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Giornata d’inizio anno degli adulti e degli studenti universitari di Comunione e Liberazione

Mediolanum Forum, Assago (Milano), 29 settembre 2018


L’Introduzione di Luigi Giussani agli Esercizi spirituali del Centro culturale C. Péguy
(Varigotti, 1 novembre 1968)
a cura di Julián Carrón

Vivente
è un
presente!
Supplemento al periodico Tracce - Litterae Communionis n. 9, ottobre 2018 - Poste Italiane Spa - Spedizione in A.P. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27.02.2004, n° 46) art. 1, comma 1, LOM/MI/00324
ottobre 2018

Vivente
Oggi siamo di fronte a un altro imponente momen-
to di passaggio, che papa Francesco indica come un
«cambiamento d’epoca», caratterizzato da quello

è un
che abbiamo chiamato «crollo delle evidenze» (quan-
te volte ce lo siamo ripetuto in questi anni, e con
una consapevolezza sempre maggiore): ciò che solo
qualche decennio fa sembrava ovvio, quanto ai fon-

presente!
damenti della vita personale e sociale, non è più evi-
dente alla maggioranza dei nostri contemporanei.
La conseguenza più immediata è una grande con-
fusione, che tutti avvertiamo. Come testimonia uno
dei più importanti sociologi tedeschi, Ulrich Beck,
nel suo ultimo libro (pubblicato postumo). Dice
letteralmente: «Il mondo è fuori dei cardini. Sono
molti a crederlo. Vaghiamo senza meta, confusi, di-
Giornata d’inizio anno degli adulti scutendo pro e contro questo e quello. Su una frase
e degli studenti universitari la maggioranza delle persone si trova d’accordo, al
di là di tutti gli antagonismi, e in tutti i continen-
di Comunione e Liberazione ti: “Non capisco più il mondo”» (La metamorfosi del
Mediolanum Forum, Assago mondo, Laterza, Bari 2017, p. XIII).
Tanti si domandano dunque: da dove si può rico-
(Milano), 29 settembre 2018 minciare? Da dove ripartire?
Proprio per questo mi ha colpito molto ascolta-
re un intervento di don Giussani, durante un in-
2 contro con il nucleo di adulti radunati attorno al
Julián Carrón Centro culturale Péguy, che sarebbe poi diventato
Ricominciare non è scontato, è grazia, segno inequi- Comunione e Liberazione. È il 1° novembre 1968, a
vocabile della premura di Dio verso ciascuno di noi. Varigotti. Siamo al culmine della crisi che in quello
Che contraccolpo, che gratitudine rendersi conto stesso anno aveva investito GS. Giussani intervie-
che noi non siamo abbandonati al nostro nulla! Ma ne proprio in mezzo allo smarrimento generale, e
questa grazia è stata accolta da ciascuno di noi per il si domanda: da dove ripartire? Che cosa può so-
fatto stesso di essere qui adesso. Domandiamo allora stenere veramente la vita in un momento di così
allo Spirito – che è il punto sorgivo di questa mossa grande confusione? Che cosa può reggere l’urto del
– che ci spalanchi tutti, spalanchi tutto il nostro io tempo? La sua risposta è contenuta nelle parole che
ad accogliere questa grazia, e domandiamoGli che adesso ascolteremo.
questa grazia in noi non sia vana. Per come ha colpito me quando l’ho ascoltato, aven-
dolo percepito radicalmente pertinente alla situazio-
Discendi, Santo Spirito ne di oggi, ho deciso di farlo ascoltare anche a voi.
Oltre alle parole, fate attenzione anche al tono e alla
Do il benvenuto a tutti i presenti e a tutti coloro che modalità con cui don Giussani si rivolge ai pochi del
sono collegati in video. Centro culturale Péguy che lo stanno ascoltando.
Quest’anno vengono ricordati i cinquant’anni del Mi è sembrato importante che anche i nostri ami-
Sessantotto, che è stato, come tutti sappiamo, un ci esteri – che seguono questo incontro in diretta
momento di passaggio (Benedetto XVI lo ha defi- o che lo vedranno in differita – potessero ascolta-
nito una «cesura» nella nostra storia recente), che re l’intervento di don Giussani e non solo legger-
pur partendo da esigenze giuste – di maggiore au- ne la traduzione, per favorire la loro immedesi-
tenticità e libertà – ha finito con il mettere in crisi mazione con i contenuti su cui lavoreremo tutti
l’intera nostra società. nel mese di ottobre.
ottobre 2018

L’Introduzione di Luigi Giussani agli Esercizi spirituali


del Centro culturale C. Péguy (Varigotti, 1 novembre 1968)
a cura di Julián Carrón

Luigi Giussani pongano in modo stabile qualco- lui, di voi. Diciamo la frase netta,
Stiamo un istante in silenzio sa, facciano compiere un passo ir- semplice: è una speranza, que-
(pensando a che cosa siamo venu- reversibile. Tutti abbiamo questa sta volta, in voi, è una speranza
ti a fare, anche se non avessimo speranza, ma la differenza pro- in me e in te, in te e in me, è una
ancora colto la risposta) di fronte fonda da tutte le altre volte in cui speranza nella nostra persona o
a Dio. ci siamo riuniti sta qui: che questa in qualcosa che è dentro la nostra
speranza non è più in quello che persona. Non è una speranza in
Breve momento di silenzio vi sarebbe dato, ma in voi. Non qualcosa di fuori, non è una spe-
è più speranza in quello che una ranza in una voce, in circostanze,
Perlomeno speriamo che il Si- voce o delle circostanze vi potran- in una situazione, in una occa-
gnore ci dia, alla fine di queste no dare in questi giorni, è una sione: non è speranza in quello, è
giornate, di aver compreso con speranza – invece – che ognuno una speranza in qualcosa che sta
chiarezza quello che siamo venuti deve porre, non dico in se stesso dentro di noi. Ho perciò speran-
a fare, nella misura in cui questa nel senso autonomo della parola, za in te, non tu speranza in quel-
chiarezza mancasse all’origine. ma in qualcosa che è dentro di lo che io posso riuscire a essere 3
Io non mi sono mai sentito così
impacciato e non mi sono mai
sentito così in timore a parlare da
questo posto, dopo quindici anni,
come questa volta, perché que-
sta volta è come il frutto ultimo,
è come il livello estremo di una
storia. Io sto già implicando così
quello che per me dovrebbe essere
«È una speranza in me e in te,
il contenuto di questi giorni, sto in te e in me, è una speranza
già dicendo almeno l’importanza
che per me dovrebbe avere il con- nella nostra persona o in
tenuto di questi giorni. È come se
toccassimo il fondo di quello che qualcosa che è dentro la nostra
quindici anni fa siamo venuti ad
incominciare a cercare proprio in persona. Non è una speranza
questo posto. E il timore o l’im-
paccio è per la parte che ancora la
in qualcosa di fuori, non
mia voce deve avere.
Siamo tutti pieni di speranza che
è una speranza in una voce,
queste giornate dicano qualche in circostanze, in una
cosa; che non solo non siano gior-
nate perse, ma che stabiliscano, situazione, in una occasione»
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capace di dirti. In fondo, questa è la differenza che nare o di scardinare o di svuotare o di ricondurre a
si stabilisce tra un uditorio infantile o adolescente categorie puramente razionali, a categorie naturali-
e un uditorio adulto, maturo; perché nella persona stiche, fuori e dentro il mondo cristiano, dentro oltre
matura, nell’uomo adulto, tutto quanto l’avvenimen- che fuori, ora. È la fede autentica, o l’autenticità della
to drammatico della vita e del suo senso, del suo va- fede, che noi cerchiamo. Non cerchiamo altro. Pro-
lore, si svolge dentro di lui. Non che tutti i fattori, prio per questo il discorso di questi giorni e il lavoro
o che i fattori determinanti, li debba pescare nella di questi giorni segna qualcosa in cui ognuno di noi
autonomia della sua singolarità. Anzi! Ma tutto ciò rischia, rischia se stesso. Per questo abbiamo cerca-
che determina il suo valore gioca dentro di lui: Dio o to di essere chiari nell’intendimento prima di venire
Satana, se volete – il richiamo del Mistero di Cristo o qui. Noi siamo pronti a parlare con tutto il mondo,
il richiamo viscerale del mondo –, è dentro di te che ad andare dovunque nel mondo, ma abbiamo biso-
giocano il loro dramma, che giocano il loro richiamo. gno di una casa, abbiamo bisogno di un luogo dove
Quante volte ci ha colpito quella frase del Vangelo: la parola sia parola, “espressione”, e dove il rapporto
«Credete voi che quando il Figlio dell’uomo tornerà, sia “cuore”, cordiale, dove la compagnia sia positiva,
4 troverà ancora fede sulla terra?» (cfr. Lc 18,8). Cre- dove le parole abbiano un senso e gli intendimenti
do che in tutta la nostra storia non ci sia stato un un senso, e il pane sia pane e l’acqua sia acqua.
momento – un momento in senso temporale – in
cui questa frase detta da Cristo malinconicamente, Per questo, prima di venire qui abbiamo voluto
tristemente, sia apparsa, sia stato possibile sentirla, essere chiari e, traendo dalla storia, specialmente
così pertinente come ora: «Credete voi che quando il quella degli ultimi anni, in particolare dell’ultimo
Figlio dell’uomo tornerà su questa terra, troverà an- anno, quegli albori di una definitiva visione delle
cora fede su questa terra?». cose, quegli accenni, quegli spunti a una radicale
“versione” del nostro modo di concepire il mondo,
È la fede che noi cerchiamo, è la fede in cui voglia- traendo dunque dall’esperienza di quest’ultimo
mo penetrare, è la fede che vogliamo vivere. Attorno anno, di questi ultimi anni, questi spunti, questi
sembra che tutto collabori, che tutto sia connivente primi albori, queste prime indicazioni, noi ci siamo
con una forza operosa che questa fede cerca di elimi- detti che su di essi ci giochiamo la nostra persona,

«Il sintomo più radicale della povertà dello


spirito è l’ascolto, è la posizione di riascolto
e di ascolto: di riascolto di quello che
già ci è stato dato, e profusamente dato»
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accettiamo di rischiare la nostra spirito anche la povertà più nera re la parola già detta, una «fede»,
persona. Essi stabiliscono, per- non diventa, evidentemente, oc- una chiarezza, una data, deter-
ciò, il perimetro di una amicizia casione per un approfondimento, minata, chiarezza di fede. Perché
che è la condizione fondamenta- perché è solo la conversione che allora la tua persona, trasformata
le perché l’uomo possa diventare fa capire e che dà valore, ed è nella di dentro, dovunque andrà, qua-
se stesso, possa camminare sen- povertà di spirito la conversione. lunque cosa farà, qualunque rap-
za correre un pericolo insormon- Povertà di spirito, dunque. Il sin- porto stabilirà, creerà parte di
tabile, senza un pericolo impos- tomo più radicale della povertà quell’organismo di cui noi siamo
sibile da superare. dello spirito è l’ascolto, è la po- così sensibili partners, l’organismo
Nonostante, perciò, il numero, sizione di riascolto e di ascolto: di Cristo nel mondo.
è un’aria di profonda, anche se di riascolto di quello che già ci è
estremamente discreta, familia- stato dato, e profusamente dato, Non so come esprimere quello
rità quella in cui il tono di questi perché Dio, essendo il creatore, il che mi fermenta dentro adesso,
giorni deve trovare alimento, il costruttore, non può prepararci perché vorrei, con questa pre-
suo alimento; una familiarità pa- ora qualche cosa se non in rap- messa, sgomberare il campo da 5
cata e discreta, ma profonda, che porto a quello che già ci è stato tutti quanti gli ostacoli e capisco
ama, che desidera, che aspetta dato; e di ascolto, perché appun- che non ci riesco. Ma io capisco
solo il suo chiarirsi, di chiarirsi to, essendo Egli creatore, ogni questo: la parola «fede», come l’ho
ulteriormente o di chiarirsi sem- momento ha una novità, una no- detta io, o la parola «Cristo», come
pre di più. In questo senso, è chia- vità impressionante, che preme ho detto poc’anzi, o la parola «or-
ro che la speranza è riposta da sulla nostra esistenza e la provoca ganismo di Cristo nel mondo»,
ognuno di noi nell’altro: è in te ed al cammino, o la provoca alla sco- come ho detto poc’anzi ancora,
è in me che la speranza è riposta, perta e alla costruzione. queste parole, come tutte quelle
perché è in una sincerità tua, ma che ho detto, che eco differente
diciamo la parola vera, è in una È un avvenimento che ci deve hanno in me e in voi; fra tutti noi,
«povertà di spirito» tua. Non una accadere dentro, questi giorni. È quale eco differente! Per quanti
intellettuale curiosità, ma una un avvenimento che ci deve ac- tra voi ancora, forse, queste pa-
povertà di spirito ci deve accom- cadere dentro, perché quello che role risuonano esteriori a sé. Co-
pagnare in questa compagnia, cerchiamo di fare non è un’asso- munque, per quanto si possano
domani, dopodomani, lunedì: ciazione. Sarebbe già qualcosa, sentire esteriori o profondamente
una povertà di spirito, la povertà diceva uno stasera, se andassimo inscritte nella propria personalità
autentica, non la povertà misera- via di qui avendo compreso che – come le sento io –, è una con-
bile, non la povertà brutta, anche non è affatto un’associazione che versione di fronte a queste parole
se il Vangelo indica nella povertà noi vogliamo fare − a prescindere ciò a cui noi miriamo in queste
miserabile e brutta una occasione da tutto l’organismo in cui un’a- giornate. È un avvenimento, non
di cui Dio si serve per costringere micizia cerca strada e afferma- un metterci d’accordo per fare
l’uomo ad andare al fondo delle zione −; non è un’associazione ciò qualche cosa; non una struttura
cose; ma senza la povertà dello a cui noi miriamo, ma è, per usa- da pensare o da salvare, ma un av-
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venimento in noi stessi, perché abbiamo a continuare o a tralasciare questa tradizione, se non impe-
l’uomo adulto poi la struttura gnandoci prima con essa. Una storia ci formulava un dovere di lealtà
la creerà come opera delle sue verso di essa.
mani, se e nella misura in cui A mia esperienza, questo fu il tipo di richiamo catalizzatore delle
dentro avrà la faccia che queste buone volontà, catalizzatore di un minimo di semplicità di cuore che
parole devono determinare, se ancora rimanesse. Comunque, a mia esperienza, fu questo tipo di ri-
avrà il cuore, l’intelligenza e il chiamo, fu questa ragione che mosse tutta la gente che venne con noi:
cuore di cui queste parole do- dico il motivo o il movente esplicitato, teorizzato, definito.
vranno essere contenuto. Ora, se c’è un aspetto impressionante come segno dei tempi, o del
segno dei tempi, è questo: che un simile tipo di richiamo oggi non
Giovanni XXIII parlava di se- terrebbe, non terrebbe più. Per il giovane, e per ognuno di noi, nel-
gno dei tempi, amava parlare di la misura in cui gli rimane dentro un po’ di giovinezza, la tradizione
«segno dei tempi» (cfr. Lettera come motivo e richiamo non è più sufficiente; potrebbe essere una
enciclica Pacem in Terris, 21ss.). parola che, in certo temperamento equilibrato e pieno di sensibilità,
6 Utilizziamo anche noi questa potrebbe anche suscitare emozione e commozione, ma non quella im-
espressione e cerchiamo un se- pressione che muova. Se dovessi attualmente chiedere a dei ragazzi di
gno dei tempi per quanto con- entrare in GS, io non credo che userei ancora questa ragione.
cerne la pedagogia alla fede, il
nostro rapporto di fede, il nostro È vero, e si può anche sottolineare il perché: è un tempo, il nostro − quan-
rapporto con la fede. te volte abbiamo avuto occasione di accennare a questo −, in cui la sto-
Mi pare che questo segno dei ria passa un momento eminentemente critico, perciò un momento di
tempi possa essere definito impegno a revisione e a rivoluzione delle cose. In questo senso, la storia
così: quindici anni fa, quando vive un momento in cui viene meno il senso della storia: affannato e ap-
abbiamo incominciato con Gio- passionato nell’opera presente, l’uomo smarrisce il senso della storia. Da
ventù Studentesca − ognuno di questo punto di vista, un tempo come il nostro, se è ricco di una energia
voi se lo ricorda −, lo spunto, il inusitata, se è ricco di una forza operativa impensata fino a pochi anni
motivo (non dico quindici anni fa, è estremamente povero di spirito, ma non nel senso evangelico della
fa per ognuno di voi, ma dico
che è un atteggiamento perdu-
rato fino ad ora), lo spunto per
il richiamo, il movente su cui si
cercava l’appoggio, la ragione –
ecco – su cui si cercava appog-
«La tradizione come motivo
gio per muovere all’adesione, il
movente, il motivo su cui ci si
e richiamo non è più sufficiente.
cercava di fondare, era normal- Io non credo che userei
mente questo: siamo nati in una
tradizione, non è giusto che noi ancora questa ragione»
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«Il cristianesimo è quel “ciò”


che fa diventare realtà viva
la tradizione, che fa
diventare realtà viva
l’articolazione del pensiero,
parola; è un’epoca estremamente che fa diventare vivente
povera perché la ricchezza dello
spirito è eminentemente un feno- ciò che è passato,
meno, un avvenimento di sintesi,
e il senso della storia è l’indice su- che fa diventare vivente
premo della ricchezza dello spirito.
il pensiero, l’idea e il valore»
Ma c’è un secondo aspetto di que-
sto segno dei tempi, che conferma
l’interrogativo che la prima sotto-
lineatura ha incominciato a porre.
C’è un altro modo con cui non si
può più incominciare per richiama-
re alla fede; è un altro modo con cui
l’ammirazione dell’intelligente può 7
ancora essere destata, ma non quel nell’uomo per tutta la sua vita, per da determinati modi di concepire,
movimento della persona che la cui anche per noi è così, anche per da determinate regole morali, da
faccia passare a qualcosa di nuovo, l’uomo adulto e maturo è così; anzi, determinati valori che si sottoline-
la faccia impegnare con qualcosa per l’uomo adulto e maturo questo ano, da determinati atteggiamen-
da fare, con qualcosa di definitivo, problema non si pone, proprio per- ti pratici, da determinate forme.
di definiente e di definitivo − quan- ché per diventare adulti nella fede Tradizione e discorso, tradizione
te volte, pure, abbiamo fatto questo bisogna averlo superato, bisogna e cultura cristiana, tradizione e te-
richiamo! −: non è il fatto che la filo- aver superato il richiamo affasci- ologia, se volete, tradizione e dot-
sofia cristiana della vita, lo sguardo nante del motivo storico e il richia- trina cristiana, creano delle forme.
cristiano sul mondo, la teoria cri- mo mirabile di una estetica data da
stiana dell’esistenza sia più comple- una perfezione teorica. Il cristianesimo è ben altro, anche
ta, sia completa rispetto alle altre, Non può più essere né la storia, né se, è chiaro, il cristianesimo com-
perfetta, equilibrata, comprensiva, la dottrina, né la tradizione, né il prende tutto questo che abbiamo
umanissima, non è neanche la me- discorso a muovere l’uomo di oggi. detto. Non solo recupera, ma esal-
raviglia d’una teoria perfetta, che Tradizione e filosofia cristiana, ta il valore della storia, fa sì che la
può muovere il giovane di oggi e tradizione e discorso cristiano, tradizione sia realtà vivente, ricu-
ognuno di noi, nella misura in cui hanno creato e creano ancora la pera il filosofare nel senso profon-
ha qualcosa di giovanile in sé. cristianità, non il cristianesimo. do della parola, ricupera l’ordina-
Tradizione e teoria, tradizione e di- Per «cristianità» intendiamo quel mento intelligente; non solo, ma
scorso, non possono più muovere flusso, quella corrente, quell’al- lo esalta fino a farlo diventare una
l’uomo di oggi. Ho parlato del gio- veo identificabile nel campo della realtà vivente dentro di noi. Ecco,
vane, ma quel minimo di giovani- storia e qualificato, appunto, da il cristianesimo è quel «ciò» che fa
lità cui ho accennato prima rimane determinate formule di pensiero, diventare realtà viva la tradizione,
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che fa diventare realtà viva l’articolazione del pensie- erano articoli, erano segmenti, erano fattori, ma fu
ro, che fa diventare vivente ciò che è passato, che fa qualcosa d’altro, di più, di così diverso che al discor-
diventare vivente il pensiero, l’idea e il valore. so e al miracolo diede il loro significato. Credettero
per quello che Cristo apparve. Credettero per quella
Ma vivente è un presente! Metodologicamente non presenza, non per questo o quello che fece e che dis-
possiamo fare altro, se non vogliamo confonderci, che se. Credettero per una presenza. Una presenza non
ritornare all’origine: come è sorto, come è incomin- glabra o ottusa, una presenza non senza faccia: una
ciato? Fu un avvenimento. Il cristianesimo è un avve- presenza con una faccia ben precisa, una presenza
nimento. La cristianità è un solco socio-storico, ma il carica di parola, cioè carica di proposta. Credettero
cristianesimo è un avvenimento. La cristianità sono per una presenza carica di proposta. Una presenza
forme articolate, ma il cristianesimo è un avvenimento. carica di proposta è, dunque, una presenza carica di
Diciamoci allora: come hanno fatto a incominciare a significato. Qual è il termine con cui si può definire
credere? In che cosa è consistito quell’avvenimento che in un modo perfetto l’avvenimento di una presenza
ha destato un tale interesse, ha determinato una tale carica di proposta, carica di significato per la vita
8 impressione che la gente per la prima volta ha rischia- (perché la proposta è un significato per l’esistenza)?
to con ciò che le stava davanti, che la gente per la pri-
ma volta ha avuto la fede accesa dentro, che il cristia- C’è un particolare, una connotazione, che occorre
no è incominciato ad essere nel mondo? Quale è stato ancora sottolineare, che non si può lasciarsi scappa-
quell’avvenimento, di che tipo fu quell’avvenimento? re: non tutte le presenze, non qualsiasi presenza è
Non credettero perché Cristo parlava dicendo quelle carica di significato, pardon, non qualsiasi presenza
cose, non credettero perché Cristo fece quei miraco- con proposta è carica di significato, così da rientrare
li, non credettero perché Cristo citava i profeti, non in ciò che definisce la parola che stiamo per dire; ma
credettero perché Cristo risuscitò i morti. Quanta la presenza con proposta è carica di significato, così
gente, la stragrande maggioranza, lo sentì parlare da essere definita dalla parola che useremo, solo in
così, gli sentì dire quelle parole, lo vide fare quei mi- quanto ha qualcosa di imprevedibile, di imprevisto e
racoli, e l’avvenimento non accadde per loro. L’avve- di imprevedibile, cioè ha una novità radicale in sé. Una
nimento fu qualcosa di cui il miracolo o il discorso novità radicale che io ridico, ridescrivo con i termini

«Credettero per quella presenza:


una presenza con una faccia ben precisa,
una presenza carica di parola,
cioè carica di proposta»
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«imprevisto» e «imprevedibile»: è Bene, la parola che indica questo nimento, era la totalità di quell’av-
una cosa che non c’era e che c’è, è fenomeno è la parola «annuncio». venimento che urtava, nel senso
lì; è una cosa che non ci poteva es- Il cristianesimo è nato come an- dell’impressione, che portava qual-
sere ed è lì. Una cosa che non ci po- nuncio: era quella persona, che cosa, qualcosa che non potevano
teva essere ed è qui. Una cosa che parlava così, che faceva così, ma evidentemente decifrare e defini-
non ci poteva essere, cioè che non era lei, quella persona, che dice- re, ma era diverso, una novità, una
era corollario, che non era coeren- va e faceva; era quella persona, proposta − caspita, che proposta! −,
te con tutta la saggezza, con tutta era l’insieme, era tutto, era quella una proposta che cambiava. Non
l’esperienza, con tutti i discorsi presenza carica di proposta, col- potevano decifrare il valore e i ter-
precedenti, con tutta la tradizione. ma di significato, con una novità mini di questo cambiamento, ne-
È l’esprimersi di una potenza “più”, irriducibile. Era l’esperienza di anche un po’. Per questo la parola
è l’esprimersi di una potenza più una irriducibile novità. Provate a «annuncio» ha una sola altra parola
grande, è la presenza di una poten- pensare, con delicatezza di spiri- che immediatamente richiama, ed
za più grande, comunque venga di to, con discrezione, non nel senso è la parola «conversione».
definirla, anche se più o meno fret- della timidità, anzi, ma del pudore, 9
tolosamente poi la nostra coscien- della finezza profonda che assicura Ma, per non sottolineare tutte
za critica cercasse di ricondurre l’acume della povertà dello spirito, queste componenti, o tutte queste
questa impressione innegabile, provate a pensare a quella ragaz- implicazioni, meglio, riprendiamo
questa impressione irresistibile nel za che se ne stava in casa ed ebbe lo sforzo della fantasia, immedesi-
primo momento, anche se la no- l’annuncio: la Madonna. Qualcosa miamoci con quel momento: fu un
stra coscienza critica cercasse più di ultimamente irriconducibile agli avvenimento nella sua interezza
o meno frettolosamente di ridurla avvenimenti antecedenti, di cui il che colpì quella gente; e ciò per cui
alle categorie di prima, della tradi- suo presente era fatto. Ma perché rimasero colpiti e mutarono fu che
zione o del suo discorso di prima, credettero quelle centinaia di per- quell’avvenimento era pieno di si-
del suo filosofare antecedente, del- sone appena lo Spirito discese sugli gnificato, nuovo, imprevisto e im-
la sua saggezza antecedente, della Apostoli? Perché credettero quan- prevedibile. Ma perché la gente di
sua esperienza antecedente. do Pietro si mise a gridare nella Smirne o di Atene, di Meleto o di
Dunque – riassumendo −, una piazza? Perché? Sarebbe stato solo Filippi, aderì − quelli che aderirono
presenza piena di proposta, col- un fatto curioso, che uno parlasse − a san Paolo? Per le parole che di-
ma perciò di significato. Ma que- e lo intendessero in tante lingue; ceva? Per i gesti che faceva? Anche.
sto «perciò» eccede un po’. Una sarebbe stato soltanto un fatto in- Era per tutto un insieme, che la pa-
proposta è piena di significato, tellettuale, che nel suo discorso si rola «annuncio» descrive nel suo
una presenza con proposta è pie- mettesse, come ha fatto, a rivede- perimetro totale. Era un annuncio:
na di significato, nella misura in re tutta quanta la storia ebraica in la presenza di qualcosa che propo-
cui ha dentro qualcosa di irridu- funzione di quell’Uomo che aveva- neva un cambiamento, una novità.
cibile al passato, cioè al presente no ammazzato pochi giorni prima. C’è un termine nella nostra storia,
nostro che nasce dal passato. Una L’annuncio era quella cosa lì, era nella storia dei nostri sforzi, che è
novità radicale sta in essa. quello che accadeva, era quell’avve- vicino a quello che questa sera ab-
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«È veramente annuncio nella misura


in cui coinvolge nel significato
che esprime la persona che lo porta»

biamo cercato di enucleare, ed è la parola «incontro». In qualunque modo, per ciò stesso che siamo qui, è
Infatti la parola incontro ha un significato esisten- impossibile che questo annuncio non ci abbia tocca-
zialmente mordente, esistenzialmente valido, esclu- ti, non sia toccato anche a noi. È un avvenimento.
sivamente se l’incontro coincide con un annuncio: Ho detto: abbiamo usato sempre la parola «incontro»,
una presenza carica di significato. ma la parola «incontro» non dice tutta la profondità
C’è un particolare sintomo che voglio sottolineare, della questione, la parola «annuncio» sì, perché la pa-
perché la cosa diventi ancora più chiara. È annuncio rola «annuncio» spalanca − alle spalle di tutto ciò che
una presenza con proposta; essa diventa veramente si può dire − il senso misterioso di quella potenza, o
carica di significato, è veramente annuncio, nella di quella volontà potente, o di quella intelligenza e vo-
misura in cui coinvolge nel significato che esprime lontà potente per cui la cosa è accaduta, per cui questa
la persona che lo porta, che porta quel significato. presenza c’è. Come mai c’è? La parola «annuncio» spa-
L’annuncio è la presenza di una persona coinvolta lanca (alle spalle di tutto ciò che si può dire) con chia-
con pienezza in un significato del mondo, in un si- rezza il senso del Mistero del Padre, il senso del Mi-
gnificato della vita. Perché quello che cambia la vita, stero di Dio, il senso della volontà del Padre, il senso
10 quello che cambia noi, una impressione è esistenzia- del disegno di Dio, il senso del Dio padrone dell’uomo
le, cioè cambia l’esistenza, nella misura in cui porta e della storia, che a me fa accadere l’annuncio e all’al-
una concezione del mondo, una visione del mondo. tro no, all’altro sì e a me no, che alla Madonna sceglie
Perciò, l’annuncio è la presenza, è una presenza ca- d’annunciarsi, ragazza assolutamente ignorata, senza
rica di significato, ma una presenza che coinvolge in valore, mondanamente parlando, che ad essa sceglie
quel significato la persona che quel significato porta. di annunciarsi, che a dei poveri pescatori sceglie di
annunciarsi, che a uno, due (Nicodemo, Giuseppe
Una persona coinvolta con pienezza in un signifi- d’Arimatea…) saggi del popolo sceglie d’annunciar-
cato del mondo e della vita: questo fu Cristo per chi si e non ai trecento altri del Sinedrio. Questa libertà
lo sentì, questo fu Pietro per chi lo sentì, questo fu impressionante e assoluta ha toccato me e ognuno
Paolo per chi lo sentì, con povertà di spirito. Per- di voi per ciò stesso che è qui.
ché proprio nella mancanza di povertà dello spirito, Ma questo è il problema, che lascio aperto; men-
proprio nella proporzione esatta in cui la povertà tre ce ne andiamo via di qui, dovremmo guardarlo
di spirito manca, che cosa capita? Che uno sa già le in faccia: il renderci conto di questo avvenimento
cose, crede di saperle già e riduce tutto a quel che che ci è accaduto, il renderci conto di quello che
sa già, tende a ricondurre tutto a quello che sa già. il cristianesimo significa; il cristianesimo signifi-
È soltanto il povero di spirito che può essere arric- ca questo annuncio. Cristianesimo non significa
chito, la ricchezza è solo per lui: per l’altro non c’è dare via i soldi ai poveri, cristianesimo non signi-
che consunzione, cioè un vivere di rendita, che è la fica prendere trentaquattro bambini degli altri in
consunzione. casa, cristianesimo non significa mettere la tiara,
Tutti noi, se siamo qui, è perché in qualche modo cristianesimo non significa pregare Dio, cristia-
questo annuncio ci ha toccati, è perché in qualche nesimo non significa compiere dei gesti religiosi,
modo quella presenza, che coinvolgeva la persona in perché tutte queste cose, come tipo di cose, sono
un significato del mondo e della vita, ci è stata data. possibili in tutte le esperienze degli uomini.
ottobre 2018

Il cristianesimo è qualche cosa che che si propone al fondo di noi; ma senza che coinvolge la vita di altre
ci è dato e che ci appare come dato, è fuori di noi: è un avvenimento persone. Altre persone, per por-
ci appare come annuncio, realtà fuori di noi, esattamente come il tarti una proposta, hanno coin-
imprevista e imprevedibile: non mare in burrasca. Un avvenimento volto la loro vita, ed è una propo-
c’era ed è qui; non poteva esserci e fuori di noi, un avvenimento che è sta che pretende che tu coinvolga
c’è, è presente. Non poteva esserci un annuncio; un avvenimento che, la tua. Ma è una proposta che,
ed è presente: una novità assoluta. dal di fuori di noi, imprevedibile − per pretendere che tu coinvolga
Pensate a quello che hanno sentito non si poteva prevedere −, viene a la tua, è piena di significato, è
i pastori all’annuncio dell’Angelo, o galla e ci passa, ci trapassa, fino al piena di una novità impensata,
i magi all’annuncio di cui la stella fondo di noi, con la sua proposta; assicura un cambiamento inim-
fu segno: una novità radicale, una e questa proposta che ci trapassa maginabile, inimmaginabile.
novità d’ordine assoluto, non po- fino al fondo coinvolge anche quel- La cosa principale da incomincia-
teva esserci ed è qui, non poteva la povera persona che lo porta, suo re a sgrossare dentro di noi, da in-
esserci perché non l’abbiamo mai malgrado. Ricordate il capitolo di cominciare a “disfare” da tutta la
pensato, non potevamo pensarlo, Geremia, quando a un certo pun- carta che ha addosso, per vedere il 11
ed è qui. Il cristianesimo è questo to, stufo, ha cercato di ribellarsi dono che ci sta dentro, per scopri-
avvenimento, è l’avvenimento di a Dio, l’abbiamo meditato più di re il volto chiaro che contiene, la
questo annuncio. Annuncio non una volta: «Io mi son detto: “Non cosa da incominciare a guardare
in quanto io lo sento, innanzitutto, parlerò più in suo nome, basta, in faccia è questa realtà assoluta-
ma in quanto mi si presenta: è una me ne andrò via dalla sua faccia, mente vivente, presente, che è il
proposta, è un genere di proposta, non parlerò più in suo nome”. Ma cristianesimo.
è un tipo di proposta, è un genere era dentro di me come un fuoco
di significato, un tipo di significato divorante, come un fuoco divo- Il cristianesimo è un annuncio,
che viene veicolato a me, che viene rante dentro le mie ossa, e io mi fenomeno per cui delle persone,
proposto, che viene davanti a me sfinivo nel tentativo di contenerlo una persona − pensate a Cristo −,
nei termini di persone coinvolte e non ci riuscivo, ed ero costretto una persona attraverso un modo
con esso, in qualche modo coinvol- ad uscire e gridare ancora: “Male- d’essere, un coinvolgimento del-
te con esso. Dio scelse per un certo dizione e rovina a chi non ascolta la sua vita, porta una proposta
annuncio un adultero; Dio scelse Javhè”» (cfr. Ger 20,9; 22,5). che tende a cambiare la tua vita:
per questo annuncio della gente una pretesa che non può esserci,
pitocca, gli apostoli; Dio sceglie È da cancellare il passato per ca- se non per un significato asso-
per questo annuncio dei peccatori, pire cos’è il cristianesimo, è da lutamente nuovo. Che razza di
perché tutto quanto è nella poten- cancellare tutta la connotazione montagne di detriti bisogna por-
za che fa venire a galla la cosa. del passato per capire che cosa è tar via dalla superficie – e molto
Tutto quanto è nell’avvenimento – ora, ora, ora. Certo, non il passa- più sotto che in superficie – del-
non in quello che siamo, possiamo to di ieri o dell’altro ieri, perché la nostra coscienza, della nostra
essere, dico, come valore morale il cristianesimo è una presenza anima, della nostra intelligenza,
–, è in qualcosa che è fuori di noi e dentro la tua esistenza, una pre- della nostra sensibilità, per in-
ottobre 2018

«Non si può rimanere, da grandi, cristiani


con una certa autenticità, se non
attraverso la coscienza dell’annuncio»

cominciare a camminare verso quello di cui questa rola sta all’origine del nostro cristianesimo maturo,
parola, la realtà esistenziale di cui questa parola o del cristianesimo, è quello che può tenere l’urto del
«annuncio» incomincia ad essere eco, vuol essere tempo, anzi, l’urto di tutta la storia: perché quell’an-
l’eco! Quanta massa di detriti, quanta crosta biso- nuncio che incominciò a colpire due persone (primo
gna spaccare! Per questo, qualunque posizione di capitolo di san Giovanni), due, Giovanni e Andrea,
curiosità, per quanto una posizione ha di curiosità duemila anni fa, quell’annuncio, quella persona lì,
intellettuale, per quel tanto, ecco, non può riuscire è tale e quale il fenomeno che ci ha attirati qui, ed
a capire. È solo una povertà di spirito che lo per- è il fenomeno che ci può fare rimanere nella Chiesa
mette, quella povertà di spirito che ci fa gridare: di Dio. Ma adesso non può più essere passivamente
«Padre, mostra il Tuo volto a me!» (cfr. Sal 27,8-9), accettato, i tempi non ce lo permettono, i due tempi:
quella povertà di spirito che ci fa gridare: «L’ani- il tempo della storia («segno dei tempi») e il tempo
ma mia ha sete del Dio vivente» (cfr. Sal 42,3), è la della nostra vita, perché non si può rimanere, da
nudità di questa parola che occorre, è la sincerità grandi, cristiani con una certa autenticità, se non
di questa parola, è la perfezione di purità di que- attraverso l’esperienza di questo avvenimento, se
12 sta parola, che può stare lì, netta, sotto qualunque non attraverso la coscienza dell’annuncio. Soprat-
male, qualunque peccato, qualunque ignominia, e tutto, è chiaro, non si potrebbe essere annuncio per
che può non esserci, può non esistere nell’anima gli altri, cioè non si potrebbe sostenere il Mistero di
perfetta del fariseo, nell’anima moralmente inecce- Cristo nel mondo, collaborare con esso, diffondere –
pibile del fariseo. si dice – il cristianesimo nel mondo.
Essere fedeli alla Chiesa, essere di Dio nella lotta
Quando stasera, prima di venire qui, mi dicevo: «Ma del mondo: non si può esserlo, non si può essere
io adesso devo andare là a dire queste cose…», quel- missionari, insomma, se non per un annuncio
lo che mi ha confortato nella decisione ad accettare continuamente vissuto, e perciò anche partecipa-
l’ingrato compito è stato esclusivamente questo pen- to. Potrà a molti sembrare che no. Invece vi dico
siero, umanamente parlando: che queste parole, che di sì, che è un radicale cambiamento, non dico,
questa parola o che parole come queste devono esse- in fondo, ultimamente, necessariamente, del no-
re buttate là, anche se sembrano rimbalzare come so- stro atteggiamento, ma della nostra coscienza,
pra una pietra o sembrano scivolare come sopra del della nostra consapevolezza, del nostro modo di
marmo; devono essere buttate là, perché è soltanto la definire le cose sì, e perciò del progresso del no-
tenacia di un cammino che le apre, che le spalanca, stro atteggiamento. Perché il progresso del nostro
che ci fa invadere dalla loro forza, dal loro valore, che atteggiamento, una costruzione nuova sul nostro
ci fa prendere totalmente da esse. Ma questa tenacia presente, non può avvenire se non per una co-
non può avvenire in noi, non può esistere in noi, se scienza esplicitata, se non per una consapevolezza
non nella condizione della convivenza: è una convi- definita. Io vi dico che è un radicale cambiamento
venza che dà questa tenacia, solo una convivenza. della nostra coscienza, del nostro modo di pensa-
re, del nostro modo di sistemare le cose, è un radi-
Perché bisogna bene che termini un periodo e ne in- cale cambiamento quello che deve avvenire, che la
cominci un altro: il definitivo, il maturo. Questa pa- parola «annuncio» fa avvenire.
ottobre 2018

Carrón mo continuare a credere? «Credettero per quella presenza […], una


Bella scossa, da farci rimanere in presenza con una faccia ben precisa, […] carica di parola, cioè carica di
silenzio, chiedendo che le parole proposta». Quella di Gesù era una presenza che portava un annuncio.
ascoltate – che restano tante vol- Ma «è annuncio una presenza con proposta […], carica di significato
te esteriori, per l’eco diversa che […], nella misura in cui coinvolge nel significato che esprime la per-
hanno in lui e in noi, come ci è sona che lo porta»; cioè è annuncio, è presenza, un testimone in cui la
stato detto –, possano diventare parola è diventata carne, parte di sé.
nostre! Avremo tempo per dare Per questo don Giussani concludeva: «Bisogna bene che termini un
spazio a questo silenzio e al lavo- periodo e ne incominci un altro: il definitivo, il maturo. […] Ma ades-
ro su quanto abbiamo sentito. so» il cristianesimo «non può più essere passivamente accettato […]
A cinquant’anni di distanza, col- perché non si può rimanere, da grandi, cristiani con una certa auten-
pisce ancora di più il fatto che, ticità, se non attraverso l’esperienza di questo avvenimento, se non
mentre tutto era così scombusso- attraverso la coscienza dell’annuncio».
lato, Giussani avesse questa chia-
rezza di giudizio sulla situazione Ora, come questo avvenimento diventa esperienza per ciascuno di 13
della Chiesa e del mondo e su qua- noi, come entra fin dentro le viscere del nostro io? Ce lo ha ricordato
le dovesse essere la risposta. lui stesso: solo attraverso un cammino paziente, grazie al quale quello
Che cosa può reggere davanti a che ci ha afferrato potrà arrivare a determinare tutto di noi. A questo
una situazione come quella at- don Giussani ci invita: alla «tenacia di un cammino», senza cui è illu-
tuale? L’unica cosa che può regge- sione pensare che l’avvenimento diventi esperienza nostra.
re è l’annuncio – come abbiamo Chiediamo al Signore che ci faccia sperimentare di nuovo nelle nostre
ascoltato – che cominciò a rie- viscere quell’avvenimento, quella novità che ci ha afferrato, affinché
cheggiare quando Gesù si rivolse l’origine non si riduca mai a un fenomeno del passato. Domandia-
a quei due, Giovanni e Andrea, mogli la grazia di renderci conto, in questo momento di confusione
provocando quel fenomeno che anche dentro la Chiesa, della responsabilità che portiamo, non certo
li ha attirati. Solo il riaccadere di per i nostri meriti, ma per quanto abbiamo ricevuto: un metodo at-
quello stesso fenomeno consen- traverso il quale l’annuncio cristiano nella sua essenzialità può en-
tirà a lungo andare di rimanere trare nella vita di ciascuno, fino a coinvolgere tutta la nostra persona,
ancora nella Chiesa di Dio. Non cioè un avvenimento ora, un testimone, come lo sono don Giussani e
sarà possibile reggere, se non papa Francesco.
per il rinnovarsi di quella stessa
attrattiva. Per questo don Gius-
sani ci ha ricordato il metodo di
sempre, dal primo momento fino
a ora, riproponendoci la doman-
«Ora, come questo avvenimento
da: come fu l’inizio? Come hanno diventa esperienza
incominciato a credere? Che è lo
stesso che dire: come noi possia- per ciascuno di noi?»
ottobre 2018

Santa Messa
Omelia di don Julián Carrón

Liturgia della Santa Messa:


Nm 11,25-29; Sal 18 (19); Gc 5,1-6; Mc 9,38-43.45.47-48

È
sempre Dio a prendere l’iniziativa, abbiamo detto agli Eser-
cizi della Fraternità. La liturgia di oggi ce lo mostra ancora
una volta: per salvare il Suo popolo, Dio prende l’iniziativa
con uno, Mosè. Ma subito coinvolge altri: lo Spirito ricevuto da Mosè
passa ad altri settanta uomini, perché possano comunicare ciò che
è stato dato a Mosè. E questa prima mossa era solo l’annuncio della
grande iniziativa che Dio stava per prendere, quella di inviare il Suo
figlio, per portare a compimento il tentativo di Mosè. Il dono che
Gesù pone nella storia comincia così a essere comunicato ai primi
che Egli incontra: i discepoli.
Noi conosciamo bene tale metodo di Dio. Questa mossa dello Spiri-
to è infatti la stessa per cui noi siamo qui: continuando a utilizzare
lo stesso metodo, il Mistero ha preso iniziativa con uno, don Gius-
sani, dandogli la grazia dello Spirito affinché potesse arrivare a noi
14 con quell’accento, con quella potenza – che abbiamo appena sentito
ascoltando insieme le sue parole –, con quella intensità che ha fat-
to sì che tutti noi ci interessassimo al cristianesimo, partecipando
così del suo spirito, del suo dono, della sua grazia. È commovente
vedere come quel metodo non segni solo l’inizio di una storia pas-
sata, ma continui a realizzare nel presente la premura con cui Dio
si prende cura di noi.

Ma se non diventiamo consapevoli di tutta la gratuità di questo dono,


possiamo subito cercare di impossessarcene. Lo abbiamo ascoltato
nella prima lettura di oggi. Poiché lo spirito di Mosè era arrivato an-
che a due che erano rimasti fuori dal gruppo a cui era stato donato,
vedendoli profetizzare Giosuè va da Mosè a dirgli: «Mosè, mio signo-
re, impediscili!». Ma Mosè gli risponde: «Sei tu geloso per me?». È
capitato anche ai discepoli di Gesù, come dice il Vangelo: «Maestro,
abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo im-
pedirglielo, perché non ci seguiva» – cioè perché non era parte del loro
cerchio –. Mosè prima e Gesù poi si rifiutano di sottostare a questo at-
teggiamento di chiusura. Dice Mosè: «Fossero tutti profeti nel popolo
del Signore e volesse il Signore porre su di loro il suo spirito!». Come a
dire: «Non vi rendete conto che Dio ha donato a me il suo Spirito per-
ché arrivi a tutti?». Lo stesso fa Gesù con i discepoli: «Non glielo im-
pedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome
e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi».
ottobre 2018

«Che la grazia che


abbiamo ricevuto possa
risplendere sempre di più
davanti a tutti,
e che non abbiamo
Gesù smaschera la tentazione di a scandalizzare nessuno
convertire il dono che ricevia-
mo in un possesso e di usarlo in con un uso “strano”,
modo “patrimoniale”, dimenti-
candoci che ci è stato dato gratu- possessivo o sbagliato
itamente, dimenticando inoltre
che la natura stessa di un cari- della grazia ricevuta»
sma, di una grazia dello Spirito,
è di essere per tutti: è dato a uno
perché arrivi a tutti secondo un
disegno che non è il nostro. Per
questo Gesù, così come Mosè e
tutti coloro che hanno ricevuto
veramente lo Spirito, correggono
i tentativi di un uso patrimoniale 15
della grazia ricevuta. Come don dobbiamo avere allora, così che che la mano o il piede o l’occhio,
Giussani ha corretto noi. questi diventi nostro compagno se diventa motivo di scandalo,
Ascoltando queste letture, sen- di strada, perché «chi non è con- dice Gesù –, perché esso possa
tiamo allora riecheggiare in noi tro di noi è per noi [è con noi]. risplendere. Quanta sproporzio-
quella frase di don Giussani: «Si Chiunque infatti vi darà da bere ne avvertiamo davanti a questo
sottolinea il positivo [che riscon- un bicchiere d’acqua nel mio dono! Ma se veramente comin-
triamo in chiunque incontriamo nome perché siete di Cristo […], ciamo a essere consapevoli di
per la strada], pur nel suo limi- non perderà la sua ricompensa». questa sproporzione, non pos-
te, e si abbandona tutto il resto siamo non domandare che la
alla misericordia del Padre» (L. Invece di preoccuparci di gesti- grazia che abbiamo ricevuto (e
Giussani - S. Alberto - J. Prades, re l’azione dello Spirito, preoc- che abbiamo ricevuto per tutti,
Generare tracce nella storia del mon- cupiamoci dunque della nostra come primo anticipo di un dise-
do, Rizzoli, Milano 1998, p. 159), conversione, perché nessuno gno che si attua in noi per gli al-
perché non definiamo noi la mo- di noi possa diventare motivo tri) possa risplendere sempre di
dalità con cui lo Spirito deve agi- di scandalo. «Chi scandalizzerà più davanti a tutti, e che non ab-
re. Lo Spirito soffia dove vuole, uno solo di questi piccoli che biamo a scandalizzare nessuno
anche fuori della Chiesa – come credono in me, è molto meglio con un uso “strano”, possessivo o
ha sempre affermato la Chiesa –, per lui che gli venga messa al sbagliato della grazia ricevuta.
dunque anche fuori dal nostro collo una macina da mulino e sia
cerchio! Che attenzione, che ten- gettato nel mare». Siamo chia-
sione a riconoscere e a seguire mati a vivere il dono che abbia-
qualunque mossa dello Spirito, mo ricevuto togliendo di mezzo
in chiunque essa si manifesti, tutto quello che lo ostacola – an-
Supplemento al periodico Tracce - Litterae Communionis, n. 9, ottobre 2018
Poste Italiane Spa - Spedizione in A.P. D.L. 353/2003
(conv. in L. 27.02.2004, n° 46) art. 1, comma 1, LOM/MI/00324
Iscrizione nel Registro degli Operatori di Comunicazione n°26972
Editrice Nuovo Mondo srl – Via De Notaris, 50, 20128 Milano
Direttore responsabile: Davide Perillo
Reg. Tribunale di Milano n. 57 – 3 marzo 1975 Foto di copertina
Progetto grafico e impaginazione: Four in the Morning Werner Bischof, Funtana a Mare,
Stampa: AGF - Via del Tecchione 36, Sesto Ulteriano (Mi) Sardegna (Italia). 1950.
© 2018 Fraternità di Comunione e Liberazione per i testi di L. Giussani e J. Carrón © Magnum/Contrasto