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Ucraina

Ucraina Stato dell’Europa orientale, confinante a


N e a E con la Russia, ancora a N con la
Bielorussia, a S con la Romania e la Moldavia, a
SO con l’Ungheria, a O con la Slovacchia e la
Polonia; si affaccia inoltre, per un ampio tratto,
sul Mar Nero.
1. Caratteristiche fisiche
La maggior parte del territorio consta di una
pianura costituita dal bacino inferiore del fiume
Dnepr, che si distende tra rilievi di modesta
entità: a O il Ripiano Podolico e le alture che
prendono nome dal fiume (il quale, pur
descrivendovi attorno un’ansa, le incide in parte
nel settore più orientale), a E le Alture del Donez.
Sono rilievi geologicamente antichi, entrambi
pervenuti alla struttura morfologica attuale già nel
corso dell’orogenesi ercinica del Paleozoico; nei
primi, peraltro, sono predominanti formazioni di
rocce cristalline antecedenti rispetto a quelle dei
secondi. Nell’insieme si tratta di alture non
elevate e con forme sommitali arrotondate. Dai
versanti meridionali di tali sistemi scendono
verso il Mar Nero il Bug e il Dnestr, lungo il
quale passa il confine con la Moldavia.
All’estremità orientale del territorio, le Alture del
Donez prendono nome dal fiume che ne raccoglie
gran parte delle acque, per poi dirigersi a E, dove
confluisce nel Don. A S l’U. si affaccia sul Mar
Nero e sul Mar d’Azov, il secondo dipendenza
del primo, dal quale è separato dalla penisola di
Crimea.
Il regime termico presenta una discreta escursione
annua, con medie invernali inferiori a −5 °C,
mentre in estate si rimane comunemente sopra i
20 °C. La piovosità, che sulla costa è di circa 650
mm (regime di tipo mediterraneo, con prevalenza
invernale), diminuisce nella parte centrale del
territorio (fino a circa 400 mm), per poi
aumentare proseguendo ancora verso l’interno,
dove si raggiungono i massimi (oltre 900 mm,
con piogge prevalentemente estive): questo si
spiega con il fatto che, per quanto riguarda
l’umidità, la zona è soggetta più all’influenza
atlantica che a quella del Mar Nero; per quanto
bassi, infatti, i rilievi giungono a breve distanza
dalla cimosa costiera di quest’ultimo, limitandone
l’influenza sul clima. Le regioni settentrionali
(Volinia, Polessia e Podolia), che sentono
maggiormente l’influenza dei venti provenienti
dall’Atlantico, abbondano di foreste, e non
mancano di zone paludose.
La vegetazione spontanea vede la netta
prevalenza di foreste a N (pini, betulle, querce),
un’ampia fascia intermedia di steppe arborate e
una grande estensione di steppe a S e nel centro. I
suoli sono podsolici nella zona delle foreste,
mentre nella fascia intermedia hanno grande
diffusione le terre nere (černozëm),
particolarmente fertili, che verso S vengono
progressivamente sostituite dai suoli bruni,
anch’essi molto produttivi.
2. Popolazione
La popolazione è formata in gran parte da Ucraini
(78,1%), largamente maggioritari nell’U.
occidentale, mentre in alcune grandi città dell’Est
e del Sud sono predominanti i Russi (17,3%). In
particolare, in Crimea i Russi, che il governo di
Kiev sospetta di tendenze separatiste, sono i due
terzi della popolazione. Sono, infine, presenti
minoranze di Tatari (0,7%), Bielorussi (0,6%),
Moldavi (0,5%), Ebrei (0,2%). Dagli anni 1990,
la popolazione ucraina si è progressivamente
ridotta, perdendo oltre 6 milioni di unità (il 14%
in meno rispetto ai primi anni 1990). Il
decremento è da ascrivere soprattutto a tassi di
natalità particolarmente bassi (9,6‰ nel 2009),
lontani dal compensare i tassi di mortalità
(15,8‰), al contrario assai elevati. A ciò si
aggiunge un saldo migratorio negativo legato, da
un lato, al rientro di comunità russe nella
madrepatria dopo l’indipendenza dell’U., solo in
parte compensato dal ritorno di Ucraini e di
Tatari di lingua turca (questi ultimi deportati in
massa all’epoca di Stalin); dall’altro, a una
sotterranea e, il più delle volte, clandestina
migrazione verso i paesi dell’Europa occidentale.
La popolazione urbana sfiora il 70% della totale e
la capitale è di gran lunga la città più popolosa,
alla quale segue Charkiv; oltre il milione sono
anche Dnepropetrovsk e Odessa, mentre Doneck
supera i 900.000 ab. e Zaporož´e e Leopoli sono
sopra ai 700.000. L’insediamento ha manifestato
la tendenza all’urbanizzazione al termine del
periodo zarista, con l’inizio del grande
sfruttamento minerario, e il processo è continuato
con l’industrializzazione successiva alla
rivoluzione sovietica.
Unica lingua ufficiale è, dal 1989, l’ucraino, ma
in diverse aree del paese si è di fatto affermato un
bilinguismo ucraino-russo. La religione
prevalente è quella cristiana ortodossa (29,2%)
con minoranze di religione cattolica, protestante
ed ebraica; oltre il 57% della popolazione ucraina
si dichiara non religioso.
3. Condizioni economiche
L’economia ucraina presenta i caratteri tipici
della transizione da un sistema socialista
pianificato a uno di libero mercato, aperto al
commercio e agli investimenti internazionali. Il
programma di liberalizzazione economica e di
austerità finanziaria promosso a partire dal 1994
dal presidente L. Kučma, con l’appoggio del
Fondo monetario internazionale e della Banca
Mondiale, nonché degli Stati Uniti e degli altri
paesi occidentali, è riuscito solo parzialmente a
conseguire i risultati sperati. Riforme quali la
privatizzazione dell’apparato industriale, il taglio
dei crediti alle industrie in perdita, l’adeguamento
delle tariffe energetiche ai prezzi di mercato, la
progressiva liberalizzazione dei prezzi al
dettaglio e l’apertura al commercio con l’estero
hanno incontrato la tenace resistenza di ampi
strati della élite politica, per lo più legata al
passato regime e orientata ancora verso
un’economia a pianificazione centralizzata.
Conseguentemente, la privatizzazione delle
grandi imprese è cominciata con difficoltà, e
l’ancora pesante controllo dello Stato
sull’economia, in un apparato amministrativo
dove è elevato il grado di burocratizzazione e di
inefficienza, frena gli imprenditori e gli
investitori esteri.
L’agricoltura riveste un ruolo fondamentale
nell’economia del paese, occupando il 15,8%
della forza lavoro complessiva (2008),
contribuendo per il 10% alla formazione del PIL
e, soprattutto, alimentando ingenti correnti di
esportazione. Nonostante l’avvio del programma
di privatizzazione delle terre, il settore è ancora
gestito in larga parte dalle aziende collettive. Il
suolo agricolo, che rappresenta quasi il 57% del
complessivo territorio nazionale, è per lo più
destinato alla produzione di cereali (l’U. era
considerata il ‘granaio’ dell’URSS). Nell’insieme
del territorio si possono distinguere tre differenti
regioni agricole, nella più settentrionale delle
quali, fresca e umida, le piante tessili quali lino e
canapa, i tuberi, come le patate, e i cereali minori,
quali segale, grano saraceno e orzo trovano le
migliori condizioni negli spazi liberi da foreste.
Nella zona centrale delle steppe arborate e delle
‘terre nere’ si trovano le maggiori superfici
coltivate, dedicate prima di tutto al frumento
(quasi 26 milioni di t nel 2008), quindi al tabacco
e alle oleaginose; estesi anche i frutteti. La
regione meridionale e costiera, soggetta a periodi
siccitosi, si avvantaggia dell’irrigazione (lo
schema principale deriva l’acqua dal Lago di
Kahovka); la barbabietola è la produzione più
importante e sui suoi cascami, integrati da colture
foraggere, si è basato lo sviluppo
dell’allevamento bovino e suino. Lungo le coste è
largamente praticata la viticoltura, presente anche
nella valle del Dnepr. Le principali produzioni
agricole e zootecniche hanno subito vistose
diminuzioni rispetto alla media del periodo
sovietico e la ripresa appare lenta. Dalle foreste,
che coprono il 17% circa della superficie, si
ricavano oltre 15 milioni di m3 di legname
all’anno. Nel Mar Nero è largamente praticata la
pesca, con buoni introiti.
L’U. possiede vasti giacimenti di carbone (bacino
del Donez) e di minerali di ferro (Krivoj Rog,
Kremenčug, sul Dnepr, e Kerč´, in Crimea), e
anche riserve di petrolio (Borislav e Drogbyč,
nell’oblast´ di Leopoli) e di gas naturale
(Drogbyč, Sebelinka, Borislav, Byktov, Mrežnica
e Dashava). La produzione di minerali di ferro
(80.000.000 di t nel 2008) pone l’U. al 6° posto
tra i paesi maggiori produttori e fornisce la
materia prima all’industria siderurgica nazionale.
Notevole anche la produzione di carbone
(58.000.000 di t), anche se il settore è in crisi per
gli elevati costi di estrazione dovuti al
progressivo esaurimento dei giacimenti e
all’arretratezza degli impianti. Di rilievo
l’estrazione di manganese presso Nicopoli, sul
Lago di Kahovka. Altre produzioni riguardano
sali di sodio e potassio, magnesite, mercurio,
uranio, mentre nella Bucovina, presso il confine
romeno, sono presenti gesso e alabastro. La
fornitura dell’energia per le attività industriali si è
basata tradizionalmente sul carbone, con un
apporto idroelettrico rimasto scarso. Il settore
termonucleare produce oltre un quarto
dell’elettricità totale, nonostante l’incidente nella
centrale di Černobyl´, rimasta in funzione fino al
2000. Le riserve di gas e petrolio sono del tutto
insufficienti alle esigenze del paese, che continua
a dipendere largamente dalla Russia per gli
approvvigionamenti.
Il settore secondario, che impiega il 18,5% della
forza lavoro e contribuisce per il 31,2% alla
formazione del PIL, è sviluppato in particolare,
come in tutti i paesi ex sovietici, nell’industria
pesante. Prevale la siderurgia, con i distretti
maggiori centrati su Krivoj Rog e Doneck. Sono
sviluppate, inoltre, le metallurgie del manganese
a Nicopoli, e dell’alluminio a Zaporož´e. La
capitale, Odessa e Charkiv figurano, con alcuni
dei centri metallurgici, come sedi di produzione
di autoveicoli commerciali e trattori, Charkiv si
segnala per le locomotive, insieme con Zaporož´,
e per macchinari agricoli vari e con Kiev per le
produzioni elettrotecniche. Nel settore ‘leggero’,
nella capitale e a Leopoli si ha la produzione di
biciclette e autovetture; più diffuse sono le
fabbriche di apparecchi radiotelevisivi ed
elettrodomestici. Le città lungo il Dnepr
concentrano quasi totalmente le produzioni della
chimica pesante di base (acidi solforico, nitrico e
cloridrico; soda, potassa, ammoniaca); Kiev è il
maggior centro per le fibre artificiali e sintetiche,
e insieme con Charkiv fornisce gran parte dei
prodotti farmaceutici. Sempre sul Dnepr si
trovano i cementifici, mentre le industrie tessili
sono più disperse; tuttavia, anche in questo
settore primeggiano Charkiv e la capitale, nella
quale inoltre si trovano le maggiori fabbriche di
tabacco, birra, pneumatici e calzature.
In costante crescita è il terziario, che occupa il
65,7% della forza lavoro, generando il 58,8% del
PIL. Di rilievo soprattutto le attività commerciali
e finanziarie. Il turismo offre ottime potenzialità,
in particolare sulla costa del Mar Nero. La
bilancia commerciale ha registrato, negli anni
successivi all’indipendenza, andamenti
altalenanti, prevalentemente negativi: le
tradizionali esportazioni di prodotti alimentari e
tessili e macchinari non riescono a compensare
l’importazione, soprattutto di materie prime
energetiche indispensabili per alimentare
l’industria pesante. Oltre alla Russia, tra i
principali partner commerciali dell’U. figurano la
Germania, la Cina, la Turchia e la Polonia.
La rete stradale (169.422 km nel 2007) e quella
ferroviaria (21.655 km, di cui solo 9000, tuttavia,
elettrificati) sono discrete, ma necessitano di
opere di ammodernamento. Gli aeroporti
maggiori sono nella capitale, a Leopoli e Odessa,
che è anche il maggior porto marittimo.
Largamente sfruttati il Dnepr e i suoi principali
affluenti per le comunicazioni fluviali.
preistoria
Il Paleolitico medio, individuato in siti della
Crimea, è caratterizzato da industrie litiche
confrontabili a quelle del Musteriano dell’Europa
occidentale. Per il periodo più antico dell’U., il
sito all’aperto Moldova I (Moldavia) presenta 9
livelli abitativi, di cui 5 musteriani, e resti di ossa
di mammut datate a 44.000 anni fa; il Moldova V
copre l’arco temporale dal Musteriano
all’Epipaleolitico. Siti nei bacini del Donec, della
Desna e del Dnepr documentano complessi
anteriori o coevi al Maddaleniano. Mežirič presso
Kiev ha dato resti di mammut, tra cui un cranio
decorato con ocra, risalenti a 18.000-14.000 anni
fa.
Nel Sud-Ovest dell’U., a partire dal 5° millennio
a.C., apparvero le prime comunità neolitiche di
provenienza balcanica, appartenenti alla cultura
danubiana; successivamente la regione fu
raggiunta dalla cultura di Tripol´e. L’attività
agricola si affermò nella zona fertile delle terre
nere già all’inizio del 4° millennio, mentre a
occidente del Dnepr e in Crimea continuò la
tradizione mesolitica basata sulle attività di
caccia, pesca e raccolta. Con l’inizio dell’età del
Bronzo, verso il 2000 a.C., giunsero dall’Europa
centrale i gruppi della ceramica a cordicella e
dell’anfora globulare, in parte fondendosi con la
preesistente tradizione culturale di Tripol´e. Dal
13° al 7° sec. a.C., movimenti di genti dalla
Siberia portarono in U. popolazioni nomadi e
guerriere che introdussero la metallurgia; si
intensificarono gli scambi tra i gruppi, stimolati
dalla ricerca delle materie prime. In U. orientale
popolazioni appartenenti alla cultura delle ‘tombe
di legno’ sfruttarono, dal 12° al 5° sec. a.C., le
miniere di rame; nell’età del Ferro si evolvette la
metallotecnica, con la presenza di fornaci fisse
(1° millennio a.C.).
storia
1. Dalle origini al periodo sovietico
I territori a E e a O del Dnepr che sarebbero poi
stati chiamati U. furono occupati da popolazioni
slave nei sec. 6°-7° d.C. Nella seconda metà del
9° sec. si trovavano sotto l’organizzazione
politica della Rus´ di Kiev (➔Russia). Nel 1139
la Rus´ si frammentò in numerosi principati, che
l’invasione dei Tatari nel 1237-41 ridusse a
condizione di vassallaggio. Nel 1362 il granduca
di Lituania Algirdas sottrasse l’intera terra di
Kiev ai Tatari per annetterla alla Lituania; quando
nel 1386 la Polonia e la Lituania decisero
l’unione dinastica dei due Stati, i Polacchi
cominciarono ad avanzare verso est nei vasti
territori che da allora si cominciarono a designare
come ukraina («al confine»). Una parte della
popolazione rutena preferì allora spostarsi verso
SE, nella grande regione sul medio Dnepr.
I Cosacchi del Dnepr alla fine del 16° sec.
stabilirono il loro centro oltre le cateratte del
basso Dnepr, sulle isole del fiume e si costituì la
Zaporožskaja Seč´, l’organizzazione politica
guidata da un etmano eletto dall’assemblea (rada)
dei Cosacchi. Nel 1569, il territorio del medio
Dnepr colonizzato dai Cosacchi fu separato dalla
Lituania e incorporato nella Polonia. I Polacchi,
per piegare i Cosacchi, ne assunsero alcuni reparti
armati al proprio servizio, esigendo che gli altri
tornassero alla condizione di contadini. Le
differenze di confessione religiosa nella
popolazione dell’U. (cattolici di rito latino, in
maggioranza Polacchi, cattolici uniati, Ruteni e
ortodossi, in maggioranza Cosacchi) aggravarono
i contrasti. Quando i Polacchi costruirono presso
le cateratte del Dnepr la fortezza di Kodak, i
Cosacchi si ribellarono a più riprese e con
l’etmano Bogdan Chmel´nickij, dopo alterne
vicende, ottennero la protezione dello zar di
Russia (1654). Il successore di Chmel´nickij,
Vykovskij, cercò di sottrarre l’U. alla protezione
russa, finché con il trattato di Andrusovo (1667)
l’U. fu divisa tra Polonia, cui andarono i territori
sulla destra del Dnepr, e Russia, che ebbe quelli
sulla sinistra del fiume e la città di Kiev.
L’etmano Pëtr Dorošenko si rivolse allora al
sultano Maometto IV e nel 1672 i Turchi
imposero alla Polonia la pace di Buczacz, per la
quale l’U. polacca passò sotto la protezione turca.
La Polonia recuperò poi quei territori nel 1684
per opera di Giovanni Sobieski. Nell’U. russa,
fallito il tentativo dell’etmano Ivan Mazepa di
ribellarsi al potere russo con l’appoggio di Carlo
XII di Svezia (1708), lo Stato cosacco venne
gradualmente spogliato di ogni autonomia e
ridotto infine a provincia russa. Con la seconda
spartizione della Polonia (1793), anche le terre
ucraine alla destra del Dnepr passarono alla
Russia.
La resistenza al processo di russificazione si
accentuò verso il 1840, facendo capo a Kiev. A
seguito delle persecuzioni subite dai nazionalisti
ucraini, e ancor più dopo le restrizioni imposte
dal governo all’uso della lingua ucraina, centro
dell’attività dei patrioti ucraini divenne Leopoli,
in territorio austriaco. Le condizioni per
l’indipendenza maturarono tuttavia solo negli
anni del Primo conflitto mondiale, quando
l’Impero russo fu travolto dalla rivoluzione del
1917 e l’Impero asburgico dalla sconfitta in
guerra. Raggiunta l’indipendenza tra il 1918 e il
1919, nel 1922 l’U. divenne parte dell’Unione
Sovietica, al cui destino rimase legata – con la
parentesi della brutale occupazione nazista (1941-
44) durante la Seconda guerra mondiale – ancora
una volta in un quadro di pesante oppressione,
sino agli inizi degli anni 1990.
2. La repubblica ucraina indipendente
Già verso la fine degli anni 1980, nel contesto
generale della caduta dei regimi comunisti,
riemerse in U., teatro del gravissimo incidente
nucleare di Černobyl´ nel 1986, una tendenza
nazionalista, che venne fatta proprio anche da una
parte della leadership comunista. L’U. proclamò
l’indipendenza dall’Unione Sovietica nell’agosto
1991, entrando a far parte della CSI. Presidente
della Repubblica fu eletto Leonid M. Kravčuk (n.
1934).
Il paese dovette affrontare complesse trattative
con la Russia e con gli Stati Uniti per lo
smantellamento dell’arsenale nucleare di epoca
sovietica, come anche l’avvio di una difficile
transizione alla democrazia e all’economia di
mercato; i problemi legati all’acquisita
indipendenza erano amplificati, rispetto agli altri
paesi dell’Est europeo, dalle dimensioni del
nuovo Stato, la varietà dei gruppi sia etnici sia
linguistici che lo componevano nonché
l’importanza dei legami storici e culturali con la
Russia. Un clima di instabilità politica, causato
dall’irrisolto contrasto tra il presidente L. Kučma
(n. 1938) – in carica dal 1994 e rieletto nel 1999 e
la cui amministrazione aveva assunto
caratteristiche sempre più autoritarie e
oligarchiche – e il Parlamento, che aveva visto
ridotti i propri poteri nel 2000, si inseriva in un
contesto economico contrassegnato da
disoccupazione, criminalità organizzata e
corruzione, diventata un vero e proprio sistema di
potere. Nel corso del 2001, accanto alle
manifestazioni di piazza contro il presidente, già
al centro di due gravissimi scandali, si aveva una
riorganizzazione delle forze in campo, con le
dimissioni e il passaggio all’opposizione di
esponenti di spicco del governo, in particolare
J.V. Tymošenko (n. 1960) e V.A. Juščenko (n.
1954), quest’ultimo dal 1999 primo ministro,
principali promotori di una vasta mobilitazione
contro Kučma. Il filorusso V.F. Janukovič (n.
1950), eletto nel 2004 presidente, dinanzi alle
accuse di brogli e alle manifestazioni di piazza
della ‘rivoluzione arancione’, dovette
acconsentire a nuove votazioni, che assegnarono
la presidenza al filoccidentale Juščenko. La
tormentata vicenda elettorale palesava la frattura
tra le regioni orientali russofone e russofile e
quelle occidentali favorevoli a riforme
economiche e integrazione europea.
Lo schieramento occidentalista ha incontrato
numerose difficoltà, tra cui la rottura tra Juščenko
e il suo primo ministro Tymošenko (2005),
costretta a dimettersi e passata all’opposizione, e
la questione della dipendenza energetica da
Mosca. Sempre più isolato, il breve governo di J.
Jechanurov (n. 1948) ha subito nel 2006 una
cocente sconfitta nelle elezioni e si è affermata la
formazione avversa di Janukovič, il cui governo è
durato però anch’esso poco più di un anno ed è
stato segnato dall’aspro braccio di ferro con la
presidenza. La Tymošenko è stata primo ministro
dal 2007 al 2010, quando, dopo essere stata
sconfitta alle presidenziali da Janukovič, ha
lasciato la guida del governo all’ex ministro delle
Finanze M.J. Azarov. Le elezioni parlamentari
tenutesi nell'ottobre 2012, sulla cui regolarità gli
osservatori dell'OCSE hanno sollevato serie
obiezioni, hanno registrato il successo del Partito
delle Regioni di Janukovič, che ha ottenuto 191
seggi su 450, mentre la seconda forza in campo è
la coalizione Patria di Tymošenko (103 seggi),
seguita dal partito di opposizione dell’Udar
dell'ex-pugile V. Klitschko (40 seggi), e dalla
destra nazionalista (35 seggi).
Nel dicembre 2013, dopo che il mese precedente
il presidente Janukovič si era rifiutato di
sottoscrivere, cedendo alle pressioni di Mosca, il
trattato di associazione con l'Unione Europea,
violente manifestazioni di piazza duramente
represse dalle forze dell'ordine hanno agitato il
Paese. Le proteste sono proseguite nel mese di
gennaio nonostante l'emanazione di severi
provvedimenti volti a limitare la libertà
d'espressione e il diritto a manifestare,
interessando anche le sedi istituzionali della
capitale e costringendo il premier Azarov a
rassegnare le dimissioni per facilitare una
soluzione pacifica del conflitto. Il 22 febbraio
2014, dopo un inasprimento degli scontri e grazie
alla mediazione dell’Ue, l’opposizione ha
accettato di siglare con Janukovič un accordo che
fissava elezioni presidenziali anticipate da tenersi
entro il dicembre successivo, il ritorno alla
Costituzione del 2004 in modo da limitare i poteri
del presidente e formare un governo di unità
nazionale e un’amnistia che ha depenalizzato
anche il reato di abuso di potere ascritto a
Tymošenko; lo stesso giorno il Parlamento
ucraino ha votato una risoluzione che fissava al
25 maggio dello stesso anno le elezioni
presidenziali anticipate, destituendo Janukovič
con l’accusa di avere violato i diritti umani e
approvando la liberazione immediata di
Tymošenko, il cui braccio destro O. Turčinov è
stato eletto presidente ad interim, mentre la carica
di premier è stata assunta da A. Jatsenjuk.
A seguito di tali eventi, nel marzo 2014 forze
filorusse hanno assunto il controllo delle basi
militari ucraine in Crimea, e il Consiglio supremo
della Repubblica autonoma di Crimea ha votato
la secessione dall’U. e la richiesta di annessione
alla Federazione russa, decisione confermata con
il 97% dei voti favorevoli da un referendum
popolare. Nonostante il mancato riconoscimento
della comunità internazionale e l’emanazione di
sanzioni da parte di Stati Uniti ed Unione
europea, il 18 marzo V.V. Putin ha firmato il
trattato di adesione della Crimea alla Federazione
russa.
Alle elezioni presidenziali ha trionfato, ottenendo
al primo turno oltre il 55% dei voti sconfiggendo
nettamente la Tymošenko,
l'industriale P. Porošenko, filo-occidentale,
favorevole all'integrazione con l'Unione europea
e alla fine dei conflitti.
lingua
L’ucraino, secondo la tripartizione classica,
appartiene, insieme al russo e al bielorusso, al
gruppo delle lingue slave orientali. È la seconda
lingua slava per numero di parlanti (46 milioni, ai
quali va aggiunto il grande numero di Ucraini
dell’emigrazione). Le sue principali
caratteristiche a livello fonologico sono: l’esito i
dello ě (jat): per es., dilo «cosa» dal paleoslavo
dělo; il passaggio di o ed e a i in sillaba chiusa
dopo la caduta della semivocale finale: nis
«naso» da nošu, lid «ghiaccio» da ledŭ; le vocali i
ed e etimologiche che non causano la
palatalizzazione; l’okanie ovvero la pronuncia
chiara [o] di o atona: ucr. hovoriti ‹hovorìti›
«parlare», russo govorit´ ‹gavarìt’›; a livello
morfologico, la forma in -ja del nominativo sing.
neutro del paleoslavo in -je: pisannja «scrittura»
da pisanje; la marca dell’infinito in -ti: hovoriti;
la forma del preterito sing. di soggetto maschile
in -v: pitav «ho chiesto» da pitalŭ. Numerosissimi
i polonismi sintattici e lessicali dovuti all’influsso
polacco dei sec. 16°-17°. Dopo alterne vicende,
l’ucraino divenne lingua letteraria nazionale agli
inizi del 19° secolo.
letteratura
1. Dalle origini al barocco ucraino
Le origini della letteratura ucraina corrispondono
storicamente al periodo del principato di Kiev
(988-1240). In tale fase non è possibile una
distinzione tra le letterature che si sarebbero poi
definite come russa, ucraina e bielorussa; per tale
ragione il ricco patrimonio della Rus´ kieviana,
dai testi a carattere religioso a quelli storici e
folclorici, non è ascrivibile a una singola
letteratura nazionale. Dopo la fine della civiltà
kieviana, il suo retaggio fu in parte raccolto dal
principato moscovita, mentre il centro politico e
culturale della regione ucraina si spostò più a
occidente nel principato di Galizia e Volinia.
L’annessione della Volinia al Granducato di
Lituania segnò l’inizio del declino dell’attività
letteraria. Nel 14° sec. e parte del 15° la
tradizione culturale si mantenne viva soltanto
nella cronachistica e nella letteratura orale (canti
rituali e agricoli, canzoni liriche ed epiche),
conosciute attraverso testimonianze e trascrizioni
molto tardive.
Nel 15°-16° sec. l’influsso umanistico-
rinascimentale si manifestò dapprima attraverso
le opere di letterati cattolici, che scrivevano in
latino e in polacco. Una seconda fase, in epoca
ormai barocca, si ebbe con la rielaborazione degli
insegnamenti umanistico-rinascimentali a opera
degli Slavi orientali di cultura greca e confessione
ortodossa. Alla pressione della Chiesa cattolica
(istituzione di case e scuole di gesuiti) e alla
conversione al cattolicesimo della grande nobiltà
rutena, il clero ortodosso reagì creando scuole che
divennero centri di difesa e rinnovamento della
tradizione ortodossa e nello stesso tempo di
affermazione di una cultura sincretica di alto
profilo. Il primo di questi centri, ancora di origine
laica, è l’Accademia di Ostroh (russo Ostrog),
fondata nel 1580, dove fu stampata la prima
edizione completa della Bibbia in area ortodossa
(Ostroz´ka Biblija, 1581). Più tardi (16°-17° sec.)
personalità dominanti furono M. Smotryc´kyj,
polemista e filologo, autore della più importante
Grammatica dello slavo ecclesiastico, I.
Vyšens´kyj, P. Berynda, S. Zizanij, apologeta e
polemista, e Z. Kopystens´skyj. A cavallo tra il
16° e il 17° sec. si affermò una poesia colta, con
un indirizzo ‘tradizionalista’, di più stretta
osservanza religiosa d’impronta slavo-greca (P.
Berynda, K. T. Stavrovec´kyj), e uno
‘occidentalizzante’, più aperto a istanze laiche e
alle suggestioni della cultura latino-polacca (K.
Sakovyč, S. Počas´kyj).
Fenomeno complesso e per molti versi
contraddittorio fu il barocco ucraino (ruteno); suo
punto nodale è la decisa svolta verso l’Occidente,
pur nella piena consapevolezza della propria
identità da parte dei letterati, siano essi ortodossi
o uniati e che scrivano in ucraino, in latino o in
polacco. Accanto ai generi dominanti, come la
storiografia (F. Sofonovyč, J. Gizel´, S. Velyčko),
le descrizioni di viaggio (V. Hryhorovyč-
Bars´kyj), gli epistolari, le autobiografie e i
racconti cavallereschi di derivazione occidentale,
nel nuovo sistema letterario trovano posto anche
la prosa polemica (I. Vyšens´kyj, M.
Smotryc´kyj) e quella oratoria (I. Galjatovskij, L.
Baranovyč, D. Tuptalo, S. Javorskij). Ma le
innovazioni più evidenti si registrano nella poesia
e nella drammaturgia, grazie anche alla diffusione
dei trattati di poetica (di F. Prokopovič nel 1705;
di M. Dovnalevs´kyj nel 1736), basati sui dettami
occidentali. La poesia barocca predilesse
l’elemento epico (Sakovyč, Smotryc´kyj), dove
ampio spazio fu dato all’epopea cosacca (I.
Paškovs´kyj, S. Divovyč). Genere poetico per
eccellenza fu l’epigramma, che ebbe il suo
maestro in I. Velyčkovs´kyj. Nel teatro,
particolarmente originali furono gli intermezzi e
la forma popolare del vertep, che costituirono le
basi della commedia ucraina.
2. 18°-19° secolo
Con l’inizio del Settecento la fioritura culturale
volse al declino, sancito dalla proibizione
dell’uso della lingua ucraina (1721). Le maggiori
personalità passarono al servizio della Russia,
dove la Scuola Kieviana ricoprì un ruolo
primario, mentre la letteratura prodotta in U. si
esprimeva nelle forme popolari della tradizione
orale e dei componimenti satirici, soprattutto
anticlericali, e tornava a essere anonima, anche
per quanto riguarda opere significative come il
dramma Milost´ Božija («La Grazia divina»,
1728) e la Istorija rusiv («Storia del popolo della
Rus´», 1770 circa). Personalità d’eccezione della
seconda metà del 18° sec. fu il poeta e filosofo H.
Skovoroda, punto d’incontro tra eredità del
passato e proiezione verso la modernità.
La rinascita della letteratura ucraina,
definitivamente in lingua popolare, si ebbe solo
alla fine del Settecento grazie al poeta e
drammaturgo I. Kotljarevskij. Nel genere del
travestimento lo avrebbero seguito P. Hulak-
Artemovs´kyj (celebri gli adattamenti delle Odi di
Orazio) e G. Kvitka. Intanto a Kiev era succeduta
come nuovo centro della cultura nazionale
Char´kov, divenuta sede universitaria nel 1805,
dove si svolse un’intensa attività in campo
storico, etnolinguistico, folclorico e letterario (I.
Sreznevskij; Scuola romantica di Char´kov, con
L. Borovs´kyj, A. Metlyns´kyj, M. Petrenko).
Peculiare della cultura ucraina dell’Ottocento fu
l’impegno etico e nazionale: in questo senso
operarono N. Kostomarov, padre della moderna
storiografia, lo scrittore P. Kuliš, M. Vovčok, il
poeta T. Ševčenko. La reazione zarista non si fece
attendere: tra il 1863 e il 1881 fu proibito di
nuovo l’uso della lingua ucraina in letteratura,
nella stampa, nel teatro, nella scuola e ciò
determinò l’emigrazione nella Galizia austriaca di
prestigiose personalità. Alla fine del secolo la
prosa realistica trovò i suoi migliori interpreti in
O. Konys´kyj, B. Hrinčenko, I. Nečuj-Levic´kyj e
P. Mirnyj. Anche il teatro seguì la linea
romantico-etnografica, testimoniata dalle opere di
M. Staryc´kyj, M. Kropynyc´kyj e I. Tobilevyč.
3. Dagli inizi del 20° sec. all’era postsovietica
Nei primi decenni del 20° sec., al recupero delle
radici nazionali si accompagnò un processo di
reintegrazione nell’alveo culturale europeo e in
quest’ottica fu anche riletta e recuperata
l’esperienza barocca. In questo periodo
convissero in una felice osmosi orientamenti
realisti (L. Ukrajinka, M. Kocjubins´kij),
realistico-impressionisti (V. Stefanyk, M.
Čeremšyna, S. Vasyl´čenko, V. Vynnyčenko;
nonché, per la poesia: A. Kryms´kyj, B. Lepkyj,
V. Pačovs´kyj), neoclassicisti (M. Zerov, M.
Ryl´skij), simbolisti (O. Oles, J. Savčenko, M.
Tereščenko), futuristi (M. Semenko, O.
Slisarenko). Un gruppo a sé formarono gli
scrittori proletari, tra cui i poeti V. Čumak, V.
Ellan-Blakytnyj, V. Sosjura, e i prosatori J.
Janovskij e O. Dosvitnij; nel teatro emerse la
figura di M. Kuliš. Meno ascrivibili a una
corrente letteraria sono personalità come
l’umorista O. Vyšnja, il parodista K. Burevyj, il
narratore H. Kosynka, il raffinato poeta M.
Bažan.
Gli anni 1930 segnarono la fine di qualsiasi
anelito culturale: l’unica estetica permessa fu
quella del realismo socialista. Molti scrittori
finirono vittime delle epurazioni staliniane, altri
si adeguarono alla linea imposta dal regime, per
poi tornare all’originaria creatività (Ryl´skij,
Bažan); altri rimasero legati ai dettami del partito,
altri emigrarono. Il disgelo degli anni 1950 portò
alla riabilitazione di alcuni degli scrittori messi al
bando e a una maggiore libertà espressiva. La
rottura definitiva con i moduli del realismo
socialista si ebbe con il gruppo dei šistdesjatnyky
(i poeti I. Sverstjuk, I. Svitlyčnyj, L. Kostenko,
V. Symonenko, I. Drač). Nel decennio successivo
emersero nuovi talenti poetici come M.
Vorob´jov e I. Žylenko, mentre la prosa conobbe
una notevole vitalità grazie a H. Tjutjunnyk e agli
esponenti del romanzo magico (chymernyj
roman; V. Zemljak, P. Zahrebel´nyj, V. Ševčuk);
si affermarono quindi nuovi orientamenti letterari
di sofisticata cultura, tra tagliente ironia e ricerca
formale (L. Rymaruk, O. Zabuško, V. Neborak,
O. Lyšega, J. Paškovs´kyj).
Mentre venivano recuperati i grandi scrittori
destinati all’oblio dal regime, con la fine
dell’URSS anche alla letteratura dell’emigrazione
è stato riconosciuto finalmente il diritto di far
parte integrante della storia letteraria ucraina: in
questo ambito va ricordata l’attività, fra le due
guerre, dei centri di Praga (J. Darahan, O.
Stefanovič, O. Teliha, L. Mosendz, O. Ol´žyč) e
di Varsavia (J. Lypa, N. Livc´ka-Cholodna) e,
dopo la Seconda guerra mondiale, degli scrittori
operanti nella Germania Occidentale e in Austria
(il critico letterario G. Shevelov, i narratori U.
Samčuk, J. Klen, I. Bahriany e i poeti V. Barka,
V. Lesyč), poi in gran parte emigrati in America
Settentrionale. Qui emersero al loro fianco nuovi
autori (M. Irchan; M. Mandryka; I. Kiriak) e,
verso la fine degli anni 1950, si formò il ‘Gruppo
di New York’ (J. Tarnavs´kyj, B. Bojčuk, E.
Andijevs´ka, V. Vovk, P. Kylyna). Né va
dimenticato il rigoglio letterario ucraino che si
ebbe in Cecoslovacchia al tempo della Primavera
di Praga (le poesie di S. Makara e S. Hostyak, e
novelle psicologiche di J. Biss e V. Dacei).
arte e architettura
1. Dal Medioevo al 19° secolo
La produzione artigianale dei nomadi delle steppe
e alcuni oggetti d’oro e d’argento d’origine greca
ed ellenistica sono le più notevoli manifestazioni
artistiche dell’U. durante i primi secoli d.C.
L’arte nei principati di Kiev e di Černigov nei
sec. 11°-12° fu parte inscindibile della cultura
artistica russa. Solo dopo il 13° sec. la cultura
della futura U. cominciò ad acquistare fisionomia
propria. La lunga occupazione del territorio da
parte dei sovrani lituani e polacchi portò a
un’originale fusione di elementi della cultura
russa ortodossa e di quella cattolica degli Slavi
occidentali. Dell’architettura dei sec. 14°-15°
sono pervenute fortezze, castelli (Luck, Hotin,
Kamenec-Podolskij, Ostrog) e monasteri
fortificati (Mežirič). Le chiese di quest’epoca (a
Ostrog, a Mežirič) mantengono pianta a croce,
con cupola a sesto rialzato; si introducono
tamburi poligonali.
Le icone si distinguono per un gusto popolare e
arcaizzante. In quelle dei sec. 16° e 17° appaiono
scene di vita locale; le ricerche di plasticità
mostrano l’influenza occidentale. Le icone del
17° sec., eseguite con gusto per i dettagli,
ricevono splendidi rivestimenti barocchi
d’argento. Le iconostasi hanno esuberante
fastosità. Il grande sviluppo dell’incisione (centri
a Leopoli, Kiev, Počaev) influisce sulla pittura.
Dalla fine del 16° sec., nella pittura, accanto alle
icone, appaiono i primi ritratti (scuola di
Leopoli).
Nel 16° sec. nell’architettura dell’U. occidentale
predominano ornamentazioni rinascimentali
(Leopoli, Luck), che nei sec. 17°-18° cedono il
posto, dopo la diffusione del cattolicesimo dalla
Polonia, a un monumentale barocco (collegio dei
gesuiti a Kremenec, cattedrale di Leopoli,
monastero di Počaev). Un carattere originale
hanno nei sec. 16°-18° le chiese lignee a tre o
quattro ambienti coperte di tetti piramidali o con
cupole a casco; se ne conservano esempi nella
Volinia (Niskeniči) e nei Carpazi (Leopoli,
Drogobyč, Chust, Rachov, Mukačev ecc.), e
anche a Poltava e Novomoskovsk. Nell’U.
orientale l’antica architettura russa si fonde con
elementi delle costruzioni lignee e con accenti
barocchi (cattedrale di Char´kov, chiesa della
Trinità a Černigov, chiesa di Gustyn, chiesa di
Ognissanti e monastero Kievo-Pečerskaja Lavra a
Kiev, monastero Gustinskij a Priluki). Nella
seconda metà del 18° sec. e nella prima metà del
19° in U. lavorano molti architetti da Mosca e
San Pietroburgo: J. Schädel (campanile di Lavra
Kievo-Pečerskaja), A. Kvasov (cattedrale di
Kozelec), I. Mičurin (S. Andrea a Kiev, su
progetto di B. Rastrelli), I. Starov
(Ekaterinoslav), C. Cameron (palazzo a Baturin),
G. Quarenghi (palazzi a Hotin e a Ljaliči), A.
Zacharov (cattedrale di Ekaterinoslav), K.
Thomas de Tomon (Colonna della Gloria a
Poltava). Nella seconda metà del 19° sec.
predomina il gusto eclettico (S. Vladimir a Kiev
di I. Štrom, Università di Leopoli di J.
Gochberger, Università di Cernovcy di I. Glavka,
Teatro di Odessa). I tentativi di far rivivere lo
stile nazionale (Museo Etnografico di Poltava di
V. Kričevskij) e le tendenze dell’art nouveau
(casa Gorodeckij a Kiev) caratterizzano
l’architettura tra fine 19° e inizio 20° secolo.
Le personalità più significative nella pittura del
19° sec. sono T. Ševčenko, propagatore del
realismo critico, i paesaggisti S. Svetoslavskij, K.
Kračkovskij, S. Vasilkovskij, i pittori di genere
K. Trutovskij, N. Pimonenko, N. Muraško, I.
Ižakievič, K. Kostandi. Il secolo vede anche lo
sviluppo dell’artigianato: tappeti di Kiev, vetri
soffiati di Černigov e Leopoli, porcellane,
ceramiche, tessuti decorativi, ricami e pelli
stampate.
2. 20°-21° secolo
Figura di rilievo dei primi decenni del 20° sec. è
M. Bojčuk (1882-1939) che, con la sua scuola (I.
Padalka, V. Šedljar, O. Pavlenko, S.
Nelepinskaja-Bojčuk, M. Rokickij), svolge un
ruolo importante nel periodo sovietico,
nell’ambito dell’ARMU (Associazione dell’arte
rivoluzionaria dell’U.) con una pittura volta
all’epicità dei contenuti e alla monumentalità
delle forme, ispirata alla tradizione russo-
bizantina e al Rinascimento italiano. Va ricordata
l’attività in U. di A. Exter, di K.S. Malevič,V.E.
Tatlin e D.D. Burljuk. In questo periodo diffuso è
anche il neoprimitivismo, collegato con la
tradizione del folclore ucraino (A. Sobačko-
Šostak, V. Dovgannja, E. Pšečenko, B. Kosarev,
M. Sinjakova); il gruppo dei formalisti (A.
Petrickij, V. Ermilov, A. Bogomazov, B. Erdman,
L. Kiščeeva) viene sciolto all’inizio degli anni
1930.
In architettura, il costruttivismo, che ha nella
centrale idroelettrica sul Dnepr (1929-32, V.
Vesnin) una delle realizzazioni più significative,
è rappresentato da P. Alëšin, V. Os´mak, N.
Manučarova; continuano anche correnti nazionali
che si riallacciano al barocco ucraino e
all’architettura lignea. Nel secondo dopoguerra,
tecniche e modi dell’architettura internazionale
prevalgono e particolare attenzione è data al
restauro e alla ricostruzione dei centri cittadini e
dei monumenti storici: emancipazioni dagli
stilemi usuali, effetto della dominante sovietica,
si hanno con la ridefinizione di edifici e aree
urbane, quali, per esempio, il progetto (2005) per
la ricostruzione della penisola Rybalskyi
nell’ambito degli interventi per la città di Kiev. A
questo diffuso orientamento si associano opere di
architettura che risentono, sin dagli anni 1980,
delle tendenze postmoderne e high-tech.
Le tradizioni dell’avanguardia, in pittura, sono
riprese da A. Summar. L’arte ‘non-ufficiale’
dell’U. è caratterizzata dall’eterogeneità e dalla
compresenza di forme tradizionali e innovatrici:
una corrente ‘neofolcloristica’ è rappresentata da
I. Marčuk, l’astrazione espressiva da V. Lamach,
la pittura concettuale da V. Ažaža, le installazioni
da F. Tetjanič, la tradizione monumentale del
«bojčukismo» da G. Sinica. Una delle principali
figure dell’underground ucraino è K. Levič. La
‘scuola di Odessa’ (J. Jastreb, V. Marišok, O.
Vološinov, E. Rachmanin) è connotata dal
carattere intimistico e dall’interesse per la pittura
occidentale.
Di rilievo è l’attività degli incisori, che continua
le tradizioni dei maestri dell’inizio del secolo e
degli anni 1920-30.
Gli scultori traggono ispirazione dalle esperienze
artistiche all’estero (A. Sucholit) oppure
rivisitano tradizioni popolari (M. Stepanov).
Verso la fine del 20° sec., attenuato il legame con
Mosca, più intensi si fanno i rapporti con i paesi
limitrofi e con l’Europa occidentale. I mezzi
espressivi tradizionali di pittura e scultura, oltre
che in opere di artisti affermati come T.
Jablonskaja, O. Dubovyk e A. Kryvolap, artista
non figurativo, trovano nuova linfa nei
monocromi di B. Gabianuri; nella nuova
figurazione di O. Holosyj; nella pittura materica e
gestuale di R. Kostaš e A. Kryvolap; nelle
sculture di vimini di T. Babak. Si prediligono
forme espressive come installazione,
performance, fotografia e video: B. Michailov; V.
Bažaj; S. Bratkov e O. Tistol; O. Hnilic´kyj, tra i
fondatori dell’Istituzione dei pensieri instabili
(1966) di Kiev; O. Chepelyk; J. Solomko; tra
fotografia, video e progetti multimediali: A.
Savadov, I. Chichkan, D. Dulfan, I. Isupov, M.
Zinec.