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TIPS&CHIPS
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i per diseg nator

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Image © Rivka Spizzichino/rivkaspizzichino.com


Prefazione
Di Sara Spizzichino

“E’ sempre pericoloso, insomma, dare a un’affermazione


il valore di regola in campo artistico.”
J. Ruskin, nel 1857

Questa guida per disegnatori può essere considerata un’appendice alle dispen-
se fornite al 24H Drawing Lab. Nasce con il doppio intento di fissare i consigli
detti a voce nell’arco delle ventiquattro ore di corso, e festeggiare i nostri primi
cinque anni di vita. Non è dedicata soltanto a chi ha approfondito con noi la
tecnica, ma dà il benvenuto a tutti gli appassionati di disegno, questo perchè
ogni artista, come un mago col suo ricettario, ha bisogno di un vademecum da
consultare ogni volta ne abbia voglia. Questo vuole essere un tentativo semi-
serio per fornire un po’ a tutti un prontuario in versione digitale, sperando sia
gustosa per i più golosi.

Come forse già sapete, e se state leggendo questa prefazione è perchè un mo-
tivo vi spinge a farlo, le ragioni per imparare a disegnare sono molte e prima
di tutto è certamente per il piacere che il disegno procura. Non dobbiamo mai
perderlo di vista, ma coltivarlo il più possibile, perchè sarà anche attraverso
questo piacere e non soltanto con l’esercizio che otterrete i risultati migliori.
In secondo luogo, disegnare ci aiuta dove le parole non arrivano, perchè è un
processo di pensiero non verbale: disegnare qualcosa, significa sottoporci vo-
lontariamente al faccia a faccia tra la realtà e l’idea che abbiamo di essa, facen-
doci oscillare tra verità e pregiudizio ed è un esercizio che trascende la mera
disciplina, ma favorisce una forma mentis flessibile e aperta a nuove possibilità
di pensiero. Non è forse nella flessibilità delle ali di un aereo, che troviamo la
loro forza? Disegnare, dunque, ci spinge allo studio e alla comprensione della
realtà in modo costruttivo, per dirla come Goethe: “Solo ciò che ho disegnato,
ho veramente visto.”, laddove vedere significa soprattutto comprendere.

Il miglior presupposto nel disegno (e forse non solo in quello) è di non attri-
buire alle nozioni tecniche il valore inflessibile di regola, e a dirla tutta, nem-
meno a questa guida: una volta che avrete letto come impugnare bene una ma-
tita, divertitevi a impugnarla male per vedere che effetto vi fa. Se da una parte
al corso abbiamo lavorato per scardinare il simbolo, applicare al nostro ap-
proccio artistico delle regole inflessibili ci ostacolerebbe bruscamente, contri-
buendo alla creazione di sovrasimboli. Entrate dunque nei negozi di Belle Arti,
ma non fate di questi il vostro fornitore esclusivo: trovate i vostri strumenti di
disegno convenzionali e non, nei ferramenta o nei boschi, o in tutti i luoghi in
cui vi viene da pensare: “Chissà come disegnerebbe questa cosa qua.”

Se pensate che qualcosa possa disegnare, fatela disegnare. Come artista, soltan-
to quando ho smesso di preoccuparmi del risultato ho iniziato a ottenere gli
esiti migliori e nella mia formazione ho trovato più fruttuosi gli insegnamenti
ricevuti con morbidezza, a quelli inflessibili. È con questa disponibilità all’er-
rore che vi consiglio di affrontare la salutare scontentezza che ogni tanto vi
verrà, perchè tipica dei percorsi formativi e delle fasi di esercizio. Siamo qui
per sbagliare meglio di volta in volta, aggiustando il tiro. Così come non pos-
siamo paragonare Leonardo a Michelangelo nelle loro incomparabili diversità,
può remarvi davvero contro comparare i vostri disegni con chi ritenete sia un
disegnatore migliore di voi: usate senza riserve e a vostro completo vantaggio
ciò che di questi disegnatori ritenete valevole, ma non usatelo contro di voi per
avvilirvi.

Un ultimo consiglio è quello di non buttare via i vostri disegni, perchè ri-
guardarli dopo un anno o due vi chiarirà moltissimi punti su cosa non avesse
funzionato quando li avete disegnati, e non solo: potrete vedere nelle qualcosa
di diverso, trovando particolarità che prima non avevate colto, magari perchè il
risultato non coincideva con le vostre aspettative e la frustrazione era diventata
tale da farvi abbandonare l’impresa. Sarà una buona opportunità per riconci-
liarsi, chiudendolo, con un disegno lasciato aperto.

Io mi fermo qui. Vi auguro una buona lettura, e che il viaggio nel disegno sia
lungo migliaia di chilometri di linee.
Sara Spizzichino. Untitled. Carbone, cera, creta, polvere di carbone e grafite su carta Cm.50x65 - 2017
TIPS&CHIPS
Note
1. Migliorare il tratto
Osserva i riquadri nella prossima pagina. Partendo dalla matita 2B, nel primo
riquadro esegui una serie di campiture. Le campiture devono essere realizzate
con molta accuratezza e lentamente. La distanza tra una campitura e l’altra
deve essere la medesima, in modo da non alterare la densità del riquadro ed
ottenere un risultato finale ottimale e uniforme. Dal secondo riquadro in poi
aumentare progressivamente la morbidezza delle matite, utilizzando per cia-
scun riquadro rispettivamente la 5B e la 8B. Nell’ultimo riquadro utilizzare
progressivamente le matite 2B, 5B e 8B.

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2B 5B

2B

5B

8B 8B
2. Conoscere i nostri strumenti
In questa sezione impareremo a conoscere la risposta delle matite alla nostra
pressione manuale. Questo esercizio è molto utile nelle applicazioni che ri-
chiedono il chiaroscuro, e mira a potenziare la capacità dell’allievo di sostenere
diverse gamme di ombreggiatura, aumentando le possibilità espressive dei
suoi disegni. L’esercizio va eseguito partendo dalla matita 2B. Progressivamen-
te passare alla 5B e infine, alla 8B. Nel primo riquadro della pagina seguente
eseguire una serie di sfumature veloci (che a 24H Drawing Lab chiamiamo
“virgolette”), iniziando come sempre dalla matita 2B. Eseguire lo sfumato dal
tono più profondo a quello più chiaro. Nel secondo riquadro a destra, usando
la stessa matita, eseguire lo sfumato dal tono più chiaro a quello più scuro. Il
trucco sta nel concepire la superficie del foglio come se fosse elastica, al punto
da respingere la punta della nostra matita all’aumentare della nostra pressione.
Se l’allievo ha poco tempo per esercitarsi, raccomandiamo di prediligere que-
sto esercizio. Eseguito anche pochi minuti al giorno, migliorerà la qualità del
chiaroscuro.

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Fig. 1 - Esempio di piccole sfumature veloci.

2B

5B

8B
3. Impugnatura
Utilizzare i mezzi con naturalezza e consapevolezza è un requisito di primor-
dine per eseguire correttamente un disegno. L’impugnatura consigliata nel
disegno, differisce da quella tradizionale “da scrittura”, in quanto orientata ad
agevolare il gesto del disegnatore che intende eseguire correttamente il chia-
roscuro. Non è tuttavia da evitare l’impugnatura da scrittura perché si rivela
molto utile nelle zone molto piccole che richiedono maggior precisione, nei
casi in cui si intenda eseguire il disegno di contorno, o nel tratteggio incrocia-
to. L’impugnatura “da disegno” richiede di stendere lungo la superficie della
mano utilizzata la matita (o la grafite) sino a che la parte alta della matita toc-
chi quasi la congiunzione tra il polso e il palmo della mano. L’indice è il “mo-
tore” che genera il tratto, e il pollice serve a regolarne la forza (Fig.2). Per quel
che riguarda il punto di contatto, non c’è una regola precisa. la matita deve
essere naturalmente accolta dall’anatomia di ciascun disegnatore, che - supera-
to qualche disagio di tenuta iniziale - deve sentire la propria presa naturale.

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Fig.1 Impugnatura “da scrittura”.

Fig.1 Impugnatura “da disegno”.


4. Dos&Donts
Ora che abbiamo approcciato all’impugnatura corretta, occorre dedicarci ad
un tipo di impugnatura che il disegnatore deve assolutamente evitare. Ed è
questa (Fig.1):

Fig.1 Fig.2

Osservate come un’impugnatura scorretta (Fig. 1 e 2) sia causa di una spiccata


oscillazione della matita, provocando quindi una drastica riduzione del con-
trollo che il disegnatore dovrebbe avere su di essa, aumentando così la sensa-
zione di disagio. La matita va considerata come un’estensione del proprio arto,
non come un oggetto a sé stante. Questa nuova concezione aiuterà il disegna-
tore ad assumere la posizione più comoda per lui, evitando di avvertire stan-

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chezza e tensioni alla mano.
Proviamo a sentirlo questo disagio. Per chiarire ancora di più il concetto di im-
pugnatura corretta, proviamo ad eseguire una coloratura a matita delle forme
che seguono. Nelle figure di sinistra utilizzare l’impugnatura corretta. In quelle
a destra, utilizzare l’impugnatura errata. Concentratevi molto sulle sensazioni
fisiche che avvertite. Buon lavoro.
5. Coloratura e tratteggio
Il chiaroscuro può essere concepito come la dinamica nella musica. Possiamo
scegliere di suonare la stessa nota forte o piano. Allo stesso modo possiamo
scegliere di esercitare maggiore o minore pressione sul nostro foglio. Ciò che
caratterizza il chiaroscuro è la densità. Per densità intendiamo definire le aree
del nostro disegno in cui la grafite si condensa (o si alleggerisce) a tal punto da
dare un risultato di maggiore (o minore) profondità tonale. Sia che il chiaro-
scuro venga eseguito mediante una coloratura, sia che venga eseguito a tratteg-
gio, la densità del tratto deve essere omogenea. Questo vale anche per il trat-
teggio incrociato. Non devono quindi essere visibili macchie e righe ottenute
dalla sovrapposizione discontinua tra un tratto e l’altro nel caso della coloratu-
ra, o righe a distanza discontinua nel caso del tratteggio. Ecco alcuni esempi.

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Coloratura. Nella figura a sinistra la coloratura è stata eseguita in maniera omo-
genea. Nella figura a destra come potete notare, il pattern risulta discontinuo e
macchiato. In questo modo l’effetto finale risulterà sciatto e nervoso.
Tratteggio. Nella figura a sinistra la densità dei tratti è la medesima. Basterà
allenare la nostra memoria muscolare, naturalizzando il gesto per eseguire il
tratteggio con disinvoltura e rapidità. Nella figura a destra, potete notare come
alterando la densità dei tratti, l’effetto risulti caotico e incerto.

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Proviamo ad eseguire il chiaroscuro negli spazi sottostanti. Esercitarsi con una
5B e poi con una 8B tenendo presenti le lezioni affrontate finora, con parti-
colare riferimento ai concetti di superficie elastica e densità, per migliorare la
qualità del proprio chiaroscuro. Si potrà scegliere, nel caso del tratteggio, di
proseguire con la tecnica incrociata.

Coloratura

Tratteggio
6. Disegni puliti
Può risultare frustrante vedere il proprio operato nascosto sotto una Pangea
di grafite. La buona notizia è che sarà sufficiente correggere pochi comporta-
menti evitando così l’effetto “scuro-scuro” quando lavoriamo sul “chiaro-scuro”.

I nemici del pulito

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1. Iniziate sempre a lavorare con una matita morbida, ma non morbidissima.
Una 2B andrà benone per cominciare il vostro bozzetto. Le matite più mor-
bide ci consentono di ampliare la gamma tonale del nostro chiaroscuro, ma
vanno utilizzate sempre alla fine, quando il disegno funziona alla perfezione e
intendiamo chiuderlo. Utilizzarle anzitempo sarebbe un guaio nel caso in cui
dobbiamo correggere un elemento con la gomma, perché la grafite andrebbe
ovunque sul foglio.

2. Passare al chiaroscuro solo dopo aver verificato le proporzioni, la prospetti-


va e le inclinazioni. In breve, osservate con attenzione la struttura complessiva
del disegno preparatorio.
3. Utilizzate un foglio bianco o un fazzoletto quando passate al chiaroscuro.
Dovrete inserirli tra il palmo della mano e il vostro foglio (per intenderci sotto
alla mano con la quale state disegnando). Questo vi consentirà di non traspor-
tare grafite sul foglio, perché il palmo che tocca il foglio resta pulito e protetto.

4. Temperate le matite lontano dai vostri fogli. Non solo da quello sul quale
state disegnando, ma anche dagli altri. A volte può capitare di ricorrere a un
foglio extra per portarci avanti un disegno, magari perché vogliamo disegnare
una parte che ci spaventa su un foglio e “testarla” prima di disegnare sul foglio
definitivo. Tenete tutti i fogli al riparo dalla polvere di grafite, sempre.

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5. Evitate di sfumare il vostro chiaroscuro usando le dita. L’epidermide ha per
sua natura uno strato di grasso che si deposita sul foglio macchiandolo irrime-
diabilmente, anche se vi siete lavati le mani. Eviterete così di essere proprio
voi il motivo del vostro problema ricorrente. Esistono in commercio diversi
sfumini, che servono proprio a non incappare in questo problema e li trovate
in qualunque negozio di belle arti. In ogni caso, se non ne avete uno disponi-
bile sul momento, meglio usare un fazzoletto di carta o uno scottex.
Gli amici del pulito

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7. Conservare i disegni
7.1 Fissaggio. Questo paragrafo affronta un tema spesso sottovalutato dai
neodisegnatori, ma di vitale importanza al fine di non perdere tutto il lavoro
svolto sui propri disegni. Affronteremo la conservazione dei disegni a matita,
o a carboncino, anche perché ogni tecnica ha il suo metodo di fissaggio e di
conservazione. Una volta ultimato il disegno, è necessario quindi fissarlo, altri-
menti con il tempo (e nel caso del carboncino in un batter d’occhio) tenderà
a dissolversi. Il fissaggio è un procedimento fondamentale per tutti i materiali
molto polverosi e duttili, come ad esempio il carboncino e la fusaggine, anche
perché se li conservate temporaneamente all’interno di una cartella piena di
fogli, il disegno tenderà a sporcare il foglio successivo, rovinando entrambi.
In commercio esistono numerosi fissativi: quelli per matita vanno benissimo
anche per carboncino e fusaggine (Fig.1).

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Fig.1 Fissativo Winsor&Newton
Non usate la lacca per capelli per fissare i vostri disegni. La sua caratteristica è
quella di ingiallire invecchiando. Con lei, ingialliranno tutti i nostri disegni. Il
fissativo invece contiene degli additivi che assorbono i raggi UV, proteggen-
do i nostri disegni dagli attacchi esterni. Il fissativo va spruzzato sul foglio in
verticale e a circa 30 cm di distanza, in modo tale da avere una nebulizzazione
omogenea su tutto il disegno. Mi raccomando: non spruzzatelo con il foglio
in orizzontale poggiato sul tavolo. Trattandosi di uno spray, possono colare
residui liquidi che macchiano il foglio o bagnano il disegno. Una volta fissato,
ribaltate il flacone e spruzzatene un po’ a vuoto, al contrario, finché non sen-
tite uscire solo aria: questo vi consentirà di tenere libero lo spruzzatore per gli
usi successivi. Aspettate qualche minuto, poi il vostro disegno sará pronto e

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protetto.

7.2 Il portfolio. Organizzate i vostri disegni sistemandoli su fogli rigidi che gli
facciano da supporto proteggendone gli angoli (la prima cosa che si rovina).
Potete usare - in caso di disegni non troppo grandi - gli angolini trasparenti
preincollati, di quelli che si usano per le fotografie, altrimenti servitevi di un
po’ di nastro carta arrotolato su se stesso, da sistemare ai quattro angoli. Non
usate il biadesivo, a meno che non sia di un particolare tipo adatto allo scopo,
altrimenti con gli anni lo vedrete emergere dal foglio e rovinerà il disegno,
costringendovi a dover tagliare le parti macchiate. E poi non è mai consiglia-
bile effettuare sui propri disegni operazioni da cui non si può tornare indietro.
Gli angolini trasparenti e il nastro carta sono perfettamente rimovibili. Una
volta alloggiati su un supporto rigido, sistemateli uno sull’altro ma mai vis à
vis, altrimenti vi ritrovate il calco di un disegno sull’altro, un bel pastrocchio,
insomma. Se volete sentirvi più sicuri, posizionate un foglio di carta velina fis-
sandolo con un pezzetto di nastro carta, cosi il disegno non macchierà nem-
meno il dorso di quello successivo, e tutto resterà magicamente pulito. Nei
negozi di belle arti ci sono in commercio un mucchio di cartelline: in cartone
nero, in plastica bianca, nera. Avete una gran scelta. Potete anche comprare
un album a spirale di fogli neri e sistemarli tutti lì, cosi avete racchiuso tutto in
un bel portfolio dalla copertina rigida. L’importante è archiviare, conservare:
se non siete voi i primi a rispettare il vostro lavoro, nessun’altro lo farà. Buona

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archiviazione!

7.3 Documentate. Un modo che si rivelerà molto utile per una sana archiviazio-
ne del proprio lavoro è prendere l’abitudine di fotografarlo una volta finito il
disegno. In questo modo sarà possibile documentare le opere, rivederle, con-
dividerle e archiviarle in maniera consona (ad esempio con delle parole chiave
che ne facilitino il ritrovamento su un hard disk), oppure conservando il tutto
su un server online. Conservare le proprie immagini online consente di condi-
viderle facilmente, e non è necessario pubblicarle su un sito. Avere un archivio
ragionato dei nostri disegni ci consente di non andarli a toccare troppo, evitan-
do il logorio provocato dall’eccessiva manipolazione, o gli incidenti generici.
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STIMOLARE LA FANTASIA
8. Stimolare la fantasia
Non esiste solo il disegno dal vero. Anzi, molti corsisti trovano di gran lun-
ga più interessante poter realizzare dei disegni nati dalle proprie idee. Nulla
come il disegno ci offre la sensazione di aver creato qualcosa dal nulla, infatti
tutto quello che non esiste nella realtà, si può disegnare. Ecco alcuni esercizi
per stimolare la visione e rendere facile e gustoso realizzare un disegno nostro
dall’inizio alla fine.

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Rivka Spizzichino, Self-Portrheart - © 2017
8.1 Previsualizzazione e ricerca di immagini. Se esiste nella nostra testa, esiste.
L’importante è pre-visualizzare in maniera molto meticolosa gli elementi che
compongono il nostro soggetto. Per fare ciò occorre effettuare una ricerca di
immagini che rimandino al nostro soggetto principale, o ci consentano di fare
gli approfondimenti utili a costruirlo. Pensiamo a tutti gli animali umanizzati
dei cartoon: non esistono nella realtà topi con sembianze antropiche, eppure
la nostra infanzia è stata costellata di topolini parlanti. La vera intuizione è nel
topo antropico che parla; le sue sembianze (e quindi il disegno) vengono dopo
aver immaginato forte forte questo soggetto, avergli dato delle preferenze in
fatto di abbigliamento e delle caratteristiche tutte sue (un irrinunciabile papil-
lon particolare, un dente solo), e una vita propria, ovvero la trama.

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La ricerca di immagini – da Google alla vecchia enciclopedia, passando per
musei e libri a tema specifico – è una grande risorsa per stimolare le intuizioni
grafiche sui nostri soggetti. Non si tratta di copiare, ma di elaborare sulla base
di un approfondimento. Per dirla meglio, si tratta di acquisire le informazioni
necessarie al fine di conoscere da vicino gli elementi che vorremmo compo-
nessero i nostri soggetti, e metterli in relazione tra loro nell’ideazione di un
soggetto nuovo mai esistito prima. Vi basta pensare alla musica: le note sono
sette, ma le combinazioni tra queste sono infinite.

8.2 Esercizio 1: le pareidolie. La pareidolia è una seducente illusione, infatti per


definirla si usa anche il termine illusione pareidolitica. Può essere intesa come
l’attitudine della nostra mente a trovare un ordine strutturato all’interno di un
disordine, dando a questo una forma accettabile e conosciuta. Le pareidolie
sono ovunque, ed il primo esercizio al riguardo – da eseguire senza carta e ma-
tita – è semplicemente quello di essere visivamente ricettivi. Infatti, le persone
più allenate visivamente, come fotografi e artisti, hanno più chance di esclama-
re frasi come: “ehi guarda quella nave che sta salpando dal porto!” se stanno
soltanto guardando le nuvole. Una pareidolia celebre a proposito di cielo è il
sembiante della luna, ovvero l’attribuzione di un volto umano alla luna, larga-
mente riconosciuto in ogni dove. Ma ora passiamo alla pratica.

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Rivka Spizzichino, La fantasia viene dalla muffa
Nei riquadri sottostanti disegna le pareidolie che vedi negli oggetti comuni,
per strada, nei tram. Non devi andarle a cercare per forza, aspetta che arrivino
loro da te. L’importante è sempre mantenersi visivamente ricettivi. Scrivi in
basso qual è l’immagine originale e cosa ci hai visto dentro. Il mondo è pieno
di pareidolie. Anche in questa pagina.

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8.3 Esercizio 2: breve storia felice. Prendi nota delle 3 pareidolie visive più inte-
ressanti che hai osservato oggi. Ad esempio rana, mostro che urla e bicicletta da
corsa. Potresti costruire una storia con questi tre elementi? La risposta a questa
domanda è sempre sì:

La rana stanca di galleggiare pigramente nel suo stagno decise di rubare la


bicicletta da corsa ai turisti intenti in un pranzo buono da leccarsi i baffi, e ben
presto si trasformò in un mostro che urla in preda a un delirio di gioia, scappan-
do alla velocità della luce. Ecco una storiella da illustrare.
8.4 I sogni. I sogni sono una grande risorsa per incentivare la fantasia. Infatti
possiamo dire che la parte più bizzarra dei sogni è proprio quella di mettere
in relazione delle immagini in modo completamente scatenato e spesso ac-
cattivante. Tenere un diario dei propri sogni richiede una certa pazienza, ma a
lungo andare può rivelarsi un allenamento molto efficace per mantenere vigile
la nostra immaginazione. In più, nell’era digitale - in cui consumiamo cibi
freddi per il gusto di fotografarli - il sogno è l’unico soggetto ancora in grado
di sottrarsi alla macchina fotografica. Ma non al disegno, che diventa l’unico
strumento in grado di rappresentarlo nitidamente. Tra i disegnatori dei sogni
ci sono molti nomi illustri e tra questi ne spicca uno: Federico Fellini.

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Disegnare i sogni è stimolante perché:

• Fissa le immagini che ci suggerisce il nostro inconscio.


• E’ uno strumento in più per indagarsi.
• Stimola la fantasia e la creazione dei personaggi.
• È un gesto liberatorio in grado di veicolare lo stress
• Nei creativi di professione talvolta, svela soluzioni visive che durante il quoti-
diano è difficile scovare a causa degli eccessivi stimoli a cui si è sottoposti.
• Arricchisce i nostri “diari dei sogni” di immagini che ci riportano – come
attraverso una fotografia – alle visioni sognate tempo addietro, ma in maniera
molto più specifica di un ricordo.
8.5 Visitare i luoghi dell’arte. Conoscere gli autori, essere in contatto con gli
ambienti artistici, visitare i musei, le accademie, incontrare gli artisti quando
è possibile. Tutto questo innesca un meccanismo di famelica curiosità, incen-
tivando la dedizione e trovando così nuovi spunti per i nostri disegni. Oltre
ad aprire la mente ed arricchire il pensiero, essere in contatto con l’arte rap-
presenta un punto importante di messa a fuoco sui nostri gusti, le scelte e le
tecniche che noi come autori intendiamo intraprendere e approfondire nella
nostra espressione mediante il disegno.

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Esercitarsi, esercitarsi, esercitarsi.
9. Il training del disegnatore
9.1 Esercizio costante. La pratica costante è sempre l’origine di tutti i migliora-
menti. Testare con la propria esperienza quali risultati siamo in grado di otte-
nere in breve tempo e con degli esercizi mirati, ci aiuta a migliorare la nostra
autoimmagine e ad ottimizzare il tempo che dedichiamo alla pratica di una
disciplina specifica, non solo il disegno. In questo modo investiremo il nostro
tempo in esercizi brevi ma molto mirati, al fine di potenziare le nostre capaci-
tà, evitando gli allenamenti frustranti, stancanti e dispersivi che durano troppo
tempo. Chi ha frequentato 24H Drawing Lab ha avuto modo di confrontarsi
con degli esercizi tecnici molto mirati – talvolta un po’ bislacchi – scoprendo
quanto tornassero utili quelle informazioni durante la realizzazione di un chia-
roscuro, o nelle proporzioni. Tutto ciò verrà naturalizzato, ad una certa distan-

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za dal corso, e sarà con voi anche quando non avrete le vostre matite in mano.
Ricordate che il disegno fa parte delle memorie legate al corpo: non potrete
mai scordare come si va in bicicletta una volta che avrete imparato!

9.2 Relax. Non solo la pratica è importante. In ogni disciplina, dall’arte alla
musica, come nello sport, sapere quando fermarsi è necessario al fine di non
stressare le nostre risorse con fatica estrema e risultati insoddisfacenti. Ci
siamo allenati fino allo sfinimento? E ora? Una buona idea è fermarsi, disten-
dere un po’ le mani se avvertiamo una sensazione di dolore, respirare pro-
fondamente, e magari riprendere l’esercizio quotidiano il giorno seguente. E
se dobbiamo consegnare un disegno? Magari abbiamo una scadenza! Allora
l’ideale è intervallare l’applicazione con pause imposte, di circa una o due ore,
in cui si svolge un’attività opposta allo star seduti (o dritti in piedi) davanti al
cavalletto. Per esempio una bella camminata, una telefonata a un amico, una
sosta al nostro bar preferito. Noterete come un momento di ristoro “mira-
to” sia vostro alleato nella buona riuscita di un disegno. Una sosta prolungata
infatti ci consente di visualizzare un’inesattezza – una sproporzione, o una
macchia nel chiaroscuro, per esempio – molto più velocemente di una ricerca
spietata davanti al cavalletto. Pensateci! A volte sentire la stanchezza quando si
è molto concentrati non è possibile. Come avrete notato, quando siamo im-
mersi nel disegno a volte dimentichiamo anche di rispondere a un messaggio,
bere un caffè o prendere una medicina in orario. Questo perché entriamo in
uno stato mentale ovattato grazie al piacere col quale ci dedichiamo a questa

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disciplina. Quando riconosciamo una certa difficoltà nel rendere dettagli che
“normalmente sono facili per noi”, o più semplicemente quando il nostro
disco preferito è finito di nuovo, ecco il momento di fermarci. Il punto è che il
tempo non dovrebbe essere importante per noi, quando stiamo disegnando. È
certamente importante se abbiamo un appuntamento dal medico, o se dobbia-
mo arrivare puntuali sul posto di lavoro. Ma nel disegno – come nelle attività
creative in genere – dovremmo imparare a riconoscere le nostre sensazioni, e
non i minuti sull’orologio.

9.3 Condividere. Condividere con gli amici i nostri traguardi, e comunicare con
i nostri insegnanti e tutor le nostre perplessità, o i nostri scopi. Condividere
oggi è una parola molto legata ai social e alla proliferazione di immagini inutili,
tanto che abbiamo preso la tendenza ad associarla a sentimenti negativi, come
l’inquinamento visivo proposto a dismisura attraverso tutti i mezzi a nostra di-
sposizione. Al punto che forse, abbiamo perso il significato di questa splendi-
da parola: condividere. Significa far entrare le persone che amiamo nel nostro
mondo, accogliendo loro nei nostri sforzi. Ci amano, e saranno lì per incorag-
giarci, sostenerci e chiederci anche qualche “verifica” sui nostri miglioramenti!

9.4 Incontrarsi. Incontrarsi per chi condivide una passione è importante. Anche
nella musica non si può suonare sempre soli, e lo stesso vale per il disegno.
Incontrarsi è il modo migliore per essere costanti negli allenamenti, sviluppare
nuove curiosità e scambiarsi informazioni che possono rivelarsi illuminanti. È

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un modo per restare in contatto con il mondo del disegno anche quando non
si ha tempo per disegnare. Magari si può trascorrere un pomeriggio visitando
insieme una mostra, confrontandosi su ciò che si è visto. Anche attività di que-
sto tipo aiutano il disegnatore ad affinare la sua tecnica.

9.5 Sapere quando hai finito. Tra le abilità che richiedono un po’ di pratica, non
possiamo non annoverare quella di saper riconoscere un disegno finito. La
sensazione che ci regala il semplice fatto di disegnare quando siamo immersi
nel chiaroscuro, ci rende infaticabili. Vorremmo prolungare quella sensazio-
ne all’infinito ma attenzione: il fatto che siamo rilassati non significa che non
siamo stanchi dopo ore passate a disegnare. Con la stanchezza l’errore è dietro
l’angolo. Meglio dichiarare l’opera finita e godere del risultato.
10. Disegnare sassi e tramonti
“Se sei in grado di disegnare quel sasso, sei in grado di disegnare qualsiasi cosa.”
- John Ruskin

Per molti di noi, disegnare cose inanimate è forse meno spaventoso che di-
segnare figure umane o persone in movimento, perché le cose inanimate ci
sembra non abbiano emozioni con cui doverci confrontare. Eppure hanno
un fascino enorme, soprattutto per noi che amiamo disegnare. Pensiamo
alle nature morte di Giorgio Morandi, dove sperimentiamo il valore affettivo
legato agli oggetti della nostra quotidianità in un momento storico dove regna
la filosofia dell’usa e getta. Le sue nature morte ci fanno domandare se siano

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davvero inanimati, gli oggetti che amiamo.
Con questa premessa, vi consigliamo un esercizio molto interessante da fare
all’aria aperta: quando avete voglia di staccare per un po’ col mondo esterno,
ed immergervi completamente nella contemplazione della natura.
Naturalmente sono molti gli esercizi di chiaroscuro che esistono nel disegno,
ma questo secondo noi è molto particolare perché sarà davvero un piacere
eseguirlo. Il nostro suggerimento è quello di togliervi l’orologio dal polso,
camminare sulla spiaggia in attesa di trovare il vostro sasso preferito (magari
nei toni di grigio), sedervi e disegnarlo finché non ne avrete scoperto l’essenza.
Non imponetevi di disegnare, se non trovate qualcosa che davvero vi piaccia.
John Ruskin sosteneva a gran voce l’utilità di disegnare figure inanimate prima

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di passare a quelle “vive” e consigliava proprio di partire dalle pietre. Questo
perché le pietre ci consentono di esercitarci su forme dal vivo e irregolari. In
più ci permettono di affinare il nostro occhio sempre di più nella percezione
del chiaroscuro. Osservate ad esempio, davanti alla vostra pietra, come cam-
biano i toni in base alla forma. Pensate a quelle irregolarità imprevedibili, che
potete solo osservare attentamente, per disegnarle bene. E’ tra l’altro una mo-
della ideale, perché resterà lì per tutto li tempo che avrete bisogno di lei. Per
facilitarvi, vi consigliamo di poggiare il sasso sopra un foglio bianco, in modo
da vedere con maggiore chiarezza le differenti sfumature. Lavorate non solo
con la matita, ma anche con la gomma o la gomma pane, per alleggerire i toni
più scuri ed evidenziare la tridimensione.
Ruskin sosteneva anche che non tutte le cose si possono disegnare, e questo
non solo potrà darvi molto conforto, ma vi mostrerà che anche nei sassi pos-
siamo trovare delle parti talmente ridotte, o così poco visibili, che davvero non
potremmo mai trovare al mondo una matita più sottile della nostra mente e
che solo attraverso di lei, potremo disegnarla. Ma la magia del disegno non sta
anche nello scendere a patti col sapere che non abbiamo le chiavi di accesso
per conoscere ogni cosa?

“Ma non sarai in grado, ancora per un po’ di tempo, di disegnare oggetti che presentano
gradazioni di tinta svariate e complesse; e non è certo un presagio infausto per i tuoi futuri
progressi, né per l’uso che farai dell’arte, se il primo traguardo che ti proponi è un pezzetto
di cielo. Scegli dunque una stretta porzione di cielo al tramonto che puoi vedere abitualmen-
te, tra i rami di un albero o tra due comignoli, o nell’angolo della finestra che preferisci, e
cerca di ombreggiare un pezzetto di carta bianca con la stessa gradualità del cielo – non con
la stessa tenerezza, no, non puoi farlo senza colori, anzi nemmeno con essi, però lo puoi fare

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con la stessa gradualità; o almeno, se perdi la pazienza con le tue righe e le macchie d’in-
chiostro, nel guardare la bellezza del cielo sarai divenuto più consapevole di tale bellezza, e
questa è cosa di cui essere riconoscenti.” - J. Ruskin
11. Io questo non lo vedo proprio!
Allora serve un trucco! Quando siamo davanti a un disegno in copia per molto
tempo, possiamo avvertire una strana sensazione, cioè quella di non distin-
guere alcuni degli elementi presenti nell’originale. Se abbiamo tempo, alzarci
e rimettere mano al disegno dopo un po’ di tempo è sempre una buona idea.
Per accelerare i tempi invece sarà sufficiente uno stratagemma che adottia-
mo spesso al corso e si rivela molto utile a tantissimi allievi: bucate un foglio
bianco e posizionate l’apertura che avete ricavato in corrispondenza della zona
famigerata. Non vi resterà che replicare fedelmente tutto ciò che è contenuto
in quello spazio, e godervi il risultato una volta completata l’opera.

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12. Tips veloci
• Conservate la gomma pane in un contenitore di plastica. Il classico ovetto
giallo delle sorpresine andrà benissimo.

• Affettate una vecchia gomma per ricavarne delle piccole “fettine”. Vi aiuterà
ad essere estremamente precisi nel chiaroscuro, soprattutto nelle zone piccole.

• Fate una foto col cellulare se qualcosa nel vostro disegno non quadra. In
alternativa potete anche guardare il vostro disegno allo specchio. Troverete
l’errore immediatamente!

• Viaggiate leggeri: se partite una 8B usata sapientemente può andar bene


per tutto.

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I numeri di 24H Drawing Lab
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vuole incrementare le proprie capacità in poco tempo, ma anche per esper-
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ammessi in accademie di prestigio quali RUFA – Rome University Of Fine
Art, Accademia di Belle Arti di Roma, Scuola Romana dei Fumetti e Scuola di
Scienza e Tecnica – sezione fumetto. Un’esperienza unica che ha consentito
a chi non esercita professioni legate al disegno, di conoscerne i metodi e gli
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Roma, Bergamo, Brera, Milano, Rimini, Pisa, Vinci, Prato, Catania, Genova,
Bologna, Trapani, Trieste, Benevento e inoltre Zurigo e Lussemburgo, le città

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da cui sono partiti i corsisti per frequentare 24H Drawing Lab. Tutto il nostro
coinvolgimento ha a che fare con un unico grande obiettivo, ovvero che ognu-
no di noi può intraprendere un percorso di crescita personale e artistica, e il
disegno diventa così qualcosa che...

Si può fare!
Bibliografia
Punto, linea, superficie, di Wassily Kandinsky.
Sei lezioni di disegno, di William Kentridge.
Il nuovo disegnare con la parte destra del cervello, di Betty Edwards.
Drawing projects: An Exploration of the Language of Drawing,
di Mick Maslen, Jack Southern.
Fun with a pencil, di Andrew Loomis.
Drawing realistic texture in pencil, di J. D. Hillberry.
Figure drawing: for all it’s worth, di Andrew Loomis.
The elements of drawing, John Ruskin.
The natural way to draw: a working plan for art study, di Kimon Nicolaides.
Trattato della pittura, Leonardo da Vinci.

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Struttura Uomo 1, di Alberto Lolli, Mauro Zocchetta, Renzo Peretti.
Osservazioni sul disegno. Il disegno e la voce, di Yves Bonnefoy.
Anatomia dinamica per artista, di Burne Hogarth.
Il pensiero visivo, Rudolf Arnheim. (Molto difficile da trovare,
una chance è cercarlo usato o in biblioteca. Oppure provate alla
Libreria Cicerone dove sono espertissimi nel trovare libri introvabili!)
Disegnare e conoscere. La mano, l’occhio, il segno, di Giuseppe di Napoli.
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Un ringraziamento particolare a Mario Lucchesi per la foto del tramonto nella


decima unità.

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