bisogno. Anche in questo senso, però, il
m o v i m e n t o spagnolo è più ricco di personalità affascinanti, di uomini
esemplari, a cominciare da Anselmo Lorenzo, che di « teoria»; spesso,
ALDO GAROSCI, PROBLEMI DELL' ANARCHISMO SPAGNOLO 77

teorici cui si riferisce il m o v i m e n t o sono stranieri, come Malatesta,


Grave, Nettlau.
Proprio quell'aspetto, tuttavia, cui ho alluso prima, della spon-
neità e della forza personale dei singoli uomini, fa della «teoria»
anarchica spagnola, vuoi per il suo candore e la sua semplicità, vuoi
per il legame, diretto, popolare, che ha con la lotta, con l ' i m m e -
diato, come riflessione che sorge sul fare, u n fenomeno da n o n tra-
scurare. I libri autobiografici di Lorenzo, per i primordi^ e di
Santillàn, per il periodo bellico, per esempio, n o n m e n o che l'opera
pubblicistica degli scrittori libertari, viva e sgombra di ogni pre-
messa dottrinaria che n o n sia la fede assoluta, ne fa qualche cosa
di interessante, e che n o n ha, come il m o v i m e n t o libertario spa-
gnolo n o n ha, riscontro altrove.

Errata-Corrige

Nella relazione di A L D O GAROSCI, Problemi dell'anarchismo spagnolo, si legga:


a p. 69 (riga 24") esecuzione in luogo di insurrezione-, a p. 72 (riga 37") non in
luogo di uno ; a p. 73 (righe I 4 A - I 5 A ) da cui esse erano escluse in luogo di da cui
erano esclusi.
COMUNICAZIONI

RENÉE LAMBERET

LES T R A V A I L L E U R S E S P A G N O L S
E T L E U R C O N C E P T I O N D E L ' A N A R C H I E D E 1868
A U D E B U T D U X X e SIÈCLE
DU COLLECTIVISME A U C O M M U N I S M E ANARCHISTE.
L'INDIVIDUALISME

1868 est l'année de la chute de la dynastie des Bourbons (sep-


tembre), comcidant avec une époque de grande agitation politique.
C'est aussi celle de la visite de Fanelli en Espagne, à Madrid,
en octobre. Cette visite eut p o u r résultat la constitution de sections
et sociétés ouvrières, qui fondèrent au Congrès de Barcelone la
Fédération régionale espagnole (juin 1870).
C o m m e n t les travailleurs espagnols sont-ils venus à l'anar-
chisme et quelles o n t été les formes de leur conception? Les tra-
vailleurs pour lesquels il est possible de retrouver l'expression de
leur pensée sociale sont principalement les paysans et ouvriers orga-
nisés dans la Fédération régionale et les fédérations qui l'ont Suivie.
Ils étaient la très grande majorité des ouvriers organisés à l'époque
et la presque totalité des paysans, mais naturellement, une petite
minorité dans la masse des travailleurs, qui restaient isolés et incultes.
Ces travailleurs étaient une élite, avec une proportion r e m a r -
quable de paysans, quelques femmes aussi: autodidactes, ils ont
soif d'apprendre et confiance dans l'étude et la science (cf. le M a n i -
feste du Premier Congrès des ouvriers chapeliers, 1882) et les
statistiques des membres des sections envoyées au Conseil fédéral,
consignées dans les Actas des Conseils et de la Commission fédérale;
elles révèlent pour l'Espagne de cette époque une proportion éton-
nante d'adhérents sachant lire et écrire). Ils se réunissent réguliè-
rement, discutent, lisent les j o u r n a u x et brochures de leur organisation.
Les plus évolués d'entre eux ont fondé et rédigé des journaux, écrit
COMUNICAZIONI 79

des brochures; il s'agit surtout de typographes et de cordonniers,


mais aussi de magons, graveurs, tailleurs, tonneliers, etc.
Ils se situent géographiquement surtout de la Catalogne à
l'Andalousie et dans quelques grands centres (Madrid, Valladolid,
La Corogne par exemple). Il s'agit pour cette époque des régions
les plus évoluées par leur richesse agricole, leurs industries ou
leurs ports ouverts sur l'extérieur. Ce furent aussi des centres de
républicanisme actif. Les républicains recherchaient les contacts avec
les travailleurs pour avoir leur appui en cas de soulèvement ou d'élec-
tions ; ainsi, jusque dans des villages reculés de Catalogne ou d'Anda-
lousie, existaient des centres républicains, athénées, casinos fédéraux,
fréquentés par les ouvriers jusqu'à la fin du siècle; ces ouvriers
furent d'abord en général républicains fédéraux; ouvriers et paysans
mettaient leur espoir d'émancipation sociale dans la république;
dégus par la politique des chefs républicains et progressistes, ils
devinrent facilement anarchistes.
Les théories sociales introduites en Espagne furent d'abord
celles de Fourier (dès 1834, dans les cercles républicains d'Anda-
lousie) et de Cabet. Mais ceux qui eurent l'influence la plus p r o -
fonde sur la formation idéologique des ouvriers et artisans furent
P r o u d h o n et surtout u n Catalan, Pi y Margall, par ses écrits (La
Reacción y la Revolution, publiée en 1854), par ses polémiques avec
Castelar dans la presse madrilène (1856-1866) et par ses traductions
de Proudhon.
La pensée de Pi y Margall a une nuance sociale: adversaire
des résultats de la loi de désamortisation des biens d'Eglise et
d'Etat, qui avait constitué une « seconde aristocratie » au lieu de
favoriser les paysans pauvres, sa polémique divisa le parti d é m o -
crate en « socialistes » et « individualistes » (Castelar, pàrtisan de
le propriété individuelle absolue). D e plus, il «anticipe Proudhon»,
selon Hennessy, « dans son insistance sur la nécessité du fédéralisme
et celle d'abattre le pouvoir en le décentralisant pour protéger
la liberté» (La Republicafederai en Espana, p. 262). Voir, dans La Reac-
ción y la Revolution, ses conclusions radicales sur la souveraineté
absolue de l'individu, la destruction du pouvoir et la liberté, « m è m e
à l'intérieur de la société, [...] inconditionnelle, irréductible ». Il f o r -
mulait déjà les bases de l'anarchisme.
Ainsi les mots, socialisme, individualisme, communisme, anar-
chie avaient u n sens pour les travailleurs à cette époque. Le socia-
lisme voulait une société fondée sur une base sociale, ce qui se
traduisait dans l'esprit populaire par opposition des « pauvres contre
80 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1969, ORE 15,30

les riches». L'individualiste était le partisan de la propriété privée,


égoiste dans sa conception de la vie. Le terme de communisme
était attribué aux tbéories de Cabet et de Fourier: tout serait
c o m m u n et réglementé dans la société future. L'anarchie iut pré-
sentée par Proudhon et Pi y Margall c o m m e la conception sociale la
plus évoluée ; c'est la « conséquence inévitable » de la démocratie
(Pi y Margall, La Reacción y la Revolution).
Il s'ajouta au communisme p o u r les membres de la Fédération
régionale et par suite de la politique centralisatrice du Conseil
général de Londres, le sens de centralisateur et autoritaire; eux
s'intitulaient par opposition anti-autoritaires.
Dans l'ensemble, la configuration géographique et l'histoire
de l'Espagne, son évolution économique et les luttes politiques et
sociales qui s'y produisaient depuis 1812 inclinaient les travailleurs
vers l'anarchie.

Le collectivisme anarchiste.
Cependant, si la tradition d u collectivisme était ancienne dans
ce pays, le collectivisme anarchiste vint de Bakounine.
Bakounine avait exposé sa conception au Congrès de Bàie ( 1 8 6 9 )
à l'occasion de la discussion sur la propriété foncière: « [...] La
collectivité est la base de l'individu [...]. La propriété individuelle
n'a jamais été et n'est encore que l'appropriation individuelle d u
travail de la collectivité. [Bakounine] est pour la propriété col-
lective d u sol, en particulier, et en général, pour la richesse col-
lettive au m o y e n d'une liquidation sociale [...] » (Première Internationale.
Recueil de documents, par J F R É Y M O N D , t, 2 , p. 6 7 ) .
A ce -congrés et à Genève, Bakounine eut l'occasion de s'entre-
tenir avec les délégués espagnols, Rafael Farga Pellicer et Gaspar
Sentinón, et resta en relation avec eux.
Son p r o g r a m m e f u t retenu fidèlement par les travailleurs espa-
gnols; il convenait particulièrement à leurs tendances.
P o u r une part, réorganisation de la production sur la base de
la propriété collettive d u sol et des grands instruments de travail
(mines, usines et ateliers, moyens de transport, etc.). La posses-
sion en reviendrait à la collectivité, donc aux organisations de
métiers d'ouvriers et de paysans: de là leur grand soin à réglementer
l'organisation en sections et fédérations de métiers.
D'autre part, cette reconstruction ne pourrait se faire que par
la liquidation de l'économie existante, la suppression de l'Etat,
COMUNICAZIONI 81

la «politica demoledora», très correctement interprétée par Fran-


cisco Tomàs, ouvrier magon des Iles Baléares, m e m b r e de la Alianza,
devenu secrétaire de la Fédération régionale en j u i n 1872, dans
une lettre aux rédacteurs d u « Boletin de la Asociación de T r a -
bajadores del Ferrol»: «Vous désirez savoir ce que signifie no tre
devise de Liquidation sociale. P o u r nous, elle signifìe la destruc-
tion de toutes les institutions de l'organisation actuelle de la société
et l'acte par lequel le peuple travailleur, entrant dans le plein exercice
de ses droits, établit la libre Fédération universelle des libres asso-
ciations ouvrières agricoles et industrielles » (Comunicaciones, livre 2,
p. 7).
Il ajoute, dans cette m è m e lettre: « [...] Pour les collectivistes
anarchistes, l'Internationale étant le résultat spontané des besoins
des travailleurs du monde, seule la pratique de la solidarité doit ètre
le pacte unique et le lien d'union».
L'anarchisme collettiviste menagait d o n c à la fois les proprié-
taires fonciers et industriels, l'Etat et ses institutions. Les grèves
furent nombreuses et la répression violente.
Cette conception f u t répandue et adoptée par toutes les sections
de l'Internationale; sa diffusion se fit par des articles de théorie
dans les j o u r n a u x (ceux qui eurent le plus de diffusion furent
« La Federación » et « La Revista Social », qui publièrent aussi quelques
écrits de Bakounine et de James Guillaume), des brochures et les
comptes rendus des congrès, enfin et tout autant par la « Alianza »,
société secrète espagnole et indépendante, mais établie sur les prin-
cipes de l'Alliance de la Démocratie socialiste. Elle groupait les
militants les plus actifs et eut u n róle décisif pour la propagation
de la Première Internationale et de ses principes. Fanelli avait remis,
lors de son voyage, le p r o g r a m m e de l'Alliance aux ouvriers qu'il
avait connus. La Alianza, fondée en avril 1870, se donnait p o u r
mission spéciale de travailler « p o u r le triomphe [de l'Internationale]
et le radicalisme de ses principes» (lettre de Morago, reproduite
dans «La Federación, 11 aout 1872). Son p r o g r a m m e et ses statuts,
rendus publics en 1872, proclamaient :
« Art. 1. L'abolition définitive et complète des classes et l'éga-
lité économique et sociale des individus des deux sexes. Pour arriver
à ce but, elle demande l'abolition de la propriété individuelle et d u
droit d'héritage, afm qu'à l'avenir la jouissance soit proportionnée
à la production de chacun et que, conformément aux décisions prises
par les derniers Congrès de Bruxelles et de Bàie, la terre et les
instruments de travail, c o m m e tout autre capital, arrivant à ètre

6.
82 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 15,30

propriété collettive de la Société entière, ne puissent ètre utilisés


que par les travailleurs, c'est-à-dire par les associations agricoles
et industrielles ».
Le collectivisme s'appuyait sur les « considérants » de carac-
tère moral de la Première Internationale, auxquels les travailleurs
espagnols étaient très attachés: « [...] Cette Association internatio-
nale, ainsi que toutes les sociétés ou individus y adhérant, recon-
naitront c o m m e devant ètre la base de leur conduite envers les
h o m m e s la vérité, la justice, la morale [...]». Ces termes sont repro-
duits dans les statuts, circulaires, salutations, sans changement en-
core en 1881. U n e communication d u Conseil locai d'Antequera
précise en 1883: «Les travailleurs [...] sont toujours partisans des
grands principes d'Anarchie, Fédération, Collectivisme, parce que
leur triomphe est celui de la Vérité, de la Justice et de la Morale »
{Crònica, p. 131). La m è m e année, u n enfant f u t conduit en cor-
tège et musique pour ètre inscrit sur le registre civil de Sans avec
les prénoms de « Bakounine, Collectif, Social ».
Le collectivisme convenait à l'esprit d'association des ouvriers
catalans et à leur sentiment d'indépendance; il resta prépondérant
en Espagne jusqu'en 1886 environ. La Crònica, en 1882-1883, abonde
en exemples qui en montrent la pénétration et la permanence chez
les paysans et les ouvriers; nous citons u n extrait d u Manifeste
d u premier Congrès régional des Chapeliers, tenu à Séville d u 21
au 23 septembre 1882 (p. 46): « [...] N o u s avons aussi proclamé le
collectivisme, c'est-à-dire l'usufruit de la terre c o m m e des instru-
ments de travail par les libres associations ouvrières fédérées entre
elles, et par quoi l'individu percevra le produit intégral de son
travail, pratique sans laquelle il n'est pas possible d'arriver à l'égalité
des conditions économiques, m o y e n capital pour consacrer toutes les
autonomies et ne pas tomber dans le communisme, confusion néfaste
de toute notion de justice, [...] négation permanente de la liberté,
sans laquelle il n'est pas d'ordre possible ni ne peut exister aucune
société. Nous avons levé très haut la bannière de la politique démolis-
seuse propre au prolétariat [...] [pour] une société de l'avenir où
les oisifs, les joueurs et les politiciens n'auront pas leur couvert
au banquet, parce qu'en elle: celui qui voudra manger travaillera»
Ils continuent : « Nous déclarons aussi que tout m o u v e m e n t
intellectuel ou matériel réalisé p o u r le bien et le profit de l ' h u -
manité est u n travail récompensable ; l'individu et la société qui
le réalisent ont le droit d'en percevoir le produit intégral, car
il n ' y a pas lieu, pour des h o m m e s qui aiment la science et rendent
COMUNICAZIONI 83

un eulte à la justice, de croire qu'il n'est d'autre travail r é c o m -


pensable que le travail manuel [...] ».
Ils ne songent pas encore à exposer c o m m e n t sera mesuré le
produit intégral du travail; les paysans ne cherchent pas n o n plus
à préciser ce que sera la «possession collettive» de la terre et
surtout sa mise en application pour la culture. J'ai trouvé seule-
ment à ce sujet un accord du Congrès des Travailleurs des champs,
tenu à Séville en octobre 1882 : « Ce Congrès conseille à tous les
travailleurs des champs qu'aucun ne prenne de terres en location,
ni à parts [métayage], ni n o n plus en rabassa morta, individuelle-
m e n t ; mais celles qui doivent les prendre sont les collectivités de
travailleurs agricoles, organisées». ( O n peut en déduire: collecti-
vités organisées dans la Fédération des travailleurs de la R é g i o n
espagnole). Ricardo Mella le confirme lors d ' u n débat sur la question
d'Andalousie, à Madrid, en mars 1883: « [...] Les ouvriers d ' A n d a -
lousie n'auraient pas d'inconvénient à prendre les terres en location
et à les travailler à leur compte, mais en collectivité, c'est-à-dire
avec la reconnaissance des associations ouvrières».

Le communisme anarchiste.
Les collectivistes furent amenés à préciser certains de leurs
points de vue à partir du Congrès de Séville (septembre 1882), où
ils trouvèrent u n adversaire communiste en Miguel R u b i o , cordon-
nier à Séville et délégué au Congrès.
Le compte rendu de l'intervention de Miguel R u b i o dans la
«Revista Social», 5 octobre 1882, est très sec: « A u second tour
le délégué de Montejaque combattit quelques-uns des concepts
exposés par le délégué de Barcelone, manifestant qu'il était partisan
des idées communistes ». Actif dès 1872, M . R u b i o avait une grande
influence à Séville, et, selon Lorenzo, « cordonnier philosophe,
mentor et presque oracle de la jeunesse révolutionnaire de Séville ».
Lorenzo en fait de grands éloges: « [...] ce qui le distingue [...]
est une originalité exceptionnelle de pensée» (El Proletariado mili-
tante, t. I, p. 429). R u b i o eut une longue activité, f u t des dissidents
communistes anarchistes du faubourg de la Macarena, expulsé par
le Conseil locai de Séville avec 15 autres en 1883; o n le retro uve
orateur au Centre ouvrier de Séville en 1890, collaborateur de «La
Tribuna Libre», journal communiste anarchiste en dèe. 1891, empri-
sonné à Séville en n o v e m b r e 1901.
84 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 15,30

Dans une lettre à Federico Urales (reproduite dans La evolución


de la filosofia en Espana, t o m e 2, pp. 160-161), il explique c o m m e n t
il était venu au communisme anarchiste: «Je fus de l'Alliance de
la Démocratie socialiste fondée par Bakounine dans l'Association
internationale. Lorsqu'après la persécution qui suivit l'abolition
de cette organisation, la Fédération régionale f u t organisée, j ' e n
fis aussi partie. Le collectivisme naquit dans la conception du p r o -
duit intégral d u travail et de la collectivité de la terre dont parie
le p r o g r a m m e de l'Alliance, et qui n'est q u ' u n extrait de la pensée
économique exposée par quelques délégués aux congrès internatio-
naux de l'Association internationale. E t le communisme, en ce
qui se rapporte à l'Espagne, dérive d u p r o g r a m m e de l'Alliance,
concrétisé par ces paroles: « T o u s p o u r un, u n p o u r tous». Car si
en effet, dans le p r o g r a m m e de l'Alliance, il est question de la
propriété collettive, il y est dit aussi : « arrivant à ètre de la
société entière». Je dois avertir que, lorsque j e défendis mes idées
à Séville, que le produit du travail soit à tous, c o m m e devaient
Tètre la terre et les moyens de production, il m e f u t répondu,
par le délégué de Barcelone, que ce que j e défendais était le
communisme, j e répliquai que si c'était d u communisme, j e m e
déclarais communiste. Ceci démontre que la conception communiste
en Espagne dérive d'une interprétation d u p r o g r a m m e de l'Alliance,
c o m m e l'idéal collettiviste».
Le premier centre d u communisme dans la Fédération des tra-
vailleurs fut donc l'Andalousie. La situation y était compliquée
par l'affaire de la Mano Negra, la Fédération se sentait menacée
par la répression et amoindrie par ime scission éventuelle (les dis-
sidents d'Andalousie, « Los Desheredados », tenaient des congrès). Il
en résulta de nombreuses expulsions.
Mais le c o m m u n i s m e s'étendit ensuite en Catalogne, à la fois
à cause de la facilité des relations avec la France et de la poli-
tique de défense étroite de la Commission fédérale; son premier
centre f u t à Gracia, faubourg de Barcelone, à partir de 1886.
Il y f u t propagé surtout par Emilio Hugas, tailleur, et M a r t i n
Borràs, cordonnier lui aussi; tous deux firent paraìtre les pre-
miers j o u r n a u x communistes anarchistes, « La Justicia H u m a n a », du
18 avril au 25 n o v e m b r e 1886, et «Tierra y Libertad», d u 2 janvier
1888 au 6 juillet 1889.
« La Justicia H u m a n a » publie de grands articles doctrinaux et
des nouvelles d u c o m m u n i s m e anarchiste de l'étranger, surtout de
France. Elle s'appuie, c o m m e les collectivistes, sur la morale, « la
COMUNICAZIONI 85

justice humaine». Ses rédacteurs exposent avec soin que leur c o m -


munisme n'est pas celui que combattait Bakounine, « à son époque,
on n'en connaissait pas d'autre », mais plus moderne, « anarchiste
[...] scientifique [...] révolutionnaire ». Dans le n u m é r o 5, le journal
s'affirme à la fois anarchiste (article: «Plus de gouvernants, m è m e
socialistes») et communiste (art.: « L ' h o m m e est tout par l'hu-
manité et pour l'humanité»). Ils ne donnent pas de détails au
sujet des formes de réalisation de cette conception, «laissant ceci
à ceux qui atteindront l'époque de la réalisation». Mais la base
en est : « U n pour tous, tous pour u n », c o m m e dans une « famille
bien organisée», où se pratique la solidarité. Ils déclarent encore:
«L'individu reste libre, dans le communisme, de la propriété et
des produits de son travail, de faire le bien, mais jamais le mal
à l'égard de la société, à qui il doit tous les bienfaits. Le mal
est tout exclusivisme, tout privilège [...] ». Ils en arrivent à qualifier
d'individualistes les collectivistes, partisans de la propriété indivi-
duelle des produits d u travail. Leur idéal est celui de R u b i o ,
u n pour tous, tous pour un. Ils publient aussi des écrits de K r o -
potkine, Elisée Reclus, Jean Grave, Malatesta, et des nouvelles tirées
d u « R é v o l t é » et de « La Révolte ».
Le communisme catalan de cette époque avait un caractère
surtout pratique: il combat le collectivisme, lui reprochant son
manque d'efficacité par rapport à celle de l'action individuelle
directe violente. Il combat ainsi l'organisation publique de la Fédé-
ration et sa structure à base de métiers. Le n u m é r o 1 de « La
Justicia H u m a n a » déclare : « N o u s sommes anarchistes communistes
[...]. N o u s sommes illégalistes [...]. N o u s ne sommes pas partisans
d'organiser les classes travailleuses dans un sens positif; nous aspirons
à une organisation négative [...] par groupes, sans statuts; [...] elle
doit avoir pour axe les besoins c o m m u n s de classe, et p o u r lien
la solidarité [...] ».
Selon les communistes, l'action individuelle était la seule efficace,
susceptible d'échapper à la répression, tandis qu'ils reprochaient
à la Commission fédérale son autoritarisme et son centralisme,
responsables du recul de l'organisation et d'une sclérose généralisée.
Les communistes furent à leur tour taxés d'individualistes par leurs
adversaires.
Le communisme anarchiste s'étendit à la fin d u siècle, gràce
surtout aux traductions d'écrits des penseurs étrangers, K r o p o t -
kine principalement. Les j o u r n a u x communistes devinrent plus n o m -
86 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1969, ORE 15,30

breux, la plupart étaient de petites feuilles de combat, violentes,


éphémères: «Ravachol», «El Eco de Ravachol», à Sabadell; « E l
Rebelde» et «El Eco del Rebelde», à Saragosse; «La Revancha»,
à R e u s ; «La Revolución Social», à Barcelone; «Ariete Anarquista»,
Barcelone. D'autres titres indiquent les points de vue idéologiques,
« La Justicia H u m a n a », « El Comunista », « Tierra y Libertad », « La
N u e v a Idea », « El Porvenir Anarquista ».

Polémiques de la fin du siècle. L'anarchie sans adjectifs.


Cette expansion d u communisme suscita de grandes polémiques
qui eurent pour résultat de faire préciser les positions. O n les
trouve dans les grands j o u r n a u x ouvriers et revues, surtout «Revista
Social », « Acracia », « El Productor », et dans les mémoires présentés
aux deux Certamen Socialista de Reus, 1885 et 1889, ainsi qu'au
troisième, celui de La Piata (1898).
Le collectivisme eut des défenseurs de talent et de profonde
conviction; o n y remarque trois tendances:
1) celle de Francisco Tomàs, fidèle jusque dans sa vieiliesse
à la conception bakouninienne de révolution sociale et partisan
d ' u n e organisation puissante de travailleurs pour triompher (Les
ouvriers espagnols sont d'ailleurs dans leur ensemble restés t o u -
j o u r s très attachés à l'organisation);
2) celle de Serrano y Oteiza, de Mella aussi, partisans d'une
société basée sur des pactes, d'influence surtout proudhonienne.
Serrano y Oteiza, rédacteur principal de la Revista Social, y
publia une grande sèrie d'articles relatifs à la société de l'avenir.
«La société de l'avenir, pour laquelle nous travaillons, n'est pas
une société égalitaire dans laquelle tous les h o m m e s doivent avoir
une participation égale en produits, mais une organisation dans
laquelle tous ses membres doivent posséder des moyens égaux de
production et où chacun recevra le produit intégral de son travail.
Il y aura en elle des ètres plus o u moins intélligents, plus ou
moins travailleurs, plus ou moins actifs, honnètes, oisifs ou m è m e
criminels; parce que la nature humaine pourra se modifier, mais
les passions existeront toujours en elle, c o m m e existeront des h o m m e s
de tempéraments distincts, d'opinions distinctes et de besoins dis-
tincts; et encore plus: il y aura des organisations de métiers avec
des tendances opposées et m è m e contraires; et pourquoi non, si c'est
une loi de l'humanité qu'elle existe, étant une par son infmie variété?
COMUNICAZIONI 87

Pour cela nous exprimons parfaitement notre idée de la société de


l'avenir quand nous l'appelons [société] de l'harmonie universelìe.
[...] Les moyens matériels par lesquels cette société se régit
sont: l'Autonomie, le Pacte et la Fédération établis sur la propriété
collective, qui est le principe juste de la propriété ». (« Nuestra p o -
litica», 19 janvier 1882).
Cette société « pactiste » ne sera donc pas uniformisée, mais
variée; elle aura pour base le municipe, « représentation des métiers
fédérés»;
3) la tendance de José Llunas, typographe catalan; collettiviste
également et directeur de « La T r a m o n t a n a », il écrivit de n o m b r e u x
articles et brochures, donnant au collectivisme sa f o r m e la plus
étroite; il réduisait l'organisation de la société future à une simple
administration correcte qu'il s'efforga de décrire méticuleusement.
Ses délimitations fastidieuses et souvent inexactes sur l'évaluation
d u produit intégral d u travail, les échanges dans la collectivité,
une réglementation par commissions élues et congrès, m è m e la re-
cherche et l'extradition des fraudeurs de la collectivité furent facile-
ment critiqués par les adversaires d u collectivisme.
Mais ces points de vue et précisions ne convenaient pas à
une époque aussi agitée; la conception communiste était à la fois
plus large et plus généreuse; la violence de la répression contre
les soulèvements et les attentats, les exécutions de Jérez, les tor-
tures à Montjuich soulevaient l'opinion en faveur des victimes
et de leur théorie, communiste, illégaliste. D e plus, la venue de
jeunes éléments, Pedro Esteve, Fernando Tàrrida, Federico Urales
par exemple, entraìna une évolution dans les esprits: le collecti-
visme finit par disparaìtre, tandis que beaucoup de collectivistes
devenaient communistes; d'anciens partisans d u collectivisme en
vinrent à un rapprochement entre collectivistes et communistes
et à une conception plus large, l'anarchie sans qualificatif écono-
mique.
Ce rapprochement et cette synthèse furent annoncés dans la
revue « Acracia » et dans « El Productor » par de grandes séries d'ar-
ticles, n o n signés, dont l'auteur le plus remarquable est Antonio
Pellicer, typographe catalan.
Le n u m é r o 7 d'«Acracia» (juillet 1886) reproduisait déjà u n
écrit inédit de Teobaldo Nieva, communiste, intitulé Colectivismo
y Comunismo, dont deux paragraphes sont intitulés Synthèse du
collectivisme et du communisme anarchiste. Identité de ces deux idées.
U n long article d'«Acracia» (aout 1887), « A propòsito de organi-
88 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 15,30

zación», n o n signé et sans doute d'Antonio Pellicer, au sujet d ' u n


article d u « Révolté » portant ce titre, déclare :
«... les écoles anarchistes coincident en principes bien déter-
minés et définis; l'anarchisme, c o m m e base sociale; collectifs ou
communs, la terre et les grands instruments de travail. Nous coin-
cidons dans le m è m e point de vue libéral: que la société fasse ce
qui lui semble (la société de l'avenir), reconnaissant que nous ne
devons nous imposer par aucun point de vue ni sous aucun prétexte.
Dans les principes, nous ne difFérons que par des détails que pré-
ciseront ceux qui feront la société future. N o u s reconnaissons tous
deux la Révolution sociale intelligente et spontanée à la fois pour
renverser la société d'exploitation d'aujourd'hui. La seule chose
qui manquait était de nous mettre d'accord p o u r hàter la Révolution
sociale, et ceci va arriver sous peu [...] par notre progrès sociétaire
anarchiste et par le besoin d'organisation manifesté par « Le R é -
volté " [...]».
U n e évolution analogue se faisait dans la Fédération des tra-
vailleurs: au Congrès de Madrid de 1887 f u t effacé le terme intégral
s'appliquant aux produits du travail; les congrès suivants, Congrès
élargi de Madrid, mai 1888, et la Fédération de Résistance au capital
qu'il institua, le Congrès extraordinaire de Valence (automne 1888)
laissèrent une liberté plus grande aux initiatives individuelles. Les
n o m b r e u x articles de «El Productor», et d'«Acracia» soulignent ce
point de vue. L'article « Recapitulación» («El Productor», 19 avril
1889), après avoir fait une critique de la formule communiste, de
chacun selon ses forces (qui mesurera ces forces?), à chacun selon ses
besoins, c o m m e n'étant pas égalitaire, conclut: « D ' a b o r d l'individu,
h o m m e , f e m m e , enfant ou vieillard. Ensuite la société. L'anarchie
est dictée par la nature. Chacun porte en soi la souveraineté. N o u s
sommes donc avant tout anarchistes [...] ».
Antonio Pellicer remarque ensuite: « [...] Il est inutile de pré-
tendre à un système unique p o u r tous les peuples [...]; ceci nous
conduirait à une nouvelle tyrannie et à la monstrueuse aberration
de prétendre altérer la magnifique variété des organismes qui f o r -
m e n t et embellissent la nature [...]. Le dernier m o t n'a pas encore
été dit en ce qui concerne les systèmes économico-sociaux; nous
ignorons ce que seront les progrès des sciences et les voies que
prendront les peuples une fois la révolution anarchiste réalisée [...] ».
Il résumé enfin l'oeuvre de « E l Productor» (9 février 1893),
« Aclaración necesaria » : « L'harmonie des deux écoles en Espagne
s'est faite. Cette conduite logique a contribué à la création d'une
COMUNICAZIONI 89

autre école, «l'anarchie sans adjectifs», qui a dépassé les frontières


de la R é g i o n espagnole [...]. N o u s voulons la lumière et n o n le
fanatisme, éclairer et n o n jeter la perturbation ».
La formule d'une anarchie sans adjectifs f u t sans doute expri-
mée pour la première fois par un étudiant en mathématiques,
Tàrrida del Màrmol, venu du fédéralisme à l'anarchisme, d'abord
collettiviste. Il la développa à partir de 1889 et la résumé dans
u n article paru à Barcelone (7 septembre 1890) et à Paris (« La R é -
volte», 6 au 13 septembre): « N o u s sommes anarchistes; nous prè-
chons l'Anarchie sans adjectifs. L'anarchie, c'est u n axiome ; la question
économique est une chose secondaire».
Cette formule de l'anarchie ne survécut pas. M a x Nettlau fait
remarquer que lui-mème n'en avait pas saisi sur le m o m e n t le
sens profond, « tellement la fascination d u communisme, solution
unique, nous tenait tous» {La Première Internationale en Espagne,
p. 574). Ce furent surtout les éditeurs de «La Revista Bianca»,
Federico Urales et Soledad Gustavo, ainsi que Ricardo Mella, qui la
retinrent, en y incluant une nuance sociale. Mella se déclare en
1900 partisan du socialisme anarchiste, c'est-à-dire de l'anarchisme
de caractère social, dans la Memoria qu'il présenta au Congrès de
Paris pour 1900 [Mémoire reproduit sous le titre «La cooperación
libre y los sistemas de comunidad» (« Revista Bianca», I er j u i n 1903)].
« A part les individualistes (écrit-il), les anarchistes sont tous socia-
listes et nous sommes pour la c o m m u n a u t é [...]. Puisque nous affir-
mons l'autonomie individuelle et collettive totale, nous devrons
admettre c o m m e conséquence la faculté pour chacun de procéder
c o m m e il le voudra, la possibilité que certains agissent d'une fagon
et d'autres d'une autre, l'évidence de multiples pratiques dont la
diversité ne sera pas u n obstacle à la résultante d'harmonie et de
paix sociale à laquelle nous aspirons. N o u s devrons donc admettre,
en résumé, le principe de la coopération libre, fondée sur l'égalité
des moyens, sans qu'il soit nécessaire d'aller plus loin en ce qui
concerne les conséquences pratiques de l'idée».

L'individualisme.
La notion philosophique de l'individualisme, celle des Améri-
cains ou de Stirner, f u t à peu près inconnue des travailleurs espa-
gnols d u dernier tiers du x i x e siècle. P o u r eux, le terme individua-
liste avait toujours le sens péjoratif de partisan de la propriété
90 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1969, ORE 1 5 , 3 0

individuelle, propriétaires fonciers ou bourgeoisie industriale, ap-


pliqué c o m m e arme de combat aux collectivistes ou aux adversaires
de l'organisation et de la Fédération des travailleurs.
Le premier journal individualiste espagnol, « La Controversia »
de Valence (3 juin au 9 octobre 1893), f u t individualiste en théo-
rie, mais aussi communiste; il revendiquait l'individualisme p o u r
son effìcacité dans l'action. Les rédacteurs déclarent qu'ils sont en
majorité des individualistes ; c o m m e le titre l'indique, le journal
était dédié à la discussion et à la propagande de l'anarchisme; la
rédaction était en réalité influencée par la propagande par le fait
en France, Pini, puis Ravachol et son exécution, et les méthodes
de cette propagande; ils se présentent c o m m e travailleurs pauvres;
ils affìrment: « T o u t est à nous, puisque nous produisons».
Ce m è m e n u m é r o 1 combat le d o g m e ; le collectivisme y est
qualifié de rétrograde ; quant au communisme, « nous regrettons
seulement qu'il soit u n d o g m e [...] ».
Dans son numéro 2, « La Controversia » déclare à ceux qui s'en-
régimentent avec l'adjectif de communiste: « Soyons plus amples dans
nos conceptions [...] et disons en une fois que nous cherchons, n o n
une formule sociale déterminée, mais l'émancipation de l'individu,
seulement de l'individu». Ils revendiquent alors Ravachol et l'action
individuelle; l'article, Organización y autoridad donne l'exemple de
la France où, dans beaucoup de grandes villes, il n'existe pas de
groupes; m è m e à Valence (Espagne), disent-ils, où la propagande est
plus active que jamais. Ils concluent: «Liberté [...], que chacun soit
u n centre de propagande; que les affinités se réunissent, oui, mais
seulement de fagon temporaire, p o u r le besoin du m o m e n t . R i e n
c o m m e réglement, ni formes: initiative individuelle, autant pour la
propagande que pour la lutte». Leur position était donc voisine
de celle des premiers communistes espagnols, opposés à l'organisa-
tion par métiers, au collectivisme et au « Productor », se situant par
rapport à l'efficacité de l'action, s'appuyant sur les décisions d u
Congrès de Londres en 1881 et l'exemple de l'étranger.
Le n. 4, d u 19 aout 1893, conclut (article El comunismo y el
individualismo): « [...] Pour que l'individu se manifeste dans toute
sa splendeur, toute la richesse doit ètre à la disposition de tous,
l'égalité économique doit ètre u n fait, c'est-à-dire le communisme
doit exister, et il en résultera l'harmonie et la paix partout. Anar-
chie, Liberté, c'est-à-dire satisfaction des besoins. Puis individua-
lisme et communisme sont frères, se fondent, c'est la réalisation
de l'Anarchie».
COMUNICAZIONI 91

«La Controversia» se situe dans l'atmosphère des attentats de


cette époque (ceux de Pallàs, 24 septembre, et du Liceo, 7 novembre
1893). D'ailleurs, en ce qui concerne la diffusion populaire de
leurs écrits, seuls quelques penseurs espagnols pouvaient lire l'an-
glais, Pi y Margall, par la suite Salvochea et Mella, qui connurent
la doctrine individualiste américaine par des j o u r n a u x de langue
anglaise. Stephen Pearl Andrews m e paraìt ètre le seul qui ait
été traduit en espagnol, à Cadix, dès 1854.
Mais tout à la fin du siècle, et plus encore au début du xxe,
quelques j o u r n a u x et revues, expression des milieux anarchistes
ouvriers, commencèrent à présenter les théories des philosophes
individualistes de langue anglaise et allemande, la revue « Acracia »,
dès février 1886, «El Productor», à partir de 1890, surtout «La R e -
vista Bianca » et son supplément, enfin la revue « Natura », qui parut
à partir d u l e r octobre 1903, à Barcelone.
«Acracia», en février 1886, article El individuo contra el Estado,
faisait remarquer que Spencer était individualiste. « E l Productor»,
en 1889 (article: Cartas a un amigo sobre el socialismo, signé Palmiro),
soulignait que la base de l'anarchisme était la liberté, et par con-
séquent la souverainefcé individuelle; il concluait: «La souveraineté
individuelle ne peut ètre niée, parce q u e l l e représente la liberté
de faire ce que l'on croit convenir, en ne faisant de tort à personne
[...] ».
Peu après, l'individualisme f u t présenté plus explicitement par
Mella, dans «El Productor», Apuntes bibliograficos, analyse d u livre
de D y e r D . Lum, The Economics of Anarchy (4 nov. 1890); dans
le m è m e journal, le 7 janvier 1892, u n écrit d'Oscar Wilde, Indivi-
dualismo, occupe toute la première page; il renferme cette consi-
dération: «Le plus haut degré de perfection de ce développement
de la vie ne peut ètre obtenu que par l'individualisme [...] L'indi-
vidualisme considéré c o m m e produit de la liberté, qui fera de
l ' h o m m e u n souverain, est celui vers lequel nous devons tendre».
«La Revista Bianca», à partir de 1899, présenta l'individualisme
de fagon plus étendue (articles sur Spencer, Nietzche d'abord, et
un grand article de Giner de los R i o s (tome I, p. 474), Para la his-
toria de las teorias libertarias-, pour la première fois, Stirner m e
semble mentionné (comme ultra-individualiste, avec Nietzche). L'au-
teur mentionne aussi les Américains, Tucker, Steinle, Fulton. Désor-
mais, les articles sont plus n o m b r e u x , à la fois dans «La Revista
Bianca» et son supplément, et dans « N a t u r a » , revue individualiste
du début du x x e siècle, dirigée par José Prat.
92 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 15,30

D e u x grands articles d'anarchistes communistes italiens sont


publiés, l'un dans «La Revista Bianca», l e r janvier 1904, El indivi-
dualismo stirneriano en el movimiento anarquico, de L. Fabbri, l'autre
dans «Natura», 17 février 1904, de Malatesta, El individualismo en
el anarquismo. Malatesta résumait ainsi sa pensée: « [...]. Les indivi-
dualistes ont seulement la faute, o u le mérite, d'avoir tiré les consé-
quences logiques de l'erreur de tous», et ajoutait: «Mais ce n'est
pas une raison pour persévérer dans l'erreur. La nature n'est pas
faite pour les hommes». L'ardeur juvénile de Fabbri lui attirait
une « note » rectificative de la rédaction de « La Revista Bianca » :
« [...]. Les anarchistes, m è m e communistes, doivent ètre individua-
listes s'ils veulent la liberté pour eux et pour les autres.
Le communisme pour la consommation [...] pour la nature [...]
pour la propriété de ce qui, par son usage et son utilité, doit ètre
propriété de toutes les personnes; la société pour les oeuvres qui
ont besoin d u concours de la collectivité, mais l'individualisme
pour la vie, pour le travail qui peut et doit se faire individuel-
lement, pour l'indépendance et la liberté absolue des hommes.
Seul l'individualisme qui est, si l'on veut, l'exagération de la li-
berté, satisfera les exigences ou les besoins des divers tempéraments
et des diverses mentalités, qui sont infìnis dans l'espèce humaine.
Tel est notre point de vue [...] Liberté, surtout liberté: c'est-
à-dire anarchie. Le reste doit nous importer peu, parce que le reste,
qu'il soit mauvais ou injuste, ne doit pas nous mettre en esclavage,
si nous préférons la liberté à tout».
Ainsi l'individualisme ne suscita pas les àpres controverses qui
avaient eu lieu entre collectivistes et communistes. Il se développa
au x x e siècle surtout dans les régions de Valence et de Catalogne,
sous l'influence principalement des Frangais, naturisme, néo-mal-
thusiamisme de Paul R o b i n , puis sous l'influence d ' A r m a n d et de
H a n R y n e r . Ces formes d'anarchisme restèrent minoritaires, des
modes de vie personnelle qui, en général, ne s'opposaient pas à
l'organisation. Des militants syndicalistes se sont mèlés à divers
mouvements individualistes, participaient à leurs excursions, adop-
taient leur m o d e de vie, végétarien, refus de l'alcool, du tabac etc.
A u fond, communisme anarchiste et individualisme se complétaient
en ce sens.
Cependant, le caractère social de l'anarchisme espagnol est resté
prédominant. Urales note, dans le Suplemento de « La Revista Bianca »
(ler septembre 1900): « Nietzche ne put ètre anarchiste, parce qu'il
lui manquait le sens de la solidarité humaine». Il s'agissait d ' a r -
COMUNICAZIONI 93

river à un équilibre entre la liberté individuelle la plus ampie


et la nécessité de vivre en société, ce qu'ils traduisirent au x x e siècle
par la réaffìrmation d u principe d u communisme libertaire au
Congrès de Saragosse (1936) et les tentatives variées pour le réaliser
(en 1933, 1934 et 1936-1939).
En résumé, nous pouvons remarquer, pour les travailleurs espa-
gnols considérés ici, la continuité et la permanence de l'anar-
chisme, presque inhérent à leur nature, et précisé par les théories
de Pi y Margall, P r o u d h o n et Bakounine. Cet anarchisme signifie
liberté individuelle, autonomie des communautés (sections et fédé-
rations de métiers, des municipes, des régions ou pays). La liberté
était seule susceptible de permettre l'épanouissement de l'individu,
but fondamental de la vie collettive.
L'anarchisme eut toujours aussi chez eux pour bases l'inter-
nationalisme et la solidarité, l'anti-étatisme, le fédéralisme, une so-
ciété organisée et gérée « de bas en haut », par des accords o u
pactes (commutatifs et bilatéraux).
Ces travailleurs eurent également toujours l'idée, qu'ils o n t
exprimée de fagon plus ou moins explicite (liquidatori sociale), que
la société future ne pourrait ètre reconstruite que par la destruc-
tion des institutions et de l'ordre économique existants.
Ils ont ainsi conservé une continuité remarquable de principes.
Les divergences portent sur les méthodes à employer: tantòt, l'action
collettive, publique ou non, tantòt l'action individuelle. Mais il
s'agit d'une action directe, sans intermédiaires de partis ou d'action
politique en particulier.
Enfin, leur conception de la société future s'est élargie, ainsi
que celle des droits de l'individu dans la société:
1) le collectivisme anarchiste reconnaissait explicitement des
droits aux seuls travailleurs organisés, le droit au produit intégral
du travail. Les travailleurs au début étaient préoccupés avant tout
par leurs luttes quotidiennes et pensaient, n o n à ceux qui ne peu-
vent travailler, mais aux oisifs qui profitent d u travail des autres:
«Celui qui voudra manger travaillera»;
2) le communisme anarchiste étendit le droit d'usage et
de consommation des biens à tous les individus dans une société
organisée, n o n seulement sur la base des fédérations de métiers,
mais aussi sur celle des municipes;
3) cette conception est enfin amplifiée par l'accent mis sur
l'individu, au début d u x x e siècle, sous l'influence des théories indi-
vidualistes, mais dont le principe avait été cependant formulé par
94 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 1 5 , 3 0

Pi y Margall: liberté et épanouissement de l'individu, liés l'un à


l'autre.
C o m m e il s'agissait surtout de travailleurs manuels, et n o n
de philosophes, les moyens de réalisation de cet idéal étaient une
préoccupation essentielle. Pour cette raison, ils sont restés dans
leur ensemble très attachés à l'organisation par fédérations de métiers
(reconstituée en 1910 dans la C N T ) ; c'était selon eux la seule fagon
d'avoir une force suffisante pour parvenir.
MIKLÓS MOLNÀR

A PROPOS DE L Ì N S U R R E C T I O N CANTONALISTE
D E 1873 E N E S P A G N E .
L'ATTITUDE DES ANARCHISTES
E T LA C R I T I Q U E D ' E N G E L S

Dans l'étude des ouvrages et des documents, très nombreux,


sur les relations entre les anarchistes espagnoles d ' u n coté et la
Fédération jurassienne de l'autre, c'est une période très courte de
leur histoire, qui frappe l'imagination et suscite de nombreuses
questions. Il s'agit de la première République de 1873 et de l'insur-
rection cantonakste de la m è m e année.
Quelle était l'attitude de la Commission fédérale espagnole
face aux événements? Nous connaissons la réponse, ou les réponses
datant de l'époque mème, ou des décennies suivantes. Elles sont
nombreuses et contradictoires, d u moins en apparence. Engels j u g e
les Espagnols autrement qu'ils ne le font eux-mémes ; James Guillaume
et M a x Nettlau semblent en revanche très proches de l'apprécia-
tion de leurs camarades espagnols.
Cependant, dès que nous commengons de dégager tous ces
propos de leur enveloppe idéologique et polémique, de nouvelles
questions émergent et de nouvelles observations s'imposent.
Commengons par le fait, connu, que la Commission fédérale,
contrairement à l'enthousiasme initial de Guillaume et de Bakou-
nine, s'est montrée très réservée et prudente à l'égard de toutes
les manifestations révolutionnaires.
Cette différence d'attitude ressort pleinement à propos des troubles
de Barcelone de j u i n 1873. J. Guillaume y vit l'occasion manquée
d'une révolution. Il exalta l'audace de Vinas qui, à la téte d'une
poignée d'hommes, avait occupé l'Hótel-de-Ville. A u sujet de cette
entreprise sans lendemain, G U I L L A U M E alla jusqu'à blàmer l'apathie
des ouvriers de Barcelone qui, dit-il, « n étaient pas disposés à
s'associer à une révolution» (L'Internationale, Documents et Souvenirs
[1864-1878], t. Ili, p. 86). D e mème, le « Bulletin de la Fédération
jurassienne» constate avec stupeur que «les internationaux de Bar-
celone seuls restent dans une inexplicable torpeur» («Bulletin»,
27 juillet 1873, p. 3).
96 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1969, ORE 15,30

Pourtant, quelques semaines plus tard, ceux d u Jura furent


amenés à réviser leur j u g e m e n t : «Les télégrammes mensongers
publiés par les j o u r n a u x bourgeois nous avaient trompés au début
sur le caractère de l'insurrection de diverses villes espagnoles, en
attribuant à l'Internationale des mouvements qui étaient le fait
des intransigeants, parti purement politique et militaire... » (« Bulletin»,
17 aout 1873, p. 4).
L'incident est clos, mais il reste la différence d'optique qui
en avait été la cause. Quelle était cette différence d'optique? O n
la décèle en lisant Bakounine d'une part et les textes de la C o m -
mission fédérale espagnole de l'autre, et en comparant leurs idées
respectives:
«Le d é m o n d u socialismo révolutionnaire a pris pour de b o n
possession de l'Espagne. Les paysans d'Andalousie et d'Estrémadure,
sans rien demander à personne et sans attendre d'instructions de qui
que ce soit, se sont emparés et s'emparent encore tous les jours des
terres des anciens propriétaires fonciers. La Catalogne, Barcelone
en tète, décrète à haute voix sa souveraineté. Le peuple de Madrid
proclame la République fédérale et n'accepte pas que la révolution
soit soumise aux futurs oukases de l'Assemblée constituante. Dans
les provinces d u N o r d , soi-disant entre les mains de la réaction car-
liste, la révolution sociale est manifestement en marche: les fueros
sont proclamés aussi bien que l'autonomie des provinces et des c o m -
munes, tandis que les actes judiciaires et civils sont brulés; dans
toute l'Espagne, la troupe fraternise avec le peuple et chasse ses
officiers. La banqueroute générale, publique et privée - première
condition de la révolution sociale et économique - commence.
E n un mot, la destruction et la désagrégation sont complètes
et tout git à terre, détruit ou rongé de l'intérieur par la p o u r -
riture. Il n ' y a plus ni fmances, ni armée, ni tribunaux, ni police;
il n ' y a plus de forces gouvernementales, plus d'Etat; ne reste de-
bout que le peuple, puissant, frais et gaillard, animé désormais par la
seule passion révolutionnaire socialiste. Sous la direction collettive
de l'Internationale et de l'Alliance des révolutionnaires socialistes,
il rassemble et organise ses forces et s'apprète à fonder, sur les ruines
de l'Etat et du m o n d e bourgeois en décomposition, la société de
l'homme-travailleur émancipé » ( M I C H E L B A K O U N I N E , Etatisme et
Anarchie [1873], traduit par M A R C E L B O D Y , Introduction et anno-
tations de A R T H U R L E H N I N G , Leiden, E. J. Brill, 1967, pp. 224-225).
COMUNICAZIONI 97

R i e n de pareil chez les Espagnols. C'est m è m e un autre son


de cloche que révèlent les diverses lettres et proclamations de la
Commission fédérale. Parmi les n o m b r e u x textes, donnons à titre
d'échantillons deux extraits de lettres, l'une inèdite, l'autre déjà
publiée par J. Guillaume :
« La seule chose qui soit manifeste est que la part prise par les
internationaux dans le mouvement cantonal a été spontanée et sans
entente préalable. C'est pourquoi, tandis que les uns se sont battus,
d'autres sont restés les bras croisés.
Je ne crois pas que rien ne soit encore perdu! Il m e semble
que tout pourra ètre sauvé; car, m è m e si nous sommes persécutés,
l'idée reste incarnée dans l'esprit du peuple et quand il sera plus
ou moins prèt, il fera la révolution sociale » (La Commission fédérale
espagnole au Comité fédéral jurassien, 5 aout 1873, Libro Copiador
de la Fédération régionale espagnole N . 984, pp. 381-382; citée
chez J. G U I L L A U M E , L'Internationale, cit., I L I , p. 88).
« Quelques-uns de nos frères d'Italie ont cru que le m o u v e -
ment cantonaliste, c'est-à-dire celui des républicains fédéraux i n -
transigeants, était un m o u v e m e n t internationaliste alors que c'était
un m o u v e m e n t politique créé par les politiciens et sans contact
préalable avec les internationaux. V u le manque de générosité des
fédéraux intransigeants et en raison d ' u n p r o g r a m m e presque sem-
blable à celui des bénévoles, il s'ensuit qu'ils ne prennent les
armes que pour satisfaire leurs ambitieux désirs et leurs desseins
personnels. Cela vous permettra de comprendre que le m o u v e m e n t
en question, bien qu'il fut sympathique à tous les internationaux,
ne pouvait pas mériter l'appui de notre Association à moins de nous
mentir à nous-mèmes et d'annuler notre propagande [...].
N o u s croyons que tout m o u v e m e n t isolé, locai ou national,
est plutòt un désavantage q u ' u n avantage pour la cause parce qu'il
est plus probable que l'effort des prolétaires de la race latine
soit au moins nécessaire pour obtenir notre émancipation et celle
de toute l'humanité. ... Ceux qui croient que les internationaux
d'Espagne étaient en mesure de faire la Révolution sociale alors
qu'en réalité ils n'étaient pas assez forts pour faire triompher le
m o u v e m e n t cantonaliste à cause des rivalités des chefs et de la
faible énergie des prolétaires, ceux-là ne sont pas très au courant
de notre organisation ni de nos forces» (La Commission fédérale
espagnole à la Commission de correspondance de la Fédération
italienne, 18 aout 1873, Libro copiador de la Fédération régionale
espagnole, N . 1041, pp. 447-449).

7-
98 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 1 5 , 3 0

Les mèmes textes nous fournissent aussi les arguments que les
Espagnols ont avancés pour justifier leur réserves et leur prudence.
O n peut les résumer brièvement c o m m e suit:
1) d'une part, le m o u v e m e n t cantonaliste était u n m o u v e m e n t
essentiellement politique et petit-bourgeois;
2) d'autre part, l'insuffìsance des forces révolutionnaires e m -
pèchait l'Internationale de s'engager à f o n d ;
3) vu ces circonstances, la participation des internationaux
dans le m o u v e m e n t cantonaliste a été spontanée et sans entente préa-
lable, conformément au m o t d'ordre de la liberté d'action.

Autant que je sache, les anarchistes n ' o n t jamais soumis cette


explication à un examen critique. Sur le m o m e n t , d'ailleurs, ils
n ' o n t pas eu le temps de le faire. La dictature militaire d'abord,
puis la monarchie restaurée ont passé l'éponge sur toutes ces diver-
gences à l'intérieur d u m o u v e m e n t révolutionnaire. La répression
a balayé cantonalistes, petit-bourgeois, anarchistes, marxistes, tous
à la fois.
E n revanche, c'est Engels qui s'est chargé de faire le point
dans son pamphlet Les bakounistes au travail et dans u n article paru
dans le « Volksstaat ».
Faisons abstraction de l'ironie, d u mépris et des erreurs de j u g e -
m e n t d'Engels. Ce qui nous intéresse, c'est le fond de sa critique:
que reproche-t-il aux internationaux anarchistes?
Le m a n q u e de suite et de cohésion dans leur tactique. Leur
oscillation entre apolitisme et activité politique. Le m a n q u e d'unité
dans leurs décisions. Fautes qui ont abouti à l'éparpillement des
forces.
Mais le point essentiel de la critique d'Engels consiste à reprocher
à la Commission fédérale d'avoir jeté « par-dessus bord tout leur
p r o g r a m m e antérieur [...] et [...] participé à u n m o u v e m e n t de
son propre aveu purement bourgeois». O r en fait, la Commission
fédérale n'a rien négligé pour éviter cette participation et ime analyse
attentive de ses textes révèle les mèmes conclusions que celle des
textes d'Engels, à savoir qu'il ne fallait pas s'engager dans l'aven-
ture cantonaliste. Aussi curieux que ce soit, le clivage véritable entre
les positions opposées ne se trouve pas entre M a r x et Engels
d ' u n coté et la Commission fédérale de l'autre. C e u x de Madrid
et ceux de Londres ont adopté fondamentalement les mèmes consignes
de prudence, et cela pour la m è m e raison fondamentale: la faiblesse
des forces révolutionnaires. « Le temps, écrit l'un des collabora-
COMUNICAZIONI 99

teurs de Marx, n'est pas encore venu où l'Internationale doit s'af-


firmer en Espagne, et tout effort prématuré ne peut que résulter
en une réaction sanguinaire et désastreuse» (Archives de la Préfec-
ture de Police, Paris, dossier: L'Internationale en Espaone (1859-1882)
B A 437, pièces 3120-3121).
Voilà une analyse qui rejoint presque m o t pour m o t celle, citée,
de la Commission fédérale espagnole. T o u t cela d'ailleurs n'est pas
loin de rappeler les jours du printemps 1871, quand M a r x avait mis
en garde les internationaux parisiens con tre toute velléité de se jeter
dans un m o u v e m e n t révolutionnaire prématuré.
E n revanche, des mots d'ordre précis sur la tactique à suivre
dans l'éventualité d'une révolution « petite-bourgeoise » ne se trou-
vent en 1873, au m o m e n t cruciai, ni chez les marxistes, ni chez les
anarchistes. Faut-il s'abstenir de toute participation? O u faut-il s'y
engager avec des réserves et sur la base d ' u n p r o g r a m m e prolétarien
autonome? Personne semble-t-il n'a élaboré vraiment la tactique
à suivre dans cette éventualité. Ce n'est q ' u n texte de la C o m m i s -
sion fédérale espagnole, datant d'une année avant la révolution,
qui affirme: «Il est indispensable que si la révolution éclate et si
nous y avons une quelconque participation, nous n'abandonnions
pas le champ de bataille, nous ne làchions pas les armes avant
d'avoir v u la réalisation de notre grande aspiration: « L'émancipation
sociale des travailleurs par les travailleurs eux-mèmes " » (.Manifeste
du Conseil federai espagnol à toutes les sections de la Fédération régio-
nale espagnole, 1872).
U n e position, donc, que M a r x et Engles eux-mèmes n'auraient
pas pu désavouer. E t c'est là que commencent les vrais problèmes
d'histoire, et non pas au niveau des querelles idéologiques dont
o n a tellement exagéré la portée. Pourquoi la Commission fédé-
rale n'a-t-elle pas appliqué ses propres consignes un an plus tard,
quand l'heure de l'action avait sonné? Par làcheté, c o m m e Engels
le suggère dans certains passages de son écrit cité? N o u s con-
naissons bien, et Engels lui-mème a partiellement reconnu, le courage
des militants andalous. Etait-ce donc par manque d'organisation
que les autres n ' o n t pas suivi l'exemple, c o m m e le suggèrent cer-
tains auteurs? Nous savons aussi que l'Internationale en Espagne
soufffait davantage d'une « surorganisation » que d ' u n manque d'orga-
nisation. Il est donc légitime de penser que la cause fondamentale
de l'attitude ambivalente de l'Internationale espagnole résidait ailleurs.
N o n pas dans l'opposition entre les marxistes de Londres et les anar-
chistes de Madrid, ni n o n plus dans l'insuffìsance de l'organisation,
100 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1969, ORE 1 5 , 3 0

et encore moins dans le manque de courage - mais dans les con-


ditions sociales de l'Espagne. Les clivages réels se trouvent en
effet entre les centres urbains et plus ou moins industrialisés d ' u n
coté, et les régions à prédominance rurale de l'autre. Ce n'est
pas u n hasard si ce furent les groupes andalous et levantins de
l'Internationale qui se jetèrent dans le tourbillon révolutionnaire,
tandis que les ouvriers de Barcelone s'abstenaient et que les diri-
geants de la fédération prèchaient la prudence et la modération.
Régions différentes, conditions différentes, mentalités différentes -
voilà à m o n sens la direction dans laquelle il faut chercher l'expli-
cation au dédoublement de l'Internationale en Espagne au m o m e n t
cruciai de la révolution de 1873. Nous avons affaire à une branche
nationale de l'Internationale qui, malgré toute l'influence de Bakou-
nine, s'est inspirée d u mouvement ouvrier des pays plus développés
et qui a établi ses principes et son organisation selon les modèles
et les mentalités urbains et prolétariens. L'on observe aussi l'inca-
pacité de la Fédération espagnole d'adapter ses structures et son
p r o g r a m m e aux besoins des paysans et des ouvriers agricoles. O r
c'était précisément ces masses rurales qui gonflèrent les effectifs
de l'association au point d'en faire la plus puissante organisation
de l'AIT en Europe. C'était ces masses rurales révoltées qui ont
en vain cherché un appui efficace auprès de leurs camarades inter-
nationaux au m o m e n t de l'insurrection. La Fédération espagnole
n'était pas prète à assumer ce róle, n o n pas parce qu'elle a été
trop en « arrière » par rapport aux principes généraux de l'Interna-
tionale, mais parce qu'elle a été trop en avance par rapport aux
aspirations de cette énorme masse rurale de l'Espagne.
FRÉDÉRICA MONTSENY

PROBLEMAS DEL A N A R Q U I S M O ESPANOL

Cuando se habla de problemas del anarquismo, hay mar cada


tendencia a considerar que se trata de divisiones o discrepancias
ideológicas. Estos problemas no existen hoy en el anarquismo espanol.
Existieron un tiempo, cuando hubo las famosas discusiones entre
comunistas y colectivistas, antes de terminar el siglo xix. Se reno-
varon, en torno a la actitud adoptada por cierto n ù m e r o de mili-
tantes anarquistas internacionales, al producirse la guerra de 1914.
D e nuevo se reprodujeron, al estallar la revolución rusa; mas tarde,
en el periodo de la Piata/orma propuesta por Archinoff y sus amigos.
Aunque Espana no era el centro de tales querellas internas, en ella
repercutian los ecos y las consecuencias de las mismas.
Existieron problemas en el curso de la Revolución e s p a n d a
y anos que immediatamente la precedieron. N o siempre estuvo
todo el m u n d o de acuerdo sobre la f o r m a de conducir la propaganda
y la lucha. Pero, aun cuando buena parte de los anarquistas
espanoles que actuaron en esos anos, n o estaban organizados en la
Federación Anarquista Iberica, fundada en 1927, se llegó siempre
a coincidencias en el encauce y planteamiento de los problemas,
que n o llegaron nunca a dividirnos realmente.
Ademàs, la propia dinàmica de los hechos, mostrando la nece-
sidad de mantener una linea de actuación y de combate sin desmayo ;
los propios ataques de las otras fuerzas politicas, forzando al con-
tatto de codos y a la unidad de acción, fueron resolviendo por si
solos problemas derivados de ciertas diferencias de apreciación.
H o y , nada de todo esto existe para el anarquismo espanol,
considerando corno tal tanto el que constituye la cantidad de mili-
tantes anarquistas exilados corno aquellos que, sobreviviendo a la
represión franquista, continuan morando en el interior de nuestro
pais.
Pequeiìos enfrentamientos de tipo personal y derivados, la mayor
parte, de factores ajenos al movimiento anarquista mismo, no ban
constituido jamàs u n verdadero y serio problema para nosotros.
Pero hay, eso si, cuatro problemas fundamentales para el anar-
quismo espanol, que iremos exponiendo por orden.
102 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1969, ORE 15,30

1. El problema que significa, para un movimiento social e ideo-


lògico corno el nuestro, la permanencia de un régimen dictatorial
- diré mejor de dos regimenes - que han conseguido borrarnos
del panorama politico de la Peninsula Iberica. Porque hay que
tener en cuenta que en Espana - corno en Italia y corno no ha
sido nunca igual en Francia - el anarquismo ha sido un movimiento
que ha interesado m u y amplias capas de opinion; que ha movilizado,
directamente y por su influencia en la Confederación Nacional
del Trabajo, millones de trabajadores. H a sido un movimiento orga-
nizado, con finalidad bien definida y con una estrategia de lucha
que hizo sus pruebas antes de la Revolución de 1936, que la posi-
bilitó y que orientò y alentó todas las realizaciones integralmente
socialistas en ella iniciadas.
Encontrarnos fuera de nuestro pais, o en nuestro pais relegados
a n o ser mas que un movimiento clandestino reducido a la acción,
mas platònica que efectiva, de ciertos grupos que recuerdan el
pasado y n o pierden la esperanza en el porvenir, es prueba m u y
dura para nosotros. El fascismo espanol, sobreviviendo al hundi-
miento del fascismo en todo el m u n d o , ha llevado fielmente a término
la misión que le fuera encomendada: destruir las bases mismas en
que el anarquismo internacional encontraba la fuerza de donde
extraer su propia razón de ser y sus medios de propaganda.
En la mayoria de paises, el anarquismo babia quedado reducido
a ser, o una actitud personal de rebeldia contra el sistema, o u n
pensamiento filosofico que vivia del pasado, o unas cuantas ca-
pillitas entretenidas en el culto al recuerdo de algunos viejos pensa-
dores.
U n movimiento social, vivo, pujante, con p r o f u n d o arraigo y
simpatia populares, solo continuaba siéndolo en Espana. Quizà por
elio se dedicò tan especial cuidado a destruirlo. Ya que, pese a
cuanto ha hecho la propaganda franquista, por un lado, y la c o m u -
nista, por el otro, coincidiendo ambas en el mismo objetivo, cuando,
el 18 de julio de 1936, se produjo el levantamiento de los mili-
tares espanoles, financiados por el gran capitalismo y alentados
por los nazis alemanes y los fascistas italianos, la acción reaccio-
naria iba dirigida, no contra el Partido Comunista, que apenas si
contaba con 20.000 afiliados, sino contra la Confederación Nacional
del Trabajo, que en el Congreso de Zaragoza (mayo de 1936) habia
contado sus fuerzas - mas de u n millón de afiliados - y contra la
Federación Anarquista Ibèrica, que en la serie de movimientos
insurreccionales en el curso de los seis anos de régimen republicano,
COMUNICAZIONI 103

habia demostrado que contaba con gente decidida a llevar adelante


reformas fundamentales en la vida social y econòmica de Espana.
D e ahi que, de una manera sistemàtica, la persecución de nuestros
hombres y la represion contra cuantos intentaron reorganizar a la
C . N . T . y la F.A.I. en Espana, fuese y sea despiadada.
Lo que fué la sangria efectuada en nuestro movimiento durante
los anos '39, '40, '41, '42, '43, '44, n o es para descrita. Murieron
por millares hombres y mujeres de todas las tendencias politicas,
pero en ese triste balance, nosotros llevamos la parte màs numerosa.
Luego, en los anos '45, '46, '47, '48, '49, '50, '51, los esfuer-
zos desesperados del Exilio por provocar la caida de la dictadura,
hicieron que el desangre de nuestras fuerzas continuara. Son centenares
los exilados espanoles pertenecientes a la F.A.I., la C . N . T . y la F.I.J.L.
que fueron a Espana, cayendo unos tras otros, victimas de su valor,
de su entusiasmo... y también de su falta de preparación para afrontar
los dificiles combates de la lucha clandestina. Inutil es citar n o m -
bres. Pero suman centenares. C o m o son numerosos los que, restados
en el interior de nuestro pais, fueron cayendo al intentar reorga-
nizar nuestras organizaciones immediatamente después del fin de
la revolución y de la guerra.
C o n el tiempo, redoblando las precauciones, evitando las actuacio-
nes que nos ofrecieran corno permanentes blancos al enemigo, p r o -
curando desconfiar de agentes provocadores y de cuantos, caidos
una vez en manos de la policia, se veian obligados a convertirse
en auxiliares de ella o a expatriarse, hemos conseguido evitar la
multiplicidad de las caidas. Aunque ellas continuan, pero en menor
proporción que en los anos antes senalados.
D e ahi que, para nosotros, el problema n ù m e r o uno, aquel que
los condiciona todos, es conseguir que en Espana se restablezca un
sistema politico que garantice, por lo menos, las libertades esen-
ciales de que gozan los individuos en los paises civilizados.

2. N o hemos renunciado, - no renunciaremos jamàs - a recu-


perar la influencia moral ejercida, durante màs de un siglo, sobre
los trabajadores y la opinion pùblica espanola. Sobre esto, debemos
hacer una aclaración previa: paradojalmente, pese a la destrucción
de nuestras organizaciones, tanto la obrera, corno la juvenil, corno
la especifica, la curiosidad y la simpatia hacia nuestras ideas con-
tinuan. Solo que ellas se han desplazado del sector popular al sector
intelectual y universitario.
104 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 15,30

Si los libros hablando de anarquismo, de los anarquistas, de su


historia, de su pasado, corno de su presente y de las perspectivas
de su ideologia, hubiesen dejado de interesar, no se hubieran pro-
ducido tantas ediciones de obras, unas de critica, otras de historia,
algunas incluso de exégesis. Hombres de multiples horizontes poli-
ticos, con mayor o menor objetividad, se han ocupado y se ocupan
constantemente de nosotros. Articulos en periódicos y revistas,
con màs o menos fortuna, hablan de nuestros hombres y nuestros
hechos. ;Es por simple oposición al comunismo? ;Es porque, real-
mente, frente a la dialéctica marxista hay que volver fatalmente
a P r o u d h o n y Bakunin? ?Es porque en el fondo de todo espanol hay
u n anarquista que se ignora y es del fondo mismo de sus tenden-
cias intimas, de su propio temperamento, que la fidelidad al
anarquismo dura y perdura en Espana? D e todo debe haber un poco.
Pero lo evidente es que no habria tantos editores de libros sobre
el anarquismo, si esto n o representase una fuente de ingresos y
un tema de constante venta en Espana. A titulo ilustrativo sobre
este aspecto concreto, diremos que del libro Historia del anarco-
sindicalismo espanol se han vendido en Espana, en menos de un
ano, dos ediciones de 30.000 ejemplares.
Elio n o quiere decir que la censura no sea estricta, sobre todo
cuando se trata de autores catalogados y conocidos por su perso-
nalidad y su prestigio. Se da el caso peregrino de que se autoriza
la circulación de obras corno està Historia del anarco-sindicalismo
espanol, cuyo autor, G ó m e z Casas, es un h o m b r e relativamente joven,
que paso largos anos en la càrcel, y en cambio se ordenó el secuestro
y recogida del libro Evolución de la filosofia en Espana, de m i padre,
Federico Urales. Segun parece, a los editores, que reclamaron ante
el juez contra està medida de secuestro, aduciendo que el libro
f u é editado en 1902, por primera vez, bajo la Monarquia, este les
contestò: el libro podria circular. Lo que no puede circular es el
n o m b r e del autor.
Està declaración de parte demuestra que lo que se quiere es
cortar totalmente las nuevas generaciones de los que encarnaron,
en un m o m e n t o dado, una fuerte corriente social, filosofica y p o -
litica, de gran influencia y raigambre populares.
Y es a esto precisamente a lo que n o queremos ni podemos
renunciar nosotros. Quedar reducidos a ser un pensamiento filosofico
sin posibilidades de imprimir su huella en el curso de los aconteci-
mientos que marcan la vida y la evolución de un pais, es algo que n o
entra en nuestros càlculos ni en nuestras intenciones.
COMUNICAZIONI 105

3. La forma de evitar que este hecho se produzca, es el segundo, en


orden de importancia, de nuestros problemas. Porque, hasta consi-
guiendo, por un conjunto de circunstancias felices, que la dictadura
desaparezca de nuestro pais y sea sustituida por u n sistema d e m o -
cràtico, que deje la libertad de expresión y garantice los derechos
de asociación, recuperar el terreno perdido en el campo social y
politico no serà ciertamente cosa fàcil.
Ya he dicho antes que la influencia de nuestras ideas, de nuestra
critica de la sociedad actual y de nuestra concepción de una sociedad
futura, se habia desplazado de las capas populares hacia los intelectua-
les, estudiantes y universitarios. H o y son muchos los intelectuales
jóvenes, escritores, profesores, dedicados a profesiones liberales, que
se preocupan del anarquismo, lo estudian y estudian, por ende, lo que
fueron ensayos socialistas libertarios en Espana. Las colectividades
industriales y agricolas, las realizaciones de tipo social que pudie-
r o n sostenerse durante cerca tres anos, pese a todos los avatares y
dificultades de la guerra y de las luchas politicas en zona republi-
cana, son hoy m o t i v o de constante investigación para no pocos
jóvenes intelectuales espanoles.
Pero el pueblo nos desconoce. N o nos ha olvidado, pues existe una
tradición orai entretenida de familia a familia, de pueblo a pueblo,
de ciudad a ciudad. Màs no sabe a ciencia cierta lo que queremos,
cual es la realidad del anarquismo.
Las masas obreras han sido alejadas de la C . N . T . y se ha luchado
y se lucha, hasta por parte de los opositores al sistema instalado en
Espana, esto es, a los propios sindicatos verticales, por encuadrarlas
dentro de otras organizaciones de clase, de tipo comunista, cristiano
o al estilo de los sindicatos americanos. Volver a representar la gran
esperanza de los trabajadores, su bandera de lucha, el ideal manumisor
de millones de hombres y mujeres, serà tarea improba.
La generación que sucedió immediatamente a la nuestra, es una
generación perdida. Los hijos de los que vivieron la revolución y la
guerra y en ellas perdieron la libertad y la existencia, han vivido
con u n complejo de terror inimaginable y con un instinto de conser-
vación exacerbado, que los ha hecho impermeables a toda prèdica que
podia significar para ellos revivir la tragedia vivida por sus familia-
res. Llamar a la puerta de sus cerebros y de sus corazones, ha sido
tiempo perdido. N o solamente por parte nuestra, sino también por
parte de las otras fuerzas politicas. N o querian saber nada de nada.
Solo se preocupaban de adquirir ciertos bienes materiales, los màs
afortunados ; de vivir, fuese corno fuese, los màs desgraciados. E n
106 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1969, ORE 15,30

algunos quedó el rescoldo de las ideas paternales, pero él neutrali-


zado por una tal cantidad de miedo, que les paralizó completamente
durante anos... Los que han vivido el fascismo y el nazismo, en
Italia y en Alemania, no pueden extranarse de esto.
Ha sido preciso que pasara el tiempo necesario para que una
nueva generación surgiese: la de los que eran m u y pequenos en el
m o m e n t o de la revolución y de la guerra o la de los que han nacido
después de ellas, para que de nuevo las posibilidades se ofrecieran.
Està generación, sin embargo, ha sido completamente cortada
del pasado. Por sus padres, primero: en Espana, durante anos, no se
hablaba del pasado màs que en voz baja, corno si cada palabra p r o n u n -
ciada fuese un peligro latente. E n las escuelas y colegios, la verdad
fué siempre desfigurada. El golpe de Estado franquista se presentò
- se presenta todavia - corno un movimiento de liberacion « contra el
comunismo ». Los « rojos », calificados todos corno comunistas y corno
criminales. La falta de información de la juventud es realmente
abrumadora. La indigencia espiritual en que han debido desenvol-
verse millones de jóvenes espanoles, algo lamentable en todos
sentidos.
Nuestro problema es, pues, conseguir llegar hasta està j u v e n t u d
que ha perdido ya el miedo, pero que puede ser presa fàcil de los
que h o y han encontrado en Espana la propaganda hecha: m e refiero
a los comunistas. Nadie ha hecho tanto a favor del comunismo en
Espana corno Franco y su sistema. La ayuda americana al franquismo
ha dado verosimilitud a todas las campanas comunistas, presentando
a Rusia y al comunismo corno la unica esperanza de redención de
los pueblos oprimidos.
Los hechos internacionales han venido, sin embargo, a ayudarnos
en la obra de recuperación moral que hemos emprendido. La invasión
de Checoeslovaquia, las luchas internas entre el comunismo inter-
nacional, creando divisiones y divergencias en sus filas, han p r o -
ducido una nueva reacción en el pensamiento de una juventud espa-
nola que ha debido formarse e informarse por su propia cuenta, por
su propio esfuerzo.
El espanol ha sido siempre un autodidacta. La mayor parte de
nuestros pensadores, de nuestros novelistas, de nuestros hombres
politicos, han sido autodidactas. Y, al contrario de Francia y de
otros paises, donde la clase media ha constituido las élites intelec-
tuales, en Espana la élite ha salido del pueblo. Podria citar miles
de casos. Nuestra propia militancia, entre la que h u b o incontables
hombres y mujeres de inmenso valor intelectual, oradores y escritores
COMUNICAZIONI 107

de mèrito y enjundia, se f o r m ò toda o casi toda ella a si misma. A


parte el caso de algunos periodistas, corno Borrel y corno Llunas; de
algunos médicos, corno Sentinón, Trinidad Soriano, Garcia Vinas,
Vallina; de algunos ingenieros, corno Tarrida del M à r m o l y Mella,
la mayor parte eran rudos obreros, que se f o r m a r o n una cultura
leyendo, aprendiendo idiomas, aprovechando incluso los anos que
pasaban en las càrceles para adquirir o profundizar conocimientos.
Està tradición continua. Del seno de la clase obrera e s p a n d a
volveràn a surgir los elementos de una élite social y moral, entre
los que continuaremos temendo influencia nosotros.

4. i C ó m o establecer este contacto con la juventud? ; C o m o p r o -


pagar y difundir nuestras ideas? Y, sobre todo, ? còrno ofrecerlas
corno algo factible, realizable, que no ha cesado de ser solución para
los grandes problemas que el m u n d o tiene planteados?
Sé que entre los que intervienen en este seminario, los hay que,
con simpatias platónicas hacia el anarquismo corno pensamiento
filosofico, creen firmemente que es una idea arrinconada por las
realidades de la era atòmica y tecnològica en que vivimos. Q u e es un
ideal concebido sobre la base de las comunas rurales, de las guildas,
de las cooperativas, del mutualismo proudhoniano o de la toma del
m o n t ó n de Kropotkin, tomados al pie de la letra y con un poco de
dulce ironia.
Estàn todos m u y equivocados. El anarquismo n o reniega de su
pasado, ni del pensamiento creador que le ha dado vida. Su base
social y filosofica siguen siendo el hombre, sus realidades subjetivas
y objetivas, su personalidad, sus derechos. Continuamos creyendo
en el federalismo, en el pacto entre iguales, en la solidaridad corno
base de las relaciones y de las inter-relaciones humanas, de pueblo
a pueblo, de continente a continente.
Pero sabemos que hay que dar una base organisacional a todo
esto. Q u e hay que crear u n orden social, liberado del Estado, pero
en el que la administración de las cosas sustituya al gobierno de los
hombres, segùn frase feliz, aunque vieja siempre nueva. Nuestros
congresos se han inclinado sobre el problema y han lanzado las grandes
lineas de planes y proyectos de organización social, temendo en
cuenta el progreso tecnològico e incluso las realidades artificiales
creadas por el m u n d o capitalista, que n o podràn ser cambiadas en
unas horas, ni en unos dias, ni en unos anos. Por ejemplo, las enormes
concentraciones industriales, los complejos, las aglomeraciones humanas
en ciudades mastodónticas. Sabemos que todo esto hay que transfor-
108 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1969, ORE 15,30

marlo, que hay que descentralizarlo. N o sólo lo sabemos nosotros:


el propio capitalismo se esfuerza hoy en desplazar esas masas h u -
manas, en devolver) as al campo y a la provincia.
En el Congreso de Carrara, tan criticado y tan disminuido, se
elaborò y aprobó una moción que recoge las grandes lineas de lo que
fueron ya obras y proyectos de diversos pensadores àcratas, sindi-
calistas revolucionarios ; de lo que fueron ya mociones elaboradas
por otros congresos, que sirvieron de base para la realidad viva que
fueron las colectividades en Espana, defectuosas, incompletas, que
para nosotros no son màs que un primer paso hacia la organización
de la economia en manos de los productores, liberada del salariado,
del patronato y del Estado.
Y, contra la opinion de cuantos creen que el anarquismo perte-
nece al pasado, nosotros seguimos estimando que el porvenir se
abre ante nuestras ideas. Fracasadas las fórmulas autoritarias, evi-
denciada la impotencia del comunismo de Estado para sustituir,
con ventaja, el orden capitalista; fracasada la social-democracia,
al convertirse en fuerza de recambio del liberalismo burgués, domi-
nante desde hace dos siglos, no queda màs solución que el comunismo
federalista y libertario.
Quede bien sentado, para conocimiento de todos, que la llamada
experiencia de intervención gubernamental y politica realizada en
Espana p o r el movimiento libertario, ha quedado total y definitiva-
mente cancelada. Por lo demàs, la F.A.I. no intervino, corno tal orga-
nización, en ningun gobierno. Y aquellos militantes anarquistas
que por una multitud de cincunstancias que n o es el momento de
analizar aqui, aceptaron tal responsabilidad, lo hicieron en nombre
de la C . N . T . y corno afiliados a ella, aunque contaran con la
aquiescencia del movimiento anarquista organizado.
Quede bien claro y definido, que el anarquismo espanol ha
ratificado una y otra vez sus postulados anti-estatales, que la propia
C . N . T . ha ratifìcado asimismo, al reiterar su fidelidad a las tàcticas
y principios aprobados por todos los congresos regulares celebrados
en Espana, en 1919, 1931, 1936 y en todos los celebrados en el exilio.
De cuanto fueron experiencias de la revolución y de la guerra, lo
que el anarquismo espanol reivindica corno hechos positivos, son las
realizaciones colectivistas, las pràcticas de socialismo libertario efectua-
das por el pueblo, mediante las cuales se demostró al m u n d o que la
sociedad capitalista podia desaparecer y ser sustituida con ventaja
por la organización de la producción y la distribucion en manos
de los trabajadores del brazo y del cerebro, a base de la sociali-
COMUNICAZIONI 109

zación de los medios de producción, de las tierras, de la vivienda,


etc., etc., y sustituyendo al Estado por la gestión directa, a base de
consejos, por u n sistema federativo que iba del individuo al lugar
de trabajo, a la comuna, al sindicato, a la provincia, a la región,
hasta la confederación de pueblos.
Es con este bagaje, con las experiencias adquiridas, con las
lecciones que nos han dado duras realidades, corno pensamos orientar
e influir cerca de la juventud espanda, mostrandole lo que nosotros
estimamos camino de la verdadera emancipación. A la que no
llegaremos de la noche a la mariana, por arte de magia, al dia
siguiente mismo de la caida del régimen franquista. Pero a la que
llegaràn las nuevas generaciones, en Espana y fuera de Espana,
por la dinàmica de los hechos y la fuerza de las cosas.
JOAQUIN ROMERO-MAURA

LES O R I G I N E S D E L ' A N A R C H O - S Y N D I C A L I S M E
E N C A T A L O G N E : 1900-1909

T o u t d'abord, deux constatations évidentes: d'une part, on sait


que l'anarcho-syndacalisme ne devient vraiment important en Espagne
- par le n o m b r e de ses adhérents et par la force de l'organisation -
qu'aux temps de la Confédération Nationale du Travail. Et ceci, n o n
pas dès sa fondation en 1910, mais bien après le début de la pre-
mière Guerre Mondiale.
D'autre part, les causes du grand développement de la Confédé-
ration à partir de 1916 n'ont pas nécessairement un lien étroit avec
les origines elles-mèmes de l'anarcho-syndicalisme catalan.
Tenant compte de ces deux faits - mais aussi afm de ne pas
encombrer cette vue d'ensemble avec des détails excessifs auprès
d ' u n groupe réduit de révolutionnaires agissant à une époque encore
très mal connue - j e développerai ici schématiquement un seul
aspect de l'anarchosyndicalisme espagnol d'avant 1909, qui devait
avoir tuie grande influence sur l'histoire de la C . N . T . dans les
années qui suivirent.
Il s'agit des conceptions tactiques et des idées que se faisaient
de la lutte et de la société les anarchistes qui fondèrent la première
organisation anarchosyndicaliste espagnole.

Les historiens qui ont parlé des origines de l'anarcho-syndicalisme


catalan sont tombés d'accord sur quatre points essentiels.
T o u t d'abord, ils soulignent la profonde pénétration de la p r o -
pagande anarchiste dans les masses ouvrières catalanes aux premières
années du x x e siècle.
Puis, ils fixent en 1900 à peu près le m o m e n t où commence la
diffusion des idées anarchosyndicalistes, signallant Porgane de Fran-
cisco Ferrer, « La huelga general », c o m m e le principal instrument
de cette diffusion.
Ensuite, ils désignent la grande grève générale de février 1902
- qui paralysa Barcelone pour plusieurs jours - c o m m e la prevue
indéniable de l'assimilation des principes anarchosyndicalistes par les
travailleurs de la ville.
COMUNICAZIONI 111

Enfin, ils indiquent l'importance de l'exemple d u syndicalisme


révolutionnaire frangais, tout en ajoutant que l'archosyndicalisme
n'était pas quelque chose de nouveau en Catalogne puisque, après
tout, il ne s'agissait que d ' u n retour aux tactiques et aux idées
anarcho-collectivistes des premières années de l'Internationale.
Cette explication est certainement cohérente. Mais les choses se
passèrent tout autrement.

Quelques mots d'abord sur la tradition et l'expérience qui,


ensemble, modelèrent les attitudes et conditionnèrent la perception
des anarchistes de 1900 (Je m'excuse de revenir ici sur des points
déjà touchés par M . Aldo Garosci et par Mlle R e n é e Lamberèt,
mais c'est indispensable pour la continuité de m o n argument).
Pour ce qui est de la tradition, nous sommes à présent beaucoup
mieux fixés qu'il y a quelques mois, gràce à la publication, sous les
auspices de l'I.I.S.G. d'Amsterdam, et aux soins de Mlle Lamberèt,
du livre de Nettlau sur la Première Internationale en Espagne entre 1868
et 1888. C e volume essentiel nous a enfin soustrait à la domination
tyrannique qu'Anselmo Lorenzo et Ricardo Mella o n t exercé pendant
si longtemps sur l'interprétation des profonds changement vécus
par l'anarchisme espagnol au cours des années 1881 à 1888.
Très sommairement, voici ce qu'il advint. A partir de 1868, et
jusqu'à la suppression de l'A.I.T. par le gouvernement espagnol
en 1874, les anarchistes s'organisèrent d'après les principes anarcho-
collectivistes. Leur Fédération était donc une fédération de sec-
tions de métiers (ou syndicats) locales; elle devait détruire le
capitalisme et constituer après la seule f o r m e d'organisation de la
société anarchiste. Cette société obéirait au principe de « Chacun
selon son travail».
Il est important de rappeler combien cette manière de voir
les choses était différente du syndicalisme révolutionnaire du x x è m e
siècle. E n effet, si la société future est imaginée à peu près de la
m è m e fagon par collectivistes et syndicalistes, j e crois qu'il faut
cependant insister sur un fait essentiel qui touche aux principes de
l'organisation et aux methodes de lutte. C'est que la logique de
l'organisation anarcho-collectiviste demande des syndicats purement
anarchistes. O n ne peut trop insister sur ce point, sans lequel
l'anarcho-collectivisme n'a pas de sens.
Les anarcho-collectivistes, c'est vrai, ne l'ont jamais dit, et ils
ont parfois agi c o m m e s'ils pensaient le contraire. Cependant, toute la
conception de la Fédération c o m m e squelette de la société anarchiste
112 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1969, ORE 15,30

future; la fagon dont la Fédération passa à la clandestinité à plusierus


reprises; l'insistence d u leadership sur la nécessité de s'abstenir de
toutes grèves partielles et de toute revendication matérielle, prouvent
que les anarcho-collectivistes concevaient leur Fédération avant tout
c o m m e une organisation de syndicats anarchistes. Et l'abandon
m è m e des formules anarcho-collectivistes, que nous allons voir dans
un instant, vint de la constatation que firent les libertaires du fait
que trop de membres fédérés n'étaient pas du tout des anarchistes.
L'anarcho-collectivisme et le syndicalisme révolutionnaire pur
(formule frangaise) diffèrent également sur u n autre point essentiel.
Selon les collectivistes, la révolution ne peut triompher que par la
destruction directe de l'État. La grève générale, disaient-ils, peut
aider, mais l'ennemi principal est le pouvoir, et le bélier qui doit
l'enfoncer est l'insurrection; ce n'est qu'après celle-ci que l'on est
en mesure de se défaire du capitalisme. Ceci, évidement, n'a rien
à voir avec les doctrines du syndicalisme révolutionnaire et la grève
économique. Mais continuons.
En 1881, le gouvernement espagnol autorisa de nouveau la
Fédération anarchiste. Au cours des sept années suivantes anarcho-
collectivistes et anarcho-communistes s'affrontent, jusqu'à la vic-
toire décisive de ces derniers au Congrès de Valence. L'anarcho-
communisme, c o m m e tout le monde sait, croyait possible le passage
direct du capitalisme à la société communiste où chacun trouverait
de quoi satisfaire ses besoins. Cette société devait aussi ètre libre
de toute contrainte, mème de celle des syndicats anarcho-collecti-
vistes.
L'anarcho-communisme s'imposa aux militants pour de différentes
raisons en différents endroits. Nettlau explique que sa victoire en
Catalogne se dut au désespoir avec lequel les anarchistes catalans
voyaient leurs aspirations révolutionnaires freinées par les préoc-
cupations purement matérielles et la mentalité purement tradeunio-
niste de la plupart des syndiqués. E n effet, par cela m è m e qu'il
niait à la Fédération anarchiste de syndicats sa fonction d ' e m b r y o n
de la société future, l'anarcho-communisme permettait, à ceux qui
ne croyaient pas n o n plus à l'utilité révolutionnaire d'une telle
Fédération, de l'abandonner sans regrets.
Les anarchistes espagnols, une fois convertis, agirent comme il se
fallait: ils tuèrent leur Fédération en 1888. D'aurénavant, les mili-
tants lutteraient tant qu'ils voudraient à l'intérieur des syndicats pour
améliorer les conditions matérielles des travailleurs, ou pour accentuer
leur conscience de classe. Mais, pour la propagande et l'action révo-
COMUNICAZIONI 113

lutionnaires, ils resteraient entr'eux, unis informellement à l'intérieur


de leurs noyaux, les « grupos de afinidad ».
Vint alors la phase terroriste des années 90 à 96, suivie d'une
terrible répression.
La répression coincida avec le début de la guerre coloniale contre
les insurgés de Cuba et des Philippines. Tant que la guerre dura, les
anarchistes ne purent bouger.
Ce n'est qu'après la défaite de l'Espagne et la fin de la guerre
entre celle-ci et les États-Unis, en 1898, que les libertés furent peu
à peu restaurées et que les anarchistes purent renouveller leurs acti-
vités.

La répression de 1896 avait décimé les rangs anarchistes à Barcelone.


Le terrorisme n'avait eu qu'un seul effet visible, celui d'eloigner les
ouvriers de leurs dangereux compagnons. Sur ce point, tous les
anarchistes se disent d'accord en 1899 et 1900.
Mais si l'on ne pense plus au terrorisme, que l'experience con-
demne, les principes généraux et les conceptions révolutionnaires
essentiels des l'anarcho-communisme, quant à eux, restent intacts.
Ils ne sont pas remis en question.
En 1899-1900 il s'agissait donc seulement de trouver une nouvelle
ligne tactique, qui permettrait d'appliquer avec efficacité les principes
anarcho-communistes d'organisation des militants en « grupos de
afinidad», et toujours en marge des syndicats.
Cette nouvelle tactique, o n la trouva très vite. C'était, diasit-on,
« la seule possible » : la grève générale révolutionnaire. Ferrer fut son
principal defenseur. Ce n'était pas la grève économique des syndi-
calistes. Ferrer proclamait de son journal le principe que la violence
révolutionnaire serait aussi étendue que l'exigerait la resistence des
bourgeois. «Il y aura-t-il d u sang? », demandait-il; et il se répon-
dait lui-mème: « Oui, beaucoup».
Ferrer était l'ami de Malato et de Paraf-Javal, hostiles tous deux
au syndicalisme révolutionnaire. « La huelga general » conseillait
l'abandon par les syndicats de leur néfaste habitude de recueillir
de fonds pour les temps de grève. A quoi bon?: le chemin de La
Sociale ne passait pas par les augmentations de salaires ou par les
retraites.
Les efforts des anarchistes conduisirent à la grève générale de 1902.
Mais il devint tout de suite évident qui si les ouvriers avaient
assimilé la notion de la grève générale c o m m e f o r m e de lutte, ce ne

6.
114 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1969, ORE 1 5 , 3 0

f u t que pour donner une forme concrète à un sursaut de dignité,


et n o n par esprit révolutionnaire.
Après cette grève, les travailleurs de Barcelone abandonnèrent
leurs syndicats par milliers. Ici, la crise économique qui sévissait
alors n'explique pas tout. Beaucoup d'ouvriers partirent simplement
parce qu'ils refusaient de coopérer avec les anarchistes qui, ayant
par leur activité incessante réussi à noyauter plusieurs syndicats,
essayaient de les jeter à corps perdu dans la lutte révolutionnaire.
U n an après la grève vint un choc terrible pour les libertaires de
Barcelone. A u x elections de 1903, les ouvriers votèrent en masse p o u r
le parti republicain et pour son chef locai, Alejandro Lerroux. Ils
devaient lui rester fidèles pendant une bonne dizaine d'années.
C'est dans ce contexte qu'il faut voir l'évolution des anarchistes
catalans vers l'anarcho-syndicalisme.
Délaissés par les masses - et cette fois-ci n o n par apathie, ni par
peur, mais en raison d ' u n choix politique de celles-ci - les anar-
chistes commirent alors une grave erreur d'appréciation de la situation
politique. Ils crurent, comme d'ailleurs le pensait la bourgeoisie
catalane, que les ouvriers abandonnaient les syndicats et suivaient
Lerroux parce que celui-ci leur parlait de révolution.
D e ceci, ils déduisirent qu'ils avaient eu raison de laisser de coté
toute action syndicale traditionnelle, et qu'il était nécessaire de
revenir à la plus pure intransigeance. En un m o t : il leur fallait se
montrer encore plus révolutionnaires que Lerroux.
Il y eut donc renfermement des anarchistes sur eux-mèmes, et
une nouvelle phase de terrorisme, à laquelle participa le leadership.
Ceci dura de 1903 à 1907. Les anarchistes s'éloignèrent encore
d'avantage des masses ouvrières. Le terrorisme ne bénéficia que
Lerroux et son parti républicain, qui surent poser c o m m e les seuls
protecteurs des ouvriers contre une police arbitraire (et enragée
par les attentats), tout en dénongant les bombes c o m m e une p r o v o -
cation venant des partis bourgeois.

Petit à petit le leadership anarchiste de Barcelone comprit son


erreur et vit que les ouvriers ne suivaient pas Lerroux croyant qu'il
était plus révolutionnaire que les anarchistes, mais parce qu'il offrait
une alternative réformiste - quoique insistant sur le point fonda-
mental de la propagande républicaine, qui était qu'aucun réformisme
vraiment utile ne serait possible tant q u ' o n n'aurait pas détruit la
monarchie par une révolution politique.
COMUNICAZIONI 115

A la découverte de la mentalité réformiste des ouvriers s'ajouta


une autre. Déjà en 1905, et plus encore en 1906, apparaissent quelques
articles dans « El trabajo » de Sabadell, où des militants anarchistes
ouvriers se plaignent de ceux qu'ils appellent : « ceux qui philoso-
phent». L'intransigeance anarchiste, disent-ils, a fait sortir de cer-
tains syndicats beaucoup d'ouvriers qui y seraient restés si les mili-
tants anarchistes qui se trouvaient à la tète de ces syndicats avaient
respecté les convictions républicaines d'une grande partie des membres.
Et d'ajouter que la désorganisation ouvrière au niveau syndical donnait
de la force aux patrons. qui se sentaient libres d'expulser les ouvriers
quand ils n'en voulaient plus, ou m è m e de rabaisser leurs salaires.
Pour des militants qui, en plus d'anarchistes, étaient des travailleurs,
il s'agissait ici d'un détail important.
E n 1907, la conscience de cette situation s'accentua. Il y eut une
réunion de militants anarchistes et socialistes au mois de juillet, d ' o ù
sortit une organisation: la Fédération Barcelonaise de Solidaridad Obrera.
Ses statuts indiquaient clairement la portée de ses objectifs: il
s'agissait d'améliorer les conditions materielles où vivaient les travail-
leurs, et de les former dans la lutte pour leur émancipation future.
Les ouvriers anarchistes regurent avec un enthousiasme aussi
débordant qu'inattendu la nouvelle de la fondation de Solidaridad
Obrera. Il fallait à tout prix, assuraient-ils, former une grande orga-
nisation qui en imposerait aux patrons.
E n septembre 1908, après une année de travaux préparatoires,
eut lieu à Badalona un Congrès Catalan de la Classe Ouvrière.
Là naquit la Fédération Catalane de Solidaridad Obrera, basée sur les
mèmes principes que la Barcelonaise de 1907. Il y avait en elle
des ouvriers tradeunionistes, anarchistes, socialistes et républicains,
coiffés par un leadership anarchiste.

Solidaridad Obrera réunit dès le début plusieurs milliers d'ouvriers.


A Barcelone, quelques 50.000 entrèrent dans la Fédération, qui
encadra ainsi à peu près un tiers des travailleurs de la ville. Les
anarchistes dirigeaient parce qu'il n ' y avait aucun autre groupe de
militants ouvriers avec leur expérience et leur énergie. Mais les
ouvriers acceptèrent de s'unir sous u n leadership révolutionnaire
à la condition qu'il restàt reformiste dans ses actes.
Le syndicalisme revolutionnaire frangais naquit de la confluence
de deux succès: de celui, croissant, des syndicats en France, et de
l'impression que la puissante American Fédération of Labor avait fait à
certains militants frangais. E n Catalogne, Solidaridad Obrera naquit
116 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1969, ORE 15,30

de la confluence d'une doublé anémie: syndicale et anarchiste. Cette


différence explique, dès le départ, la distance qui séparé le syndi-
calisme révolutionnaire frangais de celui de l'Espagne. Les Iiber-
taires catalans d'alors ne croyaient pas à la grève économique c o m m e
panacèe révolutionnaire, parce qu'ils ne croyaient pas à la possibilité
de créer des syndicats aussi forts qu'en France, en Allemagne ou
aux U.S.A.
Ils ne pouvaient y croire, dans cette Catalogne de 1907 à 1910
qui souffrait d'une grave crise dans certains secteurs industriels i m -
portants, et où des milliers d'ouvriers étaient jetés à la rue par la
mécanisation des usines tandis que les prix des produits alimentaires
montaient beaucoup plus vite que la moyenne européenne.
Ce f u t leur faiblesse syndicale croissante des années 1902 à 1908
qui rappella aux travailleurs catalans - anarchistes ou pas - les vertus
d u tradeunionisme. Mais ceci seulement dans le sens qu'il fallait
des syndicats pour subsister, pour ne pas crever de faim-littéralement.
D'autre part, le phénomène du républicanisme ouvrier avait
permis aux anarchistes catalans de redécouvrir une vérité toute
simple, que les partis révolutionnaires oublient beaucoup plus souvent
qu'il ne sied à leur bonne santé: c'est qu'il n'est pas possible de
faire la révolution pour les ouvriers mais sans eux. Q u e si les
ouvriers ne sont pas révolutionnaires, il ne peut y avoir de révo-
lution ouvrière.
Ainsi, les militants anarchistes prètèrent en tant qu ouvriers leurs
énergies à l'effort de reconstitution de l'organisation syndicale. Ils
n'en oublièrent pas pour autant leurs intentions révolutionnaires.
Mais puisque le terrorisme était dépassé en tant que méthode; puisque
les principes libertaires défendaient le recours à l'organisation d'un
parti de masses (seul moyen de financer, en dehors des syndicats,
une propagande continue et efficace); puisqu'on ne croyait pas à
la possibilité de former des révolutionnaires par l'action politique,
les anarchistes choisirent les syndicats pour y faire leur propagande.
C'était là que se trouvaient les ouvriers.
La nouvelle ligne, et ceci est important, n'impliquait pas une
révision théorique profonde. C o m m e dit Anselmo Lorenzo au C o n -
grès de Badalona, il s'agissait seulement de se plier aux exigeances
de la pratique. Les anarchistes allèrent au Congrès sans théories.
A tei point, qu'ils laissèrent aux groupes minoritaires de socia-
listes et de républicains la majorité au sein des commissions chargées
de préparer les motions. La presse anarchiste s'occupa bien peu du
congrès d'Amiens, et, tout en les rapportant, ne fit aucun cas des
COMUNICAZIONI 117

discussions entre Malatesta et Monatte au Congrès d'Amsterdam


de 1907. A Barcelone, le langage de Monatte n'avait pas de sens.
Rien, en Espagne, n'obligeait les militants à modifier la conception
de la société et de la révolution heritée de l'anarcho-communisme.

L'anarcho-syndicalisme espagnol naquit donc sans syndicalistes.


D'orénavant, bien sur, on essaierait de rendre les ouvriers révolution-
naires de l'intérieur des syndicats, c o m m e voulait Malatesta. Mais,
tant qu'on ne réussirait pas, on resterait sur ses gardes. E n Cata-
logne, l'anarchosyndicalisme f u t une formule de patience, apprise
par trente ans de revers.
Le Congrès d'où sortit la C . N . T . devait avoir eu lieu en 1909.
La Semaine Tragique de Barcelone, en juillet de cette année-là,
et la répression qui suivit, obligèrent les organisateurs à attendre 1910.
Jusqu'à la guerre civile, et à quelques exceptions près, la C . N . T .
devait rester fidèle à la conception qui avait fait naitre Solidaridad
Obrera. La F.A.I. elle-mème ne nia jamais cette conception. Je crois
qu'elle etait très supérieure à celle du syndicalisme révolutionnaire
frangais, en ce sens surtout que les hommes de la C . N . T . n'oubliè-
rent jamais que leur principal ennemi était le pouvoir. Il se peut
que cette supériorité explique en partie la survie de l'anarcho-syn-
dicalisme espagnol jusqu'en 1939.
G A S T O N L E V AL

L ' A N A R C H I S M E E T LA R É V O L U T I O N ESPAGNOLE

O n ne peut se réunir pour parler d'anarchisme sans se référer à


la Révolution espagnole. L'idéal de Proudhon, de Bakounine, de
Kropotkine et l'école kropotkinienne, et de tous les anarchistes socia-
listes (collectivistes ou communistes) a été mis à l'épreuve des faits
dans la réalisation la plus transcendante que l'histoire sociale de
l'humanité ait connue. Après plus d ' u n demi-siècle, les communistes
autoritaires marxistes sont aussi éloignés qu'ils l'étaient en 1917
des buts qu'ils avaient proclamés. Lénine déclarait au congrès d u
parti communiste russe tenu en mars 1922 (c'est-à-dire après quatre
ans et demi d'exercice du pouvoir) : « l'idée de construire une société
communiste avec l'aide des seuls communistes est u n enfantillage,
u n pur enfantillage, il faut confier la construction économique à
d'autres, à la bourgeoisie qui est plus cultivée, et aux intellectuels d u
camp de la bourgeoisie: nous mèmes nous ne sommes pas encore assez
cultivés pour cela ». Mais en Espagne, pendant les trois ans qu'a duré
la révolution, finalement écrasée par Franco en m è m e temps que les
armées antifascistes, le communisme libertaire a été implanté avec
une rapidité telle et un tei succés que les militants révolutionnaires
les plus audacieux, ceux qui connaissaient le mieux les problèmes
économiques en ont été surpris.
Jusqu'alors des h o m m e s c o m m e Malatesta, Kropotkine et m è m e
le signataire de ces lignes, qui avait publié d'assez nombreuses
études sur les problèmes de reconstruction sociale, avaient pensé qu'il
serait inévitable de passer par une assez longue période de tàtonne-
ments, d'essais pour enfin trouver la route la meilleure. Nous n'aurions
jamais cru que l'on p u t implanter l'organisation du travail et de
la production du j o u r au lendemain, avec les comités d'usines et
d'ateliers, avec les syndicats et les fédérations d'industrie, et de
services publics. N o u s n'aurions pas cru n o n plus que l'agricul-
ture puisse ètre socialisée avec une telle promptitude et d'aussi splen-
dides résultats que ceux que nous avons connus.
Cependant, il en f u t ainsi. Il en fut ainsi malgré des difficultés
innombrables que ceux qui nous o n t accusés de n'avoir pas socialisé
COMUNICAZIONI 119

à cent pour cent toute la vie sociale de l'Espagne ignorent, ou


s'obstinent à ignorer.
Car il ne faut jamais oublier les conditions dans lesquelles la
Révolution espagnole a été faite. E n premier lieu, une guerre civile
terrible où nous avons eu un million de morts, où les forces mili-
taires de l'Espagne et celles d u fascisme international, dotées d ' u n
armement, d'une organisation technique, infiniment supérieurs aux
nótres, maitresses de la mer et de l'air, nous ont obligés à un
effort qui absorbait une grande partie de nos ressources. Dans
cette situation où nous avons bientót manqué de blé, de viande, de
charbon, de fer nécessaire à la fabrication des armements, le moindre
bon sens ou la moindre honnèteté doivent convenir que nous n'avons
pas pu faire tout ce que nous aurions voulu.
D'autant plus que ces conditions défavorables, ou franchement
adverses, se doublaient d'une situation politique qui en découlait.
Il ne faut jamais oublier n o n plus que, pour la majorité du peuple
espagnol vivant dans la moitié de l'Espagne chapeautée par le g o u -
vernement républicain, le plus important, le plus nécessaire, ce
qui primait tout était la déroute d u fascisme, l'exigence d'éviter
le triomphe de Franco. Si nous avions tenté d'éliminer par la force
les républicains, socialistes, catalanistes, autonomistes basques, et
communistes - qui tous réunis étaient plus nombreux que nous -
nous aurions été écrasés par la réaction n o n seulement des masses,
mais aussi de ces partis et des forces policières armées qui n'avaient
jamais été dissoutes dans bien des endroits, car là aussi nous ne
pouvions pas nous battre à la fois contre elles, qui furent vite ren-
forcées par le gouvernement de Valence et celui de Barcelone, et contre
les forces franquistes.
Dans cette situation, nous avons fait de notre mieux - ou
plutót nos camarades espagnols ont fait ce qu'ils ont pu. Rapidement,
dans l'industrie, ils ont pris en main les entreprises, en poussant
aussi loin que possible l'expropriation. Dans certains cas, et dans
les premiers temps, o n ne pouvait pas dépasser le stade des comités
de contròie, car les patrons étaient aussi sincèrement antifascistes
- libéraux, autonomistes catalans etc. - et on ne pouvait pas p r o -
voquer des heurts violents qui auraient fait le jeu de Franco; puis
le comité de contróle fut transformé en Comité de gestion, de
gestion ouvrière qui prenait en main la responsabilité de la p r o -
duction. Les assemblées de travailleurs nommaient ces Comités, et
la révolution sociale s'implantait.
120 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 1 5 , 3 0

Dans d'autres cas, particulièrement dans les petites villes, les


petits patrons, gagnés par l'initiative des nòtres, adhéraient à la trans-
formation sociale, à la socialisation proposée, et qui s'organisait à
l'échelle communale, sous l'ègide de la c o m m u n e dans laquelle les
syndicats devenaient des sections spécialisées qui cordonnaient leurs
efForts dans le département « travail et production ». Naturellement,
nos camarades faisaient partie de la municipalité, n o n seulement pour
l'organisation du travail, mais aussi pour celle de la distribution, de
l'enseignement etc. Ils réussissaient alors à établir la c o m m u n e
libertaire telle qu'elle avait été imaginée, avec cette différence
qu'elle ne vivait pas en autarcie, et qu'elle maintenait, en les
élargissant, des rapports de toutes sortes avec les autres communes,
la région, ou le pays.
Dans d'autres cas encore, les syndicats, du j o u r au lendemain,
ou en très peu de temps, selon les circonstances, prirent en main la
production. Ici ce f u t la réalisation de ce qu'avait préconisé l'anarcho-
syndicalisme; les services sanitaires, les chemins de fer, les moyens de
transport urbains, des industries entières c o m m e celles d'Alcoy, dans
la province d'Alicante, s'organisèrent sur cette base, toujours d'après
les impulsions données par les assemblées ouvrières, inspirées par les
militants, et pratiquant souvent la solidarité interprofessionnelle ou
interindustrielle.
Il y eut des cas - tei celui des métallurgistes de Catalogne, qui
durent organiser une industrie d'armements pour le combat des
fronts - où les industries ne passèrent pas aux mains des syndicats.
Le m è m e fait se produisit dans l'industrie textile. C'est qu'alors
les difficultés d'ordre économique, ou financier (la monnaie, en
pesetas, avait été conservée et il ne dépendait pas de nous de la
supprimer, car dans les villes le commerce avait maintenu son caractère
privé et faisait souvent bloc avec les partis) c'est qu'alors, disons
nous, ces difficultés, politiques aussi, ne permettaient pas d'aller
plus loin. Mais au sein des fabriques, des usines, le travail était
organisé par les travailleurs; il n ' y avait plus de patrons, de capi-
talistes, d'actionnaires faisant la loi, de hiérarchie directoriale. M è m e
incomplète, c'était ime révolution sociale. Et, quel que f u t le degré
de socialisation atteint, des centaines de milliers de travailleurs
industriels prouvaient que les machines pouvaient tourner, les entre-
prises fonctionner et produire sous la direction ouvrière - avec,
naturellement, celle des techniciens.
COMUNICAZIONI 121

Mais c'est dans la socialisation agraire que les réalisations furent


le plus complètes; parmi les paysans que le marxisme a toujours
considérés c o m m e des réactionnaires indécrottables, les Collectivités,
qui embrassaient des villages entiers, ou la moitié, ou les trois quarts
de ces villages, s'organisèrent d u j o u r au lendemain dès que l'expro-
priation f u t possible - elle ne le f u t pas partout à la fois, les circon-
stances j o u a n t ici encore, dans le domaine politique, militaire, écono-
mique etc. Mais o n peut dire, grosso modo, que plus de la moitié des
terres furent expropriées et cultivées selon les principes et les con-
ceptions d u communisme libertaire. Organisation du travail d'après la
décision des assemblées paysannes, par groupes de laboureurs et de di-
vers travailleurs des champs; coordinationdeseffortspar l'intermédiaire
des délégués de ces groupes; augmentation des surfaces ensemencées,
accroissement des rendements - de trente pour cent en Aragon,
bien que quarante pour cent des hommes étaient mobilisés au front - ;
augmentation du bétail - porcin, ovin, bovin - construction d'étables,
d'écuries et de bergeries collectives, en dehors des villages pour des
raisons d'hygiène, travaux divers, amélioration de l'irrigation etc.
Et cela partout, réalisé avec u n enthousiasme extraordinaire.
Ce n'est pas tout. Le principe d u communisme libertaire, tou-
jours défendu par nous f u t aussi appliqué avec une rapidité stupéfiante.
D u j o u r au lendemain, dès après la constitution des Collectivités, on
appliqua la formule « à chacun selon ses besoins, de chacun selon ses
forces». C'est-à-dire qu'en un temps m i n i m u m , tous sans exception:
producteurs, femmes s'occupant de leur foyer, vieillards ayant passé
l'àge d u travail, enfants dès leur naissance se virent attribuer les
possibilités de vie matérielle, soit d'après un barème de salaire fa-
milial (ainsi appelé à l'époque), soit d'après le rationnement en
biens de consommation, établi toujours par les assemblées c o m -
munales.
Amélioration de l'habitat, socialisation de la médecine locale,
multiplication des écoles - les enfants n'allaient jamais travailler
avant l'àge de quatorze ans, alors qu'auparavant la moitié restaient
illettrés 1 - c'était u n m o n d e nouveau, une civilisation nouvelle qui
surgissaient, et qui donnaient au visiteur ime impression de paradis.
Ce principe de la solidarité, qui était la caractéristique d o m i -
nante des collectivités agraires, ne s'appliquait pas seulement à l'échelle

1. Dans certaines collectivités, l'àge fut fixé à quinze ans, parfois à seize
ans pour les travaux durs.
122 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 1 5 , 3 0

des individus communautaires. Partout les Collectivités étaient orga-


nisées en cantons, et pratiquaient la solidarité à l'échelle cantonale,
les plus favorisées aidant les moins favorisées, en difFiculté (mau-
vaise récolte, destruction par orage, gelée etc.) de fagon que ce q u ' o n
pouvait obtenir p?r voie d'échange - machines, semences, engrais,
bétail - était d'abord distribué aux villages les plus pauvres afìn
d'améliorer leur situation. Cela, en Aragon, et dans le Levant; en
Castille, cette solidarité se pratiquait au m o y e n des Caisses de c o m -
pensation, sous la f o r m e de distribution de certaines sommes d'argent
obtenues par la vente des produits de la terre, surtout du blé.
Il y eut environ 320 collectivités de ce genre en Aragon, 900 2
dans la région d u Levant (dont Valence est la capitale), plus de trois
cents en Castille où nos idées avaient à peine pénétré parce que le
vieux catholicisme y dominait, fermement enraciné, et dans le meilleur
des cas le socialisme réformiste s'était répandu. E h bien!, dans cette
Castille mème, la Fédération des travailleurs de la Terre, aux mains
des socialistes réformistes, adhéra à l'oeuvre collettiviste, et les
paysans traditionnellement catholiques ou réformistes furent, avec nos
camarades, d'excellents collectivistes libertaires.

L'étendue de cette oeuvre de transformation sociale a donc été


immense. Je calcule, si nous ajoutons les collectivités d'Andalousie et
d'Estrémadure, qui furent peu nombreuses parce que le front s'était
implanté dans ces régions, et les armés franquistes avangaient continuel-
lement ou par intermittence, j e calcule qu'il y eut en tout 1600 C o l -
lectivités, à quelques unités près. E t chacune d'elles, chacune des
petites villes organisées sous la f o r m e communale, mériterait u n
livre à elle seule. Toutes les activités créatrices, les initiatives, les
transformations dans les rapports humains, furent une floraison
prodigieuse.
E t c'est avec la pleine conscience de la valeur des mots, sans
hyperbole, sans esprit démagogique aucun, que j e répète: «jamais
dans l'histoire d u m o n d e telle qu'elle nous est connue jusqu'aujourd'hui,
une oeuvre sociale comparable n'a été réalisée». Cela en quelques
mois, quand ce ne f u t pas en quelques semaines, et m è m e en quel-
ques jours, selon les cas.
Naturellement, si l'on peut parler de miracle, nous savons que
c'est en termes de relativité. La révolution espagnole n'a pas été i m -

2. Dans mon livre, Ni Franco, ni Staline, j'indiquais 500 collectivités.


Ces chifres se reféraient au début 1938. Un an plus tard, elles étaient 900.
COMUNICAZIONI 123

provisée par generation spontanée. Elle a été possible parce que, depuis
1870, le m o u v e m e n t anarchiste espagnol a poursuivi, avec une opi-
niàtreté exemplaire, la réalisation d ' u n idéal concret, positif: la
construction d'une société nouvelle. A travers des luttes sociales
souvent terribles, des conflits, des persécutions, des efforts incessants
d'organisation (particulièrement d'organisation ouvrière), les anar-
chistes espagnols, collectivistes puis communistes, o n t travaillé d'ar-
rache pied pour éduquer les travailleurs, p o u r s'éduquer eux-mèmes;
ils se sont formés organisateurs, ils o n t acquis le sens des respon-
sabilités individuelles et collectives, ils o n t compris que la société
libertaire était une entreprise qu'il fallait préparer, et déjà en 1872,
Bakounine pouvait citer l'organisation espagnole c o m m e « la meilleure
à ce j o u r » d u point de vue économique. Car en effet, alors que dans
d'autres pays o n rejetait l'activité syndicale ouvrière c o m m e une
déviation de l'anarchisme et de la révolution, le m o u v e m e n t espagnol,
suivant en cela les orientations bakouniniennes et de la fraction
fédéraliste de la Première Internationale poursuivait, avec persévérance,
héroisme et abnégation, son oeuvre historique.
E t nous ne parlons pas seulement d'héroisme et d'abnégation en
pensant aux luttes terribles soutenues, aux répressions supportées, aux
longues périodes de mise hors la loi, aux n o m b r e u x militants paysans
morts sur l'échafaud; nous le disons aussi en pensant, par exemple,
aux quelque cinquante écoles soutenues par l'effort des militants
depuis la m o r t de Francisco Ferrer.
Les faits prouvent que seuls les principes libertaires peuvent,
de par leurs justesse théorique et leurs conceptions constructives,
réaliser le véritable socialisme. Car l'anarchisme de Proudhon, de
Bakounine et de ses amis de la Première Internationale, de Kropotkine
et de son école est, simplement le socialisme intégral. A part cela,
il n ' y a rien qu'erreur ou duperie.
L'Espagne d u 1936-39 nous m o n t r e le seul chemin valable.
L'expérience est décisive. A nous de savoir en tirer les legons qui
s'en dégagent, et de nous en inspirer pour les futures transformations
sociales.
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V E N E R D Ì 5 D I C E M B R E 1969, O R E 21
Presidenza: WILLIAM A. SALOMONE

GINO CERRITO

IL M O V I M E N T O A N A R C H I C O I N T E R N A Z I O N A L E
N E L L A S U A S T R U T T U R A A T T U A L E .
L I N E A M E N T I S T O R I C I E B I B L I O G R A F I A ESSENZIALE

I m o m e n t i più caratteristici del m o v i m e n t o anarchico nell'ultimo


cinquantennio, ossia i fenomeni che hanno maggiormente influito
sul suo sviluppo ideologico e organizzativo, sono nell'ordine:
1) la Rivoluzione sovietica;
2) la Rivoluzione e la guerra civile di Spagna;
3) la tendenza decisamente centralistica e autoritaria della vita
sociale attuale, che pone inquietanti interrogativi sul problema dei
mezzi;
4) lo straordinario interesse della pubblica opinione specialmente
giovanile di questi ultimi anni per le ideologie libertarie e per la
pratica dell'azione diretta, in forza della crisi del regime bolscevico
e nonostante la nascita di nuovi miti.
In realtà, i cento anni di storia del m o v i m e n t o anarchico sono
caratterizzati da un initerrotto susseguirsi di crisi, che nel loro c o m -
plesso ne denotano la sostanziale validità storica, anche quando n o n
è possibile coglierne l'azione positiva sulla base della manifesta-
zione immediata e clamorosa di partito. La crisi, in fondo, è parte del
bagaglio dell'anarchico ed è dovuta ad u n peculiare difetto di
comprensione dell'anarchia come anarchismo, che implica e giustifica
la prolungata influenza della teoria dello scontro frontale e dello
scientificismo kropotkiniano su tutto il movimento. N o n è raro leg-
gere ancor oggi nei periodici anarchici articoli che si richiamano
all'affermazione di Giovanni Bovio, secondo cui « anarchico è il
pensiero e verso l'anarchia va la storia».
Alla visione armonistica di Kropotkin - cui il m o v i m e n t o socialista
internazionale aderiva prima che il Pensatore la elaborasse in f o r m a
scientifica, esasperando il naturalismo di Bakunin - si deve comunque
128 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 2 1

la formazione dello spirito di ribellione nella maggior parte dei


militanti, e perciò la formidabile resistenza morale, la coesione e la
perseveranza ostinata degli anarchici e la loro azione determinante
sulle origini e sullo sviluppo del m o v i m e n t o operaio. Ad essa si
devono d'altra parte le difficoltà della costituzione di una scuola di
pensiero critico e di una organizzazione di lotta omogenea e dura-
tura, e perciò le contraddizioni teorico-pratiche e la crisi dispersiva
che caratterizza l'azione specifica degli anarchici per circa mezzo
secolo.
Lo stesso anarco-sindacalismo risente di quella straordinaria
influenza. La teoria anarco-sindacalista dello scontro frontale si fonda
infatti sulla fatalistica concezione delle interne contraddizioni del
regime capitalistico, sulla fiducia ottimistica nelle capacità delle
masse, sulla convinzione che la distruzione del privilegio politico ed
economico riporti immediatamente l ' u o m o nelle condizioni naturali,
che sono il presupposto di un regime di armonia sociale in cui o g n u n o
dia secondo le proprie forze e riceva secondo i propri bisogni.

L'anarco-sindacalismo, che salvo eccezioni di scarso rilievo, è


l'unica forma di associazione coordinata e permanente degli anarchici
nei primi venti anni del n u o v o secolo, assume f o r m e diverse in conse-
guenza delle diverse tradizioni del m o v i m e n t o anarchico nei vari paesi.
D a quando il conflitto fra socialisti e anarchici si era accentuato,
questi ultimi si erano isolati nella torre d'avorio della teoria, che
aveva aperto loro la strada della propaganda puramente morale e d o t -
trinale o quella della propaganda clamorosa del fatto. L'anarco-sinda-
calismo f u appunto una reazione a quegli atteggiamenti filosofici e
terroristici, che erano indice di u n fenomeno di sostanziale sfiducia
nelle capacità delle classi lavoratrici.
C o n i suoi sistemi di lotta che n o n a m m e t t o n o mediazioni e
compromessi, l'anarco-sindacalismo rappresenta poi l'alternativa al
riformismo parlamentare dei legalitari, in quanto scopre nel sindacato
il più valido mezzo di azione diretta contro lo Stato e contro il
capitalismo e il nucleo fondamentale della nuova società libertaria.
C o n la sua medesima struttura organizzativa che valorizza l'autonomia
del sindacato locale, l'anarco-sindacalismo è infine una clamorosa
reazione alla degenerazione del sindacato tradizionale ed alla tendenza
centralistica ed unitaria della società, la quale è già riuscita ad
influenzare il m o v i m e n t o operaio dei paesi industrialmente più
progrediti. I concetti dell'organizzazione capitalistica - che n o n
riescono in fondo a superare il conflitto di interessi che si determina
GINO CERRITO, IL MOVIMENTO ANARCHICO INTERNAZIONALE 129

all'interno dei grandi raggruppamenti monopolistici - erano già


entrati nella tattica organizzativa e funzionale del sindacato social-
democratico, sollecitandolo a formulare schemi centralistici dell'or-
ganizzazione futura della società. Proprio contro questi concetti
l'anarco-sindacalismo si pronunciava ovunque ed in un m o m e n t o
particolarmente favorevole di inasprimento della lotta di classe, durante
il quale il movimento operaio era istintivamente attratto dalla tattica
dell'azione diretta proposta dagli anarchici.
Tuttavia, sostituendo al disegno comunalista dell'anarchismo tra-
dizionale quello della lotta industriale che tende a considerare
l ' u o m o come un semplice produttore e consumatore, l'anarco-sinda-
calismo ne svalutava progressivamente l'eticità e si adeguava per
molti versi alla tendenza che caratterizzava il periodo. Il suo evol-
versi verso la formula francese di Pierre Monatte e il suo c o m p r o -
messo successivo con la organizzazione verticale per industria del
sindacato, erano già preannunciati dalla sua scelta iniziale.
D'altra parte, l'anarco-sindacalismo avviava il discorso sulla neces-
sità di rapporti coordinati, segnando il tramonto del periodo in cui
l'anarchismo era caratterizzato da u n isolamento settario, che giungeva
a plaudire alla forza ed al valore dell'individuo nemico di ogni c o m -
promesso organizzativo, ed a negare perfino il fenomeno della lotta
delle classi. L'anarco-sindacalismo restituiva insomma all'anarchismo
il suo carattere essenzialmente pratico, di ideologia che pur n o n
fondandosi sul classismo si pone decisamente con le classi oppresse
e sfruttate contro le classi dominanti e sfruttatrici, nella convin-
zione che il processo di trasformazione delle prime in forze creatrici
e liberatrici è favorito dai loro caratteri peculiari.
Il n u o v o bagno di realtà produce le prime serie intese per l'organiz-
zazione permanente degli anarchici; ed avvia la discussione sulla
funzione del m o v i m e n t o specifico e su u n p r o g r a m m a di distruzione
e di ricostruzione sociale, allontanando progressivamente i militanti
dall' ottimismo della presa dal mucchio e dall'amorfismo fatalistico.
Altre esperienze saranno però necessarie perché queste sollecita-
zioni interessino la massa dei militanti. In primo luogo la deviazione
di Kropotkin e di altri esponenti qualificati dell'anarchismo; la
guerra che segna la fine dell'illusione dell'autosufficienza del m o v i -
mento sindacale e delle capacità della classe operaia, che n o n riesce
a realizzare il promesso sciopero generale contro il conflitto; la
straordinaria attrazione che la rivoluzione sovietica esercita sul
m o v i m e n t o ; e infine il periodo n u o v o di persecuzioni estese e di
ripensamenti, che è rappresentato dal dopoguerra in tutti i paesi

9-
130 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 2 1

colpiti o meno dalla controrivoluzione totalitaria, e che culmina


con la tanto discussa rivoluzione spagnola.

Nel primo dopoguerra, la decadenza della libertà individuale e le


condizioni che avevano provocato quel fenomeno determinavano
nelle masse reazioni mentali diverse da quelle dell'anteguerra, ma
tutte orientate verso soluzioni estreme marcate dall'influenza di
idee n u o v e : il bolscevismo e il fascismo.
La doppia critica autoritaria che partiva dai due diversi settori
della pubblica opinione colpiva la fede negli istituti tradizionali
del liberalismo e della democrazia, invalidando gli stessi concetti
sui quali quegli istituti poggiavano. Quest'orientamento che identifica
hegelianamente lo Stato con la società, segue il medesimo processo
centralistico dell'industria supercapitalistica moderna e come questa
cerca di realizzare forzatamente una specie di unità di interessi.
Nella realtà, quest'operazione, sostenuta da una propaganda capillare,
riesce spesso a localizzare e fiaccare ogni istanza dal basso, o a
renderne sterili gli effetti, inserendola eventualmente nel medesimo
processo centralizzatore.
Le ripercussioni di questa politica guidata dalle potenze totalitarie
sono macroscopiche, in quanto interessano n o n solo gli organi di
potere di tutti i paesi del m o n d o ed i partiti della maggioranza,
m a le stesse formazioni minoritarie d'opposizione, costringendole ad
adeguarsi per n o n essere escluse dal n u o v o senso della realtà storica.
Questa unanimità accelera il processo centralistico e, considerando
letterarie e negative le eventuali resistenze collocate ai suoi m a r -
gini, le costringe a scegliere f o r m e n u o v e e diverse di protesta.
D o p o u n p r i m o rilancio, delle ideologie libertarie dovuto alla
presa di coscienza collettiva provocata dalla guerra e dalla rivo-
luzione russa, l'anarchismo entra ovunque in crisi. I comunisti si
installano progressivamente nella direzione dei sindacati verticali
che rispondono ai caratteri della nuova fase storica. La parola d ' o r -
dine del realismo politico minaccia l'unità e l'essenza delle formazioni
anarchiche che riescono a sopravvivere.
Risorti o costituiti nel dopoguerra, i gruppi anarchici specifici
iniziavano u n processo di organizzazione federale, in quei paesi
ove l'anarco-sindacalismo n o n raccoglieva i consensi della quasi u n a -
nimità dei militanti, o era comunque scivolato verso il compromesso
finalista e neutro. Le nuove formazioni federali, il cui sorgere era
u n sintomo della sistematica emarginazione degli anarchici dalle
organizzazioni di classe, nascevano perciò in funzione di rilancio
GINO CERRITO, IL MOVIMENTO ANARCHICO INTERNAZIONALE 131

dell'anarchismo rivoluzionario e di difesa contro le deviazioni ac-


centuate dalle ripercussioni della rivoluzione sovietica. È quindi
chiaro che gli esperimenti nuovi e gli sforzi tesi a riguadagnare il
terreno perduto erano il frutto del disorientamento che colpiva quasi
ovunque i militanti. E infatti, per circa un quarantennio, il movimento
sarà caratterizzato dalla dissociazione fra la teoria e la pratica, cioè
da una spiccata tendenza talora praticista, talaltra teorica, che si scontra-
no e che si escludono. La inattualità della tattica e del p r o g r a m m a e
la carenza degli obbiettivi immediati moltiplicano le dispute, favori-
scono l'immobilismo e sollecitano l'azione improduttiva. N e l p r i m o
caso, all'azione rivoluzionaria compromessa dai nuovi miti, si sosti-
tuisce l'intransigenza ideologica nell'attesa di m o m e n t i migliori:
e perciò la mancanza di prospettive immediate lascia il posto al
racconto delle glorie del passato; la fede messianica esclude e con-
danna ogni tentativo di ripensamento. Nel secondo caso, pur co-
gliendo il significato dei fallimenti ricorrenti, si preferisce rimanere
teoricamente legati a un passato glorioso m a inattuale, per tema di
aggravare la crisi e di essere derisi e isolati, o per incapacità di
indicare vie realmente nuove e concrete. E allora si continua per la
vecchia strada in compagnia dei più, riversando nell'organizzazione
fine a sé stessa ogni residuo di entusiasmo. Solo pochi, in questo
periodo, hanno il coraggio di scostarsi dalla linea tradizionale che
si fonda sulla teoria della rivoluzione frontale e del tutto o nulla.
E proprio questi pochi, partendo dalla critica di Tàrrida del Marmol,
di Ricardo Mella, di Francesco Saverio Merlino, di Gustav Lan-
dauer, di M a x Nettlau, di Errico Malatesta, giungono alla teoria
dell'anarchia come anarchismo, al pluralismo gradualista, il cui
valore è confermato dagli avvenimenti spagnoli del 1936.

M a in pratica, la Spagna faceva ancora sperare gli anarchici in un


esempio che ridesse valore alla teoria della rivoluzione immediata
e globale; tanto più che l'anarchismo spagnolo era sempre riuscito
a mantenere la propria straordinaria unità ed usciva fuori dagli
schemi in cui, per comodità di esposizione, ho dovuto inserire il
movimento. Sorto in u n m o m e n t o di p r o f o n d o fermento rivolu-
zionario ed in un ambiente ideologicamente ispirato al federalismo
proudhoniano di Pi y Margall, il m o v i m e n t o anarchico iberico sem-
brava possedere un senso più esatto della realtà. Esso non si allontanava
mai dalla direttiva iniziale di organizzazione e di educazione rivo-
luzionaria dei lavoratori. Le sue aspirazioni erano più chiare che
altrove e il senso religioso che lo ispirava gli dava una forza
132 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1969, ORE 2 1

straordinaria di resistenza e una concezione di lotta più nitida.


Anche se questa lotta era suscettibile di numerosi fallimenti, essa
n o n provocava delusioni e duraturi disorientamenti, perché rispon-
deva al temperamento, alle tradizioni, alle locali necessità dei lavo-
ratori raccolti in un'associazione che era insieme sindacale e politica.
La Confederación Nacional de los Trabajadóres (C.N.T.) era
un'organizzazione realmente di massa, che attribuiva alle sue sin-
gole azioni una finalità in armonia con le proprie aspirazioni
libertarie. Per questo suo carattere di organizzazione di massa, la
C . N . T . era condizionata nella sua azione dalle oscillazioni della
base n o n qualificata e costretta a fare i conti con ripetuti tentativi
di deviazione riformista, contro cui opponeva: un'intensa opera di
propaganda e di sollecitazione degli anarchici che in essa operavano;
il ripudio di ogni burocratismo sindacale; la mancanza di rigidità
organizzativa; l'entusiasmo e la fiducia nella rivoluzione del suo
militante medio, il quale appariva ossessionato dall'idea di fare,
m a confuso di f r o n t e al problema di come realizzare.
C o n t r o questa forza dell'anarchismo spagnolo si ergeva un
indefinibile ammasso di partiti che senza il consenso della C o n f e -
deración e della Federación Anarquista Ibèrica (F.A.I.) n o n avevano
possibilità di risolvere i problemi della convivenza sociale.
L'idea che una rivoluzione in Spagna dovesse produrre una fio-
ritura di soluzioni economiche e politiche e affermare perciò il dirit-
to di tutti alla libera sperimentazione, era condiviso solo da pochi.
La gran parte degli anarchici erano certi che la rivoluzione dovesse
determinare una sola soluzione. Le difficoltà ordinarie e straordinarie
di u n avvenimento rivoluzionario si raccoglievano per costoro nel
m o m e n t o negativo: poi sarà il popolo stesso, o quanto meno i sin-
dacati - dicevano - a costruire il n u o v o d o m a n i ; formulare oggi
p r o g r a m m i positivi più o m e n o provvisori di ricostruzione v o r -
rebbe dire essere disposti ad imporli.
M a la rivoluzione spagnola provava ancora una volta che le
difficoltà del m o m e n t o negativo sono di gran lunga inferiori a quelle
della ricostruzione; che la vita sociale n o n ammette interruzioni
e richiede la sintesi dei due m o m e n t i ; che le masse educate all'ob-
bedienza n o n possono all'improvviso acquistare capacità nuove per
risolvere mille n o n facili problemi; che le soluzioni politiche auto-
ritarie si presentano come le uniche possibili ove manchino soluzioni
libertarie piuttosto determinate.
La rivoluzione sovietica aveva obbligato gli anarchici a rispondere
ai teorizzatori della dittatura di classe con u n p r i m o esame critico del
GINO CERRITO, IL MOVIMENTO ANARCHICO INTERNAZIONALE 133

processo stesso della rivoluzione, u n esame che era stato compiuto


da u n piccolo n u m e r o di militanti e che n o n aveva interessato
profondamente tutto il movimento. La rivoluzione spagnola costrin-
geva tutto il m o v i m e n t o a vivere direttamente quell'analisi ed a
rilevarne gli aspetti nuovi.
In Spagna la rivoluzione nasce dalla resistenza contro un tentativo
insurrezionale militare e si traduce in una trasformazione notevole
delle strutture. M a essa n o n ha termine con quest'opera iniziale.
Ciò significa che la rivoluzione n o n è necessariamente legata all'atto
insurrezionale e n o n si compie con esso e contemporaneamente ad esso.
Pertanto la rivoluzione spagnola pone gli anarchici di fronte ad
un'alternativa i cui termini si escludono nella f o r m a ma si integrano
nella sostanza, in quanto riconducono entrambi alla teoria della
rivoluzione globale possibile: realizzare il tutto e subito, magari
ripiegando sul sistema della dittatura transitoria e con il pericolo
di una guerra civile fra gli stessi partiti del fronte antifascista;
oppure subire gli avvenimenti limitando l'esperimento iniziato e
garantendone la durata con un'azione di governo, nell'illusoria spe-
ranza che la scelta dia poi la possibilità di estendere le conquiste
rivoluzionarie. Il problema della sintesi mezzi-fine tornava così
drammaticamente sul tappeto, ma n o n riusciva a suggerire il ripie-
gamento sulla formula più opportuna e realistica del possibile subito
e inseparabilmente dalla tradizionale tattica dell'opposizione dal basso,
assai più stimolante e positiva per garantire alle masse quella libertà
che è necessaria per lo sviluppo delle capacità e delle attività umane.

N e l dopoguerra, la rinascita delle organizzazioni anarchiche e le


singole f o r m e di ricostruzione del m o v i m e n t o rispondevano ai diversi
m o d i di intendere un'esperienza, su cui n o n era stata ancora pos-
sibile un'analisi collettiva. Durante poco più di u n decennio e salvo
talune eccezioni, il n u o v o p r o g r a m m a organizzativo dell'anarchismo
n o n offre all'osservatore rilievi tali che lo distinguano nettamente
da quello del ventennio precedente.
D'altra parte, la ricostruzione del m o v i m e n t o è opera dei vecchi
militanti e soffre delle improvvisazioni e delle superficialità, che
verranno alla luce quando l'entusiasmo di ritrovarsi finalmente insieme
lascerà il posto alla normalità. Il contributo giovanile è discutibile
o mancante, ovunque le condizioni obbiettive hanno reso impossibile
il ricambio e l'aggiornamento dei quadri. Negli anni immediata-
mente successivi alla ricostruzione delle federazioni, i tentativi di
gruppi talora numerosi di giovani di nutrire il m o v i m e n t o con
134 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1969, ORE 2 1

alimenti marxisti o socialdemocratici erano spesso il frutto di ade-


sioni suggerite dalla convinzione che l'anarchismo rendesse possibile
la realizzazione di idee che a volte n o n c'erano, di propositi inde-
terminati dettati solo dal clima rivoluzionario instaurato dalla guerra
partigiana e dalla cospirazione. Le defezioni dei proponenti delusi,
invece, sono da attribuire spesso al purismo intransigente dei vecchi
militanti e alla loro incapacità di comprendere taluni atteggia-
menti giovanili n o n perfettamente in linea con i princìpi, ma che
il t e m p o avrebbe potuto trasformare in idee anarchiche.
Il problema di fondo che da sempre divide il m o v i m e n t o anar-
chico è quello del rapporto individuo-società. Per gli uni, l'indi-
viduo è il prodotto della società, in cui egli deve cercare le
condizioni della sua libertà e della sua felicità, modificando nel-
l'accordo con gli altri uomini quelle istituzioni sociali che lo dan-
neggiano. Costoro n o n vedono nell'organizzazione una necessità
transitoria, una questione di tattica e di opportunità; m a una neces-
sità inerente alla stessa società umana, una questione di principio
che comprende gli elementi essenziali che dovranno caratterizzare
la società di d o m a n i : tolleranza e antimonopolismo, autonomia dei
gruppi e delle individualità nell'associazione e obbligo per ciascuno
di rispettare gli impegni liberamente assunti, collegialità delle f u n -
zioni e per conseguenza antiautoritarismo comunque rappresentato.
Il rapporto con la realtà effettuale potrà perciò richiedere per essi u n
m u t a m e n t o più o m e n o sostanziale della tattica, un'azione propa-
gandistica più o m e n o coordinata e uniforme, un riesame critico
delle teorie medesime.
Gli altri considerano la società come u n aggregato di individui
completi in se stessi e che n o n hanno m o t i v o di stare insieme se n o n
vi trovano il proprio tornaconto. Per negare la possibilità di conflitti
di interesse e di scontri di volontà fra gli uomini, e perciò per conci-
liare con il benessere permanente di tutti il principio dell'assoluta
libertà individuale, essi si richiamano al concetto dell'armonia per
legge naturale. Pervengono così ad u n m o v i m e n t o generico, legato
da intese n o n sempre controllabili e teso verso una rivoluzione il
cui trionfo riposa in questa fede nella tendenza naturale degli uomini
verso l'anarchia, cui nuocerebbe qualunque disegno organizzativo,
visto come sinonimo di sovrastruttura artificiale e perciò arbitraria.
La loro azione tenderebbe quindi a restituire gli individui all'anar-
chismo, mediante un'opera di sollecitazione che rimane spesso indi-
pendente e staccata dalle reali capacità degli uomini di c o m p r e n -
derla.
GINO CERRITO, IL MOVIMENTO ANARCHICO INTERNAZIONALE 135

La divisione di cui si è fatto cenno n o n è tuttavia chiara. La


spaccatura è piuttosto orizzontale: nel senso che in ciascun paese e
in ciascuna organizzazione locale si incontrano opinioni contrastanti,
anche se n o n tali da determinare sempre una frattura sul piano del-
l'azione pratica. E d è piuttosto comune il caso di militanti che
esprimono confusamente opinioni che stanno a mezza strada fra la
prima e la seconda posizione. O g n i organizzazione degli anarchici è
perciò capace di ovviare al pericolo dell'instabilità e dell'ineffi-
cienza, in proporzione all'ascendente che i militanti più maturi rie-
scono ad esercitare sui loro compagni, e nella misura in cui essa
riesce ad accorciare le distanze ideologiche fra gli affiliati.
Per tutto ciò e per l'effettiva autonomia che sta alla base di
ogni organismo anarchico, è impossibile ima breve sintesi del m o -
vimento e delle sue strutture spesso mutevoli e perciò di difficile
collocazione entro schemi adattabili piuttosto ai partiti di potere.
Né, del resto, uno schema siffatto darebbe un'idea sufficiente della
diffusione e dell'importanza dell'anarchismo organizzato, cioè del
m o v i m e n t o come manifestazione più cosciente e sintetica e f o r m a più
visibile di azione. Giacché ai margini di ogni formazione anarchica
vivono nuclei e gruppi che, per ragioni diverse, sono contrari all'as-
sociazione permanente o ad organizzazioni specifiche programmati-
camente qualificate.
Ciò nonostante, per comodità d'esposizione, è necessario dare
un breve cenno delle formazioni principali del m o v i m e n t o ripartendole
in tre gruppi distinti.
1) Le organizzazioni fondate sul principio dell'associazione p e r m a -
nente e che, nella determinazione del p r o g r a m m a tattico, attribui-
scono u n valore essenziale ai congressi sono : il M o v i m e n t o libertario
spagnolo (M.L.E., che comprende la Confederación Nacional de los
Trabajadóres, la Federación Anarquista Ibèrica, Solidaridad Inter-
nacional Antifascista e Mujéres Libres, e che è diffuso in quasi
tutti i paesi del m o n d o ) ; la Federazione iberica della gioventù
libertaria (F.I.J.L., egualmente estesa); la Federazione anarchica co-
munista di Bulgaria (F.A.C.B., alla quale aderisce l ' U n i o n des
Anarchistes Bulgares en Exil); la Federazione libertaria argentina
(F.L.A.); il M o v i m e n t o libertario cubano in esilio (M.L.C, en el E.);
la Federazione anarchica del Messico (F.A.M.); la Federazione anar-
chica del Perù (F.A.P.) e la Federazione anarchica dell'Uruguay
(F.A.U.), entrambe clandestine e partigiane della Cuba di Castro,
come spina nel fianco dell'imperialismo statunitense e come coagulante
136 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1969, ORE 2 1

per una rivoluzione sociale nell'America Latina; la Federazione


generale anarchica coreana (F.G.A.K., all'interno e in esilio).
2) Possono considerarsi raggruppamenti di tendenze sia pure
permanenti, che talora si identificano elasticamente con il m o v i m e n t o
generale: la Federazione anarchica italiana (F.A.I.); la Federazione
anarchica giovanile italiana (F.A.G.I.); i Gruppi di iniziativa anar-
chica italiani (G.I.A.); la Federazione anarchica francese (F.A.);
la Federazione anarchica del N o r d (A.F.N., che comprende le orga-
nizzazioni della Svezia, della Norvegia, della Finlandia e della
Danimarca); la Federazione delle aggruppazioni libertarie del Cile
(F.A.L.C.); le Organizzazioni libertarie del Perù (O.L.P.) e l'Al-
leanza libertaria dell'Uruguay (A.L.U.) sorte entrambe in seguito
alla frattura delle rispettive federazioni sul problema di C u b a ; il
M o v i m e n t o anarchico yiddish (che comprende l'Yiddish Anarchis-
tische Fédération degli U.S.A., i gruppi argentini del periodico
«Das Freie V o r t » ; e i gruppi israeliani del periodico « Problemot»).
3) N o n rispondono a organizzazioni permanenti (per ragioni
talvolta giustificate dalla situazione obbiettiva dei rispettivi paesi)
e considerano i congressi semplici incontri utili per scambi di opi-
nioni o necessari per occasionali accordi: il M o v i m e n t o anarchico
belga (M.A.B.); la Federazione socialista libertaria olandese (F.V.S.);
la Federazione anarchica tedesca (D.A.F.); la Federazione socialista
libertaria svizzera (F.S.L.S.) ; la Federazione anarchica greca(H.A.K.E.) ;
il M o v i m e n t o anarchico di Gran Bretagna (A.M.G.B., compren-
dente i gruppi anarchici e libertari inglesi, scozzesi e irlandesi);
il M o v i m e n t o anarchico del Canada e del Quebéc (A.M.C., A . M . Q . ) ;
il M o v i m e n t o anarchico degli Stati Uniti d'America (che comprende
i gruppi di lingua inglese, spagnola e italiana) ; la Federazione
anarchica australiana (F.A.A.); la Federazione degli anarchici della
N u o v a Zelanda (N.Z.F.A.); il M o v i m e n t o libertario brasiliano
(M.L.B.), oggi colpito duramente dalle persecuzioni e decimato
dagli arresti del n o v e m b r e 1969; il M o v i m e n t o libertario di Costa
Rica (M.L.C.R.); il M o v i m e n t o anarchico guatemalteco (M.A.G.);
il M o v i m e n t o anarchico panamense (M.A.P.); i gruppi anarchici
della Colombia, del Paraguai e del Venezuela; la Federazione anar-
chica giapponese (J.A.F.), oggi inesistente come tale; il M o v i m e n t o
anarchico cinese (C.A.M., all'interno della Cina Popolare e in esilio).
A questi vanno aggiunti i nuclei e le organizzazioni che in questi
ultimi anni si sono andati f o r m a n d o o ricostituendo in Cecoslo-
vacchia, Jugoslavia, Polonia, Portogallo, Repubblica Democratica
Tedesca, R o m a n i a , Ukraina, Ungheria e V i e t - N a m ; ed i vari gruppi
GINO CERRITO, IL MOVIMENTO ANARCHICO INTERNAZIONALE 137

nati al di fuori delle organizzazioni tradizionali, fra i quali si


distinguono quelli giovanili della Germania Federale, dell'Austria
e della Danimarca raccolti intorno al periodico «Partisan» di A m -
burgo.
Ai margini di queste formazioni, come già si è detto, vivono
centinaia di gruppi e di organizzazioni diverse per orientamento e
per attività e di cui è bene ricordare: 1) tutta la vasta fioritura
dell'anarchismo non-violento, che ha la manifestazione più interes-
sante nel movimento indiano di Vinoba; 2) le formazioni anarco-
sindacaliste ancora operanti, come l'olandese Nederlands Syndica-
listisch Vak Verbond (N.S.V.); la Syndicalist W o r k e r ' s Fédération
di Gran Bretagna (S.W.F.); la Sveriges Arbetares Centralorgani-
sation (S.A.C.), che da alcuni anni adotta una tattica assai discutibile;
l ' U n i o n e Sindacale Italiana (U.S.I.); l ' U n i o n des Anarcho-Syndica-
listes (U.A.S.) e la Confédération National des Travailleurs (C.N.T.)
esistenti in Francia; la Federación Obréra Regionàl Argentina
(F.O.R.A.), di cui esistono oggi due centrali diverse; la Federación
Obréra Regionàl Uruguaya ( F . O . R . U . ) ; e altri piccoli raggruppa-
menti europei ed americani; 3) le comunità anarchiche di cui sono
particolarmente note: la C o m u n i d à d del Sur dell'Uruguay e la Colonia
di Aymère in Francia; 4) le istituzioni scolastiche e le fondazioni
culturali libertarie, come il Centre International de Recherches
sur l'Anarchisme di Losanna (C.I.R.A.); l'Arbetarrorelsens Arckiv
di Stoccolma, l'International Institut vor Sociale Geschiedenis di
Amsterdam; 5) i periodici di u n certo rilievo appartenenti a gruppi
totalmente autonomi, come l'olandese « D e Vrije» (che esercitò
notevole influenza sui provos) e il francese « Noir et R o u g e » (in-
torno a cui si riunivano i m e m b r i del « M o v i m e n t o del 22 marzo »).

Se si prescinde da tutti quei militanti che ritengono l'anarchismo


un atteggiamento meramente individuale o che amano trincerarsi
nella tipica (e talora comoda) posizione del custode della fiaccola sotto
il moggio, mi sembra che fino ai primi anni del decennio 1960 il
problema su cui s'incentra l'attenzione degli anarchici sia proprio il
problema dell'organizzazione. L'organizzazione dovrebbe rendere più
funzionali i legami associativi, formulare e proiettare all'esterno
u n orientamento tattico su cui n o n si verifichino divergenze notevoli
e garantire nello stesso tempo l'autonomia dei gruppi e delle indivi-
dualità, ovviare concretamente al sistematico fallimento della teoria
spontaneista.
138 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 2 1

Disorientati per la generale perdita d'influenza nel m o v i m e n t o


operaio, gli anarchici mirano quindi a scaricare la colpa del fenomeno
sulla loro debolezza organizzativa e sulle molte divergenze interne.
È evidente qui l'incapacità di risalire alle cause, le quali richiedono
un'opportuna revisione storica dell'ideologia, già del resto iniziata
dai più moderni teorici nel senso dell'identificazione dell'anarchia
con l'anarchismo e perciò dell'abbandono dell'utopia del tutto e
subito e della rivoluzione globale orientata a senso unico. Infatti,
il problema organizzativo n o n consiste per essi nella formazione di una
minoranza orientata in senso rivoluzionario negativo-positivo e ca-
pace di garantire ai gruppi quell'autonomia tattica che sia contenuta
nella c o m u n e accettazione di u n anarchismo gradualista e senza
aggettivi. Consiste piuttosto nella confluenza entro la organizzazione
della maggior parte dei militanti, seguaci di tendenze che a volte si
escludono reciprocamente con effetti paralizzanti.
Per la determinazione del p r o g r a m m a tattico il m o v i m e n t o si
trova perciò nella necessità di scegliere fra due sole alternative.
Quella della Federazione anarchica francese, che è caratterizzata
dalla quasi assoluta mancanza di impegni programmatici sia pure
provvisori, dalla trasformazione dei congressi in incontri-dispute
con effetti pratici negativi, dall'identificazione dell'organizzazione
con una sigla e con un organo di stampa calderone di informazioni.
Quella del m o v i m e n t o libertario spagnolo, che per tenere uniti i
militanti sul piano del compromesso stipulato nel 1960-1961 con la
parte possibilista dell'anarchismo spagnolo, ritiene necessario intro-
durre nei suoi statuti la tanto discussa n o r m a della «responsabilità
del militante», la quale invece limitando il diritto al dissenso riduce
la vitalità rivoluzionaria e la forza numerica del movimento.
Gli stessi congressi europei ed internazionali del periodo e la
conferenza americana che nel 1957 riunisce a Montevideo 13 organiz-
zazioni nazionali del Continente, ribadiscono in f o n d o i princìpi
tradizionali e la necessità di più funzionali relazioni, m a n o n riescono
ad indicare al m o v i m e n t o i motivi della stasi ed i mezzi per supe-
rarla. La tattica degli anarchici rimane perciò quella del rifiuto,
spesso soltanto teorico, da cui scaturisce un'opera di sollecitazione
rivoluzionaria limitata ed empirica.
T e n u t o in quarantena dal pregiudizio dell'organizzazione c o m e
forza essenziale, il problema della definizione e della funzione del
m o v i m e n t o anarchico esplode al principio degli anni 1960 per motivi
diversi, stimolati dalla crisi del mito bolscevico, dalla rivoluzione
cubana, da quanto si riesce a sapere del n u o v o esperimento maoista,
GINO CERRITO, IL MOVIMENTO ANARCHICO INTERNAZIONALE 139

dagli scioperi degli operai spagnoli. La discussione che investe i


gruppi ed i periodici del m o v i m e n t o è riassunta in una «inchiesta
sull'anarchismo » promossa dalla rivista spagnola « Tierra y Libertad »
e ripresa dalla rivista italiana « Volontà ». Le soluzioni alla crisi
dell'anarchismo si possono suddividere in cinque gruppi che rispec-
chiano altrettante posizioni tattiche.
1) La posizione possibilista e moderata, che persegue la costitu-
zione di « fronti unici » con tutte le forze politiche e sociali ten-
denzialmente d'opposizione, con esclusione dei marxisti. Essa raccoglie
generalmente organizzazioni e anarco-sindacalisti sensibili alle tesi
pluralistiche e gradualistiche e n o n contrari alla formulazione di
p r o g r a m m i minimi d'azione. Ai margini di questa posizione si
trovano la S.A.C., i circostanzialisti della C . N . T . spagnola ed i
gruppi yiddish. Questi ultimi, vedendo nello Stato d'Israele la forza
capace di garantire a tutto un popolo una certa sicurezza fisica, come
condizione sine qua non per u n ulteriore sviluppo sociale, reagiscono
comprensibilmente agli effetti spaventosi della propaganda razzista.
2) La posizione educazionista, che comprende parte degli indi-
vidualisti e degli antiorganizzatori e tutto un settore di «umanisti
libertari». Questa tendenza mira alla formazione intellettuale del
militante, come al mezzo più adeguato per porre e risolvere gradual-
mente e senza esclusivismi ideologici i problemi sociali, per attualiz-
zare la propaganda e per arricchire le basi teoriche dell'anarchismo.
Essa si presta perciò ad una tattica di aperture all'esterno e di
sollecitazioni verso le altre forze sociali, e n o n rifiuta individual-
mente l'adesione a quelle associazioni borghesi che possano permet-
tere una maggiore diffusione delle ideologie libertarie.
3) La posizione classista, la quale raccoglie essenzialmente anarco-
sindacalisti ancora legati alla teoria della rivoluzione immediata e
globale e talvolta sensibili (come la Federación Anàrquica Peruàna
o la Federación Anàrquica Uruguàya) a influenze castriste e maoiste.
4) La posizione tradizionale-organizzativa che guarda all'organiz-
zazione specifica come alla condizione fondamentale per superare la
crisi. Essa annovera una parte assai rilevante di vecchi militanti
delle formazioni anarchiche più note ed estese, i quali si m u o v o n o
con i sistemi di propaganda più diversi, talora giustificati dalle tesi
spontaneiste, talaltra da quelle gradualiste.
5) La posizione neo-rivoluzionaria, la quale sostiene la necessità
della rottura globale con il sistema mediante la propaganda proseliti-
stica e formativa ed essenzialmente mediante il fatto : vuoi coltivando
la tesi della rivoluzione immediata, vuoi coltivando quella del
140 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 2 1

pluralismo gradualista. I suoi seguaci accusano di immobilismo le


federazioni tradizionali e ritengono che sia possibile oggi, con
l'azione di guerriglia, allargare il fronte di lotta antiautoritario,
ostacolare l'opera di integrazione perseguita dalla società b u r o -
cratico-tecnologica, e realizzare conquiste sociali di fondamentale
importanza ai fini dell'educazione rivoluzionaria delle minoranze e
delle masse. A questa tendenza appartengono in genere la F.I.J.L. e
i gruppi giovanili anarchici di tutti i paesi. Per la sua particolare
apertura all'esterno, questa tendenza è tuttavia suscettibile di devia-
zioni frontiste di tipo classista e avventurista; ma, annoverando le
nuove formazioni giovanili, essa offre all'anarchismo possibilità
notevoli di sviluppo e di influenza nella realtà sociale.
Le straordinarie simpatie che le idee libertarie cominciano a
riscuotere nelle giovani generazioni e nel m o n d o stesso della cultura,
n o n si possono spiegare esclusivamente con la spinta rivoluzionaria
determinata dal crollo del mito bolscevico e con la parola d'ordine
formalmente antiautoritaria degli avvenimenti cubano e cinese. N é la
f r o n d a giovanile libertaria, che fece la sua prima clamorosa apparizione
al congresso internazionale delle Federazioni anarchiche del 1968,
si p u ò spiegare con l'immaturità ideologica dei n u o v i militanti.
È cero che le adesioni giovanili massicce al m o v i m e n t o hanno sempre
causato oscillazioni ideologiche e tattiche; ma è vero pure che, per
la prima volta, queste formazioni giovanili contestano n o n la preca-
rietà dei patti associativi e perciò la carenza di un'organizzazione
solidamente strutturata; ma l'ideologismo dei vecchi militanti, il
conflitto evidente fra la teoria e la pratica, l'idea che l'organizza-
zione assommi in sé ogni virtù e le particolari chiusure immobilistiche
da essa derivanti.
Gli anni 1960, pur se caratterizzati da una pronunciata ten-
denza verso lo Stato burocratico centralizzato, accentuano le spinte
decentralizzatrici relegate ai margini della società per oltre mezzo
secolo. La stessa grande industria è trascinata verso la decentralizza-
zione dalle necessità dell'economia di mercato. Senza perdere nessuna
delle sue caratteristiche, essa è obbligata a creare succursali periferiche,
ricche di quelle autonomie amministrative e funzionali che con-
trastano con i princìpi classici dell'imperialismo capitalista. Sicché
paesi e regioni già totalmente soggetti ai grandi centri industriali
si vanno rendendo economicamente indipendenti, anche perché le
n u o v e scoperte scientifiche offrono loro la possibilità di reagire
ai ricatti del grande capitale. Questo tuttavia riesce a superare la
contraddizione e perciò a giustificare la sua esistenza, attraverso
GINO CERRITO, IL MOVIMENTO ANARCHICO INTERNAZIONALE 141

il monopolio del commercio internazionale dei prodotti f o n d a m e n -


tali e il controllo del sistema monetario.
Sul piano politico e amministrativo, le richieste di autonomie
locali e di più diretta partecipazione alla vita sociale si vanno
facendo più insistenti anche da parte dei marxisti. La necessità di
ovviare agli effetti negativi dello stalinismo indusse diversi governi
comunisti a favorire o tollerare esperimenti di autogestione col-
lettiva della terra e delle imprese industriali ed a rendere più
elastica la macchina statale. Questi esempi, che per la loro dinamica
rischiavano di invalidare le basi fondamentali della concezione m a r -
xista-leninista del potere strumento di emancipazione, vennero poi
stroncati quasi ovunque da azioni di forza accompagnate da larghe
campagne propagandistiche contro la cosiddetta cospirazione di destra
e di sinistra. Orbene, il fatto stesso che queste campagne contro i
«reazionari» di sinistra siano uscite dai limiti della calunnia espri-
mendosi, anche nell'U.R.S.S., con u n n u m e r o notevole di pubbli-
cazioni critiche e polemiche sulle varie manifestazioni teoriche e
pratiche dell'anarchismo, indica la serietà e la consistenza del feno-
meno decentralizzatore e antiautoritario.
La convinzione che l'autogestione collettiva possa produrre tra-
sformazioni efficienti e rapide delle condizioni obbiettive, e che la
centralizzazione economica e politica n o n abbia alcuna giustifica-
zione, trova oggi largo seguito nel m o n d o della cultura sociologica
e umanistica. Le osservazioni di Lewis M u m f o r d , di Martin Buber,
di Bertrand Russell, di Erick F r o m m hanno una risonanza generale,
n o n più come istanze di precursori, m a come analisi della realtà.
A p p u n t o perciò, mai come oggi, gli scritti di Proudhon, di Ba-
kunin, di Kropotkin hanno avuto una così larga risonanza.
U n a prova ulteriore della svalutazione della teoria autoritaria
è data poi dal fatto che fra gli stessi teorici marxisti si fa strada
la convinzione dell'inconsistenza storica di alcune fondamentali
tesi marxiste-leniniste, come quella dell'identificazione del socialismo
con il processo tecnico-economico della vita sociale. Tornano perciò
attuali gli scritti di Rosa Luxemburg e quelli di M a r x e di Lenin,
che meglio si prestano ad una formale interpretazione antiautoritaria
dell' organizzazione sociale e che sono m e n o compromessi da quelle
fallite ipotesi che portarono la dittatura del proletariato alle sue
conseguenze più estreme.
Questo grosso fenomeno di reazione antiautoritaria provoca
sbandamenti e revisioni politiche nei partiti di potere e nelle grandi
centrali sindacali e fa esplodere nel m o v i m e n t o anarchico la cri-
142 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1969, ORE 2 1

tica all'immobilismo ideologico e organizzativo. La nuova tattica


della guerriglia contro il sistema sociale, e perciò contro la ripro-
duzione più o meno sostanziale delle sue strutture e dei suoi metodi
di controllo sull'uomo, si richiama alle teorie del rifiuto già appli-
cate dalla Prima Internazionale antiautoritaria. D'altra parte, contro
la curva decentralizzatrice opera l'abdicazione rapida della libertà
personale e collettiva che la società tecnologica impone. Il sistema
neocapitalista attuale n o n produce, così come il p r i m o capitalismo,
unione fra i lavoratori, ma isolamento. Il lavoratore diventa un m e r o
strumento fisico, cui l'integrazione nega la facoltà di u n pensiero
indipendente e solidale con gli altri suoi simili. Dal m o m e n t o in
cui egli finisce di essere un individuo, le esigenze interiori u m a n e
di giustizia sociale che ieri hanno fatto esplodere il m o v i m e n t o
socialista e operaio, tendono progressivamente a scomparire. Per
ritardare e spezzare questo ritmo negativo, l'unico sistema sembra
consistere nella provocazione clamorosa e improvvisa, nel tentativo
di paralizzare la macchina per strapparle le vittime e restituirle
all'umano e alla responsabilità solidale.
Il problema è particolarmente vivo nell'America Latina, ove si
fa strada fra gli anarchici il ripudio delle teorie della rivoluzione
immediata e globale come frutto dell'insurrezione delle masse guidate
dalle minoranze in senso determinato; e si attribuisce alle vecchie
teorie l'errore di identificare impropriamente i processi rivolu-
zionari attuali con l'azione politica di gruppi di opposizione autori-
taria qualificata. Secondo questa tesi n o n si tratterebbe per gli
anarchici di intervenire o di n o n intervenire in ogni circostanza
rivoluzionaria, ma di come intervenire, di come affrontare il rischio
della sopravvivenza ideologica e fisica, per superare il m o m e n t o
del disorientamento e della perdita del contatto con le masse, armoniz-
zando la incidenza dei valori anarchici permanenti con la fisionomia
di ogni concreta e reale azione. Quella degli anarchici sarebbe in
tal caso una funzione permanente di confronto dialettico e di polizia
nei confronti dei gruppi di potere, che cercano di impedire lo svol-
gimento del m o v i m e n t o rivoluzionario verso obbiettivi direttamente
in rapporto con le particolari capacità delle masse. E richiederebbe
pure il coraggio di n o n spingere gli avvenimenti oltre i limiti di
comprensione delle masse popolari, per n o n precipitare automatica-
mente nel fallimento.
La guerriglia e la lotta armata nei paesi dell'America Latina
costituiscono un esempio abbastanza chiaro delle diverse posizioni
del m o v i m e n t o anarchico internazionale sul problema. I sostenitori
GINO CERRITO, IL MOVIMENTO ANARCHICO INTERNAZIONALE 143

della teoria secondo cui l'azione armata attuale n o n è libera espres-


sione popolare, ma obbedendo ad una ragione pensata contiene in sé
le condizioni del suo fallimento come m o v i m e n t o rivoluzionario
globale e definitivo, condannano ogni partecipazione alla guer-
riglia, affermando che essa è la manifestazione di u n n u o v o fronte
aperto dai comunisti autoritari. Altri negano l'identificazione della
guerriglia con un disegno autoritario esterno, al quale attribuiscono
invece un'importanza limitata. E sostengono che p u r se la causa
agglutinante del fenomeno fosse esclusivamente il desiderio di e m u -
lare la rivoluzione cubana e quella cinese, n o n si potrebbe attri-
buirle il carattere di ima struttura di potere costituito dal di fuori
senza cadere nel semplicismo. Per essi la guerriglia costituisce u n
ambiente naturale per ogni stimolo rivoluzionario, dal m o m e n t o in
cui comincia a generalizzarsi. Quest'ambiente è infatti condizionato
da fattori complessi e interdipendenti, da cui n o n è esente il singolo
guerrigliero; giacché questi è principalmente un inadattato alla
ricerca della soluzione mediante la violenza. Per la sua formazione
dovuta a fattori ideologici, alle possibilità concrete di espressione,
alle situazioni politico-sociali dei nuclei naturali cui appartiene,
e per lo stato emozionale in cui vive, egli offre agli anarchici molte
più probabilità di influenza che qualsiasi altro individuo.
Quest'indirizzo tattico degli anarchici latino-americani che fanno
parte o che sostengono i gruppi di guerriglia, si va facendo strada nel
M o v i m e n t o anarchico internazionale in f o r m e diverse ma sostanzial-
mente convergenti.
1) T u t t o u n largo settore del m o v i m e n t o si orienta già per la
organizzazione al suo interno di associazioni di gruppi che, sul-
l'esempio della F.I.J.L., della Black Cross e d e l l ' O . R . A . francese
(Organisation révolutionnaire anarchiste), perseguono una politica di
pratica azione rivoluzionaria, che cerchi di realizzare oggi quanto è
possibile, senza rinunciare a ciò che è conseguibile in seguito alla
progressiva trasformazione educativo-rivoluzionaria delle masse. Esso
ritiene che il movimento debba essere sensibile alle sollecitazioni
della realtà, da cui deve trarre alimento per il suo rinnovamento
critico. Tenendo conto di quest'esigenza ed in contrasto, sul problema
delle alleanze, con il rigidismo tattico d e l l ' O . R . A . e con lo sponta-
neismo della Black Cross, la F.I.J.L. cercò di inserirsi nella realtà
sociale spagnola attraverso una serie di clamorose azioni dimostra-
tive che avrebbero avuto, forse, una più profonda ripercussione,
qualora fossero state sostenute da una propaganda volta concretamente
144 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 2 1

a formare nuclei di agitazione libertaria qualificata all'interno del


m o v i m e n t o operaio e studentesco della Spagna. Senonché la F.I.J.L.,
contrapponendosi alla politica del M.L.E. e ritenendo emarginati
dalla nuova realtà i sindacati tradizionali, concentrò i suoi sforzi
sulla realizzazione di u n piano tendente a creare con i comunisti u n
n u o v o organismo di agitazione operaia, fondato su u n p r o g r a m m a
piuttosto empirico di rivendicazioni e perciò carente di ogni precisa
indicazione ideologica. Alla resa dei conti, il fallimento delle C o m i -
siones Obreras è la prova che l'azione della F.I.J.L. non ottenne
migliori risultati di quella perseguita tuttavia dal M.L.E.
2) U n secondo settore si orienta invece per lo scioglimento delle
tradizionali federazioni e per la ricostituzione successiva e spon-
tanea di gruppi che provvedano a riesaminare ed a riformulare i
princìpi stessi che stanno alla base dell'anarchismo. Esso sostiene
che, se quest'operazione è necessaria per attualizzare il movimento,
una riforma all'interno delle federazioni esistenti darebbe risultati
settoriali e n o n produrrebbe il rafforzamento della solidarietà fra
i gruppi e l'allargamento del m o v i m e n t o alla generazione che rifiuta
le esposizioni convenzionali. Sul piano dell'azione questo settore
sembra sostanzialmente d'accordo con il primo, anche se n o n sempre
ne condivide i presupposti e le implicazioni. Un'intera federazione,
quella giapponese, ha condiviso quest'orientamento sciogliendosi f o r -
malmente, il 24 dicembre 1968, per permettere la costituzione o la
ricostituzione di nuovi gruppi di simpatia, che vanno raccoglien-
dosi intorno a princìpi fondati sull'azione libertaria quotidiana e
su strutture federali elastiche. U n a seconda federazione, quella ita-
liana (la F.A.I.), ha recentemente deciso insieme con la F.A.G.I.
(Federazione Giovanile Anarchica Italiana), di riunirsi prossimamente
in congresso per passare all'analisi ed alla definizione della f u n -
zione del movimento, prescindendo da ogni prevenzione ideologica
e organizzativa. Gli effetti di quest'operazione di dissoluzione del
m o v i m e n t o anarchico tradizionale sono però compromessi da istanze
e giustificazioni confuse, che sono il frutto di due diverse teorie le
quali già dividono questo settore. Per la prima il proletariato
prende coscienza di classe nella misura in cui si organizza da sé
in senso libertario. C o m p i t o del movimento anarchico sarebbe
perciò di suscitare quest'organizzazione inserendosi in essa ed evi-
tando ogni divisione di teoria e pratica, di preparazione intellettuale
e di maturazione reale, di struttura e di sovrastruttura. I seguaci
della seconda, condividendo le teorie situazioniste, considerano ogni
GINO CERRITO, IL MOVIMENTO ANARCHICO INTERNAZIONALE 145

tipo di organizzazione come manifestazione sovrastrutturale e perciò


autoritaria e affermano la necessità della fusione violenta e indi-
viduale del rivoluzionario nel m o v i m e n t o reale. N o n si tratterebbe
quindi di ricostruzione del m o v i m e n t o ma di sua distruzione. Questo
obbiettivo appare sempre più chiaro ovunque i gruppi situazionisti
sono riusciti a mettere seriamente in crisi il m o v i m e n t o (Svezia,
Giappone, Olanda, Belgio), contando essenzialmente sulla immaturità
ideologica dei gruppi giovanili e sulla incertezza organizzativa del
movimento tradizionale.
M a la reazione a questa tendenza di origini n o n sempre disin-
teressate e chiaramente enunciate si fa sentire in molti paesi (Italia,
Francia, nello stesso Giappone). E già ora si intravede che la nuova
linea di sviluppo del m o v i m e n t o tende alla ricostituzione dei gruppi
ed alla loro riunifìcazione per tendenze perfettamente autonome,
entro la più vasta federazione o confederazione delle medesime.
Si può inoltre affermare che, dall'analisi delle pubblicazioni attuali
dell'anarchismo e dall'esame degli ultimi avvenimenti, la direttrice
di marcia degli anarchici sembra consistere essenzialmente: 1) nel
continuare l'elaborazione critica dei princìpi, utilizzando dei teorici
solo ciò che è tuttavia attuale (il federalismo, la libera sperimenta-
zione, l'anarchismo come metodo di azione rivoluzionaria dal basso) ;
2) nel promuovere la trasformazione del m o v i m e n t o specifico da
scuola di propaganda, in cui si ripetono acriticamente i princìpi,
in officina di indagini e di esperienze rivolta alla più vasta attività
politica e sociale, utilizzando le particolari conoscenze dei p r o -
blemi tecnici della ricostruzione sociale, del m o v i m e n t o operaio e di
tutte le altre questioni che hanno importanza per la maggior parte
degli uomini; 3) nell'attualizzare la tattica della contestazione nei
rispettivi campi di lavoro e di osservazione, sollecitando i fermenti
etici e le umane aspirazioni di giustizia sociale, chiarendo i ter-
mini della relazione fra ideale e realtà, stimolando la libera speri-
mentazione e l'azione diretta in tutte le manifestazioni della vita
sociale e nei limiti del possibile, per realizzare esperienze rivolu-
zionarie educative al di fuori del potere costituito e contro di
esso; 4) nel puntare alla distruzione o alla crisi di quei settori
del potere la cui funzione n o n sia fondamentalmente necessaria alla
vita sociale; o che, nel caso contrario, sia possibile sostituire con
studiati strumenti libertari. Nel p r i m o caso, l'azione mira a denun-
ciare il ruolo negativo ed inutile per la continuità della vita sociale
di strutture oppressive come l'esercito, la polizia, la magistratura,

IO.
146 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 2 1

i monopoli, i catasti ecc. Nel secondo caso (produzione e scambi,


sanità, scuola, circolazione e trasporti ecc.), l'azione assume una
funzione educativa determinante, in quanto mostra sperimentalmente
che metodi volontari di organizzazione dei rapporti sociali sono
almeno altrettanto efficienti di quelli autoritari.
NOTA

Non avrei potuto tracciare questo pur breve quadro del movimento anarchico,
che sarà la base di un più vasto lavoro, senza l'aiuto tangibile degli anarchici di
ogni paese che mi hanno inviato non solo libri, opuscoli, manifesti e periodici in
grande quantità, ma che mi hanno concesso interviste, fornito dettagliate relazioni
sulla situazione attuale del movimento nei rispettivi paesi, permesso talvolta di con-
sultare i propri archivi. Di questi ultimi devo particolarmente segnalare il Centre
International de Recherches sur l'Anarchisme di Losanna (ricchissimo di materiali di
ogni tipo e aperto a tutti gli studiosi), l'archivio della « Commission de Relations de
VInternational des Fédérations Anarchistes » di Parigi (che ben presto depositerà buona
parte dei suoi atti presso l'International Institute of Social History di Amsterdam),
la Biblioteca-archivio « Camillo Berneri » di Pistoia.
Per comprensibili motivi non mi è possibile ricordare qui tutti coloro che mi hanno
variamente aiutato nel lungo e difficile lavoro di ricerca dei materiali. Comunque non
posso non ricordare con gratitudine quelli che più di ogni altro si sono prestati disin-
teressatamente e con particolare impegno. In primo luogo Pio Turroni, e poi Aurelio
Chessa, Alfonso Failla, Victor Garda, Ildefonso Gonzales, Valerio Isca, Guy Malouvier,
Umberto Marzocchi. Preziose sono le interviste concessemi o le relazioni inviatemi da
V. Garda, I. Gonzales e J. Peirats per il M.L.E.; da M. Corsentino per la Gran
Bretagna e l'Irlanda; da C. Lamaire per il Belgio; dalla redazione di «De Vrije»
per l'Olanda; da C. Cantini e M. Ch. Mikailoiev per la Svizzera; da U. T. per la
Jugoslavia; da L. Bogazzi per i paesi scandinavi; da I. G. per l'U.R.S.S.; da
M. Congost per l'Africa del Nord; da F. Alvarez Ferraras e R. Benvenuti per il
Canada; da C. A. per gli anarchici italiani degli U.S.A.; da B. Yalenski e E. Dal-
goff per lo Yiddish Anarchist Movement; da B. Vannini per l'Australia e la Nuova
Zelanda; da V. Garda per l'America Latina e per l'Asia in generale; da C. Carpio,
A. Gerosa, I. Gonzales, D. A. de Santilldn, T. Viri e dalla segreteria della F.O.R.A.
per l'Argentina; da R. Gómez Alvarez, E. Laite e V. Muhoz per l'Uruguay;
da V. Leysaquia per il Perù; da J. Verde per il Venezuela; da P. Catullo,
E. R., N. Garavini per il Brasile; da M. Alcom e M. Gimenez Igualada per il
Messico; da M. Osawa e A. S. Mura per il Giappone e la Corea; da Ma Schmu
per la Cina.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

Una bibliografia completa dei titoli che sono necessari per ampliare ulte-
riormente e per approfondire in ogni suo aspetto il breve quadro da me trac-
148 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 2 1

ciato, occuperebbe certamente molte più pagine di quante non ne impegni


quella cbe segue. Ho cercato di limitare all'indispensabile la nota, sia evi-
tando di ripetere i titoli relativi a più argomenti, sia dando per conosciuti
taluni volumi (fra cui le opere di storia generale dei paesi considerati) e
riviste (salvo che per articoli di particolare rilievo), i cui titoli sono del resto
riportati nei manuali bibliografici citati e nelle opere di carattere generale.
Si noteranno perciò carenze a volte assai gravi (per esempio per quanto si
riferisce a diversi paesi dell'America Latina), cbe potranno essere colmate,
vuoi mediante la bibliografia generale e quella relativa ai singoli paesi, vuoi
spogliando le riviste più recenti, nelle quali si trovano ampie relazioni sullo
sviluppo del movimento in tutti i continenti, con particolari spesso essenziali.
Ho anzi evitato, per motivi di ulteriore semplificazione, di dare i titoli di spoglio
di queste più recenti pubblicazioni periodiche, nonché quelli delle migliaia di
manifesti, di volantini, di pamphlets di cui diversi sono consultabili presso gli
archivi ricordati, altri difficilmente reperibili da chi non sia sufficientemente
introdotto negli ambienti anarchici.
Nel tracciare un panorama bibliografico generale, ho pure tralasciato
ogni sottile ripartizione tra opere critiche, letteratura politica, memorie e
documenti più o meno ufficiali del movimento, cercando invece di rilevare
l'importanza e il carattere del titolo citato, di volta in volta e solo se assoluta-
mente indispensabile.
Inoltre ho posto in coda l'elenco delle riviste e dei periodici più utili
(segnando a fianco di ciascuno le annate più opportune ai fini della ricerca),
seguito da quello dei più recenti e necessari per un quadro completo degli ultimi
venti anni.
In relazione alla ripartizione sistematica della nota si tenga conto comunque,
della sostanziale unicità internazionale del movimento anarchico, sia per quanto
riguarda l'ideologia, sia per quanto riguarda la tattica. Giacché, nonostante
il difetto di una precisa e persistente struttura organizzativa, la circolazione
delle idee e le relazioni fra i gruppi sono costanti fondamentali per il movi-
mento anarchico. Da ciò, e salvo casi del tutto eccezionali, derivano le reciproche
influenze tra circoli apparentemente diversi per tradizioni storiche e per lingua,
e il reale internazionalismo che è proprio di questo movimento. In altri
termini, i contrasti che impegnano il Movimiento Libertario Espando sono
generalmente i contrasti di tutto il movimento anarchico internazionale; le
vicende particolari dell'anarchismo nell'America Latina interessano quello
europeo più di quanto non sembri all'osservatore superficiale: tanto più oggi
che il movimento sembra realmente portato verso un'unificazione dell'ideologia
e della tattica, cioè verso una maggiore comprensione dell'anarchia, non più
e non tanto come società da realizzarsi dall'oggi al domani, ma come metodo
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE 149

di lotta libertaria. I conflitti inerenti alla tattica, assai accesi nel corso del
1968, vanno attenuandosi progressivamente.
Per i motivi che fanno dell'anarchismo un agente di emancipazione so-
ciale, più che una forza perfettamente individuabile, il movimento anarchico
non fu mai un movimento di masse, né per gli stessi motivi ha possibilità di
diventarlo. Esso ebbe momenti di larga popolarità, durante i quali talune sue
caratteristiche si incontrarono con le istanze più o meno coscienti delle
masse popolari, dando luogo a movimenti rivoluzionari che anche se formalmente
falliti, esprimevano tendenze libertarie a lungo contenute e tutt'altro che
superficiali, e condizionavano visibilmente la storia del movimento operaio.
Questi momenti non sono diminuiti di intensità e di ritmo nella misura in
cui le forze operaie si sono andate sviluppando in senso moderno e industriale,
rispondendo organizzativamente alle previsioni della dottrina marxista. Si sono
invece diversificati, intensificandosi durante le fasi di crisi dei poteri costi-
tuiti. Dal momento in cui le nuove prospettive aberranti della società consu-
mistica si sono fatte più evidenti e minacciose, essi sono caratterizzati dalla
comparsa di gruppi sempre più numerosi di uomini che, indipendentemente
dalla classe di origine, denunciano il sistema in cui i valori individuali vengono
totalmente negati in cambio di un benessere puramente materiale, ed affermano
la loro volontà di resistenza.
Dal punto di vista ideologico - e come si nota guardando all'attività del
movimento anarchico nelle diverse parti del mondo - il fenomeno che è altresì
caratterizzato da massicce adesioni di giovani ai gruppi specifici, produce
conseguenze diverse. Da un lato esso sollecita gli anarchici ad adottare espres-
sioni del tutto imprevedibili quarantanni fa, e passibili di ulteriori sviluppi
sotto l'influenza della ricca sperimentazione rivoluzionaria, che si richiama
più o meno coerentemente a quanto di più valido rimane degli insegnamenti di
Proudhon, di Bakunin, di Malatesta. Dall'altro il movimento è sottoposto alle
spesso negative oscillazioni, che sono il frutto della partecipazione ad esso di
forze nuove e ideologicamente immature. Al movimento anarchico si aderisce
generalmente per un sentimento istintivo di ribellione contro ogni ingiustizia
sociale e contro l'autorità dell'uomo sull'uomo, ma si diventa anarchici ripen-
sando e maturando le ideologie nella relazione con la realtà effettuale. Chi
non è capace di questa maturazione individuale non rimane a lungo nel movi-
mento specifico e, abbandonandolo per altre esperienze, continua per qualche
tempo a vivere ai suoi margini, legato soltanto alle insegne ed al nome dell'anar-
chismo.
L'indiscriminato pullulare di gruppi giovanili formalmente antiautoritari,
prevenuti contro ogni pur valida tradizione avveniristica ed orientati dalla
ricerca empirica di un programma ideologico e tattico, fondato sul rifiuto
permanente e globale, vuoto di contenuto umanisticamente positivo, rimane
150 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 2 1

un fatto indubbiamente negativo qualora non si definisca chiaramente come


espressione di una corrente di pensiero negativo-positiva della rivoluzione,
qualora non cerchi cioè di pensare non solo ai problemi della distruzione
ma altresì a quelli della costruzione rivoluzionaria. Richiamandosi a Proudhon
e a Bakunin o proponendosi confusamente un « ammodernamento » dell'ideo-
logia anarchica, attraverso la mediazione della teoria marxista della classe (o
meglio ancora attraverso l'azione per l'azione), numerosi gruppi giovanili
intendono contestare la fatalità dell'integrazione nel sistema della società del
profitto. Ma quest'azione, che in teoria tenderebbe ad unire elementi di diverso
ed a volte contrastante orientamento rivoluzionario, rivalorizza di fatto i pre-
supposti fondamentali del marxismo (o quelli ancora più aberranti dell'azione
rivoluzionaria amorfa di soreliana memoria), e conduce pertanto alla negazione
dell'ipotesi antiautoritaria, mistificandone le caratteristiche peculiari. Tanto
è vero che il tentativo, pur configurandosi come un fronte di lotta contro
l'autoritarismo borghese e contro quello bolscevico, si colloca spesso sulla me-
desima linea dell'autoritarismo castrista o maoista: vuoi per il logico prevalere
delle organizzate minoranze autoritarie sull'atteggiamento spontaneistico e
disorganico della massa; vuoi per il difetto di informazione in parte legato
alla quantità enorme di pubblicazioni che il mercato editoriale produce e che
finisce con il diventare un ostacolo alla circolazione delle idee rilevanti e
feconde, contribuendo a mistificare il problema. Lo spontaneismo ottimista,
la possibilità rivoluzionaria acritica, l'eterogenea e ideologicamente ibrida
composizione del fronte giovanile, che pure ha contribuito a mettere clamoro-
samente in discussione le strutture della società e il senso stesso della storia
umana, rischia di togliere al movimento di contestazione ogni capacità di
rinnovamento sostanziale della società; quando non offre a forze di ben diverso
orientamento sociale l'ambiente più idoneo per sollecitazioni di carattere
nettamente reazionario. Diverso è il caso di quei gruppi che ingenuamente
cercano di condurre e di ridurre il problema della rivoluzione antiautoritaria
alle cosiddette formule sessuologiche o alla esclusiva soluzione di problemi
settoriali.
Queste preoccupazioni stanno oggi alla base dell'impegno organizzativo
di buona parte del movimento anarchico internazionale. È anzi possibile che,
dopo le recenti manifestazioni terroristiche di Milano e di Roma (12 dicembre
1969), si verifichi nel movimento specifico, e particolarmente in quello europeo,
un'accentuazione della spinta organizzativa o che comunque prevalga la richiesta
di una maggiore responsabilizzazione dei gruppi. Come? Sembra più che mai
attuale la risposta che Camillo Berneri dava al quesito nel 1920 (in «Libero
accordo», Roma, 3 settembre 1920): «Diffidando dei nuovi venuti, di coloro
che non si sa donde vengano e dove vadano, di coloro che non si sa come e di
che cosa vivano, di tutti coloro che confidano con facilità azioni immaginarie
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE 151

e che spingono i giovani entusiasti ed ingenui ad agire, che sfruttano o fanno


la spia o gli agenti provocatori coprendo il loro ignobile agire con la retorica
esplosiva, con gli abbracci espansivi e con le parole grosse. Se non sono né
sfruttatori né spie sono dei leggeri, degli esaltati, dei bacati, degli individui
che non possono che danneggiare il nostro movimento ».

Repertori bibliografici.

Nel 1897, Max Nettlau dava alle stampe un repertorio di notevole pregio
storiografico, di fronte al quale perdono importanza tutti i sussidi biblio-
grafici che fino a quel momento avevano trattato un particolare aspetto o
l'insieme della storia dell'anarchismo. Nonostante i difetti di metodo e le
giustificate lacune, la Bibliographie de l'anarchie, apparsa a Parigi per i tipi del-
l'editore Stock e con la prefazione di Elisée Reclus, è ancor oggi un repertorio
indispensabile per chiunque si accinge a studiare il movimento anarchico.
Nel 1926, sollecitato da Rudolf Rocker (v. R . R O C K E R , Max Nettlau, el Heródoto
de la anarquia, Mexico, 1950, p. 18) a ridare alle stampe la Bibliographie con
gli opportuni aggiornamenti, l'A. rispondeva di avere già pronto il materiale
necessario, ma di non trovare l'editore disposto alla pubblicazione. Un ulte-
riore aggiornamento dell'opera di Max Nettlau venne comunque compiuto
da Josef Stammhammer, che nel 1909 completò la pubblicazione di tre volumi
di bibliografia generale del socialismo, fatti però con altri criteri e senza
alcuno dei pregi critici dell'opera di Nettlau (J. STAMMHAMMER, Bibliographie
des Socialismus und Kommunismus, Jena, 1893-1909), ma ricchi di indicazioni
bibliografiche sull'anarchismo fino al 1908.
Questi primi lavori bibliografici vennero aggiornati e completati in un'opera
d'insieme promossa e diretta da Edouard Dolléans e Michel Crozier. La vasta
ricerca bibliografica e cronologica vide la luce per « Les éditions ouvrières »
di Parigi negli anni 1950, in diversi volumi sui Mouvements ouvriers et socialistes
dei diversi paesi dell'Europa e delle Americhe. Portata a termine da vari studiosi,
questa raccolta utilizza le particolari bibliografie sul movimento anarchico
dei singoli paesi apparsi nel periodo precedente (si segnalano in particolare
M. N E T T L A U , Contribución a la bibliografia anarquista de la America Latina
hasta 1914, in Certamen Internacional de La Protesta, 1899-1927, Buenos Aires, 1927;
D . A. D E SANTILLÀN, Bibliografia anarquista argentina desde sus origenes hasta 1930,
« Timon », Barcelona, novembre-dicembre 1938) ; e può essere utilmente integrata
dalle note bibliografiche che arricchiscono le più recenti opere che di seguito
si segnalano.
152 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 2 1

Opere generali.

Poche e di vario valore sono le storie generali che trattano dello sviluppo
ideologico e formativo del movimento anarchico nel secolo x x . Avvertendo
che nessuna di esse riesce a dare un quadro chiaro e sufficientemente completo,
si segnalano: E . Z O C C O L I , L'anarchia. Gli agitatori, le idee, i fatti, Milano, 1 9 0 7
(su cui v. R . D ' A N G I Ò , L'anarchia. Riflessioni sul libro omonimo di E. Zoccoli,
Spezia, 1 9 1 0 ) ; R . ELZBACHER, L'anarchisme, Paris, 1 9 2 3 (che si limita all'espo-
sizione del pensiero di pochi noti teorici); A. SERGENT, Les anarchistes,
Paris, 1951 (raccolta di documenti relativi ad aspetti particolari del problema);
M. N E T T L A U , Breve storia dell'anarchismo, Cesena, 1 9 6 4 (è la sintesi della
monumentale fatica dell'A. depositata manoscritta presso l'International Institute
of Social History di Amsterdam. L'opera giunge al 1932 ed è la traduzione
italiana dell'edizione in lingua castigliana La Anarquia a través de los tiempos,
Buenos Aires, 1 9 3 5 ) ; J . JOLL, The Anarchists, London, 1 9 6 4 (trad. italiana:
Gli anarchici, Milano, 1970. Su quest'opera v. la recensione di Nicolas Walter,
nel numero del dicembre 1964 della rivista londinese «Anarchy», dedicato
agli storici dell'anarchismo); G . W O O D C O C K , L'anarchia. Storia delle idee e
dei movimenti libertari, Milano, 1966 (la prima edizione in inglese apparve a
Londra nel 1 9 6 2 ) ; G . D . H. COLE, Storia del pensiero socialista, Bari, 1 9 6 7 - 1 9 6 8 ,
5 voli, (la prima edizione in inglese apparve a Londra negli anni 1 9 5 3 - 1 9 5 8 ) ;
M. O S A W A , Anakizumu Shiso-Shi, Tokyo, 1 9 6 8 (di cui numerose pagine
trattano del Movimento anarchico giapponese) ; H. A R V O N , L'anarchisme, Paris,
1968 (l'A., dopo una breve panoramica sui più conosciuti teorici, tratta della
vita del movimento fino al periodo dell'anarco-sindacalismo, con particolare
riferimento alla Francia). Un discreto tentativo di dare un quadro generale
documentario del pensiero e dell'azione dell'anarchismo, venne compiuto recen-
temente da D . GUERIN, Ni dieu ni maitre. Anthologie historique du Mouvement
anarchiste, Paris, s. d.
Per le suggestive osservazioni su alcuni fondamentali avvenimenti e sul
pensiero dell'anarchismo, sono utili altresì: F. BRUPBACHER, Socialisme et liberté,
Neuchàtel, 1955; C H . A. BONTEMPS, L'anarchisme et le réel. Essai d'un rationa-
lisme libertaire, Paris, 1963; D. G U E R I N , L'anarchismo dalla dottrina all'azione,
Roma, 1969 (prima ed. L'anarchisme de la doctrine à l'action, Paris, 1965).
V . pure il recente G . CERRETO, Sull'anarchismo contemporaneo, in E . MALATESTA,
Scritti scelti. Teoria e prassi dell'anarchismo italiano, Roma, 1970; ed infine,
l'interessante e spregiudicato saggio di L. MERCIER-VEGA, L'increvable anarchisme,
Paris, 1970.
Indispensabili sono, infine, le memorie di Rudolf Rocker, apparse in tre
volumi che vanno dalla fine del secolo scorso al 1951 e che trattano delle
vicende del movimento anarchico di ogni paese: La juventud de un rebelde,
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE 153

Buenos Aires, 1947 (che si riferisce agli ultimi quindici anni del secolo xix);
En la borrasca, Buenos Aires, 1949 (che giunge fino alla Rivoluzione d'Ottobre);
Revolución y regresión (1918-1951), Buenos Aires, 1952.
L'anarchismo ebbe fin dal suo sorgere uno sviluppo maggiore in Europa e
segnatamente nei paesi mediterranei: Francia, Italia, Penisola Iberica.
Per la Francia v. la fondamentale storia di J . M A I T R O N , Histoire du Mouve-
ment anarchiste en France [1880-1914), Paris, 1953 (questa prima ed. è completata
da una ricchissima bibliografia, a cui si può attingere copiosamente anche per
le vicende dell'anarchismo in altri paesi); ID., Ravachol et les anarchistes, Paris,
1964 (si tratta di un volume di documenti sul « ravacholisme »). Sono altresì
utili le memorie di J . GRAVE, Le Mouvement libertaire sous la 3e Republique.
Souvenirs d'un revolté, Paris, 1930 (rivelatrici le molte pagine sugli agenti provo-
catori introdotti dalla polizia nel movimento); R . M A N E Y - P H . D I O L E , Sous les
plis du drapeau noir. Le drame de l'Anarchie, Paris, 1949. In particolare sulle teorie
e sulle vicende dell'anarco-sindacalismo francese, v. M . N E T T L A U , Fernand
Pelloutier y el sindlcalismo, Buenos Aires, 1 9 2 7 ; E . DOLLÉANS, Histoire du Mouve-
ment ouvrier, Paris, 1957, II voi. (traduzione italiana della Ia ed. francese del 1939:
Storia del movimento operaio, Roma, 1 9 4 8 , II voi.); M . FAULON, Fernand Pelloutier,
Paris, 1 9 6 7 ; A. BORGHI, Fernand Pelloutier nel sindacalismo, New York, s. d.
Sul medesimo argomento hanno valore di memorie: F. PELLOUTIER, Histoire
des Bourses du Travail, Paris, 1 9 0 2 ; M . PELLOUTIER, Fernand Pelloutier, sa
vie, son oeuvre (1867-1901), Paris, 1 9 1 1 ; P. M O N A T T E , Trois scissions syndicales,
Paris, 1958.
Nel movimento anarchico francese numerosi gruppi sono legati alla straor-
dinaria attività non-violenta di Louis Lecoin, di cui è utile consultare De prison
en prison, Antony Seine, 1947. Per i richiami ai precedenti tolstoiani dell'azione
di questi gruppi, v. in primo luogo il rapporto del G R O U P E DES ÉTUDIANTS
SOCIALISTES RÉVOLUTIONNAIRES INTERNATIONALISTES DE PARIS, Le Tolstoisme
et l'Anarchie, Paris, 1900, tradotto in italiano con il titolo Tolstoismo e anarchismo.
Rapporto presentato al Congresso operaio rivoluzionario di Parigi dal Gruppo degli
Studenti Socialisti Rivoluzionari Internazionalisti di Parigi, Barre Vt., s. d. (che
è un attacco alla diffusa stima di cui Tolstoi godeva - ed ancor oggi gode - presso
numerosi gruppi anarchici, alla fine del secolo scorso). Diverse notizie sulle
relazioni fra Tolstoi e gli anarchici si possono trovare in P. K R O P O T K I N ,
Ideas y realidades de la literatura rusa, Buenos Aires, 1926; numero speciale
dedicato a Tolstoi della rivista «Europe», Paris, 1 9 2 8 ; L. DERRICH, Tolstoi,
su vida y obra, Buenos Aires, 1 9 4 6 ; V. M U N O Z , Una cronologia de Leon Tolstoi,
« Reconstruir » (Buenos Aires), gennaio-febbraio 1969.
L'anarchismo non-violento ebbe - ed in certa misura ha ancora - una
notevole influenza nel Belgio ed in Olanda, ove l'opera di Domela Nieuwenhuis
venne continuata particolarmente da Ham Day, da Albert de Jong e da Bart
154 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 2 1

de Ligt. Il manuale della resistenza passiva scritto da quest'ultimo (Pour


vaincre sans violence, Bruxelles, 1929; ed. inglese The Conquest of Violence,
London, 1937) ebbe larga diffusione fra i pacifisti d'Inghilterra e degli
Stati Uniti d'America, inducendo molti di essi ad abbracciare le dottrine anar-
chiche. Nel Belgio, ove i fratelli Reclus e Francisco Ferrer avevano contribuito
a un rinnovamento della produzione intellettuale progressista del tempo, si
ebbe ai primi del secolo un ristagno che si espresse in una attività propagandi-
stica settoriale e staccata dalla vita delle masse. Solo a Liegi si verificò un
certo tentativo di organizzazione anarco-sindacalista del movimento operaio.
In Olanda, invece, l'anarco-sindacalismo contò su un teorico di primo piano,
come Christian Cornelissen, e su una centrale sindacale scarsa di numero, ma
di indubbia incisività rivoluzionaria fm'oltre la prima guerra mondiale. Sulle
varie manifestazioni dell'anarchismo nei due paesi, v. B . V. L. HENAULT, Le
parti ouvrier et l'anarchie, Liège, 1 9 0 1 ; C H . CORNELISSEN, L'évolution de l'anar-
chisme et le mouvement ouvrier en Hollande, « Mouvement socialiste » (Paris),
1 5 luglio 1 9 0 5 ; M. N E T T L A U , Las ideas libertarias en Suiza, Holanda y Escandi-
navia, «La Revista Bianca» (Barcelona), 31 agosto e 14 settembre 1934; S. BRO-
CHBR, Deux vétérans de l'antimilitarisme (Domela Nieuwenhuis et Barthélemy de
Ligt), «L'Essor» (Genève), 13 maggio 1960; H. DAY, Quarantanni d'anarchismo
in Belgio. 1914-1960, « Volontà » (Genova), XVIII, 1 9 6 5 , n. 1 ; E. A R M A N D , De
esto hace cuarenta y cinco anos, « Reconstruir » (Buenos Aires), settembre-ottobre
1969.

Non esiste un'opera d'insieme sull'anarchismo in Italia. Per una breve


sintesi sul movimento anarchico del paese, v. tuttavia i saggi di G. CERRITO,
Gli anarchici oggi in Italia, « L'Astrolabio » (Roma), 1 e 15 luglio 1965 (il me-
desimo in «Volontà», Genova, XVIII, 1965, n. 10); ID., Le origini del Mo-
vimento anarchico, «Rassegna Storica-Toscana » (Firenze), gennaio-giugno 1969.
Periodi particolari trattano invece le opere di E . SANTARELLI, Il socialismo
anarchico in Italia, Milano, 1959 e La revisione del marxismo in Italia, Milano,
1 9 6 4 ; L . LOTTI, La Settimana Rossa, Firenze, 1 9 6 5 ; P. C. M A S I N I , Storia degli
anarchici italiani. Da Bakunin a Malatesta, Milano, 1969 (che giunge solo al
1 8 9 2 ) . Per la cronologia dell'anarchismo italiano (con ricche notizie sui gruppi
italiani degli USA) dal 1914 al 1945, v. Un trentennio di attività anarchica.
1914-1945, Cesena, 1953. Per il periodo più attivo del movimento anarco-sinda-
calista italiano, hanno fondamentale importanza le memorie di A. B O R G H I ,
Mezzo secolo d'anarchia, Napoli, 1954; ID., Vivere da anarchici, Bologna, 1966.
Per le vicende dell'Unione Sindacale Italiana, è utile U. FEDELI, Breve storia
dell'U.S.I., «Volontà» (Napoli), X , 1957, nn. 9, 10, 11.
Per un più esauriente panorama dell'anarchismo italiano, si segnalano
le biografie di Errico Malatesta, le cui vicende sono tutt'uno con quelle del
Movimento: M. N E T T L A U , Errico Malatesta, New York, 1922 (l'ed. più completa
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE 155

è quella in castigliano, La vida de un anarquista, Buenos Aires, 1 9 3 2 ) ; A. B O R G H I ,


Errico Malatesta in 60 anni di lotte anarchiche, Parigi, s. d. (altra ed. Milano,
1 9 4 7 ) ; L. FABBRI, La vida y el pensamiento de Errico Malatesta, Buenos Aires,
1 9 4 5 (altra ed. Puebla, Pue, 1 9 6 7 ) . Utili sono altresì: U. FEDELI, Luigi Fabbri,
Torino, 1948 (che tratta anche delle vicende delle colonie di profughi anarchici
italiani in Francia e nell'America Latina nel ventennio fascista); ID., Gigi Da-
miani. Note biografiche. Il suo posto nell'anarchismo, Cesena, 1954; ID., Luigi Gal-
leani. Quarantanni di lotte rivoluzionarie. 1891-1931, Cesena, 1956 (L. Galleani
visse per circa un ventennio negli USA svolgendovi un'intensa attività pro-
pagandistica : la sua biografia è perciò essenziale per la storia dei gruppi italiani
di quel paese, durante il primo ventennio del secolo); ID., Giovanni Gavilli,
1855-1918, Firenze, 1 9 5 9 ; S. FORESI, La vita e l'opera di Pietro Gori nei ricordi
di..., Milano, 1 9 4 9 ; C. MOLASCHI, Pietro Gori, Milano, 1 9 5 9 ; Rosignano a Pietro
Gori, Raccolta di saggi e testimonianze a cura del Comitato cittadino costi-
tuitosi per le onoranze a Pietro Gori, Cecina, 1 9 6 0 ; G. D I N U C C I , Pietro Gori
(tesi di laurea inedita discussa alla Facoltà di Magistero dell'Università degli
Studi di Firenze nell'anno accademico 1 9 6 5 - 1 9 6 6 ) .
Per le vicende del movimento anarchico nella Penisola Iberica, su cui
esiste una ricchissima bibliografia, v. in primo luogo un recentissimo tentativo
di sintesi, che dopo avere tracciato un breve quadro delle vicende del periodo
1 8 6 8 - 1 9 3 6 , si intrattiene particolarmente sulla Rivoluzione spagnola, gettando
poi uno sguardo sugli avvenimenti successivi del M L E con discutibile obietti-
vità: C . M. LORENZO, Les anarchistes espagnols et le pouvoir [1868-1969), Paris, 1 9 6 9 .
Per un ulteriore approfondimento generale, v. le memorie di A . LORENZO, El
proletariado militante, Toulouse, 1 9 4 6 - 1 9 4 7 , 2 voli. ; F . URALES, Mi vida, Barcelona,
s. d., 3 voli. Sono altresì indispensabili: M. BUENACASA, El movimiénto obrero espa-
nol 1886-1926, Barcelona, 1928 (altra ed. Paris, 1966) ; ID., La CNT, los Treinta y
la FAI, Barcelona, 1 9 3 3 ; J . PEITRAS, Breve storia del sindacalismo libertario spagnolo,
Genova, 1962 (con alcune pagine sugli anni posteriori alla Guerra civile). Sugge-
stive per le intelligenti osservazioni: J . M A U R I N , El fracaso del Anarco-sindi-
calismo, Barcelona, 1 9 2 3 ; D . A . D E SANTILLÀN, Contribución a la historia del
movimiénto obrero espanol, Puebla, 1 9 6 2 - 1 9 6 5 , 2 voli.; P. VALLINA, Crònica de
un revolucionario, Paris, s. d. Per alcuni aspetti sono anche utili: M. GARCIA
VENERO, Historia de los Movimiéntos sindicales espaholes [1840-1933), Madrid, 1 9 6 1 ;
J . G O M E Z CASAS, Historia del Anarco-sindicalismo espanol, Madrid, 1 9 6 9 .

Circa la particolare attività svolta dagli anarchici in alcune regioni della


Penisola Iberica e segnatamente in Portogallo, in Catalogna e in Andalusia,
v. rispettivamente: 1) M. J . DE S O U Z O , O sindicalismo en Portugal. Esbozo historico,
Lisboa, 1 9 3 1 ; L. PORTELA - E. RODRIGUES, Na inquisito do Salazar, R i o de
Janeiro, 1 9 5 7 ) ; 2) P. Foix, Apóstols i mercaders. Quarenta anys de lluita social
a Catalunya, Mexico, 1937; J . DEL PI, Interpretación llibertaria des moviment obrer
156 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 2 1

catald, Bordeaux, 1946; J . BENET, Maragall davant la setmana tragica, Barcelona,


1964; A. BACELLS, El sindicalismo en Barcelona (1916-1923), Barcelona, 1965;
3) J. D I A Z DEL M O R A L , Historia de las agitaciónes campesinas andaluzas, Madrid,
1967.
In Germania e nell'Impero Austro-Ungarico, il movimento anarchico
ebbe quattro intellettuali di gran valore: G. Landauer, E. Muehsam, R . Rocker
e M. Nettlau. L'azione di costoro fu però piuttosto isolata, salvo il caso
di R . Rocker che tuttavia visse generalmente in Inghilterra e negli Stati
Uniti d'America. L'influenza di Landauer e di Muehsam, che furono attivissimi
nel primo dopoguerra, si spuntava contro la particolare chiusura dei gruppi
stirneriani e non riusciva, d'altra parte, a contare seriamente nella corrente
anarco-sindacalista. Nel primo ventennio del secolo quest'ultima, pur supe-
rando per importanza i gruppi legati all'anarchismo individualista ispirato da
M. Stirner e da J. H. Machay o alla propaganda tipica di J . Most, rimaneva
assai debole; mentre cresceva rapidamente di numero dopo la guerra, costituendo
la Freier Arbeiter Union che si richiamava chiaramente alla carta d'Amiens.
Le vicende del movimento anarchico in Germania e nell'Impero Austro-Unga-
rico sono ampiamente trattate nelle memorie di R . Rocker citt., che possono
essere integrate con: R . GROSSMANN, Jahrbuch der Freien Generation, Wien-
Klosterneuburg, 1910-1914, 5 voli.; ID., Die Neuschopfung der Gezallschaft durch
der Kommunistischen Anarchismus, Wien-Klosterneuburg, 1921; M. N E T T L A U , Le
socialisme en Austriche, «Les Temps Nouveaux» (Paris), 15 ottobre e 15 novem-
bre 1920; R . R O C K E R , Johan Most : das Leben eines Rebellen, Berlin, 1924 (l'attività
di Most riguarda altresì l'Inghilterra e particolarmente gli Stati Uniti d'America.
Una buona cronologia di J . Most è quella di V. M U N O Z , Una cronologia de Johan
Most, « Reconstruir » (Buenos Aires), luglio-agosto 1968); Internationalen Arbeiter
Assoziation LA.A. - 10 Jahre internationaler Klassenkampf, Berlin, s. d. [1932],
Per la Confederazione Elvetica, le cui vicende sono generalmente legate
a quelle del movimento anarchico in Germania, in Francia e in Italia, v. Fédé-
ration Communiste-Anarchiste de la Suisse Romande. Manifeste aux travailleurs
des villes et de la campagne, Lausanne, 1907; Centralisme et fédéralisme par un
groupe de syndicalistes, Pully-Lausanne, 1910; F. BRUPBACHER, Die Helvetische
Revolution und die Arbeiterbewegung in der Schweiz, Zurich, 1912; ID., 60 Jahre
Ketzer, Zurich, 1935; I D . , Socialisme et liberté, Neuchàtel, 1955; M. N E T T L A U ,
Luigi Bertoni y Le Réveil - Il Risveglio. Treinta anos de vida de un periodico
anarquista, «La Revista Bianca» (Barcelona), 15 agosto 1930; ID., Las ideas liber-
tarias en Suiza, Holanda y Escandinavia, cit.; Luigi Bertoni, «Volontà» (Napoli),
I, 1947, nn. 8-9; Un uomo nella mischia: Luigi Bertoni, Bologna, 1947; G. PEDROLI,
Il socialismo nella Svizzera italiana 1880-1922, Milano, 1963; M. ENCKELL, Un
journal anarchiste genèvois: Le Réveil 1900-1940, Lausanne, 1967.
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE 157

L'attività anarco-sindacalista, che comprende la propaganda antireligiosa e


antimilitarista, ebbe un certo sviluppo nei paesi scandinavi, nel primo ven-
tennio del secolo. Numerose furono le pubblicazioni periodiche anarchiche in
Danimarca, in Norvegia e in Svezia. In quest'ultimo paese, nel 1910, si formava
un'importante organizzazione anarco-sindacalista, la Sveriges Arbetares Central-
organisation, che ebbe un notevole sviluppo nel primo dopoguerra. Irrilevante
fu invece, per cause diverse, l'attività libertaria in Finlandia, in Lettonia e in
Lituania. Per le idee e per le vicende dei gruppi specifici e degli organismi
sindacalisti di questi paesi, v. C. J. BJORKLUND, Anarkistnen. Dess grund text,
Stockholm, 1928; M. NETTLAU, Las ideas libertarias en Suiza, Holanda y Escan-
dinavia, cit.; A. SOUCHY, El anarquismo y el sindicalismo en Suecia, « Tiempos
Nuevos » (Barcelona), marzo, aprile e maggio 1936; R . BERNER, El movimiento
anarco-sindicalista en Suecia, Barcelona, 1938; K. BERGKVIST - E. ARVIDSSON,
S A C 1910-1960 (Jubileumsskrift), Stockholm, 1960.
In Russia e nei paesi delle regioni balcanica e carpato-danubiana, la na-
scita e lo sviluppo del movimento ebbero caratteristiche interdipendenti; e
pertanto le medesime opere regionali servono per delineare un quadro che
generalmente comprende tutti o buona parte dei paesi delle vaste zone indicate.
Appunto perciò si preferisce elencarle non per paese, ma per ordine cronologico
di pubblicazione: C H . MARCULESCU, Le socialisme en Romanie, « L'Humanité
Nouvelle» (Paris), maggio, giugno e luglio 1 8 9 7 ; E . YAROSLAVSKY, History of
Anarchism in Russia, London, s. d. ( 1 9 3 6 ) ; P. SVOBODIN, El movimiento anarquista
en Bulgaria, «Timon» (Barcelona), novembre 1 9 3 8 ; E . HIRSCHAUGE, Dream in
its réalisation : the Anarchist movement of Poland. Memories and comment, Tel Aviv,
1 9 5 3 (e in yddish); P. M . SESTAKOV, Christo Botev, Velikij bolgarskij revo-
Ijucioner i myslitel', Riazanskoe Kniznoe izdatel'stvo, 1 9 5 9 ; N. STOINOFF, Un cen-
tenaire bulgare parie, Paris, 1 9 6 3 ; E. RELGIS, I libertari in Romania, «Volontà»
(Genova), XVIII, 1 9 6 5 , n. 6 ; G R . BALKANSKI, G . Cheitanov. Pages d'histoire du
mouvement libertaire bulgare, Paris, 1 9 6 5 ; S . P. AVRICH, The Russian Anarchists,
Princeton N. J . , 1 9 6 7 ; M . LEVI, Kafka y el anarquismo, « Reconstruir » (Buenos
Aires), luglio-agosto 1968.
Anche in questi paesi, e particolarmente in Russia, il movimento anarchico
non-violento ebbe numerosi proseliti, di cui il gruppo più caratteristico e
interessante è quello dei Doukhobors, che editano il periodico « Iskra » a Grand
Forks (Canada). La storia della setta, perseguitata per essersi opposta decisa-
mente al servizio militare ed emigrata, con l'aiuto di Tolstoi, di Kropotkin
e di altri pacifisti, in Canada ove vive in comunità dal 1898, è narrata da
G. W O O D C O C K - I. AVAKUMOVIC, The Doukhobors, London, 1968.
Per la Gran Bretagna, v. in primo luogo G. D . H . C O L E , A Short History
of the British Working Class Movement 1787-1947, London, 1947 (traduzione
italiana: Storia del movimento operaio inglese 1789-1945, Milano, 1965, 2 voli.).
158 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 2 1

Alla fine del secolo scorso, l'Inghilterra fu il paese preferito da diversi espo-
nenti dell'anarchismo europeo, minacciati dai rispettivi governi autoritari
(P. Kropotkin, F. S. Merlino, E. Malatesta, E. Pouget, R . Rocker ecc.). Alcuni
di essi maturarono in quell'ambiente una visione più ampia e più realistica
dell'anarchismo. Su quel periodo di maggiore diffusione delle ideologie liber-
tarie in Gran Bretagna, v. J . BRUCE GEASIER, William Morris and the Early Days
of the Socialist Movement, London, 1 9 2 1 ; e le memorie di R . R O C K E R , The London
Years, London, 1956. Utilissimi, anche per il periodo successivo, sono gli scritti
di M. N E T T L A U , Anarchism in England one hundred years ago, London, 1 9 0 5 ;
ID., Origen, apogeo y decadendo del socialismo en Inglaterra, « La Revista Bianca »
(Barcelona), 8 e 1 5 giugno 1 9 3 4 ; H. SEYMOUR, Génesis del anarquismo en Ingla-
terra, « Reconstruir » gennaio-febbraio 1968. Infine sull'attività editoriale liber-
taria, v. Settantanni di « Freedom Press », « Volontà » (Napoli), X, 1956, n. 3-4.
La consistenza dell'anarchismo autoctono degli Stati Uniti d'America è
fortemente limitata dai primi del secolo x x (v. in merito J . J . M A R T I N , Men
Against the State. The Espositors of Individualist Anarchism in America 1877-1908,
Dekalbs, 111., 1 9 5 3 ) . Fino ad epoca assai recente i gruppi anarchici statunitensi
restano isolati ed espletano attività esclusivamente dottrinale (per le loro idee
v. per esempio Anarchism, a Solution to World Problems. A Presentation of 10 Essays,
Los Angeles, Cai., 1 9 4 0 ) , salvo riferimenti talvolta di qualche importanza, per
cui sono utili: M. N E T T L A U , En recuerdo de Voltairine de Cleyre anarquista
americana 1866-1912, «La Protesta» (Buenos Aires), supplementi del 31 marzo
e 14 aprile 1928; ID., Socialistas libertarios y dictadura capitalista en los Estados
Unidos de America del Norte, « La Revista Bianca » (Barcelona), 20 e 27 luglio 1934;
V. M U N O Z , Una cronologia de Voltairine de Cleyre, « Reconstruir » (Buenos Aires),
maggio-giugno 1 9 6 9 ; V. D E CLEYRE, Le tradizioni americane e l'anarchismo,
Milano, s. d. Gli scritti che seguono informano invece sulle vicende delle colonie
anarchiche europee (tedesche, francesi, russe, italiane, spagnole). Bisogna tuttavia
chiarire che l'attività di questi gruppi europei emigrati negli U S A riesce talvolta
ad influire clamorosamente nell'ambiente americano, sia mediante agitazioni
che richiamano i radicali del paese intorno agli esponenti libertari ed alle
loro pubblicazioni periodiche, sia mediante l'azione in talune organizzazioni
operaie di particolare importanza: P. G H I O , L'anarchisme aux Etats Unis, Paris,
1 9 0 3 ; L. A D A M I C , Dynamite: the Story of Class Violence in America, London , 1 9 3 1 ;
N. N O M A D , Rebel and Renegades, New York, 1 9 3 2 ; I D . , Apostles of Revolution,
New York, 1 9 3 3 ; R . R O C K E R , Pioneers of American Freedom, Los Angeles, Cai.,
1949; ID., Las corrientes liberales y anarquistas en los Estados Unidos de America,
Buenos Aires, s. d.; R . D R I N N O N , Rebel in Paradise, Chicago, 111., 1 9 6 2 (che
tratta della straordinaria attività di Emma Goldman, di cui vennero pubblicate
fra l'altro le memorie: Living tny Life, New York, 1 9 3 4 ) . Sono pure utili le
memorie di A. BERKMAN, Prison Memoirs of an Anarchist, London, 1 9 2 6 .
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE 159

In particolare sulla colonia anarchica italiana, oltre alle opere già citate,
v. U. FEDELI, Giuseppe Ciancabilla, Cesena, 1965; G. CERRITO, Sull'emigrazione
anarchica italiana negli Stati Uniti d'America, « Volontà » (Genova), XXII, 1969, n. 4;
sulla tendenza ideologica predominante fra gli italiani, v. più oltre le opere di
L. Galleani.
Negli U S A vennero tentati vari esperimenti comunitari (v. per esempio
G. BALDELLI, Esperienze comunitarie, « Volontà », Napoli, XI, 1958, n. 8-9), su cui
periodicamente si accesero interessanti polemiche, brevemente accennate nella
bibliografia critica e nelle memorie citate. Mi sembra poi utile segnalare
la prolungata persistenza di una certa tendenza libertaria anche fra gruppi
cattolici, v. infatti Ammon Hennacy. The Book of Ammon, Salt Lake City, Utah,
1964.
Sulla storia del sindacalismo statunitense, al quale parteciparono attiva-
mente gli anarchici, v. in primo luogo le brevi sintesi di H . PELLING, American
Labor, Chicago, 111., 1960 (traduzione italiana: Panorama storico del sindacalismo
in America, Roma, 1963); D . GUERIN, Le mouvement ouvrier aux Etats Unis.
1867-1927, Paris, 1968. L'opera più completa sull'argomento è quella di J . R .
C O M M O N S , A History of Labor in the United States, New York, 1918-1935, 4 voli,
(l'ultimo periodo che giunge al 1932 è trattato da S. Perelman e Ph. Taft); la
più popolare è quella di F . R . DULLES, Labor in America. A History, New York,
1950 (traduzione italiana: Storia del movimento operaio americano, Milano, 1953).
La storia delle origini e della decadenza dell'I.W.W. è trattata in maniera
brillante da P. F . BRISSENDEN, The I.W.W. A Study of American Sindicalism,
New York, 1957 (l'opera è completata da una ricchissima bibliografia ed è il
rifacimento della prima ed. del 1919); di orientamento marxista, ma non meno
utile, è la sintesi di P H . S. FONER, The Industriai Workers of the World, 1905-1917,
New York, 1965. La fatica di J . S. GAMBS, The decline of the I. W. W., New
York, 1932, copre l'ultimo periodo di vita dell'organizzazione ed è anch'essa
ricca di una buona bibliografia. Il solo volume che tenta di narrare la storia
completa dell'I.W.W. fu pubblicato dalla stessa organizzazione sindacale nel
1955; F . T H O M P S O N , The I.W.W. : its first fifty years, Chicago, 1955. Utile
per la cronaca degli avvenimenti e per la bibliografia citata, è altresì il
volume di P. R E N S H A W , The Wobhlies. The Story of Syndicalism in the United
States, New York, 1967 (trad. ital. : Il Sindacalismo rivoluzionario negli Stati
Uniti, Bari, 1970). Per un quadro più completo dell'argomento e della par-
tecipazione anarchica alle lotte operaie promosse e guidate dagli I.W.W., sono
però indispensabili le memorie di alcuni dei più prestigiosi esponenti di quel-
l'organizzazione : V . S T . J O H N , The I. W. W. : History, Structure and Methods,
Chicago, 1917; W . D . H A Y W O O D , Bill Haywood's Book, New York, 1929;
E. G . FLYNN, I Speak My Own Piece, New York, 1955; C. TRESCA, Autobiografia
(ms. presso l'Istituto di Studi Americani dell'Università di Firenze, di pros-
160 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 2 1

sima pubblicazione); e naturalmente quelle di E. GOLDMANN, già citate. Sono


altresì utili le seguenti pubblicazioni ufficiose ed ufficiali dell'organizzazione:
Procedings of the First I.W.W. Convention, Chicago, 1905; What do you think
of this?, Chicago, 111., 1917; Who are the Conspirators?, Chicago, 111., 1919;
Smash the I.W.W., s.L., s.d. (sulle persecuzioni federali del 1 9 1 7 - 1 9 1 8 ) ; W . C.
SMITH, War and the Workers, New Castle, Pa., s.d.; e i documenti raccolti da
J . K O R N B L U H , Rebel Voices, Ann Arbor, 1 9 6 4 .
L'importanza dell'organizzazione sindacalista rivoluzionaria statunitense va
certamente oltre la consistenza numerica della medesima e supera i confini
geografici degli Stati Uniti d'America. L'organizzazione influì notevolmente
sul movimento operaio europeo, australiano e latino-americano, promuovendo
la nascita di sindacati ispirati al suo programma e travagliati dai suoi mede-
simi contrasti di tendenze. Le idee della corrente anarchica del sindacalismo
rivoluzionario britannico dei primi del secolo, sono esposte da E. J . B . ALLEN,
Revolntionary Uniotiism, Glasgow, 1909. Sulla Irish Transport Workers degli
anni 1 9 1 0 , v. E. LARKIN, James Larkin, Cambridge, 1 9 6 4 . Sugli I.W.W. nor-
vegesi v. W . GALENSON, Labor in Norwy, Harvard, 1 9 4 9 . Un discreto quadro
del sindacalismo rivoluzionario canadese è tracciato da H. A. LOGAN, Tra de
Unions in Canada, Toronto, 1948. Per l'Australia e la Nuova Zelanda si rac-
comandano in primo luogo le memorie di T. M A N N , Memoris, London, 1 9 2 3
(l'autore si intrattiene altresì sulle sue esperienze nell'organizzazione sindacale
rivoluzionaria inglese) ; e quindi V . G. CHILDE, H O W Labour Governs, London,
1 9 2 3 ; R . GOLLAN, Radicai and Working Class Politics, Melbourne, 1960;
I. BEDFORD, The One Big Union 1918-1923, in Initiative and Organization,
Melbourne, 1 9 6 3 ; R . GOLLAN, The Coalminers of New South Wales, Melbourne,
1963. Per l'influenza esercitata dagli I.W.W. statunitensi sul movimento operaio
dell'America Latina, con particolare riguardo al Messico ed al Cile, v. F. F.
SIMON, Anarchism and Anarco-Syndicalism in South America, in « The Hispanic
American Historical Review », X X V I ( 1 9 4 6 ) , pp. 3 8 - 5 9 ; M. P. T R O N C O S O -
B . G. B U R N E T T , The Rise of the Latin American Laber Movement, New York,
1 9 6 0 ; sono altresì utili M. AND R . CLARK, Organized Labor in Mexico, Chapel
Hill, 1 9 3 4 ; R . J. ALEXANDER, Labor Relations in Argentina, Brazil and Chile,
New York, 1962.
Il movimento anarchico yiddish, nato alla fine del secolo scorso, costituì
consistenti colonie in Inghilterra, in Francia, in Argentina (ove tuttora pub-
blica il periodico mensile « Das Freie Vort ») e specialmente negli U S A .
Negli Stati Uniti, ove pubblica dal 1890 il mensile « Freie Arbeiter Stimme »,
ebbe un'importanza rilevante per l'organizzazione di alcune forti categorie del
movimento operaio. Per le vicende del medesimo v. nell'ordine: R . R O C K E R ,
Pedro Kropotkin y el movimiento obrero judio en Inglaterra, in Peter Kropotkin.
The Rebel, Thinker and Humanitarian, Berkeley, N. J . , 1 9 2 3 ; A H . H A ' A M , Priest
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE 161

and Prophet, « Contemporaryjewish Record » (New York), aprile 1 9 4 5 ; J. C O H E N ,


Di jidisch-anarchistische Bewegung in America, Philadelphia, 1 9 4 5 ; A. G O R D I N ,
S. Yanovsky (1864-1939), Zain Lebn Kempfn und Shafn, Mexico, 1 9 5 7 ; P. GDALIA
Kemfer und Denker (Aba Gordin), Tel Aviv, 1963; e infine il n. del 15 gennaio 1966
del « Freie Arbeiter Stimme », dedicato alla storia del movimento negli U S A dal
1 8 9 0 al 1 9 6 5 . Per un maggiore approfondimento, v. le memorie di R . R O C K E R
citt. ; J. ISHILL, Correspondencia selecta de J. I., Mexico, 1 9 6 9 ; V . M U N O Z , Una
cronologia de Joseph Ishill, «Reconstruir» (Buenos Aires), marzo-aprile 1969.
Per il movimento operaio latino-americano in generale, guidato dagli anar-
chici fino agli anni 1920, v. l'interessante profilo di C. M. R A M A , Historia del
movimiénto obréro y social latinoamericano contemporaneo, Buenos Aires - Monte-
video, 1967 (tr. italiana: Il movimento operaio latino-americano, Firenze, 1969).
Per meglio delineare l'importanza dell'anarchismo nel movimento operaio
latino-americano, v. il breve saggio di M. N E T T L A U , Viaje libertario a través
de América Latina, «La Revista Bianca» (Barcelona), novembre-dicembre
1934 (il medesimo in « Solidaridad », Montevideo, febbraio-aprile 1955) ; e
le memorie di J. R u o c o BUELA, Historia de un ideal vivido por una mujér
Buenos Aires, 1964. Utili sono altresì gli articoli pubblicati in «Anarchy»
(London), settembre 1967, n. 79.
L'anarchismo latino-americano fu ricco di eminenti uomini di cultura
(e lo è ancor oggi), che furono attivi militanti e che espressero nei loro
scritti le istanze ideologiche che animavano il movimento. Fra essi eccelle-
vano Manuel Gonzalez Prada e Florencio Sanchez, Alberto Ghiraldo e Rodolfo
Gonzalez Pacheco, José Ingegnieros e Leoncio Lazo de la Vega, José Oiticica
e Ricardo Flores Magón. I titoli di alcune delle opere di codesti scrittori
sono del resto sintomatici: per esempio M. GONZALEZ P R A D A , Anarquia, Lima
1948; J . O I T I C I C A , A doutrina anarquista ao alcance de todos, R i o de Janeiro,
s. d.; F. SANCHEZ, Cartas de un Jlojo, Montevideo, 1968.
In particolare per l'Argentina, cioè per la più forte organizzazione anarco-
sindacalista dell'America Latina (la F.O.R.A.) e per i suoi organi di stampa,
v. J . O D D O N E , Gremialismo proletario argentino, Buenos Aires, 1 9 4 9 ; S . M A -
ROTTA, El movimiénto sindical argentino, Buenos Aires, 1 9 6 1 - 1 9 6 2 , voli. 2 ;
S . L. BAILY, Labor, nationalism and politics in Argentina. Rudigers University
Press, N. J., 1 9 6 7 ; D. A. DE SANTILLAN, Estudios sobre la Argentina, Puebla,
1 9 6 7 ; e i saggi più specifici: D. A. DE SANTILLAN, El movimiento anarquista en
la Argentina desde sus lomiénzos hasta 1910, Buenos Aires, 1930; ID., La FORA.
Trayectoria e ideologia del movimiento obrero revolucionario en Argentina, Buenos
Aires, 1 9 3 3 ; ILDEFONSO [GONZALES], La Protesta nel suo 65° anniversario 1897-1962,
«Volontà» (Genova), XVI, 1963, n. 1; ID., Notes brèves sur le mouvement ouvrier
anarchiste en Argentine, Paris, s. d.

ri.
162 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 2 1

Per il Brasile, v. in primo luogo E. D I A S , Historia das lutas sociais no


Brasil, Sào Paulo, 1962: E. RODRIGUES, Socialismo e sindicalismo no Brasil, R i o de
Janeiro, 1969; M . BANDEIRA - C . M E L O - A . T . A N D R A D E , O ano vermelho.
A Recolugao Russa e sus reflexos no Brasil, Sào Paulo, s. d. (che tratta del
periodo 1914-1923, ma getta uno sguardo sulla diffusione delle idee socialiste
in Brasile nel secolo xix); W . NIEMEYER, Movimento sindicalista no Brasil, R i o
de Janeiro, s. d. ; O . R O D R I G U E S , O sindicalismo e a realidade brasileira, R i o de
Janeiro, s. d. Sono pure utili: E. D E M O R A I S , Anarquistas no tribunal do Juri,
Sào Paulo, 1 9 1 7 ; F . ALEXANDRA, Teoria e pratica do sindicalismo, R i o de Janeiro,
s. d.; e infine U . FEDELI, Gigi Damiani cit.
Per il Cile, v. J . C. JOBET, Panorama social y politico de Chile, «Timon»
(Buenos Aires), marzo 1940, M. POBLETE T R O N C O S O , El movimiento de asociación
profesional obrera en Chile, Mexico, 1944; J . C. JOBET, El movimiento social
obrero, in Desarollo de Chile en la primera mitad del siglo, Santiago, 1951.
Per il Messico, v. D . A . D E SANTILLAN, Ricardo Flores Magón, el apóstol de
la Revolución social mexicana, Mexico, 1 9 2 5 ; R . FLORES M A C O N , Epistolario revo-
luciondrio intimo. Vida e obra de R.F.M., Mexico, 1 9 2 3 - 1 9 2 5 , 3 voli.; V . A L B A ,
Las ideas sociales contempordneas en Mexico, Mexico, 1 9 6 0 ; E . D U F F Y T U R N E R ,
Ricardo Flores Magón y el Partido liberal mexicano, Mexico, 1 9 6 1 ; C . M. IBARRA,
Poder, democracia y realidad {historia de los partidos politicos en Mexico desde
1917), Puebla, s. d.
Per il Paraguay, v. F . GEONA, Introdución a la historia gremial y social del
Paraguay, Asunción-Buenos Aires, 1967, voi. I (che tratta del primo periodo di
organizzazione del movimento). V . poi M . J . CIBILS, Anarquia y revolución en
el Paraguay, Buenos Aires, 1957 (alquanto vago, ma pur utile per le interessanti
osservazioni).
Per il Perù, v. J . BASADRE, Historia de la Républica del Perù, Lima, 1943;
C. MARIATEGNI, Siete ensayos de interpretación de la realidad peruana, Santiago,
1955.
Per l'Uruguay, v. C . M. R A M A , Les clases sociales en el Uruguay, Monte-
video, I 9 6 0 ; I D . , La question social, « Quadernos de Marcha» (Montevideo),
febbraio 1 9 6 9 (su questo saggio v. le osservazioni di LECTOR A T E N T O , m
Cartas de los lectores del settimanale «Marcha» dell'11 aprile 1 9 6 9 ) .
Sui primi gruppi anarchici in Australia, sempre assai deboli e isolati,
v. J . A. A N D R E W S , L'anarchisme et le mouvement social en Australie, « L'Huma-
nité Nouvelle» (Paris), agosto 1898.
Per il Movimento anarchico in Asia, v. in generale V . GARCIA, El Sudeste
Asiatico, Buenos Aires, 1966.
In particolare, per l'anarchismo in Cina, v. R . A. SCALAPINO - G . T. Y N ,
The Chinese Anarchist Movement, Berkeley, Cai., 1 9 6 1 ; V. GARCIA, L'anarchismo
in Cina, «Volontà» (Genova), XVIII, 1 9 6 5 , n. 2 ; A. METZER - S . CHRISTIE,
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE 163

The Origins of the Anarchist Movement in China, London, 1968; V. GARCIA, Escar-
ceros sobre China, Mexico, s. d.
Per il movimento anarchico in Corea, v. W . YOURIN (segretario della
Federazione Generale Anarchica Coreana), lettera da Seoul, 27 agosto 1949,
«Cultura Proletaria» (New York), 8 agosto 1949; V. GARCIA, L'anarchismo
in Corea, «Volontà» (Genova), XVIII, 1965, n. 3.
Per le origini e lo sviluppo del movimento anarchico nel Giappone,
v. V. GARCIA, El anarquismo en el Japon, « Tierra y Libertad » (Mexico), n. straordi-
nario luglio-agosto 1957; ID., El Japon hoy, Buenos Aires, 1960; ID., Due secoli
di anarchismo in Giappone, «Volontà» (Genova), X V I I , 1 9 6 4 , n. 1 2 ; K. AKIYAMA,
Il pensiero rivoluzionario in Giappone, Tokyo, 1968 (in giapponese) ; K. KONDO
Storia del movimento anarchico giapponese, Tokyo, 1969 (in giapponese). Altre
indicazioni bibliografiche, riguardanti anche la Corea e la Cina, si possono
trovare in Y. YAMACA, Note per la bibliografia dell'anarchismo in Giappone,
«Volontà» (Napoli), V I , 1952, nn. 1 0 - 1 1 ; GROUPE DE RECHERCHES SUR L ' A N A R -
CHISME D'AUJOURD'HUI, Bibliographie de la littérature anarchiste au Japon, Tokyo,
1968 (ciclostilato).
Per le origini e per la consistenza dell'anarchismo in India, v. A. H. DOCTOR,
Anarchist Tought in India, Bombay, 1964.

L'evoluzione del pensiero anarchico.

Non è necessario ribadire la opportunità della conoscenza delle opere


dei classici dell'anarchismo, le cui idee vengono variamente riprese e divul-
gate dal movimento. Si rimanda a tal proposito ai saggi di e su Proudhon,
Bakunin, Kropotkin, Reclus, i cui titoli si possono rintracciare nella biblio-
grafia e nelle opere generali sull'anarchismo già citate. Sono volutamente
ignorati fra i classici i nomi di Max Stirner e di Benjamin Tucker, - anche
se gli anarchici ne utilizzarono le opere per il particolare vigore antiautoritario
che le caratterizza - proprio per la loro effimera e marginale influenza sul
movimento specifico. Quest'influenza rimase limitata a piccoli gruppi di intel-
lettuali tedeschi e particolarmente americani, per i quali Benjamin Tucker era
il continuatore di tutta una tradizione che si richiamava a Josiah Warren (v
J. J. MARTIN, Men Against the State cit.). L'interesse per l'Unico di Stirner,
sollecitato alla fine del secolo scorso dal ricco poeta scozzese John Henry
Mackay (The Anarchists, Boston, 1891; traduzione italiana Gli anarchici, Mi-
lano, 1921), trovò invece in Francia e in Italia un certo pubblico preparato
dalla diffusione delle opere di Nietzsche al culto dell'illimitata volontà di
affermazione dell'io, e produsse talune pubblicazioni individualistiche e il
raggruppamento di pochi fedeli. Ma, appunto perché mediato da Nietzsche,
quell'individualismo assunse fin dall'inizio caratteristiche che lo collocarono
164 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1969, ORE 2 1

fuori del movimento e contro di esso. D'altra parte, nella stessa Germania e
negli Stati Uniti d'America, proprio ai primi del secolo la nuova corrente
anarco-sindacalista diluì e dissolse praticamente le influenze individualistiche
o contribuì a spingerle verso strade che negavano l'essenza stessa dell'anar-
chismo.
È importante osservare invece che già dalla fine del secolo scorso si co-
minciò a formare fra gli anarchici un movimento di revisione critica del
pensiero dei classici (o di come questo pensiero veniva interpretato), iniziato
da Tàrrida del Marmol, Ricardo Mella, Max Nettlau, Francesco Saverio Mer-
lino ed Errico Malatesta; e continuato poi dai medesimi e da altri ancora.
Partendo da un rifiuto del sistema marxista, questo movimento ideologico
indica la soluzione del problema nella sintesi mezzi-fine e nella relazione
dell'ipotesi rivoluzionaria con la volontà e con l'azione di trasformazione,
che scaturiscono dalle condizioni storiche e dalla volontà della gran maggio-
ranza della popolazione interessata. Orbene, quest'evoluzione critica dell'anar-
chismo è generalmente ignorata da molti di coloro che si occupano del
movimento anarchico. Sicché, anche in questi ultimi anni di straordinario
interesse per le ideologie libertarie, non è raro osservare che si guarda ai
classici come a pensatori ai quali gli anarchici restano acriticamente fedeli.
È il caso di George Woodcock (L'anarchia cit.), incapace nonostante i
precedenti studi su Godwin e su Kropotkin di capire che cosa sia realmente
l'anarchismo e perciò di farci comprendere il valore attuale del pensiero
di un Proudhon o del socialismo umano di un Morris o di un Kropotkin, sul
cui piano si collocano oggi, per molti versi, i moti di pensiero e di azione
del Terzo Mondo tendenti a rovesciare l'aberrante tendenza centralistica
della società tecnologica. È ancora il caso della recente riedizione dell'Anarchia
di Errico Malatesta (Ragusa, 1969, con introduzione di Alfredo M. Bonanno),
arricchita da numerose note che curano di non porre in rilievo che il saggio,
scritto nel 1891, risponde a idee che Malatesta superò in gran parte nel periodo
immediatamente seguente.
Per questi motivi mi sembra indispensabile elencare qui di seguito (per
ordine alfabetico di autore) gli scritti più utili (e non citati nelle pagine
precedenti) dei maggiori pensatori anarchici degli ultimi sessant'anni, che in
gran parte testimoniano la progressiva evoluzione delle teorie. Tali saggi
vanno naturalmente integrati con quanto venne pubblicato particolarmente in
seguito alla rivoluzione dell'Ottobre, alla guerra civile spagnola ed alla
ricostituzione del movimento specifico dopo la II guerra mondiale, in libri
opuscoli e periodici che avrò cura di segnalare.
ÉMILE ARMAND: Qu'est ce qu'un anarchiste?, Paris, 1908; L'initiation indi-
vidualiste anarchiste, Paris, 1908 (traduzione italiana: Iniziazione individualista
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE 165

anarchica, Firenze, 1956). Sull'A. v. Émile Armand, sa vie, sa pensée, son oeuvre,
Paris, 1964.
CAMILLO BERNERI: Nietzsche e l'anarchismo, «Pensiero e volontà» (Roma),
1 e 15 gennaio 1924; Il lavoro attraente, Ginevra, 1938; Pensieri e battaglie,
Parigi, 1938; Compiti nuovi del movimento anarchico, Livorno, 1955; Pietrogrado
1917 - Barcellona 1937, Milano, 1964 (quest'ultima è la più ampia raccolta di
scritti di Berneri, curata da P. C. Masini e A. Sorti e completata da una nota
dei medesimi sul « Caso Berneri »).
LUIGI FABBRI : L'individualismo stirneriano nel movimento anarchico, « Il Pen-
siero» (Roma), 25 ottobre-10 novembre 1903; La letteratura violenta dell'anar-
chismo, Ivi, 16 luglio 1906; Influenze borghesi sull'anarchismo, Ivi, 1 agosto 1906
segg. (i tre saggi citati vennero raccolti in opuscolo sotto il titolo Influencias
burguesas sobre el anarquismo, Paris, 1919); Lettere a una donna sull'anarchia
Chieti, 1905; L'organizzazione anarchica, Roma, 1906; Marxismus und Anar-
chismi, Tubingen, 1908; La scuola e la rivoluzione, Milano, 1912; La generazione
cosciente, Firenze, 1914.
SÉBASTIAN FAURE: La doleur universelle. Philosophie libertaire, Paris, 1895;
Mon communisme, Paris, 1921; e naturalmente L'Enciclopédie anarchiste, 4 voli.,
curata dall'A. ed ora in ristampa in lingua castigliana. Sul F. v. J. HUMBERT,
Sébastian Faure. L'homme, l'Apotre. Une époque, Paris, 1949; Sébastian Faure:
son oeuvre et sa pensée, Paris, s. d.
FRANCISCO FERRER Y GUARDIA: La escuela moderna, Montevideo, 1960. Sull'A.
v. S. FERRER, Francisco Ferrer; un martir au XX siècle, Paris, 1962; M. PUCCINI,
L Università Popolare e la Scuola moderna in Italia (tesi di laurea discussa nella
Facoltà di Magistero dell'Università di Firenze nell'anno accademico 1968-1969).
LUIGI GALLEANI: La fine dell'Anarchismo?, Newark, N . J . , 1925; Figure e
figuri, Newark, N . J., 1930; Aneliti e singulti, Newark, N . J., 1935; Mandateli lassù,
Newark, N . J., 1954; Una battaglia, R o m a , s. d. Anche utili MENTANA [L. G.],
Faccia a faccia col nemico. Cronache giudiziarie dell'anarchismo militante, Boston,
Mass, s. d. ; L. GALLEANI, Contro la guerra, contro la pace, per la rivoluzione so-
ciale, Newark, N . J., s. d. Sul G. vedi II pensiero di Galleani, Ancona, 1960.
PIETRO GORI: Opere, Milano, 1 9 4 6 - 1 9 4 8 , 13 voli.; Scritti scelti, Cesena,
1968, 2 voli.
JEAN GRAVE: La société mourante et l'anarchie, Paris, 1893; La société future,
Paris, 1895; L'individu et la société, Paris, 1897; L'anarchie, son but, ses moyens,
Paris, 1924. Sull'A. v. M. NETTLAU, Juan Grave octuagenario, «La Revista
Bianca» (Barcelona), 19 e 26 aprile 1934.
GUSTAV LANDAUER: Die Revolution, Frankfurt/Mein, 1907; Aufruf zum
Sozialismus, Frankfurt/Mein, 1911. Sull'A. v. M. BUBER, Gustav Landauer,
sein Lebensgang in Briefen, Frankfurt/Mein, 1929; M. NETTLAU, La vida de
Gustavo Landauer, «La Protesta» (Buenos Aires), supplemento quindicinale,
166 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1969, ORE 2 1

31 luglio 1929; ID., Como sacar el socialismo de su collejón sin salida? Con algunas
consideraciónes sobre la obra de G. Landauer, Ivi, 12 agosto 1929; ID., La vida
de Gustav Landauer segun su correspondéncia, Buenos Aires, 1947; A. SOUCHY,
Gustav Landauer, el filosofo de la revolucion, Buenos Aires, 1934; W . KALZ, Gustav
Landauer, Meisenheim/Glan, 1967. Interessante e suggestivo è infine il saggio
su G. Landauer tracciato con profonda comprensione da A. J . CAPPELLETTI,
Utopias antiguas y modérnas, Puebla, Pue., 1966, pp. 3 9 1 - 4 2 6 .
EMILIO LOPEZ ARANGO: Ideano, Buenos Aires, 1942.
ANSELMO LORENZO: Hacia la emancipacion, Mahón, 1913; El obrero moderno,
Barcelona, s. d. Sull'A. v. F. MONTSENY, Anselmo Lorenzo, el hombre y la obra,
Toulouse, s. d.
ERRICO MALATESTA: Scritti, Ginevra - Bruxelles, 1934-1936, 3 voli.; Scritti
scelti, Napoli, 1947; Scritti scelti, Napoli, 1954; Scritti scelti. Teoria e prassi
dell'anarchismo italiano, Roma, 1970. V. altresì Malatesta vita e idee, a cura di
V. RICHARS, S. 1. (Pistoia), 1968. Sul pensiero di M. v. L. FABBRI, Malatesta
l'uomo e il pensiero, Napoli, 1951 (che è la traduzione dal castigliano della
seconda parte dell'opera su Malatesta di L. Fabbri già cit. In appendice alla
medesima una ricca bibliografia malatestiana di U . Fedeli).
CHARLES MALATO: Desenvolvimiento de la humanidad, Barcelona, s. d.; Filo-
sofia del anarquismo, Barcelona, s. d.
RICARDO MELLA: Cuestiones sociales, Valencia, 1912; Ideano, Gijon, 1926;
Ensayos y conferencias, Gijon, 1934; La ley del numero, Mexico, 1945; Mirando
hacia el futuro, Buenos Aires, s. d. Sull'A. v. M. NETTLAU, Ricardo Mella y el
anarquismo sin adjetivos, «La Protesta» (Buenos Aires), supplemento settimanale,
9 agosto 1926; ID., Sobre la nueva utopia de Ricardo Mella, Ivi, supplemento
quindicinale, 25 marzo 1928; V. MUNOZ, Una cronologia de Ricardo Mella,
«Reconstruir» (Buenos Aires), luglio-agosto 1969. Per una buona bibliografia
dell'A. v. P. SIERRA, Bibliografia de Ricardo Mella, « Tiempos Nuevos » (Barce-
lona), maggio-giugno e luglio-agosto 1937.
FRANCESCO SAVERIO MERLINO: Concezione critica del socialismo libertario,
Firenze, 1957. Sull'A. v. M. NETTLAU, En torno al pensamiento de Merlino,
«Timon» (Barcelona), giugno 1938; ID., Mas sobre las ideas de Saverio Mer-
lino, Ivi, agosto 1938; ID., Nuevas consideraciónes sobre el pensamiento de Mer-
lino, Ivi, settembre 1938; ID., Saverio Merlino, Montevideo, 1948.
MAX NETTLAU: Critica libertaria, Barcelona, 1922; Los anarquistas y las
revoluciónes futuras. El derecho a la libre experimentación social, « La Protesta »
(Buenos Aires), supplemento settimanale, 23 luglio 1923; La idea anarquista,
su pasado, su presente y su porvenir, «La Revista Bianca» (Barcelona), 15 no-
vembre 1924 - 1 maggio 1926; Consideraciónes sobre la organización y sus limites,
«La Protesta», supplemento quindicinale, 31 dicembre 1928 e 14 gennaio 1929;
Probleme der Anarchie und der Kongress von Santa Fé, « Zeitschrift fùr die revo-
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lutionare Arbeiterbewegung » (Berlin), dicembre 1929; Einige Worte tìber


Konstruktiven Sozialismus, Ivi, febbraio 1930; De la anarquia desumila a la
anarquia integrai, «La Protesta» (Buenos Aires), supplemento quindicinale,
15 e 30 aprile 1930; Después de un siglo de socialismo 1830-1930. Sobre la necesi-
dad de un nuevo punto de partida, « La Revista Bianca » (Barcelona), 15 maggio 1931 ;
En que condiciónes podrian cooperar utilmente el anarquismo y el sindicalismo?,
Ivi, 15 giugno 1931; El socialismo de clase, Buenos Aires, 1947. Sul N. v. R . RO-
CKER, Max Nettlau: el Heródoto de la anarquia, Mexico, 1950 (che si chiude con
ima bibliografia delle opere del N.).
DOMELA NIEUWENHUIS : Le socialisme en danger, Paris, 1897. E sull'ulteriore
sviluppo del suo pensiero di cui esistono numerosi scritti sparsi in diversi
periodici: H. DAY, D. Nieuwenhuis, Paris-Bruxelles, 1960; A. LORULOT, D. Nieu-
wenhuis sa vie et son oeuvre, Délos, s. d.
PIERRE RAMUS: Das Anarchisme. Manifest, Berlin, 1897; Zur Kritik und Wur-
digung des Syndikalismus, Berlin, 1908; Den Anarkistiska Antimilitarismen, Sto-
ckholm, 1 9 1 1 ; Why does Anarchism Progress so slowly?, San Francisco, Cai., 1935.
Per una breve scelta degli scritti non-violenti di P. Ramus (pseudonimo di
Rudolf Grossmann), v. «Action Non-Violence » (Paris), gennaio-febbraio 1969.
HERBERT READ: Poetry and Anarchism, London, 1938; The Philosophy of
Anarchism, London, 1940; The Politics of the Unpolitical, London, 1943; Existen-
tialism, Marxism and Anarchism, London, 1949; Anarchy and Order, London, 1954;
Al diablo con la cultura, Buenos Aires, 1965; La redención del robot; Buenos Aires,
1967.
PAUL ROBIN: Population et prudence procréatrice, Paris, 1907. Sull'A. v.
M. DOMMANGET, Les grands éducateurs socialistes: Paul Robin, Paris, 1951.
J. HUMBEERT, Une grande figure : Paul Robin (1837-1912), Paris, 1967; G. GIROUD,
Paul Robin, sa vie, ses idées, son action, Paris, s. d.
RUDOLF ROCKER: Anarchismus und Organisation, Berlin, 1921; Ideologia y
tactica del proletariado moderno, Barcelona, 1928; Problemas actuales del anarquismo,
Buenos Aires, 1930; Socialismo constructivo, Buenos Aires, 1934; Nacionalismo
y cultura, Barcelona, 1 9 3 5 - 1 9 3 7 , 3 voli, (la traduzione italiana contiene una
appendice scritta dall'autore nel 1946: Nazionalismo e cultura, Napoli-Catania,
1 9 6 0 - 1 9 6 8 , 2 voli.); La segunda guerra mundial. Interpretaciónes y ensayos de
un hombre libre, Buenos Aires, 1943. Sull'A. v. U . FEDELI, R. Rocker la sua
opera e il suo pensiero, «Volontà» (Napoli), Vili; 1954, n. 1-2.
FERNANDO TÀRRIDA DEL MARMOL: Problemas trascendentales, Barcelona, 1930;
Programa socialista libertario y constitución del mundo, Jàtiva, 1934.
FEDERICO URALES: Consideraciónes morales sobre el funcionamiento de una
sociedad sin gobierno, New York, 1926; La anarquia al alcance de todos, Barce-
lona, 1928; Los municipios libres, Barcelona, 1932; La evolución de la filosofia
en Espana, Barcelona, 1934, 2 voli.; El ideal y la revolución, Barcelona, s. d.
168 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1969, ORE 2 1

Le seguenti antologie riportano saggi di pensatori anarchici diversi, fra


i quali i curatori hanno voluto includere autori il cui pensiero ha ben poco
in comune con le teorie del movimento anarchico specifico. Anche questa
è comunque una riprova della confusione esistente sull'argomento fra gli
stessi studiosi: The Anarchists front Diderot to Camus... a Ringing Roll-call of the
great Non Conformists and Dissenters, edited with an Introduction by IRVING L.
HOROWITZ, New York, 1964; Patterns of Anarchy. A Collection of Writings on
the Anarchist tradition, e d i t e d b y LÉONARD L . KRIMERMAN a n d LEWIS PERRY,
New York, 1966.
Sul pensiero anarco-sindacalista, oltre alle opere già segnalate, v. Compte
rendu analytique des séances du Congrès Anarchist tenu à Amsterdam aout 1907,
Paris, 1908; e il commento di L. FABBRI, Resoconto del Congresso internazio-
nale anarchico di Amsterdam (24-31 agosto 1907), Paterson, N. J., 1907. Come è
noto l'argomento fondamentale del congresso fu il rapporto fra anarchismo e
movimento sindacale e i principali esponenti del dibattito Errico Malatesta
e Pierre Monatte. Sulla posizione di Monatte negli anni successivi, v. ora
Syndicalisme révolutionnaire et communisme. Les archives de Pierre Monatte 1914-1924,
presentation de C. CHAMBELLAND et J . MAITRON, Paris, 1968.
Dei più noti esponenti dell'anarco-sindacalismo francese, oltre agli scritti
citati, v. F. PELLOUTIER, Lettre aux anarchistes. Le congrès général du Parti so-
cialiste frangais, Paris, 1900; M. PIERROT, Syndicalisme et révolution, Paris, 1905;
G. YVETOT, ABC syndicaliste, Paris, 1931; E. POUGET, Le sabotage, Paris, 1968;
ID., L'action directe, Nancy, s. d.; ID., Les bases du syndicalisme, Nancy, s. d. ;
ID., Les syndicats, Paris, s. d. V. altresì P. BESNARD, L'éthique du syndicalisme,
Limoges, 1938; ID., Anarco-syndicalisme et anarchisme, Paris, s. d. ; J . MAITRON,
Le syndicalisme révolutionnaire : Paul Delasalle, Paris, 1951. E infine H. DUBIEF,
Le syndicalisme révolutionnaire. Textes choisis, Paris, 1969.
Per il pensiero degli anarco-sindacalisti iberici e latino-americani, v. V. NENO,
Concepsao anarquista do sindicalismo, Lisboa, 1920; F. URALES, El sindicalismo
espanol y su orientación, Barcelona, 1923; V. F. OROBON, La CNT y la revolu-
ción, Madrid, s. d. [1932] ; D . A. D E SANTILLAN, El anarquismo en el movimiento
obrero, Buenos Aires, 1933; Salvador Segui, su vida, su obra, Paris, 1960; L. MER-
CIER, Presencia del anarcosindicalismo, Mexico, 1960; S. OCANA, Estado y atiarco-
sindicalismo, Mexico, 1960; R . SANZ, El sindicalismo y la politica, Toulouse, 1966;
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Minneskrift utgiven med anledning av Sac's tioariga tillvaro 1910-1920, Stockholm,
1920; J. ANDERSSON, Revolutionàr Klasskamp eller parlamentariskt reformarbete?,
Stockholm, s. d. [ 1 9 2 4 ] ; Tukthuslagen, slavavtal eller register. Tillàg: lagen om
Kollektivavtal, arbetsdomstolens uppgifter och semmansàttning, Stockholm, s. d. [1929] ;
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G. HENRIKSON-HOLMBERG, Anarkismen deses grundtext, Stockholm, s. d.
Le opere di C. CORNELISSEN, En marcha hacia la sociedad nueva, Barcelona,
1910; ID., El comunismo libertario y el régimen de transición, Valencia, 1933,
esprimono le opinioni del massimo esponente dell'anarco-sindacalismo dei
Paesi Bassi. Sintetizzano ed esprimono istanze del movimento anarco-sindacalista
nel suo insieme - come attestano fra l'altro le relazioni e gli atti dei con-
gressi dell'Association Internationale des Travailleurs (A.I.T.) anarco-sindacalista,
pubblicati nelle riviste e nei periodici che saranno più oltre indicati - i saggi
del tedesco Rudolf Rocker, che svolse la sua attività in vari paesi europei ed
americani: Prinzipienerkliirung Syndikalismus, Berlin, 1920; Den moderna Arbe-
tarerórelsen och Syndikalismen, Stockholm, 1929; Syndicalisten houdt stand, Amster-
dam, 1930; Anarcho-Syndikalism, London, 1928 (2a ed. aumentata: Indore City,
India, 1947). L'indirizzo espresso da Rocker riaffermava in fondo la concezione
spagnola dell'anarco-sindacalismo, consistente nella possibilità e anzi nell'af-
fermazione che le istituzioni sindacali, dopo avere sostenuta la rivoluzione,
diventassero organismi sociali, gli unici organismi capaci di amministrare la
ricchezza e di regolare la vita della società. Contro questo sindacalismo mezzo
e fine si levava la tendenza pluralista dell'anarchismo, la quale negava a qualunque
maggioranza il diritto di preconizzare l'avvenire, sostituendo alla precedente
concezione della presa dal mucchio un non meno ottimistico eccesso tenden-
zialmente autoritario. La rivoluzione spagnola scoprirà i limiti di questa con-
cezione, dando fondamentalmente ragione alla critica pluralistica, di cui uno
dei massimi rappresentanti era proprio l'italiano Errico Malatesta.
Per il particolare orientamento degli italiani, che generalmente si richia-
mavano alle tesi espresse da Malatesta al congresso internazionale anarchico
di Amsterdam del 1907, v. L. FABBRI, L'organizzazione operaia e l'anarchia,
Roma, 1906; ID., Questioni urgenti, Paterson N . J., 1907; ID., Sindacalismo
y anarquismo, Madrid, 1908; A. BORGHI, Il nostro e l'altrui individualismo.
Riflessioni storico-critiche sull'anarchia, Brisighella, 1907; ID., Anarchismo e sin-
dacalismo. Conferenza tenuta il 3 aprile 1922 a Roma dal Fascio sindacale di
azione diretta, Roma, s. d.; ID, Sindacalismo, «Volontà» (Napoli), III, 1948,
n. 8; G. DINUCCI, Pietro Gori e il sindacalismo anarchico in Italia all'inizio
del secolo, « Movimento operaio e socialista » (Genova), XIII, 1967, n. 3-5.
Troppo spesso si confonde l'anarco-sindacalismo italiano con il sindacalismo
di derivazione soreliana. A quest'ultimo orientamento si richiamavano talvolta
quegli individualisti nietzschiani, che poi subirono la medesima involuzione
politica di G. Sorel, di G. Hervé e di tutti i teorizzatori della violenza «rivo-
luzionaria» e dell'amorfismo sindacalista. In Italia costoro confluirono - con
soreliani e nazionalisti - nell'interventismo e poi nel fascismo, guidati da
quel Massimo Rocca (alias Libero Tancredi), di cui è utile consultare La tra-
170 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1969, ORE 2 1

gedia di Barcellona, Roma, 1 9 1 1 e Gli anarchici contro l'anarchia, Pistoia, 1914.


Sul fenomeno sono essenziali L. FABBRI, Il fenomeno Sorel, « Il Pensiero»
(Bologna), 1 febbraio 1 9 1 1 ; G. CERRETO, L'antimilitarismo anarchico in Italia nel
primo ventennio del secolo, Pistoia, 1968 (in cui si delineano le posizioni del
movimento anarchico di fronte alla prima guerra mondiale e si dà una sufficiente
bibliografia sull'argomento, alla quale bisogna aggiungere: GROUPE DES TEMPS
NOUVEAUX, Un désacord, Paris, s. d.).
Infine, per i principi degli Industriai Workers of the World, v. I.W.W.,
Preambule and Constitution of the Industriai Workers of the World, organised
July 7, 1905, Chicago, 111., 1906, emendati dalle convenzioni del 1907, 1908,
1910, 1 9 1 1 , 1912, 1913, 1914 (traduzione italiana: Preambolo e costituzione
de la Industriai Workers of the World, Chicago 111., 1906); Industriai Unionism
versus Anarchy and Reform, Detroit Mich., s. d.; I.W.W., The I.W.W. in
Theory and Pratice, Chicago 111., s. d.; ID., I.W.W.'S Little Red Song Book,
Chicago 111., s. d.; G. CANNATA, La tecnica industriale e la rivoluzione pro-
letaria, Brooklyn N. Y . , s. d.

La Rivoluzione russa e i suoi effetti.

Sulla rivoluzione russa e sulla posizione degli anarchici sono essenziali,


in primo luogo, gli scritti degli anarchici russi o comunque quelli che trattano
del rapporto anarchismo-bolscevismo durante le varie fasi della rivoluzione,
diffusi in Occidente dal 1921. In particolare: VOLIN, La révolution inconnue,
Paris, 1947 (l'edizione italiana, Napoli, 1950, è incompleta). L'opera di Volin,
anticipata fin dal 1921 in articoli e conferenze, apparsi nei periodici anar-
chici, è sostenuta nelle sue linee fondamentali dalle memorie e dagli scritti
polemici di altri russi, pubblicati nel corso di tutto il ventennio e dei quali
sono degni di nota: J . SADOUL, Notes sur la Révolution bolchevique (oct. 1917-
janv. 1918), Paris, 1919; A. BERKMANN, Die Russische Revolution un die Kom-
munistische Partei, Berlin, 1921 (apparso anonimo); ID., The Kronstadt Rebel-
lion, Berlin, 1922; ID., The Russian Tragedy, Berlin, 1922; ID., The Anti-climax,
Berlin, 1925; ID., The Bolscevik Myth, N e w York, 1925; I. LARINE and L. KRITS-
MANN, Wirtschaftlicher Aufbau in Soviet Russland 1917-1920, Hamburg, 1921;
E. GOLDMAN, Les bolcheviks et la Révolution russe, Berlin, 1922; ID., My
Disillusionment in Russia, N e w York, 1923; ID., Trotsky protests too much, N e w
York, 1938; A. KOLLONTAI, La oposición obrera en Rusia, Barcelona, 1922 (tradu-
zione italiana: L'opposizione operaia in Russia, Milano, s. d.); Primera Conferen-
cia de las organizaciones anarquistas de Ucraina, Nabat (Declaraciónes y resolu-
ciónes), Buenos Aires, 1922; GROUPE DES ANARCHISTES RUSSES EXILÉS EN
ALLEMAGNE, Répression de l'anarchisme en Russie Soviétique, Paris, 1923; V. SERGE,
La ville en danger (Petrograd l'an 2 de la Révolution), Paris, 1924; ID., L'an
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE 171

le de la Révolution russe (Débuts de la dictature du proletariat 1917-1918), Paris,


1930; ID., 16 fusillés (où va la Révolution russe), Paris, 1936; ID., Mémoires
d'un révolutionnaire, Paris, 1 9 5 1 (traduzione italiana: Firenze, 1 9 5 6 ) ; A. L E V A N -
DOVSKY, L'anarchismo in Russia durante la Rivoluzione (1917-1923), «Pensiero e
Volontà» (Roma), 1 agosto 1 9 2 5 ; V. H U D O L E Y , Gli anarchici e la cooperazione in
Russia, «Pensiero e Volontà» (Roma), 1 2 maggio 1 9 2 6 ; N. LAZAREVITCH, Ce
que j'ai vecu en Russie, Seraing sur Meuse, 1 9 2 7 ; L . SHAPIRO, Les Bolcheviks et
l'opposition (1917-1922), Paris, 1 9 2 7 ; E . Y A R C H U C K , Kronstadt, su significación en la
Revolución rusa, Barcelona, 1 9 3 0 ; A. GORELICK, La Revolución social, Buenos Aires,
1933; ID., La ùltima voluntad de P. A. Kropotkin, « La Revista Bianca » (Barcelona),
4 ottobre - 11 ottobre 1 9 3 5 ; I. M E T T , La Commune de Cronstadt crepuscule san-
glant des soviets, Paris, 1949 (traduzione italiana: La rivolta di Kronstadt, Mi-
lano, 1962. La più interessante pubblicazione su Kronstadt è certamente la recente
raccolta di testi pubblicati dai rivoltosi nel loro giornale, le « Izvestias » : La
Commune de Cronstadt, Paris, 1 9 7 0 ) ; B. YELENSKY, El periodo de Kerensky en 1917,
«Reconstruir» (Buenos Aires), marzo-aprile 1969; ID., Un hermoso sueho, Ivi,
maggio-giugno 1 9 6 9 ; P. AVRICH, Kronstadt 1921, Princeton 1 9 7 0 . Sul movimento
makhnovista in Ukraina, v. P. R U D E N K O , En Ucraina (la sublevación popular y anar-
quista), Buenos Aires, 1 9 2 2 ; P. ARCHINOFF, Historia del movimiento maknovista, Bue-
nos Aires, 1926 (traduzione italiana: Storia del movimento machnovista, Napoli,
1 9 5 4 ) ; N. M A K H N O , La Révolution russe en Ukraine (mars 1917 - avril 1918), Paris,
1927 (è il primo dei tre volumi dell'A.; gli altri due vennero pubblicati a Parigi
in lingua russa e non mi è stato ancora possibile reperirli); A. GORELIK, El
movimiento revoluciónario de las masas en Ucraina, Buenos Aires, 1930. Di
orientamento stalinista è l'opera di E . JAROSLAVASKJI, Anarkhizm v Rossii
(Kak istoriia zazreshila spor mezhdu anarkhistami i kommunistami v russhoi revoliutsii),
Moskva, 1939. Sull'anarchismo in Russia e sulle vicende dell'Ukraina sono ov-
viamente indispensabili le opere di Lenin, ma particolarmente quelle di Trotskji.
Sugli anni successivi al primo periodo rivoluzionario si sofferma l'anar-
chico russo di lingua yiddish G. P. M A X I M O F F , Bolshevism (Promises and reality),
Glasgow, 1937; ID., The Guillotine at Work: Twenty Years of Terror in Russia,
Chicago 111., 1940. È parimenti utile M . L . BERNERI, Workers in Stalin's Russia,
London, 1945.
La reazione degli anarchici occidentali alla svolta autoritaria della rivo-
luzione impegna per vari anni il movimento. Gli scritti più importanti che lo
attestano sono: R . R O C K E R , Die Bankrotte des Russischen Staatschcommunismus,
Berlin, 1 9 2 1 ; I D . , Soviet o dictadura, Buenos Aires, 1 9 2 1 ; A. SOUCHY, Wie lebt
die Arbeiter und Bauer in Russland und der Ukraine, Berlin, 1 9 2 1 ; L. FABBRI,
Dittatura e rivoluzione, Milano, 1921; ID., Anarchia e comunismo scientifico
(Risposta a Bukarin), Milano, 1922; ID., La libertà di cultura e di pensiero in
Russia, « Pensiero e volontà » (Roma), 12 maggio 1926; La relazione di Borghi sul
172 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 2 1

viaggio in Russia, «Guerra di classe» (Firenze), 1 5 ottobre 1 9 2 1 ; A. B O R G H I ,


Contro la dittatura di un partito, «Umanità nova» (Roma), 27 ottobre 1921;
ID., La rivoluzione mancata, Milano, 1964 (riedizione aggiornata del libro dell'A.
L'Italia fra due Crismi, Paris 1 9 2 1 ) , S. FAURE, Mon opinion sur la dictature,
Paris, 1921; Il quarto congresso dell'U.S.I. (Roma, 11-13 marzo 1922), «Guerra
di Classe» (Firenze), 2 5 marzo 1 9 2 2 ; E . MALATESTA, Un anarchico alle prese con
se stesso (intorno all' intervista con Hermann Sandomirsky), « Umanità nova »
(Roma), 4 maggio 1922 (è uno dei tanti articoli di Malatesta sul problema
e si richiama all'intervista dello « anarchico-bolscevico » Sandomirsky pub-
blicata sull'« Umanità nova » del 30 aprile 1922. Hermann Sandomirsky era il
capo del comitato stampa della delegazione sovietica venuta in Italia per
partecipare al convegno diplomatico di Genova); M. N E T T L A U , Después de
seis anos de revolución autoritaria, « La Protesta » (Buenos Aires), supplemento
settimanale, 17 dicembre 1923; ID., Russland und der Sozialismus, « Zeitschrift
fur die Revolutionàre Arbeiterbewegung » (Berlin), dicembre 1930; ID., Min-
derheitsrechte im Sozialismus und das Ràtesystem, Ivi, maggio 1931; ID., Nodi
ein Wort iiber das Ràtesystem, Ivi, ottobre 1 9 3 1 ; U. FEDELI, Dall'insurrezione
dei contadini in Ucraina alla rivoluzione di Cronstadt, Milano, 1950; ID., Russia
1921 (note di un taccuino), «Volontà» (Genova), X V , 1962, nn. 8-12. Anche
utile: G. LEVAL, Russia 1921, «Volontà» (Napoli), I I I , 1 9 4 8 , n. 3 .
Com'è noto, l'entusiasmo determinato dalla rivoluzione sovietica e la
mancanza di notizie precise sullo sviluppo della medesima indussero la C.N.T.
ad aderire inizialmente alla III Internazionale. La decisione venne poi revocata
nel 1922, in seguito alla relazione fatta da una delegazione di anarco-sinda-
calisti di ritorno dalla Russia. V. in merito: A. PESTANA, Setenta dias en Rusia,
Barcelona, 1 9 2 4 ; V. PEREZ, Un militante de la C.N.T. en Rusia, Barcelona, 1 9 3 3 .
Un recente saggio critico, che esamina con sufficienza di particolari l'at-
teggiamento degli anarchici italiani di fronte alla rivoluzione e che in gran
parte rispecchia quello di tutti gli anarchici, è P. C. M A S I N I , Gli anarchici italiani
e la rivoluzione russa, « Rivista Storica del Socialismo » (Milano), 1 9 6 2 , n. 1 5 - 1 6 .
Per i « consigli operai » e per la partecipazione degli anarchici ai mede-
simi, v. in primo luogo gli articoli apparsi in « Cahiers Autogestion » (Paris),
dicembre 1 9 6 7 . In particolare per l'Italia, v. L . FABBRI, L'occupazione delle
fabbriche, «Almanacco socialista» (Paris), 1 9 3 1 ; A. T A S C A , Nascita e avvento del
fascismo, Firenze, 1 9 5 1 ; P. C. M A S I N I , Anarchici e comunisti nel movimento dei
consigli, Milano, 1 9 5 1 ; P. SPRIANO, L'occupazione delle fabbriche ; settembre 1920,
Torino, 1 9 6 4 . Per la Francia, H . PROUTEAU, Les occupations d'usines en Italie et
en France (1920-1936), Paris, 1 9 3 8 . Per la Germania, P. E L Z B A C H E R - B . K A M P F F -
MEYER, Gli effetti delle occupazioni in Germania, « Pensiero e Volontà » (Roma,
1 6 settembre 1 9 2 5 ; A. P R U D H O M M E A U X , Spartacus et la Commune de Berlin 1918-
1919, Paris, 1 9 4 9 ; H . NEUBAUER, Munchen und Moskau 1918-1919. Zur Geschichte
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE 173

der Ràtebewegung in Bayern, «Jahrbucher fùr Geschichte Osteuropas » (Miìnchen),


supplemento, novembre 1958; K. M U H S A M , Il calvario di Erich Miihsam, Genova-
Nervi, 1959; E. M U H S A M , Auswahl, Zurich, 1962; Le mouvement pour les conseils
ouvriers en Allemagne (1918-1935), « Information correspondance ouvrière» (Paris),
supplemento del 1965; P. BROUÉ, L'Allemagne des révolutions (1918-1923). Esquisse
d'une analys des publication depuis 1960, extrait de « Revue d'Histoire Mo-
derne et Contemporaine » (Paris), s. d., pagg. 1941-1952. Interessanti documenti
si trovano altresì nella raccolta curata da G . A. RITTER - S . MILLER, Die
Deutsche Revolution 1918-1919, Frankfurt am Main, 1968 (traduzione italiana:
La Rivoluzione tedesca 1918-1919. I consigli operai e il tradimento della social-
democrazia, Milano, 1969). Per la Polonia, A. BARBEAU, LOS consejos obreros
en Polonia, Barcelona, 1968. Ancora utili: G . GASTON, Statismo e sindacalismo,
consigli e rivoluzione sociale, «Volontà» (Napoli), III, 1949, n. 6-7 (seguito da
una nota di P. Z., Anarchismo e consigli, Ivi, n. 8).
La crisi della libertà che caratterizza il ventennio fra le due guerre,
la debolezza mostrata dal movimento anarchico di fronte al diffondersi dei
regimi fascisti, l'aggravarsi dei conflitti di classe e un'analisi superficiale della
Rivoluzione sovietica, determinano fra gli anarchici fenomeni assai interessanti:
1) Un breve ritorno alla propaganda individualistica e terroristica, con
manifestazioni singolari (e ben diverse da quelle che distinguono il movi-
mento in Spagna) in Italia e in Argentina. Per l'Italia, v. gli scritti di
C . MOLASCHI, Attentati e attentatori, «Pagine libertarie» (Milano), 5 agosto
1 9 2 1 - 5 febbraio 1 9 2 2 (l'A. rifa la storia del fenomeno fino al caso Bresci);
e specialmente ID., L'attentato del Diana davanti alla giustizia legale e davanti
al giudizio sociale, ivi, 28 giugno 1922 (v. pure i nn. segg. della rivista).
Uno dei responsabili dell'attentato, in seguito alla sua scarcerazione, scrisse
un interessante volume di memorie: G. MARIANI, Memorie di un ex terrorista,
Torino, 1953. Per l'Argentina, v. La tragedia di Buenos Aires. 29 gennaio-2 feb-
braio 1931, « L'Adunata dei Refrattari », Newark N. J . , 2 8 marzo 1 9 3 1 ; O . BAYER,
Severino Di Giovanni, el idealista de la violencia, Buenos Aires, 1970.
In seguito a questi fatti si riaccendono le polemiche ideologiche nel mo-
vimento, che in genere condanna decisamente le manifestazioni terroristiche.
Diverso è ovviamente il contegno degli anarchici di fronte alla violenza
rivoluzionaria dei conflitti di classe, particolarmente aspri in Spagna ed in
Argentina (per l'Argentina, v. S. FERNANDEZ, Recuerdos de la vida pomperà
(la semana tragica de enero de 1919), Paris, 1 9 6 2 ; O . BAYER, LOS vengadores
de la Patagonia tragica, «Todos es historia», Buenos Aires, II, 1 9 6 8 , nn. 1 4 - 1 5 ) ;
alle azioni individuali contro dittatori e diretti responsabili delle repressioni
(si ricordano gli attentati contro Mussolini e quello di Radowitzky in Argentina:
O. BAYER, Simon Radowitzky. Martir o asesino?, «Todos es historia», Buenos
Aires, I, 1967, n. 4); o agli attentati dimostrativi incruenti, come quelli che
174 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 2 1

negli U.S.A. sono giustificati da una reazione massiccia. Qui, mentre i gruppi
di lingua inglese continuano a rimanere inattivi e isolati (v. per esempio
H. CANTINE, Individualisti, «Volontà», Napoli, Vili, 1955, n. 10), e quelli di
lingua yiddish assumono progressivamente orientamenti socialdemocratici, i
gruppi di lingua italiana continuano a perseguire una linea intransigente e
conoscono anni di particolari persecuzioni poliziesche, di cui il « caso Sacco
e Vanzetti » è il più clamoroso.
Sul « caso Sacco e Vanzetti », la trattazione più completa dal punto di
vista legale è quella di G. J U G H I N - E. M . M O R G A N , The Legacy of Sacco and
Vanzetti, New York, 1948 (completata da una ricca bibliografia); l'opera
più diffusa, che però soffre per la sua impostazione chiaramente non favo-
revole ai due italiani e per la discutibile veridicità di certe notizie, è quella di
F . RUSSELL, Tragedy in Dedham. The Story of the Sacco-Vanzetti Case, New York,
s. d. (traduzione italiana: La tragedia di Sacco e Vanzetti, Milano, 1 9 6 6 ) ; l'agi-
tazione degli intellettuali americani di fronte all'evidente ingiusta condanna
è delineata da D . FELIX, Protest: Sacco-Vanzetti and the Intellectuals, Bloom-
ington, 1966. Per un ulteriore approfondimento dell'attività dei gruppi anar-
chici italiani degli Stati Uniti e per la popolarità internazionale del caso,
sono utili gli scritti che nacquero nel corso o a conclusione della vicenda:
R . SCHIAVINA, Sacco e Vanzetti. Causa e fini di un delitto di Stato, Paris, 1 9 2 7 ;
E. LYONS, Vita e morte di Sacco e Vanzetti, New York, 1 9 2 8 (traduzione italiana
aggiornata dell'edizione inglese, apparsa nel medesimo anno a New York);
C O M I T A T O CENTRALE DI DIFESA, Il caso Sacco e Vanzetti. Una mostruosità giu-
diziaria, Boston, Mass., s. d. Nessun contributo originale danno in genere le
opere apparse in questo dopoguerra, fra le quali si cita, per esempio,
A. SELLERS - A. B R O W N , Il caso Sacco e Vanzetti, Roma, 1 9 6 7 (quest'edizione
italiana chiude con una breve nota dell'aw. Michele Catalano del Foro di
Milano, delegato insieme a un penalista di Boston, da un nipote di Nicola Sacco
e dai parenti di Bartolomeo Vanzetti, ad iniziare la pratica per la revisione
del processo). Sono invece necessari per l'intelligenza dell'anarchismo di Barto-
lomeo Vanzetti i due volumi di scritti del medesimo: Lettere sul sindacalismo,
Cesena, 1957; Non piangete la mia morte, Roma, 1962. Sulle vicende dei gruppi
anarchici italiani che si riuniscono attorno all'Adunata dei Refrattari e di cui i
due martiri erano membri attivi, v. ancora A. B O R G H I , Mischia sociale,
Brooklyn N. Y., s. d. ; G. LICHERI, L'Adunata dei Refrattari nel ventennio fra
le due guerre: 1922-1939 (tesi di laurea inedita, discussa presso la Facoltà di
Magistero dell'Università di Firenze nell'anno accademico 1 9 6 7 - 1 9 6 8 ) .
2) La dispersione del movimento anarchico specifico in tutti i paesi in
cui si affermano regimi dittatoriali, e perciò la massiccia emigrazione di
anarchici, che solleva vari interrogativi sulle possibilità di ripresa del movi-
mento e che in fondo favorisce la circolazione delle idee e l'unificazione delle
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE 175

diverse interpretazioni della dottrina. Sugli importanti problemi del fenomeno,


v. M. N E T T L A U , La esfera de acción libertaria puede ampliarse?, «La Protesta»
(Buenos Aires), supplemento settimanale, 26 novembre-3 dicembre 1923. Per
l'Italia, v. L. FABBRI, La controrivoluzione preventiva, Bologna, 1922; Il processo
degli anarchici nell'Assise di Milano, Milano, s. d. [ma, 1922. Il volume riproduce
le parti essenziali del procedimento per l'attentato del Diana, sfruttato dalle
autorità di polizia per stroncare il movimento anarchico] ; T . TAGLIAFERRI,
E. Malatesta, A. Borghi e C. davanti ai giurati di Milano, Milano, s. d. [ma, 1922] ;
A. B O R G H I , Il banchetto dei cancri (dopo Matteotti), Brooklyn N. Y., 1925;
ID., Mussolini in camicia, New York, 1927 (altra edizione, Bologna, 1947);
A. GAROSCI, Storia dei fuorusciti, Bari, 1953; I D . , Vita di Carlo Rosselli,
Roma-Firenze-Milano, s. d., 2 voli, (che dedica molte pagine alla colonia
italiana in Francia ed a Camillo Berneri). Per la Germania, v. A. SOUCHY,
Erich Muhsam (su vida, su obra, su martirio), Barcelona, 1934; O. REIMERS,
Rapport concernant le mouvement anarchiste-libertaire en Allemagne de 1918 à 1933,
«L'Ordre Libre» (Bruxelles), ottobre 1959-giugno 1960. Per la Bulgaria,
v. G. G., In Bulgaria, « Pensiero e Volontà» (Roma), 1 febbraio 1925. In generale
sui paesi dell'Europa e sulle differenze ideologiche e tattiche fra gli italiani,
i francesi e gli spagnoli, v. M. N E T T L A U , Labor actual de los anarquistas,
«La Revista Bianca» (Barcelona), 1 gennaio 1932; ID., Diferencias locales de
los movimientos anarquistas. El anarquismo francés, el italiano y el espanol, ivi,
I luglio 1932; ID., Bosqueo historico del esfuerzo libertario en Francia, ivi, 22 giugno-
6 luglio 1934; E. GIRAULT, Pourquoi les anarchistes-communistes frangais ont
renié la Ille Internationale, Paris, 1962. Per l'America Latina, v. H. TRENE, La
nuova esperienza: la dittatura argentina, «L'Adunata dei Refrattari» (Newark
N. J.), 25 aprile 1931 ; J. G„ La situación politica argentina, « Timon » (Buenos Aires)
febbraio 1940; C. D E BARAIBAR, En torno a la tragica realidad chilena, «Timon»
(Buenos Aires), febbraio 1940. Per la situazione del movimento nell'Estremo
Oriente, v. KIGONE, Notizie sul nostro movimento nell'Estremo Oriente, «La
Tempra» (Paris), 20 giugno 1926.
3) Un riacutizzarsi della polemica sulla questione dell'organizzazione, che
si esprime con tentativi diversi di associazione federale dei gruppi e con
proposte frontiste, ritenute necessarie per l'estendersi della reazione (contro
tali proposte v. A . B O R G H I , Gli anarchici e le alleanze, New York, s. d.).
II primo tentativo di associazione federale permanente dei gruppi è quello
italiano del 1920 ( U N I O N E ANARCHICA ITALIANA, Patto d'alleanza fra gli anar-
chici associati dell'U.A.I., Bologna, 1920; E. MALATESTA, Programma anarchico
accettato dall'U.A.I. in Bologna il 1-4 luglio 1920, Milano, 1920), seguito a ruota
da un identico proposito di alcuni gruppi italiani degli U.S.A. (v. L'Intesa,
numero unico dedicato al convegno anarchico nord americano del 25, 26, 27 di-
cembre 1925, Chicag o, 15 febbraio 1926), contro cui si appuntano le critiche
176 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 2 1

degli anarchici dell'Adunata dei Refrattari e di numerosi altri militanti contrari


al principio dell'organizzazione. Lo stesso congresso internazionale anarchico
di Berlino del 1921, convocato per fare il punto sulla situazione del movi-
mento, viene contestato come perfettamente inutile ( F . S . GRAHAM, Che aspet-
tarsi da un altro congresso anarchico, « L'Adunata dei Refrattari », Newark N. J.,
2 1 e 2 8 aprile 1 9 2 3 ) .
Ma in realtà, le preoccupazioni degli antiorganizzatori hanno talvolta
seria consistenza. Gli effetti della rivoluzione sovietica e della crisi del movi-
mento (per quello italiano, v. ancora L. FABBRI, La crisis del anarquismo,
Buenos Aires, 1921) sono evidenti nel pullulare di progetti e di sforzi che
talora ribadiscono la necessità di un associazionismo più « responsabile » (L.
FABBRI, Tendenze autoritarie dell'anarchismo, «Pensiero e Volontà», Roma, 1 3 di-
cembre 1926) e che rispondono a progetti accentuatamente... ottimistici (v.
per esempio quello di Randolfo Velia: U N O DELLA TRIBÙ, Pre-anarchia, Lu-
gano, 1 9 3 2 ) . Il tentativo più accentuato di organizzazione del periodo venne
promosso da un gruppo di anarchici russi (fra i quali N. Makhno e P. Arscinov),
che dall'esperienza della rivoluzione sovietica deducevano l'esigenza di una
radicale ristrutturazione del movimento. Sulla Piate-forme d'organisation de l'Union
Général des Anarchistes, che essi pubblicarono a Parigi alla fine del 1926,
sulle riunioni e sulle polemiche suscitate dal documento fra italiani, bulgari,
francesi, russi, polacchi, spagnoli, cinesi, vennero pubblicati numerosi articoli
in tutti i periodici anarchici degli anni 1 9 2 6 - 1 9 3 0 . Sul fenomeno sono co-
munque sufficienti: Réponse de quelques anarchistes russes à la Plateforme (SOBOL,
FLECHINE, SCHWARZ, STEINER, VOLINE, LIA, R O M A N , ERVANTIAN), Paris, 1 9 2 7 ;
L. FABBRI, SU un progetto di organizzazione anarchica, « Il Martello » (New York),
17 settembre 1 9 2 7 segg.; E . MALATESTA, Un progetto di organizzazione anarchica,
«Il Risveglio - Le Réveil» (Genève), 1-15 ottobre 1927; ID., A proposito della
Plateforme, ivi, 14 dicembre 1929 (l'articolo contiene fra l'altro una lettera di
Malatesta a Makhno ed una lettera di Makhno a Malatesta); ID., A proposito
della responsabilità collettiva, « Studi Sociali » (Montevideo), 10 luglio 1930
(e una lettera indirizzata al gruppo anarchico parigino del XVIII circonda-
rio e già pubblicata nel n. del 19 aprile 1930 de Le Libertaire di Parigi, con
cui Malatesta confuta la tesi della responsabilità collettiva sostenuta dal gruppo,
che è d'accordo con la Plateforme dei russi ed in contrasto con l'Union anar-
chiste-communiste revolutionnaire francese). Per un quadro documentario
più completo della questione, v. ora U. FEDELI, Princìpi e metodi dell'organiz-
zazione, «Volontà» (Napoli), III, 1 9 4 8 - 1 9 4 9 , nn. 4 - 5 , 6 - 7 : Plateforme d'orga-
nisation, brochure de Noir et Rouge, Paris, s. d. (ciclostilato).
4) La Plateforme, rimasta allo stato di semplice progetto, contribuiva a
muovere le acque stagnanti del conformismo di numerosi gruppi, stimolandoli
al ripensamento dei problemi. Le speranze di una larga e approfondita discus-
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE 177

sione delle questioni da essa sollevate furono molte e produssero, insieme


alle proposte ed ai progetti utopistici che si smarrivano nell'oceano delle
proteste, diverse intelligenti considerazioni, sollecitando il dibattito già da vari
anni iniziato sui problemi pratici e sulle difficoltà obbiettive della rivoluzione.
Fra gli articoli che impegnano su questo problema il movimento, si segnalano
in primo luogo quelli pubblicati dal « Suplemento de La Protesta » di Buenos
Aires del 1927 e dalla « Revista Unica » del gruppo spagnolo « Los Iconoclastas »
di Steunbenville (Ohio )nel 1928, in seguito all'inchiesta promossa dal medesimo
gruppo sulla Situación revolucionaria actual a causa de la crisis del capitalismo y
misión de los anarquistas en la riconstrucción social. L'inchiesta interessò nume-
rose riviste anarchiche anche degli anni seguenti, fra le quali si segnalano
principalmente « La Revue Internationale Anarchiste », Paris, 1925-1927 e « Tiem-
pos Nuevos », Barcelona, 1 luglio 1 9 3 5 - 1 marzo 1936. Utili sono altresì:
SIRAM, I nostri compiti dell'oggi e del domani, «Vogliamo» (Briasca), ottobre-
dicembre 1929; R . R O C K E R , Problemas actuales del anarquismo, Buenos Aires, 1930;
La misión de la anarquia y los anarquistas contemporaneos, «La Revista Bianca»
(Barcelona), 1 novembre-7 novembre 1935; J . MASGOMIERI, El periodo transi-
torio, ivi, 22 novembre 1935.

L'esperienza spagnola.

La letteratura sulla II Repubblica e particolarmente sulla guerra civile


è ricchissima di titoli interessanti, ma manca di una buona bibliografia gene-
rale che vada oltre il 1936 (con il 1936 termina il volume di R . LAMBERET,
Mouvements ouvriers et socialistes. Chronologie et bibliographie. L'Espagne: 1750-
1936, Paris, 1953, volume della collezione diretta da E. Dolléans e M. Crozier
già cit.). Un primo tentativo riguardante il periodo 1936-1939 venne fatto
da J. GARCIA D U R A N , 1936-1939. Bibliography of the Spanish Civil War. Biblio-
grafia de la Guerra Civil Espanola. Bibliographie de la Guerre Civile Espagnole,
Montevideo, 1964. Nel 1967, la Cattedra di Storia Contemporanea dell'Uni-
versità di Madrid intraprese la pubblicazione di Quadernos bibliograficos de la
Guerra de Espana 1936-1939, di cui, entro il 1969, comparvero 8 volumi (3 di
memorie, 2 di opuscoli, 1 di periodici): si tratta di materiale esistente nelle
biblioteche e negli archivi della Spagna e perciò in gran parte di tendenza
antirepubblicana. Integrare ulteriormente questi repertori comporta lo spoglio
sistematico delle riviste bibliografiche e storiografiche più importanti (come
l'« International American Review of Bibliography. Revista interamericana
de bibliografia » e la « Revista Hispanica Moderna », dell'Hispanic Institute
Columbia University), ma in primo luogo consultare D. G O M E Z MOLLEDA,
Bibliografia historica espanola 1950-1954, Madrid, 1955 e l'ottimo Indice histo-
rico espanol. Bibliografia historica de Espana e Hispanoamerica, iniziato a Barcel-

12.
178 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 2 1

Iona nel 1953-1954 (voi. I) sotto la direzione di Jaime Vicens Vives: un


repertorio che comprende lo spoglio di centinaia di riviste internazionali che
si occupano dei problemi ispanici.
Per un primo accostamento ai problemi della II Repubblica spagnola, mi
limito a ricordare le seguenti opere di diverso ed a volte contrario orientamento.
In primo luogo F . G . BRUGUERA, Histoire contemporaine d'Espagne; 1789-1950.
Paris, 1953; G . BRENAN, The Spanish Labyrint. An Account of the Social and
Politicai Background of the Civil War, Cambridge University Press, 1960 (II edi-
zione). Poi F . BORKENAU, The Spanish Cockpit, London, 1937; V . ALBA, Historia
de la Segunda Republica Espanola, Mexico, 1960; P. B R O U È - E . TERMINE, La
Révolution et la Guerre d'Espagne, Paris, 1961 (traduzione italiana: La Rivoluzione
e la Guerra di Spagna, Milano, 1962) ; H. T H O M A S , The Spanish Civil War, London,
1961 (traduzione italiana: La Guerra civile spagnola, Torino, 1963. Su quest'opera
che tratta particolarmente delle vicende militari dell'avvenimento, dando su
quelli politici un quadro spesso parziale e decisamente contrario alla parte
anarchica, v. la mia nota Capriccio spagnolo, «L'Astrolabio», Roma, 10 giu-
gno 1964); C. M. R A M A , La crise espagnole au XXe siècle, Paris, 1962; G . B U L -
LOTEN, La Revolución espanola. Las izquierdas y la lucha por el poder, Mexico,
1962; J. BECARUD, La Deuxième République espagnole (1931-1936). Essai d'in-
terprétation, Paris, 1962; J . ARRARAS, Historia de la Segunda Republica espanola,
Madrid, 1965.
Per una visione di parte anarchica dei problemi del periodo, attraverso
una documentazione varia ed essenziale, v. Como se enfrentó el fascismo en toda
Espaha. 19 de julio, Buenos Aires, 1938 (pubblicazione miscellanea con articoli
di F. Montseny, D. Antona, J. Lopez, G. Diez Cueca, M. P. Cordon, J. Riera,
C. J. Sendon, F. Direitino, Savoqaroia, J. Ortiz, Minimo) ; Documentos historicos
de Espana, «Espana expatriada» (Buenos Aires), n. straordinario del mag-
gio 1939; J . PEIRATS, La C.N.T. en la Revolución espanola, Toulouse, 1951-
1953, 3 voli.; De Julio a Julio. Un ano de lucha. Texto de los trabajio contenidos
en el n. extraordinario de Fragua Social de Valencia del 19 de julio de 1937,
s. 1., s. d.: S. CANOVAS CERVANTES, Proceso historico de la Revolución espanola.
Apuntes de Solidaridad Obrera, Barcelona, s. d.; e i documenti dattiloscritti di
fonte anarchica posseduti dal Centro Gobetti di Torino. Di diverso orientamento
ideologico sono invece: F . D I A Z PLAJA, La Historia de Espaha en sus documentos.
El siglo XX. La Guerra 1936-1939, Madrid, 1963; Guerra y revolución en Espaha.
1936-1939, Moscu, 1966, 2 voli.
I princìpi del comunismo libertario vennero ufficialmente accettati dalla
Confederazione nel congresso del maggio 1936. V. infatti C.N.T., Concepto
confederai del comunismo libertario. Dictamen emitido por la ponencia nombrada
en el segundo congreso extraordinario de la C.N.T. elaborado en Zaragoza los
dias 1° de mayo y siguentes del ano 1936, «La Revista Bianca» (Barcelona)
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE 179

maggio 1936 (il medesimo in C.N.T., El congreso confederai de Zaragoza. Mayo


1936, Toulouse, 1 9 5 5 ) . Si trattava, evidentemente, della proclamazione di
idee già largamente accettate, sollecitate da diversi strumenti di divulgazione
popolare. Fra i progetti che miravano a dare al movimento operaio e conta-
dino un'immagine concreta della futura società libertaria, quello elaborato
da I. PUENTE, El comunismo libertario (ultima edizione Paris, 1 9 6 9 ) fu certa-
mente il più diffuso. (Per meglio approfondire i limiti del comunismo liber-
tario auspicato dall'A., v. G. O R T U Z A R - I. PUENTE, Hacia un mundo nuevo :
teoria y practica del anarcosindicalismo, Valparaiso, 1 9 3 8 ) .
Sulle collettività libertaire realizzate in Spagna, v. il primo recente tentativo
di sintesi, fondato su una discreta elaborazione del vasto materiale esistente,
ma di non facile reperibilità: F . M I N T Z , L'autogestion dans l'Espagne révolution-
naire, Paris, 1 9 7 0 . V . altresì A. SOUCHY - P. FOLGARE, Collectivisaciónes.
La obra constructiva de la Revolución espanola, Ensayos, documentos, reportajes,
Barcelona, 1 9 3 7 ; G . LEVAL, Né Franco né Stalin. Le collettività anarchiche
spagnole nella lotta contro Franco e la reazione staliniana, Milano, 1952;
Collectivités anarchistes en Espagne révolutionnaire, « Noir et Rouge » (Paris),
marzo 1964; Collectivisation. L'oeuvre constructive de la Révolution espagnole
(1936-1939). Recueil de documents, Toulouse, 1965. Per la particolare attività
degli anarchici in Catalogna, v. CONSELLERIA D ' E C O N O M I A , GENERALITAT DE
CATALUNYA, Decret sovre la collectivitzacio i control de la industria i el comerc
en Cataluya, Barcelona, 1936; C.N.T. - A.I.T., Congreso regionàl de campesinos
de Cataluha. Memoria, Barcelona, 1936; Catalogne 1936-1937, «Les Cahiers
de Terre Libre» (Nimes), marzo 1937; De Companys a Indalecio Prieto.
Documentación sobre las industrias de guerra en Cataluha, Buenos Aires, 1939;
Libro Bianco. Cataluha, Buenos Aires, 1956. Altre indicazioni sull'argomento
in F . M I U T Z , La collectivisation en Espagne. Esquisse bibliographique tiré à part
des Archives Internationales de Sociologie de la Coopération et du Développement,
Paris, 1967.
Per l'entusiasmo suscitato dagli esperimenti libertari catalani in alcuni
osservatori non anarchici, v. C. ROSSELLI, L'Espagne en marche... Situation
sociale de l'Espagne. La Catalogne rempart de la Révolution, Paris, 1937 (ora
in C. ROSSELLI, Scritti politici e autobiografici, Napoli, 1 9 4 4 , pagg. 1 5 8 segg.);
H . E . KAMINISKI, Ceux de Barcelone, Paris, 1 9 4 9 (traduzione italiana: Quelli di
Barcellona, Milano, 1 9 5 0 ) ; G. ORWELL, Homage to Catalonia, London, 1 9 5 1 , II ed.
(traduzione italiana: Omaggio alla Catalogna, Milano, 1 9 6 5 ) .
Sulla posizione della C.N.T. e della F.A.I. di fronte agli sviluppi della
situazione ed all'ingresso nel governo di alcuni rappresentanti confederali,
v. C.N.T., Los rapresentantes de la Confederación Nacional del Trabajo de Espaha
ante el gobierno de Valencia, exponen al pueblo su actuación publica, s. 1., 1937;
F.A.I., La position de la F.A.I. Résolution d'un Plenum de la F.A.I., Bruxelles,
180 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 2 1

1937; Ada del Pieno Nacional del M. L. celebrado en Barcelona durante los dias
16 y sucesivos del mes de octubre de 1938, s. 1., s. d. ; AGRUPACIONE ANARQUISTA
DE BARCELONA, Adonde va la F.A.I.?, Barcelona, 1938. La svolta della C . N . T . -
F . A . I . comportò com'è evidente un irrigidimento organizzativo, deciso dai
congressi, e perfino la costituzione di una scuola di quadri: [ C . N . T . - F . A . I . ] ,
Marnai del militante: el libro de la organización para la organización redactado
por la escuela de militantes de Cataluha, Barcelona, 1938.
I precedenti del nuovo atteggiamento rimontano almeno agli anni 1920.
Il maggiore rappresentante del tentativo revisionistico della tattica della C . N . T .
fu Angcl Pestarla, di cui v.: Acción directa, Barcelona, 1924; Sindicalismo:
su organización y tendencia, Valencia, 1930; Las Federaciónes de industria, Bar-
celona, 1930; Normas organicas, Barcelona, 1930; El sindicato unico, Barcelona,
1930; El sindicalismo; qué quiere y adonde va, Barcelona, 1933; Del momento.
Partido sindicalista, Madrid, 1936; Por que se constituyo el Partido sindicalista,
Valencia, s. d.; Lo que aprendi en la vida, Madrid, s. d.; El sindicalismo liberta-
rio en Cataluha, s. 1., s. d. (scritto in collaborazione con S. Segui).
Già dal 1931, le prospettive di una rivoluzione moltiplicano le discus-
sioni sulla funzione del movimento e sui problemi concreti del domani (v. per
esempio D . A. D E SANTILLAN, Il problema rivoluzionario spagnolo e le sue possi-
bili soluzioni libertarie, «Studi Sociali» (Montevideo, 21 novembre 1931).
Dal 1936, le prime difficoltà rivoluzionarie accentuano ulteriormente il dibat-
tito sulla tattica. Sono interessanti al riguardo gli interventi di Camillo Ber-
neri, apparsi nel 1936 sull'« Adunata dei Refrattari », le cui pagine rispec-
chiano gli umori diversi e contrastanti di gran parte del movimento anarchico
(per tali articoli v. ora C. BERNERI, Compiti nuovi del Movimento anarchico,
Livorno, 1965. Dello stesso v. pure Guerre de Classe en Espagne, s. 1., 1938);
e quelli dei più significativi rappresentanti della nuova esperienza dell'anar-
chismo spagnolo (per ordine alfabetico) : J . GARCIA OLIVER, Mi gestion al fronte
del Ministerio de Justicia, Valencia, 1937; J . LOPEZ, Seis meses en el Ministerio
de Comercio. Conferencia pronunciada el 27 de tnayo de 1937 en el Gran Teatro-
Valencia, Valencia, s. d.; F. M O N T S E N Y , El gran problema de la Espaha nueva.
Ante un ensayo social y econòmico inèdito, « La Revista Bianca » (Barcelona),
30 luglio 1936; ID., El anarquismo militante y la realidad espanola. Conferencia
del dia 3 de enero de 1937, s. 1., s. d.; ID., Mi experiencia en el Ministerio
de Sanidad y Asistencia Social, Valencia, 1937; ID., La Commune de Paris y la
revolución espanola, s. 1., 1937; ID., La Comune primera revolución consciente.
La incorporación de la masas populares a la historia, s. 1., s. d.; J . PEIRO, De la
fabrica de vidrio de Mataró al Ministerio de Industria, Conferencia pronunciada al
3 de junio de 1937 en el Gran Teatro-Valencia, Valencia, s. d.; ID., Problemas y
Cintarazos, Rennes, 1946; ID., Pensamiento de J. P. Trayectoria de la Confederación
Nacional del Trabajo. Ideas sobre sindacalismo y anarquismo. Apuntes biograficos,
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE 181

Mexico, 1959; D . A. D E SANTILLAN, El organismo economico de la revolución.


Còrno vivimos y còrno potriamos vivir en Espana, Barcelona, 1936; ID., Anarquismo
en el gobierno o anarquismo gobernativo?, «Tiempos Nuevos » (Barcelona),
maggio-giugno 1937; ID., Colaboración y tolerancia o dictadura? El problema
de la armonia revolucionaria, Montevideo, 1937; ID., La revolución y la guerra
de Espaha. Notas preliminares para su historia, La Habana, 1938. V. altresì La
posición internacional del anarquismo {El anarquismo espanol?, « Tiempos Nuevos »
(Barcelona), nn. straordinari del luglio e del settembre 1938 (che contengono
scritti di R . Sanz, M. R . Vazques, D. A. De Santillan, F. Montseny, S. Palacio,
F. Ocana, S. Aliaga).
Sono ancora utili: F . ALAIZ, Por una economia solidario entre al campo y la
ciudad, s. 1., s. d. [Barcelona, 1 9 3 7 ] ; P. BESNARD, Tactica e intervención sindicai,
«Tiempos Nuevos» (Barcelona), maggio-giugno 1937; C.N.T., La C.N.T. et
les evenements vécus en Catalogne pendant les journées des 3, 4, 6 et 6 mai, Paris,
s. d.; G. D A M I A N I , Carlo Marx e Bakunin in Spagna, New York, 1 9 3 9 , L U C E
FABBRI - D . A . D E SANTILLAN, Gli anarchici e la rivoluzione spagnola, Ginevra, 1 9 3 8 ;
G. LEVAL, Estructura y funcionamiento de la sociedad comunista libertaria, Barcelona,
1936; ID., Precisiones sobre el anarquismo, Barcelona, 1937; ID., Nuestro programa
de reconstrucción. Conferencia del dia 10 de enero de 1937, s. 1., s. d.; M. OLLIVIER,
Les journées sanglantes de Barcelona, Paris, s. d.; A . ET D . PROUDHOMMEAUX,
Où va l'Espagne? Nimes, s. d. [ 1 9 3 7 ] ; I D . , Catalogne 1936-1937. L'armement
du peuple. Que sont la C.N.T. et la F.A.I.?, Paris, s. d., U N REPORTER, En torno
al presente y al futuro del Movimiento libertario, « Timon » (Barcelona), luglio,
agosto, settembre e ottobre 1 9 3 8 ; R . R O C K E R , Extranjeros en Espaha, Mexico,
1 9 3 8 ; H. R U D I G E R , El anarcosindicalismo en la Revolución espanola, Barcelona,
1 9 3 8 ; M. SARTIN, Berneri in Ispagna, New York, s. d.; A . SOUCHY, The tragic
Week in May, Barcelona, 1937; ID., Entre los campesinos de Aragón. El comunismo
libertario en las camarcas liberales, Barcelona, 1937; ID., La verdad sobre los
sucesos en la retaguardia leal. Los acontecimientos de Cataluha, Barcelona, 1937;
ID., La revolución agraria en Espaha, «Timon» (Barcelona), luglio e agosto 1938;
ID., Revision del anarquismo?, «Tiempos Nuevos» (Barcelona), settembre 1938;
A YENSEN, La C.N.T. - F.A.I., el Estado y el Gobierno, «Timon» (Barcelona),
agosto 1938.
Di fronte al profilarsi della sconfitta venne sollevato il problema della
necessità del ricorso alla guerra partigiana. Fra gli scritti che ne trattano,
v. J. T O R Y H O , Critica historica. Las guerrillas, salvacion de Espaha, « Timon » (Bar-
celona), settembre 1 9 3 8 ; J . M A G U I D , La mas grande lección de la Revolución rusa:
el movimiento majnovista en Ukraina, « Timon » (Buenos Aires), dicembre 1938.
La tragedia del movimento anarchico spagnolo fu la tragedia della Spagna
medesima e toccò punte strazianti in seguito alla vittoria definitiva delle
truppe di Franco della primavera del 1939. Coloro che riuscirono a lasciare
182 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 2 1

la Spagna non soffrirono meno di quelli che - scampando alle fucilazioni in


massa - subirono carcere e persecuzioni inumane. E coni'essi cominciarono a
sperare, pochi mesi dopo la conclusione della guerra civile, in un riscatto della
Spagna con l'aiuto delle democrazie occidentali in guerra contro le potenze
nazifasciste. Una parte assai rilevante della Resistenza francese fu composta
da esuli spagnoli, i quali alla conclusione del conflitto cercarono di realiz-
zare il loro sogno, d'accordo con i compagni che all'interno aspettavano e
cospiravano. Senonché i primi vennero fermati dalle potenze democratiche
vincitrici, i secondi stroncati da un periodo nuovo di persecuzioni sistematiche
franchiste. Le vicende dell'immediato dopoguerra dispersero ulteriormente gli
anarchici spagnoli, i quali formarono colonie in quasi tutti i paesi del mondo
continuando la propaganda, riannodando i contatti anche con l'interno, riesa-
minando le vicende vissute senza mai perdere la speranza di un ritorno.
La tragedia della massiccia emigrazione anarchica spagnola è rivissuta da
F . M O N T S E N Y , Pasion y muerte de los espaholes en Francia, Toulouse, 1 9 6 9 .
Sul medesimo fenomeno v. altresì: Los principales responsables del drama de
nuestra emigración, « Timon » (Buenos Aires), novembre 1 9 3 9 ; S. PALACIO, El exodo
por un refugiado espanol, Valparaiso, 1 9 3 9 ; C O M I T É INTERNATIONAL DE C O O R D I N A -
TION ET D'INFORMATION POUR L ' A I D E À L'ESPAGNE RÉPUBLICAINE, Deux mis-
sions internationales visitent les camps de refugiés espagnoles (Mai 1939), Paris,
s. d. ; S. MISTRAL, Exodo. Diario de una refugiada espanola, Mexico, 1 9 4 0 ;
Espaha y la emigración espanola, «Timon» (Buenos Aires), febbraio 1940; El
emigrante espanol, Mexico, 1942 (volume antologico con « pezzi » di vari
autori); A. Ruiz VILLAPLATA, Destierro en Manhattan. Refugiados espaholes en
Norteamerica, Mexico, 1945; M . L . E . , Karaganda. La tragedia del antifascismo
espanol, Toulouse, 1 9 4 8 ; M. FRESCO, La emigración republicana espanola. Una
Victoria de Mexico, Mexico, 1 9 5 0 ; L. E . SMITH, Mexico and the Spanish republi-
cans, « University of California Publications in Politicai Science » (Berkeley-
Los Angeles), IV, 1 9 5 5 , pagg. I-IV e 1 6 5 - 3 1 6 ; E. C O M I N COLOMER, La Republica
en el exilio, Barcelona, 1 9 5 7 ; C. MARTINEZ, Crònica de una emigración. La de los
republicanos espaholes en 1939, Mexico, 1 9 5 9 ; E. M . N A D A L , Condenado a muerte
(trazo autobiografico), Mexico, 1 9 6 6 ; E. FERNANDEZ ALBERTO, La Espaha de los
maquis, s. 1., 1 9 6 7 ; J. PEIRATS, Estampas del exilio en America, Paris, s. d.; e infine
l'ottimo A. GAROSCI, Gli intellettuali e la guerra di Spagna, Torino, 1 9 5 9 .
Per le speranze e per le vicende vissute dai rimasti in terra di Spagna,
v. in primo luogo J . HERMANOS, La fin de l'Espoir, Paris, 1951 (traduzione ita-
liana: Spagna clandestina, Milano, 1955); COMMISSION INTERNATIONALE CONTRE
LE R É G I M E CONCENTRATIONNAIRE, Livre blanc sur le système pénitentiaire espagnol,
Paris, 1953; V . GARCIA, Espaha hoy, Caracas, 1962; I . FERNANDEZ DE CASTRO -
S. MARTINEZ, Espaha hoy, Paris, 1963; R . R U F A T , En las prisiónes de Espaha,
Puebla, Pue., 1966. C O M I T É DE SECOURS AUX PRISONNIERS DE LA GUERRE
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE 183

D'ESPAGNE, Livre blatte sur la situation des prisonniers en Espagne, Paris, s. d.;
C . N . T . DE ESPANA,Espaha 1963. El franquismo por dentro, s. 1., s. d.

La ripresa del dopoguerra.

Perdute le speranze di un rapido ritorno in terra di Spagna, le polemiche


che già animavano l'emigrazione anarchica e confederale spagnola si accen-
tuarono, determinando il formarsi o il consolidarsi di numerose tendenze.
Dal 1939 al 1945, diversi tentativi revisionistici promossi con la speranza di
superare in qualche modo la crisi obbiettiva del movimento in Spagna e in
esilio, compromettono buona parte dei militanti. Questi espedienti avevano
evidenti origini e giustificazioni teoriche e tattiche nel Partido Sindicalista
di Angel Pestana, nella deviazione governativa del 1 9 3 6 - 1 9 3 9 , nel difetto
di un'analisi circostanziata delle deficienze della politica condotta negli anni
precedenti dalla C.N.T. - F.A.I. E pertanto, allorché nel 1947, dopo la
ricostituzione del movimento, il congresso delle federazioni locali del M.L.E. -
C.N.T. in Francia cerca di tornare alla tradizione, riadottando in modo
definitivo e intransigente l'apoliticismo rivoluzionario, i contrasti esplodono
e si ufficializzano.
Tutto un vasto settore politico confederale, che controlla numerosi nu-
clei libertari in Spagna, pretende che le circostanze eccezionali consiglino
intanto di mettere da parte i princìpi e formula una piattaforma ideologico-
tattica circostanzialista, con la quale concorda la Sveriges^Arbetares Central-
organisation. Una minoranza di questo gruppo, guidata da J. Lopez, si spinge
ancora oltre: rompendo ogni legame sia pur affettivo con l'anarchismo essa
si schiera per una politica di piena collaborazione con il sistema. Sulle idee
di questo settore che annovera diversi dei leaders anarchici della rivolu-
zione, v. S.A.C., Colaboración entre la S.A.C, y la C.N.T. de Espaha, « C o -
munidad Iberica » (Mexico), novembre-dicembre 1 9 6 4 (la C . N . T . di cui parla
la S.A.C, è una delle confederazioni esistenti in Spagna, quella meglio nota
come gruppo madrileno, formato da vecchi dirigenti confederali, che dopo i
primi contatti degli anni 1 9 4 1 - 1 9 5 2 con i sindacati verticali franchisti, torna a
discutere con José Solis Ruiz, segnando un accordo preliminare il 5 novembre
1965); C.N.T. - COMITÉ NACIONAL, Esquema sobre estructuración organica y
mecdnica sindicai, ivi, maggio-agosto 1966 (in quest'ultimo numero e nei segg.
della rivista i saggi sulla situazione sindacale spagnola e sulla polemica che riguarda
la posizione dei circostanzialisti sono numerosi).
Un secondo settore di militanti si rifiuta di tornare all'intrasigenza rivo-
luzionaria e, confortato dalla propaganda che gli anarco-sindacalisti svedesi
e tedeschi (Albert Jenssen, A. Souchy, H. Rùdiger ecc.) fanno da tempo
sotto l'influenza di Rudolf Rocker, avanza un'interpretazione moderata dello
184 VENERDÌ 5 DICEMBRE 1 9 6 9 , ORE 2 1

anarchismo, tollerando persino il voto per i partiti della sinistra democratica


e le candidature libertarie a titolo individuale nelle elezioni municipali, e
auspicando la creazione di associazioni culturali, di cooperative di lavoro e
di società operaie di mutuo soccorso federate.
L'esistenza delle spinte revisionistiche di cui codesti gruppi sono le punte
più estreme, influenza sistematicamente i nuclei che operano in Spagna e
determina nel M.L.E. un irrigidimento talvolta in aperto contrasto con la
realtà obbiettiva. I dissidi interni e le fratture e lo sforzo di riunificazione
organizzativa come rimedio alla grave crisi, caratterizzano il M.L.E. per
tutto il decennio 1950. La riunificazione si conclude quindi ai primi del
nuovo decennio: ma la piattaforma della medesima non offre speranze ben
definite di rinnovamento del movimento in esilio e di incisiva influenza nella
complessa situazione spagnola. Essa sostiene che l'unica politica possibile con-
siste nel respingere la politica circostanzialista dei più scopertamente revisio-
nisti e l'intransigenza rivoluzionaria precedentemente adottata, perché capace
di sviluppi talvolta avventuristici; nel mantenere in vita la C.N.T. e nella
sottoscrizione di un patto di apparente armonica alleanza sindacale con l'Union
General de los Trabajadóres e con la Solidaridad de los Trabajadóres Vascos;
nel rafforzare l'organizzazione svuotando eventualmente le opposizioni mediante
la creazione di un Secrétariat Intercontinental, il quale applica alla lettera
la nuova norma della « responsabilidad del militante » contro tutti quei gruppi
che rifiutano una struttura intollerante delle locali autonomie libertarie, detiene
i fondi e controlla l'ortodossia delle pubblicazioni e della linea politica del
movimento, e di fatto nega il principio della rotazione degli incarichi più
importanti.
D'altra parte, la riunificazione non ovvia all'antagonismo tradizionale
fra l'organizzazione dell'esilio e quella dell'interno, sempre più soppiantata
da iniziative eterodosse di gruppi di minoranza e dai nuovi sforzi fatti dalla
tendenza circonstanzialista confederale per giungere ad un accordo con i sin-
dacati verticali franchisti, in nome e per conto della C.N.T.
La conseguenza più clamorosa della riunifìcazione consiste nell'allontana-
mento dal M.L.E. della F.I.J.L., la quale muove al vecchio organismo accuse
di attendismo tattico e cerca di sventare i disegni dei circostanzialisti, lancian-
dosi nell'azione sovversiva e affrontando i problemi pratici in maniera talora
oscillante per effetto di una ricerca non sempre chiara di reinserire l'anarchismo
nel movimento operaio spagnolo. Il rapimento di Mons. Ussia dell'aprile 1966,
l'arresto a Madrid di diversi membri dell'organizzazione, gli attentati dimo-
strativi contro le ambasciate ed i consolati franchisti del 1968, la campagna
contro il turismo in Spagna, sono altrettante manifestazioni di quest'azione che
pone in luce l'esistenza di una corrente anarchica rivoluzionaria.
bibliografia essenziale 185

Assai aspre sono negli anni 1960 le polemiche fra la F.I.J.L. e il M.L.E.
Gli argomenti di questa discussione sono chiaramente enunciati dalla rivista
giovanile libertaria « Presencia » (Bruxelles, v. i nn. dell'aprile, maggio, giu-
gno e luglio 1967) e dagli articoli pubblicati da Octave Alberola contro la
frangia educazionista di quella più vasta tendenza libertaria moderata, che ha
la sua maggiore forza in Svezia ed in Germania e che è rappresentata da Gaston
Levai (v. gli articoli di Alberola e di Levai, pubblicati negli anni 1966 e 1967
nelle riviste « Tierra y Libertad » di Mexico e « Ruta » di Caracas).
Una critica di fondo agli errori fatti dagli anarchici nel corso della rivo-
luzione spagnola è quella di V. R I C H A R D S , Lessons of the Spanish Revolution,
London, 1953 (traduzione italiana: Insegnamenti della rivoluzione spagnola (1936-
1939), Genova-Nervi, 1957). Il tentativo che attraverso l'analisi dei fatti intende
risolvere il problema del superamento delle difficoltà obbiettive della rivoluzione
e quello del reinserimento del movimento anarchico in Spagna, come anima
e motore delle masse lavoratrici, è fatto in modo vario e talora contrastante
negli scritti che di seguito si segnalano (per ordine alfabetico d'autore):
F. ALAIZ, Sugestion de Espaha en el mundo, Toulouse, 1948; I D . , Hacia una fede-
ración de autonomias ibericas, s. 1., 1945-1948 (diversi fascicoli); ARREIS, Cene-
tismo apòcrifo, «Ruta» (Caracas), luglio-agosto 1966; L. BAZAL, Ay de los
vencidos! Testimonio de la guerra de Espaha (1936-1939), Toulouse, 1966; A. BER-
MEJO, El sindicalismo del porvenir, « Comunidad Iberica » (Mexico), maggio-
giugno 1964; J . BERRUEZO, Contribución a la historia de la C.N.T. de Espaha
en el exilio, Mexico, 1967; J . BORRAZ, El movimiento libertario ante el pro-
blema espanol, Ariége, 1946; S. CANOVAS CERVANTES, Durruti y Ascaso. La C.N.T.
y la Revolución de julio, Toulouse, s. d.; ID., De Franco a Negrtn posando por el
comunismo, Toulouse, s. d. ; J . FERRER, Conversaciones libertarias, Choisy-le-Roi,
1965; J . GARCIA PRADAS, Rusia y Espaha, Mexico, 1948; G R U F O LIBRE A C U E R D O ,
Horas decisivas. (El M.L.E. y la politica), Paris, 1945; E. D E G U Z M A N , Rojo y negro.
Milicias confederales, s. 1., s. d.; A. LEPEYRE, La rivoluzione spagnola. Cause del suo
fallimento, Siracusa, 1950; G. LEVAL, L'attività sindacale nella trasformazione so-
ciale, Milano, 1948; I D . , Né Franco né Stalin, Milano, 1952; J . LOPEZ, Evolución
del sindicalismo espanol, « Comunidad Iberica » (Mexico), luglio-agosto e novem-
bre-dicembre 1964; F. M I R O , Revision de las tacticas de la C.N.T. de Espaha.
Conferencia pronunciada en el locai de la Agrupacion de la C.N.T. de Espaha en
Mexico el dia 19 de tnayo de 1956, s. L, s. d. ; ID., Contribución a un posible pro-
grama minimo de la C.N. T., « Comunidad Iberica » (Mexico), maggio-giugno 1965 ;
ID., Cataluha, los trabajadóres y el problema de las nacionalidades (la solución
federai), Mexico, 1967; I D . , Intervencion, in E. NAVARRO - F. M I R O . . . , Los parti-
dos politicos (temas de hoy), Mexico, 1967; ID., El anarquismo los estudiantes y
la revolución, Mexico, 1969; M . O C A N A , À propos de la révolution espagnole,
«Noir et Rouge» (Paris), dicembre 1966-gennaio 1967; S. PALACIO, Entre dos
186 venerdì 5 dicembre 1969, o r e 21

fascismos. Memorias de un voluntario en las brigadas internaciónales, Valparaiso,


1940; A. PAZ, Paradigma de una revolución (19 de julio 1936 en Barcelona),
Choisy-le-Roi, 1967; J. PEIRATS, La riunificazione della C.N.T. spagnola, « V o -
lontà» (Genova), XIII, 1960, n. 12; ID., Revisionismo, contrarrevisionismo y sen-
tido de la proporción, «Comunidad Iberica» (Mexico), novembre-dicembre 1963;
ID., LOS anarquistas en la crisis politica espanola, Buenos Aires, 1963; ID., Exa-
men critico constructivo del movimiénto libertario espanol, Mexico, 1967 (sulla
posizione di Peirats, v. V. GARCIA, El revisionismo de José Peirats, « Comuni-
dad Iberica», Mexico, maggio-giugno 1965); H. PLAJA, DOS conferencias
(conception federalista de la C.N.T.; Charlas con las juventudes), Mexico, 1948;
H. MARTINEZ PRIETO, El anarquismo espanol en la lucha politica, Paris, 1946;
ID., Marxismo y socialismo libertario, s. 1., 1947; ID., Anarquismo relativo.
Critica de los hechos y sogestiones revisionistas, Mexico, 1948; ID., Posibilismo
libertario, Ivry-sur-Seine, 1966; I R E N O F , De l'anarchisme au franquisme (du
circonstantialisme à l'étatisme), «Noir et Rouge» (Paris), dicembre 1966-gen-
naio 1967; D . A. D E SANTILLAN, Por que perdimos la guerra. Una contribución
a la historia de la tragedia espanola, Buenos Aires, 1940; ID., Soliloquios y
documentos sobre la tragedia espanola. Lo que deciamos en agosto de 1938 al
Gobierno de la Republica sobre la direccion de la guerra, « Timon » (Buenos Aires),
gennaio 1940; ID., Historia y significado del movimiento confederai espanol, Buenos
Aires, 1947; ID., Hayer, hoy, mahana, «Comunidad Iberica» (Mexico), novem-
bre-dicembre 1965; ID., En torno a la ideologia y a la tactica del sindicalismo,
ivi, maggio-giugno 1965; ID., Hacia el futuro y ante los problemas de la hora
actual, ivi, maggio-giugno e luglio-agosto 1966; ID., El obrero de ayer, de
hoy y de mahana, «Reconstruir» (Buenos Aires), settembre-ottobre 1968;
ID., Apuntes para una problematica del anarquismo, ivi, maggio-giugno 1969;
R . SANZ, El sindicalismo y la politica. Los « solidarios » y « nosotros », Toulouse,
1966; ID., LOS que fuimos a Madrid. Columna Durruti, 26 división, Toulouse, 1969;
A. SOUCHY, Nacht iiber Spanien. Burgerkrieg und Revolution in Spanien, Darms-
tadt, 1954; TIERRA Y LIBERTAD, Nuestra opinion ente las llamadas negociaciones
con el sindicalismo falangista, « Tierra y Libertad » (Mexico), n. straordinario
gennaio 1967; M. VILAR, Espaha en la ruta de la libertad, Buenos Aires, 1962;
G . W O O D C O C K , Anarchy or Chaos, London, 1944; I D . , Esame di una rivoluzione,
«Volontà» (Napoli), Vili, 1954, n. 1.

In merito alla ricostituzione ed alla consistenza del M . L . E . , alla situa-


zione organizzativa ed alla politica del medesimo, v. V . SANZ, Que es la
Union Nacional? (M.L.E. en Francia, Comité departamental de Alto Gerona),
Toulouse, 1 9 4 4 ; I. GONZALES, Il Movimento libertario spagnolo, Napoli, 1 9 5 3 ;
e i documenti: M . L . E . - C . N . T . EN FRANCIA, Memoria del Congreso de Fede-
raciones locales celebrado en Paris del 1 al 12 de mayo de 1945. Dictamenes,
s. 1., 1945; ID., El Movimiento libertario espanol en Espaha, Francia, Africa y
bibliografia essenziale 187

America, Toulouse, 1945; ID., Conferencia Intercontinental, Toulouse, 1947; ID.,


Actas del Segando Congreso Intercontinental de Federaciones locales de la C.N.T.
de Espaha en el exilio, celebrado en Limoges a partir del 26 de agosto de 1961,
s. 1., s. d.; ID., Dictamenes y resoluciones del II Congresso del M.L.E. - C.N.T.
en Francia, Toulouse, 1 9 6 7 ; F . I . J. L. EN FRANCIA, Informe del Comité Nacional
al Pieno Nacional de Regionales (4, 5 y siguentes julio de 1948 en Toulouse), Tou-
louse, s. d. ; F. I. J. L., Per una strategia rivoluzionaria in Spagna, s. 1., s. d. ;
El anarquismo iberico en el Congreso anarquista internacional de 1958, s. 1., s. d.
Sulla particolare situazione attuale del Portogallo e sulle difficoltà di azione
dei gruppi anarchici clandestini del paese, legati al M.L.E., oltre alla seconda
parte dell'opera di L. PORTELA E E. R O D R I G U E S , Na inquisicao do Salazar,
R i o de Janeiro, 1 9 5 7 , v. E. RODRIGUES - R . D A S NEVES, A fome em Portugal,
R i o de Janeiro, 1 9 5 9 ; E. RODRIGUES, Portugal hoy, Caracas, 1 9 6 3 ; ID., O retrato
da ditadura em Portugal, R i o de Janeiro, s. d. ; D u x , Normas de agao direta, R i o
de Janeiro, 1963.
Nei paesi colpiti dalla guerra e specialmente in quelli invasi dalle armate
naziste gli anarchici avevano conosciuto pesanti persecuzioni e si erano impe-
gnati più o meno direttamente nel movimento della Resistenza. Sull'argomento
non esistono pubblicazioni specifiche, salvo che per gli anarchici spagnoli
di cui si è detto. Notizie utili potranno rintracciarsi nelle opere generali
sulla Resistenza e meglio ancora nelle pubblicazioni periodiche libertarie
dell'immediato dopoguerra (per l'Italia, v, per esempio H. TRENE, De la lucha
clandestina a la actual, «Universo», Toulouse, n. 4 e 7 s. d., ma 1947), anche
per quanto riguarda l'impegno concreto dei gruppi anarchici ebraici nella nota
insurrezione di Varsavia, su cui la Segreteria della Commission de Relations
de l'Internationale de Fédérations Anarchistes ha già iniziato la raccolta di
documenti.
Nel dopoguerra, la rinascita del movimento anarchico (utili informazioni
sono date da R . LAMBERET, Apergu d'ensemble sur le mouvement libertaire
international, « Universo », Toulouse, n. 3, s. d., ma 1947) è ovunque condizio-
nato dall'esperienza della rivoluzione spagnola e dalla diffusione del M . L . E .
A quest'ultimo si deve fra l'altro la riattivazione dei gruppi anarchici del-
l'Africa del Nord, già formati da militanti francesi ma rimasti sempre isolati
dalla popolazione indigena (v. P . ERRERÀ Y J . PEREZ BURGOS, La Asociación
Internacional de los Trabajadóres, Argel, 1946; Movimiento libertario de Africa del
Norte, « Acción libertaria », Buenos Aires, luglio 1950). La stessa tendenza pra-
ticista e circostanzialista presente fra gli spagnoli fa la sua comparsa in
ogni paese. In Francia e in Italia essa si manifesta come tentativo di dare
al movimento un'organizzazione di ispirazione marxista ed un uniforme orien-
tamento ideologico e tattico, e si esprime inizialmente con la riconsidera-
zione della Plateforme del 1926. Respinti decisamente dalla maggior parte dei
188 venerdì 5 dicembre 1969, ore 21

militanti, questi propositi causati dalla tipica sfiducia degli anarchici in una
ideologia omogenea e dovuti d'altra parte ad un'errata interpretazione del-
l'anarchismo societario, producono un irrigidimento antiorganizzativo delle
organizzazioni tradizionali. Il medesimo effetto danno i tentativi probabilisti
di altri nuclei, tentativi tendenti a trasformare il movimento in un vero e
proprio partito politico d'opposizione, « rivoluzionaria » nell'ambito del giuoco
parlamentare. Su quest'argomento, v. « Le Libertaire », Organe de la Fédération
Anarchiste e poi Organe de la Fédération Communiste Libertaire (Paris) degli
anni 1 9 4 6 - 1 9 5 6 ; P. C. MASINI, Problematica dell'anarchismo, Napoli, 1 9 4 9 ;
«L'Impulso», Notiziario anarchico per il Lazio e la Toscana, poi Bollettino
anarchico quindicinale, poi Organo dei Gruppi Anarchici d'Azione Proletaria,
poi Organo della Federazione Comunista Libertaria Sezione dell'Internazionale
Comunista Libertaria (Livorno), 1 9 4 9 - 1 9 5 7 ; «Cantiere», Bollettino bimestrale
del Collettivo di studio, a cura del gruppo d'iniziativa per un Movimento
orientato e federato (Livorno), 1950; «L'Agitazione», Bollettino interno dei
Gruppi Anarchici d'Azione Proletaria - Sezione dell'Internazionale Comunista
Libertaria, poi Bollettino interno della Federazione Comunista Libertaria Se-
zione dell'Internazionale Comunista Libertaria (Livorno), 1 9 5 2 - 1 9 5 6 ; Sulla
liquidazione dello Stato come apparato di classe (tesi programmatiche approvate alla
I Conferenza nazionale dei Gruppi Anarchici d'Azione Proletaria tenuta a Genova-
Pontedecimo nei giorni 24-25 febbraio 1951), Genova-Sestri, 1 9 5 2 ; GRUPPI A N A R -
CHICI D ' A Z I O N E PROLETARIA, Lettura di Antonio Gramsci, Genova-Sestri, 1 9 5 3 ;
G R O U P E ANARCHISTE KRONSTADT, Memorandum du G.A.K., Paris, 1 9 5 4 ; G. F O N -
TENIS, Manifeste du Communisme Libertaire, Paris, s. d. Sulle idee con cui molti
giovani si avvicinavano all'anarchismo è altresì utile C. D O G L I O , Viaggio
all'anarchismo, «Il Mulino» (Bologna), XVIII, 1969, n. 200.
I militanti anarchici francesi avevano fatto i primi seri tentativi di orga-
nizzazione specifica nel 1913, in seguito all'atteggiamento dispersivo dei gruppi
individualisti e all'accentuarsi della deviazione finalista dell'anarco-sindacalismo.
Ma solo nel primo dopoguerra essi erano riusciti a formare due distinti raggrup-
pamenti federativi che avevano vissuto fra alterne vicende fino al II conflitto
mondiale. Nel 1946 i militanti dell'Union Anarchiste e quelli della Fédération
Anarchiste Franqaise costituivano insieme con diversi gruppi autonomi un'unica
Fédération Anarchiste, la quale però si spaccava nel 1953, per i motivi già enun-
ciati, nella Fédération Communiste Libertaire (scomparsa per alcuni anni e
ricostituita nel 1968) e nella Fédération Anarchiste, che riuniva e riunisce tutte
le tendenze dell'anarchismo (anche se non tutti i gruppi), ma che è tuttavia
afflitta da contrasti organizzativi e ideologici profondi.
Le polemiche fra i fautori di un'organizzazione più responsabile, general-
mente orientati verso un programma comunista-anarchico-rivoluzionario, e
gli antiorganizzatori, gli individualisti, gli educazionisti sono all'ordine del
bibliografia essenziale 189

giorno e interessano tutta l'attività dei militanti: dal modo di fare un


periodico al modo di affrontare il problema della partecipazione degli anar-
chici alle vicende del movimento operaio ; dal sistema della provocazione
rivoluzionaria perseguita dai primi, al sistema della preparazione individuale
del militante preferito dai secondi come pregiudiziale per la futura parteci-
pazione ad attività pratiche e di massa. In altri termini, mentre per i primi
l'anarchismo contiene elementi potenziali di realizzazioni immediate e può
quindi spingere la società verso il socialismo, con un lavoro coordinato e di
provocazione rivoluzionaria fra le masse; per i secondi la società libertaria
è solo un possibile divenire, la cui realizzazione immediata urta nell'ineduca-
zione delle masse, per cui l'azione del militante non può che essere limitata
ad un'opera di educazione rivolta ad una minoranza di spiriti eletti. In un
certo senso essi tornano all'origine dell'anarchismo: alla formazione dei quadri,
su cui anche Bakunin puntava con scopi certamente meno generici.
Questa concezione illuministica dell'anarchismo giustifica la tendenza di
questi ultimi alla propaganda ad alto livello, alla agitazione di problemi
settoriali incomprensibili per le masse: come quello sessuale che è sempre
stato il cavallo di battaglia degli individualisti francesi; quello della scuola
di cui i casi Robin e Ferrer sono rimasti isolati esperimenti oggi più che
mai irripetibili; quello antireligioso portato sempre avanti ad ogni altro pro-
blema della Massoneria; quello dell'assoluta libertà individuale e dell'anti-
organizzazione che ha evidenti aspetti negativi. Su questo piano molti di costoro
si incontrano con uomini di diverso orientamento politico-sociale, con i
quali concordano sui mezzi e sulla generica possibilità del devenire sociale
libertario. E perciò, pur rifiutando un'organizzazione anarchica responsabile,
essi si ritrovano talvolta ad operare in organismi frontisti di origine e di
carattere tutt'altro che rivoluzionari; pur scorgendo nell'organizzazione spe-
cifica libertaria spinte autoritarie e tendenze alla menomazione dell'assoluta
libertà individuale, essi talora accettano il compromesso sul piano sindacale,
partecipando alla vita del movimento operaio in organismi come Forces Ou-
vrières e respingendo i progetti formulati da altri e tendenti a creare
o a rafforzare associazioni di lotta sindacali anarchiche qualificate, come la
C.N.T.
È sintomatico che molti di codesti individualisti, educazionisti, antior-
ganizzatori, umanisti libertari illuminati non ritengono incompatibile e con-
tradittoria l'adesione dell'anarchico alla Massoneria, in quanto organismo che
sostiene appunto il possibile divenire della società libertaria, la cui realizzazione
urterebbe oggi nell'ineducazione delle masse. Il problema della liceità dell'ade-
sione dell'anarchico alla massoneria è per essi, oltre tutto, un problema di
libertà individuale. Orbene, nell'analizzare le vicende del movimento anarchico
francese bisogna sempre tenere presente questo problema di contrasto sostanziale,
190 venerdì 5 dicembre 1969, o r e 21

il quale è avvertito in maniera meno chiara da quei militanti che, seppur non
compromessi nella organizzazione massonica, ne condividono di fatto la generica
dottrina umanistica.
Durante il secolo x x , la questione ha un'importanza episodica e irrile-
vante fuori del movimento anarchico francese. Altrove i gruppi hanno talora
condannato la contradittoria figura dell'anarchico-massone nel modo più de-
ciso e concreto, anche per le proposte di ibridismo frontista e di incoerente
azione che egli è comprensibilmente portato a perseguire.
Già dibattuta negli anni 1920 - e cioè nel periodo più caratteristico del-
l'anarco-frontismo (v. per esempio: A. STRUGGLING, La massoneria, «Pensiero
e Volontà » (Roma), 1 agosto 1 9 2 6 ; C . BERNERI - A. B O R G H I , Contro gli intrighi
massonici nel campo rivoluzionario, New York, s. d.) - la questione è tornata
attuale in questi ultimi anni. Dal 1956 al 1967, i principali interlocutori
della controversia sono stati: da una parte la redazione di «Les Cahiers de
l'humanisme libertaire», dall'altra la redazione di «Noir et Rouge» aperta-
mente contraria al connubio. La polemica si è estesa a molti altri periodici
anarchici (fra cui « Tierra y Libertad », « Ruta » e « L'Adunata dei Refrattari »)
generalmente d'accordo con la posizione di « Noir et Rouge ».
Sulle idee degli anarco-massoni e sull'estensione del fenomeno in Francia,
v. L. C A M P I O N , Les anarchistes dans la F.-. M.-. ou les maillons lihertaires
de la chalne d'union, Marseille, 1969. Sulle vicende generali del Movimento
anarchico francese nel corso del primo ventennio di questo dopoguerra,
v. S. LARCHER, Ce qu'il faut dire sur la renaissance libertaire, Paris, 1 9 4 4 ;
Il Movimento anarchico francese, «Volontà» (Napoli), V, 1951, n. 12 e Vili, 1954,
n. 1 ; Situación del anarquismo en Francia, «La Protesta» (Buenos Aires), sup-
plemento del settembre 1 9 5 7 e seg. ; FÉDÉRATION ANARCHISTE, Principes de
base, Paris, 1964; L'organisation, «Noir et Rouge» (Paris), supplemento 1964;
M. FAYOLLE, Riflessioni sull'evoluzione del pensiero anarchico, Roma, 1 9 6 5 ;
U N I O N DES GROUPES ANARCHISTES-COMMUNISTES, Lettre au Mouvement anar-
chiste international, s. 1., 1 9 6 6 ; R . FURTH, Formes et tendences de l'anarchisme,
Paris, 1 9 6 7 ; M. J O Y E U X , Historique du Groupe libertaire Louise Michel, «La
R u e » (Paris), 2° trimestre 1969. Utili per meglio comprendere gli sviluppi
ideologici del movimento: C H . A. BONTEMPS, Synthèse d'un anarchisme évo-
lutif, Paris, 1 9 5 2 ; M. J O Y E U X , La société moderne et l'anarchie, «La R u e » (Paris),
maggio 1968; ID., Albert Camus ou la révolte et la mesure, Paris, s. d.; ID., André
Breton ou le chemin parallèle, Paris, s. d. ; M. PROGRESO, La pensée politique d'Albert
Camus, Toulouse, s. d. Di Albert Camus, che pur non dichiarandosi anar-
chico partecipava alla vita del movimento in Francia, v. L'homme révolté,
Paris, 1951; Ni victimas ni verdugos, Buenos Aires, 1960, Espana libre!, Mexico,
1966.
bibliografia essenziale 191

In Francia, nell'immediato dopoguerra, oltre al nucleo più consistente del


M.L.E., si stabilì una colonia anarchica bulgara, i cui membri sono oggi
residenti anche in Svizzera, Austria, Australia, U.S.A. Il movimento anar-
chico rinacque vigoroso in Bulgaria nel periodo della Resistenza e riprese poi
l'attività sindacalista, fidando nel prestigio guadagnatosi nel corso della lotta
contro il fascismo (P. VASSILEV, Vav Zaschschtita na Sindikalisma, Sofia, 1 9 4 6 ;
Teoria i praktiva na Anarko-Sindikalisma Zachtchto sme za edinnata zabotnikt-
cheska organisazia, Sofia, 1 9 4 6 ) . Ma venne stroncato e disperso dalla nuova
dittatura bolscevica: i militanti che riuscirono a sfuggire all'arresto, grazie
talora ai vecchi compagni di guerriglia di orientamento marxista, costituirono
l'Union des Anarchistes Bulgares en Exil aderente alla Fédération Anarchiste-
Communiste de Bulgarie. Quest'ultima ricostituita successivamente comprende
i gruppi clandestini dell'interno ed i militanti che in esilio sono raccolti nel-
l'Union. I primi documenti pubblicati da codesti profughi, su cui danno ampie
informazioni i loro periodici (« Nach Pat », Paris, 1 9 5 2 - 1 9 5 9 e «Trevora»,
Genève, 1 9 5 6 - 1 9 5 9 ) sono: La Bulgarie. Nouvelle Espagne, Paris, 1 9 4 8 ; C O M -
MISSION D ' A I D E AUX ANTIFASCISTES DE BULGARIE, Les Bulgares parlent au monde,
Paris, 1949. V. altresì F.O.R.A., El terror bolscevique en Bulgaria, Venezuela,
1948.

La Federazione Anarchica Italiana sorse nel 1945 sulla base di un compro-


messo fra organizzatori e antiorganizzatori, tutti di tendenza comunista-anar-
chica. Sulle sue vicende è essenziale F.A.I., Congressi e convegni 1944-1962,
a cura di U. Fedeli, Genova, 1963. Sono anche utili i documenti ed i vari
articoli sulla rinascita dell'anarchismo nel Sud e in Sicilia, pubblicati da
G . BERNERI, A . D E MARCO, G . CERRETO, in « V o l o n t à » (Napoli), I X , 1955,
nn. 1-3, 4, 5; A. BORGHI, Conferma anarchica. Due anni in Italia, Forlì, 1945;
Protesta umana. In difesa degli anarchici attentatori al Consolato di Spagna in Genova,
Genova, 1951. Nel 1965, l'adozione di un «Patto associativo» (v. «Umanità
Nova », Roma, 27 novembre 1965) da parte di un notevole numero di gruppi
italiani riuniti in Congresso, provocò una frattura, per cui sorse una seconda
associazione federale di anarchici con la denominazione di « Gruppi d'iniziativa
anarchica ». L'anteriore costituzione della Federazione Anarchica Giovanile
Italiana alla quale aderirono negli ultimi anni numerosissimi nuovi nuclei di
indirizzo talora incerto, determinò contrasti e scontri di tendenze. A questo
fenomeno alcuni gruppi giovanili ritengono attualmente di potere ovviare
mediante una ristrutturazione organizzativa fondata su gruppi di simpatia e
federazioni locali convergenti a loro volta in una confederazione pluralistica,
la quale copierebbe, in fondo, lo schema organizzativo della Fédération Anar-
chiste di Francia.
Sulla posizione ideologica degli anarchici italiani, specialmente nel corso
degli anni che vanno fino al 1965, ebbero una marcata influenza le tesi dei
192 venerdì 5 dicembre 1969, ore 21

militanti che si riuniscono intorno al periodico « L'Adunata dei Refrattari »,


com'è attestato dai saggi che seguono: G . BERNERI - C . ZACCARIA, Società senza
stato, Napoli, 1946; A. BORGHI, Il movimento operaio, «Volontà» (Napoli),
Vili, 1954, n. 5. Per una più approfondita conoscenza delle idee che animano il
gruppo del periodico anarchico italo-americano, v. Rivoluzione e controrivoluzione.
Manifesto dei gruppi anarchici riuniti del Nord-America, N e w York, 1944.
Un posto a parte, che indica lo sforzo fatto da alcuni gruppi italiani per
attualizzare il movimento, occupano alcune pubblicazioni relative alla posi-
zione degli anarchici italiani nel movimento operaio (su cui comunque sono
fondamentali le deliberazioni dei congressi): FRONTE U N I C O DEI LAVORATORI,
I lavoratori nella pratica rivoluzionaria. I consigli di fabbrica e la rivoluzione,
s. 1., s. d. [1945]; A.I.L., Sindacalismo rivoluzionario, Napoli, 1945; I comitati
di difesa sindacale, s. 1., s. d. [Messina, 1947]; A . M E S C H I , Dove va la Confede-
razione Generale del Lavoro?, Torino, 1948; G . LEVAI., La rivoluzione sociale
in Italia, Milano, 1949 (partendo dall'esperienza spagnola l'A. avanza delle
ipotesi sulla riorganizzazione della società all'indomani della rivoluzione);
F.A.I. - G R U P P O M I L A N O I, L'anarchismo e i lavoratori. Un convegno di studi
sui rapporti fra il Movimento anarchico e il Movimento dei lavoratori, Milano, 1949;
Dichiarazione della Corrente anarchica di difesa sindacale al IV Congresso della C.G.I.L.,
Genova, 1955.
L'anarchismo britannico si ricostituisce attorno a taluni periodici e viene
successivamente potenziato da nuclei diversi venuti fuori dal Y . C . N . D . , l'or-
ganizzazione giovanile del C.N.D. (Comitato contro le armi nucleari) da
cui nel 1960 nasce, com'è noto, il « Comitato dei cento » (la carta del « Comi-
tato dei cento» al quale partecipano in genere gli anarchici britannici, in
«Volontà», Genova, X V I , 1963, n. 10). Ma nonostante la straordinaria pro-
liferazione di gruppi e di federazioni, gli anarchici britannici rimangono
contrari ad ogni tipo di organizzazione impegnata: i loro congressi sono
piuttosto incontri; i gruppi conservano gelosamente la loro autonomia. Sul-
l'attività del movimento in Gran Bretagna e particolarmente sulle ideologie
che lo ispirano, oltre alle opere di H. Read, v. G. WOODCOCK, Anarchism and
Morality, London, 1945; M. L. BERNERI, journey through Utopia, London, 1950;
Una trasmissione sull'anarchismo, «Volontà» (Genova), X V I , 1963, n. 2; S. E.
PARKER, Anarquismo individualista, «Tierra y Libertad» (Mexico), n. straor-
dinario agosto 1966; Anarchism. Six Essays by Members of the London Anarchist
Group, London, 1966; S. B., Anarchism in Britain, «The Libertarian» (Toronto),
maggio 1968.
Sul medesimo piano ideologico e organizzativo dei gruppi britannici sono
i gruppi della Germania e dell'Austria, quelli di lingua inglese degli U.S.A.
e quelli dell'Australia e della Nuova Zelanda.
bibliografia essenziale 193

Per il movimento anarchico della Germania e dell'Austria, — ove come si


è detto esiste una forte tendenza moderata — v. A. SOUCHY, Germania d'oggi,
«Volontà» (Napoli), V, 1951, n. 1 ; Commission d'aide aux anarchistes prisonniers
dans la zone russe d'Allemagne, « Contre-Courant » (Paris), 30 giugno 1953;
ILDEFONSO [GONZALES], Il Movimento anarchico tedesco, «Volontà» (Napoli),
X , 1957, n. 9; A. PRUNIER, Verso /'unificazione dei libertari tedeschi, ivi. V. pure
gli articoli di G. GASTON, in «Volontà» (Napoli), IV, 1949, nn. 4 e 5.
Per i gruppi australiani e neozelandesi, v. La Familia anarquista. Nuova
Zelanda, « Tierra y Libertad » (Mexico), n. straordinario febbraio 1966; B. D Y E R ,
Anarchy Now! Elementary introduction to Anarchism. Published by the Fédération
of Australian Anarchists, Sydney South, 1968.
Per gli anarchici di lingua inglese degli Stati Uniti d'America, v. G R U P P O
DI RESISTANCE, Idea dell'anarchismo, «Volontà» (Napoli), I I I , 1 9 4 9 , n. 6 - 7 ; FREE
SOCIETY G R O U P OF C H I C A G O , The World Scene from the Libertarian Point of
View, Chicago 111., 1 9 5 1 ; S. W E I N E R , Ethics and American Unionism, New York,
1 9 5 8 ; G . AND L. CROWLEY, Post-Utopian Anarchy, Seattle Wash., 1 9 6 4 ; I D . , The
urban School, a Proposai to Seattle Group pamphlet, Seattle, Wash., s. d. ; The Black
Flag of Anarchy, Woodstock, 1968; The Romantic Realist. An Introduction to
Anarchism, Seattle Wash., 1969.
Il movimento anarchico dei paesi scandinavi ha subito invece una più
accentuata stasi, dovuta probabilmente alla settoriale propaganda dei suoi
gruppi (essenzialmente antimilitarista e antireligiosa) ed ai caratteri che sono
propri della società scandinava. Tale situazione si è espressa in una involu-
zione ideologica a livello sindacale e in un rifiuto progressivo dell'essenza
stessa dell'anarchismo come metodo. V . infatti A. SOUCHY, El movimiento
Cooperativista en Suecia, Mexico, 1 9 4 5 ; J . A. HENRIKSSON, Valj Syndikalismen !
Svar pà fràgor betràjfande den Syndikalistiska rorelsen och dess idéer, Stockholm,
1 9 5 0 ; E . ARVIDSSON, Arbetarnas Socialistiska organisationsproblem, Stockholm,
1951; ID., Arbetarklassen och Krigsfaran, Stockholm, 1953; ID., Syndikalismen
i nutids-samhàllet, Stockholm, 1959; ID., El anarcosindicalismo en la sociedad del
bienestar, Mexico, 1961; S . A . C . , Handbok fòr det Syndicalistiska organisationsar-
betet, Stockholm, 1 9 6 9 ; H . ANCKAR, Syndikalisman och Samhàllet, Stockholm,
1 9 6 0 ; J . KOLEV, Anarho Kommunismot pred opasnosta na nagousdenstovo i revi-
sionisme, s. 1., 1 9 6 1 (l'A. attacca il revisionismo anarchico); C. H . PETERSEN,
Kommunismens Kaettere, Kobenhavn, 1 9 6 4 ; H . R U D I G E R , Un movimiento obrero
no-conformista en Suecia, «Reconstruir» (Buenos Aires), luglio-agosto 1966;
Syndikalisternas Forbutid Deklaration och stadgar i Syndikalisternas fórbund, s. 1.,
1968.

Difficile e piena di incognite è la situazione del movimento anarchico


nelf America Latina, afflitta dalla piaga delle dittature. Qui diversi gruppi
sembrano propendere per una politica frontista con altri raggruppamenti extra-

I3-
194 venerdì 5 dicembre 1969, o r e 21

parlamentari, ma più che mai in contrasto con l'entrismo del Partito comunista
bolscevico. La perdita del monopolio del movimento operaio che rimonta agli
anni 1930, produce anche qui, come già in Europa, un ricorso all'organizzazione
specifica degli anarchici ed alla formazione di circoli di attività, a volte
notevolmente incisivi nel mondo degli studenti e degli intellettuali. La ricerca
di un'attualizzazione della propaganda è stata sempre assai viva, specialmente
in alcuni paesi, come testimoniano i periodici anarchici locali e i temi che
li caratterizzano. In questo sforzo il contributo delle colonie di rifugiati
spagnoli è spesso determinante. Per la situazione generale del movimento,
v. V . GARCIA, La incognita de Indoamerica, Mexico, 1 9 5 7 ; P. VALINA, Aspectos
de la America actual, Toulouse, 1 9 5 7 ; B. D I A Z , Problemas del mundo del trabajo:
de la tolerancia entre anarquistas y de la distintas formas de divulgar el ideal,
Buenos Aires, 1958; ID., Problemas sociales : Vietnam, Santo Domingo, Capitalismo,
Comunismo..., s. 1., 1966.
Per l'aspetto organizzativo e ideologico del movimento in Argentina,
v. i documenti delle sue organizzazioni specifiche: F.A.C.A., 1914-1939. Defi-
nición de la guerra, Buenos Aires, 1939; ID., Estructura y tactica de la organi-
zación libertaria, Buenos Aires, 1943; ID., TU organización, companero, Buenos
Aires, 1943; ID., Lucha constructiva. Por la libertad y la justicia social. Posición
del Movimiento libertario ante la actual situación mundial y argentina, Buenos Aires,
1944; ID., Declaración de la F.A.C.A. frente a los preparativos de guerra, Buenos
Aires, 1950; ID., Resolución del Tercer Congreso ordinario realizado los dias 22, 23
y 24 de diciembre de 1951, s. 1., 1952; ID., Informe del Consejo Nacional al Quarto
Congreso ordinario, Buenos Aires, 1954; F.L.A., Acuerdos del Pieno nacional de
agrupaciones, Buenos Aires, 1957; ID., Conferencia nacional de consulta de militantes
sindicales, Buenos Aires, 1959; ID., Antecedentes y trayectoria de la organización,
Buenos Aires, 1959; ID., Informe del Consejo nacional al Quinto Congreso nacional
ordinario, Buenos Aires, 1961; F.O.R.A., Actas de reunion regionàl de delegatos
realizada los dias 10, 11, 12, 13 y 15 de julio de 1958 en la ciudad de Buenos Aires,
Buenos Aires, 1958; ID., Declaración de principios praticos de lucha y finalidad
social de la D.O.R.A. Informe documentado sobre la ultima escission. Consejo
federai Gonzales Dias 316 Buenos Aires, Buenos Aires, 1963; ID., Actas y acuerdos
Buenos Aires 26, 27 y 28 de julio de 1964, Buenos Aires, 1964; ID., IX Congreso
federai a realizarse del 22 al 27 de marzo de 1968. Informe y balance del Consejo
federai, Buenos Aires, 1968. V . altresì D . A . D E SANTILLAN, La crisis del
capitalismo y la misión del proletariado organizado, Buenos Aires, 1946; ID., Civi-
lización del trabajo y de la libertad, Buenos Aires, 1948; J . LAZARTE, Orga-
nización de una sanidad para la población del Pais, Buenos Aires, 1948; El peronismo
corno doctrina social (La situación argentina vista por los anarquistas), Montevideo,
1952; G . N A R O , Caraterlstica y actualidad del movimiento obrero argentino, « La
Protesta» (Buenos Aires), supplemento settembre 1957; J . LUNAZZI, Cultura
bibliografia essenziale 195

libertaria nel Sud America, «Volontà» (Genova), X I X , 1961, n. 5; Les syndicats


argentins, « Fiches d'Inforination études anticolonialistes » (Paris), marzo 1963.
Per il Cile, v. F . PRUNER SOSPEDRA, Panorama sociale del Chili, « Volontà »
(Napoli), IX, 1956, n. 1 0 - 1 1 ; H.D.C., Il sindacalismo nel Cile, ivi, XI, 1958, n. 5;
L . D I A Z , La automatización y el porvenir del sindicalismo, « Reconstruir » (Bue-
nos Aires), novembre-dicembre 1960; La conferencia nacional anarquista chilena,
«La Protesta» (Buenos Aires), luglio 1960; El anarquismo en Chile, «Tierra
y Libertad» (Mexico), gennaio 1967; G R U P O ANARQUISTA LIBERTAD, Presencia
anarquista, La Calera, s. d.
Per Cuba, v. ASOCIACION LIBERTARIA DE C U B A , Proyecciones, La Habana, 1956;
Due messaggi dell'Associazione Libertaria di Cuba, «Volontà» (Genova), XII, 1959,
n. 2 ; V. GARCIA, La riforma agraria a Cuba, ivi, n. 6; A. S O U C H Y , Una interpretación
humanista de la Revolución cubana, « Reconstruir » (Buenos Aires), settembre-
ottobre 1960; M. SALINAS, Anarquia y anarquismo, La Habana, s. d.
Per l'Uruguay, v. El Consejo federai de la F.O.R.U. al VII Congreso de la
A.I.T., « Suplemento de Solidaridad» (Montevideo), 1 maggio 1 9 5 1 ; LUCE
FABBRI, Risveglio libertario, « Volontà » (Napoli), X , 1 9 5 7 , n. 5 ; I D . , Corrispondenza
sull'attività anarchica della F.A.U., ivi, XII, 1959, n. 2; ID., Storia di due espe-
rienze interrotte, ivi, X I I I , 1 9 6 0 , n. 2 ; La Federación Anarquista Uruguyana, « Tierra
y Libertad» (Mexico), n. straordinario gennaio 1 9 6 4 ; R . PRIETO, Uruguay.
The Comunidad del Sur, «Anarchy» (London), 1967, n. 79; Corresponsal. Carta
del Uruguay, « Recovstruir » (Buenos Aires), settembre-ottobre 1969 (lo scritto
denuncia l'attuale situazione del Paese e le difficoltà da essa derivanti).
Per altri paesi dell'America Latina, v. A. SOUCHY, Reportaje a Bolivia, « R e -
construir» (Buenos Aires), novembre-dicembre 1959; A. PAZ, La crisis brasileha,
ivi, novembre-dicembre 1964; O. PAZ, La revolución mexicana, hoy, «Tierra y
Libertad» (Mexico), n. straordinario ottobre 1963; El anarquismo en el Perù,
«Ruta» (Caracas), 26 febbraio 1965; V. GARCIA, Il sindacalismo nel Venezuela,
«Volontà» (Genova), XVIII, 1965, n. 8-9.
Salvo che in India, la situazione del movimento in Asia è collocabile entro
il medesimo quadro ideologico dell'anarchismo europeo, con poche varianti
dovute alla diversa tradizione storica e che si ripercuotono sui sistemi orga-
nizzativi.
Nel 1945 il movimento anarchico giapponese esce dalla clandestinità, in
cui era stato costretto a chiudersi negli anni 1930, e inizia la pubblicazione
di una lunga serie di periodici, di traduzioni di classici e di opere di storia
e di critica del pensiero e dell'azione libertari, per i cui titoli si rimanda
alla Bibliographie de la litérature anarchiste au Japon cit. La copiosità delle
edizioni libertarie trova riscontro nell'azione rivoluzionaria che i militanti
conducono particolarmente nel movimento operaio e nelle agitazioni sempre
più numerose contro le armi nucleari e contro la guerra. Per una breve sintesi
196 venerdì 5 dicembre 1969, o r e 21

dell'attività del movimento, relativa a questo dopoguerra, v. J.A.F., Movimento


anarchico giapponese passato e presente (relazione dattiloscritta presentata dalla
delegazione giapponese al Congrès International de Fédérations Anarchistes
di Carrara, 1 9 6 8 ) .
Legata direttamente al movimento anarchico giapponese è la Federazione
generale anarchica coreana, sorta nel 1922, per la quale v. KI-RAK-IDA, Actua-
ción del movimiento anarquista en Corea del Sur, « Acción Libertaria » (Buenos
Aires), maggio 1950; S. SEE-HA, Il passato e il presente del movimento anarchico
coreano (relazione dattiloscritta presentata al Congrès International de Fédé-
rations Anarchistes del 1 9 6 8 ) . V . pure la corrispondenza dalla Corea pub-
blicata in « Cultura Proletaria » (New York), 8 ottobre 1949.
Particolarmente interessante sarebbe uno studio specifico sul movimento
anarchico in Cina, ove dagli anni 1920 il Partito comunista sembra averne
utilizzato progressivamente la propaganda. Fino al 1948 le relazioni dei gruppi
anarchici cinesi con il movimento internazionale furono pressoché regolari.
Li-Pei-Kan, che era uno degli esponenti più qualificati di quei gruppi, tradut-
tore di numerosi classici anarchici e letterato assai noto sotto lo pseudonimo
di Pa Chin, svolgeva un'attività specifica regolare, limitata ormai alla pro-
paganda ideologica. Per l'attività di Li-Pei-Kan, v. LI-PEI-KAN, Dalla Cina,
«Volontà» (Napoli), III, 1948, n. 4-5; LU-CEN-BO, Lettera dalla Cina, ivi, IV,
1949, n. 1; O . LANG, Pa Chin and his Writings, Harvard, 1963; C. J. TIEN,
Li-Pei-Kan y sus traducciónes de literatura anarquista, « Tierra y Libertad » (Mexico),
n. straordinario settembre 1964.
Le relazioni con i militanti cinesi diventano difficili alla fine del 1949.
Negli anni 1950, la mancanza di notizie determina nel movimento anarchico
dell'Occidente contrasti di un certo rilievo, specialmente in merito all'espe-
rimento comunitario maoista, che del resto ha una durata limitata. Comunque
gli anarchici del paese sembrano scomparsi o assorbiti dal nuovo regime,
come lo stesso Li-Pei-Kan (V. GARCIA, Il suicidio letterario dell'anarchico cinese
Pa Chin, « Volontà », Genova, XXII, 1969, n. 1), su cui non è però opportuno
azzardare un giudizio definitivo. Sulle diverse interpretazioni della Cina di
Mao e dell'esperimento comunitario, sono sufficienti : La Nuova Cina, « Volontà »
(Genova), XIII, 1959, n. 3; V. GARCIA, La Cina vista da un compagno spagnolo,
ivi, n. 7-8; ID., La Cina comunitaria, ivi, X I V , 1961, n. 3; H. READ, Campos,
fabricas y taller en la Cina actual, « Tierra y Libertad » (Mexico), n. straordinario
maggio 1960; M.S., En el inferno celestial de Mao Tse Tung, ivi, n. straordinario
ottobre 1961.
Il tipico anarchismo non-violento indiano ha proseliti ed ammiratori in
tutto il mondo. L'esperimento di Vinoba - preceduto da un'indipendente e
diversa attività anarchica di irrilevante portata e di tipo esclusivamente edito-
riale, condotta da M.P.T. Acharya (di cui v. Principles of non-violent economics,
bibliografia essenziale 197

Calcutta, 1947) - sembra l'unica possibilità di diffusione dell'orientamento


libertario fra le popolazioni di quel grande paese. Le condizioni essenziali
dell'inserimento dell'anarchismo nella vita delle masse, come anima e guida
della loro azione rivoluzionaria, sta proprio nella sua capacità di scaturire,
come dottrina e come azione, dalle istanze, dalle tradizioni, dalle condizioni del
paese: nella sua capacità di diventare carne della carne. Il contrasto fra l'inter-
pretazione e l'attuazione dell'ideologia e queste peculiari caratteristiche - di-
verse talvolta da paese a paese - sta alla base del fallimento della propaganda
specifica.
Sull' esperimento di Vinoba e sul movimento Boohdam-Gramdan, v. in
primo luogo la rivista « Sarvodaya » (Thanjavur, India), settembre 1967; NA-
RAYAN DESAI, Le Shanti Sena e D . BESANSON, Le Bhoudan, «Anarchisme et
Non-Violence » (Paris), marzo-maggio 1 9 6 9 . V . altresì L. D E L VASTO, Vinova
o la nueva peregrinación, Buenos Aires, 1 9 5 7 ; J . BRAUNTFIAL, Il socialismo in Asia,
Roma, 1 9 5 9 ; V. GARCIA, Le radici libertaire in India, «Volontà» (Genova),
XIII, 1 9 6 0 , n. 8 - 9 ; G. OSTERGAARD, Anarquismo Hindu, «Tierra y Libertad»
(Mexico), n. straordinario novembre 1 9 6 4 ; C. A. M E N O N , El anarquista Vinoba,
«Reconstruir» (Buenos Aires), novembre-dicembre 1969; e infine il n. 42 del
1964 della rivista londinese «Anarchy», dedicato all'argomento.
Una particolare citazione merita il libertario rumeno Eugenio Relgis
(che vive in Uruguay), per la sua decennale propaganda « umanitarista » e
per le simpatie ed i proseliti che raccoglie in tutti i paesi (v. Homenaje a
Eugen Relgis en su 60° Aniversario, Montevideo, editato por el Comité Nacional
de adhesion a la candidatura de E. R . al premio Nobel de la Paz, 1 9 5 5 ) .
Sul significato del suo « umanitarismo » sono sufficienti le seguenti sue opere :
Cosmetapolis, Montevideo, 1950; Albores de libertad, Buenos Aires, 1959; Uma-
nitarismo e suo significato, Torino, 1964; La letteratura, l'arte e la guerra, Torino,
1968; Qué es el Humanitarismo? Principios y accion, 5° ed. revisada y aumentada
con un debate sobre Humanitarismo y Socialismo, Mexico, 1969.
Così come la formazione delle « comuni contadine » in Cina, gli esperimenti
collettivista in Iugoslavia, in Algeria e particolarmente in Israele hanno su-
scitato entusiasmi ed ottimistiche interpretazioni, ben presto superati dalla
realtà delle cose e senza sensibili ripercussioni sul movimento, salvo che sui
raggruppamenti yiddish, i cui giudizi sulla realtà della situazione israeliana
appaiono piuttosto condizionati dal ricordo delle persecuzioni subite. A tal
proposito v. G. W O O D C O C K , Esperienze libertarie-collettiviste in Palestina, «Vo-
lontà» (Napoli), II, 1 9 4 7 , n. 6 ; A. SOUCHY, El nuevo Israel, Buenos Aires,
1957; C. W., La posizione degli anarchici ebrei, « Volontà » (Napoli), X , 1957, n. 9;
A. G O R D I N , Lo que propugnamos, « Tierra y Libertad » (Mexico), n. straordinario
gennaio 1961; Z.H., Collettività volontarie in Israele, «Volontà» (Genova), XVI,
n. 6.
198 venerdì 5 dicembre 1969, o r e 21

Ma ciò che contribuì maggiormente ad alimentare i contrasti fra gli


anarchici fu certamente la «rivoluzione cubana», che divise notevolmente il
movimento provocando serie fratture, come in Uruguay e nel Perù. La posi-
zione obbiettiva della colonia di anarchici cubani fuorusciti formatasi negli
Stati Uniti d'America, contribuì alla scissione della Federazione anarchica
italiana del 1 9 6 5 . Su questo problema v. AGRUPACION SINDICALISTA LIBER-
TARIA DE C U B A , Documento historico: declaración de principios. La Habana junio
de 1960, «Reconstruir» (Buenos Aires), gennaio-febbraio 1 9 6 1 ; FEDERACIÓN
ANARQUISTA INTERNACIONAL. COMITÉ NACIONAL CHILE, Manifiesto de los anar-
quistas de Chile sobre la Revolución cubana ante los imperialismos yanqui y ruso,
Santiago, 1 9 6 0 ; A. SOUCHY, Testimonios sobre la revolución cubana, Buenos Aires,
1 9 6 0 ; LUCE FABBRI, La libertad entre la historia y la utopia, Rosario de Santa Fe,
1 9 6 2 ; A. IGLESIAS, Revolución y dictadura en Cuba, Buenos Aires, 1 9 6 3 ; M O V I -
MIENTO LIBERTARIO C U B A N O EN EL EXILIO, Declaración de principios, s. 1., 1 9 6 5 ;
J . PRINCE, ABEL, A. SOUCHY..., Cuba. Révolution et contre-révolution, Toulouse,
s. d. Cfr. pure S. GARCIA, Cuba al... setaccio, « Volontà » (Genova), XVI, 1 9 6 3 ,
n. 1 1 ; e naturalmente i periodici anarchici del periodo, che citerò nella pagine
seguenti.
Le difficoltà della ricostituzione, la constatazione di una più difficile inci-
denza del movimento fra i lavoratori, la coscienza non sempre chiara della
mancanza di un'analisi obbiettiva dell'ideologia nel suo rapporto con la situa-
zione storica, vennero messe in rilievo, già dal 1948, dalle discussioni e
dalle mozioni dei congressi internazionali realizzati fino al 1958; e diedero
luogo nel 1959 ad un'inchiesta sull'anarchismo, che impegnò con un crescendo
notevole e fino al 1968 tutte le riviste anarchiche e particolarmente «Tierra
y Libertad», «Les Cahiers de l'humanisme libertaire» e «Volontà». Questa
coscienza delle carenze del movimento sembra più evidente nei tentativi di una
più coordinata organizzazione funzionale degli anarchici, fatti da diversi rag-
gruppamenti federati di vari paesi e conclusisi in un primo Congresso inter-
nazionale di federazioni anarchiche a Carrara nell'agosto settembre del 1968.
Per i congressi del periodo 1 9 4 8 - 1 9 5 8 , v. Conférence européenne anarchiste, Pa-
ris, 15-17, V, 1948, Comte-rendu des séances d'après les minutes verifiées pour
la conférence elle-méme (dattiloscritto, s. 1., s. d.); Primera Conferencia anar-
quista americana. Pronunciamientos, acuerdos, recomandaciones, declaraciones, Mon-
tevideo, 1957; Débats du Congres anarchiste international, Londres, du 25 jullet
au 1 aout 1958 (dattiloscritto, s. 1., s. d.). Sul Congresso di Carrara, i cui atti
saranno pubblicati quanto prima, v. intanto Congreso International de Fédéraciones
Anarquistas celebrado en Carrara (Italia) del 30 de agosto al 8 de septiembre 1968,
Paris, 1968 (che contiene le mozioni approvate).
bibliografia essenziale 199

La crescita libertaria.

Negli anni 1960 il movimento anarchico si è andato sviluppando in maniera


rapida e caotica, assumendo caratteristiche simili ovunque. Particolarmente
intensa è stata in tutti i paesi del mondo la proliferazione dei gruppi dopo
il «maggio francese»: dalla forma «provo» di contestazione dei primi anni
del decennio, codesti gruppi sono passati progressivamente alla adozione di
azioni di disturbo violente, che riescono a stimolare coscienze e che contribui-
scono validamente alla formazione di una opinione pubblica umanisticamente
più impegnata.
Negli Stati Uniti d'America, ove ebbe inizio il movimento di contesta-
zione antiautoritaria, gli stessi gruppi anarchici di lingua inglese si vanno
orientando verso un'organizzazione federale, riprendendo persino i contatti con
la minuscola I.W.W.; in Gran Bretagna e in Irlanda - così come in Italia,
in Francia e in Svizzera - gruppi di giovani si pongono sullo stesso piano
ideologico della F.I.J.L. ; in Germania, in Austria, in Danimarca, dopo le prime
rivolte studentesche tedesche, alcuni gruppi del movimento giovanile di A m -
burgo, Colonia, Francoforte, Berlino, Vienna e Copenaghen si vanno distin-
guendo come formazioni dichiaratamente libertarie; in Francia, durante e dopo
i fatti del maggio si fanno strada numerosi nuclei che promettono uno straor-
dinario sviluppo al movimento.
Per lo sviluppo dell'anarchismo negli Stati Uniti d'America sono utili
J . J. FEO, El nuevo estudiante norteamericano, « Reconstruir » (Buenos Aires),
gennaio-febbraio 1 9 6 6 ; E . SXRAUS, Anarchism in the U.S.A., « Feedom » (London),
2 8 ottobre 1 9 6 7 ; A. FORMAN, Les Diggers, «Anarchy» (London), 1 9 6 7 , n. 7 7 ;
C . JACKER, The Black Flag. Antistatalism in the United States, New York, 1 9 6 8 .
Per l'orientamento rivoluzionario di alcuni gruppi britannici, v. ULYSSES,
Spagna martire. Terrorismo fascista, «Volontà» (Genova), XVII, 1964, n. 12.
Per il movimento giovanile della Germania U. BERGMANN, R . DUTSCHKE,
W . LEFEVRE, B . REBEHL, La révolte des étudiants allemands, Paris, 1 9 6 8 . Sui provos
sono interessanti J . L . GERARD, Epitome du mouvement provo, « La Rue » (Paris),
maggio 1968; Les provos et la lutte de classes, « Informations correspondance
ouvrières » (Paris), supplemento 1 9 6 8 . Per il maggio francese J . C L , M. PERROT,
M . ROBERIOUX, J . MAITRON, La Sorbonne par elle-méme, Paris, 1 9 6 8 ; Mayo 1968
en Francia. Testimonios y comentarios, Paris, s. d. ( 1 9 6 8 ) ; gli articoli di M . JOYEUX,
M . BONIN, P. CHENARD, J . L. PUGET, pubblicati nella rivista parigina « La R u e »,
ottobre 1 9 6 8 ; R . BEAULATON, La rivoluzione anarchica di Parigi, «Volontà»
(Genova), X X I , 1 9 6 8 , n. 7 - 8 ; gli articoli pubblicati da G. LEVAL nel periodico
parigino «Les Cahiers de l'humanisme libertaire», maggio-giugno 1968 e segg.;
i numeri 89 del 1968 e 99 del 1969 della rivista londinese «Anarchy»; D.-G.
C O H N BENDIT, Le gauchisme. Remède a la maladie senile du communisme, Hamburg,
200 venerdì 5 dicembre 1969, ore 21

1968 (traduzione italiana: L'estremismo rimedio alla malattia senile del comunismo,
Torino, 1 9 6 9 ) ; G . C O H N B E N D I T , Por-qué soy anarquista, «Reconstruir» (Buenos
Aires), maggio 1968. Inoltre, sulla progressiva presa di coscienza libertaria
giovanile sono indispensabili: la relazione dell'Incontro europeo di Milano, pub-
blicata a cura della F.A.G.I. nel «Bollettino Europeo della Gioventù Anar-
chica» (Roma, Milano), nn. di dicembre 1966 e gennaio 1967; il n. 90 del 1968
della rivista londinese « Anarchy ».
Lo sviluppo del movimento e l'interesse per l'anarchismo sono evidenziati
da diverse manifestazioni di carattere culturale. Da alcuni anni i corsi uni-
versitari sulle dottrine e sulle vicende dell'anarchismo, prima timidi e limitati
a qualche Ateneo, si vanno moltiplicando. Persino a Madrid ed a Belgrado
la pressione studentesca determina lo svolgimento di seminari di storia del-
l'anarchismo. L'elevato numero di pubblicazioni sull'anarchismo o su un
«nuovo anarchismo» non riesce a saturare il mercato librario: nella stessa
Spagna di Franco le edizioni di opere classiche e moderne sull'anarchismo
sono sempre più numerose. Nell'elenco delle 98 opere edite dalla sola Z Y X
di Madrid entro il 1969 si contano ben 14 libri sul movimento anarchico,
alcuni dei quali di autori dichiaratamente libertari.
Quest'interesse si esprime altresì con la ricomparsa di gruppi e nuclei
libertari in tutti i paesi a regime totalitario: dalla Cecoslovacchia alla Romania,
dalla Polonia all'Ungheria, dalla Bulgaria all'URSS, dalla Cina Popolare alla
Iugoslavia, dalla Grecia al Portogallo. Ovviamente, l'ineluttabilità di questa
crescita provoca reazioni nuove e talvolta assai dure, accompagnate però da una
propaganda polemica certamente più seria delle tradizionali campagne deni-
gratorie sferrate nel passato contro l'anarchismo.
Fra le opere più importanti - ma certamente non ricche di obbiettività
storica - apparse recentemente nell'URSS, oltre alle memorie di Pietro Kro-
potkin (Zopiski revoljucionera, Moskvà, 1966) presentate con simpatia anche se
con alcune comprensibili riserve, ricordo la biografia di Bakunin di N . Pi-
RUMOVA, Michail Bakunin zizn'i dejatel'nost', Moskvà, 1966; e il saggio sul-
l'anarchismo in Russia dal 1917 al 1921 di S. N . KANEV, Krach russkogo anar-
chizma, « Voprosy Istorii » (Moskvà), 1968, n. 9. Fra gli scritti dichiaratamente
polemici di un certo rilievo, il lungo articolo di S. TITARENKO sulla lotta di
Lenin contro l'anarco-sindacalismo, pubblicato nella « Pravda » del 4 marzo 1969,
condanna la ricomparsa della « deviazione » anarchica nell'URSS e in Ceco-
slovacchia.
Queste manifestazioni sono l'effetto di un fenomeno che sorprende gli
stessi militanti libertari. Tanto più che i nuovi raggruppamenti giovanili,
anarchici o genericamente libertari, si pongono spesso ai margini del movi-
mento o addirittura in contrasto con esso, per le evidenti caratteristiche che
fanno di essi una forza potenziale capace di distruggere l'anarchismo tradizio-
bibliografia essenziale 201

naie o di attualizzarlo. Queste caratteristiche, comuni alle formazioni giovanili


libertarie di tutti i paesi, sembrano consistere:
1) In un'attività rivoluzionaria che sovente assume l'aspetto di critica
attiva del burocratismo sindacale e di stimolo esterno-interno sul movi-
mento operaio. Esempi abbastanza chiari sono le azioni di rottura intraprese
o potenziate da questi gruppi in Germania, in Italia, in Svezia e nella
stessa Inghilterra. In quest'ultimo paese la minuscola Syndicalist Workers
Federation - A.I.T. (una specie di comitati operai di difesa sindacale che operano
nei posti di lavoro) ha avuto negli ultimi anni un certo sviluppo, non tanto
pel numero degli affiliati quanto per l'incisività dell'azione propagandistica
(per i princìpi della Federation di cui è organo periodico il londinese
«Direct Action», v. le tre opere di T. BROWN: Nationalisation and the New
Boss Class, London, s. d.; What's wrong with the Unions?, London, s. d.;
Trade Unions or Syndicalism, London, s. d.), Ancora più consistente è questa
ultima azione sindacale in Francia, ove è recentissima la proposta di un più
serio e duraturo coordinamento del raggruppamento neo-anarco-sindacalisti,
ed ove alcuni di essi perseguono il potenziamento della debole C.N.T. francese,
sostenuti dalla colonia anarchica spagnola.
2) In un frontismo rivoluzionario, incurante di differenze anche fonda-
mentali e arricchito da un'acritica fiducia nell'inevitabilità della rivoluzione
frontale immediata e globale, che esprime formulazioni ideologiche paradossali:
come quella di un ritorno alla vecchia tematica spontaneista; e quella di un
ibridismo anarco-marxista, sostenute da pubblicazioni di carattere diverso che
inchiodano gli anarchici nella pesante fatica della chiarificazione teorica.
Sul tipico anarco-marxismo di questi gruppi, oltre agli scritti citt. di
R . Dutschke e dei fratelli Cohn Bendit, v. quanto riguarda il situazionismo,
che è l'ideologia dei nuovi raggruppamenti libertari scandinavi e di molti
altri gruppi giovanili europei ed americani: R . ESTIVALS, De l'avant-garde
estétique à la revolution de mai, « Communication » (Paris), 1968, n. 12;
M. JOYEUX, Le situationnisme, « La Rue » (Paris), I I trimestre 1 9 6 9 , n. 4 . Ten-
tativi di comprendere e giustificare l'ibridismo anarco-marxista sono quelli
di D. GUERIN, Jeunesse du socialisme libertaire, Paris, 1 9 6 9 ; " W . DRESSEN, Anti-
autoritàre Lage und Anarchism. Mit einem Lesebuch, Texte von M. Bakunin,
F. Engels, W. I. Lenin, G. Lukacs und K. Marx, Berlin, 1 9 6 8 ; P. AUSANT, Marx
et l'anarchisme, Paris, 1969. Per la ripresa della critica anarchica al marxismo,
di cui possono trovarsi saggi in tutte le attuali riviste del movimento, si
segnala fra le opere più significative quella di G. LEVAL, La falacia del marxismo,
Mexico, 1967. Per i più recenti tentativi di interpretazione dell'anarchismo
(o di chiarificazione ideologica), si rimanda principalmente ai seguenti: LUCE
FABBRI, La libertà nelle crisi rivoluzionarie, Montevideo, 1 9 4 7 ; I D . , L'anticomu-
nismo, l'antimperialismo e la pace, Montevideo, 1949; ID., La strada, Montevideo,
202 venerdì 5 dicembre 1969, o r e 21

1952; ID., Sotto la minaccia totalitaria. Democrazia, liberalismo e socialismo anar-


chico, Napoli, 1955; H . R E A D , Anarquismo pragmatico, «Reconstruir» (Buenos
Aires), novembre-dicembre 1968; L. HARBER, Anarquismo actualizado, ivi, gen-
naio-febbraio 1969; J . PRINCE, Presencia y fines del movimiento libertario, ivi,
maggio-giugno 1969; e i citt. articoli sulla Problematica del anarquismo en el
mundo actual, « Comunidad Iberica » (Mexico), settembre-dicembre 1969. Diversi
dei saggi citati si rifanno al sempre attuale ultimo Malatesta, di cui è oppor-
tuno consultare almeno gli Scritti scelti, a cura di G. Cerrito, Roma, 1970.
Gli aspetti negativi della crescenza libertaria, che determinano reazioni
comprensibili nel movimento anarchico specifico, sono pure evidenti nel-
l'azione dei gruppi che operano in Giappone e nell'America Latina. Per un
primo inquadramento del problema nell'America Latina, v. L. MERCIER V E G A ,
Mécanismes du pouvoir en Amérique Latine, Paris, 1967; ID., Technique du contre-
état. Les gue'rrillas en Amérique du Sud, Paris, 1968; Carta de Mexico. La agitación
estudiantil, «Reconstruir» (Buenos Aires), novembre-dicembre 1968; F. BERTAL,
Latino America: Revolución o desarollo, ivi, marzo-aprile e luglio-agosto 1969;
e infine O. PAPALEO, Argentina 1966, vista par jóvenes (crònica de una mesa redonda),
ivi, settembre-ottobre 1966.

Elenco dei periodici.

La consultazione delle seguenti riviste internazionali è indispensabile per


colmare le molte lacune della bibliografia su riportata: «Les Temps Nou-
veaux», Paris, 1895-1914; «La Revista Bianca» (Barcelona), 1898-1906, 1922-
1936; «Le Réveil Anarchiste - Il Risveglio Anarchico» (Genève), 1899-1950;
« Il Pensiero. Rivista quindicinale di sociologia, arte e letteratura » (Roma-
Bologna), 1903-1911; «La Vie Ouvrière. Revue syndicaliste biemensuelle»
(Paris), 1909-1914; «Pensiero e Volontà. Rivista quindicinale di studi sociali
e cultura generale» (Roma), 1924-1926; «La Tempra. Rivista internazionale
anarchica» (Paris), 1925-1926; «Almanacco Libertario per le vittime politiche»
(Ginevra), 1928-1941; «Studi Sociali. Rivista di libero esame» (Montevideo),
1930-1946; « Tierra y Libertad » (Mexico), 1944-1970; « Volontà. Rivista mensile
del Movimento Anarchico Italiano» (Napoli-Genova), 1946-1970; «La Révo-
lution Prolétarienne. Revue syndicaliste révolutionnaire» (Paris), 1948-1970;
« A.I.T. Organe de l'Association Internationale des Travailleurs » (Paris), 1956-
1963; «Reconstruir. Revista libertaria» (Buenos Aires), 1959-1970; «Bulletin
du Centre International de Recherches sur l'Anarchisme » (Lausanne), 1959-1969;
«Commission Internationale de Liaison Ouvrière - C.N.T.» (Paris), 1959-1965;
«Anarchy» (London), 1961-1970; « Cenit. Revista de sociologia, ciencia y
literatura» (Toulouse), 1964-1970; «Information Correspondances Ouvrières»
bibliografia essenziale 203

(Paris), 1967-1970; «Documents Anarchistes. Revue de documents historiques


sur le mouvement anarchiste frangais» (Lyon), 1967-1970.
Per la II Repubblica e la guerra civile di Spagna, v. altresì: «Solidaridad
Obrera. Organo de la Confederación Regionàl del Trabàjo de Cataluna.
Portavoz de la Confederación Nacionàl del Trabajo de Espana », diario ( Bar-
celona), 1930-1939; «Tierra y Libertad. F.A.I. Semanario anarquista» (Bar-
celona), 1930-1938; « Tiempos Nuevos. Revista de sociologia, arte y economia »
(Barcelona), 1934-1938; « Boletin de Información. C.N.T. - F.A.I. » (Barcelona),
1936-1938; « Ruta. Organo de las Juventudes Libertarias de Cataluna. Sema-
nàrio » (Barcelona), 1936-1938; «Timon. Sintesis de orientación politica y
social» (Barcelona - Buenos Aires), 1938-1940.
Per la particolare azione degli anarchici italiani durante la guerra civile
spagnola è pure utile « Guerra di Classe. U.S.I. - A.I.T. » (Barcelona), 1936-1937
(diretto fino al maggio 1937 da Camillo Berneri).

Per il periodo che va dal 1945 ad oggi è necessario in primo luogo


consultare i bollettini internazionali anarchici, che riportano documenti e
relazioni sulla situazione dell'anarchismo, ricchi talvolta di riferimenti ai de-
cenni precedenti: « C.R.I.A. Boletin de la Comisión de Relacion de la Inter-
nacional Anarquista» (Paris), 1948-1956; «C.R.I.A. Boletin de la Comisión
prò Congreso Internacional» (Paris), 1955-1958; « C.I.A. Bulletin. Interna-
tional Anarchist Commission» (London), 1958-1959; «Bulletin de la Com-
mission Préparatoire du Congrès International de Fédérations Anarchistes »
(Paris), 1966-1968; «Commission de Relation de l'International de Fédérations
Anarchistes. Bulletin» (Paris), 1968-1970.

Per gli anarchici europei tradizionalmente diffidenti verso ogni tipo di


organizzazione preordinata e responsabile dei gruppi, v. (in ordine alfabetico):
«Anarchie. Arbeitskreis fùr anarchistische Philosophie» (Berlin), 1968; «Anar-
chismo » (Torino), 1965; « Befreiung. Blatter fùr anarchistische Weltanschauung »,
Mulheim - Ruhr, 1969-1970; «Bulletins - Seattle Group» (Seattle), 1965-1968;
« Direkte Aktion » (Hannover), 1965-1966; « Echos Libertaires. Bulletin intérieur
de liaison des anarchistes de la région de Provence - Còte d'Azur - Corse »
(Marseille), 1967-1968; «Ego. Cahiers individualistes anarchistes trimestriels»
(Marseille), 1968-1969; «Freedom. Anarchist weekly» (London), 1950-1970;
« Die Freie Gesellschaft. Monatsschrift fùr gesellschaftskritik und freiheitlichen
Sozialismus» (Frankfurt-Main), 1950-1952; «Der Freie Sozialist. Organ der
Kulturfóderation Sozialisten und Antimilitaristen» (Hamburg), 1950; «Inter-
national Bulletin. London Fédération of Anarchists » (London), 1969-1970;
«L'Internazionale. Quindicinale anarchico» (Forlì), 1966-1970; «Le Libertaire»
(Liège), 1967-1969; «Liberty. Journal of the Yorkshire Anarchist Fédération»
204 venerdì 5 dicembre 1969, ore 21

(Selby), 1969-1970; « Minus One. An individualist anarchist review» (London),


1965-1970; «Notiziario dei G.I.A. » (Genova), 1968-1969 (preceduto da alcuni
numeri di «Iniziativa Anarchica», Pisa, 1965); « Recht voor Alien. Federation
of Free Socialists » (Amsterdam), 1961-1968; « La Voce dell'anarco-sindacalismo »
(Torino), 1962-1963; «De Vrije. Anarchistisch tljschnift» (Rotterdam), 1961-
1970; «L'Unique» (Orléans), 1949-1962.
Per il Canada e per gli Stati Uniti d'America: «L'Adunata dei Refrattari»
(New York), 1944-1970; « The Anarchist » (Suffield, Conn.), 1969; « Anarchos »
(New York), 1968-1969; «The Black Flag of Anarchy» (Woodstock, Vt.),
1969; «Black Mark» (New York), 1966-1968; «Black River» (Seattle, Wash.},
1969; «Controcorrente. Rivista di critica e di battaglia» (Boston, Mass.), 1944-
1966; «Insurgency Anarchist Association» (Los Altos, Cai.), 1968; «Libertarian
Published by the Toronto Libertarian Group» (Toronto), 1968-1969; «Liber-
tarian Forum. A semi-monthly newsletter» (New York), 1969-1970; « Wiews
and Comments. An anarchist publication» (New York), 1955-1963.
Per i gruppi dell'Australia: «The Anarchist» (Sydney South), 1966-1967;
« R e d and Black. An anarchist journal » (Sydney South), 1967.
In questi stessi paesi e talvolta nelle medesime organizzazioni che si
raccolgono intorno ai periodici citati, nuove formazioni giovanili pongono
in maniera a volte paradossale il problema dell'attualizzazione del movimento;
o restano comunque aperti a concezioni ideologiche spontaneiste non chiara-
mente definite. Per l'azione e il pensiero di queste formazioni: «Arcane.
De la Jeunesse anarchiste-communiste » (Paris), 1969; « Aristophane. Groupe
artistique libertaire. Comité révolutionnaire d'agitation culturelle » (Paris), 1969;
« Black and Red. The North West Federation of Anarchists » (Manchester), 1969;
«Brand. Organ for anarkistiska Federationen» (Goteborg), 1964-1969; «Broos-
heet. Published by the Libertarian Society of Sydney University» (Sydney),
1965-1969; « Cahiers du Communisme de Conseils. Revue trimestrielle » (Mar-
seille), 1969-1970; « Daad en Gedachte » (Amsterdam), 1969-1970; «Devenir.
Le Protestatane» (Paris), 1968-1969; « Insurrection. Published by the Essex and
East Herts Anarchist Federation» (Essex), 1968; « L'International Situationniste.
Revue de la Section fran9aise de l'International Situationniste» (Paris), 1968-
1970; «Jarni Rut. Revue de anarchiste discussion » (Paris), 1969; «Libertad»
(Goteborg), 1968-1969 (la rivista edita quaderni i cui titoli sono indicativi
dell'indirizzo del gruppo redazionale « anarco-sindacalista-situazionista » : G.
OSTERGAARD, Syndikalismus Giltighet-, SITUATIONISTISKA INTERNATIONALEN, Ideo-
logia explosionspunkt i Kina ; P. CARDAN, Bolsjevism, Byrakrati ! ; R . LUXEMBURG,
Marxismus kontra Leninism ; ecc.); «News and Letters » (Detroit, Mich.), 1969-
1970; «Noir et Rouge. Cahiers d'études anarchistes» (Paris), 1956-1970;
« L'Ordre Libre. Bulletin périodique du Cercle La Boetie » (Bruxelles), 1959-1961 ;
«Partisan» (Hamburg), 1969; «Du Problème de la Revolution. Par le Groupe
bibliografia essenziale 205

d'Asières» (Paris), numero unico 1969; « Prospectives Anarchistes Commu-


nistes», poi «Tribune Anarchiste Communiste» (Paris), 1967-1968; «Revo.
Revue créative et information» (Bruxelles), 1969; « Situationistisk Revolution.
Organ for skandinaviske Sektion of Situationistisk Internationale» (Randers),
1968-1970; « Solidarity » (Bromley Kent), 1969-1970 (la rivista riproduce in
lingua inglese gli stessi titoli editi dalla svedese « Libertad ») ; « Svart Fané »
(Oslo), 1969; «Zenit. Studentersamfundets Syndicalister » (Kpbenhavn 0 ) ,
1968-1970.

Per gli anarchici aderenti a gruppi e federazioni generalmente orientati


in senso organizzativo funzionale e segnatamente per gli spagnoli, v.: «A.I.T.
Asociación Internacional de los Trabajadóres. Portavoz del Grupo de Amigos
de la A.I.T. de Venezuela» (Caracas), 1964-1969; «Boletin de la Agrupación
de Militantes de la C.N.T.» (Mexico), 1966-1970; «Boletin interno de infor-
mación. Comisión de relaciones en el exilio» (Paris), 1955; «Le Combat
Syndicaliste. C.N.T. - A.I.T. - Organe de la C.N.T.» (Paris), 1951-1970;
« C.N.T. - Portavoz de la C.N.T. de Espana en el Exilio » (Toulouse), 1953-1963;
«Cultura Proletaria» (New York), 1949-1950; « El Democrata. Publicación del
Centro democràtico espanol» (Sydney), 1967-1970; «La Escuela Moderna.
Boletin bilingue: frangais-espanol » (Calgary-Alberta), 1967-1970; « Espoir.
Hebdomadaire, organe de la VI Union Regionàl de la C.N.T.F. » (Toulouse),
1961-1970; « Esfuerzo. Boletin interior de la Comision de relaciones de Paris»
(Paris), 1964-1969; « El Luchador. Boletin interno de la F.L. de GG. AA.
de Toulouse» (Toulouse), 1968-1970; « Mujeres Libres» (London), 1968-1969;
«Nervio. Boletin extrictamente interior» (Paris), 1964-1965; « Simiente Liber-
taria. Organo del Grupo Libertario Errico Malatesta» (Caracas), 1959-1961;
« S.I.A. - Solidaridad Internacional Antifascista. Subseccion de Espana en
Venezuela. Boletin de informacion» (Caracas), 1958-1965; « Solidaridad Obrera.
Portavoz de la C.N.T. de Espana » (Paris), 1953-1957; « Umbral. Revista mensial
de arte, letras y estudios sociales » (Paris), 1967-1970.
Per i bulgari: « Nach Pat - Notre Rue. Revue mensuelle bulgare» (Paris),
1952-1969.
Per i gruppi francesi: «Action Directe. Organe de la jeunesse syndicaliste
révolutionnaire. C . N . T . » (Paris), 1969; « Anarchie. Journal de l'ordre» (An-
tony), 1968-1969; « L'Anarcho-Syndicaliste. Bulletin édité par l'Union des
anarcho-syndicalistes » (Nantes-Bordeaux), 1961-1970; « Drapeau Noir. Organe
de la lutte libertaire. Groupe lyonnais » (Lyon), 1966-1967 ; « Le Libertaire. Organe
de la Fédération Anarchiste» (Paris), 1946-1956; «Le Lien. Bulletin intérieur
de la Fédération Anarchiste Frangaise» (Bordeaux), 1955-1970; «Le Monde
Libertaire. Organe de la Fédération Anarchiste» (Paris), 1956-1970; «La Rue.
Revue culturelle et littéraire d'expression anarchiste » (Paris), 1968-1970.
206 venerdì 5 dicembre 1969, o r e 21

Per i gruppi inglesi: «Direct Action. Syndicalist Worker's Federation.


A.I.T. » (London), 1966-1970.
Per i gruppi italiani: «Bollettino Interno della F.A.I. » (s. 1.), 1945-1970;
« La Bussola. Bollettino della Federazione anarchica laziale» (Roma), 1963-1964;
« Umanità Nova. Settimanale anarchico » (Roma), 1944-1970; « U.S.I. - Unione
Sindacale Italiana - A.I.T. » (Genova-Sestri), 1965-1970.
Per i gruppi anarco-sindacalisti olandesi : « Buiten de Perken. Nederlands
Syndicalistisch Vak Verbond» (Haya), 1961-1969.
Per il Giappone, ove come si è detto alla fine del 1968 la Federazione si
è sciolta, per la massiccia pressione dei nuovi gruppi giovanili « anarco-marxisti »:
«Cahier Noir» (Tokyo), 1968-1970; «Libera Federacio. Japana Anarckista
Federacio » (Tokyo), 1968-1969; « Proleta Gazeto. Organo de Japana Anarkista
Federacio» (Tokyo), 1953; « Recherches sur l'anarchisme d'aujourd'hui »
(Tokyo), 1968-1970; « Sestantano. Monata informillo de la Provizora Komitato
de la Junul-Anarkista Internacio » (Tokio), 1946-1948. I periodici giapponesi
riportano talvolta il riassunto degli articoli in esperanto.
Sulla medesima linea e talvolta per influenza dei gruppi spagnoli ivi esi-
stenti, si muovono gli anarchici dell'America Latina : « AqSo Direta. Semanario
anarquista » (Rio de Janeiro), 1949-1968; « Accion Libertaria » (Buenos Aires),
1949-1970; « Boletin de Informacion Libertaria. Movimiento Libertario Cubano
en el Exilio» (Miami Fla.), 1968-1970; «Dealbar» (Sào Paulo), 1965-1968;
« Emancipación. Organo de la Agrupación Alberto Ghiraldo » (Mar del Piata),
1966; «Gesta. Tribuna de pensamiento anarquista» (Buenos Aires), 1955; «O
Libertario» (Sào Paulo), 1960-1964; « El Libertario» (La Habana), 1960; «La
Opinion» (Alajuela-Costa Rica), 1968-1970; « Organización Obrera. Organo de
la Federación Obrera Regional Argentina del V Congreso » (Buenos Aires -
Colonel Salvadores 1200), 1965-1970; «A Plebe. Pe la libertade com o
anarquismo » (Sào Paulo), 1947-1951; «La Protesta. Publicacion anarquista»
(Buenos Aires), 1942-1970; «La Protesta. Organo de la Federación Anarquista
del Perù » (Lima), 1947; « O Protesto. Ideas, critica e combate » (Porto Alegre -
R.G. do Sul), 1967-1968; « Regeneración. Organo de la Federación Anarquista
Mexicana » (Mexico D.F.), 1946-1970; « Solidaridad. Organo de la Federación
Obrera Regional Uruguaya » (Montevideo), 1944-1969; « Sudamerica Oeste »
(Lima), 1969.
L'impegno rivoluzionario è più evidente in alcune formazioni fra le quali
si notano la F.I.J.L. spagnola, l'O.R.A. francese e diversi altri gruppi che non
possiedono organi propri di propaganda : « L'action Libertaire. Organe de la
Section frammise de la F.I.J.L. » (Paris), 1964-1965; « L'Approche de l'Anarchie.
Groupe libertaire Nice 1» (Nice), 1969; «Attività Informazioni Anarchiche»
(Savona), 1969; « Bulletin of the Anarchist Black Cross» (London), 1968-1970;
«Croce Nera Anarchica. Bollettino» (Milano), 1969-1970; «Drapeau Noir.
bibliografia essenziale 207

Journal d'information libertaire 14° e 6° arrondissements » (Paris), numero


unico 1968; «Federazione Giovanile Anarchica Italiana» (Roma), 1965-1969
(bollettini vari apparsi sotto nomi diversi e sempre a cura della F.A.G.I.:
« La Rotta », « Anarchia », « Bollettino F. A.G.I. », ecc.) ; « F.I.J.L. en el Exilio.
Buletin de informacion» (Inglaterra), 1964-1965; «Frente libertario» (Paris), 1970;
«Insurge. Organisation Révolutionnaire Anarchiste» (Paris), 1967-1970; «Linee
per una rivoluzione libertaria » (Forlì), 1969; «L'Organisation Libertaire. Bulletin
de liaison des anarchistes révolutionnaires. O . R . A. (Paris), 1968-1970; «Mouve-
ment de solidarité révolutionnaire internationale - Groupe le mai - Bulletin
d'information» (s. 1.), 1967-1969; «Nueva Senda. Boletin interior de la F.I.J.L.
en el Exilio » (Toulouse), .1954-1957; «Presencia. Tribuna libertaria» (Paris),
1965-1967; «Ruta. Organo del a F.I.J.L.» (Bruxelles - Caracas), 1962-1967;
«Voce anarchica» (Gattinara), 1968-1969.
Fra questi stessi gruppi - e per esempio fra quelli italiani - si evidenziano
talora imprecise ed equivoche impostazioni tattiche, come fra l'altro si nota
consultando i due numeri del « Bollettino Europeo della Gioventù Anarchica »
(edizione italiana a cura della F.A.G.I.), Roma-Milano, dicembre 1966 e gen-
naio 1967, che riportano un interessante resoconto della Conferenza europea
della gioventù anarchica del 1966.
Per l'anarchismo non-violento e educazionista è sufficiente consultare:
«Anarchisme et Non Violence. Revue trimestrielle » (Le Lavandou), 1967-1970;
«Les Cahiers des Amis de Han Ryner» (Les Pavillons-sous-Bois), 1967-1970;
«Les Cahiers de l'Humanisme Libertaire. Revue mensuelle d'études socio-
logiques » (Paris), 1965-1970; « Défense de l'Homme» (Golfe-Juan), 1968-1970;
«L'Ecole Emancipiée» (Paris), 1968-1970; «La Feuille Anarchiste» (Paris), 1969;
«Libération» (New York), 1968-1970; «Liberté. Sociale, pacifiste, libertaire»
(Paris), 1961-1970; « The Libertarian Teacher. Journal of the Libertarian Teachers
Association» (London), 1966-1969; «Peace News» (London), 1966-1970.
Un caso a parte, come si è detto, è quello degli anarchici yiddish, dei
quali v. i periodici «Freie Arbeiter Stimme» (New York), 1966-1969; «Das
Freie Vort» (Buenos Aires), 1966; «Problemot» (Haifa), 1961-1966.
COMUNICAZIONI

MARIELLA NEJROTTI

LE P R I M E E S P E R I E N Z E P O L I T I C H E DI LUIGI GALLEANI
(1881-1891)

L'anno in cui Luigi Galleani si iscrive all'Università di Torino 1


segna l'inizio di un periodo in cui il gracile movimento socialista
torinese, rimasto in ombra dopo la costituzione, nel 1876, di una
sezione internazionalista, riprende vigore, in un fervore di iniziative
politiche che sboccheranno, nell'aprile del 1882, nella fondazione del
periodico socialista «Proximus tuus». Sebbene il giornale si faccia
promotore, in un certo qual senso, di una campagna di condanna nei
confronti della « sterile intransigenza degli astensionisti che vogliono
tutti i diritti o nessuno » 2 , l'appello da esso rivolto a tutti coloro
che aspirano all'abolizione delle ingiustizie sociali, nonché l'affer-
mazione della necessità della creazione di società operaie di resistenza,
insieme alla convinzione, propugnata apertamente nelle sue pagine,
che la proprietà collettiva delle terre e degli strumenti di lavoro costi-
tuiscono la base essenziale del socialismo, non possono che rappre-
sentare un elemento catalizzatore degli interessi del Galleani, che
usciva allora dal primo periodo di scapigliata vita universitaria,
costellata di numerosi duelli 3 , ma anche di fruttuose prese di coscienza
sul piano politico.
È indubbio che una ancora più rilevante influenza sulla formazione
politica del giovane Galleani la esercitò la corrente, autodefinitasi
comunista anarchica, che trova espressione nelle colonne del nuovo
M
K
1. Il Galleani, nato nel 1861, aveva allora vent'anni: cfr. P. C. MASINI,
La giovinezza di Luigi Galleani, « Movimento operaio », 1954, n. 3, p. 445.
2. « Proximus tuus », n. 1 , 9 aprile 1882.
3. U . FEDELI, Luigi Galleani. Quarant'anni di lotte rivoluzionarie (1891-1931),
Cesena, 1956, pp. 37-38; P. C. MASINI, op. cit., p. 448.
comunicazioni 209

« Proximus tuus ». Questo giornale esce nel settembre del 1883 e nel
dichiararsi totalmente estraneo al proprio o m o n i m o predecessore,
porta tuttavia ad alcune estreme conseguenze quelle che potevano
considerarsi presenze anarchiche, sia pure embrionali, di quello stesso
giornale. Così dal concetto di proprietà collettiva delle terre e
degli strumenti di lavoro si passa a quello della rivoluzione so-
ciale che quando « avrà cambiato le basi fondamentali della società »
instaurerà il comunismo anarchico che solo p u ò segnare l'evoluzione
delle classi oppresse 4 . Sebbene n o n sia, allo stadio attuale delle
ricerche storiografiche, documentabile la partecipazione e l'apporto
del Galleani alla politica di cui si fa portavoce questo secondo
« Proximus tuus », è da ritenersi comunque che egli n o n fosse del tutto
estraneo a queste attività. D a u n lato infatti troviamo una certa
corrispondenza ideologica tra il contenuto del «Proximus tuus» e
quello dell'« Operaio - giornale della democrazia vercellese » che iniziò
le pubblicazioni al principio del 1883 e che segna la prima documentata
partecipazione del Galleani alla lotta politica. Dall'altro lato la f o n -
dazione da parte dello stesso Galleani del periodico «La boje» di
Vercelli, sembra costituire elemento sufficiente per dedurre, se n o n la
diretta partecipazione, almeno l'influenza esercitata su di lui dal
gruppo che si era fatto p r o m o t o r e in Torino del giornale « La questione
sociale» 5 , che si pone, dal p u n t o di vista dei contenuti, come diretta
prosecuzione del «Proximus tuus». I concetti espressi dal Galleani
nella « Boje », infatti, si ricollegano in maniera assai evidente ai con-
tenuti della « Questione sociale » : la rivoluzione sociale vista come
unico strumento per realizzare l'emancipazione totale della classe
proletaria e l'ideale libertario visto come fine ultimo a cui deve
tendere il socialismo 6 .
La formazione politica del Galleani deve quindi ricondursi, in
questi primi anni della sua attività, alle due matrici fondamentali del
socialismo legalitario e dell'anarchismo comunista, delle quali utilizza,
senza per altro porsi il problema della loro interrelazione sul piano

4. «Proximus tuus», n. 1, 8 settembre 1883, n. 3, 6 ottobre 1883, n. 5,


3 novembre 1883.
5. A ulteriore conferma di questa influenza è quanto dice lo stesso Gal-
leani a proposito dell'ambiente socialista e operaio da lui frequentato a Torino
in questo periodo: cfr. L. GALLEANI, Figure e figuri, Newark (New Jersey),
1930, p. 63.
6. «La boje», n. 1, 25 maggio 1885; n. 2, 4 giugno 1885.

14.
210 venerdì 5 dicembre 1969, o r e 21

ideologico, gli spunti che più gli sono congeniali sul piano dell'atti-
vità operativa che egli va svolgendo in questi anni.
Se infatti il fallimento degli scioperi torinesi del maggio-giugno
1886, seguiti da una dura repressione poliziesca, e il contemporaneo
scioglimento del Paitito Operaio Italiano determinano una rivivescenza
di attività da parte degli anarchici in Torino, pare n o n si debba
attribuire al Galleani una diretta partecipazione alla fondazione della
« Gazzetta operaia » che di questi gruppi rappresenta la voce, ché anzi
l'intervento successivo del Galleani nel giornale determina u n dirot-
tamento della linea politica originariamente assunta dal periodico 7 .
L'intransigenza della « Gazzetta operaia », che si proclama comunista
anarchica, e che si concreta nella sua presa di posizione contro l'orga-
nizzazione delle forze anarchiche, nella sua recisa condanna del parla-
mentarismo, nel rifiuto dei mezzi di lotta legalitari e quindi nella
opposizione alle correnti evoluzionistiche e operaiste del socialismo,
viene stemperata proprio ad opera del Galleani, che, anche per l'in-
fluenza esercitata su di lui dalle nuove posizioni assunte da F. S. M e r -
lino, si fa portavoce della spinta unitaria diretta a far confluire
in u n solo partito d'azione tutti « i compagni » piemontesi 8 .
L'interesse del Galleani nei confronti del Partito operaio e per
l'organizzazione di cui esso è espressione, gli fa superare almeno
momentaneamente la polemica che ad esso lo opponeva a proposito
del concetto di lotta di classe. In questo stesso anno infatti (1887) il
Galleani si fa p r o m o t o r e di una serie di iniziative dirette a incidere
nella realtà operaia ai fini della realizzazione di quel p r o g r a m m a
« unitario » di cui si era fatto sostenitore. Per sua ispirazione nascono
quindi a Vercelli il circolo socialista Difesa del lavoro e la Lega
dei lavoratori che, avendo come m o v e n t e ispiratore i concetti di resi-
stenza proprii del partito operaio, lasciano in o m b r a quello che

7. Nei primi mesi di pubblicazione non compaiono nel periodico edito-


riali (in genere la prosa è faticosa e contorta) attribuibili al Galleani: a lui si
devono attribuire solo alcune corrispondenze da Vercelli, di tono moderato
rispetto alla linea seguita in quel momento dalla «Gazzetta operaia»: Cfr.
«La Gazzetta operaia», n. 1, 4 giugno 1887; n. 4, 22 giugno 1887; n. 7, 16 lu-
glio 1887.
8. Significativa a questo proposito è la polemica col gruppo dell'« Huma-
nitas», che viene attenuandosi in seguito alla presenza del Galleani in Torino:
cfr. il mio articolo Correnti anarchiche e socialiste a Torino (1870-1888), « An-
nali della Fondazione L. Einaudi», Torino, II, 1968, p. 210.
comunicazioni 211

poteva essere l'aspetto polemico dell'intervento del Galleani 9 . In


questo periodo infatti egli va puntualizzando quella che è la sua
posizione politica nei confronti dei movimenti socialisti. M a se da
un lato questa chiarificazione lo libera definitivamente da quelle
riminiscenze democratiche e legalitarie, che avevano caratterizzato
i suoi primi anni a Torino, ciò non gli impedisce sul piano operativo
di portare avanti un discorso interlocutorio che deve servirgli, nei
suoi intendimenti, quale strumento di pressione ai fini di un progres-
sivo ribaltamento su posizioni più decisamente anarchiche di quei
gruppi dei quali egli si è fatto parte attiva. Così nel luglio-agosto
del 1887 lo troviamo impegnato in un giro di propaganda nel biellese,
che ha lo scopo di diffondere tra le masse proletarie della zona il
concetto di resistenza economica e di promuovere u n movimento
unitario in vista di quella che sarà la rivoluzione, che emanciperà
tutte le classi sociali ed eliminerà ogni oppressione autoritaria 1 0 .
Nella stessa luce deve essere vista la sua partecipazione, nel set-
tembre del 1887, al III Congresso del P O I tenutosi a Pavia, parte-
cipazione avvenuta su mandato della Lega dei lavoratori di Vercelli.
Nonostante che il Congresso veda il tentativo da parte dei gruppi
anarchici di qualificare il P O I come partito socialista in senso
anarchico rivoluzionario, non risulta che il Galleani abbia preso
parte attiva nel sostenere la proposta avanzata in tal senso da
Luigi Molinari con quelle prese di posizioni irruenti che caratteriz-
zeranno la sua successiva dialettica politica 1 1 . Si deve da ciò de-
durre che al Galleani premesse n o n alienarsi in maniera definitiva
le simpatie e l'appoggio di quei gruppi in nome dei quali partecipava
al Congresso. Questo suo atteggiamento di attesa è confermato dal
fatto che il Galleani collabora, proprio in questi mesi (settembre-

9. «Il Fascio operaio», n. 1 3 6 , 13-14 novembre 1 8 8 6 , n. 151, 2 6 - 2 7 feb-


braio 1 8 8 7 ; ARCHIVIO CENTRALE DI STATO M ROMA, Ministero Interno - Gabi-
netto. Rapporti semestrali dei prefetti del Regno, la relazione del prefetto di Ales-
sandria per il 2° semestre 1887 informa di numerose conferenze di propaganda
socialista tenute dal « noto Scoffone » (è uno dei dirigenti del POI) e dal « Gal-
liani Luigi di Vercelli».
10. «La Gazzetta operaia», n. 10, 6 agosto 1887; n. 11, 13 agosto 1887;
«Il Fascio operaio», n. 168, 9-10 luglio 1887; n. 178, 17-18 settembre 1887.
11. G. MANACORDA, Il movimento operaio attraverso i suoi congressi (1853-1892),
Roma, 1953, pp. 242 segg. cfr. anche il resoconto del congresso e le succes-
sive discussioni al proposito nella «Gazzetta operaia», n. 19, 8 ottobre 1887;
n. 29, 24 ottobre 1887; n. 36, 10 marzo 1888.
212 venerdì 5 dicembre 1969, o r e 21

ottobre 1887) al « Fascio operaio ». In u n articolo pubblicato su questo


giornale infatti esalta la validità dell'opera del « Fascio », gettando però
le premesse di quella che avrebbe d o v u t o essere la naturale evoluzione
del m o v i m e n t o operaio nel senso da lui auspicato : « il Fascio ha già
fatto molto lavoro, a sbollire questi entusiasmi politici, e a richia-
mare l'attenzione dei lavoratori sullo stato e le necessità econo-
miche, ha dimostrato più volte e luminosamente che governo e
possidenti sono come della stessa carne e che ogni f o r m a di reggi-
m e n t o nacque... a tutelare n o n l'ordine sociale, ma le loro spoglia-
zioni»12.
Questa funzione di trait-d'-union che il Galleani esplica in questo
periodo è illuminante per quanto riguarda la determinazione del
contributo anarchico alla formazione dei quadri organizzativi del
m o v i m e n t o operaio. Se infatti i limiti tradizionali di economicismo
e di corporativismo che caratterizzano il m o v i m e n t o operaio in questo
periodo vengono successivamente superati, ciò è d o v u t o in buona
parte alla presenza tra le masse operaie del m o v i m e n t o anarchico,
di cui il Galleani è, nel Piemonte, l ' u o m o di punta. L'organizza-
zione e la direzione degli scioperi e delle agitazioni proletarie del-
l'epoca da parte degli anarchici produrrà, come il Galleani auspicava,
una progressiva assunzione da parte di un settore delle masse lavo-
ratrici delle concezioni di lotta rivoluzionaria tipiche dell'anarchismo.
In questa direzione si m u o v e il Galleani che nel 1888 tiene una
serie di conferenze in vari centri del Piemonte, quali Alessandria e
Asti, polarizzando intorno al suo n o m e l'attenzione degli ambienti
operai e socialisti dell'intera regione 1 3 . Questa tattica qualifica la
partecipazione del Galleani alla direzione degli scioperi dei renaioli
e dei meccanici che scoppiano a Torino nel giugno del 1888 1 4
e degli scioperi dei bottonai e dei cotonieri di Vercelli rispettiva-

12. «Il Fascio operaio», n. 178, 17-18 settembre 1887, Confronti desolanti,
a firma G . G I G I .
13. « Il Fascio operaio », n. 188, 28-29 gennaio 1888; « La Gazzetta operaia »,
n. 34, 26 febbraio 1888; n. 38, 24 marzo 1888; «La Nuova gazzetta operaia»,
n. 6, 5 maggio 1888.
14. U. FEDELI, op. cit., p. 53; P. C. M A S I N I , op. cit., p. 451, Sia il Fedeli
che il Masini, sulla base di un profilo biografico del Galleani tracciato da
un contemporaneo, datano al 1888 sia gli scioperi di queste categorie operaie
che quelli, avvenuti nell'anno successivo, dei tessitori e cotonieri. Sullo svi-
luppo degli scioperi del 1888, attuati per ottenere miglioramenti salariali,
cfr. « La Gazzetta di Torino », 7-8 giugno 1888 ; « La Gazzetta del popolo »,
9 giugno 1888.
comunicazioni 213

mente nel luglio e nell'agosto dello stesso a n n o 1 5 . E d è la stessa


tattica che viene impiegata nell'ambito prima della « Gazzetta operaia »
e successivamente della « N u o v a gazzetta operaia » : « sta dunque a
noi, non di accettare p r o g r a m m i e linee di condotta del partito
operaio, m a di infiltrarci nelle sue file e imprimere alle sue azioni
u n carattere più rivoluzionario. Ricordiamoci che la borghesia è
ima classe ben organizzata e che per lottare contro di essa è neces-
sario che anche noi ci organizziamo per n o n restare sempre dottrinari
ringhiosi e i m p o t e n t i » 1 6 . A questo fine viene programmata la sua
partecipazione al congresso del partito operaio che si tiene a Bolo-
gna nel settembre 1888. Al Galleani, come rappresentante della
« Nuova gazzetta operaia », è affidato il compito di adoperarsi per
giungere alla « concordia delle forze » su « u n terreno comune in cui
le varie scuole possano lottare d'accordo... senza equivoche con-
fusioni di p r o g r a m m a » 1 7 .
Il fallimento di questo tentativo n o n fa desistere il Galleani dalla
politica intrapresa, ché anzi vediamo intensificarsi la sua opera nella
attività di direzione degli scioperi nel giugno dell'anno successivo,
contrariamente all'ipotesi avanzata in campo storiografico che sostiene
che il suo esilio francese sia da far risalire al periodo immediatamente
successivo al Congresso di Bologna, quasi come conseguenza del
risultato negativo della sua partecipazione al congresso stesso 18 .

15. «Il Fascio operaio », n. 209, 7-8 luglio 1888; n. 210, 14-15 luglio 1888;
«La Nuova gazzetta operaia», n. 15, 26 agosto 1888.
16. «La Nuova gazzetta operaia», n. 16, 2 settembre 1888.
17. « La Nuova gazzetta operaia », n. 20, 30 settembre 1888, in questo
numero e in quello successivo dell'8 ottobre, è pubblicata la Relazione del
Galleani sul Congresso del POI.
1 8 . P. C. MASINI, op. cit., p. 4 5 1 . A conferma di quanto qui sostenuto,
oltre ad un avviso comparso sulla « Nuova gazzetta operaia » del 16 giugno 1889
in cui si informa che il « compagno Luigi Galleani... non è più a Vercelli avendo
fissato a Torino il proprio domicilio », vi è la qualificazione precisa nel pro-
filo biografico tracciato dal Croce (cfr. E. C R O C E , Nel domicilio coatto. Note-
relle di un relegato, Lipari, 1900, p. 200) delle categorie operaie che attuano
gli scioperi a cui il Galleani prende parte attiva: sono i dipendenti dei
cotonifici Poma, Bass-Abrate, Naretto e Bevilacqua e cioè esattamente gli
operai che scioperano nel giugno 1889 a Torino (cfr. i numeri della « Gaz-
zetta piemontese» dal 4 - 5 giugno al 1 4 - 1 5 giugno 1 8 8 9 ) . Il Galleani è però
sicuramente in contatto con anarchici di Parigi sin dall'inizio dell'anno 1888,
cfr. ARCHIVIO CENTRALE DI STATO DI R O M A , Ministero Interno - Casellario
Politico Centrale, b. 106.
214 venerdì 5 dicembre 1969, o r e 21

Gli scioperi torinesi del giugno del 1889 coinvolgono una notevole
massa operaia e sono caratterizzati dalla partecipazione per solida-
rietà di categorie n o n direttamente interessate alle rivendicazioni
sindacali. Questa presa di coscienza degli interessi che accomunano
le varie categorie operaie deve essere ascritta in gran parte al m e -
rito del Galleani, che è infatti individuato, e come tale perseguito,
dalla questura di Torino come uno dei massimi responsabili delle
agitazioni 1 9 .
In seguito ai fatti di Torino il Galleani si rifugia in Francia e
successivamente in Svizzera, dove le autorità locali lo arrestano nell'ot-
tobre del 1890 per consegnarlo nella mani della polizia italiana.
U n a amnistia, sopravvenuta nel novembre del 1890, lo rimette in
libertà 20.
La sua partecipazione al Congresso di Capolago dove gli viene
attribuito il compito, unitamente a Amilcare Cipriani, di propa-
gandare e organizzare i quadri e le attività dell'auspicato Partito
Socialista Anarchico Rivoluzionario 21 , è indicativa del fatto che il
Galleani prosegue la propria lotta sulla falsariga dell'impostazione
da lui data alla sua attività politica in questi anni, quale partecipe
di quel settore dell'anarchismo propenso all'organizzazione e n o n
nelle vesti di assertore della linea individualistica e antiorganizza-
tiva dell'anarchismo.
I compiti attribuiti al Galleani nel Congresso di Capolago possono
essere svolti, a causa delle gravi difficoltà finanziarie, quasi esclusiva-
m e n t e in Piemonte. Oltre alla sua nota partecipazione al Comizio
Internazionale per i diritti dei lavoratori, tenutosi a Milano nel-
l'aprile del 1891 22, il Galleani partecipa attivamente ai lavori del

19. Lo sciopero, provocato da una riduzione di 20 centesimi al giorno


del salario delle tessitrici, è iniziato da circa 500 operai del cotonificio Bass-
Abrate il 3 giugno 1889; nei giorni seguenti non solo le dipendenti di altri
cotonifici, circa un migliaio, ma anche quasi duemila operai pellettieri, concia-
tori, carrettieri, meccanici scendono in sciopero per solidarietà. L ' 1 1 giugno
contro il corteo degli scioperanti viene effettuata una carica di cavalleria, e
si procede a numerosi arresti di « agitatori » e in seguito a perquisizioni nelle
sedi delle società operaie e dei giornali considerati «sovversivi» per indivi-
duare i responsabili delle agitazioni (cfr. i citati numeri della « Gazzetta pie-
montese »).
20. P . C . M A S I N I , op. cit., p. 452.
L. GALLEANI, Figure e figuri cit., p. 1 8 2 ; U . FEDELI, op. cit., p. 6 1 .
21.
22. P. C. MASINI, op. cit., pp. 452-453, e Storia degli anarchici italiani.
Da Bakunin a Malatesta, Milano, 1 9 6 9 , p. 252; U . FEDELI, op. cit., pp. 1 9 segg. e 62.
comunicazioni 215

congresso regionale delle federazioni anarchiche del Piemonte e


della Liguria e tiene numerose conferenze di propaganda nel Biellese,
nell'Astigiano, nel Monferrato e nell'Alessandrino 23 .
Le condizioni in cui si trova a dover operare il Galleani sono
però ora diverse da quelle degli anni precedenti: si sta infatti
verificando una convergenza nel movimento operaio tra le correnti
operaiste e quelle socialiste al fine della costituzione del partito
politico di classe. La sua attività politica n o n p u ò quindi che p r o v o -
care un inasprimento dei rapporti tra questi gruppi ed i settori
anarchici e i suoi interventi polemici contribuiranno ad allargare
la frattura in campo operaio fra i « riformisti » e gli intransigenti,
frattura che sarà definitiva al Congresso di Genova del 1892, costi-
tutivo del Partito dei Lavoratori Italiani.
Nella primavera del 1891 infatti la partecipazione del Galleani
a una serie di conferenze tenutesi ad Alessandria rende evidente il
disinteresse dei gruppi operai del luogo per le istanze di cui egli è
il portavoce e ne sono segno i commenti polemici che compaiono
sull'«Avvisatore alessandrino» 2 4 . I suoi discorsi infiammati n o n
sono però privi di risonanze in quel settore del proletariato che è
lasciato ai margini del dibattito politico. Le manifestazioni dei
disoccupati che hanno luogo in Alessandria dopo una conferenza
tenuta dal Galleani sono attribuite dalle autorità alla sua «perni-
ciosa» influenza 2 5 . Siamo agli inizi del famigerato decennio repres-
sivo, e Galleani ne è una delle prime vittime. Sulla base dell'accusa

23. «La Rivendicazione», Forlì, n. 5, 31 gennaio 1891; n. 12, 28 marzo


1891; n. 16, 25 aprile 1891; «L'Avvisatore alessandrino», n. 43, 9 aprile 1891.
24. « L'Avvisatore alessandrino », n. 24, 23 febbraio 1891; n. 43, 9 aprile 1891.
La vivace discussione suscitata dal Galleani, durante una conferenza tenuta dal
deputato Prampolini, sui mezzi atti a raggiungere la emancipazione del prole-
tariato, dà origine a una violenta polemica contro il gruppo alessandrino del
POI, che trova espressione sulle colonne della « Rivendicazione » (n. 16, 25 aprile
1891) e sul numero unico «La nostra difesa», aprile 1891, degli anarchici ales-
sandrini.
25. Il resoconto di una conferenza tenuta dal Galleani in Alessandria il
18 febbraio 1891, su invito della locale Lega di resistenza, e della sua parte-
cipazione alle riunioni degli operai disoccupati, che danno luogo all'agitazione
del 22 febbraio, immediatamente repressa dai numerosi arresti della polizia,
si trova nel testo della sentenza emessa il 23 marzo 1892 dal Tribunale Pe-
nale di Alessandria contro il Galleani: cfr. Archivio di Stato di Alessandria,
Sentenze penali, 1892, n. 4.310.
216 venerdì 5 dicembre 1969, ore 21

di incitamento all'odio di classe egli viene processato dal tribunale di


Alessandria e condannato a tre mesi di reclusione 26 .
Questi fatti segneranno l'inizio di u n diverso orientamento dell'at-
tività politica del Galleani che verrà a mano a m a n o sempre più
accostandosi a quei concetti di anarchismo individualista e antior-
ganizzatore che caratterizzeranno la sua azione negli anni successivi.

26. Ivi. Il Galleani aveva già subito precedentemente due condanne emesse
dal tribunale di Vercelli con sentenza 23 luglio 1883 e con sentenza 20 aprile 1887,
la prima « per duello » e la seconda « per vie di fatto » : episodi entrambi con-
nessi con la sua attività di propagandista. Cfr. ARCHIVIO CENTRALE DI STATO
DI R O M A , Ministero Interno - Casellario Politico Centrale, b. 106.
DORA MARUCCO

PROCESSI ANARCHICI A T O R I N O
T R A IL 1892 E D IL 1894

Nell'aprile del 1892 un'ondata di arresti si abbatte sui socialisti-


anarchici torinesi. U n analogo provvedimento, che colpirà in parte
gli stessi incriminati del 1892, si ripeterà, due anni dopo. Fatti di
politica interna soprattutto, nonché u n o stato di panico, creato
dallo svilupparsi in questo biennio di una vera e propria epidemia
terroristica in Francia 1 , che si concluderà con la morte del presi-
dente Carnot nel giugno 1894 per mano di Sante Caserio, stanno a
motivare quest'azione preventiva delle pubbliche autorità, condotta
nella speranza di individuare e nell'intento di recidere le fila di
u n grosso complotto anarchico a dimensioni internazionali. N o n si
spiegherebbero diversamente i continui richiami, che si trovano nelle
carte della Questura torinese che h o consultato, agli attentati di
Ravachol, Vaillant, Henry, nonché la richiesta di u n giudizio da
parte degli anarchici arrestati sugli atti terroristici compiuti in Francia
in quegli anni, l'ansiosa ricerca di legami personali, di relazioni
epistolari e giornalistiche con gli ambienti rivoluzionari stranieri.
M a il generale timore diffusosi anche a seguito del fatto che gli
anarchici, seppur sconcertati dalle imprese dinamitarde, avevano finito
tuttavia con l'assumersene la piena responsabilità, si accompagna
a momenti di particolare difficoltà e tensione nella vita politica
italiana.
Nel p r i m o caso gli arresti avvengono a pochi giorni di distanza
dal 1° maggio e colpiscono in larga misura m e m b r i della Camera
del Lavoro di Torino.
Nel secondo caso gli arresti piovono proprio nel bel mezzo
delle agitazioni promosse in Sicilia dai Fasci, estesesi in Lunigiana e
con ripercussioni n o n trascurabili nei maggiori centri italiani.
In sostanza però sia nell'uno che nell'altro caso l'obiettivo di
mettere mano su una grossa centrale anarchica e di inscenare un
processo che, provocando nell'opinione pubblica un m o t o di ostilità

1. Cfr. J . MAITRON, Histoire du mouvement anarchiste en France (1880-1914),


Paris, 1955.
218 venerdì 5 dicembre 1969, o r e 21

nei confronti dell'anarchismo, permetta di fare finalmente giustizia


di questa forza, va in f u m o . Le due operazioni si risolvono in una
requisizione di stampati anarchici, m a nell'impossibilità a procedere
contro gli imputati per mancanza di indizi sufficienti a provare la
corresponsabilità in un disegno terroristico internazionale per quanto
concerne gli arrestati del 1892 2 e nella condanna a pene relativa-
mente lievi degli incriminati del 1894.
R i d o t t i a queste dimensioni i due procedimenti di maggiore
rilevanza per il biennio 92-94 n o n rivestono quindi un valore a
sé stante, né giova tentare di ricostruire pezzo per pezzo le fasi
dell'arresto e dell'accertamento delle responsabilità degli accusati
per associazione anarchica a delinquere contro la proprietà e le
persone.
Pare invece che possa essere assai più fruttuoso uno studio
condotto sulla base dei documenti reperiti tra le carte della Questura
di Torino, inseriti come fascicoli staccati l'uno tra i Rapporti di indole
politica, l'altro nella cartella Associazione Malfattori3, per dehneare
la fisionomia dei nuclei socialisti-anarchici fiorenti a Torino negli
anni in cui nasce e si afferma il Partito dei Lavoratori Italiani, ma
in cui la situazione, nonostante la frattura che si opererà al vertice

2. Il Tribunale di Torino con sentenza del 19 maggio 1892 nei confronti


degli imputati per il delitto previsto dall'articolo 248 del codice penale «per
avere in Torino nel 1892 ed epoche precedenti costituito fra loro e con
altre persone ancora ignote una associazione di ben oltre 50 persone per
commettere delitti contro la proprietà - l'amministrazione della giustizia -
la pubblica fede - l'incolumità pubblica e il buon costume e l'ordine della
famiglia nonché contro le persone e le proprietà cercando di attuare e dif-
fondendo i principi anarchici [...] dichiara non essere luogo a procedimento
per Lancina, Raso e Coruzzi per non aver essi commesso il reato e non luogo
pegli altri per mancanza di indizi. Ordina la scarcerazione - ma la confisca
degli scritti di indole anarchica»; A R C H I V I O STATO T O R I N O ( A . S . T . ) , Sezioni
Riunite, Questura, Categoria H, Associazione Malfattori 1891-92, Associazione
anarchica a delinquere contro la proprietà e le persone, Ordinanza della Camera di
Consiglio presso il Tribunale Civile e Penale di Torino del 19-5-1892.
3. A.S.T., Sezioni Riunite, Questura, Categoria H, Associazione Mal-
fattori 1891-92, Associazione anarchica a delinquere contro la proprietà e le persone e
A.S.T., Sezioni Riunite, Questura, Categoria A l , Rapporti di indole politica
(Anarchici) 1894-95, fase. 2, Associazioni a delinquere (Anarchici nel Regno).
Devo a Giovanni Levi, che ringrazio vivamente, la segnalazione del fondo presso
le Sezioni Riunite dell'Archivio di Stato di Torino.
comunicazioni 219

al Congresso di Genova dell'agosto, permane confusa alla base.


La travagliata coesistenza di anarchici e socialisti alla Camera del
Lavoro di T o r i n o 4 , l'atteggiamento più radicale di alcune società
operaie come quella dei muratori, che aveva espulso gli anarchici, la
diffusione di stampa anarchica italiana e straniera in quantità deci-
samente più elevata di quella socialista o genericamente d e m o -
cratica presso i più politicamente impegnati sono elementi tutti che
meritano di essere debitamente soppesati e vagliati per tentare di
abbozzare un ritratto dell'ambiente estremista torinese. E d a questo
punto vale la pena di aggiungere che la testimonianza delle p u b -
bliche autorità, spesso assai poco attendibile, può invece su questo
piano essere assunta con una certa garanzia, poiché la rete gettata
nell'ossessiva speranza di raggiungere tutte le forze rivoluzionarie,
raccoglie senza discriminare, offrendo così uno spaccato, che riten-
go rispecchiare abbastanza fedelmente, almeno per alcuni periodi,
il m o n d o della sinistra torinese.
È veramente il quadro di u n nucleo di base, in cui rimangono
in penombra le figure di primo piano, evocate quasi esclusivamente
dallo sforzo incessante delle autorità di inseguire, nella speranza di
frustrarne gli intenti, i movimenti dei capi. Quelli che stanno
di fronte sono modesti o poveri artigiani e operai, sempre assillati
dalla ricerca di un posto di lavoro, come testimoniano le let-
tere scambiate tra loro, sospinti all'emigrazione dal problema di
procacciarsi i mezzi di sussistenza assai più che dal perseguire i

4. I legami tra socialisti-anarchici e Camera del Lavoro, testimoniati dalle


dichiarazioni degli stessi imputati, nonché dai documenti che ho consul-
tato, non bastano però a mascherare la volontà già chiara nei dirigenti della
Camera del Lavoro di sbarazzarsi degli anarchici. L'incriminazione e l'arresto
di alcuni di essi nell'aprile '92 fornirà l'occasione per una separazione delle
proprie responsabilità che suona condanna della linea anarchica ed è chiara
avvisaglia di una prossima rottura. Infatti in una adunanza, tenutasi il 21 aprile,
dopo aver deciso di mantenere lo stipendio agli impiegati della C. d. L. arre-
stati, l'assemblea delibera « ... che d'ora innanzi nella Camera del Lavoro non
debbono più tenersi discussioni se non riguardano il vero andamento dell'istituzione
e l'occupazione degli operai che domandano lavoro. Deliberò altresì di aste-
nersi da qualsiasi propaganda e da quanto altro possa compromettere l'istitu-
zione della Camera del Lavoro sia con discorsi che con scritti od anche
iscrizioni sui muri nei locali interni della Camera con diffida ai trasgressori di
espellerli dall'associazione»; A.S.T., Sezioni Riunite, Questura, Categoria H,
Associazione malfattori 1891-92 cit.
220 venerdì 5 dicembre 1969, o r e 21

grandi obiettivi della rivoluzione anarchica, come le autorità sospet-


tano e vorrebbero far credere.
La storia stessa che è alla radice della prima ondata di arresti
e che dà avvio al procedimento del 1892 nei confronti dell'asso-
ciazione anarchica è la vicenda di tre giovani, l'incisore torinese
Luigi Farinetti, il falegname R o m a n o Gurlino pure torinese e il
meccanico Francesco Repossi di Valenza in provincia di Alessandria,
m a dimorante a Torino, emigrati a Ginevra con gli anarchici Al-
berto Guabello e Antonio Cassani per cercare lavoro e di qui passati
in Francia nella speranza di trovare là ciò che n o n avevano ottenuto
in Svizzera. Mentre il Cassani e il Guabello si dirigono a Lione e
poi a Parigi, i primi tre vengono fermati il 31 marzo del '92 a Bel-
legarde, perché sorpresi sul treno diretti a Colos senza biglietto.
Condannati a 8 giorni di arresto, sono poi espulsi dalla Francia e
consegnati alle autorità italiane alla frontiera di Bardonecchia.
La meta del loro viaggio, che avrebbe dovuto portarli a Pa-
rigi, il loro rapporto con Cassani e Guabello, le corrispondenze seque-
strate, i loro n o n celati legami con m e m b r i della Camera del Lavoro
di Torino li inseriscono immediatamente nel novero di quegli indi-
vidui sospetti, nei confronti dei quali la polizia, in vista della pros-
sima celebrazione del 1° maggio, andava già svolgendo un'azione
di controllo e di arresti volta a prevenire qualsiasi tentativo di
manifestazione.
Il bilancio dell'operazione intrapresa dalle autorità è l'incrimi-
nazione di ben 31 persone, la maggior parte delle quali viene arrestata.
D i esse però un b u o n n u m e r o verrà scarcerata prima che venga
pronunciata la sentenza contro l'associazione anarchica.
D i queste 31 persone gli anarchici dichiarati sono ben pochi:
si tratta in generale di socialisti quando n o n addirittura di democra-
tici che vengono però coinvolti a causa della loro partecipazione
ad attività nelle organizzazioni operaie o di categoria.
C o m e si avrà m o d o di vedere la situazione sarà diversa nel '94 :
allora gli arresti e le incriminazioni colpiranno quasi esclusiva-
mente degli anarchici che n o n avranno difficoltà a dichiararsi tali,
anzi che n o n faranno mistero delle proprie simpatie per il filone
terroristico e dinamitardo.
Indubbiamente tra l'uno e l'altro processo c'è di mezzo la scis-
sione di Genova, che, provocando una grave emorragia, se n o n
subito almeno a media scadenza nell'ambiente anarchico, seleziona
anche e qualifica coloro che restano fedeli all'idea rivoluzionaria.
comunicazioni 221

E di questo processo sono conscie anche le pubbliche autorità, benché


propense negli anni della reazione crispina a servirsi dell'artifìcio
di definire anarchici tutti i gruppi di sinistra per sottoporli alle
norme repressive emanate contro di questi.

A.S.T., Sezioni Riunite, Questura, Categoria H. Associazione mal-


fattori 18^1-92, Associazione anarchica a delinquere contro la proprietà e le
persone.

R i p o r t o ora alcuni elementi atti a delineare un poco la fi-


sionomia del nucleo anarchico torinese.
Il gruppo degli incriminati del 1892 presenta le seguenti carat-
teristiche 5 : età media anni 29 con punte che vanno da un massimo
di anni 56 a un m i n i m o di anni 19. Le professioni sono così sud-
divise: panettieri 4 (di cui u n panettiere bracciante) - muratori 2 -
falegnami 2 - tipografi 2 - fucinatori 1 - cappellinai 1 - pittori 1 -
fonditori 1 - tessitori 1 - assistenti 1 - lattonieri 1 - parrucchieri 1 -
maniscalchi 1 - meccanici 1 - incisori 1 - battiloro 1 - 1 fotografo-
suggeritore teatrale. Nel corso delle perquisizioni nelle abitazioni
degli accusati e attraverso il sequestro della corrispondenza vengono
intercettati, oltre alle missive, opuscoli e giornali. Per quanto con-
cerne questi ultimi si tratta di numeri isolati, talvolta di parecchi
anni prima. È il caso de « Il Proletario » di cui vengono rinvenute
copie del gennaio 1875. O p p u r e sono numeri de «La Gazzetta ope-
raia » di Torino, oppure de « L'Amico del Popolo » di Milano, l'unico
giornale più propriamente anarchico diffuso nel gruppo torinese.
Purtroppo nulla è dato di sapere de « Il Birichin », di cui è fatto
cenno a proposito di u n articolo trovato in casa del socialista Luigi
Alasia 6 .

5. Su 31 imputati ho i dati di 22.


6. « La Gazzetta operaia », Torino, tip. B. Valentino, poi M. Artale,
direttore è Giovanni Rejmond. Esce dall'1-6-1887 al 24-3-1888; settimanale.
Ad essa fa seguito «La Nuova gazzetta operaia» che durerà dal 31-3-1888 al
8-9-1889. Periodico prima indipendente poi anarchico, socialista, comunista.
«L'Amico del Popolo», Milano. Esce dal 1891 al 1892.
A proposito de « Il Proletario » è presumibile che si tratti della continua-
zione de « La Discussione. Rivista del socialismo intransigente », pubblicata
a Torino con gerente Carlo Terzaghi. « Il Proletario. Periodico socialista in-
transigente », diretto dal Terzaghi, uscì settimanalmente a Torino prima,
dall'1-10-1873 all'l-1-1874, poi a Genova.
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Gli opuscoli che circolano nel gruppo socialista-anarchico tori-


nese di cui qui ci si occupa e di cui si ha contezza dalle requisizioni
operate dalla polizia sono i seguenti:
A . CASSANI, Amore e Odio, 1892.
I socialisti anarchici al popolo italiano: non votate!7.
Agli operai italiani.
Appello edito a Nizza, settembre 1889 8 .
Appello, aprile 1890.
Parere degli anarchici sul duello, I m o l a , 1890.
I fatti di Roma dell'8 febbraio 1889.
Manifesto degli anarchici al popolo d'Italia.
Primo maggio 1890. Gli anarchici al popolo.
Pourquoi les travailleurs sont-ils malheureux?
Ateismo e materialismo.

1.
Lettera inviata a Luigi Alasia da V. Milanese.
Livorno 16/4/1892
Carissimo Compagno.
Ho la cara tua del 13 aprile. Quanto [sic] ti abbisognano opuscoli
scrivi e ti saranno mandati subito. Del numero 2 della nostra Biblioteca,
Rigo ebbe 120 copie: l'opuscolo era intitolato Ateismo e Materialismo.
Se ne vuoi delle altre copie avvisaci. Del numero unico ne invierai
100 copie a Orazio Tani - fermi in posta Livorno. Più sotto ti scrivo gli
indirizzi. Tanti saluti. V. Milanese.
Marzotti Serafino - barbiere - c. Garibaldi - Faenza
Prof. Raffaele Coti - Minervino di Lecce
Falleri Oreste - Pisa
Schilisler Giuseppe - Pisa
Giannotti Alfonso - Cascina
Giuffrida Giuseppe - Leopoldo Cristina - Catania
Rosa Giuseppe - Pergola
Guido Bonardi - Gubbio

7. Il testo dell'appello, che porta la data del novembre 1890 ed è seguito


da un elenco di firme, è riportato nell'appendice di documenti del saggio di
E. SANTARELLI, Il socialismo anarchico in Italia, Milano, Feltrinelli, 1 9 5 9 , pp. 1 7 9 - 1 8 2 .
8. Ne è autore Errico Malatesta che, di ritorno dall'Argentina, lo redige
come dichiarazione dei princìpi dell'anarchismo.
comunicazioni 223

Ilari Michele - V. Fontaniere 17 - Trapani


Biagi Giovanni - impiegato ferroviario - Aosta
Pensa Pasquale - Vico 3 regine 6 - Napoli
Canepa Emanuele - parrucchiere - Sampierdarena
Cecchini Renato - San Lorentino Arezzo
Giuseppe Mari - Leguzzano - Spezia
Luigi Brunini - Pesaro
Affricano Pescantini - Cecina
Gazzini Vittorio - Caffè della Banda - Pistoia
A. Alfieri - fornaio - Parma
Bondi Temistocle - Sobborgo Mazzini - Forlì
Carpineti Cesare - B° S. Spirito - Macerata
Vittorio Santini - Terni
Palmerini Vittorio - Prato
Francis Sradi - 19 Charlott Street - London
Ettore Mattei - Cazzilla del Carreo 1357, Buenos Ayres

2.
Lettera inviata a Sante Caserio da Antonio Cassani
Parigi 13/4/1892
Carissimo Amico!
Ricevo in questo momento 2 copie dell'Amico del Popolo, che lo
trovai stupendo. Ecco caro Sante questo è il modo con cui mi piac-
ciono i nostri giornali, ogni altro sistema mellifluo di fare propaganda
e di combattere gli avversari, è cosa che non va più per i nostri tempi.
Mandalo sempre adunque l'Amico del Popolo e se trovi il Locatelli dilli
[sic] che quanto prima vedrà un nuovo lavoro che parte da Parigi. Io sono sem-
pre nelle medesime acque anzi, minaccio di affocarvi, porca madonna!
Speriamo un benefico salvataggio od altrimenti vengo ancora a Milano
o che vado in Russia a lavorare. Quella corrispondenza da Parigi pare che
sia piovuta dal cielo, perché dei compagni di Parigi che l'abbiano spedita
non saprei chi ... forse Constans! Mi piacciono quelle passatine ben
dettate che riguardano quei farabutti della Camera ecc. e mi piace assai il
metodo che avete preso in vessillo in questo numero del vostro giornale.
Per Dio, se non si fa così come volete fare? Bravi, e avanti sempre, e
non curatevi se quelle 3 marmotte si offendono alle volte e minacciano
di provocare delle battaglie aperte, ben vengano anzi perché la vittoria
è sempre dell'Anarchia. Fatti coraggio, caro amico e continua a combat-
tere al fianco di chi uniforma la propaganda ai metodi di impavidezza,
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antilegalitarismo e libera iniziativa. Nell'Amico del Popolo ho trovato


troppe volte però il sacrosanto nome di: Pietro e di: Gori ... Ciò sta
male e si potrebbe farne senza, io credo, e modificare il modo di rac-
contare le cose, escludendo i nomi.
Ciao, caro amico, e vogliaci sempre bene al tuo A. Cassani.
P.S. Quando esce ancora il giornale mandatemelo a me od all'indi-
rizzo di qualche altro compagno di Parigi. Questa lettera comunicagliela
all'amico Locatelli più presto che puoi. Ciao 9 .

3.

Lettera inviata da Carlo [Garlasco?]


Torino 15/3/1892
Caro amico.
Ricevetti ieri il tuo scritto che aspettavo da tempo, ed era vera-
mente nel dubbio che mi avresti dimenticato, e se non mando più la sco-
munica a te la manderò a Farinetti, che mi a [sic] proprio trascurato.
Sono stato al circolo o [sic] fatte le comunicazioni che mi ai [sic]
incaricato. Sono oltre modo soddisfatto delle notizie che mi rechi riguardo
al vostro stato economico. Riguardo a me ero deciso di partire per Lione
(Francia) ma per mio sommo dispiacere mio padre cadde così grave-
mente ammalato che ha perduto ogni speranza per la sua guarigione e
con ciò potrai capire come il mio piano andò in fumo. In un'altra tua
dì a Farinetti che unisca un suo biglietto, nel quale mi dica se a [sic]
ricevuto le mie cartoline a Biella e Mongrando, dilli [sic] anche che
Bertani a [sic] piacere di conferire con lui per affari che li [sic] riguarda.
Se scrivete a lui indirizzateli alla Camera del Lavoro.

9. La lettera era unita ad un pacco contenente i seguenti opuscoli (che non


sono stati però reperiti):
I socialisti anarchici al popolo italiano : non votate !.
Agli operai italiani.
Appello edito a Nizza, settembre 1889.
Appello aprile 1890.
Parere degli anarchici sul duello, Imola 1890.
I fatti di Roma dell'8 febbraio 1889.
Manifesto degli anarchici al popolo d'Italia.
1° maggio 1890 - Gli anarchici al popolo.
Pourquoi les travailleurs sont-ils malheureux?
comunicazioni 225

In quanto a giornali per la propaganda qui a Torino è tutto morto


e più che morto. E sai il gran perché? Perché il Rigo 1 0 a [rie] dovuto
assentarsi di qui in seguito alle solite persecuzioni della questura; tu
che ai [sic] conosciuto l'ambiente di qui certo non stupirai che un sì
piccolo incidente possa privare tutta la città della stampa anarchica, ma
nel medesimo istante proromperai in un « Fiacconi ! ! ! » e non avrai
torto. Mi ai [sic] promesso di farmi avere della stampa di costi; se in
senso anarchico e scritta in lingua italiana non potresti farmene avere
più copie ed io ti spedirei l'importo ad ogni tua spedizione e di ciò po-
tresti stare tranquillo sulla mia parola. Io di qui per ora potrò spedirti
null'altro che qualche foglio borghese quello che più ti aggrada, se non
tutti i giorni almeno una volta alla settimana. Informati se «Lode»
ove si trova il compagno Conti non sia troppo distante da Ginevra
così potresti comunicare con lui. Io gli ho scritto dietro il seguente in-
dirizzo « Mes or Conti Filippe chez Frascotti rue de Larote - Lode - Susse »
[sic] e non ricevetti ancora risposta. Ti saluto e anche il Farinetti. Sono
tuo e per la causa Carlo.

4.
Lettera di Luigi Barosso a Romano Gurlino
(s.d.p.)
Caro Romano.
Prendo codesta occasione per scriverti e farti sapere delle mie notizie,
visto che anche tu nella tua ultima dimandi al Reposso come me la sono
passata ecco: ah [sic] dirtelo francamente oh [sic] fatto molta miseria
perché devi sapere che finora non oh [sic] potuto occuparmi quindi
saltamenti di pasti in quantità: questa è la mia condizione. Ora scri-
vendoti appunto sono ah [sic] dimandarti se a Ginevra c'è qualche modo
di occuparmi nel mio mestiere od in qualche altro lavoro; che io in-
tendo abbandonare Torino appena passata la visita che è al 20 aprile
perché del resto sarei certo che prima del 1° maggio coll'agitazione dei
disoccupati che abbiamo e col lavoro di propaganda che continuamente
si va facendo da parte di tutti i compagni attualmente disoccupati:
e volendo nel 1° maggio tenere almeno un comizio; ed ora debbo chiu-

10. Giovanni Rigo, via Silvio Pellico 28, Torino. Con questo indirizzo
compare in un elenco di persone cui fare capo per la propaganda anarchica
nelle principali città italiane inviato da un correligionario di Milano all'anar-
chico Giuseppe Genova di Palermo. Cfr. F . S. R O M A N O , Alcuni documenti inediti
sugli anarchici di Palermo (1892), « Movimento operaio », 1950, II, n. 7-8.

15-
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dere queste poche righe colla speranza che mi farà [sic] avere al più
presto questo favore, colla speranza di vederti presto ti saluto e mi
dichiaro per la R.T. tuo Barosso Luigi. P.S. Saluta pure da parte mia
il compagno Farinetti.

5.
Lettera inviata da Achille Gouthier a Romano Gurlino
Torino lì 22/3/1892
Carissimo Gorlino.
Leggo con piacere dalle tue lettere che tanto te quanto Farinetti
siete già situati in lavoro e vivete meglio di qui. Avevo pregato Fari-
netti di farmi sapere se in Ginevra vi era lavoro da pittore decoratore
(ornato) ma fino ad ora non mi avete fatto sapere niente siccome che è
probabile che ha [sic] giorni vado via da Torino, e non ho ancora deciso
dove andare per cui ti prego di farmi sapere qualcosa così verrò anch'io
ad aumentare il numero dei malfattori. Saluta Farinetti ed abbiatevi en-
trambi una stretta di mano dal compagno Achille Gouthier.

6.
Elenco degli arrestati nel 1892.
Bertani Giovanni di Ambrogio. Doveva essere membro della C.d.L. di
Torino, secondo la testimonianza di alcuni arrestati, ed in collega-
mento con società operaie se nella perquisizione della sua abita-
zione, effettuata il 19 aprile, vengono rinvenute relazioni di sedute
della C.d.L., 152 libretti di soci e vari statuti di società operaia.
Alasia Luigi di Bartolomeo, nato a Torino, residente a Torino di anni 25,
professione tipografo. Cfr. Elenco arrestati 1894.
Stretti dovevano essere i suoi legami con la C.d.L. poiché viene indi-
cato come membro di questa. Pare che fosse stato eletto a far parte
della commissione per la celebrazione del 1° maggio 1892. A quanto
ci risulta si dedicò anche al giornalismo: nella sua abitazione venne
requisito nell'aprile 1892 un originale di articolo per il giornale
«Il Birichin». Pare che facesse capo a lui l'iniziativa di stampare
a Torino la «Gazzetta dell'Operaio». Una lettera inviatagli da Li-
vorno da V. Milanese e che è stata qui riprodotta contiene gli indi-
rizzi di un primo nucleo di abbonati al giornale.
Castellano Guglielmo.
Botto Umberto di Giovanni, nato a Torino, residente a Torino, di anni 25,
professione tipografo. Cfr. Elenco arrestati 1894.
comunicazioni 227

Era il gerente de « Il Ventesimo Secolo - Organo della democrazia


sociale» settimanale che si stampò a Torino dal 5/4/1891 al 9/4/1893,
ad indirizzo democratico-repubblicano sotto la direzione di Giovanni
Ferraroni. Tra i collaboratori si trovano Laerte Salvi, Paolo Alessi,
Achille Gouthier, G . Salvioli, il cui n o m e ricorre anche altrove in
queste note.
Capisano Ferdinando f u Carlo, nato nel 1 8 7 1 , domiciliato a Torino, pro-
fessione falegname. C f r . Elenco arrestati 1894.
Ajassa Ernesto nato a B o r g o g n o (Novara) nel 1 8 6 1 , residente a Torino,
professione fotografo e suggeritore teatrale.
Membro della C.d.L. Pare che fosse stato eletto a far parte della C o m -
missione per la celebrazione del 1 ° maggio 1892.
Gastaldetti Eugenio
Viene indicato come membro della C.d.L.
Barosso Luigi di Lorenzo, nato a Torino nel 1872, domiciliato a Torino,
professione cappellinaio.
Gouthier Achille f u Angelo nato a Torino nel 1857, domiciliato a Torino,
professione pittore. C f r . Elenco arrestati 1894.
Anch'egli viene indicato come membro eletto a far parte della C o m -
missione per la celebrazione del 1 ° maggio 1892. Appare tra i collabo-
ratori del settimanale « Il Ventesimo Secolo », con direttore Giovanni
Ferrarone e gerente il già citato Umberto Botto.
Raso Giovanni f u Pietro, nato a Cagliari nel 1 8 4 1 , domiciliato a Torino,
professione fonditore.
Lanozzi Emilio, cfr. Panozzi Emilio. C f r . Elenco arrestati 1894.
Lancino Secondo f u Francesco, nato a S. Giorgio nel 1844, domiciliato
a Torino, professione tessitore.
Caruzzi Castore fu Francesco, nato a Coli (Pc) nel 1836, domiciliato
a Torino, professione assistente.
De Marchi Francesco f u Giacomo, nato a Torino nel 1873, domiciliato
a Torino, professione lattoniere.
Bellino Giovanni di Carlo, nato a Torino nel 1860, domiciliato a T o -
rino, professione panettiere.
Monaco Lorenzo
visse per un certo periodo a San Paolo di Brasile.
Ferrerò Giovanni fu Vincenzo, nato a Savigliano nel 1852, domiciliato
a Torino, professione parrucchiere.
Garlasco Carlo.
Panizza Alessandro.
Bertoni Giuseppe f u Luigi, nato a Genova nel 1857, domiciliato a Torino,
professione muratore.
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Ragazzini Alessandro.
Mainardi Domenico di Carlo, nato a Torino, di anni 27, domiciliato a
Torino, professione maniscalco.
Per un certo periodo f u in America.
Scala Pietro di Anacleto, nato a Salassa Canavese, di anni 32, professione
panettiere e bracciante.
Viscardi G. Battista di Pietro, nato a Villastellone nel 1869, domiciliato
a Torino, professione panettiere.
Marchello Giacomo di Giuseppe, nato a Torino, di anni 25, professione
panettiere. C f r . Elenco arrestati 1894.
Audisio Antonio f u Giovanni, nato a Torino, di anni 35, professione
tipografo.
Repossi Francesco di Pietro e di R o s a Baroso, nato a Valenza (AL) nel 1 8 7 1 ,
domiciliato a Torino, professione meccanico.
Si dichiara estraneo all'ambiente anarchico ed alla C.d.L.
Farinetti Luigi f u Sebastiano e f u Livia Bianchi, nato a Torino nel 1874,
domiciliato a Torino, professione incisore.
Dichiara di essere in relazione con membri della C.d.L. di Torino.
Gurlino Romano di Giovanni e di Delfina Foresta, nato a Torino nel 1866,
domiciliato a Torino, professione falegname.
Per sua stessa ammissione è in rapporto con membri della C.d.L. di
Torino.
Cassani Antonio di Carlo, nato a M i l a n o nel 1872, domiciliato a Milano,
professione battiloro.
Ben poco si conosce di lui, nonostante le pubbliche autorità lo in-
dichino come un anarchico convinto e pericoloso. L e poche notizie
sul suo conto e sulla sua attività si ricavano dai rapporti di
polizia e dai documenti sequestratigli. Egli si era diretto nei primi
mesi del 1892 a Ginevra con il Guabello, il Farinetti e il Gurlino.
M a vi era rimasto pochi giorni, poi con il solo Guabello era partito
alla volta di Lione e Parigi. Qui doveva trovarsi alla fine di aprile
se indirizzò una lettera a Sante Caserio, da cui traspare l'ansia e
la sollecitudine per la causa anarchica che non si affievolisce, nono-
stante i disagi e la difficoltà di trovare un'occupazione. I rapporti
tra il Cassani e il Caserio dovevano essere molto stretti e intensa
la collaborazione di entrambi all'attività politica, se insieme avevano
affittato un abbaino a Milano per farne deposito di stampa anar-
chica da diffondere. In una perquisizione di questo oltre ad indirizzi,
stampati e corrispondenze, vengono rinvenute ben 600 copie di un
opuscolo pubblicato nel 1892 dal Cassani, intitolato Amore e Odio.
Le pubbliche autorità attribuiscono alla sua penna anche il piccolo
comunicazioni 229

saggio II Salariato. Nutro invece dubbi in proposito poiché pro-


prio nel 1891 era stato pubblicato a Torino dall'editore R i g o come
numero 1 della Biblioteca della Gazzetta degli operai lo scritto di
P. Kropotkin II Salariato. La coincidenza e la mancanza di notizie
su altre eventuali pubblicazioni del Cassani ingenera quindi la pro-
pensione a non accettare l'attribuzione delle pubbliche autorità.
Si apprende anche che il Cassani era solito celarsi sotto lo pseu-
donimo di Riccardo Bertagnoli.
Guabello Alberto di Dionigi, nato a Mongrando nel 1874, domiciliato a
Mongrando, professione muratore. C f r . elenco arrestati 1894.

Assai p i ù n u t r i t a e ricca d i interesse è la p u b b l i c i s t a d i cui v e n -


g o n o t r o v a t i i n possesso gli a n a r c h i c i arrestati n e l 1894. I n f o n d o
la causa occasionale c h e dà il v i a agli arresti è il r i n v e n i m e n t o a
T o r i n o d i c o p i e del v o l u m e di C h a r l e s M a l a t o De la Commune à
l'anarchie, u s c i t o a P a r i g i p r o p r i o i n q u e l t o r n o di t e m p o . P e r alcuni
mesi le f o r z e d i p u b b l i c a sicurezza d a r a n n o u n a caccia senza t r e g u a
al r i v o l u z i o n a r i o , del c u i s o g g i o r n o i n Italia n e i m e s i d i g e n n a i o
e f e b b r a i o d i q u e l l ' a n n o ci s o n o p r o v e e t e s t i m o n i a n z e 1 1 , sospettato

1 1 . Questi sono i connotati che il questore di Torino trasmette al collega


di Milano il 10 aprile 1894, richiedendogli notizie sul soggiorno milanese di
Keller Charley: Malato Carlo: «Anni 37 ma ne dimostra 45, statura e corpo-
ratura vantaggiosa, capelli piccoli, baffi castani, faccia da prete, parla perfet-
tamente francese e male l'italiano ».
Dalle deposizioni rilasciate al sottoprefetto di Biella da alcuni socialisti anar-
chici del circondario, tra cui si trova Rinaldo Rigola (Rigula riportano i
documenti), risulta che il rivoluzionario andò a Biella e a Mongrando 2 volte:
una alla fine di gennaio ed un'altra nel periodo di carnevale. In queste brevi
visite, in cui sarebbe stato accompagnato dall'anarchico torinese Flavio Sogno,
ebbe abboccamenti con parecchi anarchici del luogo, tra cui il Rigola,
il Guabello e Paolo Lusano, ricordato poi dal socialista biellese come un arti-
giano, un fabbro ferraio, che, senza mai essere stato a scuola, né all'estero,
conosceva una mezza dozzina di lingue straniere.
Da Milano intanto si precisava che il Malato vi soggiornò dal 21 al 22 gen-
naio ed ebbe parecchi incontri con Pietro Gori. A conferma della notizia veni-
vano riportate le dichiarazioni, rilasciate dallo stesso Gori al giornale «La
Sera» di Milano, pubblicate poi sul numero del 12-13 marzo 1894: «L'au-
torità sa poco e sa male. Ne volete un esempio? Essa diede la caccia a
Merlino ma ignorò che a Milano furono di passaggio anche Malatesta e Malato.
Di Malatesta ebbe qualche sentore un paio di settimane fa mentre fu a Milano a
fine gennaio. Malato poi venne a casa mia e fu con me proprio nei giorni in
cui la mia casa era piantonata da una pattuglia e non facevo un passo senza
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di essere venuto nel nostro paese inviato dal Comitato Solidarietà


di Londra per mettere in atto u n piano insurrezionale che affidava
a lui la propaganda ed il coordinamento delle azioni in Piemonte e
Lombardia, al Cipriani, al Malatesta, al Merlino quello nella Sicilia,
Napoletano, Emilia e R o m a g n a e di cui sarebbero state espressioni
il m o t o dei Fasci siciliani e le agitazioni in Lunigiana. In questa
prospettiva va anche inserita la fitta corrispondenza che si intreccia
tra il questore di Torino e quelli di Palermo, Napoli, Genova, R o m a ,
Bologna alla ricerca di collegamenti tra il Malato e il gruppo torinese
da una parte e gli anarchici arrestati in quelle città dall'altra,
nell'intento di scoprire u n complotto a dimensioni nazionali. Senza
contare, come già si è detto, che ad esasperare lo stato d'animo
delle pubbliche autorità giungono continuamente notizie di atten-
tati anarchici in Francia che sembravano ben lungi dal volersi arre-
stare. La macchinosa operazione n o n darà ovviamente l'esito sperato:
per quanto concerne la richiesta di notizie su eventuali rapporti
tra gli anarchici torinesi e quelli delle zone italiane in fermento,
solo il questore di Bologna fornirà una esile traccia di collega-
menti, tra l'altro ben lungi dal confermare l'ipotesi di u n piano l 2 .

scorta d'onore. Venne da Londra così straordinariamente truccato da inglese


che dubitavo perfino desse nell'occhio.
Una sera infatti il delegato Allone si soffermò e ci seguì qualche tratto:
ma intonai il discorso delle bellezze di Milano e l'altro si staccò da noi.
— Che tipo è il Malato?
— Intelligentissimo e genialissimo. È figlio d'una Del Carretto, nacque
a Napoli e da fanciullo passò a Parigi. Non chiese la naturalizzazione fran-
cese e così finì col non prestare servizio militare né in Francia né in Italia.
Ora è a Londra corrispondente di giornali. Manda articoli anche al " Figaro " ».
12. Il questore di Bologna riferendo su una perquisizione condotta nella
casa dell'anarchico Giovanni Domanico, accenna all'esistenza di cartoline po-
stali scritte da redattori del giornale anarchico torinese « L'Ordine » in cui
si raccomanda la traduzione già iniziata dal Domanico di Krapotkin [sic] e
di Bakunine.
Il Domanico, che spesso si cela sotto lo pseudonimo di Le Vagre, aveva
svolto e svolgerà ancora in seguito un'intensa attività di pubblicista.
In un primo tempo aveva collaborato alla « Rivista italiana del socialismo »,
che si pubblicò mensilmente a Lugo-Imola dal novembre 1886 all'agosto-set-
tembre 1887 con l'intento di divulgare ideologie socialiste, senza aderire a
correnti specifiche. Era stato poi direttore de «La Plebe. Periodico socialista»,
uscito a Temi poi a Firenze con periodicità bisettimanale, poi settimanale,
dal 18/10/1891 al 10/4/1892. Il giornale aveva seguito un indirizzo prima
comunicazioni 231

E d i n g e n e r a l e n u l l a si p o t r à a c c e r t a r e a carico d e g l i i m p u t a t i
al di là dell'associazione a d e l i n q u e r e a n c h e se q u e s t a v o l t a le p e n e
p r o n u n c i a t e c o n t r o gli a n a r c h i c i , r i s e n t e n d o d e l c l i m a r e p r e s s i v o
i n s t a u r a t o dal C r i s p i , n o n s a r a n n o d e l t u t t o l i e v i 1 3 . A l c u n e c o n s i d e -
r a z i o n i r e s t a n o d a f a r e sul n u c l e o a n a r c h i c o s c o p e r t o delle p u b b l i -
c h e a u t o r i t à nel 1894.
A n c o r a una volta la polizia si è mossa un p o ' a caso, ha colpito
qua e là, ha setacciato un gran n u m e r o di persone che sono risultate
estranee ad o g n i organizzazione e i m p e g n o politico. E p p u r e in mezzo
a queste spiccano figure di p r i m o piano, anarchici che scrivono sui
giornali della loro corrente, che si dedicano alla f o r m a z i o n e e alla
propaganda. L a consistenza stessa dell'organizzazione anarchica a p -
pare considerevole: accanto al nucleo torinese si è affermato un
g r u p p o nel Biellese, guidato da A l b e r t o Guabello, che raccoglie
larghe a d e s i o n i 1 4 , la propaganda si è intensificata, i mezzi: opuscoli,

tra bakuninista ed internazionalista, poi, trasferitosi a Firenze, era divenuto


organo del movimento anarchico italiano. Sempre nello stesso periodo aveva di-
retto il settimanale ad indirizzo socialista anarchico « Tribuna dell'operaio »,
che usci a Firenze-Prato dal 2/7/1892 al 16/7/1892. In seguito, quando Guido
Podrecca lasciò la direzione del settimanale « Bonomia ridet » che si pubblicò
tra il 1888 e il 1889 a Bologna, lo sostituì. Nel 1895 sarà contemporanea-
mente redattore responsabile con Gino Alfani dell'« Avanti!. Periodico socialista
dei comuni vesuviani» pubblicato prima a Portici poi a Napoli fino al
maggio 1896 e direttore de « L'Asino. Giornale socialista quotidiano » che
usciva a Roma.
Del periodo precedente il 1894 sono noti almeno 2 opuscoli del Domanico:
I trovatelli, Milano, Amministrazione della Plebe, 1880, « Propaganda socialista »,
che ebbe parecchie riedizioni; I partiti politici di fronte all'attuale situazione. Con-
ferenza, Bologna, 1893.
13. La Corte di Appello di Torino confermerà il 24 ottobre 1894 la sen-
tenza già emessa il 16 giugno dal Tribunale:
Gribaldo, Conelli e Praga sono condannati alla detenzione per 6 mesi e alla
multa di lire 300 ciascuno.
Guabello e Sogno alla detenzione per 5 mesi ed alla multa di lire 250 ciascuno.
Marchello e Clama alla detenzione per 8 mesi ed alla multa di lire 400 ciascuno.
Botto alla detenzione per 7 mesi ed alla multa di lire 350.
Romualdo Pappini, riconosciuto colpevole anche del reato previsto dell'articolo
246 del Codice Penale, alla reclusione per 14 mesi e 20 giorni, alla vigilanza
speciale della P.S. per un anno e alla multa di lire 400.
14. Il Rigola nelle sue memorie ricorda il periodo in cui il Biellese fu con-
quistato dalla propaganda anarchica, in cui notevole era l'influenza delle idee
di Bakunin e Kropotkin: «Per diversi anni - scrive - i compagni del gruppo
232 venerdì 5 dicembre 1969, o r e 21

volantini, fogli si sono moltiplicati. I giornali che circolano nel


gruppo sono numerosi; tra quelli sequestrati nelle perquisizioni
domiciliari i titoli sono ben 32 e la provenienza è varia. Accanto alla
presenza delle più rappresentative testate anarchiche italiane del
periodo, si trovano esemplari che provengono dall'estero, dalla Fran-
cia come dagli Stati Uniti, dall'America Latina, dalla Svizzera.
Insomma il movimento anarchico torinese nel biennio succes-
sivo alla scissione della Sala Sivori ha compiuto u n grosso sforzo
organizzativo, se si è assottigliato numericamente, si è impegnato
in u n compito di relazioni e di legami con altri nuclei anarchici,
ha allargato i propri orizzonti nel tentativo di consolidare anche
sul piano teorico la propria scelta politica: la presenza così abbon-
dante di giornali ed opuscoli lo sta a dimostrare, come la stessa
maturazione politica di alcuni dei dirigenti, che, nel corso del biennio
hanno assunto una statura, di cui anche le autorità sono ben conscie,
e che il loro avvenire verrà a confermare.
È esempio per tutti il caso di Alberto Guabello che ammette
di aver conosciuto il Malato durante u n suo soggiorno a Parigi, di
averne letti alcuni scritti come La filosofia dell'anarchia e I lavoratori
della città e della campagna, di conoscere attraverso la lettura di
alcuni saggi il Merlino, il Malatesta e il Cipriani. La sua stessa evo-
luzione da repubblicano a socialista legalitario ed infine ad anarchico,
le sue relazioni con i maggiori esponenti di questa corrente, le sue
doti n o n comuni riconosciute dalle stesse autorità « di facile parola,
di cultura superiore alla sua condizione sociale, anarchico convinto
ed entusiasta, il Guabello è davvero uno fra i più pericolosi e t e m i -
bili.. . » assegnano all'anarchico biellese una posizione di primo piano.

R i p o r t o anche qui alcuni dati utili a delineare un poco i con-


torni del gruppetto anarchico colpito nel 1894 dalle misure repressive
crispine 1 5 .
L'età media degli imputati è di anni 24, con punte che vanno
da un massimo di anni 37 ad un m i n i m o di anni 19.

biellese furono lettori assidui della « Révolte » di Parigi, la nota rivista di


cultura rivoluzionaria, trasformatasi in seguito nel « Temps nouveaux ». E
l'edicola di Agostino Colpio era sempre fornita di pubblicazioni italiane ed
estere anche perché gli operai abituati ad emigrare, conoscevano bene le lingue,
soprattutto il francese. Cfr. R . R I G O L A , Rinaldo Rigola e il movimento operaio
nel Biellese, Bari, Laterza, 1930, p. 97.
15. I dati si riferiscono a 16 persone su 22.
comunicazioni 233

Le p r o f e s s i o n i s o n o così s u d d i v i s e : t i p o g r a f i 2 - p r o p r i e t a r i t i p o -
grafia 1 - s t a m p a t o r i 1 - s t u d e n t i 1 - d i s e g n a t o r i 1 - p i t t o r i d e c o -
r a t o r i 1 - incisori m e c c a n i c i 1 - m e c c a n i c i 1 - f u c i n a t o r i 1 - c a r -
r a d o r i 1 - f a l e g n a m i 1 - tessitori 1 - p r e s t i n a i 1.
La m e s s e di p u b b l i c a z i o n i e s t a m p a t i p e r l o p i ù a n a r c h i c i m a
a n c h e socialisti c h e c a d o n o nelle m a n i della polizia n e l c o r s o delle
p e r q u i s i z i o n i o della cui d i f f u s i o n e a l l ' i n t e r n o del n u c l e o t o r i n e s e
si h a n o t i z i a è m o l t o a b b o n d a n t e . R i t e n g o o p p o r t u n o p e r la c o n o -
scenza e la v a l u t a z i o n e della l e t t e r a t u r a a cui a t t i n g e v a n o i g i o v a n i
r i v o l u z i o n a r i t o r i n e s i elencarli q u i d i s e g u i t o . C i t e r ò i titoli così
c o m e sono riportati nei documenti, riservandomi di apportare in n o -
ta, q u a n d o m i riesce, le c o r r e z i o n i e i rilievi necessari.

A . S . T . , Sezioni Riunite, Questura, Categoria A l , Rapporti di indole


politica (Anarchici) 1890-95, fase. 2, Associazioni a delinquere (Anarchici nel
Regno).

1.
C. MALATO, De la Commune à l'anarchie, Paris, Stock, 1894, Ilème E d i t 1 6 .
C. M A L A T O , La filosofia dell'anarchia.
C . M A L A T O , I lavoratori della città e della campagna.
F . S. M E R L I N O , Necessità e base di un accordo, Prato, La popolare, 1 8 9 2 1 7 .
Propaganda socialista fra contadini, edito a Londra, anonimo 18 .
K . M A R X e F . A N G E L S [sic], Il manifesto del partito comunista 1847, edito
a Milano, 1 8 9 1 , Flaminio Fantuzzi 1 9 .
Un po' di luce, opuscolo di A . P., tip. Spandu, 1893 20 .
Indicateur anarchiste.

16. La prima edizione francese di questo libro è del febbraio 1889.


17. Nell'opuscolo veniva esposto il programma degli anarchici. Lo scritto,
uscito contemporaneamente in lingua francese Nécessité et bases d'une entente,
Bruxelles, Impr. Longfils, 1892, ebbe una seconda edizione italiana nel 1920,
presso La Società Tipografica Italiana di Roma.
18. A Firenze nel 1884 fra le pubblicazioni del giornale «La questione
sociale» era uscito l'opuscolo del Malatesta Propaganda socialista (fra contadini).
Per tutte le edizioni di questo scritto cfr. Bibliografia malatestiana a cura di
U . FEDELI, in FABBRI, Malatesta l'uomo e il pensiero, Napoli, Ed. R . L., 1951.
19. Deve trattarsi del volume n. 1 della Biblioteca popolare socialista,
collana edita da Flaminio Fantuzzi: Manifesto dei Comunisti del 1847 di Marx
e Engels.
2 0 . A D O L F O PISTOIA, Ai socialisti ed ai conservatori - un po di luce, Torino,
tip. Spandrer e Lazzari, 1893.
234 venerdì 5 dicembre 1969, o r e 21

Les dinamitards aux Panamitards, manifesto apologetico dell'anarchia, di-


cembre 1893, Londra.
Cecilia. Comunità anarchica sperimentale, ed. Livorno, Biblioteca del Sem-
pre Avanti.
Socialista. Scene popolari di Alfonso Ferrari, ed. Torino.
Dio e lo Stato, Milano, tip. Flaminio Fantuzzi, Biblioteca popolare socia-
lista 2 1 .
L'anarchia nella scienza e nell'evoluzione, Prato, tip. La Popolare, Biblio-
teca della Plebe.
Individualismo, Marsala, tip. Martoglio, Biblioteca dell'Uguaglianza.
Uomo! Ecco la vera cosa che ti abbisogna, Milano, tip. Industriale.
Perché siamo anarchici?, Biblioteca dell'Ordine 2 2 .
Lo sfacelo degli Stati, Milano, tip. Flaminio Fantuzzi, Biblioteca dei lavo-
ratori 2 3 .
P. KROPOTKINE, L'espropriazione, Nizza, tip. Italiana, Biblioteca della
Tribuna Anarchica.
La politica parlamentare del movimento socialista, Ed. Andrea, tip. della
Associazione 2 4 .
Alla conquista del potere - Discorso al parlamento tedesco di Augusto Bebel,
Milano, a cura della Lega Socialista Milanese.
L'anarchia, Londra, tip. dell'Associazione 25 .
Causa celebre-Luciano Perrin, versione dal francese di Giuseppe Monaco,
Marsala, tip. Martoglio, Biblioteca del proletario.
Anarchia e comunismo - discorso di C. Caffiero, Novara, tip. Michele D'Auria,
Biblioteca propaganda anarchica.
L'anarchia alla Corte d'Assise - Difesa dell'avv. Vito Grignani, Marsala,
tip. Martoglio, Biblioteca del proletario.
Ravachol ovvero i dinamitardi di Parigi, R o m a , G . Perino.

21. Si tratta di M. BAKUNIN, Dio e lo Stato, Milano, tip. Fantuzzi, Biblio-


teca popolare socialista, 1893.
22. F. S. MERLINO, Perché siamo anarchici?, Torino, Biblioteca dell'ordine,
1892, n. 2 (pubblicato anonimo).
23. Si tratta di P. KROPOTKIN, LO sfacelo degli Stati, Milano, tip. Fantuzzi,
Biblioteca dei lavoratori, 1893, n. 4. Esiste anche una precedente versione ita-
liana: P. KROPOTKIN, La situazione. Lo sfacelo degli Stati, Torino, tip. Valen-
tino, 1890.
24. Si tratta dell'opuscolo di E. MALATESTA, La politica parlamentare nel
movimento socialista, Londra, 1890, Biblioteca dell'« Associazione », n. 1.
25. È ancora un opuscolo di E. MALATESTA, L'anarchia, Londra, 1891,
Biblioteca dell'« Associazione », n. 5.
comunicazioni 235

Saggio di razionalismo teorico-pratico con appendice La Morte e L'Amore,


per E . Gallesti [ì], Palermo, tip. Bissarilli, 1 8 9 1 .
Eureka Sociale, Trani, tip. Vecchia.

2.
Al titolo di questi opuscoli vanno aggiunte le segnalazioni di manifesti,
proclami, canzoni, versi ecc.:
Una commedia, Silvio Pellico.
È tardi, anonimo.
Foglietto Vae Victis di Gian Checoli - rivoluzionario.
Partito dei lavoratori italiani, Milano, Comitato Centrale 1/5/1893.
Ai compagni lavoratori - proclama elettorale, firmato I socialisti anarchici
di Milano.
Manifesto commemorante Paolo Schicchi, intitolato Agli Oppressi
30/10/1893, firmato: gli anarchici di Sicilia, Marsala tip. Martoglio.
Manifesto Al popolo Italiano, edito a Londra dal Gruppo Solidarietà.
Proclama intitolato I socialisti al consiglio comunale che cosa farebbero,
firmato: il partito dei lavoratori italiani, Torino, tip. Artale,24/5/1893.
Versi di Stecchetti - Giustizia - Annunziazione - Filosofi salariati.
Canto dei minatori, Rapisardi.
Canzone anarchico-rivoluzionaria: Oui, mais c est comme $a.
Canzone rivoluzionaria francese: Storia tragica di Giacomo Gaveux, stamp.
Parigi.
Parafrasi della canzone popolare Addio mia bella, addio:

Addio mia bella, addio,


l'armata deve andar,
m'imbarco per Sicilia
la plebe a massacrar.
La bandiera ha tre colori
sempre è stata la più bella,
difendiamo sotto quella
dei signor la proprietà.
N o i marciamo contro i fratelli
le sorelle ed i genitor;
affiliamo le nostre spade
contro i figli del lavor.

Parafrasi :
Fratelli d'Italia,
l'Italia si è desta,
236 venerdì 5 dicembre 1969, ore 21

ai m o r t i di f a m e
tagliamo la testa.
I nostri fratelli
domandali mercé
scanniamoli tutti
nel n o m e del R e .

3.

M o l t o n u t r i t o è l'elenco dei giornali e periodici, quasi tutti anarchici


che circolano nel g r u p p o e di cui le pubbliche autorità dichiarano spesso
di aver requisito intere annate o più copie di u n o stesso n u m e r o . R i p o r -
terò nel testo i titoli, f o r n e n d o , q u a n d o m i è possibile, in nota
qualche indicazione più precisa per l'individuazione spesso resa diffi-
coltosa a causa del ripetersi delle m e d e s i m e testate anche negli stessi
anni
« La R é v o l t e » 2 6 - « L ' O r d i n e » 2 2 - « P u n t o n e r o » 28 - « Lotta Sociale » 2 9
- « Questione Sociale» 3 0 - «La sera» - « L ' i n s u r g é » 3 1 - « P é r e P e i n a r d » 3 2
- « L a P l e b e » 3 3 - « E m a n c i p a z i o n e » 3 4 - « L ' U g u a g l i a n z a sociale» 3 5 -

2 6 . Organe communiste - anarchiste, Paris, 1 7 / 9 / 1 8 8 7 - 1 0 / 3 / 1 8 9 4 set


«manale. J. Maitron ricorda che nel 1894 gli abbonati a « La Révolte » in'ltalia
erano 3 3 . Cfr. J . M A I T R O N , op. cit., nota p. 1 3 7 .
27. Periodico settimanale popolare, poi Giornale anarchico settimanale

28. Quotidiano socialista di Reggio Emilia.


2 9 . Rivista scientifica del socialismo anarchico, Milano, 1 / 1 / 1 8 9 4 .
30. Organo comunista anarchico, Firenze, poi Firenze - Livorno poi Pisa
Dir. Giuseppe Cioci, 5/1/1884 - 26/5/1889, settimanale.
3 1 . Periodico che si stampava a Bruxelles.
32 Paris, 24/2/1889 - 21/2/1894, settimanale. J . Maitron ricorda che nel
1894 gh abbonati in Italia erano 2. Cfr. J . M A I T R O N , op. cit., nota p. 140.
33. Terni, poi Firenze, tip. Unione, poi tip. Industria, poi tip. « La Plebe »
Dir. Giovanni Domanico. 18/10/1891 - 10/4/92. Bisettimanale poi settimanale.
A Firenze si qualifica organo del movimento anarchico italiano.
34. Organo Società Operaie Italiane Affratellate, Roma, 1872-76/1886-88/
1890—93.
35. Marsala, tip. Martoglio, dir. resp. Giuseppe Monacò, 9-10/7/1892-
24/12/1892, quindicinale poi settimanale. Organo della frazione anarchica stac-
catasi dai socialisti al Congresso di Genova.
comunicazioni 237

« Grido degli oppressi »36 - « L'art. 248 » di Ancona 37 - « The Comman-


weal » [sic] - « Sempre avanti »38 - « La Riscossa »39 - « Il Grido del po-
polo» 40 - «Pensiero e dinamite» di Ginevra, tip. Schira 41 - « Il 18 marzo»,
di Urbino, tip. Righi - «LaGiustizia» 42 - «La Squilla»43 - «La Riscossa»44
- « Tito Vezio » 45 - « L'Asino »46 - « Lotta di classe »47 - « Combattiamo »
di Bologna - « Il Proletario »48 - « Il Ventesimo secolo »49 - « Avanti »50

36. Pubblicazione quindicinale dei gruppi comunisti anarchici di New-York


e dintorni, agosto 1892 / febbraio 1893.
37. Il primo numero usci il 7 gennaio 1894.
38. Periodico socialista anarchico ispirato da Pietro Gori, che usci a Li-
vorno dal 1874.
39. Probabilmente si tratta de « La riscossa » di Tortona.
40. Periodico settimanale, Torino, tip. F.lli Toffaloni, poi tip. Spandrer
e Lazzari, poi tip. Industriale..., 24/7/1892-14/12/1946.
41. Alcuni numeri del giornale escono nel 1891 ad opera di Paolo
Schicchi.
42. Difesa degli sfruttati, Reggio Emilia, F.lli Cerlini, poi tip. operaia ...,
direttori Prampolini, Zibordi ecc. 29/1/1886-29/12/1950. settimanale.
43. Politica artistica, scientifica, letteraria, poi supplemento letterario del
giornale « Il Pietro Micca », poi politica, scientifica, letteraria, poi politica so-
ciale, letteraria, Torino, tip. Industriale, dir. Dario G. Rossi, collaboratori
G. Marangoni, M. R . Imbriani, A. Pistoia, O. Morgari ecc. 10/3/1888-10/12/1892,
mensile poi quindicinale poi settimanale.
44. Periodico comunista - anarchico, Buenos Ayres 1890-93; continua con
« Lavoriamo » n. 1: 14/12/1893.
45. Giornale degli schiavi bianchi, Milano, tip. degli editori di B. Colombi,
poi di C. Borghini poi tip. Industriale, dir. Carlo Monticelli 15/10/1882-9/4/1883,
settimanale.
46. Settimanale illustrato, Roma, 1892 ...
47. Giornale dei lavoratori italiani, tip. degli Operai, dir. C. Prampolini,
30/7/1892-16/4/1898, settimanale. Col 22/8/1892 diventa organo centrale del
Partito dei Lavoratori italiani.
48. Marsala-Trapani, tip. Martoglio, dir. Azzaretti Antonino, 1/9/1890-
19/1/1892, settimanale.
49. Organo della democrazia sociale, Torino, tip. Industriale, poi tip. Gri-
baudo, poi f.lli Toffaloni, dir. resp. Giov. Ferrarone, gerenti Umberto Botto,
Secondo De Gaudenzi. Tra i collaboratori Laerte Salvi, Paolo Alessi, Achille
Gouthier. 5/4/1892-9/4/1893.
50. Torino tip. F. Gribaudo, 12/10/1892-19/10/1892, giornale settimanale
ad indirizzo progressista.
238 venerdì 5 dicembre 1969, o r e 21

- « Libero pensiero » di Torino - « La Propaganda »51 - « Il So-


cialista » 52 .
Elenco degli arrestati nel 1894 :
Gribaldo Carlo di Michele, nato a Torino, residente a Torino, di anni 30,
professione scultore in legno. Si dichiara anarchico, ma ritiene di
non avere il coraggio di ripetere gli atti di Ravachol, Henry e
Palas. Pare fosse stato autorizzato dal proprietario della tipografia
in cui si stampava «L'Ordine», Pietro Perosino, a ritirare la corri-
spondenza inviata al giornale, quando la tipografia fu chiusa. Le
lettere indirizzate al Perosino, che vengono requisite nella sua abi-
tazione, contengono richieste di copie del giornale provenienti da
Buenos-Ayres, Marsiglia, Paterson. Sembra seriamente intenzionato
a emigrare.
E condannato dal Tribunale di Torino.
Marchello Giacomo di Giuseppe, nato a Torino, residente a Torino, di
anni 27, professione prestinaio. Cfr. Elenco arrestati 1892.
Si dichiara non aderente ad alcun partito, ma professa idee anar-
chico-socialiste. Alla fine del 1889 ed all'inizio del 1890 fu a
Londra dove conobbe Malatesta, Bertoia, Louise Michel ed altri.
Qui fu nominato segretario della Sezione Anarchica degli Italiani
colà residenti.
Prima di andare a Londra era rimasto per circa 3 mesi a Parigi,
dove conobbe Merlino, Malato e rivide Cipriani che aveva già incon-
trato a Torino. Tornando da Londra si fermò a Parigi dove conobbe
Antonio Agresti 53 . Poi a Milano si incontrò con Pietro Gori.
Nella capitale inglese era stato incaricato di vendere biglietti per

51. Probabilmente il settimanale « La propaganda - giornale dei lavoratori »,


Imola, tip. Sociale, red. resp. A. Mancini, 6/8/93-17/12/93, giornale della cor-
rente socialista anarchica romagnola.
52. Esce la domenica, Palermo, tip. Amenta, dir. Giorgio Sulli, 1/5/1892-
25/9/1892.
53. Antonio Agresti continuò la sua attività politica collaborando nel primo
decennio del '900 a giornali e riviste socialiste, soprattutto ad indirizzo sinda-
calista rivoluzionario. Scriverà infatti sull'« Avanti della domenica », sul « Dive-
nire Sociale », sul « Domani », su « La Lupa ». Pubblicò cronache d'arte su « Il
Pensiero. Rivista quindicinale di sociologia, arte e letteratura», 1903-1911,
diretto da Pietro Gori e Luigi Fabbri.
Allo scoppio della guerra si pronunciò a favore dell'interventismo. Per
spiegare la propria posizione pubblicò lo scritto Perché sono interventista. Risposta
all'opuscolo « La guerra e gli anarchici», Roma, ed. L'Agave, 1917.
comunicazioni 239

raccogliere fondi destinati ad istituire una scuola che sarebbe stata


diretta da Louise Michel.
Viene poi condannato dal Tribunale di Torino.
Pappini Romualdo fu Ferdinando, nato a Torino, residente a Torino,
di anni 30, professione meccanico.
Si proclama anarchico individualista, ammira Ravachol, Henry,
Palas. E contrario all'organizzazione di partito, per cui diverge dal
Merlino, che pure stima. La sua storia di ribelle e di rivoluzionario
comincia presto : quando faceva servizio di leva fu retrocesso dal grado
di caporale e sottoposto a consiglio di disciplina perché apparte-
nente ad un partito sovversivo. Terminò il servizio militare in una
compagnia di disciplina, la prima di stanza al lido di Venezia. Visse
in Svizzera in Francia e in Africa. A Nizza fu arrestato per trafuga-
mento di carte anarchiche dal domicilio. Nella sua abitazione torinese
vengono trovati numerosi giornali e stampati acquistati in Francia.
Egli è noto per la fabbricazione di scatolette esplodenti e di bombe
di fattura casalinga. Sulla fabbricazione di questi ordigni tiene nei
primi mesi del 1894 una conferenza alla barriera di Lanzo, promet-
tendo di svolgere in successivi incontri tutto l'Indicateur anarchiste,
ossia di esporre il formulario completo sulla fabbricazione delle bombe.
Egli stesso aveva tradotto in italiano questo manuale.
Nella sua abitazione viene rinvenuto il manoscritto di un suo libro,
che porta in testa alla prima pagina Svolgimento delle teorie anar-
chiche nella classe lavoratrice.
Viene poi condannato dal Tribunale di Torino.
Clama Alessandro di Pietro, nato a Verona, residente a Torino, di anni 22,
professione disegnatore.
Si dichiara socialista è membro del Partito dei Lavoratori italiani,
per cui è in corrispondenza con molti dei principali esponenti socia-
listi, in particolare Odino Morgari, ma non risparmia al socialismo
italiano giudizi pesanti e contumelie. Ovviamente si proclama con-
trario ai metodi terroristici degli anarchici francesi. Collabora al-
l'« Ordine », in qualità di membro della Società razionalista, a dispo-
sizione della quale il giornale anarchico aveva messo dello spazio.
Nella sua abitazione viene infatti trovato un suo articolo pronto
per la pubblicazione, dal titolo Razionalismo.
E in possesso di molta stampa anarchica, opuscoli, giornali, tra
cui la raccolta della « Questione sociale ».
E condannato dal Tribunale di Torino.
Guabello Alberto di Dionigi, nato a Mongrando, residente a Mongrando,
di anni 20, professione tessitore.
240 venerdì 5 dicembre 1969, o r e 21

Cfr. elenco arrestati del 1892.


E condannato dal Tribunale di Torino.
Sogno (Flavio) Secondo Giovanni fu Valeriano, nato a Torino, residente
a Torino, di anni 19, professione tipografo.
Così si esprime su di lui il questore di Torino : « Poco più che
diciassettenne, nel 1892, veniva arrestato per la prima volta, siccome
uno dei più scalmanati eccitatori delle classi operaie allo sciopero
generale ed alla violenza».
« Operaio tipografo nel giornale " L'Ordine " col Canelli [sic] sotto
il pseudonimo di " Fosforo ", fu uno dei principali ispiratori di quegli
articoli incendiari che provocarono i ripetuti sequestri di quel-
l'organo della rivoluzione e del saccheggio».
Pare che avesse alloggiato ed accompagnato nel suo viaggio nel
Biellese Carlo Malato.
E condannato dal Tribunale di Torino.
Botto Umberto di Giovanni, nato a Torino, residente a Torino, di anni 27,
professione tipografo. Cfr. elenco arrestati 1892.
È condannato dal Tribunale di Torino.
Conelli Giovanni Antenore di Giuseppe, nato a Genova, residente a Torino,
di anni 23, professione studente.
Pare che scrivesse su «L'Ordine» con lo pseudonimo di «Fosforo».
E condannato dal Tribunale di Torino.
Praga Luigi Pietro fu Orazio Gaetano, nato a Torino, residente a Torino,
di anni 26, professione carradore.
E condannato dal Tribunale di Torino.
Richiero (o Ricchiero) Enrico, nato a Bussoleno nel 1874, residente a Torino,
professione meccanico.
Si dichiara anarchico. Conosce i membri della redazione dell'« Ordine ».
Ha letto scritti di Merlino, Malatesta, Cipriani.
Collaborerà a « L'Allarme », periodico anarchico, che uscirà a Genova
dal 25/2/1904 all'11/8/1904.
Viene assolto dal Tribunale.
Piana Ernesto
Viene dimesso nel periodo istruttorio.
Alasia Luigi. Cfr. elenco arrestati 1892. Nato a Torino nel 1870, domi-
ciliato a Torino, professione fucinatore.
Viene dimesso nel periodo istruttorio.
Baietto Luigi nato a Chambery.
Viene dimesso nel periodo istruttorio.
Stura Pietro, nato a Moncalieri, di anni 23, professione stampatore. Gerente
responsabile de «L'Ordine», condannato il 16 marzo 1894 a 2 anni
comunicazioni 241

e 6 mesi di reclusione ed a L. 400 di multa per giornali eccitanti


alla rivolta, alla lotta di classe ecc.
Viene dimesso nel periodo istruttorio.
Perosino Pietro, nato a Torino, di anni 22, professione proprietario di
tipografia.
Viene dimesso nel periodo istruttorio.
Panozzi Emilio, nato a Badia Polesine. Viene dimesso nel periodo istrut-
torio.
Lana Angelo, nato a Torino.
Viene dimesso nel periodo istruttorio.
Ceccarelli Camilia [?], nata a Cesena.
Viene dimessa nel periodo istruttorio.
Capisano Ferdinando. Cfr. elenco arrestati 1892. Nato a S. Giuseppe di
Casto nel 1871, domiciliato a Torino, professione falegname. Viene
dimesso nel periodo istruttorio.
Gouthier Achille. Cfr. elenco arrestati 1892. Nato a Torino nel 1857,
domiciliato a Torino, professione pittore. Viene dimesso nel periodo
istruttorio.
Molina Alfonso, nato a Torino, di anni 37. Viene dimesso nel periodo
istruttorio.
Ferrerò Angelo, è condannato e detenuto per ribellione.

14.
ANNAMARIA ANDREASI

A N A R C H I S M O E SINDACALISMO
N E L P E N S I E R O DI A R M A N D O B O R G H I (1907-1922)

L'anarchismo italiano nel p r i m o ventennio del secolo f u caratte-


rizzato dall'ingresso di molti suoi esponenti nelle organizzazioni sin-
dacali. Il ruolo che essi vi esercitarono coincide in larga misura con
l'impegno politico diretto di A r m a n d o Borghi, che introdusse nel
m o v i m e n t o le direttive di Errico Malatesta relative alla parteci-
pazione anarchica al m o v i m e n t o operaio organizzato arricchendole
di elementi autonomi e determinanti.
Questo studio, che n o n pretende d'essere completo, è un'analisi
del pensiero del Borghi e delle direttive che lo guidarono nella sua
azione di organizzatore sindacale anarchico. Infatti ci pare utile acco-
starci alla storia dell'anarchismo italiano nel periodo prefascista
anche attraverso l'indagine su un'esperienza concreta, quella appunto
del Borghi, che si sviluppò in concomitanza con l'evolversi del m o -
vimento operaio. Nello stesso t e m p o riteniamo che un'analisi di questo
tipo possa portare qualche contributo all'identificazione dei prece-
denti storici degli attuali dibattiti sulla funzione del sindacalismo
nella costruzione della nuova società futura.
Il Borghi n o n è u n teorico; altri anarchici meglio di lui hanno
esposto, in maniera più precisa e più approfondita, la loro posizione
riguardo al problema specifico della partecipazione al m o v i m e n t o
sindacale. Il suo pensiero tuttavia è particolarmente interessante perché
rappresenta il punto di vista dell'Unione Sindacale Italiana, l'orga-
nizzazione ufficiale del m o v i m e n t o sindacale rivoluzionario, rappre-
sentato a maggioranza dagli anarchici dopo che ne uscirono il D e
Ambris e i compagni interventisti nel 1914 e di cui dal 1914 al 1921
il Borghi f u segretario generale. Inoltre le opere del Borghi costitui-
scono uno dei nuclei più rilevanti e accesi di testimonianze anarchiche
dirette sui fatti più salienti del p r i m o '900 e p r o p o n g o n o temi che
sono ancora oggi di attualità, quali la polemica contro l'ingerenza
dei partiti nei sindacati, la critica contro i dogmatismi e la disci-
plina imposta dall'alto, l'opposizione all'apparato burocratico emerso
dalla rivoluzione russa.
comunicazioni 243

I suoi scritti, raccolti in libri, opuscoli e antologie, sebbene


traggano spunto da occasioni diverse e contingenti, rivelano una
notevole omogeneità e completezza. Quelli che ricoprono l'arco
di tempo compreso fra l'inizio del secolo e l'avvento del fascismo
ci danno una suggestiva testimonianza degli avvenimenti e rivelano
un pensiero in continua evoluzione che accompagna l'evoluzione del
movimento operaio stesso, m a nel quale rimane integro il nucleo
centrale sul tema della necessità della partecipazione anarchica ai
sindacati, per farne l'organo propulsore dell'azione rivoluzionaria
diretta alla costituzione di una società senza autorità. Sono frequenti
le ripetizioni: il motivo di ciò riteniamo si debba ricondurre proprio
al permanere di alcuni capisaldi del suo pensiero che, se talvolta lo
portarono a dare una valutazione troppo soggettiva delle condizioni
di fatto in cui egli si muoveva, tuttavia sono indicativi della sua
mirabile tenacia di propositi e della forza delle sue convinzioni.
«Il lettore confronti le prime con le ultime pagine» scriveva nel
1932 nel presentare dall'esilio una sua raccolta di scritti « se vi
trova uguaglianza, forse ripetizione di pensiero lo metta nel conto
del fatto che io n o n progredii che in u n tempo in mia vita: quando
m i occupai di politica la prima volta, adolescente, e divenni anar-
chico » b
II pensiero del Borghi deriva la sua unità dal carattere dell'uomo,
dalla sua personalità che emerge con chiarezza nelle sue memorie 2 .
Il suo accostamento ai problemi politici avvenne quando, ancora
ragazzo, intraprese la lettura dei libri del padre. «La mia vera
scuola - scrive il Borghi - f u u n vecchio armadio... Là dentro mio
padre aveva stipato tutto quanto aveva comprato di libri, opuscoli,
giornali... collezioni di giornali internazionalisti e anarchici di tempi
lontani, numeri unici, almanacchi, ritratti; opere di Ausonio Franchi,
Guerrazzi, Mazzini, Garibaldi, Bakunin, sulla C o m m u n e ; storia
di R o m a antica, storia del brigantaggio in Calabria. «Gli ultimi
casi di R o m a g n a » di Massimo D'Azeglio, la «Gerusalemme Libe-
rata», la « Divina Commedia », un opuscolo di Bartolomeo Giardi,
u n grande ritratto di Oberdan. Quelle stampe m i misero a tu per
tu con gli sviluppi dei movimenti di avanguardia in Italia, le
loro origini, le loro crisi, le persecuzioni a cui erano stati soggetti» 3 .

1. Mischia sociale, New York, Ediz, Sociali, 1934, p. 8.


A . BORGHI,
Mezzo secolo di anarchia, Napoli, Ediz. Scientifiche Italiane, 1 9 5 4 .
2 . A . BORGHI,
3. A. BORGHI, Mezzo secolo di anarchia cit., pp. 28-29. Il Borghi si diplomò
elettrotecnico a Castelbolognese, la città in cui nel 1882 era nato. Si formò
244 venerdì 5 dicembre 1969, o r e 21

Cresciuto nella scia della propaganda malatestiana, che si espri-


meva allora nel giornale « L'Agitazione » di Ancona, il giovane
Borghi militò al principio del secolo fra le fila di quegli anarchici
che proclamavano la necessità di superare l'isolamento in cui era
caduto l'anarchismo dopo la fine della prima Internazionale. Essi
propugnavano il ritorno alla lotta politica attraverso l'inserimento
nelle organizzazioni operaie per trovare un contatto con le masse e
per trasportare l'ideale anarchico dal piano della propaganda delle
idee a quello dell'azione.
La prima traccia del pensiero del Borghi relativa alla necessità
dell'organizzazione si rinviene in un suo volumetto pubblicato nel 1907
che raccoglie una serie di articoli comparsi precedentemente sul
settimanale «L'Aurora» di R a v e n n a 4 . Inserendosi nella polemica fra
organizzatori e individualisti - polemica che crebbe d'intensità dopo
la costituzione del partito socialista anarchico decisa al congresso
di Capolago nel 1891 - il Borghi richiama gli anarchici alla neces-
sità di armonizzare l'azione individuale con quella organizzata col-
lettivamente. Ma nell'enunciare la sua posizione in proposito egli
si preoccupa di distinguerla da quella di un equivoco integralismo.

come autodidatta e successivamente frequentò i corsi dell'Università popolare


di Bologna. In questa città si interessò, come giornalista, del movimento
operaio. Nel 1 9 0 5 - 0 6 fu direttore del settimanale anarchico di Ravenna
« L'Aurora ». Nel 1907 iniziò la vera e propria attività sindacale come segretario
del sindacato autonomo degli edili di Bologna. Nel 1912 riparò a Parigi per
sfuggire a un processo per attività antimilitarista (dal 1907 aveva collaborato
alla pubblicazione del settimanale « L'Agitatore » e del giornale antimilitarista
« Rompete le file », entrambi di Bologna) ; qui frequentò l'École des Hautes
Etudes presso la Sorbona ed entrò in contatto con i rappresentanti del movi-
mento sindacale francese (Jean Grave, Sebastian Faure, James Guillaume, Leon
Jouhaux allora segretario della CGT) e conobbe gli herveisti di « Guerra Sociale ».
Al suo ritorno in Italia occupò la carica di segretario della camera del lavoro
di Piacenza e nel novembre del 1914 fu eletto segretario generale dell'Unione
Sindacale Italiana e assunse la direzione del giornale ufficiale dell'organizza-
zione « Guerra di Classe ». Durante la guerra fu internato per la sua attività
antimilitarista e antiinterventista. Riprese l'attività sindacale nel 1918 mante-
nendo fino al 1921 la carica di segretario generale dell'Unione Sindacale
Italiana.
4. A. BORGHI, Il nostro e l'altrui individualismo. Riflessioni storico-critiche
su l'anarchia, Brisighella, 1907. Gli articoli furono riprodotti in parte dalla
rivista « Il Pensiero » di Luigi Fabbri (giugno 1907) e sono ora parzialmente
inseriti nel volume Mischia sociale cit.
comunicazioni 245

Egli - dice - non intende avvicinare la concezione individualista


stirneriana con quella organizzatrice, ché questo significherebbe
« tentare di conciliare le tendenze più eterogenee e più inconciliabili ».
Perciò distingue la propria concezione sia da quella degli individua-
listi « puri », « negatori del concetto di società », sia da quella dei
numerosi malatestiani che hanno sviluppato il metodo organizzativo
portandolo sino alle sue estreme conseguenze con sbocchi dogmatici
e autoritari5. Tuttavia, mentre le idee di questi ultimi si differenziano
da quelle del Borghi semplicemente per una diversa metodologia di
lotta - infatti il fine ultimo, cioè l'instaurazione del comunismo
anarchico è identico - la concezione anticomunista degli individua-
listi stirneriani si distingue per lo stesso suo nucleo centrale teorico,
dal quale « scaturisce un'opposta maniera di concepire la vita e la
lotta ».
Sul piano della tattica per il Borghi è chiaro che l'instaurazione
del comunismo anarchico non può che avvenire attraverso il contem-
peramento dell'azione collettiva con quella individuale, nella consa-
pevolezza che anche per promuovere l'azione comune è necessario
«l'olocausto di piccole minoranze di individui agenti d'accordo o
isolatamente, senza attendere il consenso generale... La stessa orga-
nizzazione operaia... non esisterebbe se non mercé l'azione individuale
di pochi, e forse di uno, sorto a prepararne il terreno senza aspet-
tare che tutti si muovessero di iniziativa e spinta propria» 6 . Indi-
vidualista nel senso che al termine era riconosciuto dalla tradizione
anarchica, cioè « nei rapporti fra compagni, nei mezzi d'attacco e
nella concezione rivoluzionaria», il Borghi si proclama avversario
di qualsiasi forma autoritaria e cristallizzata di società. Ma - av-
verte - non è tanto la concezione anarchica comunista che presenta
la possibilità di sfociare in una forma degenerativa di questo tipo,
quanto proprio quella degli individualisti puri. La realizzazione del
comunismo anarchico infatti prevede, oltre all'instaurazione dell'u-
guaglianza economica, l'abolizione di ogni potere politico. Una
volta che ciò si sia effettuato, il comunismo « sarà suscettibile di
tutte le trasformazioni e innovazioni che l'esperienza profana e
quella scientifica indicheranno », allontanando così ogni pericolo
di accentramento e di autoritarismo7. Tale forma di libertà non

5. Cfr. al proposito A . BORGHI, Il nostro e l'altrui individualismo cit., p. 40.


6. Ivi, p. 40, nota n. 1.
7. Ivi, p. 72.
246 venerdì 5 dicembre 1969, o r e 21

sarebbe invece consentita in una società che fosse abbandonata,


secondo la pratica individualista, all'arbitrio dei singoli; i più forti
fra questi infatti, esprimendo la propria personalità senza osser-
vare quei limiti che devono essere imposti dalla necessità della
convivenza sociale e dall'interesse comune, finirebbero per preva-
lere sui più deboli. «La lotta quindi uscirebbe ben presto dai con-
fini individuali per assumere atteggiamento collettivo, riproducendo il
punto di partenza della società borghese. I deboli si unirebbero per
combattere i forti e si ricostituirebbero le due classi antagoniste:
dominati e dominatori. Risorgerebbero i capi della propria classe che
diverrebbero i novelli gendarmi in difesa dei nuovissimi tiranni»8.
E con ciò la violenza sarebbe accettata, non come mezzo di lotta
necessario alla liberazione dalla schiavitù borghese, ma come « regola
costante di vita». Pericoli di schiavitù e di sottomissione morale
esistono anche in regime anarchico comunista, « ma in tale regime
mancherebbe ai forti - come strumento di oppressione - il fattore
economico, mezzo potentissimo di dominazione e di schiavitù» 9 .
Gli individualisti - afferma il Borghi - rifiutano il concetto di
società perché non lo sanno concepire senza implicazioni autori-
tarie; ma «l'errore consiste nel chiamare società l'insieme di con-
traddizioni, di contrasti e di rapporti cannibaleschi che oggi ci
deliziano; né tale certo si potrebbe chiamare il caos amorfista:
l'anarchia soltanto, come noi la intendiamo, armonizzando il lato
materiale della vita sociale e riducendo alle nobili gare del pensiero
e dell'animo lo spirito combattivo degli individui potrebbe con
ragione chiamarsi società umana» 10 .
Sono già presenti in questa analisi i motivi centrali del pensiero
del Borghi, quelli stessi che informeranno tutta la sua azione di
anarchico e di organizzatore sindacale: in primo luogo l'affermazione
della necessarietà dell'azione individuale per spingere le masse verso
obiettivi rivoluzionari e per impedire la formazione di apparati buro-
cratici cristallizzati. In secondo luogo il richiamo a una simbiosi di
elementi morali e di interessi materiali che, al di là degli scopi
umanitari che si proponeva, esercitò nel campo sindacale un ruolo

8. Ivi, pp. 66-67.


9. Ivi, p. 65.
10. Ivi, p. 59 e pp. 77-78. Il Borghi esprimerà ancora i propri motivi di
dissenso dagli individualisti al I congresso anarchico italiano che si svolse
a Roma dal 16 al 20 giugno 1907. Gli interventi dei relatori sono tutti pub-
blicati su «Il Pensiero», dal n. 11 del 1° giugno al n. 14 del 16 luglio 1907.
comunicazioni 247

rivoluzionario reale, esortando incessantemente alla necessità di n o n


confinare l'azione operaia fra le chiuse pareti degli obiettivi eco-
nomici e degli interessi di categoria, m a di innestarla alla lotta per
la costruzione di un n u o v o tipo di società. Il mezzo sindacale era
l'unico ritenuto rispondente alla nuova situazione di fatto creatasi
all'inizio del secolo che vedeva il dilagare delle organizzazioni del
partito socialista e delle leghe di resistenza nel clima di progres-
sismo liberale e di graduale evoluzione economica che sembrava
aver lasciato per sempre dietro di sé un passato di persecuzioni
e di lotte clandestine. La materia da trattare, scrive il Borghi,
era diversa, diverse le condizioni della lotta. Lo stato n o n sembrò
più aggressore, la libertà politica n o n era più contesa. Le grandi
masse entravano sulla scena. In queste condizioni era necessario
trovare « u n mezzo d'azione che n o n ci isoli, che n o n polverizzi
le nostre forze, che n o n ci riduca al ruolo di semplici spettatori» 1 1 .
Le persecuzioni avevano allontanato per un lungo periodo di t e m p o
gli anarchici dalla lotta pubblica. « A v e m m o così un periodo - scrive
con ironia il Borghi - dal 1893 al 1900, in cui la sola f o r m a
di associazione anarchica possibile era questa: la riunione dei n o -
stri compagni nelle isole del domicilio coatto... l'isolamento essendo
diventato una necessità, finì col convertirsi in una dottrina... La
mancanza del contatto con le folle n o n fece capir bene ai compagni
nostri la forza che si poteva trarre dal contatto con le masse e
dall'uso dell'organizzazione. A v e m m o quindi l'individualismo da
una parte e dall'altra l'organizzazione operaia, la quale sorgeva
sotto gli auspici e per l'azione dei socialisti» 1 2 . Per uscire dalla
situazione di impasse era necessario « trovare lo strumento, l'uten-
sile meccanico positivo, a cui applicare la potenzialità dinamica
delle idee, per trasformarla in forza reale, sommovente le basi del
m o n d o borghese » 1 3 e tale strumento doveva essere adeguato alla
nuova realtà dell'Italia che si avviava a diventare u n paese industria-
lizzato. N e l radicalizzarsi del conflitto delle classi è al Pelloutier
e all'idea operaistica dell'Internazionale di Bakunin che il Borghi

11. A. BORGHI, La rivoluzione mancata, Milano, Ediz. Azione Comune,


1964, p. 25.
12. A. BORGHI, Anarchismo e sindacalismo. Conferenza tenuta il J aprile 1922
a Roma dal Fascio sindacale di azione diretta (resosonto stenografico), R o m a , S.P.E.R.,
s. d., pp. 1 1 - 1 2 .
13. A. BORGHI, Fernand Pelloutier nel sindacalismo, New York, s. d., (2a ediz.),
p. 19.
248 venerdì 5 dicembre 1969, o r e 2 1

fa ricorso, affermando la necessità dell'azione « a m e n o che n o n si


voglia divenire una scuola di esteti, occupati a venerare le formule
imbalsamate del rigidismo dottrinario » 1 4 . L'alternativa proposta è
la scelta fra uno « sterile spiritualismo » che affidandosi « all'in-
fluenza della pura predicazione ideale » p u ò « formare le élites,
toccando le intelligenze più pure ed elevate» e un'azione che, supe-
rato il m o m e n t o elitistico, metta l'ideale « a contatto degli interessi
che tendono a prevalere e predominare in u n determinato periodo
storico, facendoli servire a se stesso e fecondandosi al loro contatto » 1 5 .
Il punto di partenza delle tesi borghiane è rappresentato dal-
l'adesione a quella concezione del sindacalismo che dall'ultimo de-
cennio dell'800 trovò in alcuni organizzatori anarchici francesi
(Pelloutier, Pouget, Delesalle, Yvetot ecc.) i propri teorici e i
propri realizzatori: una concezione del m o v i m e n t o operaio che re-
spinge « i princìpi e le formule social-democratiche, per cui il m o -
vimento sindacale doveva essere affidato al partito politico » per
affermare che « sia per il movimento economico, sia per le agitazioni
politiche, sia per lo sviluppo della cultura e della coscienza del
proletariato organizzato, il sindacato n o n si subordinava a nessun
partito, ma usufruiva delle proprie forze ed esclusivamente delle
proprie forze» 1 6 .
Il m e t o d o di azione che il Borghi ripropone è quello dell'azione
diretta popolare e operaia contrapposta alla teoria della conquista
dei pubblici poteri; e questo m e t o d o per il Borghi nell'epoca
anteriore al fascismo trovava il suo terreno naturale nell'organiz-
zazione operaia di tipo francese in cui « ogni sindacato locale aveva
personalità autonoma» e « n o n (era) sottomesso ad una organiz-
zazione centrale», e dal quale era stata bandita ogni f o r m a di
azione elettorale, ogni subordinazione ai partiti e collaborazione con
il governo 17 . L'azione doveva partire dal basso rifiutando l'autori-
tarismo e l'accentramento delle federazioni di mestiere che ispiravano
le loro direttive ai ristretti interessi economici di categoria. Gli
strumenti immediati di lotta erano quelli ritenuti i più rispondenti
a collegare l'azione sindacale con il fine rivoluzionario anarchico:
il boicottaggio, il sabotaggio, lo sciopero generale, mezzi che gio-

14. Ivi.
15. A. BORGHI, Fernand Pelloutier nel sindacalismo cit., pp. 2 1 - 2 2 .
16. A. BORGHI, Anarchismo e sindacalismo cit., p. 14.
17. A. BORGHI, Mezzo secolo di anarchia cit., p. 90.
comunicazioni 249

cavano sull'effetto della sorpresa e della provocazione e sull'audacia.


A una visione superficiale la tematica p u ò apparire assai simile a
quella che ispirò nella loro azione i sindacalisti rivoluzionari italiani;
tuttavia è il Borghi stesso che ci mette in guardia contro il pericolo
di assimilare le due correnti, quella anarchica e quella sindacalista-
rivoluzionaria. Il sindacalismo anarchico italiano risalendo alle espe-
rienze organizzative francesi del primo '900 si rifaceva in realtà
soprattutto alla concezione bakuniniana che affidava alle organizzazioni
operaie, quali primi nuclei del movimento rivoluzionario, la funzione
di espropriazione capitalistica e poi di assunzione immediata ed unica,
sulla base del decentramento federalista, della gestione della p r o -
prietà organizzata, mentre i sindacalisti-rivoluzionari italiani - nota
polemicamente nelle sue memorie il nostro autore - « erano imbe-
vuti soprattutto di sorelismo » 18 . « N o i - afferma il Borghi - ci
t r o v a m m o a camminare spesso a fianco coi cosiddetti sindacalisti.
E molti di noi ci dichiaravamo, spesso e volentieri, sindacalisti...
Questo però posso in coscienza affermare: n o n consentimmo mai
alcuna confusione fra il nostro pensiero e quello dei sindacalisti
provenienti dal marxismo parlamentare... nessun anarchico si con-
siderò mai sindacalista alla loro maniera. N o i partivamo da Bakunin.
Essi partivano da Marx, per quanto u n M a r x riveduto e corretto
da Georges Sorel» 1 9 .
Oltre al « confusionismo teorico » (« sindacalismo senza fisio-
nomia, senza possibilità di autodefinirsi; indeciso sui punti essenziali,
come l'elezionismo, il parlamentarismo, lo statismo, il partito p o -
litico ecc. » 20 ) il Borghi rimproverava ai sindacalisti-rivoluzionari
di fare del sindacato n o n u n mezzo ma u n fine in se stesso, ponendo
gli interessi di una sola classe al di sopra del vero ideale anarchico
di ima rivoluzione il cui scopo era la liberazione completa di tutta
l'umanità. « Per noi la classe era u n fatto, n o n un ideale. Quel fatto
era inevitabile e benefico in una società divisa in privilegiati e
n o n privilegiati, ma da quel fatto bisognava evadere e n o n chiu-
dervisi d e n t r o » 2 1 . Rimproverava inoltre ai sindacalisti-rivoluzionari
quello stesso spirito fatalistico che, se da un lato privava i social-
democratici di ogni volontà di azione inducendoli ad attendere dalla
necessaria evoluzione degli eventi la realizzazione delle condizioni

18. Ivi, p. 86.


19. Ivi, pp. 91-92.
20. A. BORGHI, Sindacalismo, «Volontà», 15 febbraio 1949, n. 8, p. 318.
21. A. BORGHI, Mezzo secolo di anarchia cit., p. 92.
250 venerdì 5 dicembre 1969, o r e 21

del riscatto delle classi lavoratrici, d'altro lato portava i sindaca-


listi-rivoluzionari ad esaurire la loro azione in una pura ginnastica
rivoluzionaria, nell'attesa di una mitica palingenesi sociale 22 .
Su questi punti la posizione del Borghi n o n differiva sostanzial-
mente da quella di Errico Malatesta e di Luigi Fabbri, che dell'anar-
chismo organizzatore f u r o n o simpatizzanti; m a l'evoluzione successiva
degli avvenimenti doveva rivelare una profonda differenziazione di
pensiero. È del 1913 la prima edizione dello scritto del Borghi,
Fernand Pelloutier nel sindacalismo, in cui si ravvisa un'adesione forse
eccessiva al sindacalismo-rivoluzionario francese. «I più vecchi fra
noi - riconoscerà più tardi il Borghi - Malatesta, Bertoni, Galleani,
avevano notato l'involuzione lenta e n o n sempre manifesta del
m o v i m e n t o (sindacalista-rivoluzionario francese). Perciò si tenevano
in guardia » 23 . Anche il Fabbri, che in u n p r i m o tempo aveva creduto
di trovare nel sindacalismo la leva possente che avrebbe aiutato a
rovesciare il vecchio m o n d o capitalistico, sentì il bisogno di ret-
tificare le sue posizioni in rapporto alla teorizzazione fatta dai sin-
dacalisti-rivoluzionari. Questo processo di rettificazione n o n andava
disgiunto da un certo timore che gli interessi strettamente economici
di una classe prendessero il soppravvento sull'ideale rivoluzionario
anarchico di salvazione integrale dell'umanità. Nello stesso tempo
traeva ulteriori motivi di conferma dalla constatazione che di fronte
alle crisi interne era impossibile mantenere l'unità del m o v i m e n t o
operaio, mentre le ragioni ideologiche dell'anarchismo imponevano
che esso « oltre a n o n essere un m o v i m e n t o di esclusivismi classisti,
n o n avesse dei proletari preferiti e degli altri n o n preferiti» 24 . D o p o
aver visto sfugg ire la possibilità di esercitare dall'interno del m o v i -
m e n t o operaio organizzato una pressione rivoluzionaria, a maggior
ragione essi dovevano trarre m o t i v o di dubbio sulla validità del
sindacato quale strumento rivoluzionario nel constatare l'evoluzione
di alcuni m e m b r i del movimento sindacalista-rivoluzionario italiano
verso f o r m e di «politicantismo», e successivamente verso l'adesione
all' intervento in guerra, e nel dover prendere atto dell'inevitabihtà
di una nuova scissione 25 .

22. A . BORGHI, Sindacalismo cit., p. 400.


23. A. BORGHI, Mezzo secolo di anarchia cit., p. 120.
24. A. BORGHI, Il movimento operaio, «Volontà», 15 settembre 1954, n. 5,
pp. 272 segg.
25. Dalla scissione della C G L nacque nel 1912 l'Unione Sindacale Italiana;
i suoi primi dirigenti furono Alceste De Ambris, che ricoprì fino al novem-
comunicazioni 251

Dotato di una visione maggiormente pratica delle necessità


allora attuali del movimento operaio organizzato 26 e più ottimista
del Malatesta e del Fabbri sulla possibilità di conferire a un m o v i -
mento, che pure, per sua natura, è eminentemente economico,
un'impronta rivoluzionaria, il Borghi trasse m o t i v o anche dalle
crisi come dalle prime dolorose esperienze di sconfitta del movimento,
per un rinsaldamento dei suoi propositi di azione all'interno del
sindacato. Assente al congresso costitutivo dell'Unione sindacale
Italiana (Modena, 1912) 27 , perché esule in Francia, egli f u presente
l'anno successivo al secondo congresso con u n intervento interamente
rivolto ad innestare alla questione dello sciopero generale il m o -
tivo più tipicamente insurrezionale. «L'arma del sindacalismo-rivo-
luzionario - affermò nella sua relazione il Borghi - è lo sciopero
generale sindacalistico di conquista... tendente a stabilire l'autonomia
di classe del proletariato... e ad avviare la rivoluzione proletaria
accoppiando alle rivendicazioni economiche di attacco le necessità
ideali della lotta, nella direzione dei princìpi proclamati dall'Inter-
nazionale ». All'infuori di questo tipo di sciopero generale solo quello
« politico difensivo » poteva essere accettato come necessario « sebbene
dominato da condizioni esteriori di politica governativa, mutevoli e

bre 1914 la carica di segretario, e i compagni sindacalisti-rivoluzionari facenti


capo alla camera del lavoro di Parma. « L'Internazionale » di Parma era l'organo
ufficiale dell'organizzazione. Le dispute sulla questione dell'intervento in guerra
provocarono una successiva divisione delle forze sindacali rivoluzionarie: nel
novembre 1914 il gruppo deambrisiano uscì dall'organizzazione per formare
l'Unione Italiana del Lavoro interventista, mentre Armando Borghi prendeva
la direzione dell'Unione Sindacale e del suo nuovo giornale « Guerra di Classe ».
Per le vicende dell'Unione Sindacale, si veda U. FEDELI, Breve storia dell'Unione
Sindacale Italiana, «Volontà», 1957, nn. 9-10-11. Sulle polemiche interne
dell'organizzazione v. N . BATTISTONE, L'Italia rossa. Cenni polemici e critici sul
movimento operaio, Bologna, Ediz. Radium, 1913.
26. « La scissione fra le organizzazioni operaie - scrive il Borghi - è un
male. Chi ne dubita? Si creano falsi amor propri e rivalità entro le stesse cate-
gorie operaie; si intralciano gli scioperi; si avvelenano gli animi. Bisogna
fare di tutto per evitarla. Non ci sarà mai nessuno che vorrà la scissione per
principio. Ma se la scissione comporta gravi danni, danni maggiori comporta la
falsa unità» (A. BORGHI, Mezzo secolo cit., p. 186).
27. Sul congresso V. B. DE DOMINICIS, Congresso costitutivo dell'Unione Sin-
dacale Italiana, in «Sempre», almanacco n. 2 di «Guerra di Classe», 1913, pp. 176
segg. Sulla prima attività dell'Unione Sindacale v. Almanacco de « L'Inter nazionale »,
i° maggio 1912, Parma, Ediz. Internazionale della Camera del Lavoro, 1912.
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obiettive, n o n dipendenti dal proletariato»; nessun altro mezzo era


concesso perché «la separazione netta delle classi che si raggiunge
sul terreno della mobilitazione con lo sciopero generale sarebbe
follia raggiungerlo con tutte le altre manifestazioni ideologiche
della democrazia sociale » 28 .
C o m ' è noto, di lì a qualche mese gli anarchici tentarono di
provocare concretamente quel m o t o insurrezionale che sovrastava
come obiettivo finale ogni loro proposito di azione. La « settimana
rossa» (giugno 1914) che vide alleati sul fronte della lotta i repub-
blicani, gli anarchici e i socialisti rivoluzionari guidati da Mussolini,
ebbe nell'Unione Sindacale Italiana, inserita ormai come forza attiva
in varie zone dell'Italia settentrionale e centrale, e nel Borghi fra
i suoi dirigenti, uno dei suoi maggiori punti di f o r z a 2 9 . «La set-
timana di giugno - scriverà l'anno successivo il Borghi - ha insegnato
che solo le grandi idee possono dare anche i medi risultati e la l'orza
per raggiungerli; che solo applicando la predicazione teorica al fatto
proletario sindacale si possono scuotere delle gigantesche energie» 3 0 .
Al di là del risultato negativo immediato della lotta, che egli considerò,
al pari di Malatesta, provocato dal «tradimento» della CGL, egli
apprezzò nell'episodio la straordinaria prova di forza data dal p r o -
letariato italiano e lo slancio ideale innestato nella lotta concreta.
N e l periodo precedente alla prima guerra mondiale il terreno
su cui la polemica borghiana incise più profondamente f u quello
della lotta prettamente sindacale. L'opposizione al socialismo d e m o -
cratico invece si mantenne su un piano teorico e il motivo di ciò va
ricercato nel fatto che il m o v i m e n t o anarchico e il partito socia-
lista riformista si muovevano su piani affatto differenti. Il par-
tito infatti aveva praticamente rifiutato, se n o n a livello di mera
ipotesi teorica, la tesi della conquista rivoluzionaria del potere:
ciò privava in parte del suo mordente la critica borghiana che finiva
per appuntarsi contro u n obiettivo astratto nel quadro della scontata
tematica antiautoritaria e antilegalitaria. È solo negli anni i m m e -
diatamente precedenti alla guerra, con la crisi del riformismo e

28. A. BORGHI, Relazione sullo sciopero generale al secondo congresso del-


l'Unione Sindacale Italiana (Milano, 1913), «Guerra di Classe», 12 febbraio 1922.
29. Sulla « settimana rossa » si vedano gli studi di L. LOTTI, La settimana
rossa, Firenze, 1965, ed E. SANTARELLI, Il socialismo anarchico in Italia, Milano
1959.
30. A. BORGHI, Conflitto fra popolarismo e sindacalismo, « Guerra di classe »
28 settembre 1915.
comunicazioni 253

il revival delle forze rivoluzionarie, determinato nel partito socia-


lista soprattutto dalla prepotente personalità di Benito Mussolini,
che troviamo nel pensiero del Borghi un primo spunto aggressivo
ben definito nei confronti del partito socialista, o meglio della sua
corrente rivoluzionaria. E ancora una volta dal sindacato e dalla
necessità della sua autonomia dai partiti che il Borghi prende spunto
per avviare la sua polemica, nella quale si avverte la perfetta c o m -
prensione del disegno mussoliniano mirante a stabilire il controllo
su tutto il m o v i m e n t o operaio organizzato (« incapace da sé di
un'azione rivoluzionaria ») per affidare il compito e le finalità politiche
al partito 3 1 . In realtà i sindacalisti dell'Unione Sindacale, creando
un'organizzazione autonoma, mentre da u n lato si precludevano la
possibilità di agire all'interno della CGL, d'altro lato n o n erano
abbastanza forti per esautorarla; e ciò costituiva una forte remora
alla realizzazione del disegno rivoluzionario di Mussolini, in cui il
sindacato doveva svolgere una funzione essenziale 32 . La posizione
del Borghi n o n poteva essere che di netta opposizione nei confronti
del tentativo di unire la Confederazione e l ' U n i o n e Sindacale in una
lotta comune sotto l'egida del partito.
Il m o t i v o politico che nel corso di questa polemica veniva ad
innestarsi concretamente alla questione sindacale doveva trarre ulteriori
occasioni di sviluppo nel primo dopoguerra. Infatti le diverse posi-
zioni assunte dalle forze politiche italiane di sinistra di fronte agli
avvenimenti russi misero in luce le profonde divergenze esistenti fra
la concezione rivoluzionaria anarchica e quella marxista, coinvolgendo
una quantità di problemi collaterali vecchi e nuovi, n o n ultimo quello
della posizione del sindacato nel processo rivoluzionario e nella co-
struzione della nuova società. C o m ' è noto la notizia della rivoluzione
russa in u n primo m o m e n t o provocò in Italia u n m o t o di generale
entusiasmo e agì c o m e potente coefficiente di mobilitazione del
potenziale rivoluzionario delle masse. N e l « biennio rosso » anche agli
anarchici sembrò che fosse giunto il m o m e n t o in cui si sarebbe
potuta realizzare quella rivoluzione liberatrice che essi ponevano
al sommo delle proprie aspirazioni. In questo periodo la loro azione
f u volta principalmente a realizzare l'unione di tutte le forze che
si dichiaravano disposte a scendere sul terreno della lotta rivolu-
zionaria. L'unione doveva realizzarsi sia a livello di base con l'esten-

31. A. BORGHI, Fernand Pelloutier nel sindacalismo cit., p. 28.


32. Per i rapporti fra Mussolini e l'Unione Sindacale v. L. LOTTI, La set-
timana rossa cit., pp. 31 segg.
254 venerdì 5 dicembre 1969, o r e 21

sione dei moti a tutti i lavoratori delle città e delle campagne, sia
a livello di direzione politica. Nella loro azione - afferma il Borghi -
essi erano spinti da una duplice preoccupazione: da un lato quella
di non alimentare rischiose polemiche con le forze politiche di sinistra
che potessero mettere in urto fra di loro i lavoratori; dall'altro
lato quella di non sottovalutare il pericolo che il partito socia-
lista e la confederazione del lavoro portassero il movimento «ad
infrangersi e ad esaurirsi contro gli scogli del riformismo » 3 3 . Perciò
il Borghi preconizzò una scissione dei socialisti massimalisti dalla
corrente riformista del partito. « U n tracollo della situazione in
Italia nel 1919-20 - scrive - si poteva ottenere certamente anche
per il concorso sicuro degli anarchici; ma non era da sperare il
prevalere degli anarchici. Senza il concorso delle forze socialiste,
almeno di quelle che si dicevano estremiste, non c'era niente da fare.
Ma quelle forze, mentre alla base non desideravano che di agire,
agivano al vertice, tutto sommato, concordi colle forze riformiste.
Ecco perché in quel m o m e n t o una scissione nel partito socialista
sarebbe stata più proficua che non quella unità la quale attaccava
allo stesso carro un cavallo davanti e uno dietro, spingendoli en-
trambi a frustate in direzioni opposte» 3 4 .
L'analisi del Borghi sulla situazione italiana nel primo dopo-
guerra è assai acuta e dimostra come la sua posizione di fronte a
quegli avvenimenti storici decisivi fosse dettata da un notevole
intuito di rivoluzionario 3 5 . Egli condannò il demagogismo dei

33. A . BORGHI, L'Italia fra due Crispi, Parigi, Libreria internazionale, 1924,
p. 259. Qualche notizia sull'attività degli anarchici nel « biennio rosso » è con-
tenuta in G . BIANCO, L'attività degli anarchici nel biennio rosso in Liguria (1919-20),
«Movimento operaio e socialista in Liguria», 1961, n. 2, pp. 123 segg.
34. A. BORGHI, Mezzo secolo di anarchia cit., p. 2 1 1 .
35. È significativo a questo proposito il fatto che egli, più vicino come
rivoluzionario alla base, abbia riconosciuto nei moti per il caroviveri diretti
nel '19 dalle camere del lavoro il punto culminante del « biennio rosso » e il
momento in cui i rapporti di forza erano più favorevoli a una rivoluzione
(cfr. A. BORGHI, Mezzo secolo di anarchia cit., p. 193). Altrettanto significa-
tivo che egli abbia appoggiato un tentativo di accordo, per un progetto insur-
rezionale, con i legionari fiumani cui partecipò Errico Malatesta nel 1920:
la sua adesione in questo caso rivela che egli acutamente percepì la necessità
di allargare il moto rivoluzionario anche agli strati di ceto medio potenzialmente
rivoluzionari, nella convinzione che, «in certi momenti storici occorre non
comunicazioni 255

massimalisti che pur sostenendo la necessità e l'inevitabilità della


rivoluzione n o n si decidevano a scendere sul piano concreto della
lotta. « Costoro - scriverà nel '20 su " Guerra di Classe " - ral-
lentano senza saltarlo il processo della trasformazione graduale legale
del potere borghese con l'impedire ai riformisti del partito socia-
lista di fare il male ed il bene che potrebbero fare esaurendosi
nel loro esperimento; nello stesso tempo di fronte al ripetersi in-
quietante di movimenti di natura sicuramente rivoluzionaria essi
continuano a rimproverare agli anarchici una eccessiva precipita-
zione» 3 6 . «Dal fatto che noi intendiamo orientare in senso rivo-
luzionario la lotta sindacale e cerchiamo di dare un senso di prepara-
zione rivoluzionaria anche alle minime conquiste del giorno per
giorno, alcuni erroneamente deducono che noi anarchici crediamo
al colpo di bacchetta magica. Il concetto che l'anarchismo sia una
dinamica dell'istinto è falso. L'anarchismo parte invece dalla con-
vinzione che le rivoluzioni debbono essere influenzate da uomini
che sanno dove vogliono andare» 3 7 .
Il proposito di unire tutte le forze potenzialmente rivoluzio-
narie, anche quelle espresse dai partiti, n o n significava però che il
Borghi fosse venuto m e n o alle sue concezioni sindacaliste antiparti-
tiche e antiautoritarie. Infatti, come abbiamo notato, esse rimasero
il nucleo centrale del suo pensiero e costituirono il motivo di
fondo della polemica che egli ingaggiò con i sostenitori acritici
del n u o v o statalismo russo. Recatosi in Russia nell'agosto 1920 per
presenziare, come delegato dell'Unione Sindacale, al congresso del
Comintern, egli ne riportò una amara disillusione, constatando
l'avvenuta evoluzione della rivoluzione russa verso f o r m e di accen-
tramento dei poteri e di burocraticismo, e soprattutto verificando
come la rivoluzione libertaria si fosse trasformata, per imposi-
zione di u n partito, « i n dittatura dei capi del partito comunista
che organizzano il loro potere» 3 8 .

rifiutare nessuna possibilità di alleanza» (cfr. A. BORGHI, Mezzo secolo di anar-


chia cit., pp. 218 segg.).
36. A. BORGHI, La collana senza filo, « Guerra di classe », 3 luglio 1920.
37. A. BORGHI, La rivoluzione mancata cit., p. 183.
38. A. BORGHI, Contro la dittatura di un partito, « Umanità nova », 27 ot-
tobre 1921. Si veda inoltre La relazione di Borghi sul viaggio in Russia, «Guerra
di classe », 15 ottobre 1921 e La relazione al Bureau della Terza Internazio-
nale, « Guerra di classe », 25 settembre 1920.
256 venerdì 5 dicembre 1969, o r e 21

Dimessosi nell'ottobre 1921 da segretario dell'Unione 3 9 , egli


si impegnò in una serie di conferenze e di contradditori con i c o m u -
nisti 4 0 . D o p o il congresso di R o m a dell'Unione Sindacale (marzo
1919) che affermò la tendenza libertaria nei rapporti internazionali 4 1 ,
si scatenarono infatti vivaci polemiche fra gli anarchici da un lato
e i sindacalisti autoritari e i comunisti dall'altro lato. Era naturale
e logico questo fervore di critiche e di dissensi, poiché l'Unione
Sindacale, sulla scia del generale entusiasmo che aveva accompagnato
la rivoluzione russa, in un primo tempo aveva aderito alla Terza
Internazionale e alla Internazionale dei sindacati rossi 4 2 . Ma i voti
successivi sanzionarono dapprima la sua uscita dal Comintern e poi
l'adesione alla nuova centrale sindacale internazionale di ispirazione
libertaria costituita dal convegno di Berlino nel 1922 43 . C o n ciò
si decideva di sottrarre l'Unione Sindacale Italiana all'influenza
di un'organizzazione che, essendo sotto le direttive di un regime
dittatoriale, finiva per allontanare l'organizzazione operaia dalla
via rivoluzionaria che doveva condurre al comunismo libertario.
Spariva così di fatto la potenziale antitesi fra sindacalismo e anar-
chismo che si era profilata con la questione dell'adesione allo sta-

39. Il motivo contingente delle sue dimissioni furono le divergenze sorte


fra gli aderenti all'Unione Sindacale a proposito della questione della parte-
cipazione dei sindacalisti al parlamento; ma il fatto va collocato nel quadro
della più vasta polemica che si sviluppò in quel periodo all'interno dell'orga-
nizzazione fra la corrente libertaria e quella sindacalista favorevole al comu-
nismo russo. Quest'ultima faceva capo a un piccolo gruppo di sindacalisti che
avevano il loro centro a Verona, dove pubblicavano il settimanale « L'Interna-
zionale ». Dopo le dimissioni del Borghi la segreteria dell'Unione Sindacale
passò al sindacalista-rivoluzionario Alibrando Giovannetti: cfr. A. BORGHI,
Mezzo secolo di anarchia cit., pp. 274-276.
40. Alcuni di questi sono raccolti ora nel volume Mischia sociale cit., pp. 70-
110.
41. Sul congresso di R o m a v. « Guerra di classe », 15 giugno 1922 e « Sem-
pre », almanacco di « Guerra di classe », Parigi, Ediz. di Guerra di classe, 1923.
42. Si veda al proposito l'articolo di GIANTINO, La Terza Internazionale
e l'Unione Sindacale Italiana, «Guerra di classe», 3 dicembre 1921 e quello di
A. GIOVANNETTI, L'Unione Sindacale Italiana e l'Internazionale dei sindacati rossi,
« Guerra di classe », 5 febbraio 1922.
43. Per la posizione dell'Unione Sindacale nei confronti dell'Internazio-
nale dei sindacati rossi v. Il quarto congresso dell'Unione Sindacale Italiana
(Roma, 11-13 marzo 1922), «Guerra di classe», 25 marzo 1922 e «Sempre»,
almanacco di « Guerra di classe » cit.
comunicazioni 257

talismo russo e sostanzialmente la concezione sindacale accettata


dall'Unione rimaneva quella che il Borghi tratteggia in una delle
sue ultime conferenze tenuta prima dell'avvento del fascismo 4 4 .
I concetti di rivoluzione, espropriazione e organizzazione comunista
della produzione erano stati in quegli anni al centro della polemica
borghiana. Al riguardo egli aveva espresso la sua opinione contraria
a quella di coloro che intendevano sottrarre all'azione delle masse
il compito della costruzione della società socialista per affidarlo a
un governo rivoluzionario o post-rivoluzionario. Fedele all'inse-
gnamento malatestiano che poneva l'accento principalmente sulla
lotta armata, e avversario di ogni forma di organizzazione sociale
rigidamente stabilita, il Borghi rifiutò il concetto della dittatura
provvisoria del partito per affermare invece le virtù organizzatrici
dell'azione diretta proletaria e popolare, procedente dal basso per
libera iniziativa per mezzo degli organismi nati e formatisi nel suo
seno. U n potere centrale, secondo il Borghi, non solo non era indi-
spensabile alla resistenza, alla vitalità e all'azione delle masse, ma
limitava ogni loro funzione e finiva per ridurre a strumenti di potere
i liberi organismi che esse avevano creato per rappresentarle. Nel pro-
cesso rivoluzionario invece era a questi organismi - e in primo luogo
ai sindacati 45 - che bisognava fare ricorso quale unico strumento
atto a rivalutare il principio della violenza rivoluzionaria che doveva

44. A. BORGHI, Anarchismo e sindacalismo cit., passim.


45. Durante il « biennio rosso » il Borghi considerò anche i consigli di
fabbrica come un prezioso strumento rivoluzionario. Naturalmente egli non
accettava la concezione comunista che, istituzionalizzando i consigli, preco-
nizzava il loro assorbimento in un sistema di soviet e la loro subordinazione
a un potere politico centrale; ma auspicò la loro utilizzazione nel processo
rivoluzionario come strumenti di autoorganizzazione dei lavoratori nella fab-
brica, necessari per continuare la produzione e per provvedere e distribuire
le materie prime nel periodo della lotta, e come possibili cellule della succes-
siva gestione comunista. Soprattutto egli sottolineò che l'esperienza di auto-
direzione operaia nella fabbrica avrebbe conferito al moto rivoluzionario un
carattere sociale e produttivo che ne avrebbe fatto « non la rivolta degli
straccioni o degli oziosi, ma delle masse organizzate già allenate all'autopeda-
gogia dell'azione collettiva e del funzionamento dell'azienda produttiva ».
Cfr. A. BORGHI, L'Italia fra due Crispi cit., p. 1 9 4 . Sulla posizione dell'Unione
Sindacale Italiana e dell'Unione Anarchica Italiana riguardo al problema dei
consigli di fabbrica, oltre al volume citato sopra (pp. 1 9 3 segg.) vedi: U N I O N E
ANARCHICA ITALIANA, Resoconto del congresso di Bologna (luglio 1920) ; P. C. MA-
SINI, Anarchici e comunisti nel movimento dei consigli a Torino, Torino, 1 9 5 1 .

17-
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essere applicata n o n solo nella tattica, m a anche nell'esercizio e


nell'organizzazione del potere.
Dalla conferenza risulta l'esaltazione del sindacato come organo
catalizzatore delle forze autenticamente rivoluzionarie, cioè quelle
dei lavoratori oppressi e sfruttati, e come unico strumento « tecnico »
utilizzabile per costruire la società futura, in cui i mezzi di p r o -
duzione e di amministrazione devono essere gestiti pubblicamente.
In essa inoltre si ribadisce la necessarietà dell'assoluta indipendenza
del sindacato da qualsiasi partito politico, anche dal m o v i m e n t o
politico anarchico che nel primo d o p o guerra aveva trovato la sua
espressione nell'Unione Anarchica Italiana 4 6 . Rispondendo all'ac-
cusa avanzata dai comunisti di aver asservito l ' U n i o n e Sindacale al
« partito » anarchico, il Borghi chiarisce ancora una volta il signi-
ficato e la funzione dell'anarchismo nei suoi rapporti con il m o v i -
m e n t o sindacale. «Le coincidenze, in certi punti, dei p r o g r a m m i di
azione dei sindacalisti-rivoluzionari con le ideologie del m o v i -
m e n t o anarchico - egli scrive - sono la conseguenza del fatto che
il m o v i m e n t o sindacale è stato la risultante dell'azione di una massa
di militanti, che hanno voluto mettersi sul terreno rivoluzionario
antiparlamentare. In ogni m o d o queste coincidenze n o n stabili-
scono nessuna sottomissione, m a sono il riflesso di posizioni teo-
riche e pratiche che corrispondono al valore intrinseco di ciascuna
dottrina» 4 7 . Il sindacalismo per gli anarchici che credono in esso
come m e t o d o d'azione n o n è l'anarchismo, ma le sue ideologie
« i n quanto si riferiscono all'azione che deve svolgere il sindacato
e in quanto al fine che si deve proporre, sono identiche alla conce-
zione che l'anarchismo di classe, rivoluzionario, ha del m o v i m e n t o
operaio». Questo significa che «il sindacalismo fa parte delle ideo-
logie che l'anarchismo ha in sé », mentre questo « abbraccia u n insieme
di dottrine che esorbitano dal sindacato» 4 8 .
Fiancheggiandolo e spingendolo sulla strada dell'azione rivolu-
zionaria, esso intende portarlo alla costruzione di una società « i n
cui n o n si parlerà più né di sindacalismo e delle sue differenze,
né di scuole anarchiche e di partiti diversi, perché la realizzazione

46. Per le coincidenze fra la posizione del movimento politico e di quello


sindacale anarchico riguardo al tema dell'organizzazione operaia, v. UNIONE
ANARCHICA ITALIANA, Programma accettato al congresso di Bologna del luglio 1920,
Ancona, 1920.
47. A. BORGHI, Anarchismo e sindacalismo cit., p. 34.
48. Ivi, p. 27.
comunicazioni 259

della società ad ordinamento libero e produttore avrà accomunato


tutti gli uomini sotto una sola denominazione generale: quella
di essere liberi, redenti mercé la rivoluzione sociale ed organizzati
nel regime libertario che è la società libera da tutte le oppressioni,
da tutte le schiavitù» 4 9 .
Alla vivacità della polemica non corrispose tuttavia sul terreno
pratico un'azione tale da imprimere al movimento operaio una
svolta rivoluzionaria. La sproporzione delle forze era troppo mas-
siccia (500.000 circa gli aderenti all'Unione Sindacale contro il mi-
lione e 900.000 della CGL nel 1920) per poter permettere al gruppo
anarchico di assumere la guida dell'intero movimento operaio or-
ganizzato 50. Ma le difficoltà erano insite nelle carenze interne dello
stesso movimento anarchico, come si può desumere dall'esame degli
scritti del Borghi. Lo straordinario intuito che lo portò a rico-
noscere sul piano politico generale i momenti di più alta tensione
rivoluzionaria non si manifestò con altrettanta chiarezza e incisività
nell'azione sindacale. Quest'ultima appare piuttosto un'esperienza
che, in quanto recepita dall'esterno (il Borghi stesso riconosce come
in Italia i sindacati siano nati per opera dei socialisti marxisti),
venne ad aggiungersi alla logica dell'insurrezionismo anarchico,
senza però amalgamarsi con esso. Conseguenza questa forse dell'ina-
deguatezza del mezzo sindacale a rispondere alle esigenze rivolu-
zionarie anarchiche (il Borghi riconoscerà più tardi che «lo spet-
tacolo dell'involuzione che era avvenuta nei movimenti operai dei
paesi che avevano preceduto l'Italia nello sviluppo industriale »
aveva finito per persuaderlo che « era utopistico addossare al sin-
dacato compiti rivoluzionari» 5 1 ), ma anche, riteniamo, di quella
che f u l'intrinseca caratteristica della strategia e della tattica rivo-
luzionaria anarchica, portata a porre l'accento soprattutto sull'ele-
mento volontaristico senza collegarlo, con un programma accorto
di preparazione rivoluzionaria, alle condizioni obiettive della situa-
zione. Lo stesso rifiuto degli anarchici a partecipare, a qualsiasi
livello all'esercizio del potere, pur cimentandosi nelle più com-

49. À. BORGHI, Anarchismo e sindacalismo cit., p. 5.


50. L'Unione Sindacale Italiana esercitava un'influenza rilevante soprat-
tutto in alcuni settori operai e in alcune località; per es. fra i metallurgici e i
gasisti di Milano, i minatori di Toscana, i cavatori dell'Apuania, i contadini
delle Puglie e i metallurgici genovesi. Soltanto in queste zone la sua azione era
determinante e riusciva a trascinare tutto il proletariato.
51. A. BORGHI, Mezzo secolo di anarchia cit., p. 264.
260 venerdì 5 dicembre 1969, o r e 21

plesse operazioni dell'azione politica (l'azione sindacale, l'insurre-


zione armata, la gestione collettiva delle imprese ecc.) costituiva
u n determinante m o t i v o di debolezza nei loro p r o g r a m m i . Tuttavia
n o n si p u ò n o n riconoscere che, al di là dei concreti limiti operativi,
essi a d e m p i r o n o a un'importante funzione critica. E questo giudizio
è particolarmente valido per il B o r g h i che, indirizzando concreta-
mente l ' U n i o n e Sindacale Italiana verso il rifiuto del parlamenta-
r i s m o g o v e r n a t i v o , delle r i f o r m e parlamentari, del partito politico,
della dittatura p r o v v i s o r i a e di tutte quelle iniziative che prescindono
da un processo di liberazione del proletariato che parta dal basso,
apportò un contributo decisivo all'identificazione di quelli che
possono essere i processi degenerativi della lotta politica; contributo
la cui validità superò i limiti contingenti della sua azione per porsi
c o m e strumento interpretativo e di continua verifica dei criteri e
degli obiettivi della lotta di classe.
D I S C U S S I O N E

PIER CARLO MASINI

Desidero fare alcune osservazioni non solo sulla relazione di Cerrito,


ma anche su altri interventi a questo convegno. In particolare mi ha
colpito il rilievo di Valiani, allorché ha affermato che « gli anarchici non
sono stati assorbiti». Cioè, storicamente, in un secolo, tra tanti terremoti
politici, con così numerose « morti » politiche, gli anarchici sono soprav-
vissuti, ci sono ancora, portano ancora avanti le loro istanze: e questo
mi pare che risulti abbastanza evidente anche nella relazione di Cerrito,
svolta con notevole capacità autocritica. Quando Cerrito riferisce che
gli anarchici hanno aperto un'inchiesta sulla crisi del loro movimento,
io faccio una comparazione che viene spontanea: immaginate voi oggi i
comunisti che promuovono ufficialmente un'inchiesta sulla crisi del comu-
nismo; Perfino i socialisti non hanno il coraggio di promuovere un'in-
chiesta sulla crisi del socialismo nel mondo, al massimo danno alla parola
«crisi» un significato non drammatico, concependola come un fatto
naturale perché tutta la vita è crisi e superamento della crisi. Quindi,
si possono constatare nell'anarchismo soprattutto due punti positivi:
sopravvivenza-continuità del movimento e capacità di autocritica.
Sulle contraddizioni dell'anarchismo io sono d'accordo con molti
critici. E ce ne sono tante di queste contraddizioni: per esempio, la cri-
tica e il rifiuto dell'autorità da ima parte e l'apologia della violenza
dall'altra (è questa una contraddizione lacerante perché la violenza è la
forma più rozza e brutale di autorità).
Un'altra annotazione importante mi è sembrata quella relativa alla
rivalutazione dell'utopia. L'utopia, non più come sogno di un mondo
perduto; come nostalgia dell'età dell'oro, come descrizione dell'isola
felice, ma l'utopia come stimolo, come funzione all'interno della società:
ecco una nuova concezione. È uscito su « D e Homine» un lavoretto
di Gustav Landauer, pubblicato nel 1907, nel quale questi teorizza molto
lucidamente questo problema, e oppone utopia a « topia », per cui in ogni
« topia », in ogni sistema cioè, esiste un germe utopico e si svolge così
una dialettica fra utopia e sistema realizzato.
262 venerdì 5 dicembre 1969, o r e 21

Una cosa che mi sembra sia mancata, salvo in un accenno polemico


della Montseny, è il dovuto risalto all'importanza che le scoperte della
psicanalisi hanno per l'anarchismo. La Montseny ha detto che « tutto è
cambiato»: c'è il neo-capitalismo la tecnologia e anche la psicanalisi.
È significativo il fatto che Berneri a Firenze quando era studente al-
l'Università, frequentava l'unico gabinetto di psicologia applicata, diretto
allora dal prof. Bonaventura, uno dei pochi psicanalisti italiani del tempo.
Michel David ha pubblicato recentemente un libro molto importante,
La psicanalisi nella cultura italiana, che rifà la storia di questa lentissima
penetrazione della nuova teoria nella nostra cultura. E Berneri si è portato
dietro questo insegnamento, tant'è vero che nella sua pubblicazione, Le juif
antisemite, cita spesso Freud e mostra di avere una conoscenza diretta dei
testi. Credo che sia uno dei pochi. D e v o ricordare però che, fra gli anar-
chici, il R e i c h è stato volgarizzato abbastanza presto: ricordo sul «Liber-
taire» un articolo di Giliane Berneri quindici anni fa, quando in Italia
ancor nessuno parlava di Reich. Anche in Italia, a «Volontà», hanno
collaborato alcuni, come D e Marchi, che hanno avuto dei meriti nella
divulgazione del pensiero reichiano. U n a cosa mi sembra abbia impor-
tanza: e precisamente il fatto che gli anarchici anche nell'uso del
motto «contro lo sfruttamento e contro l'oppressione», distinguano
lo sfruttamento come fatto economico dell'oppressione come fatto
politico. Contro gli sfruttatori e gli oppressori c'è sempre questa
duplice polemica. Mentre nel loro dogmatismo certi marxisti hanno
ricondotto tutto, con un procedimento riduttivo-traslativo, allo sfrut-
tamento economico quale unico fattore determinante tutte le forme
di oppressione, anche politica e religiosa, gli anarchici si sono levati
tanto contro lo sfruttamento di classe quanto contro l'oppressione di
Stato. Oggi, che cosa vediamo fra i giovani? Vediamo che parlano di
«società repressiva» o di «società oppressiva», cioè spostano l'accento
su un carattere trascurato, o addirittura negato, dai marxisti, per contro
posto dagli anarchici sullo stesso piano dello sfruttamento. O g g i viene
posto l'accento sulla società, su questo tipo di società, con il suo svi-
luppo tecnologico, urbanistico, la città istigatrice di discordia, carica
di angoscia, di lavoro alienante: tutte queste questioni mettono in rilievo
temi che senza la psicanalisi non si comprendono rettamente e integral-
mente.
Un'altra interessante indicazione è stata la determinazione del pro-
blema del potere visto come malattia. Quando si guarda un dirigente, un
dirigente comunista o socialista o fascista, lo si vede teso, preso psico-
logicamente nell'ingranaggio del potere, per cui razionalizza questa sua
sete di potere con formule sempre cangianti, con cangianti etichette.
discussione 263

Ebbene noi ci troviamo di fronte a un malato. Quando si ha coscienza


che costui è un malato, si è già compiuto un grande passo in avanti.
Cioè noi non lo odiamo né lo disprezziamo più, ma cerchiamo di cu-
rarlo, cerchiamo di togliergli la « droga ». Quando poi addirittura si
arriva al punto che egli prende coscienza d'essere ammalato allora egli
stesso giunge alla sua liberazione, cioè a una educazione, a un'autoeduca-
zione libertaria, irrealizzabile prima delle scoperte della psicanalisi. Certo
se da una parte la psicanalisi offre nuovi strumenti all'anarchismo,
chiede che anche l'anarchismo accetti la psicanalisi, a spiegare atteggia-
menti e comportamenti degli stessi anarchici.

FRÉDÉRICA MONTSENY

J e voudrais faire une mise au point à propos de quelques affirmations


de Gino Cerrito. La C N T s'est résoudée, pour ainsi dire, aux Congrés
de Limoges de 1961/62. La scrission avait duré quinze ans. U n e partie des
militants avait cru - position plus ou moins valable - que la collaboration
avec toutes les autres forces politiques devait continuer, mème dans les
gouvernements en exil, tant que le franquisme serait au pouvoir et
qu'il y aurait une dictature en Espagne. Finalement, cette position fut
abandonnée. Pendant longtemps, il est vrai, cette séparation a existé; mais
les evénèments mémes ont montré que cet espoir était vain; la collabo-
ration avec les autres forces politiques n'apportait rien et ceux qui
s'étaient séparés de la C N T ont reconnu qu'il n'y avait plus de raisons
de maintenir cette attitude. Ils sont donc rentrés de nouveau dans les
rangs de la C N T en ratifiant ses tactiques et ses principes.
Il faut encore ajouter quelque chose: la C N T qui a toujours main-
tenu la ligne classique révolutionnaire, n'a cependant pas été contraire
à la collaboration avec les autres forces du point de vue de l'action
active contre le fascisme. J e m'explique: si nous ne croyons plus à la
collaboration politique, nous avons toujours cru qu'il aurait fallu une
coordination de toutes les forces révolutionnaires, démocratiques, en
Espagne, pour lutter contre Franco. Plusieurs fois nous avons offert la
possibili té d'un pacte; malheureusement, nous n'avons jamais rien ob-
tenu, parce que les socialistes et les républicains ont proclamò qu'il étaient
contre toute action violente. Nous ne sommes pas des fanatiques de la v i o -
lence, mais nous croyons que le franquisme ne disparaìtra jamais s'il ne se
produit pas un mouvement insurrectionnel, s'appuyant sur des gréves
générales ou sur n'importe quel autre evènement. On ne peut combattre
autrement un ennemi qui est précisement l'expression la plus pure de
264 venerdì 5 dicembre 1969, o r e 21

la violence instaurée comme raison d'Etat, comme systèrne de gouver-


nèment.
Encore quelques mots pour répondre à Masini. J'ai cité la psycha-
nalyse parce qu'il m'a semblé déceler, lorsqu'on a parlé de Mella, quelque
ironie dans le commentaire de son exposé sur les passions humaines.
On a semblé dire qu'il croyait ingénuement qu'aprés la révolution so-
ciale et la proclamation de l'anarchie tous les problèmes humains dispa-
raìtraient par enchantement et que tous seraient résolus automatique-
ment. L'anarchisme ne souscrit pas à cette idée optimiste, attribuée sans
nuances à Mella. En effet, l'anarchisme connait la psychanalyse, comme
il n'ignore rien des découvertes biologiques qui sont venues aprés elle:
par exemple, la théorie des chromosomes, déterminant la prédisposition à
la criminali té; par exemple encore, la théorie des génes et tous les tra-
vaux de Jean Rostand sur les mutations pouvant aller jusqu'à la fabri-
cation de monstres. Nous avons de tout cela pleinement conscience, et,
malgré tout, nous croyons que l'humanité trouvera des solutions pour
toutes ces anomalies.
Plus que jamais, la science et la vie démontrent une autre vérité
énoncée par un anarchiste: Raphael Barret, qui affirmait: «La méchan-
ceté est un produit de la maladie. Les méchants, les criminels, ce sont
des anormaux, des malades».

GINO CERRITO

Masini sa perfettamente che il sistema sociale attuale è fondato


sulla violenza, che l'educazione stessa che si impartisce nelle scuole
punta sulla forza e sull'esaltazione della forza, che l'ambiente in cui
viviamo è un esempio vivo e sistematico di violenza che ci spinge alla
violenza. La violenza e la provocazione vengono quindi da queste società
e dai suoi istituti. E sa altresì che la rivolta non è altro che la reazione
alle ingiustizie sociali, all'oppressione, alla provocazione, alla violenza
istituzionalizzata: è il frutto di quanto la società ha insegnato ai suoi
membri. È perciò difficile sottrarsi a quest'esempio quotidiano, anche
per gli anarchici, i quali non respingono il metodo della non-violenza
- utile in particolari circostanze - , come non respingono quello della
violenza rivoluzionaria per motivi di ordine ... pratico.
La violenza è in ogni caso una manifestazione autoritaria e perciò
contrasta con l'anarchismo, ideale essenzialmente umano e nemico di ogni
imposizione. Ma gli anarchici, pur se ritengono di non avere il diritto
di punire e di vendicare; sentono il diritto e il dovere, e come uomini
e come anarchici, di liberarsi, di opporsi alle ingiustizie sociali e alla
discussione 265

violenza istituzionalizzata; e giacché non sono dei mistici, ritengono


che sia legittimo tradire anche il principio che imporrebbe loro di non
impiegare la violenza in quanto essenzialmente autoritaria, per difendere
il proprio e l'altrui diritto di essere uomini liberi. Il che, in fondo,
diceva Malatesta, sarebbe rispettare il principio che consiste nel ridare
all'uomo la sua dimensione umana. D'altra parte la storia dimostra che le
conquiste popolari sono il frutto di rivolte violente; e che la carenza di
difesa produce la perdita dei diritti conquistati.
A differenza di tutti i teorizzatori della violenza, gli anarchici si
rendono conto della necessità che la violenza venga contenuta nei limiti
della stretta necessità, e che non si traduca perciò in manifestazioni
indiscriminate; giacché essa è mezzo per perseguire scopi umani. Pro-
prio questo limite distingue la violenza dell'anarco-sindacalismo dalla
« teoria » della violenza del sindacalismo rivoluzionario soreliano.
C o m ' è noto, però, questo limite venne talvolta oltrepassato nel pe-
riodo così detto eroico o terroristico dell'anarchismo della fine del secolo
scorso. M a se si ricordano le pesanti persecuzioni cui allora gli anarchici
erano sottoposti e gli eccidi popolari e le condizioni veramente a v v i -
lenti delle masse lavoratrici, non si possono non riconoscere ai Ravachol
e agli Henry quelle attenuanti della provocazione sistematica che la so-
cietà borghese riconosce ai suoi eroi e agli stessi assassini comuni.
M a salvo quest'esempio, la violenza dell'anarchico non è indiscrimi-
nata e anzi, il responsabile non cerca mai - in linea generale - di sot-
trarsi alle sue responsabilità. Egli firma i suoi atti, così come il Grupo
Primero de M a y o della FIJL ha firmato gli attentati dimostrativi del
1968 contro le ambasciate spagnole o il rapimento di Mons. Ussia del 1966,
cercando di non oltrepassare i limiti della necessità ed evitando perciò
le vittime.
Per quanto riguarda la seconda osservazione di Masini, relativa alla
psicanalisi, credo che sia sufficiente la risposta data da Federica M o n t -
seny, che è ima militante qualificata del M L E . Nei primi anni del
secolo, i problemi cui ha accennato Masini trovarono largo posto nelle
riviste e nei periodici anarchici. In Italia la rivista « L'Università P o -
polare», diretta da Luigi Molinari, si occupava della questione assicu-
randosi la collaborazione di esponenti della cultura psicologica del periodo,
come Giuseppe Sergi. Senonché questi problemi interessavano e interessano
una cerchia assai ristretta di cultori, e non credo che la loro trattazione
nelle riviste del movimento anarchico e socialista abbia giovato molto
all' emancipazione delle classi lavoratrici.
Comunque, ancor oggi gli anarchici non trascurano individualmente
questi problemi, così come provano le riviste del movimento. Li trascurano
266 venerdì 5 dicembre 1969, o r e 21

però come movimento perché hanno probabilmente l'impressione che


possano servire per eludere il problema fondamentale e per svuotare il
movimento dalla sua spinta rivoluzionaria, trascinandolo nel circolo chiuso
dell'educazionismo.
Rispondo ora alla Montseny. La mia non poteva non essere una
relazione sintetica, tanto più che dovevo fare alcune premesse di origine
generale e accennare ad alcune costanti del movimento anarchico, evi-
denti fin dagli inizi del secolo. N o n potevo perciò intrattenermi sulle
questioni particolari di ogni singolo paese, anche se è chiaro che il
movimento varia da paese a paese. Queste esigenze mi hanno costretto a
mettere in rilievo, invece, la linea di sviluppo dell'insieme, trascurando
per esempio ogni problema relativo alle origini o alle particolari carat-
teristiche del movimento anarchico bulgaro o quelli relativi al con-
flitto ideologico fra anarco-collettivisti e anarco-comunisti in Spagna.
Per quanto riguarda il movimento spagnolo ho messo invece in rilievo
brevemente i contrasti esistenti attualmente nel M L E - C N T , contrasti
aggravati dalla linea politica adottata dal medesimo al congresso di
Limoges. H o messo in rilievo che la FIJL è insorta contro questa nuova
linea, allontanandosi dal M L E .
Credo che sia inconfutabile che il M L E non è riuscito a realizzare
la politica di fronte progettata e perseguita, né dal 1945 al 1960, né
dopo quello che io ho definito il compromesso della unificazione di
Limoges. I suoi richiami hanno sempre trovato formalmente ma mai
sostanzialmente disposti i suoi interlocutori politici. I motivi sono evi-
denti nel contrasto ideologico che divide il M L E dagli altri movimenti
e partiti politici spagnoli. C i ò nonostante il M L E ha fatto di tutto
per dimostrarsi all'altezza del compromesso, rinunciando alla politica
che precedentemente perseguiva in Spagna senza però la debita contro-
partita.
Per quanto concerne l'immobilismo organizzativo e funzionale del
M L E , l'accusa parte proprio dalla FIJL e da diversi altri gruppi anar-
chici spagnoli che sono oggi fuori del movimento ufficiale. Questo
immobilismo sarebbe la conseguenza di un accordo di massima stipulato a
Limoges fra due principali correnti del M L E , prima divise sul piano
del programma politico da applicare in Spagna e in esilio. Proprio
questo accordo avrebbe determinato un impoverimento quantitativo
del M L E , come conseguenza della nuova politica programmata per la
Spagna e dell'esigenza di limitare i conflitti interni.
S A B A T O 6 D I C E M B R E 1969, O R E 9,30

»»
Presidenza: FRANCO VENTURI

JAMES JOLE

ANARCFUSM BETWEEN
C O M M U N I S M A N D INDIVIDUALISM

1. In w h a t sense can one interpret the phrase « Anarchism between


C o m m u n i s m and Individualism »? I w a n t to suggest that there are
three ways of treating the subject. First, it can be seen as a purely
historical topic, a problem relevant to, and much discussed in a
particular period of anarchist history, between, say, the end of the
First International and the first years of the twentieth century.
Secondly, it can be seen as a politicai problem: w h a t have the
attitudes of anarchists been w h e n confronted on the one hand w i t h
strong well-organised C o m m u n i s t Parties which provide a rivai
centre of attraction for the loyalties of the militant members of
the working-class, and, on the other hand, w i t h a liberalism which,
increasingly devoid of effettive politicai content, seems to offer
to individuata in revolt against society a permissive ideology to
justify their personal protest and to give it social significarne.
Finally, and arising out of this previous point, there is the practical
and topical question of the nature of the revival of anarchism today
and of h o w one is to situate the current ideas about « autogestion »,
decentralisation and spontaneity in relation to the traditional debate
about the differences between communist anarchism and individualist
anarchism.
I do n o t in fact intend to spend m u c h time discussing the debates
on anarchism and individualism which took up so m u c h of anarchist
literature and anarchist discussions at the end of the last century.
After ali, even one of the principal participants, Errico Malatesta
himself, admitted towards the end of his life that the problem was
both insoluble and perhaps unreal:
270 sabato 6 dicembre 1969, o r e 9,30

« Quante sono le f o r m e che prenderanno la produzione e lo


scambio?» Malatesta wrote in 1924, «Trionferà il comunismo (pro-
duzione associata e consumo libero a tutti), il collettivismo (pro-
duzione in comune e ripartizione dei prodotti secondo il lavoro di
ciascuno) o l'individualismo (a ciascuno il possesso individuale dei
mezzi di produzione e il godimento del prodotto integrale del proprio
lavoro) [...]? Probabilmente tutti i possibili m o d i di possesso e di
utilizzazione dei mezzi di produzione e tutti i m o d i di ripartizione
dei prodotti saranno sperimentati contemporaneamente, nelle stesse
o in diverse località, e s'interesseranno e contempereranno in vario
m o d o , fino a che la pratica avrà insegnato quale è la forma o quali
sono le f o r m e migliori» 1 .
This total empiricism seems a long w a y f r o m the intense de-
bates of the 1890s.
However, there are a f e w aspects of this discussion which are
w o r t h commenting o n because they t h r o w some light b o t h on the
historical situation of the anarchist m o v e m e n t at the end of the
nineteenth century and o n the problems involved in any anarchist
v i e w of what a future society might be like. T h e discussion is also
n o t without relevance to the dilemma of anarchists today, about
w h i c h I shall say something later in this paper. In the 1890s, a
n e w f o r m of individualist philosophy was influencing many y o u n g
people, both inside the anarchist m o v e m e n t and outside it. There
had, of course, f r o m the time of P r o u d h o n onwards, been m u c h
argument about the question of h o w m u c h private property should be
left to individuata in the anarchist society; and it is, I think,
true to say that Proudhon's thought and that of his Mutualist
followers is based o n a respect for the individuai and for his
individuai needs. It is not only that Proudhon's economie and social
analysis is accompanied b y a psychological analysis that allows
f o r individuai preculiarities and for the dark forces which m o -
tivate the h u m a n soul, b u t also that the values of his future
society are almost Protestant in their insistence o n the responsi-
bility of the individuai. It was characteristic of P r o u d h o n that he
should have jotted d o w n in his notebook the m a x i m « Liberty,
Equality, Fraternity. I say Liberty, Equality, Severity » 2 . His values
are, fundamentally, those of a peasant society, strict, austere and

1. L . FABBRI, Malatesta, l'uomo ed il pensiero, Napoli, 1951, p. 112-113.


2. P. J. PROUDHON, Carnets, Paris, 1960, voi. I, p. 169.
j. j o l l , anarchism between communism and individualism 271

self-reliant, in which individuata, however dose their economie


and social cooperation with each other, are nevertheless stili hedged
about with a certain dignified privacy and have stili a sphere of
life - and even some property - which they can cali their own.
The new concept of individualism which develops in the 1890s
comes f r o m t w o sources. One was simply a reaction against the
discipline and dogma of the growing mass social democratic parties,
and especially the German Social Democratic Party. (In this con-
nection the activities and ideas of the group inside the SPD k n o w n as
the Jungen are worth studying) 3 . T h e other influence tending towards
a new concept of the individuai was not limited to the anarchist
movement, or indeed to the working class movement as such. This
was the discovery of the ideas of Friedrich Nietzsche, the full
force of which only hit the young intellectuals of Europe in the
decade after 1889 when he had ceased to write (It is in relation
to Nietzschianism that one must also explain the sudden revival of
interest in the solipsistic ideas of Max Stirner). Nietzsche's critique
of bourgeois society was, in its way, at least as profound as that
of the anarchists; and in the rich and contradictory store of
ideas to be found in his work, there is much that links up with
anarchist thought. As E m m a Goldman put it « Nietzsche was not
a social theorist, but a poet and innovator. FEs aristocracy was
neither of birth nor of purse; it was of the spirit. In that respect
Nietzsche was an anarchist, and ali true anarchists were aristo-
crats » 4 . In particular, at a time when « propaganda by the deed » and
violent individuai direct action was a major f o r m of anarchist
protest, it was easy to see in a Ravachol or stili more an Emile
Henry, with his « W e inflict death; w e will k n o w h o w to endure
i t » 5 , a truly Nietzschean figure.
The extreme individualists, with their self-conscious Bohemian
flouting of bourgeois values and their flamboyant attacks on the
typical institutions of bourgeois society, foreshadowed many aspects
of the « N e w Left » today, and they posed a difficult problem to
serious anarchists to w h o m this type of protest seemed increa-
singly inappropriate. Moreover, individualist anarchists and self-

3. See e. g. GERHARD A . RITTER, Die Arbeiterbewegung im Wilhelminischen


Reich, Berlin, 1959, p. 82.
4 . E M M A GOLDMAN, Living my Life, London, 1 9 3 2 , voi. I, p. 1 9 4 .
5 . See esp. JEAN M A I T R O N , Histoire du mouvement anarchiste en France,
1880-1914, Paris, 1951, p. 529-599.
272 sabato 6 dicembre 1969, ore 9,30

styled Nietzschean super-men o f the k i n d active in R u s s i a during


the revolution o f 1 9 0 5 6 w e r e n o respecters o f the categories
w h i c h later historians h a v e tried to impose o n them, and w h i l e
calling themselves « anarchist-communists », they used the slogans and
methods o f the individualist anarchists. T h u s , to the o l d debate about
private property in the anarchist society w a s n o w added a clash o f
temperaments b e t w e e n the y o u n g individualist fìrebrands and the
m o r e thoughtful and theoretically m i n d e d a m o n g the anarchist
leaders.
This phase was not a v e r y l o n g one. A l t h o u g h the activities
o f the « B a n d e B o n n o t » in Paris j u s t b e f o r e the First W o r l d W a r
d r e w attention again to the existence o f links b e t w e e n criminals
and one k i n d o f individualist anarchist, the discussions about this
t y p e o f activity became overlaid b y the m u c h m o r e important
debates on the relations between anarchism and syndicalism. T h e s e
indeed raised in another f o r m some o f the fundamental problems
in the relations o f individuals to a mass m o v e m e n t ; and it is f r o m
this period that one o f the most interesting attempts was m a d e ,
i n the writings o f Francesco Saverio M e r l i n o (a theorist w h o s e
w o r k is not k n o w n as it should be outside Italy), to reconcile the
demands o f individuai activity and o f liberty w i t h the needs o f
social cooperation and o f the effective organisation o f the r e v o -
lutionary m o v e m e n t . « Il sistema (individualista) », he w r o t e , « p o -
trebbe funzionare nel solo caso che v i fosse per sempre libero
accesso di tutti a tutte le parti del suolo e che tutti gli individui
avesser la capacità di f a r tutto » 1 . In calling himself « socialista liber-
tario », M e r l i n o s u m m e d up his doubts about the practical difficulties
o f pure anarchism. Unless, he believed, people could agree to w o r k
i n a c o m m u n i t y and bind themselves to it, individualism w o u l d
eventually m e r e l y lead to a restoration o f the evils o f liberal free
competition. T o think otherwise w a s to fall into the errors o f the
liberal economists and social thinkers, and especially o f Herbert
Spencer, w h o « in e c o n o m i a politica si partiva dall'ipotesi dell'egua-
glianza delle capacità e delle situazioni, e se ne deduceva che bastava
mantenere la stessa libertà negli scambi, affinché dalla concorrenza
risultasse l'armonia e il benessere g e n e r a l e » 8 .

6.See P A U L AVRICH, The Russian Anarchists, Princeton ( N . J . ) , 1 9 6 7 , eh. 2 .


7. FRANCESCO SAVERIO M E R L I N O , Concezione critica del socialismo libertario,
edited by Aldo Venturini and Pier Carlo Masini, Firenze, 1957, p. 118.
8. Ibid., p. 183.
j. j o l l , anarchism between communism and individualism 273

If you try to organise society on the principle of « From each


according to his capacity, to each according to his need», h o w are
you going to regulate the needs of individuata so that they do n o t
become unbridled and upset the whole social balance? Most anarchist
writers f r o m William G o d w i n onwards have tended to regard mens'
needs as extremely frugai and easily met f r o m commodities which
will be readily available. Godwin also, it will be remembered, had
a view of h u m a n nature in which the passions were scarcely existent.
H e believed, for example, that even the sexual appetite w o u l d
have no disruptive effect in the ideal society: «I shall », he writes
« assiduously cultivate the intercourse of that w o m a n whose accom-
plishment shall strike m e in the most powerful manner. " But it m a y
happen that other m e n will feel for her the same preference that
I do? " This will create n o difficulty. W e m a y ali enjoy her convers-
ation and w e shall be wise enough to consider the sensual inter-
course a very trivial object» 9 . Proudhon, while he recognised that
« Man is a tyrant or a slave b y his o w n will before he is made
tyrant or slave b y fortune; the heart of the proletarian is like
that of the rich, a cesspool of babbling sensuality, a h o m e of
filth and hypocrisy » 10 , thought that b y hard w o r k and Constant
self-discipline, by a strictly moral family life, m a n could control
his passions and allow his instinct for justice to triumph. In his
attacks on the evita of city life or on sexual immorality, P r o u d h o n
is as violent as any Calvinist preacher.
It is w o r t h noting here that a contemporary thinker, Herbert
Marcuse, has suggested that it is n o use trying to organise society
o n the basis of the rule « to each according to his need » until y o u
have changed men's needs. In the world of today, on this view, men's
desires have become so hopelessly corrupted b y the existing social and
economie system, so debased b y the influence of the mass media,
that any arrangement for providing for mens' needs is pointless
unless it is preceded b y a revolution in h u m a n desires. W e are here
back at one of the basic dilemmas not only of anarchist, but of ali
social thought. Is man to be improved b y changing his environment,
or is a change in the environment useless without a change in man's

9. W . G O D W I N , An Enquiry Concerning Politicai Justice (lst ed.), London,


1793, voi. I, p. 851.
10. P . J . P R O U D H O N , Systèrne des contradictions économiques ou PhiloSophie
de la misère, Paris, 1923, voi. I, p. 356. See also JAME JOLL, The Anarchists,
London-New York, 1964 (It. Ed. Gli anarchici, Milano, 1970), Ch. III.

18.
274 sabato 6 dicembre 1969, o r e 9,30

nature? Indeed, any discussion of anarchist views about the individuai


suggests that w e ought to begin by discussing anarchist psychology
and the anarchist view of h u m a n nature. M u c h has been written about
the relationship of Freud to Marx, both to demonstrate that their
views of m a n are wholly incompatible w i t h one another, or to show
h o w they might be reconciled. However, w e do n o t yet have, as
far as I k n o w , any attempt to look at the anarchist view of h u m a n
nature in the light of the theories and techniques of psycho-ana-
lysis; but I suspect - though I cannot claim any competence in this
field - that the theories of Alfred Adler, with his simple optimistic
belief in the possibility of establishing a socialist society that w o u l d
m a k e the adaptation of m e n to social life comparatively easy, w o u l d
seem more relevant than those of Freud. This line of thought seems
t o have brought us a long w a y f r o m the historical situation of anar-
chism at the end of the nineteenth century and f r o m the debates
about individuai and communal ownership, but it does perhaps suggest
that there is stili r o o m for research and analysis of the individualist
strain in anarchism, both f r o m the point of view of establishing the
basis o n which the anarchist concept of h u m a n nature is founded,
and in the hope of throwing m o r e light o n the anarchist temperament
and the recurrent urge that drives m e n in successive generations
to accept views and courses of action which are thought by m a n y '
people, perhaps w i t h some historical evidence to back them, to
have little chance of success.

2. Anarchist theory has always been poised between the t w o


poles of c o m m u n i s m and individualism. But the anarchist m o v e m e n t
has also had to cope with similar conflicts in the sphere of revo-
lutionary organisation. O n e of the attractions of anarchism has
been the stress laid o n spontaneity, on voluntary cooperation and
o n the freedom of the individuai m e m b e r f r o m bureaucratic pres-
sures. As Bakunin put it, « H o w can y o u expect an egalitarian
and a free society to emerge f r o m an authoritarian organisation? » u .
A n d the same point has been put in contemporary terms b y a y o u n g
French revolutionary in 1968: « L'organisation révolutionnaire a d u
apprendre q u e l l e ne peut plus combattre l'aliénation sous des
formes aliénées» 1 2 . T h e result of this belief has been the continuai

11. M . BAKUNIN, Oeuvres, Paris, 1 9 1 3 , voi. II, pp. XLIX-L.


12. Adresse à tous les travailleurs, 30 May 1968, published by Comité En-
ragés - Internationale Situationnistes, conseil pour le maintien des occupations.
j. j o l l , anarchism between communism and individualism 275

insistence a m o n g anarchists t h a t n o p o s i t i o n o f l e a d e r s h i p m u s t b e
o c c u p i e d p e r m a n e n t l y ; so t h a t , t o q u o t e B a k u n i n a g a i n , « N o o n e
rises a b o v e t h e o t h e r s , o r if h e d o e s rise, it is o n l y t o fall b a c k
a g a i n a m o m e n t later, l i k e t h e w a v e s o f t h e sea f o r e v e r r e t u r n i n g
t o t h e s a l u t o r y level o f e q u a l i t y » 1 3 . T h e r e s p o n s e o f t h e m a r x i s t s
a n d c o m m u n i s t s has b e e n e q u a l l y s t e r e o t y p e d ; a n d it w a s g i v e n
succintly b y E n g e l s at t h e t i m e o f t h e o r i g i n a i b r e a c h w i t h t h e
anarchists i n t h e First I n t e r n a t i o n a l : « H a v e t h e s e g e n t l e m e n e v e r seen
a r e v o l u t i o n ? A r e v o l u t i o n is c e r t a i n l y t h e m o s t a u t h o r i t a r i a n t h i n g
t h e r e is; it is t h e act w h e r e b y o n e p a r t o f t h e p o p u l a t i o n i m p o s e s
its w i l l o n t h e o t h e r p a r t b y m e a n s o f rifles, b a y o n e t s a n d c a n n o n
- a u t h o r i t a r i a n m e a n s if s u c h t h e r e b e at ali; a n d if t h e v i c t o r i o u s
p a r t y d o e s n o t w i s h t o h a v e f o u g h t i n v a i n , it m u s t m a i n t a i n this
r u l e b y m e a n s o f t h e t e r r o r w h i c h its a r m s i n s p i r e i n t h e r e a c t i o -
naries»14.
H o w is it possible to maintain discipline in a revolution w i t h o u t
imposing authority, and h o w is it possible to preserve the gains
o f the revolution f r o m being lost in a counter-attack? T h e o r t h o d o x
anarchist answer is that people w i l l cooperate voluntarily, that the
general w i l l w i l l function effectively in an agreement to recognise
temporary leadership and in agreement o n the course o f action to be
pursued, j u s t as the opponents o f the revolution can eventually be
brought to see the light - or, in some versions, can be eliminated
i f they refuse to d o so. O n e is justified in asking whether this
has w o r k e d in practice, especially w h e n anarchists have been i n v o l -
v e d in military operations in the course o f the revolution, just as
one is justified in asking whether there m a y not sometimes be
situations w h e n the anarchists w i l l feel constrained to use terror as
a method o f dealing w i t h their opponents. A s examples one need
o n l y mention the sad fact that N e s t o r M a k h n o had to have recourse
to conscription in order to recruit the forces f o r his guerilla
campaign, while, in Spain in 1 9 3 6 , it w a s the communists w h o ,
at w h a t e v e r sacrifice o f other desirable revolutionary principles, w e r e
m o r e effective in organising a successful military f o r c e than w e r e
the anarchists.

13. M . BAKUNIN, Oeuvres, Paris, 1 9 0 2 , voi. II, p. 297.


14. F. ENGELS(Jan-Feb. 1 8 7 3 ) , in Almanacco repubblicano (1874), quoted in
K. MARX-F. ENGELS, Selected Works, London, 1 9 5 0 , voi. I.
276 sabato 6 dicembre 1969, ore 9,30

In their insistence on the maintenance of their anti-authoritarian


principles and their refusai - often an admirable and an impressive
one - to compromise the purity of their own doctrine, the anarchists
have laid themselves open repeatedly to criticism by the social
democrats and the communists. This type of criticism was well
expressed by Antonio Gramsci in 1920:
«La classe proletaria è oggi casualmente disseminata, nella città
e nelle campagne, intorno alle macchine o addosso alla zolla di terra;
lavora senza sapere il perché del suo lavoro, costretta all'opera servile
della minaccia sempre incombente di morire di fame e di freddo: essa
anche si raggruppa nei sindacati e nelle cooperative, ma per neces-
sità di resistenza economica, non per elezione spontanea, non secon-
dano impulsi liberamente nati nel suo spirito. Tutte le azioni della
massa proletaria necessariamente circolano in forme stabilite dal
modo di produzione capitalistico, stabilite del potere di Stato della
classe borghese. Aspettare che una massa ridotta in tali condizioni
di schiavitù corporale e spirituale esprima uno sviluppo storico
autonomo, aspettare che essa spontaneamente inizi e continui una
creazione rivoluzionaria è pura illusione da ideologi, fare assegna-
mento sull'unica capacità creatrice di una tale massa e non lavorare
sistematicamente per organizzare un grande esercito di militanti
disciplinati e consapevoli, disposti ad ogni sacrificio, educati ad
attuare simultaneamente una parola d'ordine, pronti ad assumersi
la responsabilità effettiva della rivoluzione, pronti a diventare gli
agenti della rivoluzione, è vero e proprio tradimento della classe
operaia, e inconscia controrivoluzione in anticipo » 1 5 .
Gramsci's criticism of the anarchists is ali the more cogent
because he, like Rosa Luxemburg, is one of the communist thinkers
who, more than most marxists, leaves room for spontaneity and for
individuality in his concept of the revolution; and on purely practical
grounds his arguments are hard to answer. However, it is not true
to say that ali anarchists have not known what revolution is like.
The opponents of the linking of anarchism to the syndicalist movement
based their position at the Amsterdam Congress of 1907 on two
grounds. One was that, since the syndicates were bound to require
a degree of organisation, there was a danger that the individuai
might be swamped in a mass movement. The point was made by

15. A N T O N I O GRAMSCI, L'ordine nuovo. 1919-1920, in Opere, Torino, 1954,


voi. IX, p. 400-401.
j. j o l l , anarchism between communism and individualism 277

Emma Goldman as follows: «I will only accept anarchist organi-


sation on one condition: it is that it should be based on absolute
respect for ali individuai initiatives and should not hamper their
free play and development. The essential principle of anarchism in
individuai autonomy» 1 6 . The other ground for doubts about the
effectiveness of syndicalism from the point of view of the revo-
lution was that the tactics of the general strike were unrealistic.
The myth of the general strike would not, as Georges Sorel believed,
so undermine the confidence of the ruling class that it would
collapse without a struggle; nor would the myth of the general
strike so encourage the working class that its strength would become
irresistible. The myth of the general strike might remain a myth
and never become reality. Malatesta was a firm exponent of this
view: «The general strike», he told the Amsterdam Congress,
«is pure utopia. Either the worker, dying of hunger after three
days on strike, will return to the factory hanging his head, and
we shall score one more defeat. Or else he will try to gain posses-
sion of the fruits of production by open force. Who will he find
facing him to stop him? Soldiers, policemen, perhaps the bour-
geoisie themselves, and then the question will have to be resolved by
bullets and bombs. It will be insurrection, and victory will go to
the strongest » 1 7 .
The conflict between the desire for individuai autonomy and the
desire for an effective revolutionary organisation is a hard one to
resolve ; and the anarchists have never resolved it, though there were
periods at the beginning of the spanish civil war when they carne
near to doing so. Malatesta's point also suggests that, in their insi-
stence on spontaneity, some anarchists may be in danger of misunder-
standing the nature of a revolutionary situation. The same charge
could also be made against Rosa Luxemburg at the moment of
the German revolution of 1918. But I do not want bo be led on to
a discussion of the nature of revolution or to discuss whether a
revolution can ever be successful unless the existing order has already
been overthrown by outside forces - war, invasion, naturai dis-
aster - , as this would take us too far f r o m our theme. It is

16. Congrès anarchiste tenu à Amsterdam, 24-31 aout 1907, Compte rendu
analytique, Paris, 1908, p. 14.
17. Compte rendu analytique cit., p. 83.
278 sabato 6 dicembre 1969, ore 9,30

however worth noting that Malatesta's realismi, in the passage I have


quoted, about what a revolution would involve, must be set against
Bakunin's conviction that the people who make a revolution are
the people with nothing to lose. Anyone with any stake in existing
society, with any share, however inequitable, of the national wealth,
is already conditioned against committing himself to the act of
total insurrection which Malatesta regarded as essential if the revo-
lution was to succeed.
I now want to take up another, though related point, which
Gramsci makes in another section of the Discorso agli anarchici which
I quoted above. Gramsci criticises the anarchists not only because,
in their attitude towards discipline and organisation, they are
unrealistic about the nature of a revolutionary party, but also
because, in their insistence on the importance of individualism,
they risked (as Saverio Merlino had also seen) coming dangerously
near to bourgeois ideology and to losing their sense of proletarian
class-consciousness :
« L'anarchismo non è una concezione che sia propria della classe
operaia [...] L'anarchismo è la concezione sovversiva elementare di
ogni classe oppressa ed è la coscienza diffusa di ogni classe domi-
nante. Poiché ogni oppressione di classe ha preso forma in uno
Stato, l'anarchismo è la concezione sovversiva elementare che pone
nello Stato in sé e per sé la cagione di tutte le miserie della
classe oppressa. Ogni classe diventando dominante ha realizzato
la propria concezione anarchica perché ha realizzato la propria
libertà. Il borghese era anarchico prima che la sua classe conqui-
stasse il potere politico e imponesse alla società il regime statale
idoneo a presidiare il modo di produzione capitalistico; il borghese
continua a essere anarchico dopo la sua rivoluzione perché le
leggi del suo Stato non sono per lui costrizione; sono le sue leggi,
e il borghese può dire di vivere senza legge, può dire di vivere
libertariamente. Il borghese ridiventerà anarchico dopo la rivolu-
zione proletaria: allora si accorgerà nuovamente dell'esistenza di
uno Stato, dell'esistenza di leggi estranee alla sua volontà [...] Ogni
determinata classe ha avuto una determinata concezione, sua propria
e di nessuna altra classe: L'anarchismo è stata la concezione " m a r -
ginale " di ogni classe oppressa, il comunismo marxista è la con-
cezione determinata della classe operaia moderna e solo di questa» 18 .

1 8 . A . GRAMSCI, op. cit., p. 398.


j. j o l l , anarchism between communism and individualism 279

It is just because anarchism has been, in Gramsci's words, a


« concezione marginale » that it has attracted into its ranks ali
kinds of individuals who hoped within the movement to find a means
of expressing their own discontents. The extreme bohemian indivi-
dualist anarchists of the 1890s were, on this view, an embarrassment
to the movement just because they had denuded themselves of ali
consciousness of class; they had ceased to be bourgeois, yet their
way of thinking and acting could not properly be called proletarian.
Anarchism has always been faced with the tension between com-
munism and individualism because, while communism tempts anar-
chists into compromising their libertarian behefs in the interests
of revolutionary effectiveness, individualism is always tending to
slide back into traditional liberalism. There have been many fea-
tures of liberalism which anarchists have admired: Kropotkin, for
example, was full of praise for examples of voluntary cooperation
in non-governmental agencies for the performance of practical tasks
(the Compagnie Internationale des Wagons-Lits was one example he
was fond of quoting). On the other hand, as the young revolu-
tionaries of today point out when they use the phrase « repressive
tolerance », liberalism can reach a point of individuai permissiveness
in which the limitations on personal behaviour are almost non-
existent, but in which the bourgeois economie and social structure
remain untouched. In such a situation, which is to be found in
some parts of the western world today, it is very easy for indivi-
dualism simply to turn into a vague revolt against everything, a
« dropping out » of ali social life based on a suspicion of absolutely
any organised movement and even of any systematic preparation for
the revolution itself. Whereas an older generation of anarchist
individualists made heroes out of bandits, who, by robbing from
the rich and giving to the poor, performed an act of social justice,
many young individualists now take as their model the tramp, the
down-and-out vagrant who has for whatever reason eschewed ali
contact with society and finally opted out of an irredeemably acquisi-
tive world.

3. I have tried to show that the dilemma posed for the anar-
chists by communism on the one hand and individualism on the
other has been, in various forms always endemie in the anarchist
movement and that it is stili a problem for revolutionaries today
who believe in spontaneity and in voluntary co-operation, whether
they cali themselves anarchists or not. As there is elsewhere in
280 sabato 6 dicembre 1969, o r e 9,30

this volume a long and detailed report from M. Maitron on


anarchist traditions and the activity of the young revolutionaries
in France, I do not propose to say much here about the contemporary
aspects of this dilemma. M. Maitron is surely right in concluding
that whatever they cali themselves - and even after reading M. Mai-
tron's lucid schema or M. Richard Gombin's admirable attempt
in Le projet révolutionnaire to differentiate between the doctrinal
nuances of the various groupuscules, we can stili be excused if we
are not quite clear about them - the new left today, ali over the
world, is imbued with the traditional ideas and tactics of anarchism,
and consequently cannot escape its dilemmas.
But perhaps, for the N e w Left today, it is not the dilemma
between communism and individualism which is the most important,
but rather another traditional dichotomy in the anarchist movement,
that between violence and peaceful persuasion, between reason and
irrationalism. There are few topics which have caused more contro-
versy among students of anarchism, as well, indeed, as among anar-
chists themselves; and it is understandable that contemporary anar-
chists should want to live down the traditional image, stili vivid
in the mind of the public, of the anarchist terrorist whose weapons
are, in the words of Nechaev's revolutionary catechism « poison,
the knife, the rope etc. ». Thus many of them, such as Mr Nicholas
Walter, the clearest and most articulate spokesman of the British
anarchist movement, stress the anarchists' belief in education and
in peaceful cooperation. In fact, however, for many anarchists
this belief goes hand-in-hand not only with a belief in direct
action but also with a belief in terrorism, or at least violence, as
a weapon. It is difficult to strike a balance or to be sure that one is
right in ones assessment of any particular anarchist's character. I have
myself been criticised by my friend Arthur Lehning - to whom ali
students of anarchism owe so much - for over-emphasizing the
violent element in Bakunin's thought in my own writing; and I
have been criticised by others for underestimating it in the case of
Kropotkin. Francesco Ferrer, whom we long thought of as a peaceful
pioneer of modem educational methods, a man totally sincere in his
repudiation of violence, was, in fact, as the researches of Mr. Joaquin
Romero Maura have shown - convincingly in my opinion - actively
involved in a plot to assassinate the king of Spain.
For many contemporary revolutionaries, the violent element in
anarchist theory and practice is more important than the rational
utopian one. In philosophical terms they are obsessed by what Her-
j. j o l l , anarchism between communism and individualism 281

bert Marcuse calls « the liberating function of negation ». This is


very easily transferred from the philosophical to the practica]
piane. The temptation - as in the 1890s - to attack directly the
symbols of capitalism by, for example, breaking the windows of banks
in Frankfurt, is a strong one. There is moreover in the New Left
today a curiously ambivalent attitude towards the idea of rational
discussion. On the one hand, they are constantly calling for a dialo-
gue, for meaningful communication, and they are, more insistently
perhaps than any of their predecessors, determined to take ali their
decisions only after debate in a «general assembly». On the
other hand, they often assume that this debate can only take place
within the framework of their own accepted ideas, beliefs and stan-
dards. On many occasions those who have tried to put a totally dif-
ferent view have been denied a hearing. Their movement is on the
one hand an intellectual movement of an extremely electric kind.
(Cohn-Bendit has said « Some people have tried to force Marcuse
on us as a mentor: that is a joke. None of us has read Marcuse.
Some have read Marx, of course, perhaps Bakunin, and of the moderns
Althusser, Mao, Guevara, Lefebvre. Nearly ali the militants [...]
have read Sartre» 19 ). On the other hand there is a strong streak
of anti-intellectualism in the movement, a contempt for the liberal
tendency to substitute words for action, and there is a desire to
demonstrate their contempt for existing values by crossing what
the German students cali the Schambarrière which keeps them within
the limit of civilised behaviour.
Thus, when we try to analyse the dilemmas and contradictions
of the contemporary N e w Left, the tensions between communism
and individualism, thought and action, instinct and reason, vio-
lence and peaceful persuasion, it is to the thought of Georges
Sorel that we are inevitably led back, not necessarily because his
writings have had a direct influence on the young - though it would
be interesting to know how much he is read by them - but because
his work describes clearly much of what they are in fact doing.
As Daniel Halévy wrote some thirty years ago, « Those who listened
to him [...] owe it to him that they have not been surprised at the
changes in the world» 2 0 . Sorel's belief in violence, not only as a

19. HERVÉ BOURGES (ed.), The Student Revolt. The Activists Speak, London,
1968, p. 78.
2 0 . D A N I E L HALÉVY, Péguy et les Cahiers de la Quinzaine, Paris, 1941, p. 108.
282 sabato 6 dicembre 1969, o r e 9,30

means but as a valuable experience in itself, the role which he


allots to the professional revolutionary militants, and the impor-
tance he attaches to workers' control of the means of production
are ali commonplaces in the revolutionary movement today. Mo-
reover, he insisted, as the leaders of the First International had
done, that the revolution must be the work of the workers them-
selves; and he combined this with a strong anti-intellectual bias.
Sorel himself was typical of that type of revolutionary - and they
are common today - who come from the heart of the classes which
they are actively concerned to attack. Sorel's onslaught on the
intellectuals reads very similarly to the attacks on liberal hypo-
crisy and doublé talk in such classics of contemporary revolutio-
nary literature as the work of the late Franz Fanon, who, indeed,
has recently been described by Professor Edward Shils as « only an
eloquent Sorel».
Perhaps one of the reasons why the contemporary libertarian
revolutionaries are more concerned with the anarchist dilemma
of reason and revolution, violence and non-violence, than with
the other traditional problem of individualism and communism
which we have been discussing in this paper, is that they have for
the most part been less concerned with the ultimate goals of
their movement than with the movement itself, and they have
found that participation in a revolutionary movement is its own
justification. For them, in a way very different from that intended
by Eduard Bernstein in a farnous phrase, «the goal is nothing,
the movement is ali». I have said earlier that the problem of
the organisation of the revolutionary movement brings us up
against the dilemma of individualism versus communism. On this
point, most contemporary libertarian revolutionaries, with their
extreme insistence on spontaneity and on the importance of, to
use a phrase in vogue in Britain and the United States, « doing
your thing » might seem to be wholly on the side of the indivi-
dualists. Yet some of them are not as tolerant of dissent in
practice as they are in theory, and the limits of individualism
are restricted to a certain style of life and thought. The other
aspect of the discussion about individualism and communism, -
that dealing with the distribution of goods after the revolution -
is not one which appears to have concerned them much. And as
- even more than in the days of Kropotkin or Malatesta - the
chances of putting ideas on this subject into practice seems extremely
remote, perhaps they are right not to spend too much time discussing
j. j o l l , anarchism between communism and individualism 283

them. And perhaps participation in a permanently unsuccessful


movement is a naturai and desirable phase in the development
of ali young people in a centralised industrialised society, just to
keep alive the idea that there are other values than those generally
accepted. Ali student participants in « sit-ins » and occupation are
agreed on one thing - that the experience was a memorable and
uplifting one. As a student of Columbia University told the C o x
Commission which was investigating student unrest: «Always
meetings and more meetings lasting long into the night. Par-
ticipatory democracy. There was a real community spirit; everything
belonged to everybody; the building was " liberated " . Girls [...]
were not expected to do the kitchen work alone, for this was a
" liberated " area and boys had to help. Couples slept together in
public view; nobody car ed, we were "liberated"; here was a single
commune in which adult hypocrisies did not apply any longer,
where people shared and shared alike, where democracy decided
everything, where people were free of adult values or codes» 2 1 .
For this speaker, at least, the dilemma between communism and
individualism had ceased to exist.
The anarchist movement, in its swings from communism to
individualism and back again, has exemplified problems of poli-
ticai philosophy and of politicai action which are not peculiar to
it alone. Freedom and obligation, authority and the individuai
judgment, the nature of state and society - ali these familiar
questions of politicai theory have been raised in an acute form
by the anarchist experience. The value of this experience has been
that it has posed these problems clearly and in an extreme form.
Anarchists are by nature jusquau boutistes. For them questions which
are theoretical for the politicai philosophers (the nature and work-
ing of the General Will, for example) are essentially practical
ones which they have to face in their everyday lives. It is this
purity and this extremism which accounts for the sectarian na-
ture of many anarchist groups. Insistence both on doctrinal purity
and on individuai judgment inevitably leads to splits and divisions
and to acrimonious relations between people whose views, to the
outsider, seem to differ very little. This has, as Gramsci and many

21. Crisis at Columbia: Report of the Fact-Finding Commission Appointed


to Investigate the Disturbances at Columbia University Aprii, May 1968, New York,
1968, p. 138.
284 sabato 6 dicembre 1969, o r e 9,30

others have pointed out, often led to ineffectiveness and failure in


the anarchists' revolutionary enterprises. Yet, in its very failure, as
the experiences of the last few years have shown more than ever,
anarchist ideas and practice, whether called by the name of anar-
chism or not, have provided us both with a laboratory for the study
of politicai ideas in action, and, more important, a continuous
criticism of our assumptions, a permanent attack on our social,
politicai and moral values, a standing threat to our bourgeois - or
indeed our socialist - complacency. There have been few periods
m human history when we have needed this more than we do today.
COMUNICAZIONI

HENRI ARVON

L ' A C T U A L I T É D E LA P E N S É E D E M A X S T I R N E R

Ce n'est pas un des moindres mérites du livre très bien documenté


que Hans G. Helms sous le titre L'idéologie de la société anonyme a
consacré récemment (en 1966) à Max Stirner que d'avoir souligné
tout particulièrement ì'actualité croissante de son maìtre-livre L ' U n i -
que et sa propriété. La qualification de L'unique en tant que « co-
mète philosophique » qu'on trouve dans la courte introduction
de Paul Lauterbach pour l'édition Reclam de 1892 se justifie une
fois de plus. Une rentrée dans l'ombre qui semblait définitive,
est suivie d'une nouvelle apparition au ciel philosophique; l'éclat
de la « comète » augmente dans la mesure mème où elle s'approche
de nos préoccupations actuelles.
L'unique et sa propriété a connu jusqu'à présent quatre périodes
de rayonnement intense; il n'est peut-ètre pas inutile de les rappeler
brièvement puisque, en situant historiquement les trois premières
périodes, il sera plus aisé de comprendre l'impact de la pensée stirné-
rienne sur l'époque présente. La publication de L'unique et sa pro-
priété en 1845 provoque l'effondrement de l'hégélianisme ; l'auteur
apporte, en effet, la preuve que la dialectique hégélienne a épuisé
toutes ses possibilités. Après avoir fait disparaìtre toutes les trans-
cendances comme autant d'aliénations dont il convenait de se dé-
barrasser, elle s'attaquait maintenant sous la piume de Stirner à ce
qu'elle considérait jusqu'a présent comme son essence, à l'Esprit
lui-mème. Stirner se place donc très précisément - et nous avons tenté
de prouver que par ses attaques contre le jeune hégélien Marx il
y était pour quelque chose - au point de passage d'une philosophie
spéculative qu'il pousse à bout, à une philosophie de l'action dont
la onzième thèse sur Feuerbach de Karl Marx annonce l'orientation
nouvelle.
286 sabato 6 dicembre 1969, o r e 9,30

U n demi-siècle plus tard alors que l'individualisme bourgeois at-


teint son point culminant, M a x Stirner fait sa rentrée sur l a scène
philosophique à la suite^ de Nietzsche dont il passe, à tort plus qu a
raison, pour l'ancètre. L'unique apparait c o m m e le premier avatar du
Surhomme nietzschéen. C'est là u n rapprochement n o n seulement
hypothétique - personne n'a pu prouver une filiation quelconque -
mais surtout une affirmation lourde d'équivoques. André Gide ne se
trompe pas lorsque, dans une lettre à Angèle, il tient à dissocier les
deux philosophes. Pére d ' u n Lafcadio qui jette hors du train en
marche u n vieillard inoffensif dans le but unique de se prouver
qu'il est libre, Gide garde toute sa préférence au S u r h o m m e nietz-
schéen qui est maitre parce que les autres sont esclaves; il méprise
l'unicité stirnérienne qui est au coeur de chacun de nous. Plutót
que de les unir, il convient donc, selon Gide, de les opposer.
C'est l'évidence m è m e : Nietzsche exalte le maitre aux dépens de
l'esclave, Stirner élève l'esclave à la dignité de maitre.
La confusion entre l'Unique et Zarathoustra n ' e n persiste pas
moins; le fascisme d'après - guerre se réclamera du dernier - et parfois
du premier. C'est ainsi que nous avons la surprise de constater que
Mussolini se compte parmi les disciples de M a x Stirner et qu'il lui
emboìte le pas avec enthousiasme. Q u ' o n veuille bien nous pardonner,
surtout pour la mémoire de M a x Stirner, de citer ces lignes extraites
d'un article intitulé Vecchie usanze que Mussolini publia dans le
«Popolo d'Italia» du 12 décembre 1919: «Basta, teologi rossi e neri
di tutte le chiese, colla promessa astratta e falsa di u n paradiso che
n o n verrà m a i ! Basta, ridicoli salvatori del genere umano, che se
ne infischia dei vostri " ritrovati " infallibili per regalargli la felicità !
Lasciate sgombro il cammino alle forze elementari degli individui,
perché altra realtà umana, all'infuori dell'individuo n o n esiste!
Perché Stirner n o n tornerebbe d'attualità?».
La troisième renaissance de M a x Stirner appartient à l'epoque qui
suit immédiatement la deuxième guerre mondiale. Puisque Hans
G. Helms la fait débuter en 1948 en France, notre propre responsabilité
s'y trouve quelque peu engagée: c'est, en effet, en 1951 que nous
avons présenté à la Sorbonne notre thèse sur M a x Stirner. Mal nous
en a pris, soit dit en passant. Le j u r y ne partageait guère notre
convinction d'avoir retrouvé en Stirner un penseur qui, à la faveur
des événements récents, était redevenu actuel. Ainsi u n des membres
du j u r y déclara tout de go lors de notre soutenance qu'il n'était
pas stirnérien et qu'il se félicitait de ne pas l'ètre.
comunicazioni 287

Avant m è m e de discuter des raisons générales qui ont motivé la


résurrection de Stirner à ce moment, j e voudrais préciser les raisons
personnelles qui m ' o n t conduit alors vers ce philosophe décrié.
La douloureuse expérience d u totalitarisme inhumain nous faisait
souhaiter ardemment une revalorisation de la personne humaine dont
la particularité, loin de passer pour une tare et de justifier l'op-
pression, voire l'extermination physique, serait considérée c o m m e
la marque la plus sure de son éminente dignité. Emmanuel Mounier
et Martin Buber nous ramenaient dans ce domaine privilégié où
nous crumes trouver le salut de la personnalité et sa sauvegarde
contre la masse indistincte et répressive personnifiée hier par Hitler,
aujourd'hui par la bureaucratie tentaculaire, et demain peut-ètre
par une technique toute-puissante. O r , l'un et l'autre, tout imprégnés
d'esprit religieux qu'ils étaient, n'avaient pas hésité à proclamer la
valeur profondément humaine de l'anarchisme; si Emmanuel M o u -
nier s'était surtout intéressé à Bakounine, Martin Buber interro-
geait l'unicité de M a x Stirner. Etant germaniste, et peut-ètre
aussi parce que d'origine petite-bourgeoise j e préférais une révo-
lution consciencielle à l'activisme politique - mais cette réflexion
ne m'est venue, à vrai dire, qu'après la lecture du livre de Helms
qui range tous les stirnériens dans cette classe sociale - j'ai porté
m o n choix sur M a x Stirner, d'autant plus que les travaux de Karl
Lowith, en particulier son beau livre De Hegel à Nietzsche, venaient
de me montrer le chemin à suivre.
En analysant ainsi les raisons d ' u n choix qui allait déterminer n o n
seulement mes recherches ultérieures mais surtout aussi l'esprit dans
lequel j e les abordais, j'ai l'impression de tenter une justification
beaucoup plus encore qu'une explication. C o m m e n t m o i qui suis u n
stirnérien convaincu, ne rougirais-je pas de honte d'avoir choisi
un tei maitre à penser lorsque Helms affirme peremptoirement que
le stirnérisme et le national-socialisme ne sont que des variations
de la rnème aberration fasciste, que Stirner a fourni aux classes
moyennes une idéologie qui les enferme dans l'univers de la société
anonyme et leur barre le chemin du socialisme;
Ma position est d'autant plus inconfortable que j e ne puis m ' e m -
pècher de souscrire jusqu'à un certain point à la démonstration
rigoureuse de Helms. L'auteur de L'idéologie de la société anonyme
a mille fois raison de juger L'unique et sa propriété à travers Saint-
Max, partie principale de L'idéologie allemande, oeuvre c o m m u n e
de Marx et Engels. M o i aussi, j ' e n ai tiré le plus grand profit;
288 sabato 6 dicembre 1969, o r e 9,30

c'est gràce à cette critique contemporaine si pertinente que j'ai


réussi à retrouver les linéaments parfois extrèmement tenus de
L'unique et sa propriété. J'irai m è m e jusqu'à dire que la manière
dont M a r x explique L'unique par la situation sociale de son auteur,
m e semble d'une lumineuse évidence. Pour Marx, la notion stirné-
rienne de la conscience souveraine repose, en effet, sur deux phéno-
mènes de la vie sociale. Il faut d'une part que la division du travail
soit réalisée complètement, ce qui a pour résultat de faire oublier à
ceux qui se consacrent exclusivement au travail intellectuel l'origine
sociale de leurs idées, il faut d'autre part une classe dont l'existence
n'est plus justifiée par la structure économique et qui pourtant essaie
de survivre en s'accrochant à sa conscience qu'elle oppose à l'assaut
des nouvelles forces productives.
Or, aux yeux de Marx, Stirner appartient à la fois à ces deux
catégories sociales. C'est l'idéologue pur qui n'a jamais quitté l'univers
factice de la philosophie hégélienne où il n'a cessé de se battre contre
toutes sortes de catégories. Son ignorance de la réalité lui fait aban-
donner jusqu'aux derniers liens qui rattachaient encore la philosophie
au m o n d e extérieur. C'est aussi le petit-bourgeois, victime de la vie
allemande étriquée, sans ouverture sur les révolutions économiques
qui se produisent en France et en Angleterre, condamné ainsi à
accepter les illusions de sa classe, sans possibilité d'en entrevoir la
base empirique.
Q u e les vue politiques et sociales de Stirner soient conservatrices,
voire réactionnaires, personne ne saurait le contester sérieusement.
Ainsi l'anti-démocratisme aboutit chez lui à la glorification de la
féodalité. Quelle est, en effet, pour lui, la difference entre l'ancien
régime et la nation souveraine, fille de la Révolution frangaise?
Sous l'ancien régime, le pouvoir monarchique ne s'exergait pas directe-
ment sur les sujets. La corporation s'intercalait c o m m e élément m o d é -
rateur entre le roi et les sujets. Avant de dépendre d ' u n pouvoir
politique, l ' h o m m e dépendait d ' u n groupe social en sorte que le
prétendu « absolutisme » était en fait limité par d'innombrables p o u -
voirs secondaires. Mais du j o u r où la Nation s'institua souveraine,
le sujet entrait dans la dépendance directe du pouvoir. Le règne des
privilèges de l'ancien régime se transformait en un règne d u droit
contre lequel nul n'avait désormais la possibilité de s'insurger. Ainsi la
Révolution frangaise a substitué à la monarchie modérée de l'ancien
régime la monarchie absolue de l'Etat moderne. Q u a n t à l'association-
nisme de Stirner appelé à remplacer la Société bourgeoise, il main-
comunicazioni 289

tient la propriété privée, l'organisation d u travail, la circulation


de l'argent; c'est à juste titre que Karl M a r x ne voit dans cette
association d'égoistes qu'une interprétation nouvelle d u m o n d e exis-
tant.
C'est donc d'un coeur léger et sans le moindre regret que j'aban-
donne le stirnérisme politique et social à la critique acerbe de M a r x
et Engels et à celle n o n moins meurtrière de leur disciple Helms.
Je ferais pourtant du point de vue historique une différence entre le
Saint-Max de M a r x et d'Engels et l'idéologue patenté de la République
fédérale d'Allemagne que Stirner devient sous la piume de Helms.
Pour M a r x et Engels, héritiers de la philosophie classique allemande,
il s'agissait de passer d'une philosophie désespérément spéculative
à une doctrine d'action, pour nous qui sommes pris entre les
tenailles d'une société de plus en plus oppressive, quelle qu'en
soit d'ailleurs la f o r m e proprement politique, il s'agit bien plus
de refaire ce chemin en sens inverse, c'est-à-dire de compléter,
sinon de remplacer les préoccupations politiques qui ont prévalu
jusqu'à présent, par des préoccupations morales. Les événements
qui se sont déroulés en France en mai 1968, ont au moins eu ceci
d'exemplaire qu'ils o n t montré que la mise en accusation de la
société de consommation concernait tous les régimes politiques,
ceux de l'Occident et ceux de l'Est puisqu'ils partagent en somme
la m è m e fausse fmalité qu'est la consommation.
C'est à la lumière de cette révolte contre une société et une
culture qui semblent assumer et cristalliser toutes les aliénations
anterieures que l'actualité de la pensée de M a x Stirner apparaìt
sous son j o u r véritable. Le cri qu'il lan^a jadis contre l'Esprit
hégélien et qui semblait périmé à partir du m o m e n t où Karl M a r x
lui avait substitué Tètre humain dont il fallait assurer le triomphe
contre la nature, retentit à nouveau dans nos consciences puisque le
socialisme établi et consolidé, contrairement aux espoirs que le
xix e siècle avait mis en lui, n'a pas réussi à mettre fin aux aliéna-
tions si tant est qu'il ne les ait pas renforcées.
O n pense en particulier à la critique si perspicace que Stirner
fit de ce qu'il appelle le libéralisme social, c'est-à-dire d ' u n libéra-
lisme qui ferait confiance à la société pour réaliser l'idéal humain.
Or, en fait, cette société chargée de faire triompher la liberté, est
souveraine. Toute-puissante et tyrannique, elle n'a de cesse qu'elle
ait assis son régne sur l'esclavage général. Elle édicte ses propres
lois, le « droit social ». « Mais les réformateurs sociaux, prophétise

17-
290 sabato 6 dicembre 1969, o r e 9,30

Stirner, nous prèchent u n droit social. Ainsi l'individu devient l'esclave


de la Société et n'a raison que pour autant que la Société lui donne
raison, c'est-à-dire quand il vit selon les lois de la Société, c'est-à-
dire quand il fait preuve de - loyalisme. Q u e j e fasse preuve de loyalis-
m e dans une tyrannie ou dans une " Société " à la Weitling (réfor-
mateur social des années 40) revient au m è m e : j e suis également
privé de droit, puisque dans les deux cas j e n'ai pas un droit qui
est à moi, mais u n droit qui m'est étranger».
Le droit social défend, selon Stirner, les intérèts exclusifs de
la Société. Celle-ci ne pouvant prospérer que par le travail de tous,
obligation nous est faite de participer à l'effort c o m m u n . Dans le
cadre de la Société, il est vrai, tous sans exception doivent ètre consi-
dérés c o m m e des hommes et placés c o m m e tels sur un m è m e pied
d'égalité. Mais puisque l ' H o m m e pris au sens général est u n idéal,
une aliénation donc qui s'est enrichie en appauvrissant l ' h o m m e
particulier, il ne reste après ce dédoublement que l ' h o m m e condamné
au travail forcé. Celui qui se soustrairait au travail aurait beau
se réclamer de son titre d ' h o m m e , la Société aura vite fait de le
convaincre q u ' o n est H o m m e véritable qu'en considérant le travail
c o m m e u n devoir sacré. « Q u e le communiste voie en toi l ' h o m m e ,
le frère, précise Stirner, ce n'est là q u e sa fagon de voir de di-
manche. Les jours de semaine, il ne te considère aucunement c o m m e
H o m m e tout court, mais c o m m e u n travailleur h u m a i n ou u n h o m m e
travailleur. Le principe libéral anime la première conception, dans
la seconde se cache l'illibéralisme. Si t u étais u n " fainéant " , certes,
il ne méconnaìtrait pas l ' H o m m e en toi, mais il tàcherait de p u -
rifier u n " H o m m e paresseux " de sa paresse et de te convertir à la
croyance que le travail est la " destination et la vocation " de
l ' H o m m e ».
Cette critique du socialisme autoritaire q u i s'en tient à son
aspect social, semble plus limitée que celle de Bakounine, par exemple,
qui s'en prend au caractère nécessairement répressif de l'Etat et de
la bureaucratie qui en est l'émanation. Mais elle est, en vérité, plus
p r o f o n d e du fait qu'elle rattache le problème particulier de la servi-
tude sociale au problème général de l'aliénation humaine. Stirner met
en valeur la doublé révélation que la dialectique hégélienne lui a
apportée. Celle-ci, en effet, fait dépendre tout progrés h u m a i n d u
phénomène de l'objectivation: l'esprit n e peut prendre conscience de
lui-mème qu'en se projetant dans la nature. Mais toute objectivation
comporte u n danger d'aliénation: l'esprit est englouti par la nature
comunicazioni 291

à moins de se rendre compte que celle-ci est issue de lui et qu'à


ce titre elle lui demeure subordonnée. Prisonnier de l'optimisme
positiviste du xix e siècle, M a r x avait prévu la suppression de toutes
les aliénations au sein d'une société sans classe. Avant m è m e que
l'expérience en eut prouvé le caractère utopique, M a x Stirner avait
insistè sur le danger d'aliénation permanent qui guette l'homme,
quelle que soit par ailleurs la f o r m e que prennent l'Etat et la société.
Pour le mettre à l'abri de toute atteinte, il le campe dans une
solitude abrupte et inaccessible.
Attitude inefficace, certes, puisque, selon la célèbre formule de
Marx, la conscience est incapable de déterminer l'ètte. Mais il s'agit
pour lui moins d'agir que de réagir. Ce qui importe à M a x Stirner
c'est de nous sauver de la sclérose, de l'oppression subie, de la
dépersonnalisation acceptée, de ce risque de dépossession perpétuel-
lement présent du fait que nous sommes condamnés à nous « objecti-
ver» et, par la mème, à créer des forces qui aussitòt se retournent
contre nous. O r , n o t t e époque prise d'une frénésie créatrice et
conquérante multiplie celles-ci à l'infmi. P o u r que l ' h o m m e ne
finisse pas par subir les pires esclavages, il convient de lui rap-
peler avec force qu'en tant que Moi originai, singulier, irréver-
sible il dispose d'une force de rupture qui lui permet de rétablir
sa souveraineté à tout m o m e n t .
C'est dans cette constatation libératrice à laquelle est consacré
L'unique et sa propriété que réside, à n o t t e avis, l'actualité véritable
de la pensée de M a x Stirner; elle éloigne l'ouvrage du domaine
politique et social qui n'est pas le sien - libre à chacun d'ailleurs
d ' y voir u n vice rédhibitoire - et le ramène dans u n domaine pure-
ment moral. L'unicité stirnérienne ainsi comprise n'a pas de mal,
nous semble-t-il, à s'intégrer dans les courants d'idées les plus récents,
en particulier dans la dialectique négative de l'Ecole de Frankfort
pratiquée par T h e o d o r W . A d o r n o et par Herbert Marcuse, c'est-
à-dire dans une pensée qui ose se nier elle-mème, qui s'assigne
pour tàche la mise en cause perpétuelle, le Constant renouvellement,
la plongée périodique dans une fontaine de jouvence.
Cette attitude de réfractaire exige une disponibilité entière que
1 auteur de L'unique et sa propriété a exprimée avec u n rare boheur
par cette affìrmation: «Je n'ai basé ma cause sur rien». Quel merveil-
leux antidote contre la complexité des liens qui nous enchaìnent à une
société de plus en plus envahissante que ce simple cri de joie, témoin
d'une naiveté retrouvée qui fait abstraction de tout, sauf d'elle-mème.
292 sabato 6 dicembre 1969, o r e 9,30

C'est, à vrai dire, l'inactualité fondamentale de la pensée de M a x


Stirner due au souci qu'il prend de la condition humaine permanente
qui lui ouvre toutes-grandes les portes de notre époque obhgée de
déborder les problèmes politiques et sociaux qui sont devenus o u en
train de devenir sans objet, et de revenir aux questions premières
de l'existence humaine. Aujourd'hui plus que jamais L'unique et sa
propriété est u n livre qu'après avoir lu « o n quitte monarque ».
LETTERIO BRIGUGLIO

L ' A N A R C H I S M O IN ITALIA
F R A C O L L E T T I V I S M O E C O M U N I S M O

1. Il m o v i m e n t o socialista i n Italia, d o p o la Commune di Pa-


rigi, costituì una forza rivoluzionaria sostanzialmente o m o g e n e a
o c o m u n q u e p r i v a d i u n a dialettica i n t e r n a l a c e r a n t e e d r a m m a t i c a .
Esisteva i n f a t t i u n p r i n c i p i o u n i t a r i o , u n d e n o m i n a t o r e c o m u n e : il
collettivismo non autoritario, che v e n i v a allora c o n d i v i s o sia d a g l i
a n a r c h i c i , sia d a i p u b b l i c i s t i d e l p e r i o d i c o m i l a n e s e « La P l e b e »
c h e n o i c o n s i d e r i a m o la v e r a culla d e l p a r t i t o o p e r a i o i t a l i a n o L
Il c o l l e t t i v i s m o n o n a u t o r i t a r i o d i v e n n e così il c r e d o d i a n a r c h i c i
v e c c h i e n u o v i , d i società o p e r a i e e x r e p u b b l i c a n e passate a l l ' a n a r -
c h i s m o e d i operaisti avant la lettre ( n o n c e r t o socialisti « e v o l u z i o -

1. L. BRIGUGLIO, Il partito operaio italiano e gli anarchici, Roma, 1 9 6 9 ,


pp. 4 e segg. In Italia, l'anarco-collettivismo trovò appoggio incondizionato
presso i collaboratori de « La Plebe » soprattutto perché non indossò mai la
toga autoritaria, anche se nessuno, e tanto meno Gnocchi Viani, si sognava
di negare l'influenza esercitata sui socialisti italiani dagli scritti di Albert Schaffle,
indeciso fra il collettivismo autoritario e il collettivismo anarchico, e di César
De Paepe, oscillante fra il socialismo libertario e quello politico. « Il collettivismo
- così scriveva Gnocchi Viani a tale riguardo - , sprigionatosi dai volumi dei
pensatori, ha battuto alla porta del congresso (di Losanna, 1 8 6 7 ) , chiese la
parola, gli fu concessa e parlò. Parlò e fu applaudito. Però, messo a contatto
col libertarismo proudhoniano, che era l'anarchismo d'allora, non aveva indossato
la toga autoritaria, che indosserà invece più tardi in altri congressi, ma si
presentò lindo e agile colla forma delle associazioni libere e autonome, ma
federate. Scartata interamente l'idea dello Stato, imparò che non si riusciva a
concepire lo Stato se non come il congegno politico della borghesia. Perciò
ne usci una enunciazione sintetica, una formula riassuntiva, che oggi parrà
stranezza, ma che ha invece la sua ragione logica e storica e che, anche oggidì,
trova accoglitori e consenzienti specialmente fra i socialisti spagnuoli: la for-
mula è il Collettivismo anarchico »: O . G N O C C H I VIANI, Ricordi di un internazio-
nalista, Milano, 1 9 0 9 , pp. 2 8 - 2 9 , 1 3 5 . Per il De Paepe: LEO VALIANI, Dalla prima
alla seconda Internazionale, « Movimento operaio », marzo-aprile 1954, p. 144.
294 sabato 6 dicembre 1969, ore 9,30

nisti», ché non rende l'idea) 2 , ispirati da Osvaldo Gnocchi Viani


e da Enrico Bignami. Gli stessi socialisti autoritari, gli « statofili »
che, come scriveva Gnocchi Viani nel 1875, n o n avevano in Italia
e nei paesi neolatini alcun gruppo che facesse parlare di sé 3 ,
accettavano, insieme con gli anarchici, sia il principio della tra-
sformazione della proprietà individuale in collettiva, sia il criterio
del godimento individuale dei frutti del lavoro.
La fortuna del collettivismo non autoritario in Italia si potrebbe
spiegare ricorrendo agli stessi concetti, se non proprio alle stesse
parole, di Gnocchi Viani e dei suoi amici de « La Plebe », secondo
i quali il « concetto dell'io » (su cui s'imperniava l'economismo
borghese) e il « concetto del tutti » (su cui s'incardinava il comunismo
tradizionale) erano armonizzabili nella nuova sintesi collettivista 4 .
Si sperava così di superare con la « teoria scientifica » del collettivismo,

2. «La Plebe», Milano, 12 settembre 1880, n. 37: Una franca spiegazione.


« Una parola una volta per sempre a chi va ripetendo e stampando all'estero che
ci sieno socialisti in Italia i quali lavorino:
1) a costituire un partito operaio all'infuori dell'associazione Interna-
zionale ;
2) a far prevalere un vago programma di riforme politiche;
3) a far formare un partito evoluzionista legale.
Sul primo punto: naturale, logico e doveroso che si costituisce un p. o.
all'infuori dell'Internazionale, dal momento che la Int.le, come organizzazione,
non v'è più. Il nuovo partito la potrà ricostituire, ma sta il fatto che oggi
in essa non restano che pochi frammenti dispersi, slegati, vale a dire, come
organizzazione, più non esiste.
Sul secondo punto: le sole riforme politiche potranno essere buone pei pro-
grammi dei partiti politici borghesi, ma per un programma socialista, no. Nessun
nucleo socialista, in Italia, ha di queste monche idee in testa.
Sul terzo punto: ugualmente, nessun nucleo socialista in Italia pensa di
formare un partito evoluzionista legale, per la semplicissima ragione che alle
evoluzioni legali non ci credono nemmeno i mazziniani. Figurarsi poi i socia-
listi! Ci pare di esserci spiegati».
3. O . G N O C C H I V I A N I , Le tre Intemazionali, Lodi, 1 8 7 5 , p. 74.
4. O. G N O C C H I V I A N I , Il collettivismo nel socialismo, Milano, 1879, p. 5.
« La Plebe », Milano, 4 luglio 1878, n. 26: «Due grandi correnti solcano il mondo.
L'una è quella della libertà individuale o individualismo, che mena all'egoismo;
l'altra tende a centralizzare sempre più gli interessi e mena al cosiddetto comu-
nismo autoritario ». La soluzione del problema, consisteva secondo " La Plebe " ,
nell'armonizzare le due correnti con l'attuazione del collettivismo ».
comunicazioni 295

tanto il comunismo tradizionale o « comunismo p u r o », quanto


l'«individualismo arrabbiato» o individualismo economico.
Il « comunismo puro », secondo Gnocchi Viani, era divenuto,
« quasi per contraccolpo di reazione », una dottrina autoritaria 5
e quindi n o n ammetteva né la proprietà privata, né il consumo
individuale, mentre concepiva lo Stato come « rilluminante e a m o -
roso distributore del lavoro e dei beni di consumo » 6 . Ma, penetrato
il pensiero mutualistico di P r o u d h o n nei confini della scuola pura-
mente comunista, anarchismo e comunismo (sempre secondo il Viani)
finirono con il confondersi in ima « mischia battagliera » dalla quale
uscì, « a r m a t o come Minerva» il collettivismo 7 .
La fortuna del collettivismo n o n autoritario in u n paese c o m e
l'Italia, dominato da circa u n trentennio dal liberismo economico,
si rivelava quindi strettamente legata a questa esigenza di vedere
garantita la libertà individuale e la solidarietà sociale con u n « ter-
mine medio », con una « formula riassuntiva », che costituì, per circa
un decennio, il tessuto connettivo di tutte le « scuole » o gradazioni
del socialismo allora esistenti. O r m a i la vita economica italiana, dopo
il '70, incominciava a conoscere radicali trasformazioni, soprattutto
in seguito al «completo distacco fra agricoltura e industria» 8 . Gli

5. O. G N O C C H I V I A N I , Il collettivismo cit., p. 7.
6. O . G N O C C H I V I A N I , Il socialismo e le sue scuole, Milano, 1892, p. 25.
7. O. G N O C C H I V I A N I , Il socialismo cit., p. 10. «Attivata la corrente del
collettivismo - scrive Gnocchi Viani - , il socialismo non è più quello di
prima: si è modificato; [...] ha perduto parte del suo antico assolutismo per
poter essere più modernamente scientifico : mette in uno stesso crogiuolo indivi-
dualisti e comunisti e ne studia tutte le possibili affinità e reazioni chimiche...
L'intromissione del collettivismo ha confermato dell'antico socialismo un dato
scientifico, cioè la proprietà collettiva della terra e degli strumenti del lavoro,
talché questo principio si riafferma come principio universalmente accettato da
tutti i socialisti [...]. La scuola collettivista rimise in discussione il comunismo
e provocò appunto la separazione del socialismo in due parti: la prima fissa,
su cui vanno perfettamente d'accordo comunisti e collettivisti (la proprietà
collettiva della terra o degli strumenti del lavoro) e la parte che chiameremo
mobile, su cui scientificamente discutono gli uni e gli altri (la distribuzione
cioè dei prodotti del lavoro personale) »: O. G N O C C H I V I A N I , Il collettivismo cit.,
pp. 8-10.
8. G. LUZZATO, Storia economica dell'età moderna e contemporanea, Pa-
dova, 1948, pp. 381-383: «Fatta eccezione per la sola categoria dei tipografi
- scrive il Luzzato - la coscienza di classe, nonostante la propaganda inter-
nazionalista, iniziata dopo il 1864 da Bakounine, ebbe allora uno sviluppo
296 sabato 6 dicembre 1969, o r e 9,30

o p e r a i n o n si v e d e v a n o p i ù c o s t r e t t i a d a l t e r n a r e il l a v o r o della f a b -
brica con quello dei c a m p i ; addensati in g r a n d i opifici, i lavoratori
italiani i n c o m i n c i a v a n o a f a r e p r o g r e d i r e l ' « i d e a d i classe», p a r -
t e c i p a n d o a scioperi o r g a n i z z a t i s e c o n d o i m o d e r n i c r i t e r i d i resi-
stenza. G i à il c o n g r e s s o d i R i m i n i d e l l ' a g o s t o ' 7 2 a v e v a p r o p u g n a t o
« l a f e d e r a z i o n e s p o n t a n e a delle f o r z e o p e r a i e n e l l ' A n a r c h i a e n e l
C o l l e t t i v i s m o » 9 ; p o i q u e l l o d i B o l o g n a del m a r z o ' 7 3 , a v e v a r i b a d i t o
la solidarietà nella l o t t a e c o n o m i c a e l ' o r g a n i z z a z i o n e delle s i n g o l e
S e z i o n i p e r a r t i e p e r m e s t i e r i 1 0 . C ' e r a n o q u i n d i sufficienti m o t i v i
p e r c h é il g r u p p o d e « L a P l e b e » n o n esitasse a d a b b r a c c i a r e , n e l '75,
il c o l l e t t i v i s m o d e g l i a n a r c h i c i c h e , p e r q u a n t o si r i f e r i v a ai criteri
d i l o t t a , n o n r i p o s a v a s o l t a n t o sulla p r o p a g a n d a c o n i fatti, m a
a n c h e su q u e i p r i n c ì p i o r g a n i z z a t i v i e d i resistenza c h e c o s t i t u i r o n o
p o i l ' a n i m a d e l l o S t a t u t o del p a r t i t o o p e r a i o i t a l i a n o 1 1 .

assai scarso [...] le grandi città si mantennero tranquillissime, senza associarsi


in alcun modo all'agitazione dei centri rurali [...] Ma dal 1869 in poi s'inco-
mincia a notare un profondo mutamento nella situazione: la media annuale
degli scioperi industriali, che era stata, in Italia, di 13 nel periodo 1860-'69,
sale a 26 nel 1871, a 58 nel 1876, a 96 nel 1886 [...] ».
9. P. C. M A S I N I , La Federazione Italiana dell' Associazione Internazionale dei
lavoratori. Atti ufficiali, Milano, 1963, p. 51.
10. P. C. M A S I N I , La Federazione Italiana cit., p. 66: « [...] urge porre
allo studio delle Sezioni tutti i mezzi di resistenza in tutti i rapporti fra
il Capitale e il Lavoro [...]; perché la resistenza possa più facilmente prati-
carsi, è utile organizzare le singole Sezioni per arti e per mestieri e federarle
in unioni secondo ciascun mestiere ed arte ».
1 1 . Si consideri la straordinaria analogia fra la seguente dichiarazione del
congresso di Bologna e il programma del P.O.I. in materia di solidarietà nella
lotta economica e di libertà concessa alle singole sezioni : « La solidarietà
nella lotta economica dichiarata solo legame obbligatorio fra i soci dell'Interna-
zionale, lasciando a ciascuna Federazione, Sezione, nucleo od individuo la piena
libertà di seguire il programma politico che ritiene migliore e di organizzarsi
pubblicamente o segretamente all'attuazione del medesimo, sempreché non sia
opposto e contrario all'oggetto della nostra Associazione: l'emancipazione com-
pleta e diretta del proletario per opera del proletario». A p. 117 si trovano
dei concetti espressi durante il congresso delle federazioni delle Romagne
e dell'Emilia, Bologna 16 luglio 1876, che non differiscono affatto dalle succes-
sive istanze operaistiche: «Regolamento Federale [...] 5): Ogniqualvolta qual-
cuna delle Sezioni che compongono la Federazione si metta in isciopero o i
suoi membri si trovino vittima delle persecuzioni governative o di parte, essa
ha diritto ad essere soccorsa dalle Sezioni federate e particolarmente dalle
comunicazioni 297

Ma, oltre a « La Plebe », e circa due anni prima che questa ve-
desse la luce in Milano, la formazione di una coscienza anticapita-
listica e l'affermazione del collettivismo n o n autoritario avevano
forse ricevuto un notevole impulso dal Comitato Italiano per la Rivolu-
zione Sociale che si era costituito, verso la fine del 1873, e che era
animato da Andrea Costa, da Carlo Cafiero e cioè dalla « nuova leva
rivoluzionaria» formatasi dopo la Commune di Parigi 1 2 . Le circolari
e i manifesti, chiari e incisivi, di questo comitato erano rivolti
ai lavoratori italiani « n o n già per discutere varie formule astratte,
ma per determinare le loro forze e raccoglierle, e spingerle avanti» 1 3 .
Spingerle verso la realizzazione del collettivismo n o n autoritario
che assicurava ad ognuno, fin dalla nascita, un uguale « p u n t o di
partenza» e che, una volta affidati gli strumenti di lavoro alle
associazioni operaie, avrebbe conferito a tutti i lavoratori il diritto
dei godimenti materiali e morali, in misura adeguata al lavoro c o m -
p